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CONTIENE 

Il vero giudice di Napoli, G. Ferrarelli. 

Zola fz-ej-sìj, Emilio Pinchia. 

Un giorno (Novella), Matilde Serao. 

Il Trittico della Terra (versi) , Daniele 
Oberto Marrama. 

Alcune lettere di Maria Carolina, Raf- 
faele Parisi. 

La conquista di Roma (romanzo) Matil- 
de Serao. 



Vedere il Sommario completo a ll'interno 

ABBONAMENTI 
Axxo, lire Dodici — Semestre, lire Sei 




^^Ser°'^o 



nnpon: 



<0 



LA SETTIMANA 



SOMMARIO del TSi. 28. 

I. Il vero gicdick di X-vroLi^ G. Fermrelìi . . . p.iu. ;> 

li. Zola (versi), Emilio l'inchia » .s 

III. Ux oioHNO (novella), Matilde Sento » 9 

IV. Il Thiitico dklla Tkuha (versi), Daniele Oherto 

Manama » 18 

V. Alctne letterk di Maria Caholixa , llaffaele 

Variifi » 21 

VI. I nostri concorsi a fremii. La dire-ione. . . » 39 

VII. Viaggi, gite, escursioni. Paolo » 41 

Vili. I LIKRI » 46 

IX. Le riviste, Eavmcs » 48 

X. La pagina religiosa, Una tereniana » 53 

XI. Per la famiglia, Ketty » 54 

XII. La moda della settimana » 55 

XIII. Il teatro, daniel » 57 

XIV. La Conquista di Roma (romanzo), Matilde Serao . » 60 

XV. Cronaca della settimana, R. Alt » 70 

XVI. La pagina dei giuochi, Il lìrlncipe di Calaf. . » 77 



ABBONAMENTI 

Un anno L. 12 

Sei mesi » 6 

Dal 27 Aprile al 31 Decembre > 8 

Abbonamenti per l'Estero (unione postale) 

Anno L. 18 — Semestre L. f> 

(Oli abbonamenti cominciano dal 1. di ogni mese). 

ti^5^ Inviare vaglia e cartoline vaglia alla « Settimana », Napoli) 
via Roma, angolo Emanuele De Deo. 



I lììanoscritti pubblicati o non pubblicati non si restituiscono. 



INSERZIONI 

Prima del testo Dopo il testo 

1." pagina intorft . . L. 15 1.* pagina, intera . . L. 12 
» nietii ...» 8 1 > metà. . . > 7 

Ogni pagina snccossiva I Ogni pagina successiva 

intera » 10 intera » 9 

« » nietiì, . . » 6 » » metà . . > 6 

Copertina: Facciata interna, L. 25: facciata esterna L. 30 

JC^^^ l'er la pnhhlività «iiUa « Selliinana », dirigersi alT ^Iminini- 
xtrazionr, ria Homo, angolo Emanuele De Deo, Napoli. 



La Settimana^ 







Rassegna di lettere, arti e scienze 



DIRETTA DA 



MATILDE SERAO 



1902 

VOLUME IV. 



Tipografia ANGELO TRANI 
NAPOLI 



PROPRIETÀ LETTERARIA 




Il vero giudice di fl^poli 



Chi è il vero giudice di Xapoli? È forse il ricco ed 
annoiato straniero, logoro dai piaceri, ed in cui è di- 
venuto ottuso, o forse non è mai esistito, il senso del 
l)ello ? Xo. È forse chi ama tanto x^edantescamente 
Fordine, che il disordine gli fa perdere la facoltà di 
vedere, di osservare, di capire ? ]!^o. È forse il com- 
messo viaggiatore, che dovendo pensare ai caciocavalli 
di Milano, ricchi di patate, da smaltire, non può pen- 
sare ad altro ? Xo. È forse F im])iegato, seduto die- 
tro il cancello, e che avendo dinanzi un cumulo di 
pratiche , maggiore di quello che avrebbe in altre 
città, deve detestare Xapoli ? Xo. È forse colui (;he 
venuto qui per osservare con maggior precisione che 
siamo hracJncefaU e per concludere che i latini sono 
degenerati, non può accorgersi delle bellezze di Xa- 
poli; come don Ferrante, intento a dimostrare, col- 
1' astrologia , che non vi era peste , non si accorse 
della peste ? Xo. È forse chi vuole F eguaglianza 
democratica in tutto ed in tutti e, per conseguenza, 
anche nelle città d' Italia e di quelle del resto di 
Europa ; eguaglianza antiveduta dall' abate Graliani, 
il quale scrivea a Madame d'Epinay : Yoyez les pro- 
(jrès cles moeurs : nous tomhons dans la monotonie et 
hientòt tonte l'Europe sera Paris, et le goùt de roya- 
</er passera; car il y aura les Chinois d'un cote, et 
les Européens de V autre , duux nations à peu près 
éyales. Ils auront de méme une caractóristique ; ils 
auront un gouvernement ahsolu, tempere par les f or- 



4 II. vi:i:«> ciLDirE in napoli 

mes , la ìongncnr dea procédiircfi , la donceurs des 
woiiirs: il.s unront heancoup de ,soldat.s et pen de hra- 
rouve: heancoup d'industrie et peu de fjénie; heaucoup 
de jìcuple et x)eu de gens heureux. Xous serons donc 
Chinois dans cent ans tout au pìus. le m'amuse déja 
à m'apìatir le nez et à m'allonger les oreilles par en 
has. et je n'y réussis pas mal: traraillez, rons aussi, 
à rous amincir les pieds de rotre coté .^ Xo. 

Ebbene, se non questi ed altri elie per brevità si 
sono omessi, elii è il gindiee di Xapoli? È il poeta. 
Tia il jxìeta e la bellezza — e non solo di ({nella 
esteriore, ma anelie di quella reecmdita — vi è una 
relazione necessaria , intima , indistruttibile. Si po- 
trebbe dire, se non si otfendesse la eara ed eccelsa 
n<>l)iltà dell' arte, che il poeta, per ragione professio- 
nale, è il giudice competente della bellezza. 

Ora , ecco il giudizio su Xapoli di un poeta te- 
desco. Augusto von Platen, a cui si deve una stori(( 
del reame di Xajìoli , e die visse in questa Italia 
meridionale, e morì, nel 1835, in Siracusa , ove fu 
seppellito. Il giudizio è rivelato nel seguente Idilio, 
che fu tradotto in italiano da Eugenio Mele. 

« O straniero, vieni nella grande Xapoli, vedila e 
muori! Centelliua l'amore, godi il più ricco sogno 
del labile istante , dimentica il vano desiderio del- 
l' animo , ed i torjuenti che un demone ordi nella 
vita : sì, qui impara a godere, e poi, colmo di feli- 
cità, umori ! 

In semicercliio airintoriu>, lungo il ridente golfo, 
a i»erdita di vista, bagnato <lalle tejìide onde, giace 
un ami)io cerchio di navi e di altri editìzi, e tra i 
(;re])acci delle rocce si spinge la foglia di lìaeco e 
SII] (erba s' erge al vento la palma. — Dalle alture 
air ingiii verso il lido digradano maestose le abita- 
zioìii , e piano, come un giardino, appare il tetto; 
«•olà <lall' alto tu ])uoi contem]»lare il mare e la mon- 
tagna, la (piale nascoiule il ca]io cos])arso di ceneri 
nel proi>rio fumo; colà crescono le rose, i tralci ed 
in forte rigoulio l' aloe e godono il fresco del vento 



II. YEKO GILDICE DI NATOLI 5 

iiiattutiiKt. — CinqiH' castelli ])r()te«igoii<> e niftVenaiio 
la città : colà Saut' Elmo come guarda miuaccioso 
air in giù dalla verdeggiante collina ! ; quelF altro, 
battuto intorno dalle acque , era già il giardino di 
Lucnllo, il bello asilo insulare, i)rotendentesi fuori 
dalle onde, del detronizzato Augustolo. — Dovunque 
tu vai, si versano a torrenti gii uomini: ^iioi tu forse 
andare alla spiaggia e veder come i pescatori con 
la forza dei muscoli alla riva traggono le reti, can- 
tando, lieti 1' animo, nella loro beata povertà ? Sul- 
1' arena aspetta il monaco mendicante : richiede la 
sua parte della pesca , ed i più caritatevoli gliela 
])orgono. Intanto le loro mogli , in continue piace- 
voli cliiaccliiere, i fusi alla mano, siedono a croceliio 
sotto le porte. Vedi , là si mostra una coi)pia giu- 
liva e trae fuori in un batter d' occhio le castagnette 
e dà principio alla bacchica tarantella , alla danza 
voluttuosa ; e si forma rapidamente intorno ai due 
un cerchio di riguardanti : in un attimo vengono le 
fanciulle ed agitano il tamburello : musica agii orec- 
chi semplici di quella gente. Leggiadramente ora si 
volta la bella fanciulla, e il giovane fiorente; come 
egli salta ! come agile e snello , col fuoco dello 
sguardo , si gir;- . pestando i ])iedi ! e le gitta la 
rosa. 

Ma la grazia non vien meno in lui preso dal de- 
siderio, mentre ella doma il voluttuoso occhio di lui 
con seducente onnipotenza. l*opolo felice al (piale la 
natura concesse un innato senso di misura, estraneo 
allo sfrenato uomo del nord. 

Attraverso la folla tu ti si)ingi a gran fatica i)er 
altre vie : il venditore ed il comi)ratore fanno grande 
schiamazzo in ogni parte. Odi come vantano la loro 
merce a squarciagola ! Tutto si vende, la cosa, l'uomo 
e l'anima stessa. Balle carrozzelle, da ogni sorta di 
vetture , come t' invita gridando il cocchiere , e il 
bivsognoso ragazzo si pone con celerità a cassetta 
per farti da servitore. Vedi, (pia frena il biroccino 
un pingue monaco e x^ercuote il suo asino un altro 



6 IL VERO GIUDICE DI NAPOM 

con jiiiiiiio allc.ui'o. Un lenone intanto ti l)isbi.ulia 
ali" orecchio nna ]tarola , mentre un mendicante ti 
mormora qualche Are, coperto per vergogna il viso 
col fazzoletto. 

Là il ])0])ol() ozioso è intm'no al imlcinella di le- 
gno , il (piale dal castellino delle marionette bult'o- 
nescamente spalanca gii occhi: qui è T indovino con 
la sua screziata razza di serpenti. — Tutto si fa qui 
all' aria aperta: l'affaccendato bettoliere cucina e non 
teme la ])ioggia così rara ; lo circonda una schiera 
di marinai, mangiando , ingordi . il cibo caldo. Là, 
air angolo della via, siede accanto al suo tavolinetto 
<'on le monete di rame la cambiavalute; qua l'abile 
barbiere ha la sedia e raschia , dopo aver teso un 
panno di contro un raggio di sole. Là all' ombra 
sono i tavolini dell' esperto scrivano, pronto a scri- 
^-ere corrispondenze, suppliche e lettere d'amore: sia 
che un giovane gli detti i suoi sospiri alla hmtana 
amata, o che una donna col viso del i>atimento con- 
soli il marito bandito, confinato in una lontana isola, 
il cui libero spirito si tormenta in un sotterraneo 
carcere e privo di speranza raccoglie la ricompensa 
dell'alta sua virtìi. 

]\Ia allontana le fosche nuvole . o (h)lore ! — An- 
che sul molo è grande la calca e 1' abbronzato laz- 
zarone vi protende al sole le nude membra. Di lon- 
tano tu vedi (-apri rispecchiarsi nel tranquillo giuoco 
delle onde : le navi vanno e vengono , s' arrampica 
<li volo in cima all' albero il marinaio, e t' invita la 
l>arca per una gita. Intanto brulicano intorno al can- 
tastorie giovani e vecchi , stando in piedi , seduti , 
accovacciati per terra o in ginocchi, a mani giunte, 
1)orgendo desideroso ascolto : egli narra di Rolando 
e (hihi favolosa s])ada di Ivinaldo : spesso con co- 
nienti cliiariscc le stanze dilìlicili, spesso lo interroni- 
jiono gli ascoltatori con gi'ido di entusiasmo. Ri- 
sorgi . o Omero I Se nel nord sjiesso ti si manda 
molto di freddo di porta in ])orta, tu trovi (pii un 
jiopolo semi-greco e un gl'eco lirmamento ! 



IL VKRO OUDICK DI XAPDl.T t 

Qualclio poeta forse, cresciuto nella solitudine del 
nord . si trascina qui sotto il cielo della felicità , e 
al paese natio accorda il dolce canto e lo schietto 
accento, che egli og'gi può godere e dimani ancora, 
e che acquista sai^ore con gli anni come il vino te- 
desco ; egli canta la libertà e la virile dignità nei 
temi)i di bassezza, oltraggio al simulatore e maledi- 
zione all' oppressore e ad ognuno il quale predichi 
servitù, che è la perdizione del genere umano. Ah, 
egli non pensa di vincere l' invidia e soggiorna lon- 
tano, sordo ai nemici e sperando che le future ge- 
nerazioni sappiano separare la pula del grano. — 
Come sublime tramonta già il sole! Tu riposi nella 
barca, dolcemente cullato ! In ampio cerchio intorno 
alla sinuosa sponda del golfo, tu vedi accendersi in- 
numerabili luci e fiammelle e i pescatori solcare cou 
fiaccole il mare dorato. O balsamiche notti napole- 
tane. È perdonabile se il cuore inel)briato per breve 
istante dimentica x>er voi perfino S. Pietro ed il di- 
vino Pantheon , persino Monte Ilario e te , o villa 
l*amphili, il fresco delle tue fontane e 1' ombra dei 
tuoi lauri ì Ma già è mattino e poi è pieno giorno : 
tu dun(]ue ti affidi forse al susurro dell' onda ? Dove 
ti rechi ? Ti porta il vento l'olezzo degli aranceti di 
Sorrento ì Sì, già biancheggia di lontano alla spiag- 
gia, con la casa del Tasso, quella rocciosa città, ineb- 
briante e piena di fragranza ». 

G. Ferrare Ili. 



o 1 a 



a Giuseppe Giacosa 

DehoHt d((i(s i(( pcn.sci; J'oitc, haut et soìitairc 
Tu ploìKjca^ (le ton ère en Vàme, amUremeni ; 
ImxìlacaUe ìii.^toricn (Ics lultci et des miscres, 
De (-ette oeuvre de foi .soucieui', HÌmpìemeni. 

Ce fut tou art de rie, qui t' in.sjjira la guerre 
Cantre les ìachetés complotées .sourdement; 
Et, sous le rude effort de tu noble colere, 
Le defi du mensonge s'ahima, lourdement. 

Oh le rc'i'e sublime, reillant ton agonie, 
Ou piane la clameur robuste du genie 
Clair et freni issaììt de sainte humanité ! 

tSur uous tous a pansé ton soufflé de rebeUc, 

Xi uous lui dcmandons si l'oeuvre est iinìuortelle 
Il uous supìt <ju' elle cric: Justice et Yerité. 

IJiiiichctto 11 OctoUiv 1901'. 
(Ivrea) 

I^ in il io Pinchi a. 



Un giorno 



(Novella) 



Nel mese di ai^rile, come rifiorivano le vose, nella pic- 
cola, irrequieta e caijricciosa testina di Emma Lieti sorse 
nn'idea che le parve subito di un' altissima importanza. 
Neil' improvviso eccitamento , ella scompigliò con mano 
distratta la tìue aureola dei siioi bei caj)elli biondi, strinse 
nervosamente il laccio d'oro die le serrava alla persona 
la .sua vestaglia di lana color avorio e fece 1' invocazione 
suiirema , cioè chiamò la cameriera. Questa Cristina , la 
cameriera , occupava ixu i^osto saldo e durevole nelle 
mobili simi)atie e nelle fugaci tenerezze della padrona: 
molte cose e varie persone eran tramontate nella vita di 
Emma Lieti , senza ribellione sua e senza rimpianto, 
ma Cristina, la cameriera, restava sull'orizzonte da varii 
anni e un poeta di stampo antico avrebbe detto che ella 
non conosceva occaso. Cristina , chiamata , non accorse 
immediatamente: e allora, donna Emma Lieti quasi si so- 
spese al cordone del campanello — giacché ella odiava 
esteticamente i bottoni elettrici — non potendo soppor- 
tare l'aspettazione. lutine, la desiderata giunse , nel suo 
vestito nero , nel suo gran grembiule di batista bianca 
guarnito di merletti, e con la sua aria indifferente e stanca. 

— Scusi, signora : ero dietro a riporre della biancheria 
negli armadii. 

La biondina anda.va su e giìi, semijre inquieta, battendo 
sui tacchetti d'argento delle sue scarpette Inanche, di un 
l)ianco d'avorio. 

— Senti, Cristina, .senti.... tu devi fare una gran 
cosa.... 

— Eccomi qua. 

— Tu devi cavare dagli armadii , dalle casse da do- 



]0 IX GIOuXO , 

vuii(|U(' si tioviiio, i miei vestiti di i)ninaveia e d'estate, 
dell" anno scorso.... Tutti, tutti! E anche i mantelli, le 
mantelline, le sciarpe, i cappucci; e anche i cappelli, gli 

oiiihrelli, i ventagli quanto mi è sei'vito , 1' altr' anno, 

dal maggio a settendne.... hai bene capito?... 

— Ilo capito.... dove metterò tutta questa rol>a?... 

— Nel salone , sulle poltrone, sui divani , sulle sedie, 
come in una esposizione, così io potrò veder tutto. 

— Ci vorrà del tempo, signora. 

— Ascolta, Cristina, tu devi far questo per questa sera. 
Io ho bisogno urgente di sapere quello che ho di. buono, 
ancora, quello che debbo smettere e quanti vestiti nuovi 
mi sono di assoluta necessità. Va là , che vi sarà una 
larga pai'te per te: mi ramuìento di non aver conservata 
troi^i^a roba. Questa sera, Cristina.... 

— La signora sarà servita — disse la cameriera . sen- 
za appai'ire lusingata dalla promessa, a cui teneva molto, 
inv»>ce. 

— Caj)isci, Ci-istina, che soltanto questa sera, io ho un 
po' di tempo, per questa rivista. ^?ono sola, non vado in 
teatro e dop(» pranzo non verrà nessuna visita: speriamolo! 
Non vorrei esser disturbata in questa faccenda, che è 
molto grave. Nel caso farai dire che sono uscita — deb- 
bo risolvere il mio grande atlarc e non voglio secca- 
tori.... 

Tutta la giornata Emuuì IJeti non pensò che alla ri- 
vista della sera, con una sottile ansietà die aumentava il 
piacere. La frivolissima donna aveva st'uijire provato, da 
giovinetta, le ])iìi vivide sue gioie al contatto di un ve- 
stito, all'aspetto di ini cappellino, innanzi a un mantello 
di forma <uiginale: e la sua gioia ne domandava subito 
il possesso, tanto che ella aveva un numero strabocche- 
vole di abiti , di cappelli , di mantelli e non desiderava 
altro che di aumentare questo numero, e il solo aprire 
una scatola, umi cassa , un armadio, le dava un sussulto 
di voluttà. IJiondina, pallidina, non uìagra anzi rotondetta, 
ella si faceva rosea, toccando una stott'a, abbassando gli 
ociiii sovra una vetiina, guardanilosi in uno specchio, con 
una vestii nuova. K le sue vesti eraiu) sempre nuove: 
ella non aveva il temiio di atlezionarsi a nessuna di esse, 
elle la smetteva: le sue amiche povere, Cristina, tutte le 
famigliari di casa, licevevano th-i doni insperati e superiori 
alle loro aspirazioni : il guardaroba era sempre pieno 



VX GIORNO 11 

zeppo (li vesti, e o^iii tanto Einnia Lieti scrollava la te- 
stolina, pensando ehe mai si sarebbe interamente disfatta 
dei suoi vestiti vecchi, clie aveva indossato quattro volte! 
Specialmente quelli da ballo che non si sciupano mai, 
restavano sospesi in lunga tìla, nei loro sacchi di percalla; 
ogni anno . altri vestiti da ballo venivano a raggiungere 
«luelli antichi e la tìla cresceva, cresceva. Giammai, schiu- 
dendo le grandi porte del guardaroba , guardando quei 
tracchi, dove erano raccolti gli strascichi sontuosi sulle 
sottogonne ricche di merletti, Emma Lieti pensava di 
farsi un vestito dì meno , dì portare . magari rifatto , il 
vestito dell'anno pi-ima. Questo, lei, giammai ! Era nata 
frivola . prodiga , adoratrice dì tutte le fallaci Itellezze 
della muda, così morrebbe. 

Ora, con quell' ordine dato a Cristina, Emma Lieti si 
era procurata una buona serata. Dopo aver pranzato nella 
gran sala da pranzo, adorna austeramente nello stile dì 
Enrico II e a cui dava risalto un gran quadro d'animali 
di Eosa Bonheur, dopo aver j)reso il cafte, tutta sola, nel 
suo salottino personale, dove una stolfa Pompadour alle 
pareti e sui mobili s' intonava così perfettamente con la 
sua bellezzina l)ionda e pallidetta , con la sua grazia un 
po' minuta, ella si levò e passò nel gran salone da ballo, 
bianco e cno , dove le lal)oriose e sapienti mani di Cri- 
stina avevano disposto tutti ì vestiti di i>rimavera e di 
estate dell* anno i)rima. Con quella preziosa cura che le 
assicurava il costante atìetto dell' incostante Emma Lieti, 
Cristina vi aveva unito tutto , persino le scarpette da 
ballo estivo e da campagna, ijersino ì costumi del bagno, 
persino il caijpelletto delle escursioni in montagna. Ed en- 
trando, per avere una impressione generale , Emma che 
era abbastanza mìope , coi suoi occhi bigi e carezzevoli 
nel loro sguardo un po' vagante , non adoperò 1' occhia- 
lino : ed ebbe un moto di piacevole stupore. Sette ed otto 
caiulelabri accesi versavano la loro piena luce sui vestiti, 
sui mantelli, sui mille complementi della beltà femminile 
e tutto il salone era occupato, nella sua grandezza ! Non 
credeva, non supponeva neppure di aver avuto e di aver 
caml)iati tanti abiti 1' anno prima , ed ebbe un senso di 
grazioso imbarazzo. 

— Quanta roba ! - — mormorò, fra la giocondità e la 
preoccupazione. 

— Ve n'è della buonissima, — soggiunse Cristina , che 



12 VX GIORNO 

Taveva seguita e che aveva sempre 1' aria di dar eousigli 
di saviezza. 

— Vediamo, — disse Emina. 

E scliiuse 1' ocehialino stretto e lungo di tartaruga su 
cui, in cifre, di luilhinti, vi era il suo motto, spagnuolo: 
Xada. Essa guardò intorno, ]i\nn piano, passando da un 
oggetto all'altro, con una lentezza per lei piena di sapore. 
Giacché i snoi vestiti, i suoi mantelli, i suoi cappelli, for- 
mando una così stretta parte, non solo con la sua perso- 
na, ma col suo cuore e con la sua anima, le riapparivano 
innanzi, non già come tanti metri di stotìa tagliati in una 
foggia pili o meno bizzarra, ma come lembi della sua esi- 
stenza. 11 vestito delle corse , dell' anno prima , era di 
merletto nero ricamato di pisellini di seta azzurra, sovra 
una gonna di raso nero e con una gran cintura di seta 
azzurra : in quel giorno delle corse, ella si era sentita così 
giovane e così gaia, e aveva dato volentieri delle i)riinole 
azzurre a Massimo Dias che la corteggiava così stretta- 
mente , da due mesi. Quest' anno ella avrebbe avuto un 
altro vestito, molto chiaro, di un verde pallidissimo, una 
vera audacia , i>er una persona bionda : e Massimo Dias 
era partito, dall'autunno, per l'aml)asciata di Pietroburgo, 
dove era addetto. Quel vestito di broccato lilla, corto, ma 
molto ricco, era servito l'anno prima, per assistere al ina- 
trimonio di Giovaunella Casalenda, un matrimonio di con- 
venienza , dove la sjiosa era così smorta e aveva pianto 
nelle braccia di Emma Lieti, mentre costei si commuoveva 
])rofoiidamente, a quelle lacrime : il vestito restava, testi- 
mone di un minuto intenso di fraterna tenerezza, mentre 
Giovaunella Casacalenda, ora, iiresa la sua ])osizioiie, era 
una delle rivali di Emma Lieti, nel campo della moda, e 
delle conquiste di società. Oh, non si faceva vincere tanto 
facilmente la biondina dalle manine incanteA'oli e dai pie- 
dini deliziosi, la piccola donna dalla testa arruftata, come 
(juclla di un uccello ! Ognuna di quelle vesti , di prima- 
vera, di <"state, costumi di lanetta inglese da mattino, leg- 
gieri al)iti bianchi da iiasseggiate serotine, gonne e giac- 
chette da lawn-tcìinin, vestiti di merletti da visite di gala, 
costumi \H'v andare in l);irchett;i, col gran goletto aperte) 
alla marinaia e il berretto bianco . abiti ])er camminare, 
per ì)allare, per salire sui monti, per fumare una sigaretta, 
sulla terrazza di una villa , tutti quanti sfarzosi o ele- 
ganti, corretti o capiicciosi, le rnmmentavano una conver- 
sazione, una figura, una parola di aiuole, qualche ])iccoh> 



IN GIORNO 18 

muore. Piccolissimo, anzi : coinè poteva andare d'accordo 
col ciiorieiuo fallace di Ennna Lieti, con la sua fantasia 
saltellante, con la mobilità invincibile del sno spirito. Un 
po' di tenerezza e un po' di flirt, ecco tutto. Poi, l'uomo 
partiva o la signora x)artiva : o egli era preso da una i)iù 
A'iva passione, altrove, mentre ella si precipitava nei'vosa- 
mente in un altro capriccio, così tutto finiva, benissimo, 
e restava solo il vestito a ricordare che, in un meriggio 
sul mare, o in una sera stellati , qualcuno aveva detto 
airoreccliio di Emma Lieti le sacre parole dell'amore ed 
t'Ha aveva udito queste parole ondeggiarle nell'anima tre- 
pidante I Un po' sorridente, ella aveva, con le sue piccole 
mani, raccolti insieme un vestito di seta cruda, un costu- 
nùno di lana bigia e una mantellina di merletti e giaietti 
neri : 

— Prendi — aveva detto a Cristina, — sono tuoi. 

— Grazie, — rispose la cameriera senza troppa espan- 
sione. 

— Prendi, prendi, — e con le nnini jìrese da un tre- 
more di generosità , le gittò nelle braccia degli altri og- 
getti, un cappellino, una cintura di cuoio, un ventaglio. 

La cameriera ringraziava, con un princij^io di sorriso: 
s' intra vvedeva in lei un'esitanza, forse un desiderio. 

— Vuoi qualche altra cosa '? 

— La signora, è così buona.... perchè non mi da quel 
vestito. 

— Quale ? 

— Quello color crema, a fiorellini rosei. 

E avvicinandosi verso una jioltrona, lo indicò alla i^a- 
<lrona. Il vestito di una seta leggiera e molle, molto fine, 
era fatto di una gonna con un' arricciatura al basso ; un 
pò incresiiato sui fianchi : e il corpetto era coperto da una 
mantellina della stessa seta, molto arricciata. G-iaceva sulla 
poltrona, in un mucchietto , quasi : e la mantellina pen- 
deva sul bracciiiolo, come se fosse stata buttata via. Con 
l'occhialino dove era scritto nada, cioè nulla, Emma Lieti 
guardò la veste di seta, mentre dalle sue labl>ra era spa- 
rito il sorriso e tutto il suo volto di bambola bionda e 
piccola, senza sorriso, i^areva invecchiato d'un tratto. 

— Vede ? — disse Cristina , — è tutto macchiato di 
pioggia. 

— Sì, è macchiato di pioggia, — rispose macchinalmente 
la padrona. 



14 rx (iioRxo 

— Ed è iiiii)<)ssil)ile che lei lo inetta, di nuovo. 

— Proprio impossibile.... — soggiiiuse la piccolissima 
donnimi, cou ima voce immensamente triste. 

Era con quella veste di seta che Giovanni Serra , ve- 
dendola tutta bionda e gentile , tutta piccola e grazio- 
sa , tutta fine e giovanile , con un gran cappello di 
merletto crema , col vento che sollevava e gontiava la 
molle stoffa, in quella veste, il più buonp, il più onesto, 
il più innamorato dei suoi adoratori, le aveva dato il so- 
lirauiiome poetico e quasi fragile di madame la marquiae. 
Dinnanzi al tessuto chiaro e morbido, su cui si delincavano 
delicatamente i tiorellini rosei, P2mma Lieti vedeva risor- 
gere nella sua immaginazione la sola tigura degna di uomo, 
incontrata, nella vita, quel (riovanni Serra dai tieri occhi 
d'un azzurro d'acciaio, dalla tìgnra snella ed elegante, dai 
capelli che erano passati al castano : quel giovine adora- 
tore così ardente , e così mite , così geloso e così indul- 
gente, così austei-o per i terribili e continuati peccati di 
frivolezza che ella commetteva e così disposto irresistibil- 
mente a perdonarglieli. La veste di seta dai tenui colori, 
le rammentava quell' uomo che solo aveva osato rimpro- 
verarle 1' intìnita nullità della sua vita e la freddezza del 
suo piccolo cuore muliebre, e l'ipocrisia dei breA'i amo- 
retti , e la misera dispersione sentimentale della sua esi- 
stenza. La morbida veste abbandonata e sempre graziosa, 
su quella poltrona, le rammentava i suoi soli momenti di 
pentimento, la volontà, ahimè, fallace, di sottrarsi all' a- 
vidità , alla leggerezza , al capriccio . La veste esisteva, 
come cosa viva , come testimone quasi palpitante di un 
passato non lontano, ma la buona, tenera, austera voce, 
ecco, era taciuta per sempre e il piccolo mobile cuore era 
ricaduto nella frÌA'olità e nella aridità, per sempre. 

Eppure la cara piccola donna che portava così dolce- 
mente il nome di madame la mar<jt(ixe, aveva amato con 
sincerità e con ])rofondità Giovanni Serra. Per un giornc» 
soltanto, è vero: ma tutte le veiiticpiattr' ore erano state 
sue , di questo amante così giusto e così misericordioso, 
così appassionato e così leale. Per mesi e mesi , ])er un 
lungo volger di tempo , Giovanni Serra aveva amato in- 
vano, provando volta a volta la tenerezza , la jìietà e il 
disgusto ])er (piella creatura che nulla aveva di stabile e 
nulla di seiio , in sé , ])er (jiiesta leggiadra donnina che 
aveva una volubilità di>|)crantc . ]ifr quest* anima senza 



ux oiouxo 15 

forza e senza nobiltà : ma niente, niente aveva potuto di- 
staccarlo (la un' immagine eosì seducente, da un fantasma 
così intinitamente caro. Paziente, amoroso, Giovanni Serra 
aspettava sempre che una grande ora venisse, un'ora tra- 
sformatrice che fondesse 1' impuro metallo dell' anima di 
Emma Lieti e rigettandone le scorie, ne traesse il divino 
gioiello dell' amore : mentre la capricciosa donnina seg-iii- 
tava a cambiar vestiti , ad amoreggiare superticialmente, 
a fintare, a mutar cappellini, mentre ella sorrideva e ri- 
deva di lui, chiamandolo Vliommc qui attend. Una sublime 
speranza, certo, sosteneva il cuore di quell'uomo, giacché 
centti volte egli avrebbe dovuto ritrarsi, ributtato da quella 
civetteria vibrante e pur glaciale, da quell' abl>audouarsi, 
anche di i)assaggio, a tutte le xiarole d'amore mormorate, 
da (juell' impiccolirsi nel continuo variare di vesti, di fog- 
gie, di mode. 

Xè questa sublime speranza era un inganno ; i^oichè in 
un giorno inaspettato, impreveduto, madame la marquise 
fu quella che aveva per tanto tempo invocato e deside- 
rato Giovanni Serra e in quel giorno ella lo amò, con 
tutto il suo cuore, con tutta sé stessa. Non più di un 
giorno : ma completamente, come j)er una vita intiera. 

Sola nella gran luce del salone, Emma Lieti si chinò 
a toccare la veste di seta, quasi fosse un talismano. Ella 
portava quel vestito, nel gran giorno, quando egli era 
giunto alla Villa delle Rose, in un' alba di maggio. Ella 
gli era andata incontro nel viale, tutto imperlato di ru- 
giada e vedendolo ajìparire, aveva sentito un sussulto 
ignoto : con gli occhi, Giovanni Serra le aveva doman- 
dato se eran soli: sorridendo, senza parlare, ella aveva 
risjjosto di sì : e sotto gli ontani verdi, egli aveva abbrac- 
ciata madame la marquise che rideva teneramente. Ah in 
quel momento, ella comprese che tutte le istorie amorose e 
appassionate non erano una fola di scrittori, come aveva 
sempre creduto. Per la giornata odorosa di maggio, nel 
giardino come alla campagna, nella casa magnitica, come 
in una capanna, ella resitò attaccata a lui, con un abban- 
dono della sua piccola persona al saldo braccio di colui 
che l'amava. Emma Lieti ebbe, negli occhi, nel sorriso, 
nella voce, negli atti, la manifestazione di un'anima tutta 
niiova e fresca, una bontà amorosa, una dolcezza amo- 
rosa, una fiducia amorosa, un'infinita tenerezza amorosa 
che giammai erano esistite in lei. 



10 rx Gioijxo 

Qui'llo clu' disse, quc-Uo che fece, o^ni sua jiianifcsta- 
/.ioiie portò il suggello divino, die solo .<>li aiiianti ricono- 
scono e che gli indifferenti invidiano: l'impronta indele- 
l)ile della passione unica e viva. Insieme, andarono hiu- 
tani, nella campagna, e ella non temette di guastare le 
sue deliziose scarpette dalle fibbie antiche, né di impol- 
verare le sue fini calze di seta, donde traspariva il roseo 
del piede : madame la marquise rideva degli spini, della 
l)olver(>, delle pietre, mentre il suo amante fremeva di 
gioia a ([uel riso e baciava la cara i)iccola donna, sotto 
gli alberi frementi al ponente che veniv^a dal mare. Poi, 
le nuvole si addensarono un poco: il cielo si oscurò: essi, 
ridendo, amandosi, ;idorandosi, crearono un ricovero di 
una capanna dal tetto sfondato : ma ne uscirono subito, 
per correre sotto una grande quercia : pure, la pioggia li 
colse e tutta la veste di seta fa bagnata. Madame la mar- 
(jHìftc fu così lieta e così felice per quella pioggia che le 
rovinava la siia bella veste e batteva i suoi piedini in 
terra e il suo amante, in quell" ora, credette di morire 
d'amore ! 

Tnlto un gioi'uo, ella fu sua, come egli 1' aveA'a so- 
gimta i);'r anni e come ella non aveva mai sup])osto po- 
t(>sse essere, tanto si sentiva indegna e fallace e perversa. 
Ella fu nella sua massima bontà senza perfidie, nella mas- 
sima sincerità senza ipocrisie, nel massimo abbandono 
senza restrizioni. Giovr.nni Serra vide, per venti(imittr'ore, 
nell' alba cojiie nel meriggio, nel vespro come nella me- 
ravigliosa notte indinu'uticabile, una donna nata e ger- 
mogliata come un magnifico fiore, i)er una intensa e breve 
ebbrezza. Quello che vi è di amore in un lungo spazio 
di tempo e in cento cuori diversi fu raccolto, dalla vo- 
lontà del destino, in Tina sola coppa, perchè egli rammen- 
tasse di iu)n aver vissuto e di non aver amato invano. 
]a\ i)iccola bionda pallida e fina ebbe tutte le bellezze ed 
<'l)lte tutte le grazie, senza che mai una sola traccia del- 
l' antica donna deturpasse la divina immagine di quelle 
ventiquattr'oi-e. Ah ella licordava, madame hi manjttise, 
di aver ricondotto l'amante suo, nell'alba seguente, dieci 
volte in capo al viale rorido, donde egli doveva partire, 
V di avergli dieci volte, trattenendolo, ripetuto le parole 
di (Giulietta, di averlo dieci volte scongiurato di restare, 
menile egli partiva, i)allido, col cuore schiantato : poiché 



IN (JIoltNo 17 

t'Ha giurava ili amarlo sino alla morte, ma riiomo salie- 
ra che tutto era finito. 

Ardevano i candelabri del salone. Crollata in terra, col 
capo perduto nelle pieghe della veste di seta, con ]e brac- 
cia i^rosciolte, madame la marquise piangeva, niaccliiando 
di lacrime la molle stofta già bagnata dalla inoggia, nella 
gran giornata. Ella piangeva, iniitilniente. 

IVTatilde Sepao 



Il Trittico della Terra 



Pei fiolchi eguali^ il (jesto larf/o, eguale, 
sparge il seme; si spande, da la mano 
schiusa, in minuta pioggia d'oro, il grano, 
rilucente nel sole autunnale. 

Fuman le zolle, a Fora mattinale, 

siccome incenso die ad un Kume arcano 
(non, forsey è un' ara tutto il vasto piano ì ) 
solennemente da la terra sale. 

U fra le zolle passa senza posa, 
sacerdote del gran culto, il colono, 
e il gesto lento a la gran Madre antica 

va confidando il prezioso dono, 
l'umile chicco che nel solco posa 
e che domani gli darà la sjyica. 



IL TRITTICO DKLLA TEURA 19 



IL 



E la Terra lo accoglie : è nei possenie 
grembo materno chiusa la Promessa 
che, con un patto che giammai non cessa ^ 
riiììwvclla al colono^ eternamente. 

Egli le dà il sudore ^ il paziente 

lento gocciar de la sua fronte, ond'essa 
s'al)l)cvera, le dà la vita stessa, 
in offerta contimia, assiduamente. 

E. per quel grano che dal chicco breve 
germoglierà festoso, in messe d'oro 
ampia, ondeggiando al vento Valte cime, 

un giorno ei le darà, fardello lieve, 
il corpo suo disfatto dal lavoro, 
ultima offerta ed ultimo concime. 



20 IT, TRITTICO DELLA TEIJRA 



III. 



Quanti, dormon così, vinti, caduti 

Sili solco che si schiuse, e li rinserra ì 
Quanti, l'umido bacio de la Terra 
tiene, e dissolve, morti sconosciuti ì 

Tornan tutti a la Madre, o fur mietuti 
da la febbre, o fur spenti da la guerra, 
fur disfatti dal lavor che atterra, 
la falce iu pufino, com'cran vissuti. 

Ma per quei corpi — ne la tomba oscura — 
clic stillan sangue e lacrime, ancor vibra, 
strano e possente, un fremito di vita. 

Ed ogni stilla un grappolo matura, 
e de la morta carne in ogni fibra 
e una spica novella (d sol forita. 

Ottobre 1902. 

Daniele Oberto Marrama. 



Alcune lettere eli Maria Carolina 



Qualche anno addietro mi furono date a leggere alcune let- 
tere di questa regina. La carta e la calligrafia erano del temj)o, 
i caratteri della sovrana rilevai autentici. Copiai le lettere , 
ed eccole con qualche mia notarella, a piede di qualcuna di 
esse. 



ScHOEXBRrxN 8 Settembrk 1801. 

D. Angelo di Fiore. Ho ricevuta la lunga vostra lettera 
de' 10. dello Scorso mese, e vi ho percorso la Storia della vo- 
stra Condotta durante la più critica epoca del nostro Regno. 

Più ancora di tutte le ragioni che Allegate a vostro favore, 
fa peso nell' animo mio il ritrovarvi in ristrette circostanze , 
quando vi sono nate tante fortune novelle tra i ministri del 
Re in questo hreve ma funesto intervallo di tempo. Crederei 
dunque farvi torto, Se non aggiungessi, Soprattutto nella di- 
stanza in cui mi ritrovo , piena fede a quello che mi dite, e 
Se non prendessi questa occasione per assicurarvi, che Sono 
Sempre con molta Stima. 

voatra htioiia Fadvoìia 
Carolina 



22 ALCUNE LETTERE DI MARIA CAROLINA 

Le principali fortune furono : al fratello del cardinal Rutto 
duca di Baranello il re cedette il suo diritto di patronato 
sulla badia di Santa Sofia con l'entrata di 38250 franchi, per- 
petua nella famiglia ; al cardinale terre fruttanti 63750 fran- 
chi a iiieno e libero possesso, e V uffizio di luogotenente del 
regno con lo stijiendio annuo di 102000 franchi, l'imperatore 
di Russia le croci di cavaliere dogli ordini di S. Andrea e di 
S. Alessandro; ad altro fratello del cardinale, capitano al ri- 
tiro, fu dato grado di colonnello e pensione di 12750 franchi 
l'anno ; i vescovi di Capaccio e di Policastro ebbero benetìzi 
ecclesiastici e doui, terre , pubblici uffizii ; il cav. Micheroux 
ebbe grado di maresciallo, splendido impiego in diplomazia «■ 
ricchi stipendii ; il servitore di livrea in Corsica De Cesare fu 
nominato brigadiere , barone , ed ebbe 1' annua iiensione di 
17000 franchi ; Pronio, Fra' Diavolo, Mammone , Sciarpa no- 
minati colonnelli, cavalieri dell' ordine costantiniano , alcuni 
nominati baroni ed arricchiti di jìcnsioni e terre ; Carbone , 
già soldato, Nunziante, già furiere, divennero colonnelli; Pa- 
store, già soldato, maggiore ; i fratelli di Fra' Diavolo , già 
pastori, capitani ; De Chiara, traditore dei repubblicani a Co- 
senza, preside di quella provincia ; Nelson fu nominato duca 
di Brente con la rendita in beni fondi di 76500 franchi al- 
l' anno. 

E da alcuni documenti dell'archivio di Stato di Napoli, da 
me qualche anno addietro resi di pubblica ragione, s'è visto 
che il capitano della marina russa Bayley ebbe una pensione 
anuTKi di 6800 franchi ; Panedigrano da galeotto divenne mag- 
giore con una pensione di 4250 ; lo Sciarpa, divenuto oolou- 
nello , fu fatto barone della Polla colla rendita di 12750 a 
15000 circa franchi; il Carbone, divenuto colonnello anch'esso, 
come ho detto, ebbe in dono terre della rendita di 6375 fran- 
chi ; il commodoro della marina brittanica Troubridgc elibc 
vita durante una pensione di 12750 franchi l'anno. 

Il contemporaneo Sacchinelli , della segreteria del vicario 
generale cardinal Rutto, scriveva: « non basterebbe un voi urne 
])er inserire il catalogo di tutti i premiati con tante conces- 
sioni di Signorie, di Ixiii in libera ])roprietà, di i>ensioui vi- 
talizie, di titoli , di ordini Cavallereschi , di ilecorazioui , di 
cariche ». 



A1,CUNE LETTERE DI MARIA CAROLINA 23 

Carolina sul tìuire di magjjìo 1800 passò a Livorno i)er an- 
dare da Genova in Austria ; uia il 16 giugno seppe la scon- 
lìtta di Marengo e jìoi le altre felicità di Bonapartc , sicché 
andò in Ancona e s' imbarcò per Trieste e Vienna; là dimorò 
nei venti giorni della campagna d' inverno in Lombardia e 
nei quindici di quella in Austria sino al trattato di Luneville, 
là durante la mossa tardiva dei Napoletani il 14 del 1801 con- 
tro i Francesi in Toscana , là scrisse a Paolo I perchè inter- 
cedesse in favore del re presso Bonaparte e ne ottenne la pace 
di Firenze , di là tornò in Napoli dopo la pace di Amiens 
nel 1802. 

Ma chi era colui, al quale Carolina accordava l'onore delle 
sue epistole ? 

Due volte la ligura di Angelo Fiore appare nel Colletta: la 
prima, quando il cardinal Ruffo « giunto nel febbraio di quel- 
l'anno 1799 al lido di Calabria», dalla Sicilia dove s'era ri- 
fuggito Ferdinando IV , « essendosi prima inteso coi servi e 
gli armigeri della sua casa, decorato della croce e dei segni 
della sua dignità , sbarcò in Baguara , dove fu accolto rive- 
rentemente dal clero e da' notabili , e con pazza gioia dalla 
plebe. Divolgato l'arrivo e '1 diseguo » di riconquistare il re- 
gno, « accorsero da'vicini j)aesi torme numerose di popolani, 
guidate da gentiluomini e da preti o frati, che, quando vid- 
dero andar capo un porporato, non isdegnarono quella guerra 
disordinata e tumultuosa. Il colonnello Winspeare, già prèside 
in Catanzaro, l'auditore Angelo Fiore, il canonico Sparziani, 
il prete Rinaldi , e insieme a costoro numero grande di sol- 
dati fuggitivi e congedati , e di malfattori che poco innanzi 
correvano da ladri le campagne , e di malvagi usciti ne' tu- 
multi dalle carceri, si offrirono guerrieri per il re ; ed il car- 
dinale , viste le prime fortune , pubblicato il decreto che lo 
nominava» luogotenente o vicario del Regno, usci da Bagnara 
circondato da stuolo numeroso e disonesto , col quale , senza 
guerra, soggettò per grido le città o terre sino a Mileto ». 

Nel 1800 scriveva anzi e nel 1" del 1801 il tenente colon- 
nello Petromasi pubblicava, che « il Signor Colonnello D. An- 
tonio Winspeare, Preside di Catanzaro; il signor Consigliere 
D. Angelo di Fiore; il Signor Tenente D. Francesco Carbone», 
prima che sbarcasse il cardinale in Calabria, essendo « soggetti 



24 ALCl'NK I.ETTEKK DI MAKIA CAROLINA 

attaccatissiiiii al Ri-al Trono, arcano nella notte del vegnente 
«lì 14 fli Decemltre 1798 fatta eseguire in Reggio per Sovrano 
Comando , la carcerazione di molti rei di Stato, che fnrono 
indi trasportati nella Cittadella di Messina, fnoricchè tre per- 
sone, elle come ammalate non poterono condursi altrove » e che 
il cardinale, essendo ancora in Messina, ordinò che si scarce- 
rassero. 

E il Petroniasi prosegne : « Lo zelo per la Eeal Corona 
de' tre sovraunominati soggetti Signori di Fiore , Carbone, e 
Preside Winspeare in tutti gli affari di Real ser^'izio, e sopra 
ogni altro la riferita esecuzione, li avea reso odiosi ai fautori 
del partito Repubblicano, per cui prima di democratizzarsi 
Catanzaro, riuscì non altrimenti al Signor Preside Winspeare 
di camj)ar la sua vita , che colla fuga , ed era fissato il ta- 
glione pel Signor di Fiore, e Carbone ». 

Domenico Pelusi, in un indirizzo a stampa, foglio Asolante, 
nel consigliare il go^eruo « che la Calabria .sia dispensata dalla 
legge » generale , emanata , « ordinante il disarmo », dice : 
« Qualche rumore, che in un angolo della Calabria ulteriore 
si è fatto sentire per opra de' Satelliti , e infami intriganti 
de'tiranni fuggitivi Cardinale Ruffo, ex-Preside Winspeare, ed 
ex-Giudice Fiore , (li quali col manto della religione, e della 
santa fede , atterrando i .sacrosanti alberi della libertà , e so- 
stituendovi in loro vece il vessillo della Croce , con profon- 
dere per dovunque denaro, e monizioni, e predicando che l'uc- 
cidere un Republieaiu) non sia peccato, vanno seducendo la 
gente cieca ed ignorante a secondare le di loro mire, e i pravi 
disegni della ex-regina) maggiormente ha dato, e dà motivo 
a'coraggiosi e prodi patrioti Calabresi di difendersi le di loro 
armi , giacche senza di queste non potrebbero certamente re- 
sistere a qualsisia debolissima invasione». L'indirizzo è stam- 
pato in Napoli «presso Antonio Raimondi». 

La seconda volta, che la figura di Angelo Fiore ai)pare nel 
Colletta, h, dopo la caduta della Repubblica Napoletana con 
la vittoria del cardinale e la capitolazione dei castelli della 
capitale. «Prima legge riguardi) 1' annullamento delle capito- 
lazioni. Seconda legge, la noniinii di una Ciunfa punitrice dei 
ribelli, serbando ad altre ordin.inze la dicliiarazione do'delitti 
di maestà, le |iene, il ])rocediinonto. 



ALCUNE LKTTKKE DI MARIA CAKOI.INA 2o 

« Una Giunta di Stato, sin dalla resa de'castelli, era stata com- 
posta dal cardinale Riifto ; e già in breve tempo aveva con- 
dannato parecchi repubblicani. Ma per 1' accresciuta ferocia 
dopo la vittoria, il re, confermando giudici Antouio la Eossa, 
di mala fama nelle pratiche di polizia, ed Angelo Fiore, no- 
tato nel precedente libro tra'seguaci del cardinale, surrogò ai 
giudici antichi altri nuovi e piìi tristi , fra i quali Giuseppe 
Guidobaldi, già noto nella Giunta del 1796, fuggitivo, e tor- 
nato in patria con stuoli di scrivani e di spie ; e tre magi- 
strati di Sicilia, Felice Damiani, Gaetano Sambuti , Vincenzo 
Speciale, provetti nei giudizi di Precida ». 

L' abate Sacchinelli , che s' intitolò : « già Segretario » del 
cardinal Ruffo, e che , coi documenti , dimostrai alcuni anni 
addietro che era un semplice iifficiale di segreteria, così narra 
le cose del 1799 per quanto spetta al Di Fiore, nell'intervallo 
fra la discesa del cardinale in Calabria e il suo trionfo iu 
Napoli. 

Il 25 gennaio Ferdinando lY dava 1' iuciirico al cardinale 
di scendere sul continente, per preservare « le Calabrie, la Ba- 
silicata, le Provincie di Lecce, Bari e di Salerno, e 1' avanzo 
di quelle di Terra di Lavoro e di Moutefusco, che » era re- 
stato non ceduto dalla convenzione fra il vicario Pignatelli e 
Championnet, nominandolo « Vicario Generale di quel Regno... 
coli' alterego » e dandogli 3000 ducati e facoltà di usarne 
.")00000, ch'erano in potere del tesoriere generale Taccone, ed 
armi , esistenti iu mano del generale Danero governatore di 
Messina. 

Non dando però nulla il Taccone, nulla il Danero, « scrisse il 
Cardinale in Palermo, scrisse Danero, scrisse Taccone; ma il Por- 
porato non potè aspettare le risposte per la seguente circostanza. 
Ero passato da Calabria in Messina il consigliere D. Angelo 
di Fiore , il quale riferi, che questi quattro iiaesi della prima 
Calabria, Palmi, Baguara, Scilla e Reggio, si trovavano nel- 
l'imminente pericolo di rivoluzionarsi, e che dopo rivoluzionati 
sarebbe impossibile di penetrare in quella piovincia senza una 
forza considerevole. Persuaso il Porporato di questa verità, stimò 
di dover soltanto conlìdare nella Divina jirovvidenza; e dispose 
l'immediata sua partenza per Calabria, non portando seco altri 
mezzi che il suo coraggio L' avea preceduto il Consigliere 



26 ALCUNE LETTERE DI MARIA CAROLINA 

Fiore , il quale gli fece trovare riuniti circa 300 uomini ar- 
mati, quasi tutti abitanti de' feudi della famiglia RuU'o Scilla 
e Eufifo Bagnara, comandata tutta quella gente da D. France- 
sco Carbone di Scilla già uffiziale de' Miliziotti provinciali... 
Intanto subito che il provvisorio Tribunale di Catanzaro seppe 
lo sbarco del Porporato nella marina della Catona, si affrettò 
a proscriverlo e mettere grosse taglie non meno sulla di lui 
testa, che su quella del Consigliere Fiore e dell'uftìzialc Car- 
bone». 

Nel Monitore Napoìctano del 26 febbraio di quell' anno leg- 
gesi che 1' « udienza », cioè il tribunale , « tuttavia esistente 
in Catanzaro , ha subito posto il taglione alle tre teste di 
Winspeare », già « preside » o, come si direbbe oggi, prefetto 
della provincia, « del Cardinale, e di Angelo di Fiore ». 

« Ma », prosegue il Saccliinelli, per prima punizione furono 
massacrati anche i corrieri latori di quegli ordinativi... L'im- 
barazzo gTande » del Ruffo, arrivato a Palmi, dove il vescovo 
aveva riunito circa 20000 uomini, accampati, « in quella cri- 
tica circostanza era come provvedere , senza mezzi , alle ne- 
cessarie sussistenze... Considerando che le leggi della guerra 
proibiscono di lasciar passare in paesi nemici soccorsi di qmi- 
luuque natura », esso « ordinò , che tutte le rendite de' pro- 
prietari , dimoranti nei paesi occupati da' Francesi , fossero 
sequestrate e si versassero nella cassa militare a titolo d' im- 
prestito... Per quest' oggetto nominò una Commessione ammi- 
nistrativa sotto la presidenza del Consigliere Fiore... Nominò 
a Tesoriere generale dell'armata e ricevitore dei suddetti ver- 
samenti D. Pasquale A'ersace ricco proprietario di Bagnara ». 

Dal « quartier generale di Palmi » il cardinale passò a Ko- 
sarno i' Mileto, dove il vescovo aveva riuniti altri 20000 no- 
mini accampati; poi entrò in Montelcoue, da cui fuggiti i pa- 
tri otti, il 1° marzo. 

« Intanto il Consigliere Fiore co' suoi imi)iegati subalterni 
ai occupava con tutta V efficacia possibile a fare sequestri ed 
inventari delle rendite, noncliè de' generi appartenenti a pro- 
prietari dimoranti in paese nemico ed a far venire introiti 
lu'lla cassa militare ». 

Passato il cardinale al Pizzo, « venne arrestato da' paesani 
armati, nello vicinanze... (luel Tenente Generale D. Diego Na- 



ALCUXE LKTTEHE DI MAKIA CAROLINA 27 

selli, il quale uel lìrecedente mese di novembre era stato spe- 
dito per mare a^ Livorno con xin corj)o di armata Napolitaua, 
per attaccare 1 Francesi alle spalle dalla parte della Toscana», 
mentre il re li attaccava di fronte nello Stato Romano , « e 
che senz' aver nulla operato ricondusse rx^ielle trupx>e nella 
rada di Xaj)oli , e tollerò che fossero disarmate e disciolte » 
dalla i)lebe. « Quello stesso Generale dunque con due suoi aiu- 
tanti, uno de' quali, colla informazione del Consigliere Fiore, 
era stato rubricato complice della congiura di Logoteta , an- 
dava girando per le Calabrie, dove non aveva interessi parti- 
colari. Furono tutti tre arrestati; e si attribuì a miracolo il 
non essere stati massacrati per 1' odio generale che vi era con- 
tro tutti gli utilìziali militari pei tradimenti e rovesci sof- 
ferti ». 

Passato a Maida, ricevette il cardinale nel comune di Bor- 
gia la deputazione di Catanzaro , ribellatasi alla repubblica, 
con alla testa il « Caporuota del Tribunale D. Vincenzo Pe- 
troli », il quale « come uno del Tribunale provvisorio , avea 
lirmato la taglia sulla testa di esso Porporato e sopra quelle 
di Fiore e di Carbone, pur nondimeno insinuò a tutti cinque 
i deputati, che seguissero 1' armata, perchè voleva avvalersi 
de' loro lumi ». 

Giunto a Catanzaro , promosse il Petroli « a fare iuterina- 
mente le funzioni di uditore dell' esercito. Gli avvocati D. Sa- 
verio Laudari, e D. Antonio Greco, nominati Assessori, aftin- 
ché uniti al Consigliere Fiore decidessero definitivamente le 
cause civili in grado di ultimo appello. Ma in quelle circo- 
stanze non vi erano liti civili di molta importanza. Lo stesso 
Assessore Greco fu pure destinato per difensore de' rei di 
Stato presso la delegazione straordinaria del Consigliere Fiore. 
L' avvocato D. Alessandro Nava fu destinato a j)rocuratore 
de' suddetti rei di Stato presso la stessa Commissione... Mentre 
il Cardinale stava tutto occupato co' siioi segretari a dare le 
accennate disposizioni , il Colonnello de Sectis e Carbone 
istruivano ed esercitavano le truppe di linea », tre batta- 
glioni di soldati sbandati e iniliziotti : « i capi delle compa- 
gnie delle truppe irregolari facevano lo stesso : ed il Consi- 
gliere Fiore co' suoi subalterni travagliava a fare transazioni 
e sequestri, onde portare introiti nella cassa militare ». 



28 AixuNE LETTI.KI-: DI :mai:ia carolina 

Presa d'assalto Cotrone il 22 marzo da una colonua del car- 
dinale, questi vi giunse la sera del 25, il fratello da Palermo 
il 27. 11 cardinale lo nominò ispettore di guerra e finanze o 
« gli destinò per Aiutante D. Giov. Battista Podio di Catan- 
zaro, il quale sebbene fosse uno de' fuggiaschi giacobini di 
quella città, venne nondimeno raccomandato ed assicurato da 
un suo zio cavaliere D. Pasquale Governa , molto conosciuto 
dal l'orporato. Questo Rodio corrisi)ondondo alla fiducia di- 
mostratagli, servì con tanto zelo . ed attaccamento , che me- 
ritò in appresso altro destino con titolo di Marchese e col 
grado di Brigadiere... Mentre il Cardinale era occupato nel 
disbrigo di questi afiari, il consigliere Fiore destinato dal Re 
il connnessario straordinario della Commessione di Stato, colle 
facoltà di giudicare i rei ad modum hcUi , ci per horas , tra- 
vagliaA'a co'suoi subalterni ad istruire i processi contra de'de- 
tenuti nel castello. Le cause jierò non furono decise che dopo 
la partenza del Porporato da Cotrone... Rimase in Cotrone il 
Con.sigliere Fiore col suo seguito. Trattata nella Commessione 
straordinaria di Stato la causa de' detenuti nel castello , col- 
l'assistenza del difensore e dtl procuratore de'rei, quattro di 
questi, come autori della rivoluzione e delle condanne a morte 
contra de' realisti , furono condannati alla pena della fucila- 
zione ; dopo tre giorni di capi>ella , la sentenza venne ese- 
guita ». Il Sacchinelli aggiunge : « Mi fo un dovere di tacere 
i loro nomi affinchè la memoria loro non resti infamata». 

I nomi li fa il seguente appunto , sopra un pezzetto di 
carta di quel tempo, elle è in mio jiotere e che è un vero do- 
cumento : 

Cotrone 
fulìvati (sic) 

Capìtitui) «(/(ircj/tìto 1). G i ii i<('ppc l)n ('arm\ il quale in tempo 
del lìepnhhiicano (lorerno arerà assnnlo il carattere di comandante 
di tjneììa naz::a. 

II Mintiiiitalixla Caraliiri lì. Cinseppr Snriano. 

L'r.r rrenidcnte della Mnniripalilà J>. Bartolo rHlaroja, 

id uno dc'capi rivoluzionar) Haronc I). Francemo Ant.° Lucifero. 



ALCLNK LETTKUK DI MAKI.V CAROLINA 29 

Questi i^articolari, circa le persoue, confroutauo con fxuelli 
(lati dal Petroniani 1' anno appresso e stampati il 1." gen- 
naio 1801, colPagginnta: «Si fa la causa di tu tt'i correi Re- 
l)ubl)Ucani , ed in tale occasione , come in moltissime altre , 
furono indefesse le fatiche del Signor Consigliere di Fiore , 
essendosi ivi a tal oggetto trattenuto per alquanti giorni, con 
aver alcuni condannato alla relegazione , ed altri a pena pe- 
cuniaria, incorporandosi il denaro per le spese di guerra ». 

Il Sacchinelli dice di piìi : « Alcuni furono condannati, chi 
alla galea, chi alla detenzione e chi a pene pecuniarie; alcuni 
altri a fare gli esercizi spirituali fra i Padri Missionari di 
Stilo e di Mesuraca ; e iinalnieute molti altri furono rilasciati 
in libertà » . 

Guadato il liume Xeto il 5 aprile , jtassato a C'origliano, 
fatti arrestare in Rossano dov' erano nascosti « Malena e Mar- 
vazzo : il primo Commessario democratizzatore, ed il secondo 
segretario generale della Commessione democratizzatrice... e 
tradotti alla Commissione straordinaria di Stato», perchè « il 
processo contro de'medesimi nasceva da fatti permanenti, j)er- 
chè avevano democratizzata la provincia e condannato a morte 
degl' individui perchè erano realisti ; così trattata la causa 
coli' assistenza del difensore e procuratore de'rei, furono dalla 
Commissione del consigliere Fiore dannati a morte , e dopo 
tre giorni di cappella fucilati dentro il castello di Cori- 
gliano ». 

E sullo stesso pezzetto di carta di quel tempo, nello stesso 
carattere sbiadito, leggo : 

(Joriijliano 

Sì trattano le cause di alcuni Bei di Stato 

Fucilati 

D. Pietro Malena era stato commìnHarìo democratizzatore di 
Cosenza, e di molti altri hioghi di quo' contorni. 
T). Francesco Marrazzo. 

E sopra un altro pezzetto d( carta, egualmente lìlogranata, 
di quel tempo : 



30 ALCUNE LETTERE DI MAKIA CAROLINA 

L'iuf/inKta fndlaz.^ in persona di MaUna, e Marrazzo è sor- 
fifa il dì 22 Apìe 1799 à ore IS nel pian terra del Cartello di 
Cori<iHano, furono sepelUtì nella Collegial Chiesa de' SS. Pietro, 
e Paolo sopra terra eolle rispettive casse, ed iserizioni. 

Passato il Crati, poi l'Agri, eutrato l'8 maggio iu Matera, 
presa Altamtira il 10 , « per assicurare la retta ammiuistra- 
zioue della giustizia uelle proviucie già realizzate , il Cardi- 
nale aveva incaricato il Consigliere Fiore di apparecchiare il 
travaglio a tal'uo])o necessario; ed essendo stato tal travaglio 
compito , mentre si stava in Altamnra , fnron organizzati e 
provveduti, degli opportuni Magistrati , i Regi Tribunali di 
Catanzaro, di Cosenza, di Matera, di Lecce, di Trani e di Lu- 
cerà » , cioè dei capoluogbi delle due Calabrie, tli Basilicata 
e delle tre Puglie. I « Magistrati , che j)er le circostanze di 
allora rimasero interinamente sospesi dalle loro funzioni, ven- 
nero rimpiazzati da... soggetti conosciuti per le loro cogni- 
zioni legali, rettitudine ed attaccamento al Re. 

« Per decidere poi le cause delle proviucie ... in grado di 
ultimo appello, fu dal Vicario Generale istituito provvisoria- 
mente un Tribunale Supremo presso l'armata, al quale chia- 
mò... Presidente Consigliere D. Angelo di Fiore, Fiscale L' Av- 
vocato Giampaolo, Giudici Caporuota di Lucerà D. Carlo Pe- 
dicini.., Caporuota di Trani D. Gioacchino Sandilio , Capo- 
ruota di Lecce 1). Gregorio La-Manna , Caporuota di Catan- 
zaro D. Vincenzo Petroli, L' Assessore D. Saverio Laudari , 
L'Avvocato D. Giovan Battista de Micheli, Avvocato de' Poveri 
L'Assessore D. Antonio Greco, Procuratore de' Poveri L'Avvo- 
cato D. Alessandro Xava. 

« Dopo pubblicato l'editto di perdono generale condizionato 
colla data de' 17 aprile dal quartier generale in C'origliano , 
era incompatil)ile la Commissione Straordinaria contro de' rei 
di Stato , perchè coloro che avevano profittato della condi- 
zione dell' editto erano assoluti , e coloro che restavano osti- 
nati nella ribellione si andava a punirli colla guerra. AboR 
pertanto la suddetta Commessione di Stato ; ed ordinò che oc- 
correndo qualclie causa di Stato , venisse decisa con facoltà 
8traor<ìinarie dal suddetto Supremo Tribunale presso 1' Ar- 
mata. 



J 



ALCUNE LETTERE DI MARIA CAROLINA 31 

« La siiclcletta Straordinaria Commessione di Stato , disim- 
pegnata sin allora dal Consigliere Fiore , avea condannato a 
morte sei individui come antori della ribellione, cioè qnattro 
in Cotrone e dne in ('origliano. Nessuno in Altamura pei'chè i 
rei erano fuggiti ». 

Partito da Altamura il 24 maggio, il cardinale, per Gravi- 
na, Poggio Ursiuo, Spinazzola, Venosa, Melfi, dove giunse il 29, 
Ascoli, dove arrivò il 31, Bovino, ove salì il 2 giugno, Ariano, 
dove montò il 3, giunse ad Avellino. 

» Mentre», riferisc*' il Saccliinelli, «l'armata faceva il suo 
ingresso in fxnella città fra gli api^lausi di tutta quella popo- 
lazione e fra gli evviva la Religione, ed (7 Ee, un fanatico gia- 
cobino si sj)inse avanti gridando — Viva la rcpuMìlica, inorano 
i Tiranni. Venne subito catturato e condotto al Tribunale su- 
premo presso l'armata ; e fatto il processo si provò clie quello 
sciagurato era Presidente della Municijialità di un paese con- 
vicino, e nel giorno precedente si era battuto contro una par- 
tita di realisti da lui chiamati briganti e da' quali era stato 
ferito; e ch'era venuto in Avellino collo scopo di tentare, s'era 
possibile, a far disorganizzare l' armata. Il suo Difensore non 
trovò altro mezzo di difesa , che quello di addurre , eli' era 
matto ; ma il Tribunale lo condannò a morte e fu impiccato 
fuori la porta della città. Gli eccessi che i repubblicani ave- 
A-ano commesso in Avellino richiedevano un esempio di giusti- 
zia, e fu dato ». 

Non furono gli eccessi , ma la pertinacia del « fanatico » , 
come lo chiamò il Saccliinelli ; del « folle » , come non esite- 
rebbe a chiamarlo il Lombroso ; fu la « frenesia » , come la 
chiamò il Petromasi, dell' uomo, che indusse, come per ven- 
detta , a condannarlo. 

Io non posso trattenermi dal riferire il fatto coi particolari 
dati da quest'ultimo, che si trovava nell'esercito del cardinale 
in C|nalità di comniessario di guerra. 

« Merita assolutamente in questo luogo aver parte la nar- 
rativa d'un fatto singolare, che fa addivedere in quale stato 
di frenesìa giunsero taluni invasati dallo spirito Eepiibblicano. 
Portavasi, poco dopo l'arrivo dell'Esercito in Avellino, il si- 
gnor Colonnello D. Scipione della Marra in compagnia del 
Padre Maestro Cimbalo, a sedare in un quartiere alcune Truppe 



32 ATXLXE LKTTKUK DI MAIJI.V CAUOl.IXA 

di Fucilieri, i quali trasportati da entusiasmo , volevano in 
ogni conto diriggerc la marcia per la Capitale, e da per loro 
tentarne innnatnrataniente il riacquisto. Neil' atto d' eseguire 
(tostoro un tal'incarico commessoli dall' Eminentissimo Kurt'o, 
s'incontrarono per istrada con un Picchetto di Calabresi, che 
conducevano legato un uomo piìi tosto d'avanzata età, chia- 
mato Notar 13. Libero Serafino. Mossi da naturai curiosità, ne 
addiniandarono la cagione, per cui venisse arrestato quell'in- 
felice, anzi si chiese a quegli stesso, chi mai si fosse; ed ebbe 
ognuno a sbalordire nel sentirsi francamente rispondere: lo 
■sono il PreHÌdente della Municipalità d' Alinone in Provincia d'A- 
bruzso. Quest'ardita risposta tirò seco un'altra dimanda, e si 
fu quella del Chi viva ì Ed egli senza punto arrossirsi, o sgo- 
mentarsi dal vedersi cinto dalle Reali Truppe, rispose : Tira 
la RjpHÒhlica Francese, e Napoletana. Questa seconda risposta 
mosse a tale sdegno coloro, che 1' ascoltavano, che lo avreb- 
bero sul fatto ucciso, se non si fosse riflettuto all'istante, che 
forse quel disgraziato privo fosse dell' uso di r.agione ; e tale 
senza meno si sarebbe creduto da ognuno, se il fatto non ne 
avesse poscia addimostrato il contrario. Fu quindi quell' ex- 
Presidente condotto innanzi l'Eminentissimo Duce, da cui in- 
terrogato su le stesse domande , dava con tal pacatezza d' a- 
nimo quell' identifiche risposte , come se stato si fosse fra la 
stolta turba de' voluti Repubblicani. Procurò allora il Cle- 
mente Porporato di farlo entrare ne' suoi doveri , facendogli 
comprendere, ch'era caduto nelle forze Reali, e che potea sal- 
varsi detestando il fallo commesso: ma che I invano gli furono 
addotte mille ragioni; invano si procurò qualunque espediente 
per esimerlo dal rigor delle leggi; ed invano finalmente riuscì 
pure il tentativo di fargli pronunziare: Vira il Ile, nonostante 
la promessa, che a questa sola voce avrebbe egli campata la 
sua morte. So; rispondea, ho (jinruto J'eddlò nlln Ucpnhhlica 
Xapolilana, e Francese: e quindi non jxtioto. ne dmi più retroce- 
dere dal prcHtato <jiuramento. Vedendosi dunciue inetficace la 
clemenza con iin soggetto, il di cui cuore era talmente de- 
pravato, che si rendea del tutto incapace di ravvedimento, fu 
su)»ito rimesso a' Ministri della giustizia, per essere giudicato, 
e condannato a tcnor delle leggi. Se no fece perciò la causa 
nella notte stessa, e fu condannato a perdere la vita su d'una 



AI.CrXE LETTEHE DI MAHIA (AnoiJXA 33 

forca, come seguì il giorno appresso. E In da notarsi altresì, 
che neppur rasjiettò d" uua morte infame, uè le persuasive de' 
padri assistenti valsero attatto a rimuoverlo dalle folli idee, 
da cui era allucinato , contentandosi così di rij)ortare il pre- 
mio del suo giuramento alla Repubblica». 

E sul pezzetto di carta ingiallito, di quel tempo, leggo in 
fatti l'ultimo appunto: 

Avellino 
Afforcato 

Xofar D. Libero Serafino Pres. della MnuieipaUtà d'Aejnone 
iti Prorinvia d'Abhrnzzo. 



Ultimo condannato a morte dal Consigliere di Fiore, prima 
che al seguito dell' Armata Cristiana e Beale entrasse in Napoli. 

Da Avellino il cardinale avanzato a Nola l'I! giugno ; poi 
a Somma, S. Iorio, Portici, Eesina, S. Giovanni a Teduccio e 
Naiioli il 13; circondati i forti di questa città nella notte del 
14; nominò una Giunta di Stato il 15 , alloggiando « in una 
casetta rurale di due sole stanze situata rimpetto ai Granili ». 

Fu la sesta Giunta di Stato in Napoli , dalla Eivoluzioue 
Francese in poi. 

Il 18 dicembre 1792 tu composta una giunta di stato , del 
marchese Arezzo, di Francesco Pignatelli e del Medici. 

Il 4 marzo 1794 ne fu delegata una prima , del Cito , del 
Medici, del Bisogni, del Pirelli, del Salomone e del Vanni. 

Il 15 luglio ne fu istallata una seconda, composta di Cito, 
Medici, Porcinari, Potenza, Bisogni, Vanni e Giaquiuto, fiscale 
Palmieri, segretario Viola, scrivano PMorillo, avvocati dei rei 
De Rosa, Pirelli e Jannucci. 

Il 24 febbraio 1795 fu ricomposta , esonerandone Cito , Bi- 
sogni , Porcinari e Potenza , sostituiti da Castelcicala e Gui- 
dobaldi; Medici fu denunziato come complice dei giudicati. 

Il 20 gennaio 1798 fu ricomposta di Castelcicala , Bisogni, 
Vanni, Salamoue e Jannucci. 

Questa [del 1799 fu composta da un « Presidente II Capo- 
ruota della Real Camera di S. Chiara Marchese D. Gregorio 
Bisogni , Fiscale II Consig. D. Matteo La-Fragola , Giudici 

3 



34: ALCLXK I.KTTERE DI MARIA CAKOI-INA 

Consigliere D. Bernardo Navarro , Consigliere D. Antonio 
della Rossa, Consigliere D. Angelo di Fiore, Sefiretario col voto 
Il Giudice di Vicaria D. Carlo Pedicini. 

« A questa Giunta fu dato 1' incarico di procedere con fa- 
coltà straordinarie contro coloro eh' erano stati cospiratori 
contro la Patria prima d' istallarsi in Napoli il Governo Prov- 
visorio repul)))licano, eccettuati però coloro che avevano pro- 
fittato dell' indulto de' 17 aprile » dato in Corigliauo. E questa 
disposizione e questa Giunta, per « calmare 1' ira del popolo 
col punire alcuno de' principali rei di cospirazione »: del po- 
polo, saccheggiantc, arrestante, trascinante e massacrante da 
due giorni. 

Nello stesso giorno ordinava con pubblico editto, che « tutti 
coloro , che non saranno attualmente colle armi in mano , e 
che non fanno alcuna resistenza, ne ingiuria alla società, quan- 
tunque per lo passato avessero ciò fatto, non dovranno ulte- 
riormente oflendersi da alcuno sotto le più gravi pene da esten- 
dersi eziandio anche alla pena di morte. Se però vi fossero 
alcuni pochi ril)elli..., non manclierà il Governo di prendei'e 
le debite informazioni e togliere di mezzo sittatti scellerati ; 
ma vi dovrà essere 1' ordine in iscritto o nostro , o de' prin- 
cipali Ministri , cioè del Caporuota della K. Cam. D. Gre- 
gorio Bisogni, o del Regio Consigliere D. Angelo di Fiore ». 

Ma i saccheggi e gli assassinii per parte della plebe conti- 
nuarono lo stosso. 

Assediandosi tuttora S. Elmo dalle truppe siculo-alleate e 
il cardinale nominato luogotenente e capitan generale, « titolo 
(si)ìc re), e capo d' una Ginuta dì Govrnio , il 9 luglio « la 
Giunta di .Stato nominata » dn lui « a l."> giugno , venne ri- 
formata sul Fnlmhiaììie » di Nelson « come segue : Proiideiitc 
D. Felice Damiani , Fiscale Barone D. Giusci)pe Guidobaldi, 
(riiidici Direttore » della Polizia « D. Antonio della Rossa, Con- 
sigliere D. Angelo di Fiore, Consigliere D. Gaetano Samltuti, 
Consigliere D. Vincenzo Speciale, Giudice di Vicaria D. Sal- 
vatore di Giovanni Segretario , Difensori de' rei il Consigliere 
AVanvitelli, ed il Consigliere Moles, ProcHrafore de'rci D. Ales- 
sandro Nava. Furono accordate a questa nuova Giunta di Stato 
faccdtà straordinario, coli" incarico di giudicare, con procedure 
Sicidc, tutti i rei di ioUonia ». 



ALCUNE LKTTEKE DI MAKIA CAUOLINA 35 

P.arlaudo di questa Giunta, il Mariuclli. fonti'Uiporaueo, così 
si esprimeva nei suOi Diarii, ora resi di pubblica ragione per 
le stampe a cura del Fiordelisi della nostra Biblioteca Nazio- 
nale : « Addì 6 Agosto Marterdì 1799. Quest'oggi è partito il 
Re dalla rada di Napoli portandosi in Palermo », di dove era 
venuto per godersi il trionfo della vittoria, senza scendere a 
terra. « Si crede di sicuro che nel partire abbia lasciato le 
leggi alla Giunta di Stato per giudicarsi i Rei, com' essi de- 
vono esser sentenziati. Si nota , che la legge è posteriore al 
delitto. I membri della detta Giunta di Stato erano i seguenti: 
D. Felice Damiani, Presidente Siciliano, D. Vincenzo Speciale 
Siciliano, il piii celebre sanguinario, I). Gaetano Sambuti, Si- 
ciliano , D. Angelo Fiore , S. Fede , D. Antonio Della Rossa, 
anche S. Fede , e il Fiscale della Giunta il Barone Guido- 
baldi, forse il piìi infame di tutti. Quest'era la Giunta». 

E lo stesso Marinelli : « Nel dì 19 Martedì, Novembre 1799, 
sopra S. Elnu) mio fratello Angelo Marinelli tirmò I' obliligo 
di andare in esilio sua vita durante , in mano del Ministro 
della Giunta D. Angelo Fiore ». 

Ho per le mani un cartello del tempo. Sotto lo stemma reale 
è stamjjato : 

FERDINANDO IV. 

PEK LA DIO GRAZL\ 

Ee delle due Sicilie , di Genisalemmc c)-c. Itifante di Spafjiia, 
Duca di Panna, Piacenza, Castro tf-c, Gran Principe Ereditano 
dì Toscana cfc. cj'-c. 4'c. 

.SUPREMA GIUNTA DI STATO. 

Alguzini, e Servienti &c. vi signitìcamo come, volendo que- 
sta Suprema Giunta di Stato dare le analoghe provvidenze sul 
ricorso di D. Francesco Colucci Latilla, col quale si è doluto 
del saccheggio sotlerto nella di lui casa sita nella Piguasecca, 
ha disposto, che i Detentori delle robe saccheggiate ne fac- 
ciano subito la restituzione al sudetto Colucci , e ciascuno, 
che controviene incorrerà nella pena di ducati mille in bene- 
ficio del Regio Fisco, di carcerazione , ed altre ad arbitrio di 



36 ALCUNE I.ETTKIIE 1> I MAIMA CAUOI-INA 

questa .Suproiiia Giunta. C'iicpperò alibiaruo spedito il presou- 
te, tol quale vi dicemo, ed ordinanio di publicare tal dispo- 
sizioue per tutt' i luoghi soliti , attinchè uon se uè possa dai 
Detentori sudetti allegare la meuonia causa d' ignoi-auza. E 
così ec. Dato dalla Suprema Giunta di .Stato in S. Giovanni 
a Teduccio a' 27 Giugno 1799. 

BisoGxi — LAinAGOLA Avr. Fhc. Navarro — Di Fiore. 

PEDICIXI Sefprt'irìo. 

Bu 11)10 come Hopra 

La rohhd si dcre (Oìiifciinurc al macinijìco Scrivano Fiscale 
D. iienìHiro Iiìpolito in (a><a del dei tu I). Francesco Col acci Latilla 
alla Pignaisecca num. 63. 

E quest'altro, egualmente c-on lo steiuma in cima: 

FERDINANDO IV. 

PER T.A DIO GRAZIA 

Jìe delle due Sicilie, di Gerusalemme «Ve. Infante di Spagna. lìnea 
di Parma, Piacenza, Castro .j'c. Gran Principe Ereditario di To- 
scana ^-c. «y-c. 4'c. 

SII'I:KMA (ilTMA DI STATO. 

Alguzini. e Servienti &C. saprete come, volendo questa .Su- 
prema Giunta di .Stato dare le analoghe providenze sul ricorso 
del Dottor Liberatore Amato di Pietraroja commorante in Na- 
poli , col quale si è doluto del sacchegio dato in sua casa, 
ch'è sita nel vico dei Birri a Toledo, ha disposto, che i De- 
tentori delle robbe saccheggiate » e sef/nita come nel precedente 
bando, salvo la variante: « per tutti i luoghi soliti della Città di 
Napoli, e particolarmente in quella di Toledo, e luoghi convi- 
cini , artiuchè uon si possa » e il resto come nel bando preec- 
denle. « S. Giovanni a Teduccio primo Luglio 1799. 

i;is()(;\i — i,Ari:A(i()i.A Aw. Fise, navauko — i>i fiore. 

REinciNi Sei/retar io. 



ALCUNE I.HTTKKE DI MAKI.V CAKi^LINA '.il 

Bdinio come f<02)r((. 

La robìxi ><i deve eonsiegnare in casa del detto D. Liberatore 
Amato al ìita;iinfico Serira)io Fi><ca1e D. Giovanrii Gaecia al r'n o 
de' Birri a Toledo. 

Uu altro bando dell'avvot-ato della real corona Targiaui del 
4 luglio parlava del « saccheggio seguito nel Real Mouistero 
di Monte Oliveto di questa Città nel dì 14. del corrente Giu- 
gno » : libri della biblioteca, mobili, scritture, jjlatee. Erano 
già stati attissi manifesti per la restituzione « colla promessa 
di congrua ricognizione », ma non se n' era ottenuto nulla. 

Uu altro del 20 luglio tendeva a « ricuperare tutto ciò,^ 
che » era « stato tolto tanto dal Real" Palazzo di Napoli, 
quanto da quelli de' Reali Siti », eh' era « gran quantità di 
roVia ». Ed era il secondo, j)er questa faccenda, dopo «altro 
precedente Editto di >S. E. 1' Eminentissimo Cardinal Ruffo ». 

Un dispaccio del 7 da parte del re comandava, « che tutti 
i detentori » dei « cavalli , i vestiti, le armi , ed altri generi 
di guerra » già « trafugati e rubati... in tempo delle jiassafe- 
mergeuze di questo Regno essendosi disciolti, e dispers' i nu- 
merosi Reggimeuti di Cavalleria , Fanteria , ed Artiglieria », 
fossero restituiti. 

Altro del 7 diceml)re ordina da parte del re « nelle cause 
de" .Saccheggi commessi, nell' atto di scuotersi il Governo re- 
pultblicauo .., che ai Saccheggiati si accordi la sola azione 
reale, cjualora i medesimi non siano rei di Stato, e che si 
tolga assolutamente la processura criminale ». 

Un altro del 14 distingue, per le varie procedure, « i Sac- 
cheggi avvenuti sino al giorno della resa del Forte di S. El- 
mo,... quelli avvenuti dopo di tal giorno», e lìnalmente «li 
Saccheggi seguiti nelle case, e ne' beni de'Rei di Stato», che 
erano casi particolari nel saccheggio generale, per iiarte delle 
plebi del regno, « prima che li risj)ettivi Paesi fossero reali- 
zati » e « posteriormente ». 

Nell'ultima delle lettere, teste jtubblicate nell'Albo nella ri- 
correnza del primo centenario del 1799 e scritte da Carlo 
Mauri, marchese di Polvica, giustiziato il 14 dicem1>re 1799, 
alla moglie è detto: « ti prego per quanto ti son cari i tìgli di 
portarti insieme con » D. Francesco « Ricciardi da D. Angelo 



38 ALCUNE LETTERE DI MARIA CAROLINA 

Cardea, questo è caicco di Fiore ministro della Giunta, e detto 
D. Angelo pole molto nella medesima, e Gaetano Alvonio di- 
pende totalmente dall'anzidetto D. Angelo, e fa tntto qnello, 
che Ini vole : parlaci con D. Angelo insieme con Ricciardi , 
domandali che ci è di me , dilli le mie ragioni , e dilli che 
<inesto Alvonio mi è alqnanto contrario, sappi ch'io ho vednti 
miracoli di qnesto Cardea, a salvate persone dal patibolo con 
poche centinaia : vedi di farlo impegnare per me, perchè avere 
nn ministro di più nella Giunta favorevole sempre e vantag- 
gio... Portati senza meno da D. Angelo Cardea che così Alvo- 
nio farà tutto qnello che tu vorrai , ed essendo questi della 
Giunta dovendo fare il mio processo lo faranno come desi- 
deri ». 

Ed il Brusco, contemporaneo anche lui, in una nota, da lui 
scritta al n.° 18 del A'aj>oie<fl«o .1/oh (7 wf a proposito della San- 
felice , narra , come : « Tornate l'armi di Ferdinando IV. la 
detta Molina Saufelice fu arrestata per ordine della Giunta ; 
e posta in carcere, in indi fattasi la sua Causa nella Giunta 
di Stato, essendo Commissario della causa D. Angelo di Fiore, 
fu condannata alla decapitazione. Due volte fu posta in Cap- 
pella , da dove due volte ne uscì per solo sospetto di gravi- 
danza. Come il delitto suo era pubblico e notorio », d' avere 
svelata la congiura dei Baccher coutro la repubblica, « Ferdi- 
nando comandò, che fosse stata condotta in Palermo, ove vi 
si tratteneva, e per lo viaggio per mare j)atì tutti quei disagi 
che ognuno può figurarsi. Ivi giunta fu assoggettata alla vi- 
sita dei medici chirurgi, e levatrici , i quali concordemente 
deposero di non essere gravida , per sola infelicità della Pa- 
ziente. Dopo qnesto rigoroso giudizio fu ricondotta in Napoli, 
e mentre ognuno credeva che la jiresenza del Sovrano l'avreb1>e 
assoluta da ogni delitto, fu riveduta la sua causa ed eseguita 
la sentenza nel pub)»lico Mercato. Costei era moglie di D. An- 
drea Saufelice, tìglio del Duca di Lauriano, fatto colla seconda 
moglie di casa Pandolfelli ». 

E adesso, che abl)iamo conosciuto il magistrato D. Angelo di 
Fiore, darò )|ualchc altra lettera, da lui ricevuta. 

Raffaele Parisi. 



I nostri concorsi a premii 



Ecco le (lue «loiuande. Si cliiede, alle 8i onorine: 

Quali (jualità morali voi desidcrtde trovare nelVtio- 
mo che (lorri'i essere il rostro sposo 1^ E per quali di- 
fetti io respiìuiereste f 

Le risposte, tiriiiate col proprio nome o cou lo 
pseudoniiiK» , non potranno superare le venti righe 
di stampa, di questo carattere. Per mandarle si lianno 
ventiquattio oiorni di temilo, poiché l'ultimo termine 
per l'arrivo , a Xapoli, alla direzione della Setti- 
mana, è il giorno di martedì, undici novembre. Le 
dieci migliori risjìoste, le migliori per saviezza, i)er 
originalità e per la torma giusta e limpida come sono 
espresse, saranno pubblicate nel numero della Set- 
timana del sedici novembre. Alla migliore risposta 
feminile si assegnerà un i)rimo grande premio, una 
hroche in oro nouveaii styìe', alla seconda, un secondo 
premio, una medaglia in oro portafortuna. Per le al- 
tre otto risposte, il premio è la pubblicazione nella 
rivista. Ogni risposta dovrà portare, inclusa, la pa- 
gina rosea che si dovrà ricercare fra i fogli degli 
avvisi , della Settimana , ove è ripetuta la do- 
manda del concorso : chi risponde, stacca il foglio 
roseo e lo racchiude nella sua lettera. Questo per- 
chè noi vogliamo incoraggiare e ]>remiare i nostri 
veri assidui. Delle risposte , ove questo foglio non 
sia contenuto, non si terrà conto. 



40 I NOSTRI CON'COnSI A l'REMII 



Ecco la socoiula dóiiiauda : si chiede, ai giova- 
notti : 

Quali (jìialità morali coi desiderate trovare nella 
donna che dorrà e-snere vostra sjwsa f E per quali 
difetti la respinriereste ^ 

I giovanotti che A'oiranno rispondere a tale do- 
manda, si limiteranno, anche essi, a non piìi di A'enti 
righe, stampate col medesimo carattere di queste. Il 
termine per la spedizione delle risposte è , anche 
per i giovanotti, il giorno undici novembre, un mar- 
tedì, sino a sera. Egualmente le dieci migliori rispo- 
ste saranno pubblicate nella Settimana del sedici 
novembre. Primo grande premio alla migliore rispo- 
sta : uno spillo da cravatta, noureau style ; secondo 
premio, un lai)is in argento: per le altre otto, il pre- 
mio è la pubblicazione nella rivista. Includere, nella 
risposta, il foglio roseo, ove è ripetuta la formola del 
concorso ; se no, la risposta è nulla. 

Ln Direzione. 



Viaggi, gite, escursioni. 

A. Tangeri 



Dalla famiglia di un distinto e brillante ntticiale di marina, imbarcato sulla 
Yespìtcci riceviamo comunicazioue di questa simpatica lettera : 

Taugeri, 9 Setteml)re 902. 
Miei carissimi, 

Ecco la seconda lettera promessa, lettera che assmiierebbe le 
proporzioni di nn volume se in essa trovassero posto tutte le 
innumerevoli impressioni , tutti gli strani ed interessanti ri- 
cordi che lascia in me questo esotico paese. Ho la testa piena 
di ligure in turbante e in caft'ettano, di costruzioni moresche, 
di donne imbavagliate, di belle giovani arabe dalla carnagione 
di latte e dai neri occhi profondi. 

Sono sceso a Taugeri per l)eu tre giorni consecutivi e mi 
souo immensamente divertito cercando di vedere il piìi che mi 
fosse possibile , di osservare attentamente tutto ciò che mi 
jiassava dinanzi agli occhi, di penetrare in tutti i buchi ed in 
tutti i ripostigli anche, nei più sporchi e nei piìi luridi. 

Tangeri è un dedalo di stradnccie in salita ed in discesa, 
straducce puzzolenti e mal selciate, con le bianche casette ad- 
dossate 1' una all' altra , con qualche macchia di colore vivo, 
azzurro o rossastro, sul muro , con qualche veranda moresca 
tutta traforata sporgente sul viottolo. 

Seguitemi nn pò per ben 12 ore lungo questi viottoli; rom- 
petevi con me, jier poco, i piedi sulle jiietre aguzze che sel- 
ciano le strade; osservate con me e vi divertirete un mondo. 

Ecco un gruppo di marrocchiui di camjiagna , dalle gambe 
nude e dai zoccoli sbattenti, coi vestiti variopinti, col coltel- 
laccio damascato e la borsa di j)elle ricamata pendente al 



42 VIAGGI, GITE, ESCURSIONI 

liauco. Hanuo tutti sulla testa un greve ed immeuso panno di 
colore oscuro e guardano all'intorno con degli occhi selvaggi 
facendo echeggiare delle esclamazioni barbare e incomprensi- 
bili. Procediamo : giunge da una porta bassa e semiaperta un 
non grato odore di aglio e simili ingredienti. Prendiamo con 
coraggio la nostra faccia tosta con due mani e mettiamo il 
naso nella fessura della porta. « Se puede entrar? » « Peut-on 
entrer? » « May I go in ? » « È permesso 1f » Nessuno risponde; 
il rumore della vivanda friggente giunge all' orecchio da una 
stanza vicina , e noi entriamo senza complimenti levandoci il 
cappello risj)ettosamente. È una stanza variopinta dalle fine- 
stre moresche e traforate che danno su di un verde e folto 
giardino, col pavimento ricoperto di bianche strisce. Tutto 
intorno stanno accoccolate delle donne musulmane col viso ri- 
coperto e degli uomini giganteschi che paiono ancora più mo- 
numentali nella posizione di riposo colle gambe intrecciate. 
Nascosta quasi, in un angolo oscuro, presso la padella in cui 
friggono delle gialle focacce, sta una splendida fanciulla araba 
ebrea. Non ho mai visto in vita mia una creatura piìi bella 
e pili fina, ne mai mi hanno colpito due occhi similmente neri 
e similmente profondi. 

Questo interno di casa musulmana è interessantissimo ed io 
mi vi trattengo un bel pezzo, tutto guardando, dal letto bas- 
sissimo ricoperto di seriche e finissime stoffe alle argentee sto- 
viglie sul rosso desco, dal fucile tutto damascato e lavorato 
al grosso pugnale pendente al fianco del vecchio, dal guarda- 
roba feminile composto di bianchi indumenti al rosso catfet- 
tano del servo di casa. Mi offrono una tazza di catte orientale, 
buonissimo, ed un bicchiere di the arabo, cattivissimo. Vor- 
rebbero che io fumassi dell'oppio nelle loro pipe ed insistono 
non ammettendo le mie risposte negative. 

Esciamo ora dalla casa araba e , passando da una strada 
dove si sentono tutti gli odori più schifosi della terra, giun- 
giamo nel (|iuirtiere dei bazar. Sono dei negozietti piccolissimi 
in cui non si può entrare , pieni di roba del paese, tappeti, 
seta, oggetti di bronzo e di argento. Sulla soglia in posizione 
apatica e con gli occhi semichiusi, fumando la piccola pipa, 
sorbendo la nera Iievanda di foglie di thea , sta il padrone 
del bazar die solo si desta <|uando vi veile passare per atti- 



VIAGGI, GITK, KSCUK.SIONI 43 

parvi colle sue mercanzie che souo davvero molto belle. Ho 
comprato tutto qiiello di cui era caiiace 1' ultimo resto del 
mio borsellino e spero che i miei acquisti vi piaceranno. 

Procediamo ancora. Ecco un gruppo di vecchi maomettani 
tutti vestiti di bianco, alti e magri : hanno un aspetto sacro 
e ieratico e guardano cou uno sguardo che non pare di que- 
sto mondo. Sono magrissimi, con le carni trasparenti e rico- 
lìcrte di bianchi peli. 

Ecco alcuni soldati marocchini , col rosso fez e cou i cal- 
zoncini corti. Non sono armati perchè il loro ufficio è quello 
di mantenere 1' ordine durante la notte. I loro fucili, vecchi 
e arrugiuiti, sono appesi ai pinoli che stanno su ogni porta 
della città. Sono soldati da burla e credo che cou im piccolo 
pugno se ne manderebbero a terrsi una ventina. Hanno degli 
occhi inebetiti, le labbra flosce e pendenti, indizio sicuro delle 
ul)riacature di oppio. 

Passiamo pel quartiere dei gioiellieri : sono delle bottegucce 
nelle quali non si entra che con la testa chinata, con un fo- 
colare di pietra nel mezzo e con qualche oggetto di argento 
airiutoruo. Tutti questi gioiellieri sono ebrei dalla faccia pal- 
lida e smunta, ma con la l»orsa ben piena di quattrini. 

Ecco ancora degli altri tipi strani : un cammelliere moro con 
le labbra grosse e rossastre e quasi nudo; un vecchio arabo 
pazza che gesticola e schiamazza in mezzo alla strada ; una 
comitiva di ragazzetti intelligentissimi e imbroglioni che ti 
circondano otì'rendoti i loro servigi, obbliganiloti quasi ad ac- 
cettarli, non lasciandoti in pace un momento e non curando 
la pioggia di pugni, la serie di male parole, le terribili minacce 
che tu loro indirizzi. 

Procediamo ancora fra mezzo a questa moltitudine schia- 
mazzante ed urlante, attraversando queste anguste straducce 
dove i bazar si alternano alle vendite di oppio ed ai negozii 
europei di novità europee. 

Ed eccoci al mercato dove nel modo più sporco che si possa 
immaginare, si vende tutto a prezzi altissimi e in abbondan- 
za incredibile il pesce ed il pollame. 

Andiamo avanti sebbene le gambe non ci portino jiiìi così 
bene, selibene i piedi siano stanchi e accalorati. Passiamo sotto 
una delle innumerevoli porte , tutte guernite di vecchi can- 



44 VIACGI, GITE, ESCLUSIONI 

uoui ad avaucaiica e cou i soliti fucili che servono soltanto 
nelle ore notturne e ci troviamo nel l)el mezzo del Grand 
Soko. A voler descrivere tutto quello che si vede in questa 
immensa spianata ci vorrebbero dei volumi. È un gran mer- 
cato di erbe tutto circondato da bazar in legno. Nel mezzo 
si trovano i noleggiatori di camelli con i grandi animali ac- 
covacciati; gli incantatori di seriienti con i campanelli assor- 
danti che squillano continuamente ; gli stregoni e i semidii 
negri che operano miracoli in piena luce del giorno; i depo- 
siti ambulanti di cavalcature equine e asinine ed una molti- 
tudine multicolore di gente di ogni specie. Se siete riuscito 
ad immaginar qualche cosa e se aggiungete a tutta questa 
gente una quantità di persone europee, asiaticlie, americane, 
di tutte le nazioni, di tutte le razze ; se pensate che queste 
straducce sono continuamente attraversate da bellissimi cava- 
lieri arabi su bellissime cavalcature, da belle s]ìagnnole in 
portantina, da bionde signorine inglesi sn l>uriclii, da porta- 
tori di acqua scampanellanti e portanti il liquido sulla schie- 
na in una borsa di pelle di camello; se, dicevo, avete la po- 
tenza da riunire il tutto in un quadro , potrete avere una 
lontana idea del che cosa sia questa città cosmopolita. 

Io la ho girata in lungo e in largo montando un maguitico 
cavallo ara1)o (qui si affittano l)ellissimi cavalli a poco prezzo) 
ed ho riunito il piacere di vedere la città a quello di caval- 
care una stupenda cavalcatura. Ho visto le prigioni nuove da 
un buco praticato nella parete, ho tentato di jtenetrare in una 
moschea e per poco non la ho passata brutta, ho assistito ad 
ima lezione di una scuola di piccoli araln, sono andato a stu- 
diare le attitudini ]iiìi o meno pittoresche delle donne aral)e 
che fanno la danza macabra e le danze del ventre, ho voluto 
procurarmi un quarto d' ora di oblio in una fumeria di oppio, 
ho cercato di vedere un harem e vi sono iu parte riuscito ve- 
dendo la stilata delle donne nel giardino; mi sono avvelenato 
la bocca mangiando alcune focacce e bevendo alcune Itevande 
di questo ])aese, sono stato, att'routando 1' ira di qualche mu- 
sulmano, nella sommità di un mii'.arcto e ilii )tiìi ne ha piìi 
ne metta. Nulla ho voluto dimenticare e sono riuscito a di- 
vertirmi for^e più che iu (|ualunque altra città. 

Avrete rice\)ita una cai-toliiia da Capo >S))artel. Kssa è pre- 



VIAGGI, GITE, ESCURSIONI 



io 



ziosa perchè coutieue la tirrua del Maitre tlu Phare e prego 
(li uon perderla interessando a me di conservarla. 

La gita a Capo Spartel 1' abbiamo fatta tutti insieme per- 
correndo 36 kilometri fra 1' andata e il ritorno, montando dei 
cavalli e dei ciuchi. La strada è orrida e i)ioua di pietre e 
di sterpi; ogni tanto qnalche cesimglio di tiori selvatici. 

Al Capo Spartel esiste uno splendido faro eretto da una 
commissione internazionale e qui abbiamo fatto una lauta co- 
lazione. Dinanzi a noi si stendeva 1' azzurra immensità del- 
l'Oceano un po' arrabbiato e schiumeggiante ed ai jiiedi della 
roccia una povera vittima del grande mare giaceva tutta scon- 
quassata. Era un brigantino italiano « Luigi Euggiero » nau- 
fragato due mesi fa : 1' albero tronco sorgeva fra gli scogli 
nel mare pieno di schiuma. Ho fatte molte fotografie e ve le 
invierò non appena saranno stampate. 



Vostro sem])re 

R. Nave A. Vespucci. 



Paolo. 




I LIBRI 



Emilio Mariani — lìiìprcnsioni e Memorie — versi — Bolo- 
gna, F.lli Treves (C. Beltranii) ed. 

In ini grazioso volnmetto, molto cnrato per la parte tipogra- 
tica e per la parte illnstrativa, il signor Emilio Mariani pnl)- 
blica alcuni versi dal titolo «Impressioni e Memorie ». 

È pregevolissima la forma che l'antore dà ai suoi versi, pas- 
sando dal canto dell' amore e dalla lirica serena e lieta agli ac- 
centi di ira, prorompenti alla vista della mediocrità dal cni 
fiotto gli nomini sono ogni giorno travolti e sommersi. 

Veramente, dal punto di vista artistico, i versi piìi perfetti 
sono quelli in cni le considerazioni ironiche e sarcastiche non 
cingono e violentano 1' ispirazione facile e piana. 

In complesso il volume dimostra nell' autore una vena ]>oe- 
tica larga e sensibile ed una lodevole cura della forma , in- 
sieme ad una precisa conoscenza delle tecnica. 

COMTE DE CoMAiiXGKs — Uìic Demi-Carrière, roninn niilitai- 
re — Paris, H. Simonis Empis 6f\. 

Il conte di Comminges esordì , 1' anno scorso, nella lettera- 
tura, con lo pseudonimo di Saiiit-Marcef, riscuotendo le lodi 
incondizionate del pul)blico e della critica pel suo volume 
« Aventnres amoureuses de Teau de >Saint-Lary » in cui l'acu- 
me dell'o.ssei'vazione e la finezza psicologica erano degnamente 
accompagnate da uno stile arguto, vivace, limpido di una 
freschezza giovanile. 

Il precedente volume era composto di varii capitoli che po- 
tevano considerarsi indipendenti l'uno dall' altro e costituire 
altrettante graziose novelle riunite da un sottil tilo rapiiresen- 
tante l'azione generale, l'ne Ihmi-CorrUre i- nn'oi>era ])iìi coni- 



I Lii'.iti 47 

plessa e più organica. Le proporzioni del romanzo sono esatta- 
mente conservate ne si nota alcuno squilibrio tra nna parte e 
l'altra della narrazione. Une Demi-Carrière è il racconto dei 
casi che uell' inizio della sna vita militare accadono a un gio- 
vine nfficiale di cavalleria , il brillante Hervé de Peguilhan. 
La città di provincia, in cui è di gnarnigione, gli fornisce nn 
campo larghissimo per osservare la stupida inanità del pette- 
golezzo e per veder ridotti a un' esistenza futile e lacrimevole 
tutti quei grandi sentimenti che dalla rettorica avevano tratta 
la piìi grande forza per dominare, incontrastati , 1' anime ado- 
lescente. 

Le partite di teìnii-s e le quasi familiari conversazioni del 
pomeriggio con le graziose signore non possono velare, con la 
loro voluta allegria l'oscuro sentimento doloroso che nasce dal 
ricordo del giovine sottutiticiale, suicidatosi per una lieve mal- 
versazione. La vita militare, quale è quella dell' utticiale in 
temj>o di pace — senza nessuno spirito di patriottismo e senza 
nessuna urgente aspirazione di conquista di vittoria, tinisce con 
lo stancare altri, e l)en più indomiti, caratteri, Hervé de Pe- 
guilhan , che se ne accorge in tempo per ritrarsi, abbandona 
r esercito e consacra ad alti'e battaglie e ad altri sognati 
trioni! la sua giovine forza. 

È notevole nel recente libro del Conmiinges, la graduale di- 
sposizione dell' antica irrompente ironia, che fa luogo, ora, ad 
una più serena e insieme i)iù pietosa concezione della vita e 
del dolore. 

Almaxach Guili.aumk pouu 1903. —Paris, lì. Simonis 
Empis ed. 

Anche quest'anno l'editore H. Simonis Em])is, pubblica in 
un elegante volumetto l'almanacco illustrato dalla matita abile 
e briosissima di Albert Guillaume. Si può dire di lui che com- 
menti ed argutamente sottolinei tutti i più notevoli avveni- 
menti dell' anno, e viviiica di una giocondità festevole le più 
oscure e più solite vicende della vita quotidiana. 

Il testo dell' almanacco è sempre dovuto a scrittori molto 
noti e molto discussi. Xon è piccola lode ricordare che fra i 
nomi dei collaboratori dell' almanacco pel 1903 sono quelli di 
Pierre Yeber, 1' umorista originale ed imaginoso, e di Willy, 
il fortunato autore della trilogia di Clandiue. 



LE RIVISTE 



Psicologia dkl popolo i:u8SO (Alfred Foiiillée — Berne 
hleiie, 1^ ottobre). 

TI normanno Enrik, passando, nill' S62, alla testa de' suoi 
scandinavi Eim a Xovgorod, pose al unovo sofjjjjiorno il nome 
della patria d'origine : Rnssia. Così anche la Rnssia, come la 
Francia, l'AUemagna e 1' Inghilterra, lia nn nome d'importa- 
zione nordica. 

Data <la allora il contrasto, sulla terra slava, di dwe razze 
opposte, le cni azioni e reazioni hanno nna importanza note- 
vole, pin ancora, certamente, delle stesse condizioni telluriche 
e climatiche, per la spiegazione del gran carattere nazionale 
russo, che va formandosi. Il clima è gelido, è vero, e può Iten 
deprimere ogni anormale attività ; la monotonìa delle steppe 
fa uniforme lo stato delle anime e favorisce il vagabondaggio 
pur accostumando gli spiriti all' idea necessaria dell' autocra- 
zia ; vi si aggiunge, come nota il Xovicow, che non un su- 
perbo castello di signore feudale ottusca alle menti l'idea del 
potentissimo lontano czar ; la terra, infine, è immeusa, ma è 
povera, triste, nuda. Ma tutto ciò è causa accessoria: la vera 
e profonda ragione del carattere russo e nella nuova forza 
data daireleniento germano-scandinavo, dai Innglii crani e da- 
gli occhi cilestri. a quello indigeno, l)runo, dal cranio largo, 
leggermente appiattito. Fin dai primi veri ])assi politici della 
Russia, ciò ap]>are coi caratteri dell'evidenza; nei trattati del 
X" secolo, tra i russi e Costantinopoli, tìgurano nomi scandi- 
navi, come Kiirl, Ingeld, Farlof, Vermond, Ronald. Karn. Tro- 
nan, Stemid, Kanimar, Grim, Ist, Rrastieu, etc. 

Ed una grande analogia può stabilirsi tra la Russia e l'In- 
ghilterra, condotte entrambe a nuovi destini dal sangue nor- 
manno. Guglielmo il Conquistatore a Falaise, e Rurik a Xov- 
gorod si rassomigliano nell'anima, nelle libre e nell'abito: 
sou due geni che si equivalgono. Il Leger fa anche notare clie 
lo knoiit russo venne anch'esso di Normandia, e corrispondeva 
all' inglese Iciiot. 

Alleile i tartari hanno influito, se non sulla lisionomia, sulla 
educazione del )iopolo cclto-slavo originario , ])nssandogli <-on 
ratUnata liberalità i sensi di ferocia amministr.itiva e di vio- 
lenza sistematica , che son retaggio delle genti nu)ngoliche. 



LE RIVISTE 49 

Ivauo il terribile non sarebbe esistito, se Geusis-Khau non lo 
avesse precednto ; è nn portato asiatico, una conseguenza del 
(jra» (jioyo , ogni nota di servilismo e di durezza, di tenacia, 
d' invidia, di pazienza sorda e di premeditata vendetta. 

Così, è assurdo dire mal fuse le genti di Kussia, cli'è l'u- 
nica terra, invece, che ci presenti, come 1' Ingliilterra e la 
Spagna , vera ed intrinseca omogeuia antropologica di parti. 
Finui e Slavi sono ugualmente brachicefali e uralo-altaici ; 
l'enorme maggioranza degli abitanti è celto-slava, e i Tartari 
sono brachicefali anch' essi. Il solo elemento discordante è il 
dolicocefalo biondo, tedesco e scandinavo, oggi in evidente 
minoranza, anche nella Gran Eussia. E da questo punto di 
vista, dato il predominio assoluto del tipo giallo e del tipo 
bruno, la Eussia è piìi asiatica che europea. 

La psicologia dei russi può a primo aspetto riuscire inde- 
cisa, come la loro tisionomia , che jiare dia sempre la sensa- 
zione dell' incompleto ; ma un esame piii minuto riesce a di- 
scoprirne con facilità le tendenze fondamentali. 

La sensibilità è in essi impressionabile, e il sistema nervoso 
eccitabilissimo. Ne segue una mobilità strana del loro spirito, 
nemico della flemma tedesca , elastico , gaio, jiortato natural- 
mente alla esagerazione cieca. La socievolezza è poi una delle 
più vive loro qualità; essi l'hanno nel sangue. 

La volontà è invece meno energica , j>iù impulsiva che te- 
nace , capace di sforzi incredibili e di lungliissime inerzie. E 
una tal volontà non cura che il presente: una passività asso- 
luta tien luogo d'ogni preveggenza — passività e pazienza che 
sou parti importantissime del carattere russo, e che godono 
d' un certo risalto tìn nei giuochi ginnastici. Il moujik ama 
smoderatamente il riposo, e, pur fantasticando, passa le feste 
neirimmobilità piìi degradante. Dipendon forse da ciò la pro- 
fondità degli affetti e le varie modalità del sentimento reli- 
gioso: tutto è intero e assoluto pei russi , e la testardaggine 
è elemento non ultimo della loro indole. 

L'entusiasmo, in conseguenza, non ha limiti, ma è febbrile, 
irregolare , e cade con lo stessa facilità con la quale è stato 
suscitato— ciò che al Legras appare flagrante indizio di razza 
giovane e vigorosa. 

Come la sensibilità , 1' intelligenza russa è viva , semplice; 
la logica non può essere altrimenti che rettilinea , radicale, 
aborrente dal complesso e dal dihicile. E lo spirito di assi- 
milazione e di imitazione sopravauza di molto quello inven- 
tivo; la stessa ospitalità deriva forse in parte dal bisogno di 
conoscere e di assimilare tutto ciò che è nuovo. Tourguenef 
e Xovicow rimproverano giustamente ai Enssi di non aver 
creato nulla: Copernico e Huss eran tedeschi, Pietro il grande 
era discendente di Eurik per parte di madre , lo stesso Tol- 
stoi è oriundo tedesco. In complesso il popolo slavo, oggi, acqui- 
sta ed immagazzina tutto, sostenuto nei suoi lenti passi, tìno a 

4 



50 l.K RIVISTE 

ieri, (la «iPui stranieri, come Gordon, Le Fort, .Schein, Patkul, 
Miinnieli. Villebois. Greig. Elphinstone, Beuninsen, Wittgenstein, 
Pozzo di Borgo. Piìi tardi, si può bene sjìerarlo, spiegherà le 
sue attitudini. Attendiamo. 

L'Otello degli ebrei (Henri Lew — lienic d'art drama- 
tique, 15 ottobre). 

La letteratura ebrea non conosce il dramma, e tanto meno 
la tragedia : non è andata mai piìi in là dell' operetta e delle 
produzioni melodrammatiche. Preferisce poi gli argomenti bi- 
blici , anche acconciati alla meglio per far contento il gusto 
moderno; Giuse])pe, per esempio, resta Giuseppe, pur se fumi 
disperatamente in una grossa pipa di creta. Pare, insomma, che, 
nonostante le mille loro disgrazie, gli ebrei conservino in ogni 
caso, della vita e delle sue evenienze, la concezione piìi leg- 
gera ed ottimista possibile : pare pensino sempre che anche 
dopo i cataclismi più terril)ili resta sempre un Noè riuscito a 
salvar sé con tutta la famiglia, e pronto a farne, per suo conto, 
di tutti i colori... 

L' eccezione , naturalmente stranissima , è rappresentata da 
una sola opera, scritta da Behte ed intitolata : // iief)ro Otello; 
<jran romanzo tragico del celebre fUo^iofo Shahe.s2)eare , corretto, 
mifilioraio ed arricehito. 

La prefiizione è già un capolavoro. Eiuimcra i i)regi di scien- 
ziato e di tìlosofo rLscontrati nel primo autore, ed illustra con 
disinvoltura la tesi; ne nota però anche i difetti, primo tra i 
quali la soverchia densità d'ogni sua fra.se. Cosi, si è cercato di 
colmar le lacune, aggiungendo all'originale molte cosette inte- 
ressanti, che rendono delizioso il lavoro. Al lettore, finalmente, 
si consiglia di fortitìcarsi contro le gravi emozioni ciie lo atten- 
dono, bevendo, innanzi di cominciar la lettura, nn buon bic- 
chiere di cognac. 

Ne la favola è da meno della prefazione. Un principe Bra- 
banero, allietato da tutte le ))uone fortune di questo mondo, ò 
nonpertanto infelicissinu), per la sterilità della nuiglie. Dopo 
le più disperate cure , la princijiessa vuota d' un fiato una 
Itottiglia d' acqua miracolosa, e concepisce Desdemona; il pa- 
dre, nata appena la i>iccina , fonda, tra 1' altro , un ospedale 
del valore d' un mezzo milione di dollari — 1' Ospedale De- 
sdemona. 

La priuci]>essina \W\\ sn che è una meraviglia d" ingegno e 
di bellezza. Divoratrice di tutto quanto esca da una tipo- 
gralia, divora, su d'un pezzo di giornale gualcito, anche le 
novelle della valentìa di Otello , e se m- innamora jiazza- 
niente. 

Ad un' amica, che le mette innanzi i pericoli d' una siffatta 
niixallianve, risponde serio : 

— Tu non leggi di tilosoti.i: altrinu^nti... — continuando su 
questo tono per un j»ezzo. 



LE RIVISTE 51 

Così cllii si o})pone alle domamle di uiatrimouio fatta in 
tutte le forme dal principe Vittorio Emmaimele; bisogna no- 
tare però che già si fanno sentire intorno , le ire socia- 
liste... 

E Desdemona sj)osa Otello, e partono entrambi pel Brasile, 
in prima classe. Otello si serve molto delle poste e del tele- 
fono, fuma molte sigarette, ed ha la neurastenia. Ma il dolce, 
forse proj)rio per questo, dura poco : nu giorno, stanca delle 
violente scenate che le fa il marito , perde anch' essa la pa- 
zienza , e sentendosi chiamare « tiglia impudica dell'inferno », 
risiìonde singhiozzando : Sudicio sjiazzacamino I 

Su questo andare continua e termina il lavoro, tragicomico 
e pazzesco quanto altro mai. 

Il movimento agrario ix Italia. — (Napoleone Colajanni- 
L'Eiiropéetì, 18 ottobre). 

Entrata ultima nel movimento sociale, pacitico qualche volta, 
qualche altra tragico, tendente all' atfrancaniento dei lavora- 
tori , 1' Italia presenta oggi la strana caratteristica di serie 
agitazioni nelle campagne. Questo intenso movimento agrario, 
esteso dalle province di Palermo e di Trapani alla Basilicata 
e alle Puglie, dell'agro romano alla Toscana, e piìi vivo nel- 
l'Emilia, nella Lombardia, nel Piemonte o nella Venezia, ha 
da un lato una tìsouomia socialista , e segue, dall' altro , un 
cammino quasi legalitario. 

Per intendere l'importanza del fatto conviene anzitutto pen- 
sare che l'isolamento, l'ignoranza , 1' abbrutimento in cui vi- 
vono d'ordinario gli abitanti delle campagne fanno per neces- 
sità di cose tarda e sanguinosa ogni loro agitazione diretta a 
stabilire un pih elevate^ sistema di vita economica e sociale. 
I tre metodi di sfruttamento del lavoro agrario — fitto , mez- 
zadria, salarli — non permettono d'altronde l'associazione, ren- 
dendo più chiuso ed egoista il lavoratore della terra. 

Il solo movimento agrario delle Trade-Unions inglesi , do- 
vuto ad Ardi, può considerarsi analogo al nostro, per quanto 
meno recente; ma, cominciato nel 1872 ed affermatosi tra gli 
umili gregarii dell'industria, fu vinto nel 187.Ò, e poco o nulla 
attecchì tra i campi. Così, coerentemente a quanto ne scrivono 
l'Howell e il Webb, nella terra classica delle associazioni ope- 
raie quel movimento si ricorda appena ; al congresso di Car- 
diff, nel 1875 , erano raijpresentate soltanto due unioni agri- 
cole, di pochissimi membri ciascuna. 

Quello d'Italia, dunque, è un fenomeno nuovo, massime per 
le sue note fondamentali. Per quel che riguarda la prima, in- 
fatti, contro alla odierna pace si rammentano le ferocie delle 
guerre servili di Sicilia e quelle dei Vagri nella Gallia appe- 
na romanizzata , le Jacqueries di Charle-le-Méchant , le ribel- 
lioni sanguinose di White Tyler e di Kaft' in Inghilterra , e 



52 LE RIVISTE 

gli orrori dcU'J)nth(tHi><mo, che intrinsecamente poteva dirsi 
un movimento economico eil agrario. E, nei tempi piìi vicini 
a noi, restan viva tradizione le orde del cardinal Enfio , le 
nequizie della Santa fede, i massacri di fialdiitiiomiìii in Sici- 
lia dopo il 1)^60 , e i tristi fatti di Minervino Murge , nelle 
Puglie. Circa poi 1' aspetto socialista del movimento, è a no- 
tarsi come esso non si riscontri in Germania, nel qnartier ge- 
nerale del collettivismo, non in Francia (sebbene vi si sia ri- 
conosciuta dai socialisti la piccola proprietà), non nel Belgio, 
le cui campagne sou clericali, e tanto meno nella Spagna, iu 
cui le vessatissime jiopolazioui rurali abbracciano piuttosto la 
fede anarchica. 

In diverse proporzioni, quel che accade da noi accade però 
anche in Danimarca e nella Polonia Austriaca. Ciò fa credere 
in una radicale evoluzione, sotto l'impulso continuo della pro- 
paganda socialista, dei metodi di lotta fin qui usati ad otte- 
nere ai lavoratori della terra un miglioramento delle condi- 
zioni economiche e sociali. 

R.\MXES 



La situazionk finanziaria kd vxoxomica dell' Italia. 

Un' aiitorevole pubblicazione di scienze sociali « The Ame- 
rican Journal of Sociology » pubblicava, nel fascicolo di lu- 
glio, un articolo del Dott. Gustavo Tosti, R. viceconsole ita- 
liano a NcAV-York. Tutta la stampa timericana si è occupata 
di questo pregevole scritto, che rivela agli Tankees le vere 
condizioni economiche dell'Italia, ad essi quasi completamente 
ignote. 

L' articolista osserva che I' Italia deve richiamare 1' atten- 
zione degli stranieri non solo per i prodigiosi tesori dell'ar- 
te e della natura, y)rofusi nei snoi angoli piìi remoti, ma per 
la meravigliosa energia, che, dopo avere, in soli qiiaranta anni, 
consolidato 1' assetto stabile del nuovo regno, ha reso il no- 
stro bilancio uno dei più solidi dell' Europa, ed ha quasi an- 
nullato il cambio. L' Italia, che nel 1871 consumava 791,389 
toniH'llate di carbone , nel 1899 ne consumava più di 5 mi- 
lioni e si è resa completamente iudiiiendente dalle altre na- 
zioni per le indtistrie navale, ferroviaria, tessile. 

Il grande ]iroblema per 1' Italia è la sua trasfcìrmazione in 
potenza industriale ; line riiggiungibile, secondo il Tosti, con 
1' utilizzare — come propone il Xitti — le nostre grandi correnti 
di acqua per la produzione dell' energia elettrica. 



LA PAGINA RELIGIOSA 



I^eggendo e meditando 

Come rinverno si approssima, stagione di delicati piaceri per i ric- 
chi e di inaudite torture per i poveri, 1' anima cristiana deve sentire 
più forti, più ardenti i suoi doveri di religione e di pietà, verso il Si- 
gnore, verso il prossimo, verso sé stessa. Quando cosi lusinghiere e cosi 
facili sono le tentazioni del peccato: quando così profondo è il dissi- 
dio sociale, fra quelli ihe godono e quelli che patiscono, nella stagion 
crudele solo per i miseri : quando è cosi aspro il contrasto : ebbene, 
solo la pietà cristiana può lottare contro tanti nemici, armati formida- 
bilmente. Badiamo alla nostra fantasia, anzi tutto , perchè essa non ci 
inganni, come fa tanto spesso, ahimè e non ci colorisca troppo vivace- 
mente , troppo avidamente i piaceri mondani : se noi non ci abbando- 
niamo a' sogni della nostra immaginazione , la mondanità non sarà si- 
gnora del nostro spirito, non lo renderà vacuo , frivolo e meschino , e 
noi prenderemo, di questa mondanità, solo quanto è di obbligo, al no- 
stro stato, sorridendo di tanta grettezza umana. Badiamo al nostro cuo- 
re, perchè i piaceri soverchi dello spirito non lo inaridiscano e ab- 
bondiamo in indulgenza, in tenerezza, in carità , verso tutte le soffe- 
renze umane che diventano cosi atroci, così insopportabili nella sta- 
gione più triste : abbondiamo in una bontà attiva , operosa , efficace, e 
nel medesimo tempo, abbondiamo anche se la povertà e la sofferenza 
ci sembrino dubbie, anche se questa povertà e questa soffeienza ven- 
gano dal vizio e al vizio arrivino. Chiudiamo gli occhi , nel fare il 
bene : e diamo non solo l'elemosina larga e costante , ma il soccorso 
spirituale del consiglio, del sostegno, ma l'aiuto morale della parola, 
della guida, perchè anche l'anima del povero sia vivificata ed esaltata! 
L'inverno è cosi rude al corpo del misero e cosi triste al suo cuore: 
ed è cosi dolce, così soave, per noi offrire, al nostro prossimo, tutto il 
nostro fraterno amore ! E l'elemosina e la bontà salveranno anche noi, 
da tutti i sottili, passionati pericoli dell'inverno! 

Una teresiana. 



PER LA FAMIGLIA 



Lavori donneschi — Storiai elega»tì. Dedicato alle persone abili 
per i bei lavori a mano. É uno storino di liuon bianco, unito, orlato 
da una fascia di fino Jìlct ricamato. Questa fascia è inquadrata di due 
tramezzi di merletto renai 8!<(t» ce a grossi rilievi, di disegni differenti. 
L'insieme deve avere trentacinque centimetri , circa. Per terminare, si 
farà una flangia in macramée, quell'ingegnoso lavoro del diciottesimo 
secolo che consiste a eseguire un effige a testa, con dei lunghi capi di 
filo, a punti annodati. L'effetto dello storine , per metà abbassato, è e- 
stremaniente elegante. La varietà di questi differenti lavori, toglie ogni 
monotonia a un lavoro di lunga lena. 



A TAVOLA — Entremets di autunno. Molto alla moda gli entremets 
in chatid-froùls. Si servirà, per esempio , in questa stagione autunna- 
le, un gelato di fragola, inaffiato di un latte non scremato, fortemente 
aromatizzato al lirsch o alla vainiglia. La combinazione facendosi nel 
piatto, si otterrà una mescolanza molto profumata, fresca giustamente, 
molto gradita e che nessun altro proiediniento potrebbe ottenere. Vi 
è , cosi , una specie di antitesi paradossale, che sorprende gradevol- 
mente l'immaginazione prima di lusingare il palato. Cioccolatte e caffè, 
vaniglia e ananas comporranno , cosi , una mescolanza molto gradita. 
Per raffinare, si presenterà il gelato in piccole casseruole di argento, 
poi si aggiungerà la cucchiaiata di latte non scremato, caldo, servendo 
ogni convitato. 



Per la bellezza. — Per indurire le unghie. La durezza delle un- 
ghie essendo una condizione della loro bellezza, ecco una ricetta effi- 
cace per indurire le unghie. Si fanno fondere sovra un fuoco molto dolce 
quindici grammi di olio di noce, due grammi e cinquanta ceniigram- 
mi di cera bianca, del colofonie cinque grammi e dell' allume un gram- 
mo. Ci vuole un fuoco molto dolce. Questa pomata che si deve molto 
battere, sul fuoco, s'impiega la sera. 



Lk ricette.. — Cura preventiva dei foruncoli. Ungere frequentemente 
il foruncolo che si forma, con parti eguali di tintura di arnica , tin- 
tura di iodio, alcool canforato, mescolati. All'interno, bere dell'acqua 
di catrame. 

Ketty 



La moda della SETTUMAISTA 




Vestito di panno color pervinca. La gonna che ha due piegoni in- 
tieri, davanti, forma due grandi voìauts guarnita di sbiechi in velluto 
assortiti. L'alto del corsale e della manica sono in seta della medesi- 
ma tinta: orlati di velluto e motifs di passamano. Cintura di velluto; 
piccolo colletto pezzotto di velluto. 



56 



LA MODA I)KI-I-A SKTTIMAN'A 




Vestito di velluto inglese, color esca, (il velluto inglese è molto alla 
moda, specialmente per signorine). La pellegrina, molto molle, incro- 
ciata di lato, è guarnita, egualmente come la gonna, di granate di pan- 
no, assortite, e tutte picchiettate d'impuntiture. Passamano con lunghi 
cordoni, sovra un lato. Boa di tulle, assortito al vestito, con pastiglie 
di velluto. Cravatta di velluto nero a piselli liiiuuhi. 




La settimana del hisveglio. 

fi Don Felice » trionfa — Al Bellini — Dal iVIercadante al Salone 
Margherita. 

Ricordate quanto si discusse, uu paio di diecine d' anni or 
sono, quando V apparizione improvvisa , sul palcoscenico del 
>S<iìi Carlino, di un omuncolo scialbo, dalle perpetue grimaces, 
un po' furljo e un po' idiota , insieme , venne a decretare la 
line dell' antica e gloriosa maschera napoletana, del Pulcinella 
allegro e pur sentimentale, in fondo, ghiottone, bugiardo, pau- 
roso e sjiavaldo, ma sempre e in tutte le sue manifestazioni, 
nel bene e nel male, nella celia bonaria e nella tagliente frase 
conpendiante uu epigramma sanguinoso, interamente «nostro », 
schiettaiuente napoletano ? Ricordate come si appassionarono 
i giornali e il pubVtlico, i critici e i fannulloni , i letterati e 
gli archeologi , alla questione, che parve allora così grave 
e così alta: deve morire, il Pulcinella? deve vivere, qviesto 
intruso, questo sconosciuto, don Felice Sciosciammocca f 

Dio ! Quanto inchiostro versato, in quei giorni, che furono 
i giorni della fanciullezza mia! E che intrecciarsi di discus- 
sioni, che sfoggio di erudizione, quali sforzi — da parte dei fe- 
deli alla vecchia maschera — per mantenere in vita, gelosamen- 
te, quel pezzo di cuoio verniciato, per galvanizzare quel mo- 
rente in camiciotto bianco... 

Perchè, in verità. Pulcinella moriva. Il breve palcoscenico 
del iSttH Carlino, che aveva assistito alla apoteosi di lui, che 
aveva visto un pultblico di napoletani e di forestieri delirare, 
al cospetto di quella maschera nera e di quella casacca bianca, 
che aveva visto perfino un Re ]Jortare il tributo del suo ap- 
plauso e delle sue risate al bonario trionfatore della scena, 
ne vedeva, ora, la line dolorosa, lo spegnersi lento ma conti- 
nuo, inesorabile. Pulcinella moriva. Come un vecchio burat- 
tino che si vuoti a poco a poco della crusca che ne riempiva 
le membra , egli perdeva di giorno in giorno il suo vigore. 
Con la morte di Antonio Petito, il glorioso pulcinella — l'ulti- 



58 II, TKATIIO 

mo, <legli « autentici » — la masclu'ra napoletana aveva avuto 
il suo colpo fatale. 8nl palcoscenico, ora, vagava un' ombra, 
soltanto; un ombra bianca con un pezzo ili cuoio nero sul viso. 
Intorno, i piccoli lumi a petrolio della ribalta parevano i cerei 
«angnigni di una camera ardente... 

« Deve morire, il Pulcinella?». Ahimè I P2sso era morto, 
come muoiono tiitte le cose, quaggiii, travolto dai tempi nuovi, 
dalle nuove esigenze del ])nbblico , ucciso dall' anima nuova 
del popolo .. Morto, già morto, quando le macerie del San 
Cdrliìio, cadendo su lui, gli furono tomba. 

E « l' intruso ? » L' intruso visse, e vive, e trionfa. Edoardo 
Scarpetta ha dato il « tipo » dell'ora che volge. Felice Scio- 
sciammocca oggi impera, sul palcoscenico napoletano e altrove. 
E fa ridere; e si fa apiìlaudirc ; e fa quattrini. 

Prosa ; ma prosa necessaria , assai piìi utile di un largo 
squarcio di rettorica sulle vecchie maschere sparite. 



Don Edoardo Scarpetta ha ritrovato il suo fedele ed aristo- 
cratico pubblico del Sannazaro , e il bel teatro signorile ed 
elegantissimo ha , ogni sera , quel luccichio di gioielli , quel 
biancheggiare di sjiarati da frac , «luell' ondeggiare di piume 
sui cap]>ellini femminili, che ne fiiiiuo il piìi squisito dei ri- 
trovi, il teatro-sogno... 

E il faccione placido di don Gennaro Pantalena è tornato 
agli usati trionfi della ribalta , più sereno e ilare di prima. 
Don Edoardo e don Gennaro : 1' « ambo » è sim]>atieissimo, e 
i napoletani gli fanno festa, ogni sera, come a un matrimonio... 
d'arte bene assortito. 

Cosi y)otesse dirsi di tanti matrimonii, che, pur troppo, non 
sono d' arte !. 



Anche il Bellini ha riaperte le sue porte, dopo il breve si- 
lenzio dell' ottobre , e Carlo Sel)astiani ha riasceso , trionfal- 
mente, il suo seggio di direttore d'orchestra sul <|uale lo sosti- 
tuisce, spesso, ed assai bene, il suo giovane e valoroso figliuolo 
Ernesto. 

L'elenco degli s])ettacoli è buonissimo, e vi sono, accanto a 
reputate opere di repertorio, delle o])ere l'rescliissime e (gualche 
novità. 

Anche il personali' scritturato è degno di ogni elogio : ri- 
cordo i nomi di Elsa Regini, Dalia Bessieh, Alis Nielsen, Ma- 
ria Verger e poi di Carlo Mariani, Vincenzo Morglien. Nicola 
Scotti , e del comm. Valero , che abbiamo ammirato assai 
spesso a .^. Cario. E tutto fa ]>revedere una eccellente stagione 
musicale di autunno-inverno . così come le sa i>reparare don 
Giulio Staiteli], vecchio lrip<t di... palcosciMiico. 

C)pera di apertura : Federa. 



IL TEATRO 59 



Coutinua il risvefi^lio. 

Il Mivcitdunie si apre con la compagnia di prosa diretta da 
Alfredo de Santis ; i Fiorentini aspettano — è quasi notizia 
nftioiale — la coni]iagnia Eeinach ; il Salone Margherita schiude 
i suoi battenti fra qualclie sera... Xon c'è che l'imbarazzo della 
scelta ; e il critico d'arte si sforza di rassomigliare, per quanto 
pili gli è possibile, a Sant'Antonio, quello — intendiamoci — 
dal giglio... 

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LA CONQUISTA DI ROMA 



Romanzo di Matilde Serao 



(Proprietà letteraria — Riproduzione proibita) 



( Continuazione). 



« Dunque, Giustini, fra un paio d'ore, nevvero ? Onorevole 
Sangiorgio, sono in casa tutte le sere dispari , il tre, il cin- 
que , il sette. Non vi obbligherò a prendere il thè. Si fuma 
da me. lo canto abbastanza bene. Non ci sono altre donne. 
Arrivederci, onorevole ». 

E appena essi si scostarono, la carrozza fuggì verso Roma. 

« Che è questa signora ? » chiese Sangiorgio a Giustini. 

«Che gliene importa a lei? Non le piace?». 

« — Sì, mi piace ». 

« Ebbene, ci vada, la sera : si divertirà. È seducente, non 
bella : certe sere è irresistibile. Canta benissimo. Talvolta , 
non spesso , ha dello spirito. Parla troppo. È una buona 
figliuola ». 

« Che donna è ? » insistette Sangiorgio. 

« Che posso dirle ?» e si .strinse nelle spalle. « Non sono 
giunto a essere suo amante : dipenderà da ciuella ciuistione 
del voi e del lei. » 

« K si chiama ? ». 

« Donna Elena Fiammanti ». 



LA CONQUISTA DI ROMA 61 

Erano giunti sul piazzale deirAccademla di Spagna , de- 
serto in quella rapida caduta di sole invernale. 

« Ecco Roma ! » disse Giustini, innanzi al parapetto della 
terrazza. «L'aveva mai vista, tutta, così?». 

« No, mai ». 

« È grande, grande assai », disse sottovoce il maligno de- 
putato toscano, con una malinconia nell' accento. 

« Pare che dorma , » rispose anche sottovoce Sangiorgio , 
come se parlasse in una chiesa. 

« Dormire ? Non se ne fidi, non dorme, ella se ne sta quieta 
e guarda e pensa. Vede, laggiù, lontano , a sinistra , quella 
cupola chiara chiara , che si confonde nella bianchezza del 
cielo ? E San Pietro. L' ha visto ? Si. Una grande chiesa , 
deserta e inutile , nevvero ? Dopo San Pietro , un grande 
gruppo di edifici , qua e là tagliati dal verde dei giardini : 
sembrano piccoli, di qua, quegli edifici, e avvolti in un sonno 
profondo. É il Vaticano, quello : vi è il papa, là dentro. Ha 
settant' anni, è gracile, soffre, la morte gli è sopra, che im- 
porta ? egli è forte. Quanta gente crede in lui , tende a lui 
le mani, si prostra innanzi a lui, prega nel suo nome ! Noi 
contiamo, esultanti, le schiere degli atei e degli scettici: chi 
può contare quelle dei credenti? Ci crede, lei, in Dio, ono- 
revole ? ». 

« No ». 

« Neppur io. Ma il papa è forte. Egli ha per sé gì' infe- 
lici, gli sciocchi, gli umili, i giovanetti, le donne : le donne 
che si trasmettono, di madre in figlia, non la religione, ma 
il culto. Le pare che si dorma, laggiù, sulla sponda del fiu- 
me , in quel grande palazzo dove Michelangelo ha dipinto? 
E il Vaticano, quello : tutta una idea colossale a cui serve , 
da cui si dirama una popolazione di cardinali, di vescovi, di 
parroci, di preti, di monache, di frati, di seminaristi, di chie- 
rici, e costoro non pregano, non officiano, non cantano sol- 
tanto : stanno nelle case, penetrano nelle famiglie, insegnano 
nelle scuole, essi stessi amano, odiano, godono, vivono, per 
sé e pel loro interesse , per la Chiesa e pel papa ! Chi può 
misurare la loro forza , la loro espansione , la loro po- 
ten za ? ». 

« Roma non crede », interruppe Sangiorgio. 



62 LA CONQUISTA DI ROMA 

« Non parlo di fede, io. Glorifico la religione , forse ? La 
grande fola è finita , ma 1' interesse umano vive e si molti- 
plica. Noi passiamo accanto a questo grande fermento e non 
ce ne accorgiamo. \'iviamo presso un enorme mistero agi- 
tantesi nell'ombra, senza sospettarne 1' esistenza ». 

