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Full text of "non chiamarmi zingaro"

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ÌA GAZZEUA DELMEZZOGIORNO 



Data 07-07-2008 

Pagina "] 2 
Foglio 1 / 2 



d/ GINO DATO 



Zingaro? No, grazie 
sono un rom, un sinti 



' . " . a male vedere come tottate de- 
. " . gli esseri umani che nella loro 
■ ■ storia non hanno fatto del male 
a nessuno. Noi jenisch, rom, sinti, non 
siamo mai entrati in guerra», ha scritto la 
scrittrice jenisch Mai-iella Mehr Nel libro 
di Pino Petruzzelli Non chiamarmi zin- 
garo, apparso per i tipi di Chiarelettere, le 
testimonianze suUa storia di questa etnia 
sono state raccolte pazientemente, attin- 
gendo non solo alla loro Shoah durante il 
nazismo ma aUe persecuzioni e discrimi- 
nazioni di cui appaiono bersaglio parti- 
colare in questi ultimi anni. L'attore e re- 
gista Petruzzelli le ha raccolte in gù-o per 
l'Europa, facendo parlare questi uomini 
della loro vita, restituendo loro la facoltà di 
scrivere la loro storia. L'inchiesta da cui le 
testimonianze nascono si è allargata 
aU'Em-opa, dopo che lo stesso Petruzzelli 
aveva allestito uno spettacolo sul geno- 
cidio durante il nazismo per U festival 
teatrale di Borgio Verezzi. «Pensavano di 
"ìSQrtarlo solo su quella ribalta», commen- 
ta. «Invece sono quattro anni che giriamo 
con questo spettacolo, che abbiamo rap- 
presentato anche ad Auschmtz». 

Che cosa si dimentica della storia dei 

rom? 

«Che la loro è una storia scritta sempre 
dagli altri. Siamo noi che fm dal loro primo 
arrivo in Europa nel 1300-1400 abbiamo 
raccontato questa storia. Tì*a Trecento e 
Quattrocento, venendo dall'Asia passano 
dalla Grecia. All'epoca il Peloponneso era 
detto Piccolo Egitto, di qui il nome di egi- 
ziani, poi egipziani, gitani». 

E il nome di zingari 



«Sì, deriva dalla setta eretica gi-eca degU 
athinganos». 
Però loro non si identificano con questo 
nome. 

«Sì, rivendicano il nome rom, quelli 
dell'Est europeo, e sinti, per l'area ger- 
manofila. Poi ci sono una mhiade di sot- 
togruppi». 
Quanti sono in tutto il mondo e in Eu- 
ropa? 

«Non so, ma sono da tutte le parti, hi 
Em'opa mia gi"ossa parte vive in Romania, 
un paio di miUoni, e poi ci sono in Un- 
gheria, in Russia, in Spagna. In questo 
paese la situazione è paiticolare, sono cir- 
ca un milione, hanno perso le loro tra- 
dizioni. In Italia ce ne sono circa 150 mi- 
la». 
Perché questo libro? 

«Volevo raccontai-e la storia di una etnia 
che ha preso U posto degli Ebrei». 
In realtà hanno preso il posto degli al- 
banesi, all'epoca principale capro espia- 
torio. Lei dice che la loro storia l'hanno 
scritta gli altri. Ma perché? Non hanno 
avuto la forza di raccontare o è costitutivo 
della loro identità non raccontarsi? 
«Intanto la loro storia è orale, poi non 
hanno interesse a raccontare neanche U 
genocidio, loro hanno un rapporto par- 
ticolare con la morte. Non amano parlare 
di cose dolorose». 
Nei campi di concentramento nazisti solo 
loro riuscirono a tenere le fomìglie in- 
sieme. 

«Erano molto uniti, avrebbero potuto 
creare problemi, quindi non smembraro- 
no le famiglie». 



Oggi la questione dei rom sta esplodendo 
anche in Italia. Perché? 

«Non credo che 140 mila rom possano 
essere il problema principale in Italia. 
Sembra che siano mi ottimo campo di bat- 
taglia per non affrontare i problemi veri. 
Dubito che il paese possa migliorare senza 
rom e sinti. Quindi tutto ciò che si monta 
contro di loro ritengo sia in gran parte solo 
ima forma di propaganda». 
Come durante la seconda guerra mon- 
diale? 

«Sì, quando a Hitler non interessava 
uccidere rom e sinti, ma c'era da dare un 
contentino all'opinione pubblica che ve- 
deva in lui U responsabile dei propri fal- 
limenti. Pensi che per il 70% sono in Italia 
italiani a tutti gli effetti e addossare loro la 
responsabilità di mali e della caduta della 
sicurezza mi sembra assurdo». 

Certo alcuni rom rubano e altri chiedono 
. l'elemosina. 

«Così come altri italiani rubano, alcuni 
sicUiani sono mafiosi, o alcuni pugliesi 
sono iscritti alla Sacra Corona Unita. Ma i 
singoU non sono l'intera etnia». 
Che cosa spera che il suo libro aggiunga 
alla conoscenza e che cosa tolga ai pre- 
giudizi? 

«Stimolare la curiosità di tutti gli ita- 
liani a valutare e a capire megUo una etnia 
che non è né migliore né peggiore di altre. 
In molti anni ho incontrato rom che fanno 
lavori di assoluto prestigio e hanno ruoli 
primari nelle società dì tutti i paesi». 
Eppure alcuni devono nascondersi 
«A tutti i livelli, pmiroppo. Non faccio 
fatica a comprendere la loro voglia di na- 
scondersi. Mi diceva una neuroioga: non 
mi nascondo per me, ma per i miei figU». 



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ÌA GAZZEUA DELMEZZOGIORNO 



Data 07-07-2008 

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Nel reportage di Pino Petruzzelli le voci d'un popolo che, 
perseguitato dal nazismo, non ha malfatto la guerra ad altri Una 
storia cominciata dall'arrivo dall'Asia nel 1300, tramite il 
Peloponneso, «Piccolo Egitto», donde il nome di egipziani, gitani 




UN POPOLO 
FIERO Un gruppetto 
di rom e, in atto, alcuni 
bambini rom, ai quali 
taluni vorrebbBro 
prendere le impronte 
digitali per schedarli. 
In Italia gli «zingari» 
sono 150.000: nel libro 
«Non chiamarmi 
zingaro» l'attore e 
regista Pino Petruzzelli 
ne raccoglie le 
testimonianze 
in un periodo a rischio 
di xenofobia 
nei loro confronti 





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