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Full text of "Amor poema coreografico in due parti e sedici quadri"

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MOR 

POEMA COREOGRAFICO 

IN DUE PARTI E SEDICI QUADRI 



DEL COREOGRAFO 



LUIGI MANZOTTI 



MUSICATO DAL MAESTRO 



ROMUALDO MARENGO 



H^ 



TEATRO ALLA SCALA 

CARNEVALE-QUARESIMA l88j-86 

IMPRESA FRATELLI CORTI. 



Prezzo netto: Lire Una. 




R. STABILIMENTO RICORDI 

MILANO - ROMA - NAPOLI - FIRENZE - LONDRA 

PER LA FRANCIA ED IL BELGIO 

PARIGI - V. DURDILLY d C.ie - PARIGI 
il bis, Boulevard Haussmann. 






EX LIBRIS 
ILII FER II 



Proprietà letteraria per tutti i paesi. 

Riproduzione vietata. — Deposto. — Eni Sta. Hall. 

Diritto di traduzioni e riproduzioni riservato. 

E vietata anche qualsiasi ristampa 
di riassunti , argomento , descrizioni e simili. 

(Sentenza 17 luglio 1879 del Tribunale Correzionale dì Pisa 
in causa penale per ristampa riassunto libretto). 



1 16 quadri del poema coreografico s'intitolano: 

PARTE PRIMA. 

La Creazione. — Amor foraci ordinatrice dell' Universo. — 
II primo bacio. — II Torrente dell' Umanità. — // primo 
lavoro dell' Uomo. — Il Parnaso, — // Tempio delle Arti 
in Grecia. — // trionfo di Cesare. 

PARTE SECONDA. 

Peristilio del Tempio di Venere in Roma. — La distruzione di 
Roma. — La discesa di Barbarossa in Italia. — // Giu- 
ramento di Pontida. — Sulla via di Legnano. — Vittoria 
di Legnano. — La libertà, irradiazione d'Amor, illumina il 
mondo. — 77 Trionfo d'Amor. 



Gli artisti primari che vi prendono parte sono 



Bella Antonietta. 
Operti Ernestina. 
Geninazzi Giuseppina. 
Cecchetti Giuseppina. 
Lombardi Amelia. 



Coppint Ettore. 
Coppi Carlo. 
Rossi Egidio. 
Magri Francesco. 
Cucchi Leopoldo. 



Cecchetti Enrico. Razzani Cesare. 



DISTRIBUZIONE DELLE DANZE 



PARTE PRIMA. 

Quadro IL . . — Scimmie e Orsacchiotti. 

» — Creazione delle Stelle (Prima Ballerina). 

Quadro III. . — Torrente dell' Umanità. 
Quadro V. . . — // Parnaso. 
Quadro VI. . — // Tempio delle Arti in Grecia. 
Quadro VII . — L'Amatone Romana. 
Quadro Vili. — Omaggio a Calpumia (Per le otto allieve 
distinte). 

» — Amor e il Genio della Gloria (Passo serio 

dei primi Ballerini). 

» — // Trionfo di Cesare. 

PARTE SECONDA. 



Quadro IX. . — // Satiro e le Sacerdotesse di Venere. 

» — Brindisi agli Dei. 

» — / Satirelli. 

» — Baccanale. 

» — Caduta di Roma. 

Quadro XI. . — Dan^a Teutona. 

Quadro XV . — La Corte di Amor. 

Quadro XVI. — II Trionfo di Amor. 



A MILANO 



SECONDA ROMA 

ANIMA E POLSO DELLA LEGA LOMBARDA 

CHE STENEBRANDO L'UMANITÀ NEL MEDIO EVO 

ACCESE COL LIBERO AMOR PATRIO 

L'ALTO SENTIMENTO 

DEL NUOVO DIRITTO DEI POPOLI 

QUESTO COREOGRAFICO LAVORO 

CONSACRATO PRINCIPALMENTE AL TRIONFO DI LEGNANO 

IL COMPOSITORE 

CON RIVERENTE ANIMO 

INTITOLA 



Digitized by the Internet Archive 
in 2013 



http://archive.org/details/amorpoemacoreogrOOmanz 



AL PUBBLICO 



"4r"§ > " w ~— 




opo il ballo storico-scientifico Excelsior, mi venne 
in mente Y idea di trattare un argomento : Dante, 
e fermo in questo proposito mi ero dato a fare 
alcuni studi sulla Divina Commedia. 
Meditava sul Canto terzo àt\Y Inferno che dovea suggerirmi 
1' azione e il colorito per presentare degnamente sulla scena 
il divino Poeta, quando mi colpirono la fantasia i sublimi 
versi della seconda terzina, inimitabili nel loro terribile la- 
conismo. 

Mi sembrarono, per la robusta dizione, come incisi nel 
porfido che sfida 1' eternità : 

Giustizia mosse *1 mio alto Fattore, 

Fecemi la divina Potestate, 

La somma Sapienza e il primo Amore. 

Per uno di quei fatti psicologici , che talvolta non sappiamo 
spiegare nemmeno a noi stessi, quel primo Amore fu per me 
come una rivelazione, la quale mi aperse lontani ma pur 
vaghi e infiniti orizzonti. E infatti quanti mirabili significati 
ha questa divina parola ! 

Puro Amore, Legge suprema, o Causa delle cause, che 
tutto produsse in virtù di quell'eterna possanza che divise gli 



AL PUBBLICO 



elementi discordi e combattenti nel Caos. — Ecco, esclamai 
fra me, un'idea arcanamente nuova per il primo quadro di 
un lavoro coreografico: 

Amore foraci archetipa dell' Universo. 

Più mi addentrava in tal soggetto e più scorgeva questo 
Amore vivo e parlante in tutte le migliori operazioni alte e 
peregrine ; presiedere alle arti ed alle scienze e inspiratore di 
azioni magnanime , testimoniare egli solo altamente dell' u- 
mana dignità. 

Né la scienza, soggiunsi fra me, ucciderà mai questo ec- 
celso ideale che fu la religione di sovrumani ingegni, perchè 
la scienza moderna, modesta insieme ed austera, ha rinun- 
ziato in gran parte a risolvere il problema della Genesi uni- 
versale; anch'essa comprese che l'origine del mondo non è 
che la parola di un comando, la parola di quel grande prin- 
cipio d'attrazione che è Amore! 

E questo Amore, dopo aver trionfato del caos , lo scorsi 
come guida celeste segnare il cammino di quel gran torrente 
umano che venendo dalle pianure sabbiose, infocate dell'Asia 
e dalle spaventevoli solitudini delle foreste africane, sboccò 
per lo stretto di Bab-el-Mandeb inondando l'Egitto e poi il 
mondo. 

E la primigenia Civiltà, in tempi remotissimi, ebbe sede 
sulle sponde del Nilo, per dire in Oriente, ed è quasi certo 
che di là ci venisse con la luce del sole. 

Nondimeno questa Civiltà apparve a tutti come un enigma 
di un mondo giovanilmente rude, coi suoi obelischi, le sue 
immense piramidi che fendono le nubi. 

E Amore ed il leggiadro coro delle Grazie e delle Arti 
sorelle, abbandonano l'Egitto, questa terra del mistero e delle 
memorie, per un aere più mite : la Grecia, la quale con Omero 
e tutta la lunga schiera d' immortali si mostra degna di ac- 
coglierne e propagarne il culto perenne. 

Le arti vi lasciano preziosi modelli, allontanandosi dai quali 
i popoli inevitabilmente decaddero. 

