(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Children's Library | Biodiversity Heritage Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 Tomo Primo"

, 



 


f 


'" 



. 


, 


l 
 1; 
OJ ,;
 
- ,I j 



 
\ 
\ 


\ '- 



 



..... 



 


. 


/ 


'r 


./ 


J 


.. 


., 



.
. 
",,..-r 
,.....t 
",or:. 
/
 
 
.r\; 
f<.}' 
ìl fI. f! 


-;t 
i r 
i ".f 
I 
-: 



 .J 
JrJrT- 


J 


pÞ 
....1"' 
.,.:. 
,r,N. 
_tfJ' 
... 


.' t\ 
.. 

 ...:'.. ,. 
pi:! 
, '1 
\ 


,."ç. 
",,'-' . 
l 
.- \ It) 
!ì " 

 



ANNALI Ð'ITALIA 


DAL PRINCIPIO 


DELL' ERA VOLGARE 


SIN 0 ALL' ANN 0 1750. 



,. .".. 
. 
.L . r 
I" -, 1 
, (,. 


---- 



* 


."... 
.
 



- 


,.- 



: i,-.:;; 


0, ,:: \' 
, .--" , 


..,
k:.'" 
 

 :


':'''' 
.
.:./. ",../ 
_ ..-:-__- -_-- 

 
 
.. "r1I 
" 
 / - ::

. . ' 
-"'/<\'"' .,. 
:: / /,' : 
\\::..
' 
 ' " 
.:= /h ( ; \ \\'.
 X, .\ .:. 
/,.' ,l' ".\ \ , : , 'iii . 
.: " 
,,,:' ,,' i :'. ,,; '
f \ ; : 
;:' I if 
\' 
:.'; 
 ' " 
'.. ";!* ,.,.., :'\ \\ ' 
.. ,/ :
', ü' I
'
" '-. 
" ....-- .:,' ji 1 ,,' 
. 1 " II .: 
'" I" 
''t-_ J. 'II 
:.,',' , .i::
 ' 
, if' 
i 0/ I 
I 
I 


, 
., 
, 
.:' 
, 
'" :' 


., 
'i
 


,. 
L. 
,: 


,. 
'
 
:i 


41 '" 
I ". 


r: 
(; 


, ' 
" ./ 


1 ' 
.:. .... 


if 


.;; 
 
,', \\ 


. . 
, ' 


" I 
:. 
 
 . 



 


- 
- 
-;;.
l 


- 


:-- 
 ---.:: 
 
--=-
 -=-=- -- - 
-- -= -=-:-=
-


- ......-_-=-:=.... - --...-..

 - -- - 
- - -.L - - 


_ _ _ -.:;J" 
- -----. 
" 


Liæl{Vf 
S LlNr DNlt/s -LJIt/'!-?1-7 W
- 
 

 : Y


 

l
J =æ

!: O?):C 'L
; ? 
Y

eJ
 - 
- - dJa..?å 
-3nn
') kp. 
Çl/. JfO.)t..-Ch_ ..X:-- .1.01. fl.6r-: - " 
_1nno.r- -M.r.l"UJ L_\'_\Tf'/F -= = 


, I 


I 


-- 
r
ïiiiii
"lIlïiiiiif1iiiif.lti'
 
, v'
/z J"e m.."l.'
uli .'Ii.JI-....r
'';L. ill". J, ,k'. c. #/I.. II...,: II.'.... ...r,t'J
" 



ANNALI D' IT ALIA 
DAL PRINCIPIO 
DELL
 ERA VOLGARE 


SIN 0 ALL' ANN 0 175 0 . 
COMPILATI 
DA LODOVICO ANTONIO 
MU R A TORI 
----':; 0 LL"E" V"1t"'E''F'"'Ã 'Tt-U-'N'r
'1{TT"TC'HE"'. 

 
DI GIUSEPPE CATALANI 


Pret
 dell' Oratorio di S. Girolamo del/a Carità, 
E COL PROSEGUIMENTO DI DETTI ANNAW 


FINO A GLI ANNI PRESENT!. 


\..> 


TOMO PRIMO 


all' Anno 2. 1. I. 


IN LUCCA 
1DCCLXII. 


Per V I NeE N Z 0 G I U N TIN I. 
: 0 N Lie E. N Z.A D E' SUP E RIO If 1 
.A fpere di GIOVANNI RICCOMINI. 



.. 



 q .
 
 
-
 
 
!.. vtt.;a1.' 
 
' , '- 
.. ! . 
. -- .." 
.... 0- ... 
, {'. 
..., ' . 
-'. ---' 



ACHIPROFESSA LETTERATURA
 


OVVERO SE NE DILETTA 


I 


N 


v 


I 


T 


o 


DI GIOV ANNI RICCOMINL 


L E frequenti ricerche, Ie quali 6 fan no tuno dì degl' ANN A L I 
D' I TAL I A fcritti dal Chiariffimo LODOVICO AN rONIO MURA- 
TORI, abbafianza dimollrano in quanto alto concetto univerfal- 
mente quclh fua Opera fia tenuta. Di ciò fanno fede Ie replica- 
te rifiampe che di dTa fono ftate fane in Venezia, in Napoli, cd in Ro- 
rna j a frante però di tutto quefto Ie richidle che continuamente fe ne filn- 
no da'Letterati tanto Italiani che Oltramontani non baftano per fupplire aIle 
di lora brame . Onde fi è penfato di fare una novelh edizionc di quegli AN- 
NALI in modo tale, che per chi fi prende la cura di rifiampargli [e ne ritrag- 
ga un oneUo profitto, e che gli Studiofi pur troppo conretti a dover 
provvederfi d'infiniri libri, che cia[cuno anno e[con da' torchj , vi trovino 
anche dal canto loro un' utile da non di[pregiarfi. 
Per con[cguire dllnque un così giullo fine, I' unico mezzo poffibile 
quello efTendo di farfi quelta riH:ampa per via di Società, fi fpera che non 
pochi fieno per efTer que' Soggetti, i qU.11i fi degQcranno di accorrere al 
.pre[ente invito di afiociazione, e tanto più qu;mdo [apranno, che d' al- 
tro non fon richiefii, [e non che vogliano obbligarfi di lev are di mana 
in mana i volumi, che ufciranno alla luce, pagando nd tempo meddimo 
quel 



Gud moderato prczZ!> che fi dirà fra breve j per fa qual cor.1. {i compia- 
cera.1no di con!egnare fra 01 termine del correme ann.') Ie 101'0 promdrc 
neUe mani de' qui tQno nomin:ui cornfpondemi, come pari mente di dlvi- 
fare i proprj titoli, affinchè non fi manehi ai Jovere, al lorchè nel Sec0n- 
do V oiume fi pubblicherà i1 Catalogo de'Signori AíTociati, il quale verrà 
dtfcrino fecondo P ordine dclla 10m aífociazione. 
Pt'r contro promette Giovanni Riccomini che verrà fedelmente efeguita 
la prima irnprd1ìone, cioè quella di Milano, 0 fia di Venezia in 4 0 . f.u- 
ta vivente il MURA TORI (tcíTo, giacchè r altra in 8 Q . pubblicata pure 
in eßà Città alquami anni dopo, la quaie fi dice riveduta fopra i mano- 
fcrini deU' Amore, tanto manca che conrenga alcuria variazione, che anzi 
vi fi incontrano per fino gl' errori tipogra6ci ddla prima, ficcome fi è 
riconofciuto con un efatto confronto, i quali errori tuttochè manifd1i, in- 
perta!'to non fi [orranno dal tefio; ma fe ne porrà la emendazione in 
margme. 
La carta, i caratteri, P inchiofiro, e la forma, in cui 6 fiamperà 
Gud!" Opera, (aranno in nmo collanremente uniformi al Foglio del pre- 
fente invito, e fi uferà fomma attenzione, acciocchè una 10devolc nitidez- 
za vi fpicchi, e novelle fcorrezioni non vi 6 imroducano. 
Dodlci poi dTendo i volumi, che comprendono i fuddetti ANNALr 
claW anno dell' Era volgare 6no al 17fo. fìmilmenre in dodici volumi 
verranno rillampati, ad ognuno de' quali fi premetterà una delle Dlf. 
fertazioni Critic he compilate dal P. Giufcppc Catalani, del valor delle 
quali giudichcranno Ie imendemi perlQne. Bensì fi crede di dover far co- 
fa grata al pubblico, col mettcre in Frome della Opera il Ritratto natural
 
del dcgniíhmo ANNALIST A, cd un breve Elogio non tanto della Opera 
che dell" Amore, tàtto da un Accademico Immobile. 
N è ciò folo a\Taßì in quefia novella impreßìone. EO noto che il 
l\1URA TORI usò frequentemenre di rifcrire al Tefio Latino degl' Antichi 
A utori, 0 documenti da \ui allegati, il che quanto fuol cßer caro a'Let- 
terati per moIte ottime ragioni, altrcttamo riefce fallidiofo a certi altri 
j quali tutto che amanti della Storia, pure per non avere familiare effa 
lingua latina 6 veggono a tempi, a tempi interrotto il cammmo loro a 
fegno di dovere ri
aoere .al bujo. di. molti. fa
ti, avven
ti,.e di varie an- 
tiche coftumanze del nofin magglOri. Qumdl e che il Rlilampatore ha 
giudicato, che per beneficio de'meno periti, 6 aggiunga una Fedel rra- 
duzione di tutto ciò che {ì troverà fcrino in que! linguaggio, col met- 

ere eßì in Italiana fuvella. 
Che fe da queflo poco, 0 niun profitto è per ridondare a'veri Elll- 
ðiti potrà reI' avventura recarfi 101'0 alclln vantaggio col tredicefimo V 0- 
lume, il quale contcrrà un Indice Univertàle Cronologico, in cui fûno an- 
noverati i Sommi Pontdlci, gli Imperadori, 0 femplicemenre Rè dc' Ro- 
mani, i Confoli e Prefetti di Roma, i Rè d' halia, gli Sovrani deHa 
Real Cafa di Savoja, i Dogi di Venezia, e quelli dl Genova, de' quali 
fj fa menzione nella Opera, Formato colla dovuta diJigenzol, c che fcnza 
dubbio corrifponderà al coroun de6derio. 


Del 



Del refto r
rà clUcfia riftampa terminara, rc nnn rrima, ccrtamente 
j
 unto l'anno 1763., cìoè in 2.. armi, dandone un Torno al fin(' di ogni 
due mefi, come in effetto il primo u[cirà alla fine del ventura Ge. 
najo I S 7. 6 2. b ' bl " fi 1 G . . R . . . d ' d ' S ' A tT: . . . 
I 0 'ga na mente 107.Jtmm tccomtm I are a 'g. 1I0CIaU cia. 
fcun Torno pel pra.zo di Paoli fei, dimodo che i rredici V olurni vcrranno 
a. coitar loro neprur la merà di quanto effi pagherebbono la prima cdi- 
zione. 
Per ultimo lhndo quefta Socierà folamente aperra fintanro chc non 
farà compiura la fiampa del primo Volume, quegli che non concorreran- 
no fi-a tal termine, dovranno poi pagare Paoli dicci per ciafcht'dun To- 
rno. Di chc effi medefiwi avranno per i[cufaro 10 Starnpatore, fe riflct. 
rer vorranno, che i fondi di lui nOI1 debbono rimanere infruttuofi. 


, 


I Sigg,. AlJòciati potranno far capo agli flttoflritti. 
TORINO. FRATELLI BRUSCOLI 
FIRENZE. GIUSEPFE BRUSCOLI 
AREZZO. MICHELE. BELLOTTI 
SIENA. PAZZINI CARLI 
ROMA. EREDI BARBIELLINI 
PISTOTA. GIUSEPPE CA V ALLINI 
PISA. FILIPPO POLLONI 
LIVORNO. SANTINI, E COMPAGNI 
BOLOGNA. LELIO DELLA VOLPE 
l'vIODENA. CARLO GIUSEPPE M()NTI 
PIACENZA. GIUSEPPE CAVALLOTTI 
l)ARMA. PAOLO MONTI 
MILANO', FEDERIGO AGNELLI 
ALESSANDRIA DELLA PAGLIA. IGNAZIO 
VIMERCA 1'1 
ASTI TOCCAIS. GIANGRANDI 
MONDOVI'. FRANCESCO DE'ROSSI 
GENOV A. CL-\RLO GIUSEPPE MORONE 
VENEZIA. GIUSEPPE REMONDINI. 


In LUCCA nella Stampc:rìa di Vincc:nzo Giuntini 1761)( CDnLic.de o Sul' 



\. 



AL NOBIL UOMO 
IL SIGNORE 


GIAN-ATTILIO 
ARNOLFINI 


PAT R I Z I 0 L U C C H ESE. 


s. L. B. 


,'" -- :-
 
 EI prOCCllrare qllefta no- 

;,.,
" ,:- viffimaEdizione degli An- 


_ -
 . I nali d'ltalia del C11iarií1Ì- 
1110 Lodovico Al1tOl1io Mllratori, 
ebbi ill al1imo di produrla pill 
efatta, cOlnpita, e perfeziol1atc1; 
ed infieme di tlltti que' pregj 
ador- 



ad.orl1a, clle per l11e, e per i let- 
tcrati U Ol11il1i, i qllali pron1effa 
l11i anl10 l' opera loro,. ftato foffe 
poilibile. Et in qllal1to alIa per
 
fezione dell' Opera, ne giudiche- 
rall110 gli umal1i c fa vj Leggito- 
ri tutti. Qllanto poi al pregio ed 
ornalnel1to maggiore fllO, io fono 
ftato - avvifato, clle cia[cbedllno 
T omo dedicar doveili a qualcl1e 
illllftre Perfonaggio, capace di gra- 
dire (lllcita l11ia offerta, & ido- 
neo a difel1
ere, e proll1llovere 
colI' alltorità e proteziOl1e fua, 
qllefta Inia 11cr 11ill riguardi ardlla, 
c (la pill parti cOll1battllta Il1tra- 
11refa. Qllilll1i è, clle l}llefto pri- 
1110 T Olno lti 11na tale Eliiziol1e, 
CllC iJ1 Lllcca forge e riceverà 
flla perfezionc e cOlnpill1el1to, of- 
fero 



.1".;........_ 


fero, dono, e confacro a Voi No- 
biliHìlllO & erlldito Patrizio L1IC- 
c11efe, non già per recarvi q uÌ 
tedio, col ralllinelltare i V oltri 
Maggiori, famoh in Pace, ill Gller- 
fa, ill Lettere, ill Pietatle, e Re- 
ligiol1e; (a) 0 i V oftri mirabili pro- 
grefIì l1egli ftudj a111e11i , e fþe- 
cialmente ne' gravi e {elj della più 
fana Fîlofofia, delle MatematicI1e 
Difcipline, e della Ecclefiaftica 
Storia e Civile; per Ii quali cer- 
tamente vantaggio recate, e fem- 
pre più hlrete lltile alIa V oitra li- 
bera feliciíIìma Patria: Ma 11nÌ- 
camente per qllefto, percI1è, fe- 
condo il gran Filofofo, e nlaf1Ìnlo 
Oratore Romano, effel1do la 5to- 


ria 


(a) Veda, chi vuole, La ToJtant Franfoijè ,ontenant les Eloges f.!Ie. Par Mer 
firt Jtan Baptiflt I'Hermlte dt Joliers, die 'friflan f.!Ie. 
II Tucci in Elogiis [/llIflr. Lueewj. MS. ed il Penitefi nella MS. Deþri:Û
nt del- 
J
 Flimig/il NobiJ; Luuhefi. 



ria la maeflrq di nofira vita; ed 
cffel1do V oi Senatore Ottill10 ed 
alTIantilIÌlTIO. di Og11i pill prudell- 
te e favio regolall1ento, e di ogni 
l)iù vera e fblbile, priv
ta e pul}- 
blica Felicità; fonl111
 fiducia mi 
l1a prefo, e gllida, che V 01 L1 ue .., 
fti ANNALI di 110ftra ltalia 
bbia- 
te ÍÌcllranlel1te ad ornare, difel1 
clere, ed a [uo te111po atlCO 
'Jl1- 
plificarc: onde grata Vi ricfca tIlle.. 
fta 111ia Dcdicazio le del I. 'To- 
rno di eili, e di tlltto me fteífo, 
del n1io oífequio profol1diilill10, e 
fedeliflill1a l11ia fervitJ.. Del che 
qllallto più poífo divotalnente Vi 
fupplico, e reftando tutto voftro 
Vi t
ccio umiliffilna riverellza. 


GIO- 



v 


GIOVANNI RICCO
1INI 


All' Umana Leggiiore. 


L E frequent; ricerche, Ie qual; famlofi tatto dì, e per ogni parte tÜ 
Mondo letterario, anche oitramonttJlo, degli ANN A LID 'I T A. 
L I A fcritti dal chlariJIimo L 0 D 0 V I CO ANT 0 N I 0 
M U RAT 0 R I, immortale ornamellto della naftra Italia, con tulte Ie 
?noltiplicate flampe Ji eJlì, ill Alilano, 0 fTenezia, Napoli, e Roma; di. 
moflrano ad e'Videnza, quanto prezio[a fis queft' 0 PER A, ed in quantD 
tJlta jlzm.-z fia da'få'Vj Uomini tutti meritamente tenuta. Gon quefto riflejJò 
ia lion pochi e 'Valor
fi Letterati, che promeffi mi hanno r opera ed aJlìftenza 
/01'0, io [ono {lato per[ua[o a riprodurre i [ovra lodati ANN A L I per Ie 
1Iitide e diligenti ftampe del nof/ro Vincenzo Giuntini; colt' a'V'VertimentD 
ái perfezionare que{la mia ediÚone, non [olamente con tutto il bello e bao- 
no di t14tte Ie antecedenti [opradette EdiÛoni; ma di renderla ancora più com- 
pita, perfetta, ed in 'Varie guife grandemente accrefciuta cd arricchita. 
Si vedrà adullque in queRo I. romo l' Elogio del noftro degniJIimo Au- 
IDre, col [UO Ritratto, e col Gatalogo delle rue Opere, tanto edite, q/l!:mto 
inedite : fåranno opportunamente collocate ad ogni romo Ie PRE F A Z I 0- 
NI CRITICHEdeIGh.P. GIUSEPPE CATAL_I\NI.GI'In- 
dici particoltlri di âa[chedun romo fåranno talmente diligentati, accre(ciuti, 
e perfezionati, che nulla di più vi fi polfa dejiderare. 
E quello, che fårà certamente grati1Jimo, & è da tutti al maggior 
fegno bramato, ficcome nell' edizione Romana dall' anno 1749. dopo cui ter- 
mina il nr;jlro Autore, fa dato it profegúimento a quejli Annali fino a taltD 
it 17f). cos} in quejla mia Edizione fi proftguiranno fino agli anni prejènti 
per opera di eruditi1JimD e få'Vio critico Storico de'tempi noftri. 
E qNì, fenza far parola, che Ii crejli Latini, [aranno recati in Ita- 
liana favella; 10 che pure [arà a non poche perfone gradito; dirò folamen- 
te, che compiranno I' Opera, e chiuderanno quefla mia Edizione, dut efåt- 
ti.ffimi Jndici; I' uno uni'Ver{alc Gronologico, in cui [aranno annoverati ; Som. 
m; Pontefici, gl' Imperadori, i Confòli, i Re, e So'Vran; d' /talia, 'de' qua- 
l; (a- 



\'j 
Ii þrà flata falla menzione nclf opera j I' altro parimente univerJåle, che 
fua! mare i Fiumi, Clntenga tutti Ii partieolari /ndici di tutti i 7'tJmi. La 
che quanto comoda e vantaggio[a cora fia, r efperienza fle./fa 10 pruo'Ua. 
E queflo è quanto io doveva fign
fieare alt' Umana Leggitare per af- 
ficurarlo del m;o fineero ed ejjicaee animo di proeurare il puhhlieo ed univer- 
þ! hfme, giu(la r obbligo di ciaJcheduna e partieo/are Per[ona; mentre cerco 
il mio privato 'VGntaggio, e interejfe: Giaechè non è mai veramente utile, 

uello, ,he 1um è anC()Ya oneflo. 


BRE.. 



vij 


.- 


BREVE 


ELOGIO 


CZJEL CELEBRE PROPOSTO 
LODOVICO ANTONIO MURATORI 


E dei [uoi pregiatifIimi Annali d'ltalia 
COMPOSTO DAL MARCHESE 


CARLO 


GUASCO 


Accademico Immobile. 


T Utti g1i uomini un põ colti, [ono oggi mai 
così pcrfuaíi effere la Storia [ommamente 
utile, anzi neceffaria, che [arebbe per ve- 
rità impre[a affatto vana 10 affaticaríi a rccarne Ie 
prove; tanto più che non potrebbe allegaríi ragione 
più con vincente di quella appunt?, che [e ne deduce 
.daB' univerfàle con[entin1cnto. E veriflìmo altresì ed 
incontrafi:abile, che tutti coloro) i quali {ì danno alIo 
fiudio della meddìma a fine d'i1truire il 
londo, 
riu[cendovi a dovere, meritano Ia fama di U omini 
grandi, e di buoni Cittadini: imperocchè chi rie[ce 
in eflò con applaudimento e lode, íi [uppone ne- 
ceffariamente dotato d'ingegno c1evato, di mente 
chi
ra, e bene ordinata, d'idee vafi:e, di fquiÍÌto di- 
[cernimento, e fornito di innumerabili cognizioni 
.pcceffarie a chi fcrive la Storia, e che [ono alIa nle- 
delìma fi:rettil1Ìmamente congiunte. In fomma alcuno 
non può negare che un valente Ifi:orico non lìa un 
llomo veramcnte fi:imabile, ed illuílre. A qucfi:i mo- 
tivi che fif1àno la riputazione dello Scrittorc, uni- 
fconfi 



\"i1j 
[conG gli altri che gli procacciano it gloriohi1Ïmo 
vanto di buon Cittadino. Siccome non può intra- 
prendcrlì queí1:a carriera così ,'aí1:a [enza gran co- 
raggio, nè giugncre felicemente al termine di e{fa 
f
nza grandifIima fatica; così il Mondo culto) ií1:rui- 
to da efIò, non può, [enza offendere Ie Ieggi del- 
la gratitudine, non [apergli ottimo grado, e di quel 
coraggio, e di quefia Fatica, e non collocarlo fra 
i (:ittadini piÙ bènemeriti della umana Società. Ab- 
biamo di queí1:o un preclariflìmo e[empio nella fplen- 
dida, e genero(a corri[pond
nza u(ata in quefii ul- 
timi tempi daIl'inc1ito Popolo Verone[e ver[o il ce- 
lebre Autore di Verona ill1Jflrata: e(empio che quì 
yolcntieri ricordali a fine di promovernc l' imitazio- 
nc in tutte quelle Città, che avventuroL'lmente pro- 
duce{fero Cittadini cosÌ benemeriti delta Patria, qua- 
Ie fi fu certamente il Marche[e Scipione Maffei. . 
Ora (ritornando al nofiro propofito) [e queí1:o 
è vero, liccomc tengo per fermo che fia; e [e vi 
fu fra i dotti che horirono nel corrente Secolo al- 
cun Lettcrato, che ave{fe diritto di afpirare a tito- 
Ii così luminofi, ed onorevoli, quefii è, a detta 
degli uomini in dottrina più accreditati, il chiarif-. 
finlo Propoí1:o Lodovico Antonio - Mltratori. E' noto 
abbaí1:anza a tutta la Repubblica letteraria, quanto 
t.}uefi:o grand' U omo foffe in ogni genere di [acra, e 
di protan
 Scienza eccel1ente: nè mio penÍÌere è CJuì 
di tcffcre l' Elogio generale di Lui, e del filo valo- 
re, con{ìderandolo come Autore di queUe tante, e cosÌ 
volun1Ìn,o[c Opere, delle quali nd lungo cor(o dell a 
[ua vita arricchì, non la noí1:ra Italia [oltanto, ma 
l' Europa tutta. <l!lantunque non fiavcne a1cuna 
fi-a Ie medehme, che non meriti Comma lode, e 
chc 



JX 
che non dd1:i ove più, ove me no la maraviglia de 
Leggitori Jifèreti; ciò non pertanto io !limo che la 
Fatica più onorevole al di lui Nome, e che meglio 
d' oan'altra concorra a renderlo immortale, fia quella 
dean Annali d' lfalia. So beniL1ìmo che quefia Ope- 
ra: tutto che appbuditifIìma, non va e[ente da va- 
rie Cen[ure; come farebb' a dire: D' eíferfi P Autore 
nel corfo della medeíìma dimoí1:rato troppo favo
 
revole a' Lombardi: D' avere citata più volte l'au- 
torità di Galvano Fiamma, Scrittore ricono[ciuto per 
favolo[o; preí1:ando eziandio alquanto Ieggiennente 
fede aHa Cronica poco elàtta di Guglielmo V entl1r
 , 
alia Storia moho fofpetta di Benvenuto da S. Gior- 
gio, e d' altri tali non fempre ingenui cd impar- 
ziali Autori: E fìnahnente d' aver prefo errore nel 
[uo T OInO quarto [otto all' anno 744. deli' Era \'01- 
g::-.re, crcdendo che il Forb vicino al T anaro ri- 
cordJto da Paolo Diacono (Fatt. LO;'gob. Lib. F7. 
Cap. 19. ) lìa il l;oro di Fulvio, 0 fia Valentino, 
oggidì Valenza; quando evidentemente fi fcorge che 
il n1enzionato Paolo non inte[e del Foro di Fulvio, 
che dal [uddetto Fiume è dií1:ante alcune filiglia; 
ma bensì di un altro antico Foro lÌtuato preffo la 
[ponda ddha del Tanaro poco più di due miglia 
al di[opra di Aleífandria, c che anco al pn
[ente) 
Villa del Foro lì ehiama. 
,Ia di queí1:e, e di altrc 
fomiglianti cenfilre, í1:ante la hr
yità prefìífami, non 
f.lrò parol a , rimettendone il giudieio a prudenti Leg- 
gitori, i quali f.1pr.lnno hen dif1inguere l'in[ulìí1:enza 
ddla prima aeeuíà. A riguardo della [eeonda po- 
tranno offen'are ell\? [ebbcne il laborio[o Annali!1:a 
citi [ovente I' Opera del Fiamma, non tralafeia pcrò 
di aeeu[arla in parecchj luoghi di troppa parziaIid, 
cram. 1. b c mc:n- 



x 
e Inenzogne. Per conto poi del Ventura, e del 
s. Giorgio comprenderanno non averne il rvluratori 
intieranlente addottato il racconto in alcuni farti, e 
fi-a gli altri in quello della prigionia di Gugliel- 
mo VI. Marchefe di Monferrato (Ia qU
lle potr
bbe 
forfe un giorno eífer poita in altra pilÌ \'cridica lu- 
ce); che anzi nel riportare Ie autorità di <:]udli, e 
d' aItn poco lìcuri Scrittori, non ebbe difficol ti di 
rihutarle <:]ualora Ie giudicò mal fondate, 0 fallaci. 
Circa all' ultima più ragionevole, e giufta oppofi- 
zione, mi lulìng? poi che I' equivoco prdò dal Mu- 
ratori verrà conhderato come uno di que' nei, dai 
quali niun Libro per attimo ch' egli' lìa, può an- 
dare efente, e però da non farne verun caíò in una 
Storia sì voluminofa, e per tanti capi eccellente. 
Che io frattanto paíferò di volo ad efaminare due 
altre fingolari Cenfure, -a dir vero quanto deboli, 
altrettanto facilì a rib21tterlì; benche per fortifIime 
van tate dagli animolì Critici di queí\:i Annali d'Italia" 
G"'he il l'vfuratorz ahbia fcritti i fiuÚ Annali con 
uno flile fiacco, e trafturato. Ecco la prima accu- 
fa. 11a chi mai per mia fè farebbe così indi!èreto 
di tacciare di negligenza un Architetto, perchè nel 
formare il modello d' un vaitiíIìmo l)alazzo, d' un 
Tempio, 0 d' un Teatro aveífe traíèurato d' abbel- 
lirlo con que' fregi, ed ornamenti che fogliono ef- 
fer proprj di queiti Edif1zj, c compirne I' degallZa? 
Un Dipintore che nell' abbozzare un gran 
adro 
abbia offilneífo Ie mezze tinte, i chiaroíèuri, Ie om- 
bre, non può gii accufarh d' irregolarità? L' uno, 
e I' altro lavoro dee conlìdcrarlì co
e il materiale, 
dirò così d' un vaito Edihzio, e d' un gran Qua- 
dro. Lo fidfo dec didì degli Annali del Muratori. 
AHa 



XJ 
.AlIo Scrittore Ji efiì non mancava certamente nè 
pompa di frafi, nè numeroliti di eeriodo, nè amenità 
di fiile; ma l' ufo di qud1:e coie non era neceífa- 
rio ad un Annalifia. Un' Opera così vafta) non 
ammetteva quegli ornalnenti, de quali è facile vefii- 
re una breve Stcria. Se il Muratori íì foífe propo- 
fio di fcrivere gli Annali con iftile eloquente, e va- 
go, non è credibile che avefTe potuto in età quaG 
fettuagenaria condurli a hne. A Itro Egli non fece) 
che preparare J c di!þorre tutto il materiale neceífa- 
ria per formare una Storia d' Italia univer(ale, ed 
e('ltta. Ebbe in mira, non g ià di dilettare chi leg- 
ge, ma di giovare a chi fiudia. L'immenfa Fatica 
con la quale ordinò la ferie de' tempi, fchiarì l' o(cu- 
rità de' fatti) e(arninò i fondamenti dcgli Scrittori, 
fcoprì Ie cOl1tradJizioni de' tefiimonj, verifìcò l' in- 
certezza delle cofe, provò la faHìtà degli avveni- 
Inenti, fciol(e i dubbj) fviluppò Ie quiflioni, e fe- 
gregò l'impofiura dalla verità, fu tale che gli li 
può ben perdonare l' ineleganza dello fiile. Anzi 
dobbiamo 
[fer moho foddisfatti, che di tutte CJud- 
Ie parti, che contribui(cono a formare una Storia, 
quella appunto abbia (olanlente tra(curata, della qua- 
Ie meno ha da compiacerfi chi legge. E per verità 
non sò intendere come i 1\1aefiri fi affatichino tan- 
to nell'infinuare a' loro Difcepoli la neceilità d' uno 
fiile ornato ed elegante nello fcrivere la Storia. II 
hne principale dello Storico clee elfer qudlo d'ilhui- 
re; e chi legge, noPl dee leggere per ricreadi, ma 
fi bene per illuminaríì: anzi la Storia non vuole eC- 
fer lctta, n1a ftudiata. Chi dice d' aver letta la Sto- 
ria R01nana, 0 la Greca, dice poco; e non 10 :1- 
vrÔ mai per U01110 illuminato. A forza d' appLr.lJi- 
b 2. r
 




ij 
re alia nobiltà dello fiile, fi viene a far l' eloaio 
dell' eloquenza; e un tale che crede d' aver letto 
ln 
huon lfiorico che 10 abbia ifiruito, non ha fatto 
altro fpdfe voIte che ammirare un facondo Orato- 
re che 10 ha dilettato. '[anto può dir{ì de' Co- 
111entarj de Bello ltalico dall' erudirifIimo Cafiruccio 
Bonamici, pubblicati 110n [on molt'anni. PCI' la nlaefià 
ed eleganza dello fiile (degno del bel Secolo d' A u- 
guí1:o), per la franca e naturale cfjJreí1ìone delle [cel- 
tit1ìme voci fi è il fuddetto Lettcrato re[o a tal [e- 
gno ammirabile, che poco oramai gli reila in que- 
!to gencre di che invidiare a' Comentarj tanto ap- 
prezzati di Ce(are. Ma potd. aíTeridi per tutto ciò 
che regni in tutte Ie parti della [ua Opera quella 
e(attezza sì comlnendabile, e qu
lb imparzialità co- 
tanto neceíIaria ad uno Storico valente? E chi I' a- 
vrà letta con particolare attenzione potrà egli Foree 
con franchezza affermare che coll' ottima Latinità, 
e colla nobiltà dello í1:ile vada (empre congiunta la 
verità delle rue narrazioni? N ò certamente. Oltre 
all' avere il Bonamici (ingannato dallo [pirito di par- 
zialità) non di rado sbagliato nel racconto di al- 
cuni fatti, e nelle circofianze talvolta più dilicate, 
ha di più (troppo credulo a faHè informazioni) la- 
[ciato, correre nel Lihro [econdo a pag. 84, e [eg. 
in danno degli onorati Cittadini di Aleífandria una 
graviiIìnla taccia, la di cui faHità può ad cviden- 
za comprovarfi non [010 con autentici documenti; 
1Da alrresì colle indllbitabili teí1:imonianze degli fieffì 
ancor viventi valoroíì Difen{òri ddla rnentovata Cit- 
tà, la 9uale ha fcrnprc pofi:a la principalc fua glo- 
ria nel profe{fare una inviolabile fedeltà, ed intcra 
fonl111iffione a flloi legittinli Sovrani. L' ornamento 
c1dlo 



xiij 
dello {tile ben lontano daU' eífer giovevole, it pitÌ 
delle volre è dannofo: imperocchè la maniera di ri- 
ca\.are profitto dalla lettur30 della Storia {ì è di con- 
fider30re ben a dentro la natura dt'gli avvenimenti, 
e con n1Jturità eíaminarli, difcuterli, e quindi de- 
durne quelle riß.efIìoni che giovano al bene della vi- 
ta, e della Patria, ed al privato governo di noi nlC- 
de{ìmi. Pcr queílo gli è neceífario che i [uti Sto- 
rici 6ano eípoíli con naturale chiarezza, e vcrid, 
con linguaggio familiare, fenza nlafchera, [cnz3o co- 
lori artihzio{ì, e fenza fplendore; alrrimenti è faci- 
cile che il Lettorc inefperto íì brei 1èdurre, .e ingan- 
nare dalla eloqnenza dello Scrittor
. Gli Storici nel 
riponare prendono ancor ef1ì partito 0 a fn'ore, 0 
contro de perfonaggi che mertono in ifcen3o; e fe- 
condo la lor m30niera di pen[1re, ed i principj co 2 
quali giudicano delle core, approvano, ovvero di- 
f.1ppro\rano Ie azioni de' medefÌmi: quindi gli è cer- 
to che bt'ne [pe{fo, anche f
aza porvi bada efpon- 
go no quelle azioni in <]uella filaniera che loro fembra 
piú opportun3o per guadagnare, 0 piuttoí1:o per ufurpa- 
re il voto de'Lettori. Cicerone ebbe de' difetti: niuno 
può negarlo. 
liddleton (que! chiariflìmo Lettera- 
to, che ha per mezzo de' fuoi Scritti ingrandita, e 
dilatata di tanto la fama del Romano Oratore) non 
gli h30 ommeffi: ma quando gli o{fervate nell' Ope- 
ra di queí1:o dotto Inglefe, vi fembrano leggieri: 
o{fervateli in Plutarco, e Ii troverete coníìderabili. 
La lode, 0 il bia{ìmo delle azioni; I' ammirazione , 
o il difprezzo delle perfone dipende fpe{fe hate dall
 
artihzio, col quale vengono de[critte,. e dipinte. E' 
facile far comparir per Eroe un Ufurpatore fdice. 
Il rendere fpregevole un Capitano difgraziato, è fa- 
dliili 
 



XJV 
ciliíIimo. Una azione gcnerofa può defcrivedi in mo- 
do che venga attribuita al fallo., all' ambizione. Una 
azione vile può effere efpolla in guifa, ch e appa- 
rifca prudente. Neglì Annali del Muratori quefl:o 
difordinc non puð accadere. In eíli, un fatto illu- 
fire non dec la maraviglia di chi legge alla eloquen- 
za dello Scrittore: hccome del pari un' azione mal- 
vagia, non può in eíIi evitare il biafÏmo col ('lVO- 
re d' una efpohzione parziale. A chi fu veramente 
U orno grande, e dabbene, 10 fiile del Muratori non 
ifcema punto la lode e l' ammirazione, della quale 
è degno) e cosÌ chi fu [celeraro) e dappoco, non 
può sfuggire il biafÏmo) e il difprezzo che merita. 
Ora [e uno llile che produce effetti così utili cd 
opportuni) poffa meritamente cODdannarfi) 10 decida- 
no coloro, che non lì lafciano adefcare) nè dalla va- 
na pompa delle parole) nè dalla brillante armonía 
de periodi; e che fanno quale abbia a effere il ve- 
ro oggetto cui deono aver I' occhio gl' lfiorici. 10 
dirò liberamente ) che quanto giudico neceífaria I' ele- 
ganza nelle Orazioni Panegiriche) ovvero nelle Ora- 
zioni funebri) nelle '1uali I' Oratore ad altro non 
mira che a procacciar lode all' U omo illuí1:re) del '1ua- 
Ie ragiona; quanto la í1:illl0 utile in un Romanzo 
defiinato a ricreare i Giovani oziofÏ) alrrettanto inu- 
tile la reputo in una Storia) diretta ad iní1:ruire gli 
U omini favj. 
Di maggior momento eIla è [cnza dubbio la 
feconda accufå) che lì da al nofiro incofilparabile An- 
nalifia; cioè d' aver egli fil!ata I' Epoca del DomÙÚo 
temporale de' P api pitt tardi di quello che da altri /ì 
crede. Non dirò, nè quali hano i Ccn[ori; nè da 
qualc fpirito io Ii fupponefIi anin1ati quando Ieni Ie 
lora 



xv 
loro cenfure. V oglio credere che fotTero mofli da ve- 
ro zelo per il decoro deUa S:1nta Sede, che giudi- 
carono alquanto offefo dalla innocente lìncerit.-ì, con 
la quale furono dal Muratori ri portatc Ie vicende 
di eífa intorno alIa temporale Giurif<1izione de'Ro- 
mani Pontefì.ci. So bene, e dirò con non minore 
fincerid, che fe quefii Cen[ori foífero fiati nella 
Critica tanto civili, quanto zelantÌ, non avrebbero 
incontrato 10 f
1egno, e il bia{ìmo degliU omini 
favj , e giudizioÍÌ. L' eruditifIÌmo Padre Giufeppe Ca- 
talani non va confu{ò con quefii Anoninli, de' quali 
ragiono. Egli fece conofcere che fi può correggere 
un Lihro fenza offenderne l' Autore, e che per pro- 
vare l'infuf{ìítenza d' un argomento, non è neceíIa- 
rio maltrattare chi di[puta. Oíferviamo di grazia uno 
fquarcio della Lcttcra, in data de' 25. Settembre 1748. 
fcritta da Benedetto XI V. di fd. ricord. all'i11:elfo 
1vluratori fu lluefio particolare. II eontenuto nell' Ope- 
re, ehe qttì non è piaciutlJ, nè che ella poteva ma; 
-Iufingar/i ehe fo.f!e per pia cere , rijguarda fa /!,Í1Jri[di- 
zione temporale del Romano Ponte,,/ice ne' fiJoi Stati j 
camminandq(ì q1lì con diverfi principj, e non dandofi 
per veri a/cuni jÙppo/li, ed altre5Ì a/cuni fatt; ee. Ec- 
co con quale moderazione fcriveva uno de' più glo- 
rior., ed illuminati Succe{fori di S. Pietro. E per 
verità non vedo motivo ragioneyole di pigliadèla 
con tanto Fuoco contro il noO:1'o Propoíto, perchè 
ritJ.rdò il Dominio temporale della Chiefa più di 
qudlo che ad a\cuni {emhra convenevole. In primo 
luogo, ancorche {ì avcífe potuto fì{fare l' Epoca di 
queíto Dominio più anricanlcnte di qucllo che l' a- 
veífe f1{('lt3 il Muratori, ciò non dovea far{i che con 
buone ragioni J con monumenti finceri ed aurorevoli, 
con 



XV] 
con tåtti autentici che avefIero Jifl:rutte Ie prove in 
contrario: EJ aHora, 0 queíte ragioni {àrebbero ítate 
valevoli a ribattere gli argomcnti oppoíti, e non vedo 
perche s' avrebbe dovuto ingiuriare uno Storico fèdele 
cd onorato, il quale intanto foítèl1ne un' opinionc , 
in quanto la credette ragionevole, e fondata) non 
per aCtio, non per trafporto, nè per invidia; nla 
per ifcrin:'re come penlava, e per non J:1.grifìcare il 
fuo parere che credea giufto, ai defiderj corrigiani 
di alcunc perfone. Se poi non vi foíTero {tate Duone 
ragioni dol contrapporfi a queUe degli A vver[arj , Ie 
inycttive, e gli in{ùlti divenivano affatto inutili, anzi 
danncggiavano al partito contrario al M uratori; irn- 
peroechè, nelle controvedie CJuello fi giudiea per 
l' ordinario il pilÌ debole, e il meno ragionevole , 
che abbandonata la quifiione, sbalza ad inveire con- 
tro I' A vverfario, e che in veee di [eriver bene s'af- 
fatiea a gridare, ehe l' Oppofitorc ha {erino male. 
11 1vfuratori feriífe [ceondo Ie. notizie ehe avea: Egli 
Ia feee da lfi:orico, il ,-}uale faccndo delle ofIèrva- 
zioni opportune fopra Ie viccnde che de[crivc, non 
dee cercare di fervjre al ddiderio de' Politiei, rna d'il- 
luminare, 0 1îa d'ifiruirc i Lettori diGppaHionati. 
Nè qucf1e o{fcrvazioni potrano omettcrfi dol qudlo 
diligente Annaliíla. La eontroveriîa, inrorno alIa 
fondazione del ternporal
 dominio de Sommi Ponte- 
fici è troppo nota, trOppo pubblica, troppo agitata 
per potcrfi paflare [otto filenzio da uno Storico delle 
co[e d' Iratia. Inoltre, io non entro ad e{aminare 
una <]ui(l-ionc tanto intrakiata, e dibolttuta: non 
cerco di fapcre [e il I\1uratori abl--.ia ragione, 0 torto; 
dico bene ehc non Ineritava il di[prezzo eol qualc 
Eu trattato da alcuni Cen[ori indi[creti: eppure qudli 
110n 



. XVIJ 
non ignorano che [e l' opinione dd Muratori è fairJ., 
la 10ro non è Gcura; e che (c alcuno voidle [olte- 
ner la loro, inconcrercbbe per 10 menD tanti ofb.- 
coli, quanti ne rinvenirebbe chi voldfc difendere <iud- 
la del Muratori. Una buona ragione vale più di 
cento Satire; un documento autentico giova piá di 
qualunque invettiva. Tutte Ie ingiurie che furon 
Jette a quelto celebre Letterato non anticiperanno 
mai, nemmeno d' un giorno, l' Epoca del tempora- 
Ie Dominio de' Papi. Finalmente mi [embra, che que- 
fie Cenfure foífero inutili affatto. Supponiamo co1 
Muratori , che i Romani Pontehci confeguiífero il fud- 
detto temporale dominio più tardi di quel che pen- 
[ano gli A vverfarj: Qual danno ne deriva egli alla 
s. Sede da- una tale opinione? Scenlaíi forfe per 
quelto l' autorità Pontihcia? Perdono qualche dirit- 
to? Corrono rifchio di vederfi privare di qualche 
Stato? L' antichità del Dominio; d' un Don1inìo non 
interrotto; la tacita rinunzia a qualunque preten- 
fione, non baltano a ll1antenere con ogni legitti- 
mità qualunquc Sovrano nel poffeífo pacifico dc' [uoi 
Stati? Che i Papi incominciaífero ad dlere Sovrani 
cinquant' anni prima, 0 cinquant' anni dopo, ciò 
non giultihcherebbe gii la condotta d' un Principe 
che Ii voleífe fpogliare di qualche Provinci3? E fe 
alcuno di efIì andaífe ad occupare qualche Stato ap- 
partenente aHa S. Sede per quelta Cola ragione, per- 
chè i Pontehci aveífero confeguito il dominio tem- 
porale della medefima un Secolo più tardi di qud 
che fi crede, non farcbb' cgli, da i meddilni nemici 
di Roma, tenuto per un ufurpatore? Ciò cífendo J 
giultií1ìmo rimprovero meritano coloro, che per coa- 
traddire aIle rifleíIÌoni del Muratori, dalle quali non 
<.rom. I. c r t . ò 


. 


. 



xvìij 
r uò aí1"olutamente derivare alia Corte Romana alcutl' 
danno, li [ono fcatenati contro di lui con [over- 
chia animofità; e grandifIima lode fi dee al I\1ura- 
tori; il quale fopporrò con invirta pazienza, e mo- 
defHa Ie coO:oro ingiurie, e derifÏoni 0 Parve a que- 
fii. che il noího. Annaliíla non avendo [critto fu 
qud1:o punto, a tenore di quel che d1Ì dicevano, 
aveí1"e ceí1"ato d' eercr Cattolico; c che per aver fatto 
ficntare a Vicarj di CriO:o la temporalc Sovranirà, 
foí1"e divenuto all' itnprovifo ncmico dichiarato della 
Sede A poftolica, ed aveí1"e perduto il ri[p
tto, chc 
ogni buon Cattolico dee al So PaJre: q uaG che il 
negare ehe il Papa poteffe ekrcirare nel fil0 Do- 
IDinio arti di fovrana giurifdizione prima d
 i tempi 
<I,dl'lmperadore Lodovico Pio, fofIe fo íleí1"o che 
ricuf.'lre al prefente di venerarne gli inß.ilibiIi ora- 
coli 0 A fmcíltire un giudizio cosÌ finitho, che fi 
formò all' itnpazzata dagli incivili, ed irragioncvoli 
Cenfori del placi,do Muratori) deono baftare Ie di- 
verfe Apologie, ch' egli feee di t
mpo in tempo de' 
fommi Pontehci rabbio[amente infultati dagli Eretici, 
e da più d' uno Scrittore poco rifpetro[o verfo la 
So. SCl.le, eome trall' altre) univerfalmente applaudita 
riu[cì qnella de Nævis in- Relig,fonem ÙICftrrenÚhus F:.?!ë. 
da e{fo compoíl:1 in difc[a d> una Lettera del pre- 
nOIDll1ato Benedetto quartodecimo fcritta al Vefèo- 
vo d' Auguíla) la quale era ílata indcgnamente cen- 
furata dal Protdlante Criíliano Erneílo di \Vindhcim. 
Intanto gli Annali fi leggpno da i Dotti; fi pubblicano 
in più Luoghi, e prefentemente fi riO:alnpano con rut- . 
ta la maggior proprietà), ed efattezza nella hoririíTìma 
Città di LuccA 0 'ruttÏ gli StudioG della Storia d'ltalia 
ricorrono agli Annali del 
1uratori : queíli fi citano, 
que- 


. 



XJX 
qudH fi con[ultano, qud1:i fi con[ulteranno. per [cm- 
pre, non folam
ntc in Italia, in Germania ( quivi tra- 
dotti in Tedefco, e ftampati in Lipíia) , ma in Inghil- 
terra, in Francia, ove " per notizia pervcnutan1i in 
qud1:i giorni dall' erudito Sig. Propoílo Gio. Fran- 
cefco 
1uratori, del nofho Annalifi:a degno Nipo- 
te, intendo che la fu Sereni.íS. Infanta Duchefià di 
Parma ,dopo d' aver letta con piacer [ommo la pre- 
rente Opera, ne avea già ordinJ.ta la traduzionc in 
quella Lingua, quando colà lid hor dc 1 [uoi anni 
fl1ancò di vita tralle bracci3. deU' amantií1Ïmo Real 
Genitore.. In {òn1ma non v' è an golo, cred' io., del 
1\10ndo letterario, dove non fia peïvenuto oggimai 
un sì preziofo eterno monumento della dottrìna di 
Gueílo valente Scrittore. In una delle pitÌ illuílri in- 
ficme, e più utili Adunanze letterarie di ROIna (par- 
10 dell' Accademia di Storia Ecclefiaílica) non v' ha , 
fuor degli AnnaIi de1l' Emìn
ntilS. Barunio, Or era 
più frequentemente con[altata, degli Annali del 1\lu- 
ratori; e fe v' ha qualcul10 di que'dotti Acc:1demÌ- 
ci, che fì opponga al [entimento del J\1urcltori filJ
 
detto " circa al temporale Dominio, Ie oppofizioni 
non [ono in[ulri che :>ffendano la tnemorja di que! 
grand' U omo; ma ragioni che correggono gli errori 
de' h10i Anna1i. Ognuo d' efIì ammira [ommam
nte 
}' ordine dell' Opera, I' e[atta Cronologia , la [emplìce 
e naturale e[poíizione de' fatti, I
 ben fondata Cri- 
tica degli Scrittori, la fedeltà de dOCUnlec.ti, 1'im- 
parzialitl de' giudizj, e Ie [avie rifldÍ1.oni delle C)uali 
è corredata. A vea, gli è vero, C)ueílo [avio Ecc1c- 
fiaí1:ico la copioC'l Biblioteca Eíten[
 a (ua dî[poGzio.. 
ne, il che glì agevolò di 0101to una fatica, la quale 
fenza tale vantaggio, [arebbegli {tara in[oH:cnibìle å 

 z. ma 



xx 
ma quelto vantaggio non dee punto fcemarg1i Ia 
glorÜ, che ha giut1:amente con[eguita p
r averla in- 
trapre[a. 
lel1a immenfa fJ.raggine di avvenimenti) 
di hrccefiÌoni di Principi, di variazioni di Stari, di 
irruzioni di PopoH ihanieri, di gLlerre, di partiti, 
di fondazioni) di tradimenti, di Sette, c di mille 
c milJe altre vicend
, che concorrono a fm"marc la 
Storia d' lta1ia) avrebbe fpavcntati, e di[animati i Let- 
tcrati più infiancabili, gJi ingegni più attivi. II Mu- 
ratori benchè circondato da infinite occu
""azioni, 
affediato da mille cure, immer{o negli Studj, dopo 
à' aver mandate alIa Iuce molte altre Opere ragguar- 
devoli, e nd tempo che ne prog
ttava dell' altre, 
lì diede a quefio fatico[o Llvoro, e tra'
ndo, dirò 
così dalle t
n.
bre d
' Mano[critti, de' Diplomi, de" 
Codici o[curi!umi) ddle Croniche n1eno intAligibili 
infinite notizie, preziole 111eITIOrie, tefiimonianze fe- 
deli, 0 ignorate, 0 tra[curate., 10 riJuffe fdiccmente 
a fine., nel breve giro di foli quattr' anni) con lode 
ài tutti i Letterati, con gloria dell' ltalia, con ap- 
provazione de' Principi, con ammirazione del Mon- 
do; a fegno che non fono pochi quelli, che fiimi- 
no gli Annali dfere la più bell a , la più utile, e 
la più lumino[a delle fatiche letterarie di sì bene- 
merito Autore, e quella che veramente fiffa I' im- 
morta1ità del fuo gloriofo Non1e. 
Potrci riportare gli encomj fublirni) che il fa- 
pientifIimo Dottor Giovanni Larni (ornamento, e 
àelizia di Firenze fua Patria) fece di efii A nnali , 
unitamente a queUi d' altri U omini dotti) Italiani, 
e Stranieri; fe giuíl:e Iodi che furon date all'irnmor- 
tale Lltd9Vico .Antonio A41lyatorÎ dalle più cofpicue) e 
rinomate Accademie di Europa j la dedicazione pre- 
gla- 



XX} 
giatifIìma del di lui Ritratro in tela fatra dalla 50- 
cier.ì Colonlbaria di Firenze, per collocarlo tra quelli 
d' altri cd. Socj nd illo raro Muièo; e hnalmente il 
difiinto onon
 d' una Medaglia, decretatoli dalla So- 
cictà Albrizziana di Venezia; nla io reputo tali cofe 
note abbail:anza, e [ono certi11Ìn1o che chiunque leg- 
gerà qUt'il:' Opera eccdlente, concepirà degli Annali 
(/' ltalia, anche [cnza il lume dell' altrui voto, quella 
alta 1l:ima, e van
åggio[a idea,- della qua\e e1li fono 
yeramente degnitlllni. 


Oliil'I>$tJ'ltJ.I<ccl
. 


.. 


CAT A- 



.. 
XXI] 


C A 


TALOGO 


.. 


DELL' OPERE DEL PROPOSTO 
LO.DOVICO ANTONIO MURATORI. 


A Necdota Latina &c. Tomus 'I. Mediolani 16 97. in 4. Tomus II. 
Ibidem 1698. TC'mus III. & IV. Patavii 1713. 
Fita e Rime di Carlo l\1{lria Maggi. In Milano 1700. Tomi \T. il1 Il.. 
I primi Dìfegni delia lSepubblica Letterm'ia d'ltali.'l, yubatJ at ftgmo e 
d
nati alia curiQjità de g/j a/tri Eruditi da LamirJdo Pritanio. In Na. 
poli (Venezia) 1703. 10 8. pagg. 96. 
Prolegomena ad veritalis & pacis amantes, præmÍffa Operi, 'cui tiruIus: 
!?-Iucidatio AuguflÙtianæ de di'Vina GI'atia doftl'Ìtlæ &c. Cololllæ 1 lor. 
In 4. 
Della Perfetta Poeþa Italiana. Tomi II. in Modena 17')6 in 4. c 
pofcia in Venezia ntI I72.J. colle Nore critiche dell' Ab. Anton 
lvbria Salvini, cd ultJm
mente in Venezia I' Anno 17-+8. 
lntroduzlone aile Paci pri'lJ
1te &c. in Modena 1708 in 8. 
Rifle.flìorJi fopra it Buon Guflc intorno Ie Scienz.e, e Ie At.ti, {otto nom, 
dJ Lamindo Pritanio. In VenezIa 1708. in 12.. Furono -polcia ri- 
fiamp.He infieme colla Pane II. in Coloma"( Napoli). n<:1I' An. 
no I7If'. in 4. e d. nuovo -in Venezia ne gJi Anni 1716. 172.
. 
17+2.. I7fi. 17fL. 17ff. in due Tomi in 12.. 
Offirvazioni fopra una Lettera intito/ata: II Dominio temporale della 
Sede ApoUohca fopra 1a Cmà dl CornAcchio. In Modwa 1708. 
fo!' c in Francfon 171 J. Tradotto in Fr.1nzeiè aU" Haja, 1710. 
Ål'lecdota Græca &c. Patav1Ì 17 0 9. In 4. 
L' ./lrticolo XJlI. del Torno V. del Giurnale de' Let/erati d' /talia, in 
cui Ii dà l' Etlratro de i J7erji e Pro/ë, ticcome del '.léatro d! Pier 
JacoPð l\1artelLi. 
Supplica di l<ina1dø L Duca di l\1odena alia S. Cef. i.11'aeßà di Giufep. 
p
 1. Imperad01'e, per Ie Controverjie di Comaccbio. In ModC'Oa 1710. 
foJ. e p,)lcla tn Francforr net 17 1 3. 

iflioni Coma"hieft. I n Modena 17 I 1. fo1. c di poi in Francforr nel 
-I7 1 3. 
Pita e Rime di France{co Petrarca &c. In MoJcna 171 I. in 4. cpo. 
fcia ,in Venezia nd 172.7. cd u,unumt:me in Venezia net 1741. 
Pita del P. P{f;(Jlo Srgmri Juniore, ed Efcrcizj Spiritual; feccndo il me- 
todo del medejtmÐ Padre. rami II. In g In Modena 172.0. Queítc 
due Operene 10110 ftåte ri thmpate più volte: in V cncz.ia) c l' ulri. 
ma di queLle Edizloni icguì 1le1 I 7f )' 


Pie. 



xxiij 
Piena E.fpojizionl! de i Diritti lmperiali cd Eflen(i .fopra /a Città di Co- 
macchib. [n Mod::na 1712. iol. Tradorta in Franzefe fu tbmpata 
in Urrecht ne1 1713. in 4. 
Governo del/a Pefle Politico, A/Mica, ed Eccleßa/lico. Tn Modena 17 1 4. 
in 8. e di nuovo ncl 1721. colh Rela;:;io;J del/a Peflc di A1arjìgtia. 
Fu ri!lamparo eziandio in Milano, Torino, Breki;J., e Pefaro in oc- 
cafton dl dctta Pefle; e moIre altre E dlzioni ne G.H10 flare fane in 
occaGon di quell.! di Md1ìna. Le prime duc Parri di qudlo Trat- 
tato furono tradotte in I nglefe, e Ibmpate a Londra. 
De /ngeniorum il1oderationc in Rel
'!)onis negotio fub Lamindi Pritanii no- 
mitle. ParilÏis 171+. in 4- Colol1l.'C 171f. mox Francofurti 17 16 . 
in 8. deinde V cronæ, dcniquc Vencriis, Annis 17 2 1. 17 2 7. 174 1 . 
17fZ,. 
Anticbità EflenJi. Par. l. in Modena 1717. fo1. Par. II. 1740
 
DijàmÌtl
 di una Scrittura intitolata: Rifl10fla a varie Scrinure in pro- 
poGro della Controverfìa di Comacchio. In Modena 17z.o. fo1. 
Del/a Cal'ità Crifliana, in quanto e./fa è Amore det ProjJìmo. [n Mo- 
dena 1723. in 4. polèia PIÙ ,'oIre in Venezia, l' ultima delle quali 
Edizioni fu f,\tra ncl l'7fI. Q1efto Trattato tradorro in Franzde fu 
fiampato in Parigi 11e1 174r. in Tomi II. in n. 
Rerum ltalicarum Script ore:, &c. V oll. XXVII. fot. ab Anno 17 2 J. 
ufquc ad Annum 1738. Mediolani. Prodiit a
rer Tomus Anno 17fI. 
& alrc:rum expeébmus cum I ndice gcnerali. 
Fita, ed Opere Criticbe di Lodovico Caflctvetr,. In Lione (Milano) 
17Z,7. 111 4. . 
Alotivi di credere tuttavia a{cofo, e non ifcoperto in Pavia t Anno 169f., 
it faa'o Cor po di S. AJ,oPino. In Trenro (Lucca) 17 
o. in 4. 
La. Filofòfia }\,1orale &c. in Verona 17 3f. in 4. porci
 in Napoli I n7. 
111 1\1\1:1110, e u1rirnarnente in Venezia 17f 4-- in 8. 
Primo Efame dell' Eloque:J:za Ita/i-ma di MQ 
fg. Fontanini" fenz
 il luo- 
godcUa lhmp.l, 17-37. Fu rilbmparo in Rm'ercto (VenezIa) can 
<1u.lkhe Aggiu\lra ncl 17;9. nella Raccolta intitolata: EJami di varj 
Autot'i fopra il fuddetto Libro del Fontanini. 
De Paradifò. &c. adverJùs Thomæ Burneri librum De fatu mortuorum. 
Verl)næ 17
8. in 4. & Vcnni\s ''''ff: in 8. 
Antiquitates Ita/ieæ medii ævi &c. Tomi VI. fo1. Mediolani ab An- 
na 1-38. ad Annum 17+3. 
Fita, di ./Jiellàndro 
a.ll9ni. In Modena 1739. in 8. ed in Venezia av
m- 
ri il Poema ddlo ItdJo TalToni, intnolato: La Seccbia rapita. Fu 
accrelciuta qucUa Vi (a dall" Autore, e di nuovo Hamp:na in Mode- 
na nel 1744. avanti 10 íldTò Porma in 4. cd in 8. c pofcia in Ve- 
neza nel 1'7'47. 'in 8., 
Novus 
hefa[lrUS ve/el'um lnflriptionum. Tomi IV. fo1. Mediolani ab 
Anm 1-39, ad 1743: 
De Superflitio;;e '1:Îtanda, rub nomine .Antonii Lampridii. Mediolani 
(V cm;uis) 1742. in 4. 


De 



XXJV 
De i difett; del/a Giuïifþrutlenz.a. In Venezia 17-P.. fo1. in Napoli 
in 4. e in Trento in 12.. e di nuovo in Venezia 174
' in 8. 
Epifl
/æ rub nomine Ferdinandi F'aldefii, five Appendix àd Librum An- 
.[onii Lampridii de Superftitiol1e vitanda. Mediolani (V enetiis) 174-3. 
,in 4. 
II Ct'ijlianefimo felice nelle Mi1Jionj de i Padri de/la C,mpagnia Iii Gesù 
neJ Pat'aguai. Par. l. in Vent:zia 174
. in 4. e la Pal". II. nel 1749. 
e di nuovo nel 17f2.. in 8. vol. 1.. e la Par. l. tradotta in Franzcfc, 
e fiampata a ,Pangi nel 17f4-. 
.I1nnali d' Italia liat principio dell' Era Ct'iftiana fino alt' .Anno 1749. 
Tornt XI I. in 4. In Milano (Venezia) dall' Anno 1744. aI 1749. 
in Roma dipoi in Tomi XXIV. in 8. colle Prefazioni Critiche 
del P. Giukppe Catalani dell' Oratorio di S. Girolamo della Cari- 
tà; in N ap0h, e di nuovo nell' anno 1 7n. in Milano (Venezia) 
in Tomi XVII. in 8. Sono 1l:ati tradotti in Tedcfco, e llampati 
in Liptia. 
Delle F()rze dell'I.ntendimen/o umano, 0 lia il Pirronifmo confu/ata. In 
Venezia 174f. in 8. po[cia nel 1748; ed ultirnamente I'anno 17f 6 . 
Della Forza deL/a Fantafta. In Venezia 174f. in 8. e di nuovo collo 
ftdro Anno. 
Lujìtanæ Ecclefi::e Religio in atlminiflranlio Pænitentiæ Sacramento. Mu- 
tinæ 1747. in 4. . 
Della Regolata Divozione de' Crifliani" [otto nome -di Lamindo Pritanio. 
In V{'nezia 1747. in 8. ed ivi pokia nel 1748. e I7f2. in 12.. In 
Firenze, e in Trcmo 17-+9. e due volte in Napuh colla data di 
Trent<> in 12. 
Yita di Benedetto Giacobini. In Padova 1747. in 8. e tradotta in La- 
tino in Venezia nel 17ff; e di nuovo in Padova nel 17f3. 
Liturgia Romana vetus. Tomi 11. fa!, Venetiis 1748. 
RifpoßII {ouo nome di La.mindo Pritanio ad una Leltera dell' Eminenti(s. 
Sig. Cardinale f5<3eril1i intonw alia diminuziolJe delle &Jle nella Rac- 
&olla delle Scritture concernenti queHo argomemo, itampata in Luc- 
ca nel 1748. ed ivi ri(lampata l' anno 17f2.. 
.De Nævis in Religionem incurrentibus, five Apologia Epiftolæ a Sanéfiji. 
D. N. Beneditto XIF'. Pontifice Maximo ad Epifcopum Auguflanum. 
Lucæ 1749. in g. 
Del/a Pubb/ica Felicità, oggrtto de i buoni Principi. Lucca (Venezia) 
1749. in 8. c verameme in Lucc:l nello 1lello an no . 
J)ell' /njìgm '.Ta".Jola di Bronzo fpettante a i Fanciul/i e Fanciulle A/imen- 
tar} di '.Tra}ano Augufto neJi' ItaJia, diffotterrata net 
erritorio di Pi,1- 
tenza i' Anno 1747- 1n Firenze 1749. in 8. e di nnovo nella Par. U. 
delle Simbolc del PropoHo Anton-fi'rancefco Goti. 


OPU. 



xxV 
Opufcoli del M uratori, ftampati Era le 
Opere d' altri A utori . 


rÙa'di Carlo l
1.'lria Alaggi, e di Francefco di Lemene, fono nd T 0- 
rno I. delle rite de gli Arcadi. In Rorna 1708. La fcconda fu [ra- 
dona in Latino dal Chiarifs. Donor Gio. Larni, e fbrnpata nel 
Torno II. inrirolato: i\lira/'ilia Italorum Eruditiol'le præflantium. Flo- 
rentlæ 1747. , 
Fìta Caroli Sigonii. E' fiarnpata in frùnte al Torno 1. delle fue Ope- 
re dell' Edizion di Milano nel 1732. 
Fita del Alarchefe GÙw-Giofeffo OrJi. In Modena [73f. in 8. e di 
nuovo nel Tom.) I I. delle file Opere. E' flam rifiarnpata ancora 
nd Torno XI. de gli Opufco/i del P. Calogerà. 
DifJerta::::.íone fopra un'IfcriziMe ritro'i:atù nella Città di Spello. N el 
Torno (udder[O de gli Opu!èoli Calogeriani. 
DijJèrtaziofre /òpra /' AJcia Sepolcrale. In Rorna 1738. net Torno IT. 
Je i Saggi di Diffet'tniollÌ dell' Accademia Et
'uJca di Corlona. 
rita Rayn:J!di /. Duâi lIfutin,
 ,&c. Imer iUc'J!1orabilia Jlalorum Lami;, 
Tom. l. Flo
'coriæ 1742. . . 
_ rita Francifci 'Tvrli. Præmi(fa ejufdern Operibus, Veneriis editis An- 
no 1743. & denuo recu/ìs Annu Iln. . 
Di.Jèr'll:.:âone Copra ,un' f/àizione jþetlallte alia Ciltà at Frejus in Pro- 
''.}e,1za. Nd Torno XXXI. de gli ,Ppufcoli CaIogeri:1Ili 1744. 
Di.ðè
'ta::::.icnc fipUJ i Scr'l:i e Lil'ct"ti a;lfÙhi. 'Fu Üarupata nel Tomo I. 
pelle ftlemor'ie della SoÛet(l Co,on!.þaria di Firenze. 1747. 
plaâtui1J R.2vp,taæ :;p.Jd .frljjè.iJ
 JJ-fbitUTIt, a S)'lvejlro /1. P. 
tone lJI. Augriflo, & a Muraroria illufirarurn. In Vol. 
Gùrian. Flor.:nt1o.C'1747' 
J .1 t J 
Lettere del M l

atori, fian1pare feparata.. 
.. n1cnte, 0 in[erite ne'Libri d' alrri 
J Autori. 


AI. & 0 t- 
v. 6ymb
 
l 


Leltera a i genero.fi e corteft Lot/rrclt; c/' /talia, in 4. ma fenza data. In 
Venezia 17 0 f. I 
Lettera in dife1J. del Marchefe Gio'Van Giofejfo Orji, e di un pa(fo di 
Lucado. BoIogOl 1707. e pofcia in Modena 1735". fra Ie LetJere di 
diver.fi A:/lori in propofito delle' Co'1jiderdzÙmi dello fiel1ò Cavaliere 
f(lpra il Libro imirclato:. La maniere de bien penfer &c. 
EJiflola ad Jcannl!m. Allcr
Hm Fabr'icium, feript,,, l\!utÙlæ /d. Oélobris 
17 0 9. Vel. c,ornmenw-;um de rita & Scriptis Joan. Alb. f....bricii 
cditum ab Herrn. 501rn. R.eimario H:1rnburgl 1n7. 
TOrn. /. ,
 Er:- 



XXVj 
Epiflola lld Cl. V. Godefridüm (;'l-iliel,,,,um Leibniti<t-.z de connexione Brrm- 
fllicl
lis f1militE' cum E/l
,"1Iì. Edlta \11 Tüm Ill. Scriptorum Bnm- 
[zÛcc,ýi:J i/luj1rantium. e}uld_'m Leibnit ii . 
Lrttet'.J f;)rro nom
 di LæmÌiJdo Pritanio aJ ttI'JO de gli ,,1 lori del Gionule- 
,F Ifalia. t>.1J 1.::n.1 1"'716. E' nata nlbmpara nell.1 Pr-:f:\zione ali' ul- 
tima EJiziooe ddl' Opera de Ingeniorum 
'Ilodcratio}tc, fatta In Vene- 
zia nd 17f2.. 
Ep
flola ad C/o P: Joha1J11fm Baptifiam Dav;ni,I'J1 de potu vini c.alidi. 
Murinæ 1720. & 172f. inter ejusdem D.!vJI)lJ Tuératum de eodt:m 
argumento. 
Let/eta alt'lllufiriJJimo Sign9r Apoflolo Zeno &c. intorno alI
 ca<
itmi ddltt 
dimora di -TOíqU'lt(). 'Faj[o in S. ,,1nna rfi Fe-ITaya, E' ttampata nd 
Torno X. ddl' Opere del Ta{fo dell' EdlZlon cominciata in Vene- 
zia nel In2. 
Votum Ludo'l-'ici Ant<mii Ml ratorii circa Differtatitmem de jejuniò, cum 
eJu ccwnium crmjungendo ab Alexandro Mantegatlo exaratam. ExtJ.t 
in Libelh), cui tiruiu'\: Giudi::;ÙJ del dottifJimo ed eruditi{s. Signor 
Dottewe e. ProPQ']o Lodøvico. At'Jfonio A1.tratori intorno la DiJ!erta:;:,ion
 
latina de Jejunio &c. imprdfo Parmæ In7. 
Lettera al Signor Co 1te Ferdinando S cofti fopra la Comu11ion nella l
lpJ!a.. 
fono il di 8. Settembre 17+3. E' H:ampata con alrre Lcucre tuBo 
fie(fo argomemo, ma fcnza i1 lu.)
o dclla fiampa. 

ett$ra al SignfW" C,nte Giy.(ep.pe A1.1.Tia Imbonat'i, in lode del Signor- 
Abate Fral1l;efco Pltricelli A1;i:mefe, celebre PfJeta. E' imprdlà avanti 
Ie Rime di e(fo Puricdli I.bmp lte in MIlano. 
Lettera at Signor Ab1.te AnJ!)ol Maria BandÌJzi [opra I' Obelifèo di Campo 
Marzo, fatto ftoprire dal regnante S(lmmo Po.ntefice.. Si lcgge dopo la 
Dif1èrtazione lopra il meddìmo Obdllco, Ibmpata 111 Roma nell' An... 
no 17fo. daUo tl:e(fo Bandil1i. 
Let/ere due a/ Signor Giufeppe Pecci, Sono impreffe avanti Ia rroI
l- 
fione d' effo Pecci fopra i P,oegi della Lingua Creaz, rutampara In, 
Napoli nel I7..H. 
J.101re alrre Leul're del l\1uratori fi veggono in alai Libri; ma fie- 
come pubblicare per 10 più fenza fua laputa, e conrel1eori [olamen- 
te lodi de i 10ro AULOri, cosi fi tralafcia di dame contez.
. 


Opere Poftume.> 


De ; Pr
gi dell' Eloljuenza. POpolaN. in 8
 Venezia 17fO. e in Napoli 
colle Poefie del Muratori già fbmpate. 
Dij[er.ttsziom [opra Ie AlZtichità /taliane &c. Tomi 111. in 4. in Mìh. 
no (V enCz.lo1) 171'1. e pOlè;ia in Roma e in .Napoli I7ff. 


Ope- 



xxvij 


Opere Ineditc... 


DiffertariD de Barometri deprejjîone. Ad Rever. Patr. Bachinium. 
Pan
gyric _ Lud/Filico XIV. ChriflianiJlìmo Galliamm Regi. 
Sette DijfertaÚoni Accademicbe jopra varj Argomenti, recitate dal !\.lu. 
ratori in Modena prIma di portarfi a Milano. 
Di/!èt"tatio de Græc.e Linguæ lilu & pr.eßantill. Ad N obilifs. V. Gi. 
benum Borromæum infcripta Anno 169J. 
Dif/ertatlo de primis Chriflianorum Eccle.fiis, Anno 1694. exarata, & il... 
Iu !1:ri PræCuli Antonio Felici Marfilio dicata. 
Dijferta.'io ,de fairtlrUm Bcifilicarum apud Chrißianos oYigine & appell". 
tione, Anno 1709. literis confignata. 
LeziollÌ di Filofofia A10rale per iflruzione di un Principe. 
Sette DiJèorfi [pettanti a gli EçclejiaßiÛ, recitali in occajione de g,li Efer.. 
cizj fpiriluali. 
Diftorfi delle NO'Vl11e del Natale per gli .Anni 1718. e 1719. 
DiffirtatÙJ de Codiu Carolino, five de novo Legum Codice inßituendo. A4 
Auguflil1ìmum Carolum VI. Imperatorem. 
DijJèrtazione fepra un t;nÛc{} Docu'i'JJ(Jnto del ldonaflero dtil' .Avellan",. 
Efpo.fizione del Pater noneI'. 
Parafrafi de' Salmi, ma non compiuta. 
Lettera ftritta in nome d' una -Signora lngltfe Cattoliça aà un lngleft P,.,- 
teflante (uo Congiunto. 
Rifpofla [econda all' EminentifJimø 
erjni ;nlDrnø a//", Diminll;(íÌon d!lll 
Fefl
 . 
Yaru Pcefie, tanto ltaliane che Latine.. 


." 


PRE
 



. 



1 


:.'. 



XX,.X 


.. t,,, 


PREFAZIONE 


DI 
GIUSEPPE CA T ALANI 


.At 1. Tomo delJ' EdizÎone Roma1Ja. 


M OhiplicandoG con diverCe Edizioni 1a celebre Optra 
t gli A N- 
N A LID' J TAL I A di Lodo'Vico Antonio Alumtor;, c mrov:mdo!ì 
in effi alcune coCe dette dal\' Amore, ficcome mohi n:ìn gmdicaro., 
con qualche pregiudizio della Sede Apoilolica, e con poco rilpt'tto d'al- 
cuni Sommi Pontefici, fi è penfato far qui in Roma un.) nuova Edl- 
zione de'meddimi Annali colla confutazione di quanto all' ApoHolica 
Stde, ed a'Romani Poncehci fembra d' olrr.lggio, in tame I'ref'!ziooi, 
le quali fi metteranno al principiò'di ciafched'Un Torno, acciocchè chi 
è poco verfato nella Storia EccleGatlica fcrina da gravi, e {inccri Au- 
tori, e ne i drieri della medeGma S. Stde, confermni e fiabiliti dal 
pofidfo di ranti fecoli., e da\la. Venerazione di tanti Principi vnfo la 
Chiefa Romana, che è la Madre dî-' tl1[tj, ed a cui tutti fonD foggttti, 
non prenda equivoco alcllno., 0 fcandolo dal deuo di qualche Scrittort, 
o purt dai difetti di pochi Papi in quefii Annali rile\'ati, e confe- 
guenrcmeme non perda il (ommo milt., che in ef1à opera fì fcorge, per 
alcune cofe, che fono sfuggite, ptr dir eosi., da\la rc:nna, c dette an- 
cora con qualche prcgiudicara opinione, non ptnfando giammai I' Au- 
tore, celebre non meno per la pied, che per b donrina, ficcome a 
turti è noto, d' oflènd
re pumo la Sede A poHolica, fe fentiva dlver- 
famtnte in quel che riguardava gli afl-àri civílí della meddima. 
E poichè non maneano in L Roma , ed in tutco il Mondo Catto- 
lie? Uomini dotti, e zdanti, i quali pronramentt fi fcagliano contro 
dllunque ardí(ee toccare ancora Ie core tcmporaIi, e civiiJ dclla Chie- 
f,! Romana, avendo uno di effi, ch' è un A aonimo dono SCrin'Jre delle 
N o\'cilc Letterarie, cht gli Stam:1arori Pagliarini ogni Mefe pubbli- 
cano in Roma, con fommo ardore Idcclamaro comro I detri AIlIU)i, e 
fcritto, che fjllejli flno unQ de'Libri più fataU al Principato Rom:mo, 
non mancò il Muratori nella eonc\u{ìone, che fa in fine del duode- 
cimo Torno, di fpiegar fcmprc PIÙ i fll'Ji femimemi, co\ rifpondt- 
re: " che fe m:li per dilàvventura fi trovJ(fe un Irnp-:radore eotallto 
" pervtrfo, che \'o!-:(fc ruÒare il Principato Rom.1!1o CO'>I giuflo, cosÌ 
" antico, e confam.\to da.l {ïgillo di tanti [ccoli, e dal conl"cn(o di 
" tan- 



xxx 
" tanti Augu íli: ('gli non 
vr l bifogno di quefij Annali, nè d' altri 
:)J. libr
 t'c
 fJre del m
le; A l.ui ba,
tranno i 

nfiBh èdle fU(' emr'c. 
" c dl(ordmate paffiom. Ma dl Gnllh AU,Ç!uHl e Ja fperart, che nillno 
" mai nc verrà. Chiunque fra'Regnami Critliani lå cora !ia giu1tizia.. 
" fa eziandio, cbe i DOrQinj, e dimti ílabilici da lun
<\ ferie èì tempi, 
" e maOimamente di piÌ1 fecoli, c: da \lTla taeita rin\l.o'lia di ol-ni rr
: 
" ttnlìonc: lòno per così dire, con[ecrati ddlc Lcggi del Crilti:mc. 
" fimo, c deìla Pref(:rizione. Altrimenti tuno farebbe confufionc, e 
" niuno mai fi troverebbe ficuro neUe rue SIgnorìe per antiche, 0 an- 
" tichil1ime che folTero. 
Tuna quel1:a rifpofia del Signor.kltr/tltori quantonquc poteffc 
fervirli d' una fort
 A pologia per li i"uoi Annali, fèntCndo però egli, 
che in occafione d' effi:re ftatc proibirc d.U' I nq\Jifirore Gcncrale di 
SrJagna cene Opere del celeberrimo Cardinal Noris, per altro flam. 
pate in Ifpagna Gno dal 16.98. con approvazione del Re Cattohco, dc:i 
fupremo Configlio di Caniglia, del Velcovo di Salam2nca, de' Colle... 
gj di quella inclita UniverfJtà, del]a Sagra IuqtJiG1tone, e <kll" i(teffo 
Jnquifitort d'aHora, a cui fmono dcdic:nei fentffldo, difii, chc an<:hc 
il Regnanrè Sommo Pomefice BENEDETTO XIV. in una fita lct- 
t
ra mandata al m(:demo Inquilitor
 di Spl)ßna, nella qm!e il Sapiell" 
tillìmo Beato Padre .dicea, c11e l' Op
re d
gh Uomini gr:indi non íi 
prOibivano, come effo aveva fano di queUe del fu Cardi1'1Jl Noris, 1\11- 
corchè in eOe fi trovino alcune cofe, cht: d ;fri:1Cciano, (quando pnò 
non riguardino la Fede, 0 la Religionc) e che merircrebbcfO, it: fo[- 
fera ftate ferine da altri, pratbizlont., ferino parimenre av
a, che 
nell' Opere del .ðfttral()ri vi erano cofe dcgne di riprenlìonci ctrcò 
fubito il piiOimo Amore ricorrere a-1b Clcmenza del 'Santo l)adre con 
'una lenera tutta offcquiofa, cd umile, pregandolo, (he gli 1ì n()tifi
 
cafiero dene cofe per ritrattarle. La coria di qtId1:a Lenera è !lata 
già flampata, e ri1bmpara dal Giornali1ìa Fiortntino, ed in qudl' an
 
no ftel10 I 7p. in un Libra il1titolato .Apoteoft jllv.ratoriana, o.fia mo. 
lIU11Iento per fa Dottrina, Pietà, e Rcligione del propoßo Lodo'l..'ico Af1lra. 
te;'i &c. del quale fa mcnzionc i1 Giornali!1:a di Vene7.Ìa a1 n. p. per 
il dì I I. di Senembre 17fI. nella data di Modena. Abbiamo noi 1ti- 
maw di riferir deua Ltttera in quefta Pref:!ziC'ne, e l' abbiJmo copiata 
fecondo quella, che con(erva(ì tra i ManofcrittÌ ddla celebre ßiblio. 
teca Cafanatenl
, ed è la fcgutnrc::. , 
" Con tuna raífegn:!zione ed umilàzione (tnto dalle comuni \'oei, 
" quanta daUa S. V. 1iaG deno di me nella fua Lenera all'lnquifi. 
" tore Generalc di Spagna: e dalle voci non folo, ma dalle lrcffe pa. 
" role della S. V. a me riferite femo, che l' ua8. mana ha Iparfo ful- 
" mini, e nondimeno daIl' alua fono ulèiti raggi di lòmma Clemenza. 
'J; Con tutto ciò non lafcio di trovarmi in una dJ-rerna confufione, 
" anzi defolazione, perchè durerà in eterno l' Oracolo per me fundio, 
" nè li porrà levar di mente a i preftnti, e a' pofieri, che io fenza con. 
" danna formale 1Ìa ftato condCl1nato, e chc 1ì polfano credere maggiori, 
." an co- 



XXX] 
" I\n('ol';\ di qud che (000 j f.111i, e dcmcritj miCI. In qu!"!1a rroppo 
" f.;)'ìb.lc mi.! Jllãvvt'J1tuT<l io non provo altro Ú)llievo Ie non la c. r- 
" rcZL.a, che dunno ruU.lVla Ie y\i"ccre pateme di V. S. ver(, (
I.I
itO 
" illq i\'t'nruraiO h6lio. Anirnato dunquc dot titl fidllcia mi fo anImo 
" di prolb .Irmr a'rum Santi Piedi, cd implorare per grazia, che Ja 
" S. V. {i degni d' ordinar!', che mi {ieno indi,:ate Ie colt: dt'z?;n. di 
" ccnfura, :tú:lOcchè 10 palT.! rttrarrar!e, e coi pemimemo, e c"ll"ub- 
" bidtenza (p
r-are d' oucnerne il perdo'1o. CosÌ dalle Helle Parerne 
" mani, ond' è venura la ferita, verrà. anche qu,\lche rimedio: nè re- 
" tlerò 10 cfpotlo a chi col tempo avdfe per me un cuore men cari- 
" t:1[ivo dd lua. :\luova.fì la fm gran C.mtà, e quali dit1i anche la 
,,' Giu{bzla. a conccdere tal ril!í1To al mio povero nome, E ql11 col 
,,. bacio de'Sami Piedi,. e cnl!a p1ù proti.-mda V cnerazione mi raí1ègno. 
Fu fcrina que{b a fua S.lntirà dal l1fJtratori, a cui il Sommo [->on- 
te6ce rifpole con amorevolczl.a indicibile, lodando I' Amore, ed at1ìcu- 
randolo, che fi era Eg:i nella fuddctta Le[[era fcrjrra all'lnquilìrore 
Gcnerale di Spagna lolramo rifenri[O per alcune cofe, ehe riguardano 
il tempora1c de' Papi 
 non potendo ncgadì, che negli Annali d' halla, 
princlp.llmenre dove il l
luratori c:bbe frequente mDtivo di parlare della 
Cone di Roma, poteva, e doveva egli con mlggior rifpetto ragia- 
narc de' drini, e de gli affari Cìvili fpett3nti a que! governo, ficcome 
gli tleffi Amici dd jl,Ptratori h,m conofciuto, al1lt dieo- francamente," 
che il medctìmo ,Uuratori, il q'1.11c f
nzl ?ub!Ji.:>, (fe non. foí1è !.taro 
prevenuto< dalla moree) avrebbe meglio fp",:g,m: alcuoe cole, c
 a1rre 
ancora riuan:1te j tanta era la fm. doci!irà, e riven
nza alla Chlda Ro- 
mana, ed ai S,Jmmi Pontefici, e fpeeialmente 301 Regnante S..mriIIimo 
Padre BENEDErTO XIV., ficcome 10 ane{bno Ie fu
 Ut't"re, 
colle qu.\li non folam
nte ha illutharo Ie cofe L'tur5iche ddla Chidå. 
Romana, ml aneora ha difefo più P:\pi da gl'lI1fulri de gli Ercuci, 
cd anehe di cèrti Scrittori poco rifpcrrofì alla Sed.: Apottolica, c che 
plefero in tini{lro Ie gloriofc azioni di molti Som:ni Pontc:f1ci. 
Comunque fiafi, merita va cerramente il Jt.l;tratori benemeriro ddla 
ChieCa Romana, dell' halia, e di tuna la Repubblica Lerreraria, che 
j fuoi AlJnali dopo il ricorfo fano al Santo Padre, fi ri tbmpa(fero in 
Roma colle giulte fue confurazioni: meritava, chc uno de'luoi amici 
efcguilTe la fua volomà, giaechè la mone non diede tempo a h.l1 di 
mandar-la ad effetto. 10 dunque,. che ho llimato gli amicI viventi, e 
fpeci
1lmcnre gh Domini doui"c pii, O:imandoh anCOI"a dopo 1:1 mOTte, 
mi lono pref."1 volemieri la cura di f:tre Ie confuraziani opportune 
a'detti A"nali, avurane però prima la faco1r:ì. efprdlà dal Regnarne 
SOMMO PONTEFICE, a cui ho dedìcato il Primo Tomo,dove ho 
pollo ancora i motivi di quefia nuova ritlampa in Roma; C mi pro- 
tdto di fare Ie medefime, folarnente dO\'e fa bifogno, e fènza enrrare 
nella mente del)' :\utore, la quale ficcome appariice d.llla fua Vita, e 
d,llle tante rue Open
, fu cerramenre fornita dl U!1a ff'mma Pied, e 
di una immén[a Dottrina. La riftampa fi fa fecondo l' Ediz.ionc 
àtta 
ID 



... 


XXXI] 
in Milano, a fpefe, come ivi leggefi, di Gio. Battifla Pa(qu:lli Li- 
bn1jo Veneziano, ma ptrò fecondu gli efemplari mandati dall' Autore, 
giacchè gcn.:ralme
te nelli altri. VI lo
o delle variazioni. Per que! che 
rI,guarda qudt,o 
nm
 
?
O, n
ente: 
I occo
re 
a c?nfutarfi, bafi.1 ptr 
(omma lode d ello qUI ntenre clOcche ne fcn(fc II Glornolliita Romano, 
Vomo di non volgare EruJizione, neBe no\"dlc Letrerarie, che Ham- 
pano i Pagliar:ni, il di cui giudizio è cÎprdfo nel Giornal
 dell' an- 
no 174f. alla pagina B. &c. nel fcgueme modo. 
" Appartiene certameme aHa dignit;), ed onore di qualunque colta 
" nazionc l' avert: UII corpo ben ordinato d' I!1:oria, dove fi comen- 
" gano Ie memorie d
' grand
 uomini, da' quali, 0 per 10 militare va- 
" lore, 0 per la [avlezza dl ammJ/uitrare Ie faccende pubbliche, 0 
" per la cohura delle Scie
zc, 0 pcr l' invcnzione, ed accreCcimento 
" delle arti, che recan? utile, ed ornamcnto alia vita, è fi.na a gran- 
" de, ed illu!lre 6ma mnalzata. L' halia, che una \,'Olea è nata il do- 
" micilio del valor guerriero, e la Stde della civIl prudtnza nd ben 
" govc1I1are i Popoh, c che ricevme dalJa Grc:cia Ie ani, e Ie fcien- 
" l.C, Ie ha fparfe poi (nè qudlo una fola volta) rer euu
 l' alere Na- 
" zioni barbare, cd incolte, manca di un corfo feguito della fua Sta- 
" ria; ed è ddìJerabJle, che qualche giudiziolo e valente Scrittore 
" rivolga l' animo ad imraprendcre una sì lode vole , e belJa Fatica. 11 
,., Signor Lodovics AatolJio j!!lIratori, Uomo Chianßìmo per tame fue 
" oper
, da lui in lami diverli argomemi pubblicate, dando alia )uce 
" gli Annali d' Itaha d.1H' anno I. dell' Era V olgare fìno all' anno 1 po. 
'1 porge un cfempio, 
he può eccitare per :1\'\'enrura qualche altro 
" fegmlata ingegno a ICI:iY
rc l'lthn:ia d'Iralia dal tùo principio fino 
" all' anno, di dove cornrnclano queLb .-\nnali. II low celebre Amore 
" colla gran raccolta de gli, Scriu
ri del
e cofe d' halia aveva (ommi- 
nilhato abbondante materlJ. a du avd1e voluro fonnarne un.1 Sto- 
" 
" ria, O1a poichè Idd,io gli l
a co
ceduto tam a vita, e (alme; egli ha 
" creJuro doverne lUI medebmo Inrraprenduc qllell:' Opera, la qllale 
" egli ha condotta lolam(l1l
 tino all' anno I fOo. poichè da queUo fi- 
" no al 1738. egli ha ne1lJ. lècond.1 pane delle A michità EilcnG Ie' 
" uni\"crf.ah avvcnture d' Iralia, come cßo dicc, abbozzate. 
" La natura di Opere:1 faue, non è tale, che lè ne poílàno 
dare gli Eltr:mi; non eralalclcremo nulla di meno d' accennare al- 
" cune cofe, ,he t-:mno inJlzio del pregio di quell:i Annali. 
" Prim:cLlmcnre {ì .YeJe in tutta. l' Oper.! ad una (omma chia- 
" rez
'a congit:nt:l l.1 brt;.virã, c ndl' acc
raeit1ìf!1o ra.cco
e? de' f
tti 
" una m.uaviglio!.l plcclhonc., 
Iel 
he e dubblO[o .it lalcla nel !1I0 
" dubbio, c moIre cofe da gIJ Amon raccontatc vanameme, (ì nfe- 
" rilcono nella nuniera, che Ii puo credere p:ù probabilmemc cíl
re 
" fuccedutc. S
 avvenono qu.1lcht volta anche ói un mcdeGmo Scr
t- 
" tore varj luoghi oppotti uno _all' alt1'o 
 o. più tollo, fi. danno per i
- 
l' {petti, e gualb quci tali panl, dove h ntrov
no Sl, htt
 
ontr.ldl- 
" zioni. Molti f.\1tI pafii in un particolarc: anno da' PIÙ dom Cr
no- 
" logt- 



XX
!1 J 
lo g ifti {i P on g ono 0 all' anno prccedente , 0 2d a1cuno de' fuf1ègllcnri, 
" 1 h b ' . 
indicatanc in poche paro e una clara, e en conYlnccnte rag lOne . 
:: L' A
tore pone in oper,a la !u.a \'J
a Erudi.zione, e pcriz;a ,ddl'
n- 
tichita in rimettere ne Fan. I ycn Confoh, ad a1cuno de GU.1lt 0 
" aggiugnc il Pn
nome, che fin' ora 110n fi fapeva, ovvero offer\':1 èo.... 
:; verfi GlIefio kggere, alr
imcmi di qllel_ che fi era .!cno p
r i'lI1- 
" nanzi, c d' altn ferma II vero I'!ome 1t
1' ora tra gl1 erud
tI. dl.rp':l
 
tato. Al qual effeno molto ha glOvato 11 Teforo dell' lfcnzlom gli 
: da lui con moho giudizio, cd accurateu.a raccolto, e dato alla lucC'; 
", ful quale perciò egli ha pormo molto fid..rli, non drendo quells. 
" raccolta fatta fenza [celta, come Gudla dcl Gudio, della quale cgli 
" avvene non poterli fare ufo ficuro. Diligenutììmo poi è nell' avvi- 
" fare, quando per fcIa congenura fi pongor.o alcuni Confoli, e par- 
" ticolarmente fc quelli non fiano j Confoli ordinarj, ma [uffeni, 0 
" vogliamo dire fofiituiti, ne' quali dice dfcre crediòile, che più voI- 
" te fi fiano ingannati i Compilatori de' Fafii. E venendogli l' occa- 
" fione, nora di fuppofizione molte ifcrizioni del Gudio., e qualcuna 
" ancora del Grmero = fi vale anche delle .rvledaglie per illufirare i 
" tempi, ne' quali gl'lmperadori hanno dato i Congiarj al Popolo, 
" dedlcata qualche Bafilica, 0 altra magnifica fabbrica, 0 fono Had 
" falutati, per Ia fefonda, tcrza, quarta volta cc. Imreradori, donde 
" argomenta qualche V inoria_ da Joro ri ponata, e così toglie ad al- 
" cuni luoghi dell' J ltoria l' o1curità, in cui fi no\'.1\".1, 0 pcr la OC.I 
" accurarezza de gli Scrittori, 0 per la perdita d' una parte de'loro 
" fcrini. Non manca d' accennare, quando trovaofi apprdfo gli ami- 
" chi Storici alcllni anni rrivi d' ogni {ano, e quando da'medefimi {i 
" raccontano più cofe tUtlC in


m
, che dO\'cltbbon1Ï in va:j anni 
" difhibuire. 
" Non {ono fuggiri alla perfpicacia dell' Amore aIeuni sbagli de 
" g)i Scrinori deHa Storia A ugwta, tanto Greci, quanro Latini, i 

, quali egli dimoltra con rant.} brcvità, che nienre s'inrcrrompc il 
" corfo de' racconti, nè fì reea il minimo redio al Lenore. 
" Di quanto fi è deno (ìn' ora, noi nc porremmo porrare gli 
" ctèmpj fparfi per tutto qudto 1'01110, ma per non tni.palfare i ter- 
" mini, che ci fiamo prefcritti, baib l' aver tanto accennato, Guanto 
" può invitarc gli Ulldiofi della Storia, e quclli che fono v
Lghi dc1la 
" bella Lettcrarur:l, a 1cggere Gu
ni Annah. 
" Quamo aHa Cronologia, l' Autore cornputa gli anni dell' Er.a 
" V o)gare, il cui principio cgli llabiJifce coi più doni CronùlogiHi 
" nd Confolato di G. Gmlio Cc[;ne figliuolo di i\grippa, e Ji !\.I. 
n Emilio Lcpido l' anno XL V. dell'lmperio d' Augutto. AJ ogni 
" an no deW E. V. nota non (oJo l' anno ddl'lmperadorc allora Rc- 
" gnante, e i Confoli ordinalj, ma ancora I' an. del Pi1pa, che alIar4 
" fedeva nella Cancdra dl S. Pietro, del cui Pontificato pone il pri- 
" mo anno nel 29. dell' Er.l V ()l
are nel Con[olato de due Gemini, \lei 
'I,m. ,I. e " '::,ua- 



XXXJV 
" quale fondatiOima è Ja fentenza di quelli, chc: ftimano cne feguifTc 
" la mone di G ESU' CRISTO. 
" La fiile è temrerato, quale sl conviene a..sì fatto genere 4i 
" fcritti, e la dizione e fempliee, e fchielta J donde nafce una parti- 
n eolar ehi
rezza: fe non che quakhe volta. s'incomrano cene ma- 
" niere di dire J che porrebbono ad alcuno parere rroppa volgari i ma 
" l' Auton: imenro aIle cofe, non íi metre in pena di tcegliere [alvolra 
" Ie parole, e l' efpreffioni migliori" pUl.'chè confeguifca. II principal 
" fine di chi fcrive, che è di figmficare fpediramenre a chi lcgge i 
" fuoi fcnrimemì. . 
Lafcio alrre lodi, date a gli Annali dd dottiffimo Murator;, a1- 
menD per ciò che riguarda que1to primQ Torno 
 d
 altri Scrittori, 


. ,0 
)\
.
 
'It. 1!' \' 


PRE- 



xxxv 


PREFAZIONE 


DELL
 AUTORE. 


A Llorchè ;0 fleji In Prefazjone al cromo I. áelle mie Anrichirà Italia- 
ne, flampato j;-
 }Ylilano nell' Anno 1738. accennai il bifogno, ,he 
a'Vea Ja Storia d' Italia d' eJlère compilala da Ijualche perfona ben conofcen- 
Ie delle antiche memorie, ed a111ante d,lIn 'l..'erità. Giacchè r avanzata 1IIÍ$ 
øtà, e 'Varie mie occupazioni non pe,"mettevano a me d'imrapïmdere aI/ora 
tal fatiça, anima; alJa fle.ffà g/' Ingegni Italiani, dopo a'i.'ern, loro age'CJo- 
lata la 'Via co/la gr"n Raceo/ta de gli Scrittori delle cotè d' ha1ia, e collI 
fuddette Amich ità Italiane. Put"e tamo di 'l.;Ì!a, e di forze a me IJa la- 
fciato la divina Prov'/.'idmz,'l, che /lccintomi io fleJlò aI/a medefima impr
{a, 
ho potuto, /è non con perfezione, eerto con bUOJJa 'Volontil, trar/a a fine. 
Parlo io ful non già del/a Storia ehe riguarda gli a'U'Uenimenti del/a Chit/a 
Iii Dio, perchè di quePa ci ha forniti per lempo Ja penna immorta/e del 
Cardinal Baronio coi/a principal parte d' effn, tlw"efcitlta /Xli, e migliorata 
ial P. A11tonio Pagi jei'Jiore, continuata da/lo Spondano, da/ Bzo'Uio, , 
it!! Rinaldi. ./lbbiamo ancbe illuJlrati non poco i primi Secoli del Criflia- 
nejìmo dall' aceurratifJimo '.nllemoi'if, e l'in/era StOI ia di eJIà Cbie{a jelice- 
mC1Jfe maneggiata dal Flellry: talcbè per queflo conto al comune bifògno pare 
fujficientemel>te Pto'U".;uluto, fè non che la Lingua Italiana può tutta'Uia dit:fi 
pt iva di 'luefto ornamento, non baflando certamente l' a'Vet" no; ,/ualcbe com- 
pmdio degli Annali del Baronio ill volgat"e. 
La fola Stot"ia Ci'Uile d' Italia quel/a è, che dimanda, e può rice'Uere 
Iljuto ed accrefcimento da i giorni nojlt i. Certammte obbligo grrmde abbia- 
7110 a Carlo Sigonio, injigne Scrittor 1I10rfenejè, pcr ave, egli allimtD qt4efttJ 
ftltiça, e t1'4t14ta la Storia fuddetta ne'fuoi libr; de Occidemali Impe- 
rio, & de Regno I [aliæ, cbe tt4tta'Uia (ono in onore, e mer;tano bene 
J' e.f1erlø. iVla oltre all' aver egli fllamente lominciata la fua carriera dall'lm- 
peri, di Diocleziano e 1I1ajJimiano, e terminatala nel/' Imperio di Rid,ifo L 
.Atlftriaco; tali e fante no/Ìzie fi fon diffotterrate dipoi per cura di molti 
Falentuomin;, tanto dell' Italia, che d' altri paeþ glorioji per ÇI'Uere 4t
men- 
tato I' erario del/a Repubblica Letterar;a, che oggidl fi può amp;amente [up- 
plire ciò, che mancò al Secolo del Sigonio 
 e rend ere pitì copio[a e corretta 
la Stor;a Italiana. Ãl.giungafi, a'Uere if Sigonio teffuto Ie Storie fue fenza 
allegare di marJO in mamJ gii Scrittori, onde prende'Va ; fatt;: þletzzio pra- 
timto da liltr; ruo; pari, mß Ð mal 'i.Jeduto, 0 biafitJJllto oggidì lIa chi cfige 
e 2. tli 



. 
 



'5:xvj 
rli fap
re i fond{
menti, fù mi i mOdet'hi faVbdeano. i raceo.nti delle cofe (IN- 
liche, 'l1"alafci, rli 1'fl1lJm
ntm-e 'llJ,llehe altro. Serittore del/a Storia univer
 
fale d' italia, perehè niuno ne conofco, ehe jia d.l parag,onar eol Siganitl, r 
liun eC1"tamente v' ba, ehe ab."ia Iaddisf1fta al hifògna. A' noftri tempi po.i 
prefe i1 Sig. di '/lllemant a can
pilar Ie P'itt de gl'Imper4dori Ramani, co.- 
llÛnciandD dal principiD del}' Era. Crifliana ,an tale efattezz.a, ebe fe egli 
tlveffi patltto continuare it viaggio, dalle marJÌ rue fårebbe a nai venuta rlll(l 
compiuta Storia, ed a'/,,'Yebbe forfè rifþarmiata a tu:t' altri il penjierD di ten- 
tar t/tl 'iu; innanzi una tlll 1JtJ'1:igazifJne. ilIa egli pafiò poco più o/tre all'lm- 
peria di 'Ieadojìo Jlinore, e di Palentinianò j 11. Âugufli, can efþarre Jr.li 
aVVenime11ti d'italia per foli fjllattro. Seco!i e mezzo, lafciando i Lettori 
col/a. fete del rimanente, Pertanto ho. io pre(ò a trattar la Storia Civile, 
a jia gli Annali d' I ralia dal medefimD p,-ilJcipio dell' Era di Criflo., condN- 
cenda/i fino. al/' Anno I P? .. nel quale ho. depo.fla la penna, perchè da U 
innanzi potrà [aeilmente il. Letta1 e conJitltar gli Starici contempo.ranei, che 
nan mancano, anzi [on- molti; ,(e pure na11 veY1"à vaglia ad alcuno di prD- 
feguire la medefima mia imprefa fino. a i d
 nDftri. E chi fa, cbe non na- 
fi:a, 0. non fia nato alcrm altro, che prenda anche a frattar la Storia dell' 
ltaNa dal principia del Alondo fino a quell' Anna, dO'1:e io conrincio la mi.J ? 

anta a me, tantl piìz 1J0 crcduto di dave; 8 far prmta ferma l1ct .f.u/dett' 
Anna IrO:). perchè nel!.1 p.1rt! II. delJe mje Amichità Etl
nfì ave/ldo io 
fleJlò in qualche grÛfa abbozzate Ie avvCHture U11h:erfali d' !JtJIÚ fino a/l' Att" 
no. 1738, mi farebbe iner
fèiuto. di aver da 1idj,-e 10 fteilõ-. 
J}-fa prima di metteye ÏJJ v-ìaggia i Lettari, mi cafi';)ien 'it,} iftruire i 
mm periti di quel cbe deMano pramettcrfi del/a. mia Jatica, Che non.fi ba 
già a/cun d' ejJi da ajþettare) ehe la Star;a d' ltalia proæda per talJti Se- 
loli fempre can bella ,lJiarezza, e can bafle'VDI cagnizione de gli a'V'Veni- 
menti, e delle azioni dc' Principi, e ti,' Popoli, cbe fuceeffivameme camp 11'- 
'Vero ne! teatro del Mando, e eoI/o, taJlà de i tempi preciþ, ne' qu 1Ii jùcce- 
IN"DnO i JaW, a noi confe,"'Uati dagli Storie; delle pa1fåte etll. U II coIl bëlJ' ap- 
parato di CDfe fi può ben dejiderare, ma 1tOn già fþerare, Pur tr
ppa ft 
fcorgel'à, nan tJ/ère più feNce la Staria J'ltalia di que' che jia quelÚ deli'al- 
Ire nazio1:Ji. Di affa
flìme g.ntiche Storie ci ha privati J'iJtgiU1"ia de'tempi, 
10, frequenza delle guerre, e la (erie d' altr; non pochi pubbtici, c privati 
Jifaßri. Nello flejj, Secolo crerzo dell' Era C1"ifliana, ancorche Ie Lettere 
tuttavia Ii ma1Jteneffera in gran credito, pure Þ comineia a prDV(l.re graN 
penuria di lflee per apprem/ere Ie avventure d' altDra, e per ben regolare la 
Cronalogia di que'tempi. Prtr que.ßa è rm null"/, rifpetto 0,1 Secola f5<.!,tinta, 
, incamparabilmmte più ne' (eguenti, cìaè do, che Ie Nazioni barba1e impof- 
feJlàte/i det" Italia, fra glf aitri graviJIimi mllli v'introdujJero. una fómma 
e deplQravile ignoranz.a. Non Jòlamente [on venule menD Ie Sttlrie di que' 
em- 
PJ, 


" Noto è 2gli Eruditi, che if Ch. Muratori poi fiefe g1i .Annalj fino a tutto I' an- 
no 1749. e che per altra mano pcr\'ennero lino a tuno il 1753' d' onde avranno 
ticnramente il lor profcgUlmento jno agli aIlJ1i prc[enti. 



xxxviJ 
p:, ma poJ!i,!mo a:zche .ro(pcf!ar
; Je 'no;1 c1'eclere, cT:e pocl;
'!ii11e ne for 
firo aI/ora compoße j e ft la noflJ'_
 l;t{)n
 .fortlln
 non ci a'veJlè jalvatll ft: 
Stori,
 LOllgobardica di Paolo DÎ.1conu, jino aIi' A;<n'J 744, reflerebbe hI un 
gran bu;o a/lora la Stm"jtJ d' it!l!i.i. Coitltinll
 null ;dÙneno ia medejil1J,' ad 
ejfère anche da Ii innan;:,i sì povera di l{.I.mi fin dopo if i\fitle, che qualora 
fo.llè perita la Cronica !Ii Liutprando, e non ci recaJJero ajutu quelle de' Fran- 
chi, e de i udeji:hi, tJoi ci troveremmo ora, per così dire, in un deftrt, 
per contu di qua.fi Ire SuoH dopo il .ruclj
tto Pa%. O/tre poi all' eJJerþ 
perduta la memoria di moltiJIimi avvenimenti d' aI/ora, quegli antorn the 
refiano, sì 111til d
ftoJli bene [pe.lJò ci .fi prejèrlfaTl0 d,v<Janti, che di potè,"'ð 
tI/ftgnar gli almi via non refia, flante- la negligenza 0 difcordia de gli Scrit
 
tori j ed è forzata r01'1 di rado la Cronol(}[,Ícz a camminttre a tentoni. A queßi 
malanni fi vuol aggÙtgnenu tin altro, eomtme alia Storia di tutti i tempi, 
eioè /a difficultà, TJ1cg/io è dire r i;npu.flìbi/ità di raggiugi!ere In 'Vtrità di 
molte cøft, the a noi fomminiJh'o-r la St01 ia. Lu /þirito delfa parzialità 0 
deli' avverjione troppo fovtnfe guida la manu de gli Storici. þ<!<<Jlo the 0/.. 
ftt"viamo ne/!a dipintura delle batlaglie accadute a' tempi nollri, fl,tta da 
differe1Jti pennelli, con llccre[ære 0 (mintÛre i/ numero dè' morti e prigioni, 
e talvolta con attribtÛr.fi ognuna delle parti fa vittoria: 10 flejjò ji pratic'iva 
negli anfichi tempi. E fecondochè I' adtJlazione 0 I' odio pre'iJale'Vfmo nella 
penna degli Scrittori, il medefimo perfonaggio veniva inabno, 0 deprejJò. 
C' è di piÙ. .Al!orchè g/i Storici prendevanu a d
{crÏ7.:ere quanto era acca- 
tllt10 ne'tempi lO'lta;zi da sè j per mancanz& di documenti, u per jimplicità 
e 10ca attmziOl1e, talvolta a-/fO;-,1 per ma/i::::.ia, vi mijèhit;lval1u favole e 
Jicerie, 0 trat/i-::.iMi I idico!e de ii' ignrJrante vo/go. Di q.tefie .ftJ
ê ;nerci op- 
punto abbondtJ la Storia de'Seeoli harborici de/I' Italia, e più di gran lun- 
ga I' Ecc/ejiafiica che la Seeolare. 
Ora come mai potere in quell' ampio fo'zrlaco di 'Derità e bugie, mi- 
fthiate injieme, sbrog/iare il ve1"U dal falfo ? III tale flato ogntm I'jtrova la- 
8,toria del/a fu.i. ./.Vazione: ma chi vtJole oggidl ji:'rivere Oiloratamente Ie an- 
tlche coft, ji fludia, per quanto puð, di depurar/e,. di dare [cbiettamente ad 

gntmo il [uo ftcondo I' ordine del/a Giuflizia, cioè di lodare if merito, di 
biafimare i/ demerito. a/trui j e (jtJ'lwlo pur non fia pojJibile di raggiugncre' 
il Certo, di a/meno accennm-e cib, che ftmbra p;1Ì Probabile e 17erifimile 
tanto, de i fatti, che de/Ie per.(Mne. þ<!'lefio l71edefimo n:i fono io ingegnato di 
eftguzre nella preftnte mia Opera, per (oddisfare a/ debito. di jinuro Scrit. 
tOI e. CosJ avejJi io pottJto rC1Jdere dileÌtevo!è tal mia fatica, jiccome ho pro- 
furato di farmarla veritiera. Ala jåppianfJ per tempo eoj(Jro., che l1'tovi ft 
accoflano all' antÙa Storia, the ia fon per cowfurli toh.:o/ta fer ameni giar- 
tlini, ma più [pejJò per ftlve e dirupi orridi a vedere j e ciò ftcamlo la di- 
'Verjità de i Principi buoni 0 cattivi, delle feiici u infdici influenze delle 
jl
gioni, del/a pace, 0 delle guerre, a d' altt'e pubhliche pl'ofperità 0 difgra- 
zze. Anche allor quando era in flare r imperio Romano, s'incontrano Do- 
min anti, abbrobrj del genere uman(), moflri di crudeltà, e nati jo/amente per 
la rovina altrui, e in fine ancor per la prop,'ia. ScatenoJ!i pai II Setten- 
trione fontro l'italiche ,ontrade, con introdurvi la barbarie de' coflumi, 
" l' igno- 



kxxviij 
r ignoranza, eil altt i mala1mi. Finab,-:enle cominciaroNO Ie p/Jerre a t1i'l.'tnÌJ-, 
il pane d' ogni giorno nell' /talia, e Ie pa:::.:ze e furi
(e fa;::;ioni de' Gt(e
/i e 
. Ghibellini pcr parecchj Secoli fco1Zvo?(ero ie pilt dei!c Città: di fflllniera che 
nella Storia d' /taiia aJJai maggior copio, tro'l.,'iamu di quel che PllÒ ra/tri- 
flarci, che di que/lo, che è po.flènte a dilcttarci. Ala fjuefio 1JOli è male dcllte 
[010. /talia. Anche nell' altre nazioni ji fan vedere qurJle 11lede.ftme b1'.'atl 
[cene, cos1 a'4;endu lddio formatu if iI/ondo preJlnte, con 'l)o/cre che piÌl ill 
;jJo abiti il pianto, cbe il rifo, acciocchè ognu1J.fi ri.-.:olga a cercante 1m wi- 
g/iure, di cui ci dà tma dulce [peranza la Fede lama che profeffiùmo. In- 
tanto fro, I' altre lJtilità, che reca 10. Storia da noi 1'Ìcono(èilita per una delie 
,f/icaci MaeJlre del/a 'Vita umana, non è picciolr; qlJcllo; (he io andrù tal- 
'Volta rÙordando a i Lettori. Cioè, che m/ mir,),f"e sJ rozza e fionv9/ta, 
51 malmenata ed af(litta in tanti divcrji pallåti tempi J> /Ialia, pqffinle 7110- 
ti'Vo abbiam, di rÙonofcercí anche per '1ucflo obbJigati a Dio, cioè per a.ver- 
ei riJèrbali a fjucfli giorni, non efenti certamenle da mali, ma /Wle tli IlIn- 
za mana men cafti'i.Ji, e l1Jen d%ruji de' 'Vecchi Sccìli. 


:::-"-- 


- 


.r., 


GLI 



I 


G L I 


ANN ALl 


D'ITALIA 


Dal principio dell' Era V olgare 
fino all' Anno 17 So. 


ANN 0 D I C R 1ST 0 I. IN D I Z ION E IV. 
DI CESARE AUGUSTO IMPERADORE 45. 


ConColi 5 GA1o GIULIO CESARE) figliuolo d
 Agrippa, 
'(MARCO EMILIO PAULO. 


Ià avea la Libertà dclla Re f ubblica Ramana ricevu- ERA Vola. 
to un gran tracollo [otto i prepotenre governo di ANN 0 I
 
G I U L I 0 C E S ARE, primo ad imrodurre in Ro- 
ma il Principato, [otto il moddlo titalo d'Impera- 
dore, non alcro fignificanre in addietro, che Gene- 
rale d' Armata. Non [0 s'io dica, che egli pagò Ie 
pene della [ua ambizione, con refiar vi[[ima de' Con- 
giurati; [0 bene, che fu Principe odiato da i più in 
vita, ma dopo mone [curato ed amato, maffimamentc da chi avca 
cominci:l.to ad accomodarfi al comando di un [010; e [0 del pari', 
che: qudlo Principe cc:rtamente abbondò di molti pregj, e che po- 
9:'om. I. A chi 



2. ANN A LID' I TAL I A. 
En'" Vo!.... cni pari di credito avrebbe avuto nell' antichità fe nOn avcfIe of- 
At. NO I. fu(cata la fua gloria call' oppreffion dclla Par ria . Gaia Ortavio 0 fia 
Ouaviano, <;la lui adou3ro per Figliuolo, c da noi più con
fciuro 
col nome dt C E S.A REA U GUS TO, ancorchè giovane, if-ppe ben 
d:'ludere I' efr
trazton del Se!1aro. Adoperaro per rimenere in pie- 
dt la Repubhltca, fi fervi eglt della Fortuna delle a lui confidarc mi- 
lizie, per aíT'u?gerrar Roma di n'10VO, e fiabilir queUa Monarchia 
che durara per qualche Secolo, cederte in fine al concorfo e alia poC- 
fanza delle barbare Nazioni. Di gran Politica abbifognò Augutlo 
per avvezzar il Senato e Popo]o Romano alla novirà del gO\'erno co- 
minciaro da Giulio Ce(are, e per j(ehivar I1t:,Ilo fie{fo rempo quel fu- 
nello fine, a cui egli foggiacque. I due fuoi f..voriri, cioè Marco 
Vip(anio Agrippa, Mariro prima di Marcella di lui Nipore, e poi di 
Giuli.. di lui Figliuola, e Mecenare, perfonaggi di gran lènno ed ono- 
ratezza, non gJi furono fcarfi di conGglio, per fargli ortcnue it fuo 
inremo. L' arre dunque fua fu quella di faper far da padrone, fenza 
molhar d' e(fer tale; e di confervar il nome e il decoro della Repub- 
blica, come era in addietro, ma con rirenere per fe il meglio deli'au- 
torirà e del comando. Perciò non lòlamente lontanifIìmo fi diede a co- 
notCere daIl' ammcttere il nome di Re 0 Signore, a cui non era
o av- 
(a) 
utfDn. \'ezzi 1 Romani, ma e{fendogii anche efiblro (a) dal Popolo (forfe per 
7'lta Auguft. fegreta (ua iníinuazione) l' ufir:jrifIìmo di Dittatore, grado porrantC' 
Cap. Lll. Ceco una gran balia, fece Ia bella fcena di pregar rum con un ginoc- 
chio a rerra, che I' efenta(fcro da quefio onore, parendogli afIài d'ef- 
fere riguardaro e nominato Principe, tirolo non altro fignificanre al- 
(b) DiD lor:l, che primo fra i Cirradini Compariva (b) da per ruuo la !lima, 
Ü'[S. Hlftor. eh' egli profelf.lVa al Senaro j e per maggiormente cartivarfelo, non 
volle già egii lòttoporre alla propria direzlOne tune Ie Provincie, ma 
la maggior parte }afciò alla difpofizion del .medefimo, e de' Procoo(oli 
 
e d' aIr! i Uffiziali fcelrl c fpeditt dal mcdelimo Senato. .-\d e{fo pari- 
meme lafciò I' Erario pubblico, la facolrà di metter impoíle, di far 
nuove Leggi, di amminiilrar Ia Giuitizia: con che pareva alia No- 
bilrà di contervar nmavi.\ I' amico onore e dominio. N è minor fu il 
fuo i-t:udio per guaddgnarli I' amore del Popolo, col volere, ch' egli 
cominuaíTe a goder della facoltà di dare i fuoi fuffragi nelle pubbli- 
che elczioni, eol mamener femprc l' abbondanza de'viveri in Roma, 
e ]a quicte della Cinà, e con tenerlo allegro e diverrito mediante la 
frequente rapprefemazione di varj Giuochi e Spertacoli, c con de i 
magmfici CongiarJ, ? v
gl,iJm dir Dona,tivi. Finalmeme fi conciliò 
l' afferro de' PreronaOl, clUe ddle Guardte del Palazzo, con far loro 
rlar doppia paga, e con ufar alrl'i ani di liberalirà verfo Ie Legioni, 
cioè ver(o il rello della Milizia. Che maraviglia è dungue, fe Roma, 
che ne'tempi della Libertà avea tante traverfic pariro per Ia difunÌ<
n 
dc' Cinadini, cominciò a gufiarc i vantaggi d' cffcre governa.ta e dl- 
pendente da un iolo 
 


Ma 



ANN A LID' I 't A L I A. 3 
l\1a int:mto Ottavio riferbò p
r fe Ie provinc1e, dove occorreva EllA Volg. 
tener delle Soldatefche, 0 per buona guardia comro de' Barban' con- ANN 0 I. 
f1nami, 0 per imbrigliar i Popoh faeili alle fedizioni, con che il neroo' 
rmggiÐre'dclIa Repubblica, cioè turra la Milizia rcltò in fuo porere. 
A queito fine t'gh prefe, 0 volenrieri accenò II titolo d' IMP E R A- 
DO R E, concedmo in addietro a i Generali d' Armare, d.lppoichè avea- 
no riporrata qualche vmorja; ma rjrolo accordàro a lui a perperuirà, 
e con autorirà fopra l' armi, di mal1lera che nmn Cittadino da lì in- 
nanzi fu onorato del Trionfo, ancorchè vincdfe,' perchè la vittoria 
non s' anribuiva, fe non a chi era Capo dell' A rmate; e quefto Capo 
era il folo Imperadore. Gran poíTanza, .inGg.ni p-rivilegj aveano goduto 
tin qui i Tribuni del Po polo . E"rano facrolame cd invioJablli Ie lora 
perfone, di maniera che ii -mancar loro dl rifpcrto, non che I' offen- 
dt-rli co"fani, fi npurava facnkgio, c: mlsfan:o degno di morte. 
Ie. 
fto potere volle a fe co.nferi-ro, ed agcv-olmenre o{[cnne Orravio, per 
poreI' calTare, occon-endo, Ie Leggi c Ie dererminazioni, che non gli 
piaceíTero, come far folevano ral vo1r.l i Tnbuni; e queLb fu appet- 
lara crriblmizitJ Podeßà, ritolo ben caro agl' Imperadori Romani, e 
mai non obb1t:lto nelloro Titobrio, perchè, al dire di Cornelio.Ta- 
cito (4), vocabolo indicanr(: j()WlmO dominio. In o\rre I' autorirà prima- (3) Tacit. 
ria fopra Ie cofe facre era rilcrbara a i Ponteftci Jl.1ajJi1iZi in Rama Pa- .Annal. T. 
gana. GlUdlcò Auguno, che tal gr.ldo 1I:ellè meglio nelle fue mani, III. c"p. 56. 
che nelle alrrui; e pcrò ranro--egli, quanro i SucceíTori l' unirono con 
gli alrri ricoli dclla 101'0 po{f,mza. Fmalmenre il Senaro, già dlvenuro 
adulatore, pcrchè compono di gente, che cercava i proprj vanraggi 
col promuovere quelli del PrincIpe,. cercò dl onorar queilo I mpera- 
dore colla giuma di un tirolo gloriofo, che facefIè imcndere 1-.1 di lui 
poflànza cd aurorirà quaCt fovrana; e fu que-llo d' A U GUS TO, indi- 
cante un non (0 che di Divmirà. Q.ydtc, che fu poi congiullto coil' 
alrro dl C E S ARE, che ('ra a lui pcrvenuw per l' adozione di Giulio 
Celal e, canrinuò pol!:!a in rurri i Ii.:oi SllCcefIòri, come il più. lumi- 
nofo dell' alra lor dignit.à. Veggonfi rapponati da Dlon Ca/Tto varj alrri 
pl1vilegj, accordati dal Senaro a Celal e Auguito, coronati finalmeme 
dal fiublltfI:mo titola dl Padre de/la Patria, voluto, 0 pure ulåro dipoi 
anche dà qw:gli U:<::IIì molhuotì I mpcradori, che iembrarono nari fo- 
lamente in danno e ro\'ina della meddÌOla. Salì in tal guifa ad un' am- 
pia podcttà AuguHo, per cui fenza nome di Re ('orea Hmo. qu,1I1ro 
poreano i più dlfporici de j Re, pe
chè il Scnato c'.Jn tuna r aurorirà 
a 1m lafciara, nulla d'lmporranre faeea, che non foíTe con forme aU' in- 
tenzione e ai deliderj di lui. Tunavia per un tratro di fina Pölirica 
(che è ben leciro il penfare così 
 and.1Va I' accorro Imperadore dl ramo 
in ramo dolendofi del grave peÎo impoll:o [ulle fue Ipaile, e facea in- 
tendcre l' anlìerà di fe.lricarfene, per marir dol privaro. Arrivò fino a 
proporlo in Senaro; ma egli dovea ben lapcre, che non correa rifchio 
d' clIère ef:lUdiro. Ed In fani COS1 fu. S' unirono Ie voel de'Scnarori 
a rregarlo, per non dire a cofirignerlo, che cominuafIè nella (Irica 
A 
 del 


.. 



4 A N 
 ALl D' I TAL I A... 
Ett A Volg. del com
mdo, flnchè viveíT"e. AHora s'induíT"e ben' egli con tutta mo- 
ANN 0 I defl:' d 11' . h - I 
. ,
a a ,acccrta
 qucuo canco, ma con Impetrare, c e 10 amente per 
d
ecI amu ,avvemre dura{[e un tale aggravio. Finiti qut:fti, e chiefta 
dl nuovo hcenza, s' accordò in cinque altri, e pofcia in dieci, tanto 
cbe fenza. mai cet1àre d' efTerc Signore del J\ londo ROn;lano, e con ap- 
parenza dl comandare, folo perchè così volevano il Senato ed il Po- 
po!o: 
er_minò poi fe!icemente nel comando i fuoi giorni. N è rnancò 
chI gh ÍllCceJe(fe nel1' incominciato onore, e in quella Signoria, la 
quale a poco a poco neI profeguimemo pcrvenne all' intero defpotjfmo, 
e [dh'olra alla Tirannia. . 
In tale ftato fi trovava nell' Anno prefente Roma [otto Augufio 
Tmperadore, nè la ,di lei potenza fi ficndcva già fopra turto il Mon- 
do, come I' adulazione tal volta fognò, ill:l beni; nella miglior parte 
de1l' Europa, e in rnoJtiffime Provincie non meno del1' Afia, che del1' Af- 
frica. Era nato Augufio fotto il Confolato di Cicerone, e di Gaia 
Antonio, cioè l' Anno fet1àntatre prima dell' Era Cntlianaj e rerò neI 
prefente, in cui eOà Era ebbe principio, cürreva r Anno tdEmtcfimo 
quarto dell' nà flla, e l' Anno XXlII. della fll
 Trihunizia Podetlà, e 
il x LV. qcl fuo Principato. Giacchè niun figlio matèhio a veva a lui 
prodotto Livia fua moghe, era già egli ricortò al ripiego dell' adozio- 
l1C, per defiderio di perpC'tuar la fua Famiglia, e di tranfmettere in un 
Figlio adottivo anche la Dignità 'mperiale. A veva egli due Nipoti, 
figliuoli_ Ji Marco Agrippa, e di Giulia fua Figliuola, Donna famofa 
per la iua implldicizia, e in queih tempi a cagion di tale infamia re:- 
legata nel1' Hl)la Pandataria. L' uno Gaio, e l' altro Lucio nominati, 
avean.<?: già t:tlmenre confeguito l'amorc d' Augullo sì in riguardo al 
fangl\G, che fcorrea lor nelle vene:,' che per Ie 101
0 belle qU-tlità, che 
gli aveva, adonati amendue per Figliuoli, innetlandoli nella Famiglia 
Giulia, c dando 101'0 il Cognome di Cefare _ L' uno d' eOì, cioè Gaio, 
I) Noris fu (a) nell' Anno prefente aIzato alia DIgnità più eminente, che dopo 
. ,,";otnph. I' (mp
riale dar poreOe allor.a la Repubblica Romana, cioè al Conto- 
Jifa11. DiJ!. lata. L' altro Confole fu Lucio Emilio Paulo, cognato d' eITo Gaio, 
" (ap, 13- perchè mariro di Giu1ia flla S.oreHa, Donna che per aver imitara la 
.Madre Giulia nella d.fonetlà, foffri anch' e(fa un eguale gafhgo. 1\1i- 
lit:lva in guefli tempi Gaio Cefare Contolc pcr ordinc d' Augutlo ruo 
Padre, nella Siria, 0 Ga nella Soria
 comra de' Pani. 
etla era al- 
lora la. Cola guerra, che tend1è in efercizi!1 I' armi Romane; percioc- 
cbè A uguflo tra pnchè vecchio, c perchè Signore di gran lenno
 il 
.... .più che porea, s'.and,lv:l fiudiando di m:1ntenei' la plce nell'Imperio, 
ienza' clIrar mol[O l' ambi'l.iof.\ gioria de' Conquiflatori _ AlTai vano era 
il dominlo dc' Romani, per app:1gar ogni fua voglia. 
Ora in quett' Anno Ii clee fi{E\re 11 principJO dell' Era Criílian<l I 
volgare., di cui comunemcnte ci lèrviamo oggidi. Non fu già eOà af- 
fano ignöta a i prirni Secoli delh Chiefa j ma il merito d' averla mc(fa 
in qU:1lche crcdlto in Occideme, è dovuro a Dlonigi Efigl1o, 0 fia 
a Picciolo, Monaco affai ,.dono, che l-iorì circa l' Anno f 40. ncll,\ 
Chie- 



A N "I A LID' I TAL I A. 5 
Chief.1 Rornana, e pofcia a Bcda, celebre Scrinore d' Inghilterra, che ERA Vo!g, 
nel SeeolQ OWlVO ufåndola, coll" e(eropio foo 1a rendè poi f.1miliare ANN 0 I. 
fi'a i Latini, S'ingann.lrono amendue; ma non c'inganniamo noi in 
mettere (otto i Conlòli lùddetti il principio di qudla Era. II Cardi- 
nal B.uonio, che ílahilì (enza fallo I'immonahtà del fuo nome colla gran 
f..1b
rica degli Annali Eccldia!lici, due Anni pi ima del prefeme, cioè 
nell' :\nrw XXI. della Tribunizia Poddlà di L-\UgUftO, 0 fia nel XLIII. 
del (i.10 Principato, pofe il principio della meddìma; rna con errore 
rnanifeflo, ficcome han dipoi dirnofirato, uomini fommamemc Eruditi. 
Opinione fu di quell'inlìgne Porpúraw, che nell' Anno XLII. d' Au- 
gunø, cioè tre Anni prima dell" Anno prefente, s' incarna{]
 e nafcdfe 
il Figliuolo di DlO nel dl 2.f. di Dice-mbre j e che nel pnnClpio del 
fuITeguente egli foße circoncitò, dalla qual Circonci Lione, coJ1oc:lta 
neHI:: Calende di Gennajo, fi aveITe da cominciare l'Anno primo delJ'Era 
Crifliana, Ciò non fuíIìtte. Q!1amo alia Nafcita del Signor nollro Gcsù 
Criflo ne è tuttavia inccno I' Anno. Solameme fappiamo, elfere la 
medcfima avvenuta moho innanzi all' Anno prereme fi-a l',altre ragio- 
ni, pcrchè EI'vde figliuolo d' Amipatro, (Re vivcnt
, allorchè nacquc 
il'Signord ',cefsò di vivere (.) nd l\Ia:-zo àdl' Anno 7f o . di Roma, (a) '" ifÏ h 
C 'XLI. di l
lIgullo; e per ccnfegue11te (b) d(wette. natce
e il Signore A'lt
::{ . 
almcno nell' Anno preccdeme al pretefo d!\1 ßarol11o, .() 10 alcun aluo Jltd.1icar. 
PIÙ addietro. E: hc-n fembraro a gh Erudit; pill verifimile il nferire 
[j. 17. cap. 
il fuo Natale al Diccmbre dell' Anno 7-1-9, dl Rom3, e XL. di Augu- P
giu ' 
fio; ma quefla opinione nondimcno vien concralbta da quell a dì dlVer1ì Clitic
 t;a_ 
altri, non mancando, chi,alcuni Anni -prima con buone ragioni coUoe:!. 1(>>:.1;10.' 
quell-Ó 'rnemoTabl1 f:1tt,O; '
cnz.a che finor.1. fi fia ,potuto pi
!1ar..n
nte a
- 


/nil- 
ccn
re un P9nto th :,tona dl tama Imponanza, 1\1a Ie ClO 'C. tuttavla Idc
 p _ 
[curo, non è già così per l' Era Cri {hana, il cui prind pio oramai rdla gius. a 
dcci{o
' che it ha da fì{fare neil' Anno prefcme, bcnchè non manch U./Jt
ius. 
talunoi. de 10 rifcrifcb all' Anno feguemc. Per Ic ragioni fùddettc è Nor.s, e'e. 
un comunc errore, ma errore condonabile, e di cui niuno s' ha d:\ 
formalizzare, if cÀiamar qudra Era del1a Narjvità del divino Salvato. 
re, 0 pur della' Incarnazione, ovvero delb Circollcifione. Qydla' va- 
rÏcFà di p:u-l.1re, da gran tempo introdotta, non è peranche termi. 
na
a ih It:rli:t, "dove abbi:!.mo la maggior pane delle Città, che chia. 
mano I' Anno dalla Natività, benchè l'incommeino dalla Clrconcifio- 
ne j erl 31cune, the nella Pafqua, 0 ncl dì 2.f. di Marzo prccedcntc, 
o tÏl(ft>gueme aU' Allno comllne, cominciato alia Circoncilione, d.HlI10 
prmclplO al loro Anno, k une -cell' amiciparlo di quart nove Me{j, c 
l' altre col potbciparlo di quafi qu:mÎ-o. Anticamente molti uf.'lrono 
di dar principio all' Anno nuovo nel N ata1c del Siðnore, e di là poi 
venne il chiamar l' Era noítra a Nath'Ùatc Dom.ini, i1 qual nome dura 
prelfo i pi
, cOl1tuttochè oggidì i] primo giorno di Gennajo fia. an- 
che II prlncipio dell' Anno nuüvo, Intanto comando noi forto quclh 
Confoli l' Anno primo d' ,ITa Era, {egulteremo da quì Ìnnanzi col mc- 

kljm() ordine d' ..\nni ac! :J.ccrnnarc i fani principali dclla Storia d'ltalia. 
." n'1O 


. 



6 


ANN ALl D' I TAL I A.- 


Anno di C R 1ST 0 I I. Indizione v. 
di CESARE AUGUSTO Inlpcradore 4 6 . 
Confoli 51
. V lI'iICIO, T 

l. ALFEl\'IO , ARO. 


. 
ERA Vo!g. I L. 
rimo di quel1:i ConColi è diiamato dal Padre Pagi Pub/io Pi- 
ANN 0 1. ,milO, dal I,'>adr
 .S
amp
 Pub/
o y'inu.cio. So
o errori di Hampa. 
Ne la Famlgha J71C1n1a, ne b Pmucza ton cogntte fra Ie Nobih Ro- 
mane. Bensi )a J7inicia, di cui l' OrlÏno e il Pari no rapportano varic 
(a) VellÛus-Med3glie. Vellcio Parercolo (a) chiaramente [criífe P. Pinicio Con/ule'J 
i'!;erculm e parla in PIÙ d' un luogo di <:]ueita Famiglia. Il Cccondo de' Contoli 
I . II. è Publio Alfeno prdfo il Pagi. Alai hanno Cerino Alfirlio; ma COT) di- 
verfit
 di poca Imponanza. Cominuò Gaio CeJarc, figliuolo adonivo 
di 
uguno, e Principe della Gioventù, la Cua Cpedizion milirare in 
Sona. Seco era 10 fie(To Pel/cia Patcrcolo, Autorc
 de' pezzi dl un'ame- 
na Srori'.l, che fi Con 1àlvari dallt ingiurie del tc.mpo. Raccontd cglÎ, 
che inclinando Augufio a far pace co' Pani, perciò feguì un abboc- 
camenro di Gaio con Fraate Rc di <:]uc' Popoli, Copra un' Ifola ddl'Eu- 
fì'arc, Fiume, che aHora dividtva i due Imperj. Gaia dipoi [ulla riva 
Romana diede un conviro a Fraare, ed apprdfo riceverre anch' egli 
... full' oppofia il medefimo rrarramcnro. AHora fu, chc Jìra.ne fcoprì a 
.. Gaio l'infeddrà e venalirà di Marco Lollio, a lui daro per Ajo da 

2 
lzmus Augufio. Però da lì a poco rempo (b) venne meno la vira d' dfo Lollio 
;5: x. cap.. per vdeno, non fi fa lè preCo per dezione di lui, 0 pure per coman- 
(c) Noril, do ah:rur. In queib rempi (c) Lucio Celara fratello d' e11ò Gaio,- accioc. 
CenDlal'h., chè not} marcif1e nell'ozlO della Cone, tù mandato da Augu1to in Bra- 

faTI. DiJJ. gna. Dcwea tervlr <:]ue1lo vlaggio per guad,\gnar\r I' am or delle Legio- 
. cap. 14. n\, che toggiornavan,) 111 <:]uellc parti. Ma kcondo Ie umane \>icende 
non. ràrdarono ad abortire m breve tante be He fperallze di lui e del 
Pådre. GlUnro egli a MarlÏlia, s' infermò, e in erà dl dieciotto anl1i 
rcrmmò la camera del Cuo vi\ ere nell' Agolto dell: Anno prereme. 
DIOne e Taclro non racquero iltòfpetro, che corte aHora. dl aver Li- 
via Moglie d' Augul1:o procurara con ani iodegne la marrc di que- 
flo glOvane Principe. Chi farre <:]uet1:
 Principdlà, convien' ora vedcrlo. 
Livia, figliuola di Livlo Drulo, era in prime nozze flara Mo- 
gIie di Tiberio Claudio Nerone, uno de' più coCpicui Nobili di Ro- 
ma. (4) Seppe ella così ben tJrar Ie Cue red, che invaghirofi di lei 
Augu1lo già Principe di Roma, orrenne da Nerone, che la ripudiaífe, 
per prenderla egli in Moglie. Bi10gna ben credere, che fo(fe grande 
in queHo PrincIpe il caldo, perchè gravida (fu prerefo del primo Ma- 
riro) la condulfe al ralamo fuo. A vea già ef1à parroriro 'Iibe1"io, che 
vedremo a Cuo rempo Imperadore. Sgravoffi di poi d' un alrro Figliuo- 
10, che ponò il nome di Nerone Claudio DruJo, e' fu conCcgnato at 
Pa- 


(d) DiD. 
SUftoniul. 
'IaçIIHl. 



ANN A LID' I TAL I A. 7 
Padre, perchè fecondo Ie Leggi [cnmo p
r Fig}i
o
o di lu5: Qu
fii ERA Volg. 
poi creato Coo{ole nell' Anno IX. prima dell Era Cn/bana, fim !n'L}':le
lo ANNO 2.. 
tl:eíTo Anno di vivere. Chc fì.lperba, che Icaltra l?on)n
 
oOe LIvIa., 
non fi può abbaLlanza dire. Ancorchè Augutlo foOe [flt\clpe dl me
- 
Ie Cvegliata, e di raro imendimcmo, pure poíTedeva, ella II gran .te- 
greto di faperlo governare, e di condudo aIle voghe Cue. L' umeo 
Figliuolo a lei reHato, cioè <rtberio, era il principal oggetro dell' am,o
 
fuo, e tunc Ie rue mire tendevano ad d
.ltarlo. E{fe-ndo morto dodlCl 
anni prima dell' Era no{ha Agrippa gran confideme di 
u&ui
o, 
 Ma- 
rito dl Giulia Figliuola del medelimo Imperadore., e dl Scn
onJa Cua 
prima ì\Joglie, procurò Livia, cbe quefh paíTaOe aIle rec01
âc nozze 
con Tib
rio fno Figliuolo, (<I) tuuochè a lui difpiacdTe a{f:nffimo un (a) StlttDn. 
tal Matrimonio, pane perchè gli convenne ripudiar Agrippina arnata in Tiber. 
fua Conforte, e parte ancora percl1è non gli era ignota.]a [,r
bocche- cap. 7. 
vol' inclmazione e vita lÏ'cgolata d' e{fa Giulia. Suoi Fighailn In quefia 
maniera divennero Gaj, e Lucio, che gii dicemmo nominati CeJàri, 
figliuoli d<..
Ja medefima Giulia e d' Agrippa, ma da lui, e da Livia 
Cu.. Madre imernamerue odiati, perchè adottati per Figliuoli da Au- 
gutto, eddlinati per quamo fi potcva conieuurare. ad eOère fuoi [ue- 
ccOòri neU' Imperio. Nacquero in fani delle gare fra quelli due gio- 
v:lOctti Fratelli, c:: Tiberio lor Padrigno. Seorivano già el11 la fupe- 
riof"Ìtà ddh lor fonuna, ed ave:mo cominci.tto ad infolcniire, l" nello 
í\:eO() tempo miravann di mal occhio il poíTe{fo, che teoea ne! cuore 
d' AuguHo lá Madre di Tiberio Livia. Per ifchivar tuni i pericoli, 
an
a preio Tiberio il partito di ritirar(j: al che 5' ag
iunfc 
mcora il 
non poter più egli fopponare i vizj della Moglie fua Giulia, gafiigati 
in fine colla rclcg
zione da Augufio fuo Padre. Senza che il poteíTero 
ritener Ie preghiere delta Madre, e del mede(jrno Augul1:o, ritiroffi 
Tlbe,rio ne:.l'lfola di Rodi, e quivi per fetrc:: Anni in vita privata fi 
ferrno. SazlO finalmeme di qucllo luo votontario eCllio. che a\'ea dato 
occa!ìoue dl molte dicerie a gli sfaccendati Politici, fece iíbnza di ri- 
tornarCene a Roma in quell' Anno per mezzo deJla Madre. V 01le Au- 
gullo prima inrendere, Ce a Gaio Cefare foíTe rincrefciuto il di lui ri- 
torno, perchè i di{f2pori feguiti tra loro non erano cofe ignote. Pcr 
buona Yc:ntura effendofi a1l0ra fcoperto, che Lallio, poco f.1 memo- 
vaw, quegli era, (;he feminava zizanic fra Tiberio. e i Figliailri, Gaio 
fi rn_oihò 
o
uenro, che il Padrigno rivedeffe Roma. V couto Tiberio 
attele da It mn
nzi coil' ajmo della Madre a pronmo\'ere i proprj in- 
t
ref1ì.. E q
c:flt prefero tofio buooa riega per la Copr' accenn:aa morre 
dl LIICIO Cejare, non rel1:ando più fra i vivi fe non il folo Gaio Cefa- 
'ïe, . cioè qucl folo, che impediva a Tiberio il poter fuccedere nell'l m- () J-'; 11 _ 
peno ad Auguito fuo Padrig
o, Comi
ciò (h) in queft.' AI
no, fe pur j:s, 
ift,- 
non fu ncl _ kgueme, anche III Germama una guerra, dl CUI parlercmo rial, Jib. 1. 
all' Anno V. dell' Era Criitiana. 


. 


Anno 



8 


ANN ^ LID' I TAL I ^. 


Anno di C R 1ST 0 I I I. Indizione VI. 
di CliSARE AUGU
TO Imperadore 47- 
L. ELIO LAMIA, 
( 
. SER V ILIO._ 


COl1[oli 


ER A Vo:g. P Erchè fon, pcr
te Ie Storie antiche, in. quefii temp,i mancal10 a noi 
ANN 0 3. Ie memone dl quanto allora avvenne In Roma C In I talia. F orfc: 
anche la mir.lbil quiete, che per opera d' AuguUo fi godea in quefie 
p.lrti, niun avvenimcnfo produíre aírai riguardevole per comparir nel- 
, la StOr1
 Romana. Rimatlo fenza Aio in Soria Galo Cefare per la 
f
 
a..CI
S mone di LC111io, (a) AuguHo non volendo lafciare ]a di lui giovani]e 

aj. .. 11- ctà (enz.a dlrezione e briglia, mandò per Govern:ltore di 1m Publio 
SuJpicio Qllirinio. Qudti è quel medelimo, che nel Vangclo di San 
l:uca è appellaro Cirino, e che negli Anni addletro avea [atta la de- 
1crizione degli abitantl della Giudea: nel qUoll tempo venne aHa luce 
del Mondo il Signor noUro Ge
ll Crifio, fenza faperfene finora con 
cerrezza l' Anno precito. Ora Gaio Celare, che nell' Anno pTol1ìmo 

) Vtllrjus paírato (h) avea conchiufa la pace coi Pani, ed era pt:netrato fino 
lih. 2. n nell' Arabia, fi diede in qudl' Anno a regolar gli alfari dell' Armenia. 
:
o::
, '.)..' pi là s' erano ritiratc Ie miltzie au{ìl
ar
e 
e' Pam, in 
igor. della Pace 
Taci:us lib. tuddetta; ma non per qudio volenuen rItornarono all ubbldlenza de' 
II. Annal. Romani quci Popoli: e però Cui principio fecero qualche reli1lenzai 
ma entrato con tutte Ie fone nel loro terntorio Gaio Cetare, gli at1rinfe 
a deporre I' armi. E perciocchè non ti arritchiavano i Romani dl ri- 
dun'c in Provincia un pade tanto lontano, ed avvezzo al governo dc' 
proprj Re, fu Ccclro da Gaio per quella Corona Ariobarzane Medo di 
ndzione, e ben veduto da i mc::dt:tìmi Armeni, il quale dovette pro- 
mt:ttcre unol buona alkanza c01 Popolo Romano. A così [ellce tuc- 
cdlo, per cui Gaio acqudlato s' era non poco di g1oria, ne tenne dle- 
[fO un funeito. Mal foddlsfatto un cereo Addo de' Romani, e del Re 
novella, motTe a nbellione Anagera, una delle primarie Città dell' Ar- 
Cc) Dio in mema (c). Coriò can tuna la fua Armata Gaio ad aírediar quella Città, 
Riflor. troppo credendo al ribello Addo, fi lafciò condurre ad abboecarli coll 
SIrI!//O L. 2.. lUt. Nel mentre ch' egli leggeva un Mcmorialc, datogli dallo 1leíro 
Vtlitl14S ut Addo, prodltoriamentt; fu fCrlto da lui, 0 da chi era con lui, e con 

!;=; Fe- peneolola fè!ita. Pcr tale iniquità ïr
itat
 al mag&i,01', fc::&no Ie Legiooi 
flus itl Brt- Rom:U1e, plU vIgorofamcnte che mal tlnnfero la CJ[ta, I efpugnarono, 
'l/Iar. 1.1 ndul1èro in un mllcchio di pietre. 11 traditorc Addo ebbc anch' egli 
1.1 merit,ua pcna. 


Anno 



ANN A LID' I TAL I A. 


9 


Anno di C R 1ST a IV. Indizione v I I. 
di CESARE AUGUSTO Imperadore 48. 
. 5SESTO ELIO Ci\TO, 
Confoh "{GAIO SEr-i'TIO SATURNINO. 


C Elebre nella Storia di Roma per varie fue dignità ed azioni Ell. A VoIg. 
fu quefio Saturn;no, creato Confole nell' Anno prcfente. Fra gli ANN 0 4. 
altri fuoi impieghi (A) avea avuto queUo di Legato, 0 fia di Viccgo- (:1) U{fi. ' 
vcrnatore, 0 Prefidemc della Soria circa I' Anno 
6. d' Augufto, & .Ánn
t'US 
undecimo prima dell' Era V olgare. Tertulliano (b) fcrivendo contra Noris Ct- , 
Mar
ione a{ferì., che CenjÙs c
nflat, a

s fu!J. A'4g;iflo tunc in Judæa per i:
aph. P,- 
Gentium Saturmnum. La N afcna dl Cnfto Signor no1lro, fccondo que- (b)' Ttrr 1- 
fio como verrebbe a cadere nell' Anno fuddcno 36. d' Augutto, 0 pu- li.w. Lit 4. 
re nel feguentc. Ma opponendofi all'aßerzione di Tertulliano la cano- CAp. 19. 
nica di S. Luca, da cui abbiamo, che il Cenfo fu fano da Cirino, 0 '
ntrA Mar- 
fia þ<!!irinio, Prtficlente della Siria, 0 lìa dell a Soria; e fapcndofi, che czonem. 
a Saturnino nell' Anno 
8. di Al1gufio fuccedctte nel go\'erno della Si- 
ria Qtintilio Varo: altra via non s' è faplita fin quì trovare, che la 
plaufìblle, e molto ben fondata di dire, chc f'<!,tirinio, ficcome era fuc- 
ceduto altre volte, fo{fe ftaro inviato colà con itl:raordinaria podefià. 
II far la de1èrizlOne dell' Anirne, nel tempo ttdfo, che Saturnino, 0 
pur Varo con ordinaria podeftà governa\'a quella PrO\"incia. 0 sì ma- 
ligna, 0 sì mal curata fu la fcrita, da Gaio CeJàre riponata fotto Ana- 
gcra 
 ,ch' 
gli non più fi rieb?
, e an
ò pe
gior
ndo la, fua fa
lità.. (c) Vtlltills 
Perch egh (,) non poteva accudlre a gh affan, gh Uffizlah e Coru- Jib. 2. 
giani fuoi, prevalendofi del tempo propizio, lòrro nome di lui vende- Z
narßs 
vano la Giufiizia, e taceano continue cllor1ìoni a i Popoli di queUe li s iflor.. 
d Ed . h ' fi tr. 1 1. " 1 urtOn/us 

ontra e. aCClOCC e non nine Sl prelO una Sl Uti e mercatura J in .Á'4guft. 
1l1du{[cro l"infelice Principe, allorchè Augulto il richÜmava in Jralia, 4;. 68. 
a rifpondere di non vole.' venire, perchè 1'intenzion fua era di pa{[a- 
re quel, che gli refiava di vita, in un ozio privaw. Replicò Augufto, 
c
e il ddìderava e voleva in Italia, dove potrebbe egualmeme, ma colla 
vlcinanza ed a(]ìfi:
nia de' fuoi, fe pur così gli piacca, menar vita pri- 
vata: Convenne ubbidire. Ma memre cg1ì, benchè fuo mal grado, fe 
nc mornava, giumo a Limira Cinà della Licia, quivi nel diu. di 
F<.bbraio dell' Anno prefenrc cefsò di vivere. Sicchè Augu1!o,. a cui 
la mone avea rapito il1arce/lo, figliuolo di Otravia fua SoreHa, Ni- 
pote amatlffimo, venne an cora nello fpazio di dieciotto mefi a perdere 
quelh due altri gio
ane[[i Lucio e Gaio, nati N ipoti fuoi, e pofcia ador- 
tati per Figliuoh: motivo a lui d'me1þlicabil dolore. Tuuavia lòftèrì 
f'gli con più di fonezza e pazienza qucUe perdire, che il difonore ca- 
gu.nawgli daW irnpudicizia di Giulia tt.l<1 figliuoh, Madre dei fuddetti 
due Principi, e da lì a pochi anni daU' altra di Giulia Sorella dc'me- 
B defi- ' 



10 ANN A LID' I T .\ L I A. 
Ei A Volg. deGmi. Tante difgrazie faceano, ch' egli fi auguraífe di non drere mai 
ANt; 0 4. fiato Padre. 
Per 10 contrario ne fu ben li
to in fuo cuore 'liberio, flgliafiro 
di lui, al vedere toJti di mezzo quelH due po lTenr i ollacoli al corfo 
(a) Tacitus dclla fua fortuna. Livia Augulla fua l\IaJre (a), per l'dlrema fua 3om- 
li
, I. .An- bizione da molti fo(pettata d' aver' avuta parte nella mone di que' due 
"at. Principi. non tardò moho ad aíT"alire ed c(pugnare iJ cuore del Mari- 
to Augufio in prò del Figliuolo, proponcndoglielo qual fülo oramai ca- 
pace e meritevole di fuccedere a lui nella Dignità Imperiale. Gli ef- 
fetti della di lei eloquenza comparvero da Ii a pochi mdì. Avea Au. 
gufto n
gli Anni 3ddietro conferita ad ef1e.' Tiberio la Podefià Tribu- 
nizia pcr cinque Anni, che già erano paífati. Tornò nel prcfcnte ad 
. aífociarlo feeo nel godimento della medefima Podefià, nel dì 2.7. di 
f') bM.'t1/
- Luglio; laonde neUe fue Medaglie (b) G cominciò a notare j
 TRIB. 
t>>ií

:,NU- POT. VI. Que! che più importa, I' adottò ancora per fuo Figliuo. 
10, aprendogli la ftrada alla fuccdìion de' fu,)i beni, e inGeme dell'Im- 
perio. Per
 chi .prima era 'Tiberio Claudio Nerone, comincio ad intito- 
larG, e ad efT"ere intitolato Tiberio Celare Figliuolo d' .dllgufto. Velleio 
Patercolo iftorico (e) fuo grande arnico, fi ilende quì in immenfi do- 
gj di Tiberio, íl qual forfe aHora {i>tto moire fue vinù fapea nafcondc- 
re i moltiflimi fuoi vizj. Nello fteffo giorno fu obbligato Tiberio ad 
adottare per Cuo Figliuolo J}larco Agrippa, nato da Giulia Figlia d' Au- 
gufio dopo la morte di M. Viplånio AgripPd di lei primo Conforte. 
Ma quefti tra per e/1èrfi (copeno giovanetto ftolidarneme fcroce, e pet;. 
Ie fpinte, che gli diedc Livia AuguLb, unicamente intmt
 ad efalta- 
re i Figli p1'Oprj, fu dipoi relegato nell'l(ola della PianoLà, dove ap- 
pena morto Augufio, per ordine di Tiberio c:olta g1i fu la vita. 1001- 
tre nel medelìmo giorno 2.7. di Luglio' (così volendo .l\ugutlo), Ti- 
berio adottò in figliuolo il (ùo Nipote Germanico, nata da Claudio Drllft 
fuo Fratcllo, cioè da chi al pari di lui avea avuto pel' Madre Lh'ia Au- 
guth. N è pur q,uclla adozione i.nter
a
ente venne approvata d:l Ti- 
berio, perch' egh avea un propno FI5lmolo per nome N
t'D"e D,.,IJì, 
a lui panorito da Agrippina fua prima Moglie, ver{o it qt.tale più fi 
fentiva egli ponato. Non erano rnai mancati ad Augu110 de i Nobili 
fuoi feg1"eti nemici, sì perchè la memoria dell' antica Libertà troppo 
fpeífo ri[veglia
a l
 f
e
no contro chi ora facea da Signore in Roma, 
e sì p
rchè su I prmclPJ del fuo governo e potere Augufto con levare 
dal Mondo non i foli avverfarj, ma chiunque ancora veniva creduro 
ano 3d interrompere la carriera de' fuoi ambiziofi difegni, s' era [jrato 
addoífc l' odio de i lor figliuoli e parenti. Trafpirò nel prefente Anno 
una congiura, ordita contra di lui da molti N obih. Capo ,d' 
L1å er
 
Gnc
 Cornelio Cinna Jl.1agno, che per effere nato 
a una Flglmola dl 
Pompeo il Grande, portava nelIe vene l'avverfione ad Augufto, sì 
perchè Auaufto era Succetrore di chi lama guerra avea fatto aU' A- 

olo fuo 
terno, c si al1cora per efT"ere ftaw perfecutorc anch' eOo 
della medefima Famiglia. In grande anGetà per quefto fi trovan .'\u. 

un\j 


(c) Vtlltius 
lib. 2. 
Dio Hift,r. 
Jib. Sf. 


