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oseidoMoneta Nostra Audiolibro (November 29, 2009)

"MONETA NOSTRA" Di Marco Saba. Audiolibro Creato da oseido

http://studimonetari.org http://chemtrail.dyndns.org

Un libro che NESSUN editore OSEREBBE MAI pubblicare

Lo abbiamo fatto NOI

Buona Audio-Lettura

(Immagine di copertina: il sigillo del Conte di Cagliostro, da cui pare
sia derivato il simbolo del dollaro, $. Se non è vero è ben trovato!)
1
INDICE
PREFAZIONE di G.M. Lolli Ghetti

INTRODUZIONE 3

A) - PRIMA PARTE - La struttura della MATRIX monetaria e del credito 5
A1) Origini storiche di un sistema perverso 11
A2) La responsabilità della magistratura 17
A3) Missioni di mantenimento dell'usura 32
A4) La grande crisi dei derivati 37
A5) Il mistero del mistero del capitale 49
A6) La posizione delle forze speciali americane e inglesi su moneta e finanza 53
A7) La psicologia del servo moderno 76
B) - SECONDA PARTE - Moneta Nostra, cosa possiamo fare 80
B1) La moneta di stato 85
B2) Emettere una moneta nazionale di stato senza violare Maastricht 92
B3) Proposta per una moneta regionale lombarda 96
B4) La moneta privata 102
B5) Emettere una moneta nazionale privata senza violare Maastricht 111
B6) Tentativi in corso in Italia 115
C - TERZA PARTE - Proposte di riforma del sistema e considerazioni varie 119
C1) Proposte d'oltreatlantico 120
C2) Proposte europee 123
C3) Proposta di una banca sindacale dei lavoratori 129
C4) M-Banking: la tua banca nel telefonino e internet 131
C5) Considerazioni finali 133
POSTFAZIONE di A. Galloni 135
APPENDICE: Il Dipartimento del Tesoro USA spiega la creazione di moneta 138
INDICE
BIBLIOGRAFIA 146

Introduzione
"La difficoltà non sta nelle nuove idee, ma nello sfuggire a quelle vecchie,
che si ramificano - per quanti sono stati educati come molti di noi lo sono
stati - in ogni angolo della nostra mente"
- John Maynard Keynes
Cara lettrice e/o caro lettore,
avrei voluto buttare la cosa sul comico, dato il clima paradossale che si è creato intorno alla quantità di abusi dell'attuale
sistema monetario e del credito che stanno via via venendo alla luce a livello planetario. Avrei voluto scrivere qualcosa di
questo genere:
“Come guarire dalla Sindrome dell'ITALIANO IMPOVERITO
L'italiano Impoverito si ottiene prelevando dall'Italiano Naturale una percentuale del debito pubblico al momento della
nascita e togliendogli potere d'acquisto ­ via via che cresce ­ tramite la sottrazione della rendita monetaria. La ricchezza
si aggiunge alla piccolissima parte di italiano rimanente che viene perciò chiamato: Italiano Arricchito. L'Italiano
Impoverito è molto meno ricco­attivo dell'Italiano Naturale e non esiste una certezza scientifica definitiva rispetto al suo
collegamento con varie patologie sociali quali corruzione, suicidi per fallimento, partecipazione a missioni di usury­
keeping, furti, rapine, scippi, spacci, prostituzione, etc. Solo una minima parte dell'Italiano che si trova in natura viene
arricchito: meno del 7%. Qualcuno sostiene che la sintesi dell'italiano arricchito possa essere facilitata dall'elemento
Governio (simbolo Gv). Per avere più certezze sulla particella ultima che è responsabile di tutto ciò, occorre costruire e
sperimentare uno strumento costosissimo chiamato Grande Collisore Stolidonico (Large Moron Collider, LMC). "L
́Europa deve essere molto fiera di vedere che gli scienziati europei, lavorando insieme, saranno in grado di preparare
uno dei più inutili e costosi esperimenti di fisica al mondo," ha commentato Patakkich, il Commissario europeo per la
Ricchezza Scientifica...”
Ma la situazione si sta oramai deteriorando a vista d'occhio, me ne rendo conto. Quindi – soprattutto per rispetto di chi
sta soffrendo ­ mi attengo ad una prosa più chiara, magari meno divertente, ma sicuramente più utile per chi ci legge. Ho
elaborato un manuale che rappresenta una specie di scommessa tra l'autore ed il lettore. Ho pensato di rivelare i punti
chiave sul tema della moneta e del credito – nei limiti dello spazio disponibile – per mettere il lettore in condizione di
capire una materia apparentemente ostile e di sfruttarla a proprio vantaggio. Mi sono impegnato per mettervi in grado,
oltreché di difendervi dai cosiddetti “esperti” del settore, di realizzare ­ magari assieme ad una piccola comunità – un
vostro esperimento concreto di moneta locale, di moneta “aperta” (open source) o di moneta complementare. Più
modestamente, il testo può servire come strumento di orientamento per chi si appresta semplicemente ad aderire a
progetti di monete “altre” già in corso in Italia. Infine, il testo sarà utile a chi già professionalmente è un operatore del
settore, per conoscere le ultime tendenze dell'economia quasi­monetaria del terzo millennio e le strade che si stanno
aprendo, nell'internet­economy pensiero, per coglierne le opportunità. D'altro canto, sarebbe veramente un peccato
assistere alla disintegrazione di un sistema senza avere da parte qualche alternativa funzionante da adottare, almeno nel
perdurare dello stato d'emergenza.
Ho diviso il testo in tre parti principali: nella prima parte illustro ed analizzo la situazione attuale della moneta e del credito
mettendone in evidenza le contraddizioni, le illegalità ed i difetti principali che rendono il sistema precario e
malfunzionante, oltreché controproducente, non solo nei confronti del pubblico e dei consumatori, ma ormai addirittura
per gli stessi operatori istituzionali (banche, stati, etc.). Questa parte è fondamentale perché mette in evidenza la voluta
scarsità di informazioni, tra quelle normalmente disponibili al pubblico, sia dal punto di vista storico e legale che da quello
operativo e psicologico. Una indisponibilità mantenuta ad arte al fine di privilegiare pochissimi “iniziati” e di creare quella
pericolosa asimmetria di conoscenza che viene utilizzata per abusare della comunità, navigando in acque torbide spesso
al limite della criminalità. Lo scopo di questa parte è, quindi, una volta delineata la cornice, quello di rendere evidente la
necessità improrogabile di trovare una soluzione legale – o quantomeno una alternativa onesta – che possa permettere
di riallineare la società verso il bene collettivo, mantenendo salvi i criteri della proprietà privata e di un lecito profitto .
Esiste difatti la necessità di decriminalizzare il sistema monetario e del credito per restituire dignità – dopo una
necessaria opera di purificazione – agli stessi operatori del sistema bancario ed alla clientela del sistema creditizio. La
mia tesi è che in un sistema piramidale dove il vertice (la élite) viene selezionato attraverso un metodo di arricchimento
sociopatico e criminale, molto facilmente le parti basse della piramide verranno anch'esse contagiate, corrotte, ed
orientate ad adottare esse stesse atteggiamenti criminali (della serie: rubi chi può). E' un meccanismo automatico ed
autoadattivo: in un sistema gerarchico, le parti inferiori della piramide tendono ad ingraziarsi le superiori – imitandole ­ al
fine di scalarne la posizione sociale. La novità oggi consiste nell'affermazione di un nuovo paradigma, quello della rete,
che si diversifica dal paradigma della piramide. La rete è più resiliente – una parola di moda che indica una somma di
abilità, capacità di adattamento attivo e flessibilità – rispetto alla piramide, ed internet ne è la prova più lampante. Con la
distribuzione e la democratizzazione del sistema di comunicazione delle informazioni – e quindi della diffusione della
conoscenza – diventa inevitabile un aumento di una domanda parallela di distribuzione degli strumenti monetari. Una
delle funzioni della moneta è appunto trasportare informazioni: quando acquistiamo qualcosa, stiamo segnalando ai
produttori di che cosa abbiamo bisogno, stiamo in un certo senso trasmettendo ordini all'apparato della produzione
industriale e dei servizi affinché continuino a metterci a disposizione quel bene o quel servizio. Quindi, questa
3
informazione occorre che non sia manipolata – cosa che invece avviene attualmente – altrimenti si finisce nel “caos dei
segnali” e nella dittatura dei consumi forzati, mancando di evidenziare le esigenze reali radicate nelle necessità della
gente. Particolarmente importante è il capitolo che illustra il mistero del capitale poiché mette in evidenza l'asimmetria
informativa che – negando di fatto l'accesso ai titoli sul patrimonio ­ relega vasta parte della popolazione in uno stato di
miseria permanente altrimenti superabile. Nel capitolo “segretissimo” sulle forze speciali, si indica come recentemente,
nei vari manuali di contro­insorgenza, si sia preso atto dell'influenza delle problematiche relative alla moneta,
all'economia ed alla finanza. Le principali agenzie dei servizi segreti stanno riposizionandosi sui pericoli del
fondamentalismo del mercato, prendendo finalmente coscienza dei rischi derivanti dal terrorismo economico e
dall'anarchia dei banchieri. L'ultimo capitolo di questa prima parte indica gli ostacoli, di carattere soprattutto psicologico,
che impediscono alla gente di riconoscere come controproducente ed autolesionista l'attuale sistema economico­
finanziario­bancario, adottato ed accettato passivamente, e ­ forse ­ un po' troppo ingenuamente.
Nella seconda parte del libro, illustro le situazioni in cui la gestione dell'emissione monetaria può essere attuata a
beneficio della società nel suo insieme. Il primo capitolo riguarda la moneta di stato, come è il caso della Cina, di Cuba,
dell'Iran, della Corea del Nord – ma anche della Germania, dell'Italia e del Giappone della prima parte del secolo scorso
– una soluzione che permette di affidare l'emissione di moneta ad un potere – lo Stato, appunto – che è suscettibile di
rispondere al pubblico delle sue azioni. In caso contrario, è accaduto che fosse il popolo a reagire attraverso l'insorgenza
e la rivoluzione. Sembra banale, ma il potere monetario attuale, per come è stato conferito, ad esempio, alla Banca
Centrale Europea, non può essere messo in discussione per via democratica. Con l'istituzione dell'euro, i giochi sono
stati fatti: il parlamento ha assegnato a dei privati irresponsabili l'esercizio della sovranità sull'emissione di una moneta
europea A CORSO LEGALE (forzoso). Per quanto io personalmente reputo questa regolamentazione – il Trattato di
Maastricht ­ contraria allo spirito costituzionale – e quindi illegale sin dall'inizio, ho comunque voluto inserire un capitolo
dove si spiega come lo Stato possa tranquillamente aggirare questo vincolo ed emettere una sua moneta interna –
magari a corso libero – sfruttando appieno le prerogative inalienabili della sua sovranità. Questo non è semplicemente un
esercizio teorico, perché l'emissione di una moneta interna italiana permetterebbe da subito – e specialmente nella
situazione d'emergenza economica in cui ci troviamo – di slegare le mani dello stato. Si potrebbero così mettere in atto
tutte quelle iniziative e quegli ammortizzatori sociali necessari per alleviare la situazione disperata, ed apparentemente
senza speranza, di gran parte della popolazione. Si propone quindi un'alternativa sensata, immediatamente attuabile dal
governo, a situazioni altrimenti penose quali: emigrazione, secessione, moti popolari, etc. Sempre in questa seconda
parte, un capitolo è dedicato alla soluzione dell'emissione di una moneta da parte di una società commerciale privata.
Anche qui, opportuni accorgimenti permettono tecnicamente e legalmente di aggirare il Trattato di Maastricht. La
necessità di questa seconda possibilità, rispetto all'emissione monetaria di stato, diventa ovvia qualora si abbia a che
fare con uno stato che rifugge costantemente dalle sue responsabilità monetarie, ad esempio: legando le mani alla
magistratura, lasciando decadere senza discutere in parlamento i disegni di legge sulla proprietà popolare della moneta,
oppure, ancora, mancando di far rilevare le numerose illegalità del sistema attuale e permanendo complice di quello che
sempre più, alla gente comune, appare come il “racket della raccolta della rendita monetaria privata”. Un racket
esercitato tramite una tassazione che impedisce lo sviluppo e che è travestito da “debito pubblico”. Subito a seguire,
espongo i casi di emissione da parte di piccole comunità e di gruppi no­profit nonché le relative esperienze correnti in
Italia ed in Europa. Questa seconda parte del libro, illustrando tecniche progredite di credito sociale, credito mutuale e
baratto evoluto, rappresenta il corpo principale e la guida operativa ideale per chi aspiri a diventare un cittadino attore, in
prima persona, della riforma economica del sistema.
La terza parte del libro, si occupa di analizzare le riforme monetarie proposte sia in Europa che negli Stati Uniti, nonché
di proporre miglioramenti rispetto alle esperienze correnti. Nel fornire suggerimenti per ottimizzare i vari sistemi di
emissione ed integrarli tra loro, si arriva a concepire un sistema compiuto e nuovo, isolabile dal sistema tradizionale, in
caso di crisi irreversibile, in modo da porre la società al riparo dalle invenzioni finanziarie patologiche di una élite
decadente e oramai allo sbando. Questa ultima parte del libro è particolarmente indicata anche per gli operatori
istituzionali dell'amministrazione pubblica e per i politici che vi potranno trovare spunti per elaborare una risposta italiana
alla minaccia di un globalismo selvaggio e predatorio. Un globalismo imperiale che è espressione diretta di quel governo
invisibile ed ultralegale che, dal 1944, dagli accordi di Bretton Woods, sta esercitando, a porte chiuse, il potere reale da
dietro le quinte. In questa chiave si fornisce l'esempio di un recente disegno di legge proposto alla regione Lombardia.
Nell'appendice troviamo una significativa serie storica di eventi che illustrano quanto ­ da sempre ­ l'argomento sia stato
di attualità e quali siano state le sue conseguenze sull'evolversi della storia stessa dell'umanità.
La mia personale conclusione è che l'emissione della moneta e del credito non conviene mai lasciarla come monopolio
esclusivo di una piccola parte della società. Infatti, al di là di leggi e regolamenti, ogni volta che questo è avvenuto si è
avverato il rischio di abusi incontrollabili. Viceversa, in un clima di vero libero mercato e di libera concorrenza
nell'emissione dei mezzi di pagamento e degli strumenti econometrici, è proprio la concorrenza stessa che assicura che
nessun operatore abusi della sua posizione, sottomettendo e vittimizzando tutti gli altri. E' proprio l'attuale architettura dei
sistemi di comunicazione interattiva che garantisce il tempo reale ed il basso costo. Sono questi i fattori necessari per
l'attuazione della liberalizzazione dei sistemi di emissione di moneta e credito. Una liberalizzazione che, forse per la
prima volta nella storia, diventa facilmente attuabile in pratica e su scala globale.
La scommessa che proponevo all'inizio riguarda proprio se, una volta popolarizzati e divulgati al vasto pubblico i trucchi
del mestiere del meccanismo alchemico­monetario­creditizio, il cambiamento del sistema si realizzerà per davvero. E'
una scommessa speciale perché si può vincere tutti. Al lettore la risposta e, soprattutto, me lo auguro, nei fatti.
4
A) PRIMA PARTE - Qui ed ora, lo stato di fatto del sistema, la struttura della MATRIX
monetaria e del credito
Il banchiere racconta, lentamente, che l’unica via per ribellarsi a tutto questo è spezzare le proprie catene. Gli anarchici mistici
lavorando insieme, influenzandosi gli uni con gli altri creano fra di loro una nuova tirannia. E qui Pessoa interviene: “E tu? Con i
tuoi monopoli?”. “No, amico mio; io ho creato solo libertà. Ho liberato una persona. Ho liberato me. Il mio metodo, che è, come le
ho provato, l’unico veramente anarchico, non mi ha permesso di liberarne di più. Quelli che ho potuto liberare, li ho liberati”.
- da: Il banchiere anarchico, di Fernando Pessoa, 1921
Per poter parlare della moneta, ed in generale del sistema economico e bancario che vi è incentrato, un ottimo punto di partenza è
rappresentato dai testi di Alexander Del Mar, un poliedrico storico della moneta del 19esimo secolo. Nel suo testo sulla storia dei
crimini monetari [1], ci descrive in maniera molto avvincente quali sono state le manovre, durante la storia degli ultimi millenni, per
impossessarsi del potere che deriva dal monopolio dell'emissione monetaria: "Il crimine insidioso dell'alterazione segreta o
surrettizia delle leggi monetarie di uno stato - che non può che colpire nel modo più fatale ed illecito le sue libertà - non è nuovo. Un
decreto dell'anno 360 Avanti Cristo, che riguarda l'antica moneta di ferro di Sparta, suggerisce che Glypsus non era estraneo a
questa grave offesa. In una età successiva, Plinio, che giustamente lo definisce un crimine contro l'umanità, fa riferimento
evidentemente all'alterazione del codice della zecca romana, mediante la quale venne sovvertito quello che rimaneva del sistema
nummulario, intorno all'anno 200 AC, in favore di un conio privato permesso alle gentes [2]. Questa alterazione sembra sia ancora
segreta perché non se ne trova menzione esplicita nei frammenti tramandati e conservati della legislazione del periodo. Ma il
conio e la decadenza dello stato ci raccontano la storia con sufficiente chiarezza per giustificare l'anatema dell'enciclopedista
romano. Con l'avvento dell'Impero, lo stato riprese il completo controllo delle sue emissioni monetarie, e questa politica continuò ad
essere mantenuta fino a quando le rivolte barbariche del quinto e sesto secolo ne sovvertirono od indebolirono l'autorità
obbligandolo a violare con connivenza le prerogative che esso aveva perso il potere di prevenire o punire. L'ultimo atto notevole del
suo risentimento per l'usurpazione della prerogativa del conio fu la guerra che Giustiniano II dichiarò contro Abd-el-Melik per aver
osato coniare, quest'ultimo, delle monete d'oro senza il timbro o il permesso imperiale. Dopo la caduta di Costantinopoli, nel 1204,
la prerogativa dell'imperatore romano, che era caduta nelle mani dei numerosi potentati che instaurarono le loro monarchie sulle
rovine dell'impero e dei suoi possedimenti, divenne la fonte di numerose lotte con i nobili di rango inferiore che, nella loro
ignoranza ed avidità, volevano detenere un diritto che, fintanto che rimaneva nelle loro mani, rendeva impossibile l'erezione di un
regno e quindi di quel potere che poteva garantire il riconoscimento e l'appoggio alla loro stessa nobiltà. Il processo del Re Filippo
il Bello contro in Conte di Nevers [3] illustra molto chiaramente questo punto di vista. Prima della scoperta dell'America, il conio
privato era represso ovunque. L'essenziale prerogativa della monetazione era affidata e centrata nelle varie teste coronate che
governavano gli stati europei. Non molto dopo questo evento, quando l'avidità sbocciò a nuova vita sulle spoglie di un continente
saccheggiato, si rinnovarono i tentativi per appropriarsi della prerogativa statale sull'emissione monetaria. Questa volta non erano i
nobili truculenti che con impudenza reclamavano il diritto che una volta era appannaggio dei Cesari e che poi lo esercitavano
sfidando la Corona, ma bensì erano i furtivi miliardari che, di nascosto, cercavano di acquisirla attraverso l'arte della menzogna,
degli intrighi e della falsificazione".
Inutile dire che Alexander Del Mar venne accademicamente perseguitato. Il "Nobel" [4] dell'economia Robert Mundell ne ha fatto
oggetto di un interessante studio [5]. D'altra parte non si può negare che i fatti relativi alla guerra per la gestione del potere monetario
sono stati per lo più epurati dai libri e dai manuali di storia, sicché gran parte degli avvenimenti principali - senza un apparente filo
logico - appare come una sequenza casuale di conflitti e guerre causate spesso da motivi futili. Del Mar accusa esplicitamente la
Chiesa di aver corrotto la letteratura nel senso di censurare quei passaggi cruciali necessari per capire - ad esempio - l'evolversi della
questione dell'usura. D'altra parte, un recentissimo testo mette a nudo l'esposizione morale della Chiesa cattolica rispetto alla
degenerazione del sistema bancario [6]. Per descrivere in breve il sistema attuale, nel 2005 elaborai il seguente documento destinato
ad una conferenza di Ginevra sulla criminalità organizzata [7]
Paper per la 2° Conferenza internazionale sulla criminalità
Ginevra, 29-30 giugno 2005
“Comportamento quasi-criminale di alcune istituzioni finanziarie”
di Marco Saba, ONG Centro Studi Monetari [8]
Sommario
Nei tempi recenti, attraverso internet, si trovano un ampio numero di documenti sull'economia, la finanza e le pratiche bancarie. Un
esempio è il sito internet della Scuola Austriaca di Economia, www.mises.org, dove è possibile leggere online unìampia letteratura.
Di particolare interesse sono i testi di Murray N. Rothbard, uno dei principali rappresentanti di questa interessante scuola di
pensiero [9]. La scoperta di alcune pratiche bancarie esotiche ha portato l'autore a svolgere un'indagine nel campo della moneta e
del credito. I risultati qui presentati possono magari essere conosciuti agli specialisti, ma la persona normale rimarrà sorpresa dalle
nostre scoperte.
Chi è il proprietario?
Uno dei primi fatti trovati è che non c'è attualmente una legge che ci dice chi sia il proprietario della moneta al momento
dell'emissione. Questo punto venne evidenziato per la prima volta dal docente universitario Giacinto Auriti [10]. Egli ne rimase così
sorpreso che fece causa alla Banca d'Italia. La causa venne persa ma il governatore dell'epoca venne rimosso - era quello che poi
diventò presidente della Repubblica. Il motivo della causa era: "Se la banca centrale non è la prorpietaria della moneta all'atto
dell'emissione, come può prestarla attraverso la pratica dell'acquisto dei buoni del Tesoro?". Di recente, sotto indicazione
5
dell'autore, una associazione di consumatori molto conosciuta, l'ADUSBEF [11], ha reiterato la causa ma questa volta chiedendo
indietro il signoraggio alla Banca d'Italia ed alla Banca Centrale Europea, a nome di uno dei consumatori associati. Il signoraggio
è la differenza tra i costi di stampa della cartamoneta ed il suo valore facciale. Nel caso del biglietto da 500 euro, può essere molto
significativo. Nei tempi antichi, il signoraggio era un privilegio del sovrano, del re, ma ora, dopo il referendum del 1946, in Italia è
il popolo che è sovrano. La monarchia venne abbandonata.
La responsabilità?
La banca centrale italiana - la Banca d'Italia - è una società privata in modo molto simile alla Federal Reserve, la banca centrale
statunitense. I proprietari sono altre banche, compagnie di assicurazioni, ma, per circa un 5%, la proprietà è segreta [12]. Uno dei
punti è che la banca centrale funziona da arbitro sulla condotta delle altre banche, ma non è responsabile nei confronti di nessuno,
cioè non esiste un processo di revisione pubblica. Il fatto che la banca centrale sia il controllore delle altre banche che ne sono
proprietarie, rappresenta un caso molto eclatante di conflitto di interessi che, nella nostra opinione, è molto peggiore di quello molto
pubblicizzato che riguarda il primo ministro italiano Berlusconi. Ma questo non è il punto, perché questo documento non si occupa
di politica.
Dove finisce il signoraggio?
Il signoraggio . dal punto di vista della banca centrale italiana - è la differenza tra il valore nominale totale delle banconote e quello
dei buoni del Tesoro che riceve - oltre agli interessi. Nel bilancio, loro mettono la somma del valore facciale delle banconote nel
capitolo delle passività. Secondo noi, essi dovrebbero invece mettere nelle passività i costi di emissione invece del valore facciale
[13]. E, ovviamente, devono mettere il valore facciale dei buoni del Tesoro nella parte dei profitti del bilancio. Nella contabilità
"normale" il signoraggio finisce per scomparire con un tocco di mistero. Per meglio capire come questa pratica possa essere
illegale, immaginiamo un proprietario di Casinò che metta il valore facciale dei gettoni (fiche) nella parte delle passività del
bilancio, invece che il semplice costo dell'acquisto dei gettoni. E' opinione dello scrivente che il signoraggio vada a beneficio dei
proprietari della banca centrale [14], creando un enorme buco nero chiamato "debito pubblico". E' ovvio che se il Ministro del
Tesoro pagasse le banconote al solo costo di stampa, il debito pubblico sarebbe minimo, se non zero. Ma dovremmo dirlo alla casta
che sta dietro ai proprietari non-eletti della banca centrale.
L'argomento della contraffazione
Se l'euro creato dalla Banca Centrale Europea non è "la moneta dei popoli europei", ma una moneta posseduta da un oligopolio
[15], diventa evidente che si tratta di moneta contraffatta. Questo venne puntualizzato dal premio Nobel Maurice Allais. In effetti, il
premio Nobel dell'economia, nel paese delle meraviglie dell'economia, è anch'esso contraffatto: non è il premio Nobel della
fondazione Nobel, ma, indovinate un po', è il premio dato dalla banca centrale svedese!
Un triangolo o anche più
Dobbiamo ricordare che, prima di pagare gli interessi sul "debito pubblico", lo stato italiano negli anni recenti ha avuto dei profitti
per il 5-10%. Gli attori di questa tragedia sono: il Ministro dell'Economia, la banca centrale ed i cittadini. Come pratica normale,
sono i cittadini che pagano gli errori di investimento del ministero dell'economia. In Italia, è considerato storicamente normale che i
profitti vengano privatizzati mentre il peso dei costi viene lasciato ai cittadini. Quando la truffa verrà svelata, i dipendenti del
ministero dell'economia rischieranno l'accusa di peculato [16], un reato punito dal codice penale. Possiamo anche aspettarci una
certa reazione scomposta da parte del pubblico, poiché il costo del signoraggio totale, in capo ad ogni cittadino, è di circa 1,3
milioni di euro. In questo modo i cittadini vengono tassati tre volte:
- la prima, attraverso le tasse normali come l'IVA e quella sul reddito;
- la seconda, attraverso la truffa del signoraggio;
- la terza, attraverso l'inflazione dovuta al lavoro inarrestabile delle stampanti della BCE - o dei suoi soci.
Questo intero processo era in qualche modo meno identificabile quando c'era lo standard dell'oro, perché la banca centrale poteva
sempre dire di essere proprietaria di una "riserva" con cui adempiere alla redenzione delle banconote.
Il signoraggio della riserva frazionale
Mentre calcolare il signoraggio sulle banconote trattenuto dalla banca centrale è abbastanza facile - basta grosso modo prendere
l'entità del debito pubblico e dividerla per il numero di cittadini, circa 25.000 euro procapite - calcolare il signoraggio che deriva
dalla creazione del credito da parte delle banche è un po' più complicato. Bisogna prendere in considerazione la riserva frazionaria,
uno schema Ponzi: ovvero, la capacità di creare denaro dal nulla. La riserva frazionaria è attualmente al 2% così le banche, con
100 euro depositati dalla clientela, possono creare 5.000 euro di moneta "elettronica". Mentre creano moneta elettronica, tramite
"conti correnti", esse si appropriano del relativo signoraggio poiché, contrariamente al pubblico sentire, non distruggono mai la
nuova moneta che creano - tecnicamente questo processo viene chiamato "riflusso bancario" [17]. Questo spiega semplicemente
perché abbiamo sempre una quantità di moneta in espansione. Immaginate i 25.000 euro creati col debito pubblico depositati in
qualsiasi banca: il sistema bancario, nel suo complesso, ne può creare 1,25 milioni di euro elettronici in più. Sommando le due cifre
si ottiene 1,275.000 euro per ogni cittadino italiano, inclusi i bambini. Negli Stati Uniti la cifra è leggermente inferiore (2005), circa
1 milione di dollari USA. In ogni modo, questa cifra se distribuita - non creandola ancora dal nulla - potrebbe rendere ogni persona
abbastanza ricca per uscire dalla micro-criminalità e questo è il motivo per cui io sono qui a parlarvene.
Un po' del signoraggio finisce all'Europa del nord
6
E' affascinante perché, secondo me, si spiegano le ragioni dell'assassinio del ministro degli esteri svedese Anna Lindh, che chiedeva
l'introduzione dell'euro in Svezia. Quando la BCE distribuisce il signoraggio, essa lo conferisce alle banche centrali che sono socie
della BCE stessa. Per esempio, la banca centrale italiana prende il 14,7% del signoraggio dichiarato dell'euro (loro si riferiscono al
signoraggio come "rendita monetaria" - io preferisco la definizione italiana di "pizzo"). Nei paesi dove però l'euro non ha sostituito
la valuta nazionale, come Gran Bretagna, Svezia e Danimarca, la banca centrale locale prende DUE signoraggi: il 100% di quello
riferito alla moneta locale PIU' la quota parte di quello sull'euro. Non pensate che sia sufficiente per giustificare un assassinio?
(Certo, ammesso che non si tratti di un "assassino pazzo e solitario", come così tanti nella storia del secondo dopoguerra)
Che fare ora?
L'autore suggerisce di fare ben presto una riforma monetaria generale [18] dove la destinazione del signoraggio sia molto chiara e
rispondente contabilmente al pubblico, Senza sovranità monetaria è veramente difficile immaginare una vera democrazia. Se lo
scopo dei banchieri centrali è di globalizzare questo dubbio sistema, possiamo prevedere una forte resistenza da parte della gente
informata - sia che essi vivano in Iraq che altrove. Inoltre, una rivelazione incontrollata della verità, l'esposione della bolla del
"falso debito pubblico", può portare ad una specie di rivoluzione del terzo millennio. Dopo tutto, negli Stati Uniti ci fu la guerra
d'indipendenza per liberarsi dal sistema basato sulla sterlina inglese.
Dove siamo oggi? (2005)
Seguendo la lucida teoria della Scuola Austriaca d'Economia sul ciclo economico, siamo nella fase del "crack-up boom". Questo
sta emergendo negli Stati Uniti col rapido aumento del costo degli immobili [19]. Il "crack-up boom" è quella fase finale di boom di
breve durata che avviene negli stadi finali di un periodo di inflazione apparentemente senza fine. Il "crack-up boom" è il risultato di
una corsa all'acquisto di beni di valore concreto e marca la fine dell'inflazione attraverso la distruzione totale del sistema
monetario. Il fatto che sia il dollaro invece dell'euro ad essere esposto recentemente a delle critiche [20] non è molto consolante,
perché nel sistema monetario internazionale vigente, tutte le valute decretizie sono collegate tra loro. Se cade il dollaro, l'intero
sistema soffrirà un annichilimento ed un crollo.
Così potete vedere che il problema non è semplicemente di esporre qualche disfunzionamento che sta colpendo il sistema bancario
occidentale o se questo malfunzionamento sia criminale o meno [21], ma si tratta della stessa sopravvivenza.
Nel 2009, ho avuto una conferma riguardo al sistema contabile dei Casinò. Un operatore del settore che me ne ha inviato la seguente
descrizione.
La “doppia” contabilizzazione delle Fiches nei Casinò
di Giancarlo Colussi, webmaster di CasinoOnLine.it
Quando entriamo in un casinò di solito la prima operazione che effettuiamo è quella di cambiare i nostri soldi con le fiches che ci
permetteranno poi di giocare. Da quel momento in poi sappiamo di poter sempre, sia in caso di aumento che di diminuzione del
nostro monte-fiches, ritornare al cambio ed ottenere l’equivalente del valore dei nostri gettoni in valuta a corso legale: questo è un
diritto fondamentale ed inalienabile del giocatore. Affinché questo sia sempre possibile, la casa da gioco deve garantire che ci sia
denaro vero a “coprire” quello fittizio impiegato all’interno per le scommesse, indipendentemente da quale gioco del casinò si sia
scelto (riserva integrale al 100%). È quindi ovvio che i gettoni in circolazione fra gli scommettitori, devono essere costantemente
coperti con denaro contante, sia esso nelle casse o nel caveau. Detto questo, che è abbastanza ovvio e derivabile dal buon senso, è
invece più interessante vedere come le fiches vengano poi considerate a livello contabile. Definiamo anzitutto il valore nominale
come valore assegnato ai gettoni durante il gioco, e come valore reale quello che è il costo grezzo della fiche, cioè quanto paga il
Casinò al fornitore dei preziosi dischetti. Per intenderci una fiche con la scritta 1.000€ avrà un valore nominale di mille euro e un
valore reale di qualche centesimo di euro. Se immaginiamo il Casinò come un piccolo stato con la propria Zecca per produrre la
propria moneta, è chiaro che il valore nominale totale delle fiches non può essere superiore al valore del casinò stesso, altrimenti
potrebbe decadere il principio di “copertura” enunciato in precedenza. Per tale ragione il valore nominale totale dei gettoni è posto
al passivo nello stato patrimoniale, in maniera tale che in un bilancio corretto sia coperto dall’attivo di gestione (cash) e dai beni
mobili ed immobili di proprietà della sala da gioco. Fra i beni posseduti dal casinò, e quindi nell’attivo di bilancio, ecco in fine
ricomparire le fiches, questa volta nel loro (sensibilmente minore) valore reale.
Che fine fanno i soldi che spendiamo nei casinò?
Oltre alla comodità di giocare da casa senza doversi incravattare per non sfigurare nell'atmosfera patinata e quasi claustrofobica,
una delle maggiori differenze dei casinò online rispetto a quelli reali è che non si usano chips vere e proprie. Ciò significa che non
c'è bisogno di una vera e propria conversione dai contanti alle fiches. Anche se le carte di credito sono bene accette in tutte le case
da gioco, il vero giocatore ha sempre un buon mucchietto di denaro contante in tasca. Questo non tanto per emulare gli oligarchi del
petrolio russo, o gli sceicchi arabi, che con i loro fasci di banconote fanno incetta di fiches. Il vero problema è che, per non
interrompere il gioco, se si rimane senza fiches al tavolo, il croupier cambierà subito solo le banconote. Se si rimane a corto di
contanti, bisogna andare a prelevarne da uno degli ATM presenti nel casinò o alla cassa, rischiando così di perdere mani buone o il
posto ad tavolo con giocatori di basso livello facili da dominare. Chi gioca alle slots oppure al blackjack online, può continuare a
giocare senza l’ansia di controllare quante banconote gli sono rimaste e il rischio di perdere il posto.
Per i casinò reali però, la gestione dei contanti incassati è un discreto grattacapo. Non c’è quindi da sorprendersi se tutte le sale da
gioco hanno grossi caveau, costosi sistemi di allarme e loschi figuri vestiti di nero a vegliare sulle banconote dei giocatori. Il denaro
raccolto alle casse non resta in cassaforte a lungo: con cadenza settimanale o bisettimanale, viene infatti inviato alla banca di
fiducia, dove, salvo colpi ad effetto operati durante il tragitto da novelli Arsenio Lupin, viene depositato in un conto privilegiato.
Tale conto permette al casinò di far fronte ai bisogni a breve, come salari e spese di gestione (elettricità, acqua, carte, dadi) ma
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anche di risparmiare risorse per futuri piani di investimento a medio e lungo termine.
Nel bilancio di fine anno di una sala da gioco media, quindi, troveremo i soldi raccolti alle casse sotto varie voci: alcuni saranno
indicati come generiche spese di gestione, altri invece saranno nel frattempo diventati una nuova sala cinese, o una suite con Jacuzzi
per i grandi scommettitori o un TFR integrativo per il management. La trasparenza dei processi contabili delle società a
partecipazione collettiva, come i casinò, vuole poi che ogni voce sia presentata in dettaglio, dalla bottiglia di champagne, alla
performance live di Massimo Ranieri, tutto deve essere visibile agli azionisti, sia pubblici che privati. La complessità delle suddette
procedure di auditing e accounting ha spinto molte sale da gioco a cedere la gestione patrimoniale a società terze che, oltre a
redigere il bilancio, collaborano con il management tecnico per validare finanziariamente i progetti di sviluppo.
Occorre aggiungere, se vogliamo, che i casinò sono anche più trasparenti rispetto agli investimenti bancari. Questo perché le
possibilità statistiche di vincita o perdita di ogni gioco sono note a tutti. Mentre quando la banca ci consiglia i buoni Cirio, Parmalat o
i derivati, non si sa mai con certezza dove si va a finire. Detto questo, i fatti avvenuti dal 2005 ad oggi, non hanno avuto altro effetto
se non confermare ulteriormente quanto esponevo già allora. Il punto cruciale è di trovare un nuovo sistema monetario che rispetti gli
interessi di tutte le parti in causa. Un gioco a somma positiva che presuppone anche un cambiamento di paradigma. Se si pensa che
l'Italia è ancora "una Repubblica fondata sul lavoro", come se la cosa più importante sia il lavoro in sé, si capisce che, al tempo dei
faraoni, erano già in una situazione più avanzata. Anche allora il lavoro era utilizzato come sistema di redistribuzione del reddito, per
questo si facevano le piramidi. Per dare lavoro quando non ce n'era, al fine di distribuire un reddito sufficiente per mantenere la
popolazione. Ma oltre a questo, nell'antico Egitto avevano già intuito la necessità di utilizzare almeno due tipi di moneta: le ricevute
di deposito del grano, come moneta interna, ed un sistema per gli scambi con l'estero, che erano appannaggio dello Stato, con l'oro ed
il baratto. Quindi, quando "non c'era lavoro", lo stato assumeva i disoccupati per costruire templi e piramidi. Un vero e proprio
ammortizzatore sociale. Con l'avanzare della tecnologia, oggi, dovremmo trovare un sistema più efficace per distribuire il potere
d'acquisto. Se oggi una macchina può fare il lavoro di cento uomini, occorre trovare un mezzo per distribuire a quei cento uomini il
frutto del lavoro della macchina. Non "altro" lavoro che sarebbe inutile. Semmai, una redistribuzione del lavoro necessario tra quanti
possono farlo. Non ha senso dire che il 10% della popolazione è disoccupata se non si spiega perché non si può far lavorare meno
quelli che già lavorano, per far lavorare un po' tutti. Se questo non è possibile per motivi logistici, allora ci si deve rassegnare a
distribuire comunque del potere d'acquisto a quanti non possono lavorare. Questo libro ha fondamentalmente lo scopo di spiegare
come è possibile farlo, fin da subito, sia a livello statale che a livello locale. Sia come iniziativa pubblica che privata. Niente vieta
infatti che vi siano più sistemi funzionanti in parallelo, anzi. Una libera concorrenza favorirebbe tutti gli operatori ed i consumatori di
moneta, che può anch'essa essere considerata come una merce. Come vedremo più avanti nel testo, ci sono stati dei disegni di legge
per riconoscere la proprietà popolare della moneta, ma questi disegni sono stati osteggiati e non sono mai stati messi nell'agenda per
essere discussi in parlamento. Eppure c'è, nell'aria, un cambiamento epocale: la diffusione della conoscenza della tecnologia
operativa dei sistemi monetari permette ad una platea sempre più vasta di accedere ai benefici della distribuzione monetaria. Il
segreto, che prima era dei sacerdoti del Tempio, poi dei re e degli imperatori, poi dei templari, poi anche dei nobili di basso rango,
dei mercanti-banchieri del medioevo, ed infine dei banchieri moderni e dei ministri dell'economia, oggi può essere finalmente
divulgato, grazie ad internet, alla classica casalinga media (o casalingo). Quella disparità d'informazione monetaria che costituiva un
privilegio di pochi, sta diventando alla portata di tutti, prendendo alla sprovvista banchieri e politici. Il vecchio gioco, in cui i
banchieri approfittavano dell'ignoranza popolare e si facevano scudo dei politici per non pagarne le conseguenze, comprando il
silenzio dei giornalisti e dei vari mezzi d'informazione, è ormai morto e sepolto. I politici ed i banchieri che coglieranno in tempo il
vento del cambiamento, potranno elaborare delle strategie per evolversi e continuare ad avere un qualche ruolo anche nel terzo
millennio. Tutti gli altri saranno destinati a scomparire o a trovarsi un altro lavoro. Il grande rischio morale di questo gigantesco
sistema truffaldino è che pochissimi ufficialmente stanno pensando ed investendo per prepararsi al cambiamento, la maggior parte
sperano che "l'invenzione della ruota" passi inosservata! I politici, a parte Antonio Di Pietro e pochissimi altri, credono che la massa
sia troppo stupida per non accorgersi che dietro alle caste c'è un sistema feudale di potere che ormai ha fatto il suo tempo. I giornalisti
e gli altri professionisti dell'informazione sono tenuti zitti dagli inserzionisti e da quanti pagano la pubblicità, oltreché dagli stessi
proprietari ed editori. I banchieri temono la nuova economia, quella vera, perché sono troppo pigri per cambiare sistema. Ma diventa
sempre più evidente che i banchieri del domani avranno ben poco in comune con quelli di oggi. Siamo destinati a vedere ripetersi
quello che avvenne quando si passò dal carro all'automobile: ben pochi carrettieri si convertirono alla nuova tecnologia, forse
nessuno. E oggi, sono scomparsi, come fossero mai esistiti. Le guerre che si stanno combattendo sono dovute ad un modello basato
su una moneta-debito che depriva la popolazione del potere d'acquisto. Da una parte abbiamo le multinazionali e le grandi società che
devono produrre beni per pagare l'usura delle banche, con il contorno della corte dei manager con stipendi spropositati, dall'altra
abbiamo un pubblico che non può acquistare i beni prodotti. Quindi, si producono armi perché queste non necessitano di essere
comprate, ma vengono distrutte gratis. Si distruggono paesi interi per ricostruirli peggio di prima. C'è una corsa affannosa verso la
distruzione della ricchezza reale in cambio dell'accumulazione di simboli monetari che non hanno più mercato. Perché appunto
questo è la moneta: un simbolo monetario che trova l'espressione nel valore nei beni che può acquistare PERCHE' il pubblico si fida
a riceverlo. Ma la situazione attuale mina la fiducia del pubblico in una moneta fatta apposta per impoverirlo. Una moneta nata da
una cultura feudale di sfruttamento dell'uomo sull'uomo senza considerare che la felicità è un bene misurabile nell'aggregato. Più
gente è felice, e più gente tenderà ad esserlo. Invece ci troviamo in una situazione in cui il 98% dell'umanità è vittimizzata dal
signoraggio, ed il 2% del rimanente non sa come spenderlo. Cosa comprare per mantenere quel privilegio ingiusto? Bombe
atomiche? Altri mezzi di disinformazione di massa? Uno yacht da 150 metri? 50 guardie del corpo? Un bunker dove rifugiarsi
quando arriverà il redde rationem? E' meglio investirlo per corrompere tutti i governi africani o per pagare una squadra di forze
speciali e mandarla ad avvelenare ed avvelenarsi con proiettili all'uranio radioattivo? O forse è meglio spenderla per comprare intere
religioni in modo da tenere la gente nell'ignoranza sennò arriva il diavolo? Il 98% della gente è terrorizzata dallo spettro della
miseria, il 2% è terrorizzata dalla gente terrorizzata. Siamo sicuri che ci sia stato un vantaggio a differenziarci dalle scimmie?
Dimostriamolo, allora. Molti danno tutta la colpa alle famiglie dei banchieri internazionali, senza considerare che essi avrebbero
proprio potuto ragionare come indica il poeta Pessoa nella citazione all'inizio. Senza considerare che, anche se minima, esiste una
grossa responsabilità da parte del pubblico: la mancanza di attivazione per inventare un futuro diverso. I motivi psicologici che
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potrebbero essere alla base di questo fenomeno sono trattati in un capitolo a parte. Nel prossimo capitolo tratterò delle origini
storiche e del periodo dal secondo dopoguerra ad oggi.
Note:
[1] Alexander Del Mar, Barbara Villiers: History of Monetary Crimes, 1899. Il titolo si riferisce ad una delle numerose amanti del re
Carlo II d'Inghilterra, uno degli Stuart. Lady Diana, la principessa di Wales, discendeva da Henry Fitzroy, primo Duca di Grafton,
figlio di Barbara Villiers, prima Duchessa di Cleveland, e di Carlo II, di cui era uno dei 12 figli illegittimi (la moglie ufficiale ebbe
solo 4 gravidanze finite male). Così, se il principe William, il figlio di Carlo e Diana, venisse effettivamente incoronato Re, sarebbe il
primo monarca discendente da Carlo II in linea diretta. Sarebbe un'ottima occasione per rivendicare allo stato il diritto sull'emissione
monetaria a suo tempo scippato all'avo Carlo II.
[2] Nell'antica Roma, la gens (pl. gentes) era un gruppo di persone che condividevano lo stesso nomen gentilizio. I differenti "rami"
di una gens, le famiglie (familiae), portavano un differente cognomen (o soprannome) per distinguerle. Ad esempio la gens Cornelia
comprendeva sia i Cornelii Scipiones, sia i Cornelii Balbi, i Cornelii Lentuli, etc. Le gentes originarie sono gli arcaici clan familiari
romani che sarebbero esistiti al momento della nascita di Roma. Secondo lo storico Tito Livio, al tempo della fondazione di Roma
sarebbe avvenuta la federazione di un gruppo di clan preesistenti sotto l'azione unificatrice di Romolo, a cui si aggiunsero (per le
vicende conseguenti al ratto delle sabine) molte famiglie venute al seguito di Tito Tazio, realizzando la fusione del popolo romano
con quello dei Sabini. Secondo Tito Livio le gentes originarie sarebbero state un centinaio, distribuite nelle tre antiche Tribù dei
Ramnes, dei Tities e dei Luceres. Secondo questa interpretazione Roma sarebbe sorta dall'integrazione di ben tre popoli: Latini,
Sabini ed Etruschi.
[3] Sotto Filippo IV detto il Bello, il procuratore generale intentò una causa contro il Conte di Nevers per aver quest'ultimo fuso le
monete del regno. Si stabilì che questa era una prerogativa esclusivamente reale e che il Re poteva utilizzarla, non a suo vantaggio
ma per la "difesa dello Stato" (una scusa sempre buona). La prerogativa venne difesa meglio e più completamente durante la famosa
causa delle "monete miste" (Mixed Moneys) da parte di Sir Matthew Hale. La Corona perse il potere di monetare, senza volerlo,
sotto agli Stuart. Gli eventi dimostrarono che la Legge era completamente inconsistente, rispetto alla salvezza dello Stato, e che se ne
richiede una revisione.
[4] Il premio dell'economia dedicato a Nobel, non è, come invece nel caso degli altri Nobel, un riconoscimento della Fondazione
Nobel. Il premio è stato inventato successivamente dalla Banca Centrale di Svezia, nel 1968, per festeggiare il 300esimo anniversario
della sua fondazione. Questa usurpazione è fortemente criticata dallo stesso bis-nipote di Alfred Nobel, Peter Nobel. Non è il primo
né l'ultimo caso in cui una disciplina, l'economia, fortemente piegata agli interessi del sistema bancario occidentale, rivela, attraverso
un conflitto d'interesse, il suo peccato originale. La supposta scienza dell'economia si rivela così sempre più supposta che scienza.
[5] Robert Mundell, "Comment on academic exclusion: the case of Alexander Del Mar", European Journal of Political Economy,
vol. 20(1), 2004. Nel testo si narra dell'esclusione dalla torre d'avorio dell'accademia dell'economia di questo vero e proprio Leonardo
da Vinci della moneta che era Alexander Del Mar. All'università di Princeton si trovano sette volumi di A. Del Mar, donati dal figlio,
il giudice A. Demorest Del Mar tra il 1961 ed il 1962, assieme a molto materiale di documentazione. Sono stati archiviati nella
collezione dei libri rari (General Rare Books Collection). I libri sono stati scansionati e digitalizzati dalla Microsoft e messi
gratuitamente a disposizione online, negli ultimi tre anni, su archive.org.
[6] Gianluigi Nuzzi, Vaticano Spa: da un archivio segreto la verità sugli scandali finanziari e politici della Chiesa, Ed. Chiarelettere,
2009.
[7] All'epoca facevo parte dell'Osservatorio sulla Criminalità Organizzata di Ginevra. Inutile dire che, avendo inviato in anticipo il
testo del mio intervento, mi fu sconsigliato ed impedito di esporlo ecludendomi di fatto dalla lista degli oratori ufficiali. D'altra parte,
la conferenza stessa era sponsorizzata dal Credito Svizzero...
[8] Il documento è scritto dal punto di vista prospettico della situazione italiana. Il testo originale in inglese si trova qui:
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2009/05/quasi-criminal-behaviour-of-some.html
Il sito del CSM si trova qui: http://www.studimonetari.org
[9] Vedasi: Murray N. Rothbard, The Mystery of Banking, Richardson & Snyder, 1983
http://www.mises.org/mysteryofbanking/mysteryofbanking.pdf
[10] Vedere: Giacinto Auriti, L'Ordinamento Internazionale del Sistema Monetario, Edigrafital, Teramo, 1996
http://www.studimonetari.org/ordinamento.html
[11] Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari E Finanziari
http://www.adusbef.it
[12] I nomi dei soci furono rivelati solo a seguito dello scandalo che travolse il governatore Fazio, che venne costretto alle
dimissioni.
[13] Vedere: Bruno Tarquini, La banca, la moneta e l'usura - la Costituzione tradita, ed. Controcorrente, 2001
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[14] Il signoraggio viene riciclato dalle banche d'emissione attraverso conti neri che queste intrattengono con le grandi centrali
internazionali di compensazione bancaria, come rivelato dal lavoro d'indagine del giornalista Denis Robert e, successivamente, da
una commissione parlamentare d'inchiesta sul riciclaggio del parlamento francese. In Italia, questi due ultimi eventi sono rimasti
praticamente sconosciuti al grande pubblico. Dovetti faticare non poco per far pubblicare la mia traduzione dal francese del libro di
Denis Robert e Ernest Backes che spiega i meccanismi dei conti segreti, ovvero: Soldi - il libro nero della finanza internazionale, ed.
Nuovi Mondi Media, 2004.
[15] Un giurista italiano (il magistrato Otello Lupacchini) ha descritto la situazione creata dai monopoli monetari e del credito come
una “conventio ad excludendum”, ovvero una situazione in cui alcune persone si riservano un determinato potere mentre ne
escludono attivamente l'accesso a tutti gli altri. E' abbastanza curioso che le cosiddette autorità di anti-Trust non perseguano questi
monopoli di fatto.
[16] Vedasi: PROFILI DEL REATO DI PECULATO - di Cristiano Brunelli
http://www.arsg.it/Articoli/PROFILI_DEL_REATO_DI_PECULATO.doc
[era: http://www.diritto.it/articoli/penale/brunelli6.html]
[17] Vedere: Pierre Parisien, Il riflusso bancario per i non-iniziati, Congresso dell'Associazione canadese dell'economia, 2002
http://saba.fateback.com/articoli/riflussobancario.html
[18] Ci sono varie proposte su internet, uno dei testi più significativi per la nostra esposizione è:
James Robertson, John Bunzl, Monetary Reform - Making it Happen, International Simultaneous Policy Organisation - ISPO, 2004
http://www.jamesrobertson.com/book/monetaryreform.pdf
[19] Nel frattempo, non concedendo mutui e credito, le banche stanno cercando di ottenere una deflazione artificiale dei prezzi. Si
tratta di un espediente che aggrava ancora di più la crisi per il cittadino medio che ogni giorno non compra case, ma cibo, benzina,
energia, etc.
[20] Vedasi sul Financial Times: World Bank warns on dollar 'risk' for poor, di Andrew Balls in Washington, pubblicato il 6
aprile 2005
http://news.ft.com/cms/s/d7a003c4-a6a2-11d9-a6df-00000e2511c8.html
[21] Vedere: Nuri, V. Z., A Fractional Reserve Banking as Economic Parasitism: A Scientific, Mathematical, & Historical Exposé,
Critique, and Manifesto, 2002
http://netec.mcc.ac.uk/adnetec-cgi-bin/get_doc.pl?urn=RePEc:wpa:wuwpma:0203005&url=http://econwpa.wustl.edu:8089/eps/mac/
papers/0203/0203005.pdf
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A1) Origini storiche di un sistema perverso
"Se andate indietro alle origini della Central Intelligence Agency, durante la seconda guerra mondiale, all'Ufficio dei Servizi
Strategici (OSS), scoprirete che erano tutti nient'altro che avvocati e banchieri di Wall Street"
- Alvin Bernard "Buzzy" Krongard (ex banchiere, ex vicedirettore della CIA, avvocato)
Già nell'antica Grecia ed a Roma, il motivo del contendere tra le classi aristocratiche e quelle popolari era legato e centrato sul
sistema monetario, dispensatore di giustizia o iniquità a seconda di come veniva gestito. Tiberio Sempronio Gracco, tribuno della
plebe, nel 133 avanti Cristo fece passare una legge di riforma agraria per redistribuire le terre ai romani che non ne avevano (1),
colpendo così gli interessi dei latifondisti che si erano arricchiti anche grazie alle manipolazioni della moneta: venne fatto assassinare
dal Senato lo stesso anno. Suo fratello Gaio Gracco venne fatto tribuno dieci anni dopo, anche lui portando avanti lo stesso
programma. Venne ucciso nel 121 a.c. durante una ribellione. Giulio Cesare, che portò avanti la stessa politica per togliere dalla
schiavitù almeno un terzo dei contadini, non fece una fine migliore: il suo operato provocò la reazione dei conservatori ed un gruppo
di senatori, capeggiati da Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, cospirò contro di lui uccidendolo, alle Idi di marzo del 44 a.C.
