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Full text of "Gli oracoli sibillini giudaici (Orac. Sibyll LL. III-IV-V) [microform]. Introduzione, traduzione e note di Alberto Pincherle"

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RICERCHE E TESTI ^ì SjaRLA',E^,t,ET^ERAfruàÀ-tó.IGlbSE-- ? K" V/ 
a cura di AGOSTINO' BI>-MONtl e ALBERTO PINCtìERLÈ = " 



N. 1 e: 



GLI 



ORACOLI SIBILLINI GIUDAICI 

(ORAC. SlBYLL. LL. IlI-IV-V) 



INTRODUZIONE, TRADUZIONE E NOTE 

DI 

ALBERTO PINCHERLE 




SOMA - LIBBEBIA DI CULTUBA - 1^2^ 






PROPRIETÀ LETTERARIA 



Boma. — Stab. Tip. Riooardo Garroni, Piazisa Mignanelli, 2S 



744984 



AL PROF. GIORGIO R MOORE 

DELL' UNIVERSITÀ HARVARD 

CON RICONOSCENZA ED AFFETTO 

Di DISCEPOLO E DI AMMIRATORE. 



AVVERTENZA 



La genesi di questo modesto lavoro è in una serie di 
esercitazioni accademiche tenute nell'anno 1921-22 nel- 
1' Università Harvard, dove io mi trovavo a seguire dei corsi 
di perfezionamento, sotto la guida del prof. G. F. Moore. 
Allora ebbi occasione di avvicinarmi al testo dei siòillini, 
e di esaminarlo, non so se senza preconcetti, non pre- 
concetti di altra natura da quelli della maggior parte di 
coloro — e si tratta di studiosi valentissimi — che mi 
avevano preceduto. Allo schema elaborato in quel tempo 
ho aggiunto altro materiale, e sopratutto una maggiore fa- 
migliarità con il testo; e oggi sono, per mio conto, più che 
mai persuaso della giustezza della maniera di considerare 
specialmente il UT libro, che è esposta nell'Introduzione. Ma 
è anche naturale che, di fronte a conclusioni le quali si distac- 
cano da quelle di dotti che s'impongono al mio rispetto, 
io ' non mi senta di poter affermare nulla in maniera asso- 
lutamente recisa; e quello che mi sembra sopratutto desi- 
derabile oggi è soltanto, forse, un nuovo studio, il quale 
tenga conto anche di certe considerazioni, che si sono 
finora troppo trascurate. 

11 mio lavoro non avrebbe certamente potuto essere con- 
dotto a termine in Italia, come l'esperienza in un primo 
tempo mi aveva dimostrato se io non avessi avuto la fortuna 



— vi- 
di essere ammesso a valermi della magnifica biblioteca de 
Pontificio Istituto Biblico, in Roma; sicché è soltanto do- 
veroso che io esterni qui la mia riconoscenza per i RR. PP. 
di queir Istituto, e in modo più particolare ai RR. PP. Fer- 
nandez e Fonck, alla cui squisita gentilezza e bontà d'a- 
nimo non ho mai fatto ricorso invano. 

Una parola di ringraziamento devo rivolgere anche agli 
amici A. Biamonti ed U. Faldati che in vari modi mi 
hanno dimostrato il loro interessamento. Il Faldati stesso 
ha poi generosamente messa a mia disposizione la sua 
vasta e profonda conoscenza delle lingue e letterature 
orientali. 

Infine mi piace attestare qui la mia gratitudine verso il 
maestro di coloro che agli stùdi storico-religiosi si dedicano, 
in Italia, con serietà, al prof. Ernesto Buonaiuti della 
R. Università di Roma, che mi fu largo d'aiuti di ogn 
genere, libri, incoraggiamenti, consigli. 

Roma, Novembre ig22. 



INTRODUZIONE 



Se, per ciò che riguarda la tradizione manoscritta degli 
Oracoli sibillini, lo Rzach prima, e quindi il Geffcken, 
hanno compiuto un'opera che resterà ancora per molti 
anni, e cioè fino alla scoperta di documenti nuovi di reale 
importanza, definitiva, per ciò che riguarda i rapporti dei 
nostri oracoli con la sibillistica pagana in genere, la fonte, 
a cui hanno attinto tutti coloro che si sono accinti a. in- 
vestigare negli ultimi anni questi problemi, sono ancora gli 
Excursus ad sibyllina dell'eruditissimo Alexandre, presso 
cui si trova raccolto e ordinato il materiale per questo stu- 
dio. Ritengo perciò superfluo fare qui sfoggio di un'erudi- 
zione tanto facile quanto inutile, e soltanto, come base di 
ogni successiva ricerca, considero come stabilito, ciò che 
gli studi specialmente del Geffcken, hanno provato, l'esi- 
stenza cioè di una sibilla babilonese, ad opera di Berosso, 
in cui si dovevano già trovare il racconto della Torre di 
Babele e della confusione delle lingue, nonché la storia di 
Cronos, Titano e lapeto. 

IL LIBRO III 

Da questo punto infatti parte la nostra ricerca sulla com- 
posizione del III libro. Ma, contrariamente a quanto si è 
fatto finora, io prenderò in considerazione per prima cosa 



- viii - 

il prologo, 1-45 e, naturalmente, con esso^ anche i così 
detti Frammenti, che il Liber ad Autoliami di Teofilo 
Antiocheno (II e. 36) attribuisce 2\\2l ^VoìWdi all' inizio della 
profezìa. Fondandosi su questo il Blass, nella sua tradu-" 
zione, ha tolto il proemio conservatoci dai Mss. e l' ha 
sostituito con questi frammenti. Il Geffcken ne ha invece 
sostenuto la dipendenza dal prologo, in base a differenze 
stilistiche e metriche, per cui i primi dovrebbero apparire 
posteriori. In realtà l' argomento più forte per stabilire que- 
sta dipendenza è, secondo me, la stessa maggior lunghezza 
dei frammenti. Se si accetti quello che a me pare indi- 
scutibile, e cioè la stretta interdipendenza dei tre frammenti, 
e si pongano a raffronto con i versi 8-35 del libro III, si 
vedrà subito come qui in un numero di versi assai minore 
siano dette le stesse cose, su cui il poeta ài^x frammenti ha 
poi ricamato le proprie amplificazioni. Quella che sembra 
meno facilmente accettabile è invece l'altra conclusione del 
Geffcken, che cioè questi versi abbiano fatto parte, come 
falsificazione della Sibilla, di un florilegio, al quale avreb- 
bero attinto anche questa citazione, come tante altre di 
poeti classici, specialmente drammatici, e Teofilo, e Cle- 
mente 'Alessandrino e lo ps-Giustino della Cohortatio ad 
Graecos. E insomma, egli non adduce alcun valido argo- 
mento contro la difficoltà, che pure non si cela, nascente 
dal fatto che Lattanzio cita anch' egli' questi frammenti, e 
solo questi, sotto il nome di Sibilla Eritrea, che, com'è 
noto, corrisponde al III libro dei nostri oracoli. 

A me la questione sembra, in fondo, abbastanza sem- 
plice. Ammesso pure che i frammenti abbiano potuto essere 
contenuti anche in un florilegio di versi intesi a raccogliere 
le testimonianze dell'antichità ellenica sul vero ed unico 
Dio, non mi pare che questo escluda che essi abbiano pò- 



— IX — 

tuto trovarsi anche in qualche manoscritto della Sibilla, 
precisamente al posto del nostro prologo, così come si tro- 
vano nella versione tedesca del Blass. In primo luogo il 
fatto di trovarsi in un florilegio del genere usato dagli apo- 
logeti cristiani non implica necessariamente che siano falsi ; 
in quanto il raccoglitore cercava le testimonianze sul vero 
Dio, e dove lo trovava di già, non aveva bisogno di alte- 
rare il testo, per introdurvelo ; se pure tali alterazioni erano 
compiute dai raccoglitori di questa specie di letteratura 
scientemente ed a bella posta, o non erano invece opera 
di altri, dalle cui mani perveniva ai primi un materiale già 
adatto ad essere inserito nelle loro filze. Ma quando si 
pensi anche alla straordinaria somiglianza dei due prologhi, 
che in fondo dicono le stesse cose e adempiono quindi, 
nell'economia del libro (e di un libro, de! quale doveva 
importare senz' alcun dubbio — e ne abbiamo le. prove — 
assai più il contenuto che la forma) alla stessa funzione, 
non vi è affatto da stupirsi se oggi ci troviamo di fronte 
a due brani, che" avanzano le stesse pretese ad essere in- 
seriti all' inizio della profezia. E si potrebbe anche aggiun- 
gere che, molto probabilmente, quelle stesse doti che ci 
fanno oggi riconoscere i frammenti come indubbiamente 
posteriori a III, 8-45, devono invece aver contribuito non 
pòco alla loro fortuna, attestata da tante citazioni patri- 
stiche. Basta, del resto, dare un'occhiata anche alle altre 
citazioni sibilline di Teofilo e di Giustino, di Clemente Ales- 
sandrino e della Cohortatio ad Graecos, per convincersi che 
anche a proposito di altri passi ci troviamo non di rado di 
fronte a varianti di un tipo tale (versi mancanti, disposti, 
in un ordine che non è quello dei nostri Mss, e ciò anche 
nel caso di versi che nella tradizione conservataci, figurano 
abbastanza lontani tra loro) che si possono assai facilmente 



spiegare con i' ipotesi di una tradizione manoscritta, la quale 
dovette essere, fin dall'antichità, oltremodo incerta e sog- 
getta ad ogni sorta di alterazioni. Ipotesi che, del resto» 
non presenta nulla di inaccettabile e anzi, direi quasi, s' im- 
pone in certo qual modo anche a priori, dato il genere 
del testo. 

Un altro punto, dove non è possibile seguire il Geffcken, 
è nel ritenere i tre frammenti opera di una mano cristiana. 
Il solo argomento da lui addotto, la frase erediteranno la 
vita, al fr. Ili, 47 (e che in ogni modo sarebbe insufficiente 
per dimostrare 1' appartenenza di un tratto così lungo) non è 
accettato dal Bousset [Real-Encyklopàdie, XVIII, 279,45 ss) ; 
l' altro argomento, avanzato dall' Alexandre, e ricavato dal- 
l' uso della parola 7rveu;xx in fr. I, 5, è anch'esso da 
escludere. Ma prima che il Geffcken conducesse la sua 
investigazione, uno studioso israelita, S. A. Hirsch (J.Q.R. 2 
(1890), 406-429) poneva, a conclusione del suo esame dei 
frammenti, ,\2, seguente conclusione: there is nothing ihat 
could net have been written by a Jew ; nay, the ivhole tenor 
of the piece points to a Jew as its author. (p. 411). Io mi 
contenterò di aggiungere che in realtà non vi si trova nulla, 
che si possa affermare con sicurezza, essere specificamente 
cfistiano. • 

-Giò posto, e data la relazione che abbiamo riconosciuta 
tra i frammenti ed il prologo, rimane, a mio avviso, ancora 
pili difficile sostenere l'origine cristiana di quest'ultimo, 
ne] che tuttavia quasi tutti i critici si sono trovati d'ac- 
cordo. In realtà 1' argomento più importante, ripetuto anche 
dal Geffcken (e quando si tengano distinti i vv. Ili, 1-45 
da ciò che segue), cioè le somiglianze con gli apologisti 
cristiani, è rovesciabile., e non prova nulla. Esistono inoltre, 
a mio avviso, ragioni positive per credere che l'autore fosse 



— XI - 

un israelita. Ma mi è necessario prima tentare di stabilire 
il carattere di questi Oracoli Sibillini. Lo Schùrer li com- 
prende sotto la designazione complessiva di ludische Pro- 
paganda unter heidnischer Maske ; infatti^ se da un lato si 
possono considerare come la letteratura apocalittica dei giu- 
dei della Diaspora, dall' altro gli intendimenti apologetici sono 
troppo chiari e predominanti, perchè nello studiare la com- 
posizione dell'opera si debba tenerne conto come di un eie" 
mento secondario. Ma sotto questo riguardo s' impone altresì 
il confronto con altre opere, segnatamente la « lettera di 
Aristea », il « libro della Sapienza », e la « Storia » di Ecateo 
di Abdsra. Il rapporto tra questi libri non è facile da sta- 
bilire, ma un fatto va rilevato, ed è come tutti e tre gli 
autori di queste opere si sono posti, e anche da un punto 
di vista, per dir così, interno, strettamente giudaico, il pro- 
blema dell'origine dell'idolatria. A quel tempo, la teoria, 
la quale doveva incontrare tanta fortuna nella patristica, 
che si trattava di inganni del demonio (e che pertanto ri- 
conosce negli dei pagani un certo carattere e potere sopran- 
naturali) non era ancor sorta; — e per lo stretto monoteismo 
giudaico la soluzione del quesito si poteva avere, negando 
puramente e semplicemente la natura divina degli « idoli » 
venerati dai pagani. Ed infatti su questa via si mettono 
e la lettera di Aristea, che con il suo tono insinuante si 
accontenta di accennare all'argomento, identificando (e. i6 ; 
p. 6 ed. Wendland) il Dio d' Israele con la divinità suprema 
venerata sotto vari nomi dai Greci, cioè Giove Ottimo e 
Massimo solo rilevando la sciocchezza dell'adorare le bestie; 
ed Ecateo, sostenitore della teoria che possiamo chiamare 
astrale, ma ponendo l'origine dell'idolatria in Egitto; e 
l' autore del libro della Sapienza di Salomone^ (nei capi 
XIII e XIV) che risolve il problema in una maniera la quale 



- XII - 

si potrebbe chiamare sin eretistica, accettando cioè la varie 
ipotesi. Le opere della creazione, tra le quali in primo luogo 
viene il sole, furono in seguito venerate per se stesse; così 
le immagini, sia di un figlio morto, sia di un re benefico, 
furono in origine oggetto di semplice venerazione, poi di 
culto vero e proprio : troviamo qui una combinazione di 
idee evemeristiche con la teoria astrale, per cui è tutt' altro 
che da escludere che l'autore della Sapienza conoscesse 
Eeateo. . Il nostro Sibillista, invece, si è posto anch' egli lo 
stesso problema, e lo ha risolto in maniera diversa, accet- 
tando cioè completamente le teorie di Euemero, e questo 
perchè con tutta probalibità le trovò già beli' e pronte nella 
Sibilla babilonese; anzi è possibile, secondo un' ardita e in- 
gegnosa ipotesi avanzata dal Hirsch, che vi trovasse nien- 
t' altro che the very words of Euhemerus semplicemente 
messi in versi. Ma è logico, allora, pensare che la spiega- 
zione dell' origine dell' idolatria fosse preceduta e da un brano 
in cui la Sibilla dimostrasse, o per lo meno affermasse, di 
possedere T autorità necessaria (proveniente dall' ispirazione) 
per parlare a quel modo; e dall'affermazione, di carattere 
forzatamente polemico, che non vi è che un Dio. 

Si vuole anche che all' inizio del III libro dovesse essere 
menzionata e la creazione del mondo e il Diluvio, A me 
non sembra che fosse necessario. Anzitutto bisogna tener 
conto che si tratta di un'opera apologetica, e che, in fondo, 
si accontenta di molto poco, per accogliere i pagani tra i 
fedeli del vero Dio : il riconoscimento che Egli è Dio, ed è 
unico, e regna; l'adempimento dei precetti morali contenuti 
nella sua legge; ed i sacrifizi, questi ultimi tutt* altro che 
repugnanti alla mentalità pagana del tempo. Di ciò che 
poteva fare ostacolo alle conversioni, come p. es. la circon- 
>cisione, la Sibilla non parla. Ora è abbastanza ben nota 



— XIII - 

la repugnanza che il pensiero greco (e Filone, e sopratutto 
lo gnosticismo ne sono una prova) aveva a fare del Dio 
supremo anche il creatore dell' universo, mescolato alle cose 
di questo mondo, operante nella storia, e personale ; qual' era 
invece, al termine di una lunga evoluzione religiosa, il Dio 
d' Israele. Ma vi è di più ; se gli uomini avevano un' unica 
origine, e quindi si dovevano ritenere essere stati un tempo 
partecipi della stessa rivelazione, come potevano averla 
smarrita, per adorare i falsi dei della religione pagana? A 
quest'altra forma che il problema dell'origine dell'idolatria 
poteva assumere, la risposta era data, non dal racconto 
della Genesi, o da quello del Diluvio, che anzi sotto questo 
punto di vista conveniva di lasciare nell'ombra, ma preci- 
samente da quel racconto della confusione delle lingue, 
che il Sibillista giudaico trovava nella sibilla babilonese. Alla 
confusione delle lingue era seguita la dispersione dei po- 
poli ; e quindi avevano esercitato il dominio sui greci quei 
re arroganti ed ivipuri (vv. 203 e 551-555) che avevano 
preteso e ricevuto onori divini. 

Abbiamo dunque una sequela interamente logica, in cui 
potrebbe rientrare, come affermazione da parte della Sibilla 
della propria antichità (quindi, dato il modo di pensare del 
tempo, della propria autorità) anche il brano sulla caduta 
di Troia e su Omero (414-432) che del resto potrebbe 
essersi trovato già nella Sibilla babilonese, ma che è stato 
certamente alterato alla fine, come riconosce il Geffcken, 
per uno scrupolo monoteistico, da un giudeo, probabilmente 
nell'atto stesso, in cui l'antica Sibilla di Berosso veniva 
utilizzata in questa specie di apologia e nel tempo stesso, 
apocalissi del giudaismo alessandrino. 

A questa serie vanno indubbiamente uniti anche i tratti 
162-166, 167-174, (che doveva essere in qualche modo 



— XIV — 

congiunto con 191-193) e 194-21 1: dove è accennata 
per sommi capi la storia dell'umanità dall'origine al secolo 
d' oro avvenire sulla base di uno schema a quattro imperi 
ed a cui segue una più particolareggiata introduzione (211- 
217) inscindibile a sua volta dalla glorificazione del popolo 
di Dìo e dalla sua storia dall'Esodo a Ciro (218-294) con 
cui si chiude il secondo dei lunghi tratti, o paragrafi (Alexan- 
dre) in cui i nostri Mss.dividono il libro. 

Il terzo di questi paragrafi (295-488) si apre con un'In- 
troduzione in cui è nuovamente riaffermato il carattere in- 
spirato dei canti della Sibilla; viene indi una serie di oracoli, 
che meritano molta considerazione. Ma sarà opportuno per 
orientarci meglio, darne prima una specie di indice. Alla 
fine dell'Introduzione (vv. 300-302) si trova già un accenno 
contro Babilonia, a cui sono rivolti anche i vv. 303-313, 
mentre in 314-318 troviamo T Egitto, 319 322 Gog e Magog, 
323-334 la Libia. Seguono tre versi relativi ad una cometa, 
e la profezia « collettiva » su varie città ellenistiche (337-349) ; 
350-355 ^ 356-362 si riferiscono a Roma ed all'Italia, 
363-366 a Samo ed altre città; indi si trova una lacuna 
seguita dalla profezia di un tempo di pace per l'Asia. 
Viene poi l'oracolo su Alessandro Magno (381-388) e il 
tratto veramente sibillino 388-400. 

A questo succede una profezia di sventure per la Frigia, 
con la caduta di Troia, (401-419) che introduce l'allusione ad 
Omero (420-432); poi viene una filza di oracoli brevi, che 
ci portano alla fine del paragrafo : Materiale, come si vede, 
svariatissimo, e nel quale è stato merito di Wilamowitz e 
di Geffcken ravvisare un serie di oracoli pagani, che se- 
condo quest'ultimo sarebbero stati tolti di peso dalla rac- 
colta degli oracoli della Sibilla Eritrea. Anche secondo il 
Bousset, che pure esita ad accettare interamente questa 



_ XV -- 

tesi, ci troveremmo di fronte ad una diirchgeheìide £71- 
tlehnung. Ma in ogni modo non è stata risolta la questione 
del perchè e del come questo materiale profetico pagana 
si trova qui. Essa tuttavia non può non apparire chiaris- 
sima, solo che si dia un'occhiata air indice ; giacché allora 
si presenterà naturale alla mente la risposta, che esso è 
stato trascinato qui, in parte per analogia, e in parte per 
fare da contrappeso ellenistico e, diciamo pure, più vivo, 
alle quattro profezie iniziali, interamente giudaiche, le quali 
non riproducono altro, tanto nell'insieme quanto nei parti- 
colari, che un tipo di oracolo comunissimo nei libri profe- 
tici dell'Antico Testamento. A questo si devono aggiungere 
anche altre considerazioni. Se rileggiamo i versi 249-294, 
vi troveremo espressa per ben due volte, in forma diversa 
(258-260 e 275-27Q) l' idea che le sventure e del singolo 
Israelita e del popolo hanno la loro origine nel fatto di avere 
abbandonato il culto del vero Dio : cioè la notissima con- 
cezione deuteronomistica e profetica della storia. Vi troviamo 
anche qualche cosa di più, ossia il concetto che Dio si è 
valso di Ciro suo unto per ristabilire Israele: è logico in- 
ferirne che allo stesso modo si sarà servito di Babilonia, 
allorché lo volle abbattere: altro modo di pensare a cui 
erano arrivati da tempo alcuni profeti. 

Ma in un'opera apologetica, questa concezione si doveva 
allargare di nuovo, pur contentandosi di non essere posta 
in maniera esplicita, ma soltanto dichiarata ed illustrata 
per via di esempi. Se infatti il Signore puniva così seve- 
ramente le colpe di Israele, con cui pure era legato da 
una formale e solenne promessa, tanto più grave sarebbe 
stata la sua ira contro i Gentili; e tanto più crudele sa- 
rebbe stato l'avvenire di questi, quanto maggiori i loro tem- 
poranei (ed apparenti) successi. 



- XVI - 

. Da qui la ripetizione delle profezie contro le nazioni gen- 
tili (senza contare l'altro argomento, che, apologeticamente, 
si poteva ricavare da questa coincidenza dei profeti cano- 
nici e della Sibilla) e da qui anche il loro allargamento, con 
r inclusione di una serie di oracoli che predicevano sventure 
a quelle città e regioni del mondo ellenistico a cui la pro- 
paganda era rivolta. E si potrebbe fors'anche tener conto di 
una ragione secondaria, il desiderio di qualche lettore di tro- 
vare menzionata in libri rivestiti di un tale carattere di san- 
tità e cosi antichi anche la propria patria, per un sentimento 
non dissimile da quello che faceva rimpiangere a qualche 
Fiorentino che Dante non gli avesse posto qualche antenato, 
magari in una delle più oscure ed umilianti bolgie dell'Inferno. 
Ma esaminiamo questa sèrie di oracoli un poco più par- 
titamente. Il tratto 350-355 accenna alla vendetta che l'Asia 
trarrà di Roma, secondo una legge ben più dura di quella 
del- taglione, ed allo stesso modo nei versi seguenti è pre- 
detta la punizione della città signora del mondo. Il Geffcken 
considera questo tratto come di origine pagana, solo ammet- 
tendo un rimaneggiamento giudaico giudaizzante nel 
verso 362, già riconosciuto per tale dal Wilamowitz. A me 
francamente tutto il pezzo sembra un'esplosione dell'odio 
non tanto der Hellenen gegen die Itali, quanto dei Giudei 
contro gli stessi. Non soltanto il fatto stesso di un'avver- 
sione così profonda, non soltanto la giustificazione moraliz- 
zante della chiusa (che potrebbe essere stata, come si è 
detto, interpolata) ma il carattere dell' immagini ed il con- 
fronto, che a mio giudizio s'impone, con passi dell'Apoca- 
lisse canonica, i quali, con ogni verisimiglianza, dipendono 
da fonti giudaiche, e anche l'espressione figlia di Roma, 
per designare Roma stessa, (e che dal Geffcken è stata 
fraintesa) mi sembra debbano condurre a questa conclusione. 



— XVII - 

L'oracolo — giuoco di parole su Samo, è ritenuto dal Gef- 
fcken come hicontrollabile^ quello su Delo è da lui riferito 
al tempo della guerra mitridatica quando l' isola venne de- 
vastata da Menofane. Si vorrebbe sapere a qual'altro fatto 
preciso egli riferisca il terzo, quello su Roma. D'altra parte 
non sembra neppure molto attendibile l' ipotesi del Hirsch, 
che vi ravvisa un' imitazione del giuoco di parole in Sofo- 
nia 2,4, intraducibile in altre lingue, la qual cosa lo con- 
duce altresì all'asserzione completamente errata che il nostro 
Sibiilista giudaico non conoscesse i LXX. A me sembra 
più logico il confessare che per noi sono incomprensibili. 

Anche l'oracolo seguente è, secondo Geffcken, di origine 
ellenistica: pure ammettendo anche qui un rimaneggia- 
mento giudaico in fine. Però egli è costretto ad ammettere 
che i versi 371 e 372 siano un'interpolazione cristiana, e 
se non entrambi, certamente almeno il secondo. Del primo, 
io credo si possa senz'altro riconoscere il carattere giudaico, 
come prova il confronto con i Salmi di Salomone, e l'ap- 
partenenza originaria a questo luogo, mentre alla fine del 
libro IV ha molto più il carattere di un aggiunta: inoltre 
la sua collocazione stessa ivi rende assai più probabile 
questa ipotesi. Del v. 372 confesso che, anche ammessa 
l'emendazione del Geffcken, (v. nota 4 a p. 27) mi riesce 
difficile scorgervi delle caratteristiche specificamente cri- 
stiane, l versi 381-387 contengono un oracolo su Ales- 
sandro Magno, che il Geffcken attribuisce alla Sibilla Per- 
siana, cosa abbastanza probabile, sebbene si debba anche 
osservare che la conquista dell'Asia da parte dei Macedoni 
era fatto di tale importanza, che, se un oracolo relativo ad 
esso non ci fosse stato, era proprio il caso di inventarlo. 
E giungiamo così ad uno dei passi più oscuri di tutto il' 
poema, il tratto 388-400. Secondo Hilgenfeld, esso si rife^ 



- XVIII - 

rirebbe ad Antioco Epifane (ruomo del vv. 388-389) il quale 
distrusse la discendenza di suo fratello Seleuco IV, mentre 
Demetrio, figlio di quest'ultimo, uccise a sua volta l'unico 
discendente dell'Epifane, Antioco V Eupatore^ V altra radice 
sarebbe Alessandro Baia, ed i figli (secondo la lezione dei 
Mss.) dai quali (v. 399) viene estinto sarebbero Deme- 
trio II ed Antioco Sidete; dopo i quali regnò (cfr. v. 400) 
l'usurpatore Trifone. Ma per poter seguire questa interpre- 
tazione bisognerebbe, che il xo'ij/si del v. 398 avesse per 
soggetto il outòv àXXo del verso precedente; e che, alla 
caduta di Alessandro Baia avesse contribuito anche An- 
tioco VII, il che non è vero, Geffcken dunque tentò 
un'altra interpretazione, ma prima volle emendare il testo, 
e propose due cambiamenti. Nel v. 399, invece dell' im- 
possibile testo dei Mss. ùo' utòiv «ov I; óu-o'^pova aiaiov 
"atppTj;, lesse uiwviSv sv ó;.ocppo<Tuvy)(Tiv"Ap'/50c, ed al v. 387 
invece di ~apà (Si cpu-ov àXXo qutc'Jtìi), tz^I^^ in base 
a! testo presentato dal 1. XI. 251 dove si trova una imi- 
tiizione ripetizione di questo passo. Indi lo spiega rife- 
rendosi alle lotte tra Antioco Vili Grypos ed il suo fratel- 
lastro, Antioco IX, Ciziceno, e tra i loro discendenti ; dopo 
l'estinzione completa dei quali, regnò Filippo. Ma anche 
questa spiegazione urta contro una difficoltà di natura testua- 
le, cioè che uuovoC non sono i nipoti figli di fratello, ed una 
storica, perchè non tutti ì figli del Gripo morirono nella con- 
tesa famigliare, ma uno, Antioco X, cadde combattendo contro 
i Parti. Una terza teoria venne proposta dal Bousset, l'ul- 
tima volta, nell'articolo della Realencyclopàdie citato; l'ora- 
colo sarebbe antico e rivolto contro Alessandro, ed avrebbe 
subito in fine una rielaborazione per noi ora incomprensi- 
bile per adattarle alla figura di un re Seleucide. Il Bate fa 
osservare come fra i re di questa dinastia, la figura a cui 



— XIX - 

viene fatto di pensare in maniera più naturale sia Antioco 
Epìfane, al quale ci riporta anche la evidente imitazione 
di Daniele 7 ss nei vv. 397-400: la quale ora non è più 
ben chiara per lo stato di corruzione del testo. Ciò non 
esclude che l'oracolo abbia potuto servire due volte; e 
che subisse quindi la sua seconda elaborazione abbastanza 
tardi post fachim, quando cioè il libro di Daniele avesse 
già acquistato dopo, circa un quarto di secolo, una certa 
notorietà, e quando anche dovesse riuscire incomprensibile 
che nelle profezie della Sibilla, avvenimenti tanto impor- 
tanti e clamorosi come quelli che segnalarono il regno del- 
l'* ETCìtxxvTÌ; » non trovassero menzione. 

Vengono ora i due oracoli, che possiamo considerare con- 
giunti, sulla caduta di Ilio, e su Omero. Abbiamo testi- 
monianze classiche che la Sibilla Eritrea aveva trattato gli 
stessi argomenti; ma il Geffcken stesso riconosce qui uno 
dei punti in cui la Sibilla Eritrea doveva essere stata già 
collegata con quella di Berosso ; indi viene una serie di 
oracoli tra i quali, 449-456 possono contenere un'allusione 
alla guerra persiana, 464-469 alla guerra sociale e 470-473 
al viaggio di Siila in Asia. Il paragrafo termina, con l'ac- 
cenno alla caduta di Corinto. 

All'inizio del IV ° troviamo la consueta introduzione, indi 
un oracolo di carattere giudaizzante contro la Fenicia ; uno 
contro Creta, senza designazione di tempo, ed uno contro 
la Tracia che il Geffcken riferisce alla guerra combattuta 
contro la Macedonia, con ausiliari gallici, da Eumene di 
Pergamo; a cui ne segue immediatamente un altro, che 
predice sventura a Gog e Magog, prima di tutti, e poi 
ad una serie di popoli più reali, e che si conclude con 
l'annuncio che V Altissimo vibrerà un terribile colpo a tuff e 
le genti che abitano la terra (v. 519). 



— XX ~ 

Ed a' questo punto s'inserisce la conclusione logica che 
scaturisce da tutta quella lunga serie di esempì; dopo aver 
dipinto le sventure sofferte dalla Grecia sotto la domina- 
zione romana, in un brano, di cui a ragione il Bousset ha 
difeso vigorosamente l'unità — viene avanzato apertamente 
l'invito a convertirsi e cantato il secolo d'oro, quando, dopo 
ie tribolazioni e le prove necessarie, . la vera religione si 
sarà stabilita su tutto il mondo: vi sarà un ultimo tentativo 
da parte dei re gentili, che assedieranno Gerusalemme, ma 
finalmente verrà il giudizio, e tutti i popoli della terra 
adoreranno il Signore, mandando sacrifizi al suo Tempio in 
Gerusalemme. Nella pittura di questo secolo d'oro, e anche 
del giudizio, il Sibillista si dilunga e si ripete spesso ; ma 
è anche vero che spira da,^questi versi un caldo e sincero 
sentimento religioso, il quale riesce in qualche punto a di- 
ventare vera poesia. 

11 brano, ed il poema, è concluso da dichiarazioni finali 
che la Sibilla fa su se stessa, nelle quali troviamo fuse e 
confuse insieme diverse leggende sulle varie Sibille, la ba- 
bilonese, l'Eritrea, la Cumana (figlia di Circe) l'Ebraica 
(nuora di Noè): secondo il Geffcken, dalla lacuna dopo il 
V. 8ii sarebbe caduto il nome della babilonese, Sabbe o 
Sàmbethe; e la cosa mi pare ammissibile. Invece sui versi 
814-815 io esporrò più sotto li mia opinione, diversa da 
quella del Geffcken, secondo cui in questi versi venne 
operata la fusione delle due raccolte preesistenti di detti 
sibillini, quella di Berosso e la Eritrea. Ora in fatti è ve- 
nuto il momento per procedere ad una ricapitolazione. 

Noi siamo riusciti dunque ad isolare un poema, nel 
quale, a tener conto e della corruzione del testo, e anche 
del genere letterario al quale appartiene e che esigeva 
almeno l'apparenza di una composizione alquanto trascurata. 



~ XXI — 

non è possibile disconoscere una certa continuità e coerenza, 
logica, e pertanto unità di composizione, che non esclude 
d'altronde l'uso di materiali preesistenti. Ma assai più che 
la ricerca di questi, è importante per noi considerare tale 
unità di indirizzi e di intenti del poema, i suoi fini apo- 
logetici, anzi proselitistici, e nello stesso tempo anche la 
larghezza e l'elevatezza degli ideali da cui è animato e che 
lo conducono ad una concezione universalistica della vera 
religione, in cui ad Israele è assegnato sì un posto speciale, 
' ma le altre nazioni non sono però piìi, come nelle conce- 
zioni precedenti, schiave e sottomesse al popolo eletto. Non 
meno degna di nota è la maniera in cui il nostro Sibiliista 
si immagina il regno di Dio, addirittura quasi come la 
soppressione e la fine di ogni potere politico, poiché la 
legge divina e la buona volontà da parte degli uomini do- 
vranno bastare, ed al più, alle eventuali deficienze potrà 
supplire ancora la parola di Dio attraverso i nuovi profeti, 
tutti i discendenti d'Israele, destinati ad essere g7ii.de di vita 
per r intero genere umano (vv. 580 ss.). 

Tutto questo lungo poema, dunque, comprende i tratti 
1-45, ed il racconto della confusione delle lingue e della 
contesa di Cronos Titano e Japeto e dei loro discendenti 
(97-154); più le transizioni 162 - 174 e 194 -211; indi 
la storia d'Israele dall'esodo a Ciro (211-294); vengono 
poi le profezie contro le nazioni gentili 295 - 363 e 363 - 488 
tanto i tratti di carattere strettamente giudaico, quanto, al- 
meno in parte, alcuni oracoli di origine pagana (ed esclu- 
dendo assolutamente 464 -473); indi l'intero paragrafo IV, 
ammettendo che abbia potuto ricorrere in qualche corruzione 
e mutilazione e rimaneggiamento verso la fine. Come si 
vede, questo poema poneva a base della propria apologetica 
fa storia, meglio l'interpretazione della storia secondo i 



- XXII -- 

principi del monoteismo giudaico, ed in base a questa 
prediceva anche il futuro avvento del Regno di Dio ; nella 
qua! cosa non si distingue dal resto della letteratura apo- 
calittica. 

Si tratta ora di fissare la data. Il Bousset, che per quanto 
riguarda l'esame del testo giunge a conclusioni, almeno in 
parte, non troppo dissimili da quelle a cui siamo or ora 
pervenuti, pone il Sibiilista prima della presa di Gerusalemme 
per opera di Pompeo, ma nello stesso tempo esclude dalla 
raccolta giudaica e considera provenienti da una tradizione 
anteriore i tre brani 608-615, 314-318 e 192- 195 che ci 
riportano all'epoca di Tolomeo VII Fiscone, intorno al 140 
av. Cristo. A questa data riconduceva anche l'interpre- 
tazione data da Hilgenfeld dei vv. 388 - 400; se essa non 
è più accettabile .nei particolari, abbiamo però veduto e 
assegnato le ragioni per le quali è verosimile che questo 
tratto abbia di mira l'epoca di Antioco ; ma possiamo anche 
ammettere col Bousset che non sia prudente adoperare 
questo passo in modo alcuno per la datazione del libro. 
Rimangono sempre l'accenno alla presa di Corinto e la de- 
scrizione delle miserie della Grecia (vv, 488 è 520 ss.) : 
questi il Bousset trova che si adattano altrettanto bene al 
tempo del primo avvenimento (146 av. Cr.) quanto all'epoca 
di Siila; ma senza considerare che l'argomento ha molto mag- 
giore importanza per chi non si senta di escludere, senza una 
ragione determinata, il breve tratto 608-615. Quanto agli 
altri argomenti del Bousset, uno è dedolto dal fatto che la 
descrizione della Diaspora nel v. 271 si adatta benissimo 
al tempo di Alessandra ; ed a questo si potrebbe rispondere 
press'a poco nel modo con cui egli si sbarazza del tratto che 
riguarda la Grecia. Gli altri non. mi appaiono molto piìi 
gravi : se non troviamo menzione dei torbidi che oscura- 



- XXIIl — 

rono il regno di Alessandro Janneo, questa è senza dub- 
bio un'ottima ragione per pensare che il poema sia stato 
compilato dopo, ma anche migliore per ritenerlo ad essi 
precedente ; infine che la complicata escatologia di questo 
libro non possa essere anteriore al tempo di Alessandra, 
mi sembra pure una ragione assai poco fondata tanto più 
che il Bousset non si cura poi di dimostrare nemmeno que- 
sta asserita complicatezza dell'escatologia sibillina. 

Rimangono da esaminare ancora alcuni brevi tratti. Ed 
in primo luogo vengono i versi sulla guerra sociale e su 
Siila (464-473) a cui vorrei unire 156- 161 ed il tratto 
175 - 190. Sono tutti brani, come si vede, che hanno rap- 
porti con la storia di Roma, e con Siila. 

Ora, una precisamente delle prime cure di questi, al- 
lorché ebbe assunta la dittatura, fu di pensare a sostituire, 
ricuperare, i libri sibillini che erano andati distrutti l'anno 
avanti, nell'incendio del Campidoglio. Fu mandata anzi una 
commissione apposita in Oriente, e precisamente ad Eritre, 
a procurarsi degli oracoli sibillini. Il Sabatier, nella sua bella 
Note sur un vers de Virgile (Ecl. IV, 4) ha notato le affi- 
nità che corrono e le relazioni che possono essersi stabi- 
lite tra questa letteratura sibillina e la classica. Ad ogni 
modo non è forse troppo audace la congettura che uno 
scrittore giudeo, saputo della commissione mandata da Roma, 
abbia per lo meno tentato di farvi giungere la nozione del 
vero Dio ed inserito nella sua raccolta di oracoli dei tratti 
in cui Roma fosse non solo menzionata, ma anche in 
modo da piacere ai possibili acquirenti ; e sopratutto intro- 
ducendovi un accenno al trionfatore Siila." Questa ipotesi 
è avvalorata da un'altro fatto, ed è che - o io m'inganno 
singolarmente - è ancora possibile scorgere nei versi 1 56 - 161 
una delle fasi di quel processo delicatissimo, attraverso il 



— XXIV ~ 

quale si venne alla revisione della maniera d'interpretare lo 
schema dei 4 imperi, susseguentisi nel dominio del mondo, 
e divenuto classico dal libro di Daniele in poi, appunto 
per far posto alla nuova signora del mondo, al « regno » 
dei togati patres. Il Geffcken ritiene che questo tratto 
sia da scomporre in due parti, 175-178 dominato da 
simpatia per Roma e che trova un raffronto in I Macc. 
8, 2 - 4 ed un secondo tratto in cui lo colpisce l'accusa 
rivolta della città, di avarizia, e costumi corrotti. Sopratutto 
gli pare impossibile ammettere l'esistenza in Roma di case 
di prostituzione pederastiche nel II secolo av. Cristo, Que- 
sto può anche esser vero : il Bousset ha risposto che vi 
è contraddizione tra questo e ì! mettere tra parentesi qua- 
dre i versi 192 e 193 che alludono al settimo re d'Egitto 
a partire dalla dominazione greca. Ma a questo il Geff- 
cken era giunto in conseguenza della sua osservazione. In 
verità questo contrasto tra" la prima parte e la seconda non 
esiste.- Lo scrittore giudeo di questi versi non aveva forse 
mai veduto Roma. Egli dipe?ide dal I libro dei Maccabei non 
gli è parallelo. Ed ha voluto bilanciare gli elogi, e non creare 
un contrasto troppo vivo tra questo tratto e tutto il male 
che dei gentili era detto nel resto del libro, ripetendo contro 
i Romani accuse che si trovavano altrove rivolte contro i 
Greci, gli Egizi e molti altri popoli, (cfv. v, 596-600). Non 
bisogna dimenticare che dal punto di vista del giudaismo, 
idolatria ed immoralità avevano finito col diventare una cosa 
sola ; e questa concezione passa poi nel cristianesimo, (si 
cfr. sul concetto di una rivelazione primitiva, l'origine del- 
l'idolatria, e l'immoralità connaturale a questa, Rom. i, ^g.gg). 
Ma se questo può stare, non apparirà forse neppure 
troppo azzardata l' ipotesi che a questo medesimo rimaneg- 
giamento possano appartenere i versi 814-815, dove sono 



— XXV — 

identificate non solo la Sibilla giudeo-babilonese e l'Eritrea, 
ma anche la Cumana; le quali ultime due, secondo una 
tradizione, di cui troviamo Teco nel catalogo di Varrone, 
(in Lattanzio, Div. Inst, I, 6) erano una sola persona. In- 
fatti, nella lista ora menzionata, alla Cumana è assegnato 
il nome di Erofile o Demofile, che altre fonti assegnano 
all'Eritrea; ed alla stessa sono attribuiti i libri sibillini 
romani, il cui seguito o surrogato la commissione senatoria 
dell'anno 83 av. Cr. andò a cercare per l'appunto ad Eritre. 

Rimangono ora da assegnare il tratto 46-62 in cui si ri- 
conosce jgeneralmente un autore giudaico scrivente all'epoca 
del 11 triumvirato. Il Bousset invece crede che nel regìw 
fnessianico dei versi 47-50 sia adombrata la parousia del 
Cristo; riferisce il verso 51 a\V interregno in cui Galba, 
Ottone e Vitellio stavano contendendosi l'impero (si po- 
trebbe confrontare allora anche IV, 123 e V, 35). Egli 
perciò è attratto ad avvicinare questi versi al prologo 1-45 
e a vedervi un composizione cristiana scritta intorno al 70 
d. Cr. lo non posso sottoscrivere a questa teoria, perchè 
nei versi 46-51 non vedo nulla che possa far pensare ad 
un autore cristiano; anche il loro messianismo è molto re- 
lativo, e si riduce ad affermare che verrà sulla terra il 
regno di Dio, e che sarà instaurato da un re mandato da 
Dio stesso. Non vi è in ciò nulla che sia in contrasto col 
modo di pensare del giudaismo di quel tempo, e anzi mi 
pare che possa reggere benissimo il confronto, con Ps. 
Sai. XVII 23 e 31-36. 

D'accordo con il Bousset mi trovo invece nel ritenere 
tardo e forse cristiano il passo 63-92, sebbene non possa 
negare che l'interpretazione dei Sebastenì per Samaritani 
non mi convinca completamente. La donna del v. /5 è se- 
condo me una sola persona con la vedova dei yj, e le due 



— XXVI - 

espressioni, come mi sembra indubbio, significano soltanto 
Roma. La cosa risulterà più chiara se insieme con questi 
versi si leggano anche i due tratti 350-355 e 35Ó-362. 

Ci troviamo qui di fronte ad una esplosione di odio vio- 
lento contro la città che sembra impersonare, per giudei 
e per cristiani del tempo, l'antitesi assoluta dei regno di Dio, 
la quale ci riporta ad un periodo non antecedente alla se- 
conda metà del primo secolo cristiano. Se poi si accol- 
gano i punti di vista già esposti, non mancherà anche di 
apparire chiaro, come precisamente in questo tempo si 
dovesse sentire il bisogno di introdurre, in una raccolta 
che di Roma parlava poco e in un tono, nel complesso, 
tutt'altro che sfavorevole, qualche tratto maggiormente in 
armonia col modo di sentire del tempo; e se si confron- 
tino altresì questi tre passi con le violente espressioni an- 
ti-romane del V** libro, questa conclusione apparirà, io 
penso, anche piiì chiara. 

Cristiano invece, con tutta probabilità, ritengo invece 
concordemente con i critici che se ne sono occupati più 
di recente, il breve tratto 93-96. 

E veniamo ora ad un'ultima questione. Il terzo libro, 
che oggi conta 829 versi, ne aveva prima, secondo la 
sottoscrizione nei codici della classe W, 1034. Con questa 
notizia si accorda l'altra, data da Fenestella in Lattanzio, 
Div. Inst. I, 6, 14 che i versi della Sibilla Eritrea por- 
tati a Roma erano circa 1000. 

Sulle traccie di un'ipotesi avanzata prima dal Bleek, 
tanto il Geffcken quanto il Bousset ritengono che il tratto 
ora perduto sia quello stesso, che deve aver servito di 
base — con successivi rimaneggiamenti — al P libro : 
avea cioè trattato del Diluvio e della creazione del mondo. 



— XXVII — 

In seguito poi questi versi sarebbero stati staccati dal 
libro che stiamo esaminando, al quale pa;recchi codici 
han conservata la iscrizione antica, di libro secondo, e con 
essi ne sarebbe stato costituito un altro. Devo però ag- 
giungere, che mi sembra molto più probabile l'opinione 
del Geffcken, secondo il quale questo tratto doveva tro- 
varsi in coda al IH" libro, dopo che la Sibilla si è dichia- 
rata nuora dì Noè, ed ha accennato al diluvio, di quella 
del Bousset, secondo il quale essi avrebbero costituito un 
giorno l'introduzione del poema, il prologo che si sarebbe 
perduto. 

Così siamo giunti alla fine del nostro esame. Sul ca- 
rattere apologetico del libro, e sulla concezione assai larga 
del giudaismo dalla quale esso è dominato, si può dire, dal 
principio alla fine, ho già richiamato abbastanza l'atten- 
zione. Questi sono gli argomenti principali in appoggio 
delle tesi, che ho cercato di dimostrare. Basti ora segna- 
larne brevissimamente l' importanza, di documento che ci 
attesta il modo di sentire, le concezioni religiose e le 
speranze del giudaismo alessandrino, di cui Filone, spi- 
rito solitario, filosofo elevatissimo, ma che non seppe mai 
creare intorno a sé un nucleo di discepoli della sua stessa 
razza, non può a buon diritto essere ritenuto il rappre- 
sentante più chiaro e più autorevole. 



IL IV LIBRO, 

Molto più semplice che non il 111 si presenta questo 
libro, nel quale riconosciamo subito che sono stati utiliz- 
zati oracoli pagani, di cui ci porgono esempì i versi 97-98 
e loi. Mi è però difficile di accettare la tesi del Geffcken, 



— XXVIII — 

che sostiene l'utilizzazione da parte di un Giudeo di una 
raccolta preesistente di profezie ellenistiche. Se infatti tracce 
di queste non è difficile riscontrare pur nel brano che narra 
!a storia del mondo suddivisa in dieci generazioni, molto 
meno semplice è l'ammettere che questo schema sia ne- 
cessariamente ed esclusivamente ellenistico. 

Il Geffcken, nel commento al 1. II, 15, si fonda infatti 
per questa attribuzione su due sole fonti : un frammento 
Sibillino (attribuito all'Eritrea) in Flegone, dove un testo 
incerto è stato così emendato èv às/totTY) yivca j^vAeTtòv 
•/.onzd Y'opa? iy^o\»i7<x. [De longaevis, VI — in Mùller, Fragm. 
Histor. graec. Ili 610) ed il commento di Servio a Virgilio, 
Bucol. IV, 4. il quale attribuisce alla sibilla Cumana una 
divisione delle età del mondo per metalla (le quattro età, 
dell'oro, dell'argento, del bronzo di ferro — che apparten- 
gono veramente alla tradizione classica da Esiodo in poi) 
e poi soggiunge: Dixit etiam quis quo saeculo imperarci 
et solem ultimwn, id est decimum, dixit. Il Sabatier, nella 
sottile critica che ha fatto di questo testo (v. la Note più 
volte cit.) ha dimostrato come la menzione del sole (che 
fa pensare ad un dio preposto a ciascuna generazione) sia 
stata da Servio ricavata dal testo stesso di Virgilio. Vi si 
potrebbe anche scorgere l'influenza di idee astrologiche. 
Per noi è già importante che questo passo di Servio abbia 
tanto poco valore probativo per la tesi del Geffcken. Il Sa- 
batier per suo conto" conclude che Servio fait ici une con- 
fusion. Il mèle deux traditions essentiellement différentes : 
une tradition poetique provenant d^ Hésiode et de la Grece 
et iene division en dix périodes provenant des apocalypses 
juives. (p. 144). 

È ora l'esattezza di quest'ultima frase che si tratta di 
verificare. La cosa è presto fatta. Hé!iV Apocalissi delle set- 



— XXIX — 

Umane del libro di Enoch (cap. XCIII, XCl, 12-17 — 
€d. Charles p. 228 segg.) abbiamo una divisione della 
storia del mondo in io periodi, dieci settimane, di cui 
7 sono passate, le tre successive destinate al regno mes- 
sianico, che, alla fme della io'' settimana sarà conchiuso. 
dal Giudizio. Il cap. 14 <^^\V Apocalisse di Esdra, com_ 
prende, nelle versioni latina (IV Esdr. XIV. 11) ed in una 
delle arabe una divisione della storia del mondo in dodici 
periodi, ma in quella etiopica le. età sono dieci, mentre le 
versioni siriaca ed armena si mantengono mute (cfr. Box, 
The Ezra Apocalypse, pag. 310). Infine ad una divisione 
in dieci generazioni accenna anche il 1, III dei nostri Orac. 
Sibyll. (v, 108). 

Ma checché sia di ciò, certamente tipico del giudaismo 
dopo il libro di Daniele è l'altro schema, che troviamo 
innestato ed intrecciato indissolubilmente con questo, e che 
ripartisce la stessa storia del mondo fra i quattro grandi 
imperi menzionati successivamente nei vv. 49-101, Assiri, 
Medi, Persiani, e Greci (Alessandro Magno ed i suoi suc- 
cessori). A questi quattro, nel v. 102 troviamo aggiunta 
Roma. Possiamo quindi ragionevolmente confrontare questo 
tratto con III, 1 56-161 e 171 ss. rilevando anche la no- 
tevole differenza, che mentre colà all'impero di Roma è 
assegnato un posto a sé tra i quattro, qui tale importanza 
non gli fu riconosciuta, se venne collocato nella decima ge- 
nerazione, quasi seguito e svolgimento dell'impero macedone 
e dei regni ellenistici. 