Amore improntò della propria divinità questa terra predi- 
letta, della sua grazia animò le Veneri di Apelle e di Pras- 



AI- PUBBLICO 



sitele, e con le sue prospettive d' immortalità suscitò tanti e 
tanti eroi e spinse i Trecento di Leonida contro le numerose 
falangi di Serse. Ed ecco che mi balenò alla mente un me- 
raviglioso quadro : Amore in Grecia, che dato in gran parte 
del suo splendore a Roma regina del mondo, rimase avvolta 
come in un glorioso crepuscolo. 

Ma venne il giorno che Roma inorgoglita della sua im- 
mane potenza, non si ispirò più all'Amore, ma consacrò i vizi 
facendone altrettanti Dei, per potervisi abbandonare senza 
scrupolo né ritegno. E Roma cadde sotto il ferro ed il fuoco 
dei barbari che, abbandonate le natie foreste, scesero sul Tevere 
a vendicare i fratelli trucidati nei vili combattimenti del Circo. 

E Roma, spenta, parve il naufragio dell'Umanità ! Ma Amore 
riappare, incarnazione del Cristianesimo, che fa uscire a grado 
a grado il genere umano da quella ignoranza e da quella 
corrotta barbarie, nella quale si trovò sepolto dopo che gli 
mancò la luce che risplendeva da Roma, quando Seneca 
chiamava divinità del suo spirito l'affetto che lo portava alla 
scienza, e i Romani attribuivano al medesimo principio la 
virtù del grande Scipione. Nondimeno ci vollero più e più 
secoli perchè Amore spirto del Cristianesimo giungesse a ste- 
nebrare quel medio evo che per l' innanzi ci lasciò appena 
poche pagine degne della storia. 

Nel principio di esso nessuno ordine politico e religioso. 

O silenzio di tomba o frastuono di orgie barbariche ga- 
vazzanti nel sangue e nelle mine ! 

Ma P Evangelio, perchè legge d 5 Amore, impedì la distru- 
zione della Società; e non pochi pii Solitari salvarono dalle 
rapine dei barbari gran parte del patrimonio della scienza 
antica; e quei gloriosi manoscritti furono le sacre scintille 
che riaccesero in Italia le faci delle scienze e delle arti, mentre 
sul resto della terra incombeva una funesta tenebra. 

Allora alcuni Monasteri, si può dire, che rappresentassero 
il risorgimento del sapere ed il risorgimento dei popoli. 

Ed ecco Montecassiuo, ecco Pontida, la Lega Lombarda, la 
Battaglia di Legnano, cioè la resistenza ai tiranni che hanno 
sempre aspirato a sostituire l'arbitrio alla legge. E questi av- 
venimenti segnarono un grande rivolgimento e un nuovo 



AL PUBBLICO 



diritto dei popoli; cioè l'eguaglianza e la fraternità di tutti gli 
uomini e di tutte le Nazioni ; e questo nuovo diritto apparve 
come P ultimo capo di quella sterminata catena intrecciata 
d' innumerevoli anelli che si chiamano la Civiltà primitiva , 
P Orientale, il Mondo Greco e Romano. 

E questo legame, questa grande armonia storica risponde 
a quella nota fondamentale, a quella unità comprensiva di 
tutte le consonanze : Amore ! 

Il quale operò sempre il bene e la grandezza dell' Uma- 
nità e apparve quasi una barriera spirituale all' imperversare 
e prorompere dell' orgoglio e delle passioni corrompitrici. 
Invano le tirannie di ogni specie alimentarono e sollevarono 
contro di lui tutti gli errori più funesti ; di tale Amore restò 
sempre una scintilla in qualche animo privilegiato, o nello spi- 
rito di una Nazione, e bastò una di tali scintille per riaccen- 
derlo nuovamente e con maggiore splendore, pari a quelle 
fiamme che sorgono improvvise da un fuoco che si credeva 
estinto. 

Ecco il nobil soggetto che mi ispirò quel verso: 

La somma Sapienza e il primo Amore, 

soggetto arditissimo, di cui il gran significato si comprende 
nella sola parola Amor, non indegna che tocchi a questo la- 
voro la stessa fortuna dell' Excelsior. 




AMOR 



AVVERTENZA 

La forma letteraria adottata nel presente libro non ha 
consentito di indicare, come usavasi precedentemente, 
tutti i cambiamenti di scena: si e invece preferito 
di tracciare le linee generali a cui si e ispirato il 
coreografo. 



PARTE PRIMA 



Sia! 



VOCI 



ALTRE VOCI 



Sia! 

UNA VOCE SOLA 

Col suo raggio 

Fecondi il Sole 

L 5 Universo 

Dal nulla emerso: 
Al tuo viaggio, 

Terrestre mole, 

La via segnò 

Chi ti creò, 
voci 
Amor discendi ! 

ALTRE VOCI 

Amor discendi! 

TUTTE LE VOCI 

Amor penetra 

La Terra e l'Etra; 
Vita, Armonia 
11 Mondo sia! 



IO PARTE PRIMA 



» 



SWppena alzata la tela agli occhi dello spettatore si pre- 
(jliJl senta la scena del Caos. Gli elementi sono in lotta fra 
loro nei primi periodi cosmici. Ma questa lotta degli elementi 
si fa meno aspra per l'avvicinarsi di una potenza che può 
dominarli. Questa potenza è Amore foraci ordinatrice dell' li- 
nfa er so. Per virtù di un suo comando, alla parola creatrice : 
Sia, gli elementi si separano: la Terra perde la sua tinta in- 
fuocata e si mostra in preda ad un fremito di vita novella. 
Uno splendido manto primaverile la ricuopre; le piante om- 
breggiano infinite: dai palmizi giganti, che sembrano attin- 
gere un' esuberanza di vita da un suolo vergine e fecondo , 
alle vaghe conifere coi rami carichi di frutta e di aurei fiori. 



35 



a virtù benefica di Amore non si arresta a queste me- 
^gggl raviglie. A un suo cenno, le stelle, mondi lontani, da 
tutti i punti del cielo versano raggi di luce. Infiamma il sole, 
e la terra si popola di ogni sorta di animali. 



|L suo ultimo e più nobile portento è 1' Uomo, il Re 
HI della Creazione. Egli giunge in sembianza di errante : 
non sa chi egli sia , ne d' onde venga. Le tante cose create 
destano la sua meraviglia e gli danno momenti di dolcezze 



PARTE PRIMA II 



ineffabili, e anche turbamenti paurosi, perchè lo affligge la 
solitudine e cerca e sospira con un desiderio che non può 
definire, una creatura che lo assomigli. 

Intanto il sole sta per tramontare. L' Uomo, vinto dalla stan- 
chezza, si adagia sopra un erboso cespuglio, e i suoi occhi, 
resi come inutili per la luce che sempre più affievolisce, si 
chiudono al sonno. 

A poco a poco si fa notte, e un dolce chiarore, che at- 
tenua lo scintillìo delle stelle, annunzia il sorgere della luna. 

Ed ecco che Amore con una leggiadra visione invia al- 
l' uomo la creatura che aspetta in cuor suo. Si sveglia dal 
sonno, e il mite e sereno raggio della luna gli rivela le sem- 
bianze di essa, facendogli sentire instintivamente che una 
dolce catena lo avvincerà per sempre a lei. Nondimeno, in 
principio si mostra dubitoso, credendola una di quelle tante 
illusioni a cui andò incontro quando per la prima volta espe- 
rimcntava il tatto e la vista; ma appena la tocca, si sente 
invaso da un fremito non mai provato. Non cessa di guar- 
darla ; le accenna che lo splendore dei suoi occhi gli ha per- 
cosso il cuore. Vorrebbe stringerla al petto, farla sua, ma le 
grazie e il pudore della donna contrastano agli ardenti desi- 
deri dell'uomo. Alla fine Amore , che influisce su di loro , li 
spinge al desiato amplesso, e un bacio ardentissimo, è il sug- 
gello di quell'unione che popolò la terra dell'umana progenie. 



a scena gradatamente si cambia nella gran selva della 
HI terra. In lontananza si vedono alcuni uomini primitivi che 
vanno di tratto in tratto moltiplicandosi così da porger l' idea 
di un vero e proprio brulichìo umano, che si svolge poi nel 



12 PARTE PRIMA 



gran torrente della primigenia famiglia , torrente inesauribile 
che ci venne dal Nilo coi popoli meridionali dell'Etiopia. 

