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Full text of "Caserme Rosse"

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s 



Re^ione Emilia-Roma^na 
Assemblea Legislativa 




Provincia di Bologrta 



Comitato 

Pro - Rastrellati 



COMUNE D( BOLOGNA 



ANPI Bolognina 

Comitato Unitario 
Democratico ed Antifascista 
della Bolognina e del Navile 



Comunita' Ebraica 
di Boiogna 




CASERME ROSSE 

VIA DI CORTICELLA 147 



IL LAGER DI BOLOGNA 



8 settembre 1943 - 12 ottobre 1944 



1^ Edizione febbraio 2007 




PERCHE' QUESTA PUBBLICAZIONE? 



Era da tempo che ANPI Bolognina e Comitato Antifascista del Navile avevano il 
desiderio di raccogliere in una pubblicazione i documenti raccoiti su Caserme Rosse. 
L'opera si apre con un messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed 
ospita gli interventi del rappresentanti degli Enti Patrocinatori. Al Capo dello Stato ed agli 
altri rappresentanti delle istituzioni locali va il nostro ringraziamento. 

Unitamente agli altri promotori della pubblicazione la Pro-Rastrellati e la Comunita 
Ebraica di Bologna pensiamo che la destinazione principale di quest'opera, che verra 
distribuita gratuitamente, debba essere in particolare la scuola bolognese. 

E una scommessa. Non sappiamo ancora I'esatta data di diffusione di questa 
pubblicazione che speriamo possa precedere di qualche giorno la cerimonia che anche 
nel febbraio 2007 si terra a Caserme Rosse 

Alia memoria delle decine di migliaia di rastrellati e di deportati di Caserme Rosse, 
si unisce I'onore dovuto ai Carabinieri, ai militari ed ai civili, al riconoscimento del grande 
aiuto fraterno che "II Prete del Lager" diede ai prigionieri, aiutato dall'eroico dottor Antonio 
De Blase, essi sottrassero migliaia di uomini alia furia nazista. 

Don Giulio e De Biase furono colpiti, furono cacciati con minaccia di morte ma non 
arretrarono nel loro intento, percio giustamente la cerimonia che si terra nel febbraio 2007 
a Caserme Rosse si concludera con la scopertura di una lapide che raccontera della 
selezione nazista a Bologna. 

Infine una scoperta sconvolgente"li muro dei fucilati"! 

Questa e la prova che a Caserme Rosse e success© qualcosa di ancor piu grave di 
cio che fino ad oggi si era saputo. 

Infine un ringraziamento a Romeo Arbizzani, a Fiorini Fiorino ed a Rino Bonora: il 
loro aiuto e stato fondamentale per questo lavoro. 

Ringraziamo anche William Pedrini per I'aiuto ai testi e tutti coloro che hanno 
collaborate. 

Armando Sarti 




IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 



Roma, 18 Dicembre 2006 



Caro Sarti, 

Desidero farvi pervenire il mio apprezzamento e la mia partecipazione per la 
vostra scelta di ricordare !e vittime della violenza nazifascista, puntando I'attenzlone 
suite migliaia di militah e civili deportati che trovarono in Bologna una prima stazione 
al loro doloroso cammino verso la finale destinazione nei campi di concentramento e 
di sterminio della Germania. 

Dope \'S settembre, le Caserme Rosse non furono piu sede del Regio 
Esercito, ma diventarono un luogo emblematico della triste condizione in cui si trovo 
ritalia. Non a caso i primi a transitare in quelle stanze di prigionia furono proprio i 
Carabinieri romani che si erano rifiutati di violare il loro giuramento. Nei mesi 
successivi a loro si unirono uomini e donne della Toscana, delle Marche e anche di 
altre regioni: era il concrete processo di espansione della resistenza al nazifascismo, 
che si univa ai militah e agli antichi oppositoh. Da questa fusione di storie e di 
percorsi diversi nacque la Resistenza, e questa fu la base - net quadro della guerra 
al nazifascismo delle Potenze Alleate - di un moto nazionale di hconquista 
dell'indipendenza e della dignita della Patha italiana, senza il quale non sarebbe nata 
la nostra Repubblica e la Carta Costituzionale. 

La vostra opera di hcordo e di testimonianza rappresenta quindl un conthbuto 
di hiievo alia costruzione di basi comuni di memoha e identita condivise, di cui il 
nostro Paese ha un forte bisogno. 

Con viva cordialita 
Giorgio Napolitano 




INTERVENTO DELLA PRESIDENTE DELL'ASSEMBLEA LEGISLATIVA DELIA 

REGiONE EMILIA-ROMAGNA 



Caserme Rosse e un enorme buco nero nel quale si spensero e si persero 
migliaia di vite umane, di speranze innocenti, di giovani destini. Per noi tutti e un 
segno tangibile di cio che e stato, della ferocia nazifascista, dei soprusi e dei 
rastrellamenti continui, delle deportazioni verso quella Germania hitieriana conosciuta 
attraverso i campi di concentramento e di sterminio. 

Caserme Rosse e quel che resta del fuoco amico, dei corpi trucidati dalte 
bombe degli Americani, alleati di chi cercava ogni giorno di fuggire da quel luogo, ma 
che per un errore vi mori. 

Caserme Rosse e il cuore della Bologna che noi tutti oggi viviamo, crocevia di 
culture e speranze di uomini e donne che come allora fuggono da guerra e 
disperazione, da fame e sopruso, di gente che passa per queste stesse strade in 
cerca di un future migliore. 

Caserme Rosse e ii volto vero della guerra, e un grido di vendetta, una 
vendetta che chiede pace al mondo, che lotta per un mondo diverse. Caserme Rosse 
e una ferita che ancora brucia e che mai smettera di sanguinare. 

Monica Donini 




MESSAGGiO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI IN OCCASIONE DEL 
PRIMO RICORDO DEI CARABINIERI ROMANI DEL 25 FEBBRAIO 2004 



00100 ROMAQUIRINALE 

Signore 

Armando Sarti 

Segretario del Comltato Democratico 

ed Antifascists della Bolognina e del Navile 

via di Corticella 145 

40129 Bologna BO 



Mi e particoiarmente gradito esprimere il mio vivo apprezzamento per le 
iniziative intraprese in occasione della terza "Giornata della Memoria" per ricordare i 
carabinieri che il 7 ottobre 1943 furono condotti da Roma alle Caserme Rosse di 
Bologna. In attesa di essere deportati in Germania. 

II ricordo di quei servitoh della Patria e significativo non solo per la 
riconoscenza che dobbiamo a chi, con generoso eroismo, e caduto per onorare con 
lucida ed incondizionata aderenza il giuramento di fedelta alia Patria, ma anche 
perche segnarono I'inizio di un percorso di rifondazione civile e istituzionale dello 
Stato che si concluse con la nascita di una Repubblica libera e democratica. 

In quel momento particoiarmente difficile per la nostra nazione, nacque in loro 
il desiderio per ridare dignita alle Forze Armate, andando cosi incontro all'estremo 
sacrificio sostenuti dal forte hchiamo al dovere e dall'amore verso la Patria, la 
giustizia e le istituzioni. 

Con questi sentimenti che, idealmente presente alia manifestazione, rivolgo a 
Lei, ai componenti il sodalizio ed a tutti i partecipanti il mio piu caloroso saluto. 



Carlo Azeglio Ciampi 




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INTERVENTO DELLA PRESIDENTE LA PROVINCIA Dl BOLOGNA 

Gli awenimenti che comunemente indichiamo con I'espressione "Caserme 
Rosse" -dal nome delle caserme deila Bolognina a Bologna in cui si vehficarono- 
vanno inseriti in un percorso della memoria particolarmente intenso per la provincia 
bolognese. Dalle commemorazioni della liberazione dei 60 Comuni del territorio, 
passando per il 27 gennaio Giorno della Memoria, fino al 21 aprile, liberazione di 
Bologna, ed al 25 aprile, data della liberazione per I'ltalia intera. 

Caserme Rosse rappresenta per Bologna una faccia dei due tragici anni che 
seguirono I'armistizio deli'8 settembre 1943: le deportazioni di civili e di militari, questi 
abbandonati al proprio destine, a volte tragico. 

Dobbiamo al lavoro assiduo di Armando Sarti e dei Quartieri Navile e Reno se 
la memoria di Caserme Rosse e dei 270 fucilati de! poligono di tiro sta tornando 
attiva, dopo anni di oblio e disattenzione. E in questo lavoro di recupero di una 
porzione importante di storia cittadina e italiana sono importanti I dati, che forniscono 
la dimensione oggettiva di cio che accadde alle Caserme Rosse -quanti uomini, di 
tutte le eta e di diverse provenienze passarono attraverso questo carcere delle SS e 
sono Important! i racconti, che ci comunicano la dimensione umana del dramma. 

Una prima riflessione che possiamo fare e legata ai campi di concentramento 
ed all'Europa: siamo abituati a pensare ad Auschwitz, a Birkenau, a Terezin. Ci 
dimentichiamo, o forse non sappiamo, che simili luoghi terribili e lontani hanno avuto 
delle piccole ma non meno drammatiche avanguardie in tutti i Paesi de! Vecchio 
Continente e che la nostra citta, nel cuore dell'ltalia antifascista, non fece purtroppo 
eccezione. Le ramificazioni che la malvagita nazista ha sviluppato In tutta I'Europa 
sono ancora oggi visibili, come un monito. Non dimentichiamo mai luoghi come le 
Caserme Rosse, II campo di Fossoli o San Giovanni in Monte: sono punti delle nostre 
terre nei quali la storia e entrata con prepotenza e violenza. 

E' Importante "pensare europeo" quando si medita suH'esperienza di 
sofferenze che sono state collettive nel nostro continente, per tutta la seconda guerra 
mondiale. La lezione drammatica ricavatone ha concesso all'Europa intera 60 anni di 
pace -il periodo piu lungo di stabilita nella nostra storia moderna- e di impegno per un 
future migliore. 

II secondo punto che mi preme sottolineare riguarda H concetto di patria e di 
amore verso di essa. A proposito dei carabinieri che nel 1943 da Roma furono 
deportati qui a Bologna e quindi in Germania, 11 Presidente Ciampi disse che "in quel 
momento particolarmente difficile per la nostra nazione, nacque in loro il desiderio di 
ridare dignita a!le forze armate, [...] sostenuti dal forte richiamo di dovere e dall'amore 
verso la patria, la giustizia e le istituzioni". 

Queste parole ci ricordano tutti quelli che hanno onorato I'ltalia come "patria": i 
carabinieri nell'ottobre del 1943, rimanendo fedeli al giuramento prestato; gli ebrei di 
Roma pochi giorni dopo, rastrellati e deportati anch'essi verso la Germania nazista e 
gettati in una realta che nessuno puo comprendere pienamente se non vivendola; 
colore che sulle nostre montagne hanno deciso di combattere per la liberazione. 

Tutti noi, infine, onoriamo ia "patria" ogni volta che, mentre rimaniamo fedeli al 
nostro dovere quotidlano, portiamo avanti un importante lavoro di testimonianza di 
cio che e stato, trasmettendo soprattutto ai giovani ii sense di un amore genuine per il 
proprio Paese. 

Beatrice Draghetti 



INTERVENTO DELL'ASSESSORE AGL! AFFARI ISTITUZIONALI 
DEL COMUNE Dl BOLOGNA 

Sono trascorsi oltre 60 anni per consentire ai morti di Marzabotto e di S.Anna 
di Stazzema di ottenere una sia pur debole giustizia. Gli autori di quelle carneficine, 
eseguite con una ferocia estranea ad ogni barlume di umanita, hanno ricevuto infine! 
solo qualche giorno fa, una condanna. Certo simbolica, considerata I'eta de'i 
responsabili dei massacri, ma certamente utile a ricostruire storia e orrore dl quel 
massacri. Dunque una sentenza che svela la falsita di tesi revisionistiche e che 
blocca la strada ad una ignobile campagna negazionista. 

Resta tuttora nell'ombra colui che, certamente abusando delle sue altissime 
responsabilita politiche e militari, racchiuse quelle tragiche pagine di storia nazionale 
in un armadio, I'armadlo della vergogna, che servi a lui ed ai suoi accoliti perfermare 
la storia del nostra Paese, inquinare le responsabilita dei massacri, ingorgare il 
cammino della democrazia e I'affermazione del valore fondamentale che ispira la 
nostra Carta Costituzionale, cioe Tantifascismo. 

Ed oggi, ad oltre 60 anni da quegli accadlmenti, celebriamo un'altra tragedia 
nazionale: I rastrellamenti nazifascisti che portarono almeno 35.000 civili e 2.000 
Carabinieri della Regione Lazio nel centre di smistamento delle Caserme Rosse per 
essere poi trucidati anche in quel luogo owero deportati, i piu forti di loro, verso i 
lager tedeschi. 

E' profondo ed ancora attuale il significato di quel sacrificio: traditori della 
Patria come il maresciallo Graziani si posero al servizio dell'esercito straniero in 
guerra con le Forze Alleate, ed arrivarono a consegnare agli occupanti nazisti pezzi 
del nostro territorio nazionale e le vite stesse di tanti cittadini italiani. 

Quanto ai Carabinieri della Regione Lazio, la loro "colpa" fu quella di essersi 
rifiutati di rastrellare a Roma i nostri connazionali ebrel e di porsi al servizio dello 
straniero invasore. 

Li attendevano alle Caserme Rosse morte e deportazione in Germania. 

Unico conforto, Tamore che ricevettero, tutti I rastrellati delle Caserme Rosse, 
da un prete, Monsignor Giulio Salmi, memoria storica di quegli awenlmenti. 

Ecco allora il grande significato di quella tragedia che vide il sacrificio di tanti 
nostri connazionali, ebrei e non ebrei, partigiani e non, militari dell'Arma, che seppero 
indicare al mondo la possibilita di rifiutarsi di eseguire ordini intrisi di barbarie, e che 
trovarono, tutti, un momento di conforto nell'opera infaticabile e densa di rischi di un 
prete semplice, buono, partecipe di quelle indicibili sofferenze. 

E oggi siamo qui ad onorare tutti costoro, nostri fratelli, ricordando che il 
significato del loro sacrificio e custodito nei valori piu aiti custoditi nella nostra 
Costituzione. 

Valon che ancora oggi siamo chiamati a difendere. 

Libero Mancuso 



INTERVENTO DEL PRESIDENTE DEL QUARTIERE NAVILE 

Dopo rs settembre 1943, Caserme Rosse e stato un luogo fra i piu dolorosi per i 
militari ed i civili durante I'occupazione nazista in Italia, con la collaborazione -italiani 
contro italiani- della repubblica di Salo. Gia da quattro anni C.R. e diventato un doppio 
appuntamento annuale. A febbraio, in cui con una data spostata di circa un mese si 
celebra anche a C.R. ii Giorno della Memoria, cerimonia dedicate a tutti i deportati civili e 
militari, fra cui i Carabinieri ed i Carabinieri romani; il secondo il 12 ottobre in cui si ricorda 
il bombardamento aereo alleato, che provoco morti e feriti in C.R. e 400 morti nella citta di 
Bologna. 

II bombardamento porto alia chiusura del campo dopo 13 mesi di attivita, mesi 
durante i quail erano transitati parecchie decine di migllaia di rastrellati. In questo secondo 
Incontro annuale si e posto maggiore accento sui civili, sui lavoratori rastrellati, deportati 
per servire la terribile macchina produttiva nazista. 

Fuori da C.R. funzionava in quel tredici mesi una fortissima solidarieta. Oltre alle 
iniziative poste in opera da don Giulio Salmi, con la Pro-Rastrellati le donne della 
Bolognina cucirono, utilizzando cio che avevano in casa abiti per cambiare i militari che 
volevano sfuggire alia cattura da parte del nazifascistl. Abiti per rivestire chi era fuggito da 
C.R. vestito solo con pochi laceri brandelli di stoffa addosso. Potete immaginare il grande 
bisogno che c'era allora, per immaginare I'altrettanto grande solidarieta che una zona 
intera, che una citta intera dava, con il poco che aveva. 

C.R. divento un grande centro di dolorosa selezione. Chi era destinato al iavoro 
coatto in Germania, alia deportazlone spesso senza ritorno e chi era destinato al Iavoro 
coatto in Italia, a lavorare vicino al fronte, sotto I bombardamentl e le cannonate per 
approntare le difese passive delle varie linee tedesche poste a fermare, a rallentare, 
I'avanzata delle truppe alleate. 

In C. R. la violenza era dl casa. In particolare, nei primi mesi di funzionamento, a 
settembre, a ottobre, a novembre 1943 quando venlvano selezionati i militari italiani per la 
deportazone. Tentare la fuga era un dovere di onore per i militari. Abbiamo notizia di 
militari e di Carabinieri fucilati, passati per le armi, perche i nazisti non tolleravano la fuga. 
La violenza nazista si sfogava anche contro I commllitoni che avevano aiutato i fuggitivi. 

C.R. e un luogo di storia di cui si e faticosamente Iniziato a ricercare per molti 
aspetti solo negli ultimi anni. Monsignor Salmi, don Giulio ha raccontato del periodo in cui 
lui e stato a C.R., dal febbraio del 1944, fino a ridosso della chiusura, quando i tedeschi 
accortosi del suo aiuto al rastrellati lo minacciarono dl morte e lo cacciarono. Non e 
ancora ben conosciuto invece tutto il prime periodo, I primI 6 mesi di funzionamento di 
C.R. ci sono meno noti. 

Ringrazlamo I'ANPI ed il Comitato Antlfascista della Bolognina per il grande 
impegno che hanno messo nella ricerca storica su Caserme Rosse. Lo scorso anno, 
sempre dietro I'impulso e lo stimolo loro, con il quartiere Reno, si e tenuto nuovamente 
dopo molti decenni, il ricordo del fucilati del "poligono di tiro"di Bologna, un altro luogo del 
territorio del nostro quartiere in cui il martirio del partigiani e degli antifascist! ha 
conosciuto livelli altissimi. Come livelli altissimi di morti e feriti al quartiere Navile 
(Bolognina, Corticella e Lame di allora) ed alia citta di Bologna vennero dai 
bombardamentl aerei alleati. A Bologna, al termlne del secondo conflitto mondiale furono 
circa 2500 i morti nella citta sotto le bombe cadute da! cielo, di cui piu di 700 nella sola 
Bolognina. 

Per questo oggi dobbiamo pensare per la pace e dobbiamo lavorare per la pace. 
Anche i nostri luoghi non molto tempo fa erano luoghl di guerra, di stragi, dl deportazionl. 
II passato cl serva di insegnamento e di monito per il nostro future. 

Claudio Mazzanti 



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DON GIULIO SALMI 
IL PRETE DEI RASTRELLATI 



All'alba del 21 gennalo 2006 a Villa Pallavicini muore don Giulio Salmi, il "Prete 
dei rastrellati". 

I funerali si svolgono nella Chiesa cattedrale di San Pietro in Bologna, 
presieduti da Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo. Concelebrano numerosi 
Vescovi e centinaia dl sacerdoti. 

Sono presenti tutte le Autorita civili e militari della citta e numerosi gonfaloni. 

La cattedrale e stipata di gente: gente di ogni ceto sociale, specie lavoratori. 
Non si contano i gruppi etnici che rappresentano i giovani provenienti dalle nazioni di 
tutti i continenti che in don Giulio hanno trovato un padre che li ha accolti. 

Chi e questo prete? Cosa ha fatto? 

M 21 gennaio 2007, ad appena un anno dalla sua morte, con il consenso 
unanime di tutte le forze politiche, la citta di Bologna gli dedica una via. 

Presiede la suggestiva cerimonia di dedica I'Assessore del Comune di 
Bologna dott. Virginio Merola che ricorda con parole toccanti come don Giulio sia 
state il "Sacerdote di tutti", che ha saputo armonizzare differenze spesso opposte fra 
lore valorizzandole per un'unica finalita: il bene della gente. E' state, nei suoi lunghi 
anni di ministero, un esempio concrete della forza di quella carita che si fa carico 
personalmente delle sofferenze altrui e del bisogno di speranza di ogni persona, 
senza alcune distinzione e che comunque unisce al di sopra di ogni divisione. 

Noi lo vogliamo ricordare con il prime appellative che gli viene date. "II prete 
dei rastrellati". Nel libro di Lia Aquilano "1944 - Vengono i Tedeschi ci prendono in 
casa ..." viene chiamato " II Prete del Lager". 

Don Giulio Salmi nasce a San Lazzaro di Savena, localita Farneto da 
modestissima famiglia, il 19 maggio 1920 e viene ordinate sacerdote il 18 dicembre 
1943 dal cardinale Gian Battista Nasalli Rocca, Arcivescovo di Bologna. 

Airinizio del 1944 viene inviato dall' Arcivescovo ad esercitare il sue primo 
ministero sacerdotaie alle "Caserme Rosse", ne! quartiere Bolognina, a conforto degli 
opera! che scelgono di recarsi a lavorare in Germania. Verificato che i "volontari" per 
la Germania sono solo 14 il comando militare tedesco assume direttamente la 
direzione delle "Caserme Rosse" al fine di concentrarvi tutti I rastrellati provenienti 
dalle varie regioni Centro - Nord. Si calcola che la primavera e I'autunno del '44 
transitassero dalle "Caserme Rosse" circa 35.000 esseri umani provenienti in 
massima parte dalla Toscana, dalla Romagna e dalle Marche. 

Era il febbraio 1944. II triste spettacolo che pero subito si presento a don Salmi 
fu I'arrivo pressoche quotidiano di camion tedeschi ricolmi di rastrellati provenienti per 



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la maggior parte da province toscane, che venivano, nottetempo, scaricati e stipati in 
quei gelidi cameroni dalle "Caserme Rosse". 

La selezione che seguiva era una fredda operazione burocratica interna clie 
apriva i cancelli alia via deH'ignoto. Questa la parte, diciamo, ordinaria, normale 
dell'operazione. Anche se nella triste normalita rientravano quotidiane atrocita che 
non sfuggirono aH'osservazione di don Giulio: Ebbi modo di conoscere, cosl si legge 
in una sua testinrionianza rilasciata anni fa, le malefatte della cosiddetta "banda 
Carita" ed i particolari strazianti dei prelevamenti operati dai tedeschi nottetempo 
quando, violentate le mogli al lore cospetto, trascinavano via i rastrellati cosi 
com'erano, credendo di aumentarne lo scherno, non sospettando di rivestirti della 
dignita di "Cristo sul Calvario". 

Ricordare questi fatti significa compiere un doveroso atto di responsabilita 
verso le generazioni che si susseguono, proseguire nella missione da don Salmi 
intrapresa, missione fondata su comportamento umano, non solo religiose, oggi e da 
tempo in disuse, che si chiama solidarieta. II giovane don Salmi si propose, 
riuscendovi, di tenere aperto quel portone e quei recinti, accompagnando il conforto 
religiose e I'azione solidale con I'incitamento a mantenere viva la speranza e anche 
favorire la fuga dal campo e la protezione in vari luoghi approntati e gestiti a tal fine 
dalla Pro - Ra (Pro -Rastrellati), organismo da lui fondato a questo scopo, sorretta 
dalla presenza di moiti volontari che, anche dope la guerra, proseguirono in questo 
impegno. 