Giustini taceva , fissando ancora gli occhi suU' immenso 
paesaggio della città che pareva annegata nel sottilissimo 
aere nebbioso sciroccale. Sangiorgio ascoltava , turbato, con 
un palpito di ansietà nel cuore, come all' appressarsi di un 
pericolo. 

« Quello è il Quirinale : la regina, il re, la corte. Proprio 
lì, in quella luce rosea. Quattro balli , otto ricevimenti uffi- 
ciali, quaranta pranzi di parata, venti serate teatrali, quattro 
concerti , trenta inaugurazioni , quattrocento presentazioni , 
brillanti al collo, decorazioni sul petto , piume sui cappelli , 
spalle nude, pasticci di fegato grasso e quadriglie d'onore.... 
chi pensa che vi sia altro ? Ma questa bella regina che sa- 
luta, con tanta amabilità, amici e nemici, monarchici e repub- 
blicani, è anche una donna che sente, che pensa, che sa, che 
ascolta ; ma questo re, carico di così pesante fardello, obbli- 
gato doverosamente a un' obbedienza continua , non è un 
uomo, non ha anch' egli una coscienza, un criterio, una vo- 
lontà ? E tutta questa gente di corte , militari e impiegati , 
dame d' onore e diplomatici , maggiordomi e servidori, non 
si agitano, non lottano , non vivono forse ? E che ? Una ri- 
verenza è tutta la loro manifestazione ? Non sanno che cam- 
minare davanti al re , in una sala ? Chi dice questo ? Non 
hanno amori e odii e passioni, furiose di ambizione? Ognuna 
di quelle donne non ha un desiderio, un'invidia, un rimpianto 
amaro ? ». 

Il brutto uomo, strisciando nervosamente le dita sul piano 
del parapetto , aveva trovato un grosso frammento di calci- 
naccio secco : ne staccava dei pezzetti e li buttava giù, per 
la proda verde. Francesco Sangiorgio seguiva attento atten- 
to il moto delle mani magre e brune , dalle grosse vene 
gonfie. 

« Non si vede quel caldaione di Montecitorio », riprese il 
deputato toscano, con la voce diventata più aspra : « è affo- 
gato tra le case: noi affogiiiamo in esso. Un forno di carta- 



LA CONQUISTA VI KOMA 63 

pesta , dentro cui si cuoce lentamente, con una cottura dis- 
seccante. Temperatura da bachi che addormenta tutte le au- 
dacie e riscalda tutte le timidità , che finisce per dare una 
dannosa cocciutaggine a tutti gl'irresoluti, e che solleva qual- 
che pseudo-idea sotto il cranio dei cretini. Non si vede di 
qui il paese della politica , color di legno , come il signor 
Comotto ha voluto che fosse. Tutti gli abitanti di quel tam- 
burone di cartone si agitano, gridano o tacciono , per una 
legge, per una leggina, per una ferrovia , per un ponte : più 
della legge, piccola o grande, più di ogni ferrovia e di ogni 
ponte, essere ministro, portare un' uniforme , sentirsi assor- 
dato dalla marcia reale nei paesi dove si arriva , avere per 
naturali nemici gli amici di prima, sentirsi dare del ladro dai 
giornali , vedersi aprire le lettere private da un segretario 
troppo zelante e altre dolcezze simili. Vi sono dei di- 
sgraziati che desiderano di esser segretari generali ! Uno di 
questi disgraziati sono stato io. Oh brutto forno che fai ri- 
durre r uomo come una fava secca, arso da un desiderio ir- 
refrenato e consumato dalla inettezza di questo desiderio ! ». 

Ora il cielo tutto bianco allo zenit si faceva di un bigio 
delicato sulla linea circolare dell' orizzonte : una dolcezza se- 
rale saliva dalla città nell'aria, come un velo finissimo. Fran- 
cesco Sangiorgio provava un malessere strano : Tullio Giu- 
stini gli sembrava più terreo , più brutto che mai , in quel 
momento : ridendo gli si scoprivano due fila di denti gial- 
lastri. 

« Com' è quieta la città ! » riprese Tullio Giustini : « pare 
che si goda, dormendo, la festa di Natale. Pare , pare, non 
è. Lassù, in quel verde del Pincio e di villa Medici che di- 
scende fino a \'ia Babuino, i pittori cantano, ridono, dicono 
delle eresie come teoriche d'arte, e producono dei quadri che 
sembrano follie grandi. Che gliene importa, a loro ? Per con- 
solarsi dell' insuccesso hanno inventato la parola borghese , 
con cui disprezzano il pubblico. In tutto quel biancore dal- 
l'altra parte, sono i quartieri Pinovi. C è stato mai ? Settan- 
tamila impiegati, famiglie, servi, cani e gattini : un attenda- 
mento di barbari, di barbari disarmati e affamati, che se ne 
stanno accoccolati lassù, guardando Roma e odiandola, per- 
chè non la possono capire, e perchè la trovano esorbitante. 



64 l.A CONQUISTA DI ROMA 

mentre le loro donne fanno i figli e cucinano , pallide , col 
seno smunto e con le mani rosse. Costoro avran festeggiato 
il Natale nelle loro casette, sfogandosi a parlar male del go- 
verno, delle serve, di Roma, del macellaio, come veri barbari, 
miserabili e ottusi. E i Romani, i veri Romani, della Regola 
e del Popolo , del rione Monti e del rione Trevi, che met- 
tono l'aggettivo romano accanto al loro nome come un titolo 
di nobiltà, che mangiano gli gnocchi il giovedì, la trippa il 
sabato e 1' agnello sempre, che amano il vino bianco e i fuo- 
chi d'artifizio di Castel Sant'Angelo, che si vantano dell'ac- 
qua Marcia , e fanno placidamente pullulare gli scarafaggi 
nelle loro case vecchie, i Romani scettici, arguti, indifferenti 
e laboriosi, eccellenti mariti e amanti affettuosi, quelli lì non 
dormono sicuro. E tutte le donne, romane o napoletane, ita- 
liane o straniere, che passeggiano , stanno alla finestra , di- 
scorrono, ridono, amanti baciano, e amate si fanno baciare, 
non dormono , no, le donne non dormono mai , neanche la 
notte. Oh , Roma è così viva , mentre vi sembra immobile : 
essa è cosi grande, così complicata, così delicata nel suo con- 
gegno, così potente nelle sue leve di acciaio, che quando io mi 
piego a guardarla, di quassù, mi fa spavento, come una mac- 
china infernale ». 

In quel tramonto crescente, Francesco Sangiorgio tutto pal- 
lido, si piegò macchinalmente a guardare anche lui, in giù, 
come per scoprire la misteriosa macchina di Roma. 

« E quel che si sogna, venendo qui ! » seguitò Tullio Giu- 
stini, con un breve ri.so sarcastico. « Tutta una serenità amo- 
rosa di grande città che vi aspetta, poiché voi siete giovane 
e avete ingegno e volete lavorare e non essere indegno della 
città augusta. Anche io ci son venuto così e mi pareva che 
il primo cittadino romano dovesse abbracciarmi. Invece, dopo 
tre o quattro anni di rodimento, di tormenti interni e di forti 
delusioni, io ho imparato varie cose : che ero troppo aperto 
per riuscire in politica, che ero troppo brutto per piacere alle 
donne , che ero troppo malato per riuscire in una scienza , 
che ero troppo duro per riuscire in diplomazia. Questo ho 
imparato e da questo una verità fulgida come il sole, ter- 
ribile come la stessa verità : Roma non si dà a nessuno ! ». 



LA CONQUISTA 1>I KOMA 65 

« E che bisogna fare? » domandò, quasi tremando, France- 
sco Sangiorgio. 

« Conquistarla ». 

E Tullio Giustini, con la mano scarna, fece un largo gesto 
verso la città. 

« Conquistarla.... Guai ai mediocri, guai ai paurosi , guaì 
ai deboli , come me ! Questa città non vi aspetta e non vi 
teme : non vi accoglie e non vi scaccia : non vi combatte e 
non si degna di accettare battaglia. La sua forza , la sua 
potenza, la sua altitudine è in una virtù quasi divina : 1' iii- 
differcnza. \"\ movete, gridate, urlate, mettete a fuoco la vo- 
stra casa e i vostri libri, danzate sul rogo : essa non se ne 
accorge. È la città dove tutti son venuti , dove tutto è ac- 
caduto : che gliene importa di voi, atomo impercettibile, che 
passate così presto ? Ella è indifierente , è la immensa città 
cosmopolita , che ha questo carattere d' unìvensalìtà , che sa 
tutto, perchè tutto ha veduto. L' indifferenza : la serenità im- 
perturbabile, r anima sorda, la donmi che 7wn sa amare. E lo 
scirocco .spirituale, la temperatura tepida e uniforme, che vi 
fiacca i nervi, vi ammollisce la volontà e vi dà, ogni tanto, 
le grandi ribellioni interne e i grandi accasciamenti. Eppure 
vi dev' essere qualcuno o qualche cosa che turbi questa se- 
renità , che vinca questa indifferenza. Qualcuno bisogna pur 
che la conquisti, Roma: sia pure per dieci anni, per un anno, 
per un mese, ma conquistarla, ma prenderla, ma far la ven- 
detta di tutt' i morti , di tutt' i caduti , di tutt' i deboli che 
hanno toccato le sue mura, senza poterle superare. Oh, co- 
stui, bisogna che abbia il cuore di bronzo , una volontà in- 
flessibile e rigida ; bisogna che sia giovane, sano, robusto e 
audace, senza legami, senza debolezze ; bisogna che si con- 
centri, profondamente, intensamente, in questo unico ideale 
di conquista. Qualcuno deve conquistarla , questa superba 
Roma ». 

« Io », disse Francesco Sangiorgio. 



66 LA COX^I'^^TA I>I ItOMA 



PARTE S E e O X D A. 



I. 

11 ministro parlava da un' ora. Non era un oratore : gli 
mancavano la foga e 1' eleganza. Era piuttosto un parlatore 
modesto , colui che non ricerca verun effetto di eloquenza 
politica e dice le cose precisamente, nell' ordine logico, ma- 
tematico , con cui si presentano in un cervello quadrato e 
solido. Il discorso era, com' è naturale, irto di numeri, una 
.sfilata interminabile di cifre : egli le pronunziava con una 
certa lentezza, quasi volesse farle apprezzare ad amici e ne- 
mici. La voce era un po' molle, troppo familiare forse, ma 
nel silenzio si effondeva con chiarezza : pareva di assistere a 
una seduta di consiglio amministrativo : l'intonazione parla- 
mentare mancava affatto. Il ministro, ogni tanto, s' interrom- 
peva, per soffiarsi il naso, con un grande fazzoletto di seta, 
a scacchi rossi e neri. In realtà, in (juella breve personcina 
grassoccia onestamente vestita di nero , in quel volto pla- 
cido, raso sulle labbra e sul mento, ma incorniciato inglese- 
mente da due fedine brizzolate , in quelle mani bianche e 
grassocce, in tutto quel senso di calma e di meditazione che 
(la lui traspirava, s'indovinava il grande lavoratore di gabi- 
netto , r uomo che passa dodici ore al giorno al ministero, 
innanzi a una scrivania ingombra di carte , scrivendo , leg- 
gendo, compulsando registri, discutendo coi capi di servizio, 
coi direttori generali. Cosi il ministro, l'uomo raccolto, con- 
centrato in un lavoro immane ma segreto , pareva spostato 
a dover discorrere innanzi ai deputati; e dicendo delle cose 
importanti , facendo una relazione minuta e profonda , egli 
conservava una bonarietà di scienziato che spiega popolar- 
mente r altitudine della sua scienza. 

La Camera taceva per rispetto, ma in verità era distratta. 
Erano cosi sicuri di lui , i suoi amici ! Egli era forte , anzi 
era tutta una forza, metallica, massiccia, lucida, che gli os- 



l.A CONQUISTA DI ROMA 67 

sidi della maldicenza politica o della discussione non pote- 
vano corrodere. Gli stessi avversari suoi ammettevano la sua 
potenza e contribuivano a rendere più grande il suo trionfo. 
A studiarlo acutamente, si finiva per intendere com' egli fosse 
fuori della passione politica, tutto preso dall' amore della fi- 
nanza. 

Poi r atmosfera dell' aula conciliava un certo raccoglimento 
vago, senza pensiero. Mentre fuori, a metà gennaio, spirava 
una tramontana secca , fischiante e tagliente , uno dei tre 
giorni di freddo dell' inverno romano, dentro 1' aula le boc- 
che dei caloriferi mandavano un continuo alito di calore. 
Tutta chiusa , senza finestre , con qualche rara apertura di 
porte nelle tribune, porte che si richiudevano subito , senza 
rumore , come se strisciassero sul velluto , con quelle stuoie 
su cui si smorzava ogni passo, 1' aula aveva un aspetto fisi- 
camente confortante. Con tutto questo, il presidente, il bel- 
r uomo cinquantenne , dal viso bruno e dai capelli ancora 
tutti neri, aveva le gambe avvolte in una coperta di velluto 
azzurro, foderata di pelliccia; e ascoltando il ministro, ogni 
tanto dava uno sguardo circolare alle tribune , cercandovi 
forse una persona. I segretari stavano immobili , seduti alla 
sua destra e alla sua sinistra : Falucci , 1' abruzzese , alto e 
nerboruto, con una zazzera riccia, un po' brizzolata, diceva 
tratto tratto , sottovoce , una parolina al bel Sangarzia che 
approvava col capo , senza rispondere , avvezzo alle lunghe 
pazienze silenziose; Varrini, il calabrese gentile e intelligente, 
dalla testa di sorcetto astuto, con una finezza di damina so- 
pra una gagliardia di tribuno, scriveva delle lettere ; e Bul- 
garo, il napoletano, faceva scricchiolare la sedia sotto il suo 
grosso corpo, portando sul viso imbronciato le tracce di una 
noia quasi infantile. Non più, come negli altri giorni , du- 
rante le piccole discussioni , al banco della presidenza , un 
viavai di deputati che facevano un discorsetto col presidente, 
scambiavano una barzelletta con qualcuno dei segretari e ri- 
discendevano dall'altra parte: poi, una passeggiatina fuori, 
a brevi intervalli , due chiacchiere fatte nella sala dei passi 
perduti: la seduta passava via. Ma il ministro faceva, oggi, 
una esposizione molto seria ; bisognava ascoltarlo , ministe- 
riali e oppositori. 



68 LA CONQUISTA DI ROMA 

La destra , una sessantina , quasi tutti vecchi deputati di 
otto legislature, ascoltavano , senza attenzione , sapendo che 
quello era un avversario invincibile, e avevano l'aria di ve- 
terani, consegnati al loro posto, che non soffrono e non go- 
dono. La estrema sinistra non ascoltava punto, ma non tur- 
bava la discussione : essa disdegnava le quistioni di ordine 
economico-amministrative , non aveva studiato la finanza ; e 
aspettava qualche discussione politica per fare un po' di 
chiasso : uno della piccola falange , degli liberti , dormiva , 
nascondendosi decorosamente la faccia tra le mani, un altro, 
Gagliardi , dormiva senza celarsi. Solo sopra un banco del 
centro 1' attenzione era sincera , quasi di scolari ardenti in- 
nanzi alla parola rivelatrice del maestro : dei quattro depu- 
tati , giovani , intelligenti , e ambiziosi , Seymour , anglico , 
bruno, miope e corretto, prendeva delle note sopra una carta; 
accanto a lui la barba da nazzareno di Marchetti ; Gerini , 
fiorentino, taciturno, con una lunga barba bionda e fluente, 
un po' duro nel volto , passava degli appunti a Joanna , il 
meridionale , bella testa contemplativa e studiosa. i\Ia tutta 
la Camera, presidente, segretari, commissari, deputati, su- 
biva la molle influenza di quell' aria calda , di quel posto 
chiuso , di quel silenzio che solo la voce tranquilla del mi- 
nistro interrompeva. 

Le tribune erano affollate, caso strano in un giorno di di- 
scussione finanziaria. Ma il freddo aveva, certo, sorpreso per 
le vie quelle signore che se ne stavano nella loro tribuna , 
con le pellicce sbottonate , le mani ficcate nel manicotto, la 
faccia rosea pel buon caldo dell'aula : esse erano tutte felici 
di restar là , quantunque non capissero nulla , sentendo la 
voce del parlatore come un ronzìo, rabbrividendo al pensiero 
di rimettersi per le strade, con quella tramontana che faceva 
lagrimar gli occhi e arrossire il naso. Così la tribuna pub- 
blica era piena di gente : facce smorte e stanche di sfaccen- 
dati, figure miserabili di sollecitatori che passano la giornata 
a cercare il cugino di un amico di un deputato e che, a una 
certa ora , demoralizzati , tremanti di freddo , vengono a fi- 
nire alla Camera, alla tribuna pubblica, ascoltando senza bat- 
ter palpebra. Anche la lunga tribuna dei giornalisti era più 
popolata del solito e ciuelli della prima fila fingevano di seri- 



LA CONQUISTA DI ROMA 69 

vere il sunto della relazione : ma chi scriveva una lettera , 
chi un articoletto teatrale, chi disegnava un profilo fantastico 
di Depretis, chi si esercitava alla calligrafia, scrivendo a svo- 
lazzi il proprio nome : i giornalisti di opposizione avevano 
già in macchina un semplice attacco tutto platonico , quelli 
ministeriali decantavano già da dieci giorni la esposizione 
finanziaria del ministro, tutti avevano un'aria tranquilla. Solo 
Gennaro Casale, impiegato governativo, giornalista napoletano 
ed enfatico, nemico del governo qualunque esso fosse, ci si 
riscaldava, e in fondo alla tribuna esclamava : 

« Signori, il pareggio è una slealtà ministeriale ! » 

Financo nella tribuna diplomatica , appoggiata alla balau- 
stra di velluto azzurro, si vedeva la snella persona e i grandi 
miti occhi profondi della contessa Beatrice di Santaninfa, che 
non ascoltava, pensava. 

Quando , alle quattro e mezzo , il ministro ebbe finito il 
suo discorso, un grande movimento di soddisfazione, di am- 
mirazione , piegò quelle teste di vecchi e giovani parlamen- 
tari. Egli rassettava le sue carte nel grande portafoglio , 
senza un tremito nelle mani, senza un mutamento di colore 
nel volto. Poi , intorno gli si aggrupparono amici ardenti e 
amici tiepidi, per stringergli la mano, per congratularsi con 
lui : financo qualche ex-ministro delle finanze discese dai 
banchi di destra a salutare il piccolo ministro grassoccio, 
dal cervello di acciaio. Yì fu un pò" di disordine, un po' di 
tumulto. E la voce del presidente, sonora e chiara : 

« Onorevoli colleghi , prego far silenzio. La parola è al- 
l' onorevole Sangiorgio. » 

« Chi ? chi ? chi ? » fu una domanda generale. 

E di nuovo, il presidente disse : 

« Prego far silenzio. L' onorevole Sangiorgio ha facoltà di 
parlare. » 



Cronaca della settimana 



Scandali, seinpie .scandali ! Gli scandali, sono, oiauiai, 
il pezzo forte dei giornali (luotidiani, (iiiello cui dedicano 
parecchie colonne di prima pagina. Scandalo a Koiua, scan- 
dalo a Torino, scandalo a IJologna ! Gli accusati, o i so- 
spetti, sono deputati, funzionarii, magistrati. Si tratta di 
negligenza, di concussione, o di abuso dimandato. Un'atmo- 
sfera di sospetto avvolge uomini e cose. Tra quel che si 
dice e quel che si tace , ma s'indovina, si possono met- 
tere insieme molte pagine sudice di storia conteuiporanea, 
nella quale i personaggi si aggirano ti'a le alcove e le 
banche, alla borsa e in parlamento; denaro e sangue ap- 
paiono nello sfondo.... 

Che signilìca ciò ? Siamo noi più corrotti dei nostri pa- 
dri , se questi delitti dioiche si tratta di veri delitti) sì 
commettono con tanta frequenza? Oppure noi abbiamo una 
sete maggiore di dignità , se diamo tanta importanza a 
quei casi, che devono essere sempre avvenuti, ma resta- 
vano tranquillamente nell'oml)ra'? 

Non credo che la corruzione sia aumentata, (iuantnn(|ue 
(piel che se ne vede, quando avviene qualche intoiìpo, sia 
soltanto l'indizio di fatti ben più dittasi, ben più comuni 
svolgentisi continuamente nel flusso e riflusso della vita 
politica, amministrativa e linanziaria. Xè conviene, nem- 
meno , sperare che noi siamo diventati i)iù virtuosi per- 
chè gridiamo più forti e maggiormente ci scandalizziamo. 
N<m è in qualche anno che I' uomo muta e migliora , o 
peggiora i suoi istinti. To credo, invece, che (juesto chiasso 
dei giornali è dovuto un po' all' avvento del nuovo par- 
tito popolare, e un po' alla tiasfoimazionc clic lia subito 
la stamjta. 

La comparsa nelle lotte ])oliticIie di un partito, clic cerca 



CUOXACA DELLA SETTIMANA 71 

(li iiinal/arsi sulle rovine degli altii e deve, perciò, mo- 
strare la decadenza e la corruzione di questi, ha creati» 
degli obblighi, i quali esistevano anche in passato, ma cui 
nessuno si curava di obbedire. Adesso che i socialisti stanno 
con gli occhi aperti \)vv denunciare corruzioni e soprusi, 
ed hanno ottenuto, su questo terreno, vittorie non indif- 
ferenti , gli organi degli altri partiti hanno dovuto stare 
all'erta per non lasciare sempre agli avversarii il mono- 
polio delle denuncie e della virtii. L'abitudine invalsa di 
dare larghi i)articolari d'ogni fatto , la curiosità che su- 
scitano incidenti nei ([uali è compromesso l'onore di uo- 
mini in evidenza, ha fatto il resto. 

Perchè, invero, noi non siamo né più corrotti, né piìi 
virtuosi. Un mio amico, dilettante di statistica, sta com- 
pilando un lavoretto che avrà un certo successo, quando 
verrà dato alla stampa. Si tratta d' un quadro com^ìleto 
di tutti gli affari buoni e cattivi, puliti e non puliti, nei 
quali sono stati e sono tuttora coinvolti uomini politici e 
funzionari, ministri presenti e passati, deputati, senatori, 
magistrati, un quadro che abbraccia trent' anni di vita 
italiana, che va dalla Regìa dei tabacchi al Banco Sconto 
e Sete, dalle Convenzioni passate, alle Convenzioni im- 
minenti, un quadro dove le figure si succedono a centi- 
naia, diecine di vivi, diecine di morti, onorevoli onorati 
e onorevoli disonorati, gigantesco caleidoscopio nel quale 
si agitano tutte le passicmi umane, le meno nobili, ahimè, 
per non dire, addirittura, le più turi)i!... L'amico mio 
offrirà" questo lavoretto ai suoi contemporanei senza se- 
condi fini, senza malignità, capriccio d' un osservatore e 
d'un filosofo, che si contenterà di porre questo dilemma: 
« Se non ci sentiamo la forza di esser più onesti, rasse- 
gniamoci a mostrarci piii indulgenti ». 



E più indulgenti, ossia più giusti conviene essere dav- 
vero. 

C41i scandali che abbiamo sul taj)X)eto sono tre, per ora. 

L' ultimo in data è quello scoppiato al Ministero dei 
Lavori Piibblici, il ministero dove, senza offendere nes- 
suno, si sospetta avvengano cose più irregolari che al- 
trove. 

L'imi>resa di costruzioni Konchi e Bagozzi pretende di 
avere presentato, a tempo debito, il suo ricorso contro 



72 CRONACA DELLA SKTTIMAXA 

lina li(|ui(lazi(tiu' rlie non le conveniva di accettare. Qne- 
sto ricorso non pervenne a destinazione nei teimini pre- 
scritti dalla leg<;e e fu invece linvennto molti mesi più 
tardi, in nn incartamento diverso da lineilo cui era desti- 
nato. Alcuni deputati, patrocinatori o aniici dell'impresa, 
Itripirpno presso i ministri e i sottosegretarii per fare ac- 
c«)gliere il ricorso e per farlo rintracciare, allorché non si 
riusciva a scoprire dove fosse andato a finire. Da qnì il 
.sosjjetto elle quell' atto non sia stato compiuto a tempo, 
e si sia voluto ingannare il governo introducendo la let- 
tera dolosamente negli nfflci del ministero. 

Se in questo imbroglio non fossero intervenuti mini- 
stri e deputati, lo scaiulalo passerebbe quasi inosservato 
e non varclierebbe i limiti della cronaca cittadina. L'im- 
presa interessata e qualche impiegato, magari qualche 
usciere del ministero, dovrebbero rispondere dell'accaduto 
e toccherebbe al magistrato di rimettere le cose a posto. 
Le ligure dei dei)utati , le loro insistenze presso ministri 
e sotto segietarì, i loro andirivieni negli uffici del mini- 
stero , la coincidenza che fa assistere 1' on. Uonardi alla 
scoperta del licorso , là dove nessuno sosjjettava potesse 
trovarsi, ecco lo scandalo ! 

È nuovo tutto questo ? È forse la i)rima volta che de- 
putati-avvocati s' intromettono fra clienti e governo, pa- 
trocinano cause sballate, sollecitano provvedimenti ingiusti 
e illegali, stuzzicano funzionari, minacciano ministri, su- 
scitano influenze, fanno, in una iiarola, commercio lecito 
e illecito del loro mandato ?... Ahimè, no, non è la prima 
volta che questo avviene. Tutto cjuesto è notorio , è co- 
mune , è consueto , è il flusso e riflusso della vita poli- 
tica, è il retroscena elettorale, è l'attività maggiore, quasi 
1' unica attività, di una gran parte degli eletti della na- 
zioiu'. Alcuni di questi lo fanno per professioiu'. Tutti li 
conoscoiu) e sanno che la specialità di questo è un mini- 
stero determinato, conu' la specialità di quello è un altro 
ministero... Altri, invece, si agitano, perchè non possono 
farne a meno, spinti, tormentati, messi innanzi dalle ne- 
cessità del collegio , dalle im])osizioni di grandi elettori, 
dalla stessa politica del governo, che vuole il voto e deve, 
quindi, aiutare il deputato a conservare il mandato. Ogni 
tanto , in tutto questo conflitto d' intei'essi , di appetiti , 
di bisogni, di esigenze e di doveri, avviene un incaglio, 
si scopre un' irregolarità , si commetti' un' ingiustizia 
tr<q»po grossa, e alloia scoppia Io scandalo. In (umlumiue 



CUOXACA DKLLA SETTIMAXA 73 

modo tiiiisia 1' incidente , può darsi clie vi siano dello 
vittime , può snceedere che , per una volta , tiiontìno la 
ii'iustizia e la verità. Ma , nell' ombra , le cose continue- 
ranno ad andare come per il passato, perchè non possono 
andare diversamente. Lo Stato, disi^ensatore di favori, è 
iontinuamente insidiato. E, pur troppo, non può fare a 
meno delle insidie , jjerchè esso pure vive d' insidie. Il 
governo ha bisogno d' una maggioranza , ha bisogno di 
voti. Questi voti non li ottiene governando bene , ma 
bensì coiu-edendo ai deputati e perciò ad alcuni elettori, 
una parte dei suoi lavori. E favore è 1' antitesi di 
equità. 



Qiiesto stato di cose non è particolare all' Italia; è co- 
mune a tutti i jjopoli; è inerente alla natura dell' uomo; 
è 1' eterno contiitto degli interessi generali con quelli par- 
ticolari, il quale non deve essere jioi così dannoso , per- 
chè non vieta alle nazioni di jirogredire e di prosperare. 
Anzi, in Italia i danni sono minori che altrove e la pro- 
gressione è costante. 

Io ho passato alcune settimane in Lombardia, Piemonte 
e Liguria , e sono stato colpito dall' attività di queste 
Provincie, dall' incremento dei loro grandi centri, Milano 
e Genova, specialmente. Milano, poi, fa dei passi da gi- 
gante e fra uu paio d' anni 1' apertura al traftico della fer- 
rovia del Sempione moltii)liclierà ancora la prosperità di 
((uesta ricchissima città. 

Frattanto la i)opolazione è già contenuta a disagio nel- 
1' attuale jjeriferia, allargata due anni fa. Non un allog- 
gio vuoto, non un negozio chiuso. E nelle vie si procede 
a spinte... In provincia, le officine si toccano 1' una con 
1' altra, il fumo del carbon fossile si sj^rigiona dagli alti 
camini titti, fitti, nella vasta pianura, e stende una nube 
su questa operosa contrada. 

Nel porto di Genova , il gran porto nuovo che ha già 
vinto Marsiglia, le navi si toccano una con 1' altra, è un 
via vai continuo di jiiroscafi frettolosi, sbuffanti , cariclii 
di merci e di passeggieri... Un' attività febbrile muove 
dal porto verso la ferrovia, che, sopraffatta, non riesce a 
trasportare tutto il carico onde è continuamente invasa... 
Una vita nuova, rigogliosa, fremente e giovane corre per 
le vene di questa nostra terra, si i)recii)ita i>resso le ar- 



74 CRONACA DELLA SETTIMANA 

terie e ci promette la prosperità , la ricchezza , la pace, 
frutto (li trent' anni di sacrifici , di dolori ed anche di 
buon senso e di saviezza. 

Con queste liete promesse possiamo assistere indifferenti 
al pellei^^rinaggio che alcuni ministri in carica o in aspet- 
tativa compiono a Maderno , in visita presso Zanardelli. 
Il ministro del Tesoro, di Brot>lio, è andato a farsi tirare 
le orecchie dal presidente del Consiglio i^er tutte le noie 
cagionate dalla poco abile emissione del 3 ^/o ^|^,. È inu- 
tile, adesso, avere la crudeltà di ripetere tutti i rimpro- 
veri che vennero già fatti allorché il titolo fu messo in 
circolazione. 

Gli incidenti dell' ultima liquidazione non sono che la 
conseguenza del primo en'ore. L' on. di Broglio ha dimo- 
strato la sua incapacità, e non rimarrà certamente mini- 
stro del Tesoro. Ne si jinò dire oggi , a Camera chiusa, 
se egli sarà il solo dei ministri che ritorneranno a vita 
privata , poiché ve ne sono degli altri minacciati seria- 
mente, non a torto, del resto. 

Come pure non si può sapere quale sarà 1' attitudine 
del ministero di fronte ai socialisti, che il voto del Con- 
gresso d' Imola lascia perplessi. 



Lo scontro avvenuto nell'Africa Orientale fra una co- 
lonna di truppe inglesi e Mad Mullah , presenta nuova- 
mente 1' ipotesi (V una nostra azione militare per proteg- 
gere la sedicente colonia del Benadir di cui, da un pezzo, 
non sentivamo più parlare. E che non se ne parlasse era 
natxirale! Chi ne avrebbe i)arlato? I giornali no, perchè chi 
li scrive è troi)po ignorante di geografia per sospettare' 
dove stia di casa il Benadir ! Il governo nemmeno, perchè 
ha ceduto l'amministrazione di quel territ(trio ad una So- 
cietà i)rivata e si è dimenticato di chiederle il manteni- 
mento dei suoi impegni. La Società, poi, ali, la Società 
ha le sue buone ragioni per fare il morto !... Essa ha tro- 
vato nel paese dei Somali uno di quegli impieghi di da- 
naro che i padri di famiglia si augurano \)vv la loro vec- 
chiaia. E come semplice ! Già di capitaU- in contanti la 
Società milanese non ha nemmeno bisogno. Il suo i>ro- 
gramma di colonizzazi<nie cimsiste nell' incassare i proventi 
delle dogane e dedicarne una ])iccola paite all' ammini- 
strazione del i)aese e una grande parte ai i»ntprì azionisti. 



CRONACA DELLA SETTIMANA 75 

Versine del ;<angue, impegnarci in una nuova guerra d'A- 
frica jjer proteggere gi' interessi di quei signori, sarebbe 
insensato ! E jjoicliè le imprese di Bianchi, Chiarini, An- 
tinori e Bottego non dovevano servire ad altro che ad 
arricchire, senza fatica , senza rischi e senza hivoro , co- 
deste arpie dell' industria, tanto vale ammainare la ban- 
diera dalla costa del Benadir, e rinunciare ad una colonia, 
di cui in dieci anni non abbiamo saputo trarre alcun pro- 
fìtto e che è diventato un vero carrozzino. 

Si deve dare ragione ai socialisti , ai repubblicani , a 
tutti quanti i popolari che inveiscono contro qualsiasi im- 
presa coloniale , se è così bene e così ripetutamente di- 
mostrata la nostra incapacità a trarre qualsiasi vantaggio 
da tentativi di quei genere. Quel i^oco che si è voluto fare 
non è riuscito a profitto che di qualche grupi)o milanese, 
anzi del solito grui)po di cui il signor Scheibler è il deufi 
ex machina. Neil' Eritrea , dove 1' on. Martini continua a 
fare il suo nido, i lìochi affari di miniere e di commercio 
sono in mano dei lombardi. Ai lombardi è toccata la cuc- 
cagna del Benadir. E in Cina la Banca Italiana , creata 
appositamente j)er incassare l' indennità di guerra, cesj)ite 
assicurato i)er 39 anni, api^artiene i)ure al signor Scheibler 
e comiìagnia . . . 

Quando si pensa al sangue che costarono quelle imprese, 
alle speranze che fecero concepire, al chiasso che si fece 
intorno ad esse, e si assiste a simili resultati , è jjroprio 
il caso di dare ragione ai pojjolari, i quali, almeno, hanno 
il merito della coerenza, e non si lasciano abbindolare da 
miraggi, da illusioni, da promesse sempre più false e sem- 
pre più vane. 

Gli inglesi che invochiamo sempre e che non sappiamo 
imitare mai, nemmeno in piccole , in microscopiche pro- 
porzioni, danno adesso al moncU) una nuova j)rova della 
loro i)raticità. Il sig. Chamberlaiu parte })ev il Sud Africa 
per vedere, con i suoi occhi , come stanno veramente le 
cose , x^er studiare sui luoghi il programma necessario 
alla riorganizzazione della conquista. Dove è il ministro 
italiano che sarebbe caj)ace ili una risoluzione simile? In 
Italia non siamo buoni che a nominare delle commissioni 
e a creale delle sinecure , come quella regalata 1' altro 
giorno ad un nostro collega, l'Adolfo Kossi, di cui si an- 
nuncia la partenza per il Transvaal , probal)ilmente per 

imitare il sig. Chamberlain Mentre tutti i rapi)orti dei 

Consoli italiani atì'ermano essere impossibile e dannoso di 



76 



CRONACA DELLA SKTTIMANA 



avviare rcmi^razioiie in quella colonia , il «•rande nomo 
che presiede ai destini dei nostri eniijrrati, Senatore Bo- 
dio, spedisce il Kossi la<"<i-in, con l'incarico di stiidiare il 
modo di farcela andare ! Oiìde viene spontaneo questo di- 
lemma: o i nostri consoli sono dejili asini , i quali non 
meritano nessuna fiducia, o è asino chi prende delle de- 
i'isioni diametralmente opi)oste a (lael die dicono i con- 
soli stessi ! 



E. Alt. 



Lifl PflGIflfl DEI GIUOCHI 



Bìsposte 



1. Sciarada incatenata. — 2. Cambio di consonante. 
3. Anagramma. (8) 

A S. Altezza Ini' eriale 

lì Pnncipe di Calaf. 

Prence gentile, l'acre tua rampogna 
Varca i confini della verità; 

1. In me dici TOTAL ciò che bisogna 
Chiamar mancanza di capacità. 

Se avessi dtie d'intelligenza, pari 

A quella che natura a te à concesso, 
Oh, quanti giuochi, pien di pregi rari, 
T'avrei di già mandato fin adesso. 

Un di, nel mare degli enimmi, io pure 
Il FIN gettai, ma sfortunato fin. 
Per quanto intenso il mio lavor, neppure 
Modesto un frutto, m' accordò il destin. 

Or più non vò le muse strapazzarti, 

2. Che non ho l'UNO d'ostinato Primo, 

3. Né primo pel cestino per tre quarti, 
Amico prence, conveniente stimo. 

Lasciami quindi — e fai buon'opra — in pace; 
Non punzecchiarmi ancora nel giornale; 
Che spingere a far giuochi un incapace 
Sarebbe un bene assai peggior del male. 

Antron. 



LA PAGINA DEI Gì LOCHI 

Anagramma (10) 

Al '* Frincipe di Cala/ „ 

A che, gentil mio Principe, turbare 
L'eterno mio letargo ed indolente ? 
A che destarmi, con rampogne amare, 
A nova vita mistica e ridente ? 

Oh! Lasciami dormir! Mondani allori 
A che bramar, se giù ne l'alma affranta, 
Perenne, immensa fonte di dolori 
Ogni speme gentil distrugge e schianta ?.. 

Ben mi conosci... Giovinezza in viso 

A me sfavilla e dei venti anni il fiore; 
Pur non s'allieta l'alma d'un sorriso, 
Pur è già ghiaccio il misero mio core ! 

Oh ! Lasciami dormir ! Mie gesta antiche 
S'involgan nell'oblio, né fian più cónte... 
La spada io gitto, l'asta e le loriche, 
Cingo il cordiglio e sou... 

Fra Bajamóatk. 



Monoverbo sillogistico (5) 
(del Principe di Calaf) 

POETA'^ fECAGATO 



1.A PAGINA DEI GIUOCHI 79 

Monoverbo semplice (4) 
(di Andrea de Leone) 



ì 



Premio per questo numero: Un nécessaire per la igiene dei denti. 
* * 

Soluzioni dei giuochi proposti nel numero 26: 

1. MAKmorEa; '2. Capra carj-ia; 3. Inchinati ai superiori; 4. Chia- 
vari (C H I danno niente; quindi: CHI avari); 5. Vaticinio fi C 
sono sul Parnaso; sul Parnaso sono i poeti: quindi: Vati-C-in-1-0). 

Li spiegarono esattamente: 

le signore e signorine: Cristina Galizia, Titina dell'Osso, Flora Ko- 
sel, Maria Cozzolino. Maria de Biasio, Adele ed Amelia Carusio, Stel- 
lina Lucianelli da Teano, Emilia Amato , Xina Pagano, Anna Leo- 
nardi, Antonietta Gigante da Forlimpopoli, Emma Pollio. Elena Auriem- 
ma, Ida Bernini, Florinda e Gilda Scognamillo , Concettina di Micco, 
Amelia Gentile, Giulia Stefanelli, Maria Capece-Minutolo, Maria Ama- 
turi, Lina Carcano, Palmina Cedraro, Gemma Gi. Concettina Izzo., 

i signori: Prof. Vincenzo C'urti, avv. Arturo de Lorenzo, Eag. An- 
drea Troncone, Ing. Silvestro Dragotti , Errico Giambelli, ing. Gustavo 
Avitabile, Fortunato Silvestri, Giuseppe Arniandi, ing. Giuseppe Cep- 
parulo, Filippo ed TJgo de Simone, Gabriele Sanges, Almerico Riccio, 
Giovanni di Micco , Alessandro Mazzario , Gennaro Carusio , Umberto 
De Gasperis, Giovanni Pino, Camillo Euoeco , Giulio Scie, Carlo Ya- 
rola da Barletta, Francesco Capassf^, Amelio Eomoli. da Firenze, dot- 
tor Marco Eomei da Scrino, Antonio Eadice, Giovanni Pisani , Mario 
Sorrentino, Vincenzo Balsamo, Eduardo Vacca, Leopoldo Di Pasquale, 
Eoberto Ausiello, Giuseppe Catapano , Michele Simeoni , ing. Ernesto 
Braca da S. Bartolomeo in Galdo, Baldassarre Fasani da Solopaca. 



80 LA PAGINA DEI GIUOCHI 

Il premio promesso è toccato in sorte all'ing. Silvestro Dragotti, il 
quale è pregato di mandare in ufficio a ritirarlo. 

*** 
Piccola posta enigmistica. 

Inasaf Erras {SolopncaJ . Pubblicherò il suo incastro con i lati a- 
nagrammati, ma sono sicuro, che mi pioveranno addosso altri reclami, 
come per la sciarada 'Teodolinda. Perché tanta passione per i nomi 
proprii ? Ella può fare, e molto, ed è un vero peccato che si sciupi 
cosi, per non daisi la briga di scegliere attentamente le parole sulle 
quali formare i giuo chi. Mi scuserà che io Le parli con si rude fran- 
cliezza: fra amici si deve esser sinceri. Grazie della cartolina. 

Ing. Ernesto Bruca fS. Bartolomeo in Guido). Grazie anche a lei 
della bellissima cartolina illustrata. 

Domenico Janora (IrsiaJ — Abbia un pò di i>azienza ; vi'rrà il turno 
dei suoi giuochi Mandi altro, se crede. 

Renato Fahroni (Macerata) — Si rivolga alla Direzione. 

Andrea de Leone (Napoli) — Solo il primo aveva una eerta origina- 
lità; gli altri non vanno. 

Gemma Gi e Concettina Isso (Napoli) — Le soluzioni del numero pre- 
cedente mi giunsero in ritardo. 

Rag. Andrea Troncone (Napoli) — Non è come Ella dice; sono, in- 
vece, i giuochi... d'amore, che le fanno dimenticare quelli enigmistici. 
Sono contento, però, di aver, con la mia rampogna, procurato un gioiello 
ai lettori. 

Ida Bernini (Napoli) — Ha ridestato un ricordo soavissimo; grazie, 
grazie sempre ! 

Fra Bajamontc (Bai-letta) — Getti la tonaca alle ortiche, e ritorni 
fra noi; sarà sempre accolto come merita. 

Bajardo (FirenzeJ — Ho ricevuto il Mannaie da Hoepli; ne parlerò 
uel prossimo numero. 

Giovanni Pisani (Napoli) — Al più presto bandirò un nuovo con- 
corso enigmistico; grazie delle parole lusinghiere. 

Nina Fagano (Napoli) — Si tratterà di semplice omonimia. 

Dottor Marco Romei (Serino) — Perchè non scrivi? 

Mario Sorrentino (Napoli) — Scelga, fra tutti, la Diana d' Alleno, 
cli'è il migliore ed il più importante periodico del genere. 

Anna Leonardi (Napoli) —hd. mancanza di spazio me lo impedi- 
sce; come vede, sono costretto quasi sempre ad uscire dai limiti che 
mi sono stati imposti. 

Il prìncipe di Calaf. 

Alfredo Fiorillo, Responsabile. Napoli Tip, A, TRAM. 



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di persone, corrispondenze da Roma e dalla 
provincia , la cronaca illustrata dei dibatti- 
menti , il movimento legislativo , la giuri- 
sprudenza pratica, i concorsi e i posti vacanti, 
la cronaca settimanale dei fallimenti , il rias- 
sunto del bollettino della prefettura con le ven- 
dite giudiziarie , le aste , gli appalti , ecc., il 
bollettino dei protesti cambiarli, ecc. ecc. 

Vi scrivono : Leonardo Bianchi, R. Alt, Scipio 
Sighele, Raffaele Garofalo, Lino Ferriani, Giulio 
Fioretti, Abele De Biasio, Frnesto Salvia, G. Na- 
tale, D. 0. Marrama , Francesco Marini , G. 
Vorliini, C. SoUmena, ecc. ecc. 



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I misteri della scrittura, Il grafologo. 
La pagina religiosa, Una Tereslvna. 
La moda illustrata. 

La conquista di Roma (romanzo) Matil- 
de Serao. 
Cronaca della settimana, R. Alt. 




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LA SETTIMANA 



SOMMARIO del H. 29. 

I. Maviuzio Maetehlinck, F. e. FeUjes .... pag. 81 ' 

II. I NOSTRI coccolisi A PKEMii, La Direzione . . » 88 

III. PuiMO BACIO (Monologo), Jane (rrcy » 90 

IV. Viaggi, GITE, ESCURSIONI. La Verna, J»ca«ioi*'a;-<i » 97 

V. Cristina Belgiojoso Trivui.zio, Pio Spezi . . » 104 

VI. I misteri della scrittura, Il (jrafologo . . . » 110 

VII. Le riviste, lìamnes » 114 

Vili. La pagina religiosa, Uiìa teresiana » 120 

IX. Per la famiglia, Ketty » 121 

X. La jioda della settimana » 122 

XI. Nella vita e nella scienza, Dottor Nemo . . » 123 

XII. Il te.atro, daniel » 132 

XIII. La Conquista di Roma (romanzo), Matilde Serao . » 137 

XIV. Cronaca della settimana, B. Alt » 151 

XV. La pagina dei giuochi, Il principe di Calaf. . » 157 



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Un anno L. 12 

Sei mesi » 6 

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Abbonamenti per l'Estero (unione postale) • 

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I vianoscritti pubblicati o non jìubblicati ìion si restituiscono. 



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Prima del testo 



1.* pagina intera . . L. 15 
> metà ...» 8 



Dopo il testo 

1.* pagina, inter.** . . L. 12 
» mota. . . » 7 



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Il « Vittoria Colonna » sorto per dotare la Città di Na- 
poli di un Istituto di educazione femminile in armonia coi 
progressi della cultura e con i cresciuti bisogni dell'istru- 
zione e dell'educazione della Donna , si è informato, fino 
dalla sua fondazione, ai iiiìi sani ed elevati criteri didattici 
ed educativi, ed ha in breve tempo, conquistato un posto 
importantissimo fra gli istituti congeneri della città. 

Incoraggiato dal successo sempre crescente, esso ha posto 
la sua sede in locali ampii ed arcati che rispondono a tutte 
le maggiori esigenze di salubrità e di igiene. Oltre al Gin- 
nasio, ai Corsi complementari e alla Scuola di lingue 
moderne, etici usii-aincntc fcnuDuiiii: oltre alla Scuola ele- 
mentare, maschile e femminile, ron claf<><i scjìaratc e al- 
l' Asilo d'infanzia; osso ha un Convitto femminile cosi 
per le giovanette iscritte alle classi dell'Istituto, come per 
quelle delle E.R. Scuole Normali iemmiuili, e, inoltre, uno 

Studio camerale per gli alunni delle tre prime elassi 
dei R. Ginnasi 

che sotto rassistenza e con la guida di un pr&feSSOre gOVematiVO" 
all'uopo incaricato, possono fornire il loro compito scolastico 
senza che le famiglie siano obbligate a dispcndii per assistenti 
ripetitori in casa. 

Il « Vittoria Colonna » è sede legale di esami di licenza 
elementare e di proscioglimento. Ha uu Museo ed una Bi- 
blioteca scolastica. Ha scuola di disegno e plastica obbli- 
gatoria per le classi elementiiri. 

Ha l'omnibus e dà, anche agli esterni, la refezione. 

Le giovanette sono addestrate, con cura speciale nei la- 
vori donnesclii, sia in bianco che nelle varie specie di ricamo. 

L'insegnamento religioso fa i^arte delle materie scolastiche. 

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Si domanda, alle signorine : 

Quali qualità morali voi desiderate tnovare 
nell'uomo che dovrà essere il vostro sposo? E 
per quali difetti lo respingereste? 

Scadensa, per le risposte, undici novemhre 1902. 
Pnbl)licazioiie, sedici novemhre 1902. 

Primo grande premio, allesionoiine: 

Una kocle moro, iioweaii style 

Secondo premio, per le siguorine : 

Una ineflaglia fli oro, jovtafortniia 

Otto menzioni onorevoli, cioè la pubblicazione 
nella rivista 



(Si domanda, ai giovanotti : 

Quali qualità morali voi desiderate nella 
donna che dovrà essere la vostra sposa? E 
per quali difetti la respingereste? 

Scadenza, jier le risposte: undici novemhre 1902. 
Pnl)l>licazione, sedici novemhre 1902. 

Primo grande premio, ai o-iovanotti : 

lo spillo di oro. per cravatta, nomati Slfle 

Secondo 2»'cmio, ai giovanotti: 

Ue lajis Ji argento 

Otto menzioni onorevoli, cioè la pubblicazione 
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N. B. Questo foglio deve essere staccato e accluso nella risposta. 



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Il nuovo Direttore di questo antico istituto, adoperati 
tutti gli sforzi per conservarlo in quel grado d'onore 
a cui lo aveva portato V illustre suo predecessore, pol- 
ii nuovo anno scolastico, oltre al ginnasio ed al liceo, 
nei quali insegnano rinomati professori sia governativi, 
che privati, ha rivolta la sua attenzione al migliora- 
mento delle classi elementari e del giardino d'infanzia, 
affidando le classi infantili,, fino alla terza, a maestre 
diplomate , una per classe , e a due maestri le classi 
superiori. 

Le aule per il giardino d' infanzia e le classi ele- 
mentari , esposte a mezzogiorno , sono state tutte ri- 
messe a nuovo; il materiale scolastico totalmente cam- 
biato, secondo i dettami della moderna pedagogia. 

Nelle ore del pomeriggio, i fanciulli potranno fare 
lo studio camerale, col pagamento d'una piccola retta^ 
restando noli' istituto sino al tramonto, e potranno a- 
vere lezioni facoltative di musica , ballo , canto , de- 
clamazione e lingue estere. 

Un omnibus comodo e sicuro , della fabbrica Bot- 
tazzi, sarà a disposizione delle famiglie per 1' accom- 
pagnamento doi fanciulli. 



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Ogni anno l' istituto è sede di licenza elementare 
con valore legale, con la quale i giovanetti sono am- 
messi alle classi ginnasiali e tecniche governative 
senza alcun esame straordinario. Quest' anno , tutti i 
tredici alunni presentatisi agli esami, conseguirono la 
licenza. 

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Giardino d" intaiizia L. 5,00 

l.^ e 2.-' elementare » 7,00 

B.^ >> » 8,00 

i/' e o.-*^ » » 10,00 

l.'^ ginnasiale • . » 11,00 

ì."" e 3'' ginnasiale » 13,00 

t.'' e o.-' » » 15,00 

Liceo » 20,00 

dindio camerale » 3,00 

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dotti consimili perchè j)OSfiiede la qualità di dare 
ai capelli un colore così deciso che non è possibile 
distinguerlo da quello naturale. 

Xon altera la struttura dei capelli, non attacca 
la cute ne forma sulla massa dei capelli uno strato 
di sostanza estranea che possa apparire. 

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Dirige l'Istituto il prof. Comm. Luigi San- 
ta- Mari a, con la coadiuvazione del prof. Pa- 
squale Pellegrini. 



L' Istituto è presentemente pro- 
prietà dei detti Signori, i quali ne 
curano direttamente e personal- 
mente il funzionamento. 



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IVIaui^izio JVLaeterìinck 



Chi vuole comprendere Maeteiliuck, il pensatore e ca- 
ratteristico poeta belga, deve essere suscettibile della emo- 
zione della tìaba , della quale Guglielmo Hertz ci dà un 
esemjjio meraviglioso nella seguente poesia, di cui tentia- 
mo la traduzione. 



vetuste eampane 
ai cui soavemente 
e con mistica calma i rintocchi 
(jravi si ripercuoton fra le apriclie 
valli della perduta patria mia. 
Quando ripenso a voi, quando la mente 
a voi s^estolle^ o amiche 
della mia (jioventìi fide e lontane, 
mi sale 'Z pianto a fjli occhi 
ed un mesto saluto 'il cor v'invia. 



L'olìblio m'avvolf/e, intanto 

dal lontano passato 

muovonsi i sofjni che ver' me le braccia 

distendono, di cingermi bramosi 

e trasportarmi dove piìi non vivo. 

V'intesi in quei momenti, io v'ho ascoltato 

detti puri, amorosi 

di cui labbro mortai non sa l'incanto, 

ma nova melodia perder la traccia 

tacca di questi e nulla pili sentiva. 



82 MAIKIZIO MAKTKKLINC'K 



Stanco, sui petto aìlura 

'l capo ricadere 

mentre indifitiiiio mi ìiìonnorio tnìora 

ne Vavita foresta sì spainlcra. 

A questo iucantesimo tlell'invisibile, come ho detto, si 
deve essere accessibile, per non essere ingiusto, di fronte 
a certe correnti della nuova letteratura. E questa resi- 
stenza degli elementi primitivi della scuola romantica, i 
ipiali dopo un lungo periodo d' inattività si svegliano a 
nuova vita , è certamente un indizio molto signiticante. 
Novalis, che pronunziò la singolare sentenza : « La poe- 
sia è il vero assoluto: e la sentenza della mia filosofia è: 
tanto è poetico quanto e vero », ha in ciò esercitato non 
l>iccola influenza, che ad ogni pie sospinto , si manifesta 
ai conoscitori, negli scritti dei simbolisti dei nostri gior- 
ni. Ma, più che in altri, essa si osserva in Maeterlinck, 
che Ila scaudagliato le i>iù profonde làtèbre dell' anima 
umana, con arte tale (piale gli entusiasti e mistici , fan- 
tasiosi e sentimentali del secolo passato non possedettero 
in verun modo. 

Come il i^eriodo classico della letteratura si connette 
strettamente al grande risveglio del pensiero filosofico per 
l'opera del maestro di Kònigsberg Kant, (l'intera estetica 
di Schiller è imbevuta di idee Kantiane) ; così i roman- 
tici cercarono il loro punto di appoggio in Fichte e più 
che in questo nel geniale Schelling, il quale identificò la 
natura con Vio ; così l'odierno nuovo indirizzo romantico 
si è rivolto alla scoperta dell' ignoto nei varii campi di 
ricerca scientifica. E nella nuova via già Schoi>eiihauer e 
l)iù tardi Hehnholtz, stampavano le ])rime orme, traendo 
ignote conclusioni dai loro studii sulle funzioni degli or- 
gani ottici ; AVuiidt in seguito ha i)in'e investigato con ri- 
cerche sperimentali rigcu'ose 1' oscuro lal)oratorio dell'es- 
sere umano , dal quale dovranno scaturire ulteriori no- 
zioni sulla coscienza nei limiti , forse troi)po stretti , del 
possibile ; ed Hartmann lia fondato il suo sistema sul pre- 
supposto che la storia della coltura e la sociologia del»- 
bano dirigersi secondo certe larghe correnti e stinvoli psi- 
chico-sociali , la portata dei (piali oltrepassa la sfera dì 
percezione della coscienza illuminata dell" uomo dotto. La 



MAUUIZIO MAETKRI.INCK SS 

lelisiioiie, la mitologia, il dritto, il costume e l'arte, nelle 
loro remote origini e moventi, scaturiscono da commozioni 
organiche completamente ignote ; ed anche il simbolismo 
moderno non sarebbe che ima seini)lice conseguenza di 
questo sistema , che concepisce il campo immensurabile 
della realtà come mondo esteriore e come una percezione 
dell' io, o soggettiva, come dice Xovalis, fosse pure questa 
solamente fantastica. Dare a tale sistema solamente l'at- 
tributo di forma mistica pure dà poco vantaggio, perchè 
si tratta dell' analisi psicologica della idea e dì mettere 
in evidenza i singoli fattori che la compongono. 

Premesse queste dichiarazioni voglio ora indagare al- 
cune estrinsecazioni della nuova tendenza dell'arte in ge- 
nerale e in particolare, con maggiore riguardo a Maeter- 
linck. 

L' arte della nostalgia, come si è ben designata la nia- 
uiei'a romantica , particolarmente j)iù che la vivace fan- 
tasia, cercava nelle insondabili j)rofondità dell' io la vera 
chiave di tutti i misteri minacciosi del mondo , che tor- 
mentano il cuore umano. 

E pertanto si concepisce che , affidatasi a questa via 
come a guida scientitìca , si urtasse contro imx)edimenti 
che le incutessero' spavento, o si trovasse sull'orlo di abissi 
che le dessero il cai)ogiro. 

A ragione osserva Monty Jacobs, il quale è molto da 
raccomandare a chi voglia orientarsi nei poemi di Mae- 
terliuck, che un sentimento di angoscia profonda invade 
il lettore che per la ijrima volta si addentra nel mondo 
dei miracoli di (piesto scrittore ; si comx)rende , si ijrova 
il brivido degli uomini innanzi alla i)otenza selvaggia della 
natura ; poiché in tutte quelle singolari storielle, di re e 
principesse, di ciechi e vecchi , non è 1' intelligenza che 
parla all' intelligenza , ma 1' anima all' anima. L' incom- 
pi-ensibile assume tisonomia. Dalle profondità senza fondo 
della nostra vita intima sorge il misterioso che ivi rijiosa in 
eterno sopore. 

L' uomo i)uò in rare circostanze della vita soltanto in- 
travedere quel mondo , che esiste nel buio dentro di sé, 
e che s' illumina al lampo di iin avvenimento straordina- 
rio. Un istante di gioia suprema, quando nel silenzio del- 
l' estasi al braccio dell' amata , può spingere lo sguardo 
nella tetra solitudine ; uno istante di angoscia suijrema , 
il quale gli permette di guardare in faccia alla sorte mi- 



84 MAURIZIO MAETERLIXCK 

iiacciosa, allo spavento paralizzante : nn istante di dispe- 
razione estrema nella afflizione nuita e senza lacrime per 
una perdita della gravità , della quale i)uò avere solo il 
presentimento, ma non valutare la portata ; tali sono i 
momenti nei quali in ansie e brividi percepisce il Mae- 
terlinck 1' esistenza di nn mondo i cui confini stanno al 
di là della sua coscienza ; di un mondo del sogno nel 
quale è immerso ciò che in lui v' è di più intimo e tutto 
il suo meglio ; di un mondo non dominato dal sapere e 
dal volere e che si manifesta solo in tempio di riposo 
dell'anima redenta. Mai egli sarà così dolorosamente sen- 
sibile alla fralezza umana come quando nella l)rama in- 
soddisfatta dalla quale è soggiogato stende le braccia 
avide verso lo spazio immensuraVùle di quel regno ine- 
splorato. 

Secondo il concetto del Maeterlinck tutta la poesia ha 
l'unico scopo di mantenere aperte le grandi vie che dal 
visibile conducono all' invisibile; ma precisamente per ciò 
che noi in queste vie possiamo conoscere la caducità e 
fralezza umana , e la splendida struttura del nostro pre- 
teso Io, assolutamente sovrano e creatore di mondi che si 
suddivide in migliaia di frammenti, c<mtrariamente all'io 
unico, egoistico di Nietzsche, si spiega come il poeta uoti 
si stanchi nelle sue prime opere di farci jn-ovare quel 
senso particolare di op]nessione indefinibile e quel ribrezzo 
che intirizzisce tin nelle ossa. 

Con terrore vedono accostarsi lentamente gli infelici , 
nella maggior parte vittime innocenti della lotta , quella 
sorte crudele, loro carneflce, che si»ietatamente li uccide 
ed il pensatore rinnova e jnoltiplica sempre le esjnessioni 
pessimiste e le accuse tetre ])er estollerci da una stolta 
fede e persuaderci ad una buona credenza. 

Secondo il mio giudizio in alcuni drammi del primo pe- 
riodo di formazione dell'autore si trovano ancora certe ti- 
rate nuìterialistiche, le quali con mezzi e reipiisiti estrin- 
seci (sconvolgimento degli elementi, apparizimii spettrali, 
manifestazioni istintive del mondo animale, tristi progno- 
stici meteorici, ecc.) sono intese non solo a i)alesare la 
vera disposizione interna, ma a metterla in evidenza con 
mira soverchiamente tendenziosa. Del resto debbo far no- 
tare la circostanza che non sono gl'intelligenli e ! i savii che 
vedono approssimai'si minacciosa la sciagui-a, ma sibbene 
i fanciulli, i iiiiiiori'iini, i vecchi, i ciechi eil i disistimati. 



MAURIZIO MAETEULIN'CK 85 

In questi si manifesta quella facoltà della chiaroveggenza, 
die suole essere generata dalla forza non profanata dello 
ignoto : mentre il giudizio positivo che nasce dal procedi- 
mento logico conclusivo si addimostra insufficiente. 

Nel i3oeta quarantenne si è venuta compiendo gradual- 
mente una trasformazione importante. In vero nel con- 
cetto che egli ha ora del mondo , pure persistendo come 
jjrima nello studio delle manifestazioni della vita interna, 
del profondo ed inesauribile ignoto che è in noi , e pure 
seguendo il suo unico principio artistico, la emozione, la 
descrizione delle manifestazioni di questa vita latente del- 
l'anima non più ci lascia con le mani congiunte nella muta 
«lisperazione del dubbio, ma dopo il ripudio del fatalismo 
tlobbiamo confessare di avere una comprensione della vita 
jìiìi gioviale ed ottimistica, ^[entre prima eravamo costretti 
a girovagare nell'ombra della morte e la morte straziante 
ci sembrava la salvatiice attesa dalle calamità terrene, ora 
ci rallegrano i>iù amichevoli auspicii, che ci fanno giudi- 
care la vita meritevole di essere vissuta. 

Certo anche ora il misticismo e la nostalgia profonda , 
che emana dalla soggezione all' io emj)irico e calamitoso, 
invita ad una unione delle anime che evidentemente si 
]>uò sentire e godere senza il pigro aiuto della intelligen- 
za : ma di pari passo sorge un motivo etico completamente 
nuovo, una emozione deliziosa, che si collega al sentimento 
di abnegazione con purezza d'animo e bontà disinteressata, 
che addolcisce le durezze ed asi^erità del primitivo rigido 
pessimismo : e dove così risplende la luce della bellezza 
scompaiono le nel)bie tetre del viluppo pessimista, sia della 
vita fantastica che della costrizione del volere. 

Più i)rofondamente Maeterlinck si addentra nei misteri 
della vita dell'anima, pìn chiaramente conferma che il po- 
tere ignoto del nostro io non è triste e cattivo. Le anime 
che si dischiusero nel xnimo periodo della sua arte mo- 
strarono sempre lacrime, dolore ed afflizione; ma in Agi a - 
raire et Seìi/sette, uno dei suoi ultimi drammi, aleggia per 
la prima volta il sentimento ellenico delle dolcezze della 
beltà : l'anima emancipata di Selysette è colma di ebbrezza 
dionisiaca ; ma non pertanto ricerca la felicità neH'abne- 
gazione del sacrifizio e trova nella morte la liberazione 
dalla melanconia opprimente, la beatitudine gaia. 

In Aglavaire apparisce i^ure un carattere nuovo, che si 
rivolge ai problemi di etica pratica e ricava massime di 



86 :maukizio maeterlixck 

saggezza sociale. « Non si deve domandare se gli afflitti 
« abbiano ragione o non di piangere, ma si deve fare il 
« possibile per tergere le loro lacrime ». 

« Avere svegliato intelletto ben poca cosa significa, tanto 
« che io credo sia meglio esserne privo per tutta la vita 
« per astenersi dal contristar quelli clie non ne haniicv 
« affatto ». 

Tali auree sentenze mostrano la trasformazione avve- 
nuta nello s^iirito di Maeterlinck : così può [tarlare soltanto 
colui die ha investigato i remoti misteri del suo interno e, 
liberato dal circolo vizioso dei dubbi, si trova, pressoché 
fuori da una grotta oscura, alla luce chiara del giorno. 
Ma in tutto ciò egli resta fedele nel suo concetto fonda- 
mentale, la credenza cioè alla forza quasi suggestiva del- 
l'emozione, della ])otenza del senso ignoto e della accen- 
tuata disistima dell' intelligenza e del buon senso. Anclie 
qui 1' ingenuità infantile occupa una posizione preminente 
rispetto alla ragione illuminata ; e sopratutto egli insiste 
nella convinzione formale che il nostro destino si trovi in 
noi stessi, profondamente nascosto, e non in una potenza 
esterna. Egli lumeggia questo concetto in queste parole : 
« se fosse vero che una certa predestinazione domina tutte 
le situazioni della propria vita, questa predestinazione si 
dovrebbe trovare soltanto nel nostro carattere ». 

Anche ora s' infiamma la collera del i>ensatore giudizioso 
contro le ingiustizie mondane che gridano al cielo ; ma, 
non ostante, egli ammonisce il lettore contro una incon- 
siderata generalizzazione ; anche ora 1' essenziale è di vi- 
vere la vita interna, di sondare il proprio carattere nel 
suo modo di essere e fin nei moventi più remoti : ma non 
si resta più perduti nel sogno, in uno inestricalùle tessuto 
di sensazioni e sentimenti ignoti. Al contrario possiamo 
allegramente procedere nel mondo ([uale ci si presenta. 
Niente sacrifizio, niente ascetismo, ma attività nella lotta 
|>el conseguimento della felicità suprema di tutti. Il cri- 
tico acuto però non dimentica il rovescio della medaglia 
od oppone ad un troppo fiducioso altruismo il detto « prima 
lìer sé e poi per gli altri ». 

X«)n è ])ossibile che, come opina .lacobs, si avveri nelle 
idee de! Maeferliuck una unione organica tra il [trincipio 
aristocratico individualistico di Niet/csche ed il sistema psi- 
cologico-sociale assolutamente altruistico di Tolstoi ; ma 
evidentemente non è ancora temuto di determinare dove 



MAURIZIO MAETEKLIXCK 87 

jiossa coniliirre 1' ulteriore progresso di questo scrittore 
straordinariamente operoso. È indubitato però che egli 
appartenga alla élite degli aristocratici del jiensiero (inali 
Emerson, Xietzsclie, Tolstoi, Ibsen e qualche altro e clie 
tale posto potrebbe venirgli negato solo da una certa discre- 
ditante malevolenza, la quale, si fonda sul fatto die la 
maggior parte dei drammi di Maeterlinck non hanno subito 
la pruova della scena e pertanto non si jiossono conside- 
rare come valore nella ricchezza della letteratura j)oetica. 

F. ^. Feiges. 



I nostri concorsi a premii 



Ecco le (lue domande. Si chiede, alle signorine: 

Quali fjuaìità morali voi desiderate trovare nell'uo- 
mo che dorrà essere il vostro sposo? E per quali di- 
fetti lo respingereste ? 

Le risposte, fìriiiate eoi prox)rio nome o con lo 
]>s('udoiii]no , non potranno superare le venti righe 
di stampa, di questo carattere. Per mandarle si hanno 
ventiquattro giorni di teniix), poiché l'ultimo termine 
per l'arrivo , a Xapoli, alla direzione della Setti- 
3rA]\M, è il giorno di martedì, undici novend)re. Le 
dieci migliori risposte, le migliori per saviezza, i)er 
originalità e ])er la forma giusta e limpida come sono 
esi)resse, saranno imbblicate nel ninnerò della Set- 
timana del sedici novembre. Alla migliore risposta 
feminile si assegnerà un i)rimo grande prendo, una 
hroche in oro noureau sti/le-, alla seconda, un seconih» 
premio, una medaglia in oro ]Hntalbrtnna. Ter le al- 
tre otto risposte, il premio è la imbhlicazioiu' nella 
rivista. Ogni risjwsta do\ià ]iort:ir('. inclusa, la i)a- 
gina rosea che si dovrà ricercare lia i togli degli 
avvisi , della Settimana , ove è ripetuta la d»»- 
niauda del c(»ncoi'S(i : chi ris])oiide, stacca il foglio 
roseo e lo racchiude india sua lettera. (^)uesto per- 
<diè noi vogliamo incoraggiare e ])remiare i nostri 
veri assiclui. Delle risposte , ove questo foglio non 
sia contenuto, uou si terrà conto. 



I NOSTRI CONCOKSI A PREMII 89 



Ecco la seconda doiiiaiula : si chiede, ai giova- 
notti : 

(^u((ìi qualità morali l'oi desiderate trovare neJìa 
donna che dovrà essere vostra sposa ? E per quali 
difetti la respingereste? 

I giovanotti che vorranno rispondere a tale do- 
manda, si limiteranno, anche essi, a non i)iù di venti 
righe, stami^ate col medesimo carattere di queste. Il 
termine per la spedizione delle risposte è , anche 
per i giovanotti, il giorno undici novembre, un mar- 
tedì, sino a sera. Egualmente le dieci migliori rispo- 
ste saranno pubblicate nella Settimana del sedici 
novembre. Primo grande premio alla migliore rispo- 
sta : uno spillo da cravatta, nouveau style ; secondo 
]»remio, un lapis in argento; per le altre otto, il pre- 
mio è la pubblicazione nella rivista. Includere, nella 
risposta, il foglio roseo, ove è ri^ìetuta la forinola del 
concorso 5 se no, la risposta è nulla. 

La Direzione. 



PRIMO BACIO 

(Monologo) 



Un boudoir di fanciulla in nna villa nei dintorni di Na- 
poli. Uu divano, non lungi dallo scrittoio, dove, tra la car- 
tella, il calamaio ed altre minuterie eleganti, troneggia il 
ritratto di un giovane utticiale. 

Tli.Li.v ((liciotto (lìmi, un viso dolce 
e triste^ eutra dal fondo inolio abitata, in abito da passeij- 
(jio extiro) 

Eccomi sola aitine ! Dio , Dio... non mi par vero... 

è un sogno ad occhi aperti... uu sogno ! E questo fiero 

tumulto eh' ò nel jietto ? Io non so cosa sia I 

È nn turbamento nuovo... un' ambascia... una ria 

febbre... 

( m è lasciata, cadere nella poltroncina della serirania. 
Prende il ritratto : lo contempla con passione) 

Franco ! Mio Franco I... 

(Crollando trixieincnie il capo :) 

Ah no, non è piìi (piello ! 
Couie chiuso (|uel volto [»ur così nnischio e bello I 
Giammai dentro v'iio letto, giammai dentro al suo core 
il mio sguardo è disceso trepido o scrutatore, 

(Lasciando il ritratto e roli/nidosi piì( rcrso il pubblico :J 

gli ho credulo... cosi, couu' si crede in Dio, 

e r ho amato... così, come fosse già mio... 

Quando nuimimi mi disse: «Tullia, Franco ti cliicde... » 



rumo 15ACIO 91 

— « Come? iu moglie?!...» — « Ma .sii altro bene non vede 
fuor che viverti accanto, fnor che farti sna sposa... » 
Oh la "ioia qui in seno timidamente ascosa ! 
Oh inertabil dolcezza di quel giorno divino ! 
Era bello... e m'amava ! Qnal più ròseo destino 
sognare avrei potuto? e consentii senz'altro, 
mentre un line sorriso d' ironia- su lo scaltro 
]abl)ro di mia cognata spuntava, argutamente.... 

(L'aìim. Con amarezza scevra <r invidia :) 

Polena è bella e bionda... più che bella, j)iacente... 
ha due grandi occhi azzurri, una vocetta acuta, 
è briosa, elegante, civettuola ed astuta... 
Andrea, mio fratello, la lascia troppo sola... 
(per farla ricca e lieta) : ella... se ne consola. 

(Alzandosi di scaffo, j)cnfifa) 

Oh ! dovento cattiva, malignetta, bugiarda ! 

No, no, non è civetta; ma giuirda un x)o', ma guarda 

dove mai può condurre una mente esaltata ! 

già non so perchè mai sono così turbata... 

('Ni j>rts«rt Iciifanìcnfc, dolorosamente , le inani sulla fronfc) 

Ah lo so... ma l)isogna che ijensi... che rifletta... 

a quello eh' è accaduto... e a quello... che m'as^ietta... 

tutto è così mutato... e non so dir perchè ! 

tutto è così diverso... forse in lui... forse in me... 

(Cambiando hruscamenfc fono e come tentando di convin- 
cer sé stess<i) 

Ma che diverso, via ! Non è forse partito 

per Napoli altre volte ? Non forse al grave invito 

del dovere cedendo, ha Lasciato il soggiorno 

della nostra villetta ? Non forse un altro giorno 

coni' oggi Elena ed io l'abbiamo accompagnato, 

poi che mamma era assente e babbo era malato?.... 

E di cruciarsi è forse il caso e hi ragione 

sol perchè siamo giunti troppo tardi in stazione, 

ed Elena, che stava del mio bel Franco a lato, 

dice : « sentite cari, poiché il treno è passato 

io propongo fermarci e aspettare il diretto 

facendo per Caserta, a piedi, un bel giretto »... 

Dovrei forse adontarmi perchè Franco ha con gioia 



92 PRIMO BACIO 

:K-cettara 1' offevta, ad ingannar la noia 

(lo V attesa, ciarlando, nella mia compagnia ?. 



(Si lascia ricadere nella poìironcina della serirauia. Cou 
((mare::a dolorosa :) 

Nella mia?... non l'ho avuto un momento per via ! 

Elena se 1' è i)veso sotto il braccio ridendo, 

e insieme siil davanti andavan discorrendo 

di mille gaie cose, ignote a me, lontane, 

di donne belle e facili, di passioni malsjine, 

e d' nomini galanti, di cavalieri arditi, 

di mogli insidiate, di gabbati mariti... 

Egli la sosteneva col suo braccio gagliardo ; 

ella la i)ersoncina snella come leopardo 

gli stringeva d' accanto felinamente, e il l)iondo 

capo ver lui chinava in atto verecondo... 

Ogni tanto un lor motto mi giungeva a 1" orecchio, 

ogni tanto un lor riso mi feriva, e lo specchio 

del mio volto adombrava, e vago uno sgomento 

1' anima mi serrava... oh Dio quale tormento 

(piando di quei capelli d' oro errava una ciocca 

sulla guancia di lui, di lui sovra la bocca ! 

E più affrettavo il jiasso, più il lor jjasso era lesto ; 

ogni tanto un richiamo mi lanciavau : « Fa jiresto ! 

Tullia ! A'ia ! » Poi di nuovo riprendeano il discorso, 

e piii basso era il t(mo... e più ratto era il corso ! 

Nova e strana tortura ! Piii non volli seguirli, 

né vederli più stretti V uno a 1' altra, né udiili, 

e quasi senza fiato, con tante ou)bre negli occhi, 

stetti, senteiulo sotto vacillarmi i ginocchi... 

Non una voce intorno ; era diserto il loco ; 

una chiesa s' apriva a me davanti, e il fioco 

suon dell' organo uscia c(m gli ultimi devoti. 

Entrai... ed appoggiandomi agii scanni già v('iti 

giunsi a pie d' una dolce Madonna del Dolore 

e a lei, con un singhiozzo, a])i'rsi alHne il core... 

C era lei sola... e mentre, piangendo, io la guardava, 

Lei, benigna al mio duolo, tacendo, mi parlava... 

Qimndo tempo rimasi così, sola, i)regaiido ? 

Non so, ch(' a un tocco brusco mi riscossi, balzando. 
« — 'l'i si cerca dt\ un' ora ! Tullia ! Ma cosa fai I 
Sparir cosi d'iin ti'atto senza dir dove vai ! » 



l'paMO BACIO 93 

E la buona cognata, il fidanzato inquieto, 
fuor mi traggono, e via !... 

f Pausa) 

Oh... Franco non è lieto ! 
Mi stringe un poco il braccio, e tace, .1 capo chino, 
mentre Elena racconta in tono birichino : 

(l'i facendo, con lieve affettazione , la vocetta acuta della 
coijnata ;) 

« — Se sapessi che ridere ! Ci hanno creduti sjjosi ! 
« tutt' i dami e le belle ne son stati gelosi ! 
« Franco mi raccontava di quanto era tenente, 
« e, qui di guarnigione, s' annoiava a far niente. 
« Queste vie lastricate son di dolci memorie, 
« delle siie gesta pieni sono e poi^oli e storie ! 
« Poi, te cercando invano, siamo entrati in Caffè, 
« dove, borghesi e militi, tutti guardavan me, 
« e Franco rinfrescata m' ha con una granita... 
« Non mi sono mai tanto, Tullia mia, divertita ! » 

(Eiprendendo con un sospiro la stia voce naturale, piena 
di mestizia : ) 

Io non ridevo, no — ■ Franco nemmeno — e intanto 
giunti eravamo al legno e alla stazione accanto. 
I cavalli impazienti scalpitavano, e il treno 
già fischiava non lungi... 

(Bifacendo di nuovo la vocetta della eofjnata : ) 

« — Se si potesse almeno 
« restare un altro poco ! ma è tardi, e ci conviene 
« ritornar senza luna... Addio, Franco ! se viene 
« martedì senza fallo, ce lo faccia sapere ; 
« avvertiremo V astro, che faccia il suo dovere ! » 

(Cambiando tono:) 

Ed Elena senz' altro salta, lesta, in carrozza. 
Già stavo per seguirla, quando una voce mozza 
mi susurra : Restate... ve ne prego... restate 
un istante... ìl. così, Tullia, che mi lasciate ?... » 



94 pi;ni(» r.ACio 

E piinia eli' io potessi svinoolavmi. o uvidare, 

mi seuto a uu tratto cingere alla vita e... baciare ! 

(Sì eoprc il volto con le iìkiììì : poi ^ staccdìidoìe pUtii 
piano , scopre un viso tutto roseo e fremente di pudore of- 
feso. — Lentamente, con voce in cui passano brividi di ri- 
1)re::o e fremiti d'una voluttà dolorosa:) 

Un bacio lungo lungo... violento... brutale... 
che nelle vene è foco... è veleno mortale... 
nu bacio che ricerca tutte le fibre ascose... 
e i>oi le lascia stanche... vibranti... dolorose... 
Un bacio eh' è sì... buono e sì cattivo insieme, 
che il mio cor se ne sdegna, ma il corpo ne freme ! 

(Con accento infantile di delusione e di verfiofpia . allu- 
dendo a quel « primo hacio » : ) 

No no, non è così eh' io 1' avevo sognato ! 
No no, non è così eh' io l'avea... meritato ! 
E durante il ritorno, quasi fatto più ardente, 
quel suo bacio... 

(Si preme rabbiosamente la bocca, quasi a strappamelo) 

era qui, come uu marchio rovente ! 
Oh cos' avrei pagato per lenirne il brucioie, 
e delle gote spegnere il molesto rossore ! 

(Pausa) 

Elena sorrideva d' un sorriso discreto, 

come chi crede indùlgere ad un dolce segreto : 

poi man mano il sorriso assunse un che di strano, 

d' enigmaticamente pietoso ed arcano... 

Ti parca che dicesse — non saprei dir perchè: — 

« Quel bacio... il primo bacio... Tullia, lo devi a me ! 

« Son io che un filtro magico gli ho infuso nelle vene; 

« son io che quella febbre gli ho accesa... Ho fatto bene ? » 

(Con improvvisa dis2ìera:ione :) 

<) perchè mai, Signore, non son morta in qiu'l punto, 
piia che le nostre bocche, ella avesssc congiunto ! 

(Ctctla i (loniiii sulla scrivania, ablutndona il capo fra le 
ìiiaui. e nttìjipiii iu pianto. I' )ni jtiauto commovente, ma non 



l'UIMO HA (IO 95 

iriui'uo — quasi sileuzioso. l'oi lem il capo con snhita ri- 
soluzione : fii asciìKja (/li ocelli : t/uarda il ritratto del Jidan- 
:at(> : apre la cartella; uno scotolo da lettere ; cerca e trova 
uu foi/lio ; iutiuije la penna, e dopo esser rimasta qualche 
istante 2>i'»^osa scrive non istaccando (ili occhi dal ritratto, 
quasi (jli parlasse. La voce è ancora lacrimosa, un po^ tre- 
mula . piena d' un sentimento confeìiuto . // tono sem2)lice, 
accorato . (jentile. 2[entre parla e scrire hif/rime silenziose 
scorron (ji'u per le (jote , <" Of/»/ tanto la mano sinistra si 
leva ad asciutjarle, col fa: coletto.) 

« Franco... m'è troppo duro quel che a voi sto ])er dire... 

« ma preferisco dirvelo clie tacere... o mentire... 

« Stasera alla stazione... quando voi... quando intine... 

« mi lasciaste d'un tratto... u<ni so poi per qual line... 

« ho seiìtito che quello... no... non era l'amore... 

«ch'era forse rimorso... ch'era forse dolore... 

« un impeto... uno sfogo... che so... i)er altra brama 

« accesa e insodisfatta... ed ahi 1' oscura trama 

« della vita m' è apparsa in un fosco bagliore, 

« e ne ho avuto ribrezzo... e ne ho avuto terrore ! 

« A quante cose or penso cui non ho mai pensato, 

« quanto lungi dal vero è il sogno eh' ò sognato ! 

« e quanta lirimavera da quest' alma è caduta 

« poi che di mie speranze rotta è 1' ala pennuta ! 

« Mille indizii sfuggitimi siuora, alla luce 

« tornano, ridestati dal dubbio che li adduce. 

« Atti, sguardi, sorrisi mai com^n'esi, obliati, 

« acquistano ai miei occhi novi signiticati... 

« Oh Franco ! non mi fate dire ciò che non voglio, 

« ciò che non salerei dire e che certo non soglio: 

« ma tutto è ormai tìnito tra noi, Franco, tinito ! 

« uè potrebbe rimovermi il vedervi i^entito. 

« Voi non avete colpa se il mondo è un po' bugiardo, 

« se le donne son furbe, e il destino è beffardo... 

« Credevate amar me? Ebben... ne amate un'altra! 

« Solo vi i)rego, Franco, credetemi, la scaltra 

« creatura non v'ama... così nelle sue reti 

« tutti ella adesca e prende! nelle buie i^areti 

« del suo cor non v'è lume di pietà né dolcezza, 

« sol d'un vano trionfo ella cerca l'ebrezza ! 

« Ed Andrea che l'adora, che un angelo la crede, 

« ove lo sospettasse, perderebbe ogni fede... 

« Ah, voi non lo sapete quale cosa crudele 



96 l'ItlMO HACIO 

« sia uon i)oter più credere per un cuore fedele I 

« Sentite a me... partite. Sia tanta la distanza 

« che giammai non vi tenti di tornar la speranza. 

« Dimenticate... questo, questo solo vi chiedo 

« i^er l'amor di cui certo... o almeno così credo... 

« non ingrata memoiia serberete nel core... 

« Non è la gelosia che mi detta o il rancore, 

«ma la pace d'Andrea... ma il vostro stesso bene!.. 

« Addio, Franco: ijartite. E se mai giorno viene 

« in cui, rammemorando, grato forse e sincero, 

« alla povera Tullia volgerete un jjensiero, 

« non l'amore che mente datele, ma la stima 

« che al vostro sentimento un novo corso imprima: 

« ma una salda amicizia d'uomo ad uomo, un legame 

« di cui il tempo risi^etti le delicate trame... 

( Lascia cader la jk'hju* e si volr/e al ritratto con iii 
scoppio improvviso di sincerità e di dolore:) 

« No Franco, non credete a questo che v'ho detto ! 
«L'amicizia costante! Euh! la stima! il rispetto! 
« Ah i)oco, tropico poco dov'è stato l'amore, 
« i)erchè possa api^agarsene di Tullia vostra il core ! » 

Jane Grey, 



Viaggi, gite, escursioni 

La "Verna 



Nel crudo sasso intra Tevere ed Arno. 
Dante. 



Quella selvosa e petrosa schiena di monte che si isola da 
mi tìauco della catena appenninica, al termine della valle ca- 
sentiuese e al cominciamento della tiherina, racchiude e pro- 
tegge un asilo di pace, il cui nome è noto a tutti per la ce- 
lebrazione dantesca : La Venia. Da ogui parte del Casentino 
è visibile il bizzarro crinale di questo monte lievemente ascen- 
dente e bruscamente ridiscendente a precipizio: dà l'idea d'un 
monte spezzato per metà. La via ferrata per accedervi giunge 
sino a Bibbiena , da dove l'erta asj>rissima è appena compen- 
sata dalla vastità e dalla bellezza del panorama. 

Era appena l'alba, quando incominciai a salire per il monte 
verde di castagni e disseminato di macigni. I quali nell' in- 
certezza del chiarore antelucano mi si oggettivarono come sol- 
dati vinti in un eccidio sanguinoso — quali alzantisi sul fianco 
a fatica per volgere un ultimo sguardo alle cose della vita, 
prima di chiuder gli occhi per sempre — quali inginocchiati, 
che nella tregua delle ferite doloranti, tendono 1' anima , la 
persona, la voce in un ultimo sforzo a gridare : mamma — 
mamma mamma I — 

Pili su , quaudo maggior parte dell' orizzonte fu schiarito, 
questi massi mi parvero ancora pronti a dirupare pel pendìo, 



98 VIAGGI, GITE, ESCURSIONI 

come quando il monte ricevette il leggendario cuUio dal dia- 
volo che lo scosse, lo sconquassò, lo fece volare in iscliegge. 

Kipensai alla moltitudine di animi prosternati che di qui 
doveron passare, con negli occhi il cielo delle beate visioni di 
.lacobo da Voragine, infervorati di sacrar la vita alla sempli- 
cità di pensieri e di opere, alle meditazioni della vita e della 
morte, alle passioni mistiche clie dàn gioia e gloria. Nel ride- 
starsi mattutino del cielo e della campagna, pieni di echi, di 
ritmi e di canti, sentii come un odor d'incenso, un improvviso 
osannare, un vanire di svoli lontani. 

Le stelle erano ormai tutte scomjiarse : soltanto una fremeva 
nella tenuità del suo biancore , proprio sull' estremo vertice 
della Verna. Era forse il tuo spirito , o buon Francesco , che 
come rifulse solitario e intenso pur nel vampar del Eiuasci- 
mento pagano, così trasmutato in stella non teme e sfida quasi 
il Sir della luce ? O il sole ti risiietta perchè fu da te invo- 
cato fi-atello ? Quel sole, innanzi dannato come diabolico, che 
quasi per virtù tua, non s' appagò d'illuminare le pietre e i 
marmi esteriori delle cattedrali ; ma piovve giù dai tìnestroui 
per le navate , a diffonder 1' oro per le figurazioni e le orna- 
mentazioni ; a schiarire il viso dell'abate Giovacchino, mentre 
dal pergamo gittava nelle sue mistiche adorazioni un'onda di 
luce del suo ingegno meridionale ; ad avviAare le mani eser- 
citate a modulare sull' organo melodie piene di fervore e di 
esaltazione. Melodie che per 1' Assisano erano softii rivelatori 
d' incanti avvenire , impeti d' amore per tutte le cose create. 
E i jtoeti e il popolo, per le vie, nelle piazze , alle corti di 
Lunigiana e di Sicilia , esultavano alla simbolica pioggia di 
anemoni, di gigli e di fiordalisi. E il dorso d'Appennino echeg- 
giava di canti austeri: 

beata soUtudo , 
xoht hcaiitiiflo 



Io, per me, in tutte le sette miglia d'erta, avevo così smar- 
rito il senso della realtà , che mi sombrava di navigar nella 
luce e che tutte le cose intorno mi si convertissero in simboli, 
in immagini, in visicuii.... 



A'IAGGI, GITK, ESCURSIONI 99 



S* intra nel recinto del santuario (m. 1110, 89) per una 
jiurta incavata nel macigno a furia di scalpelli e si giunge 
subito ad uu piazzale scosceso con un pozzo d' acqua freddis- 
sinifi, e agli editici adi))iti a convento. 

La cronaca storica reca clie nel 1213 il conte Orlando Cat- 
taui cede il possesso del monte a Francesco, il quale pose su- 
bito mano con Fra Leone e Fra Angelo e Fra Masseo a farne 
un luogo di meditazione e di pace. I primi provvisorii ricoAcri 
per le loro occorrenze furono di frasche e di legname e così 
mal sicuri che il conte dovè tenerci in sulle prime un presi- 
dio di cinquanta armati , per salvaguardarli dagli animali fe- 
roci e dal bandito Leone ancora più feroce. Ai primi quattro 
frati se ne aggiunsero presto altri, fra i quali il bandito Leo- 
ne , convertito per virtìi di Francesco ; e sorsero ancora una 
diiesetta e varii editici per accogliere i numerosi penitenti e 
visitatori. Coli" andar del tempo la liberalità dei privati, dei 
pontefici e dei Consoli fiorentini dell'arte della lana, dei prin- 
cipi e del popolo concorse a formare il Santuario della Verna, 
quale ora ci resta, capace di cibare e alloggiare duecento per- 
sone , e il Municipio di Firenze a strapparlo dalle ugne fi- 
scali. 

Senza proventi fissi o certi, col solo ricavato dalle oblazioni 
e dalle cerche ora la Verna j)uò dare alle cinquantamila x^er- 
sone che ogni anno la visitano, quel che dà una cittadella or- 
ganizzata. Vasti locali, forni, cucine, opifici di fabbro e di 
falegname, lanifici, rimesse per ogni occorrenza dei visitatori — 
chiese, cappelle, refettorii, cellette, biblioteca, osservatorio per 
le preghiere e gli studi dei religiosi — infermeria, farmacia e 
laboratorio chimico presieduti da un padre laureato: nel re- 
cinto non manca che il mulino. I jioveri del contado vi si nu- 
tricano quando il lavoro vieu meno. Anche d'inverno vi alber- 
gano un dieci o quindici ospiti, fra montanari, commercianti e 
qualche miss che ama venire. . . per il fresco. Esternamente 
le case aggruppate di questo edificio piacciono per la loro 
primitiva semplicità che le fa parere piuttosto scherzi operati 
dal caso sul vivo sasso che opere dell'uomo: le finestre sono 



100 VIAGGI, giti:, escursioni 

piccole perchè il vento uou vi faccia j)resa, la pietra arsa e 
fesca, tutto austero. 

Giunti al convento l'appetito, per la fatica del stilire eia 
salubrità dell'aria convertito in fame, rende nuovo e ricreante 
il sapore d' ógni vivanda , che i frati ci aiiprestano in sale 
d'una parca eleganza e d'una somma comodità. 

Rifocillato il corpo, il Padre Sautuarista mi condusse a vi- 
sitare le bellezze che 1' arte, la natura e la religione hanno 
unito in questo lembo di paradiso e mi raccontò con sempli- 
ce parola i miracoli della leggenda. Vidi per primo il Sa^so 
spicco, un enorme masso che sporge orizzontalmente in una 
lunghezza di undici metri e aderisce al resto del monte per 
poco più di due. Più sotto, in una specie di caverna formata 
dall' addossarsi di massi frantumati è riversa una pietra che 
chiamano il letto di San Francesco perchè serviva spesso di 
giaciglio fil Santo. Di qui, guardando sopra al nostro capo, 
per entro alle buie scoscenditure de' massi , onde esala un 
fresco e grato odor di terriccio e di licheni, ci si gela il san- 
gue: pare che un alito di vento possa bastare ad avvallarci 
addosso tutto il monte ! Ancora più sopra è il Precipìzio, for- 
mato di filoni di massi conici elevati per un centinaio di me- 
tri sulla tiratura sottostante. Di qui — racconta il Padre Sau- 
tuarista — una volta il demonio voleva trascinar di sotto San 
Francesco e questi, per un primo istinto, si trasse indietro e 
il terreno cede come pasta molle e formò una cavità entro 
cui fosse facile ripararsi, cavità che si vede sempre. Un altro 
religioso, qualche centinaio d' anni fa , mentre mostrava ad 
alcuni forestieri questo santo luogo, scivolò e dirupò sino in 
fondo. E pare non si facesse niente poiché fj[uando i compagni 
andarono colla barella per portare al convento i resti sangui- 
nolenti del povero corpo , il religioso saliva lentamente pre- 
gando. 

Il biu)n frate mi conduce ancora alla cappella delle Stimmate 
dove, nella notte fra il 13 e il 14 settembre 1221, una gran 
luce comparve a Francesco e fu notata da tutto il Casentino: 
un Serafino comparve al santo pregante, gì' impresse le stini- 
mato di Cristo e lo lasciò intriso di sangue e svenuto di bea- 
tilndinr. 

E ora in alto, verso la Penna! I mille viottoli che traccia- 



VIAGGI, GITE, ESCURSIONI 101 

IR) l'erta sparsa di foglie morte e intricata di troiiclii d'abeti 
e di faggi, mettono iu cima. Quanto più si spinge il corico 
verso r alto, tanto più si fa meravigliosa la vista. Dapper- 
tutto -macigni che si vuotano in voragini spaventose , dirupi 
senza fondo , caverne senza via d' accesso, precipizi che dàn 
brividi a guardarli. 

Il matiso di Fra Lupo si leva dritto a mo' di torre, largo in 
cima, stretto alla base. Pare un cuneo enorme i)iantato in terra 
dalla furia d' un gigante neolitico. È chiamato cosi perchè il 
l)andito Leone \i traeva le persone facoltose per una comiuii- 
cazione fatta d'assi di terra e di foglie, poi isolava il masso, 
togliendo quella specie di ponte levatoio, e imponeva grosse 
taglie per il riscatto. 

La bina del Diavolo è una fossa j»rofonda che mette in un 
laghetto d'accxua, nelle viscere del monte. 

Ancora nu po' di salita e siamo alla Penna, alla libera alti- 
tudine dove il vento padroneggia rumoreggiando e contorcen- 
do le piantagioni. Lo sguardo si spazia in monti e monti che 

sfumano iu dolci ondeggiamsnti 
entro vapori di viola e d'oro. 

I crinali dei monti hanno sinuosità armoniche e siiasività 
cromatiche, e il cielo digrada così dolcemente fra il violaceo, 
1' aranciato e il giallo biondo , che è impossibile dare anche 
una lontanissima idea della vista. Gli elementi ^^vi delle cose 
immiseriscone la nostra materia verbale , fan ridicole e vane 
le nostre virtuosità stilistiche I 

II ridiscendere al convento è piti agevole e più svelto: spesso 
nemmeno le scarpe ferrate fanno presa sulle foglie aride e la 
discesa si muta in procipitazione, tin che C[ualche tronco non 
ci arresta. 

Rientrando al Santuario vidi un frate che tissava pensosa- 
mente r orizzonte che nell' ora occidua pareva piìi lontano e 
più misterioso. Intravedeva una mistica visione o l'immagine 
della madre? O vedeva nei suoi ricordi una profana finestra 
con c^ualcosa di biondo e di roseo fra i geranii del balcone ? 

Pensai quando divergesse la vita dei Francescani della Verna 
dai gaudenti che l'allegra fantasia dei pittori di città ritrae 



102 VIAGGI, GITE, ESCURSIONI 

nei quadretti di genere. Aleggia in loro qualcosa dell' auinia 
di Frate Francesco. Vivono d' una vita fatta di rinnncie , di 
sacritici, di preghiera e di lavoro: vanno elemosinando in lon- 
tani paesi, pur quando l'inverno rende pericolosa la via, per 
la neve che si alza piìi d' un metro e ne copre i burroni : 
tutte le notti a mezzanotte s' alzano per cantar mattutino e 
recarsi processionalmente pei luoghi santi del recinto: quando 
richiesti vi joarlano con disinvoltura , come ad antiche cono- 
scenze, ma per certa loro acutezza esercitata da tempo indo- 
vinano che cosa si nasconda attraverso le vostre complimen- 
tose asserzioni e le vostre menzogne civili. 



Indimenticabile è jier me il ricordo d' una processione not- 
turna per il convento, cui assistei tempo fa. Ad un certo 
])unto della notte fui bruscamente svegliato da un ticchettio 
ritmico che cresceva d'intensità, dovuto allo scatto della molla 
legnosa d'uno strumento che chiamano sciirihatfola: era li sve- 
glia. Poco dopo un doppio suono di campane frescamente in- 
tonate. Mi levale spalancai la finestra: entrarono in camera il 
freddo tagliente e l'odor degli alberi. Scesi giìi ai due cortili 
e proseguii per il corridoio che sbocca sulla piazzuola, ma gira 
e rigira tornai allo stesso punto. Rifeci ancora la strada, ma 
con uguale esito. Ritornai al cortile che colle pareti alte e col 
suo lembo di cielo pareva una fossa profonda. 

Da una tincstrella sjiorse il palline d'una faccia e jiarti una 
debole voce : 

— Che cerca ? 

— Vorrei assistere alla processione, padre. 

— Salga su. 

Salgo, passo per il corridoio fiancheggiato dalle celle (i mo- 
naci si vestivano in fretta, senza rumore, senza scambiarsi nna 
parola, atteggiando le labbra a preghiera) ed euti'o in chiosa. 
L'organo piangeva mi pianto del ralestrina. Le gole di cento 
frati empivano la eìiiesa degli eterni misteri. Voci basse e 
orannii stanclic si mescevano con voci chiare di novizi. C^ual- 
cuna cantava sola per un istante, libera: irrompevano poi tutte 
le altro in coro — Le tiirurazioni della Robbia celesti e nivee 



VIAGGI, GITK, ESCURSIONI 103 

al chiarore dei ceri , fremevano e vivevano nella gloria del 
viso e della movenza. Fuori il vento frusciava e sibilava. Pa- 
reva che la vita mi si arrestasse nu istante in qnesti pensieri 
enigmatici: — Ma è vero che morremo in vano ? Quel che cer- 
cammo ansiosamente nell'ingluvie vorticoso della città è forse 
qui ?.... 

Uscii col cnore pieno e il pensiero smarrito. 11 vento dava, 
un brivido come di febbre. Dalle gole di bronzo s' etìbndeva 
Tin canto lene e stanco, ondulante e rombante per il cielo fo- 
sforico di stelle. La processione usciva di chiesa e passava per 
gli androni arcati, mentre l'organo fremeva un salmo di Mar- 
cello. 

Mi ricordo, come d'un sogno lontano, d'aver bevuto un sorso 
d'acqua fredda leggermente ferruginosa al pozzo sulla piaz- 
zuola mentre l'ultimo rombo della campana si perdeva in aria 
e mentre i frati silenziosamente, come quando s'erano alzati, 
tornavano al loro giaciglio per dormire qualche altra ora. 

Ascauio Forti. 



Cristina Belgiojoso Trivulzio. 



Il fortunoso periodo del Risorgimento d' Italia ha già for- 
mato speciale oggetto di studio .severamente critico ; e tra i 
varii lodevoli tentativi, quello del Carlo Tivaroui si ritiene il 
più ampio, il piìi serio e il più riuscito ; di modo che la sua 
Storia critica del Bisorgimento Italiano sarà la jirima e più au- 
torevole fonte a cui attingerà lo storico che un giorno impren- 
derà, con rigore di metodo scientifico , a narrare gli avveni- 
menti d' Italia che corsero fra il 1815 e il 1870. 

Mentre si aspetta questo futuro storico del tempo dei padri 
nostri, ben vengano, ad accrescere il materiale pel nobile edi- 
ficio, quanto sono coscenziose indagini , ricerche pazienti, o 
sooperte fortunate di archivi o di biblioteche , che studiosi 
diligenti rendono di pubblica ragione intorno a personaggi o 
a fatti più notevoli di questo grandioso dramma nazionale. 

La figura della principessa Cristina Belgiojoso rifulge di luce 
vivissima in mezzo alla schiera dei generosi che al santo ideale 
di far libera 1' Italia dagli stranieri sacrificarono afietti , ric- 
chezze , tranquillità domestica e quanto di più caro avevano 
al mondo. 

(Se si pensa poi che l'agitata vita di questa donna singolare 
fu spesso amareggiata dal tenebrore di calunniose invidie , e 
che dopo tanta operosità di bene, presto, un immeritato quanto 
offensivo oblio andava già distendendosi snlla fama di lei e 
financo stil suo nome , parrà veramente opera di grande be- 



Uaffaello Bakbiera — La Principessa Belgiojoso. I suoi amici e 
nemici ; il sito tempo. Da memorie mondane inedite o rare e da ar- 
chivii segreti di Stato. —Milano, F.lli Treves 1902, nn voi. in 10°, 
pax. 43C. 



CUISTIXA r.EI.OlOJCSO TKIVILZK) 105 

uemeri'iiza uazioualc questa del Barbiora, il quale, con scuti- 
luouto caratteristico, ha scritto il presente libro a snebbiare, 
ni limjjido sole della verità , quel fosco turbine di partigia- 
ne ire e a restituire il nome e la fama della Belgiojoso al do- 
vuto posto di gloria. 

Diciamo brevemente il sunto di questa vita, quale togliamo 
dalla grata lettura del Bai-l)iera, e i nostri lettori giudichino 
di quest'opera di civile rivendicazione. 



Nata dall'antica e nobile famiglia dei Trivulzio la Cristina 
fu allevata fra le cure della famiglia di Alessandro Visconti 
d' Aragona , a cui iu seconde nozze s' era unita sua madre 
restata vedova in giovane età. Questo padriguo di lei ebbe a 
soffrir le prime rappresaglie della restaurata violenza austriaca 
dopo il 1815 ; onde la nostra giovanetta educò e abituò 1' a- 
nimo a spettacoli di cospirazioni, prigionie , fughe , contische 
e condanne atroci di liberali. Ben presto, quindi ella si gettò 
nelle tenebrose sette patriottiche; trovò nel bel principe Emilio 
Belgiojoso un fratello di fede, e, appena sedicenne , nel 1824 
Io sposò nella nativa Milano. Credevano intendersi i due co- 
niugi; ma presto si divisero: pacitìca quanto strana divisione, 
che li conservò uniti nel solo amor della patria : non più sposi, 
ma due congiurati per 1' indipendenza d' Italia. 

Votatasi alla causa della libertà, fu Giardiniera fra' Cai-bo- 
nari ; si fé cittadina dèlia libera Svizzera per meglio soccor- 
rere i profughi italiani, e, tra i primi affiliati della « Giovane 
Italia » aiutò la temeraria spedizione di Savoia finauco ven- 
dendo i propri gioielli ; poiché 1' Austria, sfuggitale di mano 
tanto nobile preda , quando la principessa rijiarò in Francia, 
le aveva sequestrato i beni e iniziato regolare processo che 
fu interrotto solo per misterioso quanto diretto intervento 
imperiale. 

A Parigi sostenne col marito (col quale serbava sempre af- 
fettuosa corrisj)ondenza epistolare) la causa italiana , adoiie- 
rando le piìi tini astuzie femminili per attirare 1' attenzione 
dei migliori cittadini di quella metropoli cosmoijolitica. La 
vasta coltura ; le peripezie passate ; le riacquistate ricchezze; 



106 CRISTINA BELGIOJOSO TUIVLLZIO 

lo strano, funereo sno Salo» ; V improvviso apostrofar i depu- 
tati nella stessa Camera del Parlamento ; tutto, che eccitasse 
efletto, essa adoperò pel nobile scopo. Scrisse un Ennai -tur la 
formatioìi da do(itne cathoìiqnc, indi un E^mi unr Vico, poi La 
Science Xouvelìe par Vico, passando inditìerente da teologia a 
tilosofìa e riscotendo elogi dai critici meglio illuminati fu cia- 
scuna materia, mentre nel suo Salon si succedevano i perso- 
naggi più illustri del tempo : Lamennais , Ferrari , Ozanam, 
Gioberti, De Musset, Heine, Bellini, Ciiopin, Thierry, Rossini, 
Tliiers, Dohler Tlialberg, Lelimaun, Delacroix , Victor Hugo, 
Dumas padre , Guglielmo Pepe , Pellegrino Rossi , Mamiani, 
La Fayette, il Buonarroti ed altri minori. 

In mezzo a tanta intellettualità d' immortali la feumiinile 
ambizione cedeva talora il posto al prepotente bisogno delle 
affezioni intime del cuore ; e il cuore della romantica princi- 
pessa l'ebbe il vero amico, serio e devoto, lo storico France- 
sco Miguet. 

Potevano , fra una celebrità guadagnata e mantenuta con 
modi cotanto svariati, non esercitarsi calunnia ed invidia con- 
tro la belle pairiote italienne — foemina sexii, infjcitio vir, com'era 
appellata a Parigi ? Oh ! si esercitarono molto ! e , se la Bel- 
giojoso vantava l'amicizia della Récamier, di Mad. de Boigne, 
della grande scrittrice Giorgio Saud, della contessa Dubonrg, 
o di Mad. Aucelot , non ebbe certo a lodarsi della relazione 
con la contessa Merlin o con la Girardin, gelosissime del fa- 
scino che la « Grande Italiana » irradiava sugli si)iriti ])iù 
eletti della capitale francese. 

In questa città gaudente^ dove il re borghese Luigi Filippo 
lasciava che feste sontuose si avvicendassero con clamorosi 
Beandoli (come quello della fuga della duchessa di Plaisance 
col iM-iucipe Belgioioso , filanti un idillico amore per la bel- 
lezza di otto anni nella Villa Pliuiana sul lago di Como) la 
nostra Cristina continuava operosa e assidua a jn-eparar l'opi- 
nione francese a prò dell' Italia. 

Tornata in jiatria si dedicò al miglioramento delle classi 
diseredate della campagna con ideo d' illuminato socialismo; 
mentre , a dar tregua a rinavscenti dolorosi fenomeni del nui- 
lato suo organismo , si atlìdava alle cure del medico poeta 
dott. Paolo Màspero , che sposso cangiavasi in elemosiniere 



CUISTINA I5ELGIOJOSO TRIVULZIO 107 

lUlla principessa quando questa voleva soccorrere celalamente 
miserie altrui senza palesarsi. 

Nel maggio del 1846 la troviamo a Londra a farsi promet- 
tere aiuti per l'Italia dal principe Liiigi Napoleone, fuggito 
allora dalla fortezza di Hani e memorie della lieta Aita pas- 
sata qui fra noi. 

ila l'ora della riscossa italica maturava, e già su Carlo Al- 
lierto si volgevano occhi e speranze. Scoppia a Milano la ri- 
voluzione del 1848; la Belgiojoso è a Naj)oli; subito arruola, 
arma, imbarca, accompagna un battaglione di 200 volontari, 
e a capo di questa giovane falange entra trionfalmente nella 
sna città a sostenere la guerra dell' indipendenza e a sfidare 
le dittideuze dei deboli amici, o le vili accuse dei maligni av- 
versari. 

E venne la guerra sognat.a ; e vennero le sognate vittorie; 
ma vennero altresì le non sognate scoutitte che fecero capo 
al triste dramma di Milano, nel quale si affievolirono le loiii- 
Ijarde speranze su Carlo Alberto. L' anno di poi si ebbe il 
lugubre epilogo di Novara e 1' intervento francese contro la 
costituita Repubblica Eomana. Questo sogno mazziniano sor- 
rise alla fervida fantasia della jii'ineipessa, che volò a Roma 
a portare il valido contributo del suo nome , delle sue ric- 
chezze, della sua esperienza e della instancabile operosità sua 
nel caritatevole scopo di aiutar tanti giovani che alla libertà 
facevano volontario sacrificio della loro vita. 

Ma ijresto svanì il bel sogno repubblicano ; Roma tornò al 
papa e gli Austriaci tornarono in Lombardia. La Belgioioso 
preferì il libero e lontano esilio nell' Oriente asiatico, dove si 
dedicò all'educazione della sua figliuola e a ristorare, con 
oculata amministrazione , le sue finanze rovinate da nviova 
confisca. Scrisse libri, scrisse articoli per periodici francesi e 
inglesi. 

Tornata dopo quattro anni di esilio in Europa , ora a Pa- 
rigi, ora a Milano , ora a Torino , si accende di nuova sim- 
patia per Casa Savoia e pubblica una storia di questa dina- 
stia per renderla simpatica alla corte di Napoleone III. Presto 
spuntò r alba gloriosa del 1859 , rifulsero le vittorie di Ma- 
genta , di San Martino e di Solforino ; e la Belgiojoso nella 
liberata città natale fonda giornali , scrive di politica e prò- 



108 CRISTINA HKI.GIO.IOSO TRIYULZIO 

<liga bene a quanti più può ; indi , corsa altra nomade vita, 
torna alla sua Milano a chiudervi i begli occhi, dopo ch'essi 
videro avverato 1' ideale d' ima Italia libera con Roma capi- 
tale, ideale di tutta la sua vita. 



Questo è, in breve e pallido succinto, il contenuto del li- 
bro del Barbiera, denso di particolari storici curiosissimi, pia- 
cevole per varietà continua di argomenti e geniale per ele- 
gante finezza di .stile. 

Del resto gli scritti di Eaifaello Barbiera, specialmente quelli 
pubblicati negli ultimi auni, Il Salotto della Contessa Maffei — 
Figure e figurine del secolo che muore — Immortali e dimenticati — 
hanno incontrato così larga e benevola accoglienza che non 
si richiedono molte parole jier richiamar l'attenzione dei no- 
stri lettori sopra quest'altra opera del letterato lombardo. 

Il nobile scopo della civile riabilitazione d' una fama oscu- 
rata o posta in oblio rende ancor più simpatico questo scrit- 
tore. Xè la simpatia, che autore e libro ci destano spontanea, 
e' impediscono dall' osservare che la nota apologetica domi- 
nante in questo scritto detrae alquanto di merito all' agget- 
tiva verità che desideravamo intorno la complessa vita della 
principessa Belgiojoso. Certo, alle tante ragioni di meriti ci- 
vili e patriottici di questa singolare donna, i difetti e le stra- 
nezze del carattere si aggiungono nel compierne 1' originale 
tipo d' eccentricità unica ; ma troppo , ci sembra , su questo 
argomento si sorvola nel libro ; e stranezze e difetti, giusta- 
mente definiti ( pag. 165-266 ) morbose manifestazioni di ma- 
lattia di origini oscure , volevano essere presentati ai lettori 
con più minuti particolari acciocché la verità intera rischia- 
rasse questa storica figura del nostro Riscatto. 

Forte di costante tenacia, sebbene dotata di debole salute, 
la Belgiojoso portò nella santa opera del nazionale Risorgi- 
mento il contributo validissimo d' un versatile ingegno, d' una 
mente usata a studi i più severi, d' una febbrile operosità in- 
stancabile e d' una sconfinata devozioue alla causa presa a so- 
stenere. Esempio così raro di patriottismo non doveva rima- 
nere troppo a lungo o celato o uialauu^nte annebbiato alle gè- 



CRISTIXA BELGIOJOSO TRIVULZIO 109 

nerazioiii avvenire ; e noi doljbiamo essere grati all' elegante 
e generoso scrittore che ce lo ha presentato sotto nua luce 
così radiosa, uè a lui faremo grave addebito se i tratti meno 
favorevoli di così singolare e multiforme carattere ci api)aiouo 
in qualche modo incompleti. 

Il libro possiede una non comune attrattiva di forma ed è 
stato comiiosto sopra jiazienti ricerche di cinque anni in ar- 
chivi, iu bililioteche, in Italia e all'estero; si presenta nella 
tipogratìca signorilità di edizione tutta propria di Casa Tre- 
ves, ed è j)erciò destinato a sicuro ed ampio successo. Poiché 
noi auguriamo al nostro paese ehe molti letterati imitiuo il 
Barbiera nello scrivere con uno scopo altamente civile qual' è 
stato il suo ; e che molte signore italiane gareggino con la 
princijiessa Belgiojoso nell'ardente, operoso e scontìnato amore 
della propria jiatria. 

Pio Spezi. 



1 MISTERI DELLA SCRITTURA 



Come s'ì- visto, l'indole dei prolegomeni, iu questa materia, è 
polemica. Come potrebbe concepirsi altrimenti l' ermeneutica 
d' una scienza, la quale, per essersi oggi aj^pena disvolta dal 
paludamento mendace di una tr.a le più liizzarre filiazioni del 
pensiero umano, richiede che una sottile quanto lunga batta- 
glia dialettica prepari ed accompagni ogni suo passo ? Modesto 
e breve fu il snccesso del l)uon prete Michou, che a tali gio- 
stre non aveva addestrato il forte e sapido ingegno; a migliori 
altezze, forse, assurse 1' attivissimo proteiforme Lavater, na- 
tnra comj)lessa di combattente più ancora che di profondo cul- 
tore d' ogni disci])liua. 

Poicliè il dubbio, il poco audace ma pernicioso nemico, qui 
più che altrove ha evanescenti i coulini e stranamente com- 
misti i vari caratteri, così da rendere necessaria quasi sempre, 
da parte nostra, una esposizione critica dei punti teorici più 
discussi , la quale insieme riduca ed elimini 1' etìicacia sorda 
del pregiudizio. 

E, certo, uno dei colpi piii degni noi avremo dato alla mala 
pianta, nelle radici della quale sporgenti a fior di terra ince- 
.spicauo i profani, conciliando 1' alto valore delle nostre pre- 
messe scientifiche con la esistenza di un fenomeno uotevolis- 
simo : il poUmorfiumo intercorrente o sistematico dello scri- 
vente. 



Lnngi dallo scomporsi innanzi alla moltexilicità di tipi gra- 
fici da assegnarsi molto spesso alla medesima persona, il gra- 
fologo esamina tranquillamente il fatto, e ne raccoglie tutte 
le note fondamentali, in guisa da poter dargli un jiosto nella 



I MISTERI DELLA SCRITTURA 111 

classifica che è l'cspoueute visibile rlelle sue imlagiiii. Tutto 
ciò gli riesce agevole anche questa volta; ouile è lecito desu- 
mere che 1' obbiezione si riveli jiresto iufondata. 

Ben pochi, invero, hanno costante il tipo della loro calli- 
gralia. Anche nel lircve contine di fioche ore può la stessa 
mano , e talora a bello studio , ott'rirci linee diversissime , e 
sotto il riguardo estetico, e sotto quello, più rigoroso ed impor- 
tante, metrico. I mutamenti dei quali dissi, nella prima di que- 
ste conversazioni, dal punto di vista della vita emozionale del 
soggetto , prodotti cioè a periodi irregolari di tempo senza il 
concorso della volontà, sono tutt' altro che impossibili in uno 
stesso momento psicologico , e sotto pressione cosciente del 
volere; solo — ed è qui il punto — non saranno klcntici. 

Per essere i5Ìù esatto, distribuirò gli scriventi in tre ordini. 

Si appartengono al primo le file indefinite che i primi pra- 
tici dissero dei parum scrihciìtes , di coloro cui le condizioni 
sociali o le vicende psicologiche rendono anormale 1' ufficio 
dello scrivere. Essi vergano lettere grandi, in successione di 
solito discendente, ad aste distanziate e crescenti in grossezza 
e lunghezza , con molte curve in basso e pochissime in alto. 
La loro grafia esce ora dal nostro esame, poiché, a parte una 
minore aritmia d'insieme, essa resta infantile, unica, e non 
muta se non pel sopravvenire di mali fisio-i>sicliici, primi fra 
tutti la jjaralisi progressiva e la vera demenza. 

Pili su , nel secondo ordine , è la generalità degli nomini 
colti, pei quali 1' arte di metter nero sul bianco è abitudine 
pili o meno continua, piìi o meno geniale, e che la sullodata 
scuola chiamava, puramente e semplicemente, scriptores. Ognuno 
Ila qui molto spesso, tre metodi di scrittura : V originario, il 
normale, il prediletto. Questa distinzione segue un criterio esclu- 
sivamente estetico ; nella sostanza , il primo metodo , trama 
indelebile degli altri due, non dovrebbe separarsene. In linea 
generale , il terzo s' ispira al proposito d' una eleganza rela- 
tiva ; il secondo obbedisce alle necessità imposte dalla velo- 
cità del pensiero o dalla rapidità degli eventi, e presenta rac- 
corciate le aste , presso che aboliti i filetti a curve piene , e 
intensificata V ultima linea d' ogni parola ; il primo, 1' origi- 
nario , ricorre piti raramente degli altri , ed otì^re esagerati, 
ricchissimi gì' indici rivelatori. 



112 I MISTERI DELLA SCRITTURA 

Dal complesso si ri(liscen<le al semplice nell' ultima cate- 
goria, cui vanuo ascritti gl'infelici che l'orribile pratica tlella 
vita fa eternamente curvi sui pallidi f[naderni della burocrazia. 
Arte una Jìrm iter xcrijìUtantcs, declamavano i ruvidi iguorauti an- 
tesignani che dovevano ajirir la strada a Desbarolle; e, nella 
loro formula , firmUer niente altro signitìca che sempre a un 
modo, contantemenle. Ed invero non occorrono troppe parole a 
richiamar 1' innnagine odiosa d' una scrittura monotona, spa- 
ziosa, curva, dove l'angolo è unica manifestazione di vita, e 
snlla quale 1' intelletto del grafologo deve esercitarsi in più 
sottili raffronti, iioichè quelle linee paiono una tioritura spon- 
tanea della carta giallastra o ingiallita, non rivelando a tutta 
jjrima, dietro di sé, un' anima. 



Determinato e ritratto così il campo, è evidente come al 
solo secondo ordine di soggetti convenga appuntare lo sguar- 
do, poiché ivi solo h» le sue radici il polimortì.smo. 

È quello che ho fatto raccogliando ed esaminando faticosa- 
mente ottocento trittici , cioè le scritture di stile originario, 
normale e prediletto di ottocento individui. Il lungo lavoro 
giungo a questa classitica : 

711 casi pienamente concludenti 
84 indirettamente concludenti 
5 non concludenti. 

Gli ottantaquattro casi rivelavano infatti l'azione di cause 
moi'bose ereditarie o sopravvenute , non alteranti perciò la 
portata delle conclusioni generali; gli ultimi cinque, che pe- 
raltro non ho ancor messi a dormire, hanno un peso statistico- 
quasi nullo. 

In tutti gli altri un rapporto costante la del trittico una 
manifestazione individua del carattere , a prescindere anche 
dal significato frazionario degli elementi. Così, ad una scrit- 
tura originaria grassoccia , irregolare , filettata , bassa , dai 
grossi punti sugli ì , e dalle a preadamiticamente aperto in 
alto, corrispondo una normale piegata, piuttosto sottile, sem- 
pre legata, aciitangola, agilmente sottolineata nelle firme, ed 
una prediletta dritta, un po' rude nell' apparenza, ma amo- 



I MISTERI DELLA SCRITTURA 113 

rosa nelle occhiettature, serrata, rigidauieiite logica. Così au- 
rora , senza scendere qui alla esiilicazioue completa del tipo 
gratico-morale, ad una calligralia normale minuscola, spaziata, 
in cui tutte le aste e le stesse curve siano messe giìi a pez- 
zetti, come in una serie di scatti nervosi, non potrà non cor- 
rispondere una prediletta che abbia tutte le lettere addossate 
le une alle altre e senza legamenti, con deformazione analoga 
costante delle lettere occhiellate, ed esagerazione di quelle ad 
asta allungata. 

E l'analisi minuta d'ogni ])ur minimo volteggio della linea 
dimostra poi conservato, nel tutto e nelle parti , la signilica- 
zione recondita della linea stessa. 



È strano tutto questo? Non è strano : ciò che la piccola ne- 
cessità o il capriccio o la volontà assidua producono in una 
calligraiia evoluta , è innocente sovrastruttura , che non di- 
strugge e non lede 1' ordito primitivo ed ineliminabile, costi- 
tuente il fondo sicuro, il vero yrafico d'ogni soggetto. Le ac- 
cidentalità del volere spontaneo non produrranno mai quelle 
moditìcazioni profonde, quegli ardui rivolgimenti che la stessa 
ipnosi non produce perfettamente. 

Un foglio vergato, e comunque vergato, da un avaro, sarà 
sempre , con le lettere ammonticchiate , i margini minuscoli, 
le linali atrofiche e le parole costantemente e rudemente iso- 
late , il prodotto più vivo della meschina sua psicologia. La 
sensibilità non espressa dalla inclinazione lo sarà dalla forma 
affettuosa delle lettere chiuse ; la genialità creatrice non ri- 
velata da una scrittura quasi diritta , distanziata negli ele- 
menti ed armonica nell' insieme , riapparirà identica in una 
linea sottile, onde siano foggiate graudi maiuscole quasi cori- 
cate, o minuscole sobrie e gentili, e che sulla fine, nell'ulti- 
ma paraffa , abbia , retto o curvo, quel tratto rapidissimo e 
forte che è seguo mirabile dell'unghia del leone. 

Il grafologo 



LE RIVISTE 



Gli uomini i'emmixisti (Federico Loliée — Reoie blenc, 25 
ottobre). 

Un tempo eraii detti femministi certi tempor.inieuti ultra-sen- 
sitivi , cui ogni apparizione femminile montasse la testa : ora 
la parola ha acquistata in estensione oltre che per importan- 
za, e dinota tutti gii apostoli dell" Eva novella reclamante a 
gran voce la liberazione da immagin.irie schia^■itìl , tutti co- 
loro che fan finta di credere alla soggezione di quella parte 
dell'umanità, che rai-amente s' è fatta dominare dalla legge e 
dalla forza. Vi sono quindi due categorie di femministi : gli 
adoratori del gentil sesso, i quali vorrebbero per esso una e- 
sistenza privilegiata ed una letteratura tutta inneggiante 
alle sue grazie, e i seguaci di un socialismo novello, che, at- 
teggiandosi a lil)eratori della metà piii bella del genere uma- 
no, ne preconizza e favorisce le vittorie, e domanda per essa 
il libero ingresso a tutte le carriere, a tutte le dignità. 

Di questi ultimi si contano poi diverse specie. 

In primo luogo i femministi sociologi, sempre ottimisti nella 
esposizione di riforme sociali, che presentano il quadro della 
riveudicazioue femminista solo nel suo lato brillante, con ge- 
neralizzazioni disinvolte di numerosi esempi splendidi , ma 
singoli , ed ammettono a priori che la donna media sia già 
all'altezza dei privilegi che essi intendono accordarle. 

Poi vengono i teorici passionali, autori immaginosi, roman- 
zieri, clic annettono una tragica importanza a tutti i fenomeni 
dell' amore, e che si basano sulle suo conseguenze dirette ed 
indirette per giungere alle piii ardite conclusioni; jier essila 
donna nuova è superiore e cosciente della sua forza, ispira- 
trice dell'uomo e sostegno della società. 

Con questi ultimi si accordano i poeti e i mistici dell'idea 
femminista, pei quali la donna dovreblie poter passare 1' esi- 
stenza sua in un ambiente serenò, caldo, jtropizio all' amore 
ed alla felicità, adorata come un idolo, origine di salute e di 
rigenerazione sociale. Spesso per autosuggestioiu', essi si ineb- 
briano del l(»ro idolo tino alla nioiu>mania , lino a fare della 
loro creatura la donna del domani. È vero che altri poeti, 
senza perciò essere misogeni arrabbiati , lian segnalato i ca- 



LE RIVISTE 115 

pricci . le inconsegueuze, le impulsività e le esagerazioni che 
sovente caratterizzano 1' agire delle donne : i nostri mistici 
chiudono occhi ed orecchi e predicano : Cediamo al dolce ti- 
ranno scettro e dritti, e vedremo mirabilia. 

È ben raro che sia discusso cou moderazione 1' argomento 
delle doti e dei difetti della donna: quei pochi che sono riu- 
niti a mantenersi in un campo perfettamente obbiettivo, co- 
nosciuta la donna ed apprezzatine al loro giusto valore virtti 
e difetti, hanno richiesto come necessarie misure generali la 
emancipazione della donna , la protezione dell' infanzia e la 
pi-otezioue di entrambe le debolezze. 

Taluno nell' apoteosi della donna ha dimenticato ogni mi- 
sura della propria dignità, tino a farsi disprezzare dal grande 
idolo. Vero è, anche, che spesso certi entusiasmi sconfinati sono 
sospetti , specie quando si veritichino in autori cui stiano a 
cuore gli applausi di una metà del genere umano, almeno per 
ragioni di equilibrio. 

In generale si è molto esagerato nella enumerazione dei torti 
dell'uomo e dei mali della donna. Dov'è questa donna schiava 
ed angariata if Non la si scorge traverso alle lenti della storia, 
uè ce la mostrano i tempi nostri ; che anzi la donna ha, così 
com'è, moire pili probabilità di esser felice, che non ne abbia 
V uomo. E se pur vi sono sedotte abbandonate, spose sevi- 
ziate, operaie sfruttate, ciò non dice che la brutalità dell'uo- 
mo sia universale, ma solo che sarebbero propizie alcune leggi 
protettrici. 

Statistiche accurate mostrano che le donne completamente 
infelici sono pochissime. Nel campo letterario, ad esempio, 
Siam testimoni della coudizione veramente privilegiata della 
donna; questo induce molti uomini a fare le loro prime armi 
con un pseudonimo femminile. E non avA'iene altrettanto negli 
altri campi dell'attività intellettualeV 

Un freno occorre, invece. Se la vocazione artistica, o anche 
semplicemente professionale, non soffre distinzioni di sesso, 
non incoraggiamo almeno quei desideri che non sono vocazioni 
vere. E alle donne che con costanza o buon volere sono de- 
cise a correr l'alea della lotta per la vita facciano una buona 
volta capir chiara e senza fronzoli la verità, che cioè non sarà 
loro concesso pretendere d' esser considerate altrimenti che 
come concorrenti , coi soli vantaggi e svantaggi che possono 
venir loro dalla projiria effettiva superiorità od inferiorità. 
Altbiamo un istante di sincerità: o non preudiamo sul serio la 
donna, ed allora ogni carezza è menzogna; o la prendiamo sul 
serio, come concorrente , ed ogni complimento è del pari ba- 
nale ed inutile. Comprenda la donna che , se i tempi la vo- 
glion partecipe del movimento economico e politico, le tocca 
di rinunziare a tutti i privilegi anteriori. 

Cosi il femminismo avrà fatto opera salutare e duratura di 
distruzione della ipocrisia tra i sessi e di secolari pregiudizi, 



116 hK RIVISTE 

procnraiulo la vera eguaglianza tra 1' uomo e la donna. Che 
fatalità econoniiehe abbiano mortilìcato ai tempi nostri il ca- 
rattere femminile, è un caso di forza maggiore al qiuile con- 
vien rassegnarsi; ma incoraggiare a cuor leggero ambizioni ed 
aspirazioni smodate e sregolate, che hanno per base il privi- 
legio della donna nella lotta per la vita, signilica preparare 
a breve scadenza uno scoppio selvaggio di reazione antifem- 
minista contro l'Eva moderna, che, dopo aver i)reso tutto, 
domanda ancora il resto. 

Coi.o>;iE DI 0PKR,\iE TRA GLI AXGLO-SAssoxi — (Louis Ri- 
vière — Correspoìxlent, 25 ottobre). 

Verso il 187.5, il pastore Heinersdortf, spinto (|uasi a forza 
nel reparto doìinc dell' ospedale di Dortmund, osservò come la 
A-oce della religione avesse ivi jioca etticacia. Pure , qualche 
mese piìi tardi, una delle pochissime infelici che s' eran com- 
mosse alle sue parole venne a lui : voleva abbandonar per sem- 
pre il mal cammino, e scongiurava che la si aiutasse nel dif- 
ficile compito. La Maddalena pentita, divenuta una eccellente 
modista, diede di se ogni possibile buona prova; quando veaine 
per lei 1' ultima ora , chiamò al suo letto il salvatore , e si 
fece da lui promettere che molte altre infelici sarebbero state 
salvate allo stesso modo. 

Sorse così, nel 1882, il primo ospizio del genere, ad Elber- 
feld , inteso a trasformare in buone operaie le donne che la 
miseria o il vizio o necessità d' altre nature aflUiggouo e de- 
turpano. Alle sventurate si apre la porta sempre, in ogni caso, 
senza richieste sull'età, sui precedenti, sull'origine. T'n grande 
edificio, in Strassburgestrasse, comprende un gran sotterraneo, 
un rez-de-chanitisée , due piani e i granai ; vi son camere per 
cinquanta pensionarle, isolate, o aggruppate in numero di tre, 
mai di due soltanto. Al pianterreno sono le sale di riunione, 
di lavoi-o e di refettorio. Sulla porta maggiore è scritto : Io 
non respingerò chi verrà a me. 

Le ricoverate si danno principalmente ai lavori di lavan- 
deria e rattoppo; in misura molto minore . tutti gli altri la- 
vori sono coltivati , unico divieto essendo (|uello di restare 
oziose. Una simile disciplina non è cosa facilissima ad attuarsi 
tra elementi non troppo maneggevoli, anche quando intero sia 
in essi il buon volere; occorre una saggia direzione composta 
di donne severe ed artettuose insieme ; bastano peraltro una 
diaconessa e quattro aiutanti. Alle piìi giovani ricoverate viene 
imjtartito un insegnamento di carattere quasi esclusivamente 
religioso, che talora opera miracoli. 

Per quel che riguarda i protitti dell' industria , ogni rico- 
verata ha un libretto della cassa di risjiarmio municipale, su 
cui le si segnano rigorosamente i suoi guadagni; d'ordinario. 



LE RIVISTE 117 

entro i due anni elu' di solito si liassano nella colonia , può 
raccogliersi un liei grnzzoletto. 

Ma la miglior norma dell' istituto, quella che ne costituisce 
la vera chiave di sicurezza, è la libertà assoluta di uscirne in 
«qualunque istante, di notte come di giorno. Mai vi si è trat- 
tenuti per forza : così i cattivi elementi si eliminano da se. 
Le meglio intenzionate, invece, diventan savie e buone ope- 
raie, e non sono maudate via se non quando sia possibile tro- 
var loro un impiego — cosa relativamente facile, dato il gran 
numero di domande che a tal line piovono all'ospizio. Xè iu 
seguito un taglio netto fa loro dimenticare la casa del bene: 
esse restano sempre in comunicazione con 1' affettuoso diret- 
tore , e son sempre libere di andare a rivivere per qualche 
giorno r antica vita. 

L' esempio mirabile dato da Heiuersdorff, di iioco anteriore 
a quello otterto in Hildesheim dal pastore Isermeyer, è diven- 
tato da qualche anno , e meritamente , oggetto dì intenso e 
proficuo studio in ogni parte del mondo. Ed oggi l)en tredici 
consimili asili vi si ammirano, essendosene inaugurati altri, iu 
date diverse, a Lippspringe, a Gross-Salze, a Borsdorf, a To- 
biasmiihle. a Sleglitz, a Koestritz, ad Hambonrg, a Wiesba- 
den, a Xeumiinster, ad Eckenheim, e a Xuremberg. 

La i:EsisTf;NZA dell' acciaio e l' uso delle macchine 
(Lewis — Jounml of the Societii of Chemical Industrii). 

Xulla si pensò mancasse all' acciaio come metallo principe, 
qnando occorse di usarne largamente nella costruzione delle 
macchine. Ed invero la resistenza ed elasticità sua ]»reseuta- 
vano attendibili garanzie di incondizionato successo. I difetti 
se ne rivelarono in seguito , nelle vicende della lunghissima 
pratica : notevoli innanzi tutto una incompleta forza di ten- 
sione e. anche, di resistenza , ed un manco di sufficiente du- 
rezza, derivanti dalla stessa microstruttura del metallo. Così, 
infatti i grossi cristalli dell' acciaio si corrodono molto facil- 
mente nelle macchine a vapore , producendo qualche volta 
danni considerevoli. 

È perciò che la scienza consiglia oggi di sostituire all'acciaio 
semplice iina lega di acciaio e di manganese, nella quale que- 
st'ultimo costituisca meno dei trenta centesimi dell' insieme. 
A seconda del vario uso da farsene, varierà il criterio di pro- 
porzione, poiché il peso specifico della lega diminuisce ogni 
volta che ad un meno di acciaio si aggiunga un piìi di man- 
ganese. Per contrario, s' innalza il punto di funzione man mano 
che si giunga da un quindici ad un quaranta per cento di 
manganese, ed aumentano la resistenza e la tensione tino ad 
nn ventisei per cento dallo stesso metallo. 

La microstruttura dell'acciaio, per piccole addizioni di man- 
ganese, non si altera ; diviene poi più minuta e serrata quando 



118 T.E RIVISTE 

la proporzione <li rinesto componente si fa ]tiù alta. Non ])er- 
tanto si ottiene <i,ià un notevolissimo aumento di resistenza iu 
lina lejja che abljia «li ])nro acciaio novantanove parti su cento. 
L'innovazione, che, apportando mille vantaggi, non mostra 
inconvenienti di nessuna sorta, promette da ora di conquistare 
in brevissimo tempo il mercato industriale. 

Gli eijrori della teoria classica della fonazione (Pie- 
tro Bonnier — Revue ncieniifique — 25 ottobre). 

Già altra volta è stato detto ai lariugologhi che essi avreb- 
bero torto a rimproverare ai maestri di canto la loro igno- 
ranza in ciò che riguarde il meccanismo della fonazione, giac- 
che tale mecccanismo è semj)re erroneamente esposto in tutti 
i trattati che la scienza nfticiale abbandona ogni anno agli 
studenti dì medicina e di fisiologia. Di alcuno fra i tanti er- 
rori )>otr;i riuscire interessante parlare in forma piana ed in- 
telligil)ile ai profani. 

In tutte le scienze sperimentali si presentano talora — per 
facilità di studio o per evidenza di risultati — 1' opportunità 
di moditicare alquanto, negli esperimenti , le circostanze che 
accompagnano qualche fenomeno allorché esso naturalmente si 
produce : allora però debbono considerarsi come approssima- 
tivi i risultati, correggendo 1' errore introdotto — avvertenza 
che invece non si ha nelle consuete esposizioni della materia, 
così che ben possono dirsi illegittime le conseguenze che in 
esse si ricavano. 

Ecco, tra gli altri, tre errori : 

1.") Mentre tutte le parti della laringe naturalmente fun- 
zionante sono mobili tra loro e rispetto alle altre parti del- 
l'organismo, nei classici esperimenti si è soppressa ogni rela- 
zione tra queste e la laringe. 

2.°) Mentre organi faringei ed extra-faringei sono animati 
da movimenti coordinati per mezzo di muscoli numerosi , dì 
questi si sogliono trascurare i diciannove ventesimi. 

3.") Qusi a compenso di tante omissioni, si ha l'abitudine 
di trap.issare V aritcnokìc con una s])illa, che viene così a co- 
stituire un perno non esistente in natura. 

