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Full text of "Military courts and law in Napoleonic Kingdoms of Italy and Naples"

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Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 



Virgilio Ilari 

LA GIUSTIZIA MILITARE 

IN ITALIA 

DURANTE LE 

GUERRE NAPOLEONICHE 

Regno d'ltalia 1796-1814 

(capitolo 14 della Storia Militare del Regno Italico) 

Regno di Napoli 1806-1815 

(Capitolo 10 della Storia Militare del Regno Murattiano) 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 



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Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 



Da Storia Militare del Regno Italico, vol. 1, 1. 1, pp. 317-378 
14. GIUSTIZIA MILITARE E DISERZIONE 

A. I Consign di guerra 



La giurisdizione militare cisalpina 

L'art. 289 della costituzione cisalpina assoggettava la forza armata a 
leggi particolari per la disciplina, per la forma dei giudizi e per la 
natura delle pene. II 15 ottobre 1797 i comitati riuniti approvarono il 
codice militare prowisorio, con un solo grado di giudizio riservato ai 
consigli di guerra interamente composti da giudici militari. 

La legge francese 9 ottobre introdusse altri due gradi di giudizio, 
sottoponendo le sentenze a controllo di legittimita e rinnovo del 
giudizio presso diverso organo giudiziario. Furono pertanto istituiti tre 
distinti organi giudiziari, tutti composti da militari nominati in via 
permanente dal comandante della divisione attiva o della divisione 
militare competente per territorio: 

il primo consiglio di guerra, giudice di merito; 

il consiglio di revisione, giudice di legittimita; 

il secondo consiglio di guerra, giudice di rinvio in caso di annuUamento della 

sentenza per difetto di legittimita. 

Oggetto del controllo di legittimita erano: a) regolare composizione 
del collegio giudicante; b) competenza per qualita del delitto e del reo 
e per territorio; c) osservanza delle procedure di informazione e 
istruzione; d) conformita della pena alle previsioni di legge. 

Accogliendo la richiesta del generale Brune di equiparare le 
garanzie processuali dei militari cisalpini a quelle dei francesi, con 
legge cisalpina del 25 maggio 1798, che recepiva in via generale la 
legislazione militare francese, furono espressamente adottati anche il 
diritto e la procedura penale militare francesi, sostituendo le norme 
prowisorie italiane. 



L 'esclusione dei militari francesi dalla giurisdizione cisalpina 

La legge francese 1° agosto 1797 sottrasse i militari e gli impiegati 
civili delle forze francesi all'estero alia giurisdizione civile e criminale 



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dei paesi d'occupazione o di stanza (lo stesso principio in vigore nella 
NATO). II 14 giugno 1798 il ministro della giustizia Luosi sollevo la 
questione col collega degli esteri Birago, sostenendo che la norma, pur 
"giustissima", aveva dato luogo a "gravissimo abuso dei comandanti 
francesi", ma il rilievo non ebbe alcun seguito. 



/ Consign di guerra e di revisione 

In base alia legge franco-italiana, i consigli di guerra erano composti 
da 7 giudici, di grado adeguato a quello del reo. Nei processi contro 
militari di truppa, sottufficiali e ufficiali inferiori, il consiglio era 
presieduto da un capobrigata e composto da un ufFiciale superiore, due 
capitani, un tenente, un sottotenente e un sottufTiciale. Se il giudizio 
riguardava un generale, un ufTiciale superiore o un appartenente 
all'ispettorato alle rassegne o al commissariato, il consiglio era 
presieduto da un generale di brigata e i 3 ultimi membri erano 
surrogati da tre altri del grado dell'imputato. Uno dei due capitani 
aveva funzione di relatore, con un sottufTiciale di sua scelta per 
cancelliere. Nelle divisioni deH'interno i giudici dei consigli erano 
tratti dagli ufficiali riformati o in ritiro, con trattamento pari all 'ultima 
classe del grado. Era garantito il diritto alia difesa. Le sentenze erano 
pronunciate in pubblica sessione, previo dibattimento. 

11 consiglio di revisione divisionale era composto da 5 ufliciali; un 
generale di brigata presidente, un capobrigata, due capibattaglione e 
un capitano relatore, piu un cancelliere e un commissario di guerra con 
fianzioni di commissario del potere esecutivo (poi regio procuratore). 
II consiglio rivedeva le sentenze su istanza delle parti o dei loro 
difensori owero su richiesta del procuratore, il quale procedeva 
d'ufiicio in mancanza di "decreto di prowedersi". Le spese di giudizio 
(carta, lumi, legna e indennita dei testimoni) erano liquidate dal 
commissariato e pagate sopra mandato dell'ordinatore divisionale. 

L'unico generale italiano assoggettato a giudizio fia Teulie per il caso 
Ceroni (v. P. I, §. 3A). Non fu pero giudicato dal consiglio di guerra, ma 
dalla consulta di stato, eretta per la prima e unica volta in alta corte di 
giustizia. II senato del Regno, surrogato alia consulta, non esercito mai 
tale prerogativa. 

La Commissione militare della Guardia Reale (D. 21 ottobre 1804) 

Con decreto del 21 ottobre 1804 la guardia del presidente (poi reale) 
fia sottoposta alia giurisdizione esclusiva di un proprio consiglio di 
guerra, con poteri di "commissione militare" e sentenze inappellabili, 



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presieduto da 1 generale di brigata e composto da 1 colonnello, 1 
capobattaglione, 2 capitani, 1 tenente, 1 sottotenente e 1 capitano 
relatore col suo cancelliere. II commissario di guerra della guardia 
faceva le veci di regio procuratore. La commissione militare non 
aveva pero giurisdizione sul peculate e la "dilapidazione": come 
abbiamo visto il giudizio nei confronti del colonnello Viani, che si 
fece scrivere la memoria difensiva da Foscolo fu infatti devoluto al 
consiglio d'amministrazione generale della Guardia (v. P. IIA, §. 2). 

La cognizione dei reati coscrizionali e comuni (D. 25 agosto 1804) 

La giurisdizione militare si estendeva ai civili per favoreggiamento 
o correita nei reati commessi dai militari. Le contrawenzioni alia 
legge di coscrizione del 13 agosto 1802 (mancata iscrizione nelle liste 
di leva, renitenza, negligenza e favoreggiamento) erano in compenso 
devolute alia giurisdizione ordinaria. A questa fu inoltre devoluta, con 
decreto 25 agosto 1804, la cognizione dei reati comuni commessi dai 
militari fuori servizio. 



Lo stato civile dei militari (D. 27 marzo 1806) 

Con decreto del 27 marzo 1806 le funzioni di stato civile per i 
militari all'estero furono attribuite agli ispettori alle rassegne, 
commissari di guerra e quartiermastri, incaricati di tenere i registri di 
nascite, matrimoni e morti per ogni corpo d'armata fuori del Regno e 
di trasmettere i dati al registro centrale del ministero, competente per il 
rilascio delle relative certificazioni. II servizio fu poi regolato con 
circolari del 29 febbraio 1808 e 25 maggio 1812. Con decreto 14 
aprile 1811 fu attribuita ai podesta e sindaci la speciale tutela dei diritti 
e delle proprieta dei militari assenti. 



/ Consign di guerra speciali per diserzione e renitenza 

Ferma restando la giurisdizione dei consigli di guerra sui reati di 
diserzione, le contrawenzioni alle legge di coscrizione del 13 agosto 
1802 (mancata iscrizione nelle liste, renitenza e favoreggiamento doloso 
o colposo) furono devolute ai tribunali penali ordinari. Inoltre la 
diserzione dei requisiti prima dell'arrivo al corpo fu sanzionata in modo 
piu lieve (tre mesi di reclusione, multa e doppio servizio) della 
diserzione ordinaria. Malgrado I'emergenza verificatasi nell'estate 1803 
con la prima esecuzione della leva, Melzi non ritenne opportune 
estendere in Italia il decreto imperiale del 12 ottobre 1803 che inaspri le 



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pene (condanna a morte, alia "palla" o ai lavori forzati da 3 a 10 anni in 
rapporto alle circostanze del delitto) e adotto la procedura sommaria per 
i casi di diserzione, con sentenze (in contraddittorio o contumaciali) 
emesse entro tre giorni, sottratte ad appello, revisione e cassazione, 
eseguite entro le ventiquattrore e pubblicate con affissione nelle strade e 
piazze principali del luogo d'esecuzione. 

I giudizi erano deferiti a consigli di guerra "speciali", nominati per il 
singolo caso dal comandante d'armi o di divisione attiva. Erano 
presieduti da un ufficiale superiore e composti da 4 capitani e 2 tenenti 
appartenenti alia guarnigione o alia brigata del reo ma (possibilmente) 
non alio stesso corpo (e comunque con esclusione dei diretti superiori 
gerarchici del reo autori della denuncia), piu il relatore (possibilmente un 
ufficiale di stato maggiore o di gendarmeria del grado almeno di tenente) 
e il cancelliere. Era comunque garantito il diritto di difesa: il reo poteva 
scegliere il difensore o difendersi da solo e i suo parenti o affmi entro il 
terzo grado non erano ammessi come testi a carico. 

Alia vigilia della partenza per le coste della Manica, Pino chiese la 
facolta di istituire commissioni straordinarie (analoghe ai consigli di 
guerra speciali) per giudicare i militari che avrebbero disertato durante la 
marcia, con potere di emanare condanne capitali. Melzi rifiuto 
seccamente, spiegando nella lettera del 17 novembre a Marescalchi, che 
la misura richiesta da Pino sarebbe apparsa "dura", dal momento che le 
leggi italiane "comunque cattive, non infligg(eva)no la pena di morte al 
soldato": senza contare la questione di costituzionalita ("si dubiterebbe 
molto che io avessi facolta di decretarla"). 

Nel 1806, di fronte alle 12.000 diserzioni verificatesi nel 1803-05, il 
ministro Caffarelli chiese I'adozione dei consigli di guerra speciali anche 
in Italia. II progetto di legge, discusso a lungo dal consiglio di stato, fu 
infme approvato con decreto del 18 novembre 1807, ma I'estensione alle 
truppe italiane mobilitate era gia stata disposta dal principe Eugenio, 
nella sua qualita di comandante in capo deWArmee d'ltalie, con ordine 
del giorno del 17 ottobre. Per le truppe deH'interno i consigli di guerra 
speciali furono attivati solo con circolare del 18 maggio 1808, in vigore 
dal 1° giugno. Con decreto del 14 ottobre 1811 furono aboliti i processi 
contumaciali, deferendo la persecuzione dei disertori al direttore delle 
rassegne e coscrizione (v. P. IIA, §. IE). 

La giustizia militare marittima (D. 23 aprile e 8 settembre 1807) 

Autonomo era anche I'ordinamento disciplinare e penale della Reale 
Marina, regolato inizialmente dalle norme austro-veneziane e poi da un 



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decreto prowisorio del 23 aprile e altri tre definitivi dell'S settembre 
1807, per i quali rinviamo al Tomo III, P. Ill, §. 6A. 



B. Le Commissioni militari 



La Commissione militare per i moti di Bologna (D. 26 luglio 1802) 

In base agli artt. 60 e 61 della costituzione di Li one spettava alia 
consulta proclamare lo "stato di tumulto" e autorizzare il govemo a 
porre in essere le misure necessarie (o ratificare quelle disposte in via 
d'urgenza). Tra queste misure rientrava la facolta di sospendere le 
garanzie giurisdizionali e far "processare militarmente", secondo le leggi 
vigenti e senza ricorso a cassazione, "i pertxirbatori della pubblica 
tranquillita". 

Una prima commissione militare fu istituita con decreto 26 luglio 
1802 della consulta di stato per reprimere I'insurrezione di Bologna, 
innescata dalla carestia, dalle violenze della truppa e dalla "rabbia 
popolare" contro i francesi e il nuovo prefetto ma infiltrata da gruppi 
dell 'opposizi one "anarchica". La commissione, nominata dal governo, 
presieduta dal capobrigata Fontanelli e composta dai capibattaglione 
Bertoletti e Foresti e dai capitani di gendarmeria Masi e ViUata, 
commino pene molto severe. 

Le commissioni militari contro la resistenza alia leva (1803-04) 

II 25 giugno 1803 Trivulzio chiese di applicare lo stesso regime nei 
casi di resistenza coUettiva o armata alia leva - ricadenti sotto la legge 
16 termidoro anno V (3 agosto 1797) che prevedeva la pena capitale - 
istituendo tribunal! militari itinerant! per giudicare senz'appello ne 
ricorso in cassazione gli autori e complici delle sedizioni e tumulti. 
Malgrado le riserve espresse il 2 luglio dalla la divisione (personale) 
dello stesso ministero della guerra, che riteneva controproducente tanta 
severita, il 14 luglio la proposta fu approvata dalla consulta 
(contestualmente con un'amnistia per renitenti e disertori) e il 18 il 
governo nomino due "commissioni militari" con giurisdizione di qua e 
di la del Po. 

Presiedute da un capibrigata (Fontane e Viani), erano composte da 1 
capobattaglione (Ferdinando Rossi e Masi) e 1 caposquadrone della 
gendarmeria (Belfort e Fantuzzi), due capitani (dei veterani, del 2° e 1° 
ussari e di gendarmeria) e un capitano relatore (Baranzoni e Salvi). 



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Commissari di governo presso le commissioni erano un famigerato 
poliziotto ex-giacobino (il piemontese Giovanni Mulazzani) e un 
sostituto commissario presso il tribunale di cassazione. 

La commissione Fontane pronuncio 3 condanne capitali (di cui una 
eseguita) per il tumulto di Seregno, mentre la commissione Viani fu piu 
mite (due parroci che avevano minacciato di suonare la campana a 
stormo per impedire la coscrizione, furono condannati a due anni e a un 
anno e mezzo di reclusione). 

Contestualmente airamnistia del 18 settembre 1804, le commissioni 
militari furono abolite, restituendo la competenza ai tribunali ordinari. 
Melzi dispose tuttavia di non pubblicare il decreto, per non dare segnali 
di debolezza ai malcontenti. 



Le commissioni militari contro il brigantaggio (D. 12 luglio 1805) 

Del resto le commissioni militari furono ripristinate nove mesi dopo, 
con decreto del 12 luglio 1805, anche se limitatamente alia repressione 
del brigantaggio in base alia legge stralcio del febbraio 1804 sugli 
omicidi, le ferite e i furti, che puniva gli omicidi qualificati con la morte 
per decapitazione, disponendo nei casi piu gravi I'esposizione 
"esemplare", per un giorno, della testa del reo inastata su un palo. Le 
sentenze della commissione militare non erano appellabili, ma quelle 
capitali, se non eseguite entro le ventiquattrore, erano commutate in 
ergastolo. 

II brigantaggio era endemico in tutto il Regno (nel Pavese si ebbero 
nel solo 1811 ben 350 rapine a mano armata, incluse 100 con omicidio o 
ferimento), ma le bande piu famigerate operavano nei dipartimenti del 
Serio (Paolo Rossi e "Pacchiana"), Reno (Lambertini e Mazzetti), 
Panaro ("Cemini" e Peri), Basso Po (Baschieri), Rubicone ("Falcone" e 
"Rapettino") e Musone ("Peccio" e "Capitanaccio"). 

// Tribunale speciale per la difesa dello stato (1805-1807) 

Con decreto n. 124 del 26 settembre 1805, tutti i delitti contemplati 
nella legge del 1797 furono sottratti al giudice ordinario, istituendo in 
Milano un tribunale speciale permanente, con sentenze inappellabili ma 
impugnabili in cassazione. II collegio era composto da sette membri, 
cinque civili (incluso il presidente Francesco Predabissi e il relatore) e 
due ufficiali di gendarmeria (il caposquadrone Scotti e il capitano 
Bianchi). Le funzioni di regio procuratore erano attribuite alio stesso 
direttore generale di polizia del Regno, 1' ex-giacobino Giacomo Luini, 



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che durante la Cisalpina era stato primo presidente della corte di 
giustizia civile e criminale di Milano e nel 1799 era stato deportato a 
Cattaro dagli austro-russi. II Tribunale speciale fu soppresso VS gennaio 
1808, ripristinando le corti criminali eventuali di nomina regia. 

Le commissioni militari del 1809 

A seguito delle insorgenze del 1809, collegate con I'ofFensiva 
austriaca e poi con Tautonoma resistenza tirolese ed estese in 16 
dipartimenti con un bilancio di 2.000 morti e 2.675 arrestati, il 18 
maggio 1809 furono istituite commissioni militari per giudicare con rito 
sommario gli insorgenti italiani e tirolesi: sotto la stessa data fu pero 
concessa I'amnistia ai sudditi che avevano seguito gli austriaci in ritirata, 
a condizione di rientrare in Italia. Le commissioni emisero 150 condanne 
a morte, almeno meta delle quali eseguite. Non pero quella dell'eroe 
nazionale tirolese: tradotto a Mantova dopo I'arresto, Andreas Hofer fu 
infatti giudicato da un consiglio di guerra francese e fucilato il 29 
febbraio 1810. 



C. Codice penale militare, 
delitti, castighi e mancanze 

Ilprogetto di Codice penale militare italiano (1801-1812) 

Come si e accennato nell'esercito cisalpino si applicava il codice 
penale militare francese del 22 agosto 1790, recepito con legge del 29 
novembre 1798. Tuttavia, in connessione col progetto di codificazione 
del diritto civile deliberato nel 1800 dalla consulta legislativa, il 
ministro Teulie propugno la compilazione di un "codice militare 
cisalpino" (v. IIA, §. lA-B). Con decreto del 31 luglio 1801 fu a tal fine 
istituito un apposito ufficio, la cui IV sezione era incaricata di 
elaborare le norme disciplinari e penali: vi lavoro anche Foscolo e tra i 
suoi scritti resta appunto un abbozzo di codice penale militare. 

La codificazione italiana, autonoma da quella francese, era prevista 
dall'art. 120 della costituzione di Lione: e con la Repubblica I'incarico 
di elaborare i progetti dei codici penale e civile passo al ministro della 
giustizia Bonaventura Spannocchi e al suo segretario, il giureconsulto 
valtellinese Alberto De Simone. Con decreto n. 106 del 18 settembre 
1802 fu inoltre istituita una commissione, composta dai giureconsulti 
Mozzini e Glisenti e dal capitano relatore Salvi, per la compilazione di 



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un progetto di codice penale militare. II decreto inviava "grilluminati 
militari" a far pervenire alia commissione, tramite il ministro della 
guerra, le loro "riflessioni". 

II progetto di codice penale (in 443 articoli) fu presentato nel marzo 
1803 al consiglio legislativo e nel febbraio 1804, data I'urgenza di 
superare, almeno per i delitti piu gravi, il particolarismo normativo dei 
vari territori confluiti a formare lo stato italiano, con una legge stralcio 
furono messi in vigore i 74 articoli relativi al furto, aH'omicidio, alle 
lesioni e al regime delle prove e delle pene. Quanto al codice civile, il 
progetto fu presentato aU'inizio del 1804, ma Napoleone lo congelo 
assieme a tutti gli altri e il 10 maggio 1805 presento al consiglio di 
stato il codice civile francese che portava il suo nome, facendolo poi 
inserire nell'art. 55 del III statuto costituzionale del Regno. II codice 
Napoleone entro in vigore il 6 gennaio 1806 nella traduzione italiana. 

L'imperatore autorizzo invece I'elaborazione autonoma degli altri 
codici: commerciale, marittimo, penale, penale militare e di procedura 
penale, ma solo I'ultimo (elaborato da una commissione presieduta da 
Gian Domenico Romagnosi e giudicato "perfetto" daH'arcicancelliere 
dell'impero Cambaceres) fu promulgato da Napoleone (VS settembre 
1807). Radicalmente rivisto da Romagnosi e approvato dal vicere nel 
novembre 1807, il codice penale fu trasmesso a Parigi solo nel maggio 
1810 e in agosto Napoleone preferi estendere all'Italia quello francese. 
Analoga decisione era gia stata presa nel 1808 per il codice penale 
militare. Dopo aver fatto raccogliere un testo unico delle disposizioni 
suUa leva, nel 1812 Fontanelli ideo un' analoga raccolta anche per il 
diritto penale militare, rimasta pero alio stato di progetto (Raccolta di 
leggi, decreti e decisioni relativi alia giustizia militare per I Impero 
francese (...) con I'aggiunta dei regolamenti vigenti nel Regno 
d 'Italia). 

Tra gli sviluppi successivi del diritto penale militare franco-italiano, 
ricordiamo la devoluzione alia giurisdizione militare del furto di effetti 
d'artiglieria (decreto 25 aprile 1806), la pena di morte per i disertori colti 
con le armi alia mano nelle file nemiche (31 agostol810), il principio di 
non eseguibilita delle sentenze capitali nei confronti del militare 
"divenuto pazzo" (6 aprile 1811), I'abolizione dei processi contumaciali 
per i reati di renitenza e diserzione (14 ottobre 1811) e il divieto di 
trattare alcuna capitolazione in aperta campagna (1° maggio 1812). 
Ricordiamo infme la sanzione accessoria (irrogata nei confronti dei soli 
sottufficiali e militari di truppa) del ritiro delle decorazioni (con 
sospensione degli assegni connessi) per tutto il tempo delle punizioni 
disciplinari disposta da Fontanelli con circolare del 15 luglio 1813. 



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Italiani brava gente 

La mancanza di statistiche giudiziarie non pud essere supplita dalla 
ricerca d'archivio. Dalle fonti disponibili si potrebbe pero ricavare una 
casistica ben piu ricca e interessante di quella che, neU'economia 
generale del presente lavoro, siamo in grado di ofFrire al lettore. Gli 
indicatori di cui disponiamo sono tuttavia impressionanti : in 17 mesi, 
dal luglio 1803 al novembre 1804, 1'esercito perse 455 uomini (uno su 
quaranta) per ragioni disciplinari (49 condannati e 406 cassati dai 
ruoli, incluso 1 fucilato in Francia). In un anno e mezzo (1805 e primo 
semestre del 1806) i soli consigli di guerra deH'interno giudicarono 14 
omicidi, 31 risse con feriti, 133 furti e 41 atti di insubordinazione. Nel 
solo 1807 transitarono nelle carceri di Foro Bonaparte ben 3.057 
militari, di cui 373 giudicati (in maggioranza per aggressioni e furti 
con scasso). Nel 1810-11 il 13% dei reati contro la persona commessi 
a Milano erano opera di militari. Nel 1812, escluse le truppe in Russia, 
I'esercito ebbe 2.977 condannati, di cui due terzi (2.070) dai consigli 
di guerra speciali per diserzione (220 alia palla, 1.830 ai lavori 
pubblici e 20 a morte). "Diverse" sentenze capitali si ebbero, secondo 
Zanoli, anche fra gli altri 907 condannati (722 dai consigli di guerra 
permanenti, 51 da commissi oni speciali militari e 134 da tribunali 
ordinari). 

Risse con civili sono testimoniate nel dicembre 1803 (Castelsenio e 
Ravenna; a Langres, in Francia, i borghesi aggrediscono gli ufficiali 
della 2a MB leggera); Natale 1804 (uno Zappatore ucciso da civili a 
Calais); aprile 1805 (la polizia segnala continue risse tra militari e 
borghesi a Milano); novembre 1805 (Chiari e Imola); gennaio 1808 
(ad Avignone e Perpignano gli abitanti, costretti ad alloggiare la 
Divisione diretta in Spagna, chiamano i soldati ''foutus italiens"); 
febbraio 1813 (con gli studenti di Pavia). 

Omicidi: novembre 1804 (I'uccisione di un granatiere della guardia 
imperiale da parte di un granatiere della guardia reale italiana provoca 
un richiamo di Napoleone a Fontanelli); giugno e agosto 1807 (tre 
dragoni Napoleone giudicati per omicidi commessi a Norimberga); 
gennaio 1808 (cinque civili assassinati da soldati italiani nel villaggio 
di Trebiz presso Wittemberg). 

Quanto a rapine, furti e maltrattamenti a danno di civili, per il 1802 
abbiamo le cronache della 2a MB di linea (Lechi). I disordini a Como 
vanno imputati alia "localita", air"aria" e alia "cattiva volonta" delle 
autorita civili che non hanno impedito le provocazioni; ma il III/2a e 
responsabile di "horreurs et vols", a Modena "I'indiscipline et le 



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desordre est a son comble", continui i furti e le risse. In novembre, a 
Bologna, i soldati si spendono tutta la paga in un giorno solo 
aU'osteria e tutta la brigata e consegnata in caserma, obbligata alia 
lettura del codice militare - una copia per ogni compagnia - e al 
contrappello 4 volte al giorno. Le sentenze: 10 giomi d'arresto e 
pagamento dei danni agli ufficiali che fanno pascolare i cavalli su 
terreni privati; 15 giomi a 2 sottufficiali per minacce a mano armata 
contro un civile, radiato il collega che non le ha impedite; scarcerati 
per insufficienza di prove 1 caporale e 8 volontari accusati di furto. 

Nel luglio 1806 disertori graziati e assegnati al 2° leggero fanno 
man bassa di pollame durante la marcia: il comandante li fa proseguire 
incatenati e scortati dalla gendarmeria. Nel maggio 1807 il consiglio di 
guerra di Milano commina 24 anni di ferri a 7 soldati, rei di rapina. In 
giugno una guardia d'onore bresciana approfitta del servizio alia Villa 
Reale di Monza per rubare una borsa addirittura alia viceregina. II 10 
agosto 1813, a Padova, alcuni dragoni della Regina aggrediscono una 
ragazza che passeggia con la madre e il fidanzato, soldato del treno: 
I'intervento di un carabiniere del 2° di linea la salva dallo stupro, ma 
le strappano gli orecchini. Non manca il falso nummario: nell'agosto 
1807 sono arrestate a Milano due guardie reali; il 30 giugno 1811, da 
Mantova il generale Julhien riferisce che alcuni soldati hanno alterato 
col mercurio monete da 1 centesimo per spacciarle come monete da 
mezza lira, obbligando in ogni caso i commercianti ad accettarle in 
pagamento. 

Lettera di Napoleone al vicere del 31 marzo 1807 da Ostenda : « La 
Division italienne (a Colberg) est un peu pillarde, mais du reste je suis 
assez content d'elle et Ton m'en fait d'assez bons reports ». Rapporto 
a Cafifarelli del 15 dicembre 1807: « les troupes italiennes de la 
Division Pino continuent a se livrer aux exces les plus condamnables 
(...) les routes sont couvertes de traineurs qui se repandent dans la 
campagne et en desolent les habitants par des vexations inouies ». Nel 
1809, durante la marcia in Spagna, il 6° di linea, formato da disertori 
graziati, commise tali sopraffazioni contro i civili, che nel luglio 1810 
il procuratore generale presso la corte di giustizia di Milano propose 
I'istituzione di una commissione militare con poteri capitali; il 
ministero della guerra espresse tuttavia parere contrario. Lettera di 
Napoleone a Eugenio, da Colditz, 6 maggio 1813: « mettez un peu 
d'ordre dans votre corps, qui en a grand besoin. Les Italiens surtout, 
commettent des horreurs, pillent et volent partout: faites-en fusilier un 
ou deux ». 

Non risultano ammutinamenti per ragioni politiche. L'unico caso in 
cui la polizia ebbe qualche sospetto awenne il 21 dicembre 1810, 



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13 



quando gli artiglieri del castello di Milano spararono salve di cannone 
per la nascita del figlio del loro capitano, parodiando con palese 
sarcasmo il saluto fatto il giomo prima per la nascita della principessa 
di Bologna. 



Le mancanze disciplinari 

Le mancanze disciplinari piu lievi erano punite, secondo la legge 
francese del 24 giugno 1793, dal superiore, quelle piu gravi dal 
consiglio correzionale del corpo, presieduto dal comandante. Dalle 
cronache della 2a MB di linea (Lechi) nel 1801-02 emerge un quadro 
delle piu frequenti mancanze disciplinari {tab. 26): 



Tab. 26 - Questioni disciplinari nella 2a MB di linea (1802) 


Questioni 


Regole e sanzioni 


Reclame per il 
soldo 


Minacce del comandante contro chi si lamenta di ritenute o chiede 
soldo arretrato (verra tradotto al consiglio di guerra per essere 
fucilato) 


Insubordinazione 


15 gg. di cachot e 1 mese di sospensione al furiere che ha risposto al 
capitano. Deferimento al consiglio di guerra di un caporale che ha 
dato un colpo di sciabola a un sergente. 


Bastonatura 


10 gg. d'arresto a U che ha bastonato un SU. 


Saluto militare 


L'obbligo di saluto agli U deve essere letto alia truppa per tre giomi. 
11 SU porta la mano al cappello, la truppa, in piu, deve fare fronte al 
superiore. 10 gg. di prigione a chi non si cava il cappello di fronte a 
un U e altrettanti all'U che non pretende il saluto 


Negligenza 


10 gg. di prigione di cui 5 a sola carne e destituzione dall'incarico 
all'U che ha lasciato la MB senza pane e legna. 10 gg. all'U che ha 
lasciato fuggire un prigioniero. 


Simulata 
infermita 


5 gg. d'arresto a caporale per simulata infermita. 


Assenza arbitraria 


Ufficiali: 5 gg. d'arresti per una breve assenza senza permesso. 10 gg. 
per un'assenza di 3 gg. o per assenza al contrappello (se recidivi 
arresti di rigore e pagamento del fazionario). Un mese per esser 
"rimasto a casa" un mese. 


Ubriachezza 


15 gg. sala di disciplina, in parte a pane e acqua. Se i casi sono 
numerosi, tutta la MB consegnata in caserma. Solo il vivandiere pud 
vendere vino in caserma (9 novembre 1 802, Bologna). 


Gioco 


5 gg. prigione ai soldati (9 maggio 1801 a Codogno); 10 gg. a pane e 
acqua e sospensione dal grado per un mese (7 luglio 1801 a Como).. 


Uniforme o 

tenuta 

fuori ordinanza 


5 gg. di prigione a soldati che il 29 geimaio sciupano uniforme e 
cappotto indossandoli in quartiere. 5 gg. a U trovati in calze di seta e 
scarpe da hallo o senza spalline o con spada in mano anziche al 
fianco. Ammoniti i SU che non indossano i distintivi di grado o 
portano la spada in mano a uso di bastone. 


Norme di tratto 


E' disdicevole per gli U darsi del tu in pubblico, fumare fuori della 
propria casa, tenere discorsi troppo liberi o libertini nei caffe o in 
presenza di civili. 



II Regolamento per il metodo correzionale e punitivo della guardia 
del presidente (poi reale) approvato con decreto 21 ottobre 1804 {tab. 
27), prevedeva 37 fattispecie di "colpe": 16 per i militari di truppa e 8 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 



14 



per i sottufTiciali e 15 per gli ufTiciali (8 "lievi" e 7 "gravi"). Le colpe 
"gravi" erano deferite al consiglio correzionale. Alia seconda recidiva 
specifica le colpe della truppa e dei sottufTiciali e quelle "lievi" degli 
ufficiali erano considerate "gravi". 



Tab. 27 — Mancanze disciplinari (re^olamento della Guardia, 21.10.1804) 


Categorie 


Colpe (lievi le prime due volte, gravi alia II recidiva) 


Truppa 


a) negligenza di tenuta, vestito, armamento o proprieta individuali; 

b) trascuranza di istruzione; 

c) esecuzione inesatta dei propri doveri; 

d) alterco clamoroso con camerati o civili; 

e) ostentazione di poco rispetto verso i graduati; 

f) disobbedienza, se non costituisce rifiuto deciso; 

g) ritardo aH'appello al rancio, all'ordinario; 
h) ritardo alia ritirata 

i) assenza per una notte (la prima volta); 

j) risposta in tono sconveniente a un graduate; 

k) disprezzo e dispetto per qualche correzione; 

1) ubriachezza fuori servizio; 

m) dissipamento di oggetti di casermaggio; 

n) induzione delle reclute a frequentare bettole e luoghi dififamati 

o) assenza momentanea dal posto di guardia; 

p) slacciarsi gli abiti, levarsi la sciabola o la gibema durante la guardia. 


SottufTiciali 


a) giocare a carte o a dadi coi subaltemi; 

b) asprezza inopportuna neH'istruzione delle reclute 

c) discorsi di disprezzo verso i superiori alia presenza di subaltemi; 

d) ingiurie contro i subaltemi; 

e) inesattezza agli appelli; 

f) ogni mancanza in servizio che non porti disordine. 


Ufficiali 
(colpe lievi) 


a) inosservanza del regolamento di polizia intema del corpo; 

b) inesattezza di libri e registri; 

c) mancata sorveglianza dei sottufficiali; 

d) assenza o ritardo all'esercizio o alia parata; 

e) mancata presenza ai corsi previsti essendo di servizio; 

f) mancato controllo dell'esattezza dei pagamenti di soldati; 

g) negligenza nell'adempimento dei propri doveri; 
h) ubriachezza fuori servizio. 


Ufficiali 

(colpe 

gravi) 


a) espressioni animose conto i superiori in presenza di inferiori; 

b) punizioni arbitrarie o ingiuste; 

c) sussurri e discorsi maliziosi se non costituiscono reato piii grave: 

d) violazione delle consegne inflitte per punizione: 

e) ubriachezza in servizio se non ne derivano inconvenienti; 

f) condotta sregolata e debiti disonoranti; 

g) liti indecenti con civili (senza uso di armi o bastoni e senza feriti). 



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15 



Tab. 28 -Punizioni disciplinari (regolamento della Guardia, 21.10.1804) 


Categorie 


Punizioni per colpe lievi 


Truppa 


a) servizio di camera o di quartiere; 

b) consegna alle porte della citta; 

c) consegna fino a 1 5 giomi; 

d) sala di custodia da 3 a 4 giomi; 

e) 4 giri davanti alia guardia montante con 5 fucili o 3 selle sulle spalle; 

f) prigione per una settimana con 2 o 3 giomi a pane e acqua e 1 o 2 giomi 
di guardia. 


Sottufficiali 


a) consegna per un mese alle porte della citta; 

b) sala di custodia per un mese; 

c) arresti semplici nella propria camera per un mese; 

d) sala di custodia per un mese; 

e) 10 giomi di prigione di cui 4 a pane e acqua. 


Ufficiali 


a) arresti semplici per un mese; 

b) idem con divieto di ricevere visite; 

c) 10 giorni arresti forzati in camera con sentinella alia porta. 



Lepene corporali 

Benche I'abolizione delle pene corporali fosse un vanto della 
Rivoluzione, di fatto era frequente il ricorso a percosse, bastonate e 
varie forme di degradazione fisica, tanto da essere notoriamente 
considerato una delle cause principali di diserzione. 

Assieme alle frodi sulle paghe, le sistematiche bastonature praticato 
nella Divisione italiana in Francia furono denunciate ai generali 
francesi da vari soldati e sottuflTiciali italiani, provocando I'ispezione 
di Napoleone e la sua dura lettera di richiamo del 13 agosto 1804 a 
Melzi. Giustificandosi con Trivulzio, il 23 gennaio 1805 il generale 
Bonfanti riferiva che i "modi severi" erano cessati dopo la pubblica 
destituzione di alcuni sergenti e il deferimento del tenente Giasterli al 
consiglio di guerra. Ma accertare la verita era difficile, da un lato per 
I'omerta (i soldati, da lui "continuamente" interrogati, stavano zitti per 
timore di ritorsioni) e dall'altro perche «rappiglio ai cattivi trattamenti 
(era) divenuto il comune pretesto di tutti i malcontenti». Certamente, 
«se non si tiene mano forte si bastonera ancora - aggiungeva Bonfanti 
- non e per persuasione ma per forza che si e desistito in tutto o in 
parte dall'impiegare punizioni cui nessuno dei capi ha diritto. Si 
vorrebbero menare i soldati come bestie, perche quando il soldato e 
awilito, e vittima paziente. Questo e il principio che per disgrazia 
regna nei capi dei nostri corpi e io li considero tutti intinti nella 
medesima vernice». 

Con varie circolari del giugno-luglio 1807 Caffarelli raccomando ai 
corpi di impedire i maltrattamenti e gli abusi a danno dei soldati, 
indicati dalla maggior parte dei disertori come il motivo del loro 
delitto. Tra le varie misure, il ministro proibi a ufficiali e sottufficiali 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 16 



di portare la canna e dare piattonate. II 10 settembre 1808 il ministro 
fece un richiamo al comandante dei cacciatori Principe Reale, perche 
alcuni ufficiali avevano strapazzato e percosso con pugni e bastonate i 
soldati romani aggregati al reggimento. In una lettera anonima del 19 
marzo 1810 inviata al ministero, alcuni dragoni del 4° squadrone 
Napoleone di stanza a Novara scrivevano: "tutti i giomi si da la 
ciavatta per piccole mancanze e nervate peggio della gal era". In 
settembre 5 ufficiali e sottufficiali furono arrestati per maltrattamenti e 
sevizie nei confronti di un soldato. Nel 1812 vi furono numerose 
punizioni di subalterni e sergenti per percosse ad inferiori, ma in 
dicembre un coscritto refrattario dell'Adige mori in ospedale per le 
percosse ricevute da un tenente. Anche il capo del collegio degli orfani 
fu ammonito per I'uso delle "ciabatte". 



// matrimonio dei militari 

Gli ufficiali dovevano infatti rendere conto non solo delle loro 
debolezze, ma anche del matrimonio, L'8 marzo 1793 la convenzione 
aveva liberalizzato il matrimonio dei militari ma il 30 aprile aveva 
vietato di alloggiare mogli e figli in caserma. Richiamandosi a 
quest'ultima legge, il 19 febbraio 1799 il ministro Vignolle ordino di 
allontanare tutte le donne non addette all'armata come lavandaie o 
vivandiere. In compenso fu lanciato un fondo nazionale per sowenzioni 
alle famiglie dei caduti e con legge cisalpina del 18 aprile si accordo alle 
mogli dei militari la mezza razione di pane, piu Va di razione per ogni 
bambino. 

Nell 'estate del 1801 Teulie invoco leggi a favore del matrimonio dei 
militari e propose di creare un "convento militare" per le mogli e i figli 
minori di 5 anni. La legge francese del 26 luglio 1800 aveva pero 
attenuato la liberta dei militari di contrarre matrimonio, prescrivendo 
I'autorizzazione del corpo di appartenenza, norma estesa da Tordoro 
all'esercito cisalpino. Nel 1804 Lechi segnalava gli inconvenienti 
verificatisi nella sua Divisione per matrimoni affrettati con ragazze 
pugliesi senza dote. Nel novembre 1804 Bonfanti propose di 
rimpatriare il sottotenente Cavicchioni del 1° leggero, "pessimo 
ufficiale", "sepolto nella miseria, nella crapula e nella letargia", i cui 
"impegni con una donna per la quale (era) perduto lo (avevano) 
sempre reso sordo alle correzioni e ai principi di militare". Non e 
chiaro se fosse persona diversa da costui I'aiutante maggiore del 1° 
leggero, rimpatriato da Teulie I'll aprile 1806 "onde togliere lo 
scandalo prodotto dal medesimo unendosi in matrimonio con 
un'attrice del Teatro di Boulogne". 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 17 



II 5 gennaio 1805 fu prescritta, come misura temporanea, 
I'autorizzazione ministeriale: nel giugno 1806 fu resa permanente per 
gli ufficiali superiori e general!, bastando per gli ufficiali inferiori il 
permesso del colonnello e per i sottufficiali quello del capitano. Nel 
1808 rautorizzazione ministeriale fu pero prescritta per tutti i gradi, 
con obbligo di produrre un attestato di buona condotta e I'assenso dei 
parenti della sposa e, per gli ufficiali, anche 1' attestato di un certo 
reddito. Dal censimento dei militari coniugati, disposto il 15 novembre 
1808 dal vicere, risulto che tra gli ufficiali erano dal 12 al 40% a 
seconda delle armi (minimo in fanteria, massimo fra i veterani, ma 
anche fra i dragoni Regina), mentre tra i sottufficiali e la truppa erano 
al massimo il 4% (la media totale era tra il 2.1 e il 7.8%). I coniugati 
avevano in media 1,2 figli. 

II matrimonio senza autorizzazione poteva costare I'espulsione (o il 
trasferimento dai granatieri della guardia reale al 6° di linea come 
accadde al tenente Brioschi nel 1810). Si ammisero pero sanatorie per 
i matrimoni contratti all'estero (ad esempio da A. Lechi in Spagna): 
inoltre, per incentivare i militari a prolungare la ferma oltre i cinque 
anni, si concessero delle doti alle ragazze povere che li volessero 
sposare. Nel 1811 furono almeno 112 i militari di truppa che 
beneficiarono delle doti concesse per festeggiare la nascita del Re di 
Roma. 



Adulterio, concubinato, vivandiere e attendenti 

La societa napoleonica era, com'e noto, una societa borghese: vizi 
privati, pubbliche virtu. Costumi sessuali e relazioni extra-coniugali 
degli stati maggiori napoleonici hanno fatto letteratura. I pappataci 
d'alto rango, ricompensati a spese deU'erario per I'oculata gestione dei 
vezzi e favori di mogli e sorelle titolate, destavano, almeno in Italia, 
piu invidia che riprovazione. La severita del giudizio era infatti 
commisurata al rango sociale della donna. Le relazioni adulterine 
erano ammesse solo con signore coperte da mariti compiacenti; quelle 
con donne libere, specialmente le "attrici" {infamiae notatae quanto 
piu desiderate e irraggiungibili) erano biasimate. II generale Menou, 
che almeno aveva avuto la coerenza di convertirsi dXV islam ^ non era 
certo il peggiore, ma i suoi ultimi mesi di vita, trascorsi a Venezia tra 
debiti di gioco e donne di teatro, non destarono pieta. 

Quod licet lovi, non licet bovi. II Giornale Italico del 23 aprilel803 
pubblico un fattaccio di cronaca nera solo perche vi era coinvolto un 
ufficiale, il tenente di cavalleria Luigi Bartozzini (ma nei ruoli del 1° 
ussari figura solo un sottotenente Antonio Bertuccini), amante della 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 



signora Lani. II tradito s'era umiliato a supplicare il rivale, che per 
tutta risposta I'aveva sfidato a duello: ma a morire era stata lei, uccisa 
dal marito. Piu spesso finiva in farsa: il 18 aprile 1810 fu riammesso in 
servizio I'aspirante di marina Lorenzo Conte, assolto dall'accusa di 
aver "rapito" la moglie del signor Montebelli di Venezia. L'insegna di 
vascello Dabovich, che s'era impegnato un collier sottratto ad una 
"ragazza" (=prostituta?), se la cavo con 10 giorni d'arresto (26 marzo 
1807) e fece poi parte del tribunale di marina. 

II sesso femminile era ammesso in caserma: ma solo mogli e figlie, 
che spesso ricoprivano anche i 4 posti consentiti per reggimento (2 
vivandiere e 2 lavandaie). Nel 1801, quand'era di stanza a Codogno, 
Teodoro Lechi aveva vietato i matrimoni nella sua mezza brigata. II 6 
gennaio 1802, a Monza, istitui un certificato (rilasciato dal capitano e 
controfirmato dal capobattaglione) di identita, buoni costumi e 
matrimonio contratto anteriormente al divieto di Codogno. Le donne 
trovate in caserma senza certificato dovevano essere rapate e scortate 
10 miglia fuori citta: all'uomo erano promessi 15 giorni d'arresto, al 
capobattaglione punizioni imprecisate per omessa vigilanza. II 
capitano d'ispezione doveva inoltre controUare che non vi fossero 
vivandiere oltre le due autorizzate. II 15 ottobre, alia vigilia della 
partenza per Milano, Lechi dispose un'ispezione notturna in quartiere: 
le donne senza certificato dovevano essere rapate e consegnate alia 
polizia per essere awiate a Milano. L'll aprile 1808 il vicere approve 
un ordine del giorno che vietava il concubinaggio anche agli ufficiali, 
abuso tollerato dai comandanti dei corpi, soprattutto in Dalmazia. Nel 
1811 furono segnalati come concubini, con prole, pure due cappellani. 

Attendenti, cape Hi, baffi, distintivi di lusso e teatri 

Con ordine del giorno del 6 agosto 1808 si ribadi per I'ennesima 
volta il divieto di "tenere presso di se dei soldati sotto titolo di 
ordinanza per commettere ai medesimi la cura dei domestici servizi". 
Erano consentiti solo 1 ordinanza al comandante del corpo, 1 piantone 
all'ufficio del maggiore e 1 a quello del quartiermastro. 

Con ordini del giorno del 10 e 12 luglio, 10 ottobre 1801 e 14 
dicembre 1801, Lechi prescrisse il taglio dei capelli "a V avant-garde", 
ossia rasati sul davanti, con coda di 8 pollici legata vicino alia testa e 
nastro fermato con spilla quadrata identica per tutti con la cifra "2", 
corrispondente all'ordinativo della mezza brigata. 

Se il taglio delle basette identificava i detenuti per diserzione (liberi di 
farsi crescere la barba), ai refrattari si rasava il cranio. II decreto del 23 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 19 



settembre 1810 vieto a tutti gli italiani di portare i baffi, dando incarico 
al direttore di polizia di presentare un relativo progetto esecutivo. 
L'esercito fu pero escluso da questa disposizione e i baffi furono anzi 
adottati come distintivo delle compagnie scelte. II capitano della guardia 
reale Pino fu incaricato di far prowedere al taglio dei baffi tra i non 
militari della casa reale (palafrenieri, domestici e civili al seguito della 
Guardia). 

Con circolare del 30 gennaio 1811 fu vietato I'abuso dei colonnelli di 
adottare oggetti di lusso come distintivo del reggimento, che 
determinava "emulazione" tra i corpi e costringeva gli ufficiali inferiori, 
scarsamente retribuiti, a indebitarsi per poterli acquistare. 

Tra le usanze dei comandanti c'era quella di portare a teatro ufficiali e 
soldati a prezzi scontati. II 27 dicembre 1802, a Bologna, Lechi dava 
notizia di aver stipulato col capocomico Belloni un abbonamento per 
ufficiali e consorti, riservando una sola fila di sedie a prezzi scontati di 8 
paoli per i subalterni e 5 per le signore. Era inoltre in analoghe trattative 
col "teatro in musica". Naturalmente nessuno era obbligato ad andare a 
teatro: ma, naturalmente, se non ci andava, restava consegnato in 
caserma ... Anche il comandante del 4° squadrone dei dragoni 
Napoleone li portava a teatro, a Senigallia, a gruppi di 50. 



D. La diserzione 



La diserzione abituale (1800-1806) 

I due sistemi di reclutamento impiegati dall'esercito italiano - 
volontario fino all'estate 1803, obbligatorio in seguito - producevano 
due tipi diversi di disertori. All'opposto dei coscritti, che disertavano 
per odio della vita militare, i volontari I'amavano tanto che cercavano 
di sperimentarla presso il maggior numero possibile di datori di 
lavoro. I volontari erano infatti in maggioranza disertori esteri e spesso 
si arruolavano col proposito di disertare di nuovo alia prima buona 
occasione, non appena ricevuto I'ingaggio e I'equipaggiamento, per 
ripetere I'operazione in un altro esercito. Si puo dire, in sostanza, che 
il numero dei disertori corrispondeva tendenzialmente a quello degli 
arruolati, dedotta I'aliquota che man mano si radicava mediante la 
promozione a gradi o incarichi convenienti o mettendo su famiglia. II 
trafifico dei disertori abituali, organizzato da vere e proprie agenzie di 
reclutamento illegale ("subornatori alia diserzione per conto di 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 20 



potenze estere") era al tempo stesso combattuto e favorito da tutti i 
governi, incluso quelle italiano. 

Per questa ragione era possibile tenere sotto controllo il fenomeno, 
non stroncarlo, se non cambiando sistema di reclutamento passando 
alia coscrizione obbligatoria. La legge di coscrizione non ebbe pero 
cuore di gettare sul lastrico i poveri subornatori, che anche loro 
tenevano famiglia. E infatti ne favori la riconversione in onesti sensali 
di volontari comunali e "cambi" individuali, procacciati (a prezzi di 
mercato ma sempre estorsivi) tra la feccia della societa, col patto tra 
gentiluomini di non disertare prima di una data convenuta. II tasso di 
diserzione dei "cambi", calcolato su 5 corpi (2° e 4° di linea, dragoni 
Napoleone, artiglieria a cavallo e Zappatori), fu in tre anni e mezzo 
(secondo semestre 1803 e 1804-06) dell' 83 per cento (470 su 565). 

Nel dicembre 1802, a Bologna, alcuni granatieri della 2a MB di 
linea denunciarono e fecero arrestare un paio di subornatori alia 
diserzione per conto di potenze estere. Altri due furono arrestati nel 
Vallese nel dicembre 1803, mentre ofFrivano ingaggi ai soldati della 
Divisione Pino in marcia per la Francia. Passata la frontiera, i coscritti 
non disertavano piu, non sapendo dove andare e come soprawivere: 
per i volontari, adusi al mondo, era invece un'occasione d'oro. I corpi 
francesi davano ricetto ai disertori dei corpi italiani, ma accadeva 
anche I'inverso. 

Perfmo un generale francese (Jean Antoine Verdier, che aveva 
comandato la piazza del Cairo) si arruolo come fuciliere del 1° leggero 
e col nome di "Guillaume" Verdier (la ragione e ignota ma, poiche 
apparteneva alio stato maggiore di Murat, e lecito supporre che fosse 
stato incaricato di controllare Teulie e cercare di incastrarlo). In ogni 
modo, dopo lo scambio d'incarichi tra Pino e Trivulzio, Verdier chiese 
il congedo, ma Teulie (forse informato della sua identita e per 
ritorsione) glielo nego, costringendo Berthier a rivelargli ufficialmente 
(il 2 ottobre 1804) la vera identita del fuciliere e a sollecitarne il 
congedo (I'imperatore - aggiunse ad ogni buon conto Berthier - non 
gradiva I'arruolamento di francesi nella Divisione italiana). 



La diserzione dei coscritti: lepene miti in vigore nel 1803-1808 

La legge di coscrizione del 13 agosto 1802 (titolo VI) dififerenzio la 
diserzione dei coscritti da quella abituale. Ferme restando le pene 
previste per la diserzione qualificata e per la recidiva, I'art. 70 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 21 



comminava per la prima diserzione soltanto tre mesi di carcere, col 
prolungamento degli obblighi di servizio o coscrizione per altri 4 anni. 
La condanna in contumacia importava inoltre una multa di lire 600, 
riscossa per le vie di giustizia ordinaria, inclusa la vendita di un 
equivalente di beni mobili e immobili del condannato sino a 
concorrenza della somma (art. 72). La somma, versata nella cassa 
distrettuale, era impiegata per finanziare I'istruzione della riserva (art. 
73). 

La semplice negligenza del pubblico funzionario nella ricerca e 
nell'arresto dei disertori, renitenti e loro complici comportava la 
destituzione e la multa di lire 300 (art. 74). II funzionario colpevole di 
frode, favoreggiamento della diserzione o impedimento o ritardo della 
partenza dei requisiti era punito con 2 anni di prigione e multa da 600 
a 1.800 lire (artt. 75 e 76). Per gli ufficiali incaricati dell'arresto la 
negligenza colposa comportava la sola destituzione, mentre in caso di 
dolo a scopo di lucro la pena era di 5 anni di ferri (artt. 77 e 78). 

II favoreggiamento semplice (nascondere un disertore o sottrarlo 
all'arresto, specialmente con false dichiarazioni o falsi certificati) era 
punito con la multa da lire 600 a 1.800 e con 1 anno di prigione (2 se il 
disertore aveva armi e bagaglio). Alia stessa pena soggiaceva chi 
I'avesse accolto in casa come domestico senza averne informato le 
autorita comunali - a loro volta responsabili per negligenza in caso di 
mancato accertamento mediante interrogatorio ed esame delle carte 
(artt. 79-82). 

Con decreto n. 130 del 14 ottobre 1805 i refrattari furono equiparati 
ai disertori e i "padri conniventi" assoggettati al pagamento della 
multa. II ricetto del latitante fu a sua volta equiparato all'istigazione 
alia diserzione, punita dall'art. 8 della legge 13 febbraio 1798 con 
sanzioni piu gravi del semplice favoreggiamento. 

Fattispecie e presunzioni legali (decreto del 18 novembre 1807) 

Con I'introduzione dei consigli di guerra speciali (ordine del giomo 
17 ottobre, decreto del 18 novembre 1807 e circolare del 18 maggio 
1808) fu meglio precisala la fattispecie del reato nonche le presunzioni 
legali per la dichiarazione d'imputazione. 

Le assenze arbitrarie inferiori alle 72 ore in pace o alle 24 (o 48) ore 
in guerra erano punite in via correzionale. Trascorsi tali termini il 
militare veniva dichiarato disertore {praesumptione juris tantum) e 
deferito al consiglio di guerra. La stessa imputazione si applicava 
anche al militare che non rientrava al corpo entro 15 giorni dalla sua 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 22 



dimissione daH'ospedale o dal termine del congedo temporaneo. La 
norma fu poi attenuata, dando facolta al comandante di dichiarare 
"assenti", anziche disertori, i militari scomparsi "dopo un giorno di 
battaglia, dopo marce lunghe e sforzate, in paese nemico o infestato da 
banditi", quando, trovandosi da lungo tempo sotto le armi, avessero 
dato prova di "attaccamento al servizio" e a giudizio del capitano non 
fossero sospettabili di "essersi dati vilmente alia fuga". 