Dopo essere state minacciato di fucilazione dalle SS per aver favorite la fuga 
di numerosi rastrellati durante un bombardamento alleato, II sacerdote viene diffidato 
a non mettere piu piede alle "Caserme Rosse", ma continua la sua opera di 
assistenza, attraverso i collaboratori della Pro - Ra, fine al 21 aprile 1945 quando, a 
Liberazione avvenuta, partono da piazza San Domenico ben 60 pullman per 
riaccompagnare a casa i rastrellati nascosti nelle case, nei conventi e nei centri 
profughi di Bologna durante il lungo inverno 1944 - 45. Sempre nei '45 organizza con 
la Pro - Ra alia stazione centrale di Bologna I'assistenza di colore che ritornavano 
dopo una lunga prigionia in Germania. 

Con I'inizio della ricostruzione la sua attivita spirituale e materiale e la sua 
attenzione si rivolgono sempre piu al mondo del lavoro e ai disagi dei giovani operai: 
nascono cosi le prime mense aziendali e I'Onarmo di Bologna che diventera grande 
promotore delle case di vacanza per le famiglie e figli di operai e che sfocera nelle 
opera oggi present! nei complesso di Villa Pallavicini dove don Giulio e vissuto dal 
1955 In poi fino alia morta accanto ai "suol ragazzi", lavoratorl di ogni ata a di ogni 
paese. 

Don Giulio e state il sacerdote di tutti, che ha saputo armonizzare differenza 
spesso opposte fra lore, valorizzandole per una unica finalita: il bene dalla gente. E' 
state nei suoi lunghi anni di ministaro un esempio concrete della forza di quaila carita 
che comunque unisce al di sopra di ogni divisione. E la citta di Bologna lo ha 
riconosciuto prima insignendolo con una medaglia d'oro, poi conferendogli 11 Nettuno 
d'Oro ed infine con il Premie Civitas ad ora, in maniera inusualmente veloca, 
dedicandogli una strada che si affaccia aile opere da lui realizzate nei contasto di 



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Villa Pallavicini: il Villaggio della speranza, la casa della Carita, i campi sportivi, 11 
nuovo complesso che sta sorgendo per le famiglie numerose. Nel maggio 2004 11 
Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha insignito don Giulio della 
onorificenza di Grande Ufficiale, con questo gesto - lui in vita - Tltalia inters ha 
onorato Topera di don Giulio Salmi. 

Don Antonio Allori 




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TESTO Dl DON GIULIO SALMI 

DAL VOLUME "TESTIMONE DELLO SPIRITO 
FONDAZIONE GESU DIVINO OPERAIO - BOLOGNA 

IL PRETE DEL LAGER 

Nel febbraio 1944 fui nominato dal Cardinale Arcivescovo Giovanni Battista Nasalli 
Rocca, cappellano di questi lavoratori, dietro interessamento della prof. Maria Bagini 
presso I'ufficiale tedesco addetto a questa attivita, il coionnelio Friedmann. 

Dal giorno del mio prime ingresso alle Caserme Rosse in quelle stesse mese di 
febbraio, per tutta la durata del lore triste funzionamento, e fine ai bombardamenti che 
distrussero il centre di smistamento come tale, 14 persone in tutto - fra uomini e donne - si 
presentarono per partire volontari. 

Fu nel mese di giugno che il fenomene della depertazione in massa mi apparve in 
tutta la sua orribile imponenza. 

Ceminciarono ad arrivare dapprima i carabinieri, colpevoli d'aver prestato un solo 
giuramente, pei gente di Tescana e delle Marche, strappati con la forza alle famiglie e alia 
terra che li aveva visti nascere, per andare a morire, la maggior parte di loro, al di la del 
Brennere. 

Le Caserme Rosse ceminciarono allora a mostrare il lore vero volte ed il significato 
che assunsero in quel giorni, fu nero presagio di quante avvenne in seguito. 

A completare il quadro della situazione, si deve dire che c'era anche un reparto di 
militari, che conducevane vita autonoma, eccupando tutta I'ala sud del fabbricate; esse 
era composto di alcune centinaia di militari aderenti alia Repubblica di Salo, con ufficiali e 
cappellano militare. 

Chiesi ed ottenni dal Cardinale di prestare I'assistenza religiosa agli uemini che i 
tedeschi stavano ammassando nel campe, uemini che il popole aveva gia battezzate con 
immediata e dolorosa espressione "rastrellati", come se un gigantesco pettine d'acciaio 
fosse passato sulla lore terra, trascinando con se I'n anonimo miscuglio operai ed 
intellettuali, uomini di scienza ed impiegati, gente resa affine da una sorte crudele. 

A coadiuvarmi in quest'opera che si rivelava di gierne in giorno piu necessaria 
vennere, per ordine del Cardinale, due suere della Congregazione delle Visitandine, 
incaricate della refeziene calda. 

Erano suor Matilde e suer Raffaella. 

La serveglianza era esplicata da una pattuglia comandata da un ufficiale tedesco e 
da un'altra composta di miiiti della GNR. 

Venne costituite un ufficio medico, composto di un gruppette di expartigiani alle 
dipendenze del dett. De Biase, che doveva designare, d'accorde con un ufficiale medico 
tedesco, I'idoneita o mene dei rastrellati al lavore in Germania e sul frente italiano. 

Era brava gente all'ufficio medico e di alcuni ricorde ancera i nemi: Amedeo Tarozzi 
di San Cesario sul Panare, pei Vicesindaco del sue paese alia liberazione; ed inoltre 
Tantini, Frabetti, Sancini tutti di Castenase. 

La vita che si cenduceva era nel cemplesso ancera soppertabile: i tedeschi del 
primo periode (febbraie-settembre 1944) e come lore le guardie repubblicane tennere un 
contegno assai umane e per quante centinuassero a servire I'ingiustizia, con me molte 
volte disapprovarone le malvagita cemmesse dai nazisti. 

Gli sventurati che dovevano finire ai lavori forzati o alia depertazione arrivavane 
quasi sempre di nette: gli autocarri ce ne scaricavane quanti potevano esserne stipati nei 
cameroni - anche migliaia in una sola notte - mentre a volte nemmene si fermavano, 
preseguendo per Fesseli di Carpi, deve era situate un. altro campe, o per essere 
cenvogliati direttamente al Brennere. 



12 



Le citta piu colpite dai rastrellamenti furono Firenze, Pisa, Lucca, Livorno, Siena. 
Ebbi modo di conoscere le malefatte della cosiddetta "Banda Carita" ed i particolari 
strazianti dei prelevamenti operati dai tedeschi nottetempo, quando, violentate le mogli al 
loro cospetto trascinavano i rastrellati cosi com'erano, credendo di aumentarne lo 
scherno, non sospettando di rivestirii della dignita di Cristo sul Calvario. 

Sul principio la presenza di un prete nel campo dette I'impressione, a quanto poi mi 
venne riferito, che io fossi 11 per "tenerii buoni" e non per aiutarli. 

Per parte mia, posto di fronte ad un compito che eccedeva di gran lunga le mie 
povere forze, cercai di comunicare, quanto piu possibile, attraverso i mezzi a mia 
disposizione ed il mio colloquio aweniva al Vangelo, ove parlavo con semplicita, con il 
cuore In mano, ottenendo quasi sempre con I'aiuto di Dio I'amicizia e I'apertura del loro 
cuore, la confidenza e la possibllita di lenlre sofferenze tanto aspre. 

II luogo che avevo scelto per esercitare, prete di 23 anni, il ministero sacerdotale 
era realmente una palestra tra le piu difficili, ove alle difficolta ambientali si sposava la 
diffidenza dei comandi tedeschi. 

Tuttavia cercai di organizzarmi nell'intento di far fronte al progetto tragicamente 
grandiose di assistere, in condizioni quasi impossibili, migliaia di persone; trovai alcuni 
sacerdoti miei coetanei, alcune crocerossine, alcuni giovani coraggiosi. 

Rivolgendomi a destra e a sinistra per avere aiuto e comprensione, scoprii che era 
molto facile ottenere I'uno e I'altra: ogni giorno riferivo al mio Arcivescovo suH'andamento 
del campo, descrivendogli lo state penoso di quella povera gente, ottenendone sempre 
sollecitamente I'espressione dell'umana solidarieta, il sospirato tangibile aiuto anche in 
denaro e la collaborazione di tutte le forze cattoliche. 

Venne costituito un Comitate "Pro Rastrellati", chiamato Pro-Ra, che fece del suo 
nome un simbolo di carita eroica, prodigandosi con tutti i mezzi a disposizione per 
alleviare le sofferenze. 

Questo gruppo in realta era nato quasi un anno prima col nome di O.N.A.R.M.O., 
per giustificarne I'attivita agli occhi delle autorita civili e militari (in principio, nelt'ottobre 
1943, non furono piu di 4 persone; poi giunse fino a 24 per salire a 50 con la Pro-Ra); 
tuttavia privatamente esso conserve sempre quello piu realistico di Pro-Ra. 

Furono aperti altri centri di raccolta, mettendo a disposizione il ricreatorio Salus, il 
collegio San Bartolomeo di Via Riva Reno, il Seminano ONARMO di via Valverde, il 
Convento dei Canonici Lateranensi, mentre centinaia di rastrellati furono inviati agli 
ospedali San Domenico e Sant'Orsola. 

Centre di propulsions, luogo di incontro, rifugio tranquillo era I'Arcivescovado, 
messo a disposizione in tutto il suo piano terrene: Tarchivio fu riempito di centinaia di 
quintal! di farina, mele, vestiti, generi di prima necessita e di conforto, distribuiti poi tra i 
vari centri di raccolta e smistamento, ai quali si aggiunge la basilica di San Petronio ed i 
locali di Via Zamboni 22. 

Si lavorava in grande unita di spirito e compattezza di intenti: lo scopo principale 
restava quello di fare quel bene che era tanto necessario in quelle circostanze, sia a quelli 
venuti da lontano sia alia gente trascinata giu dai nostro Appennino. 
Soltanto nel campo delle Caserme Rosse furono 35.000 i rastrellati che soggiornarono, in 
tragico awicendamento, dai giugno all'ottobre 1944. 

Cercai di trascorrere in mezzo a loro quanto piu tempo mi era concesso, 
raccogliendo le confessioni di circa 7.000 persone e facendo giungere le loro lettere alle 
famigiie lontane, tramite I'Arcivescovado di Bologna, quello di Firenze prima e di Lucca 
poi. 

Trovai in ogni spirito grande rispondenza ed un profondo, disperato bisogno di non 
cedere alia solitudine e di alimentare la speranza. 

Cosi moiti ritrovarono, per mezzo dell'opera dei sacerdoti, civili e crocerossine della 
Pro-Ra, la serenita perduta ed il coraggio necessario ad affrontare il pericolo della fuga. 



13 



Moiti, riusciti nel loro drammatico intento, vollero essere messi a contatto con 
formazioni partigiane: a tutti indistintamente continue I'affettuosa assistenza del Comitato. 

Naturalmente le fughe dei rastrellati suscitarono maggiori sospetti e ritorsioni di 
quanto non potessero pacchi-dono e assistenza religiosa: la sorveglianza e Tostilita nei 
miei confronti si fecero piu pressanti e soltanto la Divina Prowidenza in un paio di 
occasioni pote impedire che concludessi tragicamente il mio lavoro alle Caserme Rosse. 

La situazione precipito alia fine di settembre quando ci fu il cambio della guardia: il 
comandante fu sostituito e vennero le SS. 

Le Caserme Rosse videro tra i rastrellati anche 18 preti della nostra diocesi, dei 
quali uno anziano. 

Mentre la Pro-Ra continuava la sua opera benefica ed, io mi adoperavo per 
rendermi maggiormente utile, giunse il veto deile SS: mi si proibiva, pena la morte, il 
servizio religiose dentro le Caserme Rosse. 

La mattina del 9 ottobre fui buttato fuori dei cancelli, mentre una folia di bolognesi 
mi si parava tutt'intorno a chiedermi notizie dei congiunti che erano di la: assoisi per 
I'ultima voita questo compito con le iacrime agli occhi. 

La signora Tagliavini, ex assessore al Comune di Bologna, doveva piu tardi 
ricordare questa scena, essendo anch'essa in quella folia assiepata ai cancelli del campo, 
per chiedere se il marito si trovasse aH'intemo. 

Mi recai subito a riferire al cardinale Arcivescovo, che mi ricevette in cucina a Villa 
Revedin mentre era gia pronto per uscire: si informo di tutto, mi sbatte personalmente un 
uovo e mentre versava un po' di latte, parte del liquido si verso sulla porpora, poiche 
vedendoci poco aveva afferrato il recipiente per il becco anziche per il manico. 

Nessuna parola di circostanza o di conforto avrebbe potuto giovare di piu al mio 
morale che quella squisita affabilita e quel piccolo infortunio quasi divertente occorso al 
Principe della Chiesa. 

Una componente della Pro-Ra, la signora Bice Braschi, rimase alle Caserme Rosse 
nella sua qualita di crocerossina fino al 12 ottobre, quando un pesante bombardamento 
danneggio gran parte dei fabbricati, con morti e feriti e fuga di quasi tutti, militari compresi. 

La caserma d'artiglieria di viale Panzacchi divenne il successivo luogo di raccolta 
dei rastrellati. 

II 14 ottobre Sua Eminenza mi comunicava che potevo riprendere il mio lavoro di 
assistenza alia caserma d'artiglieria ed anche ai gruppi di rastrellati che erano a Pieve del 
Pino, Sasso Marconi (Villa Malvasia), Croara, Paderno, Roncrio e nei nuovi centri da noi 
istituiti. 

Soltanto i toscani in quel giorni erano quasi 2.000 a Bologna: persone cui siamo 
tuttora legati da rapporti di affettuosa amicizia. 

L'attivita assistenziale continue su tutto il fronte dei centri di raccolta. II Natale del 
1944, mentre il paese era ormai spezzato in due tronconi, vide il miracolo della Pro-Ra 
che confeziono e distribui 2.000 pacchi dono contenenti vestiario, doici e sigarette per i 
rastrellati costretti al lavoro sul fronte nei dintorni di Pianoro, Rastignano, Sasso Morelli, 
Lugo e Conselice. 

II 21 aprile, con la primavera, giunse la liberazione. 

Un caloroso e commosso omaggio venne improwisamente quanto 
spontaneamente rivolto dai rastrellati, ormai liberi di far ritorno in seno alle famiglie 
lontane, all'indirizzo del Cardinale Arcivescovo e fu come un trionfo mentre Sua Eminenza 
tornava in Arcivescovado dal Comune. 

Da questo racconto di dolori e di Iacrime, ma anche di autentiche testimonianze di 
eroismo si trae I'immagine di quella eclissi di civilta in cui la logica della violenza aveva 
precipitate uomini e strutture. 

Nacque allora il moderno volentariato come rifiute di veder cancellata ogni traccia di 
umanita e chiara denuncia di un sistema che aveva alle sue erigini il mistero del male. 



14 



In quei giorni drammatici la Chiesa, e il suo pastore, tennero viva la speranza di un mondo 
nuovo in cui liberta, giustizia e solidarieta si dessero la mano. 

A mezzo secolo di distanza sale del profondo del cuore I'anelito e I'lmpegno di non 
disperdere un'eredita cosi preziosa. Non ci lasceremo travolgere da una retorica 
commemoratlva. Vogliamo che quella cordata fraterna riprenda il suo slancio sugli impervi 
tornanti dei secolo che muore. 

Don Giulio Salmi 



I RASTRELLATI 

Vista la negativa risposta degli operai a recarsi a lavorare in Germania per I 
nazifascisti, a partire dal marzo-aprile 1944 nei padiglioni dalle Caserme rosse vennero 
ammassati migliaia di uomini, glovani e vecchi, che i nazifascisti rastrellarono in modo 
brutale nelle varie region! man mano che I'avanzata alleata li ricacciava verso il nord. 

Bologna divenne cosi uno dei grossi centri di raccolta e di smistamento di questi 
sventurati che la ferocia tedesca strappo alle loro terre, ai loro affetti e che la gente 
appunto battezzo con il noma di rastrellati. Ben 35.000 persone vennero rinchiuse nelle 

Caserme rosse tra la primavera e I'autunno 1944. Provenianti dalle Marche i primi, 
poi dalla Toscana in particolare dalle province di Lucca, Pisa a Livorno, essi permanevano 
per due o tra giorni, massimo una sattimana, vale a dire il tempo necessario per marcare 
visita medica. Nel settembre 1944 giunsero i rastrellati di Rimini, di Forii - tra essi anche 
un gruppo di donna - a dalla stassa provincia e citta di Bologna. L'equipe sanitaria diretta 
dal dott. De Biase, coadiuvato da alcuni infarmlari italiani sotto il controllo dl un medico 
tadasco, aveva il compito di accertara I'idonaita o mano delle persone per il lavoro in 
Germania. 

"Si sente dire che qui prendono le generalita rilasciando un biglietto col tuo numero 
progresslvo cha ti danno scrlvendo sul ragistro. Poi si deve passare da una commissione 
di medici italiani e tedeschi". Erano divisi in tre categorie: 1) gli idonei, trasferiti a Fossoli 
(Carpi-Mo) proseguivano per la Germania; 2) i gracili, smistati in altri campi, venivano 
impiegati nai lavori dalla Todt in Italia a lungo la linea gotica; 3) i riformati, erano ricoverati 
negli ospedali di Bologna. II lavoro svolto dall'equipa madica fu prezioso; cartificando 
infatti false malattie contagiose come la TBC, permise di trattenere a Bologna moiti 
rastrellati. La fraquenti fugha dalla Caserme rossa, I'asiguo numaro di idonei per la 
Germania, insospettirono il comando tedasco tanto che sul finire dell'estate 1944 la 
direzlone del campo a daU'equipe madica passo nelle mani delle SS con conseguente 
inasprimanto dai controlii e delle punizioni. 

Insiame con il primo gruppo di marchigiani, giunse alle Caserme rosse ancha un 
contingenta di circa 200 carabinieri, colpevoli di non aver voluto prestara giuramento alia 
RSI. Dal giugno incominciarono a giungere i gruppi dei toscani. 

Nell'ottobre i nazifascisti inasprirono le misure di rappresaglia verso la popolazione 
civile a raligiosa; I'S ottobre 1944 vennero rinchiusi anche 18 sacerdoti di cui tra padri 
barnabiti prelevati dall'eremo di Tizzano, accusati di aver ospitato partigiani; insieme con 
essi vennero internati 1500 bolognesi. 

II 9 ottobra 1944, dopo essere stato minacciato di fucilaziona, don Giulio venne 
cacciato a caici dalle Caserme rosse e diffidato dal non mettervi piu piede, perche 
colpevole di incitare e favorire la fuga di moIti rastrellati. Lo stesso giorno la crocarossina 
Bice Braschi iniziava la sua attivita alle Caserme rosse. II grande bombardamento del 12 
ottobra 1944 radendo al suolo questo grande campo di concantramento consent! la fuga 
di moIti internati tra i quali anche i sacerdoti. 



15 



Sembro che la distruzione delle Caserme rosse dovesse porre fine ai rastrellamenti 
che, in realta proseguirono. I centri di smistamento vennero trasferiti presso la caserma 
miiitare del 3° artiglieria e presso altri centri post) alia Beverara fuori porta Lame. 

La minaccia di morte non servi a tenere lontano don Giulio dalla sua:missione 
sacerdotale. "II 25 ottobre 1944 ripresi il mio (avoro presso gli operai impiegati 
coattamente nei lavori di rafforzamento della linea gotica sulle colline bolognesi". Nel 
dicembre 1944 si intensificarono i rastrellamenti dei partigiani, dei politici anche essi 
brutalmente seviziati dai nazifascisti.. In questa sua opera a favore di tante vittime della 
guerra e della dittatura, fino al 21 aprile '45 quando, liberata Bologna, "60 pullman 
partirono da piazza S. Domenico per riaccompagnare tutti i rastrellati che la generosita dei 
bolognesi aiuto e ospito nelle case a proprio rischio e pericolo durante il lungo inverno '44- 
45", don Giulio fu aiutato da 24 persone facenti parte della PRO-RA costituita nel 
settembre 1944. 




Foto Panoramica di Caserme Rosse, vista da nord, dopo gli eventi bellici 



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CASERME ROSSE: IL LAGER D! BOLOGNA 

A Bologna, in via di Corticella ai civico 147, si trova il portale di ingresso in cio clie 
resta del "lager di Bologna", dopo il bombardamento aereo aileato del 12 ottobre 1944, 
Che demon oltre il 90% della cubatura dei fabbricati allora esistenti, dove erano rinchiusi 
migliaia di rastreilati in attesa della deportazione. Cinque dei sei imponenti fabbricati a 
forma di U, le palazzine comando, altri fabbricati minori, sotto il peso distruttivo di 750 
ordigni da 100 libbre sganciati durante I'attacco aereo del 47° Bomb Wing dell'Air Force 
americana, che awenne dalle ore 12 alle ore 14, come si e appreso dall'apertura 
awenuta qualche anno fa degli archivi dei servizi segreti americani riguardo I 
bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale. Gil americani pensavano di colpire 
un complesso militare nemico, non sapevano che Caserme Rosse era un campo di 
prigionia. 

Solo su Caserme Rosse quel giorno caddero oltre 34.000 kg di bombe costruite si 
per demollre, ma soprattutto per ferire ed uccidere gli uomini: ogni ordigno era in grade di 
colpire, con il suo effetto schegge, uomini alio scoperto nel raggio 60 metri dall'esplosione 
di ognuno di quel 750 ordigni. 

I reclusi nel lager di Caserme Rosse, oltre a temere la furia nazista ed il sempre 
presente pericolo dell'immediata deportazione nei campi di prigionia o di sterminio 
organizzati da Adolf Hitler, seguivano con I'udito -ogni volta con grande apprensione- il 
passaggio in cielo dei bombardieri. A loro non era permesso di fuggire al riparo di un 
rifugio. Se il bombardamento fosse awenuto avrebbero dovuto subirne le conseguenze 
airinterno delle camerate rigurgitanti di prigionieri. 

Padre Saccomano, un frate Barnabita, era stato condotto a piedi dall'eremo di 
Tizzano, prigioniero dei tedeschi con altri 75 rastreilati, era I'S ottobre 1944. Quel giorno a 
Caserme Rosse giunsero, meglio si aggiunsero altri 1500 prigionieri a quelli gia presenti, 
tant'e che non vi era angolo di camerata o giaciglio libero per i nuovi arrivati. 

Anche quel 12 ottobre i fascisti avevano rassicurato ed andavano ripetendo che 
non c'era da avere paura. Perche gia altre volte i nemici avevano sorvolato Caserme 
Rosse senza mai sganciare una bomba. 

"Era da poco passato il mezzogiorno ed il cielo era solcato da innumerevoli fortezze 
volanti, sentimmo il caratteristico scroscio delle bombe sganciate sul nostro capo ed il loro 
esplodere nolle nostre immediate vicinanze. Le Caserme Rosse erano prese di mira". 

Cosi, dai ricordi di Padre Saccomano, ci e date a sapere come cesso I'esistenza di 
quel tremendo luogo di dolore che e stato Caserme Rosse per decine e decine di migliaia 
di rastreilati e deportati, per loro era il punto di partenza di un viaggio spesso senza 
ritorno. 

II 12 ottobre 1944 Bologna subi, dopo il 25 settembre 1943, il secondo piu grave 
bombardamento di tutta la guerra, che provoco oltre 400 morti e 600 feriti in citta. In 
Caserme Rosse numerosi furono i morti ed i feriti. Sotto le bombe i tedeschi ed i fascisti si 
erano subito eclissati, fu cosi facile fuggire anche per i rastreilati rimasti illesi. 