Un altro torrente si confonde a questo, sboccando per la 
stretto di Bab-el-Mandeb, e per mezzo dell'Istmo che l'Asia 
congiunge con l'Egitto. 

Questi nostri progenitori fuggono dalle pianure sabbiose 
dell'Asia e dalle solitudini delle foreste africane. La fame, la 
sete, la vampa del sole li incalzano, ed essi migrano in cerca 
di paesi (i) ove le condizioni climatiche e vegetative sieno 
tali da consentir loro d'iniziare con fortuna la lotta per l'e- 
sistenza. E alla vista di nuove terre , speranzosi d' aere più 
mite, si danno in preda a una gioia selvaggia (2), battendo, 
con movenze da scimmie, selce a selce, squassando rami 
d'albero e rozze armi. 

Amore, che ha guidato questi popoli, viene richiesto da essi 
chi egli sia. — Dio mi manda a voi, risponde, perchè v'in- 
segni a riconoscerne 1' esistenza. L' adempimento di questo 
dovere, sviluppando le vostre elevate facoltà, farà di voi gli 
esseri privilegiati della Creazione, e potrete estendere il vo- 
stro imperio su quanto vi circonda. 

A queste parole di Amore, alcuni appaiono stupefatti, altri 
lo deridono in atteggiamento di goffa incredulità. — I cieli 
brillano dello splendore di questo Dio , soggiunge Amore, e 
la loro immensa distesa non è che il velo che lo nasconde 
ai vostri occhi. E in ciò dire, alza le braccia al cielo, come 
per ottenerne un responso, e un raggio di viva luce l'illumina. 

Tutti si prostrano umiliati e confusi. 

— Non è a me che dovete prostrarvi, ripiglia Amore ac- 
cennando al cielo , ma a Dio che è la potenza , la vita , la 
causa di tutte le cose. 

(1) Figuier — Le raj^e umane. 

(2) Plinio — Invenzioni e istituzioni umane, lib. VII. 



PARTE PRIMA 13 



Le turbe rimangono attonite, poi si disperdono con un 
sacro terrore. 

Alla luce del sole, che è già tramontato, succedono i fuochi 
che i nostri progenitori accendevano, durante la notte, per 
tener lontane le belve dai loro giacigli. 

Il voto di Amore, che è quello di ridurli alla nobiltà del 
loro vero essere, li accompagna al riposo. 



& 



jff a sinuose caverne , che la prima discendenza umana si 
scavò a stento per liberarsi dai cocenti raggi del sole 
e dalle fredde intemperie della notte, escono sul far del giorno 
diversi capi di tribù. 

Alcuni partono per perigliose caccie onde provvedersi il 
quotidiano alimento. — Altri pensando che non hanno niun 
mezzo di difesa tranne le unghie, i denti o il bastone, ricor- 
rono alla pietra per fabbricare armi e utensili. 

Amore comparisce fra questi, ammonendoli che l'Onnipo- 
tente destinava a più utili e nobili operazioni la mente e la 
mano dell' uomo. E nello stesso tempo per ammaestrarli e 
far loro palese che ogni umano progresso deriva da altissime 
origini, fa balenare, per un istante, ai loro occhi la visione dei 
Geni delle Arti che nelle diverse epoche della vita dell'Uma- 
nità scesero a perpetuare fra noi il sentimento del bello che 
non è altro che una manifestazione del pensiero divino. 

Per mettere in opera ciò che avete scorto nella visione, ri- 
piglia Amore , vi bisognano ben altri mezzi che la pietra ; e 
in ciò dire si avvicina ad alcune scorie che ha eruttato un 
vulcano, ne trae fuori un pezzo di metallo informe e lo getta 
in mezzo a loro. Cadendo a terra, il metallo emette un suono. 



14 PARTE PRIMA 



Lo raccolgono con grande meraviglia, se lo disputano. — Ma 
li avverte, Amore, che nelle viscere della terra dei metalli 
se ne trovano a strati, delle miniere. — Allora tutti si danno 
con alacrità a cercarne (i). Alla pietra succedono i metalli, 
e mercè questi , e i pratici insegnamenti d' Amore , un vero 
rivolgimento si opera nella giovane società umana. Gli uten- 
sili di ferro e di bronzo compiono lavori che erano assoluta- 
mente impossibili a quelli di pietra , e le arti e le industrie 
progrediscono a passi di gigante. 

Il compimento di utili lavori dà momenti di gioia ai primi 
uomini , e tutti acclamano ad Amore, prima causa della loro 
migliorata esistenza. 



é 



li antichi favoleggiarono che l'Arca di Deucalione ap- 
prodò al Parnaso (2) e che quei rozzi naufraghi ammae- 
strati e ingentiliti da Amore, dalle Muse e da Apollo, riversa- 
rono sul Mondo, in tanti splendori, gli insegnamenti ricevuti. 

Sotto il velame di questa favola traspare una significazione 
altissima che testimonia la Grecia terra prediletta, l'unica con- 
servatrice del bello. 

E vinta dalla sua luce , 1' Umanità andò a Lei , sentendosi 
sottomessa e tributaria delle sue armi , delle sue arti , del 
suo cielo. 

Fu allora che il carattere greco s' impresse sul mondo , e 
le sue opere inspirate da Amere, ebbero la gloria di meritarsi 
la consacrazione solenne delle nazioni e dei tempi. 



(1) Figuier — Le ra^e umane. 

(2) Ovidio — Metamorfosi, 3, 18. 



PARTE PRIMA 15 



Sommi poeti cantando della Grecia la dissero « più d'ogni 
altra terra prossima all' Olimpo. » Ed i Geni delle Arti, poesia, 
musica , scultura , pittura , non isdegnano gli ameni clivi del 
divino Parnaso ; e mentre suoni arcani e melodiosi celebrano 
la dolcezza delle sue notti stellate , vi scendono con Amore 
per ispirare a eccelse opere i mortali , che dismesse la bar- 
barie e la primitiva rozzezza, diventarono artisti sommi, poeti, 
oratori, guerrieri! 

Ed ecco che il simbolico Parnaso sparisce come per in- 
canto, e la mente e la mano dell'uomo inspirate e nobilitate 
da Amore , si appalesano insuperabili per eccellenza di con- 
cetto e di forma nei capolavori della pittura, scultura e archi- 
tettura greca che adornano il gran Tempio delle Arti. 

I Geni delle Arti e i cultori di esse si veggono disposti a 
gruppi. 

Sul gruppo principale domina Omero. Ha in mano la lira 
e sta in atto di accompagnare col suono i versi immortali 
dell' Iliade. Lo circondano i principali eroi ed eroine del suo 
poema, e poeti e oratori celebri che restano sempre giovani 
nella memoria degli uomini. 

Sul gruppo della pittura domina Apelle : su quello della 
scultura Fidia ; sull'altro dell'architettura Iktinus il costruttore 
del Partenone ; e al gruppo della musica , all' arte più bella 
che ci procura le più pure emozioni , che ci avvicina più al 
cielo, sovrasta Apollo. 