Ora, le corde vocali sono i)oggiate i)osteriormeute sulle car- 
tilaggini aritcìtoidi in relazione con la trachea, ed anteriormente 
sulla tiroide (pomo di Adamo), mobile anch'essa, in guisa da 
oscillare per quasi ogni movimento della ]tarte sujìeriore del 
•orilo, e specialmente della mascella, della lingua, della base 
del cranio, delle vertebre, dell'omoiilata e dello sterno ; con 
«]ual diritto si può argomentare del meccanismo della voce da 
un organo che vien sottratto a tutte queste inHuenze, special- 
menti' ])oi (jiiando da essa dipendono e la nota e il timbro e 
l'intensità e la forza e la durata del suono/ 

E non l>asta. Nella laringe sono cinque muscoletti molto im- 



LE RIVISTE 



119 



portanti, a malgrado della loro piccolezza : essi j)erò da soli 
non possono attribnirsi nemmeno il più insignilicante tra i mo- 
vimenti cui s'è visto esser sottoposio 1' organo glottico nelle 
sne fnnzionl : ebbene , per quella che si direbbe la toeletta 
della laringe, nell'esperimento ci si sbarazza alla brava di tutti 
i muscoli che non siano quei cinque, e i classici manuali o non 
ne fauno ])arola, o usano per essi 1' appellativo molto spiccio 
di parti molli. Ci si condanna così da bel principio all'assur- 
do, e si è nella necessità di assegnare fantasticamente almeno 
una funzione per ciascuno ai cinque muscoli superstiti ; e qvian- 
do ad uno di essi si è dato il nome di unico tensore, si è 
costretti ad aggiungere clie Vnnico non saprebbe far niente da 
solo. 

Snaturata così la laringe vera, l'aritenoide doveva conside- 
rarsi come una leva di ]>rimo genere, e poiché mancava ogni 
accenno ad un qualsiasi perno, generosamente glie ne fu ac- 
cordato uno. Fissata con uno spillo alla cartilagine cricoide, 
non le restava che girare, e naturalmente girò. Soltanto... non 
era e non è quella la vera laringe. 

E la teoria classica della fonazione non riposa che su quella 
sibilla: togliamola via, e rimarrà solo il tempo perduto, come 
in altre branche della clinica rimarrebbe sempre e solo il 
tempo perduto ove si eliminasse l'artilicio pernicioso di certi 
esperimenti. 

Ramnes 




LA PAGINA RELIGIOSA 



I/eggendo e meditando 

La commemorazione dei morti è trascorsa, fra le pie visite ai cimi- 
teri, fra i ceri che hanno illuminato le chiese e le cappelle, fra i fiori 
portati, sì memore omaggio, a coloro che la volontà del Signore volle 
dipartiti dalla vita; e, certo, sono giornate di emozione, sono gior- 
nate commoventi , anche quando non tutti i visitatori sieno turbati, 
anche quando non tutte le preci sieno frementi di dolore o di malin- 
conia. In quella folla che si prostra innanzi alle tombe, che s'inginoc- 
chia nei templi, che alza con desiderio gli occhi al Cielo, quasi a in- 
vocarvi, a vedervi apparire il volto caro della cara persona perduta, 
vi è un sentimento generale, vasto, che ci scuote, ci fa discendere, col 
pensiero, con l'animo nelle profondità del passato, nelle oscurità del- 
l'avvenire: è il sentimento della pietà ai morti, è il rimpianto grande 
della loro perdita, è il dubbio della loro sorte! Ebbene, come sarebbe 
più umano, più eristiano, più degno di anime amorose che questo sen- 
timento cosi ammirevole, che questo vincolo saldo fra noi e quelli che 
amammo, che questo legame di carità , di amore , di timor religioso, 
non si esaurisse tutto, quasi tutto, nel giorno dei morti ! Come sarebbe 
più pio, più mistico e più tenero rammentarsi dei morti che forse gioi- 
scono ma che forse soffrono , di là , rammentarsi non intensamente e 
violentemente, per sole ventiquattr' ore, ma rammentarsene ogni gior- 
no, un poco, ogni giorno ! Si, è vero, esistono anime belle per cui il 
ricordo dei morti non tramonta mai, per cui le preghiere a loro dedi- 
cate, fanno parte di quelle quotidiane e sono pronunciate con tutto 
l'affetto, per cui questo ricongiungersi, ogni giorno, col pensiero, ai 
cari estinti, è una consolazione grande : ma quante sono queste anime 
belle ? Ah no, no, bisogna dare a quelli che furono toccati dalla mano 
del Signore, non un solo giorno di fiori, di cerei, di messe, di orazio- 
ni, non un solo giorno di atfettuosi sulFragi, non un omaggio spirituale, 
ma un omaggio sentimentale più costante, più fedele, diuturno ! È cosi 
confortante, anche per un minuto della giornata, raccogliersi , pensare 
ad essi, ricordarsi amorosamente di essi e dire le parole che il rito 
c'insegna, ma clic il cuore ci dotta ! 

Una teresiana. 



PER LA FAMIGLIA 



Lavori donneschi — Pantoffole. Si fanno delle molto graziose pan- 
toffole in tapezzeria, impiegando i punti originali e speciali, innovati 
per i (jilets da uomo. Ecco , sovra una grossa tela un punto di croce, 
di nuovo incrociato, a varii fili di seta ritorta color mative, alla quale 
si darà per fondo un grosso filo di argento. Queste pantofPule, montate 
con eleganza , saranno molto apprezzate per il loro calore , il tessuto 
avendo, insieme, dello spessore e della mollezza. Si potranno variare 
le tinte e assortirle al mobilio o alla toilette. 



A TAVOLA — Tovaglioli. Cambiare la biancheria a ogni pasto è, cer- 
tamente, il sistema più gradevole. Ma esso comporta un lusso superiore 
e un organismo di biancheria tutto eccezionale. Anche nelle case piii 
eleganti , vi è il costume di piegare il tovagliuolo. In campagna , ove 
si ricevono numerosi amici , vi saranno dei portasalviette in avorio , a 
cui si faranno aggiungere due passanti di argento, nei quali s'intro- 
durranno le estremità di una etichetta, sulla quale il cameriere mag- 
giore scriverà leggibilmente il nome del visitatore. Questi passanti 
sono piatti e semplici: sono i più convenienti e i più pratici. Il cambio 
dell'etichetta si fa con una estrema facilità. 



A CASA. — Pulitura dei gioielli. Ecco un mezzo molto semplice di 
rendere ai gioielli tutto il loro scintillio. Si tratta semplicemente di 
passarli nella segatura di bosso. E facile procurarsi questo prodotto 
cosi banale. Si avrà cura di passarlo allo staccio, per averlo molto fine. 
Basterà strofinare i gioielli da pulire, in questa segatura. Essi ripren- 
deranno istantaneamente il loro lustro. Diamanti e altre gemme saranno 
nitidi e brillanti come se uscissero dal gioielliere. L'oro, il platino e 
l'argento riprenderanno il loro lucido. Basta strofinarli leggermente, 
con un giianto, per distaccare la polvere, senza nulla guastare. Io in- 
vito tutte le donne che amano i loro gioielli, a munirsi di un sacchetto 
di segatura di bosso, che si lascerà nel fondo dello scrigno dei gioielli. 
Esso può servire per moltissimo tempo. 

Ketty 



A base di vera China-Calìsaìa . 

{Fri rat ira del Chim. Farm. GiOV. Guaccij. 
E il migliore rimedio per fortificare, ammor- 
bidire e abbellire i capelli, e per impedirne la caduta. 

II. 2,00 il flac. profumato o senza — Per posta L. 2,80 con 
rimessa anticipata. Presso Giov. GuacC'I. Via Roma 154 Napoli; e 
presso tutti i profumieri, parrucchieri e buone farmacie del Regno. 




La moda della SETTIlVtANA. 







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Ilella Vita e nella Seienza 



Una laparatomia. 

Nella gran sala d'operazioni il silenzio è imponente : non 
si avverte che il rumore sbuffante dello spray che lancia nel- 
l'aria un fine polverio di liquido fenicato di cui è saturo tutto 
l'ambiente. 

Due larghi tìnestroni gettano un torrente di luce nell'interno- 
della stanza, le cui alte pareti bianchissime, a smalto levigata 
e lucente, s'incurvano in una volta semplice ed elegante. In- 
torno intorno alle pareti, all'altezza d'un metro dal pavimento, 
sporgono delle larghe lastre di cristallo dove molteplici va- 
schette di porcellana, piene di soluzioni disinfettanti o aset- 
tiche, accolgono gli apparecchi chirurgici dai riflessi nitidis- 
simi e brillanti di nichelio. 

Intorno al letto, dove giace supina una giovine donna, sono 
cinque assistenti chiusi nelle loro bianche vesti, intenti ognuno 
alla propria incombenza. 

Il Maestro in mezzo a loro dà gli ultimi ordini. Egli si di- 
spone ad operare quella donna dichiarata già inopei-abile nelle 
altre cliniche e negli ospedali della città. Si tratta d'un enor- 
me tumore dello stomaco con vaste aderenze e con larghissime 
diffusioni negli organi vicini. Aprire quell'addome, per estir- 
pare quel tumore, significa esporsi ai piìi gravi rischi , alle 
cosnseguenze pivi disastrose : ma egli vuol dare ancora una 
volta la prova della sua tecnica magistrale e del suo valore 
di chirurgo superiore ; i suoi trionfi professionali e l'aureola 



124 NELLA VITA E NELLA SCIENZA 

di cui (' oircoiulato il suo nome glorioso nella scienza , gli 
hanno conferito nn prestigio così alto , che per la pnnta del 
suo bisturi le difficoltà operatorie non si comprendono. 

Pure in cjuel momento solenne in cui si decide della vita o 
della morte d" un essere umano , negli occhi del grande chi- 
rurgo appare, per quanto impercettibile , una strana ed inso- 
lita agitazione. Il suo sguardo s' incontra con quello del pili 
giovine e del piti intelligente dei suoi coadiutori che lo scruta 
negli occhi, profondamente, con quella sua maniera caratteri- 
stica, tanto particolare. 

Ad un cenno del Maestro, l'assistente cloroformizzatore ab- 
bassa il mascherino da cloroformio sul naso e sulla bocca della 
donna. L' acuto e penetrante odore del narcotico istillato a 
gocce , determina degli accessi di solì'ocazione nell' operanda 
che istintivamente corre a strappare con la mano l'astissiante 
istrumento. Poi si dibatte per pochi altri minuti, nel periodo 
dell'eccitamento , finché pronunziando ancora qualche parola 
smozzicata e sconnessa, cade nell'immobilità più assoluta. Un 
assistente alza un braccio della giovine che ricade pesante- 
mente sul letto, senza alcuna motilità, come quello d' un ca- 
davere. 

Il cloroformio ha agito benissimo, la narcosi è perfetta ; l'o- 
perazione comincia. 

Attraverso una larghissima breccia addominale, dopo un'ora, 
il tumore è aggredito, scandagliato, estirpato in tutta la sua 
pili vasta superficie, nelle sue più recesse intimità con gli altri 
organi, nelle sue aderenze piìi intrigate e pericolose colle grandi 
arterie, coi grossi tronchi venosi; e ciò mediante riuelle fini, 
difficili e pazienti manipolazioni, attraverso uno di tiuci si)lcn- 
didi capolavori di tecnica, dove la sagace intuizione, gli ac- 
corgimenti, la visione lucida anatomica in mezzo ad un cam- 
po operatorio dove il tumore ha distrutto tutti i rapporti, vi 
dà l'idea della perizia magistrale, insuperabile, nu>ravigliosal 

Il Maestro ha un sorriso di trionfo sulle labbra, uno di <|moì 
sorrisi dove la vanità, l'orgoglio o aiu-he l'applanso verso se 
stessi, traspariscono facilmente, e lui è troppi» felice in quel 
momento per non lasciarlo capire. E trionfa <lavvero. Poi nel 
togliere 1'ultim.a pinza da un'arteria che dava sangue, si erige 
in tntta 1' altezza della sua persona . dominando gli astanti: 



NELLA VITA E NELLA SCIENZA 125 

« Siijiiori, questa è l'operazione più grande di alta chirurgia 
rhe si sia eseguita tanto felicemente sugli organi addominali: 
ed aATÒ dimostrato alla scienza io , per la prima volta, che 
si può vivere senza lo stomaco, senza due metri d'intestino e 
senza una grande porzione della milza ». 

Il piìi giovane e il piti intelligente dei suoi assistenti, guar- 
dandolo nella sua maniera tanto caratteristica, ha un sorriso 
iudetìnibile ! 

« Adesso , dice ancora il grande chirurgo , toletta addomi- 
nale e sutura ». 

Ma usciti da quella larga breccia , gi' intestini pare come 
se avessero perduto il loro diritto di domicilio : non è jiossi- 
bile piìi in alcun modo poterli contenere nelP addome ; sgu- 
sciano e scappano in mille guise di sotto alle dita in una ma- 
niera disperante ; dieci mani si mescolano e si urtano su quel- 
r addome , ma non si trova modo di poterli ridurre al loro 
posto e dominarli; l'incidente volgare, stupidissimo, per quanto 
dei chiriirgi esercitati non arrivino a trionfarne, è lo sventra- 
mento, il temuto sventramento. Le manovre intanto si molti- 
jilicano e attraverso tutte quelle manipolazioni e traumatismi 
bruschi e violenti, 1' ammalata si raffredda. 

Ad un tratto 1' assistente che sta al cloroformio, togliendo 
immediatamente la maschera, grida : « la donna non respi- 
ra pili ». 

E un momento terribile che paralizza di botto tutto quelle 
mani, che fa impallidire tutti quei volti , che gettfi lo scom- 
piglio e r agitazione pili profonda in quel piccolo ambiente. 
E lo schok , il tanto temuto schok chirurgico , la sospensione 
della vita, che succede appunto in questi gravi atti operatori! 
per la commozione violenta che subiscono i visceri addominali 
in mezzo a tante brusche manovre e per l'esposizione prolun- 
gata all' aria aperta. 

Il grande chirurgo che non ha potuto dominare il primo 
evento , si trova adesso di fronte a qualche cosa di piìi spa- 
ventevole. 

Gli ordini ai suoi assistenti , precisi e categorici, e la sua 
voce ancora tonante vorrebbero mostrare una certa intrepi- 
dezza sorretta dal prestigie di tutta la sua antorità, ma real- 
mente, adesso, in quel volto e' è un fremito e nei suoi occhi 



126 NELLA VITA E NELLA SCIENZA 

passa come uua nube. « Covrite cou garza calda 1' atldouu'. 
corrente elettrica al collo e al diaframma , etere solforico 
jier iniezioue ». 

Dopo 15 minuti la donna non respira ancora ; il suo polso 
è lentissimo, filiforme, evanescente, i suoi occhi sono vitrei ed 
appannati : è la A'ita che fugge ! 

Bisogna essersi trovati in uno di (xuesti terribili momenti, 
nei quali il chirurgo vive dieci anni in un minuto , bisogna 
aver provato una di queste violente emozioni per farsi una 
idea di che cosa succede fra i protagonisti di quel piccolo 
mondo che combattono con la morte la più terribile dellt- 
lotte. 

Le flagellazioni inferte sul viso e sul torace con le mani o 
col tovagliuolo bagnato, le briische manovre d' apertura della 
bocca con la trazione della lingua, i diversi metodi di respi- 
razione artificiale, 1' ipodermoclisi o 1' iniezione nelle vene di 
acqua salata , molte volte 1' infissione di un lungo ago alla 
punta del cuore e mille altri espedienti vengono eseguiti in 
un baleno, trepidanti, perplessi, con lo sgomento nello sguardo. 
■col tumulto nell'anima, di fronte all' ignoto, di fronte ali" or- 
rido della morte, che sovrasta. 

Dopo un'ora di lotta accanita, persistente, snervante: «Aspet- 
tate, dice il Maestro, la donna respira ». Tutti si quetano, si 
addossano, si piegano, sbarrando gli occhi su qnel torace : ma 
neppure 1' alito piìi lieve, il più p/ccolo moto respiratorio, un 
palpito in quelle fibre, un fremito qualsiasi in quei muscoli — 
nulla, è la morte ! 

La donna è rigida, le labbra livide , gli occhi spenti; dal- 
l' addome aperto i visceri , ancora fumanti e coverti d' uno 
strato di garza intrisa di sangue , si versano da un lato . ri- 
cadenti sul letto operatorio. 

« Signori, dice il Maestro, l'operazione, per me, è scinprc 
riuscita, noi ci siamo battuti da leoni, ma lo nrhok è come il 
pugnale d' un brigante che vi colpisce alle spalle ; e se la 
donna, disgraziatamente, è morta, ricordate sempre quello che 
la.sciò detto un grande e geniale chirurgo : « Non si ])uò diven- 
tare operatore, senza esser passati al di sopra d' una monta- 
gna di cadaveri ». 

Il più giovane e il jiiii inti'Uigente dei suoi assistenti lo 



NELLA VITA E NELLA SCIENZA 127 

jjiiarda nel foudo degli ocelli, nella sua inaniera caratteristica, 
straui.ssima, ade.sso decisamente impertinente. 



Uomini ruminanti. 

Sinceramente pentito di a\'er fatto morire nel precedente 
capitolo quella i)Overa donna , mentre con un po' di buona 
volontà, avrei potuto svegliarla a tempo opportuno, giungendo 
così felicemente « al lieto line » con una bella gloriticazioue 
del chirurgo e della laparatomia, sinceramente pentito, ripeto, 
presento al lettore terrorizzato un argomento meno lugubre: 
i merichti, cioè della gente come noi che ha una nota comuiu' 
con certi animali : la ruminazione. 

Si considera il mericismo come una nevrosi ritìessa , il cui 
punto di partenza è uno stato di ipersensibilit.à congenita ed 
acquisita della mucosa gastrica, ma la cui origine è ijrobabil- 
mente cerebrale. 

Il mericismo , per quanto rarissimo , è piìi frequente fra i 
10 e 20 anni, piti nei maschi che nelle femmine. Fra le cause 
bisogna annoverare il mangiar molto ed in fretta, masticando 
poco per cattiva abitudine o per alterazione dei denti; inoltre 
il lavoro intellettuale immediatamente dopo il pasto, le indi- 
gestioni, l'abitudine di jiortare le vesti troppo strette. Ma so- 
pratutto il mericismo è sovente connesso con la nevrastenia. 
La ruminazione comincia dopo un tempo variabile dal jiasto, 
da 5 a dieci minuti a piìi oi'c, ma non mai al di là di 3 ore. 
La malattia per sé stessa non deteriora sensi)>ilmente le con- 
dizioni di salute, tranne in casi nei quali gravi disordini del 
chimismo gastrico possono compromettere la nutrizione ge- 
nerale. 

La cura di questa malattia è quasi sempre inefìicace; molte 
volte col trattamento della nevrastenia e massime con la cura 
psicliica si riesce a debellare il male. Egli è certo però che 
h' impressioni sul sistema nervoso hanno una grande influenza; 
fra le altre storie cliniche è nota quella di un tale in cui il 
naatrimonio fece scomparire per incanto il nu^ricismo. Recen- 
temente il dott. Ferrauini ha pub1)licato un caso interessante 
nel quale la cura dell'atropina avreblie avuto buoni eiìetti. 



128 NELLA VITA E NELLA SCIENZA 



Una statistica dolorosa. 

Da un dociiiueiito nfilicialc piibl)lieato in questi giorni a 
Londra, risnlta che oggidì in Inghilterra sn 10,000 abitanti 
vi sono 33,35 jtersone affette da pazzia. (Policìinico). 

Quel rapporto constata che certe professioni danno un mag- 
gior contingente alla pazzia che non certe altre e le classilica 
nel seguente modo : medici, avvocati, vetturini e conduttori 
di omnibus, attrici, commessi viaggiatori, tabaccai, fabbricanti 
di scatole, barbieri ecc. ecc. 

È sempre 1' eterno e desolante primato di noi altri medici: 
])rimato nella media di mortalità, primato nella pazzia , pri- 
mato nell'esuberanza del personale, primato nei meschini com- 
pensi. Ma il pili curioso è questo : in tutto qnell' elenco non 
ho trovato né i poeti, né i letterati e tanto meno i pubblici- 
sti. Evidentemente questi signori , per quanto facciano pro- 
fessione d' intellettualità, hanno il segreto di conservare il 
loro cervello nel piìi perfetto ed invidiabile equilibrio. 



Il Congresso Medico di Roma. 

Quest' anno il Congresso di Medicina Interna è riuscito su- 
periore a tutti gli altri precedenti, per il numero degli ade- 
renti e per le importantissime comunicazioni. Questi congressi 
soltanto italiani, a differenza di quelli internazionali, riesco- 
no veramente delle simjiatiche riunioni, dove si fa qualclie|cosa di 
concreto. Da essi sono bandite le solite escursioni nei dintor- 
ni, i grandi ])ranzi, le luminarie, i fuochi artificiali e i balli 
di gran gala. Sicché chi ha lavorato in ([ualche ricerca ed ha 
fatto degli studii degni d' interesse, sa per lo meno che avrà 
la soddisfazione di essere ascoltato e forse discusso. 

Qnest' anno , diversamente da quello che abbiamo tutti 
de)»lorato a Pisa 1' anno scorso, la Scuola Na])oletana è stata 
largamente rappresentata tanto da personale scientilico che da 
quello pratico. 



NELLA VITA E NELLA SCIENZA 129 



Pioggia artitici.ile, a voloutà. 

Nei giornali americani , periodicamente , quasi a scadenza 
lissa, ogni ciiunie o sei mesi , come per il famoso motore di 
Edisou , si parla degli stiidii che si vanno compiendo negli 
Stati Uniti, sopra alcuni apparecchi elettrici atti a discipli- 
nare le nuvole per farle scaricare del loro contenuto a volon- 
tà dell' nomo. La notizia di questi studii, vecchia di diversi 
anni, viene di tanto in tanto, come questa volta, rinfrescata 
e imbellettata per essere imbandita come una primizia ai 
buoni lettori, i quali veramente, all'annunzio di una pioggia 
artiticiale, si sentono invasi da una gioia così pazza, da per- 
donare anche, volentieri, agli autori della panzana, dopo, nel 
jieriodo delle disillusioni. Io, lo confesso, sono fra questi; ed 
ogni volta che mi si parla di pioggia artiticiale mi sento co- 
me galvanizzato: l'idea è stata sempre il mio sogno, e da circa 
un ventennio io 1' ho predicata ai miei amici, per quanto il 
sorriso idiota dei miei ascoltatori mi avesse sempre amareg- 
giato. Oggi pare che 1' America voglia vendicarmi. 

Trattandosi di studii, sui quali, come è naturale, è mante- 
nuto il massimo segreto, non posso promettere ai miei lettori, 
per ora, la descrizione degli apj)arecchi , ma non posso fare 
ammeuo di riportare alcune idee dell' autore dell'articolo sul 
nuovo asi^etto che presenterà il mondo allo spuntare del gran 
giorno. 

« Prima di tutto , avendosi degli apparecchi atti ad 

« allontanare a piacere o provocare la caduta della pioggia, 
« sarebbe disposto , va da se , che 1' acqua non potrebbe ca- 
« dere che a notte inoltrata : e allora 1' umanità si sarebbe 
« sbarazzata in un attimo di quell' abbominevole ordigno che 
« oggi spradroneggia in modo cosi odioso ed antigienico sui 
« miseri mortali: — 1' ombrello. 

« Gli antichi popoli, i romani per esempio, con quell' eroi- 
« smo che li ha sempre distinti, non vollero, uè seppero con- 
« cepire mai 1' idea vergognosa del parapioggia, retaggio delle 

9 



130 NKl.I.A A ITA K NKLLA SCIKXZA 

« generazioni pervertite , in un periodo di raunnollimento e 
« di morbosa ratitinatezza sociale. 

« Conosco degl' individui che hanno respinto sempre, col 
« massimo disdegno , 1' idea di acquistare un ombrello. Chi 
« potreldie dar loro torto f Avete mai considerato in quale 
« abisso di ridicolo può cadere un nomo quando il vento im- 
« petuoso gli rovescia 1' ombrello e 1' acqua cade a catinelle 
« sulla sua igno1)ile cervice ? 

« Ebl)eue 1' invenzione della pioggia artiticiale ridarebbe 
« all' uomo la sua jirimitiva dignità. 

« La guerra e la jtolitica, 1' agricoltura e i commerci, avreb- 
« bero uu' altra orientazione — E tanto per dirne una, gli scio- 
« peri , i tumulti , le rivoluzioni non sarebbero possibili se 
« non in una certa misura. Un acquazzone da che mondo è 
« mondo ha disturl>ato sempre le dimostrazioni e gli scioperi 
« piazzaiuoli. 

« Ve lo figurate voi 1' eroe della rivoluzione, il genio della 
e riscossa che ogni giorno , dojio 1' acquazzone governativo, 
« immollato come un salame , agitandosi ancora sotto 1' om- 
« brello volgare, digrignando i denti e mostrando i pugni al 
« tiranno capitalista , fosse costretto di correre a casa per 
« cambiarsi le calze e la camicia fradicia , ma incruenta di 
« sangue borghese ? 

« Quante crisi ministeriali sarebbero scongiurate I 

« Allora il ministro degli Interni non avrà piìi delle preoc- 
« cupazioni. Egli in A'ista d'uno sciopero o di un tumulto te- 
« legraferà semplicemente al prefetto e ai sindaci di disporre 
« prima dell' avvenimento una pioggia torrenziale nella città 
« e nei dintorni con una buona dose di tuoni e di lampi a 
« grande etìetto, i)ossi)>ilmente senza fulmini. 

« Qiuile rivoluzione poi nel campo igienico e psichico ! 
« Quante pulnioniti, qiuinte nevrastenie, ijuanti suicidi! di meno 
«senza quelle terribili giornate invernali piovigginose, fan- 
« gose, disperatamente, eternamente per settimane, per mesi, 
« quelle giornate umide che v' immollano il corpo e vi abbat- 
« tono lo spirito , che vi rendono misantropo e vi s^iingono 
« al suicidio e agli impulsi violenti contro il vostro simile I 

« I giornali politici dell' epoca pubblicheranno di tanto in 
« tanto reclami di (jnesto genere. Per guasti occorsi negli ap- 



NELLA VITA E NELLA SCIENZA 131 

« parecchi elettrici pluviolughi della stazione centrale, ieri si 
« è avuto a deplorare in città una pioggia a catinelle per circa 
« una mczz' ora e ciò in pieno mezzogiorno e senza darne av- 
« A-iso ai cittadini: vogliamo sperare che le autorità non tarde- 
« ranno a provvedere per ovviare al grave inconveniente, per- 
« elle ci«» è semplicemente indegno di un paese civile ». 

Su qxiesto tono il bizzarro articolista americano continua 
ancora j)er un pezzo divagando sempre sull' influenza della 
pioggia artilìciale sulla musica, sulla poesia, sulla pittura e 
sulle arti belle in generale. 

Noi ne facciamo grazia ai lettori. 

Dottor Neuio. 



Il « Pompiere di servizio » e i critici parigini — Il « Lucifero > 
e la tesi a teatro — Da Umberto Giordano a Giuseppe Verdi. 

I nostri friitelli d'oltre 
Alpe . per i quali ogni 
l>rodnzione artistica, dal- 
l'opera seria al raudeville, 
sn qualunque palcosceni- 
to si presenti al battesi- 
mo del pubblico , all' 0- 
déon come all' Opera, al- 
l' Ami igu come alla Porte 
St Mariin , h oggetto di 
lina lunga, diversa e vi- 
vace discussione critica , 
che ne studia l'organismo, 
ne indaga lo spirito, ne 
cava Inori la tesi, discus- 
si-ro anche , naturalmen- 
te, il Pompiere di nerrizio, 
quando fu dato per la 
prima volta due anni or sono. E la graziosa operetta del Var- 
ney — che era nata per 1' unico scoi)o di divertire il colto e 
1' inclita — fu esaminata da un ]iiiiit<) di vista che dovette riu- 




IL TEATRO 



133 



scirp nuovo perfino all' autore. — Como I — fu dettole è una 
artista delle Varietés , una parigina della più 1k>11' acqua (a 
Parigi c'è la Senna, come sapete), cosi rigida, così incorrnt- 
til»ile che, per carpirle un bacio, un signore, che scommette 
centomila franchi, deve travestirsi da pompiere e prestar ser- 
vizio sul palcoscenico V ultima notte dell' anno, quando, cioè, 
una superstizione artistica fa regalare un bacio di buon au- 
gurio al primo elmetto che capiti fra le quinte ? E su questa 
incorruttibilità d'una iiarigina — chanteuse, per giunta — si aper- 
se il fuoco della critica, sui giornali teatrali. Sopra un punto, 
infine, si trovarono tutti d' accordo: che, cioè, il Pompiere di 
servizio fosse un'operetta graziosissima. E questo premeva sol- 
tanto a lìiousieur Varney, il quale — potrei giurarlo — non aveva 
mai pensato in vita sua che il « tipo » della parigina e la sua 
reputazione artistica e morale potessero venir tirati in ballo 
a proposito di un vaudeville spumante e modernissimo... 

Cesare Gravina ha avuto il merito di portare questo Pom- 
piere da noi, P anno scorso, e la sua rentrée di quest'anno al 
Politeama s' è inaugurata appunto col Pompiere. Inutile dire 
che nel nostro paese ci siamo guar- 
dati bene dal cacciarci in una di- 
scussione che può premere soltanto 
ai parigini, per i quali un'operetta 
« con uno spunto di moralità impre- 
vista e impossil)ile » può essere una 
cosa santa e onesta e può essere 
un' originalità bizzarra come la don- 
na a due teste.. Viceversa , noi ci 
siamo esilarati alle avventure del 
signor di Parchemin , impersonato 
deliziosamente dal Gravina , che è 
proprio un parigino moderne style, 
ed ab1)iamo applaudita la cara Pina Calligaris, 1' inflessibile 
Fanny Bodard delle Varietés a cui si chiedono l)aci e che ri- 
sponde con sonori ceffoni, e con essa anche il Ijravo Acconci, 
un pompiere marziale e gioviale , insieme , e il Piraccinì, il 
più indiavolato ed elettrico di tutti i presidenti che a)>bia 
mai avuto la Terra del Fuego , pomposo e scintillante nella 




134 



II, TEATUO 



sua divisa di cerimonia gallonata e costellata di decorazioni 
straordinariamente... americane. 

Il Pompiere, naturalmente, contiimer.à a prestar servizio per 
qualche tempo al Folitcama , dove la compagnia Calligaris 
LomV)ardo si tratterrà per tutto novembre. 

^ -^^^ Poi ?- Poi — commetto un' iudi- 

'^ r/sT screzione, ma ne chiede scusa al- 

( _,««*^V/^>\ l'eccellente Pepe, che provvede al 

^ -^ ^ r>^ ^-^ suo bel teatro con le più altettuo- 

( Kid^/X \ 

I ìyXlÀK. ^^ ^^ paterne cure — avremo ancora 

una volta , in dicembre , Vitale, 
con la Morosini. 

A Vitale seguirà il gr.an Circo 
Equestre Sidoli , un circo spetta- 
coloso, di primissimo ordine, come 
da un pezzo non se ne vedono in 
Italia , e che in questo momento 
ha messo in subbuglio Eoma. 

E ce n' è ancora. Al Circo Si- 
doli succede Gustavo Salvini e, per 
quattro recite, sentiremo anche, 
qui, da noi, al Politeama, il Gran Salvini, Salvini padre, 
1' artista glorioso ! 

Infine, al Divo del teatro di prosa seguirà il Divo della 
trasformazione, il « creatore » del genere. Fregoli in persona, 
reduce da un giro trionfale all'estero... 

E mi pare che non ci sia più nulla a desiderare. Il Poli- 
teama finirà coli' assorl))re tutto il pubblico napoletano e ci 
darà, esso solo, una stagione invernale da contentare tutti ì 
gusti e tutte le esigenze, comprese quelle dei critici d' arte 
che, come sapete, sono tutt' altro che di facile contentatura!. 




E, a proposito di critiche, chi volesse discutere di tesi so- 
ciali e religiose, di etica e di psicologia , di simbolismo e di 
verismo imo rimettersi con ]>iacere in esercizio , oggi che la 
comjtagnia Alfredo De Sanctis ha riaperte le porte del Mncii- 
danle. 



II, TEATUO 135 

Ha esordito eoi Luvifero . il lavoro . forse , \nh diseiisso di 
Butti, la eoinedia ardita che tenta, con mezzi moderni, la ria- 
bilitazione di una Fede. Non io voglio, qui, a un anno e mezzo 
di distanza dalla « prima » del Liivi/cn» in Xa])oli ricordare 
quanto si disse e si scrisse allora, ne voglio «scoprire» Butti, 
(juesto ardito e coscienzioso lavoratore della scena il quale ha 
una meta, in fondo al suo cammino , e va incontro ad essa, 
forte e sicuro. 

Dico, soltanto, che la sua audacia, come tutte le audacie dei 
ribelli al tempo e all' ambiente , è bella ed è alta e che non 
alle iiolemiclie artistiche o letterarie, non alle controversie fìlo- 
sotiche o sociali egli deve volgere lo sguardo, chiedendo quel 
che si pensi di lui ; ma egli deve guardare alla folla, egli deve 
ascoltare la voce di essa, per la quale egli lavora e combatte: 
e quando questa folla ha un fremito, e piega il capo, come il 
protagonista del suo lavoro, alla raffica che imperversa sulle 
anime, e nella domanda tinaie, straziante « Chi sa ? », intuisce, 
più che un dub))io, una soluzione, e scatta in un grido di ac- 
clamazione che è ricouoscimeuto di una verità , egli può ben 
dire, ad onta dei censori, d' ogni colore e d' ogni idea — o di 
nessuna — , di aver vinto. 

Il De Sanctis, che è un najioletano, è un artista assai eftì- 
cace e la Borelli lo coaudiuva assai bene , insieme con tutti 
gli altri. La comjiagnia promette delle novità ; aspetteremo. 



E, tinche il nostro Massimo non si decide a riaprire le sue 
porte tappezzate di velluto rosso, il BcIììììì resta solo, e resta 
bene, a mantenere alta la gloriosa bandiera dell'oliera italiana, 
e, dopo uua Fedora accurata, ci ha data ìuia buona Forza del 
Best'Dio. La immortale musica verdiana è ritornata, nella sua 
perenne giovinezza, sulle tavole del palcoscenico, e i nostri padri 
hanno rievocato, nella musica dolce che echeggiava nel gran 
teatro silenzioso , i loro anni giovanili e i loro primi sogui 
d'amore, cullati dalle note soavi del Verdi. 

A noi, che abbiamo abituato il nostro gusto alla plurifouia 



136 



IL iKATliO 



wagneriana, cIk abbiamo inteso lo spirito poderoso della Ger- 
mania leggendaria soffiare attraverso qnei ])oeiui musicali che 
sono il TannhmiHer, la ValMrìa, il Tristano e Isotta e il Lolien- 
grin, a noi clie abbiamo ospitato un pò di tutto, dal Berlioz 
al Saint Siiens, quella trama musicale lucida e semplice dà una 
impressione di schiettezza melodica così pura e ingenua che 
pare una cara Aoce h>utaua che ci parli un linguaggio di sin- 
cerità affettuosa ; ma per i nostri padri, per essi che vissero 
quando quella musica fforiva, unica, sotto il bel cielo italiano, 
quella voce è sacra : e in quelle note, tristi e dolcissime, quanta 
parte v' è, anche, dell'anima loro!. 

(ìanìeì. 



fezLQ^ép' QggJIgg^g^ 



rende i Capelli 
profumafi e bel* 

A/etiEesjmJiaFe 



PEPO^ITO «ENERVILE 

NAPOLI 



"mÀ 



LA CONQUISTA DI ROMA 



Romanzo di Matilde Serao 



(Proprietà letteraria — Riproduzione proibita) 



[ Continuaziofie) . 



Allora gli occhi curiosi dei deputati cercarono questo col- 
lega che quasi nessuno conosceva : era lassù, all'ultimo banco 
di un settore del centro destro. Stava ritto e calmo , aspet- 
tando di poter parlare : anzi si trasse quasi sulla scaletta , 
fuori del banco , perchè lo vedessero meglio. Non era alto, 
ma lassù pareva alto, poiché si teneva dritto , ed era molto 
robusto : non era neppur bello, ma la testa aveva tutt' i ca- 
ratteri della forza , i capelli piantati rudemente sulla fronte 
bassa, il naso aquilino, i mustacchi bruni e folti , un mento 
duro, pieno di volontà : a nessuno egli parve insignificante. 
Poi, una curiosità diversa nasceva ora nella Camera. Questo 
deputato nuovo parlava in favore o contro ? Era uno dei 
viaggiatori che, appena arrivati, si affrettano a far dichiara- 
zione di fedeltà ? O qualche piccolo insolente che avrebbe 
balbettato, innanzi alla Camera, un debole attacco, affogato 
tra i mormorii ironici dei colleghi ? Un meridionale , avvo- 
cato : ecco quello che si sapeva. Dunque avrebbe declamato : 
la solita rettorica che i Piemontesi odiano , i Milanesi deri- 
dono, e i Toscani disprezzano. 



138 I.A COXQLISTA DI KOMA 

Invece 1' onorevole Sangiorgio cominciò a parlare lento, 
ma con voce così sonora e virile , che si allargava in tutta 
r aula e per cui tutti gli ascoltanti respirarono di soddisfa- 
zione. Persino le signore , che quasi dormivano pel calduc- 
cio, si riscossero : e nella tribuna della stampa, rimasta vuota 
dopo il discorso del ministro, i giornalisti cominciarono a ri- 
comparire, riprendendo i loro posti. L'onorevole Sangiorgio 
preludiava con un esordio pieno di riverenza per lo illustre 
uomo che dirigeva la finanza italiana, e 1' elogio non aveva 
nulla dell' adulazione brutale, era dato con una forma sobria 
e delicata. Fuggevolmente il parlatore accennò alla propria 
giovinezza, alla oscurità di colui che, costretto alla vita pro- 
vinciale, volge gli occhi sempre verso Roma, dove ferve una 
continua e nobile lotta politica. Egli esaltò la politica , di- 
cendola più grande dell' arte , più grande della scienza : in 
essa si compendiava tutta la storia dell'attività umana, e a 
lui r uomo politico pareva il tipo supremo dell' uomo, apo- 
stolo e operaio, braccio e testa. 

Un bene squillante partì dalla destra. L'onorevole Sangior- 
gio si fermò per un minuto secondo : ma solo un minuto 
secondo. Però quel richiamo alla sublimità dell" idea poli- 
tica , quella specie d' idealità larga , a cui era portata una 
cosa che nelle mani degli uomini diventa volgare , era pia- 
ciuto generalmente, e aveva fatto ringalluzzire una quantità 
di teste piccole. Il ministro , che sul principio aveva rizzato 
il capo, fissando bene 1' oratore coi suoi occhi di un azzurro 
pallidissimo, ora lo aveva di nuovo abbassato, sentendosi ve- 
nire addosso un discorso di parole, di quelli che lo imbaraz- 
zavano e lo .stizzivano. 

Sangiorgio però diceva che quegli anni di giovinezza in 
provincia non sono inutili, a chi vuol sorprendere il mondo 
moderno in tutte le sue sofferenze e in lutt' i suoi bisogni. 
Le grandi città sono invaditrici, divoratrici, e hanno neces- 
sità di vivere dell' esistenza altrui , e sfruttano forze, e affo- 
gano lamenti, e danno all' uomo che ci vive una tal febbre, 
che lo fa dimentico di qualunque altro interesse umano. Chi 
le sa le miserie delle province? Chi si fa l'eco di quegli sfo- 
ghi dolorosi e sommessi , che non po.ssono arrivare sino a 
Roma? Certo, alcuni valenti e buoni e coraggiosi, ogni tanto, 



l.A CONQUISTA DI 1U»MA 1 3i) 

narrano alla Camera le pene di tanta parte degl' Italiani; ma 
sono voci isolate, si affiochiscono, poi tacciono. Eppure non 
bisogna tacere : bisogna che la verità si sappia. 

Ora la Camera ascoltava attentamente, con un certo inte- 
resse meno ironico , più benevolo. Era una naturai reazione 
allo stento, alla difficoltà di comprensione che presentava il 
discorso antecedente del ministro : dopo una tensione dolo- 
rosa di due ore e mezzo a seguire il ballo fantastico delle 
cifre, quella eloquenza abbastanza semplice sollevava gli spi- 
riti oppressi. Eppoi , in quella calata di giorno , freddissima 
e oscura fuori , beneficamente calda e chiara dentro 1' aula, 
la Camera era presa da una sentimentalità , da un gran bi- 
sogno di affetto e di generosità. Di che si lagnavano le pro- 
vince, dunque ? 

Sangiorgio proseguiva , dicendo che tutta la triste espe- 
rienza della sua gioventù , a contatto coi contadini , si era 
ribellata a una proposta del ministro , che pareva molto in- 
nocente. Il ministro aveva detto che, dovendo dare dei mi- 
lioni al collega della guerra , era mestieri fare ancora delle 
economie. Benissimo; 1' economia era una forza nelle nazioni 
giovani. Ma il ministro chiedeva inoltre un piccolo aumento 
sulla tassa del sale. Sangiorgio intendeva la necessità di Stato 
che obbligava il ministro a chiedere quell' aumento di ta.ssa, 
ma quei pochi centesimi rappresentavano una sequela di guai, 
un aggravamento a condizioni di vita già insopportabili. E 
allora egli rifece con vivezza il quadro della miseria conta- 
dinesca, cosi maggiormente e diversamente terribile della 
miseria cittadina , narrando coi particolari più veristi , con 
aneddoti brevi e lugubri, dove abitavano i contadini, quello 
che mangiavano, cioè come digiunavano, e come 1" esattore 
delle tasse fosse per loro lo spettro pauroso della fame e 
della morte. Egli descrisse tutta la nudità rossastra del grande 
paese di Basilicata , le frane che minano dai monti dispo- 
gliati , andando a coprire i pochi pascoli , e la lontananza 
dei villaggi poveri dalla linea ferroviaria , onde la nessuna 
possibilità d'industrie, e la malaria della pianura dove gl'in- 
gegneri, i cantonieri e i capistazione prendono le febbri. 

Parlando del proprio paese, così misero, tanto infelice, la 
voce gli si era abbassata, come se un' emozione la velasse : 



141) LA COXQJISTA DI HO.AIA 

ma si riiiirancò subito, andando alla questione. La tassa sul 
sale colpiva le classi povere, più nelle province che nelle città: 
già mangiavano la minestra con poco sale , ora 1' avrebbero 
mangiata senza sale affatto. E le ultime verità igieniche , 
crudeli ma precise , stabilivano nella scarsezza del sale la 
origine delle fiere malattie dei contadini nella Lombardia 
e nel Piemonte. 

Un mormorio di approvazione corse per certi banchi: quello 
dove stavano le quattro teste giovani e vive del centro, Sey- 
mour. Cerini, Joanna e Marchetti, prestava la maggiore at- 
tenzione, ma senz' approvare, con quella rigidità inglese dei 
giovani deputati economisti. 

« Nelle piccole città , nelle borgate , nei villaggi meridio- 
nali, » proseguiva Sangiorgio , « i fornai hanno sempre due 
qualità di pane; quello insipido che costa poco, pei poveri, 
e quello salato pei signori. E a quello salato, spesso i fornai 
danno il sapore, non col sale, perchè costa troppo caro, ma 
passando sulla pasta fresca un panno bagnato nell' acqua di 
mare; e nelle case povere si usa un sale grosso, nero, grezzo, 
che si dovrebbe vendere solo per le bestie, ma che sono co- 
stretti a comperare gli esseri umani. Coli' aumento della 
tassa , il governo condannerebbe tutta una classe di contri- 
buenti a privazioni intollerabili , cui terrebbero dietro gravi 
malattie e sempre più profonda miseria. 

« I milioni .spesi per la difesa nazionale , per le fortifica- 
zioni del paese , per 1' esercito , sono santamente prodigati ; 
ma è egli necessario esser forti , quando si è così poveri ? 
Quando il ministro della guerra chiamerà sotto le armi i 
giovani di Basilicata e crederà di trovare una schiera di mon- 
tanari robusti e animosi , sarà deluso vedendosi davanti un 
branco di esseri pallidi e ròsi dalle febbri, cachettici, malin- 
conici. O, piuttosto, questo non accadrà; le province aride e 
infruttifere si vanno sempre più spopolando ; il contadino 
desolato dalla durezza della terra, angariato dal fisco, abban- 
donato dalla natura, perseguitato dagli uomini, preferisce dar 
le spalle al proprio paese e andarsene nei lidi lontani di Ame- 
rica. Il contadino preferisce una gente straniera , un paese 
straniero, donde non si ritorna più. Quando si chiameranno 
all' appello della guerra i figliuoli italiani di Hasilicata, essi 



LA CONt^)lISTA DI ROMA 141 

non risponderanno : spinti dalla fame e dalla disperazione, 
essi saranno andati a perii e lontano. » 

L' onorevole Francesco Sangiorgio rientrò nel suo banco 
e sedette al suo posto. Dei bene , dei bravo gli giungevano 
agli orecchi , ma confusamente : sentiva quel ronzio di di- 
scussione che tien dietro a ogni discorso importante. Giusto 
innanzi al suo settore, un gruppo di deputati si era formato 
e fra loro discutevano un po' forte , nominando ogni tanto 
r onorevole collega Sangiorgio , volgendosi a lui , quasi a 
chiamarlo in appoggio. E stando fermo al suo posto, con le 
palpebre abbassate , senza che nessuno venisse a stringergli 
la mano , poiché nessuno lo conosceva , Francesco Sangior- 
gio sentiva però salire fino all'ultimo banco dov' egli sedeva 
la soddisfazione di tutta la Camera : della vecchia destra, 
carezzata nel suo orgoglio politico ; della estrema sinistra , 
che credeva di avere scoperto un socialista in un deputato 
del centro; di tutt" i deputati egoisti e sentimentali, pronti a 
impietosirsi a tutte le disgrazie , senza cercare di porvi ri- 
medio; di tutti i deputati economisti, con vaghi ideali di so- 
cialismo agrario. Questo discorso, che in altra occasione sa- 
rebbe passato come uno squarcio qualunque di letteratura, 
assumeva oggi una grande importanza : trionfavano con San- 
giorgio i modesti e intelligenti deputati di Basilicata , che 
una strana fatalità teneva sempre lontani dal potere ; trion- 
favano tutti gli avvocati , a cui par solo debba spettare il 
regno parlamentare; trionfavano tutt' i meridionali, in genere, 
a cui è sempre un po' lesinato il successo. La Camera , in- 
fine, in certe ore di bontà, presa da un abbandono amoroso 
quasi femminile, si compiace a questi battesimi pieni di su- 
perbia e pieni di dolcezza. 

Ogni minuto, la porta a cristalli della sala terrena , n. 9, 
in Via della Missione , si schiudeva per lasciar passare una 
nuova persona. Quelli che erano già nella sala , seduti sui 
divanetti o in piedi , rivolgevano al nuovo venuto una oc- 
chiata astiosa : con lui entrava un gelido soffio di tramon- 
tana. Colui che entrava, frettoloso e freddoloso, andava di- 
viato al grande banco che divide in due la sala terrena , 
prendeva una piccola scheda, vi scriveva il proprio nome e 



142 LA CONQUISTA DI ROMA 

quello del deputato che desiderava vedere : e come costui , 
ve ne erano sempre cinque o sei che scrivevano sulle pic- 
cole schede. Dall' altra parte del banco , gli uscieri , in uni- 
forme , col petto coperto di medaglie , con una fascia trico- 
lore al braccio , teste calve , canute , andavano e venivano , 
portando via, a cinque a cinque, quelle schede, scomparendo 
dietro una porta, che per certi corridoi dava accesso all'aula. 
Soddisfatto, colui che aveva mandata di là la sua richiesta, 
si metteva a passeggiare o, se vi era posto, a sedere, senza 
impazienza , anzi con una certa sicurezza presuntuosa. La 
porta sacra si schiudeva, e un usciere ricompariva , con va- 
rie schede tra le mani : tutti alzavano il capo e tendevano 
r orecchio. 

« Chi ha cercato I' onorevole Parodi ? » gridava 1' usciere. 

« Io, » rispondeva una voce tra la folla degli aspettanti. 

« Non vi è. » 

« Avete cercato bene ? » insisteva la voce, un vecchio col 
naso rosso e fiorito, con certe labbra grosse e pavonazze. 

« L' onorevole Parodi non vi è, » replicava 1' usciere con 
pazienza. 

« Eppure ci dovrebbe essere, » mormorava V altro. 

« Chi ha chiesto 1' onorevole Sambucetto ? » 

« Io, » rispondeva vm giovanotto , dal viso smorto e dal 
soprabito gramo, col bavero alzato. 

« \'i è, ma non può venire. » 

« Perchè non può venire? » chiedeva, con tono insolente, 
il giovanotto, quasi facendosi livido. 

« Non ha scritto altro : non può venire. » 

Il giovanotto si mescolava alla gente che riempiva la stan- 
za , ma non se ne andava : restava , rabbioso, borbottando , 
col cappelletto abbassato sugli occhi, con una cera di malcon- 
tento poco promettente. Del resto , tutt' i visi della gente 
che andava e veniva , impaziente , in quella sala , o se ne 
stava accasciata sui divanetti appoggiati al muro , tutti quei 
visi avevano un' impronta di tristezza , di fastidio , di soffe- 
renza repressa. Pareva 1' anticamera di un medico celebre , 
dove vengono a riunirsi, l'un dopo l'altro, gl'infermi, aspet- 
tando il loro turno, guardandosi intorno, con l'occhio vago 
di (Ili non s' interessa più a nulla , col pensiero sempre ri- 



i.A Conquista di ho.ma 143 

volto alla propria infermità. E come in queir anticamera lu- 
gubre, che chi ha vista una volta, per sé, o per una persona 
cara, non può dimenticare ; come in quella stanza si riuni- 
scono insieme tutt' i malori che tormentano il povero corpo 
umano ; il tisico con le spalle strette e curve, il collo sottile 
e gli occhi nuotanti in un fluido morboso ; il cardiaco dal 
viso pallido, dall'arteria grossa, dalle mani giallastre e gonfie; 
l'anemico dalle labbra violacee e dalle gengive bianche; il 
nevrotico dalle mascelle rimontanti , dai pomelli sporgenti , 
dal corpo scarnato — e tutte le altre malattie, ignobili o pie- 
tóse, che torcono le linee del viso, che serrano, nervosamente 
le bocche e danno quel calore insolito alle mani, quel calore 
che fa spavento alle persone sane ; — così in quella stanza 
fredda, venivano a raccogliersi tutte le miserie morali umane, 
di tutto dimentiche, concentrate nella propria pena. 

\'i era il giovanotto che ha fatto il maestro elementare 
senza patente , è venuto a Roma per avere un impieguccio 
qualunque , e poiché gira da un mese invano , timido , ha 
finito per chiedere un posto di servitore che non vogliono 
dargli, perché ha l'aria poco servile ; l'ex-impiegato del Banco 
di Napoli o di Sicilia che fu destituito per malversazione 
dodici anni fa sotto il partito di destra e ora vuol essere 
reintegrato dal partito progressista che ha sempre servito fe- 
delmente ; r industriale dalle speculazioni vacillanti, che deve 
pagare una fortissima multa al fìsco, perchè non ha fatto re- 
gistrare un contratto, e che spera nella grazia del signor mi- 
nistro per essere assoluto dall'ammenda inflittagli; la vedova 
del pensionato, accompagnata da un bambino tutto piagnu- 
loso pel freddo, che chiede da dieci mesi una prenditoria del 
lotto, rinunziando alla pensione ; il fannullone che sa far di 
tutto e non é buono a niente , che vuole assolutamente un 
posto, qualunque sia, col pretesto che, mentre alla Camera 
e ai ministeri ci sono tante bestie, anche lui deve prender 
parte alla cuccagna. 

E le variazioni dei bisogni , delle necessità, sono infinite: 
ognuna di quelle persone ha dentro l'anima un cruccio un 
desiderio insoddisfatto, una illusione vivace e tormentosa, una 
cura segreta, un' asprezza di aspirazione, un malcontento : e 
sulle facce corrisponde una contrazione spasmodica , uno 



144 LA CONQUISTA DI ROMA 

Stringimento di labbra colleriche, una dilatazione di nari che 
tremano all' urto nervoso, un aggrottamento di sopracciglia 
che contrista tutto il viso, una convulsione di mani che si 
serrano nelle tasche del paletot , una curva malinconica nel 
sorriso femminile che va discendendo di delusione in delu- 
sione : e insieme un concentramento profondo , una dimen- 
ticanza di tutti gli interessi altrui , un pensiero unico , una 
idea fissa, per cui si guardano, s' incontrano , si urtano, ma 
par quasi che non si sentano e non si vedano. La sala è 
sudicia sul pavimento, sporcata dai piedi che hanno attraver- 
sato le pozzanghere dei vicoli, tutta macchiata di grossi sputi 
di persone raffreddate. 

« Chi ha chiesto l'onorevole Moraldi ? » grida la voce dell'u- 
sciere. 

« Io», risponde un vocione imponente , un uomo grasso e 
grosso, con la pappagorgia rossa. 

« Prega di aspettare un poco : parla il signor ministro ». 

E il grosso uomo si pavoneggia nel suo soprabitone caldo, 
che descrive una curva sensibilissima sulla pancia. Qualcuno 
lo guarda con invidia , poiché il suo deputato lo ha almeno 
pregato di aspettare , mentre altri si danno per assenti , o 
mandano secco secco a dire che non possono venire. Forse 
lo invidiano per quel soprabitone caldo, poiché quanti abiti 
troppo leggieri coperti da un meschino /•a/if/o/ ragnato, quan- 
te giacche di autimno portate ancora nell' inverno, con una 
disinvoltura rassegnata , quanti calzoni sa/e e pepe sotto un 
soprabito verde , quanti calzoni di un giallore offuscante 
sotto la stoffa color cannella di un vecchio e logoro sopra- 
bitone ! 

Il movimento continuava ; quelli che avevano avuto un ri- 
fiuto definitivo, restavano un po' indecisi, con la faccia smorta, 
guardando verso 1' uscio, quasi non avessero il coraggio di 
uscire, pel freddo, poi si decidevano ad andarsene, le spalle 
curve, lentamente, senza voltarsi. Per uno che ne usciva, due 
o tre ne entravano : la sala non si vuotava mai : gli uscieri 
andavano e venivano da quella porta, che pareva quella di un 
tabernacolo : le risposte negative piovevano. 

«Chi ha cercato l'onorevole Nicotera?». 



I.A CONlJlIsTA DI ROMA 145 

« Io » , rispondeva un uomo alto e magro , con un collo 
scarnato, una faccia scheletrita, con pochi peli incolori. 

« Vi è ; si scusa, non può venire ». 

L' uomo dalla magrezza fantastica si piegava in due, come 
un bruco, sui banco, scriveva un'altra scheda, la consegnava 
a un altro u.scire, che tornava, gridando : 

« Chi ha chiesto l'onorevole Zanardelli ? ». 

« Io », rispondeva quella vocetta sibilante. 

« Vi è : parla il ministro, non può venire ». 

Lo spettro scriveva ancora, senza perdere la pazienza. 

Ma un deputato, più arrendevole, era uscito all'appello di 
colui che lo desiderava, accogliendolo con una certa premura 
frettolosa, conducendoselo nell' altro salone dove avvengono 
le conversazioni ira clienti e deputati. In quel salone vi erano 
tre o quattro signore, sedute nell'ombra, aspettando, con le 
mani nel manicotto. Il deputato e il cliente andavano su e 
giù : il cliente discorreva con vivacità, gesticolando, e l'ono- 
revole lo ascoltava, con gli occhi bassi, attentamente, chinando 
il capo ogni tanto per approvare. 

Nella sala d' aspetto 1' attesa aveva stancato tutta quella 
gente ; ima lassezza fisica e morale piombava su loro: la nuo- 
va delusione , in quella caduta di giornata, spezzava le loro 
gambe, qualcuno si appoggiava al muro, sulle ginocchia della 
vedova il bimbo si era addormentato , un silenzio regnava. 
E miserie vere o false miserie, desiderii di cervelli oziosi, o 
pii ferventi desiderii di anime laboriose , necessità in cui il 
vizio ha fatto precipitare , o infortuni immeritati , ambizioni 
incomposte, piccole ambizioni modeste, fantasticherie di nervi 
esaltati , sete di giustizia di mattoidi ostinati : tutta questa 
intima pena umana, sopportata in silenzio, si confondeva in 
un senso di oppressione , di mestizia , in un sentimento di 
abbandono, in un rammarico sconsolato di essere venuti là, 
un' altra volta, a picchiare a quella porta che non voleva a- 
prirsi. Già ardevano le fiammelle del gas , vivamente , ma 
battevano sopra facce scomposte, in una prostrazione, in una 
immobilità di gente morta. Tre uscieri vennero fuori dalla 
porta, uno dietro 1' altro : 

« Chi ha chiesto l'onorevole Sella? ». 

« Chi ha chiesto l'onorevole Bomba? ». 

10 



146 I.A CONCAI Irsi A DI 1!()MA 

« Chi ha chiesto l'onorevole Crispi ? ». 

« Io , io , io » , rispose la vocina piccola dell" uomo-sche- 
letro. 

« L'onorevole Sella non può lasciar l'aula ». 

« L'onorevole Bomba è occupato nell'aula ». 

« L'onorevole Crispi è nella commissione del bilancio ». 

Tranquillamente l'essere scheletrito scrisse un'altra .scheda 
e la porse a un usciere. 

« Scusi », osservò quello, « non possiamo chiamare i signori 
ministri e specialmente il presidente del consiglio ». 

« E perchè ? » fece lo spettro, meravigliato. 

« È il regolamento ». 

Ma quello, sempre paziente, scrisse un altro nome e si mise 
a passeggiare su e giù, sorpassando la statura di tutti. Qual- 
cuno cominciava ad andar via, trascinando il passo, portando 
seco r umiliazione di quella lunga attesa inutile; altri, pren- 
dendo una risoluzione disperata, uscivano di là per andare a 
piantarsi, nel freddo serale, innanzi alla porta di Montecito- 
rio, a.spettando i deputati all'uscita; altri, più timidi, resta- 
vano ancora : il gas dava un po' di calore , alla line della 
seduta qualche deputato sarebbe comparso. Un coupé si fermò 
davanti alla porta, restò chiuso, un servitore scese di cassetta, 
entrò, consegnò un biglietto ad un usciere e stette aspettan- 
do, con l'aria indifferente della gente comandata. Un u.sciere 
gridò : 

«Chi ha chiesto l'onorevole Rarbarulo?». 

« Io », fece la fantasima. 

« Non vi è ». 

« È in congedo ? ». 

« È morto da quattro mesi ». 

Questi notizia colpì 1' uomo-cadavere ; egli pensò un mo- 
mento, ma forse non trovò altro nome da chiamare e se ne 
andò, lentamente, anche lui. Dopo un minuto Francesco San- 
giorgio attraversò la sala, parlò col servitore — due parole — 
e accompagnato da lui fin sulla piazzetta, entrò nel coupé, vi- 
brando ancora pel successo. 

« Mi congratulo sinceramente », disse donna Elena Fiam- 
manti, stringendogli la mano. 

Il coupé filò via. Nella sala il viavai cessava, il lìimbo gri- 



LA COXQriSTA DI ROMA 147 

dava, svegliato dalla mamma, gli uscieri si sedevano un mo- 
mento, stanchi : due deputati, uno con tre interlocutori, un 
altro con due signore, chiaccheravano nel salone attiguo. 

La vampa ardeva , piccolina , nel caminetto : tre ceppi in 
triangolo bruciavano , alle punte. Donna Elena stuzzicò un 
poco la cenere calda e i carboncini accesi , ne schizzò fuori 
qualche scintilla , i tre ceppi s' infiammarono. Ella si rialzò 
subito : si stirò, con un moto macchinale, la maglia di seta 
nera sui fianchi. 

« \'i piace la vampa , Sangiorgio ? \'i dev' essere freddo 
laggiù, in Basilicata ». 

<^ Molto freddo », diss" egli, sedendosi in una poltroncina. 
« I caminetti eleganti non ci sono : ci sono certi larghi e alti 
camini, sotto la cui cappa, a destra, si pone un banco di le- 
gno. Ivi siede il capo della casa, nell'inverno, e attorno i fi- 
gliuoli e i parenti ». 

« Io amo molto il fuoco, nel caminetto », diss'ella, con gli 
occhi socchiusi, come gravi di languore ; « ma quando vi è 
qualcuno. Da sola, mi contrista ». 

Parlava, con le due braccia abbandonate lungo i bracciuoli 
del suo seggiolone , appoggiando la testa alla spalliera. La 
luce della lampada faceva scintillare 1' oro con cui era rica- 
mato l'alto goletto della sua maglia e traeva una scintilla da 
una fibbia d'oro, sopra la scarpetta nera : il piedino si avan- 
zava, un po' grasso, ma inarcato. 

«Non sarete mai sola, credo». 

« No, mai » , rispose ella francamente : « la solitudine è 
odiosa ». 

« Infatti » assentì lui, vagamente. 

« No no, non mi date ragione per cortesia. Lo so che voi 
altri uomini, massime quando avete una grande ambizione o 
un grande amore , desiderate la solitudine. ]\Ia noi donne , 
no. Noi abbiamo bisogno della gente. Se una donna vi dice 
che preferisce la solitudine, non ci credete, Sangiorgio. V'in- 
ganna per bontà o per non discutere. Esse sono tutte come 
me, o, piuttosto, io sono donna come le altre. La gente mi 
diverte. Anche uno sciocco m' interessa. Oggi, alla Camera, 
per esempio.... ». 



148 I..V CONQUISTA DI UDMA 

« Per esempio ?.... » fece lui, con un mezzo sorriso. 

« Vi era uno sciocco dietro a me, nella tribuna della pre- 
sidenza : mi ha parlato di scempiaggini, per un'ora ». 

« E non vi ha seccato?». 

« No, mi ha impedito di udire il discorso del ministro. Fu- 
mate? ». 

« Grazie » . 

Ella gli porse la scatola degli avana. La mano era gras- 
soccina, con certe unghie rosee lucidissime. 

«Avete fatto un bellissimo discorso oggi, Sangiorgio», ri- 
prese ella, accendendo una sigaretta gialla. 

Sangiorgio alzò gli occhi su lei, senza rispondere. 

« Se ci tenete, comperate i giornali domani : saranno pieni 
di voi ». 

« Non mi pare : il ministro è molto amato ». 

« Bah ! . . . . egli è come Aristide : i suoi concittadini si 
sono annoiati di udirlo chiamare giusto. Non v'illudete per 
questa citazione, Sangiorgio : io non so né il greco, né il la- 
tino. Sono ricordi di giovinezza, quando leggevo ». 

« Ora non leggete? ». 

« No, i libri mi annoiano ». 

« Sono inutili ». 

Il cameriere entrò, con un piccolo vassoio di bambù e col 
caffé: anche le tazze erano giapponesi, di una porcellana de- 
licatissima, azzurrina. 

« Quanti pezzi ? » domandò ella, tenendo sospesa la mor- 
setta d'argento. 

« Due ». 

Mentre prendevano il caffè, Sangiorgio guardava il salotto. 
\'i era stato un momento, prima del pranzo, mentre la con- 
tessa era di là a cambiarsi di vestire. Era un salotto piccolo, 
senza mensole , senza tavolini , senza mobili di legno , tutto 
pieno di poltrone, poltroncine, divanetti, sgabelli, una stan- 
zetta senz' angoli : anche il pianoforte era dissimulato sotto 
una quantità di stoffe turche e persiane : sul muro un pezzo 
di piviale roseo, ricamato in oro, brillava. 

« Vedrete, vedrete, Sangiorgio : domani molto deputati vi 
si faranno presentare. \'oì godrete tutte le dolcezze del suc- 
cesso ». 



LA CONQUISTA DI KOMA 149 

« Bisogna crederci airammirazione dei colleghi?». 

« No, caro amico, ma goderne. Una cjuantità di cose uma- 
na, belle e buone , sono false , nella loro essenza. La sag- 
gezza è di approfittarne, di prenderle come sono, senza chie- 
derne di più ». 

E gli diede un'occhiata, alla sfuggita, rapidissima. Egli capì 
subito : lo assisteva in quella piccola stanza la stessa lucidità 
che nella giornata , innanzi alla Camera , lo aveva soccorso 
nella sua audacia. 

« Anche l'amore è così », mormorò lui. 

« Specialmente l'amore », rispose donna Elena, spalancan- 
do i suoi occhioni bigi che avevano delle tinte turchine , 
quella sera. «Vi siete mai molto innamorato, Sangiorgio? ». 

« Mai molto », disse subito lui « ancora » , soggiunse. 

« Grazie. Quando v' innamorate, ricordatevene. L'amore è 
una cosa bella , non bellissima : non bisogna chiedergli più 
di quello che può dare. Ma 1' uomo è esigente , 1' uomo è 
egoista, r uomo vuole la passione.... e allora.... la donna 
dice la bugia. In realtà il sentimento è mediocre, ce ne sono 
dei più forti, l'amore è una forma passeggiera, spesso ineffi- 
cace ». 

E mentre ella spifferava questi paradossi romantici con 
un' aria un po' pedantesca, le labbra incarnate si delineavano 
nella loro tumidezza, la mano arruffava un poco i riccioli na- 
turali della fronte , ella agitava in su e giù il piedino gras- 
soccio , la cui pelle traspariva dalla calza di seta nera trafo- 
rata. Sangiorgio, già familiarizzato, la guardava con un sor- 
riso un po' fatuo che ella forse non vedeva, infervorata nei 
suoi paradossi. 

« Anche la donna vuole essere ingannata», continuò donna 
Elena, buttando la sua sigaretta nel caminetto». — Questi 
traditori d'uomini non sanno amare ! — le sentite gridare, e 
piangono e si disperano. Esse esigono la fedeltà ! la bella 
frottolina da raccontare ai bimbi. Come se si potesse esser 
fedeli! come se non si avessero nervi, sangue, fantasia, tutte 
cose contrarie alla fedeltà ! Centomila lire di mancia a chi mi 
porti in casa un uomo e una donna veramente fedeli, asso- 
lutamente fedeli ! ». 

Francesco Sangiorgio aveva preso quella mano alzata: egli 



150 ì.\ CONQUISTA DI ROMA 

scherzava con le dita , leggermente , intorno agli anelli di 
brillanti, intorno a un'opale allungata, dalla tinta lattea. San- 
giorgio abbassava ogni tanto la testa sulla mano come per 
ischerzo , e finì per baciarla , sulla linea del polso. Donna 
Elena non gì' ispirava più alcuna soggezione : gli sembrava 
di essere in intimità con lei, da un pezzo ; gli venivano una 
quantità d' idee volgari ; una leggera ebbrezza rimastagli dal 
giorno , rinforzata ora da quel!' ambiente femminile tutto 
profumato di corylopsis , da quella donna provocante , da 
quelle parole che a forza di paradossi diventavano brutali , 
gli faceva crollare il capo. Per affermare questa sua intimità 
con donna Elena , avrabbe voluto distendersi sopra un di- 
vano, o buttarsi sul tappeto, o gittare i fiammiferi, nel cami- 
netto , fare delle impertinenze da bambino ineducato. Resi- 
steva a queste tentazioni con uno sforzo di volontà , ma il 
soiriso ironico che piegava sdegnosamente il labbro inferiore 
di donna Elena, ma il lieve fremito delle nari che animava 
quel grande naso aquilino femminile — l'aristocrazia e la brut- 
tezza di quel volto — lo eccitavano. Pian piano le cavò gli 
anelli dalla mano sinistra, facendoli ballonzolare nella propria 
mano ; e in quella specie di ubbriachezza che lo vinceva , il 
suo più forte desiderio era di cavarle una scarpetta, per ve- 
dere il piedino che si sarebbe ripiegato , nudo nella calza , 
cjuasi pudico. 

{Co?iti>iiia). 



Cronaca della settimana 



A quest' ora si può veramente afterniare che 1' anar- 
chismo non è un partito , se il vile attentato di Livorno 
(leve ag-.niungersi alla lista , già lunga , ilei delitti anar- 
chici. Le gesta di Monsignor Giani possono , infatti , es- 
sere riuscite autii^aticlie al patriottismo degli italiani, ma 
non offendevano jtunto i sentimenti di coloro i (luali si 
vantano di non avere né i^atria, uè religione, di non am- 
mettere né Dio, né Re. Glie può imiiortare '&. costoro che 
un Vescovo esalti il papa-re e attenti con jiarole impru- 
denti alla compagine dell'unità italiana ? Come ammettere 
che codesti bruti sacritichino delle vite umane irresi3on- 
sahili sull' altare d' una fede che non ha ideali , tranne 
([uello della confusione e del caos ? 

Nella serie di attentati , in seguito ai (juali morirono 
IJe, Imperatori, ministri, presidenti di repubblica e sem- 
plici cittadini , i casi che li i)rovocarouo furono sempre 
«liversi. Una delle prime lK)mbe, quella che esi>lose a Pa- 
rigi nel commissariato di polizia della rue des bous eufants, 
era stata, dapprima collocata dinanzi alla porta degli uf- 
tìci delle miniere di Carmaux , dove si scioperava. Si 
trattava d'un attentato a base socialista, e morirono tre 
persone. 

L'esplosione del restaurant Véry, che uccise il proprie- 
tario di questo stabilimento , voleva vendicare 1' arresto 
di Eavachol, sorpreso pochi giorni prima mentre frequen- 
tava la trattoria. Era un delitto i)er vendetta. 

Carnot , Canovas , V Imperatrice Elisabetta , Umberto, 
Mac-Kinley invece sono vittime politiche, e la loro strage 
appartiene, con i^recisa caratteristica, alla categoria degli 
attentati politici. 

>siuno i)uò dire, invece, a quale classe di fatti ; a quali 



152 CROXACA DELLA SETTI5IAXA 

intenti iibl)idi.sce la tragedia di Livorno , della quale fu- 
rono vittime due poveri bambini. La brutale malvagità. 
con tutta la cecità dei suoi istinti , si è manifestata in 
questo caso pietoso e truce, il quale assume veramente la 
ftsonomia d' una catastrofe naturale, una di quelle cata- 
strofi che nulla spiega e che devono collocarsi semplice- 
mente tra i fenomeni della natura. La montagna Pelée 
vomitando lava , distrugge creature , animali e città. La 
mano d' un folle fa es2)]odere una bomba e recide vite 
innocenti , senza che un fine qualsiasi , anche infame e 
buio illumini fugacemente la coscienza, che fece compiei'e 
queir atto. Perciò io non credo che questa nuova viltà 
possa addebitarsi ad un partito (jualunqne ; e se gli anar- 
chici lo rivendicassero, dovrebljero, ripeto, rinunziare an- 
che a qualsiasi apparenza di j^artìto. La rivendichino o 
no, così non riusciranno mai a resi)ingere la responsabi- 
lità che ricade su di loro, anche di questo delitto, poicliè 
agli anarchici spetta 1' iniziativa di questa forma di mi- 
sfatti che colpiscono gli anonimi, coloro che, nemmeno da 
lontano, possono in qualche modo, esser pretesto alla loro 
vendetta. A^i anarchici tocca pure l'infame piivilegio di 
fare il male i^er il male, di creare il pericolo iinprovviso, 
di seniinare la morte cieca, che aspetta al varco la vit- 
tima inattesa, gettata nel precipizio da una mano nasco- 
sta, da nu fato oscuro 

Far moi'ire atrocemente un fanciullo, mutilarne im al- 
tro, per protestare contro il contegno antipatriottico d'un 
vescovo I Ma si può immaginare un atto più insano e be- 
stiale ad un tempo ?... Per quanto si voglia essere ostili 
verso il Giani , per quanto appaiisca poco simpatica la 
sua figura , per quanto possa sedurre 1' idea di cogliere 
l'occasione onde dare addosso ai preti e al pai>a , nulla, 
veramente nulla permette di fare risalire fino al vescovo 
di Livorno la responsabilità dell' accaduto. Che egli te- 
messe per la sua persona . dopo le minacce di cui era 
fatto seguo, si comprende tino ad un certo punto, essendo 
oramai invalso Puso della violenza nelle opinicmi dei par- 
titi. Ma non si può comprendere che egli potesse supporre 
di esporre dei terzi, degli innocenti, dei faiuiulli ai colpi 
<lei suoi nemici! Perciò, questa volta, «' dovere di lealtà 
di asteiK'rsi da (jualsiasi biasimo contro di lui ed è oj)- 
|)oituno far tacere la Aoce dell' indignazione» contro ì cle- 
ricali, che sembrami invasi d;i nuovi stimoli bellict»si. Ba- 
diiu) a quel che fanno I 



CUOXACA DELLA SETTIMANA 153 

I tt'iiipi c-lie volgono non sono loro tavovevoli. La crisi 
l)(»pohuc', contenuta e repressa in qnesti moiuenti di tre- 
gua, ci guida verso giorni assai tristi. Verrà il momento 
in cui le nuìsse jjopolari vorranno una sfogo. I clericali 
anti-patriottici sono le vittime già designate di ogni riv*)- 
luzione. Badino ! 

Alle autorità di pubblica sicurezza , ai magistrati che 
arrestarono e interrogano quel Cateni , presunto autore 
dell'attentato di Livorno, vorrei raccomandare una gran- 
dissima jjrudenza. Princijiale accusatore di costui è il fan- 
ciullo su^jerstite, e le persone che hanno qualche esperienza 
sulle cose giudiziarie , conoscono i pericoli delle testinut- 
nianze infantili. Molti innocenti furono condannati perchè 
un bimbo si ostinò ad aftermarli colpevoli ; alcuni auda- 
A'ano a morte , altri morivano in galera. Il caso , molti 
nnui dopo , provò luminosamente che non erano colpe- 
voli. 

La prova testimoniale è fallace e incerta, anche se ba- 
sata sulla fede, sulla coscienza, sull'osservazione di adulti, 
di persone al)ituate a considerare uomini e cose con mente 
lucida e con occhio sicuro. Molto piii fallace diventa quando 
è raccolta dal cervello tenero, imj)ressionabile, malleabile 
d" un piccolo essere , che non è abituato a concretare le 
sue idee , che subisce ogni suggestione, che ubbidisce ai 
propri ed agli altrui caiH'icci. Nel caso del Cateni, poi, 
il suo accusatore, una delle due vittime, ricevette dall'at- 
tentato una scossa così profonda , che nulla veramente 
può garentire la sicurezza delle sue imi>ressioni. In così 
gravi ciicostanze i magistrati devono resistere alla facile 
tentazione di vedere un colpevole in ogni i)ersona arre- 
stata, e sottrarsi alle siiggestioni che il glassato del sui)- 
posto colpevole esercita certamente sull' animo loro. 



Nei giorni che seguirono 1' attentato re Vittorio Ema- 
nuele visitò opportunamente la città di Livorno , dove 
ebbe accoglienze assai festose. Il sovrano j)assa le ultime 
settimane delle v.acanze parlamentari in quella tenuta di 
San Rossore , che da molti anni non ospitava più il re 
d' Italia, e di cui i giovani italiani non han quasi sentito 
pronunciare il nome, dimenticato 1' indomani della morte 
4li Vittorio Emanuele II, senza che nessuna macchia, come 



154 CUOXACA DKLLA SETTI JIAXA 

(|uella onde fu vittima V innocente Monza , meritasse a 
quei luoghi di delizia un così lungo oblìo. 

A 8an Bossoie il gran re faceva, invece lunghi soggior- 
ni, e colà maturarono molti di (|uei jtropositi dai <iuali è 
scaturita 1' unità della jjatria. Riunioni di ministri, con- 
vegni di diplomatici, ritrovi della famiglia reale, San Ros- 
sore vide parecchie tìsouomie che la storia ha conservat(> 
tra le sue pagine. Colà il primo re d' Italia fu colpito da 
una malattia che mise i suoi giorni in grave pericolo e 
dopo la quale sposò moiganaticamente la contessa Mira- 
ti ori. 

Re Vittorio Emanuele III ha, con molto tatto, risve- 
gliato ricordi che son cari a tutti gii italiani e restituito 
il soUio della vitalità a leggende (juasi dimenticate. Egli 
atìerma sempre jjiù le caratteristiche di una mente vivace, 
e ognora occupata nella ricerca di atti opportuni, o sem- 
l)]icemente necessari. A questa mente ubbidisce, con mi- 
rabile armonia, un' alacrità tisica non comune , che è in 
contrasto con l'apparente esiguità della persona. 

L' esperienza ha dimostrato come il compito d' un so- 
vrano costituzionale sia meno semplice , meno liscio , di 
quel che sembra a prima vista. Semplice e liscia è , in- 
A'ero, l'azione d' un autocrate, al cui volere nnico ol)be- 
discono tutte le ruote dello Stato. Ma il sovrano costitu- 
zionale, per quanto irresponsabile, esercita un'azione con- 
siderevole al di sopra di tutti gli altri enti del i)aese , 
nn' azione diversa da quella dettata dalle leggi , ei)pure 
]»iù cflicace di tutte le leggi. Egli è il tratto d' unione 
fra il ])opolo e il governo, la suprema speranza degli uni, 
l'arbitro dei voleri degli altri, il moderatore e lo stimolo 
di tutti quanti. Al suo criterio, che deve esseie sempre 
attivo, sono lasciate le decisioni di atti, i («uali sfuggono 
ai codici costituzionali e pur commuovono , interessano , 
ajipassiomino le masse. 11 suo contatto con il po[iolo gli 
ac<iuista simpatie e distrugge i)revenzioni. 

Vai'' ingiustizia, rimediata per volontà di lui, un prov- 
vedimento, atteso invano dal governo e ottenuto per in- 
tercessione del Re, procurano i)iìi i)artigiani alla monar- 
chia di nu)lti alleggerimenti tiscali. ])romessi perennemente 
dai ministri e giammai concessi. 

Il suo camjx) (razit>ne non ha limiti, ])oichè, dall'alto 
del trono , egli domina tutto lo Stato. E sembra vera- 
nu'ntc impossibile che un iu)mo solo possa, non pure adem- 
jticic a tanti doveri, ma crearne dei nuovi, indovinare 



CRONACA UKLLA SETTIMANA 155 

i|uali sono le mosse necessarie in un momento dato, ([nelle 
attese dalla sua volontà o le eiieostanze nelle quali la sua 
iniziativa può intervenire utilmente. 

Vittorio Emanuele III possiede la i>reparazione e le doti 
naturali necessarie i^er muoversi con opi)ortnnità nei vari 
ingranaggi, da cui l'operosità nazionale riceve impulso e 
vita. Due anni e mezzo di reguo, nei quali egli non com- 
mise un atto , un atto solo che non risi^onda alle neces- 
sità del suo compito, e molti ]ie compiè spontaneamente 
di utili e buoni e fecondi, sono la prova delle sue felici 
attitudini, ^joste al servizio d' un grande amore della pa- 
tria e dei sudditi. Chi osserva imi)arzialmente lo svolgersi 
dell' attività nazionale , non può fare a meno di notare 
questi risultati e di compiacersene. 



Ho detto, a pro^josito della bomba di Livorno, che nes- 
suna responsabilità morale i)uò andare a colpire il vescovo 
(xiani. Ma non di meno si dovrebbe consigliare ai membri 
del clero di tenere a freno la lingua, poiché le loro sug- 
gestioni possono, talvolta esercitai'e un' influenza funesta 
su menti deboli o esaltate. E compiendo l'energia con cui 
il governo francese vuole arrestare le intemperanze dei cle- 
ricali, se l' audacia di questi oltrej^assa, oraaiai, ogni li- 
mite tollerabile. 

L'ultimo esempio, si potrebbe dire addirittura l'ultimo 
scandalo, è dovuto all' antisemitismo di un frate, il padre 
Domenech che, l'altro giorno a Parigi, somministi-ò il bat- 
tesimo ad un giornalista ebreo , il Pollonais. Terminata 
la cerimonia, il frate non fu capace di star zitto e pro- 
nunciò un discorsetto i)olitico pieno d'insolenze contro gli 
ebi'ei e il governo repubblicano. Il Pollonai>< ha ascoltato, 
commosso, le ingiurie che il frate prodigava alla religio- 
ne, nella quali morirono suo padre e sua madre, alla quale 
api)artengono coloro i quali, per venti anni, gli hanno 
aperto la porta delle loro case, procurandogli il lavoro di 
cui ha vissuto. Disertare una fede, quando è j)erseguitata, 
tradire i correligionari, allorché il tradimento può fruttare 
di più , perché le circostanze lo rendono più saporito e. 
intiiie, permettere che questa fede e questi correligionari 
siano insultati , nel momento solenne della cerimonia di 
un l»attesimo, sono fatti i quali dipongono la figura mo- 
rale d'un uomo. 



156 CRONACA DELLA SETTUIANA 

Tanto possono l' ambizione e forse .... la fame ! Qnel 
Pollonais, ch'io conobl)i piccolo reporter del vecchio FoJ- 
clictfo, la cui munificenza verso i suoi «ialoppini costringe 
questi poveri diavoli al più rigoroso dei regimi dietetici, 
è rimasta un i)aria del giornalismo tino al giorno in cui. 
lui ebreo, si schierò contro gli ebrei e ne diventò il più 
feroce, il i)iù crudele, il più spietato degli avversarli. 

I clericali che, a quanto pare, hanno lo stomaco buono, 
e non fanno gli schizzinosi pur d' acquistar proseliti, ac- 
colgono a braccia aperte il rinnegato. 

Per risj)etto verso la religione, vogliamo ammettere che 
la loro letizia sia suscitata soltanto dal sentimento reli- 
gioso, dalla speranza di strappare un' anima alla danna- 
zione. 

E così sia .... 

E. Alt. 



liR PAGl^lfl DEI GIUOCHI 



Incastro con i e lati » anagrammati 
fiVInasaf Erras) 

L'ocean varcai per te, mio dolce Intero: 
Sei tanto bello in tutto il tuo splendore, 
Sei ricco di piacer, sei ricco d'oro, 
Ma non t'adoro! 

Io amo invece il Centro mio diletto, 
La pace di sue sponde, il mio paese, 
E la vecchietta tanto buona e pia, 
La mamma mia. 

Intero, io sciolgo a te di lati un canto, 
Ma quello, che al mio Centro, ai cari monti, 
Alla casetta mia qui scioglie il core, 
Canto è d'amore ! 



Sciarada alterna 
(di Antron) 

1. Son uno, e mai son uno, 

Ma due, se non di più; 

Di darmi all'uomo, a ninno 

Finor concesso fu. 

2. Son due, ma due non sono, 

Perchè valgo di più; 
D'esser perfetto ho il dono, 
A quel che affermi tu. 

1-2 Sono il tutto e del Tutto 
Di tutti parlo al cor; 
Ora in festa, ora in lutto, 
E nudo anche talor. 



158 



LA PAGINA DKI GIUOCHI 



Monovei'bo sillogistico a rovescio (3) 



(del Prlììcipe di Culaf) 



S e A i\ E 



Premio per questo numero: Una catenina con crocetta d'argento. 



Soluzioni dei giuochi proposti nel numero 27: 

1. Là C'alaf, (tifa, ala, cala, fa, falca, fa, ca'' ; 2. ^joi)', ojìra, rado, 
orda, roda, jJ^'oda, dar, ora, Pakdo, apro: 3. Te-dio. 

Li spiegarono esattamente: 

le signore e signorine: Maria Capece-Minutolo, Amelia Gentile, Cri- 
stina Galizia, Concettina di Micco , Elena Auriemnia , Emilia Amato, 
Ida Bernini, Anna Leonardi. Niiia Pagano , Adele ed Amelia Carusio, 
Lina C'arcano, Giulia Stefanelli, Florinda e Gilda Scognamillo , Maria 
Cozzolino, Titina dell'Osso, Flora Eosel, Maria Amaturi, Palmina Ce, 
draro. Maria de Biasio, Emma Pollio, Stellina Lucianelli da Teano, 
Antonietta Gigante da Forlimpopoli, Sofia Ruggiero da Benevento, Con- 
cetta Benevento, Maria Nitti, Luisa Quarto-Taranto da Potenza. 

i signori: Eag. Andrea Troncone, ing. Silvestro Dragotti , ing. Gu- 
stavo Avitabile, Prof. Vincenzo dirti. Fortunato Silvestri, avv. Arturo 
de Lorenzo, Errico Giambelli , ing. Giuseppe Cepparulo , Almerico 
Biccio, Gabriele Sanges, Filippo ed Ugo de Simone , Alessandro Maz- 
zario, Giulio Sele , Gennaro Carusio, Giovanni Pino, Giovanni di Mic- 
co, Umberto De Gasperis, Amelio Romolì da Firenze, Carlo Yarola 
da Barletta, dottor Marco Romei da Scrino, Francesco Capasso, Camillo 
Euocco, Antonio Radice, Vincenzo Balsamo, Giovanni Pisani, Eduardo 
Vacca, Roberto Ausiello , Giuseppe Catapano , Leopoldo Di Pasquale, 
Mario Sorrentino, Leo Pardo da Ancona, rag. Giuseppe Fucci da Cam- 
pagna, avv. Arturo Erra, Giuseppe Tufari, Andrea de Leone, ing. Er- 
nesto Braca da S. Bartolomeo in Galdo, Michele Simeoni , avv. Erne- 
sto Mola, Domenico Castagliola, prof. Pietro Traversi-Rinaldi da Ceri- 
gnola, Emilio Ircanio, Innocenzo Ciriaco, Achille de Martino, 8. A. 
Odierna da Sarno, Renato Fabroni da Macerata. 



LA PAGIXA L>EI GIUOCHI 159 



11 l'i-i'inio promesso è toccato in sorte alla siariiorina Titina drlTOs- 
so, la quale è pregata di iiiamlare in ufficio a ritirai lo. 



Pubblicazioni enigmistiche. 

1). Toi.osANl (Baiardo) — Enimmhfica — La splendida Collezione HoepU 
si è arricchita d'un altro mannaie, il quale, oltre a riuscire utilissimo ai cul- 
tori dell'enigmistica, riesce divertente e piacevole anche a chi mai s'è oc- 
cupato di risolvere una sciarada. Il titolo potrebbe sembrare troppo largo 
ma. certo, esso non era tale da preoccupare il Tolosani, direttore del più 
importante periodico enigmistico, La Diana d' Alleno, e che ha dedicato a, 
cjuesto studio gli anni migliori e vi ha profuso tutti i tesori del suo ingegno 
iigile, fervido, svegliato. 

Egli solo poteva trattare l'intricata materia in modo magistrale ed esau- 
riente, e lo ha fatto; con la glande ccmpetenza, che tutti gli riconoscono, 
e con una forma svelta ed elegante, che lascia leggere il nitido voliune di 
<'irca eoo pagine senza alcuna stanchezza e con vero diletto dello spirito. 

Oggi che l'istruttivo ed utile passatempo dei giuochi enigmistici s"^ è ve- 
nuto svolgendo in una immensa ^'arietà di forme diverse , diventando una 
vera selva selvaggia ed aspra e forte, si sentiva il bisogno di un libro, che 
spiegasse la natura di questi giuochi, ne indicasse le origini e mettesse un 
pò d'ordine in ciucila nomenclatura euig-mistica, che costituisce, il piti delle 
volte, lo scoglio davanti al quale si arrestano le ricerche dei più valenti so- 
lutori. 

Il Tolosani, per avvalorare il pensiero che lo studio euimmatico merita di 
esser tenuto in considerazione, fornisce, nel suo aureo Manuale, copiose no- 
tizie storiche, dimostrando come uomini sommi per coltura , da Cicerone a 
Dante, da Dante a Leone XIII in Italia, Shakespeare in Inghilterra , Cer- 
vantes nella Spagna, Voltaire in Francia, Shiller in Germania, non abbiano 
disdegnato comporre o sjiiegare le questioni attinenti .all' enimma. Ciò era 
stato tentato, con non minore fortuna, ma in campo più ristretto dal sotto- 
scritto, fin dal 1894 , con una conferenza tenuta in Xapoli e pubblicata da 
un giornale cittadino, ed in modo, anche più limitato, da Kossini (Galeno) 
nel suo Marniate dell' enigmo filo. Ma il libro del Tolosani, più che colmare 
le lacune, rifa tutto il lavoro, ed, anche per questo lato, riesce nuovo ed in- 
teressantissimo. 

L'elegante volume è diviso in tre grandi jiarti: la prima tratta dell'^Jiim- 
mografia 2)oetica e si basa sui giuochi svolti come se fossero dei componi- 
menti letterarii; la seconda dell' Enimmografia geometrica, quella, cioè, che 
si fonda sulle combinazioni di parole , che emergono da vocaboli disposti 
geometricamente; la terza, infine della Enimmografia figurata, che compren- 
de il rebus nelle sue molteplici manifestazioni. ìsè mancano, in larga copia, 
gli esempii, scelti con cura sapiente, fra i più bei giuochi pubblicati nella 
Diana d'Alteno ed in altri xieriodici enigmistici, dallo stesso Tolosani, dal 



160 l.A l'AGIXA DEI GIUOCHI 

Ebersiiacher , dal Borelli , dal Koinoli, dal Garinei, da Evangelina Petiini, 
dal l'ucci, dal llossini e da altri moltissimi della valorosa schiera degli e- 
nigmograti italiaui. 

L'ammirazione mia, cb'è quella dell'allievo all'opera del maestro, potrcb- 
1)0 semlirarc esagerata, ma T accoglienza, che questo libro del Tolosani lia 
ottenuta, appena piiblilicato. giustitica il mio elogio sincero e convinto, e la 
mia ]iersuasione che ([uesto libro del Tolo.sani debba costituire il vero vade- 
mecum di quanti oggi si occupano di questa specie di ginnastica intellet- 
tuale. ch"è tanto di moda. 



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Pubblica articoli e notizie ìitill ad ogni ceto 
di persone, corrispondenze da Roma e dalla 
provincia , la cronaca illustrata dei dibatti- 
menti , il movimento legislativo , la giuri- 
sprudenza pratica, i concorsi e i posti vacanti, 
la cronaca settimanale dei fallimenti , il rias- 
sunto del bollettino della prefettura con le ven- 
dite giudiziarie , le aste , gli appalti , ecc., il i 
bollettino dei protesti cambiarli, ecc. ecc. 

Vi scrivono : Leonardo Bianchi, E. Alt, Scijrio 
Sighele, Raffaele Garofalo, Lino Ferriani, Giidio 
Fioretti, Abele De Biasio, Ernesto Salda, G. Na- 
tale, D. 0. Marrama , Francesco Marini , G. 
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nale giudiziario illustrato, ed è il jj/« diffuso 
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CONTIENE 

Amor, Amopum (versi) , A. Fogazzaro. 
Il discorso Sennino, A. Betocchi. 
La Collana (novella), Guy du Maupassant. 
Letteratura marinaresca C. Santoro. 
Rassegna letteraria, G. \'orluni. 
La conquista di Roma (romanzo), Matil- 
de Serao. 
Cronaca della settimana, R. Alt. 



Vedet-e il Sovimario completo all'interno 



Bo5<:Rmo 







LA SETTIMANA 



SOMMARIO del TU. 30. 

I. Amor Amoki'M (versi), Autoìiio Fogazzaro . 

II. Il discorso di Sonxino, A. Betocchi .... 

III. La Collana (novella), Irmj de Maitpaixaiìt. 

IV. Rassegxa letteraria. « Vus du DEHOKS». (iil(- 

><eppe Vorlnni 

V. Letteratura marinaresca in Francia , Cesare 
• Santoro 

VI. Nella vita e nella scienza. La rac chetta di- 

vinatoria, Baffacle Pirro 

VII. Vita militare. I granatieri, C •. 

Vili. Le riviste, liamnes 

IX. La pagina religiosa, Una tcresiana » 

X. Per la famiglia, Kett>i » 

Xl- La moda della settimana 

XTI- Ii> teatro, dantel 

^III. La Conquista di Roma (romanzo), Matilde Scrao 

^IV. Cronaca della settimana, B. Alt 

XV. La pagina dei giuochi, Il j)rincipe di Calaf. 



ag 


161 


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ABBONAMENTI 

Un anno L. 12 

Sei mesi » 6 

Dal 27 Aprile al 31 Decembre » 8 

Abbonamenti per F Estero (unione postale) 

Anno L. 18 — Semestre L. i* 

{Gli abhoìiamenti comiìiciano dal 1. di ogni mese), 

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I maìwscritti pubblicati o non pubbìicaii non si restituiscono. 

INSERZIONI 

Prima del testo j Dopo il testo 

1.* pagina intera . . L. 15 ! 1.^ pagina, intera . . L. 12 
» metà ...» 8 » metà. . . » 7 

Ogni pagina snccessiva Ogni pagina snccessiva 

intera » 10 intera > 9 

e » metà . . » 6 » » metà . . » 6 

Copertina: Facciata interna, L. 25; facciata esterna L. 30 
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Il e Vittoria Colonna » sorto per dotare la Città di Na- 
poli di uu Istituto di educazioue femminile iu armonia coi 
progressi della cultura e cou i cresciuti liisogui dell'istru- 
zione e deireducazioue della Donna , si è informato, tino 
dalla sua fondazione, ai più sani ed elevati criteri didattici 
ed educativi, ed ha iu breve tempo, conquistato un posto 
importantissimo fra gli istituti congeneri della città. 

Incoraggiato dal successo. sempre crescente, esso ha posto 
la sua sede in locali ampli ed arcati che rispondono a tutte 
le maggiori esigenze di salubrità e di igiene. Oltre al Gin- 
nasio, ai Corsi complementari e alla Scuola di lingue 
moderne, i'><cin><ir(imciitc femìiuniii: oltre alla Scuola ele- 
mentare, maschile e femminile, con ciax-^i ■'separale e al- 
l' Asilo d'infanzia; esso ha un Convitto femminile così 
per le giovauette iscritte alle classi dell'Istituto, come per 
quelle delle E. E. Scuole Normali femminili, e, hioltre, uno 

Studio camerale per gli alunni delle tre prime classi 
dei R. Ginnasi 

che sotto l'assistenza e co» ìa (juìda di un prOfeSSOre yOVematiVO, 

all'uopo tucaricato. jìossono fornire il loro comjìito scolastico 

senza che le fa»>i<llie siano obbligate a dispcndii per assistenti 
o ripetitori in casa. 

Il « Vittoria Colonna » è sede legale di esami di licenza 
elementare e di proscioglimento. Ha un Museo ed una Bi- 
blioteca scolastica. Ha scuola di diseguo e plastica obbli- 
gatoria per le classi elementari. 

Ha l'omnibus e dà, anche agli esterni, la refezione. 

Le giovanette sono addestrate, cou cura speciale nei la- 
vori donneschi, sia in bianco che nelle varie specie di ricamo. 

L'inseguameuto religio.so fa jiarte delle materie scolastiche. 

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LA CHIXA-GUACCI 

Considerata dal lato Economico 



La China-Guacci è la più econoniira preparazione di china, 
se si consideri .],,> por ogni mese di OTTIMA cura TONIGO- 
RICOSTITUENTE si spendono circa 13 centesimi al (riorno; 
mentre per avere un decotto di VERA Cluna Calisaia si spende- 
rebbe molto dippiii non solo, ma non si otterrebbe TAZIONE CO- 
STANTE del medicinale e 1' ASSIMILAZIONE di TUTTI 
i principi! medicamentosi della preziosa coitec-cia. Tale requisito 
permette la fai ile trasmissione nel sangue del rimedio, che princi- 
palmente rinvigorisce il sistema nervoso e rinfranca le forze dell'in- 
tero organismo rendendolo refrattario all' azione dei miasmi e pre- 
servandolo dall'infezione malarica e dalie febbri infettive. 
Ciò si ottiene indiscutibilmente con la China-Guacci , la (juale è 
scevra da oorni sostanza impura, che potrebbe arrecare peso e danno 
allo stomaco; come si avvera spesso col decotto fatto per ebollizione 
della corteccia, che oramai è stato abolito nella pratica medica. 



H Prof. Errico Reale — Incarica- 
to di Chimica Clinica nella U. U- 
nivergità di Xapuli. così si esprime 
in merito alla purezza ed alla tol- 
lerabilità della China-Guacci. 
Pretjintissinw Sia. iiiiacci. 

« Sono lieto di poterle attenuare 
che l'Essenza concentrata di China 
Calisaia Boliviana da Lei messa in 
conuuercio è un preparato dei piii 
puri e dei megUo tollerati da};U 
infermi ». 



E r illnstre Prof. Maragllano — 
Direttore della Clinica Medica de- 
Iterale della R. Vnirersità di Ge- 
nova, dice in merito alla stessa: 
Knregio Sin. (inacci, 

« Eblii il suo piepaiato «li China 
Calisaia Boliviana, l'ho usato e 
srustato e l'ho trovato ECCELLENTE. 
Lo scopo suo di sostituire con esso 
un buon decotto di Cliina di CO- 
STANTE CONCENTRAZIONE, è stato 
])crfettamente raL'uiunto ». 



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Disse il Poeta : « Che vuoi tic da me ? 
Pietra son fatto e Sepolcro mi chiamo » 
Disse la Bella : « Ed io Sepolcro ti amo^ 
Viva mi voglio seppellire in te». 

Disse il Poeta : « Molte son sepolte 
Nel cuore mio di gel, piosto non v'ha ». 
Disse la Bella : « Forse de le molte 
Una cortese al mio pregar sarà ». 

Sul cuor di gel posò la bocca ardente^ 

le sorelle dolcissima pregò. 

Sola levossi allor tacitamente 

Colei che prima egli di amore amò. 

Colei che vita ed anima e bellezza 
Come polvere e cenere gli offri, 
Perchè egli avesse un' ora di dolcezza 
Tacitamente lagrimando tiscì. 

Antonio Fogazzaro, 



n 



discorso Sonnino 



Se questa priorità, questo acuto interessamento clie as- 
sume la questione del Mezzogiorno — dopo che per tanto 
tempo essa fu negletta — può essere argomento di letizia 
pei diseredati e gli obliati della vigilia , deve , del pari, 
destare di molto legittime apprensioni. Il Capo del Go- 
verno di oggi; qiiello che aspira ad esserlo in un domani 
più o meno remoto ; uomini influenti di parte moderata 
come della opposta ; Ministri del Settentrione e Ministri 
del Mezzogiorno : tatti fanno , ora, speciale argomento di 
sollecitudine la Cenerentola della vigilia. La forza impul- 
siva di questo nuovo orientamento può trovarsi in una 
pietà tardivamente ridesta per il disagio o , peggio , la 
povertà commovente , di tanta parte della popolazione . 
mentre i rinnovati ordini politici e il nuovo regime eco- 
nomico valsero a procacciare e garantire, all'altra jìarte, 
tanta somma di progresso economico e civile. Ma , del 
risvegliato interessamento, — che , j)er la contemporanea 
sua manifestazione, per le varie qualità e pe' titoli varii 
dello interessamento, rivela una ragione nuova e recente 
di preoccupazione, — vi dev' essere un movente più de- 
terminante e più grave: ed è il movente politico. 

La rassegnazione proveihiale delle moltitudini del Mez- 
zogiorno , in isi>ecie delle agricole , ha trovato il suo li- 
mite: nello stridente disagio e, in certe regioni e in 
certi luoghi , nella inoina assoluta. Più acuto ancora si 
fa lo strazio della sciagurata posizione, per lo spettacolo 
di relativa i)rosperità e, in ogni caso, di niinori distrette 
nelle popolazioni di altre regioni dello stesso Stato. A 
scuotere quella rassegnazione ha contribuito molto — ma 
non solamente — la fervente propaganda degli spiriti eletti, 
che , di fronte al miserando spettacolo, alla intuizione 
dello smisurato periglio , dell' ingiustizia sanguinante , si 



IL DISCORSO SONNINO 163 

^ouo foinniossi e , a falange, lianno impreso a predicare 
il nuovo vei'bo. 

Ed ora, la riscossa è stata altrettanto intensa e cieca, 
l>er quanto represso lo sdegno , inconscio 1' intelletto , 
inasprito il tormento. Il peggio è che agli apostoli sinceri 
e illuminati, propagatori de' dritti da rivendicare, dei 
rimedii di vario ordine da apportare, si sono mescolati — 
come sempre — i falsi sacerdoti e quelli che , nulla iio- 
tendo conquistare con la evoluzione , spellano di giovarsi 
del tumulto e del rinfocolare le ire. È questo stato di 
cose che , oltre di essere strazio per le vittime e jjer 
chi lo contempla , è argomento di acuta preoccupazione 
X)er chi governa , il capo dell' Opposizione ha scelto a 
soggetto del discorso pronunziato domenica fra gì' in- 
vitati dell' Associazione dei Commercianti e Industriali 
di Napoli. Questo problema è stato, ed è, la piattaforma 
dell' indirizzo politico e legislativo che il Govei'no attuale 
ha scelto a base della sua evoluzione — e non poteva 
esser meglio scelto — ed è sj)iegabilissimo che chi aspira 
a siiccedere al Potere Esecutivo di oggi , 1' abbia fatta 
propria. D'altronde, per un uomo come il Sennino, che 
di (juesti argomenti , iìn dalla sua intiinzia politica, fece 
studio prediletto , e che ha nna indiscussa preijarazione 
tecnica per ciò , nulla di più giusto : laonde , è il caso 
del righi man in riglit piace. 

Del discorso può, innanzi tutto, dirsi che è abile. Pur 
proclamando che egli non veniva a fare opera di jìar- 
te , ha sgominata la Dejjutazione Meridionale con la 
inti'aveggenza di iiroposte nuove, le quali, indirettamente 
e a parte il loro pregio reale e inoi)pugnabile, feriranno 
a morte — in ispecie la maggiore fra esse — la non lode- 
vole ostinazione del Presidente del Consiglio di voler 
proporre e ottenere la riduzione del sale. 

IntVitti, siccome, ai vantaggi di questo esjjedieute finan- 
ziario , non crede neanche la Deputazione Settentrionale, 
il Groverno non avrebbe buon giuoco dallo opporsi al con- 
cetto. E non potrebbe neanche fare il viso dell' armi al 
complesso del progetto di iegislazione sperimentaie di cui 
rai)presenta un tentativo il dopjiio Decalogo , con crii 
Ton. Sonnino mira a sostituire, all' azione del Governo, 
1' iniziativa parlamentare e che in fondo provvede a biso- 
gni riconosciuti già da ogni parte della Camera. 

Siccome la diftusione integrale del discorso ci risparmia 
di riassumerlo, accennerò solo alle parti salienti. 



164 II. DISCORSO SONXIXO 

Nelle menti illmiiiuate , la dottrina della le.uislaz'one 
unica (oggi, nou più giustificata neanche da sollecitudine 
della unità della Patria) ha fatto il suo temi») : è su- 
bentrata invece quella che s' intitola « legislazione siieii- 
mentale » , che tien conto cioè della dift'erenziazione tra 
regione e regione. Cosicché pochi si rifiuteranno a pro- 
porre metodi solleciti e agevoli — : per provocare il rim- 
boschimento ; per regolare meglio i corsi delle acque; per 
aftrettare i lavori di bonifiche; per facilitare T alienazione 
di beni incamerati dal Fisco , o quelli messi in liciuida- 
zione da' Crediti F'ondiari : facilitare la costruzione delle 
case cohmiche ; affrettare la discussione della Legge sul 
contratto di lavoro ; proclamare 1)enefiche , ma audaci e 
poco pratiche , sanzioni contro 1' usura. Potrà forse non 
verificarsi l'accordo sulla vagheggiata risurrezione di ìintìta 
quae jam ceciderc (come ad esempio le modificazioni del 
principio della perpetua affrancabilità dei canoni eutiteu- 
tici) ; ma, pel resto , è iioco pi-ol>abile che sieno molti i 
disposti a disapprovare il complesso delle proposte del pro- 
getto Sonnino. 

In quanto alla idea grossa di ridurre la Fondiaria di 
metà , è innegabile che essa sia un rimedio serio. Potrà 
forse per la tardanza sua essere inefficace, o adatto a pa- 
rare solo ad una jiarte dei guai da cui le terre sono du- 
ramente provate ; ma è un principio ed il sacrifìcio che 
lo Stato dovrebbe sojjportare è lieve e varrà a rispar- 
miare danni maggiori all' unità d«!lla Patria poiché è 

questa (diciamolo, il doloroso vero) che è minacciata dal 
« i)roblema Meridionale » ! Per il che bisogna essere mode- 
rati nelle aspirazioni , quando si tratterà di chiedere al 
Parlamento concorsi maggiori del giusto. Comecché , alla 
fin delle fini, 1' altra parte d'Italia può pensare e dire — 
e più pensarlo che dirlo — : che lo star bene non vuol 
dire non si jiossa star meglio : — che se il Sud é quello 
che è lo deve a certe deficienze di virtù di temi)ra , di 
operosità, di tenacia, per cui sibi iuipiitet l'inferiorità pre- 
sente : — che , in ogni caso , se non si vigih» a temp7) , 
sevo reìiientibtis ossa : — che , se al Sud non riesce gaio 
restare unito al Nord, questo non sarà desolato di chia- 
marsi un'altra Italia invece clie Alta Italia, la quale ba- 
sterà a sé stessa.... in ispocie, dopo che, per tanta ])arte, 
si è fatta vigorosa per l' indebolimento nostro. E quindi 
permetta l'on. Sonnino che gli si rubi « l'erba trastulla » 
che ricordò pur ieri nel suo discorso , quando accennava 



IL DISCORSO SOXXINO 165 

che lo Stato si dovrebbe imijegnaie di devolvere a prò 
dei ti'e Compartimenti la metà del vantaggio che esso 
sarà per conseguire dalla conversione della rendita. Sa- 
ranno tanti i danneggiati da qnesta operazione — e lo sa- 
ranno Quaggiù e Lassù ! — che meglio è non fare oscil- 
lare qnesta corda : se vantaggio vi sarà, che vada a prò 
di tutti. 

In quanto al complesso dei provvedimenti , è difficile 
giudicarli sfavorevolmente , salvo quello che nella discus- 
sione delle modalità dovrà essere mutato da un dibatti- 
mento, il quale dovrebb' essere illuminato, meglio che dalla 
ragione, da un grande sentimento di italianità , x^er cui, 
in questa unica discussione almeno, non influisca Io spi- 
rito di parte. 

Nella illustrazione di qualcuna delle siie i^roposte , il 
Sonnino ha esposto taluni giudizii, che fimno impressione 
venendo da un uomo di studii quale egli è. Così ad esem- 
pio nel vedere elevato il Credito Fondiario a causa pre- 
ponderante de'mali della pro^irietà rustica del Mezzogiorno. 
Già, i)rima di tutto, le istituzioni vanno giudicate secondo 
i tempi e le condizioni in cui sorsero e si esj)licarono : 
per il che può avvenire che oggi apj)aia danno ciò che 
in altra ejjoca apparve salutare. 

Così è del Credito Fondiario , di cui i peggiori danni 
scaturirono da condizioni speciali e dallo snaturamento 
della sua vera funzione. Al Credito Fondiario si doveva 
ricorrere i)er migliorare le culture, jier creare case colo- 
niche, per sottrarsi ai debiti cari, per sostituire ai mutui 
pagabili a data fìssa e breve , i pagamenti in cinquanta 
annualità. ^la quando vi si ricorre per eominare nuove 
terre, solo per la febbre di ampliare il dominio, essendo 
insufficienti le risorse alla condotta del vecchio e del 
nuovo, o per pagare debiti di gioco o i)er api)agare con- 
sumi voluttuari : in questi casi , non è 1' Istituto che è 
vizioso, ma inopportuno il ricorso ad esso. Affidare il Cre- 
dito Fondiario a Bauche che fanno lo sconto e 1' emis- 
sione, sospinte a farsi concorrenza (che fu, talvolta, dis- 
sennata !) significa es^jorsi al maggior i^ericolo della mi- 
gliore fra le forme del credito. E — mettiamoci la mano 
sulla coscienza — se gli Istituti nostri non fossero stati 
vittime di perizie inconsulte o fraudolenti; se i maggiori 
Banchi , vinti dallo spirito di concorrenza, non avessero 
indirettamente incoraggiato quel « mal della pietra » di 
cui finirono col restare le vittime maggiori, si sarebbero 



166 IL DISCORSO SOGNINO 

deplorati i mali che tutti conosciamo ? Al tempo in ciif 
sorse il Credito Fondiario, il 5 ^/,, era modico interesse : 
se , col tempo , la misura divenne alta , nulla avrebbe 
impedito di livellarla con quella del denaro in genere : i 
proiirietarii avrebbeio goduto del ribasso , ed i portatori 
delle cartelle lo avi-ebbero più facilmente accettato , di 
quello che già non lo subirono , quando la proprietà era 
invilita e i crediti sfatati. 

Checchessia della parte dottrinale , è evidente che ai 
proprietarii sarà di grande vantaggio la prolungata estin- 
zione dei del)iti i-estanti, ed i Banchi volentieri aderiranno 
a quello che ad essi si chiede, tenuto conto delle agevo- 
lazioni che il progetto Sonnino promette ad essi. Cosicché 
è più che fondato l'augurio che questo nucleo di danneg- 
giati ( sventuratamente piccolo ) avrà uu valutabile sol- 
lievo. 

GÌ' intervenuti al discorso aspettavano qualche parola 
dell' illustre oratore sul i>roblema napoletano: ma le sì)e- 
ranze furono deluse, se ne togli la considerazione che, dal 
miglioramento economico degli abienti del Mezzogiorno 
d" Italia , di cui tanta parte vive in Napoli , può venii'e 
di rimbalzo una benefica influenza sui ceti che lavorano. 
E se un accenno egli fece a quella importazione di forza 
idroelettrica a buon mercato, su cui si fanno riposare le 
trasformazioni economiche di Napoli, fu per manifestare 
il dubbio della sua possibile realizzazione. Or , couie il 
chiaro conferenziere disse « se attuabile », dicono pari- 
menti gli spiriti ben pensanti. Invero , se 1' opera gran- 
diosa di una derivazione, che può costai'e 40 o 50 milioni, 
verrà fatta dallo Stato (e il Sonnino non si è mostrato 
contrario jier la parte sua) è innegabile che la forza mo- 
trice arriverà ad un prezzo, cui non i>otrà darlo certo Tin- 
dustria privata. ^la il Parlamento darà a Napoli anche 
([uesto ? 

Dolorosamente nel discorso del ca]»o (IcH" Opposizione. 
ci è una lacuna grave. Egli, che indubbiamente è ini va- 
lore, non ha — lo si sarebbe detto almeno, udendolo — la 
intuizione limpida dell' ora che volge. Invano si aspetta 
un cenno sulla urgenza inesoral)ile di nu)ditìcare radical- 
mente le convenzioni, gli usi, le leggi che si riferiscono ai 
rapporti tia capitale e lavoro: invano si aspetta di sen- 
tirlo convinto del nuovo vero, di far intervenire la socio- 
logia nel camj)o del diritto privato. 

È vero che negli accenni ai provvedimenti legislativi 



IL DISCORSO SONNINO 167 

lia parlato dei contratti regolatori ile) lavoro; ma un uomo 
che ha i suoi i)recedenti, che ha contro sé tanti pregiu- 
dizii, quando allude agli ej^isodi, aspri o cruenti, originati 
dal contiitto tra chi comanda e chi serve , non ha clie 
pochi , aridi e duri accenti : per lui , la rivendicazione , 
quando opera, è delitto, provocato dai tristi, e la repres- 
sione non è abbastanza dura. 

Ora, per un uomo i)olitico, che aspira ad essere il pri- 
mo Moderatore dello Stato, il sentimento di « dolor che 
punge a guaio » è un dovere, ed il i)rovarlo , il manife- 
starlo , è se non altio un opportunismo. La dittìdenza dei 
l>artiti progressivi contro 1' egoismo, non personale , ma, 
direi , dottrinale dell' on. Sonnino , non gli nuocerà nel 
giorno della battaglia parlamentare , in cui egli tenterà 
di raccogliere la non desideral)ile eredità del comando ? 
D' altronde, bisogna pur persuadersene, 1' ora è scoccata 
in cui il compito di legislatori è quello di sostituire alla, 
libertà, alT eguaglianza, alla giustizia teorica — in ispecie 
ne' rapporti contrattuali di lavoro — la libertà , 1' egua- 
glianza, la giustizia reale , attuosa, rigeneratrice. Si riu- 
scirà in questo intento? La soluzione del problema che, 
oggi, alterna la taticosa e sentimentale ricerca del socio- 
logo con lo scoppio della conflagrazione , iraconda , tu- 
]iiultuaria, sanguinosa, si otterrà essa ? 

E sopratutto, si sul)stanzierà in uno spostamento di con- 
dizioni , nella creazione di un « Quarto Stato » che, an- 
ch' esso, vorrà essere tutto dopo essere stato nulla, ovvero 
sax'à la prosperità, 1' eguaglianza, la libertà, il diritto per 
tutti ! Tenebrosa incognita , che , per fortuna , non tur- 
berà i sogni della generazione che declina ! 

A. Betocchi 



(Novella) 

Era uua di quelle belle e vezzose fanciulle nate, come 
per isbaglio della sorte, in una famiglia d' impiegati. Non 
aveva dote, né sj)eranze: non aveva mezzo alcuno di es- 
sere conosciuta , compresa , amata , si)osata da un uomo 
ricco e distiuto, e si lasciò maritare con un impiegatuccio 
del Ministero della Pubblica Istruzione. 

Non potendo essere elegante, si rassegnò ad essere sem- 
plice, ma fu infelice come una spostata; giacche le donne 
non hanno né casta né razza , avendo \)ev nascita e ca- 
sato la loro bellezza, la loro grazia, il loi'o profumo. La 
iìnezza ingenita, 1' istinto dell' eleganza, la sveltezza del- 
l' ingegno — ecco la sola loro gerarchia, la quale rende 
le tìglie del popolo uguali alle più grandi dame. 

Soffriva incessantemente , sentendosi nata per tutte le 
delicatezze e tutti i lussi. Sotfriva della meschinità del 
suo alloggio, della nudità delle pareti, della povertà dei 
mobili, della bruttezza delle storte. 

Tutte queste cose, di cui un' altra donna della sua con- 
dizione non si sarebbe neanche accorta, la torturavano e 
1' indignavano. La vista della contadinetta che la serviva 
svegliava in lei rimpianti desolati e sogni fantastici. 

Pensava alle anticamere silenziose, dalle pareti <'operte 
di stoffe orientali, rischiarate da alti candelabri di bronzo, 
ed ai due camerieri in livrea clic vi dornu)no in larghe 
poltrone, appesantiti dal tiepido alito del calorifero. Pen- 
sava ai grandi saloni rivestiti di seta antica, dai mobili 
tini con sopra dei ninnoli preziosi, ed ai salotti civettuoli, 
profumati, fatti per le frivole conversazioni delle cinque 
cogli amici più intimi , cogli uomini noti e ricercati , di 
cui tutte le donne invidiano e desiderano 1' attenzione. 



LA COLLANA 169 

Quando si sedeva , per pranzare , davanti al tavolino 
tt>ndo coperto di nna tovaglia di dubbia nettezza, in fac- 
cia a silo marito che toglieva il coiiercliio dalla zuppiera 
e dichiarava con aria soddisfatta : « Ah ! che ottima mi- 
nestra !... Xon e' è cosa al mondo che mi jnaccia di più... » 
essa pensava ai i)ranzi di etichetta , alle lucide argentea 
rie, agli arazzi che coprono le iiareti di personaggi me- 
dioevali e di xiccelli esotici in mezzo a foreste incantate,— 
liensava alle pietanze sipiisite servite in i>iatti meravi- 
gliosi, alle galanterie bisl)igliate dai cavalieri ed ascoltate 
con un sorriso da stìnge dalle dame che intanto mangiano, 
a tior di labbra, la carne rosea di una trota o 1' ala do- 
rata di una pernice... 

E non aveva vesti, né gioie, né nulla ! E non amava 
altro che le gioie e le vesti , sentendosi nata , fatta per 
il lusso. Avrebbe desiderato tanto e poi tanto di xjiacere, 
<li essere indicata, seducente, ricercata, voluta bene ! 

Aveva un' amica ricca , una comiiagna di collegio che 
non voleva più andare a vedere , tanta era la sofferenza 
che i)rovava dopo ogni sua visita... E iiiangeva j)er gior- 
nate intere, — i^iangeva di dolore, di rimx)ianto, di dispe- 
razi<me e di abbandono. 



Una sera, suo marito entrò, con aria trionfante, tenendo 
in mano una grande busta. 

— Ecco, diss' egli; e' è qui qualche cosa per te. 
Essa lacerò vivamente la l>usta e ne tirò un cartoncino 

sul quale ei'ano stamj)ate le parole seguenti : 

« Il ^Ministro della Pubblica Istruzione e la signora Gior- 

« gio Ramponueau i^regano il signore e la signora Loisel 

« di far loro 1' onore di venire a passare la serata del 18 

« gennaio al Palazzo del ^Ministero ». 

Invece di essere felice e contenta , come credeva suo 

marito , essa gettò con dispetto il l>iglietto d' invito sul 

tavolino, mormorando : 

— Che vuoi che ne faccia ? 

— Ma, cara mia, pensavo che saresti assai contenta di 
averlo. Non esci mai, ed è questa una A^era occasione — 
ed un'occasione splendida!... Ho avuto una pena incre- 
dibile a procurarmi quest' invito. Tutti ne vogliono, e non 
se ne distribuiscono molti fra gi' imj)iegati. Ci vedrai tutto 
il mondo itftìciale. 



170 I.A COLLANA 

Essa guardava suo marito con un occliio irritato e di- 
chiarò con impazienza : 

— Glie vuoi che mi metta addosso i)er andarci ? 
Egli non ci aveva jiensato. Balbettò : 

— Ma la veste colla quale vai a teatro. Mi sembra an- 
cora buonissima.... 

Tacque , sorpreso , stupefatto , nel vedere che sua mo- 
glie piangeva. Due grandi lacrime scendevano lentamente 
dagli angoli de' suoi occhi verso gli angoli della bocca. 
Egli balbettò : 

— Cos' hai ? Cos' hai ? 

Ma , con un energico sforzo , essa si era già resa pa- 
drona del suo doloi'e, ed asciugandosi le umide gote, ri- 
spose con voce calma : 

— Nulla. Soltanto non ho toletta e quindi non posso- 
andare a questa festa. Dà il tuo invito a qualche collega 
la cui moglie sta meglio in arnese di me. 

^la il marito era dispiacentissimo. Riprese a dire : 

— Vediamo un po' , Matilde. Cosa costerebbe una to- 
letta conveniente, che potrebbe poi servirti anche per al- 
tre occasioni ? Qualche cosa di assai semplice ? 

Essa stette pochi momenti a ritiettere, facendo i conti,^ 
e pensando i>ure alla somma che potrebbe chiedere senza 
avere un ritinto deciso, un' esclamazione di spavento dal- 
l' impiegato sempre tenero dell' economia. 

Finalmente, esitando un pò", risiM)se : 

— Xon so con precisione; ma mi sembra che con quat- 
trocento lire potrei riuscire... 

Egli si era fatto ahiuanto pallido, poiché aveva messo 
da i^arte appunto quella somma per comprarsi un fucile- 
ed andare a qualche i)artita di caccia, nella futura estate, 
con alcuni amici che erano soliti, la domenica, a recarsi 
nella pianura di Nanterre con <iuesto scopo. 

Però disse : 

— Sta bene. Ti th> le quattrocento liie. Ma procura di 
avere una bella veste. 



Si avvicinava il giorno della festa, e la signora T>oiscl 
si mostrava triste , imiuifta , agitata. Ei)pure la sua to- 
letta era pronta. Suo marito le disse una sera : 

— Cos'hai dunciue ? Sci stiaua da tre giorni... 

Ed essa lispose : 



LA COLLANA 171 

— ]\Ii secca (li non avere un gioiello, una gemma qua- 
lunque (la mettermi addosso. Far(') la figura di una men- 
dicante ! Quasi quasi preferirei di non andare a quella 
serata. 

Egli riprese : 

— Metterai qualche tìore fresco. È cosa molto chic in que- 
sta stagione. Per dieci lire, avrai due o tre rose magni- 
lìclie... 

Ma essa non si mostrò convinta. 

— No... non e' è cosa alcuna che i)iù umilii di parere 
povera in mezzo a donne ricche. 

Ma, ad un tratto, il marito esclamò : 

— Quanto sei stupida ! Va dalla tua amica, la signora 
Forestier e pregala di prestarti qualche gioiello. Vi cono- 
scete abbastanza i>er chiederle questo favore. 

Essa cacci(') un grido di gioia : 

— È vero ! Non ci avevo jiensato... 

Il giorno seguente , essa sì rec(> dalla sua amica e le 
confessò il suo imbarazzo. 

La signora Forestier and(") verso il suo armadio a spec- 
chi, vi prese una larga scatola, la porti"), 1' aprì e disse 
alla signora Loisel. 

— Ecco, scegli, cara... 

Essa vide dapprima dei braccialetti , poi un vezzo di 
perle, poi una croce veneziana, oro e gemme , di un la- 
voro lenissimo. Provava i linimenti davanti allo specchio, 
esitava, non sapeva decidersi a toglierli, a restituirli. Do- 
mandava sempre : 

— Non hai altro ? 

— Ma sì. Cerca. Xon so mica ciò che ti può piacere. 
Ad un tratto , vide , in un astuccio di raso nero , ima 

si)lendida collana di diamanti: ed il suo cuore incominciò 
a battere di \u\ desiderio smodato. 

Le sue mani tremavano nel prendere la collana. 

Ella se V attacò al collo, al disopra della veste accol- 
lata, e restò in estasi davanti a se stessa. 

Poi chiese, esitante, j)iena d' angoscia : 

— Puoi j)restarmi questa collana, — nient' altro ? 

— Ma sì, certamente. 

Essa saltò al collo dell' amica , la baciò con furore e 
se ne ftiggì col suo tesoro. 



172 T,A COLLAXA 



Giunse la sera della festa. La sii;uoia Loisel vi el)l)e 
11U successo strepitoso. Era la i)iù bella di tutte, — ele- 
gante, graziosa, sorridente, e jiazza dalla gioia. Tutti gli 
uomini la guardavano, 1' ammiravano, s' informavano del 
suo nome, chiedevano di esserle presentati. Tutti gli at- 
lachéa delle ambasciate volevano ballare il valzer con lei. 
Il ministro stesso fece attenzione a lei. 

Essa ballava con ebbrezza , con furore , ubbriacata dal 
piacere, non avendo più alcun altro pensieio, nel trionfo 
della sua avvenenza, nella gloria del siio successo, in una 
specie di nube di beatitudine fatta di tutti quegli omaggi, 
di tutte quelle ammirazioni , di tutti quei desideri ecci- 
tati, di quella vittoria così completa e così dolce al cuore 
di una donna. 

Uscì dal ballo verso le quattro del mattino. Suo ma- 
rito , tin dalla mezzanotte , dormiva in un salottiuo de- 
serto con tre altri signori, le cui mogli si divertivano im- 
mensamente. 

Egli le gettò sulle spalle il mantello che aveva portato 
per 1' uscita, umile vestito della vita ordinaria, la cui po- 
vertà contrastava con 1' eleganza della toletta da ballo. 
Essa lo sentì e volle fuggire i)ei' non essere osservata 
dalle altre donne che si coprivano di ricche pelliccie. 

jNIa Loisel la tratteneva : 

— Aspetta dunque. Prenderai freddo fuori. Chiamerò 
una carrozza da nolo. 

Ma essa non 1' udiva più e scendeva rapidamente per 
le scale. Quando furono nella strada, non trovarono car- 
rozza ; si misero a camminare, guardando qua e là, chia- 
mando i cocchieri che vedevano passare. 

Scendevano verso la Senna , disperati , tremanti dal 
freddo. Infine trovarono sulla banchina uno di quei vec- 
chi coupén nottambuli che non si vedono a Parigi che di 
notte , come se di giorno avessero vergogna della loro 
miseria. 

La carrozza li condusse lino alla porta della loro casa, 
in via dei Martiri, ed essi risalirono tiistinuente nel loro 
alloggio. Per lei. la A'sta era finita. Pei' lui pensava che 
doveva essere al Ministero alle dieci. 

Si tolse, davanti allo specchio, il mantello nel (inale si 
eia avvolte le spalle , per vedersi anct)ra una volta in 



LA COLLANA 173 

tutta la sua gloria. Ma ad im tratto, cacciò un grido: non 
aveva più la collana al collo ! 

Suo marito, già a metà svestito, domandò : 

— Cos' hai ? 

EvSsa si voltò, smarrita : 

— Ho Ilo non ho più la collana della signora 

Forestier ! 

Egli si alzò, .si)aventato : 

— Che!... Come?... Non è possibile! 

Cercarono nelle pieghe della veste , nelle pieghe del 
mantello, nelle tasche, dovunque. Xon la trovarono. 
Egli domandò : 

— Sei proprio sicura che l'avevi quando sei uscita dalla 
sala di ballo ? 

— Sicurissima : V ho toccata nel vestibolo del Mini- 
stero. 

— ^la se tu r avessi perduta nella strada, 1' avremmo 
udita cadere. Dev' essere nella carrozza. 

— Sì, è x)robal>ile. Hai jjreso il numero? 

— No. E tu, non 1' hai guardato ? 

— No. 

Si guardarono atterriti. Finalmente, Loisel incominciò 
a rivestirsi. 

— Rifarò, diss'egli, la strada che abbiamo fatta a piedi, 
per vedere se mi sarà dato di trovarla. 

Ed uscì. Essa restò colla sua veste da ballo, senza forza 
per coricarsi, buttata sopra una sedia, senza fuoco, senza 
un pensiero in testa. 

Loisel rientrò verso le sette. Non aveva trovato nulla. 

Andò al Commissariato di polizia , agli uffici dei gior- 
nali per far fare un' inserzione promettendo una ricom- 
j)ensa, alla Società delle carrozze da nolo , — in somma, 
in tutti i luoghi dove lo si^ingesse iin barlume di spe- 
ranza. 

Essa rijnase ad aspettarlo tutto il giorno , nello stesso 
stato di smarrimento, davanti a quel terribile disastro. 

Egli tornò la sera , col viso dimagrito , pallido : milla 
aveva trovato. 

— Bisogna, diss' egli, scrivere alla tua amica per dirle 
che hai rotto il fermaglio della sua collana e la fai ri- 
parare. Avremo così il tempo di i)ensare ai fatti nostri. 

Essa scrisse sotto la sua dettatura. 



174 LA COLLANA 



Alla tìne della settimana , avevano perduto ogni spe- 
ranza. 

E Loisel, invecchiato di cinque anni, dichiarò : 

— Bisogna pensare a comprare iiu' altra collana. 

L' indomani , presero 1' astuccio e si recarono dal gio- 
ielliere il cui nome era stampato, in lettere d' oro , nel- 
1' interno di esso. Il mercante consultò i suoi registri. 

— Non sono stato io che ho venduto la collana ; ho 
dovuto solo fornire lo scrigno. 

Allora incominciarono ad andare da un gioielliere al- 
l' altro, cercando una collana simile a quella che avevano 
perduta, consultando i loro ricordi, entrambi ammalati dal 
dispiacere e dall' angoscia. 

Trovarono in un magazzino del Palais-Royal un vezzo 
di diamanti che parve loro completamente egu.ale a quello 
che cercavano. 

Valeva quarantamila lire. Consentirono a darlo i)er tren- 
taseimila. 

Pregarono dunque il gioielliere di non venderlo prima 
di tre giorni. E fecero il patto che 1' avrebbero ripresa , 
per trentaquattromila lire , se la i^rima si fosse trovata 
l)rima della line di febbraio. 

Loisel possedeva diciottomila lire, ereditate da suo pa- 
dre. Prenderebbe il resto a prestito... Chiese mille lire 
all' uno, cinquecento all' altro, cinque scudi a destra, tre 
a sinistra. Sottoscrisse cambiali , fece promesse , ebbe a 
che fare con usurai, con affaristi di tutte le specie. Com- 
promise tutto il resto della sua vita, rischiò la sua firma 
senza nemmeno sa])ere se potrebbe faile onore, — e, spa- 
ventato dal tetro fantasma dell' avvenire, dalla s(]uallida 
iniseria che stava per iiiombargli addosso, dalla prospet- 
tiva di tutte le privazioni fisiche e di tutte le torture mo- 
rali, andò a prendere la nuova collana , sborsando tren- 
taseimila lire. 

Quando la signora Loisel riportò la collaim alla signo- 
ra Forestier, costei le disse con un'aria un po' buibera : 

— Avresti potuto restituirmela prima . poiché potevo 
averne bisogno. 

Non .iprì 1' astuccio, ciò che temeva la signora Loisel. 
Se si fosse accorta della sostituzione , cosa mai avrebbe 
pensato ? cosa avrebbe detto ? Non l'avrebbe forse presa 
per uiux ladra ? 



LA COLLANA 175 



La signora Loisel conobbe l'orribile vita dei bisognosi, 
l'ero si rassegnò subito , eroicamente : bisognava pagare 
ijiieir enorme deliito , — lo avrebbe piagato ! Licenziò la 
sua serva ; cambiò casa : affittò una soffitta sotto i tetti. 

Conobbe i duri lavori domestici, le disgustose faccende 
4li cucina. Lavò i jiiatti , romijendo le sue unghie rosee 
sul vasellame grosso , sul ruvido fondo delle casseruole. 
Fece il bucato, insaponò la biancheria sporca, le camicie 
•e gli strofinacci, che faceva poi asciugare sopra una corda: 
portò nella strada, ogui mattina, le immondizie, ed, ogni 
sera, l'acqua, fino all' iiltimo jiiano, fermandosi ad ogni 
pianerottolo, per respirare. E vestita come una pojiolana, 
andò dal fruttivendolo, dallo speziale, dal iuacellaio , col 
paniere al braccio, mercanteggiando, ingiuriata, difendendo 
soldo a soldo il suo misero danaro. 

Ogni mese bisognava pagare le cambiali , rinnovarne 
altre, chiedere dilazioni. 

Il marito lavorava di sera a mettere in pulito i conti 
ili un negoziante, e la notte, sj)esso, copiava carte legali 
a cinque soldi la pagina. 

A capo a dieci anni, avevano restituito tutto, tutto col 
tanto per cento dell' usura, cogli interessi composti ed ac- 
cumulati. 

La signora Loisel i^areva vecchia, ora. Era divenuta la 
donna forte, e dura, e ruvida, delle famiglie povere. Spet- 
tinata, mal vestita , colle gonne di traverso , colle mani 
rosse, parlava a voce alta, lavava i j)avimeuti. Ma, qual- 
che volta, quando suo nmrito era all'ufficio, essa si sedeva 
vicino alla fìnestia, e pensava a lungo a quella serata di 
nitri temj)i, a quel ballo ove era stata così bella e così 
festeggiata. 

Che sareljbe accaduto se non avesse perduto la collana? 
Chi sa mai? chi sa mai?... Com'è strana la vita! E come 
tutto cambia da un momento all' altro ! Quanto jioco ci 
vuole j)er perdervi o i)er salvarvi ! 



Una domenica , essendo andata a fare una j)asseggiata 
ai Campi-Elisi per rijiosarsi dal lavoro della settimana , 
essa scorse ad un tratto una signora che conduceva un 



176 LA. COLLANA 

biu)l)0. Era la t^ignoia Forestiev , sempre bella , sempre 
seducente. 

La signora Loisel si sentì commossa. Doveva i>arlarle? 
i^iciiro ! Ed ora che aveva i^agato, le direbbe tntto. Per- 
chè no ? 

Le si avvicinò : 

— Buon giorno, Giovanna. 

L' altra non la riconosceva , meravigliandosi di essere 
chiamata cosi familiarmente da ([uella 1)orgliesnccia. Bal- 
bettò : 

— Ma.... signora !... Non so.... Dovete ingannarvi. 

— Xo. Sono Matilde Loisel. 

L' amica non i)otè trattenere nn grido : 

— Oh ! . . . i)overa la mia Matilde ! . . . come sei cam- 
biata ! . . . 

— Sì, ho avuto dei giorni ditììcili, dittìcili assai, dacché 
ci siamo vedute ;... e molte ijene e miserie... e ciò... per 
causa tua ! 

— Per causa mia !... Coni' è possibile ? 

— Ti ricordi di quella collana di diamanti che mi hai 
lirestata i^er andare alla festa da ballo del Ministero ? 

— Sì. Ebbene ? 

— Ebbene, 1' ho perduta. 

— Come ! se me 1' hai riportata... 

— Te ne ho riportata un'altra, in tntto simile alla tua. 
Ed ecco dieci anni che la stiamo pagando. Comprendi che 
n<m era cosa facile i^er noi che non avevamo nulla... Ma 
è Unito, e ne sono proprio contenta ! 

La signora Forestier si era fermata. 

— Dici che hai comprato una collan:i di diamanti per 
iimj)iazzare la mia ? 

— Sì. E tu non te ne sei mai accorta , non è vero .' 
Erano proprio simili ! 

E sorrideva con una gioia orgogliosa ed ingenua. 
La signora Forestier, molto commossa, le prese le due 
mani. 

— Oh ! povera Matilde ! Ma la mia era falsa. A'alcva 
tutt' al più cinquecento lire I... 



Guy (hi Maupassaut. 



(Versione di E. W. ForLQVEs). 



Rassegna letteraria 



« Tus (111 deliors » 

Perche un'opera d'arte venga giudicata con serenità e con 
intelletto d'amore, alcuni credono che debba uscire dai confini 
della patria. Max Nordau, rispondendo a una recentissima, 
importante incliiesta del Mercure de France su l'influenza te- 
desca nel mondo intellettuale, dice che alcune imagini di gran- 
dezza nazionale, impersonate da uomini che sembrano dover 
resistere incolumi ad ogni aspro o insidioso assalto dalla cri- 
tica, hanno la loro forza da una speciale attitudine della razza, 
esaltata con utilitaria efficacia, o da un vano o vizioso senti- 
mento, blandito con bassa adulazione. Non imjiorta che 1' o- 
pera d' arte copra della sua fioritura la multiforme anima 
popolare o che invece esalti il raflìnamento di una ristretta 
cerchia di anime, sdegnose di ogni contatto e chiuse nell'eser- 
cizio di un culto edonistico della vita. Queste glorie regionali 
o nazionali hanno bisogno di una più larga comprensione e 
di una consacrazione universale, poiché spesso « cette gran- 
deur-là est une illusion optique qui s'évanouit à la frontière ». 
Max Nordau proclama così V imperiosa necessità di giudi- 
care gli artisti e gli scrittori vus du dehors e rivendica i di- 
ritti della critica internazionale. 