Di Caserme Rosse conosciamo bene data e modalita di chiusura del campo di 
detenzione. Conosciamo meno bene cio che awenne dopo 1*8 settembre 1943. Sappiamo 
per precise testimonianze dirette che gia il 9 settembre 1943 i tedeschi ed i fascisti armati 
di fuciie e baionetta montata conducevano a Caserme Rosse tutti i militari italiani che 
venivano rastreilati alia stazione ferroviaria, nolle strade e neile piccole caserme. Nolle 
nostre zone la grande massa dei militari italiani non era -come si pensa sbandata- bensi 
essi, tentarono di salvarsi, obbedendo ad un precise ordine impartito dai superiori di 
fuggire dalle caserme e di togliersi la divisa per sottrarsi alia cattura da parte dei tedeschi. 
II "tutti a casa" fu conseguenza della mancata organizzazione ed esecuzione di un piano 
di resistenza armata generalizzato ai tedeschi da parte del Re, di Badoglio e dei comandi 
superiori, che pensarono a mettersi in salvo lasciando I'esercito alio sbando. 



17 



Gia la sera del 9 settembre 1943 Caserme Rosse rigurgitava di soldati di ogni arma 
deU'esercito, della marina e deiraereonautica, catturati con estrema facilita dai tedeschi 
nel momento in cui scendevano dai treni. Caserme Rosse raccolsero per mesi, 
sicuramente fino a novembre e dicembre 1943, decine di migliaia di militari. La quasi 
totalita di questi furono deportati con i vagoni bestiame piombati in Germania. Durante la 
permanenza dei militari in Caserme Rosse il tentative di fuga veniva punito con 
I'immediata fucilazione: i tedeschi tiravano al bersaglio sui fuggitivi. Chi veniva solo ferito o 
catturato llleso veniva messo al muro ed immeditamente fucilato. Stessa sorte toccava a 
chi aiutava a fuggire: anch'essi -se individuati- venivano immediatamente fucllati, come ci 
ha testimoniato I'aviere scelto Luigi Lorenzato. 

Lorenzato arrivo in Caserme Rosse il 9 settembre 1943, la caserma era gia plena 
zeppa di militari. Lorenzato ricorda "nel breve periodo trascorso a Caserme Rosse sentivo 
tutti i giorni, spesso, colpi di arma da fuoco, che erano indirizzati verso chi tentava la fuga. 
Numerosi miei compagni di prigionia persero la vita per mano dei tedeschi, mentre 
tentavano di fuggire. In una occasione avevo aiutato alia fuga un prigioniero. Con altri fui 
messo in fila, per riconoscere chi aveva aiutato il fuggitivo. Rimasi terrorizzato di essere 
riconosciuto, fortunatamente i tedeschi mi scrutarono, ebbi un colpo di fortuna e 
passarono oltre". 

Nell'ottobre del 1943, come ci ha lasciato scritto Monsignor Giulio Salmi "Arrivarono 
dapprima i Carabinieri, colpevoli dl un solo giuramento". I Carabinieri romani e laziali, 
come i commilitoni campani, si erano rifiutati di rastrellare gli ebrei. Per questo vennero 
considerati inaffidabili dai tedeschi e dai maresciallo Graziani ministro della difesa 
nazionale della "repubblica" di Salo , come ci e stato rivelato dalla recente apertura degli 
archivi della Cia riferiti al 1943-44. 

Ai primi del 1944, terminata la fase del rastrellamento dei militari italiani gia in arm! 
dopo l'8 settembre del 43, anche per colpa e responsabilita della cosiddetta "repubblica" 
dl Said Caserme Rosse videro un fortissimo accanimento verso i giovani in eta di leva, in 
particolare le class! 1924-1925 che furono richiamate per essere al servizio dell'occupante 
tedesco. I tedeschi in realta piu che combattenti (essi giudicavano molto negativamente il 
soldato italiano) cercavano manodopera gratuita da avviare alio sfruttamento nel 
dispositive di produzione bellica in Germania e nelle campagne, per sostituire a costo 
nullo i militari nazisti richiamati alle armi. Praticamente tutti i giovani abili per Salo che 
giunsero a Caserme Rosse furono destinati al lavoro forzato in Germania, subendo 
anch'essi uno sfruttamento bestiale e disumano. Chi invece godeva di minore vigoria 
fisica e di minore salute era destinato, sempre come manodopera gratuita da sfruttare, 
alia Todt, per il consolidamento dei sistemi di difesa passiva tedeschi sul nostro territorio 
nazionale. 

La ricerca affannosa di nuovi deportati per la Germania porto a meta del 1944 ai 
rastrellamenti a tappeto prima nelle Marche ed in Toscana, poi a settembre ottobre in 
Emilia Romagna. Tutte le stragi nazifasciste erano accompagnate da feroci rastrellamenti 
verso la popolazione civile, con i molteplici scopi di fare terra bruciata attorno alia 
Resistenza, di seminare il terrore e di raccogliere quanti piu uomini e donne possibile da 
awiare ai luoghi di detenzione e di transito, in cui venivano selezionati e divisi i prigionieri 
per la Germania da colore che sarebbere stati utilizzati nei lavori forzati in Italia. Fra questi 
centri di raccelta e ormai certo che il grande primate negative per la numerosita dei 
transitati dall'ltalia spettl a Caserme Rosse. Secondo Don Giulio Salmi, che fu Cappellano 
dei rastrellati di Caserme Rosse, nel sole periodo giugno-settembre 1944 essi furono 
almeno 36.000. 

Dai dati dello storico tedesco Lutz Klinkhammer, nel suo libre "L'eccupazione 
tedesca in Italia. 1943-1945" risulta che nella citta e provincia di Bologna dai 15 luglio 
aim agosto 1944, 3336 uomini e 47 donne furono rastrellati. Di essi 1903 uomini e 38 
donne seno deportati in Germania; 1151 uomini vengone assegnati alia Todt; 286 uomini 



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e 9 donne sono dichiarati inabili. Sempre net mese di agosto nella provincia di Bologna 
vengono catturati 7436 uomini e 139 donne; 89% di essi e costituito da civili rastreilati. 
5.600 sono deportati in Germania; 1500 restano in Italia a disposizione della Todt; 500 
sono dichiarati inabili. 

Questi ultimi dati danno I'idea del tremendo tributo pagato da Caserme Rosse 
prima dai militari, poi dalle popolazioni civili alia deportazione nei lager nazisti. 

Armando Sarti 




L'ingresso del centro di smistamento Caserme rosse di Bologna 



PRO. RA 




NOLiTE TlMERE EGO SUM 



Riproduzione delVoriginale timhro della Pro-Ra 



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Oggetto : STATUA Votiva "Madonna" dell'Ex "Lager" Caserme Rosse 

Bologna, 02/03/2003 

Al Sig. Vicesindaco di Bologna Salizzoni 

Al Quartiere Navlle Sig. Mazzanti 

All' A.N. P. I. via della Zecca 2, Bologna 

Alia Regione E m ilia- Rom agna 

Alia Provincia di Bologna 

Al Comando Carabinieri via Bersaglieri 



Egregi Signori, io sono il cittadino Arbizzani Romeo che rende presents il 
deprecato stato del manufatto di terracotta esposto a tutte le intemperie e quindi in 
totale bisogno di una manutenzione e collocazione decorosa, La "Madonna" fu qui 
portata da ex rastrellati nel 1995, presenti alcune autorita e benedetta da Don Fuligni 
(il parroco) e da Don Salmi. 

Gli ex "Rastrellati" la consegnarono, la Madonna, a Don Salmi perche egli fu il 
loro cappellano nel 1944 che li aiuto quando erano li prigionieri, e in queH'occasione 
(nel 995) fu distribuito un piccolo libretto che narrava le vicende umane e la presenza 
anche di 3.500 carabinieri predati a Roma e poi trasferiti a Trento e Bolzano e poi...? 

II perche di questo mio interessamento?, perche uscendo da Messa nel 
novembre 1944 fui prelevato dalla felgendarmerie e instradato fino a vicino Pianoro e 
quando riuscii a scappare dai lavori forzati, cannonate ecc. andai a lavorare nell'ATM, 
tram di Bologna Gennaio 1945. 

Anni Dopo, fu organizzato il gruppo cattolico ATM, per fare le Messe anche al 
Deposito Zucca e ivi conobbi come prete officiants " il Don Salmi" attraverso anche i 
suoi fratelli miei colleghi di lavoro. 

Scrivo questo per evidenziare che a Bologna non vi fu mai stato messo in 
risalto questa imponente struttura " Lager" e anche partecipando aiie manifestazioni 
varie di commemorazioni non ho mai notato che vi sia una LAPIDE dedicata anche ai 
Ghefangemen della Benemsrita, della quale oltre alia mia stima Personals sono 
legato anche da tanti amici conosciuti e apprezzati. 

Mi scusino del mio pessimo e crudo scritto. 

Romeo Arbizzani 




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CONVERSAZIONE CON ROMEO ARBIZZANI, CLASSE1928, 
RASTRELLATO DALLA FELDGENDARMERIE ( POLIZIA MILITARE TEDESCA ) 

NELNOVEMBRE 1944. 
(domande di Armando Sarti) 

Bologna, 31 gennaio 2007 

Arbizzani nel febbraio del 2003 scrisse una lettera (pubblicata a lato) in cui, 
per primo, ha ricordato la vicenda del disarmo e delle deportazione dei Carabinieri 
Romani. Un fatto fino ad allora ignoto o, come piu opportunamente dice Romeo, 
ignorato con precisa volonta. 

La sollecitazione di Arbizzani e stata ritenuta utile e necessaria, tant'e che il 
nostro comitate Antifascista e I'ANPI Bolognina si e impegnata a fare ricerca storica e 
nel contempo a mettere fra le proprie Iniziative il ricordo dei Carabinieri, dei milltari e 
dei civili rastrellati e deportati transitando per Caserme Rosse di Bologna. Questo 
ricordo non poteva non avere al centro anche la figura del "prete del lager" don Giulio 
Salmi e del medico Antonino De Biase che salvarono dalla deportazione migliaia di 
connazionali. 

D) Purtroppo, la ricerca sino ad ora condotta non e stata capace di giungere ad una 
verita storicamente dimostrabile, rispetto al passaggio dei Carabinieri Romani. 
Romeo, cosa rispondi a questa domanda? 

R) Quando ero rastrellato a Pianoro nel novembre 1944, in localita S. Andrea di 
Sesto, presso la casa colonica denominata "Casa dei matti" trovammo nel 
novembre 1944 numerose divise di Carabinieri, che erano stati fatti sparire dai 
tedeschi. La mia paura, che era condivisa da tutti i compagni di sventura, era che 
forse anche per noi si prospettava una brutta fine, perche era interesse dei 
tedeschi eliminare gli uomini che conoscevano I'ubicazione, I'entita, la forma e gli 
ingressi delle opera militari di difesa approntate contro I'avanzata delle truppe 
Alleate. Avevamo minato intere porzioni di collina, dove avrebbero potuto 
transitare le truppe ed i carri armati. In alto avevamo costruito nidi di mitragliatrici 
e postazioni fisse protette per cannoni anticarro. La paura di essere eliminato mi 
mise coraggio, attesi il memento propizio per la fuga. Una notte buia senza luna 
quando trovai la porta incustodita, la sentinella era assente, fuggii con uno 
studente di Rovigo, figlio di un ferroviere, magro come un chiodo, che solo a 
vederlo chiamava cibo per se. Era talmente magro che noi gli dicevamo: "Ti si fa 
la radiografia con un fiammlferol" 

D) Arbizzani, la storia che mi racconti inquadra un periodo drammatico della vicenda 
che ti riguarda. Ma tu a Caserme Rosse ci sei stato? 

R) No, a Caserme Rosse non ci sono stato. Pero ne ho sentlto parlare nel 
dopoguerra. Conobbi don Giulio Salmi. Egli era cappellano del "Gruppo di 
preghiera" dell'Azienda tranviera Municipale di Bologna, dove fui assunto nel 
gennaio del 1945, pur senza documenti riuscii a farmi assumere ed a non farmi 
catturare. 



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D) Arbizzani vorrei che tu mi raccontassi cosa diceva di Caserme Rosse don Giulio 
Salmi, che proprio pochi giomi fa e stato ricordato nel I'' anniversarlo della morte 
awenuta il 21 gennaio 2006. 

R) Don Giulio raccontava dell'aiuto che a Caserme Rosse aveva dato a molti 
prigionieri per la lore salvezza. lo gli raccontai di essere stato rastrellato, ma di 
non essere passato per Caserme Rosse. Gli raccontai di quelle divise viste nella 
stalla di "Casa dei matti" di S. Andrea di Sesto. Divise di Carabinieri Reali gettate 
a terra, fra la paglia, il fieno e la mangiatoia di quella stalla. Don Giulio mi 
racconto che nei primi tempi in cui entro a Caserme Rosse [febbraio 1944;n.d.r.] 
sent! parlare dei Carabinieri che erano passati per Caserme Rosse per la 
deportazione in Germania. Mi racconto che si trattava dei Carabinieri Romani e 
mi disse che "erano colpevoli di un solo giuramento"; non si erano cioe prestati a 
servire un altro padrone. Non vollero servire Mussolini, in quanto avevano giurato 
fedelta al Re. Quindi, quando scrissi quella lettera del marzo 2003 avevo in mente 
le parole di Monsignor Salmi. Chiedevo un ricordo di quegli uomini di Caserme 
Rosse, la mia mente correva a quelle divise che avevo visto a Pianoro. Mi 
chiedevo, ma le persone che erano vestite da quelle divise che fine hanno fatto? 
Per questo scrissi quella lettera. Mancava il ricordo dei Carabinieri e con essi 
mancava il ricordo dei Carabinieri Romani davanti a Caserme Rosse. 

D) Arbizzani, perche e cosi forte il tuo ricordo dei Carabinieri? 

R) Perche anch' lo avrel potuto essere deportato come loro. Potevo essere ucciso 
anch'io ogni giorno. Ricordo che nella ricorrenza dei defunti, il 2 novembre di ogni 
anno, don Giulio officiava messa nella sala mensa dell'Azienda del tram di via 
Saliceto 3 a Bologna e nell'omelia non mancava mai di ricordare con forza i 
militari, i Carabinieri e tutti i civili deportati. 

D) Allora Romeo debbo pensare che dei Carabinieri Romani Don Giulio ti abbia 
riferito in un colloquio individuale? 

R) No, dopo la messa si fermava un capannello di persone che circondava il piccolo 
prete. Era magro, smilzo, molto battagliero, ma assolutamente piccolo. Gli chiesi 
dei Carabinieri. Egli mi disse in mezzo ad altri, che prima che lui fosse a Caserme 
Rosse, nei mesi precedenti il suo arrive, aveva saputo dei Carabinieri Romani, 
gliene avevano parlato i prigionieri, che evidentemente si trasmettevano 
oralmente la tragica storia della selezione che aweniva in Caserme Rosse e di 
chi era transitato prima di loro. Una storia di cui per decenni si era persa la 
memoria, ritengo io con volonta di occultare la verita. 

D) Arbizzani, mi sembra che con ie tue ultime risposte tu abbia ben chiarito la 
vicenda del passaggio dei Carabinieri Romani in Caserme Rosse; pero potrebbe 
essere utile cltare gli eventuali altri testimoni. Ti ricordi chi faceva parte del 
"Gruppo di preghiera " della tua Azienda? 

R) La personalita piu importante, a mio ricordo era il dottor Jader Paolieri, poi c'era 
Orfeo Mazzetti, Carlo Sabbioni, il fratello di Don Salmi, di cui non ricordo il nome, 
Luigi Coltelli, detto "il Negus", per via della sua carnagione e tanti altri di cui non 



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ricordo piu il nome. Ricordo infine che qualche volta, a don Giulio assente, era 
sostituito da Padre Toschi nella messa dei defunti e nella messa pasquale. 



TESTIMONIANZE DAI LAGER 

(da Rai Educational) 

http;//www.testimoni anzedailager.rai.it/testimoni/pdf/test_44.pdf 

PIETRO PIERINI 

Mi chiamo Pierini Pietro, sono nato il 6 maggio del 1928 a Pietrasanta in provincia 
di Lucca [Pierini e deceduto il 7 novembre 2003; n.d.r.]. 

In quel periodo dalle nostre parti si era installato il fronte tedesco e quello 
americano. Al di la dell'Arno di Pisa c'erano gli americani, al di qua deH'Arno c'erano i 
tedeschi. Nelle zone della vallata della Versilia c'era il forte della truppa tedesca. I 
tedeschi fecero sfollare Pietrasanta perche doveva passare i! fronte, fecero trasferire la 
popolazione verso la montagna. Sulle coHine, sulle alte colline c'era il paese di Sant'Anna; 
di Valdicastello e di Monteggiori, e mio padre, che aveva cinque figli ed era un uomo 
povero, non aveva soldi per andare a vivere in un caseggiato, qutndi fu costretto a 
portarci in una baracca nell'uliveto della Versilia, in una zona che si chiama La Rocca. 

II 12 di agosto all'lmprovviso ci fu 11 famoso sterminio di Sant'Anna. Arrivarono i 
tedeschi aH'improwiso e casolare per casolare distrussero tutta Sant'Anna. Nel ritornare 
da questo eccidio passarono dalla parte dell'uliveto dove noi eravamo nascosti. Mio 
padre, mio nonno ed altre persone erano nascosti in punti dove non potevano essere 
trovati dai tedeschi, mentre noi, che eravamo dei bambini, perche io avevo sedici anni e 
mio fratello appena diciassette, eravamo nella nostra baracca. I tedeschi entrarono nella 
baracca, ci videro e ci presero dalle braccia di mia madre e ci portarono nel salone del 
carcere di Pietrasanta. 

Assieme a noi portarono anche dei partigiani che avevano preso durante il 
rastrellamento. Questi poveri ragazzi venivano torturati per avere delle informazioni, 
perche nella nostra zona c'era un posto chiamato "Casablanca", che si trova tuttora nelle 
vallate di Strettoia, Vallecchia e Capriglia. In quell'epoca sembra che la Casablanca fosse 
un nome convenzionale usato dai partigiani per indicare il posto in cui si trovava il 
comando, 11 rifugio. Quando i tedeschi chiedevano "Di dove sei? Dove abiti?" se 
disgrazlatamente qualcuno rispondeva "Vengo dalla Casablanca" o "Abito alia 
Casablanca" era un uomo morto perche volevano avere delle informazioni e Io 
torturavano. A Pietrasanta, in questo casermone, in questo stanzone, radunarono 
parecchi rastrellati di queste zone. A un certo punto, costituita una colonna di circa due o 
trecento persone, ci fecero andare, cosi incolonnati, da Pietrasanta a Lucca a piedi. Non 
c'erano donne con noi, eravamo tutti uomini. Era di mattina quando i tedeschi ci fecero 
partire per Lucca. Strada facendo nella zona del camposanto di Pietrasanta, vidi mia 
mamma e I miei due fratelli con una scatola di scarpe plena di patate e polenta fritta, ce 
la allungo, e io e mio fratello quel giorno mangiammo. Facemmo trentadue chilometri a 
piedi, ci fermammo al castello di Monsumanno, dove anche li c'erano altri partigiani presi 
nel rastrellamento che fecero in quel periodo nelle zone di Pietrasanta, Ca' Majore. Da li 
poi ci presero e ci portarono alia Casa Pia di Lucca. 

Penso che questo sia accaduto verso it 12 o il 14 di agosto, dopo quattro 
giorni dai rastrellamento del "44. A Lucca ci fu una selezione: i vecchi 11 



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scartarono, scartarono anche i ragazzi, ma siccome io ero gia un ragazzo ben 
messo fui preso. Purtroppo non sapevamo di andare a finire in Germania, ci 
dicevano che ci avrebbero portato a fare le trincee lungo Pisa, nelle retrovie di 
Pisa. Invece un bel giorno, verso il 24, il 25 - abbiamo passato un po' di giorni tra 
Monsumanno, il castello e la Casa Pia - ci presero, ci caricarono sopra del nnezzi, 
dei camion e ci portarono a Bologna. Partimmo di notte. Pero non sapevamo 
dove andavamo. Arrivammo a Bologna, alle Casermette Rosse di Bologna. Penso 
di esserci arrivato verso il 24. Io dico di essere stato portato in Germania il 26, ma 
sono stato preso moiti giorni prima della deportazione. Alle Casermette Rosse di 
Bologna fecero una selezione, ci divisero in tre classi: la numero uno per andare 
a lavorare in Germania, la numero due per lavorare in Italia e nella numero tre 
misero quelli senza un occhio, senza un braccio, presi durante altri rastrellamenti. 

Io fui scelto per andare in Germania, mi dissero che mi avrebbero 
deportato in Germania. Da quel momento, non potendo dare comunicazioni ai 
miei genitori, incominciai a scrivere sui muri delle Casermette Rosse; Pierini 
Pietro e Pierini Franco deportati in Germania. 

Le Casermette Rosse a Bologna si trovano in periferia, verso la parte di 
San Donate (1), nella zona della Bologna bassa. Si chiamano cosi perche erano 
le caserme dei soldati ed erano di mattone. Quindi furono chiamate Caserme 
Rosse. Le guardie di queste caserme quando fui carcerato erano tedesche. 
C'erano dei medici tedeschi che visitavano colore che arrivavano. Ci facevano 
andare a petto nudo, e sopra il petto scrivevano: n. 1 Germania, n. 2 Italia, n. 3 
erano quelli che venivano scartati. Dopo due o tre giorni che eravamo li in attesa 
della destinazione, arrivo I'ordine di caricarci sopra dei pullman e ci portarono al 
campo di concentramento di Fossoli{2). 

Arrival a Fossoli assieme a mio fratello 

(si omettono le pagine successive) 

1) Zona Bolognina e I'esatta localita, quartiere a nord di Bologna - [n.d.r.]. 

2) Da Caserme Rosse vi era un collegamento trigiornaliero con Fossoli (di fatto 
C.R. alimentava Fossoli, senza C.R. Fossoli sarebbe stato un campo di 
prigionia semivuoto) - [n.d.r.]. 




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TESTIMONIANZA Dl RENZO SASSI, CARABINIERE DEPORTATO IN GERMANIA 
DISARMATO E CATTURATO A ROMA IL 7 OTTOBRE 1943 

Granarolo Emilia (Bologna), 25 febbraio 2005 

Sono un ex deportato militare; sono il Presidente Onorario della Sezione A.N.C. 
(Associazione Nazionale Carabinieri) di Granarolo delt'Emilia. 

Ringrazio il Comitato organizzatore ed in particolare 11 suo segretario SARTI 
Armando 11 quale ml ha Invitato a questa manifestazione in memoria dei Carabinieri 
deportati dopo I'S settembre 1943. La Legge 211 del 20 luglio 2000. istitutiva del "Giorno 
della memoria la SHOAH, all'art. 2 prescrive che nelle manifestazioni pubbliche si devono 
ricordare anche e deportati militari e civili italiani, ma sembra disatteso. 