L'inasprimento delle pene (dal 1° giugno 1808) 

Le pene per le diserzioni commesse dopo il 1° giugno 1808 furono 
fortemente inasprite, prevedendo, a seconda delle circostanze, da 3 a 
10 anni di lavori pubblici (semplici o con palla) o anche la morte 
mediante fucilazione, con le pene accessorie della multa di lire 1.500 
(con esecuzione forzata sui beni del reo) e della pubblicazione 
infamante ("parata" del reo davanti al suo reggimento e affissione 
della sentenza nel luogo di emanazione). 

La pena per la prima diserzione, aH'intemo e senza aggravanti, 
saliva da 3 mesi di reclusione col raddoppio del servizio a 3 anni di 
lavori pubblici, col beneficio pero di poter essere inclusi nelle 
revisioni fatte semestralmente dal comandante della Divisione di 
Mantova per scegliere i condannati meritevoli di amnistia e di invio ad 
un corpo di linea (sistema adottato, con decreto 20 agosto 1808, anche 
per i refrattari detenuti in deposito: v. P. IIB, §. 6C). 

In caso di aggravanti (in fazione o in servizio; con scalata delle 
mura, o con complotto o con trafugamento di cavallo, o di baionetta o 
di sciabola o di commilitone; dall'Armata o da una piazza di prima 
linea; all'estero o al nemico) il disertore era condannato a 3 anni "di 
palla" (ossia a speciali lavori in fortezza in condizioni di particolare 
durezza, tra cui tenere il cranio rasato e la barba incolta ed essere 
incatenati ad una palla di 8 libbre). Anche i condannati alia palla erano 
ammessi al beneficio della revisione semestrale, ma potevano essere 
assegnati soltanto ad un corpo di punizione (Battaglione coloniale di 
stanza all'Elba o 4° RI leggiere destinato in Dalmazia). 

La recidiva semplice era punita con 10 anni di lavori forzati, owero 
10 di palla se si trattava di evasione dal lavoratoio, dal deposito dei 
refrattari o da unita punitive. La recidiva aggravata era invece punita 
con la morte, da eseguirsi nelle ventiquattrore successive. L'accordo 
("complotto") fra almeno 3 militari per commettere il reato era punito 
anche se la diserzione non si verificava, con la morte per il promotore 
e 10 anni di palla per gli altri. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 23 



La diserzione all 'estero 

La legge franco-italiana non faceva differenza tra la diserzione 
aU'interno con successivo espatrio e la diserzione commessa fuori del 
territorio nazionale. Era infatti presuntivamente dichiarato disertore 
air estero il militare trovato fuori dei limiti di presidio a meno di 2 
leghe dalFultima frontiera. 

Nell'agosto 1807 fu stipulata una convenzione internazionale con la 
Baviera e con I'lmpero per la consegna reciproca di disertori e 
renitenti. Tuttavia solo con decreto del 24 maggio 1812 i disertori 
italiani arrestati nel territorio dell'Impero (inclusi i dipartimenti 
italiani confinanti col Regno d' Italia) furono formalmente equiparati ai 
disertori all'estero. II 22 dicembre Napoleone vieto inoltre, sotto pena 
di reclusione, il procacciamento di "cambi" francesi (inclusi i "nuovi 
francesi" dei dipartimenti italiani) per i coscritti italiani e dispose la 
consegna ai rispettivi governi dei disertori italiani e napoletani 
arrestati in territorio imperiale (particolarmente numerosi in Toscana, 
Umbria e Lazio). 

AI contrario dei mercenari, i coscritti disertavano soprattutto in 
territorio nazionale, in particolare alia vigilia della partenza per il 
fronte e durante la marcia al confine. In mancanza di statistiche, vari 
indicatori fanno tuttavia ritenere che il tasso di diserzione restasse 
occasionalmente molto elevato anche all'estero. Nel maggio 1807 i 
cacciatori bresciani (volontari) ebbero 100 disertori durante la marcia 
per il Tirolo (da dove sapevano come tornare a casa). In giugno un 
battaglione complementi di 1.047 uomini ne perse 213 tra Brescia e 
Innsbruck. 

II 2 novembre 1808 Pino segnalava dalla Spagna che, malgrado una 
doppia linea di sentinelle, le diserzioni continuavano e si disertava 
pure dagli avamposti: nel maggio 1809 il suo capo di stato maggiore 
Jan Dembowski attestava pero che il numero era ormai assai limitato. 

Nel luglio-agosto 1811 la Divisione Severoli ebbe 515 disertori (il 
5.7% della forza, 8.955 uomini) di cui 180 alia vigilia della partenza 
per la Spagna e 335 nella marcia fino a Tolosa: il colonnello Pisa 
scriveva da San Giovanni di Moriana che il 2° di linea era pervaso da 
"un maniaco spirito di diserzione". Non pochi passavano al nemico, 
come fece a Tarragona, il 5 luglio 1812, anche il capitano d'artiglieria 
Pansiotti, con 12.000 fi-anchi della sua compagnia. 

Nel febbraio-aprile 1812 la 3a Divisione Pino ebbe 382 disertori (il 
2.8% della forza, 13.788 uomini) durante la marcia per raggiungere la 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 24 



Grande Armee a Glogau. Tuttavia, confermando la regola valida per i 
coscritti, il numero diminuiva con I'aumento della distanza fisica e 
socio-culturale con I'ltalia: 165 nelle prime due settimane, 118 nelle 
due successive e poi 40, 36 e 23. Passato il Niemen, nessuno era piu in 
grado di cavarsela da solo, a meno di non darsi prigioniero. Nel 
dicembre-gennaio 1813, durante la marcia in Germania, la Brigata 
Zucchi ebbe 335 disertori (4.6% della forza, 7.408 uomini), di cui 250 
prima della frontiera e 85 in Baviera. 

Anomala era invece la diserzione da Ragusa a Cetinje o Trebinje per 
arruolarsi negli eserciti russo o turco (sotto ispettore alle rassegne 
Stefano Gelmi, 23 novembre 1811): il colonnello Vandoni del 4° 
leggero riteneva che andavano dai montenegrini per ingenuita (7 
novembre 1812) e dai "turchi" (bosniaci) per "golosita" (8 maggio 
1813). Bastava poco, per star meglio che a Mantova o a Ragusa. 



Le dimensioni delfenomeno: denunce e condanne 

I disertori delle "leve Melzi" (1803-05), indultati il 5 maggio 1810, 
furono circa 18.000. II calcolo si ottiene sommando i dati noti (4.199 
dall'll giugno 1803 al 31 gennaio 1804 + 3.120 dai 1° febbraio al 30 
ottobre 1804 + 4.003 nel 1805) e integrando il risultato con una stima 
delle diserzioni verificatesi nel bimestre "scoperto" (ultimo del 1804). 

Nel 1806-10 furono altri 21.000. Per questo periodo i dati noti sono: 
2.582 nel 1804, 4.104 nel 1807 (meno dicembre), 17.750 nel 1807-10 
(meno I'ultimo bimestre del 1810). 

L'entita delle diserzioni italiane suscito un rilievo di Napoleone al 
vicere (lettera del 2 marzo 1811, con allegato il prospetto dei disertori 
italiani del 1809-10). Eugenio gli rispose il 4, rilevando che nel 1810 
erano diminuiti rispetto al 1809 e unendogli lo "stato" dei disertori 
francesi in Italia, peggiore di quello italiano. In giugno non manco poi 
di segnalare all'imperatore che nel 1811 le diserzioni francesi erano 
aumentate: durante la marcia aveva disertato quasi un quarto dei 
coscritti spediti a reclutare i reggimenti dislocati in Italia (128 su 538, 
con una punta del 32.5% nel contingente dell'Alta Garonna). 

Dal 1° settembre 1811 al 31 dicembre 1812 si verificarono, secondo 
Zanoli, 7.339 diserzioni. Applicando lo stesso tasso agli otto mesi 
"scoperti" (i primi del 1811) il totale del biennio salirebbe a 11.000. Si 
ricava cosi un totale di 50.000 diserzioni dai 1803 al 1812. Si deve 
pero tener conto che le cifre si riferiscono alle denunce e non agli 
individui e per sapere quanti effettivamente disertarono bisognerebbe 
avere qualche elemento suU'incidenza della recidiva. In mancanza si 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 25 



puo al massimo avanzare I'ipotesi che le recidive si compensino con le 
diserzioni del 1813-14, sicuramente superiori al tasso del biennio 
precedente e ritenere dunque un totale di circa 50.000 disertori. 

Quanto alle statistiche giudiziarie, nel biennio 1805-06 e nel primo 
semestre del 1807 i consigli di guerra permanente giudicarono 3.713 
disertori, con 94 assoluzioni (2.5%) e 3.619 condanne: 2.405 al doppio 
servizio (66.4%), 912 a tre mesi di reclusione (25.2%) e 344 ai ferri 
(9.5%)). Su cinque condannati quattro erano contumaci (2.863) e uno 
presente (756). I giudizi rappresentano solo il 44 per cento delle 
diserzioni verificatesi nello stesso periodo. 

Nel primo semestre 1811 i consigli di guerra speciali giudicarono 
2.554 disertori, di cui 803 in contraddittorio (31.4%) e 1.751 
contumaci (68.6%)), con 258 assoluzioni (10.1%)) e 143 condanne a 
morte (5.6%) di cui pero 123 di contumaci e solo 20 eseguibili (2.5%) 
dei presenti). Altri 238 (10.4%)) furono condannati alia palla e 1.912 
(83.3%)) ai lavori pubblici, in maggioranza assegnati direttamente ai 
reggimenti 2° (240) e 3° leggero (317) e 3° (188) e 6° di linea (239). 

Nel terzo quadrimestre 1811 e nel 1812 vi furono 2.070 condanne: 
20 a morte (1%), 220 alia palla (10.6%) e 1.830 ai lavori pubblici 
(88.4%). 



E. II bastone e la carota 



Incentivi alia costituzione spontanea dei latitanti (amnistie) 

Dal 1803 furono concessi ai disertori 8 amnistie condizionate alia 
presentazione entro un mese (spesso prorogato), 1 indulto assoluto e 
incondizionato (5 maggio 1810) e 1 arruolamento vol Ontario di guerra 
(11 novembre 1813). 

La I amnistia fu accordata il 14 luglio 1803 (con proroga del 14 
agosto); la II il 18 settembre 1804 (con 258 presentati al 7 novembre); 
la III il 22 maggio 1805 (per I'incoronazione di Napoleone), la IV il 
24 novembre 1805, la V nell'aprile 1808, la VI il 13 settembre 1808, 
la VII il 30 dicembre 1809 e I'VIII il 15 settembre 1812. La Divisione 
italiana in Francia beneficio inoltre dell' amnistia francese del 2 giugno 
1804. 

La VII amnistia (30 dicembre 1809) frutto la presentazione di circa 
un terzo dei disertori latitanti (536 su 1.633, cifre riferite pero a soli 9 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 26 



dipartimenti: Adda, Olona, Mella, Serio, Mincio, Basso Po, Reno, 
Brenta e Tagliamento). 

L'indulto del 5 maggio 1810 fu concesso a tutti coloro che avevano 
disertato anteriormente al 1° gennaio 1806 (circa 18.000), estinguendo 
le pene pronunciate dai consigli di guerra permanent! e sciogliendoli 
da ogni ulteriore obbligo di servizio. 

Altre due amnistie riguardarono gli italiani al servizio austriaco. La 
prima (19 settembre 1806) a coloro che avevano continuato a servire 
nelle file nemiche dopo il trattato di Campoformio. Chi non si awalse 
deiramnistia cadde sotto i rigori del decreto del 10 agosto 1807. 
L'altra fu concessa il 18 maggio 1809 (contemporaneamente alia 
nomina delle commission! militari contro gli insorgenti italiani e 
tirolesi) ai sudditi che avevano seguito gli austriaci in ritirata, a 
condizione di rientrare in Italia. 

Sistemi di deterrenza: lettura delle norme e "parata " del reo 

La circolare del 18 maggio 1808 ripristino il sistema - in vigore 
negli eserciti d'antico regime e brevemente adottato anche dalla 
Cisalpina nel 1801 - della periodica lettura in caserma delle sanzioni 
contro la diserzione. Se ne dovevano fare due al mese, la prima e la 
terza domenica (una a tutto il corpo riunito, l'altra per compagnie). 

Sempre per dissuadere la diserzione, la circolare disponeva che il 
giorno successivo alia sentenza questa fosse letta di fronte alia guardia 
del giorno: i condannati dovevano ascoltarla in ginocchio, con la 
casacca da forzato e bendati e tutto il reggimento doveva poi sfilare 
davanti a loro ("parata"). 

Secondo Enrico Giuseppe Bozzolino, maggiore del 1° leggero, la 
"parata" era controproducente, perche i condannati ostentavano 
"baldanza e tracotanza" dichiarando di preferire la condanna ai lavori 
pubblici alia vita militare (Trento, 11 giugno 1812). II comandante del 
4° leggero, colonnello Carlo Vandoni, confermava che perfmo i suoi 
soldati, che avevano provato la durezza dei lavoratoi o del deposito 
refrattari, preferivano correre il rischio di tornarci condannati alia palla 
piuttosto che servire in Dalmazia: scappavano in Bosnia, allettati dai 
reclutatori russi e turchi o ingannati da trafficanti che li rivendevano 
come schiavi ai contadini montenegrini (Ragusa, 7 novembre). Nel 
1813 il reggimento dette infatti pessima prova: ma bisogna anche dire 
che era sparpagliato in piccoli distaccamenti isolati, i quali, salvo rari 
casi, passavano al soldo inglese solo dopo essere stati catturati. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 27 



L 'estensione delta pena di morte (31 agosto 1810 - 8 aprile 1812) 

II 31 agosto 1810, da Saint Cloud, Napoleone decreto la pena di 
morte per i disertori presi con le armi in pugno nelle file nemiche 
(decreto esteso all'Italia il 15 ottobre). II 23 novembre 1811 la morte 
fu estesa ai graziati che disertavano nei primi 6 mesi dall'assegnazione 
al 4° leggero o al battaglione coloniale o nel viaggio di trasferimento a 
tali corpi e il 12 gennaio 1812 ai graziati assegnati ad altri corpi che 
disertassero entro I'anno in corso. L'll marzo 1812 il giudizio sui 
sudditi italiani presi con le armi in pugno nelle file o a bordo di navi 
nemiche fu devoluto a consiglio di guerra speciale, con applicazione 
dell'art. 75 codice penale. Furono inoltre raddoppiate le pene per i 
marinai disertori recidivi (4 febbraio) e comminata la morte agli 
italiani catturati a bordo di legni da guerra o da corsa nemici, con 
giudizio sommario a bordo dei vascelli (8 aprile). 

Incentivi all 'arresto e alia delazione dei disertori 

Con legge cisalpina del 20 settembre 1798 era stato istituito un 
premio di 30 lire per la cattura di un disertore e 15 per la delazione 
seguita da cattura, esclusi owiamente i militari che la efifettuavano per 
servizio. Con decreto del 21 agosto 1801 il premio fu portato a 6 e 3 
scudi, ma ebbe scarso effetto perche (come spiegavano al ministero, il 
27 luglio e il 21 dicembre 1803, i prefetti dell'Olona e dell'Agogna) il 
sistema di pagamento era troppo macchinoso. Una quota del premio 
era infatti a carico del comune del reo e anche se il ministero in 
seguito se I'accollo interamente, la riscossione restava laboriosa e 
problematica. 

Nel gennaio 1804 furono pagati premi per la cattura di 214 disertori 
(76 requisiti, 3 1 supplenti, 32 forzati della legione italiana, 63 militari 
di incerta categoria e 3 allievi dell'orfanotrofio). I reclami per ritardi 
nei pagamenti erano tanto numerosi che I'impegno dello stato dovette 
essere riconfermato con decreto del 3 agosto 1805. Le istruzioni sulla 
leva del 14 luglio 1805 accordarono ai coscritti requisiti che facevano 
arrestare un disertore un premio al tempo stesso piu economico per lo 
stato e piu prezioso per i beneficiari, vale a dire la concessione del 
congedo definitivo. 

Con decreto del 13 ottobre 1804 il premio fu esteso anche a 
gendarmi e guardie nazionali, di finanza e forestali, segno evidente del 
loro scarso impegno. II 10 agosto 1810 il premio d' arresto fu elevato 
da 20 a 30 lire e la circolare del 19 settembre svelti le procedure di 
pagamento. II 15 maggio 1812 il vicere destine a tal fine i proventi 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 28 



delle tasse di coscrizione (£. 86.675). Nel febbraio 1813 I'entita del 
premio fu prowisoriamente raddoppiata sino al 15 aprile. 

Compellenza: garnisaires e addebito al contingente comunale 

Notoriamente la maggior parte dei coscritti disertava per tornare a 
casa e dunque lo faceva soprattutto finche si trovava airinterno del 
paese. I disertori vivevano indisturbati grazie al sostegno dei parenti e 
alia connivenza delle autorita, non sempre disinteressata: accadeva ad 
esempio che il sindaco, ricco possidente, proteggesse i disertori non 
per filantropia o pacifismo ma per sfruttarli come braccianti nei propri 
poderi. Per rompere il muro d'omerta si rispolvero uno dei piu odiosi 
sistemi dell'antico regime, quello di alloggiare un militare {garnisaire) 
in casa ("in tansa", ossia in stanza da letto) dei presunti favoreggiatori, 
a cominciare dai genitori, con I'obbligo di mantenerlo ad esosa tariffa. 

Gia nel luglio 1803, durante I'emergenza creata dalla prima leva, si 
era fatto ricorso alle colonne mobili e alia tansa. L'istituto fu poi usato 
su larga scala nel 1812-13, soprattutto in Romagna e nelle Marche, su 
disposizione prefettizia e con indennita commisurate al grado del 
militare, da £. 1 a 3.50 per truppa e sottufTiciali e di £. 5.50 per gli 
ufficiali (ne erano esclusi i gendarmi). II 30 ottobre 4 fucilieri del 6° di 
linea in tansa a Montemilone (Pollenza) furono attaccati da una banda 
di disertori, che ne uccisero uno e ne ferirono un altro. In novembre sia 
Cortese, direttore delle rassegne e coscrizione sia Polfranceschi, 
ispettore della gendarmeria, espressero riserve suH'opportunita di una 
misura cosi severa, in parte revocata dopo le gravi alluvioni per non 
infierire sulle famiglie piu bisognose. L'istituto fu poi regolato e 
limitato con decreto del 23 giugno 1813. 

II cantone (e dal 3 febbraio 1807 il comune) era tenuto a rimpiazzare 
i renitenti, ma non i disertori. Solo il sostituito era tenuto a rimpiazzare 
il sostituto in caso di diserzione. Le istruzioni suUa leva del 14 luglio 
1805 obbligarono i comuni a rimpiazzare i propri disertori rientrati nel 
circondario, ma era assai difficile, per non dire impossibile, provare la 
presenza, ancorche presumibile o notoria, di un latitante. Nel maggio 
1812 il ministero mise alio studio un progetto per addebitare ai comuni 
tutti i rispettivi disertori, ma si prefer! soprassedere e procedere con le 
"perlustrazioni". 

I rastreUamenti del 1809-13 (colonne mobili e "perlustrazioni") 

II sistema piu efficace per la cattura dei latitanti era infatti quello dei 
rastreUamenti a tappeto e delle spedizioni mirate ("colonne mobili" e 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 29 



"perlustrazioni"). L'ambiente fisico era poco propizio per mancanza di 
strade e quantita di aree impervie (paludi, montagne), ma Tambiente 
sociale era meno negativo. Inizialmente, e vero, la gente di campagna 
aiutava spontaneamente i latitanti, ma le bande s'erano col tempo date 
al brigantaggio, accrescendo la domanda di sicurezza e di repressione. 
Non solo per denaro, ma anche per odio e "patriottismo" si trovavano 
percio abbastanza facilmente guide e confidenti in grado di indicare i 
nascondigli; ma il problema erano le forze. 

Le truppe di linea erano raramente disponibili, vuoi per effettivi 
impegni vuoi per la contrarieta dei comandanti a fare un lavoro "da 
sbirri". Gendarmi e guardie di fmanza, campestri e boschive, oberati 
dai normali servizi d'istituto, erano sparsi in piccoli presidi e per 
formare squadriglie, pattuglioni e posti di blocco si doveva ricorrere 
alia guardia nazionale e alle compagnie di riserva. Costoro, essendo da 
un lato inesperti e dall'altro radicati sul territorio e percio spesso pieni 
di parenti e conoscenti dei latitanti, davano un contributo minimo 
quando non facevano fallire la sorpresa awisando i ricercati. 

La lotta contro I'insorgenza del 1809 costrinse pero il governo a 
potenziare le forze di sicurezza interna e accrebbe I'esperienza. Con le 
"perlustrazioni" di dipartimento, in Alto Adige furono catturati 183 
latitanti nel 1809 (110 dalla guardia nazionale e 73 dalla gendarmeria) 
e 171 nel maggio 1810 (ma solo 14 furono inviati ai consigli di leva, 
gli altri furono quasi tutti rilasciati, 22 perche riconosciuti innocenti e 
72 per insufficienza di prove). Nel settembre-ottobre 1809 furono 
catturati nel Reno 172 disertori italiani, 34 stranieri e 29 refrattari. 

Nel marzo 1810, grazie alia delazione di una donna, la gendarmeria 
anniento presso Budrio I'intera banda Baschieri (le teste furono 
esposte a Bologna sul palco della ghigliottina). La banda Muzzarelli 
("Cemini"), forte di un centinaio di elementi, fu annientata nel 1812 e 
il capo ghigliottinato nella piazza grande di Modena. 

Con decreto 2 giugno 1811 furono aggregati alia gendarmeria 905 
"ausiliari" di linea (inclusi 400 francesi e 40 dalmati). Nel 1812 le 
catture salirono a 7.078, di cui 900 in perlustrazioni nei dipartimenti 
con maggior numero di latitanti (Alto Adige, Lario e Bacchiglione) e 
6.178 in una perlustrazione generale condotta dal 15 settembre al 15 
novembre. Erano pero retate indiscriminate, in cui poteva incappare 
chiunque. Si deduce dal fatto che xm" Istruzione generale^ emanata lo 
stesso 15 novembre, tolse ai sindaci la convalida degli arresti 
riservandola ai giudici di pace o ai viceprefetti. La gendarmeria la 
prese male: fece sapere che i contadini facevano capo solo al loro 
sindaco e col nuovo sistema non collaboravano piu; che il giudice di 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 30 



pace, impegnato in altre faccende, faceva aspettare giorni e settimane 
prima di decidere e intanto bloccava le altre operazioni, obbligando i 
gendarmi a custodire gli arrestati. Alia fine, il 21 luglio 1813, la 
convalida fu restituita ai sindaci. 

Nel dicembre 1812 la colonna mobile del Musone fece solo 4 
arresti. Nel marzo 1813, nel Mincio, i disertori presi furono 130; il 
rastrellamento di Varese, in aprile, fu diretto da Luigi Balza, futuro 
capo della polizia austro-lombarda. L'8 aprile Melzi osservava che la 
diserzione, pur inferiore a quello che si temeva, bastava gia per dare 
problemi di ordine pubblico. 

II 5 maggio I'ispettore della gendarmeria, Polfranceschi, dichiarava 
"inaffidabili" le compagnie dipartimentali di riserva; il 12 segnalava 
che i disertori di Bormio, Ponte e Tirano rifugiati nei Grigioni s'erano 
portati al confine, pronti a collegarsi con gli insorti di Merano. Ma la 
gendarmeria coglieva un successo, uccidendo in conflitto a fuoco, 
presso Menaggio, il famoso Carlo Pisolo, capobanda di disertori e a 
fine mese le colonne mobili bonificavano il confine toscano e umbro. 



Le fucilazioni per diserzione 

In mancanza di statistiche, si deduce dal complesso delle fonti che la 
pena di morte nei casi di diserzione fosse eseguita assai raramente. II 
27 novembre 1808 tocco ad una guardia d'onore, Andrea Brunori di 
Corinaldo, "per pensata e non effettuata diserzione" (cioe quale capo 
complotto): ma fu un caso eccezionale, voluto dal vicere per dare un 
esempio e che gli fu poi virtuosamente messo in conto nel 1814 dai 
topi, fino ad allora osannanti dal formaggio, per giustificare il trasloco 
dalla nave in procinto di affondare. Nel primo semestre del 1811, 
quando era ancora ammesso il processo contumaciale, le condanne a 
morte furono 143 (6.3% del totale), ma 123 riguardavano contumaci e 
solo 20 (2.5% dei presenti) poterono essere eseguite. Nel 1812 le 
esecuzioni capitali per questo reato furono solo 20, meno dell'un per 
cento del totale dei condannati, tutti presenti (2.070). 

II 21 marzo 1813, ad Ala, il vecchio generale Fresia fece fucilare per 
diserzione il cacciatore a cavallo Veronese, minacciando di costringere 
i prossimi 8 disertori a giocarsi la vita ai dadi per sorteggiarne due da 
fucilare. Tuttavia fu solo in maggio, col ritorno del vicere dalla 
Germania, che si comincio a fucilare dawero. II 6 giugno il generale 
Bianchi d'Adda, incaricato del portafoglio della guerra in assenza di 
Fontanelli, suggeri al vicere "misure di clemenza", evitando nuove 
esecuzioni nelle citta in cui s'erano gia dati degli esempi. Ma il saggio 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 31 



consiglio fu spiazzato dairimpennata delle diserzioni verificatasi alia 
vigilia della guerra con I'Austria. 



La diserzione in massa del 3° di linea (7-8 agosto 1813) 

Quanto a diserzione, i reggimenti peggiori erano il 3° leggero e il 3° 
di linea. II 26 giugno tre disertori del 3° leggero furono fucilati in 
piazza a Udine, ma dal reggimento si continue a disertare per tutto 
luglio. II 3° di linea, formato da coscritti del Reno, Rubicone e 
Metauro, si era gia reso famoso I'anno prima (il 27 e 29 luglio 1812, a 
Treviso) quando 80 uomini avevano scalato le mura forzando le 
sentinelle: gli ufficiali li avevano fermati spada in pugno, ferendone 
1 1, ma due giorni dopo altri 50 erano riusciti a scappare. 

II 23 giugno 1813, in partenza da Este per Padova, 2 battaglioni del 
reggimento rifiutarono il rancio: 18 riuscirono a scappare, gli altri 
furono trattenuti a stento dalla gendarmeria e dagli ufficiali. Ma la 
notte del 6-7 agosto, a Conegliano, ne disertarono 445, spargendosi in 
bande di 20-25 per il paese. Qualcuna fu intercettata dalla gendarmeria 
del Brenta, il cui capitano aveva avuto la presenza di spirito di 
bloccare i ponti con la poca gente che aveva sottomano e con 40 
riservisti, vi furono anche alcuni scontri a fuoco fra i canneti, ma il 
grosso riusci a farla franca. 

Pena di morte e rimprovero alia gendarmeria (17-20 agosto 1813) 

Al colmo dell'ira, il 16 agosto il vicere scrisse a Fontanelli da Udine 
di essere "estremamente malcontento della gendarmeria" e con ordine 
del giorno del 17 equiparo la diserzione dai battaglioni e squadroni di 
guerra alia diserzione al nemico, punita con la morte. 

Polfranceschi la prese male: il 20 emano a sua volta un ordine del 
giorno in cui scaricava il rimprovero sui suoi dipendenti, esortandoli a 
"maggior Zelo" contro i disertori che "traversa(va)no baldanzosi interi 
dipartimenti senza cadere negli agguati della gendarmeria". 

Ma al tempo stesso scrisse a Fontanelli che in diciotto mesi (fmo al 
30 giugno 1813) la gendarmeria aveva arrestato 17.801 persone, di cui 
3.463 disertori o refrattari italiani o esteri (e 1.395 solo nel primo 
semestre dell'anno) e 437 "fautori di diserzione" (ossia parenti 
conniventi e favoreggiatori), piu 8.615 oziosi, vagabondi e mendicanti 
"validi" (e percio sospetti di diserzione o renitenza). Dal 1° agosto, 
poi, i disertori arrestati erano 218, di cui 126 del 3° di linea (il 28% di 
quelli disertati a Conegliano). II risultato, ammetteva, era ancora 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 32 



insufficiente: ma era dipeso dair"onerosita" del compito, dalla 
"gioventu" e "inesperienza" di una parte del personale, dalle paghe 
"basse" degli ufficiali (ma se erano strapagati, in confronto agli altri!) 
che li "aliena(va)no dal loro stato" (bella giustificazione!). La colpa 
maggiore ricadeva pero sulla "connivenza" della popolazione. 

Fucilazioni a settembre, amnistia a novembre 

A fine agosto Bianchi d'Adda propose un'amnistia, ma il vicere la 
rifiuto, suggerendo invece di far circolare "sous main", a cura dei 
prefetti, la promessa di awiare direttamente al deposito del 4° leggero 
a Venezia, sena processarli, i disertori costituitisi spontaneamente. II 4 
settembre, intanto, fiarono ghigliottinati a Padova tre disertori recidivi 
arrestati undid mesi prima e il 19 furono fucilati in piazza del Castello 
due disertori croati. II 27 il cronista Luigi Mantovani annotava nel suo 
diario: "il vicere ne fa fucilare parecchi". L'esempio serviva ormai a 
poco: dal 7 al 10 ottobre disertarono a Milano perfino 21 veliti reali. 

Finalmente I'll novembre I'amnistia la fece Fontanelli, mascherata 
ipocritamente da arruolamento volontario di guerra, alia faccia non 
solo dei fucilati ma dei coscritti che erano stati tanto stupidi o paurosi 
da farsi vincolare a 4 anni di ferma. Infatti, come abbiamo visto, ai 
disertori che si arruolavano volontari veniva garantito non solo il 
perdono ma anche il congedo entro tre mesi dalla "cacciata" del 
nemico (v. supra, §. 6E). II 23 il generale Villata scriveva da Mantova 
che "I'impunita dei disertori scoraggia(va) i militari alle armi". In 
dicembre una colonna di 558 refrattari del Musone e Tronto perse 141 
disertori nella marcia per Bologna. 

Intanto i disertori del Veneto si arruolavano nei battaglioni volontari 
austriaci, quelli delle Marche e della Romagna nell'esercito murattiano 
e altre bande scorrevano Adda, Serio, Mella, Panaro e Reno, 
fucilavano le spie del governo a Urbino, Pesaro e Fermo e attaccavano 
i posti di finanza in Valtellina col sostegno della gente. L'ultimo 
rimprovero alia gendarmeria italiana, accusata di non fare il suo 
dovere e di lasciar circolare impunemente i disertori, lo fece il 
generale Vignolle, I'antico ministro della guerra cisalpino, nel suo 
ordine del giorno del 1° marzo 1814, dal quartier generale di Volta 
Mantovana. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 33 



F. Carceri ed ergastoli militari 

Le carceri ed ergastoli militari 

Nel febbraio 1811 il sistema detentivo e penitenziario militare del 
Regno era composto da: 

• 27 carceri militari per gli arrestati e i detenuti in attesa di giudizio - le piii antiche 
al Foro Bonaparte, le maggiori alia Rocchetta del Castello di Milano (240 posti), a 
Cremona (200), Padova (160) e Ancona (140); 

1 casa d'arresto della Marina (a Venezia: regolamento del 29 ottobre 1808); 
le sale di disciplina delle caserme (previste dal regolamento del 20 dicembre 
1810); 

3 depositi coscritti refrattari (Mantova, Legnago e Palmanova) istituiti con decreto 
del20agosto 1808; 

2 ergastoli militari (Mantova e Legnago) per i disertori condannati "alia palla" o ai 
lavori forzati (decreto 18 novembre 1807 e circolare 18 maggio 1808); 
2 ergastoli militari o bagni penali (Venezia e Ancona) per i forzati addetti alia 
marina (regolamento del 6 febbraio 1 806). 

Tutti questi enti erano sottoposti alia polizia del commissariato di 
guerra o di marina. Per le condizioni igienico sanitarie delle carceri v. 
P. IIB, §. 8B; per i depositi refrattari v. P. IIA, §. 6C; per la casa d'arresto di 
Venezia e i bagni penali della marina v. Tomo III, P. Ill, §§. 6A e 8D . 

In base al decreto 28 gennaio 1803, in mancanza di locali idonei 
nelle caserme o in attesa di giudizio presso i consigli di guerra, era 
inoltre consentita la detenzione di militari nelle prigioni civili. I 
militari dovevano essere tenuti separati dagli altri detenuti. Le spese 
erano rimborsate dal ministero sullo stato mensile dei detenuti militari, 
a tarifFa di centesimi 17 e '/^ (di cui 15 per il vitto). 



Soldo, vitto e "benvenuta " dei detenuti in attesa di giudizio 

Agli ufficiali sotto giudizio competeva un terzo del soldo (owero 
due terzi del trattamento di ritiro o di riforma). II vitto consisteva in 
pane di munizione, minestra e legumi, questi ultimi proweduti dai 
comuni a tariffa di 15 centesimi. Nel 1804 il sergente degli invalidi 
Giacinto Ghezzi, gia segretario del comandante del castello di Milano, 
fu arrestato per aver sottratto decine di migliaia di razioni ai detenuti 
di Foro Bonaparte. In teoria i detenuti erano liberi di acquistare cibo 
fuori dal carcere, ma di fatto era impossibile, perche gli anziani 
davano la "benvenuta" alle matricole sequestrando loro denaro ed 
effetti: i carceri eri tolleravano e anzi incoraggiavano, non di rado 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 34 



assistendovi di persona, queste rapine, a patto che il ricavo fosse speso 
per acquistare cibo e liquori da loro, naturalmente a prezzi 
astronomici. 

L'ordine del giorno vicereale del 3 febbraio 1809 dava disposizioni 
per prevenire tali abusi, ma e facile immaginare i risultati. Secondo 
Zanoli con decreto del 15 dicembre 1811 il vitto dei detenuti fu 
migliorato, e "con tutto cio" nel 1812 si ebbe un risparmio di 29.941 
franchi rispetto alia media degli anni precedenti. In realta il decreto si 
limitava a dispensare i comuni dal prowedere i detenuti militari, 
dandone I'incarico agli stessi carcerieri, a tariffa ordinaria di 18 
centesimi e di 25 per i viaggi sotto scorta. La circolare 7 luglio 1813 
censurava ancora le frodi e le estorsioni dei carcerieri: imputabili pero, 
in ultima analisi, alia decisione di ricorrere all'appalto. 



// regime dei condannati ai lavori forzati o allapalla 

Polizia, direzione e amministrazione dell'ergastolo erano attribuiti al 
commissario di guerra della piazza, al direttore e all'economo o agente 
dell 'amministrazione, che gestiva in appalto i servizi di alimentazione, 
riscaldamento e illuminazione. II personale di custodia includeva un 
brigadiere di gendarmeria e i sorveglianti capisezione. I servizi intemi 
di pulizia e manutenzione erano svolti dagli stessi detenuti. 

La differenza principale tra i condannati ai lavori pubblici (forzati) e 
i condannati alia palla era che i primi non portavano catene o ferri se 
non per temporanea misura di polizia o disciplinare, mentre gli altri 
erano incatenati a una palla da 8 libbre con una catena di due metri e 
mezzo del peso di 6 chili. Inoltre, per renderli riconoscibili in caso di 
evasione, erano sottoposti ogni otto giorni alia rasatura dei capelli, 
basette e baffi, lasciando invece crescere la barba incolta. Tuttavia il 
regolamento del 1° giugno 1812 prescrisse che anch'essi, durante le 
ore di lavoro in fortezza, fossero liberi da catene e ferri, salvo che per 
sanzione disciplinare. 

I condannati erano riuniti in sezioni di 12 e queste in "lavoratoi" di 
72 (forzati) o 48 (palla), eventualmente impiegabili per lavori esterni. 
Le sezioni dei forzati erano comandate da un caposezione scelto fra i 
condannati, con diaria di 10 centesimi; le altre da un sorvegliante. 
L'orario di lavoro era di 10 ore da aprile a ottobre e 8 negli altri mesi. 

La "paga" era inferiore di Va (forzati) o di Vi (palla) a quella dei 
"giornalieri ordinari del paese" ed era una pura fmzione contabile. 
Infatti 1/3 era trattenuto a disposizione del ministro della guerra per 
"spese di servizio", 1/3 per pagare meta del vitto spettante nei giorni di 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 35 



lavoro e 1/3 per formare una "massa individuale di riserva" su cui 
addebitare le spese di rimpiazzo e mantenimento degli utensili 
danneggiati dal condannato. Nel caso (assai improbabile) che alia fine 
della detenzione vi fosse un residue attivo, questo era - in teoria - 
liquidato all'interessato. In pratica, pero, dall'ergastolo si usciva solo 
in due modi: o coi piedi davanti (e gli eredi facevano meglio a lasciar 
perdere, se non volevano rischiare di dover addirittura pagare i debiti 
del de cujus) oppure per assegnazione ad un corpo di linea: e in questo 
secondo caso I'eventuale residuo spettava al corpo per la massa di 
biancheria e calzatura. 



Vitto e vestiario 

II vitto ordinario dei condannati, sia ai lavori pubblici che alia palla, 
includeva 1 razione di pane di once IV2, 2 razioni di riso o legumi 
secchi di grossi 6, e V^ di razione di carne (ossia once Wi). La carne e 
la seconda razione di legumi non erano pero somministrate nei giomi 
di consegna per punizioni disciplinari ne in quelli di lavoro (dovendo 
in tal caso integrare il vitto a proprie spese, con un terzo della somma 
guadagnata). Ogni lavoratoio disponeva (teoricamente) di una stufa 
comune, alimentata per appal to con I'economo in ragione di 900 libbre 
nuove di legna all' anno. Trovandosi accampate, le sezioni ricevevano 
in natura il combustibile spettante a un corpo di guardia di 4 uomini, 
senza lume. L'agente somministrava inoltre I'illuminazione mediante 
convenzione per ogni lucignolo e per ogni ora, di concerto con 
Tufliciale del genio. 

II vestiario dei condannati, di colore imprecisato purche scuro, era 
prowisto dai rispettivi corpi a tariflfa di 62 lire. In base alia circolare 
del 1° giugno 1812 ai condannati ai lavori forzati spettavano: giubba 
lunga, calzoni, berretta col numero di matricola, 2 camicie di tela 
robusta, 2 paia di calze di lana, un paio di scarpe grosse chiodate sulla 
punta e cappotto. Invece della giubba e delle scarpe, i condannati alia 
palla avevano giubbetto lungo e Zoccoli. Al decreto era unito I'elenco 
delle tre ditte presso le quali i corpi dovevano acquistare il panno per 
la confezione del vestiario: due (Gelmi, Bosio & C. e Pietro Testa & 
C.) riunivano 8 fabbriche gandinesi consorziate, la terza era la fabbrica 
Carrara & C, bergamasca, consorziata con altre quattro (due di 
Matelica e due piemontesi, di Torino e Sordevolo). 



Arbeit machtfrei. Vita e morte nell 'ergastolo di Mantova 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 36 



L'intento dei lavoratoi non era la punizione fine a se stessa, ma il 
recupero di personale da spedire al fronte. Li trattavano male non per 
"redimerli", ma affmche I'invio ai corpi sembrasse loro, almeno sul 
momento, una liberazione. Furono graziati e spediti al fronte: 

1000 di rinforzo al 1° leggero e al 5° di linea in Spagna (30 settembre 1809); 

500 al 2° e 4° di Imea e al battaglione colomale (20 ottobre 1811); 

639 al 4° leggero nel I semestre 1812 (200 il 10 marzo e 300 il 31 maggio). 

Non sembra pero che la durezza del regime punitivo fosse dawero 
competitiva con quella del fronte o anche soltanto della caserma. Si e 
visto che tra i soldati in procinto di disertare per la prima volta era 
diffusa I'opinione che in fondo la vita ai lavoratoi di Mantova fosse 
preferibile a quella militare: ma in qualche caso, come nel 4° leggero 
di stanza a Ragusa, anche quelli che c'erano gia stati preferivano 
tornarci piuttosto che restare in guarnigioni cosi sperdute e disagiate. 

Eppure i lavoratoi contribuivano in modo determinante ad elevare il 
tasso di mortalita dell'ospedale militare di Mantova: solo nel primo 
trimestre del 1810 (quando I'ospedale era ancora francese) vi 
morirono 66 condannati e un altro centinaio erano in fm di vita. La 
spiegazione del comandante della piazza, generale Julhien, era che la 
maggior parte si ammalava e moriva perche, non essendo addetti ad 
alcun tipo di lavoro, non potevano acquistare vitto integrativo ne 
biancheria di ricambio. Nel gennaio 1811 i detenuti erano 700, senza 
stufe ne vestiti pesanti e in sovraffollamento. In agosto, con le febbri 
delle paludi, un quarto erano all'ospedale. II 15 settembre erano 760 
(di cui 642 condannati ai lavori forzati e 118 alia palla). 

Le evasioni 

Per frenare le continue evasioni, spesso favorite per denaro dagli 
stessi carcerieri, con decreto del 22 settembre 1806 la negligenza fu 
punita con la destituzione e la reclusione da 6 mesi a 2 anni. Ma nel 
giugno 1807 evasero della casa di forza di Mantova, dopo aver 
sopraffatto le sentinelle, ben 194 detenuti (uno fu ucciso durante 
I'evasione, 68 si costituirono entro pochi giorni e 80 furono catturati). 
Nel maggio 1811 ne evasero 48 a Padova, 4 a Bergamo e 11 
nell'Adige e il 5 ottobre altri 63 dal carcere di Vicenza, dopo aver 
sopraffatto le guardie. A seguito di tali episodi, il 31 dicembre si 
decreto il deferimento del personale di scorta e custodia negligente 
alle corti speciali straordinarie. II 22 settembre 1813 un condannato fu 
fucilato per tentata evasione. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 37 



Da Storia Militare del Regno Italico, vol. II, pp. 377-392 



19. GIUSTIZIA MILITARE, 
CORSO E PREDE 



A. La giustizia militare marittima 



// "codice " penale per la Real Marina italiana 

Inizialmente nella Reale Marina si continuo I'applicazione delle 
norme penali austriache. Solo con decreto 23 aprile 1807 si stabili un 
regime transitorio, istituendo nel porto di Venezia una commissione 
speciale militare di marina per giudicare secondo il codice penale 
militare vigente per la truppa di terra del Regno i detenuti per delitti 
commessi fmo all'entrata in vigore delle nuove norme alio studio. La 
commissione, a composizione permanente, era presieduta da un capitano 
di vascello o di fregata e composta da 2 capitani di fregata o dei 
cannonieri marinai, 1 ufficiale addetto ai movimenti del porto e 1 
commissario. 

Con i decreti n. 159, 160 e 161 del 9 settembre 1807 (stampati lo 
stesso anno a Milano dalla Stamperia Reale col titolo Codice penale per 
la Real Marina italiana) furono istituiti gli organi giudiziari della 
marina, fissandone attribuzioni, composizione e procedura. Secondo il 
rapporto ministeriale deH'aprile 1812 il cosiddetto "codice" penale della 
marina fu emanato in via d'urgenza, sulla base del codice francese del 22 
agosto 1790 e del decreto 26 marzo 1804. Successive modifiche 
riguardarono la diserzione (d. 4 aprile 1809, 4 febbraio, 11 e 24 marzo 
1812), I'evasione dei forzati (5 settembre 1809) e il furto (31 dicembre 
1811). Nel 1812 fu pubblicata a Venezia la traduzione italiana (fatta 
dairufficiale relatore Jehand) del Trattato di Jean Marie Le Graverend 
sulla procedura criminate dinanzi ai tribunali marittimi d'ogni specie. 



L 'ordinamento giudiziario militare marittimo 

L'ordinamento prevedeva un solo coUegio giudicante permanente 
(tribunale di polizia correzionale) competente per i reati minori e vari di 
nomina eventuale costituiti secondo la legge (tribunale marittimo 
criminale, consiglio di revisione, consiglio di giustizia e consiglio di 
guerra a bordo delle navi, consiglio marittimo a terra, tribunale 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 



38 



marittimo speciale per le ciurme, consiglio di guerra speciale per i reati 
di diserzione) e uno, la cui nomina era riservata al re, di composizione 
indeterminata (consiglio di marina). Composizione e competenze dei 
tribunali e dei consigli sono esposte nella tab. 28. 



Tab. 28 — Composizione e competenze dei tribunali e consigli della R. Marina 



Collegi giudicanti 


Composizione 


Giudizio su: 


Consiglio di Marina 
(disposto e nominato dal 

re) 


Determmata dal re 
(possibilmente con 
generali se il giu- 
dizio riguarda U 
generali) 


Condotta dei comandanti in 
mare relativa alia commis- 
sione ricevuta e all'econo- 
mia delle spese e dei consu- 
mi effettuati. 


Tribunale Marittimo 
Criminale (nominato dal 
CGM) 


P: 1 USV. 

M; 2 USV, 2 C, 1 

UI,2MdelTCn. 


Delitti commessi nel porto e 
arsenale contro la polizia e 
sicurezza degli stabilimenti 
e il servizio della marina. 


Consiglio di revisione 
(convocato dal CGM) 


P: procuratore del 
TCII. M: CGM, 
Capo Militare, Ca- 
po Ammimstraz. 


sulla sentenza di revisione 
pronunziata dal secondo 
Tribunale Marittimo Crimi- 
nale. 


Tribunale Marittimo di 
Polizia correzionale 


P: 1 USV. 

M: 1 UA, 1 C, 1 

UA, 1 UV addetto 

al movimento del 

porto 


Trasgressioni pumte con 
arresti o prigione sino a 3 
mesi, con multa sino a 
100 lire o pnvazione della 
paga sino a un mese o con 
I'espulsione dall' arsenale o 
dal servizio 


Tribunale speciale per le 
ciurme 


P: CGM vicario 
M: 2 USV, 1 C, 1 
UI 


Infrazioni a leggi e regola- 
menti connessi alia polizia 
delle ciurme. 


Consiglio di giustizia a 
bordo dei bastimenti 


P: il comandante. 
M: 5 UV 


Delitti puniti con le pene 
della cala o delle gaschette 


Consiglio di guerra a 

bordo 

(disposto e nominato dal 

CGM dal comandante in 

capo di divisione o tlot- 

tiglia) 


P: 1 USV 
M:8UV 


I membri dell'equipaggio 
per vilta davanti al nemico, 
rivolta, sedizione e ogni 
altro atto commesso con 
pericolo imminente. Gli U 
deferiti solo su ordine reale. 


Consiglio di guerra 
speciale marittimo per i 
delitti di diserzione 


P: 1 USV 
M: 6 UV 


Delitti di diserzione, istiga- 
zione e favoreggiamento. 


C = commissario. CGM = commissario generale di marina. M = membro. 
P = presidente. TCII = tribunale circondariale di prima istanza. UA = ufficia- 
le d'artiglieria. UI = ufficiale ingegnere. USV = ufficiale superiore di 
vascello. UV = ufficiale di vascello. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 39 



Permanenti e comuni ai diversi tipi di tribunali erano il relatore e il 
cancelliere. II primo dirigeva la polizia giudiziaria marittima, inclusa la 
sorveglianza sulla casa d'arresto, con funzioni di commissario di 
governo (procuratore del re) nel processo. L'ufficio fu ricoperto 
inizialmente dal commissario "uditore" (poi "relatore") Honore 
Desplaces, sostituito nel 1811 da 2 relatori (Foscarini e Campitelli). 
Cancelliere era Pellegrino Pasqualigo, affiancato nel 1811 da Belisario 
Cinti. Sia i titolari degli uffici (con soldo annuo rispettivo di 4.000 e 
1.800 franchi) che il personale esecutivo erano in organico al corpo 
amministrativo. 

La giurisdizione dei tribunali era limitata al porto e all'arsenale di 
Venezia. Negli altri porti le funzioni del commissario generale della 
marina erano supplite dal capo del servizio della marina, quelle del 
commissario relatore dal regio procuratore del tribunale circondariale di 
prima istanza e quelle del cancelliere da un commesso della marina. 
Prowisoriamente, pero, il sistema si applicava di fatto al solo porto di 
Ancona, perche, fmo all'istituzione di altri tribunali marittimi, la 
giurisdizione degli organi giudiziari di Venezia era estesa agli altri porti 
e stabilimenti marittimi dalla Cattolica al confine austriaco. Nei porti 
della costa orientale adriatica (Istria, Dalmazia e Albania), i compiti di 
polizia giudiziaria marittima erano attribuiti al capo servizio della 
marina che, assunta I'informazione, rimetteva gli atti al tribunale di 
polizia correzionale di Venezia owero al tribunale circondariale di prima 
istanza. In ogni caso il giudizio di revisione era rimesso al tribunale 
marittimo criminale di Venezia. 



La procedura presso i Tribunali militari marittimi 

L'organo di polizia giudiziaria marittima competente per territorio (il 
relatore per i reati commessi sulla costa occidentale adriatica, il 
procuratore per quelli commessi sulla costa orientale, il capo servizio 
della marina per quelli commessi ad Ancona) procedeva d'ufficio su 
denuncia o notizia. L'arresto poteva essere disposto dal capo e dal 
sottocapo dell 'amministrazi one, dal capo militare del porto e dagli 
ufficiali subalterni addetti, con obbligo di immediata denuncia al 
relatore. Assunta sommaria informazione, interrogato il reo e redatto il 
verbale, il relatore formalizzava il processo dandone rapporto al 
commissario generale della marina, il quale procedeva alia nomina e/o 
alia convocazione del tribunale competente. II processo si poteva 
svolgere anche in contumacia, con I'assistenza di un difensore di fiducia 
o d'ufficio. II dibattimento era pubblico, con I'interrogatorio 
dell'accusato, il giuramento e I'escussione dei testi. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 40 



Awerso le sentenze di condanna era ammesso il ricorso del reo, entro 
il termine di ventiquattrore, al commissario generate di marina, il quale, 
se ammetteva il ricorso, nominava un nuovo tribunale con membri 
diversi dagli autori della sentenza impugnata. Awerso la sentenza di 
revisione era ammesso ulteriore ricorso al consiglio di revisione, 
convocato dal commissario generale ma presieduto dal procuratore del 
re presso il tribunale circondariale di prima istanza. Se il secondo ricorso 
era fondato sugli stessi motivi del primo, la questione doveva essere 
sottoposta al re in consiglio di stato. 

/ delitti del comandante e il consiglio di marina 

II decreto n. 160 sui consigli prevedeva e puniva come delitti le 
seguenti fattispecie relative all'esercizio del comando di bastimento da 
guerra o militarizzato o di forza navale: 



• 



• 



• 



il mancato inseguimento ("sospensione della caccia") di vascelli da guerra o flotte 
mercantili nemici fuggenti o battuti dalla propria unita navale, se non per causa di 
forza maggiore (cassazione per incapacita a servire); 

il denegato soccorso richiesto da legni anche nemici in caso di naufragio e la 
denegata protezione richiesta da legno di commercio italiano (cassazione per 
incapacita a servire); 

I'abbandono, in qualsiasi circostanza, del comando del proprio legno per 
nascondersi, o non per ultimo dopo aveme dato I'ordine all'equipaggio o I'aver 
fatto abbassare la bandiera senza aver esaunto i mezzi di difesa (morte a titolo di 
vilta); 

la resa a una forza infenore al doppio della propria o se la quantita d'acqua 
introdotta nella stiva e ancora msufficiente a provocare I'affondamento del legno 
(morte a titolo di nbellione): 

I'abbandono volontario del convoglio che si ha I'incarico di condurre o del quale si 
fa parte (3 anni di galera); 

il mancato adempimento della missione o perdita del proprio bastimento per 
imperizia o negligenza (decadenza dal comando per 3 anni) o dolo (morte); 

la disubbidienza agli ordini o segnali del comandante della flotta, squadra o 
divisione (privazione del comando), con le aggravanti di aver provocate la 
separazione del bastimento dalla formazione (cassazione per mdegnita a servire) o 
di aver agito in presenza del nemico (morte); 

la mancata esecuzione degli ordini ricevuti da cui derivi la perdita del bastimento 
(5 anni di prigione); 



L'azione penale per i delitti dei comandanti era riservata al re, il quale 
poteva disporre e nominare il consiglio di marina per giudicare non solo 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 41 



la responsabilita in ordine alle fattispecie criminose previste dal decreto, 
ma in generale la condotta del comandante in rapporto alia commissione 
ricevuta, I'economia da lui osservata circa le spese e i consumi relativi e 
la necessita delle punizioni sommarie inflitte a membri dell'equipaggio. 
La determinazione della composizione del consiglio era riservata al re: 
tuttavia il decreto stabiliva che fosse possibilmente composta da ufTiciali 
generali qualora il comandante deferito avesse tale rango. 