Poeti, artisti oratori si fissano nel cantore della Iliade. Un 
raggio di luce che sta a denotare il fuoco sacro del genio 
creatore parte dalla fronte di Omero — quella luce compe- 
netra la mente di tutti, e tutti traggono da Omero le ispira- 
zioni alle quali dovettero le loro più belle opere. E allora 
vedi sorgere come per arcano potere , colonne , archi , 
templi, e un vero popolo di statue, in cui primeggiano le 



l6 PARTE PRIMA 



più insigni creazioni del greco scalpello. Il Gladiatore ferito 

— L' Apollino — Il Fauno di Prassitele — La Niobe — 
•La Lotta — L' Arrotino — Il Sarcofago delle Baccanti — 
Il Laocoonte — Antinoo — Sofocle — Il Fauno danzante 

— Il Toro Farnese — Le statue dei Cavalli formanti gli an- 
goli (frontone del Partenone) — Il Centauro domato da Eros 

— Achille — La Venere di Milo — Il Discobulo — Mer- 
curio — Fauno col Bambino — Pallade, &cc. y ecc. 

Ma ecco che il Tempio è scosso da un sordo fremito. La 
Grecia che ingentilì il mondo , questa nazione di poeti , di 
oratori , di guerrieri , con tutti i suoi trofei , con tutti i suoi 
miracoli d'arte, va a perdersi nei vortici della potenza romana ! 

Amore se ne affligge profondamente, ma non può opporsi, 
perchè Roma, la Dominatrice, è segnata nei destini dell' Uma- 
nità. E Amore diventa la parola fatidica di Roma, che sorge 
maestosa (i). 



£ 



oma, che è già sorta come una fantastica apparizione , 
H! scopre la Via Sacra, per la quale Giulio Cesare trion- 
fatore salirà al Campidoglio , onde sacrificare agli Iddei. — 
Egli ha già conquistate con la forza e ridotte col terrore delle 
armi ottocento città e soggiogati trecento popoli. Il suo ul- 
timo trionfo fu segnato con la sconfitta dei figli di Pompeo. 
Il popolo, che da ogni parte muove festoso ad incontrarlo, 
è la più certa significazione che tutto si piega alla potenza 
di Cesare, e che egli rientra in Roma signore del Mondo. 



(i) Gli antichi dissero Amor, parola fatidica, perchè letta al rovescio 
significa : Roma. 



PARTE PRIMA 17 



L' inusitato trionfo, e le prerogative di regio potere accor- 
dategli dal Senato , eccitano violentemente gli spiriti degli 
amici di Bruto , che scambiano con lui poche e sommesse 
parole, le quali attestano una cospirazione. 

Murice, schiavo siriaco, spia i passi dei congiurati, ne car- 
pisce i segreti e li rivela ad Antonio , e ai suoi aderenti. — 
Bruto, fatto accorto di ciò, rimprovera Antonio , il quale per 
umiliarlo nella sua fede repubblicana , risponde acclamando a 
Cesare. 

La concitazione degli animi si farebbe sempre più viva nei 
seguaci di Bruto e di Antonio , se non giungesse la moglie 
del Dittatore, Calpurnia, con le sue schiave, la cui presenza 
tronca momentaneamente ogni motivo di dissenso fra loro. 
L* animosa matrona, mossa da sinistri auguri , viene in cerca 
di Br/to. le cui macchinazioni non si ordirono tanto segrete 
•che ella non ne avesse qualche sospetto. 

Nc_i di meno ostenta serenità d' animo , saluta Antonio e 
Bruto, ma questi si mostra riottoso al cenno cortese e impe- 
netrabile agli acuti sguardi di Caìp arnia , che vorrebbe leg- 
gergli nel cuore gli ascosi intendimenti. 

Calpurnia rimprovera Bruto del suo mal animo verso di 
lei. Bruto risponde che in essa rispetta la matrona romana , 
ma che non può inchinarsi alla moglie dell' astuto tiranno , 
che soltanto per farsene un giuoco , mantenea desta l' idea 
della libertà che avea oppressa, e che solea dire, facendo suo 
il detto di Euripide : « se bisogna violare il diritto , non biso- 
gna violarlo che per regnare. » 

Calpurnia, offesa profondamente, chiama folli gli sdegni di 
Bruto, facendosi un vanto della gloria di Cesare, a cui tutta 
Roma s' inchina, e si allontana con le sue schiave. 

L' odio partigiano sta per iscoppiare in aperta contesa fra 
gli aderenti di Bruto e di Antonio, ma interviene in mezzo a 



l8 PARTE PRIMA 



loro Amore, e volgendosi in particolar modo a Bruto, gli ri- 
corda le vittorie di Cesare, che fecero la gloria e la potenza 
di Roma : gli parla della sua grand' anima , ammiratrice di 
tuttociò che si innalzava al disopra degli altri uomini , avve- 
gnaché Cesare avesse pianto lo stesso Pompeo e invidiato a 
Catone la gloria della sua morte. 

Amore riesce a calmare gli animi, pur non di meno egli > 
abborrente da ogni tirannia , si compiace in segreto dell' ar- 
dente anima di Bruto, ribelle a Cesare , pensando che Roma 
conquistò P Universo con le sue virtù e fu Regina per la 
libertà. 

Il Genio della Gloria invita Amore a fare omaggio a Cesare, 
ed egli non si rifiuta scorgendo nel dominatore delle Gallie, 
nel vincitore dei figli di Pompeo, P uomo fatale che una ra- 
gione altissima avea sostenuto sin allora perchè egli ne ese- 
guisse i decreti. 

Quindi incomincia e si svolge P azione del trionfo (i) e 
con questo termina la prima parte. 

Cala per breve intervallo la tela. 




(i) Per dare un* idea storicamente esatta del Trionfo di Cesare , il Co- 
reografo si è attenuto scrupolosamente alla descrizione, adorna di relativi 
disegni, che si legge nella pregevole opera: La vita dei Greci e dei Ro- 
mani, ricavata dagli antichi monumenti, scritta da Guhl e Koner (p. 718). 



PARTE SECONDA 




oma corrotta nei suoi costumi , è minacciata da 
una spaventevole dissoluzione. Nobili e plebei , 
padroni e schiavi , matrone romane , sacerdotesse 
di Venere, gladiatori, cortigiani, popolani masche- 
rati da satiri partecipano degli stessi piaceri e delle stesse 
vergogne dandosi a orgie sfrenate nel peristilio del Tempio 
di Venere, smarrendo cosi quella tempra forte e marziale che 
nei loro padri aveva contribuito alle grandi vittorie sui bar- 
bari e alla conquista del Mondo. 

Mentre ciò avviene , dalle guardie di Galeno è tratta , a 
viva forza, nel tempio una Giovinetta cristiana. Al primo ve- 
derla tutti son presi dalla sua fresca e gentil bellezza, e ognuno 
tenterebbe di farla sua. Sopraggiunge l'Imperatore Galerio e 
anch'egli se ne invaghisce. 

Ma ecco, che in questo momento, come divina antitesi a 
tanta scelleratezza, risuona al di fuori il (i) canto dei Cri- 
stiani, tutto fiducia in Dio : 



(i) Eusebio — Canto dei Cristiani — {Vita di Costantino, 234). 



20 PARTE SECONDA 



Insiem col dì 
Sul Mondo usci 
Spirto che Y anima 
Franca a Israel : 

Leggi gli die, 

Speranza e fé ;. 

Per lui dischiudonsi 

Le vie dei" ciel ! 