. 



ANN A LID' I TAL I A. I I 

utl:o, gi1cchè it timore 0 fcntore delle congiure quello er3 fpdro, EllA Vo]s. 
che non gli lafciava godere in pace il rUG felicl1limo {lata. Conferito ANN. 4. 
con fua .I\1oglie 1" aff.\nno, gli dlede ella un f.1ggio cOQfiglio, cioè di 
ricorrere non già alIa [evcrità, che potea folo accrefcere i ncmici, ma 
sì bene ad una magnanima Clemenza j predicendogli, chc: in tal ma- 
niera vincercbbe il cuore di Cinna, uomo generoCo, cd intieme quello 
di tuna la Nobiltà. Così fece Augullo. Dopo aver convinti i rei del 
mediuto mistàuo, perdonò a tutti j nè di ciò contento, di(ègnò Confo
 
Ie per I'anno proffimo avvemre 10 ttdro Cinna, benchè primario nell' at- 
tentato contra la di lui vit:l. Un a[[o di sì bella gc:nerofità gli gua- 
dagnò non folamente l' affettodi Cinnol e dcgli altri, ma anche una tal 
gloria e fiima preßò d' ognuno, che nel retio di fua vita niuno pensò 
mai più a mac{;hinare contra di lui. Ed ecco i frutti nobili della Cleo:- 
menza j rna ben divcrfi noi andremo rrovando quei dclla Crudeltà e 
fierezza . 


Anno di C R 1ST 0 v. Indizione VI I I. 
di CESARE AUGUSTO Imperadore 49. 

 GNEO CORNELIO CINNA MAGNO, 
( LUCIO VALERIO l\,1ESSALLA V OLUSO. 


Confoli 


D 1 Cmna ConfoJe neW Anno prefente J abbiam favellato nel pre- 
cedcnte. L' altro Yolufo taluno ha creduro, che foff'e piutto(to 
cognominato Polefo, perchè una Hcrizione rapporrata dal Fabretti (<I) (I) Fafn:tt- 
fu pofta L. VALERIO VOLESO, CN. CINNA MAGNO COSo I

 Infm- 
Il Grutero rifcrendo la ftcff'a lfcrizione, leff'e VOLSEO, ma con 

;
. pat. 
errore. Ccrr:1mcnte un Marmo, veduto co' fuoi occhi dal Fabretti, 
b4Uar dovrebbe a ibbilire il Cognome di Yotefo. Ma mc ritiene una 
Medaglia, pubbhcata da Fulvio Orfino e dal Patino (b), dov' è Ia (b) P.:::nùl 
figura d' Augullo, c ncl rovefcio VOL VSVS V ALER. MESSAL. F.lmil. Rø- 
Il1. VIR. A. A. A. F. F. Quefti par certarnente 10 lldro, che fu man. 
poi Confole, 0 almcno della ficff.1. Ca{a. A bbiamo dol Velleio (c), che (
) VelltjIJ 1 
nell' Anno fecondo, 0 pure terzo dell' Era nofira, s' era fulèltata in lIb. 
. 
Germania una gran guerra, la qual durava tuttavia, Dappoichè nell' 
Anno precedente AuguHo ebbc adottato Tiberio, volendo accreditar- 
10 maggiormente ncl mefiierc dell' armi, e nel comando delle Arma- 
te, ne! quale s' era egli anche molti aoni prima e[ercitato con molto 
onore, poco neue a fpcdirlo in Germaoia. Andò Tiberio, e con ef- 
fo lui era V dleio Patercolo Generale della Cavalleria. Soggiog ò j 
Caninefati, gli Attuarj, e i Brutteri, e fece ritornare all' ubbldienza 
j Cherufci. Tcrminata poi con riputazione la campagna, nd Dlcem- 
bre fe ne ritornò a Roma per vifitare i Genitori. Quindi nella Pri- 
mavera di quefi' Anno di nuovo fi -portò in Gerrnania. Le prodezzc 
ivi fatte dOl Tiberio, fi veggono defcritte ed efaltate da eífo Vellei. 
B 
 lfio- 



12. ANN A LID' I TAL I A. 
Eu Volg. Iftorico . Per attcfiato di lui fottomire gran parte di que' feroci Po- 
ANN 0 5. poli, dc' quaii nè pur dianzi fi Clpeva il nome. Fra gli altri domò i 
Longobardi, genre la più fiera e valorofa dell' alrre : il chc è ben da 
avvertire, perchè dopo alcuni Secoli vedremo qudra mf"dehma N:1- 
zionc dominanre in ltalia. Le coi1quillc di Tiberio arrivar,mo fino al 
fiume Elba; cora 110n mai tentata in addietro, nè aHora rperata da 
alcnno. Venuta poi b Hagion de' quanieri, vo!ò Tiberio a Roma a 
riceverc i complimt'r.ti dc' Genitori, c il plauto del P0polo, per co- 
sì ,'amaggio[a e glotiof.'l campagna., 
Circa quefti tempi, 0 pur nell' Anno precedcnre, vennero a Ro-' 
ma gli Ambafciadori de' Pal[i, pad rani allora de1h\ PerlÏa, per chie- 
(â) Sutton. dere un Re ad Augufto (a). Volle egli, cbe andaffero anche in Ger- 
in Tiber. mania ad e(porre la ftefTa dimanda a Tiberio Ce(are, per avvezzar la 
cap. 1 6 . gente al ri(petto e alla fl:ima di qudro fuo Figliuolo . Era ftato uc- 

 z o
e

t?c- ci(o Fruate Re de' Part; da uno (cellerato (uo Figlio, per iniqua vo- 
Ii . 18. . glia di regnare, bench' cgli poi non folo non confeguì il Regno, ma 
vi perdè la vita. Gli altri figliuoli di Fraate ftavano in Roma dOl 
qualche tempo, mandati colà per oftaggi della fua fede dOli Padre . 
A veano chiefio i Patti per loro Re ad Augufio Grode, uno de' 6- 
gliuoli di Fraate; ma ottcnmolo, fra poco l' uccifero .' Richie(ero 
po(cia un al[ro di eßì figliuoli, cioè J7onone; e quefii andò a prende- 
re il po{fefio di quella Corona, per refiare anch' egli dopo alcuni an- 
ni vittima del furore di quella barbara Nazione. Ma non è cerro, Ie 
all' Anno pre(ente apparrenga l' andata di e{fo Venone colà. Abbiamo 
(b) D,io Hi- varj regolamenri fani da Augufio in queít' Anno (b). Diffiçilmcmc s'in- 
jJor. I,
. H. ducevano aHora i N obili a lakiar cmrare ncl Collegio delle Vergi- 
ni Veí!ali Ie lor figliuolc, perchè pretro i Genrili non era in pregio, 
anzi era in dirpregio il Cdibato, nè mancavano di(ordini fucceduti fra 
Ie ficf1e Vellali. N ccef1àrio fn un Decreto, per cui fof1è lccito aUe 
Fanciulle difcendemi da LibtrtÌ d' cmrarvi. Molte di queLte fi pre- 
1ènrarono, c furono cleuc a forre; IDa niuna d'e{fe v'entrò . Larren- 
tavaIÌ anche la Milizia Romana dcl\a tenuità della paga. AuguLto, 
per animare i Soldari a foftcnerc il pefo dclla guerra, e moIro più 
per conciliarfi l' affetto loro, ficcome preventivamenre accennai, vol- 
le che fi accrefce{fe 10 fiipendio ta.to aIle Legioni mamenute in va- 
rj fiti dell' Imperio, qU;lOtO a i Pretoriani dellinati a far la guardia 
dell' I mperadore, e del Palazzo pubblico. Colla {ua propria borfa 
1Ï.lpplì egli per ora, e nell' Anno proffimo vi provide con un altro ri- 
pic go. Dione ci dà il regifiro di turta la fanteria c cavalleria , che 

11l0ra continuamenre era rnantenuta in piedi dalli\ Repubblica Roma- 
na; e quefia andò poi cre
cendo. e. 
alando., fecondo la diverlìt
 
e' bi: 
fogni, 0 pur dclla pubbhca fehclta. II pagamento aHora de lo1datl 
era ben fuperiore a qucl d' oggidì. 


Anno 



^ N N A LID' I T Å L I A. 


I:; 


Anno di C R 1ST 0 VI. Indizione IX. 
di CE
A1tE AUGUSTO Impcradore 50. 
e rr 5 1\1 ARC 0 E MIL I 0 L E P I DO, 
onlOI "2 LuèlO \RRUNTIO. 


I L Pal1vinio, cd altri hanno ferino, che a qucO:i Confoli nc furono ERA Vol!;: 
[otlituiÜ nel dì primo di Luglio due altri, cioè Gaio .Ateio Capi- ANN ø 6. 
tOile, e Gaio PiMo Capitone. Ma non è certo il fano. Ei1èndo man- 
eante l' Itcrizione rapporcara dol el1ò Panvinio, può renal' [o[perro , 
chc tai Con[oli appartengano ad un altr' Anno. V cdemmo accre1èiu- 
te da Augutto Ie paghe ai fold.Iti (a). Per [oddisfue a t
li fpefe , (ar Di, Ii"" 
per Ie quali non era bafb.me il privato erario d' AuguO:o, e nè pure øqdem. 
il pubblico, fi pcnsò a mettere un nuovo aggra\'io. Fu dato ordine 
a tutti; Senatori di efpone it lor parcre in ifcritto. In ultimo col 
fingerne uno già meditato da Giulio Ce[are, fi decrctò, che da lì in- 
nanzi fi pagal1è la vigelìma parte delle Eredità e de i Legati, eceet- 
tuare qudle, che pervenivano a i figliuoli, e ad altri {hetti parenti, 
e queUe de' poveri. Sebbene può dubitarG, fe tal' eccezione vemtre 
dipoi mantenuta d.l tutti i fulTegucmi J mperadori. Cerro è, ehe 
quefio pelame aggravio rincrebbe afhiffimo al Popolo Romano, e [e- 
condo l' ufo delle cofe umane fc fu tJcile l' imrodurlo, riufcì poi dif- 
ficilil1ìmo il levarlo. E però nelle amiche IIcrizioni s'incomra talvol- 
ta l' U fizio di chi era impiegato in raccogliere qu
fio tributo. A i 
lamenti del popolo fe ne aggiun[eró de i più gray; nell' Anno pr
fen- 
te per eagione d' una fiera careilia, che afflltre 1a Cinà di Roma (b). (b) SUet
n. 
Oltre ad alu-e provvilìoni e fpefc fane &1. Augufio in ajuto de' Cit- in .Auguft. 
tadini poveri, fu prefo I' efpcdieme di cacciar fuori di Ciuà i gla- cap. 42.. 
diatori, c gli fchiav i condoni per dfcr venduri, e la maggior parte 
de' foreítieri: Ja qual [oruma di perfone afcefe a più di onanra mila 
periime. Finita poi quell' anguftia, cadde in penfiero ad Augufio di 
abolir I' ufo introdono del frumento, che dai granaj del Pubblico fi 
dona va alia plebe, e di cui talvolta erano partecipi ducento e più 
mila perron::, parcndo a lui, che per 'Cagionc di quefla libcrali[à fi 
rrafcuraff'e I' agricolrura. Non mutò poi queit' ufo, perchè perico- 
1010 farebbe fi:ato anche il folo temarlo j ma aHefe ben da lì innanzi 
a far più coltiv,lr Ie campagne, e volea la nota di tutti gli ararori , 
non mcno che di tutti i negoziami, e del popolo. Pill frequemi di- 
vennero in queíli tempi gl' incendj in Roma, origirtui forie da chi 
eercava co i rubamenti di (ovvtnire alia fame. Stabilì perranto il pro- 
vido Augufto fette 'corpi di guardia, chiamati i Vigili, che la none 
b,metlèro Ja pattuglia; impiego, eh' egli pen[ava di abolire in breve; 
ma ritrovato utile, anzi neceíT'ario, fu dipoi continuato anchc fotto 
gli altri Irnperadori. oj 
Di. 



14 ^ N N ALl D' I TAL I A. 
E 11. A VoJg. Diverli guai parim
nte li provarono neUe Provincie del Roma. 
^ N N ,0 6., no I mperio in qu-=U' :\1100 per Ie {edizlOni e rib=llioni dc' papoli (a). 
)
r.D;:(, 


 In Sardegna 
 
el1' ,1I
lUria, 
 nella Gemlia dell' Affrica, ebbero dcl- 
, Ie faccendc I iold:ltI Romam, PM" tenere in freno queUe barbare geh- 
ti. Seguitò la guerra in Germania. Tiberio Cefare era ivi Generale 
dell' Armata Romana. Ma per aaellaw di Dione niuna rilevanre irn- 
prefa vi fece, quamunque sì Auguflo, che egli prendeí1'ero il primo 
J1 titolo d' lmperadore per la qumdlce{ima volta, e il fecondo per la 
quarta vol ta; il che fo10 fuccedea, dappoichè s' era ri ponata qualchc 
vittoria. Potrebbe elfere, che i profperofi filcceffi dell' armi Roma- 
ne in Germa.oia nell' Anno precedenre guadagna{fero loro quefio ac- 
(b) Yelleius crefcimento di 1u[(ro nel pref(:nte. Secondo Veneio (b) s' era mdlò 
n
. 20. Tiberio in procimo di piOcedere contra de' 1vlarcomanni, genre per 
numcro e per bravura fin quì f"rmidabile, e non mai vinta. 1\.1ero- 
boduo Re loro, alIa potenz.a fapea unire 1:1 difciplina militare j e man- 
dando Ambaièi.:.dori a i Romam, tal ora parlava da fupplicaote, talort 
cia t'guale. Srendevatì il iùo dominio non folamente per la Boemia , ma 
mollO più in Ià. fino a i confini dclIa Pannonia e del N orico, Pro- 
vincie Romane, di modo che p9-CO più di dugento miglia era egli 
lungi dall' ltalia. 1\'1.1 ful più bdb de' fuoi prepararnemi col\tm di 
Meroboduo, Tiberio ime1e, che la Pannonia ( oggidì Ungheria ) e 
11. Dalmazia, per cagiol1 de i mbuti ribell.ue, tal copia d'armati ;\vea- 
AO mdlò in picdi, che il terrore ne giunfe aRoma ndf.1., gracchè 

ue' pop"li:t c1fcndo in concordia co i Trieitini, minacciavano di vo- 
kre in breve calare in ltalia. Allora fu, che Tiberio trarrò e con- 
c::hiuCe come potè il mcglio 1:1 pace co i Germani, per accudire a 
queito inc
ndlO, più imporrante di gran lunga dell' altro a c:\gione 
QcUa maggior vicl11:lnza al cuor deU' Imperio. V clleio fa conto, che 
tòllcl'O in arIÌli ducento mila Ùmi, e n
ve mila c:lvalli di quc' ribclli . 
Aveano tru
idati, 0 CdrceratÍ i ioldati:t i Clttadini, e i 1\.lerc3ranri 
Romani, e già meHà. a felTo e Fuoco la Macedonia. Gran commozio- 
ne per quclto iù in Roma. I pauro{i fi figurava!1o, ch
 in dieci gior- 
D.ne vcdcr iì poteífe intomo aRoma il campo di que" follevati. Per. 
ciò a iùria.ft arrolarono nuavi iòldati, e Velleio Patercolo fu incari- 
caw di condurre a Tiberio quc1tí rinforzi. Una sì groíIa Armata' di 
f"l1tcria C c3valleria iì unì, 'che Tiberio fu cofireno a licenziarne 
\ina parte. Marciò egli conrro i ribclli dell'.!. Pannonia; prefi i paffi, 
11 ri1trmiè cd àft"amò. In fomma Ii riduíre a t
le, che molti d'cffi pref. 
tV il tiume B.nino vennero a depon'c I' armi, e a fonometterfi. Di- 
cono, che il lor Generale Barone 0 fu prefo, 0 venne anch'egli fpon. 
t<lncamenre all' ubbh.iienza; e pure nell' :\nno fegueme egli Ii truova 
call' alrro Batone Valmatino in :.uml comro i Romani. Voltoffi dipoi 
'l'Jbcrio contro i nbelli Dalmatini, alIa retia dc' quali era 1" altro Ba- 
rone. Valerio Melfallino, Govern.norc dl ql1elìa 1"rovincI3, più d'una 
yolta fi azzuffò can loro, ora vincirore, ed ora vimo. Tmto il gua- 
dagno de' Romani fi riáu!fc a franornar i difegni tàtti da i nemic
 per 
paßa- 



ANN A LID' I TAL 1 A. I r 
paO:'1re in Iratia, ma fenza pf'ter impedire, ch' effi non detrero il gua- ERA. Vole. 
fio ad un gran tratro di paefe, finchè arrivò il verno, che mife fine ANN e 6. 
aIle azioni militari. 
Da che mancò di vita nell'Anno 41..d' Augufl:o. Erode il Gran- 
ie , Re della Giudea, (a) Ál'che'ao ruo figliuolo s' dfrettò pel lùo (a) '1,(epl1. 
viaggio a R('rna, a fin di fuccederc nel Regno del P J.dre in compt>- Ã,?ttq , ., ,, 'Jú- 
" . d I . I . r: . fi II ' . 0 ) . d dale I. n. 
(enza CI Ant/pa, e eg I a tn IUOI rate I e parentI. ttenne eg I a . 
Augufto, non già il titolo di Re, ma il folo di Ernarca col dominio 
della rnctà degli Stati del Padre,- con{jficnti nella Giudca, Idumea , 
c Samaria. Pcr confcgucnte egli cominciò a dominare in Gerufalem- 
me. Gli aTca promcf1o Augufio il tirolo di Re, qualora colle fue 
virruofe azioni (e ne facetre conofccre degno. Conrrario all' efpetta- 
7.ione, anzi tirannico fu il di lui governo, di maniera che neW Anno 
prelènte i Primati della Giudea e di Samaria fpedirono gra\'ißìme ac- 
cufe contra di lui ad Augufio (b). Citato aRoma Archelao, e con- Ø>) Di,l. 
.into de' fuoi rcati, n' ebbe per galligo la rclegazione :n Vienna del 5). 
Delfinato, e la perdita de' fuoi patrimonj e tefori, chc furono prefi dal Str.bøI. r6. 
Fifco. Ed allora fu, che la G iudea, I' Idumea, e la Samaria furono ri- 
done alla forma delle Provincie -del Romano Imperio, ed unite aUa Siria, 
o fia alla Soria, e cominciarono ad effere governate dagli Ufiziali dell" 
Imperadure: cofa di:mzi defiderata dagli ileßì Giudei, perchè troppo 
aggravati da i proprj Re, fpcravano elIì miglior trattamento da i Mi- 
niftri Imperiali. Còsì cefsò 10 fcettro di Giuda, lìccome avea pre- 
deao Giacohbe (c), nella vcnuta del divino Salvatore del Mondo . (c) Genef. 
11 Padre Pagi mette all' Anno feguente la caduta di Archelao. Dione e. 49.1/. Ia. 
RC parla fotto il prefente. 


Anno di C R 1ST 0 V I I. Indizione x. 
òi CFSARE AUGUSTO Imperadore 51. 
C nf 5 AuLO LICINIO NERVA Su.,^!\O, 
o . 
 QUI N TOe E C 1 L I 0 1\-1 E TEL L 0 eRE TIC 0 S I LAN 0 . 
C He il fecondo di qucfti Confoli ufalfe il Cognome di Silaizo, I' han- 
, no dcdotto gli Eruditi dal trovarfi Ct"etico Silano Proconfole del!a 
Stria nell' Anno di Crifio 16. Se ciò fußìlla, nol fo. Da un amico 
Marmo ancora ricavarono il Sigonio e il Panvioio, chc nelle Calende 
di Luglio a i {ùddetti Confoli ne furono fol1iruiti due altri, cioè Pu- 
I1lio Cor,!
lio Lentulo ,Scipione, e ?ito ß<3Íilzio Crifpino JTaler
ano. Proce- 
deva a{]al Icntamente la guerra nella Dalmazia e Pannonla, & anda- 
vano a terminar tutte Ie prodezze dell' una edell' altra p.ute in f.'lC- 

heggi 
d incendj. (d) Niuna cofa ftava più a euorc di Tiberio, che (d) Diø Ii&-: 
Ii non efporre a rifchio i fuoi foldati, parendogli troppo cara 
nchc cit. . 
una vittoria, quando fi avcffe a comperar cona vita di molti de' fuoi. n Ut1u . 
Ma non piaceva ad Augufio una sì melenfa m:miera di guerreggiarc; I. 2. 
C du.. 



IÓ ANN A LID' [ TAL I A. 
ER A Vol" e dubit.lndo egli, che Tiberio non fi curaff'e di l1nir que' rumori, per 
ANN 0 1'
' pot::r PIÙ lun3l1n:nte goderc del com:mdo dell' armi, m mJò c[)là con 
un coriofo rinforzo Ji genri Germ,mico Cefarp, Nipote d' elTo Tibcrio, 
e Figliuolo <.Ii .lui per adozione, gio\rane amatiffimo da i foldati per la 
memoria del valorofo fuo Padre Cl.1udio Drufo. Non vi fpedì .dgrippa 
Cefare, Figliuolo di Giulia fu:! Figlia, perchè, 6ccome accenn.\Ì, tro- 
vatolo di tregolaÜ cofiumi, in quell' Anno il relegò nell'lfola Pianofa 
vicina alia Cor6ca. Le imprefc, farte da Tiberio e Germanico in que- 
fta Camp.lgna, furono di poea confcguenza. Vero è che i due Baro- 
ni, iti ad al[llire gli aUoggiamenri Romani, furono con 10ro perdita 
refpinti, e che Gcrmàllico recò de i gravi danni a i Mazei, e ad altri 
Popoli della Dalmazia j ma altro ci volea che quefio, per ridurre al do- 
vere queUe fcroci N azioni . Anche Marco Lepido Tenente Generale: 
di Tiberio s' acqui!lò grande onore, e meritò gli ornamenti trionfali, 
per ef1
re venuto ad unir6 con lui, aver ragliati a pezzi molti de' ne- 
mici, che fe gli oppofero nel viaggio, cd aver dato il faeco ad un gran 
[rarto del loro pacle. 
Era fia[o inviato da Augufio per Governatore della Siria nell' An- 
no precedente Publio Su/picio !Þ<3irinjo, perfonaggio illuare, e {lara 
Contole nell' Anno Dodlcetìmo prima dell' Era V olgare. Pcrchè la 
Giudca ridotta in Provincia Romana, per la cad uta di Archelao di fo- 
pra accennara, dipcndeva aHora dalla Siria, 
1irinio ebbe ordme di 
porrarfi colà, per confifcare i beni d' cff'o Archelao, e per fare il Cen- 
to, 0 6a la Defcrizion delle perfone abitanti nella Giudea, e I' Ellimo 
delle facoltà d' ognuno. (a) V. ando egli nell' an no prdenre, ed etèguì 
punrualmenttt il tuo impiego, mol non fenza a{f.lif1ìml larnenti de' Gm- 
dei, a' quali parea una fpecie di [chiavitù una tal novità. N è manca- 
rono fedizioJ1l in qud .Po polo , e copiofi ammazzamenu e faccheggi 
per que110. 11 fuddetto Qyinnio altri non fu, che quel medeGmo, che: 
(b) S. r"IC.1S m San Luca (b) Vlcn appellaw Cirino, ed ebbe l' U1cumbenza di tårc 
in E"lJang. il CenCo nella Giudea, allorchè venne alla luce del Monào Crifio Si- 
orp. 2. gnor no1ho. Indubitatà cotà è, che non può parlare il Santo Evange- 
htta del Cenfo hmojin queU:' Anno da Qtirinio, eff'endo nato il Signo- 
re, quando anche era Vlvente Erode il Grande j ed avendo noi glà ac- 
cennato, chc eff'o Erode diede fine alIa tlla vita nell' Anno 4-1. d' Au- 
gutlo, cioè quatn'o Anni pnma dell' Era Cri1tiana: per contcgueme 
!i d
e ammettere un a1rro Cento, aotefÍormcme tårto nella GlUdea dal 
medeGrno Q1irinio. Ed ancorchè mun vettigio di ciò {ì truOVl prdfo 
gli antic hi ::)wrJci profani, purc è b.Übme}' autorità dell" Evangelilb:t 
per itbbilirne Ja verità. 1:. tanto più dlcendo egli, che Hæc defcriptio 
Prima faEla eft a PræjiJe Cyrjno. Imperocchè 'Iud Prima, aCCù.Kla- 
meme fa dedUl re, chiamarti cosi quella Detèrizl
m;:, per dl1linguerla 
dall' altra, fatta nell' Anno preleme. In qual Anno pOI precilamemc 
ièguitTe la Prima delle [uddettc Udèrizioni, cioè fe cinque, 0 1è
i, 0 
fette, 0 pill Anni prima dell' Era Criitiana; non s' è potuto dllarirc 
hoora . 


(a) <joftph. 
.Antiq;Út. 
lib. 17. 


. Anno 



ANN A LID' I TAL I A . 


17 


Anno di C R 1ST 0 V I I I. Indizione x I. 
di CESARE AUGUSTO Imperadore 52. 
C 
 r 5 \1ARCO FURIO CAMII,LO, 
on 0 1 
 S EST 0 NON I 0 QUI N T I L I A NO. 
A Quefii ConColi ordinarj, neHe Calende di Luglio furono furro- EllA Vo]g. 
gari Lurio Apronio, ed Aula -Pibio Habiro. Trovavanlì (A) già i ANN 0 8
 
ribellati Popoli della Pannonia e Dalmazia in grandi ilrettez.ze, per- (a) DID it", 
chè penuriavano cotanto di vivcri, che s' crano ridotti a mangiar dell' cr- H. 
be. Sopravenne an cora un' Epidemia, che mietendo Ie Vlte di mold, 
Ii ridu(fe ad un ipfeliciOimo ltato, 111 guifa che già erano i più deter- 
minati pi chiedere la pace; ma perchè s' opponevano a tal nlo1uzione 
coloro, che moilravano di credere ineforablli i Romani, niuno olà\'a 
di mandare Amba[ciatori al campo nemico. A(fediò in queib tempi 
Germanico una forte Città, e la coitrinfe aUa reCa. Quello colpo tù 
cagione, che fenza più fiare in bilancio, Barone capo dc:' D.llmarini ri- 
belli, muniro di tàlvocondotto, venne ad abboccaríi con Tlb
rio, per 
trattare dl pace. Gli dimandò Tiberio i morivi della già fatta, e -tanto 
foftenuta nbellione, Ne ßete in colpa voi aítri Romani, animotåmente 
allora gli rifpofe Batone, pcrchè a m/lodjr Ie voflre greggje, a'Vete invia- 
to non de j ppflori. e de i c
ni, ma s1 ,be
 d
 ! Lupi:' che t
on erano già 
allora cofe pellegnne k vlolenze ed 1I1gluillZle degh UffiZ.14h Romani, 
per Ie quali anche altri Popoli cercarODO di fcuotere 11 giogo. Augu- 
fto intanro trovandoii inquieto per queita guerra, la quale per attdlato 
di Sueto(\io (b) fu creduta la più grave e pericolofa, che do po queUe (b) !i U tf01J. 
de' Canagineii avelT'e patito il Popolo Romano; e volendo egli e(fere in TibtT. 
più alla porrata di udirne Ie l1uove, e dt provvedere a i bifogni, era CAp. 16. 
venuto nell' Anno precedente, 0 pure ne1 corrente, a Rjmini. Appro- 
vò egli Ie prorofizioni della Pace j e in qucfla m.lniera parte colla f01"- 
za, parte coil' uto della, Clemenza, que' Popoli tornarono all' ubbidien- 

a primiera. Niun altro nlevante avvenimento ci porge [ono quelt' An- 
no la Storia RGmana. 


Anno di C R 1ST 0 IX. Indizione x I I. 
di CESARE AUGUSTO Imperadore 53. 
Confoli 5 GAIO PO,MPEO SABIÑO 

QUINTO 
ULPICIO CAMERINO. 
F Uro
o fuß:i
uiti a i r
ddet[i Confoli nelle C
lcnde di Lugli,? Marco 
Paplo J\.1utzlo, e 
mto Poppeo SeC(mdo, chlamato da alcUI1l Secun- 
ditto; ma piÜ iìcuro è il pnmo Cognome. Dopo aver paclficata la 
C Panno- 



18 ANN A {, I D' I TAL I It.. 
Ell. A V o1g. P ,mnonia, e 1a Dalrnazia, gloriofo fe ne tornò a Roma Tiberio Ce- 
ANN 0 9. fÚe (a). Augulto gh venne incomro fuori dclla Cirrà; il fece entrare 
ç;j)

I(t.mp in Roma con corona d'alloro in capo; e in un palco, dove amendue 


. 1::0' 

 . lÌ milcro a fcdcrc in mezzo a i ConCúlì, co 
 Scn:ttori in piedl, mo- 
56. firò al Po polo qudlo luo vlt(oriolò Figlmolo. Furono in onor luo ce- 
kbrari aleum Spett3colì. In quc1ti tempi AuguUo, raunari i Cavalieri 
R.omani, e tro\'a1:o, ch
 in m1OO1" numero crano gli a01mogliati, che 
gli alai, pubblic.lmcme lodò i primi, biaúmò i fecondi. DIOne rap- 
pona la di lui allocuziollc, in cui egh 1110fhò appartenere non meno 
al privato, che al pubblico bene, che tutti avetTero Moglie, e fi fiu- 
dla(Jero di mettere Figliuoli al Mondo, per mantener Ie nobili Fami- 
glic ROlUane, e fofl:encre il decOl'o della Repubblica, maíTìmamentc. 
ne' bilogm ddle guerre, con inveire gagliardameore contra di rami, 
i quah non già per amore del Cclib.lto, ma per aver più Iiberrà a110 
sfogo dell.! lor libidine, fuggivano il prender MogHe. Penam,o in \'i... 
gore della Legge Papia Poppea cOl1cederrc varj priviiegj a chi avef1è 
o prenddfe Moglie, e pene a chi demro un cOl1venevol termIne non 
fi ammogliaí1è. Ed affinchè niuno fi pl'evaletTc dell' efempio delle Ve- 
fiali, Ie quali pure nel 101'0 íl:a{O erano sì accreditate, di{fe, che quan- 
do vole{fcro i;nitaTle, bifognava ancor.! che fi conrenta{fero d' elTerC' 
punid al pari dt queUe Vergim, qualora contraveni{fero alle Lcggi deBar 
cominenza. Fu poi [otto riberio miti 6 ata queib. Legge. 
(b) VeUeius POC:1. durata cbbc Ia pace della Dalmazia. (b) QEel Bat.onc, capo- 
lIb. 2.. de' Pannonii, che dlam.i a,\'ca- molft a ribel1ione anche ì Dalmatini, dopo 
aver prcfo ed UCCI(Ò P alrro B.ltone, tornò a COZZ.lI O co i Romani. Vol.... 
Iero queib prendcre la Cir
à dl t<::erÎno, ma pCI' uno ílraragemma dc' 
foileva(l ne riport.trono un.! m.Ila p
rcotra. S'impadromrono bensì i 
Ronuni di aleum Luo6hi; m,\ perchè .1pparenza non v' era s;li poreI' 
cas I prdto term1l1ar quella guerr
, e Rom.! per qud\:' imbroglio [car- 
feg31d.va di viveri, Augullo rorno dl bel nuovo ad inviar coJà Tiberio 
con un poßèmc elelcito. Nulla PIÙ bram.lvana i foldati, che di ve- 
nire ad una giornata campale. '1lbcrio, chc non volcva efpor Ie gen... 
ti all' az.z.!rdo, e temeva dJ qualche follcvazione, dlvJfè 10 tre corpi 
l' Armara" dandnne l' uno a S11a:10 (0 Ga Siliano) l' altro a Lepido, e 
ritenendo il terzo per fe e per Germanico iua Nipote. I due pnmi 
fecero valorofamenre tornare ai {iw dovere il paefè 101'0 atTegnaro. Ti- 
berio marcio contra Batone, ed etTcndoG coftui falvaro in un Cailello 
inelþugnabik per la fua {Ìtuaz.lOne, perchè fabbricato fopra alto {a{fo, 
e clrcond:uo da' precipizj, non fi fcorgeva maniera di poter efþugna- 
re quella Fonczza. Anderio era il iuo nome. Furono sì arditi i Ro- 
rnani, che corninciarono ad anampicarG per que' dirupi, e al difpetto 
de' falli rorolari all" ingiù, gmnfero a mettere in fuga parte de i difen... 
fori, che crano ufciri fuori a battaglia 0 Per queíl:o fuccetTo atterriri i 
reilati nella' Rocca, dimandarono ed otten nero Capirolazione. Britan- 
nica anch' egli forzò Arduba cd aIm: Canella aHa refa. DJfperato'per- 
ciò Batone il Pannonico, 
ltro fcampo nOI1 ebbe, che di ricorrere alIa 
mi- 



ANN A L [ D' I TAL I A. 19 
mifcricordia di Tiberio. Gli fu permeß"o di venire al campo, e con- ERA Vo]g 
ceflògli il perdono, fi rinovò ed aß"odò meglio che prima la pace. A iii N 0 p. 
Volò Germanjco a Roma, a portarne la liera nuova. TIberio gli renne 
dietro, ed ioconrrato da Augufto ne' Borghi di Roma, fece la Cua en- 
trata ndla CiuJ. con molra magnificenza. A Germanico furono ac- 
cordate Ie inCegne trionfali nella Pannoma, a Tiberio il Trionfo e 
due Archi trionf.lIi neHa Pannonia, con atrri privilegj ed onori; ma 
del Trionfo noñ pot
 egli godere, perchè poco fieuc Roma a rro- 
varfi in gran luno per una Cempre memoranda f\'enrura, accaduta 
all' armi Rom:me in Germania, di cui furono porrare Ie funelte nuo- 
ve cinque foli giorni do po l' arrivo di Tiberio. 
Siccome accennai di fopra, a1 governo della Siria, 0 vogliam 
dire della Soria, era fiaro inviaro f<.uintilio Yaro; di là poi venne in 
Germania per Generale delle Legiori, de quivi conrinuamente di- 
rnora,rano, per tenere in dovere i Popoli fuddiri, cd in freno i non 
fuddiri (
). TaçÌto Cc:rive, eß"ere flate ouo Ie Legioni, che fi mante- (a) Taritllf 
nevano da i Romani al Reno. 'Pare che Velleio (b) ne nomini fob- .Ar.nal. lió. 
mente cinque. Solevano in que'rempi e{fer<:, compolte Ie Legioni di Ii . II . 
fèi mila tànri I' una, cd akune d'dre aveano la giunra di qualche poco U, ;,e eluß 
di cavalleria. II nerbo principale delle Armare Romane era aHora 1.1 Dio lib. 56. 
fanrtri.\. V aro, che pf'vero emrò gi.ì nella Siria ricca, e nel partir- 
fene ricco, lalciò lei povera, {j credene di porer fare il rneddi mo 
giuoco iJl Germania. Cominciò a traHar que' Popoli, come fe foC. 
kro una fpezie, di fchiavi, con abolir Ie 1nro contùerudini, e{igerne Q 
diritto c a rovefçio d.mari, e volere ridurli a qu-'lla total Commeffione, 
e manicra di vivcre, che fi uCava fra i Romani. Diede mnrivo queUo 
fuo gOlVcrllo a molti di tr;tmare una congiura. Arminio, Figliuolo, 0 
pur Fratello dl Segimero, giovane prode, c de' principali di queUe 
comrade, già ammdlo alia Cirradinanza di Roma, call' ordine Eque- 
fire, quegh era, che PIÙ degli alrri anima\'a i Cuoi N aZlonali a rleu. 
perar l' antlca libcnà. Quanto pill crefcev:mo i loro odj, e fi prerr.- 
ravano a f:11" Vendl"Ua, tanto più finge\'ano fommd1ione a i .com.lt1da- 
J11cnti, amore e confidcnza alIa perCon:! di Varo, in gUif.1 tale, chc: 
l' avvito a lui dato da più d' uno, che {j macchinava una congiura con
 
tra de' Romani, da lui fu creduro una b:lÏa, nè precauzione alcun.l íi 
prcfè. Ora eíT'endolÏ per concerto farro fra 101'0 moffi all" armi alcuni 
de'lonrani Tcdeièhi, Quintilio Va1'O, meß"a infieme un' Armata di rrc 
Legioni, d'alrrcrranre Ale di Cavalieri:!, e di lei Coorti auíìliarie, ch
 
forte afccndevano alIa Comma almeno di venridue mila combarrenti, la 
più brava cd agguerrita genre, che aveß"e aHara 1'1 mperio Romano, 
j fi mlCc in viagglo Cl1l1 groffiOimo bagaglio, per opporfi a i tenrarivi 
de' nemici. Arminio e Scgimero Cuo Padre, retlari in dierro col pre- 
teflo di raunar Ie lora gcnti in aJmo di Varo, allorchè i Romani (i 
trovarono dil.tti e difordinati per felve e Hradc difafiroCe, a1\' Improv- 
vifo dalla parte Cuperiore fl.lrono loro addoß"o, e cominciarono a f.trne 
mKcllo. Pel" He giorni dPJr0 i1 conf1irro, ma conAino miCerabile per 
C 
 gli 



20 ANN A LID' I TAL I A. 
r.n.A Vú
. g
i Romani, chc non trovando mai fito in queUe montagne da poterfi 
ANN 0 9. unire, fchicrare e dJtèndcre, rimJfero quali tutti viwma del furore 
Gcrm;tntco. Faro, e i principali dell' etèrcito, dopo aver riportate 
moue fente, pr:r non venire in mana de' nemici, da [e iteffi fi die. 
clero 1a mone. TU[to il carriagglO, e Ie infegne Romane reftarono In 
poter de' Germ.ll1i. Per atteltato di Tacito, 1l1uogo di quefta Trage- 
dia fu il boCcû dl Teuroburgo, oggidì creduro Dletmelle nd Con- 
tado di Lippa, vicino a l....aderborna, cd al FlUme \Veifen nella- 
\V ellfill1a. 
Pûrrata' quel1:a lagrimevol nuova a Rorna, incredibile fu il cor- 
doglio d'ognuno, non minore il terrore per paura Cot) che i Germ.lOi 
m;:dnatlèro Buprete pill grandi, e pwlàllt:ro a pa{1åre il Reno, 0 a 
\ olgcdì 3ncora co i Galli verlo l' halla. PJÙ de gli altri fe ne affiltT'e 
Ausuno per la mane dl sì valorale rruppe, per la perdita dell' Aqu:le 
Rl)mane, c per la cattlva condotta dl Varo, llama male adoperato ne- 
glI afl-àn di pace, e peggio in quei della guerra. Perciò per più mefi 
110n fi tèce to[are il capo, ,nè tagliare"la barba; c andò sì innanzi il 
ilia aff.umo, che dava dclia tdb per Ie porce, c gndava da for[cn- 
naro, cbe Varo gli re1btUlíJ'e Ie rue Legioni. A sì f.uri colpi non eraRO 
avvezzi i Romani, e dopo la fconfitta dl Publio Crallò in Alìa non 
aveano provat:t una calamltà fimlk a que1ta. 51 nncorò po[cia Augu- 
ilo al iopraglUgnere lulleguenri avvih d' effere la Gallia quieta, e di 
non averc i Germani oiàro di p.1tlare il Reno, per l' eiåtta guardla. 
dell' altre LegJOni, cb'trano iàlve in queUe paHl., e per Ia buon.1 cura 
di Publio Atprenate, Generak di due LcgiolU a1 lÜno, il quaIe ft'ppe 
anche approfittariì non poco delle eredltà dc'toldati ucci{Ì. Perchè 
in Roma la glOventù ana aU' armi non iì voleva arrol:ue, adoperò 
Augullo la forza, tanto che tra etlì, 
 i veterani, che premlati tor- 
nalono all' arml, e I hbauni, compote un bd corpo d' Arm,ua, per 
in\'J.1rlo in Germ.mia. L' Anno fu quelto, m cui, Ii Poeta Ovidjo in 
ctà di cinquanr' anni, per ordme d' Augulto, and a a far penitt:l1za de' 
fuol faIb, I elegato in Tomi, Cmà della Scitia, oggidì Tartaria nel 
Ponto. i....crch' I:gli iì tiratle adJollo queUo gaibgo, non ben fi ièppe, 
cd ora almeno non fi 13.. Dall' aver detto Apolimare Sidonio, ch' egli 
amoreggIava una .Fanciulla Cdàrea, hanno au.:uni creduro qualche tuo 
imbroglio con Giuha Figliu r J1a d' Augulto: II che non è probabilc, 
perchè molti anni prima que1ta impudlca Principeífa era itata relegata 
d:ll Padre, e ga1l:igati i luoi DrudJ. Potrebbe plUttolto cadere il fo- 
fpetto in GlUha Flgliuola della tuddetta Giulia, che non cedette alla 
11adre nc:lla cattlva tama. AJtri ha tenuta, che it ilIa Libro ddl'i\ne 
di Amare, liccome Opera tCandalo{a, foOe cagion delle fue fclagurc. 
La lu:1. rC!egaZlone è cerra; it pcrchc difficil' è l' accertarlo. 


(a) SNetDll. 
In .Auglfl. 
(Rp. 2.]. 


(
iÊt
 ,



:t1 tG

:
 ':t


if 9"jIË
:
 


Anno 



4 ' I · 
.aNNALI D TALIA. 


2.1 


Anno di C R 1ST 0 x. Indizione x I I I. 
di CESARE AUGUSTO In1peradorc )4. 
C {ì r 5 PUBLIO CORr-<ELIO ÐOLABELLA, 
on 0 I ( G A lOG J UN 10 S I L A rq 0 . 


S I trova fuftituiro alì' uno di quefti Confoli nelle Calende di Lu- f. 11. A Volg. 
glio Ser'Vio Cornelio Lentulo /t.laluginenft. Credono i Padri Petavlo A"N NOlO. 
e Pagio, che TIberio Ce[are in quett' Anno dedicatfe il Tempio della 
Concordia in Roma, ricavando ral notizia da Dione (a) Ne parla ve- (a
 DiD lib. 
ramente queUo Iftorico, ma dopo aver deno, che Tiberio fu mviar6 56. 
in Germania; e però tal Dedicazione apparticne pimrofto ad un altro 
Anno. E' mancame a mio credere in quefti rem pi, come in ranti al- 
tri, ]a Storia ù' eíT'o DIOne. Velleio anch' egli, perehc: prometteva 
una Sroria a parte dc i fatri di Tiberio', con due pennellate quì fi 
sbnga: laon-de poco fi fa in queUo, e nel fègucme Anno della Sro- 
ria Romana. Qlel che è eerto, uniro en' ebbe Augutto quamo potè 
levar di gente in Roma, [pedì con tali milizie nella Gallia C]'iberio Ce- 
fare. Ciò avvenne, fecondo Sucronio (b) nell' Anno pre[cme. Seco pro- (b) Sutton. 
babilmeme andò anche il N ipote GermmlÏco, perchè DIOne forro il in Tib. cap. 
fegucme Anno tcrive, che unltameme feeero guerra alia Germ.mia. 18. 
Le impfl:[e di Tiberio in eíT'a guerra 0 non [on giume a noi, 0 più 
tofto non meritarono d' eíT'erc tenne, perchè di poco momento. Vel- . 
leio unicamente ci fa lapcre (c), ehe Tiberio, ben difpofte Ie guarni- (
) VellmlJS 
gioni della Gallia, pa[
ò il Reno coIl' efcrciro Romano. Non aItro fi lsb. 1. 
afpenava Augufio e Roma d.l lui, fe non che impediíT'e ad Arminio 
j- progreffi, [ul rirnare, ehe cot1ui penlåífe a molenar I' Italia. Ma 
Tiberio ft'cc di più. Emrò nella pane nernica dclla Germani:t, met- 
tendo a facco e fuoeo il paefe, e in fuga ehiunque ebbe ardire di 
comraflargli il pa(fo: il che gr:.n terrore dicde ad _'\rminio. Così quel- 
10 Storico, gran Panegiri fla, anzi adulator di Tiberio. Con queUe 
poche parole Velleio mandà a' quanieri il Romano efereito nell' Anno 
prefeme. Potrehbono nondirneno appartcnere all"Anno feguente que1ti 
pochi, fani, confrom
ti 
olla narrativa 
i Dione. Secondo l' UOèrio (d) a (d) Uffirius 
queft Anno fi dee nfenre la mone d. Salome Sorella del fu Re Ero- in 4nnRlib. 
de. E(fa era Padrona del Principato di Jamnia, in cui efiflevano due 
be,lIiffime Vil

, abbonda,m,i di Pa1rI.'le, 
hc producevano frutti fquifiti. 
D. turro lafclO erede LIVIa Moghe d AuguHo, donna ehe miereva 
da per turto, e con facilirà, pcrchè et1èndo conofclUta di gran poífan.. 
z-a preífo il Marito, ognun fi proeacciava la grazia di lei. 


-,
;

';'tû. &
6. -,.
'
û. 


f-)çr -r:'ì
,F),';" 

"
 


Anno 



22. 


ANN .( LID' I TAL I A. 


Anno di CRISTO XI. Indizione XIV. 
di CESARE AUGUSTO Imperadore 55. 
Confoli 5 1\'1 A NI 0, EM Ir
 10 L EP 100" 

 TITO STATILIO TA(,/RO. 


EI\A Volg. A D alcuni non p
r ct'rto il prenom.e di lJ.11.111io J'wl primQ di 'I\J.efii 
ANN 0 
l. Confoli. Nllmio è da 
ffi Cre91,1
0 pi\! tc;>l1:Q. MrjY{p fu appellate 
pa aIrri. Un 'Ccrizione I('gittim
 pop..tþbe Qt'çid!'.'re quettn POÇQ im- 
portame quiftione. Ad Errilio Lepido fu fofliruiro .neUe Giilepdc di 
Luglio Lucio Ca.lJio Longino. Sorro qucfii CooCoh n,rra DlOoe, chç 
Tiberio e Germanico con ,mterità ProconColare fec
ro uo' irruzione nel- 
la Germania, miCero a facco un uatro di quel paefe. ma niJ,ma ba
- 
t
gJia diedero, perchè niuno fi opponeva; nè fonomikro a}cvn 
i qlJc" 
Popo]i, perchè ammaethati dalle diCgrazie di Varo>> non \'olev
nQ 
eCporfi a pericolofi cimenti. Sueronio, bencbè poco d' accordo cpt) 
Dione, anch' egli auefia (R), che Tiberio ( avveZ1-o per altro ii f
r 
dj Cua tefta Ie riColuzioni) nulla inrraprefe in quefta fj:>c:dlzione fçQzlt 
if parere dc' Cuoi primar.; Ufiziali. Aggiunge, aver egh ofT'ervata 
O(l 
I"igorofa diCcip]il1
 nell" efercito 7 e che febben cgli non arnava di a
.. 
:z,ardar la fonuna ne' combarrirnel1[i, pure non avea difficultà a com.. 
þattcre, fe nella precedente none all' irnprovvifo ú folre fmor
4ta d" 
fe fiett! la fua lucerna, benchè vi fc)f1è dell' olio j perçhè dicea di 
aver egli e i Cuoi Maggiori trovato fernprc qudlo un fegno di b40nli 
foTtijna: tanto fi Iafciavano gli 
michi Pagani travQ!gere il capo da 
tali inc1.ie. Ma riporrara vittoria. un dì, poco mancò che un di que;" 
Barbari non l' ucciddTc, ficcome egli (;onfeCsò dipni ne' tormenti di 
aver mt>9itato. Dovette ancora fucccdere in guett' .-\nl1o ciò, che oar- 
(b) velleius r
 Velleio Parercolo (b), cioè che dT'cndo inCono un fjero tumulro 
 
l)b. 2.. diífenúooe della Plebe in Vienna del Dclfinaro, Cirrà 
Ilora floridiffi- 
rna, 3ccorfe 
olà Tiberio; e fcnza adoperar Ie kuri, quietò quella 
pericoJo
1 commozione. Sappi
mo in ohrc da Dione, che dopo 1'in.. 
curúonc futa ne1l1 Germania, Tiberio e Germaniço (ì ririrarono 
l 
Reno, e quivi {1:ettero fino 
}U' Amunno: nel <.Jual tempo fcç
ro Giu\;).. 
chi ppbhlici in onorc del N
t:}lc <.\' At,gullo, e fimil
ntç I'll çom- 
barrim"mo di cava1\eria., PoCcia vufo i1 fiqe dell' Anno f
 qe tornaro- 
1)0 in {tali:} . 
In r:1Iltq Augufio mire in Roma UI) po' di freno all_ Strologia 
Çiugiçi
ria, che fl.-a tJ fu I\nchc da lì innt.1l1
i in grql1 V9ßí1 Ïll q\teHo\ 
Cinà, proibelìJo il predire l:1 OWHtJ di 
lcuno, bc,nçh' fgli Pfr f
 
niun pen(ìcro (ì metterre della vanirà di quefl' Arre, ed avcl1è la(CI:1- 
to correre in pUbblic;:o l' Gro[co.po Ii.to. V i{'rò :}lìcora per tune Ie Pro
 
vincie, che nulla pill dc1 COnrnelO Qame {j facdlè a i Governatori , 
cd altri Mmifiri pubblici, durante il loro irnpiego, nè per due ,meÜ 
do- 


(a) Sueton. 
ÚJ Tiber. 
cap. 18. 



ANN ^ LID' I 'f A L I A. 2. 3 
dof'ió la lor' part
nza:; impérciocchê per onener umili dimofir.lzioni , ERA \ aIg. 
fi 
omme[[e-vano molte iniguità. Ora quì inCorge fra gli Eruditi una AN N 0 II. 
gran col1teCa
 cioè in 
ual Anno folT
 Tib
rio 
ichi
I:
to Co/!ega nell' 
Jmperro, cioè orñató dl qudl<< (le(fa PodeHa rnbun1Zl:l e ProconCola- 
ré 
 the gode\'a 10' H-clTo Auguflo. In vigort pel1' ultima era conce- 
duro il comanJo di tunc Ie Artn-atè fuòri di Rùma coll.t 11:clTa balia, 
Ché godeva-no i Confo'h; V.. que
lo .principi,o .
, pc
Cano alcUl
i Let- 
tcrati di poter d
durre 1 An ,0 
u idzccßmo dl II&eno, enunZlato do1 
San Lu
a. Non è t:lcile Ia decl1ion della quitlione, perchè gli fieOì 
antiehi Iíim'iei fon fl a, loro dileoI'd;, non già 
ell' alTc:gnare il gior- 
no, credendò1ì fana tal dlchl..razlOuc dal Senato nel dì 28. di Ago- 
ito, ma! bensÌ' qualuo all' AnTIo Sueton'ìo icrive (of), che elTendo ri- (a) Sueton: 
rorn'ato l:IÐerio d,rHa Germania dopo llife anni' <1' Roma, per decreto in Tiber. 
del $el'l"ato' gl'i fw concedu't'o dl am'll1ll1\lh'ar lé Provincie eornunemén- ,. 2.0. e u. 
t-d con Augu.Ho. .l'v1.L l' aU{{)1'irà l di V cHcio Patercolò mc'rita ben d'e[- 
fete prtfel'nd a quella del- Sucronio, per aver egli fcritte Ie' avventu- 
rc de' fuoi tempi, e militato allora COtto 10 ftc1fo Tiberio. laddove . 
Suetonio V
lfé. e fcri
è cen,LO 
nlli dlpOI. Ora abbiamo da Velleio (b),. ff;. v.:!lelu.,s 
(ihe a' reoqLH{izlOne cl Augu
't!o II Sen..ro e Popolo R.omano conce&cÜe 
a- Tiberio I' uguag1i.U1Z:l ndla puùettà pel govcrno delle Provincie e 
del
e A
lmaõf:e. Vt æquum. ei jll) in omnibus Pl'ovinr:iis, Exercitibufqul 
eJJèl. Dopo di che Tiberio Ie ne O torno a Rom... 
dl1nque piuttofro 
aW Anno pref
nte 1ì dee l'itèrire l' e1ft:r cgli dlvenuto Collega de1l'lm- 
perio. Anche da Taeno (,), pO\lìam raccogliert la f[elTa verità, fcri- (c) Tacitus 

cndo egli, che Tlbeno CoiLega imperii, conjoys 'l'ribuniciæ Poteflatis J'fnnal. I. I. 
adjumitur, omnefque per exerâttts ofle/lttnur. Pare, che Tacito anticip'i 
di quaLche anno qUe1ta dlgni[..; ma cenamente t'"..L intendere la mede.: 
fimu a lui eonfcnt.l,. menu' cOò era ali' Armata, e non già allorch"è 
fu gltmto a Rom... Pcro aO:1I tònd.lmenro abblJ.mo per credere, che 
dull' 
nno prelcmc a cagionc JI qUeLlo innalzamemo di Tiberio alcu
 
01 eonuncial1èlo a numcra1' gh A'I1IlI del ruo Impeno; [entenza adot- 
tuta dül Padt"e Pagi, e da aim. 


Anno di C R 1ST 0 XI I. Indizione xv. 
di CESAR
 AUGUSTO Impcradore 56. 
Confoli 5 GERMA,NICO CES
RE, 
2 GAIO J:Ol'oTEIO CAPITONE. 


T lhe,.jo:,GiN
iO G:
manico Cefarc, Nipo,te e 
igl!uolo per adozione 
dl 1 Ibeno Cetare, e N Ipute a eaglOne dl e(]a adozione di Au- 
Ëldl:o, pel meriro acquifuuo neHe guerre della Germania, Pannonia, 
e O.llmazia! <:nt'nlle in que
' Anno i
 Conf?lato, e in oltre gli orna- . 
menU trlontalt (aJ. Nelle Calende dl Lugho a Capitone fu 10ftitUito (
) Vellell4/. 
nd Conlo1ato wio J7ije/lio Yaf'"r011e'. Con etfo Germanic;:o venne an- lIb. 1. 

hc 



1,-f. ANN A LID' I TAL I A. 
E II. A V016. ch
 Tiberio (4) nell' Anno pre[eme aRoma. Le guerre fopravcnme 
A'N N 0 u. glt ave,lno impedito il Trionfo dcfi:marogli dal Senato per Ie guerre 
(á) T. su b Cfen. da Jui felicemenre terminate nell.! Pannonia e Dalmazia. Rleevew: 
In I er. I " 1. . 1" 1 " R 
'''po 2.0. eg I ora qUdL' onore, con emrare tnonra mente 111 oma. Prima di 
palfdre al Campidoglio, [cefe dal carro trionfale, e andò ad ingi-noc- 
chiarfi a' piedi -d' Augul1:o, che con gran fctl:a I'accolfe. Seeo era Buo- 
ne, ehe già vcdemmo capo della {ollevazion dell
 Pannonia, ed è chia- 
mato Re di qudla PrO\'incia da Rufo Fena, ma impropriameme. A 
coltui profe{fwa non poca obbligazione Tiberio, perchè nella guerra 
Pannoniea trovandofi egli ll:reno in un bru[[o Gro, e eircondato da i 
ribelli, Batone generofamente il bfciò ritirarfi in luogo ficuro. Per 
,gratimdine Tiberio gli fcce de' grandiffimi doni, e il mife di l1:anza 
a Ravenna. Seguita a dire Suctonio, aver Tiberio data un convito 
al Popolo con mille tavole app:ueechiate, 
d oltre a ciò un congia- 
rio, eioè un regalo di trenta nummi per tef1:a. Dedieò eziandio il 
Tempio delta Concordia, mettendo nell' Iferizione, come alferifcc 
{b) Die Jib. Dione (b) d' averlo rif.mo egli con Drufo fuo fratello già defunro . 
56. V' ha chi crede farta cotal Dedieazionc nell'anno di Crif10 x. e chi 
nel precedente IX. tirando ciafeuno (c) al fuo fenrimemo Ie parole di 
Dione. Ma da che 10 ttdfo DIOne confdT'a, che pnma di queLla De- 
dicazione TIberio era paOàto in Gcrmania, da dove tòiamente nell' An- 
no prefeme rirornò, nè elfendo veriLimile, ehe in lonrananza egli de- 
dieaOc quel Tempio, fembra ben da amcporG I' amorirà di Suetonio, 
ehe metrc quel timo [otto I' Anno prefent
, cd è in oltre Amore più 
vicino a quetb rempi, ehe non fll Dione. Oedicò pari mente 10 ile{so 
Tiberio il Tempio di Polluce e di Cal1:orc fotto l1-)me Cuo, e del 
frarcllo Drufe., mettendo ivi Ie fpoglie de' Popoli lòggio 6 ati. 
. Quamunque Augullo li trovatse in ctà moIro av,mZ.lra, e con 
(d) Die ltb. vacillame f.'1I1ità, pure non Jafeiava di penfare al pubblico bene (II) . 
56. Perciò in quell' Anno fece pubblicare una Legge contro i Libelli fa- 
moG, ordinando, ehe foffero bruciati, e galhgati i loro Amori. E 
perehè intefe" che gli efiliati da Roma con gran lulfa viveaoo, e 
andando quà e là fi ridevano delle delizie di Roma, nè parea loro di 
effere gattigari; ordinò, che non potclfero foggiornare [e non nell"Ifo- 
Ie di l1:anti dalla terra ferm.l per cinquanta miglia, a ri[erva di Coo , 
Rodi., S
rdegna, e Lesbo. Riihin[e ancora i lor comodi, e la lor 
fervitù. Per caglOn poi dell a poca fUi! iànità maodo a fcufarfi co' Se- 
natori, fe da lì inoanzi non poreva andar a com'ito con 101'0, pre- 
gandoli nello ileOc tempo di non portarÍÌ più a -1alutarlo in eatà, co- 
me fin quì avcano utato di fare non tanto eíl1, ma .eziandio i Cava- 
lieri, ed alcuni della plebe. Finalmel1te raccomandò Germanico ål Se- 
paw, e il Scnato a TIberio con una polizza: iègno eh' egli fi (emi-. 
va già fiaeco di forze, e vicino ad abbandonar que{ta vira. l\.1olri' 
pubbliçi Gíuoehi furono fauí nell' Anno pre feme dagl' 1l1:rioni, e da i 
Cavall
ri nella Piazza d' Augutto; e Germanico dlcde UI1l gl an cac- 
cia nel Circo, dove furono uccilÌ ducento Lioni da i Gladiatori. Feee 
anco- 


(c) Peta- 
-;,iUJ, ,Me- 
tliebarbru, 
Pagllu, C!1' 
tllii . 



ANN A LID' I TAL I A. 2.5 
ancora la fabbrica e Ia Dedicazione del Portico di Livia in onore di Ell,' \'o'
 
Gaio e Lucio Ccfari defunti. Abbiamo da Sueronio (a), che in quell' ANN () IZ. 
Anno nel di 
 I. di Agofio venne aHa Iuee Gaio Caligola, che fu poi Im- (a) c:'j
;
'ì' 
peradore, figliuolo 'di eOò Germanico Ceíàre, e di Giulia Agrippina, :
p. a 8. K :t . 
nata da Marco Agrippa, e da Giulia figliuola d' Augullo. Chi il f.'1 
nato in Treveri, chi in Anzio in Italia. Oi poca confcguenza è que- 
fta difpma, perch' egli non diede motivo ad alcun luogo di gloriarfi 
della di lui nafcita. 


Anno di C It 1ST 0 X I I I. Indizione I. 
di CES.\RE AUGUSTO Imperadore 57. 
C 
 r s GAIO SILIO, 
on 0] l L u C 10M u 
 A Z lOP LAN CO. 


D I dieei in dieci anni, 0 pure di cinque in dieci, il C'1ggio Augu{!o 
foleva farfi confermare dli Senato e Popolo Romano l' amorità 
eh' egli avea di reggere la Repubblica come fuo Capo, e .di coman- 
dar Ie Armate, efercitando la Pode!l:à Tribunizia e Proeoníolarc. Con 
quefio incenfo, e con quell' ano di fommeßio!1e, quafi che il fuo co- 
mandare fo(fe un' arbirraria eOl1ce(1ion de' Romani, egli cominuava a 
far del Padrone, tutti a Iui fervendo, quando egli mofirava d' dfcre di- 
pendente e fervo d' ognuno. N è già egli dimandava la conferma di tali 
prerogative. Il Senato fte(fo quegli era, che pregava, e quafi forzlva 
lui ad aecen:1r il pefo del eomando. Non mancaval10 inunuazioni di 
così fare; ed anche fenza infinuazioni ciafcun defiderava di farfi meri- 
to con lui. Si mutò nel profeguimento de' tempi la foí1:anza delle co- 
fc: tuttavia I' efcmpio d' Auguflo fervì a far continuarc l' ufo de' Q!1Ïn- 
Cjuennali, Dccennali, Vicennali, e Tricennali degl' Imperadori Roma- 
ni, folcnnizzando{j con gran fefta, cioè con Giuochi pubblici, e Sa- 
grifizj il Q1Ïnto, il Decimo, Vigefimo, e Trigefimo Anno delloro 
Imperio, con ringraziar gI'Iddii della vita Ioro conceduta, e pregar 
felicità e lunghezza al reno del loro vivere, quand' ancbe erano catti- 
vi. Nell' Anno prefcnre (b) fu prorogato ad Auguilo per altri dieci anni \.b) Dio jib. 
a ventre il govcrno della Repubblica; c bench' egli (ì rnoitrdßè reni- 56. 
tente aHa loro arnorevole offerra, pure fi fottornite a tali ilhnze. Pro- 
rogò egli la Podeftà Tribunizil a Tiberio; c a DruCo figliuolo d' dfo 
Tiberio concedette la licenza di chiedere fra tre anni il ConColato, 
anche Ccnza avere ëfercitata 1.1 Prerura. Inranro rerchè I'inoltrata fua 
età, e gl'incomodi della falure non gli permertevano più di andare a1 
Senato, fe non rariffime volte, dimandò di poter avere venti Senatori 
per fuoi 
onuglieri (ne tenea Cjuindici negli anni addietro) e fu farto 
un pubbhco Decreto, che qualunque determinazione, ch' egli face{fe 
àa Iì innanzi in(ìeme co i fuddetti Configlieri, e co i Confoli reggenri, 
e diCegnati, e co' fuoi. Figlillolo e N ipoti, foOè valida, come fe fotfc 
'rom. I. D ema- 



2.6 ANN A LID' I TAL I A. 
l. R A V o1g. eman:tta d.dl'inrero Senato. In vigore di que1to Decreto, allche fi-ando 
A" N 0 13. in Icno per cagion delle Cue indifpoGzioni, preCe moire ríloluzioni op- 
ponune al pubblico go verno . Sì malconremo era il Popola Romano 
del p.xo fa inrrodorto aggravio dclla vigeGma parte delle Eredirà, chc 
:fi pagava all' erario milirare pel mantcnimento de' foldari, che fi teme- 
va di qualche Cedizione in Rom.1. Scritle Augulto al Scnato, chc ognu- 
no meneß"c in iCcritto il tuo voto, per [rovar alrra via PIÙ corneda d.t 
ricavare il nccdTario danaro, acciocchè, Ce non fi focre [rovata, f.'1Cetre 
conoCcere, che da lui non veniva il m.l[e, vierando a Germanico e a 
Drufo di dire il loro pJrere, perchè non fi creddTe, quella eífcre la 
mente fua. Vi fu gran díbarrimenro; c:: contínu:1ndoG pure a detd1:ar la 
VigeGma, egli mothò dí voler compartíre il peCo di qucUa comribu- 
zione Copra i beni Habíli del Popolo. Inviò penanto qui e là fcnza 
perdere tempo Ellimarori delle cafe e tcrre: il che baUò a fare, che 
ca.d.wno temendo di pari I' più danno da quefio, ctle da quello aggra- 
vio, fi quetò, e rcllò, come prima, in pícdi la VigeGma. 


fa) Gruter, 
Thefaur. 
InfcYlption. 
PolK. l3 o . 
(b) Euj'eb. 
;'1 chron. 
(c) Sueton. 
;n AUluft. 
t.,? ulllm. 
{d) DIf1 I- 
56. 


Anno di C R 1ST 0 X IV. IndizÌOllC I I. 
di T I BE RIO Imperadore I. 
e r 1 . 5 S EST 0 Po M P EO, 
OnlO 1 
 SESTO ApPULEO . 


, 
F Ece in quetl:' Anno Augufio infieme can Tiberio it Cenro, 0 6,1 la 
Defcrizione de' Cittadini Romani, abiranti in Roma., e per Ie Pro- 
vincie; e per artefbto dell' InCcrizione Ancirana, refema &11 Grute- 
fO (a), fe ne rrovarono quattro millioni e cento [erranta Cette mila. Eu- 
fehio nella Cua Cronica (b), f" alcendere effi Citradll1i a no\'e millioni 
e tfcccnro rettanta mila perrone, forCe per error de' Copini, il quale 

' ha d.l correggere coIl' aurorità dell' lfcrizione filddetu.' Sueronio l4 
c Dione (d) <lnetl:ano avere Aupufto ful fin di fua vita f.Uto un com- 
L
 
pcndio delle ttie più memorabilí azioni, can ordine d'inugliarlo in va- 
ric tavole di bronzo. Se ne conlervò in Ancira una copia. Fu poi 
f pedito Germanico in Gerrnania, pcrchè non era per anche ccOàra in 
queUe contr,lde b guerra. Frefe Augullo anch
 la riColuzionc d' invial' 
Tiberio nell' Jllirico, per a(fod:u fernpre più la pace ivi tLbllira; e pe- 
rò con e;:OÒ lui dol Roma s' intamminò alIa volca di N apob, invitatovi 
d 1 qud Popolo nell' occafione de' Giuochi in!Ïgni, .chc qUlvi ogni cin- 
que anni in onor fuo fi f.lcevano all" uf.mza de' Grcci. V' andò, ma 
portando feeo una molctl:a diarrea 
 cominciolra in Roma. Dopa avere 
aùìitíto a qndla magnifica funzione, e licenziaro Tiberio, lì rimlfe in 
via
gio per tornarrene aRoma. Aggravato{Ì il fuo male, fu forzato 
a fcrmarli in Nola, dove poi pbciJamcnre m0rì.ncl dì 19. d' Agono, 
,ioè nel ì\1clè, nomin:.uo prima Sdble, e pofcia dal Cuo nome AU3u- 
fto, che tutravia dura, e in quella mcdcuma {t;tl1za, dove Ottavio luo 
Pa- 



" 


ANN A LID' I TAL I A.. 2. 7 
Padre era rn:mcato di vita" Sofpetto coree (0:1), che I' ambizio{a fua 1\10. Ell "e'g. 
glie Livia, appcllata anche GlUlia, perchè 
dottata reI' Figliuoh d:t ANN 0 -. 
e/]o Augutlo con j!lravaganza oon lieve, gli avdre procurata la mone ,,'J.' ,?u!lcn. 
d .... - I ' I ' I I ' d ' h ' ft . I '. 
t1Clt/lS, 
con e I tic 11 avv!: enaB. mperocc 1e leono, c e m que I u tlml tem- Dio. 
pi Augutlo, 0 perchè già conofcdle il mal t11ento di Tiberio Figlia- 
,!to fuo, 0 rn-chè !!li pardfe riù convencvole di :mterorrc A%.1 ippa, 
}ìiglj,l1olo di Giulla IlIa Figlia-, :Jd un Figliuolo di (ua Moglie Livia, 
avellè eangiata ma/1ìma il1tornó alia (ucceffione fua; e che fegrctamen- 
te coli' accompagnarnento di poehi fi foJ!e ponato a vifirar ellò Agrip- 
pa, chp trovavafi nllora relegato nell' Hob della PianoC.1, con dargli 
buone fperanze. A vendo Livia 
enetrato quefio fegrew aff.'lre, s' "tf.. 
frettò, iècondo i fi.1ddeai Scrirrori, ad accclerar la morte del M.uito. 
Ma nOI1 par gil vf'd"ifimile, che AUgl1tl0 sì vecchio volet1è prendcrú 
l'incomodo di arrival' fino alia Pianola, vicina alia Corfic.1; riè pote
 
ciò farlì, fenza che Livia ed alrri nol venifT'ero a fapere. L' affettð 
poi dimolhato da AuguHo flIl fine di fua vita alia mede{ìma Livia, 
e a Tiberio, il quale richiamato dal fuo viaggio (b) arrivò 9. tempo d-i (b) Vtilciul 
vederlo vivo, e di tenere un lungo ragionamcnto con lui, non la(eia lib. 2.. 
tra(parirc lègno d' affcziof\e di el1ò AlIguHo verfo il Nipote Agrippa, 
nè di mal animo comra del Flgliatho Tiberio, 0 di (u.! Madre. 
Comunque CIa, terminò Augufio i luoi giorni in età di quaú 
fettama(ci anni, e di cinquanr:l fene anni e cinque mdì dopo la morte 
di Giulio Ceiàre . Tanto anricamente, quanto ne'due ulrimi Seeoli, 
fi vide pofio fulle bilance de" Politici e de i Dedamatori il mcriw di 
quefio I mperadore, Iae
rando gli uni 101 di lui fama, per avere op- 
prcllà la Repubblica Romana, e gli altri encomiandolo, come uoo de' 
più gloriofi Principi, che s' abbia prodoua la Terra. La verità fi i:, 
che han ragione amendue queHt: tàziol1l, confiderata la diverlìrà de" 
tempi. Non tì rllò negare ne' principj il reato di tirannia e di eru- 
deltà in Augufio ver(o la fua Patl'ia; ma {ì dee ancor.1 conee
iere, che 
il prolègllimt:nto della fua \'ita feee feorgere in lui non un Tiranno, 
ma un Principe degno dl lamma lode pel tâvio Cuo govcrno, per I'in- 
figne moderazione fua, e per la cura di mantenere ed accrefcere la 
pubblica telieità. [>uò anche mentar qllalche perdono I' aHem.tto fuo. 
TrovavaG da molto tempo vacilhmte e guatta la Romana Repubb\ica 
per Ie t:\zioni e prepotenzc, che non occone quì rammemare (c). Bi- (e) Taciml 
togno v' era di un' autorità luperiore, che rimedi..1Íre a i p.lllati difor- Anval. l. I. 
dioi, c non bfciafT'c pulluhrne de i nuovi. Pcrò l!t tranquillità di Ro- 
ma è dovura al medeCtmo, fe vogliam dire, failo f
o. N è egli a guifa 
de' TÍlanni tirò a k tuno qud governo, ma ('1
giamellte Icppe fare 
un mdlo di Monarchia e dl Repubblic.1, quale anche oggidì con lode 
fi pratiea in qualche parte d' Europa. Felice Roma, s'egli avefT'e po- 
uno rramandare a i flloi Succefrori, come I' Imperio, cosi anche il fuo 
fenno e il 1i.\O amore alla Patria. Ma vennero tempi cauivi, ne' quali 
poi s' cbbe a dire: Che Augujlo non do'Vea mai najèere, 0 non do'Vea mai 
1JUirire. II primo per gli mali da lui fani a fine di rendc::rlì padrone; 
D 
 il k- 



28 A 
 N /I. LID' I TAL I A: 
FRA Volg. il fecondo per l'amorevolezza e faviezza, con cui feppe dipoi gover. 
J:.. N N 0 14. narc:: la Rerubblica, e di cui furono pri\'i ranti de' fuoi SuccdT'ori, non 
Principi ma Tiranni. Un gran faggio ancom del merito d' Augutlo 
furono gli onori a lui companiri in vira, e più do po mone. Vi avrà 
avma qualchc pane, non vo negarlo, I' adulazione; ma i pill vennero 
dalla fiima, claW amore, e dalla graritudine de' Popoli, che lotto di lui 
goderono uno fiato cotamo fdice. E tali onori arrivarono fino a i fa- 
ça) Tacitus crilcgj (a). lrnperocchè a lui anche vivente furono, come ad un Dio, 
ibidem. dedicati Altari, Ternpli, e Sacerdoti, e molto più dopo mone. Con 
Dio lib.. 51. pubblici Giuochi ancora c Spettacoli fi folennizzò dipoi il fuo giorno 
suetOift In Natalizio, e memoria onorcvole fi toone dc' benefizj da lui ricevuti. 

u
'
9' Tenner? Livia e Tibcrio, occulta ,pe
 alcuni giorni la l1!orte d' Au- 
philo in Lt- gufto, hnche avendo [rettololamenre mVlato ordme alIa PlanoCa, che 
g
t
ol!' lid fotlè uccifo Ag1'Ïppa, Nipote d' elT'o Augufio, giunfc 10ro la nuova 
(Ill""). d' etT'ere fiato ciCguito il barbaro comandamcmo, mofirando pofcia di 
non averlo dato alcun d' cm; che quetlo fu il bel principio del loro 
Imperio. Allora fi pubblicò efj
re Augufto mancato di vita. Fu por- 
tato con gran folennità il di lui corpo aRoma da i principali Magi- 
Hrati delle Città, e poi da' Cavalieri; furongli fane folenni efequie, 
defcritte da Dione, con averlo rorrato al Rogo DruCo Figliuolo di 
Tiberio e i Scnatori. Saltò poi fuori N umerio Attico Scnarore, il 
quale, menrre la pira ardeva, giurò di aver vcd uta l' anima d' Augu- 

b) 5ueton. fio volare al Cielo (b), corne fi f1nlè una voir a fucceduto anche a Ro- 
in Auguft. mo10, facendofi credere con tali irnpotture alla buona genre, ch' egli 
caR. 1,01. fotT'e divcnmo un Dio, 0 Semiåco: \'ana pretenfione, conrinuata ne' 
DIO lib. 56. tempi feguemi per altri Imperaåori. Cio fatto, fi tranò nel Senato di 
confermare, 0, rer dir meglio, di concectcre a Tiberio Cclåre, lafciato 
erede da Augulto tuo Padrigno, tuna l'autorità e gli onori, goduti 
in addictro dal medefimo AuguHo. Er,1 aHora Tiberio in ed di cin- 
quamaiei anni, ,'olpc fina, e impafiato di ddfidenza, d' umor nero, e 
di crudeltà; ma che fapcva na{cond
rc il fuo cuore meglio d' ogni al- 
tro, ed a\"ca fapure coprirc i funi vizj a gli occhi, non già di tutti, 
ma forCe dc1l4 maggi0r parte åe' granJi e de' piccioli. Ncl Scnato non 
v' era pill alcuna dl queUe tdl:e foni, che potdTero rimctterc in piedi 
la Libertà Romana; tutto tcndc,"a all' adulazionc, c al privato, non 
al pubblico benc. V' emra\":t anche la pama, pcrchè Tiberio conrinuò 
a com.md n-e alk Cooni del Pretoria, e aIle Arm.lte Romane per Ie 
precedenri conccßìoni; e pcrò niuno 0hlva di alzar un dito, anzi ognun 
gareggiò a confenr la Signo
ia a Tiberio. All'incolltro l' all:uto Ti- 
berio, quanto più eßì inh1tevano pcr e!:llrado, tanto pill flcea viHa 
di abbl}rrir quegli onori, e di dehderare non Cl1pcriorità, ma ugua- 
glianza co' fuoi Citt.1d1l11, eragger,udo la gran ddfÌcultà a reggere sì 
valto corpo" e i peri coli di loccombere tutto il pda. Tuuo a f1ne 
di fcandagliar bene gli animi dl ciafcun parricolare, e fu pOI vendetta 
. ' a ruo tempo di chi poco inclinato cornp,lI"illc verlo di lui (c) . Tene- 
(c) D,o lib. va ancora, che GC,'{r]/lJJjco fuo Nipote, già adottato da lui per FI!!'iu(". 
'S7. 1 



ANN ^ LID' I TAL I A. 29 
la, tra 
er efsere aHara alia tefta dell' Armata Romana i.n Gerl1?ania, ER A Volg. 
t? perche fçmmamente amato dal Popolo Romano, e da I foldan, po- A N Ii: 0 J4. 
tefse torgli la mano. L:ifcioffi dunque pregare gran tempo anche da- 
gl' inginocchiati Senat i, e finalmcnte fenza chiaramente accettar l'im- 
piego (4), o' pur facendo credere di prenderlo, ma per depor10 fra Ça) Surtm. 
qualche tempo, cominciò fr:lncameme ad efel'citarc I'autorid Impe- m Tiber. 
riale _ Qyì Velle!u. Patercolo Çb) 
afc
a, l
 br
gli
 
ll' e
oq
c.nza fua, per (
)' 

ile 
tefscre un p:megmco delle aZlOnI dl nberlO iu I pru1I.:IpJ del fuo go- n. 1.. 
verno. La pace fiorÌ da per tuno; andò l' ingiuftlzia, Ja prepotenza, 
la frode a na1Condedi fra i Barbari; fi ilefe la di lui libel"'alità per Ie 
Pr01lincie e Città, che a.vcano patite difgrazie - E \'eramente gran mo- 
dCl"azione moftrò a tuna prima Tiberio, e fcguitò a governar da fag- 
gio, finchè vifsc Germanico, perchè temcva dl lui. N è qui fi femla 
Velldo. ElUra ancora a \Ide gonfie nelIe lodi di EIio Seiano, lcdto 
da Tiberio per fup ConGgliere, e primo Miniilro. S' egli fei meri- 
talJè, l' andremo ofT'ervando ne! progrefT'o degli Anni. 
Certo che in Rom.1 niun tl1multo 0 iëdizione accadJe per que- '. 
fio cambiamento di governo; ma non fu cosi neUe Provincie (c) _ Le (
! DIO lIb. 
miIizie Romane, cI
e 
oggiornavano nella, Pa
nunia, appena udita b L
it.li
. r.' 
morte d' Auguito, 11 rlvoltarono contra dl GlUlio Bldo lor Coman- Amuz/!. cap_ 
dante, che corfe pericolo della vita, facendo cfT'e iítanza deJla lor giu- 16. (;7' fr1.- 
bilaziont', e d' efT'ere premiate, col minacciar anche di ribellar quella 
Provincia? e di venirfene aRoma. Fu dunque fpedlto colà da Tiberio 
ii fuo Figliuolo Dmjò con una nun di Soldati Pre[Oriani, cd accom- 
pagnato da Seiano, aHOI a Prefeuo del Pretorio. Durò Seiano non poca 
fatica a mettere in dovere i f()lle\'ati, che l' aOèdlaruno, e fcrironu al- 
cuni della di lui fcurta. 1\h finalmenre efT'endofi ritinni e dlvifi co11:oro 
pe' quanieri; e chiamati fono altro pretdlo ad uno ad uno i pill fe- 
roCI nella [end.! di Drufo, dove lafciarono Ja te Ita, fi quiC'tarono gli 
altrJ, <.d ebbe fine qllcl rumore. Più ltrcpitofa e di m.)ggior pericola 
fu Ia lo11evazion de' foldari Romani nella Germ:mia, perchè 911ivi di- 
morava il miglior nerbo delle Legioni [otto iI comando di Germal1ÌcD 
Cejarl', che fi. trovava allora nella Gallia a fae il Cenfo, 0 iìa la de- 
fcnzione dell' anirne. Si ammminò pane di queLl' efercito per Ie 11:dre 
caglOni, che poco fa accennai. Corle perciò colà Germanico; e fic
 
corne egli era fommamente amato, perchè dotato di a/Taiffime lodevoli 
qualità, e il cono[cevano per migliore di gran lunga che Tiberio, vol- 
lero crcarlo Jmper.ldore. Cofianti/1ìmo egli nel non volerc mancar di 
fede a Tiberio ruo Zio, che I' avea anche adottato per Figliuolo, al- 
lorchè \'ide di non potcre in altra gUlf a liberarfi d.1lle lor furiofe ifbn- 
ze, CIIVÒ la fpada per ucciderlÏ _ QJeft' ano Ii fermò. Finf
 poi Icr- 
tere di Tiberio, qU.1fi ch'egli ordina/Te in donativo ad c::fu iolJatt il 
doppio dello flabilito da Augullo: la promc/Ta di sì f.'uta hberalirà, e 
l' aver eziandio accordato il benfervito a i Veterani, h phcò _ M.l il 
danaro non correva, e inranto gillnfero gli Ambalèiatori di Tiberio, 
.all'arrivo de'quali di nuovo fi iollc:varono, e furono vicini a pnvarli 
- di \ 



30 ANN A LID' I TAL I A. 
Ell. A Volg. di vita, per tjmort
 che foffero fpediti ad annullar quanto avea pro- 
AN r-; 0 q. mefT'o Germanico 0 PI elèro anche ./Igt'ippil1a di lui Moglie, gravida al- 
lora, e it {uo picciolo Fighuolo Gaio, f"pr. nomlOato CaliJ,ola. La 
coltanz'\ di Germanico, g'<lccbè non potcano onrcguire dl più, fCceli 
dipOI tornare al 101'0 dovere. Ed acciocchè fiando in ozio non ma- 
chm;.í1èro alLre fedlzioni, Germanico Ii cOl1dufT'e addo(To aIle terre ne- 
mlchc, dove impiegarono i pen(ieri e Ie mani, per far buon bottino 0 
Cerro è, chc Gcrmanico, k avelTe voluto, fårebbe (bto I mperadore 
Augullo: tanto egli avea in pugno l' affctto di quel potente efcrcito, 
e d cuore-eziandlO del Popolo Romano: Ma ruperior fu all' Arnbi- 
zione la (ua V trtù. Cordiahilirne lettere perclò rcritlè a lui, e ad Agrip- 
(a) Dio lib. pina iua Moglic, Tiberio pcr ringraziarli (4); fece anche un bell' cn- 
57. cornia di lora nel Senato; ed Ottenne a Gcrmanico la Padcfià Pro- 
Ta itus . contnlare, che forre dovca dlère tcrminata. b. dianzi a lui accordata 0 
-:nnal. 
b. Tuttavia internamente cominuò più che mai ad pdiarli, paventando 
. cap. I. fempre, che in d.mno proprio fi pote/T(: convertire un dì I' amore pra- 
(b) Tacit. fdhto d.\llc mllizie a Germanico (b) 0 Non finÌ quefi' Anno, che Gililia, 
IbId. co B- Figliuola d' Augullo, e Moghe di Tibcrio, già per g\i ecceOì della 
lùa impudlcizla, relegata in Reggio dl Calabria, fu lalèiat.l, ovvero 
fiuta morire di 1lenro, Ú: pur non fu in altra più fpedita ß1aniera. 
Scmpronio Gracco bandi.to anch' egli, gii p:1fT'ava il quatrordicefimo 
anno, da AUt!,utto neW U:Ola di Cerlina prcOo l' Affrica, in gafligo dclla 
fua dlfoneila .arniçjzia colla fudJt:tta Giulia, fu anch' egli tolto di vita. 


Anno di C R 1ST 0 
di T J ß E RIO 


xv. Indizione 
Imperadore 2. 


I I I. 


C íi r 5 DRuso CESARE FIGLIUOL DI TIBERiO. 
on 0 1 
 G ,U 0 NOR ß A 
 0 F LAC CO. 


F U rnaf1ìrnarnente in queLl' Anno un bel vedere, con chc attenzio- 
ne, moderazione, e modetlia fi applica/Te Tiberio al pubblico go- . 
(c) Dio lib verno 0 (c) N o
 volle, che ,fi }?remctt,efJe al fuo nome il 
it.olo d'lm: 
no 0 peradoreo Si, ad'ra"
 con clu otaffe chlarnar1
) Sig
101e; e a 1011 foldatl 

'uetonills permcneva II nommJrlo Pc. r lmp&radore: glJccbe tal nome 
 ficcome 
tn TIber. dil1ì, folamcme aHora figmticava Generale: d' Armata. II glonoro nome 

ap. z.6. di Padre del/a Patria non permile mai, che il Scnato gIielo de/Te, forre 
perchè abborriva l' adulaz
one, e
 egli .in fua coièicnza dov
a forre fa- 
pere di nC1n poterlo mentare glammalo E cerrameme fcrn'endo una 
(d) Sueton. volta al Senato, (d) cne vilmente il pregava di riccvere quefio titolo, 
ibId. c. 67. dií1è: Se per mia difavve Jtura 1111 fjualche dl accadcffi, che "l,)oi dubitnfle 
de'la mia luona inti!1lzioNi!, e del/a finccrità dell' affetto che a '..:0; p,.ofejJò 
( il cbe fe dO'l:effe a,'cvenÌí't, t/rfidero più toflo, cbe la morte mia p'rt'L.
nga 
la mutazion della 'Voflrn opiniOJ1e) fj eflo tÍ1olo di Padre de/ia Pat Ja mente 
d' onore recherebbe a me, e jèyvireblJe (010 di rz lprOfJerO a 'Vo;, per aver 
fal- 


. 



ANN .\ LID' I TAL 1 A. 3 I 
f.zllatð in- giui;,nre di mt, r- /'f!1' averc [propo!itåum.nte dato a me tm co- EJI. A Vo!
. 
g11011le, che ton mi cowveniva. Benchè pa{fa{fe in lui per er
dità il tito- A Nil 0 15. 
10 d' .dugllflrJ, pure non I' uCava, fe non talvolta in iicrivendo a i Re; 
e Colamemc leggencl01o, 0 afcoltandolo a sè claro, non I' avea a male: 
e però fovcntt: tì truova nelle InCcrizioni e Medaglic cl' aHora. Il no- 
me sì di Ceftrc era a lui famigliare; e talo1"3 llSÒ il cognome di Ger- 
,na"ico, per Ie vittorie riponate in Germania, ficcome ancor quello di 
Principe del $eNat., cioè di Primo fra i Senatori. Sole va perciò dire, 
ch" egli era Signore de' proprj Schiavi, Imperadorc (cioè Generale) de" Sol- 
dati, e Primo Ira gli altr; Cittadin; di Roma. Pcr b. itel1à ragione vie- 
tò tulle prime ad ognuno il (lbbricargli de i Templi, come s" 
ra fat- 
to ad A ugufto; nè volle Sacerdoti, e Flamini. Col tempo permife ciò 
aile Cinà dclP A fia, ma nol volle permettere a queUe della Sp3gna, e 
d' altri paefî. Che fe talun dcfiderava d'innalzarg\i Statue, 0 di efporre 
I'lmmagine Cua, nol porea fare fenza di lui licenza; c queiÌa fi con- 
cedea fempre colla condizion
, che non fi mette{fero fra i Si mulacri 
degl" Iddii, ma fobmcnte per ornamento delle cafe. Altre fimtli diflin- 
zioni d' onore rifimò egli, e Copra tuno amava di comparir popolare; 
carnrnin::mdo p
r la Città con poco Ceguito, e fcnza voleI' cOl.teggio 
fervlle di genre nobile; onorando non tolo i Grandi, ma anche la bafìå 
gel1te; e tenendo a1 fuo fervigio un difcrero numero di Cchiavi. Nel 

enato poi, e ne i giudizj del Foro, non fi piccava puma di premi- 
J1cnza, dl,cendo, e laiCiando, che ogni altro lib
ramemc dice{fe il fuo 
parerej nè fi fdegnava, fe fi rifolveva in comrario al fuo. N lUna ri- 
toluzione prcndeva cgli rnai fenza fentire i Scn 1tori Configlieri eletti 
da lui. Era follecito in impedire gli 3.ggravj dc' Popoli, e Ie eiÌorfioni 
de' Minilhi; c ad alcuni Go,,'ernatori, che I" etonavano ad accrefcere i 
t!ibuti, 0 pure a qud dcll' Egirto, ch
 mandò più d.maro di quel, che 
11 foled ricavare ri-i pofe: Che !e PecorD s' han da tofare, e non già da. /e- 
'1.Jar 101"0 II pelle. In fomma Tiberio avea te!la, per e{fere un ottimo 
· Principe, e gloriolû Impcradore; e pur pcllimo riufcì, pcrchè a)l' in- 
tendimcnto prcvalle di troppo, ficcomc vedremo, la maligna 1\.1.\ in
 
clinazione. "(a) All'inconrro Livia .Augllfla fila l\1adre, Donna gonfi,l (a) Dio lih. 
più d'ogni altra di f.dio e di vanità, tàcea gran figura in Rom!. .Nulla 57.. 
av
va ommel1û 
 farte avea, ançhe del
e en
rmità, affin
hè il figllUolo 

:.

 1. I. 
arnvaffe a dornmarc, per Ifperanza dl comll1uare a dommar come pri- cap. 16. 
ma folto I' ombra di lui. l\-1a era ben diver{o da quello d' Augullo S'mon. 1;1 
l' umor di Tiberio. La tcnne cgli, per quanto potè, fern pre baf1à, T.bcr c. 50, 
fcnza permettcle, che I' adulatore Senato Ie deffe certi titoli d' onore, 
che rnlggiormcnte I" avrebbono inCupcrbita; c talvoha diceva a lei flef1à, 
non etlere com,'enie_nte aUe D,onne, it m
{chiar/ì negli affm i di Stato. 
an- 
tunque tal volta 11 regolaHc tecondo i di lei confìgli, pure il men c he 
putca, I" onorava di tue vifite; cd anche vifirandola, poco vi fi trane- 
neva, afl1nchè non parefTe, ch' eg1i fi lafciaOè governare da lei. Fecc 
ancbe di pill col tcmpo, ficcome vedremo. 


Cornan
 



32 .A N N A LID' I 't A L I A. 
Jo.It A V Q]g. Comandava intanro Ie' Armate di Ger
nia il giovane Cermanico 
,
 
ANNû IS. fare. Ancorchè focre lantano da Roma, per cura di Tib{"rio glt fu con- 
c
dl1to il Tri?nfo, celebrato poi n
ll' An,no feguente, in ricompcnfa 
(J) Taciw,s 
h quanto 
glt avea finora op
ra.to m <:Iuella ß
erra. (a) Durava quefta 
.Annal. iiI" 111 
el:ma
la" e
 crano tuttavla 10 arml ArmmlO. e Se.gefte, 
ue pri- 
t, (ap. 55- mat] Capltam dl queUe comrade; ma fra loro dlfcordl, perche Armi- 
Bio, rapita una Figliuoh d' effo Segeí1:e, prome{fa ad un altro, I' avea 
preC, per Moglie a difpetto del Padre. Con due corpi d' Armata atTai 
poderoíi, }' uno comandato da Germanico, }' alrro da Aulo Cecina, Le- 
gato dell' efercito, fu portata la guerra addof1o a i Popoli Catti < og- 
gidì crcduti gli Haf1ìani) e prefo il 101'0 paefe. MotTe in quefti tempi 
Arminio una fedizione contra dd Suocero Segeí1:e, il CJuale rrovandofi 
:1ßèdiato, fpedì il i1gliuolo Segimondo a Germanico per aiuto. Accor- 
fero i Romani; furono me!Iì in rotta gli a{fedianti, liberato Segefte, 
e prefa con altre nobili Donne la di lui Figliuola, gravida aHora del 
IVlarito A rminio _ Quefto [ano, e Ie tante grida d' Arminio, cagion fu- 
rono, che prefero I' armi per lui i Chcrufci, ed Inguiomero di lui Zio 
paterno. S.cguirono poi due combattimenti _ N el pr;mo toccò la peg- 
gio ad Arminio; nell' altro ebbe Cecina colle Cue brigate non poca [..,- 
tica a riduríi in Calvo, ma dopo averne riportare molte fez-ire. Fu al- 
Iora, che Agrippina Moglic di Germanico feee eomparire l' animo Cuo 
virile. Per la. fuddctta difgrazia era cortà voce, ehe i Germani veni- 
vano per pacr.m: oftilmcnre nella Gallia. Impedì la valoreC, Donna, 
che non ti ,gu;1{laf1è il Ponte CuI Reno, come; volcvano que' Cinadioi. 
:\1ecr.,íi ella íÌe{fa alia teí1:a del medeíimo, graziofamente accolfe Ie Le- 
gioni, che malconce ritornavano dal fuddcuo fano d' armi, con far 
medicare i feriti, e don,1J" vcfti a chi avean perdute Ie Cue _ Riferita a 
Tiberio qucíb glorioC, azione d' Agrippina, íiccomc egli odiava la ftirpe 
d' Agrippa, e il Cun pafcolo era la diffidenn, He fece dog1ianze nel 
Sen:lto, con efporre l' mdccenza, che una Donna fi ufurpaffe I' uflizio 
..ie' Generali, e de i Legati, ed accuCandola di mire più alre, per er.,l- 
[are il Marito, e il FigJiuolo C'aligola. N è mancò il favorito Seiano 
di maggiormcnre fomentar in Tiberio sì f..,ttc gelofic. Mèno è da cle- 
dere, che non f.1ceffe Livia Auguí1:a, falita a mirar di mal occhio Ger- 
manico, e più la di lui Moglie, fecondo 10 ftil delle femmine. Cor- 
fero dipoi gran pcricolo di reftar' aftogatc nell' acque due Legioni, co- 
mandate dol Publio Vire1lio. Segimero fratello di Segeí1:e col figliuolo 
lì rendè a i Romani; e con quefti, poco per altro fonunati avvt:ni- 
menti, cbbe fine la campagna dell' Anno prcfeme. Pagò appu11to 'in 
, . queft' Anno TiberiÇ> il pingue leg:1to, laCciaw da Augufio al Popolo 
(b) DII 'ib. Romano. ;\, cìò fll-e fa fpinto dol una pungcnte burla. (b) Nel paffare 
57 per la piazz:t un qd:l\'ero, ponato alia fepoltura, accoftatoíi alle orec- 
chic del mono un buftúne, in batTa voce gli diffe, 0 plU' finf.:: di dire 
a1cune parole. Intcrroga
o poi d;igli amici; 
ifpofc, di averg1i ordi- 
nato d' av\'enire Auguilo della non per anche efeguira fua tefiamema- 
l-ia volontà. Le fpie ne rapporrarono toao l' avviCo a Tiberio, il quale 
non 



ANN A LID' I TAL I A. 3 3 
non tardò a pagarc il legato, con far poco apprdTo morire l' autor FIl A VoJg. 
della burla, dicendo, ch' eg\i fie(fo ponerebbe p,ù pretto ad Augu1lo ANN 0 I
. 
Ie nuove di que1lo Mondo. (a) PrcCe Tiberio in qudt' Anno nel di 10. (a) P,
n'l.lm. 
, I d . P .j; IIJ,n;. III Fl'J>. 
di tvlarzo i1 Uta 0 I ontej'ce J.YJ.a.L/lmo. Bltmchin. 
. in Anaflaf. 
Anno di C R IS T 0 X V I. IndizÍone IV. 
di T I BE RIO Imperadore 3. 
C {i r 5 TITO STATILIO SISENNA TAURO, 
on 0 1 "2 L U C I 0 S C RIB 0 N I 0 LIB 0 N E. 


A L primo d' effi ConColi, cioè a Statilio, ho aggiumo i1 Prenome 
di '['ito, ricavandoG ciò da un' Hcnzione rifcrna dal Fabrcni (h). (b) Fahrtt';, 
Così ancora avea fcrino il Panvinio. Al Cccondo, cioè a Libone fu lit. tu
, 171f"'- 
(lltUito nellc Calende ài Luglio Publio Pomponio Grecino, come conna 



. pag. 
daW ICcrizione fùddena, e dal Poeta OvidlO !...'). In qermania (d) al (c) û't'idius 
Fiume \VelTer due hmi d' armi Ceguirono fra i Romani fono il Coman- lib. 4. Epifl. 
do di Gcrmanico, e i Germani regolati da Armimo. In amendue la 9 l d ' 
ifl: 
, ' fi i h " l ' I ) ' A G ' f: ) ..aC/fus 
Vlttorra 1 (Ie .Iaro per g I ,-om.lm. yea ermamco ano preparar Annal. I. 
. 
mille Legni tra grandi e piccoli nell' JCola di Batavia (oggidi Ollanda) cap, 9. 0" 
per alTalir dal1a p:me dell' Oceano i nemlci. SuI fine deUa State, im- Irq. 
barcata che fu la COpiO(1 f.mteria, con alquamo di e
valleria, a forza 
di nmi e di vele, fi molTe la Botta per entrar ncl pael.e nemlco. V' era 
in per[ona 10 fielTo Germanico: Per una tempelta infona ebbe a perir 
tutu qucll.t gente, c gran perdita It feee d' armi, cavalli, e bagaglio. 
Ma quando i Germani per ql1dlo Gnitho caro dc'Romani G credeano 
in itlata di vinecre, Gel manlCo Cpedì Gaio Silio con trema mila f.lllti, 
c tre mila cavalli comra di 10ra: i1 che tal ripurazione acquitlò a i 
Romani, tal terrore dlcde a i Gernuni, che cominciarono ad inclinar 
alIa pace. 1\ vrebbe poruro Germanico d.lr I' ultima m:I/1O a quella gucr- 
fa, C:: Tiberio con replicate knere ed iflanze non I' avdlè richiamato 
a Roma con elìOirgii il ConColaro e it Trionfo gi.ì a lui accordato. 
Al geloCo c d1fE.deme Tiberio prcmeva forte di thccar Gcrmanico d.\ 
queUe Legioni, pavemando egli Cempre delle novità a sè pregmdiziah 
pel Commu amore, che quc'loldati prafetlàvano a si graziofo Genera- 
Ie. Ancorchè Gcrmanico s' accorgefT'c delle torte mire d'l'lTO [uo ZIO, 
pure s' accomodò a i di lui voleri, cd impreh1 il \'iaggio d' Iralia, for[c 
arri . vò in Roma CuI fine dell' Anno. Fcce (e) Tlbeno nel P rc[entc ac- (c) D [ 'I 
io 10. 
culare in Senato Lucio Scribonio Libane giovane, diverCo dal Con[o- 57. 
Ie:, quaG che macchinaßè delle novid,. Prevcnne quctl:i la [entcll7a 
della mone con ucciderG da sè fieíTc. Avea già cominciato TIberia a 
permeuere j proce/lì comra dclle perCone anche pill illuthi per Cole 
parole indicami mal' animo 0 Ccdizionc contra del Governo, e della lua \ f) 
uuor.. 
perCona: laddove prima di Calire CuI Trono avea [em pre [ollenuto (f), In Tlher. 
cbe Ï;; Ul!'l. Cilt,) fibf11"a r!o
'(!
 cia(i-,mo [j(}t!er fa libcrtà Ii dire, e pcnfårc ciò, C.1? '-7. 
rom. I. E (he 



34 ANN A LID' I TAL I A. 
E II. A Volg. che g
i piaceJlè. Qtefia bell.1 Mamma, divenutQ che fu Principe, perdè'- 
.A. N 11 0 16. pretlo hll Ji gr azia. Siccome ancora quell' altra, ch' egli proffen un dì 
,'\ nel Senato con dire, che Jè fl cominciaJ[e ad ammetter accuJè di cbi par- 
laJ!è (Mtra del Principe, 0 del Senato, andreúbe In eccc.flò if p,.oce(jà,' pcr- 
foite; perchè chtunque ha de i nemici, correrebbe a den,mÚarli, come rei 
di que!io dclitto. Qudb di[ordlOi appullto accaddero da h innanzl fotto 
il ur.1I1n1CO dl lui governo. 
Era in gr.m vog.! per quef1:i tempi in Roma la Strologia Giudiciaria, 
(a) DiD ibi- ed anche la M
lgla. (a) Oella prima fi dlkuava 10 ltc{fo TlbalO, tC- 
Jem. 11. ndo in iua cala uno di quefb vendaori di furno, chiamato Tra(ìllo, 
e voJendo ogni dì udire da lui qud, che dovea luccedcre in quella 
ginrnata. Trovandolì bcffato d:\ conui, fc: ne sbrigò coi farlo uccide- 
re; poi perfegUlto rutti gli ahri f.lbbricarorJ d. prognoftici. E perchè 
non erano e[eguiti 
li edltti imorno a qUeiti impoUDri, chiunque de' 
Cluadini Romani fu per tal cagione denunziato d'poi, n' ebbe per ga- 
ibgo l' c!ìlio. Soienncmenre ancora fu Vletato a chlchdia il portar nlH 
di [eta, pcrchè di ipefa gra\'e, non facendofi aHora [era in Europa i 
ficcomc fu parim
nte prOlb1to il tencr vaG d' oro, fe non per valel fe- 
ne ne' (àgnfi'l.j; e nè pur furono permeffi valÌ d' argento can ornamen- 
ti d' oro. Affetta\'a Tiberio la purità della Lingua L.uina, e fopra rut- 
to ulava i voc:lboli antichi d' Ennio c di PL1U[O. EITend0 6 1i in un' E- 
ditto [cappata una parola non Latina, \i' ebbc fcrupulo, e volle afcol- 
tare il parere de' più doni Gralllmatici, i quali quaG tutti la dicniara- 
rono buona, da cnc era nata uf..'lta da sì gran Dottore e Principe, 
qual' era Tiberio. Con tuna ciò [alrò su un certo Marcello,. dicendo, 
tbe potea ben Cef/f,re ds.r la Cittadin;Uiza di Rotn.J ag/i uomilli, ma non 
già aile parolf: bolzonata, che fen non poco Tiberio, e nondlmeno 
1eppe egh lèconJo il fuo collum:: ben diffimularla. Proibì ancora ad 
un Cemunone Ii fMe tdhmol1lanza ne! Senato con parole Grecnt:, 
tuttochc egli in qudlo (teCTo luogo aveOè udlto molte cau{e trauatc 
in Grcl:o, ed cgh ml:defimo tal volta I.ì foífc: iervlto dello Hello !in- 
guagglO per mterrogare. 


. 
Anno di C R I I) T 0 XVII. Indizione v. 
di T lßERIO 1m peradore 4. 
. 5 GAIO CECILIO RUFO, 
Confoh l LUCIO POMPONIO FLACCO GRECINO. 


I L Primo de' Conroli ne gli Annali ftampati di Tacito è chiamato 
Celio; Cecilio in quei di Dione. E così appumo fi dee. appcl1are . 
(b) TJJtftlur. S'è dlfpmato tì'a gli Eruditi in[orno a q!Je1to Nome. Credo io de- 
]\(yuI$ In- Cif.l la lite da un Marmo, da me dato aHa luce (b), che {j dice pOnD 
jmptlon. C. CtECJLIO R VFO, L. POMP01S 10 FLACCO COS, Erano 
pag. 3 0 1 I. in[one neU' Anno P recedemc varie turbo1enze fra i Rc d' Oriente, 
TlHm. . h 
c c 



. 


ANNALI r/ITALiA. 35' 
cbe dipendevano in qualche guif.1. da Roma. (R) A "ea Angufio, fit- 
come acecnnammo, dato a i P ani Fonone per Re" G)l tempo eomm- 
ciarono que::' Barbari a fprezzarlo, pofcia ad abborrirlo, e nnalmente a 
congiurare per detronizzado" Chiamato alb Corona Lfrtahano del fim- 
gue degli anriehi Arf.1eidi, quefti Ceorifirro !idle pnme, feonfìíTc iflh- 
ne Vonone" Si rifugiò il vinto nell' Armenia, e fatto R
 da que' Po- 
poli, non andò mo1ro, ehe prevalendo prenò gli Armeni il panito fa- 
vorevole ad Anabano, V onone fi ritirò ad Amioehia con un gran te. 
foro" I vi rifedcva ProconCole della Soria Crctieo Silano, che adoc- 
chiato quell'oro, l'accolCe ben volenticri, e permife eh' egli fi rrat- 
taíTe da Re, ma nel medefimo tempo il facea cufiodire [otto lmona 
guardia. V onone intanto irnplol':tva con frequemi letcere aiuro da Ti. 
berio; ma non avea Tiberio voglia di romperla co i Parri, genre che 
non fi lafeia\'a far paura da i Romani, e gli avea anehe pill volte fatti 
[ofpirare _ Oltre a ciò avvenm" (b), ehe Tiberio feel' eitar a Roma (b) Dill Jj 
.Archelao Re della Cappadocia, triburario de' Romani eol prete no ch' egli )7. 
meditaíTe delle ribelliont-. L' odiava Tiberio, perehè, allorehè egli di- 
mOl"ava a guifa di relegaro in Rodi, Archelao paíTando per eo)à non 
l' avea onorato di una viura, e grande onore a\1' ineonrro avea Farro a 
G.lio Cef:n-c emu'o Cuo. V cnne Arehclao a Roma vecchio, e malcon- 
cia di ianità, do po avere per cinquant' anni govanato i fuoi Popoli; 
e fu aceufato innanzi al SC'n:1to. SI miCe egli in tal' a/fanno per qudla 
perfeclizione 
 che da 1ì a quaJche tcmpo, non fi [..1. fe naturalmeme, 
o pure per ajuto altrui, rerminò la Cua vita. AHora la Cappadneia fu 
ridotta in Prõvincia, e fpediro coIl un Governarore. In que' medcfi- 
mi tempi vcnnero a morte Antioco Re della Comagene, e Fi/opatore Re 
IIi Cilicia, con gran turbazion di que' Popoli, parce de' qu.lli voleva 
un Rc, ed un' .1hra defiderava il governo de" Rom.\!1i. Anch
 la Soria 
r: ,l.t G iude-a lagnaudofi de' troppo gravi tnburi
 nc dirnandavano la dï.- 
mlllUZ'one. . 
1"u qud1:a una bel!a oecafinne a Tiberio per allnntanar I' od
aro 
Nipore Germa1'llco Cefare àa Roma, e eaeciarlo in paeiì perieolofì fouo 
fpecic d' onore. PropoCe dunque in Senato, ehe non v' era p
rfona piJ 
a propofito di lui, per dar teno a gl'imbrogli dell' Orieme. Già a\'ca 
dfo Germanieo eonieguito il Trionfo neI dì 26. di Maggio; e a lui 
per queíl:a fpedizione fu eoncedllt'i UI1'ampia autorità in tutre Ie Pro. 
yincie dl là dal mare. Ma Tiberio, per menere a Ini un conrrapoilo 
"In queUe comrade, richiamato Cretieo Silano d,l11a Soria Cc), fpedi a (c' To ' 
çuel governo Cnco Calpurnio PiCone, uomo violcl1to, e poco ami- .A
71a7.C1
i{,
 
co di Germanieo. Con coLtui andò alJehc Plancina fila Moglie addor- I. CAp. 43. 
trmata, per quamo fu creduto, da Livia Augulla, acciocehè faeclfc 
teita ad Llgrippina Moglie di Germanieo. Volle in oltre Tiberio, ehe 
Drufo Cifare [uo Figlmolo, laCciaro l' ozio e illuíTo di Roma, and,dfe 
nell' J llirico ad appn:ndere il meilier deUa guerra. Andò egli, ma giun- 
to coli fu forz:uo a paíTare in Germania, per eagion delle guerre ci- 
viIi narc fra i Germani, non fudditi di Roma. Alþra lite quivi era ffa 
E 2. Ar- 


1" It A Volg. 
AN!<;O Ij, 
(a) TaCItus 
.Annal. lib. 
2.. cap. I" 
'Jofêph. Au., 
111. 'Judaic. 
lib. 16. c. ]. 


. 



3 6 ANN A LID' I TAL I A. 
E I\.A, VoJg. t\rminio promotore della Libertà, e Maroboduo, che avea prefo il ti- 
ANN 0 17. rolo di Rc. Ad una campale b.lttaglia vennero quel1:i due emuli. Fu 
creduro vincitore l\rminio, perchè I' altro per la foverchia dilerzione 
de'luoi fi rimò fra i Marcomanni. (a) Druro colà fi ponò con appa- 
renza di voler traUar 1.1 pace fra efIì. Devatlò in quetl' Anno un fiero 
tremu(\[O dodici Città dell' A Cia, alcune delle quali a(fai cclebri, come 
Efd(), Sardi, Filad.:lfia. Tiberio dedicò in Rom:!. varj Templi, ma 
cdificati da altri; perch' egli non fi diIenò di t
bbriche, ne di lafciar 
nugn,fiche memorie, per non ifcomodar la fua burfa. In Affrica lì fol- 
levarono i N umldi e i Mori per il1:igazione di Tacf.1rinatt:. Furio Ca- 
millo Procont"ole di queUe Provincie, benchè non avc(fc al fuo coman- 
do, fe non una [01.1 Lcgione, c poche truppe aUlìliarie, marclò contra 
CJuclla gr.U1 moltitudine di gente, e la mile in fuga, Per tal viuoria fi 
(b) Hitron. m.:ritò d,jl Senaw gli ornamenti trionf,lli. (b) N egli ultimi lei ì\lefi 
in ehron. dell' Anno pre[cme diede fine alla fua vita il Poeta Ovidio in Tomi, 
Ciuà po(h aIle:: rive del Mar nero, dov' era flato relegato da Augutlo. 
Credefi ancora, coe queflo fone l' ultimo Anno d! vita del celebre 
Storieo Romano 'I'ito Liviø Padovano. 


(ot) Dio, 
Strabo, 
Eu{ebÙff it} 
ehronieo. 


Anno di C R 1ST 0 X V III. Indizione VI. 
di T I ß E RIO 1m peradore 5'. 
C f 5 CLAUDIO TIBERIO NERONE Imperadore per la terza volta, 
on .( GERMAl"ICO CESARE per la feconda. 


P Ochi giorni {enne Tiberio il Conkl1aro. A lui fuccedette Lucio Seio 
'I'uberone; e pofcia nelle Calende di Luglio in luogo di Germani- 
co, fu creata Confole Gaia Rubellio Blando. Ho aggiunto il Prenomc 
( Tht{au- di Gaio a Rubellio, fecondo la tclbmonianza di un Marmo (c) del. me 
1'NS Novus duo alla luce. Ma (ì può dubi[are, fe il Con[olato di lui appanenga 
lnfcript. all' Anno prefeme. Germanico Ii trovava in Nicopoli Città dell' Epiro, 

:
, 3
I. allorchè veflì la trabea Confolarc. (d) Vilìto egli Ie Ciuà Greche, e 
(b) Tac;tus maffimamenrc Atene, ricevendo &1 per tuno dillinu onori. Pa[sò a Bi- 
.Annal. l. 2.. fanzo, e al Mar Nero; e fin:llmente entrato nell' Alìa, arrivò a Lcsbo, 
Clip. 54. dove Agrippina fùa Moglie partorì Giulia Livil/a. Intanto Gneo Pi[o- 
ne, inviato d.l Tiberio per Procont"ole della Soria ragg.iunfe Germa- 
nico a Rodl. Non cr.1 ignoro a Germanico il mal ammo di coftui; 
pUle avendo intefo-, eh' egli correa pericolo della vita per una fiera tem- 
peita inforta, fpedl alcune Gale
 per fal vario. N è pur giovò qudto 
per ammanfarlo. Appena PI [one fu dimoraro un giorno in Rodi, che 
p.Ù:.ò in Sona, dove Ul;U1do carezzc e rcgali, fi procacciò l' afl-ètto di 
queUe Legioni, la[CÍ;mdo a' foldati fpecialmeme la libertà di far tuno 
ciò, che 10ro piacea. Meno non fi adoperava Plancina fua Moglie, chc 
imanto non {j gu:udava di [parlar da per tuno dl Germanico c di A- 
grippina. Andoírcne in Armenia Germanico, cd iyi pofe per Rc Ze- 
nOllC, 



ANN A LID' I TAL I A. 3 7 
nDne fig\i'-:1o\o di Polemo
'e Re, di Ponto, d?po aver d
po.fto o.yoáe 6- 
gliuolo dl Anabano. Diede del qù\'
rn
tol
 al
e P.rOVlI1CIC deha C
p- 
padocia, e della C?m
g
ne
 COl.' ICmm
lre I t,nbutl, dl queUe. Provm- 
cie; e poCcia continUO II vlagglo fino In Sona. PlU che mal creCce- 
Vii la baria e petulanza di PiCone ProconCole; c sforzavafi bensì Ger- 
m:mico di pa'l.ientare gl' inCulti, e i nuncamenti di rifpetto di coflui j 
ma niuno v' era, che non conolèdfe I' apena m:micizia, che pa(fava 
fra loro. Vennero a trovar Germanico gli i\mbaCciadori di .Artabano Re 
de' Pani, per rinovar l'amicizia e lega, eGb.::ndo{i quel Re di venire 
alle rive dell' Eufrate, per fal'gli Ul11 vifita. Una delle 101'0 dimande 
fu, chc non permette(fe al già d'?poH:o Re de Pani Vonone di Cnggior..- 
nar nella Soria. Germanico il mandò a Pompeiopoli, Cmà della Cili- 
cia, non tamo per far cotâ grara ad Anabano, quanto per far dilþeno 
a PiCone, che il rroteggeva non poco a cagion de' regali, e della fer- 
vitù, chc ne ricavava Plancina fua l'vloglie. Qpì ci vlen meno la Sto- 
ria di Dione, e però nulla di più f.1.ppiamo de' facti dc'Romani nell' An- 
no prefeme. 


Anno di CRISTO XIX. Indizione 
di TIBERIO Imperadore 6. 
Conroli S MARCO GIUNIO SILANO, 
"l LUCIO NORBANO BALBO. 


VII. 


, 


Ell. A. "ol
. 
A:>'NO 18. 


F Ece in quefi:' Anno Germanico Cef..'lre un viaggio in Egitto (A), (a) T.UitN
 
. per c\frio(ità di v
del: quelle rinom
te anrichirà, e ,fi porrò fino .Anna/.l. I. 
a I confilll della N Ubi.!, mformandolì dl unto. Per cattlvaru que' Po- cap. 59, 
poli abbaCsò il prezzo de' grani, e in pubblico nella Città d' AleíT:'ln- 
dria andò \'eflito alia Greca, phchè qui vi predominava qcella Nazio- 
I1e, e la loro Lingua (b). Tiberio, rilâputolo, dilåpprovò la mutazion 
dell' abito, e più I' eOère entrato in AldTandria, affiitta aHara dalJa ca- 
reflia, fenza (ua licenza. Toroo(fene dipoi in Soria, do\'e trovò, chc 
tutto quanto egli avea ordinato per I' Armata e per Ie Città, era flato 
disfatto da Pifone. Perranro divampando forte la lora difcordia, prefe 
Pifone la ritàluzione d' andartCne lungi dalla Soria; ma topravenma 
una malania a Germ..nico già pcrvcnmo ad Antiochia, Ii fcrmò, fin- 
chè rarve, che il di lui male prendelTe onima piega; ed aHora fi ri- 
tirÖ a Seleucia. !VIa l'infermità di Germanico andò poCcia crefcendo. 
Spartefi voce, che per malie d'dfa PiCone e di Plancina fua Moglie 
1'infelice Principe veni(fe condouo a poco a poco alia morte; e a tal 
voce {i prdlò fede, per elTer{i rrovati varj creduti maleficj. In Com- 
ma Ce ne mori Germanico nell' età di trt'ntaqu:lttr' anni, laCciando in una 
grande incertezza, fe la mone lùa f,)(fe naturale, 0 pure a Jui pro- 
curata da Pitone c da Plancina fua Moghe, e per legreti ordini di Ti- 
btrio. Univcrfalmeme fu creduto queit' ultimo. Non fi può efprimcrc 
il do- 


(b) SUlton. 
in Tiber. 
Clip. 51. 



'38 ANN A J. J 0' '1 T .\ oL I A: 
IEII.A Volgo il -dolore non folo del'Popoln RomanCl, e delle Provincie tum
 derRo- 
A N NO 19. mano Imperio, ma degli Heffi Re dell' A /ia per la perdita di quello 
generofo Prmcipe. Era cgli ornato delle pili belle doti di corpo e d' a- 
(a) Dio in nimo (a), valorofo co i nemici, clemcmillimo co i fì.Jdditi. Poflo in 
'ExCt!ptis. tanta dignità, e con ranta aucorità, pure mai nnn infuperbì, trattan- 
,W il
o 57. do tutti con onorcvolezza, e vi vendo più da privato, che da Princi- 
pe. Già vedemmo, ch'egli ricusò I' Imperio, per non manear di fedc 
c di onore a Tiberio. Non mai fu veduro abufarG della Cua podcllà, 
non mai fi laCciò torcere d,l11a fi)rruna ad azioni fconvenevnli a per- 
fonaggi\) ovirtuofo. Qyel ch' è più, con tutti i torri a lui fani da Ti- 
berio, Cuo Zio paterno, e Padre per ad01.ione, e con tutto il fUr) ben 
conoCciuto mal talenro, nen mai fi lafciò ufcir rarala di bocca, per 
riprovar Ie azioni di lui. Perciò era amarißìmo da tutti, fuorchè dallo 
ftelfo ingraro Tiberir), anzi maggiormenre amato, appl1nto perchè il 
conofce\Oano odiaro da dfo fuo Zio. J\1irabil c'.Jf:1. ful' oílèrvare, come 
10 Itclfo Drufo, figliuolo natural di Tiberio, ancorehè Germanieo po- 
telfe oHargIi alla fueceffion dell'Imperio, pure I' amalfc fempre con 
lìncero amore, e come vero Fratdlo. Gran perdita feee Roma in Ger- 
manico, ma fpezialmenre perehè Tiberio Cciolro dal timore di lui, c
- 
minciò ad impervc:rf:ue, con giugnere in fine a cofiumi crudeli, e [1- 
rannici. Rellarono di Germanieo rre fi J;liuoli mJfchi, cioè Nerone, 
Drufo, e Gaia Caligola, e tre fi
Iie, cinè /1grippina, che pot fu Ma- 
dre di Nerone Auguflo, Druftlla, e Livil/a. ./lgrippiua lor l\-1adl-e, 
f1g1iuola di Agrippa, e di Giulia nata d.l Augufio, Donna, che ben 
diverfa dalla Madre, s' era già farta conofcere per ifpecchio di catlità, 
cd avea dati fegni di un viril coraggio, moho più ora abblfognv della 
fua coflanza, rimafla Cenza il generofo Con forte, can del figliuoli plC- 
cioli, e odiata da Livia, e forfe poco men da Tiberio. Fu conGgliara 
da mold di non tornarfene aRoma; differenre ben era it ddiderio 
fuo, perchè ardeva di vogli.1 di cerear vendetta di Pifone e di Plan- 
-cina, 1:enuri per amori delle Cue diCavvenrure. Però CuI fine dell' Anno 
colle ceneri del Marito, e co' Figliuoli fpicgò Ie vele alla volta di 
Roma. 
In luogo di Pirone era flata cofiituito Progovernarore della Siria 
'Gneo Seorio Sarurnino; ma Pirone, udita la mone di Germanico, 
dopo averne fana gran fetia, fì mife in viaggio con molri Legni, e 
buona copia di milizie, rifoluto di ricuperarc il fuo gov.erno, e di ado- 
perare, occorrendo, anche la forza. S'impadronì d' un Cailello; ma 
avendolo Saturnino qui\'i afT"edl3ro con fone maggiori, g\J convennc 
cedere, ed intanro fu chlamata aRoma. L' andata di Drufo Cefare in 
Germ:mia, [econdo Ie apparenze, fu per paeificare i rorbiJi inlom fra 
Arminio e Marobnduo. f\Itri dücumenri avendo ricevuro dall' anuto 
fuo Padre, fece tuno il contrario, aggiungendo defiramenre olio a 
quell'incendio, acciocchè i nemici fì contumafT"ero da fe fleßì 0 f\b- 
bandonato poi Maroboduo d.l' Cuoi, ricorCe a Tiberio, che gli alT'egnò 
per abltazione Ravenna, dove afpcttando femprc qU4lchc rivoluzion 
. ne lla 


. 



ANN A L I D
 I TAL I A_ 39 
nella S\revia,f
nza mai vederla, dopo diecio!:toanni aOài vecchio comriè EllA Volg. 
Ia carriera de::' f Uf)i giorni. Fin qui .-\ rminio in Germania avea br.l"a- ANN" 19- 
meme dlfefa la Llbl:l-rà della fua PauiJ. conrro a i Rum:mi j ma- aven- 
clala poi volmo egli ildìò opprimere, fu in queLl' Anno uccifo da i 
fuoi. in ed. dl foli trent.lIene anni di vita. Per un d
creto d' Augu- 
fio era già 1taro pro:biw in RamJ. I' cfercizio dcll.1 Religione Eglz- 
Zlana clln tutte Ie tue cerimonie; ma Icppe eOà m.mtenerfi qui VI ad 
onta dc-lla Legge fino al pretenre Anna. Un'iniquirà commdfa da 
que' fJlft S.lCerdDti, coIl'ingannare Paolina, favia e nobiliHima Dama 
Romana, e darb per &man in preda a Dc-cio l\1ondo, giovane per- 
duro dierro a lei, con t:
rle credere, che di lei fotre mnamorato il talCo 
Dlo Anubi, ticcome ddrlll
mente narra Gmleppe Stonco (,,), dlt'de (a) 'oftpb, 
an& al Senato di etihilr d.lIi' halia il culto d' IlìJe, di Ofiride, e de Antiqult. 
gli alrri DIÎ d' Egm? (b). Com.mJo in olrre TIberio, _ cht: 11 arrer- lib. 18. c. 4- 
rafle il TemplU d'Ihde, e fi gittalTe nel Tevere 1.. tua llama. La l
;TaCl/
' 
meddìma dilav.ventura toccò a 
 Giudei (c), che in, gran. numel'O abl- (
). ;
:;on
' 
tavano allara m RomJ, a caglOn dl una baranen.., ulara da aleum in Tiber. 
impotlori di,quella N.lzi,me a Fulvia, nobile Dama Romana, che avea CIl!. 3 6 . 
ab
raccia(a IJ loro H..c1lglOne; avelli!o eHi convertlto in ull> proprio 
l' oro e Ie \'dli ricche, dall.! medefima inviJte a Gnutàlemme, afun- 
chè C
rvi-iTero in onore del Tempio. SceHero i Conloh quanromila 
giavani d' elft Giudel di raZZd libatina, e per forza arrolati 11 man- 
ddrono in Sardegna a far guerra a i ladri ed aOàtlini dl quell' liDia, 
fenza menerlì penliero, te qUlvi avelT
ro da rerire per l' al ia, che in 
que' tempi vemva credura maligna e morrifera. II nmaneme de' Giu- 
del fu cacciaro di Rama, e ddperlò in varie ProvinCle. Fono/le già 
Re de' Pam, \'olenJo 111 quetl:i tcmpi fuggir d.llla Cil1cia, preio da 
V Ibìo Frontone, Ii uovò pOl da Ut1 Sold.no privato di vita. l'er met- 
tere freno alt'impudicizi.! ddlc I\Lurone Romane (d), chc ogni dì più (d) rb;de1!J' 
andava cn:Ccendo in Roma, Cirrà piena di luOo e dl genre, a CUI cap. 35. 
poca p.1lIra faceano i falli Dli del Pdgandìmo, fu can pubbhco edit- 
to Impotta la pena d..:ll'e{ìl1o alle F'gllUole, N'poti, e Vedove de'Ca. 
valien Romani, che cadefft:ro 111 qacHo dclitto. 


Anno di CRISTO xx. Indizione VI I I., 
di T I B E RIO In1peradore 7. 
Confoli 
 M ARca V A LER 10 M ESSALLA, 

 MARCO AURELIO,COTTA. 


.. 
D J grandi onori avea ricevuro in Roma la memoria di Germanic{} 
. per 
)fdme di Tiberio e 
cl ßenaro (e); ed anche 11 Popqlo In (e) Tacit"" 
vane gUIle nl' a\'
a a[[et
dto 11 luo dolorc. Si f1110VÒ il luno in l. 3. fal. f" 
quell' Anao 
ll' amy? di 
igrippina lu.a Moglie. Dopo eHerfi per qual- 
che glOmo term.ua In Corfu, sb..rco di poi a BriIJd1fi. Drufo Ce(are, 
che 



40 ANN A LID' I T ^ L r A" 
"Ell.... Volg. che era tomato a Rama, co'maggiori Fig1iuoli del defunto Germa. 
ANNO 29. mco andarono ad incomrarla firm a Tcrracina. lnnumcrabil genre, 
maHìme de' militan, fi portò fino a Brindifì . Caldi tùrono i fofpiri, 
univerlà\e il plamo :11 comparire dell' uma funcbre. Per tuna la via 
i M3githati c Popoli fecero a gara per onorar Ie dl lui ceneri. Gli 
ftefTi Con(01l col 5enaro, e gran parte del Popolo fi porrarono a ri- 
ceverle con dirone lagrime.; e poi quefte vennero ripolle nel Maulo- 
(a) Idem leo d' Augt,tto. \.a) GlUnfe dipoi Pifone con .Iua Moglie aRoma, 
c.lf. 9.orgogliofo come in addlerro; ma non rardarono a prefèmarfi al Se- 
naro accufarori, impmando a lui ed a Plancina ft.Ja Moglie la mone 
di Germanico. Nè pure a quefio mal'uomo mancavano de i difen- 
fon, c dJfficlle era il provar Ie accufe, ficcome avviene in fomigli,1I1ti 
cafi. TIberio, che ben låpea Ie mormorazioni del Po polo , quafi che 
foOe p.aí1àta buona imelligenza tra lui e Pifone, per levar di vita Ger- 
manico, da uomo difinvolto fi regolava in quefia pendenza, moftran- 
do {e;mpre un vivo aff,umo per la perdita del Figlillolo adonivo, e 
,di volcr buon.! giuliizia, ma nello neOò tempo di non volere, che 
foperchieria fi tåccfIè all' acclllãro. Crcduro fu, che tègretamente a 
Pitone fofIe fatto animo, e fÌcurezza di proteziol1 da 5ciano, e che 
,per quello egli fi ail.enetIè d,\l produrre gli ordini a lui dati da Tibe- 
rio. 1\1a fe non ti provava il rcaro fuddeuo, !Î faceano ben coilare 
alui reatÏ di fedizione, d' ingiurie fane e dette a Germanico: cora che 
milt: in fiem apprenfion Pilone, e ranto pill perchè il Popolazzo vi- 
cino alla Curia gridava contra di lui, mimcciando di menar Ie mani , 
qualora egh la fcapp.!ßè nena dal giudizio de' 5enatari. Pet'ciò vinro 
dall' aff.l.nno, e tenenJo!Ì tradito, da ft:: flefTo -fi dit:de h mone, libe- 
rando in tal gUlfã Tlbeno da un ben molefio pen!iero. Plancina fua 
1Ylog1ie, cbe era tuna di Livia Augutla, per Ie raccom:1ndazioni di 
lei kguitò a vivere JI1 pace. Al di lei Figliuolo Marco PiCone fu 
conceduro un eapn.llc di cemo vemicinque mila Filippi; il rimanente 
confifcato, ed egli mandata in elilio. RifveglioHì intallto di nuovo in 
,Affrica la guerra, eßèndo nlorto PIÙ di prima vigorofo Tacfannatc. . 
Per aver t:gli mdra in fuga una Coorte di Romani, sì Farra collera 
momò a LucIO A pronio, Proconfok aUora in queUe comrade, chc 
innerì contra de' fU5gitivi. Ciò fu c3gione, che cinquecenro tali de' 
tuoi veter.ll1l sì \'alurol
lmenrc combanerono dipoi contra l' Armat3 di 
Tacf.lrinare, chc la mitáo in rorra. Giunta era all' ed capace di l'vh- 
mmonio Nerone Fighuolo primogcnlto del dcfunto Germollllco (b). Ti- 
berio a lui dlcde III Moglle GittlÜ Figliuola di DruJo fuo F-igho: cofa 
ehe recò non POC,1 allegrezza al Papolo Romano. PCI' 10 comrario fi 
mormora non poco, perchè Tiberio a\'el1è farro contraerc gli Spon- 
fali ad am F'gliliola dd fuo Ùvonto 
iio St:iano con DruJo Figliuo- 
10 di Claudio, cioè di un 1,'r.1.[e1l0 di Germanico, di Claudio, dico, 
il qLf.ll poi fu Imperadore. A tutti parvc avvilir.1.,con quell'arro 1:1 no. 
blÌta dclia .FamlglÜ Principelèa; perchè er.1. bensì naro Seiano di Pa- 
dre aggregato all' ordine de' Cavalieri, IDa niul1a proporzion fi trovava 
fra 


tJ) S:mon. 
j J Tiber. 
(3p. 29. 



ANN A LID' I TAL I ^. 41 

a lui 
 DruCo, di(cendente non menD dalla CaCa d' Augufio, che da Eft, Vot
 
quella di Livia. Maggi
rmeme ciò difp,ia
que per I' appar
nz
. 
he A tI 
 0 !-', 
Sci.mo comunemente odlaro pel predomlOlO Cuo nel cuor dl Tl?enO, 
potelTe alpirare a voli piò alti, cioè all' f,mperi.o. .Ma non fi effcnua- 
rono poi quelle meditate N ozze, perche II glOvmcrro DruJò, mcntre 
da lì a P ochi g iorni era in Campania, avcndo girrato in ariil per.l . 
I b I d '( (2) Jatm 11; 
giu?co un pero (a), e prelo 0 a <:,cca aperr
 nc ca a.e, nc. nma e Ch4d;Hl!f. 
fuffocato, non fuffitlendo, come dice Suetomo, ch' egh montic per 'l.7. 
frode di Seiano. 


Anno di C R 1ST 0 xxi. Indizione IX. 
di T I B E RIO Impcradore 8. 
1 C LA 11 D loT I I3 E RIO N E RON E A U G U .5 Toper 
Coníoli la quarta, volta, 
D.Rlì
O CESARE fuo Figliuolo per la feconda . 


C 1 afficura Suetonio (b), che Tiberio, it quale a yea preCo it Con- 
b) S,NttØ.. 
folato, per t
r onore al 
gliuolo, da lì a rre mdì 10 rinunziò, In T'b
r. 
fenza faperii finora, Ce alcuno lubenrra{T"e, 0 pure chi ftlbemrafT'e Con- Iflp. 2. . 
fole in luogo Cuo. N iuno probabilmcme, Ccrivendo Dione (c), che (e) Dio lib. 
Tiberio, finito it luo ÜmJòlat(J, ntornò aRoma, nè egli vi ritornò, 57. 
fe non al fine dell' Anno. In fani venuta la Prim Ivera dell' Anno pre- 
feme, trovandofi dIo Tibel io, 0 pure nngendo d' efT'ere con qualche 
iocomodo di Canità, volle mural" aria, e fe n' andò in Campani.l. Chi 
credette ciò farro per lafci:1r al Figliuolo tutto I' onore del Confohto; 
cd altri, perchè gli cominciaiTe a rincrefcere il lòggiorno di Roma, 
dfendogli fpecialmenre molclla I' ambizione di Livia Allgulta Cua Ma- 
dre, che faceva di mani e di piedi per comandare anch' ella, e per di- 
videre il governo con lui: cuC'1 ch' egli non f:lpea (offcrire. Parve per- 
ciò, che fin d' allora egli medirafT'e di volootariamt:nte efiliarfi da Ro- 
ma, ficcome vedremo, che Cuccedette dipOl. Turb,lta fü anche nell' An- 
no preCenre l' Affrica da Tacf.uinate (d); bonde fi \'ide fpedito co:à (d) T4cit. 
GlUnio Blelõ, Zio materno di Sei'1no, per regular qucgli affari. Ten- Lib. 3. c.35. 
tò in quell:' Anno Severo Cecina nel Senato dl [,11' rinovar l' anrica di- 
fciplina de' Romani, che non p
rmettcva a i Governatori delle Pro- 
vincie il condur feco Ie loro l\.1og1i. Ma DruCo Confole, e la mag- 
gior parte de'Senatori furono di comrario Centimenro. PericoloCo era 
troppo allora illaCciar Ie Dame Rf'mane Illngi da j Mariti, e in }.)ro 
balìa: taota era h1 corruttela de' colÌ:umi. Fu anche propollo di rime- 
diar all' abuCo imrodotto, e troppo creCciuro, che chill11que dc'm.il- 
faltori e de gli 
chla\'i fuggitivi fi ricoverava aIle Imm.1gini 0 St.ttue 
de gl'Illlperadon, era in f:1Ivo. Da tanti a!ìli proveniva la m01tir!i- 
cità de" misfatti, e l'impunirà de' delinqucnti. DruCo cominciò a fàr 
provare ad alcuni Nobili rifugiati colà il gafiigo mc:ntato da i lor de- 
Tfm. I. F lim, 
. 



42. ANN A LID' I TAL I A. 
F.RA Voig.lirti, e ciò con plaufo univerfale. Nella TrJ.cia fi follevarono alcuni 
'\. t; NO 2.1. 
i que' pop?li, ed i.mpre,fèro an.che yaOt'dio di. Filippopoli. Con Venne 
1I1Vlare cola a repnmerll Publlo \ dlelO, forle il mede!ìmo che ci 
Iaíèiè un pezzo di S
oria, fcritta cor: lyggi:dria, ed infieme c
n penna 
adulamce. Poca fauca occarfe a d1111p.1r quella grl)tagli,t. N è pure 
andò in queU' Anno efeme da tibcllioni la GJ.llla. GIUltO Floro 111 Tre- 
veri, ,G,iulio. S,lcro.viro .ne, gli Edui, furono i primalj a commuo\>ere 
la fcdlZlOne m vane Clna, ma!contcnte de' Romani, a cagion dc.:lla 
gravezza de' rriburi, e: de i dcbiti fmi per pagarli. Rdlò in breve 
ralmenre incalzaro Floro da Vifdlio Varrone, e da Gaio Silio Legati, 
o vogliam dire Tenenri Genei-ali de' Romani, che con darfi Ia mone, 
dicde anche fine alla guerra in queUe pani. Pitl da far s' ebbe a do- 
mar SJ.croviro, che occupata la Cinà d' .-\umo, capitale de: gli Edui, 
mcnava in campo circa quaranra mila pedone arm:ue. Nulladimeno 
una bana
lia datagli dJ. Siiio con fortunato filCC<'OÒ, riduOè ancor 
Iui ad ahbreviarlì dl fua mano la vita. Fu in qudl' Anno lhiamato in 
giudizio Gaia Lurorio Prilèo, Cavalier Romano, e celebre Poeta di 
qudli tempi, il quale r.vea compono un IodJ.til1ìmo Poema in mone 
di Germ,Huco, per cui fLl fupcrbarneme regal:uo. A vvenne, che anche 
Ðru(ò Ce!åre caduro iofermo fece dubrtar di ru.t vita; !aonde egli pre- 
parò 
n' a1tro Pocma fopra la mone di lui. Guari Drufò; ma Pnlco, 
motro dalla vamgloria, non volendo perdere il plaufo deli'infigne fua 
farica, lel1è qud Poema in una converfazione di Ddme Romane. Qle- 
fio baUò 2.1 Senato per fargliene un delirro, e delitro, che fu imme- 
diatamente punito coJla murre di Iui: a tama viltà d' adulazione e dj 
fchiavitù oramai era giul1to quell' :mguflo confe(Jò (a). S' ébbe a m:Ile 
Tiberio, non già perchè l' avelTe!"O condennaro a mortc, ma pcrebè 
aveano efeguita b tènrenza, fenza ch' egli ne foßè inforrnato. E però 
fu Farra una Legge, che da Ii inn.1I1zi non ti pore
e. pU,bbJi,car ni: 
efeguire fcntenza di morte d:lt<t dal Senato, fe non dlCCl glOrm dap" 
poi, acciocchè Ie i' Imperadorc fo(fe .1lTeme dalJa Cirrà, potdTe averne 
notizia. Teodofio il Grande Augulto prolungò poi qudlo termine 
fino a trenta ginrni per gli cO:1d.mnatj d,lli'ImpeladtJrc, e verifimil- 
mente ancora per Ie l"cntcnz.: del Scnaro. 


(3) Djð. 
Jib. 57. 
Tacitus libr. 
1. c. 5'0. 


(b) SHtton. 
in Galba 
"ap. 3. 


Anno di C R 1ST 0 XXI J. Indizione x. 
di T I BE RIO Imperadorc 9. 
C t r 5 QUI N T 0 l-I ATE RIO A C RIP P ^ 
 
on 0 1 "( G A I 0 S U L PIC lOG A L ß A . 
Q UeUo Galba Coufote non fo dire, fe Padre, 0 pur Frarello 
fofTe di Galba, che fu poi I mperJ.dore, a(fcrend? Sue.tonio (a), 
c(fere fb,to ConCole il Padre d' etro AuguUo, e pOl fogglllgl
end.o, 
che Gaio frat clIo d' efTo I mperadore, per non aver potuto conlegUlr
 
il p 0- 


. 



ANN A LID' I TAL I A, 43 
jl Proconfolato da Tiherio, fi uccíf
 da fe 1tef1o, nell' Anno 36. del\'Era ERA VC'l:;, 
nollra. A i [uddeui Con[oli ne11.: C
1cnde di Luglio fmono Ii.dtituiti J\. N 1\ 0 22.. 
hfarco Cocceio Ner'Va, creduro A volo di N crv.!, po[cia I mpcradorc, 
e Gaio riMo Rffino. l:<.ra cre[ciuro In ecceOò (a) il lufTo nelle N ozze, (.1) Tuitut 
nc' Conviti, e per alrri capi nella Cirrà di Roma, 1èl111 fJr più ca[o l;b. 3. c. 5}, 
delle Leggi e Prammatiche, puhblic;1te da AuguUo, e prima d' r\ u- 
gutto: il che s' era tiraro dietro I' aumento de i prezzi ddle robe e 
de i viveri. Fu propofio in Scnato di rimediar al diC)\,dinc col mo- 
derar Ie Ipefe. Ma una Letteu di Tiberio, che ne accenna\'a Ie dif- 
ficulrà, dilhu{fe turta la buona imenzion degli Edili. Tacito nota, 
che Ii commuò in sì Farro fcialacquamenro fino a i tempi di Vefpa- 
1ìano J mperadore, [orro cui cominciarono i RomJni a daríi ulla par- 
fimoni-l, non già per qU.llche Legge 0 cOllundamento del Principe, 
ma perchè cosi facea 10 fie{fo Augufio: tanto þuò a regolare e [re- 
golare i coftumi I' e[empio de'Rcgnanti. In quett' Anno ancora TIbe- 
rio fcrillè al Senato, chiedendo la Podefià Trihunizia per Drufo Ce- 
fare [uo Figliuolo, a fine di cotliruido in tal manicra compagno fuo 
ncll'autorira, e rncrrerlo in iibto d'e{fere [uo fucceflòle nell'lmperio. 
Fu prontamente ubbidlto, e con giunte di novirà all' onore: al che 
nonduneno Tiberio non confenrì. Veggonfi MedOiglie (b) di Drufo, (b) Medio- 
neUe quali è elpreiTa qllelì.a Podefià. l\1otivo di lungo e tediolo efa- barb. N "'I. 
me diedero dipoi al Senato gli aíili delle Ciaà Greche t,lÏno in Eu- Impnator. 
rop.., che in Alia. Ogni Tt:mpio era dlvenuro un ficuro rifugio d'im- 
punuà ad ogni Schiavo tilggitivo, ad ogni debitore, e a chiunque era 
in fi)1 peno dl dclirri capitati. Furono citate queUe Cirrà a produrre 
i lor Privilegj. Si trovò per la maggior parte inf"l.lflÌttentc in cITe il 
diriuo dell' alilo; e però fu moderato quell' cccellò. I nfam.1ta{ì imamo 
grayemcote LiviJ. Augutla, conobbe Tiberio lùo fÏ 6 1iuolo h necellìtà 
di rornarfene per vilÌtaïla. G.lreggiarono a pill non po/To i Senatari, 
per invemar cadauno pubbliche dHnoltral.ioni del 101'0 aff.mno per vita 
sÌ cara, e della comull premura per la di lei 1:1Imc: fludi.lndolÌ di pb- 
care gl'inleniati loro Oli. Andò tamo innanzi la vilil11m,l 1.)1"0 adula- 
zione, che tlomacò 10 (kllò TIberio, in gu-if.1 che l"bbe a dire P1Ù 
voltc in ufcir dalla Curia: Ob cbe gmte inc/inrzt(1 alla JeY'iJitù! N è a 
lui piaceano tami sfoggi di Him;! verla Itu Madre, ficcome maggiore 
incentivo alh di lei naUa fuperbia e vnglia di dommare. COntIllUó1\!i1l10 
tutravia Ie [urbnlenze dell' AfFrica, Tadàl'in.ltc I'ibdlo era giunto a 
tale alrerigia, c
e ,ti)editi fuoi Amh
fciadori a Tiberio, gli ave,i chiefio 
per 
e c per I' c1<:rClt,o [uo un dcterminaro paelè d,l fignorcgglarc: mi- 
nacclando non daudlta una fÏeriHìma guerra. Per qucHa arJlta diman- 
dOl fllmò di coller.1 Tlhel"lo, c nl.lnt l ò ordine a Blcfo Proconlòle di 
tirar 
olle buone all' ubbldi
nZ1 i tòllevati, per f.1I" polèia prigione, 
fe m,lI poteva, qucl temerJrio. Gr.lnje ShJrZO fece per talc il1cn.a- 
menta Blcln, e pre[c un di lui Fró1tello, m.l non fu gi:ì l. uli Hefro. 
Di po,co riÌ1evo furono Ie rue imprelc; conrutroclò TIberio, pcrch'egli 
era ZIO materno del favorito Sàmo, gli feee accord,ire gli orn.lmenti 
F 2. uion- 



4f ANN A LID' I TAL I A. 
ER A Volg. trionfali. Mod in queft' Anno Afinio S,llonino, fialiuolo d' Afinio 
ANN 0 13. Gallo, e di Vipfania, ripudiata già da Tiberio AUg
lto, e però fra- 
tedo uteri no di Drufo Cefare. 


Anno di C R 1ST 0 XXI I 1. Indizione XI. 
di T I BE RIO Imperadore 10. 
Confoli 5 G AIO ASINIO POLl.IONE, 

 L U C loA N TIS T I 0 VET ERE, 0 fìa V E C CHI 0 . 