Dopo 2040 anni, troviamo che la regina d'Inghilterra è il più grande proprietario terriero del mondo, con 6,6 miliardi di acri, un
sesto della superficie emersa (terraferma). Seguono, nella classifica dei latifondisti, la Russia, la Cina, gli Stati Uniti e la famiglia
reale saudita. Dal sesto millennio avanti Cristo fino al 1900, l'1% della popolazione mondiale possedeva il 99% dei territori. Si
trattava di re, regine, aristocratici e religiosi. In un certo periodo della storia, la Chiesa possedeva il 40% dell'Europa. Il 60%
dell'Europa è oggi posseduto dalle famiglie dell'aristocrazia, che ricevono sussidi all'agricoltura, da parte della UE, per 48 miliardi di
euro all'anno. Questi proprietari aristocratici rappresentano meno dello 0,2 % del totale della popolazione europea. Ancor oggi, in
Italia, i proprietari di fondi in realtà sono dei tenutari, poiché lo Stato possiede ancora i terreni sotto la superficie visibile (a parte in
Lombardia, dove l'ENI - e quindi la Goldman Sachs - ha la proprietà reale di vasti terreni attraverso l'immobiliare Metanopoli). Da
non confondere con il Demanio (ubi feuda ibi demania), che rappresenta la proprietà palese dello stato. Non è un caso se fu la
rivoluzione francese a favorire la piena proprietà privata. Spingeva in questa direzione la necessità di aumentare le produzioni agrarie
sotto la spinta dell'aumento della produzione e si era sentito, in tutti i settori, che il sistema ereditato dal vecchio regime presentava
sacche di inefficienza e di immobilismo agrario. In sostanza, alla Chiesa si sostituì lo stato come proprietario terriero latifondista, e
poi, ma solo parzialmente, privatizzatore. Come sottolinea Auriti, "il fenomeno più importante che si è avuto con la Rivoluzione
Francese non è stata la carta costituzionale, ma la banca centrale con la contestuale sostituzione della moneta d'oro con la moneta
nominale. Ciò non è stato un semplice mutamento della struttura merceologica del simbolo, ma la sostituzione di una fattispecie
giuridica con un'altra. Quando la moneta era d'oro, il portatore ne era il proprietario; con la moneta nominale, ne è diventato
inconsapevolmente il debitore. Tutta la moneta nominale è emessa dalle banche centrali prestandola: dunque tutto il denaro in
circolazione è gravato di debito verso le banche centrali". Se ci pensate bene, la questione della proprietà immobiliare è
fondamentale ancor oggi per l'accesso al credito bancario. Infatti, in internet (2) troviamo: "Quando le famiglie dell’aristocrazia
militare dei secoli XI e XII versavano in una necessità simile, esse non ricorrevano, disinteressate com’erano alla gestione
economica dei propri beni, a una intensificazione e razionalizzazione dello sfruttamento del lavoro contadino, ma semplicemente
impegnavano o ponevano in vendita un pezzo del patrimonio terriero. Medi e piccoli proprietari, per difficoltà di accesso al mercato
dei prodotti agricoli o per le dimensioni eccessivamente ridotte dei propri fondi, potevano trovarsi nell’impossibilità di crearsi un
risparmio o comunque di far fronte a una necessità improvvisa di moneta: in tali circostanze anch’essi dovevano quindi procedere a
una liquidazione totale o parziale della terra. Tale liquidazione assumeva spesso una forma caratteristica di pegno. Il proprietario
stipulava un atto di vendita per una somma determinata, che gli veniva versata immediatamente; ma si riservava il diritto di
riacquistare la proprietà della terra nel caso che avesse restituito quella somma, eventualmente maggiorata di interessi, al
compratore-creditore. La presenza o meno di un intermediario, l’indicazione o meno di un termine per la restituzione del denaro, le
differenti forme in cui gli interessi venivano determinati, davano luogo a una serie di varianti in questo tipo di contratti; e non
mancano esempi di prestiti su pegno che si manifestano in una forma più semplice che non la compravendita con clausola di
riscatto. Due sono comunque i punti sostanziali da afferrare. Se il creditore non veniva soddisfatto, egli diveniva proprietario del
bene impegnato, indipendentemente dal valore di quest’ultimo (che verosimilmente era più elevato rispetto alla somma concessa in
prestito); inoltre, sino alla restituzione del debito, il creditore usufruiva in tutto o in parte della terra che aveva in pegno, riscuoteva
cioè i canoni o raccoglieva i prodotti in luogo del debitore: il prestito su pegno fondiario implicava dunque sempre, per la sua stessa
natura, una percezione di interessi da parte del creditore, anche quando nel contratto non fosse indicato esplicitamente un saggio di
interesse in termini monetari". Oggi se la banca non ha la certezza di poter espropriare un bene solido, in cambio della sua moneta
fittizia gravata da usura, difficilmente concede crediti importanti. Dopo la rivoluzione francese, un tentativo più genuino di restituire
al popolo la sovranità si ebbe con la Comune di Parigi, con i comunardi del 1871, a seguito della sconfitta nella guerra franco-
prussiana. Fu in quel periodo che negli stati uniti Rothschild consigliava ai suoi clienti di comprare titoli di proprietà immobiliari a
Parigi: "Conviene comprare quando il sangue scorre per le strade!". La frase passò alla storia. Le funzioni ed il comportamento della
Banca di Francia, durante il periodo della Commune, rappresentano un esempio classico del comportamento antisociale
dell'istituzione. Mentre le funzioni ministeriali vennero assorbite e gestite dalle varie "Commissioni", create dalla Commune il 29
Marzo, la Banca di Francia conservò una sua autonomia, mantenendosi in "equilibrio" tra la Commune stessa ed il Governo di
Versailles. Nello stesso tempo in cui faceva fronte alle esigenze monetarie della Commune (2,5 milioni di franchi), versava al
Governo di Versailles la bella cifra di 257.637.000 di franchi (cento volte tanto!). Fu così che il governo in esilio poté pagare i
mercenari che occuparono nuovamente la città facendo strage del popolo. Ma di quel periodo è interessante ricordare l'episodio del
mistero dei 5 franchi. Il 10 maggio 1896, il Direttore della Moneta della Commune, Zéphirin Rémy Camélinat (1840-1932), scrisse
una lettera al suo vecchio collega Germain Avrial dove asseriva di aver fatto coniare da un tale Lupeau, nel 1871, 10.000 monete da 5
franchi che avevano un contorno diverso da quello originale, recando le parole Lavoro - garanzia nazionale (TRAVAIL -
GARANTIE NATIONALE) invece che Dio protegge la Francia (DIEU PROTEGE LA FRANCE). Secondo alcune fonti, due
monete recanti il contorno descritto da Camélinat erano in possesso del museo Carnavalet di Parigi, ma scomparvero
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misteriosamente. Questo episodio potrebbe essere indagato e confermato presso importanti collezioni numismatiche private. I
Comunardi dimostrarono, quindi, una saggezza numismatica per le monete di conio, offrendo il lavoro del popolo come garanzia
nazionale della copertura del valore monetario, ma una imperdonabile negligenza ed un timoroso rispetto nei confronti della Banca
centrale che non ci pensò due volte a tradire la gente comune. In Francia il problema è sempre presente; dopo la nazionalizzazione
del 1946, la Banca di Francia, anche se non più formalmente posseduta dalle 200 famiglie francesi che ne erano socie fino alla legge
del 1936, ha continuato a falsificare il bilancio, come la nostra, mettendo al passivo la rendita monetaria. Solo per un decennio
quindi, dal 1936 al 1946, sotto al regime del Fronte Popolare, la Francia ha goduto di un vero controllo pubblico sull'ente
d'emissione. Non è un caso: nello stesso periodo avveniva qualcosa di molto simile in Italia, Germania e Giappone. E' il periodo del
fascismo, mai indagato e conosciuto troppo a fondo, che minacciava gli interessi dei banchieri internazionali. Eppure non è difficile
da capire: il regime fascista e quello nazional-socialista, in Germania, avevano stretto un patto con gli industriali - il corporativismo -
per restituire allo stato la sovranità monetaria in cambio di politiche favorevoli all'imprenditoria privata. Non si tratta di ideologia
politica, è per questo che gli industriali come Ford ed altri, nonché alcuni banchieri progressisti, avevano finanziato quei regimi fin
dall'inizio. Lo stato e gli industriali ledevano gli interessi dei banchieri feudatari, attraverso patti commerciali diretti per
l'esportazione, basati su quello che oggi si chiama "counter trade", ovvero un sistema di compensazione senza denaro simile ad un
baratto evoluto. I banchieri feudatari anglo-americani dovevano assolutamente fermare questa deriva. Quelli inglesi perché temevano
di perdere l'arma monetaria che teneva insieme l'impero, quelli americani perché speravano così di poi potersi impossessare
dell'impero inglese. Questi sono i presupposti della famosa conferenza di Bretton Woods (United Nations Monetary and Financial
Conference), tenutasi dal primo al 22 luglio 1944 negli Stati Uniti, ancor prima che fosse finita ufficialmente la seconda guerra
mondiale. Non si ha ancora la lista ufficiale di chi esattamente partecipò a quella conferenza, né si trovano testi degli accordi o
verbali delle discussioni che vi furono tenute. Si parla di 730-740 persone come delegati di 44 paesi... ma dalle foto in possesso del
Fondo Monetario Internazionale, non si direbbe più di 200 persone. Comunque, la discussione e la trattativa sulle nuove fondamenta
del sistema economico internazionale, avvenne sostanzialmente tra l'Inghilterra e gli Stati Uniti: tra John Maynard Keynes e Harry
Dexter White. Keynes puntava su un sistema più equiparato tra le varie nazioni alleate, attraverso una camera di compensazione
internazionale ed una super-valuta chiamata Bancor (3), mentre White propendeva assolutamente per un sistema mondiale dollaro-
centrico, mantenendo agli USA il potere di veto sia sulle decisioni della Banca Mondiale che su quelle del Fondo Monetario
Internazionale, le due istituzioni che nacquero dalla conferenza (4). L'Italia, la Germania ed il Giappone, ovviamente non
parteciparono, non essendo ancora passate tra gli "alleati". La soluzione di Keynes era obiettivamente più interessante, da un punto di
vista dell'equilibrio economico, e sarebbe una via da tentare ancor oggi, viste le similitudini con la situazione del tempo. Allora i
bombardamenti avevano distrutto mezz'Europa, oggi sono i derivati "tossici" che virtualmente hanno ottenuto lo stesso risultato. Con
la fine della seconda guerra mondiale, molte ex-colonie dell'impero ottengono una libertà fittizia, poiché è il signoraggio sulle
monete che mantiene ben stretto il cappio del reale potere imperiale. Le ex-colonie francesi rimangono legato alla Banca di Francia,
quelle inglesi alla Banca d'Inghilterra. Il meccanismo utilizzato si chiama "currency board" e consiste nel garantire la moneta locale
con riserve nella moneta dominante al 100%. Questo vuol dire che quando la banca centrale locale vuole emettere valuta, deve
tenere a riserva un equivalente cifra nella moneta colonizzante. In questo modo il nuovo potere d'acquisto passa in modo poco
visibile, alla banca colonizzatrice. Infatti, mentre la banca centrale locale deve mantenere le riserve e conservarle da parte
("sterilizzate"), la banca centrale straniera userà la valuta locale ottenuta in cambio per espropriare beni reali al paese in regime di
currency board. Il popolo avrà un'impressione di sovranità legata alle banconote emesse dal paese, mentre la rendita monetaria andrà
alla banca centrale straniera di turno. Nel caso del dollaro, questo meccanismo truffaldino si chiama "dollarizzazione" (5). Una volta
capiti i trucchi principali permessi dalla legalizzazione dell'egemonia sull'emissione di moneta fittizia, diventa molto più semplice
capire la politica economica dietro ai vari conflitti del mondo. La comprensione del sistema permette di decifrare l'importanza, ad
esempio, del ruolo avuto dall'emissione delle AM-Lire (6) in Italia allo scopo di conquistare definitivamente il paese. Le Am-Lire
verranno poi convertite in Lire dalla stessa Banca d'Italia, a spese della cittadinanza. Fu con le AM-Lire che gli americani
comprarono l'attuale sede dell'Ambasciata statunitense a Roma, Palazzo Margherita in via Veneto, un palazzo progettato dallo stesso
architetto Gaetano Koch che aveva progettato la sede della Banca d'Italia. Ancora misterioso e da indagare rimane il collegamento tra
la stampa e la diffusione di queste "nuove lire d'occupazione", nel 13 luglio 1943, e la riunione del Gran Consiglio del fascismo che
estromise Mussolini, il 24 luglio 1943.
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Di certo sappiamo che ne dovevano aver stampate parecchie, perché seguì un'inflazione galoppante che durante il fascismo non s'era
ancora vista. I francesi furono francamente più furbi: il generale Charles De Gaulle rifiutò la cartamoneta emessa dagli americani, gli
AM-franchi della AMGOT, e la dichiarò moneta contraffatta. Difatti, il 9 luglio 1944, il generale Bernard Law Montgomery disse:
"Cos'è questa confusione per i biglietti che abbiamo portato? Mi viene detto che la gente non li vuole. La gente deve accettarli,
dobbiamo costringerli ad accettare queste note. Questa è moneta buona: questa è la nostra moneta!" (in originale: "What the fuss
with the notes we have brought? I have been told that people don't want them. People must accept them, we must force them to
accept those notes. That is good money: that is our money!"). Ma di fatto non ebbero circolazione e l'episodio contribuì a creare un
clima teso, tra Francia e USA, nel dopoguerra.
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La storia del dopoguerra italiano è segnata dal ruolo dell'IRI (in particolare, dell'ENI), di Mediobanca e della Banca d'Italia, con
l'influenza esterna del gruppo di riferimento della statunitense Federal Reserve (7) che finanziava i partiti anti-comunisti, e del
gruppo del Cremlino referente della GOS Bank sovietica (8), che finanziava quelli filo-comunisti. L'uomo di paglia e prestanome
della Gosbank in occidente fu il famoso Armand Hammer (9), diventato in seguito, ovviamente, plurimiliardario. L'uomo comune
rimarrebbe stupito di quante improvvise fortune di personaggi spuntati come funghi, siano spesso legate all'attività frenetica del
riciclaggio della rendita monetaria da parte delle banche centrali. Come dice bene Filippo Ghira (10): "Prima dell’avvio del processo
di privatizzazione delle banche pubbliche italiane, nel 1990, il controllo su Via Nazionale, almeno formalmente, era esercitato dallo
Stato. I principali azionisti di Via Nazionale erano infatti le tre banche d’interesse nazionale controllate dall’IRI e quindi dal Tesoro
(Banca Commerciale, Credito Italiano e Banco di Roma) e i sei istituti di credito di diritto pubblico (Banco di Sicilia, Banco di
Sardegna, Banco di Napoli, Banca Nazionale del Lavoro, Istituto San Paolo di Torino e Monte dei Paschi di Siena). Anche queste
controllate dal Tesoro. A queste si aggiungevano banche più piccole e altri azionisti “storici” come le Assicurazioni Generali, l’Inps
e la Fiat. Lo Stato e quindi il governo, attraverso il Tesoro, era il primo azionista di Via Nazionale e come tale aveva il potere di
indicarne i vertici agli azionisti (pubblici) che provvedevano poi alla nomina formale. In realtà poi, in conseguenza di accordi e di
regole non scritte e del mantenimento di equilibri tra la finanza “cattolica” e quella “laica”, sia a livello nazionale che
internazionale, la scelta cadeva sempre su una personalità gradita a quest’ultima. La situazione cambiò quando si iniziò a far
passare le banche dalla proprietà pubblica a quella privata. In quel periodo che sancì il passaggio dalla Prima alla Seconda
Repubblica pochi si posero il problema su quale dovesse essere la sorte delle quote azionarie possedute in Via Nazionale. Mentre
quelli che potevano e dovevano aprire bocca, i ministri del Tesoro dei governi di transizione del quinquennio 1990-1994, preferirono
tacere e restare colpevolmente alla finestra. Finì così per realizzarsi un autentico scippo. Le azioni della Banca d’Italia, di fatto e di
diritto un’istituzione pubblica creata con il preciso fine di difendere l’interesse nazionale, quindi l’interesse di tutti, vennero infatti
trasferite a società bancarie private, portate quindi a fare gli interessi dei propri azionisti privati. Un cambiamento non da poco e
che accomuna l’Italia, guarda caso, alla realtà statunitense dove sono le banche private ad essere gli azionisti della Federal
Reserve, l’unico soggetto autorizzato ad stampare ed emettere moneta e che fu messo in condizione di farlo grazie ad un autentico
colpo di mano realizzato all’inizio del secolo scorso. E’ appena il caso di ricordare che il disegno di legge Tremonti sul risparmio,
che di fatto dimissionò l’ex governatore Antonio Fazio, prevedeva tra l’altro che entro il gennaio del 2009 le quote delle banche in
Via Nazionale tornassero di proprietà del Tesoro o altri enti pubblici ad un prezzo di vendita stabilito dallo stesso Ministero". Ancora
oggi (14 giugno 2009), la questione del trasferimento delle quote della Banca d'Italia, un passo importante per rientrare in possesso
del signoraggio monetario, è rimasta sospesa. La Banca d'Italia aleggia dietro gli episodi più oscuri della Repubblica Italiana. Se
esiste un potere occulto, in questo paese, non può che essere quello di un sistema bancario opaco, se non criminale, che ha gestito
sicuramente tutti i passaggi di denaro della megacorruzione del paese evidenziata dal pool di Mani Pulite. Scrive Gian Trepp (11):
"Dalla fine della seconda guerra mondiale l'Italia ha vissuto una serie ininterrotta di scandali, affaires e congiure. I poteri segreti
che agivano fuori di ogni controllo erano qui più forti che in ogni altra democrazia rappresentativa europea. (12) La corruzione
moderna in Italia risale all'inizio della guerra fredda, a metà del 1946. Fu allora che si inasprì la critica degli USA nei confronti dei
ministri comunisti, che avevano assunto l'incarico al crollo del fascismo nell'Italia del nord, e culminò nella richiesta ultimativa di
estromettere il PCI dal governo. Questa domanda non fu tuttavia facile da soddisfare da parte dei sostenitori degli USA. I comunisti
si accrebbero soprattutto nel Norditalia industrializzato, divenendo la forza organizzata più forte. Il segretario generale del PCI,
Palmiro Togliatti, fu ministro della giustizia dal 1945 al 1948, inoltre i comunisti ricoprirono altri tre ministeri e fornirono diversi
segretari di stato. Nata nel 1945 dalla fusione di diverse correnti cattoliche, la Democrazia Cristiana (DC) sotto Alcide De Gasperi,
segretario Giulio Andreotti, era troppo debole nell'Italia del Nord per poter escludere i comunisti. Per rafforzare la loro base al
Nord, De Gasperi e Andreotti cercarono di copiare la politica sociale progressista dei comunisti. Contemporaneamente lavoravano
con tutte le loro forze per indebolirli. Gli USA promossero questa politica. L'Italia fu, insieme alla Francia e alla Grecia, il fronte
principale della guerra contro il comunismo nell'Europa occidentale". Però Gian Trepp non spinge la sua analisi sino ad individuare
nel sistema bancario stesso il vero mandante - piuttosto che il semplice complice - di tutta una serie di episodi efferati. Se alla
pubblica opinione gli esecutori di omicidi di banchieri eccellenti - come Roberto Calvi o Michele Sindona - vengono indicati nella
criminalità più o meno mafiosa, i veri mandanti, assai probabilmente riconoscibili nei frequentatori dei salotti buoni delle (50?)
famiglie italiane del signoraggio bancario, non vengono mai scoperti. Ricordiamoci che la storia la scrivono gli assassini. I vincenti
vengono chiamati "finanzieri", "industriali", "banchieri", "partigiani"; i perdenti sono definiti "affaristi", "faccendieri", "truffatori",
"terroristi", etc. Molti di quelli che si sono avvicinati alla verità sull'origine di tante insperate ricchezze, o sono stati eliminati
fisicamente, o hanno fatto grandi carriere in cambio dell'omertà (giornalisti, magistrati, sindacalisti, politici, poliziotti, economisti,
agenti segreti, etc.). Dunque, tornando alle origini recenti del sistema, notiamo che il potere monetario rimane il più possibile
ingessato e che i grandi cambiamenti avvengono con cadenza circa trentennale: Bretton Woods (1944), fine del gold standard del
dollaro (1971-1973), introduzione dell'euro (1991-2001). Quindi, sarebbe logico aspettarsi un prossimo cambiamento radicale (13)
intorno al 2030. Tuttavia, già a dieci anni dalla sua introduzione, l'euro sta rivelando la sua vera faccia di strumento di dominio che, a
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causa della sua architettura d'emissione, come nel più classico dello schema Ponzi (14), deve continuamente espandersi per rimanere
in piedi. Inoltre, la gente comincia a capire a livello globale che c'è qualcosa di profondamente perverso nel sistema monetario
occidentale. Nei prossimi capitoli ne indagheremo alcuni degli aspetti più importanti, a cominciare dalla responsabilità della
magistratura.
Note:
1) Le terre erano state usurpate dai ricchi ai più poveri e offerte ai forestieri per la lavorazione. La legge limitava l'occupazione delle
terre dello stato a 125 ettari e riassegnava le terre eccedenti ai contadini in rovina. Una famiglia nobile poteva avere 500 iugeri di
terreno, più 250 per ogni figlio, ma non più di 1000; I terreni confiscati furono distribuiti in modo che ogni famiglia della plebe
contadina avesse 37 iugeri.
2) Le campagne nell’età comunale (metà sec. XI – metà sec. XIV), a cura di Paolo Cammarosano, Loescher (Documenti della
Storia), Torino 1974
http://www.storia.unive.it/_RM/didattica/fonti/cammarosano/sez3/introduzione1.htm
3) Un sistema praticamente riadattato dal sistema di compensazione utilizzato dalla Germania di Hitler all'interno dei paesi dell'asse
ROBERTO (Roma - Berlino - Tokio).
4) Ne parlo in dettaglio in "O la banca o la vita", op. cit.
5) Invito qui il lettore che volesse approfondire, a cercare su internet "dollarization" e "seigniorage" (dollarizzazione e signoraggio, in
inglese; in francese è: "dollarisation" e "seigneuriage") per trovarne riscontro in numerosi documenti. Per i casi coinvolgenti la Banca
Centrale Europea, ad esempio nella ex-Yugoslavia, cercare: "eurizzazione" ("eurization").
6) L'Am-lira - ovvero Allied Military Currency - è stata la valuta che l'AMGOT - Allied Military Government of Occupied
Territories, ovvero: Governo Militare Alleato dei Territori Occupati - mise in circolazione in Italia dopo lo sbarco in Sicilia avvenuto
nella notte tra il 9 e 10 luglio del 1943. Il valore era di 100 "am-lire" per un dollaro degli Stati Uniti. Lo studio di cartamoneta
specifica per l'Italia iniziò nel luglio 1942. La prima emissione (serie 1943) fu stampata dalle tipografie del Bureau of Engraving and
Printing (BEP, autore anche dei disegni modello) e della Forbes Lithograph Corporation (FLC), il valore veniva espresso solo con
cifre numeriche e in italiano, e fu frettolosa e grossolana. Il 13 luglio 1943 sulle banconote furono stampate le scritte LIRA o LIRE e
ISSUED IN ITALY, in precedenza omesse per non far trapelare a quale paese le banconote erano destinate. Con la prima serie furono
emessi i tagli da 1 a 1000 lire; i biglietti da 1, 2, 5 e 10 lire avevano forma quadrata, i tagli superiori da 50, 100, 500 e 1000 lire di
forma rettangolare, dello stesso formato dei dollari. La seconda emissione (serie 1943A) fu stampata solo dalla FLC, e venne
aggiunta l'indicazione in lettere (in italiano ed in inglese) del valore. A causa dell'inflazione galoppante non furono ristampati i
biglietti da 1 e 2 lire, divenuti ormai inutili.
7) Per un'anatomia patologica della Federal Reserve, vedasi: Murray N. Rothbard, The Case Against the Fed, Ludwig Von Mises
Institute, 2007.
8) La Gosbank venne fondata il 16 novembre 1921. Fu la banca centrale russa e, di fatto, l'unica banca ad operare sul territorio
dell'URSS tra gli anni 1930 ed il 1987. Le politiche di credito erano esclusivamente dirette dal governo centrale. Fu il principale
strumento di centralizzazione del potere dell'impero sovietico.
9) Armand Hammer era entrato nel consiglio d'amministrazione della Gosbank nel 1937. Vedi il libro: Edward Jay Epstein, Dossier:
The Secret Life of Armand Hammer, Da Capo Press, 1999.
10) Vedi: "Le banche giocano con l’ingegneria finanziaria", di Filippo Ghira, Rinascita, 5 Maggio 2009
11) Vedi: Swiss Connection, di Gian Trepp, Unionverlag, 1996. Una traduzione in italiano, ancora inedita, si trova qui:
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2009/05/la-svizzera-connection-gian-trepp.html
12) Durante l'occupazione dell'Italia, dopo la seconda guerra mondiale, gli USA si appoggiarono anche alla mafia. Importanti mafiosi
italoamericani, come ad esempio Lucky Luciano, erano stati rilasciati nel 1943 dal carcere negli USA e inviati in Sicilia. La
collaborazione degli occupanti statunitensi con la mafia produsse, nel vuoto economico tra il 1943 e il 1948, soprattutto al sud, un
effetto fortemente corruttore. Il sistema di mercato nero, controllato dalla mafia, divenne presto la base economica del mezzogiorno.
Questa palude fu anche il fondamento economico della nuova classe politica di tutti i partiti, sorta qui dopo il 1945.
13) Come disse più di 100 anni fa il principe di Salina, nel romanzo ‘Il Gattopardo’ di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: tutto deve
cambiare perché tutto rimanga uguale.
14) In criminologia si fa riferimento allo Schema Ponzi per indicare una truffa in cui si raccolgono soldi promettendo dividendi
elevati, dividendi che vengono prelevati direttamente dai nuovi aderenti allo schema secondo un sistema piramidale. Il sistema crolla
quando finiscono i nuovi arrivati e diventa impossibile pagare ulteriormente i dividendi. Per questo è essenziale l'immigrazione
continua di nuovi lavoratori, che pagano nuovi contributi, per mantenere in piedi lo Schema Ponzi del sistema pensionistico italiano,
ma questo è un altro discorso... In realtà Carlo Ponzi negli anni venti del secolo scorso si era messo semplicemente d'accordo con un
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banchiere che praticava la riserva frazionaria, all'epoca al 13%. Ovvero, per ogni 100 dollari che Ponzi versava, il banchiere ne
creava settecento e gliene ritornava 100 per pagare gli interessi. Cinquanta venivano distribuiti ai partecipanti allo schema e 50 se li
teneva Ponzi. Al banchiere rimanevano 600 da prestare e reincassare, oltre agli interessi, tramite il "meccanismo del riflusso" -
ovvero, incassando le rate ripagate periodicamente dai prestatari ed appropriandosene, proprio come fanno ancor oggi le banche. Così
si spiega facilmente perché, anche quando ormai i quotidiani avevano montato uno scandalo descrivendo però il sistema come,
appunto, uno Schema Ponzi tradizionale, la società di Ponzi riusciva ancora senza problema a rimborsare i clienti sia del capitale che
degli interessi. Nel "vero" schema Ponzi, chi ci rimetteva erano le altre banche concorrenti che non partecipavano allo schema:
mancando dei versamenti della moneta-base della clientela di Ponzi, non potevano innescare l'appropriazione indebita attraverso la
moltiplicazione frazionaria. Bastava che si mettessero d'accordo tra banche, come fanno oggi attraverso la partecipazione in
Bankitalia, per spartirsi proporzionalmente il malloppo, e tutto sarebbe andato "a meraviglia".
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A2) La responsabilità della magistratura (i reati, gli orrori contabili)
"...mentre [l'usuraio] si nutre dell'insolvenza e del controllo
della legislazione, le leggi erano così ingegnosamente
escogitate per creare il debito, come per renderlo lucrativo
una volta contratto... Mentre i capitalisti possedevano i
Tribunali ed amministravano la giustizia, essi avevano i mezzi
a portata di mano per rovinare qualsiasi plebeo la cui proprietà
risultasse appetibile."
- Brooks Adams -
Nei miei precedenti testi ho descritto i meccanismi del signoraggio privato e del riflusso bancario, nonché il metodo di occultamento
degli illeciti profitti tramite le camere internazionali di compensazione [1]. Ho descritto le violazioni costituzionali nell'esercizio
della politica monetaria in Italia, gli effetti del debito sui diritti umani a livello internazionale e gli scandalosi protocolli di
Francoforte che sottraggono la Banca Centrale Europea a qualsiasi efficace sistema di auditing e di monitoraggio, concedendo
un'immunità ai suoi dipendenti addirittura superiore a quella concessa agli stessi parlamentari europei [2]. Mi aspettavo la creazione
di una commissione d'inchiesta, di un pool di magistrati che indagasse su Bancopoli: niente. E' successo solamente quello che un
sistema del genere avrebbe logicamente lasciato prevedere: una crisi di fiducia globale nelle istituzioni bancarie e, di riflesso, nei
governi, indifferenti, che hanno lasciato i dirigenti bancari rubare il possibile, per poi correre in loro soccorso a rimpinguare il bottino
a spese del contribuente. Ci sono stati, è vero, avvocati e commercialisti che hanno cominciato ad interrogarsi sulle disfunzioni del
sistema. Tra gli avvocati, in particolare, sembra che si sia accesa una miccia intellettuale e quello che posso sperare è che, quando
magari pranzano o cenano con gli amici magistrati, vogliano - bontà loro - cominciare ad accennare ai risvolti giuridici, penali e
civili, che tutto ciò comporta. Questo capitolo è destinato proprio alla categoria dei giuristi - e dei loro clienti - affinché possano
trovare spunti per una propria difesa, almeno. Quando un giorno qualcuno chiederà loro: voi dove eravate? Quindi, tratterò quattro
punti degni di nota, dai quali poi discendono una serie di reati e delitti che lascio indovinare al lettore:
- la situazione in merito all'ignoranza delle argomentazioni giuridiche rispetto alla riserva frazionaria;
- l'usura nei finanziamenti bancari dal punto di vista civile e penale;
- la questione - anch'essa di lunga data - della falsificazione dei bilanci bancari;
- la questione del signoraggio privato sulla moneta pubblica
.
Ho volutamente tralasciato altri aspetti più comuni, di secondaria importanza oppure già ampiamente trattati, perché si tratta di
argomenti abbastanza noti ed ormai a conoscenza del vasto pubblico (basta leggere i giornali). Lo scopo più importante del capitolo,
al di là se poi dia la stura o meno a dei procedimenti giudiziari, è di ammonire chi progetta una riforma monetaria e bancaria - o
semplicemente l'adozione di monete locali e/o complementari - affinché non si ripetano gli "errori" già commessi nel passato.
L'ignoranza delle argomentazioni giuridiche
I teorici della riserva frazionaria bancaria tendono ad escludere le considerazioni giuridiche dalle loro analisi [3]. Essi non riescono a
vedere che lo studio delle questioni bancarie deve essere soprattutto multidisciplinare ed inoltre sottovalutano la stretta connessione
teorica e pratica tra gli aspetti giuridici ed economici di tutti i processi sociali. In questo modo, i teorici del "free-banking" perdono di
vista il fatto che la riserva frazionaria bancaria comporta una impossibilità logica da un punto di vista giuridico. Infatti, ogni prestito
bancario concesso a fronte di fondi presenti in depositi a vista, risulta in una duplice disponibilità della stessa quantità di denaro: la
stessa identica quantità di denaro diventa accessibile sia al depositante originale che per il mutuatario che riceve il prestito.
Ovviamente, la stessa sostanza non può essere a disposizione di due persone contemporaneamente: il concedere la disponibilità di
qualcosa per una seconda persona, mentre rimane ancora disponibile per la prima, è un atto fraudolento. [4]
Tale atto costituisce chiaramente un atto di appropriazione indebita e di frode, reati commessi già durante le prime fasi dello sviluppo
del moderno sistema bancario. Una volta che i banchieri hanno ottenuto, attraverso i governi, il privilegio di operare con una riserva
frazionaria, dal punto di vista del diritto positivo questo metodo bancario ha cessato di essere un crimine. Quando i cittadini agiscono
in un sistema sostenuto dalla legge in questo modo, si deve escludere la possibilità di agire penalmente contro la frode. Tuttavia,
questo privilegio non veste il contratto bancario di deposito monetario di una adeguata natura giuridica. Piuttosto, è vero il contrario.
Nella maggior parte dei casi questo contratto è nullo, a causa di una discrepanza in merito al suo oggetto: i depositanti vedono
l'operazione come un deposito, mentre i banchieri lo vedono come un prestito. Secondo i principi generali del diritto, ogni volta che
le parti coinvolte in una transazione hanno convinzioni conflittuali circa la natura del contratto stipulato, il contratto è nullo (error in
negotio). Inoltre, anche se i depositanti e i funzionari di banca avessero convenuto che la loro operazione riveste la caratteristica di un
prestito, la natura giuridica del contratto bancario di deposito monetario non sarebbe più quella appropriata. Da un punto di vista
economico, è cosa nota che è teoricamente impossibile per le banche di restituire, in ogni circostanza, i depositi a loro affidati oltre
l'importo della riserva di cui esse stesse dispongono. Inoltre, questa impossibilità è aggravata nella misura in cui la stessa pratica
bancaria corrente della riserva frazionaria tende a provocare crisi e recessioni economiche che, ripetutamente, mettono a repentaglio
la solvibilità delle banche. Secondo i principi generali del diritto, i contratti impossibili da adempiere nella realtà sono anche nulli e
senza effetto. Ogni contratto assurdo, e cioè che non può portare alcun effetto sperato alla parte che lo ha concluso, perché il suo
oggetto non è materialmente o giuridicamente raggiungibile, si definisce, in diritto, “contratto impossibile”. Esempi di contratto
impossibile sono “ti vendo un appezzamento di terreno su Marte o un bene demaniale”, “ti affitto un’onda dell’oceano”, “ti pago se
mi fai parlare con Napoleone” etc. Un ulteriore esempio di contratto impossibile è quello che pretende un pagamento di un premio
assicurativo a fronte di una copertura del tutto inesistente. Non posso, in pratica, vendere una polizza che non ti copre. Sarebbe come
farti pagare 200 € all’anno per il risarcimento del danno da incidente stradale sulla Luna. Sarebbe una truffa e nessuna legge può
avvalorare una pratica truffaldina. Tali contratti impossibili non possono nemmeno essere considerati tali dal diritto: essi sono affetti
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da radicale nullità ed obbligano alla immediata restituzione del prezzo. Solamente un obbligo di riserva al 100%, che potrebbe
garantire la restituzione di tutti i depositi in ogni momento, o il sostegno di una banca centrale, che potrebbe fornire tutta la liquidità
necessaria in tempi di difficoltà, potrebbero rendere possibili e validi tali contratti di "prestito" (con un accordo per la restituzione del
valore nominale in qualsiasi momento). L'argomento che i contratti bancari di deposito monetario sono impossibili da onorare solo
periodicamente ed in casi estremi, non può riscattare la natura giuridica del contratto, poiché la pratica bancaria della riserva
frazionaria costituisce una violazione dell'ordine pubblico e danneggia i terzi. In realtà, poiché la pratica bancaria della riserva
frazionaria espande i prestiti bancari senza il sostegno di un risparmio reale, essa distorce la struttura della produzione in quanto
porta i destinatari del prestito, gli imprenditori ingannati dalla maggiore flessibilità delle condizioni di credito, a fare investimenti non
produttivi. Con l'avvento, a questo punto, dell'inevitabile crisi economica, gli imprenditori sono costretti a bloccare e liquidare questi
progetti di investimento. Ne risultano elevati costi economici, sociali e personali, che dovranno essere sostenuti non solo da
imprenditori "colpevoli" di presunti errori, ma anche da tutti gli altri agenti economici coinvolti nel processo della produzione (i
lavoratori, i fornitori, etc.). Pertanto non si può sostenere che, come fanno il White, il Selgin ed altri, in una società libera le banche
ed i loro clienti debbano essere liberi di fare gli accordi contrattuali che essi ritengono più appropriati. [5] Perché, anche se fosse
trovato un accordo soddisfacente per entrambe le parti, esso non è valido se rappresenta un abuso del diritto e se danneggia terze
parti, disturbando, quindi, l'ordine pubblico. Questo varrebbe per i depositi bancari monetari che si svolgono in un sistema di riserva
frazionaria ed in cui, contrariamente alla norma, entrambe le parti fossero pienamente consapevoli della vera natura giuridica e delle
implicazioni di tale accordo. Hans-Hermann Hoppe [6] spiega che questo tipo di contratto è dannoso per i terzi in almeno tre modi
diversi. In primo luogo, l'espansione del credito aumenta la quantità di moneta e, di conseguenza, diminuisce il potere d'acquisto
delle unità monetarie detenute da tutti gli altri con saldi in contanti: delle persone, cioè, le cui unità monetarie perdono in potere
d'acquisto in relazione al valore che avrebbero avuto in assenza dell'espansione del credito. In secondo luogo, i depositanti, in
generale, sono lesi, poiché il processo di espansione del credito riduce la probabilità che, in assenza di una banca centrale, essi siano
in grado di recuperare tutte le unità monetarie originariamente depositate; se invece esiste una banca centrale, i depositanti vengono
lo stesso ingannati in quanto, anche se è garantito il rimborso dei loro depositi, in qualsiasi momento, nessuno può garantire loro che
saranno rimborsati in unità monetarie con potere d'acquisto identico (non diminuito) rispetto all'originale. In terzo luogo, vengono
lesi tutti gli altri mutuatari e tutti gli agenti economici in quanto la creazione di credito fiduciario e la sua iniezione nel sistema
economico, mette a repentaglio l'intero sistema del credito e distorce la struttura della produzione. Aumenta così il rischio che gli
imprenditori avviino progetti che non andranno a buon fine, nel processo del loro completamento, causando indicibili sofferenze
umane quando l'espansione del credito rientrerà nella fase della recessione economica (quando, cioè, verrà richiesto di "rientrare" in
massa dalle esposizioni creditizie).[7] In un sistema bancario libero, quando il potere d'acquisto del denaro declina in relazione al
valore che la moneta avrebbe, se il credito non fosse stato esteso in un ambiente di riserva frazionaria, i partecipanti (i depositanti e,
soprattutto, i banchieri) agiscono a danno di terzi. La definizione stessa della moneta, quale mezzo di scambio universale della
società, rivela che qualsiasi sua manipolazione eserciterà effetti negativi su quasi tutti i terzi partecipanti in tutto il sistema economico
(tutti fuorché i manipolatori stessi, finché la gente non prende consapevolezza, non si accorge chi sono e non reagisce...). Pertanto,
non importa se i depositanti, i banchieri, ed i mutuatari, raggiungono o non raggiungono volontariamente degli accordi specifici, se,
attraverso la riserva frazionaria bancaria, tali accordi influenzano il denaro e procurano un danno generale al pubblico (ai terzi). Tale
danno rende il contratto nullo e vuoto, a causa del suo effetto sull'ordine pubblico. [8] Economicamente parlando, gli effetti
qualitativi dell'espansione del credito sono identici a quelli del reato di falsificazione delle banconote e delle monete, reati previsti,
per esempio, dagli articoli 453 e seguenti del codice penale italiano.[9] Entrambi gli atti comportano la creazione di denaro, la
redistribuzione del reddito a favore di alcuni cittadini ed a scapito di tutti gli altri, e la distorsione della struttura produttiva. Tuttavia,
da un punto di vista quantitativo, solo l'espansione del credito può aumentare la quantità di moneta ad un ritmo abbastanza veloce e
su una scala grande abbastanza per nutrire una crescita artificiale e provocare una recessione. Nel confronto all'espansione del credito
in un sistema bancario a riserva frazionaria e la manipolazione di fondi da parte dei governi e delle banche centrali, il reato di
falsificazione di monete è un gioco da ragazzi, con conseguenze sociali praticamente impercettibili. Le suddette considerazioni
giuridiche non hanno mancato di influenzare il White, il Selgin, ed altri moderni teorici della libera pratica bancaria: essi hanno
proposto, come ultima linea di difesa per garantire la stabilità del loro sistema, che le "libere" banche stabiliscano una clausola di
"salvaguardia" sulle loro banconote e sui depositi a vista, una clausola per informare i clienti che la banca può decidere in qualsiasi
momento di sospendere o di rinviare la restituzione dei depositi od il pagamento di banconote in contanti.[10] Chiaramente
l'introduzione di questa clausola significherebbe eliminare dai corrispondenti strumenti una caratteristica importante del denaro: una
liquidità perfetta, vale a dire, immediata, completa e non condizionata. Così non solo i depositanti verrebbero costretti a diventare
finanziatori forzati secondo la volontà del banchiere, ma il deposito diventerebbe un tipo di contratto aleatorio, o d'azzardo, in cui la
possibilità concreta di ritirare il denaro depositato dipenderebbe dalle circostanze particolari di ogni momento. Può non esserci
obiezione alcuna alla decisione volontaria di alcune parti di stipulare un tale contratto aleatorio atipico come quello di cui sopra.
Tuttavia, anche se venisse introdotta una clausola di "salvaguardia" ed i partecipanti (i banchieri ed i loro clienti) ne fossero
perfettamente consapevoli, nella misura in cui queste persone e tutti gli altri agenti economici soggettivamente considerassero i
depositi a vista e le banconote come perfetti sostituti monetari, la clausola in questione sarebbe solamente capace di prevenire
l'immediata sospensione dei pagamenti o il fallimento delle banche nel caso di una corsa agli sportelli. Ma non sarebbe sufficiente ad
impedire il ripetersi di tutti i processi di espansione, crisi e recessione che sono tipici del settore bancario in un sistema di riserva
frazionaria e che danneggiano gravemente i terzi e perturbano l'ordine pubblico. (Non importa quali "clausole opzionali" siano
incluse nei contratti, se il grande pubblico considera i suddetti strumenti quali perfetti sostituti denaro, liquidi ed esigibili.) Quindi, al
massimo, le clausole opzionali possono proteggere le banche, ma non la società nel suo insieme, né il sistema economico, dalle
successive fasi di espansione del credito, crescita e recessione. Pertanto, l'ultima linea di difesa del White e del Selgin, non abolisce
in nessun modo il fatto che la riserva frazionaria bancaria infligga danni gravi e sistematici a terzi e che sconvolga l'ordine pubblico.
[11]
18
L’usura è un illecito penale e civile anche nei finanziamenti bancari
(Questo testo è un contributo elaborato e messo gentilmente a disposizione da Gianni Frescura)
Molti magistrati (giudici e p.m.), avvocati, consulenti e soprattutto i responsabili degli istituti di credito, quando si parla di usura,
ritengono che la questione non abbia una rilevanza pratica nelle operazioni di credito bancario, in quanto i funzionari delle banche
(generalmente) seguono le procedure previste dalla Banca d’Italia e pertanto, anche nell’ipotesi in cui, per un caso fortuito, il tasso
globalmente applicato dalla banca superi il limite di legge (il tasso globale medio pubblicato trimestralmente in Gazzetta Ufficcialei.
aumentato del 50%) il reato non si verifica perché, in ogni caso, mancherebbe il dolo.
Secondo la comune opinione dei giuristi, gli amministratori, i dirigenti ed i funzionari di banca infatti, abitualmente, rispettano tutte
le normative sul credito e le circolari della Banca d’Italia; nessuno di loro opera con l’intenzione di applicare alla clientela tassi
usurari e pertanto non si può verificare il reato di usura nei finanziamenti bancari e, di conseguenza, non ci sarebbe nemmeno
l’illecito civile.
Questa convinzione, a mio avviso, è moralmente [12] e giuridicamente infondata.
Bisogna premettere che il reato di usura, sia nella fattispecie di usura “oggettiva” che in quella “soggettiva” [13], a differenza della
maggior parte dei reati non si configura per l’esistenza o meno di un fatto (naturale) causato, dolosamente o colpevolmente, da una
persona (reo), ma si concretizza semplicemente con l’instaurarsi tra le parti di un rapporto (giuridico) sinallagmatico (un
accordo che prevede obbligazioni reciproche).
Il comportamento penalmente [14] e civilisticamente [15] sanzionato infatti consiste, in ogni caso, nel “farsi dare o promettere ...
in corrispettivo di una prestazione di denaro interessi usurari“, cioè nell’aver incassato/preteso interessi superiori al limite di legge
o che risultino comunque sproporzionati (rispetto al capitale), quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà
economica o finanziaria.
E’ fuori discussione che le parti di un contratto usurario non debbano necessariamente essere persone fisiche, ma possano
benissimo essere anche persone giuridiche: banca o finanziaria, come soggetto che si fa “dare o promettere la prestazione usuraria”
(danaro o altra utilità) da un lato, e impresa societaria o ente (pubblico o privato), che “consegna o promette di dare interessi usurari”
dall’altro lato del rapporto sinallagmatico usurario [16].
L’usura è infatti un “reato contratto“, non un “reato in contratto” [17], ciò significa che l’usura non è un reato che si commette
“attraverso” un contratto di per sé lecito, come ad esempio una truffa; il reato di usura esiste in quanto esiste il contratto usurario:
la legge, sia penale che civile, punisce il fatto (giuridico) della conclusione del contratto con cui si chiedono interessi (globali)
usurari, cioè interessi che, considerate anche le commissioni e le spese, siano complessivamente superiori al tasso limite oppure
inferiori, ma sproporzionati; la legge non punisce il fatto (naturale) che qualcuno chieda, con un contratto (lecito), degli interessi
illeciti (usurari).
Ciò significa che il reato e l’illecito civile, si commettono già con la stipula del contratto (e proseguono poi con la successiva
evoluzione del rapporto [18]), non dipendono dall’azione di una o più persone determinate, come ad esempio, nella truffa dove,
stipulato un regolare accordo preliminare, si consegnano i soldi per l’acquisto della fontana di Trevi (se però il venditore non è
consapevole che si tratta di un bene demaniale, il reato logicamente non esiste).
Nell’usura invece, accertata l’esistenza dell’accordo (contratto) di finanziamento e accertato il tasso usurario, sono accertati sia il
fatto penalmente rilevante (il reato) che l’illecito civile, anche se colui che sottoscrive il contratto, per conto dell’istituto di credito,
non è consapevole che il tasso globale concordato è usuraio; l’accertamento degli eventuali colpevoli sarà oggetto di un’indagine
ulteriore, di competenza (questa si) esclusivamente penale.
In sede civile le conseguenze dell’accertamento della dazione/richiesta di interessi usurai non richiedono necessariamente
l’individuazione di un colpevole, ma sono direttamente applicabili alla fattispecie concreta e pertanto, nel caso un’operazione
bancaria risulti viziata da usura, si provvederà al ricalcolo del saldo, sottraendo, dal totale a debito, le somme relative agli interessi
globali (interessi nominali, commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse) [19]
riconosciuti come usurai, cioè superiori al tasso soglia (usura oggettiva) o squilibrati (usura soggettiva), in ogni periodo in cui questi
interessi sono stati corrisposti/promessi; in ogni trimestre, nel caso dei saldi dei conti correnti, il nuovo saldo sarà pertanto diverso da
quello indicato dalla banca.
Espressamente il primo comma dell’art. 1 della legge 24/01 ha specificato che “ai fini dell’applicazione dell’articolo 644 del
codice penale e dell’articolo 1815, secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite
stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti” ed è pertanto evidente che il contratto è
l’elemento fondamentale del rapporto che il magistrato (civile o penale) ed il suo consulente tecnico, devono necessariamente
esaminare per verificarne l’eventuale usurarietà (il tasso usuraio discende da accordi usurai, non il contrario !).
Una perizia a regola d’arte, nel caso di verifica dell’usura in finanziamenti bancari, non può limitarsi al mero calcolo del tasso
globale (taeg) risultante dagli estratti conto, ma dovrà partire dall’esame dei rapporti giuridici (contratti) esistenti tra le parti [20].
Tenuto conto di quanto illustrato sul “reato contratto” è inoppugnabile sostenere che i risvolti civilistici e amministrativi dell’usura
sono indipendenti dall’elemento soggettivo dell’aspetto strettamente penale della fattispecie, comprese le questioni dell’errore sulla
norma e del principio di legalità [21].
19
A mio avviso, pertanto, l’eventuale archiviazione della notizia del reato di usura, per mancanza del dolo nel soggetto iscritto nel
registro degli indagati (come spesso fanno i PM che svolgono accertamenti sulle denunce per usura bancaria presentate da piccoli
imprenditori[22]) o l’assoluzione per non aver commesso il fatto, come nel caso della sentenza De Masi [23], è ininfluente nelle
altre sedi.
Il PM, in questi casi, dovrebbe logicamente continuare l’indagine contro ignoti (o iscrivere altri soggetti, se nelle indagini emergono
altri nomi) [24], quando l’usura nel contratto è stata comunque accertata, cioè quando è stato accertato che, nel rapporto
giuridico (sinallagmatico) oggetto della denuncia penale, sono stati dati o pretesi interessi “superiori al limite di legge“ o che
risultano “comunque sproporzionati rispetto alle prestazioni di denaro (al capitale) ... quando chi li ha dati o promessi si trova in
condizioni di difficoltà economica o finanziaria“.
Se l’accertamento dell’esistenza di un contratto usuraio, oggettivo (supero del limite) o soggettivo (sproporzione), si verifica invece
in sede civile, sia in un procedimento di cognizione, che in un’esecuzione (mobiliare o immobiliare), a mio avviso, il giudice
dovrebbe trasmettere il fascicolo alla Procura, come prevede il quarto comma dell’art. 331 del c.p.p., essendo l’usura un reato
perseguibile d’ufficio [25]; nel caso di accertamento tecnico preventivo per evitare una lite (art. 696/bis c.p.c. [26]) sarà invece
lo stesso c.t.u. ad effettuare la segnalazione del reato.
Logicamente si applicherà la sanzione dell’art. 1815 c.c. [non sono dovuti gli interessi (globali) se c'è usura], indipendentemente
dall’individuazione di un colpevole del reato, cioè senza che sia necessario accertare il dolo, stante, nella fattispecie, l’indiscutibile
autonomia dell’ordinamento civile [27].
Si deve sottolineare che, fin dall’iscrizione nel registro delle notizie di reato, imprenditori e professionisti che denunciano alla
magistratura l’usura (anche bancaria [28]) hanno accesso ai seguenti benefici: concessione di un mutuo senza interesse (art. 14,
secondo comma, legge 108/96) [29] e sospensione dei termini (art. 20, legge 44/99) [30], indipendentemente dall’accertamento
degli autori materiali del reato.
Questi benefici sono però connessi all’espletamento delle indagini ed al proseguo dell’iter giudiziario e decadono solo quando il reato
viene escluso in via definitiva, cioè solo se viene accertato, in sede civile o penale, che il contratto non è usuraio, cioè che il tasso
globale (taeg) non supera il tasso soglia o che non c’è stato approfittamento delle condizioni di difficoltà economica o finanziaria del
debitore (quando il tasso globale è inferiore al tasso soglia)[31].
Per quanto attiene all’aspetto soggettivo del reato di usura, la maggior parte degli interpreti ritiene sia sufficiente il dolo generico,
cioè la coscienza del soggetto agente di obbligare la parte offesa a corrispondere interessi oltre il limite di legge.
A mio avviso, in particolare nei funzionari addetti ai crediti bancari (concessione o recupero), si dovrebbe anche considerare il dolo
eventuale (accettazione consapevole del rischio di obbligare la vittima a corrispondere interessi oltre il limite), conseguente al fatto
che, in particolare nei finanziamenti che durano nel tempo (come le aperture di credito in conto corrente), chiedendo i corrispettivi
(interessi globali), per il capitale prestato, in varie forme, talvolta anche in modo occulto o indebito (ad es. anatocismo, commissioni
di massimo scoperto non contrattualmente determinate, ecc...), si può logicamente sforare il tasso soglia o avvicinarvisi,
approfittando (di regola) sia dell’ignoranza che della difficoltà economica o finanziaria del debitore.
E’ infatti nella logica bancaria/usuraia aumentare il tasso, cioè far pagare di più il danaro, quando il soggetto è economicamente
o finanziariamente bisognoso e si sottolinea che l’(eventuale) applicazione della clausola anatocistica (il calcolo degli interessi sugli
interessi scaduti), anche se lecita, dimostra, in modo evidente, la volontà di chiedere interessi usurari, visto che l’interesse composto
(matematicamente parlando) tende ad un tasso infinito (che è sicuramente usuraio).
La falsificazione dei bilanci bancari
Una società che pubblica bilanci falsi verrebbe di norma bandita da qualsiasi mercato borsistico [32]. La società potrebbe anche
passare dei guai giudiziari. L'obiettivo è di proteggere il pubblico contro la frode. Ma proprio questa pratica fraudolenta è stata
legalmente ammessa per quanto riguarda le banche, commerciali e di risparmio, e le compagnie di assicurazioni sulla vita. Queste
società possono mettere a bilancio titoli governativi al valore facciale. Un titolo da mille euro può avere una quotazione di mercato di
800 euro o meno: il bilancio della vostra banca mostrerà comunque un valore di mille euro. Lo scopo di questa regolamentazione -
adottata da tutte le agenzie di supervisione statali e federali - nonché dalla stessa SEC (Securities and Exchange Commission,
equivalente alla nostra CONSOB) - è di dare a questi titoli uno stato sacrosanto di garanzia contro le perdite sulla carta. Quindi
questi buoni o titoli vengono promossi ad uno stato assolutamente liquido e sicuro. Gli esaminatori della banca ritengono i titoli del
governo federale, qualsiasi sia la loro scadenza e l'attuale prezzo di mercato, come assetti liquidi primari, proprio come fossero dei
contanti. Più titoli vi sono in portafoglio, più liquida è la banca secondo gli standard dei revisori - senza pensare alle perdite sulla
carta. Non deve quindi destare meraviglia che le banche comprino obbligazioni federali a lungo termine, creando quindi per queste
uno specifico mercato. Il risultato è che con l'aumentare dei tassi d'interesse e col diminuire dei valori degli strumenti finanziari a
medio e lungo termine, il modesto capitale e il surplus indiviso della banca - cioè le riserve meno le perdite - viene compromesso.
Nel caso di alcune banche, viene perso l'intero capitale e tutte le riserve vanno perdute. In alcuni casi, anche parte dei depositi viene
spazzata via.
Il silenzio del mare
Il pubblico non sa niente a proposito di questa triste situazione, Nessun giornale osa parlare di questo né delle pratiche ridicole dei
governi che ne sono alla radice. Il "silenzio del mare" copre tutto. Quelli coinvolti e che ne sono a conoscenza, sperano e pregano che
20
la recessione riduca la pressione sui mercati dei capitali, abbassi i tassi di interesse, alzi la quotazione dei titoli e spazzi via le perdite.
Probabilmente questo accadrà, ma che succederà nel prossimo ciclo? E, soprattutto, per quanto tempo o per quante volte i depositanti
ed i risparmiatori permetteranno a sé stessi di essere ingannati e vittimizzati? Presto o tardi qualsiasi inganno, per quanto furbo o
sottile, viene scoperto e si ritorce contro. Un'ulteriore conseguenza è che il portafoglio titoli delle banche si "congela". Vendendo i
titoli, le banche convertirebbero le perdite sulla carta in perdite reali, con un'impennata se ne venissero liquidate grandi quantità.
Mentre la crescita della fase di boom fa lievitare i tassi d'interesse e guadagnare, la "liquidità primaria" si rileva per essere proprio il
contrario, finché questi titoli non vengono monetizzati dalla - e le relative perdite accollate alla - Federal Reserve. Ma la banca
centrale potrebbe essere restia ad assorbire sia i titoli che le perdite. Quanto sopra veniva denunciato negli anni 1960. Nel 2009 ci
chiediamo cosa abbia colpito le nostre banche. Non c'è mistero. Non si tratta né dei mutui subprime né di altre scorrettezze nelle
pratiche di finanziamento. La crisi bancaria è interamente autoprocurata - o più precisamente, sono le pratiche dei governi che
l'hanno permessa da circa 90 anni: si tratta della falsificazione dei bilanci. Questa pratica non potrà andare avanti per sempre. Il
giorno del giudizio arriva quando al capitale viene richiesto di fare quello che deve fare, ovvero di salvare la banca durante un
temporaneo brutto periodo. Si apre la cassaforte e si scopre che è vuota. Il capitale della banca - quello che leggete a fondo pagina
negli estratti conto mensili - è andato, a causa dei tentativi di coprire le perdite sulla carta con altra carta. La situazione è anche
peggiore, per quanto riguarda la condizione delle nostre banche. I depositi non sono stati ancora colpiti. I correntisti credono di essere
protetti dal governo e dallo schema di assicurazione dei depositi. Ma ecco cosa ci dice l'economista Melchior Palyi a riguardo.
Una discarica per il debito federale
Le agenzie governative che non hanno altra scelta per investire i loro fondi, anche se non sono organi che dipendono dal Tesoro, sono
una discarica per il debito federale. Un caso particolarmente interessante ed attinente è quello del FDIC (Federal Deposit Insurance
Corporation, un organismo paragonabile al nostro Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, FITD). Questo fondo affonda i premi
d'assicurazione pagati dalle banche. in titoli statali a lungo termine, come fondo di garanzia rappresentante meno del 2% dei depositi.
Lo stesso FDIC ha ammesso, nel suo proprio rapporto del 1957, che, in effetti, l'assicurazione sui depositi è rilevante solo nel caso di
una crisi bancaria - nel qual caso non può fare proprio niente. Tutti i suoi fondi sarebbero estinti di colpo se solo una delle prime 8-10
banche dovesse entrare in crisi, per non dire nel caso di una corsa generalizzata agli sportelli. (NdA: Come io stesso rivelai in una
intervista al giornalista Daniele Martinelli, la cosa è simile anche per quanto riguarda il FITD. L'unica cosa che il FITD potrebbe
fare, in caso di rivelazione della crisi, è di telefonare alla banca centrale e dire di accendere le stampanti per le banconote necessarie a
coprire i conti. Ma che senso ha una telefonata così costosa? In realtà, come anche parecchie altre strutture intorno al sistema
bancario, l'unico scopo plausibile del Fondo di Tutela è di far parte di quella carnevalata grottesca messa in scena per nascondere al
pubblico come funziona realmente lo schema d'emissione del denaro dal nulla e la collegata insolvenza patologica delle banche, col
contorno obbligato dei fallimenti forzosi delle realtà effettivamente produttive a causa degli interessi inesigibili). L'impressione del
pubblico è che il governo garantisce i depositi cosa che non fa. Peggio ancora, per ottemperare all'assicurazione di anche solo una
piccola frazione dei depositi "assicurati", il FDIC dovrebbe liquidare le sue stesse attività facendo crollare il mercato dei titoli. Non
solo è una falsa soluzione che serve solo per illudere il pubblico (NdA: e per distribuire un po' di poltrone e prebende alla casta), ma
induce anche le banche a omettere di costruire i propri conti di capitale in modo proprio per la protezione dei depositi. Così esse si
affidano all'assicurazione ed al proprio conto di titoli governativi.
Il cerebroleso piano Geithner
Ora, 50 anni dopo, abbiamo una crisi bancaria piena sotto mano e il FDIC presto affronterà la sua prima vera prova da quando venne
fondato negli anni 1930. La sua "assicurazione" è un mito come suggerito dal Palyi, destinato ad ingannare il pubblico? Ci sono
ampie prove che sia così. Perché le grandi banche di Wall Street non vendono i titoli governativi che hanno in portafoglio prima di
chiedere l'elemosina del salvataggio al Congresso? In questo momento sarebbe stata l'occasione giusta per vendere, poiché i buoni
sono sopravvalutati rispetto al mercato, grazie alla struttura del tasso d'interesse super basso. Non sarà che il mercato dei titoli è
truccato? Non sarà che la quotazione elevata dei titoli è mantenuta artificialmente, per esempio mettendo in tentazione gli speculatori
sui titoli attraverso posizioni lunghe con profitti senza rischi e minacciando di morte istantanea quelli che sono su posizioni a breve -
ovvero l'essenza delle cosiddette operazioni di mercato aperto, come suggerisco da tempo? Questa volta lo scopriremo.
Se esaminate le ultime misure adottate dal Tesoro di Geithner, ci sarebbero motivi d'allarme. Il Segretario del Tesoro Timothy
Geithner ha apertamente invitato gli investitori privati a speculare, senza rischi, comprando assetti tossici del sistema bancario. Il
rischio, se si materializza, viene coperto garantendo, in modo improprio, tramite il patrimonio del FDIC. Se la scommessa funziona,
gli investitori privati possono mantenere gli assetti che hanno comprato a poco prezzo. Altrimenti, il FDIC pagherà il conto e
rimborserà gli investitori per le loro perdite.
Fatemi porre la domanda pià importante: perché gli investitori privati dovrebbero mai speculare, se sono sani di mente, in assetti
tossici che non hanno mercato, dato il fatto che essi già speculano, direttamente e senza rischi, nell'ultimo assetto che è detenuto nel
fondo di garanzia di questi assetti tossici, che ha un mercato nel quale le banche in difficoltà competono con altre banche centrali
estere per i titoli del governo statunitense? Il piano di Geithner è senza cervello ed è destinato a fallire.
Un portafoglio congelato nell'Antartico
Quando fallirà, ci sarà una corsa agli sportelli delle banche. Sarà orribile ed inarrestabile. Solamente un dieci per cento della quantità
di moneta è sotto forma di banconote della Federal Reserve e la gente farà a pugni per averla. Le stampanti saranno accese 24 ore su
24, sette giorni alla settimana, ma non sarà sufficiente per soddisfare la domanda. Apparentemente, gli stranieri stanno già cercando
di incassare le banconote in dollari. Essi potrebbero avere dei depositi in forma di moneta elettronica, ma non li toccherebbero
nemmeno con un palo di dieci metri. Essi vogliono dei dollari che possono toccare.
Non sbagliatevi so questo, dietro questo panico mondiale senza precedenti e la conseguente corsa agli sportelli, c'è il colpo di mano
21
contabile che il governo statunitense ed i suoi revisori bancari hanno adottato dopo il panico del 1921 nel mercato borsistico. Da
allora, le banche commerciali e di risparmio, comprese le compagnie assicurative, vennero autorizzate negli Stati Uniti a tenere a
bilancio i buoni governativi al valore nominale, come se fossero contanti di cassa, senza riguardo per quanto avrebbero potuto
realizzare sul mercato aperto. Di più: le banche e le società d'assicurazione possono anche usarli come delle fiche di gioco d'azzardo,
comprandole e vendendole per incassare guadagni senza rischio. Debbono solo assecondare la Federal Reserve (la FED).
Ogniqualvolta la FED ha un bisogno urgente di andare sul mercato aperto per soddisfare le sue necessità (ovvero, di comprare più
titoli come collaterali allo scopo di aumentare la quantità di moneta circolante), essi possono prevenirla comprando i titoli per primi.
In questo modo essi alzano la quotazione dei titoli al momento opportuno per rivenderli alla FED con un facile e veloce guadagno.
Ora, tutto questo schema oscuro per ingannare il pubblico, attraverso l'abracadabra dei libri dei bilanci, sta venendo a galla. La
finzione della quotazione dei titoli sta ritorcendosi contro. Come si vede, il portafoglio dei titoli di stato delle banche è surgelato
come l'Antartico - proprio come Palyi aveva predetto 50 anni fa che sarebbe successo.