Ancora: il Geffcken ravvisa nel terremoto di Laodicea, 

menzionato nel v. 107 la catastrofe dell'anno 60 e ne fa 

quindi l'ultimo avvenimento conosciuto alla raccolta sibil- 

. Ustica pagana; ma il Bousset ha secondo me giustamente 

obbiettato che un accenno dello stesso genere, e che non 



— XXX — 

si può pensare a riferire alla medesima data, si incontra an- 
che nel I. HI V. 471. Infine i terremoti in quella regione 
sono così frequenti, e ne troviamo ricordati, in un periodo 
di non molti anni, tanti, da rendere veramente assai dubbio 
ogni tentativo di identificazione. 

Ci troveremmo dunque di fronte, nel tratto 49-114 ad 
un altro libro sibillino giudaico, di tipo più rigidamente 
apocalittico che non l'attuale III libro, nel quale sarebbero 
stati incorporati oracoli pagani, e che avrebbe subito, an- 
ch'esso un rimaneggiamento, col quale venne introdotto 
i' Impero di Roma in uno schema, in cui originariamente 
non trovava posto. 

Non meno caratteristico è che questo impero è celebrato 
mediante il ricordo della doppia vittoria dell'anno 146, e 
anche questo impone il raffronto con quanto, secondo me, 
è accaduto a proposito del IH libro. 

Ma vi è di piij : non manca neppure in questo IV libro 
un accenno alla guerra di Troia; e anche la prima parte 
del prologo, vv. 1-49, nell' andamento e nel contenuto pre- 
senta notevoli somiglianze con quello del libro precedente, 
sembrando calcata sopra un medesimo schema per lo 
meno, molto affine : la Sibilla parla, perchè ispirata dal Dio 
vero (IV 1-6 cfr. Ili, 1-8); seguono gli elogi e la .defini- 
zione di Dio in contrasto con gli idoli dei gentili (IV 7-17 
cfr. Ili 8-35); indi il IV libro si distacca dal III, venendo 
a dire in breve quale sarà il soggetto trattato, la storia del 
genere umano divisa in dieci generazioni, che deve con- 
durre alla felicità del popolo eletto, attualmente disprezzato 
e maltratto dai gentili in mezzo ai quali vive, fino al giorno 
in cui venga il giudizio. Abbastanza degno di nota mi pare 
anche il fatto, che nell' affermare la propria ispirazione qui 
la Sibilla (v. 45) sente il bisogno di stabilire una diffe- 



— XXXI - 

renza fra sé ed ogni altra, chiamandoia per giunta con il suo 
nome ufficiale, jrp-/;<r;-''-"/}Yopo;. 

Non occorre invece spendere molte parole a proposito 
dell' attribuzione che si soleva fare un tempo di questo 
libro ad un Esseno od Emerobattista, in base all'asserita 
antipatia per il culto uificiale del Tempio che si voleva 
leggere nei vv. 27_ss. Né credo abbia ragione il Bbusset 
di vedervi un effetto della distruzione del Tempio, dopo la 
quale il Giudaismo si sarebbe subito allontanato dall'idea 
che i sacrifizi erano necessarii al culto. Non discuto questo ; 
ma mi sembra che nel passo in questione si trovi soltanto 
avversione per i templi pagani e per i sacrifizi offerti agli 
idoli, e non altro. 

Questa primitiva apocalissi sibillina giudaica, redatta forse 
contemporaneamente alla parte piìà antica del 111 libro ed 
in certo qual modo parallela ed in concorrenza ad esso, 
rimaneggiata con l'aggiunta di Roma press' a poco nello 
stesso tempo in cui anche quello subiva rielaborazioni ana- 
loghe; venne, da un giudeo che aveva veduto la caduta 
del Tempio, il terremoto di Cipro e l'eruzione del Vesuvio 
(vv. 115-118, 128-129, 130-136) interpolata con la nar- 
razione degli avvenimenti contemporanei che, secondo lui, 
formavano indizio sicuro della prossima fine: segnatamente 
la leggenda di Nerone, che troviamo qui nella sua forma 
più antica (vv. 1 19-127 e 137-139 e cfr. App. A). 

Non ritengo probabile che a questo scrittore possa ap- 
partenere invece la fine del libro (vv. 152-192) con il grande 
incendio del mondo, la resurrezione dei morti, ed il finale 
giudizio che precede il regno di Dio. Secondo il Geffcken 
questo incendio sarebbe quello cosmico della dottrina stoica, 
quando i vari elementi del mondo dovrebbero mescolarsi 
insieme da capo, com'era in origine, per dar luogo poi ad 



- XXXII — 

una nuova creazione, ad un nuovo cosmo e ad una nuova 
generazione. A me questo non pare. Io penso piuttosto che 
si traiti di un fuoco semplicemente purificatore, che non 
ha nulla a che fare con la grande catastrofe cosmica che 
troviamo descritta, per non uscire dagli Oracoli sibillini, 
alla fine del V libro. Per di più, certi particolari, come il 
segnale dato con la tromba e con la spada, sembrano ca- 
ratteristici del giudaismo. Anche il Bousset dubita di que- 
st' asserita influenza stoica, e del resto, secondo il suo noto 
modo di vedere, ritiene che anche la Stoa dipenda, per 
questa dottrina, da credenze popolari orientali. 

Ma è notevole in questa parte del libro come ogni cosa 
risponda con sufficiente precisione al programma formulato 
nella prima (40-46) ; notevole il parallelismo testuale dei 
due incisi sul giudizio (vv. 41-42: quel giudizio, che Dio 
stesso farà giudicando nello stesso tempo i pii e gli empì ; 
vv. 183-184: il giudizio, in cui sentensierà Dio stesso, 
giudicando di nuovo il m,ondo). 

E più ancora di questi raffronti sembrano accennare 
ad un' epoca precedente alla distruzione del Tempio l' invito 
alla conversione rivolto ai gentili e l'atteggiamento favo- 
revole al proselitismo. Non meno meritevole di attenzione 
è r altro aspetto in cui si manifesta questa singolare espe- 
rienza religiosa del giudaismo, improntata ad una singolare 
larghezza ed universalità di vedute, cioè l'escatologia, in 
cui non si trova il benché minimo accenno al regno mes- 
sianico, ma soltanto il regno di Dio, alla fine dei tempi, 
susseguente al giudizio, aperto a tutti i giusti, cioè a coloro 
che avranno fatto penitenza, convertendosi al Signore ed 
eseguendone i santi precetti. 

Ed un'ultima considerazione, che può in qualche modo 
avvalorare nuovamente questa tesi, è che soltanto così si 



— XXXIIÌ — 

avrebbe una spiegazione adeguata e plausibile della indi- 
scutibile differenza di tono e d'ispirazione che distingue 
così nettamente questo libro dal. successivo, mentre, se- 
condo l'opinione corrente, sarebbero stati scritti entrambi 
nel medesimo torno di tempo. 



IL V° LIBRO. 

Su questo libro molto hanno disputato i critici, le cui 
opinioni possiamo dividere in due grandi classi, a seconda 
che hanno sostenuto l'unità o la molteplicità degli autori. 
Di questo secondo gruppo furono rappresentanti autorevoli 
il Bleek, che assegnò i tratti 260-285, e 484-5"? i ad un 
giudeo alessandrino scrivente verso la metà del II sec. av. 
Cristo; 286-332 ad un giudeo dell'Asia minore, poco dopo 
il 20 d. Cr. ; forse anche 342-433 ad uno scrittore giudeo 
intorno al 70 ; e lo Zahn, che giunse alla seguente decom- 
posizione : 

A (un giudeo intorno al 71 d. Cr.): 11 1 (115) - 178; 

200-205; 228-246; 361-433; 484-531. 

B (ca. 12 od. Cr.); i-49a; 5ob; 52-110; 179-199; 
20Ó-227; 227-360 (e ad ogni modo 247-285 e 328-332); 
434-483. 

C (un redattore cristiano ca. il 150): 49 b; 50 a; 257; 
413 oltre a singoli versi. 

Ma, quando si siano staccati dal resto i versi 1-5 1 (o 52) 
che stanno evidentemente da sé, per la differenza d'into- 
nazione che li fa distinguere, anche ad una prima lettura, 
dal resto, non vi ha per me dubbio che questo, come 
hanno fatto notare l'Evvald, l'Hiigenfeld, l' Hildebrand e 
ultimo il Geffcken formi un tutto unico. In primo luogo 



— XXXIV — 

è possibile distinguere, nei vari tratti, disseminati in tutte 
le parti del libro, che presentano un punto di vista od un 
argomento di interesse giudaico (137-178, 214-285, 328- 
332, 344-360. 361-446) quelli che trattano tre temi: la 
leggenda di Nerone, i giorni del Messia, e le invettive 
contro la Babilonia-Roma. Ora se nei vari tratti che riguar- 
dano Nerone si possono riscontrare delle differenze, bene 
ha però notato il Bousset che si debbono supporre non 
tutti, scritti dal nostro Sibillista nel medesimo tempo. Ma 
io vorrei aggiungere che assai più importante delle varia- 
zioni nei particolari, è l'uniformità del tono e l'uguaglianza 
della rappresentazione, per cui credo si possa senz'altro 
affermare che il concetto, che lo scrittore si è fatto della 
figura di Nerone, è unico. iVla vi è da segnalare altresì la 
fusione stessa dei vari temi, e l'atteggiamento che il Si- 
billista prende di fronte a certe questioni, il calore della 
commozione che lo fa parlare, e che traspariscono ugual- 
mente dalle varie parti del libro, non appena egli si faccia 
a trattare certi soggetti. Questa sua intensa commozione 
lo trascina tanto lontano, da fargli dimenticare ch'egli parla 
in veste d'una Sibilla, che predice il futuro, ed assumere 
invece le spoglie dello scrittore visionario e apocalittista che, 
conformemente alla natura di questo genere letterario, vede 
gli avvenimenti futuri, e per vederli deve anche scorgerli 
proiettati nel [nissato: fenomeno descritto, in maniera tanto 
paradossale quanto efficace e profondamente vera, dal poeta: 
. e degli anni ancor- non nati, Dawcl sì ricordò. \..<ò stesso 
tono si riscontra nelle Apocalissi, di Baruch e di Esdra, 
e anche in certi capitoli dell'Apocalisse canonica. Anche 
i vv. 228 ss, si spiegano meglio che non secondo i' inge- 
gnosa ma alquanto artificiale costruzione del Geffcken, 
ammettendo, come anche il Bousset fa, che siano rivolti 



- XXXV — 

contro Roma. Più oscuro è il tratto 93-110. Bousset inclina 
a vedervi raffigurato Nerone; il Geffcken pensa invece che 
si tratti di un'esplosione d'odio giudaico contro la vera 
Babilonia, ossia contro i Parti, che avevano restituito ai 
Romani i prigionieri di guerra; avvenimento che tante 
celebrazioni ricevè da parte dei Romani. 

Meno certo dichiara di essere il Bousset che i tratti riguar- 
danti l'Egitto possano spettare allo stesso autore, il Geffcken 
nota come il nostro Sibillista anche nel brano finale (484-5 11) 
che tratta dell'Egitto, dove i templi di Serapide dovreb- 
bero cadere a terra, ed essere sostituiti da un nuovo Tem- 
pio del vero Dio — che dovrà poi essere distrutto dagli 
Etiopi — riveli il tratto più saliente della sua personalità, 
r immaginazione fervida e accesa, per cui, dopo aver vati- 
cinato poco prima la ricostruzione del Tempio di Gerusa- 
lemme, egli trasporterebbe ora in Egitto alcune delle scene 
principali del dramma escatologico, cioè la conversione dei 
Gentili e la guerra di Gog e Magog. Tutto questo ha senza 
dubbio un certo colore di probabilità, quando si tenga conto 
di certe confusioni nei particolari, su cui ho cercato di 
attrarre 1' attenzione nelle note. Ma erra a mio avviso il 
Geffcken quando esclude che il tempio in Egitto possa 
essere quello di Onia a Leontopoìi ; 0, per essere più esatti 
si tratta qui non di quello materiale, ma quello scrittu?-ale, 
del passo di Isaia attraverso il quale, come attraverso la 
leggenda che collocava Gog e Magog in Etiopia, si è po- 
tuto venire alla singolare contaminazione che riscontriamo 
in questa Sibilla. Dove però l'unità di tono e di rappre- 
sentazione tra questo passo egiziano ed il resto mi sembra 
abbastanza ben provata perchè sene possa concludere che 
appartengono alio stesso Sibillista, che ha scritto i tratti di 
carattere e di contenuto più strettamente giudaico. 



— XXXVI - 

Geffcken, e già prima di lui Wilàmowitz, ha poi sta- 
bilito anche in questo libro 1' utilizzazione di oracoli pagani, 
di cui sarebbero esempi i vv. 187; 336-341, in cui sarebbe 
adombrata la lotta di Tolomeo Cerauno con Seleuco e quindi 
con i Calati; 458-463, che tratterebbe del V Tolomeo 
(Epifane) il quale, infelice contro la Siria, fu abbattuto dai 
Romani ; 464-467 in cui si riconosce un oracolo ellenico 
relativo all'invasione dei Galli in Tracia ed Asia Minore. 
Ma più interessanti sono per noi le interpolazioni cri- 
stiane. Una, è nei versi 256-259, dove io non vedo come 
il Geffcken un accenno ai miracoli attribuiti al Cristo nella 
sua seconda apparizione sulla terra, miracoli simili a quelli 
di Beliar; ma soltanto un passo caratteristicamente pole- 
mico, dove è confermato il carattere messianico di Gesù 
[maìidato dal Cielo) ed è poi detto // -ìnigUore tra gii 
Ebrei, del quale si è avuto il preannuncio in Giosuè,. 
1' uomo, che avrebbe steso la mano sul legno, non più ma- 
ledetto e causa di maledizione, bensì santo e fruttifero. In 
altre parole è evidente come accanto ad una descrizione 
del regno di Dio, caratteristicamente non messianica, fatta 
da un giudeo, un cristiano ha voluto riconfermare la sua 
fede, riattaccandola precisamente a quei passi dell' Antico 
Testamento, che ne contenevano, secondo lui, il prean- 
nuncio e la conferma. Mi è invece impossibile di seguire 
il Geffcken, è gli altri critici di questa opinione, nel rite- 
nere d' origine cristiana i versi 62 ss. in base all' uso del- 
l'aggettivo ()£o;(_pi'7TO'j;. Anzi, a mio avviso, il fatto stesso 
dell'uso del "plurale, avrebbe dovuto servire a mettere in 
guardia contro una simile attribuzione. 

Da ultimo si presenta la questione della chiusa del li- 
bro, i versi 512-531, carattetizzati dal Geffcken come 
una visione gnostica e nella quale altri critici, tra cui 



— XXXVII — 

Bleek e Zahn, hanno riconosciuto uno dei passi più anti- 
chi di ispirazione giudaica. E tale senza dubbio esso tratto 
appare, qualora si tenga conto soltanto della sua colloca- 
zione: nei versi precedenti è annunciata l'ira di Dio, che 
si manifesta qui con la fine del mondo. Allo stesso modo, 
quando si consideri soltanto la battaglia delle stelle, si è 
naturalmente indotti a vederne solo la possibile, anzi certa, 
origine ellenistica. Ma, come ho cercato di mostrare nella 
nota relativa, non è vero che nulla di simile a questa bat- 
taglia dei corpi celesti, non si trovi nella tradizione del 
giudaismo. Inoltre il pezzo va prospettato e studiato alla 
luce delle dottrine astrologiche di quel tempo. Si tratta in- 
somma di un notevole esempio di sincretismo religioso, al 
quale non vorrei tuttavia dare il nome di gnostico, anche 
per non allargare troppo e rendere così completamente im- 
precisa questa parola, comunente usata per designare una 
corrente, a cui appartennero un gruppo di scrittori e pen- 
satori, almeno di nome, ben noti, e che si svolse nell' am- 
bito del Cristianesimo. 



APPUNTI BIBLIOGRAFICI 

1. — IL TESTO. 

1) Contengono i nostri libri i manoscritti seguenti: 

Classe O.. 

Q (Cod. Vatic. 1120 saec. XIV): il libro IV. 
V (Cod. Vatic. 743 saec. XIV): 
H (Cod. Monac.gr. 312, a. 1541): 

Classe 4>. 

A (Cod. Vindobon. hist. gr. XCVI. 6. saec. XV). e 
S (Cod. Scorialens. II S 7. fin. saec. XV.): 11. III, IV, V. 
P (Cod. Monacen. 351 saec. XV) il. Ili (v. 5 ss) IV, V. 
B (Cod. Bodleian. Barocc. 109 fin. saec. XV) 11. Ili 
(v 107 ss.) IV. V. 

Classe "^F. 

F (Cod. Florent. Laurent, plut. XI, 17 saec. XV). e 
L (Cod. Parisin. 2850 a. 1475) : li, III, IV, V- 
T (Cod. Toletanus. ca. a. 1500): 11. III, IV, V 1-482. 
R (Cod. Parisin. 2851 fin. saec. XV.) 11. III, IV, V 1-106. 
Cod. Parisin. 1043: IV 178-185; 187; 189; 190; V 93-111. 

2) Edizioni: 

La prima edizione è quella di Xystus Betuleius, Basilea, 
1545; a cui seguirono Seb. Castalio, Basilea, 1546 e 1555; 
e Opsopaeus, Parigi, 1599; Servatius Gallaeus, Amster- 
dam, 1689; in Gallandi, Bibl. Patr. I. 333 sgg. Tutte queste 



— XL - 

contengono i primi otto libri. La scoperta degli altri libri 
fatta dal card. Mai (1. XIV. Milano, 1817; indi 11. XI-XIV 
nella Scriptor. Veter. Nova Colledio, t. Ili, 3, 1828) con- 
dusse solo dopo parecchi anni alla prima edizione vera- 
mente e critica tuttora fondamentale, quella di C. Alexandre, 
2 voli. Parigi. 1841-1856; in un solo volume, 1869. Indi: 
Friedlieb, con trad. ted. Leipzig, 1852.; Aloys. . Rzach. 
Vienna, 1891, la prima edizione critica moderna, che pose 
su salde basi la classificazione dei codici', se il testo è 
spesso troppo artificiosamente ricostruito, essa in compenso 
reca una utilissima appendice di riscontri con luoghi ome- 
rici; infine Geffcken, Die Gracula Sibyllina {Die griechi- 
schen christilichen schriftsteller der ersien drei Jahrhanderte) 
Leipzig, 1902. 

3) Traduzioni (moderne) : 

in francese: 

di Bouchè-Leclercq, in Revue de Vhist. des relig. VII 
(1883) 236; Vili (1883) 619; IX (1884) 220; (li- 
bri I-III). 

in tedesco: 

di Blass, negli Apocryphen und Pseudoepigraphen des 
A. Test, del Kautzsch, voi. IL p. 177 ss. (libri III, 
IV, V.) ; 

in inglese: 

di M. S. Terry, The sybilline Oralles translated... ìnto 

English Blank Verse, New York, 1890; 
di Lanchester, H. C. O. negli Apocrypha and Pseudoe- 

pigrapha of the 0. T. del Charles, voi. II, p. 368 ss. 

(libri III, IV, V.) ; 
di Bate, The Sibylline Oracles, Society for promoting 

Christian Knowledge, London, 1919. 



XLI 



li. — STUDI. 

(a) Sul testo (segnalo solo i principali): 

Volkmann. De oraculis sibyllinis dissertatio, Lipsiae, 1853; 
Lectiones sibyllinae, Parigi, 1861. 

Meineke. Zur den sibyll. Biichern, Philologus^ 28 (1869). 

Rzach. Zur Kritik des Sibyll. Weissagungen, Wiener Stadien, 
IV (1882); Krit. Stud. zu den. Sibyll. Orakeln, Denk- 
schriften der Wlen. Akad. phil-hist CI. 38 (1890); Si- 
byll. Analekta, Wien. Stud. 12 (1890): Zur metrik der 
Órac. Sibyll. Vien. Siiid 15 (1893); Zu den sibyll. 
Orakeln, Philologus, 52 (1893); Zu den sibyll. Orak, 
Jahrbb. far class. Philol. (1893) ; Zur Kritik der Sibyll. 
Orak., Phiblogus, 53 (1894); Zu den sibyll. Orak. 
Wien. Stud. 17 (1895); Ree. dell'ediz. Geffcken in Gói- 
ting. gelehrfe Anzeigen, 1904; in Mélanges Nicole, \90ò; 
Analekta zur Kritik und Exegese der sibyll Orak., Sit- 
zungsberichte d:r Wien. Akad. phil-hist. ci 156(1907). 

Von Herwerden, Ad oracula Sibyllina {Mnemosyne 19, 1891). 

Buresch. Kritisch. Brief iiber die falschen Sibyllen, Philo- 
logus 5\ (1892); zu den Pseudosibyll. Orak. Jahrbb 
ftir class. Phil. 1892. Pseudosibyllinisches, Rhein. Mus. 
47 (1892). 

Nestle. Etwas Antikritisches zu dem kritisch. Brief iiber die 
falschen Sibyllen, Philologus 53, 1894. 
(6) Sul contenuto e la composizione, (trascurando le 

introdd. a edizioni o versioni già menzionate): 

Alexandre. Excursus ad sibyllina, Parigi, 1856; 

Bleek. Ueber die Entstehung und zusammensetzung der 

Sibyll. Orakel. (Theol. Zeitschrift, I, 1819; II, 1820). 

Gftcrer, Philo, II, p. 121. 

Hilgenfeld. Die jildische Apokalyptik, 1857. Messias Ju- 
daeorum, 1869 pp. vii, xviii, Ixii, 65, 73 s, 85, 91, 94, 



— LXII — 

100. Die jiidische Apokalyptik Zeitschr fiir wissen- 

schffl. Theol. 3, (1850); Die jiidischen SibUen und 

der Essenismus, ibidem, 14 (1871). 
Ewald. Abhandlung tiber Entstehung, Inhalt und Werth der 

Sibyll. Biicher. (Abhandluiigen der Gotting. Geseil. der 

Wissensch. Vili, 1858-59, hist-phill. Classe, p. 43 ss,). 
Volkmann. In Philologus 15 (1860) recens. dell'ediz. di 

Alexandre. 
Badt. De Oraciilis Sibyliinis a Judaeis composifis, Bresla- 

via, 1869. (Jrsprung, Inhalt und Text des IV Buches 

des sibyli. Orak. Bresiau, 1878. 
Larocque. Sar la date du III livre des Oraci. Sibyii. Revue 

Archéologique, Notiv. Sèrie, X (1869). 
HilJebrandt. Das Ròmische Antichristentum zur Zeit der 

Offenbarung Johannis und des fiinftes sibyll. Buches. 

{Zeitschr. far vjìssens h. Theol. 1874). 
Delaunay. Moines et Sibylles, Paris, 1874. 
Drummond. The Jewish Messiah, London, 1877, pp. 10-17; 

Philo judaeus, London, 1888, I, pp. 167-176. 
Zahn. Ueber Ursprung und religiose Charakter der sibyll. 

Biicher IV, V, etc. {Zeitschr. fur kirchl. Wissensch. und 

Leben, 1886). 
Hirsch. The jewish Sibyll. Oraci, in Jewish Quarterly Re- 

view, II (1890). 
Deane. Pseudoepigrapha, 1891, pp. 276-314. 
E. Fehr. Studia in Gracula Sibyllina, Upsaliae, 1893. 
Friedlànder. La Sibylle juive. et les partis religieux de la 

Dispersion, Revue des Etudes juives, 29 (1894) ; Les 

prophéties sur la guerre judéo-romaine de l'an. 70. 

Rev. Et juiv. 30 (1895) ; La propagande religieus'e des 

Juifs grecs avant l'ère chrétienne. Rev. Et. juiv., 30 

(1895). L'Anti-Messie. Rev. Et Juiv. 38 (1899). Gesch. 

der jud. Apologetik, 1903, pp. 31-34. 
Vernes. Histoire des idées messianiques, Paris, 1874, 

pp. 48 ss. 



— XLIII — 

Bousset. Der Antichrist. 1895, pp. 59-63 etc; Die Be- 
ziehung der àltesten judischen Sibylle zur Chaldài- 
schen Sibylle. (Zeitschr. f. d. Neutestam. Wissensch. 
1902); Articolo: Sibyllen und Sibyll. Biicher. in Prot 
R-Enc. 3. ed. voi. XVIII, (1906) pp. 265 ss. 

Geffcken. Eine gnostische Vision. (1. V 512-531) Sitzungs- 
ber. der Berlin. Akad.; 1899; Studien zur àlteren Nero- 
sage. {Nachricht des Gòtting Gesell. der Wissensch. 
phil-hist kl. 1899) ; Die Babylonische Sibylle {ibidem, 
1900); Die Sibylle Preuss. Jahrbb. 106 (1901); Kom- 
position und Entstehungszeit der Oracc, Sibyll. (Texte 
und Untersuchungen, N. F. Vili, 1). 

Schiirer. Geschìchte des jiidischen Volkes im Zeitalter 
Jesu Christi, voi. Ili (4. ed.). Leipzig, 1909, pp. 553 ss. 

Lagrange. Le Messianisme chez les Juifs, Paris, 1909, 
(pp. 64-65; 81-83; 99-101; 116-119); 

Charles. Criticai history of the doctrine of future life (Escha- 
tology, hebrew, Jewish and Christian), 2. ed. London, 
1913, pp. 207-208; 273 §§ 86-97 dell'articolo Apocaly- 
ptic Literature in Encydopedia Biblica (I, 245-250). 
Religious development between the Old and the New 
Testaments (London, Home University Library, n. 94) 
pp. 226 s. 

Dalman. Die worte Jesu, pp. 283-284. 

Volz. judische Eschatologie von Daniel bis Akiba, Ti - 
bingen und Leipzig 1903, pp. 46-50 e cfr. l'indice 
delle cose. 

S. Krauss. Art. Sibyl in Jewish Encydopedia, XI, 319 b-323. 

Sabatier. Note sur un vers de Virgile, in Etudes de critique 
et d'hisioire (Biblioth. de l'Ec. des H-Et. ; Sciences 
Religieuses, voi. VII), 1896, 
Oltre le opere menzionate nelle note. 



LIBRO III. 



O celeste, Tonante dall'alto, [beato] (i), che tieni i 
Cherubini facendoci stare saldi in trono (2), ti supplico, 
concedi un poco di riposo a me la quale dico la verità 
intera; poiché il mio cuore è affranto. Ma perchè di 
nuovo mi palpita il cuore e l'animo battuto da una sferza 
è costretto a palesare a tutti la voce che mi risuona 5 
dentro? Orsù, annuncerò dunque ancora una volta tutto 
ciò che Dio mi costringe a far noto agli uomini (3). 

O uomini (4) che avete nel vostro aspetto una forma 
creata da Dio <a sua somiglianza) (5) perchè errate 



(i) 'YóiPp£jj.£Ta, [iàxap, oùpavie Mss. Emendato in varie maniere 
per ragioni metriche: 'Oupàvis, ùi/i^pzjxk-a Geffcken. 'Yóppsfiéxr)!;, 
II. i,'354; 12, 68; Od. 5, 4. 

(2) oc I-/SIC -à Xspoujìl[A I tSpu[AÉyoc : Ps. 79, o'j yS, ì ; Dan. 3, 

54 ; (cfr. Es. 25,32); Apoc. Esdr.. ed. Tiscnendorf, p. 37, ^q: ó 
r)vto)(_Gv ~à X. 

(3) La Sibilla qui, come in tanti altri luoghi, riafferma la pro- 
pria ispirazione: cfr, 295, ss.; 489, ss.; 698, ss.; 820, ss.; ecc. 

(4) Sulle ragioni di preferire i vv. 8-45 al Fr. I (Theoph. ad 
Autol. Il, 36) V. l'Introduzione. Insieme coi frr. si cfr. anche Isa» 
40, i8 ss.; 44, yoo; Os. 13,2; Dan. 5, 4; Sap. 13, ^q ss. ; 15, is; ecc.; 
epìs^. di Cer,; Lettera di Aristea, 134, ss.; Filone, de decal 16 
(ed Cohn-Wendland, voi. IV p. 286). 

(5) 3£ÓK)vaaTov sy^ovTEc Iv elxóvi jJLopajrjv. cfr. Gen. i, «ei ecc. J 
2 Enoch. 44, I (trad. Charles: in the likeness of his own face). 
11 supplire: a propria somiglianza, mi pare indispensabile in italiano' 
per la chiarezza, mentre non è forse necessario nel testo. 



-~. 2 — 

vanamente e non ve ne andate per la retta via (i) 

10 ricordandovi sempre del Creatore immortale ? Uno è Dio, 
che solo impera, ineffabile, abitante nell'Etere, auto-ge- 
nerato, invisibile (2) Egli che vede ogni cosa; cui non 
costruì una mano abile nello scolpire, né rivela la statua 
d'oro d'avorio creata dalle arti (3) dell'uomo; ma Egli 

15 stesso, l'Eterno (4) rivelò sé medesimo che era, ed era 
stato prima, e così ancora e di qui innanzi (5). E chi 
infatti essendo mortale può fissare Dio con gli occhi? (6) 
O chi potrà sopportare di udire anche il solo nome del 
celeste gran Dio che governa il mondo ? Il quale con la 

20 sua parola (7) creò ogni cosa, e il cielo ed il mare e 

(1) aTapTùó?. Il, 17, 743; Od. 14, i; {-cpriyjtaw izapr.óv in fine 
di verso). 2 En. 42, io : Beato . . . quegli che cammina per la retta 
via. Sulle « due vie» si è scritto molto; si veda la bibliografia sulla 
ùi'.Qaij] suIl'Ep. di Barn. 

(2) Per àóparo? come traduzione del Tetragrafnmaton YHWH 
e per il concetto : Dio vede ma non è veduto, v. Jewish Enc. art. 
Shekinah. (XI, p. 260, b.). 

(3) TéxvjTj' emendaz. di Wilamowitz dell 'impossibile Tsy^vrjc dei Mss. 

(4) àifóvio?, cfr. Gen. 21, 33; Isa. 26, 4; 40, '28; Baruch, 4, 
8 ss.; 5, 2; Da. LXX. Su. 35; Da. Th. Su. 42; I Macc. 2, 5^; 

11 Macc. I, 25; 111 Macc. 6, ^3; ecc. Cfr. art. Eternai, Eternity in 
Encyclopedia Biblica (II) 1408. 

(5) Cfr. Apoc. I, §; 4, gj ii> in'- ° ^^ "^-^^ ° ^'■' (""' ° ^PX°t^^^°?)- 

(6) Cfr. Fr. I, io ss.; ep. Barn. 5, ^ol Theoph. ad Autol. I, 
5, 4; &CC. Più delle referenze elleniche date dal Geffcken (Senof. 
Memor. Ili, 3, 14) mi sembra qui persuasivo il, richiam.o di Es. 30, 
20; Deut. 5, 26) Giud. 13, 22 ecc. V. anche la nota ad àópato;. 

(7) 0; XÓYw s'xTiaE ::àvTa, Sarebbe un errore interpretare qui il 
logos come un'entità filosofica. Si tratta piuttosto (come in Ps. 32, 
6) del valore, noi diremmo quasi magico, dalla parola del Signore, 
secondo l' idea assai comune che nominare una cosa equivalga a 
crearla. 



— 3 - 

l'infaticabile sole e la luna piena (i), e gli astri lucenti 
e la possente madre Teti, le sorgenti ed i fiumi, il fuoco 
immortale, i giorni, le notti; e lo stesso Dio è quegli 
che plasmò Adam[o] dal nome di quattro lettere, il 
primo creato e che contiene nel suo nome e 1' oriente 25 
e r occidente, e il settentrione e il mezzogiorno (2) ; ed 



(1) VV. 20-21: xai oùpavóv 7)51 S-aXaaaav, 'HéXiov t'axajAavTa 
aeXTQVTjv T£ /tXri^-ouaav, cfr. H. i8, 483-484: iv 3'oùp. Iv Bl ^aX. 'HeX, 
T'àxa[Ji. aek, te. TcXrj^. 

(2) Acrostico : 'AvoiToXri, Aóais, "ApxTo?, MsaspLjBpia. Per le leg- 
gende sulla creazione dell'uomo, si veda l'art. Adam, mjew. Encr, 
2 Enoch (sola vers. A; trad. Charles) 30, 8 ss.: Nel sesto giorno 
— (è Dio che parla) — io comandai alla mia sapienza di creare 
ruomo da sette sostanze ; una, la carne dalla terra ; due, il sangue 
dalla rugiada ; tre, gli occhi dal sole ; quattro, le ossa dalla pietra ; 
cinque, l'intelligenza dalla prestezza degli angeli e dalla nuvola; 
sei, le vene ed i capelli dall'erba della terra; sette, la sua anima 
dal mio soffio e dal vento. (9) Ed io gli diedi sette nature . . . 
(i3) Ed io gli assegnai un nome, dalle quattro parti componenti, 
dall'oriente dall'occidente dal mezzogiorno e dal settentrione (A. 
A. M. A.) e chiamai il suo nome Adam, e gli mostrai le due vie, 
-delia luce e delle tenebre . . . 

Bellissima quella narrata dalla medievale « Cronica di /erahmeel-» 
VI, 8, che sembra preservare, dei Firke R. Eliezer, una ver- 
sione migliore e più antica (trad. Gaster, Orientai Translation Fund, 
N. S. IV - Royal Asiatic Society, 1899). Dio chiama le varie com- 
pagnie degli angeli e dice loro: «Facciamo l'uomo a nostra ima- 
gine e somiglianza». Gli angeli chiedono : «che cos'è quest'uomo?» 
e allora Dio li distrugge, lasciando sussistere solo i capì delle com- 
pagnie, Michele e Gabriele. Raffaele si sottomette al volere di Dio 
e così salva i suoi. Allora Dio manda Gabriele a raccogliere pol- 
vere dai quattro angoli della terra; ma questa si sottrae ogni volta; 
interrogata, risponde : perchè io so di essere destinata a diventare 
una maledizione per causa dell'uomo, e se Dio stesso non prende 
da me la polvere, nessun altro lo farà mai. « Quando Dio vide 



Egli stesso fissò il tipo della figura umana e fece le belve, 
e i rettili e gli uceelli. 



ciò, allungò la sua mano, prese la polvere, e creò da questa il 
primo uòmo, nel sèsto giorno. Dìo creò la matèria dèll'tìoftì'o di 
.quattro colori, bianco, nero, rosso e verde. Le ossa e i tendini sono 
bianchi, le viscere nere, il sangue rosso, e la pelle del corpo verde 
(livida). Quando l'ariima parte dal cotpo, il corpo diventa immedia- 
tamente livido. Allora la Tbrd (legge) disse a Dio: O Signóre del- 
l'Universo, quest'uomo che tu hai creato sarà di breve vita e pec- 
cherà innanzi à te: che sarà di lui? Dio rispose: «È dunque per 
nulla che io sono chiamato lento air ira, e dall' abbondante grazia 
e verità? À colui che tornerà a me in penitenza, io perdonerò». E 
perchè Dio creò l'uomo dai quattro angoli della terra, e no'n dalla 
polvere di un singolo luogo ? Perchè l' uomo va fino ai quattro an- 
goli della terra, e quando muore, la terrà non potrà dire: Tu non 
fosti creato fuori da me, perciò tu non sarai sepolto in me : vat- 
tene là donde fosti creato, e colà sii sepolto. Così, ovunque un 
uomo termina i suoi giorni, ivi egli riposerà. Dio creò l'uomo povero 
e dalla polvere egli ritornerà ; perciò la polvere fu presa dai quattro ' 
angoli della terra». Asc. Mos. XI, 8: Omnibus enim morientibus 
secus aetatem sepulturae suae sunt in terris : nam tua sepultura ab 
oriente usque ad occidentem et ab austro usque ad fines aquilonis : 
omnis orbis terrarum sepulcrum est tuum. Per altre leggende, si 
veda, p. es. Màlan, The Buok of Adam and Ève, nota 14 al 1. 1, 
p. 209. 

La leggenda dell'Acrostico (che implica la credenza che il greco 
fosse la lingua primitiva del mondo, cfr. Giubilei, 3, 28, ed. Char- 
les, nota) si ritrova in occidente nel ps.— ciprianico trattato De Montt. 
Sina et Sion, 4 -(C. S. E. L. 3, 107 sq.) « Hebreicum Adam in la- 
tino interpretat 'terra caro fada ' eo quod ex quattuor cardihibus 
orbis terrarum pugno comprehendit ... ex nominibus stéllarum . . . 
tolle singulas litteras principales, de stella anatole a, de stella dysis S, 
de stella arctos a, de stella mesembriòn ^ -. in his quattuor litteris 
cardinalibus habes nomen aSa^j.». Cfr. anche August. Tract. itt 
loh. Euang. IX. 14. (P. L. 35, 1465). 



- 5 - 

Voi non venerate, né temete Dio, n^ errate vana- 
mente, prosternandovi a serpi e saerificando a gatti (i)» so 
a statue di pietra e ad irpmagini rnute di uomini gene- 
rati; e in templi senza Dio, seduti davanti alle porte» 
non venerate (2) il Dio che è, che custodisce ogni cosa ; 
allettati dalla malvagità delle pietre, diinenticando il 
giudizio del Salvatore immortale che creò il cielo e 35 
la terra (3). Ahi razza che gioisci nel sangue^ inganna- 
Irice, malvagia, di uomini senza religione,- bugiardi, e 
maligni e immorali (4), ladri dei letti coniugali, idolatri 
macchinatori di frodi, che avete nel petto il m^le, e 
una pazzia furiosa; rapaci per voi stessi (5), dall'animo 40 
senza vergogna: poiché nessuno che sia riceg e possi- 
dente farà parte ^d altri, ma tutti i mortali avranno 
luna terribile malvagità, non manterranno fede adatto, e 
Je donne vedove ameranno di nascosto altri, molte per 
guadagno, e non conserveranno, astenendosi dagli uo- 45 
mini, la rettitudine da filo a piombo della vita (6). 

Ma quando Roma che ancora aspetta regnerà anche 
sopra l' Egitto (7), allora il grandissimo regno (sovranità) 



(i) atXoupotat, cfr. Arist, H. Nat. 5, 2, 7; 6, 35, 3. Gli og- 
;getti di culto sono in modo speciale Egiziani. 

(2) TEpst-re M.ss. : où rpst-E Geffcken. 

(3) Scorrjp De. 32, 15 ; I Ch. 16, 35; Ps. 23, 5; 24, 5 ecc.; Sap. 
16, -,; Ecclus. 51, i', Isa. 12, o; 1 Macc. 4, 30 ecc. o? oùpavòv I'xt'.cs 
Jtxi Y'fv: cfr. Atti 4, 24; 14, 15; Apoc. io, g; 14, 7 (Coloss. i, ig). 

(4) Testo restaurato da Castalio, 

(5) aÙTot? àp:ià^ovT£(;. Mi sembra necessario, col Lanchester, leg- 
gere CtÓToTc. 

(6) ou (jr:àpT£v xaTÉ^/^ovai ^iod av3pt3v XeXa'/^ouaat : quest'ultima 
-correzione di Meinecke per ai Xax.ouaai dei Mss. 

(7) Sulla data di questo passaggio v. Introd. 



— 6 - 

del re immortale (i) apparirà tra gli uomini. Verrà un 
Santo Signore, che possederà gli scettri di tutta la terra, 

50 per tutte le età del tempo che scorre veloce. Ed ecco 
l'inesorabile ira degli uomini Latini; tre per miserabile 
destino rovineranno Roma. Tutti gli uomini periranno 
sotto i loro tetti (2), quando scorrerà giù dal cielo la 
cataratta di fuoco. 

55 Ahi, me infelice, quando verrà quel giorno e il giu- 
dizio di Dio immortale gran Re? 

Ancora starete in piedi, città, e adornate tutte di: 
templi e di stadi e di piazze, e di statue d'oro e d'ar- 
gento e di pietra, affinchè giungiate a quel giorno 
amaro. Verrà infatti il momento, quando trascorrerà tra 

60 tutti gli uomini l'odore dello zolfo (3). Ma io racconterò 
le cose ad una ad una, in quante città gli uomini sop- 
porteranno sventure. 

Ma dai Sebasteni (4) tornerà Beliar (5) e farà stare 

65 in piedi l'altezza dei monti, farà stare in piedi il mare 



(i).cioè «il regno dei cieli» « di Dio», cfr. Dalman, Die 
Worte lesti, Leipzig 1898, pp. 75 ss. e spec 81 s. 

(2) [Aslà^pot? ìolotaiv. 

(3) Cfr. Lu. 17, 29; (Gen. 19, 24): Apoc. 9. i^.^g; 14, 10 ; ecc. ecc. 

(4) Anche per l'interpretazioni dei «Sebasteni» dai quali uscirà 
Beliar, e per la data di questo passo, v. Introd. 

(5) BsV.ap : per dissimilazione da Belial. Per T uso ed il signifi- 
cato della parola nell'Ant. Test, si veda, G. F. Moore, Judges, 
(19, 22) ntWJnter. Crii. Conim.; ed Enc. Bibl. s. v. (Dennett e 
Cheyne) e la biblografia ivi accennata. Per le etimologie rabbiniche 
(da beli-ol = senza giogo, cioè contrario alla legge, da beli-yóil = 
senza vantaggio, cioè privo di valore, vano) e l'uso nella lettera- 
tura rabbinica e negli apocrifi, v. Jew. Enc. s. v. Per il N, Test». 
(II Cor. 6, 15 e più per II Tess. 2,3, ss. che tanta affinità presenta 
eoi passo che stiamo discutendo, fi vedano i commenti: del Frame,. 



e il gran sole infuocato e la chiara luna, farà stare in 
piedi i morti, e farà molti segni per gli uomini; ma in 
lui non saranno realizzati ; bensì trarrà molti in errore e 

neir/«/. CrU. Conmi.; del Millìgan ; del Moffatt (The Expositor's 
Gr. Test.); del Mayer ; del Lueken (Die Schriften des N. T.J; del 
V/ohlemberg (nel Komni. zuni N. T. dello Zahn) ; del Dobschiitz 
(nel Krit-Exeg. Konim. i'iber das N. T. del Meyer). In Deut. 15, 9; 
Giud. 19, 32; Prov. 16, 27) Aquila traduce Belial, un termine che 
nell'A. Test, è applicato «to any one opposing the established 
authority, whether civil... or religlous» ( Jew. Enc. cit.) con aTrocj-aata. 
Quindi 1' à7coc7Taata in li Tess. 2,3 sarebbe identica sll'av^pwTcoc 
■zr^c, àvo^.iac (0: à[j.apTta£), 'ATtociraata poi, è capace di entrambi i 
significati, politico e religioso. Del resto, dato da una parte il carat- 
tere politico, oltre che religioso, delle aspettative mesjianiche del 
giudaismo — e quello religioso, oltre che politico, assunto dagli 
imperatori romani, sembra abbastanza logico che le due idee venis- 
sero confuse insieme. All' interpretazione del noto passo di II Tess. 
ha recato un contributo importante t, secondo me, decisivo, anche 
alla luce delle considerazioni su esposte, E. Buonaiuti -. Il dramma 
escatologico nell' Apocalissi paolitia in Athenaeinn, X (1917) 
p: 301 ss. 

Su Belial nei rapporti con l'Anticristo, si vedano le note opere 
del Bousset (da ussrsi però con cautela cfr. Moore, Christian writers 
on Judaism, Harvard Theol. Rev. luglio 1921) Der Antichrist; Die 
jildische Apokalyptìk ; il commento all'Apocalissi canonica (Die 
0_^enbarung Johannis nel Kritisch-exeget. Kotnm. già ricordato 
del Meyer) ; Die Religion des Judenthtims ini N- Tliche Zeiialter, 
2^ ed. 1906; inoltre l'articolo Antichrist in Enc. Bibl. e nel- 
V Encycl. of Relig. and Ethics del Hastings ; gli articoli Antichrist 
e Beliar nella Protest. Real-Encyclopedie , ecc. 

Si veda inoltre, per la fusione dei miti, di Belial con l'Anticristo, 
e di questi con quello del Nero redivivus, e per i rapporti di Belial 
con Sammael, il Charles, The Ascension of Isaiah ; The niartyrdoin 
of Isaiah nei suoi Apoc^ypha and Pseudoepigrapha of the O. T.; 
e più recentemente nel commento all'Apocalissi (The Book of 
Revelation nelVIitern. C^-itical Comm). 



- 8 — 

e ingannerà molti fedeli eletti, ed Ebrei ed altri uomini 

70 senza legge, i quali non avevano udito ancora mai la 
parola di Dio (i). Ma quando le minaccie del gran Dio 
saranno incombenti, e una potenza di fuoco attraverso 
la massa ondosa verrà sul' a terra, e bruci Beliar e gli 
uomini superbi che in lui avranno riposto fede; allora 

75 il móndo sarà governato dalle mani d'una donna (3) e 
reso ubbidiente in tutto. Poi quando una vedova regni 
su tutto il mondo e getti oro ed argento nel mare dì- 
vino, e insieme col bronzo getti nel mare il ferro degli 
uomini efimeri, allora tutti quanti gli elementi del 

80 mondo (4) sarannno vedovati, quando Dio abitante nel- 
l'etere rotoli il cielo Còme si arrotola un libro (5). Tutta 
la volta celèste dai molti segni cadrà sulla divina terra, 
e sul mare scorrerà la cataratta instancabile di fuoco 

85 violento (6) e brucierà la terra, brucierà il mare; e la 
volta celeste, e i giorni (7) e la creazione stessa fon- 
derà insieme e ridurrà a purezza (8). 

E non più esisteranno] le ridenti sfere degli astri, 
non più notte, non più aurora; non ti darai pensiero 

(i) Non mi sembra necessario modificare la lezione ou^tw ìbo'J 
Xóyóv c'.CT^QxouCTav dèi Mss. della famiglia *. 

(2) 81' oiB^mxoi. Wasserwoge, Blass; swelling surge, Lanchester. 
. (3) V. Introd. 

(4) aTOt-/_£ia 7kpó;:avTa . . . xóa[i.ou. 

(5) \Jnvolunten; cfr. Isa. 34,4; (Apoc. loh. 6,^4); cfr. 2 Petr. 3,io 

(6) Anche questa è un' idea comune alla letteratura apocalittica : 
si veda 2 Enoch io, 2 e le referenze date ivi dal Charles. 

(7) rifiata, da non modificare, come il Blass vorrebbe, e il Lan- 
chester fa^ in cri^aTa. I giorni sono precisamente uno tra gli « ele- 
menti 2» del mondo. 

(8) Et? £v -/^(jjvsuaìi xa\ eì? xa^apòv BiaXé^ei : cfr. Mal. 3,3: 7_w- 
E'jcuv zoc\ /.a^ap'.'Cwv. 



— 9 - 

dei giorni numerosi (i), non della primavera, non del- 
l'estate, non dell' inverno né dell'autunno. E allora il 90 
giudizio del gran Dio verrà in mezzo del gran secolo (2) 
quando accadranno tutte queste cose (3). 

O per le acque navigate e per tutta la terra ! per il 
sole che si leva e che non tramonterà di nuovo! Tutte 
le cose ubbidiranno a lui (4) quando salirà di nuovo 95 
sul mondo; perciò dunque fu primo e conobbe (5) il 
proprio potere. 

Ma quando si compiranno le minacele del gran Dio 
ch'egli mandò -ai mortali quando costruirono la torre 
nella terra d'Assiria (6); poiché eran tutti della stessa fa- 

(1) où vu5? oùx ^ws, oùx Tifiata tzoÌ^^Xù [ispifiva? oùx sap, oux\ 
■Bipoi, oh -/^£t[j.wv', où ^AETÓTutòpov. [LBpi^vac, e -/^Eificov' sono correzioni 
di Wiiamowitz, per jj-spipr,; e x^^F^t^^Miei Mss. Cfr. IV (11) Esdra, 
7, 39 e 2 Enoch 33, 2 e 65, 7. Si tratta di ampliamenti di Gen. 
S, 22, b. e. 

(2) Cfr. 2 Enoch. 65, g; ecc. 

(3) Dopo il V. 92, lacuna. 

(4) Sulla data, ecc. v. Introd. 

{5) ird-^ybì, ÈnÉYvwxs, non ir^rf^^ui (Lanchester). 

(6) Cfr. l' Introd. — La leggenda è molto diffusa. Ai luoghi ad- 
dotti dal Geffcken (Alessandro Polistore presso Eusebio, Cronaca, 
ed. Karst. p. 12= Cyrill. Alex. Adv. lui. i, g-, Gius. Flavio, Antt. 
1, 4, 3 ; Abideno, presso Eusebio, Cronaca, ed. cit. p. 42. cfr. Praep. 
Evang. IX, 14, 2; Eupolemo. presso Alessandro Polistore (Euse- 
bio IX, 17, 3); Mosè di Khoren, I, 6 (Vetter, Theol. Quartalschrift, 
1892, pp. 4Ó5, ss.) e lo scolio a Platone, Fedro, 244, B; Syncell. 
I, 77; Cedren. I, 22; e Theoph. ad AtdoLW 31 ed. Otto, Corp. 
Apologg. VIII p. 146) vale la pena di aggiungere: Gnibilei, X. 
22. ss: Dio sì avvede di quello che gli uomini vanno facendo, e 
decide di scendere a confondere il loro linguaggio <scosì che essi 
non possano capire il loro linguaggio reciproco, e possano essere 
dispersi in città e nazioni,... Ed il Signore discese .... ed Egli 



— 10 - 

100 velia e vollero innalzarsi fino al cielo stellato ; e allora 
r Immortale impose una terribile necessità ai venti. E- 
allora dopo che i venti ebbero abbattuto dalla cima la 
grande torre, eccitarono tra i mortali la discordia inte- 

105 stina. Perciò alla città gli uomini posero nome Babi- 
lonia. Ma dopo che la torre fu caduta e le lingue degli 
uomini si dispersero in favelle d'ogni genere, e la terra 
dei mortali si riempì di regni divisi, allora venne la 
decima generazione degli uomini mortali (i), da quando 

no ai primi uomini sopravvenne il diluvio. E regnò Cro- 
nos e Titano e Japeto, i figli più nobili di Gaia e di 
Uranòs, che gli uomini chiamarono Terra e Cielo, dando 



confuse il loro linguaggio ed essi non compresero più il linguaggio 
l' uno dell' altro, e cessarono di costruire la città e la torre. Per 
questa ragione l'intera terra di Shinar è chiamata Babel, perchè 
il Signore quivi confuse tutti i linguaggi dei figli degli uomini, 
e di qui essi furono dispersi nelle loro città, ciascuno secondo il 
prop'io linguaggio e nazione. Ed il Signore mandò un forte 
vento contro la torre e l' abbattè sulla terra, ecc. 11 numero delle 
nazioni create così sarebbe stato di 70 (si veda la nota del Char- 
les, ad loc). 