B E
1C.hè gli A':ltori de' Fafl:i. Co
folari comun
me
te dieno ad Å'!- 
tijlro Fe/ere II Prenome dl Gala, pure LUCIO vlen da me noml- 

) Thtfau-. nato ful fondamcnto. d' una Ifcrizione della mia Raccolta (4) , P ofi
 
rus Nøvus Q IV 
 , 
Infcript. . NIO BLAESO, L. AN flSTIO VETERE; dalla quale 
lag. ]01. n. eziandio fi può raccogliere, che nelIc Calendc di Luglio ad Afinio 
-to Pollione fu fuHiruito !?2uinto Ciunio Blc(o, già da noi veduto Gover- 
l1atore dell' Affrica. PnrtJabilmeme Ajinio Pollione Fratello fu del poco 
fa defumo Afinio Salonino. Mancò di vita fi.l i primi Mefi dell' Anno 
(b) Tacitus prcfeme, do
o lunga malattia', Drufò Cefare (b), unico figliuolo di Ti- 
lib, 4. cap. berio Aug
{to, giovane deilinato a fuccedergli nell' I mptrio. Voce 
i. pubblica fu, che un lento veleno, fanogli dare da Elio Seiano, il 
(c) Diø lib. conducdTe a mone. Tacito e Dione (c) danno queno fatto per cerro. 
58. Drufo, giovane facilmente ponato alIa collera, non potendo digerire 
l' eccelfo del favore, di cui godea Seiano preíT"o il Padre, un dì venne 
aile mani con lui, c gli diede uno fchiaffo, come vuol Taciro, pa- 
rendo poco vcrifimile, che il percutTore fotTe 10 fidTo Sciano, come 
5' h.t da Dione. QIefto affromo, ma più la fegreta fete di Seiano di 
arrivare all' Imperio, a cui troppo oLlava I' eíT"ere viveme Drufo, gli 
fece {iudiar Ie vie di levarlo d,11 Mondo. Cominciò la tela, con ade- 
fcar Giu/ia Livillq" forella del fu Germanico Cetàrc, e Moglie d'dTo 
Druro, traendola aIle rue difone1te voglie. Dopo di che non gli riurcì 
diflicile colle promdTe del Matrimonio e dell' Imperio a FarIa preci- 
. pitar
 in una congiura contro la vita del Marito. Scelto Liddo, uno 
de gli Eunuchi fÜoi pill cui, un tal veleno gli diede, che poteßè 
parer naturale la di lui ma1artia. Non fi conobbe aHora l' iniquo ma- 
nipolator di quefl:o fatto; ma da lì ad otto Anni nella cadma di Seia- 
no, ciò venne alla luce per confeffione di Apic:na fua Moglie. Con 
tal coHanz;1. nondimeno portò Tiberio la perdita del Figliuolo, che i 
maligni giunfcro fino a fofrett:lfe lui fie{fo complice 0 autore rlcl ve- 
leno, quafi che Drufo :lVctTe prima penfato di avvdenarc il Padre. 
N è pur Taciro, benchè inc1ilUOè ad annerir tutte Ie azioni di Ti- 
berio, osò prefiar fede a coSt inveriíimil diceria. Del reUo non era- 
no tali i collumi e Ie inclinazioni di Druiò, che i Romani interna- 
memc íi afHiggdlèro della di lui mone. Latèiò egli tre Figliuoli di 
[cnera età, IDa che I' un dictro all' ah:ro furono rapiti dalla mone, di 
modo 



ANN ALl D' I TAL '1 A. ...5 
modo che la fucceffion dell'Imperio comineiò a dd1:inarG a i Figliuoli E1\A Volg. 
di Germanico. In abbondanza furono fani onori aHa memoria di Oru- ANN 0 2.3. 
fo; ma TIberio non a:nmiíè chi gareggiava per pa{far feco ani di eon- 
doglienza, affinchè non gli .ft rinova{fcro Ie piaghe del dolore. E 
perchè da lì a non mol to tempo gli Ambafciadori d'Uio, 0 fia di 
Troia, venuti a Roma (a), gli fpiegarono il lor difpiacere a eagion 
della perdita del Figliuolo, per deriderli rifpofe: Che anch' egli ji con- 
Jo
e'Va cún 101"0 per la morte d' Ettore, uccifo mille e duccmo Anni 
pnma. 
Buone qualità 3Vea Tiberio mofirato in 
ddietro, e eompetente 
go\perno avea fano (b). Già dicemmo, che tolto di vita Germanico, (b) Dio liÞ. 
cominclò egli a declinar al male. Peggiorò anche dopo la mone di 57. 
Drufo. Nondimeno a renderlo più catrivo comribuì non poco I' am- 
biziolo e perverfo Seiano, Ie cui mire tendevano tune a regnar folo 
col tempo. Perchè gliene avrebbono impedito l' acquillo i Figliuoli 
di Germanico, Nipoti per adozione di TIberio, e raccom:mdati in 
quell' Anno daUo lle{fo Tiberio al Senato, nè poteva Seiano sbrigadì 
di lora col veieno per la buona cura, che avea d' effi e della propria 
pudicizia Agrippina lor Madre: fi diede a fomentare cd accrefcere l'odio 
di Tiberio contra d' el1ì, e il mal' animo di Livia Augulta contra d' A- 
grippina. Chiunque ancora de' Nobili fembrava a lui capace d'inter- 
rompere i voli de!la fua Fortuna eominciò egli fotto varj pretefii, e 
maffimamente d' aver eßì fparlato) di Tiberio, a perfeguitarli con ac- 
eufe, che in quetli tempi ad a1cuni, e col progre{fo del tempo a 0101- 
tilTtmi collarono la vita (c). Succedeva talvolta, che gl' IIlrioni, 0 vo- (c' Tacitus 
gliam dire i Commediantt, eccedevano nell' olcenità, e tagliavano i lib. 4. c. 14. 
panni addoífo a determimte Donne Romane, 0 pure porgcvano oc- 
caiioni a ri{fe. Tiberio li cacciò di Roma, e vietò l' .me loro In Ita- 
lia. Aile perf one di merito dopo mane erano flate .\lzate alcune fia- 
tue da etTo Tiberio. VideiÌ nel prefeme Anno quclla detormItà, cioè, 
eh' egli mife Ja tlatua di bronzo di Seiano nel pubblaco Te,mo. L'e- 
femplO del Principe Cervì ad alrri, per eCporne moire :lItre fimili. E 
conolcendo già ognul1o, che cofiui era la mota ma
tha ddla fort una 
e de gli affari, rilona\lanO cia per Hmo le fue lod., ed <lnche npllo 
fte/lo Senaro; piena fempre di Nobili l' amicamera di Iui; i Con{oJi 
Heffi frcquenti vifite gli f.lceano; nulla in fine fi otteneva, fe non 
paHava per Ie mani di lui. Una beílialità di Tib.:rio vien raccomata 
fotro quell' Anno. Un'infigne Portico di Roma minJccia\'a rovina, 
dfendolì moito inchinate Ie colonne, che 10 follenevano (d). Seppe (d) Dio Ii;. 
u
 bravo Architetto con argani ed altri ingegni ritornarlo a1 lùo pri- 57. 
nuero fito. Maravigliawfene moito Tiberio, il fece bensì pagare, ma 
il C:lcciò anche fuori di Roma. Tomato un dì collui per iùpplicarlo 
di grazia, credendo di farfi del merito, gittò un varo di vetro in terra; 
poi raccoltolo fece vedere, che poffedeva il fegrew dl racconciarlo. 
Gh fece Tiberio levar la vita, fenza faperfi il vero motivo di cosÌ l' . 
pazza e crudele fentcnza. Scrive .Plinio (c) 10 fteífo, più chiJr
mente f
)3t 
:'
6. 
.dlcen.. 


(a} Sueton. 
in Tiber. 
cap. )2.. 



46 ANN ^ LID' I TAL I A. 
EllA V olg. dicendo, che quel vetro era .molle e pieghe\'ole, come 10 fiagno, COR 
ANN 0 2+ ahalu6nerc nulJadmleno, dkre nata quelta una voce di rnolri 2 rna 
l'U(Q creduta, da i laggi. 


Anno di C R 1ST 0 
di T I B E RIO 


XXIV. Indizione 
Imperadore 11. 


XII. 


C r 1 . { S E R V 1 0 COR N ELI 0 C E T EGO, 
01110 1 V T 
Ll:CIO ISELLIO \ ARRONE. 


A N corchè Tiberio non chiedeO'e al Senato la cOf'fermazione delta 
(a) Vi,. lib. fua lùprema autorirà (a), finiro il decennio d' elTa come usò Au- 
57. gu Ito, perch' egli non I' aveJ. di,lI1zi ricevuta per un dcrerminaro tcm- 
po: pure 1i {()!cnmzzarono i Oecennali del fuo I mpuio con varj Giuo- 
(b) 'rac;t. clll pubblici, e felie. E 
crclOcchè (b) i Pol1tefici e S.lcerdori aveano 
jib. 4. c. 16. farro de i vori per la conlcrvazionc della vira dl Tibeno, unendo an- 
che con lui Nelone e Dt'ufo, cioè j due maggiori Figliuoli del defun- 
to Gel'ma',lt:o, [e l' ebbe a male II gelofo Tiberio. Voile fapere, [e 
COSI avdfero t:mo per preghiere 0 per minacce d' Agrippina lor Ma- 
dre: ed intdò che nò, Ii rimandò" ma non fenza qualche riprcnfione. 
l'olcia nel Senato fi bíCiò meglio inrendere, con dire, che non fi avea 
con prt'matun onori da eccirare ed accrefcere la fuperbia de' giovani 
per 10 PIÙ 1C0nfigliati. Sciano anch' egli non la[ciava di fargli paura, 
npercndn, ef1ère glà divifa Roma in fazioni; una d' eife porrare il nome 
d' 
-\gnppina; e dovcrfi perclò prevenire rnaggiori difordini. Daro fu 
in qudt' Anno fine i\lla guerra, già molTa da Tacfarinate in Affrica. 
Era Proconlole dl queUe Provlllcle Publio Dohbella, e tuttochè folTe 
1lata richlam3.t.\ m ltalia. la Legione Nona, che era in que lie pani, 
pure raccolri quanti Soldari Romani potè, all'improvvifo af1àlì i N u- 
midi, rnentre 10t[O II com.mdo d' eera Tacfarinate 1tavano raccolri 10[[0 
un Cafldio mezzo 
mantellato. Farra fu ilrage di loro, e fr;\ gli uc- 
cifÏ VI rdtò II m.:dchmo Tacfarinate, per la cui morre rirornò la quiete 
fra que' eopoh. Fu in quclla aZlone ajurato Dolabella dl Tolomeo 
l'igliuolo dl Giuba, Re della MauritanIa. Erano dovmi al vincirore 
Proconlòle gli onori trionf.\li, ed eglj. ne fece ifianza; ma nun gli ot- 
tenne, perchè a Sl:lanO non pi
cque di vederlo uguagliato nella lode 
a Blelò fuù Zio, prcdecdTore dl Dolabclla nel go verno , che pure a vea 
ricevuto qucl pre_mio,. C0n aver operaro tanto meno. A 'I'%meo R
 
fu inviato dot Tiberio in dono uno fccatro d' avorio, e una velte rica- 
mara in kgno del gr;\dim:--nto dell'ajuro prdbto. Perlèguitò TIberio 
ìn quctt' ..-\11110 akul1I de' Nobili, non d'alrro dclitto rei, che d'aver 
moltrato il loro amore a Germanico, e a [uoi Figliuoli; e ad alcuni 
per quclto gran misf.mo toha fu la vita, crefcendo o,
ni dì più 1
 
crudc1tà del Principe, e per con[eguenre il wmune odio comra dl 
lui. Abbond.l\'ano allora Ie [pie; orecchio fi dava a tutti gli acc
fa- 
ton, 



ANN A LID' I T ^ L I A. 47 
tori, e niuno era Licure. Nelle comrade di BrindlLi un Tiro Cortilio, Ell A Yolg. 
fo:d.lto Pretoria no nc'tempi addietro, moße a tedizlOne i Servi, 0 vo- A" 1<: 0 2.5. 
gliam dire gli Schiavi di quelle pani; e vi fu paura d' una gu erra Str- (a) Noris 
vile. Ma per la follecirudine di Tiberio, e di .Curzio Lupo, Qlcfio- C
nolaph.. 
te, che can ,un corpo d' armati volò contro dl 101'0, reno J\l breve Pi/an. Di[- 

fiinto il narcente incendio 
anno oßèrv:no gli Eruditi (a), che nell' 


. B
n
. 
Anno plefenre avendo Valeno Grato daro fine al fuo go\'erno dell.a chin. in A- 
G1Udea, Tibt:rio fpcdì colà per Procurarore e Governatore PonzIo ".If/a!. 
Pilato, di cui è Farra menzionc neI Vangclo. schelejlrll- I o . 
lUs,C7 all. 


Anno di C R IS T 0 xxv. Indizione x I I I. 
di T I BE RIO Imperadore 12. 
Confoli 5 
IARCO ASJNJO AGRIPPA, 
l COSSO CORNELIO LEr-oTOLO. 


. 


V Ien creduro, ch Co.lJo lia un Prenome particobre della Cafa 
de' Cornelj Lentoli. Nuovo efempio dell'infelicit:ì de' Romal1l, 
regnando 11 crudele Tiberio, c il preporenre Sciano, li .. ide ne! pre: 
fente Anno (h). Cremuzio Cordo uno de" migliori Ingegni de'R<?mam 
d' aHora, avea compana (c) una Sroria delle guerre civili di Cdal-e e 
Pompeo, conducendola anche a i tempi d' Augufio. Lo 11:eßo AuguHo 
l'avca It:tta, e tìccome Principe filggio e difcreto, non fe n'cra punt.o 
formahzzaro. Ma avendo Crcmuzio dipoi forfe con qlulche p:uola dl- 
fguttato Seiano, fì tro\1arono in quella Storia de i dcliui gra v iHìmi . 
Egh avea iodato Bruto c Cailio uccifori di Cerare, t: chi,lmato 10 He{fo 
C:Iffio t' ultimo de' Romani. Male non 'avea detro di Glulio Cdåre, nè 
di A':Jgutto, ma nè pure !taro er.l prodigo rli lodi verf,) di 101'0. Fu 
accldaro per queíto nel Senato, e Tiberio con occhio arcigno gli di::- 
de aírai a conoleere d' el1ère inditpeniro contra di lui. Si dif.;(e cgli 
colI' etë:mpio dl } 'ito Livio, e d' altri Scrirrori, e St.)rici prec
delìti ; 
ma tomato a cata ed increfcendogli di vivere 10((0 un Sf tlrannico go- 
verno, ti lafclò morir di tàme. Scnrenzi:lti furono al iùa.:o i di llli 
fcrItti; contUltOCIÒ avendone M,IrcÍöt fU:I Figliuotl conlèrvata Unl co- 
pia, vennero dopG la morte di Tiberio alia lllce, accalri allom con 
antietà maggiore dal Pubblico appunto per la perfccuzione fofferra 
dall' Auror a' eili, ma a noi pofcia rub:Iti dalla voracità de' tcmpi. 01: 
ferva Taciro la mellonaggine di que' Pötenti, che male operanJo non 
vorrebbono, che la memoria de' lor perverli fmi P,ltT:'l(fe a i poUer;; 
e [Uuo fanno per abolirla. M.\ Iddio permerre, ch' ella vi pafiì per 
gatbgare anche nel noiho Mondo chi s' è ahuf.'lto dclla pottnza in d:1n- 
no de
 Popoli. .'\ i. Clziceni in quefl' Anno levato tù il privilegio di n:- 
golarh colle propne Lcggi, e co' proprj Magifirati; e ciò perchè non 
aveano peranche terminaro un Tempio eretto ad AuguC1:o, cd aveano 
impngionati alcuni Cittadini Romani. Le Cml di Spagna in qud1i 
tem- 


II,) Tacitus 
Li!J.4. c. 3+ 

l:) Dio lib. 
5-;. 



4 g ANN A LID' I TAL I A. 
:P.lt A Vo1g. tempi, iodinate anch' e(fe all' aåulazione, inviarono AmbaCciatori a Ti- 
AN" 0 2.5. b.TJO" rreg:lI1Golo di permencre., che innai,zaíT'e,ro d
 I Templi a Ill;, 
e a LIvia Augufia [ua l\ladre, bccome egh avea concedwo aile Ciwl 
.(a' T.lCit. dell' 
 {ia: 
aciro. metre Ie più b
lI: (emc:nze in bocca di Tiberio (a), 
10c. c,l. con nfenre II r.1glonamemo da 1m f.1tro nel Senaro, per cui nol volle 
101'0 rcrmettere, riconoicendo sè fieHo per uno de' morrali, e bailan- 
do a lui di avere un Tempio ncl eUore de'Senarori per l' Jmore e Ia 
Hima, che (perava da clIi. Salì poi tant' alto l' amblzion di Seiano, che 
nel pre!ème Anno arditamente tupplicò per otrenere in Moglie Gill/itz, 
Livitla, Vedova del fu Gaio Cefare, Figliuolo adottivo di Augutlo, 
c poi del defunto Drll.fò Cefare, e N uora del mede6mo Tiberio. Qlan- 
tuflque foíT'e eccelIivo il f.wore di Tiberio ver[o di lui, pure non fi. 
!afclò indurre I' athlto Principe ad accordargli tal grazia: il che (con- 
certò forte Ie miture di Seiano, e il rendè malcomemo della propria 
per aItro tmoderata fortuna. Tuttavia mire in oraine altre macchine, 
(b) pagius ticcome vedremo nell' Anno (eguenre. Credono alcuni Lettcrati (b) , 
in Grim. che in quetl' Anno corre(fe I' Anno XJ7. dell' Imperio di 'l1berio, enun- 
Baron. ziato da San Luca, in cui San Giovanni B.uilta diede prmcipio alle 




pa. Q' (ue Prediche. Prendeíi tal' Anno dal fine d' Agono dell' _L\.nno Undeci- 
mo dell' Era Crifbana, in cui Tiberio colla Podeltà Tribul1lzia fu co- 
filruito (uo Colkg'a nell' Imperio da Augutlo. 


Anno di C R 1ST 0 XXVI. Indizione XIV. 
di T I B E RIO In1peradore 13, 
C 
 r SGAIO CALVISIO SABINO, 
on 0 1 
 C NEO C ORÏ'iI:.LIO LEN TOLO GETULICO. 


E Bbero quefii Coo(oli neUe Calendc di Luglio per SucceíT'ori nella 
Dignità !?<.!!into j
larcio Barca, e 7îto Ruflio Nummio Gallo. V' ha 
chi credc non doverfi attribuire il Nome dl COl1Jelio a Lentulo Getuli- 
co. Ma cerramente i Lemoli (okano e/Tere deila Famiglia Cornelia, co- 
me fi può vedere ne i Trattati dell' OrGno e Patino, e di Anronio A- 
(
) TacitNs gofimo. S' erano meffi in armi (c) alcuni Popoli della Tr.\cia, pcrchè 

J.. 6. ,. 46. non voleano fofferire, che íi face/Te dJ. i Rom:lI1i lc\'a di [oldati nt:' lor 
pacíi; nega\'ano anche ubbldieoza a Remetalee Re loro. A Poppeo Sa- 
bmo fu data l'incombenza di m.\rciar contra di 101'0 con queUe torze, 
chc potè raccogliere; e quetli sì fattameme Ii thin(c, che per la fame, 
e più pe.. la fete, pane nmalelo uccili, e il 1'lmanente (e n' andò di- 
fper[o. Pa tal vitroria i\ccordati furono a Sabino gli onorj trionh\li . 
Crebbero ill quell' An.lO Ie amarezze tì-a Tiberio ed Agrippina, Ve- 
dova di Germanico, perchè fu condenmna Claudia Pulcra, 0 fia Bella, 
Cugina di lei. L
arlò alto Agrippioa a Tiberio, il pregò ancora d,i, dade 
Mariro: ma egh, che tcmeva competcnza nd go verno , la la[clO fen- 

a rj(potla. Fu poi gran lite in Roma fra gli AmbafcHltori delle Città. 
dell' A- 



ANN A LID' I TAL I A . 49 
dell' AGa, gareggiand? cadaune per aver l'ono.re di alzare un T

pi
 ER A Yolg. 
ad Augullo. La dCClfion del Senaro .
add
 111 (wore de1
a Cltta dl A Di 1\ 0 16. 
Smirna. Ritiroffi neU' Anno prefente 'I Ibeno nella Campama, col pre- 
tdio di and.U"e a dedicarc un Tcmpio a Giove in Capoa, e un altro 
in Nola ad Auguflo, mortO in quella Città. Suo renúcro era di non ri- 
tornar più a Rom3, e. 
osì fu in 
atti . 
i m
lcro tutti allora a fcand
gliare 
i motivi di quelb rltmtra. Chi pen
o CIO avVenuto per arte e fugge- 
1iione di Seiano, che vulcva feltar 1010 alia retia degli afEu'i in Roma, 
e feppe così ben dipig,!cre gl' incomo
i, a.' quali e

 tè>l'topoHo il Prin- 
cire per tante ,vihre, iUF:pl1che, e gl,udlzJ,' .che 1, mduí1c a cercar, h 
qUlete nell.l folltud1l1c. l'urono altn t1l palt:le, ch egh fe ne andaflc , 
per non porcr più ioftèrlft: 1: amblZ.lon di Livia fua l\
adre, giacchè ella 
credcva a sè competl:l1te II tJr da padrona al pan dl lui: cofa ch' cgli 
non (àpea dtgenre, ma nè pure aHolutamente v letare, conGderando la 
finnona iua un do no dl Jci. Credettcro finaimeme altri, che fì mOH'fli: 
1
bcrio a tal fllolul.ione f01amcme pa Impuifo proprio, originaro 
clall'inlàme iua hbidme, in CUI da gr:m tempo era Immerfo, e conri- 
nuava PIÙ che mai 11 iol.zo vecchIO, ma con ittudiarti di foddlsfarla 
in Icgrero: a1 che era PIÙ rropno un Luogo ririraro. S' aggiugnC\':l 
l' etlèr egii d' alta, 111<1 gr.lcllc natura, col capo calvo, e colla tàccia 
tþarfå d' ulcere, e copeHa per 10 PIÙ d.l emplaH,ri. Hanno perciò crc- 
duro alcuni, che ciò toLIc un ti uno Lidia iua 10rdida impudlcil.ia, e ch
 
ìl morbo GaWeo fomcnilllltrall
 an cora In que'tempi un gafbgo ben- 
c
è raro a, i perduri dletm aile tecnml.ne proltitute. V er&ognandofi 
gl
 
dl companre In pubbhco con Sl ddorme figura, parve ad alcu11l dl 
trovare in lui baitanrc morivo dl ti.1ggire dal con(orl.io degli uomini. 
In farri anche dopo la mone ddla Madre, e di Seiano, fi tenne 
gl i 
lontano dol. Roma, benchc talvolta and;ltfe burlando 1.1 genre creduhl, 
con ifþargere voce del (uo imml11el1le ritorno. Pochi Conigiani volle 
feco Tiberio, Fra eHi turono Selano, e Coeceio N erva, pcrfonaggio 
prarico della Giurifprudenza, e probabilmemc A \'010 di N erva, che 
fu dipoi lmperadore. Ad atIuluml Lunarj e clarlc {"enl..! fine de i Roma- 
111 dlede mouvo la rifolul.lon prÙa da 11berio, nè qllelle furono a lui 
ignote. Con le\'ar la vira ad alcum, forte anche innuccnri, egli infegnò 

 gli altri ad e1åmmare c cenfurar con PIÙ riguardo Ie al.lOni dc' Tiranni. 


Anno di C R 1ST 0 XXVI I. Indizione XV. 
di T I B E it {o lmperadore 14. 
Confoli 5 MARCO LICINIO C RASSO, 
(LUCIO CALPURNIO PlSOi'<E. 
(a) R.tint- 
I L primo di quefii Conroli in dl1
 Ifcrizioni rifenre dal Rainefio (4), /ius 14,r;- 
vien chiamato MARCV::> CRASSV
 FRVGI. Q!teÜe HcnzlOni, pilon. 
t - i' I '. bbl 1 1 ' 1 -' , CJ<<fs. Y II. 
e
)Z:1 aV\'Cl {.rnll, C IC erano gJa pll Ic:atc, e 10 In erne ancor 10 r.um. Ij. 18. 
crcmJ. I. G m:lJ:1 



;0 ANN .\ LID' I TAL I A. 
EllA Volg. ndla mia Raccolta; e fono ben più da attendere, che la rapponata 
ANNO 2.7. 
hllo Sponio, per conoCcere il vera Cognome d'elI'o ConCoie. Andò 
111. Guelt' Anno Tiberio Augutlo a filI'ar la lua abltazione nell' amen
 
Itoh di Capri., otto miglia dithme da Surrento, tre dalla terra fa- 
ma, Cprovveduta di Porto, e folo- aceelIibde a piccJOle harchc, dove 
ritirato con Cuo comodo, continuò a sfogare l'int:101e fùa Iutruria. Non 
fi f.t, qU.1nte guardie egli mena{fe feeo. Molto thano era nondimeno, 
che un Impera.--trJre foggiornaffe in sì picciolo fito per dleci Anni, fen- 
Za aver paUTa de' Cor[.ïri, 0 di chi gli voleiTe male. Fors' egli fi alIi- 
curò fulla dlfneolrà di approdar colà pt:r cagion de gli fèogh. Poehi 
-giomi dopo il fuo arrivo un pefc<lrore per mezzO ad elIi Icogli penc- 
(".1) S!.eton. rrò nell' JCoia (4), e gli prefentò un bel Mullo, 0 TI:iglia, pelet: a1- 
in Tiber. hra t1ima(ilIimo. Perchè s' ebbc non poco a male Tiberio, che co- 
eaÞ. 60. flui per quella difficile via folre entrato, fece fregargh e Iacerargli i1 
volto col medelimo pefce::; e buon per lui, che non gli accadde di 
peggio. Selano intanto non [rat
fciava dlligenza alcuna, per accendere 
fempre più la diffidenza e I' odlO di Tiberio contra di Agrippina, Ve- 
dava di G
rrnanico, e contra JI Nerone p:'im'1genlto d' cl1à, non que 110 , 
che fu dipoi I mperadùre. Secondo Ie appar
nzc dovea quello GJOvane 
Principe, ficcome N irote per adoz.ione:: Ji Tiberio, luccedere a lui 
neU' Impeno. S-:iano, che v' afpirava anch' egli, il tenea forte dl vi- 
fla; Cegretamenre :mcora inviava perf
ne, che lotto fpecit' Lt' amicizia 
11 JonhJ.vano, eConandolo a moltrar più fpirito; tale effere il ddidc- 
rio del Pl)polo Romano; tale quel de gli eferClti. AIl'incauro glOva- 
ne fcappavano -t31volra parole, che meglio fare::bbe ltato II tenede fra 
i d-:ntl. Tutto era riferiro a S
iano, e mrto pal1àt'a, fors'anche con 
d,'lle giunre, aile orecchie di Tiberio, con ag
iugnere folpetti a fo- 
fpetti. Però nell' Anno pre1ème furono meili t:)IJ,lri alIa guardia del 
P.llazzo d' A
rippina, a fin di rifapere chi v'a,nJavJ., e che vi Ii par- 
lava: tuuÎ tegl1l funeib di maggiore firepito, e ddlJ futura rovina. 
Accadde in quell:' Anno un calo quafi incredlbile, e fommamente la- 
(b) T/lritqç menrevole, che hJ pochi p:lri nella Storia. (6) In Fidcne, Crnà. Ion.. 
I. 4. AmJ.11. tana Ja Roma cinque fole miglia, cadde in penfie::ro ad un uomo di 
,aÞ. 62.., boliTa sfera, e nè pure ricchltlimo, per nome Atilio, dl fèhutta. Llber- 

u b elon. In tina, di fabbricar un Anntcau'o di Icgno di gran mole 
 per dare a1 
...1 er. c. 4 0 , P I - d ' GI d ' ' S ' ,1' . 
opolo 0 Iperracolo e .\ laton. Iccome non v' er,\ ulverUmento, 
di cui f.)lI'ero sì ghJOtti i Rom:lI1i, come di quetlo, venuto quel di,:1 
folia vi cortè da Roma la genre, uomim e donne d' ogni ed., Ma quclla 
gran macchina c=ra manC.lnte dl buoni fondamenti, e peggio legat3; 
però ccco ful PIÙ bello ddl' :lZ1one precipitar tlUto l' Anhteatro. Vi 
refiJrono foffocJte, 0 per 1.1 cad uta sfracdhue venti mila perfon-t", e. 
trema alrre mila ferite in varie guile, con braecia c gambe roue, e 
fimili altri mall, con urli e grida, che andavano a1 Cielo. Fu almcno 
confideTabile la carità dc' Cittadini Romani, che nelle lor cafe accolfe- 
ro tutti que' rniferi, fommimllr.I11Jo lora vitro, medici, e medicamen- 
ti, Col1 rifvegliarfi l' anrico 10devol cofiume dcgli ami chi , i Guali così 
trat- 



ANN A LID' I TAL I A. 1'1 
trattavano dopo Ie battagIie i foldati feriri. La pena data ad Arilio per :r:: R A Volg. 
J.l romma fua balordaggine, fa l'efilio; cd u[cì un' Editto, che da lì ANNO ,+ 
innanzi non pordfe dart; il Giuoco dc' Gladiarori, fe non chi pofledeva 
qu,mrocemo mila SeO:erzj di valiente, e che fofiè approvato 1" Anfirea- 
tro dJ imendemi Arclmctti. A qudb di[avvemura rcnne dierro 111 Ro- 
ma un grave inccndio, che conlumò tune Ie cafe po fie nel Monte 
Celio. Tiberio aU' avvi[o di un tal d.mno fpontaneamenre fi mofie alia 
liberalirà, inviando gran [o<:cor[o -di danaro a chi avea patito: il che 
,gli fece a{f.1i onore, e ne iu anchc ringraziato dal Senato. 


Anno di C R 1ST 0 XXVI I I. Indizione I. 
di T I ß E RIO Imperadore 15. 
C r I ' 5 ApPIO GIUNIO SILANO, 
OnlO 1 ( S 1 L IoN E R V A . 


. 


G Ran rumore e compaíIione cagionò in quefi' Anno in Roma 1a ca- ( T. . 
dura dl Tizio Sabino, illulhe Cavaliere Romano. (a) Era e
li /
. {
;.t
8 
de' pJÙ aff
zionati alla Famiglia di Germanico, pratlcava in calà d' A- DIO lIb. s8
 
grippma, l' accomr agnava in pubbhco. Sei.mo gli te[c Ie reti. Latinio 
Lazlarc d' ordme ruo, s' inlinuò nella di lw amlcizia, cominciando con 
anllchcvoli Ta6iOl1J.mcní.l intorno aile at'RlZioni di Agrìppina, e del mal 
tratramento a lei fano e a i luoi figliuoli da Tibcrio: del che andav:t 
moll:rando gr.m compaíIione. Non porè Sabino rirener Ie lagrime, e 
fdrucciolò in lamcnu contro la crudeltà e {upubia di Seiano" non la 
po;;rdonando nè pure a Tiberio. Con r
li ragiûnamcnti fi O:rin[e fra loro 
una Hrcna cont1Jenza. In un giorno determinaro Laziare tralT'c in fua 
ca[a il mal accorto Sabino, pcr avverurlo di di[grazie, che foprafia- 
Vano a i fìgliuoli dl Germ.mico, Sravano alColì ncll.\ Camcra vicma rre 
detellabilt Senarori per udir tluto, cd udirono in fahi Sabino fparlar 
di Tiberio e di Seiano. L' accu[a roUo andò al Senaro, ed egli impri- 
gionato, fu nd primo dì folenne dell' Anno condono al fupplicio con 
terrore d' ognuno, che fcppe la frode ufata. Ebbe da lì innanzi ognun 
fommo riguardo nel parlare del govt:rno, nè pur attentandofi d' afcol- 
tare, nè fidandofi d' amici, e folpettando fin èelle fie/lè mura. Gitta- 
to il corpo di Sabino ncl Tevere, un fuo cane, che l' avea [eguitato 
alia prigionc, e s' era rrovato alla fua mone, andò anch'dfo a preci- 
pitarlì e a morirc: nel fiume: del chc altri efempli fi fon più volte \'e- 
duri. Plinio anch' egli parIa C.) della fèdehà di queUo cane, ma con (b) plimus 
prercndere, che folIè dl un Libeno di Sabmo, condenn.lto con lui alia lib, 8. ,. 40. 
mane. Mancò di vita in qudl' Anno Giu/ia 6gliuola di Giulia, e N i- 
pore d' A uguflo, 1a quail: non men della Madre convima già d' adulrc- 
110, e releg.tta m un'li()l.l da eOò Imperadore, e foflemara ivi d.1 Li- 
via A!lgUlb, p
r venti anni avea faua penitenza de'luoi fIlii. Ribel- 
laroub 111 quc11i remri i PorlJli della FrilÏa, per non poter foffcrire i 
G 2 tl
 



(3) Sueton. 
in Neron. 
'tip. 5. 
Dio in Ne- 
ron. 


,2. ANN A LID' I T ^ L I A. 
E I\. A Volg. t_1 i
ur
 
oro ir:np
l1:i, 
e
gi:ri .rul principi<?, c pofcia a
crefciuti da gl' in- 
ANN 0 _8. b,zlablh :\111111111 cola JI1VI
tl: Co
1tra dl loro marcio Luciû Apronio 
, Iceprerore della Germam:\ mfenore con un buon corpo d' armati; ma 
volendo perfeguitarli per que! paefe inondato dall' acque., e pieno di 
f, 1 {fe, vi lafclò morti circa mille e trccento de' (uoi in più incontri 
can gloria dc' Frisj, e vcrgogm (u:!. Tiberio ancorchè doJemc ne ri
 
ceve{fc la nuova, pure per gli fuoi fin; e timori politici mun Generalc 
volle inviare c0B. TroDpa apprenfion gli f.\Cea il mettere 111 mano al- 
trui il comando di gro{f<\ Armara. Facev:! iftanza il Senato, perchè 
Tiberio e Seiano ritorna{fcrf1; e in fani vennero eili in terra tèrliia dclla 
Cam pan;a; e colà fi portò non (obmente il Scnaro, ma gran copia 
della Nohilrà e della PI('be, con rirornarfc:ne poi qualì tutti malcon- 
tent; 0 dell' aJrerigid di Seiano, 0 del non aver potuto ottcnere udienza 
chl Principe. Diede nell' -\nno prefente Tiberio in Moglie a Gneo 00- 
mizio Enobarbo A!!,rippina, Figliuola di Germanico, e di Agrippina, 
più volte da no; memnrata. Da lora poi nacque Nerone, mof1:ro fra 
gl' Imperad'1ri. Era già parente della Cafa d' Augufio qudlo Gneo 00- 
mìzio, avendo avuro per A vola fua Ottavia, S')rella d' Auguflo. Suc- 
tonio (a) parlando di cofiu,i ci ailicura, ch' egli fu una (entina di vizj ; 
e però da maravigliarlì non è, fe il fu') Figliuolo divenuto Impera- 
dore non volle e{fcre da me no del Padre. Diceva 10 fielfo Domizio, 
che da lui e da Agrippina nulla parea produdì, [c non di cattivo, e 
di perniciofo al pubhlico. Convicn credere, che quefla Agrippin.l iu- 
nior
, ben difT'omigliante dalb Madre, fo{fe in ftnifiro concetto anche 
in (ua gioventù . 


. 
Anno di C R 1ST 0 XXIX. Indizione II. 
dì PIE T R 0 A P 0 S TO L 0 Papa 1. 
di TI B E RIO Imperadore 16. 
Confoli 5 LUCIO RUBELLIO GEMINO, 
"2 GAIO RUFIO GEMINO. 
N EUe Calende di Luglio furono fufl:iruiti altri ConColi. Ha cre- 
duro taluno, che folfero ç;)uinto P07J{JOnio Secon:lo, e Afareo San- 
(b) , :r. nuinio Ma(]ìmo. Ma il Cardin-;r Noris (6) con più Fonda mento mo- 
1\orJJ'us 7 . Pl ' L . 7\,T . Ar.. C 
in Epiflo!a flrò., efT"ere fiat! Aulo aut:o, e UCI.O Homo. .nJP,:ena.t
 . errdmenrc 
ConJu,ari. egli è da dubitare
 che nell' alregnar I Confolt fulÌttUltI, fi Geno tal- 
v'olta inaannari i ftbbricatori de' Fafii Confolari . Più d' un efem!'Ìo 
di ciò fi
 truova ncl P.mvimo. Ora [ouo quefti due Con[oli Gemini 
han tenuto, e tengono turravia aieun.i 
ettera[i , 
he (egU1{fe I
 Pa!:' 
fione del Divin nofl:ro Salvatore: opmlOne fondatJffima, pcrche aOl- 
íl:ita da una grande antichità , cd appJ'Ov
ta d:l mold de' Santi Pa
 
(c) Tertjll. dri. Se così è, a noi fia lecito di meher quì I' Anno primo del 

::

a/8. Pontificato di San Pietro Apofiolo. Terru\liano C') , Autore, che 6,0- 
n 



ANN A LID' I TAL I A. 53 
n nel fecolo f('gucnte, chiaramentf' fcri{fe, che i) Signore pad [uh Ell. A Volg. 

Ii
erio Cæ(are, Con(ttlibus Rtlbellio Gemino, & Rt
./io Gemino . Furono A. K:. Q 19' 
del medefimo (emtmemo Lattanzio, Girobmo, Agofiino, Sevrro 
Sulpi1.io , e il Grifofiomo. Altri poi han riferito ad alclIno dè'gli 
anni feguc::mi un fimo sì memorabile della Santa nofira Religione . 
AU' ifiítUto mio non compete il dime di più ; e mal1imamente per- 
chè con tutti gIi sforzi dell' ingegno edell' erudizione non s' è giun- 
to fin qui, e verifimilmente mai non fi giugnerà a mettere in chia- 
ro una così tenebrof.1 quifiione. A noi dee bafiare la cerrc-zza del 
f.1tto, poco importando I' incf'rtezza del tempo. Sino a quefi' Anno 
era vivuta Livia, già moglie d' Augufio, e madre di Tiberio (a)-, (
) Tacitus 
appellata anchl' Giu/i4 da Tacim, e in varie Ifcrizioni , perchè dal l1h . s.cap. I. 
rnedefimo Augut!.) adottata. Morì etT.1 in età afrai avanzata c()n ]a- 
fciar do po di fe il concetto d' enere {tara Donna di fomma ambizio- 
ne, e non men pron'eduta di f.lgacità per foddisfar)a, con aver Ca- 
pUto a forZ.1 di. carezze c di un' allegra ubbidienz1. in tutto, gua- 
dagnarfi il euorc d' Augufio. C"n tali ani condu{fe i] Trono il \ fi- 
glio Tiberio, poco amara, ma l1ondimt"no rifpettara da lui, e temura 
da Seiano, finch' dla viflè, pochiOimo poi compianra da loro in mone. 
Prima che Tiberio ft ritira{fc a Capri (b), era inforto qualche nuvolo (b) Sueton. 
rra lui, e la 
adre, perchè facendo ella replicate iftanze al figliuolo in Tiber. 
di aggregare a i Giudici una per[ona a lei raccomandata, Ie rifpofe cap. 51, 
Tiberio d' e{fere pronto a f.ïrlO, purchè nella parente ft mettetfe, 
chc la madre gli avea eftorta quelJa grazia. Sc nc rifentì forte Li- 
via, e piena di fdcgno gli rinfacciò i (uoi cofiumi fcortefi ed infof- 
fribili, i quali aggiunfe, che erano 11:ari ben conofciuti da Augufio; 
e in così dire cavò fuori una lettera confervata fin allora del mcde- 
{imo Augufio, in cui fi bmt'ntava dell' afpre maniere del di lei fi- 
gliuolo. N e rcfiò sì difgufbto Tiberio, chc a\cuni attribuirono a 
quefio accidcnte la (ua ritirara da Roma. In f.1tti nell' ultima di lei 
maJarria nè pur fi ml)(fe pcr f.ïrle una vifita; e dappoichè ]a. feppe 
morta, andò ranto diffcrend,,) la fua Venuta, fcnz:! mai venire, ch' eTa 
putref.ïuo il di lei carpo, allorchè fu ponaro alia fepolrura. A ven- 
do l' adulator Senaro decret:lti molri onori aHa di It'i memori-a, egli 
ne [minuì una pane, e fopra tutto comandò, che non ]a dcifica{fe- 
ro ( benchè poi [otto l' Impt'rio di Gaudio a lei foOe conceduto 
queHo filcrilego onnre ) facendo credere, che cos) ella ave{fe .rdi- 
nato. N è pur volle efeguire il tefl:amenro da e{f.1 fatto, e dip i per- 
feguitò chiunque era Hato a lei cam, e infin quelli, ch' efTa avea 
deftinati alia ('ura del fuo funera]e. . 
Soleva Tiberio ad ogni morte de' Cuoi divenrar più catti\To. Ciò 

l.I1cora fi verificò dopo la mone della Madre-, la cui autorità avea fin 
qui fervito di qualche freno alIa maligna di lui natura, e a gli arditi 
e malvagi di[cgni di Sei:mo, con artribuirfi a lei la gloria di avcre 
fal \'a[a la vita a molti . Poco perciò ficHe a giugnere in Sen;lto un' 
aíTai dura Lcttera di Tiberio contro Agrippina Vedova di Germanico" 
c cou- 



5'4 ANN A LID' I TAL I A. 
E 11. It. Vc!g. c contra di Nero11C di lei primogenito. Erano - tutti i reati toro, non 
ANN 0 2.9. già di abbandonara pudlclzia, non d
 conglUre, 110n di penGcri 
i n
- 
vità, ma folamc:me dl arroganzd e d ammo contumace contra dl TI- 
btno. AU' avvifo del periculo, in cui 6 troVaV:ino l' uno e I' altra, la 
plebe, che fommamenre gli amava, pretè Ie loro Imrnagini, can drc 
andò alia Curia, ,gndando, dfere tàllà quell.. Lertera, e che Ii trat- 
tava di condennarh contro la volomà dell' Imperadore. Faceano iftan- 
za nel Semto i Senatori, venduu ad ogni voler di Tiberio, che fi 
".enilTe alla femenza j ma gli altri tutti ie ne ita vano mutoli e picni 
di paura. 11 f
),lo GlUn
o Rufiic,o, be
1_chè ,uno de' più dl
o
i di Ti- 
b
:io, configlIo, che, II ddferdJe la ntoluzwne, per megl10 mtendere 
Ie intenziom del Pnncipc. Di qudto ritardo, e rnagglOrmenre per 
la cornmozione del Popolo, fi dlchiarò oftèfo Tibtrio j ed infiílcndo 
più che. mai nel f
o 11ropolit?, fcce .relegar ,Âg
'ippi11a (.) nell' Bola 
Pand:1taua, pofta 111 facCla dl Ten-acma e dl Gaeta. Ðlcono, che 
non fapendoíì ella contenere dal dir delle ingiurie comra di Tiberio, 
un Cemunone la b.dl:onò pcr comandamento di ll!i sì Igarbatamemc, 
che Ie cavò un occhio. I dl lei figliuoli Nmme e Drufo, bcnchè N i- 
poti per adozion cli, l:ibni?, fu:-ono, a
ch' effi dlchiarati, ncmici; i
 
primo relegato nell Uola dl [-onza, c 1 altro detenmo nc fotterranCl 
del Pal.1zzo Imperiale.. 
al fotre il fine di qudh infdici, 10 vedrc- 
JI}O andando lI1nanZl. 


(a) Sutton. 
in Tiber. 
"t}. 53. 


Anno di C R 1ST 0 xxx. Indizione I I I. 
di PIE T R 0 A P 0 S TO L 0 Papa 2.. 
di TIBERIO lmperadore 17. 
Confoli 5 LUCIO CASSIO LOKGINO, 

MARCO VI
ICIO. 


I N luogo de' fuddetti Confoli neHe Calende di Luglio fucceJerono 
Gaio Caflio Longino, e Lucio Nevio Sordino. 
ti vim menD la Sro- 
ria Romana, elTendolì perduti moln pezzi di quella dl Cornelio Ta- 
ciro; e l' alrra dl Dione Ii tcuopre molro dlgmna, perchè a(1
tnata 
anch' eiTa dalle ingiurie del tempo. Tuttavia è da dire, e(1ere nati sì 
in gll'azla di TlbcJïo I due fuddertÍ Conloh ordmarj, cioè Lucio CaJlio, 
e Ala 0 Jlïnicio, ch' egh da iì a u.e anl1l dledc low in Moglie due 
FigllUok di Germanico j a Catlio GÙelia Dru.filla, a Vinicio Giulia Li- 
'Lit/a. Appanicne pOI a queH' Anno Il fundto calo di Alinio Gallo, 
fiohuolo dl A!Îmo i'oHione, celebre a' tempi d' Augulto" D:t che Ti- 
balO do\'ctte npudiar f/jpjània, figliuola d' Agrippa, tùa Moglie pri- 
micra, che già gh avc:! panonto Drufo, per prendt:re Gizelia figliuob 
d' Augulto, quclta V ilpani.1 fi m:mto col fuddctto Afinio Gallo, e gli 
pdno1Ì de' figlluo)j, i quali perclo venncro ad ellèrc frarelli utcrini di 
IJrulu Ctfare, cd uno d' cl1ì cr.t {tato promo(1o al Con(òlato. Ma pCl" 
tell:i. 



ANN A L t D' I TAL t A. ; ; 
tefl:imoni
nza di Taciro, Tiberio mirò fempre di 0111' occhio A6nio F RA Volg_ 
Gallo per quel mariraggio. Tanto pill la prefe con lui (a), perchè A 1" N 0 
o. 
o{fervò, ch'egli flc
a una gran cone a Seiano
 e 1'eCaltava dapertlltf o , i
, (
:ism 
forfe ercdendo, (he eonui arri\'erebbe un dì all' Impf'rio, 0 pure cer- v'J.t[. 
cando in lui un appoggio contro Ie vinlen'l.e di Tiberio. Dovendo 
il Senara inviar degli Arnbafeiatori a Tiberio, feee egli negozio per 
e{fere un d' cffi. And-ò, fu ricevuto con vol to ben allegro da e{fo Ti- 
berio, e tenllto alIa [ua tavola, dove liet:1menre Ii votarono più bic- 
ehieri) ma nel medelimo tempo, ch' egli Itava in gozzoviglia, il Se- 
nara, che a"ea ricevura una Lettera da Tiberio con aIcune aceufe im- 
maginate dal fuo maligno capriccio. il eond.1I1nò con ifpedir tolto un 
Pre tore a farlo prigione. S'inhnfe Tiberio d' effi:re [orprefo all' a\Tvifo 
di quella fentenza, cd efortato Alinio a fiar di bllona voglia, e a non 
darb la mOl tc, come f'gli de(jderava, il ),lfeiò condurre aRoma, con 
ordine di eufiodirlo fino al [uo ritorno in Città. Ma non vi ritornò 
rnai PIÙ Tiberio; ed egIi intanto [cnza Cervi, e fenza poter rar1ar [e 
non con chi gli porrava tanto di ciho
 che baltaffe a non laCciarlo 
rnorire, andò languendo in lIna Comma mifèria
 con finir pofeia i [lioi 
guai, non {j fa fe per la fame 0 per altro verfo, nell' Anno 

. della 
nolha Era, fi
eorne ane Ita T aeiro. Eufehio (b) 
 ehe mCHe la IlIa 0101'- (b) Eufib. 
te neIl' Anno Primo di Tiberio, non è da a[coltare. Anche Siriaco, in chron;ç. 
llomo infigne pel fÎ.1O fapere, tolto fu di vita non per al rro delirro, 
che per quello d'elfere amieo del fuddetto Afinio. In quell:' f\nno ap- 
punto [eri{fe la fua Sraria 
 di cui huona parte s' è perdllt:t, 17elleio Pater- 
cola, con indirizzarla a Marco Vinicio, uno de' due ConColi di quell' 
Anno; e pel Ò non merita fcuf" la prolliruzion dclla fu:! penna, in ca- 
ricar di tantc lodi Tiherio e St'iann Le 101'0 iniquità davano ne gli oc. 
chi dl tmti; e quegl'incenfi sì mal'impieg.1ti Cempre più ci convinco- 
no, di che animi Cervili fo{fc a110r pÎel10 il Senaro e la N ohiltà Ro- 
nund. Abbi:lmo da Dione 
 
he [empre più creCeend') I' autnl'ità e )' 01'- 
goglJo d. Seiano
 tanto più per paura 0 per adulazione crefèevano Ie 
pubbliche e Ie private dimoltrnioni di flima ver[n di lui. Già in ogni .. 
parte dl Roma fi miravano StaPle alz:uc> in flIf) onore (c). Fu am'he' (
 DIO lib.. 
de er
tato in Scnara, ebe fi eelrhr:J{fe iJ di lui giornf) N atalizio. E as. 
lU1 kpratamenrc, e non pill al folo Tib('rio
 fi mandav:lI1o gli Amha- 
fci.lton dal S{'n.\to, da i Cavalieri, da i Tribu'1i delh Plebe, e da gli 
Edili. C
lmjncioffi anc
ra ne'vori e f:I
rifizj 
 che fi f.lccvan0 a gli Dii 
dd P.1gandimo per' la falme di Tibr'rio, ad unir [eeo Seiano; e fì udi- 
vano grand. t: plCcioli giurare per la Fnrtuna di amendue: il ch,. era 
nfcrbara in aJdietro per gli Coli Imperadnri. Non lafciava queI1'altuta 
volpe dl Tiberio, benehè fi fie{fe nell'inf.lme [u') pf)(hihnlo di CIpri, 
d' e{fere informaro di turto quefio j e turrn anche diffimllIava, ma coli" 
an..!ar intal1to rurninando quel ehe conveniOc di fare. 


Ann()l 



;6 


ANN A L I D 9 I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 X X X I. Indizione IV. 
di P I F. T R 0 A P 0 S T 0 L 0 3. 
di T I B E RIO lmperadore 18. 
C 
 r 5 Lo HeíTo T I B E RIO AUGUSTO per la quinta volta, 
on 0 1 
 LucIO ELIO SEIANO. 


ERA V o1g. N On ritennero Tibcrio e Seiano hmgo tempo it Confnlato, per- 
A r-. NO 3" <:iocchè, ficcome avverrÌ il Cardinale N tìrlS (4), nel dì 9. di Mlg- 
(;1) NoriþuJ gio [ubentrarono in quella Digmt:ì Faufto Cornelio SuI/a, e Seflidio Ca- 
Epiß. ConJ. tullino, ciò apparendo da un' licrizlOne. Da un' altra ancol'a da me rap- 
(b) Thefau- portata (b) appal'ilèe il loro nOlne, ma con qualche mio dubbio, che 
"US 
o
1IS 
EXTEI DIVS po{f.1 e{fere Sex, creidius. II non .troval' io vettigio del- 
Infmptton. fa Famiglia Seftidia, ma bensl della cndia, mi ha [atto nafcere un tal 
pag. 3 01 . dubbio. All' uno Ji qucíb due Confolt fu furrogaro nelle Calende di 
"fJtim. 4. Luglio Lucio Fulcinio 'frione, e aU' altro nelle Calende di Ottobre, Pu- 
b/io lvlemmio Regolo, che non era amico di Seiano, comc Fulcinio Trio- 
ne. Con occhl apcrri vegltava Tiberio iopra gli andamenti del ruo fa- 
vorito Sciano, pentlto o r.lI11al d' Jverlo tantu e{altato. Gii s' era accor- 
to, che coitui ave.t fen'au 1 pailì a i ricorG, nè gli lalèiava fapere, (e 
non ciò, ch'egli-voleva. .l'vl01to pl
 appanva, che cotlui a gran paffi 
tendcva al Trono col dcprimerc 1 iuO! nemici, e guadagnal'G ogni dl 
pltl amici c clienti. E gl.lccl
è i1 SCl1ato e il Popolo erano giunri ad 
eguagliarlo a lui in più occahom, cd aU'incontro bcn rapea Tlbcrio 
d' e{fc:re poco amato, anzi o
ila
o da, i più de i Romani: prefo fu da 
gagliardo tlmore, che poteí1e tcopplar qualche gran fulminc fopra il 
capo iùo. Abblamo ancora da Gluleppe Ebreo V), che Antonia Ma- 
tire di Gcrmanico e di Claudio, che fu poi Impcradorc, fpedito a Ca- 
pri Pallantc fuo fidatiffimo 
ervo, dlcde aVVl(O a Tiberio della con- 
gium, rramata da eOo 
elano coo I Pretoriam, e, con molti Senatori e 
Liberti d' etlo Tibe:rio, dl mamel'a che egh l'db accenaro del perico- 
10 hlO. l\.la come attt:rrarc un uomo sì ardlto e tnrraprendente, e giun- 
to a tanta poí1:mza? La via di pre\'cl1Ir1o tcnura d:l quell' aftuto vcc- 
ChlO, tù quella dl tem pre pill comparir c0ntemo cd am.1l1tc di Seia- 
no, c dl coln1d.rlo di IlUOVl on on , pcr PIÙ f:lcilmelltc ingannarlo. II 
creò Cont()lc per l' Anno prciente, e a fine di maggiormenre onorarlo 
prefe teeo il Confolato. ScnHè an.::hc al Sel1.lto con raccomand,II'gli 
qudto ruo fedele: MII111[ro. Porre:bbc chiedcrli, perchè no1 f.1cetfe tho
- 
zare in Capri, e come mai per abbaucrlo il face(fc f.'dire al Confola- 
to, cioè ad un'l Oi 5 l1ira, ch
 aumenrava non folo il di lui falto, m1 
anche l.1 dl lui autGlïtà c potere. Quanto a me vo credenda, ch' cgli 
non s' ;1rrcntafìe nè in Cai>r1, nè m Roma di f.ugli alcun danno, fin- 
chè eottui era Pn:fcrro òel Pretorio, cioe; Capitan delle Guard!e: J m- 
penJ.li, 11 che vuol dm: di un carro dl genre, conlï1tel1te in dieci mila 
d
' mi- 


(c) '}(lfiph. 
.Ami fust.t. 
3udaÚ. 
Lib. IS. 



ANN A LID' I TAL I ^. 57 
cle' rn igliori So\dati fra i Romani 
 ed abitante unito in 
oma. A Hor- F II. A v():
. 
chè Tiberio volea farfi ben riCpettarc e temere da i C0l11oli c Senato- AN" 0 1f. 
ri, aHa lor prefenza clava la moih-a a i Pre tori ani . Ma anchc a lni f.1- 
ceano effi panra, perchè comandati da Seiano, e ubbidiemi a i di lni 
cenni; ed ello Auguito era attorniaro d.l sì fatte guardie anche in Ca- 
pri. Adnnque con crear Sciano ConCole, ed inviarlo a Rom:!, fe 10 
ftaccò da i fianchi, difegnando di rorgli a Cuo tempo Ia carica di Pre- 
feuo del Pretorio, per confèrirla a N t:vio Senorio l\bcrone. 
Dopo pochi Mefi gl1 fece dimerrere il Confobw, allettandnlo 
intanto colla fperanza d'impieghi e premj maggiori (a), cioè di aífo- (a) DÌð .Ijlo
 
ciarlo nella PodeLlà Tnbunizi.l, grade> ficuro alla fuccef1Îon dell' 1m- 58. 
peno, e di dargli l\Joglie di tangue CeÎ.1reo, venfimilmeme Giulia 
Livilla, Figliuola di Germanico. F. percioL'chè Seiano, dJppoichè ebbe 
depolla 1.1 trabea Conlolare, facea ilhnza di tornuCene a Capri, per 
feguirar iVI a fJr da padrone; Tiberio il fermò con dar ad int<,nderc 
a Jui, e fracclar dapertutto, che fra poco vúleva anch' egli rornarlenc 
aRoma. N e' MelÌ feguenri andò Tiberio fingendo ora d' e{Ièr mala- 
to, ora di /tar bene, e fempre \'cnivano nU0ve ch' egli tì preparav3. 
pel viaggio. Talor lodav.\ Seiano, ed altre volte il bi.tlìmava. 111 con- 
iiderazione di lui Elcea delle grazic ad alcuni de' fuoi ,tmICr, ed altri 
pure :.Imici di 1m maltrarra\'a con volrj prt:tefl:i: tl\tto p
r raccogherc 
fegreråmeme col mezzo delle fpic, qu...1i f ,)/1"ero i femimemi e lc in- 
clinazlOni del Senato e del Popolo. Non :mdò molro, che al non vc- 
dedi rirornar Seiano a Capri, call' o/1èrvar ceni regni di raHcntato 
amore dl Tiberio verCo di 1m, molti cominciarono it flaccadì con bUQn
 
rnanieta da lui, e cal6 non poco il fuo crediro anche pre/1o del Po- 
polo. 
1a Sei.mo rra perchè non gli pan:a di mirar l' ammo di Tlbe- 
l"io allenato punto da fe, e perchè Tiberio conferì a lui e a fuo Fi- 
gliuf)Iq 111 quetto menrrt' l' onore del Ponrificaro, non pensò, fÌccome 
avlC. bbe poruro, a tar novità alcuna. Fu ben poi pcmiro dl non l'aver 
farro, allorchè Oer.! Confole. N ulladimeno viveva egli Con Jdle inquic- 
tuJini e con de i fofperri; e thano gli parve, che avendo Tiberio con 
fua lettera rccato avvitò al Senaro della mone di Nero;-Je, Figliuolo 
primogenito di Germanico e di Agnppina, e Cuo Nipote per ado- 
zione, niuna lode com' era ufåro di Lre, ave/Te f.ltra d
1 medd;mo 
Seiano. Relegato, fÌccome già dl/1ì, quef!o infelice PI mcipe nell' (fola 
<Ii Ponza, finì qui vi nell' Anno pre/eme la fua vita: chi dil1è per la 
f.1me, e chi perehè dftndo emraro in [ua camera 11 B,)i:t per ifl:ran- 
golarlo, egli da Ie Hellò s' ucc1fc. Ceno fu :mch' egli vlrrima dclla 
crudeltà dl TIberio. 
Ora informato abbafl:anza Tiberio, che l' affezion del Senato e 
Popolo verCo Seiano non era quale Iì figurava egli in addietro, volle 
paífar aU' ultimo coIpo, ma rremando per l' ineet rczz.l dell' dito. Nella 
norre precedenre il dì 18. di Onobre comparve aRoma Macrone, 
fegretamenre dichi:;raro Prefcrro del Pretorlo, e ben ilhuiro dl qud 
che s' avea da fare, mofl:rando di venir per aluo negozlO; c fu a con- 
Yóm. I. H ccnar 



,8 ANN A LID' I TAL I A. 
E R'" Volg. cerUr gli aff..tri Con Mcmmi,) Regolo, I' uno de' ConColi, perchè I'al- 
ANN 0 3 1 . [ro, cinè Fulcinio Trionc, era [lnro di Sciano. La mattina per tem- 
po andò al Tempio di c\ p:)llo, dov
 s' avea d.\ ll:1ire il Sct1J to, cd 
inc'mtrarofi a cafo con SClano, chc non era per anche entr:lto, fu ri- 
chtdlo fc avefrc Ll ttere per lui. Si annuvolò non poco Setano all'udire 
che nò; ma ave:ndolo trJ[[O in difparre Macrone, e detrogli che gli 
port.tva h Podellà Tribunizia-, [lIUO confoLHo ed allegro andò a kder 
nelb CUt ia. l\hcrone imanto chÌJ.mati a ie i foldati Prctornni, una 
bllona man de' qllali facta fèmpre corteggio e guardl;! a S:::i.,n:" 010- 
firò loro lc fue patemi di Prderro del Prcrorio, e III Illogo li'd1Ì aHa 
guardia del Templo diftribuì Ie Compagme de' Vigill, com.1I1datc 
da Gracino Lacone conf:lpevole del fegreto. Entrato egh pot"cia ct)là, 
prelèmò una Leuera molro Iunga, ma ingarbugli,u:1 di fibeno. Non 
par1,lva egli Ccguitameme comra di Sri.lIlo, 011 ful principlO Irattava 
d' un diffcrcmc aftàrc; andando innanzi, fi lamemava di Iui; poi ri- 
tornava ad altrû negozio; e quindi palfava a dir male di SClano, con- 
chiudcndo in fine, che {i facdfero morir due Senarori molto confi- 
dcmi di Iui, e Seiano fo{fe ritenmo [otto buona guardia. Non iì at- 
temò di dire, che il face{fero morire, perchè temeva, che Ii [ve- 
glia/1è qua1che tumulto da't"uoi parziali. Confufi ed dlatiei rimafero i 
più d
' Senatori ad ordini tali, perchè già preparari a far de' compli- 
memi ed elogi a Sei:lOo per 1.1 prome{fa a lui PodcUà Tribunizia. 
Seiano lleíTo avvilito [cnz1 muovt:rfi dal [uo lllogo, 1ènza mctterfi ad 
aringare (il che fe avdle fatto, forte a1trimenti paf1ava la facccoda) 
pareva inlenf:1to; e chi:t.m:lto tre volte d,ll ConCoie l\lernmio Regalo, 
non {i movca, ficcome ulàto a comandare, e non ad ubbidire. En- 
nato intamo Lacone colle Cooni de' V igili, l' anorniò di guardie, e 
il menò prigione, Niun movimento fccero i Pretori.mi, perchè .l\1a.. 
crone Ii tennc a freno, con ilþiegar Ioro la mente del PrincIpe, c 
promc::tterc ad ef1ì alcuni premj pcr ordine del Sen.1to. Si mo{fe bt:nsÌ 
la Plebe al mirare qucl sì di ,111 zi orgoglio[o l\lil1lHro condotto aile 
carceri, prorompendo in villanie e beiremmie fenza fine, 
 poi cOl-fe 
ad abbattere e Hra[cinar mrre Ie Statue a lui poile, giacchè, non ,po- 
Ca) Tacitus teano inherir contro la perfona åi lui C.). RJUl1:\tofÌ poi ncl medehrno 
lib, 6. c. 2.5. giorno 18. di Ottobre il Scnato nd Tempio della ConcordIa, 
eg- 
gendo che i Prc::toriani fc ne Ib\"<U10 quieti, e intendcndo qUJl tolfc 
il volere del Popolo, condcmu.rono a morte Sei.mo; c 1:1 [emenz
 f
 
irnmediatamente cfcguita col taglio dclla teH:a. .-\ccorfa l
 P!ebe gltto 
gi
 per Ie [cale Gemonic il di lui cad,lVero, e dopo eOerlt per tre 
dì sfogata contra d' eOò, facenJonc grande feempio, 10 buttò JI1 Te- 
Vere. Anche due [uoi Figliuoli, I' uno mafehio, c }' alrro fcmmma., 
per ordine del Scnato fuwno privati di vita; ma perchè inlolita cola 
era il far morire una f.mciul:a, 11 carnd1ce prima di Ilrozzar qudl'in- 
felice, Ie tol[e l' onore in prigione. Apicata Moglie dJ Seiano, ben- 
chè nOI1 condenn:na, fi diede la mone da [
 tleOå, do po aver me{fo 
in ifcrino il tn1Jimenro [.uto dal l\1arito e da Llvilla a Dru[o 
CcCare , lt
.. 



ANN ^ LID' I TAL I A. ;9 
Intanto batteva forte il euore a Tiberio nell'Ifota di Capri per ERA V()lg. 
rofpetto, ehe non riulCifTe bene l..1 meditata imprefa; ed avea ordina- ANNO 3 r . 
to, ehe per fargli fapere il più prefio poffibile ta nuova, lì deOèro 
fegnali da i luogh, aIri, frappofli tra Roma e Capri; fali egli in quel 
dì' fopra il più eminenre fcoglio dell' Ifob, aiþeuando quivi il heta 
avvllo. Per airro aveva egli prepararo delle barehette, affinehè, fe il 
bilogno I' avefTe richieilo, potef1è ritir,\rlì in lìeuro con efTe ad alcuna 
delle fue Armare. Scrivono eziandio, aver egli daro ordine a Maerone, 
che qual ora fo11è inlona qualche &era fedizione in Roma, eavafTe dalle 
carceri DruJò Figliuolo di Germanieo, e ìl pn:fentalIe al Senato e al 
Popolo, con dìchiararlo anche Imperad0re a nome fuo. Il fine della 
Tragedia di Seiano fu poi principio d' airre gravi turboknze, che [con- 
certarono non poco il Sen
lto e la N obiltà Romana. Il Popolo già 
commofTo, a qualunque de' favorit! di Seiano, che gli cadefTe nelle 
mani, levava la vita. Anche i Preroriani fdegnari Ii mifcro a f.,ccheg- 
giare e bruciar delle cafe. Cominciarono poi de i duri proceílì com\'{) 
de'Senatori e d' altri N obili, che più de gh altri s' erano fatti cono- 
fcere parziali di Seiano. 1-.10lri furono condennati, e can ignominiofa 
morre puniri; alai relegari; ed alrri da fe Heílì lì abbreviarono la 
vita. Tuno era pieno di accufatori, e lì rÏ\'angavano i proceHì e te 
condanne, galligando chi avea giudlcato come per iiligazion di Seia- 
no. Si renne per cerro, che Ie tante adulazioni del S.:naro verfo il 
rnedetìmo Seiano, e gli onori flraordin:uj a lui vilmeme accordati, 
contribuifTero non poco ad ubbriacarlo, e f.lrlO precipirare. Però 10 
11:efTo Senato decretò, che in avvenire tì procedefTe con gran modera- 
zione in onorar alrrui, nè fi porefTe giurare Ie non pel nome de])' r m- 
peradore. Contutrociò ncl medefimo tempo volle eí1ò Senate eonce- 
dere a Macrone il grado di Pretore, c a Lacone quel di Qler.-ore, 
oltre ad un regalo in d:mari; ma eílì addottrinari dal receme efempio, 
nulla vollero accetrare. Incredlbil fu la gioia di Tiberio, allorchè fi 
vide sbrigato da Sciano. Ciò non oftanre la fua mirabil politica gl'in- 
fegnò di n<)n ammettere all' udienza fua alcuno dc'tanti Senatori e Ca- 
valieri, che erano corfi e erano tlari frediti dal Senate, per fignificar- 
gli la fortunata riulcira dell' affare. E il Con(()le Regolo, che I' avea 
in ciò ben tel VitO, fu coHretto a tOl11.lrfene indierr,) Iè::nza potedo ve- 
dere. 5. figurarono rnolti, che liberate Tiberio dal giogo, d..\ i mali 
ufizj, e da' folþerri di Seiano, avefTe da Ii innanzi d.\ t:u'e un governo 
dolce. Tr
)rpo s' ingannarono: fempre più cgli imper\'crsò. E gi'ICchè 
era venuto in eognizione, per la depofìzion fòpraccennat,l ddla I\ loglie 
di Seiano, dC'gli aurori delL. mone di Drufo fuo Fi61iuolo, contra d' d1Ì. 
aneora _ Con tuno rigore procedette; e la prima a provarn::: la pen;!, fu 
la fiella Li'Villa, che bfciatafì fovvertir da Seiano, avea tradito il Con- 
forte /)I
llfò., Scrive Dione (4) d' aver inrefo Ò.1 alcuni, che Tiberio (a) Dio li
. 
non l.1 tace.(1 e egli morire in grazia di Antonia Madre di I"i, e dl s8. 
Cla1Jdi
, che fu poi Imperadore; ma che la medefima fua l\1adre qud- 
la foí1e, che la privò di vita con larciarla morir di fame. 
H z. Anno 



6E> 


ANN A LID' I T ^ L I A. 


Anno di 
di 
di 


C R 1ST 0 XXXI I. Indizione v. 
PIE 1: R 0 A P 0 S T 0 LOP .1pa. 
T I B E RIO Imperadore 19. 


I 
4. 


Confo1i 


S GNEO Do
nzIo ENOBARBO, 

 MARCO FURIO CAMILLO SCRIBONIANO. 


ERA Volg. I L primo di quel1:i Confòli, Marito d' Agrippina Figliuola di Ger- 
ANN 0 32.. manico, ficcome già diili, ebbe per Figliuolo Nerone, che d,venne 
poi Imperadore. Al fecondo de' Confoli, che mancò di vita nel Con- 
folato, fu funituiro Aula f7itel/io. Non íi sa intendere, perchè Sueto- 
nio (a), allorchè fcrilT'e, efTcre nato fotto qucfti CO:lfoli l}1arco Salvi9 
OUane') uno dc' fuf1cguemi I mperadori, chiama{[e CanlÍ/lo Arrunlio il 
Collega di Domizio Enobarbo: il che parimeme fi truova ne' Fa1ti d' 1- 
dacio') e del CuliJiniano. Forfe fu t"utlituito a Vitellio, 0 V IteHio a lui. 
tb) Dill lib. Parv
 bel
e.(b)" ch.e Tiberio volel1è pOl' fine a i procdlì, c aile conJann
 
5'8. de gh amicI dl Selano, con permett
re ancora ad alcum illutto pcr 1:1 d( 
Iui mone; ma poco durò quetlo b,lrlume d' indulgcnza, cd egli più chc 
mai continuò 1.1 pertècuzione, trovando allor.l altre accule ancora d' in- 
celli e di parricidj, per levaI' 1a vita a chi non godea di fua grazia. 
Crebbe perciò cotanto I' univerfal odio contra Ji lui, che 11 poter di- 
Vorare Ie dl Iui carni, [arcbbe fembrato un gut1:ofo cibo ad ognuno. 
Fece anche il timore di lui crcfcere I' adulazioll nel Scnato. Conume 
era in addietro, che nelle Calende di Gennaio un lòlo kggetTe gli 01'- 
dini di Tiberio con giurar d' ofIèrvarli: al chc gli altri acconfemiva- 
no. Fu creduto maggior otTequio e finezza, benchè niuno ne facetTe 
i1lanza, che cad,mno prefiatTc cfprefT.1meme que! glUrarnento. ] n oltre 
per far conofccrc a Tiberio, quanta cara lor fo{le la vit.! di Illi, de- 
crctarono, ch'cgli [ceglieOè chi clc
Senatori foHè a Illi in grado, e che 
venti d' eili colle fpade ferviOèro a Illi di gu udia, quando rgli emra- 
va nel Senato. Trovò Tiberio anài ridicolo un tal decreto; e quan- 
tunque ne rendeOè loro grazie, pure non I' approvò, pcrchè nOI1 ef- 
fendogli ignoto d'etTcrc in odio al Senaro, n0n er..1 sì pazzo da voler 
perm;:rtcre intorno alia fÌla perf0/U di si I:àtte gU:.lrdie arm.lre. E da 1ì 
innanzi moho più atrefe a conciliufi l' amorc de' 1üld:ni Pretoriani, per 
valcrlène . occorrcndo contro ii S
nato. A vea prorofeo Gillnio Gallio- 
nc, che dIo Senato accorddtTe un privilegio a qllei, chc avetTero com- 
piuto il termine della lor mil1zia. Tiberio, perchè non gli piacca, 
he 
Ie genti mllitari I:ònèro obbligate, fe non a lui folo, m.mdò in elilio 
10 tldIò G.llIionc fuori d'Irali.l, c pofcia il nchiamò per mcrrcrlo a 
pen.lre {otto la gu.\n,ha dc' i\lagi lirati, da chc imclc aver egl1 medita- 
to di patTare a Lcsbo, dove farebbe troppo ddiziolàmenrc vi, uto. Rac- 
COl1tano Tacito (c) e Dione, chc in qudl' Anno fmono PI'occ'1:Hi .Ilrri 
N obili pCl' I' amicizi:t di Sciano; e fra gli altri fll punito Lmnio, La- 
2.1a- 


\ a) Sutton. 
;11 Vittllio 
cap. 2.. 


(c) Tacitus 
.Jbnal.lib. 
6. cap. r. 
Dill ibid. 



ANN A LID' I TAL ì A. 6 I 
ziare, che, úccome abbiam veduto di fopra, coll'ufarc un tradimen- 
to a Tizio Sabino, fu cagion di fua mone. Fra gli accu[ati nondime- 
no miracololàmente Ja Icappò netra Marco Terenzio. Il IUO rearo con- 
fiLleva nel folo cíTere Ilato amico di Seiano. La confefsò cgli franca- 
m
nte, c con eglul cOrJggio dlfcfe il fatto, rnot1:rando, ch' egli così 
operando a\'ea onorato Tiberio nel fuo favorito; e fe Tiberio, 
ignor 
cosÌ laggio, s' era ingamuto in difpenfar tante grazie a chi nc era in- 
d
gno, rneritavano bene ICUr.l gl' intèriori, caduti nel meddimo ingan- 
no. N è dov
rlì aver I' occhio all' ultimo giorno di Seiano, ma bensÌ 
a i fedlci anni dell.t dt lui potenza, durante il qual tempo chi non vo- 
- lea perire, dovea fiudiarfi d' eíTere a lui caro. E però chiunque volelTe 
condennar chi non avea fallato in altro, che in amare ed ónorar Seia- 
110, verrcbbe nello fieíTo punto a condanmr Tiberio. Fu al1uluto, nè 
Tiberio fe l' cbbe a male. 
Fu creduro dadJovero in quell:' Anno, ch' elTo Tiberio tornalTc a 
Roma (4) j impcrocchè da Capri venne nell;} Campania, e pofcia con- 
tinuato il viaggio fino al Tevcrc, quivi imbarcatofi, arrivo a gli oni 
della Naumachia prcl1ò Roma, dove oggidi fi vede il 1\1oniHero delle 
Monache de' Santi Corma e Dd.miano. Erano dilpolli fulla ripa dd FlU- 
me corpi di guardia, accio
chè il Popolo non lè gli accoítaíTe. 1\1a 
non cnn ò in Città, fenza che fe ne låpelTe il motivo, c fe ne tornò 

oco dappoi a Glpri. A Itro non feppe immaginar Tâcito, fe non che 
folTe [irato colà dal luo mal genio, per poter nafconder entro quello 
fcoglio il fetore delle immcntè rue Jaidezze. Non è certamente per- 
rndlü ad onella penna il ramm-:ntare ciò ch' eíTo Tadro e Sucronio 
non ebbcro difl1culrà di propaL\re dclla detellabil libidine di quell' 111- 
fame vecchio. Balìcrà a me di dae, che nd pollrib,olo di Cap:'i Ii 
pratl
arono cd inventarono tuttc Ie più fozz
 maniere della [eníualità \b) , 
che face;
no orrore alloJ"il ad orccchi_e plldlche. E a tale Ib.to giunle 
un IJllllclpe di Roma P;lgana, ma I
nza che cc ne abhiamo a tlnpi- 
re, pcrchè non conokevano i Romani d' allora, fe non de gli Dii com- 
pagni nella medcGma tcnlualità j e per altro Tiherio era di col01"O, che 
poco COnto fàce\'a de' mcdefimi, nè punta Ii temeva. Del fi)\o tllono 
egli avca pama, c con'cva.a me
[erfi ,i.n tena la C?ron.l ,d
all()m, p:r 
la credenza che queUe foghe fofh:ro ntpenate da I fllJmllll. 1'vJolì in 
quell' Anno Lucio Pifone, Prefetto di Roma, che per venti anni con lo- 
de avea elercitata qUc:lI.l carica, c in ncompenfa del tuo merit" il Se- 
nat? gJi tlecretò un pubblico timerale. In Juogo fuo fu pollo d.l Ti- 
beno Lucio Elio Lamia, il quale neW Anno feguente died-= anch' egli 
nne a i fuoi giorni. 1\lorÌ parirnel1tc in quell' Anno Gillio S
vcro 
Oratore di gran crcdito, ma ponato fempre alIa S.1tira, e a laccrar]
 
ripurazione delle perl one illullri. Per quetto mal genio era (tato rcle- 
gaw 
a Augullo nell' Ifola di Creta, e pofcia nella picciolJ di S
rìfo, 
dove 111 elhcma poverrà, fenz' avere nè pur uno ilraccio da coprir Ie 
pani vergognolè, tcrminò il fuo vivere. 


J.\nnQ 


ER A Volg. 
ANNO ]2.. 


Ca) T.lcit (i 
ibidem. 
Sue/oniu! 
in Tiber. 
cap. 72.. 



() SI/ttøn. 
CliP. 43. I 



62. 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di CRISTO XXXI I I. Indizione VI. 
di PIFTRO ApOS10LO Papa ). 
di T I BE RIO In1peradorc 20. 
Confoli 
 LucIO 
ULPICIO GA LBA, 
( LUCIO CO":NELIO 
ULLA FELICE. 


ER A YoIg, G A1ba, primo de i due Confoli, porta il Prenome di Lucio in un' f- 
ANN 0 33. tcrizionc ritLma dal Cardinal Noris, c da me inferira nella mia 
(3) Thefau- kàccoIra \.a). In un'alrra Ifcnzione, che fì lcgge l
el Tcforo del GIU- 
rus No'IJ. 112- rl ro, il [UO Prcnome è Ser'Vio: che così s' ha d,\ imendl're il S ER. 
[cript. pag. abbreviaw de gli antichi, e non già Sergio, corne ha creduro raluno. 
3 0 3. n. r 1\la è kcilO dl fofpettare, çhe nell'lfcnzion Grureriana lìa flaw mu- 
raW il Prenome di Lucio in Ser'l:io, perchè ben 6 få, che Galba 101- 
peradore, clOè il O1edetìmo, che fu Confole in queíl:' .\nno, era chia- 
maro Ser'Vio Calba. Ma Sueronio (b) chiaramcnre fcrive di lui: Lucium 
pt'O Servio ufque ad templS Imperii UfU1PM'it: il che giuflifica qua-nro ha 
II Marmo de! Noris, e tà con fondamento temere della corrurrela neW 
alrro. Tacito e Dione diedcro a Galba Con[ole quel Prenome, ch' egli 
usò fano Imperadore, fenza avvenire ciò che Sueronio avvenì. N d- 
Ie Ca1ende di Luglio a Galba fu fulbruiro nd Confòlato LucÙJ Salvio 
Qttone, creduro da aIeuni Figliuolo di Tiberio Augullo; coramo [e 
gli rallomigliava nel volto. Da queH:o Confole nell' Anno precedenre 
era nato Ottolle, che ill poi Imperadore di pochi Mefi. Volle far co- 
(c) TRcitus nofcl:re TIberio in quell' Anno ai Senatori (c), quanro egli poco fi 6- 
.Annal. l. 6. daHe di loro, e che in breve era per venire a Rom:!; cioè [cri(f
 chie- 
dendo, che qualora egli enrrava nel Senato, fo11è permeffo a MlCrone 
CJ.plran delle Gu.lrdic del Pretorio d' accompagnarlo con :!lcuni Tri- 
bUIll e Cenrurioni dell.l mllizia. ToLlo f:J d;::crcr;l,to, che pord1è rn'e- 
l1ar ieeo quanta gentè: vole va . Erano tuttavÙ ferrati nel]e c3.i'ceri Dru{o 
Figliuolo di Gcrmal1lco, e Nipore pcr adozion di Tibeno, ed dgrip- 
pina dl lui Madre. Avea pill volte Tiberio [mo condurre quelb in- 
felici da un luogo ad un alrro, ièmpre incaren.ui, e in una krriga ben 
(errara (d) e con guardie, che flceano allonranar tutri i vi wdJnti . Do- 
veva egli paventar 
e':Dpre qual

e rivoluz
on
, e ch
, avc0è. da c
r- 
rere il lJopol o a fpnglOnar quell. mfel,lce Pnnclpe. S,IZIO P?I 11 fu.o 
u- 
rore in qudt' Anno can. far 
10rtre dl fame j);:ujò. 
a [avla Â/,1"Zppmß 
diede anch' elTa fine al tuo Vlvere, fenza app.trllc, Ie mancafTe per non 
(e) Di, lib. volere il cibo, 0 pure pcrchè i1 cibo Jc foOe negato. (e) Furono i ]01' 
58. corpi non già porrari ncl Ma
l[oleo, d' Augullo, ma sì fegr.cram
,nr
 
fcppelliri, che rnai non fe ne ieppe tl 6ro. Tutta Roma {ì nemple dl 
dolore e luno, [ol:uncnre nell' inrerno delle perfone, per sì compd.flìo- 
neyol fine della F,tll11glia di Germanico, Principe tanto 3maro da ognu- 
no. E pur biIògnò, che jl Senato renddTe grazie a Tiberio dell
 av- 
vlfo 


(b) Sutton. 
in "atba 
tap. 4. 


(d) SUttln. 
in Tiber. 
cap. 64. 



ANN A LID' I TAL I A. 63 
vifo datogli delta morte di Agrippina, predicata da lui p
r fua nemi- ERA. Volg. 
ca, e adulrera, quando era noril1ìma l
 di lei intigne onelt
; cd in <:>1- ANN 0 33. 
tre c0nvenne dccrcrare, che etTendo morta nei medefimo dl, che Sela- 
no fu UCCII(), cioè nei dl 18. d' O[robre, da lì innanz: in qud giorno 
fi t:1Ceí1è un' otfcrra a GlOve in rcndlmenro di grazie per la mone dell' 
uno c dell' altra . 
Rellava folo in vita de' Figliuoli di Gerrnanico Gaio Caligo- , 
ìa (4), glOvincno di coltumi tòmmamente malvagi, lOa provvcduro di (a b ) Tamus 
, d f. (ì d T ' b . S ' fì d II. 6. C. 2.0. 
tanto it:nno a ar 1 amare a I eno. apea copnr con nta mo e- 
íba l' ammo (ùo inclm:1to aHa cruddtà; non gli fcappò mai una parola 
di dJlpiacere 0 lamento Fr I' etilio e per la mone de' FrateUi e della 
I\ladre; cd onenne per grazia di poter accompagnarc Tiberio a Capri, 
ftudlandoti quivi di comparir fempre con velti timili a quelle di lui, 
e d'imirare per quantû poteva Ie di Iui manicre di parbre; di modo 
che di lui divcnutn pofcia imperadore ebbe a dire Pal1ìeno Oratore: 
Non eJlèrÛ jlato m.Û nè miglior Ser''Vo, nè peggior Signore di Ilti. Contraf- 
fe il medefimo G.1l0 di confenfo di Tibeno in quell'l\nno gli Spon- 
lãli con Claudia, 0 CltUulil/a Figliuola di Marco Silano. Souo il dcte- 
ftabil governu dl Tiberio gran voga inramo aveano in Rom,1 gli fpio- 
ni e gli accuiatori pane volontal], parte fulCirati dal Principe {Lllò. 
Batlava per 10 più l' accufare, prrchè ne fcguitTe il COnd.lOl1.1re . Fioc- 
cavano in Senato i Libclli contra delle perrone, e mollitlìmi invlati 
dal medefimo TIberio, che col braccio del St:nato andava tàcendo ven- 
dette, e pafcendo l'av.trizia {ua- coll.t morte e eol confifco de i beni 
de' condennati. A parecchi N übili toccò aneor nell' Anno prefente la 
dlLlVvenrura ItdT'l; e m.llIìnumeme a i Senatori, tantl de' quali a poco 
a poco ando egli levando dJl Mondo, che non Li porc,mo più pro\'ve- 
den: i governi delle Pruvincie. (b) Fr.t l' .lItre più'memor.tbili ingiulli- 
zie commclTc in quell' Anno, d('Sna è dl m.:nZlOne l' lICna d,l Tiberio, 
contra di Sdto l\Lmo, da lungo tempo tuo amico, che eol f.1\'orc 
Prmcipefeo giunto era ad dT'ere il PIÙ ncco Gentduomo Jdla SF'agn,t. 
A vendo egli una F,gl1uoLt di bdli!h.llo alpeno, per tlmore che Tibe- 
rio non glJcla facdT'e r.tpire, come {oll(:o era con altri, la trafugo in 
luogo, d,)Ve foOè lìeur,\. A vvcrmone Jalle IÌlc fple flbcrio, fee.: ac- 
cular amendue d' I11cclto, e gittar gill della Rupe T arpeic1 I lor car- 
pi, con far fue Ie im.n.:nlè rll;chezz;: ddl'mfdlc;: l\1.trio. Tacita raC- 
cont.t molti altri fpenacoli di lom'glianti crude1tà accad'lte in quelt" 
Aflno, lenza chc mai fi fazialT'e il g
l11o t
nguinario L11 TIberio. Stra- 
no bensì parve a i più del Popolo, ch' egli III un ceno dl facetTe mo- 
rile t

ri 
 princlp.lli fpi
n! eJ accu,làtan, e l
roibiOè a tutte Ie perfo- 
ne nulmm Jl f,\r quetlo mt.lme UfiZIO, benche 10 perrncttetTe a i Se- 
luton e Cavalieri. 1\1.1 fi può ben credere CIO tj,tto per comp.\rire di- 
fàpprovatore di que" ma!idni Ihumenti, de' quali {i ferviva l.l 1telì:l di 
lui malignità per far [.Uno male al Pubblico. Erano eZlanJIO crefciu- 
te a dlllllilura Ie ufure in Rama; e contra de i debitori tùrono in qi.te11' 
Anno pOL tate iflanzc cd acculè aíT,Üffime al Sen.\to j nè picciolo era il 
nu- 


Tacitus 
i/;.d. cap. 9, 
nio lod. 
br, 58. 



(a) $'nwa 
E,iJI. 81. 


6+ ANN A LID' I TAL I A. 
numero 
i c?loro, che aCcondeodo la pecunia d' oro e d' arg
nro, nt1 
bceano lcarJegglare 1a ClLtà. Si "ide alIora un prodigio di Tiberio. 
Mlfe cgli ne! banco dclla Rtpubbhca una gran fomma d'oro e d'ar- 
genw, da prdlarfì a 
hiun'1ue oe abbifognatIè, e detTe id0nea figurtà, 
icnz che per ere anm ne pJgatTcro fmeto: azione applaudita da ognu- 
no, ma che non fece punto 1minuire 11 comune adio contra del Ti- 
ran no. Ad E/io Lamiq, Prefeno dl Roma dcfunto Cucced
'rre in qucU' 
Uhzlo CojJò per attdlato di Tacito, e di Seneca (A). E Malco Coc- 
ccio Nerva, GiurifconfuJto infìgne di queïli [empi, ed UllO del Con- 
fìglio di TibLrio, non pOtendo più ficcome uomo giutlo tollcrar Ie ini. 
qui[à di quel nwHro, fe ne libe:rò con lafciarfi morir di fame; nè per 
qm.nre preghiere gli facdìè Tibeno, per faper la cagione di tal ri- 
foJuzionc, e per [cnerlo in vira, volle mutare il fano proponimel1to. 


E. t\. A Volg. 
A 
 N 0 33. 


Anno di C R 1ST 0 XXXIV. Indizione v I I. 
di PIETRO ApOSTOLO Papa 6. 
di T I B F RIO lmperadore 2 I. 
C r 1 . 5 P A 0 L 0 F A B lOP E R SIC 0, 
onJo 1 
 LucIO \'ITELLIO. 


A Quefii Confoli ordinarj ti crede, che ne fuccedetTero nelle Ca- 
(b) Di, lib. lcnde di Luglio due altri (b) , de' quali fì è perduto it nome . 

8. E ciò perchè '1\ endo qllcfii ultimi Confoli celeb rata l' Anno venrdi- 
mo compiuro dell' Imperio di Tiberio, tecero anche de i voti a gli 
Dii pel decennia venturo, come fu in uCo a' tempi d' _'\uguílo . 

Iell:l gelofa bdlia di Tiberio, che avea preCo i' Imperio non per 
dieci, nè per vcnri anni, ma per hnchè a Jui piacetTe, parendogli , 
che volcOèro far conofcere, che la di lui poddlà Jipendca daIl' arbi- 
trio del Scnato, fect: accufarli tutti e due e cC'ndennarli, e pare che 
foJTe anche abbrevi:na immediatamenre lara Ja vita. QIC(tO Pedì"o 
(c) &r.m, probabiJmcmc è quclJo fietTo, che fu mentovaro da Seneca (c). per uo- 

b. 

:
fi;
. m? di ca
[iva ripurazion,e. Ma nulla di un 
at[o ,tale, che avrebbe fatto 
plU Ureplto di tam' altn, fi ha prdfo TaClto, 11 qual pure accenna Ie 
moni dl molri alrri di Dignità inferiore. Dione {tellò :mribu;rcc que' 
\'oti, c: queJl'innocente f.'tHo a i ConColi ordinal:j; e pure noi fappiam 
da Suetonio (d), che Lucio f7itcl/io Confole ncl preCente Anno, e Paàre 
di Aulo Vitellio, che fu poi Imperadore, dopo il ConColato cbbc il 
govcrno della SOl ia, e campò molto dappoi. Pari mente di Fabio P
r- 
(
) Smrca fico fopr,lVivuro s' ha memoria pretTo Seneca (,). Pcrò la credenza de i 

". b2..;, 4. ConColr luUituiti, e tors' anche ii tano narrato d.l Dione può parire de 
, m, r. i dubbj. Non mancaron.> all' Anno prefeme Ie Cue fundic fcenc, cl0è 
molte condanne e morri d' uomini ilJufiri, av\'emlte per la erudeità di 
Tiberio e per la prepnrenza di Macrone Prefetto del Pretoria, il qllale 
imitando i' ani di Seiano, ma più copenamcnte, fi abufava anch' egii 
della 


(d) Sutton. 
in vi"lliø 
eA'. 1. 



A. N N ^ LID' I TAL I A. 6, 
del1a fua autorità, e del favore del Principe. (4) Pomponio Labeone, ERA Volg-. 
dopo eí1ère Ibro Prerore della l\ldia per otto anni, accuCaro d' eí1èrfÌ A N NO 
+ 
la1Ciato corrompere_ con d.1nari, t:J.gliatefi Ie vene fi 
brigò da qucUa (
 Dlo. l,b. 
vita; e altrettanto tect: Cua l\.log c. Era anche Haw In governo 1\1.11'- i-a
itus 
co, 0 tìa l\.1amerco Emilio Scauro, nè gi:ì era incolpato di cattiva lib. 4. c. 19. 
ammmiit:razione, quamunque \'ergognolì foí1èro i Cuoi coHumi. 1\1acro- 
nc, che l' odiava, trovò 1.\ manicra di precipitarlu, con preCentarc a 
Tiberio una di lui Tr:1gedia, intitolata ./l/l'co, in cui olm.: al parIal fi 
dt parncldlO, uno era efortato a rollera!' la pazzia del Regnante; e con 
f.u51i credere, che fotto nome a\trui Ii Cparl.1í1è di lui. Oi più non ci 
volle per far rrocdlàre Seauro, il gUllc, iènz.' alpettar la cundanna, li 
pnvò da sè Hello di vita, nè da menD 
i lui volle dlè.:re la L\Joglic 
iU:1. CoHumavaíì a 1101 a da gli Ell1lci Rom:J.ni di d.u-fi iniql1amente la 
morte da sè rnede(imi, pc=rchè i carpi de' condennati non era lcciro il 
fcppellirli, e i lor beni and.wano al FiCco; ladJove prevenendo Ia Il:n- 
tenza, 101'0 non (ì negava la Cepolmra, e luí1iUendo i tdLnlcntJ, a gli 
eredl pcrvenivano i 10ro beni. Fra coloro t'zlandio, che furono accu- 
fati, fi contò Lenrolo Gerulico, naro glà Conlole nell' Anno di CRI- , 
STO 2.6. Altro a lui non veniva imputato, Ce non che avcí1è trattaro 
di 
are una lua F'gliuola in Moglie a Seiano. Ma buon fu per qudto 
perlonagglO, eh' egh allora 1ì trovaíTe in Germania al comando dl quel- 
Ie Leg101ì1, che I' ama,rano fone per Ie fue doln maniere. Oicono, 
ch' egh ièriveíTe ammoCamente una lettera a Tiberio, con ricordargli, 
che non per elezione propria, ma per configlio dl 1m Iteí1ò, avea cer- 
cato di far parentela con Seiano. EíTerfi ben egli mgannaro nel pro- 
cacclarh I' amlcizia di quell' uomo indcgno; ma cht 11Iuno più d' eíTo 
Tlb.:no avea amato Seiano; nè effere perciò conforme alIa ragione, 
c
e 11 comun (IUO tòíTc innocente per 1m, e peccaminolò per gli al- 
tn. Penanto Tiberio rifleuendo al pericolo di nuocerc a chi avea I'ar- 
mi in mano, e porea rivoltadì, giudicò meglio di defiíl:ere daU' im- 
preCa; e per 10 conrrario fece condennare e cacciare in elìlio Abudio 
Rufo, cioè l' acculãtore di Lenrolo Gerulico. V Idefi in quetl' Anno 
nella Grecia un giovane C.), che fpacciatofi per DruCo 6ghuolo di Ger- (b) Diolib. 
mamco, trovo dl molti aderenu in quelle comrade; e fe gli riuCciva di 58- 
pa(b.re in Soria, a lui fi farebbe veriiimilmenre unito quell' eCcrcito. 
.lVla prefo d.1 Poppeo Sabmo Goverl1:1ror dell:! Macedonia, fu inv'laro 
a Tlbeno. Tacito fcrivc (,) CIÒ avvenuto tre anni prima, quando era (e) Talit. 
tuttavia viveme 10 !leOo Drnfo in priglOne: il che fe fuOè vera, po- lib. 5. c. 10. 
trebbe que110 avvcnimento aver dato ImpulCo aHa mone del medelìmo 
Druio. Da eíTo Taciro tü ancora fcritto, che nd prelènre Anno fi la- 
fClò veder di nuovo dopo alcuni Secoli I' augello Fenice nell' Egltto, 
con rapport.1rnc la rnirabll genealogia, A fimili f.wole oggldì non fi 
pret
, fede. Plinio c Dione rnettono due Anni dappoi 10 lcoprimt:nto 
di quNto non mai pJÙ .-ifono uccello. 


Y'om. I. 


I 


Anno 



66 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di CRISTO xxxv. Indizione VIII. 
di PIETRO AaoSTOLO Papa 7. 
di TIBFRIO Imperadore 22. 
Confoli 5 G.HO CE,STIO GALLO, 
{ ]\i1 ARC 0 S E R V I L 10M 0 N I A NO. 
Ã


TO;
: 5 1 celebrarono in quefi' Anno (4) Ie Nozze di Gaia Caligala, Nipo- 
(a! DJO, te pe'r adozione di Tiberio, can Cla/ldiJla figlmola di l\ilarco 5i- 
ibid. lano in Anzo. V'intervenne 10 !leffo Tiberio, non avendo voluro nè 
pure per occafÌon sì proprië& ]afciarfi vedere in Roma, perchè non gli 
piacea di rrovarfÌ prefenre aile f..mguinarie efecuzioni, (,he ivi [u[[<lvia 
lì cominuavan d' ordine di ]ui, non mai C'1zio di perfegUlrare chiunque 
fu Hreno d' amicizia con Selano. Fin quì aveva egli tòfferro Fulcinio 
Trlone, che fu Confo]e nell' Anno deJIa cad uta del mrddìmo Seiano, 
anzi la buona genre il nputava moho favorito da lui. 01.1 folamenre 
era per ifcoppiare il fulmine Copra di ]ui; ma ciò prefcnt1to da Trio- 
ne, li ucÓfe colle proprie m:1ni, dopa aver fatto un teftamento, in 
cui vomitò quante ingiurie potè contra di Tiberio, di Mdcrone, e de 
i Liberti dell a Corte. Non fi arrentavano gli ercdi fuoi di pubhlìcare un 
sì obbrobrioCo ferino. A "utane conrezza TIberio, \'01le che {ì ponalTe 
e leggeIT'e nel Senato, pt>r guad.tgnarfi il pld.uC() di Princi pe lôfferente 
deB' altrui libc'!"tà, gi:1ccñè punto non fi curd"a ddla propria infamia, 
nè che fi fcopri(Jèro Ie iniqwtà da lui commetre per mezzo di 5CI;1I10, 
ben (apendo, ("he nail erano cofe ignore ;II pubbhco. vr) ccrt,\mciltc 
fuo fu II non mai volere, che fi occultalT"ero i Libelli i 1 ltamatolj f.itti 
Contra di lui, parendo quall't che ripuraffe Cue lodi Ie fue vergogne. 
(b) Tacitus Altri Senarori ed 
Itri Noh,li, annoverari da Taciro 
b) e da ,Dione, 
lib. 6. c. 38. 0 per mano propna, 0 per CJuella del Carnefice, termma,rono In que Lt' 
Anno la lor vita; ed uno fì'a gli alrri merita d' eIT'ere rammentato, clOè 
Poppeo Sabino, poco f
 da noi veduto, che dopo il Confolaro per ven- 
tiquarrro anni avea governaro Ia Macedonia, I' Acaia, e Ie due Melìe, 
e co] darG la mone fchl\'ò il giudizio. Soggiornava in quefii rempi Ti- 
berio in vicinanza di Rom:!, per poter più fpeditameme aver il pia- 
(c) Iáøm cere d'intendere I' eCecuzione de' fuoi tirannici comandamenti Cc). Fu 

f; J
:: 58. allora, che vennero aRoma a1cuni N obili Pard fegretamente, C10è 
fcn2-a fapma del Re loro Artahano, per chiedere a TIberio Fraate, 
ngliuolo del fu Fraate Re. Era montato Artabano in gran fuperbla, 
da che la vecchiaia di Tiberio, e il Cuo abborrimento alIa guerra, 
a\'cano fcemara in mnlri la Hif11a e paura del!' armi Romane. E{fen- 
d() mancato di vita Zenane, 0 fia ArtaJlia già creato da i Romani Re 
Jeli' LJrmcnìa, Artabano ;:1Vea occupato quel Regno, e meffovi Atfacl 
uno de'tùoi Figliuòli per Re, con alTalir dipoi la Cappadocia, e mi- 
nacciar anchc di peggio i Romani. lnimicoili oltre a ciò i fuoi coll
 
fO'r'cr- 



ANN A LID' I TAL I A. 67 
Covercbia alterigia, e lor diede anfa, che ricorrdfero a Tiberio. Fu ERA VoJg. 
dunque mand.uo Frailte in Soria per ifperanza, che i Parti Ij move- ANN 0 35. 
rebbono in favore di lui; ma perchè v' andò con poca fretta, ebbc 
tempo Anabano di premunirfi, e Fraate ammalatolì morì. Non la- 
fciò Tiberio per qudlo di accudire a gli afE\ri dell' Armenia, e co- 
f1:imiro Lucio Vitcllio, cioè il P.ldre di Vitellio, che fu co1 tempo 
I mperadore, per Generalc dell' c\ rmata Rom
na in Levame, mo1Te 
anche i Re d' Iberia, e i Sarmatl conu;\ di Artab
no. Larci;m fi cor- 
rompere i Mmilhi'di Arface già divenuto Re dell'r'\rmenla, toUero 
a lui la vita; cd entrate in qud padè Ie truppe dell'Iberia [.)::to i1 
comando del Re Farafmcme, prclèro Artafaca Capitale del Regno" 
A110ra Artabano fredì Orode altro fuo Figliuolo contra di Farafm:me 
con pane delle fue forze ("). I Parti, benchè inferiori di genre, \'01- (a) J?{tph. 
Jero b.Ht:1g1ia; ma 0 fia che Orode vi f.Jffe ucclfo, 0 che la nuova, .AntÙ1. Ultllt . 
ch' cgli f.Jt1è fcrito, pa{lj,(fe 1\1 credenza dl morte, la \'iuoria fi di- (;í1daff" 6 
chiJ.rò per Farafmane, al cui Fr.lcello A1itridate Re deltIbet'ia fu con- "I. C. . 
cedura l' Armcnia. DI
delì dipoi UI1:l ft'conda bartaglia d.\ Anabano, 
ma fvantagglOfa anch' e{lit pel lUl; e perchè n
llo It((fo tempo fepre, 
che LuCÍ<.:I V itellio co1\' armi Rnmane fi accingeva a pa(far l' Eufrate 
per entrar nella ,Mefopotamia, abb.ltidonato ogm penlier ddl' Arme- 
\11:1, G ririrò alla dtfda del propn{) paefe. Era a.1nrJ. l' Eufrate if con- 
fine tra l'Imperio Romano, e il P.lrtico, 0 fia Perfiano. 


Anno di C R 1ST 0 XXXVI. Indizione IX. 
di PI F T R 0 A PO S T 0 L 0 Papa 8. 
di TIBERIO lmperadùre 23. 
ConfoB 5 SESTO P APINIO A LLE
IO, 

QUlr-.TO PLAUTIO. 
N On è ben chiaro, fe Lucio Virellio, f.lbbricato un Ponte full'Eu- 
[rate, call' efcrcito Romano p...íT..l(fe in quct
o 0 nel precedl.. me 
Anno in Metopotamia. Cerra è bensì, che palsò, e a\1' arrivo luo i 
Prim.ltt dc' Parti Ii fcoprirono aHora alien:m dall' olfe
l1lO vnfo del 
Re .drtabano (;'), e congiunfero Ie loro armi co i Romani. Trova\'afi (h) Ttftlfus 
con Vitellto anche :lÎridate parente del defllnto Re Fraare, V cdura Ji l .6. C.42.. 
così bella difpolìzion de i Pani in fuo favore, per contiglio di Vi- 
teliio prefe il cammino alIa volróc di St:lellcia Cird poteme, che gli 
aprì con gran fetla Ie porte, ed A rtabano veggendolj abb.1l1don.no 
da' fuoi, Ie ne fuggì. Imamo Virellio, comento dl aver futa la Iila 
fparata con t
\r conofcere a que' Popdi la pulYanla Romana, e cre- 
dcndo gi:Ì aflicurato il Regno a Tifld:ltc, Ie ne tornò colle fue Lc- 
glOni in Soria. Fu coronato Ti,idate in Ctelìfontc, Capitale del Re- 
gno dc' Pani. S' egli avcífc profcgUlto il cOl-fo di fua fortuna con \ i- 
brar tUeto i1 pac[e, e ridurre chiunqt!c titubava alla fua fed., Il1rc- 
I 
 rarnen- 



68 ANN A LID' I TAL I A. 
E I\. A. V olg. r:1m
nt
 !l 
egno farcbbc fiaw di Iui, Ma dTen?oli eg1i impegnato 
AN N 0 3 6 . n-:11 al1cdlO dl un CallelIo, dove Artabano avea ndotto il reloro e Ie 
concubine {ùe, alcuni di que' Grandi, che non erano inrervenuri alIa 
COfnnazione 0 per paUl'a di Tiridare, 0 per invidia che porravano ad 
Abdag<.'fe, Miniltro favol'!w di Iui, andarono a rrovar Artabano per 
rimett
rlo ful Trono. S' er:t qudli ririrato nell' Ircania, dove da po- 
vern uomo vlvea, guadagnandoli il vitto can Ia caccia. Credette egli 
a turta prima, chc fotTero venuti colloro per atT.1ßÌnarlo, RaßÌcur,no 
da dE, e prefa feco una mana di Sciti, fÌ mife can loro in cammino, 
e [rcwara la gente, che (enza difliculrà rornava a1h1 fua divozionc, 
ingro(far,\ di forze, s'indrizzò ver((, Sdcucia. SrC'ue in forfe Tiri- 
datt", (e dovca andargli incontro per dargli bauaglia. Prevalfe l' opi- 
nion de i dappoco, il primo dc' quali era il medefìmo Tirid<1re ; e però 
egli {j ridufTe in Soria can ifperanza, che I' eferciro Romano aveíTe 
dà prcfiargli aimo, per ricuperare il perduto Regno, di cui con tmra 
facilità Anahano ripigliò il polTelTo. Vitellio non volle a1tro impe- 
goo, cd all' inconrro Anabano di\'enrò più che mai orgogliofo, e 
poco mancò, che non pona(fe Ia guerr:t nel terrirorio Romano. Non 
è inveri{ìmile, che quello folTe il rempo, in cui egli fcriOe una Iet- 
tera di fuoeo a Tiberio (4), rinf:1cciandogli Ia fua crudelti, la vergo- 
gnof:'1 lihidine, e la poltroneria, ed efonandolo ad appagar pronra- 
mente I' (\dio univerfale e giufiiffimo de" Popoli con dadÌ Ia monc da 
fe mede Ii 010 . 
Due difavventUl"e affJi/Tero Roma nell' -\ono prefente, cioè una 
fiera inondazione del Tevere, per cagione di cui in moIre paTti della 
Città fu n("celTano l' andar colle barche; e un incendio, che guailò 
(b) Tacitus gran coria di cafe nel Monte Aventino, e la metà del Circo (b). Ti- 
lj
. ", c. 45. berio in quella occafione. dimenticata I'innar:! fua avarrzia, fovvennc 
DID lib. 58. con ahhnndanza d' oro al bi(ogno di chiunque avea patiro. Che per 
altro amava Tiberio di conÎervare e d' accre(cere il fuo reforo, nè fi 
(;'1, ch' egti 1.1fciatTe alcnna f:.bbrica infìgne, fuorchè il Tempio innal- 
Zato ad Auguno, e la Scena del Tearro.di Pompeo. E nè pur qudh:, 
fe crediamo a SUf"tonio, Ie perfezionò. Non pafsò l' Anno prefeme, 
ferna che fi vC"deffero )e ufate fcene delle accufe c della crudeltà di 
Tiberio contra de' N "bili" Gaia Galba, già Confole, e Fratello di 
ehi fu dipoi J mperadore, due Blefì, ed Emilia Lepida, prevennero, 
eon darfi la murrc, i colpi del Carneflce. Vibuleno Agrippa Cava- 
lier Romano, accufato, prefe in faccia del Senato il vdeno, che pur- 
tava in un anello, CaJmo a terra moribondo, e fi:ra(cinaro :tile car- 
eeri, flJ quivi fr('uolofamenre fi:rozzato per occupargli i beni. 'IÎgratJe 
) T' già Re dell' Armenia Cc), e Nipote del fu Erode Re della Giudea, 
f
, (..a

t=
. dermuro allora in Roma, cd accufato, finì anch' egli i fuoi giorni per 
Jofi,Jh. An- mane del pubhlico Miniílro. Tr:JttenevafÌ in Roma allora anche {ùo 
t
 Z . 1 III/a;.. Fratello dgrippa, ed avca contratta una f.1.migl iarirà sì grande can 
Li . 18. Gair> Calignla, Nirore per adozion di Tiberio, che parcano due Fra- 
telli" Raçcoma Giufeppe Storico, ehe e{[endo un dì amendue a di- 
vcr- 


(11) Sutton. 
in Ti!Jer. 
Clip. 66. 



ANN A LID' I TAL I A. 69 
vertir/ì condotti in un cocchio, Agrippa per aduIar Gaio gli diffe, E 11. A V o'g. 
dfere ben tempo, che quel vecchio di Tiberio cede{fe il IU!1ßo a Iui, ANN 0 3 6 . 
perchè al10ra tornerebbe la felicità in"Roma. Furono afcoltate queUe 
parole da Emico Liberto d' Ag,"ippa, che gli ferviva di carrDzzicre j 
e pcrciocchè coUui, per aver Farro un furto al Padrone, fu imprigio- 
nato, aHora G b.fciò intendere <i' aver qualche cora da rivclare, ani- 
nente alIa confervazion dena vita dell' I mperadore. Fu perciò inviato 
a Capri, dove era Tiberio, e tenuto un pezzo nelle catene, fenza 
ef.'lmin.lrlo. Lo fl:e{ìò Agrippa fioltamente tanto fi adoperò, che Ti- 
berio trovandofi neI Serrt"mbre di quefl" Anno a TufcoIo, oggidì Fr:t- 
fcati, vicino a ROl11a, fece ven!r Eutico, il quale alla prefenza d' A- 
grippa ri\'elò quanto avea udito neI giorno fudde't(o. Ordinò imman- 
teneore Tiberio a Marrone Capitan delle Guardie di far incatenarc 
Agrippa, a cui non valfero 1)è Ie negativt', nè Ie fuppliche per efen- 
tarfì da quell" obbrobrio. Stene egli neHe carcel i tanto, che Tiberio " 
fini di vivere, ed aIlNa ne ufd, ficcome vedremo fra poco. (4) Un (
 DID l,b. 

ugurio delIa morte d' e{fo Tiberio fu da i fuperUiziofi Romani cre- S . 
dura quella di TrafulIo, fucceduta nell" Anno prefente (b). CoUui era (b) T4cÏt. 
il più favorito Strologo & Indovino, che fi ave{fe Tiberio; imper- ibid" ,. u. 
ciocchè oltre modo fi dilettò quel1:o Imperadore della Strologia Giu- 
diciaria, Arte piena di v'lnità e d'impofture, ch'egli fieOò condan- 
na\'a in cafa a1trui" E qual1tl!nque írrivano Tacito, Suetonio, e Dio- 
ne, che TIberio per mf'ZZO di efr.'l predice{fe a Galba il fuo corm 
Imperio, e la morte del giovinetto Tiberio fuo Nipote per ordine 
di Caligola, e ch' egti f.'lpeffe ciò, che dovea avvenire a fe fieOò in 
caèauna giornata: GmiIi raccomi più ficuro è it crederli dicerie del 
volgo" A llorch
 Tiberio ftette come efiliato in Rodi, fiudiò forte 
queLl' 
rte, che in que'tempi era fpacciata da i Caldei dapertuno.. 
Quanti Profe(fori capitavano a Rodi, Tiberio accompagnato da U11 
folo robul1:o Liberro, Ii conduceva in un alto fcoglio, e metteah alIa 
prllova. d' mdovinargti il parr-no, 0 I' avvenire. Se non ci coglievano, 
dal LIberto erano precipitati in mare, fenza che alcuno ne ave{fe con- 
te
za. TrafuHo capitato coli fu mf'nato da Tiberio in que' dirupi, e 
gh predl{fe I' ImperiQ; mA (oggiu,gnendo Tiberio, che gli f.'lpe(fe"dire 
anche l' Anno _e il giofnf) ddla propria natività, s'imbrogliò I' Indo- 
ymo, e confdsò tremandn di non faperlo. ma che ben fapea d' e{fere 
Imm1l1enre la propria morte. Tra per Ia buona nuova dell' Imperio, 
e la 
?nofc
nza del pericoIo, in cui fi troVa\'a col1:ui. Tiberio l' ab- 
bracclO, e 11 tenne dipoi fempr(" In fu:} Corte.. Perchè la morre:: di 
conui face{fe credere vicina quella di Tiberio qualche predizione di 
lUl fi dovca c{fcre il1tefa. ' 


Anno 



7 0 


ANN A LID' I TAL I A. 


A nno di C R 1ST 0 XXXVII . I d . . 
n lZlone x. 
di PIETRO ApO
TOLO Papa 9. 
di GAIO CALlGOLA Imperadore I. 
C fi r 5 GNEO ACERRONIO PROCOLO, 
on 0 1 ( G A J 0 PET RON lOP 0 N Tl 0 N E G R I NO. 
ERA Vo\g. H o aggiunto il Nome di Pctlonio al fecondo dl quefti ConColi, 
t NNO [;3;. pelLhè un'llcnL.ÎoJ}c rifema dal FJ.brehi, (a) fu pofta CN. A- 
t

 l
Î,

 - LEt
RONIO PkOCVLO, C. PEfR01\!IÜ PONTIO NIGRI- 
pt.pag.674. NO COSo In vece dl Negri1'lo egh e appellato Negro da Suetonio lb), 
(b) S!Hton. ticcome, an cora 111 un' ltcn
lo,!e, da mt: Qata ..,alla l
cc (cL Sino aile Ca- 
ir liber. lcnde dJ Lugho duro b dlgnHa dl quetb Cantoh. ApprefTo diremo, 
tap. 73. a chi pervennero i t:.lCi Conlalan. Anche ne' pnmi Mefi deU' Anno 
(c) 
hefaH- prdentc Ii contlnuarono in Rama Ie accute contra d' altre perfone N 0- 

:jCrj;
;:. blli; 
 perchè non crano. accompagnatc dJ. Lettere di Iï.beri
, cre- 
pag. 303. dute turono m.uupolazlom (h Macronc Prt:fetto del PretorIo, Imitator 
1l)Im. 1. dl S.:iano, e tork peggiore'. Fra gli altri LUCIO Arrunuo, perfonag- 
gio Illulb e, glà lLito \.
ont
)le, nun li pote: Impedlr dagh amiÒ, che 
tdglJatdi Ie vt:ne non Ii ddJt: l.l mont:, J.lleganJo, che un vecchio par 
fuo non t.lpea PIÙ VIVeI"C, battu[O 111 add H::tI0 d.! Selano, ed ora da Ma- 
crone:; e ll1.!llim.!mentt: non c1I"endo d.l I perare rmglior tempo fotto il 
Succc:tror 01 rlbeno, che anzi promt:([c::\'a pl'gglO, e far
bhe gover- 
nata da1 medel1rno 1vl.lcronc: iiccomc in fatu .iVvt:nne. Intanto dopo 
eOèdì t::rm.no Tlbeno akUI1l Mdt nc' col1torni dl Rom.!, fenza mai 
vokrVl t:l1trare, a pc::rchc n,}J1 It fida
a dc' Rom
ni, 0 pcrchè qualche 
lmpoltore gh avea prc::dctte 
elk dllgrJ.z.le emra
ldovi, 0 purc perchè 
11011 voleva tanu occlll addùl10 all.. lu.) Icand.!loia V 1[.\ , dt;.tcrminò di 
tornarlenc alia iua c.1fa 1101a di Capn. Fmor.!, bcnchè giuntò' all' ctà 
dl It:ttJl1totto a11m, c benchè pcrduw in una net
nda I.1lel\ i.l, ave.\ con- 
fervata 1a robulh:zz.\ d.:l cor po , cd un.\ compt:tcl1te f.mità, Cammlnl- 
va dlnuo come un palo, 1el\za vulerli lervlre dl mt:dlcme, e con f.\- 
re II Medico a tc: Ih:lIò: giacchè lúka dll.C, che r uomo giuIHo all't:tà 
· di rrt:J1[' Anl\l, non dct: PIÙ aver bllogno di Medici per Ilper ciò, chc 
contenlCa, 0 li.1 noclvo alIa Ùnit.ì. !Vb cgli Ii rnrovò in fine Corprelò 
(d) Sueton. da un.\ lent.! nl.1.lama, arnvato ch.; fu ad .-\ 11m.! (d). Pùtè nondimeno 
in Tiber. continuarcllvÜgglo lìnua.\I!lCno\e:, cd..bre Porro, dif1îmubndo lemprc 
cap. ì
. rb il luo m.llc, C nJn m-:n di pmn.! b:lI1chctl.mdo Con gh amiCI. D.:iuCo 
5
' Dill I. dOli lua poco pnma d..fullto Strologo TrafuUo, cht: gli avea predetto 
Tacitus li- anchc dlc::ci alai "-\11111 dl vita, tcnea. per lom.mlt1ìnu tuttavia la !none. 
br.6. c. So, Fu creduto, chc TraCullo COli buon fine il burhlfc con qu.:l1a prc::di- 
ZlUne, acclOcchè perCu.lla dl vivere sì lungo te,l1po, non li affrettalfc 
a Ùr morir t.H1U N Oblh, ch' cgli avca in hila. E cerro non pachi Ii 
Calv.u9110 rer qudlo faggio ripl::go, c fra e11ì alcuni gd condennati, 
pèr- 



ANN ALl D' J TAL I A. 71 
pc
chè nc'dicci giorni di vita., c
e fi.lafciavano loro dopo 1a fentenza, EJ\ A Volg. 
arnvò la nuova delta mone dl Tlbçno. ANN 0 37. 
Fingeva dun que , Cecondo 10 fiile delta fua diffimuTazione, Tihe- 
rio di femirfi bene, nmochè aggravato dal maie, e ridoHo a fermarfi 
nella Villa e nel Palazzo, che fu di Lucullo. l\th Caricle Med,co in- 
figne, e da lui amato, non gil perchè voletTe de' medicamenri da lui, 
rna per gli fuoi configli, dellramenre nel congedarfi da lui gli toccò 
il polCo, e conobbe, che s' avvicinava al fuo fine. N e avvisò Macro- 
ne, e queili follecitamente cominciò a diCporre Ie cofe per f.'ir fucce- 
clere Gaio Caligola nell' Imperio. Tre perf one viveano diCcendenti in 
qualche guifa da Augufio, e però capaci di fuccedere a Tlbt"Tio, cioè 
etTo Caligofa Figliuolo di Germanico, nato (a) ne1l" Anno It. ddl' Era (a) Sueton. 
V olg,lre, e però nel fiore di fila età. Quefi:i, avendo Tiberio adotta- in CallgultJ 
to Germanico di lui Padre 
 vcniva perciò ad etTere di ,Iui N ipote le- cap. 8. 
ginimo. Ma t"gli era di pefiìma inclinazione, violenro, e tendeme anche 
alla foUia; e fe n' era facilmente accorro Tiberio, di modo che un dì ri- 
dendofi Gaio di Silla , celebre nella fioria Rnmana, TIberio gli ditTe : 
A qllet ,h'io 'Veggo, tIt rei per Qvet"e tutti i vizj di Silla, ma nitma delle 
fue FirtH, _ L"altro era cfi/Jerio Gemello, Fi
llUolo di Drufo, cioè del figlio 
namralc dello fi:dfo Tiherio, cnsì appellato, përchè nata con un' al- 
tro Fratello da livilla nel medt>fimo rano. Ma non avea che dieci- 
fette anni, e però non per anche capace di gnvernare un sì vafto Im- 
perio. II terzo era '1îberio Claudio 
 Frarello del fudd.::[[o Germanico, 
in erà bensì virile, ma ill poca tefia, e di nilln concerto fra i Roma- 
ni. Difcordano gli Amari in dire, chi fotTe elerro da Tiberio per fuo 
SuccetTnrc. Giufcppe Storico racconta un ('i[[0, che ha ciera di fàvo- 
la. .<b) C
nè c
c Tiherio incerro, qu.al de i 
ue de' fuddetti fuoi N!- (b) 'Joftph. 
pon avd1c t'gh d:i degllere 
 ne nmlfe la declfione al cafo, con deíb- .A
tiqu,Ju- 
nare di prefer'r qu,_'l1o, che la manina Ceguente foffe il primo ad en- dale, I. 18. 
[l"ar in CU1 cam<>rd; e quefii fiJ Caligola, a cui pofcia raccomandò il 
giovineno Tiherio, <1uantunque Ccri"ano, che per A tlrnlogi" antivc- 
deffc, che Gaia Calieola gli dovt'a levare la vira. Altri (,) h,mno det- (c) Dio, lib. 
to, che Tiherio non anrepofe il filO n:nural NirNe, perchè la fco- 58. 
perra amicizia di Li\.illa di lu: Madre gli fece dubirare, Ce fotTe vera- 
mlnte Figliuolo di Dru/Ï} fuo Figlio _ Tuttavia pare, che fi accordi- 
no Filone Ehreo (d), Suetonio, e Dione in dire, che Tiberio in due (d) philo J, 
fuoi Teltamcnti lafèiò eguatmenre eredl Caligo 'a, e il giovane 
iberio. Legation._ 
Ora Gaio Caligola per afficurarfÏ di prenden: la Fortuna pel ciuffo, ;;b 1øn . In 6 
face3. la corte a Macrone, porentiffimo Ufiziale, perchè Capit:mo del- ' ere ,. 7 - 
Ie guardlc, cioè di dieci mila Soldari, che erano il rcrrore di Roma. 
N è men follecitn era a f.'irh ad Ennia Nevi:! di lui Moglie, anzi fu cre- 
duro, che paffa/fe tra loro un'infame corriCpondenza, e di ciò non fi met- 
teffe pena Macrone, giacchè anch' egli dal fun canto avea de i rnotivi di 
guadagnarfi I' affctto di Gaio, rerchè pare riìl f.'lcile che in lui cade/fe 
l'Imperio. Pcrò parlava fèmpre þene di lui a Tiberio, Ccufandone i difer- 
ti) in guifa che un di Tiberio gli rimprovcrò quefio grandc attaccamenro 
a Ga- 



72 ANN A LID' I TAL I A. 
E ø. A. V olg. a Gaio con clil'gli d' effi1fì be11 av'z;eduto, cb' egli abbandonava il Sole d' Om'. 
A Þi N 0 37: dente, per jègui (lre it Sole d' Oriente. Era crefcimo il male dl Tiberio (.) 
(a) PIO J,bi. cd avea glà patHo alcuni sf1mmcnri. Gliene arrivò uno fpezialment
 
TiJCItUS 11- I d d ' 1\1 ' 1 ' d h fi d 
hr. 6. c. 50. n
 I 16. 1 'arzo COS1 gag 
ar 
, c e . u c
e uto morto. Caligola 
Sucton. Ibl. utCl del Palazzo; a foHa cor1cro 1 Cortlgl:UU a rallegradi con lui: 
ClIP. H. quand' ecco efce uno d1 Corre, che rifenlcc dfere tornato in sè Tibe- 
rio, c chiedere da m
ngiare. AHara tutti fpa\lentatl, chi quà chi-là 
colla tdla bafTa sfumarono. Gaia fcnza poter padare, più morto che vivo 
ricorre a Macrone. Ma queLii, nulla atterrito, fa ben trovar toilo la 
maniera di calmare l'aluui [pavemo. Non '"an d' accordo gli Scrittori 
nd duci come Tiberio fi sbng,lfTe dal Mondo. Seneca citato da Suc- 
tonio [crifTe, che 0 {ia che Tiberio fi femifTe venir meno, 0 che 101 ua 
famiglia I' aveífe abbandonaro, come è [ucceduto in (;tmi altri cafi -Ii 
Pnnclpi moni .fenza Parenti, chiamò; e niuno rifpondtndo, fi a!zafTe 
dal letto, e poco lung,i di là caduto, [piraí1è. Raccomano altri, che 
Gaio Cahgola gh avefIe dato un lemo veleno, che I' uCClCe. Altri, che 
fotto pretdto 
1 r!lèaldarlo, Macrone gh faceífe metter addofTo dl mold 
panm, che il loffocarono; ovvero, che gli negafTe da ffi;l11gial e, e il 
lafcÜt1è morire per m,
ncanza d' ahmemo. FII1;
lmcnte fcrilJèro altri, 
che veggendo Caligola (b), come Tiberio non la volea f1nir da sè ItefTo, 
10 ihansolafTe con 1e {ue m,mi, 0 pure con uno origliere 0 fia guan- 
ciale gh turaífe 101 bocca, e 11 !àccHè ammurolire per [empre. Comun- 
que folfe, mon T Ibeno ne! {uddetto giorn..o 16. di Marzo. D10ne 
fcnve nel dl 26. 0 dell' uno 0 dell' altro t1 teno è mancante. Così celsò 
dl \,l\'ere quelto J mperadore, dot;\to di grande ingegno, ma per fer- 
'Yir[ene [olameme 111 1Ùak; che finchè ebbe paura d' Augullo, e di Ger- 
m,mlCO Nipote, e Flghuolo Cuo adottlvo, nettc in dovere; che fimu- 
latore e dlt1ìmulator iupraf1no fi molhò delle falfc Virtù; ma poi fi 
abbandonò JI1 fine a tutU i V Izj; che di\'enne abbommevole per l'in- 
fame iua hbldine, mol. P1Ù per Ie fue crudcltà cd JI1
iulbzie; che niuno 
amava fuorche se Itdlo, e che fu udiro chiamar fellce Priamo, per 
eífere morto, dopa aver Vt:duti moni tutti i fuoi. 
Non tardo Gaifl Caligola ad avvi[;.ue il Senato dell' effere Tiberio 
rnancaro di vita, con dlmandare ancora, che decrerafTero al medehmo 
gh onori dl vmi. Ma Tlbeno era troppo odiãro; e ficcome il Popolo 
Roman
 a queita nuova diede in ri[alti d' allegrezza, così commofTo 
anda va lacer:mdo 1.1 di lui memoria can tutte Ie maledizioni, e gridan- 
do {Ji CfC'vere, at 1evere, ciûè il di lui corro. Di qudla commozione. 
fi [en ì il Senato per iofpendere la nfoluzlon de gli onori a Tiberio; 
ë Gaio venuto pOI a Roma, pill non ne parlò. Portato aRoma il 
cad,iVcro dl Tlbeno, fu bruciaro iccondo il coHume d' al1ora, e can 
pOCt pompa icppeHlto. Gaia fece I' Orazione funl:brc:, ma can poco 
encomlo di lUl, Implcgando Ie parole piuttofto in efaltare Augulto e 
Germ:mico tuo Pad
e. Glà fi è detto, quanto foffe amaro da I Ro- 
rn.!ni ello Germai1ico per Ie, fue rare virrù, e Gaio appumo per eOèrc 
<h lui Figliuolo, comunemente era amato, giacchè non s' erano per 
anche 


(b) Sutton. 
in Caio, 
cap. I:l.. 


. 



. 


ANN A LID' I TAL I ^. ï 3 
anche dati a conofcere fe non a pochi tutti i ruoi vizj e.difen:, cne ERA v/
.- 
fi rrovalono poi innumerabili. All'incontro per I' odio d' ogr.uno con- A N (I; 0 3.' 
tra di Tiberio, era anche odiaro 'l'iberio Gemello, natural Nlpotc di lui. 
E però a Gaio non fu difficile I'dfere riconolciuro e confèrmato per 
Imperadore, e il Ene ch
 dal Senato fof1è callato 'il Teil.1menro di 
Tiberio, ph cui egualmenre l..fciava ad e{fo Gaio, e a Tiberio Gc. 
Clt"llo I' amminifirazion dell' Imperio. Così reltÒ egli folo Impcrado. 
re (a) colla P.oddtà Triburllzia, e coIl' autorità ed arbirrio di far [Ut- {a) Srmøll. 
. 1 S ' b I ' r: ffi {ì b' . "r C;. Ib.ff , 14 
to, hccome anei a. u.:tOt1l?, 
nc 1e ,non 
Ia.c u It
 I .Ut? I,. U;)[1 Dio"lib. 5.. 
da i due precedenu Augufb. Plena d ammlraZlOne t: dl gmbllo nmafe 9 
Roma tuna al vedere, con che mirabili e plaufibili manierc Caligola 
deffe prlncipio al Cuo gove1l1O; fenza riflem:re, che dived:.. dal m:u. 
rino Cuol ellère la fera di molri Regnanti" CaJi/,ola, din" che così era 
volgarmeme chiamaro con Sopranome a lui daro, allorchè fanciullo 
trovandofi all' Armata in Germania, Germanico Cuo Padre il facea ve- 
Hir da femplice Coldato, e ponare gli Hivalerti, chiamati Caligæ, e 
ulåti allora ndla mi!tzia. Divenuro poi Imperadore ripurò egli come 
ingiurioiò c degno dl gaí1:igo un tal Sopranome; e perciò da gli Sro. 
rici vitn menwvato .rer I.:> piìl col nome di Gaio. Aflèuò dunquc 
Gaio fulle prtme di comp.uir Popolare, ficcome abbiamn d.l Sucronio, 
e da l)ione; poichè, pa ('onto di Tacito, pci"itt 1<>00 i Libri Cuoi, 
de trattaVano della yita di quelto it1lqUlt1ìmo Principe, e de i primi 
.Anni del It:o Succc:Oore. Elèguì egli pUlUualmellle tutti i Legati la- 
fciati da Tiberio, e qucgli ancora, che Livia AuguHa ne1 Cuo Tdla- 
memo avea ordtt1ato, ma che I' ingratb ruo Figliuolo Tiberio non a\'(,Q · 
mai vuluto pagare. Diede fubiro la moltra aile Compagnie dc'Sold:ni 
del Pretorio, cun isbortàr a tutti il danaro laCciato lor da Tiberio, 
d 
agglUgnerne altrenamo per ifpontanea munificenza, p".gò p:Jrimt'\1te 
al Popolo Romano I'mfigne donativo di danó1ro ordinaru da Tiberio 
colla giuma dl {i:Il:uua dc.nari per tdb, ch' egli non avc:\ parmo pa- 
gare, allorchè prefe h Toga virile, e in oltre quindici alcri a titolo 
dl ulilra pel ritardo. Finalrncmc a tuni gIi ahri SulJ.1ti di Roma, e 
aile Guardie nouurnc, cioè a i Vigili, calle Lcgioni fuori d' Italia, 
e ad altri Soldati mantcnmi nelle Cini minori, sborsò c1l1quccenro 
Sclterzj a i primi, c trecento a gli altri per telta. 
. Mellifluo fu in un cerro giorno il ruo ragionamemo ai Senatori can 
ðlr 10ro, dopo avcr toccari tutu i Vizj del dc:funro Tiberio, di vo. 
lerli a parte nel comando e governo, e che f.1rebbe tuno quanto pa- 
re{fe loro il meglio, chiamandoli lor Figliuolo ed allic\'o. R.ichiamò 
gli efìliati, ltberò tUtti i prigioni, e fra gli altri Q:limo [>nmponio, 
ren
to in ,q\lelle milèrie per [eue anni, dopo il fUD Conlûlato. An- 
nullo ogm proce{fo criminale, can bruciar anchc i libclli lafcia[i d.\ 
Tiberio. QleUe prime azioni gli gu<\dagnarono un gr'1I1 plaulò, ma[- 
fimamente perche fu creduto, ch' cgli follè per mantcner la pat.ola, 
e che in qqell' età il Cuo cuore andal1è d' accord<1 con la lingua. V oUe 
totto il ::)e[Jato far dimettcre i1 Confolato a Procolo e N egrino, per 
<.r
m. I. K can- 



74 ANN A LID' I TAL I A. 
i R A. Volg. cnnf
rirlo :1 lui; ma cZli odin?>, ch
 conril1
uJr.;ro in q'..ldla Dignitl, 
ANNO 37. fecèuloÒè Crt dianÚ tlÒilito, fi'1:) aile C\lend: di LU31i,), n
'l qu.\l 
tempo pa{èia fll egli dichiarato C):l(olt, ed amò di a\'er p.T Co\le
a 
cnberio CIa edio CUD Z,o, chc fin qui era fiuo tenuto in b.l!10 Llato, 
e nell' ordine dt:'IÏ:)li C.waliai, a cagion della dcbolezza d:-l fUr) capo. 
N :lle :\1.
dlgli:. (a) GAIl., Ii tru:wa imirol.uo c.-\ I VS CÆS.\.R A V- 
GVSrVS GE.t\1-\NICYS: ed inaltre vi li aggiu 1 lgne DIVI AY- 
G VSTI PRONEPOS. Fec(: ancora I'ifple.ndcre I' alilor [uo verfo' 
de' f
oi, con dJrc il titalo d' Augulla, e di SacerJoteß:\ d' Augulto 
tld .dlltOJÚiZ Avol1 fua, e l'vbdre dl Germanico, e col concedere alle 
fue Sorelle i privilegi delle Veftali, e pollo preOo di sè negli Spet- 
tacoli. A Tiberio Gemello, Nipore di Tiberio, diede il dralo di Prill- 
&ipe de!fa G
'OVT?.ntÙ, e di più l' adottò per fuo Figlil1Olo. Andò in p-er- 
fon.\ J.Ue !tole P.lI1J.ttaria e Ponza a cerear Ie cencri d' Agrippina fua 
M.\dre., c di Nerof/(] ruo fi'atdlo; e con flfFlebre m 19nific.:nz.l panatela:: 
a Roil" \, ,Ie collocò nei M.lu{òlco d' Augufto, con detcrminare in 
onore e memoria d' eHi efequie e Spettacoli annuali. Stava tuttavia 

b) Jofeph. fra Ie catene (b) Agrippa, Nipote di Erode il Grande Re della Giu- 
.Antlq:4lt. dea, q uando rcllò hberata Roma dat ferreo D"ia g o 'di TiberIo. Gaio 
lib. 18. b' 
J11.lib. 59. efTenJoCcne totto ricordato, ficcome arnico fuo caro, mandò ordinc al 
Prefcno di Rom.\ di trasfcrirIo áalla carcere alIa car.., dùve' abi
;tva 
prima; e d:\ Iì a pochi giorni fattofeb c(';,Jtrrrc d:\\'al1ti con abiC'lJ' 
murata, gli mil.: in capo l1!1 did""na., dichianndolo Re, c fOLt('nUt.
- 
tt:ndt) a lui la Tetrarchia, già poffeJm:\ d.\ Fiiippo 'fuO' Zio., morro p-o.co 
f1, con aggiu 5 nel vi I' alrra di ['itània, reíland,) la GiuJt:a carnc prima 
[octo I' ;.mmediaro govcrno de i ROL11:1ni. RelÌÎruÌ ancora ad Á,lti()CVJ 
il Regno dclb Comagene coll1...giunra della Cilicia maritima. D. glo- 
ria m.:J.:lÌm.unenre fu a G1io l"wer cacciato fuori di Rom \ que' glO- 
vinerri, chc f.\cc:ano l'inf..1me mercaro dc'lor carpi; e poco vi nun- 
cò, chc non h mandJffc a Cepp-clIJr ncl Tooerc. Ocdi:rlò, eoe fi ccr- 
o.l:1èro e pubblic<\mcnre fi pcnc!Tero leggcre Ie Storic IÌ.lppreífe. di 
cnto L JJiCl10, Cordo CrWI1UZiO, e Ca.flìo Severo. A i l\1.\giltr,lti lalciò 
libcr.l la giunsdizionc, fenza ch
 fì potcffe appclbre a IUI. Dalle Pro- 
vincie d' Iralia levò i,l Dazio del cente1ìmo denaro, che fi p.ls,wa per 
tune Ie core venJure all' incanro. Sotto Tib
rio Principe d' umor te- 
rra Ie pl1bbliche nllcgrie, i Giuachi, gli Spenacoli c:rJ110 di\'
t1uti 
colè rare. G.lio non rardò ,:1 rimc[tcr tuno in ufo, e con grande ac- 
(c) Su
ton. crcrcirnenro: cn:.: tu.tC ItupenJ un
l1te :1ppLndite dal Po polo . (c) Dopa 
In C1l13. tn-cr t:;:nuto i1 CU:1rol.1ro pcr due l\1efì, 10 rimmziò a i due Conlull, 
Np. 1,7. dcllinati d. Tiberio. II nome lorö 11.J11 è nota. Stimò il Pighl0
 cht': 
DIO, lIb. 59. ,['>/T.:ro Ti: 'rio f/Úlicio 
ta"rtlto, e !?2.!finto Cllrz;o Rllfo. .Sf.: di quctt-e 
nl.1r.lvigliole a7.ioni di Gaia Gtligola fi rallegralfe Roma, veggendo 
un alpctw si h::1lo Cf)n ranta d1f!-èrenza dal precedenrc' f:l11
uinan-o gö- 
verno, non è Ja chied.:ïlo. T .llm
nrc {i rallegrò ql1d Po polo 
 sì 
gr,Ul mutazi.me di [cena, cllc per tdlimoni,mu di Suetof\.Ïn, nc I tre 
tvldi tcgu.:mi .d.)po l.1 molte dl TIberio, cento fct1:.nta mila vitttmc 
fm ù- 


(1) Medio- 
barhr In 
Numi, mott. 
lmpuu/(I". 


. 


--;- 



ANN A LID' I TAL J A. 7; 
furono fv
nate in rendimemo di grazie a i 10m falfi Dii. :r..h dmò Ell A Vo1
. 
ben poco qud1:o Ciel sì ridente, {iccome aU' Anno fegueme appanrà. ANNO 31.- 
Ãrtaba1io Re de' Pani, che in addietro odiò forte Tiberio, udira ]a 
ò, IUI mane, fe ne rallegrò, e diede tofi:o adito ad un tratrato di pace. 
Scrive Dione, ch'cgli ildfo liccrcò 1"amicizia di Gaio. 1\.la Sueco- 
nio, e Giuteppe Ebreo racconrano, che fu Vircllio Governator del1a 
Sona ìl promotore di quell' accordo per ordine di Gaio. Seguì in 
fani fra eo-o Re e Vitellio un magnifico abboccamcmo in un Ponte 
f.!hbricato full' Eufrate, e lluivi fu conchiufa la racç: can condizioni 
onolC:voli pCI' gli Romani 1 . 


Anno di CRISTO XXXVIII. Indizione XI. 
di PIETRO ApOSTOLO Papa 10. 
di G A I 0 C A L I G 0 L A 1m peradore 2. 
Confoli 5 1\IARCO AQ.UILIO GIULIANO, 
l PUBLIO NONIO ASPRENATE. 


E Ra già cominciaro nel prf'cedentc Anno un impenfato cambia- 
menta di vita e di Maffime nel da noi oírervato finora sì amore- 
vole e graziofo Gaia Caligola. Rapporterò io quì ciò, che accadde 
allor
, e nel prefc:.nre A':1no an cora . (II) I. canviti, Ie c
apo.le, cd al- (a) ni, ibi. 
tre: dlírolurezze dl una 'vita fenfuale, a CUI fi abbandono dl buonora 
qudlo nuovo Imperadorc:, -cagion furono, ch' egli cadde nel Mefe ., 
d" Ottobre sÌ grave mente mal.uo, de fi dubitò di fm vita. (b) A p_ 
) p
tlo In 
pena fi riebbe, che di v()lub,le, qu.il' era dianzi, cöm:nciò a compa- a
l;
f::n. 
fire firanamente agitato da varj c fieri capricci, quafi de la mente 
fua per la fofferra malattia aveí1è patito qualche clc[( imcnto, con peg- 
giorar da lì innanzi di manicra, che Rama sì maltrattara fotto Tibe- 
no cattivo, fenza paragone fono qudla peffimo l\1åefiro divennc tca- 
tro di calamirà" Aveano hmo'i Romani delle pazzie pel tanto deft- 
deno, ch' egli fuperaffe C}uel malore, perchè d0pO aver Gala d<l[O sì 
gloriofo 'principio al fuo govcrno, fi f1gurava ciafCuno rirolla t11t-!3 h 
pubblica fclicità nel1a confervazif'ne della di lui vita" Due pedone: 
fi a I' altre, cioè P.ublio Afranio Potito, uomo pnpol:u e, ed t1ranio 
Secondo, Cavaliere, fecero voto, l' uno di dar la propria vita, fe C'gli 
ricuperava la falute, e l'a1tro di combattere fra i Gl..diatol'l, con c- 
fporlì al pericolo dell a mane, purchè <=;aligola guariíre. GUo1rito ch' egli 
fu, d'1l1cfplicabil giubila fi riempiè [Una la Cirtà. 1\1a non tardò 
moho a cangiarfì Icena. La prima [ua nrepl
ofa iniquid qud!:.1 fì.1 di 
("II' levaI' di vita 'riberio Gemello, Nipore lcgittimo e n.nur.lle di Ti- 
berio Auguí1:o, c da lui adonaro per Figliuolo, con úbbligarlo ad 
uccideriì da fc Hdlo; perciocchè Gaio 51 fclu}lolofo ela, che n0n 
potc:\ pcrmettere a chicheGa di ,torre la ":ita al Nipote di un Impe- 
radore. Pcr iJcufa di qudla cruddtà addulfe I' 
íTere egli ilato.
ccer- 
K 2. tato, 



7 6 ANN A LID' I TAL I A: 
F.R A Volg. tato, che il giovine
to Tiberio fi era rallegrato della fua infermità 
'" N N 0 3 8 . ed avea defiderata la fua morte. P,\fsò oltre il fuo betbal capricci
 
. con e,lìþere, chc chi avea f.nto voto della vita, per [,1h'are la fua
 
efegutflc la promef1à, affinchè non rimancf1èro con 10 lþergiuro in 
corpo . . . 
Fece in queO:' Anno Gaio alcune azioni, che piacql1ero al Po- 
( ) ' E ol , o, (oJ) perchè refl:iruì alh Plebe il fuú dlrirro ne' Comizi P er I' e- 
a D:o, d 
 
ibid. eZlOne e' Magifirati, che Tiberio avea rifl:rerr;> ne i Senatori: il de 
cbbe poco effètto. Ordinò, che pubblicamente fi rendelfero i conti 
delle rendite e fpefe della Repubblica: regolamenro difmefTo [ono Ti- 
berio, EfTendó [minuito forte l' Ordine de' Cavalieri, 10 riitorò con 
afcrivere ad efTo molti, fcclti dalla Nobilrà delle Cirrà dell' Imperio, 
purchè ben imparemati, e fl1fficienrememe ricchi, concedendo loro 
anche de i privilegj. Con decreto del Senato diede a SOeñJO il Regno, 
o fia Principato dell' Arabia Iturea; a Cotys I' Armenia Minore, e po- 
fcia alcune pani dell' Arabia. Concederre ancora una parte della Tra- 
cia a Rimetalee, c il Ponto a Polemone, Figliuolo del Re Po\emone i 
efercitando in tal guifa la giuri[dizione Romana fopra que'lomani paefi, 
cd affezionando quei Re al Romano Imperio, Non furono già dl que- 
fio tenore altre fue azioni nell' Anno preft:ntc. Già dicemmo, ch' egli 
per opera di Macrone Prefetto del Pretorio avea otten uta I' Imperio. 
Perchè qudl' uomo, per altro cattivo, of.1Va di parlargli con qualche 
(b) pbilo franchezza (b) , forCe P er ritenerlo dall' efecuzione d
' lùoi malnati a p - 
ibid 
petiti; Gaio, che noo voleva più aver fòpra di fe de i MaeL1ri, dallo 
fprt'Zzo pafsò alia rifoluzione dl levarlo d.
l Mondo, dopo avergli pro- 
rnefTo il go verno dell' Egitto. Macrone prevenn
 il Carncfice con darfi 
da s
 fiellò la mone; e non men:) di lui fece Ennia N eVI.l fua M.J- 
glie, quella m
de/ima, con .cui Caligola avea tc..nura, per quanto fu 
creduto, una pratica difonefia. Parve ad ognuno troppo nera l'ingra- 
titudine di lui verfo pedone tali; e più indegno tì ripurò il dchtto 
appoflo loro cbl mcdeGmo Imperadore, con chiamarli Ruffi.lni, qu.m- 
do in lui ricadeva queflo reato. SUf)cero d' e!fo Gaio era 
J.lrco Giu- 
nio Sil.mo, già flato Conlõle, uomo di gran N o
t1tà, di gran fem
o) 
c prjmo ncl Senato a dire il lùo r,arere, allorch,c regnava Tlbeno. 
, . Sua Figliuola Giunia CI'11Ir/illa 
ar
tata con C.lh
ola, non ,pèr. Anche 
(cJ DIO l,b. I mperadore, era per attefl:ato dl DIOne (c) flara npudlata. raClto (
) 
59. '11 1.1 dice mort a in breve, fClrCe di P:Uto. A qudto 1I1ulÌ:re perConagglO 


J:'e;:,:_' tali afE"omi fece G.lio, che \' inJu!fe fccondo I' empio fiile d' a1l0ra a 
11111. lib. 6. darfì la m0rte da sè fle(fo. Di ciò parla Dione all' Anno precede-me. 
cap. 46: Abbiamt) anche d,l Tacito (e), c da Seneca, chc Caligola voJle dar 
çe" T.aCltus I'lOcumbenza d" accurar Silano a Giulio Grecino, Senatore di rara pro- 
m VIta A- b ". h r I . r ' b ' d II " . J " h d 
gricol.c. !
a
 c e cOlnpole a CUI1l. ...1, n. e f
gnco rura, .me
zlona"(J :mc e a 
PlmlO, e che fu Padre dl GlUlto Agncola, la CUI VIta fcrma da Ta- 
cito è pervenuta a i notlri giorni. Generofamcnre fe ne fcusò egli,. e 


) B
:jfc
 p.er quelta belia S azione mer d i,rò, cI
e I G "' cn.
dele C 1 ,aligola il d face l í!e' l n d 10- 
J, 1. cap. :2.1. nre. -Racconta encca (I) I qUdLO reCInO, c le manc..an og I I a- 
l1aro 


. 



ANN A LID' I TAL I A. 77 
naro per celebrar de' Giuochi pubblici, Fabio Pcdico, probabilmen- EI!.... VoIg. 
te que,lo tleffo, che fu Confole nell' L
nno H. dell:! nottra Er,!, 
a ^NNO 3 8 . 
uomo tcreditaw, gliene m;mdo ad e/ibrre una buon
 fomma. .La 1"1- 
bUtò Grecino; e a gli amici, che .il biaGmavano dl queito, nfpofe: 
Come 'Vorrefle <zJbi, cb'io ricc'Ve.//ì de i danari da uno, con cui mi 'Vergo- 
gnerei ancbe di }are a ta'iJola,1 . . 
Qlanr_a totfe la 
on:l1ZI0n de' coíl:um
 In Roma, Pagana p
r 9 ue - 
fti tempi, tareb
e faCIle 11 motharlo. Cahgola. a,!1ch egh ne lat
lo_ de 
gl'infJmi eicmph. (a) Tre Sorelle _ a
ea egh,. cloe Dr.uþlla, Ágrlppma, Çi1) Su
ton. 
e Livilla. Con turre e tre, 0 vergml, 0 marltate, dltone1tamente con- In Ca/ø 
versò. Sopm l' alae amò Drutìlla, a cui who avea l' onore giovinet- cap. 2.-4. 
to. Era effa nata dipoi maritata con Lucio Catlìo Longino, che fu 
Confole. Caligoia ghela tolfe, e la tenne e rrauò da legittima Con- " 
fone. Dione (b), non 10 come, la fa ,1\1oglie (forfe in feconde N ozze) (b) D/ø li
 
di Marco Lepido, notando nondimeno anch' egli l' obbrobriofo com- 59. 
mercio del Fratello con etlà. Fu coíl:ei in queO:' Anno rapita dalla mor- 
te, verifimilmenre verfo il fine di Luglio. Gaio n' ebbe a impazzue, 
e cadde in ithavaganze ridicole. Dopo un folenniffimo funerale e luno 
pubblico, fece dtcretare ad efT'a gli onori dati a Livia Auguíl:a, e dei- 
ficarla, e alzare de i Templi; e Ii rrovò un Senator si vile, cioè Li- 
vio Geminio, che Con giuramento affermò di aver veduro Drufilla tà- 
lire al Cielo, e ne riponè un buon regalo da Gaio. Seneca anch' cgli 
fi rife di collui. OI[1'e a ciò come forfennato all' improvvïfo fi pani da 
Roma, fece un viaggio nella Camplnia, arrivò fino a Siracufa, e poi 
frettolotåmente ritorno a Rama, fenza cfferfi farra raderc la barba, nè 
tofare i capelli. Andò tanto inn,mzi la frenefìa di Gaio, che fecc mo- 
lir non fo quanre perfone per due oppoí1:i motivi 0 pretefb; cioè Ie 
une perchè 1î eran
 1 aUn (tate per la mone di DruGlla, quatì che. fo{fe 
un gran delino l'atfliggerfi per chi er,! divenuta parrecipe della dlVi- 
nità; c l' altre, perchè a aveffero fano conviti 0 balh, 0 fotlcro ite 
al Bagno ne! tempo' del luno per Drufilla, parendo ciò un raIlegrarG 
della tUa morte. Chi potea indovinarla con un sì furiofo e P,lZZ0 Au- 
guí1:o? Altri nondimeno han cre::duto, ch' egli fpigobtse sÌ fani pre- 
tdb, per ingOlar Ie ricchezze de i condennati a diritto, 0 a tono; 
imperciocchè il fullc ne' primi Mcfi fece un tale fcialacquamcnro di 
danaro, che confumò colla fua prodigalità in doni e -pubblici Giuo- 
chi gl'lmmenfi tefori, chc l' avaro Tiberio avea radunato; e trovan- 

otì poi tmunro, fi die::de ad agni forta di violenza 0 pubblica con 
Imporre gravezze, a privata con levar di vita i ricchi innoccmi, per 
foddisfare a i fuoi qpricciofì voleri colle loro foíl:anze. Qyando altra 
accufa man cava , fempre era in promo quella, che avdfau avUta p.lr- 
te nella' mone de i di lui Genitori e Fratelli. 
Un' alrra ridlcalofa comparfa avca Farro queí1:o Imperadore, forCe 
nell' Anno prccedente, come s' ha da Dione. (c) I nvitato aIle N' one (c) Dill Ii; 

I Gaio Calrurnio Pifone con Li'i)ia, (0 fia Cornelia) Oreflilla, appcna 59. _ 
r:bbe veduta quella giovincna, che fe l1e invaghì can dire a Pltc>ne: S c ut
on, In 
"^-T mø c. 2.5. 
Jyon 


. 



7 8 ANN A LID' I TAL I A: 
!: t.... VoJg. Non ti 'Venga talento di toccare mia MogHe. E rofi:o [eeo la condufT'e in 
AN N (i 3
. Cone, rOI fra pochi di la ripudJò; c da lì a due anni ragguagliaro 
ch'd1à avea clHT'mercio 
()l primo 
hrjto, reJcgò l'unoe l':ot!rra. h
 
ol[re pochi gi0l11l doro ja m0rre di Oru{iila avendo efTo Gaia udito 

Jr
lle ddLt tl
alm,:hnan:l b

lezza de,lI' _
\'ola dl Lo/lia l'aolina, Moglie 
01 G,lI0 .i\.kmmlO R egolo, gla {latn Conlole, e che era allora Governa- 
tore dc'lIa Macedonia ed Acma, Itranamente av\ il"dndolì, che non fofTe 

inor la bèlr
 ddla l'ipore, mandò a prendcr
 ef!a Paolina., e la fpo- 
so, can obbltgar ruo Mama ad ado[[arla per Flghuola. Ma fvaghito- 
Cene fla poco., la ripudlò, con p1eceno a lei f.mo di non a\'ere qrf\'\l 
commercio con altr' upmo in avvenire - Sposò dipoi Ce(on''/, AJìlem-a, 
che .già avea avt1to rre FighuQk da un a,ftro Marit-O; DOf1n1, chc: fa- 
pea il metlicre 
i farli amare. E la fposo ne! dì itefTo, chc la medc- 
fi m,l partorì un:1 Figliuola, ch' cgli riconobbe per fUol, cd ebbe nomb 
Giulia Drujì/ta. Dione la fa nata un Mefe dopo, e ritèriice all' Anno 
(a) Dio, lib. feguente un tal matrimonio. (II) Intanto fi diede meglil) a conofçerc 
59. l.t fua furiof:t paffione di miraI' can pi.tcere Ie' morti degli uomini. 
I GiuoÒi fun-ctli de' Gladiatori er
no il fuo maggior fJlazz'1. Solie- 
. ci[ava anche i N obili, bc:nchè foOe contra Ie Leggi, a combattere ne 
g1i Anfircatri, e a ('1I"fi 
camure. N 
n contento d..:l duello d' uno con 
uno ne vokva delle fchlere; c un dl feee combattere ventifei Cava- 
lien' Rom,mi, mottrando gran copt<:,nto. aUo ,fpargimenro del loro [.'10- 
gue. T,11volta ancora mancando. 1 Gladiator!, facea ghermire raluno 
della Plebe; e colla lingua taghata, affinchè non potefTe gridare, il 
fJrza\ a :1 combattere con Ie fi.ere.. Così di giorno in giorno andava 
cgh crcfcendJ nella crnleltà,. s
oggland
 nell
 pazzie,. e gittando fmo- 
d':l'.1ta copia di danaro 111 varJ Speuacoh, e 10 demohr cafe per nuovi 
(b) philo in Anfit<:atri. In quen' Anno (
), per quanto Ii crede, la mana di DiD 
Flacc. cominciò a f.lrfi {èntire in Levante contra de' Giudci, fieri p
r{ecutori 

o
fh
i::t. del già nato C
ií1:ial1elì 
o, EbberC? pri,
cipio .in . 
gi,
to .le . t
rboI
nzc: 
J d q, mane conrra dl tal N aZlOne., che 111 plu ccnrmala dl mlghala abltava, 
E:Jt


s. in quella ricchlOim:\ P.rovincla J can d
e
fi follevat
 il Pop,ol,o dí Alef- 
c;r alII. fandria contr.l d' eili, JI1 occalJonC che 11 Re .Agrlppa arnvo a quell
 
Cmi. Gran copia j
 lor? 
u . maltrJ.tt


, torf!1cntata, uecilà j (accheg- 
giate Ie lor calè, lpoghau 1 magaz
101, e ndotto quel gra
 
ol?ol
 
ad un' efi:rema mifcna. La Srolla dIilefamente fi legge ne Llbn dl 
Fibne contra FIacco, ne gli Annali d
l Baroni
 all'1\noo 40. in qud 
. dell' Uífcrio, e d' alui. L' ilbtuto nl10 non toffee 
 çh'io De dica 
di più. 