Nei bilanci ci sono buchi grossi come il Gran-Canyon
Le banche non possono liquidare senza rivelare i buchi enormi che hanno nei bilanci, molte volte maggiori del capitale stesso delle
banche. Esse hanno disperatamente bisogno di mantenere il portafoglio titoli per scopi ornamentali, di facciata, ovvero, per mostrare
almeno quello che è rimasto del capitale bancario dei bei tempi andati. Esse cercano disperatamente di nascondere il fatto che anche
le impronte del loro capitale sono irrimediabilmente scomparse. I molto pubblicizzati "stress test", senza dubbio, usano lo stesso
metro di giudizio che ha affondato il sistema bancario durante gli ultimi quattro anni e mezzo: il metro che presuppone che i titoli
governativi non possano mai perdere di valore e che i bilanci delle banche stiano lì per essere falsificati secondo questi criteri. Questa
presunzione è specialmente pericolosa quando la struttura dei tassi d'interesse è nella parte bassa dello spettro ed il paese sta
soffrendo di un cronico deficit della bilancia dei pagamenti. E' difficile vedere come uno possa degnare di rispetto lo "stress test" ed i
suoi risultati. Vedremo con che maestria Ben Bernanke maneggerà le stampanti che lui dice gli sono state consegnate dal governo
proprio a causa della possibilità di una situazione di questo tipo. Non potrà fisicamente stampare le banconote così velocemente da
rimpiazzare la moneta elettronica che viene persa, o che verrà persa a causa del pubblico che ne chiederà la conversione. La moneta
elettronica è stata creata credendo che niente più sarebbe stato necessario per tranquillizzare i mercati. Ma una cosa è creare moneta
elettronica col click di un mouse, tutt'altra cosa è stampare banconote su carta ed inchiostro reali. Questo è il segreto della deflazione
e la risposta alla molto dibattuta questione se si possa avere contemporaneamente una iperinflazione ed una deflazione. La risposta è
che si può, perché l'iperinflazione si riferisce alla moneta elettronica che la gente rifiuta, mentre la deflazione si riferisce alle
banconote che la gente si accaparra. Il momento della verità è arrivato. Non si può prendere in giro tutta la gente per sempre.
L'imperatore è nudo: i sarti che avevano creato il vestito magico erano degli impostori. Bernanke e Geithner dovranno affrontare le
ire dell'imperatore e quelle della gente comune quando i scoprirà che i loro depositi sono andati "via col vento".
La questione, fondamentale, della rendita monetaria effettiva (signoraggio)
Per quanto riguarda l'Italia, non si può finire questo capitolo senza riportare la famosa sentenza del giudice di pace di Lecce sulla
questione del signoraggio, a seguito di una causa promossa dall'ADUSBEF, seguita ad un incontro a Roma - da me organizzato -
dove avevo presentato il prof. Giacinto Auriti e la causa stessa del signoraggio alla suscritta associazione di difesa dei consumatori,
che ne era completamente ignara.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL GIUDICE DI PACE DI LECCE
Avv. Cosimo Rochira ha pronunciato la seguente
SENTENZA,
nella causa civile iscritta al numero del ruolo generale indicato a margine, avente l'oggetto pure a margine indicato, discussa e
passata in decisione all'udienza del 8.07.2005, promossa da DE GAETANIS GIOVANNI, rappresentato e difeso dagli aw. A. Tanza e
A. Pimpini
ATTORE
C/
BANCA CENTRALE EUROPEA-BANCA CENTRALE D'ITALIA S.P.A. rappresentata e difesa dagli avv. M. Perassi, M. Mancini, A.
Frisullo
CONVENUTA
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto di citazione del 12.10.2004, Giovanni De Gaetanis conveniva in giudizio "la Banca centrale europea, e, per essa, la locale
articolazione individuata nella Banca Centrale d'Italia s.p.a" chiedendo di accertare incidenter tantum e dichiarare che la proprietà
della moneta è della collettività nazionale europea, mentre la Banca Centrale ha unicamente il compito di provvedere alla stampa.
In conseguenza di ciò, dichiarare che l'intera Massa Monetaria in circolazione è di proprietà dei componenti dell'Unione Europea, e
che, per l'effetto, il Debito Pubblico non esiste, dovendosi, al contrario, ritenerlo Credito Pubblico. In conseguenza di ciò
condannare l'Istituto di emissione al pagamento della somma, forfettariamente indicata, di €. 1.100,00 con espressa rinuncia al
sovrappiù. Condannare altresì il convenuto, al pagamento delle spese, diritti e onorari di causa. La Banca d'Italia, si costituiva in
giudizio all'udienza del 26 novembre 2004, chiedendo il rigetto di tutte le domande ex adverso proposte siccome improponibili ed
inammissibili e comunque infondate, nonché spiegando domanda riconvenzionale per la condanna di controparte al risarcimento dei
22
danni per lite temeraria ai sensi dell'art. 96 c.p.c.. In particolare la convenuta eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva,
l'assoluta carenza di azione, di interesse di agire e di legittimazione attiva in capo a parte attrice e l'infondatezza nel merito delle
richieste avversarie. All'udienza del 17 dicembre 2004, veniva respinta l'eccezione di difetto di legittimazione passiva formulata
dalla Banca d'Italia ed ammessa la C.T.U richiesta dall'attore. All'udienza dell'8 luglio 2005 le parti presentavano le proprie
controdeduzioni tecniche alla CTU, precisavano le conclusioni riportandosi ai rispettivi scritti difensivi, quindi la causa veniva
trattenuta per la decisione.
Motivi della decisione
Si premette che la causa, dato il suo valore sino ad € 1.100,00, viene decisa ex art. 113, 2° comma c.p.c. secondo equità ed in
osservanza delle norme e dei principi informatori della materia.
La domanda è fondata, pertanto va accolta per quanto di ragione. L'eccezione di difetto di legittimazione passiva, sollevata dalla
convenuta è infondata anche alla luce delle conclusioni del CTU dott. Mazzeo Maurizio il quale individua nella Banca d'Italia il
soggetto che trae gli utili dal reddito di signoraggio,come risulta dal bilancio della stessa Banca. Peraltro l'atto introduttivo risulta
esser stato ritualmente notificato alla Banca centrale europea e, per essa, alla locale articolazione individuata nella Banca Centrale
d'Italia S.p.A. La domanda riconvenzionale formulata dalla convenuta ex art.96 c.p.c. non può, certamente essere accolta, oltre che
per la fondatezza della domanda attrice che pertanto escluderebbe l'accoglimento del punto relativo alla condanna per temerarietà,
anche per la pacifica circostanza che la formulata domanda ex art. 96 c.p.c. non può essere che equiparata all'accessorietà delle
spese processuali che giammai possono essere tenute in conto nella determinazione del valore della causa anche per la impossibile
unilaterale determinazione da parte del richiedente. L'elaborato peritale ha anche chiarito l'esistenza dell'interesse ad agire e la
legittimazione attiva del De Gaetanis, avendone determinato l'esatto diritto al risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del
reddito di signoraggio. Al C.T.U. veniva formulato il quesito di accertare di chi fosse la proprietà della moneta ed, in particolare se
questa fosse della collettività nazionale o di altro ente, accertando il danno medio derivante dal cosiddetto debito di signoraggio.
Questo giudizio si fonda, dunque, sulla C.T.U. che risulta essere ben motivata e scevra di alcun vizio e/o difetto logico e/o di
motivazione. La relazione tecnica descrive, in breve la storia della Banca d'Italia, gli aspetti istituzionali, le funzioni, i criteri
operativi ed i fini istituzionali. Questi fini di natura pubblica la Banca d'Italia assolve in piena autonomia e indipendenza,
ritraendone gli utili e i frutti, che divide tra i "partecipanti" come una società per azioni. Lo Statuto del Sistema Europeo di Banche
Centrali e della Banca Centrale Europea definisce reddito monetario (art.32) il reddito ottenuto dalle banche centrali nazionali
nell'esercizio funzioni di politica monetaria del Sebc. Lo Statuto fissa anche le regole per la determinazione del reddito monetario e
per la sua distribuzione tra le banche centrali dei paesi partecipanti all'euro. Prima di esaminarle, il perito ha ritenuto opportuno
chiarire il concetto di reddito monetario. Quando la circolazione era costituita soprattutto da monete in metalli preziosi (oro e
argento), ogni cittadino poteva chiedere al suo sovrano di coniargli monete con i lingotti d'oro e argento che egli portava alla zecca.
Il sovrano, ponendo la sua effigie sulla moneta, ne garantiva il valore, dato dalla quantità e dalla purezza del metallo in essa
contenuto. In cambio di questa garanzia, tuttavia, tratteneva per sé una certa quantità di metallo: l'esercizio di questo potere
sovrano venne chiamato signoraggio. Introdotta la circolazione della moneta cartacea, slegata dall'oro ( soppressione delle c.d.
riserve auree), sono mutate le modalità di formazione del signoraggio, ma non la sua natura, che resta quella di un introito dello
Stato connesso con l'emissione di moneta.
Il CTU ha determinato il reddito monetario, come la differenza tra gli interessi percepiti sulle attività e il costo, modesto, di
produzione delle banconote, chiarendo che costituisce il moderno reddito di signoraggio, o reddito monetario, proprio lo scarto tra
il primo ed il secondo importo. La domanda dell'attore è altresì fondata sulla violazione del disposto dell'art. 3, 3 comma dello
statuto della Banca d'Italia, infatti prevede che le quote di partecipazione possono essere cedute, previo consenso del Consiglio
Superiore, solamente da uno all'altro ente compreso nelle categorie indicate nel comma precedente. In ogni caso dovrà essere
assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della banca da parte di enti pubblici o di società la cui
maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici. Risulta, invece, che solo il 5 % è posseduto dall'INPS
( Ente Pubblico ), il restante 95 % appartiene ad privati Gruppo Intesa Gruppo San Paolo IMI Gruppo Assicurazioni Generali BNL
ecc.. Il C.T.U., nella sua relazione, ha chiarito che il reddito dell'istituto, causato dall'attività e dalla circolazione di moneta posta in
essere dalla collettività nazionale, dovrebbe vedere lo Stato quale principale beneficiario e non gruppi di privati.
Il C.T.U. conclude che, per il periodo preso in esame 1996-2003, la sottrazione del reddito di signoraggio in danno alla collettività
(quota attribuita a soggetti privati dalla Banca d'Italia) può determinarsi alla luce dei suddetti criteri e dei prospetti analitici di
calcolo riportati nelle relazione peritale, in complessivi €.87,00 corrispondenti ad un danno medio rilevato per cittadino residente
alla data del 31.12.2003. La somma complessiva che spetta, quindi, all'attore per il titolo dedotto in giudizio ex art. 2033 e 2041 C.
e. è di € 87,00.
P.Q.M.
Il Giudice di Pace di Lecce, aw. Cosimo Rochira, definitivamente pronunciando cosi provvede:
a) Accoglie la domanda per i suddetti motivi e condanna la convenuta, anche in via equitativa, a corrispondere all'attore la somma
di € 87,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito di signoraggio, oltre interessi legali dalla
domanda all'effettivo soddisfo;
b) non accoglie la domanda riconvenzionale per le ragioni di cui in motivazione;
c) compensa le spese di giudizio in considerazione della novità della questione trattata;
d) pone le spese di C.T.U. a carico della convenuta soccombente.
Così deciso oggi in Lecce, 15 settembre 2005
Il Giudice
Cosimo ROCHIRA
23
Depositata in Cancelleria il 26 settembre 2005
Il Cancelliere
Carlo DELLI NOCI
Alla sentenza la Banca d'Italia ricorse presso la Cassazione, che annullò il processo con le argomentazioni che seguono, ignorando, a
mio avviso, le gravissime lesioni costituzionali dell'intera vicenda del signoraggio privato sulla moneta a corso legale adottata
nella Repubblica:
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
SEZIONI UNITE CIVILI
Sentenza 21 luglio 2006, n. 16751
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. Vincenzo CARBONE - Presidente aggiunto -
Dott. G. PRESTIPINO- Presidente di sez. -
Dott. Luigi Francesco DI NANNI - Consigliere -
Dott. Ugo VITRONE - Consigliere -
Dott. Roberto Michele TRIOLA - Consigliere -
Dott. Giulio GRAZIADEI - Consigliere -
Dott. Guido VIDIRI - Consigliere -
Dott. G. SETTIMJ - Consigliere -
Dott. Renato RORDORF - Rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
BANCA D'ITALIA, in persona del legale rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA NAZIONALE 91,
presso il Servizio di Consulenza legale della Banca stessa, rappresentata e difesa dagli avvocati PERASSI MARINO OTTAVIO,
MANCINI MARCO, FRISULLO ADRIANA, giusta delega in calce al ricorso;
D.G. G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PINCIANA 25 presso lo studio dell'avvocato FILIPPO AURITI, rappresentato e
difeso dagli avvocati PIMPINI ANTONIO, TANZA ANTONIO, giusta procura del notaio dott. Maria Stellacci di Lecce, rep. n, 16137
del 20/06/06, in atti;
- resistente -
contro
BANCA CENTRALE EUROPEA;
- intimata -avverso la sentenza n. 2978/05 del Giudice di pace di LECCE, depositata il 26/09/05;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 22/06/06 dal Consigliere Dott. Renato RORDORF;
uditi gli avvocati Marino PERASSI, Marco MANCINI, Gianfranco MAZZULLO per delega dell'avvocato Antonio Pimpini;
udito il P.M. in persona dell'Avvocato Generale Dott. Domenico IANNELLI che ha concluso per l'accoglimento del primo motivo,
inammissibilità del secondo, assorbimento degli altri.
Svolgimento del processo
Con atto del 12 ottobre 2004 il sig. G. D.G. citò in giudizio dinanzi al Giudice di pace di Lecce la Banca Centrale Europea "presso
la sua articolazione della Banca Centrale Italiana". Chiese al giudice di accertare che la proprietà della moneta messa in
circolazione dall'istituto dì emissione è della collettività dei cittadini europei, i quali nell'attuale sistema ne sono invece illecitamente
espropriati,- e che quindi non esiste il cosiddetto debito pubblico, trattandosi invece di credito pubblico. Su tale premessa chiese
altresì che l'istituto di emissione fosse condannato, in favore di esso attore, al pagamento della somma di euro 1.100,00, o comunque
a quella ritenuta di giustizia entro i limiti della competenza del giudice di pace.
L'atto di citazione fu notificato alla Banca d'Italia, la quale si costituì eccependo preliminarmente il proprio difetto di legittimazione
passiva e chiedendo comunque il rigetto nel merito della domanda, con condanna dell'attore al risarcimento dei danni per lite
temeraria.
24
Dopo aver disposto una consulenza tecnica d'ufficio, il giudice di pace, con sentenza depositata il 26 settembre 2005, disattese
anzitutto l'eccezione preliminare della Banca d'Italia, di cui affermò la legittimazione passiva in quanto soggetto che beneficia del
reddito da signoraggio monetario; quindi osservò che il 95% del capitale della medesima Banca d'Italia appartiene a privati,
laddove il reddito derivante dall'attività dalla circolazione della moneta dovrebbe competere alla collettività nazionale, e pertanto
accolse la domanda dell'attore in cui favore condannò la convenuta al risarcimento del danno per sottrazione del reddito da
signoraggio monetario, nel periodo compreso tra gli anni 1996 e 2003, quantificato in euro 87,00.
Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso la Banca d'Italia, prospettando sei motivi di doglianza, illustrati anche da
successiva memoria.
Nessuna difesa ha svolto in questa sede il sig. D.G..
Motivi della decisione
1. Dei sei motivi in cui si articola il ricorso della Banca d'Italia il primo solleva un problema di carattere preliminare.
Con esso la ricorrente, denunciando la violazione di molteplici disposizioni del codice di procedura civile, del Trattato CE, del
Protocollo sul Sistema europeo delle Banche Centrali e della Banca Centrale Europea, nonché dello statuto della medesima Banca
d'Italia, ripropone l'eccezione di difetto di legittimazione passiva disattesa dal giudice di merito. Osserva, infatti, che la domanda
dell'attore era rivolta inequivocabilmente nei confronti della Banca Centrale Europea, soggetto distinto dalla Banca d'Italia e del
quale quest'ultima non costituisce un'articolazione, né ha la rappresentanza sostanziale o processuale.
Non avrebbe comunque potuto il giudice di pace emettere una pronuncia di condanna riferibile alla Banca Centrale Europea, stante
la riserva di giurisdizione posta al riguardo dal Trattato CE in favore del giudice comunitario.
2. La doglianza, nei termini di cui appresso, è senz'altro fondata.
2.1. Le domande contenute nell'atto introduttivo del giudizio promosso dal sig. D.G. dinanzi al giudice di pace appaiono infatti
chiaramente rivolte in primo luogo proprio nei confronti della Banca Centrale Europea, cui espressamente si imputa di avere
"illecitamente trasformato la Collettività da proprietaria in debitrice del proprio denaro". L'atto di citazione appare però esser stato
indirizzato e notificato unicamente alla Banca d' Italia, con sede in Roma, sul presupposto che quest'ultima sia una "articolazione"
in sede nazionale dell'anzidetta Banca Centrale Europea.
Tale presupposto il giudice di pace ha mostrato di condividere, nella sentenza con cui ha definito il giudizio dinanzi a sé, ove infatti
si legge che "l'atto introduttivo risulta esser stato ritualmente notificato alla Banca centrale europea e, per essa, alla locale
articolazione individuata nella Banca Centrale d'Italia s.p.a.". Anche la conseguente pronuncia di condanna, emessa nei confronti
della "convenuta", è quindi da intendersi come rivolta nei riguardi della Banca Centrale Europea, rappresentata in giudizio dalla
Banca d'Italia.
2.2. Senonché il suindicato presupposto, sul quale riposano - come detto - tanto l'impostazione della domanda dell'attore quanto la
conseguente pronuncia del giudice, è palesemente errato.
Deve infatti radicalmente escludersi che la Banca d' Italia costituisca una "articolazione locale" della Banca Centrale Europea o
che, comunque, essa ne abbia istituzionalmente la rappresentanza sostanziale e processuale sul territorio italiano. La Banca d'Italia
e la Banca Centrale Europea costituiscono invece soggetti giuridici diversi, ancorché istituzionalmente e funzionalmente collegati,
ciascuno dei quali dotato di ben distinta personalità giurìdica, sia sul piano del diritto sostanziale che di quello processuale.
La prima non è una società per azioni di diritto privato - come alcuni passaggi dell'impugnata sentenza sembrerebbero postulare -
bensì un istituto di diritto pubblico, secondo l'espressa indicazione dell'art. 20 del r.d. 12 marzo 1936, n. 375 (di recente ribadita
anche dall'art. 19, comma 2, della legge 28 dicembre 2005, n. 262), fornito pertanto di autonoma personalità giuridica. La seconda
del pari gode di autonoma personalità giuridica, come espressamente indicato dall'art. 107, comma 2, del Trattato CE, ed è perciò
dotata di una propria capacità giuridica anche sul piano processuale (art. 9, par. 1, del Protocollo sul Sistema Europeo delle Banche
Centrali).
Nessuna disposizione consente d'altronde di affermare che alle banche centrali nazionali, ed in specie alla Banca d'Italia, siano stati
conferiti in ambito processuale poteri rappresentativi che le abilitino a stare in giudizio per conto della Banca Centrale Europea.
Ne consegue che il contraddittorio instaurato nei confronti della sola Banca d'Italia, priva di legittimazione processuale sostitutiva
della Banca Centrale Europea, non può dirsi in alcun modo instaurato anche nei confronti di quest'ultima. In una siffatta situazione,
caratterizzata dall'inesistenza assoluta della notifica dell'atto di citazione a detta Banca Centrale Europea, nessuna pronuncia il
giudice avrebbe quindi potuto emettere nei confronti di essa.
3. La conclusione appena enunciata assorbe evidentemente ogni ulteriore rilievo per quel che concerne la pronuncia emessa nei
confronti della Banca Centrale Europea.
Non è però con questo esaurita l'intera causa.
Quantunque formulate in modo tutt'altro che univoco, infatti, le domande proposte dall'attore in citazione appaiono volte ad ottenere
pronunce di accertamento e di condanna della convenuta Banca d'Italia, non solo quale rappresentante della Banca Centrale
Europea (e s'è visto che tale essa non è), ma anche in se medesima considerata. Tale è, almeno, il modo in cui il giudice di merito -
cui competeva farlo - sembra aver interpretato il significato di dette domande. Non altrimenti si spiegherebbe il fatto che egli le
abbia accolte sulla base dì argomentazioni incentrate su profili specificamente attinenti alla struttura partecipativa della Banca
d'Italia ed ai benefici monetari che detta banca trarrebbe per se stessa dall'emissione della moneta europea: argomentazioni, queste,
che (a prescindere da ogni considerazione sulla loro pertinenza e fondatezza) possono trovare , logicamente posto nell'impugnata
25
sentenza solo in quanto si dia appunto per scontato che tale sentenza il giudice ha inteso emettere pure nei confronti diretti della
Banca d'Italia, in quanto corresponsabile in sede nazionale dell'attività di emissione monetaria, onde la dizione "convenuta", che
figura nella formula di condanna, risulta abbracciare non solo la Banca Centrale Europea, asseritamente rappresentata dalla Banca
d'Italia, ma anche quest'ultima in proprio.
Nei confronti della Banca d'Italia, diversamente che nei confronti della Banca Centrale Europea, il contraddittorio è stato sin da
principio correttamente instaurato, sicché è giocoforza procedere all'esame dei successivi motivi di ricorso, ed in particolare del
secondo, il cui accoglimento - come può sin d'ora anticiparsi - renderà però superfluo occuparsi anche dei successivi tre.
4. Il secondo motivo dì ricorso, nel lamentare la violazione degli artt. 99 e 100 c.p.c, 106 del Trattato CE, 16 e 32 del Protocollo
sullo statuto del Sistema europeo delle Banche Centrali, sottolinea come, in presenza di una pubblica potestà, qual è quella
riguardante l'emissione della moneta ad opera di un'autorità sovranazionale, il giudice italiano sia privo di giurisdizione, non
essendo assolutamente configurabile in capo alla collettività nazionale o ai suoi singoli componenti una posizione tutelabile in
termini di diritto soggettivo.
5. Tale censura è pienamente da condividere.
A fondamento della domanda giudiziale in esame, e della sentenza del giudice di pace che la ha accolta, sono state prospettate
considerazioni - che integrano la causa petendi e contribuiscono a definire l'oggetto della domanda - impossibili da ricondurre a
qualsiasi paradigma di tutela giurisdizionale. Con quella domanda l'attore manifesta l'intenzione di far valere un interesse che egli
stesso però non radica in una posizione giuridica soggettiva, tutelata dall'ordinamento positivo, e di cui neppure l'impugnata
sentenza individua un siffatto radicamento.
Secondo l'assunto dell'attore, la massa monetaria posta in circolazione nell'ambito dei paesi aderenti al sistema dell'euro (e quindi
anche in Italia) apparterrebbe alla collettività dei cittadini di quei paesi, con la conseguenza che ciascuno di costoro potrebbe
rivendicare, pro quota, il reddito derivante dalla stampa e dalla circolazione di detta massa monetaria, oggi invece percepito dalla
Banca Centrale Europea e poi ridistribuito tra le diverse Banche centrali nazionali.
Ora, è noto (e non è affatto messo in discussione nella presente causa) che l'Italia, assoggettandosi alle previsioni del Trattato CE,
per ciò stesso ha aderito al Sistema Europeo delle Banche Centrali (indicato con l'acronimo SEBC), tra i cui compiti fondamentali
l'art. 105, comma 2, del Trattato espressamente annovera quello di definire ed attuare la politica monetaria della Comunità. Del
SEBC, il cui statuto costituisce un protocollo allegato al Trattato (art. 107, comma 4, del Trattato stesso) , insieme alle banche
centrali nazionali di tutti gli Stati membri fa parte la Banca Centrale Europea (art. cit., comma 1), alla quale l'art. 105, comma 1,
del Trattato assegna il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote all'interno della Comunità; emissione cui poi
concretamente provvedono la stessa Banca Centrale Europea e le singole banche centrali nazionali a ciò autorizzate (art. 4 del d.
lgs. 10 marzo 1998, n. 43, ed art. 16 dello statuto del SEBC) . Il reddito monetario che da tale emissione consegue affluisce alla
Banca Centrale Europea, che lo ridistribuisce poi alle singole banche centrali nazionali secondo criteri puntualmente definiti
dall'art. 32 dello Statuto del SEBC. L'attribuzione di siffatto reddito monetario alla Banca d'Italia, nei limiti di cui s'è detto (ed in
linea di continuità con la disciplina nazionale previgente), appare perciò effetto dì una scelta di politica monetaria consacrata in
strumenti normativi di diritto europeo, al cui rispetto il nostro paese si è vincolato anche sul piano internazionale.
A fronte di tale situazione, la pretesa dell'attore a che ciascun cittadino degli Stati europei aderenti al sistema dell'euro possa
percepire direttamente e personalmente una quota proporzionale del cosiddetto signoraggio monetario, ossia del reddito che
l'istituto di emissione ritrae dalle monete messe in circolazione, appare basata su argomenti di carattere storico (l'evoluzione del
signoraggio monetario, a partire dal tempo in cui si coniavano monete in metallo prezioso recanti l'effigie del sovrano sino
all'affermarsi della moneta cartacea, per passare poi alla soppressione del regime di convertibilità aurea e quindi all'introduzione
della moneta unica europea) e di carattere economico (attinenti al modo in cui si produce il reddito che gli istituti di emissione
ricavano dall'esercizio di tale funzione); argomenti che però conducono ad evidenziare non già uno scarto tra il comportamento
dell'istituto convenuto e le regole giuridiche su cui è oggi modellato il meccanismo di produzione del reddito monetario, bensì una
pretesa incoerenza tra tale meccanismo ed un auspicato diverso assetto cui esso, secondo l'attore, dovrebbe viceversa adeguarsi nel
rispetto delle suaccennate ragioni d'indole storico-economica. Donde il carattere affatto metagiuridico della pretesa azionata, che
nelle intenzioni di chi la ha formulata dovrebbe condurre ad un totale ribaltamento della prospettiva vigente (il debito pubblico si
trasformerebbe in credito pubblico), quale oggi discende dal sistema monetario delle banche centrali europee.
Siffatta pretesa, dunque, è in realtà rivolta a mettere in discussione le scelte con cui lo Stato, attraverso i suoi competenti organi
istituzionali, ha configurato la propria politica monetaria, in coerenza con la decisione di aderire ad un sistema elaborato in ambito
europeo e di fare parte delle istituzioni create all'interno di detto sistema.
Ma, proprio per questo, si tratta di una pretesa (quale che ne sia la plausibilità sul piano storico, economico e politico) che
necessariamente esula dall'ambito della giurisdizione, sia essa quella del giudice ordinario sia del giudice amministrativo, in quanto
al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente
comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sopranazionalì: funzioni
in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o
non assumano un determinato contenuto (in tema di difetto assoluto di giurisdizione si vedano tra le altre, benché in relazione a
fattispecie diverse da quella qui presa in esame, Sez. un. 12 luglio 1968, n. 2452; 17 ottobre 1980, n. 5583; 24 ottobre 1988, n. 5740;
8 gennaio 1993, n. 124; 19 maggio 1993, n. 5691; 5 giugno 2002, n. 8157).
Discende da ciò il difetto assoluto di giurisdizione in ordine all'azione proposta, riguardo alla quale manca il potere di emanare una
decisione di merito da parte di qualsiasi giudice: ivi compreso il giudice di pace, non potendo certo ipotizzarsi che l'attribuzione a
detto giudice del compito di decidere secondo equità le controversie il cui valore non superi quello indicato dal capoverso dell'art.
113 c.p.c. gli consenta di emettere pronunce che eccedono i limiti generali della giurisdizione.
26
L'impugnata sentenza deve perciò essere cassata senza rinvio.
6. La conclusione cui si è appena pervenuti rende evidentemente superfluo l'esame dei rimanenti motivi del ricorso proposto dalla
Banca d'Italia, salvo l'ultimo, che attiene al mancato accoglimento della domanda di risarcimento del danno per lite temeraria, dì
cui l'istituto ricorrente insiste nel ravvisare gli estremi.
Ma tale domanda non è accoglibile, perché l'istituto ricorrente si sofferma unicamente sulle ragioni che consentirebbero di definire
temeraria l'azione intrapresa dall'attore, ma neppure afferma di aver mai allegato elementi idonei ad evidenziare il danno che glie
ne sarebbe derivato e che esso vorrebbe gli fosse risarcito a norma dell'art. 96 c.p.c..
7. Il sig. D.G., tenuto conto dell'esito complessivo della lite, va condannato alla rifusione delle spese di controparte, sia con riguardo
al giudizio di merito sia a quello di legittimità. Tali spese vengono liquidate, quanto al giudizio di merito, in euro 300,00 (trecento)
per onorari, 150,00 (centocinquanta) per diritti e 100,00 (cento) per esborsi; quanto a quello di legittimità, in euro 600,00 (seicento)
per onorari e 100,00 (cento) per esborsi; in entrambi i casi con la maggiorazione delle spese generali e degli accessori di legge.
P.Q.M.
La corte, decidendo a sezioni unite, accoglie il primo ed il secondo motivo di ricorso, rigetta l'ultimo e dichiara assorbiti gli altri;
cassa l'impugnata sentenza e condanna l'intimato sig. D.G. al rimborso delle spese processuali di controparte sia per il giudizio di
merito sia per quello di legittimità, liquidate, per il primo, in complessivi euro 550,00 (cinquecentocinquanta) e, per il secondo, in
complessivi euro 700,00 (settecento), oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.
Così deciso, in Roma, il 22 giugno 2006.
Qui siamo davvero in mano ai giudici di Pinocchio, come descritto dal Collodi: Pinocchio restò a bocca aperta, e non volendo
credere alle parole del Pappagallo, cominciò colle mani e colle unghie a scavare il terreno che aveva annaffiato. E scava, scava,
scava, fece una buca così profonda, che ci sarebbe entrato per ritto un pagliaio: ma le monete non ci erano più. Allora, preso dalla
disperazione, tornò di corsa in città e andò difilato in tribunale, per denunziare al giudice i due malandrini, che lo avevano
derubato. Il giudice era uno scimmione della Razza dei Gorilla: un vecchio scimmione rispettabile per la sua grave età, per la sua
barba bianca e specialmente per i suoi occhiali d'oro, senza vetri, che era costretto a portare continuamente, a motivo di una
flussione d'occhi, che lo tormentava da parecchi anni. Pinocchio, alla presenza del giudice, raccontò per filo e per segno l'iniqua
frode, di cui era stato vittima; dette il nome, il cognome e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia. Il giudice lo
ascoltò con molta benignità: prese vivissima parte al racconto: s'intenerì, si commosse: e quando il burattino non ebbe più nulla da
dire, allungò la mano e suonò il campanello. A quella scampanellata comparvero subito due can mastini vestiti da giandarmi. Allora
il giudice, accennando Pinocchio ai giandarmi, disse loro: "Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d'oro: pigliatelo
dunque e mettetelo subito in prigione."
Da notare, come in sentenza, che "il debito pubblico si trasformerebbe in credito pubblico". Esattamente. Così è: la Banca centrale
non solo è debitrice di tutta la moneta emessa, ma dovrebbe anche pagare tutti i danni inflitti alla comunità dal suo sistema.
Pretendere che l'appalto a privati (la Banca Centrale Europea è una società di capitali con 4 miliardi di capitale. Per l'esattezza:
€4,020,445,721.56. La Banca d'Italia, privata al 95%, resiste disperata a qualsiasi tentativo di reale nazionalizzazione) da parte dello
Stato sia insindacabile, quando, col meccanismo del bilancio falso, questi privati indebitano il paese per cifre altrimenti
inimmaginabili, privando la Repubblica stessa (che viene da "res publica", ovvero "cosa pubblica". Non: Cosa Nostra!) dello
strumento monetario necessario ed indispensabile per l'attuazione dei doveri previsti in Costituzione, è veramente il massimo. Altro
che P2! Occorrerebbe davvero interrogarsi se il fatto che i magistrati vengano stipendiati dalla "Tesoreria dello Stato" (anch'essa,
ovviamente, subappaltata - dal 1907! - ai furbetti di Bankitalia) non sia la causa del conflitto d'interesse, da parte della magistratura,
nell'affrontare la materia. E non dico altro. La storia li giudicherà. []
Note:
[1] In: Bankenstein, ed. Nexus, 2006
[2] In: O la banca o la vita, Arianna Editrice, 2008
[3] Per questa prima parte, ho attinto dall'importante testo di riferimento del prof. Jesus Huerta de Soto, Money, Bank Credit,
and Economic Cycles - Auburn: Mises Institute, 2006
[4] In: Hoppe, “How is Fiat Money Possible?—or, The Devolution of Money and Credit”, p. 67.
[5] Si veda, ad esempio, White, "Competition and Currency" (New York: New York University Press, 1989), pp. 55–56, e Selgin,
“Short-Changed in Chile”, p. 5.
[6] In: Hoppe, “How is Fiat Money Possible?—or, The Devolution of Money and Credit”, pp. 70-71.
[7] Il carattere multidisciplinare inerente all'analisi critica del sistema bancario a riserva frazionaria e la conseguente importanza di
entrambe le considerazioni giuridiche ed economiche in questa analisi, non rappresenta solo il punto focale di questo testo; Walter
Block li mette anche in evidenza nel suo articolo, “Fractional Reserve Banking: An Interdisciplinary Perspective”, pubblicato come
27
capitolo 3 di "Man, Economy, and Liberty: Essays in Honor of Murray N. Rothbard", Walter Block e Llewellyn H. Rockwell, Jr.,
(Auburn, Ala: Ludwig von Mises Institute, 1988), pp. 24–32. Block ricorda il fatto curioso che nessun teorico della moderna Scuola
del Free-Banking a Riserva Frazionaria abbia elaborato una tesi critica e sistematica contro la proposta di un sistema bancario con
l'obbligo di riserva al cento per cento. In realtà, fatta eccezione per un paio di osservazioni dell'Horwitz, i teorici della pratica neo-
bancaria non hanno nemmeno tentato di dimostrare che in un sistema bancario con il requisito della riserva al cento per cento non si
riesca a garantire "l'equilibrio monetario" ed un'assenza dei cicli economici. Vedi Horwitz, “Keynes' Special Theory,” pp. 431-32,
nota 18.
[8] La nostra posizione su questo punto è ancora più radicale di quella che prende Alberto Benegas Lynch nel suo libro "Poder y
razón razonable" (Buenos Aires e Barcellona: Libreria "El Ateneo" Editoriale, 1992), pp. 313–14.
[9] Codice Penale: Art. 453 - Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate -
è punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da euro 516 a euro 3.098 ; 1) chiunque contraffà monete nazionali o
straniere, aventi corso legale nello Stato o fuori; 2) chiunque altera in qualsiasi modo monete genuine, col dare ad esse l`apparenza
di un valore superiore; 3) chiunque, non essendo concorso nella contraffazione o nell`alterazione, ma di concerto con chi l`ha
eseguita ovvero con un intermediario, introduce nel territorio dello Stato o detiene o spende o mette altrimenti in circolazione
monete contraffatte o alterate; 4) chiunque, al fine di metterle in circolazione, acquista o comunque riceve da chi le ha falsificate,
ovvero da un intermediario, monete contraffatte o alterate.
Art. 454 - Alterazione di monete -
Chiunque altera monete della qualità indicata nell`articolo precedente, scemandone in qualsiasi modo il valore, ovvero, rispetto alle
monete in tal modo alterate, commette alcuno dei fatti indicati nei numeri 3 e 4 del detto articolo, è punito con la reclusione da uno
a cinque anni e con la multa da euro 103 a euro 516.
Art. 455 - Spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate -
Chiunque, fuori dei casi preveduti dai due articoli precedenti, introduce nel territorio dello Stato, acquista o detiene monete
contraffatte o alterate, al fine di metterle in circolazione, ovvero le spende o le mette altrimenti in circolazione, soggiace alle pene
stabilite nei detti articoli ridotte da un terzo alla metà.
È importante notare che l'espansione del credito, come la falsificazione di denaro, infligge danni particolarmente diffusi nella società
e, pertanto, sarebbe estremamente difficile, se non impossibile, lottare contro questo crimine sulla base della dimostrazione, da parte
di ogni persona lesa, del danno subito. Il reato di produzione di moneta falsa è definito nei termini dell'autore dell'atto, e non nei
termini degli specifici danni personali causati da tale atto.
[10] Tali "clausole opzionali" sono state in vigore per le banche scozzesi dal 1765 al 1730 che si riservavano il diritto di sospendere
temporaneamente il pagamento in specie delle banconote che le banche stesse avevano emesso. Così, in riferimento alle corse agli
sportelli, il Selgin dichiara: Le banche, in un sistema bancario libero, potrebbero tuttavia evitare un simile destino mediante
l'emissione di passività contrattualmente soggette ad una 'limitazione' dei pagamenti in base monetaria. Limitando i pagamenti, le
banche possono isolare le monete a magazzino ed altre grandezze nominali dagli effetti correlati al panico. (Selgin, "Free Banking
and Monetary Control", p. 1455). Il fatto che il Selgin consideri il ricorso a tali clausole, per evitare la corsa agli sportelli, è tanto
significativo, in termini di "solvibilità" della propria teoria, quanto è sorprendente, da un punto di vista giuridico, che sia fatto un
tentativo di basarsi su un sistema di espropriazione, anche se parziale e temporaneo, dei diritti di proprietà dei depositanti e dei
titolari di banconote che, in caso di crisi, potrebbero essere trasformati in finanziatori forzati e non sarebbero più considerati come dei
veri depositanti e dei titolari di unità monetarie o, più specificamente, di perfetti sostituti del denaro. Ricordiamoci di un commento
dello stesso Adam Smith: Gli amministratori di alcune di queste banche [scozzesi] talvolta hanno approfittato di questa clausola
facoltativa e talvolta minacciavano quanti chiedevano oro e argento in cambio di un numero considerevole di loro banconote, che
essi ne avrebbero tratto un profitto, a meno che tali richiedenti si fossero accontentati solo di parte di quanto richiedevano. (Smith,
An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, libro II, cap. 2, pp. 394-95). Sulle clausole opzionali, vedere Parth
Shah J., "The Option Clause in Free Banking Theory and History: A Reappraisal", un manoscritto presentato alla 2a Conferenza degli
studiosi austriaci (Auburn, Ala: Ludwig von Mises Institute, 4-5 aprile, 1997), poi stampato nella Review of Austrian Economics 10,
n. 2 (1997): 1–25.
[11] E 'interessante notare che molti teorici del sistema bancario libero, non riescono a vedere che il sistema bancario a riserva
frazionaria è illegittimo dal punto di vista dei principi generali del diritto e che, invece di proporre l'eliminazione della riserva
frazionaria bancaria, suggeriscono che il sistema bancario debba essere completamente privatizzato e che la banca centrale sia
eliminata. Questa misura tenderebbe certamente a controllare l'abuso praticamente illimitato che le autorità hanno commesso nel
settore finanziario, ma non sarebbe sufficiente ad impedire la possibilità di abusi (su scala ridotta) nella sfera privata. Questa
situazione assomiglia a quella che si verrebbe a creare se ai governi fosse permesso di adoperarsi sistematicamente in omicidi, rapine,
o in qualsiasi altro reato. Il danno per la società sarebbe enorme, dato l'enorme potere e la natura monopolistica dello Stato. La
privatizzazione di questi atti criminali (una fine alla perpetrazione sistematica da parte dei governi) sarebbe senza dubbio tendente a
"migliorare" considerevolmente la situazione, dal momento che il grande potere criminale dello Stato scomparirebbe ed agli operatori
economici privati verrebbe consentito di sviluppare, spontaneamente, dei metodi per difendersi e prevenire tali crimini. Tuttavia, la
privatizzazione dell'attività criminale non è una soluzione definitiva ai problemi che pone la criminalità. Possiamo solamente
risolvere completamente questi problemi attraverso la lotta alla criminalità, con tutti i mezzi possibili, anche quando gli autori sono
dei privati.
Così possiamo concludere con Murray N. Rothbard che, in un sistema economico ideale di libero mercato:
I banchieri della riserva frazionaria non devono essere trattati come dei semplici imprenditori che hanno fatto delle scelte
imprenditoriali infelici, ma come dei contraffattori e dei responsabili di appropriazione indebita che devono essere repressi dalla
piena maestà della legge. Debbono essere obbligati a rimborsare tutte le vittime e a subire delle pene carcerarie sostanziali sì da
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servire come deterrente, così come lo è l'essere puniti per questa attività criminale.
(Murray N. Rothbard, “The Present State of Austrian Economics”, Journal des Economistes et des Etudes Humaines 6, n. 1 [marzo
1995]: 80–81; ristampato in Rothbard, "The Logic of Action I" [Cheltenham, UK: Edward Elgar, 1997], p. 165)
[12] L’usura è considerata, da tutte le religioni monoteiste, un furto, proibito com’è noto, dal settimo comandamento “non
rubare”. L’enciclica “Vix pervenit” di Benedetto XIV° (1745) dice: e l’enciclica “Rerum novarum” di Leone XIII (1891)
ammonisce: <è dovere dei ricchi non danneggiare i piccoli risparmi dell’operaio [di chi lavora] né con violenza né con frodi né con
usure manifeste o nascoste>. L’usura è combattuta, anche con maggior forza dei cristiani, sia dall’Islam che dall’Ebraismo (che la
permette però nei confronti dei “gentili”, i non ebrei). Solo i “razionalisti” (i massoni) ritengono lecito chiedere interessi per i prestiti
senza alcun limite, che, a loro dire, sarebbe posto automaticamente dal “mercato”.
[13] L’ipotesi-base del delitto di usura, in Italia, è disciplinata, a partire dal 1997, dal combinato disposto del primo e terzo comma
(prima parte) dell’art. 644 c.p. ed è così descritta: Chiunque ... si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per se o per altri, in
corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, é punito.... La legge stabilisce il limite
oltre il quale gli interessi sono sempre usurari.
L’ipotesi base dell’usura si caratterizza pertanto per la predeterminazione normativa del tasso-soglia, al di sopra del quale l’interesse
diventa usurario e può essere definita “usura oggettiva“. Il requisito dell’approfittamento dello stato di bisogno (previsto nella
fattispecie dell’usura delineata dall’art. 644 c.p. del 1930, in vigore fino al 1996), non è più richiesto affinché si perfezioni il delitto e
si sottolinea che, nella fattispecie base, vi è l’assenza di qualsiasi riferimento alla situazione di debolezza economica della vittima del
reato. Il requisito dell’approfittamento dello stato di bisogno è previsto solo come circostanza aggravante dal n. 3 del quinto comma
dell’articolo 644 c.p.
L’altra fattispecie di usura è descritta dalla seconda parte del terzo comma dell’art. 644 c.p., e prevede che “Sono altresì usurari gli
interessi, anche se inferiori al tasso-soglia trimestrale, che ... risultano comunque sproporzionati rispetto alle prestazioni di denaro
o di altra utilità ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o
finanziaria”.
In tale seconda figura il legislatore ripropone il requisito delle condizioni di difficoltà economica o finanziaria (della parte che accetta
di pagare/paga il corrispettivo usurario), già presente nella cosiddetta usura impropria di cui all’art. 644 bis c.p. (in vigore dal 1992 al
1996) e introduce la nuova nozione normativa di “interessi comunque sproporzionati” rispetto alla situazione del soggetto che li ha
dati o promessi (”usura soggettiva“). Anche per questa seconda fattispecie l’approfittamento dello stato di bisogno costituisce
un’aggravante del reato. La definizione di “usura presunta“, proposta da alcuni autori, in modo ambiguo, riferendosi alcuni alla
prima altri alla seconda fattispecie, non mi sembra corretta, in quanto adombra una (inesistente) possibilità di poter fornire una prova
contraria.
[14] La sanzione penale prevista per il reato di usura semplice è “la reclusione da due a dieci anni e la multa da euro 5.000 a euro
30.000′′; alcune circostanze aggravanti specifiche sono: 1) agire nell’esercizio di un’attività bancaria, 2) richiedere in garanzia
proprietà immobiliari, 3) agire in danno di chi si trova in stato di bisogno, 4) agire in danno di chi svolge attività
imprenditoriale/artigianale, cui possono eventualmente aggiungersi l’aggravante generica della 5) continuazione (più violazioni della
stessa disposizione) e quelle comuni del 6) danno rilevante, 7) aggravamento delle conseguenze, 8) violazione dei doveri del servizio
pubblico, 9) abuso delle relazioni d’ufficio.
[15] Art. 1815, secondo comma, c.c. : Se sono convenuti interessi usurari [1) superiori al limite stabilito dalla legge (tasso soglia
trimestrale) o 2) che risultano comunque sproporzionati rispetto alle prestazioni di denaro (al capitale) ... quando chi li ha dati o
promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria], la clausola è nulla e non sono dovuti interessi.
[16] L’usura è un reato che, a breve, dovrebbe essere inserito tra quelli che comportano la responsabilità (penale) degli enti, ai
sensi del D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, visto che si tratta di un reato normalmente imputabile ad un’impresa societaria (persona
giuridica), più che ad una persona fisica e la cui gravità sociale è sicuramente paragonabile alla violazione delle norme sulla
sicurezza del lavoro e sul riciclaggio (anche se molti non la percepiscono ancora come tale).
[17] Sul tema dei reati contratto vedi in generale Liberati Contratto e reato, Giuffrè 2004 e per il caso dell’usura A. Riccio Il
contratto usurario nel diritto civile, Cedam 2002.
[18] Si intende che se il contratto (direttamente o per rinvio a condizioni generali) prevede anatocismo, commissioni di massimo
scoperto (cms) e interessi di mora questo tipo di corrispettivi rientra egualmente nel tasso globale, anche se non appaiono nel tasso
(nominale) indicato nel contratto; in ogni caso l’art. 644-ter. c.p. prevede che la prescrizione del reato di usura decorre dal giorno
dell’ultima riscossione sia degli interessi che del capitale.
[19] Art. 644, comma 5, prima parte, c.p. : Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni,
remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito ...”
[20] La prassi costante di tutte le banche di attuare sistematiche scorrettezze contabili nelle operazioni di finanziamento (aperture
di credito, sbf, mutui, ecc...) collegate ai conti correnti, come il calcolo di interessi composti (anatocismo), di interessi “uso piazza”
(ultralegali), di “valute” (antergazioni, postergazioni di addebiti e accrediti) e di “commissioni massimo scoperto“, comporta, in sede
di verifica peritale dei saldi dei c/c, la modifica, a favore del cliente, dei “numeri debitori” (capitale x giorni) utilizzati dalla banca
29
nel calcolo degli interessi a debito, documentato nel trimestrale “conto scalare” e di conseguenza, la rettifica dei saldi fa variare (in
pejus per la banca) anche il calcolo del taeg, se questo calcolo (come fatto finora dai c.t.) viene effettuato utilizzando i “numeri” della
banca; ciò succede logicamente anche quando l’applicazione dell’anatocismo (o delle altre “scorrettezze”) è legittima, perché, in ogni
caso, nella verifica dell’usura, è necessario distinguere il “monte capitale” dal “monte interessi” (globalmente intesi). Su questo
tema vedi Miele Tasso effettivo globale medio TEG medio – Principi e metodologie di calcolo in www.cesynt.it, 2007
[21] Secondo una teoria, poiché le banche nel verificare il taeg hanno seguito le istruzioni della Banca d’Italia, in particolare nella
questione del calcolo della cms “soglia” (circolare n. 1166966 del 2 dicembre 2005), anche l’eventuale inclusione della cms nel taeg
da parte del giudice/ctu, pur facendo così superare il limite, non configurerebbe il reato, sussistendo in questo caso l’errore
(soggettivo) sulla norma penale. Il fatto poi che degli elemento del reati (le operazioni ed il tasso soglia) non siano indicati
direttamente dalla norma penale fa si che, per il principio di legalità (la norma penale può essere contenuta anche in un atto
amministrativo, se sufficientemente determinato), essendo state le “Istruzioni” della Banca d’Italia, recepite nei decreti che
pubblicano le operazioni ed il tasso medio, il metodo per la verifica del tasso usurario, non può che essere quello previsto nelle
suddette “Istruzioni”, anche se in contrasto con altre disposizioni (e la matematica finanziaria); per la confutazione di questa tesi
rinvio al mio scritto “Il calcolo del tasso usurario nelle operazioni di credito bancario“.
[22] Un caso, giunto alle cronache, è quello del gip del Tribunale di Trani che ha respinto la richiesta del pm di archiviare la
denuncia di usura di un agricoltore di Bisceglie nei confronti di tre banche per mancanza del dolo (cfr. Il Corriere del Mezzogiorno
del 18 ottobre 2007); lo stesso gip aveva precedentemente accolto la richiesta del pm di archiviare una denuncia di usura bancaria
troppo generica (cfr Carmine Esposito Se l’interesse bancario è a rischio usura. Nota ad Ordinanza gip Trani del 10 ottobre 2005).
[23] Il Tribunale di Palmi, su denuncia del Gruppo De Masi, per la prima volta dall’entrata in vigore della legge 108/96 contro
l’usura, nel novembre 2007 ha emesso una sentenza penale in cui, pur assolvendo gli imputati (amministratori e funzionari di un
istituto di credito padovano), per “non aver commesso il fatto”, è stata accertata l’esistenza dell’usura nei conti correnti di una banca;
sentenza e appello della Procura di Reggio Calabria sono reperibili in “portale.sosutenti.info”. Per la verità, già dal 2004 una
sentenza civile del Trib. Milano-sez. Rho aveva accertato l’usura nei conti correnti di una banca, includendo la cms nel calcolo del
taeg (in www.studiotrimboli.net), nel 2007 una decisione del Tribunale di Nola, la revoca della dichiarazione di fallimento (in
www.analisiteg.tk), ha accertato anch’essa l’usura nei conti correnti bancari ed infine è da segnalare una recente sentenza del
Tribunale di Chieti (n. 766 del 2008, reperibile in “portale.sosutenti.info”) in cui il giudice, dopo aver accertato l’usura, oltre che
applicare la norma dell’art. 1815 c.c. nel calcolo del saldo di un conto corrente bancario, ha segnalato il reato alla Procura ex art.
331 c.p.p. ed ha anche condannato la banca al risarcimento dei danni morali per aver operato in mala fede.
[24] Art. 50 c.p.p. Il p.m. esercita l’azione penale d’ufficio quando non sussistono i presupposti per la richiesta di archiviazione e
non è necessaria la querela, la richiesta, l’istanza o l’autorizzazione a procedere. L’art. 335 c.p.p. prevede che il p.m. iscriva
immediatamente la notizia ed il nome della persona alla quale il reato stesso è attribuito nell’apposito registro; nel caso il reato non
risulti attribuibile ad una persona identificata l’indagine è contro ignoti.
[25] Art. 50 c.p.p. Il p.m. esercita l’azione penale d’ufficio quando non sussistono i presupposti per la richiesta di archiviazione e
non è necessaria la querela, la richiesta, l’istanza o l’autorizzazione a procedere. L’art. 335
c.p.p. prevede che il p.m. iscriva immediatamente la notizia ed il nome della persona alla quale il reato stesso è attribuito
nell’apposito registro; nel caso il reato non risulti attribuibile ad una persona identificata l’indagine è contro ignoti.
[26] Art. 696 bis c.p.c. L’espletamento di una consulenza tecnica, in via preventiva, può essere richiesto ... ai fini
dell’accertamento e della relativa determinazione dei crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni
contrattuali... Il consulente, prima di provvedere al deposito della relazione, tenta, ove possibile, la conciliazione delle parti. ...Se la
conciliazione non riesce, ciascuna parte può chiedere che la relazione depositata dal consulente sia acquisita agli atti del successivo
giudizio di merito.
[27] Nessun autore e nessuna sentenza civile o penale hanno mai contestato questo aspetto della recente normativa antiusura; per un
esame dei rapporti tra processo civile e penale, nel caso dell’usura, vedi ad es. Zumpano Sospensione necessaria per pregiudizialità
penale e azioni civili non risarcitorie in Giust. civ., 2002, 9, 224; nel sistema previgente al 1996, dal punto di vista civile, nelle
controversie sui tassi eccessivi nei prestiti, si aveva riguardo soprattutto alla questione della lesione ultradimidium (art. 1448 c.c.) e
poi era da considerare che la nullità (parziale) del contratto usurario (art. 1815 c.c. previgente) comportava la sostituzione del tasso
usurario con quello legale (non il tasso zero, come prevede l’attuale art. 1815 c.c.).
[28] Il Consiglio di Stato con la decisione n. 2879 del 26/9/2007 (in www.orsiniemidio.it) ha accolto il ricorso del sig. Orsini, il
quale lamentava che il Commissario antiusura avesse applicato, nel suo caso, un diverso sistema di calcolo del danno, per la
determinazione dell’importo del mutuo senza interessi ex art. 14 legge 108/96; il Commissario del governo sosteneva che gli interessi
bancari al di sotto del tasso soglia non dovessero essere conteggiati nel danno (cui va rapportato l’importo del mutuo agevolato), in
quanto le banche sono autorizzate ad effettuare operazioni di credito e perciò il danno sarebbe diverso se l’usura fosse stata di origine
bancaria; il C.d.S. ha affermato invece che l’ordinamento non prevede alcuna differenza a seconda che l’autore del reato di usura sia
un istituto bancario o un altro soggetto.
[29] Art. 14, comma 2, legge 108/96 : Il fondo di solidarietà per le vittime dell’usura provvede alla erogazione di mutui senza
interesse di durata non superiore al decennio a favore di soggetti che esercitano attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o
comunque economica, ovvero una libera arte o professione, i quali dichiarino di essere vittime del delitto di usura e risultino parti
offese nel relativo procedimento penale .
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La richiesta di mutuo deve essere presentata (al Prefetto competente per territorio) entro 180 giorni dalla data della denuncia o
dalla data in cui l’interessato, in qualità di persona offesa del reato di usura, ha avuto notizia dell’inizio delle indagini (art. 7, comma
2, del D.P.R. 455/99).
[30] Art. 20, legge 44/99 :
1. A favore dei soggetti che abbiano richiesto [la concessione del mutuo senza interesse di cui all'articolo 14, comma 2 della legge
108/96], i termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell’evento lesivo [presentazione denuncia*], degli adempimenti
amministrativi e per il pagamento dei ratei dei mutui bancari e ipotecari, nonché di ogni altro atto avente efficacia esecutiva, sono
prorogati dalle rispettive scadenze per la durata di trecento giorni [termine ordinatorio*].
2. A favore dei soggetti che abbiano richiesto [la concessione del mutuo senza interesse di cui all'articolo 14, comma 2, della legge
108/96] i termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell’evento lesivo [presentazione delle denuncia **], degli
adempimenti fiscali sono prorogati dalle rispettive scadenze per la durata di tre anni [termine ordinatorio**].
3. Sono altresì sospesi, per la medesima durata di cui al comma 1, i termini di prescrizione e quelli perentori, legali e
convenzionali, sostanziali e processuali, comportanti decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, che sono scaduti o che
scadono entro un anno dalla data dell’evento lesivo [presentazione denuncia *].
4. Sono sospesi per la medesima durata di cui al comma 1, l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio di immobili e i termini
relativi a processi esecutivi mobiliari ed immobiliari, ivi comprese le vendite e le assegnazioni forzate ***.
7. La sospensione dei termini di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 ha effetto a seguito del parere (favorevole) del prefetto competente per
territorio, sentito il presidente del tribunale.
* Circ. 26/01/06 Commissario antiusura (prot. 196/BE)
** Circ. 26/10/07 Dir.Reg. Ag. Ent. Sicilia (prot. 87378)
*** Circ. 02/06/07 Ministero Giustizia (prot. 032 016 003-7)
[31] Art. 20, comma 5, legge 44/99 : Qualora si accerti, a seguito di sentenza penale irrevocabile, o comunque con sentenza
esecutiva, l’inesistenza dei presupposti per l’applicazione dei benefici previsti dal presente articolo, gli effetti dell’inadempimento
delle obbligazioni ... e della scadenza dei termini ... sono regolati dalle norme ordinarie.
[32] Questa parte deve molto ad un lavoro d'indagine del Prof. Antal E. Fekete. In generale, per questo capitolo così scottante, data la
sua delicata natura, mi sono avvalso di fonti disponibili più che sicure ed indiscutibili. Anche, ovviamente, per evitare inutili
"problemi" all'editore.
[33] In una comunicazione personale all'autore, il giurista prof. Valerio Onida, docente di Giustizia Costituzionale presso l'Università
degli Studi di Milano, così si è espresso: "Dovrei vedere la sentenza della Cassazione, che non conosco, nel suo testo integrale. In
generale, in base alla giurisprudenza costituzionale, si ritiene che i trattati europei non possano giustificare l'eventuale "ingresso"
nell'ordinamento interno di norme o atti delle istituzioni europee contrastanti con i principi supremi del nostro ordinamento
costituzionale o con i diritti inviolabili della persona (cd contro limite). Il diritto al giudice (art. 6 convenzione europea dei diritti
dell'uomo) dovrebbe dal canto suo essere garantito anche nell'ordinamento comunitario". Vedasi anche il testo di Bruno Tarquini: La
banca, la moneta e l’usura – La Costituzione tradita, ed. Controcorrente, Napoli 2001.
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A3) Missioni di mantenimento dell'usura
I villaggi indifesi vengono bombardati dal cielo, gli abitanti spinti verso la campagna. il bestiame viene mitragliato, gli
accampamenti vengono dati alle fiamme con proiettili incendiari: questa viene chiamata pacificazione.
- George Orwell, Politics and the English Language, 1946
Una volta architettato il sistema d'indebitamento degli Stati con la privatizzazione dell'emissione della moneta a corso legale, la
preoccupazione dei banchieri era di diffondere quanto più possibile il sistema attraverso tutto il pianeta. Ne accenna Carrol Quigley,
il professore della Georgetown University spesso citato da Bill Clinton, nel suo libro "La tragedia e la speranza" del 1966 (mai
tradotto o pubblicato in Italia): “I potenti del capitalismo finanziario avevano un altro obiettivo di largo raggio: nientemeno che
creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private in grado di dominare il sistema politico di ogni nazione e
l’economia globale come un tutto unico. Questo sistema doveva essere controllato in stile feudale dalle banche centrali mondiali di
concerto tra loro, mediante accordi segreti stipulati in frequenti riunioni private. All’apice del sistema doveva esserci la BIS di
Basilea, una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali mondiali, a loro volta società private. La chiave del loro
successo era che i banchieri internazionali avrebbero controllato e manipolato il sistema monetario di ogni nazione lasciando però
apparire che essa fosse controllata dal governo". Questo spiega come, dalla seconda guerra mondiale, il sistema che ruota intorno al
"Banking Consensus" (più preciso rispetto alla definizione profana di: "Washington Consensus") abbia intrapreso circa cento
aggressioni contro altrettanti paesi per imporre questo sistema. Parliamo sia di conflitti evidenti, come Vietnam, Cambogia,
Afganistan, Iraq, Pakistan, Iugoslavia, che di conflitti coperti, ovverosia rovesciamento di governi ed assassini politici, come nel caso
di Allende in Cile, dei tentativi di rovesciamento di Castro a Cuba, delle varie rivoluzioni arancioni negli stati ex URSS, dei golpe in
Iran ed in Iraq del primo dopoguerra, dell'influenzamento o finanziamento dell'esito di elezioni "democratiche", e via dicendo. Lo
stesso John Perkins ci dice: "La lezione dell'Iran era chiara: un impero può essere costruito senza il rischio di una guerra e a costo
molto inferiore. Le tattiche della CIA potevano essere applicate ovunque esistessero delle risorse che erano ambite dalla
corporatocrazia (il potere delle multinazionali). C'era solo un problema: Kermit Roosevelt era un impiegato della CIA. Se fosse
stato preso, le conseguenze sarebbero state tristi. Si prese la decisione di rimpiazzare gli agenti operativi del governo con agenti
presi dal settore privato. Una delle società nella lista delle assunte era la mia: la MAIN. Presto, noi sicari dell'economia, scoprimmo
che non dovevamo attendere che i paesi nazionalizzassero i campi petroliferi, come scusa per manipolare la loro politica.