Epifanio Adv. Haer. II, 11. AieuxISaas y^f aùtSv xà? Y^wTTac, xa\ 
o.Tzh fiixc su èijOOfj.r,xov~a Suo oisve'^sv xaxà tov twv tÓts avSpwv apt^p.òv 
EÙpe^svTtov o5cV xx\ MipoTtsc o'JTOt /.éy.XrjVTai, 8tà ttjV u-c[j.Epia[A£jj.Tiv 
ycovr|V, xa\ tov Tcup^ov avéiJtov [iSo'rj xairicjTpE'iEV. 

Del resto la fonte di Epifanio può essere appunto Giubil — che 
egli cita, all'er. 39, 6 e 7 (Sethiani), dove riparla dei 72 àpyj/jyoi re 
xs^aXatS-ai (ed. Holl. in Griech. Christl. Schriftsteller der ersten 
diei Jahrhund. pp. 176; e Oehler Epiph. I, i, p. 528). 

(i) t-^poTCHc av3pw:i;ot = uomini parlanti, secondo 1' etimologia degli 
antichi, da [j.£tpo[iat, oA : dividenti, articolanti la voce. (cfr. quella 
data da Epifanio, 1. e. ). Secondo altri, da una radice MER (lat: mor-), 
cfr. (grado basso) PpoTÓ;; quindi, mortali. 



— 11 - 

loro nomi, perchè erano i primi tra gli uomini mor- 
tali (i). 

1 tre terzi della terra erano la sorte di ciascuno (2) 

e ognuno avendo la sua parte regnava e non veni- 115 

(i) li racconto, come si vede, procede parallelo ad Esiedo, ma ne 
differisce in più d' un punto. Quanto al valore del passo, cfr. Introd. 
Esso era noto a Tertulliano, Ad nat. II, 12. Volendo dimostrare, 
degli dei pagani, «illos omnes homines fuisse», fa risalire, secondo 
Varrone, Giove, Giunone e Minerva a Saturno, e questi a Caelus : 
«de Caelo enim et terra Saturnus». Il quale «quia venisset peregrinus, 
repentino ubique inolevit caelitera dici. Nam et volgo generis incertos 
terrae filios iactitamus», e conclude con una citazione vera e propria 
della Sibilla : « ea senario versu in hunc sensum de Saturni prosapia 
et rebus eius exponìt: decima, inquit, genitura hotuimmi, ex quo 
cataclismus prioribus accidit, regnavit Saturnus et Titan et lapetus, 
Terrae et Caeli fortissimi filii». (C. S. E. L., 20, p. 1, pp. 1 16-120). 
Cfr. Minucio Pel., Octavius, 21, ,, quasi con le stesse parole: (Sa- 
turnus) Terrae enim vel Caeli filius, quod apzcd Italos esset 
ignotis parentibus proditus, ut in hodiernum inopinato visos caelo 
missos, ignobiles et ignotos terrae filios nom,i?iamus. (C. S. E. L. 2. 
p. 30) il quale però cita Nepote, Cassio, Tallo e Diodoro, ed è ci- 
tato a sua volta da Lattanzio, Div. Inst. I. it, 55 (C. S. E. L. 19, 
p. 46), dove appunto l'apologista africano riassume e cita larga- 
mente con altri autori classici, l'opera di Euemero, nella traduzione 
latina di Ennio, e ad un certo punto soggiunge : haec historia quam 
vera sit, docet Sibylla Erythraea eadem fere dìcens, nìsi quod in 
paucis quae ad rem non attinent discrepat. (1. e. p. 54). Tra gli 
Apologisti greci conosce questo passo Atenagora, che lo cita molto 
probabilmente in base allo scolio a Platone, Fedro, 244 B : SipuXXa 
(iji[j.vr]Tai S'aÙT^? xx\ IlXaTcov) « Sr) tÓts or) OExaTT) Y^ver).,. (Goodspeed, 
Die Altest. Apolog. p. 351). 

(2) Si vuol paragonare questa tripartizione e i giuramenti a quella 
compiuta da Noè: Giubilei, 8, ^^ e 9,^4 (il Charles in una nota 
afferma che questo «anticipates the Social Contract of Rousseau» 
pur ammettendo che «the objects are different)» ed Epifanio, Adv. 
Haer., 66, §4 (Oehler, I 2, p. 542-3): Nwe. .. p-óvo? SiatpSv ròv Ttavra 
7.òc7{iov ToTi; Tpta'iv uioT? auTou; e Ancoratus, 114, 1-2 ed Holl p. 141^ 



— 12 - 

vano a conflitto ; vi erano infatti i giuranienti del pa- 
dre, e le parti eran giuste. Poi venne il tempo pieno 
della vecchiezza e il padre morì ; ed i figli facendo 
una tremenda trasgressione ai giuramenti incomincia- 
rono fra loro una contesa : chi, con onori regali, co- 

120 manderebbe a tutti gli uomini ; e combatterono tra 
loro Cronos e Titano. Ma Rea, e Gaia, e Afrodite 
amante di corone, e Demetra, ed Estia e Dione dalle 
belle chiome (i) li condussero ad un patto, avendo 

125 radunato tutti i re consanguinei, e gli altri uomini che 
erano di quel sangue o di quei genitori ; e giudica- 
rono che Cronos regnasse su tutti, poiché era il più 
vecchio e il più nobile nell'aspetto. Allora Titano im- 
pose grandi giuramenti a Cronos, di non allevare una 

130 stirpe di figli maschi, per regnare lui, quando Cronos 
fosse vecchio e si compisse il destino. Ogni qual volta 
Rea partoriva, i Titani si ponevano presso a lei e fa- 
cevano a pezzi tutti i figli maschi (2): lasciavano vive 
tutte le femmine che fossero allevate presso la madre. 

■135 Ma quando l'illustre Rea partorì il suo terzo parto, ge- 
nerò per prima Era ; e poiché videro coi loro occhi che 
il neonato era femmina, quegli uomini feroci, i Titani, 
se ne vennero via per conto loro. . E dopo che Rea ge- 
nerò un figlio maschio, lo mandò subito di nascosto ad 

140 essere allevato in Frigia, avendo tre preso tre uomini 
Cretesi legati da giuramento (3). Perciò a lui posero 

(i) I noti aggettivi omerici. 

(2) Un curioso raffronto è con Apoc. 12, 4 xal ó opàxojv l'c-riXEv 
■Èvo3;:iov zrfi yuvaixò? ttJc [J.eXXouarjs tsxstv, "va orav Téxrj tÒ réxvov 
kÙtt)? xaTaipayo. 

(3) Il racconto, come si vede, è alquanto diverso da quello corrente 
^accennato p. es. in Virg-. Georg. IV, 150) nel quale i Curati coi loro 
canti e battere di istrumenti musicali coprono le grida del bambino. 



— 13 — 

nome Dia, perchè era stato fr«5-portato (i). Così, allo 
steissso modo, spedì di nascosto Posidone. Per la terza 
volta poi Rea illustre fra le donne generò Plutone, nel 
passare presso Dodona (2), onde scorrono le umide vie 
del fiume Eùropo, e l'acqua scorre verso il mare, in- 145 
sieme col Penèo, e lo dhiamano Stigio. Ma quando i 
Titani udirono che vi israno dei figli, in segreto, che 
aveva generato Cronos e la sua consorte Rea, Titano 
riunì i suoi sessanta figli e mise in lacci Cronos e la iso 
sua consorte Rea, ti nascose nella terra e li custodì in 
ceppi, h allora lo udirono i figli del potente Cronos, e 
fecero una terribile guerra e battaglia; e questo fu rinizio 
della guerra per tutti i mortali (3). [Infatti questo fu per 1 155 
mortali il primo inizio di guerra]. 

E allora Dio mandò sventura ai Titani. E tutte le ge- 
nerazioni dei Titani e di Cronos perirono. E dopo, nel 
corso del tempo, sollevò il regno d'Egitto, poi dei Per- 
siani, dei Medi e degli Etiopi, e dell'Assira Babilonia, poi 160 
dei Macedoni, di nuovo d'Egitto, quindi di Roma (4). 



(i) oTi 5'.s:À;ipvs5^rj. Géffcken fa questa, etimologia stoica, Cornut, 2^ 
OTi 31 aùxòv y'.vsTai v.a\ cjw^eTCd -avrà. Nella lettera di Aristea, 16,; 
citata neli' introduzione, entra un interessante motivo apologetlc d 
giudaico: gli 'Ebrei, si dice, venerano il Dio che vigila tutte te 
cose, che anche i Gentili adorano chiamandolo diversamente, cioè 
Zt^vk xx\ Aia; ed a questo è attribuita tutta l' opera della creazione 
e conservazione dell' Universo, nonché la signoria di esso (xupiEusiv), 
come appunto al Signore, 

(2) Sede, co -ne è noto, di un famoso oracolo di Giove. 

(3) Theoph. ad Autol. 'II, 31 (ed. cit. p. 150 B) "A-otti k^^i^ ì-^i- 
vsTo TnpwTr) Tou YivHa3-ai Tiolé^ou? ì~X t^? y% — ma riferendosi alle 
guerre di quattro re Assiri contro cinque re discendenti da Cham.. 

-(4) Per la data ecc. dei vari tratti che seguono, si veda l'Introd^ 



— 14 -. 

E allora la parola del gran' Dio mi si pose nel petto 
e mi comandò di profetizzare su tutta la terra e di porre 
nell'animo dei Re le cose che saranno. Ed a me prima 

165 Dio mise in mente questo, quanti regni degli uomini si 
raduneranno (i). 

Prima regnerà la casa di Salomone (2), invasori della 
Fenicia e dell'Asia nonché di altre isole, e la razza dei 

170 Panfili e dei Persiani e dei Frigi, dei Cari e dei Misii, 
e quella dei Lidii pieni d'oro. 

Ma dopo (3) i Greci arroganti ed impuri; regnerà un'al- 
tra razza di Macedonia, grande e mutevole, che verranno 
come una terribile nube di guerra per i mortali. Ma il 
Dio del cielo li svellerà fin dalla radice. Ma dopo vi sarà 

175 il dominio bianco e dalle molte teste (4) di un impero dal 
mare occidentale, che dominerà sopra molta terra e farà 
tremare (5) molti, e più tardi incuterà spavento a tutti i 
re ; molto oro ed argento rapirà da molte città (6) ; ma 

180 nell'inclita terra vi saranno di nuovo degli ori ed anche 

(i) = 297-299; cfr. 490 s; 698 s. 

(2) Wilamowitz, Geff_ken, e Lanchester e Bate nelle loro tradu- 
zioni modificano il testo dato dai Mss. ^otvixiQ? t' 'Aair,? Ijt'.pri-opa? 
n cE»oivix£? t', 'AaiT]? iv:l§r^rops(;. L'ultima correzione sola mi sembra 
plausibile. È evidente ctie qui si cerchi di glorificare la casa di 
Salomone. Poi così si avrebbe il seguente ordine dei vari imperi : 
Ebrei (Salomone) ; i vari popoli dell'Asia, confondendo insieme i 
successivi imperi; e (v. 171) i Greci; indi Roma (v. 175). 

(3) Dopo del V. 171 una lacuna? 

(4) paaiXrj'iSoc l'aasrai oc^y/'q A£ux.7i xa\ TZoXùxpavoe, 

(5) aalsuoei cfr. Ecclus, 28, ^4; Sap. 4, ^9; Atti 17, £3; Ebr. 12, jg 

(6) Cfr. I Macc, 8, 3.4 xai oaa ÌKoir^aav (i Romani) ev /;='>pa 
STiaviac,, Tou xataxpaTTjaai tGv {AeTaXXcov roì» apYupiou xal loS ypua'tou 
Tou Ixet. xat xa-expàtr,cav . . . tGjv [ìaatXécov rwv IjisX^óvTttìv èn'auTOu^ 
àn'a/.pou -Tfi -yrji;, x. t. X, 



.- 15 

degli argenti e ornamenti. E tormenteranno gli uomini. 
Ma quegli uomini faranno una grande caduta, quando 
daranno inizio all'arroganza ingiusta. Allora sarà in co- 
storo una necessità di (commettere) impurità; l'uomo avrà 
commercio con l'uomo e alleveranno dei ragazzi sotto iss 
tetti vergognosi (i) e in quei giorni vi sarà tra gli uo- 
mini una grande tribolazione, e scuoterà e sgretolerà ogni 
cosa e tutto riempirà dì malanni mediante la rapacità 
conducente vita vergognosa (2), e la ricchezza male acqui- 
stata, in molte terre, ma specialmente in Macedonia. L'odio i9o 
si desterà e vi sarà in essi ogni frode fino al settimo regno 
che regnerà un re d'Egitto, che sarà discendente dai Greci. 
E allora sarà saldo di nuovo il popolo del gran Dio, i 
quali saranno guide di vita per tutti i mortali (3). Ma 195 
perchè a me Dio pose in mente di dire qual male acca- 
drà prima, e in seguito, e da ultimo, a tutti gli uomini, 
e quale sarà l'origine di tutto questo ? 

Dapprima Dio manderà sventura (4) ai Titani; do- 

(r) Si cfr. Atenagora, 34, o\ yàp ayopàv uTT^cjavres Tcopvs'.ac xa\ 
xaTaYWYa? a3-sa[iOu$ 7:e;ioiy)[i.évoi toic vÉoi? 7:àay;c attj^pa? rjSov^c xat 
[J.iri8è tSv apalvojv cpsiSó^Jisvou ap^Evec àv apasvi rà. Sétvà y.aT5pYa<^ó[A£V0t 
(cfr. Rom, l, g^-. «te. év ape ttiv àa-/^7]^oi3'6v7]V xarspy.) e Giust, I 
Apol. 27 (Good. p. 44) Taziano, Oratio 28 (Good. p. 294) Clem. 
Aless. Paed. Ili, 4, 26. A queste referenze date dal Geffcken si 
può aggiungere, p. es. Ep. Barn. XIX, (4) oh ^raiSoo^opi^aeii; (= Di- 
dachè, I!) e X, 4 où ulV- •('évvj . . TuatSojoS-ópo? oùSI Ó[i.oiw5i^<ti[) toT? 
ToiouToic. Sul valore storico di questo passo si veda 1'" Introd. E si 
tenga conto dei precetti bìblici (Lev. 18, 22, LXX, xai jj-srà «pasvos 
où xoip.r)5Tjar] xo'.ttjv yuv-ixóc pBsXuYfJ-a yàp lativ). 

(2) alcxpó^io; Or. Sibyll. Ili, 189. 

(3) Cfr. Isa. 55, 4, ss. 

(4) ulot? yàp xpaTcpoTo Sixa? Tiaouai Kpóvoto emendazione di Badt 
per utoi yàp xpar. xpov. tta. 3'ixac. dei Mss, 



— 16 — 

200 vranno infatti pagare il fio ai figli del potente Cronos (i)^ 
a cagione del fatto che quelli legarono Cronos e la loro 
amorevole madre. In seguito i Greci avranno tirannidi 
e re Insolenti, superbi ed impuri, dagli amori furtivi, e 
malvagi in tutto; e per gli uomini non vi sarà più ri- 

205 poso dalla guerra. I Frigi terribili {2) periranno tutti e 
sventura sarà su Troia in quel giorno. Poi verrà scia- 
gura ai Persiani ed Assiri, ed a tutto l' Egitto, e alla Libia 
e(^ agli Etiopi; ed ai Cari ed ai Pamfili una grande 
sciagura da mettere in comune (3) ; e a tutti i mortali^ 

210 /^Ma perchè enumerare queste cose ad una ad una? 
Ma quando le prime cose avran fine, sovrasteranno^ 
agli uomini le seconde. E cosiì io dichiarerò in primo- 
luogo, sciagura verrà agli uomini pii, che abitano intorno 
al gran tempio di Salomone e sono discendenti di uomlnt 

215 giusti. Così anche di questi io dichiarerò la stirpe, e le 
generazioni dei padri e la terra di tutti, ogni cosa con 
arte, mortale dai vari inganni, astuto. 

V'è una città sulla terra, Ur dei Caldei (4), da cui 
viene la razza degli uomini i più giusti ai quali stanno 

(i) ÒLfip(^3J0l., cfr. p. il senso cattivo, Archil. 154 e III Macc. i,. 
25 ; ujuEpcpiaXoi xai avayvot e. v. 171 5 xXstl'iYap-oi. 

(2) l'xTiayXoi II. XX, 389;- XXI, 542; di Achille/I, 146; XVIII,. 
170 ecc. 

(3) xaxDv ;j.£-axiv£5TÌvat'Mss. ; aTiopov ^et. Herwerden ; xaxòv jilya. 
xoivw5^vai Geffcken. 

(4) eart TcòXi; . . . xarà ^^Sovò? Oup XaXBa'.wv (ou/_àX8oio, $; 
eùpuócYuta "'F). Cfr. Eusebio, Praep. Ev., IX, 17, 1-3. Bù;i:óXe[ìo? 
5È Èv Tw :tEpi 'Iot>5a[a)v t% 'Aaaup'iac . . . OExàrr) Ss ysvsa, cpvjCTiv, ev 
ttÓXei TTj? Ba^uXovia; Ka[j.apivrì, 7]v Tiva; XéyEiv TióX'.v Oùp^t>]V (Etvai 8é 
p.E5^p^7]V£uo{iévrjV XaXoaiwv izó', tv) Iv rpiaxatSExarr, yevàaS'at 'APpaàv- 
yEvea . . . Alexandre aggiunge perciò Kajtàptva. 



- 17 - 
sempre a cuore volontà di bene e opere buone. Essi 220 
infatti non si curano né del corso circolare del sole (i), 
né della profondità azzurrina del mare oceano, né dei 
segni degli starnuti, né degli uccelli degli auguri, non 
di indovini, non di fàrmachi, non d'incantatori, non dei 225 
trucchi dei discorsi insensati dei ventriloqui, né strolo- 
gano le predizioni dei Caldei, né si occupano di studiare 
il corso degli astri; sono tutti inganni queste cose (2), 
che uomini insensati ricercano ogni giorno, non eserci- 
tando le loro menti in alcun lavoro utile. Ed insegna- 230 
rono gli inganni ad uomini miserabili, onde vengono agli 
uomini molte sventure sopra" la terra, a causa dell'aver 
smarrito le vie buone e le opere giuste. Ma quelli hanno 
a cuore la giustizia e la virtù (3), e non per amore del 



(i) Cfr. Lev. 19,31; 20,5; 27; Num. 23,23; Deut. 18, ^o; oùx 
sùpE^^aerat Iv ctoi . . . [AavT£uó[i.r]voi; jj.avT£iav. xX7;Sovt?ó[i.evo; xcà oltovi- 
^òjAEVo?, ^apfjLaxòT? sTcasiBcov iTuaotSriv, hj^aarpi^uBoc, xa\ Tepaxoaxónos... 
2 Enoch, IO, 4: incanti e stregonerie diaboliche; Filone Al. De 
Migrat. Abrah. ed. Cohn-Wendland, II, p 305. Il Geffcken richia- 
ma anche i versi presso Mich. Psello, Exposit Oracc. Chaldaicc. 
(P. G. 122, 1128 B.) che già Opsopeo aveva notato simili ai nostri 
(e cfr. anche Kroll, De Oraculis Chaldaicis, p. 64, sq.) Si cfr. an- 
che la «Didachè» III, 4^ [ir) y'lvou oltovocxóruos, IjtSiSri òàqyat et? -r^iv 
etStoXo^aTpstay, [jltjSè iiiaoi^ói, ^vjSè jj.a^T)[j.aTiv.ós, [x»)oè Tueptxa^aiptov... 

(2) Lactant. Div. Inst. Il, 16, ^: Eorum (. .. 15, §: quos ideo Tri- 
smegistus aYvlXou? TiovEpoù? appellat) inventa sunt astrologia et 
haruspicina et auguratio et ipsa quae dicuntur oracula et necromantia 
et ars magica et quidquid praeterea malorum exercent homines vel 
palam vel occulte : quae omnia per se falsa sunt, ut Sibylla Erythraea 
testatur : IkK itkócva jiàvra TaS'écmv . . . (vv. 228-229). 

(3) Il Geffcken raffronta qui 1' enumerazione delle virtù cristiane 
nell'Apolog. di Aristide, 15. Si potrebbero addurre infiniti altri 
passi, segnatamente dall'epistolario paolino; ma si direbbe che il 



- 18 - 

235 guadagno, che genera sventure in numero infinito agli 
uomini, guerra e fame senza fine (i). Questi hanno 
misure giuste sui campi e nelle città (2), né com- 
piono furti la notte fra loro, né rapiscono cacciandole 
innanzi a sé mandre di buoi di pecore di capre; 

240 né il vicino prende le pietre di confine della terra 
del vicino, né l'uomo molto ricco affligge quello da 
meno di lui, non tormenta le vedove (3) ma le soc- 
corre venendo loro in aiuto con farina vino e olio (4); 
sempre il prosperoso tra il popolo manda a quelli che 

245 non hanno nulla, anzi sono in istrettezze ($), una parte 
del raccolto, compiendo la parola del gran Dio, l'inno 



Sibillista qui abbia voluto considerare solo quelle virtù che rendono 
più facili e improntano a cordialità i rapporti sociali, non quelle che 
riguardano più direttamente la salvezza. I paralleli sono con passi 
biblici, che cercherò di rilevare, per quanto possibile. 

(i) Test. XII Patr. : Giuda, 19, i s.; I Tim. 6, ^q p'Xa. yàp 7i:àvToiv 
Twv xaxòjv sanv r\ coilap^upia, f^z tiVE? opEYÓji.EVOi a/tsTtXaviQSviaav ixko 
T^? TTiCTTscoc: questo passo è a sua volta il fondamento di molte con- 
siderazioni affini, per es. in Erma. 

(2) Lev. 19,35; Deut. 25, £5". arà^fiiov à^rj^ivòv xaì 3"txacov lorat 
aoi (A, B^: y.où ^i-pov àX. X. 3ix. l'a. aoi); Ezek 45, ^o; i Enoch 99, 12: 
guai a quelli che fanno misure ingannevoli e false. 

(3) Il verso non corre: oùSé ye 7.^?a? ^Xi^si [xaXXov S'auts Porj^cT. 
Bisogna leggere oùBé -^e. ti? y_. S. jxaXXov al p. oppure où jT]p(xc, 5. 
u. S'aÙTotcì [i. (Meinecke). Si cfr. Ger. 7, q; Zacc. 7, ^q; per tutto 
l'elenco dei reati, Ezech. 18, 5.9; Mal. 3, 5. Inoltre (vedove) 2 Enoch, 
30, 5 e 51, I e Or. Sibyll. II, 76. 

(4) Comunissimo, in quest'ordine: p. es. D^ut. 7, ^3; 11,14-, 
12, i,; 14, 23; 18, 4; 28, 5i. (o-Ttov òivov l'Xatov); Ps. 4, g; Gioele, 
19, ecc. 

(5) Tzzvv^<fQ<^iy(ì\.'::i. Or. Sibyll. Ili, 245 come vu-/.t;o7.~ onta; al 
v. 238. 



- 19 — 

della legge. Il Celeste infatti per tutti fece una terra 
comune (i). 

Ma quando lascerà l'Egitto e camminerà per la sua 
[retta] (2) via il popolo dalle dodici tribù sotto le Guide 
mandate da Dio, di notte tempo marciando nella colonna aso 
di fuoco, e nella colonna della nuvola (3) quando l'aurora 
abbia guidato il giorno (4), su questi Egli stabilirà per 
condottiere un grand' uomo, Mosè, cui una donna regale 
avendolo trovato presso la palude d'Egitto si accolse 
presso di sé, e avendolo allevato chiamò figlio (5). Ma 



(i) Il Geffcken, citando anche lo Zeller, chiama questo principio 
« stoico - ebraico » e pone a confronto un passo di Plutarco Aless. 
m. virt. I 6, e Filone, Vita Mos. I 28 (ed Cohn. - Wendland, vo- 
lume IV pp. 156-157). A me sembra che sia diverso il concetto del 
cosmopolitismo stoico e quello che gli uomini sono uguali, in 
<luanto tutti creati dal medesimo Padre celeste, e « tutti fatti a 
sembianza d' Un solo. Figli tutti d'un solo riscatto». Con il «co- 
munismo » di questo verso si confr. piuttosto (anche per vedere 
come a conclusioni appare ntem. ente le stesse si possa giungere per 
vie diverse) il fr. di Epifane in Clem. Aless. Strom. 3, 2, 6-7 
(ed. Stàhlin Voi. 2° degli Strom. p. 198); v. anche E. Buonaìuti, 
Frammenti Gnostici. Roma, 1922, p. 76 s?- e S. Ambrogio, Expositio 
Ps. CXVIII, 8, 22, citato (ma inesattamente) dal Bate : cum prae- 
sertim dominus deus noster terram hanc possessionem omnium 
hominum voluerit esse communem et fructus omnium ministrare. 
{C. S. E. L. 62, p. 163). 

(2) àiapT^òv òSsiSaei. L'uscita dall'Egitto ha anche un significato 
morale-religioso. 

(3) I raffronti biblici sono facili: Eso. 13, 2^ sq. ecc.; II Esdr, 
iNeem.) 19, ^3; Ps. 77 (LXX) ^4; 104, 39; Sap. 18, 3. 

(4) 7:0.^ rjw; ^Qp-ap óSsóast Mss. Edd, qx'ìm 7)ws ^ap óòtóav) Geffcken. 

(5) Eso. 2, io; i^^'hy^y^'^ <:ì^'^o tÒ 7i:ai3"t.ov rop;? rrjy ^'jyavipa papato, 
xai lysv^^S'T) sta uló . Ì7i;wvó[J.aa£V oè td ovofjia aÙTOìì Mtuuavfv. Filone, 
Vita Mos. I, 4 (ed. Cohn-Wendlaud, IV, p. 123). 



— 20 — 

255 quando egli venne, conducendo il popolo che Dio aveva 
condotto fuori d'Egitto, al monte Sinai (i), Dio dal cielo 
diede la legge, avendo scritto su due tavole tutta la 
giustizia e impose di metterla in pratica ; e se qualcuno 
disubbidisse, avrebbe pagato il fio alla legge o per mani 

260 mortali ; o, sfuggendo agli uomini, sarebbe perito in tutta 
giustizia... (2). 

A questi soli la terra feconda dà frutto, il cento per 
uno, si compivano le misure di Dio (3). Ma anch'essi 

865 avranno sventure e non sfuggiranno al flagello. E tu 
dunque, lasciando il bellissimo tempio, fuggi-; poiché è 
destino che tu lasci la terra santa (4). Sarai condotto 
presso gli Assiri e vedrai i tuoi figlioletti ancora infanti 
e le vergini servire presso uomini ostili ed ogni risorsa 

270 e ricchezza sarà perduta ; tutta la terra e tutto il mare 
(sarà) pieno di te (5) ed ognuno irritato (6) per i tuoi 
costumi. E tutta la tua terra sarà abbandonata ; e il saldo 
altare ed il tempio del gran Dio e le grandi costruzioni,. 

(i) Eso. 19, 3 s. 

(2) Una lacuna, in cui sono stati interpolati, come vv. 261-2 t 
vv. 247 e 585. 

(3) -{kkìowxo (forse gnomico) [xérpa 5eou. A meno di accettare 
l'emendazione di Herwerden, teXI^ovtos. Le « misure di Dio > forse 
il «frutto verace» cf. v. 621. 

(4) 7IÉ00V àyvóv. cfr. I Enoch. 26, i, 27, ^ Eth. e Gr.r\ y?;.,. ► 
sùXoY5ìp.sv7i xat Tiacja Tzlriprn òévBptuv (per le differenze tra il Gr. e 
l'Eth. in 26, i, V. Charles, op. cit.); 89, 40 una terra piacente e glor 
dosa; cfr. Dan. (Ebr. ; Theod.) 11, isj 41» 45- 

(5) La Dispersione; verso citatissimo e quasi proverbiale.- ::a- 
ca Bs yota aà^ev Tik-fi[j7](; xai Tcaaoc ^àXaaaa - e nel quale non si sa 
piij se sia maggiore lo sconforto la fierezza. Si cfr. Test. XII. 
Patr.: Levi, 15, £.4. 

(6) -poGox^i^ojv Ps. 94, io; Ezech. 36, 3^; 2 Re i, n; ecc. 



- 21 - 

tutto cadrà a terra, poiché non ponesti mente alla santa 275 
legge di Dìo immortale (i), ma tratto in inganno hai 
prestato culto a ìdoli vergognosi, non temendo il geni- 
tore immortale degli dei e di tutti gli uomini (2), non 
volesti rendergli omaggio e onorasti le immagini di mor- 
tali. Onde per sette decine d' anni (3) la tua terra frutti- 280 
fera sarà tutta desolata, e così le meraviglie del Tempio. 
Ma ti, aspetta un risultato di bene e una grandissima 
gloria, come si è impegnato verso di te Dio immortale (4). 
Ma tu rimani ben saldo, avendo fede nelle sante leggi 
del gran Dio finché egli alzi su dritto, alla luce, il tuo 285 
ginocchio affranto. E allora Dio celeste manderà un Re (5) 

(1) Cfr. Geremia; 5, ^9; ecc. 

(2) «sàvaTov Y^vsx^pa SeSv tuccvtwv T'àv^owKwv. Alexandre cor- 
resse in base al verso 604. Rzach ricorre ad un Framm. di Seno- 
fane ; I, I £ic SeÒ? h -E 3-Eo"ioi xa\ àvTpwTToiai (j-sfiaTo;. La frase 
non era troppo scorretta del resto, in bocca di un apologista che si 
rivolgeva a Gentili, dopo aver dimostrato che i loro presunti dei non 
erano che creature mortali. 

{3) Ger. 25, i2. 

(4) ajippoTo? correzione di Alexandre per xai Ppo-rós dei Mss. 

(5) V. Introduz. La base della rappresentazione «messianica» 
di Ciro è data da Isa. 45 ì; e 44 gg. Nel «Libro di Adamo ed Eva» 
fMalan, cit.) IV, lo-ii Ciro è . . . «a Persian King . . . who reigned 
over Babylon, took to wife a woman called Meshar, sister of 
Zerubbabel, elder among the children of Israel ; and he made her 
queen after the manner of the queens of Persia. And when she 
became queen, she found favor with the King, and asked'him to 
show mercy to the children of Israel, and to send them back to 
the city of Jerusalem.» (cfr. Ester.) Ciro così fa: ordina di radunare 
tutti gli Ebrei ed incarica Zerubbabel di ricondurli. Allora « Dio gli 
apparve in una visione durante il sonno e disse a lui: Poiché tu 
hai fatto questo, tu sarai chiamato Ciro il Messianico; e questo 
nome, Messianico, ti sarà dato, perchè tu hai rimandato gli stra- 



— 22 — 

che giudicherà ogni uomo nel sangue e nel fulgore del^ 
fuoco (i). Vi è una tribù regia la cui discendenza non 
verrà mai meno e questa con l' andare dei tempi regnerà. 

290 e comincierà ad innalzare il nuovo tempio di Dio (2). 
E tutti i Re dei Persiani porteranno come alleati oro e 
bronzo e argento molto lavorato {3). Dio stesso infatti 
darà un santo sogno di notte. E allora il tempio sarà di 
nuovo com'era prima. 

295 Non appena a me l'animo fece arrestare l'inno ispi- 
rato da Dio, e pregai il grande genitore di farmi ripo- 
sare da questa costrizione : ecco di nuovo la parola del 
gran Dio mi si pose nei precordi e mi comandò di 
profetizzare su tutta la terra e di porre in animo ai re 

300 le cose che saranno (4). Ed a me Dio dapprima mise in 
mente di dire quanti gravi dolori l'Immortale ha pensato 
contro Babilonia, poiché gli ha distrutto il gran tempio. 
Guai a te. Babilonia, razza degli uomini Assiri (5), un 
tremendo frastuono si spanderà su tutta la terra di pecca- 

305 tori, e un grido di guerra distruggerà tutta la. terra abi- 
tata da uomini : il flagello del gran Dio, conduttore di 



nieri alla loro città; e perchè tu hai dato ordini per la ricostruì 
zione di Gerusalemme». Nello stesso capitolo, si dice che Ze- 
rubbabel si stabilì in Gerusalemme come re sopra i figli d'Israele. 
(Cfr. Zacc. 6 e 4, ,; 9 e le quistioni critiche sul vs. 11 dove la 
corona, in origine, non deve essere stata collocata «sul capo di 
Giosuè figlio di Jehosaduk, il sommo sacerdote» bensì su quello 
di Zerubbabel). 

(i) Cfr. Isa. 66, ^g; Ezech, 38, 33. 

(2) Giuda: Gen. 49, g; Testam. XII Patr, Giuda, i, g. 

(3) Isa. 60, io; I Esdra, 47, 55 (LXX); 3, 3 ss. 

(4) Cfr. Apoc. IO, iii vv. 1-7 e v. Introd. 

(5) Cfr. Isa. 13 e 47. 



- 23 - 

inni (i). Aerea verrà su te, o Babilonia, dall'alto [ma 
si abbatterà dal Cielo, dai Santi, sopra di te] ed ai figli 
della collera (2) la distruzione eterna e sarai, qual fosti 
prima di essere, come se non mai esistita (3). E allora sio 
sarai riempita di sangue, come prima ne versasti tu 
stessa di uomini buoni e di uomini giusti, il cui sangue 
ancora grida all'alto cielo (4). 

Un gran colpo, Egitto, verrà sopra di te, alle tue 
case, terribile, che avresti sperato non ti sopraggiungesse si» 
mai. Che una spada passerà per il tuo mezzo (5), disper- 
sione e morte e fame (6) si farà sentire nella settima 
generazione dei re (7), e allora avrai riposo. 
• Guai a te, terra di Gog e di Magog che sei nel 
mezzo dei fiumi dell'Etiopia! (8) quale spargimento di 320 



(i) tvXtjyt) [j.EYaXoio ^=ou ^lyr^-oprJC u[j.vcjv. L'appellativo di Apollo 
è qui, attribuito a Dio, come un modo per riaffermare l'ispirazione 
della Sibilla; des Lenkers [mainar] Lieder, Blass; the inspirar of 
my strai ns, Lanchesier, 

(2) 5u;j.ou -éxvotc. Geffcken raffronta Efes. 5,3: -éxva . . òpyr;?. 
È però un ebraismo molto comune; forse più con ulò; che con 
TiHvov. V. la Concordanza ai LXX di Hatch e Redpath. 

(3) Apoc. Baruch, 31, 5. 

(4) Cfr. Gen. 4, ^o; II Macc. 8, 3; Apoc. 16, e ; Ps. 78, 3 {^Uyjoi', -. 
V. Swete, Introdticiion io the 0-T. in greek, p. 372. 

(5) Cfr. Ezech. 14, i,. (Latt. Div. Inst. VII 15, ^^ tura peragrabit 
giadìus orbem). 

(6) Cfr. Isa. 51, ^g; Ger. 5, 12; 14,^3; 21,9; 24, ^q ecc; Ezech. 

14, 21- 

(7) Cfr. vv. 192 e 608. 

(8) Magog: Gen. io, ,; I Cron. i, 5: il secondo figlio di lafet ; 
come popolo, designa il complesso delle popolazioni barbariche poste 
all'estremo Nord, e N-Est del mondo allora conosciuto. Giuseppe 
Flavio (Antt. I, VI, i : ed Niese voi. 1° p. 29) : Maywyr)? Bl toù? «-- 



— 24 - 

sangue accoglierai e sarai chiamata tra gli uomini casa 
del giudizio e la tua terra abbondante di rugiada berrà 
il nero sangue. 

Guai a te, Libia; guai al mare e alla terra (i). O figlie 
dell' Occidente, a quale amaro giorno verrete ; voi ver- 
325 rete ad essere perseguitate da un'aspra guerra, terribile 
e dura ; vi sarà ancora un terribile giudizio e per neces- 
sità tutte correrete a distruzione perchè avete gettato 

auTou MaY^Yot? òvo[j.aa5iVTa? àxtasv, Tzii^ac ol ù-'aùxSv Tipoaayopsu- 
oiilvou;. In Ezech. 38, 2 '^ la terra di Magog » è un paese, in 39, g è 
un popolo, il cui condottiero è Gog. In Giubilei 18, 25; 9» s» sono 
collocati a Settentrione. Nella Cronaca di /erahmeel, all'identifica- 
zione con gli Sciti è unita la leggenda araba del muro costruito da 
Alessandro Magno per contenerli, finché non riappaiano alla fine 
dei tempi ; « e da essi provennero i Giiti, Pirati, Nordmani, Bau- 
véri, Langobardi, Sagsonéi, Gasqonéiff (31, 4) su Gog e Magog 
nell'escatologia, [Nu. 24, , (LXX) ; i Enoch, 56, 5-8 (cfr. Charles) ; 
2 Baruch, 70,7-10; Apoc. 20, g (la finale insurrezione dei poteri 
mondani e pagani contro il Regno dell' Eletto)] si vedano le opere 
già menzionate, a proposito di Beliar; i commenti all'Apocalisse: 
nei grandi commenti citati; del Bousset, pure cit. ; e dello Swete, 
The Apocalypse of st, Ioìin\ quello recentissimo del Charles, pure 
cit. ; gli articoli Antichrist, Apocalypse, Eschatology, e Scythians 
in Enc. Bibl.; Magog in Hastings Dici, of the Bible ; Gog e 
Magog in /ew. Enc. ; per la letteratura rabbinica, quest'ultimo, e 
Volz, Jildische Eschatologie von Daniel bis Akiba, Tubingen-Leip- 
zig, 1903, pag. 176. 

L' identificazione di Gog e Magog con l'Etiopia non appare al- 
trove (si cfr. anche vv. 505, ss. e V, 504); ma si cfr. l'innominato paese 
in Isa. 18, ^•. oùat yvf? zXoiwv TCTépuye; Èjiéxstva 7:ota[ASv A't^tOTCtac. 
Cfr. Sof. 3, io (i fiumi dell'Etiopia); Ezech. 30, 5: Hépsai xa\ Kp^Ts? 
■/.ai Au3o\ xat Ai^u:? ; 38, 5 : Ilépaai nai ''At5io7:£s, xai Ai|3us?. Si 
cfr. anche vv. 323, ss. 

(l) alai 5é SaAaaaa ts xal yjf cfr. Apoc. 12, ^2 ^'^^'^ "^^i^ Y^'^ ''^'^^ 



— 25 — 

in pezzi (i) la grande dimora dell' Immortale e con denti 
•di ferro l'avete spaventosamente maciullata. Perciò tu 
vedrai la tua terra piena di morti, per la guerra e per ssc 
tutta l'ira di Dio, per fame e per peste, e da nemici 
dal cuore barbaro; la tua terra, desolata, e le città, de- 
serto. (2) In occidente splenderà una stella, che chiame- 
ranno chiomata (cometa) segno agli uomini di spada, di 
fame e di peste (3) di rovina di condottieri e di ^uomini 335 
grandi ed illustri. 

E ancora vi saranno segni grandissimi tra gli' uomini : 
il Tanai dai gorghi profondi lascerà la palude Meotide 
e lungo il letto profondo sarà il solco di un campo frut- 
tifero, e la molteplice corrente occuperà l' istmo, Aper- 340 
ture e baratri immensi ; molte città con i loro abitanti 
cadranno, in Asia Jassos, Kebren, Fandonia, Colofone, 
Efeso, Nicea, Antiochia, Tanagra, Sinope, Smirne, Mi- 
rine [? Arados? (4)] Gaza felicissima, Jerapolì, Astipalea, 345 

(i) 3'.s5r]'X;^(jxcr5£ cfr. Od. 14, 37 S'.ESTjX^^aavTo : entrambi in fine 
di verso. 

(2) l'prijAa Tzólrfii Gomperz per Ip. rzolfioc Mss. ; cfr. Isa. 35, ,; 
51, 3; 52, 9; Ezech. 36,2. 

(3) pop-cpata; >.t[;.ou ^avatoto te <j^[Aa: cfr. Charles, The hook of 
Revelation, Int. Crit. Comm, Edimburgh, 1920, I, 402, n. 5, Apoc. 
18, 8- Nei LXX ^avaros e non 'koiiióc, rende « peste » cfr. Ezech. 
II, i6'- ^'^- poiJ-V>aiai; y.al Ix Xijxoy xai Ix lavato), parallelo più imme- 
diato che non 14, 2^(pop.a). Xi;jl. xa\ Srjpia Kovepà xai SàvaTov, segnalato 

dal Gefifcken, Ps. Sai. XV, 8 : ori tò arip-sTov tou 5cou s-\ òizalou? 
zìi aajTrjpiav : X"[iò? xa\ pofi^ala xal cavato; cctzj Stxaiwv [j.axpav. 

(4) Parecchi di questi nomi di città sono incerti : così per Ilav- 
■òoviT) Alexandre propone M^y^ovìt], e Geffcken ' Ax[aov'.7) ; per Tàvaysa 
Alexandre e Meinecke Suaypa (v. 346: KuaYpa); qui i^^Mss. hanno 
[j.ipoi fam. ^ e jjiapoauvT) W: Alexandre congettura Mup'.vT); Wila- 
mowitz "ApaSo?. 



— 26 — 

ma dell'Europa la ricca Ciagra [? Tanagra?] la regale 
Merope, Antigone, Magnesia la tutta divina Micene. 
Sappi che allora la razza funesta d' Egitto sarà vicina a 
perdizione e allora per gli Alessandrini sarà migliore 
l'anno trascorso. 

350 Quante ricchezze (i) Roma ha ricevuto dalla tributaria 
Asia, tre volte tante l'Asia ne riceverà da Roma, si farà 
scontare il fio dei maltrattamenti fattile ; e quanti uomini 
dall'Asia diverranno servitori nella residenza degli Itali 
venti volte tanti Itali in miseria lavoreranno per salario 

S55in Asia, e ognuno sarà debitore per decine di migliaia. 

O figlia molle e piena d'oro delia Latina Roma (2), 

che ti sei tanto spesso ubbriacata in nozze con molti 

pretendenti, (3) tu sarai data in isposa come schiava 

senza onore, e spesso a te la padrona taglierà la lus- 

360 sureggiante capigliatura, pronunciando la sua giustizia 
dal cielo ti getterà sulla terra e dalla terra di nuovo ti 



(i) Lattanzio, Div. Inst. VII 15, 11 (C. S. E. L. 19, p. 632) 
dopo la menzione della spada, che trascorrerà per il mondo .- cuius 
vastitatis et confusionis haec erit causa, quod Romanum nomen, 
quo nunc regitur orbis - horret animus dlcere, sed dicam, quia futu- 
rum est-toUetur e terra et imperium in Asiam revertetur ac rursus 
oriens dominabitur atque occidens servie». Cfr. Baruch. IV, 30 ss :. 
S-àpcTEt 'lepo'JcjaXrjfjL. . . BeiXaia-. ai izó'ksic ale iSouXsuaav xà TÉxva aou, 
SsiXaia 7] OE^a^xivr, toÙ; uiou; aou. "Qarcsp yàp E"/."?^ ^'^'" ^V ^ìl KTwaei 
xai eù^pàvS-r) Ìt:\ tcS Tctw^a-i gou, ou-co; XuT^s^i^aeTat i%\ -rf ÉauT%. 
Ipvì[iia. Cfr. Gioele, 3, g-s- 

(2) Si capisce che è Roma stessa : cfr. v. 324 ^uyazi^zc, Quap-Gv 
ma non c'è bisogno di modificare il genitivo 'Pf^tAV]? dei Mss. in 

-•Pwp.7] come Geffcken. Cfr. Isa. 47, ^i TzapH^oc, ^uYarrip BaiSuXtóvos... 
^uyÌttjp XaXSa'itov, oti oùxéri Tcpoaxs^i^arj xXrj^^vat àrcaXT) y.a\ -putpepa. 

(3) Cfr. Apoc. 17, 2; 18, 3. 



- 27 — 

solleverà al cielo, poiché gli uomini sono immersi in 
una vita volgare ed ingiusta. 

E Samo sarà sabbia, Delo invisibile, Roma una via 
(un fiume) (i): tutti i presagi saranno compiuti. Ma di 
Smirne distrutta non una parola. Vi sarà un vendicatore 3S5 
ma per i cattivi consigli e per la malvagità dei duci... (2) 

Una pace serena si avvierà alla terra d'Asia; l'Europa 
sarà allora beata, l'aria fruttifera, per moiti anni salubre 
senza gelo e senza grandine, portante ogni cosa, uccelli 
e fiere serpenti della terra (3). O beatissimo l'uomo che 370 
sarà in quel tempo (4) [e la donna; come il favoleggiato 
abitante <( delle isole) dei beati]: ogni giustizia (5) e 
rettitudine dal cielo stellato scenderà sugli uomini e con 
esse la saggia concordia, la cosa fra tutte più giovevole 375- 
agli uomini, e tenerezza, fiducia, amore da parte degli 
stranieri e verso di loro; ma ingiustizia, biasimo, invidia 
ira, stoltezza, la povertà fuggirà di fra gli uomini, e fug- 
girà la necessità e la morte e le discordie funeste e le 
gravi contese, ed i furti notturni ed ogni male, in quei sso 
giorni. 

(.1) giuochi di parole: Sa[J.o; ajijAO;, A^Xo? cjStjXoc, "Pcóp-r, ou^Tj. 

Tertull. de pallio 2 (ed. Oehler, i. p. 921): cura inter insulas nulla 
iam Delos, harenae Samos, et Sibylla non mendax. Latt. Div. 
Inst. VII 25, Tj : At vero cum caput illud orbis occiderit et pó^^r] esse 
coeperit, quod Sybillae fere aiunt ...» ; cfr. Or. Sibyll. IV. 91. 
. (2) Dopo il V. 366 una lacuna. 

(3) Cfr. Ps. Sai. 17, 50 [Aa.-.àpioi ol ysvÓjxsvoi Iv tate Tj^épai; ezs?- 
vai?. Questo verso é ripetuto al 1. IV, 192. 

(4) [iaxapwv 3t£V£r,if>aTos oadov «YpauXos; Geffcken suggerisce : [Ji-a- 
xapwv xÈv l'r, (oaTts w? év àypauXoi:. Il testo è molto corrotto ed ogni 
emendazione straordinariamente difficile. 

(5) Pittura del secolo d'oro avvenire. Cfr. Esiodo, Opp. e giorni,. 
197-201 (Geffcken). 



— 28 — 

Mala Macedonia genererà un grave flagello all'Asia (i); 
all'Europa si coprirà di spighe un grandissimo soggetto 
di pena, della stirpe Cronide, una razza di bastardi e di 
schiavi. Questa costruirà anche Babilonia città forte, e, 

585 proclamata signora di tutta la terra quanta ne vede il 
sole, sarà perduta per i mali flagelli degli dei, avendo 
rinomanza fra i più lontani posteri. 

Verrà anche alla felice terra d'Asia un uomo infe- 
dele (2), rivestito sopra le spalle di un manto purpureo, 
feroce, ingiusto, ardente; che prima 10(3) chiamò in vita 

390 il fulmine; e tutta l'Asia avrà un malo giogo, la terra 
fatta umida terrà molta strage. Ma Ade si prenderà cura 
di lui come completamente sconosciuto; dalla stirpe di 

395 quelli, dei quali egli vuole distruggere la stirpe, sarà 
distrutta la sua; mettendo [egli] una sola radice, cui 
taglia il distruttore dei mortali (4), di fra dieci corni (5), 
dopo genererà un altro ramoscello: ei taglierà il guerriero 
genitore della stirpe purpurea, ed egli stesso dai figli 

400 dei figli in un patto di Ares sarà estinto ; e allora re- 
gnerà il corno cresciuto dopo^ 

Vi sarà anche per la Frigia fruttifera un segno, quando 
la razza impura di Rea, onda (6) perenne sulla terra 
fatta fiorire da radici che non hanno mai sete, sia con 

(i) Sul carattere e la data di questo passo e del seguente si 
veda l'Introduz. 

(2) aTziaro;: interpretato dai più come se fosse per a^ua-oc. 

(3) a'jTÒv Mss; aÙTou Geffcken. 

(4) piijav 'tav (cfr. Od. 14. 435 ecc.) Y^ StSo'i;, ijv y.a\ JtóAsi '^po- 
-o'kovfòc (epiteto di Ares). 

(5) Cfr. Dan. 7, ,. 

(6) xu;Aa ; Lanchester ritiene necessario leggere xX^[j.a, ramoscello* 
Per i vv. 402-404 cfr. 1. I, 184-188. 



— 29 — 

tutte le radici distrutta in una notte, nella città del Dio 40»- 
scuotitor della terra (i), con tutti i suoi abitanti; la quale 
chiamano per nome Dorylaion (2), nell'antica Frigia, 
molto lamentabile ed oscura. Quel tempo sarà per so- 
prannome lo scuotitor della terra; fracasserà i recessi 
della terra e distruggerà le mura. Ma i segni saranno 
principio non di bene sì di male. Avrai per signori 410- 
uomini abili nella guerra di ogni popolo, Eneadi, sangue 
indigeno (di Ilio) (3). Ma dopo ciò sarai preda de- 
gli uomini che ti desiderano. 