Fucilazioni e process! di ufficiali 

II 9 marzo 1809 il consiglio di marina condanno a morte per vilta il 
comandante e il secondo ufTiciale della goletta Ortemia, catturata dal 
nemico il 16 luglio 1808, tenente di vascello Pietro Stalimeni, livomese, 
e alfiere di vascello ausiliario Simone Abeille. La sentenza fu eseguita 
I'indomani a bordo deH'ammiraglia del porto di Venezia. 

Un altro consiglio di marina fu nominato il 22 maggio 1813 per 
giudicare gli alfieri di vascello Rossi e Occhiusso, comandanti della 
cannoniera Batava e della mosca Intelligente, per la perdita dei due legni 
e di un convoglio di barche da trasporto awenuta nelle acque di Goro il 
17 settembre 1812. II processo fu pero subito rinviato per competenza al 
consiglio di guerra e sospeso per quattro mesi. 

Tra i casi relativi ad ufficiali, citiamo il complotto capeggiato 
dall'aspirante Scondella, fallito il 16 maggio 1809 per I'opposizione di 
due cannonieri e denunciato da due marinai; la pena irrisoria (10 giorni 
d'arresto) comminata il 26 marzo 1807 ad un alfiere di vascello corfiota 
(Gregorio Dabovich, probabilmente fratello del giovanissimo tenente di 
fregata Spiridione, membro del tribunale di marina) per aver impegnato 
a proprio profitto un collier sottratto ad una ragazza (fatto qualificabile 
come furto, truffa o appropriazione indebita, mica una marachella); 
I'assoluzione, con reintegrazione in servizio, dell'aspirante Conto 
dall'accusa di ratto della moglie del signor Montebelli di Venezia; il 
trasferimento di un aspirante, per cattiva condotta, al 6° di linea (nel 
1810). 



Le mancanze disciplinari e il consiglio di giustizia di bordo 

La responsabilita penale e disciplinare a bordo dei bastimenti si 
applicava non solo alio stato maggiore e agli equipaggi dei legni da 
guerra ma anche di quelli naufragati, alle truppe di guarnigione o 
trasportate e ad ogni altro individuo imbarcato su legno da guerra. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 42 



La polizia disciplinare e giudiziaria a bordo dei bastimenti spettava al 
comandante. II decreto n. 160 sui consigli di marina, di giustizia e di 
guerra prevedeva come trasgressioni disciplinari I'ubriachezza senza 
disordini, le risse senza feriti ne armi, la contrawenzione alle regole di 
polizia e al divieto di portare lumi accesi a bordo, I'assenza all'appello o 
al turno di servizio ("quarto") e le mancanze contro la disciplina e il 
servizio del vascello per negligenza o infmgardaggine. 

Le pene disciplinari erano differenziate a seconda del grado. Agli 
ufficiali erano comminati gli arresti, la prigione, la sospensione dalle 
funzioni per un mese, con o senza privazione del soldo, mentre 
all'equipaggio erano inflitti la diminuzione del vino, i ferri sul ponte e la 
prigione fmo a 3 giorni. Per le mancanze piu gravi erano inflitte pene 
"afflittive": colpi di corda suU'argano di prua, prigione o ferri sul ponte 
per altri 3 giorni, riduzione di grado e soldo, cala (da una a tre 
immersioni in acqua), gaschette (da uno a tre giri di fustigazione tra due 
file di 15 uomini), galera e morte per fucilazione. La cala e le gaschette 
importavano la cassazione dal grado di ufficiale marinaio e la riduzione 
alia bassa paga, la galera I'esclusione perpetua dall'impiego a bordo. Se 
la trasgressione era commessa di notte la pena era raddoppiata. 

Le pene disciplinari minori potevano essere inflitte daH'uflficiale 
comandante il quarto o la guardia nei confronti dell'equipaggio e dello 
stato maggiore e dal comandante della guarnigione imbarcata nei 
confronti dei fanti. Le pene degli arresti e dei ferri erano riservate al 
comandante, la cala e le gaschette al consiglio di giustizia di bordo 
presieduto dal comandante e composto da 5 ufficiali. II capitano poteva 
diminuire di un solo grado la gravita della pena inflitta daH'uflficiale di 
guardia o dal consiglio. I giudizi del consiglio erano annotati in un 
registro particolare di bordo. Le funzioni di relatore erano svolte da un 
tenente di vascello e quelle di cancelliere dallo scrivano di bordo. 



/ delitti e il consiglio di guerra di bordo 

II decreto prevedeva come delitti, fissandone la pena: 

il tradimento o la perfida intelligenza col nemico (morte: con esecuzione sommaria 
senza giudizio se ne deriva "disgrazia pubblica"); 

I'aver abbassato la bandiera in combattimento senza ordine (morte); 

la diffusione del panico con grida di arrendersi o abbassare la bandiera (3 anni di 
galera e morte se il panico e effettivamente provocato); 

i discorsi sediziosi (6 giomi di ferri sul ponte) 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 43 



• 



il complotto contro la liberta o la sicurezza di un ufficiale di stato maggiore (3 anni 
di galera) o I'autonta del comandante del bastimento o superiore (galera a vita); 

la rivolta e il reclamo coUettivo avente per oggetto di cambiare la direzione delle 
forze navali, evitare lo scontro col nemico o sconcertare i piani confidati al 
comandante (autori, istigatori e latori del reclamo messi ai ferri e consegnati al 
consiglio di guerra a terra; i promotori passibili di morte, gli istigatori puniti con 
10 anni di ferri); 

la mancata ottemperanza all'intimazione (fatta individualmente dall'ufficiale) di 
sciogliere un attruppamento (obbligo dell'ufficiale di dichiarare ribelli i non 
ottemperanti da lui individualmente mtimati, con facolta di usare la forza per 
disperdere 1' attruppamento e far porre ai ferri i capi, passibili di morte); 

I'insubordinazione con ingiurie o minacce o violenza al superiore (cala; se il reo e 
primo maestro, 5 anni di prigione; se consegue la morte del superiore, il reo e 
messo ai ferri e giudicato a terra); 

il rifiuto di obbedienza dell'ufficiale al capitano punito con 2 anni di prigione o 
con la morte se ne consegue la perdita del bastimento, o la disfatta o il mancato 
conseguimento della preda o della vittoria; 

la ritardata o mancata esecuzione di ordmi (4 giomi di ferri ovvero cassazione dal 
grado e riduzione per 3 anni alia paga di mozzo): se aggravata da "motivi di 
dispetto", punita con 8 giomi di ferri e riduzione alia paga inferiore; 

I'omesso intervento dell'ufficiale per sospetto o notizia di sommovimenti 
(degradazione e 3 anni di prigione); 

la mancanza sul ponte al primo suono della campana di bordo o al quarto di 
guardia (3 giomi di ferri, 6 se si manca al tumo di notte); 

I'abbandono di posto di giomo (legatura per un'ora all'albero maestro e riduzione 
alia paga inferiore) o di notte (legatura per due ore e riduzione alia seconda paga 
inferiore) o in presenza del nemico (morte); 

I'assenza arbitraria m rada o in porto (8 giomi di prigione a bordo): se si passa la 
notte a terra, arresto fino a un mese; 

il mancato rientro a bordo entro 4 ore dalla chiamata in porto e citta (3 o 8 giomi di 
ferri, a seconda del ritardo, se il rientro avviene entro ventiquattrore, oltre il 
termine dichiarato disertore: un mese di arresto se il reo e ufficiale); 

I'abbandono del quarto da parte dell'ufficiale di guardia per andare a dormire 
(riduzione al grado inferiore, con responsabilita per gli eventuali accidenti); 

I'imbarco di generi di commercio clandestino (multa pari al doppio del valore delle 
merci a favore della cassa mvalidi); se il reo e ufficiale marinaio o di stato 
maggiore perde moltre due anni di servizio sul mare e il diritto all'avanzamento, se 
e il comandante, perde per 2 anni I'abilitazione al comando e, in caso di recidiva, e 
cassato dal servizio; 

il trasporto clandestino di materie combustibili come polvere, zolfo, acquavite (12 
colpi di corda e, in caso di recidiva, la cala): se il reo e ufficiale, e espulso dal 
servizio; 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 44 



I'accensione di fuochi proibiti nottumi in tempo di guerra o senza precauzione o 
omesso o negligente controllo dei fuochi nottumi durante il tumo di guardia (cala; 
se il reo e ufficiale, cassazione; se ne deriva disgrazia, 3 anni di galera); 

le percosse con armi o bastone (12 colpi di corda) e ferimento con pericolo di vita 
(cala); se il reo e ufficiale, e sospeso dal servizio e messo m prigione in attesa del 
risarcimento da liquidarsi in sede civile; 

la perdita del bastimento anche commerciale che si e incaricati di pilotare per 
imperizia o negligenza (3 anni di galera) o dolo (morte); 

I'inosservanza degli ordini ricevuti con I'effetto di provocare il fallimento della 
spedizione, missione o comandata di cm si e incaricati (sospensione dalle funzioni 
e dalFavanzamento a tempo mdeterminato); 

il furto semplice a bordo o a terra in territorio nazionale o a bordo di bastimento 
predato prima della divisione (12 colpi di corda). Sono comminate le pene della 
cala se il furto e commesso con effrazione o in territorio estero; delle gaschette se 
il valore supera le 12 lire o m caso di prima recidiva; di 6 anni di galera alia 
seconda recidiva; 

il furto, lo sbarco e la ricettazione di polvere, o di viveri, mumzioni e attrezzi 
pubblici di bordo di valore superiore a 50 razioni o 50 lire, puniti con 3 anni di 
galera; durata tripla anche per il semplice tentativo di furto di denaro dalla cassa 
del bastimento o altra cassa pubblica e di polvere dalla santabarbara; 

la rapina di vestiario a danno di prigioniero (24 colpi di corda); 

il danneggiamento commesso a terra, punito con 12 colpi di corda o con pene 
afflittive maggiori se il valore era superiore alle 12 lire, salvo il risarcimento del 
danno da liquidarsi in sede civile. 



Nei casi di vilta di fronte al nemico, rivolta, sedizione e ogni altro atto 
commesso con pericolo imminente, il comandante poteva - sul 
presupposto della necessita, facendone verbale e rispondendone dinanzi 
al consiglio di marina - arrestare, punire e far punire in modo sommario 
i membri dell'equipaggio e gli individui della guarnigione. 

La cognizione dei delitti commessi dai membri dell'equipaggio o della 
guarnigione spettava in via generale al tribunale marittimo criminale. 
Tuttavia il commissario generale di marina, il comandante in capo o 
della divisione o flottiglia potevano deferirla al consiglio di guerra di 
bordo, presieduto da un capitano di vascello e composto da 8 ufficiali, di 
cui uno relatore, con lo scrivano di bordo in funzione di cancelliere 
verbalizzante. 

L'arresto degli ufficiali era riservato al commissario generale di 
marina, al comandante delle forze navali del Regno e al comandante 
superiore di porto. L'ufficiale poteva essere deferito al consiglio di 
guerra solo su ordine del re, che poteva nominare direttamente i 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 45 



componenti del consiglio o delegarne la nomina al commissario generate 
oppure al comandante in capo delle forze navali. 



/ consign di guerra speciali per i delitti di diserzione 

I consigli di guerra speciali marittimi per i delitti di diserzione, inclusi 
istigazione e favoreggiamento, erano regolati da decreto particolare (n. 
161 deir8 settembre 1807). Le sentenze non erano soggette ad appello 
ne a revisione. Le fattispecie piu semplici erano punite con tre anni di 
catena e con la fustigazione (giri di "gaschette"). La pena di morte - da 
eseguirsi eventualmente a bordo del legno di imbarco o della nave 
ammiraglia - era prevista per i capi di complotto o sedizione, per gli 
istigatori e i complici di diserzione collettiva di oltre 10 marinai e per le 
fattispecie qualificate (diserzione con passaggio al nemico, o in presenza 
del nemico essendo comandato specialmente pel servizio o con asporto 
di armi o munizioni da bordo o dall'arsenale). I consigli, presieduti da un 
ufficiale superiore e composti da sette ufTiciali inferiori (sei giudici e un 
relatore) e da un agente contabile (segretario), furono nominati dal 
commissariato generate nei porti di Venezia, Ancona, Zara e Ragusa, 
nonche presso ogni divisione navale includente almeno una fregata o un 
brick. 

Con decreto 4 aprile 1809 furono estesi alle truppe di marina i decreti 
sui consigli di guerra speciali istituiti per la diserzione dei militari 
dell'esercito (decreti del 2 settembre 1803, 8 marzo 1804, 14 marzo e 30 
settembre 1805 e 1° maggio 1806). Naturalmente anche i disertori della 
marina furono inclusi nelle varie amnistie disposte per I'esercito: il 25 
febbraio 1810 il termine di presentazione dei marinai fu prorogato al 1° 
aprile. La carenza di personale era tale che in luglio il ministero decise di 
sorvolare, una tantum, sul dubbio prowedimento del prefetto 
deU'Adriatico che aveva liberato dal bagno penale di Venezia, per 
restituirli alia marina, alcuni disertori gia condannati. 

Ma la diserzione dei marinai comincio proprio allora a farsi piu 
frequente, incentivata dalla prassi inglese di formare gli equipaggi con i 
disertori nemici. Una diserzione in massa di 19 marinai (14 della 
Favorita, 3 del Leoben e 2 altri) e registrata al 15 luglio 1810. II 28 
settembre fu stabilita la pena di morte per i disertori trovati a bordo di 
navi nemiche e con decreto 11 marzo 1812 furono attribuiti ai consigli di 
guerra speciali della marina i procedimenti nei confronti di tutti i sudditi 
catturati con le armi alia mano a bordo di navi nemiche. 

II 24 marzo 1812 fu esteso ai consigli di guerra speciali della marina il 
decreto imperiale 14 ottobre 1811 sull'abolizione dei processi 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 46 



contumaciali. II decreto 4 febbraio 1812 fisso a 10 anni di ferri la pena 
per la recidiva e al doppio della pena residua quella per I'evasione. Con 
decreto 16 agosto furono inasprite le pene per renitenza e diserzione 
(detenzione a palla in luogo della catena e morte in caso di recidiva), con 
I'obbligo dei comandanti di dare lettura del decreto ogni domenica. 

Relativamente alia marina, abbiamo accertato solo sei fucilazioni per 
diserzione, tutte eseguite in Venezia il 27 gennaio 1811 (due marinai 
veneti, uno dei quali disertore dal Fried/and, catturati sul corsaro inglese 
Merluzzo) e il 12 e 19 dicembre 1813 (due battellanti correi di diserzione 
e altri due una settimana dopo). 

Oltre alle diserzioni individuali, nelle ultime settimane del blocco e 
deU'epidemia di Venezia si verificarono (il 15 febbraio, il 2, 6, 16 e 22 
marzo, V% e I'll aprile 1814) sette casi di diserzioni collettive al nemico, 
sei dei quali compiuti mediante imbarcazioni in servizio di ronda (2 
caicchi, 1 piroga e 3 lance), per un complesso di 3 aspiranti e 129 
marinai. 

La casa d'arresto della Marina 

II regolamento ministeriale per la casa d'arresto della marina nel porto 
di Venezia fu emanato il 29 ottobre 1808. La casa doveva avere appositi 
locali per il ricevimento degli arrestati, I'infermeria e la custodia, muniti 
di porte con spioncino, letti di tavole attaccati al muro con possibilita di 
legarvi I'arrestato, anelli a muro e grosse pietre per attaccarvi le catene. 
La sicurezza interna ed esterna era attribuita ad una guardia militare 
fornita dall'autorita militare del porto, con 2 sentinelle diurne e notturne. 
II personale interno della casa d'arresto - mantenuto dalla cassa della 
marina, sottoposto all'autorita del commissario relatore e alia polizia 
correzionale del commissario generale della marina e suscettibile di 
licenziamento - includeva: 

• il custode, incaricato del ricevimento, della polizia e della tenuta del registro di 
entrata e uscita degli arrestati e del libro dei detenuti in deposito; 

• un numero di assistenti, in uniforme e con armi di difesa personale, sufficiente ad 
assicurare una presenza costante di due guardie (incluso il custode) con tumi di sei 
ore (in pratica almeno 7 assistenti); 

• il personale di fatica occorrente. 



II ricevimento aweniva su ordine scritto e motivato dell'autorita 
legale. Se il presentante dell'arrestato non apparteneva alia marina, il 
custode doveva fargli firmare il registro di consegna e prendeme gli 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 47 



opportuni schiarimenti e i connotati onde poterlo rintracciare, 
procedendo al suo arresto se ricusava di dichiararsi. II custode doveva 
poi far tradurre I'arrestato dal commissario relatore, dandogli previa 
informazione. Era riservata al commissario I'autorizzazione a 
comunicare con I'esterno ("dare notizia di se ad alcuno") e a ricevere 
notizie o visite. 

Era vietato infliggere "misure aggravanti" la detenzione (es. il letto di 
contenzione) e usare la violenza se non per urgenza (es. violenze 
notturne) o pericolo: qualora I'arrestato tenesse un comportamento 
"caparbio e disubbidiente" poteva essere punito con piu giorni di digiuno 
a pane e acqua o di ferri piu o meno pesanti. In caso di recidiva con colpi 
di corda sino ad un massimo di 50 e previa visita medica. 

Gli arrestati dovevano essere separati per sesso. Le passeggiate diurne 
in corridoio erano fatte in drappelli separati. Si doveva impedire ai correi 
di uno stesso reato di condividere la stessa cella e lo stesso tumo di 
passeggiata. II custode doveva conservare personalmente le chiavi, 
assistere alia ferratura o incatenatura degli arrestati verificando che ferri 
e catene fossero quelli regolamentari, ispezionare ogni giorno le celle, 
accompagnato da un assistente, esaminando muri, porte, fmestre e tavoli 
per rilevare segni o indizi preparatori di fuga. Era vietato accettare il 
minimo regalo o entrare in coUoquio sulle materie aventi rapporto col 
delitto imputato. Era vietato I'uso di lumi a fiamma libera (soltanto 
lanterne). 

II denaro e il vestiario non indispensabile dovevano essere ritirati 
all'atto del ricevimento, tenuti in deposito e custodia e restituiti alia 
scarcerazione. L'arrestato poteva conservare i propri vestiti o 
prowedersi a proprie spese di vestiario e di letto, previo controllo da 
parte del custode. L'amministrazione del porto forniva a proprie spese 
agli indigenti letto (pagliacci e grossa schiavina), cappotto, sottoveste, 
calzoni, camicie, calze, scarpe e berretta. 

Era consentito ricevere soccorsi daU'estemo e procurarsi qualche 
guadagno col lavoro, ma un terzo del reddito prodotto dentro la casa era 
confiscato per le spese di mantenimento e il resto tenuto in deposito 
presso il commissario, essendo vietato all'arrestato il minimo maneggio 
di denaro. II vitto della casa includeva soltanto la razione di pane, acqua 
e minestra calda: all'arrestato era concesso procurarsi vitto di suo 
gradimento a proprie spese, non pero di assumere cibo preparato 
all'esterno, il che significava in pratica obbligarlo ad acquistare o far 
cucinare le integrazioni di vitto presso il bettolino della casa, gestito dal 
custode. Erano in ogni caso vietati il consumo di tabacco e la detenzione 
di lumi. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 48 



B. Corso eprede 

Le norme suU'armamento in corso e sulle prede marittime 

Come si e detto {§. 15C), il 23 maggio 1803 fu esteso all'Italia il 
decreto del primo console sulla guerra di corsa contro la bandiera 
inglese. L'8 gennaio 1805, a seguito delle contestazioni relative alle 
prede fatte dal corsaro Felice (capitano Minoglio), il consiglio di stato 
decreto I'istituzione, sanzionata il 1° dicembre dal vicere, di una 
"commissione delle prede marittime", presieduta da Birago e composta 
da Testi e Maestri, per giudicare senza appello sulla validita delle prede. 
Sospesa nel 1810, con decreto 1° luglio 1811 fu sostituita da un 
"consiglio". 

VOrdinanza austriaca del 1° ottobre 1805, scritta da L'Espine, 
assegnava il prodotto delle prede marittime interamente alia marina, un 
quinto alia cassa invalidi e il resto agli autori della cattura, fatta riserva 
air arsenate dei cannoni, armi e munizioni da guerra. Due terzi della 
quota spettante agli autori della cattura (53.3%) spettava all'equipaggio e 
un terzo (26.67%) agli ufficiali. La ripartizione fra gli individui delle due 
categoric veniva fatta secondo un punteggio stabilito per ciascun grado e 
incarico: si divideva il totale da ripartire per il totale dei punti e si 
calcolavano poi le spettanze individuali moltiplicando il risultato per i 
punti (detti "parti") di ciascuno degli aventi diritto (ai capitani di 
vascello e di fregata spettavano 12 e 9 parti, ai tenenti 6 e 4, ai cadetti 2, 
agli aspiranti 1 e mezza, alio scrivano e al chirurgo 1; altre 12 parti 
aggiuntive spettavano pero per 1' incarico di comandante e 2 per quello di 
ufficiale al dettaglio. Venti parti toccavano al comandante sottuflTiciale: 6 
ai primi maestri, 5 agli operai, 4 ai secondi maestri, fanti, artiglieri e al 
sottochirurgo, 3 ai sottoguardiani e caporali, 2 al primo cannoniere, 1 ai 
marinai e mezza ai mozzi. 

II Regolamento della Marina approvato con decreto 26 febbraio 1806 
riservava al ministro il rilascio delle patenti d'armamento, tanto in corso 
che in guerra e mercanzia, previa cauzione ("sicurta") dell'armatore 
commisurata alia stazza del bastimento, a condizione che due terzi 
dell'equipaggio fossero composti da nazionali, con I'obbligo di 
inalberare la bandiera nazionale prima di tirare a palla sul legno cacciato, 
di osservare le norme a tutela dei prigionieri, di condurre la preda in un 
porto nazionale e di fame rapporto al capitano del porto, incaricato di 
controllare le carte, il carico e I'equipaggio. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 49 



Erano dichiarati di buona preda non solo i legni battenti bandiera 
nemica ma anche quelli comandati da pirati o fuoriusciti e quelli non in 
grado di dimostrare la lore neutralita. I legni predati erano soggetti a 
vendita immediata, con facolta di riscatto dei neutrali e di ricorso al 
tribunale delle prede e con vari divieti volti a impedire al corsaro di 
trattenere per se I'intero profitto. Le modalita di liquidazione e 
ripartizione, con eventuale ricorso alia commissione delle prede del 
porto di Venezia, prevedevano il concorso dello stato maggiore e 
dell'equipaggio sull'intera quota spettante agli autori della cattura, con 
un massimo di 12 "parti" al capitano, 10 al secondo di bordo, 8 ai primi 
tenenti e via seguendo sino aH'unica parte del marinaio e alia mezza del 
mozzo, con maggiorazioni ai feriti e mutilati e con la rappresentanza dei 
caduti attribuita alle vedove e agli orfani. 

Con decreto 4 dicembre 1806 fu confermata la disposizione austriaca 
che riservava alia cassa invalidi della marina la vigesima sui proventi 
delle prede marittime e dei riscatti giudicati validi. II decreto n. 160 sui 
consigli di bordo dell' 8 settembre 1807 vietava la cessione e la vendita 
anticipata della quota spettante sulle future prede, dichiarate nulle e 
senza effetti: all'acquirente era comminata inoltre una multa di lire 
1.000. Con decreto del 2 dicembre 1808 furono apportate varie 
modifiche e integrazioni alle procedure per I'amministrazione e 
liquidazione delle prede e alle competenze spettanti ai predatori e alia 
cassa invalidi. 

La ripartizione era complicata qualora la cattura fosse awenuta col 
concorso di piu unita oppure sottocosta. La ripartizione dei proventi di 
due prese tra la Comacchiese e il Napoleone fu infme risolta per decreto 
(del 27 luglio 1810). Le Istruzioni e disposizioni del 1° ottobre 1810 
riconobbero infme all'erario un terzo dei profitti delle prede effettuate 
dai legni corsari, e a questi ultimi meta o un quinto qualora avessero 
concorso alia cattura insieme a batterie costiere e/o a dogane dello stato 
(la meta spettava se il concorso del corsaro era stato determinante per 
impedire la fuga del legno predato, un quinto nel caso in cui il capo di 
dogana non avesse proweduto, entro tre ore dal preawiso dato dal 
corsaro, alia cattura di un legno ancorato da almeno sei ore. A tal fine era 
stabilito ai direttori di dogana, comandanti di porto militare e consoli 
I'obbligo di rapporto sulle circostanze della cattura. Pur non essendo 
retroattiva, la disposizione si applicava alle liquidazioni pendenti). 

La faccenda poteva infatti andare per le lunghe: in attesa della 
liquidazione dell'ingente preda fatta a Lissa nel settembre 1810, una 
nota ministeriale del 27 febbraio 1811 suggeriva di dare ai marinai, che 
ci facevano conto, almeno un piccolo anticipo sulle loro spettanze. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 50 



Le prede fatte dai bastimenti dello stato potevano anche finire davanti 
al consiglio di marina. II 14 agosto 1808 al primo capitano dei 
cannonieri marinai Calamand furono comminati il rimprovero e 
I'esclusione perpetua dal comando di legni reali per una preda illegittima 
fatta nel 1807 (un legno russo nel Quarnero); il 2 dicembre 1809 fu 
deferito al consiglio il primo capitano Francesco Corner, comandante del 
Lepanto, per aver venduto una preda a Lesina, anziche in un porto 
nazionale (fu pero prosciolto il 21 febbraio 1810 per aver agito in stato 
di necessita). 



/ cor sari italiani 

Come si e detto, il primo corsaro italiano, lo sciabecco Generoso 
Melzi di capitan Puricelli, salpo da Rimini per il Levante il 24 febbraio 
1804. Tuttavia la base francese piu importante per la guerra di corsa in 
Adriatico era Ancona: tre corsari corsi avevano partecipato alia difesa 
della piazza nel 1799 e nel novembre 1805 vi si era stabilita una 
squadriglia mista di tre corsari, lo sciabecco genovese Massena del 
celebre capitan Bavastro e due trabaccoli, il corso Pino di capitan 
Bartolomeo Paoli e il francese Verdier di capitan Prebois. II 5 dicembre, 
nelle acque di Lissa, la squadriglia attacco un convoglio di 2 brigantini e 
3 polacche dalmati armati con 28 pezzi da otto, sei e quattro, catturando 
all'arrembaggio, uno dopo I'altro, il brigantino Superbo e le polacche. II 
giorno dopo il corsaro Tigre (capitan Buscia) catturo un altro legno 
austriaco armato da 12 fanti. Altre 3 prede fatte durante quella campagna 
da un altro corsaro (// Corso, capitan Muscilai) furono giudicate 
legittime il 14 febbraio 1806. 

Nell 'agosto 1806 il corsaro Sans Peur di capitan Giacomo Carli, 
armato dal riminese Antonio Passano, venne affondato dal nemico dopo 
aver portato a termine il rifornimento delle Isole Tremiti. Salvatosi con 
tutto I'equipaggio e ripreso il mare col nuovo corsaro Italiano, il 20 
dicembre Carli mise in fuga un corsaro russo, recuperando uno dei 2 
legni predati dal nemico. U Italiano si segnalo ancora nel gennaio 1807, 
assieme al corsaro Lepre. II 10 agosto una fregata inglese attacco presso 
Trieste il corsaro di capitan Palazzi, che fmi arenato a Grignano. 

II 4 dicembre I'imperatore ordino al vicere di armare in corso un legno 
da guerra e di lanciare una sottoscrizione per armare 2 o 3 corsari a 
Venezia. Non sembra pero che vi siano stati tentativi di fare concorrenza 
ad Ancona, dove si era stabilito I'armatore Passano. Proprio nel 
dicembre 1807 i suoi 4 corsari (Carlotta, Fortunata, Traiano e Italiana) 
catturarono ben 13 prede. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 51 



Nel 1808 operarono in Adriatico il corsaro Vittoria (Oberti) di 
Civitavecchia, il genovese Diogene (Buonsignore), il sanremese 
Coraggioso (Pesenti), il napoletano Ardente (Bastelica) e gli anconetani 
Adria e Vendicatore. Quest' ultimo, comandato dal tenente di fregata 
Contrucci, venne affondato il 21 maggio, sotto Monte Conero, da una 
fregata inglese. 

Nelle cronache navali del 1809 compaiono in Adriatico ancora tre 
corsari italiani {Sans Peur, Fortunato e I'anconetano Caffarelli di 
capitan Cassinelli), nel 1810 soltanto uno (Feroce). Risultano invece 
sempre piu numerosi e audaci i corsari siciliani e inglesi: il 14 aprile 
1809 fu decapitato a Venezia, in piazza San Francesco a Ripa, Sante 
Rodin, detto "Francesetto della Giudecca", per aver fatto guerra di corsa 
contro la sua patria. NeH"incursione compiuta dalla divisione Dubordieu 
nel Porto San Giorgio di Lissa il 22 ottobre 1810 furono catturati 3 
corsari e altri 9 (con 64 cannoni) incendiati (furono anche liberati 14 
legni e 25 prigionieri e affondati o incendiati 33 mercantili nemici). II 28 
ottobre 1810 Passano fu nominato tenente di vascello onorario della 
Reale Marina. Nel 1813 gli inglesi catturarono 4 mercantili anconetani 
(^S*. Antonio, S. Giosafat, SS. Vergine, Invidia), 1 di Magnavacca e 12 
barche di Grottammare. L'8 dicembre un corsaro armato da Passano, 
comandato dal francese Gaspard, colse I'ultima vittoria catturando un 
trabaccolo inglese nelle acque di Lussino. 

Bavastro aveva intanto continuato la guerra di corsa nelle acque 
spagnole, cambiando almeno tre volte il suo corsaro (prima il 
Giuseppina, poi il Principe Eugenio armato da Balestrieri, infme il 
Nettuno). Sotto Barcellona, a fine maggio del 1807, fece una preda da 
1.5 milioni di franchi (il mercantile inglese da 300 tonnellate Catherine); 
il 10 giugno, nelle acque di Orano, catturo dopo duro combattimento (3 
morti e 6 feriti contro 4 e 9) una corvetta inglese, con a bordo tre 
ufficiali del 35th Foot, portandola a Tarragona. II 17 giugno 1808 il 
Nettuno fiancheggio la marcia della Divisione italiana Lechi da 
Barcellona al forte di Montgat, mettendo in fuga le cannoniere del 
leggendario Lord Thomas Cochrane. Nel dicembre 1812 Bavastro porto 
a Tarragona anche la Vicissitude. Nel giugno 1813 erano ancorati a 
Tarragona 3 piccoli corsari italiani (Gauthier, Liberati e Caracciolo) con 
60 uomini di equipaggio, che si unirono alia sparuta guarnigione, 
bloccata per alcuni giorni dalla flotta e dalle truppe inglesi. 



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Da Storia Militare del Regno Murattiano, tomo I, pp. 481-538 
10. LA GIUSTIZIA MILITARE NAPOLETANA 



A. II codice penale militare 
(decreto 8 maggio 1 807) 

L 'adattamento del codice francese del 1793 

II codice penale francese per le truppe in campagna del 12 maggio 
1793 fu recepito nel regno di Napoli ex-art. 1 del decreto 31 ottobre 
1806, che estendeva I'intera legislazione militare francese alle truppe 
nazionali di terra e di mare. L'8 maggio 1807 il re decreto la traduzione 
in italiano e la pubblicazione del codice, con adattamenti. In particolare 
furono omessi 8 articoli (13-20) del titolo VII e 7 (18-23 e 26) del titolo 
VIII, che fu inoltre modificato e integrato. Fu pubblicata in italiano 
come "supplemento" al codice penale militare napoletano pure la legge 
19 vendemmiale XII (12 ottobre 1803). II codice e incluso nel tomo I, 
"parte giudiziaria", del Manuale militare delle Due Sicilie compilato dal 
capitano Felice Lombardi e pubblicato a Napoli nel 1812 presso Antonio 
Garruccio, alle pp. 1-23, mentre a fine tomo si trovano due "addizioni" 
con la traduzione italiana degli articoli mancanti del titolo VII e del testo 
originario dell'VIII. 

II codice originario era in 95 articoli e 8 titoli: I diserzione al nemico 
(7); II diserzione aH'interno (8); III tradimento (9); IV reclutamento e 
spionaggio a favore del nemico (3); V saccheggio, devastazione e 
incendio (10); VI scorrerie e furti di campagna (12); VII furto ed 
infedelta neU'amministrazione e manutenzione di beni dello stato (20); 
VIII insubordinazione (26). Le novelle riguardavano gli artt. 13-20 del 
titolo VII e gli interi titoli VIII (insubordinazione) e I/II (diserzione). Per 
le norme sulla diserzione rinviamo al paragrafo C di questo capitolo. 



Tradimento, reclutamento e spionaggio a favore del nemico 

Nel tradimento rientravano: a) atti tesi a provocare il panico in 
presenza del nemico; b) omissioni e false consegne in grado di 
compromettere la difesa di un posto, in presenza del nemico; c) la 
rivelazione della parola d'ordine o dei piani di difesa; d) la 
corrispondenza con I'armata nemica; e) il sabotaggio di artiglierie o 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 54 



affusti; f) il distacco del traino [col "taglio delle tirelle" per fuggire dal 
campo di battaglia]; g) (per il comandante di una piazza) la resa senza 
parere o con parere contrario del consiglio di guerra, prima dell'apertura 
della breccia o di aver sostenuto un assalto; h) (per I'ordinatore) 
Tomessa distribuzione di viveri e foraggi e Tomessa informazione al 
comandante suUe carenze logistiche. In tali casi, come pure per il 
reclutamento e lo spionaggio (inclusa la levata di piante militari) a 
favore del nemico, era prevista la pena di morte. 



Saccheggio, devastazione, incendio, scorrerie efurti di campagna 

Era comminata la pena di morte per la devastazione a mano armata o 
in truppa e per 1' incendio, commessi senza ordine scritto del generale o 
altro comandante in capo, nonche per il saccheggio a mano armata o in 
truppa, I'attentato alia vita di abitanti disarmati, I'omicidio o mutilazione 
a scopo di spoglio e lo stupro seguito dalla morte della persona ofFesa. 
Lo stupro era punito con 8 anni di ferri, aumentati a 12 se commesso con 
altri o su vergine di eta inferiore ai 14 anni. Per lo spoglio di cadaveri la 
pena era di 5 anni di ferri e di 10 per lo spoglio di feriti commessi da 
militari: il doppio se erano commessi da vivandieri o altri non militari. 
Le spoglie oggetto del reato erano vendute e il prodotto rimesso al 
reggimento, tenuto a versarlo alle rispettive famiglie qualora lo 
richiedessero. Gli efFetti dei condannati per spoglio o ricettazione erano 
confiscati e venduti a beneficio degli ospedali e ambulanze dell'armata: 
il vivandiere condannato era inoltre scacciato da tutte le armate. 

La "scorreria" [detta "busca" nel gergo deWArmee d'Espagne], ossia 
il furto di bestiame, commestibili e foraggi in case o proprieta recintate, 
era punito con I'esposizione del reo, costretto a percorrere il quartiere o 
il campo di fronte alia truppa schierata in armi, con 1' oggetto rubato e un 
cartello con la scritta "scorridore", aumentando I'esposizione di un'ora 
se c'era stata scalata di muro o effrazione di porta. La pena era di 5 anni 
di ferri se il reo era recidivo, se aveva persistito nonostante 1' ordine 
dell'ufficiale, oppure era un vivandiere o altro individuo al seguito 
dell'armata, e di 8 anni se il furto era stato commesso a mano armata. II 
sottufficiale e I'impiegato erano inoltre destituiti dal grado. Se il reo era 
un ufficiale, la pena era di 2 anni di prigione, elevata a 10 anni di ferri se 
il fatto era stato commesso con altri subaltemi e alia morte se vi aveva 
condotto la truppa al suo comando; sempre con la degradazione e la 
decadenza dalle ricompense e dal diritto a pensione. L'ufficiale che non 
si opponeva o non denunziava subito i rei al superiore, era punito con 3 
mesi di prigione e la destituzione. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 55 



"Furto e infedelta" neU'amministrazione e nelle forniture (tit. VII) 

I primi 12 articoli del titolo VII del codice francese riportati in quelle 
napoletano riguardavano solo il peculate e le frodi negli stati di rivista e 
nelle forniture della sussistenza. In particolare comminavano 3 anni di 
ferri per la falsa attestazione di stati di forza al fine di ottenere fondi e 
forniture indebiti, e 5 anni al commissario di guerra connivente, come 
pure ai magazzinieri, dispensieri e trasportatori per la distrazione e la 
vendita di generi ed effetti in loro custodia, e ai munizionieri e fornai per 
la vendita o I'alterazione di farina. La pena era di 3 anni di ferri per la 
fornitura di came di spaccio vietato, 20 per la macellazione di animale 
infetto, 2 per I'infedelta di peso o misura di farina, pane, carne, legumi e 
foraggi forniti aH'armata attiva o nelle piazze in stato d'assedio: in tal 
caso era comminata anche un'ammenda pari al quadruplo delle razioni 
da fomire nella distribuzione sanzionata, salva, in tutti gli altri casi, la 
riparazione del danno. II munizioniere che per sua negligenza lasciava 
deteriorare farina, legumi e foraggi ne rispondeva col rimpiazzo e 6 
mesi di prigione: 3 mesi erano comminati al munizioniere della farina 
anche nel caso in cui I'avaria non fosse dipesa da sua colpa. 

Gli art. 13-20, omessi nel codice napoletano, punivano con 10 anni di 
ferri il furto nell'alloggio fomito dall'abitante, con 6 il furto a danno di 
camerati (effetti e denaro per il vitto ordinario) e - paradossalmente - 
solo con 3 il furto di forniture di casermaggio, effetti di accampamento o 
d'artiglieria, polvere, palle o munizioni. Erano inoltre comminati 5 anni 
per la vendita di armi, abbigliamento, equipaggio e cavallo (se forniti dal 
governo e non prowisti a proprie spese). Le consumazioni a scrocco di 
bevande e alimenti erano punite con 3 mesi di prigione, elevati a 6 se il 
fatto era stato accompagnato da minacce e a 2 anni in caso di violenza. 
L' attentate alia sicurezza o alia liberta dei cittadini era punito con 6 mesi 
di prigione, con 2 anni se il fatto era accompagnato da furto o vie di fatto 
e con la morte in caso di assassinio. 



Insubordinazione (titolo VIII) 

II titolo VIII del codice francese puniva con la morte il comandante di 
posto che mutava la consegna; la sentinella addormentata agli avamposti 
o che violava la consegna producendo effetti funesti; i capi di rivolte e 
complotti e tutti colore che, prendendovi parte, non obbedivano 
all'ordine del superiore di sciogliere I'attruppamento; I'abbandono di 
posto in guerra; la mancata esecuzione di ordini di fronte al nemico; la 
violenza verso il superiore. Erano comminati 10 anni di ferri a chi 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 56 



partecipava ad una rivolta senza esserne capo; 6 a chi si arrendeva o 
buttava le armi; 5 a chi, in una piazza presa d'assalto, abbandonava i 
ranghi per darsi al saccheggio; alia sentinella addormentata non in prima 
linea; agli arruolati sotto falso nome; a chi falsificava il foglio di 
congedo. La pena era 3 anni di prigione per le percosse a un subordinate 
(salvo che per impedirne la fuga di fronte al nemico); 2 per le minacce a 
un superiore, o I'insulto alia sentinella (raddoppiata o triplicata se il fatto 
era commesso da un sottufficiale o da un ufTiciale). 

La versione napoletana, piu articolata, comminava la morte anche per 
il rifiuto di obbedienza agli ordini in presenza del nemico e per la rivolta, 
la "disobbedienza combinata" e la semplice istigazione degli abitanti di 
un paese nemico occupato. Inoltre equiparava alia "rivolta" (punita con 
la morte per i capi e gli ufficiali che non si fossero opposti) I'abbandono 
coUettivo di un posto e I'opposizione con qualunque mezzo all'arresto, 
giudizio o esecuzione del reo di un delitto militare; e alia "disobbedienza 
combinata" (punita con 10 anni di ferri) ogni violazione collettiva di 
consegna generate. Se non si trovavano i capi complotto, gli ufficiali, o, 
in mancanza, i sottuflficiali o i sei soldati piu anziani erano puniti con 10 
anni di ferri, mentre per le violazioni individuali della consegna ne erano 
comminati 6. In caso di fuga di un detenuto dovuta a negligenza della 
scorta o custodia, i superiori e i 4 soldati piu anziani erano puniti con la 
stessa pena comminata per il reato del detenuto. 

In compenso il codice napoletano dimezzava a 3 anni di ferri la pena 
per la resa individuate in combattimento e sostituiva la pena di morte 
comminata dal draconiano codice del 1793 alia sentinella addormentata 
agli avamposti e al comandante di posto per il cambio arbitrario della 
consegna, con 2 anni di ferri nella prima fattispecie e 6 mesi di prigione 
nella seconda. Riduceva inoltre a 1 anno di prigione, con degradazione, 
la pena per percosse aU'inferiore (allargando I'esimente alia legittima 
difesa e all'intervento per impedire spoglio o saccheggio). L'assenza 
all'adunata, punita dal codice francese con 3 mesi di prigione per tutti i 
gradi e la radiazione in caso di recidiva, era punita da quello napoletano 
con la prigione da 1 a 3 mesi a seconda del grado e con 2 anni di ferri in 
caso di recidiva. La condanna ai ferri comportava la degradazione. 

Non erano infme riprodotti nel codice napoletano I'art. 26 del francese 
che autorizzava il generate in capo ad emanare bandi penali militari, ne 
gli artt. 18-23 relativi air"imboscamento" (arruolamento sotto falso 
nome del disertore da un altro corpo dell'armata) e alia responsabilita 
dei commissari di guerra per omessa denuncia, abbandono di posto e 
prevaricazione nell'esercizio delle sue funzioni ammini strati ve (punita 
con la morte se comprometteva la sicurezza dell'armata o i successi 
delle sue operazioni di guerra). 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 57 



L 'alto tradimento e il codice dei delitti comuni commessi da militari 

L'alto tradimento, il reclutamento e lo spionaggio a favore del nemico 
erano previsti, e puniti con la morte, dagli artt. 77-91 del codice penale 
ordinario, emanate con legge N. 43 del 20 maggio 1808: ne trattiamo nel 
capitolo 30 [v. tomo III]. 

Le norme penali contenute in prowedimenti particolari, specie in 
materia di diserzione e renitenza, nonche il mantenimento del foro 
militare per i delitti comuni commessi da militari, mettevano i collegi 
giudicanti, oltre tutto privi in genere di cognizioni giuridiche di base, in 
gravi difTicolta. In un rapporto al re del gennaio 1812, il ministro della 
guerra Tugny annunciava la prossima presentazione di un «code penal 
complet, tant pour I'armee de terre que pour I'armee de mer. Ce code 
(etait) reclame par tous les chefs de corps, par tous les militaires amis de 
I'ordre et de la discipline, surtout par les conseils de guerre et les 
tribunaux militaires, trop souvent embarrasses dans le dedale des lois, 
qu'ils sont obliges de consulter et qui en peu d'accord entre elles, faites 
pour d' autre temps et d'autres lieux, sont aussi difficiles a bien 
interpreter qu'a bien appliquer». Cio che il ministro artigliere chiamava 
codice era in realta un testo unico; probabilmente si riferiva al Manuale 
del capitano Lombardi, pubblicato appunto nel 1812, senza pero alcun 
crisma di ufficialita. Alia fine il ministro si accontento di un decreto (N. 
1256 del 27 febbraio 1812, da San Leucio) che, "volendo supplire alia 
mancanza del codice per le nostre truppe, relativamente ai delitti 
comuni, che commettonsi da' militari", dichiaro applicabile ai militari il 
codice penale ordinario. Nel riprodurlo nel Manuale, Lombardi vi 
appose la nota che il decreto non faceva «che confermare I'art. 22 del 
titolo VIII del codice penale militare», il quale recitava: "ogni delitto 
militare non preveduto dal presente codice, sara punito conforme alle 
leggi precedentemente emanate". 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 58 



B. La procedura penale militare 



I II procedimento nei delitti militari 
(legge N. 140 del 3 giugno J 807) 



La legge Cianciulli del 3 giugno 1807 

Secondo il rapporto al re del 12 settembre 1806, dopo la conquista del 
regno era stata prowisoriamente mantenuto rordinamento giudiziario 
militare preesistente [i tribunali militari provinciali, il supremo consiglio 
di guerra, composto di generali e magistrati, e perfmo I'udienza di 
guerra e casa reale, con nomina di un fiscale ancora nel marzo 1806], e 
lo stesso codice penale militare borbonico, limitandosi a sopprimere la 
pena delle "bacchette", non in uso nell'esercito francese [v. Le Due 
Sicilie nelle guerre napoleoniche , I, pp. 348-50]. Solo in seguito, su 
progetto del ministro della giustizia Cianciulli, la procedura penale 
militare fu riformata sul modello francese, con legge N. 140 del 3 giugno 
1807 [Manuale, cit., I, pp. 93-118], in 89 articoli e 10 titoli: I tribunali 
militari e loro competenza (1-5); II formazione dei consigli di guerra (6- 
11); III (12), IV (13-14), V (15-17), VI (18-24), VII (25) composizioni 
particolari dei consigli per il giudizio di ufficiali superiori e generali; 
VIII procedura (26-58); X consigli di revisione (59-79); X consigli di 
guerra e di revisione nelle piazze assediate (80-84); XI soldo dei membri 
e spese dei tribunali militari (85-89). 



La competenza dei tribunali militari 

I tribunali militari comprendevano i consigli di guerra e i consigli di 
revisione (dei processi di primo grado), permanenti presso le divisioni 
militari deH'interno e temporanei presso quelle dell'armata attiva e nelle 
piazze assediate. Erano sotto la loro giurisdizione esclusivamente i reati, 
comuni o militari, commessi da soli militari in servizio effettivo e i reati 
militari commessi dai civili equiparati: in caso di concorso di "pagani" 
in reati commessi da militari o equiparati la cognizione spettava infatti 
alia giustizia penale ordinaria. Come si vede, la legge limitava, senza 
pero abolirlo del tutto, I'antico privilegio del "foro militare", ossia il 
diritto dei militari di essere giudicati da tribunali militari anche per reati 
comuni commessi contro civili. 

In compenso, le categoric di civili soggetti alia giurisdizione militare 
erano assai estese: oltre agli "individui attaccati all'armata o al di lei 
seguito", includevano infatti i reclutatori e gli "spioni" per conto del 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 59 



nemico nonche in genere gli "abitanti dei paesi nemici occupati dalle 
armate" [e quelli delle piazze e province deH'interno dichiarate in stato 
di guerra]. Erano "individui attaccati aU'armata" tutti gli addetti ai 
servizi ammini strati vi (stati maggiori e intendenza), sanitari e logistici 
(sussistenza, trasporti, casermaggio, maestranze reggimentali), alia leva 
e coscrizione e all'esazione delle contribuzioni comunali, inclusi gli 
incaricati municipali e gli agenti e impiegati dei fornitori. 

Come diremo meglio nel capitolo 30 (tomo III), i cittadini del regno 
erano inoltre soggetti alia giurisdizione speciale istituita con legge N. 
131 deir8 agosto 1806 (tribunali straordinari misti) e alle commissioni 
militari istituite con decreti N. 116 e 125 del 14 e 31 luglio 1806 per 
Napoli e le Calabrie in stato di guerra, e ancora nel 1809 (decreto N. 447 
del 1° luglio). Abolite il 10 giugno 1810, le commissioni militari furono 
ripristinate in Calabria, Basilicata e Abruzzo per la repressione del 
brigantaggio e della carboneria, oltre che per casi particolari (evasione 
dai lavori pubblici, contrawenzioni al cordone sanitario). 



Composizione dei consigli di guerra e di revisione 

I consigli di guerra [divisionali o marittimi] erano composti di 7 
giudici (colonnello, tenente colonnello, 2 capitani, tenente, sottotenente 
o gradi equivalenti della marina), quelli di revisione di 5 (generale, 
colonnello, tenente colonnello, 2 capitani di almeno 36 anni di eta e 6 di 
servizio) e presieduti dal giudice di grado piu elevato. Ai consigli di 
guerra erano addetti 2 capitani, uno relatore senza voto e uno con 
funzioni di procuratore regio, piu un cancelliere scelto dal relatore. Nei 
consigli di revisione le funzioni di relatore erano attribuite ad uno dei 
giudici scelto dal presidente, che nominava inoltre il cancelliere: le 
funzioni di procuratore erano svolte dall'intendente o sottointendente 
addetto alia divisione. 

Giudici, relatore e procuratore regio dovevano essere "assolutamente" 
ufficiali in attivita e non essere parenti o affini tra loro, ne dell'accusato: 
in tal caso dovevano essere rimpiazzati. Quelli dei consigli permanenti 
erano destinati dal comandante la divisione; quelli dei consigli 
temporanei (istituiti presso le divisioni attive e nelle piazze assediate), 
dal comandante in capo dell'armata o della piazza. II generale destinante 
poteva rimpiazzarli in ogni momento, ma non dopo I'inizio di 
un'istruttoria. La ricusazione deU'incarico, salvo che per comprovati 
motivi di salute, era punita con tre mesi di arresti, comminati dallo stesso 
consiglio. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 



60 



In caso di giudizio di ufficiali superiori o general! i due o i tre giudici 
di grado inferiore del consiglio di guerra erano surrogati da parigrado o 
superiori dell'accusato, e la presidenza assunta dal piu elevato in grado 
piu anziano, il quale designava come relatore un tenente colonnello: 
fungeva da procuratore I'intendente o sottointendente. I surrogati del 
grado di generale erano destinati dal comandante in capo deirarmata fra 
i piu anziani, esclusi quelli della divisione o brigata deU'accusato. II 
consiglio di guerra per giudicare il comandante in capo era nominato dal 
ministro fra i generali piu anziani, quattro di divisione (di cui uno con 
esperienza di generale in capo presidente) e tre di brigata. Norme 
particolari erano previste per i consigli di guerra e di revisione nelle 
piazze assediate (v. tabella). 

Per le funzioni di giudice non spettava alcuna indennita, salvo il 
cavallo e il foraggio per eventuali spostamenti agli ufficiali che gia non 
ne godessero in virtu del loro grado. Al relatore erano assegnati 4 ducati 
al mese per spese di cancelleria e segreteria, e al cancelliere 3 ducati per 
ciascun processo verbalizzato, incluse le copie e minute degli atti. 



Composizione dei consigli di gue rra e di revisione (Legge 1 40 del 3 giugno 1807) 

Grado del reo Presidente Giudici * Relatore Procuratore 



A. Consigli di guerra divisionali permanenti 



da soldato 
a maggiore 



Colonnello 



1 TC, 2 capitani, 1 tenente, 
1 sottotenente, 1 sottufficiale 



capitano * 



capitano 



Ten. Col., Col., 
Aiut. Com. 



Colonnello . 



2 parigrado del reo 

1 TC, 2 capitani, 1 tenente 



ten. col. ** 



sottoint. * 



Sottointendente 



Colonnello 



2 SIM di la classe, 1 SIM di 
2a classe, 1 TC, 2 capitani 



capitano * 



capitano 



Intendente 



Colonnello 



1 Intendente, 2 SIM di la 
classe, 1 TC, 2 capitani. 



capitano * 



capitano 



Gen. di Brig, o Div. 



(il Generale 
+ anziano) 



3 generali parigrado °, 

1 colonnello, 1 TC, 2 capitani 



ten. col. ** 



Intendente ' 



Generale in capo 



Generale 



3 generali di div. e 3 di brig. 



AC o col.** 



Intendente ' 



B. Consigli di revisione divisionali permanenti 



Tutti i gradi 



Generale * 



1 colonnello, 1 TC, 2 capitani 
(di cui uno relatore) * # 



cancelliere 

** 



Intendente o 
SIMlacl. * 



C. Consigli di guerra e di revisione nelle piazze assediate 



Nominati dal comandante in capo tra gli U e SU della piazza. In caso di rinvio da parte del 
consiglio di revisione, i membri del consiglio che ha emesso la prima sentenza non possono far 
parete del secondo consiglio. Le copie legali degli atti indirizzate prima possibile dal presidente al 
ministro della guerra. 



Note 



* Nominati e rimpiazzati dal generale comandante la Divisione. ** Destinato dal presidente della 
commissione. ° destinati dal generale comandante I'Armata tra i piu anziani, eccetto quelli della 
Div. o Brigata del reo. '^ destinati dal ministro della guerra in ordine di anzianita di grado: il 
presidente e il generale piu elevato in grado piii anziano. # per i giudici del consiglio di revisione 
sono richiesti almeno 36 anni di eta e 6 di effettivo servizio nelle armate di terra o di mare. 