Airs settembre prestavo servizio a Roma, alia caserma Pastrengo, al Gruppo 
Squadroni, col grado di vicebrigadiere appena conseguito; 11 mattino del sette ottobre, in 
violazione agli accord! in. base ai quali dovevamo continuare la nostra attivita istituzionale 
in Roma, nella citta aperta,venivamo radunati nelle varie caserme della citta ed awiati, 
con carri merci, alio Staiag Vil/A di Moosburg con otto giorni di viaggio. Poi assegnati, 
invia definitiva al campo di Rosenheim (Monaco). Sono- ritornato in Italia il 5 luglio 1945. 

Nella notte dal 9 al 10 settembre ho partecipato alia difesa di Roma, alia Magliana, 
con un reparto di carabinieri a cavallo della caserma Pastrengo con incarico di sostituire la 
Compagnia Alllevi Carabinieri, decimata, e comandata dal valoroso Capitano DE 
TOMMASO, insignito per quell'azione di MOVM (Medaglia d'Oro al Valore Militare). II 
nostro intervento risulto inslgnifjcante, visto che dovevamo affrontare con moschetti e 
mitra, la colonna di carri armati tedeschi diretti alia capitale; non ci fu altra soluzione alio 
sbandamento . 

Dalle memorie del nostro capo campo M.M. Carlo SABATTINI, ho appreso del 
nostro transito alia stazione di Bologna alle ore 04.45 del 9 ottobre, ma io ed i miei 
compagnia di priglonia Brig. Censi Gino e M.llo Passiu Camillo, non ce ne siamo accorti; 
ho saputo che un secondo treno su cui viaggiava II collega Ten. RICCHEO Angelo, prese 
la via del Brennero, mentre noi fummo di ti su Genova.la Francia del sud, la vallata del 
Rodano, Strasburgo, la Foresta Nera e Moosburg, indi Roseheim. 

Ricordo umiliante ed indelebile e stata Tentrata, a testa bassa.de! soldato vinto.al 
quale, dai vari reclnti InternI separati per nazione.via erano prigionieri lugoslavi, francesi, 
polacchi ed altri, i quali al nostro passaggio ci hanno accolto con le parole «Puu! traditorl, 
vi sta bene» . Nota piacevole, lnvece,e stata la sosta a DIano Marina, dove la popolazione 
ha potuto awicinarsi al vagoni, rifocillarsi e ricevere i messaggio fatti recapitare alia nostre 
famiglie . Pero il mio collega di corso BAVA Lorenzo, di Geneva, ha tentato la fuga, ma 
ripreso e state messo al muro.contro un vagone, e minacciato di fucilazione, ma per 
fortuna furono solo minacce . 

Ho lavorato alio sgombero delle macerie con i detenuti, in maggioranza civili e 
resistenti polltici; provenienti dai campi durisslml di repressione di DACHAU e 
MAUTHAUSEN , erano sorvegliatlssimi; noi da un lato del fabbrlcato e lore dall'altro; II 
distingueva I'abito a righe degll ergastolani. 

I Carabinieri lamentano 591 morti in Germanla, mentre i militari italiani deportati 
ammontano a 600.000. 

VI ringrazio per avermi ascoltato. 

Renzo Sassi 

[n.d.r.: causa malattia I'intervento scritto venne letto il 25 febbraio 2005 in occaslone del 2° 
ricordo dei Carabinieri dl Caserme Rosse] 



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TESTIMONIANZA Dl LUIGI LORENZATO 
NATO A REVELLO, CUNEO IL 23 DICEMBRE 1919 

L'8 settembre 1943 mi trovavo aH'aeroporto di Firenze Peretola col grado di aviere 
scelto. I miei superiori diedero ordine di fuggire per sottrarsi ai tedeschi. A piedi 
attraversando la campagna incontrai contadini che mi permisero di togiiere la divisa e 
mettermi in borghese. Eravamo un piccolo gruppo della stessa caserma, raggiungemmo 
una stazione ferroviaria di cui non ricordo il nome e prendemmo il treno per Bologna. 

Arrivati a Bologna, appena scesi dal treno, i tedeschi erano in attesa e ci 
catturarono tutti. A piedi, scortati dai tedeschi e dai fascisti armati con fucili e baionetta 
montata, fummo condotti a Caserme rosse di Bologna, dove rimasi imprigionato due 
settimane prima del viaggio con il carro bestiame che in 7 giorni ci condusse in Germania 
a Wuppertal. 

Sono tomato in Italia nel mese di agosto del 1945, in quanto alia liberazione gli 
americani mi ricoverarono perche non ero in grado di muovermi e di affrontare il viaggio. 
AI momento della liberazione pesavo 40 kg rispetto al mio peso naturale di circa 60 kg. 

Durante la detenzione avevo subito privazioni, percosse e violenze. Con i pugni mi 
hanno scalzato tutti i denti incisivi, cosi non sono piu riuscito a suonare musicate, il 
bombardino, che suonavo nella banda musicale di Revello. 

Nel giorni trascorsi a Caserme rosse sentivo tutti i giorni, spesso, colpi di arma da 
fuoco che erano indirizzati verso chi tentava la fuga. Numerosi miei compagni di prigionia 
persero la vita mentre tentavano di fuggire, per mano dei tedeschi. In una occasione 
avevo aiutato alia fuga un prigioniero, con altri fui messo in fila per riconoscere chi aveva 
aiutato il fuggitivo. Rimasi terrorizzato di essere riconosciuto, fortunatamente i tedeschi mi 
scrutarono, ebbl un colpo di fortuna e passarono oltre. 

Nei lunghi mesi trascorsi in Germania subii un trattamento bestiale. Poco o nulla da 
mangiare, un piccolo errore nel lavoro comportava la fucilazione. 

Nel lager vedevo uomini ridotti a larve, morti o in fin di vita che venivano condotti 
con le barelle al vicino forno crematorio, dal camino vedevamo il fumo che di continue 
veniva alimentato dai nostri compagni, che piu spesso che morti erano ancora in vita 
quando venivano infilati nella bocca deH'inceneritore. 

Luigi Lorenzato 
Bologna, 29 novembre 2005 

[n.d.r. : La testimonianza e stata letta, Lorenzato assente per malattia, il 24 febbraio 2006, 
in occasione del 3° ricordo dei militarl, dei Carabinieri e dei civili rastrellati e deportati da 
Caserme Rosse] 




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TESTIMONIANZA Dl VITTORiO MASETTI, PARTIGIANO, CLASSE 1926 

(deceduto il 7 giugno 2006) 

Nel 1944 mi trovavo a casa, nel mJo paese di nascita, Zola Predona; gia da alcuni 
mesi ero partigiano della 63^ Brigata Bolero. II 7 ottobre 1944 i tedeschi iniziarono un 
grosso rastrelJamento che da Zola si dirigeva verso Sasso Marconi e Marzabotto. Temevo 
che i tedeschi avessero catturato i miei due fratelli. Sono andato sul retro della mia 
abitazione dove ho visto un tedesco che, armato di mitra, con la canna spintonava alia 
schiena mia madre. Mi sono awicinato tentando di proteggere mia madre, riuscendo a 
distogliere I'attenzione del tedesco, che mi rifilo un colpo alia schiena con il calcio del 
mitra. 

Poco prima avevo tentato di nascondere la pistola che portavo sempre addosso fra 
il materials della lavandeha, intento che mi era parzialmente riuscito. II tedesco non bado 
piu a mia madre, ma presto attenzione solo a me. Riuscii a spiegare in dialetto a mia 
madre di occultare meglio la pistola, mentre il tedesco mi faceva entrare nella mia 
abitazione. Poco tempo dopo io ed una moltitudine di rastrellati della mia zona venimmo 
messi in fila ed a piedi, scortati da sentinelle armate, venimmo incamminati verso le 
Caserme rosse di Bologna. 

Durante il tragitto 4 miei compagni di sventura che tentavano di fuggire vennero 
immediatamente fucilati, rendendo cost chiaro che ogni tentative di fuga poteva costare la 
vita. La sera del 7 ottobre alle ore 21 circa, arrivammo a Caserme rosse. Ci fecero entrare 
e ci rinchiusero nelle ample camerate, disadorne, dove c'erano pochi pagliericci non 
sufficienti per tutti i prigionieri. Fu una notte di incubo, pensando al pericolo corso ed a cio 
che ci attendeva. Ero prigioniero con i miei due fratelli, i nostri genitori a casa. 

Nel campo di Caserme rosse mancava I'acqua, i miei due fratelli, fontanieri come 
me, si offrirono di riparare I'impianto, per renderlo funzionante. II giorno 8 ottobre 1944 
riuscirono a rimettere in perfetto funzionamento I'impianto di acquedotto del campo. 
II giorno 11 ottobre i tedeschi ci inquadrarono di nuovo per la deportazione e fra i 
prigionieri c'erano anche i miei due fratelli. Ci condussero con delle autocorriere a Fossoli, 
in comune di Carpi in provincia di Modena. Arrivati a Fossoli rimanemmo due giorni, la vidi 
tanti bambini ebrei, che appresi andavano tutti verso la morte. 

Sempre con il gruppo di Bologna ripartimmo verso nord, attraversando in barca il 
Po in plena, passando vicino al lago di Garda arrivammo a Verona. Eravamo in treno, 
vagoni bestiame, 53 uomini per vagone. Nel mio vagone c'erano uomini, donne, vecchi e 
bambini. 

Arrivato in Germania mi misero a lavorare in una officina. Quando gli americani 
bombardavano venivamo addetti alia rimozione delle macerie. Mi trovavo in un campo 
vicino a Berlino, dove appunto ci portavano a rimuovere le macerie. 

Si facevano lavori massacranti con cibo scarso e grandi pericoli, specialmente 
quando ci costringevano a salire al terzo o quarto piano di edifici pericolanti. 

Alia liberazione sono rientrato in Italia il 1** maggio 1945. Prima della partenza 
pesavo 72 chili, al rientro ne pesavo 49. Avevo perso nel mio periodo di prigionia 23 chili. 
Se la prigionia fosse durata ancora non so se ce la avrei fatta. 

Vittorio Masetti 

Bologna 21 febbraio 2006 

[n.d.r.: La testimonianza di Vittorio Masetti e stata letta, lui assente per malattia, il 24 
febbraio 2006, in occasione del terzo ricordo dei rastrellati e deportati di Caserme Rosse] 



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TESTIMONIANZA Dl CARLO COLOMBARI NATO A BOLOGNA, IL 26 GiUGNO 1926 

Mi ricordo il giorno deirarmistizio dell'S settembre 1943, davanti alle Caserme rosse 
ho visto un carro armato tedesco e militari a piedi davanti al portale di via di Corticella, 
mentre veniva tenuto sotto tiro la caserma dell'esercito italiano. 

L'episodio che racconto avvenne la mattina di quel giorno se ben ricordo. 
Nei giorni e nei mesi successivi \'B settembre tutti i giorni i tedeschi portavano una 
moltitudine di militari italiani che venivano rastrellati per essere poi deportati in Germania, 
uniti ai militari venivano rastrellati anche civili. 

Carlo Colombari 

Bologna, 28 novembre 2005 




Militari bolognesi rastrellati alia bolognina nell'ottobre '43 e transitati dalle 
Caserme Rosse: Marchesini Gaetano al centro con Dovesi Gino e Tosti 
Roberto. Foto Archivio Marchesini Amedeo 

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DA "VENTI MESI SUL GARDA" Dl ALESSANDRO COVA - NEWTON EDITORE - ROMA 

Enrico Caviglia. ricevendo Rodolfo Graziani, gliele canto chiare: «A che serve il tuo 
Governo» domando «se non e capace di far cessare Toccupazione tedesca, la quale non 
ha piu ragione di essere?». E ancora: «Ho ammirato al cinegiornaie i primi reparti in armi. 
Bei soldati! Non e con loro clie continuerai la guerra». Aveva perfettamente ragione, 
Graziani non poteva che convenirne. La prova del suo turbamento e in due appunti, datati 
8 ottobre 1943 e conservati all'Archivio di Stato. .11 primo. in forma di interrogative, 
specifica:«Questione fondamentaie. I tedeschi intendono trattare I'ltalia alia stregua di 
Paese occupato?». II secondo e una risposta all'interrogativo: «Le autorita tedesche 
hanno create il Governo fascista a puro motive di interesse politico interne tedesco». 

Ma ormai era tardi per tirarsi indietro. Kesserling incalzava minacciando «di 
riprendere i rastrellamenti, di bombardare le caserme dei Carabinieri, di rivalersi suile 
famiglie degli ufficiali». Graziani decise di giocare d'anticipo. Meglio sbrogliare quel nodi 
fra italiani, alFitaliana. Su base volontaria. forni a Kesserling i lavoratori richiesti per il 
tramite di un apposito ispettorato militare dei lavoro. Nell'aprile '45 la forza-lavoro reclutata 
dairispettorato sara di 300 mila persone. Al processo il Maresciallo dira. «Se non altro 
evitai a 300 mila infelici la deportazione in Germania». Anche con gli ufficiali Graziani se la 
cavo bene. Riusci ad escludere gli ufficiali di complemento. o in congedo, o della riserva. 
ottenne che il trasferimento obbligato in Italia settentrionale fosse attuato nei confronti dei 
soli ufficiali in servizio permanente effettivo. II Pubblico Ministero, nel 1948, lo accusera 
«di aver intimidito i quadri ufficiali prospettando loro, in case di mancata ubbidienza,. una 
notte di San Bartolomeo». II Maresciallo neghera «Erano i tedeschi a meditare una notte 
di San Bartolomeo, mi limitai a informare gli interessati dei pericolo che correvano». 

I carabinieri romani vennero deportati tutti in Germania. Una brutta storia una taccia 
d'infamia che Rodolfo Graziani stentera a scrollarsi di dosso. Sul drammatico episodic 
esistono due opposte versioni. II colonnello Delfino comandante interinale deirArma nella 
capitale, raccontera: «ll 6 ottobre 1943, in mia presenza, il Maresciallo firmo I'ordine di 
disarmo dei Carabinieri. Invano tentai di oppormi. Nella notte fra il 6 e il 7, per fortuna, 
moiti militari disertarono La mattina del 7 ottobre i tedeschi prelevarono i Carabinieri 
rimasti al loro posto e, in treno, li tradussero in campo di concentramento». Graziani, al 
contrario. la mettera nel mode che segue: «Delfino ignora I'antefatto, soltanto io 
conoscevo le reali intenzioni di Kesserling. II 6 ottobre implorai il colonnello di recarsi con i 
suoi uomini a Zara, assediata dai partigiani jugoslavi. 

Se impiegati in operazioni belliche, infatti, i Carabinieri sarebbero stati alle dipendenze 
del mio Ministero era Tunica possibilita che avevo per aiutarli. Delfino rifiuto, temeva uno 
squagliamento generale. Lo squagliamento, peraltro, era gia in corso tra licenze e 
permessi di malattia i Carabinieri romani, 7.300 il giorno dell'armistizio. superavano di 
poco i 4.000 un mese dope. II rifiuto del colonnello non mi lascio scelta. Buffarini Guidi. 
Ministro dell'lnterno, rifiutava ogni interessamento per lui e per i fascisti i Carabinieri erano 
gli assassini di Ettore Muti, i complici del 25 luglio. Disposi il disarmo. Cori i tedeschi avevo 
stretto un patto: i Carabinieri avrebbero raggiunto Fidenza per essere poi smistati presso i 
vari comandi dell'Arma operanti a! nerd. 11 7 ottobre le SS accompagnarono alia stazione 
1.500 inermi Carabinieri li fecero salire su un treno. su un normale treno, non :sui carri 
bestiame, e li portarono via. Allorche appresi che il treno anziche fermarsi a Fidenza, era 
filato dritto in Germania, misi a soqquadro i'ufficio del generale Stahel. Mi rispose di 
calmarmi si trattava di un errore, di una disposizione male interpretata. Inviai in Germania 
una Commissione guidata dal colonnello Chierico. esigevo la restituzione dei 1.300 
deportati e di altri 10.000 Carabinieri catturati 1'8 settembre. La Commissione, purtroppo, 
fu sballottata da Erode a Pilato e, tempo un mese, torno in Italia a mani vuote. E la verita, 
lo giuro». Benche esauriente e accolta per buona dai giudici militari. la spiegazione dei 



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Maresciallo non bastera a dissipare i sospetti. Graziani venne ingannato dai tedeschi o si 
rese complice dei tedeschi? E un quesito tuttora in piedi, irhsolto. 

L'1 ottobre '43. telegramma urgente dal Quartiere GeneraJe del Fuhrer. Teste: « II 
Fuhrer desidera conferire il giorno 15 con S.E. il Maresciallo d'ltalia Rodolfo Graziani. 
Ministro della Difesa nazionale della Repubblica socialista [sic] italiana. Firmato: Winthelm 
Keitel». Quelle del Signore della guerra, naturalmente. non era un invito, era un ordine. 
Insieme ai colonnelli Zingoni e Dollmann. Graziani, il 13 ottobre, parti in volo da Guidonia 
per Rastenburg, nella Prussia orientale. Hitler lo aspettava nella sua baracca-comando, 
nascosta all'osservazione aerea nemica da un bosco di pini, I due si conoscevano di vista, 
si erano incontrati a Roma nel '38, «una giomata particolare» per diria con il regista Ettore 
Scola. Rivedendosi, provarono entrambi una penosa impressione. II Fuhrer trovo Graziani 
«vecchio e incanutito». E il maresciallo (daH'autobiografia): «Adolf Hitler m'apparve 
invecchiato di quindici anni, senza piu alcuna prestanza nella persona. II giubbetto 
cinerino del tipo austriaco dell'altra guerra, i pantaloni lunghi neri, le scarpe basse di 
coppale lucido, lo facevano rassomigliare a un monaco vestito in borghese. L'andatura 
era curva, I'occhio privo di durezza, quasi smorto». II «monaco», comunque, sapeva cio 
che voleva. All'lnizio, dinanzi al fuoco di un caminetto, si mostro cortesissimo: «Sono 
spiacente che proprio a voi sia toccato questo ingrato compito», disse a Graziani. E 
inoltre: «Malgrado I'ingiusto trattamento ricevuto e stato giusto da parte vostra accettare 
rincarico. Un soldato non puo rimanere fuori dai campo dell'azione e deironore». Conclusi 
i convenevoli. Hitler entro nel vivo del discorso e divenne durissimo. A! Maresciallo, che 
intendeva chiedergli di che armare 25 division!, tappo la bocca con un «.nein» perentorio. 
Graziani scese a 4 divisioni con la speranza di risalire a 8, magari a 12, il Fuhrer 
sembrava neppure ascoltarlo. Keitel insisteva con gli operai, sptegava: «Un mllione di 
lavoratori italiani in Germania equivalgono a un milione di nuovi soldati germanici al 
fronte». L'antifona era trasparente. Ai tedeschi dei soldati italiani non importava niente, gli 
italiani andavano bene soltanto come manovalanza. II Maresciallo s'impunto, almeno 4 
divisioni, e i generali che facevano corona a Hitler gii saltarono addosso. Ne derivo una 
bagarre resa incomprensibile dalla scarsa conoscenza reciproca delle rispettive lingue. 
Alia fine, pensando di aver spuntato tre condizioni importanti (arruolamento degli internati, 
armamento misto italo-tedesco, addestramento in Patria), Rodolfo Graziani s'indusse a 
firmare un protocollo di massima che precisava I'esatto contrario. I soldati della RSI 
sarebbero stati reclutati fra i giovani e i giovanissimi, all'armamento avrebbe provveduto il 
Governo italiano, I'addestramento sarebbe avvenuto In Germania. 




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LE CASERME ROSSE Dl BOLOGNA 

VOCE DEL DIZIONARIO PREPARATA DA NAZARIO SAURO ONOFRI 

PER LA SECONDA EDIZIONE DEL VOLUME 

"BOLOGNA DALL'ANTIFASCISMO ALLA RESISTENZA" 

(Bozza non corretta daH'Autore) 

Prima delio scoppio deila guerra del 1940, in via di Gorticella 147 (Bo) - 
all'epoca la zona si trovava in aperta campagna - furono costruiti sei edifici destinati 
ad ospitare una scuola per ufficialt del Corpo di sanita deU'esercito. Per il colore dei 
iaterizi in cotto usati, gli edifici furono chiamati le "Caserme Rosse". Nei primi giorni 
del settembre 1943, dopo Toccupazione nazista, nei sei edifici furono ammassati i 
militari italiani fatti prigionieri, in attesa di essere deportati in Germania. Pare che un 
militare, che aveva tentato I'evasione.sia state fucilato. Nell'ottobre 1943 furono 
sicuramente detenuti nelle caserme alcune centinaia, se non un migliaio di carabinieri 
della Legione di Roma. 

Erano stati catturati il 6 e 7 ottobre e deportati alia vigilia della deportazione 
degli ebrei romani. II colonnello della SS Albert Kappier , non fidandosi di lore, ne 
aveva ordinate I'arresto e la deportazione. L'ordine, che secondo i servizi segreti 
americani, proveniva direttamente da Berlino, per volere di Adolf Hitler, venne fatto 
proprio dal ministro della difesa della "Repubblica" di Salo Rodolfo Graziani che 
ordino al generate Gasimiro Dolfini, comandante facente funzioni dell'arma il disarmo 
dei carabinieri in Roma, con trasferimento dei compiti prima assegnati all'Arma alia 
Pollzia Africa Italiana (PAI). Gli armamenti e gli uomini dell'Arma furono presi dai 
tedeschi. E' Importante rilevare che il disarmo dei carabinieri anticipo di 9 giorni il 
rastrellamento awenuto il 16 ottobre 1943 dei 1.027 ebrei romani che vennero 
tmmediatamente deportati. Esiste quindi, come hanno rivelato i servizi segreti 
americani, un precise collegamento fra disarmo e deportazione dei carabinieri romani 
e il successive rastrellamento del ghetto di Roma. 

Dei carabinieri romani non si sa quanti giorni sostarono a Bologna, prima di 
essere deportati in Germania. Alcuni, che avevano tentato la fuga, pare siano stati 
fucilati. Le esecuzioni awenivano davanti al muro di cinta nella zona nord-est, dove 
sono ancora oggi visibili i segni lasciati dai proiettili. 

II 4.8.44 fu la volta di alcune centinaia i carabinieri (forse 400) catturati dai 
tedeschi nella caserma di via Magarotti (oggi via dei Bersaglieri) e successivamente 
deportati in Germania. I carabinieri che furono deportati da caserme rosse furono 
almeno 2.000 nei corso del periodo di funzionamento del campo. Alle caserme rosse 
fu sistemato il comando dell'Arbeitinsatz, I'organizzazione tedesca preposta al 
reclutamento dei lavoratori che richiedevano di recarsi in Germania per lavoro. 
Dall'estate 1944 in poi I' Arbeitinsatz si interesso dei lavoratori rastrellati da tedeschi 
e fascisti da inviare coattamente in Germania. 

