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Full text of "Il querceto vicino casa"

// querceto vicino casa 



Il bosco, anche oggi, si mostrava a me con una nuova veste fatta di odori, suoni e 
colori. 

Avevo deciso di partire per fare una passeggiata nel querceto vicino casa quando la 
brezza fresca del pomeriggio inoltrato aveva portato nella mia stanza l'odore del tiglio 
e dei fiori di acacia. 

Mi alzai dalla sedia della mia postazione pc e cominciai a preparare lo zaino. 
Scarponi alti, borraccia, impermeabile, cartina e bussola (perché non si sa mai) erano 
tutto l'occorrente per un pomeriggio rilassante. Bastava solo tanta voglia di 
camminare e sapere come muoversi in montagna ma per quello sarebbe bastato 
chiedere ai miei genitori o a mio nonno che sin da giovane si muoveva agilmente nel 
sottobosco, quando quel piccolo grande mondo forniva a lui e alla mia gente legna da 
ardere, pietre per produrre la calce ed acqua cristallina per dissetarsi. 

Quest'oggi tutto era più gaio. Avvicinandosi a 
^giugno la natura libera con tutta la propria forza i 
^colori che, come impregnati in milioni di piccoli 
Spennelli sotto la guida di un silenzioso e lento 
(pittore, sfumano il verde omogeneo con cui 
'immaginiamo le montagne lontane. 
1 1 giganti anziani, cerri secolari dalla corteccia 
rugosa e profondamente solcata rinvigoriscono 
k come d'incanto i loro grigi fusti, rivestendo i rami 
■^^^^^■■^^^■idi verdi foglie che, chiacchierando mosse dal vento, 
salutano con il loro frusciare tutte le creature che vivono immerse nel profondo verde. 
Potevo respirare l'aria fresca a pieni polmoni mentre mi guardavo attorno, lontano 
dall'umidità e dal caos del centro del paese. 
Una chiesetta si ergeva silenziosa da ormai mille anni e da 
mille anni era come un faro per i viandanti ed i pellegrini 
che approdavano tra le querce e gli olmi. * ^ • le ^^ 

Giusto il tempo di osservare in lontananza le montagne edgj ftsssM 

un piccolo paesino arroccato le cui case parevano affacciarsi! 
all'orizzonte per godersi il primo sole estivo che era giunto ili 
momento di incamminarsi. 





La vegetazione, soprattutto il sottobosco, era cresciuto in ogni dove. Le primule e 

l'acetosella lasciarono subito il suolo a piante meno golose del sole i cui raggi 

riuscivano a tratti a penetrare le folte chiome dei cerri. La selva, intricata, come una 

guida disegnava il passaggio attraverso sentieri di foglie secche cadute dal precedente 

autunno, pareti di rovo e gradini di radici che spuntavano prepotentemente dal 

terreno. 

Arrancando nel suolo accidentato e scosceso capii che non aveva alcun senso 

muoversi con la fretta di raggiungere una meta o una cima o ancora una radura. Era 

importante vivere tutte le emozioni che poteva comunicarmi quel mondo così antico e 

ancestrale, facendone tesoro. 

Tutto cambiò. Cominciai ad ascoltare e distinguere 
lil cinguettio degli uccelli e il verso dei gufi, persino 
la vederli mentre veloci spiccavano il volo in 
[lontananza e si nascondevano come anche i piccoli 
[roditori nelle loro tane. Di tanto in tanto un ape 
[danzava tra i fiori, nati dove un fascio di luce 
Iscaldava il terriccio umido. 

Muschio, edera e liane particolareggiavano taluni 

Itronchi aiutandomi a capire e ritrovare la via del 

ritorno ormai sfocata nel verde ma mai smarrita. 

La bussola mi suggeriva passo dopo passo che direzione intraprendere ma era 

impossibile procedere in linea retta lì dove i fusti ed i rovi mi guidavano. Contare i 

passi, osservare i mille particolari del luogo ej 

lasciare qualche traccia del passaggio erano l'unico| 

modo sicuro di procedere senza perdersi 

Dopo centinaia di passi ad est mi attendeva um 

radura particolare. La scelsi come meta e luogo ii 

cui riposarmi e fermarmi a contemplare. Uns 

cupola di alberi si ergeva sopra la mia testa ma 

loro tronchi erano lontani. Una grande caverna di| 

foglie. L'aria era umida rispetto alla radura che 

avevo abbandonato quasi venti minuti prima ma la? 

/ita di quel luogo era tale che anche un ragazzo da 
|solo non avrebbe mai parlato di solitudine. 

Decisi di ritornare sui miei passi e arrivai 
(agilmente alla radura da cui ero partito per 
dirigermi su un breve tratto di sentiero brecciato e 
scoperto da cui si vedevano morbide e colorate 
Icolline di fieno e fiori. 

Il sole andava colorandosi delle sfumature 
'dell'arancio e presto avrebbe fatto capolino dietro 





le montagne ad ovest. Giudicai che avevo un'altra ora di luce così feci ritorno alla 
chiesa passando vicino la sorgente. L'acqua sgorgava fredda da una roccia ed aveva 
creato un torrente che tagliava in due il sentiero. Con le mani ne bevvi un sorso, come 
prima di me avevano fatto i miei genitori, i miei nonni ed i loro padri. In quell'acqua, 
in quei cerri, in quelle pietre ed in quei fiori vive il vero Pianeta che aspetta solo di 
essere esplorato e rispettato. 

Sulla via di casa procedevo tranquillo e felice. Nessuna corsa, nessun affanno, nessun 
rumore ma il ricordo dell'odore di muschio e del canto dei fringuelli. 

Giovanni Santostefano 



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