AC, Aiut. Com. = aiutante comandante. Brig. = Brigata. Cap. = capitano. Col. = colonnello. Cte = 
comandante. Div. = Divisione- Int. = intendente militare. SIM = sottointendente militare. Stn = 
sottotenente.. TC = tenente colonnello. Ten. = tenente. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 61 



L'istruttoria (informazione) (artt. 26-37) 

II comandante superiore del luogo del delitto faceva mettere I'accusato 
in stato di arresto e ordinava al relatore di procedere airistmttoria. 
Ricevute le eventuali querele formali delle parti lese e le deposizioni dei 
testimoni e verificate le prove materiali, il relatore interrogava I'accusato 
suUe sue generalita e sulle circostanze del reato presentandogli le prove. 
In caso di pluralita degli accusati, gli interrogatori dovevano essere 
condotti separatamente, ma verbalizzati nello stesso incarto. II relatore 
dava poi lettura del verbale invitando I'accusato a firmarlo: in caso di 
incapacity o rifiuto, ne dava conto nel verbale, che firmava insieme al 
cancelliere. Invitava infine I'accusato a scegliersi un difensore fra tutte 
le classi di cittadini presenti sul luogo: se I'accusato dichiarava di non 
poterlo fare, la designazione era fatta dal relatore, il quale comunicava al 
difensore gli atti coi documenti favorevoli e contrari all'accusato. Non 
erano pero concessi termini a difesa: "in nessun caso il difensore poteva 
ritardare la convocazione del consiglio di guerra". 



// dibattimento (artt. 40-45) 

Una volta riunito, il consiglio non poteva sciogliersi prima di aver 
emesso la sentenza. II dibattimento era pubblico, ma era vietato portare 
armi, canne o bastoni, con facolta del presidente di comminare ai 
disturbatori fmo a 15 giorni di arresti. La legge richiedeva, a pena di 
nullita del processo, che il presidente facesse deporre sul tavolo una 
copia della legge di procedura, facendolo constare dal verbale. 

Fatta dare lettura degli atti istruttori dal relatore, il presidente faceva 
introdurre I'accusato, libero senza ferri ne scorta e con accanto il suo 
difensore, e lo interrogava, invitandolo a rispondere anche alle domande 
poste dai giudici: le risposte potevano essere date anche dal difensore. 
La parte querelante, se presente, era ammessa al contraddittorio. Infme, 
richiesto all'accusato e al difensore se avevano qualcosa da aggiungere, 
il presidente faceva ritirare le parti, il relatore, il cancelliere e il 
pubblico, restando in camera di consiglio solo il procuratore. 



La formazione del giudizio (artt. 46-54) 

A porte chiuse, il presidente formulava il quesito di colpevolezza 
dell'accusato per lo specifico delitto e raccoglieva i voti cominciando dal 
giudice di grado inferiore e terminando col suo. Per la condanna 
occorrevano 5 voti su 7: su istanza del procuratore, il presidente leggeva 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 62 



allora la pena prevista dal codice e raccoglieva i voti sull'applicazione: 
se non si raggiungeva la maggioranza di 5, si adottava il parere piu 
favorevole all'accusato. Fatte riaprire le porte, il presidente leggeva ad 
alta voce la sentenza e i relativi articoli del codice e applicava la pena 
pronunziata dal consiglio: il verbale, redatto dal cancelliere, doveva 
contenere la motivazione ("giudizio ragionato") ed essere firmato dai 
giudici e dal relatore e procuratore. In caso di assoluzione, la sentenza 
disponeva il rilascio dell'accusato e la reintegrazione nelle sue funzioni. 



La procedura di revisione (artt. 66-79) 

La sentenza poteva essere impugnata entro 24 ore dal condannato, dal 
querelante e dal procuratore, ma solo per i vizi di nullita previsti dall'art. 
73 : a) composizione del consiglio difforme dalla legge; b) incompetenza 
eccepita dall'accusato riguardo alia qualita propria o a quella del delitto; 
c) incompetenza propria dichiarata dal consiglio; d) inosservanza delle 
forme prescritte: e) applicazione di una pena difforme dalla legge. II 
consiglio di revisione non poteva entrare nel merito. I giudici del 
consiglio di guerra che aveva emesso la sentenza non potevano far parte 
del consiglio investito della revisione. 

Gli atti del consiglio di guerra dovevano essere trasmessi a quello di 
revisione entro 24 ore dal ricorso. II giudizio di revisione aveva luogo 
immediatamente. I difensori delle parti, se si presentavano, erano 
ammessi a fare le loro osservazioni dopo la lettura della relazione e poi 
suUa requisitoria del procuratore. II consiglio deliberava a porte chiuse a 
maggioranza di 3 voti, motivando la decisione. In caso di conferma della 
sentenza, rinviava gli atti al consiglio di guerra per I'esecuzione della 
sentenza. Se annullava per incompetenza, inviava gli atti al tribunale 
competente, negli altri casi al consiglio di guerra piu vicino. Se anche la 
seconda sentenza era impugnata per lo stesso gravame, la questione era 
rimessa al re, che decideva in consiglio di stato. II consiglio di stato 
ritenne poi ammissibile un secondo ricorso al consiglio di revisione (e 
un terzo giudizio di merito) se i vizi della seconda sentenza impugnata 
erano diversi da quelli della prima (v. estratto del 30 aprile 1814). 

L 'esecuzione della condanna a morte e le spese di giudizio 

II relatore leggeva la sentenza all'accusato in presenza della scorta e 
chiedeva all'ufificiale, in nome del consiglio, di predisporre I'esecuzione. 
La sentenza di morte era eseguita entro 24 ore mediante fucilazione, con 
le modalita stabilite da un decreto francese del 12 maggio 1793. II reo 
era condotto sul luogo da un picchetto di 50 uomini, di fronte alia truppa 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 63 



schierata senz'armi, possibilmente del corpo di appartenenza, dal quale 
era tratto anche il plotone d'esecuzione, formato da 4 sergenti, 4 caporali 
e i 4 soldati piu anziani, e schierato su due righe: il fuoco era comandato 
da un aiutante, in presenza di uno dei giudici che avevano emesso la 
condanna. 

Entro tre giorni dall'esecuzione il relatore trasmetteva copia della 
sentenza al reggimento del condannato per la cancellazione dai ruoli, 
controruoli e stati di soldo, masse, fomiture e deconto. Le minute erano 
trascritte su un registro segnato e contrassegnato: le copie dei processi 
erano inviate mensilmente al ministro, il quale, entro 15 giorni dalla 
ricezione, comunicava le sentenze ai sindaci del comune di domicilio del 
condannato per la comunicazione alle famiglie. 

La legge N. 306 del 27 maggio 1809 stabili che le spese di giudizio 
(indennita di viaggio per i testimoni di 3 grana per miglio, di 6 carlini a 
sessione per gli interpreti e di 24 carlini a processo per il cancelliere) 
fossero anticipate dal corpo di appartenenza del reo. 



II La procedura per i delitti di diserzione 

La procedura per diserzione (Supplemento al codice penale mil, tit. I) 

II titolo I (artt. 1-23) del Supplemento al codice penale militare 
stabiliva una procedura abbreviata per i delitti di diserzione. Sotto pena 
di 15 giorni d'arresto o altra maggiore a seconda delle circostanze, il 
comandante d'armi, o di corpo o distaccamento era tenuto a denunziare 
entro 24 ore i casi di diserzione: la denunzia ("ricorso") doveva indicare 
le generalita del disertore e il suo domicilio all'epoca dell'arruolamento, 
ed essere trascritta in copia sul registro delle deliberazioni del consiglio 
d'amministrazione del corpo. L'inoltro al relatore del consiglio di guerra 
era pero subordinato aH'autorizzazione del comandante d'armi o del 
generate di brigata, che poteva dichiarare il non luogo a procedere. 

Ricevuto il ricorso, il relatore compiva Tistruttoria entro 3 giorni, 
anche in contumacia del reo, raccogliendo le prove, interrogando il reo 
se in stato di arresto, citando i testimoni e trascrivendo le deposizioni su 
uno stesso quaderno, una di seguito all' altra, firmate dal cancelliere in 
caso di incapacity o rifiuto del teste. In caso di diserzione multipla, si 
doveva compilare un quaderno separato per ciascun imputato. 

Se il consiglio riteneva incompleta I'istruttoria, poteva ordinare un 
supplemento entro 48 ore. Se derubricava il fatto, assolveva il reo dal 
delitto di diserzione e lo rinviava all'autorita competente per le sanzioni 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 64 



disciplinari. Letti gli atti istruttori e sentiti I'accusato, se presente, poi i 
testimoni, e infine le conclusioni del relatore e la replica dell'accusato, il 
presidente formulava due quesiti (se la diserzione sussisteva e se era 
awenuta airinterno), in pubblica udienza e in presenza dell'accusato. II 
consiglio proseguiva poi a porte chiuse, presente il relatore: il presidente 
raccoglieva i voti, per iscritto e firmati, cominciando dal grado inferiore. 
La sentenza, adottata a maggioranza di 4, non era soggetta ad appello o 
revisione: I'art. 22 si limitava a sancire il divieto, non sanzionabile, di 
commutare o prevaricare la pena comminata dalla legge. 



/ consign di guerra speciali per la diserzione (decreto 27 maggio 1809) 

Recependo il sistema giudiziario francese stabilito con la legge del 19 
vendemmiale XII (12 ottobre 1803), con decreto N. 377 del 27 maggio 
1809 la cognizione dei delitti di diserzione dei sottufficiali e soldati e 
delle reclute refrattarie disertate dal deposito di Gaeta fu devoluta a 
consigli di guerra speciali composti da un ufTiciale superiore, 4 capitani 
e 2 tenenti. Le funzioni di relatore e commissario del governo erano 
attribuite ad un ufficiale di SM o di gendarmeria del grado almeno di 
tenente, quelle di cancelliere ad un sottufficiale. I consigli, nominati dal 
comandante della piazza, si riunivano in casa del comandante e si 
scioglievano dopo ciascun giudizio. I giudici erano designati a tumo, la 
sera prima della riunione, fra gli ufficiali della guarnigione, i quali non 
potevano rifiutarsi se non per malattia o altro legittimo impedimento. II 
consiglio giudicava i soli delitti di diserzione, con le stesse procedure 
prescritte per i consigli di guerra permanenti, e poteva irrogare le multe 
stabilite dagli artt. 2 e 11 del decreto 13 febbraio 1809 (N. 282) e 
dall'art. 2 del decreto 19 marzo 1809 (N. 320). Con decreto N. 740 del 
22 settembre 1810 dal campo reale di Piale, si stabili che in caso di 
difFormita della multa irrogata dalla misura prevista dalla legge 27 
maggio 1809, la cifra fosse rettificata dal tribunale competente per 
I'esecuzione, senza bisogno di rifare la sentenza. Ex-art. 14 del decreto 
N. 793 del 16 novembre 1810, il giudizio dei favoreggiatori, ingaggiatori 
o istigatori alia diserzione era attribuito ai consigli di guerra o ai 
tribunali ordinari a seconda della qualita militare o civile del reo. 



Abolizione dei giudizi in contumacia (D. N. 1774 del 21 maggio 1813) 

Con un prowedimento di clemenza collegato aH'amnistia del 18 
marzo 1813 e alia recrudescenza della diserzione per il timore di essere 
inviati in Germania, I'art. 1 del decreto N. 1774 del 21 maggio 1813 
aboli il giudizio in contumacia e I'art. 3 sospese I'esazione delle multe 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 65 



non ancora pagate quando fossero state comminate in contumacia. L'art. 
5 consent! inoltre al consiglio, se lo riteneva a maggioranza dei voti, di 
raccomandare il condannato a morte alia clemenza del re. In tal caso il 
consiglio, tramite il comandante della provincia, doveva trasmettere 
immediatamente al direttore generale delle riviste e della coscrizione una 
copia della sentenza con I'annotazione dei motivi della sospensione della 
sentenza: I'eventuale commutazione della pena nei ferri o nei lavori 
pubblici a vita era decisa dal re su rapporto del ministro. 



Commissioni militari per la diserzione dalle truppe attive (luglio 1812) 

II decreto N. 1846 del 18 luglio dichiaro tuttavia disertore al nemico 
chi disertava dalle 5 divisioni poste sul piede di guerra e deferi il 
giudizio degli arrestati a commissioni militari nominate dai comandanti 
di divisione, con immediata esecuzione della sentenza. Con decreto N. 
1851 del 22 luglio a tali commissioni fu attribuito anche il giudizio sui 
fautori e complici, ancorche civili. Peraltro il decreto N. 1921 del 25 
settembre confermo la giurisdizione dei consigli di guerra speciali per i 
disertori dall'armata attiva che si presentavano spontaneamente: in tal 
caso, anche se il decreto non lo diceva esplicitamente, il giudizio dei loro 
fautori e complici civili doveva essere rimesso alle corti criminali 
ordinarie. Infme, con decreto N. 1971 del 18 novembre, la giurisdizione 
sui disertori dall'armata attiva fu interamente restituita ai consigli di 
guerra speciali: erano pero mantenute le commissioni militari divisionali 
per giudicare i fautori e complici dei pertinaci. Queste ultime furono 
abolite defmitivamente il 14 febbraio 1814. 

/ consigli di guerra marittimi speciali (D. N. 1903 del 28 agosto 1813) 

Con decreto N. 1903 del 28 agosto 1813, considerato che la 
mobilitazione delle forze navali rendeva difficile la composizione dei 
consigli permanent! e di revisione della marina, il giudizio sugli uomini 
di mare in servizio nella reale marina fu prowisoriamente devoluto ai 
consigli di guerra dell'armata di terra, tranne la diserzione, che, sempre 
prowisoriamente, fu attribuita a consigli di guerra marittimi speciali. 
Analoghi a quelli delle piazze terrestri, erano composti da un capitano di 
vascello o di fregata presidente, 4 tenenti di vascello (di cui uno relatore 
e commissario di governo), 2 alfieri e un agente contabile con funzioni 
di segretario cancelliere. I membri erano nominati in Napoli e nei Golfo 
dal direttore generale della marina, e in mare daH'uflficiale generale o 
superiore comandante la squadra o la divisione. Questi ultimi, in 
conformita dell 'art. 7 della legge 5 germile XII (26 marzo 1804), si 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 66 



tenevano a bordo del bastimento dal quale il reo aveva disertato. Se i 
bastimenti erano nel porto, si tenevano a bordo della nave ammiraglia o 
nel locale designato dal direttore generale. 



Ill -Norme complementari 

La grazia sovrana (legge 13 luglio 1807 e decreto 22 maggio 1809) 

La legge N. 187 del 13 luglio 1807 prescrisse che le grazie di condono 
e commutazione di pena fossero accordate dal re in consiglio privato, 
composto dal ministro della giustizia, da altri due ministri, 2 consiglieri 
di stato e 2 membri della corte i cassazione designati di volta in volta, su 
rapporto del ministro della giustizia, e con I'assistenza del segretario di 
stato incaricato della verb alizzazi one. 

II decreto N. 372 del 22 maggio 1809 prescrisse che le domande di 
grazia dovevano essere indirizzate al re e contenere la fedele esposizione 
del delitto e delle sue circostanze, con I'indicazione della pena e della 
corte che aveva emesso la sentenza. Potevano essere presentate anche da 
parenti o amici del reo nonche in pendenza di un ricorso in cassazione. 
In caso di concessione, il ministro della giustizia indirizzava la lettera di 
grazia al procuratore del re presso la corte che aveva emesso la sentenza, 
la quale si riuniva in udienza pubblica entro tre giorni dalla ricezione. II 
presidente dava lettura della lettera in presenza del graziato, che doveva 
ascoltarla in piedi e a capo scoperto, e gli rivolgeva poi le ammonizioni 
ritenute opportune. Su richiesta del procuratore, la corte ordinava la 
trascrizione della lettera nei suoi registri e la sua annotazione a margine 
della minuta di condanna. Se il graziato non era sotto custodia, la corte 
doveva notificargli la concessione della grazia mediante affissione nel 
comune di domicilio, con I'intimazione a presentarsi entro tre mesi pena 
la decadenza dal beneficio. La grazia non pregiudicava in ogni caso i 
diritti delle parti lese. 



// regolamento sulle prigioni militari (D. N. 160 del 12 agosto 1808) 

II regolamento per il servizio ammini strati vo delle prigioni militari, 
emanato con decreto N. 160 del 12 agosto 1808, poneva a carico del 
dipartimento della guerra esclusivamente la detenzione e la traduzione 
dei detenuti in attesa di giudizio presso i consigli di guerra o le 
commissioni militari (inclusi quindi i civili presi con le armi alia mano e 
comunque soggetti a giurisdizione militare), mentre le spese di custodia 
relative ai militari condannati erano a carico del ministero deH'interno. II 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 67 



regolamento si applicava comunque sia per la detenzione nelle carceri 
istituite presso i consigli di guerra permanent, sia per quella nelle 
carceri comunali (in cui i detenuti sostavano durante la traduzione). Le 
spese per la giomata di detenzione includevano una razione di pane nero 
da munizione, 4 grana per il vitto, 0.89 kg di paglia e 7 calli pagati al 
carceriere per diritti di giacitura e custodia (comprensivi della fornitura 
di tini e boccali). Al detenuto spettavano 62 kg di paglia cambiati ogni 
10 giorni (8 se la paglia era stata usata da altro detenuto). II carceriere 
era sotto la polizia del sottointendente militare incaricato e un gendarme 
verificava ogni giorno il rispetto delle spettanze di vitto e paglia per 
riferire al superiore gli eventuali abusi. Le spese, imputate alia massa di 
accasermamento, erano liquidate sugli stati mensili del carceriere e 
trimestrali del munizioniere del pane, previa verifica e rettifica dal 
sottintendente e dall'intendente. Con decreto N. 1781 del 27 maggio 
1813 le funzioni di custode delle prigioni furono riservate a militari in 
ritiro, col godimento del soldo stabilito dal decreto 4 novembre 1809. In 
attesa di essere sostituiti da costoro, i custodi in servizio continuavano 
nel loro ufTicio, ma con soldo ridotto, di lire 26 mensili per i custodi di 
carceri provinciali e 17 per quelli delle distrettuali. 



Norme sulla testimonianza di militari assenti 

II decreto N. 1143 del 28 novembre 1811 prescriveva ai relatori dei 
consigli di guerra, di concerto coi presidenti, di limitare al minimo 
indispensabile il ricorso alia testimonianza di militari, dato che per 
ragioni di servizio risultavano spesso assenti. Se era ritenuta necessaria 
la testimonianza e non anche il contraddittorio, consentiva inoltre di 
escuterli per rogatoria, inviando al delegato (relatore di altro consiglio di 
guerra, comandante del corpo, distaccamento o della provincia) I'elenco 
dei quesiti, eventualmente con un "foglio di lumi" per "regolare 
I'esaminatore a soggiungere altre domande" a seconda delle risposte. 

II decreto N. 2216 del 4 agosto 1814 prescrisse che i militari chiamati 
a deporre in processi penali, non potessero essere chiamati fuori della 
provincia in cui prestavano servizio, se non nei casi in cui la legge 
richiedeva il contraddittorio o il confronto o la corte giudicava essenziaie 
e necessaria la deposizione orale dei militari. Negli altri casi I'escussione 
del militare era delegata ad un magistrato della provincia in cui prestava 
servizio. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 68 



IV- Corti speciali e conflitti di giurisdizione 

La giurisdizione penale per la guardia reale e la gendarmeria 

In linea di principio la guardia reale e la gendarmeria erano soggette 
alia giurisdizione militare comune, ma non mancarono deroghe e norme 
speciali. Con decreto N. 873 del 27 gennaio 1810 fu stabilita una 
commissione militare speciale e temporanea di 7 ufficiali, inclusi uno 
superiore presidente e un relatore con voce deliberativa, nominati dal 
capitano delle guardie, per giudicare i soldati della guardia reale accusati 
di furto nelle abitazioni dei loro ufficiali, applicando ai rei e ai complici, 
in conformita al decreto 31 ottobre 1809, le disposizioni della legge 
francese 29 nevoso VI (18 gennaio 1798). 

Con decreto N. 664 del 10 giugno 1810 I'abuso di forza commesso da 
gendarmi o altri militari contro persone in arresto o in custodia imputate 
di delitto non militare fu attribuito alle corti criminali ordinarie, ferma 
restando la competenza dei consigli di guerra se I'offeso era imputato di 
delitto militare, con obbligo di denuncia del fatto da parte del superiore e 
di arresto dell'accusato da parte di ogni autorita militare o civile. Con 
parere del 22 marzo 1811 il consiglio di stato approve peraltro la 
proposta del ministro della guerra di adottare la norma francese che in 
tali casi subordinava I'azione penale contro I'accusato di abuso di forza 
aU'autorizzazione a procedere, rilasciata dal ministro della giustizia su 
rapporto circostanziato del comandante generale della gendarmeria, e in 
ogni caso dopo il giudizio defmitivo dell'arrestato. L'art. 1 del decreto 
N. 1072 del 12 settembre 1811 attribui alle corti criminali ordinarie i 
reati commessi da appartenenti al corpo di gendarmeria relativi ai servizi 
di polizia giudiziaria e ammini strati va, ferma restando la competenza del 
foro militare se vi fosse concorso di reati militari (art. 2). 



Le corti speciali miste (decreto N. 993 del 3 luglio 1810) 

Con decreto N. 652 del 27 maggio 1810 Murat ristabili il regime 
costituzionale in tutta I'estensione del regno, aboli le commissi oni 
militari trasferendo le loro competenze alle corti speciali miste create col 
decreto del 1° luglio 1806 e restitui I'alta polizia alle autorita civili. A 
seguito di cio, con o. d. g. del 28 maggio, il capo di SMG Grenier awiso 
i comandanti delle divisioni attive e territoriali che dal 1° giugno le loro 
funzioni erano strettamente limitate agli aspetti militari e che le autorita 
militari - con I'eccezione della polizia militare della piazza di Napoli e 
della gendarmeria - non potevano piu dare ordini alle autorita civili ne 
far arrestare alcun suddito del re. 



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Con decreto N. 693 del 3 luglio 1810 da Scilla, le corti special! furono 
riorganizzate con 5 giudici criminali scelti dal ministro della giustizia e 3 
militari del grado almeno di capitano nominati dal re su proposta del 
ministro della guerra, ma soggetti per le loro funzioni alia vigilanza del 
ministro della giustizia. La presenza dei 3 militari era sempre necessaria, 
mentre il collegio poteva giudicare anche in assenza di 1 o 2 magistrati 
civili. Questi ultimi erano suppliti a turno di legge, mentre i militari 
erano scelti fra gli ufficiali di SM, della guarnigione, della gendarmeria e 
anche della legione provinciale. Tutti i supplenti, magistrati e ufficiali, 
erano chiamati dal presidente di concerto col procuratore generale. La 
cassazione doveva decidere in 8 giorni i reclami sulla competenza delle 
corti speciali. 

Le corti procedevano con rito sommario, applicando per le cause di 
brigantaggio le pene stabilite dal decreto 1° agosto 1809. Erano abolite 
le istruzioni preliminari e i termini e giudizi preventivi per eccezione di 
atti nulli e dei testimoni, da proporsi aH'inizio del dibattimento, dove gli 
ufficiali di polizia giudiziaria competenti istruivano direttamente gli atti 
risultanti dalle indagini. Pubblico ministero e difesa avevano solo 24 ore 
per la notifica reciproca dei testi e documenti: era nelle attribuzioni della 
corte limitare i mezzi di prova della difesa, rigettando quelli ritenuti 
irrilevanti e poteva dispensarsi dall'escussione dei testi se riteneva i fatti 
sufiicientemente provati. 



Competenza del giudizio sui delitti dei militari (legge 4 agosto 1812) 

La legge N. 1456 del 4 agosto 1812 discipline le competenze dei vari 
tribunali per i delitti militari e i conflitti di giurisdizione, rinviando in via 
generale alia legge del 3 giugno 1807 e attribuendo al foro militare 
anche i delitti commessi da "pagani" nel recinto chiuso delle piazze in 
stato d'assedio, i delitti commessi da militari in materia di coscrizione 
(favoreggiamento di disertori e ingaggio a favore de nemico, puniti dal 
decreto N. 793 del 16 novembre 1810) e gli omicidi, ferite e ingiurie tra 
militari. Non godevano di alcun privilegio di foro i militari in congedo o 
in riforma, gli ufficiali in disponibilita e i militari isolati anche in 
commissione fuori dai limiti della guarnigione. [Con parere del 14 
maggio 1813 il consiglio di stato assimilo ai militari isolati quelli che 
abbandonavano le bandiere del distaccamento in missione: v. estratto N. 
1873 del 24 luglio 1813]. II foro militare non valeva neppure per le 
contra wenzioni ai regolamenti sulla caccia (di competenza dei tribunali 
correzionali) e per i delitti di competenza delle corti speciali, ancorche 
commessi da militari sotto le bandiere e presenti ai loro corpi. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 70 



La competenza era determinata in riferimento alia qualita di pagano o 
di militare che I'accusato aveva al momento del delitto, senza tener 
conto di successive variazioni. In caso di concorrenza tra delitti militari e 
non, I'accusato era sottoposto anzitutto al processo militare e deferito al 
tribunale civile se restava luogo a pena maggiore. I delitti comuni 
commessi da piu militari erano sempre deferiti al tribunale ordinario nel 
caso in cui uno almeno di essi fosse privo del privilegio del foro. In caso 
di calunnia o falsa testimonianza in un giudizio militare, il denunciante, 
la parte civile o il testimonio pagano era deferito al tribunale ordinario, 
dopo pero la decisione defmitiva del processo militare. L'autorita 
militare doveva dare awiso al giudice di pace del circondario ed entro 
24 ore anche al procuratore generale della provincia dell'arresto di 
pagani per delitti ritenuti di propria competenza. Tranne il caso di 
flagranza del reato, I'arresto di un militare su mandato deH'autorita 
giudiziaria ordinaria doveva essere richiesto al comandante del corpo di 
appartenenza, che era tenuto ad eseguirlo entro 24 ore. 

I tribunali militari e ordinari potevano rivendicare reciprocamente la 
propria competenza tramite i rispettivi procuratori e, con dichiarazione 
all'altra autorita, soUevare formalmente il conflitto di giurisdizione: le 
autorita giudiziarie inferiori ai consigli di guerra e alle corti criminali 
potevano pero farlo solo per il tramite dell' autorita superiore e del suo 
procuratore. Gli atti erano rimessi alia cassazione per il tramite del 
ministro della giustizia. In qualunque momento del giudizio, il tribunale 
dichiarato competente dalla cassazione poteva, per fatti soprawenuti, 
dichiarare motivatamente la propria incompetenza e trasmettere gli atti 
all'altra autorita. La turbativa dell'altrui giurisdizione con mezzi diversi 
dal conflitto, era punita con la destituzione del magistrato civile o 
militare, salve le pene per eccessi di maggiore gravita. 

/ conflitti di attribuzione e la giurisdizione sui legionari ordinari 

II decreto della reggente N. 1931 del 2 ottobre 1813 prescrisse che le 
decisioni della corte di cassazione sui conflitti di giurisdizione e i ricorsi 
contro le sentenze criminali, correzionali e di polizia fossero prese solo 
suUa copia autentica della prova generica, sulle delibere motivate delle 
autorita ricorrenti e sulle eventuali osservazioni dei pubblici ministeri, 
senza esame degli atti istruttori, salvo il diritto della suprema corte di 
domandare gli schiarimenti necessari. 

In merito al conflitto di giurisdizione tra la corte criminale dell'Aquila 
e il consiglio di guerra permanente della 3a Divisione militare, relativo 
all'omicidio commesso da un legionario contro un detenuto affidato alia 
sua custodia che aveva tentato la fuga, la cassazione riconobbe la 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 71 



competenza del giudice ordinario, motivando che la legge organica sulle 
legioni provinciali dell' 8 novembre 1808 le aveva sottoposte al foro 
militare per le sole mancanze disciplinari. La massima fu approvata dal 
consiglio di stato (v. estratto del 10 maggio 1814); inoltre il decreto N. 
2052 del 3 marzo 1814 stabili formalmente che tutti i reati dei legionari 
non appartenenti alle compagnie scelte, anche se commessi in servizio, 
erano di competenza dei tribunali ordinari, salvo il foro militare per le 
mancanze disciplinari contro il buon ordine del corpo e per i delitti 
commessi quando si trovassero in attivita di servizio militare per decreto 
reale o per ordine di un generale a cio specialmente delegato. 



/ consign di guerra e di revisione di Roma (14febbraio 1814) 

Con decreti del 14 febbraio e 7 marzo 1814 da Bologna furono 
nominati, per i soli dipartimenti di Roma e del Trasimeno, 2 consigli di 
guerra e 1 di revisione composti, "il piu che possibile", da ufficiali tratti 
dai corpi romani (SM del governo, battaglione veterani, gendarmeria e 
guardia doganale e municipale): erano pero napoletani i procuratori 
(commissari di guerra) e il presidente del consiglio di revisione 
(maresciallo di campo). Al ministro erano attribuite funzioni di gran 
giudice e la presidenza della corte di cassazione prowisoria, formata dai 
membri ordinari del consiglio generale e da 6 magistrati e articolata in 
due sezioni, la I incaricata di giudicare I'ammissibilita dei ricorsi civili e 
la II quelli ammessi, nonche I'ammissibilita e il merito dei ricorsi 
militari. La corte poteva inoltre ripartirsi in corti di grazia, sempre 
presiedute dal ministro e composte da 2 membri laici e 2 magistrati. 
Furono pero costituite anche in seguito commissioni militari e corti 
speciali miste (4 magistrati e 3 militari); ad esempio a Fossombrone per 
attentato alia sicurezza dello stato nei dipartimenti delle Marche (o. d. g. 
del 14giugno 1814). 



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C. Le norme sulla diserzione 

/. // "supplemento del 1807 

La diserzione al nemico e la diserzione all 'interno (tit. I e II CPM) 

II codice penale militare puniva con la morte la diserzione al nemico 
(tit. I): erano equiparati I'aver oltrepassato i limiti del presidio alio scopo 
di comunicare col nemico, I'uscita da una piazza assediata o investita, 
I'abbandono di posto in presenza del nemico, I'incitazione a passare al 
nemico anche se la diserzione non aveva luogo, con responsabilita del 
piu elevato in grado se non si scopriva il capo complotto. La diserzione 
aU'interno (tit. II) era invece punita con 5 anni di ferri, aumentati a 7 se 
awenuta da una piazza di prima linea o dall'armata, aggravata a 10 
dall'abbandono di posto e a 15 dall'asportazione di armi e bagagli. Con 
le stesse pene era punito il favoreggiamento da parte di militari, addetti 
all'armata o abitanti del paese nemico, con 2 anni di ceppi se commesso 
da "pagani", aggravati a 2 anni di ferri in caso di asportazione di armi e 
bagagli. Era reputato disertore all 'interno chi mancava per 36 ore da una 
piazza di prima linea, o oltrepassava i limiti del campo o della piazza 
dalla parte opposta a quella del nemico o, trovandosi all'armata, 
risultava mancante all'adunata o al contrappello. 

La legge francese 19 vendemmiale XII (12 ottobre 1803) sulla 
diserzione, in 78 articoli, graduava la pena per la diserzione dall'interno, 
sostituendo alia pena dei ferri quelle del "trascinamento di una palla" da 
cannone e dei lavori forzati. Come abbiamo gia accennato, la legge fu 
tradotta in italiano con modifiche e adattamenti e pubblicata come 
"supplemento" al codice penale militare [testi nel Manuale, cit., I, pp. 
24-52]. II supplemento comprendeva 50 articoli riuniti in 10 titoli: I 
procedura (11-15); II sentenza (16-23); III pene (24); IV pena di morte 
(25); V pena della palla (26-30); VI pena dei lavori pubblici (3 1-32); VII 
applicazione delle pene (33-40); VIII esecuzione della sentenza (41-45); 
IX cessazione della pena (46-48); X lettura mensile delle norme (40-50). 
Delia procedura abbiamo gia trattano nel paragrafo precedents 



Riformulazione delle fattispecie (supplemento al CPM, tit. VII) 

II titolo VII, sotto la fuorviante rubrica "applicazione delle pene", in 
realta riformulava, articolandole e ampliandole, le fattispecie previste e 
punite come diserzione. Erano puniti con la morte i disertori al nemico o 
alio straniero, in servizio di sentinella o con asportazione di armi, i 
capicomplotto e i condannati alia palla o lavori forzati rei di rivolta. La 
rivelazione del complotto garantiva I'impunita. Erano puniti con 10 anni 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 73 



di palla i disertori all'estero, i disertori aH'intemo recidivi o con asporto 
di effetti del governo o dei camerati e gli evasi dai lavori pubblici, con 
aumento di 2 anni per ciascuna aggravante (diserzione collettiva, in 
servizio, da una piazza di prima linea o dall'armata, con scalata di 
bastioni o asporto di effetti del corpo o dello stato). Era considerate 
disertore all'estero il sottufificiale o comune che oltrepassava i confini o 
era arrestato a 2 miglia da essi (salvo il caso che vi si trovasse il suo 
domicilio). La diserzione aH'interno era punita con 3 anni di lavori 
pubblici, aumentati di due per ciascuna aggravante (diserzione collettiva, 
da una piazza di prima linea o dall'armata, con scalata di mura o 
bastioni). 

In guerra era considerate disertore il sottufficiale o comune che 
abbandonava il corpo senza permesso, o non rientrava dal congedo entro 
8 giorni dalla scadenza senza giustificato motivo o restava assente per 24 
ore dall'armata o piazza di guerra o per 48 in ogni altro luogo. In pace la 
diserzione si consumava dopo 3 giorni d'assenza dal campo o piazza di 
guerra e 8 dagli altri luoghi o 15 dal termine del congedo. 

Per le reclute con meno di sei mesi di servizio i termini erano di 15 e 
30 giorni, salvo il caso di diserzione collettiva, in servizio o con asporto 
di uniforme. [II beneficio fu esteso anche ai disertori dalle compagnie 
provinciali in servizio nelle medesime da meno di sei mesi, con decreto 
N. 1219 del 23 gennaio 1812]. 



Lapena del trascinamento delta palla (supplemento al CPM, tit. IV) 

La pena di morte era eseguita per fucilazione nelle forme prescritte, 
previa degradazione sotto le bandiere. La pena della palla - di 8 libbre 
(kg 2.56), attaccata ad una catena di ferro di 8 palmi (m. 2,10) - 
comportava la reclusione nelle piazze di Gaeta o Brindisi, con 8 ore di 
lavoro al giomo d'inverno e 10 d' estate, trascorrendo il resto del tempo 
incatenati in prigione. Per limitare la possibilita di fuga rendendoli 
subito riconoscibili, erano prescritti lo stesso vestiario dei presidiari, ma 
con zoccoli invece delle scarpe, la barba incolta e la rasatura del cranio e 
dei baffi ogni 8 giorni: era considerate favoreggiamento procurare abiti o 
rasoi. Le giornate di lavoro erano pagate la meta del salario medio dei 
braccianti della provincia: un terzo era confiscate dal governo, un terzo 
trattenute per la liquidaziene a fine pena e un terzo per il vitte ordinarie. 
II tentative di fuga era punito col raddoppie della pena e con I'aggiunta 
di una seconda palla: la misura era irrogata direttamente dal cemandante 
della piazza, dandone pero conto al superiore. I delitti piu gravi erano 
giudicati da una commissione militare composta dal comandante della 
piazza, relatore, e dai 4 ufficiali piu alti in grado e piu anziani della 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 74 



guarnigione. La commissione poteva condannare a morte, a doppia palla 
o ad un aumento di pena, ma la sentenza doveva essere approvata dal 
comandante della divisione. Scontata la pena, i condannati a doppia palla 
erano tenuti a risiedere nel raggio di 10 miglia dalla capitale: I'obbligo 
era trascritto nel cartellino rosso consegnato a tutti i condannati alia palla 
all'atto della scarcerazione per fine pena. Avevano pero I'opportunita di 
essere amnistiati per buona condotta e incorporati di nuovo nell'esercito: 
ogni anno, infatti, erano passati in rassegna da un ispettore ministeriale, 
che segnalava al ministro quelli meritevoli di indulgenza, accordata dal 
re su rapporto del ministro. 



La pena dei lavori pubblici (titolo VI) 

I condannati ai lavori pubblici, detenuti a Brindisi, erano impiegati in 
lavori militari o civili secondo I'orario degli artigiani del paese. Come i 
condannati alia palla, dovevano tenere il cranio rasato e la barba incolta, 
ma a difl^erenza di costoro conservavano i baffi e le scarpe, e abiti di 
foggia militare, anche se di colore diverso da quelli della truppa; inoltre 
erano liberi da ferri, salvo che fossero inflitti per misura correzionale. 
Erano alloggiati in caserme separate da quelle delle truppe con la mezza 
fornitura di letto, o in baracche vicine al posto dei lavori con gli utensili 
d'accampamento. 



Esemplarita della condanna e misure di sicurezza 

L'esecuzione della condanna, anche a pena detentiva, aveva carattere 
esemplare. La sentenza era letta davanti alle truppe schierate, in testa la 
compagnia del reo, che, vestito dell'abito prescritto, ascoltava in piedi se 
condannato ai lavori o in ginocchio, e bendato, se condannato alia palla. 
Quest'ultimo era inoltre condotto in parata lungo lo schieramento, 
mentre nel primo caso erano le truppe a dovergli sfilare davanti. Gli artt. 
49 e 50 prescrivevano inoltre la lettura del regolamento, sia alle truppe 
che ai condannati, ogni prima domenica del mese. Alia scarcerazione per 
fine pena, restavano a disposizione del governo per 8 anni e I'obbligo 
era iscritto nel certificato di liberazione, una cartolina bianca per i 
condannati ai lavori, e una rossa per i condannati alia palla. Quest'ultima 
doveva inoltre specificare se fossero o meno soggetti all'obbligo di 
risiedere entro 10 miglia dalla capitale. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 75 



Le norme francesi integrative 

Erano applicabili nel regno, in virtu della generale recezione delle 
leggi militari francesi, anche le norme complementari alia legge del 19 
vendemmiale [Manuale, I, pp. 53-88], in particolare le Formule e 
istruzioni per I'esecuzione del decreto 19 vendemmiale XII, compilate 
dal ministro della guerra di Francia (A. Berthier, 22 glaciale XII = 14 
dicembre 1803). La circolare conteneva 10 formule di atti processuali: I 
querela di diserzione; II autorizzazione all'informazione del relatore o 
III non luogo a procedere da parte del comandante divisionale; IV 
chiamata del teste; V indennita per il teste e I'interprete; VI mandato di 
pagamento per il cancelliere; VII informazione del relatore; VIII 
interrogatorio; IX sentenza di condanna; X sentenza di assoluzione. 
Valevano anche per i giudizi in contumacia, omettendo owiamente 
r interrogatorio e tutto cio che supponeva la presenza del reo, dando 
espressa menzione della sua contumacia. Altre norme integrative erano: 

a) una deliberazione del governo francese del 13 marzo 1804 che 
escludeva I'aggravante dell'asporto d'armi se il reo aveva disertato con 
la sola sciabola o baionetta in sua personale dotazione; 

b) un rescritto del ministro Berthier del 6 giugno 1804 che riteneva 
applicabile al disertore che avesse venduto le armi o gli effetti asportati 
la maggior pena (5 anni di ferri) prevista dal CPM (III, 3) per la vendita 
o I'impegno di armi, cavalli o vestiario militare; 

c) un decreto imperiale del 30 settembre 1805 che puniva con la morte 
il capo di un complotto per disertare o, se non era individuate, il militare 
[o I'impiegato, se il complotto riguardava solo impiegati militarizzati] di 
grado piu elevato piu anziano. 

///. I provvedimenti del 1808-11 



La prima amnistia generale del 16 settembre 1808 

Con decreto N. 174 del 16 settembre 1808 furono amnistiati tutti i 
militari che avevano disertato dal 17 febbraio 1806, inclusi i detenuti 
non ancora condannati: i latitanti erano tenuti a presentarsi entro un 
mese alle autorita provinciali o ai loro vecchi corpi, sotto pena di essere 
dichiarati disertori al nemico e passibili di morte: la stessa pena era 
comminata in caso di recidiva dopo aver fruito deH'amnistia. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 76 



Disciplina dei disertori condannati (D. N. 376 del 27 maggio 1809) 

Con decreto N. 376 del 27 maggio 1809 ai condannati alia palla fu 
attribuito lo stesso regime dei "presidiari" (abbigliamento, obblighi di 
lavoro, polizia). Le spettanze erano una razione di pane da 3 grana e 3 
cavalli con ritenuta di 1 grano per massa vestiario, sottoveste e calzoni di 
grosso panno di lana, berretto, 2 camicie di tela forte di canapa, 2 paia di 
calze di lana, zoccoli e cappotto. Gli artt. 2-7 confermavano il regime 
disciplinare e penale gia stabilito dal supplemento al CPM, inclusi la 
possibilita di amnistia annuale, I'obbligo di residenza presso la capitale 
in caso di condanna a doppia palla o al raddoppio della detenzione, e la 
commutazione della pena nei lavori pubblici in premio per la denuncia 
di un complotto. II titolo II (10-20) organizzava i condannati ai lavori 
pubblici in reparti ("riunioni") di 72 uomini su 6 sezioni di 12, incluso il 
capo, preso tra i condannati e con trattamento particolare di 10 centesimi 
al giorno. II reparto era vigilato da una guardia di sicurezza e polizia 
presa tra i bassi ufTiciali e soldati degli zappatori o, i mancanza, nella 
guarnigione. L' abbigliamento, somministrato dal consiglio di 
amministrazione, era lo stesso dei condannati alia palla, ma con scarpe 
chiodate invece di zoccoli, e si specificava che il berretto e il cappotto 
dovevano essere di color grigio ferro scuro. Nei giorni di lavoro 
mangiavano pane nero e legumi secchi: nei giorni festivi o di riposo (per 
indisposizione o per maltempo) spettavano doppia razione di legumi e 
3/5 della razione di came per le truppe. La giornata di lavoro era pagata 
un quarto in meno del salario dei braccianti del paese: un terzo era 
confiscato per supplire alle spese di detenzione, un terzo impiegato per 
migliorare il vitto e un terzo liquidato a fine pena. Era inoltre garantito il 
ricovero ospedaliero. La rivelazione di un complotto era premiata con la 
grazia. Le sanzioni disciplinari o di polizia erano comminate dal basso 
ufiiciale incaricato della vigilanza; i casi gravi erano sottoposti ad una 
commissione composta dal comandante e da 4 ufiiciali anziani della 
piazza che poteva infliggere la morte, fino a 10 anni di palla oppure il 
raddoppio dei lavori pubblici. Un incaricato del ministro passava riviste 
mensili per segnalare i meritevoli di clemenza, amnistiati e incorporati di 
nuovo nell'esercito. 



Le multe per diserzione e renitenza (legge N. 306 del 27 maggio 1809) 

L'art. del decreto N. 282 del 13 febbraio 1809 comminava ai veliti 
refi'attari una multa da 100 a 300 ducati, con responsabilita civile del 
padre e della madre, e l'art. 11 la estendeva anche ai coscritti ordinari. 
La legge N. 306 del 27 maggio estese la multa ai disertori e ai fautori e 
complici della diserzione e renitenza, sempre con responsabilita civile di 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 77 



entrambi i genitori, e stabili le relative modalita di esazione e le spese di 
reclutazione, incluse le spese di giudizio e la gratifica di 3 ducati ai 
gendarmi e guardie civiche, campestri e di dogana per ogni arresto di 
disertore o refrattario. Le multe erano da 50 a 300 ducati per il disertore 
e il refrattario, da 100 a 400 per i pubblici funzionari che ostacolavano la 
coscrizione o ritardavano la partenza delle reclute e da 300 a 500 per i 
favoreggiatori, inclusi sanitari, agenti civili e militari che attestavano 
falsi titoli di esenzione o riforma. Con decreto N. 1169 del 19 dicembre 
1811 la misura delle multe fu stabilita in 1.500 lire. L'esazione fu 
definitivamente sospesa con decreto del 18 giugno 1814. 



// deposito refrattari di Gaeta (D. N. 375 del 27 maggio 1809) 

[Ripetiamo qui, per completezza di esposizione e comodita del lettore, 
cose gia anticipate nel capitolo suUa coscrizione.] Con decreto N. 375 
dello stesso 27 maggio, fu stabilito in Gaeta un deposito refrattari, 
comandato da un capitano e ordinate in compagnie di 160, inquadrate da 
4 ufficiali e 10 sottufTiciali distaccati a tumo dalla guamigione di Gaeta 
o dalla DM di Capua. II consiglio d'amministrazione, presieduto dal 
comandante della piazza, fu poi disciplinato con regolamento del 28 
settembre 1809. 

I refrattari, riuniti in squadre di 10, incluso un caporale scelto tra di 
essi dal comandante della piazza su 3 proposti dal capitano, dovevano 
essere occupati tutti i giorni all'istruzione militare (separatamente dalle 
altre truppe) o alia riparazione delle opere, senza compenso alcuno. 
Vestiti con Tuniforme della fanteria, ma senza paramani, coUetti e 
risvolti, e con i capelli rasati, calzavano il berretto di polizia ed erano 
armati di fucili senza baionetta. Sorvegliati da piantoni, ronde e pattuglie 
fornite dalla guarnigione, e alloggiati in una caserma particolare, vi 
restavano in perpetua consegna, uscendo solo in truppa per lavori, 
esercizi e altri "travagli", o accompagnati da un basso ufficiale. 

Godevano del pane e del soldo del fuciliere di linea, ma il prest era 
interamente trattenuto per la massa di biancheria e calzatura, le minute 
spese e il vitto ordinario (per un importo di 4 grana e 6 "cavalli" pro 
capite consegnati ogni cinquina al capo camerata). Ai refrattari era 
garantito il ricovero in OM. II regolamento suU'abbigliamento (decreto 
N. 778 del 2 novembre 1810) stabiliva che il cappotto, abito, sottabito, 
pantalone, berretto da polizia e buffetterie erano fomiti dal magazzino in 
natura. II deposito non riceveva percio la massa d'abbigliamento, ma 
solo quella di mantenimento di 14 carlini per anno e per uomo, 
aumentata con la vendita degli efifetti dei morti e disertati. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 78 



Le punizioni per le mancanze lievi, irrogate dagli ufficiali e sergenti, 
erano le stesse previste per la linea, ma di durata maggiore. Le mancanze 
gravi erano giudicate e punite a discrezione da un consiglio composto 
dal comandante della piazza, dal capitano e da un tenente. L'assenza dal 
deposito per oltre 24 ore era considerata diserzione e giudicata dal 
consiglio di guerra speciale. 

II comandante della DM di Capua trasmetteva al ministro, con le sue 
osservazioni, i rapporti delle riviste trimestrali d'ispezione passate da un 
generate da lui delegato a verificare I'istruzione, condotta e tenuta di 
ciascun refrattario, e due volte I'anno passava personalmente I'ispezione 
del deposito per scegliere, sui rapporti trimestrali e quelli del capitano, i 
refrattari ritenuti degni di essere incorporati, facendone rapporto al 
ministro cui spettava ordinare I'invio al corpo. 



Statistiche dei depositi di Napoli (presidiari) e Gaeta (refrattari) 

Al 15 gennaio 1807 il deposito presidiari di Napoli aveva 232 effettivi; 
comandante, custode, 17 capi e 213 "presidiari", ossia condannati per ai 
lavori pubblici o alia palla per reati diversi dalla diserzione, addetti al 
servizio dei forti di Napoli o distaccati in altre piazzeforti. Gli effettivi 
erano 237 il 9 settembre 1807, e 193 il 1° gennaio 1809, 243 il 1° 
maggio, 225, 463 e 186 all'lnizio del 1810, 1811 e 1812. I movimenti 
del 1810 furono di 262 ingressi e 24 perdite (morti o disertati); nel 1811 
di 240 ingressi e 517 perdite, in gran parte a seguito deH'amnistia del 15 
aprile. Con circolare del 18 maggio 1811 ai presidiari dei depositi di 
Napoli e Gaeta fu attribuita la razione stabilita dal regolamento del 22 
agosto 1810 sulle prigioni militari. 

I refrattari detenuti al deposito di Gaeta (inquadrato da un capitano e 3 
subalterni) erano 64 il 1° dicembre 1810, 59 alia stessa data del 1811 e 
278 un anno dopo. Gli ingressi furono 316 nel 1810 e 306 nel 1811, ma 
nel 1810 vi furono 299 trasferimenti nella linea (per la Spagna) mentre 
non ve ne furono afifatto nel 1811. Le perdite per altra causa furono 22 
nel 1810 (7 disertori, 7 condannati e 8 morti) e 87 (morti e disertori) nel 
1811. Al r agosto 1813 i detenuti erano 71. 



Lapunizione del favoreggiamento (D. N. 793 del J 6 novembre 1810) 

Le pene per il favoreggiamento della renitenza e della diserzione 
furono stabilite con decreto N. 793 del 16 novembre 1810, che nel 
preambolo dichiarava I'urgenza di mettere un freno al dilagare del 
"facile asilo", deir"indulgenza colpevole", dei "mezzi fraudolenti" e 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 79 



degli ingaggi a favore del nemico, dei briganti o di estere potenze. Per 
gli intendenti, sottintendenti, giudici di pace, sindaci e individui della 
gendarmeria era sancito I'obbligo di ricerca e arresto, con "diligenti 
perquisizioni" e rapporti quindicinali aH'intendente e mensili al ministro. 
II semplice asilo era punito con il carcere da sei mesi a 2 anni a seconda 
delle aggravant; I'intralcio colposo alle operazioni di leva da parte di 
militari, ecclesiastici funzionari o impiegati pubblici era punito con la 
sospensione dalle funzioni; quello doloso con la destituzione salve le 
pene per favoreggiamento e falso. L'estorsione di militare, legionario o 
gendarme, con 2 anni di ferri, la "semplice scrocconeria in materia di 
coscrizione" con la reclusione da 1 a 3 anni. La certificazione colposa di 
false infermita era punita con 3 mesi di sospensione dal soldo; se era 
fatta "per deferenza", il sanitario era sospeso per tre anni dalle funzioni, 
e per cinque in caso di corruzione, salve in ogni caso le maggiori pene 
per il falso. I condannati per favoreggiamento erano inoltre obbligati in 
solido al pagamento della multa imposta al disertore o renitente e ai suoi 
genitori. La semplice istigazione alia diserzione era punita con 6 anni di 
lavori pubblici, I'ingaggio per I'estero con 10 anni di palla, e quello per 
il nemico o i briganti con la morte. Era considerato ingaggiatore chi, con 
denaro o altri mezzi, tentava di persuadere un militare a disertare per 
farlo passare al nemico, ai briganti o all'estero. Come si e accennato, la 
cognizione era devoluta ai consigli di guerra o ai tribunali ordinari a 
seconda della qualita, militare o civile, del reo. 



Le norme sulla diserzione di amnistiati e trugliati (1810-11) 

Con o. d. g. del 15 aprile 1810 il capo di SMG Grenier raccomando ai 
capi dei corpi e comandanti d'arma e di gendarmeria d'inviare sempre ai 
consigli speciali, insieme con le querele di diserzione, anche i verbali 
d'arresto, indispensabili per stabilire se I'arresto era awenuto prima o 
dopo la scadenza del termine di presentazione accordato dalle amnistie. 
Con decisione del 30 giugno 1810, notificata con circolare ministeriale 
deir 11 luglio, il re decise che la diserzione in una provincia infestata dai 
briganti fosse considerata diserzione al nemico e punita con la morte. II 
decreto N. 750 del 15 ottobre 1810 vi equiparo anche la diserzione di 
amnistiati o destinati al servizio militare per misura di polizia. Con 
rescritto del 22 gennaio 1812 al comandante della piazza di Gaeta 
(Caracciolo), il ministro Tugny chiari che i briganti che si presentavano 
non dovevano essere fucilati neppure se erano ex-militari, e che la pena 
di morte doveva essere invece applicata a chi disertava in una provincia 
tranquilla per passare in un'altra infestata o viceversa. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 80 



L 'amnistia per la nascita del Re di Roma (D. N. 944 del 15 aprile 1811) 

In occasione della nascita del Re di Roma, con decreto N. 944 del 15 
aprile 1811, fu concessa una completa amnistia ai refrattari e disertori, 
sia contumaci che detenuti (se non prevenuti di altro delitto), ed ai loro 
favoreggiatori (esclusi i reati di falso), con condono anche delle sanzioni 
pecuniarie non riscosse. II termine di presentazione era del 31 maggio, 
prorogato al 30 giugno per chi si trovava all'estero. I comandanti delle 
province erano incaricati di trasmettere al ministro le liste dei presentati. 
I renitenti e ritardatari amnistiati erano reintegrati nei diritti della loro 
classe, incluso il rimpiazzo: erano visitati e, se dichiarati idonei, inviati 
all'armata (in deduzione del contingente provinciate o in soprannumero 
se il contingente era gia stato completato). I refrattari dei veliti e guardie 
d'onore (che non avevano diritto al rimpiazzo) erano inviati al deposito 
di Napoli. I coscritti omessi sulle liste subivano un sorteggio speciale. I 
disertori amnistiati, salvo particolari disposizioni del ministro, erano 
inviati ai corpi di appartenenza. I refrattari che dopo la presentazione 
non si rendevano al loro destino erano condannai come disertori e i 
disertori amnistiati che non raggiungevano i loro corpi, come recidivi. 