Ilio, ho pietà di te (4) ; in Sparta una Erinni crescerà 
un bellissimo ed ottimo e sempre ricordato germoglio, 
il quale lascierà una tempesta molta diffusa in Asia e in 415- 
Europa; a te specialmente cagionerà gemiti e sofferenze 
e lamenti : la fama non diventerà antica tra i futuri. 

E vi sarà allora un vecchio uomo scrittore di falsità, my 
falsario anche quanto alla patria (5); nei suoi occhi la 
luce tramonterà (6), avrà una gran mente e un verso 
misurato sul pensiero, mischiato [?] -con due nomi (7) ; 

(i) as-CT'-x.^ovoi; àvvoaiyaiou. 

(2) Aopulaiov r= preda della lancia. Antico oracolo su Celené- 
(v. 407: xaXaiv^?) trasferito poi a Dorileo (? Wilamowitz). 

(3) AtveàSac 8i3où? aù-óy^^ovos : Mss. "IXov Kioucek, Wilamowitz ; 
80X10ÙS mzóyjfovac, propone Lanchester. 

(4) Geffcken cita: Pausania X, 12, 2; Lattanzio div. inst. I, 
6, .,; ed altri autori, presso i quali si trovano testimonianze delle 
pretese di queste anticlie Sibille, di essere state più antiche di Omero,, 
e vittime di un plagio da parte di lui, 

(5) ósuSÓTcarpis, 

(6) oudei Zi fccoc, sv oji^tv Irfatv : Alexandre, e Castalio ; SuascSIa 
cpàoc ò'JOTzr^aiv iv aiv (cvripei Wj Mss. 

(7) 'inoc, Siavo'ta; k'[j.^£Tpov oùvójjiacyiv 3uct\ p.ioYÓ!j.cVOv : blendedy 
Lanctiester. 



— 30 — 

chiamerà se stesso uomo di Chio e scriverà la storia di 
Ilio, non secondo verità, ma abilmente; poiché si impa- 
dronirà dei miei metri e delle mie parole; per primo 
425 Infatti egli svolgerà con le sue mani i miei libri, e cele- 
brerà molto gli armati uomini di guerra, Ettore Priamide, 
il Pelide (i) Achille e gli altri, quanti ebbero a cuore 
le opere della guerra. E farà che ad essi siano accanto 
430 protettori gli dei, descrivendoli falsamente in tutti i modi 
come uomini insensati; e ad eglino sarà fama che lungi 
si spande il morire ad Ilio; ma anch'egli riceverà (2) 
opere di rincompensa, 

E alla Licia la stirpe dei Locrii frutterà molti mali. 

Calcedone, cui è toccato in sorte il dominio dello 
435 stretto mare, anche te venendo distruggerà un fanciullo 
d'Etolia. 

Cizico, ed anche a te infrangerà la grave ricchezza 
il mare ; e tu, Bisanzio compirai guerra all'Asia (3) e 
certo riceverai in parte gemiti e sangue infinito. 

E, alto monte Crago di Licia, dalle tue cime l'acqua 
440 scorrerà per le fessure della pietra spaccata, finché faccia 
cessare i miracoli dell'oracolo di Patara. 

Cipro, abitante della vinicola Propontide, Rindaco farà 
tuonare intorno a te una tempesta d'armati. 

E tu. Rodi, per lungo tempo sarai libera, fanciulla 

445 effimera, e avrai grande ricchezza e avrai potenza sul 

mare al disopra degli altri ; ma dopo questo sarai preda 



(1) ririXs'cov. 

(2) 5i^£Tat Wilamowitz per Aiterai Mss. 

(3) y.cà CTu ;^oT'"Ap-/], Bu^avTtov 'Acr'181 arép^r) Mss. ; tra le molte 
emendazioni proposte ecco quelle di Geffcken-. "Apria, B. Aai5t" 
sp^v]; e di Lanchester: "Apv)o? àa;:t3a 3ép5{). 



— si- 
agli uomini che ti bramano per la bellezza e la ric- 
chezza: ti porrai al collo un terribile giogo (i). 

Un terremoto in Lidia distruggerà cose di Persia 
compiendo orribili sciagure dell'Europa e dell'Asia. Il 4óo 
funesto re dei Sidoni (2) e le tribù di altri marinai re- 
cheranno una rovina funesta alle sabbie del deserto. Il 
sangue degli uomini uccisi (3) scorrerà sulla pianura 
fino al mare, le spose con le figlie dalle vesti brillanti 
grideranno a gran voce la propria miseria, queste per i 455 
morti (4) quelle per i figli perduti. 

Segno di Cipro: un terremoto distruggerà le rupi a 
picco e l'Ade riceverà molte vite insieme. 

Traili la vicina di Efeso con un terremoto distruggerà 
i ben costrutti edificii degli uomini e dei popoli irritati; 460 
la terra farà scorrere acqua bollente; e di questa si ab- 
bevererà la terra stessa divenuta stanca; odore di zolfo. 

E Samo a suo tempo costruirà un palazzo reale. 

Italia, a te non verrà alcun (5) Ares straniero, il 
sangue tanto sventurato e non facile a distruggere, del 465 
tuo stesso popolo devasterà te celebre e svergognata. E 
tu giacendo presso le ceneri ancor calde, impreveggente 



(i) Beiviv ^uY°^ aùy^évi ^riar, ; Esiodo, Opp, e giorni, 815 : ìk\ i^uyòv 
aù)(_dvt 5£ivai; ecc. 

(2) Testo straordinariamente corrotto : -^ óXotci? a>.Xtov 
TiovTOT^ópoiv aaix'.oi; òXoòv 8' 't^ouaiv oXe^pov, Mss. 

xat (OuXa Trep aXXtov jkOVT07i:ópwv (]^a[A[jioti; òXoòv S't^^oucjiv oX. Geff- 
cken. 

(3) aijJiaTi pèv BajcsSou Mss. aìfxaTa \xh 8a7ié8ou Geffcken. 

(4) Ta\ jAEV uTcèp ve ucov, xai 3' oXXujiévwv UTtlp ulGv. A vsxucov di 
tutti i Mss., Mendelsshon sostituiva yovIwv e Wilamowitz jiaTipwv ; 
Rzach e Lanchester vu[iiaiwv. 

(5) S' oìÌti? Castal. per S' outo; Mss. 



— 32 — 

nel tuo animo, ti ucciderai (i) Sarai madre di uomini- 
senza bontà, nutrice di belve. 

470 Ma quando dall'Italia verrà un uomo distruttore, al- 
lora tu, Laodicea, splendida città dei Cari pressa 
l'acqua prodigiosa del Lieo (2), cadendo bocconi deplo- 
rerai in silenzio il genitore orgoglioso. 

I Traci di Crobizo faranno risorgere Haimos. 

475 I Campani avranno un colpo a causa della fame 
molto lamentevole (3); [ella deplorando il proprio pa- 
dre...] (4). 

Corsica e Sardegna da grandi uragani invernali e 
tempeste e dai colpi di Dio Santo saranno immerse 
negli abissi del mare, preda ai figli del mare. Ahi,. 

480 quante vergini non si sposerà Hades (5), e quanti gio- 
vani che non avranno ricevuto onori funebri circonderà 
l'abisso, ahi, ahi, fanciulli infanti dispersi pel mare, e 
grande ricchezza! La terra beata dei Misii, razza regale, 
improvvisamente si fabbricherà... Non per lungo tempo 

^^ in verità sarà Cartagine {? Calcedonia .?) (6). I Calati (7) 
avranno lamentabilissimi guai. Anche a Tenedo verrà 
l'ultimo malanno ma immenso. 



(i) izttiììoVSt] <srr\^B<jaiv éots Ivapi^sai aùtriv : risultato di diverse- 
emendazioni ad un testo straordinariamente corrotto. 

(2) Cfr. 1. IV 107, 1. V 290. 

(3) 7:oXuxap;:ov Mss. TtroXiTiop^ov Castal ; ^oXuSaxpuv Geffcken. 

(4) la fine del verso è restaurata secondo il v. 473. 

(5) Geffcken richiama Sofocle, Antig. 816; huripide, Or. 1109; &cc, 

(6) Testo incertissimo. 

(7) Lattanzio, fin tertio ad Probum volumine) presso S. Gerol. 
Comm. in ep. ad Galatas, I.2 (P. L. 26, 379): «Galli, inquit, anti-r 
quitus a candore corporis Galatae nuncupabantur; et Sibylla sic 
eos appellata, etc. 



— 33 — 

E Sicione bronzea con i suoi urli anche te, o Co^ 
rinto, glorificherà sopra tutti; ma il flauto risuonerà 
ugualmente (i). 

Non appena a me l' animo ristava dall' inno ispi- 
rato, ed a me di nuovo si pose nell'animo la parola 490 
di Dio, e mi comandò di profetizzare su tutta la 
terra (2). 

Guai alla razza degli uomini e delle donne di Feni- 
cia (3), e a tutte le città marittime, nessuna di voi si 
esporrà alla" luce del sole nella luce comune, né vi sarà 
mai più per te numerazione della vita (4), tribù, a causa 495 
della lingua ingiusta e della vita contraria alla legge ed 
impura, che tutti condussero sciupandoli tempo ed aprendo 
una bocca impura, e tutti esposero discorsi orribili, falsi 
ed ingiusti (5), resistettero e si posero innanzi a Dio il 
gran re, e aprirono con falsità una bocca che contami- 500 
nava. A causa di ciò. Dio li farà perire con i suoi colpi 
in maniera terribile su tutta la terra e manderà loro un 
aspro destino, bruciando dalle fondamenra le città e molti 
edifici. 



(i) Cfr. Introduzione. 

(2) Vv. 489-91; cfr. vv. 1-7. 

(3) Cfr. Isa. 23 ; Ger, 47 (29 dei LXX) ; Ezech. 26-28. 

(4) Cfr. EccL 2, 3; 5, i,; Ecclus. 37, 25; 4i, is- 

(5) Isa. 9, 17 b: nav aTÓ[j.a XaXsi aoi/ta; Dan. 7, §; orójj-a 
XaXouv [isyaXa ; ^^ rfjV «jojvrjv xS> ■ Xó^wv xiSv jxsYaXtDv ; 20 (=^ s) 5 
Ps. II (12) 4, I Enoch 5, 4 eth; e gr: à7:écrT7iT£ xa\ ■Kai:ùa\r\ca-c 
jj.£Y<i^o'->? "'^O''- axXvjpoù? Xóyou? Iv (jTÓ[i.aTi axaS'apaia? ufiffiv xarà 
~7jC [j.EyaXo(j6vri? aùrou; cfr. 27,- 2; 100, 9 a; loi, 3: parlaste su- 
perbe ed insolenti parole contro la sua giustizia; Apoc. 13,53. 
xa\ f|vot?£V tÒ CTÓjj-a aùtou et? ^Xaawri^ia? T^poc, tÒv SeÓv; ep. lud. 
15 in fin. 



- 34 - 

Guai a te, dolorosa Creta, un solo colpo ti arriverà e 

505 una terribile eterna distruzione (i) e tutta la terra ti vedrà 
fatta nera di fumo e il fuoco non ti lascerà per l'eter- 
nità, ma brucerai (2). 

Guai a te, Tracia, come verrai sotto un giogo di schia- 
vitù, quando mescolati i Galati con i Dardanidi saccheg- 

310 giando impetuosamente la Grecia, allora sarà sventura 
su .te (3); ad una terrà straniera darai tributo (?) (4) e 
nulla prenderai. 

Ahi, Gog e Magog, quante sciagure arreca il destino 
a te ed ai popoli dei Mardi e dei Drangi e a tutti in 
seguito; e molte ai figli dei Liei, Misi e dei Frigi (5). 

515 Molte stirpi dei Panfili e dei Lidii e dei Morì e degli Etiopi 
e delle razze delle lingue barbare, dei Cappadoci e de- 
gli Arabi, cadranno : a tutte le genti, infatti, quante abi- 
tano la terra, l'Altissimo manderà un terribile colpo. 

520 Quando una numerosa razza barbara assalirà i Greci 
farà perire molti capi di uomini scelti ; metteranno in 
pezzi molti grassi capi di mortali, e di cavalli e di muli 
e madre di muli e mandre di buoi dal forte muggito (6) 
e bruceranno criminosamente col fuoco molti ben co- 

520 strutti edifici ; condurranno a forza molti corpi schiavi, 

(i) oo^tpà. alwvio? l^akaKÓi^zi'. da correggere in l^aXàTra^i; (Wi- 
lamowitz) l^oXó^pEufft? Geffcken che ritiene È|aXa7:aSsi un glossema 
ad un già corrotto l^oXoS-psuaEi. 

(2) za'^ari : cfr. 1' inf. aor. x.ar,[j.£vai II. 23, 210; e xa-azarj^sTat 
I Cor. 3, i5. 

(3) Testo assai incerto. 

(4) StóffEi? (lacuna: due brevi) cpópov Geffcken, nòli Ewald. 

(5) Seguendo l'emendazione proposta da Geffcken al testo cor- 
rottissimo : [iapawv t] ^aytòv : Mardi e Drangi erano tribù Persiane. 

(6) £piij.'j-/.wv II. 23, 775 stessa posizione in fine di verso. 



— 35 - 

In un'altra terra, e i figli e le dorine dalla cintura bassa (i), 
tènere, fuori dei talami, cadenti all'innanzi, sui piedi de- 
licati ; vedranno quelli soffrire in legami tutta la terribile 
violenza da parte dei nemici dalla barbara favella ; e 
non avranno nessuno che le difenda un poco dalla guerra, 530 
-0 che sia aiuto (guida) della vita (2). Vedranno il ne- 
mico raccogliere, i loro possedimenti e l'intera ricchezza; 
hanno un fremito nelle ginocchia. Fuggiranno cento, un 
•solo li perderà tutti (3); cinque agiteranno una grave 
collera ; e quelli contro di loro vergognosamente insoz- 
zati di guerra e di strage porteranno ai nemici gioia ma 535 
lutto agli Elleni. 

Il giogo della schiavitù sarà su tutta la Grecia, ad un 
tempo per tutti i mortali vi sarà guerra e pestilenza ; Dio 
farà in alto un grande cielo di bronzo (4) e su tutta 
Ja terra siccità, questa ferrea. Così dopo che i mortali 540 
avranno tutti deplorato terribilmente la perdita della se- 
minagione e dell'aratura, colui che creò il cielo e la terra 
porrà nella terra anche il fuoco (5) come una gran ragna- 
tela, e di tutti quanti gli uomini vi sarà allora la terza 
parte (6). 

(i) a^outriv 7.(x\ -iy.vot. paS-u^civou? ts YuvoiV.a? eh. II. 9, 594 : riscva 
^i t' aXXoi aYouuiv Pa^uCwvo'j? te yuv. 

(2) Deut. 28, 35 ; ì^oìT^c, t' iTiaywYÓ? : Geffcken raffronta -òv ^oS; 
i-xycoyòv di Antipatro Sid. (Anthol. Pai. VI, 219, »{). 

(3) Isa. 30, i,; Deut. 32,30. 

(4) Lev. 26, i9; Deut. 28, 23; Ger. 3. 3; 5, 35 (Heb.); Amos, 4, g.,; 
IV (II) Esdra, 6,22 et subito apparuerunt seminata loca non semi- 
nata; I Enoch, 80, 3. 

Ì5) Ps. 104, 33. 

(6) Zaccaria 13, g; Apoc. 9, ij; i^; Lactant. Div. Inst. VII, 16, ^4; 
de cultoribus etiam dei duae partes interibunt et tertia quae fuerit 
probata remanebit (p. 638). 



— 35 — 

545 O Grecia (i), perchè come a guide credi ad uomini 
mortali ai quali non è possibile sfuggire la fine della 
morte ? E a che scopo porti vani doni ai morti e sacrifichi 
ad immagini ? Chi ti pose in animo quest'errore di com- 
piere tali cose avendo negletto il volto del gran Dio? Abbi 

550 sacro il nome del Genitore di tutto e che non ti sfugga. 
Sono mille anni ed altri cinquecento da quando re- 
gnarono gli arroganti re dei Greci i quali ordinarono ai 
mortali le prime azioni malvagie, innalzando (2) molte 
immagini di dèi morti, a cagione di che vi fu dato l'e- 

555 sempio di pensare le vanità.Ma quando sarà sopra di voi 
Tira del gran Dio, allora voi riconoscerete il volto del 
gran Dio (3). Tutte le anime degli uomini lanciando 
grandi lamenti, dritte all'alto cielo alzando le loro mani, 

560 comincerano a celebrare col canto il gran re che viene 

in aiuto, e a cercare un liberatore, chi sia, dalla grande ira. 

Ma su, impara questo, e ponitelo in mente, quanti 

lutti vi saranno col volgere degli anni (4) 



(r) Lactant. Divv. Inst. I, 15, 7: (dopo la spiegazione euemeri- 
stica) sic paulatim religiones esse coeperunt, ... (14) quod malum a 
Graecis ortum est, quorum levitas instructa dicendi facultate et 
copia incredibile est quantas mendaciorum nebulas excltaverit. Itaque 
admirati eos et susceperunt primi sacra illorum et universis gentibus 
tradiderunt. Ob hanc vanitatem Sibylla sic eos increpat; 'EXXàc 8 è 
x.T.X. (vv. 545; 547-49) (pp. 56-57); Theoph. ad Autol. IpCOehler. p. 28) 
y.cà tÌ (aÈv òvó[j.aTa wv wr)? aipsa^ai S'Ewv òvófiatà scttiv vsxpiov av- 
3-ptó-ajv - Giust. I Apol. 9 ai|;u-/^a xa\ vexpà xauTa Ytvwaxo^xsv (Goods- 
peed, p, 31); ecc. 

(2) r.oXkà 3'EiSv s'tStoXa xarao^tuivoi? S-aveóvTcov: àvaS'évTe? Alexan- 
dre. xaTa«)^t[j.Évwv Volkmann. 

(3) cfr. Ezech. 25,,; i^; i,; ecc.; 29,5; 31; ecc. ecc. 

(4) Prima del v. 564 una l.icuna, il cui senso si può supplire:; 
quando tu ti sarai convertita . . . (Geffcken). 



— 37 — 

e tu offrirai mandre di buoi e di tori (i) dal forte mug- 
gito facendo un intero olocausto al tempio del gran Dio, 565 
tu fuggirai al grido terribile e al timore della guerra e 
alia pestilenza e sfuggirai di nuovo al giogo della schia- 
vitù. Ma la razza di questi uomini empi sarà fino a 
quando questo giorno stabilito avrà cominciato a ricevere 
compimento. In verità, voi non sacrificherete a Dio, fin- 570 
che tutto non sia accaduto; tutte le cose che Dio l'u- 
nico ordinerà non rimarranno incompiute. Ogni cosa si 
compirà, ma una forte necessità vi costringerà (2). 

Vi sarà di nuovo la razza degli uomini pii devoti ai 
voleri ed alla mente dell'Altissimo, che tributeranno onore 575 
al Tempio del gran Dio con libazioni e con l'odore delie 
vittime e con sacre ecatombi, sacrifici di tori ben nutriti 
e di arieti senza macchia e primogeniti di montoni ed agnelli 
fecendo santamente sul grande altare un intero olocausto di 
grassi capi di bestiame. Partecipanti nella giustizia della sso 
legge dell' Altissimo, fortunati abiteranno le città ed i pingui 
campi, essi stessi innalzati dall'Immortale come profeti (3) 
e recando gran gioia ai mortali tutti {4), A loro soli infatti 
il gran Dio diede saggio consiglio e fede e un'eccellente 685 
comprensione in cuore: essi che non adorano con vani 



(i; V. 564 xaì Toù? IXXà? l'pe^e $; t' eppe^s W; a? à-^iXac pé^ei? 
(òiwv) Mendelssohn. x:.\ àyéXa? pèl^rj? aù poGv Geffcken. (p£?'w gouv 
11. IO, 292; IxaTÓfA^a; 23, 206). 

(2) zpaTEpTj 3' lj:(.X£iaeT' àvàvxr) : II, 6, 458. 

(3) aÙTo\ S' {njjcu^ivri? a;:' à^^avaroTo Tupocp^rat ; Alexandre, Rzach : 
a-jToTs, e_ così pare intenda Bate (with prophets raised up for them 
by the Most-High) ; ma è un errore. Nei « giorni del Messia » tutto 
il popolo d'Israele sarà profeta, e «guide di vita» agli altri uomini; 
cfr. Gioele 2, ^s, (LXX) (Heb. 3, i). 

(4) cfr. 1. V 239 ss. 



— 38 - 

artifici (i) opere d'uomini che fabricano immagini di dei- 
di legno e di pietra, d'oro e di bronzo e d'argento e d'a-^ 
vorio e d'argilla, tinte di vermiglio, immagini della vita 
dipinte secondo un tipo : cose quali fanno gli uomini 
590 nella vanità delle loro menti (2). Ma eglino alzano al cielo 



(i) Clem. AL Protrept. VI, 70, ^ (ed. Stahlin, die griech. Christl.. 
Schrìftsteller d. erst. 3. lahrhund.) si rivolge a Platone: ysw^ETpiav 
Twap' A'.yj-Tiwv ^av^àvEti;, aarpovojAtav Tzapà. Ba^u^ovicuv, . . . vó^ious 
Oc TOÙ(; OCTOt aXrj^Eic xai Bó^av xì]v tou 5£ou Tcapà aùròìv wtpiXrjaaf 
-wv "Ei3paicov. oiTivs? oùx . . . (vv. 586-88; 590-94). 

Eusebio, Praep. evang XIII, 13, 40 (ed. Dindorf. p. 211): ó 

p.Èv yàp So'JoxX^c, &C, lyriaiv '"Exaroioc ó rà? latopiai; auvra^a^Evo? Iv 

Tw 7.0LTÓ. "A[izoL^ov xai Toù? Atyu7i:Tio'j?, àvTixpu? |-\ t^? ctxtjv^ Ix ^oa 

sii; Toi; àXe^eiaatv, et? Èaxiv 5£Òc, 

-' oùpavòv t' eteu^e /.a\ yaiav jAaxpf,v 

-óvTov TE ^apoTtòv oì8[ia (cfr. v. 223) . . . 

^eGv aYàX(X!xr' ex X'i^ojv, f] ^a/xscov, 

7] -yp'jaÓTcUXTOv, f] IXcoavrivcov tuTTOu;. 

(2) Gfr. Isa. 2, g; 17, s; 4o 19 s; 44, 9; 20; 45, le; 20; 46, e-sT 

Ose. 13, g; Abac. 2, ig-io- Mich. 5, is; Ger. 2, 27; 3, 9; io, 35; 

Ezech. 20, 32; Dan. 5, 2 (LXX); 5, 4 (Heb. Theod.) : toù? S^eoù? toùj 

y^p'JCToyc xa"ì àpyupou; xa\ aiBspou? xat ^uXivou? xa\ Xi^'ivou? ; 5, gs d- 

(Heb. Theod.) + 1 où pXéTiouaiv xa\ 0" oùx àxououatv xai où ytvc&axouaiv. 

I Enoch, 46, , : and their faith is in the gods which they bave 

made with their hands (trad. Charles, secondo il quale il testo va 

emendato : deeds invece di ^cfif^-) ; 99, 7 : and they who worship 

stones and grave images of gold and Silver and wood «and stone» 

«and day», l'aggiunta della «pietra» è dovuta alla citazione in 

Tertulliano, De Idol., 4 (C. S. E. L. 20, p. 33) qui servitis lapi- 

dibus et qui imagines facitis aureas et argenteas et ligneas et lapideas 

et fìctiles. Cfr. autori e passi già citati a p. i n. 4 e altrove; Lactant. 

Div. Inst. (ex. gr.) II, i, 19 p. 99; 2, io p. 100 : quod di^itis hominis 

ex lapide aut aere aliave materia fabricatur ; 6, 2 solis lunaeque 

simulacra humanum in modum formant .... tanta homines imagi- 

num cupiditas tenèt, ut iam viliora ducantur illa quae vera sunt; 



— 39 — 

mani pure, alzandosi di buon mattino dal letto e pu- 
rificandosi il corpo con acqua, e venerano (i) solo Tlm- 
mortale che sempre regna e poi i genitori (2) ; e molto 
più di tutti gli altri uomini custodiscono la santità del 595 
talamo nuziale, e non si accostano impunemente a 
ragazzi maschi come fanno i Fenici gli Egizi i Latini 
e la spaziosa Eliade e molte nazioni delle altre, dei Per- 
siani e dei Calati e di tutta l'Asia, trasgredendo la santa 
legge di Dio immortale, la quale egli trasmise loro (3). eoo 
Perciò r Immortale imporrà a tutti gli uomini rovina e 
morte e sofferenze e gemiti e guerra e pestilenza e lutti 
lacrimosi (4); poiché non vollero onorare santamente 
r Immortala genitore di tutti gli uomini, ma onorarono 
immagini prestando culto a statue che i mortali stessi eos 
getteranno via nascondendole per vergogna nelle fendi- 



auro sciiicet et geramis et ebore delectantur. Epitome, 20, ^.g (p. 691) 
postquam se terrenis ac fragillbus subiugaverunt colentes ligna et 
aera et lapides. Ep. a Diogneto, 2 ; ecc. ecc. Per {i.iXTÓyptoTo<; cfr. 
Sap. 13, 14 xaTaxpiaas [jLiXtto. 

(1) Cfr. Ps. Sai. 6, g l^avÉaTrj 1^ utuvou «Ùtou xat 7]òXóyr,'j£v ròi 
òvófACtrt (tÒ ovojAa) Kupiou ; Ps. 133, 2 .^v Tai? vu^iv STCapaxE y/toaq 
ù[A(Sv e?? Ta ayia xa\ zùXoysiTZ xòv xtSpiov ; I Tim. 2, g, BouXop.ai ouv 
7ipoaeu^sa5ai toÙ? àv3pa<; Iv riavri TÓTto) liratpovcai; óc'-ou? "jiit^m e Fi- 
lone De htimanit, 2 (ed. Cohn-Wendland, voi. V, pag. 281): rà? 
y.a^apà? . . . X^tpa? àvareivo:? si; oùpavóv ^rjciv. 

(2) L'ordine del Decalogo. 

(3) Cfr. vv. 185 S. -apa;3avT£? à^avaTOto 5eou àyvòv vÓjaov ov 
^rapÉ^Tiaav ; evidentemente dovute al Tvapapàvce? del vs. precedente. 
Rzach emenda : ovTcep sSwxsv. 

(4) Cfr, i versi ps. -orfici in Aristobulo (pr. Eusebio, Praep. 
Evang. XIII, 12, 5 ed. Dìndorf. p. 191 s.) v. X, 15 : xai nóXsjios 
xat Xoipiós 18' aXyea BaxpucEvra, ma la base sono noti passi del- 
l' Ant. Testam. 



.._ 40 - 

ture delle rupi (i), allorci.è regni sulla sua terra un gio- 
vine re dell' Egitto^ il settimo a contare dal dominio dei 
«10 Greci, che cominciarono i Macedoni uomini potenti oltre 
ogni dire (2). Verrà dall'Asia un gran re, aquila . di 
fuoco, che coprirà la terra di fanti e di cavalli (3) e darà il 
guasto a ogni cosa, e tutto empierà di sciagure. Egli 
abbatterà il regno d'Egitto; e portando via tutte le de- 
siò chezze è trasportato sulle ampie onde del mare. Allora 
essi piegheranno il ginocchio nudo a Dio gran re im- 
mortale sulla terra feconda. E le opere dell'idolatria (4) 
cadranno tutte nella fiamma di fuoco. Allora Dio darà 
agli uomini una grande soddisfazione ; ed infatti la terrà 
620 e gli alberi e gli innumerevoli greggi di bestiame da- 
ranno agli uomini il frutto vero, di vino e di dolce miele 
e di bianco latte, e di pane, che è per gli uomini la 
miglior cosa fra tutte (5). 

(i) Isa. 2, £g, s. xa\ rà ^sipojùOirjTa Tiavra xaraxpuij^ouaiv st^svéy- 
xavTsc Et? rà CTTurjXaia xai et; xà? a^iujiàs twv TreToGv cfr. Swete, 
Introd. io the O. T. in greek, pag. 372. 

(2) Sulle questioni di identificazione e di data, v. Introd. 

(3) Assumpt. Moys. 3,^: (Et) illis temporibus veniet illis ab 
oriente rex et teget equitatus (equitatu) terram eorum ... ma anche, 
e per l'insieme del passo, Dan. 11, 40.45. 

(4) È'pYa 5É )(^sipo3T:oir]Ta, Ho anticipato nella traduzione ì risultati di 
un mio studio sull'uso della parola; v. app. B. Cfr. Lact. Div. Inst. 
VII, 19, 9 (p. 646 s.) non colentur ulterius dii manu facti, sed a 
templis ac pulvinaribus suis deturbata simulacra igni dabuntur, et 
cum donis suis mirabilitus ardebunt; quod etiam Sibylla cum pro- 
phetis congruens futurum esse praedixit: pitl/waiv (1. Vili, 224) Ery- 
thraea quoque idem spopondit : sp^a Si . . . (vv. 

(5) Per queste pitture eudemonistiche del secolo d'oro a venire nei 
«giorni del Messia» tanto presso Ebrei che Cristiani, basterà citare 
I Enoch, IO, i8 e Apoc. Bar. 29, 5 e Papia presso Ireneo, adv. Haer. 
5, 33; questi versi sono cit. da Lact. Div. Inst. VII 24, ^3 (p. 662). 



— 41 — 

Ma tu, astuto mortale, non perdere tempo indugiando 
ma rivolgiti dall'errore e riconciliati a Dio (i), sacrifica a 625 
Dio centinaia di tori e di agnelli primogeniti e di capre, 
nel volgere delle stagioni; propiziati lui, Dio immortale, 
affinchè abbia misericordia (2). Egli solo infatti è Dio 
e non ve n'è altro (3). Onora la giustizia e non tormen- 63o 
tare nessuno : queste cose ordina l' Immortale ai miseri 
mortali (4). Ma tu guardati dall'ira del gran Dio quando 
a tutti gli uomini verrà una fine di pestilenza e accadrà 
loro di essere oggetto di una terribile giustizia e re pren- 
derà re e distruggerà il paese, popolo devasterà popolo, 635 
e tiranni il popolo, e i capi fuggiranno tutti quanti in 
un'altra terra (5) [sarà trasformata la terra dei mortali 
e una dominazione straniera devasterà tutta la Grecia e 
impoverirà dei suoi tesori la pingue terra e verranno a 
contesa tra loro per cagion d'oro e d'argento : l'amore 640 

(i) 7Zoi.'Ki\KKka.yy.xoi arpàtj^a? 5eÒv 'ikàtjxoio : il concetto del rivolgersi, 
del mutar vita, e quindi anche disposizione interiore, che fa del 
pentimento una conversione (la {j-eràvoia). Questi due versi sono ci- 
tati come' «Orfeo», da Clera. Al. Protrept. VII, 74, 5 (ed, Stahlin, 

P- 57). 

(2) Si noti l' importanza attribuita al sacrificio, e non solo in 
questo passo, ma in tutto il complesso degli Or. Sibyll. 

(3) Deut. 4,35; Isa. 45,5. 

(4) È in fondo la regola aurea, in cui, tanto per Hillel quanto 
per Gesù, si condensa tutta «la le^ge e i profeti». Si vedano ì 
vari articoli {Golden rute) in few. Erte; Hastings Diction. of 
Christ and Gospels; Hastings, Dici, of Relig. and Efhics; ecc. 

(5) Cfr. I Enoch, 99, 4; Apoc. Baruch. (2. Bar.) 70, 3; IV Esdra, 
6, 24 debellabunt amici amicos ut inimici et expavescet terra cum 
h'is qui inhabitant eam.: 9, 3 motio locorum, populorum turbatio, 
gentium cogitationes, ducum inconstantiae, principum turbatio; 
13, 3T et alii alios cogitabunt debellare, civitas civitatem et locus 



— 42 — 

del guadagno è il cattivo pastore delle città] (i) in una 
terra straniera, e tutti saranno insepolti e gli avoltoi e 
le fiere selvaggie della terra strazieranno le loro carni (2) :■ 

645 quando .poi tutto ciò sarà compiuto, la terra mostruosa 
inghiottirà i resti dei morti. Essa stessa sarà tutta non- 
seminata né arata, proclamando con la sua sventura la 

contaminazione di tanti uomini (3) per lunghi 

spazi di anni che compiono il loro giro piccole e grosse 

650 pietre da gettare e armi d'ogni genere ; né dal bosco 
sarà tagliata legna per la luce del fuoco. 

Allora dall'oriente (4) Dio manderà un re che per 
tutta la terra farà cessare la guerra malvagia, alcuni già. 
uccidendo, con altri compiendo fedeli patti ; né egli farà 



locu.n, et gens adversus gentem et regnum adversus regnum- 
Mt. 24,7 vMc. 13,8; Le. 21, i^f)).''E-^Bp5ri<scr(Xiyàp l'5vo? I- e^vo; xa\ 
^aaiXeia Im [iaatXsiav (Geffcken), Tutto ciò è fondato su Isa. 19, o 
(LXX) -o}.£[J.r,cr3t av5-po7c"o; tÒv àSìAmòv aù-ou . . . TtóXi; èizi nóXiv xal 
wo^hc Ini vo[j.Gv. (ma ebr. reg-no contro regno) cfr. 3, 5; 9, 1320; ^ 
su 2 Cren. 15, e ;:oX£p',asi s3voc "pò? l'^vov xat tióXi; iipò? TróXtv. 
(i) Interpolazione, secondo Geffcken (seguendo Wilamowitz). 

(2) Cfr. Ps. Sol. IV 21; Deut. 28,26; Ger. 7,33 ecc. ecc. 

(3) Lacuna dove si doveva trovare il soggetto e il predicato al- 
l'oggetto che è nel v. 650. Si cfr. Ezech. 39, 9 s. xal è^sXeuaovrai. 
o\ xaxoixouvTS? rà? tz'qXzic, lapariX x.aì. xaujouaiv sv T0T5 ojrXoi?, Tié^xaic,. 
y.a'L xovToT? xa"t ró^otc zal TO^eufjiaai xa\ pà^Soi; )(_eipòjv xat ).óy)(_ais xa\ 
xaudouaiv Iv auroT; :Tup l~Tà Itt)" xai où ^rj Xà^ouciv ^uXa Ix tou ksSiou. 
o'j8= ^f, xótl-ouaiv 3x tòjv 3pupov. Lactant. (Div. Inst. VII, 26, 4P. 666 r 
tum per annos septem perpetes intactae erunt silvae nec excidetur 
de montibus lignum, sed arma gentium comburentur. 

(4) Citato da Lattanzio (Div. Inst. VII 18, , tra Or. SibylL 
i. V 107 ss. e 1. VIII 326 ss.) come profezia messianica. Cfr. Ps. 
Sai. XVII, 23 «t: TjsVioio dai sole, cioè da dove spunta. Cfr. Isa:, 
41, 25 e altri testi cit. da Dalman, Worte /esu, p. 283, n. 2. 



— 43 — 

tutte queste cose con i propri consigli (i) ma obbedendo 65^ 

ai buoni ordini del gran Dio X^) il tempio (3) del 

gran Dio sarà carico di ricchi ornamenti, d'oro e d'ar- 
gento e di suppellettile purpurea, e la terra feconda e 
il mare pieni di buone cose. E cominceranno i re ad eeo 
avere rancore tra loro, pascolando nell'animo malvagi 
pensieri : l'invidia non è cosa buona ai miseri mortali. 

Ma di nuovo (4) i Re dei Gentili in file serrate si lan- 
ceranno all'assalto contro questa terra (5), portando sven- 
tura a se stessi ; vorranno oltraggiare il tempio del gran 665 
Dio e gli uomini migliori, quando verranno a questo 
paese. I re maledetti staranno intorno alla città, avendo 
ciascuno il suo trono e il suo popolo infedele E allora 
Dio con gran voce parlerà ad ogni popolo non istrutto 
e dallo spirito vano, ed essi riceveranno un giudizio dal 67a 

(1) Cfr. con quanto precede, Isa. 11, 4; col v. 655 Gìov. 5, ^9. 

(2) Lacuna, dove si deve ammettere un l'arai: Wilamowitz. 

(3) Xaò; Mss vaò? Meinecke, Geffcken, e si può considerare come 
certo (contro, Lanchester). 

(4) Vv. 66, 1 ss. : cfr. Ezech. 38 ; Zacc. 12. 

(5) L*^ estremo assalto dei Gentili contro il regno dei Messia, 
qualche volta identificato con l'incursione di Gog e Magog, per 
lo meno sotto la loro guida, e la distruzione dei loro eserciti e di 
quei poteri pagani che si oppongono al regno di Dio e allo stabilirsi 
della sovranità del Messia ; un altro elemento con cui questa guerra 
si combina è la battaglia nella valle di Giosafat, Gioele, 4, j^g» 
cfr, Zacc. 14, 2, s, e Isa 25, e- Si cfr. Apoc. 20, g; i Enoch. 56, 5 ss; 
(i Parti ed i Medi); 4 {2) Esdra 13,5 e 33 ss; Apoc. Baruch 
(Sìr. = 2 Baruch) 70, 5.^0. Per i paralleli rabbinici si veda l'art. 
Eschatology in Jew. Enc. V (spec. col. 211 -12) (Kohler); in Enc. 
Bibl. (Charles) e in Hastings, Diction. of Relig. and Ethics; ivi la 
bibliografìa. 

Una somiglianza verbale offre pure Ger. I, 15 ; e cfr. altresì 
Zacc. 12. 



— 44 - 

gran Dio, e tutti saranno distrutti di mano deli' Im- 
mortale. Dal cielo cadranno sulla terra spade di fuoco ; 
torcie, grandi fiamme risplendenti verranno in mezzo 

675 agli uomini. La terra madre di tutte le cose sarà fatta 
muovere, di mano dell'Immortale e i pesci del mare 
e tutte le fiere della terrà e le innumerevoli tribù degli 
uccelli e tutte le anime degli uomini ed ogni mare 
avrà un fremito davanti alla faccia dell'Immortale; e 
sarà il terrore (i). Egli infrangerà le vette inaccessibili 

680 del monti e le grandi colline e su tutte le cose si vedrà 
una nera tenebra ; gli aerei precipizi sugli alti monti 
saranno pieni di cadaveri, le pietre stilleranno sangue ed 
ogni torrente empirà la pianura. Le ben costrutte mura 

6S5 dei nemici cadranno tutte a terra, giacché non conobbero 
la legge né il giudizio del gran Dio ; ma con l'animo 
stolto lanciandovi a combattere avete preso le armi 
contro il Tempio. E Dio giudicherà tutti con la guerra 

690 e con la spada e col fuoco e con pioggia diluviante ; e 
dal cielo verrà zolfo, poi pietre e molta e aspra grandine ; 
la morte sarà sui quadrupedi. E allora conosceranno Dio 
Immortale (2), che così giudica ; il lamento e l'ululo de- 

695 gli uomini morenti andrà per la terra infinita e tutti gli 
impuri (3) saranno lavati nel sangue : la terra anch'essa 
berrà il sangue dei morenti, delle carni si sazieranno 
le belve. Dio stesso grande ed eterno mi disse di pro- 



(i) Fondato su Ezech. 38, 30» ss. Per le spade di fuoco (vs. 672 
cfr. Lactant. div. in st. VII, 19, 5: cadet repente gladius e caelo (p. 645); 
Giuditta, 2, §; i Enoch, 102, 3.3; IV Esdra 15, 4: ignem et grandi- 
nem et rumpheas volantes; ecc. ecc. 

(2) Cfr. V. 557 (p. 36, n. 3). 

(3) avayvot Meinecke per avauòoi Mss. 



— 45 — 

fetizzare queste cose; ed esse non saranno senza compi- 
mento; non è incompiuto ciò che Egli mi abbia una volta 700 
posto nell'animo. Lo spirito di Dio infatti non si effonde 
menzognero sul mondo (i). 

Ma i figli del gran Dio (2) tutti quanti vivranno dol- 
cemente intorno al Tempio rallegrandosi in quelle cose 
che ad essi darà il Creatore giudice solo sovrano. Egli 
stesso infatti da solo, stando attorno sopra un largo spa- 705 
zio li proteggerà come se avesse (posto) intorno un mu- 
ro di fuoco acceso (3). Saranno senza guerra nelle città 
e nelle campagne. Non una mano di guerra malvagia, 
bensì avranno per difensore l'Immortale medesimo e la 
mano del Santo. E allora tutte le isole (4) e tutte le città 710 
esclameranno : quanto ama quest'uomini l' Immortale ! 
Ogni cosa infatti combatte in loro favore e li aiuta, il 
cielo, e il sole mosso da Dio e la luna, [e la terra frut- 
tifera sarà mossa in quei giorni] (5). E dalle loro bocche 
trarranno negli inni un dolce ragionamento (6) : Orsù 715 
cadendo tutti a terra supplichiamo il re immortale, 'Dio 
grande ed eterno. Mandiamo doni al tempio, poiché egli 
solo è re, e tutti vegliamo sulla legge dell'Altissimo Dio 
che è giustissimo fra tutti sulla terra. Noi fummo con- 720 



(i) Cfr. 571; jrveu[j.a s^sou è la manifestazione di Dio a distanza, 
lo spirito profetico. 

(2) uio\ ^£ou cfr. Ps. Sol. XVII, 30. 

(3) /.uJcXoSev w(jb\ riiy^oi; 'i-j^wv v:\jphi at5o[J.évoto ; cfr. Zacc. 2,51 
l'crop.at aÙT^, "ki-^si xupios, xÉÌ-/[0(; Ttupó? ■/uxXoSev ; cfr. Isa. 26, i- 

(4) Frequentissimo nell'A. Test.: Ps. 71, ^o (LXX); Isa. 24,, 
is; 41, 1; 51, 5; ecc. ecc. 

(5) Il vs. 714 è evidentemente interpolato: ripete il 675. 

(6) Variante del Ps. 94, ,. 



— 46 — 

dotti ad errare dalla via dell'Immortale (i), venerammo 
con animo vano opere d'idolatria, immagini scolpite di 
uomini corruttibili. " Queste parole grideranno le anime 

-725 degli uomini credenti [orsù cadendo sul nostro viso nella' 
casa di Dio, rallegriamo cogl'inni Dio padre nelle case, 
procacciandoci le armi dei nostri nemici sopra tutta la 
terra, per sette periodi d'anni compienti il loro giro, pic- 
che e pietre da lancio ed armi d'ogni genere, molte, e 

•730 gran numero di archi e di frecce ingiuste (2) ; infatti 
dal bosco non si taglierà legna per la fiamma del fuoco] {3). 
Ma, infelice Eliade, cessa dal meditare arroganti pen- 
sieri ; supplica l'Immortale dal gran cuore, e sta in guar- 
dia: non spedire a questa città il tuo popolo sconsi- 

735 gliato (4) che non è dalla santa terra del Grande. Non 
muovere Camarina; è meglio infatti immobile (5). Né 

(i) Cit. dallo ps. Giustino, Cohort, ad Gent. 16; (Oehler, Corpus 
Apologg. Ili, p. 64) ; cfr. il prologo di questo libro, ed il Fr. I, 23 ; 
l versi dello ps, Sofocle citati secondo Ecateo presso Eusebio, Praep. 
Evang. XIII, 13,40 (Dindorf, II 211) Svr)To\ Sé 7:o'XXo\ xapBiav TuXa- 
V(ó(jL£vo I i3pu(Tà[j.ea5a 7i:r,jjiaTajv Tuapa'^uyjiv | ^sGv aYccXp-at' ... ; vs. 723 
Cfr. il 554. 

(2) Meinecke, seguito da Lanchester, propose di leggere àxtowv 
per aStxcDv. 

(3) Vss. 728, 729, 731 cfr. vss 649-651. 

(4) CTTsTXov [ir) (Ewald; mss. Srj) ìk\ rrjvSs jcóXiv aòv -(aggiunto da 
Wilamowitz ; ròv Castalio) Xaòv a^oulov | oare [jltj (Wilamowitz; 
ij.iv mss) È? òa'ir^c, yairii TiiXercn Msya^oio (Mendelssohn e altri, contro 
[jLEyàXoio) Blass ritiene il vs. 735 un'interpolazione. 

(5) Antico proverbio: fatis numquam concessa nioveri... Cama- 
rina, Virg. Aen. IH 700, s. {Schol. Veron. p. 92, 30 Keil); Sii. ìtal. 
XIV. 198: et cui non licitum fatis, Camarina, mover!.; Zenobio V, 
18 (Paroemiogr. graeci ed. Schneidewin-Leutsch I, 123, i). Anth. Pai. 
IX. 685. Luciano, Pseudolog. 32. ópS;, w; a[/.Etvov tjv aoi àzivr,-ov Tr,v 
Kap.àpiv«v lav ecc. ecc. Si osservi però anche il parallelismo tra la 
prima e la seconda parte del verso e così pure nel vs. seguente. 



— 47 — 

disturbare il leopardo della sua coltre ; che non ti av- 
venga male. Ma trattieniti; e non tenere nell'animo 
uno spirito troppo forte di orgoglio, imbarcandoti per un 
certame troppo grave. E servi al gran Dio, affinché tu 740 
partecipi di queste- cose. 

Quando questo destinato giorno si realizzi [sugli uomini 
verrà il giudizio di Dio immortale] verrà sugli uomini un 
grande giudizio e sovranità (i). In verità la fertile terra darà 
agli uomini il frutto migliore (2) in numero infinito di 745 
grano, vino e ulivo (3) [poi dal cielo la soave bevanda del 
dolce miele e alberi e il frutto degli alberi fruttiferi e 
pingui greggi e buoi e fra le pecore gli agnelli e i ca- 
pretti delle capre]; scorrerà in dolci fonti di bianco 
latte (4) ; e le città saran piene di cose buone, e pingui 750 
i campi; né spada sulla terra né tumulto di battaglia; 
non sarà piià scossa con gravi gemiti; non sarà sul 
suolo guerra né siccità, non fame, grandine che ro- 
vina i frutti. Ma una gran pace su tutta la terra e re 755 
a re sarà amico fino al termine delle età, l'Immortale 
compirà nel cielo stellato una legge comune agli uomini 



(i) àoyrq, Lact Dìv. Inst. VII, 20, r (p. 647). De quo iudicio et 
tegno apud Erythraeam Sibyllam sic invenitur: òkkóts (vs. 741-743). 

(2) Cfr. vss. 620 ss. 

(3) cfr. vss. 243. Il vs. 742 è dato solo da Lattanzio; i 746-8 
sono considerati interpolati da Wilamowitz e Geffcken. 

(■4) lat^e e miele: cfr, vs.- 622. Eso. 33,3; Deut. 31,20! Gioe- 
le) 3» is; Giubilei, i, 7; i Baruch I, 20. Anche la manna nei giorni 
del Messia: 2 Baruch 29,8- (Or. Sibyll, VII, 149 fr. III, in fine). 
Coi vss. 751 ss cfr. 367-380; 780; 1, V, 253; Ps. Sol, 17, 36: xal 
oùx foTiv aSixla hi to?? r][j.épais «ùxou Iv [J.éaa) aÙTòiv. ori -àvTS? ay'.oi 
;xa\ padtXeù? aùt^v -^piaròs y.^^\.o;, (xup'.ou -. un re tinto V unto del 
Signore). 



— 48 — 

su tutta la terra, per quante cose si sono fatte dai miseri 
760 mortali. Egli solo infatti è Dio e non ve n'è altro (i). Egli 
col fuoco bruciò la stirpe (2) degli uomini malvagi. 

Ma raccogliendo in fretta i vostri cuori nei petti fug- 
gite i culti illegali (3), presta culto al Vivente (4), guardati 
dall'adulterio e dalle relazioni contro natura col maschio ; 
765 educa e nutri la tua prole, e non uccidere (5); che 
r Immortale si adirerà contro colui che così pecchi. E 
allora susciterà per sempre un regno (6) su tutti gli 
uomini, Egli che un tempo diede la 'sua santa legge ai 
pii, ai quali tutti (7) promise di aprire tutta la terra, 

(i) vs. 760 = 629. 

(2) -{ìvoi ■'F. Buresch; Geffcken ; ma'\j.évoc, <I> Edd, 

(3) Vss. 753-766 ; cfr. Oracc. SibylI. II, 56 ss. 

(4) Tw !:tSvTi \àTp£u€. ©eoe ^wv: cfr. Deut. 4,33; 5.2523; Gios. 3> io; 
Ester, ò, 13; 8, is; Osea i, ^^ (uto\ ^. ?.) Da (LXX) 4, ^g; 5, ^^; 
6, 26; (Th.) 6, 20; 6, 26; Bel. 5; 6; 24; 25; Mt. i6, jg; 26, gs; 
Atti 14, 15; Ro"i- 9. 26; H Cor. 6, is; I Tess. i, 9; I Tim. 3, ^5; 
4, io; Ebr 3, is; 9, 14; 12, 22; I Pe. i, 23; Apoc. 7, 2; 15, i'- 
ó ^wv asso!: Apoc. 4, 9, ^q; ^^°' e- Cfr. anche Od. Sai. 3. Inoltre 
Ger. IO, i, e 23, 35, cfr. la recensione esaplarìca. 

(5) Cfr. la Aioa/ji, II, 2, où ^ovsuasi? téxvov Iv <p3-opa où3é ysvve- 
èbi(rix) à;:ox-cVEti; somiglianza rilevata per primo dal Rendei Harris. 

(6) pacjiXrj'.ov ionismo per PaaiXstov. L'uso di questo non più 
nel senso di «palazzo» o«diadema» reale, ma di «dominio» cioè, 
regno è tipico dei LXX. Cfr. vss. 159 e 614; Ps. Sai. 17, 4 ^i paatXEia 
Tou 5S0U r)ij.wv et? tÒv atwva ìr\ rà s3-vr) (Iv xp'.ast); ma, 5 e 7, PacriXeiov.. 
V. St. John Thackeray, A grammar of the O Test, in greek, 
Cambridge 1909, p. 157; 

(7) I pii, (sùciepEt?) sono così gli Israeliti, e al tempo stesso- 
tutti coloro che riconoscono e venerano il vero Dio unico ; secondo- 
il trattamento fatto ai proseliti, che venivano considerati come mem- 
bri del popolo e della nazione. Schiirer', III, pp. 186-187. Cfr. Fi- 
lone, De human, (;i£p\ ^iXav^pwre'iac.) 12, ed. Cohn-Wendland,. 
voi. V p. 295 ; De paenit. 12. ibid. p. 324. 