Trasformammo la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale ed altre istituzioni "multinazionali" in strumenti di
colonizzazione. Negoziammo contratti lucrosi per le società statunitensi, stabilimmo accordi di "libero" commercio che facevano
oscenamente gli interessi dei nostri esportatori a spese di quelli nel terzo mondo e aggravavano la situazione degli altri paesi con
debiti insostenibili. In effetti, creammo dei governi surrogati che sembravano rappresentare le loro genti, ma in realtà erano nostri
servi. Alcuni dei primi esempi furono: l'Iran, la Giordania, l'Arabia Saudita, il Kuwait, l'Egitto ed Israele. Il primo alleato di
Washington nella lotta per difendere la sovranità del dollaro fu Israele. La predizione di Jake Dauber sul fatto che il valore del
dollaro sarebbe stato determinato dal petrolio, si dimostrò corretta. Quando Tel Aviv e Washington ridussero il mondo arabo in un
angolo, gli arabi non avevano scelta se non contrattaccare, attraverso la guerra dello Yom Kippur e l'embargo dell'OPEC. Questo
mise in moto il Dipartimento di Stato statunitense. I sicari dell'economia organizzarono un accordo con l'Arabia Saudita che sposò il
dollaro al petrolio. Il dollaro venne incoronato Re e, da allora, ha regnato supremo". Più chiaro di così! L'accordo era di difendere e
mantenere al potere la famiglia reale saudita che, come abbiamo visto altrove, è uno dei più grossi latifondisti del mondo. In cambio,
il petrolio sarebbe stato trattato solo in dollari. In questo modo, si raggiunge lo scopo della "currency board": chi vuole comprare
petrolio deve PRIMA acquistare dollari, con cui poi acquistare petrolio. Il signoraggio della Federal Reserve è evidente. In cambio di
foglietti (dollari) otteneva altri foglietti da spendere per importare merci e beni reali da altri paesi. Al solo costo di stampa! Il valore
del dollaro, quindi, dopo il 1973, era sostenuto dal commercio coatto del petrolio in dollari. Il petrolio creava una domanda costante e
continua di dollari da parte di tutti i paesi del mondo. Come evitare l'inflazione? Semplice, gli arabi non venivano pagati con dollari
cash, ma con Buoni del Tesoro USA, che poi sarebbero stati ripagati dalle tasse dello sciocco contribuente americano (non molto
diverso da quello italiano, a dire il vero). Questi buoni rimanevano praticamente depositati nelle stesse megabanche americane.
Quindi, alla fin fine, gli arabi prendevano solo la quota di interessi sui buoni del Tesoro, invece di essere saldati cash. Ma i paesi
pagavano i titoli in dollari con moneta sonante. Viene da chiedersi se Osama Bin Laden non avesse in fondo tutti i torti a sostenere
che si trattava di un esempio di macrocorruzione del mondo islamico. In effetti, la famiglia reale saudita non brilla come esempio di
"governo democratico", anzi: è uno degli stati islamici più retrogradi del mondo. Osama Bin Laden venne sfruttato e finanziato dagli
americani quando si trattava di combattere i sovietici in Afganistan. E' ovvio che il governo USA voglia disfarsi di questo scomodo
testimone. Lo si intuisce anche dalle cronache di Terzani (1): "La vittoria americana in Afganistan ha anche lasciato moltissimi
combattenti della "guerra santa" islamica disoccupati ed è fra questi che i vari gruppi e i vari servizi segreti reclutano la loro
manovalanza e i loro agenti provocatori. I massacri di apparente natura religiosa, come quello contro la moschea sciita o quello di
due famiglie i cui uomini sono stati torturati per tre ore davanti ai loro parenti prima di essere uccisi, non sarebbero stati opera di
musulmani sunniti, ma di agenti esterni interessati a mettere in moto una catena di vendetta e a mantenere alto il livello di terrore in
città. Quanto all'assassinio di due americani, una delle teorie qui più accreditate è che Washington vuole ora risolvere il problema
della droga e spinge il governo pakistano ad attaccare le varie mafie. La risposta sarebbe stata l'imboscata sulla via dell'aeroporto
contro due funzionari che di diplomatico avevano forse solo la copertura ufficiale...". E, nella parte che narra dell'intervista alle Tigri
Tamil - le Tigri del movimento di liberazione dell'Eelam - si scopre un fatto nuovo: un attacco diretto contro la Banca Centrale dello
Sri Lanka. Ma chi sono le Tigri Tamil? "A Kakkadicholai le Tigri sono di casa. Come nel nord, la stragrande maggioranza della
popolazione è Tamil e non c'è una famiglia che non abbia un figlio o un parente nella guerriglia. "Non siamo d'accordo con tutto
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quello che fanno, ma i "ragazzi" sono la nostra assicurazione sulla vita", dice un uomo che, la notte, viene a trovarmi. "I soldati, se
tornano, ci massacrano tutti." Nel 1990 l'esercito, fatto esclusivamente di singalesi, cacciò le Tigri dalla regione di Batticaloa.
Migliaia di giovani tamil vennero arrestati e torturati. La gente era così terrorizzata che non tentava nemmeno di riconoscere i
cadaveri esposti su vecchie gomme d'auto al margine delle strade. "non dimenticherò mai quelle scene", mi racconta un prete
cattolico della zona. "Una volta che era piovuto e il fuoco s'era spento, vidi una pila di piedi ancora intatti, ben accatastati, come
tanti panini sugli scaffali di un forno. Da allora mi chiedo se siamo ancora esseri umani". Nei cinque anni in cui l'esercito ha tenuto
sotto controllo questa zona coi suoi 250.000 abitanti, 4.200 tamil sono "scomparsi" così. E' questa violenza da parte dei singalesi
che ha spinto molti giovani tamil a entrare nella guerriglia e che li rende così disponibili a morire. "Siamo una minoranza e lottiamo
contro un esercito forte che ha a disposizione tutti i più sofisticati mezzi militari. Il suicidio è la nostra arma più potente", mi dice
Karikalan, il capo delle Tigri nella regione dell'est. "Continueremo a lottare nella giungla. La popolazione è con noi. La pace verrà
solo quando avremo ottenuto uno Stato indipendente, l'Eelam. La presidente Chandrika ha portato la guerra nella nostra capitale e
noi la porteremo da lei, la porteremo a Colombo." Poco tempo dopo, un attacco di un commando suicida distruggerà l'edificio della
banca centrale e causerà più di cento morti. Storicamente, è il primo attacco "terroristico" o "partigiano" (a vostra scelta) contro una
banca centrale. Il che la dice lunga sul ruolo ancora da scoprire delle banche centrali nei periodi del terrorismo: o i nostri terroristi
europei sono tutti sciocchi, perché non ne hanno mai attaccate, o... o sono davvero dei terroristi genuini, che non hanno niente a che
vedere con movimenti altrettanto genuini di liberazione nazionale, ma che mirano solo a creare caos e terrore per dividere la
popolazione, senza colpire obiettivi strategicamente sensibili o amici. Se il lettore pensa che esagero, quando affronto il ruolo
destabilizzatore ed eversivo delle "banche centrali all'occidentale", allora lo voglio rassicurare: proprio mentre sto scrivendo, sta
passando sul televideo Mediaset quanto segue.
MARONI: "Piano eversivo fallirebbe" - 16 giugno 2009
"Governatore Banca Italia, idea antica"
"L'idea di mettere qualcuno a governare, di solito il governatore della Banca d'Italia, è un'idea ricorrente, esiste da molto e il
governatore è sempre stato il più gettonato e, qualche volta, ci è anche riuscito, Ciampi ad esempio". Queste le parole del Ministro
dell'Interno , Roberto Maroni, riferendosi al "piano eversivo" denunciato dal premier Berlusconi. "Questa volta il progetto fallirà",
ha detto in un'intervista a Giuliano Ferrara.
Dire che c'è un piano Bankitalia, ovviamente, equivale a dire che c'è un piano della banca Goldman Sachs, la banca che oltre ad aver
infiltrato le nostre istituzioni, ha anche infiltrato quelle statunitensi. Ma andiamo con ordine, torniamo al secondo dopoguerra. John
Perkins parlava di istituzioni multilaterali. tra cui la Banca mondiale, che è un'agenzia delle Nazioni Unite. Che ne dice Terzani
dell'ONU? "Ebbi l'impressione che la "comunità internazionale" - questa strana, indefinibile accozzaglia di gente di tutti i colori, di
tutte le misure, di tutte le lingue, che in comune aveva solo l'interesse a guadagnare, come rimborso spese di un giorno, quello che
un cambogiano medio guadagnava in un anno, 150 dollari USA - volesse restare in Cambogia al costo di qualsiasi compromesso. Il
destino dei cambogiani non era la grande priorità del momento. Per le Nazioni Unite era prioritario portare a buon fine l'intervento
in Cambogia, così da poter ripetere l'operazione altrove. Ma le Nazioni Unite, chi erano? Mi facevo la barba, ascoltando la radio
portatile che ho sempre con me, e a sentir quella pareva che il mondo fosse ormai in mano a questo nuovo, omnipresente saggio e
giusto governo: le Nazioni Unite. Le Nazioni Unite erano in Cambogia, le Nazioni Unite avevano qualcosa da dire sull'Irak, avevano
da intervenire nella ex Yugoslavia e in Africa. Le prime notizie di tutti i bollettini riguardavano loro. Poi uscivo fuori, per le strade di
Phnom Penh, e le Nazioni Unite erano soldati indonesiani (quelli responsabili del massacro di Dili nell'isola Timor), soldati
thailandesi (quelli che avevano sparato sulla folla disarmata nel centro di Bangkok); le Nazioni Unite erano anche i poliziotti di
alcune dittature africane. Tutti venuti, con un berretto azzurro in testa, a portare la democrazia e il rispetto dei diritti umani. Una
cosa le Nazioni Unite l'avevano fatta. Con la loro presenza avevano ridato fiducia agli uomini d'affari. A Phnom Penh i prezzi delle
case erano alti come quelli di New York, dovunque si aprivano nuovi alberghi, ristoranti, dancing e bordelli. Il processo di pace
aveva reintrodotto quella logica dell'economia di mercato che non conosce principi tranne quello del profitto. Nel giro di pochi mesi
la Cambogia era diventata la meta di speculatori, perlopiù cinesi venuti da Bangkok, da Kuala Lumpur e Singapore, che, grazie
all'immensa corruzione dell'apparato amministrativo locale, mettevano le mani sulle risorse del paese e nei più loschi traffici, da
quello delle medicine scadute al contrabbando di auto e di pietre preziose. Un uomo d'affari - americano, quello - cercava di
seppellire in Cambogia le scorie nucleari che nessun altro paese voleva. Dovunque erano comparsi nuovi grandi cartelloni
pubblicitari: "Angkor, l'orgoglio della nazione". Un invito a visitare i templi? No! Una nuova birra. La distilleria che la produceva
era il risultato dell'unico investimento straniero nel settore industriale. L'economia aveva la sua logica" (2). Quindi, mentre i
governi-fantoccio democratici fanno da cane da guardia ai sistemi bancari feudali nazionali, le Nazioni Unite, attraversi i cosiddetti
Caschi Blu, si allenano a fare da Gran Cane da Guardia delle future organizzazioni al servizio del Grande Banchiere dell'Universo.
Ne troviamo la prova andando a fare la "radiografia" delle varie guerre umanitarie, andando a controllare come è stato organizzato e
riformato il sistema bancario delle varie nazioni "liberate". In Iraq, troviamo oggi un sistema di nuovo dinaro iracheno basato sulla
currency board, al 100%, con il dollaro USA. Mentre in Bosnia, ad esempio, troviamo che la corona bosniaca è in regime di
currency board, sempre al 100%, con l'euro della Banca Centrale Europea. E' ormai noto che Saddam Hussein venne catturato ed
ucciso poco dopo aver annunciato che avrebbe venduto il petrolio iracheno in cambio di euro, spodestando quindi il signoraggio del
dollaro. Ma d'altra parte occorre tenere presente che questi dollari sono in qualche modo "sterilizzati", inspendibili. Come ci informa
Stan Goff, ex membro delle Delta Forces (un gruppo che fa parte delle forze speciali americane, a cui dedichiamo un capitolo a
parte): "I diplomatici americani hanno detto che non permetteranno alle banche centrali di usare le loro riserve in dollari per
comprare multinazionali americane. Quando i paesi dell'OPEC lo proposero dopo il 1973, il Tesoro USA li informò dovutamente che
l'avrebbe considerato come un atto di guerra" (3). Quindi, le banche centrali estere sono costrette a tenersi sul groppone i dollari e gli
assetti in dollari USA senza poterli monetizzare. A meno che non usino il trucco che sta usando la Cina: ovvero di utilizzare questi
titoli in dollari come collaterale per ottenere prestiti da altre banche, dopodiché glieli mollano senza rimborsare le rate. Così il
problema si sposta. ma ovviamente non è una soluzione adottabile su larga scala. Vediamo ora nel dettaglio qualche esempio storico
che ci illustra la politica estera che sta dietro alla questione del signoraggio. Prendiamo il caso delle Filippine e di Marcos. Jonathan
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May era un ex funzionario del Fondo Monetario Internazionale che, nel 1985, venne avvicinato dal presidente delle Filippine
Marcos. Marcos era in difficoltà perché non poteva servire il massiccio debito che doveva alle banche americane ed aveva già
esaurito le linee di credito con il FMI. L'unica strada era di accettare una modifica radicale della sovranità nazionale. Avrebbe dovuto
accettare che la sua valuta, il Peso, diventasse denominata in dollari e, di conseguenza, eliminare il sistema monetario che avrebbe
reso la banca centrale delle Filippine una grossista del credito, ottenuto dalla nuova super-banca che il governatore della Federal
Reserve, Paul Volcker, aveva annunciato il 27 ottobre 1985. In aggiunta a questa radicale modifica delle relazioni esistenti, l'IMF
richiedeva un pignoramento delle risorse naturali delle Filippine e di incaricare società non filippine per la progettazione
dell'escavazione ed estrazione dei minerali. Oltre ad ottenere royalty perpetue e la facoltà di nominare, da parte di quelle stesse
società, tutte le società subappaltatrici che sarebbero state coinvolte nell'esplorazione e nell'estrazione delle materie prime. Queste
clausole, recitava il prospetto del FMI, avrebbero portato prosperità alla nazione. Per rendere l'affare ancora migliore, se il governo
filippino avesse accettato i termini e gli obblighi dei banchieri, questi avrebbero condonato i debiti esteri ed avrebbero aperto nuove
linee di credito che sarebbero state molto più flessibili di prima. Ma Marcos fu abbastanza avveduto da prestare attenzione alla parola
"PERPETUE" e realizzò che se avesse firmato l'accordo avrebbe anche abbandonato il potere, da parte del suo governo, di effettuare
azioni indipendenti riguardo alla sua economia ed alla sua gente. Marcos non era disposto a questo, e si guardò attorno per trovare
altre alleanze o supporto. Tuttavia, le sue prospettive di manovra erano limitate e di corta durata. Una volta che fu chiaro che lui non
intendeva arrendersi ai mediatori dei poteri finanziari, venne cacciato sull'onda del dissenso popolare e di un fervore rivoluzionario.
Tuttavia, il defenestramento di Marcos fu un complotto dei manipolatori globali, guidato dalla CIA, che lo accusarono dell'assassinio
del suo nemico politico esiliato negli Stati Uniti, Benigno Aquino. In realtà, ancor oggi non sappiamo ufficialmente di chi sia la
paternità di quell'assassinio, ma con quella scusa si organizzò un movimento di rivolta, chiamato furbamente "Potere Popolare", che
fece eleggere la Corazon Aquino che stava invece dalla parte delle istituzioni finanziarie multinazionali. Tra l'altro Marcos aveva
proclamato la moratoria sui debiti ed aveva precedentemente introdotto una moneta libera da debito - tipo i nostri antichi Biglietti di
Stato a corso legale - chiamata BAGONG LIPUNAN, creata attraverso la banca centrale delle Filippine che era essa stessa
assoggettata al governo, cosa che fu uno dei motivi chiave per cui Marcos venne detronizzato.
Biglietti di stato a corso legale emessi dalla Repubblica delle Filippine
Infatti, la creazione di moneta libera da debito e la sovranità monetaria in generale, va contro ai principi dottrinari e politici della
Banca mondiale e del FMI. Il presidente Marcos aveva anche proposto negli anni 1980 una moneta regionale asiatica, ma anche qui i
banchieri internazionali riuscirono a far naufragare l'iniziativa. A seguito della rivoluzione dell'1 maggio 1986, la Corazon Aquino
venne nominata presidente della repubblica. Poi negli anni 1990 seguì il presidente Fidel V. Ramos, un militare, seguito a sua volta
nel 2000 dal presidente Joseph E. Estrada che, anch'esso, venne estromesso dal potere con altre false accuse di predazioni
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economiche ancora oggi rimaste senza prove. Seguì un'altra rivoluzione del "Potere Popolare", la seconda, che fece nominare Gloria
Macapagal-Arroyo nel 2001-2004, che venne poi rieletta per il termine 2004-2010 nelle ultime elezioni presidenziali e nazionali
avvenute nel 2004. E' interessante andare oggi a rivedere la quantità di propaganda che venne messa in moto per squalificare Marcos:
dall'accusa di arricchimento personale illegale sino all'inseguimento mediatico della moglie per dichiarare che, con le sue mille paia
di scarpe, era davvero una cattiva capitalista! Questa donna, ormai vedova, deve ancor'oggi lottare contro i provvedimenti che le
hanno congelato i conti correnti, nelle varie banche svizzere, con l'accusa tipica adottata regolarmente nei confronti dei nemici dei
banchieri feudali: "riciclaggio". Però quelli stessi mezzi di informazione di massa che inseguono su commissione il "tiranno" di
turno, non trovano mai il tempo per andare a fare documentari su quelle famiglie aristocratiche, lo 0,2% della popolazione europea,
che possiedono il 60% delle terre dell'Europa, mantenute a nostre spese; oppure sulle ricchezze effettive della Corona d'Inghilterra,
socia occulta della Banca d'Inghilterra. Non mi stupisce per niente che Transparency International, una organizzazione non
governativa famosissima per la sua "ben mirata" lotta alla corruzione, è in realtà fondata da ex dipendenti della Banca Mondiale...
Questo episodio delle Filippine ci farà capire, se non altro , come mai, col paradiso democratico creato laggiù dai banchieri feudali,
l'Italia sia piena di donne filippine disposte a far da serve, pur di non vivere nel loro paese. I paesi che si trovano con l'economia
distrutta dai banchieri feudali, sono costretti ad inviarci come immigrati i loro cittadini, pescando nelle nostre magre risorse di
ammortizzatori sociali.
Vediamo ora il caso della ex-Iugoslavia. Nel 1993-1994, la Iugoslavia soffrì quella che venne chiamata. allora, la peggiore
iperinflazione della storia. La solita spiegazione dei libri di testo è che il governo stampava soldi come un matto. Dopo Tito, il leader
comunista che comandò il paese fino al 1980, il partito comunista seguì delle politiche economiche sempre più irrazionali e, mentre
la Iugoslavia si dissolveva, creava moneta per finanziare l'operato del governo e l'economia socialista. Questo creò l'inflazione,
secondo la leggenda. Ma la verità è piuttosto il contrario: il collasso iugoslavo avvenne perché il FMI impedì che il governo ottenesse
credito che era necessario alla sua banca centrale. Il governo quindi, non potendo esercitare la sovranità monetaria, non poteva
finanziare i programmi sociali e quindi tenere assieme le provincie che costituivano la Iugoslavia. Il problema reale del paese non era
la debolezza della sua economia, ma bensì la sua troppa forza. Il suo modello misto - che assomiglia parecchio a quello cinese
attuale - in cui il capitalismo si mischiava al socialismo, era così di successo che minacciava, con la sua stessa esistenza, il modello
della terapia-shock adottato invece dalle IFI. Per più di 40 anni Washington aveva sopportato il modello iugoslavo, e la dirigenza di
Tito, perché lo riteneva un valido cuscinetto contro il modello economico dell'Unione Sovietica. Quando il sistema di Mosca
cominciò a perdere acqua, a Washington il cuscinetto non serviva più, specialmente perché si trattava di un modello nazionalista che
aveva economicamente un discreto successo. La sopravvivenza di quel modello avrebbe potuto "contagiare" gli stati limitrofi
dell'Europa dell'est che si sarebbero potuti così opporre, con successo, al neocolonialismo del signoraggio dei banchieri feudali. Si
sarebbe potuto così dimostrare - negli anni in cui la Thatcher, la Lady di ferro inglese, ripeteva a destra e a manca che non c'era
alternativa (TINA, There Is No Alternative!) al modello originato dalla banca d'Inghilterra - che un'alternativa morbida esisteva
eccome. Il modello iugoslavo andava così distrutto, anche solo per questo motivo, secondo gli strateghi di Washington. Il fatto poi
che la Iugoslavia si trovasse a mezza strada per accedere alle ricchezze naturali dell'Asia centrale, fu un argomento collaterale in più.
La Iugoslavia fu la vittima del solito miraggio di un immaginario benessere economico se solo si fosse aperta agli investimenti ed ai
prestiti esteri. In fondo, è proprio questa la Società Aperta che cerca di spacciare su commissione George Soros. Secondo un rapporto
della Radio Europa Libera del 1984, Tito avrebbe commesso l'errore di permettere al paese il lusso di importare più beni di quanti ne
esportasse e di prendere soldi a prestito all'estero per costruire centinaia di fabbriche che non facevano mai profitti. Quando non
c'erano più dollari per restituire questi prestiti, la Iugoslavia sarebbe stata costretta a rivolgersi al FMI per risolvere i debiti. Si
aprirono quindi le fauci degli squali e la Iugoslavia venne trangugiata. Una delle condizioni che il FMI aveva imposto era la completa
privatizzazione delle imprese dello stato. Il risultato fu il fallimento di 1.100 imprese con un buon 20% di disoccupazione. Le
politiche del FMI avevano causato un rapido aumento dell'inflazione, a causa del crollo della capacità produttiva (come avverrà
presto anche qui da noi, con la balcanizzazione dell'Europa, se il governo non si da una sveglia), finché nel 1991 non arrivò a più del
150%. Quando il governo non fu capace di creare la moneta che serviva per far riprendere l'economia e tenere assieme le province,
seguì il caos economico ed ogni regione fu costretta a lottare per la propria sopravvivenza. Per reagire a questa combinazione tra la
terapia shock del FMI e la politica di destabilizzazione di Washington, il presidente nazionalista iugoslavo Slobodan Milosevic
organizzò un nuovo Partito Comunista nel novembre 1990, con lo scopo di evitare la dissoluzione della Repubblica Iugoslava. A
questo punto però scoppiarono una serie di violenze etniche e guerre regionali che durarono un decennio e causarono la morte di
200.000 persone (ma, occorre precisarlo, il Tribunale dell'Aja non ha mai processato il FMI...Un altro brutto capitolo del triste libro
da intitolare: Magistrati e banchieri feudali). Nel 1992 Washington impose un embargo economico totale sulla Iugoslavia, congelando
tutto il commercio e gettando l'economia locale nel caos, con seguente iperinflazione ed una disoccupazione al 70%. Al pubblico
occidentale, specialmente negli Stati Uniti, venne detto, dai mezzi d'informazione "senza lobi frontali", che i problemi erano tutta
colpa della dittatura corrotta di Belgrado. Una cosa simile avvenne in Ucraina, quando l'iperinflazione seguì all'ordine impartito nel
1994, dal FMI, di interrompere il controllo di stato sui cambi esteri. Il risultato fu il collasso immediato della moneta. Il prezzo del
pane salì del 300%, l'elettricità del 600%, il trasporto pubblico del 900%. Le industrie di stato, che non riuscivano ad ottenere credito
dalle banche, vennero costrette alla bancarotta. Gli speculatori stranieri (i soliti prestanome, ben riforniti dai banchieri feudali) fecero
man bassa comprando per due soldi i gioielli che trovarono in mezzo alla spazzatura di quello che rimaneva (privatizzazioni). Il
risultato fu che l'Ucraina, che una volta era il granaio d'Europa, venne costretta ad implorare aiuti di cibo dagli Stati Uniti. Questi,
inondando il mercato del loro surplus agricolo, finirono di distruggere l'autosufficienza degli operatori locali. La Russia e gli stati ex-
sovietici venivano ora trattati come il Congo o la Nigeria, come fonti di materie prime a buon prezzo. Queste ricchezze minerarie
erano finalmente a disposizione delle multinazionali predatorie, per un tozzo di pane, per la prima volta dal 1917. Le multinazionali,
ovviamente, devono essere per forza predatorie per poter pagare gli interessi usurari delle banche che le sostengono. E così si chiude
il cerchio. Come noterete, alla fin fine se non è zuppa è pan bagnato. Una volta scoperti i trucchetti da bassa lega di questi maniaci
cleptocrati che infestano le organizzazioni transnazionali, che son sempre i soliti, non dovrebbe essere difficile stendere i capi
d'accusa e processarli nella società civile. Voglio finire questo capitolo con una nota di speranza, un'ultima citazione da Tiziano
Terzani (4), un brano tratto da un'intervista a Giovanni Alberto Agnelli (5):
TT: Se la società del futuro è quella in cui l'uomo è solo un animale economico, allora siamo al tramonto della nostra civiltà!
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Agnelli: Al momento può apparire che le cose stiano così, può sembrare che l'economia sia la cosa che gestisce il mondo e che non ci
sia niente al di sopra di essa. Ma non può essere sempre così, e io sono convinto che altri valori fondamentali torneranno a imporsi e
che la religione avrà in questo un ruolo importante, perché dovrà reinterpretare le esigenze della società.
TT: E la politica?
Agnelli: Al momento in Europa vedo un grande vuoto politico. Siamo gestiti più o meno bene, con criteri puramente economici
definiti dal trattato di Maastricht. Ebbene, dieci banchieri centrali hanno fatto quel trattato e ora l'unico scopo della politica è
rispettare quel trattato. Toccherebbe a politici veri, a politici con la P maiuscola, proporre nuove idee, nuove soluzioni. Ma quelli non
ci sono.
TT: E perché, secondo lei?
Agnelli: Siamo in un momento di grande transizione mondiale. La classe dirigente del passato, quella che aveva fatto l'esperienza
drammatica della guerra e della ricostruzione, è morta. Mitterand (6) è stato l'ultimo dei grandi, ma non ha lasciato successori. Il
problema di quei grandi è che, forse perché erano tali, non si sono circondati di collaboratori di livello, con un'ampia visione delle
cose, di gente che mettesse in discussione le loro idee e le loro strategie.
TT: E lei di che tipo di gente si circonda?
Agnelli: Io nel team di lavoro alla Piaggio cerco di avere tutti collaboratori che siano più bravi di me. Lo dico sul serio, ci credo, e
quando debbo giudicare una persona guardo innanzitutto alle persone di cui si circonda. Lo stesso vorrei si facesse con me; per
giudicare il mio lavoro bisogna conoscere i miei collaboratori. Questo è il mio principio.
TT: Dove bisogna cercare i grandi del mondo di domani?
Agnelli: Certo non fra i numeri due e i numeri tre della vecchia generazione. I nuovi leader non sono lì. Inutile cercarli. Ormai
bisogna fare un salto di generazione. I nuovi grandi emergeranno fra la gente cresciuta in modo nuovo e con visioni nuove.
TT: Vuole dire la sua generazione?
Agnelli: Perché no? Fra i quarantenni, forse. Lì c'è gente che ha principi, che ha propositi.
TT: Lei che cosa si propone?
Agnelli: Io sono troppo giovane per dare lezioni di vita, ma sono convinto, davvero convinto, che ognuno è padrone del proprio
destino e che può andare avanti solo se fa bene le cose che ha dinanzi a sé. Questo è quel che mi propongo: di far bene, al mio
meglio, le cose che avrò davanti. Niente di più, niente di meno.
Agnelli giustamente fa riferimento a Mitterand, che era riuscito a nazionalizzare brevemente il sistema bancario francese nel 1981.
Rothschild fu costretto a chiudere la sua banca ed a emigrare finché, nel 1987, con la morte di Mitterand, ritornò in Francia e tutto
riprese come ai "bei" vecchi tempi.
Note:
1) Tiziano Terzani, In Asia, ed. TEA, 2003
2) Tiziano Terzani, Un indovino mi disse, ed. Longanesi, 1995
3) Da: Money, Money, Money, di Stan Goff, in FromTheWilderness, 2006
http://www.fromthewilderness.com/free/ww3/092004_persian_peril2.shtml
4) Tiziano Terzani, Sant'Anna News, 1996
5) Giovanni Alberto Agnelli (Milano, 19 aprile 1964 – Torino, 13 dicembre 1997) fu un imprenditore e dirigente d'azienda italiano.
Figlio di Umberto Agnelli (1934 - 2004) e Antonella Bechi Piaggio (1938 - 1999) fu presidente della Piaggio dal 1993 fino alla sua
morte, risollevando le sorti dell'azienda. Dallo zio Gianni Agnelli era stato destinato a succedergli alla guida della FIAT. Morì di
cancro a 33 anni.
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A4) La grande crisi dei derivati
Il fatto disastroso è che nell'ultimo decennio il pendolo, certo più altrove che in
Italia, non ha oscillato all'interno del quadrante, ma è uscito dal quadrante del
diritto. Quello che può e deve ora essere fatto è perciò riportare il pendolo dentro il
quadrante, non essendoci alternativa allo Stato di diritto.
- Giulio Tremonti, Corriere della Sera, 17 marzo 2009
Una storiella, con l'ambizione di spiegare il sistema finanziario attuale, narra quanto segue. Un uomo legge un annuncio che dice:
"Vendo un asino per 100 euro". Ottimo prezzo, pensa. Chiama il proprietario e fissa un appuntamento a casa sua, dove si reca con
una banconota da 100 euro. Il proprietario la prende e dice: "Benissimo, ora andiamo nella stalla". Appena entrati, però, l'acquirente
si accorge che l'asino è a terra. "Ma è morto!", dice. E l'altro: "Mica avevo scritto che era vivo!" A quel punto, l'acquirente dice: "Lo
prendo lo stesso." E l'altro: "Per fare che?" "Ne farò una lotteria..." Dopo qualche giorno si rincontrano per strada e l'ex-proprietario
dell'asino gli chiede com'è andata. E lui: "Benissimo. Ho stampato 100 biglietti da dieci euro per sorteggiare l'asino e li ho venduti
tutti." E l'altro: "Ma non si è lamentato nessuno?" "Sì, quello che ha vinto. Ma ho subito sistemato la cosa: gli ho restituito il doppio
dei soldi del biglietto e mi son tenuto gli altri 980 euro!". Se il biglietto della lotteria fosse stato un contratto derivato per la consegna
futura dell'asino vivo, le cose però potevano andare diversamente. Il vincitore poteva chiedere la consegna effettiva dell'asino vivo, e
se l'altro rifiutava, allora avrebbe potuto chiedere di diventare proprietario dell'azienda dell'incauto organizzatore di lotterie.
Tecnicamente, il venditore di biglietti era "naked short", ovvero scoperto a breve per la consegna di asini vivi. Questo può succedere
se per esempio si acquistano contratti ETF su oro o argento, contratti per la consegna futura dei metalli. Se il compratore poi non si
accontenta - alla data prestabilita - di incassare o perdere la differenza monetaria tra il valore all'acquisto e quello alla consegna, ma
pretende la consegna della merce, che è un suo diritto, allora il venditore è costretto a consegnarla pena la perdita del proprio
patrimonio. Gente come George Soros ci ha fatto i miliardi con questo trucchetto, sconosciuto a chi non opera nel settore. La
definizione di wikipedia dei derivati recita: "In finanza, uno strumento derivato è considerato ogni titolo il cui valore è basato sul
valore di mercato di altri beni (azioni, indici, valute, tassi ecc.). I titoli derivati hanno raggiunto solo recentemente una diffusione
enorme nel mondo grazie alla globalizzazione dei mercati e alla contestuale introduzione dei computer per la trasmissione degli
ordini. Esistono derivati strutturati per ogni esigenza e basati su qualsiasi variabile, perfino la quantità di neve caduta in una
determinata zona. Gli utilizzi principali sono: arbitraggio, speculazione e copertura (detta hedging). Le variabili alla base dei titoli
derivati sono dette attività sottostanti e possono avere diversa natura; possono essere un'azione, un'obbligazione, un indice, una
commodity come il petrolio o anche un altro derivato." Il "guru di Omaha" Warren Buffett, il 4 marzo 2003, li definì «armi di
distruzione di massa». Nella trasmissione REBUS su Odeon-TV del 27 aprile 2009, ho accennato al fatto che le banconote in euro
sono dei derivati di derivati di derivati di derivati. Intendevo dire che le banconote in euro, emesse dalla privata BCE, derivano il loro
valore da titoli di stato posti a riserva presso la banca centrale. Questi titoli di stato, a loro volta, derivano il loro valore dalla garanzia
di essere coperti nel futuro dal prelievo fiscale, dalle tasse dei rispettivi cittadini dei paesi d'emissione. A loro volta, le tasse
"derivano" dal reddito dei cittadini che a sua volta "deriva" dal lavoro degli stessi. Il lavoro deriva dal tempo che i cittadini vi
sacrificano, una bella parte della propria vita. Che, una volta passato, ciao. In sostanza, le banconote della Banca Centrale Europea, a
differenza di quelle dei falsari, derivano il loro valore dagli stessi cittadini come fossero false cambiali tratte, cioè senza il consenso
informato e l'accettazione da parte dei trattari. Quindi, ogni volta che un trattario (cittadino) riceve questi pezzi di carta, non sa che
dovrà rimborsarli oltre agli interessi. E se muore, saranno i suoi figli, nipoti, pronipoti, etc. a doverle rimborsare - sotto forma di
debito pubblico - tramite tasse da pagare ai governi governi che verranno. Giustamente il compianto prof. Giacinto Auriti sosteneva
che "non si può mai saldare un debito con un altro debito!" Era meglio l'asino morto, credetemi. Ma torniamo ai derivati, citando un
passaggio tratto da La storia segreta dell'impero americano, di John Perkins, che ci fa da utile cornice: "Le lezioni apprese dalla
storia dell'Iran erano chiare: un impero può essere costruito senza il rischio di una guerra e a costo molto inferiore. Le tattiche
della CIA (la Central Intelligence Agency, un'agenzia di manovali dei servizi segreti americani) potevano essere applicate nei casi in
cui esistevano le risorse che la corporatocrazia (NdA: il sistema del potere corporativo) avesse voluto. C'era solo un problema.
Kermit Roosevelt era un impiegato della CIA. Se fosse stato catturato, le conseguenze sarebbero state gravi. Venne presa la
decisione di rimpiazzare gli operatori del governo con agenti del settore privato. Una delle società che era nella lista era la mia, la
MAIN. Molto presto noi che eravamo dei sicari dell'economia, scoprimmo che non avevamo bisogno di aspettare che i paesi
nazionalizzassero i campi petroliferi come scusa per manipolare la loro politica. Abbiamo trasformato la Banca Mondiale, il FMI, e
le altre istituzioni "multinazionali" in strumenti di colonizzazione. Abbiamo negoziato affari lucrosi per le società degli Stati Uniti,
abbiamo stabilito accordi di "libero" commercio che palesemente servivano ai nostri esportatori, a scapito di quelli del Terzo
Mondo, e abbiamo afflitto gli altri paesi con debiti ingestibili. In effetti, abbiamo creato governi surrogati che sembravano
rappresentare il loro popolo, ma in realtà erano nostri agenti. Alcuni dei primi esempi furono: Iran, Giordania, Arabia Saudita,
Kuwait, Egitto e Israele. Il primo alleato di Washington, nella lotta per difendere la sovranità del dollaro. è stato Israele. La
previsione di Jake Dauber che il valore del dollaro sarebbe stato determinato dal petrolio si rivelò corretta. Quando Tel Aviv e
Washington spinsero il mondo arabo in un angolo, gli arabi avevano poca scelta, ma dovettero reagire colpendo, nella guerra dello
Yom Kippur (1973) e attraverso l'embargo dell'OPEC. Questo spinse all'azione il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Vennero
arruolati dei sicari economici con lo scopo di stringere accordi con l'Arabia Saudita che sposarono il dollaro col petrolio. Il dollaro
venne incoronato re, e da allora ha sempre regnato supremo." Questo oggi fa sorridere, tenuto conto che, dal 2008 al 2009, la
quantità di dollari è più che raddoppiata e che si prevede, da più parti, l'implosione del sistema. Ma il senso era che, se si voleva
comprare petrolio, bisognava usare dollari, cedendo il signoraggio alla privata Federal Reserve e, quindi, ai suoi misteriosi
proprietari. La recessione indotta nelle economie avanzate dallo shock dei prezzi del petrolio del 1973, spinse le banche
internazionali a trovare clienti per i prestiti nelle economie in via di sviluppo, per poter riciclare i petrodollari. Questo segnò l'inizio
della finanza globalizzata che, tra le altre cose, rimpiazzò gli aiuti esteri con dei prestiti esteri ai paesi in via di sviluppo. All'inizio, il
riciclaggio dei petrodollari serviva a compensare l'improvviso aumento del prezzo del petrolio nei paesi sviluppati. In seguito,
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l'eccedenza di dollari derivanti dal petrolio, che non veniva assorbita dal mercato occidentale, venne offerta agli ignari governi del
terzo mondo sotto forma di prestiti in petrodollari per lo sviluppo, portando così il mondo sviluppato nell'abisso senza fondo del
debito estero. Non solo non venne realizzata la crescita del mondo sviluppato attraverso le esportazioni guidate dal debito estero, ma
il ripagamento del debito divenne sempre più punitivo nelle economie domestiche. Le nazioni che prestavano, dovettero adottare
misure contro l'inflazione alla fine degli anni 1970. Le negoziazioni tra i paesi debitori e le maggiori banche internazionali, che erano
creditrici, vennero intermediate dall'accettazione di programmi di aggiustamento strutturale (austerità) imposti dal FMI (Fondo
Monetario Internazionale). Questo significava riduzione delle spese governative (ammortizzatori sociali), svalutazione della moneta e
promozione di politiche orientate all'esportazione che distorcevano e rovesciavano lo sviluppo domestico. L'austerità domestica
divenne il biglietto d'ingresso per ottenere nuovi prestiti con i quali pagare i vecchi prestiti (ed i vecchi sàtrapi corrotti dei governi
che subivano passivamente) ed il servizio dei nuovi debiti a sua volta richiedeva maggiore austerità domestica, portando le economie
del terzo mondo verso una spirale discendente di accelerata contrazione e maggiore indebitamento estero. Ma la pressione oppressiva
da parte del FMI, negli anni 1980, non era ancora così severa come quella dopo le crisi degli anni 1990. Le crisi finanziarie affrontate
dalle nuove economie industrializzate, negli anni 1990, erano significativamente differenti dalle crisi del debito estero nei paesi in
via di sviluppo del decennio precedente. Le forme e le tipologie di finanziamento erano differenti. Infatti, i derivati assunsero un
ruolo chiave negli anni 1990. I derivati giocarono un ruolo chiave senza precedenti nella crisi asiatica del 1997, assieme alla crescita
del flusso dei fondi alle economie industrializzate dell'Asia, come parte del processo finanziario di globalizzazione sugli sregolati
mercati globali delle valute, dei capitali e dei debiti. I derivati favorirono la crescita dei flussi di fondi privati dissociando il rischio
associato ai veicoli finanziari, come i prestiti bancari, le azioni, i titoli e l'investimento fisico diretto, riallocando il rischio più
efficientemente attraverso l'espansione della distribuzione e del livello del rischio aggregato. Essi facilitavano anche gli sforzi di
molte entità finanziarie per aumentare il rapporto rischio/capitale, per aggirare le regole di salvaguardia e manipolare la contabilità
allo scopo di evadere le tasse. I contratti di cambio a termine e gli swap (scambi di flussi di cassa tra due controparti) vengono usati
per assicurarsi contro la variazione dei tassi di cambio, ma anche per speculare sulla vulnerabilità dei tassi di cambio fissi, mentre i
TRS [1] sono usati per catturare il profitto da "carry trade", definito come differenza di tasso d'interesse tra valute fisse. I contratti
strutturati, conosciuti anche come strumenti ibridi, sono una combinazione tra uno strumento del mercato creditizio (come titoli od
azioni) con un derivato tipo un contratto "future" [2] o una "opzione" [3] e vengono utilizzati per aggirare le norme contabili e le
regole prudenziali in modo da offrire agli investitori maggiori guadagni, ma anche maggiori rischi. A livello macroeconomico, i
derivati rendono inizialmente l'economia più suscettibile alle crisi finanziarie, per poi accelerare ed aggravare la crisi una volta che si
è prodotta. Poiché gli investitori possono essere indotti a prendere maggiori rischi solo da maggiori possibilità di guadagno, la ricerca
di alti profitti aumenta il rischio aggregato nel sistema finanziario. Ma gli investitori richiedono sempre un profitto maggiore del
rischio, il che lascia una certa percentuale di rischio che non viene coperta, nel sistema finanziario. Si tratta, in sostanza, di una
socializzazione del rischio a fronte di una privatizzazione dei relativi profitti incrementali. I flussi globali dei fondi privati che hanno
portato alla crisi degli anni 1980, erano in gran parte prestiti sindacati da grandi banche, ad interesse variabile e denominati in dollari,
effettuati a prestatari sovrani (stati o governi), per riciclare il surplus di petrodollari derivanti dalle operazioni dell'OPEC [4]. La
formazione di sindacati tra prestatori, per sottoscrivere i prestiti, aiutò a legarli tra loro e, attraverso clausole di collegamento
incrociato del default nei contratti di prestito, ridusse i rischi per le singole banche passando questi rischi al sistema bancario nel suo
insieme. La sindacazione dei prestiti rappresentava un monopolio del prestito con un sistema di fissazione dei costi tra banche che
prima erano in competizione. Un cartello dei prestiti. Per ridurre l'esposizione collettiva delle banche rispetto al rischio di mercato e
ribaltarne i costi sulla clientela, questi prestiti erano emessi con tassi d'interessi variabili (normalmente corrispondenti ad un aumento
sul LIBOR [5] o a qualche tipo d'interesse a breve termine che rifletteva i costi di finanziamento delle banche), ed erano denominati
soprattutto in dollari o in altre valute del G5 [6] che riflettevano le valute delle fonti di finanziamento delle banche stesse. I fondi
esteri che arrivano sotto questa forma, spostano molto del rischio di mercato sui prestatari. Questi ultimi potrebbero non aver capito
molto bene di rischiare sia sul fronte dei cambi esteri che su quello del tasso degli interessi e che, l'effetto esacerbato e combinato dei
due rischi l'uno con l'altro, ovvero l'innalzamento del tasso di cambio dei dollari, svaluta le loro valute locali che, a loro volta, fanno
rialzare i tassi d'interesse locali. In questo modo, un cosiddetto "libero" mercato del debito si trasformava in un mercato bilaterale tra
prestatari impotenti ed un potentissimo monopolio dei prestiti. Era il colmo dell'ipocrisia il fatto che, in un'epoca di manifesto
monopolio finanziario, il fondamentalismo del mercato finanziario neoliberale raggiungesse un'ascendenza intellettuale senza
precedenti. Il cambiamento nella distribuzione del mercato del rischio a sfavore dei paesi del terzo mondo pose le fondamenta per
una crisi che iniziò nell'agosto del 1982 (poco dopo l'assassinio del banchiere Roberto Calvi). La crisi iniziò quando la Federal
Reserve, la privata banca centrale statunitense, rialzò i tassi d'interesse a breve termine del dollaro per combattere la stagflazione [7]
galoppante negli USA. Gli alti tassi d'interesse sul dollaro, che serviva come valuta base per il pagamento dei prestiti a tasso
variabile, aumentò sia le rate dei pagamenti dei prestiti che il costo dei dollari stessi in valuta locale. I paesi debitori vennero
obbligati ad aumentare enormemente i prestiti esteri per poter ridurre il peso di dover ripagare improvvisamente il costo del debito
estero, portando ad una inevitabile crisi. Nell'agosto del 1982, il governo messicano annunciò che non era più in grado di adempiere
ai pagamenti prestabiliti sul debito estero. In risposta, i governi delle economie sviluppate, le banche dei maggiori centri finanziari, il
FMI e la Banca Mondiale, cominciarono a cercare disperatamente delle politiche di recupero della crisi. Inizialmente riarrangiarono
le rate di restituzione del debito esistente, organizzando nuovi prestiti e richiedendo che i governi delle economie in via di sviluppo
adottassero delle politiche fiscali e monetarie austere, per rendere possibile l'eventuale ripagamento del pesante debito crescente, ma
in effetti impedendo alle economie in via di sviluppo qualsiasi prospettiva di crescita futura con cui ripagare l'ammontare crescente
del debito estero. I creditori esteri erano protetti; le nazioni debitrici persero quel po' che avevano guadagnato nel decennio
precedente ed alcune rimasero senza la prospettiva futura di uscire mai dalla tirannia del debito estero. Gli economisti neoliberali
citavano Shakespeare: meglio aver amato ed aver perduto che non aver amato mai, mentre i loro clienti paganti se la ridevano alla
grande. Le crisi finanziarie asiatiche del 1997 furono abbastanza differenti. Si trattava di fenomeni causati da "moneta scottante",
cioè da crediti esteri a breve termine basati su tassi di cambio sopravvalutati, difesi ad oltranza dalle autorità monetarie dei paesi del
terzo mondo, avvelenate dall'ideologia neoliberista. Il commercio di derivati tramite i mercati OTC [8] non era, e non è, registrato né
segnalato sistematicamente al mercato. Così il rischio pieno di esposizione non è conosciuto finché non arriva la crisi. In termini
macroeconomici, i derivati hanno l'effetto strutturale di privatizzare l'efficienza incrementale (profitti) mentre socializzano i rischi (le
perdite) associati a questi profitti. Questo si ottiene estraendo valore attraverso l'innalzamento del rapporto rischi/profitti pompando
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via la parte del rendimento incrementale a favore di alcuni privati ben noti, mentre la perdita, il pieno rischio incrementale, viene
passata a persone terze e sconosciute sparpagliate nel sistema. Poiché il vantaggio è minuscolo, l'incentivo al profitto spinge a trattare
volumi ingentissimi di derivati. I movimenti di fondi privati stranieri che hanno preceduto la crisi finanziaria del 1997, sono andati a
soggetti privati asiatici e non solo per i mutuatari sovrani, come invece avveniva nel 1980. I prestiti delle banche commerciali nel
1990, misurati nella percentuale del totale dei flussi di fondi stranieri, sono stati sostanzialmente meno importanti di quanto non lo
fossero nel 1980. Infatti, i flussi di fondi per l'Asia andavano dagli investimenti esteri diretti agli investimenti di portafoglio azionario
(intesi con meno del 10 per cento di proprietà), per le obbligazioni sia sovrane che delle aziende, nonché strumenti strutturati, pronti
contro termine, oltre ai tradizionali prestiti bancari a mutuatari pubblici e privati. Questo flusso di fondi più diversificato, ha generato
una diversa distribuzione dei rischi a livello degli investitori istituzionali mondiali, soprattutto i fondi pensione nei mercati avanzati
del debito e del capitale. Gli investimenti azionari ed obbligazionari, in Asia, hanno spostato il rischio di mercato e del credito verso
gli investitori stranieri istituzionali che hanno sostenuto il rischio di variazione dei tassi di interesse, dei prezzi dei titoli e dei tassi di
cambio. Gli investimenti esteri diretti, in capitale fisico e nell'immobiliare, hanno analogamente spostato il rischio di mercato e del
credito verso gli investitori stranieri istituzionali. Anche le obbligazioni denominate in dollari emesse dai governi asiatici hanno
spostato il rischio del tasso di interesse, così come il rischio del credito, verso gli investitori stranieri istituzionali. La finanza
socializzata nelle economie ricche, quello che il Wall Street Journal chiama affettuosamente "capitalismo di massa", è stata chiamata
a finanziare un vetusto capitalismo d'acquisizione nelle nuove economie industriali. L'effetto è stato quello di esporre queste
economie al rischio di variazione dei tassi di interesse negli Stati Uniti o del valore di cambio del dollaro, non come fondamentali
economici, ma come tendenze tecniche percepite dall'istinto gregario dei gestori dei fondi nei mercati progrediti. Così l'attenzione
neo-liberale sulla necessità di risolvere i prestiti non performanti delle banche nazionali interne, come presupposto per generare la
crescita, è, a dir poco, fuori luogo. Il problema dei prestiti non performanti, in Asia, è una finzione inventata dalla Banca dei
Regolamenti Internazionali (BRI) per preparare le banche private nazionali come maturi obiettivi d'acquisizione da parte di grandi e
complesse organizzazioni bancarie, occidentali e predatrici. La negoziazione dei derivati è cresciuta a fianco di nuove forme di flussi
di capitali come parte di uno sforzo per gestire meglio i rischi degli investimenti globali. I derivati facilitano una nuova composizione
dei flussi di capitale separando il rischio e ridistribuendolo in un rapporto commisurato di ritorni/rischio ad un ampio mercato. Allo
stesso tempo, i derivati creano nuovi rischi sistemici che sono potenzialmente destabilizzanti sia per le economie avanzate che per
quelle in via di sviluppo. Mentre la funzione di trasferimento del rischio dei derivati è inizialmente servita all'utile ruolo di copertura
e quindi a facilitare i flussi di fondi, la prevalenza di strumenti derivati sta ora minacciando la stabilità dell'economia globale nel suo
complesso.
Gli strumenti derivati sono diversi dagli strumenti finanziari e da altri beni, poiché non viene scambiato un bene od un titolo. Nella
loro essenza, nulla è di proprietà a parte la pura esposizione ai prezzi sulla base di valori "fittizi". Questi sono solo dei contratti di
valutazione. Il loro prezzo è derivato da una merce sottostante, un'attività, un tasso, un indice o un evento, e questa malleabilità
permette loro di essere usati per creare una leva e per cambiare l'aspetto delle transazioni. I derivati possono essere utilizzati per
operazioni di ristrutturazione, in modo che le posizioni possono essere spostate fuori dai bilanci. I tassi variabili possono essere
modificati in tassi fissi (e viceversa). Le denominazioni di monete possono essere cambiate, gli interessi o i dividendi possono
diventare plusvalenze (e viceversa). Le passività possono essere trasformate in attività o utili, i pagamenti possono essere spostati in
periodi diversi al fine di manipolare le passività fiscali. I rapporti sugli utili ed i titoli ad alto rendimento possono essere travestiti per
sembrare investimenti convenzionali di grado AAA (ultrasicuro, paragonabile al grado dei titoli di stato di paesi molto solvibili). La
contabilizzazione dell'IRU (Indefeasible Right of Use) della capacità delle reti di di telecomunicazioni, in particolare il "commercio
in nero" della capacità inutilizzata della fibra ottica, largamente impiegata nel settore delle telecomunicazioni, ha gonfiato le entrate
per l'intero settore, contabilizzando future entrate come fosse reddito corrente e le relative passività future, come spese in conto
capitale futuro "fuori bilancio". Gli swap differiti (a termine) e sulle valute estere, non sono sempre molto collateralizzati
(misurandoli come percentuale del capitale). La garanzia collaterale è meno suscettibile di essere utilizzata per la negoziazione tra i
principali distributori o partecipanti del mercato, e le garanzie collaterali sono minori per strumenti finanziari meno volatili come la
moneta. Questo espone le controparti dei derivati di cambi esteri, al rischio del credito.
La principale fonte di rischio di perdite creditizie, nei mercati dei derivati degli ultimi anni, fino ai recenti fallimenti nel commercio
delle telecomunicazioni e dell'energia, è dovuta alle inadempienze sugli scambi differiti di valute estere in Asia e in Russia. Le
operazioni di cambio a termine e di swap, in Asia, sono state utilizzate sia da investitori esteri che nazionali, per coprire il rischio di
cambio. Gli investitori stranieri dei mercati progrediti di capitali, che hanno acquistato titoli denominati in valute asiatiche locali,
potevano utilizzare cambi esteri differiti e swap a copertura della loro esposizione lunga sulle valute locali. Allo stesso modo, gli
investimenti diretti in immobili, impianti o attrezzature fisiche, sono stati esposti al rischio di deprezzamento della valuta locale. Gli
investitori asiatici che hanno preso in prestito in dollari, yen o valute europee ed hanno investito in attività in valuta locale, sono stati
esposti anch'essi al rischio dei cambi esteri. Le operazioni di cambio a termine e gli swap sono stati utilizzati anche per speculare
sulle valute asiatiche. I derivati hanno consentito agli speculatori di sfruttare il loro capitale, al fine di adottare posizioni più ampie in
termini di valore di moneta locale. Questo significa che le banche centrali asiatiche hanno dovuto controllare il tasso di cambio nei
due mercati, a pronti e a termine, al fine di mantenere fissi i loro tassi di cambio.
Il termine swap è talvolta utilizzato per fare riferimento a strumenti derivati OTC in generale. Questo senza dubbio venne dal fatto
che la stragrande maggioranza dei derivati OTC sono, in un modo o nell'altro, degli swap. Un TRS è un contratto in cui almeno una
serie di pagamenti è basato sul tasso di rendimento totale (la variazione nel prezzo di mercato maggiorato degli interessi o dal
pagamento dei dividendi) su alcuni assetti di base, strumenti finanziari o indici di strumenti finanziari. L'altro pilastro dello swap è di
solito basato su di un tasso di interesse variabile come il LIBOR, ma può essere anche un tasso fisso o il tasso totale di rendita di
qualche altro strumento finanziario. I dati pre-crisi relativi all'Asia mostrano che i TRS, in queste situazioni, di solito scambiano il
LIBOR contro il TRS su di un titolo governativo. Un TRS replica la posizione del prestito a condizioni LIBOR per finanziare il
possesso di un titolo o di un indice azionario. I rendimenti sono gli stessi, ma a differenza del mercato delle transazioni in contanti,
non comporta la proprietà o il debito. L'unico capitale coinvolto in un TRS, invece, è il deposito di una garanzia. Oltre alla riduzione
della necessità di impegnare del capitale per l'operazione, un TRS non ha alcun impatto sul bilancio della società né è soggetto a
restrizioni regolatorie dell'esposizione sul mercato dei cambi esteri. Esso dovrebbe comportare un requisito patrimoniale solo se
dovesse trasformarsi in denaro. In breve, il TRS consente alle istituzioni finanziarie ed agli investitori di aumentare i loro rischi ed i
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ricavi potenziali, rispetto al capitale. Uno degli usi del TRS, in Asia, è stato quello di catturare i guadagni del carry trade o del carry
business. Un carry trade redditizio esiste quando sono stati fissati i tassi di cambio ed il differenziale sul tasso di interesse persiste tra
le due economie. E' allora possibile prendere in prestito in una valuta, a basso tasso d'interesse, e prestare nella valuta ad alto tasso di
interesse senza rischio, a parte quello di un fallimento del tasso di cambio fisso. Tuttavia, quando un gran numero di partecipanti al
mercato capiscono il gioco, il tasso di cambio fisso non può tenere. Quando una banca centrale difende il tasso di cambio fisso in
queste condizioni, deve sostanzialmente dare soldi gratis a chiunque arriva. Questo è esattamente il tipo di situazione sfruttata più
volte, ad esempio, dallo speculatore George Soros.
Le banche dei centri finanziari esteri erano desiderose di prestare le valute del G5. Le banche asiatiche locali erano ansiose di
acquisire gli utili del carry trade derivanti dal differenziale del tasso di interesse. La redditività e, in definitiva, la solvibilità delle
istituzioni finanziarie che svolgevano il carry business, dipendeva dalla capacità delle banche centrali asiatiche di mantenere fisso il
tasso di cambio o, almeno, di impedire che la valuta si deprezzasse oltre al differenziale del tasso di interesse. Ma la combinazione di
prestiti dall'estero e di prestiti nazionali all'interno creò un disallineamento delle valute estere nei bilanci. I regolamenti del mercato
finanziario limitano la portata di questo disallineamento oppure rendono necessari capitali supplementari in proporzione
all'esposizione sui tassi di cambio. Le banche estere hanno anch'esse dei limiti per paese e dei limiti di prestito ad una singola
istituzione finanziaria asiatica, cosa che ha creato dei disincentivi, per i mutuatari, a gonfiare i bilanci (riducendo il guadagno
denunciato sulle attività). In questo contesto, i TRS sono stati fatti su misura per quelle istituzioni finanziarie che intendono evitare le
norme prudenziali, tenendo fuori bilancio le loro posizioni "carry".
L'uso dei TRS ha modificato la forma dei flussi dei fondi ai paesi in via di sviluppo. Se le banche si fossero impegnate nel carry trade
mediante l'assunzione di prestiti all'estero, allora i flussi di capitale sarebbero avvenuti sotto forma di prestiti a breve termine ed in
valuta forte. Se le banche avessero inseguito la stessa opportunità di profitto utilizzando i TRS, allora avrebbero generato flussi di
capitale indiretti come controparti di posizioni swap, di solito come concessionari del mercato avanzato dei capitali di swap, e
avrebbero acquistato l'attività sottostante come copertura per la propria posizione nei TRS. Come risultato, il flusso dei fondi era in
forma di titoli denominati in moneta locale invece che di un prestito bancario di dollari. Tuttavia, il titolo in valuta locale non ha
avuto l'effetto di trasferire il rischio del cambio estero agli investitori del mercato progredito del capitale. Anzi, ha funzionato, in
combinato disposto con i TRS, in modo da lasciare agli investitori locali, del paese in via di sviluppo, il rischio di cambio (le
posizioni in dollari a breve termine), proprio come se si fosse trattato di un prestito in valuta forte. Non solo l'esposizione sul cambio
estero dell'economia in via di sviluppo è rimasta la stessa, ma la strategia del carry sui TRS la espone ad un rialzo ancor maggiore
della valuta estera che se si fosse trattato di prestiti bancari a breve termine. I prestiti bancari, eccetto che quando hanno delle opzioni
"put" allegate, sono determinati per tutta la durata del prestito. Tuttavia, gli accordi sulla garanzia sul TRS possono portare ad un
grande aumento immediato, nell'overnight (periodo notturno) se non nell'intraday (periodo diurno), dei trasferimenti in valuta estera.