Norme sulla renitenza alia leva di mare e la diserzione in marina 

Con decreto N. 973 del 19 maggio 1811 le norme contro la renitenza 
furono estese agli appartenenti aH'ascrizione marittima: se non si 
presentavano entro 3 giorni dalla chiamata, I'intendente doveva spedire 
la denuncia, col rapporto del sindaco marittimo, al procuratore regio 
presso il tribunale di prima istanza. II termine era di 8 o 30 giorni per gli 
assenti dal comune o dalla provincia: in caso di assenza al regno la 
decisione era riservata al ministro. La chiamata doveva essere notificata 
personalmente o alia famiglia nel domicilio di residenza e i condannati 
erano destinati anch'essi al deposito refrattari di Gaeta. Con decreto N. 
1144 del 28 novembre 1811 fu tuttavia concessa I'amnistia ai disertori 
deU'ascrizione marittima e degli equipaggi, con obbligo di presentarsi 
entro un mese (o due se si trovavano all'estero), sotto pena di essere 
puniti come recidivi. Con decreto N. 1197 del 4 gennaio 1812 furono 
estese alia marina le pene per i disertori recidivi dell'armata di terra 
stabilite con decreto del 15 aprile 1811. 



Le guarnigioni a domicilio a carico delle famiglie dei refrattari (1811) 

Con decreti N. 1131 e 1132 del 25 ottobre 1811 furono emanate le 
norme e le istruzioni ministeriali (in 6 titoli e 43 articoli) sulle 
"guarnigioni a domicilio a carico delle famiglie de' coscritti refrattari". 
L'invio dei militari a domicilio era ordinato dall'intendente, che ne 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 



stabiliva il numero (fino ad un massimo di 4), ma il ritiro poteva essere 
ordinate anche dal sottointendente ed era riservato al direttore generale 
della coscrizione autorizzare la permanenza oltre un mese. L'invio 
doveva essere preceduto da misure di persuasione e dalla pubblicazione 
nel comune interessato, con 8 giorni di anticipo, della lista dei morosi. 
Era obbligatorio se il numero dei morosi del comune superava 1/8 del 
contingente, oppure se il comune dava ricetto a refrattari o disertori, se 
aveva avuto difficolta a fornire la quota nelle leve precedenti o se si 
fossero verificati tumulti durante le operazioni di leva. L'intendente 
poteva invece dispensarne i comuni in regola con le leve precedenti e 
con basso numero di refrattari e le famiglie che non avevano in alcun 
modo favorito "la disubbidienza de' loro figli". 

Le famiglie erano tenute a fornire I'alloggio militare in natura e pagare 
il soldo commisurato al grado (soldato 34 grana, caporale 39, 
sottufficiale 50, ufficiale 78) nonche, trattandosi di truppa montata (da 
inviarsi "in casa di quegl'individui la di cui disubbidienza sara piu 
manifesta"), un'indennita di 44 grani per il mantenimento del cavallo. II 
soldo includeva una ritenuta di 11 grana per un fondo comune a 
disposizione del direttore generale della coscrizione, impiegabile per 
coprire il deficit provocate da famiglie in tutto o in parte insolvents I 
piantoni non potevano, sotto pena di concussione, esigere nient'altro 
dalle famiglie ospitanti. All'arrivo del distaccamento, e in seguito ogni 5 
giorni, si doveva intimare alia famiglia di depositare entro tre ore nelle 
mani del sindaco I'importo del soldo e indennita anticipate per 5 giorni. 
In caso di rifiuto I'usciere delegate dall'intendente prewedeva al 
sequestro e alia vendita dei mebili ed effetti, con spese a carice della 
famiglia. Durante la permanenza il distaccamento (di gendarmeria, linea 
o guardie civiche) era impiegato alia ricerca dei refrattari e disertori. I 
reclami di privati dovevamo essere indirizzati al sindaco e da questi 
trasmessi al comandante del distaccamento per la soppressione degli 
abusi e le eventuali punizioni. II sindaco aveva il diritto di rifiutare il 
rilascio del certificate di buona condotta, senza obbligo di informare il 
comandante dei motivi, rendendone conto al sottointendente. 



///. I provvedimenti del 1812-14 

II recupero dei renitenti e disertori (D. del 20febbraio e 9 aprile 1812) 

L'art. 7 del decreto N. 1250 del 20 febbraio 1812 da Caserta dichiaro 
decaduti dal diritto al rimpiazzo i coscritti destinati a marciare per primi 
per aver usato frodi per esimersi dal servizio militare. Con decreto N. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 82 



1317 del 9 aprile 1812 i condannati per diserzione furono amnistiati e 
incorporati nel reggimento prowisorio (poi 4° leggero) istituito a Capua 
con decreto N. 1152 del 20 febbraio da San Leucio e reclutato fra i 
detenuti comuni riconosciuti idonei al servizio militare. 



La terza amnistia generale del 18 marzo 1813 

Con decreto N. 1669 del 18 marzo 1813 i disertori che dopo essersi 
presentati per fruire dell 'amnistia non si rendevano al corpo di 
destinazione erano puniti come recidivi, e i refrattari come disertori 
semplici. Gli "addetti al servizio militare" come briganti amnistiati o per 
misura di polizia che disertavano nuovamente dopo aver goduto 
dell'indulto erano puniti come disertori al nemico. L'art. 4 del decreto N. 
1774 del 21 maggio limito tuttavia la maggiorazione di pena al periodo 
di un anno dall'incorporazione. Inoltre il decreto N. 1746 del 3 maggio 
da Portici prorogo il termine di presentazione al 15 maggio, e al 15 
luglio per gli espatriati, eccettuando pero i coscritti autolesionisti. 



Le colonne mobili (decretiN. 1774 e 1775 del 21 maggio 1813) 

I decreti N. 1774 e 1775 del 21 maggio 1813 sulla disciplina delle 
colonne mobili per I'arresto di disertori e renitenti, prescrivevano ai 
comandanti, sotto pena di 10 giorni di arresti, di spedire, entro 24 ore 
dall'assenza, la filiazione del disertore al direttore generale delle riviste e 
coscrizione, all'intendente della provincia di domicilio dell'assente, 
nonche al generale comandante la gendarmeria e al posto di gendarmeria 
piu vicino. In ogni provincia si doveva organizzare una colonna mobile, 
divisa in distaccamenti dislocati in modo da impedire I'esfiltrazione dei 
latitanti. Erano raddoppiati il premio per la cattura e I'indennita per i 
piantoni a domicilio, da suddividersi in parti uguali fra tutti i legionari 
scelti e i gendarmi impiegati. Inoltre i comuni, distretti, circondari e 
province erano tenuti a somministrare le informazioni e i mezzi per la 
cattura e i rimpiazzi di tutti i latitanti che non fossero stati catturati entro 
due mesi. Ai disertori e renitenti che non si presentavano entro un mese 
daU'arrivo della colonna nel loro comune, erano estese le maggiori pene 
previste daH'amnistia per i pertinaci: in compenso erano aboliti i giudizi 
contumaciali e concesso al consiglio di guerra speciale di raccomandare 
i condannati a morte la clemenza del re per la commutazione della pena 
nei ferri o nei lavori pubblici a vita. I parroci dovevano dare pubblicita 
per 3 festivita consecutive alle disposizioni dei due decreti. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 83 



La diserzione daU'armata attiva (D. 18 e 24 luglio e 25 settembre 1813) 

Con decreto N. 1846 del 18 luglio 1813 le 4 divisioni attive e quella di 
riserva composta dai terzi battaglioni furono dichiarate sul piede di 
guerra e la diserzione da tali unita considerata pertanto diserzione al 
nemico e punita con la morte, estesa ai favoreggiatori. Gli arrestati erano 
giudicati entro 48 ore da commissioni militari nominate dal comandante 
della divisione. Con decreto N. 1851 del 24 luglio alle commissioni fu 
attribuito anche il giudizio sui fautori e complici, inclusi i civili, soggetti 
percio alia pena di morte. Con decreto N. 1921 del 25 settembre furono 
esclusi dalle maggiori pene e dal giudizio delle commissioni divisionali i 
disertori daU'armata attiva che si costituivano spontaneamente, giudicati 
dai consigli di guerra speciali e puniti (come i loro fautori e complici) 
con le pene comminate dalle leggi precedenti. II decreto N. 1971 del 18 
novembre diminui di un grado le pene per i disertori - sia daU'armata 
attiva che da quella dell'interno - che si costituivano spontaneamente, 
ferma restando la morte per i disertori daU'armata attiva pertinaci e per i 
loro complici e fautori. 



La quarta amnistia del 12 maggio 1814 e le ammende ai sindaci 

Nel tentativo di sostituire il reclutamento per coscrizione col recupero 
dei disertori e refrattari, il 12 maggio 1814 Murat concesse una quarta 
amnistia generate (decreto N. 2114); il termine era inizialmente stabilito 
al 31 maggio, ma fu prorogato al 30 giugno e infme al 15 agosto con 
decreti N. 2129 e 2160 del 2 giugno e 3 luglio. Diversamente dalle 
precedenti amnistie, i pertinaci non incorrevano nella pena di morte 
come recidivi, tranne gli amnistiati e gli addetti al servizio militare per 
misura di polizia. I risultati dovettero essere ben scarsi se con decreto N. 
2304 del 20 ottobre 1814 si commino un'ammenda da 50 a 200 ducati, a 
beneficio del denunciante, ai sindaci che omettevano di fare rapporto sui 
disertori e renitenti dimoranti nel rispettivo comune. I sottointendenti 
erano incaricati di richiedere d'uflficio ai sindaci che nel mese precedente 
non avessero segnalato la presenza di ricercati per diserzione o renitenza 
una formale dichiarazione di inesistenza, da valere poi come prova della 
eventuale omissione. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 



84 



Tab. 401 - Leggi penali militari e di procedura penale militare (-diserzione e renit.) 


Atto 1 N° 1 data | Rubrica 


1807 


Decreto 




08.0 
5 


Codice penale militare (adattamento del codice franc. 12 maggio 1793) 


Legge 


140 


03.0 
6 


Sul procedimento nei delitti militari (consigli di guerra e di revisione) 


Legge 


187 


13.0 

7 


Consiglio private per le grazie e commutazioni di pena (generale) 


1808 1 


Legge 


143 


20.0 
5 


Codice penale - (titolo II - Sezioni I e II, artt. 77-91) 


Decreto 


160 


12.0 
8 


Regolamento sul servizio amministrativo delle prigioni militari 


1809 1 


Decreto 


372 


22.0 
5 


Modo per chiedere la grazia di condono e commutazione di pena 


Decreto 


377 


27.0 
5 


Consiglio di guerra speciale per i delitti di diserzione 


Decreto 


419 


17.0 

7 


Amnistia e incorporazione dei sudditi che abbandonano il nemico 


Decreto 


425 


27.0 
7 


Amnistia e incorporazione dei militari nemici rimasti a Ischia e Procida 


1810 1 


Decreto 


873 


27.0 
1 


Commissione militare per giudicare i soldati della GR accusati di furto 


Decreto 


652 


27.0 
5 


Abolizione delle commissioni militari e ripristino del regime costituzion. 


O.d.g. 


- 


28.0 
5 


Restituzione deU'alta polizia alle autorita civili (capo di SMG Grenier) 


Decreto 


664 


10.0 
6 


Giudizio dei gendarmi e altri militari per Fabuso di forza negli arresti 


Decreto 


693 


03.0 

7 


Organizzazione e istruzione delle costi speciali (miste) 


Decreto 


793 


16.11 


Art. 14: cognizione dei reati di favoreggiamento alia diserzione 


1811 1 


Estratto 


1184 


11.05 


Parere del consiglio di stato sui procedimenti per abuso di forza 


O.d.g. 


- 


19.0 
6 


Divieto di infliggere punizioni corporali (Capo di SMG Grenier) 


Decreto 


1072 


12.0 
9 


Competenza sui reati degli appartenenti alia gendarmeria (art. 1 e 2) 


Decreto 


1143 


28.11 


Rogatoria di testimoni assenti nei procedimenti militari 


1812 1 


Legge 


1456 


04.0 
8 


Sulla competenza delle autorita per il giudizio dei delitti dei militari 


Decreto 


1256 


27.0 
2 


Applicabilita del codice penale ai militari per delitti comuni 


1813 1 


Decreto 


1774 


21.0 
5 


Art. 1: abolizione del giudizio in contumacia per la diserzione 


Decreto 


1846 


18.0 

7 


Commissioni militari per la diserzione dalle Divisioni mobilitate 


Decreto 


1851 


22.0 


Attribuzione alle commissioni militari del giudizio su fautori e complici 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 



85 







7 




Estratto 


1873 


24.0 

7 


Parere del consiglio di stato sulla qualita di "militare isolato" 


Decreto 


1903 


28.0 
8 


Giudizio provvisorio della gente di mare per delitti militari e diserzione 


Decreto 


1921 


25.0 
9 


Competenza del consiglio di guerra speciale per i disertori costituitisi 


Decreto 


1931 


02.1 



Procedura nei conflitti di giurisdizione (decreto della Reggente) 


Decreto 


1971 


18.11 


Giudizio dei disertori dall'Armata attiva e pene per chi si presenta 


1814 1 


Decreto 


2052 


03.0 

3 


Competenze per i delitti commessi da legionari ordinari 


Estratto 




10.0 
5 


Parere del consiglio di stato sulla competenza per un delitto di legionario 


Estratto 




30.0 
4 


Parere del consiglio di stato sull'ammissibilita di 2° rinvio al consiglio 


Decreto 


2216 


04.0 
8 


Disposizioni per I'escussione di militari testimoni nei giudizi penali 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 



86 



Tab. 402 — Legislazione napoletana sulla diserzione e la renitenza 


Atto N° 1 data Rubrica 


1807 


Decreto 




08.0 
5 


Supplemento al eodice penale militare - della diserzione 


1808 1 


Decreto 


174 


16.0 
9 


Amnistia (I) ai disertori dal 17 febbraio 1806 (termine di un mese) 


1809 1 


Decreto 


282 


13.0 

2 


Disposizioni contro i veliti refrattari 


Decreto 


320 


19.0 

3 


Proroga di 15 giorni dell 'amnistia e aumento delle pene ai pertinaei 


Legge 


306 


27.0 
5 


Multe per diserzione e renitenza - spese di reelutazione 


Decreto 


375 


27.0 
5 


Deposito delle reclute condannate come refrattarie 


Decreto 


306 


27.0 
5 


Disciplina dei disertori condannati alia palla o ai lavori pubblici 


Decreto 


377 


27.0 
5 


Consiglio di guerra speeiale per i delitti di diserzione 


Decreto 


425 


27.0 
7 


Amnistia e incorporazione dei sudditi al servizio nemico 


1810 1 


Legge 




01.0 

1 


Amnistia per i veliti refrattari, con termine prorogate fmo al 1° maggio 


O. d. g. 


- 


15.0 
4 


Invio ai consigli di guerra dei verbali d'arresto dei disertori (Grenier) 


Cireol. 


- 


11.07 


Sui disertori nelle province ove esistono briganti (ministro Daure) 


Decreto 


740 


22.0 
9 


Diflformita della multa irrogata dal disposto della legge 27 maggio 1809 


Decreto 


750 


15.1 



Diserzione di amnistiati o destinati al servizio militare per polizia 


Decreto 


778 


02.11 


Regolamento sull'abbigliamento dei coscritti refrattari 


Decreto 


793 


16.11 


Favoreggiamento della diserzione 


1811 1 


Decreto 


944 


15.0 
4 


Amnistia (II) per la nascita del Re di Roma (termine 30 maggio) 


Decreto 


973 


19.0 
5 


Disertori e refrattari dell'Armata di mare 


Decreto 


1131 


25.1 



Regolamento sui militari a domieilio dei disertori e refrattari 


Decreto 


1132 


25.1 



Istruzioni relative 


Decreto 


1144 


28.11 


Amnistia ai disertori dell'ascrizione marittima (termine un mese) 


Decreto 


1169 


19.1 

2 


Conversione in lire delle multe e gratifiche per I'arresto di disertori 


1812 1 


Decreto 


1197 


04.0 
1 


Estensione delle pene per la diserzione all'Armata di mare 


Decreto 


1219 


23.0 

1 


Diserzione dalle compagnie provinciali scelte 


Decreto 


1250 


20.0 


Destinazione dei coscritti che hanno usato frodi per esimersi 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 



87 







2 




Decreto 


1252 


20.0 

2 


Formazione di un altro reggimento sotto il nome di "provvisorio" 


Decreto 


1317 


09.0 
4 


Amnistia e incorporazione di condannati per dis. nel Regg. prow. 


1813 1 


Decreto 


1669 


18.0 

3 


Amnistia (III) per i refrattari e disertori (termine di un mese) 


Decreto 


1746 


09.0 
5 


Proroga del termine al 18 maggio 


Decreto 


1773 


21.0 
5 


Organizzazione di colonne mobili per la cattura di disertori e refrattari 


Decreto 


1774 


21.0 
5 


Pene contro i disertori (e abolizione del giudizio in contumacia) 


Decreto 


1793 


03.0 
6 


Obbligo dei fratelli, benche esenti, di rimpiazzare i coscritti disertori 


Decreto 


1846 


18.0 

7 


Misure relative alia diserzione dei militari delle 5 Divisioni mobilitate 


Decreto 


1851 


22.0 
7 


Attribuzione alle commissioni militari del giudizio su fautori e complici 


Decreto 


1921 


25.0 
9 


La presentazione volontaria esclude le pene comminate dal D. 18 luglio 


Decreto 


1971 


18.11 


Giudizio dei disertori dall'Armata attiva e pene per chi si presenta 


1814 1 


Decreto 


2114 


12.0 
5 


Amnistia (IV) per i disertori che si presentino entro il 31 maggio 


Decreto 


2129 


02.0 
6 


Proroga del termine di presentazione al 30 giugno 


Decreto 


2160 


03.0 

7 


Proroga del termine di presentazione al 15 agosto 


Decreto 


2304 


20.1 



Ammenda ai sindaci per omesso rapporto sui disertori e renitenti 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 88 



Appendice 1 

II comportamento delle tmppe 
francesi nel regno di Napoli 



Le rappresaglie e le stragi del 1806: rinvio 

Per il comportamento dei francesi nel Salernitano e in Basilicata e 
Calabria durante la ritirata di Reynier e la spedizione di Massena, 
rinviamo il lettore al nostro Le Due Sicilie nelle guerre napoleoniche (t. 
II, pp. 449 seg., con specchio delle 41 rappresaglie commesse nel 1806, 
tab. 112 a p. 486). 



// comportamento dei generali francesi: rinvio 

Circa le "dilapidazioni" di Massena, il richiamo di Lechi, Rusca, 
Franceschi, Fregeville e Zenardi e la buona fama di Partouneaux, v. cap. 
1, §. A. Sulle estorsioni del commissario di guerra Severoli, sul rinvio in 
Francia di commissari di guerra colpevoli di dilapidazioni a Cosenza e 
Civitella e il trasferimento nelle prigioni di Mantova di 4 persone 
innominate, accusate di imprecisati reati amministrativi a Reggio C. 
[Giuseppe all'AC Dufresne, 19 aprile 1806] v. cap. 6, §. C. 

Naturalmente abbondano gli attestati pubblici e i rapporti elogiativi, 
non solo di Partouneaux [il re Giuseppe a Napoleone, da Barletta, 29 
marzo 1807: G. all'interessato, 23 maggio 1807] e del suo capo di SM 
Lamarre [G. a N., 29 marzo 1807], ma dello stesso Massena [G. a N., 26 
febbraio, 7 e 18 marzo 1806], di Espagne [II Monitore, 23 settembre 
1806], Reynier [G. a N., 7 marzo 1806], Donzelot [G. a N., 26 marzo 
1807: «remarquable administrateur»], e ancora di Berthier, Cavaignac, 
Digonnet, Goulus, Chavardes, Thomas, Detres, Cappi, nonche di interi 
reggimenti (4e e 6e chasseurs, lOe de ligne, 3° italiano ecc). 



La disciplina delta guarnigione di Napoli nel febbraio-aprile 1806 

II diarista De Nicola, pur di nostalgic ferdinandee, annotava il 17 
febbraio 1806: «non si crederebbe che la nostra citta abbia da tre giorni 
ricevuto un'armata conquistatrice», tanto dimesso e tranquillo appariva 
il comportamento dei francesi. Ma gia il 19 aggiungeva che «nella notte, 
truppe di cavalieri, nell'alto quartiere di Toledo, (avevano) insultato 
delle donne, forzato porte e turbato il riposo pubblico». L'episodio e 
confermato da una lettera di Giuseppe Bonaparte a Massena ["non e 
stata ancora eseguita la disposizione di far fare ronde notturne miste di 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 89 



francesi e italiani: alle 10 di sera di ieri dei dragoni del ler hanno rapito 
una donna, maltrattato un uomo e forzato dei magazzini di vino: se non 
la smettono, rispedire in Puglia il reggimento"]. II 20 il diarista scriveva 
che i francesi provocavano continui disordini «per questioni di donne e 
scrocchi di pranzi». La sera, al mercato, ci furono schiamazzi nei locali 
pubblici («tapages dans les cabarets»). Partouneaux, comandante della 
guarnigione, riporto la disciplina con o. d. g. del 23 febbraio, che puniva 
il mancato rientro in caserma dopo la ritirata, aumentava i contrappelli e 
vietava agli esercenti di ammettere soldati nei locali pubblici dopo il 
calar della notte. Era inoltre vietato pretendere la "tavola" dalle famiglie 
presso le quali si era alloggiati e il 27 febbraio gli alloggi furono 
ridistribuiti in modo da tenere gli ufficiali il piu possibile vicini alle loro 
compagnie. Ci voile comunque del tempo per ristabilire la disciplina: la 
notte del 4/5 aprile, ad esempio, 2 soldati furono feriti da civili mentre 
tentavano di introdursi in case private. Informatone, Giuseppe Bonaparte 
reitero I'ordine di tenere, di notte, i soldati chiusi in caserma. 



Abusi e contrasti con le autorita civili inprovincia 

Gli abusi denunciati dalle autorita locali erano immancabilmente 
coperti o scusati dai superiori, che accusavano a loro volta i denuncianti 
di calunnia per malanimo o per depistare dalle proprie mancanze. Cosi 
ad esempio Dulauloy difese gli ufficiali dell'equipaggio da ponte che 
avevano preso a piattonate il sindaco di Roccasecca: se le era meritate, 
secondo il generate, perche non collaborava a trovare i traini rallentando 
a bella posta la marcia del convoglio. Anche Fregeville difese Zenardi in 
un suo contrasto col sindaco di Foggia: invitato a punirlo, gli dette solo 
15 giomi di arresti per «legerete de conduite» (marzo 1807). Solo nei 
casi dawero gravi si arrivava alia destituzione del comandante: awenne, 
ad esempio, nei dicembre 1806 a Bonati (Salerno), per maltrattamento 
del sindaco, arresti arbitrari ed estorsioni. Ma le cose venivano fuori solo 
per improwise rotture dell'omerta, come, ad esempio, nei luglio 1807, 
quando i comandanti della colonna mobile in Puglia, Goriz e Franceschi, 
si accusarono reciprocamente di violenze ed estorsioni. Impunite erano 
sempre le contribuzioni arbitrarie imposte dai comandanti [ad esempio 
nei giugno 1806 nella provincia di Chieti, in dicembre a Camerota e a 
Contursi, dove una pattuglia di 12 cacciatori pretese 100 ducati]. In linea 
di principio erano vietate, ma con la scusa dell'urgenza venivano di fatto 
consentite. 

Partouneaux era sicuramente piu severo della media, ma anche a lui 
veniva piu facile se i responsabili non erano nazionali. II 23 febbraio 
1807 scriveva a Lamarque che «beaucoup, mais beaucoup de saloperies 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 90 



(avaient) ete commises dans la vallee de Sulmone»; chiese la punizione 
del colonnello del 3° italiano Daniele Zannini, poi fece destituire 
Durand, aiutante di piazza a Pescara, e arrestare Ricci, comandante della 
Valle. Ma nel maggio 1807, il capitano italiano Casolini, comandante del 
forte di Civitella del Tronto e in arretrato di otto mesi di soldo, chiamava 
a testimoni Senofonte, Turpin [de Crisse], Folard, Polibio e 
Montecuccoli che «alle truppe non pagate bisogna consentire qualche 
disordine, per evitarne di maggiori». 



Appendice 2 

II comportamento delle truppe napoletane 
in patria e nell' Italia centrale 



Omicidio, furto, rapina, saccheggio, stupro 

Sul comportamento delle truppe napoletane in Spagna, e sulla loro 
fama, non del tutto meritata, di "saccheggiatori", rinviamo il lettore al 
capitolo 14 (t. II). Le memorie del generale Bigarre, comandante del 1° e 
poi del 2° di linea prima del loro invio in Spagna, descrivono, non senza 
qualche pennellata caricaturale, le reazioni attonite dei babbei svizzeri e 
quelle furiose dei cittadini mantovani nel vedersi borseggiati di fazzoletti 
e orologi e le universali proteste dei contadini al passaggio dei galeotti 
arruolati nei due reggimenti. II colonnello ricorreva abbondantemente 
alle nerbate e ciavattate ["donner la savate", ossia far passare il reo fra 
due file di camerati che dovevano prenderlo a scarpate], ma nelle 
memorie riconosceva che non servivano a niente, e che I'unico rimedio 
relativamente efficace era di far pagare a tutta la compagnia i danni e il 
valore degli efifetti rubati o rapinati. Che poi queste somme fossero 
realmente rimborsate ai danneggiati, o non finissero invece nelle tasche 
di chi aveva maneggio di denaro, sarebbe tutto da dimostrare. 

Gabriele Pepe testimonia la fucilazione, in Provenza, di un soldato del 
1° di linea per omicidio. Furono invece concesse le attenuati, a quanto 
pare, ad un sergente dei cannonieri di marina che il 5 settembre 1807, a 
Napoli, aveva sgozzato I'amante nell'asserito timore che potesse rivelare 
"compromettenti notizie politiche". Nel novembre 1807 il 1° consiglio di 
guerra permanente di Napoli (composto di sei ufificiali francesi e del 
capitano Riva, della guardia reale) condanno in contumacia a 10 anni di 
prigione, per omicidio, 2 operai della sala d'armi. Condanno inoltre a 2 
anni un tenente della civica di Napoli, reo di estorsioni e vessazioni, e a 
soli 6 mesi, uno della civica di Sessa, per estorsioni, vessazioni e stupro. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 91 



assolvendo due suoi colleghi. Ad entrambi i condannati commino inoltre 
la destituzione daH'incarico, con I'obbligo di risarcire le vittime. 

Neiraprile-maggio 1810 il consiglio di guerra permanente della 
marina condanno a 2 anni di ferri un custode di marina per I'evasione di 
due forzati e a 20 anni, per omicidio, un soldato del battaglione: assolse 
invece un altro soldato accusato di complicita e ancora uno accusato di 
rissa. Tra i 166 condannati o detenuti in attesa di giudizio c'erano 30 
ufficiali e cadetti e 33 guardie reali. In dicembre furono consegnati alia 
giustizia civile 9 cannonieri litorali di Irani e Barletta che avevano 
gravemente maltrattato e mano armata marinai del Regno d'ltalia. II 
Giornale del dipartimento del Metauro dette notizia che il 18 ottobre 
1814 un artigliere era stato condannato a 5 anni di ferri per essersi 
impegnato parte del vestiario di cotone bianco di un camerata. 

La testimonianza dei cronisti di Macerata, Lucca, Loreto e Modena 

Annotando il passaggio per Macerata, il 4 gennaio 1814, di 2.000 fanti 
napoletani, il cronista Salvatore Tartuferi annoto: «che si dicono essere 
lazzaroni»: si trattava con ogni probability del 6° di linea "Real Napoli", 
reclutato in origine nella capitale, ma non solo nei famigerati lazzari. 
«Questa truppa [il 6°] commise molte iniquita con le donne e rubarono 
molti fazzoletti», aggiunse il 13 giugno. Cosi anche, generalizzando, il 
lucchese Sardini: «e siccome erano napoletani, esercitavano a meraviglia 
I'arte di rubare» (22 maggio). A Loreto, secondo il parroco Murri, i 
soldati tentarono di portarsi via le statue di bronzo della piazza del 
santuario. 

E' pero soprattutto la cronaca modenese di Antonio Rovatti a dare 
particolari sul comportamento dei napoletani. I contadini non venivano 
piu al mercato nel timore di essere derubati dai soldati (11 febbraio) e 
protestavano per le rapine e percosse dei soldati (12 marzo). II comune 
rivolse una supplica a Murat per far revocare il permesso, accordato dal 
comando napoletano di aprire una bisca riservata agli ufficiali, causa di 
gravissimi disordini (18 marzo); e accordo un alloggio alle meretrici che 
si erano rivolte alia polizia denunciando percosse, brutalita e minacce 
dei militari (3 1 marzo). 

Tartuferi scrive che il 4 maggio 1815, dopo la sconfitta di Tolentino, i 
napoletani in fuga rubarono polli, bovi, agnelli, panni, ori, formaggio e 
ammazzarono delle persone verso Scarrocciano: «insomma non vi fu 
casa che non venisse saccheggiata». Aggiunge pero che il giorno dopo fu 
la volta degli austriaci [di Neipperg], accampati in 12.000 con 2.000 
cavalli a Santa Croce e lungo la strada delle Tre Porte fmo a tutte le 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 92 



mura di San Lorenzo. Nei poderi lungo le mura furono tagliati 200 
alberi, i cavalli mangiarono il grano, i soldati saccheggiarono le case e la 
cantina del convento di Santa Croce, mbando vino, pane, farina, maiali, 
salumi, grano e granturco, e il 6 partirono per Tolentino «con aver 
lasciato un lutto generale presso li contadini». Pur non riconoscendosi 
una responsabilita civile dello stato per i delitti commessi da militari, e 
testimoniato (dal Monitore del 2 marzo 1814) i almeno un caso di 
indennizzo (300 lire) alia famiglia di un civile (Domenico Di Napoli), 
«ferito mortalmente all'occasione del passaggio delle nostre truppe per 
la citta di Spoleto». 



Ammutinamenti 

Gli ammutinamenti si verificarono soprattutto nei corpi stranieri o 
speciali. Ne scoppio uno a Napoli, aH'inizio del 1807, tra gli "africani" 
che reclamavano la paga, e che contagio anche i corsi, di passaggio nella 
capitale. Si ammutinarono anche due compagnie franche, una abruzzese 
(il 14 marzo 1807 a Teramo) e una calabrese (maggio 1808, a Salerno). 
L'episodio piu grave, awenuto il 10-11 marzo 1814 a Castellammare, 
riguardo tuttavia ancora i corsi, e si concluse col rimpatrio di 750 tra 
militari e civili [v. t. II, capitolo 17]. Si ammutino ad Alessandria, nei 
maggio 1814, anche il battaglione dei reduci dalla Spagna. II 12 maggio 
1815, all'ordine di partire per Capua, si ammutinarono a Napoli le 
guardie prefettizie di Salerno, asserragliate nei quartiere SS. Apostoli, 
assaltato il 13 dalla guardia di sicurezza. II 31 maggio si ammutinarono 
infme a Gaeta il deposito del 10° di linea e i legionari scelti campani. II 
26 giugno, infme, fu scoperto, sempre a Gaeta, un complotto ordito da 
zappatori e soldati del treno. 



Risse tra corpi militari e coi civili a Napoli 

II diario napoletano di De Nicola segnala in piu occasioni gigantesche 
risse e faide tra differenti corpi militari di stanza nella capitale. Le piu 
gravi awennero nei 1809 tra veliti a piedi e fucilieri (11, 16 e 31 maggio 
e 27 novembre, quest'ultima nei palazzo in cui erano esposte le spoglie 
di Saliceti) e nei 1811 tra guardia reale e 5° di linea (16 luglio, con 
assalti sistematici ai corpi di guardia dei "cocuzzielli" calabresi e 40 
morti e feriti). Una minore, tra cannonieri e linea, il 10 giugno 1811 (al 
quartiere Monte Oliveto). Altre assai gravi ve ne furono nei 1813 tra 
guardia reale e civici (11 aprile, 30 giugno, con tentativo di assalto al 
corpo di guardia, spari e 2 o 3 morti fra gli assalitori), tra veliti e linea 
(primi di luglio), tra linea e civili a Soccavo (14-18 luglio, con feriti, per 



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furto di frutta). E ancora nel 1814 tra corsi e popolani a Borgo Loreto 
(15 aprile, con morti), tra reduci da Danzica al quartiere Ponte (10 agost, 
con 20 morti), tra veliti e guardie d'onore (27 ottobre, con feriti); e nel 
1815, tra civici e cannonieri di marina (3 aprile). 

Gli incidenti erano suscitati da provocazioni e sfide, o dall'intervento 
dei civici per impedire gravi reati, come aggressioni alle donne e 
ferimenti di civili, oppure alia reazione della popolazione contro i furti e 
le aggressioni dei soldati, specie nell'estate-autunno del 1813, quando le 
truppe furono accampata sulle colline da Capodimonte a Posillipo per 
sottrarle all'epidemia (anche di tracoma) scoppiata in aprile-maggio al 
campo di Capodichino. II 22 novembre De Nicola annotava con sollievo 
la defmitiva partenza di «questi incomodi ospiti, che dopo aver 
saccheggiata la campagna di frutta nell'esta, di uva nell'autunno, ora la 
stavano spogliando di legna per fame fuoco. Gli ufficiali poi vi 
andavano disseminando il loro libertinaggio e debosciando tutte le 
figliole che potevano avere tra le mani». 

La tolleranza del re 

II diarista sottolineava, il 1° giugno 1809, che il re sembrava non 
darsene peso, anzi apprezzasse questa aggressivita. In effetti non pare 
che, nonostante i morti, vi siano mai state conseguenze giudiziarie ne 
disciplinari a carico degli ufficiali che, invece di impedire le violenze, le 
tolleravano o addirittura le incoraggiavano e perfmo capeggiavano. II 27 
agosto 1809 una ventina di ufficiali della guardia, capeggiati da un 
maggiore, irruppero in un commissariato di polizia e sequestrarono un 
funzionario che giomi prima aveva arrestato un loro collega mentre, in 
borghese, maltrattava una signora: il funzionario fu portato a forza in un 
caffe dirimpetto al Palazzo Reale e percosso per essersi rifiutato di 
chiedere scusa. Murat scrisse al capitano della guardia di turno e al 
ministro della polizia di mettere agli arresti tutte le persone coinvolte, 
poi promosse I'ispettore commissario, degrado I'ufFiciale arrestato e 
retrocesse di un grado i piu scalmanati, spedendoli tutti alia Grande 
Armee, ma li salvo dalle sanzioni ben piu gravi previste dalla legge. II 20 
maggio 1810 il re grazio 4 veliti a cavallo della guardia condannati a 12 
anni di prigione per aver liberato a viva forza un camerata arrestato, 
rinviandoli al corpo senza ulteriori sanzioni. Pochi giorni dopo grazio 
altri 10 individui della guardia condannati ai ferri, sanzionati comunque 
col trasferimento nel Real Africano. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 94 



// divieto di punizioni corporali (11 giugno 1811) 

Con 0. d. g. del 19 giugno 1811 il capo di SMG Grenier rese noto il 
biasimo del re perche vari capi di corpo si erano permessi d'infliggere ai 
subordinati punizioni arbitrarie contrarie al regolamento, come colpi di 
bastone e altre pene corporali. Per Tawenire tali punizioni erano 
assolutamente proscritte. «I1 soldato napoletano - proseguiva Grenier - 
dev'essere trattato come il soldato francese e I'onore deve essere la sola 
sua guida: egli non pud divenire buono, che per sentimento, mentre al 
contrario i colpi di bastone, o altre pene corporali awiliscono sia lui, sia 
chi le ordina». Si ordinava percio sai generali «d'invigilare con tutta la 
severita accio che nei circondari del loro comando non s'infliggano ai 
militari altre punizioni che quelle prescritte dai regolamenti». 

Con circolare del 18 dicembre 1811 ai capi dei corpi, il ministro li 
informo che per volere del re i sottufficiali non potevano essere destituiti 
dal grado se non su rapporto scritto del capitano, da trasmettersi in copia 
al ministro e da trascriversi nei registri del corpo. 

Duelli 

Benche proibiti, i duelli erano tollerati e imperversavano, non solo per 
questioni private di gioco e di donne, ma anche per question! di servizio, 
o di precedenza, o per r"onore nazionale". Nei febbraio 1807, a Capua, 
il capitano Gabriele Pepe, dei granatieri del 1° di linea, ebbe tre mesi di 
arresti per aver sfidato il maggiore Pegot. L'8 aprile 1809 il capitano 
della guardia Decoquevilliers uccise alia pistola, alle Grotte di Posillipo, 
il tenente dei corsi Giuseppe Zerbi [incaricato dal suo comandante di 
consegnare di persona un dispaccio al re, Zerbi era stato schiafFeggiato 
da Decoquevilliers, il quale, di guardia al Palazzo Reale, pretendeva di 
impedirgli I'accesso]. Lo stesso anno C. Filangieri fu rimpatriato dalla 
Spagna per aver ucciso in duello il milanese Franceschi Losio, generale 
di brigata francese e scudiero del re Giuseppe, che si era permesso 
spezzanti giudizi sui napoletani. Numerosi duelli in difesa dell'onore 
nazionale si ebbero nell' aprile 1811a seguito della sorpresa di Figueras, 
imputata dai francesi e dagli italiani all'inettitudine e alia vilta dei 
napoletani (in gran parte convalescenti) che si trovavano nei forte. 

La mania dei duelli si diffuse pero anche nella capitale, soprattutto tra 
veliti e guardie d'onore, come testimonia De Nicola nell'agosto 1809, il 
quale registra al 30 settembre I'uccisione in duello, a Napoli e Aversa, di 
2 ufficiali della guardia. II 26 maggio 1810, a Nocera, il maggiore Costa 
fu ferito ad un braccio da Rossarol; era I'undicesimo duello in un mese e 
si era svolto con la spada non essendo stata permessa la pistola. I duelli 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 95 



avevano luogo anche fra sottufficiali e soldati. II 6 giugno 1811 un 
sergente dei veliti uccise in duello un parigrado francese che aveva 
maltrattato una donna. Nel giugno 1812, a Verona, Pellegrino Lise del 5° 
di linea sfido il sergente maggiore della sua compagnia. 



Appendice 3 

Cronache della diserzione 



La diserzione per imboscamento 

Anche nelle armate napoletane troviamo owiamente i due tipi di 
diserzione caratteristici del periodo napoleonico, in cui alia diserzione 
organizzata tipica degli eserciti mercenari dell'antico regime, si era 
aggiunta quella individuale dei coscritti "pigliati a forza". Formata dalla 
riunione di corpi di origine e reclutamento eterogeneo, Tarmata di terra 
napoletana presenta un alto tasso di "imboscamenti" (embauchages), 
cioe il dirottamento clandestine di militari, e soprattutto reclute, da un 
corpo all'altro dello stesso esercito owero a spese di un esercito alleato. 

La pratica, organizzata dagli stessi capi di corpo per completare gli 
organici e assicurare le promozioni agli ufficiali e sottufficiali a spese 
dei colleghi di un altro corpo, non era considerata diserzione ed era 
anche tollerata o addirittura incoraggiata dal sovrano se aweniva a spese 
deir alleato. Con o. d. g. del 16 aprile 1807 il capo di SMG napoletano 
dispose un'ispezione generale per il 1° maggio, per identificare in ogni 
corpo i militari arruolati sotto falso nome e rispedirli ai reggimenti di 
origine, ammonendo che gli ufficiali responsabili ne avrebbero "reso 
conto". II 24 marzo 1809 la festa delle bandiere [t. Ill, cap. 26] fu turbata 
da un alterco tra i colonnelli dei veliti della guardia e del lOe de ligne 
che, durante la rassegna ai Granili aveva riconosciuto tra i veliti alcuni 
disertori del suo reggimento e, chiamatili per nome, li aveva fatti uscire 
dai ranghi. La questione era grave, perche i veliti dovevano essere tratti 
dalla "classe dei proprietari" benestanti; premeva pero pure al re mettere 
insieme in ogni modo il reggimento che non riusciva a reclutare. Cosi, il 
30 marzo, decise di tenere nei veliti i sostituti (sia pure ordinando al 
comandante di farli processare e punire in via correzionale) e di far 
servire nella linea coloro che li avevano pagati per farsi sostituire. 
Diverso era il caso dei cavalleggeri e altri corpi stranieri della guardia 
reale: irritato per il mancato invio dei 500 coscritti francesi promessigli 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 96 



dairimperatore, Murat si rifece con almeno 977 imboscati tratti in gran 
parte dalle reclute destinate ai 3 reggimenti esteri deWArmee de Naples, 
costringendo lo stesso Napoleone, dopo un cartaceo quanto estenuante 
braccio di ferro, ad accettare il fatto compiuto, salvo un indennizzo al 
ler Suisse, per i premi d'ingaggio pagati direttamente dalla cassa del 
reggimento [t. II, cap. 12, par. C]. 



La diserzione per ingaggio o cattura 

L'ingaggio a favore di stati esteri, punito, come si e detto, con 10 anni 
di palla, era largamente praticato a Napoli, in particolare a favore della 
Spagna che, in ricordo dei bei tempi andati, aveva ancora un reggimento 
napoletano. Nel luglio 1804 il generale Lechi, allora comandante della 
Divisione italo-polacca del corpo d'occupazione francese in Puglia, fece 
fucilare il reclutatore napoletano Giuseppe di Paolo, accusato con deboli 
prove di aver subornato soldati cisalpini per farli disertare, provocando 
un incidente diplomatico col govemo borbonico. I reclutatori spagnoli 
continuarono ad operare clandestinamente nel regno fmo al 1808, mentre 
si aggiunsero borbonici e inglesi, che facevano leva suUa dissidenza 
politica o sui legami di parentela o nazionali (questi ultimi specialmente 
per corsi, svizzeri e tedeschi), ma soprattutto offrivano premi d'ingaggio, 
paghe e condizioni di servizio migliori di quelli franco-napoletani. II 
passaggio al nemico aweniva spesso a seguito di cattura, ma anche in 
modo sistematico attraverso i canali del contrabbando con Messina o con 
le isole in mano anglo-siciliana (Capri fmo al settembre 1808, Ponza 
fmo a tutto il 1809, Ischia e Procida nel giugno-luglio 1809). Del resto 
anche numerosi corsican rangers catturati a Capri passarono nel Real 
Corso. Nonostante la rivendicazione di sovranita anche suUa Sicilia, ai 
siciliani catturati non si applicavano le norme sul tradimento. Del resto 
non venivano fucilati neppure i napoletani catturati nelle file borboniche, 
nemmeno se disertori. Coi decreti N. 419 e 425 del 17 e 27 luglio 1809, 
mentre si confermava in teoria la pena di morte per i sudditi napoletani 
presi con le armi in pugno a combattere per il nemico, si ofifriva loro di 
passare o tornare al servizio del re col grado conseguito al servizio 
nemico e si perdonavano tutti i militari di terra e di mare rimasti nelle 
isole (Ischia e Procida) abbandonate dal nemico. Pur non potendo 
quantificarli, sembra che fossero numerosi, e non solo tra gli ufficiali, i 
prigionieri borbonici che rifmtavano di passare al servizio francese o 
napoletano. Neppure costoro rischiavano pero la morte, per quanto dura 
fosse la detenzione nelle galere o nelle piazzeforti di Alessandria e 
Fenestrelle. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 97 



La diserzione in Spagna (rinvio) 

Nel luglio 1808 il 2° di linea, composto di galeotti, ebbe 70 disertori e 
3 fucilati nella marcia da Mantova a Torino e in settembre, in soli tre 
giorni d'impiego nelPAmpurdan, altri 250 disertori e 5 fucilati. Nei nove 
mesi seguenti ne ebbe altri 196, per un totale di 516. La diserzione di 
massa riguardo tuttavia i rinforzi spediti nel 1810, formati da briganti o 
criminali comuni amnistiati; e fu organizzata dalla resistenza spagnola, 
che li awiava a Tarragona, dove venivano imbarcati dagli inglesi e 
portati in Sicilia. Qui erano in parte ammessi nell'esercito borbonico o 
inglese, ma parecchi tornarono nel continente, in tempo per essere 
nuovamente catturati e ri spediti in Spagna. Nel 1810 i disertori furono 
circa 3.400, di cui 1.600 tra aprile e luglio, 400 in agosto e 1.400 dal 1° 
settembre al 20 ottobre, quando la diserzione cesso di colpo, un po' 
perche ormai tutti i buoi erano scappati, e un po' perche il blocco di 
Tarragona e il trasferimento della divisione napoletana sull'Ebro resero 
troppo difficile e rischioso cercare di raggiungere un porto d'imbarco. 
Per i particolari rinviamo il lettore al tomo II, capitolo 14, paragrafo C. 



La diserzione nelle marce alNorde dalla piazza di Mantova (1807-08) 

La diserzione occasionale, individuate o di gruppo, era provocata in 
genere da nostalgia, maltrattamenti dei superiori, gravi insufficienze dei 
servizi logistici essenziali, timore di punizioni o di destinazione in paesi 
dal clima rigido. Dai resoconti delle marce verso Nord, sembrerebbe che 
il percorso adriatico (Capua - Pescara - Ancona) fosse meno favorevole 
alia diserzione di quello umbro: passata la frontiera e le paludi pontine, i 
soldati disertavano soprattutto a Roma e Foligno, dov' erano attesi dagli 
ingaggiatori, la cui attivita si ridusse ma non cesso del tutto neppure 
dopo I'annessione del Lazio e deH'Umbria all'Impero francese. Passate 
le Alpi, i soldati della Penisola non avevano piu opportunity di disertare, 
non solo in Germania ma neppure in Provenza: gia da Bologna, pero, le 
accresciute diflferenze di costumi e di idiomi, la maggiore capillarita dei 
controlli di polizia e la generale dififidenza verso i napoletani tagliaborse 
rendevano man mano piu difficile trovare sostegno e mimetizzarsi tra la 
gente. Scarso afifidamento si poteva fare sulle scorte napoletane: anche 
se talora i convogli delle reclute marciavano incatenati e la notte erano 
rinchiusi in chiese o capannoni sorvegliati, riuscivano sempre, in un 
modo o nell'altro, a seminare un 5 o 10 per cento di disertori, creando 
vari problemi di ordine pubblico nelle campagne: neH'aprile 1807 il 
Teramano fu messo a soqquadro da 50 amnistiati disertati dal 2° di linea 
durante la marcia di trasferimento a Mantova, base intermedia verso i 
Pirenei. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 98 



II clima di Mantova era talmente micidiale, soprattutto d' estate, che 
Napoleone aveva ordinate di tenervi di guarnigione solo truppe di poco 
conto. II 6 luglio 1807 venti amnistiati del 2° di linea, tra cui I'intera 
guardia al bastione Sant'Alessio, disarmarono la guardia di Porta 
Pradella e scalarono le mura, aiutati da una donna napoletana che aveva 
procurato loro abiti borghesi. La fuga verso Napoli duro poco: presso 
Suzzara la guardia nazionale ne riprese 18. In settembre fu fucilato per 
diserzione un granatiere. Un convoglio di 350 amnistiati, spedito di 
rinforzo a Mantova e partito il 3 novembre da Napoli, perse 40 disertori 
in 45 giorni di marcia: la scorta - 30 birri e 100 uomini del 2° leggero - 
tollero inoltre che i rimanenti si vendessero strada facendo scarpe e 
camicie in cambio di viveri. Un altro convoglio partito il 6 marzo 1808, 
formato di regolari borbonici catturati a Reggio Calabria, semino per 
strada 18 disertori. II 12 maggio il 2° di linea segnalava di aver avuto 72 
disertori in 2 mesi e chiedeva il permesso di dare un esempio fucilando i 
primi due catturati. Nel solo mese di novembre 1807 il 1° consiglio di 
guerra permanente del governo di Napoli giudico 20 disertori (17 
artiglieri di cui due operai, 1 cacciatore, 2 fanti del 2° leggero e del 3° di 
linea), con 16 condanne a 12 anni di palla, una a 10, una a 4 e due (gli 
operai) a 5 anni di ferri. II manifesto della sentenza relativa ad uno dei 
rei del 2° leggero, di nazionalita francese, era bilingue. 



La diserzione dei rimpiazzi e degli amnistiati (1808-12) 

Nel rapporto al nuovo re del 3 settembre 1808, il ministro della guerra 
Saliceti spiegava che il richiamo alle armi delle classi piu giovani della 
leva borbonica del 1805 aveva prodotto un nuovo tipo di disertori, ossia 
i rimpiazzi ingaggiati dai comuni per completare i loro contingenti senza 
ricorrere al sorteggio. Inizialmente i comuni erano liberi di ingaggiare 
rimpiazzi anche di altre province: si determine cosi un vero mercato, non 
di volontari ma di disperati i quali, arrafFato I'ingaggio e il vestiario dato 
alle reclute dal governo, si eclissavano alia prima occasione, magari 
ripetendo il colpo sotto altro nome e in un'altra provincia. II diritto al 
rimpiazzo, sia individuale che comunale, fu mantenuto anche dalle leve 
murattiane, ma limitato prescrivendo che i rimpiazzi fossero presi nello 
stesso comune. 

Saliceti aveva awisato Murat che il fenomeno era "considerevole". II 
20 giugno 1809 il re scriveva al colonnello del 2° leggero, che in due 
mesi aveva avuto 110 disertori su 1.726 effettivi, di dire in adunata che 
gli aspiranti disertori erano liberi di imbarcarsi a Gaeta per la Sicilia, ma 
che sarebbero stati giudicati in contumacia e, se ripresi, fucilati davanti 
al reggimento. II 14 luglio scriveva a Napoleone che il battaglione del 3° 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 99 



di linea inviato a Roma aveva avuto 150 disertori su 800 uomini, per la 
voce che sarebbero diventati ciechi se restavano al servizio dei sovrani 
scomunicati dal papa. II 5 settembre aggiungeva pero con soddisfazione 
che il reggimento non aveva avuto un solo disertore su 2.200 uomini in 
addestramento, pur contando nelle sue file 250 galeotti amnistiati. II 4 
ottobre protestava invece per il disservizio della sussistenza fi'ancese in, 
Italia centrale, che aveva costretto gli ufficiali del 1° leggero a vendersi 
gli orologi per sfamare i soldati e provocato 30 diserzioni, soprattutto tra 
Foligno e Spoleto, dove erano state incoraggiate da persone del posto. 

Le leve murattiane produssero moltissimi renitenti, ma pochi disertori. 
Anche nel regno e in Italia, come in Spagna, a disertare erano soprattutto 
rimpiazzi e amnistiati. Uno, disertato neH'aprile 1810, era ad esempio un 
ex-brigante, amnistiato per aver ammazzato il capocomitiva: promosso 
informatore della polizia, era finito nell'esercito solo a seguito di nuovi 
efferati delitti. Nel solo bimestre aprile-maggio 1810, il consiglio di 
guerra permanente della Marina giudico 95 disertori: 85 contumaci (tutti 
condannati a 5 anni di ferri, tranne 2 a "castigo economico per la minore 
eta"), e 10 in contraddittorio, di cui 7 assolti, uno condannato a 5 anni di 
lavori forzati e due a 3 anni. II 20 maggio Murat grazio 55 disertori del 
Real Corso e 46 individui della gendarmeria ausiliaria. La diserzione 
organizzata dagli ingaggiatori nel regno di Napoli non faceva poi 
distinzioni di nazionalita. Fu contagiato anche il 22e legere, ultimo 
reggimento fi'ancese rimasto nel regno per controllare la piazza di Gaeta: 
«cette desertion ne peut avoir lieu que dans le Royaume de Naples», 
chiosava Napoleone il 16febbraio 1812. 



La diserzione per nonfinire in Germania (1812) 

Uno dei benefici indiretti della renitenza alia leva, era di scremare i 
reggimenti di potenziali disertori. Come fi'a i coscritti fi"ancesi e italiani, 
anche fi'a i napoletani il tasso di diserzioni crollava dopo sei mesi di 
servizio, il tempo necessario per I'ambientamento. Diversamente da 
come ci appare oggi, la prospettiva di essere impiegati in guerra non era 
di per se un incentivo alia diserzione: a fare paura non era la morte, ma 
la fame, il freddo, la prigionia. La partenza per la Russia suscito piu 
entusiasmi che apprensioni: si pensava che sarebbe stata una gloriosa 
passeggiata estiva, occasione di svago e di pingue bottino. La Divisione 
napoletana ebbe pochissimi disertori, quasi esclusivamente fra i veliti a 
piedi (che, essendo ricchi, avevano maggiore considerazione di se), e 
nessuno piu dopo il Brennero. 