.,

 
. 
'Y.);: ,,
 
,


. 
, ..... 


Anne 



A 
 N ALl D' I TAL I. A. 


79 


Anno di C R 1ST 0 X}tXIX. Indizione XII.- 
di PIE T R 0 A PO s:;r 0 L 0 PJ.pa I I. 
Gi G A 10 C A L I G 0 L A Itnperadore 3" 


Confoli 


{ GA[O CESARE CALIGOLA AUGUSTO 
conda volta. 
LUCIO APRONIO CESIANO. 


per la fe- 


S Olam
nte per tllttn il Geflmio tenne C
lií!,o!a il O:);1[o1.1to (a}, e EllA. Volg. 
neUe Calenje di Fe
b-rai'1 per attefh.to di Dif)ne (b) rinunzlò h ANN 0 39. 
Dif1nità a l\fa1Co Sanquiï1io liJafliwo 
 che era flaro Conll)le un' altr.. (a) Sutt3ll, 
.., C ' 
 1 . C T
' fi 11 fi d' G' m C<lIO 
volta. ,om
f1uo.. 'Promo 
fi/lno n::,ll
 unZIO Ino a -a ne.1 IUgn0 (1". l7. 
per relbmomanza del medefim) S
pnc()
 e n
ll
 [ufTeg_lcn,. Calenje (b\ Di
 lib. 
dicono, che gli fu fuíl:iruito Gmo Ð1<1tiÛo Corb'llo'ZJ. G}sì il Padre 5 f ). 
Stampa (c), ('d altri, negando "11 fu '1iruzion
 d' altri Confoli. Ivh lC S
ampa 
Dione fcriv., chc incolpati d1 G3io i Con[oli , per 'n,):1 av
re inri- c;.:
i
,..;Iat. 
mate Ie Ferie pel fuo giorno N atalizio, e per aver [olenn17.Z'lta 1a Sig ; 'If , 
vinorta d' AuguUo contra di i\
arc' Antoni[), flll'OnO in quello lldTo V' alii, 
dì, cioè nell'll() Natale, degr:,"',lti
 co:\ r
mp
re i loro filfci: isno- 
mmia talc, che I' un di cot Confoli (ì ucciîe dio:')i d 1 fe Hellò . 
Aggiugne , chc aHara fucceJctte ne! Cnnfo!ato DJI1Ji:::.io Arric,no. 
Secondo Suctonio (Ii) G.lio Gl1igol.1 n"lcquc 1'1d dì ,I. d' Agn
h, e Cd) S:I.ton. 
pcrò in qucl dì fucccdette la m
lt.\zion d:' C'1nf,)li , e Domhio ,1f- ibId. cap. 8. 
fricano elerto COI
fole da Cali
f)la, tenn
 11 . G'1,fr,l.1to 6.n 1 al fine 
dell' Anno. DomitÜtm A/Him C
llegllm Ct}ius ip/è ji:,i re, ';x"Þo Populus 
elegit. Ceno è , ef1ère tbti du:: P 
:-fo""a'J'f7i div
r(ì Do ni:::.io CorÞu1o- 
,ff, ., '7 ( ) , 
ne, e Doni::.io Â..Jric:mo, C'1me fi ricav:1 rl.. T,lcit'1 (t), ch
 Ii nîmil1,l c T.WfflS 
:amt'ndue. Dione anch" csli parl:1 di e:1i [atto l' -\ nno pref.:nre, con All .11.- 
d ' h D .. C b I fi d " 1 C Î. 1 t . I ,('9. 31. G' 
Ire, c e 0",1 ::'10 01 U one 1 gUl agno I 01110 It() c.')n .11' (e I l.b. 4. c. 52. 
rroct'l1ì, e pafcia aggiugne, chc anchc Domi:::.io Af/<I'ic/Z 1() fu C1'ea.t0 
Confalt'. 
lel fob, che relia fcuro, fi è, qual de' due Cf)nfoli d Q - 
poHi fi troncafTe il filo delh vita; p
rci0cchè tamo S.mquinio !\hi1ì- 
mo, quanta Cor!Ju!one fembra che vi"efTerf) alrul'1i 
'1ni ancora, fc pur 
di amcnà'lC rad.l T;!cito !1"gli Annati (f). G..io nell' anno preft'ntc cn I.lC"'l 
Icvò di nuovo al Popolo il diritto de i G)mizj, per-chè ne (e

uiva lib. II. c. 18. 
dell' imbroglio, C" 1.'1 rdl:ituì al Scna
o. En per :titre ogioOl in c,)l- An/lal. 
Ier.. contra di e(fo POp3!0 , perchè r...p
a d' dTc:rne odi,lto; ,'ede:t , 
chc fcarro era il bro <:oncol'fo agli SpcttacoIi; e pill volte intefe , 
che aveano levato rumore contro Ie Spie e gli AccuC.'uori . Pero 
molti di quando in qU1ndo ne fece ammazzare, e fi auourava, che un 
[010. collo avc/Te tuuo il Popolo Romano, per poterlg tagliarc con 
un 101 coIro. Ncl m::-d.:fìmo t
mro andwa crefccndo ia di lui cru- 
ddt,à anche yerfo i Nobili e ricchi, trovanJoli con facilità de i flre- 
teth per farh accurare e condennare a fine di roettere Ie griffe Copra 
Ie 



80 ^ N N A LID' I TAL I e A : 
. 
E 1'. A Volg. Ie loro ricchezze e beni. Di Calviíio Sabino Senatore, di Prifco Pre- 
-\" NO '39. tol e , e d' alrri 
rla Dione, co11" aggiugnere, che turto il Senato e 
Popolo all' udirlo un dì 10dar Tiberio e minacciar tutti, rim:1IÚo 
sbalorJiti e tremanti ; e l.1 conl!iJrono per allora con delle adulazio- 
ni e lodi eccelli ve. Domizio A flì-icano, del cui Confolato poco fa 
s' è ragionato, feppe anch' egli con ripiego di IÌm accortezza fchi- 
V:lr 101 mala ventura. Credendo coilui d' acquiLlarfi un gran merito, 
;,1\'ea efpofl:a una Llatua di Calig01a, con dIre nell' Ifcrizione, ch' eíro 
AuguHo in età di ventifettc anni era giunro ad eßere Confole due 
volte. Prefe Caligola con quella fua teila fventata 011 rovefcio 1'efpref- 
1ìone, parendogJi fatto un rimprovero a fe ileOà per 101 fua età, e 
per Ie Leggi , che non permetteano in sì poco tempo tali onori . 
Però confidcrando, che uomo accrcdit:lto nell' eloquenza del Foro 
tòlT<: Domizio, compolla un.Or:lZione con molto lluJio, volle egli 
Heflo accuiarlo in Senato. L' acCcrto Domizio, finita ch' egli ebbe 
ht diceria, {cnza mettufi a dlfl.:ndere fc Hello, fi moilrò fobmentc 
ttupef,mo ptr la tàrza e bellt:zz:l detl' Orazionc di Gaio, con rile- 
varne tutti i pa/lì PIÙ luminofi, c lodarli. Richict1:ø poi. di difender- 
íi, 1e potea, rifpofe d' eifer vinto cia così forte cloguenza: ed :tltro 
non reilargli, lè non di ricorrcrc alia clemenza di Ceiare; e in cos1 
dire, 1e gli gittò fupplichl>vole a i picdi, implorando mifcricordia . 
GalO gonfio pa aver fuperato un Orarorc di tanto nome, gli perdo- 
nò il rd1o, cd apprefIo il creò Confole. 
Ma non menu della crudcltà crefceva in lui anche 101 frenelia 0 
pazzia, protbndendo ièmpre pill a fpropofito immenCo danaro negli 

pcttacoh.. (a) Egli UefIo lulla carretta talvolta andò nel Circo a 
g.llcggiar nella COI'l.1 ëo i plebei profeírori j e gu.Ü a quegli uomini 
e cavalli, che gli anda\',U10 innanzi. Fra gli altri ebbe un Cavallo 
prcdlletro, a CUI avea poilo il nome d' fl1citato. Lo tenea [eco a tavo- 
la, d,Uldogli biada in vafi d' oro, e in bicchieri d'oro del vino. Forfe 
fu una burla il dlrli, che gli aveva anche promefIo di cre
rlo Con- 
fole un dl; e che l' avrebbe t
1tto, fe foírc ViVlltO più tempo. Poca 
glona .1. qncl\:o torfcnnato Regnante parcva il p:1íreggiar per terra a 
cavallo. V oUe far vedcre a Rom:1ni, che gli d,wa I' animo di caval. 
car iùpra il mare. Fcce dllnquc fabbricare l!n 
onte in un feno, d'elro 
Marc fra Baia e PozzuoIo, lungo da tre mlglia e mezzo con llue fi- 
le di n.wi d.\ ';,lrico , fermate can ancore, e fdne venire anchc da 
tb) SuetDn. lontana (1)); il chc cagionò poi una gran careUia in Roma e nell' I ta- 
ibiJ. ,. 19. lia. Sopra vi fu f...uo un piano di terra con, varie C.lr
 ben provv
- 
dute d' acqu,1. dolce. Per queUo PDntc f.lbbflcaro con Immenfa fp,da" 
un dì !1lontaro fopra un fllperbo cav,l1Jo, armato colLt corazza rrpu- 
tata di A lel1àndro Mag:io, e con foprave1h ortnt:\ d' oro c di gem- 
me, [pada 011 fianco, e rcudo imbracciato, e con Corona di quercia 
in capo, marÓò I' intrepi,do Im1?eradore 
on tu;ta l.1 [ua C
rte da 
Baia a Poz7,uoIo, quafiche and.1Hc ad aíra
lte un .Arn:ata !,e,mlca; e 
come fc folTe ilanco per una data battaglta, fi nposo pOI In qudla 
Città, 


la) Sutton. 
iiJ Caio, 
'tiP_ 54. 
Di, lib. 59. 



ANN A LID' I TAL I A. 81 
Città. N el feguente giorno falito fopra un carro tirato da' fuoi più E 1\ A Volg. 
fuperbi del1neri, con O,uio avanri, uno dcgh oibggi de' Parti, fe- ANN 0 39: 
guitato da ellà tua Cortc mtta in g,lla, e da aicune lchiere di Preto- 
riani, ripafsò di nuovo ful medeGmo Ponte; in mezzo al qualc alza- 
to un tribU11.\le, arringò, come ic aveflè coníeguita qualche gran vit- 
toria.. lod,mdo i [oldati , quafi che tõíTero ufcÏti di pericolo, glorian- 
doft lopra mao di aver calpelbro co' piedi il Mare. Data pofcia 
un congiario 0 ,úa "egalo al Popolo, egli co i Cortigiani iul Pome, 
e gli altri in varie navi, paflårono il rimancme del glOmo, e la not- 
te 10 gozzoviglie e in ubbriacariÏ, eíTendo tuno il Ponte colla col- 
lin.! d' imorno illumllUro da fiaccole, fuochl, cd altri lumi talmt'n- 
te, che la norte non invidia..a al glOmo. N el calore del vilio e dell' 
alJegl'la molti tùrono gmati per divertimento in m,ue, e molti ve nc 
gata 10 lh::íTo Gaio, de' qu IIi perirono alcuni. Così terminò- la gr:m 
fUllzione, con vantarft il prode Auguflo d'aver meíTo terrore al marc, 
e con ridcrft di D.nio e di Serle, per aver egli domaro il mJ.re per 
un tratto più lungo. Le immenfe [pef
 fane in que Ita azion da Tea- 
tro, incirarono dlpoi 10 fmul1Co Augutto, a far danari per mrte Ie: 
vie, e mal1ìmamenre colle condanne de' benellann. Fra quclii uno 
fu íl celebre Fllot()f,) Lucio ÁlJlJeo Seneca, tenmo pel più fag
io di 
Rowa, che cortè gran penclllo, non già per qualche, luo debao.. 
ma lolamente per_ aver trarrata con vigore nel Senato una caufa alia 
prefenza dello ltel1ù Caligola, che fe " ebbe a male, 0 pt:rchè pro- 
teggcíTe co i deftdclj quella caulå, 0 perchè gli fpiaceíTe chi era più 
cloqueme di lui. 11 feet: dunque condannan:; ma II lafclò poi vlverc 
per avere imefo da una donnicciuola di Corte, che que110 Filofofo 
era tilico, e poco porea campare. 
Prefe tuíTegu;:ntem
nte Caligola all'improvvifo la rifoluzione di 
pafIar nella Galli.1, col preteUo della guerra non mai bene ettima co 
j Germani; ma veramente per far bottino adJoíTo aile Provincie Ro- 
mane, ed infteme per d,lr a conolcere l'inftgne fuo valore e porenza 
a i Barbari, dopo averne data una sÌ bella lezione aI Mare lIdfo. 
Doverte accadere la fua partenza ne gli ulrimi Melì di quelL' Anno. 
Fu detto, ch' egli raunò ducento mila, ed altn anche fcn(fero duccnro 
cinquanta mila armat:i. Direlle, ch' egli ficuramenre fubbllsò con tante 
forze la Germania. Andò a nnire anche queilo formlddbll apparato In 
una fcena Cúmica. A ppena ebbe paíTato il Reno, che marciando in 
carrozza in mezzo all' clercita per de i p:ltl1 fl:rctti, gli fu detto, che 
forgerebbe ivi dclla confufione, fc i nimici venilfcro ad aíTalir I Ro- 
m.u
i. Baltò quefl:o, perch' egli tàlito a cavallo con fj'crra fe ne tor- 
nafle. al P<.:mre del Reno, e trovarolo impcdito dalle carreue de' ba- 
gagh, {ì facefle portal' dl là íìllle fp,lIle da gli uomini, non parendogli 
moll d' effere in ucuro da i Germani, nnchè non ebbe Ia barriera del 
Reno dav.mri. In quella ridicolofa fpedlzionc fece un dì I11fcondcre 
alcuni 'I't:defchi della. fU,1 g'lardia di là da eíTo Reno, acciocchè net 
tcmpo del ddìnare gli foíTe portat:t la nuo\'a, chc il nemico vCIHva. 
crom. I. L AI- 



82,. ANN A LID' I TAL, I A. 
F.1\. A Volg' Allera f:11tato fu da t:tvola colle milizie corre contra quel1e fognate 
ANN 0 39. truppe, e giunto in un borco vi fpefe II refl:o del giorno a far ra<rliare 
de gli alheri, per innalzarvi de'trofei dell' oite nemica da lui m
ffa in 
fuga, eonforrando inranto :tIL. tolleranza Ie Legioni colla Iperanza di 
menar meglio Ie m::!ni un' 3In',. vC\!ra. Ed imanto fcrivc:t leuere di fuo- 
co al Scnato, perchè in Roma fi f:.lceano de i convitl cd altri dIver- 
timenti, memr' egli ú trovava in mezzo a i peri coli della guerra. Venne 
in qllt Iti tempi a metterú fouo la di lui protezlOne con pochi de'tuoi 
Adminio Figlll101o d' uno de i Re della gran Breragna, eacclaro dal 
P,ldre. 
omt: s' egli avelfe conqui{hra la Breragna, fpedì ratto cor- 
rieri a Roma con lenere laureate, ed ordine ad effi di prefemarú f01 
quando ii Senato foffe adunato nel Tempio di Marte, e di confcgnar 
Ie Lcnere in mano de i Confoli. Fecefi anco proclamar Imperadure 
per la Senima volta, quaúcr,è egli aveiTc riportara <jualchc virtoria, 
qu.mdo nè pur uno de' Germani provò, " erano ben affibte Ie fpade 
Romane. Quefic furono Ie bravure e conquifte del buffùne-fco Impe- 
raJore, che diedew da riderc a tutti, e fpezialmente a gli Heffi Ger- 
mani, i quali s' avvidero per tempo della di lui v mità e paura, nè eb- 
bero pill apprcnúone aIeuna di lui. II tel'npo preeilò di qudte fue ri- 
dicolofe prodezze non è affegnl\ro da gli antichi Scrittori, 
Dicdero per 10 contrario da pi:lgnere alia Gallia Ie inaudite Cue 
eO:orfioni per f.u' danaro, Non cC\ntentÇl de i reg,lIi, chc gli port,!\'ano 
i Depurati delle Città, fi applicò a f.lr mor
re i più ricchi di queUe 
comrade (otto diverli prctdli, occupal1do Ie 1.1r terre, e vendendole 
dir oi anclk per forza a chi non ne :}\'ea voglia, ed era obbligato a 
pagarle moho più che non valevano. Tro"andnfi un giorno al glUoco t 
gli tù detto, che mancava il danaro.. Fecefi roO:o portarc i c.nalti 
de'beni della Galli.t, com.1I1dò ('he i m

lio pf'lffidenti foffero pnvati 
di vit:t, e I ivnlroú poi a gli altri giocatori, diffe: Poi gioeate ai poeo; 
ma ;0 gitttJeo a glla,j,/l
n/lr 
; mil/ion;. Profufe bensì un gran d,lI1
rl,) In 
regalar Ie mI1iZl<:", m,} inlieme calsò molti UfiziaJi; ad altri afl.ut!ìl11i 
negò la prC\mozione dovuta; e a gran copia di Soldati per capricclOlc 
raglOni feee levar la "ita. S')pra rurto ri'onò la morte da lui data a 
due de' [uf'li prineipali Magifhati. L'uno fll Gneo Len/olo GetNlieo della 
primaria Nobiltà n..omana, che per dieci al\ni avea tenuto 11 governo 
dell" àrmi della Germ.wia. Perch' egli, recondo il fcntimento dl Dione, 
s' era gUJd:tgn:1ta 1:1 benevolenza de' Snldati. queH:o fu un gr,1I1 delir- 
to, per cui CaligC\la il tC\lr
 d.d 1\tIondo. 1'.1a prob,lbil-meme anch'egli 
fu incolpato, come mifchi,tto in una eongiura rram:tta comra d' el1ò 
Auguí1:o da !,.fareo Emilio Lepido, non fo lè vera 0 falra. Suetonio 1:\ 
dà per \'era. A \'('va Gaio condone [eco ne1 viaggio Ie lue Sore: lie 
Agrippina e Livi/la, difonefi:tmenre amatc da lui, e proflituite anche 
ad altri. Lepido era loro Pårcnre, sì per eífere Figlillolo di GJUha 
Nipote d' AuguOo e S'Jrella d' Agrippina lor Madre, e sì per t'l1ere 
flaw Marito di Drufilla lora Sorella. La confidenza, che paffava fra 
effi a cagion della parentela, degcnerò facilmentc in un'infame com- 
mer- 



^ N N ^ LID' I TAL I A. 83 
Jn
rzio: cora non rara fra i Pagani, regu:J.cì dj una fair., e (porea Re- Po J\ A V oJg. 
l-igione. SapenJo lc SOI"elIe, quanta fofre odlaro Jl Fr oltello t ed afpi- ANN 0 )9. 
r-ando fpezidimel1te l' ambizin!à Agrippin,} a dlvenir Imperadnce? mac- 
chinarono tutti e tre comra d. Ca\igola, perche Lt'pldo fi promet- 
(eva di dùccc.dcrgli. Scopcrra 10l rrama, Lepldo la pago con la v Ita; 
ed Ag..jppina e Liyilla fmon.o rekg
te neW liDla dl Panza, con a\'er 
anche G.u.o obbligata Agrippma a p<?n:
re a Roma Ie cenen del Drudo 
in un'urna.. Diife, che ollfe .aUe l!Q]e egli avea per loro anche ddle 
fp
de. Scrif1è rofcia a1 Scnato d
 
v
re Icapp.tro quell.! ,Perico10f., bu- 
ralca, e mando aRoma j blgJ.lettJ, che andhv41no I Impudi.ca lor 
vita, e la lor leg:! co i c.oogiurati, e tre plJgnali in olrre deH1I1;,ltl a 
torgli la \'ita, can ordine dl copfecrarli a I\lJrte vendica,rore (of). Fece (a) Suelo,,_ 
da 1ì a poco \'c.nir neUa Gallia tutti gli orn.1menti e Ie fupe;Jenili, in C,Úo. 
'g1i Schiavi, ed anche i Libe1"J:i dell
 Sordle per ric:.lva.ll1c d.maro CII;. 39. 
(perchè fpetro 10 fcialacqua.tore ne karlcggiava) e trovato, che Ii 
vendca ben caro, nella J:naniera nùndll;llcno che dlßì dd 1m pr,nicata: 
comandQ to.110, che fo.Oèro condolte da ROffia a.n.chc tuuc lc più 
belle .e prc7Aofe fI1
(sanz-ie de-! h1I;1.zz.o lmpen.tlt:, prwdendo per forza 
tune Ie carrette e cavalli, che Ii rrovavano pcr k pubbhche ihade, 
a fin di cøndurle., non lel1Zol grJve d
nno e Lunl.:nto dc' Populi. Tuno 
ancura vvndè come all'incanto nella G,lllia, e colrdimo, pcrchè vo1ca 
che Ct 'PtlgllfTe al1lche i1 furno, con a"'cr mdlc) de' blE!,hctU lepra ca- 
dolun dl que' mobili: in uno d'dI1 dICC.l: fZp(lo 1."1 di mio PtI-dJe; 
fNefl' aft.,., di l1ÛO Þ,Tonno, e di 1l1ia ,1ft d, e; quejt' el a di 1
/.1.tC' ANtonio 
in Egitfo; quejlo /0 glladagnò A guJlo in tJna tfJJ 'iJituwia; e cosÌ dl1cor- 
rendo. runn Il danolru poi Ii d1llìpò 111 brt:ve tra Ie p"ghc e j re- 

.lli de' S,)ldolti, cd aleum SpettacolJ, ch' eglÏ vo.lk d;u In LlOne pri- 
ma del i
1O rirorno, fucceduLO nell' Anno iegu,;me. 


Anno di C R 1ST 0 XL. Indiziooe XI I I. 
di PIE T It 0 A pas TaL 0 Papa 12.. 
di GAIO CALIGOLA lmpcradore 4- 
Confole S G A 10 CESARE C ALIGO LA A UGUSTO per Ia 

 tena yolta. 


S Olo fu Conr01e ad aprir l' Anno Gaio Caligola, non già perch'egli 
non av-elfe nominato il Collega, m,} perchè, COllJC abblamo cia 
Sueronio, e da Dione (b), il Conlele dlfcgnaro man nell' ultimo dì (b) Sueton. 
del preceaente Anno, nè vi reJtò tempo dol prov\'edere. Si trovaro- in Calo. 
no i01orogliati i Sen:1tori per non efTcrvi in Roml capo alcuno del "'f. /}. 
Senaro, 'nè Ii attentav:mn i Prerori (l convocare eOo ScoaLO, bcm:hè DIt1 /. 59. 
101'0 appartenelfe tale ufìzio nell' a{[enu e manC.mZ,l de' Conroli . Con- 
turt?CtÒ d,} 1?r? tleßì r
liron? 
elle Calende dl C?enn.1jo a1 CJmpi- 
dug II 0 , e qmvl' -feCC1.'O 1 .fagnfizJ; palla anche 13 ledlol dt C.J.li 5 ola nd 
L z. Tcrn, 



84 ANN A LID' I TAL I A 
E u Volg. Tcmpio, 1" adorarono; e come s' egli foffe flato prefente, gli fecero 
ANN 0 40. l' offena de i doni, che in tdlimonianza del 101'0 amore avea imro- 
d?tto Augullo, Tiberio poi la difmife, e Caligola per avarizia rino- 
vû. Null'alrro 0[.110110 di farc in quel dì i Senaron, fc non dl cari- 
car di Indl l' Imperadore, e di augurargli delle immenfe profperità. 
Si conrennero anche ne i dì fegucnti, hnchè arrivò l'avvI[o, che Ca- 
ligola giunto a Lione, avea dll11effo il Coniülato nel dì 12.. di Gen- 
n.lju. .1l1ora emrarono nella Oignità i dUI: Confoli fultitUlti. Drone 
Ii lafciò nella penna. Secondo Ie conghierture d' alcul1l Eruditi que1l:i 
furono Lucio Gellio Poblico a, e Jl.farco Coc-ceÙJ Nerva; ma non è cofa 
efeme da dubb!; e molto meno, che nelle Cllende dl Luglio fol1
ro 
fuHituiti SeJlo Giulio Celere, c Sefio Nonio !'23Ùz.tliiano, come altri han 
creduro. In LJOlle, ficc(,me accennai, lÌ trovò Cahgola neUe Calen- 
(3.) Sutton. de di Gennajo (a), e probab,lmenre allora per onorare il [uo Conlo- 
ibid. ,. 2.0. lato, celebrò qUlvi gli Spcnacoli, memovati da Sueronio e da Dione. 
Furono varj, ma non vi mancò quello ddla gara nell' Eloquenza Gre- 
ca c Latina, Giuoco folito a fJrli in quell.l Città aHa ll:atua d' Augu- 
lio. Chi era vmto pagava il premio a i vlt1ciwri, cd era tenuro a 
fare un componimemo 111 lor lode. Coloro p,)i, che in vece di pia- 
cere diCpiaccvano, doveano colla lingua, 0 can una fpugna cancellare 
il 10ro fcritro, fe pur non elegge
'af1o d' eßere sfaz.ni da i difcepoli, 
ovvero tufFati nel hume vicino. Era tuttavia Gaio in Liane, quando 
arrivò colà chiamato da lui 'lólomeo Re, Figliuolo di Giuba già Re 
delle due Mauritanie, e fuo Cugino. Fu onorevolmeme ricevuto. 
Ma 0 fia ch' egli entrato ncl Teatro per r,lgione del granJe sfarzo re- 
cafre gelolìa al Iuminare maggiore, 0 pure che Gaio, informato delle- 
moite di lui ricchezze, Ie voh.fre far (ue: fuor di dubbio è, che il 
mandò in clilio, e pofcia (forle nel cammmo) con fomma perfidia il 
fece ammazzarc: iniquità, per cui i fuoi l"udditi fi ribellarono dipoi 
al Romano ImpelÌo.. Anche 
1itridate Re dell' Armenia in altro tempo 
fu da lui mandato in efilio, ma non uccifo. Polcia prima dl ritornare 
in Italia volle Caligob coronal' tame fue gloriofe imprefe con un' azione 
(b) Dio iib. magnifica (b). SuI lido dell' Oceano per ordine fuo andò tuno il fuo 
59. ,elercito ad accamparlÏ can gran copia di macchine e d' attrecci miJi- 
:i,l.ton. cap. . d 1 ., b Ú . G 1 .., 0 
4 6 . tan,. e eg 1 1m arcat? 1 111 una a ea, per mare arnvo COla. gnun 
.Aurelius fi alpettava, che egh penf.1fre a ponar Ia guerra nella Breragna; e 
yiuo/' , d, forle ne avea Formato il difegno: quand' ecco fmomato egli dl nave 
C4janb. tãlì fopr:!. un alto trona, fece ordinare in banaglia tune Ie fchje:re, 
e fonar Ie trombe, dare il fegno della zuffa, come fc foffe vicino un 
gran comb:utimemo, [cnza vederú int<tnw nemico alcuno. Polci:l turto 
ad un pumo ordinò a' Soldati di raccoglier rul lido quame conchlglic 
e nicchi potefTcro nelle celate e nel feno, chlamandole fpoglie dcll'O- 
ceano, da porr,uú aRoma, e da menerli nel Campidoglio, In me- 
moria di quefia IlIa fcgnalata vittoria fecc hlbbricare ivi un' aha Torre. 
V cnnegli anche in tell:a prima di parrirfi dalla Galli.!., di far tagliare 
a pez:Ú Ie Legioni, chc fi llvoltarono molti anni addieno contra di 
Gcr
 



ANN A LID' I
 TAL I A . 8, 
Gern1anico [uo Padre, ed a(fcdiarono anehe lui fie(fo faneiullo. Tanto E It A v,,1
. 
gh diffel'O iJuoi COl1figlieri, che dcpofe eosì m,ltt.l e erudd voglia; AN N 0 4 0 . 
11011 potcrono .però ranto, eh' egli non perfifieffe nel volere almcn de- 
cimare que' tòldati. Feccli pertant\) raul1ar tutti fcnz' armi c fem,:1. fpa- 
da, cd attorniare daIla eavalleria; ma aceortofi, ehe molti d' e/1t du- 
bitãnJo di qualche infulro, eorreano a prendcre I' armi, fu ben preUo 
a levarlì di là, e ad affrettare il fuo ritorno in Iralia. 
Venne egli, ma pieno di m
1 ralenro conrro al Senato. Si tro. 
vavano l1:ranamr"nre imbrogliati i Senatori, per non fapere come rego- 
lartì can un Sl fantafilco e pazzo Imperadore (a). Se gli decretavano (a) Sutton. 
onori t1:raordinarj per la fua pretefa vltroria de' Germani e Briranni, I>> Cal1glJlil 
temevano del male, quafi ehe il befiàffero; e non deeretandone aIeu. "'p, 49. 
no, 0 pochi a mifura de i di lui deGderj, ne temevano altrettanto. 
Eg;i ,n oltre avea ferino di non voleI' OIiori; e pur da lì a non molto 
tornò a tèrivere, lamenrandofi, che I' aveano defraudaro del rrionfo a 
lUl dovuto. Ed avendQgli il Senato inviato all'ineonrru un' Ambafce- 
ria, follccitandolo a venire aRoma: Yerrò, 'Vel'rò, rifpofe, e con quefla, 
tenendo la mano ful pomo della fpada. Fece anehe pubblicamenre fa. 
pere aRoma, ch' egli ritornava, ma folamenre per coloro, che defi. 
deravano il fuo arrivo, cioè per I' Ordine Equeftre, e pel Po polo , 
pcrchè quanro a sè non fi terrebbe più per Citt::ldino, nè per Princi- 
pe dd Scnaro. N è dipoi voìie, che alcun de'Senarori venilTe ad in- 
contl"arlo. 0 rifimaro, 0 differito il Trionfo, ft conrenrò dell' Ova. 
zione: col,qual onore enrrò'in Roma nel dì 3 I. d' Agofio, giorno fuo 
N 
tahzlO" conducendo feco per pompa que' pochi pl.igionieri 0 difer- 
ton T eddchi, che potè avere, a' quali unì una mana d' uomini d' alr:\ 
flatura, r.lccolti nella Gallia, e [ani to[.'l.\"C e vefiire alIa Tedefca. Me- 
no 
ncora, e buona parte per terra Ie Galee che I' aveano [ervito nel- 
la ndlcolofa fpedizionc contra della gran B
.etagna. (b) Ginò poi in (b) Ditl l..,
 
quefta occahone dall' alto dal1a BJ.filica Giulia gran quamità d' oro e 59. 
d' argento, e nella folla molti vi peTirono. Dopa tal folennità coman. 
dò, che fo(fe uccifo Caffio Berulino, e volle, chc Capitone di lui Pa. 
dr
 affiH:effe a sì funefio fpettacolo; c perchè queO:i osò di chieder- 
gh., fe pcrmetteva a lui la vita, a lui :mcora la levò. Rappacificoffi 
pm col Senato per un' accideme. Entrato nella Curia Protogene, cor. 
fero tutti i Senatori a complimenrarlo, e a toccargli fecondo il co- 
flume b mano. Fra gli altri ef1èndofi a lui prefentato Scribonio Pro. 
cUlo uno d' effi, Protogene, Minifiro della crude1rà di Gaio, guatan. 
dolo con oc
hio rorvo: E tu al1C(jra, diffe, hai ardire di failltarmi; tM 
,he, lOtal1to od; t' Imperadore? Annra i Scnatori fi fcagliarono adoffo ali' in. 
feh,ce, come ad un moftro e nemico pubblico; e can glI fillerri da 
fcnyer.:, che ognuno portava addoffo, tante gliene diedero, che 10 
fldem morto a terra. Il [uo corpo fltto in brani fu poi firaÎcinuo 
per la Città. Quefto atto de' Senatori, e I' aver eglino decretato (c), (c) Dio, it). 
che I' I mpcradore a\Te(fc da fcdere in un sì alro Tribunale, che niuno Exctrptl
 
IT .. 0 . 1 d o h Ii IT. h d Valcþ.mls& 
potcue arrlVarV1, c tcner IV1 c guar Ie i e eel mettcuero ane e e 
i fol- 



86 ANN A LID' I TAL t A. 
EllA V olg. i [oldati aJ1e di lui Srdtue; cdgioo fu, ch' egli fi ammolB, e perdnnò 
ANNO 40. a qucll'augufio Ord1l1e; e kmIlmenre moH:ro pl.lCere, che i Senarori 
pìù ehe 01.11 l' adu\aßero, chI dandogli 11 (itolo d' Eroe, e chi di Dio: 
ìl ehe fe-r\'l-a maggtormentetå,-lo impazzire. Gr.m tempo era, che que- 
fin leggier rella h ripulava pù che uomo, ed ambiva gli onori divi- 
ni. G-Ia ave;! comandato, che in Milcto Cirtà ddl' A 11'1 fi fAbbnealT"e 
un TcmplO 111 onar 1110. Un aluo .lOcora iè ne fete a\za..e in Roma; 
e fi rrOV.lronu interi l->opuh, e mr.Himameme gli AJeOandnni, che a 
qud1:a ridicololà dlvmi[à davano gl' inccnlì. Pcrchè i Giudei, dilloti 
deJ tol'O vera Dio, nG'ln vo11ero conitnrire a Ul.Tlta empierà, patlrOI'lO 
.di molri .guai; e mara\'iglia fu, chc .non II íielmindlT"e tutti. Le PllZ- 
zie, che ti:ce GalO, per iølÌt:nere queíta flila VRná opin4cme dl Deid, 
r.acconu.ne d,! DiOl
e, fono immmerahili. SuU<: prime (ì pareggiava a i 
Scmldel, vc-Hcndoh latora., come Ercole, Boweo, cd a-J.tr-i limtl-i. Paf- 
sò ad UgU1biu
'h a gli VJ\ ,e a garcgglar con Glove fleff'o. AI ve.. 
ded.o un al aililo {ul 1'1'0110 10 .lblto dl Gi()\'e, un ciab<arrino natiVß 
dena Galba non pOlè contenere Ie 1Ì'1'd. A vvedlH()
ène Gaio, e chla- 
mato\o, gli d1l1uwld
, chI cn

kva egh che fofle: Un gran paz'Zo, con 
gran iìnceL'irà nfpak 
l bUNl, uomo. E pur G.u.o, che per tamo me.. 
ilO a\ f(bb.e fano mønre ,un IIlttro 
cnaro, Inale I\on fe-ce a coU-ui, 
perohè p
ù iopporta.va la Llbc.nà de 1 Pkbci, che de i Gralldi. La 
vii a , che tCIUIe Luâ.o J7ite'

o, 
),t.dre dell' al[ro" cbe ftl 1 mpt"r.!.dore , 
per fal...
re '-a propua "bta, it! la kðu.:nre: Rxhl,l-maw e151i in qucH:' An- 
no daUu. -Sona) nd cui gov-e1'no com
 Procontolc s' era acqUl fbto non 
poco onore, con. npul1a-re )AI tab,lOo 
te de' Part,i, venne aRoma. 
GalO, :pane p::r lL
vldla alla 
1.l
1 glona, pane per paurn di un per- 
fOn,\gg1O Sl gencw{o, avea gll1 ,filIll
a la dl lui mane. Subodoraro que- 
i10 1uo pcncolo, (tV VacJuo prde il npiego deli' aduhzlOne, e d'im- 
'p,iz:zire -co i 'pazzi; 
 prdcnWto
 
ava
i 
 lu.i con <1?l[O vile, e cdl 
capo vclato, c.onh
 h tactw.a tal t,dh VII, te gh proltro a pied I con dl- 
TOtte 
agdme, dlccndQ, the "011: rv' ftfl. aCt}i ,be un Dio par [uo capar:e 
vi 'P'CYJOJÞa7 gJi, prumcucndö di +arg.li de' iagrifizj, iè potea canfeguir IJ. 
fua grawl. N on p:
lamentt:' Cali,gola_ gli p
rdonò" ma ll1:enne d
 lì i.n- 
IJt.1I}ZI per uno de 'tUOI ,prmclpah amlCJ. 'E Vlrelho trovata caSI Utile 
-):' aduld.'licmc, (;.ontinuò VOl io[[o Claudio Auguflo a vulerfene con per- 
-pemn Ü1famia dt:l Cuo norm: ..lnwnro non tnanC"J.rono aRoma altri Seet- 

at.:f)h ddln p
1.Y1.l crutlènà dl Caligola, J<1ccennQti da bione c: da Sueto- 
1110, hl1n pot-t:,1Jofi <1-bbatlaroa :efpnmcre, ä quamc meuIDorfofi tòtT'e 
'fuðS(!tto quel cen'p.,11Ð 'bLSbmico-, ,volcndo oggi Ul1.1 c,?fa, doman! il 
'{:untrarto; {)ra afnJn.do ed or.! odl,mdo Ie medehme perl one ; prodlgo 
inlìemt: cd Qvaro; fprCZZTC1!:Or de' tuoi DIÌ, e Ull coniglio, CJl1.l1ora uJiva 
il lU0t10; tal'l)r:l per<1onandù i gr-an falh, ed alrre 'volte gaihgando colla 
tRdrtC i minimi; C COSI ddcorrcndo: turti caratteri d' llumo, a cui s' era 
entOl'bld-,no più d' un poco il c.crvdlo. Fu anche cl"t
dmo, che Cefonin 
hI<! Moghe ëon üargli una ocvanda ,amatorJa l' ave(fc concldto casì. 
La qual p.ofÇI,1 fra. Ie C.1r.e1lle 'the -ie -ft1.ceva il Confone, ne [enLÌ'
 
anch'd- 


(a) Sueton. 
;'1 VitelLio 
1;.'. 2, 



ANN A L t D' I TAL I A. - 87 
anch'dJa ddJe belle, jmp
rocchè baciandole il coUo, più vo1te Gaio Ell. A Vo1g. 
Ie d icca: Oh chI bel coUo, ,he Jubito ,he me ne 'Venga ftllento, jàrà ta- ANN 0 4 0 . 

liato! Ma ((1pra tutto [enne egli raldo il conume di far morin
 chi 
de' Gtandi non gli mofira\'a a/T.'1i affeno 0 rifpe[[o, con a vere fpetro 
in boccn il deuo di A zzio Tragico Poera: Oderint, ðum metpant. Mi 
6diÏ1J(J quanto 'V8glio,,0, purch
 mi temaliQ. Un fimilt tirannico mota fu in 
u1a a Tiberio (4
. 


(a) Suetoll. 
in 'riber. 
fap. S9., 


Anno di CR IS TO XL T. Indizione XIV., 
di PIE T R a A P 0 S T 0 L 0 Papa T 3- 
di TIBERIO CLAUDIO, Figliuolo di Drufo, 
Imperadore I 
 



 GAIO CE
ARE CALIGOJ.A 
Confoli quarta volta, 
G J\ EO S t:N T 10 SA TUR N IN 0.. 


A U GUS Toper la 


C He Caligo1a forTe ín ql1efl:' Anno ConCo!e per la quarta volta, e 
depondlc tal Dignità nel dì 7. dl Gennaio, I' abbiamo da Sueto- 
l1io (b), it qu,\le :meora aggiugne, ch' egli unì i dtle ultimi Conjoint;, 
per dTere tbra Confole al
chc nell' Anno anrecedcnre. Secondo il Pa- 
gi (c), ed altri, in vece di due dovrebbe avere rerino Sw:ranio trf!, 
perch' cgli cmrò Confole ancne nell' A nno 
9. della noO:ra Era. Ch(: 
Ii lui ncl Contülato fof1è fufliru;ro 
uil1to Pomponio Secondo nello O:efTo 
rlì 7. di Gcnnaio, fÏ r,u:"eoghe da DIOne (d) , de per tale iI nomina 
!lei dì 2.4. del fuddl'tto Mere 
 in CUt fu lIccilc\ CalJgola. E Giufrpre 
Ebreo (e) attend anch' egli, ch' (TanO Confo'; &ntio Sat1trnino, e Pom- 
ponio Secondo, I1I!orehè C
lIudJO falì all'lmpt'l"io, Ne' Fatti di CaHiodo- 
m ConJoli dell' Anno þret(."r'lte fon derri Secondo, e Penu.f/o; e rerò 
il Panvinio ed altri han portata orinione, che ndle Caltndl' di Luglio 
queUo PenttJlo 1\II.'Cfdd1è a Saturnino. Monfignor Bianchini (I), che 
non tro
'ò Conloh in qud}"Anno. e hfciò [cap par I' Anno meddìmo, 
per aíTena,re la nuo\'a lu,\ CronolC'gia, diffici!meme ruò Cperar leguaci 
111 tale op1l1lOne. Erano già pervenuti i Romani al1<1 dilperazione, veg- 
gcndn(ì gove-rnati da un Auguflo, (e non m!ra, almcn m("1ZO, pazzo, 
e mt."ZZ" furiofo, il qu.\lc fpezialmenre efercltava il fuo furore contro 
1.1 N,ob'.ltà; angariava con infoppnrtabi}j impofle c gravczze i PopC'II,. 
con IIlVlare non i t'(\hti Ufiziali. ma i foldati a rifeuoterlc; <:he avea,(g) (g) ,Jo(ep". 
r I ' ' T ' d II G . d ' I I " b 11 . .Anti JUlIat._ 
Jf'og lato ogm emplO l.' a recla I tutre e or p1U (' e pltrme 3ud.úc. 
e 
utl
e; ehe, perrnetrcv
 a gli fehiavi di a
cur.lre in giudlzio ; lor lib. Iy. c. I 
P adrnlll (cofa lIlaUdlt:\) dl modo ehe 10 ficO 0 ClaudIO, ZIO paternp 
d
ll'lmper.ldllle, aceufato da PnIluee fila {chiavo, carll> pericolo dell.! 
vita, efl! orbliga
o a difenderfi in 5\.'11a(0; .'\uguf1o IinaImenre, che 
tU[[O dl b vt:dea t.\f ddle nuove pazzic:, indrgne d' ogni periona 1'.1-' 
SIO-- 


(b) Idem' 
in Caio 
tifp. I7. 
(c' pagiNI 
Differlat. 
li'ypatic. 


(d) Dio, 
lIb. 59. 
(e' Joftph. 
de Bello 311
 
d.1Ic. I. 
, 


(f) Blan- 
chin. in .A-. 
naftaf. 



88 ANN A I. J t)' I TAL 1 A:- 
1ill.A Vo1g. gioncvole, non che d'u
 Impc:rador
. Perciò tutti fofpiravano, cbi per 
A fÇ PI 0 4 1 . vendetta del pa fT.1 to , chi pCI' Impazlcnza del mal pre feme, c chi per 
timore di peggio nell' avvenire, che la Terra foffe oramai liberat.1 da 
ql1cfto mottro. 1\'1:1 niuno oiàva. I 'oldati Prctonani, cioè delle Guar- 
die, groílo corpo di genre avvezza all' armi ed atfc:zionata a Caligola 
per Ie frequemi rue Ilberalirà, faccano venir me no Jl coraggio a chiun- 
que avefle voluto temare contro la vita di lUl. Contuttocio non man- 
carono perCone, che per proprj riguardi, e per compa{ftone del Pub- 
blico, il ql1alc andava di male in peggio, cominciarpno a tramar delle 
congiure. I principali c più coraggioíì furono CajJi(} Cherea, e MaretJ 
Annio ft1ÙlUcÏa;zo. Era il primo uno de' Tribuni, clOè de' primi Ufiziali 
delle Compagnie Pretoriane" uomo di petto, e di probità tale, che 
deteftava Ie crudelt?!. e pazzle tutte di Gaio; dotaro anche di molta 
prudenza e cautela, e però atto ad ogni grande imprt'fa. Caligola, 
perch' egli avea poche parole, e parla\'a can voce languida, il tencva 
per un cftèminato, bc.ftaadolo anche bene fpeffo come un dappoco, 
e dato [010 alIa l
nlualità: di modo che quator Chere:\ andava a pren- 
dere il nome per la guardia, ora gli clava quel di Priapo, 0 di Cupi- 
do, ora qud di Yenere, cd aIm timili: del che (j offdè molro Che- 
rea. E buon per lui , che si viI conet"tto avea del fuo merito Caligo- 
la, perciocchè dicono, che ,gl
 era Hato Ul[lmdmenre pred(>tto, che 
f.1.rebbe ammazzato da un Caíl1O, l:ome fu ancora GlUlio Ce1åre: il 
. . chc fu cagione, ch' egli flchiamo a Roma Catha Longmo Procontole 
(a) DJII l,b. dell' A fia (a), ddcendentc: d:1 Cafiio uccifo\" di Cef.ue, con ordme an- 
1
;toniul cora d' ucciderlo, ma fcnza che ne [eguitTe poi t' effeno. Traffe Che- 
in C.ÚII. rea nelle fuemal1imeCornelioS.1bino.Tnbunoanch.ctfodellegu.lr- 
tll;. )7. die; cd amendue fi aprirono con Annio Minuciano, uomo della pri- 
maria Nobl1tà, e pel fuo raro merito f1:ima[.) da tutti, ma che Llava 
male preffo di Cahgola, per cffere flaw amlco intlmo di Marco Le- 
pido. 
crive Gluleppe, che quef1:o Minuciano avea fpofata una So- 
rdla di Cahgola. N oi vedemmo, che Gifllia fu muit,1ta con il-fareo 
Yinicio, uomo Con[oJare; e Dione parIa d' un Yinjciano, chc prete[e 
all' imperio. Però potrebbe efTere, che ftfinucif.f1Jo foffe il mcdefìmo 
che Yiniciano, 0 fìa Yinicio, con errore di alcuno de" teUi. Si trovò 
,Minuciano non folamenre pronto all' impref.1, ma più ardcnre degli al- 
lri. A loro fi aggiuntc CallJf
o Liberto di Gaia, che fegretamenre 
coItivava l' amicizia di Claudio Zio dell' Imperadore, con alrri non 
pochi. E V aterio 
'\lìatico, pcrlònaggio ricchlí1ì,mo di bs:ni nelle 
.!l- 
lie, vi tcnea mana, m.l can gran fecretezza e nguardo. Fu delbnato 
al compimento del ditegno il tempo de' Giuochi, che fi aveano da [,1- 
re In onor d' Augulto ncI dì 2.1. di Gcnn;\io, e ne i tre [eguenri: 

iacchè tcrminata quel
a. fcfia, ,Caligol
 avea fi 
àta la 
ùa parrcnza per 
!. Egitto, a fa
 a
che. IVI m
gho 
onotce_re un ,Impazzlto I mpcradl
rc. 
N e i tre priml glO1'1U de' GlUodu non It trovo apertura a complere 
il dilcgno; bondc Chcrca, che non potea più tlare aile motTe per pau- 
ra che meffo I' aff.1rc in petto di tante pertone trafpiraffe, determinò 
dl'sbngada ncl dì 2.4. di Gcnnaio. N<:Ila 



ANN A I
 I 0' I TAL I A. 8y 
Nella mattina di quel dì Gaio più allegro ed afElbile, che mai foOè F.1tA Vo1g. 
Haw, fi affife nell' Anfiteano, fabbricato di nuovo per quella funzio- A l': NO 41. 
ne; feée gittar delle tì"utta agli (penarori i egli ancOi a lietamenre in 
puhb\ico mangiava e beveva, tJccndo parte dl que'reg:tli a chi gli cia 
vicino, e fpezl"lmenre a Pomp011lo Secondo Con(òlc, che ((deva a i 
fuoi p,
di, c t'.1cea 1.1 grazioCa (cena di and.\rglieli baciando dl tanto 
in tant,:;. Pericolo vi fu, che Gaio non fi movdTe di là ne! rimancnrc 
. dtl glDrno; perchè ailai {iuollo ed abboracchiato per la lall.{a co1c- 
zionc, b1fògno non avea di definare. Contuttociò rju/èì a .f\.1inucja- 
no, ad A fp1 cn.1.te, e ad altri Comgiani congmrati di tàrlo muovcrc 
un' ora 0 due do po il mezzo dì, per andare al bagno, e ritornarfent:, 
pranzato che avcOè. Giunto al Palazzo, invecc dl andar dintto vcr/à 
dnve I' aCpe[[avano i ddbn,ìti al tjlno, voltò (lrad
 per vedere alcuni 
giovanettl delle migliori falnlglie dell' Afia e della Grecia (a) fani ve- (a) Sueton. 
nire aprOH.1 pr.::r camare e ball.ue ne' giuùchi. Allorchè fu in un luogo in Gnio 
ftn:tto, Cherea fe gh prelentò davanri, per chicdcrgli il nome d...lIa Co1l!' 58. , 
gllardia. L' ebbc, 
).l denCono, k
ondo II 
o(iume. Egli mc
l
 aHara 
;ft:t.. .1

 
m,UlD alIa. Cpad,l gh dlCde un ul kndente Ilil Co1 po, che a (lalO 
ba- liq. lib. 19. 
lordito nè pure rdtò voce per cluamare ajuto. Feedi avanti ,lIìchc 
Cornelio S'lbmo, che con un colpo gli taglJo unol matcclia; cd altri 
con tremJ ;ìltr
 tèrlte 1l fimrono. Pcrchc knza romore non potè tuc- 
cedere qudla (cena, traH.:ro col.l pnnUlT:lm:::nte I portammi ddla let- 
tiga Imperiale .colle 10ro l
anghc, e potcla Ie Gu,u die Tedc1che, Ie 
quali cominCiarono a menar Ie m,lOi addo/To a' colpevoli ed innocemi, 
Fra gli altri VI pClderolH' b vita Publio NOl11o Afp,enate, chc em 
flaw Contl11e nell' Anno 38. Norb,lI1o, ed AnrelO, tl.ttl e tre Sena- 
tori. II cad.lvero dell' eLbllto Augutto, portaro nella notte lègucnre 
nel giardmo dl Lamia, fu mezzo bruciato, e frettoloCameme icppcl- 
11[0111 terr,l, pLIo timore che il Papolo 10 melteOe in brani. J\.1andato 
anche da Cherea un C<:nturione 0 Tnbuno, appclhto Giulio Luro, 
alle /tanze di CejòrlÙf, Moghe di Gaio, h trtlCldò m{ieme colla Figliuol.\ 
Giu!ia, per CUI Golio avea [.1[[0 vane pazzle con dichiararla anche 
F'guuola di GlOve. E tale fu II fine di G.1Ïo Caiigo/G, fine corrilpl'n- 
dcllte ad urt conculcatore di tune Ie L(oggi umane c divine, e ('hc 
troppo tardi s' accorle d' elTere non un DID, ma un miCel abil mortalc. 
Abb<1ttlue pOI furono Ie rue Statue. ratato il (uo Nome à,l11e Ilái- 
zloni, e trattata la tùa memoria come di un pubblico nemico. 
POitata 1.1 nuO\'a dclla morte di Cahgol.l all' Anfiteatro, dove nlt
 
tavia buona pane del P"pol.:> d1l11OnlVol in allegn:t godendo il pub- 
buco divertimento, incredlbll fu 10 Cp.1\"enro dl tutti; e tamo più 
pè'rchè i (òldati Pretoriani attorniarono colle Cpade nude que! hH'go, 
e fi durò gran Fatica a tr.lttenerli, che non cominciaOèro a f..lr venda- 
ta dell' eHint? Principe topra qucgl' innocenti. 
llbito che potewno 
in tanra con{u(ìonc i ConColi Senrio Saturnino, e Pompol1lo Slcondo, 
operar qualche cofa, inviarono tre Compagnie d' effi PretorJ:JI1I, chc íì 
trO\'olronQ ubbidienti, rcr la Città, affinchè impediOèro i tumulti. Rau- 
YOllJ. I. I\l !l1ato 



90 ANN A LID' I TAL I A. 
E R 
 V 013. nato pnfcia it Senato net Campidnglio, corCero coB gIi altri foldati del 
A H N 0 4 1 . Pretoria, cnic'drndo con aire gnda, che fi cercalTero gli uccilori, Ma 
a
Jcc;dtofi Valcrio A fiatico, uno de' primi Senatori, ad un balcone 
gridò t
)rte: pjace/'è a Dio, che /' aveffi ammazzato ;0. QueUe loll' pa
 
J'olc fl"cer<) impL'I1i 111 talc ne' tol
hti, che Ii ritllarono. Fu pOI dlbat- 
rUt., ncl Sellaro C]ucl che h}tTe da fare in sÌ pencoloCa congiunrura. II 
G,n()le Samrnil1o, Cccondo che fcnve 10 Storico Giufeppe, fecc una 
bella J.rin

a c()n rammentar tutr; i mali patiri fono Tiberio e C.digo- 
la. Pri')clpi långuinarj ed alTaHìni del Pubblico, e conchiudendo, che 
s' avea d 1 riCll:-,r.-rJ.re h Libert à opprdTa da.i precedcntt I mperadori, 
m:l lènza prc nd
re ben Ie mlfilre necelTarie per si import:mre nlolu- 
zirme. In fani non tal'dò molro a fcqprirlÌ la vanita di qud!o dlle- 
gno ri!:erjo Cl.ndio Drujò Germ'mico cnmul1ememe conofÒuto cnl nn- 
me di Claudio fra gl'lmperadori de' R()%1'1i, Figliuolo fu di Nerone 
Claudio Drufo, e Frate1lo di Germanico Cerare, per conlegut'nlc LIO 
paterno di Caligola. Vomn di f oco lenno e lommamt:me timid.}, b
'n- 
chè avetTe ftudiaro I' Ani liberali, era rcnUlo 10 concerto più rolto 
di ftolido, e perciò fprezzaro e deriCo da tutti. ForCe anch'cgli mo- 
Ih-ava d' etTere più di quel che era. E quel10 fu la Cua fortuna, per- 
chè. Calvò la vita Cotto Tiberio e Caligola, i quali vedendolo aJdor- 
ment:HO e dappoco, nè :lVendo apprenfinne a1cuna di lui, (ì ritennero 
dal levarlo dal mondo. Tibel10 nondimeno il lafciò fempre nell' 01'- 
dine de' Cavalieri. Gaio Cuo Nipote
 benchè foí1è dipoi qu.llche volta 
tenr'1to d' uccidc>rlo, pure I' avea alz.ato al grado di S<:natore, cd anche 
al Con(ohro. Trovavafi egli in compagnia, 0 poco lun5' da Cahgola, 
:lllorchè i c0ngiurati Ce gli avvcntarono addotTo. Tuno fpa\ entato 
corfe ad arpiararfi dietro ad una tapezzeria, da dove afcoltava 10 ttre- 
pi to di chi andlva e veniva, e co'Cuoi occhi vide Ie tdle d' ACprenJrc 
( ) e degli alrri 'uccifi fiaccate da i bufti (a). S' aCpertava anch' egli la 1110r- 
i
 
;:
ol7; te, qu:tndo in patTare uno de'foldati per nome Grato,.e fcopertl i Ii.loi 
&tlp. 10. piedi, il tirò per forza fuori dclla rapezzeria. Cadde in gmocchinni 
DlO I.b. 60. Claudio, e gli dimandò la vira; ma il foldato riconoCciutolo per quel 
J.oftp
: An- che era. non Colameme I' aniP.1ò, ma gli diede anche il titolo di mio 
tl':J.u. I. 19. Impcradore. E menatolo a' [uoi com pagni , che 11:avano di[putandn di 
quel che s' a velTe a fare in que! contingente, ficcol1}e per la memoria 
di Germanico (uo Frarello I' amavano, tutti concorlero a riceverlo per 
J mperadore. I>.:ttanro potlolo in una lettiga, Culle loro f palle il por- 
tarono :11 Caftello PrerOl io, cioè al 10ro qu:trtlere; rrernando egli 
intamo, e compatlìonaodolo il p()ro10 nel mlrarIo cosi ponaro, 
[ulla' credenza che il conducelTero aHa morte. Si fermò tuna qucl- 
la notte nel quarrier de' foldati, nè andò al Senato, benchè chla- 
maro, fcur.mdo(ì colla f()fza, che glicl'impediva. VenUto pù/èia it 
di 2.f, dl Gennajo, giacehè i Senaton erano difcordi fra loro, nè I11cai 
:lppari\'ano da pntere ripigliare e {ì,i1:enere I' annca Llbenà, non Iî pn:n- 
cleva riCnluzlOne alcuna nel Senato, in cui per aIrro non manca\'a il 
partito di chi p-roponeva un nuovo Prmcipe. 


Intan- 



ANN ALl D' I TAL I A. 91 
Imanto la natia paura di Claudio I' avea tenuto lungarneme fo- ERA Volg. 
fpefo, s'egli aveH'e si 0 nò da accettare l'eGbito Imperio, e tu più Ab:NO 41. 
"nlte in procinto di ritîmarlo., 0 dl rirnetterG totalmente alia volont:ì 
del Senato: quando per relbmonianza di Giufeppe Storieo, Agrippa 
R
 .di parte della Giudea, che íì trovava aHora in Roma, ed jvea 
fatto dar It-polmr.!. all' uccilo Cali301a, arrivò legretameme colà, ed 
incoraggì tal mente il vaCillanre Claudio, che contenti al buon \'olere 
de' SolJari, da' quali fu univerf.-dmente prodam:lCo Impcradore, con 
promcttcre egli a [utti un buon regalo di danari. Fu quetli il primo 
degl' [mperadori, eletto dalle mlhzie, con efcmpio infil11tamcme pregiu- 
dlzlale a1l' 'mperio Ronunoj perchè ne vedn:rno rant'alm per qud!a 
via, e col comperare I' I mpeno da i tòldat i, Ùlire al Trona. Ora il 
Senaro, a cui era già pervenuto I' avvlto degli :mdamemi dc'Prero- 
riJI1l c di Ci..udio, rrovandolì ben intricato tra il ddiderio di ricu- 
perar la Libcrtà, e II tlrnore di non pore do , manJò a chlamare il 
Re .-\grippd, per valerfi del fuo mezzo. Qgelt' uomo dot'pio, quant' 
alrri mell tof]
, comparve in 5en:1[0 ben pn-,'fumaro, e fingtl1do di 
nuìla f:.tpere; anZI dlm:tndando dove folIè Cldudio, fu info! mata del 
prdcmc htll.ma dc' pubbhcI affiui, cd ime.rrogato deì tuo parere. Lodò 
egh t(
.lln]'lmem
 Ji lor difegno dl rimettere In pll
òi ja Repubbllca, 
e ti prolctto pronto a dar la vita per la glori
 del S.:naro. 1\1.1 ndlo 
Heßü tempo ip.u-íi: II tcrrclI-e in tutti, mottrando la ddncultà ài reli- 
Here a I Prcrori.mi, e loJ.lI1do to fine, che Ii f.tcdIè una deputdZione 
a Chudio, per doltarlo a ddì tkere: al chc egh iì eiibi. L'\.CCCttaroi 
r otlerra, c d
pu(atl con lU1 .1!'1che i Tribuni ddh Plcbe, andò L-\gri ppa 
a t\"(w<lr Clauülo, e fece pubblie>tmenre r amb.llclara. PutCla. 111 un 
ragionamc:nto a ['alte eipote a Claudio 13 debolczza ed inccnezza del 
SeD.no, efort.and,)I? a prenJcre Ie briglie con mano forte. P_crclO per 
q
l.lnro dlcdlcro d'pol i rnbuni per f11llu,)\'crlo, e per conh.:nurc al- 
me no di ncevere 1'1 mp.:rio d.lIlc m.mi del :)cnaro, CI.lUrllO tcnn.: taldo, 
c.on promcttere folamcl1tc un buon govt'rno. D.l che il Sen.lto ebbe 
flceVuta <]u.:tla rilpolka, volle fare il bravo col minacci.ugli la gue::rra, 
c: Claudio ne mJltrò paura. P..Isò fra qudli dubbj il dl 2.f. dl LÌt:'n- 
najo. l\.1a Imanto andarono cangiando fàccia gli ../f.u'i. 1\lolra pane 
dd Popl)lo comincio a gndare dl voler un Principe, e ne nutnmo an- 
c,ara_,.u.:uni; e venuto il dl 2.6. non pochi dc'Sclutori lkr[l:ro ntlra- 
t', knz-a enrrarc in Scn.ltO. II peggio fu, che <lUJttl 0 CompJ.t=,nic 
fin <]Ut ubbldicmi a Chcl ea e a Sabino, volt:lfono L,:.1Cca, ed ..b[)I
IC- 
Cl.lrOnO II partlto di Claudio. Altn:nal1to Lcno i V Iglll, i GI....ù,a- 
tori, e gli aIm toldatl della Città, in m,ll1l<.ra che i Sd1alOl i J luuLti 
cO,me 111 liola nel Senato, s' .lppigliarono in fine, benchè forz.ltl, aila 
nio.uwm ói riconùtCere Claudio per Imperadore. AnJJ.wno ow.que 
tunl .t gc\ra al <]uarner de'Sl)ld-1.ti per talut.lrlo; 111:1 furonu Sl I1Ml 1'1- 
ce. uti da coloro, chc ne reHamno akuni badoròd.tl, cd altl i tClltJ; e 
POlll p 011l0 ::'tcondo, I' uno de' Confab, corfe pellcolo ddla vila Clau- 
dIU ,cd 
'\gnppa s'imtrpoiero, cd acqucrarono quegh anilni IUlbo- 
lentl . ,1\1 1.. Aùo- 


.. 



92. ANN A LID' I TAL I A. 
Fl\.A 'O:
. . . Allora Claudio ,accompagnat? da! Senato e daUe 
ilizie, a,guifa 
A" N 0 4 . d
 tno
fant
, fi mafie 
 e d?pû efic
'
 ponato al T
mplo, per rmgra- 
211r gh Du della [ua claltazlone, palso al Palazzo; ne &ltrodi funefio per 
all('lra operò, [e non che per politica condannò a mone alcuni degli 
t'ccilüri Lii Caligola, e mallimamente il lor Capo Callio Cherca, che 
C01 aggiotlmentc la laflèrì . Volle pcrdonare a Cornelio Sabino, e con- 
k rvargli :mche la fua carica; ma quefii non fapendo Copravivere al\' a- 
mica Cherca, fi diede poi l:1. matte da [e HcfTo. Del retia Claudio do- 
pa aVCI"e ricevllto i titoli di Ce('uc Augufto, e di Pontefice MalIìmo) 
c hi Tribunizia Poddtà, fi truOV.l di1limo da Tiberio fuo Anteccfiò- 
re, coil' efière chiamato Fìf!,liuolo di Drttft, 0 pur di 'llberio: laddnvc 
(a) .Mrclio- Tiberio s' inritola\ a Figliuolo d' AUf.ußo (n). E ndlc Medaglie Tlbnio 
ba,r,
uJ NlI- è memovato col [010 Prcnome TIBERIVS CÆSAR.; ma Claudio 
;m/m. I1JJ- TIBERI VS CLi\ VDIVS CÆSl\R. N è Claudio tülca ante pone il 

:;"
Úl, titolo d'lmperadore al lilO nomc, nla po[porlo. Ora anlh' cgh, non 
Pa.
ITIJ4S. c.7 meno di qucl che avcfTero fano i precedcnri due canivi Impel ,idori, 
4111. dlede un bel prmcipio al fuo governo. La più glorio[a dellt: aZloni 
lùe fu quella di accordare un gt"nel al perdono a c hlunque a ve:t trat- 
rato di I idurre di nuovo Roma aHo Haw di Libu tà, e di elcluccrc 
!ui dall' Imperio. N è egli ri\'angò mai più qudìi contI, anzl promofTe 
a i graLii piÜ illuO:ri chi s' era moiharo pill zelaruc in quella occalione. 
Guai a lora, s' egli avefTc avuto il cuor di Tiberio, 0 (ji Caligola. 
Anzi nè pur feee vendetta di [anti e tan[/, cl1e in vita privata 0 l'a- 
veano oltraggiaro 0 \'ilipe[o, g,lfiigandoli fohlmeme lè Ii provavano 
rei d' altri dcliui. Allorcl1è giun[e in Germania la nuova dell' ucciCo 
Caligola, furonvi mol[i, che folleci[arono Sulpieio Galba, Gt'neral 
di queUe Legioni, ad afJumerc l' Imperio. Mai non volle egli accon- 
[emire, perchè più poreva in lui l' onore, che \' ambizione. Cl.tudio 
di ciò informato, tcnnt: fempl"c Galba per uno de'lùoi migliori amici; 
laddovc Tiheno e Caligola furono [aliti di levaI' di vita chiunque cre- 
deano riputaro degno dell' Imperio. On al[ro meri[o iì era aeqwHaro 
Galba nell' Anno preccdente, pcrehè appena fu u{cito delle Gallic 
Caligola, che i Germani fecero un! irruzionc nelle Provincic Rom:lI1e; 
Ina Galba Ii ripu;sò cen tal \'igore, che fu lodaw jnEn da Caligola, 
Prmcipe per alrro invidio[o Della gloria de'luoi Generali. In queO:' Anno 
ancora egli fconEfiè i Popoli Cacti nella Germania: laond&: Claudio 
per tal viuoria, e per altra rapporta[a da Publio Gabimo conu'o i 
Cauei, fu nommato I mperadore per la [econda volta. II tlmido natU- 
ral di Claudio, avvalorato anchf' dal recente ercmplO del N ipote, ca- t 
gion fu, ch' egli per un mere non osò d' cnrrar nel Senato; nè a1cu- 
no, ancol'chè donna 0 f.meiullo, da h innanzi a lui fi aeconò, Ie pri- 
ma non era viGtato, per vcder, fc ponafJè lotto colrdlo, od altre 
armi. And;lI1do a qualche conviro, [enea icmpre Ie guardie inrorno alla 
tavoh; e volendo far viGta a qualche malato, hlcea prima ben cereal' 
per ia camera, e per gli lerri, Ce armi \'i foOèro. A fine poi dl cat- 
tivar1ì il pubblico amore, levò tofto, 0 almcl10 ril1rinfe a(faiffimo la 
licen- 



ANN A LID' I TAL I A. 93 
licenza concc'duta ad ognuno in addietro di accurar
 ch!unque fi volea E l\. A Volg. 
di Jcra Maefià (a); e ri'mife in libel tà 0 richiamò d:lll' efilio Ie perfone ANN 0 4 1 . 
proC
{f.1t
 pcr qu.e
o, co.n voJel11.e nondi':1eno il 
onfen
o del. Sen.1to. (a) SUt!O"1, 
Aboh gh aggrav1 Impolh da CalrgoJa, ne volle I r{'gaIt annUl coman- i/l clo1udiø 
dati da d1ò iuo Nipote. A chiunquc indcbitamente era flato fpoglia- caf. 
, 
to dc' fuoi beni dal medefimo, e da Tiberio, Ii rel1ituì. Fccc anchc D;o LJb. 60. 
rendere alle Cinà Ie l1ame e pitture, che Caligob avea 61fto con- 
durre aRoma. Sopra tutto ebhe in abbominio gli Schiavi e Liberti, 
che [otto il difordinato precedt"nte Regno fi crano rivoltati contra 
de'lor P.ldroni; e fimilmentc I fJlfi tcfiimoni, che in addierro aveano 
avuta gran voga. Egli ne feee morir Ja maggior pane, obbligandoli 
a combattcre negli ;\nfitcatri colle fÌere, La fila l110defiia era grande. 
Abborrì I'alzare :1 lui de i Templi; per 10 piìl ricusò anche Ie fta- 
tue; a\rri onori lhaordinarj nOT) volle nè per fe, nè per gli Figliuoli, 
llè per la Moglie. Due erano Ie fue Fi
liuo!(', Antonia, che fu ma- 
ritata a Gneo Pompeo in quefi" Anno, a lui nata da Elia Petina, fua 
feconda Moglie defuma; ed Otta'z:ia nata da P"aleria Afe/lillina, fua 
,Moglie vivèllle, che fu pr()md1à a Lucio Silann, e poi fll maritata 
a Nerone crudeliffimo lmperadore. G Ii panorì effil I\1e(fa1i na un Fi- 
gliuolo nell' Anno prefel1te, conofciuto dipoi fotto nome di Britannieo 
Cefare. Trattava egli co i Senatori con molra bnntà e cortefia, vifi- 
tandogli anche malati, cd aßìflendo aile lor fefie private. 9norava 
fpezialmentc i Con[oli, alzandofi anch' cgli al pari del Popolo in piedi, 
allorchè imervenivano a gli Spettacoli, e qualO1"a :mdavano al fuo Tri- 
bun ale per parlar
li. Parcamente ancora vivea, ed era indefelTo a far 
giullizia, cd attento, perchè gli altri la facefT"ero. La fua liberalità 
verCo i Re fudditi fu riguardevole. Ad Agrippa, a cui profefT"ava di 
granJi obbligdzioni, conccdette tutro il Regno pofT"eduto da Erode il 
grande Cuo A volo, e ad Erode fuo Fratel10 il paefe di Calcidc, col di- 
rmo ad amendue di federe in Senato, ed altri onori. Reftiruì ad Ân- 
/ioeo la Provmcia di Comagene . Mife in libertà Afit1"idate Re d' Â1'- 
menia, e gli rendè i fuoi St:1ti. Richiarnò ancora dal loro efilio a 
Roma Âgrippina, e Gittlia Livilla, che Caligola lor frarello avea rele- 
gate nell' Hula di Ponu, In fi)mma sì farte lodevoli azioni ful prin- 
cipio acquifiarono a Claudio l' amore d' ognuno, tlupendofi probabil- 
mente tutti, come un uomo creduro da nulla, e ftolido in addietro, 
companlTe ora can sì diverfa divifa, e f.1.pelTe correggere con sì buon 
garbo gl'innumaablli difordini, inrrodotti da i due precedenti Augu- 
fb, e con tanta amorevolezza e giu!lizia fi fofiè accinto al pubblico 
governo. 


Anno 


/' 



940 


ANN A LID' I TAL I A 
 


Anno di C R 1ST 0 XLI I. Indizione xv. 
di PIE T R 0 A PO S T 0 L 0 Papa 14. 
di T I B E RIO C L A U D 10 Figlio di Drufo 
 
Imperadore 2. 

 TIBERI0 CLAUDIO GERMANICO AUGUSTO per 
Confoli la feconda volta, 
GAIO CJ::.CINA LARGO. 


E II. A V oJg. N EW ultimo di Febbraio Claudio Ãuguflo fi fpogliò della dignità 
J'J. N N 0 42.. Confo1are, per ornarne non lì fa bene chi. Ha credutn (:1111110, 
che gli fuccedd]e Gaia f/ibio .Cri[po, ma giocando ad il1dovinare. 
(a) Dio lib. Nelle C.tlende di Gcnnalo la) cOo Claudio Augulto Conlole fece ben 
60. gmrare &-4 i Scnatori l'ollèrvanza delle Leggi d' Augulto, e la giurò 
egii IleOa; ma non prctefe, nè permit\: un l1mile giunmemo per qud- 
Ie, ch' egli tacdfe. S' erano già ribdlati i Popoli ddla Ma\1fItaruJ per 
la mone data da Caligola a Tolom
o.Re lora. In .quell' _-\nno rima- 
fcro d1i fConfÌui da :'u{"tonio Paolmo, che s' il
o]trò fino a1 Monte 
Adame, e lacchcggiò queUe comrade. Due alrrerone ]01' dicde Jipoi 
Otidio Geta, di maniera chc pofare Ie armi que! pacfe urnò curto 
aU' ubbidienL.a di Roma. Claudio per tall vJt[one prelc il [itolo d' lm- 
peradore per la terza volt:!; poichè 11 mento d.:ll.: vittorie ti artribUiva 
ièmpre al Generahllimo delle M lIizlc Rom,me ([ali erano allora gl' I m- 
peradori) e non già a gh UfÌzlali Cubalterl1l. Patì in qu
 Ii' Anno (b) 
,Roffia gr.lI1 t"dmc. ClaudIO _-\u 6 u :to non m,mcò al fuo dovere, per 
provvcdcre al bllogno. ,.E perclOccbè Koma Ii trüvava tenza Porro in 
fua vicinanza, nè k navi nd tempo di verno oI-:l\'ano p0nar grani alla 
eml, ChuålO Imprefe a formarne uno di planra: opera d.'gna della 
milgnlfÌcenL.a Romana; e tauto più gloriolå per Cl.tUdI0, perehè GIl1
 
lio ClÚrc avea avuta la medefim,l idea, ml per 1a grave fp-=[a c d1Ífi
 
cult.ì di cfegUirla I' aveva abblndonat.t. AHa sboccatur:t dunquc del Te
 
vcrc, e,da11.tto del fiume ofpúLto aJl'altra, dove era 01ba, f.:ceca- 
yare un Porto valbi1ìmo nel continente, con due all', cbe fi fporge
 
vano moho 10 l1ure; 1l tutto guenllto dl marmi e con Torre, 0 tia 
,Fan:lle ben alto. Si crcdcrono' gli Architetti, chiamati per tal hlbbri- 
C.l, di fpdvenurlo con dlrgh 1.1 Iterminata fpcÜ, cbe cof1:erebbe. E
]i 
tanto pìù 1
 n'lIlvogho, e volle flrla, c la condulfe a fine con gbna 
graQdè del fuo nome. ReJ.b tULtaVla il nome di Pono a qud fito, lna 
(c' P/ini,.s non già vell:igìo del POl'[ú mc:ddimo. l{acconra 11mio (c), come tefii- 
I.b. 9. c. 6. mOl1io di veduta, C
lC mcntre Ii fleea quell' inlÏJne t'J.bbrica, capltò eo]à 
un mollro In,mno, chiamaro Urea, III tmifurata gr:lnd
zzJ. Pc::r pren- 
d.:rlo, bilogno invlarv,i i Soldar.i dd Pretorio, e vane navi, UlU d::llc 
CjuJ.1i rd
ò ilftòndata dall' acqua gmatavi dalle narici del Peke. :\1olte 
kggi' 


(b) S'/ttøn. 
in CI.lU.:JjØ 
c. 1.0. 



ANN A LID' J TAL I A. 9> 
leggi utili e bUClne fece Claudio in quef1' .c\nno, e fra J' ahre' ordinò, E It A ,"o'g. 
che i Governatori e 1\1 ini firi delle Provincie, detti nel principio A Nil: 0 4:t. 
dell' Anno, e foliti a ferm:1tfì lungo tempo in Roma, per tutto l\larzo 
dovdfero trovarfi aIle loro Provincie; e che gli deni nol ringraziafJè- 
fO in Scnato, come era il cofiume. Dicea, che non e../ft a Illi, ma tgli 
lid effi dO'l,.'ea relldere grazie, percH I' aiufa'i.:ano a porfflre i/ peft del P,'in- 
Ûpato, e coopera'Uano at bllon governo de' Popoli, con prometter anche 10- 
ro maggiori onoTi, fè con lode avdfero efercirato il loro impiego. 
N
on [arebbe fiato, Claudio con tuna la fua poca tefia un Prin- 
cipe canivo, rerchè non gli mancava una buona intenzione, e mofira- 
va genio aile cofè ben fatt
, rm'o ret altro d"orgoglio e di fafio; e 
fuUe rrimc regolandofj (01 cl"nfig,io de' fåvj n(1n mctteva il piè in fal- 
10. (.) Ma per fua, 0' per alrrm difgrazia ccminciò a comparir catti- (a) Dio, lib., 
'\"o't rarte per gli mali efferri del ruo natural rimorolò, e pane perchè eod. 
A1eJ1åJi1la lua Moglie, la rill impudica Donna del 1\'londo, 
 Narcifo 
fuo LIberto fa\'oriro, ed alrti mali ameli della Corte, abufandoli della 
dl 1m fccrnpiaggine, il faceano rrecipitate in rifè.luzioni indegne di 
1m" e lomn1amcme rregilldiziali al Pubblico. Qud cl1e rarve thano, 
d..ll' un canto era un cOniglio picn di raura, e daU' alrro uno de' fuoi 
magglOtl piaceri confiHcva nell' affifiete agli abbominevoli Spettacoli 
de' Gladtatorì, e in veder gli uomini combarrere con Ie fiere, e refiar- 
ne aHiuilimi ftracciari e divor3ri. Diede ancl1e da ridere, I' aver egli 
f.'mo levar l'infenrar;1 Statua d' Auguflo daIl' Anfireatro, acciocchè non 
veddfe rante tiragi, (; non convcnifle ogni volta coprirla ,_quando egli 
viveme non avea t<:rupolo di guatarle sì fpdro, e di prenderne tanto 
ðiletto. Certamente fu creduro, che avvezzatofi in quefla manina al 
fangue umano, dlveniíT"e poi sì facile a f pargerlo co 'fuoi inglU Hi de- 
creu, da che 10 fpmgevano al mal fare I' iniqua J\log1ie, e i flloi rer- 
verlì Scrvitori di Corte. La prima fua ing1uflizia, che cominciò a far 
grande ilrepno, fu b. maTte di Appio, 0 fia Gaio Sitano, uno de' pili 
illuthi e filmari Sl'narori di Roma, e tenuro in gran contO, ed ama- 
to da Claudio fieflo, percl1è (b) Padrigno ð; MdT:'llina fua Moghe, a- (b) Suetøn 
vendo fpot.na Domizia Lepida, Madre d'efT:'l Mefl:'llina. E perciocchè in Claudio 
Ú fa, che CLtudlO aVt'a già fani fcguir gli fponC'lli fra OttaÛa Flgliuo- cap. 19.- 
la fua e di MdfJ.lma, e Lucio Silano, s' è creduro, che' qudlo Lucio 
;ual In 
5il.1no foíT"e nato dal medcfimo Appio Silano, e da Giulia Nipote oeD. 
d' Augutlo, fua pnma Moglie. Q1
fii sì firetti Icgami di paren- 
tela non, rrattenncro I'infame Mt:íT"alina dal tentar A rpio Silano d' a- 
dulrerio. II non' aver egli volmo confenrire, fu un, grave delitro, 
a punir il quale MeíT""lina e Narcifo li fervirono' della feguenre 
furberia. (c) Entrò una m'lttina per tempo N arcifo, m'lla camera (c) SUtton. 
di Claudio, che tuttavia dimorava in lerro colla Moglie; e f.lcen- Ibid. 
. 37. 
do ,10 tþ.lVentaro e il tremlmt', gli raccomò di aver "eduro in fo- DID lib. 60 ' 
gno 10 tleíT"o Imperadore, UCCI{;1 per m:lI1o del fopraderro Arpin. Salrò 
sù allora MeíT"alina, t" calcò la m.mo con dire, ave-I' anch' ella nelle notti 
addietro più volte con orrore fogn.uo un sì orrendo fpettacolo. Nello. 
HefT 0 . 



96 ANN A LID' I TAL I A: 
ERA \"olg. (l-cllò tempo vicn buf'Lno :111' ufcio, ed è A ppio Silano, c1)(
' MeIT.11in:i 
AN NO +
. c Narcilo d' accordo aveano (ttto vel11re a quell' ora. Non occorfe di 
più. Claudiu,. a cui in m,ttc!'ia di fofpeni Ie blche pareano montagne, 
diede wtto ordine, che gli tolfc levata la vita, e 1" ordme fu efeguiro . 
Ponò 10 ítdfo Claudio a1 Senato queita bdla nuova, come liberaw 
da un gran pericolo, e moito rinðr.1zlò il fuo Liberto N arClfo, chc 
anchc logmndo vegllava cosi bene per la vita delluo I:'adrone. Somi- 
gliami toghc di [01 pcni e timon _fecero, che ClaudIO in <lItre occa{ìo- 
111 toglidle dal l\lundo alrrc perlone innocemi con fub:uneo furore; 
ed acc.1ddc tal volta (COt,t!1W era ttupldo) che dopo aver (IUO morir 
taluno, come tomato in sè ne dimandava como, credendolo VIVO. 
Detwgli, che per ordme fuo non IÌ contava più fra i monali, fe ne 
ramm.lncava poi forte, ma [enza profino de I morti. 
Crcdclì, che I' il1glUtla motte dl Silano, e il mirar la fiupidità 
di Claudio, capace d' altre lì mlh faliè carnere, delfe mow ad una con- 
giura comra di 1m: tanto PIÙ perchè durava 11} moltl I' id
a di nmer- 
tere in piedl la Llbenà del1a Repubblica, nè pare.l ClÒ difficilc 10[[0 
un lmpcradore impJ.lhw dl paurot. (a) .dfmio f7ïnicia,Jo,o .JI.1inucißio, 
fu delle prime mote dl tal Col
111'azlOne, liccome quegli, che n.)11 íì 
tenea mal ficuro, dopo cHae !taw uno dc' princlpah ndlJ conblUra 
conrru Caligola, e prl)pollu anche 111 SenalD, pt:r (uccedergh n.:ll' I mpe- 
ria. . 1.1. Sl grauJe lIupreÙ non Ii putea complCfe lenza I' arml; c Cl..1UJIO 
intanto era ben aJlìllHo da i Prcronal11 e da1!' aim: milizle, che tlJ.va- 
no dl quarl1ere in Rom,\, perchè, olue alla pag:! ordmaria, Ii r.1llc- 
grava ogm anno can un buon J'Lgalo. SI rivollero dunque 1 con3iur.1ti 
a .fùrlO CamiiJo SCl'jboultmo, chc comand.l.va ad alcune Legiol1l nella 
Dalmazla, promettl.:ndogIi aimo) (è armJ.to vemva a ROl11a. Vi làlto 
egli dcmro, e bttalÌ glUrar feddtà da quell' ekrcito, col pretello di 
re1tituire il Popolo Romano nell' antlca autontà, tU([O ando dilpoilcn- 
do, can ifcrivcre imanw una lettcra tùlminame e piena d' inslUrie ;t 
Claudio, minJ.cciandogli tutti i malanl1l, Ie n()n rinunzia\'a 1'1 mpeno. 
Rlcevura qllelra impenol:t 1l1tlm.\Zione, non era lonLU1o Claudio d.lll' ub- 
bidirc; ma un accldcnte il hbcrò dal pcricolo. Data da Furio Camillo 
i1 Jcgno ddia marcia, per calo forruiw fi trovò duticulrà a rollev.\!" 
Ie inkgne, che) feconào il cotlume, Havano conhcCate in terra. E- 
rano I H..omal1l d' aHora l.t pili fllpcrlbzioia genre del mondo; b.ldava- 
no a (liHO, ll1
erprctando anchc Ie menome bag.lttelle per preÙgi fa- 
vore\'OII 0 contr.uj dell' avvenire. B 1I1ò queUo perchè i Soldau cre- 
dellèro volonta dt:óh 011 tl non d,tr cll:cUZl
lne al medltato viaggio 
Furia Camillo trov.mdo{ì delufü, Ie n.: fuggì in un'J{oJa della Dalma- 
Zla, dov
 (h) fra Ie bracela dl LJlunÜ fua Nloglie fll ucciCo da un lean- 
pl1ce foidJw, appell.1w V olagllllo, 11 quale, premlaw poi da ClaUJIO, 
alcclc a I pll1111 graJI de,la n,1I1Z1a. Per quella [edizlOne termin.ua con 
tama felicltà, CI<luJIO fece t:tr d, moire perqullìz.iom in Rom.l, a fin 
dl lcopnre i comp1Jci. AleUt;i furono glu{bzlJ.ti; aim iì levJrona 1.1 
vila d.a fe Hdlì, fra i qu,ui lì1czialmenre (i contò il fopr' acccnnato 
Vin- 


\ a) Silt/on. 
in Cla'idio 

ap. 13. 
DID Jib. 60. 


(j) Tad/. 
LIijtDnar. 
'I 
I :J. 2.. '.75. 



ANN ALl D' I TAL I A, 91 
Viniciano, 0 Minuciano. Non poehi anche de i Cinadini Rom:1ni, ER A \",'.;. 
de' Cavalieri, e iniin de'Senatori furono meffi a i tormcmi, e è,\t3 li- A Joi" Ú -ì-:' 
cenza a i Servi e Liberti di aeeulare i, loro Padroni, beoehè Claudio 
nell' Anno addietro avdTe abolito quegli u{i. In lomma Ii riemplè turta 
Roma di fofpiri e di terrore; e quei foli fc 0' andarono falvi, che fep- 
pero guadagnar{i la protezion di Md1àlina, 0 de i Liberti di Corte. 
Fu ot1ervato il coraggio di un Liberto di Furio Camillo, pc:- nome 
Galefo, che interrogate da N areifo nel Senate, coiã egli avrebbt: L1t- 
to, fe il Cuo Padrone fol1è divenuto Imperadorc: Gli avrei, rilþolè, 
tenuto dietro ftcondo it mio fllito, ed avrei taciuto. In que11:a occa{jone (a) (a) .PlinJu.s 
Cecina Peto, già 11:ato Conlole, che avea fpofato il partito di Furio JI
n
r 16 J. 
Camillo, fu prefo e condotto a Ro
a in una nave. .Arria {ua mòglie, ,Pl. I . 
donna di peno vIrile, rigettata da quella nave, gli [cnne dietro in una 
barchetta; ed arrivata aRoma, ricor{e a l\1e{falina, per raccomandar- 
fete. A vendo trovata con lei Giunia Moglie del fuddetto Furio Ca- 
millo, la rimproverò, percht': tuttavia vi\'elfe dopa la morte del ma- 
rito. Avrebbe potuto Arria, mereè del favorc di Mc{f"lina, non fola- 
mente vivere, ma anche Cperar buon trattamento; pure s' mea priceiò 
tanto di non voler fopr-.ayivere al Mariro, che do po aver veduta difpe- 
rata la di lui caufa, prde un pugnale, fi trafil1e, e poi dic:de il ferro 
medelimo al Marito, acciocchè faeel1è altrenanto. Queil' atco d' Arria 
vien efaltate colle trombe da Plil1lo il giovane in una delle Cue Epiilo- 
Ie, e da Dione, fecondo la L11fi\ idea, che aveano i Romani di qucl 
tempo della Gloria, qua{j che poíTà elTere conforme alIa retta r.lgione 
I'uccidere un innoeeme, e non lia più gloriofa quella Fortezza, che 
L'\ foftèrir 
c maþgiori c.alamirà. 
 on ,Ii può fallarc credcndo, ch.: dopo 
la mone dl Funo CamIllo, fo{fe mVlato al gO\'erno della Ð.llm:ìzia, 
o fia dell'lllirico, Lucio Ottolle Padre di OUone pofeia Jrnperadore, di 
cui parla Suetonio (b) . Fu egli sì rigorofo, che fece tagliar la refia (b) SUttm. 
ad alcuni lemplici foldati, i quali pentiti d' avere aderito ad effo Ca- In Othønt 
millo, di lor propria aurorità, e comro I' ordine aveano ueci(o i 101'0 'ap. I. 
Ufizlali, com,e autori 
i quella Cedizione,' fenza far egh calò, fe difpia- 
ceva a ClaUdIO, da CUI crano anehe ílan promoffi alcuni di que' {oldati 
a patio maggiore. N 
 acqui Ilò gloria preíTo i Romani, ma perdè moho 
della buona grazia di 
laudio" co
 ricuperarla nondimeno d.1 lì a poco, 
per avere [copeno e nvelato II dllegno formato da un Cavaliere di ue- 
cidere eífo Imperadore, 
, 



o,
 

 
 "" 
,I( , 

 '., 
 
 .. 

, i 


\, . 
, ,lAø 
A 

 


rom. I. 


N 


Anno 



98 


ANN ALl D' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 'XLI I I. InJizione I. 
di PIE T R 0 A P 0 S T 0 L 0 Papa I 5. 
di T I B E RIO C L A U 1) 10 Figlio di Dru[o, 
Imperadore 3. 
Confoli S TIBERIO CJJAUDI0 AUGUSTO per la terza volta, 
"2 LucIo VITELLIO per la fcconda. 
E JI. A V olg. N On più di due MefÎ tenne l' Augujlo Claudio il fuo terzo Confa- 
AN DI 0 4). lato (n). V' ha chi crede n lui fucceduto nel dì primo di Marzo 

] I;
m In Publio Palerio Á(t/f,tico, qucl medefimo, che avea tenura m:mo ad ab- 
ca:. u 1:. bancre il crudele Caligola, ma è opinione incerra. Pitellio Con{olc: 
. q':1cJ. medelÎmo è, che vedcrnmo Proconfole della Siria, e ch'ebbe per 

Igltuolo 17ite/lio pofcia lmperadore. CoIl' adu1azionc lì falvò [ono Ca- 
llgola, con qudl:a :mcora fi fece largo prefTo di Claudio. N dIe Ca- 
len.de pofcia di Luglio giudicarono aIcuni Erudiri, chc a i [uddetti Con- 
fo11 ne fuccedelTero due altri, cioè Þ<..lfinto Cltrzio Rufo, e Pipfanio Le- 
'laic. Plaulibile è la lor coniettura, ma non è più che coniettura. V' e- 
(b) Dill lib. r
no sì [mifiIr:ltamenre moltiplic3te in Roma Ie Ferie (b), che ht mag- 
,. glOr parte dell' Anno era fcriata; ed n\lora non lì teneano i pubblici 
Giudizj. Vi rimediò Claudio Augufio, riducendo e{fe Fene ad un nu- 
mero difcrero. Tolfc varj Ufizj a chi inclebitamenre gli avea ottenuti 
da Caligola, e Ii refiituÌ, 0 Ii conferÌ a chi ne era dcgno. Al Popolo 
della Licia, pcrchè avea [.1[(0 un tumulto, con uceidere an cora non 
fo quanti Romani. levò la liberrà, e fottomife quella Provincia alIa 
Panfilia, Privò dclh Ciuadinanza di Roma uno di quel pe{e, perchè 
non imendea la Lingua Latina; ed altri fpogliò del medeíimo dirino 
per loro (111i; rna conferillo P(\1 a moltiílìmi alrri a capnccio, nè folo 
a i panicola,.i, rna anchc rtlle Univedìrà e Cinå. PiÜ nondimcno que- 
gli erano, che ricorrendo con d.mari a Me{1àlina, e a i Liberti f.!.vo- 
riti di Corte, l' impetravano; di modo che fi dicea, che la Cittadi- 
nanza Romana, la qnale una volta (ìccomc bel privilegio fi paðava ca- 
l'iílimo, era divenuta sì a buon mercato, che con un pezzo di vetro 
'- fotto fi acquifiava. Nè [01 queflo fi vendea da Me{f.1Iin.1, e da i Li. 
berri Palarini, ma an cora gli Ufizj militari, e i Govcrni, con emrar 
ancne a far trafrtco, e a caval' danaro dil1h Grafcia, e dail' a1tre cole, 
che fi vendcvano: il che feee incarire i lor prezzi, c necefIàrio fu, che 
Claudio Iwl Campo !\1arzio alia prefenz1 del Popolo Ii ta{f.lfTe. Ed in- 
.c) <]uvena- t
nto \1effillina p;ù che mai .d:1.ta!ì in preda all:l Li?idinc (c) 
 e Sf.IC. 
'is Satyrn 6. clatamente adulrera, fenza nfpetto alcuno del IVIanto, era 1 oggctto 
Dill, i
1l1, delle diceric della g
nre accorta. Se vero è ciò, che pe lei ifTc Giu- 

utto l nlJl
 venale, lafci:tw la notte in lcrto I' addorrnenr to buon Confol te, tra- 
In C au", .
" rr . b l- I "' L ' ,1 11 " f, f . 
IAR. 1.6. 'Tel
lta pailó1\':1 a 1 pu U leI Uranartj ne eontl;.nta u.C III .\111': UJ Vi- 
"cre 



A. N N ALl D' I TAL 1 A. 99 
· Yere forzava anche altre Nobili Donne, con chiamarle a Pa]azzo, a Ell A Vo:
. 
protbtuire ]a lor pudicizia; ed anche in prefenza de'lor Mariti. A chi Au H 0 43. 
d' effi fi contentava, non mancavano onori e potH; a gli altri, che non 
:1mavano quelto vituperofo giuoco, fabbric-ava trapole, per fJrli con- 
dannare e morirc, trovando maniere, che non penerraífe a gli orecchi 
del goffo Marico I' enorme fordidezza del vivcre iuo. Perclò Claudio 
era quafi il 1010, che non f.1peíTe un' mfamia sì moitruofa. Anzi tcinc- 
camenrc t:Jlvolta cQoperava allc pazze voglte di lei, ficcome fr.1 l\altre 
avvenne di Mneilere f;imoCo H1:rione, 0 lìa Co mediante . Era pcrduta 
nell' amore dl conui 1a bctlial MeOàlina, nè m:<i con preghiere 0 mi- 
nacce avea patuto trarlo alle fue voglie, perch' egli dov(;a ben milù. 
rare il pericolo di quel [alto. Lamenrofiì ella con Claudio, che l'vlne- 
fiere]a fprezzava, nè volea ubbldirla in cerro altro afFare. Fatto1o 
chiamare, I' Augutlo buff.1lo gli ordmò di far tuno qu:mto ella gli co- 
mandatTe. Nell' Anno prc1ente ancora riufd a MeíTallll.l di 1evar d.11 
l\Iondo due PrinClpcíTc dclla Cafa Cefarea (a), cicè Giu/i,. Figlluola di (a) Senff. 
D,-u{o Ccfare Pigliuol di Tiherio, e Gitefia Livilla SorcHa dell' uccifo 
Ju::
i('ol. 
Cal/g{J/a., e di AgrippÙza poi moglie dello tieíTo Claudio. Pc:rch' el1è in Cla:,
. 
voleano gareggiar con lei in bellezza, e in po{fanza, nè ufavanle aíTai cap. 19. 
f1nezze, e Livilla in oltre da fola a fola parlava lþeOè volte con Clau- 
dio, feppe così offufc
re 11 ccn cl
o 
,I M
rito Augufi:o, c,he (enza 
bfciar loro agIO per dltcnderfi, Ie mvlO 
ll altro l\londo, 1 Ut1.1 co1 
ferro, l' alu.a coIJa tàme. Jl celebre F1iolofo Smeca, perchè ami co di 
Livilla, fu. in tal congiuntur.1 rdeg,,-to nella CorLica, e fi vendicò poi 
di Claudio morro con una Satlra, che s' è contervata tino a i dì Iloilri . 
Fin quì la g
and' Ifo,la dclla 
retagna, .oggldi appe1Jara Inghi1- 
terra, non avea plegaro 11 collo lotto 11 glogû de' Romani. Perchè 
quamunque Orazio (b) fembri indic
re, che Aùgufto vinccíTe que'Po- (b) H
rntillf 
poli, e Servio..(c) chiala1?ente l' i?tegm: pure ,')[rabon.e (d) a1T.l1. f.1 co- odar.Jib. 3. 
nofcere, che CIO non fuOlne; ed e cerro, che anchc a I tempi dl Clau- I. . 
dio que' Pop?l.i v.iveano fonopoiH . a' varj, l
ro R
, amici .10lamel1t
, fl
) 

:;;

s 
ma non fuddltl dl Roma. Pcr caglOne (e) d alcum deferron non rdh- Gurgic. 3. 
tuiti s'intorbidò 1:1. buona armol1la fra i BriraußI e Romani; e un ccr- (
) Srrabø 
to Berico cacciato dalla Bretagna, tanto feppc dire ad Aulo Piauzio llb. 2.. 
Senator chiariffimo, Pretore aHora e Governatore deBa Gnmania in- 
?d. 

e
. 
feriore, che gli fece credere facili Ie conquitie in quell' 11ola. Clau- Dio Jib. 6
. 
dio informato dclla propofizione, e voghoto di gUdd.lgnare un trion- 
fo, vi confentÌ. Trovò Plauzio una fomma renÎrcnza nell' elerciro, per 
ulèire del continente, e pa1T.1re in un p.ldc incognito; nè fi volcano 
in fat
i mUOVere. 
rrivò colà Narcifo fpedito con ordini prcOàl1ti da 
Claudio. QueUo Llberro, gonfio pel gran favore dd Padrone, ardi- 
tamente falì ful Tnbunale di PlaUZlo, per fare un' aringa a i [oidari. 
AHora a tutti montata la collera, cominciarono a gridare: Ben 'Vclluti 
4. Sat
rnali: perchè in que' Giuochi i Servi fi travelhvano con gli abi- 
tI de Pad rom . E fcnza volerlo afcoltare, alzate Ie b,lI1díere tcnnero 
4ictro a Plauzio, il qua]e colle N avi preparate andò poi a Eire uno 
N z. sbar- 



100 AN!' ^ LI D' I T ^ L I ^. 
1':11. A VoIg. sbarco nella Bretagna. Non li afpettav3no que' Popoli una tal vj{jta; 
ANN 0 43. e perchè non s' erano nè preparati, nè uniti; li diedero alIa fuga 
nafcondendoli nelIc felve, e neUe paludi. Con Plauzio andò anch
 
refpa.fiano, ehe fu poi Imperadore. S'impadronirono quefti due va10- 
roft Ufiziali d' una parte di quel paefe fino al Tamigi; nè ,ofando Plau- 
zio di pafTar oltre, fignificò con fee lettere la pofitura de gli affari a 
Claudio, e quai Popoli egli avefTe foggiogato, quali Vefpaftano; e come 
Gaio Sidio Geta invilupparo da i nemici con pericolo d' efièr prefo, 
gli a
ea po.i sbaragliat
. . Claud,io 0 avea. già fatta, 0 fece albra la ri- 
folUZlOne dl paffar cola 111 per/ona. LafcI,no dunque il governo di Ro- 
ma a Lucio rite/lio, ehe era ftato, 0 pur tuttavia era Confole, pro- 
babilmeme nell:! St3te s' imbarcò, e da Ollia reee vda verfo Marfi- 
glia, ccn patire per viaggio una pericolofa burafca. Pofcia parte per 
terra, parte per mare arrivò all' Oceano; e finalmente raggiunfe I' Ar- 
mata, che fiav.\ ruwwia accampata prefTo al Fiume Tamlgi. Valicato 
qud Fi1J1lJt', fcC'nfifTe i Britanni accorfi in gran co pia per impedirgli 
il palTaggio, e prefe CamalodlhìO Regia di Cinobellino. Così Dio- 
(a) DiD ibi. ne (a): bddove Suetonio (b) fcrive non aver egli data battaglia alcu- 
\b) 5uct
. na. Ct'rto è, che per quelle imprefe due 0 tre volte confcguì di nuo- 
In 'P c
; 10 vo il titolo d' Imperndore, titolo indicante qualche nuova vittoria. An- 


) 'Tacitus che Tacita (c) afferma aver egli conquiítato un buon tratto di pae[c 
in, Vita .A- nella Bretagna, e dom:ui ivi a1cuni di quei Re; e Suetonio (á) ndTo 
gmoi lic . 13. afferifce, che Vefpafiano in quella fl1cdizione ora forro Plauzio, ed 

.d) :f;:j,
- ora fotto 10 fl:eOò Claudio Auguflo fi fegnalò, con efTere ben volte 
: c;p.
. trenta venuto aIle mani con que' Popoli, ed ,1Ver fottomelfc due di 
queUe poffenti N azioni, prefe vem i Città, c I' Itòla di V ichr. Non 
moho tempo fi fcrmò Claudio in quelle comrade, e dopo aver tolte 
l' armi a gli abit:\tori del pac,re ,cOJ
qui{
ato 
 e laÎciato Plauzio coIl' e- 
fercjrf) d 101'0 governo, fi nm1Íc 111 vlagglO per tornarfelle aRoma. 
(e) Smeca Sei l\1efi [pefc nell' andare e venire; ed abbiamo da Seneca (e) e da. 

n .Apo
ol. Tacito ef), che nella Bret:ilgna fu alzato un Tcmrio a queno Impe- 


:aî
.t radore, la cui, imprcf.1. arrì. I' ad
t<.> all' armi Romane di fl:end
rfi mag- 
14. cap. 3 1 . giormente coli' andare de glt anm In quella yalta ffub. 
lUnt1 a Rom
 
molro prima di Claudio, 
neo Pon?peo, e I
uClo Silano
 Genen 
(g) DiD lib. d'dlò lmperadore, coll'avvlfo del heto avvcntmento (g), Il.Senato 
60. decrctò il Trionfo a Claudip, e diede tanto a Iui, chc al picclolo fuo 
Figliuolo Cltllulio 'Iiberio GC1 mallÎco, il titolo di Bl'itamiÍco, co
 ordi: 
nar de i G iuochi da far/ì ogni A nllo in fua mCD1criJ, e l' erezlOne, dl 
due A rchi Trionfali, I' uno in Roma, e l' alt! 0 al lido dclIa Galua, 
dove Claudio emrò in mare, per pal1àre in Breugn,a. Accordò in Oltl e 
a Me!T:llina Mnelìe di Claudio , ancorchè non aveffe il titolo d' Au.- 
o . 
gufia, il pI imo Iuogo nelle pubbliche adun;1nzc, (il che puo parerc: 
tb-.mo) e il poter andarc nel carpemo, cioe: in. carrozza fingolare, dl 
cui g0deano per privilcgio Ie fole V dlali, e i Sacerdorì, ed t:ntrar 
con effil ne' pu">blici Spcttacoli. 
 ello tletTo tempo pubblicarono lIlt 
Ediuo, che chiunque aveOè monete di nlme coll'immaginc dell' odla.- 

o 



ANN A LID' I TAL I A. 101 
to Caligola, Ie porraíT'e alia Zecca, da etTere disfatte. Sopra quefto E B. A V oIg. 
rame 0 bronzo miCe tofto Ie mani MetTalina, e ne fece formar delle A Iii N 0 44. 
ftame al Cuo caro drudo Mlleftere Comediantc. 


Anno di C R 1ST 0 XLIV. Indizione t I. 
di PIETRO ApOSTOLO Papa 16. 
di TIBFRIO CLAUDIO Figlio di Drufo, Im- 
peradore 4. 


{ LuCIO QUINTIO CRISPINO 
Confoli volta, 
MARCO STATILIO T AURO. 


per la fcconda 


D A un'ICcrizion del Grutero raccolCe il Cltrdinalc Noris (af, che (a), Noris 
il Prenome di Statilio 'Íauro fu Marco. Un' altra tuttavia efi{ten- 
Pi
J71 , 
te in Roma nel MuCeo del Campidoglio, e da me (b) pubblicata, fu (:;1 
::þ
_ 
pofta MANIO AEMILIO LEPIDO, T. STATILIO TAURO ms NO'VIlS 
COS. Quando quefia appartenga aU' Anno preCcnte, G può infcrirne, lnfcription. 
che etTendo mancato di vita, ovvero avendo dimeífa 1.1 Dignirà, il P,!g. 3 o t. 
primo de" Confoli G'rifpi11o, a lui CuccedcíT'e Manio Emilio Lepido. Si- wl1n. 3. 
milmente fe ne ricaverebbe, chc il Prenome di Statilio 'Íauro era 
crïto, e non A1arco. Ma di ciò all' Anno feguente. Arrivò l'lmpera- 
dor Claudio dalla Bretagna in Italia, e per teihmonianz'1 di Plinio (c), (c) plilJ. 
andò ad imbarcadì ad una delle bocche del Pò, appellara V arreno, lib. 3. c. 16. 
in un groOà Legno, fomiglianre più tofio ad un Palazz'.), che ad una 
Nave. Pervenuro aRoma, trionfanre v' entrò (d) colle [olite form:1- 
lità, Sommamenre magnifico e maefioCo fu l' appararo, cd ottcnncro 
licenza i Govcrnatori delle Provincie, ed anche alcuni efili,1ti, d'in- 
tervenirvi. OfTerva Dione (e), che Claudio Calì ginocchiooc a1 Cam- (e) Di, en,l; 
pidoglio, Collevandolo di quà e di là i due fuoi G
n
ri; e che d!f
)cn- tJbro. 
sò, ma con profu(ìone, gli ornamenri trionfali non f()h aile perlonc 
ConCol:1ri, che l' aveano accompagnaro in quelLl f ped izionc, m,l anchc 
ad alcuni Sen,lton contro il colìurne. Cdebrò dipoi i Giuochi Trion- 
:hlli in due Tearri. VI furono più corfe di cavalli, caccie di fierc, 
forze d' Arleri, balli di giovani armari. Le altre azinni lodcvoli di 
Claudio in queLl:' Anno fi veggono brevemenre riferire da Dione. A yea 
Tiberio toIre al Senato Ie Provincie della Grecia e Macedonia, con 
depurarnc al governo i Cuoi Ufiziali. Chudio gliele refiiruì, e torna- 
rono a reggerle i Proconfoti. RJmile in mana de' Queitori, come an- 
ticamente fi ufava, la Tetlwcria del Pubblico, roglicndola a i Pretori. 
PofTedeva Marco Giulio G'Bzio il P:-in.::['.lto aviro di un bel natto di 
pat'Ce nell' Alpi, che feparano I' Italia dalla Gallia, appellate perciò 
Alpi Cozie. Gli accrebbe Claudio que! dominio, e, per atteU.lto del 
rnedefimo Dione, gli concedè il titolo di Re; cola, dic' cgli, non 
pra- 


(d) S;ttton. 
in eLm,li, 
c"p. 17. 



102, ANN A LID' I TAL I A'- 
'-II A Volg. pt"at:cata iN addietro. E pure nell' Areo celebre di Sura, tuttavia eû.. 
ANN 
 ,44. ltente, la CUI Ifcrizione pubblicata dal Marchcre Maffei (.), ho an.. 
(,
! Sc!P/IJ cor io (b) data alIa lucc, fi lcggc M. IVLIVS REGIS DONNI 
-;;ii!:::;t. 
ILIVS COTTIVS. Que
la 1t
riz.ione f
 po
a ad Augu(
o.. Però 
(b) 1hefau- lcmbra, ch
 non ora commcla{fe 11 utolo dl Re m que' PnnclPI, e che 
rus r:'o,?us Augutlo nel G.onquillar quelle comrade, Ie lafciaílè bensì in fignoria a 
Infmptlon. Giulio Figliuolo del Re Donna, ma' fenza il t;tolo di Re, il quale 
lag. 10 95. fu poi re1títuito da Claudio a Marco GiullO Cozio dl lui Figliuolo 0 
Nipote. A\'eano j Cittadini di Rodi crocifit1ì alcuni Rom:mi, che 
forte meritavano la mone; ma perchè que! fupplizio era ignominioro, 
e in riputazione grande fi tenea il privilegio dclla Cittadinanza Ro- 
mana, Claudio levò 101'0 la Libertà, cioè il governarfi colle lor Leg- 
gi e co' proprj Ufiziali, benchè poi loro la rd1:itllllfe nell' Anno di 
Crifto n. l\lancò di vita in quelt' Anno Erode Agrippa Re del/a Giu- 
(c) 'Jo/ep;. dea, ,allorchè fi tfovava in Cefarea (c). Credcvati, che Claudio Au- 
An.tiq
. <]11- gufto lafcercbbe fueeedere in quel Regno il di lui Figliuòlo Agrippa; 
"AU. JIb. 19. ma prevalendo i coníigli de' fuoi Libcrri, ne dicde ii governo a Cu- 
fpio Fado Cavalier Rom.mo: con che Geruf.1lemme l'ellò di nuovo 
fenza i iuoi Re, immediatamente fottopolla a i Governatori Romani. 


Anno di C R 1ST a XLV. Indizione I I I. 
di PIE T R 0 A P 0 S T 0 L 0 Papa 17. 
di T I BE RIO C L A U D I 0 Figlio di Dru[o, 
Inl peradore 5. 
C 
 r 5 1\1 ARC 0 V I N I C I 0 per la feconda. volta, 
on OIl rr A U R 0 S TAT I L I 0 COR V I:!'ì 0 . 


S Eeondo Ie orrervazioni del Cardinal Noris, tali furono j Confoli 
L dell' Anno prereme, e fccondo lui Z'attro fu il Prenomc di Stati- 
lio: del che cerro lì può dubitare, perchè in un parro di Flegon- 
(d) Phltgon. te (d) li parla di un fano av'venuto in Roma, etTendo Confoli Aim-" 
Ii, .Mirabi- Finiâo e 'IÎto Statilio '.rattro, cognominato Cor'Vilio: dove apparifcc 
fl.. Mp. 6. 'I'allílJ Cognome. Abbiam veduro nell' Anno precedente rammcntata 
un'lfcrizlOne palla l\1.!\NIO AEMILIO LEPIOO :f,T T. 51'.'\.- 
TILIO Tr'\VRO COSo Non ho io f.1putO dire, e nè pure 10 fq 
()fa, a qual' Anno preeifamcnte appancnga_ que1l-o paio di Confol
. 
Certameme qudì:o 'Iito Stati/io CJ"aufo non iarà ihto Confole tamo In 
quell:o, che nell' amccedente Anno, perchè cíò farebbc flaw nota to 
ne' Fafti; e pcrò 10 StatiJi(J di quell' Anno dee dTere diverlo dal prc- 
fente. OHerv,uono it Panvinio ed altri, che a i Confoli fuddetti do- 
vettero e1Tcre fuH:iruiti 11,1at'co 'CIIlÛo Rufo, e Pompeo Sil'Vano, rica\'an- 
doli ciò da un Refcritto di Gla-udio, nfl''riw da Giulcrpe Ebreo (t), 
(
, 'oftph. e fano fui fine di GÏ'ugno, corrcndo la Qttrma fua Poddlù Tlibuni- 
lcd. lib. .... 
ZlJ. 



.A N N A LID' I TAL I A. 1 0 3 
zia. Per altro ancorehè finora abbiano faticato v:lI:i valenti LerteratÏ, E II. A Vo!
. 
non POffi:.1ffi dire fuper:ue per allche Ie tenebre fparfe quà e là nl" Fafh ANN 0 45. 
ConlolJri, rdlandovi tuttavia moho di fcuro e moite impel fezioni. 
Plena er:1 oramai Roma di Statue (a) e d'lmmagini pubbliche 0 di (a) Diø lib. 
mumo 0 di bronzo, percioechè ad ognuno era permdTo il metter- 60. 
ne: il che rendeva troppo familiare ed anche vile un onore, che do- 
vea en-ele riferbaro aIle pedone di merito difiimo. Claudio ne lev0 
,ia la maggior parte, ordillando infieme, che da lì innanzi niuno 1'0- 
tdTe efporre 1'1 mmagine fua fenza lieenza del S
nato, a riferva di chi 
facea qualche fabbrica nuova, 0 rifacca Ie veechie, per animal' ciafeu- 
no ad aecrefcere gli edifiej di Roma. Milndò in efilio il Governato- 
re d' una Provinci.t, perehè fu convinto d' aver prefo de i regali, e 
gh eon6fcò turto qucllo, eh' avea diallzi guad.lgnaro nel governo. F'e- 
ec ancora un Editto, che a niullo dol'o un Ufizio efercitato nelle 
Provincie, fe ne potelfe immcdiatamenre conferil e un alt1'O: Legge 
anche altre volte Llabilita; acciocchè nel tempo frappofi:o roteí1ì: chi 
avea delle querele contra di tali pe1'Íone, proporle con franchezza. 
Proibì ancora, 6niti i lor governi, il pellegrinare in alrri paefi, vo- 
lendo, che tutti veniíTero aRoma, per eOere pronti a Cjuello, che 
ora noi ehiamiamo Sindacato. Nell' Anno prefente fpefe Claudio di 
moho in dar folazzo al Popolo con altri pubblici Giuoehi; e alla Ple- 
he, folita a ricevere gratis il frumcnto del Pubblico, donò trecento 
Seiterzj per cadauno; e vi fu di quelli, che n' cbbao per tefia 6no 
mille e ducento cinCjuanta. Nel giorno Luo Natalizio (L), cioè nel di (b) Sutton. 
primo d' AgoLto, in cui dieci Anni prima dell' Era nofi:r3 cgli venne in Claudi, 
alla luee in Lione, correva in quell' Anno I' Ecli1Iì del Sole. Claudio cap. 1. 
con, pub
li
o Monitorio ne feee alcuni dì prima avvertito il Popolo, 
acclOcche iapeíT'ero Cjuello eíT'ere un dfctto neceíf.1rio del corfo de i 
Pianeti, e non ne .tiraOer.o qu
lche . f!1al augu,rio per lui, come per 
poco foleano fMe 1
1. tanu al
rt affan 1 ROf!1
I1I, dTendo troppo quella 
gence nudnta da gllmpofion nella fuperihzlOne. Le l\.ledagltc (c) ci (c) Mtdiø- 
tan vedt're, che tanto n 1 prccedente, che nel prefente Ar.l1O Clau- berb IS N14- 
dlo prdc pill v(
lte il titolo d'/1!1peradore, 
rovandofi nominato Impe- l1,jJmat. 
radore 1 er la deClma 'Volta. IndlzJ fon Cjudh, che i fuoi Generali nella !mptr atIT . 
Brc[agna dove.lno aver fatti dt:' progrcffi coIl' armi j rna di ciò non 
reila vetbgio nella Sroria. 



 
 '-
''-\ 
, /'J_ '" 
..... 
, ----. '-_ / - J) 
. :', ''', ,.-' 
::--. iI. 


g 


Anno 



10+ 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 XLVI. Indizion
 IV. 
di PIE T R 0 A po S T 0 L 0 Papa J 8. . 
di T I B E RIO C L A U V I 0 Figliuolo di Drufo J 
Imperadore 6. 


Confoli 
 


PUB L I 0 V ALE RIO As J A TIC 0 per la feconda 
volta, 
MAKCO GIUNIO SILANO. 


1.1\ A VoigT D Al trovar noi f7alcrio .//þatico nominata Confole per la fcconda 
ANN Q 4 6 . volt.1, apparifce, aver ottenuta l' eccelCo grado di Confole un 
qualche Anno innanzi, fuHituito a i Confoli Ordinarj; ma in quale, 
(a) panvi- 11011 fÌ è potmo finora efattamente làpere. Sc.crcdiamo al Panvinio (a), 
nius in e ad a1tri, neUe Calcnde di Luglio a qucfti ConColi fuccederono Pu- 
Faft.yon- blio Suillo Rufo, e Publio Gflorio Scapula. Che ancor que11:i \Teramente 
fularlb. arrivaíll:ro a1 Confolato, ne abbiam delle pruove; ma fe veramente in 
(b) Dio lib. <]ueH' Anno, ciò non íì può accenare. Era (b) Marco Gltmio Sifano 
60. ConCole Fratcllo di Lucio, da noi vedmo Genero di Claudio Augue. 
no. Diede molto da dire a i Romani la rifoluzion pref.1 in queft' Anno 
dal fuddetto Ajiatico Confole. Siccome era 11:ato determinato da Clau- 
dio per fargli onore, eg1i dovea ritener per tutto l' Anno il Confola- 
to; ma fpontaneameme 10 rinunziò. A veano ben fatta \0 ftelTo a1cuni 
a1rri Confoil, per mancar loro Ie ricchezze fufficienti a foftener la fpda 
cnorme, che occon"eVa in cclcbrar i Giuðchi Circenfi, addolTara alla 
borfa de' Confoli, e cn:fciuta poi a difmifura. Era giul1:a la fcufa e ri- 
tirara per que1ti, m:! non già per Afiarico, ch' era uno de' più ricchi 
Nobili del Romano Imperio, potTedendo cgli delle rendite tlcrminate 
nella Gallia, Pat ria lua. II mOtlvo da lui addono fu auello di fchivare 
l'invldla alrrui pel {tio Secondo Confolato; ma pote
a meglio afficu- 
rarlcne col non accenarlo nè pure per gli primi lèi me{ì; e può cre- 
derfÌ, che non andò e1ente dalla taccia di a\'arizia quella fpontanea fua 
rinunzia. Vedremo all' Anno fcguente i frutti amari di tante fue care 
ricchezze. N el prefente taccò 1a mala ventura a il1arco Vinicio, pcr- 
fonaggio l\1uUre l già marita d
 Giu/ia Li
illa, cioè di una Sorella di 
CtzJigoia. Non 1 avea nel fuo hbro MetTalma, dopo aver CíT.1 proccu- 
rata la mone alla dl lui Conforre. Crebbero anche i fofperri e gli odj 
contra la di lui perfona, da che ( per quanto fu credllto ) }' oncllà di 
lui diede una negativa aUe impure voglie della medefima MetTalina. 
Seppe ella targli dare sì deítramente it veleno, che il mandò per Ie 
poUe al paefe di là, con permettere di poi, che dopo mane gli fotTe 
tåno il funcrale alle fpefe del Pubblico: onore molto f.1miliare in que- 
fii tempi. Da Agrippina, prima che diveniíle Moglie di Tiberio Au- 
guilo, era nata Ajù1io PoJ/jone, il quale percÏò fu fratello uterino di DruJi 
Cefa- 



ANN A LID' I TAL I A. Ie) 
Ccfare Figliuolo di 7îberio. Net cervello d' e(fo Pollione entrarono in E It.... Vo'g. 
quetl'anno grilli di gràndezze, e deGderj di divenir Imperadore; e co- At. NO 4 ù . 
minciò egli per quelto alcune [ele can si poca avverrenza, che ne ar- 
rivò tono la contezza a Cbudio, Teneva ognuno per certa la di lui 
mane; ma Claudio fi contentò di mandarlo iolamemc in efiho, 0 PCI- 
chè non avea Farra adunanza alcun:l dl gente 0 di d.maro per sì gran- 
de imprer.1; <? perch
 
l wmò da pazzo 
 cOll!Ìderat:1 anche ]a fua pic- 
cola 1latura c deformlta del volto, pel: CUI era comuncmenre dcnfo, nè 
ciera avea da far paura a chi fedeva iul Trono. 1)1 qucHa rua indul- 
genza riporrò Claudio non poca lode pre(fo il Pubbllco, lìccome an- 
cora per aItre azioni di giuitizia e di zelo pel buon govcrno, e maf- 
fimamemc per la GiuíbLia. All'incomro era 1lI1lverlaJe !a doglianza c 
mormorazione, perch' egli fi hkia(fe menar pel naro da !vldlalina fw\ 
Moglie, e da' fuoi f.lvonti Liberti, di modo che egli parc\'a nun pià 
il Padrone, ma bensì 10 Schiavo di el1Ì. Condt:nnaru lu ( che COS! fi 
ufå.\'a ancora) a comb,1ttere ne' Giuochl dc' Gladldwn Sabino, Ibco Go- 
Vcr11:ltor nella Gallia a' tempi dl Caligola, per k lue molte rap1l1e c 
iniquità. Dcfiderava Claudio, e gli a1tri pili ddUl, che qudto mal' uo- 
mo la[claOè ivi la vira, come folea per 10 PIÙ lucCt:dt::rc. Ma L'vlelT:ì- 
lina, che anche di coitui fi valeva per la iUd sti-cnata kn[ualit<Ì, it di- 
mandò in grazia, nè Claudio gliel feppe nt::gare. J:<..d l1uamo ogni dì 
più fi mormorava, ptrchè MneHerc ComeLÌ1.lI1re alJora f.1ll10[O 110n IÌ 
la(eiava più vedere al Tcatl'O. Era cglt in grazl.t gr,mdc prdTo il p(;- 
polo per la fua Ane, e fpezialmente per la iu.!. penzla nel danzare; 
ma in grazia di Me(falina era egli maggiormt::ntc per 1a iua avvenenZ,l . 
D(
levaii la genre d' eífere priva di un Sl yalt::nte 
t[Qre, ma più per- 
che ne (1ptVa la caglOne, e la f.lpevano ancne 1 plU r.:motJ da Rom a . 
Altri non v' era, che it buon Claudio, II qualc if',l1oraile, quama VU'- 
gogna albergatTe nel p"oprio fuo Palazzo. EuleblO Cdancnie (a) folo (:1) F.JfekIUS 
è a fcrivere, che circa qudli tempi efTcndo H.1W UCClIO Rcmata/cc Re In C:bromeo 
della 'fracia da fua Moghe, Claudio Augulto ndulJc que! pack 111 Pro- ;:; IIJ E:m . 
vmcia, e ne diede il go verno a i fuoi LJ fizia1i , ,s, 
Anno di CRISTO XLVII. Indizione V. 
di PIE T R 0 A P 0 S T 0 L 0 Papa 19. 
di TIBERIO CLAUDIO, i"'lg1iuolo di Drufo, 
Imperadore 7. 

 TIBERIO CLAUDIO AUGUSTO GERMANICO 
Confoli per la feconda volta, " 
LUCIO V IT ELLI 0 per la terza. 
A Bbiamo da Suetonio (b) che Claudio Auguflo non fu già Confole 01'- (b) SUttontl/s 
d1l1ano con Lucio J7ite!.io in qUdt' Anno. U 11 altro, il cui nome m C
audl. 
non fappiamo, proccdcltc Confolc ne! pl1l1clpio dl GcnnalO j m.l per- ecp. 4. 
Tom. L Ü chi: 



106 ^ N N A LID' I TAL I A. 
ERA Volg. cbè quefti da 1ì a poco finì di vivere, Claudio non ifdegoò di fUC{'CM 
^ N N 0 47. dere in Cuo luogo. Vitellio quì mentovato, 10 ttefiò è, che fu Procon- 
{ole della Soria, e Padre di Vitellio Imperadore. Tanti onon a 1m com- 
partiti erano frutti dell a fua vile adulazione. Secondo la fupputazion 
di Varrone quefi:o era I' Anno Ottocenrdì'11o della fnnd:lzion di Ro- 
(:1) Mom, ma; (II) e però Claudio diede al Popolo il piacere de' Giuochi Seco- 
<a,
. 21., lari, i quali propriamcnte G doveano fare ad ogni ccotO Anni. M,l a 
Tw,
s J,b. que' Gmocbi accadde ciò, che fi o/Tervò nei Giubileo Romano co- 
Il. cap. 11. mm,'lato nei 13 00 . che dovea rinovarli fobmeme cenro l\nni dipoi, 
n1a poi fu celehraro in anni diverfi. Erano pafTati folameme CefTanca- 
qua! tro Anni, da che Augutto diede quefii Giuochi, e vlveano tuna- 
via delle perCone, che vi affifierono, e del\' I thioni, che aveano ballato 
(b) Plinius in eßi, fra quali Stefanion{', commt'mr}nro da Plinio (b). Però e/Tendo 
lib. 7. cap. folito il bandirore nell'invitare a que:b Giuochi il Papolo di dire, d1e 
48. . venifièro ad uno Spettacolo, che n')!1 av
ano mai PIÙ veduto, nè Ca-, 
z,jìmus l,b. rcbbono mai più per vedere, fi fccero delle rifate aJe Cpefe di Clau- 
1.. dio. Ancor quì nntata fu I' adulazi()oc del Con(ole V Itellio, perchè fn 
udito dire a Claudio, che gli aug!Jrava di poter d:lre altre volte qudli 
medefimi Giuochi. Comparve ne' Giuochi fuddetn Britcmnico Flgl,uolo 
dell'Imperadore infieme col giovineno Lucio Domiâo, che fu pOI Ne- 
rone Imperadore; e: G ofT'ervò, che l'inclin-1zion del Popolo correa più 
verfo queno giovane, perch' era Figlill')lo di A,grippina, PrincipefT'a 
amata da effi. non tanto per etrere nata FigJia d<>ll' amato Germanico, 
quaoto perchè la mira\':mo perf
guitata da Me/Talina. Si conrano an- 

c) Dio lib.. cora [otto quefi:' Anno alcune azioni lodevoli di Claudio (c). Prodigiof:1 
60. · era la quantità de gli Schiavi, ch= ogni N obil Romano teneva al iuo 
(d) Sueton. fervigio. (d) 
Ilorcbè i mi[eri. cadeano infermi, 
oítllm.a\7a,no al
un
 
in Claudio de'loro Padl"Ol1I, per non Cogglacere alIa fpefa, dl cacclarh fuon dl 
'ilp. 2.5. cafa, m;lndandoli nell' Ifola del Tevere, acciocchè Efculapio, a. cui qui- 
vi era dedicaro un Tempio, Ii guariífe, ed efponendogli in tal gujfa 
al pcricolo di morir di [,1me. Fece Claudio pubblicar un Edina, chc 
gli Schiavi cacciati da' Padroni, s' intendefTero liberi, nè fofTero obbli M 
gati a tornar a fenrire. Che fe, in vece di cacciarli, voletTero levarli 
di vita, fi procedefTe contra di loro come: ornicidi. In oltre e/Tendo 
denunziati alcuni di ba{f.1 sfera, quafi che a vefT'ero illfidiato aIla di lui 
vita, niun cafo ne fece, con dire, non e!Jère nella flelJã ma.niera da far 
"Vendetta. di UIJ.1. pulce, che d' una ficra. Ordinò ancora, che: i Liberti in- 
grati a i lor Padroni, tormffero ad eífere lora Schiavi: Legge fempre 
di poi o{fervata. RimofT'e chI Senato alcuni Senatori, perchè ef1èndo 
pO'Jcri, n.J1l poteano con dignirà calcare quel pofio: il che a molti di 
101'0 fu cola grara. E perchè un Sordinia nativo dall
 Gallia, ed uomo 
riccö, poreva con decora fottenere la Dignità Senatoria, e Claudio 
inu:fe, ch' era partiro per anJ:ufene a Carragine, di/Tc: R
rogna, ch' io 
ferm; COfllli in Roma can i ccppi d' oro; e richiamatolo indlctro, il cn.:ò 
Senatore. Inlrlr1cro gra.vi querele contro gli A vvocati, chc eGgevano 
fomme. imnu;n[c d<1 1 lor Clienri. Fu in procimo it Senato di proi- 
birc 



I D' I T.A L I A . 107 
Claudio volle, che íi taíf'aíT'e una molt a ERA V olg. 
ANNO 47. 


ANNAL 
bire affatto ogni pagamemo. 
leggier iamma. 
Ma tè Claudio da tali azioni' riportò lode, m
;ggior fu bene il 
biafimo, che a Iui venne, per cffcrfi lafciato condurrc a dar la morte 
in queH:o meddimo Anno a varie illu/hi ptrfone, per Ie maligne in- 
finuazloni dl l\:1cßalina fua Moghe. i\ veva egli accalåta con G1iCD Pom- 
peo AJagno, Au/ouia iua l"lghuola. La Mamgna MelTalina, che odiav:l 
I' uno e I' altra, icppe invemar ["me collunnie, dipmgendo il Genera 
Pompeo pa mtìdlawre della vita dl lui, che Cl.mdio gli fece tagliar 
Ja telta. t cr al[l"o coH:UI otfukava la nobilrà de' {uoi natali con de i 
vlzj nd
ndi. N è qui Ii fermò la pertecuzlOne. F ece anche morire Cra{fo 
Frugi, e Scriboma Genirori d'tifo Pompeo, [U[tochè per attdbto di 
Sent:ca (a) Cr.dlo toße cosi Holido, che meritalTe d' cfTere J mperadore, 
Cl1me ela Claudio. Antonia tù pOi maritaca can CorNelio Siila Faltjio, 
FratelJo di L\lcl1alina. A Valeno A iìatlco, da noi glà \'eduro due volte 
Conlole, Ie fue mone ncchezze furono in tine caglon dl torale rovi- 
na ,b}. Con occhl() m60rdo k mil ava 1\1dl'alma, e maí1imamcnre Co i 
ddide,j di\ or.wa gli Om dl LUCUlio, d.l IUI m.tggiormeme abbdiiti. 
S'lI1vemalono val] 10ipeni e dehal contra dl IUI, cd olvcndo cþlr de- 
termmato dl paO;tr ndie Gallic, dove potIèdea de I gran beni, iu t:IttO 
credere a ClaudIo, che ciò fone per iol1cvar contra di lui Ie LeglOni 
delia Germallla. Condotto dol 13.lla mcatena[o, ed acculi1[o, con forza 
fi dlfdc, aikgando, che non eonofCeva alcuno de' teltlmonj plOdntti 
Contra dl IUI. SI tece venire innanZI un foldato, che prote1ta\i d d' eHere 
inrav('nuto al trattato deja conglura. iJenogh, te c.:ol1olceva A Iìati- 
co: knz.a t.tlio, nlpoie . Che i1 multraíIe: data una gnat;! d' occhi tò- 
pra glJ a/tanu, lar't:udo che AfÌauco era calvo, mdlcò un calvo, ma 
che non era Ati.lUCO. N luno dell' udltono pOtè contencrc Ie rrla, e 
r alTemblea fu 1Ìnna. Grà pentåva Claùdio ad atlòIverlo per innoct'nte, 
quando t:I1(10 10 lua Cdmela I'mfame V itelilo il Como1e, imbocc-.to 
da Md1àIm:1) che colle Jagnme a gli ocehl mofl:rò gran eompatlione 
d'i\llauco, e pOl fink d'dICre fpt:dito da lui per impctrar Ia gl'.lZia 
dl potae tcieguae qudla maniera di 0101 te, chc PIÙ a lui Placeße. 
Il blclOlone nuguHo, lenza cercar aIuo, credendo, che per rim pro- 
vero del1a colCrl.nl.a rCo!. egli non voidfe PIÙ VI vert:, accordò la gta- 
zia nchldbt. Atiatlco 1i taghò dipoi Ie vene, e rendè comenta, 111a 
non iazla, r avanzla e crudelta di Mdfalina, la quale per al[re fami- 
glianu Vie condulle a morre Poppea, Moghe di SCIpIone, Ia più bella 
n.lnna de' fUOl tenlpl, e Madre dl Poppea, nUl itatJ poi eoll' Augufio 
Nerone, NUI!a 1eppe dl iua mone Cl,lUdlo. I)' aitn nellJ ftdfa gullã 
abb..ltluu panJ TÙClto, la cui Stona m..lltrattata da' tempi, torna a n<lr- 
rare I gh avvcnrmenu d' allora, qua'ldo quella di Dione per la magglor 
parte è venul<1 meno. In qudt' Anno (c) ancora fi crcdè ClaudIO d' )(n- 
mortJlare 1lluo nome anchc tra i Grammatic;, con agf!,lUgnere tre Let- 
tere aU' .-\Hàbcto L.llJl10. Una delle quah fu F [en no al rovdc.o pt'r 
fiómticare l' V conlon.Hue. IVla dopo 1.1 iuo\ monc morirono ancora It 
o z. da 


(3) Stneca 
in Apøcol. 


(b) Tacitus 
Annal. lib, 
I I. cap. I. 


(c) Tacitus 
ibid. c. 14. 
SUft01JlUS 
in CI.md. 
MP.4 1 . 



108 A 
 N A- LID' I TAL I A 
EI\.A Volt;. da. lui inv
ntate Lettere. Furono in quefi' Anno rivoIuzioni in Oriente. 
ASNO 47. ElTcndo flata uccifo ArtabalJo Re de' Parti, difpurarono del Regno 
cc;l'armi in mano due fuoi FiglillOli. Prete CiaudlO quefia occalione, 
per inviar Mitridafe Fratel10 di Fara/m:me Re deli'Iberia a ricuperarc 
il Regno ,ddl' Armenia.. già occupato d.l i Parti. Ed egli in fatti tè 
nc impadronì, e vi fi fofienne cnl braccio de' Romani. N è fu Cenza 
m'HI dl 
\1 '1'1'.\ tl Gcrm,1Ilil. EtTend
 mono S.mquinio, che comanda- 
Y 1 I' .nmi Rom:1.Ile nella Gcrmania batTa, in tuo luogo fll invlato GiJeO 
DOrlÛ::.io Corbulonc. che riufcì dipoi il P1ù valente Capitano, che allora 
ti avcf1è R.oma. I1l1tanzi ch'egJi arrivatTc coIà, i Canci aveano fane 
ddl<-' fcorraic nc i lidi dell;) Gallia. Subito che Corbulonc fu alia tefta 
ddle Leginni, fog !Ïogò dìì Ollie;; fccc roman: aJl' ubbJdienz.
 i Po- 
poli della Friha, che s' erano ribelhti alcuni anni prima; rimite fra Ie 
truppe Rom:mc con gran ri
ore I' antica difciplina. Era pcr tàr m.lg- 
giori imprefe, fe iI pauro(o Claudio Auguflo non gli avetTc fcriuo di 
ripatTare il Reno, e di Iafciar in pace i ß.lrb..lri Ubbidì Corbllione, 
ma con efc1amarc: Felid gli anJicbi Generali! Claudio a lui concedè 
poi gli ornamenti trionfali. Venuto anche aRoma Au/o Pla.lzio, il 
quale s' era fegnalaro nella guerra della ßr
tas1H, accordò a lui pure 
l' onore dell' Ovazione: che così chiamavano il picciolo Trionfo. Già 
s' era cominciato a riferbare il vero Trionfo a i foli I mperadorì, per- 
chè foli effi crano i Generalìffimi dell' armì Rom:me, e a Inro fi attri- 
buiva I' onor di qualunque vittoria, che fotTe riponata da i Cubalterni. 


Anno di C R 1ST 0 XLVI I I. Indizione 6. 
di PIE T R 0 A P 0 S T 0 L 0 Papa 20. 
di T I B E R JOe L A U D I 0 Figlio di Oru[o, 
Imperadore 8. 
Confoli 5 A Vl, 0 V JTELLIO, 
( QUINTO VIPSANJO POBLICOLA. 


I L primo di quefii Confoli fu pofcia Imperadore. Per attefiaro 
(a) S,Utoll. di SuaonlO (4) ad el1ò Aulo f/itd'io nelle Calende di Luglio vcn- 
;n vzrellio ne lulbtuiro Lucio Vitellio Cuo FratdJo: tanto potevn nella Corte d'al- 
cap. 3- 1.,lra Lucio Vitei/Jo lòr Padre, il I
e deg1i AJulatori. Tr;lt[offi neU' 
(b) Tllcit'JS Anno prefenre 10 Senat" (b) di crear de' nuovi Senatori in luogo ùei 
.Annal. lib. dcFmti, e fi:gUl molta dlfl'ln:a, perchè i Popoli delJa Gallia Comata 
u. cap. 2.3. (bn,lI1da\'.1I1o dl poter anch' etlì concorrcre a tune Ie dignità, c. a 
gll on 1T1 dul.. Rcpubbllca Romana. Fu contr.ldetto da non poclu , 
ma p reV.l I It: il parcre di ClaudIo, chc addatto I' etempio de' Mag- 
gtnn, laltennc nun dovcrlÏ negar 1a grazia, pcrchè ridon,iava in pub- 
b..co b. -ne, c in accrdl:inJl:nto dl Rama. Come Cenfore fece Clau- 
dio anC01'4 
I!cune buone ordinazioni, e f1'a l' altre iþurgò il Sl"nato 
d' al- 



ANN ^ LID' I TAL I A. 109 
d' akunc p
r[one di C3.ttivo nom:::, e ciò can Duona maniera, percioc- E 11.1.. V01
. 
chè lotto m3.no lafclò inter.dere å que' tali, chc fe a\'e!1èro chieih A N 
 0 4 8 . 
licenza di ritir,trG, I' avrebbana conì('6uita" Prorolê il Confolc Vi- 
pf-mio, che fì de(f:: a CltuJio il titolo di PIld1'c del SeiJ1to. Ciall.:lio, 
conofciuro che ql1ello era u"
 rrcnr .!.to ddl' adubzionc, 10 rifiutò. Fu 
fatto in qudl'anno da e(fo Au
u.to pari,nenrc, come Ccnlè,re, e d..l1 
vecchio Lucio Vitellio Cuo Cullega, il Luflro, cïöè la dcfcrizione di 
tutti i Cittadini Romani: il chc non \'uol già dire degli abit,mti in 
Rorna, perchè tanti forellicri venuti a qucìla gran Città non erano 
tutti per quefto Cittadini di Roma, e molto men0 tante e tante mi- 
gliaia di Cervi, <:ioè fchiavi, che fcrvivano allora in Roma a i bcne- 
11.\l1tI. N iuno' dcgli 3.Olichl Scrittori ci ha la[ciato il conto di quan- 
te anime aHora vive(f
ro in Roma: Cit!à, che in que' tempi forte di 
non poco tùperava Ie modcrne di Parigi, e di Londra. Un' Ifcrizione, 
che di ciò parla, merit:! d' e(fcre credura falfillìma, ficcome o(fervò 
GlUfia LipiÌo (a). Per Cmadini dunque Romani s' intendevano tutle (a) Lipßus 
queUe perfone Libere, che god..:ano allora la Cittadinanza Romana sì in 1>!otis {Ii - 
in Roma, che neUe Provincic, giacchè non per 
U1che qucfta Privi- Tam. I. 4 0 . 
legio s' era dilatata a tutto I' In'pero Romann, come ne' tempi fur. 
feguenu a\'venne. Vi tali Cittadini {ì trovarono nella deCcrizion fud- 
detta Cei millioni e novecento quarantaquanro mila. 
Giunra era all' eccellò l' impudiciz.ia c la baldanza di Mcifa'ina 
l'v10glie di Claudio Augullo. V oUe ella nell' Anno prcCeme far un 
calpo, a credere il q'.1ale gran fatica fi dura, non [apendo{ì capire , 
come pote(fe arrivar tant'olrre 1.1 st
\cciatagg111e di una Donna, 
 la 
balord<lggine di un rvhrito, c í\hrito Jmperadore. Lo nellò Tacito 
confcl1ìl (b), chc ciò p<urà favoloro; tuttav ia tanto cgli, quanto Sue- (b) Tacitus 
tonio (c), e Dione (d), ci dan I Jer ticnro il fatto. Era im p ;\zzita g ue- ibid. c. 1.6. 
fi 1: (c) Sutton. 
a rea remmina dietro a Gaio Sz/io, glOvane non men per la noblltà, in Claudio 
che per la bcllezza del corp,), ri
uardevolc. A vea ponato Claudio c, 1.6., 
a di1ègnarlo Confole per l' Anno profiìmo. N è baflandogli di mante- (d) DIO lib. 
ncre un indegna commerzia con quetlo giovane, determinò in fine 60. 
di camraere Matrimonio con lui, bcnchè vi\'cl1te ClaudIO, nè ripu- 
diata da lui. Dicono, che e(fenJa ita ClauJio ad Oilla per alfari del- 
la pubblica annona, ell.\ fint!;cndo qua1che incomodo di ianirà, fì fer- 
mò in Rom:!, e con gran I
)lennità fece tlendere 10 Srrumento del 
colltratta, munito di tUlle Ie claulòlt: contùete, donanda a Silio tutti 
i p
ù _ prt"
i
1ì anedl del P.t).tZZO I mp."riale , ; cO
1pi
ndo la funzione (e) TIIÛtus 
C? 1 lagnfiz.1, e con un magmfico convlro _ F U pal elpollo le) a Clau- ibid. c. 30. 
dlO, che all.\ prcknza del Senato, del Papala, e de' SaldatÏ tutto 
<:iò era Ccguito. Ha dell' incredibilc. Suetnnio aggiugm', aver Mcf- 
ialma indotto .10 lldli) Imperadore a fottofcrivere quell' Alto, con 
fargli credere, che tì){]è una burla, e CIO utIle per allonranare un pe- 
ricolo, che a 1U1 fovr.\lbv:1, pr..:detto dagl' Indovini, e pa farlo ri- 
eadere fopra Siho, finto I rnperadore. Sì "Ionrana da ogni vt'nlirrulc 
è quctta partita, chc paufcc l' intellctto a credcrla vera. S.u'à [bta 
_ prob.!.. 


,. 



110 ANN A LID' I TAL I A. 
'f.u Volg. probabilrr.ente una diceria del volgo, folito ad aggiugnere ai fani ve- 
^" NO ",,8. ri dell
 fail
 circoll.\nz
;. nè .' faclto ,ne parla. Comunque Ga, un 
gran dll-e p:::r quelto si stogglaro ardlmento fu per Roma tuna. n 
1010 Claudio nulla nc iåpea, perchè auorniato dai Liberti, tlltti pau- 
.roG di dllgulbr Mdrahna., I' incorrere nella. difgrazia di cui,- e il 
perdere Ia vita, and.\vano. beneCpefio uniti, Tuttavia tr'
ppo facile 
era 10 Ccorgerc, che- lVldlahn.\ dopa aver f.\no SlIlO Cuo Marito, era 
dietro a farIo anche lmperadore, con un totale Cconvolgimento del 
Pubblico, e della Cone, a çui terrebbe di
tro Jtlfalhbllmeme la 
rovina an.;or:l d' el1Ì Liherti, tanto f.1.Voriti dd C1auJio. Si aggiun[e 
ancora, che a
endo l\ldf.llina Ùtto morir Pohbio (4), uno de' più 
potenti fea dh nella Corre, Impararono gli altri a temere un' egual 
dilàvventura. Perciò Calli no , ,L-' .\llanre, e N arclfo 
Iberti i più pode- 
roú degli alrri neU'ammo di Ciaudlo, preCero la n[oluzione di apm gli 
occhi all'mgannato Augulto. Ma non il!ettero fàldo i due prirni ncl 
propoGw, pavenrando, che [e MdT.alina giugneva a parlare una lôla 
volta a Claudio, Caprebbe inorpeHar Sl bene II f.lttO, che sfu.nerebbe 
in Iui tUtlO 10 Idegno. N arcilo folo fieue collante, nè anentandoG 
egli a D1uo\'erne il pnmo parola, fcce, che alcune puttandle di CldU- 
dlO gh ClvelaíT'ero non lolamente la preleme mfaml;.!, ma ancora Ia 
floria di tutti i precedenti Ccandali onginati dalla tr.\bocchevol hbidi- 
nc e Cludeltà dl Mef1àlina. Artol1lto Claudio fa tono chiamar Nar- 
cieo, il qual chieUo perdono in prima, e addone Ie cagioni del fi- 
lenzio fin ora oíT'ervato, conferma 11 farro, e rivela altri complici 
dclla dJionett.ì di MdIàI1I1a. TUrt14nO l're1ideme dell' Annona, e Lu- 
flo Geta Prcfetto del Prctono, chum.ltÏ anch' el1Ì attelbno il mede- 
fimo, con rapprelemare e can care il pericolo di p.:rdcre vita ed I m- 
peno, immmeme a Claudio per gli :lmblzlofi d'lt:gl1l di Sllio" e di 
MeíT'alin.l, e il bi[ogno dl provvedervi con mana furte, Ccnza alcoltar 
dilColpe, e parole lulinghiere della tradltrlcc conlorte. Rimafe sì sba- 
lordiro Claudio, che andava di tanto in tanto dlmandando, s'cgli era 
più lmperadore, Ce SillO menava tutravla vita p! i
'ata. " . 
Era il meCe d' Onobre, e fu veduta MetIalma pm gala del [0- 
lito divcrrirli aile fdie di BoICCO (
), che Ii f.lceano per Ie vinJc- 
mie', preodendo df:\ 1a figura ,di Bo\ccame, e 
,}io qu
Ua d
 Bacco . 
Qland' ecco di qua e dl la gmgnere aRoma 1 avvllo, efJere Cl.tu- 
dlO con[apevole dl tulle Ie rue vergogne, e venire aRoma pcr far- 
ne vendetta. 11 colpo di nlerva, iu cui riponeva Ie Cue Cper.mze 
Mdralina, era quello di poter parlo1re a Claudio, fidandoli, che co- 
me [am' aitre volte era accadmo, ora ..U1cora plachat.bbe I' infenCato 
Marito '. Ma quclto appunro era quello , da cui l' accorto N arcilo 
volea tener lontano il Padrone: al qu.\l fine impctrò di aver per que! 
giorno il comand
 delle Gu;\rdie, rdpprcCentan
o 1.1 .dubbwr.l tède d! 
Lulio Geta ; ed mGeme ottennc dl vemr <Inch egh 111 carrozza coll 
Imperadore aRoma. Nella Ik1Ta veniv
no .lnCOla LuCIo Vitcllio, e 
Pubho Cecina Largo, renza mai articolar rarola nè in f.wore nè con- 
tra 


(a) Di" in 
Excerptis 
V' aleJianis, 


(b) Tacitus 
lib. 11. {. 
.3 1 . 



ANN A LID' I 't A L I A. I I I 
tr:1 di MelTalina, perchè non fi fidwano dell" animo troppo in O:abile E II. A V olg. 
e debole di Claudio. Intanto Jl.lcffaíina, prefi feco Britannico, ed Ot- ANNO 4 8 . 
tavia fuoi figliuoli, e J7ibidia, la più anziana delle VeO:ali , ed ac- 
eompagnata da tre fole pertone, perch
 gli altri fe ne guardarono, 
s' inviò a piedi fuor della Porta d' Ollia, e falita poi in una viliffima 
earrC"t(a, trO\'ata. ivi per avvenrura, andò incontro al marito, non 
eomratita da a\cuno. Allorche arrivò Claudio, cominciò a gridar
, 
ehe afcoltaGè chi era m;1dre di Britannico e d' Onavia j e Narcifo 
imanto f:lcea rnarciar 1.\ carrozza, thepnando anch' cgli con efagge- 
rar l' m{()lenza di Silio e di Mc/Talina, e con rimettere fono gli oc- 
ehi di Claudio 10 Hrumemo nuzi:tle. Nell' entrare in Roma fi vol- 
Iero aff'\cciare aHa carrozza Britannico ed Octavia; ordinò Narcifo aI- 
le Guardie, che Ii r('ncGeeo lontani;. rna per la vcnerazÏone e per gli 
privilegj, che- godeano Ie V dlali, non potè irnp
dir Vibidia dall' ac- 
col1arfi, e dal far grande i Ibnza, che contra di MelI'1lina non fi pro- 
cedclTe a cond.1I1na, fenza pnma afcoltarla. Così promiITe Claudio. 
Accortameme Nalcifo conduß"e a dirlttura l' lrnperadore alIa cafa, di 
Silio, e feceglt oITervar Ie prezlOfc:: maITerizie della Corte portite co- 
là : vifia, che fveghò pur del fuoco in quel freddo peuo. Indi cod 
caldo it menò al quartiere de" Pretoriani, ilìruiti prima di quel, chc 
aveano a dIre. Poche parole potè proferir Claudio, confutò tra il ri- 
more e la vergogna; cd alzoffi aHora un griclo de' Sold:ni, che di- 
mandavano il nome e it gafiigo de i rei. Silio fu il primo, che fof- 
ferÌ con coraggio la mDrte, poi Venio Valente, Pompeo Urbico, 
ed altri N abili, tutti macchiati nene irnpudicizie di l\.'ldfalina. Mne- 
{tere il Comedianre, con ricordare a Claudio d' aver ubbidito a i di 
lui comandamenti, intcnerì sì fattameme il buon Claudio, che fu vi- 
cino a perdnnargli; ma î Liberti gli fecero murar femimemo. Sola- 
IDl:me Suilio Cdònino, e Phutio Laterano la fcapparono netta, l'ul. 
timo per gli meriti òi Aulo Plautio fuo zio. Intanto l\.1eífalina riri- 
rar,Üì l1::'gli Orri di Lucul\o, Era la fperanza e I' ira, fi penfava pu- 
re di pater fuperar la burafca, e non ne fu lomana. Claudi() arri- 
vato al Palazzo con gran quiete fi mift: a tavola, ed allorchè ti fend 
ben rilealdato dal vino, diede ordine, che s' avvif.'1fT'e MeITalina di ve- 
nire nel tègueme dì, che I' c1vrebbe afcolrata. Si credeue al\ora per- 
duto N arcilo; però [ano coraggio, e lel1atofi da tavola, come per 
dar l' ordine fuJdeuo, da difperato ne diede un turto diverfo al Ceo- 
tUi ione e al Tribuno di gmrdia, dicendo loro, che immediatameme 
fi portalfero ad uceider MelTalina, perchè tale era la volomà dell'Jm- 
per adore. La Uovarono cglino tlef.'1 in rerra, ed affillita da Lepida 
fU<1 madre, che I' andava eforrando a prevenir colle Cue mani gli efe- 
cutori ddla giullizia. All' arrivo di effi {ì diede ella in faui alcuni 
colpi, ma con mana trem.U1te; più {ìcura fu quella del Tribuno, che 
la finì. Portara incontancnte la nuova a Cl.mJlo, che MelTalina era 
morta, 10 llurido fenza informarli, fe per mano propl ia, 0 d' altrui , 
dlmandò da bere, e con tranquiHità compiè il con\'ito. N e' feguc:nti 
glOr- 



II 2. ANN A LID' I TAL t ^. 
Eu, VoIg. giorni non G mirò in lui nè ira, nè odio, nè allegrezza, nè trifiez- 
AICNO 48. za, ancorchè ol1èrvaíT'c I'iLuità di Narci[o e degh altn accu(1.tori e 
il volto amitto de' figliuoli. A farIo maggiormellte dimemicar' di 
l'v'IcíT'JIina, fervÌ l' attenzion del Senato; pcrchè per ordinc tùo fu- 
rono Ievate Ie di lei Immagini tanto da i pubblici, che da i privari 
luoghi. N :U"cifo in ricompenf.l delle 1,Î.1e f.niche, da cíT'o Senato fu 
promoíT'o all' Ordine de' Quetrori . 