Se i prestiti bancari a breve termine sono considerati denaro "scottante", allora i pagamenti a margine, per soddisfare i requisiti di
garanzia, sono da considerarsi come denaro "a microonde".
L'uso dei TRS aumenta anche il rischio di contagio. Questi TRS implicano spesso assetti e pagamenti a valute incrociate e possono,
quindi, trasferire più facilmente le interruzioni da un mercato all'altro. Uno dei motivi per cui le banche coreane si sono impegnate in
tanti TRS indonesiani, è stato che erano in cerca di maggiori tassi di rendimento in risposta ad un aumento dei loro costi di
finanziamento. Alla fine di questo processo, le banche coreane erano esposte al rischio del credito indonesiano. Questo tuttavia, non è
visibile nei loro bilanci. Questa situazione non solo crea la possibilità di contagio, ma può anche rendere il contagio imprevedibile e
grave.
La stessa situazione si applica agli investitori brasiliani in TRS coreani. La crisi coreana valutaria e del debito, del 1998, venne risolta
dal Tesoro degli Stati Uniti e dal Dipartimento di Stato che chiesero alla Federal Reserve degli Stati Uniti di consentire alle banche di
rinnovare i prestiti coreani, non-performanti, attraverso prestiti a lungo termine, senza richiedere penali o adeguamenti di capitale. Il
New York Times riferì che la decisione amministrativa venne raggiunta dal Segretario del Tesoro Robert Rubin negli ultimi minuti
prima di un default coreano, a causa della sorprendente scoperta che le banche brasiliane erano in possesso di molti titoli e contratti
TRS coreani. Un default coreano si sarebbe rapidamente diffuso, in America del Sud, con un più diretto impatto sull'economia degli
Stati Uniti di quanto si fosse capito in precedenza. Le banche internazionali e le autorità di regolamentazione dei paesi prestatori,
collusero per segretare i prestiti non performanti, in Corea, per motivi di "regolamentazione". Ma le banche locali della Corea non
godettero di tale flessibilità.
Gli strumenti ibridi comprendono degli strumenti finanziari convenzionali come i titoli convertibili (stock option) [9], le obbligazioni
convertibili [10] e le obbligazioni "callable" [11]. Questi sono stati a lungo tra la serie di titoli tradizionali emessi e negoziati
regolarmente nei mercati finanziari statunitensi. Gli strumenti strutturati, in Asia, sono stati di solito strutturati in modo da legarne il
rendimento al valore di una o più delle valute o degli indici borsistici delle economie in via di sviluppo. Le emittenti di tali note
strutturate erano le istituzioni finanziarie dei mercati progrediti dei capitali e gli investitori erano spesso le istituzioni finanziarie
asiatiche e gli investitori che erano più disposti a tenere il proprio rischio di cambio o quello dei paesi, in via di sviluppo, a loro
vicini. Un motivo per cui questo accade è che sono più consapevoli delle proprie economie e mercati rispetto agli investitori dei
mercati dei capitali più avanzati. Un ulteriore motivo è che essi sono di per sé su posizioni lunghe nella propria valuta, nel senso che,
se il regime di tasso di cambio fisso dovesse fallire, allora l'intera economia si contrarrebbe e quindi la percezione del costo di
un'ulteriore esposizione ai cambi esteri sarebbe comparativamente minima rispetto al peggioramento della situazione generale.
Quando tutta la casa è in fiamme, chi si preoccupa se in cucina fa un po' troppo caldo?
Le istituzioni finanziarie dei mercati dei capitali più avanzati, erano interessate all'emissione di tali strumenti al fine di creare "future"
a lungo termine e posizioni sulle opzioni in valute e titoli di paesi in via di sviluppo. I mercati delle operazioni a termine in valuta e
degli swap, sono mercati a breve termine; la stragrande maggioranza delle transazioni in questi mercati ha una durata inferiore od
uguale ad un anno, la maggior parte di soli sette giorni o meno. Di fronte alla mancanza di altre alternative, questi strumenti ibridi
sono stati concepiti per creare un derivato pluriennale sui cambi esteri. L'emittente di norma tiene una posizione corta a lungo
termine nella valuta di un paese in via di sviluppo, al costo di 100 o 200 punti base, per anno, sul capitale principale. Il più noto di
questi derivati,chiamato PERL (principal exchange rate linked note), è un titolo legato al tasso principale di cambio. Questi strumenti
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erano denominati in dollari, ma il valore dei loro pagamenti era collegato ad una posizione lunga nel valore della valuta di un paese
in via di sviluppo. La compensazione o il premio per il mantenimento di questa esposizione sul tasso di cambio, era un rendimento
superiore al normale rispetto ad un titolo analogo denominato in dollari. Se il tasso di cambio in valuta estera rimaneva fisso, o non
diminuiva troppo in termini di valore, allora veniva realizzato il più alto rendimento. Una svalutazione o un sostanziale
deprezzamento, tuttavia, poteva causare la diminuzione del valore del titolo al di sotto della norma e, in caso di grave deprezzamento,
il titolo strutturato avrebbe realizzato un rendimento negativo (una perdita).
Le istituzioni finanziarie nei paesi in via di sviluppo erano interessate ad acquistare assetti denominati in valuta forte, perché avevano
bisogno di valuta forte per bilanciare le passività in valuta estera nei loro bilanci. Mentre è stato osservato che, in generale, i derivati
facilitano i flussi di finanziamento delle economie in via di sviluppo, in questo caso si è avverato il contrario. Quando un investitore
operante in un'economia in via di sviluppo, o una istituzione finanziaria, acquista un titolo strutturato ad alto rendimento, come il
PERL del precedente esempio, il flusso dei fondi viene invertito ed il capitale principale viene trasferito nei mercati dei capitali più
avanzati.
I derivati portano a dei problemi di trasparenza in due modi: in primo luogo, alterano il significato dei bilanci come base per la
misurazione del profilo di rischio delle imprese, delle banche centrali e dei conti della nazione; nel secondo, quando vengono
scambiati OTC (over-the-counter), i derivati hanno un insufficiente obbligo di rendicontazione e di sorveglianza governativa. La
proposta degli accordi di Basilea II, da parte della BRI, la Banca dei Regolamenti Internazionali, mira ad affrontare questi problemi.
Le norme contabili sono utilizzate per il calcolo degli utili e delle perdite, per designare attività e passività e per determinare gli oneri
fiscali ed i requisiti patrimoniali. Un sondaggio sulle imprese degli Stati Uniti, prima del fallimento della Enron, rivelò che il 42 per
cento dei prodotti derivati veniva utilizzato principalmente per "gestire i guadagni dichiarati", spostando i redditi, derivanti da un
periodo, ad un altro periodo. In questo caso, la mancanza di trasparenza nei risultati distorce le informazioni di mercato. La mancanza
di trasparenza causata dalle posizioni fuori bilancio è un problema anche per i partecipanti al mercato: vanifica i loro sforzi volti a
valutare la capacità di intervento da parte di una banca centrale sul mercato dei cambi. La capacità di intervenire è fondamentale nel
contesto di un regime di cambio fisso, ma è importante anche nel contesto di un sistema a tasso variabile, al fine di stabilizzare
l'economia a seguito di un attacco speculativo o di altre perturbazioni del mercato finanziario. Il problema si pone quando una banca
centrale dichiara con precisione il valore delle sue riserve in valuta estera, ma non riporta l'ammontare che si è impegnata a vendere,
nel futuro, attraverso contratti deferiti e swap. Questo scollegamento del rischio totale di esposizione dai bilanci si verifica anche in
relazione ai bilanci di una nazione, vale a dire, della sua bilancia dei pagamenti. Tutte queste considerazioni ci mostrano un'immagine
del "libero mercato" molto diversa da quella vendutaci dalla propaganda di regime. E' un "libero mercato" in cui tutti i partecipanti,
più o meno legalmente, sono impegnati nel tentativo di manipolarlo. Il vantaggio delle banche centrali private, che non hanno nessun
limite teorico nella creazione del denaro, se non quello della distruzione totale della valuta e dell'economia nella quale operano,
almeno fino a quando il pubblico non se ne accorge e si rivolta, si trasferisce direttamente da queste ai loro possessori e sodali.
Cosicché, quello che dovrebbe essere uno strumento principe della sovranità, la politica economica e monetaria, viene gestito da una
banda di oligarchi che manovra dietro le quinte. L'arroganza e la presunzione con la quale le autorità preposte si ostinano a difendere
sistematicamente questo modello corrotto, è pari forse solo alla loro profonda e letale corruzione che, una volta nota al grande
pubblico, ne determinerà la loro stessa fine come un peto floscio. L'esposizione di un paese al rischio del mercato, una volta, si
rifletteva nella maturità e nella denominazione delle attività e passività, in moneta estera, in conto capitale. Oggi non è più così. La
valuta di denominazione delle attività e delle passività, come nel caso dei prestiti esteri, può essere modificata tramite i derivati sui
cambi. Gli swap su tassi di interesse possono modificare l'esposizione ai tassi d'interesse nelle attività e nelle passività. I prestiti a
lungo termine possono diventare a breve termine, se vengono esercitate le opzioni "put" che vengono allegate. Anche la forma del
capitale o il veicolo di investimento, possono subire una trasformazione a causa dei derivati. I TRS possono far apparire dei prestiti in
dollari a breve termine (passività) come se fossero investimenti di portafoglio. Inoltre, l'obbligo di soddisfare il margine di garanzia o
la richiesta di garanzie collaterali sui derivati, può generare improvvisi e notevoli flussi di valuta estera, che non saranno indicati
dall'importo del debito estero e dei titoli, nella bilancia dei pagamenti di una nazione. Di conseguenza, la contabilità stessa della
bilancia dei pagamenti non può più servire per valutare il rischio paese. La principale sfida che attende il Fondo Monetario
Internazionale, a causa della diffusione degli strumenti derivati, è su come ristrutturare il sistema contabile della bilancia dei
pagamenti dei suoi principali paesi membri. Le posizioni sui derivati, incrociate tra i vari paesi, hanno creato il caos nelle
informazioni sulla bilancia dei pagamenti. Una stima interna del FMI sostiene che le posizioni fuori bilancio stravolgono i dati dei
mercati economici emergenti, di almeno il 25 percento. I derivati creano problemi di trasparenza anche in altri modi.
La mancanza di rendicontazione e di sorveglianza governativa, limita l'abilità del governo e dei partecipanti al mercato nel valutare
sia la quantità di interesse dimostrato per un dato mercato e le grandi posizioni, detenute da singole entità, che l'adeguatezza delle
garanzie e dei capitali. Questo impedisce una corretta valutazione della stabilità di questi mercati, nonché dei mercati ad essi
collegati. In questo modo, la presenza di derivati rende difficile alle imprese di fare una valutazione accurata dell'affidabilità
creditizia delle loro controparti. Allo stesso modo, la mancanza di informazioni e di dati sugli strumenti derivati OTC significa che le
autorità di regolamentazione non possono individuare e scoraggiare le manipolazioni, nel mercato di riferimento o in quelli ad esso
collegati. Inoltre, le autorità di regolamentazione non possono conoscere le posizioni aperte - sia misurate al lordo che al netto - dei
loro settori finanziari o dei maggiori partecipanti nel settore finanziario. Pertanto esse non potranno sapere a quanto rischio sono
esposti, i mercati finanziari, rispetto al capitale che è realmente disponibile. Di conseguenza, per i regolatori governativi o di
vigilanza, è difficile monitorare la sensibilità dell'economia ai cambiamenti in alcune variabili chiave del mercato, come quelle dei
tassi di interesse e dei tassi di cambio. L'aumento dell'uso dei derivati, nelle economie in via di sviluppo, rende sempre più difficile
sia la piena divulgazione di informazioni pertinenti, che la piena interpretazione delle informazioni correntemente divulgate.
Le norme contabili distinguono i vari tipi di attività e di titoli attraverso il loro rating [12] e la valutazione del credito. Tali norme
assegnano un valore di capitale in base al loro rischio di credito e, in alcuni casi, i regolamenti governativi vietano alle istituzioni
finanziarie la detenzione di talune categorie di beni. Ad esempio, gli strumenti strutturati sono talvolta progettati per manipolare le
regole contabili in modo che i titoli ad alto rendimento (ed alto rischio) possano essere trattati come strumenti di credito di alta
affidabilità e rating, allo scopo di assegnarle in conto capitale. Il risultato è che l'esposizione in valuta estera non è trattata come tale
ai fini normativi. Questi tipi di strumenti strutturati sono stati anche utilizzati per aggirare la normativa statunitense che vieta agli
investitori istituzionali, come i fondi pensione e le compagnie di assicurazione, di detenere attività in valuta estera.
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Alcune delle disposizioni fiscali sono state progettate per migliorare la sicurezza intrinseca, aumentando i costi relativi di alcune
attività finanziarie ritenute meno produttive. Ad esempio, i guadagni di capitale a lungo termine sono tassati ad un ritmo inferiore
rispetto ai guadagni a breve termine, allo scopo di aumentare la vantaggiosità di investimenti a lungo termine. Usando gli strumenti
derivati, si possono spostare da un periodo all'altro i pagamenti, le entrate ed il reddito. Le operazioni possono essere ristrutturate in
modo che sembrino verificarsi come plusvalenze invece di pagamenti di interessi (o viceversa), o come plusvalenze a lungo termine,
invece che a breve termine. Questo problema è doppiamente importante per le economie in via di sviluppo la cui base imponibile non
è ben stabilita e quando le minacce alla loro base imponibile possono effettuare una pressione fiscale sui governi che può portare ad
una maggiore espansione monetaria o a prestiti esteri. L'uso dei derivati volto ad eludere o aggirare la regolamentazione prudenziale,
è stato riconosciuto da parte del FMI, della Banca Mondiale e dell'OCSE [13], tra gli altri.
Un altro problema è la tendenza dei prodotti derivati ad essere utilizzati per aumentare il livello di rischio rispetto al capitale. Ciò può
verificarsi anche all'interno della struttura di regolamentazione. I derivati sono stati progettati per creare l'esposizione ai prezzi in
modo che il rischio possa essere trasferito da un partito all'altro senza le spese di trasferimento del titolo principale, come invece
viene richiesto per l'acquisto o la vendita a breve. Se il pagamento iniziale viene considerato come capitale o costo, allora la
dimensione del capitale nozionale rispetto al capitale reale è il grado di leva dello strumento derivato. Questa leva permette agli
investitori di assumere un grado di rischio molto maggiore per ogni dollaro di capitale rispetto a quello che sarebbe disponibile con
l'acquisto diretto del bene a titolo definitivo o anche col prestito al fine di acquistare il bene a titolo definitivo. L'effetto leva è
un'arma a doppio taglio. La leva permette ai derivati di offrire un uso più efficiente dei capitali per la copertura o l'investimento, e
allo stesso tempo riduce la quantità di capitale necessario a garantire un determinato importo del costo di esposizione (ovvero, della
dimensione di una posizione). L'aumento del rapporto rischio/capitale indebolisce la stabilità di ogni investitore, e, a sua volta
aumenta l'esposizione di tutti gli altri a seguito della ripercussione di un eventuale fallimento dell'investitore. In breve, si aumenta Il
rischio sistemico socializzando il rischio individuale, mentre i guadagni vengono privatizzati. La presenza di un mercato dei derivati
in valuta estera può minare la stabilità di un sistema di tassi di cambio fisso in vari modi. I derivati garantiscono una maggiore leva
(bassi costi in capitale) e inferiori costi di transazione per gli investitori che scommettono contro il successo del tasso di cambio fisso.
Tali investitori sono spesso descritti come speculatori, aggressori o gestori di hedge fund [14]. La riduzione dei costi delle
scommesse contro il tasso di cambio fisso può solo incoraggiare questo comportamento e rafforzare gli effetti di tali sforzi. Maggiore
è il volume delle posizioni a breve sulla moneta, vale a dire, contro il regime di tasso fisso, maggiore è la dimensione del necessario
intervento da parte della banca centrale, o dell'aumento del tasso di interesse, per difendere la moneta.
La presenza dei mercati dei cambi significa che la banca centrale si trova ad affrontare un compito più grande nel dover fissare il
tasso di cambio in due mercati: i mercati "spot" e quelli differiti o di swap in valuta estera. Considerato che il mercato a pronti è
generalmente molto ampio in rapporto alla quantità di riserve, in valuta estera, presso la banca centrale e, quindi, il potenziale
d'intervento della banca centrale è limitato in confronto alla dimensione globale del mercato, la dimensione del mercato dei derivati è
virtualmente illimitata. Insieme, essi aumentano la dimensione critica dell'azione necessaria per il successo di un intervento della
banca centrale.
Un altro problema posto dalla presenza dei mercati dei derivati di cambio è che il processo di scoperta dei prezzi in tali mercati, in
varie circostanze, indicherà una futura svalutazione. Ci sono due motivi per cui questo avviene. In primo luogo, i tassi di interesse nei
paesi in via di sviluppo, nella maggior parte dei casi, sono superiori a quello dei mercati dei capitali più avanzati o delle economie
sviluppate. Questo differenziale dei tassi di interesse significa che l'equilibrio dei tassi a termine o swap sarà sempre superiore al
tasso di cambio a pronti - indicando così che la valuta si deprezza al tasso uguale al differenziale dei tassi di interesse. In secondo
luogo, se il mercato del credito nel paese in via di sviluppo non è perfettamente efficiente, allora i responsabili del mercato dei cambi
non forniranno contratti a termine, o di swap, a tassi che non includano un premio sul rischio del mercato. Se viene aggiunto un
premio sul rischio di mercato, il differenziale dei tassi di interesse di tassi differiti e swap indicherà un maggiore tasso di
deprezzamento.
In caso di una svalutazione o di un brusco calo dei prezzi dei titoli, i derivati, come quelli a termine sui cambi esteri, gli swap ed i
TRS, funzioneranno da acceleratore del ritmo e dell'impatto della crisi.
Le operazioni sui derivati, con le istituzioni finanziarie dei mercati emergenti, comportano generalmente delle severe garanzie e dei
requisiti di margine. Le imprese asiatiche che scambiano TRS in un titolo locale contro il LIBOR, usano dollari o titoli del Tesoro
USA come garanzia collaterale; il tasso di collateralizzazione è stato stimato a circa il 20 per cento del capitale nozionale dello swap.
Se il valore di mercato della posizione di swap diminuisce, l'impresa est-asiatica deve aggiungere altre garanzie collaterali, al fine di
renderle compatibili con il nuovo livello di esposizione. Pertanto, un forte calo del prezzo del titolo sottostante, come si
verificherebbe all'inizio di una svalutazione o durante una crisi finanziaria, richiederebbe all'azienda asiatica di aggiungere
immediatamente attività in dollari a garanzia, in proporzione alla perdita del valore attuale della loro posizione di swap. Questo
farebbe scattare un immediato deflusso di riserve di valuta estera mentre la valuta locale e le altre attività verrebbero scambiate in
dollari, al fine di soddisfare le esigenze di garanzia. Ciò non solo accelera il ritmo della crisi, ma aggrava l'impatto della crisi
esercitando un'ulteriore pressione al ribasso sul tasso di cambio e sui prezzi delle attività, aumentando così le perdite del settore
finanziario.
Il "Rapporto Lamfalussy" della Banca dei Regolamenti Internazionali definisce il rischio sistemico come "il rischio che la illiquidità
o il fallimento di un istituto, e la sua conseguente incapacità di far fronte ai propri obblighi, porti all'illiquidità o al fallimento di altre
istituzioni". Allo stesso modo, il contagio è il termine coniato sulla scia della crisi finanziaria asiatica, del 1997, per descrivere la
tendenza di una crisi finanziaria in un paese ad incidere negativamente sui mercati finanziari in altri paesi e, talvolta, su economie
apparentemente non collegate. E' il concetto del rischio sistemico elevato al livello dei mercati nazionali ed internazionali.
La presenza di un grande volume di transazioni in derivati, in una economia, crea la possibilità di una rapida espansione del rischio di
credito delle controparti durante i periodi di stress. Tali rischi di credito potrebbero quindi diventare obbligazioni e debiti insoluti
delle controparti nel corso di una crisi economica. L'implicazione è che, anche se i derivati sono utilizzati per ridurre l'esposizione al
rischio di mercato, questi potrebbero comunque portare ad un aumento del rischio di credito. Ad esempio, una banca che presta ad un
tasso variabile potrebbe decidere di ridurre la sua esposizione a breve termine sulla variabilità dei tassi di interesse, quindi sulla
volatilità del suo reddito, entrando come ricevente in un contratto di swap sui tassi d'interesse a tasso variabile. Se, a breve termine, i
tassi dovessero aumentare, allora il valore di mercato della posizione swap della banca aumenterebbe, e così aumenterebbe anche
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l'esposizione creditizia lorda della controparte, al di sopra di quella già associata con i prestiti che sono stati oggetto della copertura.
Nella misura in cui i derivati aumentano l'esposizione creditizia della controparte in tutta l'economia, essi aumentano l'impatto di un
unico ente che non è più in grado di soddisfare i suoi obblighi. E nella misura in cui i derivati non sono utilizzati per ridurre
l'esposizione delle imprese sul mercato, allora la maggiore leva favorisce investimenti speculativi che aumentano la probabilità di un
tale fallimento. In questo modo, i derivati accrescono il livello di rischio sistemico nel sistema finanziario.
La presenza dai derivati può aumentare anche l'esposizione del sistema finanziario mondiale al contagio, a causa del carattere
internazionale dei mercati. Molti derivati coinvolgono le controparti in un modo incrociato e quindi le perdite del valore del mercato,
ed il rating di un paese, interesserà le controparti negli altri paesi. Il secondo canale di contagio deriva dalla pratica delle istituzioni
finanziarie, di rispondere ad un calo in un mercato con le vendite in un altro. Questa domanda di beni a garanzia può essere notevole
ed improvvisa, quando ci sono grandi oscillazioni sui mercati finanziari, e, quindi, questa fonte di contagio può essere
particolarmente forte e veloce.
Il processo di formazione delle politiche è stato molto più diretto sulla scia della crisi del debito degli anni 1980. La maggior parte
dei beneficiari del credito sono stati i governi mentre i finanziatori privati erano le grandi banche dei centri finanziari. Questo
significava che un unico rappresentante per il mutuatario di ciascun paese debitore era rappresentato da un singolo mutuatario, ed i
principali finanziatori potevano incontrarsi tutti in un'unica stanza. Assieme con le istituzioni multilaterali, tutte le parti interessate
potevano negoziare un piano di ristrutturazione dei pagamenti del debito. Il processo decisionale, tuttavia, è diventato molto più
complesso nel 1990. C'erano diversi debitori pubblici e privati e vari emittenti di valori mobiliari. C'erano molti investitori e diversi
tipi di crediti nei confronti dei clienti dei paesi in via di sviluppo. I flussi di capitale in forma di azioni, obbligazioni strutturate e
titoli, mostravano che c'erano centinaia di grandi investitori e milioni di investitori minori. Le richieste erano tutte molto complicate a
causa dei contratti derivati. I derivati si sommavano al numero delle controparti potenziali e sorgevano problemi su chi poteva
vantare diritti per primo sui crediti e sulle altre obbligazioni.
Inoltre, le perdite sugli strumenti derivati non sono le stesse del caso dei ritardi di pagamento sui prestiti. I problemi di pagamento del
debito non devono necessariamente tradursi in perdite per entrambi i lati. Alcuni problemi di ripagamento del prestito sono problemi
di liquidità a breve termine che possono essere risolti semplicemente con la ristrutturazione della scaletta dei pagamenti del prestito.
Le perdite sui derivati, invece, sono immediate e non possono essere mitigate. Queste perdite devono essere saldate subito, anche se i
pagamenti possono essere adeguatamente finanziati con l'acquisizione di ulteriori titoli di debito. In più, i cambiamenti nel mercato
dei tassi di interesse e dei tassi di cambio, può causare perdite sui derivati che si manifestano improvvisamente, si accumulano in
modo più rapido e ammontano a somme maggiori rispetto alle perdite associate con i prestiti bancari a tasso variabile denominati in
dollari. In Turchia, una banca di medie dimensioni, la Demirbank, fece affari con grandi banche turche e grandi scommesse sul
programma anti-inflazione del governo per portare i tassi di interesse ancora di più verso il basso. Ad un certo punto, la Demirbank
aveva il 10 per cento del debito interno della Turchia. Ma si stava finanziando attraverso i mercati monetari a breve della Turchia, che
erano riforniti dalle stesse grandi banche del denaro con le quali aveva scommesso. Queste grandi banche turche, a loro volta,
prendevano fondi a breve termine dal mercato dei pronti degli Stati Uniti, profittando dal differenziale sul tasso d'interesse delle due
valute. Quando un grave ritardo colpì un grande prestito estero sindacato della Demirbank, nel dicembre del 2000, la banca si trovò
improvvisamente tagliate le sue linee di credito da parte delle grandi banche. La Demirbank venne costretta a scaricare sul mercato i
buoni del tesoro turco vendendo in perdita pur di soddisfare le richieste di margine e gli altri obblighi finanziari. Allora cominciò una
vendita sfrenata, in una situazione non molto diversa da quella in cui si trovò il fondo Long Term Capital Management (LTCM) [15],
negli Stati Uniti, un anno prima.
Normalmente, la banca centrale turca avrebbe potuto intervenire per facilitare la Demirbank nella sua crisi di liquidità, come fece la
Federal Reserve di New York nel caso analogo del fondo LTCM, allentando lo sfintere delle sue regole normative. Ma una
condizione fondamentale del programma anti-inflazione del Fondo monetario internazionale, poneva un limite al totale di valuta
locale ed estera in circolazione in Turchia. Così, quando la crisi della Demirbank provocò una piccola corsa per l'acquisto di dollari
da parte della banca centrale, la lira turca venne drenata dalla circolazione proprio quando era più necessaria per facilitare i prestiti tra
le banche. Già scossi dai problemi di produzione in Argentina, che era il ragazzo prodigio dell'economia monetarista neoliberale, gli
investitori scapparono dalla Turchia il 22 novembre 2000, poco prima del lungo week-end festivo della festa del Ringraziamento
americano. Siccome i rendimenti sul patrimonio interno turco calarono dal 35 per cento al 4,5 per cento, calcolati in dollari, molti
investitori - ovvero le banche - cominciarono a vendere i buoni del Tesoro turco per tagliare le loro perdite. Queste cercavano un
rifugio nel dollaro, succhiando ulteriormente dalla riserva di moneta estera della banca centrale. La sola Deutsche Bank vendette
buoni del Tesoro turco per 700 milioni di dollari in un sol giorno, in gran parte per conto dei suoi clienti (leggi: gli hedge funds), ma
anche per proprio conto. In breve, rompendo con il piano del FMI, la banca centrale turca fornì di valuta locale le banche locali. Ma
era troppo tardi. I mercati turchi si fermarono e precipitarono in un avvitamento da panico. Ci rimisero tutti, inclusi i clienti delle
banche internazionali, alcuni dei quali (gli hedge fund) riuscirono a ribaltare le perdite sul sistema finanziario, ma le banche
internazionali stesse continuarono comunque a raccogliere cospicue provvigioni sulle operazioni. Dal 2001 ad oggi, il mercato dei
derivati si è ulteriormente sviluppato creando nuovi strumenti collegati al mercato dei mutui subprime [16]. In pratica, mutui di
diversa categoria di rischio sono stati impacchettati assieme e venduti a vari clienti e fondi d'investimento. Nella figura seguente si
evidenzia l'aumento degli attori economici all'interno del meccanismo dei titoli derivati sui mutui.
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Poiché il titolo cartaceo viene smaterializzato e svanisce nel processo di cartolarizzazione, negli USA sono state smontate varie cause
intentate dalle banche contro i clienti inadempienti, chiedendo alle stesse di dimostrare col titolo cartaceo la legittimità della causa
stessa. Queste cause sono state vinte dai clienti perché la banca è stata trovata in "difetto di legittimazione attiva" [17]. Visto che in
Italia almeno il 70% dei mutui si trova in una condizione simile, si capisce bene il rischio che corrono gli istituti di credito: che si
faccia, cioè, giustizia. Oltre al problema dei derivati sui mutui, esiste anche quello dei derivati che sono stati offerti dalle banche alle
pubbliche amministrazioni. La cosa venne denunciata pubblicamente nel 2007 durante una trasmissione della Televisione di stato
[18]. Lo scandalo nello scandalo è che si tratta di derivati sui tassi, scommesse su tassi che sono direttamente stabiliti dalle banche
stesse attraverso le banche centrali. E' chiaro che, stando così le cose, la banca vince sempre. Gli amministratori pubblici però non se
ne sono preoccupati molto, contando anche sul fatto che le conseguenze sarebbero ricadute sulle amministrazioni pubbliche
successive... Il 22 maggio 2009, su Repubblica, il giornalista Walter Galbiati scriveva: "Mentre il Comune di Milano si incamerava
una perdita di circa 100 milioni di euro sui derivati, i manager di Unicredit festeggiavano per aver incassato un profitto di 2 milioni
e 40 mila euro in poche ore. "Grandi ragazzi, bisogna che facciamo un aperitivo o una cena per sta cosa qua", "due milioni e
quarantamila, ah cazzo, buttali via, si lavora una settimana...". È una nuova pagina che emerge da una telefonata depositata al
Tribunale del Riesame nell'ambito dell'inchiesta sul buco creato nelle casse comunali dai derivati legati alla ristrutturazione del
debito di Palazzo Marino. Un'operazione, "curata" da Jp Morgan, Ubs, Deutsche Bank e Depfa, e finita sotto la lente del pm Alfredo
Robledo che ha già provveduto a sequestrare 400 milioni di euro di presunti profitti, per riottenere i quali le banche hanno fatto
ricorso al Riesame." [19] In un articolo-inchiesta di Moyra Longo (20) si spiega come Ubs e Merril Lynch - con i derivati - abbiano
violato ampiamente le norme etiche e di trasparenza, “assistendo” la Regione Lombardia e altri enti italiani nella creazione di un
debito che, in teoria, avrebbe dovuto tutelare la cittadinanza e le casse pubbliche. Il sistema viene descritto così: l’ente locale emette
un bond a 20 o 30 anni e la legge impone la creazione di un fondo di ammortamento per evitare di scaricare sulle generazioni future
l’intero onere del rimborso; a questo punto intervengono le banche che stipulano con l’Ente un contratto derivato, in teoria,
trasparente: l’Ente versa l’ammortamento nel corso degli anni e le banche si impegnano a rimborsare l’importo alla scadenza; le
banche investono i soldi nel cosiddetto "sinking fund" (tradotto letteralmente: «fondo che va a fondo») in obbligazioni varie. Tuttavia
è l’Ente locale a garantire la banca contro il rischio di default dei titoli acquistati dal sinking fund; dunque: se qualche bond è andato
in default l’Ente incassa la perdita, ma se il sinking fund ha realizzato un rendimento, il guadagno lo incassa la banca; le banche in
questione, Merril Lynch e Ubs, hanno riempito il sinking fund di obbligazioni da loro emesse o su cui avevano un interesse. In
particolare, nel caso della Lombardia, in bond di altre regioni (Lazio, Sicilia), di altri Paesi (la Grecia) o di società come la Telecom,
naturalmente senza che la Lombardia ne fosse a conoscenza; le banche hanno quindi creato una catena di Sant’Antonio che introduce
un forte rischio sistemico tra le regioni e gli enti italiani. Se solo uno va in default, tutti ne risentono. Nel 2006 era entrata in vigore
una riforma che limita la libertà dei sinking fund, ma il rischio sui contribuenti rimane, perché il derivato stipulato in precedenza è
ancora valido. Sono centinaia gli enti locali coinvolti e non si sa bene come andrà a finire. Mentre i derivati cominciano a minacciare
l'economia globale, il loro effetto sulle economie emergenti è catastrofico. Il rapporto tra la bolla dei derivati dei mutui subprime e la
bolla del totale dei derivati in circolazione, è mostrato nella figura seguente:
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Gli interventi che fanno e faranno le banche centrali per salvare quei fondi speculativi che usano i derivati, considerati troppo spesso
troppo grandi e troppo importanti per lasciarli fallire, si traducono in un incentivo sia al comportamento irresponsabile ed alle fusioni
ed acquisizioni tra istituti bancari, che ad un enorme esproprio del potere d'acquisto dei cittadini a favore dei grandi speculatori.
Questo esproprio - che è un vero e proprio signoraggio, ovvero quella rendita monetaria che le banche dovrebbero dichiarare ma che
invece non dichiarano - rappresenterebbe una tassa perfetta, nelle mani dello stato. Perché colpirebbe automaticamente tutti i
possessori di una valuta anche se questa fosse su conti esteri o in paradisi fiscali. Ma purtroppo, almeno per ora, questo non avviene.
Forse, per recuperare questa rendita monetaria, la si dovrebbe monetizzare proprio tramite un derivato, in attesa di una sorta di
giudizio universale in cui le banche rendessero il maltolto... In fondo, si tratterebbe di un modo elegante per utilizzare finalmente
questi strumenti derivati a vantaggio di tutta la società.
Note:
[1] Il TRS, total return swap, è una operazione in base alla quale un soggetto cede ad un altro soggetto tutto il rischio e rendimento di
un sottostante (un patrimonio o assetto di riferimento), a fronte di un flusso che viene pagato a determinate scadenze. Il flusso
monetario periodico è collegato ad un indicatore di mercato sommato ad un tasso prestabilito (euribor + TRS Spread).
[2] Il contratto "future" è un accordo che prevede un pagamento oggi per qualcosa che verrà consegnato nel futuro ad una data
stabilita. Può servire ad un imprenditore per procurarsi nel futuro materia prima ad un costo assicurato, in modo da non subire
sorprese, ma viene spesso utilizzato per speculare sulla previsione del prezzo futuro. E' chiaro che chi dispone di informazioni
riservate dal di dentro (insider), può facilmente guadagnare a scapito di chi non le conosce. Questo giochetto era il tema centrale del
film comico "Una poltrona per due" (Trading places), con Eddy Murphy e Dan Akroyd, dove viene spiegato in modo eccellente.
Siccome i più grandi manipolatori "autorizzati" del mercato sono le banche centrali, è facile capire da chi si possono ottenere queste
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informazioni...
[3] Le opzioni sono strumenti che prevedono di poter comprare (call) o vendere (put) nel futuro delle azioni ad un prezzo prefissato.
Un'opzione call è uno strumento derivato in base al quale l'acquirente dell'opzione acquista il diritto, ma non l'obbligo, di acquistare
un titolo (detto sottostante) a un dato prezzo d'esercizio (in inglese strike price). Al fine di acquisire tale diritto, l'acquirente paga un
premio. Esempio: il Titolo A ad oggi vale € 3; pagando € 0.5 vi è la possibilità di acquistarlo fra un mese a € 3,60. Se fra un mese il
titolo varrà più di € 3,60 sarà stato conveniente acquistare il titolo potendo rivenderlo sul mercato ad una cifra più alta. Se il titolo
varrà più di € 4,10 (€ 3,60 + € 0,50) si avrà un reale guadagno. Attraverso l'opzione call vengono costruiti molti contratti derivati in
cui la base comune è il diritto di acquisto del sottostante. Il diritto può essere esercitato a seconda del tempo in più modi: alla fine del
periodo, ad intervalli regolari o durante tutto il periodo. Un'opzione put è uno strumento derivato in base al quale l'acquirente
dell'opzione acquista il diritto, ma non l'obbligo, di vendere un titolo (detto sottostante) a un dato prezzo d'esercizio (strike price). Al
fine di acquisire tale diritto, l'acquirente paga un premio. Esempio: il Titolo A ad oggi vale € 3; pagando € 0.5 vi è la possibilità di
venderlo fra un mese a € 2,70. Se fra un mese il titolo varrà meno di € 2,70 sarà stato conveniente acquistare l'opzione, per poter
rivendere il titolo a un prezzo superiore a quello prevalente sul mercato. Se il titolo varrà meno di € 2,20 (€ 2,70 - € 0.50) si avrà un
reale guadagno. Attraverso l'opzione put vengono costruiti molti contratti derivati in cui la base comune é il diritto di vendita del
sottostante. Il diritto può essere esercitato a seconda del tempo in più modi: alla fine del periodo, ad intervalli regolari o durante tutto
il periodo.
[4] L'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio meglio conosciuta come OPEC (Organization of the Petroleum Exporting
Countries), fondata nel 1960, comprende attualmente dodici paesi che si sono associati, formando un cartello economico, per
negoziare con le compagnie petrolifere aspetti relativi alla produzione di petrolio, prezzi e concessioni. La sede dell'OPEC,
inizialmente stabilita a Ginevra, a partire dal 1o settembre 1965 è stata trasferita a Vienna.Gli stati membri OPEC controllano circa il
78% delle riserve mondiali accertate di petrolio, il 50% di quelle di gas naturale e forniscono circa il 42% della produzione mondiale
di petrolio ed il 17% di quella di gas naturale. L'OPEC nacque come risposta dei paesi produttori di greggio al predominio
economico delle aziende petrolifere straniere, principalmente anglo-americane, che fin dagli anni '20 e '30, attraverso una serie di
concessioni per l'estrazione, esercitavano un controllo pressoché assoluto sulla filiera produttiva (riserve, estrazione, raffinazione,
commercializzazione).Le compagnie straniere, conosciute come «sette sorelle» - termine coniato dall'italiano Enrico Mattei, dirigente
dell'Agip - tra il 1950 ed il 1970 arrivarono a controllare la quasi totalità del petrolio mediorientale, definendo in maniera unilaterale
le quote di estrazione ed il prezzo da pagare ai paesi produttori. Al fine di bilanciare l'offerta e la domanda per evitare negative
fluttuazioni nel prezzo e mantenere così lucroso il loro business, le sette sorelle imposero spesso quote di estrazione inferiori alla
capacità massima dei paesi produttori con ovvie ricadute sugli introiti degli stessi. (da: Wikipedia)
[5] L'abbreviazione LIBOR o Libor indica il London Interbank Offered Rate (inglese, tasso interbancario 'lettera' su Londra), un
tasso di riferimento per i mercati finanziari. Si tratta di un tasso variabile, calcolato giornalmente dalla British Bankers' Association in
base ai tassi d'interesse richiesti per cedere a prestito depositi in una data divisa (tra le altre, sterlina inglese, dollaro USA, franco
svizzero ed euro) da parte delle principali banche operanti sul mercato interbancario londinese. Il Libor è il tasso di riferimento
europeo al quale le banche si prestano denaro tra loro, spesso durante la notte (in batch notturno), dopo la chiusura dei mercati. Esso
è maggiore del tasso di sconto che gli istituti di credito pagano per un prestito alla banca centrale.
[6] G5, o Gruppo dei 5, era l'organizzazione dei cinque paesi più industrializzati del mondo, precursore dell'attuale G8: Francia,
Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti.
[7] In economia, per stagflazione (combinazione dei termini stagnazione ed inflazione) si intende indicare la situazione nella quale
sono contemporaneamente presenti - su un determinato mercato - sia un aumento generale dei prezzi (inflazione) che una mancanza
di crescita dell'economia in termini reali (stagnazione economica). Un po' quello che sta avvenendo nell'occidente in questo 2009.
[8] Gli OTC, sono i mercati Over the Counter, caratterizzati dal non avere i requisiti riconosciuti ai mercati regolamentati. Sono
mercati la cui negoziazione si svolge al di fuori dei circuiti borsistici ufficiali.
[9] Le stock option sono opzioni call europee o americane che danno il diritto di acquistare azioni di una società ad un determinato
prezzo d'esercizio (detto strike). Le stock option riguardano solo le società per azioni che sono quotate in Borsa. Nelle opzioni call,
tale diritto è esercitato se il prezzo d'esercizio è inferiore al valore corrente dell'azione quotata. Tuttavia, le stock option sono un caso
particolare. Esse sono conferite gratuitamente ai manager e (più raramente) ai dipendenti, come incentivo ad aumentare la loro
produttività. Entrambi non pagano alcun prezzo d'acquisto; l'opzione perde ogni valore dopo la scadenza e, dunque, prima della
scadenza viene esercitata se il prezzo d'esercizio (strike price) è inferiore al valore di mercato cui è quotata l'azione sottostante. Se il
dipendente/manager non investe in Borsa e non dispone di un portafoglio già diversificato, le azioni conferite direttamente o tramite
opzioni esercitate entro la scadenza sono associate al rischio specifico dell'impresa e del settore, oltre a quello non eliminabile legato
all'alta volatilità dei titoli azionari anche nel breve termine.
[10] Le obbligazioni convertibili sono obbligazioni a reddito fisso che consentono al sottoscrittore dell'obbligazione di chiederne il
rimborso oppure di chiedere la conversione del titolo in azioni secondo un rapporto prestabilito. Le obbligazioni "convertible
reverse" sono obbligazioni che consentono all'emittente dell'obbligazione di rimborsare il capitale all'investitore oppure di convertire
il titolo obbligazionario in titolo azionario secondo un rapporto prestabilito.
[11] Le obbligazioni "callable" sono delle obbligazioni a tasso fisso che includono una clausola di rimborso anticipato (call
provision) da parte dell’emittente del titolo. Ciò per consentire all'ente emittente del titolo di rimborsare l'obbligazione quando il
tasso risultasse più elevato di quello di mercato con un aggravio del prestito per lo stesso. Chiaramente questo comporta che
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all'emissione il tasso sia mediamente più elevato di quello di mercato, per compensare l'investitore del rischio di rimborso anticipato.
[12] Il rating è un metodo utilizzato per classificare sia i titoli obbligazionari che le imprese, in base alla loro rischiosità, tramite un
voto espresso in lettere, da AAA a D. Il problema è che le agenzie di rating vengono pagate, per il servizio, dalla stessa impresa che
deve essere quotata, con evidente rischio di conflitto d'interesse, aggiotaggio ed insider trading.
[13] La creazione dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, da cui l'acronimo OCSE (o Organisation for
Economic Co-operation and Development - OECD e Organisation de coopération et de développement économiques - OCDE in sede
internazionale), nasce dall'esigenza di dar vita a forme di cooperazione e coordinamento in campo economico tra le nazioni europee
nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale. Tra gli obiettivi vi è soprattutto quello di usufruire al meglio
degli aiuti statunitensi dell'European Recovery Program, meglio conosciuto come Piano Marshall. Nell'aprile del 1948 si giunge così
alla firma di una prima convenzione per la cooperazione economica, entrata in vigore il 28 luglio 1948 e ratificata da 16 stati europei:
Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo,
Svezia, Svizzera e Turchia. La Repubblica Federale Tedesca ne divenne membro solo dopo la fine del periodo di occupazione dei
paesi alleati, e la Spagna vi aderì nel 1959. La sede dell'organizzazione, inizialmente denominata Organizzazione Europea per la
Cooperazione Economica (OECE) fu fissata a Parigi. La cooperazione economica tra gli aderenti fu essenzialmente sviluppata
attraverso una liberalizzazione dei rispettivi scambi, attuata puntando alla liberalizzazione degli scambi industriali e dei movimenti di
capitali. Nel 1950 in particolare i paesi membri dell'OECE diedero vita all'Unione Europea dei Pagamenti (UEP) che introduceva un
sistema di pagamenti multilaterali, permettendo una compensazione dei crediti in una moneta europea di uno stato membro verso
l'altro. Questo sistema si trasformò nel 1959 in un regime di piena convertibilità delle monete, con la trasformazione dell'UEP
nell'accordo monetario europeo.
[14] I fondi speculativi (in inglese hedge funds) detti anche in italiano fondi hedge, nascono negli Stati Uniti negli anni '50. Il primo
fondo hedge fu fondato da Alfred Winslow Jones nel 1949. La legge statunitense prescrive che gli investitori abbiano un patrimonio
di almeno un milione di dollari o entrate nette per oltre 200.000 dollari. Il numero dei soci non può essere superiore a 99.
Si caratterizzano per:
* l'utilizzo di tecniche e strumenti di gestione avanzati, spesso non adottabili dai fondi comuni (o direzionali) per motivi legati alla
regolamentazione;
* la struttura commissionale, basata su una commissione di gestione annua ed una commissione di performance (tipicamente e
rispettivamente pari a 2% e 20%);
* l'investimento nel fondo speculativi di una quota rilevante di capitale da parte degli stessi gestori.
[15] Il fondo LTCM doveva consegnare più di 300 tonnellate d'oro che non aveva. Chi aveva comprato il derivato a termine,
pretendeva la consegna fisica del metallo, rischiando di far implodere il COMEX, la borsa merci americana. Considerato "troppo
grande per poter fallire", venne salvato attraverso un triplo salto mortale carpiato, con capriola alll'indietro: un intervento
manipolatorio della Federal Reserve che obbligò le banche creditrici a salvarlo. La perdita totale ufficiale fu di 4,6 miliardi di dollari.
Il fondo venne comunque poi liquidato all'inizio del 2000. Il gruppo che si occupa di denunciare la manipolazione bancaria del
prezzo dell'oro (da parte di Goldman Sachs e Morgan Stanley), attraverso i derivati e gli swap, è il Gold Anti-Trust Action Committee
(GATA):
http://www.gata.org
Attraverso l'esperienza, possiamo tranquillamente affermare che le autorità di controllo, di fatto, impediscono solo quelle
manipolazioni che sono contrarie agli interessi dei loro manipolatori-capi, i burattinai dei banchieri centrali.
[16] I subprime, o "B-Paper", "near-prime" o "second chance" sono quei prestiti che vengono concessi ad un soggetto che non può
accedere ai tassi di interesse di mercato, in quanto ha avuto problemi pregressi nella sua storia di debitore. I prestiti subprime sono
rischiosi sia per i creditori sia per i debitori, vista la pericolosa combinazione di alti tassi di interesse, cattiva storia creditizia e
situazioni finanziarie poco chiare, associate a coloro che hanno accesso a questo tipo di credito. La tipologia subprime comprende
un'ampia varietà di strumenti di credito, quali i mutui subprime, i prestiti d'auto subprime, le carte di credito subprime. (Da:
Wikipedia) Occorre precisare che, se per subprime si intendono mutui che probabilmente andranno in default, allora anche tutti i
mutui italiani a tasso variabile rischiano di diventare subprime, quando l'importo della rata viene aumentata unilateralmente dalla
banca emittente. Questo perché i pensionati ed i lavoratori non vedono le pensioni e gli stipendi aumentati al tasso di aumento
dell'interesse sui mutui, e quindi si trovano spesso nell'impossibilità di coprire rate più alte. Questo è uno dei tanti motivi per cui la
disciplina dei mutui andrebbe completamente rivisitata per adeguarla a dei parametri legali equitari e condivisi.
[17] MUTUI: SENTENZA SHOCK CONTRO BANCHE USA, COLPITI PIGNORAMENTI
(AGI) - Roma, 22 nov. - Sentenza shock negli Stati Uniti contro le banche: il giudice federale Christopher A. Boyko ha respinto le
richieste della Deutsche Bank di pignorare gli immobili ipotecati a fronte dei mancati pagamenti delle rate di mutuo. La notizia
pubblicata nei giorni scorsi dal New York Times rappresenta un precedente importante alla luce dei sempre maggiori casi di
insolvenza che si stanno verificando. La sentenza, emessa il 31 ottobre scorso e relativa a 14 casi di pignoramento, sferra un duro
colpo al sistema bancario perché', sostenendo il difetto di legittimazione attiva, stabilisce che l'ordinaria documentazione addotta
dalle banche in queste fattispecie non e' idonea a provare che sono le effettive titolari della ipoteca e del credito che vantano. In
questo modo si mette in discussione il modo ordinario di operare delle banche stesse sostenendo che non sono in grado di dimostrare
la titolarita' dell'ipoteca e del credito. Il tribunale colpisce inoltre il sistema contabile delle banche con particolare riferimento al
modo in cui iscrivono nei loro bilanci le somme che erogano nei mutui o nei fidi.
22/11/2007 - 13:31
[18] "IL BANCO VINCE SEMPRE", di Stefania Rimini, REPORT-RaiTRE, andata in onda il 14 ottobre 2007 alle 21.30.
47
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1074824,00.html
[19] "Scandalo derivati, ecco le telefonate dell'inganno al Comune di Milano", di Walter Galbiati, Repubblica, 22 maggio 2009.
http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/economia/crisi-32/unicredit-milano/unicredit-milano.html
[20] "Quella catena di Sant'Antonio dei bond regionali", di Moyra Longo, Il Sole 24 Ore, 17 giugno 2009.
48
A5) Il mistero del mistero del capitale
"La IBBC è una banca, il loro obiettivo non è il controllo del conflitto, è il controllo
del debito che il conflitto produce. Vedete, il grande valore di un conflitto, il vero
valore, sta nel debito che genera. Se controlli il debito, controlli tutto quanto. Voi
lo trovate inquietante, vero? Ma è questa la vera essenza dell'industria bancaria: fare
di tutti noi - sia che siamo nazioni o individui - schiavi del debito."
- Luca Barbareschi, nel film "The International", 20 marzo 2009
Dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1989, a distanza di vent'anni precisi si ha la sensazione che questo 2009 sia l'anno della
caduta del muro di Wall Street (che dall'inglese si traduce appunto: la "strada del muro"). Alle radici della crisi economica globale
che stiamo attraversando, sta soprattutto l'asimmetria dell'informazione, presso il grande pubblico, rispetto alla natura della moneta
ed al modo in cui viene emessa, tema centrale della mia annosa ricerca. Una volta capito il razionale della creazione della moneta e
del credito, sappiamo che più del 90% del circolante viene emesso "a debito". Ovvero, contro garanzie collaterali. Questo perché -
per la precisione - esistono tre metodi di emissione monetaria che tradizionalmente NON avvengono "a debito":
- le monete metalliche, il cui valore nominale risulta un falso passivo nel bilancio dello stato;
- la moneta contraffatta dai falsificatori e contraffattori, oggetto delle indagini delle forze di polizia;
- la moneta cartacea o virtuale utilizzata dalle banche - centrali e non - per acquisti diretti.
Il fenomeno delle monete locali e complementari, che anch'esse iniettano liquidità, è davvero ancora troppo marginale per essere
preso in considerazione in senso significativo (a parte in Svizzera dove essendo il Wir, una moneta complementare al franco svizzero,
in vigore dal 1930 ed avendo a disposizione una banca propria, si stanno producendo risultati apprezzabili).
Le monete metalliche rappresentano un'appropriazione di potere d'acquisto da parte dello Stato senza ulteriore tassazione (al
contrario di quando lo Stato si approvvigiona di moneta emettendo titoli del tesoro). Le monete e banconote false rappresentano
un'appropriazione di potere d'acquisto da parte dei falsari che, nel caso delle monete metalliche, va a danno dello Stato (è un mancato
introito). Nel caso delle banconote, va a danno delle private banche centrali d'emissione. E comunque, senza dovere di
rendicontazione né supervisione, salvo le conseguenze penali. Le monete cartacee e virtuali emesse dalla banca centrale ed utilizzate
per acquisti diretti - come ad esempio le operazioni di mercato aperto in borsa e fuori borsa, ma anche l'acquisto di arredi per una
filiale - sono anch'esse un'appropriazione indebita di potere d'acquisto ma hanno il vantaggio di iniettare liquidità nel mercato libere
da debito ed interessi. Tutto il resto della moneta viene emesso a debito più interessi, il che vuol dire che genera una quantità di
moneta inferiore a quanta dovrà essere restituita. E' importante capire che la somma delle quantità delle tre emissioni suscritte
garantirebbe un regolare flusso monetario se, e solo se, corrispondesse almeno alla quantità di interessi che vengono richiesti dagli
operatori finanziari nello stesso periodo di tempo. Se la quantità nell'aggregato è minore degli interessi richiesti (o è inizialmente
adeguata ma è composta in parte da moneta falsa che viene scoperta e distrutta), allora si crea una scarsità artificiale dei mezzi di
pagamento nel mercato. In sostanza, alla fine dell'anno chi non riuscirà a pagare gli interessi per MANCANZA FISICA del mezzo
monetario in circolazione, si vedrà costretto a cedere beni reali per soddisfare il debito. In caso di impossibilità di coprire la somma
del debito, si assiste a fallimenti, suicidi, sparatorie, rapine, etc. Questa, purtroppo, è la situazione normale. Questo è anche il motivo
per cui ho una posizione fortemente critica nei confronti del microcredito, quando sia praticato contro interessi, ovvero sia usuraio,
perché nella migliore delle ipotesi mette in competizione i poveri portandone una parte alla disperazione, per forzata inadempienza,
mentre quelli più "fortunati" accederanno al mercato bancario tradizionale, continuando ad alimentare la pompa della disperazione
post-sovietica della vita moderna del debito inesigibile. Il microcredito potrebbe invece funzionare egregiamente con l'utilizzo di
monete locali distribuite senza interessi, allora sì che il discorso cambierebbe, e parecchio! Ma allo scopo della trattazione in questo
capitolo, supponiamo che, effettivamente, le tre emissioni di cui sopra riescano a compensare perfettamente la richiesta di interessi,
portando ad un pareggio tra la moneta emessa a debito ed il riflusso dei ripagamenti dei debiti comprensivi di interessi. Questa
premessa era necessaria per inquadrare il problema dal punto di vista della persona che legge questo testo come una specie di
"Manuale del piccolo Rothschild". Nel caso quindi di un equilibrio monetario, rimane il problema di quanti sono tagliati fuiori dal
circuito del credito (supponendo che non esistano persone escluse a causa di precedenti fallimenti, discriminazioni nelle banche-dati
dei creditori, o per altri motivi): si tratta di chi non ha accesso alle garanzie collaterali. Ovvero, alle garanzie che vengono richieste
dal prestatore per effettuare il prestito. Il motivo per cui non si ha accesso alle garanzie può essere dovuto alla mancanza sostanziale
dei requisiti: non ho un lavoro, una busta paga con cui garantire il rimborso, oppure non ho dei beni, degli assetti da mettere a
garanzia come ad esempio degli immobili; ma anche, e questo è il caso più comune, non ho il titolo fisico che dimostra la proprietà
delle garanzie (ad esempio, lavoro in nero e non ho una busta paga, oppure possiedo beni mobili e/o immobili ma senza un titolo
legale opponibile a terzi). Esiste anche il caso che il finanziatore comunque non ci voglia prestare i soldi, ed allora accamperà la
scusa che manca sempre qualcosa per mandare avanti la pratica. Queste considerazioni non devono ingannare il lettore facendo
pensare solo a situazioni di paesi del terzo mondo, o come si dice oggi, in via di sviluppo: da un recente studio della Banca Mondiale,
l'Italia risulta al 63esimo posto in una lista di 181 paesi per l'accesso al credito! Altro che i prefetti a vigilare delle banche, come
vuole il ministro Tremonti... Non esiste di fatto un Tribunale d'appello o una procedura di tutela del consumatore, se ci viene negato
un prestito. Ma non divaghiamo. L'economista peruviano Hernando De Soto (da non confondere con l'economista della Scuola
Austriaca Jesus Huerta De Soto) ha studiato a fondo dei fenomeni interessanti relativi al problema della creazione del capitale nei
paesi in via di sviluppo e del relativo accesso al credito. Il periodo temporale che De Soto analizza data dalla caduta del muro di
Berlino, un momento storico che, con la caduta del regime sovietico, si vuol far rappresentare la "vittoria" del sistema capitalista
occidentale. Secondo il De Soto, "La caduta del muro di Berlino ha posto fine a oltre un secolo di competizione tra capitalismo e
comunismo. Il capitalismo è rimasto, da solo, l'unico modo fattibile di organizzare razionalmente un'economia moderna. In questo
momento storico non vi è nessun paese responsabile che possa ritenersi davanti a una scelta. Di conseguenza, con gradi di
entusiasmo diversi, i paesi del Terzo Mondo e i paesi ex comunisti hanno pareggiato i loro bilanci, tagliato i sussidi, accolto con
favore gli investimenti esteri e abbassato le barriere doganali. I loro sforzi sono stati ripagati con un'amara delusione. Dalla Russia
al Venezuela, i cinque anni successivi sono stati un periodo di crisi economica, crollo dei redditi, ansia e risentimento; di "fame,
sommossa, saccheggio", secondo le taglienti parole del primo ministro della Malaysia, Mahathir Mohammad. In un recente
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editoriale il "New York Times" scriveva: "In gran parte del mondo, al mercato come luogo d'incontro, esaltato dall'Occidente negli
ultimi bagliori della vittoria della guerra fredda, è subentrata l'idea della spietatezza dei mercati, la diffidenza verso il capitalismo,
il senso di instabilità". Ma il trionfo del capitalismo unicamente in Occidente potrebbe essere la ricetta per un disastro economico e
politico". Nel suo libro sul mistero del capitalismo, da cui ho tratto il titolo di questo testo, il De Soto individua alcune problematiche
tipiche:
IL MISTERO DELL'INFORMAZIONE PERDUTA
Le organizzazioni caritative hanno talmente enfatizzato le miserie e la desolazione dei poveri del mondo che nessuno ha pensato di
documentare accuratamente la loro capacità di accumulare attività patrimoniali. Negli ultimi cinque anni, insieme a un centinaio di
colleghi di sei paesi diversi, De Soto ha chiuso i libri, aperto gli occhi, ed è uscito all'aperto, nelle strade e nelle campagne di quattro
continenti, per calcolare quanto hanno risparmiato i settori più poveri della società. La quantità è enorme. Ma, per la maggior parte, si
tratta di capitale morto.
IL MISTERO DEL CAPITALE
È il mistero chiave, ed è al centro della ricerca del De Soto. Il capitale è un tema che ha affascinato molti pensatori negli ultimi tre
secoli. Marx ha detto che occorre andare oltre la fisica per toccare "la gallina dalle uova d'oro"; Adam Smith riteneva che si dovesse
creare "una specie di strada carreggiabile attraverso l'aria" per raggiungere la stessa gallina. Ma nessuno ci ha detto dove questa
gallina si nasconda. Che cos'è il capitale, come è prodotto, e come è collegato alla moneta?
IL MISTERO DELLA CONSAPEVOLEZZA POLITICA
Se esiste tanto capitale morto nel mondo, in possesso di tantissimi poveri, perché i governi non hanno cercato di attingere a questa
ricchezza potenziale? Semplicemente perché l'evidenza che essi cercavano è diventata disponibile solo negli ultimi quarant'anni,
quando miliardi di persone in tutto il mondo sono passati da una vita organizzata su piccola scala alla vita organizzata su scala più
grande. Questa migrazione verso le città, l'inurbamento, ha rapidamente introdotto la divisione del lavoro e ha diffuso nei paesi più
poveri di una grande rivoluzione industriale/commerciale, che però, incredibilmente, è rimasta virtualmente ignorata.