— 49 - 

e il mondo e le porte dei Beati ed ogni beatitudine e 770 
un'anima immortale (i) e felicità eterna (2). Da tutta 
la terra porteranno incenso e doni al Tempio del gran 
Dio (3); e non vi sarà altro tempio fra gli uomini e fra 
quelli che saranno, da sentirne parlare ; ma solo quello 
che (4) Dio diede ad onorare agli uomini fedeli. I mor- 775 
tali lo chiameranno tempio [figlio] del grande Dio e 
tutte le vie del piano e le colline erte e le eccelse 
montagne e le selvagge onde del mare saranno facili a 



(i) vouv às-àvatov. Non ho timore di tradurre a«ima, a differenza 
dagli altri interpreti {sense, Lancliester; mind, Bate; Geist che si 
avvicina di più a quello che mi pare il vero significato, Biass.). 
Bisogna pensare che per chi ha scritto "questi versi sarebbe invece 
stata una parola del tutto inadeguata, :ivEu;ja. 

(2) Cfr. Isa. 35, i^: Èuq>poa'jvr, a'twvto;, come qui; Ps. Sol. 10,9. 

(3) La visione universalistica del deutero - Isaia : 60,6 ^'i^avov 
o'taoua'.v; cfr. Tobia, 13, i^. Ps. Sol. XVII 34. 

(4) Lactant. Div. ìnst. IV, 6,5, (p. 289) Sibylla Erythraea... et 
rursus in fine: (aXXov per 'óXV ov); p?.-S. Agostino, Tractatus cantra 
quinque haereses e. Ili, ed. dei Maurini, t. VIII, app. col. 3, E : 
Audiamus quid etiam Sibylla vates eorum de eodem dicat: ^Alium, 
inquit, dedit Deus filiis hominum (cfr. tcicttòv avSpa Mss.; t^ictoT; 

avQPEijiiv Lactant) colendum. Quantum apparet, in his sententiis 
Mercurii [Hermes] et Sibyllae. Sabellius etiam judicatur. Mercurius 
et Patrem Deum dicit et Filium ; et Sibylla Deum alium. Sabellius 
dicit non alium, quia eundem Patrem asserit esse quem Filium». 
Ho citato per esteso, a causa del vs. 776, dove i mss. hanno ulòv 
e che Gfrorer e Hilgenfeld respingevano come cristiano. Alexandre 
propose per il primo di correggere in vaòv, credendo con ciò di ri- 
stabilire il testo originario; quindi olxov, Buresch. Se cosi fosse 
bisognerebbe ammetterere un copista manipolatore cristiano bene 
i mbevuto di idee paoline (ogni cristiano è tempio di Dio^ ma tale 
è pure la chiesa che rappresenta il corpo del Cristo) forse influen- 
zato dall'episodio narrato in Giov. 2, ^g ss. 



- 50 - 

percorrere od a navigare in quei giorni (i); una com- 

780 pietà pace di beni verrà sulla terra (2); i profeti del 
gran Dio torranno via la spada; che saranno essi giu- 
dici e giusti re degli uomini. Vi sarà fra gli uomini an- 
che una ricchezza giusta. Poiché questo è il giudizio e 
la sovranità del gran Dio. 

785 Gioisci, figlia, e rallegrati (3); poiché a te ha con- 
cesso felicità l' Eterno il quale creò il cielo e la terra. 
Abiterà in te, sarà per te luce immortale. Lupi ed agnelli 
pasceranno insieme l'erta sui monti, ed i leopardi an- 
dranno al pascolo insieme con i capretti, gli orsi vivranno 

790 nomadi insieme con i vitellini, ed il leopardo divoratore 
di carne mangerà paglia dalla mangiatoia come il bue ; 
e bambini ancora infanti li condurranno con un legac- 
cio (4). Infatti Égli renderà le belve una cosa innocua (5) 
sopra la terra. Con i bambini e con gli aspidi si por- 

795 ranno a giacere i dragoni, e non li faranno soffrire; che 
la mano di Dio sarà sopra di loro. 



(i) Isa. 40, 4.6. Per comprendere l'impressione che questi versi, 
ritenuti profezia autentica di un'antichissima Sibilla pagana, pote- 
vano esercitare su anime cristiane; si ponga mente che lo stesso 
passo del deutero-Isaia al quale s'ispirano, messo in bocca al Bat- 
tista è precisamente quello sul quale s'inserisce la predicazione evan- 
gelica: Matt. 3, 3 ; Me. i, o- ; Lu. (con maggiore ampiezza) 3^ 4; cfr. 
Giov. I, 23; V. inoltre Ps. Sol. XI. 9-6. 

(2) Cfr. V. 751. 

(3) Isa. 12, 6 ifyXkixo^z xal EÙ^paivEa^E ; 35, i ecc. - Zacc. 9, 9 
y^oipe cjcpóBpa, ^u^aTep Sutov. 

(4) Isa. II, 6.9; 65, 25- Apoc. Baruch 73) 6. 

(5) TuTjpóv. Così anche altri interpreti (harmeless, Bate, mca- 
pable of harm, Lanchester). Pili letteralmente il Blass : gelahmt. 
Su :rripòc v. una nota dell'Armitage Robinson St. PauVs Epistle 
to the Bphesians. London 1903, p. 271, s: (A Efes. IV. 18). 



- 51 — 

lo ti dirò un segno facile a riconoscere (i), onde tu 
possa capire quando verrà sulla terra la fine di tutte le 
cose. Quando nel cielo stellato si vedranno spade la 
notte verso Vespero e verso Oriente; allora una nube 
di polvere dal cielo sarà trasportata sulla terra tutta, e soo 
la luce {2) del sole sparirà dal cielo a mezzo il suo corso, 
e i raggi della luna sì mostreranno fuori e torneranno 
indietro sulla terra. Un segno è dato dal sangue e dal 
gocciolare delle pietre; vedrete nella nuvola una batta- 805 
glia di fanti e di cavalli, quale una caccia di belve, si- 



([) A questi segni vengono paragonati quelli che in li Macc. 
5, 3.5 precedono l'invasione dell'Egitto per parte di Antioco Epifane; 
o in Giuseppe Fi. durante l'assedio di Gerusalemme, Bel. lud. 
VI, 288 s. 298 (ed. Nìese, voi, VI delle opp. pp. 551-552. Cfr. Ta- 
cito, Hist. V 13. Si cita anche un passo di Svetonio, Vesp. 4; 
Cassio Dione, LXVI, 11 (l'eruzione del Vesuvio). Virg. Ecl. IV; 
sugli Oraz. SibylL come fonti di tutto ciò, v. Friedlànder, Les pro- 
phéties sur la guerre judèo - romaine de l'an 70, Rev. Et. fuiv. 
XXX (1895) PP- 122 ss; A. Sabatier, Note sur un vers de Virgile, 
negli Etudes de Critique et d^histoire, 2 me sèrie, pp. 139 ss. [Bi- 
hlioth. de l' Re. des H-Et., Sciences Relig. voi. VII, 1896). Per le 
spade in cielo, si cfr. vs. 672; per il sole e la luna, cfr. Isa. 13, ^ol 
Gioele 2, 1^0 {3, ^^5) ó TJXto; xc(\ r^ (ztkr^^ii\ a'JSXOToécouaiv, x.a\ ol àa-épsi; 
ouaouciv cpsYYo? aÙTwv. Per il sangue cfr. 683 ; e cfr. IV. Esdra V, 5 
et de ligno sanguis stillabit, et lapis dabit vocem suam . . . et gres- 
sus mutabuntur (the outgoings of the xtars shall change. Box) 
cfr. Ep. Barn. XII : \ì-{b\ /.óptoc* o-av ^uXou yX\.Br^ y.ix'. avaarr;' xx\ 
o-av Ex ^uXou a!jj.a arà^rj. v. Box The Ezra apocalypse, cit. p. 44, 
nota e Gunkel nei Pseudepygraphen des A. T. del Kautzsch. p. 359. 
Per la battaglia di fanti e cavalli nella nuvola cfr. il v. 612 e in 
genere le battaglie aeree delle Apocalissi Per la nube di polvere 
(xoviopTÓc) cfr. Deut. 28, 34. 

(2) oàXa? è integrazione congetturale : vi è una piccola lacuna 
nel verso. 



— 52 - 

mile a nebbia. Questa fine del tutto compirà (i) Dio che 
abita in cielo. Ma occorre che tutti sacrifichino al gran Re. 

CD 

Queste cose a te io (2), che abbandonai le grandi mura 
810 di Assiria e Babilonia, trasportata , dal furore, fuoco man- 
dato alla Grecia, affinchè profetizzassi a tutti mortali le 

ire di Dio (3) onde profetizzare ai mortali gli enigmi 

divini. E gli uomini in Eliade mi diranno di un'altra 
patria, nata svergognata da Eritre ; alcuni dicono che io, 
S15 dalla madre Circe e dal padre Gnostòs [ignoto.?] (4) 
sono Sibilla pazza e menzognera; ma poi che tutte le 
cose accadranno, allora voi farete di ricordarvi di me e 
nessuno più mi potrebbe chiamare pazza, la profetessa del 
gran Dio (5). Infatti egli non mi mostrò quelle cose che 
(mostrò) ' prima alle mie ave ; ma quelle cose che furono 



(i) y.óa[Loio TE^eT: Buresch e Gomperz: Tràvrcov cfr. v. 797 Rzach, 
-oXétAoio Geffcken; zàvrcov Br^azi Nauck; 7i:oA£{ìoio -t,5£i Wilamowitz. 

(2) Lactant. Divv. Instt. I, 6, 13 dopo citato Varrone rispetto 
alle varie Sibille, parla dei vari libri: quos, quia Sibyllae nomine 
inscribuntur, unius esse credunt, suntque confusi nec discerni ac 
suum cuique adsignari potest, nisi Erj^hraeae quae et nomen suum 
verum carmini inseruit, et Erythraeam se nominatuiri praelocuta est, 
cum esset orta Babylone. Ps-Giustino, Cohort. ad Graec. 37"EaT0(t 
oé uuCtv pa5ito? -7]v bp^r\v ^Eoaé^stav Ix [lépoui; Tcapà t^? -aXata? St^uX- 
Xrjc . . . TauTJjv Ss Ix [lÈv Ba^uXSvo? J)pp.r)a^ai «caat, By)pó(j(you tou ttjv 
yaXSaVxriv IcTopiav yP«<{"^vtoi; ^uvatépa oùaav. cfr, Pausania X, 12; 
Scliol. Plat. Phaedr. 244 B, ecc. 

(3) Lacuna attestata e da Mss e dal fatto che manca il verbo. 
Forse vi era contenuto il nome di Sambethe. 

(4) TvcoaToto ; tmbekannte (ayvwaToc) Blass ; PXauxoio, Bieek, da 
Virg. Aen. VI, 36: Deiphobe Glauci. 

(5) Lac?tant. Divv. Jnstt. IV, 15, 29 : denique Erythraea fore 
ait ut diceretur insana et mendax. Ait enim '-.ìr,couci St^uXlav . . . 
(vss. 815-819). 



- 53 — 

in principio, queste mi espose Dio ; e di quelle, di dopo 820 
Dio mi pose in mente ciascuna, onde io profetizzassi e 
dicessi ai mortali il futuro primo che sia presente. Che 
quando il mondo fu inondato dalle acque, e un certo 
uomo solo e trovato buono fu lasciato, nella casa di le- 
gno navigando sopra le acque con animali e uccelli, ssò 
affinchè il mondo fosse riempito di nuovo : di costui io 
sono nuora (i), e del sangue di lui, a cui accaddero le 
prime cose e sono rivelate tutte quelle della fine. Così 
che dalla mia bocca vengono dette tutte queste verità, 829 



(i) vup.3r), giovane donna sposata da marito: si potrebbe perciò, 
volendo, interpretare anche figlia sposa. A Noria moglie di Noè 
furono attribuiti anche libri gnostici (Epifanio, Panarion haer. 26 
(6), I, Oehier t. I, i, p. 168). Per Taziano invece 41, i (Goodspeed 
p. 304) la Sibylla non è piii antica di Mosè (où)(_ 'Ofi-ripou jj.óvov 
TTpsjpÓTspoc Eanv MwuaT)?, ?ti Sé xa\ twv -pò aùxou auyypaaiwv, 
A'tvou . . . St^óXXTlC, X. -. X. 



LIBRO IV. 



Ascolta, popolo della superba Asia e d'Europa, 
quante cose interamente vere sto per profetizzare con 
bocca dal suono di miele, dal nostro santuario (i); pro- 
fetessa non del bugiardo Febo, che uomini sciocchi dis- 

5 sero un dio, e chiamarono a torto profeta, ma di Dio 
grande, cui non plasmarono mani di uomini simile a mute 
immagini scolpite in pietra (2). Egli non ha per dimora 
in un tempio una pietra che viene trascinata, sordomuta 
e senza denti (3), maledizione piena di lutti per gli uo- 

10 mini ; ma Egli è Colui che dalla terra non si può ve- 
dere né misurare con occhi mortali, non formato da 
mani mortali ; colui che vedendo tutti non è veduto da 

(1) jj.sXtoj^'cYx.TOto Sia CTTÓjj.a-oc \i.Byipoio , . . ao' 7i[j.eT£pou. Men- 
delssohn emendò così i Mss. che avevano ixsYaXoio. 

(2) Polemica contro le rivali Sibille pagane: cfr. Pausania X, 
12,6 53' lyw à <l»otpoio GacprjTcopis sì^xi Si.pulXa; e l' Iscrlz. eritrea 
(Buresch nelle Mittheilungen des K. D. archàol. Inst., Ath. 
Abt. XVII, 1892 p. 19 ss.) : °ri «^oi^ou ^upÓTuoXoi; ypTjati-ìQYopó? elfi'. 
I!i,3u}.Xa. I vv. 4-7 sono stati citati da ,Clem. Aless, Protrepticon, 
4,50,1 (voi. I delle opp. nell'ed. Stahlin, p. 38) acuì seguono altre 
citazioni del 1. V. Per i vv. segg. si cfr. Ili, 12, ss., ecc. Per la 
pietra che viene mossa, ma non si muove, cfr. Isa. 46,^; Ger. 
10,53; ecc.; tÒv où "/.ipe? zK'koi.aoLv àvSpiov cfr. Greg. Naz. carm. 
P, G. 37, 424, V. IO. ov où x.^p£s Ij^^ETiXsaaav. 

(3) vwBóv così come al vs. 8 olxov e non e'txóv (Buresch) e 
Xi^ov sXxua^lvTa con i Mss deila classe O contro tSpu^évra dei 
gruppi "ì» W. 



- 55 - 

nessuno; di cui la notte oscura (i) e il giornee il sole 
e gli astri é la luna ed il mare pescoso, e la terra e i 15 
fiiumi e l'apertura delle inesauribili sorgenti (2) sono 
creazioni per la vita (3), e insieme le piogge che ge- 
nerano il frutto della terra, e gli alberi, e la vite e 
l'ulivo. Egli mi gettò dentro nell'animo un pungolo (4), 
di dichiarare esattamente agli uomini quelle che sa- 
ranno in seguito, dalla prima generazione fino a che 20 
giunga la decima (5). Egli stesso, nel compierla, metterà 
ogni cosa alla prova. Ma tu, popolo, ascolta tutte le 
parole della Sibilla che dalla santa bocca versa una 
voce veridica. 

Felici tra gli uomini saranno sulla terra quelli che ve- 
ramente amano benedicendo, Dio grande, prima di man- 25 



(1) Cfr. 1. Ili 20, ss.; vù? Bvoyepr, cfr. Od. 13,269; 15,50, ecc. 

(2) a-ó^Lo. TTTiywv cfr. Nonno Paraphr. IV. 144, ("^lY^?) pure 
in fine di verso. 

(3) 7.xi'^\i.ot.-:7. -pò; Cwr,v: concetto che si vuole stoico, Zeiler, 
Die Philosophie der Griechen, 3 ed. Ili, i, p. 172 (Cicerone, 
Fin. Ili, 20,27 praeclare enini Chrysippus, cetera Tiata esse ho- 
minum cmisa et Deorum, eos azdeni comniunitatis et societatis 
suae. De Nat. Deor II, 61, 154 omnia, quae sint in hoc mundo, 
gtiibus utaniur homines honiinuni causa facta esse et parata). 
jMa, nella creazione deiriiòmo, nell'ingiunzione << crescite et mul- 
tiplicamini » sembra che questo concetto debba essere sottinteso. 
E' del resto anche negli Apologisti cristiani: Theoph. ad Autol. 
I 6, /.aravóriaov. . . tk spy^ aùxou . . . oùz el; ISfocv -^r^QVi aXkh. Itj 
-h r/etv TÒv av5pc.o-ov (Otto p. 18). Ma qui vi è qualcosa di più: 
la vita. Si ricordi che Dio è il vivente ; e si cfr. con la parteci- 
pazione alla (^wr) aìwvtoc, del IV Vangelo. 

(4) Cfr. 1. Ili, 5. 

(5) I Mss. hanno undecima hZvAàx\^{C} . Ma la divisione è in 
dieci periodi. Cfr. vs. 47 s. 



- 56 — 

giare e di bere, avendo fede negli atti di pietà (i); quell 
che vedendo tutti i templi e gli altari, le volgari immagini 
fatte di pietre insensibili, contaminate dal sangue dì ani- 
mali, e da sacrifici di quadrupedi, .negheranno ; e avrann o 

30 gli sguardi fissi nella gran gloria dell'unico Dio, senza 
compiere con orgoglio insensato, e senza trafficare per 
un guadagno da ladri - cose che sono abbominevoli - e 
senza avere vergognosa brama per l'altrui talamo (2) [né 
detestabile e orribile con concupiscenza per un maschio] ; 

35 di cui modo di vivere, pietà religiosa e costumi- gli altri 
uomini senza vergogna (lett: desiderosi di svergogna- 
tezza) non imiteranno mai gli altri uomini nelle loro 
brame senza vergogna anzi schernendoli con motti e 
col riso (3), infantili nella loro dissennatezza, attribu i- 
vano falsamente a quelli tutte le opere malvagie e 
superbe che essi stessi compiono. In verità l'intero 



(i) (Deut. 8, io) cfr. Schurer, II (4* ed.) pag. 571 s. Apol. 
Arist. 15, IO (Goodspeed, p. 21) sùxap"^~o"VT£i; aÙTw {cotidie mane 
et) xa-à TcSaav (5Spav Iv navù Ppc^y-aTi 3ta"ì ^tq-cw xai xot; X^i-otz, 
«Ya^otc. Questi versi (24-30) sono citati dallo ps. Giustino, Cohort, 
ad Gentil., 16. Clem. Aless. Protrept. IV, 62 (Stàhlin p. 47): 
OXp'.oi jjLÓvoi Totvuv, ti); I'tuq? ziizztv, ótJ.o5u{ia3òv Ixetvoi TiavTs; xa-à 
T^v Si^'jXXav, 01 vaoù? etc. : ma inserisce un verso da Fr. 3, 29 ; 
e un altro sul modello del vs. 30. 

(2) Cfr. Ili 164 ; il vs. 34 è omesso dai Mss. della classe 
migliore Q. ; è però in Clem. Aless. Paedag. li io, 99, 1 (Stahlin 
p. 216) ; ma Wilamowitz lo ritiene nondimeno da escludere, per 
ragioni sintattiche. 

(3) Cfr, Schurer III, 150-155; 528 ss. TertuU. Apolog. 9: Haec 
quo magis refutaverim, a vobis fieri ostendam, partim in aperto, 
partim in occulto, per quod forsitan et de nobis credidistìs. 



- 57 - 

genere umano è senza fede (i). Ma quando verrà, 40 
del mondo e dei mortali, quel giudizio che Dio stesso 
farà giudicando nello stesso tempo i pii e gli empi, 
e allora manderà gli empii nell'abisso tenebroso (2), tra 
il fuoco [e allora conosceranno tutta l'empietà che avranno 

r 

commesso] (3); ma i piià rimarranno sulla terra feconda, 
mentre Dio darà loro spirito (4) e vita e grazia. Ma tutte 45 
queste cose si compieranno nella decima generazione ; ora 
invece dirò quelle che saranno a cominciare dalla prima (5). 
Primieramente gli Assiri avranno l'impero su tutti gli 
uomini conservandosi nel dominio del mondo per sei gè- 50 
nerazioni da quando, essendosi adirato il dio celeste, e 
scatenatosi il diluvio, il mare nascose la terra con le 
sue città e tutti gli uomini (6). Avendo rovesciato que- 



(I^ I vv. 40-43 sono citati da Lactant. Divv. Instt. VII, 25, 
4, (pp. 656-7); seguiti da 1. IV 187, 189. 

(2) ^ó'^o? II. 21, 56; 15, 191; Od. II, 57 e 155; 20, 356. 
Cfr Enoch, 103, g- 

(3) Manca nei Mss della classe O. 

(4) 7ìV£up.a S'EOu SóvTo; sf^Tjv S'' «fJ-a xa\ ^óipiv a'j-ot?, vs: 46. 
Isa: 42, 5 : Kupios ó ^eó? . . . oiSoù; tlvotiv tw Xaw xS l-' aùr?); 
(ttJc y%) ^'^'- Tiysufjia tot? Tcatouffiv aùti^v. Cfr. 57 ^g, ecc.; Zacc. 12, j^' 
-Xótffacov :iv£u[j.a àvS^pw-ov Èv auttS. Eccl. 12, 7. Si può dunque in- 
tendere « spirito vitale », « anima vegetativa » - e chiedersi se 
non sia da leggere nvsu^a 2;co^i; (Gen. 7,^5 ; Ezech. io, i~). 
Che però non si tratti d'ispirazione profetica, dimostra il raf- 
fronto con III, 582 ; in quest'ultimo si ha di mira il regno mes- 
sianico, mentre qui sì tratta dell'esistenza dei giusti dopo il giudizio. 

(5) Cfr. pag. 55, n. 5. 

(6) Lactant. dopo aver citato il 1. Vili, 1-3, aggiunge: alia 
quoque per indignationem dei adversus iniustos cataclysmum priore 
saeculo factum esse dìxit, ut malitia generis humani extingueretur : 
i\ o5 [jL7]viaavT05 x. -. \. vv. 51-53. 



— 58 - 

sti, sui troni esulteranno i Medi, ai quali spettano due 
55 sole generazioni, in cui saranno queste azioni : vi sarà 
una notte oscura nell'ora in mezzo al giorno, gli astri, e 
l'orbita della luna mancheranno dal cielo(i); la terra scossa 
dal tumulto di un terremoto rovescerà molte città ed opere 
60 umane; allora dall'abisso del mare spunteranno isole. 
Ma quando il grande Eufrate scorrerà pieno di sangue 
allora il terribile grido di battaglia (2) si alzerà in guerra 
per Medi e Persiani ; i Medi cadendo sotto ie lame dei 
Persi fuggiranno oltre la grande corrente del Tigri. E Tim- 
eo pero dei Persiani sarà il più grande del mondo : ai quali 
è lasciata una sola generazione di felicissima sovranità. 
Vi saranno poi opere malvagie che gli uomini vorranno 
scongiurare, discordie e uccisioni e sedizioni e fughe 
e ^ smantellamenti di torri e distruzione di città, quando 
70 la superba Eliade navigherà verso il vasto Ellesponto, re- 
cando all'Asia ed alla Frigia una grande calamità (3). 
Ma all'Egitto dai molti solchi e produttrice di grano, 
fame e sterilità si rinnoverà per il corso di vent'anrii. 



(i) Allusione all'eclissi narrata in Erodoto, I, 74 e che fu pre- 
vista da Talete Milesio? -% t^ay^iQ? auvscjcwaTi? Trjv r]p.£pr,v i^oirAvr^i; 
vuxTa Y-vécSa-.). 

(2) ouXojtic aìvri: cfr. II. 4, 15; Hes. Op. 161. 

(3) Il Geffcken cita un passo abbastanza simile da Flegone, 
Mirab. (p. 70, 27 Keller); si tratterebbe dunque d'un oracolo elle- 
nistico, 0, meglio, imitato sullo stile di quelli. 11 Lanchéster pensa 
agli aiuti mandati dagli Ateniesi agli Ioni nel 499 av. Cr.; ma la 
« caduta di città », l'accenno all'Ellesponto e alla Frigia m'inducono 
piuttosto a credere che si voglia accennare alla spedizione contro 
Troia, ad esclusione di fatti storici ben più certi, ma che li slbil- 
lista. forse non conosceva, e che ad ogni modo lo dovevano interes- 
sare di .meno. • 



- 59 - 

allorché il Nilo che nutrisce le spighe nasconderà in 
qualche altro luogo sotto la terra la sua oscura acqua (i). 75 
Verrà dall'Asia un re (2), alzando una grande spada, su 
navi innumerevoli ; camminerà sulle umide vie dell'abisso, 
navigherà avendo tagliato il monte dall'elevata cima; 
e lui fuggiasco dalla guerra accoglierà poi la timida 
Asia (3). 

Brucierà tutta la sventurata Sicilia una corrente di so 
gran fuoco, fiamma della vomitante Etna (4); cadrà 
Crotone, grande città, in profondo abisso. 

Vi sarà lotta per l'Eliade, stando l'una contro l'altra 
città distruggeranno città, i combattenti uccideranno molti &5 
nemici ; ma la lotta sarà indecisa (5). 

(1) Il Geffcken riporta a raffronto di questo oracolo un passo 
dalla VII visione di Daniele, (trad. ted. Kalemkiar, Wien Zeit- 
schrift f.. d Kunde d. Morgenl. VI, 1892; p. 228, 30; prolego- 
meni e. testo ibid: p 190, ss.) I figli dell'Egitto fuggiranno, cac- 
ciati dalla fame ; i tuoi possessi ridotti a nulla ed il Nilo all'asciutto. 
Secondo mi avverte l'amico U. Faldati, un rapido esame dello stile 
di questo apocrifo armeno lo farebbe ritenere del V VI secolo 

(2) Serse, se, come pare, si allude qui al passaggio dell'El- 
lesponto sopra un ponte di barche (Erod. VII 36, ss.); e al canale 
tagliato attraverso il monte Athos {Erod VII, 24). 

(3) Erod. VII, 45 '*0c 8É tópa Tidcvia [xlv ròv 'EXXriaTCOVTOv uirò 
tSv vstSy a-ox£>tpu[jL[jL£VOv, 7i«(ja? Bè -àg axràg xa\ tà 'A^uBrivCv JteBia 
Ìt-ÌiCKio. àv,&pfó-wv, lv5auTa ó Sép^Tj? écouròv ÈjAaxapicje, jistà 0£ touto 
sSàxpuGE. 

(4) Vs. 81 : X£ù'[J-a -upò? j;.EYàXo'.o, IpeuyofAivric cpXoyò? A'tTvr,?; 
all'. interpretazione di Èp.A't-vT;? come genit. assoluto (Bate, Lan- 
chester) si oppone il fatto che lp£UYo(j.ai non può reggere un ge- 
nitivo oXoyó? BlasS rende: indem aus dem Àtna die Fiamme her- 
vorgespieen wird, come se cioè Ip. fosse passivo: ma mi sembra 
complicato. 

(5) La guerra Peloponnesiaca. 



— 60 — 

Ma quando il genere umano giunga alla decima ge- 
nerazione allora i Persiani avranno il giogo di schiavitù 
e di timore (i). Ma dopoché si saranno gloriati degli 
scettri i Macedoni, vi sarà poi anche per Tebe la mala 

90 rovina. I Cari abiteranno Tiro e i Tiri fuggiranno. Samo 
tutta quanta ricoprirà la sabbia sulla riva del mare ; Delo 
non più chiara, ma ogni cosa sarà oscura in Delo (2), 
e Babilonia grande da vedere ma piccola nel combattere, 
starà fortificata su speranze senza frutto. 1 Alacedoni abi- 
teranno Bactra, e quelli sottoposti a Bactra e Susa fug- 

95 gi ranno tutti alla terra d'Eliade. 

Vi sarà per i futuri (un tempo) quando il Piramo dal- 
l'argentea corrente (3) spargendo avanti a sé le dune 
giungerà all' isola sacra. E tu, Bari, cadrai (4) ; e Ci- 

100 zico, allorché, scossa la terra, le città vacilleranno. An- 
che a Rodi verrà il malanno ultimo, ma grandissimo (5). 
Ma nemmeno il potere di Macedonia durerà ; ma dal- 
l'Occidente fiorirà una grande guerra Italica, per cui il 
mondo sarà soggiogato, portando il giogo di servitù per 

105 gli Italidi. E tu, infelice Corinto, vedrai allora la tua 
presa; e piegherà il ginocchio a terra per la tua torre, 



(i) L'impero mondiale dei Macedoni e dei loro eredi. 

(2) Cfr. IH 363. 

(3) Come al tratto precedente vi è un raffronto in Pausania 
(VII, 8, 9), così a questo, in Strabene, p. 52. Secondo Alexandre, 
questi versi andrebbero collocati dopo il v. 96; secondo Rzach, 
dopo il v. 100, 

(4) S'j, Bàpi? (Bari in Asia Minore) Tcéasai; Badt. I Mss. hanno 
au^api? Tùéastai Q; TisastTat $ W. Ku^txo? cfr. Ili, 442. 

(5) Cfr. Pausania, II, 7, i. V. la nota del Frazer, voi. IH, 
p. 80 della sua traduzione, Londra, 1S98. Questo verso è ripetuto 
nel 1. Vili (160). 



— 61 — 

Cartagine (i). Paziente Laodicea (2), te stenderà al 
suolo un terremoto distruggitore, ma ti risolleverai città 
solidamente costruita. O bella Mira di Licia, la terra scuo- 
tentesi non ti lascerà mai stabile: caduta prona giù al 110 
suolo, pregherai di rifugiarti ad un'altra terra, quale emi- 
grante, quando la nera acqua del mare, fra tuoni e ma- 
remoti, spargerà sabbia, a causa dell'iniquità di Patara (3). 
E anche te, Armenia, sovrasta la necessità di servire. 

Anche a Gerusalemme verrà una malvagia tempesta 115 
di guerra (4) dall' Italia, e abbatterà il gran Tempio di 
Dio, quando, affidandosi alla stoltezza, getteranno da 
parte il timor di Dio, e compiranno abbominevoli assas- 



(i) Gli avvenimenti, che in brevissimo volgere di tempo, impo- 
sero e consolidarono l'egemonia romana in Oriente: la sconfitta del 
re d'Illirio Genzio, la battaglia di Pidna, (22 giugno 168 a. Cr.); 
e la presa di Cartagine e di Corinto, per opera di Scipione Emiliano 
e di Lucio Mummio, entrambe della primavera del 146 a. Cr che 
dovettero fare ai contemporanei un'impressione immensa, dimo- 
strando i' inanità dei tentativi di ribellione alla potenza che aveva 
conquistato così, di colpo, l'egemonia. 

\2) Cfr. IH, 471. Tacito, Ann. XIV, 27: «Eodem anno (cioè, 
Nerone IV Cornelio Cosso Coss. = 60 d. Cr.) ex inlustribus Asiae 
urbibus Laodicea tremore terrae prolapsa, nullo a nobis remedio, 
propriis opibus revaluit». Sulla natura del suolo della valle del Lyco, 
e della regione circostante, v. Lightfoot, Colossians (e non Phi- 
Hppians, Lanchester) p. 3 seg; il quale (p. 38 s.) discute anche la 
data di questo terremoto, che da Eusebio è posto subito dopo l' in- 
cendia di Roma; Cbron. Hieron. ed Helm. p. 183, 21; m.entre il 
Lightfoot stesso ne postula uno verso il 125, e raccoglie le notizie 
intorno ad altri (12 av. Cr. : Strab. XII, 8; Dio. Cass. LIV, 30; 
17 d. Cr. Tac. Ann. 7; ecc.). 

(3) I vv. 112 e 113 mancano in ^e"*?; in ^ si trova: oji.aSóv 
-OTS SuadEpiTiaiv ; il Geffcken congettura 4'a[J-a^óv ; Lanchester ó MéBwv. 

(4) Il vs. 115 manca in $ ""F. 



— 62 — 

sinii davanti al Tempio (i), e allora dall' Italia un gran 

120 re (2), come un disertore, non piià veduto né udito, fug- 
girà oltre il Ietto dell'Eufrate, quando sarà compiuto il 
sacrilegio abbominevole dell'uccisione della madre (3), e 
compiuti molti altri con mano peccatrice. Molti cir- 
cuendo il trono di Roma (4) insanguineranno la pia- 
nura, dopo ch'egli sarà fuggito oltre la terra dei Parti. 

125 Alla Siria verrà un capitano romano (5) che avendo in- 
cendiato col fuoco il Tempio di Gerusalemme, e met- 
tendo a morte molti Ebrei, distruggerà la gran terra dalle 
larghe vie. E allora un terremoto distruggerà Salamina e 
Pafos, quando la nera acqua sconvolgerà Cipro battuta 
dalle onde (6). 

130 Ma quando, da una spaccatura del suolo della terra 

d' Italia, il fuoco deviato giunga all'ampio cielo, e bruci 

' molte città, e faccia perire gli uomini; e molta cenere 

ancor calda riempia il vasto cielo, e dal cielo cadano 

1B5 pioggie come di minio ; allora dovranno riconoscere l'ira 
del Dio celeste, poiché distrussero l' innocente popolo dei 

(i) Gli eccessi degli Zeloti e degli Idumei loro alleati, nell'in- 
verno del 67-68. Schiirer, voi I, § 20, 3 (3.^ ed. pp. 617 ss); Giu- 
seppe FI. B. lud. IV, 3. Il testo è leggermente corrotto. 

(2) Nerone. V. app. A. 

(5) [isTpoxTÓvo? è' detto Nerone in- versi satirici conservati da 
Dione Cassio, LXII, 18, 4 come un oracolo di una (ps) - Sibilla; e 
da Svetonio, Nero, 39. Cfr. 34. Tacito, Ann. XIV, 3-8. 

(4) Galba, Ottone e Vitellio. . 

(5) 'Pó)[iri? TToófxoc, Vespasiano Tito, ma più probabilmente 
quest'ultimo. 

(6) Eusebii Chron interpr. S. Hieronymo : In Cypro plurimae 
civitatum partes terrae motu conciderunt (17 av, Cr.) p 166, io; 
Tres civitates Cypri terrae motu conruerunt (76 d, Cr.) p. 188, 19. 
Per noXÓKXucrros in senso attivo cfr. Od. 4, 354; 6, 204, ecc. 



- 63 — 

pii. Allora ridestatasi la guerra verrà all'occidente la con- 
tesa ed anche il fuggitivo di Roma, brandendo una grande 
spada, dopo aver traversato l' Eufrate insieme con nu- 
merose schiere (i). 

Infelice Antiochia, non ti chiameranno più città, quando no 
pei tuoi atti di follìa cadrai sotto le lancie (2). Allora 
la pestilenza ed il terribile grido di guerra distruggerà 
Cirro (3) (? Siria?). Ahi, infelice Cipro, la vasta onda del 
mare coprirà te, quasi strappata dal suolo dalle tempeste 
invernali (4). 

Verrà all'Asia una grande ricchezza, quella che Roma 145 
stessa, avendola rapita, aveva riposto nella ricchissima 
casa ; e dopo che avrà restituito due volte tanto . e 
dell'altro all'Asia, allora sarà una sovra-indennità di 
guerra (5). 

Un'aspra fame distruggerà le cittadelle dei Cari 
presso le acque del Meandro, che sono fortificate e bel- 
lissime, quando il Meandro nasconderà la vera acqua. Ma 150 
quando sia distrutta dagli uomini la fede nel timor di 



(i) L'eruzione del Vesuvio del 79 d Cr. interpretata come pu- 
nizione mandata da Dio a Tito, e annuncio della finale catastrofe, 
fa parte del gruppo di leggende che riguardano Tito, ma qui è in- 
nestata a quella del Nero redivivus. Cfr App. A. 

(2) Citati con qualche variante in Tzetze, Chiliad. VII, 564-570, 
e Anecd. Paris, ed Cramer I, p. 334, 14 sq. ; ripetuti in Orac. 
Sibyll. XIII, 115 s. cfr. Maiala, XVIII, 171, p. 443, 16 (ed. Din- 
dorf nel Corp. Script. Hist. Byzaht)...^ 

(3) Sxupov (axijpov) <ì> W', xu-pov Q", xóppov Gutschmid e Geff- 
cken*. Supir)v Alexandre. 

(4) Doppioni - secondo Wilamowitz - dei vv. 128-129; Anecd. 
Paris, ed. cit. I 334, 17 sq. 

(5) Cfr. Ili, 350. 



— 64 — 

Dio, e la giustizia scompaia dal mondo (i), e gli uomin 
incostanti vivendo in azioni non sante compiano eccessi, 
locazioni orgogliose e malvage, e nessuno faccia conto dei 
giusti, ma gli sciocchi a cagione della loro stoltezza li 
distruggano tutti quanti (2), rallegrandosi nella violenza 
e, avendo le loro mani nel sangue : allora potranno cono- 
scere che Dio non sarà più indulgente (3), ma che nel- 



i^l) Vss. 152 ss. a)^X' o.av EÙaeptT)? [j.£v à-' àv5pó>:iajv ànóXrjrat 
— TiiaTi? xai tÒ Bixaiov (ZTioxpuo^r) lv\ y.óa[j.w — . . -aXip-PoXoi . . 
ìtz^ où-/_ óaioiai Bé TÓXjjLaic, — uGvxec u^piv pé^watv . . . Q e ^ hanno 
sùaeptr; ; <I> E'jaspirj; sostenuto da Wilamowitz e Buresch. Così anche 
Lanchester e Bate ; invece Blass, Frommigkeit . . . die Treue und 
das Recht. 11 vs. 154 si trova citato così imperfetto da C!em. Aless. 
Paedag. Ili, 3, 15 (Stahlin p. 245, ^osq.): èt^;' oÙx óaioi? 8Ì TÓXp.a'.c 
^wvTSc o't :raXip.poXo'. pa^ouciv aràa^otXa xai xaxà spy», ft\z\.^ t\ Si- 
puXXa, Badt supplisce alle due lacune (rispettivamente di una lunga 
e una breve) ol Se e avSps^. Il verso si trova in <ì> ^ mescolato con 
parole del 153; manca in f2. 

(2) Geffcken cfr. Laclant. Divv. Instt, VII, 15, 8 (propinquante 
igitur huius saeculi termino) ita inpietas et avaritia et cupiditas et 
libido crebrescet, ut si qui forte tum fuerint boni, praedae sint sce- 
leratis, ac divexentur undique ab iniustis (p. 632). 

(3) Lactant. De ira dei, 23, 5 : dopo aver citato IV, 51-53, sog- 
giunge: simili modo deflagrationem postea futuram vaticinata est, 
qua rursus inpietas hominum deleatur: xa\ tóts (vss. 159-161) unde 
apud Nasonem de love ita dicitur (Ovid. Metam. I 256-258).... quod 
tum fiat necesse est, cum honor et cultus dei summi apud homines 
ìnterierit. Eadem tamen placari eum paenitentia factorum et sui 
tmendatione contestans haec addidit (162-163); item paulo post 
{169-170, con lievi varianti). Cfr. IV Esdra, 7, 33 (Box, p. 121, 
per la ricostruzione del testo delle varie versioni, e la ricostruzione 
del testo greco : xal StsXeóaovTat ol oìx-tp[/.oi, xai tó sXso? u?T:oy^c»piQ(jct, 
xai i\ [i.a-/^po3-u[x'ia auYy^cop^osi Cfr. i Enoch, 63, 8; 91, 7, 2, Ba- 
ruch 85, 12 



- 65 — 

l'ira digrigna i denti (i) e che distruggerà il genere leo 
umano tutto quanto insieme per mezzo di un grande in- 
cendio (2), 

O stolti mortali, ripudiate tutto questo, e non spin- 
gete Dio grande all'ira che prende molte forme; ma de- 
ponendo la spada e i gemiti e gli omicidi e le violenze^ 
lavatevi tutto il corpo in fiumi perenni (3), e stendendo 1^ 
le mani al cielo (4) chiedete perdono delle vostre opere 
di prima; e con elemosine (5) fate riconciliazione per la 

(i) ilXòi yóXto (3pu-/_ov-a. (Lattanzio ha [ipi^ovra), cfr. Giobbe, 
16, io> Ps. 34 (35) iel scc. Indi nella letteratura apocalittica, onde 
in Mt. 8, i2 h.v. sa-ai ó xXau^^ó? xa\ ó Pp^yp-ós twv óBóvtcov (cfr. 13, 

42) 50 J 22, 13; 24, 5^; 25, 30) Lu. 13, 2s). 

(2) Il Bate osserva come per questo sibillista la storia del ge- 
nere umano s'inizi col diluvio e termini nel fuoco; e cfr. II Retri. 3, S'T 

(5) Èv 7;oTap.ù~t(; Xoi'aaa^s oAov oÉp.ac asvxoiaiv Isa. I, ^g- ^ou- 
CTaa5£, "/.a3'apo\ ■^k'^t'S^t^ améXeie ~à<; -ovTip'ia? «-o tìSv 'i^-jyp^) u[Ji{J5v. 
Ps. 72 (73) ^gi per le a<:^7i<? perenni cfr. /^^i^ayji VII, i ^Samnaa-s... 
£v uSocTL CwvTt. Ma in ogni rito di purificazione è necessario che 
l'acqua sia corrente, se no l' impurità, (che è concepita sempre come 
qualcosa di materiale) non potrebbe essere asportata. Cfr. Lev. 14, 
g; xa\ XouasTat Iv uoan xai zotS'apói; l'arai; 15, -. Qui non si tratta 
però, come in Isa. e nel Salmo sopra ricordato, di purificazione sol- 
tanto rituale, ma anche morale, conseguita tanto attraverso la pe- 
nitenza che il bagno; cfr. Giov. 13, j,o, ; Ebr. io, co: pepav-iatxévoi 
tÌc /.apoiac a—o auvEiSrjasw? Tcovvìpa? xa\ Xs^oucp-svoi ~cS affida uSaT'. 
xa^apw. Cfr. gli articoli Bap.tsm, (New Testam.) e (Early Christian) 
in Hastings E. R. E ; e Diction. of Chr. and Gosp. ; Washings in 
Enc. Bibl.; Tmife \x\ Protest. R- E ; Schurer, 11,564 e III 181-185. 
L' htiportanza data al bagno di purificazione sarebbe una particolarità 
degli bsseni. 

(4) L'attitudine rituale di?\V Orante, tanto comune. 

(5) Sul valore dell'elemosina e la sua efficacia redentrice, (l'ele- 
mosina libera dalla morte e purga via ogni peccato). V. l'art Ahns 
in Jew. Enc. 



— 66 — 

vostra amara empietà. Dio darà la conversione, non di- 
170 struggerà (i), farà cessare nuovamente l'ira, se tutti 
praticherete (2) nell'animo questa pietà così onorevole. 
Ma se nelle vostre malvagie intenzioni non mi darete 
ascolto (3), bensì amando l'empietà accoglierete con 
orecchie mal disposte tutte queste parole, vi sarà su 
tutto il mondo il fuoco, con grandissimo segnale (4) di 
spada e tromba, insieme con il levar del sole: tutto il 
175 mondo udrà il rimbombo e l'eco potente. Egli brucerà 
tutta la terra, distruggerà tutto il genere umano, e tutte 
le città, e anche i fiumi ed il mare, brucierà ogni cosa 
e rimarrà la cenere calda (5). Ma quando tutto sia di- 
ventato polvere e cenere (6) e Dio abbia posto a dor- 
180 mire il fuoco ineffabile, come lo aveva acceso, Dio stesso 
darà di nuovo forma alle ossa e alle ceneri degli uomini, 

(i) 5còc òtóaci (Volkmann; ò^oticjci iì'. ò'j'Ssi, W, 3-sou ò' i^sv <1>; 
jj-EToévotav o-jx" òXiae-, : sulla penitenza-conversione si vedano le pa- 
gine che vi ha dedicato S. Schechter, Some aspects of rabbinic 
theology ; New York, 1910. Art Repertance in Jew Enc. ; si cfr. al- 
tresì la Preghiera di Planasse. 

(2) àaxT,c7rjT£' 

(3) Cfr. per quanto segue: Giustino," 1 Apol. 20, i (Goodspeed, 
p. 40) xaV Si[ìu)^Aa Si xa\ YatàciTtr,? Y-vrjasaSai twv «iSapTwv avat^^toj'.v 
ùiài.jpò? Eipaaav ; e ie ps. - giustin. Quaestt. et respp. ad orthod., 
74 (Otto, t. Ili p. ii, p. 109, 3 ; e io ps. - Sofocle citato nel ps. - 
giustin. De Monarchia (ibid. t. 11 p. i, p. 136; cfr. nota 2 dove 
sono elencati gli altri scrittori che citano gli stessi versi). 

(4) ÒAov xai arlfia uiytjxov Q ; Iv w TÓ8c Qr\\^% -i-uxTa'. <1> ^. 

(5) xov\c 5"Eas-' aìSaAÓssaa cfr. II. l8, 23 ; Od. 24, 316; cfr. vv. 133 
e 179 tioprj cr-oSÓEaaa. 

(6) Questi versi sono citati, con piccole varianti e salvo il v. 186 
in Constit. Apostoli. V, 7, 13 ; sì -o-vjv xai aùr^ -rjv àvaaraaiv 
óji'.'XoYs" xa\ Tf,v TiaXtYYevsd'.av oùx'^àpvcTTai, òtaxp'.vst Sé toùc HÙaEPst; 
EX Twv àas^Sv, [Aarrjv àpa toTc v)[iETÉpotc sj-tcrTOuatv. 



- 67 - 

rimetterà in piedi i mortali: com'erano prima (i). E allora 
sarà il giudizio, in cui giudicherà Dio stesso, processando il 
mondo di nuovo. Tutti quelli che per empietà peccaronc, 
costoro nasconderà la terra sparsa dal di sopra (2), e i Tar- i85 
tari oscuri e gli stigli recessi della Geenna (3). Ma quelli che 
son pii, vivranno di nuovo sulla terra (4) [Dio dando loro 
respiro e vita e grazia (5) ai pii] e tutti allora si riguarde- 190 
ranno (6), contemplando la dolce e gioconda luce del 
sole (7). [O beatissimo l'uomo che sarà in quel tempo (8) !] 192 

(i) Cfr. Ezech. 37, j^.j^q. La risurrezione qui non è dei soli 
giusti, st precede il giudizio; ma neppure, come vuole il Charles 
per I Enoch, 51, 1-3 (nota) dei soli Israeliti; bensì di tutto il ge- 
nere umano: cfr. vs. 176 aTrav yévo? ayòptSv', 182 [Sootoóc; cfr. 2 
Baruch, 50, 2: La terra renderà sicuramente i morti, che ora riceve, 
affinchè essa li conservi, nulla mutando nella loro forma, ma come 
li ha ricevuti li restituirà. Cfr. vv. 40-46 ; V, 230 tee. 

(2) -où? ò' auTS -/uTTi xarà yatct zccXuist, Il testo delle Cost. App. 
ha : "'ji? 0' aù TzvX'. y. V.. 

(3) Manca in Costt. App. 

(4) vs. 188 à^avà-iro'j ^s^àXo-.o Ssoù' y.ai a-i^itov oX^ov ". manca 
in *I>, ^F, Const. App., Lactant, che cita 187 e 189 (Divin. Instt. 
VII, 23, p. 657) in coda a IV, 40-43- 

(5) = V. 4Ó. ^ 

(6) 11 testo sìaóvi/ov-a'. è dato dalle Costit. App. -. 1 Mss. sono 
molto corrotti (/.Q'|ovTai Q, oiciov-a; "^F Eraovtai $) : Lanchester pensa 
a un possibile TÓT'o4'ovtai 3£Òv aO-óv. Ma è anche possibile che 
il concetto qui sia un altro : i giusti, i beati, risplenderanno di luce 
novella, (cfr. Dan. 12, 3; 4 Esdra 7, 9, e 125; 2 Baruch 51, 3 e io; 
I Enoch, 58, 3; 104,2; ^ 38,4 cfr. nota dì Charles; Matt. 13,43; 
cfr. 22, 30 «XX' w; ayYsXoi 4v tG oùpavOi) ; che è rifllesso dì quella 
celeste ; e proveranno la stessa gioia nel contemplare la luce del sole, 
nell'osservarla perfettamente riflessa negli altri. Si consideri che 
per gli empi la punizione è nell'oscurità ; e tutta la terminologia : 

figli della luce, e delle tenebre, tcz., tee. 

(7) Omesso in <^ e ^. 

(8) = III, 371, v. Introd. 



LIBRO V. 



Ma su, odi la funesta epoca dei discendenti di La- 
tino. Certo primissimi dopo i re d'Egitto che perirono, 
che la terra medesima cacciò giù tutti ; e dopo il cit- 

3 tadino di Fella, sotto il quale fu ridotto tutto l'Oriente 
e l'Occidente ricchissimo ; cui Babilonia svergognò, pre- 
sentò cadavere a Filippo (i), e non veracemente detto 
figlio di Giove, o di Ammone (2) ; e dopo quello della 
stirpe e del sangue di Assaraco, che venne da Troia e 

10 tagliò l'assalto del fuoco ; e dopo molti sovrani, uomini 
cari ad Ares ; e dopo i bambinetti, figli della fiera che 
divora gli agnelli : (3) sarà signore primissimo colui che 
addizionerà due volte il dieci nella lettera iniziale (4). 
Prevarrà di molto nelle guerre ; avrà il primo segno 
dalla deina (5) ; cosi che dopo di lui regnerà quelli che 

15 fra gli elementi (dell'alfabeto) ha la prima lettera (6) 
[per inizìalel ; dinanzi a cui tremerà la Tracia e la Si- 



(i) Clem. Al. cita questo passo (vsxóv invece di vixuv, iì e XII, 
nel 6) Protrept. X, 96, ^. Stàhlin p. 70); per la versione di vi^Hy^s 
cfr. l'uso omerico. (Od. 21, 424). 