La diserzione comincio invece a serpeggiare fra le truppe rimaste nel 
regno, alia fine del 1812, un po' per le cattive notizie dalla Russia, ma 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 100 



soprattutto per il peggioramento del sostegno logistico, conseguenza di 
un esercito molto sovradimensionato rispetto alle risorse disponibili. 
«Disertai perche scoraggiato e morto di fame», dichiarava un arrestato 
nel suo interrogatorio del 16 gennaio 1813, aggiungendo di non essersi 
portato appresso «vestiario o arme, per non averne ancora ricevuto». La 
diserzione esplose in aprile, con la partenza del 4° leggero e poi del 2° 
cavalleggeri per la Germania, e col ritorno dei primi rimpatriati da 
Danzica, i cui racconti sul rigore del clima nordico sparsero il terrore 
nella truppa. 

II 21 maggio, come abbiamo visto, fu decretata, per due mesi, la 
caccia ai disertori e refrattari in tutte le province del regno. Al 14-18 
luglio il diarista De Nicola annotava che c'erano moltissime diserzioni 
tra le truppe che, per sottrarle ad un'epidemia scoppiata al campo di 
Capodichino, erano state trasferite sulle colline di Napoli: si diceva 
inoltre che il re minacciava di punirle con la morte. La notte sul 29 le 
stesse truppe furono impiegate per effettuare una retata notturna dei 
disertori nascosti nella capitale, e il 1° agosto furono ritirate negli 
accampamenti. II 19 agosto la Reggente - con studiata esagerazione - si 
giustificava col vicere Eugenio del mancato invio delle truppe richieste 
per il corpo d'osservazione dell'Adige dichiarando che le truppe, 
impressionate dai racconti dei reduci sul clima della Germania, stavano 
disertando in massa, addirittura 750 in 4 giorni, e con armi e bagagli. 
Inoltre la diserzione «par bandes» aveva inondato le campagne di 
briganti, che le poche truppe rimaste bastavano a tento a contenere. II 22 
agosto anche I'ambasciatore austriaco Mier scrisse a Metternich che 
tutto il paese era infestato dai briganti, e che la truppa avrebbe disertato 
in massa se avesse ricevuto I'ordine di partenza. 



La diserzione nelle campagne del 1813-14 e 1815 

Le diserzioni di massa cessarono in autunno, quando si sparse la 
certezza del prossimo passaggio del regno nel campo degli alleati. Ve ne 
furono pero ancora alia partenza per I'Alta Italia: il Monitore del 24 
novembre scrisse che il re, sdegnato dalle diserzioni verificatesi nel 5° di 
linea, gli aveva ordinato di restare a Napoli perche indegno di marciare 
con le altre truppe. Mosso infme alia clemenza dalle proteste e dalle 
suppliche degli ufficiali, aveva accordato al reggimento di "marciare ai 
punti piu pericolosi". Secondo il colonnello Tschudy, i disertori del 5° 
erano appena 26, ed era stato il generale Carrascosa, suo nemico, ad 
ingigantire la cosa per screditarlo agli occhi del re. Secondo Guglielmo 
Pepe le diserzioni furono massicce soprattutto nel 9° di linea, composto 
di renitenti graziati: oltre ad un migliaio disertati nella marcia da Napoli, 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 101 



a Fano ne disertarono in gruppo un altro centinaio, armati e facendo 
fuoco contro la guardia: quattro, riacciufFati, furono subito giudicati e 
fucilati. 

U 4 febbraio 1814 furono armolati ad Ancona 72 disertori del 6° di 
linea italiano. Lo stesso giorno, a Modena, un civile implicato in un 
complotto di diserzione fu condannato a 9 anni, mentre i 7 imputati 
militari (il piu vecchio dei quali appena diciannovenne) furono fucilati in 
piazza tre giorni dopo. II 14 febbraio, sempre a Modena, fu perquisite il 
ghetto nella vana ricerca di 10 disertori, e fu pure arrestato il rabbino. II 
18 Murat grazio un disertore condannato a morte, ma altri due furono 
fucilati a Modena il 24 e il 25 (un granatiere ventottenne del 1° di linea 
che si era awentato con la sciabola contro un ufificiale e un calabrese 
ventunenne disertato dal 3° di linea), e ancora uno, due volte recidivo, a 
Napoli il 26 (nonostante il suo colonnello avesse chiesto la grazia). II 22 
fu concessa ramnistia ai disertori italiani che si arruolavano nella 
guardia dipartimentale del Tronto, ma il 19 I'intendenza di Avellino 
segnalava di non poter reperire i fucili dei disertori, venduti o nascosti. 

II 12 marzo si promettevano ai gendarmi e alle guardie nazionali del 
Tronto 30 lire di premio per I'arresto di un disertore, ma lo stesso giorno, 
alia Taverna di Calvano presso Silvi Marina, una banda di 100 disertori 
armati di fucile libero 41 coscritti del 6° italiano tradotti da Ancona a 
Pescara, sopraffacendo la scorta (fornita dal 2° di linea). II 9 aprile 
D'Ambrosio segnalava che il 9° di linea aveva avuto 50 disertori in due 
giorni, tutti con armi e bagagli. Ancora il 22 maggio fu fucilato a Lucca, 
per diserzione, il lanciere Ferdinando Conca: un'altra esecuzione vi fu a 
Teramo il 15 luglio, una a lesi nel febbraio 1815. Gli esempio erano 
inefficaci, se ancora il 31 agosto 1814 si segnalava un nuovo aumento 
delle diserzioni. II 22 e 29 ottobre il ministro austriaco a Roma, 
Lebzeltern, segnalava a Metternich e al maresciallo Bellegarde che la 
diserzione delle truppe napoletane non accennava a diminuire, e che era 
provocata dall'irregolare corresponsione del soldo e da "ripugnanza" al 
servizio militare. 



La diserzione nella campagna di Tolentino (1815) 

Gia nella fase iniziale della campagna di Tolentino, I'Armata di Murat 
fu investita da un'ondata impressionante di diserzioni, cominciate com 
sempre prima nelle retrovie che al fronte, e sicuramente almeno in parte 
motivate da dissidenza politica o dalla facile previsione della sconfitta. 
Gia il 1° marzo 1815, "attese le frequentissime diserzioni" in marina, si 
dava disposizione di trasferire nella linea i marinai ripresi. II 23 marzo vi 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 102 



fU presso Tolentino uno scontro a fuoco, con 2 morti, fra 48 disertori del 
9° di linea e finanzieri, gendarmi e soldati leali. 

Ignorando I'episodio, Dalrymple si stupiva che le colonne in marcia su 
Bologna avessero avuto pochissime diserzioni: ma le cose cambiarono 
presto, perche gia il 4 aprile, durante il combattimento del Panaro, la la 
Divisione ebbe almeno 300 disertori. II 7 aprile il comandante della 
gendarmeria transpadana (I'ex 2a legione della gendarmeria italiana), 
colonnello Piella, e vari sindaci segnalavano al prefetto del Reno, 
Agucchi, un gran numero di disertori, quasi tutti della 2a Divisione, che 
scorrevano le campagne spargendo il terrore. II 10 aprile il commissario 
generale Pellegrino Rossi raccomandava ad Agucchi di adoprarsi per 
I'arresto dei disertori e ordinava alia guardia nazionale di concertarsi al 
fine con la guardia di finanza. 

La diserzione dilagava anche nella Guardia, in Toscana: il 7 aprile 
Nugent ordino alle autorita granducali di accogliere bene i disertori e 
awiarli con foglio di via a Livorno. II 15 aprile Lord Burgersh valutava 
a 1.200 i disertori della guardia in Toscana: la cifra corrisponde con la 
forza di 1.518 raggiunta il 6 maggio dalla legione austro-napoletana 
comandata dal colonnello Church, abbastanza inquadrata e animosa da 
poter essere impiegata sul fronte del Liri, dove la 4a Divisione di riserva 
si era sfaldata davanti a pochi partigiani e soldati papalini. II 7 aprile, da 
Velletri, il maresciallo di campo Roche scriveva al capo di SMG Millet 
che molti soldati del 10° di linea disertavano per passare nelle truppe 
pontificie: 1' 11 il console napoletano a Roma, Zuccari, confermava che il 
governo pontificio arruolava i disertori. 

II fenomeno si accentuo ulteriormente durante la ritirata da Bologna: il 
22 aprile la Brigata Haugwitz rastrello sugli Appennini 400 disertori 
delle tre divisioni di linea fuggiti dalla linea del Ronco; lo stesso giorno 
il generale Bianchi scriveva a Frimont da Montevarchi che la diserzione 
imperversava sempre di piu nell'amata nemica e che ogni giorno 
aumentavano i disertori che si presentavano alia sua avanguardia. A 
partire dal 6 maggio, la diserzione si trasformo in sbandamento di intere 
brigate superstiti della battaglia: i soldati si dirigevano senz'ordine verso 
casa, frammischiati ai pochi reparti ancora inquadrati. Passando per 
Teramo, 2.000 superstiti della la Divisione vendettero in massa le 
uniformi in cambio di cibo. I decreti dell' 11 maggio da Sulmona e del 15 
da Napoli ordinavano agli sbandati di riunirsi a Capua, ma la guardia di 
sicurezza si preparava a impedir loro I'entrata nella capitale. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 103 



Appendice 4 

La condanna a morte 
di Gioacchino Murat 

La decisione politica e I'imputazione giuridica (10 ottobre 1815) 

Impegnato nella pacificazione del regno, il governo borbonico non 
manco di cercare un accordo con Murat, che a Bastia e poi ad Aiaccio 
progettava rivincite e insurrezioni. Nel settembre 1815 il ministro 
Medici mando in Corsica, con I'incarico di dissuaderlo, I'ex segretario 
generate della Capitanata Ignazio Carabelli e il fratello Simone, capitano 
dei Corsican rangers, ma la missione non muto le decisioni e il fato di 
Murat. 

Informato per telegrafo che la mattina dell '8 ottobre era stato catturato 
a Pizzo Calabro, il consiglio dei ministri si riuni il 10 alle nove. Alia 
seduta prese parte anche il ministro inglese A'Court, il quale, contro 
I'opinione espressagli dal corpo diplomatico, si pronuncio per la 
condanna a morte del maresciallo, decisa aH'unanimita. Secondo lo 
storico Weil, A'Court era informato che anche Metternich aveva gia 
autorizzato una soluzione di questo tipo. A mezzogiomo fu spedito al 
comandante della Calabria, maresciallo di campo Nunziante, I'ordine di; 
a) riunire un consiglio di guerra o commissione militare per giudicare 
Murat quale «pubblico nemico»; b) procedere all'esecuzione non appena 
emanata la sentenza e sbrigati i conforti religiosi; c) fare lo stesso per i 
nazionali catturati insieme a lui e d) attendere ulteriori ordini circa gli 
stranieri. In termini piu precisi, I'imputazione era quella di "cospirazione 
interna" (art. 87 della legge penale del 20 maggio 1808): un reato che, in 
base al decreto borbonico del 28 giugno, era giudicato col rito sommario 
della commissione militare, le cui sentenze erano inappellabili ed 
eseguite entro 24 ore. 



L ' interrogator io di Murat a Pizzo 

Inseguiti e catturati sulla spiaggia dai paesani che avevano aperto il 
fuoco dai balconi e dalle fmestre, i 30 murattisti erano stati presi in 
consegna, perquisiti e interrogati dal capitano Gregorio Trentacapilli, 
della gendarmeria di Cosenza, che si trovava a Pizzo in licenza, ospite 
del fratello Raffaele. Trentacapilli consegno poi a Nunziante effetti e 
carte di poco conto, e trattenne invece i documenti piu compromettenti 
che spedi direttamente a Napoli al comandante del corpo Cancelliere: fu 
anche sospettato di aver preso per se parte dei 22 brillanti che ornavano 
il fermaglio di Murat. L'ex re denuncio poi al relatore della commissione 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 104 



militare di aver subito violenze durante la perquisizione. Sfuggito a 
misure di rigore grazie al principino di Canosa, Trentacapilli fu fatto 
colonnello e commendatore del Real Ordine di San Ferdinando e del 
Merito, con dotazione annua di 1.000 ducati. 



II giudizio e I'esecuzione (13 ottobre 1815) 

Dopo I'arresto Murat aveva scritto a Ferdinando, a Metternich, alia 
moglie, al viceconsole inglese di Messina, convinto che tutti sarebbero 
intervenuti per liberarlo e punire quelli che I'avevano offeso. L'illusione 
cadde nel pomeriggio del 12, quando Nunziante, ricevuto Tordine del 
governo, gli comunico con vivo dispiacere che Tindomani avrebbe 
dovuto essere processato per alto tradimento. La commissione da lui 
nominata era presieduta dal suo capo di SM Giuseppe Fasulo [il quale 
proveniva dalla gendarmeria ed era stato promosso aiutante generate in 
aprile]. Gli altri giudici erano il colonnello legionario di Catanzaro, 
Raffaele Luigi Scalfaro [fatto barone 13 mesi prima daH'imputato], i 
tenenti colonnelli Tommaso Lanzetta (genio) e Saverio Natoli (marina), 
il capitano Francesco Devouge ed i tenenti Matteo Cannilli e Francesco 
Paolo Mortillaro. Pubblico ministero era il procuratore generale di 
Monteleone (Giovanni La Camera), relatore Frojo, segretario Francesco 
Paparossi e difensore d'ufficio il capitano Starace. 

Interrogato da Frojo, Murat nego la competenza della corte, preciso di 
chiamarsi "Gioacchino Napoleone" e non "generale Murat", si dichiaro 
prigioniero di guerra, e rifiuto di comparire, rimettendosi al difensore. In 
dibattimento, I'incompetenza del consiglio fu eccepita anche da Starace, 
ma per la sua composizione: dato il grado dell'accusato, doveva infatti 
essere formato da soli generali. Altri rilievi riguardavano la nullita degli 
atti istruttori, compiuti di propria iniziativa da un ufficiale in congedo 
temporaneo; la mancanza del corpo del reato (bandiere, passaporti, 
carte); I'istituzione della commissione (decisa la mattina del 10) prima 
della conclusione dell'istruttoria ("spedizione del processo", awenuta 
nel pomeriggio dell' 11). Dopo I'escussione di 5 testi suUe circostanze 
dello sbarco e la requisitoria dell'accusa, fu pronunziata la sentenza gia 
scritta. A Murat fu concesso il tempo di scrivere una lettera d'addio alia 
famiglia e di ricevere i conforti religiosi amministrati dal canonico 
Masdea. Fu fucilato nel cortiletto del castello di Pizzo, comandato dal 
capitano Stratti, che concesse al condannato di comandare lui stesso il 
fuoco. Pare abbia detto: «Bravi soldati, coraggio, ecco tirate!». Lo spazio 
era tanto stretto che le canne dei fucili quasi toccavano il suo petto. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 105 



Da Storia Militare del Regno Murattiano, t. Ill, pp. 183-241 

30. LALEGGE MARZIALE 
CONTRO BRIGANTI 
E CARBONARI 



A. La giurisdizione militare e speciale 
sotto re Giuseppe e Saliceti (1806-08) 

Le nuove autorita di polizia 

Con editto del 22 febbraio 1806 Saliceti fu nominato "segretario di 
stato della polizia generate del regno", organizzata con altro del 28, che 
incaricava il "ministro della polizia generale" "della pubblica sicurezza, 
del buon ordine e della tranquillita interna", investendolo (fino a 
"diffinitiva organizzazione"): 

• della sovrintendenza generale suUa posta delle lettere e dei cavalli; 

• del controllo sulla polizia municipale, la sanita e rillummazione pubblica; 

• della facolta di far arrestare e detenere le persone accusate di delitti di stato, 
concedere le licenze di caccia e di porto d'armi e fare regolamenti sulla stampa e i 
teatri. 

Erano poste agli ordini e alle immediate dipendenze del ministro le 
autorita periferiche di polizia (a Napoli il commissario generale di 
polizia e i 12 commissari di quartiere, nelle province i presidi e poi gli 
intendenti). II commissario generale (e i presidi) erano incaricati: 

• della spedizione dei passaporti per I'uscita dal regno e della concessione delle carte 
di sicurezza e di ospitalita agli stranieri residenti, esclusi i ministri francesi e 
gl'impiegati deirArmata; 

• dell'esecuzione delle norme di polizia relative alle locande e della vigilanza suUe 
case da gioco e "luoghi di dissolutezza"; 

• della prevenzione e repressione di attruppamenti e tumulti; 

• della prevenzione e dello spegnimento degli incendi; 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 106 



• della vigilanza sui luoghi e sugli addetti al pubblico smercio (fiere, mercati, piazze, 
stazioni di vetture pubbliche, rivendite ambulant!) e suU'edilizia pubblica e 
carceraria. 

Dietro autorizzazione del ministro, il commissario generate poteva 
emanare specifici regolamenti, corrispondeva con Tautorita militare e 
aveva ai suoi ordini i commissari dei quartieri, gli ispettori delle piazze e 
dei mercati e quelli dei porti e a sua disposizione la gendarmeria, con 
facolta di richiedere I'intervento della forza armata. I commissari di 
quartiere esercitavano la polizia giudiziaria sui delitti puniti con pene 
superiori a 8 giomi di detenzione o 12 carlini d'ammenda, con potere di 
ordinare I'arresto o la comparizione e con obbligo di verbalizzare. 

Con determinazione N. 50 del 27 marzo furono nominati il 
commissario generale di polizia (Onorato Gaetani dell'Aquila 
d'Aragona, 9° duca di Laurenzana) e 12 commissari di quartiere, tra cui 
"Lamanna figlio", ossia Gabriele, figlio del giudice Gregorio Lamanna, 
gia "capo subordinato e assessore" per la citta di Napoli del capo della 
polizia borbonica (Troiano MaruUi duca d'Ascoli). Gli altri erano 
Gregorio Muscari, Giuseppe De Stefano, Michele Lopez Fonseca, 
Francesco Sedati, Francesco Canofari, Pietro Vollaro, Giuseppe 
Laghezza, Pasquale de Laurentiis, Giuseppe Castaldi, Luigi Trenca e 
Alessandro Vitale duca di Tortora. Furono inoltre nominati un 
commissario di polizia nel porto di Napoli (Audibert), uno per le isole e 
il litorale del Golfo [Monglas, che tredici mesi dopo avrebbe arrestato a 
Castellammare il presunto attentatore del re] e tre per i circondari di 
Casoria, San Giorgio a Cremano e Mugnano. 

Da Genova Saliceti si era portato Antonio Maghella, gia referente di 
Saliceti nel governo della Repubblica ligure e nella sua annessione alia 
Francia nonche nella leva di 2.000 marinai per la marina imperiale 
[I'ambasciatore cisalpino a Genova, Giulio Cesare Tassoni, I'aveva 
defmito, in un dispaccio del 19 novembre 1800, «noto per i suoi delitti», 
mestatore, austriacante, fautore della controrivoluzione.] L' entourage del 
ministro includeva il corso Cipriano Franceschi [suo intendente 
personale]; il giureconsulto toscano Tito Manzi [gia professore 
giacobino all'ateneo pisano, poi segretario generale del consiglio di stato 
e di fatto capo della polizia politica napoletana, divenuto dopo la 
restaurazione informatore di quella austriaca]; il capuano Alessandro 
d'Azzia [sostituto procuratore regio presso la corte d'appello di Napoli 
nonche capo della divisione ministeriale della citta e governo di Napoli, 
che secondo il colonnello borbonico Carbone divenne poi estortore 
abituale degli incauti trovati in corrispondenza compromettente con 
Palermo]; e infme I'ex-tenente del corpo reale Pietro Colletta [radiato 
dall'esercito, soprawissuto col gioco e con temporanei incarichi civili 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 107 



per il prosciugamento delle paludi di Fondi e il terremoto di Napoli sino 
airarrivo dei francesi, redattore, dal 1° marzo 1806, del Monitore di 
Napoli e in predicate come preside di provincia, infine nominato, su 
raccomandazione di Saliceti, primo tenente della compagnia artisti 
d'artiglieria e inviato all'assedio di Gaeta, poi capitano del genio, 
aiutante di campo di Parisi e giudice militare del tribunale straordinario 
della Campania]. 

Con determinazione del 31 marzo furono istituiti i comandi militari 
delle province ("commandances de province"), incaricati dell'alta 
polizia militare, del mantenimento dell'ordine, della difesa della costa e 
delle comunicazioni, della formazione delle guardie provinciali e della 
sorveglianza e polizia degli ufTiciali senza truppe residenti o distaccati 
nella provincia. Con decreto del 26 luglio furono regolati i rapporti tra i 
comandi provinciali e le Divisioni territoriali. 



// controllo delle armi dafuoco (del 23 marzo e L. 26 agosto 1806) 

Con determinazione N. 39 del 23 marzo furono revocate le licenze di 
porto d'armi da fuoco concesse dal passato governo, con obbligo di 
dichiararne il possesso entro 8 giorni ai commissari di quartiere (a 
Napoli) o ai governatori (nelle province), sotto pena di tre mesi di 
prigione e 500 ducati d'ammenda, raddoppiata in caso di recidiva. Le 
nuove richieste di autorizzazione al porto d'armi dovevano essere 
indirizzate al commissario di polizia (a Napoli), al commissario di 
campagna (nella Terra di Lavoro) o al preside (nelle altre province). 

Con legge N. 158 del 26 agosto 1806 fu vietata anche la semplice 
detenzione di armi da fuoco nel proprio domicilio non autorizzata dal 
ministro di polizia generale nel limite di quote massime provinciali, 
eccettuati i militari in attivita di servizio e le guardie provinciali o 
civiche. Le richieste, corredate da certificato di buona condotta e 
attaccamento al governo rilasciato dal commissario di polizia di 
quartiere (a Napoli) o dal sindaco (con visto dell'intendente), dovevano 
essere presentate al commissario di polizia di Napoli o all'intendente 
provinciale e inoltrate al ministro tramite il governatore di Napoli o il 
comandante militare provinciale. Erano autorizzate perquisizioni 
domiciliari diurne alia presenza del commissario di quartiere o del 
sindaco. I contrawentori erano puniti con la confisca delle armi, tre mesi 
di prigione e ammenda di 500 ducati, raddoppiate in caso di recidiva. La 
detenzione non autorizzava al porto d'armi, concesso solo se 
indispensabile per I'esercizio dell'impiego: il porto non autorizzato era 
punito in via correzionale ad arbitrio del commissario di polizia di 
Napoli o dell'intendente provinciale. Fu inoltre bandito un concorso per 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 108 



rilluminazione pubblica della capitale dal tramonto alle 2 del mattino: 
iniziata il 16 novembre rinstallazione dei lampioni nelle strade, fu 
inauguratail 15 dicembre. 

II controllo delle armi comportava anche la responsabilita per la 
custodia di quelle regolarmente detenute. Con circolare del 24 ottobre 
I'intendente dell'Abruzzo Citra comminava ai comuni e ai privati che si 
fossero fatti disarmare dai briganti senza opporre resistenza un'ammenda 
pari al triple del valore delle armi. 



Le esecuzioni sommarie dei volontari borbonici e le rappresaglie 

II 2 marzo, a Sapino (SA), un parlamentare inviato dal maresciallo di 
campo borbonico Minutolo aveva notificato al generale Compere, 
comandante dell'avanguardia francese in marcia verso la Calabria, che 
parte delle reclute e i volontari dei corpi volanti, privi di uniformi, 
avevano comunque speciali contrassegni militari (in particolare la 
coccarda o il pennacchio rosso) e dovevano percio essere considerati 
legittimi combattenti. Secondo Luigi Blanch i francesi ne avrebbero 
preso atto, ma nelle sue memorie Compere travisa I'episodio di Sapino, 
presentandolo come una ridicola e proterva minaccia borbonica di 
fucilare i prigionieri francesi (v. Le Due Sicilie nelle guerre 
napoleoniche, I, pp. 367-68), forse col recondito scopo di giustificare gli 
"esempi" che rivendica di aver ordinato nello scontro di Lagonegro del 6 
marzo. Fucilazioni di prigionieri senza uniforme vi furono anche a 
Campo Tenese, sommariamente giustificate con gli usi di guerra del 
tempo, per non parlare delle esecuzioni sommarie (spesso all'arma 
bianca o mediante impiccagione) di civili (spesso inermi, inclusi donne e 
bambini) presi nei paesi che avevano fatto resistenza (salvo speciali 
amnistie accordate nei patti di resa dai comandanti di provincia o di 
corpi d'assedio). La geografia delle rappresaglie (v. Le Due Sicilie, cit., 
II, p. 486, tab. 112) sembra confermare I'amaro proverbio cilentino 
"Cristo s'e fermato ad Eboli": ad eccezione di Civitella del Tronto e di 
Sora, tutti gli altri 40 paesi e borghi saccheggiati, dati alle fiamme e 
talora massacrati dai francesi nella fase piu acuta dell'insurrezione (dal 9 
marzo al 27 dicembre 1806) si trovano infatti a Sud di Eboli (8 nei 
Cilento, 1 in Basilicata e 31 in Calabria). Comportamento piu umano si 
ebbe invece nelle altre province: il 31 maggio, ad esempio, Saliceti 
rimproverava il preside dell'Aquila per la distruzione delle case dei 
briganti a Pacentro. 



L 'illegale condanna del marchese Rodio (25 aprile 1806) 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 109 



Grande impressione suscito nel regno I'esecuzione del marchese 
Giambattista Rodio, giudicato con rito sommario da una commissione 
militare. Dal punto di vista giuridico la questione verteva sulla qualita di 
legittimo combattente di Rodio, in quanto colonnello e ispettore dei 
corpi volanti alia frontiera. Questi ultimi erano stati disciolti dalla regina 
con ordine del 3 febbraio, ma I'ordine era stato implicitamente 
sconfessato dal re, che il 27 febbraio, da Palermo, aveva nominato i 
direttori dei corpi volanti di Salerno, Basilicata e Calabria. Rodio era 
stato catturato in Basilicata (in uniforme e insieme al suo stato maggiore 
e a 31 dragoni) il 14 marzo, pochi giorni dopo la rotta di Campo Tenese. 
Trasferito a Napoli, rinchiuso a Castel Sant'Elmo, incriminato per 
cospirazione e dichiaratosi non colpevole, il 25 aprile fu assolto. La 
sentenza fu pero impugnata da Saliceti, il quale fece convocare una 
commissione di revisione che dieci ore dopo, in base a nuove prove 
documentali, emise la condanna a morte mediante fucilazione alia 
schiena. 

Paul Louis Courier riferi in una lettera I'opinione corrente che la morte 
di Rodio fosse «un assassinat et une basse vengeance». II nuovo re, che 
al momento del giudizio era impegnato nella sua ispezione alle province 
meridionali e che, nella sua qualita di awocato, era ben consapevole 
dell'assoluta illegalita della procedura, scrisse poi a Napoleone che 
Saliceti I'aveva informato a cose fatte. La sua corrispondenza prova che 
mentiva: aveva scritto da Catanzaro (il 21 aprile a Massena e il 24 a 
Saliceti) di sbrigare la faccenda prima del suo trionfale ritorno a Napoli. 
Del resto Saliceti mantenne il portafoglio e il 15 maggio fu incluso nel 
consiglio di stato. 



La Commissione militare di Napoli (D. N. 116 del 14 luglio 1806) 

Con una retroattiva sanzione politica alia procedura usata contro 
Rodio, il decreto N. 116 del 14 luglio attribui al ministro di polizia 
generale I'azione penale per i "delitti contro la pubblica sicurezza" (ossia 
brigantaggio, "assassinio" sulle strade pubbliche, spionaggio, 
arruolamento a favore del nemico e corrispondenza con esso alio scopo 
di rovesciare il governo). La cognizione era devoluta ad una 
commissione militare sedente a Napoli, composta da un colonnello 
presidente, 1 capobattaglione, 2 capitani di cui uno relatore, 1 tenente e 1 
sottotenente, nominati dal governatore generale di Napoli. La 
commissione comminava le pene previste dal decreto del 1° marzo; le 
sentenze, inappellabili, dovevano essere eseguite entro ventiquattrore. In 
caso d'insufificienza di prove, gli indiziati restavano a disposizione del 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 110 



commissario generale di polizia oppure erano rimessi ai tribunali 
ordinari (che, in caso di condanna, comminavano pene straordinarie). 



Lapunizione per I 'eccidio di Augusta del 1 799 

Napoleone aveva ripetutamente intimato al governo borbonico di fare 
giustizia sull' eccidio di 89 militari francesi (inclusi I'aiutante generale 
Beauvais, i colonnelli Poitevin del genio e Charbonnel d'artiglieria e il 
commissario Fournier), molti dei quali feriti o ciechi per oftalmia, 
compiuto il 10 febbraio 1799 dalla plebaglia nel porto di Augusta, 
dov' erano sbarcati reduci dall'Egitto. II governo borbonico aveva 
sempre risposto che gli autori erano rimasti ignoti e che le prove di 
colpevolezza delle autorita locali erano equivoche. Benche la strage 
fosse awenuta in Sicilia, il nuovo regime si rivalse sul barone del luogo, 
incautamente rimasto a Napoli, giudicato e condannato a morte come 
istigatore, insieme al fratello, al curato e al farmacista, tutti impiccati in 
piazza Mercato. 



Le Commissioni militari in Calabria (L. N. 125 del 31 luglio 1806) 

II 28 luglio, informato dell'insurrezione calabrese, Napoleone scriveva 
sprezzante e furioso al fratello "troppo buono" di "non perdonare i 
calabresi", di fame fucilare seicento, sempre meno dei soldati che gli 
avevano "scannato", di distruggere 5 o 6 villaggi e di confiscare 30 
patrimoni come indennizzo ai reggimenti. II 31 luglio, prima ancora di 
aver ricevuto la lettera, il re proclamo la legge marziale in Calabria. La 
legge N. 125 dichiarava le due province "in stato di guerra", poneva le 
autorita civili e militari agli ordini del comandante in capo della 
spedizione (Massena) e lo autorizzava a nominare commissioni militari 
con sentenze inappellabili da eseguirsi nelle ventiquattrore. Inoltre le 
truppe erano poste a carico dei paesi "rivoltati"; i beni dei condannati, 
anche contumaci, erano confiscati e venduti a rimborso delle 
somministrazioni per le truppe; i proprietari espatriati erano dichiarati 
nemici dello stato e puniti con la confisca dei beni; la contrawenzione 
all'ordine di consegna immediata delle armi da fuoco e proibite era 
punita con la morte. Si disponeva la chiusura dei convent! che entro 
ventiquattrore non dichiaravano quali religiosi avessero preso le armi, 
servito da spie al nemico o istigato alia rivolta, con trasferimento degli 
ultrasettuagenari in altro convento dello stesso ordine ed espulsione 
degli altri dal regno, sotto pena di morte se contrawentori al bando. Era 
invece garantita I'esenzione da ogni prestazione alle comunita che 
consegnavano gli autori degli assassinii e i capi della rivolta. I presidi 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 111 



erano infine incaricati di formare uno stato dei danni subiti dai privati 
"attaccati alia loro patria" e un altro dei beni dei ribelli soggetti a 
confisca. 

Presieduta successivamente dai colonnelli Desgraviers Berthelot, 
Goguet, Thullier, Saint Martin, Monneret, de Buret de Tavel, la 
commissione militare di Cosenza si comporto, secondo uno storico 
imparziale come Luigi Maria Greco, in modo "sagace e giusto": un 
presidente, in effetti, non lasciandosi ingannare dai rinvenimento di 
tracce d'arsenico nel pane per le truppe, voile andare a fondo e costrinse 
i testimoni a confessare che si trattava di una falsa prova costruita per 
incastrare un giovane fornaio, inviso ad un capitano della civica di cui 
corteggiava la figlia. Greco riferisce pero anche il caso di un giovane, 
costretto dai padre a seguirlo nei corpi volanti, che rifiuto la grazia 
offertagli a condizione di fare da boia; e scrive che pochissime furono le 
assoluzioni, poche le condanne al confmo, parecchie quelle ai ferri e 
molte a morte, anche nei confronti di donne, preti, frati e giovinetti, 
valutando ad oltre 230 le impiccagioni eseguite solo a Cosenza nel 
secondo semestre del 1806. Per prassi i cadaveri dei giustiziati venivano 
decapitati: testa e braccia mozzate erano esposte in gabbie di ferro nei 
paesi d'origine, sia a monito sia per testimoniare de visu I'effettiva morte 
del reo (col progredire della civilta, le precarie e inquinanti gabbiette di 
ferro a circuito locale furono poi rimpiazzate da artistiche fotografie 
color seppia e infme da comode gabbiette domestiche a tubi catodici e 
circuito mondiale). Oltre alle condanne "regolari", continuarono le 
esecuzioni sommarie ad arbitrio delle autorita militari, spesso in modi 
raccapriccianti (impalamento, interramento, rogo), senza omettere prassi 
tollerate come i linciaggi popolari e la lucrosa vendita dei detenuti ai 
parenti delle vittime (specie durante le traduzioni da un carcere ad un 
altro e certificando i decessi come abbattimenti durante tentativi di 
fuga). 



/ tribunali straordinari misti (legge N. 121 dell'S agosto 1806) 

Una settimana dopo la proclamazione della legge marziale in Calabria, 
la legge N. 131 deir8 agosto istitui una giurisdizione speciale, 
intermedia tra quella ordinaria e quella eccezionale delle corti marziali. 
L'azione penale per i delitti contro la sicurezza pubblica commessi nelle 
province fu conservata alia magistratura e la cognizione deferita a 
tribunali misti composti da cinque giudici civili, compreso il presidente, 
e tre militari di grado non inferiore a capitano, con un segretario e un 
procuratore regio. I tribunali erano 4 (Salerno, Foggia, Cosenza e 
Chieti), ciascuno competente per tre province (tenuto conto che il Molise 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 112 



era ancora incluso nella Capitanata): da notare che anche le Calabrie 
erano soggette, in via normale, alia giurisdizione speciale, essendo le 
commissioni militari istituite facoltativamente, caso per caso e solo per 
la durata dello stato di guerra. 

I delitti contro la sicurezza pubblica comprendevano gli omicidi e le 
rapine a mano armata commessi in campagna o sulle pubbliche vie, gli 
attruppamenti sediziosi e armati, le unioni clandestine e sediziose, le 
sommosse popolari, la reclutazione, lo spionaggio e ogni altra colpevole 
corrispondenza a favore del nemico, la diffusione di libelli e di voci 
manifestamente diretti a turbare la pubblica quiete e perfino il 
vagabondaggio. Nella giurisdizione speciale erano inoltre assorbiti gli 
eventuali reati comuni connessi. I tribunali procedevano d'ufTicio, su 
querela delle parti offese owero su denunzia, queste ultime ricevute 
indistintamente dal procuratore regio, dagli agenti di polizia o da 
qualsiasi altra autorita militare o civile e sottoscritte dal funzionario 
ricevente e dal querelante o denunziante (owero da loro procuratore 
speciale). Le sentenze erano inappellabili e dovevano essere eseguite 
entro ventiquattrore (a pena di nullita). Era comminata la pena di morte 
per i delitti piu gravi e per i soli capi e autori degli attruppamenti e 
sommosse. L'appartenenza alle unioni clandestine, la custodia di depositi 
segreti di armi e munizioni e la propagazione di libelli sowersivi erano 
puniti con la detenzione semplice o ai lavori forzati o con I'esilio 
temporaneo o perpetuo secondo le circostanze del reato. Per i reati 
commessi anteriormente all'entrata in vigore della legge continuavano 
ad applicarsi le pene piu lievi previste dal decreto del 1° marzo, ma i 
processi pendenti presso i tribunali ordinari dovevano essere trasmessi 
entro otto giorni a quelli speciali. 

La procedura iniziava col sopralluogo, la verbalizzazione dei delitti e 
I'inventario degli effetti e carte rinvenuti nelle perquisizioni, alia 
presenza di due testimoni del luogo. Seguivano I'interrogatorio entro 
ventiquattrore dell'accusato da parte di un giudice delegato dal 
presidente del tribunale, con obbligo di menzionare le circostanze 
attenuanti e le prove addotte a discarico; I'interrogatorio separato dei 
testi, il trasferimento del reo, entro 3 giorni, alle carceri del tribunale; la 
pronuncia di quest'ultimo, inappellabile, suUa propria competenza (con 
eventuale trasferimento del processo al tribunale competente); la notifica 
entro ventiquattrore all'accusato, con trasmissione in copia ai ministri 
della giustizia e della polizia criminale; la destinazione di un difensore 
d'ufTicio in mancanza di uno di fiducia, con termine di due giorni per 
I'indicazione di testi a difesa e la fissazione dell'udienza in data tale da 
consentirne la presenza. L'udienza era pubblica, con escussione prima 
dei testi d'accusa e poi di quelli a difesa e facolta del difensore e 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 113 



deU'accusato di interrogare i testi a carico. Seguivano la requisitoria del 
procuratore, le eventuali dichiarazioni deU'accusato e I'arringa del 
difensore. La sentenza era pronunciata a porte chiuse. II numero dei 
giudici doveva essere o di otto o di sei. In caso di impedimento di un 
giudice militare o civile doveva astenersi il piu giovane dell'altra 
categoria. In caso di parita prevaleva I'opinione piu favorevole al reo. 

Colletta (Storia, VI, xxvn) celebrava il nuovo rito accusatorio: 

«Si composero quattro nuovi tribunal!, e si dissero straordinari, perche restavano 
cassi alia promulgazione dei codici. (...) Le antiche barbare forme di procedura furono 
abolite; un'autorita locale raccoglieva le prime praove, altra maggiore componeva il 
processo, il pubblico accusatore accusava il reo; e da quelle istante divenivano di 
ragion pubblica le querele, i documenti, i nomi dei denunziatori e de' testimonii. II 
processo non istava nelle carte scritte, ma nel dibattimento, quando I'accusatore 
coH'avvocato, I'accusato coi testimonii, alia presenza de' giudici e del pubblico, 
disputavano, e dalle opposte sentenze scaturiva la verita e s'imprimeva nella coscienza 
de' magistrati e del popolo. Erano i giudici di numero pari, accio nella parita dei voti la 
piu mite sentenza prevalesse; si ammetteva la privata accusa, scritta e giurata, ma 
I'accusatore falso era condannato per taglione». 



Le amnistie diMassena (1° settembre) e Reynier (14 dicembre 1806) 

La legge moderatrice fu emanata lo stesso giorno dell'eccidio di 
Lauria, il maggiore per dimensioni (1.600 vittime) e I'unico effettuato in 
Basilicata, ritenuto necessario da Massena per dare un esempio. Tuttavia 
gia il 17 agosto, non appena ripresa Cosenza e rialzate le forche 
all'ingresso della citta, il maresciallo ordino di cessare le rappresaglie 
indiscriminate, cominciando a mandare sotto processo qualche militare 
per incendio, stupro, esecuzioni o assenze arbitrarie. II 1° settembre 
accordo Tamnistia «a la partie du peuple calabrais que des intrigants ont 
entraine dans la revolte pour se mettre eux-memes a I'abri des 
chatiments qui meritent leurs crimes», promettendo premi per la 
consegna dei capi. Anche Lamarque scriveva a fine agosto al capo di 
stato maggiore C. Berthier di aver risparmiato Catona e Pisciotta, 
quartier generale dei "briganti", perche credeva che il re volesse 
pacificare e non distruggere e che non pagava dei fi"ancesi per fare delle 
sue province un deserto; cio non gli impedi, pochi giorni dopo, di fare 
590 morti a Camerota e Vibonati. L'ordine del 17 agosto non fermo 
infatti le rappresaglie: in Calabria ve ne furono ancora 15 entro dicembre 
(e altre ancora I'anno seguente). 

II 14 dicembre, da Monteleone, Reynier concesse una seconda 
amnistia, con esclusione dei capimassa e degli "eccitatori di rivolte". Gli 
altri, a condizione di consegnare le armi al comando militare del 
circondario entro il 3 1 dicembre e di giurare fedelta a re Giuseppe con 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 114 



rimpegno a non turbare piu I'ordine pubblico, potevano scegliere tra 
rarruolamento nei corpi franchi calabresi e il confino nel loro paese, in 
questo secondo caso sotto la responsabilita di tre proprietari del luogo 
disposti a garantire per iscritto la loro condotta futura. Entro il 10 
gennaio 1807 le autorita locali (parroci, sindaci, comandanti della 
guardia civica e governatori) dovevano inviare ai rispettivi superiori 
(vescovo, colonnello e intendente) lo stato nominativo delle persone del 
paese assenti dal momento dell 'insurrezi one, in modo da poter stilare 
liste provinciali di coloro che avevano ricusato ramnistia. Le liste 
dovevano essere affisse nei paesi, "con ordine ai comandanti e 
governatori di curare Testerminio dei renitenti" e gratificazioni per il 
loro arresto. I favoreggiatori (inclusi i governatori, sindaci e notai autori 
di false certificazioni) erano trattati come complici e fautori e deferiti 
alle commissi oni militari. 

Per quanto riguarda I'Abruzzo, alia meta di novembre del 1806 si 
stimava che nelle tre province 1' insurrezi one avesse fatto, da una parte e 
dall'altra, 4.000 vittime, malgrado il passaggio di campo dei principali 
capi della resistenza. La commissione militare di Teramo, presieduta dal 
colonnello Orazio Delfico e composta dal comandante della piazza 
(Guasco, del 32e legere franco-ligure) e da tre capitani civici (tra cui 
Marozzi, successore di Delfico), due francesi e un sergente francese, 
commino decine di condanne a morte. Centinaia, secondo il Coppa 
Zuccari, le esecuzioni extragiudiziali: nel febbraio 1808 tre quarti dei 
400 detenuti spediti da Chieti a Napoli per essere giudicati, furono man 
mano baionettati durante il viaggio: dei 140 partiti dall'Aquila, 96 
furono fucilati nel Piano delle Cinquemiglia. 



La morte di Brouyere e Fra Diavolo (28 ottobre-11 novembre 1806) 

Una rappresaglia fu attuata nel settembre 1806 anche contro Sora, 
dove Fra Diavolo si era brevemente fortificato all'apogeo della sua 
ultima anabasi. Era ormai gia in rotta quando, alia fine di ottobre, il 
colonnello del 4e chasseurs Noel Brouyere, inviato dall'imperatore a 
Napoli per illustrare al fratello i dettagli della campagna di Prussia, fu 
sorpreso e ucciso tra Itri e Fondi. Con decreto N. 224 del 28 ottobre, da 
Portici, furono concessi alia madre un vitalizio annuo di 600 ducati e 
I'esecuzione, per rappresaglia, di 11 "briganti" detenuti [il Corriere di 
Napoli del 16 dicembre 1806 annuncio la decisione di erigergli un 
monumento funebre sul luogo dell'uccisione, con un basamento capace 
di contenere un corpo di guardia di 20 uomini]. 

Arrestato sotto falso nome a Baronissi il 1° novembre, riconosciuto a 
Salerno e tradotto a Napoli il 3, il colonnello Michele Pezza fu giudicato 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 115 



in due ore il 10 da un tribunale straordinario speciale, la cui 
composizione fu segretata distruggendo rincarto. La condanna a morte, 
eseguita I'll per impiccagione in piazza Mercato, fu deplorata dal 
colonnello Hugo, che chiese invano di incontrare Tuomo al quale aveva 
dato la caccia per due mesi e che, a suo parere, doveva essere 
riconosciuto legittimo combattente. CoUetta, invece, la giustifico con la 
distinzione (ideologica, piu che giuridica) tra terrorists e freedom 
fighters: 

«Fra Diavolo, se veniva nel Regno con grande o piccolo stuolo di soldati a 
combattere con regole della milizia, fortunato era ammirabile, sventurato e preso era 
prigione; ma Fra Diavolo, gia assassmo, di assassini capo, da assassino operando, in 
qualunque forma era infame e colpevole. Non si confondano popolo armato e 
brigantaggio: I'uno difenditore de' suoi diritti, liberta, indipendenza, opinioni, 
desiderato govemo; I'altro fazione iniqua, motrice di guerre civili e di pubblico 
danno». 

Sotto il profilo strettamente giuridico, I'unico argomento rilevante 
contro Pezza era di aver usato coccarde francesi per camuffare i suoi 
uomini da guardia provinciale; sembra certo, peraltro, che la maggior 
parte indossava un'uniforme (blu con calzoni bianchi secondo alcune 
fonti, bianca con mostre azzurre secondo il Corriere di Napoli), 
ancorche non sufficiente a farli identificare come soldati nemici. 



La retata del 22 maggio e la sommossa del 2 giugno 1807 

La giurisdizione speciale era limitata dalla successiva estensione dello 
stato di guerra e delle commissioni militari anche ad altre province. Con 
decreto N. 83 del 29 marzo 1807 da Irani, fu abolita la commissione 
militare della provincia di Bari, trasmettendo i processi pendenti al 
tribunale straordinario. Un incauto sgarbo a Saliceti (la soppressione 
deU'incarico di comandante d'armi a Sorrento ricoperto dal nipotino 
Ignace) costo a Miot de Melito I'incarico interinale di ministro della 
guerra, che il 15 aprile fu assunto dallo stesso Saliceti. La spedizione 
borbonica di Mileto offerse poco dopo al superministro il pretesto per 
rafforzare ulteriormente il suo potere con un giro di vite contro 
I'opposizione. Ricevuta a Napoli la notizia dello sbarco a Reggio del 
principe d'Assia, la notte del 22-23 maggio la polizia politica arresto in 
tutto il regno 84 oppositori, inclusi molti di rango, pazientemente 
incastrati nei sei mesi precedenti con I'intercettazione della 
corrispondenza con Capri (tramite il corso Antonio Suzzarelli, 
contrabbandiere e postino di fiducia del credulo irlandese Hudson Lowe 
e agente di Saliceti). 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 116 



Un tribunale straordinario speciale condanno la maggior parte alia 
deportazione a Fenestrelle e una dozzina a morte, inclusi due giovani ex- 
colonnelli borbonici, il duca Tommaso Frammarino e il marchese 
Palmieri. Quest'ultimo fu impiccato alia chetichella il 2 giugno, dopo un 
vano tentative di fuga reso possibile da una sommossa popolare 
arringata dallo stesso condannato e dal cappuccino che lo confortava sul 
patibolo eretto al Largo dei Castelli sotto il cannone del Castelnuovo. 
Inizialmente soprafFatti, gli svizzeri e i civici, rinforzati da alcuni corsi, 
inseguirono i rivoltosi in via Toledo, sparando e caricando alia baionetta. 
Sembra che sul momento vi siano stati 8 morti e 40 feriti: ma la polizia 
effettuo subito dopo una retata dei presunti capi sommossa e parecchi 
(forse 42) furono a loro volta giudicati col rito militare e afForcati il 
mattino seguente (il frate, accusato dal generate Mathieu e fatto ricercare 
da Saliceti su ordine diretto del re, riusci ad eclissarsi). 



Gli indennizzi alle vittime dei briganti (decreti 4 e 16 giugno 1807) 

Con decreto del 4 giugno fu stanziato 1 milione di ducati per 
I'indennizzo delle vittime del brigantaggio. Con decreto N. 159 del 16 
giugno furono messi a disposizione del commissario straordinario per le 
Calabrie 100.000 ducati oro per le famiglie dei caduti nell'ultima 
incursione (ossia la campagna borbonica di Mileto). Un campione di 21 
concessioni (decreti N. 248-49, 263-64, 293-95, 316-21/1807, 18- 
19/1808), per un totale di oltre 20.000 ducati, ne registra una di 5.000 
(alia famiglia de Curtis di Rocca Gloriosa, Salerno), una di 2.400 (a 
Vmcenzo Bucci di San Severo, Foggia), una di 1.200, una di 1.050, una 
di 1.000 e 2 di 100 per danni; una di 2.400 (alia famiglia del comandante 
civico di Montepagano), una di 1.200, una di 1.000, una di 900, due di 
800, una di 600, quattro di 500, due di 400 e una di 200 per I'uccisione 
del capofamiglia. 



II processo per ilpresunto attentato al re (13 giugno-12 luglio 1807) 

II 13 giugno 1807 il commissario Monglas arresto a Castellammare (si 
disse su denuncia di una ragazza corteggiata, piu probabilmente su 
delazione di alcuni arrestati del 23 maggio) il sedicente colonnello 
Agostino Mosca, di Gragnano, gia difensore di Maratea e agente di 
Palermo, con I'accusa di progettare un attentato al re durante la sua 
visita a Salerno (preannunciata in modo tale da far sospettare una 
trappola architettata dalla polizia). Condannato a morte (su prove 
documentali, forse falsificate per tirare in ballo personalmente, come 
mandante, la regina Carolina, e convalidate da una confessione, forse 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 117 



dettata da megalomania o estorta con false promesse d'impunita) Mosca 
fu impiccato il 12 luglio a Napoli, nella sua rossa uniforme siciliana e 
completamente ubriaco. In segno di magnanimita, con legge del 13 
luglio fu stabilito un consiglio privato del re per I'esame delle domande 
di grazia (condono o commutazione della pena). II 28 luglio Saliceti 
diffuse un rapporto suUa cospirazione, in seguito confutato dal 
principino di Canosa, comandante della base borbonica di Ponza e 
indicato da Saliceti come organizzatore dell'attentato. 



La responsabilita dei comuni per i danni dei briganti (27 agosto) 

La mancata resistenza contro i briganti era sanzionata dalla prassi 
militare: ad esempio, con o. d. g. del 7 aprile 1807, Partouneaux puni a 
tale titolo i comuni di Guardiagrele, Palombara e Villamagna con la 
fornitura di 500 paia di scarpe al lOe de ligne, raddoppiata se non 
completata entro 10 giorni. La prassi divenne norma con decreto N. 242 
del 27 agosto, che dichiarava "responsabile dei danni provocati nel suo 
distretto dalle loro incursioni" e tenuta a risarcire le vittime "ogni 
comune convinta di non avere impiegati contro i briganti tutti quei mezzi 
di difesa, che era in sua facolta di adoperare". La ripartizione era fatta 
inoltre su tutti gli individui, inclusi gli indigenti, soggetti ad esecuzione 
personale ad arbitrio del comandante della provincia. I beni di chi avesse 
invitato i briganti nella sua comune o li avesse comunque favoriti erano 
confiscati a beneficio della comune assalita. II parroco che non avesse 
"adoperata tutta la sua personale influenza per incoraggiare il popolo alia 
difesa o per persuadere i briganti a desistere dall'aggressione" era 
passibile di arresto e sospensione dall'esercizio delle sue funzioni. 



II processo per I'attentato a Saliceti (31 gennaio 1808) 

Grazie alia sua passione per il teatro, la notte del 30-31 gennaio 1808 
Saliceti sfuggi per poco all'esplosione di un ordigno ("macchina 
infernale") collocato sotto il suo appartamento privato da Pasquale 
Viscardi, giunto appositamente da Ponza. L'attentato fece un morto e 22 
feriti, inclusi il genero e la figlia del ministro, incinta di sei mesi 
(incolume il nipote Ignace). La perizia tecnica sulle cause del sinistro fu 
affidata a Colletta che ne accerto la natura dolosa. Viscardi riusci a 
fuggire, mentre fu arrestato il padre Onofrio, farmacista (con bottega al 
pianterreno del palazzo di Saliceti) e gia membro di un'unione realista 
del 1799, il quale ebbe salva la vita facendosi delatore del figlio 
Domenico, poi impiccato a Piazza Mercato. Un terzo figlio, Francesco, 
denunziato da Pignatelli per opinioni antifrancesi, fu condannato a 15 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 118 



anni di ferri. In seguito furono giustiziati altri quattro presunti congiurati, 
incluso il cavalier Talamo, ricco mercante di Napoli. 



La prefettura di polizia di Napoli (D. 22 ottobre 1808, titolo III) 

II decreto 22 ottobre 1808 per la municipalita di Napoli discipline nel 
titolo III (art. 17-22) le attribuzioni del prefetto di polizia di Napoli, 
posto sotto gli ordini immediati del ministro della polizia generale, cui 
spettava I'autorizzazione dei regolamenti proposti dal prefetto. 
Quest'ultimo era incaricato delle seguenti funzioni: 

• {controllo delle persone): rilascio dei passaporti per I'espatrio dei nazionali e il 
viaggio degli strameri airintemo del regno; esecuzione dei regolamenti sulle 
persone sconosciute, i mendicanti, i vagabondi, con facolta di dispome la 
reclusione in apposite case di detenzione; ricerca dei disertori e prigionieri di 
guerra fuggitivi; 

• iprigioni) polizia delle prigiom e delle case di forza e di correzione, con potere di 
nomina dei carcerieri, custodi e domestici conformemente al decreto del 7 
settembre 1808; 

• la polizia annonaria; la vigilanza sulla vendita delle polveri e dei salnitri; 

• {polizia dei costumi): esecuzione delle leggi e dei regolamenti di polizia sugli 
alberghi, locande, case mobiliate e di piacere; sulla stampa e le librerie per la tutela 
dei costumi e della pubblica onesta; 

• {polizia dei teatri e feste pubbliche); sicurezza delle persone, prevenzione di 
incidenti e mantenimento della pubblica tranquillita nei teatri; disposiziom per il 
buon ordme nelle feste pubbliche; 

• {polizia urbana); prevenzione di croUi (mediante demolizione, riparazione, 
puntellamento degli edifici pericolanti) e incendi (con comando e vigilanza sul 
corpo civico dei pompieri); soprintendenza alia conservazione delle pubbliche 
strade, dei monument! e degli edifici pubblici; illuminazione e annaffiatura delle 
pubbliche strade; esecuzione delle norme sulla spazzatura delle strade, piazze, 
giardini ed edifici pubblici e dei regolamenti sui condotti di scolo delle acque 
piovane e sulle grondaie. 