Anno di C R 1ST 0 XLIX. Indizione VI I. 
di PIE T R 0 A P 0 S T 0 L 0 Papa 2 I. 
di T I B E RIO C LA U D 10 Figlio di Drufo J 
1m peradore 9. 
C r 1 . 
 A ULO POMPEO LONGINO GALL 0, 
onlO 1 '\;; 
QUINTO v ERAl'ilO. 


S ' E dubitato, fe il primo de' Con[oli portaíT'e it Cognome di Lon- 
(a) Thefau- gino, a Longiniano. In un Frammento di Marmo (a), cliltcmc ng- 
nlr 
o-z:ur gldl nel Muleo del Campidoglio fì kgge Q VERANIO, A. POM- 
lr.ftrIPtlon. PEIO GALLO cas. E pero non Gaio, come s' è creduto fin qui, 
pag. 3 0 4. ma .duto tàrà flaw il d: lui Prcnome. A qucll:i Confoli ordll1arj circa 
Ie Calendc di Maggio fund<ltameore fi crcdono fucceduti Lucio iYfefn- 
mio PoltiOiJe, e Q!,tinto .dltio Maflìmo. Rlm.1110 vedovo ClaudIo AlIgu- 
lio, fi crcdene, che non palTerebbe ad alue N ol,ze (b); e tanto più 
perch' cgli prateltò a i Soldan del Pretorlo di nOI1 voler più Moglie, 
da che taor;). sfonuna avea pravato ne' pn:cedemi Mauimonj; e che 
fc facdlè aItnmenti, Ii comcntava d' elTere [cannato dalle lcro mani. 
Ma andò prdio in fumo qucllo luo proponimento. Tutte Ie PIÙ no- 
bllt Vame Romane lì mllera 10 arnefe. per elþugnar quefla debll roc- 
ca, metrendo in moltra tutre Ie lor bdiezze Ui1rurali cd artlficiali, c 
adopet'ando qU.1Otl Iacci fa invemare la loro fcuoIa, fapendo per aluo, 
come egli folIè alieno dalla contincnza ((). Tenevano il primato tre 
fra l' altre, cloè Lollill Paolina, FigIiuoia di Marco Lollio già fiata 
Con[olc, c per lei Ùcea di caldi ufizj Callifio, uno de'Liberti favo- 
riti di Claudio. La feconda era Elia Petime della Famigha de'Tube- 
roni, Figliuoia di Setto Elio Peto già Conlòle, Hata gii Moghe del 
(d) Idem mcdelimo Claudio Cd) prima dell' Imperio, e da lui ripudiata per lie\'e 
("'J.26. cagione. Perorava per qu,:!b Narcilü, altro potente !beno di Cor- 
ce, di cui già s'è p:l.rlato. La terza fu GilllÙt .dgrippina, Figliuolad' 
Germanico luC! Frate11o, gii cacClata in elìlio da Cahgola per l.1 lila 
mala Vita. e perfegU1tat3, in addletro da MctEtiina. A promuO\'Cre 
gl'interdIì dl lei fi 
br
cciò, forte Pallamc,' I
ibcrt? 
n:h' elT? di gran 
polTanza nel cuor.: dl ClaudIo, E que1b 10 tine vmle II pall\() , I3Ln- 
chè foGe nata maritata 'due volte, cioè più di vent' anni prima a G lCO 
DO"l;j. 


(b) Suetøn. 
In CI.I:ldio 
ea}. 26. 


(c) Idem 
(.I}, 33. 



^ N N ^ LID' I TAL I A. I r, 
Domizio l!.nobarho, a cui partorì Lucio Domizio Enoharbo, che ve- F R A V olg. 
dremo Imperadore col nome di Ncrone; e polcia a Crilpo P.liEeno, ANNO 4IJ. 
ch' ella fece morire, per non tardare a godcre l' eredità da lui lafcia- 
tale; e b.:nchè clla a\'elIè palI3ti gli :mni ddh giovenrù, pure cm atlài 
frefca, e fofiencva il crC"diro d' elfer bdb, poOèdcndo anche a mara- 
. viglia I' ane de gl'imrighi e delle lufinghe temminili. '\. cagion. deila 
firetta parentela, et1èndo Claudio ruo Zio pJ.terno, godc\'a cll.1 rri- 
vilegio di viGtarlo fpella., cd afl:li confidememcnte, 
efto b.1ilò per 
. farIo cader ne11a rania, di maniera che fin I' Anno precedente tùrono 
concertate fioa lora Ie N ozze, ed cfeguite poi nel prefcnte. In mani 
peggiori non potea capital' Claudio, pcrchè in quc1ra Donna non fi 
tå qual fo{fc m'lggiore 0 la fierezza, 0 la fupcrbia, 0 l' avarizid. Pure 
Ia lua palIion dominante, c lùpenorc all' aitre, era I' Ambizione, per 
cui avrebbe làj.;rificato tutt,). Scrive Dione (a), c{ferle tlato predetto (a) DÎð li
'. 
un giorno da una ::)tralogo, che luo Figtiuolo Nerone fJ.rebbe Jm- 60. 
peradore, ma ch' egli (tc{fo l' ucciderebbe. ,Non impo1'ta, nfpo{e ella, 
mi uaida, purcht regni. In fatri fin d' a110ra Ii diede ella a cercar Ie 
vie di accaf:.1.r LucIo Domizlo Enob.lrbo fuo Figliuolo (che fu poi 
Nerone) nato ful fine dell' Anno 37. del\' Era noUra, con Ottavia Fi- 
gliuola d' efT'o Claudio Auguilo. Perchè tra queita PrincipeIJa, e Lu- 
cio Silano erano feguiti gh Sponr..1li alcuni anm prima (b', bt1o
nò pen- (b) Tacitul 
f.1.re aHa maniera dl levar un tale oO:acolo con nCürrere alIa calunnia, lib. n. e. 4. 
giacchè Silano per l'iocorratta fua vita era clente da veri ddini . Lu- 
cio \'ltcllio Cenlore fu l'iniquo rnezzano della di lui rovina, can far 
credere a Claudio, che fra Silano, e Giunia Calvina fua SorcHa paf- 
fa{fero imriniìchezze ncfande. Perciò Silano, che nulla fapea di que- 
fio, vide fe 1Ìt:{fo tutto ad un tempo baizato dal grado di Senatore, 
obbligato in oltre a rinunziar la Prerura, e rano il ruo rna!"itaggio 
con Onavia. Quefia fu la prima prodezza di Agrippina, e non era 
peranche Moghe dl Claudio. 
Ma Claudio benchè ardcnre di voglia di effcttuar quello Matri- 
monio, tutraviJ. non of ava, perchè prclIo i Romam non era lecito, 
non che in uf.." che uno Zio 1þ01ãíTe una Nlpote. Pre{e ancor qui 
I' afT'unto di provedere al blfogno q'lel gran faccendi
re di Lucio Vi- 
tellio; ne parlò cgli con energia al S
nato; e i Senatori, {Chi.wi d'ogni 
volere del Principe, decretarono la validità di un tal contratto. Ce- 
lebraron{ì dunquc Ie N C'zze, e in quello 1tetro dì Lucio Silano, O:ato 
Genero di Claudio, fi dicde la mone da fe ítefT'o. Entrata nell'Im- 
perial Palazzo Agrippina, poca pena cbbe a renderG padrona dcllo 
1Cimunito Conforte, e de' pubblici aft"".ri, con voleI' anch' ella al pari 
di Cl.1udio eíTere o{fequiata dal Senato, da i Principi itranicri, e da 
gli -\mbalci'idori. Cominciò ad amm llIàr dclla roba, fenza perdonare a 
tordldczza alcuna, tirando colle lu!inghe alcuni a dichiararla erede, 
cd atterrando a!tri con. calunnic, per occupare i lor beni 0 Pramo{fe 
gli Spontah, del giovinetto Lucio Domizj(} fuo .Figliuolo, già p
rvenu- 
to all' età dl d.odici anni, colla fuddctta O!tavia Figliuola di Claudio, 
crom. I. P a cui 



114 ANN A LID' I TAL I A. 
EllA Volg.1l cui quel1:a alleanza fu il primo gradino, per falire al Trono Impe- 
{I. N N 0 49. riale. Fcce p,irimemc richiamar a Rama d'll1' efilio della Corúea LN- 
cio Amleo Seneca, infigne Fi1ofofo Staieo, e il diede per Preec[tore al 
FigllUo1o, fperando dt fame una eima d'uomo, e un mir
bll Impe- 
radore, giaechè a quetlo berC\g!io tende-vano Ie princi p.lli (ue mll'c. 
lrnpetrò anche Ia Prcmra pel medefimo Seneca. Appret10 rivolfe 
Agrippina 10 '-pirieo vendicativo contro a Lo/Jja Pao/j,la, ehe (teo 
avca gareggiato pel m'uri01onio di Claudio. FeeelÌ comparire, che 
:ilverre interrogati Stro1oghi, e I'Oiaeolo di Apollo di CIario, in pre- 
giudizio dell'lmpcradorc; quelli pereiò, fenza la[ciarle agio per le 
difc1è, la caeeiò in etìlio fuori d' lta1ia, e confì[cò 1a maggIOI' p.lrte 
del fuo ricehiffimo p3.trimonio. Mandò Agrippina dlpoi anehe a Ie- 
varle la vita; e fece appre:í1o bandire Calp'lrnia, illu{
re Donna, tolo 
perchè aecidenralmente a CJ,lUdio era iCappato di bocca, che era bell.!. 
Accrcbbe Claudio in quefl:' Anno il pomerio, 0 fia il eircondario delle 
mura di Roma: il chc era ripur,uo di lillgobr glori:l. AIle preghierc 
dc' Pani mandò lara per Re l11eerdate di quclla N azione, chI: poca 
fonuna pravò per fe, c fvergognò i Romani. Nella Traeia furon
 
guerre t
li nondimeno, che io mi ditp.:n[o dal ritèrirle:J perchè dl 
(,a) oroftus ninn momenta per la Storia prdènte. Sè: crcdiamo ad Oroíìo (a), .re- 
in Riflor. gnì in qadI:' Anno l' Edino di CI.1Udio, chc ruLti i Giudei u1c,I1Iero 
Ð .Aélus di 
o
a, del che pa,:h S.m 
uea ne gli At!,i 
e gli Apot
oh 
lb) . 


oflolor, ProdlglO[.\ era b quantltå d' c!u In qudia gran CItta. Oro(ìo clta GIU: 
t. 18. 'lJtrf. fcppe Ebreo per te!bmonio di tal tàtto ;tH' Anno prefente; ma ne I 

. tdh di Giu{eppe Ebreo oggidì non fi truo\'a un tal paWo. Per .1ltrO 
è certo il f.mo, afTcrendol
 aneora Suetoni::> (c) con dm: di ClauJIO: 
Jttdæos, illlPitlfore Cbreflo (cðsì egli l1omim. il Ji vino S,t.lvator noltro) 
a.flidue tumilltuantes Roma expu/it. SOtto nom
 de' Giud
i crano allora 
comprdì :1l1ehc i Critb.mi; c tòrle i Giudci periègUltando i Cnlha' 
ni, fvegliavano que' tumulti. 


,(c) SUtton. 
in Claudio 
cap. 
5. 


Anno di C R 1ST 0 L. Inoizione YI I I. 
di PIE T R 0 A P 0 S T 0 L 0 Papa 22. 
di T I ß E R I Ó C L A U 0 I 0 Figlio di Dru- 
[0, I01pcradore 10. 


5 GAIO A"I.TISTIO VETERE, 0 fÌi:\ VECCHIO:. 
Confo1i 
 MAR C 0 SUI L L IoN ß R" 1 L 1 NO. 
('I') Thejllllr, 
No'll., verer. H o 
crit[o Ner'Vilino" e non già Ne!,'Vilia.no, come hanno altri
 per- 
Infcript. T. chc 1.1 Cognom.: dt qu.:no Coni ole it kggc fù,m \to CO
1 In un 
(d) Tillfau. inligne l\tlarmo dd Mu:eo Capito1il1o, da Monlignor H
:"llcllllli (:II')? 
No'll., -v,eter. C &1 me (d) ancora dato alia Iuce. Un altro gr,m p..1To tcce In C)uell 
Infcrlþtlon. Anna Agril)pina per innalz.cl' tèmprc PIÙ il fuo I"lgliuolo Lucio Domi- 
Jag. 3 0 5' :Úo 



ANN A LID' I TAL I A. I ! ; 
:VO Enoharho. (4) Turtochc ClatHlto Augui1:o avclT'e un Figliuolo ma- E.. A V(\rr. 
fchlo, ci()è Britannico, che naturalmetHc avea da tuccedlTe a lui neW ANNO, 50, 
Imperio, il 
èmpliclOne fi lafciò indurre ad a
otrar p
t' Fjgli
lOlo an- 




Jt
ii,. 
che il meddlll10 Lucio DomizlO, II quale p,í'hto nella Fanuglia Clau- 12.. c. 2.5. 
dia cominciò ad intitolarfi Nerone Claudio CeJàrc DruJò Germanico, co
 Dio lib. 60. 
me appaTllct: dalle 
1cJaIJ lie (b), batture allora in onQl' illo. 11 mez- b ' 
7.a110 dl qudto att'".1re, ad
pra(o da Agrippina, fu Pallante, il pill con
 Urhu
e;;;= 
fidente, che s' avt:lT'e Claudio; ed avendo allora N c:ronc due anlli dl mijm. 1m!. 
pIli di Bmannico, fi vide la deformità d'aver egli adortivo la mana 
dal Figltuolo lr:giuimo c naturale dell' Imperadore, ornati amcndue del 
Cognome Cehlrco. N è già dimemicò tt: tteíI:I I' ambiziolå Agrippi- 
na. Non a\'ea mai ClaudIO concedmo a MeOàlina il titola d' Augußa. 
Lo volle ben ella, nè Ie fi.l difficile I' o[[cnerlo; ficcome ancora nell' 
Anno iegul'ore volle I' oome d' corrar col Carpento, 0 lia colla cJ.r- 
rO
l-Za ne' pubblici Giuochi. Crefciuta ne'tiroli Agrippina, crebbe an- 
che nell' auwntà, 'rc-ggior dlvenne di Meffalina, non già nell'im- 
rudicizia, perL:h
 te qucHa non Ie mancò, fu almeno occulta; ma nel- 
Ie rapine della roba altrui, e in procurar la mone a chi Ii tirava ad- 
òoßa il di lei fdegno, 0 10 meritava per elT'ere ricco. Q!lanro elLI era 
diligcme a far ben ed\lcarc, e a proGurre illuo Figliuolo Nerone, al- 
uc-uamo la Icalrra Donna Ii fiudiava di abbaßàre e di fare fcompari- 
re il Figiialho tùo, cioè Britannico CC{;lre. Sorto varj prctdii fe- 
ce monre, 0 Ic:vare dal di lui fianc('\ Ie perrone, che gli potcano 
if pi rare de' fenumemi comrmj a i fuoi; e fra gli alrri (c) v' andò (c) DiD ih;. 
101 vita di Sotìbto di lui MaeUro. Alhe perrone mile ell:! in lor luogo, 
tune dipcndcmi da i luoi voleri, di modo che 1'iufclice Principe era in 
cerra gUttå O1lT'ediato, e r('nnto quafi come prigione, fenza ch' cgli po- 
telT'e Ie non di rada vedere il Padre Auguno. þ'aceva anche correr vo- 
ce, che egli patií1è dl mal clduco, e folT'e fcemo di cervello (4), quan- (d) Tacit. 
do Ii farea, che in quell' età di nove 0 dieci anni era fone di curpo, rod. llhrø 
e di fptrito moho vivace. Un trattamenro tale eccirava la compalIìo- cap. 4 1 , 
nc in tUtU, ma fenza aIeun profino per lui. Nell' Anno regucnrc Bri- 
tannico in falu[ar Nerone, ditavvedutamente gli dledc il nome dl Do- 
mizio, oppure di Enobarbo. Non fi può dir che fracaßa e quercle f.'l- 
ceffe per quetto jt] cone Agrippina. Volle eßà in oltre b glori.t di fon- 
òare una Col.)\1ia, che portalT'e il tuo nome. A qud10 fine m:mdò al- 
cune migliaja di Vererani a piamarla nella Città de gli Ubii, che da 
lì inn:mzi prere il nome di Colo1Jia Agrippina, Cinà tuttavia delle più 
i1lutln c floride dclla Germitnia, che ritiene i1 nomt' di Colonia. Qui- 
vi era nata la medeGma Agrippina, allorchè Germ.mico fllo Padre guer- 
reggiò in quelle pani co i Germani. Riponò in quett' Anno Pub/i, 
Oftorio Sctl.pZf.la, mohi vantaggi contra de' Popoli della Bretagna, e pre- 
fe, no
 to te tn quefio, 0 nel feguente 1\ nno, Carat/a co , uno de i Re 
o D
cI 101'0 colla Moglie e co' Figlioli (,): per Ie quali imprefe con- Çe) Tacitu$ 
fegUl dal Senato Romano gli ornamemi rrionfali, mil con goderne po- Ib,J. c. 32.. 
co, perchè la mone il rapl da lì a non molto. Condotto a Roma Ca- 
r P 2. fin- 



I 16 ANN A LID' I TAL I A. 
E 11. A V oIg. rattaco prigioniere, fenza f marri r6 PUnto, parlò a Claudio da uorno 
A)/ III 0 50. f()rte: e Claudio reftituì a lui, e a tutti i fuoi la_ libenà. Ammll ava 
di poi Carattaco la magnifi cenza di Roma, e dicea a i Romam, ,hI 
non fapea eapire, come avendo ejJi cotanti fuperbi Palazzi cd ügiate Caft, 
andajJèt"o poi a cerear Ie povere capanne de' Britanni . Camaloduno in qud- 
la grand' Ifola, Città così denominata dal Dio Carnalo, fu Icelta per 
condurvi UlU colonia di Veterani, acciocchè ferviITcro di baJuardt) con- 
tra i nemici e ribdli. Anche nella Germ:mia fupcnore i Catti furono 
in armi, e fecero delle incurlioni nel paelè Romano. l\la Lucio Pom- 
ponio Secondo, mfigne Poeta Tragico, e Gl)vernatore dell' armi in 'luel- 
Ie pani, Ii miCe 10 dovere, can aver anch' egli perciò mentati gli ono- 
ri trionfàli, 


Anno di C R 1ST 0 LI. Indizione IX. 
di PIE T R 0 A P 0 S TO L 0 Papa 23. 
di T I ß F RIO C LA U D I 0 Figlio di Drufo, 
Imperadore I I. 
Con[oli 5 TIBERIO CLAUDIO AUGUSTO per la 5. volta, 

 Sl.RVIO COR.t-iELIO ORFITO. 


N EUe Calende di Luglio ebbero 'luefii Confoli per fucccITori nel- 
la Dignità Gajo AliiJiâo Fondano, e Gajo VeftemÚo Severo; e all' 
uno dl Guefb ultiml due nelle Caler.de di No\'cmbrc fi crède, che fof- 
ft; fultituito 'lito Flavia VefpajìalJO, il gu.lle a luo tempo vedremù Im- 
(;1) 5utton. peradore; ciò ricavandoG da Sue[Onio loll). In quclto medelimo Anno 
in Vtfpaþa- a dì 24- d' Ottobre ad eITo V dþ.1fiano nacque d.l Flavia Domitil1a Ilia 
110 Cllp, 4. Moglic Domiziano, chc fu anch'cg1i Imper.idore. Benchc Ncrcme Ce- 
'b\ Tdcitus fare ,(6), .weITe i
lament
 cominclaw I' anllO quattordlcc1ìn
o 
Ü lua ed, 
.Annal. lih. Ccnz a(pct[.irC dl comp:erlo, come portava la Legge e 1 uto, per di- 
ll. CIl}. 41. fpenfa del Senato adulatore, prd<: 1.1 Toga virile, abiltta[O anchc al 
Confolato, fi.1bito che toccalTe l' a"mo vemdÌmo: con che potca aver 
pane a gli afiàri pubblici, e a gli onori. V C'llne anche dichiarato Prin- 
cipe della GiounttÌ, e gli hi concedma la podetb Proconlolare fuori di 
Roma: tutti gran paili ail' Imperio. .--\11' imponul1Ità dl Agnppina nul: 
Ia fi fapea negare ne da Claudio, nè dal Scnaw. Per tanti onon a 1m 
confcriti volle b. Madre, che tì defr!.: aHa Pkbe ml c.ongiario, a i folda- 
ti un donativo, e che fi cdebraOèro i GllIochi ClrCt:nh , per procacCla- 
rc con ciò l' arnore del PubbliLO a1 FigllUnlo. IntalHo 11 pUV4::l'O Bri- 
tannico fi flcca allevare come Figlio dl un P1eb-:o, e compal'lva nedc 
folennità delle funzioni tmt;l\'ia vcfbto da putto i i..dJove 11 l,'ratc\la- 
ftm Nerone sfoggi.wa con abiti da Impel'.. .Jre. dal t:he ogl1uno argo- 
menta va, qu.tl dovelTc in fine dlÚe il dtl
l! ) dl amcndu... E 1,:rClvc- 
chè p..:nt:tro 
-\grjppjna, che ,11cuni CcntUn\.olU (; ".1'1 iburl1 Je' io1ûJ.Ü Prc- 
tOl'lJ.- 



^ N N A LID' I TAL I A. 117 
toriani teneano difcorfi di compaffione per'lo {bro miferahile di Bri- ERA Volg. 
tannico, defiramente Ii fece allonranare, 0 Ii rraíT'e a dimettere i gra- ANNO 
I. 
di milirari con dame 101'0 de i civili più urili. Non fi fidava ella di 
Lufio Gera, nè di Rufo Crifpino, ch' erano Preferri del Pretorio, 0 
vogliam dire CJ.pirani d
lle Guardie, perchè Ii credea parziali dell' efiin- 
ta MdTalina e de i di Id Figliuoli. Picchlò tanto in capo a Claudio, 
con rapprefentJrgh, che in mana di due dilcordi Ufiziali pari va non poco 
la dilciplma milirare, Ctd eíT'ere meglio un folo, che l' induíT'e a crearc un 
folo Prefetto del Pretorio; e quelli fu Burto Afr{.wio, uomo di molta 
fperienz::l nel mihrare, e creatura d' eíT'a Agnppina. Tal Dignilà, mal1ì- 
mamente conferira ad un folo, e durevole, era delle più c
nrpicue e te- 
mute m Roma, e fempre più andò crelcendo, da che i Pretoriani comin- 
ciarono ad ufurparfi colla forza il drirro d' eleggere gl'Imperadori. Care- 
1l:ia fi provò nell' Anno prefcme in Roma, e il Popolo aftàmato imronò 
di grida gli orecchi di Claudio; (A) anzi mofio un tumulro fe gli ferra- 
a) 
u:t;j,. 
rono addoíT'o nella pubblica Piaz7a, gittandoli de i tozzi di pane, di 
:p. :8. 
modo che ebbe Fatica a f.'1lvJ.rfi per una porta fegrera in Palazzo, e 
convenne adoperare i foldati per isbandarli. Tuttavia non ne fece il 
freddo 1 mpcradore rifemimento alcuno, nè vendetta, e folamcnte (j ap- 
plicò con gran cura a tàr venir grani da ogni parte, dando privilegj 
a i Mercaranti, e aUe N avi da rr1fporro. 


Anno di C R 1ST 0 LI I. Indizione x. 
di PIETRO ApOSTOLO Papa 24. 
di TIßERIO CLAUDIO Figlio di Drufo ) 
Imperadore 12. 


Confoli 


5 PUBLIO COR
ELIO SULLA FAUSTO, 

 L U C 10 S A LVI 0 0 T TON E T [ Z 1.\ NO. 


A Vendo Ottone ( pofcia Imperadore) un Frarello per nome Lucio 
TiÚaJio, vien perciò tenuto queO:o Confole pel meJclìmo dl lui 
Frate!lo. Cn:dono alcllni, ch
 a qlldb Conloli nelle Calendc di Lu- 
glio fucceddfero Ser'l:ilio Barea Sora no , chiarnaro Con(ole diftgnato da 
Tacito fv[[u quell' Anno, e Marco Licinio Crago .11!1âalIO; e che cef- 
fando ellì, nelle Calende di N ovembre tubentraíTcro 111 quella Dignità 
Lucio Cornelio Sulla, e Tito Flavio Sabino V
fþaþano. Que no per coniet- 
tura. E quando eHì vogliar:o, che Fhvio Sabino fofTe il fr:nelln di Vef- 
p.d
ano (l-,olcia I mpcraoore) s'l:1a d.l avvertire, che Tacito e SUL ronio 
CI danno b.:n a cOI1\Jfcerc ðabmo per Pn,fctto di Roma, ma non già 
illu1ire ra al
un Confolaro. (b) Fu in qudl' Anno e(jliaro da Roma (b) TacitMs 
Funo Scribonuno, Figliuolo di quel Camillo, che fi follevò in Oal- ibid. ,. p.. 
md.Zla comr') dl Claudio Augufl:o. Per ano di clcmenza non avea Clau- 
dio nociuto al Figho; mà accurato egli ora di aver conlûlrati gli Suo- 
logi 



118 ANN A LID' I T ^ L I A. 
ER A VoIg. logi intorno alia vita dell' I mperadore, per qUt'no delitro fi guaèhg'ì
 
ANN 0 51.. II bando. Multo non call1pò dipoi, rarito non Ii lå fe d-l. mortt
 n:l- 
ruralc, 0 pur da vekno. Diede CIÒ occa(ìonc ad un rigorol
l Editeo 
dd Scnaro contro gh Strologi, can ordll1e di cac<.'iarh d' 1r,III:l. non 
chi: da Roma. l'mto nondlmcno indam,); per una porta ufcivano, ri- 
tOTn.lvano per un' a
tra. Pari mente fu pubblicata Lf'gge contra Ie Don- 
ne IJbcre, che ipola{fero SchIavi. Sc ciò facea la Donna Cen7.a i\ con- 
Cenlo del Paarone dello Schl.lvo, dlveniva anch'dlà Schiavaj f
 col 
contenlo, era poi rrattata come Llbcrra. Vidc(ì neW Anno prefeme, 
fin dove an ivaf1è la pr.-potenza de i Liberti di Corte, la me1onaggi- 
nc dl CJ.llldi
, e la viità del Sen;1[o. Pcrchè fu arrribuito a Pallante, 
LIberto il PIÙ fàvOliro dall'Imper3dore, I'invcnzione di quefio ripic- 
go, pa frenal' Ie Donne, il Senaro a fuggelbon di ClaudIo, 0 pure, 
come vuol Plmio il vecchio, di Agrippina Augutla, il Senato, dico, 
oltre a moltc lodi <id tuo fedelc anaccamento at Princip
, e dcl1e fuc: 
gr.mdi applicazioni pel ben pubbllco, il pregò di acccttare gli orna- 
mcnti dcUa Prcrura, e la tàcoltà di portare andlo d' oro, come facea- 
no 1 Cav.tJieri, e per giuota un reg;llo di trecento fettantacinque mila 
Scudi Rom'.\nt. Coftm accerrò gli onori, ma fdegnò di prendere il da- 
naro, con vamarfenc dipoi in un' [fcrizionc, e con dIre, ch' egli (i con- 
tenrava dl Vlvere nell'anrica iua pov.:rrà, quando dl Schiavo, ch'egli 
fu, CI a giunro a pol1l:da più millioni, cd è I"cgitlrato dal vecchio Pli- 
nio fra gli 1.1001\111 pllt ric.:hi del fi.1O tempo. P1JOio il giovane (a) da lì 
a molti anni in lcggendo quclF [fcrizione, e il vergognolo Decreto fano 
dal Scnato pa cottui, noo Ie ne porea dar pace. Calli1
o, e N arciCo 
erano gli altn due LIberti, dorninanri aHara nella Corte. Per Ie m;U1i 
JI Agrippll1a e di c01toro paf1àva tutro, e di turto (i f
tçea danaro. Si 
(b) Dill lib. prcndeano anche bdf
 del b,tlordo 10ra Padrone.' (b) Un dì men[re 
'0. , Claudio teoed rngione, comp.1Tvero alcuni delh Bitinia ad accu{àr con 
moIre gnda Giul1lo Cilone, Hato lor Govern,ltore, che a\'ea vendu
a 
la giultlzla per danari; n
 inrendendo ben Claudio, dlmandò che vo- 
lcl1cro queg 11 UOl1lini. Rlt pote N arcilo; Rel
d:J1Jo gra::,;e pet" a'ZJer a'vitta 
CiJone at tor goveY1Jo. ALoJ'a ClaudIO; E beí1e, "atbiano pet" lor Gover- 
nato1"e anche d!le altr; aflnÎ. 
Alcum tcmpi pnma era venuta in mente a Claudio un'imprcf.1., 
che fe gli riufciva, tarebbe tlata dl gran glori
'l a lui, e di pari utile 
al Pubb1lco, cioè (c) dl leccare il Lago .Fucino, detto oggidì L
go 
di Celano nell' Abbruzzo, per metten: <]uelle Terre a colmra, e Jitì::n- 
dcre le circonvicine dallc inondazioni, de and:lvano dl dl m dì cl'e- 
Ccendo; f:lttura, pt.1' cui Clue' Popoli i\1arlì a\'cal1o taue PIÙ ittanzc ad 
Auguf
o, ma fcnza null:1 orrenerc, Vi tì applicò con incredlbil vigore 
Claudio, penÙndo di t:m:: fcolar quelì' acque non giã nel Tevere, co- 
me al.:uno h.\ creduto, ma bensì nel Fiume Liri, 0 fia nel G,\1'iglia- 
(d) Pl"niN no. Plinio il vecchio (el) per un' opera maravigliolà ci dcCcrive qudlo 
l7b'36:e.I
. tc:mativo di Claudio, e di fpetà infinita; Impnciocchè per undici anni 
vi aveva egli impicgato conrinuamcme circa trenta mila lavol'ilrori in 
far 


(a) plillÎus 
lib. 7. Epi- 
ftolR 2.9. 


(c) Dio i/li. 
SUttMlius 
in Claudio 
Ulp. 10. 
Tacit. lib. 
u. eR}. S7. 



ANN A LID' I TAL I A. 119 
tar cavare 0 ragliare una momae;m di rre miglia, di profondirà incre- E R" VoJg. 
dibile, e condurre un Gmalc Illn
hii1ìmo da dfo Lago al Fiume. Al- .A N NO )2,. 
lorch'è l' opera fu creduta co.npiuta, ClauJio, acciocchè fi conofceífe 
da ognuno la maglllficenza delb medefima, ordinò, che fi faceífe pri- 
ma un folenniffilllo combanimenro navale ful mcdefimo Lago. Rau- 
n,\tl da v,lrie pani dell'imperio diecinovemila uomini ([e pur non v' ha 
difetto in que! numero) cOlldennJti a mone, Ii compartÌ in due fqua- 
dre di navi colle lor armi, 2\'cndo difpotie all' intorno in barche i Pre- 
toriani, ed altre milizie, affinchè niuno fcappaf1è. Tutte Ie ripe e Ie 
collme d'inrorno erano coperte di genre accnrfa a110 fpettacolo 0 per 
curiotìtà,o per corteggiare l' Imperadore, che vi af1ìtlè con Agrippi- (a) Sue/Oil. 
oa (a) amendue fuperbamente ve:l:iti. Sperando i deO:inati a comb:u tere in Clnudill 
grazia, il falutarono, dlccndo, che aizdavano 6f, morire; e non altra ri- cap, :2.1. 
troth ricevendo, fe non che aJJch' egli falutava loro, non volevano più 
procedcre alIa banaglia. Tame cfonazioni e minacce fi fccero, che 
finalmeme Ie ncmiche fquadre, I' una appellata la Siciliana, I' altra la 
Rodiana, íi azzuR-àrono, e combatterono da difperatc. Molti fmono 
i morti, pill i feriti. Chi reHò in vita ottenne poi grazia. Qlindi palsò 
la Corte ad un magnifico convito, nel qual tempo fi lalèiò correre 
l' acqua del Lago pel nuovo fabbricato Canale; ma e(f.'1 can tal' em- 
pito cOl'fe, che fracalsò in pill luoghi Ie muraglie delle fponde, ed al- 
lagò talmeme il territorio, che Claudio andò a pericolo d' annegadì . 
Egli è pur di pochi il prevedere tutte Ie forze dell' acque melTc in 
moto, Altre fimili burlc da loro fatte ho io lena, cd anche vedllto. 
Agrippina fcce allora una gran lavara di capo a Narcif(), imputando- 
gh di non aver fano aíf.'1i t
)rte il lavoro per rifparmiare la fpeCl, e 
rnetterfi in tàccoccia il danaro; e N,lrcifo "neh' egli rifpofe a lei per 
Ie rime con de i frizzi intorno :IlIa di lei lùperbia, e aile idee della rua 
amblzione. Aggiugnc Tacito (b), non eífere 0::110 qud C.1I1ale sì ba!T" (b) Ta(/tus 
dol poter l'Colar r acql1
 del Lago tr'1ppo profondo ne! mezzo. Ord;'1ò II. u. c. 51, 
oond:meno Claudi,). che Ii rit:'cc{1e meglio iT lav0fo; ma per quanto 
fì può dedurre da Plinio il vect.hio, egli non cnmpò t:Into dol vcderlo 
compiuto. Nerone luo fuccdTore per invidia alb di lui glori:1 nO:1 fi 
CUI ò di perfl"1.iOll.lrlo; e per quanto poi f:1ceífero Traiano & Adrialìo, 
il L.1g0 tuiIìtl:è, e tunavia fulutlc. Un' altra maravigliofa imprefa di 
Cl.iudlO Auglllì:o fll l' a\'er egli condotto a fine I' Acquidotto, comin- 
ciato dol Caltgnla, per cui fl,1rono introdotte in Roma Ie Acque Cllr- 
zia e Ccrul
a per qllaran
a mig.lia di, 
iaggi
; .(c) e ad una. talc altez- (c) Plin. Ii. 
za, che arnvavano .a11<\ Clma dl .tuttl I colli dl 
oma, 
 111 ta
ta ab- 36. CliP. 15. 
bondanza, che fervJ\'ano ad ogm cara, aIle pefchlere, a I bagl1l, a gl i 
Ortl, cd ogni aluo ulo. r:inio iI vecchio defcrivcndo la grandioíit:ì di 
Guett. opera flupenda, ci :lffiCUr.l, che al veder tagliate montagne, 
riempiute \'alli, e tanti archi r.:r conJurre quella gran copia d' acque, 
fi conchiudeva, nulla eírervi di sì rnirabile in tuna il Mondo, come 
Guella fatrura, la quolle cot1ò parecchi millioni. Tacito nota in que-Hi 
lempi la prepotenza e l' ani cattivt di Antonio Felice, chiamato C'au- 
r1io 



I 1,
 ANN ^ LID' I TAL I A. 
ERA, Vo!g. dio Felice da Giufeppe Ebreo (a), Liberto già d' Antonia, e poi ill 
tt>.;;o 
:z.. Claudio Augufio, a cui err;) Imperad,}\'e avea dato il go verno della 


lt11
 )
- GI\,
dea. Qud OleJeíÌmo egli 
', che ,fi ,legg
 ne gli Ani de gli Apo- 
laic. lib. :z.o. l
oh aver [enuto per due r\t11l1 In pnglone San Paolo Apofiolo. Co- 
ílui oltrc .II godere un buon pofto net cuare di Claudia, avea anche 
per .Frate/lo P .lllante, il più favorito, il più poteme, il più ricco de i 
Liberti di Corte; e però a man fah'a commctre\'a in quel gnverno 
qu,mtc iniquità egli ,'oleva, fenza timore, che gliene vemffe un pro- 
cetTo. S' empiè allora la Giudea di hdri e di atIàffini, e tutto íì andg 
(lifpollendo aHa nbellione, che accenneremo a fuo tempo. 


Anno di C R 1ST 0 LI I I. Indizione XI. 
di PIE T R 0 A pas TO L 0 Papa 25". 
di T I BE RIO C L A U D I 0 Figlio di Oru[o, 
Imperadorc 13. 


C r 1 . 
 DECIMO GIUr-:òl0 SILAr-:òO, 
onlO 1 Q H . 
Ull'TO ATERIO Ar-;;TOt-/Ir-:òO. 


lC Ra giunro Nerone Cefare a quindici in fedici anni; anche Ottavia 
r Figliuola di Claudio Augu{to .all' età capace di Matrimonio; e 
(
) Tacitus però in <juett' Anno Ii cclebrarono Ie loro Nozzc;. Così Tacito (b). 
( lIb ) . u. c. 58. {via Suctonio (c) mette quefto f.'mo due anni prima, allorchè Claudio 
i
 ::::::. era Con(òle, cioè nell' Anno fI. dell' Era nolha, con aver allora N e- 
rnp. 7. rone cclebrati i Giuochi CircenG, e la caccia delle Fiere nell' 1\n6- 
rearro per la falure del Suocero Imperadore. Anche Dione mcrte il 
di lui Marrimonio prima del combattimenro navalc ful Lago Fucino. 
I'erò non è qui Gcura la Cronologia di Tacita. Affinchè queH:o Gio- 
yinc beftia facelfe per tempo una bella COI1!parGl neW eloquenza, ;\- 
grippina CUd Ivladre, c Seneca il Madho, vollcro, ch' cgh fcrvif1è da 
Avvocaro al Popolo d'llio, 0 fia di Troia, i cui Ambafciadori chiedeano 
aHora in Senaro l' eCcnzion da i rributi. Una bclla Orazione in Greco, 
(d) Idem. derraragli fcnza falio dal Precertorc {d),rccitò Nerone, in cui cbhcro luo- 
ibid. cap. 8. go tune Ie favole, inventate da i Romani, cioè la loro origine da Troia, 
e da Enca, fpacciato da gli adulatori per propagatore Jella Famiglia 
Giulia. Nulla fi potè negare ad un sì facondo Oratore, e a sì forti 
ragioni; pcrò Tiberia, dopo averc anch' egli tirata tuori una Lctrera 
fcrina in Greco dal Senato e Popolo Romano, in CUI etìbivano Lcga 
al Re Selcuco, purch' cgli conccddlè ogni efcl12.ione al Pop()lo di 
Troia, parente dc' Romani, conchiu{e, che non fi dovea negar tal 
grazia a i Troiani; nè vi fu chi non concorrelìè neUa medeGma [('n- 
tenza. Perchè i Romani, che componeano la Cotonia dclJa Città di 
Bologna in Italia, crano ricorfi all' I mperadore e al Scnato per ajuto 
a cagion di un incendio, che avea devanate Ie lor cafe: parimt'nt
 
per 



ANN A LID' I TAL I A. 121 
per loro fece da Avvocato con Ur:la Orazione Larina it giovinetro Nc- ER A Volg.' 
rone, cd otrenne in lor foccorfo la famma di ducento cinguanra mila l\tj
. 54. 
Scudi Romani. Anche il Popalo di Rodi fupplicava per ricupel'are 
la Llbcrrà, che dianzi dicemmo, rolea 101'0 dal mcdefimo Claudio. 
Per loro pcrorò Nerone in Greco, ed impetrò rurto quanto ddide- 
ravano. Concedè fimilmente Claudio per cinque Anni I' eienzion qalle 
impofie a quei d' Apamea, rovinati da un trcmuoro, e al Papolo di 
Biiå.nzlO, che fi trovò troppo aggravato; e per tutti i tempi avveni- 
re I'accordò dipoi al Popolo di Coo. Statilio '7auro (non fappiamo, 
fe 
'larco, 0 'IÏto) potTedeva de i bci giardini. Agrippina gli amoreg- 
giava (a) anch'eflà; però da che fu ritornato dalI' Affrica, dove era (a) Tacitus 
Hato ProconCole, il fece accuf.lre in Senaro da Tarquinio Prilèo, con .Annal. i.n.. 
apporgli tàlCamente d' etTerfi milchiato in Cuperfiizione di Magia forre e'lp. S9. 
contro la vita di Claudio. S'impazientò egli cotanro per quelta trap- 
pola, che dataíì la morte colle propric mani, prevenne la fçmenza 
dd Senato_ 


Anno di C R 1ST 0 LIV. Indizione XI I. 
<Ii PIE T R a A pas TaL a Papa 26. 
di N E RON EeL A U D 10 Imperadore I. 
Confoli 5 1VIAR.CO ASI NIO MARCELLO, 

 
1 A N loA C I L loA v I 0 LA. 


S Crive Tacito (b), che I' uno di quefii ConColi, ficcome an cora un 
Queß:ore, un' Edile, un Tribuno, e un Prcron:, nello fþazio di 
pachi mefi terminarono i lor giorni: accidenre interpretaro da i Cu- 
pcrniziofi Romani per preludio di gravi difgrazie. Noi non fappia- 
010, nè qual de' Confoli montTc, nè chi CuccedetTe al defunro. All'am- 
bjzioCa Agrippina faceva ombra DomiÚa Lepida, Donna ricchif1ìma, 
e di gran fana, SoreHa del lùo primo M.lriro, cioè di Gneo Domizio 
Enobarbo, e parente d' Augul1:o, per via d' Antonia fua Madre. Mira- 
Va '\grippina di mal OCChlO, che Lepida olrre ad alrri riguardi fi com- 
pcram: I'afl-ètto del Nipotc Nerone con aflài carezze, e frequenri rc- 
gali. Ella Cola volea comand.lre al Figliuolo, e però non i Ibva bene 
in vita chi porea COlltr.lnarie un sì falto impeno. Per attefbro di 
Tacito non cra mcno impudica Lepida, che fi f
flè _-\grippina; tut- 
tavia clla non fu per que1to verfo alfalita. Le accuCe, che contra di 
lei invenrò Ia m:1lizia, furono d' avcr fani dc' CortilcgJ per far marirc 
eft1. Agrippina, 0 pure per diventar Moglie dell' Jmperadore; e ch'clla 
non aveflè frcnara I'infolenza de'lùoi Scrvi, i quali, diceva ella, in 
Calabria turbavano Ia pace dell' Iralia. Fin 10 Hcflo Nerone (c) fu for- (c) SuetDn. 
Zato dalla Madre, Donna fiera, a far telhmonianza contro I' anl,;ua fua Inp Nerone, 
Zia, In una parola, per Cenrenza del Scnato Lepida perdè la vira, an- ca. 7- 
corchè Narciio porcnre Liberto di Claudio vi íì oppondfc con rutte 
crom. I. Q fue 


(b) 1tl em eo- 
dfm lib" 
ClIp. 64. 



12.1. ANN A LID' I TAL I A. 
ERA Volg. fue forze. F probabilmentc queO:o Liberto, che otr
rv
ndo i diC
gni 
ANN 0 54. ambiziofi di Agrippina, fi t('neVa perduro, fe il di ki Figliuolo fdlre 
/' pcrvenuto all" Imperio, e perciò fi dichiarava nmo in fa >'or di Bri- 
tannico, fi fervì di tal occafione per r;vdare a Claudio I' amicizia in- 
fame, che pa{fava tra Agrippina e Pallante, altro onniporeme Liber- 
to di Corte. Pro\1'lolfe in oltre a tutto potere gi'imereln di Britan- 
nica preßo it Padre, can f.'1rgli inÍ1eme conofcere, qu.mto fo{ft" inde- 
cente l.anreporre at proprio Figliuolo un Figlidlho, e qu
li foffero 
(3) SUtton. Ie trame di Agrippina per queao (a) In farti cominciarono a com- 
In ClaudIo parire alcuni fegni, eh' egh fi fo{fe penrito (b) d' aver preta per Mo- 
(Î,)4tiD lib
 glie Agripl?ina, e d' aver adottato il di lei FigliufJlo. Si faceva l'gli 
60. c
)\ldurre PIÙ del [olito innanzi il proprio Figlio HI irannico; I' abbrac- 
clava, e un dì fu udiro dire.. che con quell a mano con cui /' tlveaferito , 
if guarirebbe. Narcifo anch' egli confapevok della mutata inclioazion 
del P adrone, animava Britannico, e gli fac
a gran fet1a intorno _ Ad 
occhi aperti fta\'a Agrippina, e norava rurtO. \ita da che feppe, efTe- 
re Ccappato drtto un gin. no a Claudio. che per [uo de/lino egJi avea do- 
'Vuto a'Vere fllamønte de.'le Jl.10y"li impudiehe., per poi punirJe-: non volle 
afpettar più, e {ì fiudiò di prevenirlo. Si fentiva POc!) b.:n dl CanHà 
ClaudIO, e fperando aiuto dall' aria e claWacque di Sinueffa, colà fi 
portò, per quanto fcrive Tacito. Quivi fu, che f\
riprina, dopo avt:- 
re allontanato NarciCo con bella maniera, mand,lIldolo in Campania, 
fi fece preparar un potente' veleno da 'll1a famd. fabbriciera d'effi, 
nominata Locl1O:a, che ferv,ì gran tempo a fimili bifogni deBa Cone. 
E fapendo, quanto il Mariro folTe ghiotto di boleti 
 ne acconciò uno 
al propofito, e gliel feee poi prefenrare dall' cunuco Ha.loto, folito a 
fare il faggio de
 cibi del Principe. Mangiò di quebo1eri anche 
grip- 
pina, ma con lafciare it più belJo al Marital. Fu parrato Claudio, co- 
me ubbriaco (che qudto gli accadeva fpeffo,) d:111a tavola 

 I
t- 
(c) Tacit,:,f' to. (c) Perchè parve, che Cciolto il ventre- potetre fovvenire al nichlo" 
.Az.
n:;. !I
. ., i
 cui .egli {ì trovava, Cpaventata.!,grippina, ricorfe a Seno
onte 
e- 
1 if, 7 dlcQ dl fua confidenza, II quate gl3 prepararo, col pn::tello dl Cvc:ghar- 
gli il vornito, una penna rinta d' alrro fiero veleno gl' immerCe nella 
gola. La notre egli perdè i Centimenri,. e verfo il far del giomo del 
dì q. d' Ottobre fpirò. A bbiamo da Sueronio (d
 , che in diverCe ma- 
niere fi comò queflo farro: comunemente nondimeno etreríì deuo e 
creduto, ch'egli morilTe di veleno. Incerto è anche illuogo, e fem- 
bra più roO:o, ch' egli mot"iße in Roma. Lo ß:effo Storico quegli è, 
che eel dà mono ncl dì I 
" del Cuddetto Mefe, e con lui va d' accor- 
do Dione. Ma pare, che Tacito 10 fupponga prima; perciocchè íi 
tcnne, (e Cembra non delle [ole ore) celara h di lui mane, e però 
porè lùccedere prima dj que\ giomo. In Roma fi faccano intanro pre- 
ghiere. a gli Dii pC'r la di Iui talure. Agrippina ehiamò i Com median- 
ti, quafi che Ii delideratre Claudio per diverrirli, e fpetro facea fpar- 
gere voce, che il di lui incomodo andava di bene in meglio. Tmto 
ciò per dar tempo a difporrc k coCe per far fuccedere Nerone. 
lla. 
In 


" 


v 


(d) SUltOn. 
in Claud. 
<<lip. 4]' 



ANN A L t D' I T 1\ L 1 A - 12.3 
in oltre fi rnofirava fpaGrnanre di dolore pel Manto, e pjena (!i tene- E 1\" Volg. 
rezza per BrÙ(JTlnico, e per Ie lorelle di lui ÅfJ10 ia, l.d Ottavia, e At>;NO 54- 
trattenevali tUtti, aflinchè non utCitTc:ro ddL. loro ltanu, con .aver an- 
che mcfTe guardlc dJpertutto. 
Preparato ciò, che occorrcva, ful mezzo giorno del [uddetto dì 
13. dl Ottobre Ú lþ1!lancarnno (R) Ie pone dcl Palazzo, e ne lJlcÌ (a) TRcitul 
Nerone, accompagnato da Burro Prefetto del Pretorio, che andava ..lmJ. ,- 69_ 
ben d' acco"rdo con Agrippina, liccomc fua Cl'ratur.a. ,Fu I"ref
nt.lto 
al corpo di guardia, e ricevuro con acclamazioni: indi enuaw in let- 
ti 6 a, non fenza maraviglia di moltl al non veder kco Bntannico, fu 
cund('[[o al quarriere de' Pretoriani in Romol, knza che apparika da 
Tacito, il quale (1. morto ClaudIo a SmudTa, alcun lungo vi.lbbia , 
per venire da quella alld. gran Città. Dapp..-,ichè Nerone ebbe par- 
lato a j I->retonam, e promdro hro un don.ltivo, non inferiore .al ri- 
cevuto da ClaudIO, fu acclamato da tutti per Imperadore. Non tar- 
dò molto a tar 10 tteffi) il Send.to, perchè privo dl J11J.nicrc dot rdì- 
ftere a i voJeri e alIa forza della mlJizia, gl3 enn-îta 111 potTdro di 
f.1.r effa gl' Imperadori. Furono poi decret
ti a Cl.tudio i mt:delimi 
cnori, che fi praric3TOno aUt! mone d' Augufto con delficarlo, e far- 
gli un folennifiìmo funerale, in cui Agrippma garegglò ncliol magni- 
hcenza con Livia Auguita fua bifavola (.). A veva dl-i anche conun- 
) $UtfðlJ. 
CÎato un fomuofo Tempio aHa memoria del Divo ,ciautho,; rna l' in- In CiAud;/) 
vjdio

 Nerone 10 !afClò. poi andare a terra, 0 
o diihufT"c pa 
a C:in 4 5,;'1- 
rnagglOr parre. Fu poi nfatto e com pm to da Velpaíìano per gran- JRþAn. '.9- 
tudme ad un I mperadore, .che l' avea beneficato. Ed eeco coml: fil11 
fua vita ClJudl'), Principe ann::werato fra i p rriClp.lIui del buano 
e del cattlvo, di cuore mclinato alla gmlbzia, aHa ckmenza, e aHa 
rnagnificel1za, e che fece moIre a1.ioni da Principe ottlmo,; ma dl te- 
lla troppo deb ole , per cui lafciandofi governare da Mogh Icdlerare, 
e d:l Llberri iniquiffirni, per gli coofigli cd inganni d'dlì tame aJu"e 
azioni operò obbrobriofe, 0 ridicole. Gallione fratello di Seneca 11 de- 
rife morro, con dire, l"h' eg'i 'Veramente era fa/ito aJ Cieiø, (,) ma ß- (c) Di. Ii.. 
rato con un U lCÙ10, come fi -tàceva a i giuiliziati, che vcOIvano Itr:.1Ici- 60. 
nari daJ Jhia al revere _ Lodava anche i boleti, perchè dÏ'z:enuti cibi 
deg/i Dii. Lo fletT.) Lucio Anneo Seneca, ficcome maltrattato da lui, , 
fe ne vendieò anch' egli con una SatÌr:t, éhe tuttavia ful1ìlle, n.p- 
prl"fenrandolo ponaro al ClelO, ma poi caccìato di là, e manddlO 
all' Inferno, con effere riconofc1Uto in cnn ambi que' luoghi per UIiO 
fc,mul1Iro, e per una betba _ L' Oraz.ione funebre (d), compolta dal 
medcfimo Seneca in onore di ClaudIO, fu recitata da Nerone _ Era 
elegann!lima; ma allorchè Ii udt eCllt:lre la provvidenza e fàpienza 
del dctùnro Pnncipl::, niuno VI fu che poreffe trattenerlÌ dal logshi- 
gnarc, furfe non prevedendo chi fì ridea di ClaudIO, che avea pUI da 
piagnere del iuo fucceffore, femina di cruddtà e di vizj. Non tu 
Jetto in Senato il Tefiamenro di Cl,mdw, perchè veriGmilmenrc non 
volle Agrippina, che Britannico a Nerone in effo companflc anrcpo- 
Q.z. ito. 


(d) TRflfur 
.Ãr,nRI. II.. 
13. "I}. 3. 



12.4 ^ N N A LID' I TAL I A. 
E R 
 VoIg. fio. Coma?dano Prin
ipi qud che voglìol1o in vita; morti, que! 
ANN 0 ,H. folo che place 31 101'0 luccelTore. Solamemç fotto qudl:' ,-\nno il Pa- 
(a) Paglus drc Antonio Pa g i (a) comincia l' Anno P rimo del Pomificato dl ' S " n 
i"J Criric.' a 
J3aroniana. Pierro, petchè fofl:iene, ch' egli folameme ora venilTe aRoma. Trar- 
tando(j di punti alTai tenebroíì e comroveríì di Storia, fi attenaa 
ognuno a quella opinione, che più gli aggrada. b 
Anno di C R 1ST a LV. Indizione XI I 1. 
di PIE T R a A P 0 S T 0 L 0 Papa 27. 
di NERONE CLAUDIO Imperadore 2. 
C f, r 5 NERONE CLAUDIO. AUGUSTO, 
on.Ol"l LucIo ANTISTIO VETERE, 0 sia VECCHIO. 


B Enchè non foff'e Nerone peranche pervenuto all' ed fiabilita dal- 
Ie leggi, per eff'ere Confole, non aven::lo più di diccifette anni , 
tt1ttavia ficcome fuperiöre aile Leggi, e per onorare i principj del 
(b) Sutton. fuo govcrno, prefe il Confolato. Per tefl:imonianza di SUCtonIO (b) 
'n Nerone. 10 tenne folameme due mefi. Chi fuccedeffe a lui nelle Calende di 
1\1arzo, non fi f."1. V' ha chi crede Pompeo Paolino, perchè da lì a 
due anni fi truova Proconlole della Germania. Diede l' amblziofa 
Agrippina principio al governo del figliuolo Nerone c()n levaI' di vi- 
ta Gitmio Si 1 ano, al10ra Proconfole ddl' A fia. Parte per gelofia, per- 
cnè fu detto dal po
olazzo, ch' egli per via di femmine difcendente 
dalla Cafa d' Auguflo potea afpirare aIL' Imperio, e più proprio anche 
f.1rebbe flata, che il giovinetto Nerone; parte ancora per timore, 
eh' egli volefT"e vendicar la mone, ingiutlamente data a Lucio Silano 
fuo fratcllo, benchè pericolo n;)n vi 
òlTe, perch' egli era un dappo- 
co, c Caligola perciò il folea chiamare la Pecom riaa. Si rrovarono 
perf one , che feppero dargli il velcno, cd egli fe ne andò, fenza che 
Nerone ne penetralTe la rrama. Da gran tempo era in difgrazia di 
e{fa Agrippin:t Narcifo, Liberto e Segretario di Claudio Augufto, 
perchè parzialiffimo di Britannico, e perchè a lei flato contrario in 
molee occorrenze. A vcva egli ammaf1aro delle immenfe ricchezze, e 
porendo tuno fopra il Padrone, Ie intere Cinà, e gli fidIì Re, e 
ehiunque avea bifogno del Principe, il corteggiavano, e gli fàceano 
de' rcgali. Era per altro Fedele a Claudio, c vegliava per la dl lui 
eonfervazionc. 5' egli fi fofse trovato alla Corte, non avrebbe ofato 
Agrippina di tradir il wIarito, 0 pur iãrebbono feguiti dtiferenn:men- 
tc gli affari; ma Agrippina, ficcome accennai, feppe bene fiaccarlo 
(c) Dio lib. da lui; e pofcia (,) cacciatolo in dura prigione , il fece ammazzare , 
61. 0 il ridufse ad ammazzarfi da fe medefimo, ed anche contro il voler 
di N crone, che l' amava per 101 fomiglianza de' cofiumi, cfsendo egual- 
mente anch' egli avaro, che prodigo. Si metteva Agrippina in i1tata 
d' altrc fimili prepotenz:: e cruddtà, fe .A/nmjo BmTo, prcfctto del 
Pre- 



ANN A LID' I TAL I A. 12.5' 
Pretorio, cd uomo di coftumi Caggi e feveri, e Seneca Alaeflro di lYe- ElL'. Volg. 
,.one, non men dell' altro rendente al buono, divenuti amendue prin- ANN 0 55, 
cipali Minitlri ed Arbirri della Cone, non I' aveCsero renma in f.'eno. 
Andavano d' accordoqudli due Minifiri, e perchè deGderoG erano del 
buon gnverno, abolirono Cui principio vafJ abuG, c fecero molti buoni 
regolamemi. Ad Agrippina accordarono in apparenza quanre diftinzioni 
d' onore ella Ceppe chiedere. Dava ella Ie udienze a' Magifirati, agli 
Ambaíciatori, anthe Cenza il FigIiuolo. Con efT"o uCci\ra in lertiga; 
più tþdTo Cel facea tener dierro. Ella Ceriveva a i PopoIi, e a i Re ; 
ella da\ra il nome aIle Guardie. Ma a poco a poeo i due Minitlri 
andarono refiringendo la di lei au rori tà, facendole eonoCcere, che 
chimerico era il di lei diCegno di far da Padrona atToIuta. 
Per como di Nerone ognun d'effi G fiudiava di porrario all'amo- 
re e alla prariea delle Virtù; ma perchè aveano ehe fare con un gio- 
vinailro vi\"ace, capriceioCo, vago Colamente di divertimenti e piace- 
ri, e noil già di logorarti il capo nell' applieazione al governo, gli 
permeueano di ColazzarG eon altri giovani di Cuo genio in canri, Cuo- 
ni, e conviri, e in qualch' altra pericolofa libertà di più, Cperando, 
ch' egli creCcendo in età, e sfogati que' primi bollori di giovemù , 
prendere.bbe miglior cammino. Ma, Gecome otTerva Dione, non ba- 
darono, che il laCeiar così la briglia ad un giovane, era un aprirgli la 
llrada a divenire uno Ccapetlrato, perchè un vizio chiama I' alrro, e 
formato il mal abiro, andando innanzi, Cempre più crefcc e G rinfor- 
za, maffimameme in chi può ciò, ehe vuole. Per alrro Cui principio 
non nocevano punto al buon governo i Cuoi divertimenti, laCciando 
eg1i opcrare a i due Cuoi Caggi Miniftri, i quali finchè ebbero potTan- 
za, Cemprc mantcnnero la giufiizia, e il buon ordine con plauCo del 
popolo. Porraroíì N crone ne' primi giorni in Senato, parIo così ac- 
conciamente della maniera, ch' egli pen[.'wa di tener nel governo, 
che innamorò tutti. Seneca gli avea metTo in ilèrino quegli avverti- 
menti. Non vole va egli eíTere il Giudice di tutti gli affari; I' auto- 
rità del Senato dovea eCcrcirarfi liberamenre, come ne' veechi tempi. 
Non più s' aveano da vendere gli Ufizj . Tuno camminerebbe Culle 
pedate d' Augufto. E così ragionando d' altri buoni regolamcnri, 
piacque cotanro la Cua OrazlOne, che fu ordinato d' imagliarla in una 
colonna d' argento, e di rinovarne la lertura in ogni primo dl dell' An,- 
no. In fatti anche il Senaro animaro da tali parole fece di molti utili 
decreri in così bella aurora. Difobbligò fra l' alrre coCe i Q11etlori 
dal f.ne ogni Anno il rroppo difpendioCo giuoco de' Gladiarori, ben- 
ehè non Cenza gravi richiami d' Agrippill.l, la quale fani venire i Se- 
narori al Palazzo, dierrn ad una porriera aCcoltava runo, e diíTe, che 
Cjuetlo era un ditl:ruggere gli editri del defonto Claudio. E percioc- 
chè ella voIea pur Ccguirarc a comparir Cui Trono eol Figliuolo, per 
clar Ie pubbliche udienze, Burro e Seneca 1.1 finirono, in occatione ch
 i 
Legan dell' Armenia fi prefemarono al Senaro. Era affi!o Nerone ,lul 
Tlono aCcoltando Ie loro dimande, quando alriví1 Agrippina, per "are 
an- 



12.6 ANN A LID' I TAL I A" 
E II.A Vo]g
 :lOch' ella 1a fua comparf.1. padronale fu quel mcdefimo Trono. Al1on. 
ANN 0 SS. l'J erone, ammae1halo prima da Seneca, difcende come per andare in- 
contro alia Madre, e trovato un pretdto per rimc[[ere ad un alrro dì 
l' alcolrar gli AmbaCciatori, diede .fine al concittoro, Cenza che que' fore- 
ftieri s
 accorgdTcro, che Agrippma voleva [U[[.lvia mendre il Figliuolo 
grandc per Ie m:miche del taio. Così a poco a poco la dlf\'iarono da 
fdr queUe ambiziofe comparle con vergogna del FJglio. Diede (a) Ne- 
rone in quell' Anno l' Armenia Minore ad Ariftub% di n,lzione Giu- 
.d tÍca, e a Soemo la ProVinCia di Sofene, dlchlarandoli Re amendue. 
Spedl ordllu prelT.mri ad AlIippa Re dl una parre della Giudea, e ad 
Antioco Re dl Comagene dl unidi co i Rom,mi per fdr guerra a I 
Pal [l, acciocchè battuti dalla parte de.la Met:>potamia, u1èitfero dell" 
Armenia. Ne uCcirono in 
4tti per Ie diCcordie intone ti-a J7o'ogefo RI 
d' ejJi Parti, e J7ardane fuo fibllUolo. Ponate a Rom
 coull nuove, 
ed mgrandlte, mo{fao il Senato adulatore a decretar Ja V cite trion- 
fale a Nerone, cd anche l' Ovazione. A Domjzio Gorbulone fu dato il 
governo, 0 pur 1a cura degli aff.m den
 Armema Maggiore: colà ap- 
pJaudita d.1 i ROluani. 11 credlto di quc110 Generale, non meno che 
gli uffizj di Galo UmmidlO Uurmio 
adra[o Governatore della Si- 
na, mduífcro V ologefo a dimandar la pace, e a dar degli .oilag 
i . 
Segni an cora di clem:nza died:: l
erone nel non volere, che fo{fao 
.ammeífe Ie accuCc contra di un Senatore) e di un Cavaliere. 
Tuno' 11 finqui narrate appartiene mparre al pre.cedente Anno. 
N e1 pre1eme fi cominciarono ad imbroghar Ie fcrirture fra Agrippina, 
e il Figliuolo. Erafi NerQne glà inc3jJnCC!ato d' U,la giovane, appd- 
lata Aue, di balJ:1. stera, pereh
 l1:a[a Schlava, ed allora Llberta. Gli 
tenevan
 mano due de' CUOI compagna ne gli lþalIi, cioè J1arco Salvio 
Ottone, che fu poi Imperadore, e SellecÏone. L'amore, ch'egli dovea 
ad Ottavia fua Moglie, Pri".cipeíIà per a..vvenenz:\ e .Jàviezza merite- 
vole d' ogni lode, s' era tutto nvolto verlo quetb ignobil glovinena, 
e{fendofi .fin detto, che gli corCe PIÙ volte per mente di fþotarla. Mo- 
firavano di non faper quclto fuo vlluppo i due pnmi I\11011tri per pau- 
ra che fe gh fi comrallava quetto amoreggiamemo, dd cui non vemva 
iogiuria ad alcuno, egli lì volgeífe aile Cate 
e' N .>blli. Ma Agrippi
 
na non sì tonO fe n' avvidc, che dlede nellc tmdnie, e gh tèce PIÙ e 
più brav,lte. Turtavia accorgendofi, a null' al
ro fcn'ire qudh fUd Ce- 
verità, che ad accendae m<lgglOnneme Ie dllonetl:e fiamrne Ji N ero- 
ne, mutò batreria, e fi 1l:udlO di guad.\gnarlo colle bu<>ne, c con pro- 
fulìon di regah, e fin con elibiLlom, che non Ion da dire, c turrochè 
raccontate dd Tacito e da ÐIOl1t:,. han tuna 101 ciera dicalunnie, fd- 
cih, qUclndo fi vuol male aIle p
rlone. Nerone all'incoßtro JCc!tC 1<: 
PIÙ belle gioie e maGerizie del Palazzo, Ie inviò in dono alIa MJdre, 
la quale fe ne oftèfe, per voJcr egli 
àr feeo da liberale con quella ro- 
ba, che tuna cgh dovea riconoJèer d:1 lei. <.2!.lì non ti fermò N ero- 
ne. Levo il rnaneggio delle rcndite dd Pubbhco a Pallante, Liberto 
il più confidente (e forfe troppo) che s' avdle la Madre) per abbafTar 
fem- 


(a) Tacitus 
Annal, lib. 
I]. ,a;. 7. 



ANN A LID' I TAL I A. 11.7 
fernpre più la di lei fuperhia. Per quefto andò nelle futie Agrippina, Ell. A VoJg. 
nè potè contenerfi dal dire un dì al Figliuolo, ,he giacchè' vivea Bri- ANN 0 55. · 
'Imnico, ella ne fapre!Jbe anche fare un Imperadore'. Anzi' fecondo Dio- 
ne (a), gli ricordò in tal m:miera d' averlo farto I mperadore, che par- (a) ni, ljb
 
v-e voleflè dire, ch' era anche capace di disfarlo. Quefte parole dalla II. 
fuperba Donna in("auramente profferite, fmono la fentenza di morte 
dell'infelice Britannico, giovinetto di moIra dpettazionc.. amaro da 0- 
gnuno, che già toccava il quindicefimo Anno dtl1' erà fua. Nerone i1 
fece a\'velenare da Giulio Pol1ione Tribuno di una Coorte di Preto- 
riani., l\1entre 10 sfortunato I'rincipe pranzava coIl' Imperadore, ma fe- 
condo 10 fiile ad una tavola a parte, gli fu porrata una bevanda trop- 
po calda ftnza veleno, di cui fece il faggio 10 Scaleo fuo. Dimandò 
Brirannico dell' acqua fredda per temperare quel caldo, e recatagli que- 
fia con un poremiffimo veleno.. bebbe; ed appena bevuro, fi fend fcon- 
volgere funo, e da 1ì a pClCO cadde per terra tramortito. Ognuno 
de' circoUanti arrerrito tremava; a1cnno anche imprudente fì ririrò; (t) 
) Tacitu", 
m;\ i pill accorri fiffaTClno il guardo in Nerone, il quale fenza rnuo- 

. 13. c.. 
verfi da tavola, e fenz3 pUnto fcomporfi, dilTe, che quel1'cra un colpo . 
di m,,1 cacluco, a cui fin da fanciullo egli era foggetto. Britannico morì 
nella feguente notte-, e fu immediatamente brueiato il fuo eorpo, ac- 
ciocchè non appari/Tero i fegni del velcno. Dione all' incomro ferive, 
che- per coprir que' fegni apparenti ne1 volto, Nerone 10 fece imbian- 
care eol geITo; ma- fopragioma una dirotta pioggia nel porr:ulo al Ro- 
go, fi lavò I'imbianeatura, on de ognuno potè fcorgere I' iniquità del 
fano., Anche Taciro parla d' efT."\ pioggia, ma con dir folamente: averla 
inrcrpretara i Romani per un contrafegno dell'ira de gli Dii. 
Qpefio colpo sbalordì neramente Agrippina, sì per vedere, di 
cT1e folTe capace il Figliuolo, e sì per trm'arfi pri\'a di chi al bifogno 
avrebbe potuto giovare a i fuoi difegni. Ma fece fona a sè fiefT"a per 
coprire l'intemo affanno. Nè menD di lei feppe contenerfi nel mirarfi 
toIro da sì barhara mane il caro Fratello Ottavia, ficcome già avvcz- 
za a non zirrire per qualunque ag,
ravio, che Ie folTe fano. Colle fpo- 
glic: di Britannico Nerone arricchi dipoi Burro e Seneca: il che diede 
da mormorare di d1ì a non pochi. Ne feee anche parte ad Agrippi- 
n
; ma quefia non potea darfi pace al vedere un Figlio agitato da sl 
vl?le!1te paffione, e al temere di peggio. Laonde per premunirfi co- 
mmelò a f."\rfi del partito co i Tribuni e Centurioni deUa milizia, ed 
inlieme ad adefcare i più aecrcditati deUa NobiIrà, non più altera, co-, 
me in addietro, ma abbondame di cortefia anche aU' eccefT"o. E fopra 
tuno raunava danaro, creduto jl pill potente amico neUe Clccorrenze'. 
Seppelo Nerone; Ie le\'ò Ie due Guardie de' Pretoriani e Germani; la 
fece anche paITare dal Palazzo Imperiale ad abitare in quello di An,::\)- 
nia fua A vola per tenerla lontana da sè. Portavafi talvoita a vifitarla, 
rna fempre at'::orniato da molti Centurioni, e dopo un breve compli-- 
memo Ie n' andava. AHora comparve, ache vicende fia [uggetta I' u- 
mana potenza, e quanto fragile C' van a fia la grandezza dc' mnrta1i .. 
Q!tel- 



12.8 ANN A LID' I 't A L I A, 
E It A V GIg. Qlclla dianzi tanto vencrara e temma Donna fi rrovò In irola; niun 
AN 1\ 0 55. più andava 
 vilìrarla, a 
.iferva di poche fe,mmine; ognun fuggiva d' 10. 
conrrarla, dl parJarle, dl moiharfene parziale. A queH:o arrivò la [mo. 
derara ambizion d' Agrippina; e pure non finÌ qui la [ua deprcfIione. 
Giunia. Sila.na, nobilifIima Dama, già arnica rua, e poi grave mente dif. 
gu llara pel Matrimonio di Sefio A fricano, concerraro da lei, e frailor. 
naro da Agrippina, prere ad accufarla, e fece palfar all' orecchio di Ne- 
rone per mezzo di Paride Commediame, che Ja Madre era dletro a 
volere fpolàr Rubellio Plauro, per via di femmine difcendeme da.Au- 
gufto, con difegno di fconvolgere poi 10 Sraro. Pa{[1.ta la meZZa none 
corrc Paride a far queß:a relazione a Nerone, il quale fi trovava allora 
fecondo il foliro ubbriaco. II primo ed unico penlic:ro dell' infuriato 
Augullo fu quello di uccider la Madre, e Plauto, e dl levaI' la cari. 
ca di Prefetto del Pretorio a Burro, fofpettandolo d' accordo con Agrip- 
pina, da cui egli riconofceva la {ila fortuna. Seneca chiamato al ru- 
more, il pacificò per conto di Burro, arrcß:andone l' onoratczza. Ac- 
corfe anche Burro, e promifc di torre la vita ad Agrippina, [e fi re- 
cavano pruove dell' accufa, mo(hando poi la ncccfIirà d' afcoltar lei an. 
cora. Farro giorno, i Miniilri andarono ad imimar1e l' accufa, e a ri- 
velarle gli accufatori. Agrippina rirpore, col non peranche depono 01'- 
goglio, e dimandò di pater parlare al Figliuolo: il che non Ie fu ne- 
gato. Parlò in manicra, che il ralferenò, e pofcia andò il gafiigo a 
cadere Copra l' accu[atrice Silana, che fu relc:gata, e fopra alcuni altri 
complici di lei. Orrenne eJla ancora de i poß:i per alcuni fuoi favoriti. 
Un' altra accuf.1. in queiti tempi venne in campo contra del fuddetro 
Burro, e di Pallante Liberto da noi pill volre nominaro, impUtari di 
voler porrare all' I mperio Cornelio SuI/a, uno de' Primari Romani. Si 
difefcro in maniera, che folamenre Pero I' accu[atore ne portò la pena 
con eífere relcgaro. 


Anno di C R IS TO LVI. Indizione XIV, 
di PIE 'I R 0 A P 0 S T 0 L 0 Papa 2. 8. 
di NERONE CLA VÐIO Imperadore 3- 
C 
 1 . 5 QUINTO V OLU 510 SA TURNINO, 
on 0 Ii PUBLIO CORNELIO SCIPIONE. 


S Econdochè abbiam da Suetonio, [oleva Nerone mutar nelle Calcn- 
de di Luglio i Con[oli. Per qucH:o va conicrturando Vinando Pi- 
( ) ""t ghio, che a i fudderri Con[oli fof1èro [ulliruiti Cttrtilio "'lancia., e Du- 
a "act us i: I ' d A . l -> - I . C 
Annal. lib. bio Avito, per trovarl1 eg ino da qUI a ue 11m roconlo I. omlll- 
I
. C1
p. 2.5. ciò in quell' Anno 10 sbrigliato giovinafiro Nerone a menar una "ita 

/O lIb',61. più che mai fcandalofa. (a) La notte traveHiro da fervo, accompagna- 
S N uuon . 1n' 6 to da alcuni fuoi fidi, [corrc\'a per Ie fhade, per gli poß:nboli, per 
erone c... . Ie 



ANN A LID' I l' ALl .-\. Il.
 
le bettole a sfogare 1 befiiali [uoi appetiti, divenendoG in rampere cd baA Vu:
. 
isvaligiar botteghe, e in dar per i[chcrzo delle bauimre a c
i s' incon- .a tiN 0 
6. 
trava per via, e far 
i 
eg
i
 a chi rc1inc
'a. E
endo 
Ol .trape.la[O, 
venir da N crone fOfiughanu m[olenze, prdero animo altn .glOvam fca- 
pefirati per unirfi inl
l:mc,. e tàr 10 Ileffo . [otto nome di 
ui., ingiur.ian- 
do uomini e Donne Illullll; con che pencolofo per tutu dlvennc 1 an- 
dar di noue per Roma, Perchè Nerone non era cono[ciuro, tocca- 
vane anche a lui talvolta delle buOè. Per attefia[O di Plinio (a) fu sfre- (a; pilll. t: 
giato una none in volto. Con raffia, incen[o, e cera avcndo unta la r3. .ap. 
l., 
percoffa, 1a mattina [cgueme comparve con la cute fana. Uno di quelIi, 
che la none gli dicdero alcune ballon:ì.te 0 ferile, 0 fia per cagion dclla 
l\1og1ie, come vllole S
ue
onio e D,iC\
e, 0 pure per motivo di Fropr
a 
difela, come s' ha da '1 aCHo, fu GlUho l.Vlomano, uomo nobile, e glà 
vicino a divenir S
nawre. Stene IS crone a cagion di <}uefio regalo 
più dì cont1nato in calà, nè già penCwa a vendctta, perchè ii figura. 
va di non dTere Hato conoíclU[o, e però non ingiuriaro. l\1a il mal 
aCCOrlO Montano, iàputo con chi egli avea sì malameme trelcato, an- 
dò ad infilzarfi da sè fieOo con i[crivergli una J .enera lagrimcvole, e 
chiedergli perdono. Come! gridò Nerone, coflui sa d' aver pel'clIþò J'l111- 
ptraiOt'e, nè fi è ptranche data la 7110rtc da sf JleJlò! Gli feee egJi dipoi 
iniègnare, come andava fano. Da lì innanzi usò Nerone di Breir di 
notte con una banda di [oldati, e di gladiawri, che il fc:guitavano in di- 
fpane. Se per Ie in[olenze, ch' eglì commc[tcva, talun fi ri....olt:1\-a, 
2110ra cofioro menavano Ie mani" DiJenavafi parimeme il forfi:nna[O 
Auguflo di aceend
re e fomemare Ie f.1zioni del Popolazzo ndle pub- 
hliche Commedie, gu{bndo ora da luogo occulto, ed ora tcoperlO, 
rli mirare, fe fi da'"ano de' pugni, e tiravano de i [allt, dTendo egli ta- 
lora i1 primo a ginarne, con avere anche una volta fefito in volto il 
Pretore, prefideme a i Giuochi. Andò tamo innanzi la confufioflc per 
quefto, con pericolo di peggio, che bifognò rimeuf're Ie Guardic 
ne' Teatri, e bandire daW Jralia alcuni de 1 più fedizioij Il1riol1l e Pan- 
tomimi. Piena l.) era l' amica Roma di Schiavi e di Liberti. Ancor- (b) T4citus 
chè i primi con ac<}c.ifiar 1a Libertà da i Padroni, [t:mbri che tòíTero lib. 13.,.1.6. 
fciolti da ogni legame, pure 0 per la pratica 0 per Ie ri[el ve tacite 
od e[prcíTe, che ii fdceano, erano tenuti a [ervire ef1ì Padroni, ma in 
impicghi più onorevoli. Se mancavano, erano gafiigati; fe :mwava il 
lor fallo all' ingratitudine, tomavano Schiavi. Gran.:!1 lamenti in[orff'ro 
in qUf'fii tempi de' Padroni coñtra de' Liberti i c in Senato fu propo- 
fio di fare una Legge J igoro[a, de gli abhracciaíTe tutti. Nerone 
r imp
dì 
 con ordinare, che Jl .gafii
o andaOè [opr,a i panicolari, per 
Ie raglOl1I, che ne adduce Tacl[O. I' u anche modlficata la foverchia 
Qutomà de' Pre[Ori, de gJi Edili, e de' 1'1 ibuni della Plebe. Alcul1l 
altri regolamemi ti fecero, tutti utili al Pubblico. 


1"om. I" 


R 


.
nno 



130 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 L V I I. Indizione x v. 
di PIE T R 0 A PO S T 0 L 0 Papa 29. 
di NERONE CLAUDIO Irnperadore 4- 


l NERONE CLAUDIO 
Confoli volta, 
LUCIO CALPURNIO 


AUGUSTO per la feconda 


PISO
E. 


1':1\ A Volg. S I ia da Su
tonio, che Nerone non tenne fc non fei Mdì il Con.. 
ANNO 57.. folato. Dilputano gli Eruditi, chi :t lui cd al Collega fucceddfe 
nelle Calende dl Luglio. Nulla s' è potu to accertare fÌnora. Non ci 
fomminiL1:ra I' antica Sroria alcun hl[[o rilevanre fotto qudt' Anno. Ta- 
(a) Idem Cito (n) lolamcnrc racconra, a vcr N crone daro un congiario; 0 fia re- 
IR/,. 3 I. galo al Popolo, e le\'ata I'impntb di vcnticin(Jue dcnari fOpl"l 101 ven- 
diu, ch::: Ii fJceva dcgli Schiavi. Proibì ancora a i Governatori delle 
Provincic il fare Spcnacoli di Gladiatori, 0 di tiure, e fimili altri Gino- 
chi, perchè fotto <Iud1:o pretel
o molelbvano fone Ie borfè dc' PopoJi, 
o cerca\'ano di coprire c:m tali magnificenze i lor latrocinj. Fu accu- 
fata Pomponia Grecina, Moglie di Aulo PLlUzio, conquiltaror ddla Bre- 
ragna, perchè feguitava Un.1 S.tperjljzjoll foreßiera. Hanno creduto, c 
fondatameme, i nolhi, ch' clla avdTe abbracc.:iata la Religion Criltia- 
na, la quale in quelti tempi s' andava dilat:mdo per la Terra, e mafIi- 
mameme in Roma. Fu rimelE\ tal Qiuf1izia lècondo I' amico collume 
..lla cognizion del lV1arito, il quale '-eC\minato I' afFare co i di lei pa- 
renti, la giudicò innoceme. Potrebbe eGère, che appartenelTc all' Anno 
(b) Di, lib. prefente ciò, che oarra Dione (b) con dire, che Ii fccero varj Spe-r. 
61 tacoli in Roma, Uno di Tori, che furono uccifi da uomini a cavallo, 
correnti a briglia fcioltòl contra å' effi, Un a1tro, in CUI qu,mrocento 
Or6, e trecento Lioni caddero al fuolo rrafini ddlle lancec ddle Guar-, 
die a cavallo di Nerone. Anche trema u,mlini dell' Ordine de' Cava- 
lieri Romani combauerono nell' Anfitcatro alia fo 6 gi.1 Je' G l.ldiatori, 
cioè di genre infame. Crefccva intamo 10 (J"('gol.lmcnto dl N er
}J)e , 
afcoltando egli unicamentc i conlÏgli di chi aduJava lc ål lui paí1LJni., 
tune ri\'olte a i piaceri ancht" piÌ1 abbo.ninevoli. Quei di EUl ro e di 
ScntCIJ l' infdllidivano, e in fine cominciò a mett<:rlcli lorto i piedi. 
Ouone, che fu poi ImpcraJore, c in tutto fimile era a Nerone ndle 
inc1inazioni e ne i Vizj, ficcome ancnr.. gli alrri colleg:.tti nc gl'inf<1- 
mi di lui divertimenti, gli a:ldavano di tanto in tanto diccodo: Come 
1Jt.1,i fofferitc, che 'Vi facâmlo i ped{wti in qu
(la età? E 
'oi vc r1C me/te- 
te fugge done, jènza ricordúr'vj, {be .ftete I' htperadore, e che nO t ejji, 7'iJtI 
'iJoj lopra d' ejji avcte po/:re! Così imparò eg1i. a iprezzare i 
ont1g1i 
d.:' buoni, e voltata fhada Ii diede ad imit.u' Caligola, anzi a luperar- 
lo, parcnJogli cofa dl:gna J' un Imperadore il non d1á da meno d' al- 
cunQ. 



ANN A LID' I T .\ L I A. 13 t 
cuno nè pur neIle cofe mal fIne. 
u,ttav.Ï1 i? quefl:i rrimi :t nni , fi al1- ERA. \'otg, 
dò ritenendo. I fuoi erano 6.nora V IZI pm'au, e I
oecvano a 1m [.,10, ANN 0 58. 
e a pochi altri, [enza che ne pa
iOè ia Repubblica., S} \'i
ero anche 
in lui alcuni ani di Clemenza, Imoma alIa qual V Irru gh avea Se- 
-neca compoíl:o e dediearo neU' Anno prccedcme un Tr:Ht:lt n , che ei 
rcfl:a. 1\1a 6.n dove i1 porta(fc la ltu pel'vcrlà namr.1, c qudlo abban- 
donamemo di sè 1lc(fo, poco ftaremo a vcderlo. 


Anno di C R 1ST 0 LVI I I. Indizione 1. 
di P 1FT 
 0 A PO S T 0 L 0 Papa 3 0 . 
di N E R 0 1\ EeL A U D I 0 1m peradore 5. 



 NERONE C LA UDIO A UGUSTO per la 
Confoli volta, 
V ALEIUO MESSALLA. 


terza 


V , Ha chi dà a1 fecondo Con[ole i1 nome di lWarco Valerio Meifal- 
fa Copvino Ed abbiamo bensì da Suetonio, che il terzo Con[o- 
Jato di Nerone durò folameme quatrro Mefì, ma non [appiamo chi a 
lui fuccede(fe neUe Calende di lVlaggio. Potentiílìmo A vvocato, cd in- 
heme tern bile e venalc Acculàtore fono I' Imperador Claudio era fl:a- 
to Marco Suilio (II), odiato perClò da molti, i quali mmato il gover- (a) Tacitus 
no, fi Hudiarono d'abbattcrlo. Perch
egli crcdca fuo nemico Seneca, lib. 13. e. 
ne [parlava a tuno potere, ta(fandolo d' aver avuto difonello comma- 42.. 
tio con Giu/ia Figlll10la di Germanico Cefare, per cui giu{lameme 
ave(fe pamo I' cfilio, e ch' cgli folìe Fi10fofo bensì di nome, ma ne' 
fani un fòlennißìmo 1 poerita, mentre fcriveva sì bei preceni di Filo- 
fofìa, {d ahro poi non facea, che ammatrar de' millioni, e andar a cac- 
cia di teibmenti, e di far ufure innumerabili per l' Italia e per Ie Pro- 
vincie. N e1 SenJ.to comparvero delle gravi accufe contr-a di Suilio; 
ma Nerone fi contemò dl confilcargli una parte de' fuoi beni, e di re- 
legarlo in Maiorica e Minorica. Anche Cornelio Silla, verifimilmcnte 
qudlo lidfo, ch' era ftaro Conlòle nell" Anno f2. ed avea avura in ]\1,)- 
glie Åfltonia Figliuoh di Claudio Augut1:o, fu relegato a Marfìlia. B:n- 
chè pel luo genio timido e vile non fo(fe capace d' imprefe granJi, pu- 
re gli emuli luoi fecero credere a Nerone, eh' egli lono una fìnta Il:u- 
pld'tà covaffe de i veri ditegni di novità; e gli tclcro anch,;: t1ntc trap- 
pole, che fu eondennaro, come dit1ì, aU'efilio, ed anche nell' Anno 
62. rolro dal Mondo. Fu parimentc accufno Pomponio Silvano J' aver 
f.mo delle efi:orfiol1l durante il fi.lO gnverno nell' Affrica, Ebbe de' buo- 
nl proteit
ri, pe-rchè lor fece fperare le molre fue ricchczze per ere- 
rlltà, g'acchè privo era dì fìgliuoli, cd ino1rrato moho nell' età. In 
qudla maniera fi làlvò, con deludere pofcia l' cfpettazione di chiunquc 
("eta i comi fulla fua roba, per drcrc fopravivuro a tutti. Potrebbe 
R 2 dIe- 



132.- .A N 
 A LID' I T ^ L I A. 
b
 A V o1g. e/1t:re (tato un d' eßì Ottone, chc fu poi r mperadore, e fors' anche il 
A No 1\ 0 S
. bu m Seneca, da noi vedmo in concetto d' anendere a fimlli prede. Era 
in <}uelti tempi andato all' cccc(fo l' orgoglio e l'infolenza dc' Pùblica- 
ni, cioè de' G.1bcllieri di Roma, e ne mormorava fone il Popo1o. 531- 
tò' in 
apo. a. N crone di l:var vi:}, tutti j Dazj e Ie Gabcllc, per aver 
la gbn.l dl fare un bellIHlm') regalo al gcnere umano; e te ne lafclò 
imendcn: in S.:n:1[o. Lodarnno i Senatori aí1åil1imo la granJczza dell' 
animo fllo; ma appreí1ò gli fcccro toccal" can mana, che tcnza il ner- 
bo d
lIe rend ire pubbliche non potea fulliUcre I' Imperio Rom
no, 
tanto che egli fmomò. Furano nondimcno futi de j buonifiìmi rego- 
lamemi in quclto propoftto per benef1zio de' Popoli con n:primerc Ie 
avanie di quelle r.'1I1gui(ughe: regolilmenri nondimeno, che ebbero cor- 
ta durata, con ripullubre gli abut1. Tuttavia confe(f.1. Tacito, chc mol- 
ti fe ne lcv:u.lno, nè al Cuo tempo fi pagavano pill non fo quame efa- 
Úoni imrodorrc al palbggio de' ponti, e per Ie navi. 
Ebbe principia in f}udl:' A noo I'mllo ' -egGiamemo di Nerone COlt 
Poppea S.1vina, J)onaa di gran nohlld, di pari hcll::zza e ricchnza. 
Grazioíà nc\ p.u-hrc, vivace d' in3cgno, e moJe!ta in apparenza, dl ra- 
do fi la(cia\ra vedere per Roma, e fcmprc col volto mezzo copetto, 
per non tàz.iare aftàtto la curiofità di chi la riguardava. Le mJncaVa 
folo il pill bello, cioè I' ondB. B.1íbva elfere lib-:rale, per guadagnarfi 
i di lei favori. Era nata Moglie di Rufo Crifþino Cavaliere Roma- 
no, a cui partod un Figliuolo; ma innamoratoiene Ott,ne, che fu po- 
fcia Imperadore, non gli fu difficile colla bizzaria delle comparfe, collõl 
giovcmu, e col credito d' c(ferc uno d
' più contïdemi d::ll' I mpeïado- 
re, di diftorla dal Mar-ito, e di prcnderla cgli in :\10glie: ch:: dl que- 
fti bci tiri abbondava Roma P,tgana. Ma il vanaglorioto fcioccone non 
potea ritener!i pretIò N crone dal far elogj ince!fanti della nobilt:ì, e 
dell" avvenenz.a della nnova MogHe, chlamanJI) Ie Itcllò il più Felice 
de gli uomini, pcr twvadì in polfc(fo di tal 1)011111. Tanto anJò ripe- 
tendo quefl:-a canZOIlC, che N crone invoglinffi di vcderla, c il vcderl
 
fu 10 fieffo che inn.1m
rarfene p.erdutamentc:. ,l\1olhot1ì anch' ella ful 
principio prer.1. della di lui b::llc'lza; poi colla rirrosi:l, e col fingcrCì 
troppo contema del Marito Ortone, e di non apprczzar molro chi era 
rli fpiri[Q sì ba(fo da compiacedì dell' amore di unJ viI S
rv
, cioè di 
Atte Liberta, tal corda gli diede, che fempre più andò crelccndo la 
fi:1mma. N e provò ben preUo gli effetti 10 fie/fa Ottonc con rdl:ar 
privo del/a confidenza di N crone, e c01 non elli.:re pitl ammdfo alla 
rli lui udienza) 11(; al concggio. Di peggio potcvagli avvenire, fe Se- 
neca, a;nico tuo, non avetJè impctrato, che Nero!}c 1" im'iaßè per Pre- 
fidcme dclla Luftrania, pane di cui era il Port.lgallo d' oggiJì, dove 
can bllone operazioni per died anni rilårcì I' onore, ch't'gli avca per- 
duto in Roma. Oa Iì innanzi Porp
a trionfò nel cuor di N crone. 
Dione (a) pretend-e, che per <}lI:1lchc tempo Orrane e Netone andaf... 
r
ro d' accordo nd potJèJcre collei; ma moho non fogliono dura,re sì 
t:Ltte amicizie. Rirveglioffi in quell' Anno (b) la gucrra f;a i Romani 
e i Par.. 


(a) Dio lib. 
!Jo. 
(b) TII
i:uJ 
J.jb. 13. c. 
34. 



ANN A LID' I TAL I A. 13 3 
e i Parti, per cagion dell' Armenia. Vologeft Re d' 
ffi Parti pr
tendea 
di m.:nervi pc Re 1Îridate fu,) Fratello; I Romam voleano dlfpornc 
a lara piacimento, come s' era fouto in addietro. D
mizio C.orbulon
, 
che gi:l dicemmo il PIÙ valente G
aerale dl Roma In qu.dh (
mpl, 
comandä.va In queUe pani l' ar,ni Romane. MOl pIll che 1 Partl, re- 
cava a lU1 penJ. la fC:lduta difciplina delle foldateCche Cue, per la lun- 
g.! pace impigritc, e dimcmich
 degli ordini della vccchia milizia, La 
pnma fl1a CLJra adunquc fu qu
ll:ì. di caíT'ar gr inutili, di far nuove 
leve, e di bcn àitcipli1l:lr la Cua gente, ulàndo del rigore, ch' era a 
lui narurale. S'impadronì egli poi d' Arrafata Capitale dell' Armeni:ì., 
e di Tigranocerra; ed avendo voluto Tiridate rientrar neW Armenia, 
it ripulsò, di\'enendo in fine pitdrone afEmo di quella Cl)l]trad:l, Pro- 
babllmeme non fuccedcrono tune quefte imprefe nell' Anno prefenrc. 
L' Occone e il Mczzabarb.l (.1), chc rifcrifcono a quell' _-\nno la Pace 
univerfal
, e iJ Tcmpio di Giano chiufo in Roma, come apparifce 
da mo\tc I\IedagIie, anJarono a taíloni in quefto pumo di Storia. Ta- 
cita raccoma in un flato varj av\'enimcnri tanto dell' Armenia, che 
della Germania, ma \lon fu:::c
duti tUtti in un fol Anno, 


EJI. A Volg. 
AN NO sb. 


(a) Mtdi,- 
Lofrbus j
 
l\"'",rÚ J 'i,I. 
I",,te.,lfeT. 


Anno di C R I:' TO LIX. Indizionc II. 
dì PIE T R 0 A PO S T 0 L 0 Papa 3 I. 
di N E R 0 
 EeL A U D I 0 Imperadore 6. 
Confoli 5 Ll:CIO VIPSTANO APRONIAr->O, 
1 LucIo FO:STEIO CAPlTO
E. 


. 


C Omuncmeme d 1 chi ha illul1:r.\to i Fafl:i ConCobri, ii primo di 
qucHi Confoli è chi:\maro ripfanio. Ma fccondo Ie of1èrvJ.zioni 
del Cardinal Noris (b) il li.lo vera nome fu Vipfl.mo; e ciò puo an- (h1 N ' 

ora dcdurlì, da un'.Ifcrizi
n
 J'ub?licara 
nchc d
 me, (c). In 
11:\ s' Ep:þl:r u 
1I1contra Gazo Fontezo. Se IVI e dlkgnato II Confole dl qu,:fh tempi. Cen!,1 rr. 
Gaio, e non Lucio larà llato il fuo prenome. Gll\l1fe in qu
n' ;\nno (c' T!Jtf.ru- 
ad un ,on-ido ecce{fo 
a pill c.hc .nulign.l I13mra di N:ro
e. E:a
 ri. ;


;
o;
r:r 
meíT'a tn qll.llche credlto Agnppli1:1 fU,1 maJrc, dappolche Ie nuki di PII". 3 0 ". ' 
fupemr Ie calunnie di Gittisi", Sil.ua; ma da che entrò in Corte PfP- m;m. ':I.) 
Ita Sabina, comincic) una nUOVa e più fi.:ra guerra contra dl lei . . 
AfpirJ..;a quella ambiziofa e adulrera Dono.1 aIle nozze del RcgmlOtt': 
ai che, vivente Agrippin:1, Ie parea trorpo difficile dl potcr giugl1e. 
re, sì perchè Agrippin:\ am,wa forte la faggia e pazienre fU,1 
 uora 
Ottavia , e sì perchè non avrehb
 paruto 10fFerire preíT'o il Figliuulo 
chi a lei folTc fuprriore negli onori, e ne1 com:1Odn. Comincio dun- 
que Poppca a flimolar N crone con de i mntti pungenti, deridendolo 
percbè tuttavia f
l!è [otto la tute".; td oh cbe bel padrone del Alondo : 
,be hè pure è padrone di fe fle.IJò! Pai"sò poi in varie guile, e coIl' Jju- 
10 de' Cortigiani nemici d' Agrippil1a, a fargl j credere, che 1a Madre 
nudrif, 



I 3 of ANN A LID' I T ^ L 1 A; 
F I\. A V('l'
. nudn'r
 de' catti...i difegni contra di lui. Ingegnavafi al1' incontro an.. 
^ N NO 59. ehe Agrippma di guadagnartì I' afft'no del Figliuolo contra di quefia 
riva1!:'; e t,mno orrore le lheerie, che corfero a1101"a, delle qu.\li Dion 
(a) Dio C.ffin (n), e TaciT 0 (h) tãnno menzione, comradicendofi quegli .<\ u- 
cod. lib. tori aile he in parl:tr di Seneca, che alcuni vogliono concorde coU'ini- 
(b' T.l'l/US qua Nerone alll rovina della Madre, ed altri parzia1c dcll1 rneddima, 
Itb. q. c. 2.. .!Ozi mJeehi:lto di un infame commerzio con lei. La fietTa battaglia 
(c' Sutton. fJ"d quegh Serittori fi o(ferva, rapprefemando alcuni (c), ch 1 ella con 
;n NerOl;e. car. zzc netåndc, cd a\rri colla 6crezza e colle minaecie procurava di 
rompere \' abbominevole attaccamento del Flglio a Poppea. Se nulla 
è da credere, è l' ultimo. Perciò Nerone annojato cominciò a sfllg- 
girla, e ad ower caro, eh' el\a fe ne fie(fe ritirata neUe delizioCe f:..le 
Vi lie, benchè quivi ancora l' ingllic[af1e, con im'iar perfone, Ie quali 
in pf1àndo Ie dieeano delle viHanie, 0 delle parole irriforie. Final- 
mcnre lì laCciò precipitar nella rifoluzione di torIe la vita. Non fi 
arrifchiò al veleno, pcrchè non appariOè troppo sfaceiato il colpo , 
fiecome era a\'venuro di Britannico, e rerchè ella andava ben guer- 
nita d' anridoti. Nulladimeno Suetonio fcrive, che rer trc vo\re ten- 
tò guefia via, ma indarno. Pensò anehe a [11'le cadere addo(fo il 
volto della camera, dov' ella dormi\'2, c vi fi provò. Ne fu avvcr- 
tita per tcmpo- Agrippina, a vi provvide. 
Ora Aniceto Liberto di, Ntrone, Prcfidente dell' Armata Nava- 
Ie, che {ì [cnea femrre aUdbta nel Porro di r\:lileno, ficcome ncmi- 
co di Agrippina, fi dibì a Nerone di tàre il colpo con una inven- 
zione, che parrebbe [ortuita, e rifparmicrebbe a lui l' odiofità del 
[3no. Confi fieva qudla in fabbricare una Galea congegna[a in ma- 
niera, che una parte {ì feioglierebbe, tirando {eco in mare chi v' era 
di Copra: e{empio prdo da una {Ïmil nave glà fàbbriGìta Pel Tcatro. 
I J iacque la propofizione ; fu preparato nella Camrania l' infidiatnre 
Le:gno; e Nerone per celebrar i Giuochi d' alkgria in onor di Mi- 
m:lva, chiamati QIinquatJ ui, fi ponò al P.11az1.O di Bauli, fitw1to fra 
Bata e l\!tkno, conducendo feeo la Madre fino ad Anzo, giacchè era 
qualche tel1'po che Ie monra\'a un limo aft'nto, ed ufavale delle 6- 
nnze. Quivi itando, N crone fi udiva dire, che roccava ai Figliuoli 
il topport:lre gli tdegni di chi avea lor data 
a vit
, e che a tutti i 
pani volea fa,. buona pace colla Madre; acclO
c.hc tuno Ie fo(fc ri- 
tèrito, cd ella fecol1Qo I' u[o delle Donne, fJcl II a credere ciò, che 
bramano, fi l.1fciaOè meglin an1'appolare. I nvirolh dipoia venire 
d 
un flio convito ad Anzo; ed ella v' andò, ;\Ccolta dal Figl1U0lo (ul 
lido con cari abbraeciamt:nti, e tcnota poi a tavola nd rrimo p<,tlo: 
il che maggiormcnte j'dTicurò. 0 fia, corne \"uol Tacito, ch' ella 
quivi tì ferma(fc gue 11:1 lola giornara, 0 ch
 al dire di Dione, fi trat- 
t{'netic quid rer Bllll1
i giOlni, volle clla In fìne ritt,rn;lI'frne alia fi.m 
" Ilia. :r\ {I"l,nt d<'Io il lung0 C D1é1gni[1co c{1n
 ita, la refine fino aHa 
nnue in ..:gi(1n;
n'{'nt i ora ailq;1 i , ura krj , haclandola di tamo in tan- 
to, cd :,u.,m.H.dola a ch:l.dt:re tuno que!, che voleva, con aIrre pa- 
role 



ANN ^ LID' I TAL I A. 135' 
role Ie più do1ci del Mondo. Accompagnata da lui fino al li
o, s'im- ERA "olg. 
barcò nella nave rradirrice, fup
rbJ.!11enre addobbata, e ando ferven- A I<;)oj 0 59. 
dola Aniceto. Era guietiOimo II i\Iare, e p,lrve guella calnp Venuta 
appo1la, per far conoCcere ad Og

110, che non dalla forza .d
' venti, 
sna d;il rradimenro proceJea h stalciarfi della nave. AIL, dlvlC-ar.l ora 
cadde, C
cond,) T .lcno (a) il ta\'olato di Copra, che Coffocò Creperio (a' Tacitus 
Gallo C
)J'tigi.UlO d' Agrippina; ma df.1 con Accrronia Poll.1 fua Oa- lih. 14,. &.3. 
mad' onorc iì au.\ccò aIle ìpond.:, nè cad de. J n qu.:lla confulÌone i 
m,lrinai crec.kndo, che Acerronia fotI
 A2;rippina, co i remi 1.1 ucci- 
fera. Ad '\"nppma roccò Colamcnte una ferira (ulh Cpalla. Fu vol- 
tata in un l
o 1.1 nave, pcrchè fi afFond ltIe ; ed \órippina caduravi 
pian piano dcmro, pJrte nu
rando, C p.lrtc foccorr.1 dJlle barchetre, 
che vcnivano dictro, fi f.llvò, e fLl condotra al fuo P.llazzo n:::l La- 
go Lucrino . Dione in poche p:lrole dice, che sf.lfci.ltaíÌ la n.we, 
,Agrippil1<1 cadde in m.lre, nè fi annegò. Più minura, 011 imbrocili.Jta 
è la ddèriziooe, che [I di qu
!b t....uo Taciw j m.l comunq
l'; 1ì.1C- 
cedetIe, per conl
n{ò di rutti .-\::;rippina fC3mpò la vita. 
Ridolta nel fun Pal1zzo, e in lcrto, per fJrG cur.11"e, ricorren.h 
col pc,l!Ìero rurta Ii [crie di q:Jd f.!teo, n'Jn durò ÙtÍC:l ad inrcnde- 
re, chi Ie avctIe tramJ.ra 1.1 murre. Prefe h fag,
ia d.:termmnione di 
tuno diffimulare, ed immediaram:::nre Cpcdi Agcrino fuo Liberto at 
Figliw)lo, per dargli avviCo d' avere per benignid degli DÜ sfug3ito 
un graviffimo pericolo, e per pregarlo di non farle viliu per ora, 
avendo ella bifogno di quietc pcr f.nli medicare. Nerone, ch'era {bra 
fulle Cpine la notte, afp,:w\IldJ nuova d:::ll' elÌro dcgli etècr:mdi fuoi 
dilègni, allorchè inteCe, come era pa(f.ua la co(å, ed ctIerne ufclta 
nena 1.1 Mldre, fu iôrprel() d,l imm
n{.l paura, im:nasinand.)(ì, ch'el- 
1.1 potdfe fpedir6li contro [lJ[[J. ÌJ. CUJ. fervirù in armi, 0 mu:)vere i 
Prctorialli contra di lui, 0 com?J.rire aJ accufarl0 in Roma al Sena- 
to e ;11 po polo , Sb,tlordito non C'1-pcva aHora in qual Mondo {ì folre. 
Fcce fVt'ghar Burro e Seneca, chiam:lOdoglJ a con1Ìglio, eß't:ndo igno- 
to, s' eglino sì 0 nò Colr
ro pnnu conCapcvoli del dditra. Rel
 lrona 
Un pez.z..) am'nJae It-nL:! P,ll'l.u'c, 0 perchè' non oiåfl-;;ro dl dtlhuJer- 
10, 0 pCI chè creJclT
1 0 ndone Ie colè ad un pumo, chc N aon
 
folse pcrduto, Ie non prevcnin la 
1adre, Nerone in tani propo!c 
dl levarll d.JI I\lon
b; e S.:n
ca, irnputato dJ. Dione d' aver dlalll.i 
d.Jto quell:o medelìl110 configlio, volto gli occhi a Burro, come p
r 
dom.JndJ.rgli, che nc comandallè a i fuot Pretoriani l' efec 1 lzione. ;\la 

urru , non dl'11-:micanJ), chc d,\ Agri ppina era pr0c
duta la propria 
fortUlU, proatJ.fficme rirp.)fe, cbe elsendo ohbligate Ie GU3 1 'die del 
corpo a turta IJ. C.Jlå C.:Ùrc.l, e ricord.1!1doG del nome di Gcrm,mi- 
co, non Ii poreJ. prom
.ttcr.: in ciò delll 10ro uhbldlenz:1; c che toc- 
ca\'a ad Aniceto it compiere CiO, eh' egli avc\'a incominciato. Chla- 
maro Aniceto, n,Hl vi poC.: alcul1a ddE.:o1tà, cosi che N crane prure- 
fiò,' 
hc !n gu
l, gi
rno cgli riceveva. d,lllc .cu:: m.mi I' Imperio; 
 
qumdl gh ordmo dl prcnJ.:rc qncgh armatl, che occùrrdí.:ro dJ.lla. 
guar- 



)'.R", VoJ
. 
AN:. 0 51). 


(a) fLU
IJEli- 
liamlSlJb. 8. 
WflitNlicTI, 


(b
 TacilNl 
ifb. 14. I. 12, 


(c) Suetclf. 
in Nerme, 
u1'.34. 


I 
 6 ANN A I. I D' I TAL I 1\. 
gmrnigion
 df'll
 fue G;dee. Jntanto arri
a. per parte di Agrippinc 
-,\;cr:n0. S.Jvven?c 3110ra a Ner
ne un nplego degno del fuo capo 
f':cntd(().. Alltorch
 I' cbbc-, ammef]() all' udlenza, gli gittò a' pie'di un 
P:I3 Dllc , e c.ll:.lmO tano a III to , con fingere coflui mandata dalla Madre 
per ucÓ,:k,}); c i 1 fece. tol1o imprigionarc , e poi fpugere voce ,ch' egli 
s' era uccJl,) d.1 te lieO.'} per la vergogna dclLL fcopena fua m.lla imen- 
zionc. Imanto Agrippina, cb' era negli fpalÌmi per non veder venire' 
Aö
rin(), nè _ altrJ. pCr10:13 per parte dd Figlio, in vece di effi mira 
c.Ufar nella iLl.l camera .-\.i\1ceto, aceompa3mto da due fuo: Ufiziali, 
fcnz.L {apcrc le in bene 0 :n male. Poco fieue ad av\'cderfene: un 
colpo dl b.\f1:one la colre nella tetia; e vcdendo fguainata la fpada da 
un di e/1i, C1ltanåo {u, gridò: Ferifci queflo, motlrandogli il ventre. 
Fu è.ipoi mana con più feritl::; e ponatane la nuova a Nerone. N f'n 
nuncò chi dilTe, d' :1Verla egli volma vedere cHima, c nuda, non fi- 
dandoG di chi gli riferì it fmo, e d' aver de[[o : 10 non fapea d' a'i..'crt 
una 1
i1dre si be!la. Tacito lafcia in forfe qudh circollanza. Fu in 
quella llefTa notte bruciato {(:CO!1,jo il cotlumc d' aHora il fuo corpo, 
e vilmeme feppellito - Ed ceco dov
 andò a terminare la sbrigliata 

mbizione di qudta Donna, Figliuola di Germanico, Nipote del 
grande Agrippa, Pronipote d' Auguno, Moglit: e .iVladre d' Impcra- 
dori. Le iniqUltà da lei commelIè, p;::r fJr làlire il Figlio aì Trono, 
l'iporrarono quelta ricompen{a daUo ítct1ò fUD Figlio, molho d' ir.gra- 
titudine, c di crudeItà. 
Feet: fu/1eguemememe Nerone un:} bella [cena, mofirandoG in- 
conColabilc per la mone del1a lV
adre, e dolendoG d' aver f.11vata la 
vita propria colla perdita della lua; giacchè vokva che fi crcdcffe , 
aver db invia::o Agerino per uccidcrlo, e ch' ella dipoi G folTe ucci- 
f1 da lè fteOà. Lo ndfo ancora fcrit1è al Senaro, Cùn aggiugnerc una 
fiIza d' aItrc accufe contro Ia Madre, per giull1ficar fe mcdcGmo, e 
(:on dire fra I' aitrc cnre CA): C/;' io fla JtJ/vo , appma /0 credo, e nOl'l 
7le godo. Pcrchè quella Lettera 0 era fcriaa d.l Seneca, 0 fi riconob- 
be per fua dc[[atura, fu mormor:ao non poco di quello adutltùr Fi- 
loE1fo, il quale compariva approvarore di si nero ddino. t\lulhò il 
Scnato Cb) di credere tuuo; decrerò ringraziamcmi agli Dii, e Giuo- 
chi per la .falvat;l vita 
el Pnncipe; e dichia
ò il dì n:ltalizio di Agrip- 
pina per glOl"nO 
bbom.lI1:vole. II folo Publzo Peto tm.fèa, Senatore 
onoratiffimo, dappoiche fu lena queUa Lettem, ukl dal Senaro, per 
non approvare gè. diClpprov:ue: 
I chc poi gli cofiò C;1t
o. Ma Ne- 
TOne dopo il 1TlISbtto fi [(:nn gran tempo rodcrc tl CllOl-e dalla 
cofcienza; {èmpre 
vea davi\nti, agli occhi ,I' immagi
(' dell' eflint:i 
;ja- 
dre., e gli parea JI vcd
r Ie F une, ehc II perfegu:taJTero colle fï:2e- 
cole accdë. N è il mutar di luogo, e I' :mdare a N :lpoIi, ed a1trovc, 
f
rvì a libtrado &1Ìl'inrcrno firazio. N è pure s' am:ntava di rÎtornar 
più a Rom.1, t
m
nd(? 
'c.Oère in f'rro!e a .nmi. ,lV1a gl' i
pirar?no del 
corag:gio i bravI ComgJam, facendogb anzl fper:lre crefclUto I amorc: 
del VOf'oIo, per aver bberara Roma dalla più ambizio{;. C odiata Don- 
na 



A N 
 A LID' I T .\ L I ^. 13- 
na del Mondo. In (-uti refiiruitofi alIa Città, trovò anche più di Lr. \ Vd;. 
quel che tþerava, movendafì e grandi e piccoli per. p:mra di un si A r; K 0 59- 
fpietaro Principe a f.1rgli onorc. Andò dunque come rnonf:.\nte al Cam- 
pidogl!o, pcrlu:\(o ch' cgli po
e:1 f:1
. .nuro a nun (;t!V.l, da che tutti 
o perchè l' amavano, 0 perchc avnlni, non fJl'cano fc nOI1 adorare 
i di lui tÌlpremi voleri _ AfFerrò ancora 1a clemenza con richiamarc a 
Roma Citmia CalvlfJa, Ca/pu;"Jlia, f/aferio CapitolJc, c Lici,Jio Cabolo , 
efih.H\ gl<ì dalh l\1.1dre. M.l in queflo medelimo Anno coI \'clcno 
abbrcviò la vita a DomiÛa [ua Zia p:uenu, con occurar rurtÏ i ll!Oi 
b.:ni potli in que! dl Rlla e dl Ravenna, prima anCOia ch' ella (þi- 
ratfe. QIivi alzò de' magOlficl crofei, che dura\'ano anche a i tempi 
di Diont: I."') l\,1Irabil cota nondlmcno fu, chc p.lrbndo molti l1bt.: () D' n 
ramente (II rali eccct1ì, cd utCendo non poche Palquinace, pure egli, 6:. 10 I . 
benchè d,t11c IÏ.le fpic mtòrmaro di quanto Ii.lccedca, ebbe tal pruden- 
za d.l t'htlìmular curto, e da non gatbgar alcullo per quctlo, pavent,m- 
do ÛI aecretcere, altrimenti f.lcenJo, 11 romore nel Fopolo. 


Anno di C R 1ST 0 LX. Indizione I I I. 
di P I F "I: R <) A PO S T 0 L 0 Papa 32. 
di 'N FRO N F C L A U V 10 Imperadore 7. 


{ NEROSE CLAU!)lO AUGusro 
Confoli volta, 
C 0 S S 0 COR N ELI 0 LEN T U LO . 


per la quana 


D Jcendo Suetonio, che Nerone teone que!1o ConCo1ato per foJj fei 
. 
1cfì, nelle C.llcnde di Luglio dovcrrcro fuccedere a lui e al Co 1- 
leg,l due alrri Contllii. II nome loro CI è igno[O. L\lcunJ han lofpet- 
taro, che foílcro 'lîto Ampio Flavia '20 ) c Molrco ./Jp01JÍO Saturnillo, pa- 
chè da Tacito fon chiamati 
omil1l ConColari, cd ebbero polcia dc' go- 
vcrni. And\JfIì poi lèrnpre più abb,mdonJndo Nerone (b) a i diveni- 'TICÍf IS 
mcnri e pJàccri, dappoichè non vivea più la M IJrc, che il rcnea pure L '. .ib. 
in qualche Cuggezione _ Sin d.l [mciullo fi dilcrr,tv.l egli di andare in I
. cap. q. 
carretta, e dt condurre i cavalli. Avca ;tnche imparaw a (onar dl G::- 
tr.t, e a cantare. D:edefi or;l in pred,l a qu
tli (JI.\zzi, sì [cOlwencvoli 
ad Ull Imperadorc. Seneca c: Burro gli permi{ero II pruno, per ddbr- 
10 dagli altn, purchè corre(fe co' cavalli nel Clrco V.tticano ChIllfc>, 
per non latciarli vedere dal Popolo. l\lt non (ì porè conccnert> il ya- 
m.lìmo Giov3ne; volle dt'gli Spettatòri, e il lor plautò l'invoghò ad 
invitJ.rvi anche del Popolo, il quale godendo di veda fare i Pnl1ctpi 
cia, eh' e/1() fd, e pcrClò gonfiandolo con alte lod., maggiormLlli:c 
l'incitò .1 qucl plebco me!bere. c) Tutt.lVia ben cono[cendo, che i ( ) D' ili 
faggi erano d' altro (enrimemo, credcne dl fchivar il dlÍonore, con cer- C /0 
C<lr
 dc' com pagni N oL))h, che imiraßero lui ne' publici dlvenmwnti. 
<.rom. 1. S Per- 



I 38 ANN A LID' I TAL I A. 
ERA, Volg. Perciò venutogli in capo di far de i Giuochi di fomma maanificenza 
ANN 0 60. in onor della I\Ldrc, che àurarono più glOmi, fi viJero N ubili dell' uno 
edell' altro feOò, non folo deB' Ordine EgueLtre, mol ancht: del Sena- 
torio, comparir ne' Tcatri 
 nc' Cirehi, e ne gli Anfitcatri, con efer- 
dr.lr pubblicamenre l' ani, rifcrbare in addictro aile fole pedòne viIi 
e plebee, con fOO:1r neUe Orchefire, rapprefemar Commcdie e Tra- 
gedie, blilar ne' Teatri, far da Gbdiarori, e da Carrcrtieri: alcuni di 
propria lora eleziooe, ed altri per non difubbidir Nerone, che gl'in- 
virava. rv1irava il Popolo, ed anche i forelberi riCl)o<Jrcevano, che quc- 
gli Attori, dimenrichi della )01' nafcita, crano chi un Furio, chi un 
F.lbio, chi un Valerio, un Porcio, un A ppio, cd alrri iimili della 
N obiltà primaria. Al veåer cotali novirà e firavag,mze, ne gemeva- 
no forte i faggi, sì pel difonor delle Famiglie, comc ancora perchè 
,eniva con ciò a cre[cere rroppo fmi[uratamcnte Ia carlUtteh de' co- 
fiumi. R 1mmaricavanfi in olne o{fervando Ie incredlbili fpefe, che fa- 
cea Nerone non folamente in gudh sì sfoggiati divertimenti, ma an- 
che ne gl'immenfi regali aHa Plebe, con ginaI' de i fegni, ne' quali 
era fcrino quella forta di donq, che dovea darfi a chi avea la Fortuna 
d' aggraffarli, corne cavalli, fchiavi, vd1:i, danari. Ben prevedevano, 
che tanto fcialacquamento anderebbe a finire in nuovi aggravj ed el1:or- 
lîoni topra il Pubblico, ficcome in fani avvcnne. Hbtuì cziandio N e- 
rone altri Giuochi, appellati Giovenali in onme ddla prima voha, 
ch' egli fi fece far la barba: rito fefiivo pre{fo i Romani - Que' prc- 
ziofi peli in una fcanola d' oro furono confccrati a Giove. In quc' Giuo- 
chi danzarono i più Nobili fra i Romani; e bella figura ha I' altre 
Dame fece Elia Catula, giovinena di ortanta anni, che ballò un Mi- 
noeno. Chi de' N obili non potea b.lllare, camava; ed eranvi Scuo1e 
appoila, dove concorrevano ad imparare uomini e donne di prima sfe- 
m, [;lOciulle, giovineni, c vccchi, per f.1r pofcia con lcggiadria illor 
mdhere ne' pubblici Teatri. Che fe t31uno non potcndo dl meno, per · 
vergogna vi comp.1riva m.lfcherato, Nerone gli cava va la ma{chcra, 
e {ì venivano a conofcere perfone impiegatc ne' più riguardevoli l\1a. 
giil:rari. 
N è 10 fie{fo Nerone volle in fine e{fere da me no de gli altri . 
Ufcì anch' egli nella Secna in abito da Suonator di Cetra, ed oltre 
al fuonare, fece femir la iùa da lui creduta mdodlOla voec, la qual 
nondimeno fi trovò sì fomigliame a quella de' capponi camami, che 
niun potea ritener Ie rit:1, e molti piagneano per rabbia. Se crediamo 
a Dione, Burro e Seneca al1ìftcmi fcrvivano a lui di fuggeritori, e an- 
davangli poi facendo plaufo colle mani c co i panni, per mvitare a110 
ftclfo l' udiel1za. Tacito (a) anch' egli 10 atteíl:a di Burro, ma con ag- 
giugnere, chc imcrnamente iè ne affliggeva. N è già eril pcrmeifo (b), 
allorchè camava qudlo iniìgne Mae11ro, ad a\cuno l' ufcir di Tcarro 
per qualfivoglia biCogno, chc gli occorreife. Quella era la voce d' A. 
pollo; niun v'erd, che potelfe uguagliarfi a lui nella mclodia del canto. 
Ccsì gli adul.1tori. V oUe cgli an cora , chc fi tenc{f
 una gara di Poc- 
fi.1 


(:\.) Tacitus 
lib. q. c. 
15. 
(b) Sutton. 
in Nerone 
eap. 2.3. 



ANN ^ LID' I TAL I A . 139 
fia e d' Eloquenza, e v' emrò anch' cgli coll'invito de' giovani Nohili. F RA \-o'
. 
Non è ddncile l'lmm.lginadì a chi tocca(fe la p:.\lma e il pn:mio. Fu- A,,
; 0 to. 
rono tirnilmeme richiamati aRoma i Pamomimi, rerch
 divcniíJèro 
il Popolo ne' Teatri, ma non già ne' Giucchi t:tcri. A pparve in quell' 
Anno una Corneta. II volgo Imbevuto del!' opinione, che quetto tè- 
nomeno predu:a 1.1 mone de' Principi, cominciò a f.u'e i conti su hi 
vita di Nerone, e a pred,re, chi a lui tùccedcrebbe. Concorrevano 
molti in Rubel/io P/auto, difcendemc vcr via di Donne d.ll1a Fólmiglia 
di Giulio Ccfare, pertonagglO ritirato e 
abbene. N e fu av venito N c- 
rone. 51 aggiunte, che trovandofi a dehnarc il mcdefìmo Imperadorc 
in Subbiaco, un fulmine gli rovefciò Ie viv
nde, e la tavola _ Per- 
chè que! Luogo era vicino a Tlvùli, Parria dc' Maggiori d' e(fo Pbu- 
to, la pazza genre perdura nelle fuperftlziom maggiormenre fi confer- 
mò nella predlzionc tùddetta. Fece dunque Nerone inrende.re a Ru- 
bellio Plauro, che miglior aria farebbe per lui l' Afta, dove egli pot-- 
kdeva de i beni. Gh con venne andar là colla fua famiglia; ma per 
poco tempo, perchè da lì a due anni Nerone m'lnJò ad ucciè.erlo_ 
Venne in que1b rem pi a mone 
Iadr
to Governaror
 della Siria, e qud 
governo fu duo a Corbu/one, da CUI dicemmo, che tra tbra acqui fi.lr;l 
}' Armenia. Trovavafi da gran tempo 111 Roma 'I'igrane, ,Nipore d' Af- 
,be/no, che glà fu Re della Cappadoci 1, aV\'ezzaro ad una fcrvile p- 
zienza. Üuennc egh da Nerone dl parer govcrnare l' Armenia con ti- 
tolo di Re; e andato colà, fll ai1ìthro da Corbulone coo U'1 corpo ,Ii 
foldarefche rali, che al difpetro di molti, PIÙ mchnati al dominio de' P.lI'- 
ti, ne ebbe 11 pacifico potreiro, benchè poi non vi poreíle lungo tem- 
po futlìtlere. (4) Pozzuolo in quefP Anno acquilto tl diritto di Colo- , 
' I C d N ' h d ' - I . E d (a T,ICIINS 
ma, e 1 ognome I erone: Intorno ace Itputano g 1 ru iti, lib. q. '''po 
per
hè da Livio, e da Velleio abbiamo, che tanti anni prima Pozzun- 2.7. 
10 tu Colonia, 
 Fromino fa aurore Augutto di una nuova Colonia in 
quetla Città. In \.)uetb rempi Laodicea Illllthe Curd. della FrigÜ rctlò 
ro v m.l,ra da un trt'muoro; ma qucl Popolo la nmife in piedi colle pro- 
pCle ncchezze fenza ajuro de' Romani. 


Anno di C R 1ST 0 LXI.' lndizione IV. 
di PIFTRO ApO
TOLO Papa 33. 
di NERO
E CLAl:DIO Imperadore 8. 
C 
 r 5 GAIO CFSOKIO PETO, 
on 0 1 "{ G A.l 0 PET R 0 r-. loT U R P 1 L I AN 0 . 


, 


N On è cerro il Pr
nome di Gaio pel kcondo di quefii Confoli, nè 
[lppiamo, chi neile Calcnd
 di Luglio loro tùcccdetre l
ell.1 D1- 
gnJtà. 1\lo[1vO (b) a i pubblici ragionamemi dredero in quen' Anno due (h) Idcm 
imquuà, commcfTc in Roma, r una d:l un Nobile, I' altra da un 
el- Ctlp. 4 0 . 
S 2 vo. 



1+0 A 
 N A LID' I TAL I A. 
1: R'; VO
i:!;, \'0. l\1.mcò l)i vit.t Domizio B'lll'o, ricco, e del!.. prima Nobilrà fer1Za 
?
N:;;O 1. rl'?liuoli. f/a/e,'io Faî-i,mo S
,laton;_ con un faIGJ TcHamenro, a cui reo- 
n 'J mana alrri N obili coil..: lor io[cl'lzioni 
 íìgilli, coree all' eredirà. 
G
nvinro di f.d[ario, degrad:1to con gli alrri [uoi complìci, riporrò la. 
p '
a, Haruira d,llla Le
:
e Corn
Ij \. UccifJ fu d \ un fuo Scn'o, 0 vo- 
gl:-:. m dire Schiavo, Pe, "mio SccoíJdo, Prefat) di Roma. Nc avcva c['li 
al1Ì.n lèrvi
io qU'ltrrücenro tra mafchi e i'cmmine, grandi e piccioli, 
f- 
L:1jo [oliri i I icchi Rùm.u1i a tenerne una prodigioíà quanrid alloro ler- 
vigio. .l?cnchè foffero qU3fi rutti innocenti di (Iud misf.)[to, dO\'ca:lO 
l1l::>rire {econJo .jl rit;ore delle anriche Leggi; m.\ f.m:dì grandc :ldu- 
n:mza di genre plebca, pcr dirènderC' qucgl' lI1fdici, l' aa:1ïe fu ponato 
:t. Senato; ed jmorno a ciò fi fece lungo dib..urimenrC', con prevalerc 
j!1 fine la fcnrcnza del fupplicio di tutti. N crone mandò un ordine aHa 
Plebe di anendere a i f.mi iuoi, e fomminillrò quanti Soldari occor- 
Jew pcr jfconare i condennati. I mali porramenri de gh Ufizlali Ro- 
mani nella Bretagna cagion furono di far perdcre circa queUi rempi 
qU:lfi turro qucl paefe, che vi aycano conquiilaro i Romani; c ciò 
perchè fi volle rimerrer ivi il conl1fco dc' beni de' delinquenti, da cui 
() D' l'b Claudio gli avea efenrati. Anche Seneca, [e crcJiamo a Dionc (a), avea 
6
. 10 1 . d.uo ad ulura un millione a quc' Popoli, e con violcnz:;t ne efigeva non 
[,)10 i frunÎ, ma :l.I1chc il capitale. In olrrc Boendicia, 0 fia Bundllica, 
V cdova (b) di Pn'l{utago Re di una parte di quella grand' Ifola, fi pro- 
tcl.hva anch' cíT.'\ troppo [comenta dclle infinire preporcnze ed in[olcn- 
7.e farrc dl i Rom mi a sè íl:effa, a due rue Figlíe, e a tuttO il {uo Po- 
polo. Qleíb Regina, Donna d' animo yirile, quella fu, che fonò in 
fine la tromba co! mèlOvere i {ilOi e i circo(hnri Popoli a [ollcvarCì 
contra de gl'indifcreti Romani, con prevaler1î dell.1 buona congiun- 
tura, che Sue/ani a P (loli;zo, Govcrnatore della parte della Brctagnl Ro- 
mana, c va!oro(ò condonier d' :umi, era ito a conquilblre un' 11òla bcn 
popolata, adiaccnte alia Bretagna. Con un' A,rmara, dicono, di 
ento 
venti mila pcrfone vennero i ..()lIevati addol1ò alIa l1uova Coloma di 
Camaloduno, e h prefero d' aff..Üto. Dopo due dì ebbero anche il '1'e111- 
pio di Cbudio, mcrtendo qU'\nti Ron1.1ni venneiO aIle lor mani, tUtri 
a fit di ípada, (enza volcr h\f prigionieri. Petilio Cere lie, veuutD per 
oppodï con una Lcgione, tì.1 rarto, meff.'1 io fuga 1.\ G1valleria, e tuna 
la f.\l1reria tagliata a pezzi. POl"tat
 queHe fllnef1:e nuovc a SuaOl1lO 
P.\Olino, frctwlo/ilmente fi moíTe, e venne a Londra, Luogo di una 
Colonia fcar[;!, ma celebre Ciuà anche allora per b copia grande de i 
Mcrcatanti e del commerzio. Benchè pregato con c,\lde lagrime d:t gli 
abltantl di fermarfi alia lor difdå, volle più wHo :ltt
nJere a [alvare 
il retlo della PlOvinda. S'impadronirono i ribelli.di Londra, e di Ve- 
rulal11lO, nè vi !afci.u')I1o pedòna in \'ira. Credeiì 
 che 111 que' Luo- 
ghi vi pcrif1èro circ.l fc[[anta 0 or[ül1r:! mila fra Cinadini Romani e 
Collegati. Si UO', ò poi tòrzato SuctonÎo, perchè manc:n'a òi vivcri, 
ad :\zurd.lre una battagliil, ancNchè non avcOè pormo ammafT.'\re, che 
dlecl 11111.1 comb:1ttcnti, laddoyc i ncmici da Dione íi tànno afccndere 
a du- 


(b) Tacitus 
lib. 12.. c. 
29. 



ANN A LID' I TAL I A. 14 1 
a ducenro trcnta mila per[one, numero prob.lbilmenrc, fccondo I' uft) ERA VI k. 
delle guerre, 0 per dif:utcnzion dc' Copiltì, troppo .\mphfic.lto. B'),'n- }. N N 0 6
. 
dlCia H:dTa comand:lVa quella gr.\nde Armata. Dopo fit>ro comb.1tti- 
memo pre\'ali"e 1.1 difciplina mihtare de i pochi allo Hermin.\to numer,} 
de' Brit.lOni, che tùrono {conl1tti. can c(fcfÍì poi dctto, eh.:, rellatTero 
ful campo dlinti circa orranta mila d' d1ì, numero anch' eíf'o ecceHìvo. 
Comunque fi,l, inGgne e mcmorand.l fu quella virroria, Boendicia morÌ 
poco dappoi 0 per malarria, 0, per veleno, ch' elfa medefima pref
, e 
colla lùa mcne rornò fra Ih)l1 moho all' ubbidicnza dc' Romani il già 
rivohato paefe, con avcrvi Nerone inviato un buon corpo di genre 
dalla Gcrmania, il quale [ervÌ a Sucronio per compierc quell' imprefa . 


di CRISTO LXII. Indi2'ioI)e v. 
PIE T R 0 A P 0 S T 0 L 0 Papa 34. 
NFR01'E CL'\UDIO Impcradore 9. 
C r I ' 
 PUB L 1 0 1\1 A RIO eEL SO, 
01110 1 , 
LUCIO ASINIO GALLO. 


Anno 
di 
di 


P Erchè Tacito fill principio di quefi' Anno nomina Gitmio Jlrfarttllo, 
COt1fole difegnato, il qu..l poi non apparifce Confolc, p'erciò pof- 
fiam credere, ch' egli fo(fe iulliruito ad alcl1no d'dì Confoli ordinarj, 
o pure all' uno de gli firaordinarj, fucceduti neUe Calende di Luglio, 
i quali fi ticnc, che foíf'ero Lucio Armco Seneca, I\lacltro di N eron':, 
c Trebellio /o.bj;mo. Nel Genn.\io dell' Anno prefenrc (a) acculàto fu (a) Tarit'lI 
C convimo Alltiflio Soßallo Pre-rore d' aver compofio de i vcrfi contra lib. 14. c. 
l' anal' di Nerone. I Senarori pill viii, fra' qU:1li Aulo J7itellio, che fu 4 8 , 
poi I mperadorc, conchiufcro dovuta 1.\ pena della mone a quetto rca- 
to. Non ofavano apnr bocca gli altri, II 'folo Peto 'rrafèa ruppe il 
filenzio, fofi:cnendo che ballava relegarlo in un'l[ola, e confiCeargli 
i beni: nel qual parere venne il reHo de' Senatori, N ondimeno fu 
creduro mcglio di udir prima il femimento di Nerone, il qllale mo- 
Urò bcnsì moho rilèmimenro canna d' Antifi:io, e pur fi rimife 301 Se- 
nato, con f.-.colr;Ì :U1cora di aíf'olverlo. Si efegllÌ la 1ènrenza del ban- 
do, In quc1l' Anno ancora il lùdderro Trafea, uomo di petro, c ri- 
volto fempre al þllbblico bene, prepo[e, che fì proibiOè a i Popoli 
delle Provincic il mandare i lor Depurati a Roma, per Eu I' elogio 
de i loro Governatori; perchè queHo onore Cd proccuravano e com- 
peravano i l\lagiLtrati colla troppa indulgcnza, e col permettere a i 
Popoii delle mdehire licenze, per non difgufiarli. L' ultimo anno fu 
quello ddla vita di ]Juno Prefctto del Ptetorio, uomo d' onore e di 
petro, che avca fin quì trauenuro Nerone daIl' abb..ndonariì affatto a . 
j luoi capricci, c maf1ìmamenre alla cruJeltà. Re1l:ò in dubbio, s'cgli 
morií1è di mal naturale, 0 pure di yckno, per quanto nc fcrive. Ta- 
CIta 



ERA V olg, 
ANN 0 Ó2.. 
(:I) ínm. 
jIb. q. 
0'. 51. 
(" Su
ton. 
jlJ Nerone 


Clf. H. 
(L) DlO jib. 
ÓI. 


Cd) Sutton. 
in Neront 
C,IP. 35. 


(e) Tacit. 
jib. 14. c. 
60. 
Dio lib. 61. 
Suuonius 
en;. ]5. 


142. ANN ^ LID' I T ^ L I A 
cito (a); poicbè per conto di Suetonio (6), e di Dione (c), amendue 
credcruno, che N crone riocrdcendogli oramai d' aver un lopraltmt(', 
che non {ì acc
rd.1Va can tutu i iÏ.lOi vokri, il f.-1cdTe prima del tem- 
po sloggiar dal Mondo. Gr.m perdita fece in lui il Pubbltco, e mol- 
to più, perchè Nerone in vcce d' uno creò due aim Prefcw del Pre- 
toria 
 cioe Fenio ,Rufo, uamo dabbene, ma capace dl fdf poco bene 
per la fi.la pigrizia, e Salamo 'Iigellir.o, uom':) fcredltato per tucti i. verLì, 
IDa c.\! ifiìmo per Ia. fomiglianza de'depr,avati collumi a N C{JPle, Can 
queUo il1lquo f.\Vorira cominciò Nerone ad anqal'c a vele gonhe verla 
la tiranniol. e pazzia, AlLord. ti.l, che Seneca conobbc, chè non v' era 
più luogo per lui prdTû d'un.Principe, il quale Ii lalè."erebbe dJ. lì 
innanzi condurre da i con{ìó1i de' c:nrivi, e già comincia\-'a a dmlo- 
ftrar puca confidenza a lui. Il þrego dunque di buana licenza, pef 
ritirarlì a finil" quietameme i fuoi glOmi, con offerirgli an cora (urtO 
il capirale de' bem a lLll fin qUi pervenuti 0 pef 1.1 munificenza del 
Principe, 0 per indnLhia propria Cd' . N crone con bdla grazla glida 
ncgò, cd accompabno la nC3;\[Íva con tenere c[prd1ìoni d' affè[[O e di 
graÜtlIdllle, giugnendo fino a dirgli di de1ìdcrar egli più tollo la mor- 
re, chc di f
r m.lI a1cun rano ad un uomo, a cui {ì profelf.na coranra 
obbligato. Qud che porè d,\l [uo canto Seneca, giacchè non (ì fida- 
va di 51 belle parole, fu di riculàr da lì innanzi Je vilìte, di n.m Vo- 
lcre correggio nell' uí'clrc di cala, il ch
 era anche di rado, fingen- 
dolì mal conÓo di tãlure, ed occupato da' fuoi Iludj. Si nduffe an- 
cora a clb.\rLi di [010 pane ed acqua, e di poche fruua, 0 per lobrictà, 
opel' paura del veleno, 
Già dlcemma, che Ottavia Fig!iuola di Claudio Augullo, e 
Moglie di Nerone, er.1 per la ILJ.1 I.\viezza e fMzicnza un' adorablle 
Prmcipeffi\, ma non già a gli occhi di Nerone, HOppO diverfo da lei 
d'inclmazlOn::: e di collumi. Cenamenrc egli non ebbe mal buon cu.)- 
re per lei, c da che imrodulTc: in Corte Po/pea SabiNa 
 comincio an- 
che ad odlarh (t) per le cont1\1ue bartcrie 01 qu.:ll' 'mpudlca, che non 
pot
a 1l:abilir la fua fortuna, fe non Lulie rovine d' Orta\ ia. T,IIHO dl[- 
k, tanto fcce quelb i\.laga, che in qudl' Anno col pre-telio dcll.\ 
iterilità d' elf.'\ Ouavia Nerone la npudlò,. e da 1ì a poeh! dì ar- 
1"ivò Poppea all' imenlo luo d' d1ère fpolJ.ta d.1 lUl. N onJllneno 
qui non. hnÌ la guerra. Poppca,' lovvertiro ,uno de' tdmiliari d' O[[a- 
via, ]a !ece accul.\rC dl un ÜleCltO commerZlo con un {OI1.\tol e dl ft.u- 
[0, nommato Eucero. Furo\10 perciò md1è a i rorml:l1ti Ie di lei Da- 
mwelle, ed dlorta da alcun.c con SI vioìenro mezzo b confeíIÏon del 
falt'); ma alrrc follennero con cOl"l!!gio I' 1IlIlOCenZa della PadJOna, c 
diffelO delle villallle a Tigcllmo, l\lmi{b 0 non meno di quctla Crt1 9 
dcltå, che dcl\a morte data roco iìmallzi a Silla, e a Rttbellio Pi'll/- 
to, gia mandari da Nerone in dìlio. Fu rclegata Ottavia nella C,lm- 
pJni.\, e mcí1è guardie all.1 dl lei ca{a') per tem:rla n{hetta 1\1.1 pcr- 
ciocchè il PupOlo, che amava forte o,uclta buona J>rincipdT.1, apena- 
mentC mormorava di si afpro (rarramento, la fece N crone ritornarc a 
Ro- 



ANN .\ LID' I TAL I A. If3 
Roma. Pel fun ritorno anJò all'eccdT"o h gioia d
l Popolo, perchè ERA Vo1g. 
rupp
 Ie {lame al1.ate in onor di Poppca, e coronò di fiori queUe dl ANN 0 61.. 
Onavia, can altre p'lzzic d' allegria fcdizioC1: il che diede motivn a 
Poppca di caricar la mana contra dell' odiata Principdft, perfuadendo 
a Nerone, che il d: lei credlto era CutI1ciente a roveCCIare il rno Tro- 
no. Fu perciò chiamato a Corre I'indegno Aniceto, che gi:ì avea 
tolta di vita Agrippina, accioc
hè Cervi(fe ancora ad abbattere Orta- 
via, col fingere d' aver tenuta difonefta pratica con lei. Perchè gli fn 
minacciata I.. mane, fc ricuCwa di (1rlo, ub'Jidì. Promoffi1 I'inf.lme 
accufa colla giunra d' altre inventate dal maligno Principe di aborto 
proccurato, di ribellioni macchinate, l'infelice PrincipefT:'I in età di 
fòli venridue antìi venne relegata nell'Ifoia P.md<ltaria, dove pafT:'Ito 
poco tempo N ewne Ie fece levar Ia \'ita, c porrar anche il fno capo 
aRoma, acciocchè l'indcgna Poppea s' accena(fe della verità del Cuo 
crudel tnonfo. Oi tante imquità comme(fe da Nerone, f0rCe niuna 
riu1èì cotlnto fenlìbile al Po polo Rom1n'1, come il miferabil fin
 d'una 
sÌ faggia ed amata PrincipdTa, h quale pot"tava anche il titob d' .
u- 
gufia, e maffimameme al \'ederla condennara per' cosÌ parenti ed in- 
degne calunnie. La ricompenf.'I, ch' ebbe Anicero dell' indegna fUJ ub- 
biJicnza, fn J' e(fere relegato in Sardegna, dovt: ben rrattato terminò 
pofcia can fila comodo la vita. Pallante già potentiOimo Libr:rto fotto 
Claudio, morì in quefi' Anno, e fu creduro per veleno datogli da Ne- 
rone, a fin di mettere Ie griffe fopra Ie immen1e di lui ricchezze. 


Anno di C R J S T 0 LXI 11. Indizione VI. 
di PIE T R 0 A P 0 S T 0 L 0 Papa 3 5' . 
di N E RON EeL AU D 10 Imperadore 10. 
Confoli 5 GAIO VlEM.MIO REGOLO, 

 LUCIO V IRGI
IO, 0 fia VERGINIO R UFO. 


E Rano tuttavia imbrogliati gli affari dell' Armenia, da che Nerone 
avea colà inviato can ritolo di Re 'IÎgrtme \.a)" J7%gefo Re de' (a) Taci/us 
Pard perlìlle\'a più che mai nella prelenlìon di quel Regno
 per co- .Annal. I. 
rnnarne Ti1-idate ruo Frate' 10 , che gliene face\'a conrinue lfianze. l\la 15. 'ap. I. 
andava tirubando, finchè Tigrane il fece rifolvcre a dar di piglio all' 
armi, per aver egli ('Itta un' ircurlìone nel pacCe degJi Adiabcni, 0 
fuddlti 0 coilegati de' Pani. Dopo aver dunque Vologefo coronato 
Tiriddre come Re dell' Armenia, e fomminifiratogli un puOènre ,efer- 
cito, per cOi1quitlar qud paeCc, lì diede principio alla guerra" Cor- 
bu/one Govenutore della' Siria, in aiuro di Tigr:me Cpedì due Legio- 
ni, e nella fteffo rempo fcri(fe a N crone, rapprcCenrandogli il biCo- 
gno d' un altro Generale, per accudire aHa dlfe('1 dell' Armenia, men- 
Ire egli dovea difendere Ie fronriere della fu:l. Provincia. N crone ":: in- 
V1Q 



I -H ANN A LID' I TAL I A. 
El\.A \'oJg. viò L!!ciIJ CeJè;JrJio Peto, nomo ConColare, cioè ch' era fiato Confolc; 
AN t;O 6]. il che ha fimo ad ,
1cU[u creJerlo 10 H:ef1ò, cho Gaia Cefennio Pefo, 
da noi vedmo Conft)le nell' Anno fup.eriore 61. di Crillo, ma cbe da 
altri vien tcnuro per perfon.lssio dlverfo. Inranto i Parri entratl nell' 
Armeni.1, polèro l'alredio ad Arrafåra Capitale di quel Regno, d,wc 
5' ela ririr.lto Tigrane, che non m.mcò di fare una valorof:1 difd:l . 
Corbulone allora I!1viò Calpeno Centurione a V ologelo, per dolcrfi 
dell' inlulto, che Ii tàcea ad un Regno dipenden
e d,ti Romani, mi- 
lucciando dal fuo canto 1.1 guerra a I i'ani, t,= non detìllevano da qucl- 
Ie \'iol nze. Scrvì quelP ambJlclat:1 ad in(.hinar V ologdo a penlìeri 
di pace; cd avendo ch,leito 9i, mand.I!c a N crone I tuoi Lebati per 
tratt,UI1t:, c pregarlo dl conknre 10 1ceura dell' .Armenia a Tirithï:e 
íi.1O .FrJ.rdlo, accettara iu la di Jui proferra, con patto dl f.Ir ccH:Ire 
l' :10èdlO di Anald{.1: il che ebbe eleCUZAone. :.vIa non è bcn no[O, 
cht: conv
nzionc iCgreta fegUille allara tra Corbulone e V ologelo , 
avendo alcul1i credulO, che ramo i Pan I , quanta Tigrane avetfero d.t 
abbJndon.lr ì' ArmenI,l. Ve.1Uti a Rom.l gh .'1mb.ltClaton di V ol"ge- 
fo, null1 poterono ottl.:ncre; e pc:ro it P ano rieommclò l.t guo-rr,l in 
tempo che Cdenlilo 1'(;[0 glunlc al governo dell' Arml'ni.1, uomo di 
poca praVVHl..:Oz.I C tapere U1 qud metbere, m.1 the Ii fid,urava di 
porcr tdr..: II maeltro .lgli a
rn. Prele t'ero alcune GlItdlJ, p.\[Sò 
.mche il A10nte rauro, p(;nhll1do a m.1g
lOri eonquilte; ma aIL' avvi- 
fo, ehe Vologefo \'.:n1\'.1 con grJ.ndi fOll.c, tu ben pr
lto a ntirarlì, 
cd a l.1lciar genre ne' p.1Qì. del ù-lünre fudder[O, per imp:dir j' .teed:' 
fo dc' nemIC!, con ifcrlvere 1I1ranro pltl e PIÙ Letrere a Corbulonc I 
ehc vemtIè a loceorrer\o. Forz.o V ologcto i p,\t1i: a. Pe[O cadde i 
euore pa terr.l, pcrchè a\'ca, rroppo dn'iCe Ie iue gcnri, e coIro fu 
can due laic LeglOni. Pew ipedl lluove Lettere ad affrerrar CO! bu- 
lone, il qualc intanto a\'endo p.tII
ro l' Ellfr.He, m..rciava a gran glOr- 
nate verlo la Comagene c Ja C,tpp.ldoCI.t, pCI' emrar poi neW A.rm.:- 
nia. N ulladll11eno poco giovarono gli sforzi di Corbulone. In que!to 
melUre V ologdo 1trinfe il pieclOlo e1èrcito di Peto, molti ne 
eci- 
fe; c tal terrore milè al Glpit.1no dc' Rom.uli, ch' e
li fo!amemc 
penso a c('mperarfi Ja f.-\lvezzJ. con qu lluoque vergognf"<l.l condlzlont', 
che gli foOt: clìbir:1. Domandaro dunque un abboccJmento can gh 
Uhzuli dl Vologelo, rctlo conchiulo, che I' Arm! Romane fi icV,lf- 
ièra dol [U[[a I' .Ümcnla, e ccddlèro a i P Lrti tune Ie Callelb, e 
mUll1Zl011l da bocca c d.l gucrr.l; e che pOl V ologefo fë l' inrenJc- 
reboc cull' Imper
dor 1\ crone pei rdlo. Le infolcnze de' Parti furo- 
no poi ffiJlre; vo11ero entrar nelle tortezze, prlm,l che ne folrcro 
Ulí:lti i Romani; affolìari per Ie fhade, dove p.1r.:lVano i Romani, 
toglic'v'ano 101'0 lchiavl , belbe, e velb; ed i Romani come gJ.llinc 
1..ICla\,.1I10 hr rurro per ('.lUra, che menalfcro anchC' Ie mani. lamo 
mar'::larono Ie avvlllte rruppe, che plene di contùlÌone arri\'àrOnf"J h- 
nalmentc ad unirli can qUo'lIe dl Corbtllone, il qu.llc dcpofto p
r 01'.1 
ogl1l pen!Ìt:r ddl' Armenia, fe lle tornò alla ditdà della Sma flla 
PrOVIJlCla. Sc... 



A s 
 A LID' I TAL T A. l.4.5' 
Secol1dochè :1bbiam da Tacita, tI1!to ciò avvcnne nel precedrn- 1'1: R A VoJ!,. 
tc Anno. Dione nc parla più t,1rdi. Nella Prima\'er.l del pretème ANNO 03. 
comparvero gIi _l\ mbatèi:lrori di f/o!og,gfò , chc chieJI:\'a
o il Regno 
dell' ArmcnÎJ. per 'IÎritl?lfe; m:t Icnz1. ch' cgli "oleffi
 prdenrarfi 
 Ro- 
ma. Seppe alIora K crone da un Cenrurionc 
 w'nuto con loro, co- 
me fia\"a la faccenda dell' A1'meni.1, pCïch
 Cdè::nnio Pc to gliene ave:! 
mandata una reJazion ben diverr.1.. P.n-v,: a Nerone ed al Scnaro, chc 
Vologefo fi p1'endd1e beWa di lorn, e perciò 1'imandari gli t\mb,liCt<l- 
ton di lui fe:1z:l rirr0lh,ma non [enzl ricchi n."sal;, fll pre[a h ri!ò- 
luzione di tàr gucrra viva a i Parri. Richiam:no Pcro, rrem:lI1rc fu 
all' udienza di N crone, il qU31 mife la coÎ.l in tàcczia, diccndogli fen- 
za lalèJario parl.1rc, che gii perdonava toflo, aaiocclJè e./!èndo eg!i sì pau- 
roft, non gli fa!taflè I
 fcbbJe addoJlò. .l\ndò o1'dtne a Co1'bulnnc di 
muovere I' armi contra de' Parri, e gli furono im-iari rinforzi dt nuo- 
ve truppe e reclure; laonde egli p.ltsÒ alla volta dell' Armenia. Tut- 
tavia non ebbe difpiacerc, che veniOèro a t1'o\"arlo gli ,l\ mb,lIèiarori 
di V ologe[o, per elonarli a rimcucrfi nella clemenza di Cefåre. 5' im- 
padronì poi di varie Cafiella, e dicde tale app1'entÌone a i Partt, che 
Yîridate fece premura d' abboccarfi con lui. M.md.ui imunzi gli olt..!g- 
gi Romani, Tiridate comparve al luogo ddlinato; e vcduro Corbu- 
lone, fu il primo a fcendcre da cavallo, e fe!;Ulrono amlchevoli ac- 
coglienze e raglOnamemi, ne' quali Tiri
ta[e rettò di vol.:r riconofce- 
Fe dall' lmperador f<...omano I' Armenia, e che verrcbbe a Rom,1 a 
prenderne la Corona, qualora piaceffe a Nerone di darglJda: del che 
Cl>rbulone gli diede buone tþeranze, In regno poi dell.. lua [omrne[- 
fione andò Tiridarc a deporre il Diadema a piè dell' J mmabine dell" 
Imperadore, per ripigliarla poi d.1lle mmi del m.:defim0 Augu!lo in 
Roma. Noi non fappiamo, che dlveniffe di ligrane, Re precdenre 
dell' f\rmenia (a). Nacque ndl' Anno prefeme a Nerone una FJgliun- (
) Tlle;t"J 
la dol Poppea, t'1tta aodare appol1:a a panorire ad AIlZO, perchè qUl- lIb. IS. c. 
vi an cora venne alh luce 10 !tetro Nerone. Ad err:1, e alla .\1adre ru 13- 
d.lto il cognomc d' Augulla; e II S
na[O, promo lem?re al!e a
tula- 
zioni, decretò altri onori ad arnendue, ed ordinò varie ft:fie. !VIa non 
patIàrono quarrro mefi, che quetlo caro pegno rel rapì la mone . 
Nerone, che per tale acquitto era datu in ecceí1Ï di gioia, cadè in 
altri di dolore per la perdita, che nt: fece. Si fecero in queLl' An- 
no i Giuochi de' Gladia[Ori, e fi videro anche molri Senarori, e mol- 
tt' illullri Donne combaLtere: tanto innanzi era arrivata la iòllìa de" 
Romani. 