(2) Cfr. HI, 383. 

(3) urjÀo^ayo?: cfr. Nonno, parafr. di S. Giov. 19, 162: (festa) 
in cui si mangia l'agnello (pasquale). 

(4) K cioè Kai.cjap. 

(5) I, louX'.oc. 

(6) A, "A-jyo-JGToz, 



— 69 - 

cilia e poi Memfi (i). Menfi distrutta per la malvagità 
dei condottieri (2) e di una donna non asservita, che 
cadde sul mare. E stabilirà ordinamenti per i popoli e 
sottoporrà tutto ; ma dopo lungo tempo trasmetterà il 
potere ad un altro, che avrà per prima la lettera del 20 
numero trecento, porterà il nome caro di un fiume (3); 
e comanderà sopra i Persiani e su Babilonia, e allora 
colpirà con la spada i Medi. Dopo, regnerà colui che 
abbia la lettera del tre (4). Colui che avrà due volte 
dieci nella prima lettera (5), comanderà poi, e questa 25 
andrà fino all'ultima e insolita acqua dell'Oceano, ritor- 
nando assieme agli Ausonii (6). Sarà re colui che avrà 
per lettera il cinquanta (7), malvagio drago generante 
una grave guerra, il quale uopo aver teso le mani sulla 
sua stessa stirpe la distruggerà, e metterà ogni cosa in 30 
disordine, facendo l'atleta, guidando i cocchi, uccidendo, 
e osando diecimila cose ; e taglierà il monte fra i due 
mari e lo toccherà con sangue impuro; ma sarà anche 
annientato e distrutto ; poi tornerà indietro, facendosi 
uguale a Dio : ma dimostrerà di non essere. Tre re dopo 
di lui saranno distrutti l'uno dall'altro (8). E dopo verrà nò 



(i) La battaglia di Filippi, la guerra di Sesto Pompeo, la lotta 

contro Antonio e Cleopatra. 

(2) 3l TJYst'róvwv xaxórrjTa cfr. Ili, 366. 

(3) T, Tifiipioc, cfr. Tiòerù. 

(4) 1\ ì^'^y-oi. 

(5) K, KXau5io?. 

(6) Il testo è incerto : 'i'^-.-Mziy , 'i^j-izoicv, atorrov, hanno rispet- 
tivamente W; <J) ; XII, 89 e Q; atj-oppov au 'A-Jcroviòisiv, Mendels- 
sohn. E' la spedizione in Britannia del 43 d. Cr. 

(7) N, Nlpcov. V. App. A. 

(8) Galba, Ottone e Vitellio. 



— 70 — 

un gran distruttore degli uomini pii, che mostra chia- 
rissimo il segno sette volte dieci (i). Il figlio di questi, 
che mostra l'iniziale del numero trecento (2), porterà via 
completamente il potere. Dopo di lui sarà re uno dal 
40 numero quattro (3), funesto (4), e dopo ancora un uomo 
venerando dal numero cinquanta (5); e dopo di lui 
quello che prende il segno iniziale dalla lettera 300 (6), 
-- celta salitor di montagne, ma affrettantesi alla battaglia 
orientale non sfuggirà al destino miserabile, ma soc- 
45 comberà : e lui cadavere ricoprirà una terra straniera, 
ma che avrà il nome de! fiore di Nemea {7). Dopo lui 
comanderà un altro, un uomo dalla testa d'argento ; egli 
avrà il nome di un mare ; sarà un uomo eccellente e 
capirà tutto (8). E sotto di te, ottimo, superiore in 
tutto, azzurro crinito, e sotto i tuoi rami d'alloro sa- 
go ranno tutti questi giorni. E dopo di lui regneranno 
tre (9), ma il terzo regnerà in età avanzata. 

Sono affranta, io, la tre volte sventurata, di contenere 
nell'animo una profezia crudele, e l'inno ispirato degli 



;iì 0(70); U £<j:i;7.aiavóc. 

(2) T, Tiro:. 

(3) il. Ao[j.'.7ic«vó;. 

(4) T'I-^s-oi-^ij-ópoc Mss.; Sf'j[Mtp^óz,oc Alexandre; t^Xei^to^^óo ,•: 
Wilamowitz : is5apij.ivo:, Lanchester. 

(5) N, Niowv. 

(6) T, Tpa-: :<voc. 

(7) Traiano morì in Cilicia, a Selino; e dei fiori di ^'ù.iwù^, 
apwn graveolcìis, eraiìo formate le corone per i vincitori nei giuochi 
istmici: Pind. Ol. XHI, 43; Nem. IV, 88; Juv. Sat. Vili, 226: 
Gràiaeque apium meruisse coronae. 

(8) Adriano, che ricorda nel nome l'Adriatico. Perciò é chiamai > 
xuavo)(_atTrjC, azzurro-crinito, epiteto di Poseidone, 

(9) Antonino Pio, L. Vero, M. Aurelio. 



— 71 — 

oracoli ; io, la sorella d' Iside (i). Dapprima (2) intorno 55 
alla base del tuo tempio molto compianto si precipite- 
ranno (3)" le Meiaadi e in mani malvagie sarà quel giorno 
allor quando il Nilo (4) percorrerà tutta la terra d'Egitto, 
fino a sedici cubiti, così da bagnare coi flutti e inafifìare 
con le sue correnti tutta la terra ; taceranno, la grazia 
della terra e la bellezza del suo volto. Memfi, tu alzerai 
gravi lamenti sopra l'Egitto : tu, un tempo quella che eo 
superbamente dominava la terra sarai diventata misera; 
così che anch' Egli lo stesso amatore del fulmine ti 
chiamerà dall'alto del cielo a gran voce : O potente 
iVlemfi quella che in antico ti vantavi sopra gli infelici 
mortali, [tu piangerai moltissimo, superba e sfortunata, 65 
così che ti oda l'Eterno Dio Immortale tra le nuvole] (5). 
Dov'è ora quella tua potente arroganza tra gli uomini ? 
Perchè tu infuriasti contro i miei servi unti di Dio (6) 



(i) "IniQ-jz •/] yviociTr, Mss. Edd. ; yvcuTr, Herwerden ; ~l3t, 55Óv 
-fvwaT) da VII, 66; XII, 314 Geffcken Ma cfr. II. 15, 350 yvcoro'. 
-s yvcoTa'- Ts. fratelli e sorelle; v. Thesauvìis gr. /., II, 694, A. B. ; 
Alexandre I, 2, 202. Cfr. anche il v. 484. 

(2) Lactant. Div. Instit. VII, 15, io et prima omnium Aegyptus 
stultarum superstitionum luet poenas. (p. 632}. 

(3) ài?o'j(jt Alexandre con F, la maggior parte dei. Mss. ;<I>) ha 

(4) Artapano presso Eusebio, Praep. Evang. IX, 27, 28 (Din- 
dorf I, 503): 7;po£A5'óvTa os [jii/.pòv tÒv NstXov rr,' pajiòij) (tóv Mwii- 
aov) -aToi^ai tÒv 81 ;:o-aij.òv -oXuy^ouv y£vó;j.;vov xaìaxXóìTsiv OAr,v tf,-/ 
A'''yj~rov a7:ò tòte òi y.a\ xrjv xaTa^aoiv ctù-ou yivE-j^-ai. 

(5) Il motivo di ritenere i vv. 65-66 interpolati appare chia- 
rissimo. 

(6) ^soy^p'.aiouc, l'appellativo messianico (Meshiah YHWH) attri- 
buito a tutti i membri d'Israele ; cfr. una delle interpretazioni dei 
Ps. II, 2. (LXX : /.aTa toO' zupiou x.a\ xarà tou yptaTou aÙTOu). 



— 12 — 

e suscitasti la cattiveria in uomini buoni : avrai in com- 

70 penso come pena di questo un trattamento uguale ; non 
avrai parte alcuna tra i beati; cadesti dalle stelle, non 
salirai al cielo (i). 

Queste cose Dio mi chiamò per dire all'Egitto, nel- 
l'ultimo tempo, quando gli uomini saranno completa- 

75 mente malvagi ; ma i malvagi si affliggeranno, aspettando 
malanni, l'ira dell'immortale celeste che colpisce con 
grave suono, essi che venerano invece di Dio pietre 
e animali e hanno timore in altri modi di molte altre 
cose (2), in cui non è parola, né mente, né udito, tanto 
che non é neppure giusto che io nomini ciascuno degli 

80 idoli, prodotti dalle mani degli uomini. ,, 

Dalle proprie opere e dagli scellerati pensieri, le na- 
zioni accettarono gli dei di legno e di pietra e di rame 
e d'oro e d'argento ; vani, privi di vita e di sensibilità, 

85 e li fabbricarono fusi al fupco, scioccamente ponendo 
fede in siffatti oggetti. 

Tmui e Xoi, Atribis, Coptos, Abido, Eracleopoli e 
Diopoli ed Ermepoli, e te, Alessandria, illustre nutrice 
di città, la guerra non lascerà, (non pestilenza ; e tu 
pagherai il fio) della tua superbia, in misura di quello 

90 che hai fatto prima. Tacerai per lungo tempo, e, giorno 
del ritorno non scorrerà più per te bevanda de- 
licata. . . (3). 

(i) Cfr. Isa. 14, io.is. 

(2) -olXà . . . aXXa ipo^ou(j.£voi : invece che tòv ^eóv. 

(3) Testo corrotto e lacunoso. Fin dove era possibile ho seguito 
le congetture che parevano più probabili. I nomi di molte di queste 
città si ritrovano in Ox. Pap. (XI) 1380 del pr. del 2° sec. 11. 17-18; 
35> sq. ; 39. (Un'invocazione a Iside: cfr. Apul. Aletam. XI. 5) e 
i papiri: di Leyden, U. II; Brit. Mus. 121; 492-504). 



- 73 - 

Verrà infatti il Persiano sulla tua terra (i) come gran- 
dine e distruggerà la tua terra e gli uomini macchina- 
tori d'infamie : con sangue e con cadaveri davanti i tuoi 
gloriosi altari (2), egli, dall'animo barbaro terribile san- 95 
guigno, arrabbiato pazzamente con tutta la moltitudine (3) 
in numero infinito portandoti la distruzione (4) ; e allora, 
città ricchissima, sarai grandemente travagliata. Tutta 
l'Asia piangerà, cadendo a terra, a causa dei doni dei 
quali, provenienti da te, si rallegrò incoronandosi il capo. 100 
Egli stesso, quelli che ottenne la terra dei Persiani farà 
guerra, uccidendo ogni uomo distruggerà ogni risorsa, 
cosi che agli infelici mortali resterà solo la terza parte (5). 
Egli stesso verrà dall'occidente volando con salti leg- 
geri (6), assediando e desolando tutta la terra. Ma los 
quando avrà ottenuto la potente altezza e audacia sver- 

(i) SxTio? (= oa-.eòov) Alexandre, vi-oc Rzach, 7:loov Geffcken. 
IJ vs. è solo nell'Exc paris. che reca qui anche IV 179-190 e salta 
V, 98, e alla fine reca un sommario — spiegazione in prosa. 

(2) 7:ap'|y.-7.àyoi;'. T£ jìwjjlou. Malgrado le incertezze dei Mss. che 
rivelano - anche per la mancanza di un verso - che il testo è cor- 
rotto, non mi sento di accettare l'emendazione del Geffcken 7:201- 
TcX^Qasié T£ i3fjj[xouc cfr. Apollinar. Ps. LXXXII, 32 -8pi7:Xr,(jciac ò:i;o3-à?; 
e ciò per il raffronto con Ezech, 6, 4.5. 

(3) Tcoi[XT:\ri3ì'- : Le 23, ^f.; Dio. Cass. 75, 9. 

(4) «Tial^tov <I> W. £ix-a'^a>v Ex. Par.; ÈTrà'^wv Geffcken c>o\ < -òv > 
oXe5pov. 

(5) Testo mollo corrotto ed oscuro in ^ì> W; il v. loi è ristabi- 
lito oc [lEicrtSv s'Xaysv ■'(àt'xv 7zxq\z\uìu dal Buresch sulla base di 
Exc. Par ; il v. 102 è dato da questi soli e manca nei Aiss che 
al suo posto hanno un rimaneggiamento del vs. 108; col 103 cfr. Ili 
544. Colà rimane soltanto la terza parte degli uomini, qui del ne- 
cessario alla vita (oXov ^lov l^aXaTià^ei vs. 102 cfr. Thesaurus, II, 
255 A) cfr. Zacc. 13, «; Apoc. 9^, ^5 ; i». 

(6) aÀ^AaTi /cou'jw", Exc. Par. apjjia-'.. 



— 74 — 

gognata (i), verrà volendo distruggere anche la città dei 
Beati. E allora un re mandato da Dio (2) contro di lui 
distruggerà tutti i grandi re, e i potenti mortali ; e allora 

110 sarà il giudizio dell'incorruttibile sopra gli uomini. 

Ahi, ahi a te, misero cuore, perchè mi ecciti a mo- 
strare queste cose all' Egitto, il doloroso governo di 
molti ? (3) Vai verso l'oriente alla stolta razza dei Per- 
siani, e rivela a loro il presente e ciò che sarà. 

115 La corrente del fiume Eufrate farà un'inondazione e 
distruggerà i Persiani e gli Arabi (4) e i Babilonesi e i 
Massageti che amano la guerra e hanno fede negli 
archi (5). Tutta l'Asia bruciata dal fuoco brillerà fino 

(i) àvatòéc è geniale congettura di Geffcken per arjoéc: <I> U' 
Exc. Par. 

(2) 3;ó^Ev ^/.atXsù: r.i\j.z^^e\i, secondo v. io2 <& W ; Exc. Par Latt, 
tt ^l'hanno aSevapòc per Scó^sv : il Messia. Lactant. Divv. Instt. VII, 
18, 6 (p. 642 ss): « Sibyllae quoque non aliter fore ostendunt quam 
ut dei filius a summo patre mittatur, qui et iustos liberet de ma- 
nibus impiorum, et iniustos cum tyrannis saevientibus deleat. E 
quibus una sic tradldit: (vv. 107-110); item alia {III 652,3.); et 
rursus alia (Vili 326, s) ». Tutto il tratto 93-110 è una pittura della 
guerra dei Parti, che in qualche opera prendono il posto general- 
mente assegnato a Gog e Magog: conducono cioè la finale ribel- 
lione dei poteri gentili e pagani, e degli interessi e passioni e vizi 
del mondo contro i Giusti. In questo senso si può dire che il loro 
Re è una figura di Anticristo (io direi, per evitare confusioni, di 
Antimessia^ cfr. Enoch. 56, 5 ss dove appunto Parti e Medi sano le 
principali fra le nazioni in lega contro Israele; (cfr. anche Zacc. 
12, 0-3 {"^^i ó xaTa-KTòìv otù-riv sp.Tcai^cov i^Ttai^troLì. cfr. v. 97) ; 
Ezech. 38, oì_; Zacc. 14, ^3; Agg. 2, g, ecc.) indi l'Apoc. g, i„. 

Per i Beatì del v. 107 cfr. v. 249, e con il 108 cfr. 414 s. 

(3) Cfr. V. 286. 

(4) "Ifirjpac ma il cfr. con XIII, 33 m'induce a leggere 'Apa^sc. 
<5) -ó^oiot -£ T^icjTouc : emendaz. di Meinecke per il Tcàvra? del Mss. 



- 75 - 

alle isole. Pergamo sacra fin dall'antichità sarà distrutta 
con rumore di tuono [? o: dalle fo7idamenta\ (i) e Pitane 
si mostrerà fra gli uomini completamente deserta. Lesbo i^o 
tutta precipiterà nell'abisso profondo, cosi da perire (2). 
Smirne arrotolatasi sotto i suoi precipizi, un giorno pian- 
gerà; ella un tempo veneranda e celebre sarà distrutta {3). 
I Bitinìi piangeranno la loro terra incinerita e la grande 1-25 
Siria, e la Fenicia dalle molte razze (4), 

Guai a te, Licia, quanti mali ti prepara il mare, -i-à.- 
lendo improvvisamente sopra la terra dolorosa, così da 
scuotere con un malo moto e con brusche correnti la 
terra di Licia, quella senza profumi e quella che li 
produce (5). 

Terribile ira sarà sopra la Frigia a causa dell'affli- iso 
zione (6) per la quale Rea {madre) di Giove venne e 
quivi rimase. 

Il mare rovinerà la razza e il barbaro popolo dei Cen- 
tauri ; un fiume che scorre profondo rovinerà la terra 
Tessala, il Peneo dalla profonda corrente (distruggerà^ le 13.3 

(i) ^o-puBóv Mss.; [ia^prjoóv Alexandre ma, meglio, ^povTr,òóv 
Mendeissohn. 

(2) Cfr. V. 316. 

(3) Cfr. la 7 « Visione di Daniele » già cit. (vers. Kalemklar ; 
VVien. Ztschr. f. d. kunde des Morgenl. VI, (1892) p. 228, 19. 

(4) TuoXutpuXov per -oXu^-jtov dei Mss. 

(5) Cfr. Dio Cass. 63, 26. Gii aggettivi «[jiupov e [j.up'.7;vojv 
sono forse scelti per fare un giuoco di parole su Myra la capitale 
della Licia. 

(6) Lanchester vorrebbe leggere Xuaarj? per Xu-ì? riconnettendo 
questi versi con il culto orgiastico di Cibele Rhea (v. Cumont, Le 
religioni orientali nel paganesimo romano, trad. di L. Salvatorelli, 
Bari, 1913, e. Ili; Garstang and Strong, The Syrlan Goddes hi- 
troduz. n. 69 p. 26). 



- 76 — 

forme delle fiere della terra ; l'Epidano ucciderà i Lapiti 
sulla terra, l'Epidano che dichiara di aver un tempo 
generato le forme delle fiere (i). 

I poeti lamenteranno l'Eliade tre volte infelice, quando 
dall'Italia taglierà il collo all'istmo il re della grande 

140 Roma, uomo simile a Dio, cui, dicono, generò lo stesso 
Giove e la signora Era ; il quale, con la voce tutta da 
musa del suo dolce inno affaticandosi in teatro (2), 
ucciderà molti insieme con la infelice sua madre. Da 
Babilonia fuggirà questo re terribile e svergognato che 
tutti i mortali e gli uomini migliori hanno in orrore ; 

145 infatti uccise molti e pose le mani sul ventre (che lo 
generò) (3), peccò contro le mogli e fu formato dall'ini- 
quità (4). Andrà verso i Medi e i Re dei Persiani, cui 
desiderò per primi, e ai quali recò fama tendendo ag- 



(I) Testo molto corrotto, e solo con l'uso di varie congetture si 

.riesce a cavarne un senso: vs. i32K£VTa'jpwv Rzach e Buresch per 

Ta-jpwv; indi 134-135-133-136, "H-ioavóc Mendelssohn per 'Hpioavói; 

Mss. Edd.; v. 133 < "ll-toavvc > Aa-tòa, oà-eS^v ^arà y?,? (y^'v Mss.) 

Evapi^SL (àvaoTj'^EL vVilamowitz). 

{2) -aajj.ció'jw s^óyyfo [jleXi/ìoIoc j/j-vou (Geffcken, per \i.{kvifOÌy.c. 
u[Avou: Ms.s. Edd. Wilamowitz) ^sarpoy.o-wv. 

(3) V. App. B. Cfr. ASC. Isaia IV, 2. : scenderà 

Beliar il gran principe, il re di questo mondo, che lo ha dominato 
da quando ha cominciato ad essere; e scenderà dal suo firma- 
mento sotto la forma d'un uomo, re d'iniquità, uccisore di sua 
madre, (v. R H.Charles, T/ie Ascenscion of Isaiah, London, [900; 
traduz. del testo etiopico, versioni latine, trad. lat. delia vers. slava 
(del Bonwetsch) e fr. greco (Grenfell e Hunt, Asc. of Isa.) ; Tis- 
serant, Asceusion d'/safe, Paris, 1909 (nei Documents ponr l' Etude 
de la Bible) ; il fr. greco lacunoso per la prima parte del versetto, 
ha nella seconda : àv s"8é'- ay^iw-ou paaiÀàwc avóp.ou [xsTpaXwou. 

(4) h. ij.'.ap(jjv Castalio per jaixowv Mss. 



- 77 — 

guati con questi malvagi contro il popolo verace ; egli 
che prese il tempio costruito da Dio e bruciò i citta- 100 
dini e i popoli che salivano a quello come giustamente 
io cantai. Al suo apparire (i) fu scossa tutta la creazione 
ed i re perirono e quelli in cui rimase i! potere distrus- 
sero la grande città ed il popolo giusto. Ma quando du- 
rante il quarto anno splenderà il grande astro che da 105 
solo distruggerà tutta la terra per punizione (2), un grande 
astro dal cieio cadrà sul lampeggiante mare e brucierà 
il mare profondo e la stessa Babilonia (3) e la terra 
d'Italia, a cagione della quale perirono di tra gli Ebrei 160 
molti santi fedeli e il popolo verace (4). 

Fra malvagi uomini tu starai soffrendo molti mali (5), 
ma resterai completamente desolata per tutti i tempi 



(i) cpavivTo? Mss. ma per n'eioni metriche npooocvà toc Alexan- 
dre, ecc.; oppure ts aavlvro;, Gel'fcken. 

(2) Cfr. per l'andarnento IV 130; per la cometa, HI 334,55; 
una cometa apparve nel 73 J. Cr. - de qua quinto consuiatu suo 
Titus Imperator Caesar praeclaro Carmine perscripsit (Plinio, H. N. 
II, 25). 

Segue qui un verso: aùro'. "oìStov 's'^rjxav t' s^vaÀio^ lloastotovi 
che non si riesce in nessun modo ad accordare con il contesto; se- 
condo il Geffcken, sarebbe entrato qui a cagione del v. successivo 
dove si parla del mare; e quindi ai 156 è da scriv^ere ;?vsxa -otv5^; 
invece che E tvexa -ip.^;. Cfr. Apoc. 8, ^^ 

(3) Lactant. Divv, Inst. VII, 15, 18 (p, 634) Sibyllae tamen 
aperte iìiterituram esse Ronimn locuntur et quidem iudicio dei 
quod noinen eiiis habuerit invisum et inwiica iustiiiae alumntmt 
veritatis populuin trucidarit. 

(4) ayiot TciaTOi cfr. Coloss. I, 2- ■^'^'^? ^'■' KoXoacjai? «Y'-oi? xai 
TwinToT? aSeXcpoTc*, Ign. Smyrn. 1 toÙc thitoÙc xai -oùc «y'-ouc. Aaòc 
sXti^é? cfr. V. 149 l'^vo? II. 

(5) Cfr. Ili 356 ss. 



- 78 — 

quind'innanzi (i), rendendo odioso il tuo suolo, poiché 
i&i hai ricercato l'arte dei farmachi (2) ; in te, città mal- 
vagia, sciagurata fra tutte sono adulterii, e l'illecita, ef- 
feminata, ingiusta unione dei fanciulli (3). Ahi, città 
tutta impura della terra latina, mènade che ama le vi- 
pere, vedova ti siederai sulle alture (4), ed il fiume 
ITO Tevere piangerà te, la tua consorte, che hai cuore omi- 
cida e animo impuro. 

Non sai, che cosa può Dio, che cosa prepara? A'ia tu 

dici «lo sono solo e nessuno mi distruggerà » (5) Ed ora 

te e tutti i tuoi distruggerà Dio sempre esistente, e non 

175 vi sarà pii^i traccia di te in quella terra, come prima, 

quando il gran Dio inventò le tue glorie. Rimani sola,. 



(1) Il V. 164 £CT(Jc~a'. ui\y. aevct si; aiòj.a; -aviprj^.oc è da esclu- 
dersi, come una dittografia del precedente. 

(2) Apoc. 18, 23 ott Èv xr^ !papj/.ax[a ffO'j (Charles: aù-^c) l^-Xa- 
vrj^rjaav nivToi tà Ì^vq; Isa. 47,9, Tutto 11 passo è, come si vedrà, 
ispirato da questi luoghi biblici; cfr. v. 173. 

(3^ Cfr III 764; Clem. Al. Paed. II, io, 99: /.«( -r\ -ap'ù[j.Tv 
7:'-jirjTixri òvsto'.royja t.'iìc ypàusi (vss. 166-167 con la variante in que- 
st'ultimo ^«vt'cz aSapTH per oucr^ioos naawv ; n. à. è nel v. 168). 
Segue nello stesso Clem. la citaz. di IV, 33, s. (Stahlin p. 216). 

(4) Isa. 47, i.g; (Apoc. 18, -,; 14,13: Sofon 3, ^. Cfr. Ezech. 
27, 4. Il Geffcken cita un passo delle Visiones Danielis (Vassiliev, 
Anecdota graeco-byzant. 1, 46) xa\ . . . ijor,cjci ■ Ti? 530? r^^ l[j.ou 
xai TIC ò'jvarai àvTicfT^'vat Tf,v s^tjv jSaatXsiav*, — Piuttosto mi sembra 
valga la pena di rimarcare come questo vanto in bocca della Babi-- 
lonia - Roma fosse autentico. Tutti i poeti latini dell'età imperiale 
son pieni di farailiarissime esaltazioni della « imperi Porrecta maie- 
stas ad ortum Solis ab hesperio cubili » duratura in eterno, ...... 

dum Capitolium 
scandet cum tacita virgine pontifex. 

(Horat. IV od. 15; III, jo). 

(5) V. n. al V. 169. 



— 79 - 

o iniqua; immersa nel fuoco divampante abita la ini- 
qua regione tartarea di Ade (i). 

Ed ora, da capo, o Egitto, deploro il tuo destino : o 
Memfi, sarai causa prima di sventure colpita nei ten- iso 
dini (2): in te le piramidi faranno sentire una voce senza 
vergogna. Pithom (3), chiamata un tempo a ragione la 
città doppia, tu tacerai per secoli, affinchè tu ponga fine 
alla tua iniquità; o insolenza, tu ripostiglio di mali (4), 
menade che si lamenta forte, afflitta molto lagrimante, 
rimarrai vedova per sempre (5). iso 

Ma quando Barca riveste sullo sporco la sua tunica 
bianca, potessi io non essere, non essere nato ! (6) O 
Tebe, dov'è la tua gran potenza? Un uomo selvaggio 
distruggerà il popolo, ma tu prendendo abiti scuri pian- 190 



'i) Cfr. Isa. 14, j^5. Può essere un'allusione all' incendio del 63. 

(2) TcXrjaS'EtCTa tévovto? Mss. ; T:Xi]G^stG<x ^avóvrtov Alexandre ; TtXr,- 
•/,&staa Tsvov-a; Gutschmid, Geffcken : quest'espressione ricorre nei 
vv. 138 e 518; col V. 184 cfr. inoltre il 60. 

(3) IIu^wv mss. (-u^wv); nji^o) Wilamovvitz in base a Eso.i, ^i. 
Ma non vedo che necessità ci sia di ritenere che il Sibilisla dovesse 
per forza traslitterare come i « LXX » ; tanto più che le due forme 
dovevano suonare molto simili. E' più difficile dare una spiegazione 
del AiTwoli^ ; non è molto soddisfacente quella che ricorre al nome 
ellenistico della città, Eropoli, perche ci si potrebbe anche chiedere 
se al tempo del nostro sibillista fosse conosciuta con altro nome; 
mentre riferire il Ai-oXt? a. Tebe non permette più di spiegare 

IIu^cov. 

(4) Cfr. 231. e ^ 

(5) Queste tratto non sembra" qui al proprio posto. Certamente 
il V. 186 TtOuXuETr;; Iysvo'j ah jjlÓvt) xóc)[Ji.oto -/.paTouCTa - è molto più 
adatto ad un contesto come v.435 dov'è ripetuto e riferito a Ba- 
bilonia-Roma. 

(6) ^rj-'£'tr,v jjLr,T£ ■■(hoi^i^xM : cfr. Od. 18, 79. 



— 80 — 

gerai, o sventurata, sola, e pagherai il fio per tutto ciò 
che hai fatto prima, avendo un animo senza verG;ogna, 
e guarderanno la piaga sul petto, a causa delle opere 
inique (i). 

Un grand'uomo di fra gli Etiopi distruggerà Siene. Gli 

195 Indii di colore scuro abiteranno a forza Teuchira. Pen- 
tapoli, tu piangerai ; un uomo di grande potenza ti ab- 
batterà. E chi esporrà i tuoi destini, o Libia miserabile? 
E qual uomo piangerà in modo compassionevole te, o 
Cirene ? Non cesserai dal doloroso lamento fino al tempo 
della distruzione. 

200 Tra i * Bryges » (2) e i Galli dal molto oro l'oceano 
risonante sarà riempito di molto sangue ; ed essi infatti 



(i) Il testo ha subito due spostamenti: la fine del v. 193 è stata 
portato a 192 e viceversa; questo da Rzach, secondo Q e XI, 63 
dov'è ripetuto il v. 192. Prima del v, 193 bisogna sottintendere 
una lacuna, in cui doveva stare il soggetto di oijyovTai. 

(2) Bpu-fsaai Wilamowitz (una tribù Macedone); ^pu-eaa-. <I>iF; 
BpiTsucT'. Bpi-Ì£aaL Alexandre, BpiTscoi Gutschmid. Rzach cita Pro- 
copio, B. Got. I, 24; questi dice che durante l'assedio posto da 
Belisario a Roma, fu prodotto un oracolo il quale diceva : Quin- 
tili mense [sub novo Romanus) rege nihll Geticum iam [mehiet) e 
aggiunge che nessuna delle interpretazioni che se ne diedero si av- 
verò. Indi continua (ed. Comparetti, Ist. Stor. Ital. Fonti, voi T 
p. 178, 3 ss.): tSv y^p StPuXX-/]; Xoyiojv Tr|v otavotav j^pò tou spyou 
E^supÉTv avSpwTuto oljAat aSuvata sìvai. ai-iov oà ovt.zo lyò) a-j-'rx.a Srj- 

Y[i.aTa Xiya oùoé app.oviav riva 7C0L0'j(JÌvri tou ÀÓyou, àXV i;to; EÌnouaa 
ÒTi OT] X[j.a"l Tote At^ór]? xaxot? a.KBrJ^'r\QZv sù^ù? el? rà DEpat^v rfir^. 
évS'sUÒr, Te Pofxa'.wv £? [j.v7i[J.r)v èX3o6aa [iETapt^afet eì? touc Aaaupiouc 
Tov AÓyov. xat -àXtv a^^t Pojiaioic ^«vTs-jo^évri Trpoléyei -a BpsTTavoSv 
TtaS^T]. Come si vede, Procopio parla in modo affatto generale ; e 
per di piij anche l'ordine da lui seguito è un altro. 



— 81 — 

commisero malvagità contro i figli di Dio (i), quando il 
Re di Fenicia condusse dalla Siria ai Sidonii una nu- 
merosa schiera gallica; e ucciderà te, Ravenna, e co- 
manderà fino alla morte. 205 

Indiani, non imbaldanzitevi, e voi, superbi Etiopi; 
poiché quando la ruota fiammeggiante dell'enclitica (2) 
e il Capricorno e il Toro nei Gemelli abbia circondato 
il mezzo del cielo, e la Vergine salendo, e iì Sole le- 
gando intorno alla fronte una cintura, dominerà sul -210 
cielo {3), vi sarà un grande incendio celeste sopra la 
terra, e dopo la battaglia degli astri (4) una nuova crea- 
zione. Così che sarà distrutta nel fuoco e tra i lamenti 
tutta la terra degli Etiopi. 

Piangi anche tu, Corinto, la triste distruzione che è 
in te. Quando infatti le tre sorelle IVloire filando coi fili 215 
avvolti condurranno il fuggente con inganno attraverso 
il dirupo dell'istmo, l'elevato in aria, finché tutti lo ab- 
biano veduto, quello che una volta tagliò la pietra col 
bronzo molto duttile e distruggerà la tua terra, e la ta- 
glierà, com'è predisposto (5). A costui infatti Dio diede 
animo per fare ciò che nessun altro prima di lui fra tutti -220 



(i) Saoù -iy.voic', cfr. v. 62 ; le allusioni che seguono sono oscure. 

(2) Testo oscuro ; leggo ^apaeT-ó (Alexandre) per -apPsTTs Mss., 
V, 206 ; 7iupÓ£i£ (Geffcken) per -outou; (xupTou, Lanchester). 

(3) -£pt7cà[Ji7:oXov Mss.; izso'itzoiv :róXpv, Boissonade", ~so'. tÒv -óXov 
Volkmann. 

(4) òccTpwv 5'lv ji.ay^ip.01; ; a. ò' ex \ì.. Geffcken. 

(5) Elementi del mito di Nerone --Anticristo (taglio dell'istmo 
di Corinto, ecc.) mescolati all'altro di Simon Mago: ({jLSTÉwpov) ; 
cfr. App. A. 



— 82 — 

quanti i re. Dapprima strappando da tre capi (i) le ra- 
dici con la falce, darà agli altri da nutrirsene grandemente, 
così che mangeranno le carni dei genitori del re im- 

225 puro. A tutti gli uomini sovrastano morte e terrori, a 
causa della grande città e dol popolo giusto (2), salvato 
per sempre, cui la Provvidenza ebbe per eletto. 

O instabile e perverso, sottoposto a malvagi destini, 
e per gli uomini principio di sofferenza e gran termine (3) 
della creazione turbata e nuovamente salvata dai Fati, 

230 insolenza, condottiero di mali e grande flagello per la 
creazione, chi dei mortali ti amò, chi dentro di sé non 
ti è avverso? Un re che si era precipitato (0 lasciato ca- 
dere) (4) in te perdette la sua santa vita. Tu hai messo 
ogni cosa sottosopra, e allagato tutto il mondo e per te 

235 le belle ordinanze del mondo sono state mutate. Lancia 
verso la nostra contesa queste ultime cose ; perchè dici : 
« Io ti persuaderò » e « se ti critico te lo dirò » ì Vi era 
un tempo tra gli uomini la chiara luce del sole, raggio 
diffuso compagno dei profeti. (5) La lingua che span- 

240 deva miele (6) mostrava ed offriva (7) a tutti gli uomini 

(i) xE'jàXojy (y.epaTujv Buresch cfr. Ili 397): v. Dan. VllL anaa- 
(jàp.£vo5 Alexandre per a-7iaà[i.svo$. 

(2) Cfr. 154; 149- 

(3) Vv. 229, 230 =:244; 245; 230-231 cfr. vv. 182-1S4. 

(4) plCp^EU. 

(5) Sull'intero passo 228-246 v. Introd. Qui cfr. Theoph. ad 
Autol. II, 15, 13 : 01 Y'''? £i:i«>avEie auTÉpse xai Xa[j.7rpoi slatv eie p- 
ttrjaiv Twv -po»r)T(3v (p. 102); Aristobulo presso Euseb. Praep. 
Evang. 13, 12, IO (Dindorf, II p. 193). 

(6) vXiSCTcja {AsXia-aYéo-jffa Alexandre cfr. 282 ; [j-Iv aTayéouca (otu- 
Y£ouaa ^) Mss. 

(7) (paivé Te xai -pou^aXXe Wilamowitz ; «aiveto stai Ttpoupaivs <|J 
Tcpópatve ^. 



— 83 — 

una buona bevanda, e faceva crescere per tutti la 
sua pianta gentile (i). Per questo (2), tu dai ri- 
stretti consigli, primo duce dei malanni più grandi, 
verrà in quel giorno la spada e l'afflizione. O per gli 
uomini principio di sofferenza e gran termine della 245 
creazione turbata e salvata di nuovo dai Destini (3), 
ascolta Tamara voce dal suono ingrato, tu flagello agli 
uomini. 

Ma quando la terra persiana cesserà dalla guerra e 
dalla pestilenza e dal lamentarsi, allora sarà in quel giorno 
la razza divina dei celesti beati Giudei (4), che abitano 
tutt' intorno alla città di Dio nel centro della terra (5), 200 
cerchiando un gran muro fino a Joppa io eleveranno alto 
fino alle nere nubi (6). La tromba non suonerà piij ri- 
chiami guerreschi, non più periranno [gli uomini], per le 



(i) xol v^jAspa Tiòcaiv Its>.X£v Wilamowitz con il cod. P. (Mona- 
centis) per 7i[j.épa Mss. Edd. 

(2) Tou8' l'vExev ', cjou 3' ?vexEv ( Uni deineiwillen) Blass. 

(3) 244, 245 = 229, 230, 

(4) Lactant. Div. Inst. IV, 20, 11, (p; 366) domum autem luda 
et Israhel non utique ludaeos significat, quos abdicavit, sed nos, 
qui ab eo convocati ex gentibus in illorum locum adoptione suc- 
cessimus et appellamus filli ludaeorum ; quod decJarat Sibylla, cum 
dicit : (v. 249). Cfr. l'Icpar)! xarà aópxa paolino (1. Cor, io. ^g) 
che ne presuppone uno xatà 7iv£u[Aa e cioè l' lapazi -où" s^soC 
(Gal. 6, ie)- 

(5) h jxEcoYaioi? cfr. I Enoch 26, ^ ; Giubilei, Vili, 19, dove il 
monte Sinai è il centro del deserto e il M. Sion il centro dell'om- 
belico della terra; ora già in Ezech. 38, ^o, la Palestina è 1' òjxea- 
Xò? T% ^%; e si cfr. 5, 5. Si pensi che lo stesso nome spettava 
anche all'oracolo di Delfi. 

(6) Cfr. 424 s. 



- 84 — 

mani furibonde dei nemici (i), ma Egli (2) innalzerà per 
•255 l'eternità trofei sopra i malvagi. 

E allora vi sarà di nuovo un uomo eletto dal cielo il 
quale stese le mani sul legno molto fruttifero (3), l'ot- 

(i) Cfr. 264, 382, Hi 751 ss. 

(2) àXX' iKla^:r^(Ju te xaxffiv aìSvi Tpó:iaia. Le emendazioni pro- 
poste, alcune delle quali giungono a snaturare completamente il te- 
sto : àXXa Tzipi^ airjaoua'. (Mendelssohn) àxaxw a'.ióvi rp. (Lanchester) 
hanno per base il fatto che ad l^iiaxi^aat manca un soggetto. Così il 
Geffcken, che pure ha capitoci! senso di questo verso, propone 
xXkù Sehc <3-T]uiis, Ma se il soggetto logico è Dìo, appunto questo 
spiega che il soggetto sia sottinteso, per la nota ripugnanza a 
ripetere troppo spesso il nome di Dìo. Ma bisognerà scrivere non 
35XX' (Geffcken col solo cod. A) bensì àXXà con la maggioranza dei 
Mss. ; e ammettere uno iato. 

(3) Geffcken cita Ignazio, ad Stnyrn. I, 2. x-^' où /.«pTuou %£"?; 
cfr. Trall. 11, Credo che bisogni però tenere distìnta l'immagine 
del frutto e quello della pianta, che richiamano idee diverse, an- 
che in Apoc. 22. 2 5'J^ov ^oj^c :roiouv xap:T:oùi BwSexa, pure piij vi- 
cino al nostro passo. 11 Lightfoot nella sua nota a Smyrn, I, 2 
richiama Gioele 2. gg S'apost-e . . . on ^ù'Xoj l'vsyxsv -òv 7.ap3T:òv aùiou, 
e ci mette sulla buona via. Bisogna ammettere che uno degli scopi 
dì questo passo sia quello di far notare alcune delle prefigurazioni 
simboliche di Gesù nel V. Test , Ora lo stesso simbolo della Croce 
come pianta ricorre più volte nell'^^Wif. di Barn -. (V. 13 ; Vili 5 
y\ [^aaiXeia I/jacy iizi ^uXw y.ai ... ol IX-itovre? ir:'' aurou Ci^aovTat eie 
-òv aìwva). Ma più signìficatìvo di tutti è il e. XI, dove lo scrittore 
si propone per l'appunto di ricercare v. ljj.£Xr,!jsv tS xuptw iz^o^wt- 
pwaai TìEoi Tou GSaroc xa\ -£o\ tou ataupou... e dopo una serie di 
citazioni bibliche viene a questa: (6) xa\ -kXiv Iv aXXw rrpoorjTTj 
Xìyei • xa\ l'arai ó TaìÌTa ~.o\JSiv óx; xò ?uXov tò -souteu^évov Ttapà xà? 
otE^óòouc Tòìv ó5axwv o xòv xap:i;òv aùrou owasi ev xaipw ayxou. E 
quindi conclude a'.j^avia^s -w; -ò uotop xai xòv a-aupov irX xo auxo 

cópiCTEV. 

Allo stesso modo, e sempre in un'opera polemica contro il Giu- 
daismo, si esprime Giustino (Dial. 86, ^ - Goodspeed, p. 199) \^-zt% 



- 85 — 

timo fra gli Ebrei, e che un giorno fermerà il sole, par- 
lando con bella parola e con sante labbra. 

Non tormentarti più l'animo in petto, o beata (i), figlia seo 
di Dio, ricchissima, solo fiore amato (2), o luce buona 
e santo rampollo (3). Giudea piena di grazie, bella città 

tÒ ataupoS'Vjvai toutov ov I'So^ov ~àXiv ;rapay£'y-/j'3icf^ai x;;oSa'xv'-jQU5iv 
al Ypa^ai, (3up.poXoy sìys toìì ^uXou t% ^w^? £ (4) xa\ ilaus'tS wc ~ò 
^uXov tÒ -£^uTeu[i.évov -apà rà; oii^óSou; tc3v -joàTtoVj z. ~. ), . 
Possiamo dunque concludere che la base scritturale è data dal passo 
già citato di Gioele, e dal Ps. i, 3. Il passo è dunque certamente 
un' interpretazione cristiana e di carattere apologetico-polemico verso 
il Giudaismo. Al Blass che invece del Cristo vuol vedervi Alosè, 
sulla base del e. 17 deìV Esodo^ risponde implicitamente un altro 
passo, di Tertulliano-: Adv. lud. 13. (Oehler II p. 735) «et lignum, 
inquit, attulit fructum suum, non illud lignum in paradiso quod 
mortem dedit protoplastis, sed lignum passionis Christi, unde vita 
-pendens a vobis eredita non est. Hoc enim lignum tunc in sacra- 
mento erat quo Moyses aquam amaram inculcavit, unde popuius, 
qui siti peribat in eremo, bibendo revixit; sicuti nos, qui de sae- 

culi calamitatibus extractì Ugni passionis Christi aquam bapti- 

smatis potantes, fide... reviximus. » Quindi anche la verga di Mosè 
(Eso. 4, 17; 14, dG-2i; 1523-25; 17 s-ó) è interpretata come un sim- 
bolo delia croce; non solo: ma anche l'alzare e abbassare le mani 
fatto da Mosè stesso nella battaglia contro gli Amalechiti, (scon- 
fitti, si noti, da Giosuè; Eso. 17, 8-i6)e il celebre miracolo di que- 
st'ultimo (Gios. IO, ig-is): Ep. Barn. e. Xll. Ma rispetto al Legno, 
simbolo della croce, e in quanto non è identificato con V albero della 
vita, ci si potrebbe chiedere se questa ideologia non abbia un sub- 
strato di idee paoline, sulla base di Gal. 3, ^3: il Cristo ci affrancò 
dalla maledizione della legge, fattosi egli maledizione per noi, se- 
condo è scritto: maledetto chiunque è appeso al legno.(= la croce). 
Per altre intepretrazioni, cfr. l'introd. 

(i) Cfr. Ili 785. 
2) :u£;to^7);jiévov av5o; cfr. v. 427. 

(3) (jEpóv T£ TsXoc (S'àXo; Opsopaeus) T,~-o^T\\ìk^o') «Y^^?> dit- 
tografia del vs. precedente; ma -s;;. hovo?, Lanchester, 



- 86 - 

e inspirala di inni. Non più camminerà come baccante 
sulla tua terra il piede impuro dei Greci, avendo (Egli, 
il Greco: ma letteralm. riferito al piede) in petto un 

265 animo disposto a subire la legge (i); ma ti onoreranno 
figli gloriosi e fra tanti inni circonderanno la tavola (2) cort 
sacrifici di ogni genere e con benedizioni, in lode di 
Dio (3); tutti quelli che hanno sopportato le sofferenze 
di una piccola aggressione (4), i giusti riceveranno un 

'270 bene maggiore e grazioso (5), ma i malvagi che alza- 
rono verso il cielo una lingua invereconda cesseranno 
di parlare gli uni davanti agli altri, e si nasconderanno, 
fino a che il mondo sia cambiato ; vi sarà dalle nuvole 
una pioggia di fuoco ardente; ed i mortali non coglie- 

375 ranno più un frutto buono sulla terra. Tutto sarà non 
seminato né arato (6), finché gli uomini mortali cono- 
scano il reggitore di tutte le cose. Dio immortale e sem- 
pre esistente; e non onorino più cose mortali, né cani 
né avvoltoi, le cose che l'Egitto insegnò ad adorare con 

280 bocca vana (7) e labbra stolte. La santa terra dei soli pii 



(1) ófió^ca^ov . . . £"/wv vouv. 

(2) xai ^ouaau aYiatui rpa-s^av è-tdTVJOVTat. VolkmSnn Geff- 
cken ; x. fi. '{^m^soìiì a. i. to i-si^av V; X. ji.. yXwaaai; a. i •&. Questo 
testo adotta il Blass ; ma anche il Buresch crede YXwasa'.? un glossema. 
La tavola è quella del Tempio, l'altare delle offerte; cfr. v. 407- 

(4) Cfr. Sap. 3,5. 

(5) TCXsiova xal yaoUvra -«xK'jy ap^ouai òixaioi ; la congettura xàXwv 
per xaXóv (Lanchester) non è atfatto soddisfacente; ottima invece 
l'emendazione del Mendelssohn -. IvaXXa^oua-.. 

(6) Cfr. Ili, 539 ss.; 647. 

(7) (3ZQ\LÌrea<ii xsvotc Geffcken per viotc, vóou <ì), W; iotc Alexan- 
dre. Cfr. V. 77; 111, 30. 



— 87 — 

porterà tutte queste -cose (i), una corrente di miele ciie 
scorre dalla pietra e dalla sorgente, e latte ambrosio 
fluirà per tutti i giusti (2), poiché ebbero fede nell'unieo 
Padre, Dio unico che è superiore, avendo un gran pietà 285 
ed una gran fiducia. 

Ma perchè la mia mente saggia m* ispira queste cose ? (3) 
Ora io lamenterò amaramente te, infelice Asia, e i po- 
poli degli Ioni, dei Cari, dei Lidi dal molto oro. Guai a 
te. Sardi; guai, incantevole Traili (4); guai, Lao- 
dicea, bella città (5) come perirete distrutte da ter- 290 
remoto e mutate in polvere ! Nell'Asia oscura <^ e alla 

stirpe dei Lidi dal molto oro (6)> il ben costrutto 

tempio di Diana in Efeso (7) per voragini e terremoti 
cadrà prono nel mare, come le tempeste empiono d'acqua 293 
le navi. Rovesciata si lamenterà (8) Efeso piangendo 
presso le sue alture, e cercando per il tempio non pii!i 
abitato. 

E allora irato Dio immortale abitante nell'etere dal 
cielo manderà l'uragano contro la sommità impura. In- 



(i) Cit. in Lattant. Div. Inst. VII, 24, 14 et alia (Sibylla) eo- 
dem modo: (vss. 281-283). Pii (sùse^st'c) cfr. Ili, 573. Cfr. altresì 
III, 261, 581. 

(2) Cfr. Ili, 622. 

(3) Cfr. V. III. 

(4) Cf.^ ili, 459- 

(5) Cfr. m, 471 s. ; IV, 107 s. 

(6) Lacuna : il v. 292 può forse essere supplito : 'Aatòi te Svoosp^ 
[Au8c5v T£ -{zvs\ TuoXuy^pùccDv] Volkmann, secondo III, 170. Ma queste 
parole sono forse un' interpolazione anche al v. 288. 

(7) V. 393, Prosa i Wilamowitz. I vv. 293-297 salvo il 295 sono 
citati da Clem. Aless. Protrept. IV, 50, 2 (p. 38 Stàhlin). 

{8) ^r.xia. 8' oì^Aw^ei <I> W Clem. Edd ; u-Tia Mendelssohn. 



— 88 — 

300 vece d' inverno vi sarà estate in quel tempo ; e allora 
i mortali avranno un gran panico (i). Il Tonante dal- 
l'alto distruggerà tutti gli svergognati, con tuoni e con 
lampi e con fulmini ardenti sopra gli uomini a lui av- 
versi e li distruggerà come empi, così che restino sulla 

305 terra i cadaveri più numerosi della sabbia (2). Verrà an- 
che Smirne lamentando il suo cantore {3) alle porte di 
Efeso ed essa sarà distrutta di più. 

Cuma la folle con le sue correnti ispirate caduta 

310 nelle mani, di uomini atei, ingiusti e senza legge^ 
non alzerà più al cielo tanta gioia (4), ma giacerà 
morta tra le correnti azzurre (5). E allora grideranno 
insieme aspettando il malanno. 11 popolo crudele di 
Cuma - razza di svergognati - saprà il segno avendo 
per cui soffrire. Poi quando piangeranno la mala terra 

315 ridotta in cenere, Lesbo sarà distrutta per sempre dal- 
l' Eridano (6). 

Guai a te, Cibyra (7), bella città, cessa la tua festa. 
E tu lerapoli, sola terra sposata a Plutone, avrai quel che 



(i) Un incomprensibile [j-zzìkv.-ch è dà leggere ^ì-^ol -^>j.a con 
Rzach o ^l-^a. Sst^a con Geffcken; meno soddisfacente il txsTonwò 
di Lanchester. Non vedo necessità di mutare avSpejat PporoTaiv come 
vorrebbe il G. in -àvTsaTt, solo in base al cfr. con 331, e 111, 
195, 210. 

(2) Cfr. Apoc. 203; ecc. 

(3) Xuxoù'pYov Mss. Auzoupyov Rzach, ecc.; SàjAoovov Alexandre*, 
Xupoupyóv (Omero) Geffcken; cfr. v. 122. 