Al prefetto spettavano inoltre la prestazione del braccio forte per 
I'esecuzione delle esazioni fiscali e la richiesta all'intendente dei corpi di 
guardia dei pompieri e della forza del buon ordine. Aveva infine ai suoi 
ordini, per I'esercizio delle sue funzioni, la guardia civica e la 
gendarmeria reale e corrispondeva col comandante della piazza per il 
servizio della guardia civica e la distribuzione dei corpi di guardia. 



Le commissioni militari in Calabria e Vamnistia Partouneaux (1808) 

Nel 1808 le commissioni militari di Cosenza furono presiedute dai 
capibattaglione Simeoni (artiglieria), Monneret (granatieri reali), de 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 119 



Buret (Isembourg), Cristophe (25e chasseurs) e Cassan (20e ligne): 
Greco le defini «precipitose assai nei dibattimenti per prowedere 
all'urgente bisogno di spurgare le career! zeppe di borbonici» e focolaio 
di una mortale epidemia. Furono emesse tuttavia soltanto 54 sentenze, 
con 39 condanne a morte, 25 ai ferri (tra cui il cappellano del maggiore 
Necco) e 20 alia custodia cautelare fino alia pace, 2 rinvii al tribunale 
ordinario e 27 assoluzioni. 

II decreto N. 131 del 12 maggio 1808 deferiva alle commissioni 
militari e comminava la pena di morte agli individui non appartenenti ad 
un'armata regolare e in particolare i galeotti sbarcati dal nemico "per 
turbare la tranquillita pubblica" del regno e "organizzarvi I'assassinio". 
In compenso, col bando del 19 maggio da Cosenza, gia citato, 
Partouneaux minaccio pene esemplari ai calunniatori e garanti la tutela 
agli accusati, invitando i cittadini e le autorita a denunciare gli abusi 
delle guardie civiche. 

Con decreto del 5 giugno Compere fu incaricato della distruzione dei 
briganti nelle diverse province del regno, ma i comandanti provinciali 
conservarono di fatto I'autonomia. Subentrato il 2 giugno a Maurice 
Mathieu nel comando superiore in Calabria, Partouneaux proclamo 
I'amnistia, facendola annunciare nei vari distretti con particolari 
solennita. II 3 settembre, su ordine del colonnello degli svizzeri 
comandante la piazza di Palmi, una solenne processione con I'immagine 
del Venerabile, tutto il clero e i galantuomini, si reco ai vigneti del Cropo 
a tre miglia dall'abitato, e vari contadini furono spediti ad annunciare 
alle comitive che era stata concessa I'amnistia: dovevano presentarsi e 
giurare fedelta a re Gioacchino, "alleato a re Ferdinando"; avrebbero 
ricevuto in cambio una diaria da 8 a 18 carlini, con I'obbligo di non 
dimorare ne a Palmi ne a Seminara. Era I'ultima chiamata: se non ne 
approfittavano, se la sarebbero vista con 2.000 soldati gia pronti. Dei 
sette capi comitiva della zona se ne presentarono solo due, ma I'amnistia 
indeboli anche gli altri, seminando sospetti e discordie. 



I delitti contro la sicurezza dello stato nel codice Cianciulli (1808) 

II codice penale del regno, elaborato dal ministro della giustizia 
Cianciulli ed emanato con legge N. 143 del 20 maggio 1808, in 287 
articoli, era ripartito in tre soli titoli. II I (disposizioni generali), dava per 
la prima volta il sistema del diritto penale, con la divisione, 
classificazione, competenza ed estinzione dei delitti (artt. 1-45) e la 
natura e applicazione delle pene (46-76). Le fattispecie erano invece 
ripartite in "delitti contro la societa" (titolo II) e "delitti contro gli 
individui" (titolo III). Questi ultimi comprendevano omicidio (170-201), 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 120 



ferite (202-207), ingiurie e difFamazione (208-221), violenza camale 
(222-239), furto (240-271), truffa e falso privato (272-287). II titolo II 
era a sua volta ripartito in delitti contro la sicurezza esterna e I'ordine 
interno dello stato (77-91), violenza pubblica (92-122), abuso di potere, 
corruzione ed estorsione di magistrati, pubblici funzionari ed esecutori 
(123-136), vilipendio della religione (137-141), delitti contro la salute 
pubblica (142-143) e contro la proprieta dello stato e la pubblica fede 
(144-149), inclusi contrabbando, usura e falsita in misure e atti pubblici. 

I delitti contro la sicurezza esterna e I'ordine interno dello stato, 
qualificati "alto tradimento", erano puniti con la "morte esemplare", che, 
in deroga all 'art. 68 dello stesso codice, era comminata anche al reo 
ultrasettantenne. II tentativo era punito come il delitto consumato, 
purche la mancata consumazione non fosse dipesa da resipiscenza 
operosa del reo, che, a seconda degli effetti prodotti, era considerata 
esimente o semplice attenuante di un grado: I'attenuante era concessa 
anche ai semplici esecutori che non avessero piena cognizione dello 
scopo degli atti. Le fattispecie previste erano la cospirazione e la 
corrispondenza col nemico al fine di rovesciare I'ordine costituito o 
attentare alia vita del re, la corrispondenza criminosa con qualunque 
nazione estera che avesse progetti ambiziosi sul regno, gli atti ostili 
come arruolamenti e leve di truppe e depositi di armi e munizioni, lo 
spionaggio e la rivelazione di segreti di stato, la presa d'armi contro la 
patria o nazioni alleate, la violazione dei trattati, le offese agli 
ambasciatori e ministri esteri, la pirateria contro sudditi di nazioni 
amiche o alleate, le cospirazioni formate con le forze interne dello stato 
e i libelli, scritti o discorsi diretti ad eccitare il popolo contro il re o il 
governo al fine di rovesciare I'ordine costituito (quest'ultimo reato era 
punito con la semplice deportazione e col bando perpetuo se non era 
connesso ad una cospirazione, e in via solo correzionale se commesso 
col solo fine di spargere il malcontento, salvo la maggiore pena in caso 
di recidiva). L'art. 79 considerava "specialmente rei di alto tradimento 
verso la patria, gli ufficiali, i consiglieri del re o del governo, militari o 
politici" che si fossero macchiati di tali atti. Ve ne furono non pochi, 
soprattutto nel 1814-15 tra i generali, ma nessuno fu owiamente 
perseguito, mentre le sanzioni contro la prevaricazione dei magistrati 
disonesti costarono a CianciuUi il ministero. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 121 



B. Tra pacificazione ed emergenza (1809) 

La cessazione dello stato di giierra e la missione di Saliceti a Roma 

Saliceti era stato runico civile inserito tra i primi 8 dignitari delle Due 
Sicilie nominati da re Giuseppe alia vigila della partenza per la Spagna e 
il direttore generate della polizia Laurenzana uno dei due civili (I'altro 
era il barone Nolli) fra i primi 57 commendatori. Alia spedizione di 
Capri Saliceti aggrego anche due commissari di polizia (de Stefano e 
Laghezza) incaricati di istruire i processi politici contro la popolazione 
che parteggiava per gl'inglesi. Quest'ultima fu pero salvaguardata dal 
patto di resa convenuto il 16 ottobre 1808 tra Lamarque e Hudson Lowe 
e che lo stesso Saliceti convinse Murat a ratificare. L'8 ottobre, mentre 
ancora si combatteva a Capri, Briot e Poerio, di ritorno da Napoli alle 
loro intendenze, caddero in un agguato nella terribile conca di Campo 
Tenese e furono salvati in extremis dalla colonna legionaria accorsa da 
Castrovillari. Malgrado la brutta esperienza, in dicembre Briot trasmise 
al nuovo re, col suo parere favorevole, la petizione delle popolazioni 
calabresi che chiedevano la fine dello stato di guerra, sul presupposto 
che i briganti erano fuggiti in Sicilia per arruolarsi nei Calabrian Free 
Corps oppure avevano approfittato deH'amnistia. Murat aggiorno di suo 
pugno la richiesta dei cosentini e anzi mando a Reggio [come tenente di 
re, e percio ritenuto localmente superiore alio stesso comandante 
provinciale Cavaignac, che pure era divisionario] un "duro" come il 
colonnello Manhes, il cui primo atto fu il confino a Napoli 
dell'arcivescovo e la sua sostituzione con un servizievole canonico pro- 
fi'ancese. 

Rinforzato dalla presa di Capri, che Saliceti considerava un suo 
successo personale, il ministro accrebbe ulteriormente il suo potere: il 7 
novembre Laurenzana fu nominato intendente di Napoli e Maghella lo 
sostitui come prefetto di polizia. II 14 dicembre furono sostituiti tutti i 
commissari di polizia di quartiere tranne uno (Pasquale de Laurentiis). 
La magnitudo del terremoto fu tale da essere registrata daU'osservatorio 
di Parigi e da provocare un intervento dello stesso imperatore, che il 20 
gennaio 1809 scrisse direttamente al suo vecchio commissario politico 
deWArmee d'ltalie: «un roi qui laisse dans de maines comme les votres 
deux portefeuilles de telle importance il ne peut pas regner, il abdique». 
Richiamato a Parigi, ma destinato poi a Roma a presiedere la 
commissione per la riforma amministrativa dei territori pontifici annessi 
all'impero, Saliceti parti il 6 febbraio, dopo aver restituito il portafoglio 
della guerra, e supplito temporaneamente da Manzi in quello della 
polizia generale. Fu percio a Manzi che il 25 febbraio Murat ordino di 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 122 



far perquisire le case degli aderenti al "partito patriottico" che sognava 
"la riunione di tutta Italia"; lo stesso giorno ne scrisse a Napoleone, 
aggiungendo che i «bureaux de correspondance» dei patrioti erano le 
logge massoniche, finanziate dagli inglesi. Tomato da Roma a fine 
aprile, Saliceti riassunse il ministero di polizia. 



L 'ordinanza di aha polizia per la Calabria dell '8 marzo 1809 

In realta (come abbiamo visto a proposito della riorganizzazione della 
gendarmeria) anche Murat intendeva dichiarare la pacificazione del 
regno a partire dal 1° febbraio 1809. Tuttavia il re concepiva la 
pacificazione in un modo del tutto diverso da Briot e dal notabilato 
calabrese: costoro la vedevano come una semplice presa d'atto che 
I'emergenza era ormai superata, mentre per Murat era un obiettivo 
politico da conseguire con un'ulteriore stretta di freni, per farla finita una 
volta per tutte coi briganti. Cio spiega I'apparente contraddizione tra la 
dichiarazione di cessazione dello stato di guerra e la successiva 
ordinanza di alta polizia dell' 8 marzo, valida per la sola Calabria, che 
anticipava i draconiani prowedimenti in seguito disposti col decreto del 
1° agosto. 

L' ordinanza estendeva e quantificava la responsabilita dei comuni per 
i delitti pubblici non impediti commessi dai suoi abitanti o sul suo 
territorio e quella dei possidenti e padroni per le persone da loro 
dipendenti, gravandoli deH'indennizzo dei fijrti subiti dal procaccio, dai 
viaggiatori e dai corrieri, del pagamento di un premio di 50 ducati ai 
militari o civici di altri comuni per la cattura o uccisione di un brigante 
del luogo, nonche di ammende (applicate con ordinanza dell'intendente) 
di 200 ducati per ogni paesano datosi al brigantaggio dopo r8 marzo e di 
1.000 per ogni militare ucciso nel territorio comunale, riscattabili solo 
con la consegna del reo vivo o morto. 

L'eventuale concessione del perdono era riservata esclusivamente alle 
piu alte autorita civili e militari della provincia. Ai briganti erano 
accordate ventiquattrore per costituirsi, pena la persecuzione fino alio 
sterminio. L'ordine di ucciderli era esteso ai "buoni cittadini", dando 
incarico agli intendenti di assoldare e organizzare una "forza armata 
straordinaria", composta sia da colonne mobili per dare la caccia ai 
briganti che da agenti segreti (reclutati tra i pentiti) per spiarli e 
ucciderli. La forza doveva essere finanziata dai proprietari con 
sottoscrizioni volontarie, anche segrete, che garantivano I'immunita 
dalle ammende. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 123 



Corti speciali e commissioni militari (decreto 1° luglio 1809) 

La spedizione anglo-siciliana nel golfo di Napoli provoco ulteriori 
misure repressive sull'intero territorio del regno. Con decreto N. 447 del 
1° luglio la competenza dei tribunali straordinari misti, di fatto aboliti, fu 
ripartita tra le corti criminali del regno (composte solo da magistrati) e le 
commissioni militari. Le corti criminali erano pero autorizzate a 
procedere "quali speciali e delegate" (ossia con la stessa procedura 
sommaria introdotta dal decreto dell' 8 agosto 1806). Fino a nuove 
disposizioni, erano di loro competenza i delitti di cospirazione e 
corrispondenza col nemico, cospirazione interna contro lo stato e 
I'ordine pubblico e difFusione di libelli e stampe sediziosi, nonche quelli 
di brigantaggio, attruppamento e "incesso" (incursione) per le campagne, 
furto su pubbliche strade o in case di campagna commessi da almeno tre 
persone. Erano invece deferiti alle commissioni militari gli arruolamenti 
e la diserzione a favore di nemici e ribelli, lo spionaggio militare e i 
procedimenti contro gli emigrati che avessero preso le armi contro lo 
stato. Erano inoltre riservati alle commissioni i casi flagranti e certi di 
brigantaggio e attruppamento (cattura con le armi in pugno o con 
documenti inequivoci), e generalmente tutti i delitti di brigantaggio 
"quando I'urgenza del bisogno" facesse giudicare al re "necessaria 
questa misura di rigore". Un decreto del 16 dispose la confisca dei beni 
degli emigrati in Sicilia con vendita all'asta a beneficio in parte del fisco 
e in parte delle vittime e dei militari distintisi nella repressione, nonche 
per il fmanziamento di taglie di 20-25 ducati sui singoli briganti e di 500 
sui capi. Con decreto N. 419 del 17 fu concessa I'amnistia ai sudditi 
napoletani che abbandonavano le bandiere del nemico, con facolta di 
essere ammessi al servizio di Murat col proprio grado, e sotto minaccia 
di giudizio militare e pena capitale se presi con le armi in pugno. Con 
altro del 27 (N. 425) i militari nemici rimasti nelle isole evacuate furono 
invitati a presentarsi entro otto giorni al prefetto di polizia di Napoli, con 
promessa di perdono della loro emigrazione e ammissione col loro grado 
e qualita, e sotto minaccia di essere altrimenti trattati come "spioni del 
nemico". L'8 agosto fu approvato anche I'arresto cautelare dei parenti 
dei principali emigrati (duchi d'Ascoli e del Gesso e principe di Canosa), 
liberati poi dietro fortissimi riscatti. 



// decreto antibrigantaggio del 1° agosto 1809 

Nominato in giugno commissario straordinario in Basilicata e 
Calabrie, con ordine del giorno del 18 luglio da Palmi Poerio notified le 
restrizioni al commercio con la Sicilia e le nuove misure repressive 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 124 



(incendio dei boschi in cui si rifugiassero briganti, arresto dei sospetti di 
connivenza senza riguardo alia posizione sociale). 

L'art. 11 del decreto N. 430 del 1° agosto disponeva che entro un mese 
dalla pubblicazione "non (dovessero) piu esistere briganti nel regno". 
Apposite commissi oni, nominate dall'intendente e dal comandante 
militare, dovevano redigere la lista provinciale dei briganti in armi e dei 
capi notori, pubblicata mediante affissione nei capoluoghi di circondario. 
Chi si trovava iscritto aveva 8 giorni per presentarsi personalmente 
aU'autorita civile o militare, restando in stato d' arresto sino a verifica del 
reclame. Spirato tale termine gli iscritti erano dichiarati "fuorgiudicati" 
(cioe condannati a morte e a confisca dei beni), con premi di 25 ducati 
per la loro cattura e di 20 per la loro uccisione, o di 500 se erano 
qualificati come capi, e con arresto immediate delle famiglie dei capi e 
dei briganti piu noti. In caso di cattura i fuorgiudicati erano deferiti alle 
commissioni militari, con esecuzione immediata per quelli presi con le 
armi in pugno e differita, per gli inermi, fmo ad accertamento (entro tre 
giorni) della loro identita e verifica della loro eventuale qualita di capi 
comitiva soggetti a taglia di 500 ducati. Unico temperamento alia 
sommarieta della procedura era I'obbligo delle commissioni, qualora 
sedenti nello stesso luogo del tribunale criminale, di sentire il parere del 
procuratore generale del re. Nel confermare i perdoni e le amnistie gia 
concessi, si revocava alle autorita civili e militari la facolta di 
concederne altri, salvo che ai pentiti i quali avessero preventivamente 
concordato la cattura o I'uccisione di un capo (e ai quali spettava anche 
la taglia di 500 ducati). I favoreggiatori volontari erano trattati come i 
fuorgiudicati: gli aiuti estorti dai briganti dovevano essere denunciati 
entro sei ore alle autorita locali, pena il deferimento ai tribunali 
competenti. 

Colletta (che nel 1809-11 partecipo personalmente alia repressione del 
brigantaggio calabrese, coi metodi di Manhes) nella Storia del reame di 
Napoli commento cosi il prowedimento: 

«La facolta di incarcerare le famiglie dei fuorgiudicati produsse miserevoli arresti; 
ma si aveva almeno alia crudelta la certa guida del parentato: la facolta d'incarcerare i 
promotori e gli aderenti, vaga, arbitraria, facile agli errori ed agli mganni, produsse 
mall smisurati ed universale spavento. Tal rinacque il rigore, che se la benignita del re 
non avesse temperato in molti casi I'asprezza delle leggi, e se gli afflitti non fossero 
stati ultima plebe, di cui sono bassi non sentiti i lamenti, quel tempo del regno di Murat 
avrebbe pareggiato in atrocita e mala fama i piu miseri tempi di Giuseppe». 

L. M. Greco, storico della Calabria Citra, osservo che nel 1809 le 
commissioni militari di Cosenza emisero pochissime sentenze. Ma il 
dato si spiega con le esecuzioni extragiudiziali: nei rapporti del 7 
settembre e 29 ottobre il sottointendente di Monteleone, de Thomasis, 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 125 



affermava, ad esempio, che dei 454 ricercati del suo distretto, 310 erano 
gia stati uccisi e ne restavano percio meno di un terzo (144). 

Con circolare del 28 ottobre dell'lntendente di Terra di Lavoro, fu 
proibita la caccia ai bufali con cani e furetti, come si usava allora in 
molti paesi, perche «non conv(eniva) abituare il popolo, e soprattutto le 
donne e i fanciulli, al funesto spettacolo del massacre e del sangue». 



La morte di Saliceti e la successione di Daure (23 dicembre 1809) 

Dopo aver dato notizia, il 2 luglio, che Maghella era stato insignito 
della croce di cavaliere delle Due Sicilie, il Monitore del 3 luglio 
pubblico una criptica precisazione che "fmo ad allora" le funzioni del 
prefetto di polizia erano state esercitate da Gabriele Lamanna. In ogni 
modo la spedizione anglo-siciliana dette modo a Saliceti di tornare a 
Napoli di gran carriera e di dare una nuova dimostrazione del suo sangue 
freddo e della sua capacita politica sostenendo la regina sua 
connazionale e scongiurando in extremis il disastroso abbandono della 
capitale gia deciso dall'ondivago Gioacchino. II 6 dicembre, da Parigi, il 
re scrisse a Saliceti di arrestare tutti gli amnistiati con una retata notturna 
simultanea su tutto il territorio nazionale. L'ordine non fu eseguito, 
perche il 23 il ministro mori improwisamente, tre giorni dopo una "cena 
col diavolo", ossia con Maghella. L'autopsia riscontro una colica di 
fegato di origine nefritica, mettendo a tacere le voci di awelenamento, 
sufTicienti pero per precludere a Maghella la successione al ministero di 
polizia, che fu di nuovo riunito interinalmente a quello della guerra: ma 
stavolta sotto un militare, il generale Daure. Al cambio si accompagno 
tuttavia (con decreto N. 529 del 29 dicembre da Parigi) I'estensione dei 
poteri del prefetto di polizia di Napoli alia provincia, trasferendo le 
competenze di polizia giudiziaria dei giudici di pace ai commissari, 
ispettori commissari e ispettori ordinari di polizia, posti a tal fine alle 
dipendenze del procuratore generale. 

Secondo VAlmanacco di Corte del 1810, il ministero aveva sede al N. 
287 della Riviera di Chiaia. II capo gabinetto centrale, Brechon, era 
incaricato di trasmettere, regolare e distribuire la corrispondenza e le 
decisioni del ministro nelle divisioni, dirigere la corrispondenza segreta 
e istruire gli affari di cui il ministro si riservava I'esclusiva cognizione. 
Capo della divisione della citta e provincia di Napoli era Alessandro 
d'Azzia, sostituto procuratore regio della corte d'appello di Napoli, 
capoburo era Gaetano Pecheneda. 



// contrasto tra intendenza e magistratura a Cosenza (1809-10) 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 126 



Se il notabilato locale temeva la legislazione d'emergenza che, col 
pretesto di tutelare la proprieta privata e I'ordine pubblico, pretendeva di 
ficcare il naso nelle clientele sociali e criminalizzare il secolare istituto 
del "manutengolo" (ossia il contratto di protezione tra un potente e un 
latitante rifugiato nelle sue terre in cambio di piccoli favori, inclusi le 
estorsioni e gli omicidi su commissione), la noblesse de robe, 
potentissima nel Mezzogiorno d'ltalia, non gradiva le invasioni di 
campo dei traineurs de sabre e degli intendenti che giocavano ai piccoli 
Saint Just. Passata la prima fase di emergenza si scateno il braccio di 
ferro corporativo, owiamente combattuto ore rotundo, a colpi di cavilli 
legali, sonori principi universali e ipocrita filantropia. 

II piu noto di questi conflitti di potere, ben raccontato da Luigi Maria 
Greco, riguardo ramnistia coUettiva concessa nell'agosto 1809 dal 
generate Amato alia banda Bisceglia. II procuratore generale di Cosenza 
impugno infatti I'atto di clemenza nei confronti di uno solo degli 
amnistiati (Ferdinando Aiello), come reo di omicidio aggravato dalla 
qualita della vittima (il sindaco Mansi). Malgrado il crescente contrasto 
con Amato, I'intendente Briot lo sostenne contro i togati, incurante di 
scontentare cosi il notabilato cosentino, fmo a provocare I'intervento del 
ministro della giustizia Ricciardi che il 21 dicembre ordino il processo. 
Anche Amato fu indirettamente sconfessato dal suo superiore, generale 
Cavaignac, comandante delle Due Calabrie, che il 25 gennaio 1810 fece 
effettuare una retata notturna di tutti gli amnistiati della provincia che 
non avevano ottemperato al minaccioso ordine, dato pochi giorni prima, 
di presentarsi a Cosenza (misura geniale: ne sfuggirono parecchi, che 
owiamente ripresero a fare i briganti, incattiviti dalla mancanza di 
parola). Ancor dopo il rinvio a giudizio di Aiello (20 febbraio) Briot 
ostacolo il processo con tattiche dilatorie, ma la visita di Murat (19-24 
maggio), I'inchiesta segreta e il trasferimento di Amato e Briot (18 
settembre) consentirono di portare a termine la vendetta legale ed 
esemplare del notabilato cosentino. 



L 'abolizione delle commissioni militari (decreto del 10 giugno 1810) 

Malgrado pagine infami come I'esecuzione del duca d'Enghien e il 
Dos de Mayo, dovuti del resto piu al servilismo verso Napoleone e ad 
incapacita di comando che ad un temperamento sanguinario, Murat 
desiderava essere amato e teneva percio ad apparire e anche a sentirsi 
interiormente magnanimo. II 10 maggio 1810, alia partenza per la grande 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 127 



impresa dello sbarco in Sicilia, decreto una nuova amnistia, con termine 
di presentazione al 4 giugno, poi prorogate al 15. Come abbiamo gia 
detto, la sosta a Cosenza (dal 19 al 24 maggio), e in particolare il 
rapporto riservato dell'ordinatore Colbert sul carcere provinciate e sugli 
abusi di forza, lo riempirono di sdegno. 

Con decreto N. 652 del 27 maggio da Monteleone, Murat ristabili il 
regime costituzionale in tutta I'estensione del regno, restitui I'alta polizia 
alle autorita civili revocando il potere di arresto agli ufficiali di linea e 
legionari e aboli le commissioni militari, devolvendo le loro competenze 
alle corti speciali di cui al decreto del 1° luglio 1809. Con o. d. g. del 28 
maggio il capo di SM Grenier comunico ai comandanti di divisione che 
dal 1° giugno le autorita militari non potevano piu impartire ordini a 
quelle civili ne arrestare un suddito del re: la disposizione non si 
applicava pero "alia polizia militare della piazza di Napoli ne tampoco 
alia gendarmeria". 

Secondo Colletta, Murat grazio un brigante il quale, condotto da lui in 
catene presso Palmi, I'aveva seal tram ente lusingato raccontando che il 
giorno prima, appostato fra le rupi, aveva avuto I'occasione di sparargli, 
ma non ne aveva avuto il coraggio, folgorato dair«aspetto grande e 
regio» di Gioacchino. II 10 giugno, da Scilla, il re decreto il deferimento 
alle corti criminali ordinarie della cognizione sugli abusi commessi "dai 
gendarmi e qualunque altro militare" sugli imputati in stato di arresto, 
custodia o traduzione. II 9 giugno scriveva a Napoleone, da Scilla: «il 
etait bien temps, sire, que je vinsse visiter ce malheureux pays que j'ai 
trouve en proie a 1' anarchic, aux factions et au plus afFreux brigandage. 
J'espere remedier a ces maux par les mesures energiques que j'ai prise. 
La plus salutaire de toutes est sans doute celle d' avoir rendu la haute 
police a I'autorite civile. Depuis quatre ans les deux provinces de 
Calabre etaient absolument gouvernees militairement et la contrebande 
de detail s'y faisait d'une maniere effrayante par tous les militaires et par 
tous les pecheurs. Je dirai meme franchement a V. M. qu'il est 
impossibile de I'empecher entierement et qu'il n'y a que la prise de la 
Sicile pour y mettre un terme». 

La responsabilita civile dei comuni (decreto del 21 giugno 1810) 

Questa misura moderatrice fu pero bilanciata dall'inasprimento, con 
decreto N. 672 del 21 giugno, del principio della responsabilita civile dei 
comuni e di tutti gli abitanti per i delitti commessi nel loro territorio 
"con pubblica violenza da almeno tre persone". A meno di non avere, in 
data anteriore al delitto, perseguito ed espulso dal proprio territorio i 
delinquenti, o di aver fatto certificare I'impotenza delle proprie forze dal 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 128 



sottointendente del distretto, i comuni erano tenuti a rifondere 
integralmente i danni, nonche ad un'ammenda pari ad un quarto del 
danno in caso di concorso nel reato di un abitante del comune e ad una 
di 100 o 200 ducati (a seconda della popolazione inferiore o maggiore di 
2.000 abitanti) per ogni militare ucciso, mutilato o rimasto invalido nel 
territorio comunale, a beneficio della famiglia o della vittima. I comuni 
erano tenuti (sotto la responsabilita del sindaco e dei decurioni) a 
formare un elenco (aggiornato ogni anno a novembre) di tutti gli abitanti 
maggiori di 15 anni, nonche un altro speciale degli oziosi, facinorosi e 
vagabondi, da sottoporre a speciale vigilanza. Prowisoriamente le spese 
per gli indennizzi e le ammende erano a carico dei 20 maggiori 
contribuenti; in seguito si sarebbero ripartite tra tutti gli abitanti, 
portando in detrazione il ricavo dei beni confiscati agli abitanti del paese 
eventualmente concorrenti nel delitto. 

Con decreto N. 677 del 23 giugno fu rinnovata I'amnistia ai sudditi 
che abbandonavano le bandiere nemiche, estesa ai calabresi emigrati in 
Sicilia, con la promessa di non essere "ricercati per nessuna loro colpa 
anteriore" e la facolta di "rientrare liberamente nella loro patria" oppure 
di essere ammessi, col grado e il soldo goduti, al servizio napoletano. 



Le corti speciali miste per i fuorgiudicati (decreti 2-3 luglio 1810) 

Anche i successivi decreti da Scilla riflettevano le apprensioni per il 
brigantaggio. Cosi il decreto del 30 giugno che amnistiava gli ex- 
briganti arruolati "per grazia" nei corpi franchi e disertati per tornare al 
brigantaggio; e i due (N. 690 e 693) del 2 e 3 luglio su competenze e 
composizione delle corti speciali. II giudizio sui fuorgiudicati, sempre 
ristretto al solo accertamento dell'identita personale e all'applicazione 
della pena, veniva infatti sottratto alle commissioni militari e deferito a 
corti speciali miste, composte da un numero pari di giudici (6 o 8, di cui 
3 o 5 civili, suppliti nei termini di legge ma su chiamata del presidente 
d'accordo col procuratore general e). La nomina dei tre giudici militari 
era riservata al re su proposta del ministro della guerra e la chiamata 
degli eventuali supplenti al presidente (civile) della corte. Di grado non 
inferiore a capitano, erano inoltre posti, per I'esercizio delle funzioni 
giudiziarie, sotto la vigilanza immediata del ministro della giustizia. 

La procedura era accusatoria: I'istruttoria era fmalizzata alio "sviluppo 
della verita nel pubblico dibattimento". Su requisitoria del pubblico 
ministero il presidente poteva delegare e far rettificare gli atti istruttori 
da altro ufficiale di polizia giudiziaria anche fuori del proprio 
circondario owero da uno dei giudici della corte criminale e militare. In 
compenso veniva accentuato il carattere sommario del rito abolendo 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 129 



ogni altra istruzione preliminare al dibattimento e ogni termine e 
giudizio preventivo per le eccezioni di nullita degli atti e dei testimoni. 
La corte doveva tuttavia tenerne "quel conto che sara di giustizia" e 
restava il termine di ventiquattrore per la notifica reciproca dei testi 
prodotti dalle parti, fatta salva la facolta della corte di rigettare gli 
articoli di difesa non pertinenti, limitare i testi e dispensarsi 
daU'esaminarli quando ritenesse i fatti gia accertati. Era infine consentito 
il ricorso in cassazione secondo la procedura ordinaria, salvo il termine 
di ventiquattrore per la trasmissione degli atti da parte del ministro della 
giustizia e di otto giorni per la pronuncia della gran corte. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 130 



C. Lo stato di terrore in Calabria e Basilicata 
1810-1811 

La situazione deU'ordine pubblico in Calabria nell 'estate 1810 

La fase relativamente garantista inaugurata coi decreti di Scilla non 
soprawisse alia cocente delusione del re per il fallimento della grande 
impresa che si era caparbiamente illuso di realizzare contro la volonta di 
Napoleone. In autunno si scateno infatti, come ora diremo, la fase piu 
sanguinaria e feroce della repressione, un vero e proprio "stato di 
terrore". L'unica differenza tra il rivoluzionario e il criminale comune e 
che il primo sa (o dovrebbe sapere) quando fermarsi. Ma lo storico degli 
stati d'eccezione li vede sempre, in ogni epoca e luogo, degradarsi dal 
ferreo coraggio della necessita politica alia vile volutta della vendetta e 
della soprafFazione, prima che gli interessi forti (e forse il tedio che 
aduggia i piaceri protratti, mai la pieta o il timor di Dio) vi pongano fine. 
Sempre eseguite da monatti selezionati per esser deboli coi forti e forti 
coi deboli, e una costante che le repressioni raggiungano il culmine della 
violenza quando il "nemico intemo" e gia stato sconfitto sul piano 
militare e politico, com'era appunto awenuto in Calabria gia nell'estate 
del 1807 e si era confermato nell'estate del 1809. 

II sistema di sicurezza delle coste e delle retrovie terrestri creato alia 
vigilia della campagna di Calabria dell' estate 1810 aveva dato ottima 
prova: i tentativi di sbarco erano stati tutti impediti e i conati di 
guerriglia soffocati sul nascere: ormai la maggior parte dei superstiti 
dell'insurrezione era emigrata in Sicilia e circa tremila volontari 
calabresi erano inquadrati nei corpi franchi inglesi o siciliani (v. Le Due 
Sicilie, cit., II, pp. 815-26). Sappiamo, da un rapporto di CoUetta del 23 
aprile 1810, che in Calabria Ultra c'erano 420 amnistiati (e che per 
poterli mantenere aveva dovuto contrarre un debito personale con il clan 
Gagliardi). II colonnello borbonico Carbone (lettere del 5, 20 e 31 
luglio), che aveva interesse a gonfiare i dati, stimava ancora attive, nelle 
due province, una decina di bande, per un totale di 1.800 latitanti (di cui 
700 controllati da Bizzarro, 400 da Cicco Perri e 300 dal capitano 
Giuseppe Monteleone Ronca, che I'anno prima aveva comandato i corpi 
franchi anglo-calabresi alia presa di Zante). Un rapporto del 13 
novembre del nuovo intendente di Cosenza, stimava i briganti della 
provincia a 800-1.000, di cui un quarto presso il capoluogo. 

Dalle cronache emerge in ogni modo che nell'estate 1810 la guerriglia 
era ormai finita (a parte due successi riportati da Parafante contro le 
colonne mobili che gli davano la caccia e I'attacco del 3 ottobre contro 
la batteria di Cirella) e che anche il banditismo, pur con rari episodi 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 131 



efferati che atterrivano la popolazione, tendeva ormai verso la forma 
tradizionale dello scrocco. E' illuminante, al riguardo, il caso di Greca, 
«feracissimo granaio e appartata contrada», ben analizzato da L. M. 
Greco. I padroni erano i galantuomini di Acri, che avevano finanziato o 
anche partecipato a ripetute spedizioni contro Friddizza e accusavano i 
loro enfiteuti di Greca di averle fatte fallire rifornendo e awisando il 
capobanda. Taglieggiati da Friddizza, i contadini avevano smesso di 
pagare i canoni e avevano replicato ai padroni che era troppo comodo 
atteggiarsi a patrioti sulla pelle degli enfiteuti. Dopo lunghi quanto vani 
scambi di accuse, alia fine era prevalso il buon senso e si era cercato un 
modus Vivendi con Friddizza, facendogli chiedere, tramite intermediari, 
di «scusare le ostilita come unicamente cagionate da superiori comandi 
irrecusabili; e come riuscite vane per riguardo dei legionari non gia 
awersi ai battaglioni volanti, ma per vero sentimento loro soccorrevoli 
amici, nemici solo alle apparenze». 



// despota delle Due Calabrie 

Abbiamo gia tratteggiato la figura di Manhes, figlio di procuratore del 
re, capitano al seguito di Murat dal 1805, campagne di Capri, Cilento e 
Scilla, salito ai vertici del regime grazie alia fama di mangiapreti e ad un 
matrimonio eccellente, rivelatosi, nel 1815, inetto a comandi operativi. 
Commendatore delle Due Sicilie, generale di brigata il 25 marzo 1810, 
comandante superiore delle province di Chieti e L'Aquila, considerato il 
"pacificatore" degli Abruzzi, il 29 luglio Manhes fu nominato 
comandante della 6a Divisione militare (Due Calabrie e Basilicata), 
avendo alle proprie dipendenze, quali comandanti provinciali, il generale 
di brigata Laboulaye e I'aiutante comandante Montigny (noto alle 
cronache cosentine per aver rapito da un convento la famosa Grazia De 
Pretiis di Amantea, rinchiusa dai parenti per la "vergogna" di essere stata 
stuprata da un sanguinario capomassa, gia assassino dei suoi tre fratelli, 
in seguito amnistiato e ucciso a sua volta da un sicario, ufficialmente per 
una faida tra ex-capimassa). Comandanti dei distretti della provincia di 
Cosenza erano il maresciallo di campo Vincenzo Pignatelli Strongoli 
(Rossano) e il colonnello Freret (Paola e Castrovillari), della 
gendarmeria il caposquadrone Genuino. 

II 1° agosto (in uno dei momenti di massima depress! one circa le sorti 
della campagna) il re dette istruzione a Manhes di "non togliersi gli 
stivali finche i briganti non avessero cessato di esistere". La ragione 
deU'improwisa collera di Murat contro i briganti e forse il loro ruolo 
(testimoniato da un rapporto di CoUetta del 13 agosto) nel contrabbando 
di grano e carne con la Sicilia in cambio di coloniali e zucchero: e 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 132 



vedremo (cap. 2, §. D) quanto in quel momento il re fosse assillato dal 
rifornimento dei viveri. 



LaMedaglia d'Oro Vincenzo Pignatelli Strongoli 

Pignatelli aggiunse ai legionari una «grossa banda di malfattori, parte 
indultati, parte sdebitati con la giustizia per espiate condanne», 
«spargendo il terrore» (L. M. Greco). Inoltre, pur privo dei poteri di 
polizia, il generate esautoro il sottintendente, Tonesto Vanni, 
proclamando una finta amnistia con promessa di sussidio, coperse la 
giustizia sommaria fatta da una vittima contro uno dei costituiti ("non 
Thai avuta da me, ramnistia!") e il 9 settembre, riuniti gli amnistiati col 
pretesto di un controllo, li fece scannare sotto il portico del vescovado. 
Disgustato ma impotente, Vanni riusci a salvarne 50, scortandoli 
personalmente fmo a Cosenza. I decurioni di Rossano insignirono 
Pignatelli di una medaglia d'oro per aver «in poco tempo procurato 
I'esterminio del brigantaggio». 



L 'aha polizia delle Calabrie e I 'ordinanza del 9 ottobre 1810 

Daure, ministro di guerra, marina e polizia, fu estromesso dalle 
decisioni relative alia Calabria, prese personalmente dal re: in quel 
momento, come appare da una sua lettera dell' 11 settembre, si sentiva 
gia (ma a torto) sull'orlo del licenziamento da entrambi gli incarichi 
ministeriali, ambiti - scriveva - rispettivamente da Lamarque e dal duca 
di Laurenzana. II 18 settembre, lo stesso giorno della rinuncia alia 
spedizione di Sicilia, Briot e Amato furono trasferiti, ancora in coppia, a 
Chieti. Con decreto N. 742 del 24 settembre fu richiamato in osservanza, 
fmo aH'aprile 1811, il decreto antibrigantaggio del 1° agosto 1809, 
ristabilendo le commissioni militari a Cosenza e Monteleone per 
giudicare i fuorgiudicati e i briganti presi con le armi in mano. II 27, con 
decreto N. 745, Murat tolse di nuovo aH'autorita civile "I'alta polizia 
delle Due Calabrie", attribuita a Manhes, con I'incarico di "liberare 
queste province dai briganti che ne turbano la tranquillita", e mise a sua 
disposizione "tutta la gendarmeria e le legioni provinciali". Comandanti 
distrettuali erano Genuino (Rossano), Dufresne (Paola), Manthone 
(Scigliano) e G. Labonia (Cosenza): 

L'8 ottobre la banda Quagliarella uccise il generale di brigata L. de 
Gambs mentre, da Napoli, si recava ad assumere il comando militare 
della Basilicata. Con ordine del giorno nella stessa data, Manhes promise 
di sterminare sia i latitanti che i "grandi colpevoli", gli "uomini vili 
quanto perfidi" che li istigavano e aiutavano "con viveri, consigli e 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 133 



notizie bugiarde" e di essere "un amico, un protettore, un fratello" per i 
"buoni calabresi e brave guardie civiche, sempre fedeli alia causa della 
giustizia". Con circolare del 9 ai giudici di pace, eletti di polizia e 
decurioni, li rimprovero per la loro negligenza, minacciandoli di morte ai 
sensi del decreto del 1° agosto 1809, quali "fautori" del brigantaggio. 

Con decreto N. 772 del 29 ottobre la schedatura dei banditi fu limitata 
alle province sottoposte a legge marziale (Calabrie, Basilicata, Principati 
e Teramo). Con ordinanza di polizia nella stessa data Manhes intimo ai 
3.000 schedati calabresi di presentarsi subito alle autorita, sotto pena di 
essere passati per le armi, con scelta tra rarruolamento in un corpo 
militare e il confino con sussidio di un carlino al giorno; prescrisse la 
presa in ostaggio dei parenti e la morte per il minimo soccorso ai 
latitanti, con eccidio dell'intera famiglia e abbattimento della casa che, a 
qualsiasi titolo, avesse dato loro ricetto; ribadi la responsabilita collettiva 
dei comuni, vieto di portare viveri, foraggi e animali in campagna o 
teneme depositi nelle masserie non presidiate, e infme ordino ai parroci 
di leggere 1' ordinanza dal pulpito. 

I metodi di Manhes erano cosi riassunti in un appunto del colonnello 
borbonico Carbone: a) arresto dei parenti fmo al 4° grado, in particolare 
delle donne; b) confisca dei beni; c) sterminio delle famiglie dei 
favoreggiatori con incendio della casa; d) continue esecuzioni a 
Monteleone (spesso costringendo uno dei condannati a fare il boia degli 
altri); e) improwise ispezioni del generale nei paesi con esempi 
immediati e terroristici; f) rastrellamento simultaneo di tutte le Calabrie, 
approfittando dei rigori invernali per stringere i latitanti in una morsa 
inesorabile. II terrore di stato era efficace: solo un pugno di paesi 
(Bivongi, Spadola, Simbario, Bagnaturo, Gagliano, Gasperina) continue 
infatti a subire le minacce dei briganti. 

L'll novembre s'insedio a Cosenza il nuovo intendente, il pugnace 
giornalista salernitano Matteo Galdi, un proscritto del 1794, esule in 
Francia, impiegato nell'ufficio politico delVArmee d'ltalie, docente di 
diritto pubblico a Brera, dal 1799 al 1802 ministro cisalpino in Olanda, 
al servizio napoletano dal 1809 come intendente del Molise: nel suo 
primo ordine del giorno, del 13, tuono contro i calunniatori («son di 
lunga mano awezzo a conoscere questa genia latrice e infame»), 
millanto di saper scoprire non solo i fatti, ma anche i pensieri e ingiunse 
ai funzionari di obbedire a Manhes senza discutere e d'impegnarsi 
piuttosto nell'abolizione del riparto feudale, decretata quattro anni prima 
nel regno e rimasta lettera morta in Calabria. 

II 7 dicembre Galdi registrava la distruzione della casa e la cattura 
della famiglia di Parafante, il 16 I'annientamento delle comitive di 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 134 



Rosarino e Friddizza e I'uccisione di 500 briganti, inclusi Occhiuzzo e 
Camefice, luogotenenti di Parafante, e Luigi Gallo di Melito, eliminato 
dai compagni per ottenere amnistia e taglia. Con ordine del giorno del 17 
dicembre Manhes elogio i legionari: dei 15 maggiori ricercati, ne 
restavano solo quattro: Parafante, Bizzarro e Benincasa, per i quali la 
taglia era raddoppiata a 1.000 ducati, e Friddizza, la cui testa restava a 
500 (contro i 600 pagati per Rosarino). Secondo Colletta {Storia, cit.) 
«di tremila che al cominciare di novembre le liste del bando 
nominavano, ne manco uno solo se ne leggeva al finire dell'anno)). 



La morte degli ultimi 

Nei rapporti del 29 dicembre, 5 e 8 gennaio 1811, Galdi segnalava la 
costituzione di quattro capi minori, I'esecuzione di Cicco Perri («con 
trabante e druda»), la cattura di Carminantonio, la distruzione di una 
comitiva di 42 maschi e 7 donne ad Acri. Con proclama del 12 gennaio 
da Potenza Montigny estese alia Basilicata, fino all'uccisione dei "tre 
mostri" (Taccone, Quagliarella e Carminantonio), le pene previste per i 
comuni d'origine dei malviventi e I'obbligo di evacuare viveri, foraggi e 
bestiame dalle masserie non presidiate a cura e spese del padrone. 

Sorpreso in una grotta grazie alle indicazioni del coUaboratore di 
giustizia Facciale, Cicco Perri sopporto fieramente, assieme alia sua 
donna, la gogna e le atroci sevizie cui furono entrambi sottoposti a 
Cosenza prima dell 'esecuzi one. Dal patibolo maledisse il traditore, il 
governo e il generale Manhes. Un rapporto di Colletta, del 21 gennaio 
(confermato da uno del 31 del borbonico Carbone), dava la versione 
ufficiale sulla morte di Bizzarro, rivendicata, per godere di taglia e 
amnistia, sia dai suoi compagni (che avevano consegnato la testa mozza 
alia polizia di Palmi), sia dalla sua "druda" Nicolina Licciardi, scesa 
dall'opposto versante dell'Aspromonte col resto del cadavere caricato 
suUe spalle. Con decisione salomonica, la taglia fu divisa a meta, 
credendo, ma non del tutto, alia granguignolesca versione della donna 
(entrata poi nel repertorio dei cantastorie) di avergli sparato nel sonno, 
ancora livida delle botte con cui lui I'aveva azzittita dopo aver sbattuto il 
loro bimbo contro una roccia, nel timore che il pianto attirasse una 
pattuglia di legionari; i compagni, troppo vigliacchi per ammazzar da 
soli quell 'Olof erne, si sarebbero limitati a trarre profitto dall'ira 
deU'Erinni. (Piccavano, ai galantuomini, quelle tozze ninfe in armi nei 
boschi, le "drude" dei capi comitiva e le 60 "brigantesse" censite dagli 
intendenti). 

Friddizza fu catturato r8 febbraio. Braccato da 1.500 legionari dai 9 al 
20 febbraio, rimasto con la sua donna e un solo uomo, Parafante fu 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 135 



infine scovato nel bosco Migliuso presso Nicastro. Sulla sua morte 
fiorirono leggende: che avesse, con un morso, amputato il pollice al 
legionario che lo scannava; che avesse fatto in tempo a pugnalare il 
traditore che aveva guidato la colonna e sparato il colpo mortale. La 
morte non guasto la festa gia pronta per lui a Cosenza: Manhes la fece 
scontare all'intera famiglia, gia in ostaggio, condannata a morte in 
blocco per favoreggiamento. Dal balcone della prefettura, col vescovo e 
le altre autorita, si godette la consueta sfilata al patibolo, aperta dal 
fratello prete in groppa all'asino (inforcato, more temporum, a rovescio e 
col cartiglio infamante sulla schiena), seguito dalle donne, la madre con 
la testa mozza, la druda e le sorelle ciascuna con un arto del fu Paolo 
Mancuso, ultimo luogotenente del leggendario pastore Nierello. 
Costretto col terrore ad eseguire personalmente, manhesiano ritu, 
I'impiccagione delle sorelle, il pretonzolo svenne: dovette pensarci il 
boia, rovinando il finale. 

Ci penso il re, ad addolcire I'amaro del generale: accordando a lui, 
stratega dell 'ultima operazione, la taglia su Benincasa, sorpreso nel 
sonno ai primi di marzo nel bosco di Cassano. Secondo CoUetta 
sogghigno udendo la sentenza pronunciata da Manhes: porse con calma 
le mani al boia che gliele mozzo e gliele appese sul petto; mangio di 
gusto, facendosi imboccare dalla scorta, durante la marcia a piedi fino a 
San Giovanni in Fiore, sua patria; dormi placidamente I'ultima notte, 
rifiuto i conforti religiosi e sali da solo, regale, sul palco della forca. 

II 27 aprile Montigny riferiva che Quagliarella era stato ucciso sulla 
riva campana dell'Ofanto dai contadini di Ricigliano e I'intera banda 
Caputo carbonizzata dentro una caverna dai contadini di Forestella di 
Spinazzola. Un rapporto dell' 8 aprile informava dell'uccisione di 
Taccone (linciato dalla civica e dalla gente di Potenza dopo che si era 
costituito) e di altri due capi da parte della civica a Pescopagano e Ascoli 
Satriano. 



La sorte dei carcerati di Cosenza e CastroviUari 

Con decreto del 10 gennaio 1811 Murat attenuo la repressione 
disponendo il censimento dei casi meritevoli di grazia, individuati da 
commissioni di scrutinio provinciali presiedute dall'intendente e 
composte dal comandante militare (a Cosenza lo stesso Manhes) e dal 
procuratore generale. AU'epoca, secondo L. M. Greco, c'erano nel 
carcere di Cosenza (nell'ex-chiesa dei gesuiti) mille detenuti tra briganti 
e ostaggi (inclusi donne e bambini), e 600 nella torre di CastroviUari, 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 136 



vittime delle violenze, del peculate e delle estorsioni dei custodi 
(Scorzafave e Minervini, sergenti degli armigeri: il secondo estorceva 
tangenti promettendo evasioni, concluse invece con la consegna, a 
pagamento, ai parent! delle vittime). Parecchi si suicidarono con la 
cantaride o in altri modi, spesso per sottrarsi al patibolo. La febbre 
carceraria ne uccise 90, soprattutto ostaggi, nell'apposita infermeria di 
Cosenza e 60 a Castrovillari, fmche, il 28 gennaio, su rapporto 
dell'ispettore di salute Savarese, la commissione di scrutinio non decise 
di sfollare il carcere di Cosenza. Quattrocento furono spediti a Brindisi e 
poi altri 400 a Napoli, sotto scorta dei 2 tenenti di gendarmeria ausiliaria 
(Raggio e Ammirato) che, strada facendo, ne vendettero almeno un terzo 
ai parenti delle vittime. Secondo Greco lo fecero anche, in altre 
occasion!, il capobattaglione legionario e protopatriota Abbate, il 
capitano De Conciliis del Reggimento Isembourg e altri capi scorta. 



Atrocita ricordate da P. Colletta e L.M. Greco 

Affettando commozione, nella Storia del Reame Colletta cita tre 
raccapriccianti episodi, e del primo (I'eccidio di 11 donne e bambini di 
Stilo trovati in possesso di pane mentre raccoglievano olive in un podere 
lontano, piu I'umiliazione di una contadina, ofFertasi all'orco gallonato 
nella vana speranza di ottenere la grazia almeno per il figlio dodicenne) 
indica anche il responsabile (il tenente dei gendarmi di Catanzaro, 
Gambacorta) affinche «ne serbi il nome la istoria». Taceva pero ai lettori 
la sua responsabilita personale, essendo all'epoca dei fatti intendente di 
Calabria Ultra e inserito percio nella catena di comando da cui 
dipendevano Catanzaro e Stilo: non lo scusa una delazione postuma su 
un'infamia che, almeno moralmente, pesava anche su di lui. 

Gli altri due episodi sono I'esecuzione, a Cosenza, di un vecchio per 
aver passato un tozzo di pane al figlio latitante (e costretto a «morir 
secondo, ed assistente alia morte del figlio»); e di una donna di Nicastro, 
rea di aver allattato il figlio di un'amica, che seguiva il marito latitante 
nel bosco di San Biase. 

Oltre a quelle del capitano civico Talarico e di due fratelli armigeri, di 
cui abbiamo gia parlato, Greco menziona altre quattro esecuzioni per 
favoreggiamento: quella di dieci su tredici ostaggi, parenti di Luigi 
Priolo, emigrato in Sicilia; quella di due avidi mugnai di Rose; di Maria 
Antonia de Marco di Pedace, impiccata per aver portato da mangiare al 
marito Andrea Basile, volontario nei corpi volanti dal 1807, caduto armi 
in pugno inneggiando alia chiesa e a Ferdinando [come ultima grazia 
aveva chiesto, e ottenuto, di poter morire a capo velato, come donna 
onesta che s'era sciolta i capelli solo di fronte al marito: il nodo del 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 137 



fazzoletto impedi al cappio di finirla: graziata dal superstizioso 
mangiapreti, soprawisse storpiata]. Manhes aveva idee avanzate sugli 
embrioni: debitamente pregato, degno concedere la vita a due citoli figli 
del favoreggiatore Saverio Roda, non al ventre pregno della madre. 
Draconiano con gli straccioni e i tozzi di pane, non risulta che lo sia 
stato coi manutengoli eccellenti che brindavano untuosi ai suoi successi. 



Benemerito della patria 
Imparziale, Colletta sentenzio del correo (Storia, cit., VII, xxix): 

«rimmagine di felicita pubblica, nuova e insperata, genero lodi altissime al generale 
ed al govemo. Ma dipoi, satoUo del bene, e come usa il popolo per leggerezza ed 
ingratitudine, andava rammentando le crudelta delle Calabrie, ai fatti veri aggiungendo 
i falsi, inventati da maligno ingegno, creduti dalla moltitudine, registrati peifino ne' 
libri che dicevano d'istoria. Percio doppia, buona o pessima, e la fama del generale 
Manhes; ed io, fra le opposte sentenze, diro la mia. Egli, inumano, violento, ambizioso, 
corrotto dalla fortuna e dalle carezze del re, tenendo come principii di govemo gli 
eccessi delle rivoluzioni; ma sommamente retto, operoso, infaticabile, tenace del 
proponimento, riguardava la morte dei briganti come giusta, e le crudelta come forme 
al morire, che, poco aggiungendo al supplizio, giovano molto aU'esempio. Credeva 
necessaria I'asprezza delle sue ordinanze, e, poiche pubblicate, legittimo 
I'adempimento. La sua opera quale fosse per ravvemre I'ho detto altrove, 
considerando i mali e i pericoli che derivano dallo sciogliere i legami di natura e di 
societa, ma fu di presente utilissima. II brigantaggio del 1810 teneva il regno in foco, 
distruggitore d'uomini e di cose cittadine; senza fine politico, alimentato di vendette, di 
sdegni, o, piii turpemente, d'invidia al nostro bene, e di furore. E percio, raccogliendo 
in breve le cose dette, il brigantaggio era enormita, ed il generale Manhes fu istromento 
d'inflessibile giustizia, incapace, come sono i flagelli, di limite o di misura». 