Ma non bisogna però attribuire una straordinaria potenza 
intellettiva o una serenità incrollabile a questa critica. Spesso 
sono più bieche le passioni, agitanti in favore o contro di un 
uomo e di un' opera gli intelletti dei più diversi paesi, che 
i giudizii e gli atteggiamenti jiartigiani di coloro che assi- 
stettero al primo germoglio dell'opera d'arte. 

Le affinità di razza e di spirito si uniscono sj^esso, con 
fortuna, all'intuito ed all'equanimità, che sono i contrassegni 

12 



178 RASSEGNA LETTERAUIA 

fondamentali di qnalclie popolo : od è perciò che forse in Italia, 
più elle altrove, la critica «fiunge a conseguenze più esatte 
che la parte migliore della produzione artistica straniera 
veduta nella hicc pi fi favorevole, a mostrarne chiaramente i 
I)recisi caratteri, le doti precipue. 

Non è lecito vietare forza di persuasione e negare, teorica- 
mente, indipendenza ai giudici naturali dell'opera dell'artista. 

Max Nordau, in questo recentissimo volume di critica, clic 
egli definisce scientifica e filosofica, non ripudia i criterii a 
cui fu informata Degenerazione e che suscitarono il violento 
clamore di tutti quelli che videro, con non poca meraviglia, 
trattare l'arte come una manifestazione morbosa dello spirito. 

Ammessa tacitamente questa premessa, quantunque modifi- 
cata dal tempo e da quel senso di misura, che bisogna rico- 
noscere al Nordau, se si osservi bene di qual gruppo egli faccia 
parte, quest' ultimo libro può considerarsi come uno dei più 
obbiettivi e sani tra quelli in cui egli si è compiaciuto di dire 
il suo giudizio su i paradossi e le convenzioni, che governano 
il moderno sistema di vita e i priucipii che guidano l'espres- 
sione artistica in questi tempi e in queste condizioni dell'or- 
dinamento sociale. 

11 Nordau si occupa di romanzieri, di poeti, di scrittori 
drammatici francesi contemporanei. 

Le conclusioni dei suoi studii sono spesso diverse da quelle 
a cui noi j)ervenimmo per una diretta conoscenza degli in- 
tendimenti degli autori e del contenuto delle loro opere. 

Honoré de Balzac è stato, per noi, uno dei più grandi mae- 
stri del romanzo, e ha elevato nella sna più salda compagine 
il miglior monumento del naturalismo. 

Per Max Nordau egli è invece un visionario: l'osservazione 
non avrebbe dovuto fargli trasformare elementi di vita in ele- 
menti di arte, e nella sua opera i tipi forniti dalla realtà 
non dovevano passare modificati secondo la sua visione per- 
stniale. Osservazione e creazione sono due termini incompati- 
bili e 1' una non può soccorrere all' altra, identificandosi in 
un soggetto letterario che nasca da esse. Riconosciute a Bal- 
zac tutte lo doti, anche quella di preciirsoro di molte delle 
tendenze che hanno avuto il loro completo svolgimento da 



RASSEGNA LETTERARIA 179 

nrtisti posteriori. Max Nordan gli nega appunto quella che, 
giustamente, abbiamo creduta legata al suo nome. 

Michelet è un poeta e un romanziere, ma non uno storico. Non 
Ila nessvni punto comune con lo studioso, secondo la concezione 
tedesca, frugante negli archivii polverosi, e preoccniiato piìi 
<lella esattezza di un particolare insignificantissimo, che della 
vita e del calore reale di cui animare le gesta di un popolo, 
appurate con scrupolosità di date dai consunti palimsesti. Il 
fragore delle battaglie è dileguato nel tempo e le passioni son 
morte con gli uomini: invece che un evocatore, lo storico do- 
vrebbe essere il freddo ed erudito custode di un museo di 
fossili, tornati alla luce per uno sconvolgimento delle visceri 
della terra. 

Tutta r opera di Edmond de Goncourt, si riassume in un 
inutile e inconcludente delirio verbale. Il Xordau, traendo 
dal Journal des Goucourt, con buona fede poco evidente, al- 
cuni dei passi più nulli e meno significanti, e dimenticando 
tutto il resto, riconosce allo scrittore la qualità di iniziatore 
di un genere letterario che non ha per origine uno spirito 
che pensi o un cuore che senta. Non resterebbe dell'opera che 
Vécriture artiste, res^ionsabile della spaventosa decadenza let- 
teraria del tempo presente. 

Eppure, per lo stesso Nordan, le fonti di questo male sono 
anche anteriori ! 

Guy de Maupassant è messo in una stessa linea, quantunque 
gli si dia la precedenza, con Gabriele d' Annunzio e Pierre 
Louys. Gli si riconosce qualvJìc qualità letteraria, come la in- 
contestabile energia di esposizione, ma in misura molto mi- 
nore che in Ferdinand Fabre : allo stesso modo a Pierre Louys 
si contrappone Paul Adam, di cui, veramente, nessuno ha mai 
sconosciuto la mirabile forza di scrittore e di pensatore, e a 
Gabriele d'Annunzio è opposto Antonio Fogazzaro che il Nor- 
dan definisce il più nolnle poeta epico in prosa dell' Italia 
contemporanea. 

E inutile darsi la pena di dimostrare quanto sia poco serio 
questo sistema critico, fondato su confronti tra scrittori che 
non hanno tra loro che lontanissime somiglianze, e su difese 
eroicomiche di scrittori che nessuno ha dimenticato, o tentato 
di abbattere, anche se la figura di Ferdinando Fabre scrittore 



180 KASSEGNA LETTERARIA 

non abbia tutta quella straordinaria importanza che a Max 
Nordau è piaciuto vedere. 

Per fortuna, l'opei'a di Guy de Maupassant dimostra lumi- 
nosamente la nullità e 1' inconsistenza di queste critiche, 
cosi come la serena opera, in cui Anatole Trance prodigò la 
vena meravigliosa della sua sottile ironia, esce piira ed integra, 
agli occhi dei veri intenditori, dalle lodi che Max Xordau lo ha 
profuso. 

Anatole France, conoscitore di tutte le virtìi del pensiero e 
dello stile , indagatore perspicace dell'anima umana, nuda di 
ogni tìnzioue nei momenti j)iù aspri del combattimento o cinta 
di celate ipocrisie nelle vicende della vita più tortuose ed 
oscure è ben degno dell'ideale corona, approntata dai gioviui, 
che Maurizio Maeterlinck atìermò recentemente spettargli, come 
a capo incontrastato dei contemporanei scrittori francesi. 

Anche coloro che hanno dell'arte una visione piìx precisa e 
meno comprensiva, e che sono piti lontani dal coro unanime 
delle lodi della folla letteraria, anzi essi forse più che ogni 
altro, giudicano con giustizia e con verità l'opera di Auatole 
France ; il quale, solo, o quasi, tra gli scrittori ufficialmente 
ammirati, considerò con severità, ma con veggente simpatia il 
movimento letterario francese dell'ultimo ventennio, che ebbe 
nome di simbolismo e di decadenza, mentre era rinascimento 
e reazione. 

L'ammirazione di Max Nordau si limita, fra i romanzieri, 
a circondare Fran^'ois de Niou che con le sue Fagades mostra 
la sete dell' oro e la perversione dei costumi in una società 
elegante, frivola, menzognera. È lo stesso siiirito demolitore 
per cui trova grazia, agli occhi dello scrittore tedesco, una 
parte del teatro di Paul Hervieu, e tutta l'opera di Dumas 
figlio. 

Quantunque il capitolo su Paul Verlaine, pubblicato nella 
Grande Bevue, abbia suscitato violente proteste da parte degli 
ammiratori idolatri del poeta, bisogna però riconoscere, che 
qualcuna delle osservazioni di Max Nordau non è priva di ve- 
rità. La sola causa dell'irritazione destata bisogna trovarla in 
quell'aria di untuoso rammarico, con cui egli si appresta a di- 
scorrere delle dolorose vicende, che travagliarono la A^ita erra- 
bonda del grande ed infelice poeta. 



KASSEGXA LETTERARIA 181 

Stóph;uio^[;il];innó rdoliuitonn doltoledi spirito elio, iu qualche 
inoiuento, trovò per caso un bel Aerso; l'opera di Leon Dierx è 
imecc levata alle stelle e coutrapposta alla delìcieuza di gusto 
<li A'erlaine e al cretinismo solenne e misterioso di Mallarmé. 
Eppure, se il Dierx non esce diminuito da questo confronto, 
«li quanto invece sono esaltati il valore poetico di Paul Yerlaine 
e lo sdegno magniiìco dell' autore di Lcs Fcnétres per ogni 
volgarità nascosta o palese nell' ispirazione o nella sonora e 
uhi udiente materia dello strumento formale ! Leon Dierx è 
lungi dall'avere, come atferma il Nordau, la spirituale signo- 
ria della giovine poesia francese contemporanea, succedendo 
nel simbolico dominio, riconosciuto agli altri due poeti sin dal 
tempo della loro vita dolente e ineguale ! 

Ma per il Xordau il giudizio critico non esce, sovente, dalle 
forme in cui l'ha costretto l'intendimento della folla, da cui, 
Xmre, egli dichiara volersi tenere immune. Qualche volta se 
ne allontana , come nello sciogliere un inno all' aristocrazia 
lirica di Leon Dierx; nella concezione personale , ma conser- 
vante le impronte della razza, del nazionalismo di Maurice Bar- 
rès; nell'ammirazione per l'impeto con cui Alessandro Dumas 
tìglio, tagliato fuori dalla società, per la colpa dell'origine, si 
scaglia contro i pregiudizi! sociali , considera la sorte della 
moglie adultera, del tìglio naturale, costituendosi una propria 
psicologia, errata, ma convinta, e trionfando nella vita e nella 
letteratura con onori nfiìciali e cariche accademiche. 

Qualche altra volta, come nei saggi dedicati a Spiriiìumc di 
Mctorien Sardou e a L'Atnée di Jnles Lemaitre il giusto giu- 
dizio nasce dall' ironia con cui sono considerate le due com- 
medie : la prima è ricca di ammonimenti, all'amante, sui pe- 
ricoli dei treni express, e su la necessità di far credere il ma- 
rito noli' esistenza degli spiriti ; la seconda è la rivincita di 
(Georges Ohnet. 

Anche le osservazioni su Le Fiìs de V Aretin , di Henri de 
Bornier, questo accademico rudere letterario, sbalordito di ri- 
tornare alla luce, per opera di uno straniero, in mezzo a gente 
che lo guarda e non lo conosce , sono fondate sui difetti in- 
negabili del dramma. 

Ma non è giusto invece diminuire l'importanza straordina- 
ria del teatro di Brieux, di Paul Hervieu , di Maurice Don- 



182 RASSEGNA LETTERARIA 

nay, di Francois de direi, di Octave Mirbeau . per ritrovare 
annidate nell'opera di Edmondo Rostaud tutte le qualità vi- 
tali del teatro francese. È a quelli altri scrittori, invece, che 
il teatro deve, iu Francia, la sua esistenza, e per essi soli può 
decorosamente sostenere il confronto col teatro contempora- 
neo delle altre nazioni. 

L' influenza scientifica nel dramma moderno non è dovuta 
al capriccio di Jacques Noi-mand, ma all'esistenza di un dub- 
l)io e di un dissidio, nell' anima moderna, tra verità e apj)a- 
renza fallace, tra fede sempre meno fervida iu un' idea diret- 
tiva della vita, e ragione , indagatrice implacabile e distrug- 
gitrice di ogni convincimento. Francois de Curel non è, come 
piace al Xordau di chiamarlo , una vittima lamentevole di 
Ibsen, ma uno schietto espositore , anche iu mezzo ad esage- 
razioni o lacune, di problemi vitali e modernissimi. 

Per conchiudere, mostrando lucidamente il carattere della 
critica di Max Xordau , si cousideri la sua ammirazione per 
colui che gli sembra faccia opera di distruggitore , come per 
Francois de Niou, romanziere ; si tenga conto delle lodi pro- 
fuse a Leon Dierx, che uè i poco vogliono seco, uè i nu)lti co- 
iioscono; e uon si dimentichi l'attermazione, che, per lui, l'opera 
di Edmond Eostand è comparabile, per l'intento e per le ori- 
gini, a quella di Omero, di Eschilo, di Sofocle ! 

Giuseppe Vorhini. 

Vus du dehors — Essai de critique par Max Xordau, traduit de 
r alleniand par Auguste Dietrich. Paris, Felix Akan, ed. 



Itetteratam mafinapesea in Francia 



Quand su'' la mer y a des gros flots 
Terriens, 2}laiffncz les pauv'' s maV lots. 
Yann Nibor 



Bene scriveva receuteiiìente uno dei più vecclii, il più 
brillante certo fra i nostri scrittori marinareschi : « Non 
è istitnto vivace e solido dal quale non si sprigioni let- 
teratura. Essa è paragonabile al fiore onde ogni pianta 
s' ingemma ». 

Ed è appunto liercliè la marina francese è un vasto, 
solidissimo istituto, che la sua letteratura ha sortito floii 
s(juisiti d'arte e di lingua. 

Pierre Loti e Yann Nibor, o meglio Julieu Viaud e Al- 
bert Robin, ecco i due cardini principali sui quali si im- 
j»ernia 1' ispirazione aloetica marinara del paese di Fran- 
cia : l'uno elegante, sentimentale romanzieie, l'altro rap- 
soda quasi primitivo, ma entrambi uniti nel far vibrare 
la medesinur corda di amore fra la gente di mare e per 
la gente di mare. 

Diverse le origini, diversa la vita dei primi anni , di- 
verso il mondo nel (piale essi hanno dapprincipio vissuto, 
diverso doveva necessariamente risultarne T opera e per 
quanto essi sentano egualmente , con la medesima inten- 
sità, la siiblime, jjrofonda, malinconica i^oesia del mare, 
diverse sono le forme sotto le quali questo sentimento si 
esterna. 

La genesi della vita letteraria di Pierre Loti si svolse 
fra immani sventure della patria sua, fra avvenimenti il 
cui ricordo doveva forzosamente lasciare profonde impron- 
te nell' animo di chi vi assisteva, sia pure da fanciullo: 
e queste reminiscenze ai)punto, queste dolorose, tristi im- 



184 LETTERATURA MARINARESCA IX FRANCIA 

pressioni di giovinezza, noi vediamo aleggiare continua- 
mente nei romanzi, negli scritti del poeta. 

Pierre Loti è nu romanziere, poiché infatti romanzi sono 
i suoi lavori: ma egli è autore di una s^jeciale forma di 
romanzo marinaresco, egli trae la sua inspirazione da una 
musa tutt' affatto proi>ria , la quale gli suggerisce una 
])rofonda , psicologica jioesia , per cui 1' opera sua non 
serba della prosa altro che la forma nuiteriale. 

Egli rappresenta la piìi pura espressione di quello che 
possa sopra un animo, nel contemix) maschio e gentile, 
rude e generoso, la grande educazione del mare , con i 
suoi sconfinati orizzonti , con i mirabili panorami, con i 
suoi svariati, imiionenti sj)ettacoli, con le siùaggie nostra- 
ne ed esotiche, glaciali e tropicali. 

E su questa tela sono magistralmente fissate le linee , 
le tinte del quadro, che ritrae 1' intera vita dell' utìiciale 
di marina, del marinaio, a terra, sovente spensierato, di- 
sordinato, dedito alle voluttà di Bacco e di Venere , a 
bordo virile , gagliardo manovriero della i)ropria nave, 
della quale i)ar quasi divida 1' esistenza. 

Una tinta speciale vi è, qua e là, diffusa, la quale con 
mille sfumature dà all' opera una intonazione unica, ge- 
nerale, che i vivaci colori riescono appena a dissipare : è 
Tamore della donna lasciata nella patria lontana , alla 
quale i i>ensieri più nobili , le più elevate aspirazioni , i 
più casti sentimenti di amore sono continaamente, inces- 
santemente dedicati. 

È questa una delle caratteristiche , le quali in special 
modo fanno distinguere il Loti da un altro eminente scrit- 
tore di romanzi navali, il Mariyat, quegli che gli Ameri- 
cani chiamarono the wisard of the Occan , il marfo del 
mare, V esimio autore di Frank Mildmay , King' s own, 
Newton Forster, Peter Simple , Poor Jack , e di tanti e 
tanti altri lavori , che ccmtribuirono assai eilìcacemente 
alla educazicme mortile della marina inglese e che anche 
oggi dovrebbero essere letti e pensati dai giovani dediti 
alla vita del mare. 

Moli frére Yves^ Pikheiirs d' Ishnide, Matelot sono i tre 
principali romanzi marinareschi di .Tulieu Viaud , i qimli 
gli hanno ajìerte le porte dell" Accademia di Francia, 
dandogli posto accanto all' ammiraglio .luiieii de la Gra- 
vière. 

Tu Matclol specialmente si rileva (luella solenne tinta 
iiialiiicniiica. clic ne rende così attraente la lettura, ben- 



LETTEHATUKA MARIXAKESCA IX FRANCIA 185 

che il lavoro sia forse meno poderoso degli altri due. 
Più che un romanzo, è nu jioema , in cui si descrive, si 
studia la vita dell' uomo di mare coutemxioraneo : c'è la 
vita di bordo : — tutte le piìi vere, le più recondite ratfi- 
natezze del sentimento, ma semi)re nella piena sua robu- 
stezza virile. 

Chi non si è sentito profondamente commosso alla let- 
tura di quegli squarci di Mafelof, nei quali sono descritte 
le trepidazioni, le sofferenze di Jean, i nostalgici tramonti, 
le luughe notti di guardia sulle coperte della fregata, la 
preghiera a bordo il giorno seguente alla sua morte, la 
pietà dei marinai suoi compagni, quando debbono annun- 
ziarne la morte alla madre di lui che viene sotto il bordo 
a pigliarne notizie ? 

Pierre Loti ha saputo ben cogliere le corde che pote- 
vano maggiormente, più ethcacemente vibrare nell'animo 
dei suoi lettori e gli effetti che ne ha tratti, rispondono 
pienamente all' intento nobilissimo che 1' autore si era 
lu'oposto : écn're une vie de mateìot et y mettre la grande 
monotonie de la mer , come egli scriveva dedicando ad 
Alphonse Daudet il suo Man frére Yves (1). 



Kicordiamo come Loti descrive la funebre cerimonia 
rituale della sepoltura in mare d' lui marinaio, morto a 
bordo, argomento tentato da varii romanzieri, ma da nes- 
suno reso con tanto effetto drammatico e psicologico : 

« .... Descente infinie, d'abord rapide comme une chute; 
imis ijlus lente, alanguie i)eu à peu dans les couches de 
l)lus en j)lus denses. Mystérieux voyage de j)hisieurs 
lieues dans les abìmes inconnus; ou le soleil qui obscur- 
cit iiarait semblable à une lune blème, j)uis verdit, trem- 
ble, s' efface. Et alors 1' obscurité éternelle commence ; 
les eaiix montent , s' entassent au dessus de la téte du 
voyageur mort, comme une maree de déluge qui s' élève- 
rait jusqu' aux astres. 

« Mais, en bas, le cadavre tombe a jierdu son horreur; 



(1) Un apiiello da Ini fatto sul Figaro fruttava lire venti- 
mila alle famiglie dei marinai i^erdnti su parecchie barche 
naufragate nei mari d' Islanda. 



186 LETTEKATLUA MAKIXAKESCA IX FRANCIA 

la iiiatière n' est jaraais iminoude d' une fayoii absolue. 
Dans 1' obsciirité les bétes iuvisibles des eaiix i)i()f()udes 
vont venir 1' entourer ; les madrépores mystéiieiix vont 
lioiisser sin- lui leurs brauches , le mangev très lentement 
avec les mille petites bouches de leuvs tìeurs vivantes. 

« Cette sepolture des marins n'est plus violable par au- 
cune niain d' liomme. Celui qui est deseendu dormir si 
bas, est x^lus mort qu' aucun autre mort ; jamais rieu de 
lui ne reniontera; .ianiais il ne se melerà plus à cette vieille 
poussière d' liommes qui, à la surface , se cherclie et se 
recoml)ine toujours, dans un éternel effort j)our revivre. 
Il appartieni à la vie d'en dessous; il va jìasser dans les 
plantes de pierre qui n' ont pas de couleur , dans les 
bétes lentes qui sont sans forme et sans yeux ». 

Yann Nibor così descrive invece nelle sue C7(rt»so/(s et 
récits de mer sullo stesso argomento : 

Ij- soir méme, à V Jteure <ìn òrdiile-baft 
jO' vant V eqnipmf j honncts bus 
Fa V fanal cn fjiiis^ de cierae, 
J^avons jìorté le pauv'' petit mort 
aS'h' un^ tabP dans un saboyd 
En attendant qu'on l' iìnniertie. 



Polir mon matlot, <jai jadii^, 

On a dit V De Profundis 

Bien plus tristemcnt qìi'iin prétre : 

Puis — mi rouVment dii t(nid>onr — 

Il est alle fair e un tour 

Ousque hientót firons peut-étrc ! 

In questi pochi versi il poeta marinaro ha tracciato net- 
tamente, concisamente i caratteri della sua musa, dando- 
cene saggio in un pietoso sentimento unito a quel cieco, 
rassegnato fatalismo che è proprio dell' uomo di mare. 

E (piesta malinconica, fatalistica rassegnazione noi ve- 
diamo riprodursi, echeggiare in tutte le canzoni di Yanu. 

Canzoni sono infatti i suoi comi)onimeuti itoetici che 
egli canta e declama accompiignundosi con speciali iiu'lo- 
die, canzoni di un genere turt'ntfatto nuovo, assolutamente 
proprio , le quali per la loro spontanea , naturah' ispira- 
zione e forma ricordano i rapsodi d' altii t('iiii)i. 

Nato a Saint-Malo in seno ad una faniiiiiia di marinai 



LETTERATURA MARINARESCA IX FRANCIA 187 

da i)escn, dediti al mare i)ev consuetudini ataviche, quasi 
per ijrineipio di casta , Albert Robin , jninia di divenire 
Yaun Nibor, appartenne alla catei>oria dei cols hìei(s del- 
l' armata francese, ove erasi arrnolato in qualità di mozzo, 
obbedendo appunto a quei destini domestici tramandatisi 
e perpetimtisi per nnmerosi lustri. 

Le vicende svoltesi nei iirimi trenta mesi di vita da 
marinaro sono con la peculiare sua concisione e semplicità 
narrate in quella bella raccolta di canzoni inspirate alla 
maggiore squisitezza di sentimento , che egli x)ubblicò 
nel 1898 sotto il titolo Ma vie de mateìot : 

En soixante-dix, pendant la guerre 
Lorsijn'ù treize ans, parti pour Brest, 
Laissant cliez nous heaucoup rf' misere, 
Voiei e' qii'en faisant ronte pour VOeéan 
Tout p'tit moussaiUon 
J" p}ensais en n'af/on : 
« ./' quitte Sant-2fa1o pour ìa Baltique 
Oh j esjìcr'' que f m^en ras (jagner 
Plus d''un''2)(ii't f7' pris^ magnijique, 
Car je ju' sens d'attaqn^ pour corner ». 

A Brest, personn^ n'étant sensihle 

A man désir de me battre en mer 

J' dus emharquer sur V Intìexible 

Ou, briquant V poni, pied nus, V hirer 
<J' reeus, ehaque matin, 
Ben des eoup)^ d' rotin. 

Et quand V soir, ma p' tit main sangìante, 

J' w' couchais devant le rir'' moqueur 

IfuH brute de maflot bien mécJtante 

J'avais du ehagrin plein le coeur. 

Lorqu'à la fin d' un exereice, 
J' alìais jh' mettre au eoin d'un sabord 
Bour maudire seni V service du bord 
Voici p^tit reveur 
Ce qu'' f pensais, songeur : 
rj' voudrais étre te goéland qui rolc 
En C' moment autour du vaisseau 
Pour réjoindre mes amis (?' ck-ole 
Qui péch'ent dans la bai'' d' Saint-^falo. 



188 LETTKUATLRA MAUIXAUESCA IX FRANCIA 

Quand f fits euiharquc comm'' novice 

Sur r tfraud cuiraxsé /' Ooéaii 

Pendant quon panmonuit la drif<fte, 

Voici ce qui f pensais danti V (/réement 
(^uand r mistral (/oniìait 
Xot' t/rand perroquet : 

« C'est pos trop tot qu^ Vescadre arrive 

Se raiitailler à Toulon 

l'our qu'en permission d^ deux mn'iH /' a'rive 

Voir ìa ìuarmaille à la maison ». 

Un cantpajin'' sur la Magicieune 
Quand f appris, V coeur gonfie c7' sanglots, 
Qu^ man pére était mori et qu^ la veine 
J£' faisait V seul soutien d' cinq^ marmots, 

Vaici e' g»' /' pensais : 
« Fant qu' y r'nonce à mes tours de terre 
Et g»' /' w' content^ de ma ration 
Afin (Z' envoìjer à ma mère 
TouV ma pa>/e en délégation ». 

A bordo, nelle ore delia ricreazione sei-ale, in cni snlle 
antiche fregate solevano i marinai riunirsi sul castello di 
2)rora , fumando la loro pipa , abbandonandosi ai ricordi 
del i)assato, ai progetti jjer T avvenire, rievocando le can- 
zoni, le leggende marinaresche regionali, in attesa che al 
tramonto del sole il fischio del nocchiero li chiami al 
brand'' ahhaftso, le petit Albert teneva circolo intorno a sé 
e cantava, declamava le sue primitive composizioni gene- 
ralmente contralfacendo canzoni udite qua e là, su argo- 
menti spesso gioviali , più di sovente informati ad una 
sentiuu'utale, malinconica intonazione. 

Ma il suo nome non ])oteva rimanere racchiuso nella 
stretta cerchia della prora di una nave : in breve fu co- 
nosciuto nel quadrato degli ufficiali di bordo, sulle altre 
jiavi ed egli potè procurarsi in breve tempo delle simpatie 
che gli furono in seguito di grandissima utilità. 

Al termine del servizio uìilitiiie nel quale aveva rag- 
giunto il grado di sergente, Albert llobiu, anelante di più 
vasti orizzonti, ansioso di fecondare con l'arte sua campi 
ancora inesplorati, volle tentare altrove la sorte: recatosi 
a l'arigi con |)ochc materiali risorsi^, ma col fermo pro- 
posito di istruirsi e perfezionai'si, ebbe la fortuna di in- 



LETTERATURA MARINARESCA IX FRANCIA 189 

contraivi iiu ammiraglio clic lo aveva conosciuto a bordo 
e da questo ottenne nn inijnego al ministero della ma- 
rina. 

Ecco quindi il giovane, il futuro poeta definitivamente 
fissato nella capitale della Francia, nel centro intellettuale 
della nazione , ove egli non tardò a raccogliere allori e 
trioni! (1). 

Incominciò dapprima col declamare scene drammatiche 
marinaresche, traendo mateiua dai ijoemetti di Kichepin, 
di Coi)i)ée e da Victor Hugo : poi tentò la comi)osizione 
propina e nel 1889, chiamato a Versailles in casa del conte 
di Montesquieu-Fésenzac per la declamazione di pochi versi 
a lui dettati della jierdita di due brigantini di Saint-]\Ialo, 
potè finalmente afl:'ermarsi i>oeta e divenne Yaun Xibor. 

Poco tempo dopo il ministro Lockroy , venuto a cono- 
scenza di lui , ebbe 1' idea di farne un istrumento effica- 
cissimo di alta cosciente disciplina , un allettevole , gra- 
dito propagatore di nobili principii marinareschi fra gli 
equipaggi delle navi da guerra : lo spedì infatti sui ba- 
stimenti della squadra, affidandogli la delicata missione, 
cui egli ademijie tutt'ora, declamando e cantando con l'ac- 
compagnamento di sjieciali melodie le sue canzoni navali. 

Ed egli passa molte ore della giornata fre quei coìs bìens 
dai quali è sortito uomo e poeta, dallo studio psicologico 
di essi traendo novella fecondissima vena ijer la sua poe- 
sia. Questa infatti, a differenza degli scritti di Pierre Loti, 
si è trasformata adattandosi ai tempi nuovi ; laddove oc- 
corra essa abbandona le immagini dei passati vascelli , 
dalle alte iiniionenti alberature , dalle spaziose coj)erte , 
dalle larghe batterie, i^er trattare della nave moderna con 
le sue torri corazzate, con le murate', i ponti d' acciaio, 
con le numerose caldaie , gli svariati , complessi orga- 
nismi. 

La sua poesia riesce quindi assai più efficace e tocca 
molto pili sul vivo 1' animo dei suoi spettatori , dei ma- 
rinai ai quali dedica la j)arte migliore della sua inspira- 
zione poetica. 

Il capitano di vascello Brouin così scriveva a Yann 
nel 1894 : 

« J' estime que 1' aiidition de vos chants a faif un bien 



(1) Cf. Jack La Bolina — Uu i)oeta marinaro in Nuova Anto- 
logia. Agosto 1902. 



190 LETTEUATIUA MAKIXAKESCA IX FRANCIA 

immense aiix aiiiirentis niaiiiis et aiix mousses, nos futurs 
ortieiei-.s-iiiariniers, en exaltant ohez eux, toiit eii les pré- 
cisant, les sentimenti qui ,\ sont (léia en germe, cléAonf- 
ment, almégation, mépris du danger. 

Je suis lieuieux de les entendie frédonner déja vos cliants 
qui disent l'histoire de leurs pèies, la quelle sera aussi la 
leur. Ils ont reeonnu en vous un camarade, un ami, un 
frère, et ils comprennent cette langue si naie et si poéti- 
(jue, méme dans ses ludesses ». 

Ed è questo il migliore , il più confortante elogio chi' 
possa giungere al cuore del poeta , poiché mostra con 
(luanta ertìcacia egli riesca nel nobile intento che si è pro- 

IJOStO. 

Le sue canzoni fln'ora j^ubblicate sono riunite in quat- 
tro volumi: Chansons et récits de mer, Matelots, La chaii- 
aon dcs cols hleus, Gens de mer. 

In quest' ultimo volume si)ecialmente egli analizza l'uo- 
mo fli mare nelle diverse forme sotto le quali può pre- 
sentarsi : il marinaio da guerra , il marinaio mercantile , 
il marinaio da ì/aeht , il pescatore e ne studia con pro- 
fonda psicologia 1' intimo più recondito, la vita di bordo 
in relazione alla terra , agli affetti che a questa lo uni- 
scono. 

La lettura delle sue canzoni impressiona , convince il 
marinaio, indirizzandolo a sani principii, ad elevati senti- 
menti, per cui il morale degli equipaggi ne trae vantag- 
gio e la discij)lina assurge a coscienza : commuove e tra- 
scina i lettori che vivono la facile vita di terra ferma , 
destando in essi una forte corrente di simpatia e di am- 
mirazione per quella brava, gagliarda gente che sul mare 
trae una vita di abnegazione e di sacrificio. 

Nella prefazione al volume Chauftoììs et récits de mer, 
Pierre Loti scrive : 

« Tant de gent essaient de ixindrc Ics matelots et si 
peu y réussissent ! Les uns les cimnaissent bien, mais ils 
iront pas le don qu' il faudrait. D'autres — et de très ha- 
biles quelquefois — s'imaginent les connaitre pour les avoir 
un peu rencontrés sur des plages, pendant leurs vilh'gia- 
tures d' été , ou méme a bord, au cours de leurs fautai- 
sies de yaclitmen ; ils oublient, en general, ces derniers, 
de pénétrer dans leur ame intimidée et sauvage et ils pei- 
gnent ahus de simples brutes qui, à nous , font hausser 
U'S épaules ». 



LETTERATURA MAKIXARESCA IN FRANCIA 191 

Possa l'oliera lilautroi)ica di Piene Loti e di Yann Ni- 
l)or avere eco nel paese nostro, ove ogni fiore di letteia- 
tiira, ogni germoglio di poesia deve per foiza di gloriose 
antiehissiiiie tradizioni trovare fecondo terreno ed allignare 
producondo frutti preziosi. 

Cesare Santoro. 



flella Vita e nella Scienza 



La bacchetta divinatoria 

Lo spazio non mi consente di mostrare come la bacchetta, 
lino da tempi remotissimi sia stata sempre usata come sim- 
bolo di dominio o di misterioso potere soprannaturale. Infatti 
se è chiaro che da essa è derivato lo scettro, che anche ai 
nostri giorni è parte indispensabile delle insegne della sovra- 
nità, dovrei citare innumerevoli esempii a cominciare da Mosè 
che percosse le roccie di Horeb con la sua verga, facendone 
zampillare 1' acqua per dissetare il popolo ebreo nel deserto, 
e giungendo sino a Mesmer e successivamente ai giocolieri ed 
ai ciarlatani dei nostri giorni, per far vedere come essa sia 
stata sempre adoperata a mostrare l'esercizio di una potenza 
<ìi cui le masse potevano se mai vedere gli effetti, ma non 
comj)rendere l'essenza e ciò sarcbl)e troppo lungo. Preferisco 
invece mettere in luce un terzo aspetto molto importante che 
la bacchetta assume ai nostri giorni, nei quali il progresso 
compiuto non consente piìi che l'uomo si arresti alla semplice 
constatazione di un fatto, confessando la propria impotenza, 
quando si tratti di cercarne la spiegazione, con la scusa del- 
l' intervento di poteri soprannaturali; quello che risulta da 
esperienze le quali soltanto da poco tempo cominciano ad es- 
sere seguite con rigore e con intendimenti scientifici, e cioè 
che essa è il mezzo più comune per cui si manifesta un fe- 
nomeno del quale non conosciamo ancora le leggi, del quale 
non ancora possiamo specìticaro le cause, ma di cui fin da ora 
si i»uò dire, come del resto di tutto ciò che ha luogo nell'in- 
tero universo: che è dovuto alle forze della natura. 



NELLA AITA E NELLA SCIENZA 193 



Nel medioevo la nieute imiana accolse le più bizzarre stra- 
vaganze, al pnuto che nessuna manifestazione del pensiero, 
specialmente in alcune epoclie, potè sottrarsi alla influenza 
delle superstizioni le quali regnavano sovrane tino ad inva- 
dere completamente il campo delle scienze e della tìlosoiìa e 
si può dire che P astrologia e l'alchimia erano le sole forme 
dello scibile dalle quali derivasse il sapere, prima che l'oiiera 
di illustri sapienti iniziasse il cammino che ci ha poi condotti 
allo stato attuale. 

Quando si cominciò a intravedere che 1' esercizio delle mi- 
niere, qualunque fosse stato il minerale che se ne poteva 
trarre, era oltremodo protìcuo e che lo scoprirne una era quasi 
sempre una fortuna per colui al quale fosse toccata in sorte 
simile eventualità, si rivelarono i primi germi di quelle cono- 
scenze che poi sono state classificate con i nomi di mineralogia 
e di geologia. Ma siccome si trattava di penetrare jiiìi o meno 
profondamente nelle viscere della terra, e secondo le credenze 
dei tempi nulla poteva compiersi indipendentemente dall' in- 
flusso esercitato dagli astri e tanto meno frugare negli strati 
sotterranei, dove la fantasia popolare faceva risiedere esseri 
soprannaturali, fu escogitato 1' uso di speciali strumenti che 
in generale erano nel numero di sette, perchè sette erano i 
metalli e le qualità di minerali simpatiszanti con sette pianeti. 
I nomi di essi, che ho tratti da un' opera francese (1), non 
credo opportuno tradiirli, essendo stati dati con criteri asso- 
lutamente speciali, tanto più che accanto alla maggior parte, 
il libro a cui ho attinto reca il nome italiano. Essi erano: 

le (jrand compas o vercja lucente che serviva a riconoscere dalla 
superficie della terra o delle acque le miniere d'oro ed in ge- 
nerale la presenza di tutti quei minerali sottoposti all' in- 
fluenza del sole ; 

les (/randes houssoles à sejH atKjlcs o verga cadente, adatta al 
rinvenimento delle miniere d' argento, di cristallo di rocca, 
di diamanti e di tutte le iiietre soggette all' influenza della 
luna ; 



(1) Gobet — Les anciens mineralogistes. Voi. 1° 

13 



194 NELLA VITA E NELLA SCIENZA 

ì'astrolabe minerai o verga saltante per trovare le miniere di 
rame, gli smeraldi ed altri minerali soggetti a Venere ; 

le cadrati minerai o verga battente per trovare lo stagno, lo 
zinco e tutte le pietre e minerali sottoposti a Giove ; 

le géometriqne minerai o verga trepidante per riconoscere dalla 
superficie della terra le miniere di piombo, di antimonio e 
tutte le pietre dipendenti da Saturno; 

le rateait métolliqne per conoscere la presenza delle miniere 
di ferro e di tutti i minerali soggetti a Marte ; 

// hì/choiquc mine'ral ]>er trovare il mercurio, il cinabro mine- 
rale e tutt'i minerali sottoposti all' influenza di Mercurio. 

Pare però che quantunque quasi tutti i cercatori di miniere, 
anche quelli i quali poterono vantarsi di essere riusciti ad ac- 
crescere le ricchezze del loro paese, ostentassero di usare questi 
mezzi per raggiungere l'obbiettivo delle loro ricerche, non tutti 
fossero in buona fede nel servirsene, anzi che alcuni tingessero 
addirittura di servirsene ; perchè si ha notizia di cinque me- 
todi (1) per procedere al rinvenimento delle miniere, i quali, 
toltone il quinto riferentesi agli strumenti già detti e forse 
aggiunto agli altri quattro in omaggio ali" ignoranza domi- 
nante, potevano essere degli errori madornali, ma non esorbi- 
tavano dalla logica e dai limiti delle leggi naturali. Il itrimo, 
il pili pratico quantunque primitivo e spesso causa di perdita 
di tempo e di fatiche inutili, consisteva nello scavare la terra 
e nell'assicurarsi mediante assaggio della presenza in essa dei 
metalli o minerali cercati ; il secondo nella conoscenza delle 
erbe e delle piante speciali che vegetano al di sopra di quei 
determinati luoghi nei quali esistono quei dati minerali ; il 
terzo nel dedurre dal sapore dell' acqua uscente dagli strati 
nei quali si sospettava il minerale o corrente in essi, la sua 
presenza; il quarto nell'osservazione dei vapori che si elevano 
intorno alle montagne ed alle valli al momento del sole na- 
scente ed il quinti) lilialmente uell' uso degli strumenti , dei 
<|uali. oltre «jnelli già unnicrati se ne conoscevano anche degli 
altri. 

Comunque sia, il certo si è <-he in breve tempo dall' uso di 
molteplici strumenti si j);issù ad mia ^s^>nlplice bacchetta la 

(1) V. op. cit. 



NELLA VITA E NELLA iiCIENZA 195 

quale poteva essere di clilì'ereuti 8j)ecie di legno e qualche volta 
auche di metallo ; dalla ricerca di varie specie di minerali a 
quella soltanto delle acque correnti o sorgive e tìnalmente , 
quando abili ciarlatani si immischiarono della cosa, la bac- 
chetta fu adoperata auche in ricerche di ordine assolutamente 
morale e molti inijiostori se ne servirono per scoprire gli au- 
tori di delitti di ogni specie il che gittò il piti grande discre- 
<lito su questi fatti e fece sì che pure se vi erano casi di degni 
di studio, fossero completamente trascurati. 



Fra gli errori dell'epoca media vi è stato pure qualche cosa 
che ha utilmente contribuito all' incremento delle scienze e 
qualche volta anzi in maniera abbastanza notevole. Non è pos- 
sibile considerare la moderna astronomia che in modo così 
brillante ci svela i misteri dei mondi i quali si aggirano a 
tanta distanza da noi nelle immensità dello spazio, senza ri- 
cordare l'antica astrologia; non è possibile notare la funzione 
imj)ortantissima che va assumendo nella vita sociale la chimica, 
dalla quale anzi jiare che molto attenda l'uomo nell'avvenire, 
senza che torni alla mente l' alchimia. Così di tutte quante 
queste ricerche comj)iute sia nel campo tìsico che in quello mo- 
rale, ne rimase poco, ben poco è vero , ma quanto è bastato 
perchè si ritornasse su quei casi più degni di osservazione , 
tanto pili che essi si sono sempre presentati e si presentano tut- 
tora alle indagini degli scienziati. Non è molto il Corriere 
della Sera (2) ne riferiva uno che ha fatto il giro di tutte le 
jiviste scientifiche , dato come assolutamente autentico dai 
padri lazzaristi di Beyrouth in questi termini : 

« Il Kesruan, la j)rovincia del Libano ove si trova il nuovo 
fenomeno, è estremamente povera d'acqua, e la grande preoc- 
cupazione di chiunque vi abbia una propriet.à è di trovare un 
corso d' acqua, anche piccolissimo. Parecclii europei hanno 
percorso il paese indicando i luoghi ove si possano fare la- 
vori idraulici. Ma attualmente si trova in nn villasio a due 



(1; N.a 357 del 29 30 Dicembre del 1001. 



196 NELLA VITA E NELLA SCIENZA 

ore di qui una ragazza quattordicenue che possiede la facoltà 
di vedere l'acqua sotterra, anche a grande profondità. Essa 
indica quanto bisognerà scavare per trovare la vena e la quan- 
tità d'acqua che si troverà. 

Questa ragazza è venuta al nostro collegio. Abbiamo ado- 
perato tutti i mezzi per trarla in inganno , ma inutilmente. 
Ecco come ella procede : 

Anzitutto bisogna che vi sia il sole, anzi che il sole sia 
proprio nel luogo ove si vogliono fare le ricerche. Ella si co- 
pre il capo con uu velo ordinario, guarda nella direzione del 
sole, e poi volge l'occhio a terra. 

In capo a pochi minuti , vi dice se a qualche profondità 
nel suolo v'è acqua si o no, e dato che vi sia, il luogo pre- 
ciso e la quantità. 

Abbiamo fatto parecchie esperienze. Il refettorio del nostro 
collegio, lungo 50 o 60 metri è coperto da una terrazza di 
considerevole spessore. 

Abbiamo messo nel refettorio, in diversi luoghi , parecchi 
recipienti pieni d'acqua; e la ragazza, condotta sul luogo, ha 
saputo indicarci il numero di reciiiienti e il luogo ove cia- 
scuno di essi si trovava. Poi abbiamo condotto la ragazza al 
di sopra delle condutture d'acqua del convento, in un luogo 
ove esse erano invisibili. Ella ha detto esattamente dove era 
l'acqua e la direzione. Similmente , condotta sopra una ci- 
sterna, ella ha saputo indovinare quanta acqua vi si conte- 
nesse. ^ 

È curioso il fatto che il vetro e i metalli sono o])achi jìer 
lei, mentre la roccia e la terra le sembrano trasparenti. 

Le abbiamo domandato da quanto tempo ella possegga la 
sua straordinaria facoltà visiva; ci ha risposto che la possie- 
de da 3 anni, ma non l'ha mai palesata prima d'ora temendo 
di passare per stregona. Ora aspettiamo il risultato di certi 
lavori cominciati nel suo paese dietro un' indicazione; ella af- 
ferma che a .50 metri di profondità si scoprirà un fiume. In- 
fatti il fiume Lycus, che scaturisce da una caverna poco lon- 
tano di qui, deve seguire, secondo gli esploratori, quella di- 
rezione ». 



NELLA VITA E NELLA SCIENZA 197 



Lasciando da parte alcuni particolari , conio ad esempio Ift 
maniera speciale di percepire la presenza dell' acqua, qnesto 
non è che imo dei casi verificatisi , come ho già detto , in 
ogni tempo : sicché poco per volta , con la bacchetta o non, 
l'esistenza di questa speciale 8ensil)ilità, non è stata ijiìi messa 
in dubl)io. 

Allora si è cominciato a studiare con metodi rigorosi, a mol- 
tiplicare gli esperimenti quando è stato possibile aver sotto 
mano soffgctti adatti e quantunque non si possa fare a meno 
di confessare che per ora nulla di decisivo sia stato ancora 
concluso, pure si sono raccolti dati sufficienti a far ritenei-e 
che si potrà giungere a risultati i quali sveleranno nuove in- 
fluenze reciproche fra le cose esistenti nella natura. 

Nel 1890 il dottor Yiuassa , aiutante alla cattedra di Geo- 
logia nella università di Bologna si occupò della questione in 
im articolo pubblicato uell' Elettncità (1) e nel 1898 i fratelli 
Domenico e Giusepxie Ferrari di Taggia Ligure pubblicarono 
i risultati di numerose esperienze da essi eseguite. 

La bacchetta per queste adoperata consiste in un ramoscello 
ben flessibile di noccinolo o di ulivo che dev' essere stretto 
in maniera da formare un arco fra le mani della persona i- 
donea all'esperimento, la quale si mette così a camminare sul 
terreno in cui si suppone possano trovarsi le acque cercate. 
Dove queste esistono, il bastoncino assume un lento movi- 
mento di rotazione , salendo j)er lo piti incontro all' osserva- 
tore e qualche volta anche abbassandosi verso terra. A quanto 
si è potuto osserv'are , pare che si jpossa fondatamente rite- 
nere che l'individuo non concorre aftatto con la sua volontà 
a questi movimenti, poiché, facendo ripetere l'esperimento ad 
un certo numero di persone assolutamente ignare del benché 
minimo particolare, e perciò non esposte ad alcuna forma di 
suggestione, se ne trovano alcune sensibili al massimo grado, 
altre assolutamente refrattarie ed altre le quali occupano im 
posto medio fra questi due estremi, il che fa supporre che al 

(l; N.° .S3 1800. 



198 NELLA VITA E NELLA SCIENZA 

feuonieiio, oltre una speciale azione esterna, contribuisca un'a- 
zione tìsiologioa inerente all' operatore. 

Si è osservato inoltre che la rotazione della verga si ottie- 
ne dovunque, indipendentemente dalla natura del suolo, se 
la persona sensibile fa parte del circuito di una pila anche 
debolissima e che il senso della rotazione della bacchet- 
ta s' iuverte invertendo fxuello della corrente elettrica. La 
bacchetta gira pure se invece di far parte di un circuito, 
l'individuo è situato su di una lastra carica di elettricità sta- 
tica, e gira in un senso o in quello contrario al variare 
dello stato elettrico della lastra da positivo a negativo o vi- 
ceversa; la rotazione avviene anche se il terreno sul quale 
posa i piedi il soggetto è stato bagnato con liquidi acidu- 
lati o salini, o anche abbondantemente concimato di fresco, 
se lo sperimentatore sta sopra una lamina di metallo qua- 
lunque anche non elettrizzata e ciò tanto se essa poggia im- 
mediatamente sul suolo . quanto se è messa su di uno sga- 
bello isolatore. 

Questo riguardo alle circostanze generali. Per rispetto alla 
bacchetta si è dedotto dalle numerose osservazioni che una 
verga metallica si presta meno bene di una vegetale; che 
un bastoncino di legno fresco, spezzato e poi ricongiunto con 
leo'no secco e eon ceralacca non funziona piìi, ma se invece 
le dne parti fresche, sempre tramezzate dal legno secco ven- 
gono congiunte mediante un tìlo metallico, la bacchetta 
serve ancora benissimo allo scopo. Sembra dunque che essa, 
insieme alla persona dalla quale è tenuta, formi un circuito 
speciale, attraverso il quale circola una corrente che si ma- 
nifesta con i movimenti della l)acclietta e che . qimndo que- 
sta non è adoperata ed il circuito è limitato al solo indi- 
viduo, si rivela a mezzo di speciali etfetti , come nel caso 
riferito dai lazzaristi. 



Anche ([uando questi fatti furono presi in considerazione 
per le prime volte . malgrado 1' ignoranza che regnava nello 
studio delle cose dilla natura, si pensò all'azione dell'elettri- 
cità tellurica , ma le cognizioni limitate «hi tem]>i furono di 



NELLA VITA E NELLA SCIENZA 199 

ostacolo al prosegnhneuto dt-gli stndii. AttnaliinMite visti gli 
ettVtti dovuti alla corrente elettrica o auche all' elettricità 
statica: alle azioni cliimiche, come quella per esempio prodotta 
nel terreno dai liquidi acidi o salini , o])pure dal concime , 
azione chimica che come si sa può anche dar luogo a manife- 
stazioni elettriche, si è ricondotti al medesimo punto di vista. 

10 penso però che sia utile andare anche un pò più innanzi 
con le ipotesi e trarre da queste le norme per nuovi esperi- 
menti e per nuove osservazioni. 

Sappiamo che certe azioni esercitate su alcuni corpi, si con- 
vertono in movimento vibratorio delle loro particelle, il quale 
assume la forma della così detta corrente quando essi si tro- 
vano in speciali e determinate condizioni. Per le correnti elet- 
triche la tìsica ha trovato che anche quando circolano in con- 
duttori assolutamente indipendenti, esercitano l'una sull'altra 
delle azioni reciproche le quali si manifestano come attrazione 
<) ripulsione, o tendenza a situarsi parallelamente in determi- 
nata maniera, quando i conduttori lo permettono, secondo il 
senso del loro cammino. Sarebbe opportuno cercare quali sono 
le azioni esercitate l'una sull'altra da correnti dovute ad 
azioni di natura diversa , ed allora forse si potrebbe trovare 
la via di spiegare questi bizzarri fenomeni ; perchè data l'e- 
sistenza di speciali correnti nella terra, modificate variamente 
secondo i terreni e la loro composizione, e data l'esistenza nel 
nostro organismo di correnti dovute alle azioni a mezzo delle 
quali si esplica la vita non è improbabile che possano influire 
le une sulle altre, in maniera diversa secondo le speciali con- 
dizioni fisiologiche delle varie persone. 

Ad ogni modo non bisogna stancarsi di studiare e di speri- 
mentare. 

11 motto « Provando e riprovando » adottato , se non mi 
sbaglio, dagli accademici del Cimento è quello che più si 
adatta alle investigazioni sui fenomeni della natura. 

Raffaele Pirro. 



Vita IVIilitare 



Granatieri 




(t)iiel uou t'irritar; uou è il tuo 
campo che invado, quel cam- 
po che t' invidio perchè ti da 
tante belle soddisfazioni e ti 
procura tanti piacevoli con- 
tatti , mentre il mio campo , 
ahimè quanto è sterile, quan- 
to è triste e quanto è ingrato! 
I (Granatieri mici non sono quelli del Maestro Valente, quei 
rosei, biondi ricciuti e paftutelli grauatieri che ci hanno de- 
liziato e ci delizieranuo ancora sulle scene delle Varietà, del- 
V Eldorado e del Politeama ; i mie sono quelli che celcl>rarono 
teste, il 4 corrente, la loro festa di jjloria , il ricordo delle 
tradizioni di piìi secoli di splendori bellici e di una lunga 
serie di gloriosi fatti d'armi. 

Chi ricorda ancora i granatieri anche senza il loro tradi- 
zionale alto berretto a pelo ? Le lettrici uo certo, perchè la 
parola lettrice, per me, implica sempre un sottinteso siguitìcato 
di giovinezza; forse i lettori, quei lettori che hanno superato 
il mozzo quintale, — pardon, voleva dire i cinquant'anni — po- 
tranno ricord.aro ancora la (rran Guardia, quell' edificio cir- 
colare, con colonnato, di colore giallo, che sorgeva nel vecchio 
Larfio del Cartello, ora Piazza Municipio , e propriamente sul 
lato ove ora sono i uiagazziui che si cliiamano provvisori e che 



VITA MILITARE 



201 



viceversa sono permanenti ; là ])resso la famosa Birreria di 
tStra.sbìirdO, dì cui le graziose chelleriue lasciarono indimentica- 
bile memoria , presso 1' antico Vennouth di Torino e presso la 
prima edizione dell' Unione delle Fàbhriclie — Miccio <j'- C. Qual- 
cuno dunque di codesti lettori antiquati potrà ricordare i 
Granatieri di servizio alla Gran Guardia. 

La generazione moderna non li conosce affatto perchè di 
raro se ne vede qualcuno in licenza a Napoli ; eppoi la divisa 
è. così semplitìcata, che, salvo i paramani ed il bavero rosso 
coi tradizionali alamari , per nulla differisce da quella della 
fanteria di linea ; anzi quel rosso li fa scambiare, da chi non 
sia pratico di divise, per territoriali. 

I Granatieri dunque hanno 
lina origine nobilissima ed an- 
tichissima. Sotto il nome di 
Beijgimento Guardie essi furono 
istituiti nel 1658 da Carlo Ema- 
nuele II , Duca di Savoia, ed 
11 Comandante della 1'^ Com- 
pagnia che formò la base del 
Eeggimento fu Francesco Giu- 
seppe di Villecardet, signore 
di Fleury e Marchese di Tri- 
vero Mortigliengo. Successiva- 
mente si chiamarono Granatie- 
ri e poi Guardie ed ai princi- 
pii del secolo scorso la Brigata Granatieri della Guardia 
divenne poi Cacciatori Guardie , poi Brigata Guardie e final- 
mente Brigata Granatieri di Sardegna come si chiama attual- 
mente. 

In verità li potevano chiamare ancora Guardie o Granatieri 
di qualche altro paese , ma quel Granatieri di Sardegna non 
mi sembra bello perchè la roba della Sardegna non è ritenuta 
in gran pregio. Ma in somma così si chiamano per ora e si 
chiameranno ancora, salvo che S. M. non trovi giusta la mia 
osservazione e li chiami Granatieri di Savoia. 

In circa due secoli e mezzo di vita militare i Granatieri pre- 
sero parte a centinaia di fatti d'armi, se non sempre vittoriosi 
sempre gloriosi, e conquistarono e mantennero sempre la loro 




/ Granatieri alV Assietta 



202 



VITA MIl-ITARE 




/ Granatieri ad Achia 



alta riputazione <li occezionale valore , dall' impresa di To- 
rino, 1658, alla battaglia nefasta di Adua, 1896. 

Troppo lungo riusci- 
rebbe illustrare tutte le 
gloriose imprese dei Gra- 
natieri in corpo, e di quel- 
li che singolarmente si 
distinsero per ardimento 
e valore. 

Sono centinaia e centi- 
naia di Ufficiali di ogni 
grado, alcitni appena a- 
dolescenti, che morirono 
gloriosamente combatten- 
do, che conquistarono col 

loro sangue l'ambita onorificenza della medaglia d'oro e d'ar- 
gento al Valor Militare. 

Come potrei, sia jjure riassumendo, dire nel ristretto spazio 
di una rivista letteraria dei fatti d' armi più strepitosi com- 
piuti dai A'alorosi Granatieri? L'Assietta, Pastrengo, Santa Lu- 
cia, Goito, Custoza dove comandava il 2" Granatieri il Colon- 
nello Manassero di Costigliole; 
e Milano e Novara, e la guerra 
di Crimea , la Madonna della 
Scoperta sono le più recenti 
])agine gloriose, tino alla presa 
di Mola di Gaeta , 1' attuale 
ridente Formia , ove la ban- 
diera del 1" Granatieri guada- 
gnò la medaglia d'oro al ^•.•tlor 
militare e <|uella del 2° Gra- 
natieri quella d' argento, il 4 
Novembre 1S60. 

Ed appunto l'anniversario di 
(jiu^sta data gloriosa costituisce 
la festa che ogni anno celebra- 
no i Granatieri, festa che questo 
anno assunse speciale importanza perchè nella Caserma Fer- 
<linando di Savoia , in lìoma . s' inaugurava il Museo storico 




Cvì. Manassero di Costigliole. 



VITA MIMTAKK 



203 



(Iella Brigata, attiialmeuti* Comandata del Maggior Generale 
A'aqner l'aderi. 

Nel Museo si nota un artistico eofano di legno intarsiato , 
contenente la dragona d'oro del Buon Ke Umberto I. Ti sono 
alcuni anticlii fucili a pietra (acciarino), le quattro bandiere 
usate dai due reggimenti dal 1815 al 1848 coi nastri che ri- 
camò Maria Teresa di Savoia. Vi sono copie delle bandiere 
dei Granatieri conservate nella K. Armeria di Torino, ed i ri- 
tratti di tutti i comandanti di Kcggimento dal 1658 ad oggi. 

Molte medaglie di Ijenemereuze , trofei d'armi conquistate 
dagli appartenenti al Corpo tino alla Campagna d'Africa. Og- 




'rijii varii di divise dei Granatieri dal 1G,58 al 1848. 



getti di divisa, armi , munizioni , ordini . bandiere, eml)lemi 
raccolti dalla data della fondazione ad oggi. 

E come vane furono le denominazioni che assunsero i Gra- 
natieri, varie furono le divise che indossarono; da quella alla 
moschettiere del 1659 a quella semplicissima che indossa- 
no ora. 

I Granatieri di adesso non hanno altro di speciale che 
quelle poche variauti iwedette nell' uniforme , 1' altezza ecce- 
zionale ed il reclutamento fra tutti i distretti del regno. Nei 
reggimenti Granatieri vi sono italiani di tutti i paesi, di tutte 



204 VITA MILITARE 

le proviiuic; sono i veri crogiuoli dell'italianità. Peccato che 
siano (lue soltanto ! Questo reclutamento speciale è causato 
dal fatto che non è facile trovare uomini così alti ora che la 
generazione deperisce di giorno in giorno. 

Io ricordo che il mio reggimento faceva le grandi mano- 
vre coi Granatieri, una volta che erano nello stesso nostro ac- 
camjtamento, e raccoglievano moccoli in quantità quando ritor- 
nando di notte dalle nostre scappatelle giovanili , inciampa- 
vamo nelle gambe dei granatieri che uscivano per metà fuori 
delle tende; tanto erano lunghe ! 

Ma ogni cosa a questo mondo descrive la sua parabola, e 
le antiche brillanti e gloriose tradizioni dei Granatieri non li 
salvarono, in questi tempi di scetticismo e di apatia, dalla 
incuria in cui ci è lasciato cadere ogni cosa che non abbia 
per tiue il vile metallo. I Granatieri furono confinati in guar- 
nigioni molto secondarie e quasi si pensava , anzi si pensò 
una volta , di abolirli addirittura. Erano , diceva qualcuno , 
due reggimenti di fanteria come gli altri e nulla piìi I Ora 
comincia la rivendicazione dei Granatieri; si sono accorti che 
sono due bellissimi Reggimenti che se non fossero in Italia 
sarebbero teuuti in grande onore; si è capito che il loro posto 
è alla Capitale, e che possono benissimo essere le Guardie del 
Be a piedi, come i Corazzieri, che poi non sono realmente che 
Carabinieri, sono le Gnardie a Cavallo. Pare si pensi anche a 
dare alla Brigata Granatieri una divisa piìi propria, più spe- 
ciale e pili di parata. Sì fiirebbe benissimo; si sono richiamati 
in onore i tamburi ed il presentat-arm verticale; con maggior 
ragione si può ritornare al berretto a pelo pei granatieri, 
alquanto modificato, alqusinto modernizzato. Però nel mondo 
femminile si sono stabilite due correnti , u!ia favorevole alla 
ripristinazione del berretto a pelo, l'altra contraria; questa 
teme un rincaro dei manicotti e (|uelle vuole la ripristina- 
zione perchè quando i Granatieri cessano dal servizio possono 
trasformare il berretto in manicotto. Non saiqtianio chi la 
vincerà. 

In ogni modo per ora i Granatieri hanno riconcentrato tutto 
il culto delle tradizioni nei loro alanuiri, e ne sono gelosis- 
simi. Al campo, alle manovre non trascurano mai, gli urti- 



VITA ."MILITAKE 



205 



ciali, «li portare appresso a qualunque costo una giuliba ili ri- 
spetto con gli alamari «l'argento nuovi tianinianti. 

E la religione degli alamari i Granatieri la conservano an- 
che quando lasciano il servizio. 

Un giorno, in epoca ed in luogo non lontano, un capitano 
dei Granatieri, un bell'esemplare di Granatiere autentico, in 
una gita «li diporto si trovò presso una Certosa situata su «li 
un colle ameuissimo. Ivi regna la piii scrupolosa clausura, ma 
il Capitano che ignorava le discipline claustrali suonò la cam- 
panella della Certosa ed al frate portinaio domauflò di vi- 
sitarla. 

Il frate gli comunicò le disposizioni di divieto, epperò, ag- 
giunse, trattandosi il'un Granatiere probal)ilmente il Superiore 
avrebbe fatto uno strappo alla regola. 

11 capitano restò meravigliato di ciò ; non sapeva spiegarsi 
come mai in un chiostro si avesse tanto speciale riguar«lo pei 
Granatieri ; ma il frate gli spiegò subito il perchè. 

Il superiore era stato un ufficiale dei Granatieri. Infatti, al- 
l'annunzio dell'insolita visita, il Superiore, un bel Camahlolese, 
alto ed imponente con la sua lunga barba ancora nera, che 
spiccava superbamente sulla bianca veste, acceso in volto e 
commosso si recò incontro al visitatore ed appena scortolo, 
gli aprì le braccia e lo baciò con etì'u.sioue. Anche il capitano, 
malgrado la completa trasformazione e gli anni trascorsi, ri- 
conobbe nell'austero superiore 
un suo antico compagno, un 
subalterno della sua stessa com- 
jiagnia. 

Quali le intime ragioni che 
indussero il brillante ufficiale 
dei Granatieri a farsi frate, 
non le so, ne sapendole, le di- 
rei. Egli si trattenne a lungo 
coU'antico commilitone, e dopo 
di averlo condotto a visitare tutte le delizie di quel tranquillo 
ricovero lo fece entrare nella sua cella. 

Ebbene, in un «quadro appeso presso il letto era un trofeo 
ili due alamari ti' argento, sormontati dalla granata, eh' è il 




206 



VITA MILITAHE 



fregio del berretto dei granatieri. L'austerità della vita clan- 
strale, le ascetiche meditazioni, la separazione completa dal 
mondo e dalle sue attrattive non avevano potuto cancellare 
dal cuore dell'antico ufficiale la rimembranza dei suoi primi 
anni giovanili, la religione degli alamari. 

C. 




(Schizzi a i)enna dì D. 0. M.) 



LE RIVISTE 



Emilio Zola (Pierre Quillard — Mcrairc de Frunce , no- 
vembre). 

lu uua delle antiche leggende tedesche , due guerrieri , in- 
contratisi in un quadrivio e sfidatisi a morte senza conoscersi, 
si accorsero solo a zull'a inoltrata d' esser padre e figlio. La 
storia della letteratura è piena di simili giostre inconsulte e 
di simili odii irragionevoli; Emilio Zola, intorno alla tomba 
del quale molti che l'avevau combattuto si sou ricreduti, ne 
è il più recente esempio. 

La prefazione di La foriune des lìouijon , datata dal 1" lu- 
glio 1871, scritta cioè apjiena sedata la guerra, esponeva già 
tutto il disegno d' un' opera colossale, di cui ogni particolare 
era concepito. Ed intento precii)uo dell' autore si era quello 
soltanto di osservare e descrivere scientificamente la vita, giu- 
sta i principii dell' antico materialismo ionio rinnovellati ad 
ojiera di Darwin e fatti popolari dalla prima traduzione fran- 
cese dell' OrUiine delle ><pecìe. Questa traduzione, di Clémence 
Koyer, era stata pubblicata nel 1862, ed era al 1871 molto dif- 
fusa. Zola non ebbe per nulla 1' idea di far della didattica : 
studiava il mondo al lume delle leggi supreme dell' evolu- 
z/'one; con gli stessi metodi descriveva gli eventi e ne traeva 
le conseguenze logiche , senza perciò nulla tacere di quanto 
sapesse per visione diretta , non potendo distruggere o alte- 
rare il gran sostrato del vero alle norme invincibili del di- 
venire. 

Fu questo il suo primo delitto. In questo suo urtJire con 
violenza in ogni sorta di pregiudizi fu frainteso : Mufiat, Tru- 
blot , Devillaj-d , Coupeau , Xana apparvero niente altro che 
armi coscienti di corruzione, e si gridò 1' aiitore responsabile 
di mille eiìetti reali che non egli aveva prodotto. 

Un altro elemento subbiettivo ed obbiettivo che altri odi 
suscitò intorno allo scrittore, eran di certo la gran fede nelle 
bontà intime della vita e la previsione mirabile d'un diverso 
avvenire. Anche ne La jote de vivre, sullo sfondo d'un quadro 
orrido pel significato lugubre d'ogni sua parte, Paolina esulta 
d' un amore feroce per la vita, e sotììa follemente nei polmoni 
inerti del quasi nato-morto 1' aria destinata a risuscitarlo. E 
dietro ad ogni figura triste , dietro ad ogni scena di perver- 
sione dolorosa, appare, fluttuante, un' aurora di pace, di be- 
nessere, di gioia. 



208 J.K RIVISTE 

Tutto ciò aveva mostrato quale spirito di ribellione ani- 
masse r opera di Zola : pure la pubblica ingiuria , di fronte 
al trionfo , s' era presso che (juetata. Ma venne il 13 gen- 
naio 1898, che dimostrò qiiell' anima pronta all' azione come 
al pensiero , ep^ierò la fece apparire immediatamente perico- 
losa : Zola divenne allora il gran nemico , il gran bersaglio. 
La lettera J'accuKe provocò una battaglia terribile nella quale 
il riposo, 1' onore, la vita di lui erano in forse. 

Poi la morte : una morte che è stata un tradimento del de- 
stino. E la santa chiesa romana ha trovato comodo riadditare 
in Emilio Zola, come già in Voltaire e in Renan , la morte 
di Ario... 

La municipalizzazione dei pubblici servizii (L. G. Tac- 
chelli — Xuova Antoìogiu, 15 ottobre). 

Presi ed accecati da quanto , nella municipalizzazione dei 
pubblici servizi, si vede, non si è pensato potesse questo gran 
bene ridursi ai minimi termini per effetto d' una qualche cosa 
che non si vede a tutta prima. E convieu darne colpa al si- 
stema seguito nello studio del fenomeno, il quale studio do- 
vrebbe prendere a base i teoremi economici sulla produzione 
e distribuzione della ricchezza relativamente alle condizioni 
di ciascun caso particolare , non già procedere per analogia 
applicando i dati di fatto forniti dall' esiierienza di altri 
paesi. 

La ricerca di questi dati, e dei confronti , invero , è anzi- 
tutto necessariamente incompleta, di fronte alle diffidenze delle 
società intraprenditrici e alle difficoltà talora insormontabili 
<lolla burocrazia. Gravissimi errori poi alteriino e confondono 
tra loro le varie parti dei singoli bilanci. Così , ad esempio, 
le quote di riserva sou computate tra i profitti , mentre fan 
parte delle spese generali d' esercizio, costituendo un metodo 
alternativo per far fronte a talune s])ese prospettive ; molte 
spese, che entrano nel costo di produzione, ma che eran già 
inerenti alla figura princi]iale del Comune , non vengono se- 
gnate nelle partite industriali; alla enunciazione di quanto il 
Comune guadagna come imprenditore non si fa corrisponder 
quella di quanto perde nella sua ca])acità fiscale. 

Ancora, non basta allo sco])o il confronto dei conti, anche 
se ])recisi : occorre tener calcolo grande delle condizioni nelle 
quali ciascun risultato fu ottenuto. E qui le stesse statistiche 
bau poco valore finché il numero dei casi esaminati ed esa- 
niÌTial)ili si conserva meschino : i pubblici servizi non vengono 
])rodottf ovunque in condizioni >arianti entro Ihiiiti Jìnxi , ej»- 
però so](» una media cavata da innumeri esem]>l avrelibe un 
errore minimo. 

Ove tutto ciò non venga dimenticato, quali etVetti tinanziart 
ha fin qui prodotto la municipalizzazione dei puliblici servizi i 



LE RIVISTE 



209 



Crrto Ila iiniiihitc U' entrate lorde delle città ; ma profitto 
vero è il solo aumento dell' entrata netta, ed anche quando i 
bilanci ce la mostrano, le considerazioni che precedono la an- 
nullano. Le iniiirese sono state per molte città una perdita 
indiretta sotto forma dì tasse, canoni di concessione, parteci- 
pazione ai profitti, e così via. 

Negli .Stati Uniti, i servizi di acqua, gas, tramways, hice 
elettrica, mercati, bagni, case operaie, porti, ecc., municipa- 
lizzati in 265 città , han dato nel periodo 1S93-98 , sopra nn 
capitale di oltre 80 milioni di sterline , un profitto totale di 
sterline 426, 109. Proviamo un po' a togliere dal già piccolo 
])rofitto le tasse che avrebbero ])otuto levarsi sul capitale im- 
]ii('gato, e lo vedremo senz' altro trasformarsi in una perdita. 

E vero che le cose potrebbero in un prossimo o lontano av- 
venire andar diversamente : certo, in ogni caso, i redditi in- 
dustriali non sostituirebbero mai in misura considerevole quelli 
riscali. L' esperienza ci addita per ora un danno nella finanza 
del comune , e un danno forse maggiore nelle condizioni del 
contribuente , il quale d' ordinario , non avvantaggiato dalle 
tariffe comunali , vien quasi ovunque colpito da U7i aumento 
delle imposte. 

Non pare abbastanza per pronunziarsi sfavorevolmente sulla 
tanto vantata municipalizzazione ? Pure , non bisogna dirlo 
così presto : la questione ha un aspetto sociale come uno fi- 
nanziario , e 1' utile sociale potrebtie , sugli svantaggi finan- 
ziari, avere un jiredominio logico notevole. 

Ramxes. 




14 



LA PAGINA RELIGIOSA 



L,eggeiiclo e meditando 

Leggendo il Salmista. Al salmo trentatreesimo, al sesto versetto: Cer- 
tamente, l\wmo passa come ombra e, di ^^m, si conturba senza fonda- 
mento. Dunque, allora, nel Libro Santo, vi è questo senso della vanità 
della vita: dovunque un'anima credente e profonda vi è immersa nelle 
contemplazioni religiose, dovunque un cuore sensibile si è sprofondato 
nel misticismo, questo senso di fugacità, di caducità, di ombra, è stato 
il più vibrante di tutti, nella sua verità calma e terribile. Cosi, dal- 
l'Ecclesiaste alla Imitazione di Cristo, da sant'Agostino a santa Teresa, 
cosi, ovunque la parola è sgorgata sincera e umile dall'anima cristiana 
e ha dichiarato la vanità della vita umana. Persino dei filosofi atei, 
antichi, moderni, nei loro freddi volumi ove non è consolazione, persino 
questi filosofi sui cui libri tante anime incerte si sono imbevute di ve- 
leno, persino costoro hanno assunto la immensa vanità della vita, l'assa 
come ombra, dice il Salmista. É vero! Pure quest'ombra ha un cuore, 
un'anima, un palpito: e queste forze intellettuali e morali, anche pas- 
seggiere, anche limitate, anche soggette a tutti i deviamenti, a tutti i 
traviamenti, possono, però, essere dedicate a opere di pensiero e di azioni 
che corrispondono a un ideale divino e umano di bene. Oh, non pren- 
diamo alla lettera questo senso di sfiducia e di stanchezza , non assu- 
miamo questo scetticismo e questa mortale tristezza come criterio di 
tutta la nostra esistenza , se non vogliamo diventare dei pessimi cri- 
stiani e dei pessimi uomini! Si, la vita è un breve sogno, da cui ci 
risvegliamo innanzi alla più crudele realtà, ciudele e glaciale realtà: 
ma noi possiamo fare di questo sogno qualche cosa di opeiosamente 
buono, qualche cosa di umilmente utile, qualche cosa di pio, di dolce, 
di soave, tanto da non temere, in ultimo, il risveglio. La tetra malin- 
conia, l'inopia morale, l'ignavia delle forze, sono altri errori, peggiori 
di un soverchio esaltamento: e sono contrarli al vero spirito cristiano 
che proibisce l'annientamento. Si, tutto è vanità; salvo l'operare in 
massima ingenuità, in massima verità, per tutto ciò che serve alla gloria 
di Dio e al bene del prossimo. 

Una tkkksiana. 



PER LA FAMIGLIA 



Lavori donneschi — Contro il freddo. Due bacchette di tamburo 
verticalmente sovra una tavoletta quadrata, averne venticinque centi- 
metri di lato. Fra le due bacchette, un intervallo della larghezza della 
mano. Grazie a questo rudimentale telaio si faranno, in pochi momenti, 
degli eccellenti tour de con, genere boa, per i ragazzi povtri: si fissa 
un capo di lana all' estremità superiore di una delle bacchette e si 
volta a forma di esse sette, otto, dieci volte o più, secondo la grossezza 
della lana. Poi, con l'aiuto di un forte laccetto o di un grosso filo, si 
serra in mezzo, facendo un doppio nodo. Si ricomincia e si continua 
respingendo il lavoro verso il basso del telaio , sino a che misurando 
il seguito dei nodi di mezzo, si sia arrivato a fornire la lunghezza ne- 
cessaria a un tour de cou. Si taglia il filo di lana. Si toglie il lavoro 
dalle bacchette: lo si scuote vivamente in tutti i sensi, di maniera da 
staccare tutti i fili di lana. Non resta più che a cucire un piccolo na- 
stro a ogni estremità per annodarne il boa. In lana bianca molto fine, 
moltiplicando i giri, si otterià un grazioso piccolo modello molto co- 
modo, per i bimbi freddolosi. 



Le ricette — Antisepsia. Essa govtrna anche le leggi dell'auimobi- 
gliamento. Non più stoffe, alle muraglie, poiché le stofl'e di lana o di 
cretonne sono additate come nidi di microbi: invece dei legni dipinti, 
della carta da parati, carta fresca di colori, lucida, nello stile moder- 
no genere Impero con cimase. Bisogna poter passare la spugna spe- 
cialmente sulla carta da parati della stanza da letto. È a questo risul- 
tato che si arriva, per la combinazione di certe vernici, un laquage che 
dà alla carta delle qualità indistruttibili comparabili a quella della 
vernice delle carrozze. La chiarità fresca delle stanze cosi decorate fa 
piacere a vedere. 

Ketty 



A base di vera China-Calisaìa . 

(l'ririttica del Clihii. Farm. GiOV. GuaCCi). 
E il migliore rimedio per fortificare, ammor- 
bidire e abbellire i capelli, e per impedirne la caduta. 

II. 2,00 il tlac. profumato o senza — Per posta L. 2,80 con 
rimessa anticipata. Presso Giov. Guacci. Via Homa 154 Napoli; e 
presso tutti i profumieri, parrucchieri e buone farmacie del Regno. 




La moda della SETTIIMANA. 




Fernando Valero al Bellini — « Verso l'avvenire » di Heyermans 
e « La felicità in un cantuccio » di Sudermann al Mercadante — 
Dal Politeama al Salone Margherita. 

Dolio lunghi anni di assen- 
za dal palcoscenico, sul quale 
imperò glorioso, Feruando Va- 
lero è riapparso, sabato sera, 
sulle scene del Bellini, a can- 
tare la passionale musica del 
Bizet, la bella e vibrante Car- 
men. E la sua riapparizione 
è stata salutata da un ajiplan- 
so che rievocava tutti i trionti 
passati e che diceva all' ar- 
tista illustre quanta fosse la 
simpatia che il pubblico na- 
poletano, memore, serbava per 
lui. Era , anche , in quel sa- 
luto, come un'ansia repressa, 
come un' attesa trepidante : 
una domanda, tormentosa, incalzante, era in fondo agli animi 
di tutti: Sarà egli, sempre, quel dolce tenore à la lamie dana 
la rois f Avrà, l'assenza, mutata quella voce dolcissima, smor- 
zata quella simpatica foga spagnuola, caml)iato l'uomo e l'ar- 
tista ? 

Ma la dolce voce, non clamorosa, non eccessiva, non risuo- 
nante in note poderose che scuotono come squilli di tromba, 
la voce squisita, melodiosa, si levò , fresca ancora , giovane 
ancora, nel cauto soave di Bizet: una voce carezzevole, insi- 
nuante , suggestiva come le luminose visioni della terra di 




214 IL TEATRO 

Spaglia , tutta fragrante di rose sotto il cielo azzurro. E . a 
mano ti mano, la figura di Fernando Valero, che noi avevamo 
oonòscinto, parecchi anni fa, che noi avevamo applaudito, pa- 
recchi anni fa, riapparve , intera, innanzi al pubblico, ancor 
bella e piacente e sicura di se, con qualche cosa di più tenero 
e di più toccante, come una vibrazione, nn po' velata, di una 
nota lontana, sospirante in un languore fatto di rievocazioni 
e di sogni... 

C era, in quella voce, il Valero d'un tempo e c'era un Va- 
lero nuovo, meno giovane, meno bollente, forse, ma piìi te- 
nero, pili ammaliante, di quella malìa che non avvince con 
una stretta possente, ma conquide, con una lenta carezza. E 
il pubblico acppe vedere, nel vecchio Valero, il Valero nuovo 
e , al saluto di accoglienza festosa ed amichevole al primo , 
segui, ben presto, il saluto di ammirazione al secondo. 
. La « scena » di Fernando Valero, sempre viva ed efficace e 
corretta, diede una giusta misura alla tignra di do» Ione, e gli 
fu Iniona compagna la Verger. L' esecuzione , da parte degli 
altri, fu discreta: qualche volta anche meno che discreta, nei 
cori. Bene l'orchestra, diretta da Sebastiani. Ma lo spettacolo, 
in fondo, era in lui, in lui soltanto: che importavano le pic- 
cole stonature estetiche, e, talvolta, musicali, degli altri ? Che 
importavano le ballerine tricolori e i dragoni giallo-aran- 
cio, che fecero dimenticare la Spagna ]ier far pensare piutto- 
sto al... Portogallo ? 



Le speciali csigciizc della rivista, che mi costringono a l>ut- 
tar giù queste notcrelle critiche nei ])rimi giorni della setti- 
mana, mi fanno parlare a])pena oggi delle due novità che ci 
ha date Alfredo de Sanctis al teatro Mercadaiite negli ultimi 
giorni della settimiina scorsa. 

« Terso /' avvoiire » di Heyermans è un lavoro in cui la tesi 
c.amiìeggia troppo o s'impone, e si sco])re , (jua e là. tutta 
nuda, con la crudezza d' uno scheletro che nessuna poli)a ri- 
veste più. Ed essa parla, perora e declama per bocca del sno 
protagonista , il giovane tiglio di ebrei che rinnega il ghetto 
e. rilicllaiidosi ai suoi genitori, sjìosa una cristiana, una serva^ 
))ur riconoscendo e |)roclMiuando clie « ancho gli l>ci dei cri- 



IL TEATRO 2 lo 

Htiaiii souo falsi ». E allora f Qual t'e<le avrà (iiu-st' uomo 
che avvince al suo destino una credente , una j^iovane che , 
puri', ha uua religione, diversa da quella ch'egli aveva e che 
egli ha respinta, come uua vuota e trista chimera ? Egli non 
lo sa. Egli « vede » un domani di pace, di lavoro, di fratel- 
lanza e questo gli basta; è la fede in questo domani, in que- 
sta nuova chimera eh' egli sostituisce all' antica, che lo sor- 
regge. E al padre cieco che gli grida, tendendogli le braccia 
tremanti — quelle braccia che caddero att'rante quando il fi- 
gliuolo pronunziò la grande bestemmia — : Dove vai '? — egli 
risponde , con la parola che a lui pare debba dir tutto : — 
Vi'rso l'avvenire ! 

E questa parola al pul>blic() non di<^e niente, e non ha che 
la sonorità grandiosa e inutile del ritornello « di verità e giu- 
stizia « che si ripete ad ogni pagina negli ultimi tre romanzi di 
Emilio Zola. 

« La feUcità in un cantuccio » di P^rmanno Sudermann è pas- 
sata anch' essa senza biasimo e con discreta lode. Certo, non 
è questo il lavoro che, più degli altri, delinea con tratti recisi 
il profilo del drammaturgo e romanziere tedesco ; ma , qua e 
là. attraverso una trama un po' logora dall'uso... degli altri, 
trasparisce sem])re la fisionomia di lui, meno tragico di Haup- 
tmann, meno possente di Ibsen, ma piii efficace in certe scene 
<li atì:etti e di tenerezze, piii « intimo », piìi lirico, talvolta, 
anche a costo di essere inverosimile , di sfiorare 1' assurdo , 
purché la corda del sentimento vibri e la commozione invada 
gli animi e l'applauso scrosci alla soluzione che « per il mo- 
mento » acquieta i dnbbii e le trepidazioni e fa dare in un 
sospiro di sollievo. « Per il momento » , come in questo la- 
voro che ci hii dato , interpetrandolo assai bene, Alfredo De 
Sanctis. Quando J^lisabetta Wiedmann ha confessato a suo ma- 
rito che essa è colpevole perchè ama 1' ospite , il barone di 
Rockuitz che la insidia, quando gli confessa che di questa sua 
colpa essa vuole atì:rontare subito la espiazione, abbandonando 
di notte la casa coniugale ]>er correre alla morte — l'inxisibile 
Nemica di cui si sente il soffio nella, penultima scena <lell'ul- 
timo atto — e il marito, il l)Uon maestro di scuola capitato in 
quel cantuccio di provincia, con una flemma troppo tedesca e 
poco maritale le tende le mano e le ]>erdona , serenamente, 



216 



II. TKATKM) 



con la stessa screiiitfi con In quiilc, ])()cbi nioniciiti jirinia, ac- 
coujlic la notizia cke sua moglie sta per fuggir tli casa , ])er 
andafe a morire — come f dove ? iu tiume i sotto nn treno? — 
il pubblico si domanda vedendoli riconciliati : — E poi ? 

Certo, la soluzione non scioglie tutto il viluppo messo in- 
sieme dall' autore durante i due primi atti : il maestro di 
scuola che avea deciso , per non morir di fame in quel can- 
tuccio , di accettare un posto di amministratore <lel barone , 
rinuuzierà a quel posto ? E la separazione con 1' ospite sarà 
brusca? Egli (fli dirà tutto f E 1' amore di lei per il barone, 
amore che gli ha confessato in uno slancio di sincerità passio- 
nale, è finito davvero f E perchè? 

A tutti questi interrogativi nessuno risponde; e la tela cade. 
Non così il lavoro, però, grazie all'esecuzione davvero eccel- 
lente di Alfredo De Sanctis e della Borelli, attorno ai quali si 
agitano le pallide ligure degli altri personaggi. 




certe volte 



•Ile di \'()ee , eiii eh 



Intanto, mentre al Vo- 
liteamu tiene il cartello 
da parecchie sere, e con 
successo, VOncle Celentin, 
una graziosa operetta — 
non la migliore, cei'to — 
(li Audran. il Salone Mar- 
Hherita si è riaperto al 
pubblico, tutto fresco di 
dipinti e luccicante di do- 
rature, e la folla dei suoi 
ìiithilin'x è ritornata, com- 
])atta. a sor1)ire la birra 
bionda e bruna e ad ap- 
jilaudire le canzonettiste 
l>rune o bionde die faniu) 
sloggio, assai spesso, piii 
di caviglie — e bastasse, 
non ini])(M'ta adatto agli 



II. TEATRO 



217 



aiiuuiratori.. Ma il Saloiic, questa vt)lta, ha dei Imouissiini nu- 
meri, come M.lle Fliu/ette, e, oltre la caviglia — e., il resto — 
e' è anche la voce. Tanto meglio, naturalmente ; e la ria))ili- 
tazione completa del Cu/c dìantant non si può fare piìi effica- 
cemente clie col presentare al pubblico delle chanfeti-scs che... 
cantino. 

daiiiel. 




. oòk-olS (opfe ^i violette IrcictNg^/f 

DEfó5llc)(:^ENEKflLE-^CCE(5oK] ' 



Vf^i'j^Q'IVI 1€0 HAPOLI 




LA CONQUISTA DI ROMA 



Romanzo di Matilde Serao 



(Proprietà letteraria — Riproduzione proibita) 



Continuazione) 



« Certamente vi sono delle donne virtuose », seguitò donna 
Elena: «chi lo nega? È tutta un'altra quistione. M sono 
delle donne fredde, vi sono delle donne che non amano. Io 
ne conosco varie: non molte, ma varie. Allora non ci vuole 
una gran forza a restar fedeli. Donna Angelica, la moglie di 
sua eccellenza, ecco una donna virtuosa! La conoscete, donna 
Angelica, Sangiorgio ? ». 

« ... Sì... di vista, » mormorò lui. 

E restò tutto imbarazzato, con quegli anelli in mano, non 
sapendo che cosa farne : finì per posarli sopra uno sgabello, 
senza osare di rimetterli alla mano , donde li aveva tolti. 
I)" imiirovviso , quella nebbia bassa che gli offuscava il cer- 
vello si era dileguata, ed egli si vergognava di tutte le igno- 
bili cose da fanciullo, che aveva pensato di fare. Quasi quasi 
avrebbe chiesto perdono a donna Elena ; ma costei , forse , 



r.A CONgLISTA DI RO.^IA 219 

di nulla si er^ accorta. Tutta nervosa ancora , si passava le 
mani sulle pieghe della veste di lana nera, a stirarle, a sti- 
rarle, come se volesse far loro prendere una tensione immu- 
tabile. 

« Che ve ne pare della mia predica ? » 

« Sono un neofita ardente: non intendo tutto, ma ammiro, » 
rispose il deputato, avendo ripreso tanta elasticità di spirito, 
da poter esser frivolo. 

« \'i farò della musica : questa la capirete, » disse ella, 
alzandosi a un tratto. « Fumate, leggete o dormite : se non 
mi ascoltate , non importa : io , la musica , la fo tanto per 
me che per voi. » 

Dopo un momento, una voce delicata e toccante cantò le 
prime note dell' Az'ejiia>-ia di Tosti. Francesco .Sangiorgio 
trasalì , come a un suono inaspettato, impensato. Invero, la 
voce di donna Elena non rassomigliava a donna Elena , o, 
piuttosto , le rassomigliava per un lato solo e, per gli altri 
lati, la completava. 

Invero, donna Elena ritrovava, ogni tanto , nel canto , la 
nota sua, il suo carattere; ritrovava quella nota grave di con- 
tralto , un po' rauca , calda , che scuote le fibre , quel tono 
basso e amoroso, che è una confidenza passionata e una ge- 
losia improvvisa : e per codesto lato la voce le rassomigliava, 
^la ella trovava anche la dolcezza molle d' intonazione , la 
purezza di una nota filata senza un tremolìo , la delicatezza 
di un canto quasi infantile , la tenerezza fluida di una voce 
innocente di giovanetta : ella ritrovava, nota eccezionale nel 
canto , una voluttà quasi ideale , una trasfigurazione armo- 
niosa della sensualità, un poetizzamento supremo : per que- 
sto, la sua voce la completava. 

Dimentica di colui che 1' ascoltava , ella cantava , la testa 
un po' arrovesciata, gli occhi tanto illanguiditi che le ciglia 
ombreggiavano le guance , la bocca appena schiusa , senza 
fare una contorsione, la gola che si gonfiava, bianca nel col- 
letto nero e oro della maglia , con le mani che scorrevano 
lievi lievi sui tasti, staccandosene delicatamente, come se li 
carezzassero. Una nuova dolcezza , una nuova serenità pa- 
reva che si fossero diffuse per quella stanzetta, sin allora do- 
minata da un ambiente acre e provocante : una blandizie si 



220 I-A CONQUISTA DI KOMA 

allargava sulle cose inanimate , temperandone la vivacità. 
Donna Elena cantava la malinconica romanza di Schumann, 
il cui ritornello sembra più un novo contristamento che un 
conforto, tanto la musica ne è acutamente triste : 

/'(?, prcìids courage, coeiir souffranf 

e Sangiorgio 1' ascoltava , pensoso , alla fine di quella gior- 
nata trionfale, preso da una emozione ignota di dolore. 

II. 

L' ultimo veglione, 1' ultimo martedì di carnevale, al Co- 
stanzi. La gente minuta che di carnevale ha solo il veglione 
pel divertimento serale , tutti gli studenti che hanno ancora 
dieci lire in saccoccia, tutti gì' impiegati che si abbandonano 
a una piccola orgia onesta , tutt' i commessi di negozio la 
cui bottega restava chiusa il domani, piccoli avvocati e pic- 
coli dottori, tutti costoro e altri ancora, sfilavano dalle dieci, 
attraverso le quattro porte rosse , che non si richiudevano 
mai. Nel corridoio terreno i guardarobieri perdevano un po' 
la testa, numerando soprabiti e pellicce, unendo sciarpe, veli, 
bastoni e scialli in pacchetti. La vastissima platea ingoiava 
gente, sempre, e non pareva mai piena, malgrado quel bru- 
lichìo di persone, di colori, vivi a fondo nero. La gente si 
dava a quell' eterno passeggio circolare che è la nota carat- 
teristica del veglione romano. Ventiquattro pulcinella , una 
chiassosa compagnia di giovanotti, tenendosi per la camicia 
bianca, 1' un dopo l'altro, correvano attraverso la sala, ri- 
dendo e gridando, come una valanga di neve che precipiti, 
roteando. In mezzo alla sala, in un largo circolo, erano riu- 
nite una quantità di mascherette femminili , per lo più con 
una vesticciuola bianca e corta , una vera blusa infantile . 
.stretta un po' alle ginocchia da un largo nastro azzurro o 
rosso , con la cuffietta bambinesca sul capo e un giocattolo 
tintinnante iu mano : l'economico, carino e provocante co- 
stume di donna Juanita , nel!' atto della Jamaica. Venute in 
buona compagnia, queste mascherette non lasciavano mai il 
loro cavaliere; appena 1' orcliestra, dalla tribuna elevata sul 



LA CONQUISTA DI ROMA 221 

palcoscenico , dietro la grande fontana zampillante , prelu- 
diava per una polka , le coppie si mettevano, a girare , con 
una gravità singolare, misurando il passo, strisciando per non 
urtarsi , ballando con coscienza ; quando la musica cessava, 
si fermavano di botto , come sorprese, il cavaliere offriva il 
braccio alla dama, e senza scambiare una parola, si davano 
alla passeggiata circolare; alle nuove prime battute penetra- 
vano novamente nel circolo e ballavano ancora, con una osti- 
nazione quasi doverosa, mentre intorno a loro tre file di spet- 
tatori ammiravano. 

Tre ragazze, vestite di lana nera, con certi grembiuli bian- 
chi e certi immensi cuffioni di mussola bianca , si tenevano 
a braccetto e con un filo di voci sottili, agitando le manine 
calzate di guanti neri , andavano intrigando mezzo mondo. 
In un palco di seconda fila, un domino femminile, scarlatto, 
di raso, con un cappuccio a cresta di gallo, se ne stava solo, 
quieto , tenendo lungo il parapetto un braccio tutto rosso, 
financo nel guanto. Qualche altro domino femminile elegante 
e misterioso appariva qua e là : uno svelto , tutto azzurro , 
con un grande cappello a forma di conchiglia schiusa ; lui 
altro dì raso nero, col capo avvolto in una blonda nera ve- 
neziana; tuia opulenta persona che lasciava vedere , dal do- 
mino aperto, di broccato fiamma e oro, un vestito di broc- 
cato crema : e altri e altri ancora, seguiti da giovanotti che 
cercavano d' indovinarne la figura. Ma la massa era formata 
dalle oneste famiglie borghesi, padre e madre, figliuoli e fi- 
gliuole, che venivano al veglione come a uno spettacolo not- 
turno di passeggiata, col vestitino di lanetta scura, il colletto 
bianco, il cappellino nero piumato; e incontrandosi fra loro, 
si fermavano, si salutavano, chiacchieravano, spassandosi con 
quella serenità della borghesia romana che non si esalta mai. 

La calca si faceva fittissima innanzi alle due barcacce (pal- 
chettoni di proscenio), dove i soci del club delle Cacce , in 
marsina, cravatta nera, gardenia all' occhiello, da tma parte, 
gli ufficiali di cavalleria, dall'altra, si piegavano a parlare, 
a ridere con gli amici che passavano in platea. 

Quando Francesco Sangiorgio entrò nell' atrio e comprò 
un biglietto d' ingresso, erano le undici e mezzo. Una figura 
femminile avvolta in una stofta turca ricamata, con la testa 



222 LA CONQUISTA DI KOMA 

coperta e il volto nascosto sotto una trina bianca, gli disse, 
con una voce finissima : 

« Oh caro Sangiorgio , buona sera , perchè sei malinco- 
nico ? » 

« Perchè non ti ho riconosciuto ancora, carina. » 

« Tu non mi conosci, tu non devi conoscermi, tu non mi 
conoscerai mai. Io lo so, perchè sei malinconico, Sangiorgio. 
Te lo dico in un orecchio : sei innamorato. » 

« Di te, cara ». 

« Mi fai ridere: sei troppo galante; non usa, al veglione. 
Sii brutale, te ne prego: ne va del tuo decoro. Senti ancora: 
il Ferrante non è più candidato a membro della commissione 
del bilancio. Si parla di te: te lo avverto; sii cauto. » 

Egli restò colpito. Il domino sfilò tra la folla e scomparve. 
La notizia lo aveva meravigliato, molto: non se l'aspettava. 
Che ne aveva ricavato dal suo grande discorso ? Una discus- 
sione lusinghiera col capo della destra, don Mario Tasca, 
r oratore freddo, mite ed elegante, il moderato socialista, 
r uomo politico che aveva perduto il proprio partito per la 
nebulosità delle proprie tendenze. E poi saluti, presentazioni, 
strette di mano. Il ministro, rispondendo, aveva reso omag- 
gio all'avversario, ma aveva insistito sulla proposta, e la Ca- 
mera aveva votato il bilancio con una forte maggioranza. Chi 
si occupava più del suo discorso ? L' onorevole Dalma glielo 
aveva detto, con quel suo poetico cinismo parlamentare: 

— In politica tutto si dimentica. — 

Nel vestibolo, dove le coppie passeggiavano, tenendosi a 
braccetto, discorrendo, dove gruppi di giovinotti si consul- 
tavano finanziariamente, per metter su una cena, dove i do- 
mino solitari andavano su e giù aspettando qualcuno che non 
veniva, Sangiorgio incontrò l'onorevole Gullì-Pausania. Il de- 
putato siciliano era addossato al muro, aspettando anche lui. 
elegante e corretto nella marsina di meridionale galante, con 
la barbetta castagna tagliata a punta, con gli occhi verdini 
che cercavano nella folla e il ^^t'òus che nascondeva la calvizie 
precoce, per cui molte donne lo amavano. 

«Oh caro Sangiorgio,» disse Gullì, con un forte accento 
siciliano: « solo solo, al veglione ! » 



LA. CONQUISTA DI UOMA 223 

« Solo: non aspetto nessuno, nessuno mi aspetta e 1' ono- 
revole mio collega Gullì-Pausania non m'imita, certo.... » 
«Che ci volete fare?» rispose, ridendo. Culli, «passiamo 

la vita ad aspettare » 

« Non la stessa persona, sempre, per fortuna. » 
« Oh no, sarebbe troppo grave.... Nessuna notizia politica? » 
« Nessuna, caro collega. Buon divertimento ! » 
« Grazie, » fece Gulli-Pausania, sorridendo con la sua fine 
aria voluttuosa. 

Sangiorgio entrò. Le palpebre gli battevano sugli occhi ab- 
barbagliati. Il teatro, nelle sue tre file di palchi, sulle gal- 
lerie, sul palcoscenico, era strabocchevolmente illuminato, e 
il fondo bianco della sua decorazione ne raddoppiava il ful- 
gore; sul palcoscenico lo zampillo della fontana, altissimo, 
era colorato di rosso da un raggio di luce elettrica. La sala 
era piena: arrivava ancora gente dagli altri veglioni, dai caftè, 
dai ricevimenti, dai balli ; non era più permesso né di fer- 
marsi, né di camminare presto; Sangiorgio principiò col non 
veder altro che le spalle di un alto signore robusto che cam- 
minava innanzi a lui, a diritta l'orecchio rosso di una ciocia- 
retta, a cui certo era troppo stretto il lacciuolo della masche- 
rina, a sinistra il profilo sperso di una giovanetta alta e ma- 
gra, con gli occhi malinconici. L'alto signore guardava a de- 
stra e a manca nei palchi, movendo una testa dalla zazzera 
bionda, bipartita da una diritta scriminatura. Una volta che 
costui si fermò per poco a guardare in un palchetto di prima 
fila, pieno di domino neri che se ne stavano immobili e zitti 
zitti, Sangiorgio gli si trovò accanto. Era 1' onorevole prin- 
cipe di Sirmio che portava il titolo di Altezza Serenissima ed 
era il più ricco signore di Roma. 

« Buona sera, onorevole signor collega, » disse il principe, 
con quella sua voce liquida e lenta, con quel tono di stan- 
chezza fredda che era una delle sue originalità. « Credo sia 
la prima volta che capita in uno di questi luoghi di corru- 
zione, dove tutti si danno a una virtù scrupolosa. Una virtù 
scrupolosa, non le pare ? Le avran detto che noialtri della 
capitale si fa una vita sfrenata: invece, come vede, noi si gira 
in tondo, con molta lentezza, poiir le boti moti/, poiché noi 
si cerca la moglie, che dev'essere in un palco con sua sorella. 



22-1 LA CON(^UlSTA DI ROMA 

Intanto si va tra la folla, come vede, per sentire e sapere. 
Sento dirmi da tutti che son democratico.... e ubbidisco. Lei 
fa della politica, onorevole collega? Ce n'cst pas lebonheur, 
ma infine.... io non ne fo più, da tempo immemorabile. Il 
capo del mio partito è don Emilio Castelar: io sono repub- 
blicano spagnuolo. Se ne meraviglia ? » 

Francesco Sangiorgio sorrise e non rispose, il che fece pia- 
cere al principe, poiché egli non amava troppo i parlatori e 
gl'interruttori: con quel suo discorrere molle molle, una in- 
terruzione lo seccava. 

«Ah! ecco la moglie.» riprese Sirmio. «Chi sta nell'altro 
palco, accanto a lei ? Ah ! è il ministro degli affari esteri con 
le sue figliuole, la Grazia e 1' altra che dovrebbe chiamarsi 
Giustizia, ma si chiama Eleonora. La freddura non è mia, è 
di un giornale. Buona notte, onorevole collega. » 

« Buona notte, principe. » 

Sangiorgio, invece di fare il giro minore intorno alla sala, 
faceva il giro maggiore, ascendeva verso il palcoscenico, do- 
ve, dall'una parte e dall'altra, lungo le quinte, stavano dei 
tavolini e delle sedie, e tutt'intorno famiglie intiere borghesi 
che bevevano delle gassose, o delle coppie inseparabili e an- 
noiate, non osando dividersi, bevevano una tazza di birra. 
Egli rasentava la fontana che adesso la luce elettrica tingeva 
di violetto, un colore delicatissimo, e passava fra la vasca e 
il grande specchio del fondo, sotto la tribuna dell'orchestra. 
Questa, a un tratto, scoppiò sul suo capo, con le prime note 
della mazurka dei postiglioni del ballo Excelsior, che era po- 
polare in queir inverno. Vi fu im momento di fluttuazione 
dal palcoscenico alla platea, come se tutte le teste ondeg- 
giassero a quel ritmo vivace: la gente rifluì verso la platea 
a veder ballare. In un angolo di quinta, a sinistra, solo a un 
tavolino, l'onorevole Schuffer beveva della birra, guardando 
la gente coi suoi occhietti chiari, dietro gli occhiali, rizzando 
ogni tanto il nasetto sottile e il mento arguto. 

« Oh caro collega, » disse Schufier con la dolcezza dell'ac- 
cento veneziano; «prende una tazza di birra con me? Ma già 
lei è napoletano, e non gusterà la birra. » 

« Grazie, grazie, onorevole, non prendo nulla: sono entrato 
adesso. » 



LA CONQUISTA DI UOMA 225 

« Io, da un' ora; im in un' ora quante gomitate nelle co- 
stole, quanti spintoni, iiuanti piedi passati sui miei ! Mi sono 
rifugiato qua per evitare le occasioni: lei già saprà che io sono 
sfortunato, in certe cose.... » 

Sangiorgio sorrise: l'onorevole Schufìfer, con la sua aria di 
giovanetto biondino e furbettino, dalla zazzeretta ricciuta, 
aveva già avuto tre querele per ingiurie. Questo deputato, 
fatalmente, capitava ogni tanto a dover litigare con una guar- 
dia, con un facchino, con un capo-stazione, con un cameriere 
di caffè: e mentre a cento altri deputati accadeva lo stesso 
senza veruna conseguenza, a farlo apposta, la guardia, il fac- 
chino, il capo-stazione, il cameriere gli davano querela; onde, 
di tanto in tanto, la Camera era chiamata ad accordare l'au- 
torizzazione a procedere. 

« Io ho imparato a bere la birra, viaggiando, andando al 
Giappone, » prosegui Schufifer. « Gran paese quello, onore- 
vole collega ! Là non ho mai leticato con alcuno, glielo as- 
sicuro.... Onorevole, ella è ministeriale; voterà ella i milioni 
al ministro della guerra ? » soggiunse, come colpito improv- 
visamente da un'idea. 

«E lei, onorevole Schufter?» rispose, pronto pronto, San- 
giorgio. 

«Io?... Io?...» fece quello, sconcertato, «ci debbo pen- 
sare. Ne dovremmo parlare, non le pare? metterci un po' 
d" accordo: è una cosa grave: la guerra mangia tutt' i quat- 
trini della nazione. » 

« Non chieggo di meglio, ne riparleremo, sicuramente. 
Buona notte, onorevole Schuffer.» 

La mazurka dei postiglioni riscaldava il veglione : ora si 
ballava in tre circoli, presso la porta della platea, in mezzo 
alla sala, sul palcoscenico. Una mascherina vestita da ufficiale 
dei bersaglieri, col cappello piumato sull'orecchio, le braccia 
nude che uscivano di sotto le frange dorate delle spalline, i 
calzoncini stretti al ginocchio, ballava con una ragazza vestita 
da diavolo, serie .serie, respingendo quelli che volevano divi- 
derle. Ora anche i palchi erano stati occupati dalle signore 
che venivano dai ricevimenti, dai balli: tutta la prima e la 
seconda fila eran piene. In quello subito dopo la barcaccia, 
in prima fila, vi era le bellezza delicata e gentilmente fioren- 

15 



226 i.A (■ox(^»risTA di roma 

lina di Elsa bellini, maritata a Novelli, e quella opulenta e 
biondissima di Lalla Terziani: le due signore venivano dal 
Valle. Con loro stavano Rosolino Scalia, il deputato siciliano 
dall'aria militare, il piccolo principe di Nerola, nuovo depu- 
tato per gli Abruzzi, un giovanottino dall'aria fine e dal nui- 
stacchietto nero, il cavalier Novelli e Terziani, i due mariti. 

«Onorevole Sangiorgio?» fece il piccolo principe, piegan- 
dosi sul parapetto del palco. 

«Onorevole collega?» fece quello, alzando il capo. 

« Se vedete Sangarzia, non vi dispiaccia di dirgli che sono 
qui.... .Sapete chi porteranno, dopodomani, alla commissione 
del bilancio ? » 

« L'onorevole Ferrante, com'è naturale. » 

« Non credo, non credo, » disse il principino, sorridendo 
maliziosamente. 

Nell'andarsene, .Sangiorgio sentì dire ne! palco giovane 

intelligente.... meridionale di talento.... Egli cercava Sangar- 
zia nei palchi. Sempre in prima fila, le due sorelle napole- 
tane, le Acquavi va, maritate una al deputato marchese di 
Santa Marta, l'altra al deputato conte Lapucci. La contessa, 
bruna, vivacissima, con una bocca carnosa e colorita, con due 
occhi folgoranti, era come il contrapposto di suo marito, un 
giovane bruno ed esile, molto taciturno, molto pensoso, te- 
nuto in conto di orgoglioso, malgrado che fosse un deputato 
socialista. La coppia Santa Marta era diversa: la moglie, 
biondina, ricciuta, con un visetto giovanile e un vestito sem- 
plicissimo, r aria candida: il marito, biondo, con gli occhi 
socchiusi, molto indolente. La contes.sa Lapucci rideva forte, 
la marchesa di Santa Marta sorrideva: il conte Lapucci guar- 
dava la folla , silenzioso , coi due pollici ficcati nei taschini 
della sottoveste , il marchese di Santa Marta chiacchierava 
sbadatamente con l'onorevole Melillo, la testa forte finanzia- 
ria della Basilicata, il cuore troppo debole con le donne, un 
celibato ostinato che lo rendeva interessante a tutte le ragazze 
di cui egli non si curava. L'onorevole Melillo rispose con un 
gran saluto e un cenno protettore della mano al saluto di 
Francesco Sangiorgio, e costui s'accorse che, per un momen- 
to, nel palco si parlava di lui : 1' onorevole Melillo diceva 
forse delle ])elle speranze che dava il suo compatriota. 



LA CONQUISTA DI I!()>IA 227 

Nel palco presso la porta , la segretariessa generale delle 
finanze era arrivata, venendo da un circolo serale del Quiri- 
nale: la piemontese magra e svelta, con un viso pallido e in- 
teressante d'inferma, era scollata e carica di gemme, tossiva 
spesso , portava la pezzuola alle labbra un po' vive, si rial- 
zava i lunghi guanti di camoscio fino ai gomiti, con un moto 
nervoso. L'onorevole Pasta, l'avvocato subalpino, dalla faccia 
rasa e dalle fedine biondo-brizzolate, le diceva qualche cosa 
di molto spiritoso che la faceva ridere ; l'onorevole Cimbro, 
il deputato giornalista piemontese , assorbito dietro le lenti, 
con la cravatta che gli era risalita sotto V orecchio , aveva 
l'aria di un uomo che è imbarazzato della propria persona: 
invece il segretario generale, piccolo , un po' calvo, con un 
mustacchietto grosso e corto , serbava un silenzio solenne, 
guardando la platea, come se non la vedesse. Quando San- 
giorgio passò, gli fece un saluto profondo, pieno di espres- 
sione, quasi affettuoso , il saluto riconoscente del segretario 
generale che dimostra la sua gratitudine a colui che gli ha 
fatto il piacere di attaccare il ministro. 

— Dove sarà Sangarzia ? — pensava tra sé Sangiorgio, cam- 
minando in quella folla che cresceva sempre. 

( Cont'nma ) . 



Cronaca della settimana 



^leiitre scrivo, la data della riai)ertuia della Caiiieia nctii 
è am-oia staltilita. 

Quanto tempo perduto ! . . . In Francia i lavori parla- 
mentari sono incominciati già da molti giorni. Da noi . 
invece , dove si lamenta continuamente la idetora delle 
leggi, ci siamo già ridotti alla metà di novembre, e sap- 
l^iamo che, per quest'anno, Montecitorio avrà appena un 
mese di attività, prima delle vacanze natalizie. La situa- 
zione jjolitica non è afifixtto delineata, né i)otrà delinearsi 
in quei pochi giorni di discussioni. Però vi sono già delle 
nubi , sj)ecialniente intorno alle i)rincipali ligure del ga- 
binetto, sui rapjjorti tra Zanardelli e Giolitti, rapporti an- 
cora un poco oscuri che lasciano sospettare dissidi e in- 
trighi. Questi vengono, sopratutto, dal palazzo Braschi . 
dove V (m. Giolitti teme continuamente congiure e insi- 
die.... Egli non perdona al j) residente del Consiglio di 
prendere sul serio la carica di capo del governo, di avere 
una volontà propria , degli amici suoi , delle idee sue. E 
coglie ogni occasione per dimostrare il suo malunioie. 
P3sempio : Di Broglio commette errori su errori, e Giolitti 
fa causa comune con Di lìroglio. Scoi)])ia lo scandalo dei 
r>av«iri Pubblici intorno all'att'are Konchi-Bagozzi, e Gio- 
litti scaglia i suoi ufficiosi contro i dei)utati zanardelliani, 
di cui si son fatti i nomi in quell' occasione. 

Oramai si vede, dunque, che quando 1' ora <lellii crisi 
sarà suonata per questo nvinistero , come deve suonare , 
naturalmente, i duo gruppi princijìali onde è composto si 
separeranno, e la lotta per la successione avveirà tra za- 
nardelliani e giolittiani. 

Da «lueste disconlie intime e già apparenti . piii ch«' 
dall'ostilità degli avversari, viene la debolezza del gover- 



CRONACA DELLA SETTIMANA 229 

IH», il (lualc tira innauzi ^^ellza un inouraniiiia solido, pro- 
mettendo la riforma giudiziaria, le modificazioni della ga- 
liella sul sale etc, ma non riuscendo a nulla di concreto, 
aliiuMio per ora. 

Il pezzo solido dei lavori parlanu*ntari saranno , come 
sempre, le interpellanze e le interrogazioni, accumulatesi 
durante le vacanze. Di queste ce n' è per tutti i gusti ; 
esse s' incaricheranno di far perdere quel poco tempo di 
cui si dispone prima del Natale , e i ministri non se ne 
lamenteranno davvero. . . . 

Anche a Parigi, del resto, gli accessori del jiarlamen- 
tarismo occuiiano più tenij)© delle questioni principali. 
Fra quegli accessori abbiamo l'annullamento dell'elezione 
del conte l?oui de Castellane , pronunciato con grande 
chiasso e il duello fra il conte de Diim e il giornalista 
(ìerault-Kichard. 

L' elezione del marito della miliardaria americana , f\- 
glia di Jay Gould , è stata invalidata per corruzione. Si 
pretende che il mercimonio dei voti abbia raggiunto pro- 
poi'zioni formidaluli , e che il nobile discendente delle 
crociate abbia introdotto in Francia i costumi elettorali 
in uso nel jjaese della carne suina. 

E sarà forse stato in omaggio dei metodi politici che 
sono in voga nella nazione di cui i maiali fecero la pro- 
sjierità, che un candidato di un collegio della Toscana bat- 
tezzò per tali gli elettori, nei telegrammi trasmessi durante 
le ultime ore della lotta. 

Il fatto, che mi venne narrato da un testimone oculare, 
andò così. 

Nella mattinata dell' elezione i contadini elettori , sa- 
pendo che i due concorrenti acquistavano voti a i)ronti 
contanti , si scliierarono in beli' ordine dinnanzi la sala 
del voto, in attesa delle offerte. La lotta era ardente e i 
])rezzi salivano. L' agente di uno dei candidati otfrì lino 
a venti lire per voto , ultimo limite indicatogli dal suo 
mandante; ma si trovò i^resto sopraffatto dall'avversario, 
che saltò a 30 lire. Andare oltre non osava ; il candidato 
era assente, in Alta Italia, e mancava, sul nioment^i, un 
cifrario per poter inviare telegrammi che non cadessero 
sotto il controllo della censura. 

Fu allora che questo brav'uomo, di professione macel- 
laio, ebbe un lampo di genio; corse al telegrafo e siiedì 
il seguente dispaccio : 



230 CRONACA DELLA SETTIMANA 

« Mercato aniiiiatissiiiio : pagansi veuti(in<iue live per 
ogni animale ». 

Un i)aio d'ore dopo gli giungeva la risposta così con- 
cepita : 

« Spedisco' vaglia telegrafico diecimila lire: comprate 
» majali 50 lire V uno ». 

Questo candidato, il quale aveva, per lo meno, la fran- 
chezza di chiamare le cose e gli uomini con il loro nome, 
fu eletto a grande maggioranza. Ed era giustizia !.. 

« Se ci fosse una parola piìi jiorca di i)orc(), adoprerei 
quella ! » dice il repubblicano di lìabof/as. 

Disgraziatamente non ce n' è ! 



Gli oscuri prol)lemi della coscienza umana ai>passionan(> 
il pubblico più di tutte le questioni coloniali , i conflitti 
diplomatici, i discorsi jiolitici, ai quali i giornali italiani 
riservano molto sjiazio in questo momento. Comprendo , 
perciò, che in Francia il processo di quel Vidal, l' ucci- 
sore di donne, abbia destato la più viva curiosità, e sol- 
levato ijolemiche intorno alla condanna cai)itale pronun- 
ciata dal giurì. Questa condanna incontra molte obl)ie- 
zioni ; e se la testa di Vidal cadrà davvero , la giustizia 
avrà accettato la responsabilità d' inviare all'estremo sup- 
plizio un infermo, degeneiato o epilettico che sia, il cui 
posto è invece in una casa di salute. 

Nessuno osa jìiù negare oggi 1' impulso omicida irresi- 
stibile, che il codice prevede e ammette al punto di rite- 
nerlo sulticiente per attenuare la responsalulità dell'autore 
iV un delitto. 

Questa teoria che è una vera scoperta scicntilica , in- 
contra semi>re molta opposizioiu' nella folla , la quale si 
crede defraudata se un delinquente , invece di i>rendere 
la via della galera, s' incammina per qi;ella , altrettanto 
terribile, del nuinicomio. Introdotta nel Codice, malgrado 
r ostilità e il ridicolo di cui si tentò invano di coprirla, 
ha già risparmiato molte ingiustizie, ha evitato condanne 
inoppoitune, dolori immeritati, onte che, per riflesso, col- 
j)ivan<» degli inm)centi. 

^la la sua applicazioiu' limane, tuttavia, circoscritta a 
un ordine limitato di fatti , mentre dovrebbe estendersi 
assai di più , giungere fino agli estremi limiti deUe più 
estreme ipotesi . perchè la sua utilità appare tanto più 



CltOXACA DELLA SKTTIMANA 231 

l»i()l)al»iU' (lUiUito più oscure sono le cireostuuze di certi 
delitti. 

La forza irresistibile o semi-irresistibile non si manife- 
sta soltanto neir impeto dell' ira, sotto V impero di ([nei 
sentimenti che travagliano e scuotono fortemente l'anima 
umana, come l'amore, la gelosia, la vendetta. Il marito 
che sorprende la inoglie in flagrante delitto di adulterio, 
il fratello clie coglie la sorella in illegittimo concubito, e 
feriscono o uccidono, moglie, sorella o complice, vedono 
la pena cui vanno incontro ridotta a meno di un sesto , 
e quindi possono anche essere assolti, come lo sono quasi 
sempre. E qui si arresta, in Italia e in Francia, l'appli- 
cazione dell'attenuante che procura la suggestione d'una 
forza superiore alla volontà dell' nomo ed a qiiella dose 
di potere inibitorio, di ciii ognuno di noi disinone in mag- 
giori o minori proporzioni. 

Eppure vi sono degli altri casi nei (piali noi sentiamo 
che il libero arbitrio di un delinquente è stato sopratfatto: 
vi sono dei delitti assurdi, il cui movente ci sfugge , la 
cui esecuzione si svolge in circostanze calcaci di farci so- 
spettare che fra il cervello e il braccio si sia insinuata 
una volontà estranea, la volontà d'un intruso misterioso, 
germe ereditato da generazioni passate — 

Tale appare il caso di quel Vidal , che ha ucciso due 
donne e ferito gravemente le altre due. 

Perchè ha commesso quei quattro delitti nello spazio 
d' un mese circa ? Non per amore, non per gelosia. Egli 
non conosceva le sue vittime che erano donne di facili 
costumi inconti-ate nelle vie ad ora tarda della notte. È 
l)oco probabile che Vidal abbia assassinato quattro donne 
per procurarsi del danaro. Quelle disgraziate , che cerca- 
vano i loro amanti sui marciapiedi delle vie di Nizza , 
nelle ore in cui i galantuomini dormono della grossa, ave- 
vano pochi soldi in tasca e Vidal non poteva ignorarlo, 
(tonando un uomo uccide per procurarsi del danaro deve, 
almeno , saper scegliere la sua vittima. Se non sa fare 
(presta scelta , se ammazza a caso , se non ubbidisce né 
alla suggestione dell' amore , della gelosia o della ven- 
detta, né a quella del bisogno, della cupidigia, o dell'in- 
teresse, vuol dire che egli è una bestia feroce, un essere 
sanguinario , uno di quei mostri che il mistero della vi- 
X)roduzione fa nascere, ogni tanto , in seno della società. 

Vidal ha accompagnato a casa loro quelle donne, e le 
ha aggredite per le scale e nell'anticamera dei loro apjiar- 



232 CKONACA DKl.I.A SETTIMANA 

tinnenti. Due delle sue vittime mulamente ferite, si sono 
difese, ed egli è fuggito , senza tentare di tinirle , eome 
gli sarebbe stato facile. Durante 1 dibattimenti lia ostina- 
tamente negato di avere agito allo scopo di furto. Le sue 
spiegazioni sono state confuse e incoerenti. Ha detto clie 
in certi momenti vedeva rosso, ubbidiva ad un furore im- 
j>rovvis(), una sete di sangue, di cui non sapeva rendersi 
<()nto, ne dare ragione. 

I giurati non ammisero <pieste scuse meschine e il pub- 
blico, la folla , sdegnati della scarsa teati'alità dei dibat- 
timenti, hanno tischiato e gridato : « A morte ! » Xè gli 
uni né gii altri furono disarmati dalle conclusioni dei pe- 
riti , che sostenevano V infermità di mente parziale del 
Vidal, e chiedevano una diminuzione di pena. 

II caso è doloroso. Molti sintomi dimostrano che quel- 
Tassassino è un malato. Con che cuore si pviò giustiziare 
un infermo ? 

La folla e il giurì, che n' è l'emanazione, sono semjjre 
dei giudici impulsi%i. Mille circostanze impreviste li im- 
])ressionano. Il contegno degli imputati pesa molto, troppo, 
nella Inlancia della giustizia popolare. La fisionomia dei 
colpevoli, delineata dai giornali, le circostanze del delitto, 
narrate inesattamente dalla stampa quotidiana, pre))arano 
1' ambiente nel quale si discuterà il processo. Vi sono ac- 
iusatì simpatici e accusati anti])atici. L' ii»ocrisia, 1' aite 
di recitare la parte del delinquente, decidono della sorte 
il'un colpevole. ])iii della recpusitoria, delle testimonianze 
e della difesa. 

A'idal, che non si difendeva, che confessava i suoi de- 
litti, senza fornire una spiegazione, non poteva essere sim- 
patico. Nessuno ha riflettuto che queste deficienze erano 
la prova dell' oscurità di <iuella coscienza. E i ìnagistratì, 
invece di sostare paurosi d' innanzi al mistero di quell'as- 
sassino che uccide per Ticcidere , senza movente , senza 
scopo, liauno preferito fabbricare un ])rocesso artificiale , 
ai)])agandosi di apparenze che tutto smentiva. i)ur di st lap- 
pare una condanna ca])itale. Per chi si dà la pena di ri- 
flettere, invece, si comprende che siamo in i)i»'senza d'un 
caso nndto complicato. \'idal dovrebbe vivere per essere 
studiato attentamente . dovrebbe essere conservato come 
le culture dei bacilli di malattie jiericolose . sconosciute, 
terril>ili. Egli è della stessa famiglia di {\n{A .faci: lo srcu- 
1raii>n\ che dieci anni fa seminò il terrore nelle vie di 
Londi'.i . Mccidcudi) e mutilando una ventina <li donne, 



CROXACA DELLA SETTIMANA 233 

([iiasi tutto (Iella ste?;sa professione delle vittime di Mdal. 
La polizia inglese non linscì a scoprire ed arrestare il 
misterioso assassino , la cui figura , il cui nome y il CTii 
movente rimarranno eternamente un mistero. Egli è glas- 
sato come un flagello, nel quartiere di Wliite chapel, co- 
me lo sterminio delle piovere ijrostitute E il suo con- 
tinuatore, cui forse la scienza avrebbe potuto strappare 
il segreto di tante gesta sanguinarie , verrà sottratto ad 
ogni indagine, in nome d'una giustizia clie è invece sol- 
tanto una soppressione. 



Le escursioni all' estero delle divinità teatrali d' ambo 
i sessi sono j)oco fortunate. Per non i>arlare che di due 
dei j)iù grandi ciarlatani della ribalta, Sarah Bernhardt 
e Mascagni, li vediamo entrambi fare fiasco, questi negli 
Stati Uniti, quella in &ernmnia. Il maestro cerca nascon- 
dere il suo insuccesso con delle questioni amministrative, 
divergenze tra gli impresari e le masse, 1' inesperienza de- 
gli uni e le esigenze degli altri. Noi sappiamo, però, che 
<luando gli altari vanno bene tutto procede lìscio e clie 
i contrattempi, i conflitti avvengono appunto se calcitano 
degli intoppi. 

In ([uanto a Sarah e' è voluto il puliblico berlinese per 
fare sentire alla vecchia strega che è suonata l'ora della 
ritirata. Ci vuol del muso per presentarsi, a 60 anni, 
sotto le spoglie del duca di Reichstadt, che ne aveva 20 
quando mori, e per recitare Amleto , uomo , lei , donna, 
vecchia e finita ! 

La curiosità del jjubblico è la causa che gli artisti da 
teatro , giunti alla vecchiaia , disonorino 1' arte e il loro 
glassato, persistendo a ijrodul'si quando non ijossono inìi 
sostenere con decoro la fama del nome e il lustro della 
scena. L'indulgenza degli ammiratori permette a costoro 
di indugiarsi in tentativi imiiossilùli ; per trattenere an- 
cora un poco il pubblico intorno alla ribalta. Così è av- 
venuto di Sarah. Dopo aver recitato le jiarti d' amorosa 
fino alla sessantina, e allorché 1' età e la canizie, nascosta 
sotto la parrucca , non le permettevano jiiù di fare al- 
l' amore, ha jiensato di cambiai-e sesso, è diventata uomo. 
E r abitiamo vediita trasformarsi nel pallido erede di Bo- 
naparte e nel fatalista xnincipe di Danimarca , dei qiiali 
l^ersonaggi la povera donna ha fatto due tenorini sfiatati. 



234 CRONACA DELLA SETTIMAXA 

«lue lualinconiclie eaiicaturc , iiiagnucolanti cantilene in- 
sopportabili. 

A Paiiiii la voi;a, la ciiviosità di vedere Sarah vestita 
da iiomo, lia fatto accorrere il pul)l)lico. Ma anche a Pa- 
rigi r hanno presa in hurletta. In Germania, invece, dove 
si va al teatro sul serio, le cose liauno ijreso una l «rutta 
piega. Per non fischiare l'attrice francese, gli spettatoli 
si son<» contentati di farle conoscere il loro giudizio in 
Tin modo semplice ma eloquente; se ne sono andati a metà 
spettacolo I La lezione però n<m ha giovato. I fogli pa- 
rigini narrano il grande successo della loro diva in Ger- 
laania... d'innanzi alle panche. E i)er conoscere la A'erità 
è necessario di andarla a cercare nei giornali herlinesi. 



Dichiaro, anzitutto, eh' io non ronoseo 1' ing. Piseicelli 
e che ho ajìpreso il suo nome soltanto quando la stampa 
ha iiarlato del progetto di i)osta elettrica. Lo dico subito 
onde non si supponga eh' io sia animato d'un nero livore 
contro questo inventore, se mi compiaccio che le conclu- 
sioni della conimissicme nominata da Galimberti gli sono 
totalmente sfavorevoli. La mia soddisfazione è tutta mo- 
rale, è la soddisfazione d' un uomo minacciato nella sua 
(piiete dalla fantasia febbrile d' inventori irrequieti , cui 
sembra che la vita non sia ancora abbastanza attiva, ab- 
bastanza tormentosa e sognano di Tenderla ancor jtiù com- 
l)licata e vertiginosa. 

Nel progetto della i^osta elettrica, i)oi . scmlira siano 
avvenute bizzarre cose ; sembra che tutti i calcoli circa 
la forza elettrica necessaria al trasporto dei treni siano 
sbagliati ; che sbagliato sia il calcolo fatto della quantità 
di lettere da trasportare, dei treni occorrenti ; una serie 
di errori , insomma , die al diro dei competenti è vera- 
mente inconcepibile. 

Galimberti si rassegna con lammarico a rinunciare al 
giocattolo della posta fulminea , la iiosta perpetua , la 
])osta di giorno, di notte, sempre.... E mi dicono, anzi, 
che si ostini , che cerchi tutti i modi possil)ili di fare 
un' esiìcrienza, un tentativo... 

— L" inventore non chiede nulla. — egli dice — non 
domanda (luattiini : si contenta dell' ap[»oggio morale del 
irò ver no 



CRONACA DELLA SETTIMANA 235 

E il miuistro non ha tutti i torti. l'ev quel clie vale, 
I' appoggio morale del governo.... 



^lentre sto scrivendo , il cavo telegralìco annuncia ai 
popoli r arresto avvenuto in America del maestro Masca- 
gni, e i giornali riferiscono 1' importante notizia a carat- 
teri cubitali. Si tratta d' una divergenza tra il maestro 
e i suoi inipresarii, scoppiata, come io prevedeva, perchè 
la tournée ha fatto un fiasco completo, lìasco artistico e 
tìasco lìnanziario. ^Slascagni ha imposto ai suoi iinpresari 
un' anticipazione di 40000 lire x)rima di muoversi da Li- 
vorno ; altre 30000 gli sono state versate api^ena pose il 
piede sul territorio americano. 

E , naturalmente , quando il n.aestro ha avuto i soldi 
in saccoccia, sono incominciati i capricci, le fantastiche- 
rie, le genialità e le originalità, in seguito alle (piali tutto 
1' ordine degli siiettacoli si è trovato compromesso e spo- 
stato. 

Mascagni giustitìcherà questo incidente con la sep.sa del 
decoro dell' arte , perchè , intatti , la causa del diverbio 
sembra essere stata prodotta da ritardi di andata in 
iscena, che il maestro domandavrf per affrontare il giudizio 
del pubblico in condizioni soddisfacenti. Gli impresari , 
invece, carichi di spese,^ esausti per le anticipazioni enormi 
che avevano dovuto fare , pretendevano di procedere a 
qualunque costo, in qualunque modo , onde non perdere 
tempo. E dinnanzi al contegno del Mascagni hanno do- 
mandato la rottura del contratto , e il risarcimento dei 
danni che, rifiutato dal maestro, ha cagionato la sua uìo- 
mentanea prigionia. 

Ma di decoro dell' arte, Mascagni, che ha voluto pro- 
dursi in America come un fenomeno di Barnum, non ha 
il diritto di j)arlare. 

Egli sajìeva benissimo che l' aute non aveva nulla di 
comune con siffatte speculazioni. 

Il nuiestro sai>cva benissimo che quelle 20000 lire alla 
settimana, 300mila lire in 15 settimane pattuite, gli erano 
pagate, non già perchè mettesse in iscena le sue opere, 
ma soltanto perchè sedesse al leggìo d' orchestra. Certi 
afìari come quelli degli strozzini, esorlùtano dalla sfera 
delle speculazioni lecite. E quando vanno a finire mala- 
mente, chi vi è colto deve dire : mea cnìpa. Il maestro 



236 CRONACA DEI.T.A SKTTIMANA 

Mascagni doveva .sapere che quandi) nn inipresaiio assume 
spese così colossali, non pu«"> perdere iiii minuto, e non 
gli si i)ossono imi)orre (juelle condizioni di tempo e di 
elementi. indis])eusal)i]i per ottenere il rispetto dell'arte. 
Mascagni non poteva ignorare che si arruolava sotto la 
bandiera di saltimbanchi da fiera , di impresari abitiiati 
a portare in giro bestie feroci, mostri della natura, ani- 
mali d'ogni specie, donne barbute e vitelli con due teste!... 
Come questi fenomeni è stato trattato, e gli sta bene, 
perchè con essi si è compromesso nella sua sete di da- 
naro, nella sua smisurata vanità. 

Gli impresari americani gli pagavano 20mila lire alla 
settimana perchè mostrasse il volto sbarbato e la criniera 
arruftata ai mercanti di i^orci americani. 

La sua pretesa di f<ìre sul serio il direttore d' orche- 
stra, non aveva senso comime. 

Gli spettacoli potevano andare a rotoli, gli impresari 
se ne infischiavano. E se per sostituire il tenore sfiatato 
o la prima donna indisposta l'autore di Cavallerìa avesse 
consentito a fare delle capriole sul palco-scenico, i siioi 
harììKìììs sarebbero stati felicissimi. Anzi, questa è un'idea 
eh' io regalo a chi vorrà incaricarsi di comporre il dis- 
sidio. Capriola piii. capriola meno, oramai il maestro ci 
ha fatto il callo !... Jì. Alt 



I nostri concorsi a premio 

("i (' impossibile, per questo numero, dare i ri- 
sultati (lei nostri due eoiieorsi : i concorrenti sono 
oltre i trecento e il lavoro di spoj>lio e di f-iudizio 
si è allungato tanto da imitedircene la pubblicazione. 
Essa sarà fatta, senz'altro, domenica ventura. Cóme 
buona notizia, vi è questo : che, visto la bontà delle 
risiìoste, abbiamo stabilito un terzo e un quarto pre- 
mio tanto pel concorso femminile, che per quello ma- 
schile ; e che jaddiliclieremo. invece di dieci e dieci 
ris]»oste . quindici e (jniiulici . citando i nomi o gli 
pseudonimi di coloro <'he, oltre «iiiesti trenta, anche 
saviamente ris]ioscro alle due domande. 

La. Direzione. 



Lifl PflGIl^fl DEI GIUOCHI 



Incastro 



di Maghinardo Pagano 
( da " Edipo „ ) 

Lati — Oh, non t'empia l'amaro 

Lievito, che ci vien di riva al Reno, 

Non quel negro veleno, 

Che il suol comhusto dell'Arabia invia: 

Ti colmi solo il vino, 

Sia topazio o rubino, 

Leggiero, aulente, chiaro. 

Che mi ridesti amore e poesia ! 

Centro — Oh, del regno dei venti 

Audace e inebriante signoria: 

Tentatrice malia 

Ancor non sazia d'olocausti umani ! 

Sciami di rondinelle , 

D'aprii garrule ancelle ! 

Oh, soavi concenti 

D'allodole sul verde ermo dei piani! 

Totale — Dammi, dammi il colore 

Dell'aurora, il color della sera; 

Dei fior di primavera 

Dammi la nota gaia ed infinita; 

Del verno il bianco velo, 

I sorrisi del cielo! 

Vò dipinger l'amore 

Eterno, vò dipingere la vita! 



238 LA l'AGIXA DEI GIUOCHI 

Logogrifo niesostico 
(di Esseiieto) 

5. Giunone le rapi l'amata prole. 

5. Fra' figli d'Eva noi cercar, lettrice. 

5. Di Meleagro fu la genitrice. 

5. Dell'aria spirto, ahi saper lo vuole. 

5. Gelosa fratricida incantatiice. 

5. L'asceta in esso viver sa felice. 

5. Attico eroe: tei dico in due parole. 

5. Non ti darà giammai bocconi amari. 

5.. Non è portier; ma spesso è nell'entrata. 

5. Scrittore e tessitor l'usan del pari. 

5. Da lui l'infanzia non fu certo amata. 

12. Femminil nome caro fra' i più cari... 
Ma ogni altra lode mi vien qui vietata. 



Rebus sillogistico bizzarro 

Proverbio 

(del Principe di Calaf) 

(F CONVENUTO)' 



Premio per questo ìiumero: Un elegante album per cartoline il- 
lustrate. 



Soluzioni del giuochi proposti nel numero 28: 

1. Indolenza (indole, lenza); 2. jìeccatorc, pescatore; 3. faticare, fe- 
racità] 4. scoramenti, crisantemo; 5. inestricabile f il poeta ha gli e- 
stri, e nel fegato è la bile: quindi: IN estri , CA bile); 6. tre-pì- 
dan-ti. 



LA PAGINA DKI GIUOCHI 239 

Li spicgaronc esattamente: 

le signore e sigiiori»<' : Adele ed Amelia Carusio.Anielia Gentile, An- 
tonietta (iigante da Foilimpopoli, Ida Bernini, Maria de Biasio, Cristina 
Galizia, Emilia Amato, Pahnina Cedrare, Maria Amaturi, Maria Cape- 
(C-Minutolo, Elena Auriemma , Titina dell'Osso, Concettina di MÌ0( o, 
Xina Pagano, Giulia Slefanelli, Olga Bruno, Emma Pollio, Lina Car- 
eano, Anna Leonardi, Stellina LuL-ianelli da Teano, l'iora Rosei, Gem- 
ma Graziato, Concetta Benevento. 

i siguori : Giuseppe Armandi, Vincenzo Balsamo, iVlmerico Riccio, 
ing. Silvestro Dragotti , EduardoVacca , Alessandro Mazzario , Roberto 
Ausiello, Errico Giambelli , Camillo Ruocco, Antonio Radice, France- 
sco Capassf^, Aurelio Ronioli da Firenze, ing. Gustavo Avitabile, av- 
vocato Arturo de Lorenzo, Fortunato Silvestri, Rag. Andrea Troncone, 
Giulio Sele, dottor Marco Romei da Serino, Giovanni di Micco , Gio- 
vanni Pino, Lamberto De Gasperis , Giuseppe Catapano, prof. Vincenzo 
Curti, Gabriele Sanges , Mario Sorrentino, Carlo Varola da Barletta, 
Leopoldo Di Pasquale, Filippo ed Ugo de Simone, Gennaro Carusio 
Giovanni Pisani, Alberto Botti, Emilio Ircanio, Renato Fabroni da Ma- 
cerata. 

Il premio promesso è toccato in sorte al signor Roberto Ausiello, il 
•quale è pregato di mandare in ufficio a ritirarlo. 



Piccola posta enigmistica. 

Sofia Ruggiero {Benevento). — E inutile ricopiare tutti i giuochi; 
basta scrivere le sole soluzioni. 