Ig ' 
rr 
"-} .
? 
r - , 
\ 


['"""... 
 

 

. 



om_ I. 


T 


Anno 



14 6 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 LXIV. Indizione VI I. 
di PIE T R 0 A P 0 S T 0 L 0 Papa ; 6. 
di N E RON EeL A U D 101m peradore I I.. 
Confoli S GAIO LECANIO BAsso, 

 l\tl ARC 0 L I C I N 10 eRA S SO. 


;EJl.A VoJg. A Ndò in quell:' Anno Nerone- a Napoli (a) per vaghezza di f.'lr fen- 
A,N;e.6 4 . tire a que' Popoli nel pubblico Teatro la fua canora voce. Gran- 

id. a:.',;s3. de adunanza di gente v' intervenne dalle vicìne Città, per udire un Im- 
peradorc Mufico, un uGgnolo Au
ull:o. Ma occorCe un terribll acci
 
denre, che nondimeno a niun reco danno. Appena fu uCcira tutra la 
gente, ch' efTo T catro cadde a rerra. Penfava quella vana tdb di par- 
f.'1r anche in Grecia, e in alrre parti di Levante, per raccogliere romi- 
gliami plaufì; ma poi fi fermò in Benevento, nè andò pill olrrc, fen- 
Za che Ce ne fappia il motivo. Fra quefii divertimenti fece accuf.'\r 'for- 
fJuato Silano, in!Ïgnt: perfonaggio, dircendcnte da Augullo per via di 
Donne Il fuo rearo era di tàr rroppa fpef.'1 per un parricolarq ciò 
indicar difegni dl perniciofe novirà. Prima ti' effere condennato, egH 
fi tagliò Ie vene. Tomaro aRoma Nerone, volle d:lre una celu ton.. 
'þ) Dio lib ruotå nel Lago di Agrippa, come ha Tacito. Dione (b) fcrive ciò f3t.. 
'I to nell' Anfiteacro, do\'e dopo una caccia dl fiere, introduAc l' ncqulL 
per un combattimenro navale; e dopo averne ntirata. I' ncqua, 'dlcdt 
una banaglia di Gladiarori; e nnalmenre rimeíT.wi I' acqua feee 1.1 ce- 
na. N' ebbe l'incumbenza Tigcllino. V' erano fllperbe N Iwi ornarc 
d'oro e d'avorio, con ravole coperre di prezlOfi tapcti, c all'mtorno 
taverne difpofie in gran nllmelO con delicati cibi preparatj per oghU- 
no. Canti, fuooi dapertutto, 
d illumin.Ha ogni p.trre. COllcorfo gt :1n- 
de di Plebe, e di N Obllrà, tanto U omini, che Donne, e tutta la raz- 
za delle proH:itu[e. Che B.lbilonia d'infamità c di h1tclvie fi vedetTe 
ivi, nol tacquero glí 
ntichi; ma nún è lecito alb mi.t penna il ridir- 
10. A qllella abominevole Seen 1 ne [cnne dictro un' a\rra, mol fomma- 
(ç) TIICitU$ mente terribile e fllneila. (,) Attaccoffi, 0 fll attaccato nel di 19. di 
.Ânllal. jib. Luglio il fuoco alia parte di Roma, dov' era Ii CIITO 1\1atftm
, pieno 

r 
'l 
8. di botteghe di venditori dcll'olro. Spirava un vento gagliardo, chc di- 
S::to
.' in I. l.l[ò I'illcendio pel piano e per Ie eolline can tal furore, che dl CjHùr- 
NITÐ1Je '.38. tordlci Rioni di quella gran Città, dieci rclhrono orrida preda delle 
fiamme, ed appena Ce ne \;:varono quanro. 1\;r eosì liera {hage di ca- 
fe, dl fernpli, di Palazzi, colla perdita di t:mri mobili, e preziotè ra- 
rità cd antichità, accompa h nat:1 ancora dalla morte: d' aí1ålf1ime perlone, 
che Itnda, che urli, chc tumulro fi pro\ aí1è allora., pill f.lCile è }' i'!l. 
maginarlo., che il detcriverlo. Per fei glOl ni durò 1'lllct'ndio (altri dlf- 
fero di più) ièoza poter m.t! frcnarc 11 corlo a qucl tom:nte di fuoco. 
T[o
 



ANN A LID' I TAL [ A. 1-+" 
Trovav1\U Nerone ad Anzo, allorchè cbbe IHloya di sì gran nu
armo, r.
 L R Þ, 
fi moflè per reíblUirG aRoma, Ie non quando feppe, chc Ic {i"m n
 At. ; 
lì accoHavan('\ al fuo Palazzo, e a gli Oni di J\1eccnarc, fabb:'i
h(; <Inch' 
ctlè :lppreffo mvo\re nell' indicibil eçcidio. 
Che quelb bel1-ia di Nerone folTc l' aurore di sì orridl Tragedia J 

 cui non fu mai veduta una fimile in Jra1ia, 10 Ccrivono ri[oluramcn- 
te Suetonio e Dione, e chi pofcia d.. 101'0 tralre I. Sroria Roman.l. Ag- 
giungono, dlèr egli Vf.l1mo a sÌ dj,lbolica invellzionc, pcrchè Roma 
abbond:l11rc allora di vie llrcrte e rorte, e di cafe difordinare, 0 pove- 
ramenre fabbric.ue, fi rifacc Ilè poi in miglior for 111 a , e prendeflè il no- 
me da lui; e che fpezialmcme egii deÍ1derava di \ cder per terra mo1- 
te cafe e granai pubb1ici, de gl'impedlv:mo il f.1bbricarc un gran Pa- 
lazzo ideato da lui. Dicono di più, che fur veduti i fuoi Camcncri 
con naccole e fl:opra atraccarvi il tunco; e che Nerone in qucl men- 
tre !lava ad otlèrvar 10 fcc:mpio, con dire: Che bella fiamma! L\ggiun- 
gono fil1o\lmente, ell' cgli vciliro in abito da fcena a {uon di cetra can- 
tò la rovma di Troia. l\1a fra Ic tanre iniquirà di N crone fJudb 1'1<'11 
è cerra. Tacitu la mene in dubbio; e I' altre fudd<:rre partlc(',Lmrà {o- 
110 bensì in p.ure toccarc da lui, ma con aggiugnerc, che ne carli:: la 
\'oc
, Trattandofi di un Sl fcrc.dirato J mperadore, cono[clUro CJp,1Ce 
ðl quall'ifia enormità, f:1cile cofa alInra fu,J' attribuirc a lui l' Ìl1\'enZione 
dl sì gran ca1amirà, ed ora è a noi irnpoflìbi1e it difccrncre, fe vero a 
faHo CIÒ fo{fc. Si aprlicò tollo N crone a far alzare gran cori.1 di ca- 
fe di 1egno, pn ricovcrarvi tll[ti i Povcri sb.ll1dati, facendo venir 1110- 
bill da lHba e da altri Luoghi; comandò ancora, che G vendcíTe i1 
frumenro a baíTo prezzo. Qlindi Clefe Ie rue prcmure a f.1r ritdbbrica- 
re 1.1 rovmata Citlà, I.. quale (non pl:Ò ntgarlì) da quefb fventura 1"Ï- 
porrò un incredlbil vamaggio. lmperciocchè cm1 bell' ordm
 fu a po- 
co a pr-co flfaua, tirarc Ie Hn:de diritte è brghe, aggiumi i poltici 
:line cafe, e pr01bito l'alzar di troppo k f.lbbriche. Tuna la traboc- 
chevol copia de'rottami venne di tamo in tal1to condotla via J.llIe l1a- 
vi, chc conduccvano i grani :l ROll1a, e fC,lricata ndle paludi d' 01l:ia, 
V uol Sueronio, che N crone fi caricallè dello trafporr o di quclle derno- 
lizioni, per protlnar delle ricchezze che fi trm,"avano in ellè ravine; 
J'lè vi 1ì pOlcvano acC'o1tare fe non i de r ut:lti d,\ lui. Dcterminò dl fua 
borfa premj a chiunque emro di un t:\ rermine di tempo avctlè alza- 
ta una Cafa, 0 Palagio; e del fuo edificò ancora i porrici. Felc dllhi- 
buire con più proporzione l' acque condone per gli acgllidotti a Ro- 
ma, e detbnò i l'iti di cllè, per cHinguere al biCogno gl' incenJj, con 
:IIltre provvifioni, che meriravano gran lode, ma non la confèglllrono 
per la comunc credenza, chc: \.-1.1 lui foíTe venuro sì orribil malanno. 
Anch' egli impre1è allora 1a fabbrjca del (uo nuovo P.\lazzo, che I'u mi- 
rabil cofa, e nominato poi fa CaIa d' Oro. Suetonio (a) cc ne d:ì un (a) Sueto
. 
picciolo abbozzo. 'furto il di dcnn'o era mellü a oro, ornato di gem- in Nerone 
me, interfiaro di Madriperle. Sale e camere innumerabili incroHarc di c. 3
. v: 3 1 . 
, fi ' , , d . . d ' I h fi { 1 - Tacit l1h 
marml 111; pOrtlcl con tre or 1111 I co anne, c c 1 Lendevano un 15 "b " 
T . . car' 4-. 
2. ml- V' [eq1. 



,-:,8 A r-< N ^ LID' I TAL 1 A 
-"
 R" Vol!;. miglio; vigne, bnrchetti, prari, b;1gni, peCchierc, p.lrchi con OI7F'Jj Cor. 
ANN 0 Ú4 r a d . c d . I " L d ' '- 1 L J' - D 
. '. I ne
'e e anIma I; un ago 1 LraOrull1arra grJndezza, con C0rnna 
dl fabbnche aU'lI1rorno a guifà di una Cirrà; e d,lvantl al Palazzo un 
Coto(fo alto cenrovemi piedi, rappreCent:1nte N 
rone; All.)I'chè eQli vi 
andò poi ad :'Iltoggiare, cli(fe: Ora sl cbe qu.'lft co>;Û icio ad a"itare 

 un 
alloggio conveniente ad UJJ uomo. l\1a quef1:a sì ÍÌ,mmo!å c tl:upenJa m<)L', 
con altri \'afti{ftmi diregni da lui fUti di tlermin.1ti can;di, p::r condm o 
Innrano fino a cento (elfmra miglia per terra l' acqu1 del mare, coftò 
ben caro al Popolo Romano. Perci.}cchè fmunro e rid,)l[O al bifngno 
il projigo Augullo, pafsò 
 miHe cH:oríì.nni e rapine, conl1(cando lot- 
[0 qualitvoglia pretet1:o i beni altrui, imponendc non più uditi d.1Zj c 
gabeHe, ed cíì.g:?ndo contribllzioni rigoro[e d.\ [Une Ie Cinà, ed anchc 
dal!e lihere e collcgate; il che fu quaG la rovin3 d...llc Provinclc. Nè 
ciò ba!bndo, mire mano a i Lu)
hi 1àcri, efì:r..tend.:mc mtti i vafÎ d' oro 
e d' argèl1tO, e l' altre coCe preziole. J\1andò anche per la Grccia e per 
}' Alia a fpngliar tutti que'Templi delle ricche Hame de gh Ilelu Dii, 
e di ogni lor pill riguardevole ormmento. 
Died:" occ<\fione 10 fpaventolò incendio di Rom,1 aUa prima Per
 
Ça) Sueton. fecuzionc de gl' I mperadori Pagani la) contra dc' Criili,mi. 5' era già 



i:.aPibli
: non Colo introdotra
 ma largamenre diffuf.'1 nel Po polo Romano per Ie 
!-lIP. eodem. infinuazioni di San Pietro A pntlolo e de' fu,')i J)j[cepoIi, la RcllglOne 
di' C R 1ST 0, giacchè non duravano Fatica i bunni :\ cono!cernc la iån
 
tità ed eccel1enz,1 in confronro dell' empia e Cozza dc' G.:nuh. Nerone 
a fin di fcaricar fopra d' a1tri l' odioGtà da lui contratta pCI
 la comune 
voce d' aver egli HerTo incendi
ta qudla gr.U1 qittã, caiunniolàmcnte 
fecondo il ÍÌ,1O falito ne fece accllCu' i Crilliani, hccame andtano Ter
 
rulliano, EuCebio, Lattanzio, OroGo, cd al[l'l Aurori, e fin gh tlcffi 
Storici Pagani Taciro e Sueronio. Scrive elìò Tacita, ma non gl;Ì Suc- 
tonio, che furono convinri d'avcr effi attaccato il Fuoco a ROil\.!, qu.m- 
do egli lÌefTo poco dianzi avea attetlatto, che la pèrfualionc comunC 
ne fi\cea aurore 10 HerTo Nerone; e Suetonio e Dione ciò danno per 
cerro. Non era cap:lce di si enorm misfatto, chi fcguitava la Legge 
puriilima di G E S U' C R] S TO, C maíTìmamente durante il fcrvore e 
I'illibatezza de' primi CrifiÜni. A che fine mai genre dab bene, e la- 
fciata in pace, avea d1 cadcrc in sì moihuoÎo eccc(fo? Perciò una gran 
1I1oltitudÙle d' em fu can afpri ed inudlti tormenti tàtta morire iidle cro- 
ci, 0 bruciau a lemo fuoco, 0 vdhta da fiere, per efTt:-rc sbr1nata da' 
c.1ni. Vi fì ag
iunfe ancora }, inllmana invcnzionc di coprirli dl cera, 
pece, e d' altre matcrie combuflibili, e di í
lr!i fervir di none, come 
ranti doppicri delh crudelrn, nc gli orri flel1ì Ji Nerone. Così comm
 
ciò Roma ad c:Tere bagnat:l dal iâcro làngue dc' 1'vlartin. Confeífa non
 
dimcno il medelì mo Tacito, che gran compaluone produllè un così fie- 
1'0 m.1cello di gente, ruuochè fecondo lui colpcvole rer una Religlo", 
nc conrraria al culto t.it.' falG Dii. In queib t
'mpi avendo ordinato Ne- 
rone, che l' Armata navalc tornaíIè:11 Porto di Mifcno, fu elT.! fàrpre
 
Ú d.1 così impetuo(;( buralèa, chc la m.1ggior parte ddle Galee c d' al... 
tre Navi mmori, 5' andò a fracaßàrc nc'lidl dl Cum.l. Anno 



..\ Iii N A. LID' I TAL I A. 


149 


Anno di CRISTO LXV. Indizione VIII. 
di L I N 0 Papa I. 
di N l
 RON EeL A U 0 10 Imperadore 11.. 
e rr 5 AULO LICINIO NERVA SJLIANO, 
ontO 1 ( MAR C 0 V EST J N loA T TIC 0 . 


I N una I[crizione rapponata dal Doni, e da me (a), fi legge S ILA- I! II. A Vol!. 
NO ETA TT I CO COS. Se que1la fuHì tie, non Siliano, ma Si- ANN 0 65. 
lano tàrà tIara I' ultimo de' fuoi Cognomi. 11 Cardinal Noris ed altri 
2 ;.;
::. 
follentano Siliano. Per arteflato di Tacito avea N erone dil
gna:ti Con- In[crip1/Dn. 
foli per Ie Calende di Luglio, Plautio Laterano, dalla CUI perfona 0 pag. 3 0 1" 
Ca[a riconofce la [ua orig
ne la Bafilica Lateranen[e, ed Anicio Cerea- 1.lIm. 4. 
ie. n primo in vece del Con[olato ebbe da Nerone la marte, ficco- 
me dirò. Fece 10 fldlò hne fTe(linio Attico, cioè I' altro Confole 01'- 
dinario. Però fi può renere per fermo, che Cereale fuccedelre nel Con- , 
folaro. Roma (b) in qae fl' Anno divenne rearro di morri violenre per Ja (b) T
ctt7'b 
congiura di Gaio Calpurnio Pijòne, che fu fcopena. Era quefli di nobili[- :;.:
 4 8 . 
 
fima Famiglia, ben provveduto di beni di tòrtuna, grande Avvocato de i feq. ' 
rei, e però comunemente amHo e llimaro, benchè d.no a i piaceri ed al r:io li
. 61. 
lulro, e mancante di gra",ità ài coHumi. Sarebbe volcntieri falito [u! 
uetomus 
T r 1 ,. ' I d ' N ' I h In NerorJl, 
rono
 e 
er la Irv
 conv
tllva cvar I,mez.z? e,rone,; I c 
 non parea cap. 3 6 . 
tanto dlfficlle, nante I' odlO comune. S egh tolfc II pnmo ad mtavol.lf la 
congiura, non Ii b. Ceno è bensì, che Subrio, 0 fia Subiø Flavio, 
Tribuno d' una Compagnia delle Guardie, e Jl.1a1'CO Anneo LucafJo, 
N ipote di Seneca, e celebre A more del Poema ddla Farfalia, furono 
de' primi ad entrarvi, e de' pill di[poLli ad efeguirla. Per una giovanil 
vanirà Luc:mo (era nato nell' Anno 39. dell' Era nolha) non pore,l di- 
gerire, che Nerone per invidia, e pazza credenza di ('perne più di lui 
in Podia, gli a\'tllè rroibita la pubblicazion dd tllddcuo Poem.1, cd 
anche il tàr da A v\'(lcato nelle caule. Enrrò in qucllo meddimo con- 
certo anche Plautio Ltltera;lO, Con[o1e dl[egnaro, per l' amore chl: por- 
13\'a al Pubbiico. Molti altri 0 Senatori, 0 Cavalieri, 0 Pretorial1l, ed 
a1cunc Dame ancora, chi per odio e vendetta pri vata, e chi per libe- 
raI' l' Imperio da queilo motho, tennero mana al rrattato. l-rupcJ!ero 
a1cuni di ammazzarlo} mcntre cantava in teatro, 0 pur di none, quando 
utciva lenza guardie per la Citd. Altri giudicavano meglio di afpeua- 
re a far il colpo a [>oz1.uolo, a IVIlfen(1, 0 a Baia, avcndo a tal fine 
guadilgnJto uno de' principali Uíìziali dell' Armata navale. In fine fu 
fiabilito d' ucciderlo ncl dì r 2.. d' Aprile, in cui tì celebravano i Giuo- 
chi del Circo a Cerere. Mellò in petto di tanti il [egrew, per poca 
avvenenza di Flavio Scevino trafpirò. Fece egli tcftamemo; diede la 
libenà a molti Servi j regalò gli altri j preparò falèie per legal' fcrite.: 
cd 



150 .A N N A LID' I T A. L I A. 
E... A Vol

, cd int:l1ltn bcnchè ddfe agìi Amici un bel conviro, e facefre il dilin- 
A !
 NO 65. volt'), ç'urc compa,\'\h:: ,m4\hnconi
o e p
nroro. Milico ruo Lib(rto 0[- 
(crvav.1 rurta; e p
rche d P,ldrone glr dieJe da far aguzzare un pu- 
gll1le nqginof,,) 
 s' JVV1SÒ, cn.;: ql1alch
 grande aff.lre foílè in' volta. 

ul far d
1 g!orn,o q

lw l.
fcdd
', ani':n.at
 dalla [peranZ:t 
i una gran 
Tlcompenla, te 11 JnllO a gh Ort! Servlhanl, dove allora touoiornava 
N elOne, 
 [,Jl1ro tem pellò co i pl)nin:Ji, che pl)tè parbre aJ'lpafro- 
dit!) Lib
w) di Corte, che I'introdufre all' uJI\':nza d
1 Padr'}l1c. Fu- 
Ton"} tollo m::lè l"e mani addolTo a Seevino , ch.: cora g u i'llåmente tì 
r b 
difefe 
 e I ivohe I' aecnla comra del [uo Liberro. Ma perchè (j [eppe. 
a\Ter
 ),el dì inn,Jnzi Seevino tc-nuro un regrew e lungD raglOnamentó 
C')\1 Antonio N .trJle, aneor quello fll ronJo[to da i folJ,itÏ. EClIl1in,lti 
a parte (j trovarono di[COldi, e poi alia villa de'lormemi confdfJrono 
il diregno, c ri
clarono i complici. All'intendere sì numem(, frona 
di congiurati- (lltò tal paura adJoß"o a Nerone, che mire guardie da- 
perrutlO, e nè pur (ì tene\'a licuro in qualunque luogo ch' egli fi tro- 
vatIc. 
Vien qui Tacito annoverando tutti i cangiurari, e il 10ro nne . 
Molti tùrono gli uccifi, e fra gli altri Gaio Pifone, capo della con- 
giura, e LUCalJO Poeta; alui con darlì la mone da fe II:d1ì, pre\'en- 
nero il Carneflce; ed alcum ancora la fc,lInparono colla pena dell" efi., 
lio. Fra gli altri denuClziati v' entrò anche Lucio A1t1JCO Smeca 
 inligne 
Maeflro della Stoica FÜo[ona; ma che, re fi avdfe a credere a D,o- 
(:I) Dill lih. ne t a ), macchiato fu di nefandi vizi d' avarizia, di difonetlà, e dj adu- 
ðZ. hzione. Vi lui parla con iflima maggiore Tacita, Scrittore alquanto 
:r
ù vicino a qucih tempi. ConliHeva tuUo il ruo rearo nell' e(fere tlatø 
a viiitarlo nel fuo ritiro Antonio Natale, c a 1.1mentarG, perchè non 
volet1è amrnettere PiJone in [ua cat:" e tratt.1re con lui. Al che avea 
ri[ro!lo Seneca
 non eJfere bene, che favellaJfero infieme; del ,.eflo dipen- 
dCI'e la di lu; Jàlute da fjue/la. di Pifone. Trovavali Seneca nella [lla Vil- 
]a, ql1attro ffilglia lungi da Roma; e menrre cr.1 a tJvah con due amici, 
c:: can Pompea PaoJina fUd Moglie cara, arrivò Silvano Tribuno di una. 
Coorte Pretoriana ad interrogarlo intorno alia fuddetta accura. Ri[polè 
con forti l"agiont, nulla molb-ò di paura, e parlò [enza pumo turbarlì 
in volro. Porrata la rirpofla a Nerone, dirnandò il crudele, [e Seneca 
penfava a Ie:varlì coUe propric:: mani la vita. DilTe Silvano di non aver. 
ne o(fervaro alcun [egno. Farà bene, replicò allora Nerone, ed ordinò 
di fol.rglielo I:.pere. Inrefa l' atrace imimazione, vol1e Seneca f.'tr tefta- 
memo, e gli fu proiblto. Ql1ndi [cellO di rnorire colla fvenarfi, co- 
raggiolàmenr.e Ii tagliò Ie vene:, ed entrò nel bagno per accelerare l'u[ci- 
ta del tiU1sue. Dopo aver la[ciati alcuni bei documemi a gli amici, 
mod. Anche la moglie Paolina volle accompagnarlo collo ile(fo ge- 
nere di mone 
 e (ì f venò, ma per ordine di Nerone fu per fona trat- 
tcnuta in vita, ed alcuni pochi anni vilTe dipoi, m
 pallida [empre in 
volto. Lc tlraordinarie ricchezze di Seneca fi potrebbc credere, gl' ini- 
mic.i{fcro 1'1I1gordo N crone, 1è: non che fcnve Dione, che egli Ie a- 
yea 



.A N N A LID' I TAL I A. 15'1 
yea dianzi cedute a lui, per impiegarle neUe fue f
bbriche. Ancor- Ell A Volg. 
chè it Confl..)le VeflifJio non fo(fe a parte della congmra, pure fi valfe ANNO 65. 
Nerone di que ita oecatione per levarlo di vita, e 10 ite(fo feee d'al- 
tri, eh' egli già mirava di mal' occhio, 
Andò polèia Nerone in Senato, per informar que' Padri del pe- 
ricolo fuggito, e de i delinquenti; (4) e però furono decretati rinwa- 
ziamenti e doni a gli Dii, perchè ave{]era ralvato un sì degno PlIn- 
cipe; ed egli confecrò a Giove vendicatore nel Campidoglio il fuo pu- 
gnale. Capitò in quefb tempi aRoma Ceft!lio Bal!o, di nafcita, A ffri- 
cana, uomo viíionario, che ammdT'o all'udlenza dl Nerone, gh narrò 
come cofa certa, che nel territorio di Outagine 111 una v.lih Ipelnnca 
fbvd nafcofa una malT'a immenfa d' oro non coniato, quivi npofta 0 dalla 
Regina Didone, 0 da alcuno de gli amichi Re di Numidia. Vi fa1tò 
dentro a piè pan l'avido Nerone, fenza cfminar mcglio ]'afl-àrt", Ic"nza 
prcndere alcuna informazione, e (übito lüblto fu fpedita una grofE 
Nave, fcelta come carace di sì sfoggiato tetoro, con varie G,deL di 
[corra. N è d' altro íi parlava allora, che di quefio mirdbll gu..dagno 
fra il Porolo. Pcr la fperanza di un sì ricco aimo di cotta, maggior- 
mente s'impoverì il pazzo I mperadore, perchè íi fece animo a Ipen- 
dere e fpandcre in pubblici Spetracoli, e in profufion di regah. 1\1a 
con tutto il gran c,wamcnto f,ltto dal fuddetto B.lffo nè pure un [oldo 
fi trovò; e però delufo il mifero, alrro fcal1"po non ebbc per fottrarfi 
ane pubbl.iche beffe, che di rogliere cone rue mani a sè H:dT'o la vita. 
Ma lè mancò a Nerone quefb pioggia d' oro, fi acqUltìò egh alme- 
no un'incomparabil gloria in qm:H' Anno, coIl' aver tàna una pubbli- 
ca comparfà nella fcena del Teatro, dove Tecitò alcnni luoi verfi. Fat- 
tagli IHanza dal Popol
'lzo di mc! ter funri la fua abJlnà anche in alai 
ftudj, fahò fuori colla Cetra in cüneorrenza d' altt i Sonatori, e fect: 
udlr delle belle (onare. StrepitolÌ furono i Viva del Po polo , la mag- 
gior parte per dilcgiatlo, memre i buoni fi torcevaoo [Uui al mirar 
Sl fano obbrobno de1la mnef1à Imperiale. E gUJi a que' Nobill, c:he 
non v' intervLnnero: erano tutti mcfii in nota. Fu in pcricolo dc11a vita 
P'ejþafia1'/o (polcia Impcradore) pcrchè offerv:lto dormire in occaíione 
di lama 1m ponanza. Confeguita la Corona, rafsò N crm.e, fccondo b 
Suetomo e Dione (b) a far con'ere, natldo in carrozza, i cav.ll1i. Ito 
n) :/tIO l1 . 
pofcla a calà (c) tuuo contemo di sì gran rlaulè, trO\'ò la (i}la Poppea c. 3/ rone 
Augutla fU'l l\loghc, che gli diffe qua1che:: dlfgutlofa rarola, ßcnehè DiD lib., (n. 
l'am.!ITe a dilmilura, pure Ie infe g nò a taccre çon un cakio nella P an. (c) T.wtlts 
, E r. ! ' ' d d ' 1 I ' . 0 .' lib 16 c 6 
cia. ra ell a gravi a, e I quelw co po mon. onna Sl dd,eata c va- . '" 
na, che tlmo dl el'a dnvanri alln fpecohio rer abbellirfi; vok"a Ie rè- 
dmi d' 010 aile mule ddla fua carrozza; e tcneva cinqucccmo afinc al (d) Baron. 
fno krvigio, per lavarG opni dì in un b:l g no formato del loro lane. In .Ann.,
. 
5 ' h " 1 V I h " Bllln-hlnlUS 
augur ava ane e P IU toi 0 a mOl [C , cedi .lrtlVare ad elT'er veechiJ d .A IJ 
, /I ,,11"11- 
e a p(:rd

'e la beUezza: Opinione è d'infigni Lencrati Cd), che nel dl þUM. 
l.y. dl Giligno del prefeme Anno per comandamenro di Nerone fot1è PII'l;I!U in 
fl'ocifi/To in Roma il Principe degli Apofioli San Pietro; e che nel Crl
lca B". 
d raml/na . 
mt c. 


(a) Tacitul 
.Annal. lib. 
16. cap. I. 


, 



152. ANN A J. I D. I T ^ J.., I ^. 
I:: to. A VoIg. l1:cde,limo giorno ed, 
nl1o .:veniff'e anche. dccollato l' Apof1:o\o de' Gerr 
l\ K NO 65. till Sa/J Paolo. Certlíltm,t C la loro glonofa mone, e Martirio in Ra- 
!1u; ma non fr:n:bra egl!.tlmcnte cer
o il tempo; intorno ache potrà 
II Lettore contUitare chI h:t mancggt.1tO ex profdfo cotali materic. 
N el Ponrificato Romano a lui fuccedette San Lino. Dopo la mone 
di P'-Jppea, Nerone, perchè Antonia Figliunla dt Cl.mdio Augullo _ e 
Sorclla di Otta'Via t\n prima Moglie, non volle confcnrir alle {uc- N oz- 
ze, rrovò de' preteíl:i per f.1[la morire . 
indi rpasò Statilia 

1e1!ÌI/i- 
tIt, Vedova di Veflinio Ãttico Confole, a cui egli íld1ò avea dlanzi 
tolta la vita. Certe altre (ue betlialità raccontare da Dione, non lì 
paff'ono raccontar da me. E Tacito aggiugne l' cfilio, 0 Ia mone da 
lui data ad altri primarj Romani, chc mai non gli mancaval10 ragioni 
per far del m31e. 


Anno di C R 1ST 0 LXV I. Indizione IX. 
di L I NO Papa 2. 
.di N FRO NEe LA U D 10 Imperadore 13. 
C' 
 r 5 G ^ I 0 Lu C JoT f L E SIN 0, 
on 0 1 
 G A 10 SUET 0 N lOP A 0 L I l' 0 . 


F Unefio 
mcora fu l' Anno prefente a Roma per l'infelice fine di 
molti illullri Romani, che tutti pcrirono per la crudcltà di N e- 
rone, Princi pe giunto a non faziadì mai di fan
ue, perchè qucUo tan- 
gue gli fruttava .. acquifio de' beni de' pretefi rei. Tacito cmpie 0101- 
la) Tacitus re carte (a) di sì trilIo argomento. 10 me ne sbrigherò in poche pa- 
iit>. 16.&. 14. role, per rifparmiare la malinconia a chiungue è per leggere queHe 
èF jilJ.. carte, Bailerà folo rammentare, che Ãnneo i1,1ella, Frarello di Seneca, 
c Padre di Lucano Poeta, accufato fi fvcnò, e rerminò pretIo iì pro- 
ceffo. Gaio Pet'ronio, che ha il prenomc; di 'IÎto apprdlo Plinio, uomo 
ùi fomma leggiadria, e tutto dato al bel tempo, era divenmo uno de: 
i più favoriu di Nerone. La gelofia di TigelJino, Prefetto del Pre- 
tOlio, gli tagliò Ie gambe, e il co
rin.f: a darfi la morte. 
a prim
 
di darfela fece credere a Nerone dl lalclarlo Cuo erede, e gh mandó 
il fuo tetlamento. In quetto non fi leggevano fe non Ie inf.'tn1Í impu- 
rità ed iniquirà d'dfo Nerone. La dcCcrizione de" cofiumi di coítui 
lafciataci da Tacito, ha dato rnotivo ad alcuni di crederIo it medefimo, 
che Petro1lio Ã'rbitïo, di cui rd1:ano i frammenti d' un impunffimo Li- 
bro. Ma dicendo cßò Tacito, .:he quefio Gaia Petronio fu Procon- 
fole della Bitmia, e Con{òle; egli Cembra elfere fiato quel Gaio Petro- 

,io 'furpiÜano, che abbiam veduro Confole nell' Anno 61. di Crino, 
c però diverlò da Petronio Arbitro. Più d' ogni altro venne onorato 
dalla compaiIìone di tutti, e compiamo il caro di Peto 'Ira[ea, e di 
Berea SOraiJO, amendue Senatori e Períònaggi della prima Nobiltà, 
per- 



ANN ^ LID' I TAL I A. I; 3 
l'fl"Chè non folo abbondavano di ricchezze, ma pill di Virtù, di amorc En A Vrlg. 
del pubblico bene, e di coftanza per iüllenere Ie aÚoni giufte, e ri- ANN 0 66. 
provar Ie canive. Per queni loro bei pregi non potea di meno l'ini- 
quo Nerone di non odiarli, c di non àelìderar la mone loro. Però 
il fugli accufare, benchè d'infufIìftenri reati, 10 fte1To fu, che (uli 
condannare dal Senato, a\'vezzo a non mai contradire a i temuti vo- 
leri di Nerone. Così reftò priva Ron1.1 de i due più riguardevoli Sc- 
natori, ch' ella aveo.è in quc' tempi, crcfccndo con ciò il batticuore 
a ciafcun' altra perl<ma di vaglia, giacchè in tempi tali l' eo.ère vinuoCo 
era del:tto. Non parlo d' altri 0 condenn:lti 0 efi li.ui da Nerone nell' A n- 
no prefeore, memovati da Tacita, la cui Storia qui ci torna a venir 
meno, pcrchè I' argomemo è tedioCo. 
Secondo il concerto tàtto con Gorbulone Governator della Sori
, 
ezîridate Fratello di V ologcCo Re dc' Part!, (a) fi mo!1e in quell' An- (3) Di, [i/,. 
no, per venir a prendere la. Corona dell' Armenia d:111c mani di Ne- 6]. 
rone, conducendo feco la l\1oglie, e non 1010 i Figliuoli fuoi, ma 
quegli ancora di V ologe[o, di Pacoro, e di Monobazo, e una gUJr- 
dia di tre mila ca\-alli. L' accompagnava Annio P'ïviano, Genero di 
Corbulone, con gran copia d' alai Romani. Nerone, che forte fi 
compiaceva di veder venire a' fuoi piedi quetto Re barbaro, non per- 
donò a diligcnza ed atrcnzione alcuna, affinchè egli neI medefimo tem- 
po foo.e trattato da par fuo, e comparilTe a gh occhi di lui la ma- 
gllificenza dell' Impçrio Romano. Non volle Tirid.ue (b) venir per (b) plir.im 
mare, perchè dato alIa Magia, peccato riputava 10 lþurare, 0 il gir- lib. 30. ,. 1. 
tar qualchc lordura in mare. Con venne dunque condurlo per terra con 
fommo aggravio de' Popoli Romani; perchè da che eorrò e .i fel mò 
nellc Terre dell' Imperio, dapertutto lèmpre aIle fpefè del Pubbiico 
t"icevè un grandiolo trattamento (il che coftò un immenCo teforo), e 
tutte Ie Città per dove pa(sò, magnificilmente ornate, 1" accolfcro 
con grandi acclamazioni. l\1arciava Tiridate in turto il viaggio a C'1- 
vallo, can la 1\ 1og1ie accanto, coperta fempre can una celata d' oro, 
per non e(ferc vedura, fecondo it rito de' fuoi paefi, che tuuavia con 
rigore fi ollèrva. Pa(fato per la Bitinia, Tracia, ed Illirico, e gillnto 
in Iralia, rnontò nelIe:: carrozze, che gli avea inviato Nerone, e con 
ellè arrivò a Napoli, dove l' I mperadore volle rrovarfi a ricevcrlo. 
Menato all' udienz<1, per quanto diceirer.:> i Malhi delle cerirnonic, 
non volle derorre la 'pada. Solameme fi contentò, che folre feTiara 
con chiodi nelh guaina. Per quefb renitenza Nerone concepì P!ù 
ftima di lui; c rnaggiormenre fe gli affezionò, allqTchè Cel \'ide da- 
vanti con un gioocchio piegato a terra, e colle rnani :ilzatc al CicIo 
fentì darfi il titolo di Signore. Dopo avergli Nerone fatto godere in 
Pozzuolo un dIvertimento con caccia di fÏere e di tori, il condllfïe 
feco a R9ma. Si vide allora qudla vafliL1ìma Città tuna ornata di lumi, 
dl corone, di tapeZl.cric, con Popolo fenzJ. numero, accorfo anche di 
lootano, velbto di vaghc velli, I: co i loldau ben compartlti coli' ar- 
mi 101'0 tUtrc nlucemi. Fu fopra tU[to mirabile nella manilla dd dì 
rom. 1. V fe- 



1,4 ANN A LID' I TAL I A. 
F I'l A V oIg. feguentc il vedere la gran PiazZ3, e i terti anch' effi coperti tutti di 
ANN 0 66. gente. Miravafi nei mezzo d'dfa afIìfo [I.; t'rone' In velie trinnf.'1Je fopra 
un alto Trona col Sen3to, c Ie gUlrdic i'1torno. Pl I' ffi. zzo di que! 
gran Popolo condotti Tiridate, e il fuo 113bll fcguiro, s'inginocchia- 
rono d:lvanti a N eron
, ed aHara proruppe il Popo!") III a1tlllìme gri- 
da, che ftcero pam:! a Tiridate, e il tcnnera (o(pdu per qtl,dche tem- 
po. Fano filenzio par1ò a Nerone con umiltà non aCpetr.tta, chi a- 
rnando fe fteiTo fuo Schiavo, e dicendo d' etfcl'e venuto ad onorar Ne- 
rone come un filO Dio, e al pari di Mitra, cinè del Sale, venerato 
da i PaTti. Gli pofe dipoi Nerone in capo il Dladem3-, dichi.mmdolo 
Re dell' ArmeniJ; e dopo la funzione, pal'C1rono al Teatro, ch'era 
tutto mdro a oro, per mirare i giuochi. Le tende tirate per difcn- 
derc la gente dal Sale, fmono di porpora, fparfe di Ilelle- d' oro, e 
in mezzo d' elT"e 1a 11gura di Nerone in COCChlO, fana di rica mo. Suc- 
cedette un funtuofiffimo cOlwito, dopo it quale fi vide qucl bcítion 
di Nerone pubblicamente cant are e fonar dl cetra; e poi monraro in 
carretta colla canaglia de' cocchieri, veLlito dell' abito 101'0, garcg- 
giar ne! C01"[O con 101'0. 
Se ne f!:andalezzò forte Tiridate, e prere maggior concerto di 
Corbulone, da che fapeva fervire e (afFerire un Padrone sì fatto, fen- 
za valerfi dell' armi contra di lui Anzi non potè conrenerfi dal toc- 
car ciò in gcrgo alIa ftciTo Nerone con dirgli: Signore, voi a'lJete un 
attimo Servo j;J COt'bzt/one: ma N eronc non penetrò l'imenzion fcgreta 
di quefie parole. Fecefi como, che i regali facti da eifo Augutlo a 
Tiridatc atèendclfero a due millioni. Onenne egli an cora di poter for- 
tificar Arrafata, e a quefio fine menò via da Roma gran quamità d'ar- 
tef1cï, con dar poi a quella Città il nome di N cronia. Da Brindifi 
:fu condotro a Durazzo, e pa(fando per Ie grandi e ricchc Città dell' A fia, 
ebbe fempre piìl occaGon di vedere la magni11ccnza e poifanza dell" 
Imperio Romano. Ma non ancor fazia la vanirà di Nerone per que- 
íì:a funzione, che cofiò tanti millioni al Po polo Rom.mo, avrebbc 
pur voluto, che Vologefò 'Re de' Part; fofïe venuto anch' egli a vifi- 
tarlo, e l'importunò fu quefio. Altra t"irpoHa non gli diede V ologe- 
fo, fe non che era più facile a Nerone pafïare il Mediterraneo: il 
che facendo, avrebbono trattato di un abboccamento" Pcr qucllo ri- 
nuro a Nerone raltò in capo di f.'lrgli guerra; ma durarono poco que- 
Hi grilli, perchè egli pensò ad una maniera più facile d' acquiilarfi 
(a) 'oftPh. gloria: del che par[eremo all' Anno feguenre. N acque (a) bensi neW 
il, B,llo 'Ju- Anno prereme la guerra in GlUdea, eiTenJofi rivoltato que} Po polo 
JaJC. Jib. 2. per Ie (hane avanie de' Romani, memre Ceflio Gallo era Govcrnator 
fap. 4 0 .. della Siria, il quale durò Fatica a ,falvarfi dalIe loro mani in una bat- 
tag!ia. 1<'u obbligato Nerone ad inviar un buon rinforzo di genre colà, 
e lcc
fe 'Pcr comandante di quell' Armata VeJpafiano, Capitano di va- 
lore (perimemato" 10 fo, che all' Anno feguentc è comunemente fi- 
ferira h mone di CtJy!:ulone, flc2vandofi ciò da Dione. !\Ia r.l trovar 
noi per atteíla[O di G1U(eppe Storieo, aHara, vivente, il fuddetto Ce-, 
ilio 



ANN A LID' I TAL I A. I;;' 
fiio Gallo at governo della Siria, fenza chc: fi parli punto di Corbu. Ell. A Volg. 
lone, può dubltarlì, che la mane di quetto ecccllente uomo fucce. ANN 0 ü7. 
lidlè nell' Anno prefemc. E. p.:r valore e-per amor della gillU:izia non 
era i,ltèriore Corbulone ad alcuno d
' pill rinomati antichi Romani. 
N crone, prel1,() II qualc p.10
1 va pc:r dditto l' effere N obi Ie, virruo[o, 
e ricco, non potè l.1lèiarlo più lungamcme in vita 0 Coli' apparenza di 
vokrlo promuovere a maggion onori, il richiamò dalla Siria, ed al. 
Jorche fu arrivato a Cencre, vicino a Corint,), gli mandò ad intJmar 
la mone. Se la diede egli colle proprie mJni, t<lrdi pemiro di tama 
ilIa tèJeltà ad un Prmcipe si indcgno, e d' effere venuto difarmaro a 
trovarlo. Perchè a noi quì manca la Storia di Tacito, 1a Cronoiogia 
non va can piede ficuro. 


Anno di C R 1ST 0 LXVI I. IndizÎone x. 
di C L EWE N T E Papa I. 
cli NERONE CLAUDIO Imperadore 14. 
C r I , 5 LUCIO FONTEIO CAPITONE, 
onlO 1 
 GAIO GIlJLIO RUFO. 


S Econdo Ie conietture di varj Letterati a S. Lino Papa, che Mar. 
rire della Fede hni di vivere in quell' Anno, luccedeue Clemente, 
perton.lggio, che illufl:rò dipoi non poco la Chlc[a di 010. Ho ri- 
ferbato io a parlar quì del viaggio fatto da N crone in Grccia', ben- 
chè cominclato nell' Anno precedeme, per Ulllr mlìeme tunc Ie fce- 
ne di quella teft? [vemata. La Natur.t in meuere lui al Mondo., in. 
tere dl tãrc un uomo di vilifsima condizione, un [onator di Ce!ra, un 
vetturino, un beccaio, lI'1 Ghdl:nore, un bufFone. La Fortuna de1u- 
fe le inrenzlOl1\ della N.Hura, col pOI tare coltui al Trona Imperiale; 
ma ful Trona ancora fi vid.: poi prevalere l' inclinxzion naturale (a); (a) Dio li6. 
Inva1l1to egJi delle tame adulatarie acclamazioni , che venivano faue 
3' 1 ' , 
o - '. d II r. 11 ' t . I fi .,(t On/US In 
III Rama alia luavlta e a IU.! voce, a a lua mad ria ne uono , e Jl..erone ca/. 
bravura ncl m.ineggiar i cavalli íl:and0 in carretta; s' invogho dl ri- 2.2.. 
fcuotere un egual plau[o dalle C\rtà delh Grccia, Ie qu III p,):-tavano 
anche allora il vamo di rarc i PIÙ m Isndici e rinom.ti Giuochl del. 
la Terra 0 Perciò it ffio{fe da R,_)m
 a qudla volu can un elèrclto di 
gente, armata non già di lancie e [cudi, I1U di C.:noe, di 1\1 dchere , 
e di abiti dol Com media e Traged!:!. Con queíl:a Corte dcgna di un 
tal [mperadore, comparve egli in quclle pani , atlcnend,)li nondlmc. 
no dal vJli(are Arene e Sp.lrra per a1..:uOl fuoi parucol.lri ngu.trdl . 
Fcce nell' altre Città in mezzo a i pubblici Teatn, "nEit, am c Cir. 
chi, da COffimcdlantC, da Sonatorc, da Mu!ico, da gurdaror dl car- 
rene, abbigliato 01 a d.1 Icrvo, ora da donru, ed al1che d,mna parï:U1 ien- 
te, da Ercole, d.l Edipo, e dt alrri tìmdi p,.:rfonaggi. Le Corone 
dc1hn.ue per clu vince va ne' fudJenj GlUochi, tune fcnza f..Ho toe- 
y 
 cava. 



156 A 
 N ^ LID' I TAL I A. 
EF.... Volg. cavano a lui. Dicono che ne riportaíTe più ài mille ottocento. Sì 
AN)O; 0 67. gli crano care, che arrivand0 Amb.\[ciatori ddle Cird, per offerir- 
gli i premj delle fue vinorie, qudb erano i primi alb [ua udien- 
Z.1, que Ili tenuri aHa fua tlelh' ta vola Pregaro dol cíIj tal volta dl can- 
tar e fonan
 do po il definare, 0 dopa 1.1 cem, lènza lai"ciarG molto 
importunare, d.\Va di 111,100 alla chitana, e gli efaudiva. Si mollrava 
o:
nuno incantato da}]a [ua divina voce; egli era il Dio della MuG- 
C,!, egli un nuovo Apollo: laonde ebbe a dire, non eíIèrvi N azione, 
che meglio della Greca (apdfc afcoltando giudicar del merìto delle 
perrone, e d' aver trovato eHi i"oli degni di Ie) e de' i"uoi ftudj. Lc 
V ilcà, Ie ofcenirà commdre da N crone in tal occalÌone t
rono infini- 
te; irnmenlì i regali e Ie fpe1è. Ma nella lldfo tempo per fupplire 
a i bilogni dclla Dorfa, impoverì i Popoli della Grecia, làccheggiò 
que' lor Templi, a' quali non peranche avea !tefe Ie ,griffe; cont1lèò 
i bcni d' alfailIìme per[one, condenn,ue a diritto e a rovefcia. .l\Ian- 
dò anchc aRoma e per l' ftalia Elio Liberto di Claudio con pode- 
li:'! fenza limite, per confi[care, efiliare, ed uccidere fino i, Senato- 
ri; e col1-ui il lèppe fervire di tuno pumo, faceodo da Imperado- 
re, fcnza clferlì potuto conchiudere, chi fo{fe peggiore 0 egli, 0 
Nerone tleOò. 
VoIle quello forfennato Imperadere, che i Giuochi Olimpici 
d' Elide, benchè lì dovelfero far prima, fi differilTcro fino al fuo ar- 
rivo in Grecia, per poteme riporrare il premio. Colla fua carretta 
anch' egli cntrò nel Circo, mil cadutone ebbe ad accopparlì, e più 
giorni per tal difgrazia nette in letto. Con tuno ciò il premio a 
(a) Luci.ln. lui tù alfegnato. PalTava male per chi a lui non voleva cedere (c) . 
ilz ,,-Yeroile. N e' Giuochi Hlmici un Tragico, miglior Mufico, che Poliuco, per- 
chè non ebbe l' avvcrtenza di deíiltere dal canto, rer lafciar compa- 
rir quel di Nerone, che dovea certamente elfere pill mirabile del 
Cuo, fu thangobto ful T eatro, in faccia di tutta la Grecia. Venne- 
gli poi in peniÌero di f.1.r un' opera ilabile, per coi s' immonabfTe il 
1uo oome : e fu quella di tagliare 10 Streno di Corinto, per unire i 
(b) Diø lib. due Mari [onio ed Egeo (b): difegno conceputo anche da Giuho Ce- 
63. fare, e da molri alrri, ma per Ie moire difficoltà non mai efeguito . 
S
elonitu Ï11 Nulla parea diflÌcile alla gran tella di Nerone. Fu egli ncl ddtina- 
:;ro 1J e cap. to giorno il primo a rompere ja terra con un picone d' oro, e a por- 
. tar la terra in una cella, per ani_na1' gli altri all' imprefa: il che fat- 
to íi ritÌ1ò a Corillto, tenendoG per più gloriofo d' Ercole a ca- 
gione di così gran prodezza. Furooo a qucl lavoro impiegati i [01- 
dati, i condennati, e gran copia d' altra gcnte: e Vefpafiano (e) gl' 
inviò appoth fcimila GiuJei f:mi prigioni. Non più di cinque mi- 
glia di terra è 10 Stretto di Corinro; e pure con tante rnani in due 
mdÌ e mezzo di hvoro non IÌ arrivò a cavare nè pure un miglio di 
quel tratto. Non fi andò poi più innanzi, perchè aftàri premurofi 
richiamarono Nerone aRoma. Elio Liberto, mand.lto da lui con ple- 
nipotenza di far del male in !tali.!, l' :mdava con frequenti lettcrc fpro- 
nalldo 


(c) 1ofipl}. 
lib. 3. de 
lJctlo 1u- 
4"1&. 



ANN A LID' I TAL I A" 1>7 
lando a ritornarfene, ineulcando la neceffità della fua prefenza in que- E 1\ A Volg. 
,le parti. J\;1a Nerone perduro in un paefe, dove giomo non palTa- ANti 0 67. 
va, che non mieteí1.è nuove pal me, non trovava la via di lafeiar que! 
Clelo sì caro: quand' eceo giugnere in perfona Elio ftdTo, venuto 
per Ie pone, che gli mife in corpo un f.dlidiofo fciroppo, :.vverten- 
dolo, ehe fi tramava in Roma una formid:.bil congiura contra di lui" 
AHara sì, che s' imbarcò, dopo dlèrfi quafi un Anno intero fermata 
in Grecia, alIa quale accordò il governarfi co' proprj Magifirari , e 
r efenzione da tutte Ie impoite; e venne alIa volta d' Italia" Sorprefo 
fu per vlaggio da una tempdla, per cui perdè i fuoi tefori, laonde 
fperanza inlorfe fra molti , ch
 aneh' egli in que! furore del Mare 
avelTe a perire. Sano e (ãlvo egli eompiè la navigazione, ma non già 
chi avea moilrata fperanza 0 deíiderio di vederlo annegaro, perchè ne 
pagò la pena col fuo fangue. Come trionfa.nte enrrò in Roma [ullo 
ftetlo cocchio trionfale d' Augufto, fn cui veniva anehe Oiodoro Ci- 
tarilta [uo favorita, cortcggiato da i foldati, C:lValieri, e Senarori " 
Era addobbara ed illuminata tutta la Città, ineelTanti Ie acclam;lzio- 
ni dettate dall' adulazione: Vi'va Nerone Ercole, Nerone Apollo , Nero- 
ne vincitore åi tutti i Giuochi. Beato cbi può afcoltar la tua voce " A 
<]uefto regno era ridotta la maeih del Popolo Romano" Menrre fuc- 
cedeano quefie vergognofe Commedie in Greeia e in Iralia, avea da- 
to principia Flavio J7ejþafiano (a) alla guerra contra i follevati Giudei. (a} 'J01
h. 
Già il vedcmmo inviato colà per Generale da Nerone. La prima eo em I r. 
fua impref.'l fu l' alTedio di r otapat, luogo fortiffimo per la fua fitua- 
zione" Vi '-pe(e inrorno quarantafette giorni, e cofiò la vita di molti 
de' fi.lOi; ma de' Giudei vi perirono circa quarantamila pedone , c 
fra gli aItri vi refiò prigione 10 ftelTo Giufeppe, Storieo mfigne della 
NazlOne Giudaiea, il quale comandava a que He milizic. Perchè pre- 
dil1e a Vefpafiano r Imperio, fu ben trattato. Oi molte aItre Città 
e Luoghi della Galilea s' impadronì V efpafiano, e ']'ito iùo Fig1iuo- 
h riportò qualche vinoria in valj combattirncmi, con líhage di gran 
quanrità di Giudci" 


Anno di C R 1ST 0 LXVI I I. Indizione XI. 
di C L E MEN T E Papa 2. 
di N FRO NEe L A U D I 0 Imperadore 15'. 
di SERVIO SULPICIO GALBA Imperadore I. 
e r I " S G A 10 S 1 L I 0 I TAL I CO, 
On10 1 
 MARCO GALERIO TRACALO" 


I L CO,nf
le Silio Italico que! rncdefimo è" che fl! poeta, e l
fciò 
o- 
po dl se un Poema, pervenuro fino a dl nofin. S' era egh menta- 
t.1 la grazia di Nerone, e nello f'ceffo tempo l' odio pubblico, col brut- 
to 



Ij'S ANN A LID' I TAL I A.' 
E.II.A Vo]g, to mef1:icre d'aCCllfare, e f.n condennare varie perfùne. C()nfif1:eva la 
ANN () 68. ripmazione di crraealo nell' elfere uomo di fingolar cloquenza trattando 
Ie c.mle gmdiciali. Non durò illoro ConColato pill del Mele d' ;\ pri- 
Ie, a cagion ddle rivoluzioni inforte, chc liberarono finalmente I' I m- 
(a) D;Q li[', perio Romano d.l un lmperador buffonc, moLlro inficme di crudelta, (a) 

J' . Ne'primi MelÌ dell' Anno pre[ente Gaio Giulio f7ind i ce, Vicepretore e 
Stlmn. In Go\"crnator dclla GaUia Celtica, il primo fu ad alzar bandlcra contra 
:'/7e;
c"'40. .di N 
rOl
e, col 
lIovcre a ribellione ql
e' Popoh; at .ch
 non. trov,ò dlf- 
- fi.:ulr;l, lentendoh dli HOppO aggravau dalle etiorhom e tlrannlC' dd 
fUdOrO I mperadore, vivam,;:nte ancora ricordate 10ro da Vindice in ql1C- 
fia 'occaLìone, Non teneva egli al fuo comanJo L ('giont: akuna, ma 
aveJ. ben molto coragglO, e m breve tempo mife in armi circa c
mo 
mila pcrlone di que' l'ach. Comutlociò Ie mire fue non erAno già ri- 
volte a farlÌ ] mperadOl e; anzi egli fcrilfe (Olio a Se1'"'vio Sulpieio Galba, 
(to) SultDn. Governatore della Spagna Taraconen[e ([,), e perfonaggiQ dl gran cre- 
in Gat[,a dito per la fua [a\'iezzJ., giutbzia e valore, efortandolo ad accettar i'lm- 
,. 9. C7 feq. peno, con promcttcrgli anche la fua ubbidienza. Pcrciò circa II prin- 
.cipio d'A('rile, Galba, raunata una Legil'ne, ch'egli aHa in quella 
Provincia, con alquante Iquadre di cavalIeria, ed droHe la cruddtà e 
pazzle di Nerone, 1ì v Ide proclalD.1to Imperadore da ognuno. Egli non- 
dlmeno prete 11 titolo foli\mente di Legato, 0 tia di Luogotenel1te della 
Rcpubbllca. Dopo dl che tì dlcde a far leva di genre, e a formare 
una tþccie.<.Ii Senato. Parve un fdice augurio e preluJio, (' dTere ar- 
riv.ltcl in que! pumo a Torto[a in Caulogna una nave d' Alelfandria , 
carica d' armi, lenza che pertona vivente vi fofïe fopra. In quefii tem- 
pi foggiornava 1'lInp,\zziro Nerone [Utto dedito a i (uoi vergognoli di- 
vertimenti in Napoli, quando nel glOrno anl1lverfario, in cui avea uc- 
cilà la Madre, Cloè nel dl 2.1, di Marzo, gli arri varono Ie nuove della 
ribdhon della C3allia, edell' clrtentato dl Vindice, L'arve, che non fe ne 
metteOè gran pcntiero,e piuttoflo ne motlralfc al1t:'gria fulla fperanz<l, che 
il galbgo di qudle ricche Provinci: gh fruttercbhe d.: gl'immenG tcfori. 
Seguito dunque i fuoi fpalli, e per otto giorni non mandò ne !eucre nè 
ordmi, qua(ìchè votdle copnr col Glem.io l' aff,lre. L\la fopragiunra co- 
pi
 de gli edmi pubblicati da V indice nella G.1Hi.l, pleal d'inglUrie 
contra dl 1m, aHara fi rifemì. Q1el che PIÙ gll rrolfif1è i] cuore, fu il 
vedcre, (;he V indice in \'cce di Nerone il nomin.lVa cnl rÌlo primo 
Cqgnome Enobarbo (c), e diede pr)i nelle flY'anie, pcrchè il chlamava 
eattivo Sowztor da Cetra. Ne conojèete vo; un mig.iore di me? gndò allo- 
ra rIvolto a I fuoi, i quah fi può ben credere, che giurarono di nò . 
Venendo poi un dopo l' altro nuovi corrieri, con più. funelh avvifi, 
tutto sbigottito corle aRoma, conlùlato nondimcno per aver ofïerva- 
to nd vJaggio, fcolpito In marmo un I()ldato G.\Ilico Ihafcinato pc' ca- 
pelli da un ROmln!): dJ.I che pre(e buono auguno. Non raunò in Ro- 
ma nè 11 Sen,lto, nè il Popol!}; folamente chiJ.mò una confi.llra de' prin- 
cipali al fuo Palagio, e fpdè poi il relio dclla giol1uta intorno a ceni 
firumemi muficali, chc fonav.1I10 a forza d' acqua. Fu polla taglia (ul- 
la 


(c) phi[Q- 
{lral us in 
4;,11. 



ANN A LID' I TAL t A. 1)9 
Ja tefta di Vindice, ed inviati ordini, perchè Ie Legioni dcll
 JIlirico, ERA Y 0h::. 
ed altre fold ltefche marciaOero contro di lui. ANN 0 68. 
Ma topngiunto I' avvitò, che anche Galb:1 s
era foll
vato in 1- 
fp:1gna (a), oh allora sì che gli Cldde il cuore per terra. D()po 10 sb 1- (a) rlvttt.'- 
lordimcnto tomato in 
è, Ii í1:racciò. la velle, e dand()G de' pugni in rhus in Gal- 
tena, g ridò, che er;l fpedito, parcndogli troppo inudita e firana cofa. Itn. , 
" I d h ' c 11ì ' } ' . '. E d 1 , 1 Sue:onlus 
I per cre, ancorc ewe VIVO, Impeno. pure a I a non IDo to, in NtrDn, 
perchè vennero nuo"e migliori, tomò aIle fue ragazzerie, lamamente cap. 42.. 
cenando, cantando pofcia verG comra de' capi della ribellione, e ac-- 
compagnandngli an cora con gefii da Com mediante . Andava imam? cre-. 
fcendo il p.utito de' follevati nelle Spagne e nelle Gallie, e tUtti con 
buon occhio ed anima miravano Galba. Fra gli altri, che aderirono 
al ruo pJltiro, uno de' primi fu A1areo Sah.:io Qttone, Govem:1tore della 
Lufitania, il quale gli m:mdò tuna il fuo vafellamento d' oro e d' ar- 
gento, acciocchè ne facelTe moneta, ed aIcuni Uliziali :mcora PIÙ pra- 
tici de' qalli.ci per fervire. ad un Imperad
re. 1\1a neU
 Gallie .fì tu.r- 
barono dlpOl non poco glt affal"Î. Lucio (chiam:1to PublJo da aim) J7tr- 
gi1Jio, 0 fia J7erginio Rufo, G()vernatore dell' alta Germania, che co- 
mandaya il miglior nerbo deU' armi Romane, 0 da fe í1:efT'o determi- 
nò,. oppure ebbe ordine di marciaI' con!:ra di Vindice. In favor di 
N crone itette falda quell:1 pane detla Gallia, che s' accofta al Re!,o, 
c fopratuno Treveri, Langres, e inGn Lione {ì dichiarò contra di Vin- 
dice. Pare eziandio, che I' Armara deila baffa Germania, cioè della Fian- 
dra, ed, Ollanda, fi unifT'e con Virginio Rufo, il quale marciò all' aC- 
fedlO dl Befanzone. Corfe colà anche Vindice con tune Ie fue fone, 
per difendere quella Cirrà; e feguì un fegreto abboccamento fra quc- 
1
i d':le Generali, an
i parve neI fepararfi, che fofT'ero d' accord.o, ,:,e- 
flfimllmenrc Contra dl Nerone. M'a accoftarefi l
 foldatefche. dl VIO- 
d!ce per em:ar. nella Città (il che {ì fuppone concertato con Virgi- 
n10) Ie LeglOl1I Rom:me t1')n informate di que! concerto, fenza che 
lor fofT'e o rd'inato , fi fcagliarono addofT'o aIle milizie Galliche; e tro- 
vandole non preparare per la battaglia, e mal ordinate, ne fe.cero un 
macello. V uol Plutarco (b), che contro il voler de' Gener
lt queUe (
) l!lutll
-' 
due Armate venifT'ero aile mani. Vi perirono da venti mila Galtici, ba
s In Ga- 
e runo il reí1:o andò difperfo, con tal affanno di Vindice, che da sè 

efT'o {ì diede poco apprefT'o la mone. Se di quefia non voluta vino- 
fI.l aveíTe valuto prevalerfi V irginio Rufi), per farfi e mantenerG 101- 

radorc, poca Fatica a\'febbe durato: cotanto era egli amaro ed ub- 
bidito da rmta la fua polTet1te Armara. Gliene fecero anche pi
 ifianzc 
allora e dipoi i fuoi foldari; ma egli da vera Cirradin Romano, e con. 
impareggiabil grandezza d'animo ricusò, fempr!: dicendo, anche dopo. 
J
 mone di Nerone, che queI folo dovea efT'ere Imperadore, <:he v
- (c) PliniHs 
mfT'e eleno dal Senato e Popolo Romano. Per quefio magnaOlmo n-, juniDr. li.6. 
limo fi rendè poi gloriofo Virginio, e tenuto fu in fomma riputazio- Epijl. 10. , 
oe prel1ò t.utti i fuíTeguemi Auguí1:i (c), e carico d' onori menò fua vi- flac
tus l!ts-- 
ta in pace fino all'anno ottantatrè di fua ctà, in cui regnando Ner
a, 2.
r;:;:';9:: 
fim 



r60 ANN A L r D' I TAL I A: 
EII.A Vol", h.nì i fnoi giorni. In non picciola colternazione fi trovò Galba, 31- 
ANN 0 68. lorchè intdc la disfatta di V mdice, e per vederfi anche male ubbidi- 
to da i fu:>i, {i-1edi a Virgin
o Rutå, per pregarlo di voler operar fc- 
co di concerto, affÌnchè h ncuperaiTe da i Romani la libenà e 1'101- 
(:t' Dio lib. perio, Qyal rifpotta ricevdfe, non fi fa. Solamente è noro (A), chc 
ó3. . Galba perduto il coraggio fi ritirò con gli amici a Clunia Città dclla 
Su:t
n. 
n Spagna, medltando gla di lcvartì di vita, te vedea pumo pegglOrar 
Galf/II c, II, 1 , ff - , 
g I a an. 
Era intanto firanamcnte inviperiro Nerone per queili difgufiofi 
movimenri. Nella tua barbara. mente altro non p,l([wa, che penfier. 
d'inumanirà indicibile. QU.lOtl di N azione Gallica Cb) fi tro\TaVa'lO 0 
per tìloi aflàri, 0 relegati m Roma, tutti Ii voleva far tagliar a pez- 
zi; permctterc il faccheggio delle Gallic a gli eferciti; levar dal Mon- 
do 1'intero Senato col vdeno; attaccar il Fuoco aRoma, e nello ildfo 
tempo aprire i ferragh delle 
iere, acciocchè al Popnlo non refbírc 
luogo da difendedi, Nulla pm fece per Ie difficultà, che i' mconrra- 
vano, Quindi pensò, che s' egli andaíre in perlom conrro i ribelii, vit., 
toria fi otterrebbc. Figunvah egli, che al folo prefenrarG piagnendl 
alIa vifb lora, tutti mornerebbero alIa fua divoLÍonc. Credendo in 01- 
tre, che a vincere la Gallia foíre neceírario il grado di ConCole, per 
attettaro di Suetonio, depolti i Con{o!i ordinarj circa Ie Calend
 di 
M,lggio, prefe 
gh tolo tl Conlòlaro per la quinta volta. Truovafi 
nondimeno in ROIl)a un fi-ammenro d' Herizione, da me daro aHa lu- 
(c) The/au. ce Cc), in cui fi leggc N E H..O Ñ E y, ET TRAqH -\ ..,... parcl,ld,o 
NDv., Veter. per con
eguente, Cll': <J.1'aca/o non dlmettcíre aIJc:ra 1,1 Cunfol<lfo. l
ld!- 
InfmptlOn. colo fu II preparamento fuo per quelta grande fpedlzlone. La pnncl- 


!,
.3r::' pal fu.! att
11ZI.one an
ò 
 far caric<lre in car
tte fcc
re tutri gli ,tl:ru- 
memi muhcah, c gh abm da fcena con armle veill da Amazol1l per 
Ie fue concubme. E ceno s' egli Cantava una delle fue canzonerre a 
QUe' rivoltati, potevano eglino non darfi per vinri? Md occonoeva d3- 

aro, e aíra1l1ìmo, a que1ta ImpreCa. Poft: una gra\'o{ifftma colta al 
Po polo Romano, facendold ngorolame.mc rifcuot
re, Scrvi ciò ad au- 
mentar l' odlO d' ognuno Contro di 1m, e ad affrerrar la fua rovlOa, 
tanto più che in Roma era la careltia; e quando fi credette, che 1111 
vafcello d' A lel1àndna ponaíre grani, ti trovò, che conduceva folameme 
poh'c per fervl,gi<:> de' Lotratori 0 Cominciarono a
lo
oa, a fiu
car Ie in- 
giurie e Ie Pa{gumate, c tuuo er
 d,fpolto 
lla 1cdlzlO
le. t'er, b.uona 
(d) !"t/ arf . fortuna avvcnne Cd), che anche NmfidlO Sabmo, elelto m luogo dl Fe- 
In Ga a nio Rufo, Prefett0 del Prerorio, l1òmo di baa:l sfera, ma ficra, lliolT'o 
a compalIione di tante c,llamità di Roma, tenne mana a libcrarla Jal 
furi010 Tiranno. Anche r altro Prefetto, 0 fia Capitan delle Gl1ardic, 
CJÎgeIlÙ'o, che ramo dl male avca fdrro ne gli anl1l precedcnri, giunlè 
ora a tr.tdire r elofo Padrone, Eírcndo naro avverriro Nerone del 0131 
animo del Po polo , e glUntogii ne! medctìmo tempo avvifo, mcnt1'C 
'dcíinava, che Virginio Rufo col fi.1O elercito s' era dichiararo contr:! 
di lui, 1tracciò Ie lenere, rovefciò la tavoi.l, fracalsò due bicchi,Cii . h 
mlra- 


(b) Sueton. 
in l\-erOJle 
cap. 43, 



ANN A LID' I TAL I A. 16 I 
rnirabil intaglio 
 e prepar:lto il \'ekno 1ì ritirò negli Oni Serviii:mi, fa. A \ ol
. 
mednando 0 di fuggirlcne fra i Parri, 0 di alldar lupplichevok a tro- ANN 0 (;8. 
val' Galh 1, 0 di prcfenrarfi al Sen:tto c al Popolo, per dimanèar per- 
dono. DI quetta occalione prohtrò N infiJio (a), per f.11' credere a i (a' l'luum. 
Pretoriani, che Nerone .era fuggito, e pcr far 3cclamJ.re Gafba Impc- i.itf. 
radore, promettendo 101'0 a nomc d'dIo Galba un elal bitanre donati- 
vo. Ver(o la mczza n0tte fvegliatofi N crone, tì tro\' Ò abbandon ItO 
dalle guardie, e con pochi andò gir:lI1do pel Palazzo, fenz.l che alcu- 
no gli \'oleffe aprirC', e lènza impetrar da i luoi, I:he alcuno gli face/Tè il 
fen'igio d'ucClderlo. Si elibì Fa0ntc Cuo Liberto di ricwerarlo cd ap- 
piarrarlo In un luo Palazzo di \' ilia, quarrro miglia lungi da Roma j 
cd in fani colà con grave dlldgio per luoghi (pinofi all'ivato fi nalco- 
fe. Fauo giorno venncl"O !mOVC a Faonre, clw il Senato Romano avc:! 
proclamat0 J mperadore Galb:;, e dichi:lr,\to NerClne nemico pubblico, 
e fulminate contra dl 1m Ie pene confi.lete. Dimandò N crone, che 
pcne foffero qucll:e. GIt fu nCpollo d' ellère iha(cinato nudo per Ie 
{hade, fatto morire a' .;olpi di b.mirure, precipitato dal Campidoglio, 
e con un uncino tirato e glrrato nel Tevere. Allora frcmt'nJo milè 
mano a due pugnali, che avea tèco, m I fenza attentJrfi di provare, 
fe (apeano bt:n forare. Udlto poi, ch
 veniva un Ccnrurione con molti 
cavalli per prenderio vivo, ,lÏmatr) dJ Epafrod\[o fuC) Lib
rto, (j die- 
de del pugnale nella gola. Arrivò in qud pumo il Cenrurione, hngcn- 
do d' e(fer venum per aiurarlo, e cor(e col mantel!.> d.l viaggio a tu- 
- rargli la ferita. Allora N aOI1t', hen.hè mezzo mort.), diffe: Oh atle.f[o 
si, ch
 è tempo! E fju
ßa è fa vojira fedeJ/à? lb) C0sì dicendo (pirò (b) DiD 1il1. 
in età d' anni tremuno, 0 pur tremadue neI dl 9. dl Gìugno, rellan- ('3. 
do i Cuoì occhi sì torvi e fieri, che fJeeano on-ore a chiunque II ri- Sutfin. in 
guardava. Permi(e poi Jcelo, Liberto di Calba, poco prim.1 fprigio- :.tít;H. ,51. 
naro, che il d. lui corpo (j brucI,lffe. Le ceneri furono (cppcllite, c
:o:
:m 
per quanto s'l1.1 da Suetonio, alJ:ti onore\'olmeme nd (cpolero de I E.lfrDpiu:. 
Dnn1lzj. E talc fu il tine di Neront', degno appunro della fua vita, (;7' alii. 
]a q!Jdle è incerto fc ahbondalTe pill di follie 0 di cru3dtà. Manif..:lla 
coe. è bensÌ, ch' egli fu confiderJro qual nemico del g::-ncre uman'), 
qual furia, qUJI compiuro modello dc' Principi più cattlvi, anzl de i 
Tuanni, non etTendo mai da chiamare legittimo Pnncipe chi per forza 
era {illtto (ul Trono, ed avea carplra col tcn'ore I' appnwazi,m de) Se- 
nato e del Popalo Romano, :Jccrclcendo dipoi col crlldel fuo g'wcr- 
no, e colle tante (ue ingiu{bzie e rapine h lTI:lcchia del \'iolcnïo in- 
greffo. E tal poí1effo prefè alIora ne' Popoli la f:101J di qudlo inf.101c 
lrnpcradore, che pa(sò anche a i SC'coli tèguemi con tal concordia, 
che oggidì ancora il volgo del nome di lUi fi (;:rve per denotare un 
1I0mo crudele e fpietam. N ulladimcno fra il minuto Popolo, vago to. 
hmenre di fpetracoli, e fi'a i foldati delle Gu,irdie, avvezzi a profit- 
tare della di{ordinata di lui liberalirà, molti vi furono, che amarono 
cd onorarono la di lui memoria. Fu anche met1à in dubbio la fua mnr- 
te, e (j vide u(cir fuori in varj tempi più d' un Impoilore, che finfe 
c.IDm. I. X d' cf- 



T 6 2. A S N A LID' I TAL I A. 
J". R 
 V o1g. d' eßère Nerone vivo, con gran commozione de" Popoli, godendone- 
A.N N 0 68. gli uni', e tcmendone gli altri. 
Nan ti può efprimere l' allegrezza' del Po polo Romano, allor- 
chè fi vide l1berdto da qud moltro. V' ha chi credc, che wlto di 
mezzo Nerone, t
.)l1èro creati Confoli J}1a,-cQ P /,zuttO Silvano, e 
1ar- 
co Sa/via Ol/one, iI, quale fu poi Imreradore. l\;a di quetlo Contò- 
bto d' Ottane vdbgio non appanlce prdTo gli amichi Scrit tori; c: 
(a) Plutarc., Plutarco (a) o{ferv.a, ch' egli venne di Spagna. can Galba: dal che fi 
in 0alba. comprende, non, aver egli patuto Ottenere si faua dlgnità in quefii 
tempi. Fuor di dubbio è hensi, che Confoli furono Gaia Bel/i&o Na- 
tale, e Publio Cornelio Scipione .A(iatico. c'ò' colta dalle Ucrizioni, 
ch' i(l ho. rifemo (b). In elTe Natale ti vede nomm<lto Bellieo, e non 
Bellicio, e gli vien dato anche II Cognome di 'fetaniano. Galba in- 
t.tnto col cuor rremame fe ne t1:ava in Ifpagna afpttt3.ndo, qual pie- 
ga prenJdTero gli aff.1ri; quando in feue dì di vlaggio arrivò colà 
lcelo filO Liberto, ed emrato al dilþetto de' Camcrieri nella fianza, 
dov' egli dormiva, gli dicde la nuova, che era. morto Nerone, c d' 
e(ferfene egli tle(fo voluro chiarire colla, vifita del cadavero, ed avere 
il Senato dichiarato J mperadore clro Galba. Raccoma Suetonio, ch
 
cgli tutto alkgro immediatameme prefe il nome di Cefare. Più pro- 
bab/le nondimeno è, che afpetta(fe a prenderlo due glOrni dopo, nel 
qual tempo arrivò,Tito Vinio da Rcma, chc gli ponò il decreto 
dd Senaro per ia fua ele2.ione in I mperadore, Ser'Uio (appdlato fcor- 
rettameme da alcuni Sergio) Sulpicio Calba, che prima avea ufiuo il 
Prenome di Lucio, ufcito da una delle pill amiche ed, illulhi Famlglie 
Romane, do po eßère flara Conlòle nell' Anno dl CRISTO 33. e dopG 
aver con lode in varj onorevoli govemi dato faggio della, fuJ. pruden- 
za, e del fuo valor militare, fi trovava allora in età di fettanra due 
anni (c) . N e fperò buon gaverno il Senato Rom.1no, cd ancorchè 
fi venilre a f.1pere, ch' cgli era uomo rigororo, ed indinaro all' ava- 
rizia, male f.1miliare di non pochi vecchl: pure il mcriro di a vert: in 
lontananza cooperato ad abbattere l'odiatilIìmo Nerone, fece. che co- 
munemcme fo{fc defideraro it Cuo arrivo aRoma. P.irtiffi egli di Spa- 
gna, e a picciolc giornate in lettiga palsò nelle Gallie, inquieto tut- 
tavia per non f.1pcre, fe l' Armate dell' al[J e della ba(fa lJermania , 
comandatc i' una da J7irginio Rufo, e l' altra da Frmteio Capitone, fof- 
fero per venire alla fua divozione. Sapra mtta gli dava dell' appren- 
ÍÌone V irginio, lìccome qucllo, a cui ved.:mmo f.1tte cotame iltan- 
ze, acciocchc aOùmdTe l' [mperio. Ma qudb con eroica moderazio- 
ne indu(fe i' .-\rmara, benchè non lènz..l fauca, a giurar fedeltà a Gal- 
ba; ed alrrettamo anche prima -:Ii lui feee Gtpitone. Po.:() dipoi gra- 
to fi moltrò Galha a Virginio, perchè chiam.tt.)lo alia Corte con belle 
parole, diede il comando ..11 qrld!' e(crclw ad OrdeorJio Fiacco, e da lì in- 
nanzi trattò alTai freddamente dTo Virgi11lo, fcnz.l fargh del male, 
,WJa nè pure f.lccndogli del bene. 


(b) ThtJau. 
Þ.O'LUS In- 
[cr.pt/on. 
pag. 306. 
num.3. 


(c) SlIftD1f., 
in Galba 
cap. u. 


I due 



ANN A L I [)' I T l:, r.. I A. 163 
'1 due rnaggiorrnente f.lVoriti e potenti prell!.) GJ.lha. co
inLi-,
 E II.A V JI
. 
'föno ad e(fere ':Fifo f/inio , dlanzi da noi menrovato, che Cl Vlcn de- A III NO 68. 
fcritto da Plutarco (.a) per uomo perduro nelle óiìonetlà, ed inreref- (a) pl'It.rre-. 
Üto al 
ag
ior fcg,:o; e (.) Corneliq L ('()lze, uom<>. d
ppoco, .e di ;r G,t ,'. 
parccch, viz.1 macchlato, che Galba lenza dlffiora dlchlaro Ca?ltano {b O , T.F I
S 
delle Guardie, 0 fia Preferro del Prewrio. Per manr) di <Juefti due H,jlJr./lb. l. 
pa{favano tutti gli affari . Volle anco 1I1arco Soh-Jio Ottone, Vicepre" cap. 6. 
tore della LuGtania, accompagnar Galba aRoma. Era egli (laro de" 
primi a dichiararG per lui, nè laCciava indictro o{fe<Juio 0 finezza al- 
cuna, per cattivarfi il di lui afferro, e <Jucllo :lOcora di Vinio, aven- 
do già conceputa fperanza, che il vecchio Galba, fpr
)'vv
dutn di 
Figli, adotterebbe lui per Figliuolo. E qualora ciò non fucccd.:ffe 
 
già macçhinava di pervcnire all' Imperio per altre vie. Giunro G,ll- 
ba a Narbona, quivi fe gli prefcntarono i Depurati del Senato, ac- 
colti benignamenre da lui, ma fenza ch' egli vole{fe riccvcre i mobi- 
Ii dl N crone, inviati da Rama, e fenza voler mutare i proprj, ben- 
chè vecchi; il che glJ ridondò in tnolta ftima, per dartì cgli a co- 
nolcere jn ral forma Signor moderato -e lomano dal fano. Non tar- 
-dò poi a c
ngiar di 1tile per gh cattivi configli di Vinio. I nranto in 
Roma fi alzò un bruao temporale, che felicememe fi feiolfe per 
buona Fortuna di Galba. Ninfidiø SabÙ/o Prefeuo del Pretorio, che 
più degli altri avea conrnbulto alIa mone di Nerone, e all' ef.1ltazio- 
ne dl Galba, fi crcdea di dover cffere l' arbitro dëlla Corre, e far 
da padrone allo l1eOo.nuovo Augufio,che tanto gli dovea. Pcrciò impe- 
notameme d':polc :n
ellino (uo Collcga, c fotto nome di Ga!ba fi die- 
de a fi g nnre gg iare Rorna (,). Ma da l ' p oichè g li fu t"ifnito , chC' (c) Pll/farç. 
in G.J
a. 
Comelio Lacone aveva anch' egli confeguita la Dignità di Prefeno del 
Pn:tono, c ch' cOo con Tito f7inio comandava Ie felie, fe ne alrerò 
forte, perchè non amava nè voleva compagno nell' ufizio Cuo. ,Mu- 
tate dunque idee, meditò di farfi egli I mperadore. Traffe d;ll1a fua 
Guami foldati delle Guardic potè, cd anche alcuni Senatori, e <Jual- 
cne Dama delle PIÙ inrrig:mti; e giacchè non fi (area chi focrc fUD 
Padre, Iparle voce d' cOer egli Figliuolo di Gaio Caligola. Gli ú 
ratTomighava anche nella fierezza del volto, e nell' infame flla impu- 
Jicizia. V oleva fpedire Ambafciatori a Galba, per rapprefentargli , 
che s' egli fi levaOè doll fianco V inio e Lacone, riufcircbbe PIÙ gra- 
ta la fua venuta aRoma. Pofcia in vcce di <JueHo, tenrò d' inrimi- 
dirio can fargh credere mal contenre di lui Ie Armate della Germa- 
nia, Sana, c Giudea. E perciocchè Galba mofirava di non flroe ca- 
fo, determinò N infidi:> di prevenirlo c,)n tàdì proclarnar I mpcradore 
da' Pretonani. E gli veniva farro, fe Antonio Onoraro, unn de' prin- 
c!pali Tribuni di <Juellc compagnie, non avefTe con fabgia eforra- 
7.lone teouta in dovere la maggior parte de' Prctoriani. Anzi arri"ò 
ad indurgli a tagliare a pezzi Ninfidio: con che fi <Juictò tuno <Juel 
rumore . 


Xz. 


Infor- 



16 4- ANN ^ LID' I TAL I A. 
P. 1\ ,... V ol
. loforma[o Galba di qllef1:' atf.lrc, ed avut;1 not.\ d' ,\lcuni com- 
A r.. NO é!J. plici di NinfiJio, e fpez;Ülmemc di Cingonio f7arrMß, C>nlole dile- 
gnaw, c di JUÜridate, quegli prob.1bil01enre, ch' era tlaw Rc del 
PÜi1[f) , mandò I' orJine dclia lor morte: tènz' altro procdTu, e lenza 
accordar loro Ie difdè: da che gli venne un gran bialimo. Nella thot: 
f.1 forma mlto fll dal Mondo Gaio Petronio útrpiliano, tbto gt:Ì. Con- 
fole nell' Anno dl Crií1:o 61. non per altro ddmo, che per drere fla- 
to amico ed Ufizial dt Nerone, Giunto poi Galba a Ponte Molle 
coll
 Legione condatta feco dallc Spagne, e con altre milizie, fe gli 
prdcmarono fcnz' armi alcune migliai.\ di perlonc , che Sttctonio (a) 
dice di remigami, alzatÍ all' onore dell a milizia da N crone: Dione (b) 
prctcnde di lold,iti, che prima crano dall' Arm.\[a navale paIT.1ti al 
grado di Pr
toriani. Galba avea comandato, che rornalTero 3.1 101'0 efer- 
cizia nella FIona, ed eglino con .llte grida face ana ilb.nza di riaver 
t c ) Plr4tarc. Ie loro. b.lndicre. Rioforzavan? clTt Ie griJa, e fecoodù Plut,lrco (c) 
in Ga
ba. che glt fuppone armatl, alcum mlfero 01,1"1',) aile fpade. G.1lba allora 
ordinò, che 1.1 C,\\, allelia di fua kana f.lcelTe 01.111 bal1à contra di 10- 
ro. Per qucl che l1arra Suctonio , furono mdlì in fuga, e poi deci- 
mati. Tacita fcrivc, chc nc furono ucciíe alcune 01Igliai,1; e DIOne 
giuóne a dll-e, che furono fette mila: il che par P()CO credlbile. Qlel 
chc è certo, per azioni tali el1trò Galba in H..oma già fcredltato; cd 
ancorchè f.1cclTe alcuni buoni regolamcmi in benefiz.io del Pubbhco, 
c rallcgr.lrre il Po polo colI.). morte d' Elio, L)ohdetu, P..:rinù, Pauv. 
bio, e d' altri, che con calunnic avcano f.ltto pcnre molu innoccn- 
ti: p:JIC tant' altre cafe op.:rò, chc tècero íparlare molto di lui il 
Pop,)lo. lmperciocchè con no l' c(pcttazio:1 d' ognuno non punì cri- 
gellino, MlI1iltro prim,lrio dellc cruJeltà d' c11
) Nerone, p
rchc co- 
Hui feppe guadagnadi la protezioru:: di Tiro Vmio, che turto potea 
nd Palazzo Imperiale. Chiedcndo
li i PretOl :alìl Ie immenfc fomme 
di danaro, promclTc loro d:l N infidio , can ELI ica d :>110 poch.iffill
o. 
E pervenutogli a notiz.i;.J" chc fe ne hgna\'ano t:n-te, dink un.l nl po- 
(d) SUttDn. ita dJ. fa6gio Romano, con dire: (dj Cb' egii en fliito ad al'yola.r p(r 
in GaJba grazia, e non già a comper,'lre j Jo/dati. M.l te n' ebb.: ben pn.:tlo J. p..:n- 
rr:lá1'h tire. Seguitava í.,j in ql1dli tcmpi la gucïra de" Rom,mi_ fotto It co- 
J
 Bfi/"t J
- m.mdo di JTefpajiano contra dc' GiuJel. Si aado cgli dllponendo pa 
iI,II." Ûb. 4. far I' aí1èdio di Gerufàkmmc, can, prcnJcrc tune 1;; fi.)rrCLLC all'm- 
torno; e quelb Cin;Ì, che ncl dl fuori provav,l turtc Ie tiere pt.:nlìo- 
oi dclla guerra, ma3giormcme era amina ne! di dcn
ro per I
 tùnc- 
fie e micidiali dikordlc dt'bh Ild1ì Giudci, chc ddfulal11eme h \"(:6- 
gonQ defcl'luc da Giufcpp\:: E,brco. :\1a pcrcioccht arnvarono k nuo. 
vc colà ddla nbdhon delle G.1l1ie e delia Sp.i.gna, che facca temt;rc 
d' Ul1.l g,l.:rra civile, e poi dell.). mone di N.:rüne, V cfp,uiano {'Ilpe. 
ft' I' ö'\;l:::d:o 11lJdctto, c (pedl Tiw fuo Fibliuolo ad al1ìcurar G.db;,! 
dell.1 tlu divoÚone cd ubbldiepz,l; 01;1 da Ii a non rnolro cangiarlH10 
f.tcci,\ gh afl
n, (jccome vcdrcmo andando innanl.l. 


(a) STilton. 
;u Galba 
cap. 12.. 
(b DID lib. 
64. 


Anno 



ANN A L J D' I TAL I A. 


16; 


Anno di C R 1ST 0 LXIX. Indizione XI1. 
di C L E MEN T E Papa 3. 
di SERVIO SULPICIO GALBA Imperadore 2. 
di 
L"-RCO SALVIO OTIO
E Imperadore I. 
di FLAVIO VESPASIANO Imperadore 1. 



 S E R V I 0 S U L PIC lOG A L B A Imperadore 
Confoli feconda volta, 
TITO VUHO RUFFINO. 


per la 


P Erchè Clodjo Jlacro Vice p rerorc nell' Affrica s' era anch' e g li ribel- f. V I 
f: fi .RA og. 
laro Cnnrr<l di Nerone, e conrinu.wa a ar delle ellor 10ni e ru- ANN 0 69. 
beric, Galba nell' Anno precedeme ebbe manicr<l di farlo levar d.1I 
l\tlondo (4). Fu ancora accuf.lro di medirar delle novnà nella ba(f:! (a) T.uiJus 
Gcrmania Fontcio Capitoile, il qU.11 pure vedemmo che avea ricono- Hiftoriar. 
fciuro Galb.l per Impcradorc. Vera 0 f.llfo che fo(fe queflo Cuo di- L/
. 
:b c. 7. 
fegno, aoch' egli fu ucciCo, r
nza aCperrarne gli ordini da Roma. AI DIO I . 64. 
comando di qudi' Armara (b) inviò Galba, a Cuggellione di Vinio, (b) SUe/on. 
Aula Pite iio, uoma plena di vizj, e pur creduro rale da non f.'1r bene in YIltLLj. 
nè md.le, e che, purchè porc(fc appagar la ilIa ingordil1ìma gola, pa- cap, 7. 
reva incapace d' ogni gr,lI1de imprclà. Fu quc1la elezionc il principio 
della rOVlOa di 
alba. CoHui pieno di d
biri per aver rroppo Ccia- 
lacquato ()[to i prccedt'nti .-\ugutli, arrivò all' Armara della Germa- 
ma inferiu,J'è, e muna vlltà 0 balft:7.za laCciò indletro per cùnciliadì 
l' amore di qu.:lle mJlizic, fenz.l galbgar akuno, con perdonare e f.Ir 
blwna ciera a wrri, c donar loro quel poco che potea. A vvennc:', che 
Ie LcglOni dimoranri nell' alta Gcrmania, già irrItate per l' abbafià- 
mento di V irginio Rufo, udendo Ie relazioni, accrefcllltc moho nel 
viagglO, dell' 3\Tarizia e della crudeltà di Galba, cominciarono ad in- 
chnolr tunc all.1 tedlzi0ne; nè Ord(onio Fiacco lor Comandante, u()mo 
vecchio, gorrnlc), c Cprczzaro d.1 I ti.lldati, a\'ea foru dl tenerle in 
d()\'ele. In t:,ui bcnchè neI primo glorno di Gennãio dell' ,\non pre- 
fente, tecondo il coliume giur,,(fero, ma con illento, fcJelrà a Galba, 
nd dl legu(:nre mifero in pez7.i le di lui immagini, e giurdrono di ri- 
conolcere qU<1mnque altro I mperadore, chc folie dl't[O d.ll St:IUro e 
Popolo Rom.mo (c) . Tacito Icnve, che la nbellione ebbe principio 
n
llc tidle Calende di Gc
nai? V olò pr
iio I' avvilo dl ral nOYJ[à a f
) t:::: rc . 
Culoma, dove dll1lOrava Pltel/to., çhe ne leppt" profinare, con tar de- Tacit. Hi. 
flr,..mc.l1lc i lfinuare a i fuoi C)ld.Iti, de.lla balsa Germania di deggn jl
riar. Lif,. 
eill plU tolt..> un Imperadore, chc dl atpettarlo d.ll1r: manialtnu. I"-on r. cap. ss. 
V I 1 U bÜ 0 gno di molte p.lrole. N el di t'eðucnte FabIO V alcnre, ve- 
nUlO <.:oHa cavaikria a Colonia, e tratto fuori di cati! Pitcllia, bcn- 
chè 



r66 ANN A L] D' T TAL t A. 
F,I\ A Vo1g, chè In \r
t1:e da -camera, I' acc1amò "Imperad"re. Poco fictrero a-:1 aC- 
ANN 0 69. cctt.1fJa pcr [.lIe k Ll'3loni d..:.Wab Gt'rmania. Le Ciuà di Colo- 
ni.\, Trevt.'ri, e Langres, dllgutlate di G;!iba, s' afFr cttarono ad elìbir 
armi, cl\i;!lJi, d.lnaro a V irellro. A ccettò cgli con piacere il coono- 
mt: d. GermaniCrJ: pt:r aliora non volle qudlo d' Augupo, nè maibusò 
q
,cllo di CeJàre. :Formò ,poi 1.1 fua Cor:tI:; e gli, ufizj Caliri a darfr 
dali'lmpcradore a 1 LIberti, furono da 1m appngglati 3. Cavalieri !to- 
l1uni. Fale1 io Ajiatico LC'gac.o della Fiandra, per efTcdi uni[O a Jui, 
divenne fla poco Cuo Gt:ncro. E Girmio Blefo, Governatore dcIla Gal- 
lla Lugdunen(e 
 perchè il Popolo dl Lione era fone in collera con- 
tra di Galba, It>guitò anch' egh il part ita di Vitellio can una Leglo- 
ne, e colla cavalieria di T or1l10 . 
. Galba in queLlo ml'ntrc il meglio, cbe porea, attendcva in Ro.. 
(a) T
CIt. ma al governo (a), ma ,per la fua vecchiaia fprezzato da molti, avvcz- 
EijlrJr/llr . 11 11 . d 1 , N d I . d ' I - 
/'
 . ZI a e a egne c glovane crone, e a .mo t1 0 I.no per a lu;! a"a- 
, . I. (.13.. ]1 1 r. C ' c. T ' V h 
nzia. potere m:.1 a lUa one era comparrlto rfd Ito mio, c e 
già dicemmo ConCole, e Cornelio Lacone Prefetto del Pretorio, c: 
per terzo cntr,Ò lc
l.? Li?erto dl G.llba, uomo di malvagità patente. 
Conoro emuh e dl1cordl fra loro, abufando ddla debolezza del vec- 
chio Augui1o, fi ltudiavano cadoluno di f..r roba, e di portar innan2li 
chi potetTe fuccedere a Galba. 1\1a eccoti corriere, che porta la nuo- 
va dell a follevazlOn delle Legioni den' air:! Gcrmania. AnJ.l.va già pC'n- 
fando Galba ad adouare in Figlinolo e Succdlòr nell'lmpeno qu.tl- 
chc perfona, in cui fi uniíre la gratitildine vafo del Padre, e I'abi- 
lità in benehzio del Pubblico. PIÙ de gli altri vi afpirolv
, e contì- 
dato nell' appoggio di Tita V inio fperava Marco Salvio Ounne, più 
volte da me rammentaro di fopra come uomo infamc per molti Cuoi 
,rizj, e veterano ne gl'mtrichi dellol Corte. AU' udir Ie n \,ità della 
Germani.! non volle Galba maggiormenre diffenr Ie file rifoluziom, 
per procacciarfi in un giovane Figliuolo un appoggio alia fua avan. 
zata età, e aHa mal (ìcura potenza. Farro chiamare all'ImprovviCo 
nel dì 10. di Gennaio, Lucio Pi.fòne Frugi Lici/Ji,mo, dJfctndenre da 
Cra{fo, e dal gran Pompeo, giovane dl molra ripurazione e Eravirà, 
inctà allora dl trenrun'anno, alla prefenza di Vmlo, di LaCOTIè, di 
Mario Celfo Conlole difègnaro, e di Duce;mio Gemino PrefetlO di Ro- 
rna dichlarò che il voleva per Cuo F,ghuolo adottivo e Cuccellore. 
Pif
ne fenza comparir turbato, nè molto allegro, rifpettofamcnre il 
ringraziò. Andarono pOi tutti al quarriere de' Pretoriani, e quivi più 
folennememe fece Galba -queita dichiarazione per ifperanza di guada- 
gnargh I' affetto di que' loldati. Ma perchè non fi parI? puma di rega- 
10, queUe milizie mal' avvezze aCcoltarono con filenzlO cd ancne con 
rna1inconia que! ragionamenro. Per atte1hro di T acito, la pwme{fa 
dl un donativo poteva af1ìcurar la Corona in capo a Pilone; ma Gal- 
ba non fapea fpcndcre, e volea vivere all' anuca, ft:nza rifknerc, chc 
erano di rroppo mutati i coftumi. Anchc al SCl1ato tù portata que lla 
detcrminazionc ed approVllta. 


o!- 



ANN ALl D' I TAL I ^. 167 
Ottnne, cbe di dì in dì afpettava <}ueth, medefÏma. Fortuna da F.R A Volg. 
G'11b.\, allorchè vide tradl1:e tutte Ie fue fperaoze, tcntò'_uo colpo da ANN 0 69. 
diC 'eraw. Co1l' avere orrcnuro un puno 10 Corte ad un lervo dl Gal- 
ba: avea poco dianzl guadagnata una buona Comma d' argc:mo. Oi quc- 
fiu danaro Ii fen' I egii per condurre ad una fUil trama due 0 pUt" cin- 
que foId.\ti del Pretorio (a), a' qllali con tirar nel luo panito pocbi al- Ç.a) Slltf'n
 
tri, prodigiOlåmeme nuld di fare una Comma rivoluzion di cofe. Co- m:p OthD1J' 
fiNO, per
hè furono ca(fati In que1l:o tempo alcu11I Ufiziali delle Guar- ca . 5. 
die, come parziali dell'dbmo N infidio, rparfero voci di mag!jiori mu- 
tazloni. Quel poltron di LJConc, tuttocbè avverrito di qU.tlche p "ri- 
colo di ft:dlzione, a nulla pro\'hie. Ora ncl di I r. di Genn.1Ìo, l
larctl 
Salvia Ottone, dopo e(fere flaw a corteggiar G.\lba, fi portò alia Colon- 
na doratil, dove t rovò fecondo il concerto vcntitrè foldati:, cbe così 
pochi er.\no i, cong

rati. (b) L' acclamaro
o eßì ,Impera
o
e, _e me(fo- 
10 in una leulga, 1 InrroJulfero nel quaruere de Pretona11l, ienza che 
a sì picciolo' numero di ammtuinatÏ alcun sì opponc:(fe. A poco a po- 
co ë\ltri fi unilOno a'precedenti, e non finì la fJccenda, che tutto quel 
corpo di milizie, colla gillnta ancora dell' altre dell' :\rmata navak, fi 
dichiarò per lui, mercè del buon accoglimemo, e delle prome(fc di 
un gran donativo, che Ouone andava dl mano in mano facendo a chiun- 
que arrivava. A vvi[ati di que!b novità Galba e Pifone, fpedirono to- 
ito per foccor[o alla Legione condotta dalle Spagne, e ad alcune Com- 
pagnie di Tederchi. l!tèì Galba di Pala
zo per una, falt
 v
ce, che 
Ottonc fo(fc ftato ucclfo't [perando che 11 fuo prefemarh a I perfidi 
Pretoriani, Ii f.irebbe cedere. 1\1.1 al comparir em in armi con Ouone, 
e al gridare, che fi face(fe largo, il P0polo fi ritirò, c Gaiba in mez- 
7.0 aHa Piazza rimatto abb.mdonato, fu nero con PIÙ colpi a terra, ed 
anche barbarameme metTo in brani. II Con[olc Pima anch' egh rei1:ò 
Vlttlma dellc fpade. Piflne mala mente faito tanto tù dlfdå - da 
em- 
promo l)enfo Cenrurione, che potè fUó3ire e falvarli I1d T effii'10 di 
Vella; ma f.tpmo(ì d0v'egli era, due [old:ui iavi,HJ coLl, anche a lui 
le\'arono la vita, ell meddìmo fine [OCCÒ a LacolJl: Capitan delle GlI1f- 
die., Avvicinandoli poi la fera, entrò ünone in Senaw, dove tpolC- 
ciando d' <:(fcrc H ato forzaro a prendere .. imperio, ma. che \'olea' di- 
pendere daIl" al'bltrio de' Senatori, trovò pronta la volomà e I' aduJazlO- 
ne d' ognuno per contermarlo, e per mofh.\r anche glOla della dl lui 
efaltaziom: . G Ii furono accordati tutti i titoh e gli onori de' prectdcmi 
Augutti; e il mauo Popolo gli diede il cognome dl Nerone, per cui 
110n. ceßava in molti I' afFetto. Giacchè non v' erano PIÙ Contoh, fu 
confcrlta queß:a Dignità al medc{imo Alarca Salvia Ottone Imperadore 
.Augufl(J, e a Lucio Salvio Ottone 'líziano iuo FratdIo, per ta ftcMd<.l 'lJol- 
la. Ndle Calende di Marzo [uccederono ad etli Lucia Pirgiui{) RúJa, c: 
f/opijèo Pompeo Silvano. Cedcndo quetli nelle Calende dl l\lag'Jio fu- 
rono (ultJwlti Tito Arria .dntonina, e Pub!io Jorlario Celfì per /a o{econdt!l 
-volta. Conunuarono qudh 10 qud decorofo grado lino aile Calcnde di 
Setternbre j ed allora entrarono Confoli Gaia Fabio Yalente) ed AulD Aliø- 
1Tf1 


(b) Tacifu
 
Hiftoriar. 
lib. I. c. 2.7. 
plutarchul 
in Galba. 



Ell. A Volg, 
ANN 0 69. 


(a
 Tacitus 
lib. i. c. 77. 


(b) plutarc. 
in CJthønt. 


(c) Tacitus 
Rift". lib. 
2. C. I. 


168 ^ N N A LID' I TAL I A. 
110 Cecina. !'vIa effcnd ) llata degradata il Ceconda d' eOi ncl dì J I. d' Ot
 ' 
tobre, fu cream (
anlòl.e Rofio -. Regolo, 
a cui Dignità non oltrapaCsò 
qu.:l glOmo.; pcruo.cche ndle C;.lende dl N ovemhre venne canferiro 
i1 Conlolata a CISCO Cetilio Semplice, e a Gaio S?<3inzio Attico. Tuno 
cia íi riea\'a da Tacita (A). 
SuI principio G fiudia Otrane di pr
cacciarfi I' affeno e la {lima 
del Popola. LuminaC.. fu un' azione fua. j}1ario CelJö, poco. tà mema- 
\'ata, l:he cam.lad \Va la campagnia ddle milizie dell' IIhriea, cd era 
Coulole d,fL'gnato, ave:1 Can teddrà faddisfartJ al lùa davere, neW õlC- 
eOl rere alia dltèfa di Galba. Dapa la di lui mane venne per haciar la 
mana ad ünane tþ} . GI'inigui Pretariani alzarana allara 1;: vaci, gri- 
dando; i.\,fu()!a. Ünane bramanda di falvarIa dall.. 101'0 furia, col pre- 
tcHo di valer prima rieavare da lui ":lrie notizle, il fece c..ricare di ca- 
tcne, fingenda11 pronto. a togheria di vita. Ma nel dì fegmnte il !Jbe- 
JÒ, I' abbracClò, e fcusò l' ohrJ.ggia fanagli falameme per luo bene. 
N è faJamC:l1[e Jllafclò poi goderc del Confolata"l ma iI volle ancora per 
una de' ruOJ Generali,.e de' più it1timi 
tmici, con tro\'arlo non men fnie- 
Ie \-'lrlo di sè, che verfo I' infelicc Galba. AIle inanze ,lOcara del Popola 
indul1è a darli Ia morte So/onia 'Iîge//ino, da noi vcdulo infåmc M 1111111 0 
delle lèeHeraggim di Nerone. In 
ltrc s' app\ieò fcriamcllte al m.lI1tggio 
dc' pubblici affari, e relbtuì a moln i lor beni toiti da N crone: aziol11 tut- 
te, che gli feeero del credito, non parenda cgh pill quel pigro, e quel 
r
rduto nel lu{fa ene' piaLeri, che c-ra nata in aJdletro. Ma j PIÙ 
non Ce ne fidavano, conofeendola abituato ne'vizj, e Gmile nd gCo110 
a Nerone, Ie CUI !tame, come :mcor quelle di Ppppe;t, permite che 
{ì rialzafièro. Olrcrva\'ana paril11enre, ch' egli moihava poco affeno al 
Senato, molti!tìma a i Soldati: }aonde temc\'Jna, che fe follè cdEl
a la 
paura dell' emulo Vitellia, {ì t:m:bbe pravato in Illi un novello N cro- 
ne. 
 cerra egli era comunemente odlato più di VitellJO, nan ran to 
pel tradlme!1tO da lui fauo a G.\lb
t, guanto pcrchè iI ripunl\'ana pcr- 
tana data alia crudel.tà, e capacc dl nuocere a tutti: hdda
'e Vm'lIw era 
in conceno d' uomo d.tta a i Placeri, e però in ,Ilato di {olamelltc nuo- 
cere a sè IldlJ: bc:nchè in fine amendue faßew poco alOati, an7.Î odia- 
 
ti da i Romani. Imanto era divila .1 Romano Imperia fra guefii due 
comperitOl"i. Ottonr Ii rra\'aVa riwnofc'
to Imperadore in Rama, e da 
tuna r halia. CarrJgme can tuna }' Aftrica era per lui. .A114ciano Gü- 
vernator dell a 
itia, 0 iia della Soria, gh f
ce prefiar gluramcnto <fa 
i Popali dl qll<:lle camr..de. \,) Alucnanto fcce VeJpt
/ìana nella Paidh- 
na. A veva egli inviato già <fila fua Figliuolo, rei" anelrare il fuo of- 
fegulo a Galbd; mOl d. che arri\"lta a Corinto intefe la di lui morte, 
fe ne lorno I11dletro ,\ trovar il Padre. _linche Ie Legioni della DÛm.l- 
zia, P.anl1onia, e ,Mdìa adcfJrona ad Oltone. COSI I' Egltto, e I' alrrc: 
Città dell' Oriente, e della Grecia. Ancorchè O[[one fofTe un lliurpa- 
tore il nome nondimeno di Roma c del SenalO Romano., che I' a\.e. 
acn;taro, bal1ò perchè tanti altri padì s' uniforma1Jèra al capo den' 
ImperiQ. 


Ma 



ANN A LID' I TAL I A. 16 9 
Ma in mana di Pitel/jf} erano Ie migliori, e più accreditate mi- E II. A Y o1g. 
lizie de' Romani, raccolte d:lll' alta e ba{f.]. Germ,mia, dalla Brer,tgn,t, ANN 0 69. 
e da un,t pane delta Galtia. (a) N e formò egli due elerciti, l' uno di (aì Idem 
quaranramila combattenti fotto il comando di F,1bio J7alente, l' altro Hiftor. lib. 
dt tremamila, comandato da Alieno Ceci,l{(" a' qu.Ili fi unirono varj rin- J. c. 61. Q' 
fo1'zi di Tedefcht. Ardevano tutti cottora di voglia, non o(bnte il \'cr- feq. 
no, di far de i fatti, per aver occafionc di bouinare (fine prtm,l1'io di 
chi efercira quel mdhere) ment1'e il gra{fo e pigra Vitellio aUt'Ildeva 
a d,trfi bel tempo co'n far bUOIH tavohl, ubbr1.lco per 10 più. Anche 
vivente Galb.1 fì molT
1'o tante forze fot[O i due Gene1'ali per due di- 
verfe vie aHa volta ddl' Iralia; cioè J7alente per Ie Gallie, e Cecina 
per l' Elvezia. Vitellio facea contO di feguirarli dlpoi. N el \'tag
io 
ebbero nuova dell.! mane di Galba, edell' innalzamenro d' Ouone . 
Dovunque pafsò Valente per 1;\ GJ.llia, il terrore delle fue arm. con- 
dulTe i Popoli all' ubbidienza di Vitellio. S'-Jpra (UUO con allegria fu 
riCe\"llto in Lione. In altri luoghi non m.mcarono facchr--ggt ed olnche 
ftragi. Non fece di meno Cecma nei pa!r.Ire pel p.Iefe de gli SVlzze- 
ri, AU'av\7ifo di quette Arrnate, che fi a\7vic\luvano all' halt,l, un Reg- 
gimemo di cavallt:ria, accampato ful Po, che avea fervito UlU volr.t in 
Affrica fo[[o Vitellio, l' accLunò Imperadore, e cagion fu, che Mi- 
Iano
 lvre,t, NovarJ
 e Vercelli prendclTero il rno pJ.rtitu. Perciò fi 
aff'retrò Cecina verfo l.1 metà dt Marzo per cal.tre in I ['aha, ancorchè 
i m1mt folTera (UrtJ.via carichi di neve, e fpeJi inmnzt un corpo di 
gemc, per foítenere Ie fuddette Città. Gran dire, gr.tn cotle1'n.1zione 
fu in Rom.l, aHorchè (j udì 1;\ mofh di tame armi, e l' mevirabil gucr- 
ra ci\7ile. (') !\l(JIT::: Ottone il S:::rura a fcriverc a Vitellio delle lettc1'e (b) P{rltarc. 
am,)revoli, per e!orrario a ddì(kere d,tll.t nbdiione, ofterendo 5 1i d.1na- in Ot!Jone. 
ro, c.Jmadi, e un.t Ci[tà. Ne fcrilTe anch' cgh, e dicono (c), che gli (c) SImon. 
/"h'tr r d ' d I C 11 II I ' G in Othone 
e,t t e leg1'c
am,'nre I pren er':) per .) ega ne ' mpeno, e per e- Clip, 8. 
ncro. Gli rifpofe Virelìlo in termini amichevoli, t:lli nondnnt"no, chc DlO Jjb. 64. 
mofiravano dl burlJ.rG di lui. I rmaro Ortone gli rifpofe p
r Ie Rm1c, Tllcir, lIb, I. 
cioè ghene fcril1e dell' altre piene dt viruperl, e con ridlcolc Cpanue, H'f/onar. 
Tlc..rd,mdogli to1'1':\ tllHO l'infarne fua vita pal1ara. Non furono men!) ob- Clip. 74. 
br'Jbnote le rifpolte dl V Itellio. N è akun dl loro diceva bu
ia. Amen- 
due ancora inviarono de glt alfaffini, per hberarfi cadauno dall' emulo 
fuo ; ma riufcì in Furno il 10ro difegno. Adunquc chiaro G vtde, 11, 11 
relkar altro, che di decidere la contefa coil' anni. Unì Ot/one una poC- 
feme Arm.ua anch' egli, compofb d.;lla m,l
glOr p.ure de' Preton.mi, 
e delle .Legioni venurc d.tlla D..lm.tzla c P,lI1nonia. E llfèiaro al go- 
verno dt Roma cnziano fuo Fratello con Flavia S4
ino Prefcrro d'dlà 
Citri, e Fratello dl VefpaGano, dato aoche ordine, che non folle f.ltto 
torro alcuno all,l M.Idre, alla \1oglie, e a' figliuoli dt Virellio, ncl dì 
14. di M.Irzo fì licenziò d,tl Senato, e alla telta dell' efcrci[o, non pa- 
rendo p;ù quell' effeminaro uomo di una volra 
 s' inc;:rnmmo per \'cnir 
contra a i ncmici. Suoi Marefcialli er.mo Sltetonio Pao/Ùlo, Alario Ce/- 
[0, ed AmlÌo Gallo, Ufiziali non rpeno prudeoti, che bravi. l\1anC;\- 
crMJ. I. ( Y vano 



170 ANN A LID' I TAL I ^. 
ERA, Volg, V.\Oo hen queß:i pregi a LicÏnio Proe%, Prefetto del Pretorio, che pur 
ANN 0 69. fitceva un.\ delle prime figure in quell' Armata: Alieno Cecina, General 
di Vitellio, arri vata al Po, pa(sò C}uel Fiume a Piacenza, ed aíT"all 
quella Citt:Ì, da cui Annio Gallo (a) dopo due dì di valorot:1 difefa il 
fcce ritirare a Cremona, malcontento per la perdita di rnolta genre. 
Fu in quella occaíìone bruciata l' Anfiteatro de' Piacentini, pofio fuo- 
ri deUa Città, il più capace di genre, che fo1Te allora in Italia. An- 
che l'vlarzio J\faero, Confole difegnata, diede a Cecina un' altra per- 
calfa co i Gladlatari d' Ottone. E pur egli ciò non oß:ame volle ve- 
nire ad un terzo cimenta: t:Iota era )a voglia.in )ui di vincere, aA1n- 
chè l' a1tro General di Viteilio, cioè YaJente, non gli rapiíT"e, 0 di- 
rnezzaíT"e Ia gloria. In un Luogo detto i Cafiori, dodici miglia lungi 
d
 Cremona, tefe un'imbofeara a Suetonio Paolino, e a lUario CeI(o; 
fila q
eíli 2Vutane notizia prefero così ben Ie mifure, che il mi(ero in 
rorta, ed avrebbono anche rovinata affano la di lui geme, fe Paolino 
per troppa cautela non aveíT"e impedito a' fuoi l' infeguirli. Per quefio 
fu egli in fofpetto di tradimento, ed Ortone ehiamò da. Roma crîziall. 
fuo Fratello, acciocchè comandaíT"e I' armi, febben con. poco f1'ut[O, 
perchè Licinio Proco)o, Capitan delle Guardie" benchè llomo inefper- 
to, la facea da fuperiore a tutti. 
Venne poi Valente da Pavia con a Cua Armata più numerofa deIr at- 
tra ad uniríì con Cecina, e tuttachè quefii due Generali di Vitellio 
fo.íT"ero gelofi l' un deW altro, fi accordarono nondimeno pel buon re- 
go)amento dena guerra, e per isbrigarla il
più preao poffibile. Tenne 
<;oníìglio daIl' a)tra parte Ottoae j e il parcre de' fuoi più aíT"ennati Ge- 
m:rali, cioè di Suetonio Paolino, Mario Celfo, ed Annio Gallo, fu di 
[('mporeggiare, tanto che venilfem alcune Legioni, che fi a(peuava- 
no daIr lHirico. Ma prevalfe queUo Ji Ottone, Tiziano, e ProeoIo, 
a' quali parve meglio di venir fenza dimora a battaglia, perchè i Pre- 
{b) plutarc toriani credendofi tanti Marti') fi tene,rano in pugno)a vittoria, e tutti 
In Olhone. . anfavano di ritornarfene to11:o aIle delizie di Roma. (b) Lo ß:eíT"o Ot- 
tone impazientc per trovarfi in mezzo a tanti pericoli, fra l'ineerrcz- 
za delle cofe, e il rimore di qualche rivolta de' foldati, era neUe fpi- 
ne; e però fi voleva levar d' affanno con un pronto fatto d' armi. 1\1a 
da cordardo fi ritirò a BreCcello, dove il flume Enza sbocca nel Po, 
per quivi afpeuar l' efito delle cofe: rifoluzione, che accrebbe Ia fua 
rovina, perchè feco andarono molti br
vi Ufizjali , e mold foWati, con 
re1lare indebolita l' Armata Cua, in mana di Generali difcordi fi'a loro, 
t.:' poeo ubbiditi, e fenza quel coraggio di più, che loro avrebhe po- 
[uta dar la prefenza del Principe. Seguì qualche picciolo farto fra. gli 
il:accamcnti delle due Armate; ma finalmeme quella di Ottone, paßà- 
to il Po, andò a pofiarfi a qualche miglio lungi da Bedriaco, VIlla 
pofia fra Verona e Cremona, più vicina nondirneno all'uhima, vcrfo 
il Fiume Oglio, dove íì crede, che oggidì fia )a Terra di Canero. 
tv10lte miglia fcparavano Ie due Armate; ed anco1'chè Suetonio e Ma- 
1'Ìa ripu.;;ua.ífero aHa. riLòluzion conceputa da l>roco10 di andare nei dì 
fegucn-, 


(a) Tacitm 
Hiftor. li. 2.. 
øaf. 2.1. 


\ 



ANN A LID' I TAL I A. I 7 I 
fegucnt:e, (cioè circa il dì If. d' Aprile) ad al1àlire i nemici, pc:rchè Fu, Vc.Jg. 
I' arnvar colà ibflChi i fold.lri, era un principio d' eíT"ere vinti: Prúcolo A filii 0 69. 
perfi1tè nella (ua opinione, pc:rehè to
keitaLO dol più lcnerc di Ono- 
ne, chc voleva b.1ttagha. Si venne in tatn at combarnmellto (a), che (.1) Diø M. 
fu fånguinolìt1irno, credcndolì, chc rra I' una c l'alrr.l pure rcllaflero 6{. 
ful cólmpo efbnre circa quaranra mila perlone, perchè non fi d.1\'a quar- 
tine. Ma la virrona tocco all' Armua di V !tcllio. I Gener:1ii da Ot. 
tone, chi qu:ì chi Ii fuginvi ieamparono colle rehquie dell... lor gen. 
te il megho che porerono, valendotì del t'J.vor della notte. (b) Ma (b) plutilrc. 
þerchè nd dì fcguc:nre fi a[pettavano dl nuovo addoflo I' vÎuoriofo in Olhone. 
c[ercico, con pericolo d' eOere tuni taghari a pezzl:. gli V fiziali, tol- 
dati, e 10 nella Tlziano, FrateHo dl Üttone, che h trovarono mGe. 
me, s' aeeordarono di fue una depurazlone a Vateme e Ceeina, per 
renderfi. Fu acce[[ata l' otferta, ed unlldi Ie non PIÙ nemlChe Arma. 
te, ognun corle ad abbf<1CClar gh amiCI, .a. deteitar gli od, p.llf:ui, a 
condolerfi delle moni dl tanti. Giutarono i vinci fedelrà a Vitellio, 
c ceíT"arono tutti i rancori. Portata queib Idgnmcvol nuova ad 0[[0- 
ne, dlmorante in Brefcello, non mancarono glå i iuol Conigiani di 
animarlo, con fargli conoicere arnvate gla ad Aqullela Ire Legioni 
dclla Mcfta, [alvate aIrre buone mihzie a 1m tcJe1I, non eßèrc dlJþe- 
rata il caro. l\la egli avea gra determioato di hOld.!, clu credctte per 
orrore di una guerra civile) come audta SUCCOI}IO (c), clu pt:r poca (c) Sunon 
fortezza d' animo, e chi per acqmtfarfi una g10na vana can ur.a nlolu- in o ,hone . 
Zion generofa. Pertanro anefe 1pirito(amemc nel rc1to del glOrno a di- Clip. 10. 
ftllbU!r danaro a' fùoi dornt:1bci, ed amici, a bwclar Ie knerc ICrit. 
tegli da varie perfone contra di ViteIlio, affinchè non pregJUdlcallero 
3. chi Ie avea ferine, e a dar aIrri ordmi per 1a tìcurezz
 dl molu 1\1 o. 
bill, ch' erano all<l fua Corte. (á) Prde anche nella notte [couente un (d) Tacitus 
po'di 10nno, ma tù difiurbato da un rumor delle gu.uaie, çhe mmac- Hiþr. /lb. 
cia \';1110 la mone a que' Senatori, i quali d' ordine iuo \:lano per fIU- 2. cap. 49. 
rarfi, c fopra CUrto aveano allèdiaro rjrgi
io Rufo. Utcr Ouonc dl ca- 
mera, e con buona maniera calmò quel tUOlulco. 1'o[cla jul tar del glor- 
no [vegliato, intrepidamenre fì dlede di un pugn.lie neI petro, c di 
quclla fenta fra poco morì in eta di trema[ette anni (e). ..'\1 100 ca- (e) phtarc. 
d,lvero bruciato iù daca quella fepoltura, che iì potè, cioè in terr.1, In Othone. 
colla memoria del [010 [uo nome knza c1tolo aleuno. Un4 ma11a di 
rnoncte d' oro, trovate fu i primi anni del Secolo, in CUI lCI1\o, lul 
terrirorio di Bre(cello, fecc credere ad aleuni, che folTero ivr lèppd- 
lite in oecaGon delle difgrazie dl Ottane. Benchè ulurpacor ddl' 1m. 
perio, e [crcditato per varie fue ree qualità, cotamo era amato da i 
foldati, che aleuni d' eHi non menD in Brefcello, che in Placcnza, C 
111 . alrri Luoghi, pel dolore accompagnarono la di Iui mone coila pro. 
pna, Cccondo Ia deteltabil ufanza e frencfia di que' rem pi. Va che i 
foldati, eh' erano in BreCcello, non poterono inJurre VirgiOlo Rufo 
ad acccttar I' f mperio, fi dledcro a j GeneraIi dl VlteIlio. In un h\:ro 
imbroglio fi tro
'ò aHara la mJggior parte del Senato, che Ünooc: a- 
Y 2. Yea 



172,. ANN A LID' I TAL I A. 
ERA, Vo!g. vC,a l
rci
to i,n Modena, p
r
hè dal
'
n canto temeva oltraggi dall"ar- 
A 
 NO 69. ml dl V Itdho, c daB' altro I foldau dl Ottone tenendoli a vitia d' oc- 
chio, e riput
ndoli nen?ici deli' c
linto Principe, cercavano preteH:i per 
menar lemoll11contradlloro.Fm:llmente cbbero la Fortuna di falv.lrfi 
a Bologna, dove fi molhqrono di(polti a riconofcere VHcllio; ma per 
quollche tC.l1pO fe ne guardarono a cagion ..Ii un.} falfa voce pnrtata da 
('eno, Liberto già di Nerone, che i Vinciton erano poi {tati vimi. 
Dol quene paure non fi ricbbero, fe pon allorchè 3rrivarono Lettcre 

i Valeme, che nferirono la vera pofirura de gli affari. In Roma 
lublto che s' intefc quanto era iucceduto di Ouone, Flavio Sabino 
FrateHo di Vefpafiano, fece preftar giur dmento dal Senato e da i [01- 
dati, che ivi reHavano, a Vitellio, e il Senato gli accordò tutti gli 
anori confùeti. 
I mamo J7itellio, dopo aver lafciato a Ordeonio Fiacco un corpo 
di milizie per la guardia del Reno Germanico, col reno delte genti, 
che potè raccorre, fi mile in viaggio verla l' ltalia. Per iílrada inrefc 
1a vinoria de'luoi, e 1:1 morte di ürcone, e che Cl/tvio RufD Gover- 
nator della Spagna avea ricuperate Ie due Mauritanie. Arrivato a Lio- 
ne, quivi trovò non menD i vincitori che i vimi Generali. Perdonò 
a e.Iîziano Fratello d' Ottone, perche il conofceva per uomo dappoco . 
Conlervò il Con{alato a J!rfario Ceifl. Suetonio, e Pí'ocolø fi acquitèaro- 
no Ia di lui grazia con una viltà, alTerendo di aver fana conlìgliata- 
mente perdere la vittoria ad Ottone nella battaglia di Bedriaco. Man- 
dò V itcl1ia a Roma un editto, per cui proibiva a i Cavalieri il com- 
battere da Gladiatori fra 10ro, e contro Ie here ne gli Anhteatri. Un 
altro ancora, che tutti gli Strologhi e Indovini prima delle Calende 
di Ottobre folTero fuori d' Italia. Si vide attaccato ndla fteí1à Botte 
un candlo, in cui cí1ì Strologhi comandavano a 1ui di ufcire del Mon- 
do prima del fuddctto rnedetÏmo giorno. Se ne alterò talmeme Vitel- 
lio, che <Jualunque d' em, che gli capitalTe aIle mani, [enza procelTo 
il condennava aHa mone. Grande odiolÏtà fi tirò egli addolTo, coIl' 
aVel" inviato ordine, che fi IcvaíTc la vita a Gneo Cornelio Do/abel/a, uno 
de' più illulhi Romani, odiato da 1ui per particolari riguardi, che re- 
legato ad Aquino, era dopo la mone di Ottone ritornato aRoma. 
L' ordine fu barbaramcnte efegUito. Intanto a poco a poco tunc Ie 
J>rov1I1cie fi and:1rono lanometccndo a Iui; ma l' Italia era afflm<l per 
Ie tante foldateÚ:he del meåelimo Vitelho, edell' altre, che furono 
d' Orrone. Senza difciplma íàccheggiavano, uccidev..mo, e [otto l'om- 
bra loro anche molt' altri faceano ruhcrie e vendette. Entrato che fu 
Vitellio in Iralia, tfOVÒ modo di dlvidere Ie milizle, e (fpezialrnen- 
te i Pretoriani) che aVt:ano fervito ad Ottonè, perchè Ie conobbe 
malcomclltc, cd inquicte, c a poco a poco Ie andò caíTando, con dar 
10ro delle ricompcnfe. V cnne a Cremona, e volle co'luoi occhi ve- 
dere il campo, dove s' era data (giå (correano quaranra giorni) 1a bat- 
raglia; cd ilvvcgnachè fofTcro tuttavia infepolte <JudIe migliaia di ca- 
da\'cri, e mCllat1è un inlopportabil fetort, non la[ciò ord1l1e, che fi 
fep- 



ANN ^ LID' I TAL I A. 173 
feppdliffero; anzi diíT'e, che l' odore di U1J 11.emico mo
to./al!ea. di bU0I10. 
Menava fcco circa [e{fama mila comb.1tteuu, [enz'1 I tanllgh ed altre 
perrone deftinate al bagaglio, ch' erano pill del doppio. pùvunque 
pa{fava quefia gran ciurma, la[ciava lagrimevoli [egni èella tU,a rapaci- 
tà e barbarie. Ver[o la metiì di Luglio arrivò aRoma, e Ie non era 
diftornato da'tuoi amici, volea farvi I' cmrata in abito da guerra, co- 
me in Un:! Città conqui1tara. L' accompagnavano rnandre di Eunuchi 
e Commediami [econdo l' u[ar.za del [uo maeílro Nerone, e que11i 
ebbero poi pane a gli afl-ãri. Trovata Seftilia [ua Madre ncl Campi- 
doglio, Ie diede il cognome d' Augufta; nu ella non [e ne ralIegrò 
pumo, anzi fi vergogna..-a di avere un sì indegno Imperadorc per Fi- 
glio. Mod ella dipoi in queft" Anno, non íì [.1, [e per iniquità del Fi- 
ghuolo, 0 per veleno da lei prefo, prevedendo i mali, che doveano 
:lvvenire. Fece dipoi Virellio una nuova leva di Coorti Pretoriane 
fino a fedici, tu([e di mille uomini per cadauna, e gente fcelra. Due 
furono i Prefctti del Pretorio, cioè PubJjfJ Sabino, e Giu/io Prifco. 
P'alentt, e Cecina potevano tuno in Cone, ma [empre fra 10ro di- 
[cordi. Diedeli poi quefio ghiottone Augullo, come era il [uo fiile, 
a fare del tuo \'entre un Dio, ma con ecceffi maggiori, a mifura della 
Dignità e del comodo accrcfciuro. 11 fuo mefiiere cotidiano era man- 
giare e bere e vomitare, per far luogo ad altri cibi c bevande. Con- 
iumava in ci
 te[ori; e molti 11 fpiamarono per fargli de' con viti. Non 
ifiimava, nè lodava quefio molho Ië non Ie azioni di Nerone, e Ie imita- 
va bene fpe{fo, inclmando anche alIa crudcltà, di cui rapporta Sucto- 
nio (.II) varj efempli; c [e foíT'e fopravivuto molto, forfe farebbe riu- 
[cito anche in ciò non inferiore a lui. La maniera di guadagnarlo fo- 
leva c{fere l' adulazione; ma ficcome egli era timido e fofptttofo, poco 
ci voleva a di[gufiarlo. 
E fin qui abbiam veduto Ie due Tragcdie di Galba, e di Otto- 
ne. Ora è tempo di pa{fare alIa terza. Di niuno più temeva VitelIio, 
che di 4 Flavi
 J7efpafiano, Generalc dell' armi Romane nella Giud
a, 
dove it conunuava la guerra con apparenza, ch' egli fo{fe per anediar 
Gerutàlemme. Allorchè gli venne la nuova, ch\ e{fo Vefpafiano, c 
Licinio lvluciano, Governator della Soria, il riconofcevano pCI' Impc- 
r
d?re, ne fece gran fdb. Ed in vem fnlle prime niuno mai s' av- 
VISO, che Vefpahano pote{fe arrival' all'lmperio, nè egli vi afpirava, 
perchè ba{fameme nato a Rieti, e ma J 1cante di danaro. Si racconta- 
v.ano ancora molte viltà di lui nella vita privata; e Taciro (b) ci affi- 

ura,. ch' eßli íì era t
rato addoíT'o l' odio e il difpregio de' Popoli; ma 
1 fa
tI motrrarono pOI tuno il comrario. Comunquc fia, Dio l'avea 
de
U1ato a hbcr.1I' Roma da i mofiri, e a punir I' orgoglio de' Giu- 
del Impl
cablh perfecutori del n;;,to CritlianeGmo. Era egli per altro 
d?taro dl molte lodcvoli qualità, perchè fenza (111:0, tcmperante nel 
VlttO, amorevole verfo tutti, e malTìmamente verlo i folJati, che l' a- 
mavano non poco, ancorchè Ii tenenë in difciplïna; vioilamc, e pru- 
dente, buon foldato, e miglior Capitano. Sopra tuno I:> veniva conlÌ- 
dera.- 


ER A Volg. 
ANN Ci 69. 


(a) SUtlon. 
in ViltUio 
cap. 14- 
Dio lIb. 64. 


(b) Tacit,,; 
Hiflor.lib. l. 
cap. 97. 
S..eton;1I1 
in VeJpa{iil- 
no cap. 4. 



174 ANN A LID' I TAL I A: 
E'R A Volg. derato come amator della giulliz,a; la fua età era allor-a d' anni fdran- 
A I'l NO 69. t.t. 
i p
o giul
amente cn:dere, ,chc dopa la m,orte di Galba i più 
faggt de ROIll,lI1t al vedcre, che 1 due ulurpatoTt Ouone, e Viteliio 
fenza 1ål?erli, chi fo{fe, il peggiot:e dl loro,. dlfpuravano dell' Imperio: 
riv.olgdlero t lor occlu e dclJda] a V efpahano, e fegrctamcnre anco- 
ra I' e!orra{fcro al Trono Flavio Sabino di lui Fr1tdlo gr,1I1 fj 'ura fa- 
c
va anch' egli, coll'drere Preteno dt Rama, e Ie rue belle d

i mlg- 
giormenre accredicavano queUe del Fratcllo. 0 quet1:o foíTe, 0 pure, 
c:he gli UfiziaiÏ e foldaCl JI V c:fpaliano mlrando que! che aveano fano 
gli alcri in Ifpagna, Roma, e vermania, non volelTero effere da rf1e- 
no: cerra è, che 1Î commciò da eHi a proporre dl far I mf-'
radorc 
Vefpaliano. Q!legli, chc dlcde I' ultima fpmta all'irri-toluzione d'dIo 
Vetp.diano, pcrlonagglo guardingo, e non tcmerario, iu il fuddetto 
Licinio MuciaNo, (Jovt:rnator della Soria, il quale dopo la mone di 
Ouone gli rapprefenrò, chc non cra ficura nè la co-mune lor dwnid, 
nè 1a vita fot::o quell'lI1iàme Imper:ldor dl \Tltellio. 81 lafciò v
ncere 
in fine Vefpaliano, cd dI
ndo entrato nella mcdeGma Lega anc\hc 
criberio AlejJàndro (Jovcrn<ttor dell' Egirro, fu egli II primo a proch- 
(a) :Jofeph. mariO in AlcíTandna Imperadore. nct d
 primo 
i Luglio (a), e 10 
de ,Bello Ju- itdro fcce nel terzo glOrno dl elIo Mde anche 1 Armata dclla Giu- 
tlalc. lib. 4. de.!, a cui Vefpa!ìdno promlte un donativo, limile a Guel di ClaudIO, 
e di Nerone. La Soria, e tUne l' altre Proviocie, e i Re fudditi di 
Rom.! in Oriente, e 1.1 Grecla alzarono anch'cíTc Ie bandiere dd no- 
vello Augulto. FurOl')Q lcrme lcttere a tune Ie Provincie dell' Occi- 
dente, per e10nar ci'dcuno ad abballctonar V itellio, ufurpatore inde- 
(b) Tilcitus goo del Trono Jmperiale ....b). Sl tece i?t
ndere ai, Prctoriani caílãti 
RijÍmar. da V ltellio, che queito era rl tempo dl ta..lo pentlre; e veramenre 
lib. 2. C. 82. coltoro arrolatifi in tàvor di Velpaliano, fecero dipoi delle maravi- 
ghe contra dl V itelho. 
EOèndo COSI ben difpofte Ie cofe, e procacciate quelle fomme 
di danaro, che 11 poterono raccogliere, per muovere Ie foldatefè:he, 
in un gran conligho tcnuto 111 Be-rico fu conchiufo, che j}/ucia-1D 
marcercbbe con un competence elcrClto in Iralia; crï/o, Figliuolo di 
V efpaliano, già dlchlarato Ccfare, conrinuerebbe lenramenre la guer- 
ra contra a i GJUdei j e Ye!þaþa,;o paíTercbbe nella dovizlOfa Provmcia 
dell' Eaitto, pcr raunar d.m,!ro, cd J.ffaou.re 0 provveder di grani 
Roma,01ccondoche porralIc II b,fogno. j}f'lcì'M2.o, uomo ambizioto , 
e chc mlrava a dlvenm; 111 cerra malllera compagno di Vefpalìano nel 
Pnncipato, accenò volenttcrr quelia incumb::nza. Per timore delle 
temeclte nùn (ì arnichiò ,.1 marc, m,t unprele il viaggio per terra, 
COil Jilegno di paffare 10 Streno verla ßllånzio: al qual fine ordinò, 
che quivI foOcro pronti i vafceHi del Mar Nero. Non era moho 
coplOlå e potIème l' \rrnata ..:it Mucia!1o, m,a a guifa .de' liuml reß.\li 
andò crelccndo per VIa: tal1[a era la rrpurdzlon dl Vel paGano, e 1 ab- 
bOll1lnazion di Vltellto. Nella Melia Ie tre LcgioOl, che ndvano Ivi 
a' quarncrI, Û dlchurarono reI' V dpaliano j e l' ckmpio di c1re t
co 
trail c 



ANN A LID' I TAL I A. 175 
tra(T'e due altre della Pannonia, e poi Ie milizie della Dalmazia, fen- EllA Volg. 
za nè pure afpetrare l'arrivo di !\1uciano. Ant,;nio Primo -d
 Tol.ofa, ANNO 69. 
fopr.mnmi.nato Becco di Gallo, forfe dal [uo. t
aro ( dal che 

partamo 
l' antichirà della parola Becco, ) uomo ardmllimo (a)., fed Izwfo , e
 (a) Sutton. 
egualmeme promo aile lodevoli, che alle malvage. Imprefe;. quegh in Viulli/J 
fu che colla fu.\ vivace eloquenza commo{fc popoh e foHm contra cap. 18. 
di'Virellio, nè afpenò gli ordini di VefpaGano 0 di Muciano , per 
farfi Generale di queUe Legioni. Che più? Chiamati in foccorfo i 
Re de' Suevi, ed altri Barbari, e trovato, che quelle milizie nulla 
più fofpi.ravano, che. di. entt:are in Italia, per arricchirfi 
ello fpogli
 
di quefie belle Provmcte, dt [ua teO:a con poche truppe mnanZI a gl1 
altri calò in Italia, e fu con feUa ricevuro in Aquileia, Padova, Vi- 
cenza, Eí1:e, ed altri luoghi di queUe parti. Mife in rotta un corpo 
di cavalleria, ch' era poO:ata al Foro d'Alieno, dove oggidì è Ferrara. 
Rinforzato poi da due Legioni della Pannonia (fi)leva eOère ogni Legio- 
De compofia di feimila foldati ) s' impadronì di Verona, e qui vi fi for- 
tifÏcò, Colà ancora giunfe j
ft!'.C8 J1ponio Saturnino con una delle Le- 
gioni della Mefiil, e concorfe ad arrolarfi [otto di Primo gran copia 
de' Pretoriani, licenziari d... Vitellio. Ancorchè folTe sì grande il fu- 
fcitato incendio, non s' era per ancbe mf}{fo l' impolrroniro Vitellio. 
Svegliolli egli aHora folameme, che inrefe pel1ecraro il fuoco fino in 
Italia. Perchè Palentc non era ben rime{fo da una fofferra malania, 
diede il comando delle fue armi ad .Alieno Cecina, con ordine di mar- 
ciare fpediramenre contra di 4nt01JÏO Primo . Venne Cecina con otto 
Lcgioni almeno, cioè con tali forze, che avrebbe potmo opprimer- 
10. Mandò parte delle mili'lie a Cremona, e col più della genre ar- 
mata G poí1:ò ad Ol1iglia ful Po. Macchinnndo poi altre cofe, perdè 
appoí1:a il tempo in ifcrivere lenere di rimproveri e minaccie a i fol- 
dati di Primo, ed imanro la[ciò, che arriva.{fero a Verona Ie due al- 
tre Legioni della MeGa, Finalmente dappoichè inreCe, che Luciano 
BaJlò, Governatore della Flotta di Ravenna. con cui teneva imclli- 
genza, ver[o il dì .20. d' Ottobre s' era rivoltato in favor di Vefpa- 
fiano: allora, come fe fo{fe difperato il Carl) per Vitellio, G diede ad 
efonare i foldati ad abbracciare il parrito di Vefpafiano, e molti ne 
induíTe a preO:ar giuraroenro a lui, e a rompere Ie immagini di Vi- 
tellio. 1\1a gli altri, che non potcano fofferir tanra perfidia, e que- 
gli nelli, che poe' anzi aveano giurato, (b) prefi dalla vergogna e (b) Dio Iill. 
penriti, fi fcagliarono contra di lui, e fenza akun rifpctto al carar- 
. 't H' 
tere di Confole, incarcnato I' inviarono a Crcmona, e cominciarono- fl:::
:
lib.
: 
a caricar anch' effi il bagaglio per palTare colà. CAp. 13. 

d /In
oiÏo Primo, ch"era in Verona, fu ponata dalle fpie l'in- 
fo rm.az lOne, dl quanto era accadutD ad Ofiiglia, e fubito fu in armi, 
per tmpc'dlr l' unionc di quell' efercito con quel di Cremona. Inol- 
tr
to.fi fino .a Bedria.:o, luogo fiLtalt" rer Ie b,lttaglie, e circa nove 
mtgha,lung' da que! fito, s' inconrrò colle (;Jldatefchc di Virellio, 
che ulcÏte di Cremona vtnivano per unirG con queUe d' Ofiiglia. CIÒ 
fll 



176 ANN A LID' I TAL 1 A. 
EllA, Volg. fu circa il dì 26. d' Onobre. Dopo fanguinofo conflitto Ie mire in 
A" l'J. ó9. rotta, obhligando chi fcampò dalle fue fpade, a rifugiarG in Cremona. 
Ad alte voci allora dimandarono i vittorioíì foldati di andar direttamente 
a Çremona, pcr I(per
nza d' ent.rarvi, e per avi
ità di faccheggiarla. N è 
gh avrebbe potuto ntenere PrImo, fe non folle glUnto I' avvi[o , che 
s' appreíTava I' altra Armata partita da Oftiglia, e in ordinanza di bat- 
taglia. Era già fopragiuma 'Ia none, e pure i due e[erciti vennero 
aUe mani con ardore, con fierezza inudita combattendo, per quanto 
comporravano Ie tenebre, fenza dittinguerc talvolra chi fol1è amico 0 
nemico. LevatalÌ poi la Luna, cominclò Primo a prov drne. del Van- 
taggio, perchè eí1à dava nel volto a i nemici. Durò il eomb:1mmen- 
to tuno II rello della notte, e fatto poi giorno, avcndo la terza Le- 
gione, già Venuta dl Soria, ièco'1do l' ufo di que' p.dì, falurato il 
Sole con alti ed allegri J7jva, quetto rumore feec credere a que' di 
Vitellio, che I' eferclto di Muciano foffe arriv
to, c diede 101'0 tal 
, terrore, che riufci poi facile a Primo 10 fConfiggerli cd obbligarli al- 
(a) 'ofe1b. la fuga. Giulcppe (a) narrando, che de' [oldau di Vlteilio in quelle 
de ,Bell
,1u- aziom perirono trentamila e dugento perf one , e quattromil.1 e cin- 
åazeo ll!l. 5. quecento di quei di Ve[palì:1no, verilìmilmel\te [econdo l' ufo ddle 
cap. 13. banaghe ingra:ndì di troppo il raccomo, nè noi lìam tenuu a pre- 
fbrgli fede. B.:nsì pot1Ì.llU credere a Dione, all.lrchè dice, che ofcu- 
randolì [alvolta la Luna per qualche nuvola., cdlàva II combauimen- 
to, e che i [old,\[i emuÜ vicini parlavano r uno all" altro, chi can 
villanie, chi can parole amiche\'oli, e con detefbr Ie guerre civili, 
e con invi[ar l' wver[ario a fc;gui[ar Vitellio, 0 pur Vefp,tfiano. Ma 
non c' è gJà ragion dl credere, che I' uno p )rgdlè all" altro dl m,m- 
giare e da bere, finchè non Ii pruovi, ch
 I C)l..hu J' allan cran',) sÌ 
bravi od inJullrioG Ja porrar feco anche nel furor delle zutfe Ie lora 
bllaccic al collo, call' occorrente clbo e b.::vanda. Tanta poi Dione, 
quanto Tacita ci afficuran'.), che incom'ld,mJo forte un.\ grqíT.t Pc- 
triera con lanciaI' falli I' efercito di V etþ,di
U1o, due coraggioti (')Idari, 
dato di piglio a du<.= fcudi degli avver[arj, fi finfero Vj[ellial1l j cd 
arrivati alla macchma, ne tagharono Ie funi , con render eíTa inutile, 
rna con refiar' anch' effi taghati a pezzi , lenza che rimaneíTe memo- 
ria alcuna del lora nome. Dopo quelta vinoria, e d'lpo 10 [po
lio 
del campo, a Cremona, a Cremona gridarono i vinci tori foldau. Bi- 
fognò andarvi. Si credev..no di föl.lr:1rvi denu'o j ma rrovarono un im- 
penfato . ol
acolo , cioè un alto e mi!'abll rrincieramcn.to 
 f
n{) fuor 
della Cltta nella preccdente guerra dl Orrone, aHa CUI dlfela era ac- 
coria qualì [urta la mllizla eliltente in Cremona. Fecer.J delle m,na- 
viglie i foldati di Vefpaiiano per [uperar qud lito: tanta en la lor 
gola di 
rrivar al r.'tcco di quell
 ricca Ciuà, <:h
 Antonio Pr
mo 
vca 
lora bcmgnamenre accordaro: 11 che fano albl1rono la Cltta. Con- 
tutrochè quella f()íTe cinra di forti mma e torri, e piena dl po polo, 
invllirono sì fattameme 1 Coldati Vitdliani, che non rardarono a [rat- 
tarc di renderlì. Scatenarono per queilo Alieno Cecina, acciocc
è s' 
\11- 



ANN A LID' I TAL I ^. 177 
interpondre pel perdono, cd efpofefo b:mdier.1 h1anca, 
J[cì Ceci:'1.1 E K A Votg, 
veil ita da Conlòle co' fuoi L:uori, cioè c011e fue guanhe, e r
1s3 ANN 0 69. 
al Ci\mpO de' vincitori, ma acco1to da tutti con i[chcrni e rimprove- 
ri, pt:rchè l.1 perfidil [ua\ _ d1è
 r,?gata coil' odio d' ognuo? D' Ul)!:o 
fll, che Antonio Primo il tacdlc 1corrare, tanto che f
ffc In luogo 11- 
CUtO da pOlcr1ì porrare a tra\'ar V t'fpa/iano. Fu p.:dol13.ro ai [o:d:ni 
di Vitcllio, ma non già all' infdiciffima Ciuà di Crt'mona, Cin:ì 
l- 
100a cclt:bre per belhí1ìme f.1bbriche, per gran popolo, per moire ric- 
chezze (a). (
wtrantamila fokiJ.ti., c un Dumero m,t
r;jor di (\:l.1igli e 1'\" r
.otm 
ba'gaghoni, co-me cJni v' cn:rarono. Srr;\gi e ílllpí'i (clna t1un

'ro; l!!-,on.:r, 
no
 1ì pcrdonò nè pure a i Templi : ruuo andò a facco; e in fin
 ;
 1 Ùb : J;: 
fi attaccò il Fuoco aIle' cafe, Gli Hd1i foldJ.ti di VitclIÍo, che prima. . 
dir
nd(11)0 quelll Cirtà, gareggi.u'(Jì1o in ranra barbaric con gli aIrri, 
:mzÍ tecero dÍ pcggio, pachè più pratici de' luoghi. Che \'i perif- 
fera cinqu:lmamila <.Ii queg\' innoct'nti e mÍferi Cittadini, 10 1áiv
 
))lOl'Ie. A mt: p.ìr troppo 0 Gli abitanti rimafii in vita fmono tenuri 
per ifd1lavi, e poi rifcatrari, Per cma di Vefpa/iano venne poi riedi- 
ficata C popùlata di nuovo quelh Città. 
\' itelho im,mto 1:: n:: (tolva in Roma agiato, e can isf0ggiua ta- 
vola, niuna apprenfione moH:rando di t:\nti rumori. Ma qu \nd\) comin- 
ci,lrano ful fine d' OUObi c ad arrivare I' un dictro l' altro i funefl:i av- 
\'Ifi dl quanto era fucccduto, aHor.. gli carre il freddo pcr l' alIa. E 
pofcia ude::ndo, che Antot1!o Primo s' era metro in cammino pcr \'cnirc 
aRoma, buffava, non lilpea più dove fi foOe, ora pen(ando a r.l: o oglli 
storzo per refìHcre, ora a dimerrerc l' Imperit9, cd a ritirar1ì a vita pri- 
vata, ora tàcendo il bra\'o con la fpada al fianco, ed ora il coniglio, 
con far ridere il Senato, e con trovare oramai poca ubbidienza ne' Pre- 
toriani. Turravia fpedì Giulio Prifco, cd Alfeno Faro con qu:mordici 
Co<?ni Preroriane, e tutti i Reggimenti di cavalIeri a , :t prendcre i 
pail1 dcJl' A pennino (b), e \'i aggiunfe la Lcgione dell' Armata n,1\'a- (b' Tllcìt:ls 
Ie: ckrcito tldtìciente a foHcncr con vigore la guerra, fe ave{fe a\ uto llifiori.tr. 
Caplt.mi migllOri. Si ponò a Bevagna quefi' Armata, e coU. anC0ra (j lll.. 3. c. 5). 
ponò poi 10 tklL:> Vitellio, benchè 1ãlenl1lí1ìmo poltronc, pcr Ie ittan- 
ze de' loidati. Attediof1i ben pre/to di qudloggiurno 
 e vcnur:Jgli poi 
nuova, che Clt7Udio FaentinÐ, e Claudio Apoliinme aveano indoua al
a 
nbellionc l' Armata navalc del Mifeno, e Ie Cirrà circonvicine, Ie DC 
tornò a RomJ., cd invÍo Lucio J7itellio fuo Fratdia ad occupar Ter. 
racma, per orrorti da quclla banda a i ribelli. !vIa Anto/zill Primo colle 
!1 1Ì }'zie feddi a Vefp:l1iano, aIle quali eg;i permeCteva il far quame 
mlolt:nze cd iniqllità volevano nel viaggio, pJ.f!>ò l' A pennino. Pcn'c- 
nuro che fu a N ami, fc gli arrenderon la Legione, c Ie eoorri inviate 
c.:>mra di lui da Vitellio, E pur Vitdlio in sì duro fì'Jllg
nte tcgui- 
tava a flarfcnc con tal rorp::dll1
 in Rom:1 ,che 1a genre Clp(:;1 bensì 
cffer egli il Principe, ma parea di non f:\perlo cgli tleffo. Ogni di 
nuove l' una più dell' alcra ca[[iv
. A Fabio Fa/wte fllo Gcnerale, 
eh' era íl:aro prefo nell' andar n
llc Gallic, e rimandaro ad Urbina ca- 

bm, 1. Z g\ia- 


. 



-'. 