LE LEZIONI DIMENTICATE DELLA STORIA
Ciò che sta avvenendo nel Terzo Mondo e nei paesi ex comunisti è già accaduto in Europa e nell'America del Nord.
Disgraziatamente, siamo stati talmente condizionati dall'insuccesso di tanti paesi nel compiere la transizione al capitalismo, che
abbiamo dimenticato l'esperienza dei paesi che hanno avuto successo. Per anni, dai tecnocrati e politici dei paesi avanzati, dall'Alaska
a Tokyo, non è venuta alcuna risposta. Era un mistero. Alla fine De Soto trova la risposta nei loro libri di storia, con l'esempio più
pertinente che è fornito dalla storia degli Stati Uniti.
IL MISTERO DEL FALLIMENTO GIURIDICO: PERCHÉ IL DIRITTO DI PROPRIETÀ NON FUNZIONA AL DI FUORI
DELL'OCCIDENTE
A partire dal xix secolo, molti paesi hanno copiato le leggi dell'Occidente per dare ai loro cittadini il quadro istituzionale necessario
per produrre ricchezza. Ancora oggi continuano a copiare quelle leggi ma, ovviamente, qualcosa non funziona. La maggior parte dei
cittadini non può ancora usare la legge per convertire i propri risparmi in capitale. Perché accada ciò e che cosa occorra per far
funzionare le leggi resta misterioso.
Un ovvio punto di partenza è l'inadeguata documentazione delle attività patrimoniali. In Occidente, ogni particella di terreno, ogni
edificio, ogni elemento di un impianto o magazzino di scorte è rappresentato da un documento di proprietà che è il segno visibile di
un vasto processo nascosto che collega tutti questi beni al resto dell'economia. Grazie a questo processo di rappresentazione, le
attività patrimoniali possono condurre una vita invisibile, parallela alla loro esistenza materiale. Possono essere usate come
collaterale per il credito. La più importante fonte di fondi per l'avviamento delle nuove imprese è l'ipoteca sulla casa
dell'imprenditore. Questo perché, in sostanza, dobbiamo guardare a come si realizza in pratica il prestito bancario. La banca, abbiamo
detto anche altrove - "crea denaro dal nulla". Ma la maggior parte di questo denaro che crea - e che genera debito - in realtà è una
monetizzazione delle garanzie offerte da colui che chiede il prestito. Nel caso della garanzia immobiliare, la banca usa il contratto del
prestito firmato dal cliente come fosse un bene da scontare: le da un valore e lo monetizza accreditando il relativo importo sul conto
corrente del cliente oppure, ma più raramente, tramite assegno bancario. Questo è un punto fondamentale: la banca NON usa denaro
che già possiede o che le è stato prestato, ma lo crea contabilmente all'occasione sulla base del bene impegnato. In sostanza, si può
ben dire che E' LA GARANZIA DEL BENE DEL CLIENTE CHE GENERA IL DENARO che la banca gli accredita. La banca
quindi - sulla base degli accordi stipulati - chiederà, per soprammercato, che il cliente ripaghi quella stessa quantità di denaro -
oggetto del contratto - più gli interessi, per svincolare e liberare la garanzia. La banca si fa pagare a caro prezzo la contabilizzazione
econometrica delle garanzie perché quando riceve in cambio il denaro guadagnato dal cliente, nel cosiddetto meccanismo del riflusso
bancario, questi soldi comprensivi di interessi vengono "inverati" e la banca ne potrà disporre come meglio crede. Le banche
sostengono che, quando ricevono indietro i soldi, tengono solo la quota parte degli interessi (che nel caso di un mutuo possono
superare del 100% il capitale) mentre il capitale "lo distruggerebbero". E' evidente che si tratta di una asserzione ridicola e, quando
mai il vostro direttore di banca organizzasse un barbecue dove in un gran falò bruciasse tutti questi soldi provenienti dal riflusso del
capitale, chiamatemi: sono proprio curioso di venire a vedere. Le banche non sono quindi dei puri intermediari del credito, come
vorrebbero far credere e come avviene - o dovrebbe avvenire - nel caso delle finanziarie, ma sono dei veri e propri enti d'emissione
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(di denaro virtuale). Questo semplice fatto occorre che sia ben chiaro al lettore, perché ho trovato funzionari di banca che, in tutta
apparente buona fede, non l'avevano assolutamente "capito". La considerazione è importante, perché, in caso di default, nel caso in
cui il cliente non riesca a rimborsare il prestito, spesso a causa della carenza artificiale di denaro circolante poiché il riflusso viene
perlopiù immediatamente riprestato ad interesse, la perdita secca per la banca è sostanzialmente circoscritta alle spese della pratica ed
al mancato "guadagno". Teniamolo ben chiaro: se tutti i prestiti venissero improvvisamente condonati da un governo ispirato, con
grande sollievo economico della popolazione, la perdita per le banche sarebbe solo minima e "virtuale". In compenso però si
potrebbe rimettere in moto l'economia. E' chiaro che, per arrivare a questo, ci vorrà una grande disponibilità a mettere in luce quei
meccanismi gelosamente custoditi dalla casta dei banchieri, un bello sforzo psicologico di "outing". Ma se c'è un momento giusto per
farlo, quello attuale parrebbe proprio quello adatto. Fatta questa dovuta premessa, e capito il meccanismo della creazione monetaria,
possiamo tornare a prendere in considerazione il lavoro del De Soto e "la vita invisibile parallela" - ora illuminata - dei titoli relativi
alla proprietà privata all'interno del circuito del credito. Queste considerazioni sono importanti perché possono servire per elaborare
un sistema più trasparente di erogazione dei prestiti a favore ANCHE del consumatore o dell'imprenditore. Pare che i paesi del terzo
mondo non abbiamo molta confidenza con il processo rappresentativo della proprietà e dei patrimoni. Questo porta ad una
sottocapitalizzazione poiché non riescono a "monetizzare" le garanzie di cui non dispongono concretamente sulla carta, allo stesso
modo in cui è sottocapitalizzata un'impresa quando emette meno titoli di quanto il suo reddito e il suo patrimonio giustificherebbero.
Le imprese dei poveri sono molto simili a società che non possono emettere azioni o obbligazioni per ottenere nuovi investimenti e
nuovi finanziamenti. Senza rappresentazione, le loro attività patrimoniali sono capitale morto. Questo capitale morto è stato calcolato
in cifre ingentissime dal De Soto, e quindi rappresenterebbe un'occasione perduta per queste popolazioni. In sostanza, c'è difficoltà ad
avere titoli validi di proprietà di terre che comunque vengono coltivate, o di casupole che vengono abitate. I poveri che vivono in
questi paesi — la stragrande maggioranza — possiedono beni ma sono esclusi dal processo che dà modo di rappresentare la loro
proprietà e di creare capitale. Hanno case ma non titoli, raccolti agricoli ma non atti legali, imprese ma non statuti societari. È la
carenza di queste forme essenziali di rappresentazione a spiegare la difficoltà di formazione del capitale nei paesi o nelle aree povere.
Naturalmente occorre spiegare perché gli occidentali, rappresentando le attività patrimoniali mediante titoli, sono in grado di
ricavarne capitale. Lungo tutta la loro storia, gli esseri umani hanno inventato sistemi di rappresentazioni — scrittura, notazione
musicale, contabilità a partita doppia — per afferrare con la mente ciò che mani umane non avrebbero mai potuto toccare. Allo stesso
modo, i tecnici del capitale, dai creatori del sistema integrato di titoli e azioni di società, ai grandi finanzieri, sono stati capaci di
rivelare ed estrarre capitale, dove altri vedevano solo spazzatura, immaginando modi nuovi di rappresentare il potenziale invisibile
che è racchiuso nelle attività che accumuliamo. Bisogna dire che - rileggendo oggi il testo del 2001 del De Soto, scopriamo che
molti di questi alchimisti della finanza alla fine hanno preso anche dei giganteschi granchi. A mio avviso questo dipende proprio dal
fatto che da una parte abbiamo gli esperti del settore che usano strumenti sofisticati, dall'altra abbiamo una gran massa di pubblico
ignorante dei meccanismi più elementari. Quando arriva il momento che, per il meccanismo dei vasi comunicanti - e anche grazie ad
internet - questa conoscenza e coscienza diventa di dominio pubblico, è ovvio che la gente perderà fiducia in un gioco d'azzardo dove
il banco vince sempre - barando. Il De Soto analizza varie situazioni in vari paesi e suggerisce tutta una metodologia ed un percorso
per arrivare a rappresentare tutto il "capitale morto" che altrimenti potrebbe essere messo in gioco, nel gran Luna Park della finanza.
Ed asserisce: "L'assenza di questo processo, nelle più povere regioni del mondo dove vivono i cinque sesti dell'umanità, non è la
conseguenza di una cospirazione monopolistica occidentale. Piuttosto, gli occidentali danno talmente per scontato questo
meccanismo da smarrire la consapevolezza della sua esistenza. Benché sia enorme, nessuno lo vede, compresi gli americani, gli
europei, i giapponesi che devono tutta la loro ricchezza all'abilità con cui lo usano. Si tratta di un'infrastruttura legale
profondamente nascosta nel loro regime proprietario, di cui la proprietà non è che la punta dell'iceberg. Il resto dell'iceberg è un
intricato processo costruito dall'uomo che trasforma beni posseduti e lavoro in capitale. Questo processo non è stato creato a bella
posta e non è descritto in nessun pieghevole in carta patinata. Le sue origini sono oscure e il suo significato è sepolto nell'inconscio
economico dei paesi occidentali capitalistici." Benissimo, certo. E poi ancora, critica il sistema della "mafia" dei notai, una casta di
persone nata - come gli avvocati - al tempo in cui la gente era davvero analfabeta ed occorreva qualcuno che sapesse davvero leggere
e scrivere. Ma io mi chiedo: a che serve la scuola dell'obbligo se poi i meccanismi-chiave non sono nemmeno ben noti a chi li utilizza
nell'attività quotidiana? Ed ancora, e questa è la domanda da un milione di...MONETE NOSTRE: a che serve creare tutta questa
quantità di titoli di rappresentazione della proprietà privata se il vero meccanismo di creazione del capitale - una cifra
convenzionalmente scritta su di un terminale di una banca - rimane oggetto di un oligopolio e non è un bene comune? Voglio dire, se
il banchiere sono io e se utilizzo il sistema di creazione "dal nulla" con gli interessi - intrinsecamente truffaldino perché impossibile
da saldare nella realtà attuale e perché si appropria beffardamente del pubblico potere d'acquisto - è chiaro che più titoli voi metterete
nero su bianco e più proprietà potrò espropriare "legalmente" tramite il meccanismo del debito... Guardate che sta già avvenendo
sotto i vostri occhi: la privatizzazione dell'acqua, i semi OGM che si suicidano e che devono essere ricomprati per ogni nuova semina
e, infine, l'ARIA. Certo! Cosa credete che sia la CO2 se non ARIA? La tassa sull'aria di Kyoto, che rappresenta il culmine di questo
delirio di appropriazione delle cose altrui, della cosa pubblica, è l'ovvio risultato di tutto quel lavorio invisibile che il De Soto
vorrebbe spacciarci per un gran progresso dell'umanità. Una volta che tutti i contadini abbiano registrato il loro piccolo pezzetto di
terra, arriverà il banchiere dei poveri a fargli un piccolo prestito, poi a pignorarglielo e poi a sequestrarlo... Questo è il pericolo che
De Soto non denuncia, ma che - se ci pensate un attimo - fa quasi dire: meglio così! Almeno a questi quattro quinti della popolazione
non sono ancora riusciti a sequestrargli legalmente tutto quel poco - o tanto - che possiedono. Più che di "capitale morto" allora
parlerei di "capitale sopravvissuto". Ora capite perché alcuni stati - dopo periodi di privatizzazione selvaggia - ricorrono, come il
Venezuela, alla nazionalizzazione o rinazionalizzazione delle risorse primarie essenziali per l'economia della nazione. Allo stesso
modo, sul piano opposto, troviamo i grandi biscazzieri della finanza bancaria che si lamentano perché in Cina e Russia non gli danno
una licenza per aprire o comprare una banca locale! Ovviamente il discorso sarebbe molto diverso se, invece, si facesse una riforma
del sistema che attuasse una giustizia redistributiva delle rendite monetarie. Dove la monetizzazione avesse un costo minimo di
mercato, senza monopoli, e dove il rapporto con le banche fosse a reciproco beneficio coi clienti. L'ideale sarebbe, quindi, una
moneta distribuita senza interessi dove la rendita monetaria eccedente le spese bancarie, venisse ridistribuita alla società con forme
da convenire (principalmente: sostituendo le imposte). Sarebbe davvero la libera concorrenza, in questo caso, ad abbassare al
minimo il costo del capitale, invece di rarefarlo o renderlo inaccessibile ad arte. Per finire: l'economista Hernando De Soto, oltre che
al peruviano Istituto per la Libertà e la Democrazia (ILD), lavora anche alla Commissione per il Riconoscimento Giuridico dei Poveri
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del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (la Commission on the Legal Empowerment of the Poor dell'United Nations
Development Program, UNDP) a capo della quale troviamo una vecchia conoscenza: l'ex-segretario di Stato USA Madeleine
Albright, la signora che diceva che... mezzo milione di bambini morti in Iraq poteva essere un prezzo giusto da pagare per rincorrere
Saddam. Non mi stupisce, a questo punto. Come diceva qualcuno, a pensar male si fa peccato, ma, spesso, ci si indovina.
Madeleine Albright e, a destra, Hernando De Soto
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A6) La posizione delle forze speciali americane ed inglesi in tema di moneta e finanza
Se volete la pace, dovete capire la guerra, in particolare la guerriglia e le forme sovversive di guerra.
- Sir Basil Henry Liddell Hart, 1961
Questo capitolo è abbastanza inedito nei testi che affrontano il tema della moneta, dell'economia e della finanza. Tuttavia rappresenta
un passaggio fondamentale di cui tener conto, in questo momento di transizione, perché le forze speciali potrebbero assumere un loro
ruolo significativo sia che vengano impiegate per favorire che per ostacolare il cambiamento. Ci sarà un momento in cui dovranno
scegliere da che parte stare e quindi è opportuno capire come la pensano. Il modo migliore è estrapolarlo dai loro manuali di
controinsorgenza e di intelligence che non sono destinati al grande pubblico e che quindi rappresentano uno spaccato interno
particolarmente interessante. Che poi le indicazioni fornite nei manuali vengano effettivamente seguite ed in che modo, questo
rimane da discutere. Comunque, abbiamo avuto la fortuna di avere a disposizione testi americani ed inglesi [1] e possiamo subito
notare una differenza: mentre gli statunitensi si preoccupano di identificare e definire il ruolo dell'economia e della finanza in modo
particolareggiato e completo, anche dal punto di vista della cittadinanza locale, nel testo inglese troviamo riferimenti alla questione
dei soldi e dei fondi specialmente nell'ottica di identificare, per eliminarle, le fonti di finanziamento degli insorgenti locali, dando per
scontato che il sistema che gli inglesi imporranno sia già conosciuto ed accettato. Più probabilmente si glissa sull'argomento perché
nel Regno Unito i servizi segreti sono una specie di protuberanza diretta degli interessi finanziari della City di Londra e della Banca
d'Inghilterra, due istituzioni che tengono effettivamente in mano le sorti del paese, dietro al paravento degli organi parlamentari. In
particolare, una piccola società a responsabilità limitata - la Bank of England Nominees Limited (BOEN Ltd) [2] - rappresenta la
punta di diamante della piramide aristocratica del potere occulto ed è nei suoi soci che si possono individuare i burattinai di quel
sistema, compresa la famiglia reale. Più che in altri paesi, è proprio in Inghilterra che esiste una porta girevole tra i servizi segreti ed
il sistema finanziario-bancario, tant'è che - addirittura - i giovani agenti e matricole vengono inviati sotto copertura come colletti
bianchi, a far pratica in finanziarie, banche, società di assicurazione, società di rating, etc. Negli USA qualcosa del genere avviene
con la CIA - ma anche con la più segreta NSA - per cui è importante capire qual'è la dottrina sottostante. Cominciamo con gli Stati
Uniti. In un manuale di controinsorgenza del 2004 [3], nel capitolo intitolato "Minacce allo sviluppo ed alla difesa interna del paese
ospite", si legge:
"Le minacce possono essere specifiche, come nel caso di insorgenti o di droghe illecite, o possono essere più generali come in caso
di instabilità e moti sociali. Questo richiede che i capi militari e civili debbano anche mirare alle cause a lungo termine piuttosto che
ai sintomi a breve termine. Nell'evento di una insorgenza, i pianificatori debbono identificare le basi dell'insorgenza in modo da
determinarne la forma, il centro di gravità e le radici. Questo è un fattore chiave perché la forma ed il centro di gravità determinano
il tipo di forza più adatto da impiegare (polizia, milizia, militari o principalmente militari e polizia) e di identificare le vulnerabilità
degli insorgenti. Un piano di controinsorgenza descrive il concetto delle operazioni per reclamare qualsiasi paese o città che sono
state perse e per stabilire una priorità di sforzi ed un calendario. Nello stesso tempo, vanno identificate e messe in sicurezza le
infrastrutture critiche della stato e dei centri governativi del potere."
Qui si nota l'interesse per le cause a lungo termine dell'insorgenza della popolazione, tra cui sicuramente la disparità della ricchezza
delle varie classi della popolazione e l'ingiusta distribuzione rappresenta un punto fondamentale. Tra le infrastrutture critiche del
paese, la banca centrale occupa di norma la posizione preminente. Nel manuale "Tattiche nella controinsorgenza" [4], troviamo infatti
un capitolo intitolato: "Usa la moneta come un sistema d'arma", preceduto dalle seguenti considerazioni che sembrano prese di peso
da un discorso che potrebbe fare anche Chavez, il presidente bolivariano del Venezuela: "...le unità militari da sole non possono
scongiurare un'insorgenza. Molto del lavoro riguarda la scoperta e la soluzione dei problemi della popolazione, ovvero, le cause
alla radice della sua insoddisfazione con il presente sistema di potere politico. Affrontare questioni diverse come la riforma della
terra, la disoccupazione, una classe dirigente oppressiva e le tensioni etiche, rappresenta un vantaggio per quei capi tattici che
possono non solo avvicinarsi al nemico, ma anche negoziare accordi, operare con agenzie non militari ed altre nazioni, riavviare i
servizi di base, parlare la lingua nativa (straniera), orchestrare accordi politici e fare in modo che il messaggio arrivi alla
popolazione." E poi, in seguito: "Usa la moneta come un sistema d'arma. Esperienze recenti hanno mostrato l'efficacia dell'uso dei
soldi per vincere l'appoggio popolare e per portare avanti gli interessi e gli obiettivi delle unità che conducono le operazioni di
contro-insorgenza. I soldi vanno usati con cura. In molti casi, una autorità superiore controllerà da vicino i fondi attraverso strette
misure contabili in modo da assicurare che i soldi siano usati appropriatamente. Quando vengono usati con efficacia, e con uno
scopo in mente, i soldi possono essere un mezzo effettivo per mobilizzare il supporto pubblico per la causa della controinsorgenza e
per alienare gli insorgenti dalle simpatie della popolazione. Una forza di controinsorgenza può usare i soldi per:
- finanziare progetti sanitari e di igiene civica e dell'equipaggiamento per completare questi progetti;
- finanziare miglioramenti dell'infrastruttura su piccola scala;
- finanziare progetti agricoli per migliorare il lavoro delle fattorie e la salute nell'allevamento degli animali o per aiutare a
implementare progetti di fattorie cooperative;
- riparare siti e strutture civili e culturali;
- riparare istituzioni e infrastrutture critiche per il governo e l'esercizio della legge come prigioni, tribunali e stazioni di polizia;
- comprare forniture per l'istruzione e riparare le infrastrutture critiche per l'educazione della popolazione locale;
- pagare taglie a cittadini che forniscono informazioni sulle attività nemiche e le loro basi;
- promuovere la creazione, l'addestramento e l'operatività delle forze di sicurezza della nazione ospite;
- finanziare eventi e attività che creino relazioni tra gli ufficiali della nazione ospite e la cittadinanza;
- riparare i danni che risultino dalle operazioni combinate e della coalizione;
- pagare ai civili le spese funerarie che risultino dalle operazioni combinate e della coalizione.
Già da questo programma si intravede una certa saggezza e verrebbe polemicamente da chiedersi perché gli americani non lo
applichino anche nella loro nazione, oltreché nella nazione "ospite"... Ma andiamo avanti e riportiamo testualmente due capitoli
importanti e più completi tratti dal manuale della "Guerra non convenzionale delle forze operative speciali militari" [5],
commentandoli brevemente quando opportuno:
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Appendice D: Lo strumento economico del potere della nazione
Il sistema economico internazionale
D-1 Il commercio internazionale è lo scambio di beni e servizi attraverso i confini internazionali o i territori. In molti paesi,
rappresenta una fetta significativa del prodotto interno lordo (PIL). Mentre il commercio internazionale è stato presente attraverso
gran parte della storia, è nei secoli recenti che la sua importanza economica, sociale e politica è aumentata. L'industrializzazione, il
trasporto progredito, la globalizzazione, le società multinazionali e l'esportazione del lavoro, hanno avuto un impatto importante su
quello che è possibile fare politicamente e militarmente. Aumentare il commercio internazionale - una funzione economica e
finanziaria - è il senso primario della globalizzazione.
Regolazione del commercio internazionale
D-2 Tradizionalmente sono i trattati bilaterali tra gli stati che regolano il commercio. Per secoli, la maggior parte degli stati hanno
mantenuto alti dazi e molte altre restrizioni sul commercio internazionale a causa della credenza nella teoria del commercio
mercantilistico. Nel 19esimo secolo, specialmente in Bretagna, la fede nel libero commercio divenne preponderante. Da allora,
questo modo di vedere ha dominato il pensiero tra le nazioni occidentali. Negli anni dalla seconda guerra mondiale, organizzazioni e
trattati multilaterali, come il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) e l'OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio,
WTO), hanno tentato di creare una struttura commerciale regolata globalmente attraverso le pressioni diplomatiche e la legge
internazionale.
D-3 Di norma, le nazioni economicamente più forti sostengono il libero commercio, anche se spesso si dedicano al protezionismo
selettivo di alcune industrie domestiche che sono politicamente importanti (i dazi protettivi applicati all'agricoltura ed ai prodotti
tessili dagli Stati Uniti, dall'Europa e dal Giappone, ad esempio). L'Olanda e la Gran Bretagna erano ambedue forti difensori del
libero commercio quando erano economicamente dominanti. Oggi, gli Stati Uniti, il Regno Unito, l'Australia ed il Giappone sono i
più grandi avvocati del libero commercio. Tuttavia, vari altri paesi, come l'India, la Cina e la Russia, stanno sempre più spingendo
per il libero commercio con l'aumentare del loro potere economico. Mentre il livello dei dazi scende, esiste anche una volontà sempre
maggiore di negoziare misure non doganali, incluso l'investimento straniero diretto, le alternative di fornitura e le facilitazioni del
commercio.
D-4 A livello globale, l'OMC regola il commercio internazionale. Vari altri accordi, come il Mercosur in sud America, il NAFTA tra
Stati Uniti, Canada e Messico, e l'EU tra 27 stati indipendenti, regolano anch'essi il commercio. I colloqui di Buenos Aires del 2005
sull'istituzione della Free Trade Area dell'America Latina, fallirono in gran parte a causa dell'opposizione da parte delle popolazioni
delle nazioni latino-americane. Accordi simili, come l'accordo multilaterale sugli investimenti (il MAI), sono anch'essi falliti negli
anni recenti.
D-5 Alcune nazioni incoraggiano una regolazione del commercio internazionale a causa dei rischi derivanti da un libero commercio
ideale. Il libero commercio ha un senso economico perché l'eliminazione di barriere artificiali e dei costi abbassa il costo finale dei
prodotti e dei servizi. Tuttavia, il vantaggio comparativo arriva direttamente a quei produttori che sono naturalmente avvantaggiati
(come ad esempio da un clima favorevole per l'agricoltura o dalla disponibilità di risorse naturali) oppure godono di vantaggi
artificiali basati su condizioni preesistenti (come ad esempio da manodopera a basso costo - o addirittura "schiavistica" - oppure da
una ben sviluppata base industriale). Mentre la teoria del libero commercio può avere senso dal punto di vista economico, può
rivelarsi distruttiva per i mercati, per le industrie e per intere società. Attraverso la storia si sono avute guerre a causa di dispute
commerciali non risolte, di percezione di sfruttamento tra stati, di sequestro di patrimoni o di diniego di accesso a mercati o risorse. A
causa delle conseguenze politiche tipiche di questo commercio internazionale, non sorprende che gli stati tentino di usare il potere
statale per cercare di avvantaggiare le proprie imprese economiche attraverso varie armi economiche. Alcune di queste armi
economiche, usate dalle nazioni, attraverso la storia, includono:
- la penetrazione del mercato;
- il protezionismo o le sanzioni commerciali;
- le guerre commerciali.
D-6 La penetrazione del mercato è il tentativo offensivo (deliberato) di entrare nell'economia di un'altra nazione per assicurarsi un
proprio mercato per i propri prodotti e servizi. Poiché questa penetrazione entra in competizione con i fornitori nazionali, può non
essere gradita per motivi economici, politici, culturali o per altre ragioni. Nella competizione delle imprese per dominare il mercato,
qualche penetrazione del mercato può implicare l'uso di tecniche aggressive per sottomettere o, addirittura, eliminare i competitori
del mercato. Tra i tipici strumenti di penetrazione del mercato, usati attraverso la storia, troviamo:
- la conquista militare e politica. Un invasore può imporre dei controlli sulle forniture e sull'accesso al mercato. Questa azione
estrema può portare ad una guerra generale su vasta scala.
- la creazione di un mercato. Questa consiste nel creare una domanda per beni e e servizi che tradizionalmente non erano disponibili.
Due esempi da parte di società britanniche sono la creazione di domanda per l'oppio in Cina o quella del gusto per il tè asiatico in
Bretagna;
- il monopolio. Se un potere esterno può controllare l'unico canale di fornitura di un bene o un servizio di cui c'è richiesta, può non
solo dominare il mercato locale, ma anche imporre alti prezzi;
- sussidi per le industrie e dumping. Se un governo fornisce sussidi alla sua industria in modo che questa non debba competere come
le sue omologhe internazionali per le forniture, questa industria avrà un vantaggio artificiale nel produrre i beni ed i servizi. I
competitori potranno quindi vendere questi beni sottocosto rispetto ai prodotti indigeni. Questo sistema, lasciato indisturbato, può
costringere i produttori indigeni ad uscire dal mercato portando in teoria ad un monopolio della fornitura ed ad una dominazione del
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mercato da parte del fornitore straniero.
[NdA: un sistema più raffinato si realizza quando ad esempio il Fondo Monetario Internazionale impone ai paesi, in cambio dei
prestiti usurai, le monocolture come nel caso del riso in Vietnam, e poi le altre agenzie dell'ONU distribuiscono gratis proprio il riso
nello stesso paese - sotto la copertura di aiuti - danneggiando e distruggendo l'economia locale, ma apparentemente facendo carità
ed aiutando gli affamati...magari con qualche mega-concerto rock di contorno, per raccogliere pure i soldi per l'operazione
dall'ingenuo pubblico occidentale...Ma siccome al peggio non c'è mai fine, come testimoniò Padre Jean-Marie Benjamin, l'Onu
arrivò addirittura a distribuire in Africa derrate di cibo contaminato da radioattività che invece avrebbero dovuto essere
distrutte...Poi, chissà perché, si scoprirono epidemie di "Sindrome da immunodeficienza acquisita"...]
D-7 Il protezionismo è la politica economica che consiste nel limitare il commercio tra le nazioni attraverso metodi come alti dazi
sull'importazione, quote e limiti sui beni importati, una varietà di misure governative restrittive pensate per scoraggiare
l'importazione e leggi anti-dumping, in un tentativo di proteggere dalla competizione, o dall'acquisto straniero, le industrie
domestiche di una particolare nazione. Questa politica contrasta con il teorico libero commercio. Il libero commercio non pone
barriere artificiali all'ingresso. Il protezionismo viene inteso perlopiù come un insieme di politiche per proteggere le imprese e la
stabilità della forza lavoro, limitando o regolando il commercio tra nazioni estere. Le "armi" protezionistiche dello strumento
economico del potere comprendono:
- l'intervento. Ogni uso del potere statale per favorire un'entità economica. Queste azioni "artificiali" avvengono al di fuori delle leggi
economiche normali della domanda e dell'offerta in un libero mercato. Gli interventi economici hanno una dimensione politica che
può essere o non essere ovvia a tutti. Tutte le seguenti armi specifiche sono esempi d'intervento;
- i sussidi. Si tratta di allocazioni di soldi mirate e governative per proteggere attività esistenti dal rischio associato col cambiamento,
come i costi del lavoro, dei materiali e così via;
- I dazi protettivi. I dazi sono una forma di tassa pensata per aumentare il prezzo delle merci di un produttore estero aumentando
artificialmente il costo delle importazioni portandole alla pari o a prezzi superiori alla produzione interna;
- le quote. Restringendo la quantità delle importazioni, le quote prevengono l'introduzione di beni e servizi competitivi. Talvolta, gli
stati impongono delle quote per prevenire la vendita sottocosto di prodotti esteri che saturerebbero il mercato e porterebbero al
fallimento i produttori locali;
- le agevolazioni fiscali. I tagli alle tasse possono funzionare come un "sussidio rovesciato o nascosto". Se il governo indigeno crea
delle agevolazioni fiscali che alleviano il peso normale dei costi sociali e commerciali, questi tagli fiscali producono un vantaggio
artificiale al commercio interno rispetto ai competitori internazionali.
[NdA: Uno stato che, come la Cina, emettesse una moneta di stato senza prenderla a prestito dai banchieri privati, potrebbe
eliminare tout court le tasse, sostituendole con la rendita monetaria - il signoraggio effettivo - e avrebbe un vantaggio competitivo
enorme. A livello locale, previ accordi con le autorità locali, la questione funzionerebbe similmente tramite l'emissione delle monete
locali. Oppure ancora, tramite l'emissione di una moneta nazionale ad esclusivo uso interno]
- le limitazioni al commercio. Queste restrizioni includono tutti i mezzi messi in atto per frustrare la libera importazione e la
competizione da parte di prodotti esteri. Tipiche limitazioni includono: una pesante burocrazia (chiamata ironicamente in inglese
"nastro rosso", ovvero "red tape") per i permessi, controlli di qualità, ispezioni sanitarie, quarantena, proteste sulla base di sensibilità
culturali, e così via.
D-8 Il protezionismo è stato di frequente associato a teorie economiche come il mercantilismo: la credenza che sia un beneficio il
mantenere una bilancia commerciale positiva ed una sostituzione delle importazioni (con prodotti locali). Le azioni di mercantilismo
possono essere una politica standard oppure una reazione alle azioni aggressive - e talvolta scorrette - dei competitori esteri. Queste
azioni difensive e vendicative sono delle sanzioni commerciali. Esse tendono a verificarsi in una fase di disputa commerciale o
politica non risolta, come nel caso di un disaccordo sulla correttezza di una politica che riguarda il commercio internazionale
(importazioni o esportazioni). Per esempio, nel 2002 gli Stati Uniti imposero dazi sull'acciaio per proteggere l'industria interna da
produttori più efficienti, come la Cina e la Russia. L'OMC decretò che questi dazi erano illegali. La UE minacciò ritorsioni (sanzioni)
su una gamma di prodotti statunitensi obbligando il governo USA a rimuovere i dazi sull'acciaio all'inizio del 2004.
D-9 Le sanzioni commerciali sono solo un tipo specifico di potere economico. Queste sanzioni vengono viste come interventi
politici in un altrimenti libero flusso di beni e servizi economici. Recentemente gli USA ed i partner multilaterali hanno minacciato
sanzioni contro l'Iran e la Corea del Nord in risposta alla minaccia da parte di questi regimi di sviluppare un arsenale nucleare.
[NdA: l'adombrare questa minaccia in realtà pare coprire il fatto che gli USA non tollerano che questi regimi abbiano - come anche
nel caso di Cuba - un sistema bancario statale in diretto contrasto con gli interessi e le mire dei proprietari della privata Federal
Reserve. Il che la dice lunga su quale sia il potere forte che governa realmente gli USA. Ma questo nei manuali di controinsorgenza
viene egregiamente glissato, e per ovvi motivi! Non si dice nemmeno che - come nel caso della Cina - se hai le bombe atomiche
allora puoi statalizzare il sistema bancario senza rischi di ritorsioni... insomma, il sistema dollaro-privato-centrico, difeso dalla
minaccia atomica, è nudo]
Questa non è primariamente una sanzione commerciale perché il normale volume del commercio tra queste nazioni e gli USA è già
limitato. Gli stati possono manipolare altre variabili economiche, come gli aiuti e le donazioni, il credito, il valore della moneta e
l'accesso ai finanziamenti, per porre pressioni, dirette o indirette, su altri governi al fine di modificarne il comportamento politico.
D-10 Essendo vendicative per loro natura, le sanzioni economiche e commerciali posso andare fuori controllo e portare a guerre
commerciali. Una guerra commerciale si riferisce a due o più nazioni che aumentano o creano dazi o altre barriere commerciali in
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rivalsa ad altre barriere commerciali. E' l'opposto del libero commercio.
[NdA: occorre notare che quando nella documentazione USA si parla di libero commercio, si intende tutto fuorché il libero
commercio della merce più importante di tutte: la moneta. Il monopolio bancario d'emissione della moneta e dell'allocazione del
credito fa sì che tutti gli altri operatori del mercato rimangano svantaggiati (o manipolati), ANCHE all'interno del paese stesso. Ma
questo è un concetto evoluto che ancora non è entrato nella dottrina ufficiale militare occidentale, guarda caso]
Gli economisti ritengono che le guerre commerciali siano improduttive. Essi ritengono anche che le guerre commerciali
diminuiscano il benessere economico ed il surplus totale di tutte le nazioni coinvolte. Politicamente, tuttavia, la minaccia di una
guerra commerciale serve per vincere delle concessioni. Questo è un altro esempio della complessa relazione tra più di uno strumento
di potere - quello diplomatico (politico) e quello economico. L'OMC è l'organismo mondiale di governo delle dispute commerciali.
D-11 I flussi economici e finanziari sono una caratteristica dell'ambiente internazionale ed un'attività fondamentale della società
umana. Quando esistono relazioni economiche tra due paesi, l'attività maggiore viene condotta dai settori economici della società in
generale. Il grado della direzione governativa statale, o dell'intervento in economia, varia con con la natura dei vari regimi al potere.
Quando i governi statali prendono parte nelle dispute internazionali, commerciali o economiche, essi tentano di risolverle attraverso
la diplomazia bilaterale, la diplomazia multilaterale ed il ricorso al commercio internazionale ed alle strutture legali per cercare di
onorare gli accordi e l'applicazione della legge internazionale. Se la soluzione diplomatica o l'arbitraggio internazionale fallisce, i
governi statali possono anche intervenire domesticamente restringendo o bloccando il flusso economico e finanziario naturale.
Le società (enti giuridici)
D-12 Così come lo stato rimane il concetto centrale strutturale delle relazioni politiche internazionali, la società o l'impresa è il
concetto centrale strutturale delle relazioni economiche internazionali. Una società è un'entità legale posseduta collettivamente da un
numero di persone naturali o altre entità legali. Tuttavia una società può anche esistere in maniera completamente separata da queste
entità. Questa separazione dà alla società poteri unici che altre entità legali non hanno. La legge vigente nel luogo di registrazione
determina l'ampiezza e gli scopi dello status e delle capacità della società.
D-13 Gli investitori e gli imprenditori spesso formano società di capitali e le registrano per facilitare un commercio; siccome questa
è la modalità prevalente per fare affari, il termine società è spesso usato riferendosi a società d'impresa. Le società possono anche
essere formate per il governo locale (società municipali), per la politica, per la religione, per scopi caritativi (no profit) o per
programmi governativi (società possedute dal governo).
Status giuridico
D-14 La legge vede tipicamente una società come una persona fittizia, una persona legale o una persona morale (differenti dalla
persona fisica). Sotto questa dottrina, una società ha molti dei diritti e doveri della persona individuale, come l'abilità di possedere la
proprietà, di firmare contratti vincolanti, di pagare le tasse, di esercitare alcuni diritti costituzionali e di partecipare in altri modi alla
vita sociale. D'altra parte le società, spesso, hanno diritti che non vengono garantiti agli individui, come i diritti che derivano dai
trattati.
D-15 Le più importanti caratteristiche delle società sono:
- responsabilità limitata. A differenza delle ditte individuali o in accomandita, i membri di una società hanno la responsabilità
"limitata" rispetto ai debiti ed alle obbligazioni societarie. La responsabilità limitata permette il commercio anonimo delle azioni
della società, aumenta molto la possibilità di raccogliere fondi per l'impresa e riduce i rischi d'investimento. Questo fa aumentare a
sua volta sia il numero dei possibili investitori e l'ammontare che questi sono disponibili ad investire, aggiungendo liquidità e volume
al mercato azionario.
- vita perpetua. Il patrimonio e la struttura della società esiste aldilà della durata di vita dei singoli soci o agenti. La vita perpetua
permette la stabilità e l'accumulo di capitale disponibile per i progetti di maggiori dimensioni e per un periodo di tempo maggiore che
se i beni societari fossero soggetti a dissoluzione e distribuzione. La caratteristica della vita perpetua è un'indicazione della durata
potenzialmente illimitata dell'esistenza della società così come del suo accumulo di ricchezza e quindi di potere. In teoria ad una
società può essere revocato lo statuto in qualsiasi momento, decretandone la fine come entità legale. Tuttavia, in pratica, la
dissoluzione avviene solo per le società che la richiedono o che omettono di adempiere agli obblighi di registrazione annuali.
- proprietà e controllo. Gli esseri umani e altre entità legali composte di umani (come le associazioni e altre società) possono avere il
diritto di votare e condividere i profitti della società. Nel caso delle società di profitto, questi votanti hanno pacchetti azionari come
prova della proprietà della società. Questo è il motivo per cui vengono chiamati azionisti. Quando non vi sono azionisti, una società
può esistere come società senza azioni. In questo caso la società ha dei soci che hanno diritto di voto sulle operazioni della società
invece degli azionisti. Se la società non-per-azioni non viene utilizzata per profitto, viene chiamata società "no profit" (not-for-profit).
Nei due casi la società comprende una serie di membri con uno status legale distinto e con privilegi speciali che non vengono
riconosciuti a imprese non registrate, associazioni volontarie o gruppi di individui.
D-16 Tipicamente, un consiglio d'amministrazione governa la società a nome dei soci. I soci della società eleggono i direttori e il
consiglio d'amministrazione ha il dovere fiduciario di seguire gli interessi della società. Il consiglio sceglie i dirigenti della società
come il direttore esecutivo, il presidente, il tesoriere ed altri dirigenti incaricati per gestire gli affari della società.
D-17 I creditori, come ad esempio le banche, possono anch'essi controllare (in parte) le società. In cambio dei soldi che prestano alla
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società, i creditori possono richiedere un potere di controllo simile a quello dell'azionista, incluse una o più poltrone nel consiglio
d'amministrazione.
[NdA: questo è un punto non secondario e mostra come il potere monetario - o del capitale, creato discrezionalmente dalle banche -
può sostituirsi ad altre forme di potere, magari meritocratiche, ai vertici delle società. Una volta che la banca siede nel consiglio
d'amministrazione, tenderà a fare i suoi interessi piuttosto che quelli del resto degli azionisti. Inoltre, come spesso accade, la stessa
banca magari controlla più società in conflitto d'interessi tra loro. Questo tipo di potere d'influenza varia nei risultati pratici a
seconda che la banca padrona sia di stato o privata. Questo punto secondo me andrebbe in qualche modo chiarito all'interno del
manuale visto che - a logica - le forze speciali dovrebbero essere al servizio del pubblico e non di interessi privati...]
I creditori non "possiedono" la società allo stesso modo degli azionisti ma possono spesso prevaricarli nella pratica, specialmente se
la società è in un periodo di difficoltà finanziarie e non può sopravvivere senza credito.
[NdA: Ecco, questo è un altro punto importante. Per esempio, in Italia, con la riforma fallimentare, "Non è insolvente l’imprenditore
che, quand’anche incapace di soddisfare le proprie obbligazioni con mezzi propri, goda di credito. Il venir meno del credito si
verifica allorché il debitore non è in grado di reperire il denaro necessario all’adempimento per il tramite di finanziamenti, in
particolar modo bancari..." [6]. I Tribunali di fatto agiscono attraverso la procedura fallimentare - forse senza accorgersene - come
vero e proprio braccio armato del potere bancario privato che, a sua volta e senza appello, può condannare all'insolvenza qualsiasi
imprenditore che abbia necessità di credito per operare, per esempio utilizzando sistemi quali la Centrale Rischi. Con questo sistema
di espropriazione su vasta scala, le banche possono impadronirsi del settore produttivo della nazione. Si sente puzza di golpe
"morbido", un tipo d'insorgenza che le forze della controinsorgenza dovrebbero imparare a riconoscere in tempo...]
D-18 I soci della società hanno un "interesse residuo". Se la società pone termine alla sua esistenza, i soci sono gli ultimi a riceverne
il patrimonio residuo, dopo i creditori ed altri che hanno interessi nella società. Questo può rendere rischioso l'investimento nella
società; tuttavia, la responsabilità limitata della società, che assicura che i suoi soci sono solo responsabili per il capitale sociale
sottoscritto, compensa questo rischio. Questo si applica nel caso delle organizzazioni con scopo di profitto: le no-profit [NdA: tipo le
onlus, in caso di terminazione] non hanno benefici residui disponibili per i loro soci.
Formazione
D-19 Storicamente era un decreto speciale del governo che creava le società. Oggi le società vengono abitualmente registrate nello
stato, nella provincia o nel governo federale e sono regolate da leggi stabilite dal governo. Come parte del processo di registrazione,
le società devono designare l'indirizzo principale ed il responsabile della società.
D-20 In genere, una società registra gli articoli dello statuto presso il governo, descrivendo la natura generale della società, la
quantità di azioni emesse ed i nomi e gli indirizzi degli amministratori. Una volta approvato amministrativamente lo statuto, il
consigli d'amministrazione si riunisce per creare il regolamento che governerà le funzioni interne della società come ad esempio le
regole per indire riunioni e gli incarichi dei dirigenti.
D-21 La legge della giurisdizione in cui opera la società regolerà la maggior parte delle sue attività interne e finanziarie. Se una
società opera al di fuori del paese di costituzione, viene richiesto che si registri presso le altre amministrazioni come società estera e
normalmente è soggetta alle leggi del paese ospite in tema di diritto del lavoro, diritto penale, diritto dei contratti e diritto civile. La
natura della società continua ad evolversi attraverso le società esistenti, che elaborano nuove idee e strutture, ed i tribunali ed i
governi che individuano delle risposte normative rispetto alle nuove situazioni emergenti.
Sviluppo delle moderne società commerciali
D-22 Le prime società commerciali sono nate per decreto dei governi e degli stati per affrontare compiti che apparivano troppo
rischiosi, o costosi, per essere affrontati direttamente dai governi o da singoli individui. Molte nazioni europee crearono società per
gestire avventure coloniali, come la Compagnia Olandese delle Indie Orientali, e queste società operarono un ruolo importante nella
storia del colonialismo corporativo.
D-23 Il ventesimo secolo vide una proliferazione attraverso il globo di leggi per stabilire società, cosa che portò alla crescita delle
economie nazionali, allo sviluppo internazionale e alla globalizzazione. A partire dagli anni 1980, molti paesi con vaste società statali
andarono verso la privatizzazione - la vendita di imprese e servizi pubblici a privati, normalmente società private.
[NdA: ecco, anche questo è un altro tassello importante: dopo aver giocato, barando, al gioco della competizione industriale, le
banche riciclano il denaro - attraverso società controllate e/o di comodo e create ad hoc - a sua volta creato dal nulla ed
espropriando il potere d'acquisto del pubblico. Questa parte della storia riguarda i compiti dell'intelligence che dovrebbe
individuare e capire cosa sta dietro a certi fenomeni. Con il riciclaggio operato tramite la privatizzazione, si crea una presunzione
giuridica di lecita titolarità alla ricchezza espropriata alla comunità da parte di agenti economici ESTERNI alla sovranità popolare.
Subito dopo questo "peccato originale", la difesa di questa proprietà privata da parte della magistratura diventa un abuso della
credulità popolare. A meno che non si sottintenda: "proprietà privata di legittimità".]
La Deregulation - la riduzione della regolamentazione del pubblico interesse sull'attività societaria - ha spesso accompagnato la
privatizzazione in accordo con le politiche basate sulla teoria economica della minima interferenza governativa.
[NdA: stiamo ancora aspettando una teoria economica che si basi sulla minima interferenza bancaria... Il problema di fondo è che i
governi sono generalmente responsabili nei confronti dei governati, viceversa le banche sono organismi privati autocefali ed
irresponsabili - spesso al di fuori ed al di sopra della legge - che funzionano così solo perché la gente non se ne rende conto...E' vero
che i governi possono essere manipolati, ma perlomeno sono previste ufficialmente delle specifiche procedure legali di correzione,
come ad esempio le elezioni. Nel caso delle banche ci si affida al loro buon cuore o alla loro presunta superiorità (morale?) che,
specialmente negli ultimi anni, ha dato più che sufficiente prova di sé. In sostanza, l'attuale sistema del potere bancario occidentale
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crea artificialmente instabilità e disparità di ricchezza con conseguente malcontento, per non dire di peggio, all'interno degli stati.
Questo destabilizza l'amministrazione statale ed il governo. Cosa ci si dovrebbe aspettare dunque dalle forze speciali e dalle forze di
stabilizzazione se non che mirino al cuore della causa dei problemi?]
Un altro cambiamento importante del secondo dopoguerra fu lo sviluppo di conglomerati in cui grandi società comprarono quelle
piccole per espandere la loro base industriale. Le firme giapponesi svilupparono un modello di conglomerato orizzontale, il keiretsu,
che in seguito venne copiato da altre nazioni. Mentre l'efficienza (e la profittabilità) delle aziende aumentava vistosamente, diminuì il
controllo dei piccoli azionisti. Il management delle società assunse sempre più il controllo sugli affari contribuendo in parte al
fenomeno dei takeover ostili degli anni 1980 ed agli scandali contabili che distrussero la Enron e la Worldcom a cavallo del 2000.
D-24 Gli sviluppi societari più recenti includono la riduzione del personale, l'appalto del lavoro all'esterno ovvero l'outsourcing; la
delocalizzazione e la concentrazione nelle attività maggiormente profittevoli dell'impresa (core business), mentre la tecnologia
informativa, il regime del commercio globale ed il basso costo delle fonti fossili d'energia aiutarono le società a ridurre ed
esternalizzare i costi del lavoro ed i costi delle transazioni, massimizzando di conseguenza i profitti.
[NdA: questo senza chiedersi, poi, chi comprerà i beni e servizi prodotti visto che non si è pensato a distribuire sufficientemente il
potere d'acquisto. Qui entra in gioco il discorso delle monete locali pensate per reiniettare potere d'acquisto dal basso e far ripartire
globalmente le attività economiche, creando quindi un benessere diffuso e aumentando la resilienza intrinseca del sistema, come più
volte ed altrove già detto]
Tipi di società
D-25 Molte società vengono registrate nella giurisdizione locale come società per azioni o senza azioni. Nelle società per azioni la
proprietà è rappresentata dal numero di azioni possedute. La società per azioni è generalmente orientata al profitto. Una società non
per azioni non ha proprietari. Tuttavia può avere soci con diritto di voto nella società. In qualche giurisdizione (per esempio a
Washington DC) le società vengono divise in orientate al profitto e no-profit invece che in società per azioni o non.
D-26 L'istituzione cui più spesso si fa riferimento con la parola "corporation" è una società pubblica o scambiata pubblicamente in
cui le azioni sono trattate in un mercato pubblico (per esempio, nelle borse NYSE o NASDAQ) specificamente creato per comprare e
vendere le azioni delle società da parte del pubblico in generale. Molte delle più grosse società nel mondo sono società quotate in
borsa. Tuttavia, la maggior parte delle società sono possedute privatamente e non sono trattate in borsa, nel senso che non esistono
mercati per trattarne i titoli della relativa proprietà. Un piccolo gruppo di soci o società detiene e gestisce molte di queste società
nonostante che la relativa dimensione possa essere grande quanto le maggiori società quotate in borsa.
[NdA: tutto questo riguarda il controllo delle società, tuttavia non è detto che una società trattata in borsa permetta effettivamente
un controllo diffuso e democratico, poiché esistono sistemi - come quello del pacchetto di controllo o del patto sociale, che
permettono di tenere i piccoli azionisti alla larga dalle leve del potere della società in questione. I vari sistemi adottati per
mantenere in mano il controllo della proprietà delle società sono in effetti dei veri e propri mini-complotti ben precisi, con buona
pace di quanti ogni giorno si sperticano a dire che i complotti non esistono ma che sarebbero tutte fantasie di "complottisti", ovvero
spesso delle stesse vittime di tali complotti...Qui bisogna inoltre aggiungere che i mercati borsistici sono spesso manipolati dalle
stesse banche centrali che possono comprare e vendere di nascosto i titoli attraverso le cosiddette "Operazioni di mercato aperto"
(Open Market Operations) oppure segretamente attraverso conti segreti nelle banche di compensazione internazionale (clearing
house). Gli scopi vanno dal semplice riciclaggio del denaro creato dal nulla, al sostenimento del corso di alcuni titoli, o, viceversa,
per far crollare certe quotazioni. Negli USA - non solo su internet - si parla spesso di questi interventi, palesemente contrari a tutte
le regole del supposto libero mercato. In Italia, ed in altri stati democraticamente deficenti, l'argomento è ancora tabù e precluso ai
media di regime]
D-27 Gli affari delle società quotate e di quelle non quotate sono simili per vari aspetti. La differenza principale in molti paesi è che
le società quotate debbono rispettare ulteriori leggi e regolamenti e hanno normative di amministrazione più stringenti. Anche se le
leggi che governano le società sono differenti, i tribunali tendono ad interpretare i dispositivi di legge che si applicano alle società di
profitto in modo simile quando li applicano alle organizzazioni no-profit - poiché le strutture sottostanti, di questi due tipi di società,
spesso si rassomigliano.
Le società multinazionali
D-28 A seguito del successo del modello delle società a livello nazionale, molte società sono diventate Multinazionali (o
transnazionali), crescendo al di là dei confini nazionali per raggiungere talvolta delle posizioni notevoli di potere e d'influenza nel
processo della globalizzazione.
D-29 La tipica multinazionale può evolvere in una rete di proprietà incrociate e organi dirigenziali con varie filiali e linee di
produzione in differenti regioni. Questi sottogruppi possono comprendere a loro volta altre società. La crescita per espansione
favorisce le filiali nazionali e regionali; La crescita, attraverso l'acquisto o la fusione, può risultare in un raggruppamento eccessivo
attraverso il pianeta, con nomi e strutture che spesso non chiariscono le strutture proprietarie e d'interazione. Con lo spargersi di
società attraverso vari continenti, l'importanza dell'identità culturale societaria è cresciuta come fattore unificatore e come
contrappeso alle sensibilità nazionali ed alla consapevolezza culturale.
D-30 Le multinazionali possono influenzare potentemente le relazioni internazionali, a causa della loro grande influenza economica
nei distretti della rappresentanza politica ed anche a causa delle estese risorse finanziarie disponibili per le pubbliche relazioni e per
coartare i politici. Le multinazionali giocano un ruolo chiave nella globalizzazione. A causa della loro portata e mobilità
internazionale, i paesi presi di mira, e talvolta le regioni all'interno dei paesi, devono competere l'un l'altro per essere scelti dalle
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multinazionali come punti d'insediamento delle loro attività (e di conseguenza come sedi fiscali, sedi di assunzione di lavoratori e di
attività economica) all'interno dei propri confini. Per competere, le nazioni ed i distretti politici regionali offrono incentivi alle
multinazionali, come ad esempio facilitazioni fiscali, promesse di assistenza statale o miglioramento delle infrastrutture, oppure
attraverso blandi vincoli ambientali e blande normative del lavoro.
D-31 Le multinazionali cercano di influenzare le politiche governative attraverso l'attività di lobby e le donazioni ai politici che la
direzione aziendale reputa siano favorevoli agli scopi della società su argomenti che variano dalla struttura dei dazi, alle leggi sul
lavoro e alle normative rispetto all'ambiente. Tuttavia, non esiste una prospettiva multinazionale unificata su ciascuno di questi
argomenti perché le multinazionali hanno scopi competitivi differenti tra - e all'interno - delle industrie.
D-32 D'altro canto, ci sono molte maggiori azioni intraprese dai governi per condizionare il comportamento delle società. Si va dalla
nazionalizzazione (obbligando una società a vendere le azioni locali al governo o ad altre entità nazionali) fino ad una serie di
cambiamenti nelle leggi ed i regolamenti ai quali gli uomini d'affari devono rispondere. E' più realistico pensare alle relazioni tra
governi ed imprese come ad un costante tira-e-molla tra avversari che, periodicamente, fanno pace e si muovono nella stessa
direzione.
Strumenti del potere economico statunitense
D-33 I prossimi paragrafi descrivono gli strumenti del potere economico degli Stati Uniti. Molti di questi strumenti sono entità del
Dipartimento del Commercio. L'USAID (United States Agency for International Development), tuttavia, è un'agenzia indipendente
sotto la guida del Dipartimento di Stato.
Dipartimento del Commercio
D-34 La missione del Dipartimento è di sollecitare, promuovere e sviluppare il commercio statunitense interno ed estero. A causa di
mutamenti legislativi ed amministrativi, questa missione si è evoluta fino ad abbracciare la responsabilità di sollecitare, servire e
promuovere lo sviluppo economico nazionale e l'avanzamento tecnologico. Alcuni dei modi con cui il dipartimento adempie a questa
missione sono:
- partecipando con altre organizzazioni governative alla creazione delle politiche nazionali attraverso l'ufficio del Presidente e le sue
suddivisioni;
- promuovendo e dando assistenza al commercio internazionale;
- rafforzando la posizione economica internazionale degli Stati Uniti;
- assicurando l'uso effettivo e la crescita delle risorse scientifiche e tecniche della nazione;
- acquisendo, analizzando e disseminando le informazioni che riguardano la nazione e l'economia per ottenere un incremento dei
benefici sociali ed economici;
- assistendo gli stati, le comunità e gli individui, con il progresso economico.
D-35 Il governo USA è diviso in varie unità operative primarie, tra le quali l'Amministrazione del Commercio Internazionale
(International Trade Administration, ITA) è lo strumento primario del potere economico ufficiale statunitense all'estero. L'ITA include
le seguenti divisioni: la Promozione del Commercio ed il Servizio Commerciale Statunitense ed Estero (Trade Promotion/U.S. &
Foreign Commercial Service, TP/US&FCS), l'Amministrazione delle Importazioni (Import Administration), l'Accesso e
l'Adempimento del Mercato (Market Access and Compliance, MAC) , le Manifatture ed i Servizi (Manufacturing and Services,
M&S).
L'amministrazione del commercio internazionale
D-36 L'ITA pianifica, determina e coordina le politiche, dirige i programmi e supervisiona tutte le attività dell'ITA. L'ITA coordina
tutte le materie che riguardano l'amministrazione delle importazioni, l'applicazione della legge commerciale, l'adempimento agli
accordi, le politiche internazionali del commercio e degli scambi, la promozione del commercio e la competitività del commercio. In
assenza del segretario del commercio, il sottosegretario dell'ITA rappresenta il Dipartimento del Commercio (Department of
Commerce, DoC) nel Comitato delle Politiche Commerciali (Trade Policy Committee, TPC) come membro ex ufficio del consiglio
d'amministrazione della Export-Import Bank degli Stati Uniti e come presidente del Comitato del Coordinamento della Promozione
del Commercio (Trade Promotion Coordinating Committee, TPCC). Il sottosegretario presenzia, come ordinato, in tutti gli altri
consigli di livello ministeriale e nei comitati o nelle riunioni che hanno per oggetto il commercio internazionale. Il sottosegretario ha
la principale responsabilità per lo sviluppo e l'adozione della Strategia dell'Esportazione Nazionale del Presidente in congiunzione
con il TPCC.
Servizio Commerciale Statunitense ed Estero
D-37 Il Servizio Commerciale Statunitense ed Estero (U.S. & Foreign Commercial Service, US&FCS) è una sottounità che dirige i
programmi di promozione alle esportazioni dell'ITA e sviluppa ed implementa un processo unificato di definizione e di valutazione
degli obiettivi per aumentare l'assistenza al commercio delle piccole e medie imprese. L'US&FCS integra le sue attività con il resto
dell'ITA; dirige un programma di eventi di commercio internazionale, di ricerche di mercato e di prodotti e servizi relativi alle
informazioni sul commercio ed all'esportazione; dirige inoltre i programmi che aiutano le aziende statunitensi a competere con
successo per i maggiori progetti e nelle gare mondiali, attraverso un'attività di supporto capillare, mirata e strategica.
Promozione del Commercio e Servizio Commerciale Statunitense ed Estero (Operazioni Internazionali)
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D-38 La sottosezione TP/US&FCS (Operazioni Internazionali) amministra un sistema di postazioni oltremare collocate nei centri del
commercio nel mondo che, secondo la guida annuale commerciale del paese, favoriscono e conducono a termine attività di
promozione degli scambi commerciali. La sottosezione sviluppa intelligence commerciale e di marketing, facilita gli investimenti
statunitensi ed assiste nella supervisione e nell'adempimento dei diritti e delle opportunità create dagli accordi commerciali. Questa
unità appoggia le attività di amministrazione dell'importazione dell'ITA e procura la rappresentanza ai governi ospiti per conto delle
ditte statunitensi. L'ufficiale commerciale anziano, designato per ogni paese, ha la responsabilità complessiva di tutte le attività
dell'ITA e del personale in quel dato paese.