Giuseppe Tuf ari, Michele Simeoni, avv. Ernesto Mola, Camillo Ruocco 
(Napoli) — Grazie delle parole lusinghiere; era una cosuccia alla quale 
non annettevo alcuna importanza. 

G. A. Odierna fSarnoJ — Le pare bello quel nionoverbo matematico 
l'atto su d'un nome proprio ? Mandi altro. 

Ing. Ernesto Braca fNapoliJ — Non ho capito bene la prima parte 
del suo monoverbo. Permette una lieve correzione ? 

Concetta Benevento, Domenico Gastagliola , Maria Nitti , Innocenzo 
Ciriaco, Alberto Botti, Gemma Graziato , Emilio Ircanio (Napoli) — 
Le loro soluzioni giunsero con molto ritardo. 

Prof. Pietro Traversi-Rinaldi (Cerignola) — Gli ultimi tre giuochi, 
che mi ha mandati, sarebbero accettabili dal lato poetico, ma, enigmi- 
sticamente, non vanno. 

Leo Pardo (Ancona) — Mi sorprende come Ella, dopo aver tanto re- 
clamato per avere giuochi facili, abbia osato poi mandare quel!' a»a- 
gramma a tagli. Ah, padre Zappata ! Per i doni, si faccia rappresentare 



240 LA PAGINA DEI GIUOCHI 

per procura. Fra le tante congratulazioni ricevute per la risposta, molte 
riguardano anche il reclamo. Mi sottoscrivo : date a... l'ardo ciò ch'^ 
di Pardo ! 

Bajamonte (Barletta) — Grazie della bella cartolina. Mandi qualclie 
altro giuoco, ma facile, mi raccomando ! 

Andrea de Leone (Napoli) — Quei due rebus ncii hanno alcuna ori- 
ginalità; mandi altro. 

Nicola Mario Alisera fCaserta) — Non solo lo permetto, ma lo de- 
sidero. 

Esseneto (?) — Solo per rispetto verso un'antica e cara conoscenza, e 
per variare un pò la rubrica , pubblico il suo logogrifo mesostico; ma 
questa specie di giuochi ha fatto il suo tempo. Da un enimmografo 
paziente ed accurato, come Lei, mi aspetto molti, ma molti giuochi, e 
più... moderni. Eicorda le forniture d'una volta ? Reclamo i bis ! 

Antron (Napoli) — Traditore! Mi assolva, intanto, dalla responsabilità 
civile per l'involontario reato del proto. 



Pubblicazioni enigmistich.e. 

Kdipo è una nuovissima strenna della Diana d' Alleno , compilata con 
grande accuratezza da D. Tolosani e dall' avvocato_ Pucci. Contiene circa 
ISO fiinoclii sceltissimi dei principali euinimografi italiani e inomette sei 
s](endidi premii da sorteggiarsi fra tutti i solutori , indipendentemente dal 
numero delle siùegazioni inviate. I^e soluzioni si possono spedire tino ul 31 
marzo 1903. 

Dalla splendida raccolta di giiioclii lu) tratto il bellissimo incastro di Ma- 
gliiuardo Pagano, puhlilicuto in <]nesto numero per offrirne un saggio ai 
lettori. 



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settimanale, illustrato. 

Direttore : Avvocato G. Natale 

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di persone, corrispondenze da Roma e dalla 
provincia , la cronaca illustrata dei dibatti- 
menti , il movimento legislativo , la giuri- 
sprudenza jDratica; i concorsi e i posti vacanti, 
la cronaca settimanale dei fallimenti , il rias- 
sunto del bollettino della prefettura con le ven- 
dite giudiziarie , le aste , gii appalti , ecc., il 
bollettino dei protesti cambiarli, ecc. ecc. 

Vi scrivono : Leonardo Bianchi, R. Alt, Scipio 
Sighele, Raffaele Garofalo, Lino Ferriani, Giulio 
Fioretti, Abele De Biasio, Ernesto Salda, G. Na- 
tale, D. 0. Marrama , Francesco Marini , G. 
Vorluni, C. SoUmena, ecc. ecc. 



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CONTIENE 

Emilio Zola, Prof. Leonardo Bianchi. 

Ammonimento fvet-sij, Diego Angeli. 

I nostri concorsi a premi! . La Premiazione. 
La Direzione. 

La conquista di Roma (romanzo), Matil- 
de Serao. 

Cronaca della settimana, R. Alt ; ecc. 

ABBONAMENTI 
Anno, Uro Dodici — Semestre, lire Sei 




IWagnifiei pfemii gratuiti agli abbonati 

(Vedere il programma nell' interno) 




nr>poa: 



LA SETTIMANA 



41 



SOMMARIO del N. 31. 

I. Emilio Zola, Vrof. Leonardo Jiianchi, Deputato al 

Parlaiueiito pag. 241 

II. Ammonimento (versi), Dieno AìkjcIì » 26o 

III. I NosTia concorsi a i'Kemii. La rieiuiazione. 

La Direzione » 2ti4 

IV. Per la famiglia, Ketty » 2!ti' 

V. Piccolo corriere di moua, Douna Clara Lieti . » 29S 

VI. La Conquista di Roma (romanzo). Matilde Serao. > 294 

VII. Il teatro, daniel » 30o 

Vili. Cronaca della settimana, R. Alt » 31t! 

IX. La pagina dei giuochi, Il principe dì Calaf . . > 31n 



ABBONAMENTI 

Un anno L. 12 

Sei mesi » 6 

Dal 27 Aprile al 31 Decembre » 8 

Abbonamenti per V Estero (unione postale) 

Anno L. 18 — Semestre L. t) 

{Gli abbonamenti cominciano dal 1. di ogtii mese). 

Inviare vaglia e cartoline vaglia alla «Settimana», Napoli, 
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I manoscritti pxibhlicati o non pubblicati non si restituiscono. 



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» metà ...» 8 » metà. . . » 7 

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poli di uu Istituto di educazione femminile in armonia coi 
progressi della cultura e con i cresciuti bisogni dell'istru- 
zione e dell'educazione della Donna , si è informato, fino 
dalla sua fondazione, ai più sani ed elevati criteri didattici 
ed educativi, ed ha in breve tempo, conquistato nu posto 
importantissimo fra gli istituti congeneri della città. 

Incoraggiato dal successo semi^re crescente, esso ha posto 
la sua sede in locali ampli ed arcati che rispondono a tutte 
le maggiori esigenze di salubrità e di igiene. Oltre al Gin- ^ 
nasio. ai Corsi complementari e alla Scuola di lingue a 
moderne, C'^cluxivamcnie fcmmiììili: oltre alla Scuola eie- l| 
montare, maschile e femminile, con classi »< parate e al- Ij 
r Asilo d'infanzia; esso ha un Convitto femminile cosi | 
per le giovanette iscritte alle classi dell'Istituto, come per 
fjuelle delle R.R. Scuole Normali temniinili, e. inoltre, uno 

Studio camerale per gli alunni delle tre prime classi 
dei R. Ginnasi 

che sotto l'assistenza e con la (juiiìa di un prOfeSSOfe yOVematiVO, 
all'uopo incaricato, possono fornire il loro compilo scolastico 
senza che le famiglie siano obbligate a (lis2}endii per assistenti 
ripetitori in casa. 

Il « Vittoria Colonna » è sede legale di esami di licenza 
elementare e di proscioglimento. Ha un Museo ed una Bi- 
blioteca scolastica. Ha scuola di disegno e plastica obbli- 
gatoria per le classi elementari. 

Ha l'omnibus e dà, anche agli esterni, la refezione. 

Le giovanette sono addestrate, con cura speciale nei la- 
vori donneschi, sia in bianco che nelle varie specie di ricamo. 

L'insegnamento religioso fa parte delle materie scolastiche. 

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I Lettera aperta al Pubblico 



Mi permetto di richiamare rattenzionc del Pubblico sulla 
mia Vera Eitxcnza coiiceiifrata di China Calisaia Boliviana, già 
conosciuta da molti anni in commercio col nome di China 
Guacci. la f(nalc gode la lidncia dei primari Medici d'Italia. 

Basta versare una piccola (jnantità (due cucchiaini da catì'è) 
di questo mio preparato in una tazzolina d'acqua per ve- 
dere ch'esso si scioglie completamente, dando il sapore amaro 
caratteri-itico della China. Si ottiene co.sì, senza alcun fasti- 
dio, un decotto di Vera China Calisaia molto superiore 
a quello ottenuto con l'ebollizione «Iella corteccia, oramai 
abolito nella pratica medica, perciiè non lo si può prender 
per molti giorni di seguito senza averne peso e danno allo 
stomaco e jierchè non si ottieiu^ l'azione costante <lel me- 
dicinale e la facile assimilazione di tutti i jirincipii me- 
dicamentosi della preziosa corteccia. A\endo tali requisiti 
il mio preparato, spiega tutta la sua potenzialità terapeu- 
tica sul sistema nervoso col rinfrancare le forze dell'intero 
organismo, e poiché lo rende refrattario all'azione dei mia- 
smi, lo preserva dMl'iìifczionr malarica e dalle J'rhhri infct- 
ìir,\ 

Mi permetto ancora di richiamare l'attenzione del Pubblico 
sulla limpidità di questo mio prodotto, che si c-onserva tale 
senza mai perdere le sue \irtù medicamentose, e sulla pu- 
rezza e solubilità di tutti i suoi principii attivi da permet- 
terne l'uso in qnalumjue stagione e la facile assimilazione 
a tutte le persone, dalla i)iii tenera alla più inoltrata età. 
Intine questa mia Essenza, stante la sua concentrazitme, of- 
fre la grande comodità, a coloro che mal so^iportano l'amaro 
della China, di prenderla a gocce : 20 o 30 gocce, prese so- 
pra un jìezzetto di zucchero o nel catfè, prima e anche dopo 
del pasto, e<citano l'appetito ed aiutano in modo eccezio- 
nale la digestione. 

Mi auguro quindi che il Pubblico voglia tener presente 
questo mio preparato, clic già occupa il prinm jiosto nella 
Terapia moderna. 



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ai capelli un colore così dsciso che non è possibile 
distinf/uerlo da, quello naturale. 

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lattie infiammatorie degli organi genitali femminili come; catarri re- 
centi e cronici, flussi bianchi, endometriti acute e croniche, vulvite, 
vaginite, salpingite, coliche uterine etc, e godono perciò una meri- 
tata reputazione presso tutte le Cliniche ginecologiche italiane e 
straniere. 

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stali a parte"). 

Csrtificato . Ho sperimentato e fatto sperimentare nelV Ambu- 
latorio della Clinica-ostetrica-ginecologica, gli ornili Marcello aW It- 
tiolo, i quali costituiscono un mezzo di medicatura pratica ed effi- 
cace in molte malattie di donne e segnatarnenle nelle endometriti 
acute e croniche. Li raccomando nella pratica ai miei colleglli, 

Napoli l-') marzo 1S98. 

Gomm. Prof. Ottavio Morisani 

Direttore della Clinica-Ostetrica-ginecologica 

nella R. Università di Napoli, 

Gli ovuli antisettici Marcello vanno adoperati con indi- 
scutibile vantaggio: 1. In tutti i casi di SCOLI uterini o vaginali; 
2'^ In tutti i PARTI, appena si manifesti il travaglio ; 3" In tutti 
gli ABORTI ; 4" nei primi otto giorni di puerperio ; 5" Quando si 
vuol rendere sterile una donna, la cui gravidanza ed il parto costi- 
tuirebboro un pericolo grave per la sua salute. 

Premiati a Napoli 1894 — a Roma ed a Perugia 1902 con le mag- 
giori onorificenze. — Per acquisti rivolgersi con cartolina vaglia al 
Prof. V. MARCELLO— Napoli. Via Amedeo 17G, e a tutte le farmacie 
del Regno. 




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^lizzato e filtrato al carbone (P Gr. L. 3,25 ;'i^ 
'IP Gr. L. 3,50). Preparazioni esatte secondo/ 
le forinole definitive, gentilmente concesse, del f 
prof Castellino, Professore Ordinario di Patolo- 
Jl già Medica Dimostrativa e Direttore della Po- 
=^| liclinica Medica di Gesù e Maria. — Per ordi- 
iPnazioni dirigersi alla FARMACIA CENTRALE 
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Gli abbonati della « SETTIMANA » annuali o semestrali, 
lianno diritto a magnifici premi fissi gratuiti , a premii a 
sorte per ogni numero, ed a premi a sorte straordinarii : 

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Ogni abbonato annuale ha diritto : 

1. Ad un Ppemio fisso gratuito, consistente in: 

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2. A Cinquantadue Ppen^ì a sorte , da estrarsi ogni 
settimana, per tutto l'anno 1003, tra tutti i lettori della « SET- 
TIMANA », premii consistenti in : 

Oggetti utili e del valore complessivo 

DI Lire OUINDICLMILA 



di cui si riporta appresso l'elenco. Ogni fascicolo della " SETTIMANA „ 
porterà, a posta, un numero progressivo, in uno speciale biglietto 
chiuso, che dà diritto a concorrere al premio. 

3. Al seguente magnifieo ppemio straopdinapio , da 
estrarsi a sorte, tra i soli abbonati annuali, della « SETTI- 
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sarà fornito, su misora, dalla Primaria Casa haardt 



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Ogni abbonato semestrale ha diritto : 
1. Ad un pfei-nio fisso gratuito, cdisisttnte in 

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Oppure, a scelta, in : 

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2. A ventisei pnemi a sorte, da estrnrsi ogni settimana, 
durante il periodo dell' abbonamento , tra tutti i lettori della 
« SETTIMANA »; premii consistenti, come sopra, in oggetti 
utili e del valore eomplessivo di lire QUINDICHWILiH. 

3. Al seguente grande premio straordinario, da astrarsi 
a sorte, tra i soli abbonati semestrali della « SETTIMANA ». 



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Tutti i sorteggi sono fatti sotto la direzione 
di un pubblico notaio : e . ciascun abbonato, 
dimostrando tale qualità . può assistere al 
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Oltre a TITTI (JLESTl l'RHMll, gli 

abbonati concorrono al beneficio dei 

|>resso primarie Case Commerciali d" Italia; boni cbe sono alligati 
ai fascicoli della < SETTIMANA », e che danno il modo di realizzare 
importanti economie. 




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per I' anno 1902-1903 



Lire cinquanta di libri .scolastici , presso la Lilireria Lnigi 
Picrro. 

Un binoccolo da teatro , lenti di precisione. 

Taglio di chcmixette per teatro, in crespo della Cina. 

Un ombrello da i^ioggia, per uomo, di fabbrica inglese, con 
manico d'arte. 

Ricca cravatta di pelliccia, lour de (ou, per signora, della 
Ville de Lyon. 

Eicchis.simo album per ottocento cartoline, di grande valore. 

Bottoniera di oro, da frack, elegantissima. 

Servizio di tazze da calìe, in porcellana , jier sei persone. 

Dodici fazzoletti di battista, da uomo (cifre a farsi). 

Nécessaire da toilette, in cristallo baccarat, dieci jjezzi. 

Cintura di cuoio, con ricca fibbia Liberty, della Viìle de Lyon. 

Calamaio in cristallo di rocca e argento. 

Cinquanta lire di libri di letteratura, presso la libreria Detken. 

L'n impermeabile, di primissima fabl>rica, per uomo. 

Grande orologio Empire, per tavolino. 

Cinquecento sigarette, marca estera. 

Servizio da liquori, in cristallo, per do^lici persone. 

Spartiti Tosca e Bohème, ediz. conipleta. 

Un taglio di vestito, in seta, per signora. Ville de Lyon. 

Un taglio di vestito da uomo, stofla inglese. Ville de Lyon. 

Uno .speceliio da salotto, con cornice. 

Magnifico servizio di argento, per trinciare. 

Collana per signora , a sette fili di corallo rosa, con fer- 
magli e barrette in oro. 

Portafogli in cuoio, con guarnizioni di argento. 

Cuscino di piume, in seta Liberty, per salotto. 

Splendida bicicletta Mars, massima scorrevolezza , solidis- 
sima, per uomo o jjer signora. 

Ombrellino da sole, in seta, manico d'arte della Ville de Lyon. 

(continua) 

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In^^are vaglia 
della « SETTIMANA > 



e cartoline all'Amministrazione 
', Napoli, Taverna Penta 4. 



^e<XX)<C><>0C<XX>O<X>0v<XXXXXXXX>O<XX><XX><X>CC<>C<^ 



^.XX>C<X>C<XX><X>O<XXX>C<XXXX>0<X>0<>CKXX>C<XX>^ 

Elenco dei premi gratuiti 
I - settimanali - Ì 

^ peri' anno 1902-1903 

A (co^tiuuazione) 

X Cartella da scrittoio, in cuoio Liberty. 

O Catena di argento, per le chiavi, per nomo. 

O Ricco tappeto da tavola, stile inulcse. 

X Bono per trenta bagni di mare, Eldorado. 

O Bono per quindici l)agni minerali, Chiatamone. 

y^ Barometro aneroide, montato, per tavolino. 

Un libro da messa legato in pergamena, stile antico. 

Un portaritratti, con cornice di argento. 

Cappellino di Parigi per signora {ViUe de Li/oti). 

Due bugie di argento, stile antico. 

Lampada da studio (sistema elettrico). 

Magnitìca catena santoir in oro e perle. 

Cappello panama tinissinu>, per uomo. X 

TrouHse inglese, completa, per fumatori. o 

^ Orologetto di oro, per signora, con nodo di oro, da sospendere. ^ 
X Completo giuoco di tennis inglese. X 

<> Ventaglio per signora in seta e legno impresso, tinissiuio. o 
V Portasigarette in argento, stile art noureaii. >^ 

^ Lampada a petrolio, per salone, elegantissima. > 

o Etdfiére da salotto, in vernice art noiivean. O 

X Anello splendido, forma marquÌKC in opale e rose d'Olanda. ^ 

Nécessaire da viaggio, tascabile, da uomo. 

Tappeto per pavimento, di grande misura. 

Un bastone di ebano, manico di argento. 
Verre d'eau in cristallo molato, con vassoio. 

Bono per la rilegatura di ciniiuanta volumi, in pelle e oro. 

Ricca poltrona in ta]H'zzeria. X 

Servizio di l)iaiic]i('ria , ])er the . ricamato in colori . per A 
dodici. „^ 

Suggello in argento bruciato. «^^ 

Coppia di argento cesellato e cristallo di rocca . con .^ 
astuccio. y^ 

^ 4- QUINDICIMILA LIRE D I FREMII -^- | 

K §C^f^ Inviale vaglia t" cartoline an^Ainnùnistrazione A 

Ò della « SETTIMANA », Napoli, Taverna Penta 4. 

X ■ X 

^X>C<>C<X><XXXXXXXXXXXXXXX>0<>OC<XXXXKXXKXXX^ 



Ecco nella sua integralità la magnitica conferenza die 1' illustre professo- 
re Leonardo Bianchi tenne, domenica scorsa, per la Lega democratica, nella 
sala del Liceo Tittorio Emanuele. Xoi crediamo, con ciò, fare un dono pre- 
zioso ai nostri lettori. 



Il ciclo (Ielle conferenze coinmeniorative per Zola do- 
vrebbe volgere al termine. A Torino, a Firenze, a Roma, 
a Napoli, letterati, filosofi e uomini politici hanno detto 
altamente di lui. Le nostre riviste, quale più quale meno, 
hanno giudicata l'opei-a sua. 

In Francia ingiurie e apoteosi sul cadavere; in Italia 
più sereno consentimento di ammirazione per il prodotto 
letterario del grande scrittore e qualche critica severa; 
in Germania in Inghilterra e in America si avvertì meno 
la commozione per la sua morte , ciò non ostante in 
breve tempo una ricca letteratura commemorativa del 
grande romanziere si è venuta formando dove più respira 
l'anima latina. 

Quale la ragione di tanta disparità di giudizii e della 
ridda degli entusiasmi che s' intrecciano e si luescolano 
con cupi odii in un oceano d'indifterenza? Gli è che l'o- 
pera di Zola è ])roteiforme, e la figura dello scrittore 
cangia secondo l'angolo d'incidenza della luce della cri- 
tica: — L'artista, lo psicologo, il sociologo, il biologo, l'uo- 
mo politico si seguono s'incontrano si fondono, e pure è 
un tutto armonico di tutte queste figure , da cui , come 
per una rai>ida soprapposizione fotografica, ne nasce una 
sola, che prende il siio posto sulla linea ascensionale del- 
l'umanità. 

Quando il pensiero di un uomo si traduce per intrin- 
seca potenzialità in opere d' indole varia essenzialmente 

16 



242 EMILIO ZOLA 

civili, che vilniino nell'anima universale, che concitano 
grintimi att'etti individuali e collettivi, che rompono quei 
niultiformi legami con i quali lo spirito umano è attac- 
cato alla sua storia, ed è costretto nella cerchia delle sue 
abitudini: quando quelle opere civili prendono contatto 
con la politica e con la religione, le due più grandi fucine 
delle passioni umane, fervide, sibilanti nei ]»iìi tortuosi e 
oscuri meandri dell'egoismo, scuotenti Tintima libra della 
vita; quando all'intelletto ed al cuore del popolo i nuovi 
dominii della scienza sono aperti, e nuove fonti di vita 
sono apprestate zampillanti nuove aspirazioni , si com- 
prende il turbamento della coscienza collettiva, nella quale 
qualche pietruzzola dell'antico edifizio è caduto , qualche 
volta è lesionata, qualche pilastro ha ceduto, qualche so- 
glia è spaccata, mentre le nuove luci e i nuovi orizzonti 
appaiono a molti come le cose appaiono al bambino nei 
primi giorni che le pupille s' incontrano col mondo , e 
come una via accidentata e nuova appare all'atassico che 
esce dalla sua camera dal pavimento conosciuto e levi- 
gato, e dove egli subito ritorce il piede per la pace delle 
sue gambe e del suo spirito perplesso. Si comprendono 
gli entusiasmi e le reazioni , 1' applauso e 1' ingiuria , la 
proposta e il riliuto, la gloria e la maledizione, e più di 
ogni altra cosa l'incertezza di molti e il vocìo inetticace 
e inascoltato di alcuni, che hanno a fior di labbra quello 
che è nella coscienza torpida ed indecisa , che muovono 
la lingua come gli allucinati della parola, riflesso del con- 
trasto delle idee. 

E s'intende come da tutti gli angoli del mondo civile 
sia stato un pellegrinaggio di jìcnsieri sul cadavere e die- 
tro il feretro di quest'uomo, che rapi)resenta nn principio, 
un orientamento, una forza. 

L'(»pera di Zola non deve esscie giudicata solo nei suoi 
particolari, nelle sue parti, nella forma letteraria, nello 
stile, negli anneddoti, negli episodii, nei disegni della 
scena, nella tonalità dei coloii, o neirarmonia della frase. 
o singolarmente nei pezzi onde risulta tutto il grande edi- 
ticio (juale fu concepito dalla sua mente : l'opera di Zola 
deve esser giudicata sopratiitto nel suo insieme, nel suo 
piano, nella sua architettura, nel suo svolgimento, nella 
sua finalità. 

Zola è il romanziere della vita che pali)ita entro di noi 
e sotto i nostri occhi, ed è proceduto nell'arte con i me- 
todi della biologia moderna : ha notoinizzato l' organismo 



i::mii,I() zoi.v 243 

soriiile, proiettando su le piirti oud" <'sso è composto la 
luce del suo iutelletto peuetraute, ha spinto il coltello 
anatomico negli organi piìi oscuri ond' esso è formato, i 
più delicati ha persino sezionati in tagli sottili e micro- 
scopici, li ha coloriti con la sua arte e ne ha proiettate 
immagini nuove e stupefacienti nella coscienzii popolare. 
Egli n<m scrive per dilettare, perchè ove sorprende l'or- 
rido e il ripugnante lo raccoglie senza scrupoli e lo getta 
nella fucina del suo intelletto per apprestarlo nelT arte. 
Una grande idea alita in tutto il congegno della sua opera- 
A'erista spregiudicato e sincero, nulla trascura o nasconde, 
di ciò che è vita o è nella vita, e svolge il suo piano 
architettonico con la logica rigorosa e irreprensibile dei 
fatti della biologia. E fu, forse senza volerlo, patologo. 
Xeir « Assomoir », nella « Terre », nella « Bète humaiue », 
nella « Guerre », nel « Grerminal » in tutta la collezione 
dei Rougou-Macqiuirt sono pagine sublimi di vita sorpresa 
nella sua efflorescenza, nei suoi trionfi e in tutti i gradi 
della sua decadenza e dei suoi pervertimenti. Fosse la 
cultura in scienze naturali, nel cui studio, giovanissimo, 
aveva mostrato forte inclinazione, fosse l'eredità del ])a.- 
dre, che, ingegnere, dovè esser studioso così delle scienze 
naturali come delle matematiche, egli volle un romanzo 
a l»ase l)iologica, e si aj)i)alesò un grande artista nella 
concezione architettonica del suo romanzo della vita. 

La gi'ande squisitezza dei suoi sensi si traduce in una 
penetrazione straordinaria della sua osservazione. Il suo 
sguardo indagatore penetra da per tutto, solleva tutte le 
corrine della vita, apre da per tutto spiragli alla luce, ed 
illumina ^juuti oscuri che ormai tutti possono osservare; 
nessun panneggiamento ricovra j)iù la recondita struttura 
dell'anima umana, l'alito che ne emana sia pure da tutti 
avvertito, le vibrazioni che fremono raggiungano pure le 
tibre di ogni essere che. sente e si commuove con la realtà 
tradotta in immagini e plasmata in parole. La conoscenza 
universale della vita imprimerà l'orientamento dell'uma- 
nità che succede, nella sua linea ascensionale verso il co- 
noscere il sentire e l'agire. Nulla gli sfugge: l'oscura ca- 
siu-cia al)itata da una pezzente come mamma Fatìi incline 
al rutlianesimo; quella sgangherata e tetra dell'operaio che 
si chiami llagu o Bonnaire o Lantier o Coupeau, ove so- 
spirano il desiderio dell'oggi e la preoccupazione del do- 
mani, il lavatoio o la stiratoria ove fremono ed inliam- 
mano il desiderio e 1' odio erotici , e ove intorpidisce e 



2-t4 k:milio zoi.a 

umore il seiitinieuto uei launuori della sensualità che pre- 
para 1' impresa, i sontuosi appartamenti, dove la vanità, 
la civetteria, le mense e la seduzione liassumono il più 
imjjortante obbiettivo della vita; 1' opitìcio dagli ardenti 
fornelli ed i pozzi profondi delle miniere dove il muscolo 
lotta rabbiosamente con la natura morta; le malinconiche 
sale dell' os])edale, dove la vita si approssima alle sue ori- 
u,ini; la bettola dove Tanima s'imbestialisce nell'orgia dei 
sensi e nell'ebbrezza dell'alcool; il santuario dove La fede 
zami)illa gioie e salute invano domandate alla scienza; 
r alcova dove 1' avido egoismo freme delle sue artitiziose 
e sterili el>l»rezze; lo studio del medico dove lo spirito pa- 
rauoide del D.r Pascal sogna di realizzare i voti di Faust 
col liquido che ringiovanì solo la fede di l)roAvn-Se<iuaid 
in una tardiA^a giovinezza, ed il campo di battaglia dove 
tra le piìi palpitanti dipinture delle scene guerresche, della 
paura, del coraggio, delleroisnio, dell'abnegazione, della 
fame, delle privazioni e dei disagi della guerra, tra le 
scene sublimi fumanti di sangue scintilla e balena la sa- 
tira più mordente all'ignoranza del generale che abbassò, 
nella coscienza del mondo, la potenza di tutta una razza 
che il rinascimento la rivoluzione francese e l'epopea ita- 
liana avevano portata al culmine della curva del pensiero 
civile: tutti egli raccolse i palpiti e le gioie e le ansie e 
i delirii della vita, e plasmò con magistero meraviglioso 
della parola e dell'arte. 

Zola non domanda alla storia uè i suoi ])iaiii nò i suoi 
protagonisti. 

Le sensazioni, le idee, le emozioni, rindole. le tenden- 
ze, i costumi di un' epoca passata, le asjjirazioni indivi- 
duali, della famiglia, della nazione, della razza rivivono 
nel pensiero e nella parola dell' artista che alitano sulle 
esistenze già da tempo ibernanti nel freddo ' dormitorio 
della storia, e danno ad esse il tono spirituale del loro 
tempo, il moto e la vita. Così avete una forma di romanzo 
veristico, di cui il più classico rappresentante moderno è 
il Quo T <t(1if< di Sienkiewicz. 

Zola non costringe la sua anima su di un episodio storico 
o passionale nel (juale s' inebbrii dell'armonia della frase, si 
accenda della pro]>ria fianima che arde e si trasfonde nell'ar- 
te, o si vivifichi nella musica della parola. In tal caso l'arti- 
sta costruisce col ricco patrimonio linguistico suntuosi editì- 
cii letterarii, riccamente addobbati, sfarzosi nella loro este- 
tica aniioTiia. in cui pciò vive solitaiia una ])assione, vera, 



KM ILIO ZOLA 245 

tVciiK'tite. die noi. IoììucikIo, sentiamo entro di noi. clie rin- 
veniamo ricercando negli archivii della nostia coscienza, 
nella (iiiale tutto è g-elosainente custodito; noi ci sentiamo 
suggestionati dall'eleganza armonica della frase, dalla vi- 
vacità temperata dei colori, delle armonie delle voci can- 
tanti che cleliziano ed e.saltano il nostro senso estetico; noi 
ci trasportiamo per una suprema potenza di fascino in 
quegli aijpartamenti dove sentiamo alitare la nostra stessa 
vita e quella dei nostri amici, vediamo svolgerci dinanzi 
la scena come in un panorama fantastico di oscuri epi- 
sodi! ingentiliti dalla forma, e magari la l)rutalità sensuale 
avvolta nei nobili drappi della i>arola che imprimono a 
questa forma di verismo un incesso maestoso e trionfale 
nell'arte. ^ un'altra forma di romanzo veristico. 

Zola invece è un osservatore tìne, acuto, sincero, felice 
della vita moderna in tutte le sue forme, in tutte le mo- 
venze, in tiitti gli atteggiamenti, in tutti i ]»alpiti, in tutte 
le aspirazioni, nelle sue gioie, nei suoi dolori, nelle pas- 
sioni, nei suoi istinti, in tutti i gradi della sua forza. 

Egli lia voluto fare un'inchiesta sulla vita sociale del suo 
tempo, e ne la serie dei Rougon-Macquart e nel Paris ha 
dato all' arte i risultati della sua inchiesta ; in questi 
l)rodotti d' arte egli vuol dare tutto 1' uomo tale qual' è, 
non quale se lo foggia l'artista, egli vuol dimostrare come 
i'esemiiio, le circostanze e la eredità sono i grandi fattori 
della umana condotta, che danno la gioia o il dolore, la 
ricchezza o la miseria; esse danno correnti di passioni che 
traversando lo spirito vi determinano atteggiamenti fatali 
e ccmdotte i)erigliose : gli opposti interessi di classe che 
impediscono l'evoluzione degl'istinti di solidarietà otìVono 
al romanziere un vasto piano di battaglia sul quale egli 
conceijisce logicamente la grande collezione dei Eougon- 
Macijuart. Dalla « Fortuna dei Rougons » sino al « Dot- 
tor Pascal » è imo studio line delle cause e delle circo- 
stanze che jn-eparano e attrettano qiiella decadenza pro- 
gressiva dell' individuo e della razza, la cui ragione egli 
spiega con le dottrine darvinistiche dell' atavismo e del- 
l'eredità. Appar chiaro ch'egli mirasse a darsi conto della 
decadenza della Francia, che attribuisce alla fatalità etni- 
ca, e al momento storico dello ambiente, intonato agli ec- 
<'essi di ajipetiti brutali, alla febbre dei godimenti, alla 
caccia al piacere. 

Quando un organismo sociale devia dalla linea direttiva 
dell* adattamento e del progresso, nel momento storico. 



246 EMILIO ZOI.A 

l'arte si erge correttrice in tutte le .sue forme, clic sia 
quella preferita da Plutarco o da Shakspeare, da Dante 
o da Micliclauiiclo. Questa volta l'arte si è inspirata alla 
])ioloiiia, perchè la vita dei jiopoli come quella degl' indi- 
vidui è dominio della biologia; perchè il sentire, il pen- 
sare, il commuoversi, il desiderare e l'agire sono funzioni 
del cervello, e il cervello nell'azione interumana dà <i nello 
che ha avuto dal germe e (piello che ha preso dall' am- 
biente. 

I tipi che Zola pone in ìscena laiipresentano tutte le 
gradazioni evolutive e degenerative dell'uomo nel periodo 
storico della nazione, e condensano un trattato di terato- 
logia e di patologia sociale. 

La bonaria amorevolezza di (^^ervasia, lal)oriosa e fedele 
tino a che non la prostituì l'ubbriachezza del Coupeau, e la 
oscena sventatezza di Virginia e sim sorella, onde nacque 
la zuffa esibizionista nel lavatoio; la sobrietà metodica e 
sicura di Congè, che dà col lavoro l'agiatezza a lui e alla 
mamma,, e 1' idealismo esaltato dell' operaio Lantier, che 
in attesa del giorno della riscossa vive parassita della pro- 
stituzione, maligno e sfacciato, tentatore e alcoolista ; la 
progressiva decadenza, per alcoolismo, del carattere morale 
di Coupeau prima laborioso; l'im])ulsivitàdi Bigiar, alcoolista 
egli pure, che uccide con un calcio la moglie; la sudicia 
figura di Mebotte, l'imperatore degli ubbriaconi; la faccia 
magra e cotta di Foucliard dai gesti sempre identici senza 
pensiero e senza azione individuale; il ritratto derla Toupe 
piccola e rabbiosa, con la faccia accentuata, i capelli rossi, 
la fronte bassa, il naso sottile, le mascelle dure, di un ca- 
rattere esecrabile che desolava la casa per la continua col- 
lera; Bourron e liagu che cospirano con la speranza che 
diverranno essi un giorno i padroni; Bonnaire che si ram- 
marica di questo basso concetto della vittoria futura dei 
lavoratori, portano il lettore in tutti i pantani della degene- 
razione e della primitività unuina, dove i piccoli gelino- 
gli del bene intisichiscono per manciinza di nutrizione e 
di ambiente propizio. 

Nessun tipo di donna civile moderna egli mette sulla 
.scena, nessuna incaruiizionc di virtù muliebri familiari e 
civili troviamo nei suoi romanzi. Egli non cercò nella so- 
cietà contemporanea uè una Vittoria Colonna, uè una ma- 
dre Cairoli; e n<m è a fargliene appunto, perchè quei tipi 
nel disegno della sua opera avreblu'ro guastato. Lo accu- 
sano i»cr (|uesto di [)essimisnio. ed invec«' è metodo. Miiu- 



E.MII.K) ZOLA 247 

lift' Baili' attribuisce alPovi.iiine veneta dell'aiiiiiia del ro- 
iiian/ieie la oscenità di cui riempisce i suoi loniauzi, men- 
tre era ideale di rigenerazione di un popolo che egli ve- 
deva avviato alla degenerazione e alla decadenza. Egli 
scriveva la patologia del suo paese, quando le facili, vio- 
lenti ed insidiose anni della critica furono rivolte contro 
di lui. 

Il tipo migliore di donna è forse quello di Clotilde ce- 
libati; ria , un nnscuglio di niisticisnio e di cultura biolo- 
gica. Quello di Elena digrada a quello della Signora De- 
berle, e delle sue aniiclie , e discende ancora a quello di 
Teresa Kaquin, di Gervasia, di Caterina, di Nana. 

In Elena è una passione episodica clie attraversa un'or- 
ganizzazione forte, per quanto anestetica, e una coscienza 
retta: il dolore della iìglia morta la puritìca, ed essa vi- 
])rende il dominio di sé: per il tijx) Demerle l'avventura 
galante è un passatempo che essa prendeva i;on la stessa 
disinvoltura con la quale andava a sentire una i>redica in 
chiesa: Gervasia è un i)rodotto di debolezza originaria, o 
cerebrastenia ereditaria, del malo esempio, del contatto 
suggestivo e dell'abitmline alcoolica: Caterina è una jiri- 
mitiva che molto fanciulla ancora passa dalla casa paterna 
ov'è una sola camera da letto per tutti i tìgli, alla mi- 
niera ove sono continui e facili contatti: nessuna direttiva 
è stata a lei impressa sia pure da una larva di educa- 
zione, e batte incoscia la sua via; in Nana im^jera il de- 
terminismo ereditario che si rinforza con l'esempio della 
madre, e dà 1' infimo grado della depravazione. Chi può 
negare la realtà di tali tipi '? Il cicaleccio lubrico delle sti- 
ratrici, delle lìoraie, di Mouquette completa, illuminandone 
le origini, il vohime scritto dal D.r Cemmenge, il medico 
capo della sanità alla Prefettura di Parigi! 

L' eredità psicoi>atica e 1' ambiente sono i due grandi 
l)roduttori della fogna sociale , e Zola fornisce materia e 
stimolo per un lungo ed ardito lav()ro di legislazione so- 
ciale, che deve prevenire la degenerazione ed assicurare ai 
paesi latini la forza e la vittoria. 

Guardate il ciclo fatale dei Rougon , e della famiglia 
(^>urignon : Jerome è al culmine della curva e divenne il 
re dell' industria. <' In lui erano ammassate le forze crea- 
trici per lunga ascendenza di lavoratori, tutti gli sforzi in 
gernìe, tutte le spinte secolari del popolo. Centinaia e cen- 
tinaia di anni di energia latente , una lunga sequela di 
tentativi tendenti alla felicità, lottando nell' ombra . mo- 



2-t>! KMILIO ZOLA 

i'eiì<l(> (li (loloie si accentrarono in questo trionfatore ca- 
pace (li 18 ore di lavon». » Egli aveva accumulato un* im- 
mensa fortuna i)er la felicità dei discendenti, a cui preparò 
un avvenire patriarcale di dominio, di amore e di gioie. 
Ma Jerome ebbe nna malattia s^ììnale e divenne paraple- 
gico, e i tigli tra per V eredità neuropatica e le mollezze 
delTambiente domestico presero la discesa. Filippo menava 
vita dissipata a Parigi: Michele, morta la moglie, i^erdè il 
tempo in avventure: Gustavo tiglio di Michele, più degenere 
del padre fuggì di casa, trafugando 100000 lire, con l'a- 
mante del padre, il quale si suicidò: Laura, asceta, entrò 
in un convento: Filippo fu ucciso in duello a Nizza: An- 
drea, ultimo dei fratelli, fu chinso in una casa di salute 
jìerchè rachitico e delirante, h'^ abisso decadeva. 

I contrasti rivelano gì' ideali di Zola e il concetto in- 
formatore della sna opera. 

Tutta la collezione dei Rougou Maccpiait rappresenta 
un grande albero geneahjgico che comincia con Adelaide 
Fouque e tinisce con Charles Rougon, nel quale noi tro- 
viamo la Gervasia, che è una Macquart, Xanà, Lantière, 
Coupeaii, il Dottor Pascal, tutte le forme della vita, vizii e 
talenti parauoidi, debosce, eccentricità e miseria innestate 
su tutte le gradazioni sociali portanti marchi degenerativi, 
dal rappresentante politico alla lavandaia e alla prostituta. 
Così r artista simboleggia la degenerazione iimana che co- 
mincia con una malattia mentale del capostipite e pro- 
gredisce nella selva oscura delle circostanze della vita e 
col rimescolamento di tipi, mercè gì' incrocii, con alterna- 
tive e salti, tino all'estinzione comi>leta del casato: simbo- 
leggia altresì quella fiumana di gente che sta tra la pazzia 
e la dissolutezza , tra il delitto e il vagabondaggio . tra 
l'ozio e la i)rostituzione, e si confonde con gì' incapaci e 
gli indifferenti, e mette capo in quell'alta cifra di cervelli 
e in quelle immense masse muscolari che non hanno un 
obl)ietto civile al mondo, e sxii quali il sede, « che saluta 
trionfale airumano lavoro », passa come sopra ai sognanti, 
ai (piali sorride, incimsci, il vano tluire del tempo: come 
(jucsti metton capo in quegli altri i quali ancora oggi 
argomentano di vivere del solo piacere del possesso, o che 
tutto al i»iù domandano un inproduttivo titolo accademico 
a quelle <omi)iacenti vecchie aristocratiche della coltura 
che sono le nostre Università. In queste categorie (■ t\itta 
ra patologia sociale, la eredità nevro]»atica dà la degene- 
lazione. l'alcool e gli abusi della vita l'aggravano: la degene- 



EMILIO ZOLA 249 

liizioue dà la fiacclK'zza, la fiacchezza dà la sensualità e 
s' inebbria uell' alcool, ed il valoi'e della vita si abbassa. 
La cifra della degenerazione imprime il suo carattere al 
l)opolo. Zola con nna meravigliosa i^adronanza di fatti e di 
forme dà il pili grande trattato della patologia dei carat- . 
feri come nessuno finora aveA^a desciitto. 

Tutti i fattori biologici concorrono favorevolmente o 
sfavorevolmente alla forma e alla forza della vita : il 
buon esempio, l'educazione, la misura del lavoro, la buona 
nutrizione sollevano il carattere morale dell' uomo. 

La vita si trasmette con l'altezza e la frequenza delle 
>ue onde dai genitori ai tìgli, l'ambiente le modifica au- 
mentando e diminuendone la frequenza e 1' altezza. La 
j»rima parte dell'opera di Zola è informata a questo con- 
cetto , egli mira evidcTitemente alla rigenerazione della 
sua stirpe. 

Questo concetto ;ipparisce più evidente nel Lourdes. Qui 
egli riesce un nosografo felice delle forme cliniche presen- 
tate dai ijellegrini al celebre santuario. Egli descrive le 
malattie puhnonari, le paralisi, le contratture, le cecità in 
maniera meravigliosa. Leggendo quelle ijagine, salvo pie 
cole mende, mi pareva di leggere qualche pagina del Val 
leix, dello Charcot, del Briquet, del Gilles de la Tourette 
e di tanti altri. Quelle scene si confondevano nella mia 
mente con quelle degli osj)edali e delle cliniche nostre 
private e pubbliclie. Quegli ammalati che ricuperavano nel 
fervore della fede e nel delirio dei sensi la vista j)erduta 
e la motilità degli arti lungamente paralizzati, si confon- 
devano nella mia fantasia con i malati della Salpètrière 
con quello di Foiel e tanti e tanti altri, che con uguale 
fede , e con identico fervore reclamavano la guarigione 
misticamente fidenti nella i^oteuza curativa del medico. 
Suggestione è nell'un caso e nell'altro. Zola esamina il lato 
mistico della vita, e svela trionfalmente al popolo il con- 
gegno naturalistico delle guarigioni. Il meccanismo è sco- 
verto nelle oscure latebre del cervello. Gli è che quelle pa- 
ralisi, quelle contrattiire e quelle cecità sono effetto di al- 
terato scaiubio di onde nervose tra vicine e lontane jiro- 
vincie dei centri nervosi, gli è che il dietroscena della vita 
mentale spinge sulla ribalta le j)iù strane aiì^jarizioni, e la 
suggestione riordina il dietroscena, ed il fenomeno morboso 
scompare. La suggestione religiosa precedette la sugge- 
.stione scientifica, come la morale religiosa precede la mo- 
rale umana: è lo stesso j)rocesso fatale dell'evoluzione, e 



250 



e:mii,i<) 7.1)1. \ 



Zolii intreccia mi i)nuci[)it» ciiùnentemeiite scientifico, con 
conoscenza profonda <le<>li ultimi progressi della scienza, 
all'alto magistero del romanziere, perchè nel romanzo egli 
vuol dire ai jiopoli tutta la verità e niente altro che la 
verità, perchè egli crede alla potenza evolutiva dello spi- 
rito umano, e non si fa scrupolo alcuno di scuotere i car- 
dini religiosi della coscienza pojiolare. La verità è la no- 
vella religione, e la verità è quella che emana dalla Natura, 
o che cada sotto il controllo dei sensi , o che entri con 
leggi definite nella struttura del jiensiero : al di là è 1' in- 
concepibile, è 1' incomiirensibibile che eccede la potenza 
del nostro intelletto. Così egli intima nell'arte come i bio- 
logi nella scienza una guerra ad oltranza al misticismo, 
che ogni giorno più indietreggia innanzi al potere inda- 
gatore e conosciti v(ì dello sj>irito umano. 

Col Lourdes Zola inaugura tutto un vasto disegno di 
terapia e pi"ofilassi sociale, eh' egli con«'episce al fine di 
correggere i mali che affliggono la Francia. La limitazione 
dell' annue e della famiglia lo turba , e in « Fecondité » 
attacca codesta violazione alle leggi naturali, e la ten- 
denza all' infanticidio ormai organizzato in Francia. 

Nel « Paris », oltre il bassorilievo scolpito da mano mae- 
stia sul marmo della storia rappreseiitante la vita contem- 
jjoi-anea di quella metropoli, assume più il carattere di 
precettore etico e di riformatore sociale. Questa tendenza 
si accentua nel « Travail ». Egli formula nettamente il 
concetto di una religione dell' umanità , nella quale tutti 
avrebbero fede, la quale predica 1' amore i)er i diseredati 
di questo mondo, 1' odio per 1' ingiustizia sociale, la cre- 
denza nel lavoro salvatore, e scioglie un inno alla scienza; 
« è unicamente essa che mena 1' umanità alla verità, alla 
giustizia, alla felicità finale, in (luesta città perfetta del- 
l' avvenire ». 

Nell'attuazione di questo disegno egli abbandona il ri- 
gidismo naturalistico dei Rougon-^Iacquart e diventa idea- 
lista. II feiHuiieno ubbidisce ad una legge psicologica. Dopo 
l'analisi la sintesi e la conclusicme, e poi la ricerca delle 
cause; e se la struttura intellettiva e morale dcH" indivi- 
duo nel momento storico è in dissidio con 1" ambiente e 
c(tn gl'ingranaggi della vita comune, spunta il concetto 
di nuovi adattamenti con niu)vi congegni i quali sostitui- 
scono a poco a poco i vecchi, e lo s[>irito umano avanza 
prendendo da la natura tutto quello che la natura lia, e 
riveisando attività e benessere suIT umanità che integra, 
nella coscienza collettiva, la natura e le sue leggi. 



KMU.IO ZOLA 251 

L" indole del suo intelletto non uli [»eniietteva concepire 
cose, stati, e relazioni che non avessero le loio radici nei sen- 
si. Euli ha potuto utilizzare mercè un forte potere formativo 
con una potente memoria oruanica e con felice ed agile 
facoltà espositiva tutti i prodotti accumulati dalla sua os- 
servazione acuta e lucida della vita. In ciò veramente 
eccelleva, e ne fan testimonianza le osservazioni del Toii- 
louse su lui. (Quando ebbro del successo egli osserva fret- 
tolosamente e superficialmeute scrive il « Eome ». Ma 
era incapace delle alte astrazioni metafisiche , e di tutto 
ciò che non si trovasse in armonia con il concetto che egli 
si era formato della natura e della vita. Ciò spiega come 
egli avesse un concetto tutto naturalistico della morale, 
e la conA'inzione che la morale può fare il suo cammino 
indipendentemente dalla orientazione religiosa dello spirito. 
Fosse la educazione nelle scienze naturali ricevuta preci- 
samente quando nella scuola e nello spirito jienetravano 
contrastate nm vittoriose e trionfanti le dottrine devini- 
sticlie, che preparate dal positivismo dell'intelletto del 
popolo inglese non avevano per tanto scossa la potente 
organizzazione religiosa di quella razza, la cui struttura 
mentale rende possibile la convivenza della religione e del 
(hìrvinismo; fosse la ripugnanza profonda che egli sentiva 
per il soprannaturale; fosse l'incosciente lavorio che dalle 
oscure fucine del pensiero scintilla il contrasto tra hi l'a- 
gione e il dogma, tra il comandamento e la pruova scien- 
tilica. tra la morale religiosa e la morale umana, fosse il 
lento e fiitale distacco dell'umanità che procede, con dina- 
mismo intrinseco al pensiero e al sentimento, da un liunto 
statico della vita che si tace nelle spire del mistico: fosse 
la corruzione che saliva dalle mofete dell'anima sensuale 
rimescolata ai fumi d' incenso, egli ol)bedì all' indole della 
sua anima e prese la sua via. 

Egli era di quelli che credono alla i)otenza evolutiva 
dello spirito unumo così nel dominio del conoscere come 
in quello del sentire: la sua fede nella evoluzione dei 
sentimenti egoistici per un continuo processo di assimila- 
zione delle fondamentali emozioni della vita, il piacere e 
il dolore, la simpatia suggestiva che contempera nella ri- 
sonanza dell' anima collettiva il dolore individuale . e le 
colorisce delle stesse tinte sebbene sbiadite, sono così pro- 
fondamente radicate nella mente di Zola , gli raijpresen- 
tano così al vivo le arujonie di una coscienza universale 
eh" egli non esita ad alibracciare la dottrina naturalistica 



2.)'2 KMII.IO ZOLA 

(Ifllii movale nel senso di Lewes . <li Sjk iieer e di altri, 
ed a liberare V anima reli<>iosa del popolo di tutto quel 
veceliio l)agaglio di pregiiidi/ii che la scienza aveva già 
AÌttoriosan)ente strappato alla superstizione, nella lotta vit- 
toriosa (;ol misticismo, e lo aveva restituito alla natura 
sotto la luce meridiana del conoscere. Egli riduce la re- 
ligione alla morale positiva che vive e si evolve per la 
fusione delle emozioni individuali nella coscienza collet- 
tiva ; egli sente il lavorìo perenne e trionfale di questo 
sentimento : egli sente che i cuori umani batt(mo all'uni- 
sono in tutti 1 i)unti della terra , e per quanto siano le 
gi-adazioni: che tra uomo e TU)mo, tra paese e i)aese, tra 
nazione e nazione a traverso la titta rete delle linee fer- 
roviarie e marine, dei telegrati e dei telefoni, a traverso 
la stessa nuHSsa aerea e terrestre, sarei per dire come i)er 
onde elettriche senza tili, vibrano gli stessi sentimenti, le 
stesse aspirazioni. Il palpito di un uomo o di un popolo 
si trasmette al cuore di un altro uomo o di un altro po- 
polo per oscure vie e per impercettil>ili tili, e la coscien- 
za si allarga col sentimento di solidarietà che costringe 
sempre più tra angusti contini l'antico e potente egoismo. 
La solidarietà è il fondamento della morale ; l'attività e 
la molteplicità degli scanibii affettivi è la condizione im- 
prescindibile dello sviluppo e dell'attenuazione della mo- 
rale natTiralistica. Il solitario è un uomo di altri temi)i. 
non è il morale nel senso sincero e non dommatico della 
parola : 1' egoista che non contempera i suoi istinti e le 
sue aspirazioni con quelli dei suoi simili è un primitivo. 
L' evoluzione dello siiirito soggiace alla legge dei multi- 
pli dei rapporti sociali con crescenti energie orientate al 
bene universale. Zola sente questa legge che emana <lalla 
sua coscienza con una straordinaria potenzialità determi- 
nativa, emana dalla sintesi d<Misa e conativa delle idee e 
dei sensi della Francia e dell" umanità, cui egli, tra dif- 
tìcoltà non lievi ottVe la l'orma romanzesca delle più me- 
ravigliose conquiste del pensiero scientilico. 

Egli insinua con fine arte e con metodo progressivo la 
sua convinzione nell' anima i)o|>oIare. Della Signora De- 
berle dice : « Il fondo di icligione che le era rimasto dal 
collegio rimontava alla sua testa di donna dal cervello 
sti'ambo, e si tiaduceva in picciile pratiche che la diver- 
tivano come se si fosse ricoi'data dei giorni della sua in- 
fanzia. Cresciuta estranea ad ogni educazione devota si 
lasciava andare airinranto degli esercizii del nu'se di Ma- 



k:mii.i<> ZOLA 253 

via ». A questa forma di leligioue coirisponde la vita 
(Iella borghesia, die egli sorprende ad ogni svoltata; il 
T). Deberle ama Elena, e tìnge con .sua moglie; la signora 
I)el)erle ama Malignon, e tinge con suo marito; sua suo- 
cera che fu amante del genero, e via con altri esempii 
che gii riempiono il capo, ed esclama « fra («nella borghe- 
sia di apjjarenza sì onesta non v'erano dun(iue che donne 
colpevoli ? r adulterio s' imborghesava senza cerimonie ». 

Il « credo » che il Dott. Pascal recita a Clotilde è for- 
midato nel senso della conquista della verità per mezzo 
della scienza, clie qxiesta conquista deve esser l'ideale di- 
vino dell'uomo, e all'infuori di quella tutto è illusione e 
vanità. 

Piocedendo, quando la Macheude nella contemplazione 
della propria miseria esclamò : « pazienza se i poveri di 
questo mondo fossero ricchi nell' altro ; uno scoppio di 
risa l'interrompeva, pertino i ragazzi si stringevano nelle 
spalle divenuti increduli tutti al sottio del vento di fuori, 
serbando in cuore la paura degli spiriti della miniera, ma 
ridenth) del cielo vuoto ». 

Ma in ([uesto processo evolutivo della sua mente Zola 
non ha serbato la giusta misura. Il biologo si è rimpic- 
ciolito e la fantasia si è sbrigliata, e ci ha dato rappre- 
sentazioni che esorbitano di parecchio i confini del veri- 
smo biologico. La produzione secondaria germoglia nella 
sua mente feconda, ma l'elfetto che sortisce eccede le sue 
previsioni. 

Noi crediamo alla perfettibilità umana e alla forma- 
zione di una coscienza morale organica e resistente. Ma 
intanto tra l'apice della piramide umana dove splende la 
coscienza del dovere, n(m imposto, come il fiiro dell'anima 
universale, e il centro e la base della juramide, dove si agi- 
tano passioni e istinti inferiori, dove vive avida e forte la 
bestia umana, dove si aftaccendano gli artefici di tutte le 
malignità che ogni giorno vengono portate sui mercati della 
vita, dove brulicano i brutti tipi dell' Assommoir, della Terre, 
della Bète-humaine, del Paris, dove ansa la fiitica di quelli 
che salgtmo, forti rappresentanti di una piimitività che 
diviene, e dove ridono allegramente sull'inconscia ruina i 
Eougon Macquart, con i tiuali ci urtiamo ad ogni passo, 
ad ogni svoltata, che cosa poniamo? Arde al romanziere 
il desiderio del trionfo della società futura, perfetta come 
egli 1' ha organizzata nel cervello di Lue . e insinua la 



254 i;:milio zola 

sui)posizione di una tra sfoiin azione rapida nella struttura 
e nella orientazione dell'anima sociale, come se una luce 
arcana di pace, di amore, e di lavoro projjorzionato alle 
cellule cerebrali di ciascun uomo ed alle masse muscolari 
di ciascun componente la famiglia umana partisse dal 
centro della terra, e illuminasse dalla base tutta la ])ira- 
mide umana; o come se i grigi crepuscoli e le celesti albe 
imprimessero un'altruistica orientazione di tutti gli umani 
sensi , ed una rai)ida , miracolosa scomparsa di tutte le 
aspirazioni individuali, delle paure, degli odii, delle am- 
bizioni , della vanità , delle gelosie e dell' invidia ; come 
se fosse possibile trasformare in una o poche generazioni 
i tipi Mebotte e Nana e ridarli tutti ai tijìi Lue, e Jour- 
dan, come se piante degenerate sulla terra non dovessero 
più germogliare, come se fosse jwssibile ottenere un equa 
misura degli stimoli che operano su ciascun uonu), e 
quindi la eguaglianza nella sensibilità per il piacere e 
per il dolore in tutti gli uomini e la (puescenza amore- 
vole degl' istinti e dei desideri! degl' individui e dei po- 
poli. No, o signori , 1' idealità veristica sia pure la luce 
dei nostri occhi , la educazione e la legislazione mirino 
pure a questa nuova religi<)ne di giustizia umana e di 
verità , che freme ogni giorno più in tutte le libre del 
nostro organismo, che noi sentiamo come \ina voce che 
dalle viscere della terra ci scuote dal consueto modo di 
vedere e di sentire l'ambiente popolare; ma nulla vioU'uti 
o violi la legge della evoluzione dello spirito, la quale 
può esser tanto lenta quanto <iuella del corpo, nulla ab- 
batterà mai la gerarchia che nasce e scaturisce per virtù 
propria dalla quantità della forza e dalla natura della forza 
individuale. La formazione di una coscienza di amore u- 
niversale , il collettivismo moraU' , può richiedere tanto 
tempo, quanto ne richiese hi roiniazidiie dell' attuale fi- 
gura umana. 

La fonnazione dell'uomo ha riciiiesto un tempo straor- 
dinariamente lungo. Si son trovate forme antropoidi nelle 
rocce mioceniche. Un iiomo in via di evoluzione ma suf- 
ficientemente intelligente pare sia esistito neil' epoca pa- 
leolitica. Più certo pare che un nomo mesolitico 20 a 40 
mila anni fa raggiungesse un grado di sviluppo notevole 
nel cervello. 

Tracce più sicure abbijuiio dall' iu)m(» dell'età neolitica 
che s' inizia, dopo il disgliiacciamento, alla cultura della 
terra. 



EMILIO ZOLA 255 

l'iiit' anche oggi troviamo qua e là nelle razze civili 
uoiuiiii primitivi nella forma e nello spirito. Assistiaujo 
ad una trasformazione della delinquenza fatta di ambi- 
zioni, di desiderii sfrenati, di raggiri , di suggestioni, di 
ricchezze raj)ide e di miserie inesplicabili; è un brulichio 
di tutte le brutte ligure clie Zola ha riunite nella colle- 
zione dei lioiigon e nel Paris, è un esercito di astuti che 
ardono di godere senza fatica, e greggi d' imbecilli che 
non resistono alla seduzione ed alle lusinghe degli astuti, 
e così credete che sia giunta l'ora dell'amore universale, 
e suppouete che il po^jolo cresciuto tra la terra e questo 
ambiente diventi così presto il faro della coscienza uni- 
versale splendente della luce dell' amore , e della nuova 
fede, equa distributrice del lavoro e del piacere! 

Bino a che il po^jolo non raggiunga il massimo i>oten- 
ziale della vita, e si trovi in perfetto equilibrio con l'am- 
biente; sino a quando il dolore e la fatica saranno sprojior- 
zionati rispetto al piacere dell' esistenza ; sino a quando 
esisteranno deboli, primitivi e mistici; sino a che la na- 
tura non si sia rivelata tutta, una religione è pur neces- 
saria, una religione che non sia in dissidio con la scien- 
za , e elle non impedisca la naturale evoluzione del pen- 
siero e del sentimento umano. 

Zola che scrive le più belle pagine che mai sieno state 
scritte sulla ereditarietà psicopatica e sulla degenerazione, 
egli che traduce nell'arte e plasma in iscene meraviglio- 
samente belle le « Degenerances » di Morel e la « Famille 
neuroi^atliique » di Fere , suoi compatrioti , che cosa fa- 
rel)be dei primitivi e dei degenerati ? E non doveva egli 
sapere che la degenerazione è altrettanto fatale che la 
morte 'ì La sua mente essenzialmente latina, notomizzata 
la vita moderna nei più piccoli ed oscuri coinpoiu^nti, fo- 
tografatala in tutte le sue movenze, in tutti i suoi spasimi 
in tutte le sue ebbrezze, in tutti i suoi delizii, in tutti i siu)i 
egoismi, vinta o trionfante, si abbandona al volo delle idea- 
lità irrealizzabili. La scontentezza è in fondo alla sua 
anima , e con essa 1' aspirazione al bene , 1' evoluzione è 
nel pensiero, la rivoluzione è nell'indole. Senza volerlo 
vi è trascinato dalla sua idea generosa. Questo è il faro 
che l'affascina, ed egli corre dietro la sua idea, e vi tra- 
scina per lunga e rai)ida tappa l'umanità di pensosi e di 
briachi. « Tutte le forze sociali venivano in aiuto di Bois- 
sgelin, e di Dalaveau, egli scrive. Erano il governo, l'am- 
ministrazione, la Magistratura, l'Armata, il Clero che so- 
stenevano ancora la società agonizzante , la mostruosa 



256 KM IMO ZOLA 

accozzaglia (riiiiqiiità, il lavori» omicida dei più che nu- 
triva la sfaccenderia corruttrice dei pochi ». In poche 
parole è tutto \m appello rivoluzionario al popolo , ed è 
esagerazione ideo-eniotiva che appartiene all'uomo ed alla 
razza. È la stessa terra questa nostra dove germoglia lus- 
sureggiante 1' idea anarchica , ove fa piii proseliti , ove 
ac(|uista un più torte jiotere eccito-motore con tendenza 
alTazione imnie<liata. I popoli del nord meno entusiasti 
e meno impulsivi utilizzano le verità scientitìche per il 
loro benessere materiale ; la lenta evoluzione è la legge 
motrice del loro spirito, e nella lotta i)er il benessere ri- 
portano la vittoria a nostro danno. 

Guardate, nel panorama della storia recente, l'America 
del Nord e quella del Sud, il tranquillo e vittorioso cam- 
mino della prima e 1' inquietitudine rivoluzionaria della 
seconda , la ricchezza di quella e la miseria di questa : 
l'alta percentuale dei ciechi , dei sordomuti e dei deboli 
al Sud che esprimono la minore vigoria della razza. Dalla 
fiacchezza scaturisc<mo l'inquietitiidine e l'impulso, il quale 
si scarica per i piccoli circuiti della vita , ed è dannoso 
ed ineftìcace. 

All'impulso opponianu) il lavino i)i()porzionalmente re- 
tribuito e la disciplina. Questa e quello sono fonti di 
nuova energia inibitrice dell'impulsione; essi aprono alle 
interne e oscure forze della anima rivoli di attività nuove, 
e di piaceri inusitati. Questi la ragione essenziale della 
vita incaggiata nella innata e gigantesca lotta contro il 
dohne. La natura del lavoro dà la norma difterenziale 
onde nascono le gerarchie, che sono nella vita e saranno 
nella società. Negli infiniti ingranaggi sociali, nei multi- 
formi aspetti sotto i quali essa si esplica e si manifesta 
ciascuno j)er le piìi diverse circostanze dà un (/nid di la- 
voro, il cui valore varia. 

Per uno oscuro ma valutabile moto progressivo la vita 
sociale si modella sulla organizzazione del cervello e sulle 
leggi che regolano la sua funzione , come un riflesso in- 
cosciente della natuia. 

Nel cervello sono gli oscuri operai della s<'nsazioiU' e 
dei movimenti juimitivi e i forti costruttoii del iiensiero 
e dell'azione interumana; vi sono siuuiatori di singoli 
istiumenti, e i direttori d'oichestra; l'eciuilibrio ed il va- 
lore della vita dipendono dal lavoro e della <lisei])lina dei 
!t e 10 mila milioni di o])erai del mantello ct'rebrale intenti 
a comporre da tutte le energie della natura il pensiero e 



EMILIO ZOLA 257 

razione uuiaiii. Più produttivo ed efficace è l'individuo nel 
mondo , se piìi grande è il numero degli operai attivi e 
disciplinati del suo cervello. In quelli dove è grande il 
niimero di elementi poco evoluti e meno adatti al lavoro 
della collettività si ha la tìaccliezza nelle sue intbiite gra- 
dazioni con i diversi gradi della scontentezza , della in- 
quietitudine e dell' impulsione , e la povertà sempre. La 
degenerazione psichica consiste essenzialmente nella in- 
disciplina degli operai cerebrali e nel deficiente potere re- 
golatore dei centri siijjeriori. Se j)iù lavorano i centri su- 
periori e più disciplinato è il lavoro dei centri inferiori del 
cervello, il prodotto i^uò acquistare un valore infinita- 
mente grande. Il pensiero di Ferraris e dì Marconi val- 
gono il lavoro muscolare di tutti gli oi)ei-ai elettricisti, e 
di tutti i telegrafisti del mondo. 

Al certo la visione che Zola ebbe di una società j)er- 
fetta come egli la descrive è una creazione idealistica che 
sorpassa i confini del verismo biologico , fra i quali egli 
s'era fin là mantenuto. Ed in esagerazioni qua e là cade 
nei suoi romanzi. Uno dei migliori esemj)i trovasi in 
quello che fa dire a Stefano nel « Germinai ». « Ma or- 
mai il minatore si svegliava, germogliava nel fondo, se- 
l)olto sotto terra come un seme qualunque, e un bel giorno 
in mezzo ai campi nascerebbero degli uomini che rista- 
l)ilirebbero la giustizia 

Oh ! cresceva cresceva a poco a poco una messa fa- 
tale di uomini che vedevasi maturare ai raggi del sole ». 

Ma qiieste ed altre pecche rimpiccioliranno la grande 
e fulgida figura di Zola ? 

Dove lo collocheremo nella scala degli intelletti, poiché 
critiche ijungenti furono lanciate alla sua opera attraverso 
la quale fu giudicato 1' iiomo sotto le luci più diverse ? 
C'è chi lo trova preso nell' ingranaggio della degenera- 
zione e chi lo esalta sul piedistallo luminoso del genio. 
Dove lo troveranno i posteri , poiché io dubito della se- 
renità dei contemporanei ? dove lo han visto Max Nardau 
e altri, inzaccherato di tutte le laidezze dei bassifondi po- 
Ijolari di Parigi , esibizionista, coprolaliaco , idealista : o 
dove l'han visto Tolstoi, Bovio ed altri , raggianti della 
luce dell'intelletto superiore, forse del genio ? 

Degenerato no. Non è degenerazione osservare e dire 
tutto quello che i sensi e l'intelletto raccolgono nell'ambien- 
te nel qiiale si vive. E se le cose viste, udite e toccate, 
attraversando il cervello di un uomo x)rendono la forma 

17 



258 EMILIO ZOLA 

pensata nella paiola , che sintetizza la natura per tutto 
quello elle è , al tìue di svegliare la coscienza collettiva 
.sulle tendenze e 1' indole del popolo , neumien questo è 
degenerazione. 

Turbano la coscienza l'orrido della miniera e la corru- 
zione clie nasce dagli oscuri contatti ? Vi ripugnano la 
sudiceria del lavatoio e la lil)ertà femminea innaffiata di 
alcool, e l'esibizionismo di Teresa Raquin e di Virginia, 
e diinenticate la sensualità dell'Europa meridionale? 

Vi dispiacciono le espressioni coprolaliacbe di Nana, di 
Ragù, di Coupeau sol perchè jiassano i^er il cervello di 
Zola, quelle stesse che noi udiamo dalla l)occa delle donne 
del popolo sili le vie ? 

Degenerazione sarebbe la creazione dell' artista , non il 
riflesso artistico della vita dei primitivi o dei degenerati 
se è precisamente il carattere genuino di questi che l'ar- 
tista mette in iscena, in tutta la sua nudità e con il lin- 
guaggio proprio. Zola non fa 1' arte per l'arte; egli non 
mira a dilettare né a solleticare i sensi , né ad educare 
il senso estetico , egli mira ad una nuova etica sociale, 
e a conseguire il suo intento sacrifica talora la j)urezza e 
la forma castigata del dire. Api>are eccessivamente sen- 
suale perchè ritrae inconscio l'intonazione della vita del- 
l' ambiente , incarnando nella sua oj)era il principio fon- 
damentale che la informa: La vita è il i)rodotto com- 
plesso dell'eredità e dell' ambiente. A questa legge egli 
stesso soggiace. A tal riguardo ben dice Tolstoi di lui ; 
« Le pitture che egli ci presenta non sono gradite; i suoi 
ritratti del minatore e del poi)olano non sono piacevoli 
da potersi appendere alle pareti della nostra camera, ma 
è bene che sieno stati dipinti una volta per tutte ; voi 
l)0tete appenderli dietro l'uscio della casa o con la faccia 
voltata alle i)aieti ma è bene ricordassimo le condizioni 
in cui vivono le moltitudini dei nostri fratelli ». 

Non sono segni di degenerazione né il nervosismo né 
l'olfatto molto sviluppato. Non i disturbi nervosi perchè 
questi possono dar luogo alla degenerazione della discen- 
denza i>rossima o lontana se non corretti , ma non è le- 
cito generalizzare il concetto della degenerazione. Non la 
finezza dell' olfatto perchè nella evoluzione dei sensi in 
rapporto all'intelletto gli nomini posscmo essere più visivi 
o più uditivi, o i»iù tattili-motori o olfattivi. Se 1' uomo 
die è la sintesi di tutta 1' umanità potesse aggiungere alla 
forza di tutti gli altri sensi la finezza dell'olfatto del cane 



EMILIO ZOLA 259 

l)ei" tutte le sostanze, ijoichè il cane la imssiede per certe 
cose solamente, sarel»l)e più perfetto. 

Zola era nevrotico non degenerato , checché ne dicono 
Magnali ed altri. 

E non è nemmeno ^jessimista. 

Il pessimismo è la corrente del mondo che attraversa 
un cervello intellettivamente capace ma debole. Sia ori- 
ginaria astenia, sia etìetto di povertà di succhi nutritivi, 
o di tossine che circolano, o di imo organo che riljelle o 
malato l'ompe l'euritmia della macchina umana, tutto ciò 
abbassa il potenziale del gran centro nervoso. Grli è che 
il nostro cervello è un accumulatore, le correnti del mondo 
sono rinforzate dalle innumerevoli sorgenti di energia che 
esso possiede, e Tiiniverso è illuminato dalla luce delT in- 
telletto attivo. L'alto j)otenziale dà la visione chiara, e de- 
termina l'adattamento dell'individuo nel suo mezzo onde 
nascono 1' azione efficace e la gioia dell' equilibio fra l'uo- 
mo e 1' ambiente. Più alto è il potenziale , più viva la 
luce sotto la quale appare il mondo , ijiìi diradano le 
j)aiire e i sospetti, i)iù si solleva la curva dell'obiettività 
su quelUi del suggettivismo, e 1' azione fluisce senza im- 
pacci , senza interne resistenze nella coscienza , misurata 
ed efficace. In questo equilibrio è la gioia dell'esistenza. 
Se il potenziale si abbassa il mondo ci api^are sotto la 
luce che su di esso x>roietta la nostra anima, tetra lugubre 
jjaurosa; l'azione è interdetta e si è critici ed inerti. Si 
abbassa la luce di i^iù , e la nebbia del misticismo scen- 
de su di noi, si rallentano i vincoli dell' essere nel mon- 
do: la solitudine ci opprime e ci dispera, e la vita si con- 
torce solerà se stessa e si spegne in lotta con l'universo. 
È la fatalità del suicidio , forma di adattamento della 
vita alla materia. 

Non è pessimismo la reintegrazione della coscienza morale 
e della dignità di Elena e del dottor Deberle: non lo è l'a- 
more di Teresa Raqiiin, j^oichè la zia le aveva fiitta sposare 
un iml)ecille malato, e qiiell' amore sincero ristabilì un equi- 
librio: non è pessimismo la luce della scienza che irradia sul 
miticismo nel Lourdes; non è pessimismo la lotta titanica che 
Lue sostiene per attuare il suo ideale di amore e di benessere 
dei lavoratori; non è pessimismo il concetto che egli ha della 
vita, che attinge in Claude Bernard e mette in bocca al dot- 
tor Jourdan. Udite : « Si apprende a lavorare, egli dice, 
come si ajjprende a resijirare ed a camminare: il lavoro è 
divenuto la funzione del mio essere, il gioco naturale e 



260 EMILIO ZOLA 

necessario delle mie iiieiiibra e dei miei organi, lo scopo 
e il mezzo della mia vita. Io ho vissuto perchè ho la- 
vorato, ed un equilibrio si è fatto tra il mondo e me. Io 
}jjli lio reso in lavoro ciò che esso lui ha dato in sensa- 
zioni, e credo che tutta la salute sia lì.» Il pessimista è 
anche un negativista, e tutta l'opera zoliana è una solenne 
affermazione della vita e della scienza. 

Esaminato l'uomo ne le singole jiarti della sua opera, 
non appare uomo di genio. 

Nei singoli romanzi dei Rougon egli è descrittivo ; è 
la natura che attraversa il suo cervello il quale i)ossedeva 
un gran potere ricettivo e espressivo; ma egli non crea. 
Né per il metodo è inventore. Nel metodo era stato pre- 
ceduto da Stendlial, da Balzac, da Floubert con la diffe- 
renza che la sua mente è assai meglio nudrita di scienze 
biologiche. Riformatore religioso morale e sociale egli non 
crea. L' internazionale era già organizzata, e le dottrine 
socialistiche avevano aperta una larga bi-eccia alla cinta 
del pensiero politico dei poi)oli. Qxianto alla morale civile 
Comte, aveva scritto: « La più organica costituzione della 
società ottenuta sulla base di uno studio positivo della 
natura non può non importare forme di condotta più ri- 
sj)ondenti ad un ideale di bene. I progressi della psico- 
logia positiva da Darwin e Sj^encer in poi avevano pro- 
iettata sulla sua via luce meridiana. 

È egli un genio ? È Dante, è Michelangelo, è Leonardo 
da Vinci, è Darwin, è Volta ? Non somiglia a nessuno di 
tutti questi fari luminosi dell' umanità. Ma che forse la 
mente deve raggiungere sempre la stessa altezza per as- 
sumere la dignità del genio ? E deve il genio accompa- 
gnarsi sempre alia degenerazione, che si chiami epilessia 
o paianola o isterismo per presentare le sue credenziali 
di riconoscimento ? E 1' impulsività e 1' incoscienza sono 
sempre le vesti delle quali si abbiglia ? 

E quali i criteri nella misura ? Come potrete paragonare 
Wagner a Stei)henson, Shakspeare a Volta, Cronnvel a 
Cristofaro Colombo, Darwin a Manzoni ? 

Ci sono genii sensoriali, genii intellettuali, genii mec- 
canici, come li metteremo insienu' ? Voi siete disposti ad 
accordare l'alloro del genio a Wagner perchè pazzotico e 
non a St('])lieiison, e intanto per Stephenson il valore 
della vita è enormenu'ute creseiuto. Voi vi stiuliate di 
iitrovan' le note degenerative di Sliakspcnre. un verista 
che riassume del pensiero e dei scMitiiiu'nti umani il pas- 



EMILIO ZOLA 261 

sato e il futuro e vive aucora e vivrà, e forse non rico- 
noscerete a Volta i caratteri del genio perchè nella di- 
si)uta con Galvani, con studii ed esi^erienze, consciente e 
sicuro riesce ad impadronirsi di una delle più meravi- 
gliose forze della materia, con la quale in meno di nu 
secolo è stata trasformata la faccia del mondo e la fornm 
della vita ; forse liconoscerete il carattere del genio a 
Cromwel il quale ebbe l'allucinazione di una bella donna 
che gli profetizzò ch'egli sarebbe stato un grande uomo 
di stato, e non a Bismarck che con nna straordinaria po- 
tenza di calcolo e con una previdenza meravigliosa senza 
allucinazioni e senza nervosismo gioca la sua jiartita ad 
oriente e ad occidente e solleva la Germania ad nn' al- 
tezza impreveduta di i>otenza direttiva e di civiltà nel 
mondo. Io invio persino da questo banco un riverente 
saluto al genio di Cesare Lombroso, perchè molte cose 
vere sono nella sua dottrina, ma io penso che molte cose 
sono a ristudiare e che molta materia bruta abbiamo da 
raccogliere e gettare nel crogiolo della ciitica. 

Se noi esaminiamo le singole parti e se distinguianu> 
le vai'ie figure di Zola non sorprenderemo in nessuna di 
esse le note del genio. 

Né in scienza è genio, i)erchè non vi è originalità di 
ricerca, né in arte perchè non trovo originalità di meto- 
do, che crei una nuova estetica. La genialità sta per me 
nella concezione artistica di nn immenso disegno che rap- 
presenti la vita moderna e sopratutto la sua patologia; la 
genialità sta nell' architettura meravigliosamente compli- 
cata di tutto il romanzo della vita dalla prima all' ulti- 
ma pagina della sua produzione: la genialità sta nella con- 
cezione artistica della vita intonata al dolore che gli dava 
la piega dei tempi. La tela e lo intento di Zola sono pa- 
ragonabili alla vasta concezione delle scene meravigliose 
della volta della cappella Sistina che il dolore dei temi»! 
e delle vicende politiche ispirò a Michelangelo. 

Nelle molteplici forme e direzioni delle attività dello 
spirito un uomo tra tanti può salire ad un' altezza non 
mai da altri raggiunta ed indicare ali" xiuianità un' adat- 
tamente nuovo , e voi scorgete su (luelT altezza una ma- 
niera del genio. Zola riassume nella sua mente tutta la 
vita contemiìoranea, sintetizza tutti i mali, tutti i dolori, 
tutte le aspirazioni del popolo: gl'incosci attriti di milioni 
di coscienze e di molte generazioni scintillano nella sua 
anima, la miseria che s' inebria nell' alcool o che si ad- 



262 EMILIO ZOLA 

(lormenta nella brutalità dell'amore inaiula al suo spirito 
intìnite onde clie esso trasforma in una nnova forza, nella 
])oderosa fucina della sua mente e la condensa negli ac- 
cumulatori del suo cervello, ed infine esplode come una 
nuova religione fecondatrice dello spirito umano. Un gran- 
de esercito armato di armi tntt' affatto civili è spiegato 
dal suo spirito contro la nuova delinquenza della Francia 
utticiale! Una nuova luce penetra in tutte le coscienze, 
una grande perplessità dopo la commozione , un nuovo 
orientamente determina il coraggio cìaìIc di Zola : « J' ac- 
cuse » ! Egli accusa la somma dei mali del suo paese che 
hanno radice nel poi)olo dell'assomoir, del Gerniinal, de 
la Bète humaine e si allungano , come rami fronzuti di 
un grande an)ero, nell'esercito, nella magistratura, nel Go- 
verno. Non l'amicizia per Dreyfus né interesse personale 
lo determinavano. Tutto sagrificando egli affronta i corjji 
costituiti dello stato, egli solo scuote e jiolarizza la vita 
della Francia, suggestiona e convelle. La sua anima rag- 
giante di verità e di giustizia sbanda, rovescia, stritola, 
e sale con una forza inaudita di coraggio ad un'altezza, 
non mai raggiunta da uomo in circostanze analoghe. Quel 
coraggio e quella forza erano la sintesi di tutta la parte 
sana della Francia e dell'umanità civile. 

Zola la trasforma in coraggio individuale e vince in 
nome di un i)rincipio universale. Qui è 1' apoteosi della 
sua opera, un'altra fiiccia del genio, il genio della forza 
morale, il genio benetico che riassume il passato e l'av- 
venire riscliiarando all'umanità hi via del i)rogresso civile, 
quella della verità e della giustizia. 

Il suo compito era tinito: il ciclo dell.a sua vita era chiu- 
so. Ogni altro prodotto del suo spirito n<m poteva essere 
che ripetizione. E tale fu. Egli decadeva, ed è nu)rto in 
tempo, lasciando alla razza latina assai meglio illuminate 
che ])rima non fossero le due vie sempre ai)erte alla vita 
<h'i popoli come a (luella degl'individui: quella dell' ingiu- 
stizia, dell'ozio e della brutalità dei piaceri che rappresen- 
ta la degenerazione e la miseria , e ([uella «Iella verità, 
della giustizia e del lavoro che simlìoleggia l'evoluzione e 
la vittoria. 

Prof. Leonardo Bianchi, 

Deputato al Parlamento. 



AMMONIMENTO 



Non dir « sempre ». È nel cuor Vindefnìta 
Tristezza della irreparabil fine 
e sentiamo nelle ore vespertine 
tutto Vinutil peso della vita. 

« Sempre » è l'augurio buono che c'inrita 
tra l'erba delle floride colline, 
ma la mano ben sa trovar le spine 
che apriran V insanahile ferita. 

Xon dir sempre e non far mai giuramento 
di amor, però che la parola è vana 
ed in essa è racchiusa ogni tristezza. 

E pensa che la più profonda ebbrezza 
è come un breve incanto di Morgana 
disperso dal primo alito di vento- 
Diego Angeli 



I nostri concorsi a premii 



LA PREMIAZIONE 

I lettori e le lettrici rammentano quali fossero le due 
domande: una diretta alle donne e, specialmente, alle si- 
unoiine, una seconda, diretta ai giovanotti. Per maggior 
])recisi<)ne, eccole : 

« Quali qualità morali voi desiderate trovare nell' uomo 
che doA-rà essere il vostro sposo ? E ^er quali difetti lo 
respingereste '? » 

« Quali qualità morali voi desiderate trovare nella don- 
na elle dovrà essere la vostra sposa ? E jier quali difetti, 
la respingereste ? » 

Malgrado la novità, per il nostro paese, di questi con- 
corsi che hanno una origine e una consuetudine tutta 
straniera, e che implicano intelligenza , coltura, facilità 
nello scrivere, conoscenza della vita e delle cose, criterio 
psicologico di ogni sentimento , a questo primo nostro 
concorso hanno risposto diiecentoveuti persone , fra cui 
centoventiquattro uomini e novantasei donne. I nomi delle 
concorrenti femminili , coi paesi di origine , salvo errore 
od omissione : 

Olimpia Sièyes, Napoli; Niiia Zili , Napoli; Corinna Aleo , Napoli; 
Bianca Cesarano, Napoli; Ducliessa di Alba, Accadia ; Fanny, Napoli; 
Liddina Gilardi, Lugano, Svizzera; Ginia Venafro , Napoli; Carmen, 
Napoli; Aster perennis, Lecce; Fata Morgana, Keggio-Calabria ; Gio- 
vanna d'Arco, Napoli; Luisa, Napoli; Anna 1). P., Napoli; Lucia Al- 
timarc, Napoli; Una mamma felice, Napoli; Violet Yves, Napoli; Flora, 
garofano rosso, Napoli; Tina Cenzo, Napoli; Maria de Pascale, Spinaz- 



I NOSTRI CONCORSI A PREMII 265 

Zola; Amalia, Napoli; Adalgisa Salvati, Livorno; Giulia degli Allori, 
Kapoli; Mimi Pinson, Napoli; Laura Gautiero, Napoli; B. B. abbonata 
alla Settimana, ; Napoli; An. Or. Napoli; Mirra, Napoli; Angiolina, 
Ancona; Caterina Pytilatom, Napoli; Fausta, Napoli; Ida Anfossi, Gio- 
josa Jonica; Ave Cbierici , Napoli; Ada Imparato, Napoli; Eosa bian- 
ca, Napoli; Marchesa Annunziatina, Napoli; Notte bianca, Aquila; G. 
C. Santa Croce del Sannio; Cuore infranto, Napoli; dona Bianca, Na- 
poli; Nelly, Napoli: Remember Zaguna, Napoli; Emma Cristiani, Pisa; 
Angelina, Napoli; Dna furba, Napoli; Cordelia, Napoli; La mog;lie, 
Napoli: Una signorina di fresco uscita dall' educandato, Napoli ; Maria 
Matilde Giustini; Fata Speranza, Napoli; Egle Romanelli, Napoli; La- 
vinia M. Napoli; Adele Carusio, Napoli; Emy Amseg, Napoli; Maria 
Mendozza, Yomero, Napoli ; Emilia Polidoro, Napoli; Criquette, Napoli; 
Monna Oliva, Napoli; Maria Bianca, Firenze: Maria Minicucci, Torre 
del Greco; Una fanciulla moderna, Napoli; Climilnig Pialomi, Napoli; 
Alma, Livorno; Teresa, Napoli; Assunta Raimondi, Napoli ; Irma Cam- 
mini, Firenze; Un fiore, Napoli, Clementina Bartoli, Napoli; Anna 
Bolena, Napoli; Gibusiana, Napoli; Un'anima solitaria, Napoli; Regina 
Cardona, Napoli; Antonietta di Donato, Palermo; Vincenzina de' Paoli, 
Napoli; Jone Nurbel, Napoli; Maria Michaela, Napoli; Antonietta Fa- 
ticanti, Roma; Maria Bona, Napoli; Maria Castellano, Napoli; Zazà, 
Napoli; Bianca Moretti, Roma; Sybil , Napoli; Adele Baldari , Napoli; 
Melisenda, Napoli; Kleine, Napoli; Ofia , Sassari di Sardegna; Lina 
Martini, Ancona; Virginia, Napoli : Cetta Lovestrong, Napoli; Isabella, 
Napoli; Edera, Napoli. 

I nomi dei concorrenti maschili , coi ijaesi di origine : 

Claudio Ferri, Napoli; Nestore Falsi, Napoli; Guido Gambetta, Na- 
poli; Giuseppe Cocco, Roma; Nicola Marzano Gabrieli, Roma; Nicola 
Falvella, Maddaloni; Giuseppe di , Napoli ; Lodovico Walpot , Bar- 
letta ; Giuseppe Ruggiero Larcan, Messina; Mimi, Cocò , Napoli; Celibe, 
Napoli; Verax et simplex, Napoli; Vittorio M. V. Napoli; Eduardo 

Milano, Napoli; Salvatore Giaquinti , Elena; Uno scapolo quasi 

impenitente, Sorrento; Quien sabe, Catania ; Eemnie , Napoli; N. G., 
Tempio , Sardegna ; Alfredo Aroldi , Napoli ; Luigi Cucolo , Sala Con- 
silina; Cardenia, Napoli; Quintino Battaglini, Perugia; Malagigi, Na- 
poli; Emilio Mancini, Torre Annunziata; Arturo Nitelli, Chieti; Ana- 
cleto Figlioli, Napoli; Cosmo, Secondigliano; Leo Pardo, Ancona; 11 
taciturno, Napoli; Silvio Rovere, Potenza; Giuseppe Tufari, Napoli; 
Gennaro Aristide Cice, Durazzano; Nuzzo, di Portici; Lenci , Orbetel- 
lo; Nestore Nerzi, Modena; Vito Mercadante, Palermo, Ottavio Gra- 
nato , Capaccio; Carta da parati, Napoli; Arbiter elegantiorum , Reg- 
gio-Calabria; Ollimac , Napoli; Arro , Roma; Un idealista , Napoli; Il 



266 I NOSTRI CONCORSI A FREMII 

dottor Romillo , Xapoli ; Tizio , Napoli ; Vincenzo , Napoli ; Milkas, 
Potenza ; Niccolò Garzia , Cava dei Tirreni ; Carlo de Flaviis , Na- 
poli; Hirondelle, Napoli ; Euri Niosi, Napoli; l'Alfiere, Napoli; Camillo 
Preda, Napoli; Cousalvo, Napoli; Ulpiano , Catania; T. B. Cognata, 
Girgenti ; Sisto Ruggiero, Avellino; E. F. Manduria ; Angelo Cesano 
Bruni, Forino; Fernandez , Napoli; Nihil , Napoli ; H. Moriot, Dijon 
Francia; Micador, Napoli; Avv. Gennaro Lauro , Napoli ; Torick , Na- 
poli: Paolo Sandullo, Sant'Arsenio; Yivino da Covenz , Napoli; Abra- 
cadabra, Napoli, Alberigo Parma, Napoli; Michele Gaudelli , Napoli; 
Conte Paolo Barnaldi , Napoli ; Domenico Gatti, Ceglie Messapica; 
Giulio Prete, Lauro di Sessa Aurunca; Krischoly , Napoli; Cros , Na- 
poli ; Errico Masullo da Isola Liri; Il vecchietto, Napoli ; Visconte di 
Mandola, Napoli; Uno scapolo impenitente, Napoli; Glaucopide, Na- 
poli; Un Werther, Napoli; Jovine Antonino, Napoli ; Teodorico Mo- 
reno , Napoli ; tenente Francesco Chitti , Napoli; Riccardo Mazzola, 
Napoli; avv. Nestore Lauro; Asmodeo, Napoli; Carlo Caracciolo Tor- 
chiaroli, Napoli; Un candidato, Roma; Costa d'oro, Napoli; Mefistofele 
Napoli; Antonio Diana, Napoli; Mario Ellena, Napoli; Gino del Guasto, 
Pisa; professor Bellini, Potenza; tenente Mario Pecchie, Ivrea; Ex giova- 
netto, Napoli; ìlarius, Napoli; Marina ^Menasti, Napoli: dottor Fabio, 
Roma; Enrico Soprano, Napoli; Licaon, Napoli; Excelsior, Cimitile ; 
Max Niemand, Napoli; Amilcare Polidori , Napoli; G. Lupi, Modena; 
Odi et amc, Napoli ; Filippo Facchinetti, Rimini ; Franz Savastano Villa, 
Torre del Greco; Giuseppe de Rosa, Napoli; Giovanni Russo, Bene- 
vento; von Mais, Napoli; John Garzella , Napoli; Enrico Altavilla, 
Aversa; Carlo Liberti, Napoli; A. Fernandez, Catania; Edoardo Gra- 
ziano, Catania ; Nino Turmasso, Napoli ; Severino Boezio, Napoli ; Ga- 
vroche, Napoli; Ernesto d' Eramo, Gioia del Colle; T. G. Lebrun, Na- 
poli; Un giovane ventunenne, Napoli; Serafino Jannaccone, Napoli. 



11 complesso delle risposte femiuili ei <là una lusiugliiera 
idea della intelli.yenza e della coltura delle nostre lettrici. 
In tutte le novantasei risposte, non ne abbiamo trovata 
nessima stupida, nessuna frivola, nessuna male scritta: 
in oi^nuna di esse vi è una idea chiara e limpida, sjìesso 
manifestata in forma elegante. Peccato che lo spazio non 
ci i)ermette di publ)]icarle quasi tutte, (pieste risposte, 
poicliè solo ])ochissime, fra esse, meriterebbero la oscurità 
del cestino ! Ma non jiotendo stampare tutte (ineste rispo- 
ste, abbiamo scelto quelle ove si ritrovava, ac<'anto al- 
l'idea saggia e giusta, insieme alla forma piacevole, an- 
che la originalità, <i\iel]a originalità che è il seguo di un 



I NOSTRI CONCORSI A PREMII lj8 ( 

ingegno personale, di un criterio tutto ]>roprio e che non 
si lascia influenzare da idee comuni; la originalità, che è 
il segno della indipendenza intellettuale. Intanto, invece 
di dare soli due preiuii, li abbiamo jiortati a quattro, as- 
segnati, relativamente, alle quattro inime risposte: primo 
premio, consistente in un broche di oro art iwuvcau, alla 
risposta con la tirma Edera; secondo iiremio, un j)orta- 
fortuua, in oro, alla risposta con la firma Violet Yves ; 
terzo premio, ciondolo i)ortafortuua, in aigento, alla ri- 
sposta firmata Au<iioIina. Ancona: <]uarto i)remio, un ab- 
bonamento di sei mesi, alla Settiviaìia, gratuito, alla ri- 
sposta con la firma Carmen. E invece di otto menzioni 
onorevoli, ne abbiamo assegnate sedici, cioè pubblichiamo, 
oltre i primi quattro i>remii, altre sedici risposte. Ecco il 
testo delle venti risposte: 



Non sono esigente , ma molto modesta uoi miei desideri. 
Sicché sarei paga di trovare nell'uomo che volesse sposarmi, 
e che io amassi, la qualità, un po' rara veramente, massime 
nel sesso forte, di avere cioè il culto dell'abitudiue. 

Cou quest'unica qualità morale , poco apprezzata , io avrei 
assicurata la mia felicità, perchè, essendo l'abitudine che dura, 
più potente della passione che svanisce, io circondando il mio 
sposo tli tutte le premure suggeritemi dall'aftetto, e facendogli 
trovare gradita, sotto ogni aspetto, la casa, sarei sicura che 
egli finirebbe per essermi fedele, quasi senza pensarvi e senza 
volerlo, ma per quel legame tenace e dolce dell'abitudine, che 
in certe anime, che uè hanno il culto , diventando natura, fa 
sì che esse si adattano a vivere quietamente , squisitamente, 
forse senza gioie troppo forti, ma j)erò tanto sentite e tanto 
care. Simile al lìrofamo di certe fragili rose bianche autun- 
nali , che non danno le vertigini , come qualunque fragrante 
rosa del maggio, ma nella loro semplicità spandono intorno un 
profumo acutissimo nella sua mitezza, l'abitudine invade l'ani- 
ma e la conquide, avvincendola tutta. 

Sicché respingerei uno sposo, che sebljcne mi amasse molto, 
avesse gusti turbolenti, da mutare con faciltà cielo ed ambiente; 



268 I NOSTRI CONCORSI A FREMII 

uon sofìreudo del distacco da cxualsiasi abitudine, ma gioieu- 
done invece pel piacere della novità e dell' ignoto. Con tale 
carattere, brillante se vogliamo , io sarei sicura di essere in- 
felice, percliè per quanto affetto egli nutrisse a mio riguardo, 
e per quante qualità io potessi possedere, per piacergli, tosto 
o tardi, finirei per venirgli a noia. 

Edkra, Napoli. 



Un uomo che, come Luigi XIY , non dimentichi mai il ri- 
spetto che si deve alla donna. Che cosa non si j)erdonerebbe 
a Colui, che ci stesse d'innanzi, sempre come un suddito de- 
noto f Venga Egli a dirci una menzogna , venga a farsi per- 
donare un'infedeltà, noi gli saremo sempre benevoli in grazia 
della sua cortesia. 

E, per conseguenza, io non potrei sopportare un uomo male 
educato. Quanti eleganti e corretti in società diventano irri- 
conoscibili nell' intimità, e pare vogliano sfogarsi di tutta la 
loro brutalità con le persone di famiglia. Ah se gli uomini 
portassero , nel focolare domestico , la quarta parte della ge- 
nerosità , del brio e della cortesia che hanno per le amanti , 
la terra diverrebbe un paradiso ! 

Vior.KT Yves, Nai>oli. 



Sono una circi l<i , gioisco del trionfo della mia gio\'entìi 

bella, calda, intelligeiite sul poco s]iirito degli uomini... 

Li ho fatti sognare con un niii) sguardo, sperare con una ]>a- 
rola , fremere con una strettii di mano ma tutti uguali : 



I NOSTRI CONCORSI A FREMII 269 

superbi e vuoti; appassionati di fuori e sciocchi dentro, bu- 
giardi sempre fautocci di paglia in cerca d'emozioni piìi o 

o meno voluttuose, egoisti del momeuto ; nessuno d' essi s' è 
accorto che nella mia civetteria cercavo l'anima intera, tersa, 
vibrante: un'anima e non una mezz'anima.... l'amore che vo- 
lontariamente indissolubile , unisce e foude due corpi , duo 
anime, due vite , al disopra d' ogni legame legale , al solo o 
sublime scopo di amare per amare, secondo la legge naturale, 
la vera, la sola legge eterna ! 

E quando disillusa, li ho bruscamente disillusi, mi hanno 

chiamata ciceita e sia, ma ho imparato — ridendomi di 

loro — che l'uomo al quale vorrei dare tutta me stessa, senza 
restrizioni e senza pentimenti, per la vita intera, dovrebb'es- 
sere veramente, profondamente onesto, e guai se non fosse vera- 
mente , profondamente sincero! E finora lio preferito 

rimanere civetta e sola, indipendente. 

Angiolina, Ancona. 



L' uomo che desidero per mio s^ioso , dev' essere imma- 
colato. 

Lo respingerei se tale non fosse. 

C.viiMEN, Napoli. 



Appartenere, come la Vergine delle Rocce, <ad un uomo piìi 
alto e pili forte , dissolversi nella sua volontà , ardere come 
un olocausto, nel fuoco della sua anima immensa.... E che 
quest' uomo sia sapiente soprattutto nell' amaro , che sappia 
far dimenticare la sua sui»eriorità elevando sino a lui, l'amante, 
o la moglie, perchè diventi domina, non schiava. 



270 I NOSTRI COXCORSI A l'REMII 

Non sa])rci perdonare tutti fxiiei difetti che sono iucompali- 
bili con 1' amore. Voglio dire l'avarizia, la pusillanimità e la 
poca accuratezza nella persona... Che nessuno si meravigli se, 
dalle più alte Actte del sentimento , io scendo ad un detta- 
glio materiale, e, in apparenza, tanto meschino, giacché è in- 
credibile 1' importanza che hanno, nell" amore, alcuni dettagli 
per molte donne. Una mano poco curata , un insieme goftb, 
un alito poco gradito bastano a rompere l'incanto, e a compro- 
mettere fatalmente le sorti di un uomo. 

LrciA Altimare, Napoli. 



Vorrei sposare 1' uomo che cercava Diogene. 
Non A'orrei sposare uno degli iniìniti uomini che si trovano 
ad ogni passo. 

Una doxxa, Napoli. 



Lo sjìoso del mio desiderio — ammettendo eh' io ne desi- 
derassi uno — dovrebbe avere al sujierlativo tre doti : fer- 
mezza e nobiltà di carattere, larghezza di vedute, profondità 
di coltura. 

Siccome non faccio che csiìrimcre un mio pensiero senza 
calcolarvi sopra, posso allargare i contini del desiderio. 

Ho un culto jier 1' intelligenza. Non potrei amare perfetta- 
mente chi non potessi rispettare; uè potrei rispettare intera- 
mente un uomo che non sentissi in tutto a mv superiore : che 
non sapesse soggiogare la mia volontà con la sua, guidare l.i 
mia mente con la sua saggezza — vincermi inipoiu-ndosi alla i 
mia ammirazione. I 

Quest' annnirazione — condizione assoluta del mio amore — 
dovrebbe quindi essere composta di stima, rispetto, fiducia. — 



I NOSTRI CONCOHSI A TREMII 271 

1*010 , ]>()i che tutto è relativo , potrebbe anche darsi eh' io 
amassi un nonio anche fuori di queste coudizioiii. A'^uol dire 
che ili tal caso il cuore gli presterebbe la qualità del mio de- 
siderio. 

Respingerei assolutamente uu essere debole di carattere o 
meschino di cuore , dalle idee ristrette e la coltura limi- 
tata ; un ignorante , un inetto , nn millantatore, un ipocrita, 
un vile. 

LiDUiNA GiLAUDi, Lugano (Svizzera). 



Ecco le qualità morali che desidero nell' uomo destinato ad 
essermi sposo : nn ingegno che comprenda se stesso ma non 
si ammiri; nn carattere che sia geloso non solo del mio cuore 
ina anche del mio pensiero : un temperamento nel quale sieno 
virili anche i difetti. 

Se uomo politico tolleri la concorrenza dei miei intrighi; se 
artista sappia rivelarmi nell' arte sua : se uomo d'altari faccia 
bene i conti degli altri, ma dimentichi i miei! 

E lo respingerei se fosse a un tempo religioso ed immorale, 
nobile di stirpe e volgare d' animo , ricco di mezzi e povero 
d' ideali. 

CoRixxA Aleo, Napoli. 



Prima di tutto , vorrei che fosse credente sincero , perchè 
chi crede in Dio non può essere un uomo j)erverso. 

Secondo, che amasse molto sua madre. 

Ecco quel che vorrei ! 

Per i difetti morali, lo respingerei nel solo caso per la pas- 
sione al giuoco. 

Io ritengo che quando la donna ha un carattere dolce e pa- 



272 I NOSTRI COXCOUSI A l'UKMII 

ziente , può con la ilolcczza, con le buone maniere, toglierò 
all' nomo tutte le cattive abitudini. Solo per il giuoco non vi 
è rimedio. 

Luisa, Napoli. 



L' uomo che dovrà prendere — tm dì tutto il mio cuore 
non avrà 1' interesse — posto innanzi all' amore. 
Xon menta mai; ne scettico — ne belìardo abbia il riso, 
ma nemmeno impassibile — mostri sempre il suo viso. 

Però leale, mite, — e un poco intelligente 

non è il marito sogno, — che ciascun pretendente, 
si capisce benissimo, — deve, almeno, esser tale... 
Cavaliere, poeta... — eccolo 1' ideale ! 

Cavaliere, sicuro ! — oh ! non vorrei pertanto 

scendesse tra i lioni — a raccórre il mio guanto; 
ma stimasse la donna — fede, arte, ed idea, 
e per lui fosse il sole, — per lui fosse la Dea. 

Poeta, non cantasse — le fronde rugiadose, 
ma sentisse la dolce — poiisia delle cose, 
la poesia soave, — che si estende, infinita 
dal tenue filo d' erba, — a tutto ciò che è vita. 

Vorrei, infin, che in cuor suo — credesse 1' alma eterna, 
e la Mente Suprema, — che crea e che governa; 
che quando gli baciassi, — lieve, la chioma nera 
dal cor salire al labbro — ' sentisse la preghiera. 

Ihma C.xmmii.i.i, Firenze. 



Ogni giorno io rivolgo a Dio (juesta preghiera : « Signore I 
se mi avete creato per la famiglia, fate che il mio sposo sia 
un galantuomo , che abbia un' anima semplice e delicata , ed 
un cuore che arnu)uizzi col mio, tanto desideroso di aftetto ■' 



I NOSTRI CONCORSI A l'REMU 273 

capace di voler tanto l)ene.... Io non domando niente, di eni 
non sia degna : Vi chiedo solo che il mio compagno sia nn 
l)non cristiano, che mi ami, mi rispetti e mi stimi, non solo 
nei primi tempi della nostra nnione, ma sempre; che sia pago 
della sna coudizione e che cerchi nella Vostra fede e Del- 
l' amore della famiglia la forza per sopportare le avversità 
nella vita. 

Fate, o Signore, che io non mi imbatta in nn ambizioso dai 
desideri sfrenati, ed imj)aga1)ili , dal cnore freddo e scettico; 
in uno di quegli esseri che, indift'erenti dinanzi a ogni legge 
divina ed umana, calpestano ogni dovere coniugale e soffocano 
ogni diritto di amore, di fedeltà e di rispetto che viene alla 
sposa dal sauto nodo del matrimonio. — Oh ! risparmiatemi 
la tortura di vedermi unita con uno di questi tipi detestabili 
che sono, purtroppo !, tanto frequenti : lasciatemi piuttosto 
eternamente nubile , ed io sarò rassegnata , poiché per noi 
donne, lo sapete bene Voi, o Signore, è meglio sole che male 
accom} agnate ! » 

Alma, Livorno. 



« Le qualità morali ? Perchè mai soltanto le qualità mo- 
rali?... Non forse il corpo è, molte volte, lo specchio del- 
l' anima ? Lasciate che lo descriva un jio' anche nel fisico, il 
mio futuro signore e padrone, così come lo sogno e 1' invoco 
nelle mie fantasticherie di fanciulla ! 

Alto , biondo , non bello (nulla di piìi odioso d' un uomo 
hello !) ma di quella bruttezza che Balzac chiamò « laideur 
.^2)ìrituelle » avrà non meno di 35 anni e non piìi di 40, (pa- 
recchi pili di me !) quindi molta esperienza e molta... indul- 
genza. — Intelligente e colto assai più di me (mi sarebbe im- 
possibile amare un uomo che mi fosse intellettualmente infe- 
riore) avrà il tatto di non farmi troj)po sentire questa supe- 
riorità, pur servendosene, opportunamente, per mantenere alto 
« il maritai prestigio » . 

Pieno di amabili difetti (la perfezione è da fuggirsi , nel- 

18 



274 I N():!iTlJl (OXCOHSI A l'REMII 

r uomo come nella (Idiuiìi) amerà la buona tavola , i eavalli 
f il ginoeo — non però al punto da rovinarsi — ; detesterà il 
ballo e il pianoforte; e mi tradirà solo di tanto in tanto, (pare 
ohe tntt' i mariti tradiscano un poco !) ma con tanto garbo, 
tanto mistero, che non jiotrò sotìrirne ne volergliene troppo. — 
Finemente educato, di carattere facile, d' idee larghe, mi la- 
scerà una libertà relativa , non lesinerà sullo spillatico e so- 
pratntto , sopratntto , non ficcherà il naso nella pentola di 
cucina. 

Con i difetti opposti alle suddette qualità , cioè : sciocco, 
irascibile, taccagno, uggioso, pettegolo, lo respingerei, sen- 
z' altro. 

Condizione siiic (jiia ìudi : 25 mila lire di rendita — alinoio. 

Vi piace? A me sì. Purché lo trovi ! 

Ux.v FAXCiri.i.v MóDKitxA, Napoli. 



Purtroppo, il matrimonio è, e sarà sempre, come una città 
assediata, ove chi è fuori vorrebbe star dentro, e viceversa. 
Ma se è proprio vero eh' esso sia necessario alla donna, }>tl 
suo completamento, è assai imulente, per parte di noi fanciulle, 
di non sospingere troppo in alto il nostro ideale. Eppure, qmin- 
d'anche avessi a non poter mai esclamare: etirclca, quel di' io 
più ricerca, nell' uomo, è P energia e la A'olontà — domi- 
natrici delle situazioni ; una mente vasta e ben equilil.)rata; 
una giusta e nobile ambizione; lo slancio, la franchezza e il 
ioraggio della propria opinione, magari dei ])roprii diritti. — 
L' ipocrisia, — qnell.a sorta (li 2»«'ii<lo-ì)icmhrati(i, che ricopre gli 
animi vili — e l'egoismo, ch'è come la sintesi di tutte le mi- 
serie morali , mi farebbero res])ingere l'uomo anche il piii se- 
ducente. 

Monna Oliva, Napoli. 



I NOSTRI CON'CORSI A PKKMII 2tO 

L'uomo, che dovrò sposare, dovrà, priucipalmeutc, essere... 
lui nomo. 

Forza di carattere, energia morale, squisitezza di sentimenti, 
tenacia nelle proprie idee, profonda convinzione nel suo ope- 
rare, tatto dovrà essere inspirato alla aftermazione più since- 
ra, più salda, più sincera della propria virilità. Mi tenga pu- 
re, come una sua schiava, soggetta ai suoi voleri, ma mi di- 
fenda sempre sotto la sua ala protettrice 1 M' imponga i suoi 
i-apricci; mi faccia tremare alla sua presenza; ma i diritti del 
proprio sesso trionfino nella /()?'j«, die caratterizza questo ses- 
so e lo distingue dal nostro. Un uomo debole non lo sposerei; 
un uomo facile a cedere ai miei capricci femminili , pronto a 
consegnare le armi , un uomo, insomma , che volentieri cam- 
biasse i pantaloni per le gonne, non potrebl>e attrarmi I Le al- 
tre donue, forse mi salteranno al collo ; ma questa è la mia 
opinione e non la muto. 

Adei.k Caiìusio — Napoli. 



Fior di Acrbeua — 
Che sia forte ne '1 cor come ne '1 polso, 
E sol ne l'amor mio trovi sua lena. 

Fior di vainiglia — 
Che sia fedel.... fedel tino a la morte 
E che sol viva per la sua famiglia 1 — 

Fiore di fiore — 
Che la sua fronte, il volto sian lo specchio 
Di quel che pensa e che gli passa in core. 

Fior di trifoglio — 
eh' io non abbia giammai di te vergogna, 
E tra le sue virtù — jjrima — l'orgoglio. 

Fior di betulla 

Che sia forte, fedel, frenico ed altero.... 
Ma se non è così... piuttosto nulla! 

L.wixiA — Napoli. 



276 I NOSTRI COXCOKSI A TKKMII 
Vorrei sposare mio marito. 



La moglie — Napoli. 



Qual' è per una doima onesta la j)ifi grande felicità nella 
vita ? 

Quella ili jiossedere il onore di nu nomo fedele. 

Datemi l'uomo che rispetti il 9" comandamento della legge 
di Dio: 

« Xon desiderare la donna d'altri » 

e per me avrò toccato 1' apogeo della felicità. Xessun' alti-a 
qualità morale mi importa quanto quella della fedeltà co- 
niugale. 

Respingerei qualunque uomo, e ricco, e bello, e coperto di 
cariche le più alte di questo mondo, quando non fosse esclu- 
sivamente, assolutamente mio, mio, mio, mio...! 

Sig.na C. G., S. Croce del Sannio — Benevento. 



Non dolertene, amico mio, tu che leggerai qnoste mie righe 
e saprai il pensier mio: tanto, te l'ho detto e pur fatto dire: 
tu non puoi essere il mio sposo. Non i fasti di nu gran ca- 
sato, uè le dovizie di un estoso patrimonio possono spingermi 
a mutar consiglio. Così ^. Tu sei ricco , sei nobile , ma non 
sai, caro mio, pensare al di là del uuìudo della ricchezza per- 
venuta e della nobiltà ereditata. Tu vivi tranquillo e lieto della 
tua sorte, e non chiedi altro; il solo jtensioro di jiervenire ad 
una qualche cosa ti molesterel>l)e come il fumo di un cattivo 
sigaro negli occhi. Io, invece, cerco noli' nomo, ohe dovrà es- 
sermi compagno per la vita, una volontà; io cerco e voglio vi- 



I NOSTUI CONCORSI A l'UEMII 2 ti 

vere al lìaiico di nu' anima schietta ed ardita, seuza trucco e 
inellitlnità; al lìauco di iiu carattere tìero, che molto chieo;ga 
e jìossa chiedere alla società, alla vita; io anelo un uomo sin- 
golarmente ricco d' ingegno e non di danaro. — Assistere alle 
gioie ed ai dolori di voluti ardimenti; sentirsi fremere per le 
conquiste , sia pure a frusto a frusto raggiunte; veder supe- 
rare con fede e coraggio le iuA'idie e le sconfitte ; restar tre- 
pidante e commossa alla vista di chi spingesi in alto, a viva 
forza, in alto, fissando gli occhi arditi verso una vetta inesplo- 
rata e tutta circonfusa di sole, una vetta di trionfo tale che 
faccia fremere di sgomento i più: così io penso e voglio vi- 
vere al fianco del mio uomo e non altrimenti. 

Ux' AxiMA Solitaria, Napoli. 



Qualità morale ? La morale, oggi, è rappresentata dalla man- 
canza di occasione, dalla paura della benemerita, e, nel caso 
nostro speciale, dalla... posizione finanziaria. Io vorrei, solo, 
che il mio sposo mi adorasse appassionatamente, e per sem- 
jire, sicura che adorandomi troverebbe tutte le qualità morali 
possibili. Lo rifiuterei, se sospettassi il contrario. Ma sarebbe 
ciò possibile ? Un marito che ami la propria moglie con pas- 
sione — è per esempio — Dio , quale immoralità ! direbbe Ce- 
sare Dias del' «Addio Amore». Perciò, acqua in bocca, e chi 
si contenta gode. 

Ida Axfossi, Gioiosa Jonica. 



Trovo ideale un uomo capace di mettere nell' amore tutte 
la passione, tutta la forza, tutta la poesia, tutto il candoree 
di un animo che, racchiudendo un tesoro di aifetto, abbia sa- 
puto serbarlo intatto a colei che dovrà essere sua sposa, e di 



278 I NOSTRI COXCOKSI A FREMII 

cui il i)assato sia tale da non dover restare neppure in parte 
ignorato dalla faucinlla innocente destinata a divenirne la com- 
pagna. Trovo ideale un uomo disinteressato , leale , sincero, 
che alla dolcezza del carattere e dei modi unisca una serietà 
e una forza d'animo tali da farlo essere per la moglie un vero 
ay)poggio morale , che possa insomma anche di fronte a una 
donna superiore rappresentare lui il sesso forte. E trovo ideale 
un uomo che altbia 1' animo <lisposto alP ammirazione e alla 
fede in tutto ciò che è bello, alto, nobile: in tutto ciò che può 
abbellirci la vita, raffinarci lo spirito e darci la forza di sop- 
]iortarc le inevitabili amarezze dell' esistenza. 

Trovo non ideale, ma ahimè troppo reale, un uomo che sia 
il contrario di queste qualità ! 

Kleixe, Napoli. 



Ed ora passiamo agli uoiiiiiii. Le risposte sono state 
eentoventiquattro o giù di lì; ed è certamente molto caro 
a noi, il vedere coii quanta serietà e con (pianta jirofou- 
dità, sia stata analizzata la nostra domanda i)er dare un'a- 
deguata risj)osta. Si vede bene che i giovani moderni, ac- 
cusati così facilmente di .scettici.smo, di aridità, di frivo- 
lezza, valgono molto meglio della loro reputazione e molto 
più di tutti i facili detrattori. Or dunque, da ognuna delle 
risposte maschili, avute, sgorga un criterio molto coscien- 
zioso sia della vita sia del matrimonio e sarebbe assai 
bene, se si potessero; stampare tutte quante le risjjoste, per 
far vedere ove si volge, ]><'r le giuste nozze, lo spirito dei 
giovani moderni. Le lagazze avrebbero una guida I Di- 
sgraziatamente, non vi è s))azio per iiubblicare tutto que- 
sto e dobbiamo limitarci a stampare, come j)er le risposte 
feminili, le venti lisposte più limpide, più p<uiderate e 
]>iii ])ersonali. Anche per gli uomini, i premii sono stati 
portati a quattro. È stato assegnato il i)rimo premio, uno 
sjìillo da cravatta, in tuo. iioiirc<iii sti/le alla risposta fir- 
mata EKMMK, Napoli; il secondo ])remio, un lapis di ar- 
gento, alla ris])osta firmata Celibe, Napoli; il terzo pre- 
mio, un ciondolo portafortuna, in argento, alla risposta. 
IIehk Edi, Catania; il quarto premio consistente in un ab- 



I NOSTUi coxcousi A rinoiii 279 

Itouamento semestrale alla Seltiiitdiia, alla risposta Enrico 
Altavili^v, Aversa. Più sedici iiienzioni onorevoli, invece 
di otto: in tutto, venti risposte pul»blicate. 



Giovane — o prcss'a poco — ho amato, o ni'è parso di ama- 
re, una volta. Qualità morali non ne cercai — prima — in Lei : 
L'amai, e tutte credetti di trovarle. Dopo, trovai solo clie non 
ne aveva alcuna. 

Ora, m'ascolti : Colei che, un giorno potrà esser mia spo- 
sa, avrà dovuto, prima, suscitar le sacre ceneri spente : allora, 
ancora una volta, i miei occhi saranno ciechi. 

Sarà cpiando la Fiamma piìi non arda, ch'io vedrò nella mia 
Donna : morto Amore, io non scorgerò in Lei, un difetto : mi 
parrà che li abbia tutti, l'Inimici. 

Perchè rispontlere, dunque ? L"u voto phdouico, forse ^... 

EEMME, Xapoli. 



Incontrare la donna che abbia il buon gusto di scegliere il 
cappellino che le stia bene, e la cameriera che non la faccia 
irritare — che possieda tanta istruzione da comprendere il mot 
de la causerie, e la felicità piana del ménat/e — che sappia di 
musica quanto basta per eseguire, applaudita, una herceuse al 
pianoforte, o una fnga di baci, note de V amore, sulle labbra 
del marito — e' est un re ve. 

Perciò io resto 

Cej.ihe, Xapoli. 



Qualità morali ? Ma una ; soltanto una ! La coerenza. Ahi- 
mè' ! essa è così rara nelle donne. Questi angioli della teiTa 
anno una macchina come la nostra : tutte le ruote sono come 



280 I NOSTRI CONCORSI A TREMII 

«inelle della nostra ; tutte, fuori che una, la quale, non ostante 
i nostri studi e i nostri sforzi, gira e girerà sempre a sghim- 
bescio. Quando la gentil macchina femminile funziona (come 
dire altrimenti ?) con la meravigliosa precisione di un crono- 
metro, quando voi state per dire: ecco il prodigio!... iac... 
la famosa rnotellina fa nn giro di traverso, un giro pazzo e 
tutto lo editìcio della precisione barcolla. Meccanici di tutto 
il mondo, voi non sarete mai buoni ad accomodar quella mac- 
china ! Pensatori e poeti di tutte le epoche a che siete voi 
buoni, se non sapete dirci pei'chè una 'donna che è stata sin- 
cera sempre, un bel giorno mentisce, e un' altra che à sem- 
pre mentito, un giorno è sincera ? Perchè ima donna che jeri 
vi à scritto una lettera tutta dolore e passione, oggi vi scri- 
ve, su una butta cartolina illustrata, una frase sciocca e ba- 
nale ? 

Coerenza nel pensiero , coerenza nelle abitudini , coerenza 
nella passione. Questa la sola qualità preziosa che, in una donna 
non perversa, mi sarebbe garenzia di non breve felicità coilju- 
gale. Chi mi assicurerebbe della fedeltà di chi porta il mio 

nome, e del suo attetto eostante, quando ci fosse la famosa 

ruotellina ? 

HK.iMt Edi. 



La mia donna? 

La vorrei in religione una gentile buddista desiderosa di spa- 
rire tra le mie l)raccia in un Nirvana sognato, come un tutto 
di vita feconda ; in jiolitica comunixta pronta a divider con 
me la gioia ra<liosa del trionfo , la tristezza dolorosa della 
scotitta ; in morale egotista del mio io ; in amore tuia Beatrice 
Ideale, una baiadera voluttuosa. 

Dal mio sogno <lisceudiamo alla r;'altà e nella (l()iiii:i del 
giorno troNcreiiio lutti i difetti ])er cui sento clu' respingerci 
ogni sogno di i'clieità coniugale. 

Gretto egoismo, vanità ))iccina, cuore capace di capricci non 
<li jiassione vei'.'Muente sentita. 



I NOSTRI CONCORSI A PKEjriI 281 

L'amore io dunque lo sogno come una dedizione completa, 
(juesto sia suggello. 

Enrico Altavilla — Aversa. 



Le qualità morali, che io desidero trovare nella donna, che 
tlovrà essere mia sposa, si contengono nella sublime sentenza, 
che si legge nei Proverbi di Salomone cap. XXXI-30 : — La 
donna limorata di Dio avrà lode. — Ne v'ha dubbio, giacche : — 
Nulla manca a chi teme Dio, Ecc.° XL-27. — Non l'onestà, per- 
chè : — Chi teme Dio , odia il male. Prov. YIII-13. — Non la 
modestia, perchè, chi teme Dio — s' ammanta di fortezza e di 
decoro e con sapienza apre la sua bocca. Prov. XXXI-25-26. — 
Non l'operosità, perchè, chi teme Dio — con diligenza accudisce 
ai fatti di una casa,'o il pane non mangia nell'ozio. Prov.XXXL27. — 
Non l'amore, porche chi teme Dio, ama il prossimo, sovra tutto 
colui, col quale — «oh saranno più due, ma una sola carne. Mat- 
teo XIX-6. — Non 1' indulgenza , j)erchè il cuore , quanto x)iii 
vive di Dio, tanto pili è portato al compatimento. Anche ofl'esa — 
ella del bene darà allo sposo, e non del male. Prov.XXXI-12. — Ei- 
tiuterei una donna, che si passasse di Dio, perchè facilmente 
potrebbe passarsi anche di me. 

N. G., Tempio (Sardegna). 



11 licenziato Yidriera, nella novella del Cervantes, doman- 
«lato da una fanciullina che cosa fosse il matrimonio, rispose : 
il matrimonio è filare, partorire e piangere. 

Sintesi mirabile, in cui vedo tutte le morali qualità che ri- 
chiederei nella donna che dovrebbe essere mia sposa. Filare 
è il lavoro domestico, la sorveglianza, la cura assidua per ogni 
cosa della casa ; ed ella a tutti in casa dovrebbe comandare 



282 I NOSTRI CONCOHSI A PKEMII 

trauue che a me. Partoiire è la dolce conviveuza, l'aiuoie pel 
marito e pei tìgli, che dall'amore e dalla couvivenza nascono. 
Piangere è la sommessioue devota, è la mitezza dell' animo, 
è tutta la soave oper.a di consiglio, di consolazione, di com- 
patimento. 

Questo richiederci, 

E per quali difetti la respingereste ? 

Per la leggerezza : essa degenera in infedeltà, dolorosa, ol- 
tre pel marito, pei figli, dopo. 

Malagigi, Napoli. 



L'ingenuità — la dote piìi adatta alla naturale tenerezza del- 
l'animo muliebre : una certa coltura (non troppa) !...") la <inale, 
sviluppando o accrescendo la parte migliore dell' intelletto e 
del cuore, rende sensibile la donna al ricambio di quell'artetto 
«lurevole die costituisce la felicità di due esistenze unite. Ma, 
sopratutto, che sente un amore vero , fondato, sulla stima e 
sulla profonda conoscenza del carattere e del pensiero di chi 
dev'essere a Lei compagno nella vita. Perchè «ewca l'umore ogni 
]tregio morale femminile risulta vano, e il matrimonio jirocura 
allora delle vittime e forma dei colpevoli. 

Walter, Gioia del Colle. 



jìcr icr dir 

Xon per o<lto iValtrui, ve jier disjtrezzo. 

La donna che correi, proprio, non c'è 
E — se volete — nditouo il perchè. 

« Como l'alma vorrei de la mia sjto.sa f » 
La domanda crudele e dolorosa 1 



I NOSTRI CONCOKSI A TUEMII 283 

^li sou ohinso in me stosso liiuj;aiiioiite 
Ma, purtroppo, non l.o trovato niente : 

Intorno mi unardai ed Ilo oereato 

Ansioso ; nei ricordi aneo lio scrutato 

E di fanciulle n'ho riviste tante, 

Belle, buone, gentili a me dinnante, 

Ma nell'esame, aliims^ l'animi bella 
Mai non mi parve l'anima gemella. 

Difetti, qualità... tiriamo via, 

Purché sia tutta, scmjìrc e solo mia .' 

Ma che tristi pensieri e quanta voglia 
Di lacrime versar per chi s'ammoglia!... 

La donna che vorrei, non si trova... 
Ma, se volete, fatene la prova. 

Leo Pardo, Ancona. 



Matilde Serao, fulgidissima gloria italiana, domanda, a noi 
giovani , quali qualità morali noi desideriamo trovare nella 
donna che dovrà essere nostra sposa. Alla profonda , iìne 
scrittrice io rispondo : desidero che colei destinata a mia mo- 
glie, ami con tiitto il trasporto i tlgliuoli. Nel nmtrimonio fra 
i coniugi, non vi sono legami naturali tanto stretti quanto i 
tìgliuoli: ogni altra cosa rimane inferiore ad essi, i cari tìgli 
che procurano tanti dolori e tante gioie, che son nati da noi, 
che sou sangue del sangue nostro, che sono la medesimi no- 
stra carne. La ))ellezza , la ricchezza , gli aiìrtri di famiglia , 
la fedeltà coniugale stessa son cose così tanto mediocre da- 
vanti all' amore filiale e qnest' amore, viceversa, è così tanto 
grande, così tanto nobile, così tanto sublime! So avessi la 
fidanzata e se in lei venissi a conoscere una tendenza minima 



284 I NOSTRI CONCORSI A FREMII 

all' indifferenza pei IÌJ4IÌ, non esiterei a respingerla. E con tntto 
lo slancio mio sarei i)ronto ad nniruii con f|nella che amasse 
non soltanto me, ma ancora i tigli nostri , carne nostra , sau- 
gne nostro. 

FcRio , Orbetello. 



La donna che io vorrei sposare dovrebbe essere schietta , 
leale , aperta ; vorrei che il suo volto fosse ansioso e muto , 
che sentisse il desiderio di donarsi tutta quanta a me ed il 
bisogno di dissolversi nella mia volontà. 

Vorrei che fosse umile, buona, caritatevole, che praticasse 
il bene. 

Una donna dotata di questi doni supremi ampliticherelibe 
la mia esistenza prolungandola oltre 1' illusione della nujrte, 
consolerebbe i miei tristi giorni ed educherebbe i tigli onesti 
cittadini, amanti del bello, del vero, del giusto. 

Questa è la santa alleanza che il mio cuore anela ! 

Respingerei poi una donna che per quanto bella, per quanto 
ricca, fosse vanitosa e superba , giacché ad ogni pie sospinto 
ella troverebbe l'occasione per ricordare i suoi natali, i suoi 
veri o falsi blasoni , per ricordare la sua educazione, la sua 
istruzione ignorando la disgraziata, che la nol)iltà dell' uomo 
è il lavoro , che 1' umiltà è bella e santa e che la cosa piìi 
grande del mondo è 1' onore ! 

Nrzzo, di Portici. 



— Quali qualità morali voi desiderate nella donna che do- 
vrà essere la vostra sposa? — E per quali difetti la respinge- 
reste ?. 

Ivixpoiftd. — A'orrei solo che Ella mi amasse come io L'amo, 



I NOSTRI CONCORSI A l'KEMII 285 

))OÌclitì l'Amore i-ompondiii tutte 11- virtù ed esclude ogni di- 
letto. — 

X. B. — Xaturahneute questa ris|^osta al primo quesito 
contieue implicita la risposta al secondo. 

« AsMODEO » Napoli. 



Nella mia futura sposa dovrà rifulgere, fra le altre qualità 
morali . il sentimento religioso e ciò sia perchè fermamente 
credo che quanto piìi saldi sono i priueipii di religione in una 
donna (qualunque sia la confessione alla quale appartenga) 
tanto minori sono i pericoli che corre 1' istituto della fami- 
glia, sia perchè ritengo essere la religione un freno potentis- 
simo non solo per rendere meno veementi le passioni umane, 
ma per costringere un temperamento femminile , il piìi delle 
volte riluttante, a seguire quelle virtìi che solamente con l'au- 
torità del Vangelo possono esercitarsi, cioè la carità, l'ubbi- 
dienza , la rassegnazione alla contrarietà della vita : virtìi 
queste indispensabili per una buona moglie , per una buona 
madre. 

Ai piccoli difetti (quali l' invidia per altre donne in migliori 
coudizioni sociali o la gelosia , comune questa a tutte le na- 
ture femminili) di buou grado perdonerei quando non riuscissi 
a correggerli, mi deciderei solo a respingere questa donna al- 
lorché, per reazione, tali difetti assumessero in Lei il carat- 
tere di col^ja : cosa questa ben difficile a veriiicarsi quando 
nella scelta della compagna della mia vita avrò tenuto pre- 
sente la esistenza in lei di un profondo sentimento religioso 
e di una spianata tendenza per tutto ciò che è bello , esteti- 
camente considerato , perchè chi ama il bello nen può essere 
un malvagio e non può non avere un animo gentile ed un cuore 
ben formato. 

Mario Ellexa, Napoli. 



286 I xosTin roNCOKSi a peemii 

Prima di tutto, non »"• detto ch'io debba prender moglie... 
tntt' altro! Ma se mai dovessi commettere «La Sottisc » mi 
guarderei bene dallo scegliere ima donna ricca e — Dio guardi — 
liglia unica jìcr giunta. In fatto di matrimonio non si fa nn 
buon affare che sposando una donna povera , e le figlie uni- 
clie han piìi capricci che capelli ! Mia moglie dovr.à essere 
bruna, grassottella, e saggia, cioè capace di guardarci da se, 
l)ercliè non amo fare il Mastro (riorgio, né ho fede nei sistemi 
preventivi. Un po' avara, (le mogli non sono mai abbastanza 
avare!) intelligente e colta — questo sopratutto! — perciò in 
grado di educare i nostri tìgli , di farne degli uomini. Si è 
spesso notato come dai grandi nomini nascano i grandi iml>e- 
cilli... e viceversa. Ebbene , io dico senz'altro : « Chcrchez In 
/emme! ». 

Aggiungere per quali difetti la respingerei mi sembra ormai 
superfluo... anche perchè temo varcare i procìistei limiti asse- 
gnati dalla Srttiiiuiììa .' 

« Uxo SCAPOLO iMPEXiTEXTf:, NapoU ». 



8e la donna si considerasse e, fosse considerata, la compa- 
gna, l'eguale, la femmina , infine, dell'uomo e, non il tiranno 
o la vittima, l'angelo o il demonio, 1' idolo o . . . . il hihelot, 
le qualità morali che desidererei trovare in quella che dovrà 
essere la mia spo.sa, sarebl)ero le medesime che ad un'amico 
si domandano. 

A'ano sarebbe, oggi, chiederle; epperciò me ne contentarci 
di una sola : la lealtà. La donna leale non procura disinganni. 
Ijc sue qualità e difetti, subito si palesano e, mercè lo prime 
è sperabile, se non eliminare del tutto, attenuare, almeno i 
secondi. 

Kespingerei per mia moglie, queih^ donne supoj'tìciali e false, 
clic considerano il mondo come un vasto teatro . unicamente 
creato per procurar loro dei facili successi e, la casa , 1" home 
come lo quinte. 



I NOSTKI CONCORSI A rKKHIII 287 

Essi- sono, comò l'orolofrio collocato sul frontespizio di una 
<asa, piacevole e comodo iter gli estranei, inutile e i'astidioso 
pel itroprietario, il quale non vede l'ora, e continnameute ode 
il monotono tic-tac I ! 

Ex Gio\'ANETTO, Napoli. 



Vorrei che la donna , che dovrebb' essere mia sposa , fosse 
innanzi tutto dotata di cristiana religione , senza ipocrisia. 
Perchè, coli' insegnamento de' precetti della religione di Cri- 
sto, la novella famiglia sorgerebbe su basi di granito. Avremmo 
la buona madre di famiglia, che istillando nell'animo de'suoi 
figliuoli de' buoni sentimenti , e proprio , 1' amore verso Dio, 
verso la patria, verso il suo simile, consegnerebbe di poi alla 
società degli ottimi cittadini , amanti dell' ordine , rispettosi 
<lelle leggi. 

La respingerei se fosse una libera pensatrice, una politicante, 
un'appassionata del bel mondo, perchè coteste sarebbero nella 
<lonna delle qualità negative , che non concorrerebbero certa" 
mente al buon andamento della famiglia nascitura , e fareb- 
bero esulare dalla stessa la quiete, la pace, l'affetto. 

DoJiEXico Gatti, Ceglic Messapica. 



Desidererei che la mia sposa sia : 

— Sensibile non isterica — 

— Colta non saccente — 

— Amabile non civetta — 

— Dignitosa non superba — 

— Docile non sommessa — 

— Elegante ma semplice — 



288 I xosTEi CONCORSI A i>re:mii 

— Attettnosa non gelosa — 

— Che ammiri il bello non la sua bellezza — 

— Che faccia sentire le se virtù non le esponga — 

Desidero dunque sposare una donna per la quale : 

— Il benessere sia un mezzo non un fine — 

— La religione e le arti , uu bisogno del cuore, uou 

nna forma di vanità — 

— Che ami il lusso come arte, non per pompa — 

— Che ami il raccoglimento, non l'isolamento; la so- 

cietà, non la folla — la respingerei per i difetti 
opposti alle qualità che ho accennato. 

VlVINO DE COVENZ. 



Può un giovane pellegrino trovare nel deserto un'oasi di 
amore? Se un giorno piacesse al destino di trarmi per un nuov> 
cammino, verso il profumo dei fiori di arancio, verso la sposa, 
vorrei che questa avesse l'anima semplice, serena e buona, dalla 
quale piovesse la grazia di ima dolce tristezza con le parole 
brevi o con l'incantagione simile a quella che scende da una 
statua marmorea , che guardi 1' oriente , sul bosco , sotto 
1' aurora. 

Ma so ella non fosse all' altezza del mio amore, e fosse in- 
vece innamorata di sé stessa, dello specchio , dei giqjelli ; se 
con la vanità si annidasse, negli intrighi della sua anima te- 
nebrosa, la menzogna, io, pure anuindola, la fuggirei, dicendo 
al mio io : attendi ; alla mia bocca : taci ; al mio destino ; 
muta di cavalli, e via. 

r.voi.o Sandi-i.i.o di Sant'Arsenio. 



I NOSTRI CONCOKSI A FREMII 289 

All' E<irc<i'm Signora Matilde Scruo , 

Plus de dix-ucuf printemps out flcuri sur lu terre, 
Depuis que uies regards se sont onverts au jour, 
Déjà ui"('st apparii, brillant, plein de niystère. 
Le tìambean de l'Amour ! 

Bieutòt il sera tcmps, suivaut la loi du monde, 
Qu'à l'autel de l'H.vmen, pour me jurer sa foi, 
8'eu Vienne en voile blanc, la Aierge belle et blonde 
Dont mon amour tìt choix ! 

Que pour les malheureux elle soit douce et bonne, 
Qu'en elle ils voient toujonrs l'ange d'humauité, 
Qui daus leur déniìment avec bouheur leur donne 
La sainte Cliarité. 

Je veiix qu'à mon amour elle reste lidèle, 
Qu'amie intime et teudre, elle m'ouvre sou ca?ur, 
Comiue da-ns la prairie à l'aurore iiouvelle 
S'ouvre la rose en Heur ! 

Mais si, comme un rocher, à ma Hamme insensible^ 
Elle était intidéle ! Arrière ! loin de moi ! 
Jamais je n'aimerai la lille corruptible 
Qui violerà sa foi ! 

Et si l'orgiieil avait de son haleiue imimrc 
De sa beante morale entaché le pur teiut, 
Je repoiisserais, moi, eette lemme trop dure 
Indigne de ma main ! 

Car l'épouse ici-bas, à ({ui l'iiomme s'cnohaìne, 

Est faite pour l'aimer, 
De méuie que la Heiir, au milieu de la jilaiue. 

Brille ]iour uous charmer. 

C. DE RoSAs. Dijon. 

19 



290 I NOSTRI CONCORSI A FREMII 

SOGNO 

In tranquillo e modesto nido pel nostro amore 
Il mio cor va sognando; ed ivi, o dolce amica, 
Apparir come un angelo, sorgere come un tiore 
Io ti veggo : (tmorcvolc. xorridoite, pudica. 

Sogno con te dividere le speranze, gli affanni. 
I timori, le gioie... sogno che, quando stanca 
La mia lena si abbatta nelle lotte degli anni, 
Tu riaccenda, inetom, la mia fede, che manca. 

Ah ! sorridimi, o cara. Neil' occhio tuo lucente 
Prenda corpo il mio sogno, diventi una promessa, 
Perchè, credimi pure, non ne faremmo niente, 
Se tu fossi bugiarda, pettegola o... poetessa. 