(4) ap[j.a TcpoStiaei : aXjj.a Castal, ; -/tX^fj-a Lanchester *, /.«pi^-a J^po- 
oi0£i Alexandre. 

(5) xujA^oiaiv Mss. ; varie emendazioni ; y.uaviotaiy Geffcken. 

(6) Cfr. v. 121. 

(7) Képxjpx Mss. ; Ki^upa Mendelssohn. 



- 89 - 

desiderasti (i) di avere, un luogo (2) di molte lagrime, tu, 
seppellita nella terra presso la corrente del Te^modonte. 320 
Tripoli cresciuta sulla roccia presso le acque del Mean- 
dro, assegnata dalla sorte alle onde notturne sotto 
la spiaggia, da cima a fondo ti distruggerà la Provvi- 
denza di Dio. 

Che io non voglia prendere la terra vicina di Febo (3); 325 
un uragano dall'alto distruggerà la effemminata Mileto, 
perchè essa prese il perfido canto di Febo (4) il sag- 
gio studio degli uomini e la sapiente volontà : Sii pro- 
pizio, Padre di tutte le cose, alla delicata fruttifera 
terra, la grande Giudea, affinchè vediamo i tuoi giù- 330 
dizi ; tu conoscesti questa, o Dio, per prima nelle tue 
grazie, perchè apparisse a tutti i mortali che era una 
tua grazia speciale, ed essi considerassero, che dono 
Dio le faceva. 



(i) TitTZQ^r^Y.ct.i; emend. di Castalio per ::s;:o'i»57.a? Mss. (Buresch). 

(2) Lanchester propone xfuaóv per x*^? ^' ritenendo questo sj 
adatti meglio all'idea espressa dal IIXoutwvi (Mss. : IlXourw) jii- 
yeTua. Ma IlXouTaiv non è IIaouto?; e qui riconosce egli stesso, con 
tutti i commentatori, l'allusione al Plutonion Charonion di Je- 
rapoli, un'apertura della terra larga tanto da far passare un uomo, 
e da cui uscivano vapori mefitici; cfr. Ramsay, s. v. Hierapolis 
in Hasthigs Dici, of the Bib!£ ; v. in Lightfoot, Coloss. p. 12, le re- 
ferenze di scrittori classici ; antico oracolo dei morti, v. Rohde 
Psychf!, IV ed., I, 213, nota. 

(3) Geffcken riferisce a questo proposito Pausania, X. 12, 5 
auT-/] r\ SijSuXXa (-HpooiXrj) à:-ix£TO Zi vS\ le, KXàpov Trjv KoXo(pwvia>y 
xat le Ai] óv rs xat le AsXooue. Presso Mileto era l'oracolo d'Apollo 
a Branchidai, cfr. Farnell. Cults of the Greck States, IV, 169-173. 

(4) Cfr. IV, 4 ss. Indi ragionevolmente Wilamovvitz riconosce 
ima lacuna: e (Mileto) rifiutò, respinse. Quindi^ 328-332 sono il con- 
tenuto di questa volontà degli uomini saggi. (Geffcken). 



— 90 — 

Desidero di vedere le opere tre volte infelici dei Traci 
e il muro dei due mari da Ares gettato a guisa di fiume, 

335 nella sabbia, al pescante mergo (i). 

Povero Ellesponto, ti congiungerà il figlio dell'Assiria (2); 
la grande potenza dei Traci distruggerà Lisimache (3) ; 
il re d'Egitto conquisterà la Macedonia, e la regione bar- 

340 barica atterrerà il potere dei duci ; Lidii e Calati, Panfili 
con Pisidii armati con tutto il loro popolo arrecheranno 
una cattiva contesa. 

Italia tre volte infelice rimarrai tutta desolata incom- 
pianta (4) ; in una terra fiorente una belva funesta ti 
distruggerà (5). Vi sarà un tempo, quando nel sereno (6) 
il vasto cielo dall'alto udirà un grido risuonante come 

345 il tuono, la voce di Dio, ed i raggi del sole stesso non 
più saranno incorruttibili, né vi sarà più la chiara luce 
della luna, nel tempo finale, quando Dio regnerà {7). 



(i) Testo incerto in qualche punto. Lanchester propone "a' per 
ir.' (•.•/,&uóavTL xoXu[jLi3to). 

(2) Il ponte gettato da Serse. 

(3) Et? Oc [j.ax.'i (t'-ax^''' ^) Mss. ; Auat[i.dc-/_i Buresch, Auiiij.ayjjV 
Wiiamowitz. Lisimache sul Chersoneso Tracio fu completamente 
distrutta dai Traci durante la guerra fra Roma e Filippo (200-196 
av. Cristo). 

(4) Cfr. 137 e 163 (jj.£VEu 7:otv4py]ii.oc). 

(5) Lezione un pu' incerta: Blass., Lanchester, il quale emenda 
l^ixr.oKi'j^a'. in i^aizoì-it. ae. 

(6) sarai 3' al^lfo? oupavò? sùpù? ujrep^sv 
.jpovTrjSóv xeXàSri[j.a, ^eou (fa)vr,v l^taxouaat ^ ; 

'ic-ai S'a'.^àptov oùpavou eùpù u. pp. x. ^. 9. l/iaxoucat W ', I'. S'at^épiov 
àvà o'jó'xybv sùpùv . . . ÉTzaxouaa-. Alexandre; latai 5' alS'pi/i? orav oó- 
pavò? EÙpùc ìi. Pp. X. ^. f. éraxoucTj Geffcken, Cfr. IV, 175- 

(7) Qui, e per ciò che segue, sul reg-no di Dio si veda il capi- 
tolo T/ie Kingdom of God, in Schechtér, Some aspech &i ; pub- 



— 91 — 

Ogni cosa si annerirà, vi sarà oscurità sulla terra, e 
ciechi [saranno! mortali e belve malvage e [vi sarà] 330 
sventura. Durerà quel, giorno per lungo tempo, così che 
riconoscano lui stesso il Signore Iddio che tutto sorve- 
glia (i) dall'alto. Egli allora non avrà compassione per 
gli uomini a lui ribelli (2), che sacrificano ad Erme prive 
di vita ed agli dei di pietra mandre di agnelli e di pe- 355 
core e di muggenti buoi e di grandi vitelli dalle corna 
d'oro. Sia di guida la legge della Sapienza e la gloria dei 
giusti (3) ; affinchè irato {4) l'Eterno Dio non distrugga 
tutta insieme ogni vita umana e la razza svergognata (5) aeo 
conviene amare il padre Dio, saggio, che sempre è. 



blicato per la prima volta in Jevu. Quari. Rev. VII (1894) 195 ss. 
Cfr. poi Ass. Mosis X, 5 (et) cornua solis confringentiir et in te- 
nebras convertit se, et luna non dabit lumen et tota convertet se 
in sanguinem. (Charles e cfr. nota a pag. 86 della sua ed. The 
Assamption of Moses, London, 1897) dove sono dati i paralleli 
dal V. e N. Testam. (Gioele 2, ìq scc, ecc.). 

(1) auTÒv avaxra ^sòv -av£7i'.(jXo:^ov. ; ava? equivalente di xupio; 
o Pa^iXeu,;? 

(2) Cfr. vv. 82; 495 ; 111 30 ss. Sulla ribellione, v. Schechter, cit. 

(3) S£'f«.vc aooiri? /.a\ òó$a otzatwv Mss. ; uocpirj Burtsch e Geff- 
cken. Sulla Sapienza come attributo di Dio, v. Sap. 7, 22;9>9 
ecc.; Jew. hnc. art God (wisdom of) voi. VI, 4 a. 

(4) Lactant De ira dei 23, 8 (ed. Brandt voi. II p. 128) 
(Jopo aver citato IV 169): deinde alia Sibylla caelestium terreno- 
rumque genitoreni diligi oportere denuntiat, ne ad perdendos honii- 
nes indignatio eius insurgat: (vv. 358-360). I Mss hanno un altro 
ordine: 358; 360; 359. 

(5) Jì«YY^^^' «v^pw:rcov ^iotov xai tsulov avx'.òé?, Wilamowitz : t.j.^ 
ylvos àvSp. pioTov Mss.; Piótou Lactant; [xiapò/ Mendellssohn Geff- 
cken, ppoTÓev Lanchester; muX. àv. = v. 314 Lactant. ; Tiàvrct; óXés- 
•^ri (^'' 358) <I* ^•' ad ^'-sv "óvca Brandt in Lactant. e Rzach sosti- 
tuiscono alvaóv TS. 



- 92 — 

Vi sarà nel tempo finale verso la cessazione della luna 
una guerra furente sul mondo (i) e astuta nell'arte 
degli inganni. Verrà dalle estremità della terra l'uomo 
matricida (2) fuggitivo macchinando nella sua mente ta- 

365 glienti consigli : ed egli s'impadronirà di tutta la terra, 
e dominerà su tutto, e penserà cose più sagge di tutti 
gli uomini : quella, per causa della quale peri egli stesso, 
quella egli prenderà subito di colpo. Farà perire molti 
uomini e grandi re e brucierà tutti come non mai un 
altro fa (3), ma quelli che si rannicchiano per paura 

370 egli li raddrizzerà nella sua furia. Dall'occidente (4) vi 
sarà una grande guerra agli uomini, scorrerà il sangue (5) 
fino all'argine dei fiumi dalla profonda corrente. L'ira 

gocciolerà (6) nelle pianure della Macedonia (7) 

dall'occidente aiuti al popolo (8) e rovina al re. E allora 

375 un soffio di tempesta soffìerà sopra la terra e la pianura 



(1) xoa|Jioixavifje. 

(2) Nerone. V. App. A. Lactant. De Mortib. Persecc. 2, 7-8. 
(Brandt II 175). Deiectus itaque fastigio imperii ac devoluti! s 
a summo tyrannus impotens nusquam repente comparuit, ut ne 
sepulturae quidem locus in terra tam malae bestiae apparet. Unde 
illum quidam deliri credunt esse translatum ac vivum reservatum, 
Sibylla dicente matricidam profugum a finibus terrae esse ventu- 
rum, ut quia primus persecutus est, idem etiam novissimus per- 
sequatur, et antichristi praacedat adventum - quod nefas est cre- 
dere - etc. 

(3) Cfr. V. 220. 

(4) Cfr. V. 104. 

(5) Cfr. I Enoch. 100. 3: Apoc. 14. 2,; Lactant. Div. Instt. VII, 
19, 5 et fluet sanguis more torrentis. 

(6) Cfr. II Cron. 12, ,; Ger. 49 (42) i»; 51 (44) e- 

(7) E' andato perduto probabilmente un verso: (ma Dio porterà). 

(8) ow 0' <& ; 3w<jou3tv W ; /£t3 Geffcken. 



-ga- 
si riempirà allora di guerra crudele. In verità dai campi 
celesti pioverà fuoco sugli uomini ; fuoco e sangue, 
acqua (i), tempesta, oscurità, notte in cielo, e distruzione 
in guerra, e sopra le stragi l'oscurità (nube di fumo) (2) 
distruggerà insieme tutti i re e- gli uomini più elevati, aso 
Dopo che così cesserà la pietosa distruzione della guerra 
mai più alcuno combatterà con la spada, né col ferro 
né con gli stessi proiettili ; cose che allora non saranno 
giustizia (giuste) (3). Il popolo saggio (4) che era stato 
abbandonato, avrà pace ; provato nella malvagità, perchè bòó 
si rallegrasse alla fine. 

Matricidi, cessate dalla vostra imprudenza e dall'au- 
dacia perversa, voi che già iniziaste relazioni impure con 
i fanciulli e in case infami (5) poneste meretrici, un 
tempo pure, con oltraggio e danno e vergogna che af- 
fligge (6) In te infatti la madre si uni al figlio 390 

contro ogni legge, e la figlia coi proprio padre si con- 
giunse come sposa (7) ; in te anche 1 re contaminarono 
la loro bocca sciagurata (8), in te gli uomini malvagi 
trovarono commercio con le bestie. Taci, .0 malvagia la- 
mentabile (9) città, che hai festa (io): che non più in 

u) Cfr. IH 691 
{2Ì òì^i-iM- 

(3) a ij-TiSépc j'acrs-ai x-j-ic. Per l' insieme, cfr. 253 ss;43iss. ; 
1 IJ, 649 ss. 

(4) Cfr. V. 149. 

(5) Cfr. Ili 185 s. 

(6) Lacuna, nella quale doveva essere apostrofata in qualche 
modo la Babilonia - Roma. 

(7) Cfr. Ps. Sol. VIII, IO. 

(8) Cfr. Ep. Barn. X. 6-io. 

(q) navóSuoTo? cfr. IH Macc. 4, .3. 
(io) Cfr. V. 317. 



— 94 - 

te le fanciulle vergini custodiranno il sacro fuoco con 
tronchi (i) di legna ben nutrita. Si è spento da tempo 
presso di te l'incendio della casa amata (2), quando io 
vidi distrutto, a terra, squagliato (3) dal fuoco per mezzo 
di una mano impura; un secondo tempio, tempio che era 

400 stato sempre fiorente, tempio dell'osservanza di Dio (4), 
costruito uà santi e sperato indistruttibile ed eterno dal- 
l'anima e dal corpo stesso (:;). 

Che presso di loro un abile artigiano non fece con 
indifferenza un Dio senz'anima fuori dalla terra oscura, 

405 né di pietra (6), e non venerò (7) un ornamento d'oro, 
inganno delle anime ; ma onorarono Dio il gran padre 
di tutti i viventi (8), ai quali diede il respiro, con 
santi sacrifici ed ecatombi (9) ; ora lo distrusse e lo 
abbandonò in rovina un re oscuro ed impuro, salitovi 

410 con grande truppa e uomini di guerra; ma egli stesso perì 



(1) V. 395. r:apà auto ttjv ttJ? ; napà asto Tjfc ; Tcapà croi àizh xrlc 
Alexandre; Tcapà aól f.rooXc, Geffcken ui>o3'pé{j.;iQvo? CiXri? j nàp^svi- 
xaì xoupat ;iup I'v^eov wpr,aouoiv (Opsop, per Eup^qaouatv Mss,); Elapà 
QÉto T Y£t !pi)vo;tap3'évou aùXTjc, emendazione che riconosce anch'egli 
alquanto ardita, Lanchester. L' incendio del Tempio di Vesta, 64 
d. Cr. nel fuoco di Roma. 

(2) T:t7:Qà7]^ivQ(i oly.Qc, cfr. V. 261. 

(3) TeYYÓ[A£vov; c3sif"ifóii.£vov ? Geffcken. 

(4) ^£0u T7]pr,[iova vaóv. 

(5) xoi ay)5i~o; allv lóvta Ix Au^^g IXirt^ójxevov (re Jtrt^ójJievow ? 
Geffcken) x«\ (jojij.aTo? aÙToy *, «ùtòSv Rzach ; à^vou Buresch. 

(6) Cfr. Ili, 13, ecc. 

(7) èaspàa^vj : cfr. Or. Sibyll. Vili, 46; Anth. Pai. VII, 122; 
•^pudou xó(j[j.ov, Wilamowitz per x,puoòv xóajjov Mss. 

(8) Cfr. 278. 

(9) Cfr. V. 267 sgg. 



— 95 - 

per mano dell'Immortale abbandonando quella terra (i), 
e segno tale non era stato più compiuto tra gli uomini, 
così che appare che altri distrusser la grande città {2). 
Venne infatti dalle celesti sfere (dalla volta celeste) 
un uomo beato (3) che aveva nelle mani lo scettro che Dio 4ig 
affidò, e comandò su tutti bene, e a tutti i buoni diede 
la ricchezza (4), che gli uomini precedenti avevano presa. 
Prese dalle fondamenta tra molto fuoco tutta la città, 
che Dio amò (5), questa egli fece più raggiante degli 420 
astri, del sole e della luna, e vi pose ornamento e il 
tempio (6) santo i incarnato] nuovo bellissimo e lo fece 

(i) Testo incertissimo; x.£paov à^:' à.?avaTr)v èm^à? yrfv $ W\ 
'^epaiv (Mendelssohn, Rzach) irJ à^avaToi? ànopàc yrjc Geffcken ; 
y^épaw «tu' à^avàtr,!; Itzi^xc, y%, Lanchester. 

{2) Tito è chiamato nelle fonti rahhìnidiQ ii miscredente ; come 
pure insistono sul fatto che a Roma sarebbe stato proclamato vin- 
citore « dei barbari » vixrjTrii; papPàpcov. E' detto nipote, anziché figlio 
di Vespasiano, e si raccontano diversamente gli atti sacrileghi com- 
piuti nel Tempio. La morte in una leggenda è attribuita alla puntura 
di una zanzara, mentre egli usciva dal bagno, avendo chiesto da bere ; 
nelle fonti arabe sarebbe addirittura corifuso con Nabuccodonosor, 
che pure distrusse il Tempio ; ecc., il contrario sarebbe invece nella 
Pesihta Rabbati, cfr. Rev. Et. Juiv. 33 (1896)) 41 s. V. anche 
Jeiv. Enc. art. Titus ; t I. Levi, La tnort de Tittis, Rev. Et. luiv. 
15 (1887), 62-69. Per l'idea espressa nel v. 413, Geffcken cita 
Apoc. Bar. VII, i (gli angeli si ammoniscono): Distruggete, dun- 
que e abbattete le sue mura dalle fondamenta, che i nemici non 
possano gloriarsene e dire : noi abbiamo abbattuto il muro di Sion 
6 bruciato il luogo del potente Dio. ; per jiSYaXTjv tcóXiv cfr. v. 154. 

(3) Cfr. vs. 108. Per l'uso del passato, il significato, ecc. dei 
passo V. Introd. 

(4) Cfr. Isa. 60. 5. 

(5) Cfr. vv. 261 e 427. 

(6) Vs. 422 : xai xódjxov -K^-^kòr^ «Ytov re ($ ', t.qxz W *, t' olxov 
Rzach ; te vaòv Castalio IrotTicev ; vs. 423 Ivaapxov xaXòv(xatvòv 



- 96 - 

grande per parecchi stadi, ed una torre immensa che 

425 toccava le nuvole (i), e visibile a tutti, così che tutti 

i fedeli e tutti i giusti (2) vedessero la gloria di Dio 



Geffcken usptxaXXsa f,3È iTtXaaasv (Mendelssohn per -Xàas. Mss.); 
xai xóatj.o'j xaté^TiXiV oi.yoiX\LX, vsòv t' stcoitictev Iv arjxG xaXu) TcspixaX- 
Xéa, Lanchester. 

Con l'insieme del passo cfr. Apoc. 21. 22 ss. ed i passi del 
V. Testam. di base a quella; quanto ad 'Èvaapxoi;, un'occhiata 
alle concordanze e al dizionario basta a dimostrare, che esso è 
estraneo ai LXX e al N. Test.; che anzi non si trova in scrittori 
anteriori al III sec. - e, fra essi, negli scrittori cristiani come p. es. 
Eusebio, //. jE I, 4, I ; I, 5, I (ved. Mommsen, pp. 38, 7; 44, io); 
V. Cosi. Ili, 41 (ed. Heikel, p. 95, 7); Ippolito ( EXsyx.»?, VII, 
38, 4; X. 19, 3i ed. Wendland pp. 324, £§; 28013); PS- Metodio 
(P. G. X. 397 D) [incarnari, incarnatio in Rufino {trad. di Ori- 
gene) de principiis I, 4; II, 6 titolo; 6, 7; 8, 2; IV, 4, 3 (30) ; 
ed Koetschau, pp. io. 8; 139. 5; 147. 16; 154, 4; 352, ^2 ■ corri- 
sponde, almeno nella II « di queste citazioni al gr. svav^pw^^^iai?], 
h sempre riferito all' Incarnazione del Verbo - Gesù. Degli scrittori 
non cristiani l'usa Porfirio, De Abstin, I, i : TruSóp-svoc w? tv; 
aaapxou xaraYvoù? -po^^s ìrX Trjv £V(jap-/'.ov avaoeSpàfxrjxac -aXiv '^o- 
pàv, X, -. X. Del significato di reale, visibile, che gli vorrebbe dare 
il Bate, non ho trovato traccia. Si tratta dunque probabilmente dr 
un'interpretazione cristiana, sotto l'influenza di Apoc. 21. 22 ó Y«p 
xupio? ó ^£0? ó TcavToxpdtTwp vaòc aù~>^"c Igtiv xai xh apviov ; e di idee 
paoline cfr. Ili, 776. 

(i) Cfr. V. 251 s. 

(2) Lactant. Divv. Instt. VII 24, 6: (p, 659): post cuius ad- 
ventum congregabuntur iusti ex omni terra- peractoq uè iudicio civitas 
sancta constituetur in medio terrae, in qua ipse conditor deus 
cum iustis dominantibus commoretur. Quam civitatem Sibylla 
designat, cum dicit (vv. 420-421 con la var. XajjiTirpo-spav per 
oaiSporépav). 

I passi profetici sul ritorno del popolo dall'esiglio e dalla disper- 
sione sono notissimi; qui tale aspettativa è universalizzata. 



— 97 - 

Eterno, la sua amata presenza (i) ; l'oriente e l'occi- 
dente cantarono, la gloria di Dio (2). Infatti non vi 

saranno più per i miseri mortali [cose] terribili (3), 

né adulteri né illegale amore di fanciulli, non omicidio 43 
né rumore di guerra, ma in tutti un giusto gareggiare (4). 
È il tempo finale dei Santi, quando compie queste 
cose Dio che tuona dall'alto, fondatore del gran tempio. 
Guai a te. Babilonia (5) dal trono d'oro, dai sandali d'oro, 
annosa regina sola signoreggiante sul mondo (6), tu da 435 
lungo città grande e universale (7), non più ti stenderai 
sulle tue montagne d'oro (8) sulle correnti dell'Eufrate ; 
sarai gettata al suolo dalle scosse di un terremoto ; ma 
i terribili Parti ti hanno fatto regnare (9) su tutto. Tieni 
la bocca in una museruola (io), o impura razza dei Caldei, 
non chiedere e non meditare come prevarrai sui Persiani 44» 
come regnerai sopra i Medi, poiché a cagione di quel 
potere per il quale tieni, mandando a Roma come ostaggi 

(i)iw£7:o5rj{jL£vov s'.So?; ersehnte Gestalt, Blass ; the vision of 
delight, Laìichester. 

(2) Ps. 112 (113) .; Mal. I, ii. 

(3) osiAoTai ^poToTai (^poTotaiv) Sstvà Mss. : za osivà Castalio. 
Wilamowitz ritiene che qualche cosa dev'essere caduto tra 3. p. e 
oliva. 

(4) Cfr. 386 ss. 

(5) Cfr. HI 303. -/^puaó^pove, /pu-jOTOÒiXs, di Era; II. I, 611. 

(6) Cfr. V. 186: basato su Isa. 47,5. 

(7) ti£Y<^^*l ''•"'^ -«[j-zoXi? : quest'ultimo, aggettivo, in Sofocle, 
Antig. 614. 

(8) Modo di dire; Geffcken cita Aristofane Acarnesi 82; Plauto, 
Stick. 24; A-uluL 701. 

(9) Miss. HpaTstv. Sembra inutile emendare: 7:a^sTv Volkmann, 
xpoTsTv Lanchester. 

(io) Qxó^j.a. cpt{;.G Geffcken per oi^jlóv Mss.; utójj.' a^rj'^ov Alexandre. 



- 98 - 

che anche erano schiavi (i) all'Asia, appunto perchè 
anche tu credendoti- regina..... verrai al giudizio (2) dei 

445 tuoi nemici a cagione dei quali nnandasti prezzo di 

riscatto (3). IWa darai per parole perverse una parola 
amara ai tuoi nemici. 

Nell'ultimo tempo il mare sarà asciutto e non più 
veleggeranno le navi venso l'Italia, la grande Asia che 
produce di tutto (4) sarà allora acqua e Creta pianura, 

450 Cipro avrà un gran flagello e Pafo lamenterà (5) un 
terribile infortunio così che si capirà che anche Salamina 
la grande città starà soffrendo un gran flagello ; ora de- 
serto sterile starà allora sulla spiaggia. Non poche ca- 
vallette rovineranno la terra di Cipro (6). Su Tiro, 

455 infelici mortali, piangete nel riguardarla. Fenicia, ti so- 
vrasta una terribile via, finché tu cada una cattiva 
caduta, allorché le Sirene si lamenteranno davvero (7). 
E nella quinta generazione, quando cesserà (8) la di- 
stribuzione d'Egitto, quando si congiungeranno re sver- 

(i) SrjTcJov-ac non 5rj-£uou0a Alexandre, Rzach, cfr. Dio. Cass. 
54, 8, I. Nel 20 av. Cr. Phraate restituì 1 prigionieri e le insegne 
romane; la qual cosa fu celebrata da Augusto con un trionfo; 
e su monumenti (Mon. Ancyran.) e da poeti. 

(2) £tc xptatv Mss. Edd. ma li^'- /.X^civ Lanchester.. 

{3) Ho segnato le lacune che in questo passo scorge il Wilamowitz, 

(4) ::àjiy)opoc Mss. ; COSI intendono anche Blass e Lanchester; 
-a^oopov (riferito a uBwp) Buresch e Geffcken. 

(5) octà^ei Alexandre per ài?s: Mss. 
(6;^ Cfr. IV 128. 

.7) Cfr. 2 Baruch io, 8: chiamerò le sirene del mare; asip-óv sta 
nelle versioni greche per sciacallo in Michea, i, «; Isa, 13, 21 (22 
Aquila) ; Geremia 27 (50) 39. 

(8) Lanchester pensa che per ote tvo^qzi^ sia forse da leggere 
oT'ÈXs-JCfET'. (oXe^po?).; rÀ^-xr^ y^^zfi cfr. IV 20. 



— 99 - 

gognati ; e le generazioni dei Panfili si stabiliranno in 4eo 
Egitto, vi sarà in Macedonia ed in Asia ed in Libia (i) 
una guerra furente sul mondo riempiente di sangue 
nella polvere (2) cui porrà fine un re di Roma, e i po- 
tenti dell'Occidente. 

Quando cada nevoso il turbine invernale, essendo 
gelato il gran fiume e le sterminate paludi, ecco un 465 
popolo barbaro (3) s'incammina verso la terra d'Asia e 
distrugge il popolo dei terribili Traci come cosa facile 
a distruggere (4). E allora gli uomini che si divorano il 
cuore, sfiniti dalla fame, divoreranno i genitori e con- 
sumeranno avidamente tali cibi (5). Da tutte le case le 
fiere — mangeranno la tavola — e gli stessi uccelli 470 
mangeranno tutti gli uomini, l'oceano sarà riempito di 
male dalla guerra arrossato nella carne e nel san- 
gue (6) degli stolti. Fino a tal punto vi sarà mancanza di 
risorse sulla terra da poter sapere il numero esatto de- 475 
gli uomini e delle donne. 

Infinite cose lamenterà un'infelice (7) generazione verso 
il termine del tramonto del sole per non risorgere mai 



(i) AtpusGiv Alexandre per Xuxioir(aiv Mss. 

(2) xocjxoiiavTjs TtóXsfAO? -oXu«i[AaToc èv zov'.ìrjaiv, cfr. v. 362. 

(3) V. Introd. 

(4) (bc «Àa7:aovóv, cfr. Ili, 465 e coi Mss. ; oùx Rzach. 

(5) Geffcken cita un frammento (434} di Empedocle. 

(6) aìfia-ósic aapxa? te za\ al^ara. Ammettendo uapxós te xat 
atij.aTos allora lo si farà dipendere da -XT^aSr]zs-c<m, congiungendo 
xazou con -oXàfjLoio: da una mala guerra il sanguinante oceano 
sarà riempito della carne e del sangue degli stolti; -oXé^ao-.o è a 
sua volta emendazione di Buresch per rrorafjioTo Mss. 

(7) SetXzj Herwerden ; oeivr, Mss. 



— 100 — 

più (i ) ; aspettando di essere immerso nelle acque del- 
l'oceano ; poiché vide le cattive azioni . impure di molti 

480 uomini. Vi sarà un'oscurità senza luna (2) per il gran 
cielo istesso, una tenebra non piccola coprirà per la se- 
conda volta i recèssi del mondo ; ma dopo di questo la 
luce di Dio sarà guida agli uomini buoni, quanti avranno 
cantato inni a Dio. Isi[de], dea tre volte infelice (3), 
rimarrai sola presso la corrente del Nilo, menade che 

485 non articola i suoni presso le sabbiose rive dell'Ache- 
ronte, e di te non rimarrà più ricordo per tutta la terra. 
E tu, Sarapide, coperto da tante rozze pietre giacerai 
rovina immensa sull'Egitto sventuratissimo. Quanti d'E- 
gitto recavano a te il loro desiderio (4) tutti quanti ti 

490 piangeranno acerbamente ; ponendosi nell'animo Dio in- 
corruttibile ; sapranno che tu sei nulla, quanti avranno 
cantato inni a Dio (5). E allora uno dei sacerdoti, ve- 
stito di bianco, dirà (6) : Orsù (7), alziamo di nuovo 
il bel tempio del Dio vero, orsù mutiamo il malvagio 
costume ricevuto dai genitori, a cagione del quale essi 



(i) Cfr. IH, 94. 

-(2) (TxoTÓ[j.a'.va; del resto cfr. 346-347. 

(3) Clem. Alex. Protrept. IV, 5o (Stahlin p. 39) tòv (vaòv) òe'ldtSo? 
xat Sapa;:t5o5 Èv Aìyu-Tw xaTevcy5r,a£a^ai 97)01 xai sjxTzprja^ ricreai ai 
(vv. 484-485 con var. avauSjc accettata da Geffcken da aTax-uo? 
$ W) ; tUy. y:ro^aaa (vv. 487-488 dove pure dà 11 testo Xi^'ou: àp- 
yoù? é:rtX£i[i.EV£ tioXXoÙc contro Xi^oi? l7i:ix£i^ev£ TioXXà ^xo^iicbic, $ W. 

(4) ooaoi o'AtY'J'~To-j ttó^'Ov t^y^Y"^ ^"^ °^j ° • ^^ ^^^^ preziose 
d^ Egitto ; ma odaou? VK\-^^t.xo\> tcóSo? tì'ykyev Rzach. 

(5} ocro! ^£Òv È^up-vr^-av cfr. v. 483. 

(6) xai Tt? Èpet Twv tipéojv Mss- : xa'. ~o~z xtSv tlpiwv ti; Ips 
Geffcken. 

(7) Cfr. Ili, 716-731. 



- 101 - 

facendo processioni e riti a dei di pietra e di coccio non 495 
furono sapienti (i). Voltiamo (mutiamo) le nostre anime, 
innalzando inni a Dio immortale, egli il padre, il sempre 
esistente [eterno] il reggitore di tutte le cose, ii vero, 
il Re, padre vivificante (2), gran Dio che esiste per 500 
sempre (3). E allora in Egitto vi sarà un grande e 
santo Tempio (4), e a quello porterà sacrifici il popolo 
fatto da Dio e ad essi darà Dio incorruttibile di vivere 
a lungo (5). 

Ma quando gli Etiopi, abbandonando la tribià senza 
vergogna dì Triballi (6), si precipiteranno ad arare la sos 
terra d'Egitto (7), cominceranno la malvagità, affinchè 
si compiano tutte le ultime cose (8). Poiché essi distrug- 
geranno il gran tempio della terra d'Egitto ; Dio pioverà 
giù sulla terra un'ira terribile su di loro, così da distrug- 
gere tutti i malvagi, e tutti gl'ingiusti ; e non vi sarà 
più moderazione in quella terra, poiché non custodirono 510 
ciò che Dio aveva dato !oro in dono. 



(i) Cfr. V. 356 e 111, 30; Epist. a Diogn, 2, 7: toó? jjlIv Xi^i- 

(2) iIi-j)(^OTf.óaov ytvsTTjpa. 

(3) Cfr. IH 717. 

(4) Isa. 19, i9 cfr. Gius. FI. Antt. Xlll, 64 (Niese HI, 162, ,.J 

(5) --jjL^ioTsuEiv. Cfr. Eso. 20, 12; Deut 5, ^g. 

■ (3) Che gli Etiopi potessero venire dalla Tracia (Triballi) è cosa 
a dir poco, non probabile. Ma bisogna ammettere che fossero già 
stnti confusi con Gog e Magog, attraverso la contaminazione dei 
passi in Ezechiele e Isaia, già segnata a Ili 319 (pp.- 23-24). 

(7) A'iY'JT^Tov hy TE <^ atY'J't-ov Itiv ^ ìt^ A'tyJTtTov Rzach Al- 
yiiTTTou voTav Alexandre. 

(8) Cfr. Ili 92; 570. 



— 102 — 

Io vidi (i) la minaccia dei sole che bruciava fra gli 

astri e la terribile ira di Selene tra i raggi ; gli astri 

soffrivano nel dar vita ad una battaglia ; Dio per- 

5)5 mise loro di combattere. Infatti (2) contro il sole fecero 

lotta grandi fiamme e si mutò il sibilo bicorne della 

(i) La battaglia delie staile. Paralleli dallo stoicismo, segnaL:!! 

da Geflcken, sono: Seneca, Consol. ad Marc. 26, 6; « et cum 

tempusadvenerit, quo se mundus renovaturus extinguat, viribus ista 
se suis caedent et sidera sideribus incurrent, et omni flagrante 
materia uno igni quicquid .nunc ex disposito lucet ardebit, » ed Herc, 
fnr. 944 ss: Thyest. 844 ss; inoltre Lucano, Phars,l, 72: 

Sic, cum compage soluta 

Saecula tot mundi suprema coegerit iiora 
Antiquum repetens ìterum chaos, omnia mixtis 
sidera sideribus concurrent, ignea pontum 
astra petent, tellus extendere littora nolet 
Excutietque fretum, fratri contrario Phoebe 

ibit 

Ma, come notano anclie Bate e Lancliester, questa concezione 
può avere altre origini. In Isa. 13 ^u il profeta si compiace di dipin- 
gere l'oscurarsi dei corpi celesti - che sono le divinità dei pagani - 
all'avvicinarsi di Yahwè ; e cfr, Isa. 34,4; Gioele 2 ^^ ece. Se in- 
terpretiamo le costellazioni appunto come divinità, potenze ce- 
lesti, allora il passo si spiega più facilmente ; ed è appunto così 
che va interpretato; date le idee e credenze astrologiche - del resio 
notissime - dell'epoca. Il Sibillista anche qui non ha fatto che rie- 
sporre - ma interpretandola a suo modo - quella che era opinione dif- 
fusa a! suo tempo; bensì nell' interpretarla l'ha trasformata. Non 
si tratta più, infatti, come nella credenza stiiica, della dissoluzione 
del mondo, nei suoi elementi, da cui prende principio un nuovo 
periodo cosmico ; ma dtì ^gùf disio, etico e finale, pronunciato da Dio. 
Si cfr. pure Apoc. 6. ^g; 12.7; 2 Pet. 3. io', Matt. 24.09 e 
passi bìblici ivi citati; in 1 Enoch 102,2 «le luminarie saranno 
spaventate da grande spavento ». 

(2) Geffcken sposta - ed io lo seguo -J'ordine tradizionale dei 
versi, così: 515-517-516-518. 



— 103 - 

luna, Lucifero (Fosforo) ebbe battaglia salendo sul dorso 
del Leone, Capricorno percosse i tendini [sul collo? 
al giovine (nuovo — appena sorto) Toro ; il Toro strappò 
a Capricorno il giorno del ritorno; Orione tolse alla 
Libra il potersi fermare mai piij. La Vergine in Mon- 520 
tone (Ariete) mutò il Fato dei Gemelli ; la Pleiade non 
splendette più ; il Dragone respinse la Cintura ; i Pesci 
penetrarono nella corazza del Leone; Cancro non stette 
più fermo, poiché temeva Orione ; lo Scorpione attaccò 
la coda — [si rifugiò sotto la coda) (i) a causa del 505 
terribile Leone ed il cane sdrucciolò dalla fiamma del 
Sole; ma la forza del potente Risplendente (Brillante) 
fece bruciare Acquario. Sorse io stesso Cielo per scuotere 
i combattenti, nella sua ira li scagliò a testa in giù sulla . 
Terra. Ed essi gettati rapidamente nell'acqua dell'Oceano, 
bruciarono tutta la terra ; il cielo restò senza stelle (2). 531 



(i) oùpàv ìizr^^h Mss. ; ùùpavòv f.X^s Wilamowìtz, ma il Geff- 
cken ha ragione di notare che qui si tratta delia coda deilo scor- 
pione ; o'jpS u-^X^e Alexandre-Geffcken. 

(2) s;j.;tv£ 0' avà(j-£j>oc aÌ5T,p. 



FRAMMENTI 



I. 



(i) O uomini mortali e carnali, che non siete nulla (2)^ 
come vi innalzate (così) rapidamente, non scorgendo la 
fine della vita? Voi non tremate innanzi a Dio né lo 
temete {3), il nostro tutore (4), altissimo, conoscitore 
5 [del futuro] che tutto vede (5), testimone di tutte le 
cose, creatore che tutto nutre (6), che pose in tutte 
le cose il suo dolce spirito, e lo fece guida di tutti 



(i) Presso Teofilo Antiocheno Liber ad Autolicum II 36: St^uXXa 
oé, £V '^BXXsatv xat Iv toT? Xowoig s'Sveutv YEvo[xivrj ^tpo-J^Tts, Iv ò.^"^ 
Tv^c -poeprjTE'.a: aùr^c ovstoi^st tÒ tSv av5pw;cor^ Y-^°5> X^y^'J'^*- ''Av- 
SotoTioi ... 

(2) Clem. Al. Stroni. III. 3, 14 (p. 202 Stàhlin) : X^yei 3È -aìi 
7) Si^uXXa* av5p!0/:oi SvyjTOi xai aàpxivoi, où3lv lóvie?. Cfr. fr. IH, 
21; 1. Ili, 8-11. Gregor. Naz. Carmina, P. G. 37, 1301 A (lo) ; 
1557 A (88). 

(3) Cfr. 1. HI 29 e 34. 

(4) tÒv ETniax.OTCOv ù{;.cSv. 

(5) ;:av£T:ózT7iv cfr. lì, Macc. 9, 5; (;rdév:wv ì. Isa. 5, ì; 111 Macc. 
2, 24 ; lettera di Aristea, 16. 

(6) 7;avTo-p6yov (cfr. Sap. 16. 25) xtiottjv cfr. V, 500 <|'«7.oTpÓ5pov 
Y£V£T7;pa ; e fr. Ili, 8. 



— 105 - 

i mortali ?(i). Uno è Dio, che solo regna, immenso (2), 
ingenerato, onnipotente, invisibile Egli che vede ogni 
cosa (3), ed Egli stesso non è veduto da alcuna carne 
mortale ; qual carne infatti può scorgere con gli occhi 10 
il celeste e vero Dio immortale che abita il cielo ? Ma 
neppure davanti ai raggi del sole sono capaci di stare 
gli uomini, generati uomini mortali, essendo vene e carne 
[tenute insieme dalle] ossa (4). Venerate lui che è solo, 
duce del mondo, che solo è per l'eternità e dall'eternità (5), is 



(i) Cfr. Sap. 12, 1 tÒ yàp aoS-apróv aou -vsu[Aà I^tiv Iv Tcaoiv. 
Lactant. Divv. Instt. IV, 6, 5: (Brandt p. 280) Sibylla Erythraea 
in carminls sui principio, quod a summo deo exorsa est, filium dei 
ducem et imperatorem omnium his versibus praedicat: - (vv. 5-0) - 
con la var. (yrjYriTTjpa) ^sòv (per pporiov) -àvriov ÈTio'iyiasv ; cfr. Epi 
tome 37, 6 (p. 713) Sibylla « Erythraea » quoque deum dicit ducem 
omnium a deo factum. 

(2) ÓTcepfiEy^'^'Ti' 

(3) I vv. 7-9 sono citati dalla ps. Giustino, Cohort. ad Geni. 
16 : Tiva Se xai ttjv apj(^aiav xài apóSpa T^aXaiàv S'.,SuXXav, fjc xa\ 
nXocTtov xai 'AptcjToyàvT)? xà\ stepot -Xsiou^ ój? ^pna[j.to8ou [j.é[J.vr|V-at, 
Olà ^7jap.fiiv ùjiS? 8t8aoxeiv Jwep\ ivo? xai [j.óvou 5eou au[i[3a'iv£t, «va^- 
xoiov ù/io[iV7jaai • "kiyei 8£ ouito; • (Oehler, Corpis Apologg. Ili, 64). 
Lactant. Divv. Instt. 1,6, 15 fp. 23) In his ergo versibus quos Ro- 
mam legati adtulerunt de uno deo haec sunt testimonia : sTc ^eó?, etc. 
(Vo 7). Cfr. 1. lìl, II, 12 e 17; IV, io; Deut 5, gg: tU yàp uap? 
(= or Sibyll. fr. 1, 10) viti? rfxoucsEV otDvriv ^sou . . . , xat ^rj^sTa'. ; 
cfr. anche per i vv. ss. la nota 6 a p. 2; Minucio Pel. 32, 6; Ireneo, 
ed. Stieren, 1, p. 657; qcc. 

(4) Testo incerto: av5pes, Iv Ò0T£Ìot<iiv Nauck Geffcken. 

(5) Citato in Lattanzio Divv. Instt. I, 6, 16 (p. 24): qui quo- 
niam solus sit aedifìcator mundi et artifex rerum vel quibus con- 
stat vel quae in eo sunt, solum coli oportere testatur (vv. i5-i6). 
Cfr. anche III, 33. 



— 106 — 

autogenerato, e ingenerato (i), che tutto regge per 
ogni tempo, che a tutti i mortali dà discernimento (2) 
nella luce comune. Della vostra volontà malvagia 
avrete la degna ricompensa (3), poiché trascurando di 

20 render gloria al Dio vero ed eterno, e di sacrificargli 
sacre ecatombi, avete fatto sacrifici ai demoni, a quelli 
nell'Ade (4). Voi camminate nell'inganno e nella demenza 
e abbandonando la retta via maestra (5) vi siete allon- 

25 tanati ed avete errato fra pruni e rovi ; mortali, ces- 
sate stolti, dal vagare nell'oscurità e nella notte nera 
senza lume, e abbandonate l'oscurità della notte, anzi 
fatevi padroni della luce (6). Ecco Egli a tutti è chiaro 

(r) aù-oysvrj? ayivrjTos. Lattanzio, D. !.. I, 7, 13 (p. 28) verum 
quia fieri non potest quin id quod sit alìquando esse coeperit, con- 
sequens est ut quoniam nihil ante illum fuit, ipse ante omnia ex 
se ipso sit procreatus, ideoque ab Apolline «-jto^u^ìc (cfr. 1. Ili, 12), 
a Sibylla ayTOYEvrji: et a -évr,Toc et ir^oirixoc noininatur. 

(2) ^poToTai vÉ^wv Maranus, par Ppo-otaiv £vò)V: cfr. n. 16 di 
Oehier a p. 166. Per -/.ptri^ptov Geffcken cita Filone, de opif rnundi, 
20. (ed. Cohn-Wendland, vo.. I p. 20, ^5, s; Èy.àoTrj (atc^^asi) [j.évtoi 
7:poaév£ijj.£V ó -otwv xa\ é^atoÉTou? {iXotc /.ai xpiTspiov 'tSiov, io Biy.àaìi 
-à -jTion'.r.TovTa. Cohn stesso traduce (Die Werke Phìlos v. Alex. 
Breslau 1909; voi, i, p. 47-48) Urteilsvermògen. Così al nostro 
luogo Blass rende Urteilskraft. Testing Urne, invece, ha il Lanch- 
ester; h --pai /-oivw cfr. Hi. 494. 

(3) Cfr. Matt. 6, ., etc. à:i£-/ouc;tv -òv [xig^òv aùrwv. 

(4) Cfr. Ili, 545 l. ' 

(5) Cfr. Ili, 9 s. ; 721 . 

(6) Clem. Al. Protrept., II, 27, 4 xà j^lv Sr) izkv.ts-a ij.£p.ó5'£u-ai 
xa\ -énXaaTat Tcspl 5£Sv Ofiiv tà Ss [xai] oca yEYEV^a^a-., •ÓK£tX£-Tai., 
TctuTa 5é 7t£pì av^pojzwv ata'/^ptov xat aa^'k^St^ psPtoxórwv «vaYéYpa^CTai 
(vv. 23-25 e 27 con var. v. 424 ~'. T^Xavaa^s, Ppotoi; Tiiaucac^E [J-a- 
Taioi e V. 427 KaXXb£T£), cfr. Isa. 9^ (Mt. 4, ^e) ; figli della luce, 
Lu. 16, g; Gìov. 12, 3g; Eph. 5, g (il più vicino al nostro passo); 
1, Fess. 5,5. 



— 107 - 

e non incerto (i). Venite, non perseguite sempre l'oscu- 
rità e il buio. Ecco, la luce del sole così dolce da con- so 
templare splende più che mai. Imparate a conoscere, 
ponendo nei vostri petti la saggezza : uno è Dio che 
manda pioggie, venti, terremoti, lampi, fami, pestilenze 
e tristi lutti e tempeste di neve <e) ghiacci. Ma perchè 
enumero ad uno ad uno ? È Signore del cielo, regge la 35 
terra. Egli è {2). 



II. 



(3) Se gli dei nascono e rimangono immortali, gli dei 
sarebbero stati pii!i numerosi degli uomini, né ai mortali 
sarebbe rimasto luogo dove stare. 3 



[i) Clem. Aless. SiromatiV , 14, 115, y (Stahlin p. 404, ^g) dopo 
aver citato Deut. 6, 4 e ^3; Protrept. Vili, 77, 2. (St. p. 59 jg ^>-) 
aùt'.x.a youv r\ Trpo'-fl^-'.j f)jMV acrà-w j^ptÓTr) Stp-jXXa rò a(j[J.a -' crw- 
Trjpiov (vv. 28-35 con lievi varianti). 

(2) oupavov) 7)Y£iTa'., YXirjc /.parsi, auro; ■j-.ct.Ofj.i. /.pa-o; ArceriuS ; 
Atooc Schwartz; aìàv ÓKap/si Badt. 

(3) Pure presso Teofilo Antiociieno : Ad Auto!. II, 3, 2 (Oehler, 
p. 50). Et Y^? ^Y'^^'^^'^'^ ^EO'-, ^'/p^v y.'x: swc ~ou òsupo y-vvaudai, 
xa^àrccp y*? ■''■°''- «'^^pwTtoi ■^s.^i^Sìvz'jli • paXXov Sé xa\ -Isiovec ^eoi 
("òsìiXov slvat twv av^pcÓTiwv tó; cotìci'.v Si,iyXXa. Cfr. Eusebio, Co- 
stantini oratio ad sanctor. coetum. 4 (Heikel p. 157) -av tó à^'/jy 
E/^ov za\ -sXo; 'e'/^si • r; ììi y.y.-ó. y^póvov ^-px^j ylvEaic AOLkv.-a'. • ri S'È/. 
yEviaewc cp^ap-à jiàvra. . . si ò'aSàvatoi ol YEvvwaavoi, YEVvtovTat os aÈ'., 
-XrjjAfj.upE'tv zvàyxr) tò y^^o?- npos^rjxr,; ò' sniyEvofxivTjc, tic av oùpotv'/?, 
"O'.a Oc Y^ Toaou-ov ajj.^/o? 1-'. -'.yvójisvov 5=t3v iy^tóprjrisv ; Lattanzio, 
Divv. Insti. 1 16, 6 sé. (p. 62): Nascuntur ergo et cotidie qui- 
dern dii novi : nec enim vincuntur ab hominibus fecunditate. Igitur 
deorum ìnnunierabilium piena sunt omnia, nullo scilicet morlente. 
Nam cum hominuvn vis incredibilìs, numerus sit inaestimabilis, quos 



i08 — 



III. 



(i) Se dò che è generato del tutto anche perisce, 
non poteva Dio essere stato formato dai lombi di un 
uomo o dal ventre ; ma Dio (2) '<è> solo, uno, altissimo 
sopra ogni cosa (3) il quale fece il cielo il sole e gli 
astri e la luna {4), la terra fruttifera e gli abissi d'acqua 
del mare, i monti elevati e le perenni fonti d'acqua 



tamen sicuti nascuntur mori necesse est, quid deorum esse tan- 
dem putemus, qui tot saeculis nati sunt, immortalesque manserunt ? 
Lattanzio considera i due sessi degli dei, e il fatto che quindi ne 
devono continuamente nascere dei nuovi; cfr. I, 7, 13 (e V orati o 
e istantiniana) ; e il principio de! fr. 111. 

(i) Anche questo presso Teofilo, Ad Autol. 11, 36, 29 (Oehler 
p. 168) xai 7:pò? Toòc YHvvjToy? X£Yo;j.àvou(; l'^r).; Lattanzio, Divv. Instt, I , 
8, 3 (p. 29): unde mihi de tanta maiestate saepius cogitanti, qui 
deos colunt interdum videri solent tam caecl, tam incongitabiles, 
tam excordes, tam non raultum a mutis animalibus differentes, qui 
credant eos qui geniti sint maris ac feminae coitu aliquid maiesta- 
tis divinaeque virtutis habere potuisse, cum Sibylla Erythraea dicat : 
(vv. 1-2) cfr. I, 7, 3; I, 16, 6; Ippolito, «Philosophoumena^, V, 
16, i (Perati): v. yi.p ti, ■■oi]q[, « yevvtjtÒv, oXa>$ xa\ ^^s'-pctai » r.a- 

Y£vlaswc i^viMKOzec y.%'. tz? óSouc, 5i' wv s'-oeXt^Xu^ev è av^pw^oc sì; 
tÒv xóa[Jiov, axpipòj; o£Oi5aY[J.évoi O'.sX^stv xa\ -spaaat Tr)v ^.^opàv [ióvoi 
ouvà{j.£^a. (ed. Wendland, p. in); ps. Giust , Cohort, ad Gent. 23 
cfr. Atenag. Supplic. 19 e 20; Costantini oratio ad sanctor, 
coetum, 4 cit. al fr. 11; e quest'ultimo. 