Quel poco che si sa sulle "caserme rosse" e opera di don Giulio Salmi. 
Ordinate sacerdote il 18.12.43, nei febbraio 1944 inizio a esercitare II suo ministero 
pastorale in quelle che puo essere definite un campo di transito e di selezione per 
militari e civili italiani destinati ai lager nazisti o al lavoro coatto. Nelle "caserme rosse" 
arrivarono e sostarono, sia pure per breve tempo, migiiaia di deportati rastrellati in 
Emilia-Romagna, Marche, Umbria e soprattutto Toscana. A parere di don Salmi oltre 
35 mila persone vi transitarono, per un periodo piu o meno lungo (Don G. Salmi, 
Testimone dello spirito, Bologna, 2003, p.p. 19-20). II sacerdote organizzo un 



31 



servizio, la Pro rastrellati o Pro-ra, per dare assistenza materiale e spirituale ai 
deportati in transito. II 10.10.44 i tedeschi lo cacciarono con la forza dalle caserme 
con I'accusa di avere aiutato alcuni deportati ad evadere. II 12.10.44 un pesante 
bombardamento aereo americano distrusse cinque dei sei edifici. II campo di transito, 
da quella data, cesso praticamente di funzionare e il comando dell'Arbeitnsatz fu 
trasferito in Viale Aldini 17 e successivamente in Piazza di Porta Saragozza 
neH'edificio a fiance del Liceo Righi. II 25.7.83 all'ingresso della caserma e stata 
murata questa lapide: Li chiamarono rastrellati/ erano migliaia di uomini di tutte le eta/ 
concentrati in questo campo di smistamento/ prima stazione di una lunga via crucis/ 
verso lager nazisti/ qui alle caserme rosse/ conobbero il braccio violento/ 
deN'oppressore/ e il cuore di Bologna/ offri pane asilo solidarieta ed amicizia/ 
restituendo la speranza/ di un avvenire di liberta e di pace. A fianco della lapide 
predetta il 25 febbraio 2004 e stata murata una lapide che cosl recita: Cominciarono 
ad arrivare dapprima i Carabinieri/ uomini colpevoli d'aver prestato un solo 
giuramento/ poi civili, gente di Toscana e delle Marche/ strappati con la forza alle 
famiglie/ e alia terra che li aveva visti nascere/per andare a morire, la maggior parte 
di loro/ al di la del Brennero/ I Carabinieri Reali di stanza a Roma/ il 25 luglio su 
ordine del Re/ avevano arrestato Mussolini/ migliaia di questi uomini/ che non si 
erano piegati alia repubblica fascista di Salo/ furono fatti disarmare dal Maresciallo 
Graziani/ nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 1943/ dieci giorni prima del rastrellamento 
nazista/ nell'antico Ghetto Ebraico Romano/privati della liberta ma non della dignita/ 
transitarono a testa alta per Caserme Rosse/ verso i lager di Hitler/dove 
combatterono I'ultima battaglia. II 24 febbraio 2006 alle due lapidi murate in 
precedenza si e aggiunta una terza lapide cosl incisa: Dopo I'armistizio dell'S 
settembre 1943/ Caserme Rosse divennero campo di transito per militari italiani di 
ogni arma dell'esercito/ della marina e dell'aeronautica/ catturati dai tedeschi per 
essere deportati nei lager/ chi si ribellava o tentava la fuga/ veniva fucilato senza 
pieta/ giunti nei campi di prigionia/ conobbero la furia distruttrice del nazismo/in 
memoria del sacrificio di quegli uomini/ dimenticati eroi/rendiamo oggi onore ai 
caduti/ e riconoscenza ai soprawissuti/. 

Bibliografia. L. Aquilano, "... vengono i tedeschi e ci prendono in casa"; S. Mariani, il 
cappellano dei rastrellati, pp. 386-388 e il Dottor De Biase, pp. 394-396 in Cuore 
1944; F. Gambetti, L'ultima leva. Testimonianza di don Salmi in RB3 pp. 407-410. 




32 



BOMBARDAMENTO SU CASERME ROSSE DEL 12 OTTOBRE 1944 
( Dall'opera di Gastone Mezzanti "Obiettivo Bologna" - "Costa Editore") 




A SINISTRA, 

CASERME ROSSE NELLA 
FOTO SCATTATA IL 
5 OTTOBRE 1943 
DALVELIVOLON°341 
DEL 419° SQUADRON 
APPARTENENTEAL 
301° BOMB GROUP. 
(National Archives at 
College Park, USA) 



SOTTO, IL 12 OTTOBRE 1944 IL 450° B.G. ATTACCO' ACQUARTIERAMENTI DI 
TRUPPE (IN REALTA' ERA CASERME ROSSE, ERA IL LAGER DI BOLOGNA!) CON 
750 BOMBE DA 100 LIBBRE (CIRCA 43,5 Kg), NEL DOCUMENTO VENGONO 
INDICATE LE AREE DOVE ESPLOSERO GLI ORDIGNI 



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A.N.P.I. - Associazione Nazionale Partigiani d'ltalia 

Sezione Bolognina - Via di Corticella 145 - 40129 Bologna 

Comitato Unitario Democratico Antifascista della Bolognina e del Navile 

Via di Corticella 145 - 40129 Bologna 

RICERCA STORICA SUL CAMPO DI PRIGIONIA DI 
CASERME ROSSE DI BOLOGNA 

STIAMO RACCOGLIENDO TESTIMONIANZE DI RASTRELLATI O 

DEPORTATI TRANSITATI DALLE CASERME ROSSE DI BOLOGNA, NEL 

PERIODO 8 SETTEMBRE 1943-12 OTTOBRE 1944, 

LE TESTIMONIANZE POSSONO ESSERE DIRETTE, CON RICORDI O 

DOCUMENTI DI VITTIME DEI RASTRELLAMENTI O DELLE 

DEPORTAZIONI OD INDIRETTE, DI PARENTI ED AMICI DI CIVILI E 

MILITARI, CARABINIERI, RASTRELLATI E DEPORTATI. 

ABBIAMO BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO IN QUANTO DI QUESTA 

' VICENDA SI CONOSCONO POCHE VITTIME E TESTIMONI, A CAUSA 

DELLA COMPLETA DISTRUZIONE O SCOMPARSA DEGLI ARCHIVI DEL 

CAMPO, CIO' ANCHE IN CONSEGUENZA DEL BOMBARD AMENTO AEREO 

DEL 12 OTTOBRE 1944, CHE RASE QUASI COMPLETAMENTE AL SUOLO 

CASERME ROSSE. 

LA NOSTRA RICERCA HA, COME SCOPO PRINCIPALE, LA PIU' ES ATTA 

DETERMINAZIONE DEL NUMERO DI VITTIME COMPLESSIVE DI 

CASERME ROSSE; DI QUEL TREMENDO PERIODO IN GUI TEDESCHI E 

FASCISTI LAVORAVANO CONTRO GLI ITALIANI PER DEPORTARLI NEL 

SISTEMA NAZISTA VOLUTO DA ADOLF HITLER, SISTEMA CHE PER 

FUNZIONARE NELLA GUERRA CONTRO IL MONDO E L'UMANITA' IN 

CORSO AVEVA BISOGNO DI MILIONI DI MODERNI SCHIAVI CHE 

SUBIVANO UN TRATTAMENTO-NEL 20° SECOLO- MOLTO PEGGIORE 

DI QUELLO IN USO NELL'ANTICA ROMA. 

INVITIAMO CORTESEMENTE CHI, VITTIMA O A CONOSCENZA DEI FATTI 

DI CASERME ROSSE, CHE CI VORRA' AIUTARE DI SCRIVERCI INVIANDO 

IL SUO NOME ED UN SUO RECAPITO ALLE NOSTRE SEDL CQPIANDO 

L'INDIRIZZO DALL'INTESTAZIONE DI QUESTA PAGINA. 

SARA' NOSTRA CURA PRENDERE IMMEDIATI CONTATTI PER FISSARE 

UN APPUNTAMENTO DURANTE IL QUALE VERRA RACCOLTA LA 

, TESTIMONIANZA. IL MATERIALE RACCOLTO, UNITAMENTE AD ALTRO 

GIA' IN NOSTRO POSSESSO, SERVIRA' PER PREPARARE UNA ULTERIORE 

PUBBLICAZIONE IN ONORE DI TUTTE LE VITTIME DEI 

RASTRELLAMENTI E DELLE DEPORTAZIONI. 



34 



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II "Muro dei fucilati" - Recinzione interna lato Nord Est - Foto scattate il 4 febbraio 2004 





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35 



VIABILITA' E COLLEGAMENTI FERROVIARI DACASERME ROSSE NEL 1943^W 

(Elaborazione da una foto tratta dali'opera di Gastone Mazzanti "Obiettivo Bologna" 

Costa Editore - La foto e datata e descritta a pag. 33) 

ILMURODEIFUCILATI 

Caserme Rosse e ubicata oggi all'uscita 7 della Tangenziale di Bologna (direzione 
centra citta), che ora affianca il lato nord della caserma. 

Nel 1943-44 a Caserme Rosse si poteva arrivare sia dall'ingresso principale di via 
Corticella, che dalla porta carraia di via Saliceto. A poche centinaia di metri dalla 
caserma, con direzione Bologna centre, le due strade intersecano in sottopasso la linea 
di Cintura Ferroviaria. Era cioe molto facile raggiungere i binari sulla massicciata tramite 
due salite, una piu piccola e stretta su via Saliceto, I'aitra piu grande e larga su via 
Corticella. Con il fascio di binari che si biforca a destra si raggiungeva il Mercato 
Ortofrutticolo di via Fioravanti e la Stazione ferroviaria Centrale di Bologna, mentre con il 
fascio dei binari che prosegue dritto (in basso guardando la foto) si raggiungevano tutte le 
direzioni; Verona, Ferrara, Padova, Venezia, Milano, ecc. 

Guardando la foto della caserma, in alto a sinistra si trova il muro di recinzione (i! 
tratto nord rimasto in piedi), che nei giorni di preparazione di questa pubblicazione 
abbiamo chiamato "IL MURO DEI FUCILATI". Per il memento e state esaminato con 
grande attenzione solo nella parte che allora si trovava in prossimita dei fabbricati in quel 
memento destlnati ad alloggio per famiglie di ufficiall. Su questo muro sono visibtii declne, 
centinaia, migliaia di fori di proiettile! L'argomento storico - investigative sara da 
approfondire nei pressimi anni, perche apre scenari scenvelgenti nella ricerca della verita 
su Caserme Rosse (alia pagina 35 e pessibile vedere due foto con particolari del mure 
colpito dai colpi di fucile). 

Linea Cintura 
Ferroviaria 



Via Saliceto 



Via Corticella 




Cintura direzione 
Bologna Centrale 
Mercato Ortofrutticolo 



Cintura tutte 
le direzioni 



36 



CONVERSAZIONE CON RINO BONORA, PARTIGIANO CLASSE 1926 

( domande di Armando Sarti ) 

Bologna, 01 febbraio 2007 

Nel mesi di novembre 1943 venni a lavorare alia fabbrica elettromeccanica 
dentale Castellini, ubicata di fronte alle Caserme Rosse. 

Verso la fine del 1943, dovendo nelle mie attivita cercare nei magazzini materiali 
da lavorare, arrivavo ad una finestra posta davanti al muro di recinzione di Caserme 
Rosse. 

Li giunto udivo dei colpi di fucile, colpi singoli abbastanza rawicinati, indirizzati 
verso i fuggitivi. Pol di seguito, dopo un certo lasso di tempo si udivano colpi a raffica, 
evidentemente destinati a coloro che, catturati durante la fuga, venivano passati per 
le armi. Quest! sono i ricordi di Rino Bonora. 

D) Bonora la tua testimonianza concorda con altre riferite a quel periodo, sia 
testimonianze dirette, sia testimonianze indirette. 1 tedeschi dopo I'S settembre 
con i militari ed I carabinieri italiani non andarono per il sottile. E' certo che chi 
tentava la fuga veniva passato per le armi, pero mi devi spiegare come sei 
riuscito a legare 11 tuo udire con cio che accadeva. 

R) Durante un rastrellamento, mentre sulla nostra testa passavano grossi proiettili di 
cannone americani destinati alia Caserma del Genio Ferrovieri di 
Castelmaggiore, nel territorio di Corticeila I tedeschi setacciavano il territorio 
palmo a palmo. Se non ricordo male, era una mattlna del mese di novembre, un 
sabato e mi trovavo con tre amici: Luciano Mandrioli (classe 1926), Giorgio Busi 
(classe 1927) e Romano Borghi (classe 1928), venimmo tutti catturati. Ci 
portarono dentro il cinema di Corticeila, che trovammo gia stracolmo di rastrellati. 
Quindi i tedeschi ci portarono in galleria. lo pensai siamo tutti ragazzi ci 
rilasceranno. In quella galleria eravamo in 25. Scoprimmo nostro malgrado che 
eravamo gli ostaggi che dovevano garantire che altri prigionieri, 100 secondo un 
ufficiale tedesco, non tentassero la fuga (questi erano parte degli uomini in 
platea), perche in caso contrario e fece un chiaro segno con la mano indicando la 
galleria dove noi ci trovavamo, 10 di noi sarebbero stati fucilati per ognuno dei 
fuggitivi che si fosse sottratto al lavoro coatto ordinate dai tedeschi. 
La mia abitazione distava meno di 100 metri dal cinema. Mia madre, appreso che 
ero prigloniero venne con una valigetta in cui aveva messo del pane, del salame 
ed altri generi (noi in famiglia ammazzavamo il maiale), preziosi per I'epoca. Noi 
eravamo stati rastrellati alle 11 di mattino, nel frattempo era venuto buio. Verso le 
17.30 partimmo a piedi per raggiungere la caserma vicino al Molino di Parisio, 
dove giungemmo verso le 21. Si era gia fatta sera. Ci condussero al 2° piano 
della caserma che conteneva carri armati. Nella notte alcuni prigionieri si resero 
conto che si poteva tentare la fuga aggrappandosi ad una grondaia che scendeva 
a fianco di una finestra. Al mattino, verso le 5 i tedeschi si awidero con la poca 
luce che c'era, dei fuggitivi. Iniziarono a sparare contro i fuggitivi. 
Col mattino, bloccata la fuga, i tedeschi operarono una selezione, controllando i 
documenti di ognuno. I giovani vennero rilasciati, insieme agli anziani 
ultrasessantenni. Trattennero tutti gli uomini dai 18 anni in su, solo se in buona 
salute. 



37 



I selezionati vennero inquadrati e sorvegliati da sentinelle tedesche armate, cosi 
ci condussero ancora a piedi al 3° Artiglieria, fuori porta D'Azeglio. Al 
mezzogiorno del giorno seguente il rastrellamento ho trovato una porta 
incustodita, dopo un salto di circa 7 metri dalla finestra da cui mi ero calato, sono 
riuscito a fuggire. Luciano Mandrioli mi aveva seguito nella fuga. Fuori la 
caserma lo aspettai. Mandrioli arrive zoppicando, perche si era rotto un piede. Lo 
aiutai a tornare a casa. Lo portai sulle spalle per lunghi tratti. Arrivammo sfiniti a 
Corticella alle 7 di sera, almeno 6 ore dopo la fuga. 

D) La tua storia rappresenta bene cosa succedeva in quel periodi agli uomini in eta di 
lavoro. Ma, vorrei tornare a Caserme Rosse, perche vorrei sapere meglio dei 
colpi di fucile che sentivi. Hai idea delle direzioni in cui fuggivano i prigionieri? 

R) I prigionieri tentavano la fuga da almeno tre punti, due a nord, uno verso ovest, 
lato via Corticella, uno verso est, lato via Saliceto, I'altro a sud, circa al centro 
della recinzione in direzione del centro raccolta latte. 

D) In realta dei tre punti di cui tu parii, del muro di cinta e rimasto solo il lato nord est, 
vicino a via Saliceto, perche gli altri punti, purtroppo, sono stati demoliti per lavori. 
Anche grazie alle cose che tu ci hai detto, I'amico Romeo Arbizzani ha fatto una 
ricognizione accurata del muro rimasto in piedi, cosi ha trovato I chiari segni dei 
colpi di fucile, sia singoli che di veri e propri plotoni di esecuzioni. Tra I'altro e 
interessante notare che si vedono chiaramente i colpi diretti alia testa, i colpi 
diretti al cuore; poi si vedono i colpi "pietosi" perche c'era chi nel plotone sparava 
alto, a destra ed a sinistra del condannato a morte, evidentemente di chi non 
voleva avere quell'uomo sulla coscienza. Cercheremo di fare una o due foto a 
quel muro, da mettere nella pubblicazione che stiamo preparando, quindi Bonora, 
dobbiamo alle tue indicazioni una importante scoperta che documenta cosa 
accadeva a Caserme Rosse. lo credo tu possa testimoniare solo per un breve 
periodo, vero? 

R) Di fatto io ero operaio alia Castellini nel solo mese di novembre, quelle che e 
successo prima o dopo non lo posso sapere. Ribadisco, stavo uno, due, tre giorni 
senza recarmi al magazzino a cercare materiali, ma quasi tutte le volte che ero 
verso le finestre che davano su Caserme Rosse i colpi di fucileria si sentivano 
chiaramente. Quindi i tentativi di fuga dei militari, perche allora i prigionieri erano 
solo militari e carabinieri a Caserme Rosse, erano molto frequenti. 




38 



NOTE SU CASERME ROSSE 

(Dall'opera di Nazario Sauro Onori "Gli Antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel 
bolognese (1 91 9 - 45), volume 1, Bologna dall'antifascismo alia Resistenza, pagina 1 6) 

"Nell'estate del 1944 i tedeschi rastreliarono in Toscana migliaia di persona e le 
trasferirono nel bolognese dove furono addette - dopo essere stata detenuta nella 
Caserme Rosse a Corticella (localita esatta: alia Bolognina; n.d.r.) ai lavoro di costruzioni 
di opera militari a - in particolare - la linea Gotica. Non poche di queste persone furono 
fucilata o persaro la vita in varia circostanze. Questi martiri possono figurare nel 
dizionario deirantifascismo bolognese? Sia pure con rammarico, sono stati esclusi quasi 
tutti". 

(dall'opera di Zelinda Resca (Lulu) "Un racconto sottovoce" edito dal Comune di 
Bologna - Quartiere Navile, pagina 12). 

[Soggetto della frasa sottostante sono i partigiani; n.d.r.] 

"Le azioni consistavano molto in sabotaggi di comunicazione, come la notta cha 
fecero saltara un tratto della linea farroviaria Bologna - Ferrara sulla quale doveva 
transitara uri convogllo di civili pralevati dalle Casarme Rosse e diretti ad un campo di 
concentramento in Garmania". 

INTERVENTO DEL VICEPRESIDENTE DEL COMITATO ANTIFASCISTA 
DANTE LONGARINI DEL 25 FEBBRAtO 2005, IN OCCASIONE DEL T RICORDO DEI 
CARABINIERI. MILITARI E CIVILI RASTRELLATI E DEPORTATI 

DA CASERME ROSSE 

Sono il vicapresidente del Comitate Unitario Democratico ad Antifascista della 
Bolognina a del Navile, sorto da oltre 7 anni con il praciso scopo di organizzare le 
commemorazioni di fatti e awanimenti accaduti nel nostro Quartiare e quelli awanuti a 
livello Nazionale riguardanti moment! storici dove il sacrificio per gli ideali di democrazia a 
di libarta chiamano il popolo alia lotta. 

Oggi commamoriamo quelli che passarono a sostarono in quasto luogo prima di 
assera deportati nei campi di sterminio, accusati solo di fadalta al lore giuramanto. Coma 
ricorda il nostro comunicato nel 1943 alia Caserme Rosse passarono circa 2000 
Carabinieri disarmati a Roma e nal Lazio a decine di migliaia di rastrellati, sia civili cha 
militari. sia cattolici che ebrei in attesa di essere condannati alio sterminio. Da questa 
immensa fortezza di disperati ecco sorgere la figura consolatrica del cappallano cattolico 
Monsignor Giulio Salmi, allora giovana ecclesiastico, nominate cappellano dei rastrallati 
dall'allora Cardinale Nasalli Rocca. Eravamo ai primi di marzo del 1943. Oggi egli e qui 
presente fra i fasteggiati a con lui ancha alcuni scampati all'immensa tragedia che la 
pazzia umana di sopraffazione di alcuni uomini avava saputo creara. 

Ringrazio a nome del Comitate che rappresento tutte le autorita civili, militari, 
politiche e religiose intervenute. Voglie terminara il mie intervento con le ultimo righe 
scritta sulla lapide pesta all'ingresso e cha ricorda I'avento "...furono disarmati ma non 
della dignita di uomini...transitarono a testa alta per le Caserme Rosse verse i lager di 
Hitler dove combattarone Tultlma battaglia. 

E\A/IVA L'lTALIA! Dante Longarini 



39 



CONVERSAZIONE CON FIORINO FIORINI, 

ADDETTO AL VETTOVAGLIAMENTO DEI PRIGIONIERI Dl CASERME ROSSE 

NEL PERiODO FRA IL MARZO ED IL SETTEMBRE 1944 

( domande di Armando Sarti ) 

Bologna, 15 gennaio 2007 

D) Carissimo Fiorini, tramite la storia di Caserme Rosse ci conosciamo alia fine del 
2003. abbiamo gia parlato molte volte. Oggi avrei bisogno che tu mi raccontassi 
cosa e successo dopo 1*8 settembre. 

R) L'8 settembre '43 mi trovavo al 3° Artiglieria di Bologna fuori porta D'Azeglio dove 
era finlto il 19 agosto come artigliere. Alia sera di quell'S settembre mi trovavo in 
caserma. Avevamo sentito dagli ufficiali la notizia dell'armistizio. Noi militari 
avevamo pensato di fuggire. Gli ufficiali ci dissero di non uscire perche la 
caserma era circondata dai tedeschi e chi usciva veniva immediatamente 
catturato. I cancelli erano chiusi. Avevamo i nostri cannoni armati puntati verso la 
porta in attesa degli eventi. Nulla accadde. La mattina del 9 venne il nostro 
colonnello comandante che fece aprire i cancelli, cost i tedeschi che stazionavano 
fuori poterono comodamente entrare. In tal modo, senza colpo ferire, senza lotta, 
senza opposizione, senza sparare un colpo, grazie al tradimento del colonnello, 
fummo tutti alia merce dei tedeschi. In poco tempo vennero requisite tutte le 
nostre armi e munizioni. Dal mattino vedevamo giungere nella nostra caserma 
militari di altre unita che erano stati rastrellati. cosi a sera II piazzale era pieno 
zeppo di uomini. Calo la sera. Quando fu buio con aitri 3 o 4 compagni ci 
awicinammo alia recinzione verso S. Michele in bosco, in un punto dal quale si 
era assentata la sentinella tedesca. Cera un buco nella recinzione che era stato 
chiuso con dei sacchi di sabbia. Abbiamo rimosso velocemente i sacchi e siamo 
fuggiti. 

D) La prima cosa che hai fatto e stata cercare abiti civili vero? 

R) Per fortuna avevo amici in via S. Mamolo. Mi recai da loro che mi dettero subito 
abiti civili e visto che era buio mi offrirono il pernottamento. II mattino dopo - era il 
10 settembre - mi incamminai verso casa e senza brutti incontri arrival a Sala 
Bolognese a casa dai miei. 

D) Allora sei rimasto nascosto a casa? 

R) Non uscivo, cercavo di non farmi vedere da nessuno. Sono passati cosi alcuni 
mesi, poi un giorno di febbraio arrive una cartolina a mio padre in cui c'era scritto 
che lui, accompagnato dal figlio Fiorino, la sera stessa alle ore 21,00 doveva 
presentarsi alia casa del fascio di Padulle di Sala Bolognese. Era chiaro che non 
andare o fuggire avrebbe messo in pericolo mio padre e la mia famiglia. Cosi 
molto mal volentieri ci recammo all'appuntamento richiesto. 

D) Allora cosa chiesero i fascist!? 