Mylkas , Potenza. 



lo vorrei per sposa una donna che, innanzi tutto, non mo- 
strasse pel matrimonio quelP accanimento che oggi mostrano 
tutte o quasi tutte le nostre signorine, che non mi facesse ri- 
flettere malinconicamente sulle j)arole di Marcel Prévost : il 
matrimonio è 1' unica carriera aperta alle donne. 

Che fosse intellettuale come una francese , sensuale come 
una spagnuola , enigmatica come una russa e feconda come 
tetlesca. 

Che avesse tutte le attitudini ^icr essere una nmglie-amantc, 
come un' eroina del Donnay o del d' Annunzio. 

Maiiou senza volubilità e Lucrezia senza pose melodram- 
matiche. 

Che adorasse la toilette , che avesse cura di piacere , ma 
unicamente per suo marito. Che avesse l'istinto della fedeltà 



1 NOSTRI CONCORSI A PRKMII 



291 



uir avversione istintiva per il nniuero tre. C'iie preferisse la 
casa coniugale ai teatri e ai saloni. 

Che iutine fosse gelosa. 

Resi)ingerei una donna che s' interessasse di politica , che 
volesse moraleggiare, che soffrisse di fanatismo religioso, che 
fosse bugiarda, e che intine adorasse il ballo. 

Crawford dice che la vita è come im' insalata: e" è l'olio e 
r aceto, 1' agro e il dolce. 

Io m'auguro che mia moglie sia una cattiva cuoca, e che 
uell' insalata versi molto olio e pochissimo aceto. Per l'aceto 
ci jienseranno purtroppo il sottoscritto, i tigli, e i creditori ! 

Carlo Liberti, Napoli. 



I premiati dei due concorsi, vogliano inviare a ritirare 
i loro premii, con le più complete garentie i^er la identità 
e con regolare, legale liceTuta. 

II prossimo concorso — sempre doppio — sarà bandito 
nel prossimo numero della Settimaucij che esce il trenta 
novembre. Esso sarà bandito, questa volta, per i soli vec- 
chi e nuovi abbonati della rivista. I premii saranno splen- 
didi. 



I/R Direzione. 




msmm 



^ 



PER LA FAMIGLIA 



Lavori donneschi. — Fiìet ricamato. Uno dei lavori più in favore, 
in que.sto momento, è il filet ricamato. Yi sono pochi lavori più attra- 
enti e da cui si possano avere effetti di ornamentazione più svariati e 
più belli. Si farà, per esempio, una bella guarnizione di lenzuola da 
letto, inipiesando dieci quadrati di fi^et ricamato che abbiano, ognuno, 
diciotto venti centimetri di lato. Si poseranno quattro quadrati al- 
l' orlo del lenzuolo , lasciandovi lo spazio di un largo orlo, a giorno. 
Si alterneranno con quadrati della medesima grandezza, in ricamo di 
Cluny. fatto sulla tela. Nella seconda fila, sopra, si contrarierà la di- 
sposizione, mettendo tre quadrati ài filet, poi due, poi uno solo, sempre 
inquadrati di quadrati ricamati sulla tela. Si otterrà, cosi, sul risvolto 
del lenzuolo, una disposizione importante e del più bell'effetto. Niente 
conviene meglio all'uso che questo filet fine, di cui si varierà il rica- 
mo, posato sovra una bella tela unita e morbida. 



In casa — Politura delV argenteria, del christofle e del rame. — Se 
voi volete che la vostr' argenteria abbia uno splendore magnifico, che 
tutte le cesellature vengan fuori, nettamente rilevate, servitevi, per pu- 
lirla, di un' acqua bollente, nella quale voi abbiate fatto bollire dello 
patate pelate ; e impiegate la farina che le patate abbiano deposto da 
quest'acqua, per strofinare bene la vostr'argenteria. Gli oggetti in chri- 
stophle e gli utensili di rame si puliscono , cosi , anche egualmente 
bene. 



A TAVOLA — Quarto di agnello alla Boulangere. — Cuocere in un 
forno molto tiepido, un quarto di agnello, guarnito di sei grosse patate 
a fette e di due cipolle, anche a fette. Regolare il calore per ottenere 
la cottura simultanea delle patate e dell' agnello. Queste preparazioni 
si fanno in un piatto di terra verniciato e devono essere servite in 
questo piatto. Egualmente si preparano la spalla di agnello e la spalla 
di montone. 



Per la bellezza. — Lozione contro le rughe. Acqua di rose , due- 
cento grammi : latte di mandorle spesso, cinquanta grammi ; solfato di 
alluminio , quattro grammi. Fate bene disciogliere e filtrate. Questa 
mistura, astringente e tonica, oHVe il vantaggio di restituire alla pelle 
l'elasticità e la flessibilità. Essa riesce sovratutto nelle rughe precori, 
le sole che si debbano combattere. 

Ketty 



PICCOLO CORRIERE DI MODA 



Corredi di nozze 



Ne ha visto di belle nozze , questo autunno ! È una cosi soave sta- 
gione , di ritorno dalla campagna, prima che la stagione invernale si 
avanzi , per queste cosi simpatiche e cosi commoventi feste matrimo- 
niali ! E cosi grazioso e cosi tenero maritarsi in novembre, quando il 
fidanzamento è a base di un amor sincero , talvolta lungo ! Kegli nl- 
timi quattro o cinque matrimonii, la ViUe de Lyon ha portato un con- 
tributo di eleganza, che è bene difficile, se non impossibile di rag- 
giungere. La nostra grande casa, che le altre importanti città d'Italia 
e' invidiano — e, difatti, adesso, la Viìle de Lyon ha esteso largamente 
i suoi affari in Sicilia, largamente in Roma e ha clienti fedelissimi, 
anche in Alta Italia — ha un cachet speciale, specialissimo per questi 
corredi di nozze. Vogliamo dire una verità che nessuno osa di dichia- 
rare ed è che il vestito bianco, di nozze, è candido, è poetico, è sim- 
bolico, ma che, spesso, nella sua crudezza, nel suo soverchio e freddo 
biancore, attenua o distrugge la beltà di una sposa? Ebbene, la Ville 
de Lyon ha un'arte cosi squisita, nel rendere più molle, più vaporoso, 
più flou questo vestito bianco e le spose vestite da essa , non perdono 
mai una linea della loro bellezza I Abbiamo visto , ultimamente , in 
questi quattro o cinque matrimonii autunnali , delle toilettes molto 
habiUées per le nozze allo Stato Civile e che, poi, più tardi, sono adat- 
tate per visite cerimoniose di nozze , toilettes di uno chic veramente 
incantevole, di cui sarebbe arduo fare la descrizione! Chi riesce me- 
glio la toilette da viaggio di nozze della Ville de Lyon , questa toi- 
lette cosi importante, poiché non solo è destinata a piacere, agli invi- 
tati, nel di delle nozze, ma a dare una simpatica impressione a chiun- 
que s'incontri, con la sposa, nel non breve viaggio? L'ultima da noi 
vista, alle nozze Soria Pisanelli Garzilli , era un vero piccolo poema 
come taglio, come armonia, come finitezza di lavoro. Ora i vestiti sono 
delle opere di arte e in quest'arte, via, nessuno può dire a quali de- 
licatezze arrivi la Ville de Lyon ! 

Donna Clara I^ieti. 



LA CONQUISTA DI ROMA 

Romanzo di Matilde Serao 



(Proprietà letteraria — Riproduzione proibita) 



[ Confiuuazioìie). 



Nel suo palco la baronessa Noir , un corpicciuolo serpen- 
tino , una simpatica testina viperea , avvolta in uno strano 
abito di seta cangiante , dove erano ricamati dei tulipani e 
dei jiavoni, aveva raccolto un secondo piccolo ministero de- 
gli affari esteri : per vero , ella era stata segretariessa gene- 
rale. Suo marito si teneva in ombra, con la gravità del di- 
plomatico che aspetta una destinazione ; ma 1' onorevole di 
San Demetrio, un abruzzese tranquillo, dalla barba nera, già 
brizzolata, un forte aspirante al ministero , si teneva dritto, 
sul davanti, in luce; poi l'onorevole di Cainpofranco, un si- 
ciliano freddo e nordico, il figliuolo della più forte donna 
politica che abbia 1' Italia , la principessa di Campofranco. 
L'onorevole di San Demetrio parlava, spiegando forse qual- 
che paragrafo della sua relazione del bilancio , e la piccola 
baronessa ascoltava, interessata, dandosi dei colpettini di ven- 
taglio sulle dita. Pressato dalla folla, Sangiorgio si fermò un 
momento sotto quel palco: una stanchezza gli saliva dai piedi 
alla testa , i lumi gli davano fastidio, quell' aria già impre- 
gnata di odori acri, l'opprimeva. 

« .Sangiorgio ! » chiamò .San Demetrio. 

Quello trasalì come in un sogno. 



LA CONQUISTA DI KOMA 295 

«Sapete se l'onorevole Mascari si è iscritto per parlare 
contro, nella discussione del bilancio degli esteri ? » 

« No, non si è iscritto». 

« Positivamente ? » 

« Positivamente » . 

«Grazie: scusate tanto». 

E si ricollocò al suo posto, sollevato al pensiero di questo 
avversario di meno. Sangiorgio si teneva ritto contro la pa- 
rete , senza muoversi , sentendosi riconfortato da quella im- 
mobilità, socchiudendo gli occhi per non vedere i lumi. 

Seymour e Marchetti, dandosi il braccio, si fermarono ac- 
canto a lui ; facevano un vivo contrasto le due figure degli 
apostoli della scienza sociale : Seymour, bruno e asciutto, con 
un mento rialzato di uomo energico e una spazzola di ca- 
pelli neri, in cui già spiccavano i bianchi; Marchetti, col viso 
ingenuo e roseo, la lunga barba castagna e gli occhi azzurri, 
brillanti , di un entusiasta. Ambedue erravano per quel ve- 
glione, senza osare di andare a trovar le signore , poiché 
erano in soprabito. 

« Vi annoiate, Sangiorgio ? » chiese Seymour. 
' « Un poco : sono anche stanco ». 

« Siete stato agli uffici, stasera ? » domandò Marchetti. 

« No : che si è fatto ? » 

« Nulla di concreto ancora : si lavora poco », fece Seymour 
raddrizzandosi le lenti sul naso , con un moto familiare. 
« Perchè non fate stampare il vostro discorso, Sangiorgio ? » 

«A che serve», rispose questi, con un accento sincero di 
sfiducia , « ritornerò alla carica diversamente , al bilancio di 
agricoltura», riprese poi, come rianimato. 

Ma come 1' orchestra aveva intonato lo stridulo ed ecci- 
tante cvaltzer di Strauss , Saluto di gioia , un grande movi- 
mento vi fu nella folla, il circolo del ballo si allargò, la gente 
fu respinta sotto i palchi , il gruppo dei deputati fu diviso, 
Sangiorgio restò solo. Le signore dei palchi guardavano giù, 
ardentemente , invidiando quelle pedine che ballavano con 
tanto entusiasmo; ed esse, lassù, dover starsene sedute, men- 
tre quella musica e il veder gli altri ballare , le eccitavano 
alla danza. Tre o quattro, scollacciate, venivano dal ballo di 
casa Huffer e lasciavano ammirare tutta la magnificenza dei 



296 L.\. CONQUISTA DI KOMA 

loro vestili. Jl piccolo principe di Nerola , adesso . era nel 
palco di sua cugina, la contessa di Genzano, la grande bionda 
affascinante e tizianesca: nell'ombra si vedeva il viso un po' 
scialbo, ma ancora corretto, quasi bello, di lineamenti , del 
ministro di grazia e giustizia, il magistrato inflessibile e ga- 
lante, ostinato nella inflessibilità e nella galanteria. Sangior- 
gio si riscosse da quel torpore che lo invadeva : doveva tro- 
vare Sangarzia. Guardando bene , palco per palco, alla fine 
giunse a scoprirlo in seconda fila, presso il palco reale. Un 
domino nero, femminile, di raso, elegantissimo, con un fitto 
velo nero che gli copriva la testa e la faccia, fermato da un 
grosso ciuffo di garofani, sedeva al primo posto; dirimpetto 
a lei l'onorevole Valitutti, un calabrese ricco, metteva la sua 
faccia olivastra, la sua barba nera, la figura di un arabo ta- 
citurno ; nell'ombra vi era 1' onorevole Fraccacreta, uno dei 
più forti negozianti di cereali del paese di Puglia; in mezzo 
l'onorevole Sangarzia, il siciliano simpatico, lo schermidore 
eccezionale, il gentiluomo perfetto, che tutti amavano. 

— Chi sarà quella signora ? — si domandava Sangiorgio, av- 
viandosi per salire al second' ordine. 

Qualche signora impazientita di non poter ballare, andava 
via di malumore , lasciando trascinare lo strascico , con la 
bocca stretta delle donne a cui si è proibito qualche cosa: e 
il marito e l'amante venivano dietro, con l'aria felice di chi 
si seccava, e che finalmente potrà andare a letto. I cinque 
domino neri femminili che erano stati tutta la sera iti un 
])alco senza muoversi e senza parlare, come tanti congiurati, 
<}ra scendevano al braccio di cinque giovanotti, coppie silen- 
ziose, quasi lugubri, che parea si avviassero a una cena fu- 
neraria. Giusto dietro loro scendeva l'onorevole Carusio, un 
deputatino dalla testa calva come una palla di bigliardo, con 
un huigo, stravagante pizzo nero napoleonico che gli arri- 
vava sulla pancia e con un'aria di uomo timido e impacciato, 
])ieno di faccende e pieno di preoccupazioni. 

«Caro collega», disse Carusio; fermando improvvisamente 
.Sangiorgio sul primo scalino, «scusate se vi fermo così, per- 
donatemi, ve ne prego: sono in molta pena. Un parente di 
provincia capitato qui, mi ha costretto ad accompagnarlo al 
veglione che non aveva mai visto: figuratevi se mi ci annoio. 



LA CONQUISTA DI KOMA 297 

Sono inquietissimo. Il presidente del consiglio è dunque molto 
ammalato ? » 

« Non molto, non molto, » rispose sorridendo Sangiorgio: 
«è la solita gotta che lo tormenta». 

« Lo sapete di certo, caro collega? È almeno sicura la no- 
tizia ? » 

« Sono stato a informarmene personalmente » . 

« Oh ! quanto vi ringrazio, caro collega. È stato proprio 
mi incontro fortunato: mi togliete da una viva inquietudine. 
Se ammalasse gravemente il presidente pensate che disor- 
dine ! ? Se, morisse, quante complicazioni !... » 

« Dio sperda l'augurio », fece Sangiorgio, sorridendo sempre. 

« Ai vostri ordini, caro collega: sono rinfrancato , vi rin- 
grazio molto, contate su me , ve ne prego , non mi rispar- 
miate; non potevate ricapitare più a proposito; buona notte, 
buona notte, onorevole collega ». 

« Buona notte: dormite tranquillo: il presidente starà bene 
domani ». 

«E di nuovo, grazie, grazie», 

Sangiorgio picchiò pian piano al numero 15. Un avanti fu 
pronunziato dalla voce di Fraccacreta. Sangiorgio schiuse 
appena la porta e disse : 

« Scusino, onorevoli colleghi, cerco l'onorevole Sangarzia ». 

«Eccomi, eccomi». 

E uscirono fuori ambedue : il domino nero dai garofani 
aveva appena voltato il capo. 

« Nerola, il principe, vi cerca, onorevole Sangarzia». 

« Oh ! caro Sangiorgio, Nerola e voi non potevate render- 
mi miglior servigio: non sapeva come andar via di qui. E 
dov'è il principe?» 

«In prima fila, dalla contessa di Genzano». 

«Andiamoci, andiamoci subito». 

Egli rientrò nel palco , s" infilò la pelliccia sulla marsina, 
salutò la signora e i due colleghi , discese con Sangiorgio. 

« Che gran servigio mi avete reso ! La signora si seccava, 
forse voleva ballare ! \"enite dalla contessa ? » 

«Non la conosco ». 

In questo, da un palco di prima fila, una figura femminile, 



298 I.A CONQUISTA DI ROMA 

stranamente avvolta in una stoffa turca, col capo e la faccia 
nascosti da un fitto velo bianco, usci. 

«Vieni con me », disse con la sua sottile voce a Sangiorgio. 

« È inutile augurarvi buona fortuna , collega », mormorò 
Sangarzia, licenziandosi. 

«Vieni con me», ripetette ancora la donna, stringendogli 
un po' il braccio per trascinarlo via. 

Erano le due e mezzo. La gente si accalcava ai guarda- 
roba per andar via, infilando i soprabiti cun aria svogliata, 
avvolgendo la testa negli scialli, a guisi dei funamboli, che, dopo 
aver eseguito dei giuochi in piazza , mettono ima giacchetta 
vecchia e stinta sugli stracci di raso, dalle pagliette d' oro. 

«Vieni, vieni», disse, presa d'impazienza la donna, men- 
tre Sangiorgio s'infilava il paletot. 

Fuori, ella distinse subito la propria carrozza e vi si cac- 
ciò premurosamente, attirandosi dietro Sangiorgio. 

«A casa», ella aveva detto al cocchiere. 

Ma quando fu dentro gli sportelli chiusi , ella si tolse ra- 
pidamente il velo dal capo e lo buttò sul sedile dirimpetto: 
si disciolse , con un po' di nervosità , strappando le spille, 
stracciando la frangia , da quel mantello orientale : una pel- 
liccia col cappuccio era nel fondo della carrozza, ella la in- 
dossò. Sangiorgio l'aiutava, in silenzio. Ella guardò un mo- 
mento nella strada. 

« Ah ! vi è luna ! » mormorò con una grande dolcezza. 

E picchiò sui cristalli per dire qualche cosa al cocchiere. 
Subito la carrozza si fermò, in Piazza Barberini. Ella discese 
presto e si rialzò sul capo il cappuccio del mantello. 

«Va' a casa», disse al cocchiere; «di' a Carolina che vada 
a letto : ho la chiave. 

Restarono soli in Piazza Barberini. Lo zampillo della fon- 
tana, alto, mormorante, scintillava .sotto la luna. 

« Volete che passeggiamo un poco ? Nel teatro si soffocava». 

Egli le offrì il braccio, deciso a non maravigliarsi di nulla. 
Andarono per Via Sistina, la grande via che ha un'aria così 
aristocratica di giorno e così paurosa la notte. Ella si strin- 
geva a lui come se avesse freddo e paura , come se volesse 
farsi piccola, per mettersi sotto la sua protezione: ma restava 
forte e alta nel suo mantello nero; sotto il cappuccio gli oc- 



LA CONQUISTA DI ROMA 299 

chi brillavano. E quella persona , quegli occhi avevano la 
qualità singolare, che è la simpatia: un lascino violento che 
turba i sensi. Di nuovo Francesco Sangiorgio si sentiva preso, 
come nel salotto , quando ella disprezzava così brutalmente 
l'amore. E rimpressione era profonda e acuta, senza ninna 
dolcezza, uno sconvolgimento, un tumulto , un principio di 
ebbrezza. 

« Che silenzio ! » diss'ella, con una voce che tremava un 
poco e che fece vibrare tutt' i nervi di Sangiorgio. 

«Dite ancora qualche cosa», mormorò lui. 

« Che cosa ? domandò ella, piegandoglisi sulla spalla. 

« Quel che volete, quel che volete : la vostra voce mi piace 
tanto ». 

Invece donna Elena non rispose. Erano arrivati sulla piaz- 
zetta di Trinità dei Monti, illuminata dalla luna. L'obelisco 
si allungava nella blandizie lunare e la sua ombra alta e sot- 
tile si disegnava sulla facciata della chiesa ; il viale alberato 
che conduce a villa Medici e al Pincio era tutto chiaro. Essi 
si accostarono all'alto parapetto della piazzetta, da cui tanti 
malinconici contemplatori hanno guardato Roma , nelle ore 
del tramonto. Ma Roma si vedeva molto confusamente , an- 
negata in una chiara nebbia plenilunare che pareva quasi la 
continuazione del cielo bianchissimo, una discesa di orizzonte 
che aveva avvolto le case, i campanili e le cupole. 

« Non si distingue nulla, peccato ! » disse donna Elena. 

E forzando un po' il braccio di Sangiorgio , lo condusse 
verso una scalettina che si allunga sulla facciata della Tri- 
nità : non la scalettina a due rampe della chiesa, ma la sca- 
letta che porta al convento, dove le monache e le bimbe in 
educazione vivono in comunione. Quella scaletta ha un pic- 
colo pianerottolo di fronte alla porticina e un parapetto. Lassù 
donna Elena fece salire Francesco Sangiorgio. 

« Bussiamo al convento ? » domandò ella , quasi tentando 
la catenina di ferro. « Noi siamo due pellegrini freddolosi che 
chieggono ospitalità ». 

E rise, mostrando quei bianchi denti raggianti che rende- 
vano irresistibile la sua risata. Già, ella non sorrideva mai : 
rideva. Ma anche dal pogginolo nulla si vedeva : soltanto il 
mare di nebbia trasparente, biancastro, latteo, sembrava più 



300 LA CONQUISTA DI KO>IA 

vasto. In linea retta si scorgevano i pochi lumi che restavano 
ancora accesi , alle tre dopo mezzanotte , in Via Condotti. 
Sotto, Piazza di Spagna si dilungava, nella sua calma e gran- 
diosa bellezza architettonica, da Propaganda Fide a \'ia Ba- 
buino. 

« Andiamo via », diss'ella. 

Egli si lasciava condurre ; quella prima avventura roman- 
tica gli dava un piacere intenso. Quella signora , poiché era 
una dama, malgrado la leggerezza e l'audacia della sua con- 
dotta, parlava a tutt' i suoi desiderii di uomo forte , provin- 
ciale , fantastico e naturalmente casto. Era proprio un ro- 
manzo, un piccolo romanzo d' amore quello che gli accade- 
va : e quella bella donna avvolta nelle pellicce , profumata, 
dai grandi orecchini di brillanti che scintillavano alla luna , 
che aveva rimandata la sua carrozza per girare con lui , di 
notte, a piedi, per le strade di Roma , quella bella creatura 
lo seduceva per tutto quello che era e per tutto quello che 
rappresentava. Egli ne subiva il fàscino personale, complicato 
dalla stranezza del caso : e in fondo , nel crescente smarri- 
mento della volontà, in quella specie d' ubbriachezza che lo 
vinceva , gli restava la coscienza che non commetteva nulla 
di grave. Così i suoi scrupoli di solitudine e di ordine erano 
vinti e si lasciava prendere, in questo nuovo trionfo del suo 
amor proprio, carezzato, lusingato, sentendo la delizia di que- 
sta vittoria. 

Scendevano gli scalini , al chiarore lunare che pareva ba- 
gnasse di mollezza le pietre della vecchia Roma. Sull'antipe- 
nultimo donna Elena ritrasse il suo braccio da quello di San- 
giorgio e sedette per terra. Ora sembrava piccola, tutta nera, 
accovacciata sullo scalino, con la testa appoggiata alle mani 
e i gomiti appoggiati sulle ginocchia, guardando la bella fon- 
tana del Bernini , la barca sommersa nell' acqua. Sangiorgio 
non si era seduto : ritto accanto a lei , la guardava con un 
senso di orgoglio maschile, che filtrava attraverso quella sua 
dedizione. La l)ella signora sembrava abbattuta , seduta per 
terra come una misera, un mucchio di vesti nere, dove forse 
palpitava un' anima ansiosa in un cuore tuiuultuanle : e lui 
pareva quasi che la dominasse. 



LA CONQUISTA DI ROMA 301 

« Vi piace la fontana ? » cliiese ella con la sua voce armo- 
niosa, alzando la testa. 

« È bella assai ». 

« Sì » , disse lei , chinando il capo. « Perchè non se_ 
dete ? ». 

E pareva che non si dirigesse a lui, che parlasse alle acque 
mormoranti , che ricadevano continuamente nella barchetta 
naufragata. Egli sedette sullo scalino, accanto a lei. 

« Non avete sigari ? Fumate dunque un poco » . 

« Mi duole di non aver sigarette per voi ». 

« Non importa. Fumate, fumate voi ». 

Egli accese il suo sigaro : ella aspirò l'aria. 

« Che sigaro è ? ». 

« Un jMiììghetti ». 

« Questi Minghetti odorano talvolta », osservò lei. 

E attese che lui fumasse , guardando la sottile striscia dì 
fumo che se ne andava nell'aria chiara. Una carrozza sbucò 
dai Due Macelli , chiusa , rapidissima , passò innanzi a loro, 
scomparve verso il Babuino. 

« Vengono dal veglione », disse lui. 

« Che brutta cosa è il veglione ! » susurrò donna Elena con 
un filo di voce armoniosissima. 

« Sì », rispose Sangiorgio a quel suono melodioso che gif 
carezzava così acutamente i nervi , che quasi quasi ne sof- 
friva. 

D' un tratto ella si rizzò in piedi , scattando come una 
molla. 

« Ho freddo , ho freddo , andiamo via », disse rudemente. 

E si strinse sempre più nella pelliccia, calò il cappuccio più 
avanti, sulla fronte, si attaccò al braccio di lui e lo trascinò 
via, verso Propaganda. Egli aveva gettato via il sigaro : e 
sentiva a un tratto mutato lo spirito di quella donna, sentiva 
che quel momento gli sfuggiva , che non poteva più contare 
su nulla. ]\Ia superbo, taceva. Forse la sua era stata una fan- 
tasticheria di orgoglio. Contare sopra il capri-'TÌo di una don 
na ? E si stringeva nelle spalle, ridendo di sé stesso, che pe- 
un istante aveva creduto di poter dominare una di queste 
creature frivoli e vili. 

Ella non parlava, affrettando il passo per \'ia Due Macelli, 



302 LA CONQUISTA DI ROMA 

come presa da un gran freddo che volesse vincere, cammi- 
nando : guardava a terra , non si volgeva al suo compagno. 
Sangiorgio non chiedeva dove andassero cosi : era risoluto 
di secondarla sino all'ultimo, malgrado la defezione di amor 
proprio che ella gli procurava. Quando furono all'angolo dei 
Due Macelli , ella voltò risolutamente in giù , per 1' Angelo 
Custode. 

« Qui abito io », disse lui, per dire qualche cosa. 

«Qui?» esclamò lei, fermandosi un istante. «Dove?». 

« Al numero 50 là ». 

« Solo ? » 

« Solo ». 

« Andiamo su », fece ella, avviandosi per traversare la stra- 
da. « Mi riscalderò al caminetto ». 

« Non vi è caminetto ». 

« Non importa. Mi riscalderò, sonando il pianoforte». 

« Non vi è pianoforte » , disse lui , deciso a volere udir 
tutto. 

« Non importa », disse lei, senz'altro. 

Due giorni dopo, Francesco Sangiorgio era eletto membro 
della commissione del bilancio. 

{Co>lfÌ/llU7). 




r II Lunedi delle Rose di 0. F. Hartleben — Dal « vaudeville » 
all'opera giocosa — Ai Salone Margherita — La Pezzana ai Fiorentini. 

Vi è qualche cosa, oltre il rigido dovere sancito dai rego- 
lamenti , oltre la stretta disciplina imposta dalla gerarchia , 
oltre quel sentimento — così variamente inteso nei varii am- 
bienti — che si chiama 1' onore; ed è la voce della coscienza, 
quella voce che grida piìi forte del dovere , che non sa pie- 
garsi al giogo della disciplina, che si sente più alta di quello 
che il moudo — o, peggio, la casta — usa chiamare l'onore. E 
quando questa voce parla, prepotente , in un soldato , e non 
gli lascia tregua , e gli fa comprendere che in essa , in essii 
soltanto, è la giustizia, e tutto il resto h. chimera, o è viltà, 
o è infamia , questo soldato deve sentire la divisa stringerlo 
in lacci inesorabili come una camicia di forza, e deve subire 
quella stretta o spezzare, ribellandosi , quei lacci. Questo , il 
nocciolo — non voglio chiamarlo la tesi , perchè 1' autore ha 
saputo evitare tutto ciò che rassomiglia alla proclamazione 
d'una tesi, e che sta, per solito, nelle odierne produzioni dram- 
matiche, tra la predica e l'articolo di fondo — della tragedia 
militare di O. F. Hartleben, «IZ Lunedì delle Uose» (Bosen- 
ìiiontaa) rappresentato martedì sera al E. Mercadante dalla 
compagnia De Sauctis. 

Intorno al sottotenente Giovanni Rudortì', anima onesta e 
sognatrice di jioeta. tutto è regolato, ed è stato regolato dalla 
sua infanzia di figlio di soldati , da questa legge ferrea che 



304 IL TEATUO 

stabilisco nettamente qnali siano i limiti che contìnauo il sen- 
timento dell' onore, quale sia il dovere e tino a che punto si 
possa discuterlo , e tutto subordina all' ingranaggio colossale 
e possente della disciplina. Obbedire : ecco il compito ; obbe- 
dire al regolamento come al colonnello; al convenzionalismo so- 
ciale o militare come alla consegna. La dignità, la coscienza, 
tutto ciò è contemiilato nei regolamenti , è garcutito dal si- 
gnor comandante, è prescritto ed è, insieme, tutelato; il Bene 
è codificato: non resta che lasciarsi guidare. 

Ma l' altro onore , V altro dovere , quello che grida la co- 
scienza, ad onta di tutto ? Il Bene che l'anima intuisce e sente 
diverso da quello che è imposto dalle norme della società <> 
del reggimento ? In questa lotta fra i due doveri , fra i duo 
onori, fra i due Beni, l'anima di Giovanni Eudorft" si dibatte, 
come una quercia vigorosa scossa da venti contrarii turbinanti 
in tempesta. Sua nonna, rigida tibra di donna inflessibile che 
sta e domina da due generazioni , ha pensato che il giovane 
uHìciale debba spezzare il tenace vincolo di amore che lo lega 
a Gcltrude Reimann: egli commette delle follie, per essa, e 
ciò deve finire, per il bene di lui. E i cugini di Rudorfì', i te- 
nenti Pietro e Paolo di Eomberg , la aiutano nelP attuazione 
di questo hene: e, quando egli è lontano, comandato a sorvt- 
gliare una fabbrica di fucili, invitano Geltrude in casa d'un ca- 
merata di lui, le offrono un banchetto in onore dell'innamorato 
lontano , la fanno bere , poi le annunziano che Giovanni En- 
dorff si è fidanzato e che tutto deve finire tra loro due ; ed 
ella prima dubita , poi crede , ed ha un senso di vertigine , 
dopo del quale non ricorda più nulla. All' alba, si trova di- 
stesa sul letto dell'ospite, il tenente Grobitzsch. un donnahiolo 
di fama assodata. Kd è vista uscire da quella casa. livi<la. 
nella livida luce del mattino... Questo basta per perderla, ed 
essa è perduta. Giovanni Eudorff sa che Geltrude Eeimann si ì- 
data ad altri, gli vien detto da tutti, è una storiella nota :i 
tutto il reggimento : ed è così che , dopo una crisi terril)il'' 
che mette in iieiicolo la sua vita, si fidanza con un'altra fan- 
ciulla, elicila <h)niKi egli dcre dimenticarla : l'onore suo e dell.i 
divisa lo impongctuo, e il coloniiello si la dare la i)arol;i d'»- 
nore che non la rivedrà. 

Ma un giorno Eudorff soriirende un dialogo tra i Komberg 



IL TEATRO 305 

o uu suo iiilo amico , il teneuto Hotìiuaim : sospetta , cliiedc, 
.-((. Dunque i Kamberg erano d'accordo col Grobitzscli I Diin- 
(^ne Goltrude è caduta per essi ! E allora egli seute la ueces- 
sità di rivederla, e la rivede in caserma , in camera sua, per 
hi coufessione suprema. Pure, egli non dorcva rivederla ; egli 
aveva dato la parola d'onore al colonnello I 

Il dovere? L'onore? La voce della coscienza grida che tutto 
ciò è falso ed è ingiusto ; ed egli si accorge, con orrore, che 
r ingranaggio militare è una macchina troppo rude , trojipo 
inesorabile, troppo crudele : anche l'amico Hoft'mann lo lascia, 
addolorato, poi che egli ha maneaio alla parola. 

Il colonnello saprà di questa mancanza grave: un altro uffi- 
ciale, il Grobitzsch in persona, ha il dovere di informarlo. 

E la confessione si svolge, nella penombra della cameretta 
di Rudorff. Oh, quel c[uarto atto, possente, terribile, sugge- 
stivo, quel quarto atto in cui la Fine si intuisce, prossima, ine- 
vitabile ! E, nei lunghi silenzi, nelle pause dolorose del dia- 
logo straziante, del riconoscimento delle due innocenze, quello 
squillo di tromba, a intervalli, nel cortile: quel lugubre squillo 
che suona come una minaccia e si rii>ete, come la parola della 
consegna, come quell'altra parola che ricorda il giogo terribi- 
le ! Ed egli sussulta, ad ogni squillo: sempre, semnre, dall'in- 
fanzia, quelle note di tromba ; sempre le stesse , immutabili, 
eterne , nel tempo , nelle vicende , ad onta di ogni cosa e di 
ogni dolore; immutabili, eterne come la disciplina, che vuole, 
e non ragiona. « Avete abbastanza , abbastanza dormito ! » 
suona quello squillo, della sveglia. Ed egli grida, infine, strin- 
gendo al petto l'amante, che ha ritrovata degna tli lui, intra- 
vedendo il domani, quel lunedì delle rose in cui doveva pre- 
sentare la fidanzata al colonnello ed ai camerati e che sarà 
un lunedì della morte: « Squilla , squilla pure , domani I Gri- 
da pure , domani : Avete abbastanza , abbastanza dormito ! » 
Essi infatti , dormiranno insieme quel sonno da cui nessuna 
tromba potrà svegliarli j»iù. 

La fine è, così, nel quarto atto: il quinto, quello dell'ulti- 
mo incontro al casino degli utticiali , quello del suicidio , è 
inutile. Essi dovevano morire: ti'oppe cose erano contro di loro. 
La disciplina militare infranta , 1" onore militare macchiato, 
tutto ciò che si levava, inesorabile, di fronte ad essi, in no- 

20 



306 II. TKATUO 

lue (Iella gran inacfhina dell' esercito, sempre in movimento, 
intorno, sempre squillante nelle sue trombe, echeggiante nei 
passi cadenzati dei soldati in marcia , tintinnante nelle sue 
eoialiole, testimone costante ed ammonitrice perenne di ogni 
passo e di ogni azione, li condannava. Ed essi affroatauo la 
condanna ; il pubblico sa che essi muoiono perchè ciò è fa- 
tale; e l'ultimo atto nou gli dice, quindi, nulla che egli uou 
sapesse, di già. 



La tragedia, lidia, forte, peccante, solo, di qualche piccolo 
squarcio di quel sentimentalismo rcttorico che h tutto tede- 
sco, ha avuto un successo grandissimo: la signora Borelli, Al- 
fredo De Sanctis , E. Ferrerò e poi E. Mariani, E. Olivieri, 
G. Camiti e tutti gli altri ne hanno data \\n' esecuzione dav- 
vero mirabile. E il triplice applauso che ha evocati tutti alla 
ri1)alta. a tela calata , ha detto nel modo più evidente quale 
fosse, a dispetto dei critici brontoloni, il verdetto del publ)lico. 




La compagnia Calligaris 
Lombardo, intanto, ha voluto 
tentare, al J'oìitcamd, V opera 
giocosa, ed lia dato il Fra Dia- 
volo. La graziosa musica del- 
l' Aubcr, già vecchietta abba- 
stanza, ha richiamato, com'era 
da prevedersi, moltissima gen- 
te. C'era, nel pubblico, un po' 
di curiosità e un po' di ditìiden- 
za , come avviene ogni volta 
che una compagnia di ope- 
rette si azzardi a voli piìi 
alti, e come successe al l>uon 
Giulio Marchetti nella sua 



IL TEATUO 



307 



^'ticoiniaUni' csumazioiu' del Barbiere di l'aisicllo. Certo il 
Frii Diaritìo non t* nn randeriìle, e ci vnol altro clic vis comica 
jtcr cavarsela; ci vuol voce, e orecchio, in tutti i personaggi, 
nelle grandi come nelle minuscole parti, perchè si può benis- 
simo stonare in un recitativo così come si stona in una ro- 
manza, e il pubblico può fìscliiare egualmente quello o questa... 
Interpetri principali del lavoro aubertiano sono stati la Mo- 
linari, l'Acconci, il Piraccini, la copjjia Colombo e il Palumbo: 
e mi aitretto a dir subito che la Moliuari è stata una Zerlina 
pregevolissima, dalla bella voce, educata benissimo alle tìnezze 
del dirtioile canto ricco di fioriture e di gorgheggi che rese 
•caratteristica la tìsouomia dell'opera nella prima metà del se- 
colo testé scorso. Buo- 
na scena e discreta vo- 
ce nel tenore Acconci, 
il quale non manca cer- 
to di buona volontà , 
quella buona volontà 
che, secondo il Vange- 
lo, è sufficiente per fare 
schiudere le porte dei 
cieli; ciò che sarà tanto 
pili agevole al buon 
Acconci , dal momento 
che si trova , per ora, 
a cantare proprio lassù, al Monte... di Dio! 

Gli altri, tranne, in qualche momento di incertezza, i cori — 
e non v' è nulla, al mondo, di più incerto della donna e dei... 
cori — disimpegnarono lodevolmente l'ufficio loro, e l'orchestra 
fu degna di ogni elogio , diretta abilmente dal Lombardo. 
Tutto compreso, un lodevole tentativo che può dirsi riuscito, 
e perciò mi atfretto a compiacermi con coloro che hanno vo- 
luto, attraverso i piccoli coupìets e le mediocri freddure della 
maggior parte delle operette di repertorio e dei vaudevilles, 
darci della buona musica, del canto scorrevole e dolce, qual- 
che cosa che non sfiora 1" orecchio e dilegua , ma conquide, 
nftascina e resta. 




308 



IL TEATRO 




(^nel che non resta, 
invece, perchè è vs- 
riatissimo sera per se- 
ra , è il j)rogramnia 
degli spettacoli al Sa- 
lone Margherita. Ro- 
manziste e vhanteusex, 
acrobati ed étoilcs à 
'liction , danzatori <> 
«numeri d'attrazione» 
si succedono gli uni 
agli altri, con nna 
rapidità vertiginosa . 
stilando, come in nn 
caleidoscopio, innanzi 
alla instancabile bacchetta direttoriale del rubicondo e sorri- 
dente maestro Barna, il quale attacca, con la stessa se- 
renità teutonica, nn refrain indiavolato che fa « cancaneggia- 
re » sul palcoscenico una divette pariginissima, e una lenta e ma- 
linconica mazurca tedesca che accompagna gli esercizi flem- 
matici di nn equilibrista d'oltre Manica; quando non afl:ronta, 
addirittura , una straziante marcia funebre , per portare al 
cimitero un re o un i^riucipc del sangue , nelle scenette del 
Cinemato(irafo... 

Sul maestro Barna , corno si vede , ci sarebbe da scrivere 
tutto un trattati) <li lilosotìa, ed egli è, veramente un filosofo. 
K come potrebbe non esserlo , dal momento elio è costretto 
a trovarsi , ogni sera, a contatto con quattro o cinque ehan- 
tenses, danseuscs o fiommciiscs,' ha (ìlosotia, in certi casi, è come 
un ombrello : garentisce dal sole troppo ardente che dà il mal 
di capo <) dalla jiioggia l'he jiroiluce delle costipazioni : ed è 
perciò che il roseo Barna si conserva cosi bene... 

In questa settimana a1)biamo visto riapparire le graziose so- 
relle Denis ed abbianu> assistito all' esordire di madentoiselle 
Diauette, una « eccentrica » che è giunta a noi preceduta già 
da buona fama. E 1' elegantissiuia sala !■ scniiire piena , ogni 



IL TEATRO 



309 



sera, conio il tradizionale novo, che non ò quello di Colombo, 
dal moniento che non v' è più nessun' altra America da sco- 
prire... 



Mentre Edoardo Scarpetta continua la sua trionfale « sta- 
«^ione » al Sannazaro, il Teatro dei Fiorentini, V antico regno 
gloriosa di don Edoardo, si riapre con la compagnia di prosa 
di Giacinta Pezzaua, nome caro all'arte ed a chiunque ne co- 
nosca i pili valorosi ed ardenti cultori. 

Ed ecco, così, con la compagnia Do Sauctis, due buone com- 
pagnie di prosa , in Napoli : ecco un po' più di vita intellet- 
tuale, un po' più di mondanità elegante e intelligente, insie- 
me, e lo nostre signore j)ossono bene, ora, dividere le loro se" 
rate, che non saranno certo perdute. 

daniel. 




l'isMxcKi i dervlT, leJU& il cai 
odorS- ali alitS 







Cronaca della settimana 



Il governo ha preparato un disegno di legge, composto 
d' una ventina di articoli, per inaugurare i lavori parla- 
mentari. Si tratta dei famosi provvedimenti economici, 
elle si trascinano malamente da 20 mesi, cioè dal giorno 
in cui il ministero Zanardelli è al potere e ne fece so- 
lenne promessa nel suo discorso-programma. Vediamo, 
quindi, ricomj)arire delle vecchie conoscenze, come lo 
sgravio del sale, diventato una specie di ossessione ; lo 
sgravio delle quote minime delle imposte sui terreni, che 
manderà alle calende greche i beneticii del catasto nuovo; 
l'applicazione immediata (?) delle nuove norme del catasto 
per l'esonero dell'imposta dei nuovi fabbricati rurali ; di 
facilitazioni per il credito fondiario e di alcuni altri pal- 
liativi intorno alla riscossione della ricchezza mobile. Una 
serie, insomma, di misure minime, che peseranno sul bi- 
lancio e produrranno benefici quasi insensibili. Tutto (pre- 
sto è scoraggiante, lo non nego che il governo fa (pici 
che può. Il governo è stretto in una morsa. Non ha l'au- 
dacia di aftrontare grandi problemi, quantunque sappia 
di poterlo fare, perchè troverebbe una maggioranza nei 
partiti poimlari. Ma il feticismo del pareggio, il timore, 
non del tutto vano, di turbare un equililìrio tinanziario 
che ci merita la fiducia del credito europeo ; il piacere, 
peifettamente umano, di adagiarsi nella (luiete beata di 
(pu'sta momentanea prosperità, seno stimoli forti, cui è 
facile soccombere... Non ha nessun incoiaggiamentt» nel- 
l'onestà del commercio, che potrebbe aiutare (piest'èra di 
prosperità diminuendo il prezzo di molti generi di coii- 
sum<», che la scomi)arsa dell'aggio sull'oro dovrebbe far 
rinvilire. E anche lui esita, tentenna, mena il cau per 
1' aia. 11 contegno di molti commercianti è veramente 



CRONACA DELLA SETTIMANA 311 

esoso. TI petrolio, il caffè, lo zucchero, tanti altri pro- 
dotti «li prima necessità, che noi iniportianio, dovrebbero, 
adesso, ribassare del 5 "/q almeno, anzi di più, perchè i 
prezzi odierni di qnei generi sono nguali a quelli di dne 
anni fa, allorché l'aggio era al 7 e 8 o/^. L'ingordigia dei 
commercianti assorbe quei beneticì ; e se, per caso, fra 
qualche mese, come è i>robabile, avremo di nuovo l'aggio 
sull'oro, quei generi subiranno ancora un aumento, jiar- 
tendo dai prezzi odierni, che pur non furono diminuiti. 
Noi siamo disonesti ! Con questa responsabilità, è inutile 
prendersela con il governo. Noi siamo i principali colpe- 
voli. Tutti questi sgravii apparenti, che il governo studia 
e ristudia, tanto per aver l'aria di fare qualche cosa, non 
riescono a sollevare nessuno, allorché, con un pò di one- 
stà e senza 1' aiuto del governo, i consumatori tutti po- 
trebbero davvero risentire il beneticio dell'attuale benes- 
sere, al quale si sacrificano tanti altri interessi. E, poi, 
è duro di vedere che lo stato bada soltanto al piccolo 
l)roletaiio, a coloro i quali son già così miseri, così al 
disotto dei loro bisogni, che quei j)oc]ii centesimi di sgra- 
vio non mutano affatto la loro condizione! Nessuno pensa 
a quegli altri proletari, al piccolo borghese, impiegato, 
bottegaio, lavoratore stipendiato, cui poco importa se la 
minestra è salata o no, che non possiede nò fondi, né 
latifondi, né fabbricati rurali o no, cui veramente sarebbe 
un beneficio se il i)etrolio, il caffè, lo zucchero etc. fos- 
sero venduti per il prezzo che valgano, ed è continuamente 
derubato, ijerseguitato in mille modi ! 



Tra le nuove leggi che il governo promette pro-forma^ 
prò forma perchè la Camera riaprendosi il 26 corrente 
avrà appena una ventina di sedute, vi è pure quella del 
divorzio, intorno alla quale si agitano le pili violenti pas- 
sioni. Si assicura che, questa volta, si i-A sul serio ; il 
l»residente del Consiglio e il guardasigilli vogliono andare 
fino in fondo e giungere al voto. A Zanardelli la cosa sta 
tanto a c\u)re che prepara un' infornata di senatori, per 
assicurarsi il voto del Senato, quello della Camera essendo 
certo. La legge, ridotta ai minimi termini ha, infatti, 
molte probabilità di successo. E una volta adottato il 
principio, quando si sarà aperta la breccia nell'indissolu- 



312 CROXACA DELLA SETTIMANA 

bilità del iiiatiiniouio, il colpo sarà fatto. Il resto, tutto 
il resto, verrà dopo, a poco a poco. 

Auche in Francia si procedette con la stessa astuzia. 
Quando Xaquet propose la legge sul divorzio , non tra- 
scurò la precaiizione di agire con molta prudenza , onde 
non urtare troppo violentemente le resistenze prevedilùli. 
Per essere sicuro di ottenere qualche cosa, di conquistare 
la questione di principio , limitò a due soli i motivi sui 
quali il magistrato doveva ijronunciarsi, cioè il flagrante 
delitto d'adulterio e la condanna ad una pena afflittiva e 
infamante. Lasciò , poi , liberi i giudici di pronunciarsi 
su altri casi , come sarebbero gli eccessi dei coniugi , le 
sevizie e le ingiurie gravi. 

Questo vuol dire che per le prime due cause, material- 
mente assodate , il divorzio spettava di diritto ; per le 
altre, il magistrato era libero di prommciarlo o no. 

In questo modo la legge fu votata ; e sembrava ragio- 
nevole , equa, sufficente a far cessare delle situazioni in- 
tollerabili, senza favorire abusi, vizi, soprusi o leggerezze. 
Una condizione accessoria volle, anche , sopprimere certi 
stimoli capaci di provocare divorzi ingiusti, e fu stal)ilito 
che, nei casi di adulterio, il coniuge colpevole non avrebbe 
potuto contrarre matrimonio con il complice. 

L'esperienza ha dinuìstrato invece che quando una porta 
è socchiusa , ci vuol poco a spalancarla. I coniugi , che 
volevano cambiar compagnia, si fecero sorprendere in un 
apparente flagrante delitto , con dei complici fittizi , ma- 
gari forniti da speciali .agenzie.... 

In certi casi i)oi, allorché il magistrato si accorse che, 
in omaggio alla morale, era meglio i^ermettere al coniuge 
colpevole divorziato di sposare il complice , il nome di 
questo fu omesso nella sentenza. Le altre cause di divor- 
zio, eccessi, sevizie, ingiurie gravi, che la legge lasciava al- 
Tarlntrio dei giudici fiunirono, (juindi, il nuiggior contin- 
gente ; poiché i magistrati sono esposti a così continue . 
tenaci, soft'ocanti pressioni e oppressioni, da rendere vana 
ogni resistenza. Oramai, a conti fatti, il divoizio è diven- 
tato in Francia un atto di jìrocedm-a semplicissima . alla 
portata di tutti i capricci , di tutte lo classi , di tutte le 
borse. La <|uantità enorme delU' domande, delude <igni 
vigilanza dei magistrati, rende in\i»ossibiIe ogni controllo, 
inutile ogni precauzione. l*enetrato intimamente nei co- 
stumi, Jia persuaso i giudici della vanità di (jualsiasi resi- 
stenza, clic, oramai, sarebbe, davvero, un' ingiustizia. 



CRONACA DELLA SETTIMANA 313 

Chi lo vuole, l'ottiene, poiché il dolina dell' iudissohi- 
l)ilità del matiimouio è infiaiito, né \mò prestarsi a equi- 
voci e tirannie, che sarebbero crudeltà. 



In Italia si dice che il divorzio sarà , pure, limitato a 
due cause : la condanna a pena afflittiva e infamante d'uno 
dei ctniiugi, e non so quale altra, sembra la malattia 
inguaribile La causa di adulterio non sembrerebbe va- 
lida, tanto appare di i^oco momento ai legislatori,.. 

Noi non ci pronunceremo. L'argomento più importante 
dei fautori del divorzio è questo : il divorzio esiste in tutti 
gli stati europei I Così potiemmo anche dire : « La peste 
bubbonica è allo stato endemico in tutta l'Asia; adiriamo 
le porte alla peste bubbonica » ! 

L' argomento i)iù serio degli oiDXDOsitori è quello delle 
leggi religiose. Ma questo, se può essere arma di partito, 
non ha etticacia ieratica. 11 divorzio non sarà obbligatorio. 
Chi non lo vorrà, non 1' avrà. Le anime timorate ne fa- 
ranno a meno, faranno come se non esistesse. Ma si dirà — 
se una donna pia farà le corna a suo marito, questi j)otrà 
restituirla ai i^arenti. Faccia a meno , la donna pia , di 
fare all'amore con l'amante.... o di farsi scoprire, e il 
marito non chiederà il divorzio. 

Gli argomenti più semi>lici , che offriamo alle medita- 
zioni dei nostri lettori, sono questi : in quasi tutti i paesi 
dove esiste il divorzio le cose non vanno né meglio , né 
peggio che da noi, dove non esiste ancora. La fedeltà co- 
niugale subisce gli stessi strappi sotto tutte le latitudini. 
Muta , invece , la tolleranza. L' esperienza ha dimostrato 
che il divorzio non impedisce i delitti jiassionali, o li im- 
pedisce in iiroporzioni minime. I casi nei quali il divorzio 
appare veramente come una necessità umana e caritate- 
vole, sono rarissimi e basterebbe attìdarli alla prerogativa 
sovrana. Tutti gli altri sono casi transitori , casi di ca- 
priccio, che non hanno valore apprezzabile, perché chi li 
s\ibisce pilo benissimo tirare innanzi così. In tali condi- 
zioni, il divorzio può essere un piacevole sfogo, un incre- 
mento per il commercio dei corredi , imo stimolo al ma- 
trimonio e alla riproduzione Le ragazze da marito lo 

invocano. Gli scapoli lo temono. 

È, forse, il caso di dire con Shakespeare : 

« Molto rumore i^er nuUa » ! 



314 CRONACA DELLA SETTIMANA 



L' incidente Mascagni agli Stati Uniti lia preso delle 
proporzioni epiche, qualclie cosa come mia nuova guerra 
di .secessione, di cui è eroe il nostro grande Dulcanuira, 
al ([uale spetta il vanto di avere saputo oi-ganizzarsi una 
n'clame, nel i)aese -dove la reclame ebbe culla. L' autore 
di CavaUeria, entra ed esce di carcere, come Fregoli va 
e viene tra una porta e 1' altra della scena. Tutti i nodi 
vengono al pettine uno dopo 1' altro , tutti gli errori 
commessi per organizzare quel giro artistico, vengono a 
galla adesso che l'impulso s'è arrestato e occorre fare i 
conti. 

Non è certamente il caso di difendere gli americani a 
detrimento del maestro italiano ; e degli uomini , delle 
cose nostre noi dobbiamo essere i primi protettori. La 
tìgura , poco simpatica , di Mascagni scomijare in questa 
circostanza; egli è un italiano, contro cui gli osiiiti man- 
carono , forse, di riguardo, e di misura; noi segui lemo 
con interesse tutto quello che faranno le nostre autorità 
j)er ottenere una soluzione conforme alla giustizia ed alLi 
cortesia internazionale. 

1 costumi americani sono troppo diversi dai nostri. 
l)erò, perchè possiamo formarci un' idea esatta dell" inci- 
dente , sicché certi atti che a noi seii'.brano vessatori e 
arbitrari , possono, i^robabilmente , apparire naturali ai 
cittadini dell' Unione, d'un paese dove 1' arresto per de- 
biti, i)er divergenze d' interessi , è un episodio della vita 
«luotidiana. In America si mette in j)iigione un debitore, 
come da noi si fa il protesto d'una cambiale! Vice versa, 
la libertà provvisoria viene accordata con altrettanta fa- 
ciltà, dopo un deposito di danaro. 

La correttezza commerciale è, pure, regolata su prin- 
cipi assai diversi dei nostri, onde noi non possiamo nem- 
meno pronunciare un giudizio sereno intorno agli impiv- 
sarì di Mascagni. Noi abbiamo Topinione che gli uomini 
d' affari in generale , e gì' impicsarì di giri artisti«'i in 
l)articolare, hanno, in America, una morale meu(ì morale 
della Monile nostra. Ma il maestro italiano doveva sa- 
liere tutle (jueste cose ; ed è j)robabilmente ])erch«' non 
le ignorava che ha chiesto uu acconto di TOOOO lire sulla 
])aga ])attuitii. 

Tutte (lueste circostanze noi dobbiamo avere iiresenti. 



CUOXACA DELLA SETTIMANA 315 

l)rinia di riscaUlaici iiev le vessazioni di cui è fatto ber- 
saglio il compositore livornese , in soccorso del quale il 
ministro italiano a AVashington è prontamente accorso, 
con nna ijremura che certamente non spiegò il suo pre- 
decessore allorché avvennero linciaggi d' italiani e que- 
stioni internazionali altrimenti importanti. Questa volta 
Zanardelli e Prinetti si sono interessati personalmente 
dell' incidente e tutta la stampa della xjenisola si è fatta 
l'eco dei furori di Mascagni , giunti alle redazioni con e 
senza il tìlo del telegrafo. Da notarsi, però, come indizio 
della stanchezza che proviamo noi tutti d'innanzi alle in- 
sopportabili eccentricità d'un megalomane, la scarsa sim- 
l)atia con cui vennero accolte le sue disgrazie ! Ben altro 
linguaggio avremmo tenuto, ben altre j)roteste avi'emmo 
levate, se le angherie avessero colpito uno di quei mae- 
stri , o artisti , o semplici cittadini italiani , che sei)pero 
rispettare la dignità dell' arte e vivere nelle sfere supe- 
riori dell' intellettualità ! ]\[ascagni raccoglie oggi i frutti 
del suo seme. Possa qi;esta severa lezione servirgli di 
mònito in avvenire e indurlo a correggersi. L' ingegno 
forte, che nessuno gli contesta, i)otrà piii liberamente e 
pili simpaticamente esplicarsi. 

Xè si deve trascurare una considerazione. 

Il nostro compositore ha mosso vive lagnanze per il 
contegno delle autorità consolari italiane di Boston , le 
(juali sarebbero rimaste inerti mentre quel nostro conna- 
zionale era duramente perseguitato dai magistrati anie- 
ricani. 

Ma io mi rendo conto delTaccaduto. 

Il console deve aver considerato l'incidente secondo le 
abitudini che si hanno in questi casi. Ogni giorno avven- 
gono conflitti fra impresari e artisti , e le autorità con- 
solari hanno istruzioni severissime di astenersi dall' inter- 
venire. 

Nessuno ignora quante peripezie avvengono continua- 
mente nelle colonie , dove si presentano artisti italiani. 
La malafede degli impresari, i capricci degli artisti d' am- 
bo i sessi , 1' irregolarità dei contratti , gli insuccessi 
degli spettacoli, sono cagione di conflitti perenni. Spesso 
compagnie intere rimangono sul lastrico nei lontani i^aesi 
delle due Americhe. I consoli sanno che non devono in- 
tervenire , mai ; e guai se intervenissero: non la flnireb- 
l)ero più ! 

Nemmeno del rimpatrio di quei miserabili , di quelle 



316 CRONACA DELLA SETTIMANA 

povere donne , che diventano allora facile jneda della 
tratta delle bianche , del)l)ouo occuparsi le autorità con- 
solari. 

Quelle di Boston hanno pensato, forse , che il compo- 
sitore celebre, ricco, energico, non era né più , ne meno 
che un artista girovago, come i j)overi cani raminghi e 
abliandonati cui era loi'o vietato di prestar soccorso. E 
nella loro semplice visione d' una giustizia equilibrata e 
severa non han saputo far distinzioni , non hanno ]irevi- 
sto che se i poveri cani potevano crepar di fame nelle 
strade delle colonie , o andar a fluire nei lupanari indi- 
geni, il maestro illustre meritava, invece, tutto l'appog- 
gio della diplomazia ed era da tanto da scuotere V indif- 
ferenza del piesidente del consiglio e del ministro degli 
Esteri !... 



L'attentato, fallito, cui fu fatta segno una delle vetture 
di corte del re del Belgio, non aveva nessuno scopo jjo- 
litico. L'autore Gennaro Eubino ha voluto, con quel Aie 
simile di regicidio, riabilitarsi agli occhi del partito anar- 
chico, dal quale era stato esijulso per accertato tradimento. 

Quel povero diavolo ha, dunque, preso le siie precau- 
zioni per non fare del male a nessuno: non ha nemmeno 
sparato contro la carrozza del Sovrano; ha traniiuillamente 
aspettato che questa fosse passata per decidersi a far fuo- 
co, nella direzione d'una delle vetture del seguito.... 

Noi possiamo, i)erciò, fave a meno delle solite tirate 
suiranarchismo e procurarci la soddistazione di mm imi- 
tare i grandi organi della stampa dei due mondi, che qua- 
liflcano di attentato alla vita del Ee Leopoldo, questa farsa 
in famiglia, recitata da una scoria del partito anarchico: 
e passare oltre. La straordinaria pubblicità che i giornali 
accordano a questo semplice fatto di cronaca, è suftìcente 
l)er decidere qualche altro mascalzone a imitarlo. Mai, come 
in questo secolo di democrazia, si è fatta maggiore distin- 
zione fra i regnanti e i cittadini. 

Se un sovrano starnuta, la stampa jiiibblica delle edi- 
zioni speciali per darne l'annuncio ai pcqxìli dei due mondi. 
E vero che lo fa perchè i Ultori s' ìjiteressano a (lueste 
bagatti'lle. Onde sembrei^'lilH- che hi monarchia è più in 
voga di inima. 

E a proposito delhi pubblicità dei giornali, dell'ameri- 
cauisnu» che si è introdotto nella stampa quotidiana della 



CRONACA DELLA SETTIMANA ' 317 

penisola, ♦' tacile notare una eontvaddizione in cui cadiamo 
continuamente. 

Gli italiani si lamentano, con ragione, i>ercliè in alcuni 
paesi stranieri e stìpratutto in Isvizzera, in Germania, nel 
mezzodì della Francia, circolano spesso delle notizie falso 
di epidemie scoppiate in Italia, di malandrinaggio scoraz- 
zaute alle porte delle grandi città. E, ancora ultimamente, 
un inchiesta accurata ha fatto scoprire le fonti dalle quali 
scendono quelle notizie, il ciii scoi)o di allontanare i fo- 
restieri dalla penisola è evidente. 

Senza fare incliieste, però, noi vediamo che i nostri 
giornali recano un contributo sulìicente all' esagerazione 
dei più i)iccoli guai. Allorché scoppiarono alcuni casi di 
peste nel porto di Napoli, la stampa fece un servizio, che 
sarà stato ottimo dal j)unto di vista della pnl)l)licità e dif- 
fusione, ma che appariva fatale per le conseguenze di 
fronte agli stranieri. 

Oggi, per la cattura del brigante Varsaloua, i maggiori 
.giornali i^olitici della capitale, i più seri e autorevoli, 
stampano titoli con grandi caratteri, dedicano molte co- 
lonne d'ogni numero alle i>eripezie dei gendarmi e dei mal- 
fattori. 

Questi nostri giornali vanno all'estero, in tutte le reda- 
zioni dei fogli stranieri. Noi non possiamo né meravigliai'- 
ci, ne dolerci se questi periodici attribuiscono ad avveni- 
menti cui noi diamo tanta pubblicità, 1' importanza che 
questa sembra loro conferire. 

Non è vero che il gusto del })ubblico e la moda giu- 
stifichino sistemi così rumorosi. I grandi giornali stranieri, 
il T/h<cs, il Temps^ il Figaro, non si sono mai sognati 
d'invadere il campo dei foglietti popolari. Da noi, invece, 
nessuno è sfuggito al contagio. Sicché, se pretendiamo che 
gli altri ci rendano giustizia, dol)biamo principiare a non 
calunniarci da noi medesimi. 

E. Alt. 



Lifì PAGir4A DEI GIUOCHI 



Logogrifo sillabico a frase 

Proverbio 

(di Consalvo di Cordova) 

A voi 5-9 fanciulle io mi rivelo 

Come un 1-3-4 che vi vuol del bene. 
Voi, qual 0-2-12 fiore in sullo stelo, 
Porgete ascolto, che ascoltar conviene. 

La vita ha scene 4-3-5 o funeste 

E a sopportarne il 8-10-11, a me credete. 
Difficoltà si prova e son le oneste 
Classi più dilaniate che vedete. 

Se respirare potess' io soltanto 
Aure 12-3-9 lungi dagl' inganni, 
Solcate non vedrei gote dal pianto, 
Né sulle fronti rughe degli affanni. 

Se mai, fanciulle, al talamo aspirate 
Un 7-2-12 per dare ai cari vostri 
Genitori diletti, allor sappiate 
Che il matrimonio è 2-12 ai giorni nostri. 

Schivate il ganimede effeminato. 
Clic col suo viso 1-2-3-4 vi giura 
D' esser voi sola l' idolo adorato, 
La più casta fanciulla e la più pura. 

Se leste a porlo in 6-1 riuscite 
Ripetete alle spalle tutte in 4-12, 
Tanto per dargli punizion più 3-9 : 
1 2-3-4 5 G-7 8-9 10 11-12.! 



LA PAGINA DEI GIUOCHI 319 

Sciarada incatenata e sciarada alterna 
(del l'rlncijje di Calaf) 

Kon ho temuto mai la notte cupa, 
Né dei tuoni il fragor, uè la tempesta 
Inter, che tutto schianta ahimè ! uè il gelido 
Inverno temo, sol che il primo inebbrimi. 
Non son totale al punto da temere 
D' affrontar per la patria i suoi nemici, 
Ma ad una donna innanzi, il labbro mio 
Non fin parlare e il nero due mi piglia. 
Paura ho di lei, e prima di donarle 
Il PRIMO mio penserò due volte, 
Che so, per terzo solo, oggi si sposa, 
E coniugi amorosi or più non trovansi. 
Sposare oggi vuol dire trar secondo. 
Vincer si può, ma non si vince sempre. 
Il matrimonio è un giuoco, e, per le donne, 
Preda è l'uomo, che come lupi addentano. 



Incastro e sciarada a sorpresa 

{dello stesso) 

10 rido senza cor 

E con il cor ricordo, 
mio gentil lettor. 

Chi voglia rida pure 
Con tutto il cor; 
Ma assai crudel spettacolo 
Offre, lettor, 

11 mio totale al certo. 
Mi fa rossor 

Dirti che s'usa ancor !... 



l'revi'O per questo numero: un au^Wìno porte-honlteur d'argento. 



320 LA PAGINA DEI GIUOCHI 



Soluzioni dei giuoclii proposti nel numero 29: 

1. Eldorado (lode, Dora)-, 2. al-T-a-RE ; 3. salasso (S è innanzi <il 
cane; innanzi al cane sono le ossa; quindi: ossa-la-s, che, letto a ro- 
vescio dà : salasso). 

Li spiegarono esattamente : 

le signore e signorine: Flora Rosei, Cristina Galizia, Amelia Gen- 
tile, Elena Auriemma, Emilia Amato, Olga Bruno, Stellina Lucianelli 
da Teano, Lina Carcano , Titina dell'Orso, Nina Pagano, Anna Leo- 
nardi, Antonietta Gigante da Forlimpopoli, Giulia Stefanelli, Palmina 
Cedrare, Maria Capece-JIinutolo, Adele ed Amelia Carusio , Concct- 
tina Di Micco , Maria Amaturi , Maria de Biasio , Emma Pollio , Ida 
Bernini, Concetta Benevento. 

i signori : Giovanni Pino, Filippo ed Ugo De. Simone , Umberto 
de Gasperis, Giulio Sale, ing. Silvestro Dragotti, prof. Vincenzo Curti, 
iug. Gustavo Avitabile, Giovanni di Micco, avv. Arturo de Lorenzo, 
Gabriele Sanges, Almerico lliccio, Gennaro Carusio, ing. Giuseppe Cep- 
parulo , Errico Giambelli , Camillo Ruocco , Carlo Varola da Barletta, 
rag. Andrea Troncone , Alessandro Mazzario, Fortunato Silvestri, Giu- 
seppe Armandi, Francesco Capasso, Vincenzo Balsamo, Aurelio Remo- 
li da Firenze, Roberto Ausiello, Leopoldo di Pasquale, Antonio Radice, 
Giovanni Pisani, Mario Sorrentino, Eduardo Vacca, dottor Marco Romei 
da Serino, Giusepie Catapano, Giovanni Buonfiglio, Emilio Ircanio. 

Il premio promesso è toccato in sorte alla signora Conccttina di ]\Iicco, 
la quale è pregata di mandare in ufficio a ritirarlo. 



Il principe di Calaf. 



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L' Oasi, Giannino Antona Traversi. 
La conquista di Roma (romanzo), Matil- 
de Serao. 
Cronaca della settimana, R. Alt ; ecc. 




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SOMMAHIO del N. 32. 

I. L' EisPvEO, Xrera pag. 15 

II. l'i.TiMK lOGi.iK (vorsi)^ (illido l'itali » 3 

HI. Ir, .SUGGESTIONATO. Eaccoiito incredibile . Lniiji 

AiitonelU » '. 

IV. Cou.SA FATALE. (vcTsi), Fraiicchco Giiar(1(th<ii<><i . . » 

V. Lr McXACiEixo. StorielLa Djipoletana , Matilde 

Scrao » o 

VI. L" O.vsi, Giannino Antona-Travcr><i » S 

VII. Nef.la vita k keixa scienza. Coinè si vede che 

iti terra gira, Raffaele Pirro » :; 

VIII. Xotehei.le EiLoCAiniisTiciiE. Broili Enrico. . . » :; 

IX. I I.II5JU . . , » 3 

X. Le kiviste, Samnes » 3 

XI. La pagina religiosa, Una Terexiami » o 

XII. Per la famiglia, Ketty » 3 

XIII. I xosTiu CONCORSI a puemii, La Direzione. . . » 3 

XIV. Il TEATRO, daniel » 3 

X^^ La Conquista di Roma (romanzo), Matilde Serao . » 3 

XVI. Cronaca della settimana, E. Alt » o 

XVII. La pagina dei giuochi, Il 2}rincipe di Calaf. . » 3 

ABBONAMENTI 

Un anno L. : 

Sei mesi » 

Dal 27 Aprile al 31 Decemiìiìe > 

Abbonamenti per l' Estero (unione postale) 

Anno L. 18 — Seme.stre L. 

{Gli abhoìiamenti cominciano dal 1. di ogni mese), 

^C^f^ Inviare vaglia e cartoline vaglia alla « Settimana », Napi 
ria lloma, angolo Emanuele De Deo. 



I manoscritti pubblicati o non 2)ttbblicaU non si rcoiitiiisco» 



È dal ])ri)no agosto 1902 clie il signor Gaetano d'Amia non »• i 
nostro ra])]>resentante per la |»nl)l>licità. Sono avvertiti i nostri eli» 
ti, <|uindi, di dirigere a noi e non piìi a lui lettere, ordinativi o > 
lori di ])agameuto. L'Amministrazione della SETTIMANA 



INSERZIONI 



Prima del testo 
1.''^ pagina intera . . L. 15 
» metà ...» 8 
Ogni pagina successiva 

intera » 10 

metà . . » 6 



Dopo il testo 

l.'' pagina, intera . . L. 

» metà. . . » 

Ogni pagina successiva 

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Copertina: Facciata interna, L. 25; facciata esterna L. 30 
Iì;;^^ l'ir la 2>>i>>bUcità sulla « Settimana », dirigerai all' Animi 
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progressi della cultura e con i cresciuti bisogni dell'istru- 
zione e dell'educazione della Donna , si è informato, tino 
dalla sua fondazione, ai più sani ed elevati criteri didattici 
ed educativi, ed ha in breve tempo, conquistato un posto 
importantissimo fra gli istituti congeneri della città. 

Incoraggiato dal successo sempre crescente, esso ha posto 
la sua sede in locali ampii ed arcati che rispondono a tutte 
le maggiori esigenze di salubrità e di igiene. Oltre al Gin- 
nasio, ai Corsi complementari e alla Scuola di lingue 
moderne, ccìiisircnticììfr fruDìuììUi: oltre alla Scuola ele- 
mentare, maschile e femminile, con classi separate e al- 
l' Asilo d'infanzia; esso ha un Convitto femminile così 
per le giovauette iscritte alle classi deiristituto. come per 
quelle delle R.R. Scuole Normali femminili, e. inoltre, uno 

Studio camerale per gli alunni delle tre prime classi 
dei R. Ginnasi 

clic sotto l'assistenza e con la (juida di un prOfCSSOre yOVematiVO, 
all'uopo incaricato, possono fornire il loro compito scolastico 
senza che le famiglie siano obbligate a disjìi'ndii per assistenti 
o ripetitori in casa. 

Il « Vittoria Colonna » è sede legale di esami di licenza 
elementare e di proscioglimento. Ha un Museo ed una Bi- 
blioteca scolastica. Ha scuola di disegno e plastica obbli- 
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Ha l'omnibus e dà, anche agli esterni, la refezione. 

Le giovanotte souo addestrate, con cura speciale nei la- 
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L'insegnamento religioso fa parte delle materie scolastiche. 

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settimana, per tutto Tanno 1903, tra tutti i lettori della « SET- 
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di cui si riporta appresso l'elenco. Ogni fascicolo della " SETTIMANA „ 
porterà, a posta, un numero progressivo, in uno speciale biglietto 
chiuso, che dà diritto a concorrere al premio. 

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estrarsi a sorte, tra i soli abbonati annuali, della « SETTI- 
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Cinquanta lire di libri di letteratura, presso la libreria Detkeu. 

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X Due bugie di argento, stile antico. 

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X Cappello panama Unissimo, per nomo. X 

ò Trousse inglese, completa, j)er fumatori. Q 

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X Com^ileto giuoco di teìììiis inglese. 

y Ventaglio per signora in seta e legno impresso, tìuissimo. 

X Portasigarette in argento, stile art ìioureau. > 

X Lampada a petrolio, per salone, elegantissima. ' 

C Etagere da salotto, in vernice art iioureau. 

X Anello splendido, forma marquise in opale e rose d'Olanda. 

X Nécessaire da viaggio, tascabile, da nomo. 

Q Tappeto per ]»avimento, di grande misura. 

X Uu bastone <U ebano, manico di argento. 

A Verre d'eau in cristallo molato, con vassoio. 

y Bono per la rilegatura di cinciuauta volumi, in ]ielle e oro. 

X Ricca poltrona in tapezzcria. X 

X Servizio di biancheria , jier the , ricamato in colori . ]ier 

ò dodici. 

X Suggello iu argento bruciato. 

X Copila di argento cesellato e cristallo di rocca , con 

ò astuccio. 



m^ 



QUINDICIMILA LIRE DI FREMII * 



X 8C^^ luvi.nc viigliii e cartoline all'Aninnnistrazioue 
^. (Iella « SETTIMANA ». Napoli, Taverna Penta 4. 

^X>O<XXXXXX>0<XXXXXXXXXXXX>O<>C<>C<X>C>O<XX ' ^ 



L'EBREO 



Lontanamente, nei ricordi dell' adolescenza , rainuiento 
nn fanciullo di famiglia israelita ; un fanciullo serio, nn 
po' malinconico, che non parlava quasi mai, clie stava chiuso 
per ore ed ore nella sua cameretta a scribacchiare su 
certi fogli di carta azzurrina molto sottile , la maggior 
parte dei quali andava a finire abballottata sotto il tavo- 
lino, mentre egli usciva, jiensoso, in cerca di nuove idee 
e di nuovi fogli. 

Osservando quel fanciullo io pensavo sempre che sa- 
rebbe diventato un grande uomo, forse \m jjoeta, e spinta 
da irresistibile attrazione raccattavo quando me ne veniva 
il destro i brandelli accartocciati che la domestica si^az- 
zava via per scoprirvi le traccie del genio. Erano i)er la 
maggior parte versi e versi molto migliori di quelli che 
sogliono fare i ragazzi, versi che conservo ancora, quan- 
tunque abbia perduta la speranza di vedere il loro autore 
rifulgere fra le glorie d' Italia — lo sconosciuto autore, 
forse già morto , forse guai-ito dalla passione dei versi ! 
Ma una breve poesia, breve perchè incompleta , come lo 
erano, del resto, tutte quelle che andavano a finire sotto 
il tavolino , mi impressionò vivamente. Era intitolata : 
i' Ehreo^ ed aveva questo ritornello : Cammina^ cammina, 
mal seme di Giuda ! Dunque il fanciullo, lo scolaretto ap- 
pena affacciato alla vita, conosceva già il triste retaggio 
della sua stirpe ? Egli aveva già scorto ne' suoi comi^agni, 
anche i pili benevoli , quell' inesplicabile senso di ripu- 
gnanza che ispirano sem^ìre gli ebrei a noi cristiani , o 
almeno alla maggior parte di noi ? ripugnanza istintiva, 
irragionata, che va dalla pelle al pensiero, che si alimenta 
di leggende assurde , di tradizioni svisate , di occulti ri- 
brezzi? Ed era jter sfuggire a qiiesta ripugnanza umi- 
liante , che egli chiudevasi in se stesso , fiero già all' età 
in cui non si dovrebbe essere altro che spensierati , ma- 
linconico quando tutto nella natura e nell'essere sorride ! 

21 



322 I.' EBREO 

È andato i)er la sua strada, lungi da me, il fonciullo; 
io non ne seppi nulla mai più, ma la sua i)allida faccia 
limane incancellal»ile nella mia memoria , e quando ri- 
leggo le 1 trutte copie dei versi da lui gettati e da me 
raccolti sotto il tavolino, quei versi suU' Ebreo così pieni 
<r ironia e di lagrime , mi freme ancora nel petto una 
])rotonda commiserazione per il grande i^opolo cacciato 
dalla terra nativa , esulante nelle sabl)ie infuocate della 
Palestina , lungo le rive del Mar Morto. Non un uomo, 
tutto un popolo ! 

Nessun passo della Bibbia è più toccante di quello che 
si riferisce ai tigli d' Israele cólti, durante il viaggio, dalla 
nostalgia del luogo nativo : Appesero le loro eetere ai sa- 
lici, pensando a Sioìiìie. Noi li vediamo quei patriarchi di- 
scendenti di ]Mosè e di Giacobbe , quelle invitte donne, 
Kebecca . Sara, la dolce Ruth, la tenera Eachele , curvi 
sotto la terrilnle condanna che li caccerà attraverso il 
mondo, perseguitati da Tin odio a estinguere il quale non 
liasteranno venti secoli. Già si oftusca il raggio d' amore 
che aveva, per violenta reazione, creato quell' odio; si of- 
fusca , vacilla, quasi nuiore, e l'odio perdura. Strano a 
<lirsi I Non si crede più in Cristo ma si crede ancora in 
Giuda. I Cristiani trionfatori si scindono , abl)andonando 
il vessillo della loro fede: gli Israeliti battuti, calpestati, 
vinti , si rialzano ancora compatti mostrando la vitalità 
meravigliosa della razza che sola fra tutte ha dato al 
mondo un Dio ! 

Le imprese le più eroiche immaginate dalla fantasia, le 
lotte dei Titani , le fatiche dei Giganti , non sorjiassano 
in potenza (presta razza antica che, messa al bando del 
luogo ove nacque, si sviluppò con milioni di tentacoli, ab- 
barbicandosi alle più disperate e più lontane regioni, ri- 
«•onqnistando jxilmo a i)almo ciò che le era stato tolto: 
così forte, così generosa, così ricca di misteriose energie 
che , in un momento in cui la società langue priva di 
ideali, è ancora dessa che le fornisce il martire nuovo. 

Si, è vero, io voglio convenirne subito, (jualche cosa 
di antipatico rimane nei caratteri generali dell' ebreo: qual- 
che cosa di meschino, di gretto, una specie di ineleganza 
che ci urta , ma anche in questo suggello che sembra a 
tutta ])rima di degradazione si riscontra la prova del suo 
coraggio; sono queste le miitilazioni del soldato, le cica- 
trici del martire; sono sante, sono sacre. 

Noi tutti c(»nosciamo alcuni israeliti che per ratììnatezza 



l'ebreo 323 

(li vita e per matiinioui misti non conservano quasi pifi 
le traccie della loro origine; molti hanno abiurato la re- 
ligione (lei loro padri e mettono al mondo dei tigli biondi 
che (pialche volta tanno battezzare, che ad ogni modo non 
tanno più circoncidere e le loro donne sono così elegan- 
temente patrizie che vestendo le trine del Einascimento 
non costringono ad arrossire i ritratti delle dame immor- 
talate da Tiziano e da Van-Dick. Non è di costoro che io 
[tarlo , naturalmente ; essi sono i precursori della evolu- 
zione che sarà, speriamo, nel secolo venturo compiuta e 
tiile da ricacciare nelle i)agine più oscure della storia la 
guerra antisemita, vergogna del secolo nostro. 

;\Ia vediamo 1' ebreo quale ce lo ha trasmesso la lunga 
mondiale persecuzione ; 1' ebreo deforme , rachitico , re- 
cante sul volto la ijrivazione d' aria e di luce dal fondo 
(lille luride tane dove le donne della razza maledetta 
partorivano nascostamente i nati all' obbrobrio fra le 
immondizie e la j)aura ; 1' ebreo curvo , come se il ba- 
stone di chiunque si trova sul suo sentiero avesse ancora 
il diritto di cadérgli sulle spalle; 1' ebreo dall' occhio so- 
spettoso e dalle numi adunche come colui che sa di pro- 
cedere in mezzo a nemici; bandito da qualsiasi carica cit- 
tadina ed ol)bligato ad accumulare pazientemente nell'om- 
bra: r ebreo dal volto macilento, quale lui solo ha, come 
se per diciotto secoli tutti gli insulti, la fame, la verga, 
gli sputi, la parola rovente che lascia un solco, avessero 
plasmato quel tij)o unico, riconoscibile fra mille, il tijto 
dell' ebreo. 

Sì, dai Ghetti immondi, dai sozzi mercati, cinto il capo 
<()1 beri'etto giallo che doveva indicarlo, quasi offrirlo, al- 
l' avversione dei viandanti , 1' ebreo esule di contrada in 
contrada, di città in città, è giunto tino a noi attraverso 
la storia di tutti i jioiioli in semiùanza di eterno mendi- 
cante. Noi lo abbiamo visto nella letteratura incarnare i 
tipi pili odiosi dell' usuraio; nel linguaggio popolare farsi 
sinoniuìo di avarizia e di ladreria , oggetto di diffidenza 
sempre e di atavica repulsione. Noi lo vediamo , in un 
temi)o in cui 1' idea egualitaria si slancia a rivendicazioni 
assurde, fatto bersaglio alla ingiustizia piti feroce che ab- 
bia mai traviato mente d' uomo : e mentre 1' ix'religione 
domina gli uomini, rijiararsi dietro un simulacro di fede 
])('r battere ancora 1' ebreo. Alla fine del secolo decimo- 
nono , quando V intelligenza , doijo avere superati mil- 
Icunii di barbarie e di oscurantismo, sembrava entrata in 



■ 324 I'' EBREO 

una fase di luce iiiii)eiitiira , ecco 1' ignoranza clie riap- 
pare nella sua forma più volgare , i)iù illogica , i)iù cru- 
dele, i)roprio quella forma che si credeva morta e sepolta 
nelle rovine del Medio Evo : 1' odio all' ebreo. 

Ma che perciò ? Il vento soffia impetuoso nelle vette 
degli allieri i)iù gagliai'di. La razza d* Israele è forte ; 
razza di re e di martiri. Nelle miserabili tane dove li re- 
legò per tanto temjjo la persecuzione essi conservarono 
intattei le forze del loro ideale. Uniti dalle più disparate 
regioni quale nessim popolo fu mai sotto lo stesso cielo, 
fidenti nel Dio dei loro padri, stretti all' altare della fa- 
miglia, essi piegarono per jiotersi meglio rialzare : si fe- 
cero i)OA-eri i)er diventare ricchi , umili per guizzare at- 
traverso gli ostacoli, tenaci, sobri, per raggiungere il j)o- 
tere e, suggello sicnro della loro nolnltà, quando furono 
giunti resero bene per male. In tutti i paesi dove l'ebreo 
potè mettere salde radici e identificarsi alla vita che lo 
circonda, fu sempre tra i piìi intelligenti, tra i j)iù ope- 
rosi, tra i più gencu'osi ; prodigo delle sue ricchezze, del 
suo ingegno, del suo sangue. La nostra letteratura e più 
ancora la nostra scienza molto devono a questa razza in- 
tellettuale : nomi di ebrei sono scritti nel martirologio 
della nostra indij)endenza; salme di ebrei riposano insieme 
a quelle dei nostri fratelli e dei nostri figli laggiù nella 
tetra Africa lontana... 

In questo volgere d' età che ci fa tutti malinconici e 
pensosi, un ebreo scontò terribilmente 1' odio votato dai 
l^adri. Ma sai"à 1' ultimo. Se è il sole della giustizia quello 
che deve rifulgere sul secolo ventesimo, abbattiamo anche 
questo pregiudizio dell' odio all' ebreo. 

Siamo veramente i fratelli di tutti gli uomini e la pa- 
rola odio sia cancellata per sempie dalle nostre bocche e 
dai nostri cuori. 

Neera. 



Ultime foglie 



SqtialUdo è il cielo e senza raggio e pare 
pianga il ricordo di un amor perduto'^ 
come sui cuori, sidla ferra muto 
grava, stillando lento, un lacrimare 

di sconosciuti popoli lontani, 
di vite affrante, di morenti cose ; 
lina tristezza cV appassite rose 
un sospiro di mille animi umani 

stanchi, di morte un gelido mistero. 
Che tutto muor. Le foglie a quando a quando 
si distaccan da' rami e trepidando 
copron del lutto loro ogni sentiero, 

ogni zolla, ogni cuor. Fu la Natura, 
fu del Maggio la splendida fiorita, 
fu il trionfo del sole e della vita, 
fu l'amore. L'amor passa e non dura. 

Cielo, che piangi tu : Forse l'adorno 
riso del tuo bel sole e la sua gloria ì 
Ma il sole tornerà. L'uom la memoria 
piange di gioie che non han ritorno. 



326 ULTIME FOGT.IK 

Squallido è il cielo nenza raggio e pare 
che inanga. Oli perchè l'anima m'opprime 
questo gelido e muto lacrimare 
che stilla a goccia a goccia nelle rime ì 

Cadon le foglie ricoprendo il suolo 
gialle^ avvizzite, intirizzite; è un pianto 
triste, un saluto, un desolato schianto, 
un singulto lunghissimo di duolo. 

lìJsse non più sussulteran d'amore 
del vento al bacio fresco e passionale 
nell'inno e nel fulgor del trionfale 
sole erompente nelle pure aurore. 

Non sentiranno ascendere sottile 
dalle radici al cuor la rifluente 
linfa e non più vedran superhamente 
i lor rami inporarsi al sol d'aprile. 

Le piante nude sembrano le braccia 
tendere al cielo in atto di preghiera ; 
altre, sciancate ed umili, una nera 
bestemmia, un ghigno osceno, una minaccia. 

Pace, o meschine. Pur fu noi che ardenti 
ci lanciammo nel fuon della battaglia 
pesa un'autunnale nuvolaglia 
che ne spegìte le fedi e gli ardimenti. 

Noi siamo stanchi. E se dal suol che in soio 
vi stringe, o foglie, nel dis.solvimento 
voi nascerete in altre foglie e al vento 
rivivrete ed al sole e al del sereno , 



ii.TiME rouLii: 321 

)iol cadvem perseguendo ombre di vita, 
e verrà il sole, eterno padre, inruno 
a destarci del hel tempo lontano 
le memorie nelV anima smarrita. 

Milano. 

Guido Vitali. 



Il suggestionato 



«B ACCONTO INCBEDIBILE » 



Quale fu daA^vero 1' impressione ricevuta dal Griudice 
all' udire la voce dello sconosciuto ? Udì egli o non udì 
un rumore di passi venire dalla stanza attigua a quella 
in cui si trovava ([uando lo sconosciuto gli i)arlò per la 
j)rima volta ? 

L' unica cosa certa, di cui il Giudice si stupiva sempre, 
al ricordo, è eli' egli non era rimasto per nulla sorpreso 
della ijreseuza iiiesplicalùle di quell'uomo nella sua stanza, 
uè del suono di (iiiella voce , uè dell' assurdità di quelle 
parole ! Si sareldte detto che qnaìcnno in lui avesse atteso 
da un tenii>o indeterminato la venuta di quell'uomo straor- 
dinario. 

Ora la storia è così. 

Uno sconosciuto si presentò un giorno diuanzi al Giu- 
dice e gli rivolse queste parole : 

— Io, Rocco Agenore, esco in questo momento dal car- 
cere OA'e ho scontata la pena di quindici anni a cui voi 
mi condannaste. Dovete ricordarvi.... 

Il Giudice sentì che i suoi occhi subivano , a poco a 
jjoco , quella specie d' incauto che si prodiice dal lassarsi 
intensamente entro le pu])ille. 

— Voi dovete ricordarvi.... lo uccisi mia moglie perchè 
mi fu infedele con uno sconosciuto che è rimasto sempre 
tale per me e di cui ella, che mi confessò tutto, non volle 
dire il nome. E io fui condannato perchè la prova della 
infedeltà mancava.... 

Ci fu una pausa, dopo (pieste parole, durante la quale 
corse un silenzio assai breve o forse lunghissimo : il Giu- 
dice non lo jiotè mai precisare. 



IL SUGGESTIOXATO 329 

Disse poi IJocco Agenore con la voce in cui i)iìrve con- 
centrato tutto il suo odio terribile : 

— Voi comprendete che io voglio vendicarmi ! 

E sogghignò così crudelmente che sul volto del Giudice 
passò all'improvviso quella specie di ombra fosca che spe- 
cializza il pallore del cadavere. 

Dopo che quell'uomo fu partito, il Giudice rimase per 
molto tempo con gli occhi fìssi nel vuoto come colui che 
guarda lontano da tutte le cose. 

Quanto tempo rimase così? e a che cosa pensò durante 
questo temi)o? Egli non potè mai ricordare. 

Da prima fu una sensazione di freddo che dalle dita 
della mano destra (quella che Rocco Agenore aveva stretta 
2)rima di uscire) xiassò a tutto il braccio , penetrò nelle 
vesti e percorse tutte le parti del corpo. Ma non fu 
una sensazione di brivido e uè pure una sensazione in- 
cresciosa. 

Nello stesso temj)o gli i^arve che tutto il suo individuo 
tendesse a isolarsi, a poco a poco, dolcemente, senza che 
di quella impressione vaga d' isolamento egli avesse po- 
tuto not.are il menomo effetto sensibile o apparente. 

Or egli sedeva sul seggiolone a bracciuoli , comoda- 
mente, col capo un poco riverso sulla spalliera imbottita 
di cuoio. 

Egli aveva perfettamente la coscienza di qixella condi- 
zione nuova del suo essere, ma non avrebbe mai saputo 
definirla : e pur comprendendo di non trovarsi in uno 
stato ordinario , non sapeva spiegare quale x'i'tcisamente 
avrebbe dovuto essere il suo stato naturale. 

Egli sentiva di star bene e che, in tutti i casi, quello 
stato gli era necessario. 

Poi, piano piano, riacquistò, senza ch'egli se ne avve- 
desse, la coscienza della sua abituale sicurezza, e allora, 
senza i^reoccuparsi di altro, semplicemente, scrisse sopra 
un foglio di carta queste j)oche parole : 

« EOCCO AGENORE : » statura ordinaria — fisonomia 
acuta , tagliente — occhi sfiivillanti , grigi , segnati da 
fiamme gialle — voce secca , squillante — viso completa- 
mente butterato dal ^-aiuolo. 



Le parole strane di quell'uomo la cui ragione vacillava 
evidentemente a causa delle sofferenze i)atite in carcere 
e di cui non valeva la pena di occuiiarsi, ricondussero il 



330 IL SUGGESTIONATO 

Giudice col pensiero indietro di (juindici anni, a un ricordo 
lontano della sua giovinezza , a uu' avventura d' amore 
stranissima clie gli aveva lasciato per molto tenijw Tim- 
pressione Aaga e Iteata da cui si è tenuti allo svegliarsi 
da un sogno dolce. 

Egli aveva incontrato un giorno , passeggiando jjer i 
giardini pubblici di una grande città , una donna bellis- 
sima elle gli aveva acceso nel sangue una passione insen- 
sata e un desiderio così intenso che gli aveva dato spesso 
la sensazione d' uno spasimo. 

A questa donna , il cui mistero d" incognita aveva in 
lui acuito ed esacerbato il desiderio, egli non aveva mai 
rivolta la parola : epi^ure 1' aveva attesa e spiata tutti i 
giorni e 1' aveva semijre seguita da i^er tutto , con una 
quasi ostinatezza di maniaco ! 

In line una sera ella , passeggiando in una carrozza 
cliiusa , avendolo incontrato al solito posto , aveva fatto 
fermare il legno ali" improvviso e aveva fattt» a lui segno 
di salire.... Ed egli aveva obbedito e si era fatto con- 
durre da lei dove? come? per quale inattesa ventura ? 

Egli non ricordò e non seppe mai altro che questo: di 
averla amata follemente per una notte e di essere uscito 
air alba da una casa sconosciuta dopo aver giurato a 
quella donna che non avrebbe mai cercato di rivederla 
ne di conoscerla né di saperne il nome e né pare di ri- 
cordarla mai con anima viva. Ed egli non 1' aveva più 
riveduta né mai più nulla aveva saputo di lei. In quello 
stesso anno egli si era ammogliato e in quello stesso 
anno 

Perchè mai voleva ora collegare i due fatti ? t'iie strane 
idee gli passavano pel capo? 

Sì.... In quello stesso anno Rocco Agenore era stato 
condannato I 

Ma i)erchè questo ](ensiero aveva ora il i)otere di tur- 
l)arlo con tanta forza ? e perchè gli si era stretta la gola 
come per un senso di dis]»erazione, come s'egli avesse a 
un tratto sorpresa la propria coscienza in flagrante de- 
litto ? 

Il Giudice si strinse fortemeiiti' la testa tra le mani e 
rimase a lungo così, l'oi riprese il lavoro interrotto. 

Era già quasi la mezzanotti' e la s\ia penna d'oca stri- 
deva sulla carta scorreiulo velocemente tra le sue dil.i 
nervose. 

A un tratto si fcnnò. 



ir, suG(;KSTit>XATO 33] 

Quarcia, dniKjue , l'idea clii' lo teneva sospeso, ova ? 

Invano tentò di laoeapezzaisi. 

Pareva che il sno essere oscillasse in uno stato di stu- 
pefazione durante il quale tentava debolmente e sempre 
invano di riafìerrare la propria coscienza che sembrava, 
avvicinarsi e discostarsi da lui con una ondulazione vajjja 
che lo manteneva in uno stato di serena stupidità. 

Spuntava già 1' alba quando egli si accorse della pre- 
senza di un xromo seduto alla parte opposta dello scrittoio. 

Quell'uomo, Eocco Agenore, si levò da sedere, sottìò 
sulla candela, prese il Giudice per una mano, lo condusse 
nel!' altra stanza e lo fece coricare. 

Egli olibedì a tutto , senza nmi opi)orsi alla volontà 
di lui. 

L' indomani se ne ricordaA'a appena. 



L' indomani trovò tra le sue carte un foglio scritto di 
suo pugno che diceva così : 

« L' uomo moralmente responsabile della moi'te della 
« moglie di Eocco Agenore e della pena del carcere a 
« lui inflitta sono io , io che ho jiosseduta quella donna. 

« Sebbene di tutto questo non abbia alcuna prova ma- 
« tei'iale, io sento clie c'è qualcuno in me che grida que- 
« sta orribile cosa, e questo qualcuno non mentisce ». 

Seguiva la firma, e ijoi la data: « 25-26 aprile, due ore 
dopo la mezzanotte ». 

Il Giudice lesse e strappò subito il foglio , i^ensando 
che la sera innanzi aveva avuto un gran male alla testa 
e certo anche la febbre che gli aveva suggerito durante 
il delirio quelle parole. 

E pensò ad altro. Eiprese il lavoro interrotto e rinuìse 
a studiare lungamente. 

Alla tìne si fermò. Di nuovo perde la coscienza di quel 
che faceva e di quello che lo circondava. 

Di nuovo un uomo , Eocco Agenore, seduto alla parte 
opposta dello scrittoio, si alzò, soffiò sulla candela, prese 
il Giudice per una mano, lo condusse nell altra stanza e 
lo fece coricare. 

L' indomani trovò un altro foglio, scritto di suo pu- 
gno, in cui erano ripetute le stesse parole. E il volto del 
Giudice si coj)rì d' un i)allore mortale. 

Eoli disse : 



332 IL SUGGESTIOXATO 

— « io sono veianiente coli)evole o io sono uu pazzo I ». 

E volle sùbito esaminare la questione, minutamente. 

Anzi tutto: i)ercliè il ricordo di quella donna era sem- 
pre vivo e presente alla memoria? 

Frugando tra le carte di archivio egli aveva, sì, tra i 
vecchi documenti del processo , constatato che la moglie 
di Rocco Agenore e quella sua amante sconosciuta ave- 
vano gli stessi connotati Ma come stabilire la certezza 

dell' identità ? 

Identità '? La sua ragione si ribellava a questa idea. 
Egli, anzi, quando la discuteva, non l'ammetteva né pure 
per ombia. Ma perchè, poi, in fondo, vi credeva ? Anzi, 
si i)uò diie : perchè in fondo in fondo ne era sicuro ? 

E poi quella donna non si era forse data a lui si)0U- 

taneamente ? 

Essa lo aveva amato in una maniera così strana e così 
insperata che al Giudice pareva alle volte che quel li- 
cordo fosse jiiù d'una cosa di sogno che d'un fatto reale! 
Ella lo aveva amato a inatto di non essere mai richiesta 
né del suo nome né della sua condizione né della sua vita 
j)assata Ed egli aveva mantenuta la promessa. 

Perchè dunque egli era colpevole? 

Per questo forse: i)er aver obbedito a quella donna e 
per avei'e trascurato quelle ricerche da cui 1' identità sa- 
rebbe risultata evidente ? 

Ma come supporre ? 

Come ! Ecco la cosa orrilùle: « egli l'aveva sempre sup- 
l^osto ! » 

« No ! no ! impossibile ! » 

Quando esaìiiinava la questione egli diceva sempre : 
«no! no! impossibile!» Ma perchè, poi, in fondo, in 
fondo, vi credeva ? Anzi, si può dire: iierchè in fondo iu 
fondo ne era sicuro ? 

Ma egli poteva anche ammettere di non essere colpe- 
vole... 

Ebbene, rimaneva sempre T altra condizioiu' : egli era 
pazzo. 

Pazzo ? Ma chi avrebbe mai osato trovare della pazzia 
in lui lavoratore coscenzioso e sicuro che attendeva sempre 
regolarmente al suo ufficio nei tribunali tutti i gi()rni ? 

Quel che avveniva in lui i>areA'a sfuggire alla più sot- 
tile delle indagini! Ed è con grande fatica ch'era riuscito 
a stabilire solo questo fatto: che cioè durante una parte 
del giorno e durante quasi l'intera notte avveniva come 



IL SUGGESTIONATO 333 

se quel niondd in cui erano ciico.sciitte le sue sensazioni 
si allargasse indeiìnitamente non soltanto nel tempo e nello 
spazio, ma anche, e specialmente, nel campo della comu- 
nicazione delle cose e dei fatti naturali col proprio sj^irito. 

Tutte le sue attività cerebrali, tra cui la facoltà di ri- 
cordare e di comparare, erano tenute da una esaltazione 
che acuiva estremamente la facoltà di associare le idee. 
In questo il Giudice si mostrava di una imaginosità sor- 
IJiendente, cosa che gli era impossibile quando si ritro- 
vava nello stato normale. 

E come mai egli aveva veduto i)er due sere di sèguito 
Eocco Agenore e come mai aveva obbedito così docilmente 
alla volontà di lui ì 

Allucinazione ? 

Un altro fenomeno strano: ogni tanto, nel suo essere, 
pareva che il CTiudice udisse pronunziare all' improv^^so 
una i)arola che aveva il potere di scuoterlo e di turbarlo 
enormemente appunto per ciò che il filo delle idee seguito 
dalla mente di lui non poteva mai ragionevolmente con- 
durlo al nome o alla cosa espressa da quella parola. Così 
una volta discutendo nella niente sua della ijossibilità di 
allucinazioni, fu straordinariamente sorpreso da queste pa- 
role che le sue labbra pronunziarono piano, come se qual- 
cuno invisibile glie le avesse susurrate all'orecchio: «col- 
tello da caccia »... 

Come mai egli si era ricordato, e a qual proposito, del 
suo coltello da caccia attaccato al muro in mezzo a un 
trofeo di armi nell'ultima stanza di casa sua ? Era dunque 
possibile ch'egli fosse nella via di diventar pazzo ? 

Ecco ! anche in ciò egli aveva, nel segreto della sua 
anima, questa certezza: «egli non era pazzo e tutto quel 
che sentiva e vedeva era vero » ! Altrimenti quella siui 
voce interiore che j)areva guidarlo in tutto e giudicare di 
tutte le sue sensazioni non lo avreblte sùbito j)osto sul- 
l'avviso grigandogli: « Sì, tu sei pazzo » ? 

Dunque egli credeva a quella voce ? Quella voce era la 

VERITÀ ? 

Sì ! sì ! Egli vi credeva ! ne era sicuro ! 
Dunque, una volta che quella voce era la verità, egli 
era colpevole ? 

Xo ! no ! impossibile ! 
Allora era pazzo ? 



334 IL SUGGESTIONATO 



Eia già quasi la mezzanotte e la festa volgeva al suo 
teiniiue nel palazzo del duca d'Amalfi, (piaudo il Giudice, 
cli'era invitato a quella festa e si trovava nel mezzo d'una 
-sala da 1 tallo, si accorse ohe qualcuno lo guardava, alle 
spalle, e un senso indefinito di malessere cominciò a cor- 
rergli ])(r tutte le fibre. Egli riconobbe sùbito la natura 
di quello sguardo e non restò dunque sorpreso allorché. 
volgend()si, vide Rocco Agenore fermo sul limitare di ima 
porta. 

Temendo di non poter nascomlere 1" inquietudine pro- 
dotta in lui dall' ostinata fissità di quello sguardo impe- 
rioso, cercò (lap]nima di uscire, poi tornò indietro, si ag- 
girò per tutte le parti e finì col ritrovarsi senii)re nel mezzo 
della sala. 

— Egli è certamente là, — pensava il Oindict' — non è 
un'allucinazione I.... 

Ma ne era jjoi sicuro * 

Pensò di chiamare un amico, di additargli quell'uomo, 
<U domandargli chi fosse, per assicurarsi che veramente 
Kocco Agenore era lì, al limitare di <)uella jjorta. Ma non 
osò. Se, i)oi, fosse stata veramente un'allucinazione ? 

Poco dopo, mentre tutti si recavano nell'altra sala per 
il thè, egli sentì alle spalle l'appressarsi di qualcuno, e 
si volse. Un uomo, liocco Agenore, gli si avvicinò e poi 
prese a x>'Ti1ì^i'8'1ì piano, con voce calma e sicura, fissan- 
dolo negli occhi.... 

Egli diceva: 

— Io sento, signor Giudice, clie coH'interessarvi a tutte 
le mie cose e alla mia persona, continuamente, voi vi siete 
impadronito del mio individuo a tal punto che io mi ac- 
cingo (è stiano!) che iiou mi (ijipartcttf/o piìi orn, vou\e nn 
tempo ! Ah I È sorprendente lo zelo con cui voi cercate 
continuamente di derubarmi della mia i)ersona ! Non ces- 
serò mai dall'esservi grato ! 

E sparì. 

Anche il Giudice uscì poco dopo, e fece solo, nel cuore- 
delia notte, la stiada che menava alla sua abitazione. 



IL SVGGESTIONATO 335 



Coltamente I Era la luna il grande occhio scialbo che 
amuiiccava a tutte le cose man mano che le liberava dal- 
l'ombra e che voleva persuadere lui, il Uiudice, di tutte 
k' sue stravaganze ! 

Ora una nuvola chiudeva quell'occhio come nna grande 
pàlpebra, ed egli poteva finalmente camminare nn poco 
])iii a suo agio.... 

Quel che lo annoiava jiiii di tutto era lo sguardo, lo 
sguardo di qualsiasi occhio.... fosse anche (piello scialbo 
e freddo della luna ! 

(tIì siiccedoA'a sempre così da che qiieiraìtro si era im- 
padronito del suo individuo 

E non era neppur questa una cosa che doveva meravi- 
gliare I Chi i>uò dire veramente di essere in possesso du- 
revole e sicuro del suo individuo ? 

Essere se stesso: ecco il paradosso ! nna cosa da ridere, 
Neramente ! Come se l'uomo non si accorgesse a ogni istante 
di obbedire a un'infinità di cose a cni volentieri si ribel- 
lerel)be, se i^otesse, e di assistere, come spettatore, alle 
operazioni del siio individuo ! 

Egli, veramente, il Giudice, volentieri si sarebbe ribel- 
lato all'impero di (luello sguardo se la sua volontà avesse 
p(»tuto vincere Taccidiosità del suo corj)o che si lasciava, 
invece, dominare a i)oco a j)oco, e con un certo piacere! 

Ciò somiglia, a un dipresso, a quel che succede talvolta 
la mattina, allo svegliarsi, quando avete api>ena aperto gli 
occhi che li socchiudete, iierchè vi siete accorti che e' è 
nella stanza un filo di luce che è entrato dal foro di 
un' imposta piano piano i)iano e ora vi gira intorno, sulla 
vostra persona, è con voi, s'impadronisce di voi, lo sen- 
tite mentre avete gli occhi socchiusi, lo sentite sulla te- 
sta, sulle palpebre, anche un poco nel vostro cervello... 
lo sentite nel vostro pensiero, voi che avete sori)reso il 
suo arrivo silenzioso ! Ah ! una cosa sorprendente ! Si 
I)rova una si>ecie di stordimento che dà come un lieve 
senso di torpore da cui vi lasciate prendere e dominare a 

poco a poco È pi'oprio così che succede di un occhio 

che vi guarda I 



336 IL SUGGESTIONATO 

Ecco quello che il Giudice diceva a se stesso mentre 
camminava col passo simile a quello dell' ubriaco. 
Egli diceva: 

— « Io vorrei esser libero come quell'occhio là su, l'oc- 
chio della luna, jier scoprire tutti i misteri di questa gran 
notte.... Ma no ! Esso i)ure deve subire la volontà della 
sua gi'ande iiàlpebra che or sì or no gli vela lo sguardo.... 
Ah ! la vera libertà è una chimera !... Se io potessi per 
un minuto solo sentirmi libero, ah !... quale altra mira 
vorrei avere se non quella di uccidere ? Sì! sì! Uccidere! 
Sì ! Io vorrei subito vendicaimi di questa voce che sovra- 
sta la mia vera voce, entro di me.... e ribellarmi, così, 
una volta per sempre, a questa orribile violenza consu- 
mata continuamente nel mio individuo. . . . Ah ! -EV/?* sa 
1)ene il fatto suo ed è sicuro della forza infernale che e- 

sercita sopra di me !... Del resto tutto ciò ch'^</// mi 

ha detto, dianzi, nella sala, non ha nulla d'inesplicabile.... 
Non aspettavo io forse quelle parole?... Ah! mi vien vo- 
glia di sghignazzare forte, pensando cìi'ef/U non potrà pili 
venire ! Non credete voi ? Non credete ch'egli non potrà 
pili venire ? Eppure io vi giuro eh' egli non potrà ! non 
l^otrà ! E voglio anche dirvi il j^erchè ! Ascoltate: lo dico 
l>iano affinchè la notte non possa nulla udire di questo mio 
segreto.... Io mi sono impadronito di lui, detìnitivamente! 
Capite ora ? Io mi sexto lui ! Ecco la cosa sorprendente ! 
la cosa terribile !... Così, come m' impadronii da prima 
della sua sposa, 1' ho poi a poco a poco defraudato di 
tutto ! Capite ? Capite ora come questo Rocco Agenore di 
cui si è compenetrata la mia persona sia anche il mio mag- 
giore nemico ?.... Egli mi odia, lo so ! Io sento in me con- 
tinuamente questo odio terribile di un nemico implaca- 
bile.... ma io, io 1' ucciderò ! Sì... sì... Io ho preparata 
la mia vendetta, accortamente.... E voglio dirvi tutto ora, 

minutamente, raccontarvi ogni cosa Sappiate dunque 

che questa notte... ossia più tardi Ah ! ma non vedete 

non vedete dunque che io non ])osso dirvi nulla, perchè 
l'occhio scialilo (Iella luna si è già piepaiato ad ammic- 
care ? 

Mentre apiiva 1" uscio di casa il Giudice si fermò di 
botto. Pensava: 

— Ma chi dice queste cose ? Chi mai ? Io le ripeto, sì, 
nella mia mente. Ma da chi le ho mai ascoltate queste 
8tui)ide cose ? 



II> SUGGESTIONATO 337 

Il (Giudice era solo, nella notte alta. 

Si guardò intorno e allilù. Qualcuno , dunque , entro 
di lui, aveva riso, fragorosamente.... 

Egli ripetè questa parola — frat/oroftaitieìite — quattro o 
cinque volte mentre salì le scale.... 



L'indomani uno sconosciuto salì le scale clie menavano 
airappartamento del Griudice e chiese a un servo di es- 
sere annunziato per un aliare urgente. 

Il servo disse che il Giudice era salito nel suo studio 
e pregò di attendere un momento. ((Juando fu di ritorno 
disse: 

— Nello studio non c'è alcuno. 

Allora si levò da sedere la tìgliuola del Giudice e corse 
su, a chiamare il babbo, nella camera da letto. 

Poco dopo si udì ITU urlo e il tonfo della svenuta che 
cadeva sul pavimento. 

Accorsero. Il Giudice giaceva siri suo letto, vestito di 
nero, e aveva nella gola iniìsso il suo coltello da caccia, 
immerso giù sino al manico. La mano destra ne stringeva 
ancóra, con terribile atto, l'impugnatura. 

Gli astanti si guardarono in viso e rabbrividirono, poi- 
ché si accorsero che Tino stesso pensiero passava alla mente 
di tutti. 

Gli occhi del suicida orribilmente dilatati in atto di spa- 
vento e tutto il viso contratto in ima espressione di or- 
rore non pai-evano dello stesso individuo la cui mano ar- 
mata aveva infisso il coltello nella gola con tanta ferocia 
e con tanta sicurezza ! 

Essa xox pareva la sua mano ! 

Quella morte si era compiuta dopo una orribile lotta 
impegnata tra la volontà del Giudice e quella del suo 
braccio nemico. 

Lo sconosciuto era scomparso. 



Luigi Aiitonelli. 



Ajìre^ti 1(1 iiifontra iiiterDiiiutfa. 
Sotto il niihilo cielo, tilhi fatale. 
JRahidu corsa, e sopra alla dannata 
Torma distende V atra morte V ale. 

E come schiera infame incatenata 
Concerie in se la collera bestiale 
Allor die sn la ciurma infuriata 
Scende la sfer:a del birra brutale. 

L^ immcìisa turba delle umane t/enti. 
Che a colpi V ala della morte cfuida. 
Disbrama in rijìerini attorcimenti 

Così /' odio fraterno : l' omicida 
Acciaro brilla e ai flebili lamenti 
L'isjioudon ebbre., trionfanti ijrida. 

Francesco Guardahassi. 



Uu ]VIanaGÌello 



(Stot<iella napoletana) 



La quale istoria fu così. Nell'auuo 1445 dalla fruttifera 
Incarnazione, regnando Alfonso d'Aragona, una fanciulla 
a nome Catarinella Frezza, tiglia di un mercatante di panni, 
>s" innamorò di un nobile garzone , Stefano Mariconda. E 
come è usanza d'amore, il garzone la ricambiò di grandis- 
simo affetto e di rado fu vista coppia d' amanti , egual- 
mente innamorata , egualmente fedele. E ciò non senza 
molto loro cctrdoglio, poiché, per la disparità delle nascite 
che proibiva loro il nodo coniugale, grande guerra ferveva 
in casa Mariconda contro Stefano — e la Catarinella in casa 
sua, era con ogni sorta di tormenti dal padre e dai fra- 
telli nuilmenata. ^la per tanto e continno dolore, che si imo 
dire gli amanti mangiassero veleno e l)evessero lagrime , 
avevano ore di gioia inestimabili. A tarda notte, quando 
nei chiassuoli dei mercanti non compariva viandante ve- 
runo, Stefano Mariconda, avvolto nel bruno mantello, che 
mai sempre jìrotesse ladri ed amanti, penetrava in un andito 
nero ed angusto, saliva per una scala fangosa e dirupata, 
dove era facile il i>ericolo d'una rottu'a del collo, si tro- 
vava soj)ra un tetto e di là, scavalcando, terrazzo per ter- 
razzo, con una sveltezza ed una sicurezza che amore rin- 
forzava, arrivava sul terrazzino dove lo aspettava, tremante 
dalla paura, Catarinella Frezza. Lettor mio, se mai fremesti 
d'amore, immagina quei momenti e n<m chiederne descri- 
zione alla debole i^enna. Ma in una notte jirofonda, quando 
più alle anime loro si schiudeva la celestiale beatitudine 
del paradiso, mani traditrici e borghesi afferrarono Stefano 
alle spalle, e togliendogli ogni difesa, dalla ferriata Io pre- 
cipitarono nella via, mentre Catarinella, gridando e torcen- 
dosi le braccia, s'aggrappava ai panni degli assassini. Il 
bel corpo di Stefano Mariconda giacque, orriliilmente sfra- 
cellato, nella fetida via per una notte ed un giorno : tino a 



340 M* MUXACIELLO 

che lo raccolse di là la pietà dei parenti, dandogli onorata 
sepoltura. Ma inveri» fu quella morte ignobilmente violenta: 
e perchè v'è dubbio sul destino di quell'anima, strappata 
dalla terra e mandata innanzi all'Eterno, carica di peccati, 
e perchè a gentiluomo non conviensi altra morte violenta 
che di spada. 

La Catariuella t'uggì di casa , pazza dal dolore , e fu 
piamente ricoverata in iin monastero di nu>nachelle. In un 
giorno, quando ancora il tempo assegnato dalla ragion di- 
vina e dalla ragion medica non era scorso, ella dette alla 
luce un bimbo piccino, piccino, i)allido e dagli occhi sgo- 
menti. Per pietà di quel piccolo essere, le suore lascia- 
rono la madre a nutrirlo e curarlo. Ma col tempo clie pas- 
sava , non cresceva molto il bambino e la madre cui ri- 
maneva confitta nella mente la bella ed aitante persona 
di Stefano Mariconda, se ne cruciava. Le suore la consi- 
gliarono di votarsi alla Madonna perchè desse una fiorente 
salute al bambino ; ed ella votossi e fece indossare al 
bimbo un abito nero e bianco da piccolo monaco. Ma ben 
altro aveva disposto il Signore nella sua intìnita saggezza 
e la Catariuella non s'ebbe la grazia supplicata. 

Il figliuoletto suo, crescendo negli anni, non creV>l>e che 
pochissimo nel corpo e fu simile a quei graziosi nani di 
cui si allietavano molte corti di sovrani potenti. Sibbene ella 
continuò a vestirlo da piccolo monaco ; onde è che la 
gente chiamava in suo volgare il bambino: lu inìniacìeììo. 
Le monache lo amavano, ma la gente della via, ma i bot- 
tegai delle strade Armieri, Lanzieri, Cortellari, Taflèttanari, 
Mercanti, si mostravano a dito il bambino troppo piccolo, 
dalla testa tro^ipo grande e quasi mostruosa , dal volto 
terreo in cui gli occhi apparivano anche più grandi, anche 
più spaventati, dall'abituccio strano : e talvolta lo ingiu- 
riavano , come fa spesso la ]>lebe contro persona debole 
od inerme. Quando In miiuacieììo passava dinanzi la bot- 
ega dei Frezza , zii e cugini uscivano sulla soglia e gli 
scagliavano le imprecazioni più orribili. Non è dato a me 
indagare quanto comprendesse In mtaiaciello delle ingiurie 
e delle disoneste parole che gli venivano dirette , ma è 
certo che egli riedeva alla madre triste e melanconico. A 
volte un himpo di collera gli balenava negli occhi e al- 
lora la nuidre lo faceva inginocchiare e gli faceva dire le 
sante parole tlell' orazioiu'. A poco a poco in (luei bassi 
quartieri dove egli muoveva i passi , si divulgò la voce 
che lu munaciello avesse in sé qualche cosa di magico, di 



LU MUNACIELLO 341 

sdvianuiitiiiiile. Ad iucontrarlo, la gente si segnava e mor- 
inoiava parole di scongiuro. Quando In munacieììo portava 
il cappuccetto rosso che la madre gli aveva tagliato in 
un i)ezzett() di lana porpora, allora era buon augurio; ma 
quando il cappuccetto era nero, allora cattivo augurio. Ma 
come il cappuccetto rosso compariva molto raramente, Ih 
ììiitnavieìlo era bestemmiato e maledetto. 

Era lui che attirava l'aria mefitica nei quartieri bassi, 
che vi portava le febbre e la malsania; lui che, giiardando 
nei pozzi, guastava e faceva imputridire l'acqua; lui che 
toccando i cani li faceva arral>biare ; lui che portava la 
mala fortuna nei negozi ed il caro del i)ane; lui che, spi- 
rito maligno , suggeriva al re nuovi balzelli. Appena ht 
ìnnnuciello scantonava, a capo basso, con l'occhio ditfideute 
e pauroso, correndo, o nascondendosi tra la folla, un coro 
di maledizioni lo colpiva. Il fango della via gli scagliavano 
a insudiciargli la tonacella ; le bucce delle frutta tropico 
mature lo ferivano nel volto. Egli fuggiva, senza j)arlare, 
arrotando i denti , tormentato più dall' impotenza della 
picciola persona che dal villano insulto di quella marma- 
gia. Catai'inella Frezza era morta; non lo poteva consolar 
più. Le monache lo impiegavano nei minuti servizi dell'orto; 
ma, anche esse, a vederlo d' improvviso, in un corridoio, 
nella penombra , si sgomentavano come per apparizione 
diabolica. S'avvalorava il detto dalla faccia cupa del mu- 
nacieììo, dal non averlo mai visto in chiesa, dal trovarlo 
in tutti i luoghi a ijoca distanza di tempo. Finché una 
sera In uinnaciello scomparve. Non mancò chi disse che il 
diavolo lo avesse portato via i^ei capelli, come è solito fare 
per ogni anima a lui destinata. Ma per fede onesta di cro- 
nista, mi è d'uojio aggiungere che furono molto sospettati, 
e forse non a torto, i Frezza d' aver malamente strango- 
lato In mnuaciello e gittatolo in una cloaca lì presso , da 
certe ossa ijiccine e da un teschio grande che vi fu ritro- 
vato. Il discernere le cose vere dalle false, e lo speculare 
quale sia favola, quale verità, lascio e raccomando si^ecial- 
mente alla prudenza e saggezza del lettore. 



Questa qui è la crouaca. Ma nulla è finito — soggiungo 
io, oscuro commentatore moderno — con la morte del »/»- 
naciello. Anzi, tutto è cominciato. La l)orghesia che vive 
nella strade strette e buie o malinconicamente larghe, 



342 i.u MrxACiEiJx» 

senza orizzonte, rhe ijinova l'alba, clie ijrnoia il tramouto, 
che ii^noia il iiuiie, che nou sa nulla del cielo, nulla della 
poer^ia, nulla deirarte; questa 1)oighesia che non conosce 
che sé stessa, quadrata, piatta, scialba , grassa, pesante, 
jiontìa di vanità, gonfia di nullaggine ; questa borghesia che 
non ha, non può avere, non avrà mai il dono celeste della 
fantasia, ha il suo folletto. Non è lo gnomo che danza sul- 
l'erba molle dei prati, non è lo spiritello che canta sulla 
riva del fiume : è il maligno folletto delle vecchie case 
di Napoli, è In munaeiello. Non abita i quartieri aristocra- 
tici di Chiaia, di S. Ferdinando, del Chiatamone. di To- 
ledo ; non abita i quartieri nuovi di ^lergellina . Rione 
Amedeo , Corso Salvator Rosa , Capodimonte : la parte 
ariosa, luminosa, linda della città non le appartiene. Ma 
per i vicoli che da Toledo portano giù , per le tetie vie 
dei Tribunali e della Sapienza , per la triste strada di 
Foria, per i qiiartieri cupi e bassi di Vicaria. Meicato, 
Porto e Pendino , il folletto borghese estende 1* incontra- 
stato suo regno. 

Dove è stato vivo , s' aggira come spirito : dove è ap- 
parso il suo corpo piccino, la testa grossa, la faccia ])allida, 
i grandi occhi lucenti , la tonacella nera , la })<i:ieìi:(i di 
lana ìùanca ed il cappuccetto nero, lì licompare. nella me- 
desima parvenza, pel terrore delle donne, dei fanciulli e 
degli uomini. Dove lo hanno tatto soffrire, anima scono- 
sciuta e forse grande in un corico rattrappito . debole e 
malaticcio, là egli ritorna, spirito malizioso e maligno, nel 
desiderio di una lunga ed insaziabile vendetta. Egli si ven- 
dica epicamente, tormentando coloro che lo hanno tcu'men- 
tato. Chiedete ad un vecchio , ad una fanciulla , ad una 
madre, ad un uomo, ad un bambino se veramente questo 
munaeiello esiste e scorazza i)er le case, e vi fariinno un 
brutto volto, come lo farebbero a chi offende la fede. Se 
volete sentirne delle storie, ne sentirete; se volete averne 
dei documenti autentici , ne avrete. Di tutto è capace il 
ìnnuneieìlo... 

Quamh» la buona massaia trova hi porta della dispensa 
spalancata, la vescica dello strutto sfoiulata, il vaso del- 
l'olio riverso e il prosciutto addentato dalla gatta, è senza 
dubltio hi malizia del unnioeiello che ha schiusa quella 
portM e ciigionato il disastro. (»!uamlo ;illa serva sbadata 
cade di mano il vass<»io ed i bicchieri vanno in mille 
pezzi . colui che 1" ha fatta incespicjirc. è ])roprio lui. lo 
spiritello inipcrtim'nt<': è Ini che urta il gomito della fan- 



lA' JIL'NACIELLO 343 

ciuUi» l>()ij;he8e die lavora all' uncinetto e le ta pungere 
il dito; è lui che fa traboccare il brodo dalla pentola ed 
il catt'è dalla cogoma; è lui che fa inacidire il vino nelle 
Itottiglie: è lui che dà la iettatura alle galline clie ammi- 
seriscono e muoiono ; è lui die pianta il prezzemolo , fa 
ingiallire la maggiorana e rosicchia le radici del basilico. 
Se la vendita in bottega va male, se il superiore all' uf- 
tìzio fa una i)aternale, se un matrimonio stabilito si disfa, 
se uno zio ricco muore lasciando tutto alla parrocchia, se al 
lotto vien fuori 34, 62, 87, invece di 35 , 61 , 88, è la 
mano diabolica del folletto che ha preparato <[ueste sven- 
ture grandi e piccole. 

Quando il liambino grida , piange, non vuole andare a 
scuola, scalpita, corre, salta sui mobili , romi)e i vetri e 
si graffia le ginocchia , è il munaciello che gli mette i 
diavoli in corpo ; quando la fanciulla diventa i^allida e 
rossa senza ragione, s'immelanconisce, sorride guardando 
le stelle, sosj)ira guardando la luna, e j)iange nelle tran- 
(luille notti di autunno, è il mìinaciello che le gnuista così 
la vita; quando il giovanotto compra cravatte irresistibili, 
mette il profumo nel fazzoletto e si fa arricciare i caj)elli, 
rincasa a tarda notte, col volto palido e stanco, gli occhi 
pieni di visioni, l'aspetto trasognato, è il munaciello che 
turba la sua esistenza : quando la moglie fedele si ferma 
a guardar troppo il protilo aquilino ed i mustacchi biondi 
del primo commesso di suo marito e , nelle fredde notti 
invernali, veglia con gli occhi aperti nel vuoto e le labbi-a 
che invano tentano nunnioraie la salvatrice Avemmaria, è 
il muìiacielìo che la tenta , è il diavolo che ha preso la 
forma del ìiniìiacieìlo, è il diavoletto che dà al marito il 
vago desiderio di dare un pizzicotto alla serva Maria-Fran- 
cesca, è il folletto che ta cadere in convulsioni le zitellone 
isteriche. È il munaciello che scombussola la casa , di- 
sordina i mobili, turila i cuori, scompiglia le menti , em- 
Ijiendole di i)aura. È lui , lo spirito tormentato e tor- 
mentatore, che iKirta il tumulto nella sua tonacella nera, 
la rovina nel suo capi>uccetto nero. 

Ma la cronaca veridica lo dice, o buon lettore : quando 
il munaciello portava il cappuccetto rosso , la sua venuta 
era di liuon augurio. È per (juesta sua strana mescolanza 
di bene e di male, di cattiveria e di bontà, che il muna- 
ciello è risjjettato, temuto ed amato. È per questo che le 
fanciulle innamorate si mettono sotto la sua protezione 
lierchè non venga scoperto il gentile segreto ; è per questo 



344 T.r MIXACIEI.I.O 

che le zitellone lo invocano a mezzanotte . fnovi il bal- 
cone, per nove jiiorni, percliè mandi loro il marito che si 
fa tanto aspettare : è per questo che il disperato gixioca- 
tore di lotto gli fa lo scongiuro tre volte , per averne i 
numeri sicuri : è jjer questo che i bambini gli parlano , 
dicendogli di portar loro i dolci ed i balocchi che deside- 
rano. La casa dove il niuuacielìo è apparso , è guardata 
c(m ditìidenza , ma non senza soddisfazione ; la persona 
che , allucinata , ha visto il folletto , è guardata compas- 
sionevolmente, ma non senza invidia. Ma colei che lo ha 
visto — apparisce j)er lo pixi a fanciulle ed a bimbi— tiene 
per sé il jjrezioso segreto , forse apportatore di fortuna. 
Infine il folletto della leggenda rassomiglia al munaciello 
della cronaca napoletana : è, vale a diie, un'anima ignota, 
grande e sofferente, in un corpo bizzarramente piccolo, in 
un abito stranamente simbolico: un'anima umana, dolente 
e rabbiosa : un' aninm che ha pianto e fa piangere ; che 
lia sorriso e fa sorridere: un bimbo che gli uomini hanno 
torturato ed ucciso come un uomo; un folletto che tormenta 
gli uomini come un bambino capriccioso , e li carezza , e 
li consola come un bambino ingenuo ed innocente. 

^VTatilde Serao 



Li' O a s i 



(1) 



Lucio d'Ambra, o Renato MaiiganelliV che dir si voglia, 
è (lavvero un artista vario e infaticabile. 

Dopo aver cominciato, adolescente, con un volume di 
versi che lo ponevano tra i d'annuuziani, egli ha conti- 
nuato tra prose di critica, di romanzi, di commedie; e 
ora è imminente la rappresentazione di un suo lavoi'o 
drammatico in versi, fatto insieme con Lipi)arini. 

Ma la parte della letteratura cui sembra tìnora aver 
dedicato le sue cure, è il romanzo. 

« // Jfinifigio », uscito l'anno passato, sortì buon esito, 
«V<kisi» di questi ultimi mesi, un grande successo. 

Io non ne ho letto che lodi, e lodi calde, sincere: alcune 
accomi)agnate anche da quello stupore che nasce nel ri- 
levare d'un tratto una qualità o un ingegno a cui jirima 
non si credeva. 

Ah, fare il mestiere del letterato , in Italia , richiede 
non solo intelletto a ciò, ma coraggio ! 

Ai primi passi, quando voi, con la timidezza dell'ignaro 
o l'audacia dell'inconscio, cercate di dar prova, non del 
vostro valore assoluto, sì piuttosto di un certo qual di- 
ritto di comunicare per le vie letterarie ; allora che voi 
avreste l)isogno di sentire una voce di incitamento , che 
vi ammonisse e insieme vi confortasse, incontrate invece 
o la indifferenza o la cattiveria. 

Tacete, umiliato : siete un impotente ! Vi affannate te- 
nace, vitale, non rassegnato all'ombra: divenite l'idicolo ! 

È vm po' la storia di tutti gli scrittori paesani: e così 
fu di Lucio d'Ambra. 

Ma bene per lui ! Tra un sorriso ironico e una scrolla- 
tina di spalle, egli è arrivato al rispetto e pieno. 



(1) Lucio d' Ambra — L' Oasi, romanzo — Società Editrice 
Dante Alk^hieui — Roma — 1902 — L. 2,50. 



446 I,' OASI 

VeniaiiK» più paiticolaimente al suo volume receute. 

La favola ne è presto raccontata. 

Maurizio Clarena ama passionataniente la sna bella mo- 
glie, Camilla: i)er lei, che ha tratto da non alte condizioni 
sociali, vive; per lei lavora, chiuso nel suo sogno fami- 
liare, lontano dal mondo. 

Un solo, vero amico ammette nella sua intinntà, quegli 
che l'ha sorretto nelle sue lotte, che lo ha assistito nel 
suo amore nascente, a cui sempre ha riparato in ogni ora 
di d\il)l>io e di stanchezza: Giorgio Sarmienti. 

^la un altro essere attira, oltre Camilla, tutte le forze 
di Maurizio: il figlio, il piccolo Pìon-Plon. 

Ed è questi che lo salva dalla morte, dalla pazzia, dalla 
mina; che gli impone di vivere , di resistere , di trion- 
fare, allora che, tornato una sera di biblioteca, Clarena 
trova la stanza nuziale deserta , e Camilla , fuggita con 
l'amico Sarmienti. 

A divertire il suo doloie, il tradito ripara ])resso un 
cugino , il romanziere Erbaui , che è solo a lavorare in 
una villetta sul lago di Albano, j»resso Castel Grandolfo. 

Nelle vicinanze, Clarena trova pur lui una villetta, ove 
chiudere il suo dolore. 

E qui rimane e vive per alcun tempo come in un so- 
gno, incerto della vita, ora imprecante, ora abbattuto, tra. 
lunghi vaneggianuMiti da cui semi)re lo distraggono le ma- 
nine di rion-Pìoìì. 

Ah, se non fosse di questo jnccolo tiranno , di questo 
amore di bimbo, che cosa varrebbe ormai piii la vita, ])er 
Clarena? 

Almeno così egli pensa , così egli si va ripetendo ad 
ogni giorno , ad ogni ora : tanto che quasi non avverte 
quello stato, non di serenità, ma di buona attesa, in cui 
entra a poco a poco risvegliandosi alla vita, nella quie- 
tezza e nella l>eilezza della campagna. 

E un giorno si ritrova di colpo innainorato di una stra- 
niera, anche lei venuta jìcr un seguito di vicende ad al)i- 
tare una villa vicina. 

Si ritrova innamorato, e non vorrebbe riconoscerlo per 
rispetto del suo dolore. Riconosciutolo , medita una fuga, 
che non compie . bcncliè giunga sino al ciglio di coni- 
pierla. 

Poi si volge risolutamente . piccipitosamente verso la 
nuova vita che gli sorride, anni, riamato, l'alpita felice. 
La siguoia liregh non è sem])licenuMit«> la donna che egli 



1-' OASI 447 

ciivoiula della sua passione, ina riesce a diventale una 
vera madie per il piccolo l'Ion-I'Iou. Madre così pura, 
che Cliirena dinanzi a lei sente quasi mancare il suo de- 
siderio, inebriandosi di sogni platonici. 

Finché d' improvviso una sera , la signora Bregh ri- 
mane presso di Ini, e la nuova fase incomincia. 

L' uomo elle pareva j)ercosso dalla folgore , ribeve a 
tutti le fonti della vita, si lancia verso una maggiore fe- 
licità. E il ric<ndo di Camilla si profonda, svanisce, pal- 
lido, lontano, entro i gorghi della passione novella. 

Non mai il suo cuore arse così compiutamente . uè 
r anima si appagò in una gioia così intensa. 

E Plon Plon cresce, felice, oblioso anch' esso della ma- 
dre, dato tutto all' affetto della straniera. 

Ma Clarena sembra essere una di quelle creature . cui 
il fato concede di giungere al colmo di ogni bene . per 
colpirle di un tratto, senza indugi e senza pietà, irremis- 
sibilmente. 

Xora Bregh deve, richiamata da un telegramma che le 
annunzia la morte del padre , tornare sabito presso la 
madre , cieca settantenne che non ha più alcuno al 
mondo. 

Il dovere è sacro ! Nora deve sacritìcargli 1' amore di 
Maurizio. 

Forse anche potrà persuadere la madre a lasciar Co- 
X^enhaghen i)er il mite soggiorno d' Italia. 

Forse ! ^Maurizio Clarena sente in quel forse risuonare 
la terribilità del mai. 

Xora paite. L' abbandonato rimane , come già il tra- 
dito , terribilmente solo , col suo dolore , con 1' angoscia 
della vita inutile, col pensiero della morte. 

E ancora Pìon-Pìon lo salva , lo risolleva , lo guida , 
vuole. 

^laurizio si accusa di averlo tTascurato, anche talvolta 
trattato male : e si rivolge a lui con rinnovato fervore. 

Iminovvisamente Pìon-Plon animala, si aggrava. 

Passano giorni di nuovi terrori per IMaurizio. 

Avvertita da Erbani, è tornata Camilla , pentita , pro- 
strata, nauseata di sé, fatta ombra. Giorgio Sarmienti si 
è ucciso ! 

Ma tra i due che si rivedono , al capezzale del mori- 
bondo, nessuna i^arola è pronunziata. 

« Clarena vide entrare , durante un grigio crei)uscolo, 
« nella stanza del suo piccolo infermo adorato, una donna 



448 i/ OASI 

« pallidissima e tremante sotto la densa ombra del velo 
« nero. 

« La donna si arrestò su la soglia , con gli ocelli a 
« terra. 

« Clarena , riconoscendola , non j)arve nemmeno trasa- 
« lire : oramai tutta 1' anima sua e tutta la sua vita erano 
« in quel letticciuolo clie sapeva di febbre. Fissò la donna 
« silenzioso, poi si allontanò verso la finestra, guardò la 
« campagna malinconica ed il lago grigiastro come fosse 
« di piombo liquefatto. Allora la donna, con un trepido 
« grido di amore, si gettò follemente sul i)iccolo infermo, 
« chiamandolo dis])eratamente , baciandolo sul volto e 
« sulle mani. 



E PIoii-Ploìì muore ! 

Finita ogni triste cerimonia , piante tutte le lacrime, 
passata la torva ala del fato , Camilla sta per ripartire. 
È la sera, una sera di tempesta. Ma Clarena dice all'in- 
fedele : 

« — Dove andate così ì Attendete. Eestate ». Egli sen- 
« tiv.a che Camilla non sarebbe partita né quella sera, ne 
« mai più. 

« Anch' ella , sedendosi , parve intuire quel che sa- 
« rebbe avvenuto. Non che Maurizio perdonasse o ria- 
« masse... 

« Ma Clarena aveva paura di rimanere solo. 

«Camilla gli sarebbe rimasta a fianco, ed essi avreb- 
« bero traversato V infinito deserto , legati , per (pianto 
« nemici imi)lacabili, dalla stessa grossa catena di vergo- 
« gna e di dolore, di rimpianto e di espiazione ». 

Con altre poche parole, così si chiude il romanzo. 

Il (piale , se ha semplicità di favola , ha un così in- 
timo fascino che di pagina in pagina tiene avvinti e 
commove. 

Lo scrittore non ha solo i»eMsato e visto: ha ancora sen- 
tito; ed è ciò che importa. 

Arrotondare un discreto periodo, infilzare qualche ima- 
gine, è cosa oramai comune ai nostri giovani scrittori. 

Sentire ed esprimere sinceramente , è raro anche ai 
più noti. 

Quel Plou-I'ìon v descritto, rappresentato vivo ai n«»- 
.stri occhi e al nostro cuore, mirabilmente. Dovunque egli 



l' oasi 449 

appaia, il libro si anima, e l'arte dello scrittore si illim- 
pidisce. 

Anche Maurizio, noi lo sentiamo sott'rire, (]uasi morire 
con noi. Sono nel suo dolore tratteggiati alcuni tratti del 
dolore universale. In lui ciascuno di noi si riconosce, per 
poco che abbia sotterto. 