(2) Cfr. IH 11-32. 

(3) :i:avu;i:=pTaToe, cfr. Od. 9, 25. 

(4) Lattanzio, Divv. Instt. 1,6, 16: hunc esse solum sumnium 
deum, qui coelum fecit luminibusque distinxerit: (vv. 3-5). 



— 109 - 

corrente (i). Ancora, egli genera la grande folla innu- 
merevole degli animali acquatici, inspira vita (2) ai rettili 
che si muovono sulla terra, e le molteplici razze degli 
uccelli, dalla chiara voce, rumoreggianti, bruni, strepi- 
tanti con le ali (3), che battono l'aria con le ali. Ma 10 
nei dirupi dei monti pose la selvaggia razza delle fiere, 
e sottopose a noi mortali tutti gli animali domestici (4). 
Egli ha costituito il generato da Dio duce di tutto, e 
all'uomo ha sottoposto cose d'ogni genere e non com- 
prensibili. Qual carne infatti tra i mortali può sapere 15 
tutte queste cose ? Ma le sa solo Egli il loro fattore fin 
dal principio, immortale creatore eterno, abitante nell'e- 
tere (5), che ai buoni dà una buona ricompensa molto 
strabocchevole (6) e che ai malvagi ed ingiusti suscita 
l'ira e la collera (7), e guerra e pestilenza e tristi 20 
lutti (8). 

Uomini, perchè vanamente innalzandovi siete sradi- 
cati ? (9). Vergognatevi di deificare gatti e animali feroci 
(coccodrilli) (io). Non forse una rabbiosa follia vi ha tolto 



(l) oupsa ^'uA^^Evra aévvaa ys.\)\>.aixa, -s-^Ssv, 

(2} ^•^■/OTpofét~ai cfr. 1. V, 500 <^uyoTpó(oov Y^vsTrJpa fr, I, 5.; 
cfr. i vv. 8-14 con III, 20 ss. 

(3) XiYunTspófficova, Or. Sibyll. fr. Ili, io. 

(4) Cfr. Gen. i, 26-30; P^» 8, ,.g. -Filone, de opif. mundi, e. 28. 

(5) Lattanzio, de ira dei, 22, 7 : apud hanc (Sibyllani Erythraeam' 
de summo et conditore rerum deo huiusmodi versus reperiuntyr 
(vv. 17-19). 

(6) TZoXh ivXsiova ;ji<jSÓv. 

(7) Cfr. Ecclus. 39, 25- 

(8) V. 20 == 1. Ili, 603. 

(9) Cfr. fr. I, 2. 

(io) Cfr. 1. HI, 30-32. 



— no — 

dall'animo i sensi, se gli dei portano via piatti e rubano 

25 vasi; e invece di abitare nel cielo immenso (i) e dorato, 
egli guarda le cose mangiate dai vermi, ed è coperto da 
fìtte ragnatele. Adorando serpenti, cani, gatti, o stolti, 
venerate e gli uccelli e le fiere serpenti della terra e 
statue di pietra e immagini manufatte, e mucchi di 

30 pietre lungo le vie (2) ; queste cose venerate e altre 

molte vanità che è anche vergogna il nominare (3) ; 

sono dei che guidano con inganno (4) gli uomini stolti, 

e dalla bocca dei quali si spande un veleno mortifero. 

Ma Colui (5Ì che è vita e luce eterna immortale e che 

85 spande agli uomini una letizia più dolce del miele (6),... 
a costui solo piega il collo, e che tu inclini (7) la via 
nei tempi beati. Tutte queste cose lasciando, il bic- 
chiere pieno di vendetta, puro e schietto, forte, ben 
premuto, comjSletamente non allungato, avete trangugiato 

40 con stoltezza ed animo folle. E non volete riscuotervi 

(r) nóXov y.g-' aTiEipova ^«Utv emendazione di Wilamowitz per 
xxrà -\ova vatstv, xcc! jt'.ova -^oiXaw testi correnti nelle edd. di Teo- 
filo Antioch. '/.ara tzìov p.5tvat£tv Mss. 

(2) Cfr. 1. Ili, 587 ss. ecc. 

(3) Cfr. 1. V, 79. 

(4) oóXtp 7]Yrj~^pé? Wilamowitz, per SoXorjTope; Mss. Edd. 

(5) 0? ò' Rzach e Geffcken; ou 8* Castal. ecc.; Oehler in Theoph,. 
ad Atitol.; altri, où3é ssnv oùS' éatty oòòs Mss, 

(6) xa\ ;j.£Xi-oc ; indi una lacuna di due brevi e una lunga ; y^"' 
xspoù" Opsopaeus.. Anclie nel v. seguente, dopo ìv.Ti^ofkv.^ una breve 
lacuna che non si sa come colmare. 

;7) àvax.Xivoi?, Rzach, Geffcken; «vaxXTvai (ma Set perori e xaji.- 
TTTsiv per xà^Tw-s al v. 36) Alexandre; àvaxatvou Lanchester; àva- 
xXivot Mss. Questo raccomanda fortemente la lezione di Rzach e 
Geffcken, quantunque l'ottativo dopo l'imperativo certamente non 
corra. ~ 



— Ili - 

dall'ubriachezza (i), e venire alla saggezza dello spirito 
lett : {allo sph-ito saggici] e riconoscere per re Dio, Colui 
che tutto vede. Per ciò verrà su voi lo splendore del 
fuoco ardente, sarete bruciati dalle fiamme per un giorno 
senza fine attraverso il tempo, vergognandovi dei vostri 45 
inutili e falsi idoli. Ma quelli (2) che venerano il Dio 
vero ed eterno erediteranno la vita (3), essi per il tempo 
del tempo {4) abitando insieme la lussureggiante pian- 
tagione del Paradiso (5), mangiando il dolce pane [pro- 
veniente, Oj-^fornitol dal cielo stellato (6). 49 



(i) ÈKv^'ixi. cfr. Plutarco, Demostene, 20 ÈxvTjij^a; ; Poimandres 
§ 27: vr,t{*aTs e VII (Vili,) § I ~^fy- 3Ì,o;a^£, w av3pw7:oi, :- e^-jovt^c, 
Tov T7)s a-^-^dìQ^.'xz ajtparov [Xóvov] sx-t'jVTSi; , . . «jt^tì vrjAavTcc.cfr. Rei- 
tzenstein, Poimatidres, 

(2j Lattanzio, Divv. Instt. II, 12, 19: tum deus sententia in 
peccatores data, eiecit hominem de paradiso, ut victum sibi labore 
conqulreret, ipsumque paradisum igni circumvallavit, ne homo 
posset accedere, donec summum iudicium faciat in terra et iustos 
viros cultores suos in eundem locum revocet morte sublata, sicut 
sacrae voces docent, et Sibylla Erythraea, cum dlcit: (vv. 46-48). 

(3) ^toTjv xX7jpovotx.ou(jt Mtt. 19, 29; Me. IO, 1^,; Le. io 35; 18, js 
Dalman, Die Worte lesu, pp. 127-128 e 102-104. 

(4) tÒv a'iwvoc y^^óvov. 

(5) otxouvTEC TiapaÒEtaov òtxwc, Ipi^rfkioi, xrjTrov. Lattanzio ha 7:apà- 
oEtcTov. Cfr. Neemia 2, §; Cant. 4, ^3; Eccles. 2, 5. Per « Eden » in 
Gen. 2, 15 ; 3, 33; [Ezech. 36, 33 x^tto? rpu^^], Gioele 2, 3 j^apàSsiao? 
Touco^s; Is. 51,3 r.oLpa^tiaoq. Sulle origini persiane della parola e i 
raffronti con la mitologia babilonese, cfr. Cheyne in Enc. Biblica 
e per altri punti dì vista critici, e per la letteratura rabbinica, Bar- 
ton, e Eisenstein, in Jew. Enc. {yoct paradise). Cfr. Ps. Sai. 14, 2 
ó TcaoàBsiCTOs tou xupiou, rà ^uXa t^? ì^wT;"? oaiot aùrou. 

(6) Cfr. 1. Ili 744 ss. Se questo pane -paradisiaco è manna, 
cfr. 2 Baruch, 29, g. 



APPENDICI 



A) NERO REDIVIVUS 

Svetonio (Nero, 57) nel raccontare la gioia della plebe 
romana all'annuncio della morte di Nerone, soggiunge che, 
nondimeno, non mancarono quelli che continuarono a ve- 
nerarne la memoria e gli editti, quasi viventis et brevi 
magno inimiconini malo reversuri; e che anzi, in un'am- 
basceria mandata al Senato, il re dei Parti, Vologeso, koc 
etiam magno opere oravit, ut Neronis memoria coleretur. 
Tacito poi, (Histor. II, 8) descrive il terrore che provarono 
le Provincie d'Asia e d'Acaia alla falsa notizia del ritorno 
di Nerone, vario super exitu eìus rumor e j eoque pltiribus 
vivere eum fingentibus ere denti busgue. Doveva essere dunque 
una diceria abbastanza diffusa negli strati meno colti e più 
creduli della popolazione, che l'imperatore non fosse morto, 
ma, sfuggito miracolosamente ai suoi persecutori, ingan- 
nandoli (possiamo noi bene integrare la leggenda) col mo- 
strar loro il cadavere di un altro, avesse trovato asilo presso 
quei Parti che di Roma erano i nemici più potenti, ed il 
cui re mostrava d'interessarsi così vivamente alla memoria 
dell'Augusto detronizzato. 

A questo si aggiungano gli oracoli, che già durante la 
vita di Nerone, avevano predetto ch'egli sarebbe stato un 
tempo, cacciato, sì, dal trono imperiale ; ma per contro gli 
promettevano Orientis dominationem, nonnulli nominatim- 



— 114 — 

regnum Hierosolymoruntf plui'es oni7iis prìstinae fortunae 
restitutioìiem. Approfittando di queste voci correnti, non 
mancarono dunque i faìsi Neroni, e procurarono all'autorità 
imbarazzi non lievi. La cosa non può stupirci in alcun modo, 
se di leggende consimili, dal Barbarossa a Mario Kraglievic', 
per rimanere nei paesi d'Europa ed in tempi a noi più 
vicini, è piena la storia di ogni popolo; e se nella illumi- 
natissima Francia del -secolo scorso si 'trovarono tanti che 
dettero ascolto ai numerosi Luigi XVll che vi fecero la 
loro breve comparsa. 

Tacito stesso narra le avventure di uno di questi falsi 
Neroni, servus e Ponto, sive,.. liberthiiis ex Italia che, 
raccolto un piccolo esercito e spinto dalla tempesta nel- 
l'isola di Citno, vi sbarcò, e fu poi finalmente preso, ed 
il suo capo, probabilmente per calmare le ansie del popolino, 
portato a Roma, Nello stesso luogo (Hist, II, 8-9) egli 
accenna ad altri, di cui promette di narrare le vicende nel 
corso dell'opera. Non certo a costui egli allude nel proemio 
(Hist. I, 2) dove, riassumendo in breve le vicende del tempo 
di cui sta per tessere la storia, menziona anche moia etiam 
prope Parthormn arma falsi Neroìiis ludibrio. E' proba- 
bile invece si tratti dello stesso individuo, di cui narra 
Svetonio (1. e); Denique cum post viginti annos adulescente 
me extìtisset condicioìiis ìncertae qui se Neronem esse 
iaciaret, tam. favorabile nonien eius apud Parthos fuit, ut 
vehementer adiutus et vix redditus sii. 

La somiglianza del racconto, da una parte, rende pro- 
babile, ma la differenza delle date (l'88 e l'8o) dall'altra 
ostacola, l'identificazione di questo pretendente, con quel 
Terenzio Massimo di cui Zonara (XI, 18 — Corp. Script. 
Hist. Byzant., t. II, Bonn. 1844, p. 496) ci racconta con 
qualche dettaglio la curiosa avventura. Valendosi della sua 



— 115 — 

straordinaria somiglianza con Nerone, costui raccolse largo 
numero di aderenti in Asia, e fu accolto con onore dal re 
dei Parti Artabano il quale, per l'avversione che recava a 
Tito, preparò anche una spedizione per rimetterlo sul trono. 
Ad |ogni modo, che questi impostori operassero sulla fal- 
sariga di una tradizione popolare lo dimostra il fatto che 
in tutti si ritrova quella caratteristica di Nerone che più 
di ogni altra doveva aver colpito le fantasie, l' abilità, cioè, 
nel suonare la cetra e nel canto. 

Ma, accolto dalle comunità giudaiche in cui era vivissima 
r aspettazione escatologica, questo mito dette luogo presso 
di queste ad un'abbastanza ricca fioritura leggendaria, che 
passò poi anche alle Chiese cristiane. Tra le testimonianze 
patristiche, non tutte a dir vero, favorevoli al mito, si so- 
gliono citare quella di Vittorino di Pettau, nel .commento 
all'Apocalisse (13, ,; Corp. Script. EccL Lat. voi. 49, 
p. 120,5, ss.): Neronem dicit... hunc ergo deus suscita- 
tum ìnìttere regem dignu7n dignis, hidaeis et persecuto- 
ribus Ch'isti; di Lattanzio, lo chiunque sia l'autore del 
libello De niortibus persecutorum, (2. <,)] che ho citato nella 
nota 2 a pag. 92 (l. Ili v. 363 ss.); di S. Agostino (De Civit. 
Dei. XX. 19 — C. S. E. L. 472 ^^ — 473 .3) che nel commen- 
tare il e. 2 della II epistola di S. Paolo ai Tessalonicesi, 
accenna a coloro che il mysterium iniqtiitaiis intendono 
riferito al Nerone redivivo, anzi, neppure ucciso, ma lo 
credono subtractum potius, tU putaretur occisus, et vivum 
occultari in vigore ipsi2is aeiaiiSy in qua fuity arni cre- 
deretur exsti7ictus, donec suo tempore reveletur et restituatur 
in regnum. Sed — aggiunge subito — ìmiltum mihi mira 
^st haec opinaniium tanta praesumptio. 

Cosi contrario alla leggenda non si dimostra invece S. Ge- 
rolamo, che, — oltre all' avere appena abbreviato, senza al- 



— 116 - 

terarlo, il passo di Vittorino su riferito — nel suo commento 
a Daniele (ii. .^g — P. L. XXV. 568. C) si limita ad asserire, 
senza commentare, come -multi nostrorum, putant ob saevitiae 
et turpitudinis magnìtn dinevi Domitium Neronem Ant:- 
chrishim /ore. 

Le fa invece largo spazio Sulpicio Severo, nella sua 
Cronaca (Il 28, e 29 — C. S. E. L. I, pp. 82, ss): l'iden- 
tificazione di Nerone con l'Anticristo è fondata sul fatto 
d'essere egli stato il primo e ferocissimo tra i persecutori, 
e, non dicam reguni sed omnium hominum et vel hn- 
ma7tiu?)t bestiarum sordidissitnus,.. Inoltre, accenna al fatto 
che per suo ordine Vespasiano pose l'assedio a Gerusa- 
lemme, e che infine si sarebbe ucciso; ma il cadavere non 
fu trovato. Unde crediiur, etiam si se gladio ipse t^asfixerii, 
curato vulnere eius servaius, secundum illud, quod de eo 
scriptiim est : et plaga tnoriis eius curata est (Ap'oc. 13 J 
sub saecidi fine mitteìidus, ut -mysteriuvi iìiiquitatis (II Tess. 
2, ^/ exerceat. Così pure nel Dialoghi (II, 14) — ibid. 
p. 197) riferisce la credenza che alla fine dei tempi Neronem 
et Antickristum prius esse venturos ; quello in Occidente, 
ut idola gentium coli cogat, e questo in Oriente, a regnare 
sopra Gerusalemme. 

Tra i padri greci, invece, il solo che abbia un accenno 
ed anche questo volutamente vago ed impreciso, a Nerone 
come il tipo dell'Anticristo (il mistero dell' iniquità) è il Cri- 
sostomo, nella sua Omilia IV 3. II Tess. (P. G. 62; 485-486). 

Non è mia intenzione di discutere qui la formazione del 
mito dell'Anticristo, e le ingegnose azzardate ipotesi emesse 
dal Gunkel (Sckdpfung und Chaos) e dal Bousset, nelle 
opere già menzionate piij volte; e nemmeno la fusione dei 
vari miti, di Belial, dell'Anticristo e di Nerone, a cui ha 
dedicato (dopo averne trattato nell' Introduzione alla sua 



- 117 - 

Ascension of Isaiah) una lunga nota il Charles, nel più 
volte citato commento all'Apocalissi giovannea (II, pp. 76-87). 
Ma, poiché vi sono negli Orac. Sibyll. parecchi passi che 
si riferiscono alla leggenda di Nerone, credo che possa va- 
lere la pena di esaminarli con qualche attenzione. 

Lasciando da parte il 1. ili, vv. 63 ss. che sono stati di- 
scussi nell' Introduzione, ci si presentano per primi due luoghi 
del IV libro: 1 19-123, dove la leggenda è riferita nella sua 
forma "più semplice : un re, caratterizzato dal fatto di essere 
r uccisore della madre, fuggirà oltre l' Eufrate, e durante 
la sua fuga alla terra dei Parti, molti si contenderanno il 
trono di Roma; e 137-139, nei quali, dopo l'accenno al- 
l'eruzione del Vesuvio, si prevede il ritorno del Jitggitìvo 
di Roma, che deve attraversare di nuovo l' Eufrate alla 
testa di un forte esercito, come punizione per la strage 
dei pil e per la distruzione del Tempio. Nerone è dunque 
concepito qui come ancora vivente, ma il suo ritorno ha 
già il carattere di una calamità inflitta da Dio su Roma 
come pena, ed è anche, forse, uno dei dei segni precor- 
ritori della fine del mondo. 

Nel libro V, 27 ss. egli è ricordato per il matricidio e le 
sue crudeltà in genere, ma è anche un terrìbile serpente, 
che darà origine ad una guerra gravosissima, ed è carat- 
terizzato non solo dalla molteplice attività artistica ed istrio- 
nica, bensì anche dal tentativo di tagliare l' istmo di Corinto i 
e sparisce, e ritorna ugziagliando se stesso a Dio. il taglio 
dell'istmo viene rammentato nei versi 137 ss, ed a Nerone 
è attribuita una nascita demoniaca, cioè da Zeus e da Hera, 
ed impura (v. 146); egli è anche qui un mortale che si 
uguaglia a Dio (loó^ìo; i^o>; cfr. Wa^wv Osco aÙTOv, v. 34), 
una volta di più si parla del matricidio. (Cfr. v. 386 dove 
p.TjTjJoXsToci sono tutti i Romani). Egli si rifugierà presso 



- 118 - 

i Re dei Medi e dei Persiani, e con essi preparerà la ro- 
vina del popolo verace; a lui è attribuita la rovina di 
Gerusalemme e del Tempio (fu Nerone che dette a Ve- 
spasiano i pieni poteri militari per la spedizione); al suo 
apparire tremò tutto il creato e perirono i re, e quelli a cui 
rimase il potere distrussero la grande città ed il popolo 
giusto. Nei vv. 214 ss. si aggiunge forse alla leggenda già 
tanto complessa, un altro elemento, tolto da quella di Simon 
Mago — poicliè sono le Moire (Parche) che spingono lui 
itsTscopov (suscettibile però di un'interpretazione metaforica, 
in senso morale) a devastare il paese, poiché Dio gli ha 
concesso forza per fare ciò che nessuno fra tutti quanti i 
re ha mai fatto. Indi sono narrate le sue operazioni. E' 
interessante confrontare questo luogo, con uno della Lettera 
di Barnaba, (IV, 4) ugualmente fondato su Dan. 7 .^. e ,-g. 
« Dice così anche il profeta : Dieci regni regneranno sulla 
ierra^ e sorgerà in seguito un piccolo re, che icmilierà in 
uno tre dei re; Daniele dice pure a questo proposito: E 
vidi la quarta bestia, malvagia e forte e più critdele di 
tutte le bestie del mare, e come da lei spuntarono dieci 
corni, e da questi tm piccolo corno, rampollo, [■7J:y:poL'~ouoihiov ; 
cfr. TiapaoudiiiVov /.spa; Or. Sib. Ili 400) e come umiliò 
in uno tre dei corni ». Secondo il Lightfoot,- contando i 
Cesari nel loro ordine naturale, il decimo è Vespasiano; 
ma i tre Imperatori vanno considerati non separatamente^ 
bensì insieme, i tre Flavi, ossia Vespasiano regnante con 
i due suoi figli, Tito e Domiziano, a lui associati. Inter- 
pretando allora il piccolo uomo come l'Anticristo, ne segue 
che l'intero passaggio significa che questi (da Lightfoot 
stesso identificato con Nerone) era atteso come il distrut- 
tore della dinastia Flavia (v. Aposl. Fathers, I, 2, p. 509); e 



-- 119 — 

di questa aspettativa si troverebbe un' eco anche nel passo 
che abbiamo sott' occhio. 

Finalmente i versi 361-372 alle precedenti pitture nulla 
aggiungono : Nerone supererà in audacia ed abilità tutti gli 
uomini, e compirà una distruzione e una strage, quali nes- 
sun'altro. 

Non è possibile qui accennare che di sfuggita ai passi 
dell'Apocalisse che presentano somiglianze o affinità con 
questi; mi limiterò a segnalare 12 „ e -; 1336^ che, come 
ha dimostrato il Charles, sono un doppione di 1 7, g, con 
questo di notevole, che una lieve alterazione, la soppres- 
sione cioè di una clausola, ha permesso di fare della Bestia 
il simbolo non piìi dell'Impero, bensì di Nerone; e 17,^7. 
Non meno interessante è il raffronto con un luogo uel- 
VAsc. Isaiae (IV, 2), a cui ho già richiamato l'attenzione 
in nota a V, 145. (p. 76 n. 3). 

Ma quello che importa di notare qui, e costituisce lo 
scopo di questa rapida rassegna, è come nelle successive 
rappresentazioni Nerone venga acquistando sempre più un 
carattere decisamente satanico. Mentre nel IV libro egli è 
ancora un essere umano, e vivente, nel V ha già assunto 
quello di Anticristo demoniaco; V ttgtiagUarsi a Dìo, e la 
nascita demoniaca, specialmente, ne costituiscono gli ele- 
menti caratteristici. 

L' ultimo passo su questa via, per ciò che riguarda gli 
Oracoli Sibillini, è segnato dal 1. Vili. Se in V 29 Nerone 
è già il fìiivò; ò'cpfc:, in Vili 88 egli è un 7c&pa<'jp£o; r^pàxwv; 
viene allorché syyò; ixèv jtócrjiou tg ts'^o;, xal Icrj^a.TOv 
yfjxap, (v. 91) e, particolare piìi interessante d'ogni altro, 
è rappresentato in forma non più umana, ma di belva 
(Q'/ipa, a;Yav,v. 157). 



- 120 



B) XEIPOnOIHTOS. 

A p. 40-I. Ili, 618 - (cfr. n. 4) ho tradotto I^'^ol x.s'-po- 
TT 017) TOC le opere dell' idolatrìa, aggiungendo che questo era 
il risultato di un mio studio sul)' uso ed il significato della 
parola. Esso non avrebbe in realtà nessuna importanza, in 
se stesso; ma poiché involge un pìccolo, ma non disprez- 
zabile, problema di esegesi neotestamentaria, ho pensato di 
trascriverne qui brevemente le conclusioni. 

Tra le difficoltà che presenta il racconto sinottico del 
processo di Gesù, quella dell'accusa specifica in base a cui 
potè essere condannato dal Sinedrio, non è certo la minore 
né la meno interressante. Nella forma in cui tale racconto 
ci é pervenuto è riuscito impossibile agli interpreti di trovare 
la bestemmia nel senso tecnico della parola, com'è definita 
dalla legislazione rabbinica. Ma se si tenga conto dell' abilità 
e della sagacia finissima con le quali Gesù, nei giorni pre- 
cedenti, aveva saputo trarsi d' impaccio, di fronte alle insi,- 
diose domande dei Farisei, che tentavano evidentemente 
di strappargli qualche dichiarazione tale da comprometterlo 
di fronte al popolo od all'autorità romana; se si consideri 
tutto il carattere del processo e la sua rapidità, e l' eccita- 
zione degli animi e l' ambiente in genere nel quale si svolse ; 
apparirà allora non inverisimile che il Sinedrio si accon- 
tentasse di accusarlo di qualche cosa di meno della vera 
bestemmia, purché fosse tale da sollevare contro Gesù 
r indignazione della folla, che in quei giorni doveva essere 
la vera padrona di Gerusalemme. Quindi non sorprenderà 
più che le accuse abbiano potuto essere anche più d' una ; 
si tratterà di vedere, quale di esse possa essere stata 



— 121 — 

maggiormente suscettibile di operare l'effetto voluto dal 
Sinedrio. 

Ora vi è nel racconto di Marco un punto che può forse 
aiutarci nel nostro esame. Tanto egli (14, 55 ss.) che Matteo 
(26, -g ss.) parlano dei tentativi fatti dai sacerdoti per tro- 
vare dei testimoni a carico di Gesù. Finalmente riuscirono 
a procurarsene, a metterli d'accordo, ed a fare ch'essi 
attribuissero a Gesù la predizione ch'egli avrebbe distrutto 
e dopo tre giorni riedificato il tempio. 

Ed ecco una prima difficoltà: come non ravvisare in 
queste parole un'eco, sia pure alterata e corrotta, delle 
profezie che possiamo leggere ancora nelle Apocalissi sinot- 
tiche? Ma, se d'altra parte si trattasse di parole ve7'amente 
pronunciate da Gesù, come mai potrebbero gli evangelisti 
tacciare i testimoni di falsi f Ed infatti alcuni moderni in- 
terpreti seguono nella loro esegesi questa linea, e parlano 
di un' alterazione, sia della profezia, compiuta cioè dai 
testimoni o da Giuda, sia del testo evangelico. Ma la grande 
maggioranza ricorre invece ad un altro sistema. S. Gero- 
lamo (comm. in Mt; P. L. 26 col 209 D) dopo aver richia- 
mato un passo di S. Giovanni, (2. ^9.^0) ^^ P*^"^ anch' egli 
il problema: « quomodo falsi testes sunt, si ea dicunt, quae 
Dominus supra dixisse legimus? sed falsus testis est, qui 
non in eodem sensu dieta intelligit, quae dicuntur, Dominus 
autem dixerat de tempio corporis sui, etc. ». — Si tratte- 
rebbe dunque in sostanza di un annuncio della risurrezione. 
È interessante notare come questa interpretazione, senza la 
sottile distinzione fatta da S. Gerolamo, sia a lui anteriore, 
e nata in modo assai semplice. Lattanzio, (Div. Inst. IV, 
i3, ^; C. S. E. L. 19 p. I p. 349,^0 sqq.) racconta i fatti 
a questo modo ; « at illi [Judaei) comprehensum {lesum) ac 
Pontio Pilato oblatum cruci adfigi postulaverunt, obi- 



— 122 — 

cientes ei nihil aliud, nisi quod diceret se fìlium dei esse, 
regem ludaeorum; item quia dixerat — si solveritis hoc 
templum, qui aedificahtm est annis XLVI (i), ego illud 
in triduo sine manìbus resuscitabo — significans futuram 
brevi passionem suam et se a ludaeis interfectum tertio 
die resurrecturum ». Qui la conflazione di Giov. 2, ^^ s. con 
Me. 14, -g è evidente e tanto più interessante, in quanto cj 
avvia fors' anche a rintracciare l'origine della var. àvarrTyftrto 
per òi)tof^op-7]'7to nel testo di S. Marco. Ma — a parte 1' as- 
surdità, da un punto di vista puramente critico, di ricorrere 
proprio al ÌV Vangelo per l'interpretazione di un passo 
sinottico — la spiegazione fondata sul testo giovanneo im- 
plica che né Matteo né Marco avessero compreso il senso 
vero della profezia di Gesù se, avendola messa in bocca di 
falsi testimoni, non si sono sentiti in dovere di riferire la 
profezia anche nel suo testo autentico, di dare precisamente 
essi quella spiegazione, che S. Giovanni fornisce invece 
non richiesto, ed in un contesto completamente diverso (2), 



(i) Eracleone, il seguace italico della gnosi valentlniana, riferen- 
dosi a Giov. 2, 20 aveva già scorto nel tempio uiì'allusione mi- 
stica al corpo del Cristo, interpretando i 46 anni come un simbolo 
dell'organismo sensibile (11 6) e degli elementi divini in lui (il 4o\ 
V. Brooke, The fragments of Heracleon, Cambridge, 1891 (Texfs 
and Siudies , I, 4) fr. 16 ; Buonaiuti, Frammenti gnostici cit., p. 120. 
(2) Si vedano, fra gli altri: Alien, St. Mattheiv, e Gould, St.Marh 
XitW hitern. Crii. Comm.', Wright, A synopsis of the gospels in 
greek ; Loisy , L'évangile selon Marc ; Les évangiles synopfiqucs , 
II, Ooi ; Swete, The Gospel acc. to Mark, p. 336 s. ; Lagrange, 
Vévangile sei. Marc, p. 874; Montefiore, The syn. goss. I, 348; 
Wohlenberg, Das Evang. des Mark, p, 362 ; Zahn, Das Evang. 
des Matth?, p. 703; B. Weiss, Mark-Eva?ig., p. 225 ; Matth,- Evang., 
p. 467 ; F. Millosevichj Naò; à^r^EipoT^oirj-oc in Riv. Trimestrale di 
Studi Filosofici e Religiosi, giugno 1921. 



— 123 — 

Ma "il racconto di Lattanzio ci fornisce qualche cosa an- 
che pili importante, e cioè quelle parole sine manibus, che 
ho sottolineato, e che dovrebbero essere l'equivalente latino 
del gr. à-/£ipo7voiv)Tov. Notiamo che in Marco questo epi- 
teto è riferito al fiuovo tempio, in contrasto con un altro, 
il vecchio, che è /clpo7vo^/5To;. Se dunque il primo ag- 
gettivo si riferisce al corpo del Cristo risorto, è evidente 
che bisognerà attribuire ai corpo di Gesù, prima della risur- 
rezione, il secondo. È molto probabile che Lattanzio abbia 
intravisto questa diificoltà, se si è contentato di rendere — 
egli, il retore — con l' incolore sine manibus un aggettivo 
dal significato tanto chiaro: e il cui corrispondente latino, 
ma7iìi factus aveva una lunga tradizione nell' uso classico, 
anche dei suo amato Cicerone (i). 

In realtà, l'aggettivo j^sipoiroirjTo; aveva già nell'epoca 
neotestamentaria, una lunga Storia. Ed in primo luogo oc- 
corre notare com' esso si trovi numerose volte nei LXX e 
sia sempre messo in rapporto con l'idolatria, ricorrendo 
almeno cinque volte come un equivalente di 'elyìl, ed in 
passi di grande importanza (2). 

(i) In Giov. 2, i9 a templum hoc aggiunge inanufaclum il suio 
cod. m. (lo Spectdum del cod. Sessorianus, v. C.S.E.L. t. Xil, 
p. 656, ii) erroneamente attribuito a S. Agostino). Uno sguardo pei 
al Sabatier, Bibl. Sacrar. Lai. Versiones antiquae, dimostra subito 
come Lattanzio sia solo. 

(2) Lev. 2-"^ i', Isa. 2, ^g; io, ^^ ; ig, ^ ; 31,-; (due volte). Inoltre : 
Lev. 26, go; Isa. 16, ^g (= santuario); 46, 6; Giud. 8, .^^\ Dan. 
LXX, 5, 4; 23; 6,2, (gg); Dan. Theod. Bel. 5; Sap. 14,8. 

La Vettis latina (Sabatier) ha tnanufacius, manibus fabricata, 
opera manuum (Vulgata; idola, deos alienos, simùlacra, scutptitia ; 
denm ad Isa. 46, e) tranne in Isa. 31 7 dove legge « idola argenti 
sui et idoìxi auri sui quae fecerunt vobis manus vestrae (in pec- 
catum)», d'accordo con Q,™s (v. oltre). 



— 124 — 

È nòto del resto come più volte i profeti si siano com- 
piaciuti di porre in contrasto gli idoli, opera delle mani 
dell'uomo, creati da una materia corruttibile, con il vero 
ed unico Dio, ingenerato e al quale invece si deve V opera 
della creazione. È facile dunque capire come /^st.poxoi'o'^oc 
possa a poco a poco essere passato dal significato origi- 
nario ed etimologico ad uno più specifico, e, starei per dire, 
tecnico. Ma possiamo cogliere la trasformazione quasi sul 
fatto. In Isa. 31, , (uno dei cinque luoghi accennati più su) 
il testo comune dei LXX reca: Tot y£ipo~oi'/]Tx otÙTwv rd 

yeips; otÙTòiv: un passo che difficilmente si può imma- 
ginare scritto, se non quando il valore etimologico dell'ag- 
gettivo, se non interamente perduto, fosse passato in seconda 
linea; ed infatti il Codex Marchalianus (Q) che omette, 
con altri, ri -/sipo-roC'/iTx la seconda volta (con l' asterisco 
esaplarico in margine) ha poi, in margine stesso, si^^Xa, e 
naturalmente due volte. Senza allungare inutilmente la lista 
delle citazioni, mi contenterò tuttavia di far rilevare che 
un caso analogo si ha in Sap. 14, g (tó ysipOTroiviTOv 
f^£, iTrixarapa-ov «Ùtò jcocI ó -oivj'ax; ocuto...) dove la 
Vulgata ha Idolum. È inutile riferire qui i vari luoghi degli 
Orac. Sibili, dove la parola s'incontra, come 111 605-606 e 618. 

Ora, quello che pare quasi assolutamente impossibile, è, 
che una parola la quale aveva già acquistato un valore 
quasi tecnico, in rapporto con la falsa religiosità del paga- 
nesimo, abbia potuto d'un tratto ritornare al proprio significato 
originario. Né, d' altronde, i passi del Nuovo Testamento in 
cui essa ricorre, infirmano la mia interpretazione ; anzi sem- 
bra che la sostengano. 

Si trova -/^sipoTcoi'/iTo; due volte in Atti: 7, ^g — il di- 
scorso di Stefano — aXX' oùjr' ó"r4"'To; sv jj^stpoTvoiìÓTOi^ 



— 125 — 

xaToixst dove il contesto, con la citazione di Isaia (66, ^g.) 
suggeriscono: santuari; e in 17, .^^—^^ — l'orazione areopa- 
gitica di S. Paolo, che per la comunanza degli intenti — 
la conversione cioè dei Gentili al culto del Dio vero ed 
uno — si può ben paragonare a vari passi dei nostri ora- 
coli sibillini (p. es. IV 6 ss.). 

Più interessante si presenta l' uso della parola nell' epi- 
stolario Paolino, dove due volte appare con riferimento alla 
circoncisione. Che cosa S. Paolo pensasse di questa, come 
delle altre pratiche strettamente giudaiche, imposte dalla 
vecchia legge mosaica, risulta sufficientemente chiaro dalle 
lettere ai Calati ed ai Romani. Ma leggiamo anzitutto 
Col. 2, ^^. Si parla ivi del Cristo, nel quale 'Ks.^\z.-z^rih-/)7s. 
TCspiTtopL^ àycipoTCOtrira) sv T'f; à7r£X,S'j<y£i toìj (To)'u.aTOi; 

TTiaTcco^ T'o? Ivipyàia; toO ^soù tou ì'-^v.Ci'X^x^:, auTOV 
ÌA vsvcpitìv. Ho riferito il passo per intero, affinchè il con- 
trasto tra la circoncisione del Cristo^ (la cui risurrezione di 
tra i morti è arra di quella di coloro che sono stati bat- 
tezzati, cioè sepolti con lui nel battesimo) circoncisione spi- 
rituale, con la innominata circoncisione della legge, risultasse 
in tutta la sua forza. E che la nuova connotazione assunta 
dal nostro aggettivo sia quella di religiosamente falso, lo 
prova, a mio parere, esaurientemente Efes, 2, ^^_^y.. ^^rr 
[xovtusTS OTe ttotè 0|/.ct(; xà I9v/^ Iv aap/ti, 01 XcYO.asvoi 
àxpo^u<7Tia aTTÒ t^? X£yop.£v/jc w£ptTO[/--/ì^ £V ffapxt 

^£ipO7i:0!.ló'T0U — ET!. TQTrS TW X.(XVp<3 £X£(v(i) ^.^^pli; Xoi- 

TTOu . . . DvTirC^flt [Xìò syovTE? >tal àOsoi Iv Tco ìco'aixw. 
I due passi si integrano a vicenda. I Gentili convertiti al 
cristianesimo un tempo costituivano l' incirconcisione, ma 
solo in rapporto a quella circoncisione secondo la carne. 



— 126 — 

di cui il posto è stato ora preso dalla vera e spirituale, 
quella nel Cristo. Essi infatti erano allora fuori del Cristo, 
privi della speranza; '/5[jlc-> -^dp — dice l'apostolo rivol- 
gendosi ai Calati (5, ^^) — -vsu'ijmiti s/- ttict^w; IatvìHx 

Non si applica meno bene al contesto la nostra inter- 
pretazione in un tei*zo luogo dell'epistolario paolino, cioè 
Il Cor. 5, jj. Il passo è straordinariamente importante per 
la storia delle idee escatologiche di S. Paolo Di fronte alla 
preoccupazione di poter essere trovato nudo, — e avendo di 
già abbandonato le concezioni del passaggio nella [ia^iXsia 
più materialistiche ; — egli immagina ori kdv r, kziy eio^ 
"ÓfAtov ol/.ìa Tou* (xxTjvou; /.otTOcXuOrj, oIk.oSo[/-ìÒv i/, ^sou 
è'-/o;x5v, OVAÌCX.V àycipo:ùOtrjTOV àicóviov Iv Tot; oùpavoi; 
— una dimora, — cioè un corpo — spirituale (per quanto 
forse non immateriale nel senso che noi diamo oggi a questa 
parola,) invisìbile (cfr. 4, ^g) ed eterna nei Cieli. 

Ultimo tra i passi neotestamentari che ci riguardano, 
viene Bbr. 9, ^^ dove all' alto sacerdozio del Z,(?z;///t^ è con- 
trapposto quello esercitato dal Cristo, dei beni venturi, ^ix 
T7}(; [xeC-^ovo; /.al TìXstoTspa; rìArr\-^y\% où y^ct-poTTOiviTOo, 
TOUT s^TTiv où TauTTo; T'/j? jctCtsw; oùSé r)i." oiw.XTOq, 
Tpaywv x.ocl .aóij^^wv, Hidi cìs tou Ifìiou ai[y,aTO? . . dove 
il contrasto tra le pratiche false incompiutamente vere 
(e simbolo, preannuncio delle nuove) della vecchia legge, 
e quelle cristiane è caratteristicamente delineato in poche 
linee. Che questa sia l'interpretazione esatta lo conferma 
il v. 24 dello stesso capo, cu ydp dq ^eipoTTolrjTot sldrjXOìv 
«Yi« ó Xpi'JTo;, àvTCTuwa twv àXefJivòJv, dXK £15 aùròv 
Tov oùpavcv... Qui l'intendere materiale, falso {e s'in- 
tende, religiosamente) presenta anche il vantaggio di con- 
servare ad àvrCTu-reov il suo pieno significato di immagine 



- 127 — 

attenuata pallida ombra, diremmo noi — di cui va 

sempre perduto qualcosa nelle versioni correnti {exemplaria, 
Vulg; which are the figures, Engl. Auth. Vers. ; like in 
Pattern, Rev. Vers; image, Crampon, etc). 

Quanto all' uso patristico, le due sole referenze che trovo 
negli Indices del Goodspeed, sono, entrambe di Giustino, 
I Apol. 58. gj e Dial. e. Trifone 35,6. Nel primo luogo, 
dopo avere spiegato come i demoni ingannino l'umanità 
suscitando e le religioni idolatriche, e le eresie, segue : infatti 
a nessun' altra cosa si sforzano i chiamati demoni, che di 
respingere gli uomini dal Dio fattore e dal Cristo suo pri- 
mogenito /.al Toùc p.sv Tvj^ yr,^ \s.r, ÈTratpscrOai òuvx- 
alvou; Tot^ Y'/jCvo!.? x.a.1 yòipoTvot'OTOt,; xpoTr'XioTav xal 
Tcpo^ryXousi, Toù; Ò£ \'7z\ ttÌv Ocojptav Oetwv óp[/.<JavTa? 
uTrex/.po'Jov-re?. . . sic àrra'^siav Ij^vÌocHougiv. Anche qui, 
se si tenga conto poi del significato che terrestre assume 
presso tutti gli scrittori cristiani, e in genere, mistici, del 
tempo, quello di x^tp. mi sembra ne risulti pienamente 
illuminato. Nel secondo passo, ad una difficoltà mossagli da 
Trifone, cioè che vi sono dei Cristiani i quali non si pe- 
ritano di mangiare delle carni di animaii sacrificati agli 
idoli, Giustino risponde che vi sono in realtà di tali Cri- 
stiani, ma che sono tratti in inganno dagli spiriti dell errore 
(1 Tim, 4, ^ che a loro proposito si compiono le profezie 
sui falsi profeti, lupi rapaci (Mt. 24,.; 7,^5) i quali,, ve- 
nendo in nome di Gesù, insegnano in verità a bestemmiare 
il Signore. 

« E noi Cristiani non abbiamo nulla in comune con loro, 
i quali nondimeno XciTTiavo'j; èauTOui; ^éycuffiv, ov rpc- 
wov 01 sv TC3?? s9v£crt rò ovo[x,a tou ^£0u iTriYpacpo'jffi 
TOta jf^eipo-TwOirjToi;, xal ceninole, xal àQloii; TsXe-Tat? 
xoivwvouci. Si traduca pure le opere delle l&ro mani, e 



— 128 — 

apparirà chiaro come questa versione si discosti dal senso 
del testò; mentre diviene molto migliore quando si dice: 
scrivono il nome del dio sxdle immagini. 

II significato della frase attribuita dai falsi, testimoni a 
Gesù viene dunque specificato e chiarito dall' attribuitagli 
accusa di idolatria, o falsità, mossa al Tempio di Geru- 
salemme, e ciò proprio nei giorni della Pasqua e dopo 
1' episodio della cacciata dei mercanti. Lo strumento adope- 
rato per sollevare contro di lui l'indignazione popolare era 
d' un'efficacia che non può lasciar dubbio. Ma nello stesso 
tempo è evidente che nessuno dei primi seguaci di Gesù, 
nessuno di coloro che rammentavano detti come Matt. 5,^., 
nessuno dei membri della primitiva comunità giudaìzzante, 
poteva fermarsi sul pensiero che Gesù avesse potuto pro- 
nunciare parole simili. Ma — e qui la modesta indagine 
filologica si amplia un pochino — quando s' incominciò ad 
affermare dna corrente — comunque vogliamo chiamarla — 
che nel Cristo vide non solo l' Annunciatore del regno, ma 
il Salvatore del genere umano, e che pertanto dalla propria 
1 ogica interna era condotta ad allargare l' attività missionaria, 
a condurla fuori del giudaismo, anche della Diaspora, ed 
a stabilire quasi un'antitesi, profonda se non irriducibile, 
tra V economia antica e la nuova, allora ecco che da S. Ste- 
fano allo scrittore dell'epistola agli Ebrei — passando at- 
traverso S. Paolo e la sua « scuola » — la qualifica di 
j(^£tpoTCoCy)To; viene usata in riferimento agli istituti del 
giudaismo senza la minima esitazione. 

Non è possibile dire invece se la parola sia stata pro- 
nunciata veramente da Gesù, È certo ad ogni modo, che 
l' ambiente dei discepoli immediati dovette ritenere una 
simile attribuzione assurda; che — in altri termini — un'af- 
fermazione di questo genere doveva produrre su di essi 



— 129 — 

un'impressione non diversa da quella ch'era stata designata 
a fare sulla folla di Gerusalemme; tanto che la smentita 
è completa : i testimoni sono falsi. Matteo, poi — e que- 
sto mi sembra notevole — va ancora più in là. L'offesa 
— se non la bestemmia — è troppo grave anche nella 
bocca di testimoni sobillati e probabilmente subornati; ed 
il vaòg j^£ipo7coi7)T05 diventa nel suo racconto d vaò; tou 
6 £ou: frase questa che, non sarà male notarlo, nei vangeli 
sinottici appare soltanto qui. Ed allo stesso modo anche 
il xa7raXu(7o) subisce un'altra attenuazione, in ^uva^at. 



— 130 — 

C) INDICE DEGLI APPELLATIVI DIVINI. 

'Ay£v/ìt:o(;, fr. I, 7; 17, 

ÌYio?, Ili, 709. 

àsvj.oi; fr. III, 46; ([J-eV-^ ^•'^') ^Jfl> 69^- 

àjavaToc III, lOi ; 328; 582; 601; 617; 631; 679; 709; 

711; 721: 759; (.^eóc) III, 56; 276; 600; 631I; 742; 

(Sacr-.Xsu'q) III, 48; 717; (xxtaT/i;) III, 10; ('JcoT/ip) III, 35; 

(Y£v/]Tri<; tcv'vtcjjv àv5po>7ra)v) III, 604; ('^apu'xxuTro; oùpaviujv) 

V, 76; (àsl iJieSeoov) III, 594; — "/.eipò? cili:^ à^ava-roio, III, 

672; 676. 
à3^£<j;pxT0i;, III, II, 
àtS'.o:;, V, 427 ; (Yeraoi?) V, 498, 
àtuivio?, Ili, 15; (xTiOTTi?) fr. Ili, 17; (ttìev (Sv)V, 2771360; 

500; itèv ÙTrap/oJV, V, 174- 
àX/i^r,;, V, 499; fr. I, IO. 

iX7)5^ivo'c, fr. I, 20; fr. Ili, 46. 

i|j.SpoToq, 111, 283; 628; 693; V, 66; 277; fr. I, 11. 

av:c^, V, 352- 

iopato!;, III, 12; fr. I, 8. 

oloTOYevTJ?, fr. I, 17. 

aÙToa>uvj!;, III, 12. 

acfSapxo;, fr. Ili, 17. 

àa^iToc, V, 298; 358; 490: 497; 503. 

BafftXeu? Ili, 48; 56; V, 499; fr. Ili, 42; (J£0? f/.e>? ^) IH. 

499; 616; 808. 
^apuìfruTiOc;, V, 76. 



— 131 — 

rsve-cvìp, V, 284; 360; 406; 498; (•iuyoxpp'io? y.) V, 500; 

{5£(I)V xai àv^poJTCo>v) III, 278; (àjocvaTO? ysveT/i? -rcavTwv 

àvJpoJ'rewv) III, 604. 
YVo>(jT7](;, fr. I, 4. 

"E^0)(_0(; (c5 p-óvoi;. L ùiv), V, 284. 

STIt(7X0U0? (av^pOJTTOJv) fr. I, 3 (Cfr. TiaVSTriSKOTTOc;) 

èxoupavio?, IV, 51; fr. I, IO (cfr. oùpav'.oq). 

ZóJv (ó) III, 763. 

Hy^iTcùp (t. xoff^awu) fr. I, 15. 

KpaTcdv (aTtavTa) fr. I, 17 (cfr. TiavToxp-iTwp). 

XTCffT'^*;, III, io; 704; (alwvioi; x.) fr. III, I7 ; (-n:o(.yTOTpó:j.O!; x.) 

fr. I, 5 ; (vaoto fxsYtsTou) V, 433. 

Maxap, III, 1. 

jjLttptu; (TiavTwv) fr. I, 4- 

p-eV?, III, 735; (^20?) Ili, 19; 71; 91; 97; 162; 194; 246; 

274; 490; 556; 557; 575; 584; 657; 665; 671; 687; 

698 (às'vao? Ts); 702; 717; 740; 773; 776; 781; 784; 
818 ; IV, 6 ; 25 ; 163 ; V, 176 ; 406 ; 500 ; (.&. {a. pa-ri- 

Xeu?) Ili, 499; 616; 808. 
fAovapxo?, Ili, li; 704. 
lióvoa^ III, 571 ; ó [Jt.. <^v) fr. I, 15 ([/.. l\oypc (ISv) V, 284. 

Oùpavto?, Ili, l, 19; (5so'<;) III, 174; 247. (cfr- sitoupavio? ed 

il seg.)- 

oùpaviwv, V, 76; (oùoj.vòv oìxùSv) III, 807; (al5ept vaiwv) III, 
li; V, 298; fr. HI, 17; (o? TcAov olxst) fr. I, 11. 



— 132 — 
riaveTcEffKOTtoi;, V, 352 (cfr, èiriffxoTioi;: ed il Seg.). 

TcaveTtoTcrr,!;, fr. I, 4. (cfr. il preccd,). 

7sav-oxpaTu)p, fr. I, 8 (cff. xpaTÙiv; icpuTavi?). 
TtavuTtepTaTOi;, fr. Ili, 3 (cfr, tJTrso.aeys5-Y|?). 
7rpuT7.vi<; (utxvTcjJv), V, 277 ; 499 (cfr. TravToxpttTwp). 

So:ì>o?; V, 360. 
ffcoTTìp, III, 35. 

.'JC-Kepiieyi^'/\z, fr. I, 7. (cfr. 7:avuTt£C''^*'^®0- 

ùòtppsfxsTyi?, Ili' i; V, 433 (cfr. 3apu/.T'J7ro;). 
u^Kn-oz, III 519; 574; 580; (^eo?) Ili, 719; fr. I, 4. (cfr. oiJ- 
panoq ecc.). 

Wu /oTpocpo; (Yever/jp) V, 5^0. 



INDICE 



Introduzione : 

il libro 111 . . . ... Fag. VII 

il libro IV » XXVIl 

il libro V » XXXIII 

Appunti bibliografici » XXXIX 

Gli Oracoli Sibillini tradotti: 

il libro III » I 

il libro IV » 54 

il libro V ...... . » 6S 

i frammenti; 

1 . » 104 

II » 107 

III » 108 

Appendici : 



A) Nero redivivus 

E) Xsipo.-oirj-os . . . . 

C) Indice degli appellativi divini 






113 
120 
130 



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3. Bardesane, 11 dialogo delle leggi dei paesi. Introdu- 

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