17
 ANN ^ I
 1 D' I T ^ L 1 A. 
Ell. 1\ Vc!-;. .
!Iata fu h te!Ll, per fa.r con
rcere a i Vitelli1.11i falfa una voc
, ch' e- 
ANNO (9 ;
h avdE; m..':f." 1!1 armi h G..-rm-mia, e G.tllia contra di Vdpa/ì.mo. 
\" era all" incontro era, che anche Ie Spagne, Ie G..\llie, e la Bretagna 
nconfJhbero Ve[pafiano per' Imperad
re. Poc' altro che Rama oramai 
non reila\'a a VJ[dlio; e però Flavio Sabino, Fratello di Vefpafiano, 
che fin qUi era {l-,ltO Prefeno delh Città, con feddrà e buon:" inld- 
ligenza di Vitell1o,. ddìdera.ndo è.i [alvaI' Roma da più gravi difordi- 
n
, a'Vea propoLio de i temperamemi a Vitellin lidIa, pcr falvargli la 
\llta. Altrettamo aveano farto con leHere l
luciano, c Primo i c già 
s'cra in concerto, chc Vitellio deponendo l' Imperio, ne ricevercbbe 
ìn comracambio un millione di [et1:erzj, e tcrre nella Campania. In 
f.,Uti egli nel dì 18. di Diccmbre, ufcito di Palilzzo in abito nero 
co' CU,)I domeHici, e col Flgliuolo tuttavia fJ.I1Ciullo, piagnendo di- 
chiarò al f)opolo, che per bene- dello Stato egli deponcva: il com'!n- 
do; ma nel voler con[egnare la I pada al COI1[ole Cecilio Semp/ice, nè 
qucfb, nè gli alui 1.1 vollero accettare. A tale frett'1colo commolfo 
il Popolo pwtd1ò di non volerlo (0 rrerire j ma fcioccamente, percbè 
tuno fi rivolfe pofcia in danno della Cinà, e rovina magg
or di Vi- 
tellio. Trovavali in quefio rnentre un' aíTemblea de' p1 im1 Senatori, 
(a) Di, lib. Cavalieri, ed Ufiziali militari pre{fo F/avio SabiNo, (a) trawmdo del 
6" . bu.ono Iláro di Roma, colla perfualTone, che veramcnte foOè fcguita, 
;.'b'ltus H'- 0 che [egtúrebbe la rinunzia di Vircllio. AHa nuova dell' abortito [fat- 
po;. 

p. 
9' tato, fu crcduto bene, che Sabino andaíTe al Palazzo per e[ortare, 0 
forzar Vitdlio a cedere. Andò egli accomp,agnato da una buona trup- 
pa di foldati; ma per via eíTcndoh incomrato colla Guardia dc'Tede- 
fchi, fi venne ad un picciolo combattÏmcmo. SalvoOì Sabino nella 
Rocca del Campidoglio con alcuni S
natori e Cavalieri, e co'due fuoi 
Figliuoli Sabino, e Clemente, e con Domiziano figlio minore di V efpa
 
Jiano. 
ivi at1èdiato tèce una mefchllla dife[a; v' cntrarooo i Germ:l
 
ni, ed appiccato il tùoco al Campidoglio (non fi lå da chi) Iì \Iidc: 
ridotto in cenerc queH' infigne Luogo, con peril' tante belle memo'rie, 
che ivi crano: accidence [ommamente compia.nto dal Popolo Romano. 
]ì'ugglrono di Ià. Domiziano, i FI
li di Sabino; non già 1'intèhce S 1- 
bino, che prefo da i Germani inlìeme con !f!.!,tÏn'âo A'tico Confole, fu 
condono carico di catene davanti a Vitellio. Si falvò Attico, ma Sa- 
billo, uomo dl gran credito, e di raro meriro, c FratcHo maggiore di 
Fefpafi.mo, fo[(o Ie furiofe fpade di que' [oldati perdè la vita: del che 
PIÙ chc d' altro s'affl,t1è dipoi J7efpafiano, ma n
m già !lJuâano, chc: 
il riguardava come olt:acolo all' afccndeme dclla iua fortuna. 
A monio P"Ï1>Jo informato di queO:e lagrimcvoli [ccne, moOè al- 
lora il ruo campo alia volt" di. Roma, dove iì trovò alL'incontro la 
mllizia dl Vitcllio, e 10 itdfò Popolo in armi. Giacchè cgli, e Pe- 
tilio Cereale non voJ)cro dar orecchio alle plopofizioni di qualche ac- 
cordo, varj comh,utlmenti {eølllrono, favnrl v0li ora all' una, e4 ora 
all' Jltra pane; ma Iìnalmeme J nm,tI:', 0 fuperiori quei di Vefpafiano. 
Furono prdì \'alj Luoghi di Rom.., c II qù.U'lierc de' Pretoriani, com
 
md1i 



 



ANN A LID' I TAL 1 A. 179 
mcffi rnolti faccheggi colle confuete app 
ndici, e íl !'age di tan.ta gen- F R A Vol
. 
te che Giu[eppe (a) e DIone la fanno aicendcre a cmqu:lnta mila per- ANN 0 .r 9, 
fo
e. (b) VeggenJofi all?ra a 
al pa
tito ViteHio, dal l)alazzo fuggì 
:) lt1.a.;


: 
nell' A vemino, con pen hero dl andarlene nel dl fegudlte a novar Lu- lib. 4, C
", 
âo fno Fratello a Terracin:1. Ma ful (11fo avvi[o, che non erano di- .p.. 
fi p erate Ie cofe, tornò al Palazzo, e trovato pOI ch
 ognun ie n'era !>;a t.;!,. liS. 
. 'I 1) . d' J' tbJ SlIttr;l. 
fuggiro, prel 1 0 un VI e a d lto l ' p co
 u
a Cllltura p'e 1 n l a fl: o l r l o , d ;l
 0 
 n d .t- i;z Vitelli,' 
fconder6 ncl a carnerena e ortll1:'IO, 0 pur nc a, .1 a, e caUl) a cap. 16. 
più d' u
o de' quali fn anche rn,or{ìcato, A nulla &
I .Cervi LJ.uelto rla- 
fcondiglio. Scoperto da un Tnbuno, per nome G/ldl(J Placido, nc fu 
eilrano, e con una corda al collo, colle mani legate al di dinro, fll 
menato per ie fl:l'ade, dilegiato, e con picciole pumure trJ.htta in Va- 
ne forme da' foldati, ed ingillriato da.l Popolo, fcnza che alcuno com- 
paffion ne 
o
ra
e, anzi corre
ldo ognun
 
 rovefciar Ie fue Ha
ue lot- 
to gli OCelli d
 1m, Cre
ene 
I farg
1 f
rviglo un 10ldato T tdcieo, p
r 
levarlo di tann obbrobrJ, e gh lafclo iulla tetia un ooon colpo: II 
che fano fi ammazzò da fe ile<<o, ovvero, come s'ha d.\ Tacito, fll 
uccifo da gli altri. Terminò la fua vita J7ittllio, coli' el1ère gitt;no 
gill per Ie fcale Gemonie j il cadavero fuo fu coil' uncino ílrakinata 
al Tevere, e la fua tena ponat't per tuna la Città, Era in età di cin- 
<juantafene aoni j e qudlo frurta riponò egli dalla fcol1ligliara fua am- 
bizione, alzato da chi nol conofceva a sì fublime grado, ed abborrito 
da chi iapea di fua vita, riguardandolo per noppo indegno dea' Im- 
perio, e cert:tmeme incapace di iotlcnerlo c.m rami perverlï cofl:umi, 
e sì grJnde polrroneria. Rdtò bensì libera Roma dall' UfurpJ.tore V 1- 
1:ellio, ma non glà dalle atroci penlìoni dclla guerra civile, Per lungo 
tempo Durarono i faccheggi e gli omicidj, l\tlaltrattaro era chiunque 
fu amico di Vite1ho, e lotto queHo preteHo fi tlend"va ad altri la 
ferece avidità de'vittoriolï e licenziofi iold.lti: in una parola, nmo cra 
Intra, confulïone, e lamemi in Roma, cd ahrove , Ancorchè Domi.. 
ziaJ:O figlio di V c[pafi:mo fo<<c ornaro immediatamente col nome di 
CrfMe, pure niuo rimcJIO apportava, imento folo a sfogar Ie palIì.mi 
proprie della fcapdhara giovemll. Lucio J7ilel/io, Fr.Hello dell' eHimo 
Auguíl:o, venne ad arrcnderli colle {ile fol.tuefche, fperando pure mi- 
ghar rrattamento j ma reao anch' egli barbar,lmel1te uccdo, Fece 10 
ftdTo fine G'Rrmanico, picciolo Figliuolo del medctimo Imperadore. 
Subito, che fi potè raunare il Senaro, furono dccrerati a }l.wio J7e- 
.fPaþano tUtti gli onori, 1cl!iti a godcrli da gl'lmper,\dori Romani. E 
bilogno ben .grande v' era di un sì fano Imperadore sì per rimc:-ttelc 
in calma la l
>I1cerrara Roma cd Itali:t, come ancorJ per dar iè!lo alb 
German:a e l;.llIia, dove Claudio Ci'l:ilt avca molTo Je i gr.lvi torbidi, 
che accenneremo fra poco. Guerra eziandio el a neliJ. GllJdel, gucrra 
neìla MeGa, e ncl Ponto. Sovralbvano perciò danni c pericoh non 
pochi alla Romana Rcpubblica, fe non arrivava 
 regcerla un Augu- 
fio 
 che per fenuo e per valoH: gareggiaITc co i migliori. 


z
 


Anno 



18
 


.:\ N 
 A LID' I TAL.I A. 


Anno di C R 1ST 0 LXX. Indizione XI I I. 
di C L EM E N T E Papa 4- 
di V ESP ASIA NO Imperadore 2. 



 F I. A V 10 V ESP A S I A 
 0 Au GUS Toper 
Con[oIi volta, 
T j T 0 F L.
 V 10 C E SA R E [no F1g1iuolo. 


1..1 feconda 


Ell A Volg. A N,
or,chè [')I1
ro lontani da .Roma V
{paftano Auguflo, e 'Ilto ruo 
ANNO 7 0 . flglJO, dlch,arato anch'el1o Cef.we dal Senato, pure per onora- 
re i pri.ncipj cl,i qUC',ilo nuovo Imperadore, fureno amendue promoí1i 
al C,H110hro? In C
lI. procederono per tutto Giugno. In elJà Djgnità 
ebbero per tut'ce/Jorl nelle C:llcnde di Luglio llL.1rco Licinio Jo.1uciani, 
e PIlMio F.:Úrio ,Ajìatico; e potèia a quelb nellc Calende di Novem- 

. bre fuccederono Lucio AmÛo BRfTo, c Gaio Cecina PlIo. Da "the (4) 
t 1 )-t. 
fto
. nell' Anno preced.ent.e giunte a itom.l lUIICid,i1o? p
"ere egli i.1 gover
o, 
ÐiJ lib. 66. facendo qucl ehe. gh parea fotto nome d, Velpahano. V' 1I1terVel1lva 
anehe Dcmi:darJo Cefare Figliuolo dell' lmperadore, per dar colore a 
gli affari; ma quantllllquc egii prendc/Jè malre riioluzioni per Ie 1I1i- 
gazioni de gli amICi, pure i' amond. era princip.1\mente pre/fo .\Iu- 
ciano, uomo di [moderat:!. :1l11bIZione, che s' and,wa vantando d' aver do- 
nato l'imperio a V dp.dìano, C J' eifel"(: com.: Fr.ltello di \ui, e t:lcen- 
do pereiò ,lito e b.ll1'O, co;n
 s' cg!i Ildf..l fof1è I' I mper<ldor
 . Cerro 
la fna prima cura fu quelb di mctter line all'inlolenza dc' fold.lti, e di 
ridurrc la quicte pI"imiera nella Città. Ma un' altra mJ 6 ßiormenrc n' eb- 
be pcr adul1,lr danaro il più, che. fi potc
,' p.:r rinforz;lI"c il pubblico 
fallito erario, dlccndo fempre, che fa pecunia U"J it nerbo del P;ir
cip.l- 
to; nè gli rinc.-dèeva di tir,lr topra di s.: I' odiolit;Ì J..:lIc clåziol1i, t" di 
rifparmiarl,l a Vefpafiano, pcrchê I1C pr06[[a\'a non pùco anch'cgli :,
r 
fe !lenò. Recavano a lui gel,){ia ,d/Jtonio PrirJlo, dlve-nuro III gran ere- 
dito, per aver'egli abb,d1àto Vircllio; cd Arrio Varo, perchè alzaw 
alla pC'tcntc carica di Prt:
etto d
l Pretori
. Qumo a,l,)rimo, il car
- 
eò di lodi nel Senato, gh motlro gran confidenza, glt feec t pcrare Ii 
gove!'no ddb Spagna Taraconenlc" promol1c a gli onori V:llj "di lui 
amici; ma nello 1tclfa tempo mando lunS1 da R,)!11 1 1..: Lc
'on', che 
avcano ddl' amore per lui, c f.:cc rc!br lui in Iccco, 1\ndo Primo a 
trovar V dþalì.lI1o, che il ricc\'è con moltc carczze; ma 
luciano, con 
r.\eprercmarlo uomo pericololo a c.lgion ddLl fua ardltezz:.l, e con ri- 
levar gli abbominevoli dlCordini da lui permd1ì in Cremon.l, Roma ed 
altro'Je, pa guad.lgnarfi I' afFetto de' lòldui, gli t:!.gltò in fine Ie g.lm- 

b) Tacims be. (b) Pa canto di Va,"Q gli tolii: la Pretèttura del Pretorio, dando- 
I'tb. 4. ,.69. gli quella ddl':-\.t1_t1ona, e CuftiruÌ nella prtma carica Clemente .drretÙJo
 
Vd.rente di V cJpahano. 


Allor- 



ANN A LID' I T ^ L 1 A. 181 
Al10rchè fi compiè la Tr:1gedia di Vitellio, fi troVava Pefpa{tano ER A Volg. 
in Egitto, <fita luo Fi
huolo nella Giudea. Non si ralh ebbe Veípa- ANt\O 7 0 , 
fiano avvltå di quanto era avvenuto, che fpedì da AleíTandria aRoma 
una copiof.'l Aotra di navi cariche dl gran'), perchè Ie foprafhva una 
terrihil carenia, e I' Egitw da gran tempo era il granaio de' Romani, 
affinchè que! gran Popolo abbondaíre di venovagli:l. Se vogliam cre- 
dere a Flloilraw (a), Vefpafiano fece di gran bene aIr Egitto can dare (a) philB. 
un tàggio regolamento a que! paefe, e[:lUtlo in addletro per Ie fover- flratus in 
chie Inlpotle. Dione (b) all'incontro ancfia, che gli AkíTandrini, i .Apollon. 
qua\i ti afpettavano delle notabili ricompenfe, per eO(:re tlati i primi T"jun., n 
2d ac...:lamarlo I mperadore, fi tTovarono ddufi, perchè cgli volle da 10- 

 DIO I. 
ro buone fomme di danar n , eGgendo gli aggra'.'j vecchi non pagati, . 
fenza. efemarne nè meno i poverÏ, ed Imponendone de i nuovi. Qye- 
fio era il folo difeuo 0 vizio (fe pure, come diremo, tal nome gli 
compete"a,) che s' aveíTe VefpaG:l.I1o. Perciò il popolo d' AlcíTandria, po- 
polo per aItro avvezz.o a dir quafi ièmpre male de't"uoi Padroni, fe ne ven- 
dicò can delle Satire, e can caricarlo d'ingiurie, e di nomi moIro olrrag- 
glOfi. Perciò vi mancò poco, che VerpaGano, quamunque Principe favio 
ed amorevo\e, non Ii gatbg:.1i1è a dovere; e I' avrebbe farro, [e Tito fuo 
Fighuolo non fi fofTt: imapof1:o, p::r otten
r loro grazia, con rappre- 
femare al Padre, ,he i faggi P,-incipi Jannf) que/ cbe debbollo, a credon, 

eJJ Jatto, e plli /aJciano dire. Nella State venne Vefpafiano Augutlo 
211a volta di Roma. Arrivato a Brin,jifi, vi truvò Muciano, ch' era ita 
ad incomrarlo colla primaria Nobiltà di Roma. Trovò a Benevento il 
Figliuolo Domiziallo, che già avea cominciato a dar pruove del perverfo 
fuo natUrale can varie azioni ridicole, 0 con prcpotcnze. Pelch' egli 
nella lontananza del Padre fi era arrogau più amorità, che non con- 
veniva, e trafcorre\'a anche in ogni forta di vizj: Vefpaliano in collera 
parca dilpotto a de' gra\'i ritèmimenti C0ntra di quetto fcapdlr:1to Fi- 
gliuo\o. (c) II bu('n Tito flIt> Fratello tù quegli, che perorò per lui, (c) Tar;tus 
e difarmò I'ira del Padre. Non lafclò per quetto VetpaGano di mOl{i. I. 4. Riflor. 
ncar la fuperbia d' eOò Domiziano. Accolfe poi gli alai tutti con gra- C.IP. 52,. 
vità condlta di cordiale al11orevo!ezza, tr.\ttando non da Imperad.)\'(:, 
ma come perla"" privata con cadauno. Aveva egli moIto pnma il1\'Ï.1- 
to ordine aRoma, che fi rif.lbbnca/le il bruciato Campidoglio, d,mdo 
tal'incumbenza a Lucio Fcßino, Cwaliere di moIro credlto. N d l:ÌI 2 I. 
di Gmgno s' era daro principlO a sì imponame lavoro can tuUo il [u- 
perlbz\O{a muale, e Ie cerimonie di Roma Pagan.1, con elf,rlì girr,ne 
ne' f;md",mentl afr.1i mone[e nuove, e non uCate, perchè CúSI aveano 
decrt:t.lto gli Arulpici. Giunto d;l lì a non moho VefpaGano .t Roma 
per meglio amenncar la flu premura per quell.! f.lbbrica, e per alz:I: 
quivi un fUlltllofa Ternpio, (d) fll de i pnmi a portar fulle fue fpalle Cd) SNtII1Ð. 
21quanu di que' rottaml; e volle, che gli altri N oblli f",c
 nero altret- in Vt,fþllþa- 
tanto, afunchè .dal Cuo e 101'0 etempio tì animaíTe nl.1ggiorm:nre il Po- nD cap. 8. 
polo all' imprela. E perciocch
 nell' incendio d' e(fa Campidogli,) erano 
pente circa tre mila Tavole di mme, 0 fia dl bronzo, clOè Ie pili p,re- 
zio{è 



[
'1. ANN A L I D 9 T TAL I 
I!. !I. A V01g. 'l.i')fe antich
t.l di Roma, fðrcJJ.è in fi rrni Ii TavoJe .eranø int:1 D li;1te 1e 
ANNO 70. Leggi, i Dec.n:ti, Ie Leglx:
 l.e Paci, e gll a,ltri Ani più inTI g !1i del 
S
nat() .e del t'opolo Roman.:> fin .dalla fondazlOne di ROllin: coman- 
dò, che fc ne rjce:rca{fero dLligcntemcnte queUe corie, che Ii potdTe- 
fo ritrovare, e di n]iOVI]) ')' it1cldeíT'
ro in altre T:lvnle P arimente -('\f- 
dinò V dp.1lÏano, che fofTe reítimita 1a buona f.lma a tutti i conden- 
nati al tempo di N crone (-4)., e tono i tre tulTcguemi Augulh, e la 
libenà Q tutti gli eGhari, che fi. troval1èro vivi i e chc iì c;j,f1
{1èro 
tune Ie 
ccufc dc' temp
 
ddietro. Cacclò czia"1dio cli Roma tutti ,gli 
Srrologhl, geme pemac!CJ.a õAlle R.erubhhche, qU:lntunque -egli non <.Ii- 
fpr
!l.zaClè qud
' Anc: vJ\na, e "ren
ífei
 fua Co.ne 
no.di 
111i pefca- 
ton dell'avvomre, fhmandolo II FlU perno de g11 altn. E {ì fa, eh'e ,Ii' 
a requifizione di 'un certo .B:u bIllo 5trologo cooced
rrc al POr(
O 
d' EfdD di pater fan. il combattimento arpellato facro: grazia da 1I11Í 
non accordata ad alt1'!C: Città. 
Due guerre di fomma 1m-portanza ebb
ro in queH-i tempi i Rø- 
mani, l' una in -Grudea., l' altra nella Gallia c Germania. Ditfulå- 
mente è narrata 1.1 'P1"im..'1 da Giufeppe Ebreo; 1" una e l' altra da Cor- 
nelio Tacito. 10 me ne sbrigherò in poche parole. Famolìl1ìm,l è la 
gucrra. Giudaica. A \'ea qud L-'opolo I) ingraro e cicco, ricompenfato 1Ïl 
Met1ìa, cioè il .divino Salvator nolbo" di t:mti fuoi bendìzj., can dar- 
gli una mane ignominioCa; a
ca perfeguitata Q tutto potere fin quì 
Ia nata filntiffima Religion.e dl Cnfto. Venne il tempo., che la giu- 
fiizia di Dio volle lalciar piombare Copra quella fcun0Ccente N azioÐc 
(b) 'o(eph. il galligo, già a lei predet
o dallo flcßò Signor noHro . (b) 5' erat:to 
l,b. 5, tie. ribcllati i Giudei all' Impeno Romano, e per una viuoria d.l 101'0 ri- 
.Bell'1 uda ,- portata contra Cefiio, parea., ch<: Ii rideíI(;1"o delle forze Romaoc (c). 
(
) Tac;tus Vefpafiano irritaro forte cont
.a di loro, fpew cri/a f
lO Fighuolo 
fIiif/or.Jib. f. nella Primavera dell' Anno prdente per domarli. Gerufalcmrne era in 
que'tempi una delle più belle., forti, e ricche Clttà ddr univerfo, 
perchè i Giudei fparti in gr:m copia per l' Afi e per l' Europa, fa- 
ceano gara di divozione, per mandar colà doni a1 Tempio, c 1imo- 
fine di danari. Per dar anche a conoCcere Iddio più vifibilmcme, chc 
ðalla fua mano veniva il gaf1:igo, Tiro andò ad aOèdiarla in tempo, 
che un'infinità .di GiudcI era fecondo il collume concorf.1 colà per 
celcbrarvi la Pafqua: nd qual tempo appumo aveano crocifilTo I' um;\- 
naro Figliuol di Dio. 
he iter
inato num
r
 d' effi p

 giu
t
 giudi- 
zio di DIO fi trovaíTe nilretto ID quella CJtta
 corne 10 pngJOne, fi 
p
ò raccoglierc dal m
defi
o l
ro S,rorico, <!iufC"ppe, il qu
le a
e- 
t'ike, che durante quell a{fedlo VI pen un mllhone e ccnto Imla Gm- 
dci per la fame e per la pefte. Sanguinofi comhattimenri lèguirono j 
olHnato quel Popolo mai non volle aCcolrar propofizioni di p,tcC, e 
Ji arrenderii. A vvegnachè riu(clíT'e al copiofiíIìrno eferciro Romano di 
fuperar 1; due prime cimc di .mura di quella, Ciuå, l
 tC"rz
 
ondi- 
meno piu ,forte dell' altre. fu 51 bravamel
te. dlfefa da gh aífcdl:HI,' ch
 
1'lto perde la fpcranza dl efpu,gnar la Cma colla fona, c fi nvolle 
a1 


(:I' Diø i. 
Excerpt;' 
JT4ltþanis.. 



A N 
 A LId I TAL I It. 183 
at partito di vincerIa con la flm
. Un prodigiofo mum con fo
e e E'll A Volg. 
"alboni di clrconvallazione farto iO[ol"Oo a Gau[alcmme, toUe ad ANN. 1 0 . 
ognuno la vIa a fl1gslrtene. Però l
n'orribil Fame,.e la Pefte fua.com- 
pagna, entrate 10 Geruf.l1emme, VI f.1ceano un o.r
ldo 
cello dl que. 
gh abiranti; i quali anche di[cordi fra 10ro e fcd1Zl.ofi, f'lUtwtto ama. 
Vano di vedere e foflerire ogni più ornbile lèempio, c
-= di fugget- 
tarii di nuovo al Papolo Romano. Non {ì può lcm
cre fcnza orrore 
la detCrizion
, che fa Giufeppe di quella deplarabil mifer
a, a cui dif-, 
ficilmeme tì rro\'erà una umlle nclle Storie. Imm.:nfe turono Ie ru-, 
beric, e Ie crudeltà di quei, che più poceano in que;}.! Città; Ie cen- 
tinaia di migliaia di cad;lveri accrefce".ano 11 ferore, e Ie mi[crie di 
coloro, che reH:avana in vita; faceano i falii Profcri, e i Tiranni in- 
terni più male al Popola, che gli llelli Romani. l\Ja nel dì z.z.. di 
Lu,ylio il Tempio di GerufJlcmme fll pre((->, e con tuna la cura di 
Tic
 Cc{àre, perchè G conrervaf1è quell' in 6gne e ricchiffimo eddicio" 
Dio permife, che gli fl:eßi GiuJei vi attacca(fero il fuoco, e G ridu- 
ceife in un monte di falli, e di cenere. S'impadronì poi Tito della 
Città alta e ba/fa ncl Mefe di Settembre colla ftrage e fchiclVitù di 
quanti G ritrovarono vivi. Non [010 il Tempio, ma anche la Cinà, 
parte dalle mani de" vincirori, parte dal fuoco furono disf.mi ed arter- 
rati; e quelh gran (;ittà rimate per gran tempn un orrido teftimo- 
nio dell'ira di Dio, Gecome la dlfperfion di qud Popolo fenza Tern. 
pia, [enza Sacerdoti, che noi tuttavia miriamo, fa fede, qu
lla non 
e/fere più il Popola dl Dio, ficcome avean-o predetto i Profcci. 
L' altra guerra, che i Ra,mani [ollennero in q 1 ldìi tefJ1pi, ebbe 
principia nella Batavia, oggidl Ollanda, [ouo Vitcllio (a). ClaJJdio (a.) Tacitl4s 
Civile, perfona di f.'lngne Reale, di gran coraggio, avendo prere J'ar- Hij/oriar. 
ml, tluzzicò que' Popoli, e i cireonvicini aneora, a rivoltarG contra lIb. 4. 
dc' Romani e di V irellin, con apparenza nondimcno di tò{tenere il 
pdrtlto dl Vefpauano. Diede Cui Reno una rott.\ ad Aquilio Generate 
dc' Romani, c al Cuo fiacco e{erciro. Q.yeth vittori.1 tece voltar ca- 
facca a molre d"lIe foldarefche, Ie quali aufiliarie miJitJvano per l' r m- 
perio, c c
mmo{f
 a nbellione alrri Pop,oli d
l
a GeIman;,a. e, della. Gal- 
Ita; e pero crefc'uce Ie forze a ClaudIO CIvIle, non rlU[cI a lUt dif- 
hcile il riportare altri vantaggi. Ma dopo la mone dl Vitdlio, i Mi- 
nl,tri di VefpaG.\no inviarono gran copia di gente per irmorzar quell' 
incendia. Å,mio Gallo, e Petilio Cerenle f:ùrono fcelti per Capirani di 
tale Impre[a. Andò innanZi il terrore di quefi' Armata, e cagion fu 
che la pane rivolrata della Gallia rorna/fe all' ubbidienza. Furono ri
 
pigliate alcune Ci[[à colla forza, date più [coofine a C1\'ile, e a' fuoi 
fcgu.lci, tanto che tUtti a poco poco G 
'i
uffcro a picgare il colla, e 
a ncorrere alIa clemenza Romana. DomzzzallO Cefare in quefia occa. 
bone, bramofo di non eílère da mena di Tito [uo fr atello, volle an. 
d'lre. alla gucrra; e .l'I1!lciallO per paura, che 
u,e

 sfren
to ed im pe- 
tU,Jlo glOvanc non comrnette/fe qualche beLbalrta 111 danno dell' armi 
Rum.me, giudicò meglio cli accompagnarlø-. Seppc poi con dcfirez. 
za 


.... 



184- ^ N N A L I r>' I TAL I A. 
Za fcrmlr.10 a Lio
e f
Jtt? va
j_ pretefl:i, tant
 .ch,e 
 miCe fine a qu{'l1. 
guerrJ., knZ3. ch cgh VI aveOe mano; e pol cIa 11 ncondulTè in Ita"a, 
aceiocchè aoda<<e ad incomrar il P.tdre Augulto, il qUdle, ficcol1Je 
glà dlcemm(), venne a Roma neW Anno prelente, e fu ricevuto con 
gran magmfieenza da per tuno. 


Anno di C R 1ST 0 LXXI.. Indizione 
di C L E ME JS T E Papa 5. 
ài V F SPA S I AN 0 Imp,
radore 3. 


XIV, 


i FLAVIO VESPASIANO AUGUSTO 
Confoli volta, 
J\tlARco COCCEIO NERVA. 


per la tena 


E"A Volg. N Erva Collega dell' Imperadore oel ConCo1ato, divenne 
lOch' egti 
ANNO 7 1 . cnl tempo Impcradore. Non tennero dli C,)))[oli fe non per tut- 
to Febbraio quella Dlgnnà, e ad cHi fuccederono neUe Calendc di Mar- 
zo FJa"J;o DomiziafJo Ce/are, Figlillolo di V C{p.1 !ìano, e Gneo f edi() 
Cajlø. l\Jerito gran de s' era J.cquittato <fito Cefare prdfo il P.\drc per 1a 
gucrra gloriofameme termalata nella Giucka. Maggier anehe cr.t il 

J1t:rito de'fuoi dolci coilumi,. (A) Cot;Jnto Ii face\'a egli amar cia i fol- 


) i
;t:
s" dati, che 
'
po la ,rrela dl Geruialemme l' Ar
ata l
\)ma'u gli dìcdc 
il titolo mÜltare d J mperadore; e \"olendo egh Vel1l1"C aRoma, cp- 
minciarono tutti con preghicre c poi con mmaccie a gridare, 0 che 
rellat1è egh, 0 che tutti li conducdJe 1ceo. Per que!lo, e per qual- 
che altro barluI1?c inlorfe. fof pet
o pre<<o dclla {jcntc mJ.liziofa, ch' cgli 
nudli11e de i dikgni di nvoltarh comra del Padre: il che giammai a 
1m non cad de 111 penfiero. N e fu anche informa[O V cfpali;lIlo; ma 
ficcomc egli avea trappe pruove deli' O:lO:'dteZza del F'giiuolo, COSJ 
non ne ftee cafo; anzi udito, che già l'gli era in vi1ggin, il feel' di- 
chiarar Cuo Collega nell' Imperio, e campagna anchc nella PodcUà 
Tnbunizia, ma knza cOllkrirgli i titoli d' Áuguflo, c di Pa{ke della 
Patria. QuetH onori cquivalevano all ora aìlJ. Dignirà de i Ite de'Ro- 
mani de' nøihi giorni, cd erano un Geuro grado, pcr fucccdcre al 
Padre Auguito nell;l piena dignità ed au
ornà Impcri:tle (b), Pal1àn- 
do per.la ,Cittå d' 
rg
s, \' 011 e, Tito .abboc
arli, con ApotlOl1io :IÎa1JfO, 
Filofofo dl wan gndo 111 quell! tempi, c dl Clil molte favole h.mllo 
fpacciato i Gemili. II pregò di dargli alclìl1C regole pt:r raper b!:11 
governarc. Altro non gli dJll'e cgli, ic oon d'imitar VeCp..lìano fuo 
1'.ldre, e di afcoltar con pazienza Demetrio Filololo Cinico, che f;tcea 
profdiione l!1 dir llhcramen
e, e, fcnza a
ula,zionc, o. rifp_etr<
 d' ;.Ilcu- 
no la \icrita; e che non s mqUietaOc, Ie 1 ave<<c nrrelo dl qualchc 
falÌo. Tim plomilt: di fàrlo. Ebbc Tilo remore per il1Jada delle rl'- 
lazioni maligne l,onate di lui al l-'adre (c forCe 11' era flato fotto ma- 
no 


(b) phi/ø- 
flratlls in 
.A p ..lIm, 
1)lmll . 



ANN ^ LID' I TAL I A. 185 
no autore l'invidiofo Domiziano) con fargli anche fofpettare, che Ti- ERA Volg. 
to non verrebbe, perchè macchinava cofe più grandi. Allora egli s'af- ANNO 7 1 . 
frettò, e in una nave da carico, quando men s' alpenava, arri vò in 
Corte, e quafi rimproverando il Padre, ch' era uicito in frena ad in- 
contrarlo, un pò agramenrc gli diffe: Son 'Vel1/tto, Signor e Padrc,Jòn 
'Venuto. 
Fu decretato il Trionfo del Senaro tanto a Vefpafiano, quanto 
al Figliuolo, lèparatamente reI' la virroria Giudaica. Ma Ve[paGano, 
che amava il rifparmio in tune Ie occorrenze, nè potea fofferir tanta 
fpef:'l, Ii contentò di un [010, che fervi{fe ad amendue. Non s'em mai 
vcduro in addietro un Padre trionfar can un Figlio: fi vide quefla vol- 
ta. Memoria di queito trionfo turravia abbiamo nell' Arco di Tiro m 
Roma, daro anche aUe itampe dal Bellono, e vi fi mira ponaro l'au- 
reo Candelabro del Tempio di Gerulàlemme. L' efferfi fdiæmenrc 
terminate Ie guerre deUa Giudea, e Germania, diede campo a Ve- 
fpaGano dl fJbbricar il Tempio della Pace, e di chiudere quello di 
Giano; giacchè per turto l'lmperio Romano fi godeva un' invidiabil 
calma. Q1dla [pezialmeme tornò a fiorirc 111 Roma míìeme colla Giu- 
fiizia, per ranti anni in addietro b
nd'ta da elf.., e vi riforfe la, quiete 
de gli animi, e l' allegria: tutti eftetti del faggio e dolce governo di 
Vetpafiano. Huon conceno Ii avea ne'tempi andati di qUe1to perfo- 
naggio; ma divcnuro Imperadore, fuperò dl lunga mano l' efpettaZlOl1 

'ognuno. (a) ! mpl:ro
chè wilo Ii acciniè cgh co
 vlg
re a ritlab
- (a) simon. 
lIre Rorna, e I Impeno, che tanto aveano pauro lotto 1 precedentl, ilz VrfpnJza- 
o Principi 0 Tiranni; nè fi diede mai potà, finchè vi{fe, per lcvarc n, ".p. 8. 
i difordini, e per abbelhre qudla gran Città. Chiara cof.'l e{Tendo, che 
i pa{fati 
ffanni princlpalmente erano proceduti daIl' avidlt
, inlolenza, 
e poca difcipll11a de' foldati, e lopra tutto dc' Pretoriani, vi rimedlò 
col caí1àre 1a maggior parte di quei di V itellio, ed efigere rigorof.'l- 
mente la buona dllciplina da i [uoi proprj. Per afficur.lrti meg1io del 
Pretoria, cioè delle Guardie del Palazzo, can iltupore d' ognllno creò 
]0 fie{fo :lito, fuo Figliuolo e CoJ1ega, Prefetto del Pretorio: carica 
fempre innanzi efercitat;\ da i Cavalieri, e che perciò di\'cnne col tem- 
po 1a più intìgne cd apprezzara dopo la Dignità hnperiale. (b) La vi- (h) DIJ lib. 
ta di VefpaGano era [enza faito. 11 venc:rava ognuno come Signore, 6ü. 
ed egli amava all"inconrro di comparir verfo tutti più tofio Concit- 
tadino, e come perfona tuttavia privJta. Di !".do abitJva nel Palazzo, 
più fpel1ò ne gli Orri SalluHiani, Luogo delizlOfo. Dava quivi bcni- 
gnamente udienza non folo a i Sc:natori, ma a gli alrri ancora di qU:ll- 
1ivoglia grado. V igilamií1imo [oleva avanti giornu, fiando in lerro, 
]eggere Ie Lntere, e Ie memoric a lui prcfenrare, ammcttere i fuoi 
famlliari ed amici, quando Ii veltiva, e hwellar can loro dell(: cofe 
occorrenti. Uno di quelti era Plinio (c) i/ vecchio. Anche andando per (c) PliniJ/s 
iilrada non rifiutava di parlare can chi avea bilogno dl lui. Fla 11 gior- JII''i/O!'. lib. 
110 Havana ;Ipene a tutti, e fcnza guardia, Ie porte d.:\la fua abita- 4. Hpiflol. 5. 
zionc, Sempre intcr\'cniva al Senato, mofirando il COl1venevol rilpct- 
1ôm. I. t\ ;j, to 



F. I\. A V olg. 
ANNO 71. 


(a) phi13- 
flral14S in 
Vill A?ol- 
Ion,; Ty.ln. 


(b) DiD lib. 
6". 
Suetmius 
in J"fpafia- 
71' cap. 14. 


186 ^ N N .\ LID' I TAL I A. 
to a quell' Ordine infigne, nè v' era afftre d'imporranza, che non co- 
munica!Te con 101'0. Soventc :1Ocora andava in piazza a rcndere giut1i- 
zia al Po polo , E qualora per 1.1 fm. a\',ll1zata ed non potea portadì 
al Senato, gli p,micipava i fuoi fentimenti in i[crino, e incaricava i 
[uoi figliuoli di leggerli. N è Colamente in ciò dava egli a cono(èerc 
1a l!ima, che tàc
a del Sem\to, ma eziandio col voleI' Cemprc alb fua. 
uvol.\ molti de' Senatori, e coIl' and,tr egli ftdli:) non rJde volte a pran- 
2.are in ca{a de gli amici, e dc' familiari tuoi. Sapeva dir delle burle, 
e pungcre can grazla; nè s' avea a male, s' altn facea 10 1l:dlì.) valò 
di lui. Dikttav,Üi ma{Iimamcnre di praticar colle pafol}c favle, per Ie 
qlllii non v' era porriera, c fu udito dire (a): Oh poteJlì io COlhCllJdare a 
cle i [aggi, e che anche i ,{aggi pote{fèro comandare a me! Non lIIancava- 
no nè pure in qu.:' tempi Pafquinatc e Satire contra di lui; ma egli, 
benchè ne fo!Te avvertlto, non fe ne alterava pLnt:O, fegJ.itando ciò 
n -n otbnte a Ür ciò, che riputava utile alla Rcpubb1lca. .\llorchè 
Vefpalìano era in Grecia col pazzo Nerone (b), vedendo\o un dì nel 
Teatro proromperc in parole e gcfti indecemi alla (U;1 Digl1ltà, nOI1 
feppe ritenedi dal fare un cenno di llupore e dlfapprovazione. Febo 
Liberto di Nerone, oGcrvato ciò, fe g]i accollò, e di!Tcgla, che un 
par Ii.to non inava bene in que! Luogo. Do'Ve 'Vo/ete, cb'io 'Vada? cliffe 
aHara Vefpafiano. E il fuperbo ed infoleme Liberto replicò, cbe an- 
daffi a/fe forcbe. Conui ehbe tanto ardire di prc[emar{ì davami a lui, 
già di,,'enuto Imperadore, per addurre delle [cufe. Altro male non gli 
fece V efpa!ìano, fe non di dirgli, ,he Jè g/i /e'Vaffi d' a'Vai1ti, e andaJTe 
a//e forche. Con rara pazienza fofferiva egli, che gli fi dice!Te la ve- 
J'Ítà, e godc\'a quel bel privilegio, tanto ef.'draw da Cicerone in Giu- 
lio Ccfare, di dimentic:u Ie ingiurie. f\hritò molto decoro(;1mente He 
Figliuole di Vitellio; e bcnchè fi trovaGe più d' uno, che macchinò 
congmre comr.\ di un Principe sì buono, comuttociò niuno m,Ü ga- 
iligò (è non coIl' e!ìlio, [okndo anche dire, che compati'Va /a pazzia 
di c%ro, i quali afpiravano all' Imperio, perchè non [apeano, che aggra- 
'Vio e [pine l' accom2agnal[ero. Però fua ufanza fu di guadagnar co J be- 
nelizj, e non di rimeritar co i gafiighi, chi era !taw Minit1ro della 
crudeltà de' Tiranni, perchè volea credere, che avefTero così operata 
più per paura, che per mJ.liz!a. E quefto per ora bani de' coftumi 
di V c[pa!ìano. N e riparleremo andando innanzi, come potremo, giac- 
chè !ì fon perdute Ie Storie di Tacito, e con ciò a noi manca il lilQ 
cronologico delle azioni 10devoli di quefto Principe. 




 
 


 
 

..:.
, 
 
..,. 
- '!'---: .....--
 



 


Anno 



A 
 N A I. I D' I TAL I A. 


187 


Anno di C R 1ST 0 LXXII. Indizione xv. 
di C L E MEN T E P
pa 6. 
di V ESP A S I A N 0 1m per adore 4. 
{ V ESP A S I A N 0 A U GUS Toper la quart a 
Confoli ,olta, 
TlTO FLAVIO CESARE per b feconJa. 


D A ppoichè Mucianø venuto aRoma cominciò a godere de primi 
on In, II governo della Siria fu d<HO d I Veli) IGaoo a Cefe1lilio Pe- 
to. Scn(fc egli a R'mla, che AntiocÐ Rf delta Comagene, il PIÙ 11(,'(:0 
de i Re fuddiri d, Roma, con Ep
fane luo FigliuolO tcneva de i trdt- 
tati kgretl con Vfllog
/Ó Re de i Parti, dli't-gnando di nvoltal ú. Dubi(a 
Gmfcppe Ehl eo (aj, Ie Antioco folfe dl CIÒ IIlnocente 0 reo, cd in- 
dlllJ. piÌl tolto al prnno. Pew gli volea poco bene, e potè ordir que- 
lh tI.lma. V <. fpalìJ'w. a cui trOppo era diffi
-ile il chiarire la vemà, 
nè volea rr.\lcurJ.r I' atfare, elTendo di fomma ImponanzJ quella Provin. 
cia per Ie fr' m iCI e ddl.l Sona t" dell' 1 mpt:r1o Romano: mandò 01 dine 
a Pero di f,lr CiÒ, ch' egh cledelTë PIÙ COIWeneV(\It: e glUllo in tal con- 
giUntllt.l. Pert.,lIto unit'''Ilì qud Guvernarore con Arijlobo 0 Re di Ca, Úde, 
e con Soemo Re di Emeffa, entlo coll'derciro nella Corragene, .\ quc- 
1h inalpcttata m,)
fJ. :\o[loeo Ii riti1ò con tuna la lua tàmiglÜ, e fLn- 
z.\ volerc far from-= all' armi Romane, latclO, che Pl'tn entrallt: In Sa- 
molata C'rnale d-=' IU,1i 
tati. Eplfanc e Callmico fuol Figliuoli, pn;[e 
l' ,umi, f:c..ero qu.Üchc rdi Ilenz.\,j m,\ tardärono poco i lor iold.ni a 
rt'l1dt'rlì a i Romam . 51 ntùgi.1rono cHi alla Corte di V ologt fo Re de i 
J->arti, che gli aceolfe, non glà com.: efilian, ma come Pnncipi. An- 
tioco lor Pddre fuggl nelLt Clhcia. Pew invlò g
nte a cercarIo, cd 
('{rendo llata colto a T arlÏ, fu carieato di catene, per cf1ère condot ro 
aRoma, Nol permife \'efpaúano, e fpedl ordll1i, che tòlTe nmef10 in 
libcrtà, e che potdfe abltare a Sp.lrta, dove gli facea fOmnil/lithar 
tutto l' occorrcnrc, accioechè viveITc da par [uo. Per interceOìonc 
J()i 
01 V ologdo a i di IUl FI
)iuoli tù permcOo di venire a ROffia. \ï 
venne :tnehe A ntmeo, e tutti flceverono trartamcmo onore\'olc, lenza 
più ria\'er quegli Stat!. SIJmo at1ìcurati da Sucronio (b), che la Co- 
magene, ficcOlne ancora la Tracla, 1.1. Clliel.\, e 1.\ G IUdca, furOl
o 
ridotte in ProvlI1cie fotto \' efpaGano, cioè Ilnmcdiatame11tt' gO\'ernCltc 
da gli Ufizlali l<..om.mi. Ma non tuno CIÒ ilV\'enne [otto il pref
'ntc 
Anno. Feee 1t1 quelb tempi V ologdo R.e de' P.mi iibnoza d' aiuti a 
\' etpaGa1lo, perch
 gli Alani, feroce Po polo ddla Tartaria, entl ati 
nella Media obbligarono a fuggll ne Paco1D Re di quel padè, (; 
i- 
ridatt Re dell' Armenia, fUimeciando anchë il dommio dl \ ologcto. Non 
fi volle mifehiar V cip:tlìano ne gli ai1J.rl di que' Barbari j e forfe dl qui 
.A a z. ven- 


7"" 


FRA Yolg. 
ANNO j1.. 


(a) <Jofcph. 
de Bello <Ju- 
d
lC. l;b, 7. 


(b' 5.tttrn. 
in /Ie ;..Jsa- 
1)0 {"
po t. 



188 ANN A LID' I TAL I A. 
venne quaIche alterazion d' animo fra di loro. Sappiamo da Dione (a), 
;lvere que! fuperbo Re fcrina una Lettera con quellü titolo: ArJace- 
Re de i Re a Pefpajialzo, [enz:1 ricono[cerlo per Imperador de'Roma- 
ni, Vefpatiano lungi dal farne rimprovero 0 doglianza a\cuna, gli ri- 
. [po.fe nei medefimo tenore: .Ad ArJace Re de i Re Pefpajiano. Cre- 
Çh) T
ICI u
 dell (b), che in queHi tempi avvem(]è qualche gu.:rra nella ßretagna, 
IR. Vila 17- d d G P .,. C " c ,. 1 , - 
K"..JI.Il cap. ave era an ,no pa overnatore elUlO erea e, con rar QU1VJ arm1 
17. Romane nuove conqUilte. 
Çc) 
:tltO,.. Seguirava intanto Vefpafiano a far de' faggi regolamenti (c), per 
111 
'c[paf.: levar gh abulì, e rimettere il huon ordme in Roma. üíTervate alcune 
cap. 9. perfone indegne ne'due nobili Ordini Senatorio ed Eque1lre, Ie le...ò 
via; e perchè era [ccmato di moho il numero de' medc!ì mi SenatOl i c 
Cavalieri, per la crudehà de' Regnanti precedenti, aggregò a quegii 
Ordini Ie F.lmiglie e petrone più riguardevoli e degne, non tamo dt 
Roma, quamo dell' Italia e dell'altre Provincie. Trovò, cht: Ie Lid 
civili erano cre[ciute a difmifÜra, andavano in lungo, e s' eternavano 
3nche talvolta: male non forettiere anche In a1tri tempi, e in alai Iuo. 
ghi. Cercò di rimediarvi con eleggere varj Giudici, che Ie sbngaf- 
fero fenza :utcnderne Ie formalità e lunghezze ordinarie del Foro. eer 
mettere Freno alla libidine delle Donne Libere, che fpofavano gli Schia- 
vi, rinovò il decreto, che anch' eíf'e perduta Ia libertà diveniLIèro Schia- 
ve _ Per fraftornar coloro, che preflavano danaro ad ulùra a i FIgliuoli 
di Famiglia, vietò il potedo elìgere dopo la mone de i Padn _ Ma 
nulla più comribuì alia correzion de' coflumi, e a f.u cdfare il fover- 
chio luíTo de' Romani, che I' efempio dell' 1 mperadore HeíTo. Parca era 
la menf."1 fua; femplice e non mai pompofo il iûo vef1:ire; úcura dal 
di lui potere l' alrrui oneftà. II di[appmvar egli colle parole e co i 
fani gli eccet1ì intmdoni, più che Ie Ieggi e i gai1:ighi, ebbe f,u'za 
d'introdurre Ia nforma de'cotlumi nella Nobilrà, e in chimIque dc1i- 

d) :'fttofi._ dcrava d'acquiftare 0 conftrvar la buona grazia di lui. Aveva (d) egli 
:;'41 ,:p. a 8 : conccduta una carica ad ùn giovane. Andò coUui per ringraziarlo W[[o 
profumato, Quetlo banò, perchè Velpaúano guarandolo can difprezzo 
gli dicc:íTe: Avrei avulO più caro, cbe IU pttzza.f!ì d' ag/io; e gh levo la 
parente. Oltre a cia per guarire l' altrui vanità. e fuperbia col proprio 
efcmpio, parlava egli tleíTo della b
íf'ezza della prima fua fortuna, e lì 
rife d, chI avea compilata ulla Genealogia piena d' aduJ.tZlOne, per 010- 
llrare, (e) ch' egli dlfcendeva da i primi fondatori della Città di RletÏ 
fua Parna, e da Ercole. Anzi talora nella State andava a paíTar qual- 
che glOmo nella V ilia, dov' (:gli era nato, fuori di Rieri, {cnza voler 
mai, che a q1iel Luogo Iì f.lccHè mutazione alcuna, per ben ricord:ï.rlì 
dl quello, ch'egli fu una volta. E in memoria di 'Iertul/a fua Avala 
pati..! na, che \' avca allevato, ne i dì iòlcmu e fe11:Ïvi íolea bere in una' 
tazza d' argcnto, da lei ufa[a. 


ER A Volg. 
ANN 0 ï 2.. 
(.\) n.o lIb. 
66. 


(e) rdtm in 
Y'{paftano 
tllp. u. 


Anno 



ANN A LID' I T A. L I A. 


18 9 


Confoli { 


Anno di C R 1ST 0 LXXIII. Indizione I. 
di C L E M l
 NT E Papa 7. 
di V ESP A S I AN 0 Imperadore )'. 
F LA VIO Do MI ZIA NO C ESA RE per la feconda 
vo1ra, 
MARCO VALERIO MESSALINO. 


C Onfole ordinario fu in queO:' Anno Domiziano, (a) non già per ,g
i 
menti fuoi, nè per elezione del fage:io fuo Padre, ma perche II 
buon Tiro, (uo Fratello, difegnato per foO:enere anche nell' AnnC? pre- 
fente sì riguardevol Dignità, la cedette a lui, e pregò i1 .Padre ?I con: 
tcnrarfene. E fi vuol quì appunto avvertire, che e{fo Tlto e
a m. turtl 
gli affari il brac::.io diritto del vecchio Padre. (b) A nome dl 1m det- 
tava egli Ie Lettere e gli Edirri, e per lui recitava in Senato Ie de- 
terminazioni occorrenti. Secondoct,è s' h
 d111a Cronica d' Eufebio (c), 
circa <Judl:i tempi (fe pur ciò nnn fu più tarcH) l' Acaia, la Licia, 
Rodi, Bifanzio, Sarno} ed alrri Luoghi d' Oriente perderono la lor 
Libcnà, perchè fe ne abufavano in dalmo lor proprio per Ie fedizioni 
e nemicizie regnanti fra i Cirradini. Non 6 m1ndava colà Procon{ol
 
o Governatore Romano in addietro, lafcian(Io, che 6 governa{fero CO! 
proprj MagiHrati, e colle lor Leggi. Da <Juì innanzi fu
on? fo
topoO:! 
al governo del Prefidenre inviato da Roma, e a paq;are I tnbutl al pan 
dell' altre Provincie. Per :1ttef1:atn anrora di FiloO:rato (d), Ápo!lo,Ûo (d) philo- 

aneo'. Filofofo rinn
ato di ql1ef1:i tempi, grande f1:r
pito, fece contra jir-atus m 
dl VetpaGano, perche ave{fe tnlta alIa Grrcia ql1Flla Llben:t, che Ne- .Apollúrt. 
rone, tunochè Principe sì cattivo, Ie avea rel1:iruita. Ma VefpaGano T'Jan. 
il lafciò gracchiare, dicf'ndo, che i Greâ a'Vea
" disimparato il gO'l,'er- 
n
rþ da gente li!Jera. II Calvifio, il Peravio, il Bianchini, ed altri, nOIl 
per cerra cognizione del tempo, ma per m{'ra coniettura, riferifcono 
a <Juett' Anno la cacciara de' Pilo(oli da Rom1: rifolnzione, che par con- 
traria alla fåviczza di Vefpafiano ma che fu foodata Copra giull:i mo- 
tivi. Le diede irnpulfo Elvidio Pri(co nobi1e, Senatore Romano, e 
profe{fore della PIÙ rigida Filof()fia'denli Stoici, 1a qU:J.l' era all()ra più 
dell',alrre in v,oga pr
{fo i Romani, A qllefl:o perfol,aggio fa un wande . 
eloglO COI:
eho T ac
t? (e) con dirt'? aver' egli 
udiata quella 
II<>.fo- f
. :
c

7
 
fia, non gla per vam
a, cnme mn1t! f:1cea
0, n
 per d,arft all OZIO, jioriar. '.5. 
ma per pro\'vcderfi dl cof1:a.,za ne'vaq accldentl della vita, per fofte- 
nere con equi(à e vigore i puhhlici Ufi7.1, e per operar fempre il be- 
ne, e fuggire il male. Perciò s' era acqui (taro il concetto d' e{fcre buon (f) A . , 
C ' d ' b S b b A ' rnalJ. 
Itta 1110, unn. enarore, ,!Inn l\t1
rito, hun
 G
I:ero, 
on ,mIC?, in EPIc1et. 
fprezzator delle ncchezz.e, mßd11blie ne11a GmO'lZla, ed IOtrepldo 111 (g) Plmlus 
quallìvoglia fua operazione, Al1che Ariano, (f) Plinio (g) il giovane, e jur
.or lib.4' 
Gio- EpiJioL. 2.3. 



RA Volg. 
ANNO 73. 
(a) iJem in 
Domitian, 
MP,2.. 


(h) Idem in 
'1 ito ,ap. 6. 
(c) Eufeb. 
in ehron, 



f9 0 ^ N N A LID' I T A T
 I A. 
:E II. J. Volg. 9iovenale f
rono liberali di 
odi verro di Prirco. Ma tgli era troppo 
ANN 0 73. lI

.mlt
) dell amor ,rldl.! glona, cer
andola ..ncora per vie mancann di 
(a) Diø m. dllcrezlon
. (4) Gh e
cmr'lt. dl :rraJea Pe
ø, Suocero fuo, uomo da noi 
'6. vcduro 10d.\tltlÌmo nc tempI addlet\"O 
 gh itavano fern pre d4v,\I1ti a gli 
OCChl, pcr r.u,lar,e fr:mcamcnte, ove It trarra_va del pubblico bene. 
la 
non fap.:a gla 1I111tado nella Prudenza. Tratea ancorchë avcfTe m or- 
rore i vizj e Ie tJranllle di N crone, pure null:1 dicea 0 f.JCea che po- 
tefT"c ofl-ènJerlo., SoI
m
n
e tal volta ,Jì l:iriro d:tl .St'nato, pc: non ap- 
pro\'are Ie dlJl
1 
el
l;dIra c 
rudelta: 11 ehe pOI gh collò la vita. 
Ma Eludlo h race.1 glona dl parlar con vIgore c libt rtà fenza 
riglurdo alcun,). CJSI op(:.-ò lotto G.l1ba, 10[[0 V rreIlio; ma p,ù usò 
dl Ùrl,:> 
ot[O, Vefp.tti;tno, qua
ichè la bt?ntà dl qudto PrinCIpe do- 
vdfe .fer
rrc d" p.tlbrono allJ. .ioverchla hcenza ddle rue parole. II 
pegglo ru, eh eglr kuprenJ.>l1 nemlco ddla Monarchia, e tencndo 
it:mprc i
 pal tiw del Popo
o, non Ii f.tc
a lerupolo dl darÎ1 In pub- 
blreo (: m pnvato a conutccre p.:r periOll1, che oJiava V ef
"ali.\I1o, 
AIlorchè qudto Principe arnvo a ROlna, no a falurarlo, non ,'\r die- 
de altro nome, che qudlo JI V t:t"p.lliano. El1
nd,) Pretore nZll' :\n- 
no 70. ;n niullo de'tuoi E.dmi m.lI mll(: parola m onore di lui, anâ 
nc pure il nomino. w1a quetto era poco. Sparlava dl lui da per tuc- 
to, Judava folamcnte il govcrno pOjJOlare, e ßrurr>, e (;all1 0 ; tùrmava 
anche delle f.lZlOnl contra del dommlo Cclareo. AnJò eosl mnanzi 
l'otlemazlone di q.lelto fuo ltacro parJare, che nd S::nlW meddlmo 
giunfe a conrraltare e garrire mlobHem:nre coli.) lìefT"o V elpalì.m0, 
(b) SUlton. qua(ìchè folre un fil''> eguJ.lc; lit) p
r"H;ch
 d' o
dine de i Tnbur1i 
in Vtjpafia- della Plebe fu prefo e con!ebnJ.to .l I Litton, 0 Ita .t i S _'I"g.::otJ d:l- 
710 cap. IS. la Gruilizia. 1\ buon Vefpaliano, a CUI forte dl(pl.1Ceva "ii pudere un 
51 f..ttt' uomo, e pur non credca ben
 d'imp.:dlre 11 npuo all.. di lui 
infolenza, uiCì dl S
.Hto quel JI pi.lgn.:nJ), e con dlrc: 0 mio Fï- 
gliuolo 111; juccede,à, 0 nirm alt10: volendo furf(: indicare, che EI Vldio 
con queUe iùe impL'nmcml mal1lae adJlt.tva di pretenJae .111' I'l1P(:- 
rin. Pure la c1emenza dl V cI p.l!ìano n,)n perm.fe, ch::- tì dccret.lfT"e ad 
UOl1l0 si turbolenro, che inquletava e t"credIL\'"a il prelence gov,,'rn'), 
e molh.l\'3Iì tamo C.lpace dl 1eJIz.ioni, fe l10n la pCIU dell' eltlro. !\h 
pachè verilimilrnenrc: nè pur ti lcppe cOt
tener d.1 lì innanzt h lingua 
di qudto imprudcl1t(: Filofofo, fu (non fi la!n qu 11 
nno) cOndtm
o1to 
a morte d,tl ScnaLO, e mand.lta g.:me ad efegUlre II declero. Vefpa- 
fi.m..> fpedì ordini aPr>retlo, pCI' t
IJvar5h la vira; ma gli fu [;\rro f:1I- 
fam
mc credere, che non erano arnv.l[J a tcmpo. Prob.lbdlnt'nte 1Uti- 
ci llIO, che mt:n dl V cfpJliano am:n a El vidlO, il volle tob 0 daJ moo- 
(c) Dio lib. do con quetta tj'ode. E fu <1ppunro m tai
 occ:lIionc (6'), c

 e

 i\1
1- 
06. ei,mo perluafe all'lmperadore dl c.lCCI:!r Via d.l Roma rum I hlOloti, 
(: mJ.tlì numcme colon), che profdT.tv ana ]a Fllolofi.l StOll:a, m.1dtra 
ddb Superbia. I mperclocchè 0ltre al renderÎ1 d,l quefh gll Ija!1Jil
i 
grandi elbmatori dl fe lìdlì, e t"pLzzatori de gh altri, I k
qal..l d'dl.! 
alao non faccano aHora, che dcclamar nelle 1cuo]e, c fOl s' .1nche i,} 
pubb:i- 



ANN A LID' I TAL I A. 19 I 
pubblico, contra dello flato Monarchico, e in favore del Popolal'e, 
fvergognando una Scienza, ch
 dee iFril'.\re l' ofT'equio e la fe
e
rà "er- 
fo quaUìvogli
 R.egna
1[e._ E r,\11to plU dovea f:ul? a
lor:t ElvldlO , che 
a i precedent! Tuanm era fucceduro un buon Pnnclpe, quale ognun 
confefT'a, che fu V eCpaG.mo, e I;} fua vita il dimotha. Fra gli alrri 
andarono relegari nelle If
\e OJlilio, c Demetrio Filofoh. aneh' e!Ii, 
Ponara al primo la nuova del fuo efilio, memre difputava contra dello 
flato Monarchico, mage;iormente s'infcrvorò a dime peggio, benchè 
dipoi mutafT'e parere. Ma Demetrio, ficcome profefT'ore della Filofo- 
fia Cinica, 0 (ìa Canina, che fi 
loriava di mordere tutti, c di non 
ponare rifpeno a i diferti e faUi di chichefiia (n), dopo la condanna 
vt'dendo venir per via Vefpafiano, nol falmò, e: nè pur fi mo(fe da 
federe, e fu anche udito borborrar delle ingiurie contro di lui. II pa- 
zieme Princi pe pafsò olrre, folamemt dicendo: Pe' cbe cane! N è mutò 
regitlro; ancorchè Demetrio cominuatre a tagliarli addotro i panni i 
percincchè avvifaro di ranta rracoranza, pure non altro gli fece dire 
all' orecchio, fe non <Judie poche parole: cru fa; quanto puo;, perch';, 
Ii faccia ammazzore: ma io n011 mi perdo ad flccidere can, che abbai. 
Per atteflaro di Dione il folo Gilio lvlttfon;o Rufo, Cavaliere Romano, 
eccelleme Filofofo Stoico, non fu c:!cciato di Roma: il che non s'ac- 
corda colla Cronica d' Eufebio, da cui abbiamo, che Tito dopo 10\ 
morte: Jd Padre il richiamò dall' elilio. 


EJ\ A Yol
. 
ANN. i). 


(a) SUtton. 
in Vefpllþll- 
n, 'lip. 13. 


Anno di C R 1ST 0 LXXIV. Indizione I I. 
di C L E MEN T E Papa 8. 
di V ESP A S I A N 0 Imperadore 6. 

 FLAVIO VESPASIANO AUGUSTO per la quar- 
Confoli ta volta, 
TIT 0 F L A V I 0 C E S ARE per la terza. 


A 'I'ito Cefare, cht dimife il Confo]ato, fuccedette nene Ca1ende: 
di Luglio Domiziano Cefare fuo Fratdlo. Terminarono in quell' 
Anno Pefpafian, e 'Iito il Cenfo, 0 fia la defcrizione de' Cittadini Ro- 
mani, ch'dIì aveano già cominciato come CenforÍ ne gli anni addie:- 
tro. E quefl:o fu r ultimo de' Cenfi fatti da gl' I mperadori Romani. 
Scrive Plinio il vecchio (b), che in tale occafione G trovarono fra (b) P/i,ÛUS 
l' Apennino e il Po molri vecchi di riguardevol' età. Cioè tre in Par- HiJlor. 1\'.1- 
ma di cenro venti, e due di cento rrenra anni; in Bre(cell, uno di turili. l. ,. 
cento venricinqlle; in Piacenza uno di cento trenruno: in Filenza una ,ap. 49. 
donnl1 .di ccnto trentad,ue: in Bolo{!,na e Rim;n; due di cento cinquan- 
u anm, f(' pure no
 e fallato., come pf){1jam fofpertare, il refi:o. A g- 
gl
nge etre,rfi. r
'ovatl nell
 Regume C!ttavtl dell' ltalia, ch' egli derer- 
nuna da Rlffilnt .fino a Placcnza, cmquantaquattro perfone di cento 
anni j 



192. ,A N N A LID' I TAL I A. 
ER A VO]o. :mni; quattordici di cento dieci; due di cento vemicinque; quattro di 
A. N N 0 74. cento trenta; alrrcttanti di ceoro trcnta cinque, 0 ceoro trentafette; e tre 
di cento quarama. Dal che probabilmente può apparire, qual fotTc tenu. 
ta allora per la più falutevol' aria d' ltalia. Se in altre pani d' ltalia G fof. 
Cero olIèrvate iomiglianti erà, non li [.'1 vedere, perchè Plinio l' aveffe 
(a) Di,l lib. taciuro. Circa queiti tempi (a). mancò di vita Cenide, Donna carif- 
66: . fima a VefpaGano, Liberta di Antonia, Madre di Claudio Auguflo. 
J /t
;.1Z. In A yea Vefpafiano avura per Moglie Flavia Domitilla, chc g li P artorì 
tJpaJI<1no r:r' D " 1\ 1 it ' bb ' A 
('.If. 3. ':Lzto, e omlZJal10. lV orta co CI e e per iua mica quella Cenide, 
e creato anche Imperadore la tenne quafi per fua l\1oglie, amandola 
non folamemc per la iua fedeltà e diiìnvoltura, e per molti bendìzj 
da lei ricevuri, quando era privata, ma ancora perchè gh Cerviva di 
fenfale per far 
anari. Era ,1' Avanzia forfe l' umco vizio, per cui uni. 
Çb) Idem verfalm
nte vemva proverblaro qudto J mperadore (
). MollravaG egli 
tlJ/d. cap. 3. non mal contento dl <lanaro. Ii que1to fine rimife 111 piedi alcune im- 
poile e gabelle, abolite glà da Galba; ne aggiunte delle nuove e gra- 
vi; accrebbe i rriburi, che_ li pag:wano dalle Provincie, ed alcune 
furono tafIàte il doppio. Lalclavaiì anche tirarc a tar un mercimonio 
vergognoio per un P,ll' tuo, col comperar coie a buon mercato, per 
vendt:rle pOl caro. Cenlde anch' eíIà l' ajurava ad cmpiere la bDrlå. 
A lei iì ilccoitava chmnque ncercava S:lccrdozj, e Cariche clvili e 
militari, accompagnando Ie iupphche con ctìblÚoni proporzionare al 
profitto de i poth deiìderati. N è iì baJa va, fe quetli concorremi fof- 
tero 0 non fofT'ero uomini Jabbene, p
rchè fe ne fpremetTe deliùgo . 
Si vendevano in que1ta maniera anehc l' altre grazie del Principe; e 
Ie pene, per chi potea, veni vano ri!eauate col danaro. Di tuUO fi 
credeva cuniåpevole c panecipc Vefpaiìano. E tanto egh fi lafciava 
(c) Idem vincere da qud
a 
viditâ, ch,e cadev
 in ba
ezza (c). A vendo i De- 
ibid. c. 23. putati di 
na Cltta chle1ta hcenz
 dl alza.n: 10 onor [uo una Statua, 
Dio lib. 66. la cui C pda afcenderebbe a vCl1uc1Oque mlla dracme, per far loro co- 
noCccre, che amercbbe più il danaro 111 natura, ttdè la mana apena 
con dll'e: EcCO'z..-i la baft dove potete mettere la voftra Statua, Era egli 
f.leíIò il primo a porre in burla quc1ta fua fete d'_ oro, per coprime la 
vergog na , e 1ì ndeva d,i 
hi _ POC? approvav
 Ie tue vih manierc, per 
adun,lrne. Uno di quefh tu luo I'lghuolo THo, che non potendu iof- 
feme una non to quale impolh, da lui mellà fopra l' orina, Ccria- 
mente gliene parlò, con chl
ma
 t
r
ntc, ql1
Il' agg
'
vjo. A[pettò V
: 
fpaGano, che gli portatTe
o I pn
1 hum dl ,quell.lmpolla, e fa
tlh 
fiutarc al Figho, dimando.ft qlle/l,oro f
p
i
 dz c.attzvo od?re. Un g
ür- 
no, ch'egli era per viagglO 111 lett_lga',h fcr

 11,
ulatt1ere C011 dIre, 
che bi{()gnava ferrar Ie mule. Solpt:tt? ,egh dl
ol mven
ato 
.l :olhll 
un ral preceito, per d,ar !:
mpo ad un ll[
gante dl par1
rgh, e dl elporrc 
Ie !tIe ragioni. E pera gh dlmando pOI quanto a'i.:e.!le guadagnato a ffl! 
fen"are Ie 1ítllle, perchè vofeva cffir a par-te ,del guadagllo. , 9!l
il
, forl
 
diíIè per burla. Ma da vew opero egh con uno de iU?l plU car
 
COI tigiani, che gli avea fatta ilbmza d' un poilo per periona da 1m 
tenu- 



A. N N A LID' 1 TAL I A. 193 
.tcnuta in luogo di Frarello. Chiamato a fe quel ute, volle d.1 Iui il E 11.... '-o!g. 
danaro parmito con fargli la graz.ia. A venda pofcia il Corrigi
no rc- aN!'; 0 74. 
plicate Ie preghiere, 1iccome non informaro della betf.l, Velp.1Î1ano 
gli dllT e: J7 a a cercare un allro Frate.lo pen'hè, il propoflo da Ie, nm (- 
lItO, ma mio Fralello. 
Tale era l'indufiria e continua cur:\ di Vefpafiano, per ammaf- 
far danari, cura in lui bia!ìmata, e non fenza ragione, da gli Srorici 
d' allora, e più da i Suddiri. Credcvano alcuoi.. che dal fuo n.l
urak 
foOè cgli ponaro a qudta dc:bolezz:l; cd altri, che Muciano gliel' 
avdTe ifpirata, con rapprefcnrargli, che neli' erario ben provvcduro 
conlit1:eva la forza e hI lãlure dclla RepubbLca, sì pel mamenimento 
delj(: milil.ie, come per ogni al
ro bifogno. Tuttavia il brutto afpetto 
di queHo vizio lì fminuiìcc di moho al1åperc, come o{fervarono Sue- 
[onio (.a), e Dione (b\, chc V cìpatiano non fece mai morire perCona, 
J.) S m'l), 
per prendcrgli la roba, nè mai per via d'ingiuLlizie occupò l' altrui, in Ft' , 
Que! che è più, non amav.1, nè cercava cgli Ie ricchel.ze, per impie- (:, eÎ:il
 r.. 
garle ne' fuoi piaceri, perchè fcmpre fu moderatißimo in tUtto, nè fo- (,6. 
leva fpendere Cenl.a neceßìtà, contento di poco. Appanva czianåil' 
chiaramenre, quanro cgli fo{f(: lontano dal covare con viltà il danaro, 
perciocchè 10 diìpenfava allegramenre, e con faviezl.a in tutti i bito- 
gni del Pubblico, e per ornamemo di Roma, e in benefizio de'11u- 
poli. Sapeva regal are chi 10 merirava (e), fovvenire a i N obili cad-uti (c) '
"N.:'
. 
in povert
; anzi la Cua liöeralirà G llendeva- a tutri. PromoíIè con ::: ' 
pa{; 
Comma atrenl.ione l' Ani e Ie Scienze, favorendo In varie m;mi(:re chi u. , 
Ie colrivava; (: fu il primo, che iUitUl(fe in Rorna Scuole d' E,lo(]uen- 
za Greca e Latina, con buon Calario pagaro dal fuo erario. Prende\'a 
a.l Cuo lèrvigio i migliol'i Poeri, cd Andìci, che Ii rrovaßèro, e tutti 
erano partecipi ddla lua munificenza. A lui prerneva tpezialmenrc, che 
il minuto Popolo pordlè guadagnare. A queHo fine face va di quando 
in quando de'magnifici conviri; e ad un valente Artefice, che gli {ì 
era cliblto di tralporrare con poca fpeCa mohe Colonne, dicde bcnsì 
un regalo, ma di lui non lì volle Cervire, per non defraudue di quel 
guadagno la Plebe. In Roma edificò de gli Acquidorri, alzò uno Cmi- 
furaro Colo{fo, nè folamemc fece <Ii pianra varie fabbriche infìt;ni, ma 
el.iandio rifece 1(: già t
tte da gli alrri, m(:trendovi non già il nome 
Cuo, ma qucl de' primi fondarori. Erano per cagion de'rremuori cadu. .. 
re, 0 per gl'incendj molto stòrmí\te a(faiHìme Città dell' Imperio Ro- 

I.AU
fLlIlJ 
mano.. Egh alle rue Cpete Ie rifecc, (: piìl belle di prima. La fietfa B:e:ra;
 
;1ttcnl.lOne cbbe per fondar delle Colonie in varic Cirri, e per ritàr- (e) Grutmu 
Clr Ie pubbliche Srrade dell' Imperio (d). Rd1:ano tu({;wÍ<1 mohe Ifcri- TheIa,1Ir: 
zioni (e) per reHimoniar:za di. ci
. Gli cOlwenne per qucllo taghar mon:- InJ;
;;::;,:t; 
tagne, e rompere valh maclgl11; e per [U[tO íi lavorava, {Cnl.a {aIaI- EO:'IIS Vt- 
fil
 Ie borfe ,de' [>opoli. Rallegrava an cora il Popolo coll.t caccia delle tt
. InJ'ri- 
FIne ne gll Anfiteatri, ma abborriva i dere{bbili comb;>.ttimemi dc' ptioll. 1.1.1- 
Gladlaro
i. Aggiu
)galì per tetlimonianl.a di Zonara (I), chc V cfpa- (
)

:1
:; 
fiano mal non \ olle prohuar de i beni di coloro, che avcar.o pn:fc .A/inRI. 

om. I. B b l' a: mi 


. 



TY4 ANN A 1. I D' I TAL I A. 
E ItA \'olg. l'o
rmi contra di lui, ma Ii lafciò a i lor figliuoli 0 parenti. Ed f'CCO 
A K N 0 74. CIO, c
e può ièrvire,' non già per arrolvl::r
 quefio Prmcipe da ogni 
taccla III quclèo par[JcolJre, m:! bensl per Jlcufarlo, merit ando bcn
 il 
buon. ufo, c
' cgli, facea dd, danaro, che fi accordl qUà,che l't:rdnno 
aile mdccen[J mJn;ere d,t IUI tenure per r:mnarlo. Se n,on è korrctro 
" il tf no di Plinio il vecchio (n), abbiamo d,\ lui, che in guclli tcm p i 
(a'\ pl,mus . (ì . 1 0 d ' '0 1 d " R fi 'tr 
Hiflor N. 
I u
aw I Clrcon ana 
.cl c mura I oma, I Irovo cucre dl trcdi- 
tur. lib. 3. CI 1!lIgha e ducemo paUl. Un gran campo occupavano poi i bor
hi 
cap. 5. [UOI. 


Anno di C R 1ST 0 Lf{XV. Indizione I I I. 
di C L E MEN T E Papa 9. 
di V ESP A S 1 A N 0 1111 peradore 7. 


Confoli 



 F LA VI0 V ESPASIA r-;o AUGOSTO per 
volta, 
TITO CESARE per la quarta. 


la fefia 


N Elle Calende di L uglio furono fufiituiti nel Confolato Flavia D,- 
miziana Cefare per la quana volta, e M.."rco Licinio Jl,lllciano per 
la rerza. In gran fàvore.cominuava 1\1uciano ad dlere prdl() di Ve- 

b) Sutttm. fpafiano. (b) N aruralmenre iuptrbo, e più, perchè alzato a i primi 
in Vtfpafta- onori, fapea ben f.1\' valere la iua aurorità. (c) Sopra gli alrri della Cor- 
no ( ) cap., I). te pretendca d' eOère otTeqmato e rifpettaw. V t'rio chi gli m01l:rava 
c DlO In h ' r d ' d '1..'. I d II ' 
Excerpt;s anc e ogm menomo Icgno I liltn1,Ione 111 on oral' 0, an ;lva a ec- 
J'a/eftan. ceOò, in proccurargh paiti cd avanzamenti. Guai aU'incontro a chi 
non dirò gli facea qualche affronro od ingiuria, ffi'.l folarncmc lafciava 
di onorarlo: l' ùdlO di Muciano contra di lui divcniva implacabilc. Co- 
llui pubblicameme era perduro neUe dlfondtà, e vantava tutto dì i gran 
[ervigi da lui pre11:ati a V dþalì.ll1o: fuo dono chiamava ancora quel 
Diadema, ch' egli ponava in capo. A tanto glllnie tal volta queih fua 
boria, e la fiduc\.\ de'menti proprj) che nè m.:n(' partava nlpeno aHo 
ftello Imperadore. E pure nulla più f
ce rifpknJere, che magoanimo 
euore tòl1e qud di VefpaiÏano, quamo la pazi\.l1za li.l.l in Ú)pporrar(: 
quell'lIomo, tèmendo egh fcmprc dl contravcnirc alla gratitudine, fc 
l' aveOè dilgailato, non cnc pU:\Íto. Anzi nè pure ol.lva di nprcnJer- 
10 in faccla; IlIa iolamcnre con qU.1lcnc comune arnica taiora stòg:m- 
dofi, diÙpprovava 1.\ di lui maniera di \'ivere, e diccva: SOli pur uoml 
ancor io: tutto, acciocchè gli f.Jl1è rifcrito per ddiderio, che iì cmen- 

d) V s
:.to
. da!le. (d) Fu anche da gli amicI confìgliaw Vei"pafiano di gUlfdarli da 
Tn eJp.tJ'a- 11 1. . P h . d O l -- 
no C.1p. 14. 1
 :tlO ompofiano, pcrc ' cgli t.uto prcn ere 1 proprio Orolcopo it V4n- 
D;o /Ó. 66. ta\'a, che Ün.:bbe un dl Impcradorc. Lungi dal fargli del male, Ve. 
fp,!lÌ;lno il crcò Confòle (noi non ne iappiamo I' Anno) dicendo più pro- 
8.11)llmemc per burh, che da fcnno: Cojltli fi f'icordc/ à tt/
 giorna del be- 
ne, 



ANN A LID' I TAL I A: '95' 
}Jf!, che gli hofatto. Dcdicò c/T:') Augnf1:o, cio
 fccc t
 folen!1it3 di 
pr.i- LRA ,"'olg. 
re e con[ecrare II Tcmpio della Pace, da 1m fabbrIcato 10 Roma 111 ANN 0 7 6 . 
vicinanza della Piazza pubblica, per ringraziamento a Dio della tran- 
quillità donata al Romano Imperio, e rarticolarmente aRoma, dopo 
tanti torbidi tempi ratiti fotto i precedemi Tiranni. Plinio (a) chiama (
) plin;u} 
quetlo Tempio una delle più belle fabbriche, che mai fi foflèro 'Vf!dutf!. llb'36".
5. 
L' d ' ( b ) 11 ' 1 /-' h ' IT' . J '\ ,0 . / ,\ . 1 (b) Htrodla. 
ßro lano anc eg I ICI"IVe, celio era I PIU vaJ'o, I P'U ",'ago, e t nus li;. (. 
più ricco ed
fizio, che.fi aVf!l!e in Roma. Immenfi eral10 ivi gli ol1zamcl'lti CI/p. 14. 

f oro e J' tlrgento; e fra gli altri vi furono meffi il Candelabra (c) in- 'c) :JrfephNl 
figne, e gli altri vafi, porrati da Geru[alcmme dopo la cli Ilruzione di 
e ,Btl:
lu- 
qud ricchltlìmo Tempio. 1\1a che? quetla mira
il fab
rica cir
a cento 
:t 1
.' y. 
anni dipoi, regname Commodo Augnf1:o, rer 1I1cendlo 0 caluale, 0 
facnlego, rimale affatto prcdJ. delle fi,
mmc. 


Ann.::> di C R 1 S T 0 LXXV 1. lncli.úone TV. 
di eLF M F K T E Papa 10. 
di VESPASIANO Impcradore 8. 


Confoli 



 F L A V I 0 YES PAS I A 
 0 A U GUS Toper 
volta, 
TI1'O CESARE per Ia quinta. 


1.1 fettima 


A Bbiamo [uflÍciemi lumi per cn'derc [ufiiruito all' uno cii qucC!:i 
Conloli nelie Calende di Luglio Domjziano Ce{are, rrobabilmen- 
te per la ceffione di 
lïto fuo Fratello, Secondo il Panvinio Cd) fucce- (d) J-iflJ1.1l1J. 
dette ancora all'altro Canfole Ordinario Tit. Plautio Silvano reI' fa fe- itJ 1:.ftis. 
conda volta. 1\la non 3ltra fondamento ebbe quel douo uomo di af- 
fegnare all' Ann,) prefcme il [econdo Confolato di cofi:ui, fe non il 
fapcre
 ch' egh due volte fu Con[ole. Che nel Gennaio di quell' Anno 
n
lcdle Adriano, il qu,ll polëia dlvenne Imperadorc, l' abbiamo da Spar- , 
Zl3no. FIOrI ancora in qudti tempi, per attefi:ato di Eufebio (e), f5<.!tin- 

) ':tlJrlwli 
10 Ã(conio PedialJo, Storico di moho crcdito, di cui retlano tuttaviJ. In Cnroltlc". 
'
lcuni Commemi alle Orazioni di Cicerone. In età di anni fettanta- 
trè divennc cieco queHo Letterato, e ne fopraviíTe dodici altri, tenuto 
fempre 111 graode fi:un,1 d:1 tutti. Era in quelli tempi Govern:twr della 
Breragna Gilliio Frontino, e gli riufd di (ottomeuerc i Popoli Siluri 
in quella grand' ffola all' Imperio RomarlO. Era venuto aRoma Ã- 
grippa (f) Re dell' /turea, Figliuolo di Agrippa il grande, Haw già Re (f) Diø lit,. 
dclla G iudca; ed a yea condotta feco Berenice, 0 lìa Beronice fua So- 66. 
:Tella,. giov
ne di belliffimo alpetto, già m,lritata con Erode Re di Cal- 
cidf! tuo ZIO (g), e pofcia con Polemone Re di Cilicia. Se n' inv.lghì (g) :Jo(epCJltS 
Tuo Cefare. Fors' anche era cominciata la trefca, al10rchè egli fu alia Anti'i,ui;at. 
guerra contra de' Giuclei. Agrippa ottenne il grado di Pretore, Bere- 'JudalCar. 
-alce alloggiata nel Palazzo Imperiale, clor o aver guad:1gnato V dþa- lIb. 18. 
B b z. fiano 



19 6 ANN A' LID' ] TAL J A" 
Ea A \'olg. !ia.no a forM di regali, sì futamenrc s'infinuò nella grazia di Tito 
ANN 0 -(J. che fperava oramai Ji cangiar l' a.micizia in matrimonio; e già godc:v
 
11 
 tal trarta

nto '. e
 Jutorid, come. s' dh fo{fc tbta vera Moglie di 
hu. M.l pcrclOcche lecondo Ie LegPI Romane era vierato a i Nobili 
Romani di [po[:!r Donne di N azion oforeftiera, 0 fia haro,\1"a ( Barbari 
erano allora appelLui i Popoli rutti, non fuJditi al Romano Imperio) 
o pure rerchè i Re, ruttochè iudditi di Roma, crano tenuti in con
 
cetto di Tiranni: il Popolo Romano altameme mormorava di qucfta 
fua amicizia, e molro pill della voce fparra, che fo{fe per Iegarfi feeo 
picnamcnte col vincolo matrimoniale. Ebbc Tito coral po{fe{fo fopra 
la fua paßìonc, e sì a cuore il proprio onore, che arrivò a liberar[c- 
ne, con f.1rla ritornarc al iÏ.1O pael
. Suetonio (a) attribuilee a Tim 
quclta eroica azione, dJ.ppoichè egli fu crearo Imperadore, laddovc 
Dione (b) ne parla circa quell:i tempi. Ma aggiugnendo e{fo DIOne, 
che Bcrenice dopo la mone di V c1þaCiano ritornò aRoma, fperando 
alIora dí f.u'e il fuo colpo, e che ciò non oflamc rimaCe delu[a, fi ac- 
corda facilmeme I' a{ferzione dell' uno edell' aluo Storieo" 


( a) 51lttDn. 
in T;to c, 7. 
(b) Dio Jib. 
66. 


(c) plil1Îul 
Ser.Ïor in 
Prl,[ationt. 


(d) EI/ftb. 
; n Chrm. 


Anno di C R 1ST 0 LXXVII" Indizione \
. 
di C LET 0 Papa I. 
di VESPASIANO Imperadore 9. 


Confoli 



 FLAVIO VESPA SIANO AUGUSTO per 
volta" 
T I TO FLA VIO C ES A RE per la fefia. 


la ottava 


. 


F UndIc Calende di Lug1io conferito il Con[olato, a DomÏzian, 
Ct!fare per Ia Cetta volta, ed a Gm:o Giulio Agricola, cioè a queJ me- 
deCimo, di cui Cornelio Tacito, lùo Genero, ci ha lafciata la Vita. 
Terminò in quetl' Anno Gaio Plinio Secondo Cc) Veronete i fuoi Libri 
della Storia N atUl'ale, e Ii ddicò a Tito Cefare, ch' egli nomina Con- 
fole rer 1a fefta volta, e dà a conofcerc, quanto amore quel buon Prin- 
cipe ave{fe pcr lui, e quanta fiima per gli [uoi Llbri. S' è ià1vata dalle 
jngiurie de'tempi que{f' Opera delle più inf1gni cd utili dell' an[lchità, 
perchè teCoro di grande Erudizione; ma è da Jolel ti, che fìa perve- 
mua a noi alguanto difetto(a, e che per la manc:mz:! d' amichi Codici 
non Cia poffibile il renderne pill ficuro ed cmcndato 1\ tcfio. Anche 
a'tempi di Simm
co camminava"icorretta quefla Iltoria, Gccome coila 
da una Cua Lcttera ad Autonio. Son periti altri Libri di Plinio, ma 
non di tanta importanza, come i1 [uddetto. Abbiamo dalla' Cronica di 
Eu[ebio (d), e{fere ihlta nell' Anno prc[eme, 0 pure nd kgucmc, fom
 
mJ.meme affliÙa Rama da una Peitilenza cas. fiera, chc: pu molti dì 
fi comarono dicci mila perrone mone per gil..i1llo: (c pur muita fede 
fh'\6C di tanto ecceí1ò. Ma quctlo flagdlo forCe s' ha da rifcrire all' An. 
no 



ANN A LID' I l' A L I A . t 9 7 
no 80. regnando Tito. Verfo qucfti tempi (a) ben
ì capirarono a Ro: 
rna fegrcta
en1e d
e FJlofo
 C1I1lci, ch.c feco
d0 11 loro ;oltu
e it 
faccano belli con (hr male d ognun0. Dlogene s appell,wa 1 un d d1ì, 
nome probabilmemc da lui prdo per affiJmigltadì in rurto a
l'altro amico 
sì famofo che fu a' tempi di AIe{f:mdro Magno, CoHul percnè ncl 
pubblico Teatro, pieno di g
'ari P?polo" fc
ri
? .addo(Jo a i Rom::tni 
una buona tempefia d'ingiune e dl mottl 5atl\"lcl, ebbe per I1COO1- 
penfa d' ordine de' Cenfori un fonante regalo di sferzãte. L' altro fu 
Eras, cne penfando dl aggiuftar la partira con sì Lollerabil pagamcnro, 
più fconcÏ3meme sfogò la lua rabbia ed e
oqu
n
a ,canin
 contra de'Ro- 
mani fors' anche non la perdonando a I PrmclPI. G It fu mozzaru tl 
capo 
 Rifenfce Dione (b) come un prodigio, che in l!n' oltel ia In una (b) Di. ibid. 
botte piena il vino tanto fi gonfiò, cne ufcendo fuon, fcorreva per 
la ftrada. Erano ben facili allora i Romani a fpacciare de't'dni t"aHì per 
veri, 0 a credere degli avvenimenri naturali per prodigiofi. I\lo1ti di 
tal farta fe ne raccontano di Vefpafiano, ch' io tralafcio, percnè 0 im- 
pollure, 0 femplicità di que' tempi. E non ne mancano nella Srona 
ftelTa di Tiro Livio. A San Clemente Manire fi crcde, che in queLl' An- 
no fuccedelTe Cleto nel Ponrific:\to Romano. 


El\ A VoIr,. 
ANNO 77. 
(,1) Dio lib. 
66. 


Anno di C R 1ST 0 LXXVI I I. Indizione VI. 
di C LET 0 Papa 1. 
di V ESP A S I A N 0 Imperadore 10. 
e r 1 . 5 LUCIO CEIONIO C01\IMODO, 
"onlO 1 
 DECIMO NOVIO PRISCO. 


S On di parere alcuni, chc quel1:o Lucio Ceioni, Confole foffe A volo 
(fe pl!r non fu Padre) di Lucio Pero, che noi vedrcmo a fuo tem- 
po adottato da Adriano I mperadore, ciò rifultando da Giulio Caplto- 
Iino (,,). Abbiamo da Tacito (d), che Gneo Giulio Agrrcola, Hato Con- (
) Capito:- 
fole neW Anno precedente, fu inviato Govern.Hore della Br(;'tagna 111 ltn"l'r:, v,- 
luogo di Giulio Fromino. Era Agricola uomo di rara prudcnza cd ::. lUll V,- 
onoratezza. Giunto che fu là, non lafcio indlerro dili
enza vcruna, (d) Tllci!ru 
per rimettere la buona dlfciplina fra Ie mi\izlc, e per levare gli abulì in, Vu" .A- 
de'tempi addierro, per gli quali erano malcontemi que' PopoIi, modc::- gncøl
, c. 9. 
rando Ie impofie, e companendole con ordine: con chc cdToIwno Ie 
avanie de'MiniHri del Fifco, e tornò la pace in quelle contrade. E- 
ranfi negli Anni precedemi fottratti all' ubbldienz:a de' Romam gli Or- 
dovici nell' Ifola di Mona, crcdu
a oggidi I' Angldei. Agricola v'dndò 
c?ll' a.rmi, e guadagnata una vittoria, ridut1è quelle genu alla primiera 
dl
o
lOne.. Forfe fll: in que{!i medefimi tempi (e), che fi fcopn VIVO (c:) Diol.66. 
GzuIJo Sabmo, NobIle della Galha, che nell' Anno 70. dell' Era Cri- 
fb.ma, avea nel fuo pacfe di Langrcs irnpugnate l' armi contra de' ,Ro- 
manI, 



17 8 ANN A LID' I TAL I A". 
Fit... Vu1
. mani, e f,ttl") r;be112re f1Ht'l Pornlo" (a). Sconfitro cO'li in un!! batt1" 
1\ x !'i 0 -So i,ha, ancorchè pn r d1è nCl1vcraríì f!a i B.1rbari, pure b pel lìnoolue a- 


) ':;;
'

;:. more, ch' egit part.lva å Pe/101filla lua M oglie, chidmata da 'racito (b) 
lÏo. Eppo,zina, e d.\ Plmarco Empona, dererminò di nafcondedi in eerte ca- 
(b'l Tacil14S m
rc ivuerl'lnee di una lua cafa in villa, con hir co,rrere voce di non 
H'fl o 6 t. 4. cfIèr più vivo. Licenzldri perranto i lilOi Scrvi e Liberri, con dire di 
cal'. 7. voler prendere il vekno, ne ritenne fol.\n1ente due dc' più fidati. E 
p:::rc:occhè gJi prcmeva forte, che folTe ben crednt1 da ognuno la pro- 
prin mone, mandò ad accert",rne la Moglie He{fa 3 la quale a tal nuova 
fvenne, e Ilene tre dì fcnza voler prendere cibo. Mol per timore, 
eh' ella in fatti [o{fe dierro ad accompagnare colla vera fua mOTte la 
finra del mariro, fece poi avvir.1rla dd narcondigliv, in cui lì trovava, 
pregJ.ndob nondimcno a continuar' a piJgnerlo, come già e{hnto. Andò 
ella dipoi a novarlo la nrne di tanto in tamo, e gJi partorì anche 
due figliuoli (I' uno dc' qU:11i Plmarco dice d' aver conoCcimo), coprendo 
sì ['1ggiamentc la fua gravldanza, e il ruo parro, che niuno mai s' av- 
vide del loro commerzio. Ponò la disgrazia, che do po varj anni fu 
fcopeno r infelice Sabino, e condou'o can la Moghe aRoma. Per 
muovere Vefpafi::mo a rietå, 
Ii prefentò Epponina i due fuoi pic- 
doli fi5liuoli, dicendo, che y,li avea partoriti in un [epo/ero per avet' 
mo/ti, ehe it fupplicafftro di graÛa, ed aggiugnendo tali parole, che 
mofiero Ie lagrime a tutti, e fino a110 fie{fo Vefrafiano. Comuttociò 
Vefpafiano Ii fece condennare amendue alia mortc. AHora Epponina, 
faltando nelIe furie, gli parlò arditamente dicendogli fi'a l' altre cofe, 
che pill 'Volentier; avea foffet.to di vivere in U1'J [epokro, che di mirar /ui 
Imperadore. Non ti fa, perchè Vefpafiano, chc pur' era la fie{fa bon- 
tà, e tanti efemjJli avea dato finora di clcmcnza, procede{fe qui con 
tanto rigore, Ie forCe non l' irritò si farramenre l' indi(ercto parlare 
dell"irata Donna, che dimenricò di effere quel, ch'egli era. ArreHa 
Plutarco, che per quetlo rigor di giull:izia, runochè l' unico di [lItro 
1'Imperio di Vefpafiano, venne un grande sfi'egio al di lui buon no- 
me; ed egli attr
bui!ce a sì odioCo fat
o 1: e{ferfi .dipoi !t1 
revc t
mp,o 
cHinta turta la dl lUi Cafa. Non faprel dIre, fe 1 Poeu dl qudh ulu- 
mi tempi abbiano condorta mai ful Teatro quefia Tragica aVVenru- 
ra: ben fo, che un tale argomenro vi farehbe bella comparf." ficco- 
In\.': ftravagame, e capace di muovere Ie lagrime oggidì, come pur ff"- 
ee aHora. 


, 

)
) . :?'. .. 
. 
Ji:


Yf 


 


.A nno 



A N MAL I D' I 't A L I A. 


199 


.Anno 
di 
di 


di C R 1ST 0 LXXIX. Indizione VI I. 
C LET 0 Papa 3, 
TIT 0 F L A V I 0 lmperadore I. 


Confoli 


F LA VIO V ESP A SIAN 0 A UGUSTO per la nona 
5 volta, 
'( TlTO FLAVIO CESARE per la fcttima. 


E Sfendo in queft' Anno, ficcome dirò, rnancato di vita V 
[pafia- ERA VoJg. 
no -\uaufto, po[rebbe darli, 1ccondo Ie cnoietture da me recate A N NO 79. 
altrove (a) 0 che neHe Calt:nde dl Lugho il Confolato fo!re confcrito (a) Tle(IIu- 
a Alarco crlÚo Prugi, e a 'Iîto Pinio, 0 Pimclo Giu/ian(j. Pacificamen- rm NO'llUS 
te avea finqui Ve1p,dìano amminitlrato .. Imperio, e meritava bene il V.I,er. In- 
faggio e dolce fuo g?verno, ch' 
glt 
on tfovalli; de' n.emici in caf
. {c;t. p.lg. 
Tuttavla 0 fia perche la mone 101a dl Sabmo, complanra da tutti, , 
rende!re odiofo que1to Principe; 0 pure perchè Tlto deftmato fuo 
Succe!rore fo!re, per qu,mto \'edrcmo, poco amato; ovvero, come è 
più probabile, perchè non, mancano,' nè n
anchera
no mai al Mondo 
de' pazzi, e de gh fcellerat1; certo ,e, che 111 queft Anño due de'prin- 
cipali Romani trama,rono 
na cong
ura contra dl 
 efpafÏano (6). Q!1e- (b) Dio lib, 
fti furono Alieno Ceczna, gla ttato Confole, ed Ep1"lo /vlarcello, potentl 66. , 
b h ' ' d 11 ' A t S 
'ltJOTIltH 
in Roma, amati, e ene cat1 a e 0 ugul o. I crcdeva e g li d' a-, ' 1 -' 6 
b . " d ,n Ito c. . 
ver in e!Ii due uonJ amlcl,.e non a
e
 che ue insrati: vizio cor- 
rifpond,eme ad altre loro p,eI
ll11e CJuahta: V e
m
 fcoper
a la .congiura: 
fi trovo averv i mano mnlu 101dau; e Tlto (;e{.u e ne tu af11cu raW da 
Lettere fcritte di lor pugno. N on volle 
f1
) Tlto perdere tempo, 
perchè tcmeva, che nella notte !terra !co,ppla!re la mlO.t; e rei ò fauo 
invitar CrcÎn,J feco a cena, dopo eOa Ii tece trucld.lr da i Prc!:Onani 
feoz' altro proce!ro. lV1arællo, citato davami ai S.:n.l[o, e convinw, 
allorchè lIdl proftèrita contra 
i lui la it:ntenza dl mone, colle pl'O- 
prie mani fi tagliò con un ralmo la gola. Non pOlea negadì, che 1.1 
rI1oluzlOn prelå da Tito contra Cecin.l non fo!re glUlb , 0 almeno fcu- 
fabile: contuttociò per cagion d' c!ra egli ineorle old!" odin dl molti. 
Dopo quelta efecuz.ione fcntendofi VefpJfiano (c) .llqUJnto incnm.)dato 
nella falute per alcune febbrette, Ii feee ponare alIa fUol V ilia parer- 
nd nel territorio di Ricti, lìccome era folito nt.. I 1.1 State. In quelle 
rarti v' erano I' .lCque Cutilie, fommamente freJde, da Strabone, e 
da Plinio chiam,ltc utili a curar varj mJli. RiulCirono qudte perni- 
ciofe non poco 0 per la lor natura, 0 pel troppo berne, a VefpaGa- 
no, di maOlera ehe gl'indebolirono forte 10 Lh\maco, e gli fufcitaro- 
no una mole1ta diarrea. Era egli Principe tdCeto, e da che cominciò 
a [emir quelle febbri, ridcndo, e burlando/i del 1ùpedtizlOfo ed em- 
pio rito de'fuoi tempi, ne'quali fi delficavano dopo mone gl'lmpe- 
rado- 


(c Idem in 
Vffp:zjill7l/1 
cap. 14. 


, 



2.00 ANN A LID' I TAL 1 A: 

 u, Volg. radon, diffe: Pare ch'io incominci a divenlar Dio. EraG ancbe veè!uta 
ANNO 79. poco innanzi una Cometa, e parlandone in fua prefenza alcuni: oh 
ddre, fjdefta non pm"ta per me. ß<3el/a fua chi(Jma minaccia it Re de' Par
 
Ii, che p,orta /a ,c
pig.'iatura: ßJ!laf!to a me fin ca/vo. E perciocchè non 
o/lame 1 1I1,fernllt.a iu
 eglt 
egUitava ad o
erar come prima, atten- 
dendo a gh affan dcll Impeno, e dando udlcnz.1 a i Deputati delle 
Cmà (del che era riprefo da i Medici e da i famlIiari) ripofe: Un'/m- 
peradore ha da morire flando in piedi. Morì egii in futi, confervando 
fempre il meddìmo coraggio, nei dì l.J. 0 2+. di Giugno, in età di 
fettarna anni, e non già per male di podagra, come a\cuni penlåro- 
(a) Dill lib. no;, molto meno per v
leno, c,he tall1:no falfamenre (a) e fla gli altri 
66. Adriano [mperadore, dlfTe a lUl dato In un can VItO da Tito [uo Fi- 
&
iuoIo) PI"I n
iyc., i'1 .cui non potè mai caderc l
n sì nero fof petro , 
SI fecero po/cia I fUOI 
unerah colla pompa conlucta; e gli fu Jato 
(b) Sueton. il tiwl,o di Dhø. l?a S
le
onio (b) 
 rac
oglie) che a tali e[cquie in- 
in Vefp"fia- ter
en,lv,Ul0 
nche. 1 1\1,.ml, 0 fi
 1 BuIToni, ballando, atteggldndo, 
"II '''po 19. cd Il11aando I gclh, la tigura, e 11 parlare del dcfuL1to Imperadorc. 
Jl capo de' Mimi, che in queíh occalìone rapprdemava la perlõna 
dl V efpaliano, probabilmente colh mJfèht:Ti1 fi mile al di lui volLO, 
volendo cfprimere I' avarizia a lui auribuir.l, dimandò a i MinWri 
dell' Erario, qn.1I1lO cof1:ava quel Funerale. Oif1èro: Dllccnto cinqu.mta. 
mila Scudi. E
 egli: Datemme jò/o duccnto cinquanta, e gittatemi nel 
Fiume. Gran difavvemura fi crcdeva allora il reilar /enza fepoltura; 
ma pct un po' di guadagno, fecondo ,coltui, íì (Úebbc contemato V c- 
fpafiano dl rename pnvo. 
Era già fuo Collega nell' Imperio, cioè nel comando dell' armi, 
e nella TnburHzla Podcttà, 'Tito Flavio Sabino J/ejþafiano Cefare, fuo 
Pnmogenito; e pcrò bifù3110 non ebbe di maneggi, per acquinare 
una digl1lrà di cui egli già buona pane godeva, e di cui anche it 
PaJre l' avca dichlarato erede nel fuo Te!t,lmento. Prefe bcnsì il ti- 
tolo d' ,d.tguflo, indicante la fuprema PùJdlà) e quello di Ponte.fice 
MaJlìmo; e dal Senato gli fu conferiro il gloriofo nome di Pildre della 
Pa/ria, come app1rifcl': dalle rue Mcdaglie. Per teHimonianza di Sue- 

c) 
uetlln. tonio (c) egli era nata in Ruma nell' Anno 41. dell' Epoca nonra, in 
I". Tlt
 ,. I. . C I ' 1 I J fi 'r S ' fi P d . , . 
CUI d Igo a mpera ore u UCCIiO. Iccome uo a re In que temp. 
fi trovava in mol to baffa fortuna) così Tito nacque 
 kino al Setti- 
zonio vecchio emro una brut[a cafuccia, in una camera ftreua e fcu- 
ra, che fi moltrava anche a'tempi del fuddetto Suetonio per una ra- 
rid. Fanciullo fu me{fo alla Corte, rrobabilmenre per Paggio, al fer- 
vigio di Britannico FigIiuolo di Claudio Imperadore, e con eOõ Iui 
allcvato) iludlando fcco, e [otto i mcdelì mi Mae nri, Ie Lettere e Ie 
Arti Cavallt"refche. Tanta era Ia familiarità d' e{fo Iui con Britannico, 
che in oce;,lìon dd veleno, datu a qucll'infelice Principe, ne toccò 
anche a lui un poco, per cui (õffrÌ UlU grave malattia" Di\'enuto poi 
lmperadore muHrò la fua ricollofcenza ad cffo Britannico, COil fargli 
ergere due natu
, l' una dorata, e l' .lit ra equcHre d' avorio. Giova- 
netto 



ANN A LID' I TAL I A. '201 
netto di alta fbtura, di gran robuftezza, di volto avvenente cd in- 'ERA VoJg, 
1ìeme maefloCo, con facilltà imparò I' Ani della guerra c dclla pace, ANNO 79. 
peririffimo Copra tutto in maneggiar' armi e cavalli. Egregiameme par- 
l.tva il Larino e il Greco Lingllaggio, {apea far delle belle Orazioni, 
fapea di MlIlîca, e tal poífdfo ave.! in far verfi, che anche fra gl' J m- 
provviÙtori EKe:! bella figllra. L' imirJre gli alrrlli c?ratteri gli era 
tàcilii1ìmo, e tcherzando dlcea, cb'rgli avrrbbe potuto ellere un gran fa/- 
Jario. Fcee dipoi col Padre varie campagne nelle guel:re della Ger- 
mania e Bretagna, e poCcia nella Gilldea, ficcome di.lopra fu detro, 
laCci:mdo ltgni di prudenza e dl valore in ogni occahonc, e comf'e- 
randofi dapcrnmo l' afFeno delle milizic. Mirabile Cpezialmente era 
in lui I' ane di farfi amare, parte a lui venuta dalla N amra, e parte 
acqlldhra colla 1ãggia [ua acconezza, pcrchè in lui fi trovava lInita 
un' aria dolce, e una ram bomà verCo tutti, con affabilità popolare cd 
infieme can gravità, che guadagnava i euori, e nello lleífo tempo efi- 
geva il riCpetto d' ognuno. Ebbt: per prima Cua Moglie An'icidia ï"'er- 
rut/a Figlmola d' un Prefetto del Pretorio. Morta qlle1l:a, Cposò iWm"- 
citf, Fm'l1illcl di nobllitTtmo CaCato, ma dopa averne avuto una Fig:huo- 
la, nomara GÙ4!ia Sabina, di cui parlercmo a Cuo luogo, la ripudlo. 
In tale {faro era TltO, allorchè luccedene al Padre Augullo nel go- 
verno della Rcpubblica Romana, ma non fenza difettl, la menzlOn 
de' quail io ritèrbo all' Anno Ceguente. N el prefente fi crede (a), che (a) plinius 
avven1f1è la mane dl Plini{} it vachio, cel
bre ScrItrore di quefli tem- jUnior lib. 6. 
pi, intorno alIa cui Parn:1 hanno ddplIra'ro Verona e Com0. Nel pri- EplJiol. 16. 
mo dl di N ovembrc commciò C pavcmof.lmente il Monte Vefuvio a (7 10. 
fumarc (b), a ginar fia.nme, pierre, e ceneri, che empievano tutti i (b) D:ø lib. 
Luûghi clrconvicini. Plinn:> Ceniore, che fi trovava allora a Mlfeno, 66. 
Comandante di quella Flotta, ponato dal fuo ineefEuue 11:udio delle 
cofe namrali, Copra una Galea fì fece condurre fino a CalleIl' a mare 
di Stabia, per ellere pill vicino a contemplare il rerriblle sfogo di 
que! Monte; ed ancorchè vedetTe Ie gcnri Ccappare dalla parte del 
mare, per non eírere co Ire dal torrente dd fuoco, 0 de i iàllì, pure 
1ì fermò qui vi la none. Allorchè volle anch' cgli fuggire, non gli fu 
permeíro dal mare, ch' era in fortuna. Slechè foffJcato dall' odore 
dello zolto, e dall' aria ingroírata da queUe cfalazioni, lafciò ivi la vita. 
PI;nio ftcol;do, II giovane, Comafco, lùo N ipote, e da lui adonato 
per Fghuolo, uomo 110n men dello Zio dot:\to dl maravigliofo inge- 
g!1o" che fogglOrnava aIlora a Milèno, c0rte anch' egli pcrieolo ddla 
Vita tn que! brutto frangeme, ma ebbe tempo da ridurb in ialvo. 


rom. I. 


Cc 


I\nno 



2.02. 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 LXXX. Indizione VI I I. 
di C LET 0 Papa 4. 
di TIT 0 F L A V I 0 Ilnperadorc 2. 
5 TIT 0 F L A V loA U GUS Toper l' ottava volta:l 
"2 ÐOMIZIANO CESARE per la fcttima. 


Confoli 


ERA Volg. C On tutte Ie betIc e plaufibili prel'ogarive, colle quali Tito arri. 
ANNO boo vò al Tronn Imperiale, non {i vuol diffimulare ciò, che fcnve dilui 
(a) Sutton. Sueronio (a), .cioè aver eg!i fo
minilhata occatìone a mol.t
 del Papa. 
in Tlto c. 7. 10 Romano dl credere, ch egh neI go verno avdfe da nu{cm: un cat- 
tivo Principe, anzi un altro Nerone. Si perdeva egli talvolt:t nelle 
gozzoviglie co' fuoi amici dal buon tempo, (bndo a tavola fino a mez. 
za notte: dal che fi guardavano allora i faggi Romani. Recava loro 
pena il parcre, ch' egli fo!fe immerfo nella libidme anche più abbomi. 
nevole, fiame la qualità delle perf one della flla Corte, c l' eff'er egli 
fiaw sÌ Cconciamem<:: invaghito della Regina Berenice. Temeva(Ì 111 01. 
tre di trovare in lui un Principe, a cui più del dovere piaceff'e la TO. 
ba altrui, fapcndo{i, che prendeva regali anche nell' amminiítrazion del. 
la Giullizia. Ma do po la mone del Padre ce!fJrono tutti queHi fofpet. 
ti. Tito con ifi:upore e piacer,d' ognuno comparve tutt' alrro, fcopren. 
do{i ereme da ogni vizio, e fdiàmeme fornito di eccellemi Virtu, di 
rnaniera che fi convertirono in lode fua tutti i c0nceputi timori di lui. 
Liccnziò tolto dalla fua Cone qualunque" perfona, che dar pote{fe 
fcandalo, cd ele!fe Amici di gran fenno e proprietà, tali che anche i 
Cuí1èguenri Principi fe ne fervirono, come di 1l:rumemi utili 0 necef. 
farj al buon go verno . Tornò a RomJ la Regina Berenice, figurandoG, 
che potendo ora Tiro far tuno, moho anch' ella potrebbe fopra di lui. 
Se ne sbrigò egli, e rimanðolla aIle fue comrade. I conviti, a i quali 
invitava or r uno or l' altro de'Senaton e de' N obili, erano allegri , 
rna fenza profufione od ecce!fo. Più non fi o!fervò in lui rU6gine d' a. 
varizia; mai non tolfe ad alcuno il fuo, e nè pur' ammetteva i regali 
Caliti a darfi dalle Provincie, Città, ed Univertìtà a gli Augul1i. E 
pur niuno d' elli Imperadori gli andò innanzi nella munificenza e ma. 
(b) Idfm gnificenza .lmperciocchè in quefi' Anno egli dedicò l' Anfiteatro, (b) ap. 
ibid. cap. 8. pclhlto oggi il Colo!reo, fiupenda mole, incominciata, per quanta fi 
crede da Vefpafiano fuo Padre, <:: da lui perfezionata. N uila più f.1. 
inrendere, qual fo!fe la potenza e fplendidezza de gli anrichi Augufii, 
quamo i pezzi, che re1lano tuna\'ia di quel fl.lperbo edifizio . Fabbri. 
cò eziandlO Ie TCI me, 0 (Ìa Bagni pubblici, pre!fo al mcdeGmo An. 
fiteatro, Ie cui vefiigia pur' ora iì mirano circa la Chiefa di San Pie. 
tro in V \nclJla, per attell:ato del N .lrdino, del Donato, e d' altri. Ed 
a1101 chè fi fcCé la Dedlcazion di tali fabbriche, cioè qu.mdo fi mifera 
aU' ufa 



ANN ALl D' I TAL 1 A. 2 0 3 
all'ufo rubblico, Tito folennizzò la funzione con maravigliofi e ma- EllA VoJg. 
gl1lfici 
pett
Co
l, def
rittl, da Dione \a). Si ft:c
ro com?:lttimemi na
 t,N;'
 80. 
vali, GllIochl dl GladIator!, caccIa dl fi,ere, cmque mila d.
l1
 ,qual
 ód. lib. 
furono uceile nell' AnfÍteatro in un fol dl, e qu.ntro altre mlghala ne 
fuí1è 5 uenri giortll. N è vi mancarono i GI'JOchi ÇircenlÌ, e una. Bran 
prafulione di doni al Popolo. Durarono cento d: così allegre e dltpcn- 
dlOle felte. 
L'incendio del Vefuvio, di fopra da me :lccennato, che fu de' 
pill tC'rribili, che mai fi fieno provati, avea ponata 101 rovina 0 nota- 
blli danni alie Cmà e Terre della CJmpJ.nia. Tito inviò col:'1 due Se- 
natori, già ttati Confoli, con buone tomme di danaro, acciocchè fi ri-" 
rnette{fero 111 piedl Ie fJ.bbrichc. Per tali f pcfe aíTegno ancora i beni 
dl tutti coloro, che erano moni fenz:1 ercdi, benchè fecoodo Ie Leggi 
que' beni appartendfero al illO Flleo. Ed egli ildfo coil fi ponò, non 
tanto per mlrar la dt'folazion de' Luoghi, quanto per affrenarne II tol- 
licvo. 1V1.1 a quelh d,lgr.,zia ne tennedlctrc un' alrrJ. non mc:no fpaven- 
tOC1 e lagnmevole. .AuaccatolÌ il tuoco in Roma, VI conlumo II Cam- 
Pldogho, II femplo di Giove Caplwlino, il Pamheon, i Temph di 
S
rclplde e d' Itìdl", ticcome quel di Nettuno, cd aIm, il Teatro di 
Bilbo, e dl Pumpeo, Ii Palazzo d'.-\ugulb colla BlbÌloteca, e mold 
aim pubbhel ed,fizj. Si ampla fu 1.1 fb.lge delle fabbnche, che fu cre- 
duw quell'm-::<:ndlO non operazlOn de gh unmini, ma go1.lhgo manda- 
to da Dio. Sc ne aftlltfe lommamente Tito, prote1lando nondimeno, 
che a lui come Principe ..ppaneneva il nfarclmcl1to di tante tàbbnche 
del Puhbllco. In fam a qudto fine ..henò tutti 1 pIlI prLzioG m0bili 
de'luoi Palnzl; e qualitunque molu panicoJ.m, c VJIIC Clttå, e alcu- 
ni de i Re fudJltI, gh offulliero, 0 promenelfero dl molto danaro per 
<]ucl bifogno, non volle, che alcullo fi tcomod,dfe 
 riíÚbando tutre 
<]udle fpefe alla propna barla. Dopa si Bern ineendio fwcedew_ in Ro- 
ma un'atrocitlim.l Pelle, dl cui parlano Suetonio, e DIOne, e che t
- 
condo (b) AurelIO Vinore fu delle PIÙ mlcldiaIi, che mal fi provaOè- (b) .AS{/'t- 
TO In quella Cinà, e fc ne dlede la colpa aile cf."ll.tzloni del V du vio. lius V,rlor 
Dubito io, quelta cffere la mcdeGma, che di lopra all' .<\.nno '7-. tu In bm:iar. 
ritlrita da Eufebio
 e però co1ìocata fuor dl lito, Cloè [OHO l'Impe- 
rio di Vefp.lG:\11o. La fcce Tlto da Padre in sì fUf\etle circofL.mze, 
conlulando il Popolo con frequemi edlw, ed aiutandolo in qu,mte ma- 
nicre gli fu mal pollìbile, C.:no inelplie.1bilc fu I'amore, ch'egh.por; 
tava ad ognuno, e la bomà fua, e la prcmura dl far del bene a tlJ[ti. 
Era lecito ad og!luno l' andare all' ujienz..1 fUJ, cd ognuno ne rirona- 
va 0 confohzione 0 Cperanza. E perehè i fuoi dll11tlliCl non approvava- 
no, eh' egli promencf!è lemprc, pcrchè non fempl e poi poreva man- 
tener la parola: rif pondeva, 1/on do'Vcrfi penntt/cl'c, che alcumJ m,Û fi plIr- 
ta mal C0111enlo dall' udicnza del p, incipe lito. T amo era in 1001m,1 l' \11- (c) Stltton. 
clll1azlOne lua a t:lr de i benefizj, che fovvcnendogli una notte, men- Dio, . 
trc ccnava, di non ave-me ('trto vcrun.o in qud ài, loli'}irJndo dlffe Gut!- 1',,:rO/I1/1, 
]e sì celL:bri e decant1te parole (c): A,1JÌ!i, io ho perelula q.-ttßa gtO,",1,1- EII'e 1. 
C C %. la . 



2.0+ .A N N ALl D' I TAL 1 A. 
ERA Vo!g. fa. Giunfe a tanto queíh fua benignità e amorevolczza, cht: nel poco. 
ANN 0 
o. tcmpo, ch' egli regnò, a niullo per impulCo, 0 per ordine fuo toha fll 
1<1 vita. Diceva di amar più tofio di peril' egli, che di far perire alcrui . 
J n effetto, ancorchè G vcni/Te a filpere, che due de' principali Rom.mi 
faceano brighe e congiure p
r arrival' all' Imperio, e ne foßèro cl1ì an- 
che convinti: pure non altro egli fece, fe non c10rtarli a defi Ucre, di- 
ccndo, _ che .il Principato 'iJÌm da Dio, nè fi acquifta colle fcelleraggini j 
',a) SImon. C che fe defìdcravano qualche bene da lui, prometteva dl larlo. (a) Do- 
in, Tito c. 9. po c1i che per timore, che la Madre d' uno di queíh Senatori fi tro- 
D:, l. a. va/Te in grandi affanni, Ie fpedì de i corrieri, acciocchè l' afficura/Tcro ') 
che CUD Figliuolo era falvo. In oltre la notte fte/Ta cenne teeo a cena 
quefti due perfonaggi, e nel dì feguente Ii volle allo fpettacolo de' 
Gladiatori a' fuoi fianchi, Allora fu, chc portatc a Iui Ie [pade di quc. 
combattcmi, come era il cofiume, Ie diede in mane ad amenduni, ac- 
chiocchè o/Tcrva/Tero, fc erano tagliemi, per far loro taciramente co- 
no(cere, che più non dubitava del1a lor fedeltà. 1\1a ciò, che fopra 
ogni altra cofa gli conciliò l' amore d' ognuno, fu l' aver' egli levato 
via l' infoffribi1' abufo introdotto fotto i precedcnti cattivi Impcradori j 
ciot: che a qualfìvoglia perfona era permeßò I' accutàre altrui d' avere 
fparlato del Principe, 0 d' avcrgli mancato di rifpetto: il che era de- 
litto di le(a Maei1à. Una licenza sì hltta teneva tutti tern pre in un' 
apprenfione e fchiavitù incredibile. Tito ordinò a i Magi1trati, che 
non ammettdfero più sì facte accufe, ed egli ile/To perfcguitò yiya- 
mente la mala razza di cotali accufatori, f."lcendoli battere, 0 mettere 
in ifchlavitù, 0 pure efiliandoli. Soleva perciò dire: Non credo, che mi 
Þ po.flà fare ingiuria, perchè non opero cofa, di cui con giuflizia io p
!lå 
eJlère biafimato. Cbe fe pur taluno ingiuftammte mi biaþl11a, egli fa ingiu- 
1"ia pill a sè., che a me; ed io in veee d' adirarmi contra di lui, ho d' aver 
cO'i1l 1 1)a.flìone del/a, fua cecità. E fe ta tm dice male de'miei PredeceJ10ri con 
Í11giuflizia, qutl11do /ìa vei'O, che quefti abbiano il potere, cbe loro s' attri- 
buijée nell' a'Ve1'li deificati, fapran ben' e.flì vcndicarfene fenza di me. Fece 
parimcme queUo buon Principe circa queUi tempi felciar di nuovo la 
(b) 
.citus Via Flamil11a, che da R()ma conduceva a Rimmi. Ed Agricola (b) con- 
m, V
ta .A- tinuando la gucrra in Bretagna, fiefe i confini Romani fin verfo Ia. 



o 
 cap. S
O
ld, fondando ivi Cattelh e Forcezze, per mettervi delle guarni- 
glom. 


Anno 



ANN A LID' I TAL 1 A. 


'2.0; 


Anno di C R 1ST 0 LXXXI. Indizione IA. 
di C LET 0 Papa 5'. 
di Do M I Z I A N 0 In1peradore I. 


C r I ' 
 LUCIO FLAVIO SILV1\ NONIO BAsso, 
.onlO 1 P V 
ASINIO OLLIONE. ERRUCOSO. 


T Ali fmono i nomi de' Confoli di quefi' Anno, come apparifce 
dall'lfcrizione rapportata da Monfignor Bianchini, e da me C..) . 
Ma in un' altra IfcrizlOne da me data alIa luce, il primo Confole è 

ppellato Lucio Flavio Silvano. Di lagrimc e iofWri abbondò Rama 
in queit' Anno Un onimo Principe oramai la gov
a\'a, che amava 
tutti come Figliuoli, comunemcmc ancora amato da Òßnuno, e che 
perciò avea confeguito un titolo, non prima nè poi dato ad alcun al- 
tro de' Romani lmperadori, cioè era chiamato (b) la Dclizia del genet"e 
umano. 0 fia ch'cgli non fi fcmi{fe bcn di falute, 0 che qualche cat- 
tivo prefagio gli facef!è apprendere vicina la morte, perciocchè non 
fi puo dire, quanta i Romani d' allora fo{fero fuperfiiziofi, e da i vaJj 
accidcnti vanameme dcduc
f!èro i buoni 0 trini fuccef!ì dell' avvenire, 
o pur baJa{fero a gli Strologhi: fuor di dubbio è, che Tito Auguilo 
nulla operò in queil' Anno di fingolarc. Si fecero degli Spenacoli, e 
vi af!ìfiè, ma nel fin d' eOi fu veduto piagncre. Comparve ancora in 
quefi' Anno ne1l" Afia un fmbo, appellato Tenwzio Maf!ìmo, che fi 
facca credere Nerollc /lugtJflo (,), già mono, e fu ben accolto da Lfr- (c) Zer.nra 
tabano Re dc' Part;. Anzi parea, de quel barbaro Re fi prepara{fe in Chrln, 
per muovere guc:rra a Tito, con pretendere di rimcttcre ful trono un 
sÌ fatto irnpoilore. Se Tito fc ne mettef!è penfiero, non è a noi noto. 
Volle egli, venuta la State, ponaríì alla cafa paterna nel territorio di 
Rieti, e malenconico pill del folito ufd di Roma, perchè nel voler 
fagrificare, era fuggita la vittima di mano al Sacerdotc; ed eOèndo 
tempo fereno, s' em femito il tUOIlO. Alloggiato h fera in non fo qual 
Luogo, gli venne la febbre. pono in leuiga, continuò il viaggio, e 
come già foOè certo, che quell' era 1" ultima fua malattia, fu veduto 
tirar Ie cortine, e mirare il Cielo, e doleríì, pcrchè in ctà sÌ imma- 
tura eg\i ave{fe da perdere la vita 
 giacchè egli non fapea di aver com- 
me{fa azione alcuna, di cui fi ave{fe a pentirc, fuorchè una fola, Qual 
fo{fe quefia, non fi potè mai faperc di cerra, quanrunque molte dice- 
rje ne fo{fero fatte. Dione (d) con pitl fondamemo riferifcc ciò al tem- (d) Dio lib. 
po, in cui vide difperata Ja fna falute. Arrivato alIa Villa raterna, dove 66. 
il Padre a\'ea terminata la fua vira, anch' egli crcfcendo il male, vi tro- 
vò ]a mone. Siccome in cafi tali avvicne, ognun dlf!è la fua. Per 
quanto krive Plutarco (I) , i fuoi Medici attribUirono la cagion di fua (e) pIUI(/r- 
. b " , 1 '. 1 h ,hut de Sa- 
mortC.
 a 1 :.lglll, a qua 1 sera ta1mente avvezzato, c C non potea rren- nil. 
dere 


Ell. A Volg. 
ANNð 8r. 
Ca) Thefau- 
rus Nevus 
lnfcription. 
pllX. 3J2.. v'" 
till. 318. 1. 


(b) Sueton. 
in Tiro cal'. 
10. 



2.06 ANN A LID' I TAL I A. 
ERA, Vo1g. clere cibo 1a mattiQa, fe prima non s' era ponato al bag no . Forfe l' ac. 
ANN 
 EI. que fredde dclb S.lbma gh nocquero. 
nche un Certo RegoIo, che con 
<;:10 lui íì bagnò nella !tetra, glOrI10, fu íarprefo da un colpa dl a popleiIìa, 
(3) A:;relius per cui man. Altri pretdcro (4), 
he "Domizi.mo ruo Fratello il le- 
Vu/or. ill \'a(fe dal ,Mondo col velcno, perche pm volre anche prima gli avea 
lJre'Ú'a,r., inlìdiata la vita; cd altri (b), che vcramente egli mancalre di malattla 


 DI
 'Ib. n..uurale. Aggiugne DIOne? che Domizi
fJo, allorchè 'n
o era malaro, 
. e potea fode naverlì, Ii tece metterc 111 un c.tlronc pleno dl neve, 
non fa, fe col pretefto dl rinfre.fcarlo, 0 di ottener 'I uell' eftètto, che 
oggidì alcuni Medici preten_dono, 
o
 doll" acque agghlaccÍ<1te ndle feb- 
bn acute, ma can \'ero dllegno dl !aria monre PIÙ pretia. Que! che 
è cerra, non erol per anche morto 'I'ito, che DomiziaitCJ corle aRoma, 
guadJgnò i iòldatl del Prctono, e. 1ì tì:ce proclanur lmpaadore colla 
promeHa di quel donatlvo, che Tl[o avea 101'0 dato nella fua aíTunzio- 
ne all' Impeno. 
Talc fu il hne di quefto amabile Impcradore, mancato di vita 
nel dì 13. dl SeHembrc lc), e ndl' anno quaranrundìmo dell' erà fua, 
dopo averc per poco PIÙ dl due anni e due melì tenuro l' Impeno. 
Crcdettero :1JCUI1l poh(lci 
' ahara, ,che foHè vanraggiotò per hu l' ef- 
fere tolto di Vl[a glovane, h.ccomc tu ad Augulto, l' elTere morto VcC- 
ChlO, Percwcchè .-\ug
lto iul pn
lclpJO del luo goveroo, fu cotlrcno 
per fa moltirudme dt::'iUûl nemIC], e èclk tn:gul"ntl fcdlZioni, a com- 
mettere non poche aZlOni CI udclI & odiolè, cd ebbe poi bilngno di 
gran tempo, fe volle guadagn.lrh II pubbl1co amore a forza dl bene- 
tiz.i, Fa gh quali mOil glOlïOIO. AIt'lI1colltro megllO ti.1 per Tuo il 
m.mcar dl buon'ora, ClOt: 10 tempo, <..h'ebh gld cia in polli.(fo dell' a- 
more d' ()i:,nuno, pen;hè corn,J pencolo, it: lolIè più .iung,-Imemc vi- 
vum, d' eiìere attn;uo a tar colt;, che gJiel t::'cel1ero perdere. Volara 
a Rom.l la nuo\' a dl iU,l mone, Ill. per 51 gran ptrdita inel plic.lbllc II 
dolore di gut:! Popolo, parendo all oõouno di aVLl' perdutD un F'gliuo- 
10, () pure II P.ldrc. L-\lut:
t4I1tO avv(;nne per Ie Provincu: kom.me. 
1 
enaton tcnzil e(fere chlamati da i Contoh a doll Pretore, cortcro 
aHa Cun.l, cd ..pene le Porte, dlcdao PIÙ lc.di a lui marta, dl 'Iud 
cue avdft:ro t
uo a lui vi vo. Panaro a .<"on1.l il tuo cadaveru, fcce- 
gli f<lre l)omlwU1o Il fu11t:rale., e reglltrarlû nd catalogo de gli Vii, 
n1à knz' a!cun a1tro de b h onon, chI.: Roma Gennk 10H:va accordarc 
a gh altn Impcradori, come dl 
lUochl a,l'nu:lli, T C
pl1, e Sacerdoti 
pcr etC1l1are la 10ro 111-=0101 aa. 1'111 <jUJ Í'k"'l0 DOrr/nsa,'o altro titulo 
non av..:a goduro, chc qudlo dl Ccjme (d), e di PYli'lciJe dLI/'J Gioï.Je,J- 
tit. A Fpena prcle Ie rcdlm del gOV1:1I10, che ticcome palolu gontia 
dl \'anll:l ed amblzlOne, volle üoll 
en.l[o tutti i tltol1 cd anon, che 
altn Impcr.tdon partlt<imemc aVC:lno ncevuw, ClOe guclli d'l,nperado- 
re, d' ..l.I.'f.IIßo, dl PonteJice 1
D'.Ji11lo, dl Ce?tjiJ1e, e dl ornaw del,l.l Vi- 
bdniÚc
 Pùde)à. Le .L\h:Ù.l61Ie .l,lcora CI athcur <lno, che non tardo pun- 
ta a vo
er' a\l(.:he Ii bel IIUWC dl Pad,e delfa J-iatiJa. QUII t
)tle II me- 
nta fUt), qU.lli i íu.OI prt'gl, 10 vclliemo all' Annû legucme. Egl1 (;1 a 
naw 


(c) SuetJn. 
in TUø c"p. 
10. 


(d) P I::n. 
V,I lant, 
,/w jiø!,lIrb. 
<r alii. 



ANN A LID' I TAL 1 A. '1.07 
nato nell' Anno cinquantefimo deW Era noO:ra j e però cominciò il fun 
reggim.'l1to in età giovanile; e diede il titolo d' .dugufta a Domizia 
fua Moglie. 


I!. 11. A Volg. 
ANNO 82.. 


Anno di C R 1ST 0 LXXXII. Indizione x. 
di C LET 0 Papa 6. 
di Do M I Z I A N 0 Imperadore 2. 


Confoli 



 FLAVIO ÐOMIZIANO AUGUSTO 
vo]ta, 
TITO FLAvIa SABINO. 


per l' ottava 


E Ra quello Sabino Confole., Cugino carnale di Domiziano perchè 
Figtiuolo di 'lÎto Flavio Sabillo, Fratello di VefpaGano, e Prefetto 
di Roma, da noi veduto uccifo ne gli ultimi giorni di Vitellio Augu- 
fia. Avea già dato principio Domiziano r mpcradore al fuo governo, 
non diverfameme da alcuni fuoi PredecelTori, buoni fulle prime, e nel 
progrelTo del tempo d' ogni crudeltà e fcelleraggine macchiatÏ. (a) Sa- 
lito fut tribunale, pofto in piazz:'l, bene fpeOa afcoltava e decideva 
giudiciofamente e giu(hmente Ie liti. Cafsò molte fentenze date da i 
GiudIci con indebita parzialità, dichiar-ando infami quei d' d1ì, che fi 
f<:oprivano aver prefo danaro per vendere la giufiizia (b). Tanta atten- (h) Au
eli.iS 
zlone ebbe egli anche net rello de' filOi anni all' amminiß:razione d' elTa Vlélor In E- 
Giufiizia non lòlo in Roma., ma ancne nelle Provincic, che per ane- pltOme. 
Haro di Sueronio non fi videro mai in tutto l' r mperio Romano i Go- 
verna tori e i Magiíl:rati sì moc!elli e giufii., come fotto di lui. E per- 
chè queíl:i dopo la fua mane hfCiarono la briglia a!la loro malnara avi- 
dità di far danaro, furono poi per la mag;gior parte condennati c pu- 
niti. Corne Ccnfore perpetuo feee ancora alcnne belle provviíioni. 
VoIle ne' Teatri., difiinti da11a Plebe i Sedili dc' Cavalieri. Abolì Ie 
Pafquinate, e i Libelli farnofi., puhblicati contro I' onore de' N obili 
deU'uno edell' altro felTo., galligandone gli Amori, fe veni\'ano a [co- 
rrirfi. Cacciò dal Senato Cecilio Rufino Quefl:f)re., perchè fi diletrava 
di far il buffonc e il ballcrino. }\lle puhhliche Meretrici ".icrò l' ufo 
della Leniga, e il pater con!cguire credirà e legati. "Levò dal roolo 
dc' Giudici un Cavaliere Romano, perchè dopo 'avere accufarå d' adul- 
teri
 
 ripudiara la Moglie., l' avea dipoi ripigliara. Secondo la Legge 
Statlllta candennò a/cuni de'Senatori e Cavalieri per la lor impudici- 
zia. N è 11 Padre., nè il Fr:"rdlo di lui aveano prefa c!.lra degli adulrerj 
delle Vergini Veß:ali, Ie qllali, come ognun sa., venivano obhligare a 
canf
rvare 1a virginirà. Rigorofamente volle egli., íiccomc Pontefice 
M Jfllmn, cne li efeguif1è comra di lore 1a pena capirale, prefcriua 
dallc Leggi; nè rifparrniò i d
vuti gafiighi 0 d' eíiiio 0 di moTte a i (c) iUtt

, 
complici de i lor f.111i. Parve (c) parirnenre ne' principj del filO govcr- : C:p
/

- 
n0 2 


(a) SrlCtcn. 
in DOI1.itia- 
no CilP. 8. 



'2.c8 ANN A LID' I T ^ L t A. 
h R A. Volg. no, ch' egli abborriíre illevar la "ita a gli uomini, nè foWe punta avi.. 
ANN 0 82.. do della rob:!. alrrui. Anzi inclinava egli molto alia libcralità, e ne die- 
de de i gran faggi verfo nmi i fnol CoTtigiam, parenti ed amici, 10- 
ro pofcia feveramente incaricando di gliarJartì da ogni fordid1 azione 
per far danaro. Le eredità a lui lafciatc da chi avea Fighlloli, Ie ri- 
ClISÒ. Molte terre decadute al Fitco rel1:ituì a i Padroni d' eíre. Oe- 
crc[ò I' e1ilto :1 quegli accufarori, chc non provav.mo Ie lor denunzie 
ed accufc. 1\1.01ro pill afpramente tru[ò coloro, che intemavano pro- 
celli calunniolì di conrrabandi in f.wore del Fifco; imperochè cgli di- 
ceva: Cbi non gafti,ga i fa
{i accu[ator;, anima e.lJi ed atJri a quefto iniquo 
tneftiere. Non fu minore h fua magnificcm.a nel ntàre il CamplJoglJo: 
(J) plflt.1rç. che fu mirabil cofa, p.er

è f
co?do 1
 .te{1:
mnnianza d! Pillt-trco (a) 
in Vlt,1 P,- neHe fole dorature egh V Implego dodlCl IDlla [alemi: 11 chc era un 
plic. nulla rifpetto alle fpe1è fane nell' adornare il proprio Palazzo. Rifab- 
bricò eziandio varj Templi bruciati [ottO Tiro Auglltto, mettcndovi 
il Cuo nome, e non già queUo de' primleri Aurori. Fece òi pianr,l il 
Tempio della Famiglia Flavia, 10 Sradlo per gli Atleti, l' Ol:eo per 
le gare de' Mufici, c la Nallffiachl.l per gli comb..inimemi navali, 
1I1arzitlle Poeta di qudh tempi, sfacciato adllhtore di Domiziano, e- 
falta alle H:elle tune qudtc rue fabbri.ch
, ed ogni altr a lua azione. 
Ora quanto s' è dctto finquì, pord far credere a i Lerrori, che o()- 
rniziano compariíre Figliuolo ben dcgno d' un V efpafiano, e Fratello 
d' un Tito, Principi, chc aveano retbtuiro i} (i.IJ fplendore aRoma, 
e all' I mpcrio Romano. Ma noi non tardcremo a vederlo indcgno lor 
Figlio e Fråtello, e Tir,mno, non Signore di Roma. Prefe egli in 
queí1:' Anno il titolo d' lmperadore per la terza volta a cagione, per 
(b' T.wtu! quanto Ú cred
, ?,i qua
che vittoria riporrata da G.ill/io Agl:ico!a, nella 
in vit.
 .A- Bretagna. Cola S 1I10}[ro cotanto quel valente Capitano coil amu Ro- 
gmol.e cap. mane che arrivò fino a i confini dell' Irlanda. (b) 
2.4- ' 


Anno. di C R 1ST 0 LXXXI I I. Indizione XI. 
di A N A C LET 0 Papa I. 
di D 0 M I Z I A N 0 In1 peradore 3, 



 FLAVIO DOMIZIANO AUGUSTO 
Confoh volta, 
QUINTO PETIL LIO RUFO per b 


per ]a non a 
feconda. 


A þ<tÛnto Petillio fu [uílituito nel Confolato, per quanto fi credc, 
Gaio P{1lerro Ll1ejJàlino. 
 n quell" Anno la Sroria Ecc1etìatl:ica ri- 
fcntCe la morte di 8tm Clef) Papa, che col Cuo tàngue illulhò la 

,c) T
1Citus Rellgione di Criílo. A 1m 
i.1ccedettc nella Cattcdra dl San Plctro, 
In Vlt4 A- Anacleto, Dm-ava tuttavia la gucrra nella Brctagna. Giuiio Agricoh, 

r
cøl
 '
J>' Comandante dell' armi Romane in queUe pani t C ), riponò un'1I11ìgnc 
2.. c; jeau. 
- . Vltto- 



ANN A LID' I TAL I ^. 2:.09 

ittoria nella Scozia contra di que'Popoli. AVCi1l10 i Romani rr.afpor- I'.RA ,,
:
. 
tato in quella grande I(ola un Rcggimento di Tcde(chi. Cottoro non ANN 0 83, 
volendo più militare in quell<.- p:>.ni, fana una congiura, ucciiero il 
10ro Tribuno, i Cennll ioni, cd alcuni foldati Romani, ed imbarca- 
tifi in tre brcgamini IÌ -dicdero aHa fuga. ) 1 piloto d' effi Lcgni (eppe 
far tanto, che ricondufJè 11 fuo all' Arm.ua Romana. Gli altri due 
feccro il giro della Brcragna, e dopo un.1 fiera (1me patita, per cui 
mangiarono i pit. deb('li, giacchè non patrano approdare ad aIcun firo 
d'd1a Dremgna, per ef1l:rc confiderari quai nemici, andarono poi a 
mmfr;lgar neUe cone della Gcrrn"nia b.lfìå. Qyivi d:1 i Corf.lri Suevi 
c Fnfuni furono prefi, e vcnduti come lëhÜ\'j. Perchè alcuni d' eí1ì 
c:lpitarono nelle Terre del Romano Imrerio, perciò aHora lòJ:.tmenre 
vennero a coao(ccre i Romilni, che la 13rct::gna era un'lfola, e non 
p:ì ten a fcrma, come per h POC,1 pratica avcano fin' aHora molti CI c- 
Juro. Imanto l)omiÚano tcncva -allegro il Popolo Romano (a) con cl
 (a) 'i'Wo.,'. 
j magnifici e di!
1endiolì SpenacoJi, non (olamcnte nell' l\nf1tcatïC', in "!JÍlÎa- 
ma iwche ncl Circa, dove fi videro corfe di C.1rrenc, comb:1ttimenti .10 lolp. 4. 
a cavallo e a piedi, ficcome ancora caccie di fiere, banaglic di G !a- 
diatori in tempo di notte a lume di haccole (b), dando ncl medefìmo (b) Dio. lib. 
Spcttacolo cena, 0 almen vino al Popolo fpettarore. Viderfi ancora 61. 
z;uffe d' Uornim, ed anche Donne combarrere con Ie f.ere, 0 rra lora . 
!\.lirabih altresì fureno j cornbarrirnenti navali, fani nell' Anf.rra[l"o, 
o pure in un Lago, cava to a mano, in vicinanza del Tevcre. Pro. 
bâbilmcme a varj f\nni fon da attribuire sì fani Spenaco1i, bcnch-è 

a Slieronio, e da me accenn,ui tutti in un fiato. 


Anno di C R 1,8 T 0 LXXXIV. Indizione XI I. 
di A N A C LET 0 Papa 2. 
di D 0 M I Z I A N 0 1m peradore 4. 


Confoli 
 


FLA VIO Do MIZIANQ 
ma volt
, 
SAnI
o. 


AUGUSTO per la decÌ- 


N On ho io dato a1cun Prcnome c Nome a quefio Sav.Ù:o, Con- 
(ole, pcrchè inrorno a ciò nu 11a v' ha di cerro. Va Giorda- 
no (c), che altri fogliono chiamar Giordande, egli vien appclIaro (c) 1Iriial
. 
Poppeo SalliJ2{). Pan'c probabile al Cardinal Noris (å), chc il (uo N 0- å; 
{
bus 
me foßè Gaio Oppio Sabino. Ma in un' Ifcrizione rifcri[a dal Cupe-ro (ie:lCls ea;, 
(non fo di <Jual peCo) a 1){)'lJiÏziano per h dtcima "olta Con{òle vien Il d ) Noris 
dato per Colkga 'IÏto Aurelio Sabino. N oi bensì vcdremo un Cno(o- rpiflda 
k dell' Anno fegneme, appcllato 
ito Amelio. In talc inctrtczz:l ho confulari. 
io. rirenmo fohuneme it di lui Cognome, di cui non ci la(clano du- 
bttare i Fi1Hi antichi. Q!lannmque non fi fappia di ccno l' Anno, in 
crom. I. D d cui 



2 rG A. N 
 A LID' I TAL I A'- 
J!,R'I Yolg. cui Domiziano andò aHa guerra in Germania, pure feguendo 1a trac- 
/1 N N 0 ,84. cia de\1e Meda 
 lie (oJ), repuro io pitl veri fimile il parlarne nd prefen- 
(a) Medlo- E . . R . . C . P 1 ft . 
, b' te. rano con nann I omam co 1 attl, opo 0 per atte ata dl 
C:
t::::s; Tacito (b) il PIÙ prudente e meglio di[ciplinato, che s' aveíT'e la Ger- 
C:7 alii., mania, creduro oggidì que! d' Haffia e Turingia. Domiziano, ficco- 
(b) Ta
ltus me fommamente vano, cd ambil.Ío[o di gloria, determinò di marciai' 
tie Monb, 1 . . Î. d . æ ( ) h ' . C . R 
Gmn.lnor. e
 1 m pe
lOna contra . 
UJ C, I?erc e aveal
o. 
acclato arzomero.' 
ClIP. 30.. de. Cherufcl .dal fuo, dommlo a ca
lOn 
ell' amlCl
la,. ch' egli pro
ef1ava 
(c) Dio lib. a 1 Romam. Ando queO:o gran CamplOne, a{fal perfuafo, che II fuo 
-7. folo nome avefI"e d.1 sbigonir que" Popoli; e forfe fll aHora, che per 
(d) Frontin. quanto abbiam d,1 Frontino (d), egli moihò di portarú neUe G.dlie, 
in Strata- ad oggetto unicamente di fare il Cenfo di queUe Provincie. Ma giun- 
tem. Jib. I. to colà, all'improvvifo pafsò coU'efercito il Reno, e a bandiere fpic- 
&ap. I. gate andò contro a i Caui. Se voleffimo credere a gli adularori Poe- 
(e) Slittius ti, un de' quali era allora PuÞlio Stazio Papinio (e), egli domò la fie- 
in Sil7Jar. rezza di que' R\rb.ui, e mife in pace i vicini. Ma non ú fa, ch'egli 
fib. I. t. I. delfe loro bJ.ttaglia alcuna; e probabilmenre altro non fece, che ri- 
durli ad un trattato di pace, con rovinar intanro i Popoli fuoi fud- 
dici di là dal Reno. Comuctociò, come s' egli aveff"e compiuta una 
fegnalata imprc::fa, fparfe voce di vittorie riporrate; e tutto gonfio del 
fuo mirabil valore fc: ne tornò a Roma per goder del Trionfo, che 
il Senaco fulla di lui parola gli accordò. Nelle Medaglie di queil' An- 
no Ú truova più voIce conia[O il cipo dell:! Victoria, fegno di quefti 
preteú vanuggi nella guerra Germanica, per cui cominciò egli ad 
uf.'lre il titolo di Gert1JanÎco, e ú fece proclamar lmperadore fino aHa 
non.1 yolta. Può nondimeno eíT'ere, che comribuilfero alia gloria di 
Domiziano anche Ie prodezze di GirÛio .Agricol.'J nelJa Brelagna. Im- 
(i) TacÎtl4l perciocchè, per quamo ú può conghietturare (f), nell' Anno prefente 
in, Vita ..1- quel faggio Ufiziale- fottopofe al Romano Imperio Ie Jfole Orcadi, 
'gcol.& c;p. ed altri paeú in queUe parci. Di quefti felici fucceffi diede egli di 
] . Cf rq. mano in mana avvifo a Domiziano. Qyal ricompenÙ nc ricavaíT'e, 10. 
6iin:mo all' Anno feguente 


Anno di C R 1ST 0 LXXXV. Indizione XI I Ie. 
di A N A C LET 0 Papa 3. 
di DOMIZIANO Imperadore f. 


. 


Confoli 


{ FLAVIO DOMIZIANO AUGUSTO per 
IDa volta, 
TITO AURE.LIO FULVO:) 0 FULVIO. 


l' 'Jndcci- 


4g) Julills Q Uefto 7Îto Aurelio ConfoIe, per attdlato di Capitolino ($), ^1 

alltøljnu.s A volo paterno di Amonino Pio AuguO:o. Che (olameme den' 
In .AnrOllllJO Î. D . . Î. 1 . cr. _ 1 fi T . c . 
pi,. Anno prclente Offill-lanO 10 ennll.z.auc I uo nomo, per aver .n- 
dotU 



A 
 N ALl D' I T A TJ 1 A , n 
doni 2 dO\Tcrc i Popoli GatÏ, fi può f.lcilm
nte ddurto d.tIle Mù- E: R A \ro
 
tlete 0 l\1edaglie d' aUora (a), nclle quali 
mcora con isfacciata adula.- ANN 0 'os. 

ione fi le
ge GERl\IA
IA C:\PTA, qua(i
hè a.q
ell? b
'avo 1m- 

rb

e

:- 
peradore, Il qu
l forCe ne pu
e fll a fronte, d,e nem!ct, 
-1UfcIto folr
 Numi{mat. 
di conguinar I'mtera Germama. Pero da II 1I1nanZI cgl1 coflumo dl Impert1f1r. 
:md:ue al Senato in abito triontàle. Son di parere alcuni (
), ch' cgli (h) Blol>t- 
t'f d . G . S . 1\1 {hir.iftf ill 
nello fielTo tempo trionfwe e i Qudi, Dacl, Ctl, e :lrmatl. 1 a j{tJafftt{. 
pcr quanto fembra indicarc Suctonio (c), -di verlè furon<:> queUe guer- \ :'kÙ
7J_ 

'e, di\'erfi i uionfi. Egli fpmmmeamente fece la prima fpedizione , J Dml'tla- 
contro a i Catli; e l' altre p,"r necefIìd,. Però n
 parlererno and:mdo nø 
np. 6. 
innanzi. I.: avviCo delle vittorie riportatc da Agricola fu ricevuto da. 
Domiziano con fingolare allegrczza in apparenza (d); perchè. interna- (d) TaCltlif 
mentc gli I'Odeva il cuore, che vi foiTe altra perCona, che Jut, credu- ;11, Vita .A- 
U valoroCa, e da invidiofo riputa\'a perdita fua Ie glorie altrui. Per- grlcol.e c:,Þ. 
CIÒ quantungue per coprire 10 [contento fuo, gli t".1ecfTe decretat dal 39. U' Jel/- 
Senato gli ornamenti trionf:tli, Un:.1 íhnua, e gli :\Itri ol1ori, de' quaJi 
fonè cap ace una privata perfona, dappoichè fi rifcrba\':l.no a i fo1i 1m- 
peradori i Trionfi: pure df'termino di richiamarlo aRoma, indoran- 
do quefia pi1lola, col far COlTer "oce di \'olergli confcrire il govcrno 
J'iguardevole della Siria, 0 fia della Soria, giacchè era mancato di 
vita Ati/io Rllfo, Governatore di quella Provincia. Fu detto ancora, 
che gliene invialre la patente portata da un fuo Liberto, ma con or- 
dine di con[egnargliela folaffienre, allorchè Agricola non fofT'e paniro 
per anche dalla Bretagna; pcrchè do\'ea Dorniziano temere, ch' egli 
non voleLTc muoverfi, fe prima non riceveva la ficurezza di qualche 
migliore impiego. Ma il Liberto aVfndo trovato, che Agricola dopo 
aver confegnata la Provincia tUUa in pace al Cuo Succet1òre, cioè a 
Sa/lufli, Lucullo, era già venuto nella Gallia, fenza nè pur lafciarfi 
vedere da lui, fe ne rirornò aRoma, portando feco la non prefen- 
tata patente. Entrò in Roma Agricola in tempo di notte, per ifchi- 
\'are 10 flrepiro di mold fuoi amid, che voleano ufcire ad inconrrar- 
10; e fi ponò a falmar Domiziano, da cui fu accolro con della fred- 
dezza. Da CIÒ inteic egli ciò, che potea fperart: da un talc Impera- 
dore; e rimafio fenza impiego, fi diede pofcia ad una vita ritirata e 
privata. Non mancò in Corte, chi animò Domiziano a fargli del male, 
accuC:mdo e c:ilunniando un sì degno perfonaggio, prima ch' egli giu- 
gndTe aRoma; ma non avea peranche Domiziano daro luogo in fuo 
euore alla crudelrà, di cui parlerò a fuo tempo; e la moderazione e 
pmdenza d' Agricola ebbcro tal fortuna, ch'egli poi giunfe natural- 
mente alla mone, fenza riceverla dalle mani altrui. A bbianlO da Ta- 
cito (e), che dopo l' arrivo di cfT'o Agricola aRoma, gl1 efcrciti Ro- (c) Iåem i. 
mani nella Melia, nella Dacia, nella Gel'mania, e nella Pannonia 0 cnp. 71. 
per la temerità, 0 per la codardia dc' Gcnerali, furono [confi rti. e 
che vi rimafero 0 trucidati, 0 prefi moltißìmi Ufiziali di credito c
lle 
lor C
mpagnie, di maniera che non folamente fi perdè alquanro de' 
Eonfil11 del Romano Jmpcrio, ma fi dubitò infino di perderc i Luo- 
D d .z. ghi 



2. 1 2. A !\" N A L r D' I TAL I A. 
E It" VÚ
!;. g?i ,f.,)l:t.i,. dove {()kano, {hr Ie !1liliz,ie Romane a' q
artier; d' in verno . 
AN'" 0 S. 1 all, dlla\' vcmu.,"c nondlmcno" h ,pu,o credere, che {ucceddTero in varj 
:\n01 
 n(' a n?1 rdb luogo dl dlltnbUlrle con ficurezza (cconJo i lor 
tempI, pcrchc fan pcri[i gli Annali antic hi, c Suctonio e Drolll 1<<::- 
condo II loro ulo., contenti di riferir Ie aZlOni dcgli antichi .-\ug
lli, 
poca cura ú prclcro della Cronologia. 


Anno di C R IS TO LXXXVI. Il1dizione x I V. 
di A N A C L E "I 0 Papa 4- 
di 0 0 M I Z I A N 0 Impcradore 6. 


Confoli 


< 
l 


FLAVIa DOMIZIA='IO AUGUSTO Del' la dodicC'- 
fim,1 volta, . 
SHRVIO CORNELIO DOLAßELLA METlLIANð 
POMPEO MARCELLO. 