Impossessatevi dei loro Capi — dice Galeno alle guardie. 
— Morte ! maledizione ai Cristiani ! — gridano i dissoluti, e 
in mezzo all'agitarsi di tante malvagie passioni, la sola Gio- 
vinetta cristiana , compresa da orrore , cade in ginocchio e 
prega Iddio per la salvezza dei suoi cari. ■ 

Vedendola in quelP atteggiamento — Tu sei cristiana — 
esclama Galeno — per far onta al tuo Dio, voglio che tu 
m' appartenga. 

La fanciulla rimane atterrita dalla bieca minaccia, e il canto 
dei Cristiani cessa bruscamente come se lo troncasse la morte ! 

Entrano, trascinati dalle guardie, alcuni cristiani, fra i quali 
un Vecchio, che è il padre della Giovinetta. 

Appena scortili , Galeno — per quella brutale avversione 
che lo anima contro i cristiani — muove irato verso di 
loro, e sopra di ogn' altro , minaccia il Vecchio , ma la fan- 
ciulla corre presso di lui e gli fa scudo della sua persona. 

La bellezza della fanciulla, che con gli occhi implora pietà 
da Galeno , lo fa più mite , e dice di non voler turbare la 
gioia della festa con la carneficina dei cristiani. 

Val meglio irriderli , e quasi ebbro , muove loro incontro 
esclamando : — A che bandire il vecchio Giove dall'Olimpo 
per mettervi il Cristo a cui nessun di noi presta fede ? 
Vani sforzi i vostri, finché vive Galeno. — E a schernire 



PARTE SECONDA * 21 



i cristiani si unisce a lui il suo prediletto Buffone in maschera 
di satiro. 

Il Vecchio, che infiamma la verace fede dei martiri, risponde 
con invitta serenità : — Voi gli sprezzatoli di Cristo ? voi mi- 
serabili idolatri, pei quali tutto e Dio eccettone Dio ? E difatti 
le vostre orgie, i vostri osceni misteri son santificati da una 
pretesa Deità, da Venere. 

Tutti i cristiani mostrano nel cospetto di Galeno il loro su- 
blime disprezzo. 

La Giovinetta trema per il padre ; in questo momento Fa- 
more di figlia è più potente della fede di cristiana. 

Galeno per punire quella che, per esso, non è fede ma ri- 
bellione , vuole che tutti, innanzi a lui, abiurino il Cristo r 
e a tal proposito fa apprestare un'ara sulla quale giureranno 
di rinnegare il loro Dio. 

Il sacrilego comando muove a sdegno magnanimo il Vecchio^ 
che si fa presso all' ara e la rovescia d' un colpo, gridando : 

— I vostri Dei bugiardi cadranno come quest' ara maledetta 
che calpesto. 

Galerio , furibondo , decreta la strage dei cristiani. E tutti 
insieme con lui gridano : — A morte i cristiani ! al rogo ! alle 
fiere ! 

— Sì, noi morremo — risponde il Vecchio — ma le 
nostre sconfitte equivarranno ad altrettante vittorie. Il nostro 
sangue popolerà il mondo di cristiani, e l' opera di Dio non 
sarà distrutta dalla mano dei tiranni, perchè i tiranni passano 
e la virtù sopravvive. Fra i cristiani brilleranno dei martiri 
più possenti dei re — si troveranno amici per tutte le mi- 
serie — gli schiavi saranno liberi, senza domandare la libertà 

— i Solitari diventeranno popoli ; i popoli diventeranno fra- 
telli, la donna cesserà di essere solo strumento di piacere, e 
il lavoro sarà nobilitato passando dalla mano dei servi all'o- 



22 PARTE SECONDA 



perosità dei liberi. E che io ti profetizzo il vero, già lo senti 

perchè le mie parole ti spaventano. 

E difatti Galeno si mostra profondamente scosso dalla pro- 
fezia di quell' eroe della Fede. 

— Fratelli al rogo , alle fiere — soggiunge con gioia il 
Vecchio, e tutti i cristiani lo seguono disprezzando eroicamente 
la morte e gridando giulivi: — Sì, alle fiere, al rogo (i) là 
dove si distribuiscono le corone. 

La fanciulla vorrebbe seguire la sorte del padre, ma è 
trattenuta a viva forza da Galeno, che ritorna a immergersi 
nell'orgia. Durante la danza, di tratto in tratto si ode un 
rumore lontano come di procella che si avvicini (2). Scop- 
pia il fulmine e Amore apparisce circonfuso di sinistri splen- 
dori e grida ai forsennati che Roma è minacciata, che fra 
poco sarà preda dei barbari. Nessuno accorda fede alle sue 
parole, lo scherniscono e tutti perdurano nelle sfrenatezze 
dell' orgia. 

Amore li avverte nuovamente della immane sventura che 
sovrasta a Roma, gridando loro : — Imbrandite le vostre armi, 
i barbari uccidono i vostri fratelli , mettono a ferro e fuoco 
la città che vi vide nascere ; non li udite ? — e giunge per- 
fino a pregare , a scongiurare quegli ebbri per costringerli a 
levarsi in armi. 

Intanto si avvertono i primi, bagliori dell'incendio, e i de- 
generi romani, alla fine, si decidono a respingere gl'invasori. 
Ma ornai ogni resistenza è vana, e di tratto in tratto che au- 



(1) Il luogo in cui erano accesi i roghi e scatenate le fiere si chiamava 
nella lingua della Chiesa primitiva, il sito in cui si distribuiscono le corone. 

(2) Nelle diverse irruzioni barbariche anche il cielo combatteva contro 
Roma pagana e si ebbero a deplorare furiosi nembi, che in un col Tevere, 
ingrossato dalle acque , portavano dappertutto desolazioni e rovine. — 
Fleury (tomo 2. , pag. 284). 



PARTE SECONDA 23 



mentano i barbari, diminuiscono i difensori del tempio (i). 
Roma è vinta, saccheggiata, arsa perchè sorpresa nelle dis- 
solutezze e nell'orgie, fatali termini che segnarono la sua im- 
mane caduta. 

Di Roma, flagellata dalle vendette barbariche, non riman- 
gono che fumanti ruderi e fitte tenebre , per significare, che 
se il Mondo alleato ai danni di Roma l'aveva ruinata, Roma 
oppresse il Mondo sotto le sue rovine. 

Accompagnati da tre scoppi di fulmine guizzano fuggevol- 
mente nelP oscurità i nomi di Alarico e di Attila , e ultimo 
quello di Barbarossa. E ciò a significare gli eterni nemici di 
Italia, i presenti distruttori di Roma e quelli che verranno 
dopo. 



» 



1SJSP ppena che le tenebre prodotte dal fumo dell' incendio 
(filli) si sono dileguate, si scuopre il maestoso panorama delle 
Alpi. Più in avanti una piccola borgata sulla strada di Susa , 
all'epoca in cui Barbarossa per la seconda volta (anno 1174) 
scendeva in Italia tenendo il passaggio del Cenisio. 

L'esercito di Barbarossa sbocca dalle gole dei monti, oc- 
cupa la Borgata, i cui abitanti maledicono allo straniero che 
viene a impoverirli delle loro scarse derrate, e di mal animo 
(non ostante che ve li spinga il Podestà per iscongiurare 
crudeli rappresaglie da parte della soldatesca) imbandiscono 
le tavole ai capi dell'esercito e ai Baroni. 



(1) Far distruggere Roma dai barbari, sotto Galerio, sarebbe un anacro- 
nismo , e il lettore capirà di leggieri che ammettendo le cause morali 
del decadimento di Roma, i barbari che la devastarono, nell'azione coreo- 
grafica, non fanno che personificarne gli effetti. 