Promozione del Commercio e Servizio Commerciale Statunitense ed Estero (Operazioni Domestiche)
D-39 La sottosezione TP/US&FCS (Operazioni Domestiche) amministra un sistema di centri di assistenza alle esportazioni USA
collocati in centri del commercio attraverso gli Stati Uniti che offrono consulenza sul marketing oltremare, informazioni tecniche
sull'esportazione, sulle opportunità dei mercati e fa da guida strategica alle ditte statunitensi pronte all'esportazione. L'unità dissemina
informazioni sugli sviluppi del commercio e sulle questioni delle politiche commerciali alla comunità delle imprese. La sottosezione
fornisce una piattaforma omnicomprensiva di servizi di assistenza alle esportazioni, attraverso gli Stati Uniti, per aiutare le imprese
statunitensi ad entrare o ad espandere la loro presenza nei mercati esteri, comprendendo l'orientamento, gli eventi commerciali e le
connessioni. Essa stabilisce programmi di partenariato con lo stato, le agenzie federali ed altre entità del settore privato e pubblico,
per creare una rete efficiente di assistenza all'esportazione per le società statunitensi.
Accesso al Mercato e Adempimenti
D-40 Questa sottosezione (Market Access and Compliance, MAC) consiglia sulle analisi, la formulazione e l'implementazione delle
politiche economiche internazionali di natura bilaterale, multilaterale e regionale ed assicura che gli obiettivi commerciali siano
allineati con la politica estera statunitense. Essa migliora l'accesso al mercato delle compagnie statunitensi ai mercati d'oltremare e
rafforza il commercio internazionale e la posizione degli investimenti degli Stati Uniti.
Amministrazione delle Importazioni
D-41 Questa sottosezione si assicura della corretta amministrazione delle leggi di antidumping e dei dazi di controbilanciamento
(AD/CVD) [7]. Questi doveri includono la condotta tempestiva di indagini e controlli amministrativi, l'amministrazione delle
conclusioni e degli ordini AD/CVD, l'emissione di istruzioni alle dogane (U.S. Customs and Border Protection) per l'esazione dei
dazii relativi alle predette conclusioni ed agli ordini e l'amministrazione della sospensione degli accordi AD/CVD ed altri accordi
commerciali bilaterali e multilaterali collegati. L'unità assiste l'ufficio del capo dell'amministrazione all'importazione (Office of the
Chief Counsel for Import Administration) nei suoi compiti di difesa nelle azioni legali che combattono le azioni intraprese dal
dipartimento in base alle leggi AD/CVD ed altre leggi e negoziati, con i produttori stranieri o i governi, per sospendere le indagini
AD/CVD.
D-42 In collegamento con l'ufficio dell'industria e della sicurezza (Bureau of Industry and Security), la sottosezione
dell'Amministrazione alle Importazioni raccomanda al Presidente azioni di rimedio sulla base di scoperte, da parte dell'ufficio
dell'industria e della sicurezza, di importazioni che minacciano la sicurezza nazionale; amministra gli accordi commerciali con
governi esteri nell'area dei prodotti ed assicura il pieno e continuato accesso alle leggi di rivalsa commerciale da parte dell'industria
statunitense. L'Amministrazione alle importazioni mette in atto gli accordi dell'OMC (WTO) e gli accordi chiave bilaterali attraverso
il rafforzamento degli sforzi di adempimento per combattere i trasbordi illegali e la partecipazione in negoziazioni e consultazioni in
materia di trasbordo, classificazione e indagine. Amministra anche dei seminari sulla classificazione e categorizzazione per i governi
esteri, stabilisce accordi per i visti e i nullaosta ed identifica le barriere al commercio.
Manifatture e servizi (M&S)
D-43 Questa sottosezione funziona come collegamento primario con l'industria statunitense e con le associazioni del commercio per
aiutare ad affrontare i problemi dell'industria statunitense e favorirne la competitività. L'unità fornisce l'indirizzo sulle politiche
d'investimento e del commercio interno ed internazionale che influenzano la competitività dell'industria statunitense e porta avanti un
programma di ricerca ed analisi sulla manifattura ed i servizi. Basandosi su quest'analisi ed interazione con l'industria statunitense,
sviluppa delle strategie, delle politiche e dei programmi per rafforzare la posizione competitiva delle industrie statunitensi nei mercati
interni ed internazionali.
D-44 L'M&S amministra il Programma del Cooperatore di Sviluppo del Mercato (Market Development Cooperator Program,
MDCP) e gli aiuti (sussidi) stabiliti dal Congresso. Gestisce il Programma di Consulenza al Commercio Industriale (assieme con la
rappresentanza commerciale USA) ed altri comitati consultivi. L'M&S provvede al personale per il consiglio presidenziale alle
esportazioni e coordina la partecipazione del Dipartimento (ministero) nel Comitato sull'Investimento Estero negli Stati Uniti
(Committee on Foreign Investment in the United States, CFIUS) tra varie agenzie governative.
AGENZIA STATUNITENSE PER LO SVILUPPO INTERNAZIONALE (UNITED STATES AGENCY FOR
INTERNATIONAL DEVELOPMENT)
D-45 L'USAID è un'agenzia indipendente che riceve gli indirizzi generali e la guida generale di politica estera dal Segretario di
Stato. L'USAID amministra i programmi statunitensi d'assistenza economica ed umanitaria designati per promuovere lo sviluppo
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sostenibile nei vari paesi del mondo. Le missioni d'oltremare che lavorano in stretto coordinamento con le ambasciate statunitensi,
gestiscono i programmi d'assistenza dell'USAID. L'USAID lavora per sostenere gli obiettivi di politica estera statunitense per
formare un mondo più libero, più sicuro e più prospero focalizzando i suoi programmi in cinque aree collegate. Queste sono:
- migliorare la salute e le condizioni delle popolazioni;
- proteggere l'ambiente;
- promuovere la crescita economica e lo sviluppo agricolo;
- dar corpo alle potenzialità umane attraverso l'educazione e l'addestramento;
- dare supporto alla democrazia.
D-46 Oltre a fornire assistenza umanitaria, l'USAID promuove i valori democratici e la cooperazione internazionale, aiuta a stabilire
condizioni economiche che ampliano il mercato per i servizi ed i beni statunitensi nei paesi in via di sviluppo. L'agenzia finanzia
l'assistenza tecnica e l'assistenza materiale, addestra migliaia di studenti stranieri ogni anno nei college USA e dà supporto alla
ricerca sullo sviluppo. L'USAID, inoltre, si assicura la collaborazione del settore privato orientato al profitto, delle organizzazioni
private e non-governative e delle università statunitensi, per i suoi programmi. I soldi spesi nei programmi di assistenza estera negli
Stati Uniti, sono spesso sotto forma di acquisti di cibo, equipaggiamento e servizi, che vengono inviati oltremare. Circa l'80% dei
contratti e delle donazioni USAID ritornano alle aziende USA sotto forma dei predetti acquisti.

Ecco, proprio la frase finale ci fa capire ancora una volta come sia profondamente intrisa di ipocrisia tutta la dottrina del libero
commercio e del libero mercato. I finanziamenti dell'USAID, approvati dal Congresso USA, non sono infatti che dei sussidi ad
aziende statunitensi con soldi prelevati ai contribuenti. Sussidi ovviamente travestiti da valori democratici, cooperazione
internazionale ed assistenza umanitaria. L'intervento dell'USAID - tuttavia - è solo la punta dell'iceberg: sono le cifre approvate dal
congresso, una ben minima parte delle risorse economiche correntemente utilizzate per le varie operazioni coperte in tutto il mondo.
John Perkins inquadra meglio la situazione: "...I sicari dell'economia sono professionisti ben retribuiti che sottraggono migliaia di
miliardi di dollari a diversi paesi in tutto il mondo. Riversano il denaro della Banca Mondiale, dell'Agenzia Statunitense per lo
Sviluppo Internazionale (USAID) e di altre organizzazioni "umanitarie" nelle casse di grandi multinazionali e nelle tasche di quel
pugno di ricche famiglie che detengono il controllo delle risorse naturali del pianeta. I loro metodi comprendono il falso in bilancio,
elezioni truccate, tangenti, estorsioni, sesso e omicidio. Il loro è un gioco vecchio quanto il potere, ma che in quest'epoca di
globalizzazione ha assunto nuove e terrificanti dimensioni. Io lo so bene: io ero un sicario dell'economia..." [8].
Nel prossimo paragrafo si tratta dello strumento finanziario del potere, ovvero della moneta e delle istituzioni finanziarie mondiali. E'
certamente più attinente al tema di questo libro, ma la parte precedente serviva da cornice indispensabile per farsi un quadro, il più
possibile chiaro e completo, della situazione e delle istituzioni in gioco.
Appendice E: Lo strumento finanziario del potere della nazione
L'AMBIENTE FINANZIARIO INTERNAZIONALE
E-1 In aggiunta alle sue funzioni e capacità economiche, la moneta ha acquisito altri poteri sociali e psicologici che possono essere
esercitati sia attraverso la spesa della moneta che attraverso il suo mero possesso. Questi includono il potere di aumentare la
popolarità, lo status, il prestigio; la capacità di aumentare l'autostima ed il potere di ottenere o influenzare il potere politico.
[NdA: già da queste poche righe si nota un approccio pragmatico molto interessante che fa a pugni con la visione ufficiale
dell'economia neoclassica che considera la moneta "neutrale" o, addirittura, "superneutrale". Probabilmente, per capirci davvero
qualcosa, gli studenti universitari di economia dovrebbero dapprima leggere un documento introduttivo di questo genere]
E-2 Tra le prime forme di moneta che sono emerse, troviamo un certo numero di sistemi basati su moneta-merce. Gli esempi
includono barre di ferro, conchiglie dette cauri [9], sale, lingotti di rame e oro, rum, raccolti monetizzabili come tabacco, riso, indaco
[10] e mais. Nella recente esperienza di lotta contro Al-Qaeda e le reti del terrorismo globale, è stato scoperto che il sistema "hawala"
di finanziamento clandestino del terrorismo era organizzato attorno ad un commercio di miele. Sotto un sistema di moneta-merce, gli
oggetti usati come moneta hanno un valore intrinseco, ovvero hanno un valore al di là dell'uso come moneta. Per esempio, le monete
d'oro mantengono il valore a causa delle utili proprietà fisiche dell'oro al di là del suo valore causato dall'uso monetario, mentre la
cartamoneta hanno solo il valore monetario che le viene assegnato. I gruppi normalmente adottano la moneta-merce per semplificare
le transazioni in un'economia di baratto e così quella merce funziona principalmente come mezzo di scambio.
E-3 Alcune forme di moneta-merce sono troppo grezze e difficili da trasportare e questo ha portato all'invenzione di sostituti
simbolici più pratici. Le ricevute degli orafi divennero un sostituto accettabile per l'oro, nell'Inghilterra del 17esimo secolo. Gli
orefici furono i precursori delle banche e le ricevute che emettevano fecero da precursore alle banconote. Attraverso gran parte del
19esimo secolo, le banche commerciali in Europa e Nord America emettevano le loro proprie banconote basare sul medesimo
principio della parziale copertura. Da qui era solo questione d'un passo per arrivare ad emettere moneta decretizia vera e propria
(moneta a corso forzoso, fiat money), una valuta con valore intrinseco trascurabile e senza copertura di alcuna merce. Una autorità
centrale (governo) crea nuova moneta emettendo cartamoneta o creando nuovi depositi bancari. [NdA: qui si omette di dire che di
norma - nei paesi "democratici" come Europa e Stati Uniti - sono entità private quelle che emettono cartamoneta e depositi a vista:
la banca centrale e l'oligopolio bancario privato. Non il "governo", poiché allo stato viene concesso - come paravento - di emettere
solo le monete metalliche. Ma anche qui, ad esempio nell'area Euro, solo in quantità minime stabilite dalla banca centrale. Nei casi
in cui la banca centrale è apparentemente nazionalizzata - come in Inghilterra e Francia - il controllo privato rimane garantito
attraverso la falsificazione sistematica del bilancio e l'occultamento della rendita monetaria. I pochi paesi dove in effetti è il governo
61
che controlla la moneta nazionale, sono ad esempio la Cina, l'Iran, Cuba, la Corea del Nord]
L'autorità centrale, imponendo l'accettazione della moneta come moneta legale attraverso la minaccia legale e richiedendo questa
moneta in pagamento di tasse e tributi, molto spesso ottiene lo scopo della larga accettazione di questa moneta decretizia.
[NdA: il cerchio si chiude. Avendo lo stato democratico "rinunciato" alla sovranità monetaria a favore di un oligopolio privato di
emissione monetaria, si rendono necessarie tasse e tributi per sostenere le spese statali. Quanto lavoro ci sarebbe da fare per le forze
speciali per rimettere le cose al loro posto...]
Dall'inizio degli anni 1970 quasi tutti i paesi hanno abbandonato lo standard legato all'oro ed hanno convertito le valute nazionali in
pura moneta decretizia (fiat money).
EVOLUZIONE SOCIALE DELLA MONETA
E-4 La moneta è una invenzione della mente umana. La creazione di moneta è possibile perché gli esseri umani hanno la capacità di
dare valore ai simboli. La moneta è un simbolo che rappresenta il valore dei beni e dei servizi. L'accettazione di un oggetto qualsiasi
come moneta - che sia wampum [11], una moneta d'oro, un biglietto di cartamoneta o un bilancio contabile digitale - implica il
consenso sia dell'utente individuale che della comunità. Così si può dire che ogni sistema monetario ha una dimensione psicologica e
sociale, oltre a quella economica.
Caratteristiche
E-5 La moneta viene generalmente considerata come avente associate le seguenti tre caratteristiche e qualità:
- è un mezzo di scambio. Un mezzo di scambio è un intermediario utilizzato nel commercio per evitare gli inconvenienti di un
sistema di puro baratto. Deve essere "liquido", facilmente scambiabile, facilmente trasportabile e durevole;
- è una unità di conto. Una unità di conto è un'unità standard di misura del valore di mercato di beni, servizi e altre transazioni. Una
unità di conto è un prerequisito per la formulazione di accordi commerciali che hanno come componente il debito. Deve essere
divisibile in parti minute, senza perdere il suo valore, deve essere fungibile (una unità o pezzo deve essere esattamente equivalente ad
un'altra) e deve essere di uno specifico peso, misura o dimensione, per essere computata in modo verificabile;
- è un deposito di valore. Per funzionare come riserva di valore, merce, forma di moneta o capitale finanziario, deve poter essere
convenientemente risparmiata, immagazzinata e recuperabile - ed utile in modo prevedibile quando riutilizzata. Quindi, deve essere
durevole, di valore stabile e difficile da contraffare (e quando è genuina, facilmente riconoscibile). La moneta è anche tipicamente la
cosa che ha un valore marginale meno scemante possibile (questo significa che, quando più unità vengono accumulate, ogni unità
aggiunta mantiene all'incirca lo stesso valore delle unità precedenti senza perdere sostanzialmente di valore).
E-6. Aggiungiamo che i libertari e la maggior parte degli economisti del laissez-faire [12], direbbero che una caratteristica
addizionale della moneta è che è anonima. Questo punto di vista richiede che la moneta non sia soggetta alla tracciabilità da parte del
governo e che non richieda alcun equipaggiamento, strumento o elettricità per essere usata e che sia utilizzabile per acquisti in un
mercato nero [13].
Forme moderne
E-7 La gente usa comunemente le banconote (conosciute anche come cartamoneta [14]) e monete (le forme più liquide di moneta
tangibile) per piccole transazioni da persona a persona. Oggi la gente usa l'oro come riserva di valore ma non lo usa spesso come
mezzo di scambio o unità di conto (anche se alcune banche centrali usano l'oro come unità di conto). Esistono forme di moneta meno
tangibile che comunque assolvono alle stesse funzioni monetarie. Gli assegni, le carte di debito e i trasferimenti telematici sono
sistemi semplici per trasferire una maggiore somma di denaro tra vari conti bancari. La moneta elettronica è una valuta
completamente non fisica che la gente usa e scambia attraverso internet.
Credito
E-8 La gente spesso si riferisce al credito come fosse moneta. La gente usa la moneta per comprare beni e servizi mentre usa il
credito per comprare beni e servizi con la promessa di pagamento in moneta nel futuro. La distinzione tra moneta e credito causa
molta confusione nelle discussioni sulla teoria monetaria. In parole povere, la gente usa i termini moneta e credito in maniera
intercambiabile. Per esempio, i depositi bancari vengono generalmente inclusi nel calcolo della quantità globale della moneta
nazionale. Tuttavia, qualsiasi studio dettagliato di teoria monetaria riconosce la giusta distinzione tra moneta e credito.
[NdA: racconto un aneddoto personale per far capire quanto può diventare difficile la ricerca in questo settore apparentemente
banale. Nel 2003 l'avvocato Walker Todd, che aveva lavorato per 20 anni nella Federal Reserve, rese una testimonianza in Tribunale
negli Stati Uniti spiegando abbastanza bene come questa confusione tra moneta e credito fosse ad arte mantenuta tra la popolazione
dalle banche (caso numero 03-047448-CZ, Affidavit). La testimonianza è preziosa come tutte quelle che siamo riusciti faticosamente
a raccogliere dal personale interno delle varie istituzioni. Esponendo il fatto ad un altro avvocato americano per un caso simile, egli
mi richiese una copia autentica di questa testimonianza, ovvero la copia certificata dal Tribunale. Mi misi immediatamente in
contatto con la Cancelleria della Contea negli Stati Uniti ma - indovinate un po' ? - a breve giro di posta elettronica mi
comunicarono che l'originale del verbale era scomparso ("Those pages have not been located. You may want to contact the
defendants...")... Mettendo in un motore di ricerca il numero del caso, indicato sopra, è comunque possibile rintracciare una copia
del verbale in formato PDF. Utilissimo per la ricerca ma, purtroppo, inutilizzabile dal punto di vista legale. Uno dei passaggi-chiave
era: "In classical economic theory, once economic exchange has moved beyond the barter stage, there are two types of money:
money of exchange and money of account... For nearly 300 years in both Europe and the United States, confusion about the
distinctiveness of these two concepts has led to persistent attempts to treat money of account as the equivalent of money of
exchange." Ovvero: "Nella teoria classica dell'economia, una volta che lo scambio economico aveva oltrepassato lo stadio del
62
baratto, c'erano due tipi di moneta: la moneta di scambio e la moneta contabile... Per circa 300 anni (!!!), sia in Europa che negli
Stati Uniti, la confusione tra questi due concetti ha portato a tentativi insistenti di trattare la moneta di conto come equivalente della
moneta di scambio." Con buona pace degli spin-doctor - dei disinformatori da due palle un soldo - su internet ed altrove, che
parlano ancora di "signoraggisti", complottismo ed altre amenità del genere. ]
La creazione di moneta
E-9 Mentre la gente identifica e distingue chiaramente i diversi tipi di moneta, l'attuale natura della moneta e la maniera in cui viene
creata è compreso di meno. Il fatto che le materie prime, come l'oro, l'argento, le pellicce o le foglie di tabacco, hanno un valore, non
li rende per questo una moneta. Le merci diventano moneta solo quando la gente le accetta ampiamente come simbolo che
rappresenta un valore certo di beni e servizi e in cambio di altri beni e servizi di un valore percepito come commisurato. La fiducia
nell'autenticità di una merce e l'accettazione universale e la confidenza nella disponibilità di beni e servizi in cui cambiare la moneta:
sono questi i criteri essenziali.
[NdA: questo è interessante perché conferma la teoria di Giacinto Auriti secondo il quale è l'accettazione della moneta come moneta
da parte di chi la riceve che la rende tale. Quello che l'avv. Alfonso Luigi Marra chiama "inveramento monetario". Quando la
moneta viene sfiduciata dalla gente, finisce presto per non valere più niente come moneta. Nel caso delle banconote, un semplice
foglietto di carta sporca d'inchiostro, buona da bruciare nella stufa. Questo è il problema principale e fondamentale di questa era:
non appena la gente percepirà le banconote come un tipo di moneta che indebita, invece che saldare i debiti, sceglierà altri sistemi
di pagamento che non comportano l'onere del debito pubblico con i relativi interessi esponenziali che esso comporta. Questo
meccanismo potrà essere rimediato ed evolvere tramite una riforma radicale del sistema monetario e del credito che, nel caso della
Cina, di Cuba e dell'Iran, avvenne a seguito di una rivoluzione. Questo libro che state leggendo suggerisce altre soluzioni meno
cruente]
E-10 In seguito, le banche divennero la principale fonte di nuova moneta. Le banche ricevono depositi e emettono prestiti ai
richiedenti o tramite un po' dei soldi ricevuto in deposito o semplicemente creando nuovi depositi nei conti dei richiedenti senza
ricevere denaro per coprirli. In questo modo, le banche creano molte volte più moneta dell'ammontare che ricevono o detengono in
deposito.
[NdA: cinquanta volte tanto, con un coefficiente di riserva frazionaria al 2%, come nell'area Euro]
A loro volta, le banche centrali moltiplicano ancora la quantità di moneta e di depositi a vista stampando nuova moneta ed usandola
per comprare buoni governativi o prestandola alle banche commerciali, creando depositi freschi presso la banca centrale ed
intestandoli alle banche, così come le banche stesse fanno coi loro clienti.
[NdA: questo conferma quanto asserisce ad esempio il prof. Nino Galloni, cioè che se le banche, per ipotesi, condonassero tutti i
debiti, non avrebbero delle perdite reali, proprio perché i soldi sono creati dal nulla. Avrebbero solo dei mancati guadagni. La
società nel suo insieme però potrebbe risollevarsi e l'economia potrebbe riprendere. Probabilmente l'attuale crisi mondiale dei debiti
finirà così, con una gigantesca bolla di debiti che verranno condonati per insolvenza generale o semplicemente ripudiati in massa
dai debitori, con un effetto domino ed un azzeramento della partita].
Valore economico della moneta
E-11 Il valore della moneta dipende da che cosa ci si può comprare, non da di che cosa è composta. La moneta decretizia (legale,
Fiat Money) ha valore perché la gente può usarla per comprare beni e servizi, anche se non ha un valore intrinseco o un'utilità diversa
da quella di un bene di scambio. Il valore intrinseco dell'oro e dell'argento rimane inalterato a seconda della quantità disponibile.
Tuttavia, il loro valore come mezzo di scambio è direttamente dipendente dalla disponibilità di beni e servizi in vendita. Quando gli
esploratori scoprirono grandi quantità di oro e quantità ancor maggiori d'argento nel Nuovo Mondo e portarono indietro l'oro e
l'argento in Europa per coniarlo in monete, il potere d'acquisto di queste monete cadde dal 60 all'80 per cento. I prezzo delle merci
aumentò perché l'offerta di beni in vendita non tenne il ritmo con l'aumentata quantità di moneta. Inoltre, il valore relativo
dell'argento nei confronti dell'oro cadde precipitosamente. Oggi sono i governi che emettono le monete nazionali e che ne sono i
garanti, non l'oro e l'argento. I governi vengono coperti dalla capacità produttiva della società che essi rappresentano.
[NdA: anche qui, come sopra, si finge che siano i governi occidentali i responsabili dell'emissione monetaria... Debbono garantire la
moneta bancaria ma anziché goderne i frutti, debbono pure addebitarla alla cittadinanza]
Problemi con la carta come moneta
E-12 A causa della facilità di produzione, la cartamoneta può perdere valore con l'inflazione e oggi, nell'era elettronica, grandi
quantità di moneta possono essere create con poche battute sulla tastiera. La più grande critica della cartamoneta è che la sua stabilità
è generalmente soggetta alla volontà delle regole del governo, invece che alla disciplina dei fenomeni del mercato
[NdA: se per governo si intende l'oligopolio bancario, l'osservazione non fa una grinza. Infatti, l'introduzione di altre monete,
magari locali e a corso libero, potrebbe efficacemente svolgere una funzione competitiva e quindi di autoregolamentazione del
mercato dell'emissione monetaria]
La moneta e l'economia
E-13 La moneta è uno degli argomenti principali studiati nell'economia ed il valore della moneta è il concetto centrale della finanza.
Il monetarismo è una teoria economica che si occupa principalmente della domanda e dell'offerta di moneta. La politica monetaria ha
lo scopo di gestire la fornitura di moneta, l'inflazione e l'interesse, per realizzare la produzione e l'occupazione. L'inflazione è la
diminuzione del valore nel tempo di una specifica valuta. Dei grandi aumenti nell'offerta monetaria possono causare questa
diminuzione di valore. Il tasso d'interesse (il costo del prendere il denaro in prestito) è uno strumento importante usato per controllare
63
l'inflazione e la crescita economica nell'economia monetaria. I governi spesso rendono responsabili le banche centrali per il
monitoraggio ed il controllo dell'offerta monetaria, dei tassi d'interesse e del sistema bancario.
[NdA: una domanda maliziosa: se le banche centrali occidentali non si occupano effettivamente degli interessi dei governi e dei
popoli, che strumenti ha OGGI il governo a disposizione per difendersi - a parte la nazionalizzazione dell'intero sistema bancario?]
E-14 Una crisi monetaria può avere effetti economici molto significativi, in particolare se porta al fallimento monetario e all'adozione
dell'economia di baratto, molto meno efficiente. Questo è successo in Russia, per esempio, dopo la caduta dell'Unione Sovietica. Ci
sono state varie discussioni storiche a proposito della combinazione delle funzioni monetarie, alcuni sostengono che dovrebbero
essere più separate e che una unica unità monetaria non è sufficiente per risolverle tutte. Il capitale finanziario è un termine inclusivo
più generale per indicare tutti gli strumenti liquidi, che siano o no a corso uniformemente riconosciuto.
La fornitura di moneta
E-15 L'offerta di moneta è la quantità di moneta disponibile all'interno di una specifica economia per l'acquisto di beni e servizi. La
fornitura di moneta negli Stati Uniti è suddivisa in quattro categorie scalari: M0, M1, M2 e M3. Le categorie sono crescenti con M3
che rappresenta tutte le forme di moneta (credito incluso) e M0 che rappresenta solo la moneta-base (monete, banconote e depositi
presso la banca centrale), M0 indica anche la moneta che può soddisfare i requisiti di riserva delle banche private. Negli Stati Uniti,
la Federal Reserve è responsabile del controllo della fornitura di moneta, mentre nell'area Euro l'istituzione rispettiva è la Banca
Centrale Europea. Altre banche, con un impatto importante sulla finanza globale, sono: la Banca del Giappone, la Banca del Popolo
Cinese e la Banca d'Inghilterra.
[NdA: in questa lista, l'unica che è realmente statale è quella cinese]
Valore sociale e psicologico della moneta
E-16 La moneta è così universalmente valutata che la gente ne presuppone il suo valore come automatico. La moneta, oggi, viene
considerata e valutata per i beni ed i servizi per i quali può essere scambiata, per la sicurezza che procura contro evenienze
inaspettate, per il potere economico che genera, per l'influenza politica che esercita, per lo status sociale che offre a quanti ne
posseggono e per un senso di autofiducia ed un senso di realizzazione che produce in chi la guadagna.
Legami tra la moneta ed altre istituzioni sociali
E-17 L'evoluzione della moneta illustra come ogni nuova istituzione sociale crei dei legami con altre istituzioni sociali esistenti,
mentre si sviluppa, e come questi legami gradualmente si espandano in complesse reti di relazioni fino a diventare elementi
inseparabili di una singola rete sociale. L'evoluzione della moneta cominciò come mezzo di scambio e misura di valore. La moneta
servì così come stimolante per lo scambio di beni e servizi. Come mezzo di immagazzinamento di valore, dette inizio ai servizi
bancari. Creando e prestando moneta, le banche divennero catalizzator per il successivo sviluppo del commercio e dell'industria.
Sotto forma di tassazione, la moneta servì a sviluppare il governo. Questi collegamenti sono una diretta espressione dei poteri primari
della moneta nel facilitare le transazioni.
E-18 La moneta esercita inoltre delle influenze secondarie sulla società. Politicamente, il diritto di raccogliere tasse ha aiutato le
monarchie a centralizzare il potere e l'influenza in governi nazionali. In uno stadio successivo [NdA: dopo che i debiti verso i
banchieri avevano provocato la distruzione delle monarchie], il sempre crescente bisogno da parte dei governi di maggiori
disponibilità finanziarie li rese sempre più dipendenti e soggetti a quelle sezioni della società che possedevano e controllavano grandi
somme di denaro [NdA: sempre i banchieri ed i loro sodali]. Il Parlamento inglese erose il potere del Re innanzitutto acquisendo il
potere esclusivo di aumentare le tasse, spianando la strada alla democrazia. In seguito, la classe ricca dei mercanti acquisì una
maggiore influenza sul sistema politico. Socialmente, la moneta ha aiutato a smantellare la rigida struttura delle classi sociali che
allocavano i privilegi a seconda della propria discendenza familiare. In una economia monetaria, l'accesso ai beni ed ai servizi è
basato sulla capacità di pagare piuttosto che sulle proprie origini sociali. Questo ha aiutato ad eliminare la discriminazione sociale
basata sulle caste e le classi.
[NdA: alla luce della serie di libri recentemente pubblicati in Italia sulle "caste", verrebbe da dire che semplicemente si sono create
delle caste differenti dal passato, piuttosto che dire che la discriminazione sociale è stata eliminata... Per la precisione, si sono
create delle caste che sono direttamente funzionali ed a supporto della supercasta degli oligarchi che gestiscono la moneta ed il
credito: i politici, i giornalisti, la magistratura, i docenti universitari di economia, etc. etc. Il 20 maggio 2009, Matthew Rothschild
scrisse sul The Progressive, il giornale di cui è editore: "L'un percento degli Americani che stanno in cima detiene il 34,3 percento
della ricchezza della nazione, ed il 10 percento conta il 71,2 percento della ricchezza. Per quanto riguarda il reddito, il 10 percento
succhia il 42,5 percento del reddito nazionale." Se queste non son classi...]
Monete private
E-19 In molti paesi, le leggi hanno severamente limitato l'emissione di valute private. Nella cosiddetta era del free-banking (dal 1837
al 1866), negli USA, circa 8.000 banche private emettevano moneta privata. In Scozia e nell'Irlanda del Nord, il governo dette delle
licenze alle banche private per stampare la propria cartamoneta. Oggi, troviamo in circolazione moneta privata elettronica. Delle
forme storiche di moneta come l'oro (come nel caso della moneta d'oro digitale) coprono alcune di queste valute private. Le
transazioni in queste valute costituiscono un giro d'affari annuo di miliardi di dollari USA.
E-20 Qualsiasi materiale può coprire una moneta emessa privatamente. Il materiale utilizzato cambia col tempo - e, talvolta, per
evitare un controllo legale. Questo rende delle cose, come l'energia, la capacità di trasporto, il cibo, il miele, le droghe illegali e così
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via, molto utili per garantire l'emissione di monete. per i soldati è importante capire che la moneta è, soprattutto, l'accordo di usare un
qualcosa come mezzo di scambio. Sta alla comunità (o all'entità che detiene il potere all'interno della comunità - il governo statale,
una multinazionale o un attore non-statale) di decidere se la moneta debba essere garantita da un qualche materiale oppure se debba
essere totalmente virtuale.
Il futuro della moneta
E-21 Negli anni recenti, l'Unione Monetaria Europea ha introdotto l'euro in molti paesi europei. Attualmente, quasi tutti usano la
moneta unica (la Svezia e la Gran Bretagna sono delle eccezioni degne di nota). L'Africa Occidentale sta proponendo l'introduzione
dell'ECO nel 2009, una nuova moneta per 5 o 6 nazioni. Qualcuno ritiene che presto seguirà una moneta nordamericana, come
l'Amero. Alcuni propongono anche una valuta asiatica. Nel Medio Oriente, molte nazioni usano il Dinaro. Viene anche proposto un
Dinaro islamico d'oro. In Messico c'è un movimento per tornare ad usare l'argento come moneta. Una difficoltà con i blocchi
d'unificazione della cartamoneta e che si eliminerebbe la possibilità di scambiare trilioni di dollari sui mercati valutari. Se questo tipo
di mercato si muovesse nei settori dell'oro e dell'argento, i prezzi di oro e argento potrebbero salire. Oggi la gente può scambiare oro
e cartamoneta elettronicamente attraverso sistemi online.
La pratica e le organizzazioni della finanza internazionale
E-22 La finanza internazionale è una branca dell'economia che studia le dinamiche dei tassi dei cambi e l'investimento estero,
nonché i loro effetti sul commercio internazionale. Le organizzazioni della finanza internazionale studiano ed influenzano gli effetti
di questi fenomeni.
I tassi dei cambi
E-23 Il tasso di cambio (anche conosciuto come tasso di cambio estero) tra due valute specifica quanto vale una valuta nei confronti
di un'altra. Per esempio, un tasso di cambio di 120 Yen giapponesi (JPY) per dollaro statunitense (USD) significa che 120 Yen
valgono quanto un dollaro. Il mercato dei cambi esteri è uno dei mercati più grandi del mondo. Gli esperti stimano che
approssimativamente 2 trilioni di dollari USA di controvalore in valuta, vengano scambiati ogni giorno sul mercato valutario. Il tasso
di cambio SPOT si riferisce al tasso di cambio corrente. Il tasso di cambio a termine è il tasso di cambio che i membri dell'arena
finanziaria stimano e scambiano oggi per una consegna e un pagamento ad una data futura specifica.
E-24 Nell'arena internazionale, i tassi di cambio hanno importanza per l'economia di uno stato per motivi contrastanti. Una valuta
forte o che si sta apprezzando, fornisce alla nazione un maggior potere d'acquisto per le merci comprate all'estero. Inoltre gli stranieri
vorranno detenere valute forti nel loro portafoglio finanziario (il debito USA, per esempio). In questo caso, questo debito detenuto
all'estero può essere usato dal governo statunitense per finanziare spese importanti (come la guerra al terrorismo o progetti di massive
infrastrutture). Tuttavia, i beni interni destinati all'esportazione avranno un costo maggiore per gli stranieri, cosa che riduce le vendite
d'esportazione ed incide sulla bilancia del commercio internazionale. Al contrario, una valuta nazionale relativamente debole o che si
deprezza, riduce il potere d'acquisto all'estero ma aumenta la convenienza dei beni domestici, destinati all'esportazione, per gli
stranieri, aumentando così le vendite. In aggiunta, le valute che si deprezzano diventeranno sempre meno attraenti come rifugio per
gli investitori esteri, diminuendo la quantità di debito che essi vorranno detenere. Nel caso del governo statunitense, questa scarsa
volontà di detenere titoli di debito USA, diminuisce l'abilità del governo per finanziare spese massicce.
[NdA: questo paragrafo è importante per capire l'importanza strategica per un governo di emettere direttamente moneta invece che
titoli di debito, in modo da non essere condizionati dagli "investitori esteri", i soliti noti banchieri internazionali. Inoltre, il
paradosso della valuta forte o debole, si può risolvere utilizzando due valute: una per uso interno ed un'altra per il commercio
internazionale. Così si faceva nell'antico Egitto, nella Germania tra le due guerre mondiali e, più recentemente, in Cina, dal 1978,
per una decina d'anni. Per l'Italia, si potrebbe adottare l'euro per gli scambi esteri ed una moneta nazionale ad uso interno non
convertibile. L'ulteriore introduzione di monete locali faciliterebbe il controllo da parte delle forze del mercato rispetto alla moneta
nazionale interna emessa dal governo. Sarebbe intelligente tentare qualcosa del genere in via sperimentale almeno in una regione,
per poterne valutare gli effetti ed eventualmente adottare il sistema, subito dopo, su scala nazionale. E' sicuramente una proposta di
sperimentazione empirica, ma meglio di niente, visto che le teorie neoclassiche ci stanno portando al disastro globale]
Valute libere o fissate
E-25 Se una valuta ha il cambio libero, il suo tasso di cambio varia contro quello di altre valute e le forze di mercato ne determinano
la domanda e l'offerta. I tassi di cambio per queste valute cambieranno quasi costantemente come dalle quotazioni sui mercati
finanziari, soprattutto le banche, in tutto il mondo. Per contrasto, un sistema di cambio aggiustabile o mobile è un sistema di tassi di
cambio fissati artificiosamente e determinati da uno o più governi statali. Per esempio, tra il 1994 ed il 2005, lo Yuan cinese (CNY)
era fissato al dollaro USA (USD) a 8,2768 CNY per 1 USD. Molti paesi hanno ancorato le loro valute in vari periodi al dollaro USA,
come fecero il Giappone e l'Europa Occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni 1970. I tassi di cambio fissi
possono avere benefici sia per gli Stati Uniti che per gli stati esteri. Per esempio, le economie orientate all'esportazione, come il
Giappone, possono beneficiare dalla stabilità e dalla predicibilità col risultato di avere importazioni a basso costo, per gli Stati Uniti,
ed un maggior volume di crescita dell'esportazione, per l'industria giapponese. I tassi di cambio fissi facilitarono la ricostruzione nel
dopoguerra dei paesi alleati degli Stati Uniti durante la guerra fredda, e gli Stati Uniti ed i suoi alleati ne hanno beneficiato
politicamente, militarmente ed economicamente, in relazione alla minaccia comunista. Tuttavia, le manipolazioni artificiali dei tassi
di cambio rappresentano una manipolazione artificiale del libero commercio, cosa che può rappresentare una minaccia per la
sopravvivenza dell'industria domestica.
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Tassi di cambio nominali e reali
E-26 La finanza internazionale distingue anche tra i tassi di cambio nominali e quelli reali. Il tasso di cambio nominale è il tasso al
quale una organizzazione può scambiare la valuta di una nazione per la valuta di un'altra. Il tasso reale di cambio è una teoria
economica che cerca di riflettere la complessità del valore reale dei livelli dei prezzi e delle valute. Nell'uso pratico, ci sono molte
valute estere e valori di livello dei prezzi da prendere in considerazione. Per esempio, se il prezzo di un prodotto aumenta del 10 % in
Gran Bretagna e la valuta giapponese simultaneamente si apprezza del 10 % contro la sterlina inglese, il prezzo del prodotto rimane
costante per qualcuno in Giappone. La gente in Gran Bretagna, tuttavia, si trova a dover affrontare un aumento di prezzo del 10 % di
quel prodotto.
[NdA: notare come la doppia valuta risolverebbe anche questo problema e permetterebbe di effettuare politiche dei prezzi mirate]
E-27 I dazi e le restrizioni legali adottate dal governo, possono condizionare il tasso di cambio attuale a causa di una politica
protezionistica od altre ragioni. Per esempio, se la valuta tailandese Thai baht vale di più della rupia del Bangladesh ma il
Bangladesh rende illegale il commercio diretto in Baht, i costi di transazione per la previa conversione di ogni valuta in dollari o Yen,
rende il tasso reale di cambio più costoso.
E-28 Infine, le considerazioni sui valori nominali e reali della valuta debbono tener conto della parità del potere d'acquisto. Se la
valuta di uno stato è relativamente più debole di quella di un altro stato ma il costo della vita nel primo stato è anch'esso più basso, il
tasso nominale di cambio non riflette necessariamente il valore reale. Per esempio, la (moneta cinese) CNY può essere più debole
dell'USD se usata per comprare del riso a Tokyo, ma ci vogliono meno Yuan per comprare la stessa quantità di riso nella Cina stessa.
[NdA: questa osservazione è molto lucida e serve per capire l'inutilità di certe statistiche, come quelle relative, ad esempio, al fatto
che in un determinato paese la gente viva con "uno stipendio di 100 dollari al mese"...]
Le fluttuazioni nei tassi di cambio
E-29 Un tasso di cambio basato sul mercato cambierà ogni qual volta il valore di ognuna delle due componenti valutarie cambia.
Una valuta tende a diventare più preziosa quando la domanda di questa è maggiore della disponibilità della stessa. Tende invece a
valere di meno quando la domanda è inferiore all'offerta. Questo non significa che la gente non vuole più la moneta; significa solo
che preferiscono tenere la loro ricchezza in qualche altra forma, magari in un'altra valuta. L'aumento della domanda per una valuta è
dovuto o ad una aumentata domanda di transazioni per la valuta stessa, o ad un aumento della domanda speculativa della moneta.
E-30 La domanda di transazioni relative ad una moneta è altamente correlata al livello di attività affaristica del paese, al prodotto
interno lordo ed ai livelli occupazionali. Maggiore è la disoccupazione e meno il pubblico nell'insieme spenderà in beni e servizi. Le
banche centrali aggiustano regolarmente la quantità di moneta disponibile per accomodare i cambiamenti nella domanda di moneta a
causa delle transazioni nel mondo degli affari. La domanda speculativa di moneta è molto più difficile da aggiustare per una banca
centrale, ma essa cerca di farlo aggiustando i tassi d'interesse.
[NdA: una ulteriore ammissione di manipolazione da parte delle banche centrali in mani private]
E-31 Nello scegliere quale tipo di bene rifugio detenere, la gente si preoccupa anche del fatto che il bene mantenga il suo valore nel
futuro. Molti non sono interessati a detenere una valuta, se pensano che perda valore nel tempo. Una valuta tende a perdere valore, in
relazione alle altre valute, se il livello d'inflazione del paese è relativamente più alto, se ci si aspetta che diminuisca il livello di
produzione o se un paese è disturbato dall'instabilità politica. Per esempio, quando il presidente russo Putin sciolse il governo il 24
febbraio 2004, il prezzo del rublo crollò.
I mercati esteri dei cambi
E-32 Poiché le banche principali del mondo forniscono un mercato 24 ore su 24, i mercati esteri dei cambi sono molto liquidi. Il
maggior mercato dei cambi esteri è Londra, seguita da New York e Tokyo.
L'investimento estero
E-33 L'investimento estero diretto (Foreign Direct Investment, FDI) è un investimento a lungo termine di un investitore estero
direttamente in una impresa che risiede in una economia che non è la sua. La relazione di FDI consiste in una impresa madre ed una
filiale estera che assieme formano una multinazionale. Per qualificarsi come FDI, l'investimento deve permettere il controllo da parte
della società madre nei confronti della filiale estera. Le Nazioni Unite definiscono il controllo minimo, in questo caso, come il
possesso del 10 % o più delle azioni ordinarie o del potere di voto della firma incorporata, o del suo equivalente per una società non
incorporata. Ci sono vari tipi di FDI:
- gli investimenti "Greenfield" [15] sono investimenti diretti in nuove strutture o l'ampliamento di strutture esistenti. Questi
investimenti sono il primo obiettivo degli sforzi promozionali di un paese ospite poiché creano nuova capacità produttiva e nuovi
posti di lavoro, portano trasferimenti di tecnologie e di conoscenze e portano a dei collegamenti col mercato globale. Tuttavia, questi
investimenti Greenfield spesso raggiungono questi obiettivi a danno delle industrie locali. Le multinazionali riescono a produrre i
beni a più basso costo a causa di una tecnologia più progredita e processi più efficienti. Inoltre, esse competono per le risorse locali
(lavoro, semilavorati, e così via). Un altro punto negativo degli investimenti Greenfield è che i profitti della produzione finiscono
nell'economia della patria della società madre invece che nell'economia locale. Questo a differenza delle industrie locali i cui profitti
ritornano nell'economia domestica per promuovere la crescita.
[NdA: esiste anche un altro problema che è quello del fatto che i lavoratori locali producono beni che spesso non potranno mai
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comprare, dati i bassi stipendi che percepiscono. D'altra parte i lavoratori del paese della società madre, che hanno perso il lavoro
a favore dei lavoratori del paese ospite, non hanno stipendi per comprare i prodotti che poi tornano sui mercati in patria! Ora, se
pensiamo al caso in cui il governo del paese della società madre adotta una moneta a sovranità nazionale e con questa distribuisce -
ad esempio - un reddito di cittadinanza ai disoccupati, il problema della mancanza di distribuzione del potere d'acquisto ai
disoccupati o sottoccupati si risolverebbe ed i beni prodotti troverebbero mercato]
- le fusioni e le acquisizioni trasferiscono patrimoni esistenti da società locali a società estere. Questi sono i tipi più frequenti di FDI.
Le fusioni transfrontaliere avvengono quando i patrimoni e l'operatività di società di diversi paesi si combinano per formare una
nuova entità legale. Le acquisizioni transfrontaliere avvengono quando il controllo dei patrimoni e delle operazioni si trasferisce da
una società locale ad una società estera, con la società locale che diventa una affiliata di quella estera.
E-34 A differenza degli investimenti di tipo Greenfield, le acquisizioni non portano a benefici a lungo termine per l'economia locale.
In questi affari, la società acquirente tipicamente paga i proprietari della società locale cedendo azioni, il che significa che i soldi
della vendita non raggiungono mai l'economia locale. Comunque, le fusioni ed acquisizioni sono una parte significativa degli
investimenti diretti stranieri (FDI) e fino alla fine degli anni 1990 riguardavano circa il 90 % del flusso di FDI negli Stati Uniti.
E-35 Gli FDI possono essere divisi per struttura:
- gli FDI orizzontali rappresentano investimenti nella stessa tipologia d'industria di quella della società che opera localmente;
- gli FDI verticali prendono due forme:
- quando un'industria estera fornisce gli input per il processo di produzione domestico della società, è un FDI verticale all'indietro
(backward vertical FDI);
- quando un'industria estera vende i prodotti del processo di produzione dell'industria domestica, è un FDI verticale in avanti
(forward vertical FDI).
E-36 I motivi per cui la società investe possono caratterizzare l'FDI:
- gli investimenti che cercano risorse tentano di acquisire fattori più efficienti di produzione di quelli dell'economia domestica della
società. In qualche caso, queste risorse potrebbero non esistere nell'economia domestica (per esempio, il lavoro a basso costo o
risorse naturali scarse). Questo caratterizza l'FDI nei paesi in via di sviluppo;
- gli investimenti che cercano mercato tentano o di penetrare nuovi mercati, o di mantenere quelli esistenti.
- gli investimento che cercano efficienza tentano di sfruttare i benefici delle economie di scala e di indirizzo e anche quelle della
proprietà in comune.
Organizzazioni finanziarie internazionali
E-37 I prossimi paragrafi trattano di varie organizzazioni finanziarie internazionali. Questi paragrafi trattano della Banca Mondiale,
del Fondo Monetario Internazionale, dell'Organizzazione per il Coordinamento e lo Sviluppo Economico (Organisation for Economic
Co-operation and Development, OECD), della Banca dei regolamenti Internazionali (Bank for International Settlements, BIS) e di
altri tipi di banche e di istituzioni finanziarie.
[NdA: si tratta di organismi molto criticati e abbastanza screditati in seguito alle innumerevoli rivelazioni sulla corruzione delle
politiche che adottano. Per una critica dettagliata, vedere un mio testo precedente: "O la banca o la vita", editrice Arianna, 2008]
La Banca Mondiale (World Bank)
E-38 La WB è un gruppo di cinque organizzazioni internazionali che si occupano di fornire finanziamenti e consigli a vari paesi allo
scopo di svilupparli economicamente e di eliminare la povertà. La banca è venuta formalmente alla luce nel 1945 a seguito della
ratifica internazionale degli accordi di Bretton Woods. Ha approvato il suo primo prestito il 9 maggio 1947 (250 milioni di dollari
alla Francia per la ricostruzione del dopoguerra), che in termini reali è il più grande prestito mai effettuato dalla banca. Le sue cinque
agenzie sono:
- la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (International Bank for Reconstruction and Development, IBRD);
- la Compagnia Finanziaria Internazionale (International Finance Corporation, IFC);
- l'Associazione per lo Sviluppo Internazionale (International Development Association, IDA);
- l'Agenzia per la Garanzia degli Investimenti Multilaterali (Multilateral Investment Guarantee Agency, MIGA);
- il Centro Internazionale per la Regolazione delle Dispute Internazionali (International Centre for Settlement of Investment Disputes,
ICSID).
E-39 La Banca Mondiale concentra le sue attività nei paesi in via di sviluppo nei campi quali: lo sviluppo umano (per esempio, la
salute o l'educazione), l'agricoltura e lo sviluppo rurale (per esempio, irrigazione e servizi rurali), la protezione dell'ambiente (per
esempio, la riduzione dell'inquinamento o la stesura e l'applicazione di regolamenti), le infrastrutture (per esempio, strade,
rigenerazione del tessuto urbano e elettrificazione) e la governance (per esempio, l'anticorruzione e lo sviluppo di istituzioni legali).
E-40 La IBRD e l'IDA forniscono dei prestiti a tassi preferenziali ai paesi membri, ma anche delle donazioni ai paesi poveri.
L'agenzia di erogazione spesso lega i prestiti e le donazioni, per progetti specifici, a più vasti cambiamenti delle politiche nel settore
dell'economia. Per esempio, l'entità che eroga il prestito può collegare un prestito per migliorare la gestione dell'ambiente costiero
allo sviluppo di nuove istituzioni ambientali a livello nazionale e locale e all'adozione di nuove regole per limitare l'inquinamento. Le
attività dell'IFC e del MIGA comprendono, rispettivamente, l'investimento nel settore privato e la fornitura di garanzie assicurative.
E-41 La Banca Mondiale è un'organizzazione internazionale posseduta dai governi membri. Il quartier generale della Banca
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Mondiale è a Washington DC. Anche se genera profitti, la WB usa questi profitti per aiutare nei continui sforzi per la riduzione della
povertà. La Banca Mondiale, tecnicamente, fa parte delle Nazioni Unite, ma la sua struttura di governo è differente. Ogni istituzione
nel gruppo della WB è posseduta dai governi membri che sottoscrivono al suo capitale azionario di base ed hanno un diritto di voto
proporzionale alla quota azionaria posseduta. L'appartenenza dà certi diritti di voto che sono gli stessi per tutti i paesi, ma ci sono
anche voti addizionali che dipendono dai contributi finanziari dati all'organizzazione.
E-42 Come risultato, sono principalmente i paesi sviluppati che controllano la WB. La maggior parte dei clienti della WB sono i
paesi in via di sviluppo. Qualche critico sostiene che, con una differente struttura di gestione, dovrebbe prendere più a cuore i bisogni
dei paesi in via di sviluppo. Al 2006, gli Stati Uniti detenevano il 16,4 % dei voti totali; il Giappone il 7,9 %; la Germania il 4,5 % e
la Gran Bretagna e la Francia ciascuna il 4,3 %. Poiché le decisioni più importanti richiedono una super-maggioranza dell'85 % dei
voti, gli Stati Uniti possono bloccare qualsiasi cambiamento importante.
Il Fondo Monetario Internazionale (International Monetary Fund, IMF)
E-43 Il Fondo Monetario Internazionale è un'organizzazione internazionale che supervisiona il sistema finanziario globale
osservando i tassi di cambio e la bilancia dei pagamenti, offrendo assistenza tecnica e finanziaria quando richiesto. Il quartier
generale dell'IMF è a Washignton DC. Tuttavia, l'IMF si descrive come un'organizzazione di 185 paesi che lavorano per portare
avanti la cooperazione monetaria globale, per assicurare la stabilità finanziaria, per facilitare il commercio internazionale, per
promuovere la massima occupazione, la crescita economica sostenibile e ridurre la povertà.
E-44 La funzione primaria dell'IMF è di fornire assistenza finanziaria a paesi che si trovano in gravi difficoltà finanziarie. Gli stati
membri con problemi della bilancia dei pagamenti, possono richiedere dei prestiti o la direzione organizzativa delle loro economie
nazionali. In cambio, ai paesi viene di norma richiesto di lanciare certe riforme. I critici hanno spesso deriso le riforme chiamandole
"Washington Consensus". L'IMF generalmente richiede queste riforme perché i paesi con politiche di tasso di cambio fisso,
potrebbero intraprendere pratiche fiscali, monetarie e politiche che possono portare alla crisi. Per esempio, gli stati con grave deficit
di bilancio, con un'inflazione rampante, con uno stretto controllo dei prezzi o con una moneta sottovalutata o sopravvalutata, corrono
il rischio di affrontare delle future crisi nella bilancia dei pagamenti. Così, i programmi di aggiustamento strutturale tentano
ostentatamente di assicurare che l'IMF stia aiutando a prevenire le crisi finanziarie, piuttosto che stare semplicemente a finanziare
delle finanze senza ritegno.
L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD)
E-45 L'OECD è un'organizzazione internazionale di paesi sviluppati che accettano i principi della rappresentanza democratica e
dell'economia di libero mercato. E' nata nel 1948 per aiutare ad amministrare il Piano Marshall per la ricostruzione dell'Europa, dopo
la seconda guerra mondiale. In seguito, tuttavia, l'OECD ha esteso la possibilità di diventare membro ai paesi non europei.
E-46 Il segretariato dell'OECD, a Parigi, fornisce una cornice per i governi che confrontano le proprie esperienze sulle politiche,
cercano risposte a problemi comuni, identificano le buone pratiche e coordinano le politiche domestiche ed internazionali. E' un
forum dove le pressioni tra pari possono agire come un potente incentivo per migliorare le politiche ed implementare le "soft-law" -
ovvero degli strumenti non vincolanti che possono occasionalmente portare a trattati vincolanti. Il segretariato raccoglie dati,
monitora le tendenze e le analisi e prevede sviluppi economici. Inoltre fa ricerca sui cambiamenti sociali e sull'evoluzione degli
schemi del commercio, dell'ambiente, dell'agricoltura, della tecnologia, della tassazione ed in altre aree. L'OECD è anche un'ottima
agenzia statistica perché pubblica statistiche altamente comparabili su di una vasta gamma di argomenti.
E-47 Nell'ultimo decennio, l'OECD si è occupata di una varietà di argomenti economici, sociali ed ambientali, mentre approfondiva
il suo impegno con il mondo delle imprese, dei sindacati e di altre rappresentanze della società civile. Le attività hanno incluso la
negoziazione di tasse e il trasferimento dei prezzi, il coordinamento di azioni internazionali sulla corruzione e le tangenti, nonché la
rendicontazione degli effetti del problema dello spamming su internet nei paesi in via di sviluppo. Ventiquattro non-membri
attualmente partecipano come osservatori regolari o come pieni partecipanti nei comitati dell'OECD. L'OECD conduce dei dialoghi
sulle politiche e sulle attività di costruzione delle potenzialità, con non-membri (programmi nazionali, approcci regionali e forum
globali), per condividere le migliori pratiche delle politiche.
La Banca dei Regolamenti Internazionali
E-48 La BIS è un'organizzazione internazionale di banche centrali che esiste per far progredire la cooperazione tra le banche centrali
ed altre agenzie, con lo scopo della stabilità monetaria e finanziaria. Porta avanti il suo lavoro attraverso dei sotto-comitati, le
segreterie che ospita, e attraverso la sua riunione annuale generale di tutti i membri. La BIS fornisce servizi bancari, ma solo a
banche centrali o ad altre organizzazioni finanziarie internazionali. Il quartier generale della BIS è a Basilea, in Svizzera.
E-49 In quanto organizzazione delle banche centrali, la BIS cerca di aumentare la predicibilità e la trasparenza delle politiche
monetarie tra le sue 55 banche centrali che ne sono membri. Mentre la politica monetaria viene determinata da ogni stato sovrano, la
politica è soggetta allo scrutinio delle banche centrali e private e potenzialmente alla speculazione che colpisce i tassi esteri di cambio
ed il destino delle economie dell'esportazione. Il fallimento nel tenere la politica monetaria in linea con la realtà e nell'effettuare
tempestive riforme monetarie - preferibilmente in modo simultaneo tra le 55 banche/membri e l'IMF - ha storicamente comportato
perdite finanziarie dell'ordine di miliardi di dollari, quando le banche cercavano di mantenere una politica usando metodi del mercato
aperto che si sono dimostrati irrealistici.
[NdA: occorre precisare che qui ci si riferisce alle cosiddette Operazioni di Mercato Aperto, una definizione fuorviante che si
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riferisce ad operazioni di iniezione diretta, di nuova moneta creata dal nulla, effettuate direttamente tramite acquisti da parte della
banca centrale, oppure di vendita di titoli precedentemente acquistati, ritirando così moneta dal mercato. E' ovvio che si tratta di
manipolazioni dirette da parte della banca centrale che non possono che far nascere sospetti, anche perché - come ben si sa -
quando c'è qualcuno che "perde" miliardi di dollari, state sicuri che c'è sempre qualcun altro che li guadagna. Insomma, questo
cosiddetto "libero mercato" necessita di tutta una serie di istituzioni che operano a porte chiuse ed effettuano continuamente
manipolazioni dei prezzi di valute, materie prime, e chissà cosa mai altro, con infinite possibilità di insider trading [16]. Il libero
mercato della banda bassotti, verrebbe spontaneo immaginare]
E-50 Le banche centrali non "stabiliscono" unilateralmente i tassi di cambio; queste stabiliscono degli obiettivi ed intervengono
usando le loro massiccie risorse e i poteri di regolamentazione, per raggiungere degli obiettivi monetari che si decidono loro. Una
ragione per coordinare da vicino le politiche, alla BIS ed altrove, è per assicurare che ciò non diventi troppo dispendioso e che
l'arbitraggio privato, che sfrutta i cambiamenti di politiche o la differenza tra le politiche, siano rari e prontamente rimossi. La BIS,
quindi, ha due obiettivi precisi: regolare l'adeguatezza del capitale e rendere trasparenti i requisiti di riserva.
[NdA: il problema non è tanto stabilire i requisiti di riserva che - si sa - è frazionaria e quindi comporta notevolissime rendite
monetarie. Piuttosto il problema è stabilire A CHI vadano redistribuite queste rendite dopo averle fatte emergere dai bilanci, dove
attualmente vengono nascoste con puerili trucchi contabili. Sulla BIS andrebbe compiuta una indagine storica per capire come e
perché, ha cambiato di funzione e di politiche tra il momento della sua fondazione - il 17 maggio 1930 - ed il periodo del secondo
dopoguerra...]
Altri tipi di banche ed istituzioni finanziarie
E-51 Una banca multilaterale di sviluppo (multilateral development bank, MDB) è un'istituzione creata da un gruppo di stati che
forniscono finanziamenti e consulenza professionale per lo sviluppo. Le MDB hanno una vasta partecipazione societaria che include
sia paesi sviluppati donatori che paesi sviluppati che prendono i prestiti. Le MD finanziano progetti sotto forma di prestiti a lungo
termine a tassi di mercato, prestiti a lunghissimo termine (anche conosciuti come crediti) a tassi al di sotto dei valori di mercato e
attraverso donazioni. Le cinque principali MDB sono la Banca Mondiale, la African Development Bank, la Asian Development Bank,
la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo e l'Inter-American Development Bank Group.
E-52 Ci sono anche varie MDB "subregionali". Queste banche tipicamente includono solo nazioni che prendono a prestito come
membri e non includono paesi sviluppati donatori. Queste banche prendono a prestito e prestano tra membri in via di sviluppo. Tra
gli esempi troviamo la Caribbean Development Bank e la West African Development Bank.
E-53 Vi sono anche varie istituzioni finanziarie multilaterali. Queste istituzioni sono simili alle MDB, ma sono talvolta separate
perché l'accettazione dei membri è più limitata ed i loro finanziamenti, spesso, si concentrano nel finanziare alcune tipologie di
progetti. Tra gli esempi troviamo la European Investment Bank, la Islamic Development Bank, e il fondo OPEC per lo sviluppo
internazionale (OPEC Fund for International Development).