40 



R) Con minaccia a mio padre ed alia famiglia mi imposero di recarmi al distretto 
militare di Bologna, dove mi presentai alcuni giomi dopo. Per fortuna, dopo 
essere stato a Vercelli, venni fatto abile solo per servizi sedentari per motivi di 
cagionevole salute. 

D) Quando arrivasti a Caserme Rosse? 

R) Ai primi di marzo del '44 arrival a Caserme Rosse, come militare addetto al 
vettovagliamento. Miei compagni erano il sergente cuoco Giannino Pelotti, suo 
fratello Rino, militare come me ed altri 10-11 militari di cui non ricordo ii nome. 

D) Chi c'era in Caserme Rosse? 

R) C'erano uomini e donne rastrellati, che entravano e uscivano con un ritmo 
frenetico. Come una fisarmonica si riempiva a dismisura il campo, poi il giorno 
stesso lo si svuotava e cosl via. Noi preparavamo centinaia, migliaia, anche 1500 
pasti al giorno per i prigionieri. lo ero addetto alia spesa, conosco bene 
I'andamento perche giorno per giorno il capitano di cucina mi dava il buono di 
prelievo con il quale mi recavo al 3° Deposito Misto di Viale Panzacchi a ritirare le 
derrate alimentari. Rimasi fine a settembre 1944. furono quindi sette i mesi in cui 
rimasi a Caserme Rosse. 

D) Fiorini, sei in grado di valutare quanti pasti venlvano preparati ogni mese? 

R) Come minimo i pasti mensili erano circa 15.000 se non di piu. La gente in massa 
veniva scaricata la notte, la notte successiva ripartiva. Di fatto la permanenza era 
di un giorno o a volte anche meno. 

D) Fiorini ti e capitate di assistere a violenze verso i prigionieri. 

R) Ricordo un giorno che avevano preparato il rancio per 1500 persone, uomini e 
donne. Era ormai Cora di pranzo ed i tedeschi invece di permettere la 
distribuzione dei pasti inquadrano tutti per la partenza. Vista questa nuova 
situazione il sergente di cucina Giannino Pelotti ci diede ordine di prendere tutto il 
pane che avevamo e di gettarlo fuori dalla finestra, in mode che i prigionieri lo 
potessero prendere per II viaggio. 1 tedeschi intervennero molto cattivi e con il 
calcio del fucile colpirono tutti quelli che cercavano di prendere una pagnotta. Fu 
una scene terribile. Non spararono. Ma mi e rimasta ben impressa nella mente. 
Anche noi di cucina passammo qualche brutto memento dopo, perche i tedeschi 
volevano intimidirci, in mode che non capitasse mai piu. 

D) Ma, violenze piu dirette ne hai viste? 

R) Rispetto al mio incarico e rispetto al poco tempo che trascorrevo in Caserme 
Rosse non ho ricordi di questo genere. 

D) Come sei uscito da Caserme Rosse? 



41 



R) La mia salute era peggiorata marcai percio visits. Tenente medico era il dott. 
Luigi Cavicchi, che divenne poi primario presso Tospedaie Maggiore di Bologna. 
Una brava persona molto umana che mi fece avere una licenza di 
convalescenza per curarmi, che venne rinnovata per almeno due mesi. 

D) Cosi sei arrivato a fine 1944? 

R) Sono rimasto sempre il piu nascosto possibile a casa, nonostante che fossi in 
regola e mi sono avvicinato alia Resistenza. Ho militato nella 63° brigata Bolero 
fino alia Liberazione, collaborando alia distribuzione della stampa clandestina ed 
alia movimentazione delle armi della formazione. Dopo la Liberazione sono stato 
riconosciuto patriota. 




In piedi 3° da sinistra Giannino Pelotti; accosciati 2° da sinistra in camicia 
bianca Rino Pelotti; in primo piano, seduto a terra Fiorino Fiorini. (Foto Archivio 
Fiorino Fiorini) 



42 



CONVERSAZIONE CON GIANNINO PELOTTI, SERGENTE CAPO CUCINIERE 
A CASERME ROSSE TRA LA FINE SETTEMBRE' 1943 E IL 12 OTTOBRE 1944. 

( domande di Armando Sarti ) 

Budrio (Bologna) 28 gennaio 2007 

D) Carissimo Giannino Pelotti, grazie a Fiorini Fiorino ci siamo conosciuti, abbiamo 
cosi potuto conversare su cio che accadeva a Caserme Rosse. 

R) Ricordo tanti poveri rastrellati, una cosa tremenda, che a pensarci oggi mi fa 
ancora male al cuore, per le sofferenze che vedevo in quella povera gente. lo non 
potevo fare nulla per loro, se non provare a sfamare quei poveretti. 

D) Fiorini mi ha riferito che, secondo i suoi ricordi, nel periodo fra il marzo e il 
settembre 1944 il numero dei pasti che venivano serviti erano almeno di 15.000 
al mese per quei sette mesi. E' giusto quello che mi ha riferito Fiorini? 

R) E' un dato che non si discosta da quello che ricordo io. 

D) Pelotti, ma fra un giorno e I'altro c'era differenza sul numero di pasti preparati? 

R) Ricordo che si cucinava parecchio e che fra un giorno e I'altro la differenza sul 
numero di pasti preparati non si discostava molto, in quanto era sempre una cifra 
piuttosto alta. Chi mangiava, il loro numero, era molto piu vtcino a 1.000 che non 
a cinquecento. A volte poi arrivavano altri rastrellati che non erano stati 
considerati cosi eravamo costretti a distribuire un paste meno abbondante, per 
darlo a tutti i prigionieri. II paste di cui si paria era il paste del mezzogiorno I'unico 
pasto giornaliero che veniva servito. 




43 







di pcrot^Kla.Pers. j Eoma.Ifercoledi 6 olrtobre 194-3* 

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. £a Uuyi'AHlRI e flfiX Segretarlo ddX fcrtito fasolcita Eapxibbl. 
cano Bcceilenza PAYtH^lKX soUet ineff Iclena^a xn&osrloa mooral 

1*) - entro questa nott© tuttl 1 ca3rabiiiien reatl slaao dleaxTs 
"ttf le atszlCRii. a cars Selia :I**A«r,ch-a sostltolrfi. i caraM. 
nieri nei rispettlvl.-servizij i reperti accaeeriteti a care 
del generaie 3}2LP3F< ,cihe lal r-ispcade personelc^n'te dalla e 
cuzloae Ijitegraie; 

2«) - 1 iflilitarl deXl' Arms re star anno dlsarmatl nei rispettlvi ;. 
stii quelOi delle staaloal sotto le respoosebilitk della 
P.A^I.t qtJfilli" delle caserffia eotto la responeaMlit'k del G- 
nerale DStPIS^ e de'i rispettivl comatidantl^ 

3") - ell Ti£ficiall reateraim^ nei rispetl;lvi allossia^aentl sot 
pena in caao di dlaolfbedlensiiBtv di eaecuslo&e soDHsasria e di 
arraffto delle risstetttve famlglie,- 



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44 



IL DISARMO E LA DEPORTAZIONE DEI CARABINIERI ROMANI 

DEL7 0TTOBRE1943 



La professoressa Anna Maria Casavola in un articolo pubblicato sul n.4-2003 di 
"Noi dei Lager" ha scritto: "Durante il periodo deH'occupazione nazista I'Arma scrisse nella 
sua totalita una pagina straordinaria di cui nella mennoria collettiva e passato solo 
Tepisodio del vice brigadiere Salvo d'Acquisto. Ma egli non fu I'unico eroe. Grande fu in 
Roma lo sgomento quando II 7 ottobre 1943 si seppe del piano di disarmo e di 
deportazione dei carabinieri messo in atto dai tedeschi". 

Nella pagina a lato e riportato I'ordine di "disarmo dei carabinieri in Roma", finnato 
dal maresciallo d'ltalia e ministro della difesa nazionale (della "repubblica" di Salo) 
Rodolfo Grazianl. Quest'ordine e tremendo: ordina il disarmo, pena resecuzione 
sommaria, di tutti gli uomini. Essi verranno sostituiti nei servizi della P.A.I. (Polizia Africa 
Itallana) che era rientrata a Roma, essendo venuta a mancare, dopo le sconfitie del 
1942, la cosiddetta "Africa Itallana". 

Uno dei motivi per cui i carabinieri romani furono disarmati, forse il principale, e 
quelle della loro indisponibilita a supportare i nazisti nella azione del rastrellamento nel 
ghetto ebraico, che awerra 9 giorni dopo il disarmo dei carabinieri stessi. Susanna 
Nirenstein scrive su la Repubblica del 14 ottobre 2006 "Era il 16 ottobre 1943 e gli ebrei 
romani furono dilaniati daila razzia dei nazisti: dei 1023 deportati ne tornarono solo 16. 
Moltl si fecero trovare nelle loro case, nonostante tutto. Nonostante I'ordine perentorio di 
consegnare 50 chili d'oro entro 36 ore, assolto puntigliosamente il 28 settembre, 
nonostante i chiari racconti dei numerosi profughi ebrei che si erano rifuglati in Italia 
lasciando il nord Europa: la forza e la volonta distruttiva del nazional socialismo sfuggiva 
alia logica, alia convinzione, alia speranza illuministica di integrazione, come oggi del 
resto buona parte dell'occidente cerca di non vedere la concretezza del proclama 
eliminazionlsta di Ahmadinejed e della guerra Jhadista !" 

La Nirenstein ricorda che nel giorno dell'anniversario della deportazione dello 
scorso anno e stato presentato uno studio, voluto dalla comunita Ebraica di Roma, dal 
titolo; "Roma, 16 ottobre 1943, Anatomia di una deportazione". "La fonte principale della 
razzia fu sicuramente il registro totale degli ebrei di Roma, fornito dalla Questura, che 
dall'altra parte, dette anche un drappello di militi: uomini che furono usati da tedeschi per 
il piano della razzia, perche furono incaricati di dividere Roma In 26 zone su cui operare. 
Insomma pensiamo che chi dette i poliziotti italiani abbia consegnato anche gli elenchi. 
Poi gli agenti italiani non furono usati nella razzia. I tedeschi non se ne fidavano: furono 
immediatamente consegnati in caserma, perche avevano paura che awisassero gli 
ebrei. 

1 1023 deportati furono mandati ad Auschwitz su un treno da 28 carri bestiame." 

Tornando ai carabinieri romani, disarmati 9 giorni prima. Abbiamo visto che 
I'ordine di Graziani prevedeva il disarmo e la presenza (I'arresto) in casemia. 

Anna Maria Casavola nel suo saggio che uscira entro i! prossimo settembre, dal 
titolo "la deportazione dei carabinieri romani e le vicende degli IMI [Internati Militari Italiani; 
n.d.r.]" esamina anche do che e accaduto nella concreta traduzione da parte del 
generate Dolfini del perentorio ordine di disanno ricevuto da Graziani. 

Gli ulteriori ordini esecutivi scritti da Dolfini "in confomnita dei tassativi ordini di S.E. 
il Maresciallo d'ltalia Ministro delle Difese Nazionale, Rodolfo Graziani e di seguito agli 



45 



accordi presi con le autorita germaniche interessate, dispongo quanto segue ", sono 
particolarmente dettagliati e configurano un grande tradimento. Gli uomini vennero 
disarmati con la minaccia di esecuzione somnnaria e di ritorsioni verso le rispettlve 
famiglie. Dolfini infine precisa che "all'estemo delle caserme dove saranno collocati, di 
fronte alle singole uscite, post! di guardia delle autorita germaniche composte da speciali 
reparti di paracadutisti tedeschi, i quali hanno I'ordine di fare fuoco contra chiunque 
tentasse di evadere ". Queste erano le premesse della cattura e della deportazione dei 
carabinieri ramani, gli uomini che avevano combattuto i tedeschi a Porta S. Paolo ed alia 
Magliana. Gli uomini che avevano rigettato I'impegno per la cattura e la deportazione 
degli ebrei romani vennero essi stessi catturati e deportati in Germania. 

A Caserme Rosse c'e una lapide che ricorda questo awenimento, posata il 25 
febbraio 2004, a Roma non c'e ancora nulla, non una ricorrenza, non un ricordo per 
questi eroi. 

Quando verra calmata questa lacuna? 

Quando anche la Capitale d'ltalia ricordera il gesto di indisponibilita dei carabinieri 
romani a rastrellare gli ebrei del ghetto? 



Armando Sarti 




Foto di Marchesini Gaetano, ritratto con un commilitone deportato in 

Germania; 

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NOTE SUI CARABINIERl ROMANI E SUL RASTRELLAMENTO DEL GHETTO 
EBRAICO Dl ROMA DEL 16 OTTOBRE 1943 



(Dalla corrispondenza da College Park (Maryland - USA) del V luglio 2000 di 
Riccardo Orazio, pubblicata su La Repubblica, anno 25, numero 150, in occasione della 

apertura di archivi segreti americani) 

"Secondo i miel calcoli, dope la traduzione e vari passaggi burocratici i vertici 
britannici entrarono in possesso di quei documenti [attinenti la preparazione del 
rastreilamento nel ghetto di Roma; n.d.r.] intorno all'll ottobre, quindi con cinque giorni di 
preawiso sulla retata. Non hanno agito perche I'intelligence cercava segreti nnilitari, non 
si occupava di questioni umanitarie. E poi agire avrebbe voluto dire far sapere ai tedeschi 
che le lore connunicazioni erano decifrabili, "spiega Timothy Naftali, storico dell'Universita 
della Virginia, che ha selezionato per conto della CIA [Central Intelligence Agency; n.d.r.] i 
400 mila documenti declassificati lo scorso lunedi. 

E' grazie a questi documenti che oggi si sa che la retata dei mille ebrei romani per 
esempio awenne con la plena approvazione del maresciallo Rodolfo Graziani. Che una 
simile retata era stata prevista per Napoli, ma falli "causa il cllma ostile in citta". 

E che non fu affidata ai carabinieri perche considerati dai nazisti inaffidabili" 
(Kappler ordino che fossero disarmati). Che il clima era gia cosi ostile da obbligare i 
nazisti a minacciare gli uomini che rastrellavano gli ebrei di "ritorsioni contro le famiglie" 
se non eseguivano gli ordini "in modo conforms". 




1943: deportazione dal ghetto di Varsavia 



47 



DACUORE1944 

ILVENDITOREDIMAGLIE 

Ci sono gesti che rivelano I'autentico volto dell'uomo: la sua nostalgia di fratemita, 
come questo, del venditore di maglie. gli si colloca, evangelicamente, nella logica dell'oggi 
e del suo immediato affanno che ora e quello di uomini strappati alia lore terra.., 
Immemore del suo normale sfato di ambulante che vende per guadagnare dona tutta la 
sua roba: la mercede e la gratitudine attonita del suoi beneficati. 

Le colonne dei rastrellati scendevano in mezzo ai tedeschi dagli Appennini. 
Dopo giorni e giorni di faticoso cammino, i pochi abiti ridotti a stracci, infreddoliti (ormai 
I'inverno era vicino e loro erano stati catturati in plena estate) raggiunsero la periferia di 
Bologna. 

Dopo essere stati quasi isolati nei boschi per tanto tempo erano emozionati a 
vedere a distanza aiti palazzi, poi lo stadio con la torre, una chiesa, una fabbrica. 
Sembrava di essere usciti da un incubo e provavano la stessa sensazione del marinaio 
che dopo tanto navigare vede aH'orizzonte la terra. 

Appena giunsero alle prime case videro che ad aspettarii c'erano in lunga fila ai due 
lati della strada, come al passaggio di una processione, donne e ragazzi ed anche uomini. 
Inizio cosi per loro un chilometro di sbalordita emozione, di commozione, di incredibile 
reaita. 

Quella gente, che sapeva deH'arrivo dei rastrellati, era li ad aspettarii non per 
curiosita ma per gridare parole di solidarieta, di speranza. I secchi pieni di latte, fra le 
braccia filoni di pane e canestri di frutta. Fu tutta una gara a passare alle mani tese dei 
rastrellati tutto quello che avevano e in quel tramestio, mentre i tedeschi cercavano di 
allontanare quella marca coi caici dei fucili, le donne e i ragazzi si infiltravano fra le fila e 
prima di essere ributtati fuori dalle sentinelle vuotavano le loro tasche e con le mani libere 
facevano una carezza a, quei voiti barbuti dicendo nel loro dialetto parole talvolta 
incomprensibili «Toscanel, non devi brisa scoraggiarti!» 

Intanto eravamo giunti in una zona piu larga, quasi una piazza e da una parte una 
bancarella. II vecchio venditore assisteva alia scena da una certa distanza. Poi ad un 
tratto si decise. Allargando le braccia riusci ad afferrare tutta la mercanzia che aveva 
esposta e corse incontro ai rastrellati. Lancio il tutto e piowero sulla colonna maglie di 
lana. Erano di lana grezza, pungente ma tanto preziose per chi aveva freddo. Un tedesco 
ne afferro una e cercava di infilaria sotto la giacca ma un ragazzino con mossa fulminea 
riusci a portargliela via e rilanciarla ai rastrellati. 

Per quanto potevamo vedere con gli occhi umidi di lacrime fissammo il volto di quel 
vecchio sconosciuto che smanacciava salutando e quasi chiedendo scusa a quelli piu 
indietro perche non aveva altro da offrire anche a loro. Aveva date via tutto il suo capitale 
in un gesto di amore e di fraternita ad uomini sconosciuti in tempi duri quando una maglia 
di lana era preziosa piu deil'oro. « Grazie » uriammo, ma forse nemmeno capi tanto era 
indaffarato a giustificarsi con gli altri che tutto era ormai esaurito. 

Sergio Mariani 

SERGIO MARIANI, nato a Lucca n-4-1924, vi risiede con la moglie [recentemente 
deceduta -n.d.r.] e due figlie. Airindomani dell'S settembre 1943, Studente della Facolta di 
Medicina nell'Universita di Pisa, entro a far parte della Formazione « DEL BIANCO » la 
prima costituita ne! territorio della provincia di Lucca e formata completamente da studenti 
universitari e del Liceo Classico di Lucca. Dopo la morte del Prof. Carlo Del Bianco, 

48 



awenuta a Rovigo dove era stato inseguito dalle Brigate Mere, e la cattura di quasi tutti i 
componenti della Formazione, riusci a fuggire e a rifugiarsi a Gragnano (Lucca). Per 
delazione di una spia fascista fu consegnato ai tedeschi perche fosse fucilato assieme ad 
altri ostaggi per rappresaglia. Per intercessione del Parroco di Gragnano fu invece 
aggregate ai « Rastrellati » che dalla Lucchesia furono deportati verso I'ltalia 
Settentrionale e la Germania. Dopo varie vicende, tra le quali e degna di nota quella del 
salvataggio di Natalino Colligiani da un campo minato, giunse a Bologna; e fu intemato 
net campo Caserme Rosse da dove riusci a fuggire grazie all'aiuto del Cappellano 
deirONARMO Don Giulio Salmi. Successivamente si dedico alia ricerca ed al rifugio delle 
migliaia di Rastrellati toscani che arrivavano in Emilia deportati, e, negli ultimi mesi della 
guerra, entrato nelle GAP bolognesi, formo, assieme ad altri toscani un gruppo di Patrioti 
chiamato « Lupi di Toscana » che fece parte della Divisione Partigiana « BOLOGNA ». 
Con tale reparto prese parte alia liberazione della citta. Dal 1970 e Presidents Regionale 
dell'Associazione Toscana Volontari della Liberta e da due anni Membro della Giunta 
Esecutiva Nazionale della F.I.V.L. E inoltre Presidente dell'Associazione interprovinciale 
dei Rastrellati e Deportati, Membro del Direttivo del Centro di Educazione Democratica, 
Consigliere dell'Ospedale Civile di Lucca, e Socio di diverse Associazioni che perseguono 
finalita assistenzlali e educative. 




Gruppo di ex rastrellati presente alle Caserme rosse in occasione del 
radunoper il 58° della Liberazione 



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DACUORE1944 

iL CAPPELLANO DEI RASTRELLATI 

«Essere sempre se stessi nei casi piu diversi ». Un vertice delta saggezza che un 
prete rivela con Candida semplicita; ma e it candore detl'eroismo, dette consapevotezze piu 
mature. 

Don Giulio Salmi era giovanissimo, da poco ordinate Sacerdote: non alto di statura, 
gli occhi grandi intelligenti. Gli internati del famigerato campo di concentramento Caserme 
Rosse di Bologna lo videro entrare una mattina. « Sono venuto a dir Messa » disse e da 
una valigetta estrasse, come un prestigiatore, un tavolo e quanto serviva per il rito. Intorno 
a lui si radunarono la gran parte degli internati, non tutti convinti. 1 duri mesi di 
deportazione avevano inciso sui loro animi. Mari mano che passavano I giorni si erano 
lasciati andare; tutte le loro risorse fisiche erano concentrate nella ricerca di cibo, nel 
pensiero della fuga, nella speranza di trovare un mozzicone di sigaretta gettata via da un 
tedesco per fumarlo di nascosto. Uomini ridotti a gregge, la volonta annebbiata, la dignita 
dimenticata. 

II Sacerdote andava alia svelta e presto arrivo al Vangelo. Poi comincio a parlare e 
da quel piccolo uomo uscivano fuori parole di fede, di coraggio, di ribellione. « Fratelli 
miei, vittime dell'odio, Dio e con voi ed io sono qua per dirvi che a! di la di queste mura e 
dei reticolati una citta intera vi aspetta per aiutarvi, per darvi rifugio. Non vi scoraggiate 
che tutto e possibile quando Gesu lo vuole, perche e il Dio degli oppressi e dei 
perseguitati e guai ai carnefici e agli aguzzini che imprigionano il suo popolo ». 

Man mano che parlava ognuno sentiva dentro di se un brivido; i voiti si distesero, 
qualche lacrima spunto dagli occhi dei piu sensibili. Si accorgevano stupiti che il coraggio 
di quel piccolo prete era entrato in loro. Le barbe incolte, gli abiti stracciati, le scarpe a 
pezzi; ma ritornarono uomini non piu rassegnati alia loro sorte. 

Prima di andarsene il Sacerdote precise che in ogni chiesa della citta chiunque avrebbe 
trovato rifugio e attraverso la sua organizzazione protezione sicura. Poi chiuse la valigetta 
e se ne ando. 

La notte stessa, grazie anche ad un pesante bombardamento che si abbatte al 
margini del Campo, fuggirono un centinaio di uomini e seguendo le indicazioni ricevute si 
sparsero nella periferia alia ricerca di una Chiesa ed ognuno trovo I'immediata risposta e i 
giorni successivi, ripuiiti e rivestiti, con in tasca documenti tedeschi di lavoro, furono 
accompagnati in conventi o in centri profughi dove trovarono altre centinaia di loro 
compagni che in precedenza erano fuggiti o erano stati abbandonati dai tedeschi. 

Don Giulio Salmi divenne una figura leggendaria. Girava in bicicletta lungo la « 
Gotica » con la sua valigetta ed il permesso di dire la Messa e ad ogni Vangelo ripeteva 11 
suo incitamento alia ribellione e alia fuga. Piu distanti alcuni rastrellati gia liberati 
attendevano il compagno che riusciva ad eludere la vigilanza e davano anche a lui il 
documento coli il timbro delle SS, poi I'accompagnavano fino a Bologna per rifugiarlo in un 
posto sicuro. 

il timbro del Comando delle SS non era faiso, era autentico. Don Giulio un giorno 
seppe che un alto ufficiale di quel famigerato corpo era un cattolico. Si fece ricevere e in 
pochi minuti lo mise in crisi. Lo lascio pentito e piangente dietro la sua scrivania ed ebbe 
in dono il timbro prezioso! 