La signora Bregh è pur tinemente lumeggiata. Ma ella 
e il suo amore, che son Voasi nel solitario dolore di Mau- 
rizio, appaiono anche, a mio avviso, non con pari inten- 
sità tuttavia, 1' oasi del libro. 

Come Maurizio si rinnamori, non è abbastanza persua- 
sivo. La maniera con cui Lucio d' Ambra lo sospinge 
nella nuova passione , è a volte incerta , a volte troppo 
rapida. Tutto quello che egli dice alla signora Bregh, ci 
pare di aver già letto altrove. È 1' unico momento questo 
del libro, in cui 1' anima nostra non vibra con le persone 
del dramma. 

Non che quelle pagine sieno manchevoli o vane. Tut- 
t' altro! In molti volumi di nostri scrittori potrebbero far 
bella pompa; ma in cotesto libro, così profondo e sincero, 
stridono al paragone. 

Il lieve appunto si converte perciò in una più ampia 
lode generale : lode che tutti gli hanno consentito piena. 

Veramente della nuova opera di Lucio d'Ambra si i^uò 
con franchezza scrivere : « Ecco un bel romanzo, un bel 
libro, una lettura aftascinante; e insieme ecco un' anima 
di scrittore, una mente di artista che , non j)romette , si 
attenua gloriosamente ». 

Prosegua così Lixcio d' Ambra. 

L' avvenire si apre superbo alla sua oi>erosa giovi- 
nezza. 

Giannino Antona-Traversi. 



Ilella Vita e nella Seienza 



Come si vede die la terra g:ira. 

Il 30 giugno scorso le agenzie telegratìche trasmisero ]w\ 
mondo la notizia che a Parigi, sotto la cupola del Pantheon, 
aveva avuto luogo il riuno\ amento della cclehre e geniale e- 
sperieuza del pendolo di Foucault. La maggior parte dei let- 
tori che non si occupa ex profenno di scienze tìsiche e mate- 
matiche facilmente ignora di che si tratta, tanto più che molti 
anni sono passati dal primo esperimento e che i giornali i 
quali hanno dato l'annunzio recentemente della ricostruzione 
non sono stati j)er vero dire molto prodighi di particolari. 
Perciò suxipongo di lare ad essi cosa grata parlandone diftii- 
.samente, anche per un'altra importantissima ragione. 

Esistono alcune verità che per la loro natura non sono, di- 
ciamo così, di un uso molto generale e che, quantunque eorri- 
.spondauo a fatti i quali ogni momento si vanno 8voigen(h> 
sotto i nostri occhi, sono ignorati daUa genenilità degli no- 
mini. (.^>uesto fatto che a prima vista sembra strano accade 
perchè queste verità, per apparire tali ìiauuo bisogno di lunghi 
ragionamenti deducentisi uno dall'altro, per intendere i <iiiali 
sono necessarie la conoscenza di alcune speciali convenzioni 
ed una cei'ta abitudine. Per quanti sforzi si facciano allo scopo 
di mettere, come ordinariamente si dice, questi ragionamenti 
alla portata di tutti, non ci si riesce mai completamento, per- 
chè in chi noji e .il)ituato ad esser convinto dalla evidenza 
delle loro ragicnii, in elii ihhi sìi con quanto rigore logico essi 
derivano da altri ragionamenti già dimostrati veri, lasciano 



NEI-LA AITA IC NKLLA SCIKNZA 351 

semjiro dei dnl)ltii tlic non i- ntìatto facile e qualche volta 
iieimiieuo possibile eliininiire. 

Si sa ad esempio che la Natura in tutte le cose ])rocede in 
modo da seguire la via piìi breve ed economica. Or bene, per 
quanto la verità di questo principio si intuisca, non tutti ne 
sono convinti, non tutti la vedono chiaramente, perchè essa 
solo con ragionamenti astratti può essere dimostrata. 

È vero che 1' esperieuz.a qualche volta, con molta etilicacia, 
può rendere tangibili fatti che migliaia di ragionamenti non 
potrebbero trarre dal mistero, in cui per la totalità sono av- 
volti, ma ciò non è sempre possibile. Infatti solo quando si 
potè lare un uso molto lai'go di quel potente strumento di 
astrazione che è il calcolo, le scienze hanno compiuto un no- 
tevole progresso. 

Il pendolo di Foucault verilica uno di quei pochissimi casi 
in cui è possibile con un ai^parecchio convincere dell'esistenza 
di una verità. 



Gli antichi avevano supposto che la terra fosse immollile al 
centro dell'universo e che tutti quanti gli astri ed il sole le 
girassero intorno, perchè questo essi vedevano guardando il 
cielo e non dubitavano di essere vittime di un'illusione. 

Copernico osservò e studiò i fenomeni celesti per lo spazio 
di ben 36 anni e sempre piìi si andò convincendo che il si- 
stema di Tolomeo non corrispondeva alla verità. Le ragioni 
date per sjnegare i fatti erano deboli ed artificiose, si»ecial- 
mente quelle addotte a sostenere il movimento di tutti quanti 
gli astri intoi'no alla terra immobile, perchè la velocità da at- 
tribuire all'intera sfera celeste attinchè potesse compiere il suo 
giro in 24 ore, era addirittura enorme e sulle tracce di qual- 
che idea trovata nelle opere dei tilosotì antichi, che egli aveva 
studiati, pensò se non era il caso di ammettere che il sole, 
invece della terra, fosse il centro del movimento dei pianeti. 
Con questa nuova maniera di conceijire le cose vide che molti 
fenomeni, dei quali sarebbe qui troppo lungo parlare, si spie- 
gavano jiiìi facilmente ed iu modo più chiaro; trovò che quella 
simmetria e qiiell' ordine i quali aj)pariscono così evidenti a 



352 NELLA VITA E NELLA SCIENZA 

chi contempla 1' universo, venivano riprodotti dal nuovo si- 
stema e maufgioriuente cercò di adattarlo all' espressione dei 
fatti. Dopo i lavori di celebri astronomi che vennero dopo di 
Ini; dopo gli studii di Keplero, di Newton, del nostro immor- 
tale Galileo, oggi non si dul)ita più che la terra con gli altri 
pianeti i quali compongono il nostro sistema, giri intorno al 
sole nello spazio di un anno dando luogo alle stagioni, giri 
su se stessa in 24 ore circa dando luogo ai giorni ed alle notti 
e sia trascinata nel turbine del movimento di tutto l'universo 
in una al sole, in una agli astri tutti, attraverso le immensità 
dello spazio in modo che non ritorna mai per lo stesso posto 
per il ffiiale un' altra volta è passata, in modo che essa mo- 
vendosi nel cielo non descrive verameute delle curve ellittiche 
ma delle spirali, un ciclo delle quali non viene mai ripetuto 
o se ciò accade, se la terra cioè descrive di nuovo la curva 
descritta uu'altra volta, ciò può avvenire dopo un tale numero 
di miliardi di anni che essa non sarà piii la terra com'è oggi, 
che forse le forme della vita attualmente esplicantisi alla sua 
superficie saranno totalmente sparite o totalmente mutate, che 
forse la sua figura stessa sarà alterata. 

Non solo le città, i continenti, i poijoli e tutte le manife- 
stazioni della vita si modificano e si trasformano compiendo 
la loro evoluzione, ma anche i mondi, ma anche i sistemi dei 
nuìudi, ma anche l'intero universo. Ciò ci dice la scienza. 

E dei movimenti della terra non solo non si dubita piìi, ma 
si hanno financo delle prove della loro esistenza, prove fornite 
«hillo studio delle scienze e dalle osservazioni dei fenomeni, 
le quali ])er il movimento di rotazione della terra su sé stessa, 
al quale voglio limitarmi sono: lo schiacciamento ai poli do- 
vuto alla forza centrifuga; la deviazione verso oriente dei gravi 
cadenti , dimostrata per la prima volta dal Guglieliuiui. il 
(|uale abbandonando dei cor]>i dalla cima della Torre degli 
Asinelli di Bologna, all'altezza di 78 metri, constatò il valore 
di 18 millimetri per questa deviazione, e finalmente la devia- 
zione del piano del pendolo osservata da Galileo Galilei, da- 
gli Accademici del Cimento, dal Viviani ed in ultimo protou- 
damente studiata ed applicata dal Foucault, come verrò di- 
cendo. 



NELLA VITA E NELLA SCIENZA 353 



Meno l'ultima, queste prove sono forniate di quei tali argo- 
menti che anche adattati ad essere eapiti da tutti non la- 
sciano mai le idee completamente chiare nella mente dei non 
competenti. Mi fermo dunque su di essa, perchè ha permesso 
al Foucault di rendere visibile il movimento di rotazione 
della terra. 

Tutti sanno che Galileo C4alilei, nel 1583 trovandosi nel 
duomo di Pisa, dall'osservazione delle oscillazioni di una lam- 
pada, trasse la scoperta delle leggi del pendolo. Avrei bisogno 
di molto spazio se volessi fermarmi a parlare di queste e se 
volessi dire come il pendolo oltre ad aver segnato una con- 
quista notevole nel campo della tìsica può ritenersi anche lo 
strumento dell'avvenire perchè fin da ora apparisce, sia dagli 
usi a cui è stato applicato per lo studio di alcune forme di 
energia conosciute, sia per quello che si comincia ad intrave- 
dere per alcune forme di energia ancora sconosciute, che potrà 
rendere ancora notevolissimi servigi; ma ciò non riguarda il 
nostro argomento. È utile sapere invece che, a causa di quelle 
proinietà della materia che i lisici hanno chiamata inerzia, 
questo prezioso strumento presenta una notevole particolarità. 

Se sì sospende un pendolo costruito in modo che si avvicini 
jier quanto piìi è jiossibile a quello così detto ideale o mate- 
matico, di cui si ha la definizione nei trattati di Fisica, e cioè 
formato di un filo metallico quanto più si può sottile e cilin- 
tlrico, teso da un corpo pesante di date j)roporzioui e di forma 
determinata, ad uu qualsiasi sostegno e lo si sposta dalla po- 
sizione di equilibrio, le oscillazioni si comi>irauno in modo 
che il pendolo passerà e ripasserà sempre per la medesima 
posizione, sicché esse sembreranno contenute tutte quante uel 
medesimo piano. Se si ferma il pendolo e lo si rimette in mo- 
vimento dopo averne siiostato il sostegno col fargli eseguire 
uu quarto di giro o un mezzo giro, le sue oscillazioni saranno 
conteuute in un nuovo piano diverso dal precedente e dipen- 
dente dalla nuova posizione del sostegno; ma se si siiosta il 
sostegno facendolo girare un poco e lentamente mentre il pen- 
dolo è in oscillazione, il piano di oscillazione non si sxiosta 

23 



354 NELLA VITA E NELLA SCIENZA 

menomameli to; in modo che avviene che il fiUt, (liirante il mo- 
vimento, subisce una torsione, la quale a causa dell' inerzia 
non influirà in modo alcuno. 

L chiaro dunque che se il pendolo si trova in qualche cosa 
che giri su sé stessa e trascini nel suo movimento il sostegno 
di esso, il piano di oscillazione non si sposterà e che se si 
segua la direzione delle sue oscillazioni, si troverà che le se- 
guenti si spostano dalla primitiva direzione verso destra o 
verso sinistra, secondo che il sostegno del pendolo gira verso 
sinistra o verso destra. 

Ciò intuì il P'oncault dovesse accadere jier un pendolo, ca- 
]>ace di jioter oscillare per nn tempo piuttosto lungo messo 
jìer esempio al jiolo, perchè qnivi per le ragioni dette, il piano 
di oscillazione del ^lendolo, spostandosi apparentemente, deve 
in 24 ore circa, percorrere iin giro intero. 

Bisogna avvertire però che ciò non avviene ugualmente al 
variare delle latitudini, jierchè spostando il pendolo dal polo 
verso 1' equatore, il piano dell' orizzonte o in altri termini 
quello in cui oscilla il pendolo forma un angolo sempre più 
grande coli' asse di rotazione della terra e che diventa mas- 
simo all'equatore. Dal che ne deriva che al polo, dove questo 
angolo è nullo, il sostegno del pendolo compie un giro intero 
nello spazio di 24 ore, ma a misura che si va verso 1' equa- 
tore, si ha nn ritardo sempre piìi grande, tinche all'equatore 
non si ha nessun spostamento, e quando oltrepassato l'equa- 
tore si va verso l'altro polo, se ne ha uno in senso contrario 
il quale assume tutti i valori precedenti ma in ordine inverso. 

Tutto ciò aveva calcolato Foucault in seguito allo studio 
della proprietà del pendolo di non spostare il suo piano di 
oscillazione, ma egli volle inoltre far res])erimeiito e verilicare 
la cosa in pratica. 

Perciò esperimentò per la prima volta in piccolo, con un 
pendolo della luugliezza di due metri, poi nella sala dell'Os- 
servatorio con un pendolo della lungh.ezza di 11 metri. Gli 
esperimenti riuscirono e confermarono le deduzioni teoriclie. 
ma a questo jìiinto il presidente della reinibblica francese del 
tcmjìo ebbe notizia del fatto e volle che l'esperimento fosse 
riprodotto in maniera classica. 



NEI.T.A VITA E NKLLA SCIENZA 351 



La Inughozza «lei pendolo quanto maggiore è, più mette 
nelle condizioni di ottenere l'approssimazione al pendolo ma- 
tematico, circostanza la quale dà una più grande durata alle 
oscillazioni e permette di meglio osservare il fenomeno. Sicché 
<|uando, seguendo i desideri! del Presidente della Kepubblica, 
si pensò di riprodurre l'esperimento al Pantheon, si trovò un 
luogo meravigliosamente adatto alla buona riuscita. Alla som- 
mità della cupola fu sospeso un tilo di acciaio lungo 67 metri 
del diametro di mm. 1 e ^/,j, jiortante alla sua estremità in- 
feriore una palla formata da un involucro di rame riemj)ita 
completamente di piombo e pesante 28 chilogrammi, la quale 
prodnceva nel tìlo un allungamento di 5 a 6 centimetri. In- 
feriormente portava un prolungamento appuntito, seguente la 
direzione del filo, in modo da sembrarne una continuazione, il 
<iuale serviva ad osservare meglio il cammino dell' apparec- 
chio. Il pendolo in riposo segua (lo si può dire, poiché è così 
anche attualmente) il punto centrale di un grosso cerchio di 
legno clic lo circonda il quale non ha meno di 6 metri di 
diametro, è diviso esternamente in 360 gradi ed ogni grado 
in quattro parti. Per meglio vedere come le oscillazioni si 
spostano si mettono sull'orlo del cerchio due striscie di sabbia 
4li fresco inumidita. 

Il pendolo, messo in oscillazione, passando su ciascuna di 
esse lascia una traccia che si va sempre pifi ingrondeudo fin- 
che le oscillazioni oltrepassano il cerchio in legno. L'allarga- 
mento della traccia ha sempre luogo verso la sinistra della 
persona che guarda al centro, come se il piano di oscillazione 
girasse da dritta a sinistra; ma siccome si è sicuri che questo 
piano di oscillazione non gira intorno alla verticale si sa che 
è invece la terra che gira da sinistra a dritta. Con l'orologio 
alla mano si vede che a Parigi la deviazione è di un grado in 
cinque minuti, cioè di un giro intero in 30 ore ; al polo per 
tutto ciò che ho già detto sarebbero semplicemente necessarie 
24 ore; all'equatore non vi è la menoma deviazione e piìi lon- 
tf.no andando verso il polo sud ricomincerebbe la deviazione, 
ma sempre verso la dritta di chi guardasse il centro di uii 
apparecchio simile a quello descritto. 



356 NELLA VITA E NELLA SCIENZA 

La durata di ogui oscillazioue di questo pendolo clie è il 
più grande di quanti ne sian stati tinora fabbricati è di 8", 
ossia sono necessarii 16" perchè il pendolo compia un intero 
movimento di andata e ritorno. 

Quantunque queste oscillazioni diminuiscano di ampiezza 
molto rapidamente, pure do^ìo cinque o sei ore sono ancora 
abbastanza grandi per permettere di osservare la deviazione 
che è allora da 60° a 70". 

Questo è l'esperimento che, compiuto nel 18.51, fu rixirodotto 
or non è molto, esperimento che oltre ad essere una geniale 
applicazione di un principio scientilieo, la quale rende evidente 
una verità così importante è anche in certo modo garenzia di 
nuove conquiste. Infatti un appareccliio di questo genere e di 
tali dimensioni presenta tali qualità che non si possono otte- 
nere diversamente. Speriamo che presto se ne debba far uso 
per tentare nuove vie, per illuminare nuovi orizzonti. 

Raffaele Pirro. 



Noterelle filocartistiche 



Fra i tanti modi più o meno razionali di classitìcare le car- 
toline , uno dei migliori è indubbiamente quello del signor 
Antonio Frusci , il quale ha suddiviso il genere commemora- 
tivo nelle seguenti categorie : 1.'' Ritratti e caricature; 2.° Reg- 
gimentali ; 3.° Politiche e satiriche; 4.° Esposizioni ed inau- 
gurazioni di monumenti e lapidi ; 5.° Avvenimenti religiosi ; 
6." Viaggi: 7." Feste varie; 8.° Commemorazioni ed anniver- 
sari; 9." Storiche. 



Il giorno 12 del mese scorso veniva inaugurato a Schio un 
monumento al grande industriale seu. Alessandro Rossi e na- 
turalmente non mancarono in detta occasione le cartoline com- 
memorative emesse dai privati e dal comitato. Fra le migliori 
•citeremo quella approvata dallo scultore Monteverde. Xe fu- 
rono tirati pochi esemplari e i collezionisti se la sono di- 
sputata. 



Moltissime cartoline, la più parte poco artistiche ed anche 
brutte, sono uscite per la morte di Zola. Ci limitiamo i^er 
ora a segnalarne una sola che si allontana dalla mediocri- 
tà : essa è in nero e porta il ritratto del grande scrittore alla 
base di una colonna, su cui la Francia s' inchina mesta e ri- 
verente. 



358 Xf)TERELLE FI LOCAKTISTICIIE 



Una bellissima o artistica cartolina a colori ric()rtla il con- 
vegno ciclistico tenutosi il mese scorso a Bassano. 



In Ungheria, per il ceutenariu della nascita del grande Kos- 
eutli, furono emesse dieci cartoline commemorative non troppo 
belle, ma abbastanza bene riprodotte. 



DaW « Iiiteruationaìe Angkìitskartcìi-KerHC » togliamo le se- 
guenti detìnizioui della cartolina illustrata : 

« È un amico mondiale che ditlonde l'arte e incoraggia l'in- 
dustria, prodiga auguri e scambia francobolli, giova agli amanti 
e protegge la pigrizia, un annco intìnc che al publìlico fa vuote 
e al portalettere piene... le tasche ! 



« La fondatrice di uno n2>ort alimentato d' amore e di 
gioia , c'.ie in brevissimo tempo si sparse pel mondo più di 
ogni altro ». 



«Il pili moderno degli incomodi ])rr i tonristes». 

E. Bitoii.i. 



RISF»OSTB 



Tutti coloro che ci sci'ivono (loiiiai)d;nid(K'i elenchi di col- 
lezionisti, ci usino la cortesia di farlo jter mezzo di cartolina 
con rÌ8])osta pagata o di lettera contenente il francobollo jier 
la risjDOsta. 



NOTKRELLE Fil.OCARTISTICHK 359 

A. Derteitois, Nitjìoli. — Per avere l'annuario ilell' A. P. N. 
bisogna rivolgersi al signor Henri Jacob , me de Nabecor 3 
bis, Nancy. 

Ricevette la cartolina vaglia che le rimandai ? 

G. S., lìoma — Grazie delle cortesi espressioni a mio ri- 
gnardo; quel giornale di cni mi parla ha cessato le pubblica- 
zioni ancora lo scorso luglio. 

Capitano Venanzio M., Xocera Inferiore. — Ricevette la mia 
cartolina ìf Le sarei gratissimo se potesse farmi ([nel favore. 

A. B., Burletta. — Ma, caro signore, come vuole che le possa 
risjìondere se non mi da il suo indirizzo ? 

B. L., V(i vna. — Della «Cronologia dei papi », la splendida 
pubblicazione del Boncomjiagni, si publ)]icarono sci serie (72 
cartoline). 

E. B. 



N. B. — I collezionisti che desiderassero avere in materia 
di cartoline illustrate indicazioni o cambi, potranno rivolgersi 
direttamente al signor Eurico Broili, via Savorguana, Udine. 
In queste noterelle filocartistiche noi daremo ampia risposta 
a tutti quanti vorranno chiederci consiglio. E sarà soddisfa- 
zione assai cara per noi, ogni qualvolta potremo soddisfare i 
desideri o le curiosità del pubblico che ci legge. 

Ergili Enrico. 



I I^IBRI 



Venezia xel presente e nel passato — di Emma Trotto 
Campurmo — Drucler editore — Padova. 

Un libro che si ]>rest'uta bene, per valore suo proprio oltre 
che tipograficamente , e per nnlla simile ai soliti centoni in- 
digesti , rimpinzati di materia racimolata qna e là senza di- 
sceruiraeuto e messa insieme per forza, è questo che la chiara 
autrice presenta al pubblico — un libro denso di contenuto e 
spigliato nella forma, scritto con competenza di educatrice e 
con amore di artista. Dalle pagine di esso balza viva la Re- 
gina dell' Adriatico nel suo splendore presente e in tutta la 
gloria del suo passato , dei suoi dogi e delle sue forti tra- 
montate generazioni. Poiché il lavoro è dedicato ai giovani, 
1' A. tocca con cura speciale dei principii più elementari di 
storia dell' arte , una materia che di solito è assolutamente 
tra.sandata nella cultura giovanile, e che invece è tra i mezzi 
pili idonei ad ingentilire le menti, e a dischiuder loro nuovi 
e mirabili orizzonti. Aggiungono pregio al volume nitide in- 
cisioni e schizzi topogratici riuscitissimi. 

I Piu.Mi die pe d' Italia — di Aurelio Gotti — Società cdi- 
Iricc Dante Alighieri — Roma. 

l'ii altro libro per la gioveutfi italiana, del noto ])ul)blici- 
sta Aurelio Gotti. 

Con attetto reverente e sincera .innnirazione egli oiiportuna- 
meute rievoca le maschie ligure dei due primi Re nostri ; ne 
traccia in brevi pagine la vita , con ricchezza ed ettìcacìa di 
particolari talora jioco noti , v ricerca con arte sottile la re- 
cente ferita non ancora in noi rimargiuat.a, perdi»' non si as- 
so|>isca, o si risusciti, « (juell'atVi'tto alla patria ed alla grande 



I LIBRI 361 

ilinastia di Savoia, clic illnmiuò della sua luce la meravigliosa 
storia del nostro risorgiiueuto ». 

L' edizione, accurata ed elegante, è corredata di circa venti 
incisioni. 

Preludio — Versi di Piero Delfino Pesco. Vecchi editore — 
Trani. 

Una gran ricchezza di forme, di sentimenti e di idee è in 
questo volume : ricchezza qui due volte pregevole , poiché le 
si accomj)agna in ogni pagina la cura assidua dello studioso. 
(ijualche volta, invero, come nei versi Al leone di MergelUna, 
la strofe si dimostra mal proporzionata al soggetto, e questo 
appai-e molto superficialmente sfruttato nel suo contenuto poe- 
tico ; qualche altra la struttura del verso riesce monotona, o 
aspra, o ardita, come negli endecasillabi: 

pronta a ricambiare il bacio infido 
e 

esser saprò giustizier feroce, 

o anche sgradevole per 1' abuso di certe espressioni; e si ve- 
drebbe anche volentieri un meno frequente ricorso alle stro- 
fette minute alla Chiabrera. Ma di queste mende l'autore, che 
ha in sé , se non vera preparazione , vere doti di poeta , già 
oggi trionfa, e più trionferà in seguito. I sonetti e le ballato 
sono, in questo Preludio , di ottima fattura ; il poemetto Al- 
l'amica dei sof/ni, costituente la terza parte del volume, è un 
<.'anto delicatissimo, al quale il verso sciolto conferisce un'aria 
di squisita triste serenità ; la spigliatezza di alcune poesie, 
<• veste geniale d' un vero e sodo sostrato di pensiero. 

Bellini AXA — di Antonino Amore — Giannotla Editore — 
Catania. 

Opportunamente il Prof. Amore ripubblica in volume , a 
l)reve distanza dalla celelirazione del centenario dalla nascita 
<lel gran eatauese, dodici suoi scritti polemici, più o meno re- 
t Tiiti , ciascuno dei quali riesce di ausilio non lieve ad una 
serena istoria dell' opera belliniaua. Il sottotitolo della rac- 
colta — Errori e smentite — spiega insieme l'indole e l'importanza 
notevole del li))ro : sono errori derivanti da quella leggerezza 
di critica, che tanto s'approssima alla mala fede, e qui disve- 



362 I LIBRI 

lati con sana A-ivacità; e sono smentite cortesi, eleganti anche, 
ma senza quartiere , sulla base diamautiua del documento e 
del sillogismo provato e riprovato. 

Il più del volume (dei ticmjìrcciri dell'editore Giannotta) rie- 
voca naturalmente la nota lunga battaglia combattuta dall'A- 
more contro il prof. Michele Scherillo sulla questione dell' « Er- 
naui camuftato da Sonnambula». 

Divorzio e P.^rlamknto — di Carlo ^'illaHi — Torco editore — 
Kapoli. 

Kileggiamo con piacere, sotto diverso titolo, lo studio del 
Villaui su La questione del divorzio, favorevolmente accolto nel 
1891. Il quale studio, dedicato « agli infelici cui un nodo in- 
dissolubile trasmutò la vita in calvario », se non appare oggi 
così profondo come nella sua jinma edizione , è pur sempre, 
oltre che segno geuiale di larga moderna cultura in chi lo 
scrisse, contributo efficace di idee alla grande prossima lotta 
in prò del divorzio. 

Verso l'Azzurro — dramma di Eugenio Kossi — Sacerdoti 
editore — Torino. 

Eugenio Eossi, il quale, autore già d'un lodato libro sul 
Boccaccio, darà senza dubbio ottimo documento di sf^ in av- 
venire, non ne ott're oggi uno pregevolissimo in questo suo 
dramma, in cui la pochezza delle persone ben consegue a quella 
dell'argomento, non originale , e non profondamente pensato. 
I tratti forti del lavoro , che conta tre atti, non sono prece- 
duti e accompagnati dalla piti elementare preparazione; le li- 
nee di eventi prescelte, se non sono banali , sono sjiesso po- 
veramente condotte. Poi, iBtofuo alla protiigonista, il cui ca- 
rattere è sufficientemente curato , i di lei genitori restano 
inopportunamente a metà ueironibra, il dottor Perez a mal- 
grado della parte notevole assegnatagli appare inelegante o 
sciocchino, mentre Tranquillino Js'erli, lo spasimante jtovero <li 
s]>irlto, è una lìgura stroncata: dalla contessa Flamini, sulla 
gran barriera che separa il h.'iu' dal male , uoii si riesce a 
cai)ire die cosa voglia 1' anfore , e r\w cosa dcl>ba volere il 
puljlilieo. 

Hnona, invece, la forma, e spigliato e brillante il dialogo. 



LE RIVISTE 



Il puogresso religioso nel cattolicismo (Ferdinand Brn- 
netière — Correifpondant, 10 novembre). 

Non è a confondersi il « progresso religioso » col « pro- 
gresso delia religione » : il secondo è vero e proprio eftetto 
esteriore , diffusione d' una fede in nuove terre , migliora- 
mento delle condizioni nelle quali essa vive , mentre il pri- 
mo , relativo all' intima trama della [fede medesima , rie- 
sce meno facile a tutta prima scoprire. Pure, i due progressi 
camminano quasi sempre alla pari; 1' uno si traduce nell'altro, 
così che dalla misura di questo possa indursi l'entità di quello. 
Ad ogni ostacolo teorico abbattuto dal cristianesimo corri- 
spondo una nuova sua vittoria materiale nel mondo; e, reci- 
]>rocamentc , una rinascenza cattolica , quale ci vien rivelata 
l>er r Ingliilterra dall' ormai celebre Sanf/io di Xewmau , è do- 
cumento irrefutabile d' un signitìcato intrinseco più moderno 
della verità cattolica. 

Non è dunque inutile toccar del iirogresso esterno prima 
che dell'interno, della nostra fede, alla quale, per dirla con 
l'ultima enciclica di Leone XIII, tornano a volgersi con ansia, 
suprema gì' intelletti dopo che la scienza ha mantenuto ben 
poco di quanto aveva promesso. Al materialismo , che aveva 
giurato di mettersi nel luogo il' ogni religione, succede oggi 
1' agnosticismo, in cui, traverso ad una varietà straordinaria 
di sistemi, è sempre sostrato iiltimo l'afférmazione dell'Inco- 
noscibile. Ciò rende , oltre che possibile , armonica la coesi- 
stenza delle scienze e della religione : ed anche questo è un 
progresso. In conseguenza , noi stessi , che ieri confessavamo 
sottovoce d' esser cattolici , timorosi di veder disegnarsi nel- 
V ombra i ghigni di Homais e di Gaudissart , oggi sappiam 
gridarlo a voce alta. Ora, ogni forma esagerata di « risi)etto 
umano » è niente altro che una paura morbosa delia luce, ed 
e ben noto come pochissime migliorie sian possibili nella 
oscurità. 

Esempio grandioso di diffusione del cattolicismo porge, nel 
tempo nostro , 1' Inghilterra , sotto 1' influenza dei Wiseman, 
dei Newman, dei Mauuing; una fisionomia religiosa quasi si- 



364 LK RIVISTE 

lìiile va premlendo anche la Gerinauia , proprio la Germania 
ilei Bisniarck e del Kiiltto-kam})/- ^la ogni altra terra sorpas- 
sano in ciò gli tStati-Uniti, dove dodici milioni di cattolici si 
distribuiscono fra trentaquattro arcivescovi e vescovi. Va te- 
nuto conto, è vero, dell' elemento importantissimo della immi- 
grazione, ma vi son pure gli ottanta milioni di americani non 
{i])parteueuti esplicitamente a nessuna confessione religiosa, e 
sono constatate peraltro le perdite reali ivi subite, proprio a 
<'au8a della immigrazione, dalle confessioni avverso alla no- 
stra. E in ogni caso, ancorché potesse dimostrarsi il contrario 
circa le cifre surriferite , resterà prova del uostro assunto 
1' omaggio reso ai rappresentanti della chiesa romana dai pu- 
ritani del Massachusset e del Connecticut. 

Un tale sviluppo dell' idea cattolica agli Stati Uniti , pa- 
rallelo e contemporaneo ai trionfi d' Inghilterra e Germania, 
i quali verranno tra poco rispettivamente illustrati nella loro 
natura segreta dal Thureau-Dangiu e dal Goyau , vuol forse 
dire altra cosa , se non che quell' idea , i)roprio in rapporto 
ai tempi ed ai luoghi, ha compiuto un etìottivo progresso ? 

Ci si dice : Se la immutabilità del dogma è il maggiore dei 
vostri presupposti teorici , con quale diritto verrete voi par- 
landoci di progresso , che è movimento , mutamento , evolu- 
zione ì II cattolicismo , dichiarandosi originariamente « d' un 
sol pezzo », si dimostra implicitamente incapace a muovere 
un passo innanzi ; se la lilosoiia può sempre trovarsi all' al- 
tezza dei tempi, ogni teologia ha un' esistenza breve, avendo 
tutti i colori dell' assurdo la jirotesa di correre restando im- 
mobili. 

Ma potrebbe prendersi in conto simile critica sol quando 
fosse davvero dimostrato essere inconcilial>ili i termini «dogma» 
•ed «evoluzione». Questo non è stato tatto, uè potrà farsi. 
Un tilosofo protestante scriveva , or non è molto , che Parigi 
al 1682 avrel)be condannato il dogma dell'infallibilità del ve- 
scovo di Roma, e che 1' ortodossia di allora è divenuta la più 
^grande delle eresie dell' oggi. Niente di piii vero e di pifi 
falso insieme. Gli è che col tempo è venuto a riconoscersi nel 
vescovo di Roma ben altro che il vescovo di Koma . e che 
trattavasi non già dell' iufalliliilità jiersonale d' un Barberini 
o d' un Odescalchi , ma del privilegio impersonale legato al 
«seggio di S. Pietro ; gli è, in fondo, che non solanu'Utc una 
evoluzione in potenza , ma una evoluzione reale può seguirsi 
nel cattolicismo. 

11 dogma è dunque inizialmente quello che è ; e tale per- 
mane; nui si precisa, si determina, si applica in diversa guisa, 
si adatta agli ambienti ed alle età. Noi, insomma, ne appren- 
diamo per gradi la jxìrtata : così la religione restando iden- 
tica, « si 8vilu]>pa ». Kd è forse altro lo sviluppo della scienza 1 
No : essa discovre a tratti, agti occhi nostri, la natura didh) 
cose, ma nessuno sapreliljc atì'ermare che essa crei di volta in 



LK RIVISTE 365 

volta o luodiHchi questa uatnra. Che anzi 1" iiiinnitahilità della, 
lecrge ì' condizione essenziale allo sviluppo della legge mede- 
sima. E il domma si evolve, tra i cattolici come tra i prote- 
stanti; solo, tra i primi, è escluso l'arbitrio d'un monaco sas- 
sone o d' un curato di Piccardia. Il domma fondamentale , 
quello cioè dell' infallibilità del pontetice , è ab orUjiììc nella 
nostra religione , della quale regola 1' unità ed agevola e di- 
rige lo sviluppo , poiché — come rammenta il Xewman — la 
supremazia d' un ajiostolo è 1' essenza prima della religione 
rivelata. .Sono anzi troppe e troppo vive le energie che spingono 
il cattolicismo sulla via del progresso : occorre appunto , a 
rart'renarle e a raccordarle, una autorità iufallibile , che giu- 
dichi della Icyittimiià dei nuovi aspetti del dogma, e, prefe- 
rendo r uno all' altro adattamento , faccia il muoversi della 
religione isocrono a quello dell' umanità. La proclamazione 
dell" infallibilità del pontetice romano, nel 1870, non ha fatto 
dunque che detinire una verità , della quale non certo cono- 
sciamo per ora tutti i segreti. 

Intellettuale per un A-erso , questa evoluzione religiosa è , 
per un altro, psicologica e morale. L'uomo antico poteva bene 
essere una personalità, nua fisionomia caratteristica, nou mai 
una individualità, vivente cioè d'una vita interiore propria. 
Appare invece col cristianesimo la vita della coscienza , la 
quale al di sopra delle forze pure e brutali della natura pone 
le basi del gran « regno umano ». Un Amleto greco o un 
Otello romano non saprelibero concepirsi ; l'Andromaca di Ra- 
cine e la Zaira di Voltaire sono eminentemente cristiane. 

Né il cattolicismo — come si è voluto far credere — asservi- 
sce con un sistema di costrizione volgare tutto le anime ad 
im princiiaio unico e freddo. L' energico e quasi violento 
de Maistre vede nella fede 1' enigma eterno della nostra na- 
tura e insieme la integrazione di essa, mentre 1' impetuoso ed 
inmiaginoso autore dei discorsi sulla storia tiìiirersalc ammira e 
canta le « massime di Stato della politica del cielo », 1' inter- 
^ euto d'una forza maggiore nelle cose umane ; un terzo pensa 
esser limitata la vita del singolo e della società dal «quanto » 
di divino possa riscontrar visi. Vorrà parlarsi qui di iinifor- 
mità forzata ed innaturale? E la varietà grandissima di mezzi, 
di indole e di fini , esistente nel gran complesso della vita 
niouastica, non dimo.stra una volta di piìi la magnifica scou- 
tinata adattabilità del sistema cattolico a tutte le pur minime 
contingenze della vita esteriore ' 

La maggior latitudine di pensiero godono gli stessi teologi ; 
li vediamo cosi 2irediligere gli aspetti della grazia o quelli 
della provvidenza, le note estetiche della carità o dell'espia- 
zione, i segreti del peccato originale o dell' infallibilità pon- 
titìcia. Piti ancora potrebbe dirsi in proj)osito , se una fisico- 
logia della conversione fosse scritta : può anche bastarci non- 



356 LE RIVISTE 

pertauto quel che ne bau rivolato un Xewiiiaii, un Mj.uniiig, 
un Hi'ikcr. 

Non flivcrsanientf ai'cade nel campo sociale, dove il catto- 
licesimo si i^repone vittorioso all' individualismo protestante. 
Dall' ultima enciclica papale balzau vi vele parole che costi- 
tuivan l'etichetta esclusiva dei diritti dell'uomo; e se da ta- 
luno vorrà impui^uarsi ciò come elì'etto dell' opera personale 
di Leone XIll , si Aerrà inconsapevolmente in nostro aiuto , 
additando uno speciale sviluppo, mi' altra evoluzione dal sem- 
plice al complesso , dall' indeterminato al determinato. La 
storia però oltre in ogni tempo segni non dubbi d'una azione 
.sociale del cristianesimo, primo fra tutti il fenomeno meravi- 
glioso della cessazione della schiavitù , ad ottenere il (juale 
ora stato necessario non prendere di fronte il sistema di pietre 
angolari formanti la compagine della società antica, ma educar 
lentissimamente le coscienze mostrando loro intere quelle che 
la convinzione di tutti reputava mezze (inhiie. 

Finalmente, due fixtti sono inoppugnabili. 

Primo : nessun progresso è stato possibile se non dopo il 
sorger del cristianesimo. L'umanità primitiva era restata pri- 
mitiva , e se appena Lucrezio e Virgilio ne concepiscono nn 
certo svolgimento , da Esiodo ad Orazio caratteristica della 
vita civile è proprio la poesia di quest'ultimo. Taine ha anche 
luminosamente dimostrato che 1' indebolirsi momentaneo del- 
l' iilea cristiana produsse le grandi crisi di innnoralità che 
accompagnarono in Italia la Kinasceuza, in Inghilterra la Re- 
staurazione, in Francia il Direttorio. 

Secondo : nessun progresso han compiuto , anche nei secoli 
vicini a noi, le società non cristiane. L'occidente a]ipare in- 
fatti origine d'ogni civiltà; la decantata vita nuova degli arabi 
non ne è che nn ritlesso. 

Se dunque cristianesimo è progresso, e progresso non si ha 
senza cristianesimo, vi e più di cpianto necessiti ])er dire clic 
ciascun d'essi si riconosce nell'altro. 

Lo siMitiTO NKLi.A Misic.v (Cauiille Bcllaigue — lìevne des 
(leiix moìides — 1" novembre). 

Anche gli atei dcll'eKjii'C^^i'oie, come il povero Levè<iue chia- 
mava quelli che non credono alla l)ellezza puramente obbiet- 
tiva dei suoni , non saprebbero negare alla luusica la facoltà 
di esprimere, con efficacia incredibile, la gioia come il dolore. 
Qual iiosto si spetta, tra (luesti duo poli, allo xpirito , che 
<erto non può identiticarsi con la sola gioia, sia essa grosso- 
lana, o marziale, o entusiastica, o nietatisica, o maligna f 

A A'oltaire si deve una detinizione larga dello spirito. Esso 
consiste talvolta in una eom])arazioue nuova, tal' altra in una 
allusione fine ; qui è 1' abuso d' una parola ])resentata in un 
senso e lasciata intendere in nn altro, là un iai)porto delicato 



I.K RIVISTE 367 

tni (lue idee poco comuni; può essere una metafora singolare, 
una ricerca di ciò die un ()j>getto nasconde in sé stesso, l'arto 
ili dividere l'indivisibile o di riunire concetti dissociati, o 
anche di esporre solo a metà il proprio jìcnsiero. 

E non uno di tali processi psicologici, onde si manifesta lo 
spirito , la musica ignora. Un mirabile esempio di compara- 
zione d' imnuigini è pòrto dal noto pizzicati) nella Creazione di 
Haydn; non riesce da meno, a tale effetto, la famosa riverenza 
di Quickly , nel Faìntaff. L'allusione, nella musica, è comu- 
nissima; basta ricordare la serenata della cameriera, nel Don 
(ilovannì di Mozart — cui s' innestano le stesse volute musi- 
cali della canz<me sospirata un momento prima da ini — e il 
Icii-motie dei Mae><iri Cantori. All' abuso d' una parola corri- 
sponde nella musica la varia insistente modulazione d' una 
stessa idea , come la psicologia del calembour mostra tino al- 
l' evidenza. L' arte di riunire ciò che è dissociato dà forza co- 
mica ad alcune intonazioni di Figaro , di Leporello , di Ba- 
sile: quella di scrutare in fondo 1' anima delle cose è oppor- 
tnnanu'nte ostentata da Haydn e da Mozart , abilissimi nello 
sfruttare in mille modi diversi la grazia d' uno stesso tema. 
E, intìne, i rapporti delicati son pi'oprio quelli che fanno della 
musica di Haydn 1' eterna sorpresa. 

Saint-Beuve ha defluito lo spirito altrimenti, introducendovi 
1' idea di movimento . di getto continuo. Ed anche di ciò la 
musica è doviziosa; la musica di Rossini fu una degna rispo- 
sta .alla incredulità di Beaumarchais, che riteneva impossibile 
]iotesse la musica riuscire spiritosa a suo modo. Che anzi la 
musica ha il movimento più continuo e rapido che non la pa- 
rola ; e ne ricava effetti ben iiiù vari e potenti : divide il 
tempo in frazioni piccolissime , e a ciascuna di esse assegna 
una vibrazione, uno scintillìo di immagini. Ne derivano sot- 
tili catene magiche, che avvincono per simpatia tutta l'ani- 
ma nostra, come, nel Barhiere , \\ presto : Largo al factotum 
della città ! — V aria della Calunnia , e il fsimoso quintetto : 
Buona sera ! ^- Alla musica è poi dato combinare insieme pa- 
recchi movimenti , con efficacia nuova di espressione , comò 
nella corsa magnifica di toni e di voci che costituisce il fi- 
nale della scena del paniere, nel Falstaff. Ne poco conferiscono 
allo spirito del movimento medesimo il timbro, il ritmo, l'in- 
tonazione : il trionfo di spirito ottenuto da Gounod sull' ori- 
ginale di Molière, nel Medico suo malgrado, si deve proprio a 
questa ricchezza di colorito formale, che il gran maestro aveva 
a sua disposizione. Specialmente il ritmo va notato come sor- 
gente di spirito musicale ; i Maestri cantori , son 1' opera più 
spiritosa di Wagner , è quella appunto nella quale le forme 
ritmiche son piìi ferme e precise. 

Così , anche la rappresentazione comica d' un tipo , della 
^ita stessa diviene accessibile alla musica. La Serva 2>ii(l>'ona 
'•, musicalmente, uno studio rifinito di caratteri; l'aria: Batti 



368 I.E RIVISTE 

hatti, hcl Mazetto ! — è nn capolavoro di spirito femminile, di 
tìnta sottomissione e di astuzia rai'tìuata : f[nella di Leporello: 
Madamina, il catalofio è questo — vah' un jioema; nel noto passo: 
Voi... «ajìete... quel... die fa — si atlin<;e a dirittura il mera- 
viglioso. Che dire del parossismo musicale che accompagna, 
pure scandendone i versi, la strofe : 

Come uu colpo di eauuone 
nu tremoto, uu temporale, 
UH tremoto f/eneralc 
che fa V aria rimbombar ! 

del Barbiere ? Tutto cade in nn attimo : non ne restano clic 
poche misere note , stupendamente espressive nella loro mi- 
seria : Il mcnchiìio caluiiuiato ! La mente corre qui, senza vo- 
lerlo, alle risonanze di alcuni diminutivi ingiuriosi di Shake- 
speare. 

Del pari , nella già citata opera di (Tonnod , la musica ac- 
compagna ed intensifica 1' azione ; fa piìi evidente, nei singoli 
istanti , la figura dell' infelice costretto a far da medico , il 
fjuale a poco a poco , convinto di esserlo per davvero , pare 
elevarsi ai piìi alti cieli dell' entusiasmo. Quando , alla do- 
manda : Conoscete il latino ? — segue la risposta : Xo — la mu- 
sica ha come uno scoppio di riso largo, sincero, impagabile. 

D' una prima ìndole dello spirito musicale , quella che ap- 
pare una fioritura leggera e leggiadra della fantasia , otìre 
esempio inimitabile Olì'enbach. Qualche volta il suo sorriso rie- 
sce anche uu po' triste , come nella « dichiarazione » delle 
Grande-Buchesse , nel duo della Belle Uéle'ne, , e nella lettera 
della Périehole. Qualche altra volta pare ginngau le note, ad 
ima ad una , dal mondo dei sogni ; sulla leggenda del terzo 
atto della Grande Duchesse ])a8sa come un alito della iSehnsucht 
tedesca. Ma tutto, dietro questa sovrastruttura poetica, è fa- 
cile e mobile derisione , la tornitura d' una gran frase come 
1' iiccom]»agnamento d' una frase ordinaria, il finale della Belle 
Mélènc come quello di Orphce aux Enfcrs. Ottenbach si serve 
poi moltissimo dei contrasti tra la magnilo(|uenza formale e 
la ])Overtà del contenuto : illustra i jiarticolari piìi semjtlici 
dtrlla >ita , ricama sottili accordi intorno alle ])arole della 
figlia di Giove e di Leda al contadino di Parigi : Xoi ])ran- 
ziamo alle sette — o alle altre: Ha l'abito rollo nella schiena. Pure. 
<lal punto di vista formale , Ofienbach è semitro alto , digni- 
toso, quasi severo, e conserva pei maestri tedeschi nn affetto 
filiale; non impiega che le cadenze classiche, anche nelle piìi 
facili melodie. 

Aulier fa invece dello si>irito filosofico; egli sente e dipingo 
la vita lo cose in un modo atVatto 8]iecialo, leggero e bril- 
lante. Fa cantar tutto e tutti , e si compiace dei ])articolari 
.soriirendenti : possou bene intendersi come detto da lui lo pa- 



LE RIVIST K 369 

role di AVeiss : Sarà bella 1' Eneide, e sarà anche ammirevole 
1' Orf/xscrt : m.a capolavoro sovrano è il poema meraviglioso di 
Scribe, in cni la regina del Portogallo non rista dallo sposare 
un giovane idalgo , incontrato in viaggio , in nn giorno pio- 
voso, chiedendo ricovero dalle acqne ad nna roccia sporgente 
sulla via. La Jìaìicée, La f<irè>ie, Jctéon, rappresentano con com- 
pletezza il tipo della uinsica di Auber, che non rifugge nem- 
meno Ini dal paradosso poetico-musicale, ma che è piii fiorito, 
più lezioso e sonoro di OH'embach. 

Una tale maniera musicale , derivante dal modo di consi- 
derar la vita, è ancora piìi larga e copiosa in Rossini , rive- 
lantesi specialmente nel Barhiere di fSivijilia. Lo spirito in lui 
acquista una portata immensa : dalla frase passa al carattere, 
da questo al tipo, dal tipo all' unanimità e al mondo intero. 
Lo stesso potrebbe dirsi di Haydn; ma Haydn è piìi sentimen- 
tale , piìi calmo, piti buono anche. La musica del gran padre 
della sinfonia è sempre iiu tesoro d'amabilità, un ricamo dolcis- 
sinu» destinato a fondere concetti semplici, ad unire simpatica- 
mente jiarticolari minuti dell'esistenza. Del resto questa sjjecie di 
spirito musicale non è troppo raro : lo stesso Beethoven qual- 
che volta ne fa mostra senza accorgersene, come nel trio della 
Si il fonia pastorale. 

Piìi alto e pili fine di tutti , pel contenuto dello spirito, 
resta Mozart, unico nell' arte di unire armonicamente lo spi- 
rito alla sensibilità. Mozart sorride a fior di labbra , dolce- 
mente, quasi come facendo parentesi tra il pianto silenzioso. 
E pare sia questa la vendetta piii sottile del grande musicista 
contro i ruvidi casi della proiiria vita. 

Oggi ogni sorta di spirito musicale minaccia di scomparire. 
Perchè f Non certo perchè esso costituisca un bello inferiore: 
ben lo comprese 1' inimitabile Verdi, che, volle, prima di mo- 
rire, darci, preziosissimo fra tutti i suoi doni, il Falstaff. 

Il movimento femminile giudicato da vx alienista (D.'" 
Toulouse — Beine hleu«, 1" novembre). 

Giudicare dei savii dalle statistiche raccolte studiando i matti 
non è poi metodo strano o illogico: basta vivere poche ore 
con gli alienati per persuadersi che essi non creano nulla, ma 
presentano sempre, in linea generale, le caratteristiche del mez- 
zo sociale onde sono stati strapjìati. 

Ora , la donna alienata ha una fisionomia psico-fisica della 
quale è utile esamiuar gli elementi. Anzitutto, essa concepisce 
ed inventa poco. Tra gli uomini, se v'ha chi si proclama Na- 
poleone o Gesti Cristo con vacua , infantile prosopopea , non 
è difficile trovare chi, affetto per esempio da mania di per.se- 
cuzione, escogiti mezzi sottili ed eleganti di difesa; tra le donne 
questo non accade. Poi, è anche notevole il numero esiguo di 
idee deliranti riscontrate in esse. Qualche volta è 1' idea di 
grandezza che le conduce al manicomio , ma puerile, con un 

24 



370 



LE RIVISTE 



conteuuto quasi esclusivo di vauità: piìi spesso è uua strana 
melauconia, o la follia di persecuzione, ad impadronirsi di lo- 
ro, così che in questi mali specitìci possono contarsi con sicurezza 
due douue per ogni uomo. 

Poco socievole di per sé , la donna lo diventa ancor meno 
nello stato di follia; pare invece che l'odio di tutto e di tutti 
sia la nota piìi viva della sua psicologia alterata. 

Nello stesso periodo di tempo, per 100 uomini ammessi in 
manicomio si contano solo 95 donne; nondimeno ognuna di qtie- 
ste case di salute, in media, chiude 135 donne su 100 uomini, 
j)er quanto queste siano meno inferme di questi. Ciò si deve 
al fatto che i malanni femminili sono piìi lungamente soppor- 
tati, restando, nella loro lenta evoluziono , meno gravi, qua- 
lunque sia la loro natura. Così, per le stesse cause, nascono pili 
donne che riomini, ma tìn dai primi anni questi mostrano minor 
resistenza ai mali tìsici, e muoiono numerosi, in guisa da la- 
sciare nei mondo un 1014 donne per ogni mille uomini. Non 
va dissimulato però un altro dato di fatto: la donna, che non 
ha un viro valore economico, viene dai parenti reclamata \nh 
tardi. 

Chi, traverso a questo tipo della donna alienata, non iscorge 
la donna normale ? Essa è meno provvista di spirito d'inizia- 
tiva , meno intelligente e meno socievole , ma pili resistente 
alle malattie; il suo compagno in umanit.à è piìi vivo e meglio 
tagliato per la società , ma perciò appunto si siiende e si lo- 
gora più presto. Quale delle due figure è completa ? Nessuna, 
evidentemente: esse si completano a vicenda, unendo il ndso- 
neismo al desiderio sfrenato del progresso, l'egoismo familiare 
all' altruismo incondizionato, una somma di energie lìsiclie, de- 
stinate a mettere nel mondo altri esseri, alla vitalità complessa 
elle la lotta per la vita esige. 

Può la differenza essere, semitlicemente, un conseguente del- 
l' educazione ? Non pare; e, in ogni caso , occorrereste dimo- 
strarlo. Piuttosto , deve credersi consegua soltanto al dovere 
originario della maternità, cui risjìonde, per esempio, l'aiiaho- 
lismo nella nutrizione femminile. 

E allora, tentar di educare In donna in senso contrarie , è 
un assur<lo: educare ])oi in tal guisa soltanto «juelle che non 
saranuo madri , è stolto. Procurare invece che si migliorino 
le loro condizioni ecouomidie: questo solo è giusto . e questo 
Ir dnuiie, ]iresto o tardi, nt tiTriniiHi. Pamnks 




LA PAGINA RELIGIOSA 



Leggendo e meditando 



In quel libro profondo, dolce e terribile clie è l'Ecclesiaste, al Capo 
undecimo, al primo versetto , io trovo scritte queste parole : Spargi il 
tuo pane sovra le acque che passano: perocché dopo lungo tempo tei 
troverai. E questo dettame colpisce tutti gli spensierati , tutti gli im- 
previdenti, tutti coloro che non vedono oltre la giornata che trascorre. 
Si, la giovinezza sorride e ride di sogni rosei, fidente in sé stessa, cre- 
dendosi eterna : ma i suoi giorni trascorsi nella spensieratezza fuggono 
velocemente e già la maturità incombe e già la vecchiaia si appressa 
e nulla è stato messo da parte, per la vita dello spirito, per la vita del 
cuore ! Oh no, no, il servire Iddio, non deve darci una invincibile te- 
traggine e una tristezza mortale: il piegare l'animo nostro innanzi al 
Signore che è nei cieli , non deve costarci lacrime , singulti e sospiri 
che indeboliscano la nostra energia e fiacchino ogni nostra forza : ma 
tutto deve esser fatto con ardore e con serenità, tutto deve esser com- 
piuto non solo pel presente, ma anche per l'avvenire. Guardiamo oltre 
il giorno che passa, guardiamo oltre l'orizzonte che s'inclina: Spargi 
il tuo pane sovra le acque che passano ! Sempre, nella nostra giornata, 
a traverso le cure, le angoscie presenti , troviamo un' ora pur dedicata 
all'avvenire, su questa terra e di là, cerchiamo di crearli, davanti, - 
qualche cosa che non perisca, un più forte vincolo col Signore, un piìi 
forte legame con quelli che ci amano , un pili ampio servo dei nostri 
doveri, un più umile senso dei nostri diritti, un tesoro di dolci ricordi : 
perocché, dopo lungo temjjo, tei troverai! Non edifichiamo per l'ora che 
fugge, ma anche per quella che verrà : nella vostra vita interiore, come 
in quella che ci circonda, prepariamo tutto quello che potrà essere la 
consolazione nostra e quella del nostro prossimo, sia come pascolo dello 
spirito, sia come palpito intimo del cuore Non una parola dell' Eccle- 
siaste che non corrisponda a una idealità divina e umana: Non uno 
dei suoi dettami che non abbia la limpidezza della luce viva, la vibra- 
zione dell'assoluta verità! 

Una teresiana. 



PER LA FAMIGLIA 



Lavori donneschi. — Pantoffoìe di lana. Eoco delle deliziose pau- 
toifole color di rosa , per uscire dal letto, fatte in grosso uncinetto a 
costole. Si circonderanno di un voluminoso cheniìlé di lana rosa e 
bianca. Vi si fa cucire, dal calzolaio, una suola di cuoio morbido e si 
mette, all'interno, un'altra suola in pelle di agnello. Niente di più 
caldo, di più morbido che queste graziose pianelle. Si confezioneranno 
come le scarpette dei piccini, le prime scarpette di lana, meno i quarti 
di dietro, tenuto conto della proporzione, e con una grossa lana a cin- 
que fili. E un lavoro molto corrente, rapidamente eseguito. 



A TAVOLA. — Pomidoro farciti. Scegliere dei pomidoro di media 
grandezza, molto regolari; vuotarli dal lato dello stelo, togliere i semi, 
e spremerli un poco. Condirli e dopo averli inaflBati di burro liquefatto, 
farli cuocere a forno tiepido. Kiempire il vano dei pomodoro di una 
farcitura di funghi triturati, cotti nel burro con nn poco di échalote 
leggermente colorita al burro. Legare questa farcitura di due decilitri 
di sugo di pomodoro, molto leggiero; fare ridurre e aggiungere un mezzo 
cucchiaio di prezzemolo triturato. Aspergere i pomidoro di croste di 
pane gratugiato , inaffiare con qualche goccia di burro liquefatto e fare 
gratiner al forno. 



In casa. — Le mosche e le cornici dorate. — Niente di più ripugnante 
che le macchiette nere fatte dalle mosche sulle cornici dorate. Per im- 
pedire a questi ostinati insetti di posarsi sulle dorature, strofinare que- 
ste tutti i quindici giorni, con uno straccio di flanella imbibato di olio 
di lauro. Per fare sparire le macchie, lavarle con una spugna impre- 
gnata di alcool. 



Per la bellezza. — Latte verginale. Acqua di rose, novecento gram- 
mi; tintura di mirra, grammi dieci; tintura di opoponax, grammi dieci; 
tintura di belzuino, grammi dieci; tintura di quillaya , quanto basta 
per emulsionare, essenza di limone, (juattro grammi. Serve, nell'acqua 
per la toilette de' visi dalla pelle sensibile e per la opacità epidermica. 

Ketty 



I nostri concorsi a preraii 



Ecco le ricevute dei due primi premii, femminile e maschile, 
del nostro primo concorso. Colei che ha vinto il primo premio 
col nome di Edera h la intelligente e colta signora Concettina 
Villani Marchesaui, abitante in Napoli, via Roma, palazzo 
Maddaloni. Pubblichiamo la sua ricevuta: 

Dichiaro io, qui sottoscritta, di avere ricevuta dalla Direzione della 
rivista La Settimana una hroche di oro {ari nouveau), rappresentante 
il primo premio da me vinto col pseudomino di Edera nel noto con- 
corso, il cui esito è riportato nel n.» 31, anno 1 della citata rivista. 

Napoli 22 novembre 1902. 

Concettina Villani (Edera). 

Colui che ha vint'> il primo jtremio, maschile, con la firma 
Eemme, è l'egregio .vocato Ernesto Mola, abitante in Napoli, 
via Broggia 3. Anche per lui stamiiiamo la ricevuta: 

Dichiaro io qui sottoscritto di aver ricevuto dalla Spettabile Direzione 
della Eivista "La Settimana „ una hroche d'oro new stìjle, rappresen- 
tante il primo premio, assegnato alla risjjosta da me firmata con lo 
pseudomino Eemme nel concorso a premii, il cui esito fu riportato nel 
u.o 31 anno I di detta Rivista. 

Napoli 24 novembre 1902. 

Ernesto Avv. Mola (Eemme). 

Fino al momento di andare in macchina, gli altri premiati 
non avevano ancora inviato a ritirare quello che loro spettava, 



374 I NOSTRI CONCORSI A FREMII 

con le gareuzie dovute per la identità. Preghiamo di farlo al 
pi il presto. 



Adesso, passiamo al nostro secondo concorso a premii, il 
qnale sarà limitato, questa volta, ai nostri soli abbonati e alle 
abbonate. Beninteso che non è necessario esser abbonato di nu 
anno: concorrono anche quelli di sei mesi: non occorre esser 
antico abbonato, perchè si può esser diventato abbonato anche 
tre giorni prima di concorrere: e basta, quindi, includere nella 
lettera di risposta, una sola fascetta di abbonamento che sarà, 
dalla nostr' amministrazione, controllata sui registri. Ecco le 
domande a cui si deve rispondere e che forma soggetto dei 
due concorsi, femminile e maschile. Si domanda, alle donne: 

Evocando aiirhe i vostri ricordi d'infanzia, quale credete più utile al 
carattere morale delle giovanette, il collegio o la educazione materna ? 
E per quali ragioni preferireste l'uno o l'altro ? 

Si domanda, agli uomini: 



Evocando anche i vostri ricordi d' infanzia, credete più utile al l'a- 
rattere morale dei giovanetti, il collegio o la educazione paterna ? E 
per quali ragioni preferireste l'uno o l'altro ? 

Le risposte, tanto al quesito femminile, come al quesito ma- 
scliilc non dovranno superare le venticinque righe di stampa. 
Esse dovranno giungere alla direzione della Settimana, in bu- 
sta chitisa, ove sarà contenuta anche una fiiscetta di abbona- 
mento; il termine è sino a tutto martedì, trenta dieembrc i902: 
la decisione sarà pubblicata nel numero della Settimana, del 
quattro gennaio 190S. Premii per il «luesito femminile: 1" Un 
orologetto da signora, in argento bruciato con nodo simile, 
(la sospendere sul petto, elegantissimo. 2° Due .spilloni por 
capitello, nouvean stylc, in cristallo di rocca. 3" Medaglia por- 
tafortuna, in argento bruciato. 4° Vasclliuo da Mori, per sa- 



I NOSTHI CONCOKSI A i'hk:\iii 375 

lotto, ìioiireaii sfyle. Gli noiiiiui, come ho già detto, dovrauiio 
seguire le stesse norme e inviare le loro risposte , accompa- 
gnate dalla fascetta dell' abbonamento , sino a tutto mar- 
tedì, trenta dicembre 1902: la decisione al quattro gennaio 1903. 
Fremii per gli uomini: 1° Un portasigarette in argento, fab- 
brica inglese. 2*^ Un portafogli di cuoio, stile Liberty. 3° Un 
calamaio in cristallo di rocca. 4" Cento eleganti foglietti e 
cento buste , in una scatola. Tanto per gli uomini, come per 
le donne, oltre i quattro premii, vi saranno sei e sei menzioni 
onorevoli, cioè sei e sei pubblicazioni nella rivista. 

Xa Direzione. 



Da Giaci ila Pezzana ad Elvira Pantalena. 

Cronaca breve, questa volta. A venti giorni di distanza 
dell'apertura del <S'. Carlo , del nostro sfolgorante Massimo, 
il critico si raccoglie per preparare tutte le sue armi e tutte 
le sue forze... 

L'avvenimento artistico della settimana napoletana è stato 
la riappariziono di Giacinta Pezzana ai Fiorentini. Il vecchio 
teatro, tutto messo a fiori , era ringiovanito , ed era riugio- 
A^anita anche lei, la gloriosa attrice, una delle poche e salde 
colonne che siano rimaste, di quel gran tempio che 1' Italia 
nostra aveva levato all' arte nel bel tempo in cui fiorivano 
artisti e comediograli veramente e schiettamente Italia , v 
venti la vita jDOSsente e vibrante del più bel periodo della 
storia contemporanea della patria nostra. 

Giacinta Pezzana ha risalutato il pubblico napoletano col 
Moìiitieiir Alphoìisc del Dumas , uno di quei lavori vienx style 
che fanno sorridere il critico ibseniauo ma hanno la virtìi di 
commuovere ancora gli spettatori e di strappar loro un' ap- 
plauso sincero a tela calata ; che sono pieni di ficellcs e di 
ingenuità, con molto romanticismo e molta inverosimiglianza, 
riboccanti di frasi argute e di situazioni drammatiche, ma in 
cui, invece del novissimo Siml)olo , c'è del cuore. E, vedete 
un pi», <•' è ancora della gente , a questo mondo , che prefe- 
risce il cuore !il Simbolo!.. 

Occorro dire clic l'arte s('m)ilice e grande di (TJacinta Pez- 
zana ha incarnata in modo superbo la ligiira di madame 
Guichard , l;i vecchia serva arricdiita, brontolona, ma affet- 
tuosa, maucs<';i, ma di un cuore eccellente? Occorre diro che 
nel friinco e sonoro riso della jiopohina come nel ]>iaMto an- 
goscioso della donna che sente crollare nell" anima 1" ultimo 
sogno, nel dialogo ruvido ma sincero con l'onesto «'oniaudjiu- 



II, TEATRO 



377 



te che perdona il l'alio alla moglie e ne riconosce come sua 
la tìgliuola del peccato, e noi pietoso dialogo con la bambina 
che sa e serba il terribile segreto materno, nelle parole attet- 
tuose col cinico lìdanzato e negli improiierii più violenti che 
gii rivolge, quando ne conosce tutto il losco passato e ne ri- 
conosce tutta 1' anima losca , essa è stata sempre vera , effi- 
cace , meravigliosa ? Bisognerebbe, jier insistere su tutto ciò, 
che vi fosse ancora un lettore , un italiano , che ignorasse il 
nome di Giacinta Pezzana: e questa è una ipotesi che io non 
so concepire senza j)ensare di recare nn'olìesa grave, assai grave, 
ai miei connazionali... 

Degna di nota, fra le moditicazioui apportate al teatro dei 
Fiorentini, tutto rimesso a nuovo, la sparizione dell'orchestra, 
la quale è stata celata sotto il palcoscenico , come in parec- 
chi dei buoni teatri d' opera stranieri. Il pubblico delle pol- 
trone respira meglio, ora che non ha piìi sullo stomaco i con- 
trabbassi e i tromboni; non so se si possa dire lo stesso dei 
buoni 2»'ofessori, cacciati lì sotto... 



Saittarclla , la buona stella di 
Eduardo Scarpetta, la felicissima 
produzione che divenne un vero 
lìloue d'oro nelle miniere... arti- 
stiche di lui, è risorta , più fre- 
>'a che mai, alla ribalta del tian- 
iiicaro. Questa volta non è i)iù 
la Gaudiosi — la prima intervie tre 
del grazioso lavoro , la creatrice 
della birichina figura dell' edu- 
canda chei naiioletaui ricordano — 
la protagonista della comedia ; 
una giovanissima artista, spiglia- 
ta , monella , che di giorno in 
giorno fa un novello e più si- 
curo passo sul palcoscenico , El- 
vira Pantalena , è Santarella. E la folla che riempie , come 
allora , come tanti anni fa , sempre entusiasta , semxjre in 




378 



IL TEATRO 



preda alla più viva ilarità, l'elegaute teatro, le ha decretato, 
in queste sere , im vero ed autentico trionfo. Don Gennaro, 
il buon genitore, è raggiante di gioia, ed è in questa solenne 
manifestazione di compiacenza paterna che io lo colgo e lo pu- 
pazzetto, per oftrirne la effigie ai lettori di questa rubrica... 

(ìaidel. 







tei, Italia. 

^ ^'-rcc^^ 



f^deji L- ro il) Lj^téL Itali 




LA CONQUISTA DI ROMA 

Romanzo di Matilde Serao 



(Proprietà letteraria — Riproduzione proibita) 



[ Contiìuiazione). 



III. 



Un applauso debole ma gentile , formato da piccole mani 
femminili bene inguantate e un po' indolenti, salutò il finale 
fragoroso del pianista, un piccolino magro, bruno, meschinello, 
che scompariva dietro il pianoforte. 

« Che sentimento ! » esclamò la moglie di un deputato pu- 
gliese, una grassona con una pioggia di riccioli neri sulla 
fronte rossa e lucida. 

« Bene, bene, è deliziosa, » disse la signora di Bertrand , 
la moglie di un alto funzionario, piemontese, ma delicatina, 
dal viso di madonnina , con un mantello di broccato , dove 
scintillava dell' oro. 

E di signora in signora, di gruppo in gruppo, lungo i di- 
vani, sulle poltrone, sugli sgabelli, sotto le foglie di palma 
delle giardiniere , accanto alle mensole cariche di statuine, 
dal pianoforte alla porta , 1' approvazione femminile si andò 
man mano affievolendo : quelle che stavano ancora sulla so- 
glia del salone ministeriale . crollarono il capo , due o tre 
volte, come se annuissero tacitamente. Solo Sua Altezza, il 



3<S0 LA COX(^)L"I,ST.\ DI KOMA 

principe orieiUale in esilio , accasciato grassamente in una 
poltrona , rimase immobile ; nel viso gonfio , scialbo , mac- 
chiato qua e là dalla barbetta incolore e brizzolata, con quella 
flemma contemplativa di orientale enorme, rimase immobile, 
pensando forse alle drammatiche canzoni di Aida che erano 
state uno degli splendori del suo trono , socchiudendo gli 
occhi, grossi e rotondi sotto la scriscia rossa e sottile 
del fez. 

E il chiacchericcio femminile ricominciò e donna Luisa 
Catalani, la moglie del ministro, la padrona di casa, che si 
era riposata un poco durante la musica, riattaccò i suoi giri 
di saluti , di riverenze di sorrisi : e il vestito di Casimiro 
bianco , le rosette di brillanti , la piccola testa , il viso pic- 
cante , la pettinatura un po' strana , si scorgevano in ogni 
posto , quasi nello stesso momento , come se ve ne fossero 
dieci, di donne Luise, e non una. 

« Che fatica questi ricevimenti ! » disse languidamente la 
contessa Schwarz , una donna magrissima , dal volto livido, 
dai capelli arruffati, che imitava, per forza, Sarah Bernhardt. 
Sprofondata in una poltroncina soffice , rannicchiata nelle 
pellicce come un uccello ammalato e freddoloso , ella muo- 
veva solo le labbra per sorbire la sua tazza di thè. 

« Donna Luisa non si stanca , è di ferro, » mormorò la 
Gallenga, segretariessa generale delle finanze , tossicchiando 
un poco, spianando le sopracciglia arcuatissime, cinesi. « Io, 
non ci reggerei; sono felice che i miei ricevimenti sieno fa- 
miliari. È stata alla Camera, oggi, contessa? » 

« Io non ci vado mai. » 

E la svelta piemontese intese 1' errore della sua domanda. 
Il conte Schwarz era riuscito a diventare consigliere provin- 
ciale, ma deputato mai. 

« Ci sono stata io, intervenne la signora Mattei, la moglie 
di un altro segretario generale, una toscana bruna come un 
acino di pepe , dagli occhi di fuoco , dalla chiacchiera ra- 
pida, dal cappello nero, ricco di papaveri. « Una seduta in- 
teressante. » 

« E non esserci stata ! » esclamò la signora Gallenga, » 
che sfortuna ! Ha poi parlato, Sangiorgio ? » 

« .Si, si... » 



LA CONQUISTA DI KOMA 381 

Ma un zittìo corse per la sala. Una robustissima signora, 
dal seno prepotente , stretto in una corazza di raso rosso, 
dalla faccia larga e bonaria, cantava una straziante romanza 
di Tosti : ella aveva sbottonata la sua pelliccia, arrovescian- 
dola sugli omeri e con le mani nel manicotto, la veletta del 
cappello abbassata sugli occhi , serena , senza che una linea 
del suo volto si movesse , ella seguitava a lamentarsi nella 
musica del maestro abruzzese. Donna Luisa , ritta in mezzo 
al salone, fra le cinquanta signore sedute, ascoltava con l'at- 
tenzione cortese della padrona di casa : ma una leggiera in- 
quietudine r assaliva, ella sentiva che nei due salotti attigui 
vi era gente, delle signore che aspettavano per entrare. Era 
il ricevimento più importante della .stagione , nel salone vi 
era una calma di serra e il lieve odore zuccherino , dolcis- 
simo , dei posti dove sono molte donne. Veramente , lungo 
il muro, in piedi, chiusi nelle redingotes severe, vi era una 
fila di commendatori , calvi , taciturni , usciti alle quattro e 
mezzo dalla Corte dei Conti , dagli uffici di finanza , dagli 
altri ministeri : ma conservavano la glacialità statuaria dei 
temperamenti burocratici , la lunga pazienza , 1' aspettazione 
incalcolabile , strabocchevole , con cui passano da un grado 
air altro , e arrivano a fare quaranta anni di servizio : quel 
ricevimento era per loro una frazione infinitesimale dei qua- 
ranta anni di servizio. Un respiro di sollievo corse per la 
sala : la dolorosa romanza era finita, e la cantante riceveva 
i complimenti di donna Lui.sa Catalani sorridendo nella fac- 
cia di luna piena. La padrona di casa scappò subito fuori: 
vi erano sette od otto signore nel salottino. 

« Che vi è stato alla Camera ? » chiese ella alla bionda e 
pallida figlia di un ministro, che era arrivata allora. 

« Molto caldo : non so come i nostri uomini non vi si am- 
malino, » e tirò fuori il ventaglio per originalità. 

« .Sangiorgio ha parlato bene, » mormorò la signora Gi- 
roux, una piccola dama dai capelli bianchi, dal sorriso soa- 
vissimo, la signora dell' agricoltura. 

« Un meridionale , » fece donna Luisa Catalani. « Vi era 
gente alla tribuna diplomatica ? » 

« La contessa di Santaninfa e la contessa di Malgrà. » 

« Bei cappelli ? » 



382 LA CONQUISTA DI ROMA 

« Cosi, » rispose la biondina pallida e distratta. 

Qui, in un angolo, un circolo di ragazze cinguettavano al- 
legramente , con le giacchettine sbottonate per aver meno 
caldo, mostrando le vitine sottili negli abiti di lana oscura. 
Enrichetta Serafini , la figliuola del ministro dei lavori pub- 
blici , una brunetta in lutto , vivacissima , chiacchierava per 
quattro : e attorno la stavano a sentire la ragazza Camilly, 
un' italiana nata in Egitto, la ragazza- Boria, una zitella an- 
ticuccia, afflitta dalla ostinata gioventù di sua madre, la ra- 
gazza Ida Fasulo, una creatura linfatica, dagli occhi larghi e 
pensierosi, nipote di un ragioniere, la ragazza Allievo , una 
gentilina taciturna; e unico fiore aristocratico , biondo sotto 
la piuma bianca del cappello, donna Sofia di Maccarese. 

«Io preferisco Tosti a tutti quanti,» sosteneva Enrichetta 
Serafini. « Mi fa venir da piangere. » 

« Anche Denza, alle volte, fa piangere, » osservò la ragazza 
Boria, che non sapea cantare, e che era condannata a udire 
la voce cinquantenne di sua madre. 

« E voi. donna Sofia, chi preferite ? » 

« Schumann, » mormorò essa semplicemente. 

Le altre ragazze tacquero : non conoscevano quella musica. 
Ma la ragazza Serafini, nervosa e vivace, rispose: 

« Ma tutta questa musica bisogna cantarla bene. Scusate, » 
e abbassò la voce, « forse che vi piace la signora di poco fa ?» 

E il gruppo delle ragazze ridacchiò sottovoce. 

« Quella che canta meglio in Roma , è la Fiammante », 
soggiunse la fanciulla Camilly, dal volto grasso e bianco, da- 
gli occhi socchiusi di orientale trapiantata in Italia. 

Le altre ragazze tacquero : la Boria strinse le labbra in se- 
gno di riprovazione, la Fasulo chinò gli occhi, l'Allievo ar- 
rossi, solo donna Maria Sofia di Maccarese non mutò viso: 
non conosceva, o non si curava della Fiammante. 

« È vero che sposa il deputato .Sangiorgio ? » chiese la Se- 
rafini. 

« No, no, » rispose la Camilly, con uno strano sorriso. 

Questa volta le ragazze si guardarono fra loro, con (jnelle 
occhiate mute ed espressive in cui il mondo le obbliga a 
condensare la loro intelligenza. Nel salone era cresciuta una 
folla di signore , e vi si addensava un calore di stoffe , un 



I-A CONQUISTA DI KOMA 383 

odore di thè e di opopoiiax , di lontra e di martora. Ora 
quasi tutte chiacchieravano, a coppie, a gruppi di tre o quat- 
tro, con certe leggiadre inclinazioni di testa , con certe mo- 
dulazioni squisite di voci , frivoleggiando sulla Camera dei 
deputati, discutendo gravemente la voce dell'onorevole Bom- 
ba , dicendo quale era la tribuna che preferivano , parlando 
del colore dei tappeti, discutendo le sottovesti carnicine del- 
l' onorevole conte Lapucci, e la fisonomia romantica, da Cri- 
sto pensoso, dell' onorevole Joanna. E la Gallenga, che s'in- 
tendeva di letteratura, pronunziò questa frase : 

— Quest' anno è di moda 1" Abruzzo nella letteratura e la 
Basilicata nella politica. — 

Cosi esse credevano di fare della politica, sul serio, esal- 
tate dal cicaleccio , con le loro testoline leggiere. Ma senza 
che nessun pianista si fosse presentato al pianoforte, mentre 
che la signora pacifica e veneranda che aveva singhiozzato 
con Tosti, sorbiva la sua terza tazza di thè , un zittìo sotti- 
lissimo circolò nel salone : e donna Angelica Vargas, alta e 
bella , col suo passo ritmico , attraversò il salone , cercando 
con gli occhi donna Luisa Catalani. 

Era vestita di nero , come al solito , con qualche cosa di 
scintillante nella persona e nel cappello : e donna Luisa le 
corse incontro, col suo più bel sorriso. Le due riverenze fu- 
rono profonde, un piccolo colloquio, a voce bassa, cominciò 
tra loro , una tutta bianca , coi capelli di un biondo dolce, 
r altra tutta nera, coi dolci capelli bruni ondulati sulla fronte. 

Il salone fingeva di non ascoltare, per rispetto : ma vi era 
quel silenzio imbarazzante di molte persone adunate insieme, 
quando nessuna di loro osa principiare a discorrere. Sua Al- 
tezza Mehemet pasciò aveva spalancato gli occhi, e guardava 
la bella italiana , così casta nella figura , ma i cui occhi lar- 
ghi gli rammentavano le sue donne d' Oriente , di cui forse 
pativa la nostalgia. Poi quei begli occhi larghi , scintillanti 
come le perle nere del vestito guardarono la sala , intorno 
intorno, un'occhiata intelligente , -e come donna Luisa Ca- 
talani si voltava, a una , a due, a tre, le signore vennero a 
circondare donna Angelica Vargas , a chiederne il saluto , e 
sebbene suo marito non fosse il presidente del consiglio, seb- 
bene ella fosse la moglie di un ministro di affari, non poli- 



384 LA COXQII8TA DI KOMA 

tico , sebbene in quel salone vi fossero tre o quattro mogli 
di ministri politici, importanti, le colonne del gabinetto, ella 
era il centro di tutti quei complimenti, ella conservava nella 
sua semplicità qualche cosa di regale. 

Per aver meno freddo , mentre scriveva, in quel salottino 
lungo e stretto, senza fuoco, di Via Angelo Custode, Fran- 
cesco Sangiorgio s' era messo sulle gambe un vecchio sopra- 
bito. Alle otto la serva gli aveva portato una tazza di caffè, 
in letto : e mentre ella rassettava quel glaciale salotto , egli 
si era vestito- , per mettersi al lavoro. La serva aveva ri- 
fatta in un momento anche 1' altra stanza, e se n'era andata 
senza parlare, con la faccia imbronciata e stizzosa delle crea- 
ture povere che non sanno rassegnarsi alla miseria e al 
lavoro. 

Ma lo spazzamento, fatto in fretta, aveva lasciato sudici gli 
angoli del pavimento ; le cortine delle finestre erano gialla- 
stre di polvere , e il nauseante odore di spazzatura stantìa 
restava in quelle due stanze. Sangiorgio , appena scomparsa 
la serva che strascicava i suoi scarponi da uomo, senza dare 
imo sguardo a quella triste corte interna , dai balconi pieni 
di casse vecchie e di cocci, dalle loggette di legno tarlato e 
.sudicio , si era messo a scrivere , sopra un piccolo tavolino 
da studente ; si era posto a scrivere , fra gli stampati della 
Camera e un mucchio di lettere della Basilicata, sopra certi 
larghi fogli di carta bianca commerciale, intingendo la penna 
in un miserabile calamaio di creta. Verso le dieci aveva sen- 
tito un insopportabile freddo ai piedi e alle gambe : aveva 
ancora tre ore di lavoro, andò in camera a prendere un vec- 
chio soprabito, e se ne ravvolse le gambe: tutto questo come 
un automa, senza di.stogliere il suo pensiero da quella rela- 
zione parlamentare a cui si occupava da otto giorni. 11 fuoco 
interno che lo divorava , si manifestava in quella scrittura 
grande, svelta, chiarissima, di cui ricopriva quei grandi fogli 
di carta; si manifestava in quell'assorbimento di tutto il volto, 
in quello .sguardo quasi rientrato in sé stesso , estraneo a 
tutte le cose esterne. I fogli si ammucchiavano alla sua si- 
nistra, egli non si fermava che per isfogliare i resoconti par- 
lamentari , per consultare un grosso volume sull' inchiesta 



LA CONQUISTA DI ROMA 385 

agraria o un piccolo taccuino vecchio e sdrucito. Alle undici, 
nel fervore del lavoro , si udì un piccolo scricchiolìo di 
chiave , e una donna entrò , richiudendo la porta senza far 
rumore. 

« Sono io » , diss' ella chetamente, stringendo al petto un 
fascio di rose. Egli alzò la testa , e la guardò con gli occhi 
stralunati di chi non si toglie ancora alla sua preoccupazione» 
tanto da non riconoscere la persona che entra. 

« Ti disturbo ? » chiese Elena , con la sua voce cantante. 
« Sì sì, ti disturbo. Resta a scrivere , fa' il tuo lavoro. Mi 
annoiavo tanto stamane, in casa, con questo tempo plumbeo, 
che mi son fatta trascinare in carrozza per due ore, il povero 
cavallo scalpitava nel fango , ho visto scivolare della gente,, 
le donne che andavano a piedi avevano gli stivaletti inzac- 
cherati , una pietà. Dovendo aspettare sino all' una , perchè 

tu venissi a colezione, ho preferito venir qua. Ma tu scrivi 

Leggerò un libro ». 

« Cara, non ve ne sono, di libri per te », rispose lui, senza 
pensare a ringraziarla d'esser venuta. 

Ella cercava fra le carte, con le mani sottili inguantate di 
nero, imbarazzata dal suo gran fascio di rose. Sangiorgio la 
guardava sorridendo di compiacenza. Era sempre così at- 
traente con quelle grosse labbra umide e rosse, con gli occhi 
strani dal colore incerto, con quella eleganza opulente della 
persona, che il contemplarla, l'averla presente, là, nella sua 
stanza, era per lui un diletto sempre nuovo. Ogni volta che 
la sua signoria maschile si affermava , in qualunque modo , 
egli provava un delicato e intenso piacere di orgoglio. 

« Non vi è nulla » , diss' ella , ridendo , « non posso mica 
leggere quanta polenta mangino i contadini lombardi, e quante 
patate i meridionali. Ciò mi affliggerebbe troppo. Scrivi, scrivi, 
Franz : non occuparti di me ». 

Egli si alzò , e venne a baciarla sugli occhi , attraverso il 
lieve velo, come a lei piaceva : ella fece un risolino di bimba 
golosa a cui si dà un pasticcino, egli ritornò a scrivere. Elena 
camminò su e giù nel salotto, come per riscaldarsi: in quella 
stanza, in quel giorno brutto di marzo, si gelava. 

« Non hai freddo, Franz ? » chiese Elena, dal divano, dove 
contemplava curiosamente il lusso dei quadrati all'uncinetto. 

25 



386 LA. CONQUISTA 1)1 ROMA 

« Infatti , egli non dice mai bene delle persone mediocri. 
Tu diventerai un £;;rand' uomo politico, Franz ». 

« Oh ci vuol molto tempo » , rispose lui tranquillamente, 
annotando certe cifre sopra un pezzetto di carta. 

« Sono venuti Gallenga e Oldofredi , che mi fa molto la 
corte ». 

« Ha ragione, Oldofredi », mormorò lui, con galanteria. 

Ella sorrise e scomparve nella camera. Era cosi fredda e 
brutta, che per un momento ristette, come disgustata. Guar- 
dava gli arabeschi di lana del piumino , che la serva aveva 
gonfiato a furia di manate; ma la grande macchia d'olio della 
poltrona di lana azzurra le fece voltare il capo; il suo istinto 
femminile la faceva soffrire di quella macchia, E girò per la 
-Stanza , cercando un oggetto introvabile : sul canterale non 
vi erano che due candelieri senza candele, una spazzola pei 
vestiti, nulla di quello che ella desiderava ; sulla toletta solo 
i pettini e una bottiglina di acqua di Felsina, dimezzata. Una 
imdità, una miseria da anacoreto. Finalmente giunta presso 
il letto , sul comodino ella trovò la bottiglia dell' acqua e il 
bicchiere, e tutta felice, sciolse il suo fascio di rose, ne ficcò 
tre o quattro nel collo della bottiglia dell'acqua, un piccolo 
gruppo nel bicchiere, ne buttò due o tre sul tappetino a piedi 
del letto, poi non sapendo dove altro metterne, ne ficcò due 
sotto il cuscino. Camminando piano, andò al canterale, e ne 
aprì il primo cassetto , dove ci erano delle cravatte e dei 
guanti : anche li lasciò le sue rose. Un ritratto era buttato 
li dentro , ancora in una busta : il suo. Una lieve ombra di 
malinconia le passò sul viso, ma disparve. Ora su quella mi- 
seria della stanza , in quella luce bigiognola che veniva dal 
cortile interno, in quel tanfo di acqua di cucina, le rose met- 
tevano una freschezza primaverile , un po' di giardino , un 
ricordo di sole, un piccolissimo profumo. 

« Ho finito », disse Sangiorgio, comparendo suH' uscio, 

« Andiamo a far colazione ». 

«Credi tu che avremo finito per 1' una e mezzo?». 

« Perchè ? » 

« Ho un convegno.... con un elettore ». 

« Avremo finito, spero. Tanto più che ho anche io un con- 
vegno.... alle due». 



LA CONQUISTA DI ROMA 387 

« Un poco », mormorò lui, senza lasciar di scrivere. 

Ella contemplò di nuovo la stanza tutta nella sua meschi- 
nità, sentì quel fiato di miseria decente che vi alitava, e con- 
templò lui che scriveva alacremente, su quel piccolo tavolino, 
dove gli toccava stringere i gomiti per non far cadere le car- 
te. E negli occhi della donna guardante quella J;esta indo- 
liiita di lavoratore , si dipinse una tenerezza nuova che egli 
non vide. Due volte ella fu per dirgli qualche cosa : ma pen- 
sando, tacque. Appoggiata alla consolle, ora, ella ridacchiava 
fta sé , guardando le tre fotografie , di un caporale , di un 
grasso signore , di un ragazzetto collegiale del Nazzareno , 
guardando le tre sacrileghe oleografie che rappresentavano 
la famiglia reale. 

« Franz ? Ti sei mai fatto la fotografia ? » domandò , mi- 
randosi nello specchio , e aggiustandosi il fiocco del cap- 
pello. 

« Una volta, a Napoli, quand'ero studente», disse lui, sfo- 
Liliando gli atti parlamentari. 

« E ce r hai ? ». 

« No, naturalmente ». 

« Se ce r avessi , io la vorrei » , soggiunse ella con voce 
infantile. 

«Non ne hai abbastanza dell'originale?». 

« No », rispose Elena, tutta pensosa. 

Egli si alzò di nuovo , venne a prenderle le mani , e le 
chiese : 

« Dunque mi vuoi bene? ». 

« Sì, sì, sì », cantò ella, su tre note musicali. 

Francesco se ne ritornò di nuovo al tavolino , dove si ri- 
mise al lavoro. Ella si azzardò sulla soglia della stanza da 
letto, e vi gettò un'occhiata. 

« Franz », disse di là, « iersera non sei venuto al Valle?». 

« W era la commissione del bilancio, sino alle undici. Dopo, 
ero stanco ». 

« Sono venute molte persone a trovarmi in palco , Giusti- 
ni — perchè sei tanto legato con lui?». 

« Mi serve », diss'egli semplicemente, senza alzare il capo. 

« Dice male di te ». 

« Lo spero bene ». 



388 LA CONQUISTA DI KOAIA 

« Con un elettore ? » 

« Con Oldofredi ». 

« Ah ! » fece lui, infilandosi il soprabito. 

« Mi deve raccontare come fu che non volle sposare donna 
Angelica Vargas ». 

« Doveva sposarla ? » 

« Sì , e non la volle. Forse, è lei che non ha voluto. Ol- 
dofredi è antipatico a mezzo mondo : alla Camera, poi ! Lo 
conosci tu ? » 

« No : e mi è indififerente ». 

« Sei molto pallido ; che hai ? » 

« Non so : sarà il freddo ». 

« Andiamo, andiamo a casa, vi è il fuoco, ti riscalderai». 

Egli la segui senz'accorgersi delle rose. 

{Continua). 



Cronaca della settimana 



La nascita d* una priaciiiessa nella famiglia del Ee è 
stata festeggiata iu modeste proiiorzioui dal poj)olo ita- 
liano. 

Avvenuta improvvisamente , quantunque i medici non 
vogliano convenirne, mancò il tempo per organizzare ma- 
nifestazioni cortigiane e interessate. Questo ìicto evento 
sarebbe, dunque, già dimenticato se le discussioni intorno 
al nome im2)artito alla neonata non servissero ancora un 
poco d'argomento alla pubblica curiosità. 

Quel nome : Mafalda , non piace troppo alla maggio- 
ranza. Si ha un bel dire che corrisponde a Matilde... Ha 
un non so che d'esotico, poco simpatico ai nostri schietti 
sentimenti d' italianità. Se equivale a [Matilde, perchè non 
chiamarla cosi ? 

Ma — si dice — Mafalda fu , nella storia , una princi- 
pessa-guerriera , un' amazzone che illustrò le gesta bel- 
licose della stirpe di Savoja. Sarà!.. I libri storici, che 
abbiam l'abitudine di consultare e nei quali, finora, ripo- 
nemmo fidiicia, sono muti intorno a quelle gesta. O allora, 
a chi credere? 

Gli italiani sono gelosi dei loro nomi, del loro passato, 
di quel sottìo di vita patriottica che, per secoli, fu l'unico 
scudo ai colpi avversi della fortuna. Chi ricorda , come 
noi, gli entusiasmi del matrimonio d'Umberto e Marghe- 
rita, conosce la causa della gioia che provò, allora, la na- 
zione. Il popolo italiano era contento che il principe ere- 
ditario avesse scelto in lamiglia la futura Kegina d'Italia. 
Il sangue restava puro d' ogni innesto e 1' erede , atteso 
allora, sareblte stato italiano dne volte. 

L'erede di Vittorio Emanuele III è ancora di là da ve- 
nire, e la serie delle femmine essendo incominciata , non 



390 CRONACA DELLA SETTIMANA 

t' è ragione perchè uon debita continuare Lo Czar è 

negli stessi panni I... 

Ma a tutti, al l\e per il primo, preme die «luesto sacro 
seutimento (V egoismo patriottico sia tramandato intatto 
attraverso ai temi>i. Non mancano 1 nomi italiani , anzi 
italianissimi Sarà una debolezza del cuore... Ma le de- 
bolezze del cuore son quelle che fanno la forza dei popoli 
veramente buoni e generosi. 

Il cuore ! « Nuovi tormenti e nuovi tormentati ! » — 
dice il poeta. Un medico russo, A. L. Kuliabko, ha sco- 
perto il ìnodo di far battere il cuore dei morti ! Che ca- 
naglia (juel medico ! , dico io. Non si può nemnien più 
essere sicuri della quiete d' oltre tomba. « Morire , dor- 
mire... sognare I... » Sognare !... Sognare , naturalmente, 
jDcr effetto del mistero dell' al di là , pazienza ! È legge 
di natura, legge comune, ineluttabile, e conviene j)iegare 
la testa. Ma sognare artiticialmente , sognare per gli ef- 
fetti d'una droga, d'un eccitante alcalino, riaffacciarsi alla 
vita, ai dolori, al male, quando s'è varcata la soglia del- 
l'eternità, questo ratìiuamento di tortura è un vero atten- 
tato al libero arbitrio individuale. 

Non bastavano le borse d'ossigeno, con le quali si pro- 
lunga la vita degli agonizzanti ! Non credo che la me- 
dicina possa vantarsi di avere salvato la vita d' un in- 
fermo con le inalazioni d'ossigeno dell'Tiltima ora. Eppure 
tutti i moribondi ricchi si permettono quel lusso, l'ultimo, 
prima di rendere 1' estremo sospiro. L' ossigeno è passa- 
porto dei morti che han quattrini, l'aperitivo elite per an- 
dare al mondo di là. 

I medici giustifìcauo quell' espediente ceni la scusa che 
devono prolungare la vita dei pazienti , con ogni mezzo 
possibile, per offrire alla natura, o alla Madonna, l'occa- 
sione di fare un miracolo ! Ma siccome la scienza positi- 
vista moderna non ammette il miraeolo, il pretesto non 
vale che naseondere lo stimolo vero, quello di far guada- 
gnare dei quattrini ai farmacisti. 

Quando la nuova scop(>rta del medico russo sarà diven- 
tata di moda, l'ossigeno avrà fatto il suo tempo. Il cuore, 
che pulsa artiticialmente. raccoglierà tutti i suffragi. Po- 
vero cuore, j)ovei-o organo, clu' hai amato e sofferto, che 
per tanti anni , instancabile lavoratore , hai fatto battere 
le nostre arterie, vibrare i nostri nervi, colorire le nostre 
guancie, senza un minuto di riposo, senza un instante di 
tregua, tu stai [ter intraprendere ima nuova carriera. Tu 



CRONACA DELLA SKTTniAXA 391 

non sarai ])iù padrone dei tuoi battiti , non avrai più il 
privilegio di vivere e morire alla tua ora. Le droghe del 
lannaeista ti strapperanno al letargo ed alla decomposi- 
zione , e ti oidineranno di lavorare ancora , di pulsare 
sempre, semi^re, sempre !.. 

Ebbe fortuna, il jiovero pittore Boggiani di morire, tra 
i seh^aggi, lontano dai principi della scienza e della me- 
dicina ! La sua morte , almeno , sarà stata j)iìi rajiida e 
forse pili tranquilla. S^iirito bizzarro e intraj)rendente, egli, 
da molti anni, aveva rinunciato alle comodità della vita, 
alle glorie dei concorsi e delle esposizioni , alla clientela 
dei mecenati ed all' usura dei mercanti di quadri. 

Amando la natura e l'ai'te, aveva associato queste due 
belle e grandi passioni e viveva in esse, ])er esse. È morto 
insieme a queste innamorate, cui si serbò fedele ed alle 
quali ha dato la vita. Al cospetto dell'una, lavorando per 
r altra, ha chiiiso gli occhi in un paesaggio lontano, nella 
poesia dei crepuscoli dell' altro emisfero. Io , che lo co- 
nobbi fin da giovanetto, jìosso dire come egli avesse con- 
sei'vato nella maturità le sensazioni freschissime dell'ado- 
lescenza. 

Le circostanze della sua morte non sono ancora note. 
Chi i)arla di vendetta per un amore indigeno. ^la sono 
voci lontane, clie ninno può controllare. 



La nascita jjrematura della jjrincipessa Mafalda ha af- 
frettato la pubblicazione dei decreti di amnistia , annun- 
ciati già da qualche tempo. Mentre scrivo non si cono- 
scono ancora le disposizioni di questa misura di clemenza, 
contro la quale taluni si opi)osero energicamente. Dalle 
Provincie meridionali, anzi, vennero le piìi fiere i^roteste, 
sopra tutto a jn-oposito dei reati di tallimento, che si vo- 
levano esclusi. Io mi auguro che (]ueste voci , poco j)ie- 
tose , non siano state ascoltate dai ministri. Sarà il ri- 
cordo degli anni di hoJièine, sarà una speciale disj)osizioue 
del mio spirito, che mi conduce sempre vicino al debole, 
ti"a il deV)itore e il creditore , le mie simpatie vanno al 
primo, e non al secondo. 

Nel caso speciale dei falliti, una volta che un commer- 
ciante è giuuto al più doloroso dei passi : la sospensione 
dei j)aganienti un lìo' jiiù o un po' meno di rigore non 
muta le condizioni del bilancio. E quelli che si oxq)ongono 



392 CRONACA DEILLA SETTIMANA 

ali "amnistia lo sanno così bene che gìiistiftcano la loro ostilità 
con la necessità di dare ima lezione, j)er prevenire nuovi 
malanni. Ora tutti sanno che, in fatto di pene, le misure 
preventive non hanno verun eftetto. La questione è stata 
trattata a fondo , a liroposito della pena di morte e la 
conclusione fu che in Italia , I' estremo supplizio venne 
opportunamente cancellato dal nostro codice. Supporre che 
un commerciante farà fallimento in vista della gravidanza 
della Kegina , è una puerilità. E chi tenta di ostacolare 
misure di clemenza, qualunque siano, commette una cat- 
tiva azione. 

Nei reati jjolitici 1' amnistia è simpatica al popolo , il 
quale, d' istinto, si schiera sempre dalla parte del debole. 
Questo debole , il ])opolo cerca di assisterlo con il solo 
mezzo che è a sua disposizione: il voto politico. Così ve- 
denmio giungere in parlamento dei condannati che meri- 
tavano la prigione, e dei quali la generosità delle masse 
faceva tante vittime e magari tanti eroi. Le masse s' in- 
gannavano, senza dubbio ; ma come listabilire la verità ? 
L'amnistia, anche tardi, era la misura necessaria per cal- 
mare gli esaltati e mettere di nuovo le cose a posto. Vi 
sono davvero dei momenti in cui è necessario gettare un 
velo sui delitti, sulle debolezze, sulle viltà e sugli eccessi 
collettivi ! 



La legge sul divorzio, di cui parlavo nella mia ultima 
cronaca, non è ancora votata dai due rami del parla- 
mento e già molti aspiranti si agitano e si preparano a 
goderne i beneticì. Tra gli enuMidamenti che alcuni depu- 
tati presenteranno, ve ne sono di quelli destinati a ren- 
dere più larga l'azione della progettata riforma. P^d era 
prevedibile, come ho già dimostrato. 

Il flint qu'' une porte soit ouvcrt oh fermce — non e' è 
che dire. Tutti sanno, oramai, che una volta aperta la 
breccia, sarà poi. questione di tempo. Fra (iiialche anno, 
divorzierà chi vorrà. Tu Francia, dove si può dire che il 
matrimonio esiste soltanto di nome , come al (Tiappone. 
l'ultimo assalto verrà dato nella presente legislatura, con 
un rimpasto della legge attuale nel senso di farla ancoi 
più lil)erale. Le nu)dilic;izioTii invocate sono due : 1' in- 
compatibilità (rumore e la volontà d'uno ih'i coningi sa- 
laiiiio motivi sutlicienti i)er sciogliere il matrinu>nio. 



CUOXACA DELLA SETTIMAXA 393 

Come vedete si tratta semplicemente di ripiistiuave il 
ripudio, con raggravante o l'attenuante, se vogliamo es- 
ser galanti, che potrà essere reciproco. 

Dato il grande cammino percorso in Francia dalla legge 
Xaquet e le astuzie con le quali vengono oramai superati 
tutti gli ostacoli eretti dal legislatore, poco importa agii-e 
francamente e fare del divorzio una formalità semplicis- 
sima quale è insomma l'atto di matrimonio. In Griappone, 
quando un marito vuole disfarsi della moglie, penetra nel 
primo ulHcio di j^olizia che incontra sulla sua strada, aji- 
l)one la tirma sopra un registro speciale e, tornando a 
casa, mette la sua signora alla porta.... Non è lontano il 
giorno in cui a Parigi marito e moglie non avranno nulla 
ad invidiare ai coniugi di Tokio e di Yokohana. Ci ])en- 
sino i legislatori italiani innanzi di fare il primo jiasso. 
La questione che si deve seriamente esaminare è questa: 
« Dol>l)iamo introdurre il divorzio nei nostri costumi si 
() no ». 

CTuai se si muta la fìsonomia del quesito , guai se ci 
lasciamo disarmare da considerazioni accessorie , da jjal- 
liativi menzogneri. L'esempio della Francia è eloquente. 
Una volta fatto il primo passo , si andrà tino in fondo, 
sicuramente. 

Ho già detto 1' altro giorno che ignoravo le due o tre 
cause previste nel j)rogetto di legge italiano, per ottenere 
il divorzio. 

Qualunque siano gli interessati, tutti gli interessati, tro- 
veranno modo di axjprotìttarne. Un certitìcato medico si 
può sempre ottenere. E vi sono dei mariti, o delle mogli, 
disi)osti a farsi condannare per un reato qualunque, \)\\v 
di sbarazzarsi del coniuge insopportabile. Eppoi io rido 
d' innanzi alla tilosotìa del legislatore , il quale xìretende 
stabilire una graduatoria d'infelicità coniugale ! La donna 
che ha il marito in carcere, o imi^otente, jjotrà ottenere 
il divorzio. Quella che è sfacciatamente , j)erennemente 
ingannata , no. IMa vi sono donne che continueranno ad 
idolatrare il marito delinquente (per la donna , spesso, i 
conti che il marito amato ha da rendere alla giustizia 
non hanno imi)ortanza ; anzi qualche volta possono ren- 
derglielo più caro) o si terranno volentieri quello che 
non può più renderle madri. Viceversa, noi tutti ne co- 
nosciamo che si sentono infelicissime per una semplice in- 
compatii >il ita d'umore, che vivendo accanto al marito, son 
lontane da lui come se si trovassero all'altro polo; ne co- 



394 CRONACA DELLA SETTIMANA 

nosciaino tutti, forse , che nella vita coniugale liaii sem- 
pre freddo e che non essendo nate per il gelo e per la 
solitudine, hanno un intenso bisogno di calore , un biso- 
gno che si va accumulando anno per anno , giorno per 
giorno e han fame e sete d' un attimo , un attimo solo 
di comunione iDsichica. Queste donne sono i^iìi disgraziate 
di quelle che hanno il marito in carcere o impotente. Con 
che diritto il legislatore favorisce le une e non si cura 
delle altre ? 

In una legge che i^enetra così profondamente e inti- 
mamente nei misteri del cuore , non è possibile stabilire 
distinzioni, categorie, prontuari. tutto, o nulla. Le re- 
strinzioni saranno fonte di inganni, stimolo a stratagemmi 
j)iù o meno ignobili. La visione dei problemi che solle- 
verebbe la legge del divorzio in Italia potrà, forse all'ul- 
tim'ora, far indietreggiare il parlamento. È certo che 
quella legge creerebbe una vita nuova nella penisola, uno 
stato di cose assolutamente diverso da quello attuale. Nes- 
suno oserà sostenere che questa riforma ci farà salire più 
in alto , purificherà il nostro morale. Questa cousidei'a- 
zione non mi sembra trascurabile. 



Dopo cinquaut' anni d' attesa, dopo numerosi contrasti 
e molteplici contrattempi, Parigi ha, finalmente, dedicato 
a Balzac il monumento che lirima di lui ottennero tanti 
cameadi meno degni, molto meno degni d'un marmo del- 
l' immortale autoi-e della Commedia umana. Dalla vetta 
cui è salito con la forza del sxio genio, egli deve oramai 
contemplare questo omaggio in ritardo, con il supremo 
dis])rezzo di cui , vivo, fu prodigo verso ogni volgarità. 

Vivo, il suo orgoglio smisurato avrebbe trasalito di 
gioia alla promessa d' una statua. Morto, quell' orgoglio 
ebbe già le più pure soddisfazioni, le più alte ricompen- 
se, cui nulla i)u«'» aggiungere la fusione in bionzo della 
sua inestetica iìgura. 

La sorte toccata a Balzac , vivo, fa ricordare alla no- 
stra memoria un' epoca molto diversa dalla nostra. C'hi 
osa dire che le cose del mondo son sempre uguali , che 
nulla di nuovo avviene quaggiù , che la storia dell' oggi 
è identica a quella dei tempi trascorsi ? Balzac , e con 
lui tanti alili uomini d'ingegno ])otente, vissuti nella mi- 
seria, nell' indilfercnza, ([uasi nel disprezzo dei loro con- 



CRONACA DELLA SETTIMANA 395 

temijorauei , sono le x)i'ove eviilenti (V iiu" evoluzione die 
si è compiuta sotto ai nostri occhi e die noi x^ossiaino, 
adesso toccare con mano. 

Leoijardi, Alfieri, Monti, Foscolo, in Italia, Alfredo de 
Musset, Pascal, Rousseau, Balzac, de Vigny, in Francia, 
e qiii^iiti altri ne trascuro, vissero in mezzo all' indiffe- 
renza, morirono quasi oscuri, conobbero la gloria quando 
il freddo della morte li aveva piombati nel nulla , o in 
queir al di là, di cui abbiamo il i>resentimento oscuro e 
vago.... La miseria, la lotta quotidiana j)er la vita, logo- 
rarono lentamente quelle povere anime d' artisti , i)onen- 
dole al cimento delle più crude realtà del bisogno, dello 
abbandono. Tale era 1' epoca in cui vissero , un' epoca 
nella quale la fiamma divina dell' arte vacillava al soffio 
delle passioni politiche, delle aspirazioni jiatriottiche, dei 
tumulti rivoluzionari, che vietavano ai popoli d'indugiarsi 
nelle carezze dell'intellettualità. 

Come siamo mutati ! De iNIusset , Foscolo, Balzac e 
Leopardi vissero stentatamente nel dolore , spesso nella 
miseria. Quelli che oggi han raccolto la loro eredità, eredi 
indegni e impotenti, che nei loro tesori attinsero a j)ieni 
mani, fanno intorno a noi nn frastuono insopportabile, si 
impongono alla nostra attenzione , si arricchiscono alle 
nostre spalle , e conquistano , senz' alti"o sforzo che una 
sfacciataggine cosciente e incosciente insieme, 1' ammiia- 
zione e la fortuna. Quali dei nostri poeti contemijoranei 
può stare a j)ari d' un de Musset ? Quale dei nostri ro- 
manzieri j)iìi in voga ha scritto una ijagina degna di Bal- 
zac ? Zola, forse, ed è uno, uno solo, che all'autore della 
Commedia umana deve la tecnica e 1' ispirazione. 

Un sui^remo conforto rimane, però, a quei morti. Una 
gioia che i loro successori non proveranno mai, deve 
ancora far fremere di voluttà le loro ossa incenerentisi 
nel Sudario. Essi furono amati come non si sa più amare 
oggidì. Xon è vero che la storia si ripete, non è vero 
che i tempi presenti siano identici ai temj)i j)assati. La 
evoluzione non si è compiuta soltanto nella voga. L'evo- 
luzione ha j)ure avvolte le animo e il progresso veloce 
che ci trascina ha consumato sentimenti intimi', che un 
dì cristallizzavano le anime e le cullavano in un' estasi 
di sentimento e d' amore. 

Quegli uomini, che ai loro tempi erano quasi ignorati 
dalla folla, avevano attirato intorno al fluido tepido dei 
loro cuori, dei cuori di dama che ne avevano intuito la 
squisita sensibilità. Donne oscure e innamorate si erano 



396 CRONACA DELLA SETTIMANA 

avvicinate a quelle pure fiamme di jìassioue e avevano 
offerto i loro cuori ai cuori sanguinanti di quei j)oeti. 
Erano amori • sbocciati inconsapevoli dalle affinità natu- 
lali, che un misterioso destino ordisce e prepara nelle te- 
nebre. Erano cuori e corpi che si donavano a cuori e 
corpi, di cui sentivano l'attrazione invincibile e invisibile 
della calamita. Non era il chiasso della rédame^ non era 
la vertigine della voga , non era la curiosità di ijrovare 
un attimo di estasi nelle braccia di uomini celebri , che 
gettava quelle donne in Italia dei i)oeti e dei romanzieri. 
Esse correvano alla luce come la farfalla notturna svo- 
lazza e si brucia le ali alla fiamma che brilla nelle tene- 
bre, al punto luminoso che spicca nell' oscurità. Nessun 
sentimento volgare o estraneo vinceva il i^udore di quelle 
creature: esse s'immolavano all'amore, niente altro che 
all'amore ! 

Queste gioie ineffabili non j)ossauo più provare gli scrit- 
tori moderni , diventati celebri a coljji di gran cassa di 
reclame a i)agamento , che preparano la loro fama e la 
lanciano come si lancia un sapone, im' acqua dentifricia, 
un purgante !... 

Questi nostri scrittori fretpientano i salotti per cercarvi 
una clientela , fanno la corte alle donne per ottenerne, 
con qualche bacio, la i^rotezione e il rimorchio. Inganna- 
tori, ingannati ! Giurano l'amore a chi dell'amore non si 
cura. Associano due ambizioni a due bestialità. L' estasi 
è assente da quelle strette. L' estasi fugge inorridita da 
<iuelle alcove, che sono delle vetrine. 

Balzac è amato da una donna che non lo ha mai ve- 
duto e che i)iìi tardi gli dedica semplicemente la vita. 
Tutta la Commedia Umaua , tutti i cento volumi usciti 
dal cervello mostruoso del fantastico lavoratore, lasciano 
il mondo indifterente. ^la egli se ne consola sentendo il 
suo cuore riscaldato ai battiti d' un cuore feminile , che 
lo ha sentito e comijreso. Maupassant muore disperato, 
senza avere gustato un' ora, un' ora sola di piacere amo- 
roso, puro d' ogni calcolo ambizioso. Quando ima donna 
gli piace, è costretta a nascondersi, a mentire il suo nome 
l)er gustare sulle sue labbra delle labbra che bacino, l'uomo, 
non il libro. Balzac vive in iin' aura tepida di carezze, 
e si sente chiudere gli occhi dalla dolce mano che lo ha 
sorretto negli ultimi spasimi d' un' esistenza atroce. Chi 
dei due [)iii felice ?.., 

lì. Alt. 



Iifl PAGUMA DEI GIUOCHI 



Ad un geranio 

Sciarada 

{del Frincipe di Calaf) 

Vago geranio, che la rosea fronte 
Chini umile del sole al bacio, e, pronte, 
A lui tendi le braccia, 
A lui, che passa sogghignando, altero 
Volgendoti la faccia ^ ' 
E la cara farfalletta gentile, 
Ch'è con assiduo giro a te dintorno. 
Par che sprezzi, superbo, 
A quella il dolce nettare negando, 
In un dolore ''' acerbo 
Tu vivi e giaci. 
Tu muori e taci ! 

E somigli, geranio, a questo cuore, 
Che per un vano affetto anch' esso muore ! 
Esso pur la farfalla 

Aurata par che sprezzi e che non curi !... 
Un giorno, forse, intisichita e gialla. 
Essa cadrà per terra. 
Consumata d' amore !... 
Come te, allor, di desiderio pieno, 
Reclinerò la testa, 

E questo fuoco, che, invan mi ange il seno, 
Vivrà gemendo, 
Morrà tacendo !... 



398 LA PAGINA KEI GIUOCHI 

Anagramma a frase e sciarada bizzarra 
{dello stesso) 

Una buona ricetta 
Per far intero e intero, 
La stessa arte enimmistica 
XX XX xxxs davvero. 

Recipe: tanti pizzichi 
Di buon sale poetico, 
E di sale enimmistico 
Uguale quantità. 

Oppur, come direbbesi 
Con frase medicale, 
Di versi e d' enimmistica 
Prendi primo finale. 

Ed ceco come subito 
L' intero dell' intero, 
E à&W inter 1' intero, 
Fatti son qui di già. 



Monoverbo a pompa (3) 
(dello stesso) 

INTERO 



Premio inr questo numero: un elegante album per cartoline il- 
lustrate. 



Soluzioni dei giuocUi pubblicati uul numero 30'. 
1. TAVOLOZZA; 



LA PAGINA DEI GIUOCHI 399 

2. LaMia 
AD Amo 
alTea 
akIel 
maLta 
meDea 
erEmo 
teSeo 

MlEl.E 

atRio 
tbAma 
erOde 

3. Fattore fatto re {F è di fronte al convenuto; di fronte al conve- 
nuto è r attore ; quindi F-attore ; ma , essendo tutto elevato a seconda 
potenza, significa che tutto dovrà ripetersi; perciò: F-attore, f-atto re). 

Li spiegarono esattamente : 

le signore e signorine: Ida Bernini, Concettina di Micco, Elena Au- 
riemma , Antonietta Gigante da Forlimpopoli, Lina Carcano, Maria Ca- 
peceMinutolo , Stellina Lucianelli da Teano, Olga Bruno, Palmina 
Cedraro, Xina Pagano, Anna Leonardi, Titina dell' Orso, Maria Ama- 
turi, Emma Pollio, Emilia Amato, Amelia Gentile, Adele ed Amelia 
Carusio , Maria de Biasio , Cristina Galizia , Giulia Stefanelli , Flora 
Ròsei, Concetta Benevento, Emma Ridola. 

i signori: Fortunato Silvestri, Francesco Capasse, Aurelio Romoli 
da Firenze, Almerico Riccio, rag. Andrea Troncone, avv. Arturo de Lo- 
renzo, Gabriele Sanges, prof. Vincenzo Curti, Emilio Ircanio, Giovanni 
Pino , ing. Silvestro Dragotti , Filippo ed Ugo de Simone , Camillo 
Ruocco, Gennaro Carusio, Alessandro Mazzario , Carlo Varola da Bar- 
letta, Giovanni di Micco, Errico Giambelli, Umberto De Gasperis, Giu- 
seppe Armandi , ing. Giuseppe Cepparulo , Giulio Sele , ing. Gustavo 
Avitabile, dottor Marco Romei da Serino, Vincenzo Balsamo, Giuseppe 
Catapano , Leopoldo di Pasquale , Roberto Ausiello , Giovanni Pisani, 
Antonio Radice, Eduardo Vacca, Mario Sorrentino, Giovanni Buon- 
figlio, Claudio Sani. 

Il premio promesso è toccato in sorte al signor Carlo Varola da Bar- 
letta, il quale è pregato d'indicare all'amministrazione il suo preciso 
indirizzo. 

Piccola posta enigmistica. 

Ing. Ernesto Braca (NajwU). : — Pubblicherò, con lievi modificazioni, 
i suoi due monoverbi. La ringrazio, intanto, delle parole molto lusin- 
ghiere avute per me. 



400 LA PAGINA DEI GIUOCHI 

Leo Pardo (Ancoìia). — Perchè questo silenzio , e perchè non cerca 
di modificare qiieW anagramma a tagli, ridueendolo ad anagramma 
sem2)ìtce, togliendo, cioè, tutto ciò che si riferisce al ventre, ?l\ pie. ecc.? 
Ne verrebbe fuori un bel giuoco, che io pubblicherei volentieri. 

Bajamonte (Barletta). — Si scosse un poco , ma è stato ripreso dal 
letargo. È stato, forse, ripreso pure dalla malia della Regina di quel 
tale paese ? Non si curi dell'amico di Napoli, tutto assorto in morbose 
elucubrazioni sulle finanze dello Stato, e mi scriva più spesso. 

Ida Bernini (Napoli). — Impossibile farle rivivere! In ogni caso, 
non potrei prenderne io la iniziativa. Io non ero che un milite; i duci 
sono scomparsi ! 

Antonio Radice (Napoli). — Troppo astruso quel giuoco ! 

Errico GiambeUi (Napoli). — Nessuna risposta ? 

Ing. Silvestro Dragotti (Napoli). — Fra le mie carte ho ritrovato un 
tuo incastro, mandatomi in altri tempi. Vuoi che lo pubblichi ? 

Dovienico Janora (lisina). — Non 1' ho dimenticato; abbia ancora un 
po' di pazienza. 

J. L. (Napoli). — Eicevette la mia risposta ? 

Francesco Capasso (Napoli). — Esaminerò. 

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La Rinuncia (scene), Luigi di San Giusto 

I nostri concorsi a premio. La Direzione 

La conquista di Roma (rowanzoj, Matilde Serao 

Cronaca della settimana, R. Alt ; ecc. 

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LA SETTIMANA 



SOMMARIO del N. 33. 

I. Fi;a\cesco pk Sanctis e i,a sia seconda scuola,. 

Francesco Torraai pag. 401 

II. Apparizione (versi), Antonio Fradeletto . ...» 417 

III. I.A KiNtxciA (scene), Luigi Di San Giunti). . » 41« 

IV. A' 'attendiamo (versi), Luigi Natoli » 440 

V. Nella vita e nella scienza. Come si difendono 

gli animali inermi, F. Gcnovcfic » 442 

VI. I LIBRI » 447 

VII. Le RIVISTE, Eamnes » 44!) 

VIII. I NOSTRI CONCORSI A PitEMii, ift Direttone. . . » 401^ 

IX. La PAGINA RELIGIOSA, Una TerCHiana » 4.")6 

X. Per la famiglia, Ketty » 457 

XI. Il TEATRO, clanici » 458 

XII. Cronaca della settimana, B. Alt j. 462 

XIII. La Conquista di Eoma (romanzo), Matilde Scrao . » 4ii!> 

XIV. La pagina dei giuochi. Il principe di Calaf. . » 477 

ABBONAMENTI 

Un anno L. 12 

Sei mesi » 6 

Dal 27 Aprile al 31 Decembue » 8 

Abbonamenti per l'Estero (unione postale) 

Anno L. 18 — Semestre L. ; 

(Oli abbonamenti cominciano dal 1. di ogni mese). 

§C^^^ Inviare vaglia e cartoline vaglia alla « Settimana », NapoU 
via lioma, angolo Emanuele De Dea. 



I maììoscritti puhhlicati o non pubblicati non si resiituiscon 



È dal ])rimo agosto 1902 che il signor Gaetano d'Anria non è 
nostro rii]nn"esentante ])er la i)ul)blicità. Sono avvertiti i nostri eli 
ti, quindi, di dirigere a noi e non piii a Ini lettere, ordinativi o 
lori di ])agamento. L'Amministrazione della SETTIIVIAN 

INSERZIONI 



Prima del testo 

1.* pagina intera . ; L. 15 
» metà ...» 8 
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intera » 10 

metà . . » 6 



Dopo il testo 

1.* pagina, intera . . L. 
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Elenco dei premi gratuiti 
- settimanali - 

per l'anno 1902-1903 



Lire ciiuiiiauta di libri scolastici, presso la Libreria Luigi 
Pierro. 

Un binoccolo da teatro, lenti di jjrecisioue. 

Taglio di ckcmisettc per teatro, iu crespo della Cina. 

Un ombrello da pioggia, per uomo, di fabbrica inglese con 
manico d'arte. , 

Eicca cravatta di pelliccia, tonr de con, per signora, della 
Ville (le Lyon. 

Ricchissimo album per ottocento cartoline, di grande valore. 

Bottoniera di oro, da fraclì, elegantissima. 

Servizio di tazze da caiì'è, in porcellana , per sei persone. 

Dodici fazzoletti di battista, da uomo (cifre a farsi). 

Nécessaire da toilette, in cristallo baccarat, dieci pezzi. 

Cintura di cuoio, con ricca fìbbia Liberty, della Ville de Lyon. 

Calamaio in cristallo di rocca e argento. 

Cinquanta lire di libri di letteratura, presso la libreria Detken. 

Un impermeabile, di primissima fabbrica, per uomo. 

Grande orologio Empire, per tavolino. 

Cinquecento sigarette, marca estera. 

Servizio da liquori, in cristallo, per dodici persone. 

Spartiti Tosca e Bohème, ediz. completa. 

Un taglio di vestito, in seta, per signora, Ville de Lyon. 

Un taglio di vestito da uomo, stoffa inglese, Ville de Lyon. 

Uno specchio da salotto, con cornice. 

Magnitlco servizio di argento, per trinciare. 

Collana jier signora , a sette tìli di corallo rosa, con fer- 
magli e barrette in oro. 

Portafogli in cuoio, con guarnizioni di argento. 

Cuscino di piume, in seta Liljerty, per salotto. 

Splendida bicicletta Mars, massima scorrevolezza , solidis- 
sima, per uomo o per signora. 

Ombrellino da sole, in seta, manico d'arte della Ville de Lyon. 

(continua) 

4' QUINDICIMILA LIRE DI FREMII 4' 



Inviare vaglia e cartoline all'Amministrazione 
della « SETTIMANA », Napoli, Taverna Penta 4. 




XX>C><XX>X><XXXXXX>0<XXX>0<« tì 

Elenco dei premi gratuiti 
I - settimanali - 

'ì per l'anno 1902-1903 

Q {continuazione) 

X Cartella da scrittoio, in cuoio Liberty. 

o Catena di argento, per le chiavi, per nomo. 

y Eicco tappeto da tavola, stile inglese. 

À Bono per trenta bagni eli mare. Eldorado. 

o Bono per f[uindici bagni minerali, Chiatamone. 

y Barometro aneroide, montato, per tavolino. 

^< Un libro da messa legato in j)ergamena, stile antico. 

ó Un portaritratti, con cornice di argento. 

y Cappellino di Parigi per signora {Ville de Lyon). 

À Due bugie di argento, stile antico. 

Q Lampada da studio (sistema elettrico). 

X Magnifica catena santoir in oro e perle. 

X Cappello panama finissimo, per uomo. 

Q Trousse inglese, com^ileta, per fumatori. 

Orologetto di oro, per signora, con nodo di oro, da sospendere. 

Completo giuoco di tennis inglese. 

Ventaglio per signora in seta e legno impresso, finissimo. 

Portasigarette in argento, stile art noureau. 

Lampada a petrolio, per salone, elegantissima. 

Etagere da salotto; in vernice art noureau. 

Anello splendido, forma marquise in opale e rose d'Olanda. 

Nécessaire da viaggio, tascabile, da uomo. 

Tappeto per pavimento, di grande misura. 

Un bastone di ebano, manico di argento. 

Ferre d'eau in cristallo molato, con vassoio. 

Bono per la rilegatura di cinquanta volumi, in pelle e oro. 

Ricca poltrona in tapezzeria. 

Servizio di biancheria , j)er the , ricamato in colori , per 
dodici. 

Suggello in argento bruciato. 

Coppa di argento cesellato e cristallo di rocca , con 
astuccio. 

4> QUINDICIMILA LIRE DI FREMII -:^- 

^^C^^ Inviare vaglia e cartolino airAniiiiinistraziono 
della « SETTIMANA », Napoli, Taverna Penta 4. 

^X>^<>C<>0<XX><>C<XXX><XXXXXXX><XXXX>C<>O<^^ 



Francesco de Sanctis 



E LA SUA SECONDA SCUOLA 



La comparazione delle letteiatme , perchè non diventi 
vano sfoggio di troppo facile enulizione, o inutile, e, ta- 
lora, dannoso gioco di dilettantismo estetico: iierchè abbia 
sei'io valore scientifico e vera etticacia didattica, deve es- 
sere, j)rima di tutto , indagine ed esame di influssi , di 
contatti, di azioni e di reazioni. La storia è la sua base; 
il criterio stoiico deve rischiararla e guidarla. 

Messomi, con questa persuasione, a cercar l'argomento, 
che, in questo primo anno , avrei trattato per voi e con 
voi, considerazioni di opportunità e sentimento di grati- 
tudine mi condussero sollecitamente alla scelta. 

Opi)ortuno mi parve , ai fini della comparazione , stu- 
diare l'opera di un grande sci'ittore non italiano , alla 
(juale cinque letterature , compresa la nostra, fornirono 
materia, ispirazioni , modelli. E mi parve conveniente e 
degno, cominciar, secondo le mie forze, a ricambiare quei 
molti, volenterosi e valorosi stranieri, che, per la serietà, 
la larghezza e la praticità d'indirizzo dei loro studi, ten- 
gon oggi il primo posto nella letteratura dantesca. Senza 
andar lontano, in questo solo anno, il To^mbee, che già 
compilò un Dizionario daiìtesco , pur con le omissioni e 
le lacune, utilissimo, ha pubblicato un grosso volume di 
ricerche dantesche; — il Cha;;si;or riunito e illustrato le vite 
e le poesie de' trovatori , che Dante conobbe , il AVick- 
steed e il Gardner tentato felicemente la prima edizione 
critica della corrispondenza ijoetica di Giovanni del Vir- 
gilio con Dante. E , inoprio di (piesti giorni , mi sono 
giunti, da Londra, il Dante e il suo Icmpo del Federn, da 
New York il Dante e il regno animale del Tayer Hol- 
brook. Dimostriamo, dissi tra me, la gratitudine nostra 
a questi benemeriti inglesi. Per queste ragioni mi pro- 
posi di parlarvi, come potrò meglio, del i)adre della lette- 
ratura inglese, di Goffredo Chaucer. 

Ma , di lui , a ben presto. Oggi, su la cattedra, dalla 
(puxle, or sono trent'anni, ai comi)agni miei ed a me, si 

26 



402 FKANCESCO DE SANCTIS 

volgeva la buona e cara iinagine paterna di Francesco de 
Sanctis, dal fondo della mia memoria, dall'intimo del mio 
onore l'onda de' ricordi sale a cacciar via ogni altro sen- 
timento, ogni altra cura. 

Trent' anni a i)unto sono passati da quella luminosa 
mattina di gennaio, che vide noi , studenti di cpiesta T'- 
niversità, accorrere a centinaia alla prima lezione di Fran- 
cesco de Sanctis. Ci mandarono prima alla più vasta aula 
del primo piano, che, in pochi minuti, fu piena zejipa: 
poi ci fecero scendere alla più vasta aula del pianterreno, 
ma la trovammo gremita; infine, ci fecero andare, di corsa, 
alla sala del Salvatore , dove senza banchi, senza sedie, 
tutti in inedi . ci pigiammo intorno a una bigoncia im- 
provvisata. 

Perchè tanto desiderio ? Perchè tale ardore ? Che cosa 
ci attirava ? 

Una ragione accennò lo stesso de Sanctis. « Qui era la 
tradizione della prima scuola» — qui egli « si presentava 
ai figli dei suoi vecclii discepoli ». È vero: ma, se bene 
lammento, ragioni più prossime e più etticaci ojjeravauo 
in noi: erano l'ammirazione, l'entusiasnu), la riconoscenza, 
che i Sa(j(/i Critici ci avevano isi^irati. 

Pochi libri, io credo , assai pochi libri di letteratura, 
di critica, ebbero, su la gioventù meridionale, altrettanta 
azione. Rammento: a me fu dato da mano amica lo stesso 
giorno , che giunsi qui dal mio paesello nativo. Avevo 
il capo pieno di letture fatte avidamente , ma senza di- 
scernimento, — Dante e Prati, Shakespeare e Scril)e, Walter 
Scott e Tommaso Grossi, il Faust e V Fhreo errante, tutti 
su lo stesso piano , tutti allo stesso livello. Quel libro 
portò nella mia mente la luce doA'e erano tenebre dense; 
distinse, distribuì, ordinò dove era confusione. D'un tratto 
si aprì dinanzi a me un mondo immenso e laminoso, d'i- 
dee, di passioni, di fantasmi, — la scienza, la poesia, l'arte. 

L'affetto, che, in quel libro, sin dalle prime pagine, e, 
<iuindi, a ogni tratto, traspira vivissinui per la gioventù — 
« il suo universo », « la luce dell'anima sua » — la sincerità 
del tono , la freschezza dell' ispirazione , la profondità e 
delicatezza delle analisi e la saldezza logica delle dimo- 
stiazioni, dissimulate sotto felici invenzioni di esordi nuovi 
e di svolgimenti inaspettati; il vigore e il brio dello stile, 
la maravigliosa facoltà di scomporre 1' opera d' arte in 
modo che se ne veda la genesi e la fonnazione, e di ri- 
comporla in modo che se ne senta, se ne ammiri l'intima 
bellezza — divenuto il critico, per altre vie, con altri mezzi. 



FRANCESCO DE SAN'CTIS 403 

meglio c'Im' iiitcìpiete, licit'atove ed integratore della crea- 
zioue dell'artista — ; questo animiravaiuo ed aniavamo nei 
t^(((i;i( Critici, questo ci aspettavamo dalla viva voce di 
Francesco de Sanetis. 

Egli era allora nel rigoglio della maturità. Aveva oin- 
quantacpiattro anni. La persona, non alta, si manteneva 
diritta e robusta. Intorno alla fronte ampia, i capelli, 
grigi ma copiosi, amavano ancora disjjorsi a riccioli: die- 
tro gli occhiali, gli occlù scintillavano; sul colorito bruno, 
sano, del viso, spiccavano i batti grigi, grossi e folti. La 
voce limpida, sicura, armoniosa, incisiva, secondava tutte 
le flessuosità del pensiero, rendeva tutte le gradazioni del 
sentimento, aggiungendole grazia, non togliendole vigoi'e 
la pronunzia un po' schiacciata della erre. Sobrio il gesto; 
ma, talora, il pugno chiuso girava intorno a sé stesso per 
accennare a tenacità di volere, a costanza di propositi; — 
l>iù spesso, nel calore del discorso, la mano si levava alla 
fronte accesa, come ad agevolare il passaggio delle im- 
pressioni fresche, delle intuizioni limpide, delle osserva- 
zioni profonde, delle iniagini scultorie, che si aifollavano, 
impazienti dell'attesa, all'uscita. Erano quelli i momenti, 
in cui quel giovine, che raccoglieva, quasi stenografando, 
le parole del maestro, lasciava cader la matita e alzava 
gli occhi raj)iti, estatici, agli occhi di lui. Così, se da 
canto soave^ siamo dilettati e commossi, non ci basta a- 
scoltarlo: vivo desiderio e, quasi, bisogno ci stimola a 
procurar di vedere chi, « con la voce adopraudo », ci di- 
letta e commuove. 

In quel tempo T insegnamento della letteratura italiana 
era distribuito in quattro anni, ciò che, se permetteva 
che i giovani uscissero dalT L'niversità con un concetto 
generale abbastanza ampio delle vicende della nostra sto- 
ria letteraria, non j^ermetteva che aquistassero nozioni 
precise, esatte, non supertìciali, degli scrittori jiiù grandi, 
delle opere più importanti. Il nostro anvatissimo Settem- 
brini ci parlava del Mauzcmi in una sola lezione. Il De 
Sanctis, cominciando, dedicò tutto un corso, tutto Tanno 
scolastico ad un solo scrittore, al Manzoni. Rintracciò le 
scaturigini delle opinioni leligiose, morali, letterarie, dei 
criteri storici e artistici di lui: lo seguì ne' tentativi di- 
versi di dar forma concreta al suo ideale sino alla più 
larga, libera e geniale incarnazione di esso, — mediante 
« la finezza dell'osservazione psicologica, l'evidenza e la 
plasticità della rapin-esentazione, l'alta ironia, il profondo 



404 FRANCESCO DE SA^TTIS 

senso del reale » — nell' organesiiuo, ne' caratteri, negli 
episodi, nelle scene del roiìianzo. Critica compiuta e per- 
fetta, come quella, che, movendo dalle condizioni stori- 
che, domestiche, personali, da cui opinioni e criteri erano 
nati ed erano stati determinati, scopriva e rivelava per- 
chè , e come, avesseio messo in moto le energie produt- 
trici dello scrittore, e di queste energie ci jiorgeva lo 
spettacolo stupendo nell'atto della creazione. 

Quello fa 1' ultimo anno della lunga vita del grande 
Lombardo. Quando egli morì, il De Banctis andò a raj)- 
presentare l'Università nostra alle esequie solenni; e noi 
volemmo accompagnarlo alla stazione. Certo — pensavamo — 
certo, tra gli attestati di riverenza e di riconoscenza, che 
il popolo italiano deporrà innanzi alla tomba di Alessan- 
dro Manzoni, nessuno eguaglierà quello, che va a ren- 
derle il critico sommo, il quale del genio di Alessandro 
Manzoni ha dato la coscienza jnena e il sentimento esatto 
airJtalia ed al mondo. 

La materia di quel primo corso il professore riordinò 
e riassunse in parecchi saggi. Pensava che, ai lettori delle 
riviste e dei volumi, non doveva esser presentata con la 
larghezza di esposizione e 1' abbondanza di esempi e di 
jjrove convenienti a lezioni universitarie. Noi non sapem- 
mo risolverci a dargli ragione, né allora, né qxiando, allo 
stesso modo, rielaborò e condensò il corso sul Leopardi. 
La forma ricca, vai'ia, mossa, calda della trattazione orale 
ci pareva impoverita, mortificata da quella severa cura 
di brevità e di rilievo. Le idee sostanziali erano le stesse; 
ma ci pareva non avessero più il calore e il colorito, con 
cui erano sgorgate dalle sue labbra. 

Fortuna volle che il secondo corso ed il terzo iu)n fos- 
sero toccati da lui, e rimanessero nella forma originaria, 
in un libro, che è forse unico del suo genere. Libri com- 
jHtsti di lezioni e di discorsi non mancano ; ma di lezioni 
scritte pei' inteio prima di essere pronunziate dalla catte- 
dra, di discoisi riveduti e corretti : quello raccolse la pa- 
rola del maestro come gli uscì nel dire impiovviso. Non 
sempre la rapidità della mano, che scrisse, eguagliò quella 
della voce ; (jualche i)eriodo fu abbreviato, <iualche inciso 
fu saltato, qualche sentenza o imagine andò perduta: pure, 
vi si rispecchia assai fedelmente il lavoro, che la mento 
di lui compiva, dinanzi agli ascoltatori, volta per volta; — 
e spesso ci fa ])rovar 1' illusione di averlo presente , di 
udirlo, di vederlo. 



FRANCESCO DE SANCTIS 405 

Egli soleva segnai" su la carta , brevissimaniente , le 
parti del soggetto, alle (inali giudicava opportuno fermarsi 
di più , certi fatti e certe idee, che si proponeva di lu- 
meggiar meglio, qualche i)asso dell' opera, che veniva esa- 
minando ; ma anche a quelle uoticine non ricorreva quasi 
mai. Levatosi diritto su la cattedra , riassunta in j)ochi 
periodi la lezione precedente , o indicato il punto della 
trattazione, al quale era pervenuto, entrava diviato in mc- 
dias res : e perchè aveva fortemente meditato il soggetto, 
poteva abbandonarsi all' isj)irazione del momento , sictiro 
di giungere, senza fermate, né troppo lunghe digressioni, 
alla fine. 

(fià iteli'' aprir <V un rustico Sileno 
Miiraritjìie redea /' antica etadc. 

Quale non fu la maraviglia nostra , quando , sotto par- 
venze di vita e di bellezza , egli ci mostrò la mancanza 
di sangue e di nervi ; dietro forme, che eravamo avvezzi 
a credere piene, ci mostrò il vuoto ! Vedemmo la scuola 
manzoniana rapidamente esaurirsi e decomporsi nel Grossi, 
nel C'arcano, in un gruppo di scrittori meridionali. 

Tommaso Grossi caricatura di Alessandro Manzoni ! Giu- 
lio Carcano caricatura di Tommaso Grossi ! Così recisi e 
severi giudizi non s' erano mai uditi , e , in noi, non so 
dire, ora, se fosse maggiore il rincrescimento di veder di- 
leguare care illusioni , o il compiacimento di apprendere 
la verità ! Comijrendemmo allora che nulla vale impor- 
tanza e nobiltà di contenuto , se esso non diventi forza 
operosa nell'animo dello scrittore; vedemmo e misiirammo 
la differenza tra l'arte genuina, prodotto spontaneo di un 
cervello attivo , e 1' artilìziale gioco di forme e di suoni, 
al quale non corrisi^onde nulla di serio nel sentimento e 
nella fantasia. 