2A PARTE SECONDA 



Il terrore è sul viso di tutti, perchè il giungere dell' eser- 
cito di Barbarossa fu preceduto da una triste novella che 
mette in grande sgomento gli abitanti dei paesi e delle città 
vicine. Si susurra (come poi avvenne) che Barbarossa met- 
terà, per la prima, a ferro e a fuoco Susa, onde punirla della 
umiliazione fattagli provare quando, sei anni innanzi, fuggendo 
dall'Italia, umiliato e sconfitto, avea attraversato quella città. 
Gli abitanti di Susa e quelle di alcune fra le più prossime 
città , fatti consapevoli delle atroci intenzioni di Barbarossa , 
inviano messaggi per implorarne la clemenza. E a tale scopo, 
anche alcune donne di Susa, col Gonfalone della loro città, 
si recano ad incontrarlo per mitigarne 1' animo e fargli atto 
di sudditanza. Ma il germanico Imperatore le accoglie con 
tanta asprezza, che giunge fino a calpestare il Gonfalone che 
si è abbassato ai suoi piedi. A quell'atto nefando, un fremito 
di ribellione corre fra le animose donne; né le atterrisce, né 
le umilia il disprezzo di Barbarossa quando significa loro che 
non vuole né ritenerle in ostaggio, né ucciderle, ma serbare 
ad esse la vista della loro città distrutta. La fiera minaccia 
non isbigottisce l'eroiche donne, le quali rispondono agli sde- 
gni di Barbarossa colla fede e la imperturbabilità dei martiri, 
in guisa ch'egli rimane come atterrito dinanzi a tanto sprezzo 
della morte. Ma ad un tratto, rilevandosi nel suo orgoglio di 
re possente, esclama : — Uscite dal mio sguardo, io non uc- 
cido né femmine, né inermi. 

Quindi per iscongiurare la minaccia di quelle fronti ma- 
gnanime, che come a sfida si fissarono in lui, ordina ai sol- 
dati e alle loro donne di darsi in braccio all'allegria. 

Terminata la danza, squilli di trombe annunziano che l'e- 
sercito si pone nuovamente in marcia, ed allora Barbarossa , 
torreggiando in mezzo ai suoi più fidi, esce in queste parole : 

— Noi scendiamo nuovamente in Italia per punire della 



PARTE SECONDA 2$ 



loro oltracotanza Milano e le città della Lega, perchè ribelli 
alla nostra persona e all'Impero. E faccio giuramento a Dio 
che non tornerò in Germania fino a che non abbia compiuto 
questo divisamente 

Appena pronunziate queste parole, comparisce Amore e, vol- 
gendosi a Barba-rossa, risponde : — Il tuo giuramento è vano, 
non ci riuscirai. 

— E chi oserebbe resistermi ? 

— Un' altra volta — risponde Amore — per queste Alpi 
uscivi cacciato d' Italia, lasciando dietro di te le insegne del- 
l'Impero, gli stendardi, le armi, e sulle nevi eterne le vestigia 
impresse d' una fuga ignominiosa. Egual destino ti attende 
anche questa volta, perchè io spingerò a eroiche geste , nel 
santo nome della patria, tutti i Comuni lombardi, che si le- 
veranno al soffio della libertà, di colei che trionfalmente tra- 
versa i secoli e grida ai tiranni : fermatevi. — E in ciò dire, 
accennando alle Alpi , soggiunge : — Vedi tu quei vertici ? 
Invano le fiumane solcano i loro abissi, invano il fulmine 
percuote la loro fronte solenne , sempre vittoriosi dell' urto 
onde furono scossi , dicono a Dio che li eresse : eccoci qua 
immobili. Tali i popoli lombardi dinanzi al torrente delle tue 
armi... Ci rivedremo a Legnano ! 

Barbarossa rimane , per un istante , colpito dalla profezia , 
quindi rinfrancato da un desiderio di vendetta — come se la 
vendetta fosse sua natura — decreta il sacco e la distruzione 
di Susa. 

Mentre splendono le sinistre faci che incendieranno Susa e 
l'esercito di Barbarossa muove verso la detta città, Amore in- 
fiamma di generosi ardimenti gli abitanti della borgata contro 
lo straniero invasore, 



» 



26 PARTE SECONDA 



Deputati delle città lombarde si adunano nella Chiesa 
di Pontida fra il silenzio della notte e quello delle 
tombe ! Silenzio medioevale che scoppierà poi nella battaglia 
di Legnano. Ecco le vere voci delle nazioni ! 

Per loro iniziativa verrà decretata la riedificazione di Mi- 
lano distrutta dai barbari e giureranno di assistere i suoi cit- 
tadini contro il comune nemico, il Barbar Gssa. 

Né essi cercarono una Chiesa come si cercherebbe un na- 
scondiglio per ordire una congiura — la congiura era già 
ordita — non era che la solennità del giuramento da pre- 
starsi che ivi li condusse. 

Fra questi Deputati (Comites), aitante della persona e gentil 
cavaliere, si distingue il marchese Obi^o, figliuolo di Alberto 
Malaspina, che fu uno dei più importanti personaggi nella 
storia dei suoi giorni , e si rese famoso durante la lotta fra 
Federigo Barb arossa e le città lombarde (i). 

Amore, che è la guida e l'ispiratore di questi magnanimi, 
tutto fidente nei destini dell'umanità, spera che a Pontida la 
luce di Roma uscirà dal Caos in cui 1' hanno piombata i bar- 



(i) Ecco i nomi dei diversi deputati: Milano ne ebbe quattro, Manfredo 
di Surissina, Gerardo, Brochio e Alberto da Giussano, comandante la Com- 
pagnia della Morte. — Padova, Bonifacio Giudice. — Alessandria, Oberto 
di Fedro. — Piacenza, Rolando di Londetho. — Parma, Gherardo da In- 
vola. — Mantova, Ugolino Brina. — Tortona, Amerio di Bossena. — 
Verona, Amaberto. — Bergamo, Alberto di Masella e Alberto Albertoni. 

— Brescia, De Boxadro. — Como, Guglielmo Calvis. — Novara, Ugo 
Boxardo. — Vercelli , Corrado Salimbene. — Lodi , Golf redo. — Asti , 
Ottobello Cassola. — Mantova, Arlotto. — Bologna, Aldobrando Gualfredi. 

— Cremona, Albertone Boccadetorgio. — Tutti questi deputati portavano 
ricamati, in grande sul petto, gli stemmi della città che rappresentavano, 
perchè Barbarossa argomentasse da loro che quasi tutte le città lombarde 
gli erano nemiche acerrime. Ogni deputato era seguito da un Araldo colla 
bandiera della sua città , e quindi venivano i capitani maggiori , soldati , 
monaci, guerrieri della Morte, del Carroccio, ecc., ecc. 



PARTE SECONDA 2J 



bari e che il nuovo diritto , che va ad istaurarsi, quello dei 
popoli liberi, ringiovinerà la faccia del mondo. 

Gerardo , uno dei Deputati di Milano , si fa avanti e dice : 

— Fra noi è d'uopo scegliere un capo che stabilisca i patti 
e pronunzi la formula del giuramento. 

Tutti i deputati rivolgono gli sguardi sul Marchese Obizzo 
di Malaspina e lo eleggono a pronunziare il giuramento. 

Malaspina. — Compagni, forse fra voi havvi qualcuno più 
degno di me. 

I Deputati. — No , il tuo valore e la fede che porti in 
un migliore avvenire della tua patria, ti rendono degno del- 
l'alto Ufficio. 

Un Monaco, che funziona da Vescovo, sale i gradini dell'altare 
e rivolto ai deputati e ai guerrieri, pronunzia queste parole: 

— Scendi, o Spirito creatore, e illumina questi guerrieri , 
figli di una stessa terra, nel nome santo di Dio e della patria. 
— Quindi soggiunge : Chi di voi è proposto a formulare i 
patti e a proferire il giuramento, si avanzi. 

