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Full text of "Raoul Studer - Poesie"

Nel profondo d'un sogno

tutte le luci attenuo nella stanza
e mi lascio cader sulla poltrona
Il fumo azzurro della sigaretta
sale sempre più su,formando scala
cedo al sonno profondo e sogno te. Per la scala di fumo lentamente
vieni a starmi daccanto ed io vorrei
che questo istante non finisse mai.
Sei fra le braccia mie,spontaneamente,forse conscia del sogno che ho con te.
E dal soffitto giù, furtivamente,
discende quella musica d'incanto che per sempre ci unì quando l'udimmo.
Sei tanto bella,si,sei bella tanto
e di nuovo dichiaro amore a te.
 Scotta la sigaretta ed io mi sveglio
di soprassalto,ma non è bruciata
la mano,però è il cuore che fa male
Desto o dormiente serberò il ricordo
nel profondo del sogno assieme a te.


Mendichi

Mendichi notturni
abbracciati a brandelli di freddo;
re senza scettro,
cercano ancora
il fiore non dischiuso,
dopo anni di noia,
in questa notte di vita
che non ha nulla
che non sia pianto.


Respiro

Ansante, faticoso, il mio respiro
non consente di correr, pedalare,
nuotare, far sentieri di montagna.
Ma, grazie a Dio, ancor mi tiene in vita,
e consente che il sangue a sufficienza
possa irrorar d’ossigeno il cervello,
così da dilettarmi con i versi.
Per questo vivo, fin che avrò respiro.


Sentiero

La lingua fra i denti,
a corto di fiato,
i crampi ai garretti.
Lo stesso sentiero,
or son quarant’anni,
ov’io mi allenavo
a corse campestri.
Con ritmo costante
allora correvo
per ore, leggero.
Ma oggi ho percorso
brevissimamente
l’amato sentiero,
rimasto com’era.
Lo sguardo giù a terra
badavo alle buche
a sassi e radici.
Ho visto i due sili,
il fienile, le stalle.
Ho corso ben poco:
ho visto abbastanza
per essere felice.


E' la sera

È la sera
che inevitabilmente
nostalgia s’acuisce.

È la sera
che visibilmente
rallenta il tempo,
dolorosamente.

È la sera
che istintivamente
cerchi una mano
che non troverai.

Ogni sera è così:
spietatamente.


T'ho vista piangere

T’ho vista pianger lacrime per me
E, contagiato, ho pianto insieme a te.
Un momento d’intesa, di calore;
uno scambievole intento di donare.
Talvolta l’ospedale non soltanto
è luogo di mestizia, sofferenza.
Ricorderò le lacrime, Fiorella,
Caposala al Reparto Chirurgia.
M’han fatto meglio d’ogni terapia.


In Valtellina

Degente in sanatorio in Valtellina
a sedici anni la vita era finita.
Non potevo nascondere il problema
ai miei compagni di scuola ed ai parenti.
Un marchio impresso a fuoco: TBC.
Ma volevo guarire, a tutti i costi,
e con impegno seguii le terapie.
Qualche volta la suora, forse ad arte:
“Ho una siringa ancora, chi la vuole?”
Ero io, sempre ad alzar la mano.
Quel che ho rischiato per la guerra e dopo
non fu certo problema di salute.
Ma a Prasomaso godevo la stima
di quella suora grassoccia e sorridente.


Il respiro

Il respiro del mare,
il respiro del mondo,
il respiro del tempo.
Ormai da tempo immemore
considerato è simbolo
di sussistenza, vita,
purché non sia già rantolo
né ansito insistente.
Bello correre a piedi
senza che giunga affanno,
oppur nuotare a lungo
verso “prode remote”
con il respiro calmo.
Ora, però, che gli anni
non giocano a favore
salgo le scale lento,
se fermo è l’ascensore.