Secondo L. M. Greco Manhes «ebbe maledizioni segrete, lodi ed 
onorificenze palesi». Dalla Calabria riporto una sciabola d'onore con la 
seguente iscrizione: «per ristabilita tranquillita - il distretto di 
Castrovillari, riconoscente». Con parere del consiglio di stato del 25 
gennaio 1811, approvato con decreto N. 908 del 22 febbraio, la citta di 
Cosenza fu autorizzata a conferirgli la cittadinanza onoraria. Non furono 
tuttavia attuate le delibere di erigergli una lapide marmorea e inviargli 
una medaglia d'oro. 

Con ordine del giorno dell '8 aprile 1811 Manhes estese alia Basilicata 
le norme speciali per la Calabria, minacciando le piu severe punizioni 
contro preti, sindaci, decurioni e proprietari in caso di mancata 
ottemperanza e contro i paesi che avessero lasciato passare un solo 
brigante: se i briganti prendevano un solo capo di bestiame I'intera 
mandria era confiscata. I sindaci dovevano compilare le liste degli atti 
alle armi, tenuti a 2 giomi di servizio settimanali (pagando un sostituto 
in caso di malattia), i parroci suonare a martello in caso di pericolo. I 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 138 



lavoratori potevano andare in campagna solo armati, in gruppo e senza 
viveri (inviati a parte sotto scorta) e le greggi al pascolo solo sotto scorta 
di 30 armati. Meno immemore e ingrata di Cosenza, sotto il fascismo 
Potenza gli dedico la rampa che collega la stazione ferroviaria con Porta 
San Luca: il toponimo e noto, perche vi sorge un palazzo, gia sede del 
consiglio regionale, ora acquistato daH'universita. 



L 'opposizione del ministero della giustizia 

La repressione indiscriminata non manco owiamente di suscitare 
contromisure sotterranee da parte del notabilato che temeva di esserne 
lambito. In mancanza di indizi diretti, si puo solo ipotizzare che vi siano 
state pressioni discrete dietro il decreto N. 833 del 27 dicembre 1810, da 
Napoli, che estendeva le competenze delle corti speciali ai protettori, 
fautori, complici e corrispondenti dei briganti. II motivo ufficiale era 
che, "in caso contrario", "il fine salutare della legge (antibrigantaggio) 
sarebbe (stato) manifestamente tradito"; ma la sostanza era di sottrarre 
questi casi delicati alia giustizia sommaria dei militari. 

Ci siamo gia occupati, a proposito della gendarmeria (capitolo 1, §. B) 
della bocciatura da parte del consiglio di stato (con parere del 22 marzo) 
della bozza di decreto proposto dal ministro della guerra che sospendeva 
i procedimenti per violenza nell'esecuzione di un arresto sino al giudizio 
defmitivo dell'individuo arrestato. Un altro parere reso nella stessa data, 
era pero di segno opposto: dava infatti torto al ministro della giustizia, 
che voleva conservare la competenza delle corti speciali anche sugli 
amnistiati che, arruolati nell'esercito, disertavano tornando al 
brigantaggio, e ragione, almeno in parte, al ministro di polizia generale 
che proponeva di farli giudicare dalle commissioni militari (ma soltanto 
nelle province in cui erano gia state istituite). Murat approve i due pared 
con decreti dell' 11 maggio, da Parigi. 

Nel consiglio dei ministri del 9 maggio il ministro della giustizia 
Ricciardi si oppose alia proposta del ministro degli interni Zurlo di 
estendere la legge marziale e le competenze di Manhes alle province di 
Lecce, Bari e Avellino e critico le misure stabilite dal generale. Le 
critiche non vertevano pero sulla saevitas, ma sul danno economico che 
provocavano ai grossi proprietari agricoli, specie d' estate, il divieto di 
portar viveri in campagna e tenerne nelle masserie e I'obbligo di riunire 
nell'abitato tutti gli animali del paese e di fare la guardia anche due 
giorni di seguito (sottraendo un terzo dei braccianti ai lavori). Ricciardi 
accusava pure il generale di eccesso di potere per non aver esentato 
magistrati, funzionari e clero dall'armamento e aver "portato la mano" 
sul giudice di pace di Tolve, con grande scandalo in tutta la Basilicata; 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 139 



nonche le commissioni militari di Salerno e Matera di aver condannato a 
morte o ai lavori pubblici molte persone, inclusa una donna, graziate col 
decreto del 10 gennaio. 

Schierandosi con Ricciardi, il ministro delle finanze Mosbourg 
propose di limitare i poteri del generale, ma quello degrinterni Zurlo 
difese Manhes, dichiarando che il consiglio non poteva pronunciarsi in 
merito ai rilievi senza averlo sentito, «per non lasciar esposto alia 
calunnia un uomo che agiva con vigore e con zelo» e che anche nel caso 
di Tolve aveva «agito secondo giustizia e bene pubblico richiedevano». 
Nel consiglio del 16 maggio Mosbourg muto campo: bocciata ramnistia 
generale proposta da Ricciardi, fu approvato invece il mantenimento dei 
larghi poteri da parte del generale. 



/ decreti del 19 e 20 giugno 1811 su corti speciali e "pentiti " 

Con decreti del 19 e 20 giugno (N. 1001-02) le future nomine di 
giudici militari nelle corti speciali furono limitate agli ufficiali in ritiro o 
riforma, concedendo loro il soldo di attivita (agli ufficiali in attivita gia 
nominati giudici era invece concessa una gratifica mensile di 30 ducati 
sul bilancio della giustizia). 

Con decreto N. 1003 del 20 giugno le commissioni provinciali di 
scrutinio istituite con decreto del 10 gennaio furono incaricate di 
classificare "a misura delle loro colpe" i collaboratori di giustizia ("gli 
imputati che han procurato di espiare le loro colpe con distinti servizi 
resi alio stato nella distruzione del brigantaggio"), annotando la natura e 
I'epoca delle colpe e I'importanza dei servizi, facendone poi rapporto, 
entro il 15 settembre, al ministro della giustizia, per le proposte di grazia 
da sottoporre al consiglio private. Nel frattempo erano sospese le 
esecuzioni dei mandati di cattura e le emissioni di nuovi, a condizione di 
presentarsi entro il 15 settembre e con decadenza dal beneficio se 
commettevano nuovi delitti puniti con pena afflittiva o infamante. [Con 
quesito del 14 agosto Galdi chiese al ministro di polizia 
un'interpretazione autentica sull'intento del decreto, per chiarire se 
rifletteva "una politica d'indulgenza" (verso tutti i pentiti) owero era 
"diretto alio stretto interesse di giustizia" (di premiare i coUaboranti a 
seconda dei servizi resi).] 

Sul presupposto che "la tranquillita ristabilita in ogni parte del regno" 
consentiva "di diminuire (...) un rigore che (era) stato fin qui tanto 
penoso al cuore (del re), quanto necessario al ristabilimento dell'ordine", 
il decreto N. 1004, sempre del 20 giugno, estese a tutti i briganti 
presentati o detenuti le disposizioni del decreto del 10 gennaio e limito la 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 140 



competenza delle commissioni militari al solo caso dei briganti presi con 
le armi in pugno. 



La grazia ai congiurati di Mondragone e altri atti di clemenza 

La congiura di Fra Giusto, ricordata da Colletta, per uccidere il re 
durante una partita di caccia nelle foreste di Mondragone, ofFerse a 
Murat I'occasione di mostrarsi magnanimo, graziando, dopo la 
requisitoria del pubblico ministero e prima della sentenza della corte, i 
28 imputati, per i quali erano state richieste sette condanne a morte e 
ventuno ergastoli. 

Create conte il 23 marzo 1811, Daure dovette dimettersi il 17 agosto, 
quando Maghella mostro al re le prove irrefutabili della relazione 
adulterina tra il ministro e la regina, ottenendo in premio il portafoglio 
della polizia. Con decreti N. 1079 (settembre) e 1108 (ottobre) furono 
sottratti alle commissioni militari (e dunque alia pena di morte) il furto 
suUe pubbliche strade e il ricatto e "incesso" per le campagne e attenuate 
le misure contro il banditismo previste dal codice penale. 

Immunitd per gli abusi diforza e nuove commissioni militari 

Questi primi segni di moderazione furono bilanciati dalla nomina di 
Manhes (28 febbraio 1812) a Primo ispettore della gendarmeria e dal 
successive decreto N. 1407 del 13 luglio che, rovesciando il parere 
garantista reso sedici mesi prima dal consiglio di stato, accordo a 
gendarmi e legionari I'immunita per gli eventuali abusi durante 
I'esecuzione di arresti ordinati da autorita superiori. Con decreto della 
reggente N. 1606 del 28 gennaio 1813 fu deferito a commissione 
militare il giudizio sui briganti calabresi evasi dai lavori pubblici a 
Brindisi, tenendo conto non solo dei delitti commessi dopo I'evasione 
ma anche di quelli anted ori e gia giudicati. Con decreto del N. 1675 del 
1° aprile la polizia giudiziaria nella provincia di Napoli, eccetto che nella 
capitale, fu tolta ai funzionari di polizia e restituita ai giudici di pace. 
Con decreto N. 1867 del 29 luglio furono istituite nuove commissioni 
militari (nominate dal comandante militare su richiesta dell'intendente) 
per giudicare le contrawenzioni al cordone sanitario stabilito con decreti 
del 26 e 28 maggio e del 10, 111 e 28 giugno (con esecuzione delle 
condanne a morte entro 6 ore). Nell'intento di ridurre il brigantaggio a 
mera criminalita, si uso invece clemenza nei confronti degli agenti 
inglesi: WMonitore del 24 luglio 1812 dette risalto alia grazia concessa a 
14 persone trovate in possesso di passaporti, commissioni e istruzioni di 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 141 



Bentinck (due ebbero la pena commutata a 20 anni di reclusione, sei 
furono sottoposto a misure di vigilanza e gli altri rilasciati). 



D. La repressione della carboneria 
1812-15 

La nuova minaccia della carboneria e la destituzione di Maghella 

Non entriamo nella vexata quaestio delle origini della carboneria 
[Colletta la faceva risalire al 1809; la storica Angela Valente retrodata al 
1807 in base ad un documento considerate falso da Nino Cortese; 
secondo I'opinione prevalente sarebbe stata infatti "introdotta" in 
Calabria e in Abruzzo da Briot, esponente della setta dei buoni cugini 
della Franca Contea, considerata anche dal generale piemontese Rossetti 
la casa madre dei carbonari; un rapporto da Milano della polizia 
austriaca, del 1815, la faceva addirittura risalire al 1718 e alia famiglia 
Pignatelli, considerandola come una lega del popolo minuto per la difesa 
della religione e contro i soprusi dei potenti]. Certamente essa fu, tra le 
sette tollerate nel regno [massoneria, filadelfi, fratelli patriottici - 
derivanti dalla societa patriottica del 1792 e dai due club, repubblicano e 
moderato, in cui si divise nel 1794 - patrioti europei e infine i "calderari 
del contrapese" creato con I'appoggio di Canosa per infiltrare le vendite 
carbonare e, sfuggiti di mano, sciolti nel 1816] la referente degli agenti 
dell'arciduca Francesco d' Austria Este (genero di Vittorio Emanuele I e 
future duca di Modena) e di lord Bentinck che agitavano I'idea 
romantica e liberale della resistenza popolare, dell'indipendenza italiana 
e della costituzione parlamentare contro il dispotismo napoleonico, la cui 
influenza, iniziata gia nel 1809, si estese negli strati superiori della 
societa meridionale a partire dal 1812. 

Pur senza tener conto del ruolo svolto dagli empori insulari inglesi di 
Lissa e Ponza nella conquista dei capitali, e percio dei "cuori e delle 
menti", della borghesia italiana creata dal dominio napoleonico ma 
rovinata dal blocco continentale, Colletta (Storia, cit., VII, liii) testimonia 
il forte impatto che ebbe anche nel regno di Napoli la pur efifimera 
rivoluzione parlamentare siciliana appoggiata da Bentinck, creando le 
premesse ideologiche per un'inedita alleanza tattica tra legittimisti 
borbonici e liberali delusi dal regime murattiano. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 142 



La carboneria era appoggiata alia rete delle logge massoniche [17 
nella capitale, 23 in Terra di Lavoro e 304 nelle altre province, secondo 
il rapporto fatto il 15 marzo 1815 al principe ereditario borbonico dal 
consigliere di stato Vecchione, noto doppiogiochista]: nonostante la 
difFerenze ideologiche (laici i massoni, cattolici i carbonari) i fratelli 
iniziati potevano avere la doppia appartenenza, e i "cavalieri Kadosh" 
anche presiedere le vendite. Sul piano politico la carboneria era anzitutto 
antibonapartista; ma cio non significava che dovesse necessariamente 
allearsi coi legittimisti borbonici e non potesse invece cooperare col 
regime murattiano nel momento in cui difendeva I'autonomia del regno 
contro I'impero e anzi scendeva in campo dalla parte degli Alleati. La 
parte piu awertita dello stesso governo, in particolare Maghella, pensava 
quindi di utilizzarla nel processo di distacco del regno dalla Francia e di 
riawicinamento all'Inghilterra, al punto che, secondo Colletta, il 
ministro tento di convincere lo stesso re ad assumere la direzione della 
setta. 

Le manovre di Maghella non sfuggirono all'ambasciatore e alia polizia 
francesi: il 29 febbraio 1812 Napoleone incarico il ministro degli esteri 
di far notificare al collega napoletano il richiamo in patria del "signor 
Maghella", cittadino francese, «prevenu d' intrigues centre la surete de 
I'Empire, et (...) d'intelligence avec les Anglais pour faire un 
mouvement de soi-disant patriotes en Italie», intimandogli I'espulsione 
immediata con obbligo di rientrare in Francia, pena I'arresto. II 21 marzo 
I'ex intendente di Salerno Mandrini fu nominato prefetto di polizia di 
Napoli e il 18 aprile il dicastero passo a Ottavio Mormile duca di 
Campochiaro, il diplomatico che nel 1798 aveva firmato a Vienna 
I'alleanza con I'Austria e il 13 febbraio 1806 aveva portato a Giuseppe 
Bonaparte la sottomissione del consiglio di reggenza. II maresciallo di 
campo e barone Giuseppe Rossetti, torinese e non ostile alia carboneria, 
fu poi nominato comandante militare delle forze impiegate dal ministero 
di polizia, bilanciando cosi i poteri di Manhes. La svolta repressiva nei 
confronti della carboneria awenne infatti solo tredici mesi dopo, con la 
circolare ministeriale del 7 aprile 1813 [contemporanea cioe aH'inizio 
del negoziato segreto con il comando inglese di Ponza, aperto dallo 
stesso Campochiaro su ordine di Murat ma all'insaputa del ministro 
degli esteri Gallo] che invitava gli intendenti a vigilare sulle vendite 
carbonare. 



L 'esecuzione di "Capobianco " 

A far precipitare i rapporti con la carboneria, benche non ancora messa 
formalmente fuorilegge, prowide I'ottuso Manhes, mantenuto al 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 143 



comando della 5a Divisione territoriale (Calabria), che [sentendosi anche 
personalmente offeso dalla scoperta di una vendita carbonara nel 4° di 
linea Real Sannita, da lui formato in Abruzzo e all'epoca di stanza a 
Tropea] perseguito la setta con le commissioni militari e le condanne a 
morte, senza tener conto (come rilevava Colletta) che «le violenze e le 
asprezze poco innanzi adoperate contro il brigantaggio non si poteva 
riadoperarle contro la setta dei Carbonari, perocche il brigantaggio 
esercitava misfatti, la setta chiedeva leggi; ed erano i briganti i piu tristi 
della societa, Carbonari gli onesti: la Carboneria si depravo col crescere, 
ma in quel tempo era innocente; venne richiesta o approvata dal 
governo, aveva riti e voti benefici e civili». 

Esponente di spicco della carboneria in Calabria era Vmcenzo Federici 
di Altilia, uno dei "patrioti" del 1809, detto Capobianco («gi ovine 
potente, audace capitano della milizia urbana nella sua terra»). Non 
osando andarlo ad arrestare nell'imprendibile Altilia, «si faceva 
sembiante di non crederlo reo, mentre egli, sospettoso e scaltro, sfuggiva 
le secrete insidie». Fu preso infme con I'inganno dall'aiutante generale 
Jannelli, comandante provinciale di Cosenza, che, fmgendosi suo amico, 
lo invito a pranzo a casa sua con gli ufficiali della legione e le autorita 
civili ed ecclesiastiche. Temendo un agguato per strada, Capobianco 
arrive a Cosenza per vie traverse e con scorta armata, ma fu arrestato 
dalla gendarmeria dopo il pranzo, appena uscito dalla sala. Condannato a 
morte il giorno dopo dalla commissione militare, fu decapitato in piazza. 
L'esempio sparse il terrore, provocando molte fughe in Sicilia. 



La cautela della reggente (30 settembre e 21 ottobre 1813) 

II consiglio dei ministri del 30 settembre cerco di circoscrivere il 
danno: ascoltati i rapporti, la reggente ordino infatti ai ministri del culto, 
deU'interno, della guerra e delle fmanze d'inviare circolari riservate 
(«concepite con senno, animo e destrezza») a «tutti quel funzionari che 
si crederanno capaci di secondare le vedute del governo», con ordine di 
«screditare e far cessare le riunioni suddette, evitando pero di attaccar la 
societa in massa ed i principii ch'ella affetta di professare, perche pieni 
di filantropia, di beneficenza e di virtu; ma insistendo al tempo stesso 
vigorosamente sull'abuso che alcuni mal intenzionati (avevano) fatto 
delle riunioni medesime, ove (erano) stati ammessi, ed ove (avevano) 
macchinati dei complotti tendenti a ladronecci, ad assassinii, ed a 
saccheggi delle pubbliche cose». II consiglio del 21 destitui il rettore, il 
vicedirettore e alcuni maestri del collegio reale di Cosenza per 
propaganda carbonara, ma, su rapporto del ministro di polizia, biasimo 
la decisione di Manhes di aver trascurato la confisca dei beni di 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 144 



Capobianco e di aver invece obbligato la sua famiglia a pagare (a 
Jannelli?) la taglia di 1.500 franchi. La reggente tuttavia non voile 
revocare il prowedimento, pur disponendo che si facesse "sentire al 
generale I'irregolarita della sua condotta". 



L 'ordine del giorno di Murat all 'esercito (6 novembre 1813) 

Secondo Colletta «i piu amici di Gioacchino, i piu legati alia sua 
fortuna, non settari, non torbidi, lo pregavano a disarmare la Carboneria 
con gli usati mezzi di pubblicita e di lusinghe, come gia in Francia e tra 
noi erasi praticato per la Massoneria; ma lo sdegno, potente in lui, lo 
teneva saldo nel mal preso consiglio». Informato della "congiura" 
calabrese e delle infiltrazioni carbonare tra le truppe mentre si trovava 
ancora in Germania, alia vigilia del rientro a Napoli (6 novembre) invio 
al capo di stato maggiore Ayme un ordine del giorno all 'esercito, in cui, 
dopo aver garantito che «le truppe napoletane, le quali (erano) in viaggio 
verso la Patria, d'ora innanzi (sarebbero state) adibite solo per la difesa e 
I'indipendenza della Patria», manifestava dolore nell'apprendere che 
«alcuni ufficiali e soldati suoi avevan continuato a far parte di queste 
societa criminali vietate dal governo: il re si (era) dichiarato gran 
maestro dell' ordine massonico, e ne (sarebbe stato) protettore fmche si 
(fosse comportato) bene. Ma non (avrebbe saputo) tollerare I'esistenza di 
queste logge di carbonari composte di uomini senza morale, senza fede, 
infme di nemici del Governo e della patria. In conseguenza, il re (aveva) 
ordinato di chiudere tutte le logge carbonare del Reame, e in quarantotto 
ore quelle che (fossero esistite) nei corpi (dovevano essere) ugualmente 
chiuse; (aveva) ordinato che i registri e gli stati (fossero) rimessi al 
colonnello che li (doveva far) pubblicamente bruciare, e che tutti gli 
ufficiali, sottufificiali e soldato che ne (facevano) parte ne (dovevano 
fare) la dichiarazione al loro colonnello; infme S. M. intima(va) la 
destituzione a chi non (avesse) in quaranta otto ore dichiarato». 

L'8 dicembre Maghella rientro a Napoli da Parigi. II 21 gennaio 1814 
fu nominato direttore generale di polizia degli stati romani e il 28 anche 
dei dipartimenti meridionali italici, avendo come segretario Domenico 
Montone, gia segretario generale della prefettura di polizia di Napoli. 
Furono inoltre nominati commissari generali di polizia a Roma Giacomo 
Zuccheri e a Firenze Giustino Fortunato. In febbraio, Campochiaro segui 
Murat in Alta Italia e fu in seguito inviato a Vienna in missione 
diplomatica. II ministero, assunto interinalmente da Maghella, passo 
infme al duca di Laurenzana. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 145 



// moto carbonaro ml distretto di Penne (19-21 marzo 1814) 

Neppure un autore attento ai retroscena clandestini come Maurice 
Weil ha rintracciato interventi di agenti di Bentinck o di Nugent (I'uno 
cobelligerante e I'altro alleato di Murat, ma entrambi a lui fieramente 
ostili) nel moto carbonaro scoppiato nell'Abruzzo Ultra I nel marzo 
1814; ma la sua concomitanza col braccio di ferro anglo-napoletano 
circa la base toscana e con le operazioni di Nugent in Romagna, nonche 
la scelta dei congiurati di riunirsi in prossimita del litorale (nel casino di 
Vincenzo Clemente in localita Castellammare di Pescara) destano 
qualche sospetto. Secondo CoUetta il disegno dei congiurati era di 
proclamare decaduto Gioacchino e re costituzionale Ferdinando, e il 
fatto che I'esercito fosse impegnato sul Po contro i resti delV Armee 
d'ltalie dava loro speranze di poter soUevare il regno e imporsi alle 
truppe di sicurezza interna. II piano insurrezionale, defmito il 19 marzo, 
prevedeva d'impadronirsi di Pescara il 25, onomastico della regina, 
sopraffacendo la guarnigione quando fosse schierata in piazza per il 
previsto Te Deum. II colpo fu pero dissuaso dalle misure di sicurezza 
prese dal comandante della piazza, capitano Filieu (Feliu?, Filleul?), 
awisato per resipiscenza dallo stesso gran maestro della carboneria 
pescarese (Gennaro Sabatini). I carbonari di Citta Sant'Angelo, piu 
audaci degli altri, decisero allora di agire da soli e il 27, disarmati i 6 o 7 
soldati del posto, formarono un triumvirato prowisorio, abbatterono i 
telegrafi costieri di Silvi e Castellammare per ritardare I'allarme, 
riunirono 300 guardie civiche e la sera del 29, rinforzati dai contingenti 
di Penne, Castiglione Messer Raimondo e Penna Sant' Andrea, 
marciarono su Pescara col tricolore carbonaro (rosso-nero-celeste). 
Mentre attraversavano la pineta, un colpo partito per errore basto a 
gettarli nel panico e a disperderli come passerotti. II 31 lo stormo ritento 
su Teramo, ma a meta strada, dopo un breve scambio di fucilate col 
battaglione di sicurezza provinciale, volse di nuovo in fuga (secondo 
Colletta furono e «i prowedimenti dell'intendente Monteiasi ed il 
soUecito muovere d'alcune squadre di gendarmi» ad impedire loro il 
passaggio della Pescara). A quel punto il triumvirato si sciolse e, fidando 
nel perdono, rimise il potere ai funzionari deposti. 



L 'esame in consiglio dei ministri (30 marzo e 1° aprile 1814) 

Nel consiglio dei ministri del 30 marzo Ricciardi e Maghella si 
opposero alia richiesta di Zurlo, Mosbourg e Pignatelli di affidare di 
nuovo I'alta polizia ai comandanti delle Divisioni militari e la reggente 
delibero di affidare fmo a maggio al generale Amato quella sola dei Tre 
Abruzzi. II governo delibero inoltre di opporre il solo disprezzo ai settari 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 146 



perche ogni misura rigorosa sarebbe servita solo «ad indurarli e ad 
accrescerli». Nella sessione del 1° aprile Maghella e Macdonald 
comunicarono i rapporti ricevuti da Amato e dagli intendenti e 
comandanti militari delle tre province, rawisando una certa debolezza 
da parte delle autorita civili e in particolare del sottointendente di 
Lanciano che aveva date motivo d'istigare la follia dei traviati. Ricciardi 
concordo sulla necessita di estendere ancora le commissioni militari ma 
si oppose alia proposta di Pignatelli di aumentare i poteri del consiglio 
gia autorizzato dalla polizia. La reggente delibero I'invio in Abruzzo di 
500 uomini del 1° leggero e la riunione delle truppe a Pescara presso il 
deposito del reggimento "italiano" (il vecchio 6° di linea, reclutato nelle 
Marche). 



// decreto di Bologna contro la carboneria (4 aprile- 1 ° maggio) 

Murat fu informato degli eventi dal barone Tulli, accorso a tal fine a 
Bologna. Secondo CoUetta, «essendo nell'esercito molti soldati 
abruzzesi, uniti a reggimento [il 4° di linea] fia prima cura del re 
nascondere quel casi». Ma poi, su proposta del ministro degli interni 
Zurlo, vieto con decreto N. 2068 del 4 aprile le associazioni dei 
carbonari, punendo ai sensi del codice penale le riunioni successive alia 
pubblicazione del decreto (cospirazioni contro lo stato, ex-art. 87 e 88) 
le nuove affiliazioni e il semplice proselitismo (proposizione di 
cospirazione, ex-art. 90). In compenso I'art. 4 del decreto metteva una 
pietra sopra il passato, limitando le indagini e I'azione penale ai soli rei 
delle insorgenze awenute nel distretto di Penne e del tentato attacco del 
3 1 contro Teramo, puniti con tutto il rigore delle leggi. 

II consiglio dei ministri del 7 aprile lamento che il re avesse ricevuto 
rapporti esagerati sulla situazione del regno, che in fondo era quieto. Gli 
unici eccessi degni di castigo erano awenuti a Civita di Penne e a Citta 
Sant'Angelo, anche se Lanciano era rimasta tranquilla solo per il pronto 
intervento delle truppe di Amato. Non occorrevano inoltre commissari 
straordinari: Zurlo era partito con pieni poteri e de Thomasis era in 
missione all'Aquila. Le uniche persone adatte erano semmai M. Delfico 
(che era pero a letto malato) e il consigliere di stato barone Nolli 
(impegnato pero nella commissione di finanza). 

Ricevuto il decreto solo I'll aprile, la reggente ne fece diramare copie 
a Ricciardi e Maghella e il 15 delibero che fosse eseguito dai due capi 
della gendarmeria e polizia, Manhes e Rossetti. II 13, con decreto N. 
2069, la reggente aveva gia richiamato in vigore in tutte le province del 
regno, fino a nuova disposizione, tutte le disposizioni antibrigantaggio 
del 1° agosto 1809 e 29 ottobre 1810. II 16 aprile arrive di rinforzo a 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 147 



Pescara, attraversando anche i centri ribelli, la brigata di Florestano Pepe 
(3 battaglioni dell' 8° di linea, 1 squadrone e 2 pezzi). U 18 la reggente 
nomino comandante militare di Teramo il generale Montigny, arrivato il 
1° maggio con nuove truppe da Chieti, il quale fece subito occupare 
Civita S. Angel o. 



L ' "intentona " dei generali (Borgo San Donnino, 26 aprile 1814) 

Intanto la Gazzetta dell'Arno del 21 aprile dette notizia del progetto 
murattiano di nominare tre commissioni incaricate di predisporre un 
progetto di costituzione e la riforma del codice civile, della pubblica 
amministrazione e del sistema tributario. Non credendo alia sincerita del 
re, il 26 aprile, mentre iniziava il ritiro delle truppe dalle Legazioni, i 
generali del corpo d'armata (alcuni dei quali creati baroni appena il 
giorno prima da Murat), si riunirono al quartier generale di Borgo San 
Donnino per decidere di marciare su Napoli e imporre la costituzione 
con la forza. Condizionarono pero I'impresa al sostegno inglese e 
inviarono Filangieri a Genova per chiedere a Bentinck un sussidio di 
50.000 sterline, pari a due mesi di paga delle truppe. Bentinck pose pero 
la condizione che proclamassero la restaurazione di re Ferdinando e quel 
velleitari non se la sentirono di essere conseguenti con la decisione 
d'intromettersi in politica fmo al punto di sbarazzarsi cinicamente 
dell'uomo cui dovevano carriere e patrimoni. Non e noto se Murat abbia 
sempre ignorato r"intentona" di San Donnino oppure abbia deciso 
(com' era nel suo fatuo carattere) di far fmta di niente. Del resto, anche 
se li avesse fatti fucilare, non avrebbe saputo con chi sostituirli. 



// divieto di pubblicare la dissociazione della massoneria (28 aprile) 

II consiglio dei ministri del 28 aprile esamino un rapporto riservato di 
Maghella circa la decisione dei massoni di "espellere dal loro seno" i 
carbonari e la richiesta di poter convocare a tale scopo una riunione 
generale delle logge e diffondere un relativo opuscolo a stampa tra i 
delegati e poi tra tutti gli altri fratelli. Rilevato «che tutta sorta di unioni 
essendo riprovata dalli Governi ben stabiliti, e che ove talvolta si 
toll(erassero) cio (era) per efFetto di politiche riflessioni» il consiglio, 
con I'approvazione della reggente, delibero di respingere la richiesta 
della pubblicazione, per non «dare alia (carboneria) una notorieta che 
serv(iva) a maggiormente scaldare la testa dei settari». 



L 'annuncio dell 'intenzione di concedere la costituzione (8 maggio) 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 148 



Tomato a Napoli il 2 maggio, il 4 Murat ridusse lo stipendio dei 
ministri da 10.000 ducati a 6.000 (cifra percepita sotto i Borboni). II 6 
seguirono I'abolizione di varie imposte e una prima liberalizzazione del 
commercio estero eVS I'annuncio, alle deputazioni del consiglio di stato 
e della gran corte di cassazione, dell'intenzione di concedere una 
costituzione. II 10 Carrascosa fu nominate comandante del corpo 
d'armata d'Ancona e con decreto N. 2107 dell' 11 le competenze delle 
commissioni militari furono limitate al brigantaggio e al tradimento [a) 
arruolamento a favore del nemico; b) diserzione al nemico; c) 
spionaggio militare; d) cattura di emigrati in atto di servire contro lo 
stato; e) cattura di prigionieri di guerra mancanti alia parola di non 
combattere]. 



Nuove rivolte iriAbruzzo e Puglia (12 e 16 maggio 1814) 

A placare gli animi non bastava piu la politica degli annunci. II 12 
maggio vi fu una nuova rivolta a Montereale (AQ) capeggiata da un 
fabbro, un calzolaio, un usciere e una guardia campestre; un'altra rivolta 
a Maglie (LE) il 16, lo stesso giorno in cui il re dava alle nuove bandiere 
e stendardi dei reggimenti golpisti la divisa "Onore e Fedelta senza 
macchia". Le rivolte indussero il governo a dare un esempio di fermezza 
e il 15 dispose I'arresto dei capi del governo prowisorio di Civita 
Sant'Angelo, provocando la fuga di parecchi carbonari in territorio 
pontificio. Inoltre con decreto N. 2118 del 20 maggio fu aggiunto alle 
competenze delle commissioni militari un settimo caso, ossia I'arresto 
«in fragranza o quasi, di clamori o di fatti commessi in luoghi pubblici 
ad oggetto di eccitare il popolo alia rivolta contro del Governo». [II 19 
maggio, a Torino, 4 cospiratori napoletani e romani avevano partecipato, 
con 2 corsi, 2 genovesi, 2 italici e 4 piemontesi, di cui almeno sue 
appartenenti ai Sublimes Maiti'es Parfaits, al congresso costitutivo del 
«piano per la rinascita dell'Impero Romano», e approvato wrCadresse 
che offriva la corona a Napoleone redatta dal consigliere di stato nonche 
primate teramano Melchiorre Delfico]. 



// "pronunciamento " dei generali (Ancona, fine di maggio 1814) 

La pubblicazione, sul Monitore del 24 maggio, dei decreti di nomina 
di 4 commissioni per la riforma dei codici civile, penale, di procedura e 
di commercio, fu interpretata dall'opinione pubblica napoletana come la 
revoca implicita della promessa di concedere la costituzione. 

Per la seconda volta Carrascosa riuni al suo quartier generate (ora ad 
Ancona) i 15 generali del corpo d'armata. Guglielmo Pepe propose di 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 149 



rompere ogni indugio e marciare senz'altro su Napoli. Con la sua brigata 
di Senigallia (rinforzata da un reggimento di lancieri e dal 6° di linea 
"italiano", ossia marchigiano) avrebbe marciato per primo per lesi in 
Abruzzo, dove avrebbe riarmato i carbonari. Spaventati, i colleghi 
appoggiarono la proposta temporeggiatrice di D'Ambrosio di limitarsi 
per ora a firmare un'adresse ("indirizzo") che intimava al re di 
proclamare subito, spontaneamente, la costituzione, sotto minaccia di 
marciare su Napoli. Firmarono in tredici, incluso Colletta (che tace il 
fatto nella sua Storia): Macdonald e Caracciolo di Roccaromana (non 
presenti ad Ancona) rifiutarono la firma che, a quanto sembra, fu 
richiesta in seguito anche a loro. Incluso da Pepe tra gli «eunuchi 
politici», firmo, riluttante, pure Carrascosa, ma si cautelo informando 
segretamente il re: lo stesso fece D'Ambrosio. 



Un re repubblicano 

In preda all'ira, Murat ordino a Pepe di presentarsi a Napoli per essere 
giudicato dal consiglio di guerra: ma invece di farlo arrestare al suo 
arrivo, lo ricevette a Palazzo Reale e, dopo averlo investito di aspri 
rimproveri, si abbandono more solito al melodramma («croyez-vous 
done que j'ai oublie que moi aussi, j'ai ete republicain?») e si limito ad 
ordinargli di restare a Napoli sotto parola d'onore. La pace con I'esercito 
fu celebrata con la grande parata del 28 maggio a Chiaia, seguita da un 
banchetto alia Villa Reale offerto alle truppe dal consiglio comunale. 



II giro di vite e le condanne esemplari (14 giugno - 13 luglio 1814) 

A fare le spese del pronunciamento furono i congiurati di marzo, fmo 
ad allora non molestati, perche, preso dal panico, il governo tolse il 
guinzaglio a Montigny. Con ordine del giomo del 14 giugno, mentre 
proseguivano le retate di carbonari in Abruzzo, fu inoltre istituita una 
corte speciale di 4 giudici civili e 3 militari anche a Fossombrone, per 
giudicare gli attentati alia sicurezza dello stato commessi nelle Marche. 
II 15 giugno un rapporto del generale Rossetti raccomandava 
moderazione, sostenendo che la carboneria era solo la versione italiana 
della setta francese dei buoni cugini. Ma un paio di settimane dopo 
Murat rimprovero a Maghella le misure troppo blande decise dal 
governo in sua assenza: «io non mi ricordo di avervi autorizzato a tali 
misure; non voglio misure di severita; ma non saprei sopportare ulteriori 
fasti di da parte dei carbonari». 

Finalmente, dopo lunghe esitazioni, ci si decise a far giudicare gli 
arrestati. II 13 luglio la commissi one militare di Teramo emise sei 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 150 



condanne a morte, di cui una in contumacia (dottor Michelangelo 
Castagna) e 2 commutate in ergastolo: il canonico Domenico Marulli, il 
dottor Filippo La Noce e il capitano Bernardo de Michelis furono fucilati 
a Penne e decapitati, con esposizione delle teste nei paesi di residenza. A 
compensare i galantuomini dell 'esecuzi one di tre di loro, lo stesso 13 
luglio, con decreto N. 2182, fu abrogata la responsabilita solidale dei 
possidenti di un comune per i danni provocati nel loro territorio da 
briganti non contrastati (introdotta dal decreto del 21 giugno 1810). 
Tocco a un omicida inaugurare la ghigliottina arrivata a Teramo nel 
dicembre 1813: per i reati politici e militari si continue a fucilare. II 15 
luglio tocco ad un disertore unitosi ai briganti, il 22 luglio a tre gendarmi 
che avevano dato manforte ai carbonari. 

Dal 9 luglio Murat prese ufficialmente il titolo di re di Napoli, 
dimettendo cosi ogni pretesa di sovranita sulla Sicilia. II 26 agosto, 
contestualmente all'apertura indiscriminata dei porti, anche alle navi 
battenti bandiera siciliana, concesse un'amnistia plena e intera ai sudditi 
che si trovavano al servizio di re Ferdinando, a condizione di rientrare 
entro il 15 ottobre o di chiedere formale autorizzazione a restare al 
servizio estero, ofFrendo ai sottufficiali e militari di truppa che 
scegliessero di rientrare rarruolamento in un nuovo reggimento da 
formarsi a Castellammare, con gratifiche rispettive di 6 e 4 ducati. II 17 
ottobre partirono da Fenestrelle e Alessandria anche i borbonici che vi 
erano stati deportati dai francesi. 



L 'editto papale contro le sette (24 maggio-23 agosto 1814) 

I carbonari avevano stampato una pretesa bolla di Pio VII datata 
Savona 17 luglio 1809, owiamente apocrifa, in cui la setta era 
accreditata come sostenitrice della giustizia e della religione, secondo lo 
spirito evangelico dei primi secoli, e si invitavano tutti a darle assistenza 
e a propagandarla, non con la violenza ma con la mitezza e 1' am ore dei 
peccatori. A Pio VII si attribuiva inoltre di aver dichiarato che i carbonari 
avevano "sentimenti italiani" e che era italiano anche lui [E' del resto 
provata una corrispondenza tra elementi carbonari e ambienti vicini al 
Sacro Soglio, accomunati dall'antibonapartismo e dalla difesa della 
religione contro I'impero ateo e anticlericale.] 

II 24 maggio, il giorno dopo che le truppe napoletane avevano fatto ala 
al ritorno del papa a Roma e non appena insediato il nuovo governo 
pontificio, il re incarico il ministro degli esteri Gallo di ottenere dal papa 
la sconfessione della bolla apocrifa. La richiesta entro nei difficili 
rapporti con Roma, che poneva come pregiudiziale la restituzione, senza 
contropartite, delle Marche e delle enclaves di Benevento e Pontecorvo, 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 151 



che Murat sperava invece di usare come pegni territoriali per ottenere il 
riconoscimento del papa. II 28 maggio il marchese di Montrone, il 
ciambellano di Murat che, in mancanza di relazioni diplomatiche, curava 
i suoi interessi a Roma, riferiva a Gallo di aver parlato della boUa 
direttamente al papa, il quale gli aveva assicurato di aver intenzione di 
scrivere in generale contro tutte le sette, aggiungendo che i principi 
avrebbero dovuto fare la loro parte facendo eseguire le bolle di Clemente 
XI e Benedetto XIV contro la massoneria. 

II 14 giugno Montrone comunicava che il papa aveva nominato una 
commissione di tre cardinali e tre prelati per procedere ad una bolla 
contro i carbonari. L'editto, emanato in agosto, riguardava pero tutte le 
sette, inclusa la massoneria; in ogni modo Murat se ne accontento, e il 
23 ne trasmise il testo a Maghella, con I'ordine di stampame 600 copie. 



La cospirazione di Moliterno e i fuoriusciti nello stato romano 

Una nuova fonte di apprensioni fu I'arrivo a Roma, ai primi di luglio, 
del principe di Moliterno (Girolamo Pignatelli), vulcanico cospiratore, 
consigliere e compagno d'esilio della regina borbonica, tomato da 
Trieste dopo la morte di lei. Le sue avarices con I'amico Roccaromana, 
rimasto fedele a Murat, furono seccamente respinte e il cavalier Medici, 
agente borbonico a Roma, lo isolo, giudicandolo «un democratico 
incorreggibile, amico di tutte le canaglie di Napoli». Zuccari, inviato 
murattiano a Roma con ufTici a Palazzo Farnese, ma riconosciuto dal 
papa solo come console della nazione napoletana, enfatizzava pero la 
pericolosita di Moliterno. Scriveva direttamente a Murat che il principe 
faceva la spola con Livorno e Genova per consultarsi con Bentinck, 
corrispondeva col duca di Laurenzana, nuovo ministro della polizia, 
aveva contatti coi carbonari, progettava I'insurrezione delle Marche e 
deirUmbria, pagava 50 piastre ogni disertore napoletano, prometteva 
impieghi e sfornava a getto continuo proclami e "indirizzi". II re prese la 
cosa sul serio e gia r8 agosto invito Maghella a tener gli occhi aperti. 
Anche Gallo fu costretto a metter le mani avanti, scrivendo I'll alia 
legazione napoletana a Vienna che la dinastia era sostenuta daH'opinione 
pubblica e che il governo disprezzava le trame del principe. 

Trasformato da Zuccari nel miglior piazzista di Moliterno, il 15 il re 
ordino a Maghella di mandare agenti segreti a Sora e all'Aquila per 
stroncare i complotti di «quel miserabile» e scoprirne i complici, e di 
inviare circolari allarmistiche agli intendenti (con istruzioni geniali come 
quella di dire in giro che Moliterno raccoglieva firme a favore di 
Ferdinando per compromettere le persone). L'intendente di Chieti esegui 
con circolare del 23, ammonendo gli amministrati a non credere alle 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 152 



«cabale, illusioni, false voci per sedurre le popolazioni, armi da vili 
intriganti». 

II 18 Carrascosa e i general! del corpo d'armata firmarono ad Ancona 
una nuova adresse^ questa volta su richiesta di Murat, in cui gli 
ribadivano la loro fedelta ed esprimevano sdegno per una lettera 
provocatoria fatta circolare a Napoli da Moliterno. II 27 il re ordino al 
capo della polizia di pubblicarla sul Monitore in mille copie da mandare 
in Sicilia. 

II 23 rinformatore di Zuccari (Pasquale Guadagni) gli scriveva da 
Sora di aver appreso che sulla montagna, al Prato di Campoli, c'erano 
venti fuoriusciti armati di carabine, «vestiti chi da galantuomo chi da 
mezzo soldato», venuti dalla Puglia, raccomandati da Moliterno al 
bargello di Frosinone e pronti a marciare sul regno. Secondo Zuccari i 
capi del movimento carbonaro in Abruzzo erano, oltre al latitante dottor 
Castagna, il notaio Rossi, padre Spaventa, il medico Jezzi, i fratelli Ferri 
di Moscufo (uno dei quali era segretario di Moliterno) e tre militari (il 
colonnello Casimiro Rossetti, gia comandante dei cacciatori Marsi 
borbonici, il maggiore Pronio e il capitano Rossi). 

Finalmente, il 9 settembre, Murat informo Maghella che il governo 
pontificio, cedendo alle pressioni di Zuccari, aveva espulso Moliterno da 
Roma. Tuttavia Murat continue a preoccuparsi e r8 ottobre ordino a 
Maghella di far trasferire a Napoli, per precauzione, i tre militari 
menzionati nel rapporto. II 9 Montigny confermo che effettivamente 60 
briganti pugliesi, molisani e abruzzesi, gia implicati nella rivolta, s'erano 
rifugiati sotto falso nome in territorio pontificio, capeggiati da Fulvio 
Quici di Trivento (CB), Pasquale Preside di Scerni (CH) e Furia di Panni 
(FG). [Nel marzo-settembre 1809 Quici aveva operate con una piccola 
comitiva presso Larino (CH) ed era tenuto in gran conto dalla polizia 
napoletana, secondo la quale riceveva emissari inglesi ed era consultato 
dai capi di comitive molto piu attive e numerose della sua.] Una piccola 
sommossa si verifico in novembre a Pacentro (AQ) ad opera di popolani 
e piccoli borghesi. 



La centrale "italianista " di Palazzo Gravina (gennaio 1815) 

Secondo un rapporto del 15 febbraio 1815 del capo della polizia 
austriaca a Milano (Raab) al capo deW Oberste Polizei und Censur 
Hofstelle a Vienna (barone Hager), nel palazzo Gravina di Napoli si 
tenevano riunioni di alti funzionari e generali napoletani con agenti di 
Bentinck per provocare insurrezioni in Toscana e nelle Legazioni e 
proclamarvi I'indipendenza italiana. Secondo Raab il club di Palazzo 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 153 



Gravina aveva assunto la direzione della carboneria, corrispondeva col 
comando del corpo d'armata d'Ancona e aveva ramificazioni in molte 
citta deiritalia centre- settentrionale, in particolare Firenze, Bologna, 
Brescia e Milano. Vi appartenevano i ministri Macdonald, Zurlo, 
Ricciardi e Maghella, tre consiglieri di stato tra cui Poerio (procuratore 
generate della cassazione), i generali Pepe, Arcovito, Colletta, Pignatelli 
Strongoli e Lechi, i colonnelli Giulietti e Jordi, e ancora cortigiani 
(marchese di Montrone e duca Riario) e aiutanti di campo del re 
(Roccaromana, di Sangro, Chateauneuf). 

Anche il governo napoletano diffidava della popolazione e dei suoi 
stessi funzionari. Incaricato dal consiglio dei ministri del 18 aprile di 
riferire sulla loro afFidabilita, Maghella presento il rapporto gia nella 
sessione del 20 e propose di sostituire subito 5 intendenti (cioe piu di un 
terzo) con commissari straordinari. Un intervento di Ricciardi fece pero 
bocciare la proposta. 



L 'insurrezione di Polistena (19-25 aprile 18 15) 

In realta Tunica insurrezione carbonara si verified in Calabria Ultra, 
dove, grazie a Manhes, la setta era ormai controllata dalla carboneria 
siciliana, di cui si era proclamato capo il principe ereditario e vicario 
generale del regno Francesco di Borbone. Capeggiata da Domenico 
Valensise, appartenente ad una potente famiglia di Polistena (RC), 
r insurrezione scoppio il 19 aprile con la cattura del comandante 
provinciale (il corso Galloni), sorpreso tra Polistena e Laureana mentre 
attraversava la foresta di Rossano con 30 gendarmi (catturati insieme a 
lui) e 200 legionari scelti (che lo abbandonarono). Galloni fu poi 
obbligato a marciare inneggiando all'indipendenza italiana per far 
credere che si fosse unito spontaneamente agli insorti, decuplicati in due 
giorni. "Peppino", il segretario di Galloni, era pero riuscito a scappare e 
a dare rallarme. Presi al campo della Melia due battaglioni del 4° di 
linea Reali Sanniti, il comandante divisionale Desvernois intercetto gli 
insorti a Casalnuovo d' Africo; attaccati alia testa e alia coda dai regolari 
abruzzesi, i volontari calabresi si sbandarono, lasciando sul campo 53 
morti, 150 feriti, 1.500 armi e la bandiera. Occupata Polistena, 
Desvernois prese in ostaggio il fratello di Valensise (che riparo in Sicilia) 
e concesse il perdono agli insorti che entro il 23 avessero fatto ritorno 
alle loro case. 

Uepisodio fu discusso nel consiglio dei ministri del 26 aprile. Si mise 
in rilievo che gli insorti inneggiavano all'indipendenza italiana e 
usavano come parole d'ordine "Nazi one, Ferdinando, Repubblica e 
Costituzione". Si convenne infme di inviare in Calabria il barone Nolli, 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 



154 



gia commissario straordinario in Abruzzo e che «per non eccitare 
vieppiu il furore delle sette, si (dovevano) quelle disprezzare, o cercare 
di guadagnarle, avendo per altro su di esse una sorveglianza continua». 

[Un mese piu tardi, il 26 maggio, Maghella fu ricevuto dal principe 
Leopoldo, entrato il 21 a Napoli col tenente maresciallo Bianchi. II 
principe lo confermo prowisoriamente nelle funzioni di ministro di 
polizia, ma il 4 giugno, a bordo del vascello Queen, re Ferdinando formo 
il nuovo governo, attribuendo Vinterim della polizia al ministro delle 
fmanze cavalier Medici. Lo stesso giorno Maghella ricevette I'ordine di 
tenersi pronto a partire. Rifiutatogli il passaporto per Genova, il 16 fu 
spedito a Mantova, dove fu trattenuto dagli austriaci dal 27 giugno al 18 
ottobre. Condotto a Pavia e consegnato il 21 alle autorita sarde, fu 
imprigionato a Fenestrelle. Nel 1834 Carlo Alberto lo libero e lo nomino 
sindaco di Varese Ligure: mori a Borsa, Varese, nel 1850.] 



Tab. 929 - Membri dei 4 Tribunali straordinari (14 e 20 agosto 1806) (*) 


Tribunali 


1° Salerno 


2° Foggia 


3° Cosenza 


4° Chieti 


Province 


T. di Lavoro 

Salerno 
Montefusco 


Capitanata 
Ban 
Lecce 


Basilicata 
Calabria Citra 
Calabria Ultra 


Abruzzo Citra 

Abruzzo Ultra I 

Abruzzo U. II 


Presidenti 


Sansone 
Domenico 


Farina 
Giacomo 


De Fabritiis 
Giacinto 


Canofari 


Procuratori 
Rcgi 


Agresti 
Michele 


Libetta 


Calenda Luigi 


Scarciglia 


Giudici 
civili 


Presta 
Gennaro; 

Valeri; 
Martucci 
Giacinto; 

Marini. 


Laudari 

Saverio; 

Vecchioni 

Carlo; 

Terracina 

Michele; 

(Michitelli 

Biagio). 


Gatti Stanislao; 

Mazzei Fabrizio; 

De Rinaldis 

Giuseppe; 

Riola Stanislao. 

(mutati il 10 
ottobre, v. nota) 


Melchiorre 
Paolo; 

Cipriano 

Giacinto; 

(Arcovito 
Girolamo); 
Mazzoni F. 

Saverio. 


Giudici 
militari 


ten. col. 
Amato; 
magg. 
Cecconi; 
cap. Pietro 
Colletta. 


ten. col. Del 
Fuerte Franc; 
cap. De Felice 

Silvestro; 
cap. Navarro 

Pasquale. 


cap. Francia 
Giovanni B.; 

magg. d'Espinosa 
Ferdinando; 

ten. col. de Witte 
Antonio. 


magg. Cicconi; 
cap. ten. col. 

Eusebio; 

col. Salinetti 

Pasquale 


segretari 


Beneventano 
Rocco 


Fournier 
Giovanni 


(Minieri) 


Marchesano 
Vincenzo 


(*) Decreti N. 139, 142, 143, 144 e 146 del 14 e 20 agosto. I nomi tra parentesi 
indicano quelli nominati coi decreti N. 153-56 del 26 agosto. 


Mutamenti disposti con decreti N. 205-07 del 10 ottobre. Carlo De Laurentis al 
posto di Massari Francesco Antonio (4°); Saverio Laudari, Baldassarre Parisi da 
Bocchigliero, Teodoro Ardente di Lama e il capo squadrone De Gennaro nominati 
giudici del 3° tribunale al posto di Riola, Mazzei, De Rinaldis e d'Espinosa. Resta 
vacate il posto di Laudari al 2° tribunale. 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 155 



Ilari - La Giustizia Militare 1800-1815 



156 



Tab. 930 — Commissari di polizia di quartiere a Napoli (1806 e 1808) 


Quartieri 


8 apnle 1806 


14dicembre 1808 


Chiaia 


Vollaro Pietro 


Lopez Giuseppe 


S. Ferdinando 


Di Stefano Giuseppe 


Di Franco Raffaele 


M. Calvario 


Lopez Michele 


Di Maio Carlo 


San Giuseppe 


Canofari Francesco 


Guardati Antonio 


Avvocata 


Lamanna Gabriele 


Morbili Carlo 


Stella 


De Laurentiis Pasquale 


Montone Domenico 


S. Carlo Arena 


Castaldi Giuseppe 


Albanese Francesco Antonio 


Vicaria 


Sedati Francesco 


De Laurentiis Pasquale * 


San Lorenzo 


Tortora Alessandro 


Sacco Francesco 


Mercato 


Trenca Luigi 


Rinaldi Giuseppe 


Pennine 


Muscari Gregorio 


n. d. 


Porto 


Laghezza Giuseppe 


Bartolucci Francesco 


Vomero 


Frisicchio Sergio 


n. d. 


Casoria 


Caracciolo Gaetano 


n. d. 


S. G. a Cremano 


Vasaturo Giuseppe 


n. d. 


Mugnano 


Perrotta Vincenzo 


n. d. 


Portanova 


- 


Giuliani Filippo 


* unico confermato. |