STRUMENTI DEL POTERE FINANZIARIO DEGLI STATI UNITI
E-54 Il Dipartimento del Tesoro è l'agenzia federale primaria che è responsabile per la prosperità economica e finanziaria e la
sicurezza degli Stati Uniti. Come tale, il Dipartimento del Tesoro è responsabile di una vasta gamma di attività, comprendendo la
consulenza al Presidente USA su materie economiche e finanziarie, sulla promozione dell'agenda presidenziale della crescita e sul
miglioramento della dirigenza societaria nelle istituzioni finanziarie. Nell'arena internazionale, il Tesoro lavora con altre agenzie
federali, con i governi di altre nazioni e con le istituzioni finanziarie internazionali, per incoraggiare la crescita economica, elevare gli
standard di vita e prevenire e prevedere, per quanto possibile, le crisi economiche e finanziarie.
E-55 Le funzioni di base del tesoro sono:
- gestire le finanze federali;
- raccogliere le tasse, i dazi e le rimesse pagate a - e a causa de - gli Stati Uniti;
- pagare tutti i conti degli Stati Uniti;
- produrre tutti i francobolli, la valuta e le monete metalliche;
- gestire i conti governativi ed il debito pubblico USA;
- supervisionare le banche nazionali e le istituzioni del risparmio;
- far applicare le leggi fiscali e della finanza federale;
- consigliare il Presidente ed il Congresso sulle politiche interne ed internazionali finanziarie, monetarie, economiche, commerciali e
fiscali;
- investigare e perseguire gli evasori fiscali, i contraffattori, i falsificatori, i trafficanti, i distillatori di alcool illecito ed i violatori delle
leggi sulle armi da fuoco.
[NdA: proprio così: è il Bureau of Engraving and Printing (BEP) del Tesoro che stampa le banconote ed i titoli del Tesoro. Le
banconote, poi, le vende al prezzo di costo alla Federal Reserve. La quale le usa per comprare i titoli del Tesoro, attraverso degli
intermediari (i dealers) durante le aste di vendita dei Buoni del Tesoro, A PREZZO NOMINALE. Più chiaro di così!!! Se il BEP, una
volta stampate, le banconote le spendesse direttamente a prezzo pieno per le necessità del governo, il problema sarebbe risolto, ma i
"rentiers" ed i "traders" dovrebbero trovarsi un lavoro onesto per campare...]
E-56 Ci sono vari uffici, all'interno del Tesoro, che fanno da supporto al potere del governo USA all'estero e, in alcuni casi,
funzionano come "armi" finanziarie statunitensi. Il Tesoro ha 10 uffici tra i quali quello degli Affari Internazionali. La missione di
questo ufficio è di proteggere e dare supporto alla prosperità economica domestica, incoraggiando la stabilità finanziaria e delle sane
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politiche economiche all'estero. L'International Affairs svolge costantemente una sorveglianza ed un'analisi approfondita degli
sviluppi economici e finanziari globali e, quindi, si impegna assieme ai partecipanti del mercato finanziario, ai governi esteri, alle
istituzioni finanziarie internazionali ed in incontri multilaterali, per sviluppare e promuovere politiche idonee. Questo ufficio
consiglia ed assiste nella formulazione e nell'esecuzione della politica economica e finanziaria internazionale degli Stati Uniti, come
anche sui programmi internazionali finanziari, economici, monetari, del commercio, degli investimenti, dell'aiuto bilaterale,
dell'ambiente, del debito, dello sviluppo e dell'energia, comprendendo anche la partecipazione degli Stati Uniti nelle istituzioni
finanziarie internazionali.
E-57 Un altro ufficio del Tesoro è quello dell'intelligence finanziaria e sul terrorismo (Terrorism and Financial Intelligence, TFI).
Questa unità dirige l'intelligence del dipartimento e le funzioni di adempimento, con lo scopo parallelo di salvaguardare il sistema
finanziario contro l'uso illecito e di combattere le nazioni canaglia, i facilitatori dei terroristi, i riciclatori di denaro, i signori della
droga ed altre minacce per la sicurezza nazionale. Il TFI sviluppa ed implementa le strategie del governo USA per combattere il
finanziamento del terrorismo, all'interno ed all'estero, sviluppa ed implementa la strategia nazionale sul riciclaggio del denaro così
come le altre politiche e i programmi per combattere i crimini finanziari.
E-58 Il TFI raccoglie ed analizza le informazioni provenienti dall'intelligence, dall'amministrazione legale e dalle comunità
finanziarie, a proposito di come i terroristi ed altri criminali guadagnano, spostano e depositano i soldi. Sulla base di questa analisi, il
TFI intraprende politiche adeguate, stabilisce regolamenti o azioni concrete, per:
- congelare i beni dei terroristi, dei signori della droga e delle reti che li appoggiano;
- tagliare fuori le giurisdizioni estere e le istituzioni finanziarie corrotte dal circuito del sistema finanziario statunitense;
- sviluppare ed applicare regolamenti per affrontare le vulnerabilità degli Stati Uniti rispetto al finanziamento terrorista e ad il
riciclaggio di denaro;
- promuovere l'adozione e l'implementazione internazionale di norme sui finanziamenti e l'antiriciclaggio, in chiave antiterrorista;
- rintracciare e rimpatriare i beni trafugati da ufficiali stranieri corrotti, in paesi come l'Iraq, la Liberia e Haiti;
- promuovere uno scambio significativo d'informazioni col settore finanziario privato, per identificare ed affrontare le minacce al
sistema finanziario.
[NdA: quest'ufficio e gli uffici subordinati che seguono, sono proprio quelli che si dovrebbero occupare primariamente dello
scandalo della rendita monetaria privatizzata della moneta statunitense a corso legale e dovrebbero lanciare una vasta indagine,
applicando tutti gli strumenti a disposizione, per recuperare al governo il signoraggio sui nuovi e vecchi dollari emessi, sia in forma
cartacea che digitale. Oltre a fare giustizia fiscale, l'operazione abbatterebbe il debito pubblico e restituirebbe fiducia nel governo
da parte del pubblico. Perché ancora non l'abbiano fatto dovrebbe essere l'argomento chiave di un trattato criminologico e/o
psichiatrico a se stante, o meglio: di approfondite indagini da parte di un'apposita commissione]
E-59 Il TFI ha degli uffici subordinati che sono: l'Ufficio delle Finanze Terroriste e del Crimine Finanziario (Office of Terrorist
Finance and Financial Crime), l'Ufficio dell'Intelligence e dell'Analisi (Office of Intelligence and Analysis, OIA) e l'Ufficio di
Controllo dei Patrimoni Esteri (Office of Foreign Assets Control, OFAC). Il TFI è anche associato all'ufficio del Tesoro FinCEN
(Financial Crimes Enforcement Network).
E-60 L'OIA è responsabile per il ricevimento, l'analisi, la raccolta e la disseminazione dell'attività estera d'intelligence e delle
informazioni estere del controspionaggio relative alle operazioni ed alle responsabilità del Tesoro. L'OIA fa parte della comunità dei
servizi d'intelligence USA. La sua missione è di dare supporto alla formulazione e all'esecuzione delle politiche e dell'autorità del
Tesoro, fornendo:
- analisi esperte e produzione di intelligence sulle reti finanziarie, ed altre, che supportano i gruppi terroristi, i proliferatori (di armi di
distruzione di massa) ed altre materie chiave della sicurezza nazionale;
- un supporto di intelligence puntuale, accurato e mirato sull'intera gamma delle materie economiche, politiche e della sicurezza.
E-61 L'OFAC amministra ed applica le sanzioni, economiche e commerciali, basate sulla politica estera statunitense e sugli obiettivi
della sicurezza nazionale, contro mirati paesi stranieri, terroristi, trafficanti internazionali di droga e quanti siano impegnati in attività
relative alla proliferazione di armi di distruzione di massa. L'OFAC agisce con i poteri presidenziali del tempo di guerra e
dell'emergenza nazionale, e anche con l'autorità garantita da una specifica legislazione, per imporre controlli sulle transazioni e per
congelare patrimoni stranieri sotto la giurisdizione USA. Le Nazioni Unite ed altri mandati internazionali, sono la base per molte
delle sanzioni che hanno una portata multilaterale e che richiedono una stretta collaborazione con i governi alleati.
E-62 Il Tesoro ha una lunga storia nel trattare le sanzioni, che risale a prima della guerra del 1812, quando applicò le sanzioni
imposte contro la Gran Bretagna per il maltrattamento dei marinai americani. Durante la guerra civile, il Congresso ha approvato una
legge che proibiva le transazioni con la Confederazione, richiedeva il sequestro dei beni oggetto di queste transazioni e forniva un
regime di licenze secondo le regole ed i regolamenti emanati dal Tesoro.
E-63 L'OFAC è il successore dell'Ufficio di Controllo dei Fondi Esteri (Foreign Funds Control, FFC) che venne istituito nella
seconda guerra mondiale, a seguito dell'invasione tedesca della Norvegia nel 1940. Il Segretario del Tesoro [NdA: da noi sarebbe il
Ministro dell'Economia] gestiva il programma FFC durante la guerra. Lo scopo iniziale del FFC era di prevenire che i nazisti
usassero i fondi azionari e di valute estere dei paesi occupati e di prevenire il rimpatrio forzato dei fondi che appartenevano agli
abitanti locali di quei paesi. Gli Stati Uniti in seguito estesero questi controlli per proteggere i patrimoni di altri paesi invasi. Dopo
l'entrata ufficiale degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, l'FFC ha giocato un ruolo primario nella guerra economica contro i
poteri dell'Asse [NdA: ROBERTO, ovvero Roma, Berlino, Tokyo] bloccando i patrimoni nemici e proibendo il commercio estero e le
transazioni finanziarie. Il Tesoro ha creato formalmente l'OFAC nel 1950, a seguito dell'entrata della Cina nella guerra di Corea.
L'OFAC bloccò tutti i patrimoni cinesi e nord-coreani che erano soggetti alla giurisdizione USA.
70
[NdA: con questo capitolo si finisce di capire che la questione si risolve a dispute commerciali e relative ai metodi degli scambi
internazionali. E quindi all'uso politico che viene fatto di questi strumenti - come questi uffici - che dovrebbero difendere la sicurezza
nazionale e non gli interessi economici e finanziari di banchieri spesso nemmeno americani. E' un filo sottile quello che divide il
campo della sicurezza nazionale da quello dell'alto tradimento...]
E-64 Il tesoro ha altri 11 uffici, tra i quali il FinCEN (Financial Crimes Enforcement Network). Il FinCEN dà supporto agli sforzi
investigativi delle polizie e promuove l'azione coordinata e la cooperazione globale tra le agenzie contro i crimini finanziari
domestici ed internazionali. Procura analisi strategiche sugli andamenti e gli sviluppi domestici ed internazionali, ai funzionari
responsabili dell'elaborazione delle politiche degli Stati Uniti.
E-65 Dal 1995, gli Stati Uniti hanno perseguito una politica aggressiva per la promozione di una rete mondiale di unità d'intelligence
finanziaria (Financial Intelligence Unit, FIU) all'interno della sua strategia generale per combattere il riciclaggio ed il finanziamento
del terrorismo. La FinCEN è la FIU degli Stati Uniti. In quanto tale, FinCEN è membro dell'Egmont Group delle FIU. L'Egmont
Group è una rete internazionale di 100 paesi che hanno implementato dei centri nazionali per raccogliere informazioni su attività
finanziarie, sospette od inusuali, dall'industria finanziaria, per analizzare i dati e per renderli disponibili alle appropriate autorità
nazionali ed ad altre unità di intelligence finanziaria, per l'uso nella lotta al finanzia
E.66 Lo scambio di informazioni nè al cuore dell'Egmont Group. Ci sono dell limitazioni, tuttavia. Tutte le informazioni scambiate
da una FIU sono soggette a controlli stretti e a salvaguardie per assicurare che il loro uso avvenga in modo autorizzato e consistente
con i provvedimenti nazionali sulla privacy e sulla protezione dei dati, Nessuna entità può usare le informazioni a scopo
amministrativo, investigativo, giudiziario o persecutorio senza il previo consenso della FIU che ha rivelato le informazioni.
E-67 Il FinCEN fornisce anche un supporto di analisi strategica all'applicazione della legge internazionale attraverso l'identificazione
dei trend, delle trame e dei mezzi associati al riciclaggio di denaro ed altri crimini finanziari. L'informazione dell'analisi strategica,
specialmente i rapporti sulle attività sospette inoltrati dalle industrie finanziarie nazionali, formano il cuore della base di conoscenza
strategico-analitica del FinCEN. I prodotti strategico-analitici del FinCEN hanno lo scopo di assistere i partner per migliorare i
programmi di prevenzione e rilevazione mentre forniscono supporto per l'adozione di leggi e regolamenti antiriciclaggio.
E-68 Gli obiettivi dell'analisi strategica al FinCEN includono:
• La disseminazione di informazioni sui trend ed i metodi di riciclaggio alle forze di polizia, alle agenzie di regolazione ed
all'industria bancaria.
• L'identificazione di punti vulnerabili al riciclaggio dai punti di vista geografico, industriale ed altri.
• L'intrapresa di ricerche ed analisi per identificare metodologie di riciclaggio emergenti o inadeguatamente identificate.
• Fornire supporto agli sforzi di applicazione della legge a livello federale, statale, locale ed internazionale in connessione con
metodologie di movimentazione di fondi illeciti associate con indagini finanziarie complesse o legate al riciclaggio.
• Fornire un feedback alla comunità finanziaria statunitense sull'uso e l'utilità dei rapporti sulle attività sospette ed altri darti relativi
alla legge Bank Secrecy Act.
Nota: Quindi non ci troviamo solamente davanti ad una organizzazione che ha privatizzato l'emissione della moneta sovrana degli
stati, ma anche davanti ad una organizzazione che è in grado di stabilire quali flussi monetari siano da considerare o meno
riciclaggio, siano o meno leciti, e che ha il potere di condizionare l'applicazione di misure restrittive da parte degli organi giudiziari
sovrani. Una organizzazione che, come una piovra, ha occupato tutti gli spazi legali che riguardano la finanza assumendo pure le
funzioni di "superpolizia privata" sui flussi di denaro. E' evidente a chiunque a quali manipolazioni di tipo politico si presti una
simile struttura. Il caso di Cuba rappresenta un esempio classico.

Qui finisce la relazione sull'utilizzo dello strumento finanziario come arma del potere statunitense. Rimane da capire se tutte queste
strutture qui descritte sono consapevoli del rischio che comporta la mancata identificazione degli attori che stanno mettendo in crisi il
sistema bancario occidentale e che pare sfuggano all'attenzione, peraltro puntigliosa e rigorosa, almeno per come viene descritta in
teoria. In sostanza, si tratta di analizzare i numerosissimi segnali che arrivano dalla rete e che puntano quasi tutti nella stessa
direzione: quella delle istituzioni autocratiche dell'oligopolio bancario-monetario privato.
L'ultimo manuale che ho analizzato è quello inglese sulle operazioni di controinsorgenza [17]. A proposito del finanziamento
dell'insorgenza dice quanto segue:
"Tutte le insorgenze richiedono un finanziamento in misura più o meno estesa. Le armi, le munizioni e l'expertise devono essere
pagate e finché l'insorgenza non è appoggiata da una nazione amica o da individui che possono fornire supporto, non succede un
gran ché. Prender parte ad attività criminali, rapine in banca e protezione possono aiutare e possono attirare pubblicità, anche se
non gradita, alla causa. Tutte queste attività sono generalmente intermittenti nella loro attuazione e negli effetti. Il controllo di
racket ed il trasporto di droga si sono dimostrati forme di finanziamento più continue ma portano il movimento in contatto con
gruppi vulnerabili e inaffidabili che possono attirare l'attenzione delle autorità. Inoltre i grandi fornitori di capitale possono
anch'essi avere un prezzo politico che può distorcere ed influire sullo scopo generale dell'insorgenza. La mancanza di fondi
sufficienti può limitare la dimensione di una insorgenza ed inibire le sue prospettive di successo - una debolezza che le autorità
statali possono utilizzare a loro vantaggio se viene riconosciuta. Il controllo e la regolamentazione finanziaria per limitare il
movimento e lo scambio di beni e fondi possono essere utilizzate - specialmente se una insorgenza è finanziata dall'estero. Segni
premonitori. Un indicatore di una insorgenza incipiente può essere il tentativo di raccogliere fondi. Agli inizi, questo avverrà in
modo segreto e criminale, per esempio attraverso rapine in banca a mano armata o il controllo dei vettori della droga. In seguito,
71
l'organizzazione politica all'interno dell'insorgenza assumerà il compito di estrarre aiuti dai ben intenzionati, da organizzazioni
filantropiche e di carità e da simpatizzanti esterni. I metodi più violenti possono continuare, l'estorsione di un riscatto in cambio di
individui (rapimenti) o da governi (dirottamenti) e forse l'esazione forzata di tasse in sezioni intimorite della popolazione anche se
questo andrebbe contro gli scopi di una attività costruttiva [NdA: infatti questa è un'attività che di norma svolge lo stato].
Criminalità politica ed organizzata. Ci sono alcune organizzazioni criminali il cui scopo è il controllo di un traffico illecito
remunerativo come quello dei narcotici, per esempio, il cartello della droga di Calì. Si può far uso di soldi riciclati da racket
sponsorizzati dal terrorismo, società di copertura e anche dal mercato della borsa per finanziare una insurrezione alla ricerca del
raggiungimento degli scopi politici. Qualche organizzazione può diventare così potente politicamente che si può trovare in una
posizione tale da minacciare un governo debole o almeno sì da obbligarlo a tollerare le attività illegali. La Mafia sembra esercitare
un'influenza pervasiva in Sicilia e nel sud Italia dove i politici, i giudici ed i capi della polizia che intralciano i loro crimini e
portano alla giustizia i membri mafiosi di Cosa nostra vengono assassinati senza pietà o intimiditi. I "Tong" giocano un ruolo simile
nelle comunità dei cinesi all'estero.
Quindi il manuale si focalizza, come avevo anticipato, sul finanziamento dell'insorgenza e la controinsorgenza in questo caso consiste
nel tagliare questi canali di finanziamento. Ma vediamo ora cosa dice della contabilità della controinsorgenza, cioè del problema dei
fondi visto dalla parte "amica":
Contabilità. Le procedure contabili sviluppate saranno quelle di un sistema misto delle procedure del tempo di pace aumentate da un
budget speciale per il supporto operazionale ed il combattimento, per i servizi, gli alloggi ed il trasporto. Ci sarà la necessità di uno
staff finanziario in ogni avamposto. Gli accordi col governo ospite, se è il caso, verteranno sui seguenti argomenti:
a. la suddivisione dei costi;
b. le procedure contabili;
c. la necessità di accesso ai servizi bancari e l'apertura di conti per il rimborso a piè di lista.
Tutto qui. Nella controinsorgenza inglese non si parla di strutture bancarie internazionali, di moneta, di come usare la finanza o
l'economia come arma o come strumento di controinsorgenza. Né si accenna al ruolo che la finanza e l'economia possono svolgere
nel causare una insorgenza per via delle sofferenze della popolazione - le cause di lungo termine. Mi pare che questi operatori dei
servizi inglesi siano tenuti abbastanza all'oscuro di come funziona la macchina da guerra che discende dalla piramide della banca
centrale inglese, una banca che è stata l'anima dell'impero inglese, finché la sterlina inglese ha tenuto il ruolo che ora ha il dollaro - e
che presto avrà la Cina. Il plauso va quindi ai documenti americani, che però vanno corretti proprio in quella parte non realistica che
presuppone lo strumento dell'emissione monetaria saldamente nelle mani del governo americano. Anche quindi se si tratta solo di una
minima parte che dovrebbe essere aggiornata, è tuttavia strategicamente importantissima perché cambierebbe la prospettiva di 180
gradi. Una volta capito che c'è stato un golpe morbido, la proiezione delle forze speciali avverrebbe all'interno dei confini domestici
per restaurare la sovranità al governo legittimo. In parole povere, invece di andare ad esportare un modello governativo corrotto dove
il potere è in mano agli oligarchi della finanza che fanno terra bruciata di tutto e ci spingono tutti quanti a comportarci come dei
lemming [18], converrebbe far piazza pulita in casa propria. A quel punto gli Stati Uniti (o l'occidente, se preferite) scoprirebbe di
poter avere degli alleati naturali senza bisogno di proiettare la forza militare e le basi all'estero. La diplomazia riguadagnerebbe la sua
dignità, e addirittura, con una azione di intelligence monetaria, sarebbe possibile ristabilire la pace anche in Medio Oriente. In un
certo senso, questo testo costituisce un buon punto di partenza per un futuro manuale dal possibile titolo: "Operazioni di
decriminalizzazione e restauro di paesi degradati dall'economia neoclassica".
Note:
[1] Ai manuali italiani non ho avuto accesso ma presumo si tratti - in larga parte - di traduzioni di manuali degli "alleati".
[2] Vedere: Robert Owen ~ THE BANK OF ENGLAND - House of Lords, 5 ottobre 2000
http://forumnews.wordpress.com/about/bank-of-england-nominees/
Per una indagine approfondita volta a verificare il ruolo svolto dalla BOEN, un punto di partenza può essere rappresentato dai conti
che la società ha aperto presso la camera lussemburghese di compensazione internazionale Clearstream Bank e che sono stati rivelati
grazie al paziente lavoro di indagine del giornalista investigativo francese Denis Robert. I conti sono: il conto titoli numero 63425
denominato BANK OF ENGLAND-ESO NOMINEES, il conto numero 70526 denominato BANK OF ENGLAND NOMINEE
ACCOUNT, il conto titoli numero 76648 denominato BANK OF ENGLAND/ESO NOMINEES ed il conto numero H1269
denominato BOEN.
[3] "THREATS TO HOST NATION INTERNAL DEFENSE AND DEVELOPMENT (IDAD)", in: US Field Manual FMI 3-07.22:
Counterinsurgency Operations - 1 ottobre 2004
[4] Da: "Tactics in Counterinsurgency," US Field Manual 3-24.2, 21 aprile 2009
[5] Appendici D ed E da: "Army Special Operations Forces Unconventional Warfare," U.S. Army Field Manual (FM 3-05.130), 30
settembre 2008
[6] Da: Riforma fallimentare: le modifiche alla disciplina dell’istruttoria prefallimentare alla luce della recente giurisprudenza della
Corte di Cassazione, Avv. Maurizio Villani, Avv. Maria Suppa, FILODIRITTO, 30.04.09
[7] Questi dazi di controvalore o rivalsa (CVD) sono stabiliti sulla base delle regole dell'OMC nei casi in cui si ritiene che un certo
paese applichi delle misure per sovvenzionare le proprie esportazioni danneggiando i produttori interni del paese importatore. Più si
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studia il commercio internazionale, più si scopre che il paravento del "libero mercato" (mai realmente esistito) diventa un alibi
ipocrita per imporre politiche di sfruttamento ai paesi più deboli militarmente ma spesso più ricchi in termini di risorse umane e
materie prime.
[8] Tratto da: John Perkins, Confessioni di un sicario dell'Economia, Ed. Minimum Fax, 2005
[9] I cauri, conchiglie bianco-porcellana appartenenti alla famiglia Cypraea, venivano dalle Maldive dove erano pescate dai locali
mettendo in mare delle foglie di palma sulle quali si raccoglievano. Venivano scambiate coi mercanti indiani, che a loro volta le
fornivano ai commercianti arabi e quindi ai Tuareg in Africa, già dal 1200. Per secoli i cauri sono stati usati in Africa, come moneta,
fino alla colonizzazione quando vennero imposte le monete dei paesi colonizzatori, distruggendo praticamente l'economia locale
africana.
[10] L'indaco è un colorante di origine vegetale, già noto in Asia 4.000 anni fa: il suo nome deriva infatti dall'India, che ne era il
principale produttore. L'indaco è particolare perché, a differenza degli altri coloranti che con il tempo ingrigiscono, tende invece ad
assumere una colorazione azzurro brillante. L'indaco, nelle regioni del Sahel della Mauritania, è uno dei simboli di prestigio più
ricercati. La tunica dei Tuareg, ad esempio, è tutta indaco, colore considerato nobile. I mauritani, nelle zone non coperte da
indumenti, si spalmano una polvere color indaco che li protegge dai raggi solari e dà origine al soprannome di "uomini blu" conferito
alle popolazioni nomadi dell'area).
Un tuareg con la tipica tagelmust indaco
[11] WAMPUM: ornamento di frammenti di conchiglie usato presso numerose tribù di pellirosse come moneta e come mezzo di
scambio.
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Dettaglio di una collana di Wampum
[12] Il laissez-faire ("lasciate fare", dal francese) è un principio proprio del liberismo economico, favorevole al non intervento dello
Stato. Secondo questa teoria, l'azione del singolo, nella ricerca del proprio benessere, sarebbe sufficiente a garantire la prosperità
economica della società. L'espressione, che nella sua interezza suona laissez faire, laissez passer ("lasciate fare, lasciate passare"),
viene per lo più attribuita a J.C.M. Vincent de Gournay (1712-1759), esponente della fisiocrazia, più attento di altri economisti
francesi alla realtà industriale e commerciale del paese e favorevole alla libertà economica e all'abolizione di dazi e protezioni anche
all'interno di questi settori. John Maynard Keynes nel suo La fine del laissez-faire (1926), scrive che la massima del laissez-faire è
tradizionalmente attribuita al mercante Legendre nella sua risposta a una richiesta di Jean Baptiste Colbert e aggiunge che il primo
scrittore che usò l'espressione fu D'Argenson, ex ministro di Luigi XV, verso il 1751: Laissez faire, telle devrait etre la devise de
toute puissance publique, depuis que le monde est civilisé ("Lasciate fare, questo dovrebbe essere l'imperativo di ogni potere
pubblico, da quando il mondo è civilizzato"). Keynes inoltre affermava che "la popolarità della dottrina deve di più ai filosofi politici
del tempo che agli economisti". (da: Wikipedia)
[13] Mercato nero: commercio illegale e più o meno clandestino, che si sviluppa quando l’offerta di beni (soprattutto di quelli di
prima necessità) soddisfa solo una minima parte della domanda. Lo sviluppo del mercato nero può avere diverse cause, di solito
legate alla capacità produttiva, strutturale o contingente, di un paese, o alla sua facoltà di importare beni dall’estero. Si verifica ad
esempio in tempo di guerra o di grandi crisi economiche, come conseguenza della penuria e del razionamento, oppure in condizioni
di embargo. Il fenomeno, già molto diffuso durante la prima guerra mondiale, si fece particolarmente acuto durante la seconda,
quando l’estensione dei fronti ostacolò per tutta la durata del conflitto sia l’attività industriale che quella agricola (da: MSN Encarta).
In una situazione di vero libero mercato, il mercato nero non potrebbe esistere per definizione.
[14] Tutte le banconote sono cartamoneta, ma esiste cartamoneta che non è nota-di-banco, ad esempio i biglietti di stato a corso
legale (i vecchi biglietti da 500 lire, ad esempio). Uno strumento importante di cui, con l'introduzione dell'Euro, se ne è dismesso
l'uso. Si tratta di moneta legale sovrana emessa direttamente dallo stato che non aumenta il debito pubblico poiché non comporta
l'emissione di titoli di stato del debito (BOT, CCT, etc.). Anche negli Stati Uniti esistevano biglietti di stato e si chiamavano "United
States notes" invece che "Federal Reserve notes". Le ultime vennero emesse dal presidente John F. Kennedy che venne assassinato
quattro mesi dopo. Vedi il mio testo "Bankenstein", edizioni Nexus, 2006.
[15] L'investimento "Greenfield" è una forma di investimento diretto dove la società madre inizia una nuova operazione in un paese
estero costruendo nuove strutture operative da zero. Oltre a costruire strutture, molte società madri creano nuovi posti di lavoro a
lungo termine nel paese estero assumendo nuovi lavoratori.
[16] Con il termine inglese insider trading si intende la compravendita di titoli (valori mobiliari: azioni, obbligazioni, derivati) di una
determinata società da parte di soggetti che, per la loro posizione all'interno della stessa o per la loro attività professionale, siano
venuti in possesso di informazioni riservate non di pubblico dominio (indicate come "informazioni privilegiate") che, per la loro
natura, permettono ai soggetti che ne facciano utilizzo una scelta basata su di un'asimmetria informativa, privilegiandoli rispetto ad
altri investitori sul medesimo mercato. (da: Wikipedia)
[17] United Kingdom AFM Vol 1 Part 10: Counter Insurgency Operations, marzo 2007, 216 pagine. Codice Army 71749
[18] I Lemming sono piccoli roditori artici, il cui habitat è normalmente il bioma tundra. Insieme alle arvicole, cui sono molto simili,
ed ai topi muschiati, costituiscono la sottofamiglia Arvicolinae (o Microtinae), che fa parte del ramo dei mammiferi più ampio in
assoluto, la superfamiglia Muroidea, che include anche ratti, topi, criceti e gerbilli. La maggior parte delle specie fa parte della tribù
Lemmini, una delle tre che compone la sottofamiglia Arvicoline. È nozione comune che i lemming commettano un suicidio di massa
durante le migrazioni, ma questa opinione popolare non ha supporti scientifici. I lemming migrano spesso in gruppi numerosi, e di
conseguenza svariati potranno perire per cause accidentali oppure per la mera pressione degli altri individui (soprattutto in vicinanza
di corsi d'acqua, dirupi, ecc.). Il mito del suicidio di massa dei lemming sembra sia stato iniziato, in particolare, da un
"documentario" del 1958 della Disney intitolato White Wilderness, che include varie scene di lemming che sembrano buttarsi da
un'alta scogliera; scene tuttavia che sono state costruite ad arte in Manitoba, zona del Canada priva di accessi al mare [3]. Ancora
antecedente è una storia, sempre della Disney e ideata da Carl Barks, intitolata in italiano Il lemming con il ciondolo e imperniata
appunto sul mitico suicidio di massa dei lemmings. La storia fu pubblicata tra marzo e maggio del 1955. Anche Primo Levi si basò su
questo mito per scrivere il racconto Verso occidente, contenuto nella raccolta Vizio di forma del 1971. A causa della loro associazione
con questo bizzarro comportamento, il suicidio dei lemming è una metafora assai usata per riferirsi a persone che seguono
acriticamente l'opinione più diffusa, con conseguenze pericolose o addirittura fatali. Questo è anche il tema del videogioco
Lemmings, dove il giocatore istruisce le creature sotto il suo controllo affinché eseguano compiti a volte anche autodistruttivi, finché
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non riescono ad uscire dallo schema del gioco o soccombono. (da: Wikipedia) Be', ma se neanche i lemming fanno la fine dei
lemming, perché mai dovremmo farla noi?
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A7) La psicologia del servo moderno
"Impicchiamo i ladruncoli, ma i grandi ladri li insediamo nei pubblici uffici"
- Esopo
"La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi"
- Indro Montanelli
La psicologia riveste un ruolo fondamentale nelle fortune del sistema bancario, non a caso il presidente Obama si è circondato di
consulenti "economisti comportamentali" (1) per affrontare la crisi economica mondiale. Il mercato è sensibile alle suggestioni. Tutto
il gioco del banchiere si basa sulla conquista della fiducia del pubblico. Se uno si agghinda con i simboli del potere e della ricchezza,
presto la gente gliela darà, recita un vecchio adagio. Uno dei tipici sistemi utilizzati è quello del millantato credito. Ad esempio, due
banchieri che non hanno soldi si mettono d'accordo per firmarsi reciprocamente dei documenti di riconoscimento di debito: in uno si
riconosce un debito, poniamo, di cento milioni di franchi svizzeri, nell'altro di una cifra a compensazione in sterline inglesi. Se uno
dei due banchieri mostra il documento in cui vanta il credito, senza evidenziare quello a discarico, può pretendere di vantare questo
credito e quindi di essere solvibile, poniamo, nei confronti di un monarca o di un governo. A questo punto si offre di finanziare la
vittima e si fa dare garanzie reali che poi monetizza nel mercato interbancario (per esempio, titoli di stato). Il gioco è fatto. I due
documenti iniziali si annullano ed il banchiere si arricchisce col guadagno degli interessi lucrati sul prestito allo stato. Questo sistema
si è visto recentemente, ad esempio, nel caso del Banco Ambrosiano quando Roberto Calvi si era fatto dare delle lettere di patronage
(2) dal Marcinkus, il banchiere vaticano dello IOR, il quale, a sua volta, aveva lettere di manleva del Calvi per pari importo. I due
crediti si compensavano ed il gioco, venuto alla luce, in quel caso non ha funzionato. Ma il più delle volte funziona. Le varianti sul
tema, ovviamente, sono innumerevoli. La grande ingiustizia di un sistema monetario in mano a privati, ma legittimato come forzoso
dallo Stato (3), non potrebbe perdurare se non grazie ad una serie di manipolazioni e meccanismi psicologici (4) che interagiscono
per mantenere lo status quo, ovvero la situazione attuale, al di là di qualsiasi considerazione razionale. Cominciamo dal concetto
stesso della malriposta fiducia nello Stato dovuta ad un fraintendimento fondamentale riguardo alla sua funzione pratica. La
questione venne illustrata magistralmente dal libertario Albert Jay Nock (5): Il potere statale si è dimostrato sempre incapace di fare
alcunché in modo efficiente, economico, disinteressato od onesto; e tuttavia quando nasce la minima insoddisfazione nei confronti di
un qualsiasi esercizio del potere sociale, viene immediatamente richiesto l'aiuto dell'agente meno qualificato a prestare soccorso. È
accaduto che il potere sociale abbia gestito male qualche banca? - Allora facciamo intervenire lo Stato per "supervisionare" o
"regolamentare" l'intero mondo delle istituzioni creditizie, o perfino per assumerne il controllo diretto e totale; lo Stato che non si è
mai mostrato capace di impedire alle proprie finanze di affondare repentinamente nel pantano degli abusi di potere, dello spreco e
della corruzione. Forse che in qualche caso il potere sociale si è macchiato di colpe nella gestione delle ferrovie? - E allora
facciamo intervenire lo Stato al fine di "regolamentare" il funzionamento delle ferrovie, lo Stato che si è dimostrato incapace in ogni
affare che abbia mai intrapreso. Il potere sociale manda di tanto in tanto verso il disastro una nave non in condizioni di navigare? -
E allora lasciamo che allo Stato, che ha ispezionato e autorizzato la Morro Castle, sia data maggiore libertà nel controllo della
marina mercantile. Il potere sociale esercita qua e là un opprimente monopolio sulla produzione e la distribuzione di corrente
elettrica? - Allora facciamo arrivare lo Stato, che assegna e mantiene il monopolio, perché intervenga con uno schema generale di
prezzi fissi che causa più sofferenze di quante ne sani, oppure lasciamolo entrare in concorrenza diretta; o, come esortano i
collettivisti, facciamogli rilevare l'intero monopolio. "Fin da quando è esistita la società" dice Herbert Spencer, "l'esperienza
negativa ha predicato "non fidarti della legislazione"; e tuttavia la fiducia nella legislazione non sembra essere affatto diminuita."
Ma, ci si può chiedere, a chi ci dobbiamo rivolgere per essere salvati dall'abuso del potere sociale, se non allo Stato? A cos'altro
possiamo fare ricorso? Pur ammettendo che sotto la nostra attuale forma di organizzazione politica non c'è nessun altro a cui
rivolgersi, bisogna pur tuttavia mostrare che questa domanda si basa sull'inveterato malinteso riguardo la natura dello Stato. Si
presume cioè che lo Stato sia una istituzione sociale, laddove si tratta invece di una istituzione antisociale; la domanda cioè si basa
su di una assurdità. È certamente vero che compito del governo, nel mantenere "la libertà e la sicurezza" e nell'"assicurare questi
diritti", sia quello di rendere l'accesso alla giustizia gratuito, agevole ed informale; ma lo Stato, al contrario, è interessato
principalmente alla ingiustizia, e la sua funzione è quella di mantenere un regime di iniquità. Ma chi è che fornisce al cittadino
questa versione assurda della realtà? La scuola e la famiglia. Già alle scuole elementari si sostiene che lo stato è fondato sui tre poteri
esecutivo, legislativo e giudiziario, omettendo di menzionare il potere economico-monetario che sovrasta i prime tre. Eppure il
bambino che non ha i soldi per la merenda, lo sa già bene. In pratica non si descrive appieno in che cosa consiste la sovranità
popolare né si puntualizza che, in caso di abuso da parte delle istituzioni, è necessario insorgere. Ai miei tempi, sia durante il ciclo
delle elementari che delle medie e del liceo, si glorificava il periodo della resistenza partigiana, e quindi della caduta del regime del
fascismo, senza affrontare uno studio disincantato sulle importanti riforme sociali ed economiche introdotte durante il ventennio.
Senza specificare in che cosa si dovesse indagare per distinguere tra partigiani e terroristi. Voglio qui sostenere che le motivazioni
psicologiche alla base delle concezioni sbagliate in merito alla moneta, non sono casuali, ma sono dovute ad una informazione e
formazione asimmetrica, se non platealmente distorta e poco giustificabile, sia nelle cronache che nei testi storici scolastici. Il
periodo del fascismo viene considerato come una dittatura basata sulle leggi razziali, come un periodo in cui il popolo italiano, per
ventidue anni, aveva perso la testa e si era fatto affascinare dalla figura monocratica del duce romagnolo, come fosse un perfetto
imbecille. Col passare del tempo, per mantenere la mistificazione, chi osasse andare a riscavare in quel periodo viene addirittura
tacciato di essere "revisionista", una nuova parola del vocabolario che sostituisce l'offesa "democratica" di "fascista". La
mistificazione della storia proibita, nascosta dalla cultura imposta dai vincitori della seconda guerra mondiale, ci ha portato ad un
periodo storico già previsto negli anni quaranta da George Orwell (6), e, ancor prima, da Jack London (7). Le due opere di George
Orwell cui facciamo riferimento sono: La fattoria degli animali e 1984. Vale la pena di riportarne brevemente la trama. Gli animali
della Fattoria Padronale (Manor Farm, in onglese), maltrattati e sfruttati dal loro padrone, mister Jones, vengono a conoscenza del
sogno di un vecchio e saggio verro della fattoria, chiamato Vecchio Maggiore e rispettato da tutti. In questo sogno, gli animali erano
liberi dal giogo dell'uomo, i soli artefici del proprio destino. Infatti, il Vecchio Maggiore, oltre a riferire il suo sogno, fa notare a tutti
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gli animali della fattoria come il loro unico nemico sia l'uomo, l'unico animale che consuma senza produrre, arrivando a formulare
questa massima: «tutto ciò che ha quattro gambe o ali è buono, tutto ciò che ha due gambe è cattivo», sintetizzato dalle pecore in
«quattro gambe buono, due gambe cattivo». Per concludere il suo insegnamento, il Vecchio Maggiore insegna agli altri animali un
canto che aveva appreso da piccolo e che profetizzava la liberazione degli animali in un tempo futuro. Il signor Jones, diventato
ormai un alcolizzato, trascura sempre più la fattoria fino a quando un giorno agli animali non viene data la razione di cibo e le
mucche non vengono munte; non resistendo più, gli animali sfondano i recinti per andare a cibarsi da soli, mentre Jones e gli altri
uomini si scagliano contro di loro. Spontaneamente gli animali iniziano a combattere contro gli umani e riescono a cacciare questi
dalla fattoria, che diventa di loro esclusiva proprietà. Ma ben presto emerge tra loro una nuova classe di burocrati sfruttatori, formata
dai maiali, (gli stessi che avevano incitato il "popolo" a ribellarsi dall'oppressore) che, con la loro astuzia, il loro egoismo e la loro
cupidigia, si impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più semplici ed ingenui. Tra questi neotiranni i più potenti
sono Napoleon e Palla di Neve, i quali aspirano a concentrare tutto il potere nelle loro mani. Napoleon si circonda di un gruppo di
cani che, come sue milizie, scacciano Palla di Neve e uccidono chi non è d'accordo con lui. Il dittatore con furbizia fa poi ricadere
tutte le colpe sull'esiliato Palla di Neve e si attribuisce invece tutti i meriti (come ad es. il progetto della costruzione del mulino, che
poi fallisce miseramente, e anche in questo caso il crollo dell'edificio viene fatto passare come un atto terrorista di Palla di Neve).
Inoltre, tradisce anche i suoi sostenitori come Gondrano, il cavallo, che conduce al macello quando non è più utile ai suoi progetti.
Gli ideali di uguaglianza e fraternità proclamati al tempo della rivoluzione sono traditi da un unico comandamento che si sostituisce
agli altri sette: Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. La frase che conclude il racconto - "le creature di
fuori guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra
i due" - è un modo ironico di Orwell per sottolineare l'utopia del collettivismo, in quanto nessun uomo riuscirà mai a vincere il
desiderio di onnipotenza. Nel secondo romanzo, 1984, il protagonista è Winston Smith, un membro subalterno del partito, incaricato
di aggiornare i libri e gli articoli di giornale in modo da rendere riscontrabili e veritiere le previsioni fatte dal partito; egli inoltre si
occupa di modificare la storia scritta, contribuendo così ad alimentare la sua fama di infallibilità. Apparentemente è un tipo
malleabile, ma Winston in realtà mal sopporta i condizionamenti del partito e non riesce a cancellare e riscrivere la propria mente.
Accanto a lui agiscono altri due personaggi: Julia, della quale Winston è innamorato (malgrado i divieti del partito), e O'Brien, un
importante funzionario nel quale il protagonista vede una figura paterna. Nonostante il partito imponga la castità - il sesso è permesso
al solo scopo di procreare senza piacere - Winston e Julia diventano amanti e decidono di collaborare con un'organizzazione
clandestina di resistenza, chiamata "La Fratellanza", al cui vertice milita il misterioso Emmanuel Goldstein. Dopo essersi confidati
con O'Brien, che i due credono anche lui ribelle, scoprono però che questi è invece un membro della psicopolizia. Arrestati, vengono
interrogati proprio da O'Brien, il cui fine è far penetrare in Winston, evidentemente refrattario al condizionamento sociopolitico del
"Socing", la tecnica del Bispensiero. Il condizionamento avviene attraverso tre fasi: apprendimento, comprensione, accettazione. La
prima fase consiste nell'infliggere un dolore di intensità sempre crescente al condannato, in modo che egli accetti una realtà che non è
tale. Winston riesce a resistere alla prima fase e, nella seconda, egli capisce di essere "l'ultimo uomo in Europa" - il primo titolo che
Orwell aveva pensato di dare al libro - vale a dire l'ultimo guardiano dello spirito umano. Dopo le innumerevoli torture subite,
Winston si accorge di avere ormai l'aspetto di uno scheletro, ma è felice perché è conscio di non aver tradito Julia. Nella terza fase,
Winston — che ha ancora qualche pensiero non ortodosso — viene portato nella Stanza 101. Questa stanza, che non contiene uno
strumento di tortura preciso, consiste nella materializzazione del peggior incubo di ogni persona che, nel caso di Winston, sono i topi.
Pertanto viene minacciato attraverso una gabbia, suddivisa longitudinalmente in due scomparti, all'interno dei quali ci sono dei topi,
che O'Brien sta per mettergli sul volto. La sua sconfitta definitiva sopraggiunge quando, per fermare O'Brien, Winston si convince
che l'unico modo per sfuggire a questa tortura è quella di interporre tra lui e la gabbia un'altra persona, ed urla: «Fatelo a Julia!»,
perdendo così il suo ultimo sentimento umano. Winston apprende dunque da O'Brien i principi fondamentali del sistema sul quale si
fonda lo stato e scopre che non è sufficiente confessare e obbedire alle regole. Il Grande Fratello vuole infatti possedere anche
l'anima e il pensiero dei suoi sudditi. Si scopre che la stessa "Fratellanza" è stata creata ad arte dalla psicopolizia come esca per
individuare i potenziali dissidenti. Alla fine Winston viene costretto a cedere: rinuncia all'amore per Julia e al libero pensiero,
sottomettendosi e amando completamente il Grande Fratello. Diventa quindi pronto all'eventualità, non tanto remota, di doversi
consegnare nelle mani del boia, autenticamente convinto della propria colpevolezza. Per quanto riguarda Jack London, il suo testo
notevole, nel senso della presente narrazione, è "Il tallone di ferro" (The Iron Heel), un romanzo fantapolitico scritto nel 1908, con la
seguente trama: Avis Everhard, la protagonista, narra in prima persona delle ingiustizie e dei soprusi perpetrati alla povera gente in
America al tempo della Comune di Chicago. La protagonista, viziata rampolla di una famiglia perbene, si innamora di Ernest
Everhard, giovane rivoluzionario socialista, maniscalco e filosofo. London narra del nascente Partito Socialista Americano con
chiave romanzata e sottile, non mancando di discorsi profondi e filosofici, abbastanza sorprendenti per un autore di genere
considerato "leggero". Tra gli argomenti correlati alla vicenda, l'autore cita le connivenze tra Chiesa e potere politico, rappresentato
dai ricchi proprietari terrieri, la rinascita delle associazioni filomatiche, il riscatto sociale e numerosi personaggi realmente esistiti. Il
romanzo finisce in chiave aperta, interrompendosi bruscamente, come per far capire al lettore che la storia potrebbe essere ambientata
in qualunque luogo e in qualunque tempo, e che i veri protagonisti della Storia siamo noi, che possiamo cambiare il corso degli
eventi. Abbiamo quindi già così delineato alcune basi per inquadrare la situazione psicologica del servo moderno, ulterioremente
mantenuta ed alimentata dal linguaggio dei mezzi di comunicazione di massa. La manipolazione del linguaggio e del significato delle
parole fa da base all'ipnosi collettiva, facendo leva, tra gli altri, anche su due meccanismi abbastanza notevoli: la sindrome di
Stoccolma ed il paradosso di Abilene. La sindrome di Stoccolma deve il suo nome alla rapina alla "Kreditbanken" di Stoccolma del
1973 durante la quale alcuni dipendenti della banca furono tenuti in ostaggio dai rapinatori per sei giorni. Le vittime provarono una
forma di attaccamento emotivo verso i banditi fino a giungere al punto, una volta liberati, di prenderne le difese e richiedere per loro
la clemenza alle autorità. Il termine fu coniato dal criminologo e psicologo Nils Bejerot, il quale aiutò la polizia durante la rapina. Fu
usato per la prima volta durante una trasmissione televisiva. La sindrome di Stoccolma è quindi una condizione psicologica nella
quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (in alcuni casi anche fino all'innamoramento) nei
confronti del proprio rapitore. Nella terminologia dei meccanismi di difesa secondo Anna Freud (8), coincide con l'identificazione
con l'aggressore. Viene talvolta citata anche in riferimento ad altre situazioni simili, quali le violenze sulle donne o gli abusi sui
minori e tra i sopravvissuti dei campi di concentramento. Il Paradosso di Abilene (9) è un paradosso in cui un gruppo di persone
prende una decisione che va contro agli interessi di tutti gli individui del gruppo. È causato da un problema di comunicazione interno
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al gruppo, per cui ciascun membro crede erroneamente che la propria preferenza sia contraria a quella del gruppo e non prova
nemmeno a sollevare obiezioni. Il paradosso è descritto con una storia spesso presentata ai corsi di management. Una tranquilla
famiglia americana composta da una ragazza, dal marito e dai genitori di lei, stava trascorrendo un afoso pomeriggio estivo a
Coleman nel Texas, in una bella casa con giardino, aria condizionata e piscina. Erano in veranda e giocavano a carte. In un momento
in cui la conversazione languiva, il suocero se ne uscì con un "Che ne direste di andarcene tutti a cena ad Abilene?" La ragazza, per
compiacere il padre, subito disse "Mi pare una bella idea!". Il marito, che pensava alle oltre 50 miglia da passare alla guida con quel
caldo, ma non voleva contrastare il suocero, disse alla suocera "Se anche tu sei d'accordo potremmo metterci in macchina". E la
suocera "Certo che vengo volentieri, è da parecchio che non vado ad Abilene." Detto fatto si misero in cammino. Il viaggio fu caldo,
polveroso, e con molto traffico. Ad Abilene cercarono una pizzeria per mangiare e dopo vari giri per trovare un parcheggio finirono
in una trattoria messicana dove mangiarono male e spesero uno sproposito. Sulla via del ritorno bucarono una gomma e stentarono a
trovare una stazione di servizio che li aiutasse. Dopo quattro ore si ritrovarono a casa accaldati, stanchi e delusi. Erano sdraiati sui
divani ed il vecchio azzardò ambiguamente "È stato un bel tragitto!". La suocera disse che avrebbe preferito rimanere a casa ma che
non voleva raffreddare l'entusiasmo degli altri. Anche il marito disse che aveva accettato solo per compiacere gli altri tre. La ragazza
aggiunse "Dovevamo essere pazzi a metterci in macchina con questo caldo!". Concluse il suocero "Io l'ho proposto perché mi
sembravate annoiati." Morale: questa favoletta, probabilmente inventata, tende ad attirare l'attenzione sul fatto che nella maggioranza
dei casi l'essere umano si adegua istintivamente a quella che crede essere la volontà del gruppo. Questo atteggiamento fa il paio con
"Ma lo fanno tutti" che è la classica scusa di chi non trova altra giustificazione ad un proprio errore. Con questo esempio invece si
vuol spingere l'individuo ad una realistica ed indipendente valutazione di ogni situazione, scegliendo e proponendo quella che a suo
giudizio è la soluzione migliore. Possono rimanere perplessi gli amanti della democrazia "ideale". I ricercatori in questo campo
hanno proposto vari mezzi con i quali i gruppi di persone possano evitare tale comportamento disfunzionale. Tra questi, nessuno si è
mostrato più efficace dell'includere persone con retroterra differenti nel processo decisionale. I gruppi così costituiti tendono a essere
più efficaci nell'evitare il Paradosso di Abilene e tendono ad essere capaci di prendere decisioni migliori. Ma questo meccanismo di
assertività è ovviamente difficilmente eludibile in un sistema gerarchico piramidale, dove la compiacenza nei confronti del "capo" è
un fattore determinante per la carriera dell'individuo. Il paradosso di Abilene non solo si verifica tra i clienti del sistema monetario,
ma anche tra gli stessi banchieri che resistono alle riforme del sistema stesso. Alla fine tutti questi meccanismi trovano un grande
alleato nel meccanismo dell'imitazione della persona di successo. Chi ha successo riceve molti soldi. Ovviamente, vale anche il
discorso inverso: con molti soldi si può avere successo, e, alla fine, non importa granché come uno se li sia procurati. Il miliardario
greco Onassis amava ripetere: chiedetemi tutto ma non come ho guadagnato il mio primo milione di dollari...(10). Ovviamente
questo capitolo non voleva altro che fornire una traccia per indagare ulteriormente il fenomeno di assoggettazione psicologica ad un
sistema perverso. Ho elencato quei punti che, assieme all'uso "magico" di formule matematiche astruse, come spesso avviene nelle
pubblicazioni dell'accademia economica contemporanea, meritano ulteriore indagine per capire come, dal 1694, dalla nascita del
sistema newtoniano (11) della Banca d'Inghilterra, non si sia ancora pervenuti ad una riforma radicale del sistema bancario
nell'interesse di tutti. Occorre tenere ben presente questi meccanismi psicologici quando si voglia introdurre o intraprendere con
successo una delle varie iniziative innovative elencate nella prossima seconda parte.
Note:
1) L'Economia del Comportamento (in inglese: Behavioral economics) riesamina alcune delle tematiche e dei modelli utilizzati
nell’economia neoclassica. Molta parte della teoria economia è di tipo normativo. I modelli economici ci spiegano che cosa il
consumatore dovrebbe fare, come cioè si dovrebbe comportare e non come si comporta nella realtà. Infatti, i presupposti
dell’Economia neoclassica sono la “razionalità “ del consumatore ed il comportamento massimizzante di consumatori ed imprese.
L'Economia comportamentale esamina invece gli aspetti irrazionali del comportamento, sia dei consumatori che degli altri attori del
mercato, per arrivare ad un modello più realistico della realtà economica in cui viviamo.
2) La lettera di patronage o di gradimento costituisce una forma di garanzia impropria, in forza della quale la società “patronnant”
assicura alla banca di essere titolare di un pacchetto azionario di altra società, di avere interesse al mantenimento delle linee di credito
alla stessa concesse, e dichiara di non cedere le azioni di sua proprietà prima del rimborso dei crediti della società debitrice verso la
banca in questione. La funzione tipica delle dichiarazioni contenute in tali lettere di gradimento non consiste propriamente nel
“garantire” l'adempimento altrui, nel senso in cui tale termine viene assunto nella disciplina della fideiussione e delle altre garanzie
personali specificamente previste dal legislatore. Difatti, mentre in queste ultime il garante assume l'obbligo di eseguire la
prestazione dovuta dal debitore principale, la funzione propria della lettera di patronage va ravvisata nel tentativo di rafforzare nel
creditore il convincimento che il patrocinato farà fronte ai propri impegni. Per questo motivo la lettera di gradimento non costituisce
una forma di garanzia tipica, ma piuttosto impropria. (Da: La lettera di patronage "debole" e "forte". La diversa rilevanza giuridica in
tali forme di garanzia impropria, Avv. Maura Castiglioni, 21 gennaio 2002)
3) L'euro cartaceo e sotto forma di denaro virtuale, creato da banche private, deve essere accettato obbligatoriamento come mezzo di
pagamento. Al contrario di altri sistemi molto meno diffusi, come ad esempio le monete locali, che sono a corso libero, ovvero ad
accettazione volontaria.
4) Al tema è stata dedicata recentemente una monografia: Neuroschiavi, di Marco Della Luna e Paolo Cioni, Macro Edizioni, 2009.
5) In: Albert Jay Nock, Il nostro Nemico, lo Stato, Liberilibri, 1995.
6) George Orwell (pseudonimo di Eric Arthur Blair; Motihari, 25 giugno 1903 – Londra, 21 gennaio 1950) è stato uno scrittore e
giornalista britannico.
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7) Jack London, pseudonimo di John Griffith Chaney London (San Francisco, 12 gennaio 1876 – 22 novembre 1916), è stato uno
scrittore statunitense, noto in Italia soprattutto per romanzi quali: Zanna bianca e Il richiamo della foresta.
8) Anna Freud (Vienna, 3 dicembre 1895 – Londra, 9 ottobre 1982) è stata una psicoanalista austriaca. Figlia di Sigmund Freud, si è
dedicata prevalentemente alla psicoanalisi infantile ed allo studio dei meccanismi di difesa dell'Io.
9) In: Jerry B. Harvey, "The Abilene Paradox and other Meditations on Management". Organizational Dynamics 3 (1): 63, 1974.
10) Aristoteles Sokrates Homer Onassis (Smirne, 15 gennaio 1906 – New York, 15 marzo 1975) fu un armatore greco. Ufficialmente,
nel 1932, in piena depressione economica, Onassis comprò alcune navi da un'azienda canadese in bancarotta per soli 120.000 dollari.
Investì quindi molto del denaro ricavato per costruire e acquistare navi petrolifere. Arrivò così a formare una delle flotte più potenti
del mondo.
11) Sir Isaac Newton (Woolsthorpe-by-Colsterworth, 25 dicembre 1642 – Londra, 20 marzo 1727) è stato un filosofo, matematico,
fisico e alchimista inglese. Fu Presidente della Royal Society. Nel 1696 Newton si trasferì a Londra per prendere il posto di
guardiano della Zecca Reale, poi fu cancelliere dello Scacchiere. Si fece carico del grande programma di nuova coniazione delle
monete inglesi, seguendo il cammino di Master Lucas e favorendo la nomina di Edmond Halley a sovraintendente della zecca di
Chester. Newton divenne direttore della Zecca alla morte di Lucas nel 1699. Questi incarichi erano intesi come sinecure, ma Newton
li prese seriamente, esercitando il suo potere per riformare la moneta e punire gli altri falsari concorrenti. La riforma monetaria di
Newton anticipò il gold standard che l'Inghilterra adotterà per prima nel 1717, seguita da altre nazioni nei secoli successivi, fino
all'adozione statunitense ai primi del Novecento. Newton stabilì un cambio fisso fra la sterlina e l'oncia d'oro; inoltre, elaborò dei
metodi per aumentare la produttività della zecca, con misure per un maggior controllo della quantità d'oro e argento nelle monete
coniate. Riuscì in questo modo a chiudere le filiali provinciali della Banca d'Inghilterra e a tornare a una produzione centralizzata
della moneta.
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B) - SECONDA PARTE - Moneta Nostra, cosa possiamo fare
"Quando non c'è più l'indignazione, tutto diventa possibile"
- Alexis de Tocqueville
Come e perché creare la propria moneta: sistemi di monete statali, alternative, complementari, locali
Una volta delineate le principali disfunzioni del sistema attuale, in questa parte del libro ci occupiamo di soluzioni attuate ed attuabili
nel presente, in Italia, mirando soprattutto al beneficio della comunità. In questo gioco dove gli attori principali sono le banche, le
istituzioni statali ed i cittadini, ci occuperemo soprattutto delle ultime due categorie. Difatti, il sistema bancario dovrebbe limitarsi a
svolgere quel ruolo che la gente crede che svolga: intermediazione del credito, gestione amministrativa dei depositi e prestiti e
veicolazione delle transazioni. La creazione monetaria dovrebbe quindi essere gestita dal governo e/o direttamente dai cittadini e
dalle imprese, sapendo che più vasta è la platea degli attori dell'emissione e più il mercato tenderà a riequilibrare gli abusi. Se
volessimo addirittura ipotizzare una emissione da parte di ogni singolo cittadino, potremmo usare un programma software
parametrico che, sulla base di variabili simili a quelle attualmente in vigore con cui viene elargito il credito, potrebbe creare da sé la
valuta necessaria. In quest'ultimo caso, che rappresenterebbe un po' la fase finale del compimento della democrazia monetaria,
sarebbe ovviamente imppssibile ricreare quei meccanismi elitari, attualmente esistenti, che hanno creato quel divario tra produzione e
potere d'acquisto che tutti oggi conosciamo. Per arrivare a questo però potrebbe essere opportuno passare attraverso una fase in cui,
attraverso la sperimentazione e la ricerca empirica, si raffinano proprio quei criteri che definiranno al meglio le variabili di
attribuzione del credito individuale. Per ora potremmo accontentarci di sapere che lo stato, il governo, ha il grosso vantaggio rispetto
al sistema bancario feudale, di essere chiamato a rispondere politicamente degli effetti della gestione diretta della politica monetaria.
Per la verità, lo stato si è addirittura premurato in passato di mantenere il segreto più assoluto, il segreto di stato, appunto, sulle
decisioni di politica monetaria. Ma questo consideriamo che sia dovuto al fatto che si voleva nascondere al popolo l'esistenza del
privilegio, destinato ad un oligopolio privato, della gestione dell'emissione della stragrande quantità di moneta a corso legale.
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