La rassegna de' gruppi meridionali — il calalirese ro- 
mantico un po' alla lombarda, un jìo' a nu)do del Byron, 
il napoletano classicheggiante e il napoletano romantico 
alla francese — riuscì nuova a quasi tutti noi. Tra le re- 
miniscenze di scuola, i più ritrovammo strofe e versi del 
Parzanese , « il buono e i)io i)oeta del villaggio » ; forse 
i Calabresi non ignoravano Domenico Mauro e Vincenzo 
Padula ; a me ed ai miei compagni della Basilicata erano 
giunte vaghe notizie di Niccola Sole, attraverso l' ammi- 
razione e il rimpianto dei padri nostri. 

Per il De Sanctis, questa letteratura meridionale, con- 
siderata come arte, « non era che un'eco » ; ma « il sog- 



40(5 FRANCESCO I)K SAXCTIS 

getto lo invescò ». Si tviittava di « cosa uoslia » : — gli 
pareva clie « qualcuno (li quei poeti, quantunijne nessuno 
avesse genialità, non fosse apprezzato quanto meritava » 
— gli parve che avessimo dovere di occuparci di essi , 
noi, che « apparteniamo alle provincie , in cui essi fiori- 
rono ». Per r educazione del nostro gusto, quelle lezioni, 
nelle quali, di necessità, il tono dovette alquanto abbas- 
sarsi, e il numero dei passi esaminati auinentare, furono 
delle più utili. Ci lasciarono , tra tanti altri, questo me- 
morabile ammaestramento : — « la storia non guarda solo 
al genio immortale, ma anche ai mediocri, che gii danno 
il /ili Ho. e de'([uali, perciò, non è inutile trattare ». Me- 
morabile ammaestramento, sia \)ev se, sia perchè mostra 
con quanta giustizia si rimproveri al De Sanctis di aver 
trascurato il terriccio, 1' Jiìtmiis letterario. Non lo trascu- 
rava 6gli, né voleva che noi lo trascurassimo ; bensì non 
gli attribìiiva, ne poteva attribuirgli se non l'imj)ortanza 
e il valore di ìiiimiis, nel quale pongono e profondano ed 
es^jandono loro radici gii abeti , che levano alle nubi le 
cime, le roveri, che resistono agli acjuiloni. 

Ben altra intonazione , ben altia penetrazione di ana- 
lisi e laighezza di sintesi , ben altra eloquenza quando 
passò a studiare 1' azione civile e jìolitica della scuola li- 
berale, eh' egli rannodava al Manzoni, e della scuola de- 
mocratica , che aggrupjtò intorno al Mazzini. Sotto i no- 
stri occhi ammii-ati si svolse la storia del risorgimento 
nazionale; — non soltanto la storia esterna , fatti , nomi 
e date; ma la storia interiore, vorrei dire la vera storia — 
opinioni, aspirazioni, tendenze, contrasti, passioni, che 
generano i fatti. Grande , gioiiosa storia, non ha avuto, 
sinora , narratoi'e più acuto e jiiù elo(]uente , più impar- 
ziale e più commosso di lui. Egli si « spersonalizzava », 
« si purificava di tutte le correnti contempoi'anee, ed an- 
che di tutte le sue opinioni e le sue predilezioni », per sa- 
lire, sereno e pio, alla regione superiore, « la quale ap- 
partiene tutta alla scienza ed all' aite ». 

Ma la severità del critico era temperata, 1" impaizialità 
del giudice riscaldata dal rispetto e dalla gratitudine alla 
nobiltà degl'intendimenti, alla sincerità delle convinzioni, 
alla schiettezza , all' energia del carattere. Di Domenico 
^lauro non lodava 1' Kiiico ; ma ci raccontava : — « Il 
suo posto fu mi pericoli», non nel!' oi a diila ricompensa... 
Era un uomo semplice, e che non parlava nmi di sé; sti- 
mava naturali le azioni., che il mondo chiama eroiche , 
«jiiasi egli non sapesse o non potesse fare ali riuienti. Non 



FRANCESCO DE SANCTIS 407 

aveva mai creduto che compiere il projirio dovere fosse 
scala a ricompense...» Ci confessava la sua grande sim- 
patia per Massimo d' Azeglio , così spontaneo , indipen- 
dente , leale; « le corde del cui cuore vibrano così forte 
per il bene e per 1' indipendenza della patria ». Ci spie- 
gava 1' inanità delT opera poetica di Gabriele Rossetti; 
ma ci esortava a rispettare « (piella vita , onorata , nel- 
V esilio , per lavoro e costanza ». Ci enumerava i difetti 
dell' opera letteraria e politica di Giuseppe Mazzini ; ma 
ci ammoniva : — « Quando si farà qualche passo sulla, 
via della libertà e dell' eguaglianza ; qualche pi"Ogresso 
nella via dell'emancipazione religiosa, certo, voi, nella 
Vjostra giustizia, guarderete in fondo, e lì vedrete l'uomo, 
che aveva levato quella bandiera ; lo ricordereto c«m ri- 
spetto, e direte : ecco il Precursore ! » 

Non ho bisogno di dirvi come , a questi solenni inse- 
gnamenti , i^ali^itassero i cuori dei giovani. Francesco 
De Sanctis non fu solo insuperato maestro di letteratura; 
fu , insieme , incomjjarabile maestro di virtìi civili e di 
patriottismo. 

Il terzo anno finì con una serie di lezioni su Giovanni 
Berchet , calde di giovanile entusiasmo nella temperanza 
del giudizio complessivo , e con la condanna , definitiva 
condanna, delle tragedie del Xiccolini. Più volte ci aveva 
annunziato uno studio sul Guerrazzi e sul Giusti , ma , 
quasi presentendo che gli sarebbe mancato il tempo di 
trattare del Leopardi, uno de' suoi grandi amori, comin- 
ciò, nel (juarto anno, a studiare la vita e gli scritti del 
« poeta della sua giovinezza », col metodo piìi rigoroso, 
seguendo, a passo a passo , la formazione di quel carat- 
tere complesso e lo svolgimento di quell' ingegno mira- 
coloso, dalle iJi'ime manifestazioni del decimo anno, alle 
Operette morali e all' apparire del nuovo Leoiiardi. Lì do- 
vette fermarsi. La politica ci tolse il nostro maestro. Il 
18 marzo 1876 salì al potere la Sinistra, che egli si glo- 
riava di aver contribuito a mutare , di oi^posizione « ra- 
dicale astratta , in opposizione parlamentare , costituzio- 
nale, nei limiti della legalità ». Due anni dojio, ridiventò 
ministro. La scuola lo perdette i^er sempre. 

Il concetto della scuola, che il De Sanctis vagheggiava 
e ci espose sin dalla i)rima lezione, jjresupponeva in noi 
abitudini di lavoro diligente e ordinato, le quali non ave- 
vamo ; presupponeva anche più larga e uniforme prepa- 
razione storica e letteraria, norme di studio chiare, prc- 



408 ruAXCKSCO de saxctis 

fise, <>eiieralmeiite adottate e osservate. Forse, dopo un 
periodo di esei'citazioni da lui dirette, non sarebbe stato 
difficile elle un eerto nuiueio di noi — non grande nu- 
mero, — si fosse messo a raccogliere i materiali su cui, 
dopo, avrebbe egli, come desiderava, potuto congegnare 
la sua lezione , traendo dal nostro lavoro i risultati , le 
conseguenze. Invece , dopo due o tre temi attinenti al 
corso da lui cominciato, ce ne in'opose altri, che non ave- 
vano attinenza con quello , e ci lasciò liberi di trattare 
qualunque tema. Non poteva avvenire altrimenti, date le 
condizioni intellettuali della scuola e 1' indole dell' inse- 
gnamento , il quale avrebbe trovato piuttosto impaccio 
che aiuto ne' tentativi di giovani , vogliosi , certo , e di- 
sposti a imparare: ma inesperti della indagine, sia storica, 
sia psicologica , sia estetica , non abituati a raccogliere, 
sceverare, confrontare, aggruppare i firtti storici e lette- 
rari, né a desumere dai fatti i concetti. 

Separato così il lavoro della scuola da quello del mae- 
stro, la scuola rimase una jialestra di liV)ere esercitazioni, 
le quali egli disciplinò, e diresse all' educazione dell' in- 
telligenza e del gusto. Leggeva tutti i lavori, che gli erano 
presentati — non di rado erano volumi, — li annotava su i 
margini, vi scriveva il suo giudizio all'ultima pagina. 

Nella scuola, dava notizie sommarie di alcuni, — avendo 
sempre cura di rilevar qualche pregio ancorché piccolo , 
o qualche accenno alla possibilità di firr meglio; — altri 
faceva leggere interamente b in parte, e discutere. Prima 
<l' ogni altra cosa voleva fosse detta l' impressione della 
lettura, garbatamente , ma con la maggiore sincerità : il 
confronto e il riassunto delle varie impressioni doveva 
esser fondamento del giudizio. E, prima dell'argomento 
trattato, della tesi svolta, delle opinioni esposte, de" pregi 
e de' difetti i^articolari, voleva che fosse esaminato il la- 
voro in se, come svolginu'uto d'un concetto o esecuzione 
il'un disegno. Da ultimo riassumeva la discussione , foi- 
mulava il giudizio, dava «uggerimenti e consigli, e, se il 
lavoro! gliene offriva il destro, si levava a considera- 
zioni generali di storia letteraria e di critica. Queste h- 
zionciiH» nu^zzo improvvisate, aggirandosi inttnno a ciò, 
rho i giovani pur allora avevano pensato e scritto, illu- 
minavano le UHMiti e aniiiavano il gusto con più dirett;i 
ellicacia delle lezioni, ch'egli soleva chiamare accademiche. 

("osi (|ucllo. che, da principio fu, a i)arer suo, il difetto, 
(livellile ben pi'csto il pi'cgio della scuola, lo non cre<lo 
di' egli avesse mai pensato a formare un semenzaio di 



FRANCESCO DE SANCTIS 409 

lettoiati, un vivaio di critici ; ma a questo risultato avreb- 
Ite condotto il suo concetto lirimitivo, restringendo la scuola 
a un piccolo numero d' iniziati, togliendole il carattere ge- 
niale e simpatico di scuola di cultura letteraria superiore, 
ai>erta a tutte le attitudini giovanili. Gli studenti di let- 
tere , specialmente il primo anno , furono pochissimi ; io 
stesso allora studiavo , o avrei dovuto studiare matema- 
tiche. Ma i giovani accorsero a lui da tutte le Facoltà , 
per desiderio disinteressato di ii*truirsi, di perfezionarsi ; 
senz'alcun preconcetto professionale, senz'alcuna preoccu- 
pazione di utilità diretta e prossima. Allora si ebbe ciò, 
che prima non si era avuto, né so che si sia avuto dopo, 
in questa Università, una gara di studi letterari, alla quale 
lil)eramente e amicamente parteciparono centinaia di gio- 
vani, che gli studi i)rofessionali avrebber tenuti sej)arati, 
ignoti gli uni agli altri, gli uni degli altri incuranti. Un 
forte vincolo di simpatia e di affetto ci strinse tutti in- 
sieme, e i)ossiamo attestare che, do^jo trent'anni, perdura 
saldissimo. Sereni e animosi intorno al nostro maestro , 
accomunammo gli studi e gli spassi : eravamo compagni 
di scuola , divenimmo amici iier tutta la vita. Di questa 
jìura corrispondenza di aftetti egli ci dava l'esempio. La 
sua casa ci era aperta a tutte le ore : con noi si tratte- 
neva amorevolmente, ci consigliava, e' incorraggiava ; a 
parecchi di noi volle egli procurare i primi guadagni. 

Avendovi parlato della scuola, non vi rincresca, Signore 
e Signori, che vi dica qualche cosa degli scolari, — che, 
a vanto del maestro, a soddisfazione dell' animo mio, vi 
offra una pagina della storia di questa Università e della 
cultura napoletana, senza la quale questa serie di ricordi 
rimarrebbe incomi^iuta. 

Degli Abruzzesi, che allora erano qui numerosi, ftirono 
con noi Giovanni Finamore, il valente falk-lorista bene- 
merito degli studi dialettali. Uranio Mayo gentile di aspetto 
e di animo, Francesco Cianciosi focoso e iironto, Daniele 
Giampietro silenzioso e quasi schivo di compagnie, il quale 
doveva rivelarsi, ad \\n tratto, diligente ricercatore e abile 
illustratore di documenti storici. 

La provincia di Avellino era rappresentata da France- 
sco lannelli , ora i>residente di tribunale a Catania; la 
Terra di Lavoro da Gustavo Faucher modestamente stu- 
4IÌOS0, da Silvio l'allotta i)arlatore facondo e vivace, da 
Antonio Theo, del quale pareva aguzzasse 1' ingegno alle 
indagini letterarie la severità degli studi matematici. 

Tra la folla un pò rozza e sciamannata dei « provin- 



410 KHAXCESCO DE SA>XTIS 

ciali » .spiccava un gvuijpo elegante di napoletani-guanti 
ben calzati, cravatta alla inoda, occhiali d' oro — Andrea 
Capone, che presentò uno de' primi lavori ; Alberto Mav- 
ghieri, sorridente e corretto, ne' giudizi severissimo: Kat- 
faele Garofalo , Luigi Masucci , Gennaro Mirabelli piante 
promettenti di giuristi e di oratori. Più alla mano, vivace, 
caustico, Francesco Aguglia osò iin giorno, con giovanile 
baldanza , assumere la difesa di Catone contro Teodoro 
INIommsen: a cane )ìon ma(jno saepe tenctur aper. 

Numerosi i Pugliesi, tra i quali, alto e robusto, torreg- 
giava Niccolò de Niccolò, teste rapito al nostro affetto. 
Il sorriso, che gli errava intorno alle labbra, voleva pa- 
rere scettico, ma non riusciva a nascondere la l»outà na- 
tiva de' sentimenti, clie vibrava nella voce sonora e grave 
quando, in versi ispirati, augxirava alla sua Bari di rac- 
cogliere l'eredità di Venezia. La persona slanciata di Do- 
menico Guglielmi, la voce blanda, la fronte i^ensosa e 
come velata di misteriosa malinconia, la soda ciiltura fi- 
losofica, ispiravano simpatia e rispetto. Antonio Salandra, 
il compagno inseparabile del Marghieri, già noto per re- 
centi trionfi universitari, era spesso interrogato dal pro- 
fessore, che stimava in lui gii studi seri e il buon senso. 
Giuseppe Tammeo sotto la mitezza e la serenità esteriore, 
teneva accesa la fiamma deirentusiasmo: confortò gii ul- 
timi giorni del maestro con devozione di tìglio. Povero 
Tammeo ! chi, a vederlo alacre e foi-te, avrebbe preveduto 
che sarebbe sparito mentre stendeva la mano al frutto 
delle sue diuturne fatiche ! Francesco Mutrogiuri mostrò 
nei i)rinii scritti, con un temperamento originale, la ten- 
denza al paradosso, ma seppe frenarla nelle meditazioni 
severe. Carlo Massa, ora insegnante nella Scuola Sii[>eriore 
di l>ari, in mezzo alla inesperienza <■ alle ingenuità degli 
studenti jjortava la disinvoltura del giornalista. Carlo Mari 
aveva la semplicità di modi e l'onesta franchezza, che an- 
che ora lo rendono caro a quanti lo conoscono. Più gio- 
vine di tutti, e più pronto allo si)irito, all' ironia, forse 
il più colto, Lorenzo Zammarano comperava e leggeva 
molti libri stranieri, e li i)reslava libeialmente agii amici. 

Numerosi quelli di Basilicata, \wv tacito consenso rico- 
noscevano il loio capo in Rattaele Bonari, giovine già ma- 
turo e, non per fare un bisticcio, ma per usare la jtarola 
propria, di singolare 1)<>nari»>tà. Aveva compiuto gli studi 
letterari a Pisa; ma, fermatosi (pii a sentire il De Sanctis, 
vi rimase, e dimenticò di chiedere la (-attedia, che gli sa- 
rebbe spettata. Rivedo, iiitunio a lui, Cesare (iililinli. il 



FRANCESCO DE SANCTIS -tll 

tnii acume meritò d'essere segnalato dal professore nella 
Xuova Antoìogia^ Vincenzo Valinota, 1' arguto sindaco di 
Moliterno, affettuoso e schietto, allora giovanilmente s^ien- 
sierato, Vincenzo Liclilinchi forte ragionatore, ora jiresi- 
dente della deputazione provinciale, Nicola Marino inna- 
m(>rato d'un fantasma d'arte irraggiungibile, che lo tor- 
mentò tutta la breve vita; e Cicchelli e Fontana e Ra- 
gona, e il nipote di Luigi Lavista, che ci pareva visibile 
vincolo tra la seconda scuola e la prima, ed Egidio Can- 
dia, 1' insegnante modesto e abilissimo, che i)oi lamentò 
la perdita del maestro in sonetti di nobile ispirazione. 

E fu esempio e vessillo. E non mono: 
vive spirando ne le nostre sorti, 
nel pensieri nel dolore e nel desio. 

Eia nostro compagno Giustino Fortunato, il quale già 
dava di se le belle speranze, che ha mantenute ; ed era 
Giacomo di Chirico, il quale, appunto in quegli anni, si 
avvicinava alla meta di fortuna e di gloria, presso cui lo 
colse la morte. 

Sarno ci mandò Giovanni Abignente, bel nome, bella 
intelligenza, cuore d' oro, e Giambattista Amendola, lo 
scultore forte e fine; Salerno, Giovanni Lanzalone, il poeta 
malinconico, timido come una sensitiva ; Eboli, Giacinto 
Romano, ora professore nell'Università di Pavia, singolare 
esempio di costanza in età giovanissima; il Cilento, Gio- 
vanni Polito De Rosa, ora procuratore del re a Savona, 
allora tutto Gioberti, polemista sottile e vigoroso. De' Ca- 
labresi ricordo Roberto Mirabelli, mazziniano fervente, 
viso di fanciulla staccato dalla tela di un pre-ratfaellita, 
il pianista Rendano, che il De Sanctis amava come « una 
speranza del nostro paese »; Fortunato Forcignanò, facile 
e caloroso dicitore di versi e meditati e improvvisi. 

Due Siciliani si segnalarono. La straordinaria i)otenza 
di assimilazione, la singolare lucidità e rapidità della pa- 
rola, la felicissima attitudine a vestire il j^ensiero d'ima- 
gini o nuove o inaspettate, additarono ben presto all'at- 
tenzione del maestro e all'ammirazione dei compagni Gioi'- 
gio Arcoleo. Liiigi Marino, ora professore all'Università di 
Catania, pareva sostenesse una battaglia con se medesimo 
ogni volta che doveva parlare ; ma quando era riuscito a 
dominale i nervi, il discorso gli fluiva dalla bocca ordi- 
nato, concettoso, in un'alta intonazione d' idealità. 

Questa fu la scuola del primo anno, « la vecchia guar- 



412 P^ÌANCESCO DE SAXCTIS 

tlia » , come al De Sanctis piaceva chiaiuaila. Gli anni 
seguenti le aggiunsero altri ingegni, altre forze. Venne (la 
Isernia Giuseppe Caroselli , ora preside di liceo a Bene- 
A'ento, al quale , sino nel seminario della sua provincia , 
erano giunti gì' incoraggiamenti del maestro ; da Caserta 
Alfonso Kuggiero, biondo e roseo , garbato scrittore di 
versi e di prose : da Avigliano Emanuele Gianturco in- 
gegno sovrano, carattere adamantino ; da Lecce ]\Iiclielan- 
gelo Scliipa, più curioso allora di Letteratura che non di 
Storia , nella quale lia poi fatto tanto cammino ; da Co- 
senza Nicola Aruoue ora preside del liceo nella sua città, 
che già andava meditando la semplicità e la santità di 
Celestino V : da Melito Mario Mandalari smanioso di gua- 
dagnare la stima del maestro ; dalla Sicilia Francesco 
Giunta e Kuggero Mascari, che iirimi portarono tra noi i 
libri di Emilio Zola, ammiratori e, ben presto, non infe- 
lici imitatori del loro già illustre concittadino Giovanni 
Verga. 

« Io non posso ritrar di tutti a i^ieno » ; ma non di- 
menticherò Adolfo Gaspary, il tedesco bruno, j)iccolino e 
gracile, alla cui mente poderosa gli scritti e le lezioni del 
De Sanctis furono vital niitrimento. Sedette con noi sui 
banchi della scuola : tornato in Germania, vi mise mano 
a quella magnitìca Storia della letteratura italiana, di cui 
nessun' altra nazione 2)uò vantar 1' eguale, perchè seppe 
fondervi la larghezza ed esattezza della ricerca biogratìca 
e bibliografica con l'altezza delle sintesi storiche e il ri- 
spetto delle intime ragioni dell' arte. Pareva che niente 
gli mancasse : non uthzio degno nell'Università di Berlino, 
non guadagno onesto , non gioie domestiche , non fama 
in patria e fuori. Una malattia atroce lo spinse alla di- 
si>erazione e al suicidio ! 

Io non valgo a impedire che mi accori il pensiero che 
Francesco De Sanctis potrebbe essere ancora in mezzo a 
noi ; che . secondo la gentile consuetudine iiniversitaria, 
avremmo potuto, in quest'anno, celebrare il trentesimo 
anniversario della sua prima lezione. Ci saremmo ancora 
una volta trovati intorno a lui , gli antichi discepoli . e 
non sarebbe mancata nuova e nobile compagnia. Perchè, 
signori . una scuola non si compone solo di quelli , che 
u<lirono la voce del maestro; altri, lontani, studiarono le 
sue opere , si nutrirono del suo pensiero e se lo assimi- 
larono. Foi'se nessuno ha così bene compreso il De Sanctis 
coinè Benedetto Croce, che — focìì.r culpa ! — era troppo 
giovine per poter essere nostro condiscepolo. Il consenso 



FRANCESCO DE SANCTIS 413 

nelle dottrine e nei giutlizi, e l' uso del metodo di Fran- 
cesco De Sanctis si allargano ogni giorno. Si possono 
discutere , e si sono, infatti , discusse , questa o quella 
delle sue opinioni; si può, si deve, anzi, non accettare 
questa o quella sua asserzione; ma i grandi risultati dei 
siioi studi sono acquisiti alla scienza. Vedete quanta iiarte 
della sua interpretazione sia passata nella critica dante- 
sca , cioè nella piìi abbondante produzione critica del 
tempo presente nel nostro paese. Sfogliate le letture fio- 
rentine , milanesi , romane , nai^oletane , padovane : non 
v' è quasi lettore, il quale non senta il dovere di tentar 
il segreto della bellezza del sacro poema, e di dichiararlo- 
agli uditori , citando o parafrasando il De Sanctis , o , 
([uando la scorta di lui manca, ingegnandosi di imitarlo; 
e chi non lo fa, il danno è suo. 

Una scuola ha una dottrina ed un metodo comuni. La 
dottrina del De Sanctis , che considera coudizione ijreli- 
minare , indisi)ensabile della critica lo studio del temilo, 
dell' ambiente, dell' nomo ; ma alla critica assegna 1' uf- 
fizio pili alto di indagare se e come gli elementi, che il 
tempo fornisce, per gli stimoli e gl'impulsi dell'ambiente, 
nella coscienza dello scrittole elaborati e trasformati , si 
compongano in nn organismo , acquistino forma e vita, 
ha già svecchiato la critica italiana. 

Certi pregiudizi secolari, certi preconcetti, che s'erano 
abbarbicati a guisa di edera alle vecchie mura della no- 
stra storia letteraria , sono scomjìarsi per sempre. Certe 
grettezze e pedanterie , che nna volta eran tutta la cri- 
tica , se osassero rimetter il capo fuori della sepoltuia , 
susciterebl>ero dappertutto inestinguibile riso. Solo qualche 
« ritardatario » non vuole, o non j)uò capire , che, come 
l'opera d'arte è il più maturo e il inii squisito frutto del- 
l'attività spirituale d'un grande scrittore e di un po^iolo; 
così il fine supremo della critica è quello di esaminare 
r opera d' arte in sé stessa, in ciò, che ha di proprio, e 
per crii «olo è viva, e compiacersi in lei e goderne, e pro- 
curar che altri se ne compiaccia e ne goda. Che direm- 
mo noi del fedele di Beatrice, se, dojjo avere, con inau- 
dite fatiche e quasi indicibili stenti, jjercorso l'Inferno di 
cerchio in cerchio, girato il Purgatorio di cornice in cor- 
nice , uscito, alla fine, fuori « dell'erte vie e delle arte » 
non si affrettasse a « cercar dentro e d' intorno la divina 
foresta spessa e viva», dove, nell'aere aperto, sciolta del 
velo gli si mostrerà lei. Beatrice ? 

« Il coraggio » diceva Don Abbondio al cardinale Fé- 



414 FUAXCESCO DE SAXCTIS 

<lerig() , « il coraggio uno non se lo può dare ». C'Iie il 
metodo del De Sanctis a più d'imo non paia soma per i 
suoi omeri, s' intende, e si scusa o si loda; ma v' è i)ure 
olii asserisce che il De Sanctis non usò un metodo , il 
(piale possa essere usato da altri ; che i caratteri della 
<'ritica del De Sanctis furono una singolarità, una genia- 
lità incomunicabile , spenta con lui. Costoro , forse sup- 
pongono di fargli nn grande elogic» , il più grande degli 
<'logi : ma lo sdegnerebbe egli , clie non nascose il suo 
proponimento, non tacque il suo desiderio di lasciare dopo 
di sé toia scìiola, che lo continuasse. No: il vero è che il 
suo metodo , cóme , del resto , qualunque altro , richiede 
iittitudini naturali e speciale preparazione. 

Il metodo del De Sanctis presuppone l'attitudine a ri- 
i-evere schiette e durevoli le impressioni dell'oliera d'arte, 
e l'abito di ritornar so])ra le imi)ressioni, di verificare la 
loro esattezza, di determinare il loro valore ; presuppone 
la facoltà e l'abito di astrarsi dalla vita ordinaria, di tra- 
sportarsi nel mondo creato dall'artista, e dimorarvi e spa- 
ziarvi. C insegnava il De Sanctis che un contenuto i)oe- 
tico, i)rima che diventi e perchè diventi forma concreta, 
« s' impossessa dell' animo del poeta, rimane fissato nella 
sua imaginazione, non lo lascia più ?>inchè non trova la 
sua forma ». Lo stesso deve fare l'opera d'arte nel critico : 
impossessarsi di lui sì che egli non A'iva se non con lei, 
e di lei e , in questa intima comunione , la inte?vda e la 
.senta. Qui è la diflicoltà del metodo : i)erchè ciò pòssa 
avvenire, bisogna che la temperatura dello spirito si elevi 
sopra il grado ordinario; è necessaria una concitazione, 
una esaltazione di tutto l'essere. Quella, che si \niol chia- 
mare la febbre (ìeW arte, deve divenire la febbre del cri- 
tico, .accendergli le fiamme nelle vene e nei polsi. 

A patto che sieno riscaldate e m-esse in movimento le 
])iù alte energie spirituali, bene può essere, ed è, infatti, 
adoperato il metodo del De Sanctis. Taccio di Bonaven- 
tura Zumbini, già maestro (piando noi eravamo, scolali. 
Ma la critica, che da sé si suol chiamar seria, suole an- 
clie chiudersi nel passato, con inestimabile danno della 
cultura e dell'arte. Quante volte il poeta, il romanziere, il 
drammaturgo non ha invocato, come Gustavo Floubert in- 
vocava , «il critico aitista . niente altro che artista, ma 
veramente artista»; — il critico, che avesse nell'opera stu- 
diato la poetica incoscia , la composizione , lo stile , il 
« punto di vista » dell'autore, — il critico di grande ima- 
ginazione, d' entusiasmo sempre iironto , di gusto ? Vane 



FRAXCKSCO DE SANXTIS 415 

invocazioni : simile a Sofronia , 1' antipatica Sofronia del 
Tasso, la critica seri<( o disprezza, o non verle, o non s'av- 
vede die le sori;'ono attorno Matilde Serao , Grio vanni 
Verità, Antonio Fogazzaro, (^iovanni Pascoli, Gabriele d'An- 
nunzio. E quando, ripassando le Alpi, ariiva sino a lei 
la fama di questi sconosciuti, che esso non levò al fonte 
battesimale, o se ne sta, di mala grazia, da parte, ingru- 
gnata e crucciosa, o tardi si pente di non aver [adem- 
piuto l'uttìzio, il suo uttizio, di consigliera e di guida. 

Perciò voglio nominare, a cagiou d'onore, un siciliano 
ed un napoletano. Luigi Capuana ed Edoardo Boutet , i 
quali, x)ertaudo il metodo del De Sanctls nella critica 
drammatica — la più difficile— l'hanno rialzata e rinvigorita. 
E percliè m' è capitato di accennare alla critica dantesca, 
la quale molto ^ìroduce, ma troppo spesso sembra dimen- 
ticare che lo scrittore, intorno a cui tanto s' atfatica , è, 
soprattutto, poeta, il sommo poeta, che la Divhia Comme- 
dia è. essenzialmente, una sublime opera d'arte; additerò 
ai giovani, che m'ascoltano, due valorosi : Ernesto Gia- 
como Parodi, genovese, filologo dotto e acuto come pochi, 
e, al tempo stesso, interprete finissimo delle più risposte 
bellezze dell'arte di Dante, — Fedele Romani , un nostro 
modesto abruzzese,- che scrive i»oco, ma medita molto, e, 
a quando a quando , dà fuori delicate analisi di perso- 
naggi, felici ricostruzioni d' episodi! del poema divino. 

Sarebbe assai soddisfatto, il maestro, di vedersi circon- 
dato da tali continuatori. Ma perchè, torno a dire, il 
lu'oponimento suo non era quello di preparare alla patria 
letterati e critici, gioii-ebbe di ravvisare, nella folla commos- 
sa, i suoi discepoli «effettivi», che oggi sono artisti cele- 
bri, magistrati insigni , avvocati illustri, j)rofessori va- 
lenti . e quelli, che tengono i più alti ufflzi elettivi, e 
quelli, che sono saliti al governo della nazione, e vi tor- 
neranno. E dalle provincie, dalle cittaduzze remote , dai 
borghi sperduti tra i monti, sarebltero venuti gl'industriali, 
i proprietari, i medici, i notai, de' quali la memoria degli 
anni passati nella sua scuola ha diretto e consolato, illu- 
mina tuttora e abbellisce rumile vita, laboriosa ed onesta. 
E gli diremmo, e, al suo cuore di educatore e di patriota, 
dolcissime scenderebbero le nostre parole : — Quello, che 
siamo, è, in-incipalmente, frutto delle tue lezioni e del 
tuo esempio. Grazie , o maestro , o padre ! Onore a te, 
che suscitasti le forze latenti, formasti i cervelli, plasma- 
sti i caratteri, additasti gl'ideali ! Gloria a te , instaura- 



416 FRANCESCO DE SAXCTIS 

tore (It'iruiiità intellettuale e morale del Mezzogiorno (VI- 
talia ! 

Riannodare il filo della tiadizione, raccogliere di nuovtf 
intorno a questa, che fu la sua cattedra, i giovani desi- 
derosi di continuar la loro educazione intellettuale, di al- 
largare e fecondare la loro cultura mediante lo stiidio 
delle letterature straniere, sarebbe jier ciascun altro no- 
bilissimo intento, jjer me sarà un sacro dovere. 

l>en so quanto sia la distanza dal maestro al discepolo, 
ben vedo die il mare è grande , e la mia barca jiicco- 
letta; ma al difetto dell'ingegno potrà , in jiarte , soppe- 
rire lo zelo indefesso e l'affetto sincero per i giovani , i 
quali non dubito che non abbiano ereditato , dalla gio- 
ventù di trent'anni fjì, «quella ricca imaginazione, q\iel- 
l'amor del sapere, quella febbre delle lettere, quel desi- 
derio di cose nuove», che in lei ritrovò Francesco De 
Sanctis. 

Permettetemi, signori, un ultimo ricordo. Pochi giorni 
l>rima che il De Sanctis morisse , essendomi occorso di 
rettificai'e le censure, che un giovine scrittore, ingegnoso 
ma non esattamente informato , gli aveva rivolte , mi 
scrisse da Pisa Alessandro D'Ancona : « Hai fatto il do- 
ver tuo di galantuomo. » Mentre ero immerso nel lutto 
della sua morte, con pensiei'o, del quale ognuno di voi 
sentirà la squisita gentilezza, da Bologna Giosuè Carducci 
volle scrivere a me il suo dolore per la irreparabile per- 
dita. In quest'ora per me solenne, poter trarre gli auspici 
da questo ricordo mi conforta e incoraggia. E, dalla cat- 
tedra di Francesco De Sanctis , con animo riverente e 
grato, invio agli altri due grandi maestri, saluti ed au- 
gurii. 

Francesco Torraca 



Questa è la inairnilk'a prohisiono pionunziata (lall'illustre professore Fran- 
cesco Torraca, per la inaugurazione del corso di letteratura comparata, 
nell'Anfiteatro universitario, mercoledì, 3 dicembre. 



Apparizione. 



Taìor neW ombra grave della sera 
Tu vieni e siedi al cembalo sonante, 
Risfavillando la pupilla nera 
Xeir esangue paìlor del tuo sembiante. 

Sotto r esile man dalla tastiera 
La melodia si sfrena spasimante ; 
Vanisce in voce come di preghiera, 
Scoppia in singulto di speranze infrante. 

Xarran le note al tuo fedele amieo 
Quel che sognavi un dì secret amente, 
Quel clic non disse il labbro tuo pudico. 

XelV ombra irrompe vivido un bagliore 

Ove fuggisti, immagine dolente f 
Torna il cembalo muto e muto il core. 

Antonio Fradeletto. 



Ila Hinuneìcx 



( S e E H E ) 



Stanza eli aspetto modesto. Nel mezzo una larga tavola , 
coperta di un tappeto ; e su di essa pacchi di carte , un ca- 
lamaio, penne ecc. 

Nina e Maria, sedute alla tavola , scrivono. Nina cerca di 
tanto in tanto in qualche grosso dizionario, e rimane pensosa; 
Maria mostra qualche agitazione , mentre corregge un ])acco 
di lavori scolastici. Sbadiglia, si muove, guarda desiosa alla 
finestra, dalla quale appare un bel cielo, pieno di sole prima- 
verile. Nina è vestita di nero, con somma severità. I suoi ca- 
pelli sono tra il biondo e il grigio; il viso è pallido, abbat- 
tuto. Ha un paio di occhiali sugli occhi, e ogni tanto allon- 
tana le lenti dal viso, con moto affaticato. Maria è vestita di 
chiaro ; <■ ])ettinata con civetteria. Ma anche il suo viso di- 
mostra i segni di una stanchezza precoce ; scrivendo ella china 
molto il capo, come i miopi Dopo un silenzio. Maria la- 
scia cadere la matita, sbadiglia, si stira le Itraccia. 

Maria. Oh, mamma I 

Nina. (levando il capo rimane con la penna fra le mani e 
un libro aperto dinanzi). Sei stanca i 

Maria. Oh Dio I si, infinitamente ! Che seccatura, mamma ! 
con quel bel sole che e' è fuori I Oggi ^ domenica Fan va- 
canza tutti E io qui I (correggendosi) Noi qui , voglio 

dire, a cavarci gli occhi su <|iiosti s])r()positi — Ah, ciu- noia, 
mamma ! 

Nina. (deponrndo la ])cnua e chiudendo il liltro , si toglie 
gli occhiali e si jiiissn una mano sulla fronti-)- Credi jìroprio 
che fuori sia bello, .Maria i 



LA RINUNCIA 419 

Maria. O , nou lo vedi , il sole I Bello , bello ! Proverò ad 
aprire... se credi che non ti faccia male... È un po' fresco 
ancora. Ma è già primavera. (Ya alla finestra e apre. Entra 
un raggio di sole ; im alito di ventò agita le tende di mns- 
solina ; Maria si appoggia snl gomito alla finestra e guarda 
fuori). Com'è bello, mamma! Laggiù sui monti, c'è ancora nn 
po' di neve. Ma sotto c'è verde; nn bel verde.... E in fondo 
quel pezzetto di viale.... conio è fresco ! gli alberi hanno già 
foglie... Da ieri, figurati, mamma, da ieri ne hau già molte 
di più. Le guardo tutti i giorni andando a scuola. 
Niìta. Una volta... anch' io..- 

Maria. Quanti anni sono che nou andiamo più in campa- 
gna f Da quando ero piccolina. Mi piaceva tanto ! Ti ricordi 
tu? Era a Moncalieri. Quella piccola villa... Mi jiar di veder- 
la. C era nn prato... Quando correvo per quel prato mi pa- 
reva di nou essere una ragazza , ma piuttosto, che so ? uua 
piccola bestia... un cavalluccio sfrenato... (Ride). Ah, c'era il 

signor Carlo che correva con me, qualche volta Ma io piìi 

di lui... E poi l'altalena — Mi piaceva tauto Ma io ti an- 
noio con queste sciocchezze, mamma. 

Xina. (vivamente) No, tesoro. Ti ascolto volentieri. Mi piace 

quando sei così.... così vivace. 

Maria. Ah, lo sono poco, davvero, adesso... Ma sou cosi 
vecchia, mamma, così vecchia !... 
yina. Eh via, pazzerella I 

Maria. Come no ? Ho veutisei anni, mamma. Tu non te ne 
ricordi mai. Una ragazza è vecchia a ventisei anni. Uua si- 
gnora no ; tu, mamma^ sei più giovane di me... (Ride). 

yina. Già, coi miei capelli bianchi 

Maria. Xo... tra il biondo si vedono poco... Ma davvero ; 
tu, a quarantacinque anni, hai certe... idee, certi modi di j)en- 
sare... oh, assai più giovane di me ! 

Nina. Tu scherzi.., io... io... Ma, dunque, ti ricordi la pie 
cola villa?... 

Maria. Ah sì !... Ma quello che mi ^iiaceva più di tutto era 
queir odore umido di verde... E il nimore del vento tra le 
foglie... Mi ricordo, qnaud' ero piccola, che stavo ore e ore 
sdraiata per terra, col viso sull'erba, ad ascoltare i fiori... 
Ma sì , i fiori ; credevo che mi sixsnrrassero qualchecosa, che 



420 LA RINUNCIA 

la terra parlasse... E facevo delle profonde buche nella terra, 
con un cucchiaino, piano piano, e palpavo la terra, vi mettevo 
su il mio viso: sentivo il profumo della terra... Quello mi 
piaceva. 

Xina. (esitante) Ebbene, Maria, noi potremo tornare in cam- 
pagna , poiché ti piace tanto. A giugno attitteremo una vil- 
letta. Andremo a starci tre mesi, se vuoi. 

Maria (ridendo con amarezza). Ma io, mamma, non giocherò 
più coi fiori e con la terra, non sentirò più il profumo della 
terra — 

yina. Perchè ?... 

Maria. Perchè son vecchia 

Nina. Sei vecchia a venticinque anni — 

Maria. Yentisei, mamma. 

Sina. Vecchia I 

Maria. Sì, cara mamma. Le altre, alla mia età, hanno già 
preso marito. Quelle che non l'hanno, si chiamano zitellone. 

Xina. Pazzerella I Del resto se tu avessi voluto, aA-re'piti 

ben potuto maritarti anche tu, come le altre. 

Maria. Con chi, mamma ? 

yina. O Dio , con 1' uno o con 1' altro I Sei una bella ra- 
gazza ; anche a te fan la corte ; avresti potuto sceglierne uno. 

Maria. Di gente che vien per casa.,., di uomini.... non c'è 
che il signor Carlo — 

Xina (commossa). Il signor Carlo?... 

Maria. Sì. Ma quello non mi avrebbe sposata.,.. 

Xina (agitatissima). Maria ! ma che dici I Tu, sposare il si- 
gnor Carlo I... 

Maria (calma). No , mamma ; perchè dico che egli non mi 
aA'rebbe voluta — 

Xina. Ah, e tu f tu l'avresti... Ma che dico, Sauto Dio I Che 
c'entra il signor Carlo?.,. Tu diventi pazza. 

Maria. Non andare in collera, mamma. Era tanto per chiac- 
chierare. Dicevo, qui non viene nessuno, che io avrei potuto 
sposare. 

Xina (sempre agitata). Ma jierchè pensare a (|ut'lla assur- 
dità I II signor Carlo è vecchio amico di famiglia 

Maria. Oh, vecchio, mamma! Non ha che tnntasette 
anni ! 



LA RINUNCIA 421 

XiiKi (tenendosi la testa fra le mani). Ma che c'entra, dico 
che e' entra 

Maria. Ma niente, mamma; perchè ti agiti? ma niente I 

X'nni. Tn, dunque, avevi jiensato qualche volta.... 

Maria. Ma no, mamma Capisci, come son le ragazze. 

Quando ero giovane, voglio dire, quando a^evo diciassette o 
diciotto anni, m' era venuto il dnbhio che forse il signor Carlo 
veniva per casa così perchè c'era una ragazza da mari- 
tare Ma poi non ci ho pensato mai più ! 

Xitia. Già.... ma il signor Carlo.... vedi.... io credo che non 
prenderà moglie, mai ! Lo ha detto tante volte.... Credo che 
abbia avuto qualche dispiacere in gioventù,... È una storia..., 
che ti conterò un giorno Se egli viene da noi, è perchè — 

Maria (interrompendola). Ma sì, mamma, lo so ! È nn vec- 
chio amico , lo so ! Ti giuro che ti ho detto qiiello proprio 

per chiacchierare Ma che vnoi che m'importi? (Squillo di 

campanello). Hanno suonato, mi pare 

Niìta (sempre agitata). Perchè, vedi, il signor Carlo — 

Maria. Ma lascialo, mamma ! Hanno suonato — (esce). 

yiva (rimane sola, agitata, convulsa, fa dei gesti di dispe- 
razione). 

Viene dall'anticamera un suono di voci fresche, di baci, di 
saluti... Certo è la tìgliuola dei vicini, la signorina Chiarina, 
che viene qualchevolta a trovare Maria. Niua non ha voglia 
di chiacchierare, ma è contenta per sua tàglia. È diventata 
troppo taciturna, quasi triste, quella ragazza 

Ecco Chiarina, condotta da Maria, elegante , fi-esca, bella. 

Chiarina. Buon giorno, signora Xina ! Son qui a incomodarle. 
La Maria mi aveva promesso iin romanzo. Quel romanzo di 
Fogazzaro Davide Davide No, Davide Daniele — 

Maria. Daniele Cortis ! 

Chiarina. Ah sì ! Fogazzaro ! Mi piace tauto ! Le piace a 
lei, signora Nina ? Così poetico, così bello ! Come si chiamava 

quell'altro, quello che mi hai prestato tu Che e' è quella 

che era già viva prima Quella Marina Ah, e poi quella 

poesia lunga; quella che dice 

Maria ( ha tolto un libro dallo scatfale ). Ecco Daniele 
Cortis. 



422 LA RINIXCIA 

Chiarina. Oh, grazie I Te lo rido presto, sai. Io leggo tutta 
la notte... Sì, la mamma sgrida, ma quando un libro mi pia- 
ce.... Qnalchevolta mi fanno piangere... Oh, io non mi vergo- 
gno ; io piango proprio davvero;... Mah, io son fatta così.... 
Grazie. Dì, Maria, non vuoi venire a si^asso ? Noi due con la 
mia mamma. Alla signora Nina non lo dico neppure , perchè 
già, lei.... 

Xina. Ho da finire un lavoro... Xon posso, proprio. Ma se 
Maria vuole andare — 

Maria. Oh, no, mamma ! 

Nina. Percliè no ? Ti farel>be bene una piccola passeg- 
giata. 

Maria. Eh, no ! anch' io ho da fare. 

Chiarina. Ma non subito ; un po' più tardi. Prima di pranzo, 
ecco. 

Maria. No, cara, grazie ! 

Chiarina. C è tempo, pensaci. Tornerò a prenderti. Ah, tu 
hai da lavorare — (Guarda sulla tavola): Pagine, lavori di 

scuola.... Quanti ! Povera Maria ! (Mentre le due ragazze 

si avviano, Chiarina dice d' improvviso). C è di là il cugino 
Roberto. È venuto a farci visita ; oh , ne abbiamo per un 
pezzo. 

Maria. Buon divertimento ! 

Chiarina. Eh, non si diverte abbastanza! Sai, egli vorrebbe... 
Lo dico, signora Nina ? 

Nina. Dica pure 

Chiarina, ^'orrebbe venire a salutarle un momentino, prima di 
andar via — 

Nina. Ma è padrone, anzi. 

Maria. Ah, il tenente Roberto ci manda l'ambasciata, ora ! 

Chiarina. No. Ma sai ; è timido. Dice che tu gli fai un 
po' di paura, e 1' ultima volta lo hai trattato maluccio. 

Maria. Poverino ! 

chiarina. Duiii|ue lo manderò <iui , ma non subito. Perchè 

mi sta i'acendo ini disegno una cifra per fazzoletto E se 

\ icii (|ni 

Maria. Cliiarina mia, non voglio levartelo ! 

Chiarina (ridendo). Oh ti pare ? non lo levi a me, sai ! Ro- 
I)orto è un bel gio\ aiie , ma papà ha scmi>re desiderato che 



LA KIXLNCIA 423 

sposassi il suo socio. E poi cou Roberto siamo cugini gciniaui. 
l'apà non vnole. Del resto — 

Jlaria. Oh, del resto l'avresti sposato tu ? 

ChiariìKi. Perchè uo f 

2I(iri((. Infatti, perchè no ? (La conduce fuori, mentre Chia- 
rina dice): Arrivederci, signora Nina. Glielo mando dunque, eh? 
il povero Roberto ? Ma dica alla Maria di non trattarlo male ! 

(Maria ritorna subito ; ha l'aria annoiata). 

2I((ri(t. Che chiacchierona ! L* ho spinta fuori dell' uscio ! 
Credi che sia venuta per il librof È venuta per dirmi che Ro- 
berto è da lei. 

Xina. L' ha fatto credendo di farti jiiacere. 

Maria. Che m' importa I 

Xina. Non ti piace Roberto ? Mi pareva, una volta 

Maria (rimettendosi al tavolino e prendendo in mano ora 
un foglio, ora un altro). Una volta Anche adesso Se po- 
tessi sposarlo, forse... È agiato, non è brutto, un po' sciocco, 
vanitoso, ma non importa. Xon è spiacevole. Qualchevolta mi 

pare quasi di volergli bene Ma qualche altra volta è insotfri- 

bile. 

Niìia. Se tu volessi , io credo che Roberto potrebbe farti 
felice. 

Maria. Sì ! Lui o un altro Qnel che mi piace è che 

con lui non avrei bisogno di far la maestra. Ah, non lavorar 
più cosi stupidamente come una schiava ! Sarebbe il mio so- 
gno — Ma c'è sua madre. Ah, che megera! 

yina. Ma se tu lo sposassi, andresti a stare da soli, senza la 
madre. Egli farebbe quel che tu vuoi. 

Maria. Sì, ma intanto è sua madre che non vuole che mi 
sposi . 

Xina. Gvà Ella vuole una ragazza ricca Pure , infine 

vedrai 

Maria. Xon è solo per questo 

Xina (turbata). Che vuoi dire? 

Maria. Lo sai bene. Sua madre è una l)eghina ; una vecchiac- 
cia piena di pregiudizi. Oh, io la odio ! 

Xina. Tu credi che sia 

Maria. Ma sì! Ma se me l'ha detto lui, l'altra mattina an- 
cora ! lo andavo a scuola ; l'ho incontrato; s'è chiacchierato 



424 LA RIXLXCIA 

un po' I E me 1" ha detto chiaro e tondo. Oh, mi ha fatto una 
rabbia I 

Xiìta. Ma che male c'è, se io son sei»arata dal marito ? Xon è 
nn disonore ! E poi che e' entri tu I 

Maria. Io non so se e' entro. So che il mondo è così. (Re- 
stano in silenzio qualche tempo. Nina tiene il capo chino, cer- 
cando di nascondere le sue lagrime). 

Maria. Mamma ! 

(Nina non risponde; essa è in atteggiamento di ))rofondo 
dolore). 

Maria. (Si alza, le va vicino, l'accirezza) Mamma ! 

Xina. Io non credevo, tiglia mia, che dopo ch'io sono stata 
tanto infelice, dovevo fare infelice anche te I 

Maria. Xon è colpa tua, mamma ! 

Xiiia. Forse è colpa mia. Forse io non ho avuto abbastanza 
pazienza, abl)astanza solterenza Avrei dovuto patire, pati- 
re... e non lagnarmi Morire anche Sì, e sarei morta 

Ma era meglio. Invece ho voluto vivere. Ero giovane, ho vo- 
luto vivere ! Ma anche per te, sai, anche per te. Se io fossi 
morta, tu, tu con tuo padre... Oh Dio I che avresti fatto ? Non 
sai tu che egli non era capace nemmeno di bastare a se stesso? 
Non sai che ho sempre lavorato per lui, per te, i>er il bimbo 
che m'è morto?... È morto perchè uon era nutrito abbastanza... 

perchè non era coperto abbastanza, d'inverno Ah, che ne 

sai tu ! Che avresti fatto tu, sola, con tuo padre I 

Maria. Conosco papà abbastanza. L' ho studiato anch'io, 
sai. Capisco che è un uomo troppo debole , troppo indolente, 
troppo, se vuoi, inetto.... 

Nina. Ah, clic ne sai tu ? Tu non lo conosci ! Io non ho 
mai voluto dirtene male. Ejipoi, perchè amareggiarti l'anima? 
Era meglio clic tu ignorassi che vi fossero al mondo tali mar- 
tiri. Ma come farei a dirti tutto ? Le mie viscere si rivoltano, 
tiglia mia ! Non jìuò la niadi'c raccontar queste cose alla sua 
creatura 

Maria. Calmati, mamma I Non ti ho mai vista così agitata — 
La.scia stare, lascia stare ! Io so che la vita è brutta — So 
che tu avevi ragione, con papà 

Nivn. Oh sì ! lo giuro snllii tua testa cara, io avevo ragione! 
I)()])i) tanti Mimi, (piando in mi interrogo, (|nando io mi frtigo 



LA RINUNCIA 425 

l'auima, nelle mie notti insonni, nelle mie ore tormentose, io 
mi domando ancora: Che cosa potevo fare altrimenti ? Le legf^i 
della natnra, le leggi di Dio sono con me anche se il mondo 
mi condanna Ma che m'importava del mondo? Io non sa- 
pevo pili nemmeno che esistesse È adesso, è adesso che mi 

spavento, perchè il mondo si mette anche contro di te, anche 

contro la tua felicità Ed io che ho sperato solo nella tua 

felicità!.... 

Maria. Lascia, mamma, lascia, mamma ! Io non ho bisogno 

di maritarmi E sé Roberto è così sciocco da badare a quel 

che dice il mondo, tanto peggio per lui ! Se mi amasse, non 
ci baderebl)e 

Nina. O tìglia mia! Tieni qui, sta qui un momento. La- 
sciati guardare negli occhi. Tu sai eh' io so leggere nei tuoi 
occhi. Sta qui. Povera bambina mia ! Io so bene che tu soffri. 
Tu fiugi di essere forte, di essere un po' scettica, anche. Ma 
io ho indovinato tante volte quel c]ie tu pensavi. Tu hai sof- 
ferto in questa famiglia spezzata così Sei cresciuta bella, 

intelligente, forte, ma qualchecosa ti mancava sempre. Io so 
perchè tu ritornavi spesso a casa tanto triste ! So perchè tu 
sfuggi le tue compagne; perchè non vai a spasso; perchè non 

cerchi di divertirti Tua madre lo sa, Maria ; tua madre 

lo sa ! 

Maria (alzandosi). Ebbene, mamma, che vuoi farci ? Si può 
cambiare questo ? No, non è vero f Non ti decideresti già, tu... 
(esita). 

Xiita. A che? a che dovrei decidermi? Parla francamonte ! 
Che vuoi da me ? 

Maria. Ma non agitarti, mammina ! Io ! che ho da volere ? 
Dicevo solo, dal momento che non si può cambiare, è meglio 
rassegnarsi al destino e avere pazienza ! 

Xina. Perchè, tu, pensi, tu, nel fondo del tuo cuore, che io 
potrei ancora... (rabbrividendo). Augurami di morire subito 
piuttosto — Tornare con lui! Tornare con lui! Mio Dio! (si 
alza). 

Maria. (L'abbraccia). Ma no, mamma; ma no, mamma!.... 
(Suonano il campanello della porta). Senti? Son certo quei di 
là. La signora Margherita e Chiarina e... il tenente.... Ho da 
aprire ? 



426 LA KINUNCIA 

Nina. E come uou aprire ? (Maria esce). 

Nina, rimasta sola, reprime a stento i singhiozzi, ma è con- 
vulsa, ha negli occhi una visione di orrore. Piangere f Perchè 
piangere? Non lo sapevo? Ma se è tanto che lo sento venire! 
Ecco il risveglio, ecco 1' orrore Bisogna eh' io guardi, bi- 
sogna eh' io veda Andiamo — Apri gli occhi, pazza, apri 

gli occhi (Rumore di voci allegre, fuori ; si .spalanca la 

porta, entrano). 

Maria e Chiarina, innanzi, tenendosi per mano. II tenente 
Roberto e la signora Mari/herìta. (Roberto è un bel giovane, 
alto, bruno; vestito da tenente di fanteria). Ha un fare un 
tantino spavaldo e presuntuoso. Parla a voce alta, leggermente 
aii'ettata. Buon figliuolo, in fondo, amabile, discretamente igno- 
rante; convinto di essere il piti bel tenente dell'esercito. 

La signora Margherita è una vicina; A'este un po' all'antica, 
ma senza esagerazione; ne lei ne la figlinola hanno il cappello, 
perchè la vicinanza permette loro quella confidenza. Buona 
donna, aUxuanto chiacchierina e pettegola — .Saluti. 

Margherita, Chiarina S Signora Nina I Come sta, signora 
e il Tenente ' Xina ? 

Margherita. Ma Lei non si sente bene, signora Xina ? 

Maria. Mannna ! cos'hai ? 

Xina (sorridendo). Niente, figliuola. 

Margherita^ Venga qua,^ venga qx^a^ sediamo (lui, noi due 
mamme, noi due A'ecchiette — Lei non è vecchia come me, si- 
gnora Nina ! Ma insomma... che ci vuol fare... gli anni jias- 

sano... mettiamoci «ini Xo, lei. lei nella ])oltrona... io sto 

bene qui I ragazzi si metteranno dove possono... (disjxme 

1 posti con una certa autorità, come se fosse lei la padrona 
di casa). 

(Tutti siedono. Nina e Margherita vicine; le due signorine 
un )>o' lontane ]>resso la tiucstra; il tenente Roberto vicino a 
loro). 

yina. E co.sì signor tenente Lei ha voluto disturbarsi 

Roberto. Cara signora ! Ma Lei deve sapere che è una gioia 

])er me Si. hui !... un dovere piacevolissimo Ero qui dalle 

cugine Dico: Bisogna proprio ch'io saluti la signora Nina... 

e la signorina Maria Io piuttosto non vorrei... hm ! essere 

indiscreto.... 



LA KINUNCIA 427 

Xinti. ^la no, ma no ! 

lioherto. Vedo che Lei sta Viene ! Ciò mi consolai — E vedo 
che la signorina Maria sta molto bene 

Ilaria. E anche ciò la consola ! 

Bohcrto. E sicnro ! Nou mole f Le vedo dei bei colori snl 
viso... proprio... delle rose! Perchè, l'inverno scorso Lei era 
nn poco pallida 

Maria. La primavera mi fa bene, sempre. 

Roberto. Proprio... come ai tìori... hui ! come alle rose 

In primavera son piti belle. 

Maria. Ho letto in qnalche Inogo qnesto madrigale. 

Roberto. Xo, signora ! è d'invenzione mia; glielo assicnro... 

C'Iiiariìia (ridendo). È nuovo, infatti 

Maria. Oh sì ! sa ancora di vernice 

Xina. Ma, ragazze 

Roberto. Lasci, lasci, signora Xina ! Sono avvezzo a vedermi 
maltrattato Dalle donne, s'intende, dalle donne — 

Maria. Oh, certo ! 

Roberto. Ma non da tutte, signorina, non da tutte 

Marijlterita. Via, raccontateci qualcosa di bello , invece che 
bisticciarvi Tu, Eoberto, che parli così bene — 

Roberto (modesto). Oh, zia ! 

Maria. Ah, certe cose le comprendono solo le zie ! 

Margherita. La signorina Maria lo fa disperare, povero ra- 
gazzo ! Di là da noi, invece, parla assai meglio. 

Maria. Perchè sarà trattato meglio 

Roberto. È certo che mia zia e mia cugina sono buone, e mi 
sopportano 

Maria. Allora son troppo buone 

Roberto. Lei non ha questo difetto, signorina Maria 

Xina. Chi dica, signor tenente, come sta la signora mamma? 

Roberto ^imbarazzato). Maman ? Oh, bene, bene, grazie ! 

Xina. È da un pezzo che non la vedo Una volta veniva 

ad onorarmi — 

Margherita. Oh, non viene piii nemmeno da me. Mia cognata 
esce poco Più che la sua messa, la sua benedizione 

Xina. Andrei a trovarla, se non temessi di disturbare — 

Roberto (imbarazzato). Piacere... signora, piacere I Ma Maman 



428 I.A UIXLXCIA 

ha riuunciato a Non ha più giorno fisso di 'ricevimento.... 

Vive cos'i ritirata. 

Marf/h evita. Oli ! è dirticile pigliarla ! Sempre in chiesa, sem- 
pre in chiesa — 

Maria. Si è fatta molto devota la signora Fortis. 

Boherto. Sì... molto... Marnali, con gli anni... hm Le sne 

idee sono divennte più ferme — Bisogna lasciarla fare, povera 
maman ! Del resto è una donna... eccellente ! 

Maria. Oh sì, mi ricordo ! 

Roberto. Eccellente, le assicuro.... Una donna piena di cuore... 

Margherita. È una mamma. 

Maria. Di suo figlio (ridendo). 

Roberto. Mi vuol bene, maman. molto bene Ha le sue'^idee, 

ma mi vuol bene — 

Maria. È una signora molto intelligente. 

Roberto. Sì, benché sia un po'... hm... un po' ! 

Margherita. Ma a saperla prendere... Eoberto. quando vuole, 
la sa jirendere.... Bisognaselo concedere qualche cosa... quello 

che è giusto Del resto, per vedere felice suo tìglio Non 

è una donna avara; non stima eccessivamente il denaro. Eh, 
quante volte l'ha detto a Roberto, e c'ero anch'io I Piglia una 
buona ragazza, una ragazza che sia di famiglia cristiana; che 
abbia- buon nome... buon nome sopratntto... il resto non im- 
porta.... 

Maria. E se questa ragazza avesse per di piìi una 1>iu)na 
dote.... 

Roberto (vivamente). A questo, scusatemi, non ci bado io 

Se anche maman volesse — Prima il mio cuore, badi 1)ene; 
l>rima il mio cuore.... Se la ragazza eh' io amo non ha un 
soldo, io posso farle la dote ! Maman non dirà nulla, per que- 
sto ! Maman ha delle idee.... 

Maria. Lo sappiamo 

Roberto. No, signorina Maria I Non scherzo adesso ! Se mi 
permette di parlare... francamente... siam qui tutti amici... 
parenti A maman s]>iacerebbo se io sposassi una signorina... 

Maria. Gobba ! 

Roberto. O Dio, sigucuiiia I Lei ì-... lei è... cattiva.. . Lei non 
Aiiol cajiiriiii. 

XiiKt. Pcruicttc clu' c.'iinsca almeno io 



l.A KINUNCIA 429 

lioberto (eoufiiso). rerdoui... io non volevo mica maucai'e... 
al rispetto... lim !... Io sono un galantuomo — Posso dire un 
gentiluomo, signora mia ! 

Nina. E chi ne dubita, signor tenente ? 

Koherto. Le mie intenzioni... signora, sono... onestissime.... 
Loro signore sanno tutte. Qui con la zia, con la cugina, ho 
parlato qualche volta.... La signorina Maria.... 

Maria. (Sbadatamente) Ah , e' entro anch' io ? 

Ixobcrto. Sì, signorina , se permette. Volevo dire , qui, alla 
sua mamma che io sono... 

Maria. Ma sì ! Un buon figliuolo, che ubbidisce alla mam- 
ma ; un bravissimo giovane , che formerà la consolazione di 
di quella fortunatissima onestissima intemerata signorina, che 
avrà l'onore 

Nina. Maria! tu trascendi, mi pare! 

Maria. Lascia, mamma, eh' io parli francamente. Io amo le 

situazioni chiare Il signor tenente... lo sanno benissimo le 

nostre buone vicine... mi aveva onorata di qiialche sua atten- 
zione , nel legittimo e sincero proposito di chiedere ufficial- 
mente la mia mano a te, mamma ! Ma le difficoltà erano molte. 
Io non ho denari... Il signor tenente dice che questa difficoltà 

cadrebbe dinanzi alla sua volontà E poi, non affliggerti, 

mamma, i miei genitori vivono separati ! Questo urta il senso 
religioso e morale di quella che avrebbe la sfortuna di essere 
la mia futura suocera , e di fronte a questa difficoltà insor- 
montabile cadono gli afi'etti e i propositi del signor tenente!... 
E io gli dico: Mi rincresce... ma non sono una ragazza sen- 
timentale... e gli rendo la sua libertà tutta intera, tutta in- 
tera, tutta intera... (alzandosi, e con fare più febbrile). E ora 
basta, per carità, basta! Lasciamo questo discorso... parliamo 
d'altro... Vieni qui. Chiarina; vieni a vedere il sole di fuori... 

(Le trema qualche lagrima nella voce). Vieni di là C'è 

nn canarino sul balcone, andiamo sul balcone... c'è il sole... 
(Conduce via Chiarina. S' indovina che ella piange). 

Nina. (Coprendosi la faccia con le mani). Ma che succede 
oggi, mio Dio ! 

Margh. Povera figliuola ! ella ti vuol bene. Vedi, è andata 
via a piangere... Ella non ci ha colpa. 

Roberto (molto agitato) Piange ? 



430 LA RINUNCIA 

yina. Sì, è mia la colpa; è mia. Ma come volete che faccia? 
oli Dio ! Ma che volete da me I 

Alargh. Senta, signora Niua, senta una donna che è vecchia, 
che ha un po' di conoscenza del mondo... Qui bisogna che Lei 
si ricordi più che mai di essere madre ; qui bisogna che Lei 
faccia un sacritìzio... 

yina. Ma è orribile I 

Maryli. Per sua figliai per sua tiglia I... Guardi, signora 
Nina; questo ragazzo qui vuol l)oue a Maria, ne è innamorato. 
E farebbe la felicità della ragazza... Creda ; ha già guada- 
gnata la questione della dote... Ha tenuto duro con sua ma- 
dre... Mia cognata non voleva saperne... Si è fino disgustata 
con me, perchè credeva che i giovani si vedessero a casa mia... 
Ma, dagli dagli, l'ha cajiita, s' è convinta... Vuol vedere fe- 
lice questo unico figliuolo... Solo, con un patto. Con un patto, 
signora Niua... 

Sina. Ma se lo so I Ma se non posso I 

Marijk. Per i figliuoli si fa tutto. Mi ascolti, signora Nina ! 
Io sou vecchia... So come è il mondo... Basterebbe che Lei 
volesse... Suo marito... 

yina. Basta, basta, per carità ! 

Marf/h. Suo marito tornerebbe volentieri con Lei. 

yina (alzandosi). Ma basta !... 

Eobcrto. Mi perdoni, signora Xina I... 

Manjh. Permetta ch'io le spieghi, ch'io le dica. Non si 
agiti così !... Lei è stata disgraziata nel suo matrimonio... Suo 
marito è stato... mi hanno detto... un giocatore, un uomo 
vizioso... Sì, lo so ! E Lei non ha potuto sottrii-e , e si sono 
separati... Guardi, guardi, le due ragazze sou di là, sul bal- 
cone... Chiacchierano... Maria piange ancora, mi pare... Senta, 
lasci andare di là (jnesto ragazzo... Va, KoberTo. Va con loro; 
procura di tranquillare Maria ; fate la ]iacc , io parlerò ((uì 
con la niannua... 

Iioberio. Oh, signora I mi permette ^ 

yina. Ma cosa mi fate fare... Non è bene. ( Koberto corre 
fuori, a raggiungere le due giovani). 

Marijìi. Cara signora Niua! Li lasci fare... c'è andie mia 
figlia... e ])oi la sua Mari.a ha tanto giudizio, è così seria!... 
Lasci che le parli ancora , signora Nina... Si tratta di sua 



UÀ KINLXCIA 431 

tigli:!.. . Lo vuol pure tanto bene alla sua Maria!... Senta, 
signora Nina; si persuada che questo stato di cose fa del male 
alla sua ragazza... Suo marito era cattivo... Lei ha preso su 
la sua bambina ed è venuta via... Ha fatto bene o male ? Io 
non lo so , io non voglio giudicare... So bene che la buona 

anima del mio Tommaso Ma lasciamo andare... Non tutti 

hanno hi forza... Adesso sono passati tanti anni I Quindici , 
eh f signora Nina ? 

Xina. (Accenna, muta, col capo). 

Margh. Quindici anni ! Quante cose cambiano. La bambina 
ì* cresciuta. E una bella giovane. Potrebbe essere maritata a 
quest' ora... Ma crede che il mondo non dica / Il mondo è 
cattivo, signora Nina. 

yiiì<(. Che dice dunque il mondo i Che io ho avuto torto 
di dividermi da un uomo che mi rendeva supremamente in- 
felice I Da un miserabile, che viveva alle mie spalle... Da uno 
che non ha mai avuto uè dignità, ne senso morale... Il mondo 
dice questo I... 

Margh. Non vada in collera, signora Nina. Lei ha ragione. 
Ma in (juindici anni... le cose cambiano.. Suo marito ha quel- 
1' impiego.... 

yina. E che m" imj)orta!... 

Maryìi. Voglio dire che sarà capace di mantenerla, adesso. 

-N ina. Lui ! 

Alanjh. Senta. Tornano insieme. Mai'ia si marita. E felice. 
Loro due restano soli. Lei perdona a suo marito... 

Xina. Soli! Io e lui... per tutta la vita!... Tutti i giorni, 
soli, io e lui ! Ah, che orrore !... Ma morire jiiuttosto, mille 
volte I Lui tornerebbe , sì. Lui crede che io altbia qualche 
piccola economia... Non lo sa che è carico di debiti ì... Tor- 
nerebbe. Lui non ha piìi casa... A'ive da vagabondo, in sucide 
camere ammol>igliate e nelle osterie... Verrebbe qui, già; è 
una casetta allegra. . . guardi com' è pulita , come è piena di 
sole... Guardi i mobili... non ci manca nulla... Tornerebbe , 
lui... Gli converrebbe certo avere una donna iu casa; trovare 
il suo pranzo pronto; poter anche bestemmiare , se non è di 
suo gusto.. Fare il padrone qui in casa mia ! Avere la bian- 
cheria pulita e stirata... Un buon letto... un buon fuoco... 
Ah . se gli couvei'rebbe ! Dopo quindici anni di miseria I E 



432 LA RINUNCIA 

io Lavorare per lui, logorarmi gli occhi a copiare, a tradurre, 

a dar lezioni E vederlo, tutti i giorni, qui!... No, signora 

Margherita, no, signora Margherita... 

Margh. Un pò di calma , eignora Niua ! Io le capisco tntte 
queste cose... Ma Lei Auole l'infelicità di Maria? C è questo 
buon partito , un Imon giovane , che non domanda altro che 
di sposarla. Maria non è più una bambina. Vuol lasciarla ap- 
passire così ? Non A'ede che la ragazza ne sofì're ? che è in- 
namorata ? che piange?... 

Nina. Ah, se egli l'amasse abbastanza, che potrebbe impor- 
targli se io ho marito o se non 1' ho ? Egli penserebbe alla 
ragazza, non a me ! 

Margh. Lui sì; lui forse sì. Ma la gente? Ma sua madre? 
Io conosco mia cognata, signora Nina. Non cederà mai. 

Nina. Ah, nemmeno io ! 

Margh. Ma Lei preferisce vedere infelice la sua figliuola? 

Nina. fPiangendo ). Ma non è poi un disonore essere se- 
parata da un marito cattivo ! ^È possibile che il mondo sia 
così ingiusto ? Quella donna non ha cuore ! 

Margh. No , mia cognata non è cattiva. Ma bisogna sotto- 
mettersi al mondo, cara signora. Senta, vuole che le parli col 
cuore in mano? Non è solo per la separazione che si parla... 
C'è un' altra cosa ancora... 

Xitia (tremando). Che cosa ? 

Margh. (a voce bassa). C'è quel signore; quel Carlo Albera, 
che viene spesso qui... 

Nina. Ebbene ? 

Margh. Non vada in collera... Il mondo è severo. Lei non 
è vecchia; eppoi in casa e' è una ragazza. 

Nina. Ah, madonna mia! (Con atto disperato). 

Margh. Tutte queste chiacchiere cesserebbero se... mi ca- 
pisce... Lei è donna, Lei è madre... Ah, eccoli qui, questi 
ragazzi !... Avanti ! È fatta la pace? 

Nina. Ah, madonna mia! 

Kientrano le due ragazze e il giovine. Nina cerca di ricac- 
ciare indietro le sue lagrime, ma non può. Esse colano, li iite, 
sul suo viso smorto... 

Maria (È calma, bcuciii' il suo viso seri)! traccia di lagrime. 
Va alla iiiadrc, la b.acia). l'crdonami mamma ! 



LA RINUNCIA 433 

XiìKt. (La guarda teucramente). Non piangi piìi? 
Maria. No, ma sei tu che piangi, mamma ! 
Sina. No, no ! Son tutte cose... bisogna che mi hisciate... 
pensare!... Abbiate pazienza! lasciatemi pensare. 
Maria. No. no, mamma ! Non pensarci più ! 
Mar(jli. Figlinoli, facciamo una cosa? La giornata è bella. 
Andiamo tutti a prendere una boccata d' aria... Fin là , sul 
viale... L'aria ci farà bene. Ci farà passare la malinconia... 
Venga, signora Nina ! 

JN'JHrt. Io no, io no... Proprio, non posso... Ma voi, sì, an- 
date. Va anche tu. Maria. Se restassi qui un po' sola... mi 
farebbe bene... 

Maria. Io resto con te, mamma ! 

Xina. No, figliuola ! Andate, andate tutti... Un po' sola... 
Mi avete detto tante cose... Lasciatemi un poco tranquilla !... 
Margh. Ha ragione. Andiamo. Facciamo un giro, chiacchie- 
riamo... Vada, Maria, vada a mettersi il cappello... (Maria 
esce). Farà bene anche a quella povera ragazza — Va, Chia- 
rina, va innanzi, a metterti il cappello anche tu... 
Chiarina. Signora Nina! 
Xiita. Arrivederci! 

(Chiarina esce, Maria ritorna, in giacchetta e col capitello . 
ella bacia a lungo la madre). 
Xina. Va, va, figlia mia ! 

Boherio. Signora! Mi perdoni se le ha fatto dispiacere 

Xina. No, no... 
Margit. Signora Nina!... 

Xina. Arrivederci, addio, buon passeggio ! (Escono tutti la- 
sciando Nina sola. Ella ascolta il rumore dei passi che si al- 
lontanano, il rumore della porta che si chiude... Si alza 

barcolla... Siede; torna ad alzarsi È rimasta come stupida; 

erra lentamente per la stanza, tocca qualche oggetto, si ferma, 
ri^ireude a camminare come un automa). 
Dunque... bisogna decidere... 

(Siede alla tavola ingombra di carte; ne prende uua, legge 
a mezza voce; depone il foglio, prende la penna...). 
Dunque..', bisogna decidere... 

(Scrive qualche parola, poi rimane sospesa... chiude uu 
quaderno...). 

28 



434 LA Kl^'L^•CIA 

Bisogna decidere... (Un suono di campanello). 

Bisogna decidere... Maria !... Hanno suonato... Ali ! (si alza). 
Ma hanno suonato ? Che ora è ? È lui forse ? Carlo f Non 
apro. Non posso vederlo in questo momento, non posso ! Ep- 
pure... Sì, Sì... Oh, fosse lui ! (Va ad aprire). 

È Carlo Albera, e Xina getta un grido di angoscia e di gioia. 
Entrano insieme. 

Carlo è un uomo ancor giovane, ulto, biondo, con viso sim- 
patico e aperto. Ha modi teneri, voce dolce; somma gentilezza 
e distinzione in ogni atto. Egli tiene per mano Nina). 

Carlo. Sola?... Oh... Ma che hai, mia povera Nina ? 

Xina. Bisogna decidere... Siedi. 

Carlo. Ma che hai, mia cara ? 

Xina. (nervosissima) Siedi. 

Carlo, (obbedisce ; siede projirio vicino a lei ; si china , la 
guarda negli occhi, teneramente, le tiene le due mani). Che 
hai, mia jiiccola Nina? Sei in collera, perchè son venuto? Per- 
donami, cara I Ma erano due giorni che tu non ti facevi ve- 
dere... La mia casa era così vuota... Ti aspettavo... ti aspet- 
tavo... Niente. Perchè non sei venuta? Un momento solo. Uii 
momento per dirmi: Son qui, Carlo. Mi ricordo sempre, Carlo. 
Niente. Non potevo proprio più aspettare. Imaginavo, sai, che 
la tua figliuola non ci fosse... È domenica. Perdonami. Ti vo- 
glio tanto bene ! (le bacia le mani). 

Xìita. (che ha ascoltato tutto ciò avidamente). Mi vuoi bene? 

Carlo. Tanto, anima mia ! Sempre. Sempre piìi. Sei la mia 
gioia, il mio tesoro, la mia piccola Ninina! 

Xina. Ah, Carlo... Tu non mi dirai piti queste cose I... Non 
le sentirò più,., mai, mai I... 

('((rio. (stupito). Percliì-, mia Niua ? 

Xiìia. (facendo un atto di separazione). Perchè son vecchia... 
Penile è necessario finire: Perchè son vecchia... e mi ver- 
gogno... 

Carlo. Oh, piccola Nina pazzerella I Tu, vecchia ! Ma come 
puoi tu essere vecchia, doi)o quindici anni che ti amo? Non 
capisci che ogni anno mi diventi piìi cara? Che Pauima mia 
si attacca a te sempre piii, sempre ])iìi?... Tu sei me, adesso, 
tu sei Io. Tu vecchia ! Ma ogni giorno io ti cerco pili tenera 
mente; ogni giorno mi ]iarc che io ti ritrovi... Hiii forse (|ual- 



LA KINVNCIA 435 

<!ho capello hiaiu'O fra i tuoi biondi ? Che ne so io f Li vedo 
tutti i giorni... 

Mita. Ieri non sou venuta, perchè ho lavorato tutto il gior- 
no... E iioi, anehe perchè non mi sentivo bene... Ho un' op- 
pressione, qui, un atìanno, che qualche volta mi toglie il re- 
spiro... E la notte non dormo piìi... Vedi se non son vec- 
chia ! 

Carlo. Sei stanca ! Hai ))isogno di riposo. Perchè ti ostini a 
lavorare così pazzamente ? Perchè non vuoi eli' io ti aiuti ? 
Quollo che è mio non è tuo ? 

2\ina. Lasciamo ciò, adesso, è inutile. Ieri non son venuta. 
Ma tu, tu, cosa hai fatto ieri i 

- Carlo. Io ? Gran parte delle ore ti ho aspettata. Poi sono 
uscito, sono andato in l^ftìcio, ho fatto una l)reve apparizione 
in Pretura... Xient' altro. 

y'ma. (diffidente). Non sei stato a trovare la signora e la 
signorina Negri ì 

Carlo. Ma no ! Tu sai Ijcne che non mi sono mai accorto 
della signorina, che dev' essere una persona assolutamente iu- 
«igniticante... Andavo qualche volta dalla vecchia signora Ne- 
gri, perchè è un' antica conoscente... Ma ti dispiace e non ci 
vado pili, non ci audrò mai piìi. 

Nina. Oh no! puoi andarci, ora! Oh, non ti impedirò piìi ! 
Sarai libero... Audrai dalla signorina Negri, o da un' altra, 
da chi ti piacerà di piìi... Potrai farle la corte, amarla, spo- 
sarla anche... Potrai essere anche tu come gli altri.,. Avrai 
una moglie, una famiglia... Io non ti impedirò più. Non sen- 
tirai pili le mie parole gelose, le mie parole di rimprovero... 
Ed io non mi vergoguerò piìi, pensando a cpiesta mia follia... 
È tempo, è temj)o... 

Carlo. Nina mia, che dici ? Ma tu credi eh' io vada dalle 
Negri, o in qualunque altro luogo, che non ti piacerà f Ma no, 
gioia mia, no ! Io mi faccio scrupolo di tutto ciò che tocca il 
nostro amore... E poi, non sento altro bisogno cbe di veder 
te ! Che ni' importano le altre donne ! Non le guardo mai; non 
mi accorgo che esistono. l'er me 1' unica al mondo è la mia 
Nina. 

Nina. l'overo Carlo ! Quando penso che mi hai sacrificato 
tutto ! Il tuo avvenire... 



436 LA RINUNCIA 

Carlo, (vivamente). Sacriticato ! Il mio avvenire poteva avere 
uno (scopo più degno ? L' ho consacrato a te. Tua, la mia vi- 
ta , per sempre. Se dovessi ricominciare , sarei pronto , con 
gioia. Son grato al mio Destino die mi ha fatto incontrarti... 
Son felice così. E se nu giorno, sia pur lontano, tu potrai en- 
trare nella mia casa portando francamente quel nome di mia 
ìnoglìe, che il mio cuore ti dà, da quindici anni 

Nina. Tua moglie, ah! (Si alza). Carlo! Per quindici anni 
mi sono sforzato a dimenticare che io ho un marito I 

Carlo. E vuoi ricordartene adesso ì 

Nina. Adesso, io devo... Carlo, Carlo, Carlo !... 

Carlo, (levandosi pallidissimo). Che cosa, Nina ? 

Sina. Vogliono che torni, Carlo! A^ogliono ch'io lo ripren- 
da qui ! Vogliono che ti lasci, Carlo I 

Carlo. Chi lo vuole ? 

Ninu. Tutti! Mia figlia, il mondo, tutti. Mia tìglia non può 
l)reuder marito, se io non acconsento... La gente parla... La 
gente dice forse che io ho lasciato mio marito, per stare più 
liheramente con te... Mia figlia sa... Si vergogna forse di me... 
Che devo fare, Carlo, che posso fare ! 

Carlo. E me lo domandi ? Dopo tanti auui... Come puoi pen- 
sare a una così orribile cosa? Dopo tanti anni... Sei stanca 
di me ? Non mi ami piìi ?... Non ti basta quel che faccio ? Par- 
la, comanda ! Che posso fare per te ? Tua figlia ! Ah, tu vuoi 
sacrificarle tutto. È un' egoista, tua figlia... Non ha cuore. La 
gente I Ma la gente sa forse... Non ti ricordi piìi ? Ma quando 
hai lasciato tuo marito è stato forse un capriccio?... Ma non 
ti ricordi ?... Ma per colpa sua tu hai patito la fame ! Era una 
canaglia, un mascalzone, tuo marito!... Il più abbietto indi- 
viduo che io abbia mai conosciuto ! Ah, non ricordi !... E ades- 
so vuoi tornare con lui ! A fargli la serva ?... Di... o ])eggio... 
Dio, Dio, che cosa mi fai dire !... Nina, Nina, non senti che 
dici delle cose orribili!... Dopo tanti anni! E io, Nina? Che 
cosa farai di me? Mi butti via... così... Mi rovini , mi ucci- 
di... Ma pensa un momento, Nina ! 

Nina. Oh, sì, ci penso ! al punto da impazzire ! Mio Carlo, 
mio Carlo, che fosti sempre così buono con me !... Oh, come 
fosti sempre buono!... Oh, consolazione della mia A^ita... Mia 
luce, mio bene ! Dove sarei ora , se non avessi avuto te?.. 



LA RIXUXCIA 437 

Quanta pietà avesti di me, poveretta I Come mi hai .amata ! 
Come sei stato cou me, delicato, premuroso, indovino... Io, io 
ohe perdo tutto questo... Io che cado nel buio... Che perdi 
tu iuline ? Una donna già vecchia, già stanca e malata... Una 
donna alla quale hai legata la tua bella giovinezza... Ebbene, 
tu ritorni giovane, tu, che bai voluto invecchiare con me... 
Tu sarai ancora felice... senza di me... oh Dio, senza di me... 

Carlo. Xina ! Quel che tu dici oggi è superiore alla mia 

forza; io non mi sento il coraggio di reggere; la mia testa si 
confonde ; io non trovo piìi parole, io non trovo più ragioni 
da opporre a questa mostruosità... Io non posso che pregarti, 

Nina supplicarti, Nina.... Oh , ti prego, ti prego, distrai 

l'anima tua da questo orrore torna in te, torna in te 

Sarà tutto come prima Dimentica questa orrenda follia 

Tu sei la mia Niua, ancora, sempre... 

(Un suono di campanello). 

Xina. (spaventata) Oh Dio! fosse già lei! Ti vede qui, e 

-siamo soli.... 

Carlo (amaramente). Ah, ti vergogni proprio di me, oggi! 
(Si sente un aprir d'usci). 

Nina. Ma sì ! è lei si è ricordata di aver la chiave in 

tasca. 

(Ella tenta di ricomporsi. Si asciuga rapidamente gli oc- 
chi , si ravvia i capelli. Carlo è andato a sedere un j)o' lon- 
tano ; anche lui cerca di prendere un aspetto inditìerente. 
.Si sente la voce di Maria, dall'altra stanza: Sou io, mamma! 
Vengo subito ! ) 

Maria (entrando, vede Carlo, e si ferma un momento, come 
colpita ; poi si avanza, facendo un lieve inchino, e dice cou 
freddezza) : Buon giorno, signor Carlo ! 

Carlo (inchinandosi, risponde con maggior freddezza). Buon 
giorno, signorina Maria! 

(Poi si volge a Nina; la sua voce rivela la tempesta inter- 
na). Vado, signora Xina.... Ma tornerò è necessario che Lei 

mi spieghi meglio... che io capisca 1)eue 

Maria. Ho disturbato, forse ? 

Carlo (le dà un'occhiata, non risj)onde, s'inchina ed esco). 

Maria. Xon l'accompagno neppure, signor Carlo! Lei sa la 
strada ! 



438 l.A RINUNCIA 

(Si sente 1' uscio aprirsi e riucliiudersi. Carlo è andato. La 
madre e la lìglia si guardano un momento. Poi Maria rivolge 
via gli oeclii, come imljarazzata. Un silenzio grave. Niua è 
seduta come affranta, davanti alla tavola e ha preso in mano 
una carta. La carta trema nelle sue mani. Maria è rimasta in 
piedi, pallida; il suo viso esprime dolore, esitazione ). 

yi)i(t. Sei ritornata molto presto. 

Murili (umilmente). Si , mamma. Abbiamo incontrato qual- 
cuno per la strada, e la signora Marglierita ha voluto tor- 
nare indietro. 

(Silenzio, Nina guarda attentamente i fogli che ha tra mano. 
Maria è immobile). 

Maria. Mamma ! Sai tu chi abbiamo incontrato adesso ? 

Xina (la guarda con ansia, poi dice con asprezza). Ma che 
ni' importa ? 

Maria, (sempre umile, a voce bassa). Mamma, abbiamo in- 
contrato papà ! 

yina (con grandissima agitazione). Ah ! (silenzio). E ti ha 
parlato? Vi siete fermati?... 

Maria. Si, mamma, egli si è avvicinato; luv jìarlato con la 
signora Margherita, con Eoberto 

Nina. Ah !... 

Maria. Poi, la signora Margherita e pai)à hanno parlato un 

po' di tempo piano. Poi la signora Margherita ha detto a 

l)apà di tornare indietro con lei..-. 

Xiìia (con un grido). Cosa?... 

Maria. Si, mamma, e papà è venuto. 

Nina, (balzando in piedi). Venuto? Dove venuto? 

Maria. Qui dalla signora Margherita, mamma. 

Xina (con calma spaventosa). Ah, tuo padre è qui ! 

Maria. Mamma, tu i)ensi forse oh non lo sapevo mamma! 

Nina. Sta bene, sta bene ! (glaciale). E cosa volete voialtri 
dimque ? Che io torni con lui? El)l)ene, Ilo detto io forse di 
no? Sarete contenti ! 

(Siedo come affranta. Silenzio). 

Maria (avvicinandosi a lei). Maminal Como sei pallida, niani- 
niii, stai male ' 

Xina (respirando faticosamente). O niente ! niente ! un po' 
d' affanno.... Sta su, sta su, che mi togli il respiro 



1,A UIXUNCIA 439 

Maria. Oli, mamma! tu sei in collera con me, mamma I Tn 
mi credi cattiva, egoista.... O mamma! (s'iuginocchia). Guar- 
dami. Io ti amo, mamma! Io ti capisco, mamma! So quel che 
t' bau fatto, so che cosa hai sotterto, mamnui ! Perdonami, 

mamma, se ti parlo come come una figliuola non deve. Ma 

come vuoi tu che viviamo così noi due — Tu che sei tanto 

intelligente, che sei tanto delicata, mamma ! 

Xina. Sì, Maria. 

Maria. Credi tu che sia solo j»er me? È anche per te, mam- 
ma! Perchè, tu lo sai, il mondo uon jierdona. Anche oggi ho 

dovuto abbeverarmi d'amarezza Se tu sapessi, mamma! 

Mamma, se tu vuoi, credi tu che non potresti essere felice an- 
cora? Io ti amerei tanto, mamma! E anche lui, anche Rober- 
to, sai! Egli è buono. La mia casa sarà tua. E se tu, mamma, 
se davvero non potessi resistere..; se la vita con papà ti fosse 
troppo penosa , ebbene verrai allora a star con noi. Con noi 
saresti sicura da ogni pena, da ogni ottesa... Mamma mia ! 

Nina (sempre penosamente). Sì, Maria. 

Maria (carezzevole). Vuoi, mammina? Guarda, io sarò poi 
come la tua mammina, io ti difenderò, io ti proteggerò... Io 
farò che tu sia felice. Tu ti lascerai amare , sarai come una 
buona figliuoletta obbediente Se tu vorrai, mammina 

Xina. Sì, Maria. 

Maria (si alza , corre a lei , le abbraccia le ginoccliia, le 

bacia le mani). Adesso, si, adesso ti fa male, ma poi oh 

giuro che ti farò felice , mamma , mia buona , mia adoratii 

mamma! (si alza). Io vado. Vuoi? Chiamo Roberto, egli 

vuol parlarti subito. Chiamo la signora Margherita, (allonta- 
nandosi) chiamo chiamo anche papà. (Esce correndo). 

(Alle ultime parole di Maria , Nina fa un gesto di spaven- 
to ; si rizza in piedi ; 1' atfanno è tale che il respiro le esce 

rotto e sibilante. A un tratto sorride , pur gemendo ) Ah, 

se tu mi facessi questa grazia, o mio Dio ! 

(Ricade a sedere , tenendosi le due mani sul povero cuore 
che si spezza. Di là viene un suono di voci , un rumore di 
passi. Maria rientra, sola ; vuol preparare la madre a quello 
iucontro penoso.... Ma la vede immobile, terrea, con gli occhi 

dilatati Un grido di terrore, di rimorso). Ah, mamma, 

mamma! 1' abbiamo uccisa ! 

IvUÌgi di San Ciiisto. 



V attendiamo 



(tornando da Tivoli) 

Passa il treno, costeggiando la dimora 
di chi giace 

ne la pace eternamente. 
Fassa .e fischia ; dal recinto 
una fila di cipressi 
neri e spessi si dispiega tristamente. 
V^ è nel cielo un' esultanza ; 
un color primaverile 
per i campi; una fragranza 
che ne l'anima diffonde un vigor di giovinezza. 
E da r ultima vettura 
affollata di studenti 
risa, canti, urli di gioia 
empion Varia d' allegrezza : 

« Xostro è il tempo, nostro è il mondo ; 
noi la forza, noi la speme, noi la gloria, tutto siamo! » 
Così il treno de la vita 
va giocondo ; 

va superbo e impetuoso sempre avanti, 
sempre avanti ! 
Con le prodighe .sue dita 
la Speranza gli disserra 
del Futuro l' auree porte.... 
ma impassibile lì a canto sta la Morte. 



V' ATTENUIAMO 441 

JJal vif/Uone de la strada una giumenta 
macilenta ^ 

che .sul dorso e sui {finocchi 
di sue lunghe aspre fatiche 
le vestigia aveva ancor sanguinolente^ 
lentamente volse gli occhi 
dietro r ombre fragorose 
che fuggivanle dinanti. 
Xe r attonita pupilla 
balenò forse mi pensiero^ 
un r inquanto ; j^oh soffiando 
per le froge, stoicamente, 
zoppicando, 

a frugar riprese V erbe tenereUe, saporose 
verdeggianti 
lungo il muro che cingeva il cimitero. 

Ma le cime dei cipressi lente lente 
tremolando a Varia scossa 
da quel turbine vivente, 
jìarean dire una parola. 

« Xostro è il tempo, nostro è il mondo, 
noi la forza, noi la speme, noi la gloria, tutto siamo ! » 
ripeteva la commossa 
eco, e un palpito profondo 
trasalir facea la terra ; 
ma i cipressi, su dal muro che li serra 
tentennando, rispondeano una parola, 
questa sola : <s V attendiamo ! » 

Luigi Natoli. 



Isella Vita e nella Seienza 



Come si difendono gli animali inermi ì 

Io non so perchè gli antichi, così facili a divinizzar tutto, 
non abbiano riconosciuto poteri sopranuatnrali alla seppia, alla 
rana, e ad altri animali che verrò enunierantlo: eppure questi 
piccoli viventi dispongono di mezzi di protezione e di difesa 
uguali certo, se non euijeriori, a quelli adoperati dagli ome- 
rici abitatori dell'Olimpo. Già ognun sa che gli Dei omerici, 
nello scendere dal cielo e nel salirvi su, amavano circondarsi 
di dense nubi, precisamente come fa la seppia all'avvicinarsi 
di un jiericolo; Apollo, nell'appressarsi alle navi achee, 

« simile 

A fosca notte giti venia » ; 

Teti, sentendo le querele del tìglio Achille, 

« tosto emerse 

Come neb1)ia dall' onde », 

senonchè talvolta la nebbia è così lieve e vaporosa che le 
Divinità stesse non si sottraggono dall' essere vulnerate: così 
Venere fu ferita dallo stesso tìglio. Marte eblìc « 1' epa» perfo- 
rata dall' asta di Diomede, ed è inutile citare tutti gli altri 

casi d'olimpica, imperdonabile indolenza. 

Come si difende 1' inerme seppia ( « Sepia ofhcinalis » ) al- 
lorché è assalita f In un modo nmlto semplice: essa possiede un 



NELLA VITA E NELLA SCIENZA 443 

sacchetto ripieno di un liquido nero, situato uella profondità 
doli' addome, che può essere vuotato a volontà, e, sotto l'u- 
sbergo della densa caligine, l'animale coraggiosamente si sottrae 
all' incombente pericolo ! 

Anche la rana, come ognun sa, non possedendo armi otten- 
sive, si difende dalle insidie dell' assalitore, — ecclissandosi! 
Ed il colore stesso serve di protezione alla rana, giacché il 
verde della vegetazione circostante alle pozze d' acqua, ove 
vive questo piccolo anfibio, il limo della umida riva e l'ani- 
male stesso, hanno su per giti la stessa intonazione, ma, come 
se ciò non bastasse, l'animaletto, all'appressarsi di un pericolo, 
dà due colpi di zampette nel soffice limo, e 1' onda limpida di- 
viene torbida ed opaca. 

Or noi , partendo dalla conoscenza volgare dei mezzi di 
difesa della seppia e della rana, faremo una piccola escursione 
nel regno animale, per conoscere i più ingegnosi mezzi adope- 
rati dagl' inermi viventi animali per sottrarsi agli assalitori, 
forti per coraggio e resi audaci da potenti armi naturali. 



Che il colore dell' integumento potesse servire di prote- 
zione agli animali inermi erasi già riconosciuto lino dall' an- 
tichità , e Plinio stesso, trattando dei serpenti , così esprime- 
vasi : « Quod ad serpenfes attenet, vulgatnm, eftt colorem eius ple- 
rasque terrae habere, in qua occultentnr » (Hist. VIII-35) vale a 
dire, che « in quanto appartiene ai serpenti dicesi che la mag- 
gior parte hanno il colore di quella terra nella quale si na- 
scondono ». Anzi ognuno di noi sa che anche gli animali, do- 
tati di potenti armi naturali, hanno un colore che piglia la 
intonazione dell' ambiente circostante; basta appena ricordare 
gli orsi delle regioni polari e le strie verticali del mantello 
della tigre che diftlcilmente si distinguono fra i canneti delle 
Jungle. Dalla qual cosa emerge chiara una moralità, che, cioè, 
è meglio sottrarsi ai nemici anche essendo sicuri di vincerli. 

Per vero i serpenti, oltre che nel colore, hanno un valido 
mezzo di protezione e di difesa nel loro orrido aspetto e nel 
veleno; ma mentre fra noi di velenosi non conosciamo che la 



444 NELLA VITA E NELLA SCIENZA 

vipera, pure ciò basta a che la vista tli ogni rettile ingeneri 
in noi nn potente senso di paura. 

E v'ha di più. Quella emozione terrifica che ci provoca la 
vista di un serpente, è sentita del pari da molti animali ; le 
sciraie, tenute in cattività dal Brehm, avevano orrore perfino 
<lelle lucertole e delle rane. Forse a ciò contribuisce un senso 
atavico di paura prodottosi allorché i rettili-anfibi erano ar- 
bitri sulla superficie del globo; basta appena ricordare gl'im- 
mani draghi volanti , i « pterosauri » , dall' apertura alare di 
oltre otto metri, e 1' « atlantosauro », scoperto dal Marsh- nei 
cretacei del Colorado, che misurava 115 piedi di lunghezza, 
30 di altezza e le cui vertebre avevano un piede di diametro. 



Jsè mancano animali che presentano la strana proprietà di 
mutar colore a volontà, a seconda del colore circostante del- 
l' ambiente. Il Darwin , per esempio , a Sant-Iago (isole del 
Capo Verde) osservò alcuni « octopus » (polpi) che oltre a pos- 
sedere un liquido castagno da schizzare, per celare la loro 
presenza, avevano la strana proprietà di cambiar colore ; 
« nell'acqua profonda la loro tinta generale era bruno-porpora, 
ma quando venivano posti sulla terra o nell' acqua bassa, 
quella tinta oscura si mutava in un verde gialliccio». C'è 
alcuno che non veda un curioso mezzo di difesa nello strano 
trasformismo di questi polpi ? Anche il colore dei pesci attual- 
mente attribuiscesi generalmente ad un fraudolento ed inge- 
gnoso mezzo di protezione. Il color bruno del dorso dei pesci 
è dilficilmente percepito da chi guarda dall'alto in basso nelle 
acque del mare, come del pari il colore argentino del ventre 
si perde sfumato nella luce a chi guarda dal basso in alto 
nello stesso sito. Anzi quei colori così vivaci dei pesci, di cui 
j)otrebbe scriversi quello che il Mascheroni scriveva delle con- 
chiglie, noll'« Invito a Lesbia», che cioè: 

« L'Aurora fonte f/li xprhzò dei misti 
li a (1 Ili »; 

<iuei colori cos'i deliziosi non servono, no. ad accarezzare sol- 



NELLA VITA E NELLA SCIENZA 445 

tanto la uostra vista, ma hanno una deputazione I)en più ele- 
vata che il semplice diletto non sia. Un evscnipio cospicuo di 
ciò è dato, a quanto pare, dalla famiglia dei « pleuronettidi». 
Questi lianuo una forma piatta e — caso strano — hanno tutti e 
due gli ocelli situati sur un lato del capo; giacciono nel fondo 
del mare sul lato sfornito di occhi, e la superticie che guarda 
in su è chiazzata in modo da essere difficilmente distinta dal 
fondo multicolore del mare. Di piìi, i pesci del genere « Syng- 
nathus » presentano sul dorso una serie di appendici filiformi, 
difficilmente distinguibili fra le alghe del fondo marino. Xè 
ciò basta ! I pesci del genere « Scopelus », che vivono nella 
l>rofonda tenebria dell' oceano, possiedono un organo fosfore- 
scente situato nella parte posteriore del corpo; all'avvicinarsi 
di un nemico, danno luce allo strano apparecchio e 1' assali- 
tore (che per di più è semi-cieco, dovendo vivere al buio) è 
abbagliato e messo in fuga dal subitaneo ed inaspettato ba- 
iiliore. 



Però i più ingegnosi mezzi di difesa e di protezione furono, 
senza dubbio, acquistati dai piccoli insetti. Colori fraudolenti, 
aspetto viscido e nauseabondo , indigeste , per quanto minu- 
scole, carezze protettive, — eppure ciò non basta ! All'ordine 
dei coleotteri appartiene un piccolo scarafaggio, il « Brachinus 
explodens » che si difende dai nemici in uu modo molto stra- 
no, cioè , mandando via dall' addome un fluido acre che ve- 
nendo a contatto dell'aria produce una minuscola esiilosione. 

Ed anche i leggiadri colori delle farfalle, oltre che ad in- 
vito sessuale , pare che possano servire di protezione al for- 
tunato possessore ! 

Il Jenner Weir ed il Weismann hanno osservato che gli uc- 
celli che si nutrono di farfalle, vanno a battere per lo più col 
becco sulle parti più brillanti dell'ala di esse, e se oltraggiano 
l'arte, perforando la variopinta e minuscola aerea vela, lasciano 
incolume 1' inerme animaletto ! 



446 NELLA VITA E KELLA SCIENZA 



Così in Natura vivono non solo i forti, ma anclie gli umili 
t'd inermi animali si perpetuano nei loro discendenti. 

"Neramente di vittime senz'armi avevano avuto sentore an- 
<he gli antichi, e quell'arzillo vecchietto di Anacreonte rico- 
nosceva le vittorie essere proprio di spettanza del .... sesso 
più debole 



Uìi volto, mi volto ((itiubilc, 
« Ha in se tanto valor, 
« Che il ferro, il fuoco ancor 
« A viìicrr basta ! ». 



E biolotricameute ave sa ragione!... 



P. Genovese. 



I LIBRI 



L'irredenta — di Alberto Boccardi — Trevcs editori — Milano. 

Un romanzo iutessuto di dolore, dalla tesi non certo origi- 
nale, ina con finitezza e gentilezza mirabili discussa. 

Adele Cattinari è una santa creatura, al cui lontano imifo 
fallo, là giìi nella gaia villetta di Eomaus, non concorse a- 
<lnlto e autouomo il volere: una creatura buona assetata di 
oblìo, di pace, di amore, specialmente d'amore. Ma l'amore 
purissimo e i lieti trionfi d' uu nuovo sole sou così remoti 
dalle infelici che un giorno dimenticarono, per fuggevole per- 
versione d'istinti o per malignità di eventi, la nobile mèta ! 
Qui un'altra ferina tirannìa del sesso si rivela : per un ir- 
redento mille irredente s'avviano, povere dolorose anime, pel 
lungo cammino, dove i sassi e gli sterpi scarnano le piante 
gonfie, e che è fuori del nostro mondo. E, tra i brevi sogni 
di Adele, stroncati sempre sul nascere dalla fredda vivezza 
d'un ricordo che altri, quasi in omaggio alle leggi imperso- 
nali del dovere, le rievoca in viso brutalmente, il destino rude 
si compie. 

Chi scrive è 1' autore di Ebirezze mortali e del Peccato di 
Loreta, e l'edizione è dei fratelli Treves: non occorre aggiun- 
gere altro. 

Ricordi ed affetti — di Alessandro d'Ancona — Treves edi- 
tori — Milano. 

Per chi conosca da tempo, come noi lo conosciamo, Ales- 
sandro D'Ancona, il titolo dell'ultimo suo volume dice tutto. 
11 ricercatore assiduo e felice, lo stilista accurato, il filosofo 
geniale e 1' anima dedita per antica disposizione agli all'etti 



448 I LIBRI 

più dolci e sereui s'iucoutrauo, si compcuetrauo e s'iutegrauo 
qui, in questi piccoli studi e in queste acute disquisizioni, che 
sono insieme, spesso, canutrieii gentili di vita intima. Si senton 
fremere dietro le sue pagine tante care esistenze scomparse, 
che altri non ricorda o ricorda male; esistenze di illustri ita- 
liani, di maestri, di amici e di disceijoli dell'autore, che loro 
prodiga oggi i tesori dell' arte sua. E si conservano anche, 
qua e là, documenti notevoli di storia contemporanea, dei 
quali alcuni preziosissimi per chi scriverà, quando che sia, 
degli anni piìi vicini a noi. 

Due memorie — di Ludovico Pietraroja — Pierro editore — 
iSalvati editore — Napoli. 

In linea eccezionale e per l'assoluto merito loro, facciamo 
qui cenno degli ultimi dne lavori del dott. Pietraroja — sulla 
struttura e sullo sviluppo del rene, e sulla terapia del vainolo. 
Nel secondo, importantissimo, il Pietraroja presenta un nuovo 
brillante metodo di cura del fastidioso quanto pericoloso male. 

L'unico — di Alceste Della Seta — Pagfji editore — Firenze. 

Chi ci aveva dato un forte come bizzarro romanzo in Do- 
lore altrui , torna in campo con queste « pagine parados- 
sali», che dimostrano oggi, nell'autore, educata e complessa 
quella facoltà del pensare, cui già tanta parte dovevasi del 
primo lavoro. Una filosofia triste, che non solo comprendo e 
ritrae a suo modo il sensibile, ma anche prepara e reggimenta 
l'azione — « che però non è schietto e nudo pessimismo — piange 
e s'arrovella tra le righe d'ogni pagina. Così una inconfessata 
ansia di combattimento fa lo scrivente non troppo nemico alla 
realtà dell'esistenza; e il paradosso è piìi nella fisionomia delle 
sue frasi che nell'intimo contenuto delle sue creazioni. 

La forma, un po' troppo ueic style, è però in giusta armonìa 
con l'indole del libro. 



LE RIVISTE 



Gustato Charpextier e ii> teatro del roroLo (Louis 
Lastret — Reme d'art dramatique — 15 novembre). 

Tante volte Gustavo C'harpeutier, nel suo idioma artistico 
privilegiato, aveva saputo parlare al popolo, al gran popolo, 
che, al tempo in cui la Louise raggiunse in velocissima vi- 
cenda la cinquantesima rappresentazione, molto bene si cono- 
scevano e il suo valore e i suoi intenti. Egli voleva appre- 
stare al popolo vere e pei-iodiche ricreazioni artistiche: voleva 
fondare un «teatro del popolo». Fine non nuovo, ma carez- 
zato da alcuni, prima, con intendimenti commerciali, e da al- 
tri, poi, con mezzi o troppo piccini o troppo personali; i primi 
erano stati allettati dai due o tre mila franchi che ogni rap- 
presentazione avrebbe messo nelle loro tasche, ed i secondi fa- 
cevano, pur con l'aiuto efficace d'un entusiasmo senza limiti, 
opera breve e indecisa, della quale offrono anche oggi esem- 
pio gli ardimenti di Bernheira, commissario del governo presso 
i teatri sovvenzionati. 

Al teatro del popolo può giungersi piìi facilmente con la 
commedia che con l'opera in musica: si trovan presto nella 
folla degli umili alcuni artisti capaci di intendere e di rap- 
presentare una più o meno complessa favola in jjrosa, mentre 
alla educazione di chi debba iuterpetrare le scene d'un melo- 
dramma occorrono sforzi ben piìi lunghi e faticosi. Natural- 
mente non si parla di ricorrere agli artisti di professione, l'in- 
tervento dei quali mal s'accorderebbe col concetto d'un teatro 
non messo su dalle brame d'un impresario. Quale via battei-e^ 

C'iiarpentier, ossessionato sempre dalla sua idea, ottenne da 
Albert Carré che quattrocento j)iccole operaie assistessero ad 
una rappresentazione della Louise: voleva che le liglie del po- 
jiolo rivelassero, nella sua genuina misura, l'intima loro pro- 
pensione ad intendere il bello musicale. La prova attinse la 
più insperata evidenza: la suggestione del bello faceva mute 
ed assorte, come raccolte a sublime preghiera, le gentili crea- 
ture, tante delle quali non sapevano leggere. 

E C'harpeutier non seppe resistere piìi oltre, ed inaugurò il 
Conservatorio di Mimì-Pinson, spinto sempre innanzi dalle ade- 

29 



450 1,E RIVISTE 

sioni «li Vidal, Bizet-Stranss, Masscnet, Henri Gain, Gaude- 
rax, Donnay, Brionx, Lavedan. Halévy, Descavcs, Erlaugor, 
Kcnard, Brunean, Carrand, Lcuiaitre, Paladilhe, Wonnser, 
Messager, Meudès, Kostaud. Ivi tutti gli elementi costitutivi 
d'un vero teatro popolare si formano, dalle masse corali al- 
l' orchestra, senza grandi spese; e insieme lo spirito un po' 
rude di coloro che il trivio non educa, s'aftina e s'arricchisce 
di non sognati tesori. 

Il conte d' Haussouville, ispirato da una morale rigorista 
d'altri tempi, se ne spaventa. Dio buono! non ha egli osser- 
vato come la stessa vita dello attrici siasi da qualche anno 
fatta pili serena e più seria ! e dimentica clic unico legittimo I 
bersaglio ai suoi strali resta il caffè-concerto? O teme che la I 
soave ingenuità si perda sui palchi ove si rappresenta il don 
Carlos o La Mascotte, piìi che ascoltando le triviali sciocchezze 
di una leanne Bloch f 

La l'EDAGOGiA i-isiou)CiiCA (Albert Mathieu, lìcvue scieuii- . 
JifjKc, 15 novembre). I 

Se la pedagogia accompagna la phnifa umaìia dalla nascita 
lino al completo suo svilupjio, è necessario comprenda tutti i 
quattro stadi che la giovane esistenza percorre : l'educazione 
nella famiglia, la scuola prim.aria, la media, la superiore. Ed 
è anche necessario non dimentichi nessuno dei tre elementi i 
che le sono essenziali : l'allevamento tìsico, 1' educazione, l'i- | 
struzione — nel senso però che nessuno di essi venga arbitraria- 
mente disgiunto dagli altri. 

Tra questi elementi , non è più possibile negare al primo 
un' importanza eccezionale. L' uomo sia innanzi tutto, secondo 
la formula di Erberto Si>eucer, un animale forte e seducente; 
e lo Stato adojieri a tal line anche i mezzi di coazione ai «inali 
ricorre in prò dell'infanzia venduta o del lavoro sfruttato fe- 
rocemente dal ca])itale. Innanzi alla realtà dell'essere umano, 
per entro al quale strettissimo è il connubio tra le energie 
dell'anima e lo forze misteriose del corpo, gli stessi materia- 
listi e idealisti son costretti ad una inevitabile transazione : 
ritorna per ogni verso il trito aforisma mcii-f »«««.... come un 
monito o come una minaccia. 

l'erehè allora dimentichiamo ci«) nella pratica e proprio quan- 
do il ])ericolo di mille stati diatesici o prediatcsici fa indo- 
vinare in un j)rossimo domani una somma terribile di mali 
individuali e sociali, capace di annientare in ])ocliissimi anni 
il gran tesoro di attività feconde che una generazione possiede 
sul nascere f 

I legami tra rallevamento tisico e l'educazione sono tena- 
cissimi, e la prinui educazione, giusta il i)ensicro di Lagrange, 
luui dovrebbe essere altra che un sistema di gÌTU)chi all' aria 
ajierta. Non la sola libra allora ne guadagna: s'artinan nudlo 



I 



LE RIVISTE 451 

pri'sto, in tal guisa, le facoltà tutte dell' intelletto, niassinie 
<liielle del diseernere e del giudicare, e si fa ]nìi cosciente la 
conil)attività tanto necessaria all'adulto. È perciò che non rie- 
sce inopportuno avviare il l'anciullo, nei suoi iirimi anni, ad 
un' arte inaniuile. 

Il discente odierno, grida scandalizzato il Diimesnil, lavora 
eoi cervello più che dodici ore al giorno : non è ironia san- 
guinosa chiedere per l'operaio otto sole ore di trapazzo mate- 
riale, se da tutti è concesso che non proprio questo è ciò che 
.>»ciupi e spossi di più f 

Ne, giunti al punto in cui siamo, hasta compilare una nuova 
metodologia pedagogica intorno alla facile astrazione del «fan- 
ciullo tii)0 ». La medicina, come giustamente rammentano Le 
Gendre e Fleury, ci disiugannerehhe. 8on jiochissimi gli alunni 
dalla memoria facile , dall' intelligenza aperta ad ogni inse- 
gnamento ed atta a comprendere il hello come a diseernere 
l'astruso; gli altri seguono la lezione con pena evidente, e 
con soverchia leggerezza si dà loro la qualifica di pigri o di 
cervelli mediocri, quando invece causa vera del loro stato psi- 
cologico è l'oscuro germe d'un male ei-editario o acquisito. 
Ed allora occorre che al maestro si uniscano nell' opera pietosa 
il medico e 1' igienista , perchè nella unilateralità di certe 
menti — di quelle, per esempio, in cui l'apprendere è suhor- 
<linato ad un continuo diletto dello sguardo — o nella loro re- 
frattarietà si scolara, nella sua essenza lisiologica, l'odioso ne- 
mico. E se da famiglie nevropatiche non vengon fuori se non 
fanciulli disattenti , le cui cellule cerehrali son sempre poco 
impressionahili e poco impressionate, è alla causa , non allo 
effetto che il docente indirizzerà le sue cure iiaterne. 

La pedagogia non è una scienza fatta : non potrà esserle 
discaro, nel corso della sua più feconda evoluzione, accogliere 
nel suo seno quel tanto di dottrine mediche che dehba rite- 
nersi necessario a farle attingere con vero successo lo scopo. 
Al bagaglio inutile di esercizi di scrittura e di memoria ben 
altro deve sostituirsi ; ne appare umano che 1' età piìi peri- 
gliosa della vita , dai sedici ai venti anni , si dedichi alle 
lotte antinaturali, disastrose , degli esami e dei concorsi. Se 
r avvenire avrà una pedagogia, essa non potrà denominarsi 
altrimenti che hsiologica. 

II. MAZZixiAXisMO E LA DÒNNA (G. N. Brcsca — Hicista di 
Uoina — 22 novembre). 

Come in ogni altro attrito della società nuova, anche nelle 
battaglie, che il femminismo combatte contro il mascolinismo, 
i mazziniani hanno 1' assoluto dovere di rammentare il pen- 
siero, nitido e profondo, come sempre, del loro maestro. 

Il mazzinianismo non è del tutto per 1' uno o per 1' altro 
campo, ma verso le donne è misuratamente liberale , e verso 



452 LE RIVISTE 

gli uomini soliriamente severo. Tale dottrina raffigura la donna 
eotto tre diversi sospetti : di equità, di funzione, di cìi<jnità. 

L' equità, in omaggio al principio di libertà, che non si ri- 
conosce monoiiolio d'un sesso, vuole autonoma la donna come 
l'uomo, e la presenta 

come signora, padrona di se e del suo patrimonio, libera 
e responsabile ; 

come cittadina, con partecipazione diretta ed indiretta al 
governo della cosa pubblica ; 

come lavoratrice, dedita, senza restrizioni, ad ogni opera 
che nou contraddica alla sua costituzione organica ed alla sua 
cultura. 

La funzione della donna, uell' alto fine della propagazione 
delle specie , fa 1' un sesso complemento all' altro , non però 
nella sola unione stretta coll'aiuto del sindaco e del parroco, 
bensì 

nella famiglia coniugale , che dà ad entrambi i coniugi 
l'esercizio della potestà domestica ; 

nella famiglia paternale ; 

nella famiglia maternale. 
La dignità muliebre infine richiede in prò della donna, in- 
tesa come sesso, un contegno reverente dell'altro sesso; solo, 
anch' esso non disfornito degli attributi di ragione , così che 

innanzi alla morale, alla Aerità , alla giustizia , 1' uomo 
valga la donna ; 

nell'ordine ])iibblico la preminenza spetti alla carica. 
Il mazziuianismo si dift'erenzia dunque molto nettamento 
dalle altre scuole e dagli altri jiartiti ; non si associa al si- 
stema protezionista rigido del cattolicesimo ne a quelli scon- 
trosi dello Stato conservatore , ma nemmeno è amico di quel 
rivoluzionarismo che troppo vorrebbe sbrigliata la donna alla 
ricerca di frivole soddisfazioni. Vuole una sana femminilità, 
sana di mente , di corpo , di cuore ; quella di cui il grande 
agitatore fece un magnifico tipo ideale, illuminato intorno da 
tutti i suoi già vecclii concetti sulla religione e sullo Stato. 
Se angelo h la donna nella famiglia , non si può costringerla 
a creare una famiglia : accanto alla missione dell.i maternità 
è — non bisogna dimostrarlo — quella d'essere una individua- 
lità autonoma. Si può, insomma, studiare e definire il carat- 
tere della fenuninilità , non mettere in cei)pi metà del genere 
umano. 

E.VMXES. 



I nostri conconsi a premii 



Vincitrice dt4 secondo premio — concorso femminile — col 
nome ili Vtolet Yces e risultata la signora Beatrice de Eeuzis 
vedova Villani, a cui è stata consegnata la medaglia di oro j)or- 
tafortnua. Eccone la ricevuta : 

Ho ricevuto dalla Sig.ra Matilde Serao un portafortuna in oro qual 
premio ottenuto nel concorso da Lei bandito nel suo jieriodico — La 
Settimana — . 

27 Novembre 902. 

Beatrice de Eenzis di Montanaro 
AED. Villani Violet Yves 

Vincitrice del terzo premio , ciondolo di argento bruciato 
portafortuna , è risultata la signorina Angiolina Marini , di 
Ancona, a cui è stato inviato il premio e che ci ha dato la se- 
guente ricevuta : 

La sottoscritta dichiara di aver ricevuto dalla gentile Redazione della 
" Settimana „ un ciondolo portafortuna di argento, quale 3° premio in 
un concorso il cui esito fa pubblicato nel X.» 31 di detta Rassegna. 

Ancora 23-11 02, 

Angiolina Marini 

La vincitrice del quarto premio, un abbonamento di sei mesi 
alla ScitinuDia , risposta con la tìrma Carmen, non ha ancora 
inviato la sua dichiarazione di nome con relativa gareuzia di 
identità ! 



454 I KOSTRI CONCORSI A PKEMII 



Vincitore del terzo premio — concorso maschile — ciondolo 
«li argento brnciato portafortnna , col nome di Hera Edi , è 
l'avvocato Edoardo Spasiano di Catania, dimorante colà, in 
via Vittorio Eniannele 189 : gli è stato spedito il premio e ne 
attendiamo la ric^'vnta. 

Vincitore del quarto premio — concorso maschile — al)l)o- 
nauiento di sei mesi alla iSettimaiia , è il signor Enrico Alta- 
villa, di Aversa, a cui è stato messo in corso la rivista. 

Il vincitore del secondo premio — concorso maschile — cioè 
di nn lapis di argento, dalla firma Celibe non ha mandato a 
ritirarlo ancora. 



Adesso, passiamo al nostro secondo concorso a premii. il 
quale sarà limitato, qnesta volta, ai nostri soli abbonati e alle 
abbonate. Beninteso che non è necessario esser abbonato di nn 
anno: concorrono anche qnelli di sei mesi: non occoiTe esser 
antico abbonato, perchè si può esser diventato abbonato anche 
ti"e giorni prima di concorrere: e basta, quindi, includere nella 
lettera di risposta, una sola fascetta di abbonaincnto che sarà, 
dalla nostr' annninistrazione, controllata sui registri. Ecco le 
ddiuaiide a cui si deve rispondere e che formano soggetto dei 
due concorsi, femminile e maschile. »Si domanda, allo donne: 

Evocando anche i vostri ricordi d'infanzia, quale credete più alile al 
carattere morale delle giovanette, il collegio o la educazione materna ? 
E per quali ragioni preferireste l'uno o l'altro ? 

Si domanda, agli nomini: 

Evocando anche i vostri ricordi d' infuizia, credete più utile al c,i- 
ratlcre morale dei giovanetti, il collegio o la educazione paterna? E 
per quali rag-ioni preferireste l'uno o l'altro? 

Lo risposte, tanto al quesito femminile, eonu> al quesito ma- 
scliile non dovranno superare le venticin(iue righe di stampa. 



1 NOSTRI COXCOKSI A PKl-AllI 



455 



Esse (loviiuuu) giuugore alla direzione della Scitiiiiaiia, in bu- 
sta chiusa, ove sarà conteuuta anche uua fascetta di abboua- 
lueuto; il termine è sino a tutto marted), t)\ntu ilìcemhrc 1902; 
la decisione sarà pubblicata nel numero della Scllimnìta, del 
quattro gennaio 1903. Fremii per il quesito femminile: 1" Un 
orologetto da signora, in argento bruciato con nodo simile, 
da sospendere sul petto, elegantissimo. 2" Due spilloni per 
cappello, iiouvcau ntyle, in cristallo di rocca. 3" Medaglia por- 
tafortuna, in argento bruciato. 4° Yaselliuo da fiori, per sa- 
lotto, nouveuu sti/lc. Gli uomini, come ho già detto, dovranno 
seguire le stesse norme e inviare le loro risposte , accompa- 
gnate dalla fascetta dell' abbonamento , sino a tutto mar- 
tedì, trenta dicemhre 1902: la decisione al quattro gennaio 1903. 
Fremii per gli uomini: 1° Un portasigarette in argento, fiib- 
brica inglese. 2° Un portafogli di cuoio, stile Liberty. 3° Uu 
calamaio iu cristallo di rocca. 4*^ Cento eleganti foglietti e 
cento buste , in nna scatola. Tanto per gli nomini, come per 
le donne, oltre i quattro premii, vi saranno sei e sei menzioni 
onorevoli, cioè sei e sei pul.)))licazioni nella rivista. 



I^a. Direzione. 




LA PAGINA RELIGIOSA 



I^eggendo e meditando 

Tendiamo più òhe mai le braccia a Maria, in questo mese, per cui 
pare che si rinnovelliiio le rose d'inverno, piccole, modeste e fredde, per 
ornare i suoi altari, mentre salgono a lei le preghiere più umili e più 
profonde! Nel maggio, tutto è tcpor d'aria, è profumo di fiori, intorno 
ai suoi santuarii ed è il trionfo della giovinezza, della innocenza, in 
quel mese inebriante di primavera, trionfo innanzi alla Sua Immagine 
gloriosa: nell'ottobre, nelle divozioni calde, entusiaste che trasportano 
innanzi a lei tante anime, nell'ottobre, si mescolano un senso di ma- 
linconia grande, come per tutte le nostre speranze che declinano, per 
tutte le nostre dolcezze che languiscono e si dileguano. Ma, in questo 
dicembre, spesso, quello che ci rode il cuore, è, spesso, un segreto, cupo 
dolore sgorgando da tutto ciò che è morto, in noi, un cupo dolore per 
tutto quello che avevamo, come tesoro spirituale e che abbiamo perduto, 
per tutto quello che desiderammo, come tesoro dell'anima e che non 
ottenemmo, che non otterremo giammai. Triste, il dicembre, alle anime 
sensibili, ai cuori trafitti, alle esistenze esulcerate: triste assai e, tal- 
volta, tetro come le sue giornate! Ma, ecco che, nella prima settimana, 
la Vergine ci sorride e ci chiama col suo titolo cosi bello e cosi so- 
lenne d'Immacolata Concezione; ci chiama a sé, nella preghiere che, 
lentamente, a poco a poco, calmano, quietano tutti i dolori che più 
sono confitti e muti nel profondo del cuore, dolori che solo a Lei si 
dicono, dolori che solo Essa conosce. Ecco che, verso la fine del mese, 
la Beata Vergine ci sorride, e ci chiama, e ci conforta con quella ma- 
gnifica cosa che è la nascita del Bambino Gesù: e che cosa non spe- 
rare da una madre che ha il suo bambiuo nelle braccia, che cosa non 
chiedere a questa Grande Madre! Andiamo, andiamo, più spesso del 
solito, ai piedi di Maria, in questo mese di dicembre, pieghiamo Lei 
più del consueto, diciamole tutto, s.jfraviamoci del nrstro fardello, faccia- 
mo sgor;!;are il sangui>, delle nostre ferite, solo iunan/.i a Lei, e in 
Essa, nella Immacolata Concezione, in E^sa, Madre di Gesù, noi tro- 
veremo più che m;ii, il balsamo del perdono ! 

Una terksiana. 



1 



PER LA FAMIGLIA 



Lavori donneschi. — Fiori artificiali. — Fra i lavori femniiiiili in 
onoi-e, presso le donne di gusto, noi citeremo in prima linea l'arte dei 
fiori artificiali. Niente di più grazioso, di più atto a distrarre, che 
questo elegante lavoro, il quale tocca cosi da vicino la pittura. Vi sono, 
nelle scuole professionali, dei corsi per iniziarsi ai segreti del mestiere. 
Vi sono delle maestre, a tale scopo. Quando si conoscono Lene tutti i 
lìroccdimenti del taglio, dell'incollamento, della tintura, della monta- 
tura, come pure l'impiego dei varii utensili si può volare con le jiroprie 
ali. Non vi è che da esercitarsi a copiare la natura. Nei tempi difficili 
in cui viviamo, molte donne cercano di utilizzare il loro talento. I 
fiori artificiali di una esecuzione perfetta, sono molto ricercati. Il bi- 
lancio familiare può aver molto giovamento da tale utile e gl'adito 
lavoi'O. 



Le ricettk. — Igiene dei bimbi. La parte della ovatta idrofila è delle 
più utili , per i bebé sottoposti al regime del biberon e del latte ste- 
rilizzato. Se questo sistema di alimentazione dà dei buoni risultati, 
esige anche delle cure meticolose, il suo odore speciale fra gli altri, 
lascia delle traccie gradite. Allo scopo di evitare i piccoli accidenti di 
questo genere si avrà cura di mettere un tampone di ovatta sotto il 
mento del bimbo al moménto in cui gli si presenta il biberon Se 
delle goccie si spandono, esse sono immediatamente assorbite dall' o- 
vatta, che si gitta al fuoco, dopo che il bimbo ha bevuto e di questa 
maniera, si evitano gli inconvenienti di quel latte sparso sulla bian- 
cheria del bimbo: umidità e odore abbastanza repu^naute. 

Ketty 

© ^^3 



Euchina Izzo 

Ricostituente e neurotonico 

Dep, Farmacia Internazionale 
Calabrittc 4 -Napoli 



// modo più fa- 
cile ed opportuno di far 
prendere la China e / 
Glicerofosfati senza 
disgusto ed avversione. 

Prof. Comm. Paolucci 
della R UniviTsità 



^ L. 3,00 il flac. — Per Posta 3, SO ^ 

^ 4 flac. spediz. gratis. ^ 



^ ^C\W ^ 




« SOCKATK > DI B.)VI() — QlA K LÀ — PeR L'aPEUTTRA DI 

S. Carlo. 



Col « Socrate » , rap- 
presentato sabato sera 
sulle scene del R. Mcr- 
cddaìife dalla conipajjnia 
De Sanctis , il breve 
ciclo teatrale di Gio- 
vanni Bovio non si è 
accresciuto di nessun la- 
voro elle provi un passo 
novello verso quella for- 
ma di successo elle (■ data 
solamente dalla piena e 
sincera compenetrazione 
dello spirito del pub- 
blico in quello dell'autore; e l'opera lilosotìea di lui non ba 
fijnadagnato niilbii, credo io. con queste poclie scene clic sono 
piuttosto dei dialourbi, tendenti a fondersi in un dramma. 

Il drammn, lo dico subito, non (-"è: in questo lavoro, come 
in quasi tutta la produzione teatrale di Giovanni Bovio, manca 
precisamente quella elio si chiami In « teatralità » ; 1' cftetto 
non nasce dalla tel.a o dall' azione, ma si liniitiv a scaturirò 
qua e là dalla ]>arola arjruta. dalla interroj^iizioni- I)etlar<la, 
dall'assioma sapiente o dal diibliio «cosciente di non sajiere». 




II. TEATRO 



459 




I personaggi non sono degli uomini, 
ma dei prinoipii, delle scuole, dello 
teorie: tutto, iu essi, gioia o do- 
lore, diventa « forma» che si estrin- 
seca in un discorso enunciativo di 
una idea o di un paradosso. Il jxi- 
tos — ])otrei dire rubando lo stile al- 
l'autore — diventa /ojy««. E il publ)li- 
co — il pubblico grosso, la massa, 
quella che forma 1' ente collettivo 
degli «spettatori» ed esercita il suf- 
fragio universale jier la creazione 
del successo — non può capirvi nulla. 
È vero, per compenso, che si sfoga 
ad applaudire come se capisse. 

Ma chi non sa che è una soddisfazione come un'altra quella 
di « posare » a competenti di fronte a sé stessi ? 

Dal Cristo alla festa di Piirìm al San Paolo, dal Millenuio al 
Leviatauo, da questo al Socrate, a me pare che le qualità sce- 
niche del ciclo boviano siano andate decrescendo: il pensiero 
semplice di scrivere per il palcoscenico è stato, a poco a poco, 
raggiunto, poi accavallato e soffocato da altri pensieri pìh com- 
plessi: la Scuola ha vinto l'Arte; il monologo è divenuto pro- 
lusione; l'intreccio dei dialoghi è diventato disputa filosofica. 
Non è, nei suoi lavori, la tosi del dranmia nordico, tendente 
ad un ti ne attraverso un'azione; è nn libro jirofondo e pode- 
roso, ma inaccessibile alla massa, che diventa scena, e resta 
inaccessi))ile lo stesso. Si sono messi degli uomini al posto dei 
periodi: ecco tutto. 

Il Cristo poteva diventar popolare: la figura del Maestro di 
Galilea campeggia sempre, da secoli, luminosa, in fondo ad 
ogni anima, e la Parola della Giustizia sa trovare, in fondo 
all' anima, 1' eco che le risponda: nel San. Paolo e' era ancora 
tanto di fede — fede come si voglia, ma fede — da poterne ri- 
destare una scintilla nelle ceneri dormienti in un cantuccio di 
ogni coscienza; magari, nel Millennio, dalla figiira del Poeta 
spira un soffio di italianità che sfiora o tocca o investe il pub- 
blico che ricorda, attraverso gli antenati lontani, il prestigio 
del nome italiano nei secoli gloriosi. Ma nel Socrate? L'anima 



460 IL TEATRO 

del filosofo ellenico è troppo lontana dall' anima nostra, e i 
dialoghi di Platone sono troppo alti per rasentare le tavole 
del palcoscenico. L'autore non ha volato mostrare, in quelle 
scene, l'uomo: l'uomo che pur ci avrebbe interessati e com- 
mossi, l'uomo che disputa da ragionatore, ma muore da eroe. 
Egli ci ha mostrato, invece , in tutti i modi, di faccia o di 
scorcio, il filosofo: in ogni accento o in ogni gesto del suo 
personaggio — e gli altri personaggi, intorno, filosofeggiano 
un po' tutti, perfino Santippe ! — c'è un punto interrogativo 
1)effardo o un'aft'ermazione sapiente; e quando i Magistrati lo 
portano via, e cala la tela, il pubblico non vede che un'Idea 
ch'egli non ha saputo afterrare che se ne va fra'alcune ombre 
vaghe che l'hanno atterrata, ma per portarla in prigione... 

E trova, il pubblico, con me, che, senza scemare per nulla 
il rispetto dovuto al filosofo, si possa discutere, e molto, il 
drammaturgo, pur applaudendolo per la continua e rigogliosa 
fioritura che dà ancora e sempre il suo cervello di vecchio la- 
voratore solitario. 



Alfredo De Sauctis e la signora Borelli, pupazzettati ad ac- 
Icniain rei memoriam, hanno eseguito con cura il non facile la- 
voro, ultimo di una serie da ossi egregiamente rappresentata 
per (jucsta stagione di novembre con coscienza e valore; e il 
pubblico napoletano si augura di rivederli e di riapplaudirli 
ben presto. 



Col FuH><t di (jouuod, protagonista miss Aliss Xielseu, e con 
'() balcone 'e Ruainclla — riduzione della simpatica Jolie Bepas- 
seuxe che ascoltammo in settembre al FoliteaiiKi — il Helliiii e 
il Sannazaro lianno visto , in questa settimana , la loro sala 
afìbllatissima. Dell'uno e d'altro spettacolo, \wv ora, non 
posso fare altro elogio che f|uesto , condensato in un breve 
ma eflicace consiglio alle Ictlrici ed ai lettori: — Andateci. 



IL TEATRO 461 



Ed ora due parole sul San Carlo che si aprirà, pare, il venti 
del mese, e, come accennai tempo fa, con 1' attesa Gciinania 
di Franchetti. 

Il «cartello», già attaccato a tutto le cantonate della città, 
promette: Germania, Navarrcse, di Massenet, nnova per Na- 
poli; To)<ca, Bohème e Manon dì Puccini, tre deliziose opere 
così gradite al nostro pnlil)lico; Andrea Chènier di Giordano; 
e poi. Mignon, Aida, liigoletto, Favorita e PnrHani. Si siiera 
di sentire l'Adriana Leeouvreur di Cilea, recentemente data a 
^Milano con successo trionfale. 

Ricordo, fra i primissimi nomi degli artisti, la Berleudi, la 
Pinkert, l'Anselmi, il Bonci, il Vignas. Dirige Alessandro Pome. 

Balli: la Fata del mare di Danesi, uinsica di Giorza e Ber- 
nardi, e Zephyr, di Malviua Vago Danesi, mnsica di Dall'Ar- 
gine e Bernardi. Prima ballerina di rango francese: Marzoni; 
di rango italiano: Dell'Agostini. 

Fra dne settimane, dnnqne; e poi la vita mondana avrà la 
sna piena e solenne inangurazioue e i nostri mondani saranno 
piìi irresistibili, le nostre signore più aftascinanti che mai ! 
Fra dne settimane! Ci sia lieve l'attesa!.. 

daniel. 



Cronaca della settimana 



La Camera ha lipresM) i suoi lavori con l'intervento di 
l)<)clii deputati e con la svogliatezza che segue i lun- 
ghi ozi. 

La discussione della legge sulla municipalizzazione dei 
servizi pubblici si svolge come in un' accademia , senza 
contrasti vivaci. La causa è vinta, e gli emendamenti si 
aggireranno intorno a questioni di dettaglio. C41i inconve- 
nienti cui si va incontro allegramente non tarderanno a 
farsi sentire, poiché le clientele locali e le camorre, che 
inquinano tante e tante amministrazioni comunali, avran- 
no , con la nuova legge , un campo assai comjìlicato e 
promettente jjer le loro esercitazioni. 

Ogni giorno che passa noi vediamo sciogliervi diecine 
di consigli municipali e nominare altrettanti commissari 
regi incaricati di rimediare agli errori , agli abusi , alle 
frodi che si commettono nei comuni, nel semplice disbrigo 
<legli affari correnti. Che cosa sarà quando i consigli co- 
munali e le giunte dovranno provvedere all' andamento 
di aziende commerciali e industriali , quali sono (juelle 
che la nuova legge fa entrare nella loro orbita ? Nelle 
Provincie dell' Alta Italia e dell' Italia Centrale , dove 
gli artari d'ogni genere si svolgono più facilmente e pih 
regolaiiuente che altrove, le municipalizzazioni i)otranno, 
in media, dare dei buoni risultati. Ma nelle provincie ^le- 
ridionali e nelle isole, che già sono teatro di tante irre- 
golarità , di tanti contrasti, dove il i)robli'nKi cionomico 
solleva già tanti conllitti , tante iuc[uietudini , la legge 
getterà nnovo olio nel fuoco, sarà nuova esca a maggiori 
divisioni , a più gravi abusi. Anche q\iesto è un nuovo 
giocattolo che il governo concede per guadagnare tempo, 
un nuovo espediente con il quale si vuole distrarre, pei 
<iua]clu' mese, il partito popolare. Anche questo è un espe- 
dicnlc 

l'iìi impili tiiiiti saranno, poi, le discussioni sul divorzio 



CRONACA DELLA SETTIMANA 4 63 

e sulla ricerca della paternità . di cui il guardasigilli lia 
presentato il jirogetto di legge al parlamento sotto il ti- 
tolo generale : « legge sull' ordinanieiuo della famiglia ». 

Contraiianieute a quanto si era detto da prima, e alle 
voci che correvano in questi ultimi giorni, il progetto siil 
divorzio è molto largo , tanto largo quanto la legge che 
ha vigore in Francia. 

I^" imica variante apprezzabile, in confronto con le di- 
sposizioni del codice francese, è clie la domanda di divor- 
zio potrà essere introdotta soltanto dopo un anno di sei^a- 
razione legale dei coniugi. 

Si tratta, evidentemente, d'un freno, d'una precauzione 
del legislatore , il quale virole permettere agli interessati 
di agire con ponderazione, di riflettere l)ene