Malaspina a passi gravi e lenti s' avvia verso Y altare , e 
giunto s' inginocchia. Tutti lo imitano. 

Vescovo. — Io vi benedico nel nome di Dio creatore. 

Malaspina (con solennità). — Fratelli, in un con le vostre 
città, che rappresentate, v' invito a mantenere i patti che io 
vi faccio. Voi non darete tregua a Federico Barbarossa Impe- 
ratore , né a lui, né a qualunque altro sia straniero o lom- 
bardo, che comandi in suo nome. Voi devasterete le terre che 
gli appartengono, e nessuna delle città che rappresentate potrà 
far pace senza l'assentimento delle altre. Infine vi presterete 
con ogni mezzo a riedificare Milano distrutta dai barbari. 

Deputati. — Accettiamo. 

Malaspina. — Giuratelo. 

Deputati. — Lo giuriamo. 



28 PARTE SECONDA 



U Araldo della città di Milano presenta al Vescovo la ban- 
diera che verrà inalberata in cima al Carroccio. 

Il Vescovo impugna con la destra una spada, che uno dei 
Religiosi assistenti gli presenta, e accennando alla bandiera, 
pronunzia con un gesto significativo le paroli sacramentali 
— in hoc signo vincesl Tutti i convenuti si abbracciano con 
amore di fratelli e partono per affermare col loro sangue il 
giuramento fatto. 



iamo sulla strada di Legnano il giorno della battaglia. 
2§ Non più letargo di servitù, ma febbre di ribellione ! La 
vita dei popoli lombardi incomincia ad essere poema, i pusilli 
diventano animosi , i sepolcri, altari ; immortalità, la morte ! 
La Libertà, madre feconda d'eroi, ha spinto i soldati della 
Lega ad attaccare animosamente la zuffa, ma soverchiati dal 
numero sono stati cosi retti a dar volta. 

Gerardo , uno dei deputati milanesi, vien ricondotto mor- 
talmente ferito. La moglie e il giovine suo figlio, che hanno 
seguito con ansia indicibile gli avvenimenti della pugna, ad- 
dolorati lo circondano di pietose cure. 

Questo prode sente fuggirsi la vita, pur non di meno in- 
coraggia i compagni a ripiombare sul nemico e a ritentare 
con l'impeto della disperazione la sorte delle armi; ma esau- 
sto di forze, cade fra le braccia dei suoi cari. 

L'amore di patria, la mortale ferita di Gerardo ispirano la 
moglie a sacrificare il proprio sangue, Y unico figlio, per la 
santa vendetta , e il figlio giura che non tornerà fra le sue 
braccia se dessa non sarà compiuta. 

Amore comparisce, riordina i dispersi, li rinfranca e in- 



PARTE SECONDA 29 



fiamma talmente gli animi che il grido supremo di tutti è 
vincere o morire! Fino le donne ardono dal desiderio di 
partecipare coi mariti alle glorie e ai rischi della battaglia. 
Tutti si precipitano contro i tedeschi. — Le campane dei 
vicini paesi suonano a martello. Siamo al momento estremo, 
decisivo della pugna. 

Gerardo riapre gli occhi che stavano per chiudersi per 
sempre. Lo sguardo dei moribondi è fatidico ! Un lampo di 
gioia lo illumina, e i suoi sguardi si fissano in qualche cosa 
di consolante... forse nella vittoria dei suoi! 

In questo momento si odono gli squilli del Carroccio che 
incominciano piano e lentamente, e poi rinforzando escono 
in un inno di Vittoria. 

L' eroico popolo milanese, quello che ha insegnato a tutte 
le nazioni come si combatta per la indipendenza, ha trionfato 
dei suoi eterni nemici ! — Furono i suoi Guerrieri della morte 
che decisero dell' aspra giornata. Dopo tanto valore, il nome 
di seconda Roma, dato a Milano, non fu mai cosi degnamente 
meritato ! (i). 

Si scopre il gran quadro della Vittoria : vincitori e vinti, 
feriti (fra i quali Gerardo) che stendono le braccia verso il 
Carroccio e ricadono morendo col sorriso sul labbro perchè 
ebbero allietata la vista da quel simbolo di redenzione. Tutti 
i vessilli dei popoli della Lega circondano il Carroccio, su 
cui libere mani hanno inalzato il trionfante Gonfalone del- 
l' invitta Milano. 



(1) Il nome di Seconda Roma fu conferito a Milano ne' tempi antichi 
a cagione delle sue ricchezze e della sua potenza. Si trova chiamata con 
questo nome anche in Ausonio. Nel Medio Evo, il detto nome le venne 
solennemente riconfermato per la potente resistenza che oppose sempre 
alle pretensioni dei Cesari Germanici , come si può rilevare da ciò che 
ne scrisse nella sua Cronaca Ottone di Frisinga e il suo continuatore 
Radevigo. 



30 PARTE SECONDA 



Allora l'Italia riebbe a un tratto il suo possente respiro, 
e la sua redenzione recata in essere , a* dì nostri , come un 
miracolo della fede di questo secolo, fu scritta fra i suoi im- 
mutabili destini col sangue sparso a Legnano. 



* 



femore, dagli elementi in lotta fra loro fece scaturire Y Uni- 
verso ; ingentilì l'Umanità; ispirò il popolo delle Termopili 
e di Platea ; pose il divino sentimento dell' arte in tutti i 
cuori ; Amore fu amico a Roma nelle sue pure glorie ; Spirito 
del Cristianesimo nella sua decadenza, dopo Legnano: la 
Libertà diventa una delle sue più vive irradiazioni e fascia 
la terra di una zona di luce e di festa ! E Amore, trionfante, 
peregrino , seguito dai suoi Geni , trascorre il Mondo , sve- 
gliando nei popoli le più nobili aspirazioni, corde sempre tese 
che fremono di secolo in secolo, di nazione in nazione. 



» 



<Jlmore, al pari dell'aria, occupa i confini della terra e del 
cielo , e stella polare dell' Umanità , la indirizza a meta glo- 
riosa. 

Ed infatti, il pensiero umano, mercè sua, mai, come a' nostri 
giorni, fu più libero e più potente : l'amore sottentra all'odio, 
la guerra giudicata atto feroce , la libertà che appare fatta 
per lo spirito in quella guisa che il sole è fatto per gli occhi ; 
il vapore che ci rende padroni dello spazio, il telegrafo, del 
tempo; istmi tagliati, monti traforati, la punta metallica che 



PARTE SECONDA 



3* 



scongiura il fulmine, la corrente elettrica che porta la parola 
umana da un capo a un altro del Mondo, la luce argentea 
che vince la notte, gli astri che scendono fino al telescopio 
per riferire all' Astronomo i segreti dell' eternità. 

Ognuna di queste mirabili scoperte e qualsivoglia opera 
insigne, furono prodotte dalla divinità d'Amore. 

Gloria a Amore ! e i Geni che son le sue fiamme, ne cele- 
brano il trionfo! 