La cosa ando avanti per giorni e giorni e poiche ogni volta che il piccolo prete 
entrava a dir Messa in un campo le fughe si moltiplicavano, fu facile ai tedeschi capire chi 
ne era il responsabile, 

Un giorno fecero assistere alia Messa un tedesco che capiva I'italiano e dope il 
Vangelo arresto don Giulio con la sua valigetta e la bicicletta. Imprigionato e condannato a 

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morte spari dalla scena per un certo tempo lasciando in tutti i suoi beneficiati sgomento e 
rimpianto. Poi riapparve graziato per rinteressamento del Cardinale Nasalli Rocca che 
aveva ottenuto dal Comando tedesco la sua liberta promettendo che avrebbe cessato la 
sua attivita. 

Malgrado la promessa don Giulio riparti di nuovo, ed altre centinaia dl uomini 
fuggirono e tutti trovarono asilo, protezione, vitto, vestiario per i lunghi mesi deirinverno 
bolognese, fino alia primavera quando finalmente arrive la sospirata liberazione. Allora 
don Giulio abbraccio i suoi rastrellati che si preparavano a ritornare alle loro case. 
Ma quel giorno don Giulio non fini la sua attivita. Fu visto ripartire in bicicletta alia ricerca 
di soldati tedeschi sbandati e impauriti. Riempi la sua casa, poi 11 consegno agli alleati. 
«Ora sono loro che hanno bisogno di me», disse. 

Sergio Mariani 




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DACUORE1944 
GRAZIE BOLOGNA! 

Permettetemi di ricordare ancora una volta, prima di concludere la nostra fatica, 
quanta commovente solidarieta incontrammo noi toscani deportati a Bologna. Eravamo 
migliaia privi di tutto, le famiglie lontane lasciate al di la del fronte. 

E Bologna ci dette rifugio, ospitalita, assistenza, calore umano, riempi il vuoto del 
nostra stomaco e quello delle nostre anime. 

Ricordate i precedenti racconti, quando arrivammo alia periferia e passammo in 
mezzo ad una folia che donava tutto quello che aveva come il venditore di maglie; poi don 
Giulio Salmi eroico nel campo delle Caserme Rosse, e il dott. De Biase che emetteva 
diagnosi false- don Guerrino Fantinato che seppe addirittura toccare i nostri sentimenti 
con 11 pane toscano? Lo stesso podesta ing. Agnoli difese ed aiuto i profughi rifugiati nei 
centri di raccolta. E insieme a loro tanti e tanti altri, tutti I bolognesi che facevano a gara a 
portarcl nelle loro case e invitarci alia loro tavola, a diroi parole di conforto e di solidarieta. 

Quanti nomi, quanti luoghi affiorano nella memorial La dottoressa Maria Ratti 
Martines, la « mamma dei Rastrellati », sensibile e gentile prestava la sua opera di 
medico nelle infermerie dei Centri, instancabile, plena di premure e di partecipazione ad 
ogni problema degli uomini toscani. Assieme a Lei le Crocerossine, ragazze della Bologna 
« bene » che recavano in done vestiario, il dolce fatto in casa, il libro da leggere. Maria Pia 
Baldi, le sorelle Gabriella e Silvia Aloisi e tante ancora distribuivano « affetto » e, con 
impegno durissimo, assistenza e cura. E Madre Amata Stringari, Superiora delle Sucre 
deirOspedale Maggiore, che riempi le corsie di rastrellati per difenderli dalla cattura, e 11 
dott. Angelo Berti, giornalista, che, con Angelo Salizzoni, sovraintendeva all'opera di aiuto 
per i deportati. Don Libero Nanni deH'ONARMO, Padre Cornelio, un giovane fraticello che 
batteva i denti dal freddo perche aveva donate la sua unica maglia ad un vecchio toscano; 
il dott. Battiali; la signora Baldi-Kummer. Nomi, nomi che affiorano alia memoria tutti cari e 
legati alia generosita. Come dimenticare? Bisogna aver provato, aver vissuto quel tempi 
per apprezzare completamente tutto questo. Quando uno e solo, braccato, sperduto, 
sconosciuto sentirsi intorno tanto calore, trovarsi fra amici che ti aprono le loro case, 
dividono con te quello che hanno, e una cosa indimenticabile. 

E per questo che ogni tanto torno a Bologna. Giro le sue vecchie strade, rivivo cos) 
tanti momenti commoventi, entro nel bar che ti offriva il caffe e latte, monto le scale della 
Nina, una vecchia infermiera che aveva ogni giorno degli Invitati toscani, mi soffermo in 
meditazione in quella chiesa che fu il mio prime rifugio dopo la fuga, sfioro con la mano il 
portone di Via Volto Santo 1 dove per mesi cento lucchesi furono accoiti e protetti. Passo 
piu volte di fronte alle Scuole Manzoiini in Via S. Isaia e mi sembra rivedere i voiti dei 
compagni e degli amici di allora. Pol infine nella grande piazza del Comune verso una 
lacrima di fronte a quel muro dove tanti ragazzi furono fucilati. Assorto e commosso 
ascolto il frastuono dei traffico della grande citta e lo confondo con quello che trent'anni fa 
esplose in quella piazza. ' quando tutti insieme ci trovammo a gridare la gioia della 
liberazione. 

Faccio « il pieno » di sentimenti e ritorno piu buono, piu disponibile. 

Per tutto questo, a mio nome da parte delle migliaia di rifugiati toscani, voglio dire 
ancora una volta; « Grazie Bologna ». 

Sergio Mariani 



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A perenne memoria 

O Maria, madre desolata, 

nei giorni dell'ira 

alzamma lo sguardo a te 

da/ capannoni delle Caserme Rosse, 

su cui si allungava i dm bra funesta 

del lager dello sterminio. 

Vergine dei silenzlo, 

Signora delle solitudini, 

ai pledi della croce tu hai provato 

le stesse angosce che figlie, fidanzate, 

spose, mamme soffrirono in quel tempo, 

qua n do ogni pieta fu spent a 

e uomini senza cuore e senza volto 

consumarono con lucida follia, 

nel segno della croce uncinata, 

il crimine di lesa umanita. 

Nell'attesa di riabbracciare 

I nostri carl lontani sail a te 

il nostra grido, madre della speranza. 

Tl pregammo di intercedere per noi 

presso il Cristo tuo Figlio. 

Fu esaudita la nostra supplica. 

Oggi, in questo campo, noi superstiti 

collochiamo con animo memore 

la tua venerate immagine. 



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DA "GLI ANTIFASCIST!. I PARTIGIANI E LE VITTIME DEL FASCISMO NEL 

BOLOGNESE, Dl ALESSANDRO ALBERTAZZI, LUIGI ARBIZZANI, NAZARIO SAURO 

ONOFRI" - VOLUME V DIZIONARIO BIOGRAFICO (R-Z) 

Salmi Giulio, da Giuseppe e Gaetana Piana; n. il 19/5/1920 a S. Lazzaro di Savena. Nel 
1943 residente a Bologna. Sacerdote. La prima educazione religiosa gli fu impartita in 
famiglia ed in particolare dalla madre "donna povera ed umile" che influi molto sulla sua 
scelta sacerdotale. Sesto genito di una coppia di braccianti del Farneto (S. Lazzero di 
Savena), rimasto orfano di padre all'eta di otto anni, durante Testate "per sbarcare il 
lunario" si recava nella villa seminariale del Farneto, trascorrendo le giornate con i 
seminaristi. NeH'ottobre 1932 fu accolto a Bologna nel collegio dei Buoni fanciulli di don 
Filippo Cremonini, posto in via Zamboni, 59. La bonta e carita di don Filippo lo aiutarono a 
superare il primo impatto con la citta e ad adattarsi alia disciplina collegiale. Maturata 
la vocazione sacerdotale durante gli anni liceali, nell'estate 1935 si reco a S. Zeno in 
Monte (VR) per gli esercizi spirituali diretti da don Giovanni Calabria che incise molto sulla 
sua formazione, insegnandogli a confidare totalmente nella Divina Prowidenza. Entrato in 
Seminario nell'ottobre. nel 1939 vesti I'abito talare. Nel 1941 frequento i corsi di 
formazione per i cappellani del lavoro istituiti dal card. G.B. Nasalli Rocca che, durante la 
visita pastorale al Farneto del 1927, era rimasto impressionato dalla bravura del Nostro 
nella tradizionale disputa sulla catechesi. Nell'estate 1943, in preparazione 
deH'ordinazione, si reco a Maguzzano (VR) per gli esercizi spirituali diretti da mons. 
Ferretti, incentrati sulla poverta evangelica e suH'attivita per i poveri svolta a Rifredi (Fl) da 
don Giulio Facibeni, altro modello per il futuro presbitero. Ordinate sacerdote il 18/12/43, 
per alcuni mesi fu cappellano di S. Paolo Maggiore. Nel febbraio 1944 il cardinale gli 
chiese di esercitare il suo ministero presso le Caserme rosse che i nazifascisti avevano 
trasformato da caserma militare in centre di smistamento di manodopera coatta da 
impiegare o nei lavori della Todt sulla linea gotica, o da inviare in Germania per I'industria 
bellica. Ottenuto il permesso dal colonnello tedesco Friedmann del comando piazza, dalla 
fine del febbraio al 10/10/44 presto assistenza religiosa per migliaia di persone 
ammassate in queste caserme, poste nel quartiere della Bolognina (Bologna) e 
tristemente rimaste famose con il nome di "Casermette rosse". II giovane presbitero, 
dotato di "carita audace e perseverante" come I'ha definita don Giuseppe Dossetti, 
confidando nella Divina Prowidenza secondo I'insegnamento di don Calabria, superato 
I'iniziale imbarazzo per la tragica realta in cui doveva operare, profuse tutte le sue energie, 
in una totale rinuncia di se stesso, per aiutare una famiglia di oppressi che cresceva di 
giorno in giorno. Ai primi pochi "volontari" seguirono nella primavera i 200 carabinieri, rei di 
non aver prestato giuramento alia RSI e dal maggio, migliaia di uomini, tra cui un gruppo 
di donne e di sacerdoti, di ogni eta e condizione sociale, rastrellati nelle Marche, in 
Umbria, in Emilia e in Romagna e soprattutto in Toscana, violentemente strappati ai lore 
familiari, segnati dalla stanchezza, dalla fame, dalla disperazione, dall'incertezza del 
futuro, vennero ammassati in questo centre di smistamento in attesa di essere o deportati 
a Fossoli (Carpi - MO) o impiegati nei lavori della Todt sulla linea gotica. Ali'inizio del suo 
ministero "il pretino piccolo e magro" non si preoccupo del giudizio che i nazifascisti 
avrebbero espresso sul suo operate, ma della strada da seguire per awicinare i rastrellati, 
per ottenerne la fiducia, per far capire loro che volontariamente e liberamente aveva 
scelto di stare fra i sofferenti. E la celebrazione eucaristica gli consent! di awicinarii, di 
rimuovere la loro diffidenza. Le omelie, le confession!, i colloqui individuali furono 
occasion! per confortarli, per sostenerii, per trasmettere loro il messaggio "della mia totale 
disponibilita a servirii secondo I'insegnamento del Cristo", per infondere in lore il coraggio 
di opporsi alia sopraffazione, "la speranza in una societa piij giusta, pur in presenza di una 
realta dominata dall'incertezza e dalla morte". Apprendere che "al di la dei reticolati 



54 



un'intera citta era pronta ad aiutarii, ad ospitarli anche a proprio rischio e pericolo" fece 
ritrovare loro gradualmente la dignita di uomini. AH'inizio della sua opera, infatti, aveva 
awiato I'organizzazione della rete degli aiuti. Da mons. Felice Gallinetti ottenne il 
permesso per la collaborazione delle suore Madide e Raffaella deH'ordine delle 
Visitandine dell'lmmacolata per la confezione del pasti. Airinterno del campo, il servizio 
medico sanitario, diretto dal dott. Antonio De Biase", falsifico moiti certificati sanitari, 
evitando la deportazione di centinaia di persone. Nacque la Pro Rastrellati (PRORA) in cui 
confluirono gli aiuti economici del cardinale, delle parrocchie, della CRI, delle istituzioni 
civili e in cui operarono altri sacerdoti tra cui mons. Emilio Faggioli, don Guerrino 
Fantinato, mons. Luciano Gherardi, p. Innocenzo Maria Casati, il diacono Libero Nanni, i 
giovani fucini G.B. Dore, Roberto e Rosalia Roveda, Vittoria Rubbi, Gianni Pellicciari, 
uomini dell'AC Aifonso e Giorgio Melloni, Angelo Salizzoni* e tanti altri. Le parrocchie, i 
conventi, lo stesso Seminario, i centri di raccolta degli sfollati, gli ospedali ospitarono, fino 
alia liberazione, centinaia di rastrellati evasi dalle Caserme rosse o fuggiti dai campi di 
lavoro itinerant!. Instancabile nella sua attivita, la sera a bordo della sua bicicletta, 
rubatagli poi da un soldato delle SS, si recava a Porta Saragozza per consegnare ai 
camlonisti del pastificio di Corticella le lettere dei rastrellati da recapitare agii arcivescovi di 
Firenze e Lucca. NeH'ottobre 1944 la direzione delle Caserme rosse passo dalla 
Wehrmacht alle SS. Accusato di favorire la fuga dei rastrellati, venne a lungo interrogate 
e, nonostante fosse minacciato di morte, non rivelo nulla dell'organizzazione. II 10/10/44, 
diffidato dal non mettere piu piede nel campo, venne buttato fuori a calci. AI suo posto 
subentro la crocerossina Bice Braschi fino al 12/10/44 quando un bombardamento 
distrusse il centre. Confortato e sorretto dal cardinale, il 25/10/44 riottenne il permesso per 
prestare asslstenza religiosa ai rastrellati rinchiusi nella Caserma d'artiglieria di Porta 
d'Azeglio. Per il Natale il comando tedesco gli concesse il permesso di celebrare messa 
per i rastrellati che lavoravano per la Todt sulle colline bolognesi, ai quali furono 
consegnati i pacchi natalizi confezionati, in pochissimo tempo, dalle ragazze della Pro-Ra. 
In quella occasione non gli fu accordato il permesso della confessione. "! comandanti 
nutrivano nei miei confronti moIti sospetti, ma non avevano le prove". Appreso che a 
Conselice (RA) don Gianstefani aveva organizzato un centre di raccolta per ex rastrellati, 
vi si reco per portare aiuti e giornali clandestini, rischiando ancora una volta di esser 
catturato dal tedeschi. Liberata Bologna, in collaborazione di p. Casati e de! Centre S. 
Domenico, riusci ad organizzare il trasporto a Firenze di migliaia di rastrellati toscani. 
Riconesciuto partigiane nella 6^ brg Giacomo dairi/5/44 alia Liberazione. Per la sua 
attivita, e state insignite delle medaglie d'oro dei comuni di Bologna, Lucca e Capannori 
(LU), della previncia di Bologna e Lucca. In occasione del 50° della Resistenza gli e state 
conferito il Nettuno d'ore. [AQ] Testimonianza in RB3 e in: Eucarestia e vita dal Medioevo 
ad oggi, a cura di L. Aquiiano, Atti del Cengresse eucaristico diecesane, Bologna, 1988; L. 
Gherardi, Appunto storici e nodi della memoria, Bologna, 1994; L. Aquiiano, "...Vengono i 
tedeschi e ci prendono in casa", Bologna, 1995. 




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DA "GLI ANTIFASCIST!, I PARTIGIANI E LE VITTIME DEL FASCISMO NEL 

BOLOGNESE. Dl ALESSANDRO ALBERTAZZI. LUIGI ARBIZZANI, NAZARIO SAURO 

ONOFRI"- VOLUME III DIZIONARIO BIOGRAFICO (D-L) 

De Biase Antonio, detto Antonino, "Delfini", da Giuseppe e Angiolina Pitrelli; n. il 3/7/1909 
a Rocca Imperiale (CS). Ne! 1943 residente a Bologna. Medico chirurgo. Aderente al PdA, 
milito neir 8^ brg Masia GL. Medico presso I'ufficio d'igiene del comune di Bologna, forni 
"documenti in bianco a sua firma ad elementi" del PdA. Procure "con diagnosi alterate 
I'esenzlone al reclutamento per I'invio in Germania di carcerati detenuti" in S. Giovanni in 
Monte (Bologna). Tra il giugno e il settembre 1944 opero particolarmente alle Caserme 
rosse (Bologna). Nominato capo deirufficio medico - composto da Amedeo Tarozzi*, 
Dante Tantini*, Arvedo Frabetti*, Manlio Salicini*, da un infermiere tedesco e da un 
ufficiale delle SS non medico - dal comando militare tedesco con il compito di visitare i 
rastrellati, provenienti specialmente dalla Toscana e dalle Marche, al fine di stabilire la 
loro destinazione o al lavoro in Germania, o al lavoro in Italia sulla base dell'idoneita fisica, 
non esito a rilevare malattie inesistenti. Quando la sua attivita venne sottoposta ad un 
controllo "fu facile scoprire che [...] emetteva diagnosi false". "Fu schiaffegglato 
daH'ufficJale delle SS che si era fidato delle sue diagnosi, pol fu portato in mezzo al campo 
e colpito ripetutamente con furia selvaggia con un calcio di fucile finche non cadde a terra 
svenuto e sanguinante. Fu presa una cassa di legno, di quelle a stecche con le quali 
arrivava al campo la verdura, e ve lo rinchiusero lasciandolo in mezzo al campo mentre i 
deportati ammutoliti assistevano impotenti. Per due giorni e due notti sentimmo uscire da 
quella cassa struggenti lamenti e non potendo far nulla I'unico modo di comunicargli la 
nostra riconoscenza e la nostra partecipazione fu di scandire il suo nome 'Dottore De 
Biase' 'Dottore De Biase' [...]. II terzo giorno la cassa con dentro queil'eroico Medico fu 
portata fuori e noi pensammo che ormai fosse morto. Invece era ancora in vita e per 
chissa quale interessamento fu portato in Ospedale dove fu curato tanto da poter tornare 
a casa" (Sergio Mariani). L'ufficio politico del comando provinciale di Bologna della GNR, il 
7/9/44, decise di arrestarlo, insieme con gli altri dirigenti del PdA (vedi Massenzio Masia). 
Venne imputato di concorso nel reato addebitato a Massenzio Masia, Armando Quadri e 
Luigi Zoboli, cioe "di aver promosso in concorso fra loro una insurrezione armata contro I 
poteri dello Stato e di avere arruolato e armato i cittadini per insorgere contro lo Stato 
stesso". Ferito. Riconosciuto partigiano dal 15/9/43 alia Liberazione. Gli e stata conferita 
la medaglia di bronzo al valore con la seguente motivazione: "Comandante militare di 
settore, organizzava e dirigeva atti di sabotaggio che gravi danni arrecavano al nemico. 
Incaricato clandestinamente dal Comando Partigiano della visita medica ai cittadini 
destinati alia deportazione e ai lavori obbligatori in Germania, incurante dei rischi cui 
andava incontro, ne escludeva la quasi totalita per deficienza fisica abilmente simulata. 
Sospettato ed arrestato subiva cinque mesi di duro carcere e di tormentosi interrogator!, 
senza fare alcuna rivelazione che potesse compromettere i compagni di lotta". II comune 
di Lucca gli ha conferito la medaglia d'oro alia memoria. 

PROMEMORIA SUL DOTTOR ANTONINO DE BIASE 
(estratto da una nota di Luigi De Biase) 

11 dottor Antonino De Biase n.il 3/11/1909 a Rocca Imperiale (CS), medico chirurgo, 
proveniente da Canna, ha acquistato la residenza a Bologna dal 28/2/1939 in via 
Montegrappa 3/2 fino al 23/1/1942 e successivamente fino al 9/6/1948 in via Montegrappa 
1, data del trasferimento a Caracas (Venezuela), dove e deceduto il 27/7/1950. 

Da Caracas la salma del dottor De Biase, in data 7/5/1952 e stata trasferita nella 
Certosa di Bologna e tumulata nella Cappella di Famiglia, ubicata nel Campo Ospedali - 
viale di accesso Nord N° 0006L. 



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DACUORE1944 

IL DOTTOR DE BIASE 

Un dottore che inganna i tedeschi, denunciando malattie inesistenti. Una 
scorrettezza professionale che impegna questo medico eroico alia salvaguardia del bene 
piu prezioso per I'uomo: la liberta da ogni oppressione e da ogni tirannia. 

Nel campo di concentramento di Bologna affluivano le migliaia di deportati toscani. 
Man mano che arrivavano venivano sottoposti a visita medica e divisi in tre categorie: la 
numero 1 era destinata a partire per la Germania in vagoni piombati che stazionavano 
fuori del campo che affiancava la ferrovia; la categoria numero 2 adatta a lavorare in Italia: 
questi ripartivano verso la pianura padana adibiti a lavori vari come trasporto di bestiame 
razziato, manovalanza varia, fortificazioni lungo il PO; la numero 3 invece era quella dei 
vecchi e ammalati che venivano abbandonati e che trovavano intorno al campo immediate 
soccorso da parte di diverse organizzazioni religiose e civili che li rifuglavano in ospedali o 
nei centri profughi. 

Data la scarsita di medici tedeschi il comando aveva chiesto un medico al Comune 
di Bologna per visitare i deportati e fu cosi che un giovane, il dott. De Biase ('), inizio la 
sua attlvita affiancato da un infermiere tedesco e da un ufficiale delle SS non medico. 

Al mattino la lunga fila da visitare sostava in trepida attesa nel grande cortile ed 
ognuno aveva I'incubo di vedersi attribuito il terribile numero 1 che significava salire su di 
un vagone merci e li rinchiuso insieme a tanti compagni partire verso la Germania, viaggio 
di sofferenza, di fame, di morte. I soprawissuti pol sarebbero stati adibiti al lavoro nelle 
fabbriche tedesche e chissa come e quando sarebbero ritornati. 

Almeno ottenere il numero 2 era la speranza dei piu giovani e del pICi sani perche 
finche si rimaneva in Italia c'era sempre modo di arrangiarsi, magari fuggire ed essere 
aiutati. 

II numero tre era Intanto la fine della prigionia anche se non si poteva rientrare a 
casa polche il fronte divideva dalla Toscana e dalle famiglie. 

Ognuno per suo conto mentre attendeva di entrare cercava di pensare cosa 
escogitare, quali malanni denunciare al memento della visita, per scansare comunque il 
numero 1 

Quando fu il mio turno, avevo vent'anni ed ero sano come un pesce, il medico 
mentre auscultava con il suo apparecchio mi chiese a quanti anni avevo avuto la pleurite, 
li a destra dove ancora ne awertiva le tracce... capii che mi suggeriva il modo di 
cavarmela e dissi 15. Allora si rivolse all'infermiere e aH'ufficiale che seduti ad un tavolo 
prendevano nota. Sentii dire in tedesco « due » e fui fatto rivestire. Cercavo con gli occhi 
quelli del medico per dirgli GRAZIE ma lui guardava altrove forse proprio per evitare che 
io scoprissi inawertitamente il nostro segreto. Uscii e tutti mi chiesero come era andata e 
quando seppero che avevo avuto il numero due mi guardarono con invidia. 