CORPO DI BALLO 



Coreografo, Cav. LUIGI MANZOTTI 

Bella Antonietta - Cecchetti Enrico 

Muller Maria 

Cecchetti Giuseppina - Geninazzi Giuseppina - Lombardi Amelia 

Operti Ernestina 

Coppi Carlo - Coppini Ettore - Cucchi Leopoldo - Magri Francesco 

Razzani Cesare - Rossi Egidio 

N. 72 Ballerine di mezzo carattere - N. 32 Ballerini 

N. 48 Corifee - N. 64 Tramagnini - N. 48 Ragazzi 



SCUOLA DI BALLO 

Maestro di perfezionamento e dirigente, COPPINI CESARE 

Maestra di Ballo, VAGHI ANGELA 

Professori di Violino, Ortori Giovanni - Brambilla Luigi 



Legnani Cleofe. 
Algisi Luigia. 
Tosi Maria. 
Colombo Angelica. 
Legnani Pierina. 
Lavezzari Giuseppa. 
Cormani Teresa. 
Gerii Armida. 
Minotti Ida. 
Vercellesi Adele. 
Righettini Enrichetta. 
Zambelli Emilia. 
Tonani Innocenta. 
Righettini Emilia. 
Bragolanti Irene. 
Stocchetti Fiordalice. 
Fest Cesira. 
Salmoiraghi Elena. 
Sironi Irene. 
Rizzi Maria. 
Sordi Ermenegilda. 
Colombo Ida. 



Zambelli Angela. 
Marini Cleofe. 
Seregni Erminia. 
Lovati Adele. 
Bottinelli Maria. 
Redaelli Maria. 
Stefanoni Bianca. 
Bolgeri Adele. 
Braglia Ida. 
Brambilla Isabella. 
Mussolini Leonilda. 
Villa Maria. 
Poletti Regina. 
Lovati Irene. 
Borroni Adelaide. 
Pallavicini Maria. 
Porro Beatrice. 
Bini Carolina. 
Cabrini Nelly. 
Genovesi Luigia. 
Airaghi Alma. 
Zanini Ester. 



Cecchini Ida. 
Uberti Adele. 
Ripamonti Gisella. 
Johnson Caterina. 
Barbieri Antonietta. 
Piodi Clotilde. 
Zambelli Carolina. 
Comolli Angela. 
Stocchetti Annita. 
Tavecchia Michelina. 
Cerri Carlotta. 
Comi Maria. 
Cabrini Luigia. 
Andreghetti Laudomia. 
Baggia Maria. 
Bazzoni Amelia. 
Comoni Rosa. 
Della Vecchia Gicsep.* 
Farina Giovanna. 
Lopresti Jole. 
Ortelli Anna. 
Volontè Pierina. 



Maestro concertatore e direttore per le Opere, cav. Franco Faccio 

Sostituto, cav. Coronavo Gaetano 

Maestro direttore dei Cori, Cairati Giuseppe - Sostituto, Galli Remigio 

Primo Violino solista, De-Angelis Gerolamo 

Primo dei secondi Violini, Bastoni Giovanni 

Primo Violino e direttore d'orchestra pel Ballo, Venan^i Angelo 

Primo Violino di spalla e sostituto pel Ballo, Alberto Pesci 

Prima Viola per 1' Opera, Calzolari Riccardo 

Primo Violoncello per 1' Opera, Magrini Giuseppe 

Primo Violoncello pel Ballo, Negri Giuseppe 

Primo Contrabasso per l'Opera, Negri Luigi - Sostituto, Jenuscky Giovanni 

Primo Contrabasso pel Ballo, Motelli Nestore 

Primo Flauto per l'Opera, Zampcroni Antonio - pel Ballo, Piarci Italo 

Primo Ottavino, Canta Giuseppe 

Primo Oboe per 1' Opera, Carcano Angelo - pel Ballo, Posali Temistocle 

Primo Clarinetto per l'Opera, cav. Orsi Romeo - pel Ballo, Sassella Luigi 

Primo Fagotto per l'Opera, Torriani Antonio - pel Ballo, Borghetti Gius. 

Prima Cornetta dell' Opera e del Ballo, Porccdda Efisio 

Primo Corno per 1' Opera, Pedoni Paolo - pel Ballo, Mariani Carlo 

Prima Tromba per l'Opera, Falda Gaetano - pel Ballo, Borroni Luigi 

Primo Trombone per 1' Opera, Nevi Pio - pel Ballo, Coniassi Fed.° 

Bombardone, Porta Natale 

Prima Arpa, Sorniani-Moretti Carlotta 

Prima Arpa del Ballo e Seconda per 1' Opera, Pavesi Ester 

Gran Cassa e Piatti, Va netti Giuseppe e Bori oli Carlo 

Timpani, Gavasi Luigi - Organo e Fisarmonica, Galli Remigio 

Ispettore per le Opere, Archinti Gaetano 

Maestro direttore del Corpo di Musica Municipale, Guameri Andrea 

Ispettore pel Ballo, Pogna Giovanni 

Scenografo, Zuccarelli Giovanni 

Collaboratori, Sala Luigi - Lovati Francesco - Fan/ani Alfonso 

Gelbi Antonio - Salvi Abele - Dell' Orto Vincenzo - Crosti Angelo 

Direttore ed inventore del Macchinismo, Caprara Luigi 

Vestiarista proprietario, Eredi Vici ne Ili 

Attrezzista proprietario, Rancati e Comp. 

Fornitori della Luce Elettrica, A. Be^i e Comp. 

Fornitori proprietari dei Pianoforti, Ricordi e Fin^i 

Parrucchiere, Venegoni Eugenio — Gioielliere, Corbella Achille 

Fiorista e piumista, Robba Eugenia - Calzolaia, Maweroffer Rosa e Figlia 

Fornitore degli istrumenti, cav. Relitti Giuseppe 

Tappezziere, Ditta Serafino Guerra. 



AMOR 



POEMA COREOGRAFICO IN DUE PARTI E SEDICI QUADRI 



MUSICATO DA 



ROMUALDO MARENCO 

RIDUZIONE PER PIANOFORTE 

DI CARLO CHIUSOTI 

BALLO COMPLETO 

Elegantissimo volume in-8.° di pagine 230 
(a) netti Fr. 8 — 

PEZZI STACCATI A DUE MANI. 



PARTE PRIMA. 

50400 Scimmie ed Orsacchiotti. Scherzo Fr. 2 — 

50409 II torrente dell'Umanità. i. a parte 4 50 

50410 II torrente dell'Umanità. 2. a parte * \ — 

Il torrente dell'Umanità. i. a e 2. a parte insieme. . , . 8 — 

50401 II Parnaso. - Il Tempio delle Arti in Grecia 5 — 

50405 II Parnaso. Valzer della Pittura (estratto dal Numero suddetto) 2 — 

5041 1 II trionfo di Cesare. Gran Marcia 5 — 



PARTE SECONDA. 

50402 Brindisi agli Dei. Orgia Romana . - Fr. 2 — 

50403 I Satirelli. Danza caratteristica colle zampogne 2 50 

50406 Baccanale dell'Orgia Romana. i. a parte 3 50 

50407 Finale dell' Orgia Romana. 2. a parte 3 50 

Orgia Romana. i. a e 2. a parte insieme 6 — 

50404 Danza teutona 2 50 

50408 II Giuramento di Pontida 4 — 

50456 II Corteggio di Amor 4 — 



PEZZI STACCATI A QUATTRO MANI. 

Riduzione di MICHELE SALADINO 

PARTE PRIMA. 

50448 II torrente dell' Umanità. i. a parte 6 — 

50449 II torrente dell' Umanità. 2. a parte 6 — 

Il torrente dell'Umanità. i. a e 2. a parte insieme. . . .10 — 

50447 II Parnaso. Valzer della Pittura 3 50 

50450 II trionfo di Cesare. Gran Marcia 7 — 

PARTE SECONDA. 

50460 Baccanale dell' Orgia Romana. i. a parte 5 — 

50461 Finale dell'Orgia Romana. 2. a parte 5 — 

Orgia Romana. i. a e 2. a parte insieme 8 — 

50451 Danza teutona 4 — 

50462 II Giuramento di Pontida 6 — 

50463 II Corteggio di Amor 6 — 

50464 II trionfo di Amor. Gran Ballabile e Quadro finale ... 7 — 







Prezzo netto 
Joire linci