Ma non ero il solo beneficiato. Si assottigliarono notevolmente le fila del numero 1 , 
moiti rientrarono nel numero 2, moltissimi nel 3. 

La cosa ando avanti per un certo tempo finche una mattina arrivarono 
improwisamente sopra una camionetta due ufficiali tedeschi. Erano 2 medici e colore che 
erano stati visitati la mattina furono richiamati per un controllo. Fu facile scoprire che il 
dott. De Biase emetteva diagnosi false. MoIti di quelli del n. 2 non avevano i disturbi o i 
malanni descritti dal medico ma appartenevano alia categoria I. 

II dott. De Biase fu schiaffeggiato dall'ufficiale delle SS che si era fidato delle sue 
diagnosi, poi fu portato in mezzo al campo e colpito ripetutamente con furia selvaggia con 
un calcio di fucile finche non cadde a terra svenuto e sanguinante. Fu presa una cassa di 
legno, di quelle a stecche con le quali arrivava al campo la verdura, e ve !o rinchiusero 

57 



lasciandolo in mezzo al campo mentre i deportati ammutotiti assistevano impotenti. Per 
due giorni e due notti sentimmo uscire da quella cassa struggenti lamenti e non potendo 
far nulla I'unico modo di comunicargli la nostra riconoscenza e la nostra partecipazione fu 
di scandire il suo nome « Dottore De Blase » « Dottore De Biase ». Le sentine!le 
minacciose si awicinavano e allora il coro taceva per ricominciare appena si voltavano e 
cosi di seguito. II terzo giorno la cassa con dentro quell'eroico Medico fu portata fuori e noi 
pensammo che ormai fosse morto. Invece era ancora in vita e per chissa quale 
interessamento fu portato in Ospedale dove fu curato tanto da poter tornare a casa. Ma la 
vicenda terribile aveva lasciato in lui una traccia inguaribile. 
Mori pochi anni dopo ancora in giovanissima eta. 

SERGIO MARIANI 




zsr 



Primo incontro di gruppo di ex rastrellati con don Giulio Salmi e 
alcune crocerossine fotografato sulle macerie delle Caserme rosse - 
Bologna 1947 



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CONVERSAZIONE CON DIRCE NATALI IMPIEGATA DELL'UFFICIO Dl 
COLLOCAMENTO ITALIANO Dl CASERME ROSSE. 
DAL MAGGIO ALL'OTTOBRE 1944 
(domande di Armando Sarti) 

Riale di Zola Predosa, 30 gennaio 2007 

Con il mio futuro marito Federico Gambetti ci recammo in piazza Vittorio 
Emanuele (ora Piazza Maggiore ) ad aspettare Tarrivo degli americani alle ore 10,30 del 
21 aprlle 1945. Eravamo consapevoli che il nostra lavoro poteva essere frutto di un 
fraintendimento e di poter essere accusati di collaborazionismo da parte di qualcuno. Ma 
ritenendo di non aver commesso delitti partecipammo con la coscienza tranquilia alia 
festa della Liberazione, che era anche la nostra festa. 

La notte precedente dalla mia abitazione di via Indipendenza avevamo assistito 
alia ritirata dei tedeschi, che fuggivano con ogni mezzo. Ci fu un passa parola fra tutti i 
bolognesi e ci si dava appuntamento a Piazza Vittorio Emanuele. Fui raggiunta da! mio 
fidanzato Federico e arrivati in piazza la trovammo stracolma di cittadini, vedemmo le 
truppe polacche ed anche militari di colore, con i loro mezzi di trasporto ed i loro carri 
armati. 

D) Allora non avete avuto paura? 

R) Ero orfana di padre, quindi per la mia famiglia dovevo lavorare, trovai lavoro 
neH'ufficio di collocamento. II lavoro mio ed il lavoro di mio marito era stato molto 
vicino ai tedeschi, ma non aveva mai comportato nostre forzatura verso qualcuno. lo, 
tra I'altro ero molto giovane, alia Liberazione avevo da poco compiuto 18 anni e il 
mio lavoro era un lavoro di registrazione dei nomi e dei documenti dei lavoratori 
destinati alia Germania. 

D) Signora Dirce mi dica la verita; ma lei a Caserme Rosse aveva paura? 

R) I tedeschi, militari della Wehrmacht, con me si comportarono civilmente, anche se un 
po' di timore me lo incutevano. Ricordo un ufficiale monco del braccio destro che 
girava con una bomba a mano, di quelle con il manico di legno, che teneva infilata 
nella cintola dei pantaloni [questa figura ricorda il maggiore delle SS Walther Reder; 
n.d.r.]. 

D) Ricorda, anche per grandi numeri, la quantita di lavoratori destinati alia Germania? 

R) lo tutto il giorno scrivevo. Gli operai erano rastrellati sul territorio, ricordo moiti di 
questi erano bolognesi. Nella mia precedente abitazione di via della Filanda venivano 
parenti dei rastrellati che si raccomandavano perche facilitassi il loro permanere a 
Bologna. Ricordo che per almeno quattro o cinque di loro feci sparire i documenti. 

D) Lei era consapevole del rischio cui si stava sottoponendo? 



59 



R) Era talmente umana la cosa che aweniva di fronte ai miei occhi che di fatto, ma lo 
dico ora che so cosa e successo, aiutai quelle persone. 

D) Allora lei dei campi di concentramento non sapeva nulla? 

R) Ne io ne mio marito sapevamo cosa accadeva in realta e chi partiva. Noi si pensava 
che questi uomini andassero a lavorare, pero avevamo dei dubbi che il trattamento 
riservato non fosse rispettoso della loro persona, per questo sia io che mio marito 
alutammo qualcuno a restare in Italia. 

R) Signora Natali mi saprebbe rJconoscere nella foto del gruppo deirufficio di 
collocamento itaiiano di Caserme Rosse il dott. Antonio De Biase. 

D) Nella foto io sono la quarta in piedi da sinistra, ma del dottor De Biase che allora 
aveva 36 anni non ricordo la figura. Inoltre nella foto ci sono tutti gli impiegati sia 
italiani che tedeschi. II loro numero era di quattro a cinque unita. 

R) Signora Dirce le ho raccontato dei deportati di Caserme Rosse, lei cosa ne dice? 

D) Ero sconvolta a Caserme Rosse, nel vedere questi poveri deportati partire contro la 
loro volonta. Dopo la guerra quando ho appreso cos'era successo veramente mi 
sono recata in pellegrinaggio in tre campi di concentramento nazisti, a Dachau, a 
Auschwitz ed a Buchenwald e mi sono resa conto delle sofferenze che il nazismo 
aveva inflitto a! mondo. 



Verso i campi di sterminio: sete e fame. 



«r 




60 



CONVERSAZIONE CON IL PARTIGIANO CLASSE 1924 

DOTTOR DINO CIPOLLANI, MEDICO CHIRURGICO 

( domande di Armando Sarti ) 

Bologna, 30 gennaio 2007 

lo ero ancora studente di medicina. Nel 1942 - 43 avevo amici medici che 
facevano il corse per allievi ufficiali a Caserme Rosse, che era una sorta di collegio. 
Quel medici sembravano degli studenti in divisa, arrivavano e partivano con il tram di 
Corticella n° 15. La loro presenza, sempre in gruppo, ciarliera e rumorosa si faceva 
sentire da tutti. La trasformazione di quel luogo, dopo I'S settembre 1943, in un 
campo di transito e selezione per deportati, mi era ignoto. 

D) Ha conosciuto il dottorAntonino De Biase? 

R) L'ho conosciuto e I'ho incontrato una volta nel dopoguerra in un ambulatorio che 
era del comune di Bologna dove si assistevano gratuitamente i malati di malattie 
veneree, dove mi ero recato per segnalare persone bisognose di cure. 

D) Ho qua una foto di De Biase con il gruppo dell'ufficio di collocamento di Caserme 
Rosse. Chi puo essere di questi? 

R) Secondo 11 mio ricordo il piu somigliante e il quinto in piedi da sinistra. 




uJ»LU 



Foto del Medici e degli Impiegati dell'ufficio di collocamento italiano - tedesco 
di Caserme Rosse (si riconoscono il dottor Antonio De Biase, 5° in piedi da 
sinistra e Dirce Natali, 4° in piedi da sinistra). 

61 



L'ULTIMA LEVA : l_A SCELTA DEI GIOVANI DOPO L'8 SETTEMBRE 1943 



Bologna, 30 gennaio 2007 



II titolo di questo scritto e anche il titolo del libro, schtto nel 1995 a 70 anni 
poco prima della morte, di Federico Gambetti. Nel sul libro Gambetti parla anche di 
Caserme Rosse da dove opero per accompagnare i lavoratori rastrellati nella 
Germania nazista. 

Si tratta di un'opera che puo fare discutere, ma essa e innegabilmente sincera 
e aiuta a comprendere quel tempi per una memoria piCi condivisa utile per I'ltalia 
attuale. Come e nato e come e scritto nella sopracopertina del libro "Alia fine del 
novembre 1943 la Repubblica sociale italiana chiamo alle armi, fra le altre, la classe 
1925. Questa fu I'ultima leva che combatte nella seconda guerra mondiale". Era 
anche la classe di Gambetti. 

"In quel giorni i giovani dovettero "scegliere" cosa fare: presentarsi alia 
chiamata ed andare a combattere gli anglo americani? Imboscarsi nella "casa in 
collina"? Andare in montagna con i partigiani? Quanta decisioni che i giovani 
dovettero prendere, giovani che si trovarono in una spaventosa crisi di coscienza, 
senza piu motivazioni o ideali, in uno stato che si era dissolto dopo \'S settembre, nel 
caos piu assoluto, con I'incubo della fame, dei bombardamenti, dei fascisti e delle 
SS, con la sola speranza che la guerra finisca presto. Federico Gambetti raccoglie 
nel libro "I'ultima leva 1943" le testimonianze, documentandole con rigorosa fedelta". 

Chi ando coi fascisti, chi ando con i partigiani. 

La testimonianza della fidanzata, che poi divenne sua moglie, Dirce Natali si 
apre con lui e lei a piazza Vittorio Emanuele (ora piazza Maggiore) il 21 aprile 1945 a 
festeggiare la Liberazione di Bologna. 

Questo e segno che la speranza di pace e di vita migliore e piu forte dei 
condizionamenti imposti dalle ideologie anche le piu antidemocratiche e appena che 
si puo emergono evident! questi segni e come dice Dirce Natali, questo valeva anche 
per Federico Gambetti: "la Festa della Liberazione era anche la nostra festal". 

II nazifascismo ha enormemente offeso e martoriato TEuropa ed i suoi abitanti 
togliendo loro la liberta, deportandoli, gasandoli, eliminandoli. Non accada mai piu. 
Mai piu. 

Armando Sarti 




62 



LI CHIAMARONO RASTRELLATI 

ERANO MIGLIAIA Dl UOMINI Dl TUTTE LE ETA' 

CONCENTRATI IN QUESTO CAWIPO Dl SWIISTAWIENTO 

PRIMA STAZIONE Dl UNA LUNGA VIA CRUCIS 

VERSO I LAGER NAZISTI 

QUI ALLE CASERWIE ROSSE 

CONOBBERO IL BRACCIO VIOLENTO 

DELL'OPPRESSORE 

E IL CUORE Dl BOLOGNA 

OFFRI' PANE ASILO SOLIDARIETA' ED AWIICIZIA 

RESTITUENDO LA SPERANZA 

Dl UN AVVENIRE Dl LIBERIA' E Dl PACE 



25 LUGLIO 1983 



REGIONE EMILIA ROMAGNA 
PROViNCIA Dl BOLOGNA 
COMUNE Dl BOLOGNA 
COWIITATO PROVINCIALE 
DELLA RESISTENZA 
E DELLA LOTTA Dl LIBERAZIONE 
COMITATO PRO-RASTRELLATI 



NEL 40° ANNIVERSARIO DELLA CADUTA DEL FASCISWIO 



.av,«*!H,W*W'rf.^«**A 




63 



COMINCIARONO AD ARRIVARE DAPPRIMA I CARABINIERI 

UOMINI COLPEVOLI D' AVER PRESTATO UN SOLO GIURAMENTO 

POI CIVILI, GENTE DI TOSCANA E DELLE MARCHE 

STRAPPATI CON LA FORZA ALLE FAMIGLIE 

E ALLA TERRA CHE LI AVEVA VISTI NASCERE, 

PER ANDARE A MORIRE, LA MAGGIOR PARTE DI LORO, 

AL DI LA DEL BRENNERO 

I CARABINIERI REALI DI STANZA A ROMA 

IL 25 LUGLIO SU ORDINE DEL RE 

AVEVANO ARRESTATO MUSSOLINI 

MIGLIAIA DI QUESTI UOMINI 

CHE NON SI ERANO PIEGATI ALLA REPUBBLICA FASCISTA DI SALO' 

FURONO FATTI DISARMARE DAL MARESCIALLO GRAZIANI 

NELLA NOTTE TRA IL 6 E IL 7 OTTOBRE 1943 

DIECI GIORNI PRIMA DEL RASTRELLAMENTO NAZISTA 

NELL' ANTICO GHETTO EBRAICO ROMANO 

PRIVATI DELLA LIBERIA MA NON DELLA DIGNITA 

TRANSITARONO A TESTA ALTA PER CASERME ROSSE 

VERSO I LAGER DI HITLER 

DOVE COMBATTERONO L ULTIMA BATTAGLIA 

25 FEBBRAIO 2004 

REGIONE EMILU ROMAGNA PROVINCIA DI BOLOGNA 

COMUNE DI BOLOGNA QUARTIERE NAVILE 

COMITATO PRO-RASTRELLATI COMUNITA' EBRAICA DI BOLOGNA 

COMITATO UNITARIO DEMOCRATICO ANTIFASCISTA DELLA BOLOGNINA E DEL NAVILE 

IL 12 OTTOBRE 1944 A SEGUITO DEL BOMBARDAMENTO AEREO ALLEATO 
IL CAMPO CESSO' L'ATTIVITA INIZIATA DOPO L'OTTO SETTEMBBE 'iS 



64 



DOPO L' ARMISTIZIO DELL' 8 SETTEMBRE 1943 

CASERMl; ROSSE DIVENNERO CAMPO DI TRANSITO 

PER MILITARI ITALIANI DI OGNI ARMA DELL' ESERCITO 

DELLA MARINA E DELL' AEREONAUTICA 

CATTURATI DAI TEDESCHI PER ESSERE DEPORTATI NEI LAGER, 

CHI SI RIBELLAVA TENTAVA LA FUGA 

VENIVA FUCILATO SENZA PIETA. 

GIUNTI NEI CAMPI DI PRIGIONIA 

CONOBBERO LA FURIA DISTRUTTICE DEL NAZISMO. 

IN MEMORIA DEL SACRIFICIO DI QUEGLI UOMINI, 

DIMENTICATI EROI, 

RENDIAMO OGGI ONORE AI CADUTI 

E RICONOSCENZA AI SOPRAVVISSUTI 

24 FEBBRAIO 2006 



REGIONE EMILIA ROMAGNA PROVINCIA DI BOLOGNA 

COMUNE DI BOLOGNA QUARTIERE NAVILE 

COMITATO PRO - RASTRELLATI COMUNIT*! EBRAICA DI BOLOGNA 

ASSOCIAZIONE NAZIONALE EX IN^ERNATI 

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D' ITALIA - SEZIONE BOLOGNINA 

COMITATO UNITARIO DEMOCRATICO ANTIFASCISTA DELLA BOLOGNINA E DEL NAVILE 



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INDICE 

Pag. 2 Perche questa pubblicazione?; 

Pag. 3 Messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano; 

Pag. 4 Intervento della Presidente dell'Assemblea Legislativa della Regione Emilia 

Romagna, Monica Donini; 
Pag. 5 Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, in occasione del primo 

ricordo dei Carabinieri romani del 25 febbraio 2004; 
Pag. 6 Intervento della Presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti; 

Pag. 7 Intervento deH'Assessore agli Affari Istituzionali del Comune di Bologna 

Libero Mancuso; 
Pag. 8 Intervento del presidente del Quartiere Navile Claudio Mazzanti; 

Pag. 9 Don Giulio - II prete dei rastrellati - Ricordo di Don Antonio Allori; 

Pag. 1 1 Roto incontro rastrellati e Don Giulio davanti al Sacrario dei Caduti; 

Pag. 12 Testo di Don Giulio Salmi dal volume 'Testimone dello Spirito" Fondazione 

Gesu Divino Operaio - Bologna, intitolato "II Prete dei Lager"; 
Pag. 15 I Rastrellati; 

Pag. 16 Foto Panoramica di Caserme Rosse, vista da nord, dopo gli event! bellici; 

Pag. 1 7 Caserme Rosse il Lager di Bologna - Nota storica di Armando SartI; 

Pag. 19 Foto Ingresso di Caserme Rosse; 

Riproduzione del timbro della Pro. Ra. (Pro - Rastrellati); 
Pag. 20 Lettera del 2 marzo 2003 di Romeo Arbizzani. Oggetto Statua votlva 

Madonna dell'Ex Lager di Bologna; 
Pag. 21 Conversazione con Romeo Arbizzani, classe 1928, rastrellato dalla 

Feldgendarmerie nel novembre 1944 (domande di Armando Sarti); 
Pag. 23 Testimonianze dal lager di Pietro Pierini (dai Rai Educational); 

Pag. 25 Testimonianza di Renzo Sassi, Carabiniere deportato in Germania: 

disarmato e catturato a Roma il 7 ottobre 1943; 
Pag. 26 Testimonianza di Luigi Lorenzato, nato a Revello, Cuneo, il 23 dicembre 

1919, deportato in Germania; 
Pag. 27 Testimonianza di Vittorio Masetti, parligiano, classe 1926, deportato In 

Germania; 
Pag. 28 Testimonianza di Carlo Colombari, nato a Bologna, il 26 giugno 1926: 

roccupazione nazista di Caserme Rosse (forse il 9 settembre 1943); 
Pag. 28 Foto di mllitari bolognesi rastrellati alia Bolognina nell'ottobre 1943 e 

transitati dalle Caserme Rosse; Marchesini Gaetano con Dovesi Gino e Tosti 

Roberto; 
Pag. 29 Nota storica da "Venti mesi sul Garda di Alessadro Cova" - Newton Editore - 

Roma; 
Pag. 31 Le Caserme Rosse di Bologna - voce del dizionario di Nazario Sauro Onofri 

per la 2° edizione del volume "Bologna dall'Antifascismo alia Resistenza"; 
Pag. 33 Bombardamento su Caserme Rosse del 12 ottobre 1944 dall'opera di 

Gastone Mazzanti "Obiettivo Bologna" - Costa editore; 
Pag. 34 Appello per una ricerca storica sul campo di prigionia di Caserme Rosse; 

Pag. 35 Foto II muro dei fucilati di Caserme Rosse 

Foto di un particolare del muro crivellato di corpi; 
Pag. 36 Viabilita e collegamenti ferroviari da Caserme Rosse nel 1943 - 44 

Ubicazione del muro dei fucilati; 
Pag. 37 Conversazione con Rino Bonora, partlgiano classe 1926 (domande di 

Antonio Sarti); 
Pag. 39 Note su Caserme Rosse 



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Intervento pronunciato dal Vicepresidente del Comitato Antifascista Dante 

Longarini il 25 Febbraio 2005; 
Pag. 40 Conversazione con Fiorino Fiorini, addetto al vettovagliamento dei prigionieri 

di Caserme Rosse nel periodo fra il marzo ed il settembre del 1944 

(domande di Armando Sarti); 
Pag. 42 Foto del Personale di Cucina di Caserme Rosse; 

Pag. 43 Conversazione con Giannino Pelotti, Sergente Capo Cuciniere a Caserme 

Rosse tra la fine sett. '43 e il12 ott. 1944 (domande di Armando Sarti); 
Pag. 44 Ordine di disarmo dei Carabinleri in Roma impartito dal Maresciallo Rodolfo 

Graziani il 6 ottobre 1943; 
Pag. 45 II disarmo e la deportazione dei Carabinieri romani del 7 ottobre 1943, di 

Armando Sarti; 
Pag. 46 Foto di Marchesini Gaetano, ritratto con un commilitone deportato in 

Germania; 
Pag. 47 Note sui Carabinieri romani e sul rastrellamento del Ghetto Ebraico di Roma 

del 16 ottobre 1943; 
Pag. 47 Foto 1943: Deportazione dal Ghetto di Varsavia; 

Pag. 48 Da Cuore 1944 - 11 venditore di maglie - di Sergio Mariani; nota biografica di 

Sergio Mariani; 
Pag. 49 Foto gruppo di ex rastrellati presenti a Caserme Rosse in occasione del 

raduno per il 38° della Liberazlone; 
Pag. 50 da Cuore 1944 -II Cappellano dei rastrellati- di Sergio Mariani; 

Pag. 51 Foto - II Cappellano dei rastrellati - da "II testimone dello spirito" pag.51 

Pag. 52 Da Cuore 1944 -Grazie Bologna!- di Sergio Mariani; 

Pag. 53 Foto dell'lmmagine della Madonna, dono dei rastrellati a Don Salmi, dal 1995 

a Caserme Rosse; Preghiera del rastrellato; 
Pag. 54 Da "Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese, di 

Alessandro Albertazzi, Lulgi Albizzani, Nazario Sauro Onofri" Volume V 

Dizionario Blografico (R - Z) Voce Biografica di Salmi Glulio; 
Pag. 56 Da "Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese, 

volume III Dizionario Biografico (D - L) Voce Biografica di De Biase Antonio; 

Promemoria sul dottor. Antonio de Biase, da una nota di Luigi di Biase; 
Pag. 57 Da Cuore 1944 - II Dottor De Biase di Sergio Mariani; 

Pag. 58 Foto Prime Incontro di un gruppo di ex Rastrellati con Don Giulio Salmi e 

alcune crocerossine fotografato sulle macerie di C. R. - Bologna 1947; 
Pag. 59 Conversazione con Dirce Natali impiegata dell'ufficio di collocamento italiano 

di Caserme Rosse dal maggio all'ottobre 1944 (domande di Armando Sarti) 
Pag. 60 Vers! i Campi di Sterminio: Sate e Fame; 

Pag. 61 Conversazione con il partigiano, classe 1924, dottor Dino Cipollani, Medico 

Chirurgo (domande di Armando Sarti); 
Pag. 61 Foto dei Medici e degli Impiegati deH'ufficio di collocamento italiano - tedesco 

di Caserme Rosse (si riconoscono il dottor Antonio de Biase e Dirce Natali) 
Pag. 62 L'ultima leva la scelta dei giovani dopo I'S settembre 1943, nota di Armando 

Sarti sul libro di Federico Gambetti in cui si paria di Caserme Rosse 
Pag. 63 Lapide scoperta il 25 luglio 1983 I rastrellati; 

Pag. 64 Lapide scoperta il 25 febbraio 2004 I carabinieri romani; 

Pag. 65 Lapide scoperta il 24 febbraio 1983 I militari; 

Pag. 68 Foto Don Giulio Salmi; 

Le note redazionali fuori testo [n.d.r.] sono di Armando Sarti 

Stampa: Centro Copigrafico Eliobiemme, Via L. Spada 21, 40129, Bologna 

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