T Uni qucfli Cognomi ho io daro al (ccond:J de' Confoli, fegucn- 
(a) Thefa,,- do uu'l(crizione, da me (a) pubbJicara, e ucduta [rename al mc- 
TU,Sr. ND'1.!W deíìmo pedonaggio. .Abbiamo da Giulio Capitolino (b) che in qudt. 
lnJ(nptlvn. A II I A . P . ' I I d d d . . 
P fl 113 nno vtlme a a nce t1tonl1'lO _ JO, I qu.a e ve n:mo an an\. 0 mnanZI 

;;
. 2. . Imperadore. E in quclti tempi ancora, iìccome [crive Ccn[orinOi e c ), 
í.
) Capiro-, Domiziano illituì in Roma i Gi'lOchi CtzpitoliJJi, i qU:1li conrinU;1rono 
lznus In 
I-: dipoi a cde::braríì .1d ogni quarto Anno a guif:! de::' GlUochi Olimpici, 
ta .Antonini d II G ' S ' r I ' d ' G ' C ' I ' P 
1''' e:: a rccla. I 10 enmzzaVJ.no U1 onore I lOve aplco Ino. er te- 
(:). cenfori- fiimonianza di Sueronio (d) in que' GlUochi varie erano Ie gare e con- 
nus de, Die tefe de i profdlori dell' Ani. Chi più degli altri place\ ,\ nel fuo me- 
11
t:llz C{lp. íl:iere, nc riporrava in premio unol Corona. Faceano un giorno Ie lor 
t
. S t forze gli Atleti; un alrro di i Camori 
 Sonaron; un alrro gl'lnrio- 
in D:
i
7
- ni 0 Com media mi. V' era anchc il giorno deftmaro pa {;Ii t.Joeti; e 
no (,rp.
. iJ fuo per chi recirava Profe in Greco 0 Larino. Stazio Papi1Jio Poe- 

e) St.llIIlS ta (e) recitò allor;1 al Popolo una panc della fua Tebaide, che non 
Tn S:l
. piacque; e in confro))[o di lui furono coronatl altri Poeti. Vi fi vide- 
ro ancora non [cnza dl{pi2cer de' buol1i Fanciulk pubbJicameme gan:g- 
giare nel corro. Come Pol1tcfice l\.lal1Ìmo prcfcdeva a qudE GlUochi 
DomizianC), vcfiiro alla Greca, porrando in capo una Coron.1 d' oro, 
, . perchè i Saccrdoti coLtumavano nel
e lor funzlOni 
i, andar coron
ti. 
(f) DID lib. Abbiamo da Dione ef) e da Suetol11o (g), chc Vomlzlano oltre allud- 
f7)' St. detto Spewlcolo, cd altri ih:lOrdinJ.rj, usò ogni anno di farc i GIUOctÜ 
jtiJc;
 011. Q1il}()tlatri in onor di ßlinerva, mcnrre villeggiava in Albano, In cHi 
..ncor.\ Ii miravano c,1ccie di fiere, dl\'errimu1ti Tcatral1, e gare d' 0- 
J"atori e di Pocci. Non contento Domiziano di profonderc jmmenfe 
iùmme di d:maro in tali Spcuacoli, rre volte in "alj rempi diede al 
Popola Romano un Congiario, cioè un regalo di trccenro nummi pet 
leUa. C(\,5ì 11(:114 fdb de i 
e[[e mOl1ti, menm: (i (,ce;1 uno SpctC;t4 

olo ,
 



ANN A LID' I TAL I A: 2. t 3 
colo, diede una laura merenda a tutro il Po polo fperratore, in manie- Ell. A Vo

 
ra pulita di tavole apparecchiate a i Senatori e Cavalieri, e alIa Plebe ^ N NO 86. 
in eerte fponelle. Ncl giorno feglleme fparfe fopra il medctimo Po- 
polo una quanrità pro,Ji ó ioGl di telTen:, cioè di tavolette, nelle quali 
(:ra un ft.-gno di qu.llche dono, come di uccelli, carne, grano &c. che 
fi andava poi a prendcre alla dilpenfa del Principe. E rerchè el"ano 
quaG rune cadmc m:' gradini del Tcatro 0 .\ntiteatro, dove tèdea la 
Plebe, ne fece gi[[ar cinqu.lma Copra c:1daun ordine de'S.:dili de'Se- 
natori e Cavalien. Caw è che gl' Imperadori, per guadagnarlì I' af- 
fetto del Popolo, coll'efempio d' Augulto- il ncreavano di quando in 
qu:mdo colla varietà de' Gillochi pubblici, e più Ii rallegravano con 
de i regali. Mol in fine queUe eCorbitami fpefe di Domiziano tornaro- 
no, ficcome dirò, in d.mno delio ttdfo Pubblico, perchè l' er:1rio fi 
- votava can sì heri faJal1i, e per rittorarlo egli fi diede poi aUe crudcl- 
tà e aUe oppreffioni de' Cittadini . 


Anno di C RIS T 0 LXXXVI!. Indizione xv. 
di A N A C LET 0 Papa 5. 
di D 0 M I Z I A. N 0 1m per adore 7. 



 FLAVIO ÐOMIZIANO AUGUSTO per la 
Confoli fima volta, 
Au L 0 VOL U S10 SA TrJ R NI
 0 . 


tredi.:e- 


B Enchè Eufebio nella fua Cronica (a) non rechi un filo Gcuro per (:i) Fu!et!us 
la CronoJogia di quelli tempi, pure fi può ben credc:rgli, a11or- In chrølU&U. 
chè fcrive, che nell' .-\nno pretème cominciò Domiziano a gultarc, che 
la genre gli dclTc il titolo di Signore, e fin queUo di Dio: empietà non 
perdonabile a morrale alcuno. Secondo il luddetto Ittorico, aílìl1Ho 
dall' autorirà di Sueronio (b), non folamentc egli fi com placque , ma (b) S;ltt,D,!. 
d ' d ' (J , . . 1 h d ' E . b ' In DOmlt/d- 
coman 0 ;1I1cora cucre COSI nommaro: Ice, Ice ul.' 10, non vcn- nø cap. 13. 
ne in mc-nr
 ad aIeun prccedente Imperadore. N oi 3bbl.am vcdu!o, 
:lVere l\ugutlo verameme vietato con pubblico editto d' effere chiama- 
to Signore; m;l anch' egli permifc bene e gradì, che in fua vita gli fof- 
fero ercni de i Templi, e cofliruiti de i Sacerdori ad onon: ddb lùa 
pretefa di\'iOltà. Per attetbro ancora di Aurelio Vinore (,) Cahgola (c) .Aure- 
forfenlUto AU3ut1:0 volle elTere chiamato Signore e Dio. Di runo era 
iuJ !",i,ff9r. 
vie pill capace 1.\ ,-"moder.ua ambizione 0 frenclia di Domiziano; e pron- In EplIoroe-. 
ta ad ubhidire era I' aJu!azione, e la fuperttiziofa ftoltezza dc' Pagani. 
Pcrò fondatameme h.mno creduro alcuni, che I' aver Domiziano per- 
fcguitati i Cnftjani, avelfe origine di quì: perchè cerro i fèguaci di 
Gesù Crií1:o, profelTanda la credenza d' un folo vera Dio invi!ìbJle ed 
immorrale, non p')te.lI10 mai induríì a riconofcere per Dio un I mpe- 
radore, vllc e miÚ;rabil creatura in confromo del Creatore, AbbiamQ) 
dall!;') 



2. 14 A 11' 
 A L I 1/ I TAl 1 A. 
1! i{" Volg, dãllo ndT" Eufcbio, ch
 in <]uef\:i tempi i Popoli N ,\[amoni e DaCÎ 
ANN 0 8í. avëndo guerra co i Ronuni, furono vimi. QEamo a i Daci non ci fom. 
minif\:rã l' amica Storia atrai Iume per fi(fare il tempo vero, in cui eb- 
be princi pio la guerra con eLTi, e quanto durò, e quando finì. Tuua- 
\- ia potrebbe d.trli, che a qudli tempi app:mendfe il primo movimen.. 
to di qudla gl1erra, che cominuò molto dipoi, e rinfd ben pericolo[a 
c flInella a i Romani. Credefi, che l' anríca Dacia comprendeíTe qud 
pacre, che oggidi è divifo nella Tranfilvania, Moldavia, e ValacJll,L 
Erano Popoh fieri e beUicofi quei di quelle cOl1trade, pcrchè credea- 
no la mone fine dclla prefeme vita, e principio di un' altra, [econdo 
l' opinion di Pltagora, che [pacciò la trafmigrazion delle anime. Con 
tal periuafìone fprezzavano ogni pericolo, e (j efponevano alia mone, 
fpel andu di rirorgc;-e con miglior mercato in altri corpi. Alcuni Grc- 
(a) Di" lib. ci (a) dicdero a i Daci il nome di Get;, e Goti; e vcramente Ii trllO. 
67. vane confufi prdTo gli ami chi Scriuori i nomi delle barhare Nazioni. 

Icl che è 'cerro, Capit:1no d'cfii Oaci era aHora Decebalo, uomo di 
ram maeUria cd aecortezza nel mellieI' della guerra. E quefii, fe ere- 
(b) 'Jordan. diamo a Giordano (b) Scriuore de' tempi di Giuihniano Augufio, mofii 
ile r:--
bus daIl' avarizia di Domiziano, roua l' alleanza, che 
veano con Rorna, 
Gmcu cap. pat1årono il Danubio, e cacciarono da queUe ripe i preGdj Romani {c). 

c). SultDn. App
o Sabfno, che il Ca.rdinal N?:is (d) crcde più toilo appellato Gaio 
in Domitia- OpplO Sabmò, per[onagglO fiato gla Con[ole, e Govcrnatorc aHora pro- 
no Ctlp
 ,6. bí1bilmenre della Mefia, marciò colle fue forze contra di que' Barbm i, 
(1) ofO

n
- ma, ne rimafe. fcon
tto, cd cg
i ebbc tagliata Ia tdl:a (e
. A que
a vit
 

!fari. tona rcnne dl
trO 11 f.'lccheggJo del pack, r. la preta dJ I?olu , Jllaggl 
(e) EutrDp. e Callella. GlUnre a Roma queUe dolorofe nuove, fi vide Domizla- 
Iiif/Dr. no in eerra gui[a necefiitato ad accorrere colà, per fcrmare quefio 1'0- 
vinoro torreme. In qual Anno egli la prima volta v' andaíTc (perchè 
due volte v' andò) non fi può dccidere. Sarà permel10 a me dJ I"i- 
ferbarnc a padar neW Anno [utTeguente. De i N a[amoni, Popoli dell' 
(f) Zon(l
a Affrica di topra nominati da Eufcb-io, noi fappiamo da Zonara (f), che 
In Annlltl'. a cagion delle eccd1ive i mpofie fi folIe varano contro a i Romani, e 
dicdel"O una rotta a Fiacco Governator della Numidia. Ma elTendoG co- 
loro perduti dietro a votar molti barili di vino, che trovarono ne! cam- 
po de i vinri, FIacco fu Ioro addoíTo, c ne fece un gran macello. Do- 
miziano gloriandoli delle imprefe altrui, ncl Scnato efpofe d' aver' an.. 
nicmati i N afamoni . 




 

 

 
,

,* 

t
/
 "*

 
t1f

 .
f- 


 
1i
ß 7jJ' 
\
 
f. 
 


 + ftPS' 


Ann" 



ANN ^ LID' I T ^ L 1 A. 


21) 


Anno di CRISTO LXXXV I I I. Indizione I. 
di A N A C LET 0 Papa 6. 
di Do M I Z I AN 0 Imperadore 8. 


{ FLA VIO ÐOMIZIA NO 'AUGUSTO per 
Confoli tordicefìma volta, 
LucIo MINUCIO RUFO. 


Ia quat- 


M Inicio, e non ,MinucÎo è appella[O quefio ConCole in una I[crizio- EllA, Vo!g., 
ne da me (A) data alIa luce. N obil F amiglia era anche la Jl..li1zi- ANN 0 

, 
cia. Derifa fu I' avidirà di Domiziano (I' avea preceduro coWefempio (a) 7hefau- 
Vefpafiano fuo Padre) da A ufonio (b), e da altri, nel cominuare' per 

: N7
s 
tami anni il Confolato nella [ua per[ona, quafi che invidiaßè a gli al- fc
í
io/ 
tri un [ale onore. Arrivò egli ad e(fere Confole diecilètte volre: il chc PPg. 314. 
niuno de" fuoi PredeceíTori avea mai [.1[[0, am<tndo eí1ì di veder com- TtUrn. I. 
panita anche ad altri qucHa onorevolezza. OfT'ervò nondímcno Sue- (b) A p u fo llius 
. ( ) h D " -. . I c. . d ' C r I In Mieg'}r. 
tOl1l0 " c e omlzlano non elercl(ava pOI a runZlOne l 01110 C, (c) Sueton. 
lafciandone il pefo al Collega, 0 pure a i Sufiimiti. R\(hva alia fua jn D3mitia- 
boria, che il fuo noma comparißè ne gli Ani pl1bblici, I' Anno de' quali nø ,at. 13. 
per 10 pill era fegnato col nome de' Con[oli Ordinarj, Del reno egli 
cofiuma\'a di deporre il Confolaro ana più lunga nelle Calende dl Mag- 
gio; e i più d' ctu rinunziò ncl dì q, di Gennaio, Ma quali pedone 
foíTero a lui fuflimi[e in quella Dignità, e in qual Anno, non fi può 
ora accertare, vone Domiziano, che fi celebraßero nell' Anno pre- 
fente i Giu.ocbi Secolari, ancorchè fecondo l' inituro di eßì iÎ aveßero a 
celebrare ad ogni cellto anni (d), nè più che quaramun' anno foßè, che 
Claudio Augulto gli avea fa[(i. La prima fpedizion di Domiziano con- 
tro a i Daci, infupcrbiti per In 101'0 vittoria, forfe accadJe nell' Anno 
prefenrc. Andò egli in per[ona coIl' e[erci[o a quella volta. R,1ccoma 
Pietro Patrizio ncl [uo 1'ra[[atO'delle Ambafcerie (e), che Decebaio ve- (e) Petms 
duro venire con sì grande apparato di geme un Imperador Romano Plltricius 
comra di sè, gl'inviò degli Amba[ciarori per trattar di pace. Se ne 
:n
T;
ftor. 
rife il fuperbo Domiziano, cd avendoli rimandati lènza nfpofi:a, ordi- By::.anll1l. 
nò che Ie milizie irnprendeßèro la guerra, con dare il comando di Tim. 1. 
tutta I' Armata a Corneli& Fofco, Prefetto a110ra del Pretorio, Deceb.llo 
a{f.1i informaro del valore di quefio Generale, che avea ítudiata I' artc 
milit..rc fohmcnre fra Ie delizie della Corte, e in mezzo a i diverti- 
menti di Roma, Ie ne feee beffe, e fpedì- alrri Deputati a Domizia- 
no, oftèrendofi di [erminar qudla guerra, purchè i Romani di queUe 
conn .Ide gli pagafTero annualmeme due oboli per te1ta; e ricuf.1ndo 
dli tal condizwne, minacciava loro 10 fierminio, (f) Comunociò Do- (f) Suttøn 
mizlano, che era un folennißìmo poltrone, come fe avc:fT'c pienamentc in D{)mít,

 
afiicul'ato l'Imperio da quella parte, fe ne tornò da bravo aRoma, 1'1/1 &ap, 6. 
fen- 


(d) Cmfl- 
rmtlS de Die 
I\atal. '.17. 




16 ANN A LID' I TAL I A; 
l!1I. A. Volg. lènZ1 apparirc [e prima ehe termin.\{fe il pre[eme Anno, a pur nel fe. 
ANN 0 h8, guenre. PCi', qU.lnto fen\ ,'no Suetanio e Giordano (n), Fofco avc:nda 
d ( a) J b ord G an
 palfato il D,mubio, feee gllerra a i D:lci, e rrob
\bilmente t:bbe fo- 
e Rt, t d ' 1 1 h ' . fi il.' (" 6 
ticis ,a/!. 13. pra 1 oro qua c e vantagglO; ma 111 me reno Icon tto e uccifo 
tùrfe nell' Anno fegllcntc, Circa quefii tempi, per qu
mo s' ha da Eu
 
(b) Eufebius fcbio (b), Jfareo Fabio R3inti/iano, ecccllenre Madtro cr Eloquenza , 
in Chro7f. nata a Calaorra in ((þagna, venne aRoma falariaw dal Pubblìco, per 
in[cgnar l' Ane Oratoria. Ma prob.lbilmente ciò avvenne (OCto Velþa- 
fi.mo, il qlUle fondò quiyi varie Scuole, e yi chiamò de gi' infrgni 
Maefl:ri, Cerra è intanto, che Quintiliano fiori fotto i di lui Figliuo- 
}j, e fu anchc l\IaeHro de' Nipoti di Domiziana. 


Anno di C R 1ST 0 LXXXIX. InJizione I I. 
di A N A C LET 0 Papa 7. 
di D 0 M I Z I AN 0 In1perador
 9. 


5 TI TO A UREL 1 0 F UL VO per la feconda volta, 
ConfoIi ( Au LO SE
I PROS loA Tl, AT Il'õO. 



c) Cilpi
ol, S lama aecertati da Giulio Capitolino (c); che CIlto Aurelio Ftih;o, 0 
'" Antðnl11# - Fì l' A 1 d '.\' P ' A { 1 fì d I 
'P' ha "(I.VIO, vo 0 paterno I _"l.ntonm
 10 ugu LO, II Ue Vo tc 
10. Con(olc. Giacchè Suetonio fcrÍ\'c, ch:: Domiziaoo \'olle un dorpio 
Trionfo de i Carri c de i Daci, non è improbabilc, ch' egli nell' .
n- 
no prefcntc alf
[ta(Jè qudlo onore per (11' credere a i Romani, che 
fcliecmcnre patf.w:mo gli afIlri nc-ll.l guerra della Dacia. A nella il me- 
defimo Storico, ch
 crano feguite a\cunc b.maglic in queUe parti, e 
uluna verifimilmente v.u1taggioCt a i Rom.lI1i; il che baHò all' ambi- 
Úo[o Auguflo, per c!ìgcre i' enor del Trillnfo, Giacchè fopr:lVcnnc 
la {con6tta e la mone di Cornelio F'{co ndla guerra, chc contimlava. 
nella Dacia, potl'cbbe atrriuUlrlì aU' Anno prcleme la (econda [pedi- 
Úone dd mcdetîmo Domiziano contra a i Daci, drendo noi accertati 
(rl) !ueton, da Suetonio (d), che due volte egli andò in pcrfona a quella gucrra. 
in'Domilia- Ma Ie non è polTibile il ben dilueid.\rc i tempi delle azioni di Domi- 
no ,a;. 6. ziano, a noi batbr cleve almeno la ccnezza ddlc medelìme. Tornò 
(e) Di# lih. dunque Domiziano ana guerra (e) ; ma perchè facea più conto dclla 
67. pelle, che dell'onore, n
 gli piaeea la fatica, ma sì bene il godcrn 
tutti i comodi, ficcome uomo polrronc, e perduto rra Ie fcmmine c 
in ogni (orta di difondlà: non OSÒ giammai di lalciarG vcdere a frome 
de i nemici. Fernutofr dunque in qUJlchc Citt:ì della Melia, (pcdì i 
fU'1i Generali (onrra di Dceebalo. St'
:Jirono \'
rj comb 1ttimenti, ne" 
quali per, tdlim
r.l,m
a di Dione pl'l'Ì bllo
-Ia p:;,rc
. dcHc, fuc . .'\
.mate. 
Tuttavia, rerehc h tOIl'..:na 
L:lIe guerre e votubuc, C I (UOI nporta- 
rono talvolta de' vanr.!:j,1i. e tÌle,,"ialm:lHc Gitlli.1;.o diedc una confidc- 
rabil fotta a Deccbalù: D.m1Ìziano dl COi
tmU", eJ anch
 aUorchè an- 
è.<<va- 



ANN A L [ D' I '1' ^ L I A. 217 
èavano poco bene gli affari, fpediva l' un dietro all' altro i comen a ERA Volg: 
Roma, per avvif.'u' il Senato delle [ue felici virrorie. Pertanro a ca- ANN 0 89. 
gione dl queíti creduti sÌ glorioG fucceffi il Senato gli decrelò quanti 
onori mai ièppe immaginare, c per tuuo l'Imperio Romano gli fu- 
rono alzate Statue d' oro e d' argenro, fe pur non erano dorate, ed 
inargenrate. Con tuno il fuo valor nondimeno Dccebalo cominciò a 
fenridi alTai angufi:iaro dalle forze de' Romani; e 'però inviò de gli 
A mbafciarori a Domiziano per ouener 1,1 pace. Non ne volle il poco 
fagglO Auguilo udir parola; ma in vece d. maggiormeme incalzare il 
v.lcdlanre nemico, venuto nella Pannonia, rivolfe I' armi contro a i Qua- 
di e l\ Iarcomaoni, volendo gafi:igarli, perchè non gli aveano daro ti)c- 
COl-[O contra de i D,ICi. Due volte que' Popoli gli fecero una Dcpu- 
tazione, per pLtcare il fuo fdegn,); nen folo nulla ortennero, ma Do- 
mizlano fect: anche levar ]a vita a i fecondi lor Dcpurati. Si vennc 
dipol ad una barragb, in cui da i Marcom.tnni, combartentl alIa di- 
fperara, fll tconfi[[o I'dercito Ròmano, cd obbligato }' J mper.ldnrc 
alia fuga. AHora fu, ch'egii diede orecchio aIle pmpolìzioni di p.KC 
con Dt'ccbjlo, il qual ftppe ben profittare della debokzza, in CUI dopo 
t:lI1tc padHc ii rro\'a\'ano i Romani. Conrentoí1ì dun que egli d. rdii- 
tUlr moire armi e molri prigioni, e di ncever' anche d,dle m.mi dl Do- 
miziano il Diadema del Regno; ma íi c<\pitolò, che anche Domizia- 
no pagalle a lui una gran lomma di d,waro, e di m:mdargli molti Ar- 
refici in ogni farta d' ani di gllerr.t e di pace; e que! che fu peggio, 
di pagargli in avvenire annualmcnre una cena quanrità di danaro a ti- 
tolo d. regaio, Durò quefia vergognofa comnbuzione fino a i tempi di 
Traiano, il ql1ale, ficcome vedrcmo, avendo altra [dh e cuore, che 
Domlziano, I11lcgnò a i Daci il rifpeno dovuto all' Aquile Romane. 
Turto boria Domiziano per quella pace, quafìchè egli l' avefT'e [.1[[:\ 
da vinci tore e non da vimo, fcrifT'e al SenalO Letrere piene di gloria, 
e fece in maniera ancora, che gli Ambafciatori d. Deccbalo andal1èro 
a Roma con una Lettera di fommdJìonc, a lui fcn tta da Decebalo, 
fe pur non fu fima, come molti fofpenarono, daUo iletTo Dorniziano. 
Per altro Dccebalo non fidandofi di lui, fi guardò dal venire in per- 
fona a trovar Domiziano, e in fua vece rnandò il FrateIlo Diegis a 
rieevcre da lui il Diadema. Quamo duraí1è quefi:a guerra sì pcrniciofa 
a i Romani, e quando cctTafT'e, non abbi,m10 aí1ài 111me, per derermi- 
narlo; ma v' è dell' apparenza, che fi fiab.lifT'e la pace ndl' Anno pi c- 
[ente, e che Domiziano lè ne torn,\ITe aRoma nel Dicembre per pren- 
dere il Confolato nell' Anno fcguenre. N è fi dee tacere ciò, che Pli- 
nio il giovane oITcrvò, cioè che Domiziano (a) andando a qudte guer- (a) plirius 
re, pcr dovunquc F:JITava tulle Terre dell' J mpcno,. non pareva il Prin- in Padeg"jr' 
cipe ben venuto, ma un nemico cd un aITalhno: tante erano Ie gra- 
vezze, che imponeva a i Popoli, tante Ie rapine, gl' incendj, ed alt.-i 
dito
'dini, che commettev,mo Ie rue milizie, braccia cattive di un pill 
catuvo capo. 


'1om. I. 


Ee 


Anno 



2.18 


ANN ^ LID' I T ^ L 1 ^. 


Anno di C R 1ST 0 xc. Indizione Ill. 
di A N A C LET 0 Papa 8. 
di Do M I Z 1 A N 0 lmper
dore 10. 
{ FLAVIO DOMIZIANO AUGUSTO per la quindi- 
Confoli cefima voha, 
MAR C 0 Co C eEl 0 N E R V A per la feconda. 


ER A Volg. N Er'Va ConÎole quegli è, che a fuo tempo vedremo Imperadore h 
ANN 0 90. Siccome il Cardinal Noris ed alrri mCt(ono la (econda guerra 
Dacica prima di quel, ch'io abbia (uppoilo, così credono, che Do- 
rniziano celebraíre nell' Anno 88. 0 pure nel preeedeme, il fecondo 
(a) EuJeb. fuo Trionfo de i Daci, e prendefTe il titc'lo di Dacico. Eufebio (a) 10 
in Chro,!ico. differifee fino all' Anno (eguenre. 10 fi:o eol Padre Pagi (
), che ri- 

b) (
fïlUS feriíce quel Trionfo al prefente Anno. Su tal fupputio adunque, fu 
;naro

:
 in quell' Anno, per aneftaro di Dione (c), che Dorniziano folennizò 
hunc .Ann. in Rorna Ie fue glorie con magnifiche fdte e Spettacoli. Si fecero nel 
(c) Dio lib., Circo varj eombauim@mi a piedi e a cavallo, e, in un Lago [.1no a 
(>7. poß:a una batraglia navale, in cui quaú tutti i combanemi reftarono 
moni, Levofii in olrre durante quello Spettacolo un fiero temporale 
con pioggia, chc qua!ì ebbe ad affogare gli Speuatori. Domiziano fi 
fece dare il mamello di panno grofTo, ma non volle, che gli altri mu- 
taírero veß:e, nè che alcuno ufeifTe, di maniera che tutti inzuppati 
d' acqu
, contrafTero poi delle malattie, per cui molti morirono. A 
confolar poi iJ Popolo per tal disgrazia, trovò 10 fpedieme di dargli 
un,l cena a. lume di fiaccole; e per 10 più fu fuo cottume di efeguire 
j pubblici divertimenti in tempo di none. Ma fpezialmeme fece eg1i 
comparire il fuo famaftico cervello in un eonvito nonurno, al qua1c 
invitò i principali dell' Ordine Senatorio ed Equcß:re. Fece addobbar 
di nero tune Ie ß:anze del Palazzo, mura, pavimcnro, e foffitte con 
fedie nude. I nvitati i commenfa1i, cadaun vide collocata vicino a sè 
una fpecie d' Area fepolcra1e, col fuo nome fcrino in dra, e con una 
)ucerna pendeme, come ne" Sepolcri. Sopravennero fanciulli tuni nu- 
di, e rinti di nero, ballando intorno ad eí1ì, e portando va!ì, !ìmi1i 
a gli ulati nelle efequie de'morri. Cadauno de' convitati !ì rcnne al- 
lora fpediro, e tanto più perchè racendo ognuno, il folo DomlZlano 
d' a1rra non parlava, che di morti e di llragl. Dopo si gran pama fu- 
rono in fine liccnziati; ma appena giumi alla lara abirazionc, ccco 
che parccchi di lora fon richiamati alla Cone. Oh allora sì ehe cn, bbe 
in eHi 10 fpavemo; ma in vece d' alcun danno, riceverono poi da Do- 
miziano qualche dona in va!ì d' argento, 0 in aIrri prezioli mobiii. 
T'li furono i follazzi bizarri dati da Domiziano alIa N obihà in occa- 
fione del [uo Trionfo. N ondirncno il Popolo comuncmemc dicca, chc 
que- 



ANN A LID' I TAL I A. 1. r9 
quefto era, r:'on già un 
ri
mfo, rna un Fu.ne
al.e d
' Ro
:mi nella 
a
 Ell A VoIg: 
cia, ovvero 10 Rorna e1Ì1nu. Dopo qudb rldlcoh TnonfÌ 1a vantra AN H 0 9 0 . 
di Domiziano, che tludiava ogni di qualche novirà, volle chc: i1 Mefe 
di Senembrc da lì innanzi s' appellaffe Germanieo, (a) e I' Onobre Domi- (a) SUtton. 
ziano, per non dfere da menD di Giulio CeCare, e d' Augufto; e ciò In Domitia- 
pelchè nel primo avea confeguito il Principato, ed era nate nel fe- no CIl;. 1]. 
condo. Ma non durò pi
 dell a fl!a. vira que1to fuo decre
o. -Non {j :::1I
a;::.US 
fa mai capirc, come EukblO (b) icnvdfe, che moIre fabbnche furono (b) 1 Hft". 
termil1:ltc in Rorna nell' Anno prefeme 0 pure nell"amecedeme, cioè in ehron. 
Capitolium, Forum tranfttorium, Divorum Portiells, ilium, ae Serapium, 
Staaium, Honea piperataria, J7efþajiani '.lêmp/um, j}!inerva ChaJcidiea, 
Odeum, Forum -'Irarani, '.l'herm
 1'rajanæ, & 'IÎtiaflæ, Senatus, LuduI 
Matutinus, 
Uiea aurea, J\.leta fudans, & P antbeum. Non {j penlåffe 
alcullo, che ranti edJt1zj ricevcffero il lor' etlere 0 compimenro in 
qudt' Anno. Forfe furono rilårciri. II Panteo era da gran tempo far- 
to; e per racere il retio, 1a Piazza e Ie Terme di Traiano non furo- 
no ficcome diremo fabbricate, fe non ne i tempi del fuo Imperio, 
cloè da quì a qua1che anno. 


XC I. Indizione I v. 
Papa 9. 
Imperadore I I. 
e [J r 5 MARCO ULPIO TRAIANO, 
on 0 1 
 l\lAR co Ac ILIO G LABRIONE. 


Anno di C R 1ST 0 
di A N A C LET 0 
di D 0 M I Z I A N 0 


T Raiano Confole in queft' Anno il meddimo è, che fu poi Tmpe- 
radore glonota. II prenume dell' alrro Confole Glabrione , fecon- 
do alcuni, fu non già Alarco, ma Jl,l::mio, ficcome proprio dell:!. F.\- 
rniglia Aeilia. Noi abbiamo da Dione: (a) effcr avvenuti due prodigj, (a) Dio li
. 
per l' uno de' quali fu prefagito l' I mperio a '.l'raiano, e per I' altro la 67. 
mone a Glabrione. Quali fntrero nol làppiamo, ie non che pcr at- 
teft3.to del medetî mo Storico, G labrione benchè Conlole, fu obbli- 
gato dal capncciola ed iniquo Domizlano a combanere conrra dl un 
gro(f'o Lione, che fu bravamenre da lui ucclfo, fenza rename eg1i 
ferito. Q.lclta azione, che: dovca guada5nargli lode e ftima pretfo di 
Dor8lziano, altro non fece, che incltarlo ad invidia, ed anche ad odio, 
perchè non gli piaceano i N obili dl raro valore. Però col tempo rro- 
vò de' pretcltJ, per mandarlo in efilio, e poi imputandogli, che vo- 
lelTc turbare 10 Statü (forfe nell' Anno 9f.) il fece ammazzare. All' 
An,no prdeme vien rife.lï
a da 
ufeblO (b) Ia llrepirof
 morre 
i Cor- (b' FH/if,. 
1/elra, Capo delle Vergml V ettah. Era ella {lata accutata dlanzl d'm- in ebron. 
continel1
a, e dichiarara innoccnte. Sorro Domizi.mo ti nl\ egliò quc- 
11.1 accula; e Domiziano afferrando la gloria di cultode lIella l<..cligio- 
E e 2 ne , 



220 ANN A LID' I TAL I A. " 
ERA V oIg. ne, cioè della Superftizione Pagana, e volendo rimettere in ufo Ie an- 
A N NO 91. riche Lcggi, la fece condenmrc, e Ceppellir viva. Suetonio (a) dice, 
(a) Sueton. ch' cll
 (u cO
1Vin
a 
e.' fuoi falli; Plinio i1 giovane (b), ch' eff:l nè pur 
iT. Dom/t;a- fu chlamata In gmd,zlo, non che aCcoltata, ed effere quella Ham un' 
no cap., 8. enorme crudeld ed ingiuHizb. Furono anche proceffati alcuni N 0- 
1
 l-'Ij;:

 
,li Rom:lni, come com
lici, del d
lit.to., lì.uHati fino a laCciar la vita 
jfoi. i
. -} locto Ie battlture, benchc non contdIaOero l' appofto reato. E per- 
chè Falerio Liciniano, già Senatore e Pretore, uno de' più eloquenri 
uomini del luo tempo, per avere nafcolå in Cua cala una Donna della 
famiglia di Cornelia, fu accu(ato, a\rra maniera non ebbe, per fut- 
" trar!Ì a que' rigori, Ie non di confdT:11'e qU:lI1to gli fu Cuggerito Cono 
mana per ordine di Domiziano. Turtavia fu cgli C<lcClato in cfilio, 
c i Cuoi beni aOègnati al FiCco. QueHi poi fotto Traiano ritornato a 
Roma fi guadagnò il vitto, Con farc il MaeHro di Rerrorica. Così 
inorpellava Domlziano i fuoi vizj, volendo comparire zelantiOìmo 
dell' onore de' [uoi falli Dii. N arrafi ancora, che eOendo morro uno 
de'tùoi Liberti, e [eppelliro, dappoichè Domiziano ìnre[e, che coltui 
fi era fano fabbricare il Sepolcro con de i marmi prefi dal Tempio 
di Giove C'1pitolino, bruciato negli Anni adJietro, fece fmanrdlar da 
i [oldati quel Sepolcro, e ginar in mare l' of1à e Ie ceneri di colui: 
tanto fi piccava egli d' efferc zelante dell' onore delle cofe facre. 


Anno di C R 1ST 0 XCI I. Indizione v. 
di A N A C LET 0 Papa 10. 
di Do M I Z I AN 0 Imperadore 12. 


Confoli 


{ FLAVIO ÐOMIZIANO AUGUSTO 
íìma volta, 
QUINTO VOLUSIO SATURNINO. 


per la fedice- 


() . S ' E' di[putato, e tuttavia fi di[pura, in qual' Anno fuccedeffe la ri- 
i
 c
/

/';a- bellione di Lucio -1ntonio, e la breve guerra civile, 
he in que' 
1011. tempi avvenne. Alcum (c) la merrono nell' Anno 88. altrt nell' 89. e 
(d) Ca
vi- il CalviGo (d) la differi[ce fino al prefenre Anno. A me fembra più 
þus. l/Ue-:, probabile l' ultima opil1ione, confi'ontando infieme quel poco, che s'ha 
(er

i:r;:/' Ji queUo Farro da Tacito (e), da Sueronio (f), e da DIOne (g), 0 fia 
in V/ta.A- da Sifilmo; perchè da 101'0 appari[ce, che dopo quella [olleva1.lÌone 

ricoI4. Domizia\lo lafciò la briglia alla [ua crudeltà, e ciò avvennc, ficcome 

 f) Sueton,. dirò, nell' Anno [eguenre. Lucio Antonio, a cui Marziale (h) dà il Co- 
m D m/tllJ- d . S . G d II ' I fi fì ' G 
1110 CliP. 6. gnome I aturilll'lO, era overnatore e a ta 0 la upenore erma- 
(g) Diq lib. nia. Perchè ben fapea, quanto per poco Domiziano perfeguitaOè Ie 
67. . per10ne di meriro, e che fpezialmeme fparlava di lui con ingiuriofi 

rt Mart/a.'. nomi, moffe a ribellione Ie rue Legioni, faccndofi proclamare lmpe- 
floi. 
. Ep'- radore. Portata a. Roma qucHa nuova, [e ne comurbò ognu l 
o per 
ap
 



ANN ^ LID' I TAL I A. '2..21 
l"apprenfione, ch
 ne fucce?dTe una gran 

e.rra, eft. t?rnafTe a pro- ERA VoJg. 
var tutti i m:t1:mm comp,\gm delte guerre clvlh. Domlzlano ftclT'o te- ANN 0 91.. 
mendo, che quefi'incendio fi potefT
 maggiormente dilatare, deter- 
minò di portadi in perCona contra di lui, ed avea già in ordine l' Ar- 
mata. Ciò che recava maggiore fpavento, era il faperfi, che Lucio 
Antonio s' era collegato co i Germani, e quefii doveano rinforzarlo 
con un potente efercito. 1\1a chc? Lucio j}fajJimo, che il Tillemont 
fondatamente coniettura dfere 10 fiellò, che Lucio Appio N01'vano 
AlajJimo, II qual forCe governava aHora la bafTa Germania, 0 pur
 una 
pane del1a GaUia vicina, Cenza aCpettare aIeun de' foccorli, che gli 
pramettea Domizíano, diede battaglia improvviCamcnte ad efT
 Lucio 
Antonio, prima che con lui fi uni{l;..ro i Tedeíchi . Volle anche la 
bc.ona fonuna, che memre erano alle mani, crefcdfe così fone il Re- 
no, chc non poterono paßàre i Tcdelèhi. Rimafe fconfitto ed uccifo 
Amonio, e la fua tt:fia fu jnviata a Roma in teftimonianza dclla vit- 
toria; II che rifparmiò a Domiziano gl'incomodi di continual' quella 
fpedizione. Plutarco (a), e Suctonio (b) narrano, che nel giarnò fiefT'o, (a) P.1 utar - 
in cui fu data quella battaglia, un' Aquila pof.mdofi it) Roma fopra ::st P. 
una Statu,\ di Domiziano, fece delle grida d' allegria; e patT.1ndo tal (b)m

fton. 
voce d'uno in altro, nel rnedefimo giorno Ii divulgò per tuna Ro- in Domitia- 
ma, che Lucio Antonio era (tato imeramcnte disfatto: ed a1cuni giun- no cap. 6. 
fera fino a dire d' aver veduta la fua tefia recifa da1 bullo. PreCe tal 
piede quefia diceria, che gran parte de'Magiftrati corCero a f.1r de'f.1- 
grifizj in rendimenro di grazie. 1'.1a cominciandofi a cercare, chi a.vea 
porrata quelh nuova, niuno fi trovò, ed ognun rimafe conCufo. Do- 
miziano, che era in viaggio, ricevette dipoi i corrieri della vittoria, 
e fi verificò ef1ère la medclima íl1cceduta ne! giorno medefimo, in cui 
fe ne fparCe in Roma la f.11fil voce. All' Anno prefente attribuifcc Eu- 
febio (c) l' editto di Dorniziano contro Ie vigne (d). Trovatoli, che Çc) ENfeb. 
'fi 1 bb d d " d " . . , , In ChrOíl. 
vera ata mo ta a on anza I VInO, poca I grano, s Immagmo (d) Sit ton 
Domiziano, che la troppa qual1tità delle viti cagion fofTe, che li tra- in Do:niti
- 
fcurafTe la coltura delle campagne. Ma Filo{hato (e) aggiugne, che no cap., 7. 
non piaceva a Oûmiziano sì 1terminata copia di vino, perchè l' ub- (e) phl,lo- 
briachezza cagionava delle rifT'e e delle Cedizioni. Ora egli vietò, che ::
l:uS jn t- 
in ltalia non fi poteffero piantar viti nuove, e che nelIe Pmvincie {e n... 
ne lchiantafT'e la metà, anzi tune nell' Alia, per quanto ne dice Fi- 
10Hr.1to. Ma non ifl:ette poi Caldo in queflo propolito, per cfTere ve- 
nuto a Rom,\ Scopeliano Cpedito da tuttc Ie Cinà dell' A fìa, il qU:11e 
non folamenre ottcnne, che fi coltivaffero Ie vigne, ma ancora che fi 

ettefTe penn. a chi non ne piantava. ForCe ancora pill d' ogn-i altra 
nfl
ffi(;>l1e Cervì a f..1re Cmomar Domizianù da quefta prctt'nfione, l'cf- 
fe
'h. lparli de' biglietti (I), n
' quali era {eritto, che faccJlè pur Do- (0 .Aurelius 
mtzza1iO quanto '!.Joteva, pcrchè vi reflerebbe tanto di vino per fare it fa- V"élor In E- 
grifrz.ìo, in cui Jarebbe /a vittima /0 fte.flò lmperadore. J
:
if.l
1 in 
PrDbo. 


Anno 




22i 


ANN A r. I D' I TAL t A; 


Anno di C R 1ST 0 XCI I I. Indizione VI. 
di A N A C LET 0 Papa I I. 
cli D 0 M I Z I A N 0 1m peradore 1 3. 
Confoli 5 POMPEO COLLEGA, 
l CORNELIO PRISCO. · 


't!. V I C RedcCt, che a quefii Confoli foffero fufiituiti prima del dì I r. 
A 
 
 0 

: dl L uglio Ma"rco Lfillio Polino, e J7 alerio A fiatico Saturnino; e 
che aU' un d' effi tucccddfe nel Confolato Gaio Antiflio Gm/io 
a- 
(a) Stampa drato; e il Padre Stampa (a) ha fofpcttaro, 'che Gaio AntiJIio, 0 fìa 
:! Fafos Antio Giu/io fotre perionaggio di\'eIio da ftuadralo. Ma qUI fon delle 
si
%7i 
r. tenebre, corne In tami alai fiti de' Falli Confolari, trovandofi bensl 
de' Contoli tùlhtulti e Ihaordmarj, neUe antlche Storie e Lapidl no- 
minJ.ti, ma fenza certezza deU' Anno, in cui efercitarono quell'inlÌ- 
gne ufizio. Poichè per altr
 quai foHero i due poco fa menzlOnati 
(b) GruterNI Confoh, l' abblamo da un Marmo nfairo dal GrUtero (b), e com- 
Thera,ur
 piutamcnte poi dato aUe íbmpe -dal Canonico Gon (c), che fu potto 
Infenpllon. M. LOLLIO PA VLLINO VALERIO ASIATICO S.\TVR.- 

lGI8? NINO. C. ANnO LVLLO QVADRATO COSo Sc poi quelli 
I
f'ri;;:::. nell' _'\nl1o prefeme foífero iulbtuiti a i Confoh ordinarj, io nol 10 
Erru!p. ,690 dire. Nell' _-\gotto di qudi' Anno In cd dl cinqu,mrafel anni dlede 
,(d) 
'aCltus fine alIa iua vita Gneo Giu.io Agricola, Suocero di CorndlO Taclto (d), 
In ,v;,a 1- già ,tiato Coniote; Ie CUI Imprele m1Jlrãri ndla Brcragna d. fopra ac- 
!

'o.c ca . cennai 0 Tomaro ch' egli fu dl colà aRoma, arnvò I' an no , 111 cuì po- 
tea chiedere Il Proconlolato, 0 iÏa il Governo ddl
 A tia ') 0 ddl' Af- 
frica. 1\1.\ non fi fentÌ egh vogha d' alrri onon, perchè to[[O un I m- 
perador catnvo troppo era pc:ncolofo il fervue. Poco pnma avea Do- 
miziano fatto levar di vit.\ CiÚca Cereale Proconfole dell' ACta per meri 
foll1ctti di ribellione. Qyelto dcmpio, c 11 iàpere, che l'Imperadore 
non avea caro di confenr Sl riguJ.rdevoh poth a pedone di fperimen- 
taro valore, induíTc:ro Agricola a pregarlo, che vokíTe elt:ntarlo da 
que! pefdme farddlo. Era qudto appunto ciò, che deiiderava Dorni- 
Ziano, e ben prdto glie1' accordò; c pcrrmfe, che Agncoh il ringra- 
ziafIè') come ie gli aveßè faHa una grazla. Seppe dipoi vivere qudto 
fagglO uomo anche per qualche tempo, lCnza provar Ie perfecuzlOni 
de1lJlsbcrico AugUlto, Ùcendo conotCere, che gh uommi grandt prov- 
veduti di prudt..llza poflono !tare anche iotto Princlpi cam vi, e non 
fare naufragio. Dione (e) ciò non ollame fcrive, che Domizian
 l'uc- 
(e) Di, lib. CIle; m.\ 1 aCito che PIÙ nc ii:ppe dl lui, e fcriíIè la iua V Ita, dice 
'7. bensl dlère corlà voce di vcleno: nondlmcno ne rdtò egli in dubbio. 
.!VIa tempo è oramai di far vedere un Pnncipe appunto cattlvo, 
anzÎ pemmo, nella pellona di Domizlano; coÜ do\ me ritcrbata a queil' 
An- 



... 


ANN A LID' I T ^ L I A. 223 
Anno, non già perch' egli comineiaffe folamente ora a riconofccrfi ta- ERA Volg. 
Ie, ma perchè il fuo mal talento dopo la guerra civile di Lucio An.. ANN 0 93. 
tonio andò ag\i ecceffi. Certamente a Domiziano non mancavQ inge- 

no ed intendimemo; ma ql1efia bella dote, fe va unita con delle fi-e- 
go]ate paffiol1i, ad aItro non fcrve d' ordinario, che a rendere più per- 
niciofi e ma]dici i Regnami. Ora non fi può affai efprimere, quanta 
foOè ]a vanit
, la profl1i1zione, e la fete di dominare in ]ui. Egli fi' 
credeva ]a maggior tefia dell' univerfo, e ch' egli fo]o foffe degno di 
comandare; perciò fiero, fuperbo, fprezzator d' ognuno, afiuto, ed 
imp]acabilc ne' fuoi fdegni. Era ficuro dell' odio fuo, chiunque com- 
pariva eccellente in aIeuna bella dote: che quefio è 10 fiile delle ani- 
me baffe. (II) V ivente il Padre, e creato Cef.1re, feee di mani e di pie- 
di, per non effer da meno del buon Tito fuo Fratello: onenne varj 
ufizj, che efercitò con gran boria ed ecceffo di autorità. E giacchè 
Vefpaliano, ben conofcente del maligno fuo natura]e, il teneva baffo, 
non avendo potu:o confeguire, fe non un Confolato ordinario, alme- 
no fi fludiò fempre di effere fufiiruito come Confole flraordinario al 
FratelIo, Morto Vefpaliano, fu in duhbio, fe doveffe offcrire a i fol- 
dati il doppio del donativo promeffo 101'0 da Tito, per tental' di leva- 
re a lui I' Imperio. Andava fpacciando, che il Padre I' avea lafciato 
Collcga del Fratello nella Signori a ; ma che era flato fuppreffo il Te- 
ftamento. Vantavan an cora d' aver egli a\zato a\ Trono non menD il 
Pad
-e, che il 
ratello; e I' adulatore Marzia1e approvò quefio fuo, folIe 
fen
'me!1to. VI Vente effo Tito, non fece egli mai fi
e a tender
h del- 
le mlidle, non folo fegretamente, ma anche in palele. Tuttavla tanta 

ra la b
ntà di Tito, che quanrunque conligliato di liberar sè fie(fo e 
II Pubbltco da sì pericolofo arnefe, mai non votIe ridurfi a quefio paf- 
fo, contentandofi folamente di f.1r"li talvolta dctIe frateme correzioni 
colle 
agrime a gli occhi, benchè Í"enza fruno. Forfe que 11" unica azio- 
ne, dl cui Tito prima della fua immatura morte diffe d' eífcre pentito, 
fu d' aver ]afciato in vita quefio Fratello, ben conofcendo i] gran ma- 
le, che ne avverrebbe alIa RepuhbJica. Divenuto pofcia Imperado- " 
re (b) non ]afciava occafione, anche in Senato (c) di fparlare coperta- 
b
 DIO lb. 
mente,. e
 ancora fvclatamente del Padre, e del FnuelIo, biafimando i
i/lletøn. 
le loro aZI
ni; e per cadere in di(
razia di lui, altro non occorreva, 
c
e 

ere In grazia 0 dell' uno 0 dtll' altro, 0 dir parola alIa prefenza 
dl 1m .111 lo.de 
i Tito. Per altro egJi era un folennifJìmo polrrone: te- 

eva .1 pencoh della guerra; abborriva Ie f.1tiche del governo. (d) 11 ftlO (d) .A11
eliur 
divertimento principale conlifieva in giocare a i dadi, anche ne' giorni v,ltlor m E- 
ddlin
t
 a gJ.i aff:1ri. Soleva eziandio ne' principj del fuo govern') fiar- pltome. 

ene llUrato 111 ccrte ore del giorno; e la fua mirabil' applicazione era 
In prcndcre mofche (e), 0 ucciderle con uno fiiIetto. Celebre è intor- (e) Sueton. 
no a ciò il motto di Vibio Crifpo, uomo f.1Ceto. Dimand<1ndo talu- in Domitia- 
no, chi folfe in camera con Dorniziano, rifpofe Crifþo: Nè p!lre una ;;io'
fb_ 3 67 ., 
'I1Iojèa. .Aurei, VI- 
élor Ibid., 


(a) Sueton. 
in Domitia- 
nl Clip. 2.. 


Ora 



(e) Tacitus 
in Vita Á- 
,;rið,J
 'AI. 
-t5. 


224 ANN A LID' I TAL [ A., 
ERA V..ò1g. Ora non afpettò egli, liccome diffi, a c_mparire quel crud de ; 
^ N N 0 93. che era a. q
efti tempi. A
chc ne' pr
cedenti L
m
i diede varj fågg' Ji 
qudla fua herczza per vane chen fnvole caglOnl. Fra gli aim (noQ 
fe ne fa I' Anno) fece ammazzarc 'Iïto Flavio Sabino Cuo Cugino, per- 
chè avendolo díCegnaro..Confoie fecondo Ie apparenze per la ieconda 
volta, il b mdirore inavvenememcnte in vece del nome dl Confo 'e gli 
diede quello d' lmper,1(lore. Qucilo baftò per togliere a Sabino la vita. 
La flefE1 mala lone toccò ad alcuni altri, 0 pure l' efilio: che qudto 
(1) EuJtbius era ne' primi fÎ.1oi anni i\ più ordin
no gatligo; cd Eulebio (A) al di lui 
in ebron. qu.mo Anno [crive, e{fere íbri diliati da lui aíTailIìmi Senarori. Pro- 
bclbilmeme cio :.\Vvenoe più tardi. Ora noi t.1ppiamo da Suctooio (b), 
che Ðomizl.lOo prima di queíli tempi avea kvato dal 1\l,>ndo Sa/vio 
Cocceial2o
 folameme perchè a\'ea folennizzato il giorno natalizio dl Ot- 
tone J mperadore fuo Zio; Salluflio Lucullo non per aitro, che per aver 
data 11 nome di Lucllllee ad aJcune bncie di nuova invt'nz;one; AJa- 
te,'no Sofifla, cioè ProfdT'or d. Rettonc.l, per aver f.nta una Declama- 
zlone comra dc' Ti. anni; ed Elio Lamia Emiliano, per eagl.mc di qual- 
chc motto piccante, derto finqual1do etJi.1 Domlziano era perlon" pri- 
vata. Moglie di qudlo Lamia fu Domizia LOl'lgina, Figliuula dl Cor- 
bulone. Gltela tolfe Domiziano, e dopo averl.! tcnuta per arnica un 
tempo, la fposò, e diedelc II molo d: .Ãugufla. Ad accretCere 1.1 cru- 
delrà di quc110 I rnpcradore, s' aggiunle 1a fmoderata credenza, ehe fi 
dava in quctli tempi aile vane predlZioni de gh Suologhl. PilI de gli 
altri 10ra prcttava tède Domiziano, uorno tirnldlffirno; e pcrchè fin da 
gio\'.me gh avca preJcno alclll1 d' c/ìì, che iàrcbbe un dì uccil
}, pcr- 
CIÒ la d,tfÏdenz.1 fu lua comp.1gna, finchè vi(fe, c m..IÍÌÌrnamellte ne gli 
ulnmi anm del Iua Imperio. DI qua venne la murre dl varj principa- 
Ii Signori dell' Imperio; perch' cgli li procacciava l' orafcopo di tutti, 
e trovandolt ddtll1:lti a qu.llche cora dl grande, h faceva lev:\re dal 
Mondo. Aietio Pompoþano, dl cui par\ammo al\' Anno 7f. prefávato 
[alto ii buon V efp.1ftano, non 101 fC.lppÒ fono I'iniquo lùo Figliuoio. 
Pcrchè fu crcdulO, "he ave{fe una genltura, che Vanamenrc gli pro- 
gnolbcava l' ] mperio, e pen;hè teneva in iùa camera una Carra Gco- 
grafica del Mondo, e ttuJlava Ie or azioni de i Re, e de i C.1pitani , 
(c) Diø lib. che ion ndk Stone di Llvio: i1 mando in Cortica in efilio (,), ed 
67. apprdlà il feee ammazzare. 1\1.1 lopra tutto s' accde, e giunle al col- 
mo l'inUl1unllà di Domizi:mo, dappoichè ie gli ribcllò contra Lucio 
Anto,io SaturnÙlo; del che s' è flvelLHo all' 1\nno precedenre. S' accor- 
ic piÜ ch
 mai allura qud1:o mahgno Principe, chc l' odio univerlàlc 
è UI1 pagamcnro inevltabile delle Inlquità. (d) Trovò anche in Ronl.! 
de i compltci di quell.\ conE!;lUr,l, e molt' ...Itri, che a\meno fufplrava- 
no di vedalo1 carnminare ad nn fine fdice. Jncruddì dunque conrra di 
chiunquc cr,l fbto, 0 Ii fot"pcnav:1 che fo{fc; nato p,1rtccipe de i dilè- 
gni d'dT'o Lucio Amonio; nè pcrdonò Ie non a due Ufiziah, èhe can 
vergognoC1 lèut';l coprirono il loro f.tllo. J)' ,titre illuthl perrone dOl lui 
lIcciiè parlercmo all' Anno fcgucnte. Anche Tacito (e) attc1ta a\'ere ben- 
sì Do- 


(d) Sueton. 
: 1'1 Domitia- 

I' .ap. 10. 


(
) Sueton. 
Ì/.i.l. ,ap. 
ro. 



A N 
 A LID' I TAL I .4.. 2. 2. ) 
'$1 Domiziano commea:1 qU'1kltc crudeltà ne gli AllOi aJJi.tTc, ma un p.:u \-' .'
. 
Aulla dTere in paragon di quella, ch' egli praticò dopo la mone d' .\- A tn: 0 Q3. 
gricoJa, avvenuta neW :\11t
0 rr
{ënte fi
come dicernmo. 0 nel rrt"ct:- . 
denre Anno, cpme vHole 11 P.1Üre Pagl (a), 0 I
el prcfeme, come crc- (1) 1-'!I!ItS 
Jette il Cardinal N or!s (b
, cd altri, cbbc principio la guerra de' Ro- '; Cntrril 
mani:c
 i SJrmati. (
).A\'earo 
u.e'ß

t:b;!.1:i ta
liata 
 peZ7i un,
opiì
 (h)r

risE_ 
LeglOt1I Romane co I lOro Ufizlalt. CIO dlede ImpuHo a ÐOllllzlano dl piß
I. CDn- 
accorrere cola in perfona con un buon ef.:rcito, per frenare l' in!òlcc- fu[
ri, Til- 
z,a di que' Popoli. Da :\Llrziale, c dl Stnio Poeti, due trombe delL 1';7-"111, 'f 
azioni di qudto Imp
radore, noi 
mpariamo, ch' egli ebbe a. combat- ÇC)s 'E.sr,o/. 
tere anene conrro a I I\1areOmOllln1. Se bene 0 male, non li [.1. Ben In Brtv;'r, 
f.'lppiamo (d), che f<::condo il fuo cofiu.me di attribuirli Ie vittorie, an- (d) suet

. 
che quand,) egli era vinto, tornaw aRoma nel Ger.naio di quell' An- In Dom/
a.- 
no (1 rllr del fcguenre, fece credere, che gli aff:n i tT2.no raßàti a 111a- n. cap. . 
ravigli.l b rot'. Tuttavia ricusò il Trionfo, e 11 (o:it
nlò di port.are al 
Campidûg
io la foh Co:ona d'alloro, e di o{Felirl.1 a GlOvc Capito- 
lino, 


Anno Ji C R 1ST 0 
di A N A C LET 0 
di D 0 M I Z I A N 0 


XCIV. Indizionc 
Papa 12. 
Imperadore 14. 


VI!. 


C r I , { LUCIO NO
lo TORQUATO ASPRE
ATE, 
onJo I r r S 1\.11 
ITO ESTIO 'nAGIO LATERA NO. 


F Ra gli Eruditi è fiata finora molra difputa intorno a i Confoli 01'- 
din.uj Ji quell' Anno 
 nè fi {;lpea il Prenome e Nome di Latcra- 
no. Un'lfcrizione del 
1u(eo Kircheriano, da me (e) data alla luee, (e) Thtr.,/.l
 
ha meno runo in chiaro. Da un alrro M.lrmo apparifcc, che in luogo r;
 l\.;"
 
di Latcrano era Confè.Jlc nd Settembre Lucio Sergio Paolo. Moltipli- fc:'i;
i()!'j.
 " 
carono pill che mai in qudli tempi Ie calamità dl Roma fGttO Domi- :p+ n. 2.. 
ziano, divenuro oramai formiJabil Tiranno, c non infcriore a Nerone. 
N e lafe}ò a noi un' orrido rirrano Cornelio Tacito (f), prefenre a rune (
) lìrcilJU 
queUe (cene, con dire, che Ii vide il Senato circondato cd aí1èdmro Hi/hr. J. I. 
d
, g,enri 
'armi; a molti? .ch' erann fiati 
onfoli, tolta la vita; e 

 
dc

: 
!
 
plU Illufin Dame 0 fuggltlve, 0 c;1cciate In efljo. DI perf one N oblh ta .A.'rri,.l
 
bandite, piene erano Ie Ifok, e all' elilia tcnca dietro bene fpelTo lJ. cap. 
;. 
fpada del carnefice. MOl in Roma fi fàcca il m:1ggior macello. Pareva 
un delitro l' aver' avuto delle Dignità; pericolo!o era il non volerne; 
nè altro occorreva per iílar turto dì efpofio a i precipizj, che l' e{fcrc 
uomo dJbbene. Le fpie e gli accuC1tori erano tornati alia moda; e 
fra q.ueili mali, arnefi, li 
inil1guevano Mttio Caro l\1ct1àlino, e B-:bio 
Maí1a, at1affim ùcl Pubbhco, non nelle {hade, ma ne' rnbunali fld!Ï 
di Roma, con drerfi atrribuita la maggioI' parte delle crudeltà d' :-.1- 
':T01lJ. I. ,1" f lora 



226 ANN A LID' I TAL I A . 
ERA Volg.lora più aHa lor mlli3'liti e pr':p'>tenZ1, che a q'.1ella di Domiziano. 
ANNO 94. Le fpefe eccel1Ìve f.me dl qt1
lt,) proligo Im?eraJore in tanti Spet- 
tacoll non necel1årj, e in ace ref cere fu
r di mifu ra 10 ftipcndio a i 
(a) Sutton. f?ld.m
 per, maggiorn
en
e obb.ligarfi:li, l'a\leano rid
tto al verd
: ,(a) 
in Domitia- SI aVVlso dl cercare II nfp;u-mlO col caíI:lre una porzlOn delle rmhzle j 
no Cùp. I2.. e fecond
') Z,,>nara (b) ef::guì qudb penfiero. Sueronio fembra dire, 

b) jon'l[-i, che folamentc 10 tentò, ma che trovandofi tunavia imbrogliilro a dar 
111 nna I . Ie Pdghe, rivolfe il pentìero a f.1r danaro in altre tiranniche maniere, 
occupancla a diritto e a tOrto i beni de' vivi e de: i moni. Pronti era- 
no femprc gli accufatori, denunziando or quetto, or quello, c()me rei 
dì lefa M.ldtà p.:r un cenno, per una parold comra del Princi pe, 0 
contra uno d;::' fuoi Gladiatori : delini per 10 più finti, e 110n provati. 
5. confifcolvano a tutti i beni j e bafbva che: compariOe un folo a dire 
d' aver ilUefo, che un tale prima di morire avea lafciata la fua eredira 
a Cefare, pel'chè roilo ft merrdfero ],e griffe su quclb roba. Sopra 
gli altri furono angari:tti i Giudci, che da gran tempo pagavano un 
rìgorofo tdlatico, per efercitare libcramenre il culro de1la lor Reli- 
gione. Un' ef.1rta perquifizion d' ellì fu f-ana per tuno l'Imperio Ro- 
mano, e procdfatl coloro, che diilimulando la lor N azione nOI1 aveano 
pagato . 
Fm gli altri perfonaggi di diftinzione, che per atteftaro di Ta- 
cito (c) fureno [obi dl mira in quelti tempi dal genio fanguinarìo di 
Domiziano, fi contarono Elvidio il giovane, Ruftico, e Seæcione. Era 
il primo Figliuolo di quell' Elvidio Prifco, che a'tempi dl V e:fpafiano, 
ficcome fli detto di fopra aU' Anno 7). per 101 fua StOiCi\ infolcnza fi 
tirò addotfo l' efilio, e poi ]a mone. (d) Eccellenti q ualirà concorre- 
(d) Sutton. r. fi 1 I I ' 
in Domitia- vano ancora in queUo IUO g iuo 0, per e qu.lli era in gran npma- 
110 C4þ, 10. zione, oltre all' aver efercitato un Confolaro íl:raordinario. Quanrunque: 
plinius lilT. egli fe ne fteITe ritir.1to per la malvagità de' tempi, che correano j pure 
9, Epiflol. fi vide accuf.1to d.wanri al Senato, per avere, fecondochè d Iceano , 
13. in un fuo Poema fotto i noml di Paride e di Enone meITo in burla il 
(c) SlItton. divorzio di Domiziano, (,) il qude altrove abbiam detto, che: prefc 
in D!Jmitia- in moglie Domizia Langina. Que1h poi ]a rìpudiò, perchè perduta 
11', cap. 3. d' amore verfo P,lride litnon
, ch' egli fece uccidc:re in mezzo ad una 
1!raJa. Contuttociò non fi porè comenere: dal ripigliarla poco dipoi: 
del che fu ilßåi provcrbl-ato. Publicio Certo, dian1.Ì Prerore, ed ora 
uno de' Giudici dati ad Elvidio, per molhare il fuo zelo adulatorio 
verfo Domiziano, commile la più vergognof.1 azione, che íì pofTa mai 
dire; perchè mife Ie: mani proprie addofTo ad El vidio, e il traITe aile 
prigioni. Fu condennaro Elvidìo, e: l' infame Publicio per ricompenfa 
dettinato Confole, tenza però giugnere a god ere di quella Dignità, 
perchè Domiziano rolto di vita non gli pOtè mamener la parola. Con- 
tra di cottui fi fece poi acculåtore pfi.nio il giovJne, e tal terrore: gli 
mile in carpo, che difperaro fini i fuoi giomi. Erenni, Senecione, per 
avere fcrirra la Vita di Elvidio Prifco feniore, {(lmmmi1lrò allài raglo- 
m: al crude! ÐomiÚano, e al timido 
enato, per condennarlo a mor- 
te, 


(c) Tacitus 
in Vita .A- 
gricol
 cap. 
45. 



A N 
 A LID' I TAL 1 A. 
 , 'to 7 
te, e f.1r hruciare pubblicamenrc l' Opere compofie d1 qud fdice in. F.... ,. olg. 
gegno. Un alrro perfa!1;\ggio tenuto in f0O1010 credito per Ja profd - ANN 0 fJ4. 
fio
e. dell a Stoic
 Fi1ol()fia. (a), fu Lucio Giunio 

ulmo. Ruflico. !\ 

va (a) Dio lib. 
egh 10 un fuo Llbro lodatl Pet' r,.afta, (',d Elvtdl0 Priß;.o, uo01ml m- 67. 
figni, de qU:Jli {i è p.ubto di fopra. Di più non occorfe, perch' egli Plutarc
uJ 
fo/Tc condennato, e f.1{[0 mo-rire. Plutarco attribuifce la di lui dlsgra- de Clmof. 
zia all'invidia pOl"tara da Domiziano alIa gloria di quefi' uomo illuílre. 
Sappiamo parimcme, che Fannia Mog1ie di Elvidio PriCco in tal' oc- 
cafione fu mandata in elÌlio, e fpogliata di tutti fuoi beni; fiecome 
aneora Arria, vedova di Peto TraCea, e Pompon;a Gratilla, moglie del 
fuddctto Rufiico. Fece anche Domiziano morire Ermogene da Tar[o, 
perchè in una Sroria da Jui feriaa fi fìgurò di e/Tere nato punto fotto 
certe maniere di dir figur.ltc. I Cop-iÜj di quella Storia furono anch' effi 
f.,Hi olorire in croce. Di quefio pa/To cammina\'a la crudelrà di Do- . . 
miziano, e Dione (b) cbbc a dire, ehe non fi può f.1pere a qual nu- 1
) DIO, IV 
mew aíCcnddlè 1.1 ferie deg1i ueciti per ordioe fuo, perchè non volc- J
:1:;'

:s. 
va, che fi [erivdlè ne gli atti del Senato memoria alcuna delle perl()- 
ne da 1ui tolte di vita. E con guefia barbarie congiugneva egli un' ah- 
boml11evole infedeltà, perchè fervendofi di molti iniqui 0 per accufa- 
rc altrui di lefa l'v1aefia, 0 per rapire Ie aItrui fofianze, dopo averli 
premiari con 'dar 101'0 onori e Magifirati, da lì a poco faceva ancor 
quelli ammazzare, acciacchè fembra/Te, che da effi [oli, c non da lui, 
fofT'ero procedure queUe iniguità. A1rrettanto f.1cea co i Scrvi, e Li- 
berti da lui fegretamcl'\'te mof1i ad accufare i Padroni, f.1cendoli poi 
rnorire anch' dlì. MoIre ani usò in oltre, per indurre alcuni ad ucci- 
derfi da fe fl:eíIi, acciocchè fi creddre fpontanea e nol1 forzata la marte 

oro. PeggiOl'c .
meor. di N
ronc fu 'per un conto, (c) p
rchè af1ineva (c) T"c;''I! 
111 perfona a gh efaml, e a 1 tormenu delle perrone acculate, e fi Com- in Vita .1- 
piaceva di udire i lor fo[piri, e di mirar que' mali, che faeea lor fof- K,oicol.!l cap. 
ferire, ïl maggior de' quali era il veda prefente l' aurore iniquo de' mc- 45. 
defimi lor tormenti. Aggiugneva in oltre la diffimuJazione all'inuma- 
nirà, uf.1ndo finezze e earezze a chi fra poche ore davea per fùo co- 
mandamento perdere 1a vita. Lo provò fra gli altri (d) lIbrco AJ','i- (d) S'tet
n, 
âno Clemente, già Prcfetto del Pretorio fotro Ve[pafiano, e poi Con- In D01n,/la- 
fole (non fi Ià in qual Anno) che era anchc [uo Parente, ed amaLO no '''po I I. 
non poco da lui, perchè l' ajutava nelle inigtlità. Convertiro I' amore 
in odio, un dì fimagli gun fe!l.a, il prefe anche fcco in fcggetta, e 
veduto colm, che em appol1:ato per denunziarlo nel dì [egucnte, co- 
me reo di lcla Maeilà, d1l1e a Clemente: Fuoi tu, cbe .tit n:a1'li af:ol- 
liamo in giudiâo quel forfante di Servo? Pofii in cosi duro t\ I "hio, Ie 
ile/Tero male i CittadInI Romani, e parricolarmente i Nobili, non ci 
\'uol molto ad intcndcrlo. 


8 ' 
I _=,' 

;;\H
 
-.,,
 


Ffz. 


^nno 



2.28 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di CRt S T 0 xcv. Indizione VI I 1. 
r di A N A C LET 0 Papa 13- 
di D 0 M I Z I A NO Imperadore I)_ 


Con[oli 


1 F L A V I 0 D OM I Z I A N 0 A U G U . S Toper 
tctÌma. volta, 
TlTO FLAVIO CLE,\1C1IìTE. 


la decifet- 


EllA Vol
. 
lINNO 95. 
(a) Sueton. 
in DomJtia- 
no cap. If. 



 Tan Zio paterno, ma Cugino di Domiziano fu qllello ClemmU 
l'
 Cnnlãle, pcrchè Figliuolo di S.1bino Fratello di V efpafiano. Mo- 
ll:ravaglì J)omiziâno mol[O aHeao, e per teftimoní:mza di SuC'tooìo (R), 
meditava di \'oler fuoi Succclfori due piccìoli Figliuoli di luì, a' quali 
avea anche f.ttto c.wgiarc il nome, chiamal1do l' uno PeJpafiano, e l'al- 
tro Domhi.1,z{}. MJ. appena ebbc Clemente compiuto il tempo dell'or- 
dinario lilO Confobro, ìl quale in qud1:i tempi folea durare tolameme 
i primi fci l\leG, che Domizi:mo per leggicritTrmi fofpetti gli fece 
(b) Baron, Ievar la vita. II Cardinal Baronio (b), il Tillernont (c) ed altri dot- 
.Allnal
 Ec- tiffimi LJomini pretendono, ch' egli mori!fc Cri tiiano e Martire j e Ie 

leÞ1t_ lor ragioni mi paiono canvinccmi. Imperciocchè Eu[ebio, OroGo, 
;
1nt I;':em. ed altri Scrittori Criili:mi mettono fotto queí1:' Anno la PerfeclIzione 
Hifl. Ecclef. moíf.1 da Domiziano contra i profeHòri deil.\ Legge di Cri{
o j e in- 
(d) Dio lib. fin 10 lle!fo Dione (d) S.::rirrore Pagano, fcrive aver D:Jmizi,mo nell' 
h. Anno prefcnte f:nto morir Ra'ïJio Cle:nente C{)1
(òle p
r ddmo d'empie- 
tà, cioè per non credere, nè venerare i fllfi Dii dd Paganelìmo; e 
chc furono malti 3ltri cOlldenn:tti a mone, per a\'ere abbracciata la 
Religion de' Giudei: che tali erano creduu e chiamati aHara i Crith.l- 
s ni. Sm,tonio (e) taccìando que-llo Clemente di una 'ÚIiJ1ìma dappocag- 


) D
:;;t

- gine (contemtijJimæ imrfÌæ) indica 10 t!e!fo; perchè per atre1ìato dl Ter- 
m ibid. tullianl) (f) i Crilti;mi, ficcome genre ritirat3, che non cornpariva a 
(f) Te!,wl- gli Spcttacoli, non cercava Dignità c gloria ncl Sc:colo, e attcndeva 
Ila7JI1J 
n .A- alIa morrif1o.:az:on delle fue p.dJioni, pareano perfone di poco fpirito, 

:;.g

.o e gente buona da nulla. 
10glie di qud
o Clemente Conlole era Ra- 
vieJ Domititla, N ipote di Domiziano, CrifI:iana anch' dlà, che fu re- 
kgata nell' Hòh Pand:1taria. Ebbe in oltre e!fo Clemente una N ipo- 
te, appellata p,uimeme Flavia Dbmitilla. Creddi, che amendue que- 
11:e Domitillc morendo Martiri illullraíT"ero la Fede di Gesù Crillo, 
. e la lor memoria è onorata ne' facri Marrirologj. Ne parIa anchc Eu- 

g) Euftb!us febiC\ (g), citando in pruova di ciò la Storia di Brutio Pagano. 0 lìa 
m c:o;:
l perchè il Crillianefimo era conGdcrato, come una Setta àl FilofC\nil, 

c:leþai . 0 pure perchè Senecione, e Rutlico amendue Fllofofi, ucciG, c?me 
Jib. 3. dicemmo, nell' Anno prccedeotc (te pur non fn neI prefeme) irmaf- 
fera non poco l' ..nimo be1lialc e timido dl Domiziano: cerro è, ch'egli 
ucciò di RQma tutti i l'rofdlori della Filofof1a circa queth tempi, 
non 



A iii iii ^ LID' I 'f ALl ^ . 229 
non potendo egli probabilm
nte fofferir coloro, da' quali ben s'imma- E.. A Yolg. 
glOava, che erano condennatc Ie fue malvagie azioni. E che ciò Cuc- ANN 0 95. 
cedclfe nell' -\nno prefenre, 10 fcrive il mcntovaro Eufebio (.1). Però (n) Eufibius 
Filofirato notò (b), che malti d' effi Fibfofl fe ne fuggirono nelle Gal- in ehron. 
lie, ed a]tri ne i deferri della Scitia, e ddh Libia. Dion Grifoftom(J, (b) Phil
- 
uomo in{ìgne, fe ne andò nel paefe de' Goti. Epitetto, celebre Stoi- flra

s In 
CO, fu anch' egli obblig',Ho a ritirarfi. fuori di Roma. Amarameme fi 
fo
:n.,:. 8. 
duol Tacito (,) di quello crudele editto di Domiziano, perchè fu un }n Vil:';'
 
bandire da Roma la fapienza, ed ogni buono ftudio, acciocchè non gri(ot
 c. 1.. 
vi rimancl1è fludio delle Virtù, e vi trionfalT"e folameme la difoneilà 
con gli altri Vizj. Pare, che a quetl' Anno appartenga, fecondo Dio- 
ne (J), ]a morte di Acilio Glabrione, che fu Confole l' Anno 9 I. fat- (d) Dio lih. 
to uccidcre da Domiziano. Epafrodito già potente Liberto di Nero- 67. 
ne, lungamente av
a godUlo gran tònuna anche nella Corte di Do- 
mi
iano, fervend,)lo per 
t'grctario de' Memoriali (e). Fu 
andaro in (e) Sutton. 
diho, e condcnnato ora lolamente a mone, perchè avea alUtato N e- in Ðom;tiR- 
rone a dar{ì la morte, in \'ecc d' impedirlo: il che fu fatto da Do- no cap. 14. 
miziano, per atterrire i fuoi domettici Liberti, acciocchè non ardif- 
fero mai di f.u 10 irelT"o con lui. ForCe ancora è da riferire all' Anno pre- 
fente, 0 più teno al feguente, quanto avvenne per atteilato di Dio- 
ne (J) a Giuvenio Celfo, creduto da alcuni Publio Giuvenzio Celfo, che ., 
fu poi Pretore fono Traiano, ConCole fotto Adriano, e celebre Giu- (f) DlO ,h. 
rifconfu]ro di que' tempi. Fu egli accuf.1to di aver cofpirato contra di 
Domiziano. Prima che fi venilT"c ncl Senato aHe pruove, fece inanza 
di parIare all' Imperadore, perchè avea cofe Tllevanti da dirg]i. Ot- 
ten uta 1a permiilione, qucito üccoTto \10010 fe g\i gittò ginocc hioni 
davanti, come per adorarlo; gli diede cento volte il ritolo di Signore, 
e di Dio; protellò di elTer
 innocente; ma che fe gli vo]ea d.ue un 
po'di tempo, faprehbe ben pefcare, ed indicargli chiunquc avea mal 
animo contra di llli. FlI licenziato, ed eg]i dipoi andò tanto tirando 
innanz.i con varj futterfugj fenz.a rivelar alcuno, ehe arrivò la mone 
di Domiziano, per cui iìeuro poi fe ne vilTe. Abbiamo dal medefi- 
roo Dione, che in quefii tempi Domiziano fece blhicar la V ía, che (g) SIR/iul 
"a da Sim'elT"a a Pozzuolo. Anche Stazio (z) parIa d' una fimil Via ac- SylvRr. t. 4. 

onciata; ma queHa forCe andava da Roma a Baia. çap. 3. 


I 


Anno 



23 0 


ANN A LID' I r A L I A. 


Anno di C R 1ST 0 XCVI. Indizione IX. 
di E v A R 1ST 0 Papa I. 
di N E It V A Imperadore I. 
e t r 5 GAIO ANTISTIO VETERE, 
on 0 1 
 GAl 0 MAN L 1 0 V ALE N T E. 


t R A Volg. E Ra{i ben. rido.na Roma ad 
n co
p.at1ìonevole futo fotto il cru- 
ANN 0 96. dele e ttranmco governo dl Domlzlano. Non {i 
 farebbe trovata 
perfon.! Nobile e beneílame, che continuamcnte non trema{fe, al ve- 
dere tanti Senatori, Cavalieri, ed altre pedone 0 private di vita, ø 
(a) plinills, fpinte in efilio, 0 fpogliate di beni (4). Si univa bensì il Senato, ma 
In pane 1 y rt- folamente per fulminar queUe fentenze, che voleva il Tiranno, 0 pet" 
';p
jlC:;. 
t autorizzar Ie maggiori iniquità. Ad ognuno mancava la voce per dire 
il [uo fentimenro j parlava quel folo, che portava gli ordini deB' Im- 
peradore, e gli altri colla teila ba{fa, col cuor pieno d' aflànno, ap.- 
(b) Tacitus provavano tacendo ciò, che non ofavano difappro\'are parlando (b). 
In, Vlla.-l- Efente non era da un pari timore il refio del Popolo, perchè dJ.pcr- 
frtCol.. c. 2.. tutro {i trovavano fpioni, che raccoglievano, ampli11cavano, e bene 
fpe{fo fingevano parole dette in difcredito del Principe; e baHava ee- 
fere accutato, per e{fere condcnnato. Ma [e Domiziano tÏ1cea tremar 
tuno i) Mondo, anche tutto il Mondo facca tremar Domiziano: che 
quefia è una penfione inevitabiie de i Tiranni, i quali col nuocere a tan- 
ti, e maßìmamenre a i migliori e a gl' innocenti, fanno d' e{fere in odio a 
tutti, e che da tutti almeno co i defJderi, fe non con altro, è affrenata la 
morte loro. !)erò )a diffidenza, gafligo, chc rode II cuore d' ogni Prin- 
cipe crudele ed ingiufio, crebbe sì fatrarnenre in Domiziano, che co- 
rninciò a non fidarfi nè pur di Domizia Augufta fua Moglie, nè d'al- 
(c) Suet,n. cuno de' fuoi Liberti, cioè de' fuoi più imimi Corrigiani Cc). Ad ac- 
in D
milÍlI- crefcere i fuoi terrori fi aggiunfero Ie predizioni a lui fane in lua gio- 
n, cap. IS, venrù da i Caldei, cioè da gli Srrologi, ch' egli dovea perir di mor- 
te violenra. Anche Vefpafiano fuo Padre, che non poco badava alIa 
Strologia, vedendolo ad una ccna altenerfi dal mangiar funghi, gli 
diedè pubblicarnenre 1a burla, dicendo, -ehe avea più tofto da guardatfi 
dal ferro. M:l fpezialmeme in quell' Anno, che verifimllmeme gli era 
flaw predetto come }'ultimo di fua vita, non fapea dove nare: tanta 
era la fua inquierudine e paura, tami i rUOl fofperri contra ancora de' iuoi 
più cari e famil:ari. A tutti pcrclò parlava bruÎco, tutti mirava con 
:aria minaccievo1e. A vvenne in oltre, che per otto cominui mefi cad- 
dero di molri fulmini, uno fopra il Campidoglio nfabbricato da lui, 
un altro nel Pahz.zo Imperiale, e nella flu HcfTa camera, un altJo 
fopra ,) Tempio Jella 
"amigli.1""javja, e u!1, altro guaLlò )' Ifcnzione, 
polla ad una Starua ll'lonfale dl 1m, rOycfClanJola in un monu
c.nro 
VIC1- 



ANN A LID' I 't A L I A. 2. 3 I 
,-icino. Il Popolo fuperftizlOfo di Roma, e più de gli altri Domi- Ell A Voig. 
z-iano, facea mente a tutti quefti namrali avvenimenti, e ad alrri, ANN G 9 6 . 
ch'io trala[cio, credendo\i fègni d'imminente difavventura. Nulla non- 
dlmeno auerrì cotanto quefto indcgno I mperadore (a), qu:mto un cer- (a) Dio lib. 
to Strologo appellato Afcletarione, che avea predetta la di lui mone. 67. 
Prefo coitui, e condottO alIa prefenza di Oomizi:mo, confefsò d'a ver- 
10 detto. Sai tu, diffe allora Oomiziano, cola abbia da intet'venire a te 
in fjuefto giønJfJ? Signor sì, nfpofe a110ra 10 ihologo 
 it mio corpo ha. da 
dfert 1/I3ngMto da i tani. Ordinò rofio Domiziano, che cofiui fo/1è 
glUfiiziatQ, cd immantenente bruciato il corpo fuo. Ma appcna mezzo 
abbrutlolito, fi fvcgliò una dirotta pioggia, che efiinfe il fuoco, e 
cofirinfe la gente a ritirarfi, ficchè potcrono i cani accorrere, e far 
buon convito di quel rofto. Porratane poi la nuova a Oomiziano, oh 
aHora sì che fmaniò per la paura (b). PIÙ Fortunato fu un certo Lar- (b) Sutt
n: 
. P 1 Ii . h ' G' d d {i . In Domltla- 
gmo r
c 0, i\ru pice, c c m erma
Ja avc
 pre euo? 
ver egUl- no cap. 16. 
re nel dl 18. di Setrembrc gran mutaZlOne dl cofe, anZI chlaramente, 
fecondo Dione 
'), avea accennara 1;1 mone di Oomiziano. Mandato (c) Dio ibid. 
perciò a Roma in catene ne gli ultimi tempi d'effo Jmperadore, fu 
condennato a perdere la tella dopo il fuddetto giorno, fupponendofi, 
che falfa aveffe da riufcirc la di lui predizione. Ma vcrificat'lfi que- 
fia, egli rcfl:ò falvo, e fu anche ben regalato da Nerva. 
Vanißìma Arre è la Strologia
 ma 010 per fuoi occulti giudizj 
può permettere, chc i fuoi profeffori, per 10 più fallacißìmi, talvolta 
arrivino a colpire nel fegno. Ma inranto è da oflèrvare, che qucft:' 
Ane ingannarrice, piutto1to che predire la mone di Domiziano, fu e(fa 
cagione dell a morte medefima, di maniera che fors' egli f.1rebbe fopra- 
vivuto molto, fe non Ie aveffc pre1lato fede. Imperciocchè, ficcome 
abblam detto, etlendofi conficcata nd di lui animo la credenza di do- 
ver effere ammaZzatg un dì, fervÌ effa a lui di íbmolo per com metre- 
re buona parte delle fue crudcltà, e a divenire odiofc) a tutti, con to- 
gliere dal Mondo i migliori, e chiunque egli riputava p,ù capace e 
vogliofò di nuoccrgli. 11 rend
 effa 111 oltre sì dtffidenre e fofpenoeo, 
chc temeva fin dclla Moglie, e de' fuoi più intlmi famigliari j ed arri- 
vò, per quanto fu creduto, fino aHa rifoluzione di voLerli pri v :lr tutti 
di VIta. Ora tanto Domizia fua Moglie, qu,mto i fuoi più confidenri 
Liberti, e Norhno, e Petronio Secondo, allora Prefettl del Pretorio, 
dappoichè (.bbero veduro, come per sì lievi motivi egli avea ucci!ò 
Clemente fuo Cugino, e perfonaggio di tama probità, e faceva trop- 
po conofcere di non più fidarfi di alcun di loro: affai intefero, ch' e- 
ranD anch'dli in pericolo, c che per falvar la propria vita, alrra ma- 
mer:! non reitava, che di levarla a Domiz.iano. Sicchè prendendo be- 
ne il filo, la foverchia credenza, che profefsò queilo fcreditato Augu- 
11:0 aIle ciarle de gli Strologi, rraffc lui ad effer crudele, e a non fi- 
darfi d' alcuoo j e queila fua crudeltà e diffidenza cofiò a lui la vita 
per mano de' fuoi più cari. Scrive dunque Dione d' aver imefo da bUD- 
na parte (d), che Domiziano aveffe veramente prefa la dcterminazione (d) Di. Ii'. 
di 67. 



p.1\ A Volg. 
ANN 0 96. 


(å) Di, lib. 
67 
SUlton i" 
Domitiano 
C>tIl. 17. 


'1. 3 2. ANN 1'\ LID' I TAL I A. 
di uccidcr 1:1 ;\1oglie, e gli altri PIÙ familiari fuoi Liberti, e i Capí. 
rani delle guardie LldTe. SuboJarara quefh (ua intenzione, s' accmtè- 
ro dlì a prcvcnirla, ma non prima d' aver pcnfato a chi potetTe (ue. 
cedcrgli nell' Imperio. Segrcramenre ne fecero parola a varie nobili 
perCone, che tune dubirando dl qu:.1lche uappola, non vollero accct- 
tar quella c!ìbizione. Fiaalmentc s' abbatterono in l\1arco Coeceio Ner. 
va, pcrConaggio dcgna dell'lmperio, che abbracciò l'offerta. Un ac- 
cidente fece afhettare h di lui mane, fe pur è vero ciò, che ne rac- 
coma Dione, perchi: Sueronio, pill vicino a queíli tempi, non ne par- 
la, e 10 fief1ü \"edrcmo raecomato di Com modo Augufio, anch' e{fo 
ueclCa. Soleva. Domiziano per fuo folazzo tenere in camera un fanciul- 
10 fpiriroio di pochi anni. Q1c!ii, mcntrc j} Padrone dormiva, gli tolCe 
di [otto al capczzale una carta, con cui andava poi facendo de i giuo- 
chi. Sopravcnura Domizia Augucta, ghela tol1è di mano, e con arro. 
re trovò quella etlere una hth di pedone, che il Marito volca levan= 
d31 Mondo, e d'dTervi fcritta ella Lldlà, i duc Pretetti del Pretoria, 
Partenio l\1afho di Camera, ed :l.lrri della Corte. Ad ognun d'dft 
comunieato I' affare, fu determinato di non perdere tempo ad eCeguir' il 
dllegllo" 
Venne il dì 18. di Senembre, in cui, feconèogliAO:rologi,r
- 
rneva Domiziano di effere uccilò. L' ora quinta ddla martin.l qucil.l 
fpezialmcme era, di cui pa\"emava. Pcrò dopa a\'{T :lnclo nd tribu- 
nale alla tþedizlon d' alcllni proCt'f1ì, ne1 ritir arli aile fue tbnz
 di m;:.ì- 
dò, che ora era. Da taJuno dc' congiurati maliziol"åmenrc gli fu dett:', 
chc era la [ella: pc-rl?chè tu!to lino, come fc a\1clTe pa!1àro il peri- 
cola, fi ritirò nella lua camera per ripofare. Pattmio MaUro dl Ca- 
mera emrò da Ii a poco per àirgli, che Sttfa;.o Liberto e l\l.1Llro di 
Cafa dell' uccifo Flavio Clemente, defiderav:l. dl parlargli per affJre di 
lòmma imponanz:l.. Cotlui, lìccome uomo forte di cor po, e che odia- 
va Copra gli altri Domiziano per la mone clara al CU3 Padroni.:', era tla- 
to fcclto da i congiurati pcr fare il eoJpo. 
 e' giorni addietlo aveva 
('gh finto d' aver male al braccio finiUro, e 10 portava con Ltèia pen- 
dente dal collo. Enuato egJi in tal po {ìrura , preCentò a Domizlano 
una carta, contenentc l' orJine di una congiura, che ú fingeva U:lmata 
contra di lui, col nome di tuni i congiurati. l\1emre era 1'1 mperado. 
re attentitlìmo a leggerla, Stefano gli dlcde d' un coltello nella pan cia . 
Gridò Domiziano aiuto: un tuo Paggio corfe al capezzale del letto, 
per prendere il pugnale, 0 pure 1a fpad:l., nè vi trov ò c he il fodero, 
e tutti gli ufci erano chiufi. (oJ) Ma perchè la ferita non era mort:lle, 
Domiziano s' avvcntò a Stef..mo, fi ferì Ie diu nel volergli prcndi.:'re 
i1 coltello, ed abbrancolatifi inu::me caddero a terra. Partmio, tCl11en. 
do, che Dom izi:mo 1.1 fcappaffc, aperta la porta, mandò dent!"O Cla- 
diano Corniculario, Manimo fuo L ib..-:rto, c Sarurio Capo de' Camerieri, 
cd alrri, che con Icn..: lerite il fi niron/). 1\ 1J. cmrati altri, ch.:: nulla 
-fapeano dell.l congiurJ, c t!"Onto S
etàno j:1 t\Tr:t, I' uccifero. In que- 
fta manicra, cioè col iine ordmario dc' Tir:m:.i, tcrmmò fU.1 vita Oe- 
m J:':'iJ.
 


--------- 



ANN A LID' I TAL I A. 2, 33 
mlZlano in età d' anni qmrantacinquc. Del fuo corro niuno (ì prere E r. 'I. Vo!
. 
cura fuorchè Filhdc lÌ1d. nLnric<=, cÍ1e fcgretamemc in un,! ba:-a plc- A K: n ( ) 
bea Ìo fece pOftarc ad una 111.1 caia di ca:npagna, e dopo averlo f.1rto 
bruci,ue fccondo l' ula d' allora, tèppe f.'u-nc mertere Ie ceneri, fcnza 
che a\cuno fe ne avveddfe, ncl Templo dell.. Catà Fbvia, mlfcnl:ll1- 
dole con quelle dl Gilllia SabÙ1a .dugufta, FIgliuob di Tiw lmpaa- 
d(lr
 fuo Fratel
o. (4) Fu quc1ìa .GlUli,!, m1ritata dJ. ,e
ò Tir
 a Flavio (a) Suttøn. 
Sabzno fuo Cugmo gcrmano; ma mV.lgh'tofenc Ðomlzlano, vlvente an- ;'1 Dvml ia- 
cora Tuo, ]' ebbe alle tì.te voglic. Divcnuto poi lmpcradore, dopo no cap. 22.. 
aver f.mo uccidele it di lei Mdriw, pubblicam
nte la tenne prdfo di 
sè, can darle 11 tlwlo d' Augutla, e t:trlc un tal trattamento, che al- 
cuni la credeuero Ipolàt.\ dJ. lui. (b) Ma perchè gravida del l\l.\rito (b) ph;/o- 
cgli volle fub abortlre, cagion fu dl fUl morte. Non ho JeHo fin qUI, jiratllsmA- 
ma dieo ora, che .Domizl.lI1o nella I1bldl11e non la ccdette ad a1cuno po Ion. 
d . ,- N ' d ' d . " 'Iy,m I 7 
c' pm VlZlOh. 1 e occorre Ire I pm. " . . 
Qu;-,nro al baffo Popolo di Roma (c), non mofirò egli nè gioia Ce) Sueton. 
nè dolure per la mone dl si mlcidi,11 Regname, perchè sfogavaCì d' 01'- ibid. c. 2.3. 
dmann il dl lUl furore folameme tòpra i G-r,mdl, nè toce.l\'a i piccioJi. 
I fnld:iti si ne furono in gr .lOde .\ft
Jnno e I' .lbbi,\, perchè It mprc ben 
tratr4tl, e fmoderatameme arncchiti d.l lui; però volcano [Olio corrcre 
a fJ.rne vendc;tI.\; ma I lor CapÜal11 ne f1"l:narono que' primi furiotì mo- 
vim''lti, henche non potdfero ålpOI iOlp=dlrc, qt
a1\to foggiugnnò ap- 
pl'dìo. .-\ Il" meontl 0 II Senato, comra di cui fp\:zl.lÌ;I?cntt.. cr.\ illfi
 rim 
DomIL:,lI1o, ne feee glan fetta, il e.meo di tutti 1 titoh più obbro- 
bnofì, cd 0ïdll1ò, che fì :.bbattdfao ic 111e Statue, e i luoi Arch 


 ) D'o lih. 
triunÙh ,d), iì canceilaílè il dl lui nome in tutte Ie llcrizioni, caOàn- - 
do anchc gl:r.eralmente ogni luo Qecrcto. Ancorchè Domiziano non Ii 67. 
dllettafJè celle Lctterc, edell' ;\1 tI Llberalt, e i"olameme tì conti, 
ch' cgli gran CUi a èbbc di rimt
tterc in picdi Ie Bibliotcche brueiate di \ 
Roma, con raccogliere .,) Libn da ogl1l p.lrte, t" f.m1e copian:: alrul:' c. [ ['
n. 
fimi dJ. quella dl Aleflàndria: pure fionrono a'luoi tempi v:1.rj inGblli H... c. -4-. 
Filolofi, fr.\' qu.\li mallìmameme rilþlenJè EpitettQ, i <. ui utili infègn:I- 
rncnti rellano tutt,wia, ed ApÛ/oniQ vaneo, la cui Vit3, tcntta da Iï- 
lQj1rato, è picn,l dl tavole. Florirono anchc in Roma l' cccclleme I\1a
- 
tho dell' Eloquenza ,\!m-co 'fàbi& 
Ù2ti/ia{lO, e ]I.! 21'CO t7alerio Alar-:,i.Ú 
Poet.1 rinomato per l' ingegno, int:lmc pcr gli llwi [roppo hCt'l1zio(i E- 
pigrammi. Erann amendu
 lutivi di Sf1agna. Viffero p,uimentc in 
que' tempi Gaio f/ale,-io FIacco, c C{Iio Silio l/alico, de' Ql1.1ii .\bbiam 
tuttavia i Pùc.mi, ma dl gulto c:lttivo; c Decimo GÙt,zio Giu'z:cI'Jaie, L\U- 
tor delle Satire, poco ccnamcntc modeitc, mol atìài inðcgnore e degne 
di fiima. 
Tcrminata dunque la Tragedia di Domiziano, cominciò Rom:!, 
c feco 1'Imperio l<,ol11ano, lIberaro da queHo mollro, a rclþirarc, e 
tonurono I buoni giorni pCI' l' alfimzione al Trono Imperi,dc di 111 - 
co CoccelO Ne,.'l-'(1,. Er.l m.to N crva, pCI' quanto ne fc rive Dione , (
) Dio Iii,. 
nell' AnLO 32. dell' Era noilra di nobiliflìmo CaCno. L' anetU d\:' IU01 61:'. 
crom. I. G g co- 



2..34 ANN ALl D' I TAL 1 A. 
E R ^ Votg. collumi, la fua aria dolce e pacifica, la fua rara Cwiezza, prudenz:l, 
. ANN 0 516. cd inclinazione al ben de' pri vati, e pill del Pubblico, il f,lccano ama- 
re, e rilþettar da chichet1ìa. Q!-1l'fie fue belle doti gli otten nero due 
"oite il Con[olato, cioè nell' Anno 71. e nel 9 0 . l\1ancava a lui fola. 
mente un corpo robu tto, e una buona fanità, dTendo thro deboliffi- 
mo 10 lloma co fuo" Non s' accordano e:li Storici in cene P articolari- 
d 
tà della lua Vita ne gli ulrimi anm di Domiziano. Filofirato (a) vuo- 
Ie, che venuto a Roma A polbnio Tlaneo, gl' infìnuJf1è di liberar la 
P.lrria dalla Tirann!a di Domlzi:mo, mol ch' egh non ebbe tanto co rag- 
gio. Aggiugnc, 
he Domiziano il mando in efìlio a Taranto j cd Au- 
(b) Aurelius rdio V inore (b) krive, che N erva fi trovava ne' Sequani, cioè nella 
'VIctor In E- Franca Contea} allorchè trucidaro fu Domiziano, c che per con[en- 
pltome. timento delle Lcgioni pre[.:: I' Imperi0. Ben più credlbile a nOi tcm- 
brerà ciò, che laiCiò feri[[o Dione, cioè, che Domiziano, già d:l nüi 
veduto perfecutore di chiunque 0 per Ie lue buone qualità, 0 per re- 
lazion de gli Ailrolc>gi, era creduro potergli [uccedcre nell' Imperio, 
mcdirò ancora di levar N erva dal l\10ndo, t: l' avrebbe fatto, fe uno 
Strologo, amico di lu;, non aveílè detto a Domiziano, che N erva at- 
tempato e malfano era per morire fra pochi giorni. N è Dione parla 
puntO d' efilio, anL.Ï fuppone, ch' egli fì trovaíle in Roma nel tempo 
dell' uccifion di Domiziano, e che paflaílè di concerto co i congiurati, 
confentendo, che 1Î toglidfe la vita a lui,- giacchè fenza di quetto egli 
più, non it1:imava ficura la propria. Efiinto dun que il Tiranno, fu al- 
zato al Trono Ceiàreo J1(wctJ Cocceio Ner'Va, che certo non era lungi 
da Roma, per opera (c) fpezialmcme di Petronio SecolJdo Prefetto del 
Pretorio, e di Partenio principal autorc della mone di Domizlano, con 
approvazione di [U[[o il Senato, e plaufo del Popolo. !via eccoti al- 
z1.rti un rumore e una voce, che Domiziano era vivo, e fra poco 
(
) Au
eli
s comrarircbbe (d). N erva di n
tural timido allora mutò colere, pcrdè 
J Idor In E-- la fJ.vella, nè più fapea in qual IVl.ondo ft fo{fe" 1\1a Partenio, che eo'luoi 
l/t1me. occhi avea vcduto Ie ferite, e gli ultimi refpiri dell' ellimo Domizia- 
no, I' lIlcoraggì, e rimife in fclla. Andò pert:1I1to N en a a par1arc a i 
foldati, per quetarli, e promifc lora il donativo foJita nell' a(Junzion 
de' nuovi I mpcradori. Di Ià pofcia pafsò al Senato, dove ricevene gli 
abbrJccÌ.1memi gioviali, e i compJimenti cordiali di cadaun de' Sen.uo- 
ri. Non vi fu Ie non .drrio .dntonino, Avolo materno dl Tito Anto- 
nino pofcia ) rnperadore, [uo fvifce,"ato amico, il qllaJe abbr,1cci:uolo 
gh dIffe, che ben fì rallegrava col Sen:l.to e Popolo Romano, e colle 
Provincic per così degna eIezione, ma non giå can lui j perchè mc- 
glio per lui làrebbe ibto il viverc p,aicme totto Principi cattivi, che 
atlùmere un pl:fo sì grc\'e, cd cfporG a t:mti perico1i cd inquielUdwi, 
cot rnertcrfi rra i ncmici, che ma} non mancano, e fra gli amici, i 
qu.11i neJendo di mcritar tuno, Ie non o[[engono quel che vogliono, 
dlventano rill impbcabili de gli 1I:clh nemlci. Comuttociò Ncrva fJt- 
to(ì cor,lggio, pI et
 Ie redini del govcrno, e fi accinle a lotten.:r con 
decoro la (ua dignilà, ficcorne ancom a 1t:fbtuire al Scnaro il pnmier 
iuo 


(a) phi/o- 
jlrat IS in 
VIta Apollo- 
nil lzb. 7. 


(c) Eutrop" 
in Brevltlr.. 
DIO t 68. 



ANN ^ LID' I TAL I A 23; 
{uo decoro, e la quiete e I' allegria a i Popoli. ViV'ente an cora Do. Ea" VoYg. 
rni7.iano, c 110n peranche cc(fata l.1 perfccuzione d:J. lui mo(f.\ a' Crifti'l- ANN 0 97. 
ni, Santo .d lac/eto P.,pa coranò la ruo! vita col !v1anirio 0 nelprece- 
d
nte, 0 più tolto nel prefcntc Anno i ed ebbc pcr fuccefforc nel 
Pontihcato Romal1o
 E'Variflo " 


Confoli 


Anno di C R 1ST 0 XCVII. Indizione x. 
di E v A R 1ST 0 P .1pa 2. 
di N E R V A lmperadore 2. 
( IVI ARC 0 C 0 C eEl 0 N E R V A Au GUS Toper Ia ter- 
-< za volta. 
( L t! C 10 VIR GIN loR UFO per la terza. 


V Arj alrri Confoli I' un dietra l' :11tro fi credono dJU' Almeloven fu- 
lÌîtlllti m quell' Anno, e fra gli altri cerro è, che Cornelio <.Tacito 
I ttorico, lìccome o{fervò anche GIUHo Llplio, fuccedette a Vii gÙÚo, 
o lìa J7erginio Rufo, Tal nO[iZla abbiamo da PlmlO il Giovane (a). Era (a) PZinilis 
Virginio kufo quel mcddìmo, chc nell', Anno 68" ncusò pill d' una 1.2.. Eplft. t, 
volta 1'1 mpeno, da[ogli in Germania da i foldati. Glullolamcme a\-"ea 
egli menata fin qUI 1:.. IUd vita, fenza incorrcrc in alcuna dlsgrazia, Il- 
fl'ettando ognuno, e fin quelia bclba di Donllziano, e Icrbando quell' a- 
nImo grande, ch' era Haw lupenorc a gl' impcrj" Nerva anch' egh volle 
f.n" conolcere a lui cd al Pubbhco, quama Ibma nc faccffe con crcarlo 
filO Cqllega nel Conlolaro. Abblam di cerro da Phoio fitddctto, che 
quello tù 11 tenD COll/()/ato d'dfo V irginio: al che non fece riflct1ìo- 
nc il Padre St,lmpa 
b), quantunquc il Cardinal N oris (c), ed alt1l ]0 (b) Sftltnp/J 
avdlcro avvertlto, e fi raccolga eziandlo da Framino, c d.\ I FaHi ad l!ûflos 
d ' I i ' L' l ' N 1 ' A 1 1 C Cor'ulartS 
lazlO. rU eg I lotto t.rone ne I nno 63. rer a prIma \-0 [a oo-
' " 
fole III Jinario. Creddì, Lhe nell' Anno 69. gli wccaGe il leeondo Con- (:r;;;;is E- 
folaw, ma Ihaordmario, fo[[o Ouane /\ugullo. Imorno al Prcnome p }tol. Con- 
àl Rufo s' è dJl
)utJto. Chi CJÎto, chi Publio l' ha volmo. E' PIÙ pro- }u;ari. 
b.lbile Lucio. Ora per la tena volta crcaw Conrole nell' Anno preten- 
te, ficcomè' c'inlegna Plinio il Giovane, mcmrc lùl principia ddl' An- 
no fì prep.lra va a rccitare in Senato il rendi mento dl grazie a N cr'l< a 
per la Dlgmtå a lui conferita, effendo in ctà di onamarrc: anni, cullc 
n1.lni trcnunri, e ftando in picdi, gli eadde il Liblo dl mano; c ncl 
volerio raccogliere gli fdrucciolò il plede pel pavlmento lifclO e lu- 
bnco, in nUl1lcra chc fi ruppc una coCcia. Nun dlèndolì queHa h111 
ricompoda () riu11lta, dopo qUJ.lchc tempo Ie ne m f1 rì, e gli furuno 
faltl IOJenni funcrali, mcmre era Confale Cornelio Tacito, eloquentJlJìmo . 
01 atore e Storieo, il qu.ll feee I' OrJzione tùnebre in iua lude. SCJ"J\'c 
il m_edcfi ano PlinlO, che qudto V Jrginio Rufo era nato in una CJttà 
conhnante alla iua Pat ria Como. 
G g 1. Da 



236 , ANN A LID' I T 1\ L I A. 
Da che I' Angufl-o N crva fi vide fufficiememente afTodaro ful 
Trono, fece toHo Centire i\ Cuo bendico genio aRoma, e :\ tuno il 
Romano Imperio. (a) RichianiÒ dan' clilio una copia grande di No- 
blli, che a\'eano p:nito naufragio Cotto il preccdente tirannico gaver- 
no, cd aboH tutti i proceHì dl lefa Maeíl:à. E. perciocchè queltr crano 
proceduti da mere calur.nie, per[eguirò i calunniatori, e fece morir 
quanti Servi c Liberti G trovarono aver' imemate accuCc contra dc' 10- 
ro Pad\'('\ni, proibendo can rigordo editto a tal fona di per Cone l' ae- 
cuCare da lì innanzi i Padroni. Victò parimentc I' accuh1r c.hichdIìa 
d' empietà, e di Ceguitarc i riti Giudaici: il che vual dire, ch' egli 
eftinCe L1 rerfecuzione mo(f.1 contra de' Cri iliani, che da i Pagani ve- 
nivano tuttavia confufi co i Giudei. Perciocchè per conto de' Giudei 
era loro permeí1ò l' o/Tervar 1:1 luro Legge. Qu II1ti preziolì moblli fi 
trovarono nell' Imperial Palazzo, ingiuftamenre mitt da Domiziano, fu- 
rono da lui con tutta pronrezza refbrniti. Non volle permcrrere, che 
fì t".tccffero Statue d' oro e d' argenro (fe pur non eranl) dorate 0 inar- 
gemate) in onor fuo, abufo dianzi a(f.'1i gradito da Domiziano. A 
que' Citradini Romani, che fi trov;,\\'ano in gran povcrrà, atJègnò ter- 
reni, ch' cgli fece comperal'e, di va\ore di un mlHionc e mezzo di 
Dracme, con depurare a\cuni Senatori, che l1e faccí1èro Ia diviGone. 
Perchè trovò fmunto aftàtto I' erario, vcndè a riferva delle core neccf- 
(.ric tutti i vaG d' oro c d' argcmo, ed altri mobili, tanto luoi parri- 
colari, chc de1\a Corre, e parecchi poderi e caCe, con uGu" anchc Ii- 
benlità a i compratori. E ciò non per covare in caf1à d danaro, ma 
per dirpenGulo al Popo\o Romano, appaïendo d-'llle Medaglie (b), ch' c:- 
g:i di i1:ribuì due volte nel breve corCo del Cuo govcrno danari e grano . 
Giurò, che d' ordine fi.1O non Ii farebhe mai morjre alc:uno dc'Scnato- 
ri j e quantunque un d' effi fo(fe convinto d' aver congiur,lto contra di 
Iui, pure altro mal 110n gli fece, che di cacciarlo in efilio. Fu d.1 Iui 
contèrm.lt<! Ia Legge, che non fi pote{fcro Elr Eunuchi j e prolbito il 
prendere in l\tlog\ie Ie Nipoti. Attefe ancora al rifparmio, do po aver 
conoCciuto il gr.ln male provenuro da1\o fcialacquamenr o eforbitame di 
DOffilZill1o. Levò dlloque via mo\ti Sagrifizj, molti Giuochl, ed alrri 
(c) .Aurelius nOI1 pO
,hl Spcttacoli, che 
ofiavano 
om
e 
m
enf
. (
) Sup,prcí1è 
Yiffor i,J E- tuno CIO, che cr.t Haw agglllnto a gh antlChl tnbutl a t\[olo dl pcna 
lJlome. contra quci, che erano morofi al ragamento; ficcome ancora Ie vcC- 
fazioni cd angarie in::rodorre contro a i Giudci, nell' eGgere le ta{fc loro 
impoftc. Lc Citti opprc{fe da troppe gravezze t:hbcro lòllieva da Iui j 
cd ordinò, clle per tuue Ie Cirrà d'Iralia G a\imenta/Tero aIle fpeCe 
del Pubblico gli Orfani dell' uno edell' a\tro CdIo, nati da poven Ge- 
nitori, ma libcri: Carità continuata anche da i tuíìègllcmi buoni 1m- 
peradori, .1I1zi 
cçrefèillta, come apparifcc dalle antlchc I fcrizioni. Ri. 
It! inl"e ancora I' impotb dc1\a Vigelima pcr Ie eredità, c p
 r g!i Le- 
gati, introdotta da Aligufto. Fra Ie Lettcre di Plil110 il Giovanc \d) íì 
trllova un Edino di queUo Imperadore, che affai dprimC'". quanta folTe 
la di Iui bontà, cen dir egli, cbe âafczuzo de'jitoi COllâttadmi poteva a.f 
jhu- 


rRA Vo1g. 
.'\NNO ('j. 

 Dio iib. 
(Jò. 


(I>) Mtdio- 
bl1rblls in 
:N.IJ"'li!mat. 
lJrptr.Hor. 


l:\) pli'Ûus 
J 11. 10 1.;i- 
Ju'.. (;,,.. ......._ 



ANN ^ LID' I T A 1.1 J A. 2., 3 7 
.ficurarJi, a'i,'cr egli preFcrita fa ßcure'::::z.e di tlmi alia 1!ropria q!Ûete; ,e 110/1 E II. A V 'z. 
a'l.:er altro ill animo, de di far di b'/Oil cuorc de'1J:/oVl befle/izJ, e dJ con- ANN 0 9-' 
fervar i già fatti d.1 altri. E peri; prr Je'Jar dc
1 more 
'og1l!
no la ptlllra 
di pe1'de1'e qud, cbe aveano confèguito [otto altn A'/g't/lJ, 0 dJ dove:iIC cer-. 
car la conferr/iLI COil delle preghiue d' 0; 0, dichiaravcJ, c!}{: fe,zza bI(og/JO dl 
71uovi ricDrfi chiunqur: godeva avc{{e da got/ere; perch' cg/J vo/ea folarllente 
attendere a dijþenJàr gr I;::,ie e bene..fizj /iilovi a chi non ne avea Jinora go- 
dNto . 
E r ure con un Principe sì buono, i1 cui dolce e [alutevol go- 
verno tanto più dovca prezzarG, qU:lOto pill fi p.1ragonava col barba- 
rico precedente, non mancarano N obili Romani, che tramarano una 
congiura (,,) Capo d' el1ì fu CalpuY1Jio Senatore dell' ilIullrc Famiglia 
de' CraJíi: de gli altri non lì fa il nome. Con dorbitaml promel1è di 
danaro follecitava egli alla rivolta i foldati. Scopena la mena, Nerva 
il frce tèdere prdfo di fe, affitlendÇ> a i Giuochi dc' Gladiatori, e nella 
ftel1à guifa, che vedemmo operato da Tito, allorchè gli furano pre- 
fentate Ie tpade di quei combattenti, Ie diede in Olano a Cral1ò, ac- 
ciocchè otTcrvatTe, fe crano ben' affilate, moflrando in ciò di non pa- 
ventar la mor
e. Fll praceffiuo c convimo CJ'a/lo: tutt:lvia N erva per 
rnamener la fua parala di non uccidere Scnatori, altro ganigo non gli 
diede, chc di relcgar lut e la .\10glie a Taranto. Fu biafimat:\ dal Se- 
l1ato si. grande indulgenza in cafo di tama imporranza, e in altri an- 
cora, perch' egli non f.'\pea rar male a i Grandi, benchè reI meritalTc- 
TO. (6) Tro\'avafi un dì alIa fua tavola J7eiento, 0 fia 17eientone, già 
Confole, uomo .feeIerato, che fotto Domiziano era flato la rovin4 di 
molti. Cddde il ngionamento fopra Catullo iWejJàlino, che nell' antece- 
dente go\'erno tami avea a(1àßinati colle fue accufe, e colla tùa eru- 
delrà, cd era già morto. Se coflui, dií1è aHora Nerva, foflè tutta'l.'ia 
'VÌ'ï;0, che Jarebbo di lui? GÌlmio /l-lt'llrico, uomo di gran petto, di cgual 
finccrità, e uno de' commcnfali, immantencnte rifpore: Con e.fJò noi 
ra1eb
c a ql!efla lavola. Ma quelIo, che maggiormcnte fconcenò Nel- 
va, tu I' 3ttt"ntato d' Eliano Cafþerio, creato non fo tc da lui, 0 pur da 
Domiziano, Prefetro del Pretorio, cioè Capitan delle Gu,udie. 0 fia 
che co/hI! movelTe i foldati, 0 chc fofTe incitaro d.l loro, cerro è , 
cne un dl fannata una follc\Tazione andarono tUtti al Palazzo 
,), c1l1e- 
dcndo con alte grida il capo di eoloro, che aveano ucclfo Domiziano . 
A tal dimanda tì rrovò in una Comma col!:ermzione Nerv:l; contutro- 
ci
 paren
ogli, che non fofre mai d1 componal c il dar loro in mano, 
ch
 a"
ea 
lberata l.t Patna da un Tiranno, ed er.l O:aro cagione dei pro- 
prIO iuo mnalzamel1to, coraggiof:1mcnre ncgò loro tal loddlstJ.zionc , 
dicen
o, che fe li voleano sh)gare, 1:Hl1 tono fnila fU,1 telb caùd1è il 
lora Idegno. 
Ia coO:oro Cenza fernurlÌ pCI' qu
no, e con dilprezzo 
dell" aurorit:ì J mpcriale, cOl,fera a prenderc Petro,Ûo SecMdo, g,à Pre- 
fetto del Pretoria, e 10 fvcnarono. Alu-.'rtanto fecero a PartelJio già 
I\1.\.b-n di Cameu di Domiziano, trattanJolo anchc pili ignom1I11uf\- 
me me dell' aIrro. E Cajþerio divenuto più info1cntt:, obbl'go N crva 
di 


(a) Dio lib. 
68. 
.Aurelius Vi- 
Etor in Epi- 
tome. 


(b) Plini/ls 
I. 4. Epift. 
22. 
.A urÛius 
Vil'for ibId. 


(c) plinius 
i,! Pamg"j- 
rl':o. 



1. 3 8 ANN A LID' I TAL I A. 
T 1\ A. ,"olg, çli lod.1r quefi' azione al Po polo raunaro, e di proreftarli ohbligato a ì 
A to; 0 97. told
\ti, p.:rchè aveílèro tolta l.1. vita a i rnaggiori ribaldi, chc h J.\'cOè 
la Terra. 
Una sì atroce infolenza de' Prctoriani fervi a f.u mea-lio conn[ ce- 
.? 
re a Ncrva, ch'egli, ([ame b fua vecchiaiJ. e poca fanltà, Inn potca 
fperare l' ubbidienza ed il rifpetto dovtlto .11 fu J. graJo, e Pluttol!O 
dovea temerne de gli alrri oltraggi. II perchè d-l U.>fiO IJggio pL"IISÒ 
di fortificar la fua autorità, con al1òciare all'Imperio una pelloll1, chc 
,fofle non men forte d' animo, che vigorof.l dl COI po. E !ìccome cci 1i 
non avea la mira fe non al pubblico bene, e defìdl:l.H'a lh lèegliere if 
, I ' mighore di tutti (a), così dopo m.lturo dame, e con IÌglr.lto - aneht" dol 
(aJ .Aurt IUS L . L ... S r b d ' 1 , P . h 
V,ffor In E- dCtíJ tCttltO lJra, Icnza punto .\ arc a I ma tl ,lreOtl, c e avea 
piwnt. (giacchè non tì la, ch'cgli a\'eßè rnai Moghc) fell110 1 fùoi penfìl:ri 
fopra JVf..lrco U/pio Cf'raimzo, Generale aHora ddI' arml Rom.me nella 
Gcrmal1lól. Era quelti di nazione Spagnuolo, perchè nato in halica 
(b) Dio lib. CIWl della Spagna, come fi raccoglte da Dione <"), e da E.urro- 
6
. plO (c), b
nchè Aurelio Vinore (d) II dlca venuto alLt ;uce in Todi; 
Çc) Eut
op. l1è akuno t1nora avea ortcnuto I' Imperio, che non folIe nato in Ro- 
m Br
vlar. rna, 0 nel \ Kinaro: comu[[ociò N erva fu di 1ènrimcmo, che per 
(d\ AurtilUs -. h ' J ' (t I ' fi d . 
viflor in E- Ikegllere c I ovea governare un SI va 0 rnpeno, 1 avca a eonb- 
Jitom
. derare più che Ia N azionc I' abilità e la Virtù. Pertanto 111 occa:iol1 
dl una vlrtoria nporrata nella Pannonia, farto raun.lrc il Populo nel 
(
) Panvi- Campldoglto nei di 18. dl Sencmbre, come alcuni vogliono \,e), 0 
!/IIUS, . piuaolto nel dì 27. 0 28. Ji Ottobre, come prcrcndon.) altri, ad alra 
PUa,VIUS t voce dlditarò) ch' egh adJottava per luo Flghuolo j
1erco Utpío Ner- 

:

:
llus va 'Iraiano, a cui nel Senato di
Je nel giorno fh:lfo 11 mol0 di Cejå- 
F.lbrtttus t t re e di GernzarJÏco, e Icrilfe dl luo proprio pugno, avvilànJ()lo dl tale 
Til/tm
n
. elezione (f). FOIs' anche, Cecondo alcuni, non era pervcnma qlleHa 

f) Plln/US m10Va a Traiallo, (ogglOrnante aHora in Colonia, che Nerva il pro- 

7co
4n
g'Y- clamò Imperad01e C
) , confcrendogli h
 Tnbunll.lJ. Pod
Üà, ma 110n 
(g) "'ufib. già il molo d' .dugu}o; cloè 11 cn:o luo Collc/")a nell" Imperio. Può 
in ehron. efferc, che ciò av\'emffe alquanto più tardi. Almen cerro è, ehc il 
diÚ:gnò Con(ole per I' ,-\nno Icguente. Jl memo afT"ai conoICi11to di 
Tralano, chc era Ibto Conlute nett' Anno 91. ed àvea avuto II Padre, 
flato anch' efT"o Confole.( nnn 1ì (a 111 qUo.11 Anno) tì::ce, che ognuno 
riceveífe con plaulo un
l sì b.:lla eleziolIe, e cdf.lfT"e ogm follcvazlOne 
c tumulto in Roma. 51 trovava allOl'.l Trai-!no nel 1l1.lggior vigore 
della vinlità, perchc in eta di cIrca qllarantaqu.mro anni. 


... 



.
' 
 b.#"
< 
m
(."

 -- ,-!'V'1\\ 
\
;:
.r
 

 """,y,,) @ 
 ;
i" ,J
' ts) ' 

 I 
 t, 
 - J 
 
..0 ,i
 ,t!"''c:.- J
 , ......, 

 
 'f', 
'rJ <-, ' 'If 
';*-' 
 Y.' "
' 


.Anno 



ANN ^ LID' I TAL I A., 



39 


xcv I I I. Indizione 
Papa 3. 
Inl peradore I. 

 1'v1 ARC 0 C 0 C eEl 0 N E R V A A U GUS Toper la 
C onfoli C)uarta volta, 
M i\ Reo U L P loT R A I A NO per la feconda. 


Anno 
di 
di 


di C R 1ST 0 
EVA RISTO 
TRAIANO 


XI., 


C Redefi, che a quefii Confoli ne fo(fero fufiituiti de gli altri nelle ER A \T o lg'. 
Calende di Luglio, ma quali, nol poíììam fapere di cerra. Po- AN 1<1 0 9 8 : 
co fopravvi(fe iL buon I mperadore N erva, nè già [Ülh i1:e, come t:1- 
luno ha penfato 
 ch' egli depondre 1'1 mperio. Rifcaldoffi egli un gior- 
no forte in gridando contra di un cerro Regolo ((I), che doveva aver (.,> .Au
tlius 
comme(fa qua1che iniquità, di modo che, qURntUnque forre di verno, V,lflor In E- 
fudò; e quefi:o raffreddatofegli addo(fo gli cagionò una 
al febbre, che P.;:Ît:

nt 
Eu bafi::mtc a Ievarlo di vita. Aurelio Vittore gli dà k(fantatrè anni Memor. Ri- 
d' ed (b). Dione fdranracinque (c), Emropio [ettamuno (d), ed Eu- fior.. , 
febio fettantadue (e). Comungue fia, hfciò egii anche dopo sì corto P'lIgluS Crl- 
I ' fc . d 11 r. 1 d 1 . , d ' b ,tiC. Bllron 
governo un g ono 0 nome a cagton e e lue 0 eve, 1 aZJOm 10m:!. (b) Alm/i
s 
e låviezza: azioni tab, ch' egii ebbe a dire di non f.lpere d' aver ope- Vlflor Ibid. 
rata cora, per cui, quando auche egli ave(fe depofio l' Imperio, non (C)Diol.68. 
ave(fc da vi vere quieta e ficuro nella vita privata, 1\13 nulla ceno gli Çd) Eutrop. 
. l '" d ' 1 . h I ' J S n 11 ' 1 In Brevl/ll'. 
acqUll 0 plU cre ItO e g ona, c e aver va uto per uccclIore ne 111- (e) Furei>ius 
perio un rraiano, che poi divenne il modello de' Principi ouimi. Con ;11 ChrUl1. 
funer::tIe magnifico fu ponato il fuo corpo, 0 vogliaffi dire Ie ceneri 
ed o(fa fuc, dal Senato, nel l'v1aufolco d' A uguilo. I momo al gior- 
no cii fua morre dilþurano gli Eruditi, Inclinano i più a credere, che 
quelb a\'\'eoi
e nel Gcnnaio dell' Anno prefeme, e nel dì 1.7. i\ure- 
lio V inore fcrÌ\'e, coe que! giorno, in cui egli mancò di vita, fu un 
EclrlTi del Sole. Secondo i cOijti del Calvi Go fi eclifså il Sole nel dì 
2. 
. 
i. 
larzo di qucfi' An
o;. 
a n
m ,s' accor
a. c
ò c
m chi (f
 gli (0 Diu ib: 
da IeJICI :\'1cfi e nove 0 dieci glorm 
i Impeno. Sappu.mo bensl da Eutropius in 
EuÎcblo ({), dalle Mcd:.1gIie (h), e dalle Ilcriziom (t), che Nen'a Brevi"r., 
per decreta del Senato tu alzJto all' onore de gli Dii, t:' coe Tralan n , (g) 
ufe{;!"S 
. 1 1 d ' 1 1 r. ' d ' It b P in chr011lCO. 
non mal lanco I mot r,lr a IU;} gratltu me a que 0 uon, nnclpc (h' M d' 
e P aJre, che I' avea aizato al Trono, alzò anch' egli a lui de i Tem- bartu/ ;:_ 
pli, fecondo ]a cicea fuperlbzionc e temt'rit:ì del GcmileGmo. Allor- lIIifm.lmpe- 
chè tnminò N crva i luoi giorni, P"blio Etio Adrla12o, che fu pOI r t. 
I d ' II d ' .
 . d ' 1 " (I Gr'lter 
mpera or
, gwvane a ora, e amlClll1mO, anzl paren(e l r:.lIano, 11" Îmr. . 
laiel,no gi:1 d,l fuo Padre fotto la turela di lui, (It) Ii trovava nella In(..ripll n. 
Germania fuperiore. Arrivata coìà la nunva della morte dt N tTVa, ,:. s, 'rtitJ-- 
Adriano volle' dr
re il primo a, porrarla a Trai.mo, dimorante allora in dU
 I Ha-- 
Coloniaj c tuttoche ServiamJ di lui Cognato cerc,dfe d' impedirghelo, rlolno., 
c
n- 



1.40 ANN ALl D' I TAL I A. 
ER A Volg. con fare fep:retamente rompere il di llli calcOè, per aver ep:li I' onore 
ANN 0 9!5. di far pene
rare con fua Lettera il liero avvÏlò a Traiano: 
ondimeno 
Adriano camminando a piedi, prevt::nne il mcOàggier di Saviano. 
(.1) Dio 1.68. Ricevllte poi ch: ebbe !r.li:\no .(a) Ie ,Letter
 del Senato, gli rifpofc 
di [uo pugno co dovutl nngrazlamenu, fra I aIrre cofe prolrlcttendo 
che nulla mài farebbe contra la vita e l' onore delle perlone dabbenc 
 
il coe pofci3 confermò Con {ùo giuramemo. Menu'e egli tuttavia fi 
trovav:\ 111 qneUe pani, 0 cerro prima di tornarfene a koma, chiamò 
a fe Eiiano Cafperio Prefetto del Pretorio, e i foldàti da lui dlPcnden- 
ti, facendo vÌ1ta di volerfi valc.re di lui in fervigio delb Repubbli- 
ca. N t:rva in ragguagliarlo dell' elezione fua, l' avea particolarmente 
incaricato di f.1r le {ue vt:nd
tte contra d' c(f
 Cafperio, e di qudle 
milizie, che ammuunate gh av
ano farro, hccome dlcemmo, un sì 
grave affromo. Traiano l' ubbidì. ToIra fu a Calperio la viu, e a 
quanti Preturial1l fi trovò, che aveano avuta pane in quella fedizione. 
Comandava aHora ad lIna poffeme Armata Traiano, nè v' è apparcn- 
za, cb'egli nell' Anno prelcme veniOè aRoma, ma bensì co'cglì fi 
tr,menC'Oe in guelle cd anche in altre pani, per dare, buon fclto a i 
(b) PI"' confil1l ddl' Impeno, e all,\ guiete delle Provincie (h). Sparfatì nelle 
in pa:I

;
. N azioni Germ,\I1lche b f..\ma, che Traiano era dl venuro I mpcradore 
cd AlI"ul\:O, tale già correa la rinomanza e la {lima del di lUi valnre 
c fenng anche fLl quelle barb are gen.ti, che ognun fece a gara per 
i{pedlr6Ii clio: i Vt:pmaÜ, 
. 
I
i
d,ergl
 {
pplichevoImt:nte la, conrinua- 
zIon ddb pace. Erano 101m I I edelcol nd verno, allorche II Danu- 
biO geL,to {i potea patrar
 a yiedi, di venire a'danl1l dc' RO'_l1i.\ni. N.:l 
verno cll quell:' Anno (un h ialclarono puntO veçere. Trovavah in gu....lle 
connade Traiano, e tlltt.)chè Ie JÌJc Legipl1I flceOèl'O iltanzJ di V;J!Jcar 
quel FlUme., per d..\
'e addotJò a i Tedelchi: tutt:!.via eglt nol pernllfè. 
Una delle {ue prmclpah apphcazloI1l cra nata, e nuggrormeme fu in 
qudh tempi, dl nlta
llirc I' antica dtlèipIina, l' 
mor de11a f:1tic3, c 
l' ubbJdienza nelLl mJ!1Z1a Romani!; cd cgh tldìo, con trattar ci,'il- 
mente tuttI gh Ü fizlali, e ioldati, {ì cOlìclhò PIÙ che prima l',amore 
e il rilþetto d' ognuno. 


Anno di C R 1ST 0 XCIX. Indizione Xl1. 
di E v A R 1 S T 0 Papa 4- 
di T R A I A 1'1 0 Imp
raJore 2. 


Confoli 


5 AULD CORNELIO PALMA, 
< GAIO bOSIO bE
ECIO
E. 


L Rano ql1cfli Confoli due dc'migliori mo l )ili, che fi avclfe a1l0l':\ 
L il S:.-uatu Rum,1flo, e pal t1colannt"nte gode"ano della {lima ed :1mi- 
cIÚa di TraJ,Ulo. Avcano coltumato alculli de' prccedt:l1ti iÎugu(h di 
pr._ n- 



^ N N A LID' I TAL I A; i4t 
prender' effi il Conf01ato nelIe rrime Catendc di Gennaio, fu!Tegn
nti F. P.'" ",-'
;. 
alia loro a(funzione, ce{f:tndo per ciò i Conlòli dilegn.1ti. (a) Traiano }\ N H 0 r9. 
tra perchè non fi ralceva dì furno, e perchè gli afF:1ri non gli permet- (a) lår,lj I/], 
tevano di trovarfi all" apertura dell' Anno nuovo in Ronu, llCUSÒ nell' 
Anno prect>dt':nte l' onore del Confolato, ofFerrogli dal Senato [econdo 
10 nile, e volle, che e!1traflào i due ConfJli tòpradcni. Verifimil- 
mente vcnura chc fu la Primavera fu il tempo in cui egli dalla Ger- 
mania, s' inviò aRoma. R,
n diverfo fu il fuo paíI:\ggio da quei di Do- 
miziano. Qyelli crano un f.lccheggio delle em:'!, dovunque pa{fava 
egli colle {ue truppe. Traiano benchè fcorrato da più Legion;, con 
tal difciptina, con sÌ bd regoIamenro tàceva marciare e ripofar la fua 
gente, che diventò lieve a i Popoli quel militaTe aggravio. AbbÜmo 
ancora dol Plinio l' emr3ta di Trai:mo in Roma. Fu ben liero que! gior- 
no al veder venire un buon Principe, nol1 già orgoglJofo fopr:t Carro 
trionfale, 0 port:lto da gti uomini, come co1tumò alcuno àe'luo! An- 
tece{fori, ma a piedi, c in abito
 moddto: che non accoglic\'a con 
frome aha e fuperba, chi gli (j prefenrava, per mllegrarli con lui c 
reI' o{fequiarlo, ma b::nsÌ gli abbracci,\Va e b:1cia\.a tuni, come fUùi 
cari Concittadini c Fratellì. Andò al eampid
)gljo, e pofcia a1 Palaz- 
zo. Seco r:ra Pompea Plotina fua Moglie, Donna d' alto afFare, ed emu
 
la delle Vinù del l\lariro. (h) Allorchè db fu lùlle tèalinate del P.1- (b)D:ol.68. 
lazw Imperiale, rivolta al Po polo dl(fe: f52.!fale io e,ifro ora fjuà, tide 
dcfidero anche d' ufcirne, cioè ben volma, e tenza rimprovero d' alcu:ìa 
iniqUltà. In f,uti con tal modenia e faviezza vilTe ell.! femrre dípoi , 
cbe Ii mcritò gli encomj Jt tlltti. c m..!1ìmamente pcrchè coopera\'d . 
anch' e{fa a promuoverc il ben pubblico e 1.1 gloria del Marito. (,) R.l.c- (c,'.A I, .!II
S 
conrali, chc infarmJta delle avanie e vet1àzi'öni, chc fi praticavano per ;!;'l", /.' L. 
]e Provincie del Romano imperio da gli Efårtori d.:' mbllti c delle g.!_ 111M. 
belJe, fanguifughc ordinaric. de' Popoli, ne feee una calda doglranza ,
l 
Mariro, come cgli f011e sÌ tralcurato in aff.'lre di tama premma, pcr- 
mcttcndo iniquilà, che f.'lcevano troppo tono all.1 di ll11 ripuraz,onc. 
Seriamente vi Ii arplieò da h inO'lt1zl Traiano, e rimcd.o a I dlfOlJi- 
ni, riconoièendo eOcre il filèo fimile alIa milza, la qualc clct::enJo 
fa dim.1[;:-:1r tuUC Ie alrre membra. A Plotira fu prob:lbllmemc COI1- 
fcrito dopo il [uo arrivo a Roma it litolo dl Aurruf a; (jccome a Tra- 
iano quello di Padre iella PatrÙe, che 1i rruova ò enunziato ndlc i\lo- 
netc di quctl' Anno, come pur .u1che qudlo di POlltefice J1lflìmo. Avea 
Tra!;.no una Sorclla, appelJata Jl.larciana, con cui mirabl!lntnte andò 
fempre d' accordo la faggia lmpcradtice Plotina. La end tit M,lrcia- 
nopoti, Capitale dcll:t Mcfia, per attet
aro di A mmia!1o (J), c di (jlOr- (d) Ammia- 
dano (t), pi efe il nome da lei. Ebbe anche Marci,lI1a il tltolo d' ..d/J- mu II J_ 2.7 
gufla, che fi truova in varie I fcrizlOni e ,Monete. 1)a lei n.lcquc U,l.1 (e) J.,rJ,011. 
.JI..latiaia, Madre di Giu/ia Sabina , ch
 fu I\lo g he dt Adriano .dulluflo 

,&/;. c,- 
ò l' , 1I.IS. 
e per quanto fi crede, di un' altra /l-Jatidia. 
Lc prime aI:plicazioni di Traiano, da chc fu egli giunto a Ro- 
D;la, furono a catnvarfi l'amore del PubbIico colla 1ibcralllà. (f) A\'c- (f) P/:n:us 

 I in P. 1tlc 't'Y T - 
.l. om. . H h va 



1o-f'1. ANN A L I TJ' I TAL I A. 
Ell. A Volg. Ya egli già pagato aIle milizie la metà del regaIo, chc lam [olea darfi 
ANN 0 S.9' da. i noveih Imperadori. A i povcri Cittadini Romani diedc eglí l'm- 
tero congiario, volendo che ne participaf1èro anchc glt af1ènti e i f.m- 
ciulli: tþefa grande, ma fenza arricchir gli uni colle toLbnz
 indebita- 
mente rapite ad altri, come in addietro {ì hlcea d.l' Princlpi filntli alie 
Tigri , Ie:: quali nudrifcono i lor 6:?,liuoli colla fhagc d' altri animali. 
Da gran tempo fi collumava in Rom.l, che h Repubblica diLhibuiv:1. 
gratis di tanto in tanto una proc1igiolå qu,tntità di 
"'mo e d' altri vi- 
veri al baífo Popolo de' Cinadini hberi, pel:chè anch'dro ritencva qual- 
che pape nei dominio e governo. lV1a i f.mciulli, che aveano me no 
d' ulldici anni, non godcvano di tal dilhibuzionc., Traiano volle ancor 
queíli panecipi del1a pubblica libcraìità. E perciocchè, ficcome di- 
cemmo, Ncrva avea ordinato, che anche per Ie Cmà dell' Iralia a 
fpclè dc' Pubblici Erarj fi alimentdTero i Figliuoli orf.'wi Jella povcra 
gente Libera: diede aile Ciuà danari e rendtte, aflÌnchè foí1è confer- 
vato ed accrdciuto qucílo buon ufo. Rallegrò pan mente il Po polo 
Romano con alcuni Giuochi e Spettacoli pubblici" conai"cendo troppo 
il genio di quella gente a sÌ fam divertimenu. Per alrro non fe ne di- 
lenava egli; anzi cacciò di nuovo da Roma i Pantomimi, come inde- 
gni della gravid Romana. Cura p:u-ricolare ebbe dell'annana, con le- 
var via tutti gli abulì, e monopolj, con formarc e privikgiare il Col- . 
legio dc' ForlUi: di modo che non folo in Roma, ma per turta l'Ira- 
lia iì vide fiorire l' ahbondanza dc:l grano, talmcnre chc P E:gitto, fo- 
lito ad eírere il granaio dell' lralia, trovandoli caretliotò in quclt' Anno, 
per avere il Nilo inondaro poco p.leLè, porè ricc:vere foccor[o di bia- 
de daB' Italia íleíra. 1\1a ciò, chi: maggiormcme fi meritò pbulo cia 
ognuno, fu I' aver anch' egli più rigorotàmenre di quel che ave/Tero 
fatto Tito e N erva, ordinato procelli e gailighi contra di:' calunniofi 
accufatori, che fotto Domiziano erano ftati la rov ilu di tami innocemi. 
Nella Ueira guítã an cora aboli I' az.iüne di lcfa MaeLlà, ch' era in ad- 
dietro I' orrore del Popolo Romano. Ogni menom.l parola comra del 
govcrno fi riput:lva un enorme delirro. Ma egregiamenre imendeva 
Traiano, eí1è:re proprio de' buoni Principi I' operar bene, fenza poi 
curarfi delle vane diccrie dc' Sudditi; laddove i Tiranni, male operan- 
do, etigerebbol1O- ancora, che i SudJiti tòírero fcnza occhi e f.:nza lin- 
gua; nè barlano, che co i gafiighi maggiormente accendor.o la voglia 
dì fparlare di loro, e l' odio univcr[;ile contra di [e tleßì. Aßìtlè 1'ra- 
iano nell' Anno pre1ènre, come pcrfona privata, a i Comizj, ne' quali 
fi dovea far I' elezion de' Coni"oli per I' Anno fcguenre. Fu egli dlfe- 
gnaw Coo{ole ordinario, ma fi durò fatica a fargli accettare queíla Di- 
gnità; ed accettata che I' ebbe, con iLtupore d' ognuno fi vide 11 buon 
Imperadorc andarG ad inginocchiare davanri al Confole, per prdlare 
il giuramento, come f..,levano i parricolari; e il Confole fenza turbarfi, 
laLciò f.trlo. Altri Con[oli da h.l.llituire a gli ordinarj, furono anch.. 
allora difegnati, ficcome dirò all' Anno Cegcme. 


. 


Anno 



ANN A LID' I 't A L I A 
 


2.43 


Anno di C R 1ST 0 c. Indizione XII I. 
di E v A R 1ST 0 Papa 5. 
di T l{ A I AN 0 In1peradore 3. 
{ l\tlARco ULPIO NERVA TRAIANO AUGUSTO 
Confoli per la terza volta, 
MAR C 0 COR N ELI 0 FR.O N TON E per 1.1 terza. 


G Ran difputa fra g
i Eruditi iIlufiratori de' Fafii Confo.lari (a) è fia- Ell &. Vol
. 
ta, e dura tuttavJ;1, fenza aver mezzo finora da declderla, quale A)N N 0 I
O. 
6a nato il Collcga ordinario di Traiano nel prefente Confolato, cioè 

u"pan'tiJ. 
chi con lui proceddfc Confole ndle Calende di Genn,lio. Parve al P.1'(:
r. 
Cardinal Noris (b) più probabile, che fofT'e SeJlo Giulio Ft-ontino per ta Tille,nant.. 
Ilrza 'Voìta-, Scrirtore rinomato :per gli fuoi Libri, confervati fÌno a i 


ml,a', 
dì T1ofiri. Pofcia inclinò più toHo a 
rcderl
 :
larco Corne/
o F.ronto'Je E,iftol
rIJ 
per la terza ''Volta, come avea tenuto II Pan v 11110 , e renne d. pOI anche Con)ltari;. 
il Pagi.. L' imbrog
io è n'1.to dalla vicinanza d,e i Cognomi dl Frontone 
c Frontlllo. Cerro e chc Frontone fu Conrole m quell' Anno. E per- . . 
ciocchè t;lpplamo da Plinio (c), efT'ere fbti difegnati per quefl" .-\r.no Çc) ph11IUJ 
o1tre all' AUf?,Ulto Tnnano due alrri, che fårcb l )ono Confoli per 1& t,r- ,
 Fan'gy- 
za 'Volta, p::rciò alcuni h.1I1 creduto anche Fromll1o Confole nell' Anno mI. 
prefente; ma ii=nza app.uire, in q3al Anno precifo tame egli, qu:mro 
F"ntone, aveiTero cOl11
guiro gli altri due Confol.tti. Cr
d.:li ben co- 
rnun
mente, che nellc Calende di Settembre foffero fulbtUiri in quella 
illuftre Di,gnirà Gaio PIÙzio Cetilio Secondo Com lfco, celebre Scrl[[í)r
 
di Lettere, e del P.lI1tglrico di Trai.mo, ch' egli per orJine del Sena- 
to compofe, C recirò in quella congiuntura, e Spurio Cornufo 1êrtu ' lo, 
perfonaggio anch' efro di gran merito. Secondo il Panvinio, e l' .\Ime- 
loven, ndle Calende di N ovcmbre 'fuçccdc=rono Giulio Feroce, cd /lclJtÏo 
Ner'Va. Ma io {J) ho prodorta un' ltèrizione potl... nel dl 1.9. dl Di- (d) TIJff'-u- 
cemòre dell' .-\nI1O prcfenre, dà cui ricaviamo, effere aHora flan Con rus, N01.J!4S 
foli Lucio Roftio Eliano, e 7ibeJ'Ìo Claudio Sl
cerdote. B
nchè fofT'e ;,l(f,ti ;;;YI!:'

. 
conofciuIO In Roma il mirabll taknro dl -Traiano Auguflo, pure af- nJlm. J i .) 
funto, ch'egli fu al TroHo, maggiormeme comparì qual' era, con VC!:- 
dedi in olrre un avvenimento ben raro, cioè ch'egli non mutò punto 
nella mutazion dello !late i buoni tuoi coflurni, anzi Ii migliorò; e che 
I' altezza del fuo grado e della fua autorità feniÌ iòlameme a far cre- 
[cere I
 fue Virrù. Fafto e fupcrbia fpirava.no Ie azioni di molri [uoi 
Predecdrori. (t) Cominuò e g li , come P rima, la fua affabilità , la fua 
I 
 W

 
rnodcfiia, a IUa cortefia. Ammetteva alla fua udienz,\ chiunql1e 10 d
- i,. P.,l'I'J r . 
GJcrava, trattando con tutti clvilmente, e malTimamente onorando la 
Nobiltà, ed abbracciando e baciando i principali: laddove "Ii altri Au- 
gulli, it.lOdo a fcdcrc, appena porgeano la man d,\' baciare
 G Ii fiava 
Hh z. l1ua 



'2.4+ ANN A LID' I TAL I .-\. 
En A Vo1g. fitta in mente: qu
fb M,lffima, che U'1 SJVr
lJO in Vf:ce d' .wvili
'(i. Cfr/!' ,.b- 
ANN 0100. ba(flr/ì, tanfo più fi f.'i rifpett:lre & -do ,':Ire . U(CiV,l 
gli C')1 un cor- 
teg3 Îo m.)ddto e O1rdioère; nè anJ.I'..:wa già innanz.1 Lacchc u 1".t!J.- 
frl:."men per f.'lróli fir l.lrgo col
e b.lftO!ute; :lnzi c61i r.ilvlIltõl {i f.:-r- 
mava nelle Ltr.ldc, per hCciar, chc pa(fa!1è gualche carro 0 CUTOZ7.:I ,11- 
trui. Per un Impero1dore era all':ti fru a ale la "ua t.1\'ola, ma condit:\, 
) E tro- d,1l1' allcgria di lui, e dl guella di v,lri
 p.:rCone favie c lèclte, eh' era- - 


HS i: Brø- ':.1 0 or l' 1!t1.l 
r l' altra in\'.i.t:nc. t a ) Dittìnz.iùn
 di pofto n >,11 vole
a all
 
wi.irio. lua O1C
ll.l, ne Cdegnava dl andare a d
finare III cala de gh AmicI, 111 
p;)rtarlJ alle lor fcfte, di ,,'i Gtarli malati, di andar talvolta nclle 101'0 
carr,)Z'll:. [n Cllmm.l per gu,\Oto p'3teva, G tlujÜva di [ranar con tutti 
nOI1 meno in Rom;1, chc pcr Ie Provincie con tanta civiltà e madera- 
zione, .com,' Ie non fulle il Sovrano, ma Ull, lora egualc, racord'mdo a 
Ie IldTo, eh'cgli comandava bensì a gli uomini, 01.1 ch' era uomo anch' e- 
gli. E p.:rchè lIn di gli amici fuoi il ripr
ndC\;ano, perchè eccedcf1è: 
nella correlÌ.l vcrCo d' ognuno, rilpntè gudle mcmorande pa.ro1e : 'fale 
deftdero d' 
(fere l,nperadol'e ver[o i p
'iíJ':lfi, quale avrei earo, che gL" 1m- 
peradori foJlèro '".Jetfo di me, ft foJ!ì UiJmo privato. Lo lh:f1'o GIUliano 
Apoflata t b ), che andò cercando tune Ie mo1ccnie e i nei de' precedemi 
Augufli, non potè n(m confe(fare, che Traiano Cuperò tutti gli altri 
Imperadori ncll.l bontà e nella dolcezza: il che punta n0n facea fee" 
01 Ire in lui la maefià, ene' Sudditi il rilpeno verCo di lui. Per guclla 
via, e col mothar amore a tutti, egli era {ommamente amata da tutti, 
odiato da niut1o; e daperrutto G godeva una Comma pace, e un'invi- 
diabil tranguillità, come fi fa ncHe ben regalate faIIJiglie-. 
L' Adulazione come in paefc Cu" proprio [uol' abitar neUe Cor- 
ti; non gìà in gudla di Traiano, che l' abborriva (c). E però nè pur 
gradi va, ehe lè gli alza(fcro tante StatUe, come in adJietro fi era pra- 
ticato con gli altri Auguíl:i, e di ratio permencva, che Ce gli facelfe 
quell' onore, nè altri, che puzza(fero d' adulazionc. Per altro mofhava 
egli piacere, che il nome fuo cnmparif1è neUe f.lbbriche da lui fane 0 
rìCarcite, e neUe 1 fcrizioni de' particolari; laonde apparcndo poi effo in 
(d) .Am mill- tanti luoghi't dicde motivo ad akuni di chiamarlo per ifcherzo (d) Erba 
nus lib, 2.7
 Parietttria, el b.l che G attacca alle muraglie. !vJa conferendo Ie cari- 
.AUU!IUS v
- ehe, nè pur voleva e(ferne ringraziato, guafi eh' egli fo(fe più obbli- 
{lor In Epl- h " 1 . h fr: 1 . L d ' ' fi ' . 
tim' gato a c I e nce\"eva, c cellI a UI. e or mane lie oceupazlom 
. confittevano in clar' udienze a chi ricorrea per giuflizia, per bifogni, 
per grazie, con iCpedir pront:lInente gli affari, CpezÜlmente quelli, che 
rjguardavano il ben pub-blico. Sapeva unire la clcmenza, la piacevo- 
lezza colla Ccveri[à e coíl:anza nel punire i cattivi, ne! rimediare aIle 
ingiullizie de' Magiíhati, nd pacificar fra 101'0 Ie Città dlCcordi. Sot- 
to di lui in materia criminale non fi profferiva femenza Contro di chi 
era affente j nè per meri Colþetti, come fi uCava in addietro, tì cOl1dan- 
nava alcuno. Un belhl1ìmo luo reCcrino vien riferito ne'Digefti (e), 
cioè: Aleglio è in dllbbio lafciar impunito U,J reo, che condannan 1m irmo" 
feme. Souo altri Principi il Firco guadagn,wa fempre Ie caufe. N,o.o 
gla 


{b 
 Julia- 
nUl de C,- 
faribus. 


(c) p.linius 
j
 Pamgry- 
rICo. 


(e) Lege 5. 
:I>igeflis d, 
'an;'. 



ANN A LID' I T ^ L I ^. 2...4-) 
già fotto Traiano, che anche contra di fe amaV1 che foOè Farra giu- ERA V (J!
. 
fbzia. 
unto era egli 10nt:1.no Jal r,\pire la roba altrui, alrrenanto AN N 0100. 
c!"a alieno dal nuocere 0 intèrir 1.1 mone ad aIcuno. A' tuoi tempi un 
folo de' S
natori fu (\no m.wire, ma per fentenza del Sen
lto, e fenza 
nonzÜ dl lui, rm:nrre t"r.l lungi da Roma: tanto era il rifpeno, ch'egli , . 
profetfava a qud nobilit1imo Ordioe (a). Ed appunto in qudl' Anno (a) plJnlus 
fu un bel vedere, comt: creato ConCole egti fi comendfe nd Senato, In JlanegYT. 
in etercirando quell"emincme Dip:nità. Net primo giorno dell' Anno 
volle t
lito in palco nella pubbliea Piazza preíbre il giuramemo di of- 
fervar 1.: Leggi, tû!itc a prdlarfi da gli a1tri Confoli, ma non da gl' J 111- 
peradori, chc ie ne difpenfavano. PonatolÏ al Senato, ordinò ad ognu- 
no dl dll e con libenà e fincerità i lor fentimenti, con ficurezza di 
non dlÍpiacergli . Gosì diccano anche gli altri A ugufii, ma non di cuo- 
re, e 1 fimi poi 10 moftra\'
mo. Ordinò aneora, che a i V oti, i quali 
non meno in Roma; che per Ie Provincie nd dì 3. qi Gennaio fi fa- 
ccano per la tàlute dell' 1 mpemdore, s' aggiugnC'flè guefia condizione I 
Purchè egli gO'I:erni a dovere la Repubblica, e pr
ccurj it bene di tutti. 
Egh ilcHò in pregar g1i Dii per fe m
de{jmo, fo)ea dire: Se pure la 
met'itel'ò, fe continuerò ad efíèrr, qu"le {ana /lata elf/to, e ft ftguiterò a 
meritar fa ftima e J' affetto tiel Senato. Can tal pazienza accudlVa cgli 
a i pubbliCl afE\ri, alcoltava i dib,1ttimemi delle caufe, e con tanta 

tten7.ione dithibuiva Ie cariche, prornov
ndo fern pre chi andava in- 
nanzi nel rneriro, che il Senato non pote: eontenerÍÌ dal palefar la fua 
gioia con delle acclamazioni, che rnoffero Ie lagrime al medeGmo 
Traiano, coprcndolì im.1nro it di lui \'olro di rolT'ore, cioè di un eon- 
trafegno vivo della [ua moddtia. E verifimilmente il Scnato circa 
quetl:i tempi contèrì a Traiano il gloriofo titolo di Onimo Prmcipe. 
Plinio nd1e [ue Epifi.ole pari:! di moIre caufe agitate in gucHi tempi 
ncl Senaro, con aver Traiano ben difaminati i proccffi, e cufiodira 
rigorolamcnte l' oßèrvanza delle Lcggi. Jl primo gran dono, che [.1- 
Dlo a gli uomini, quello è di dar 101'0 un buon naturale, un inren- 
dimento chIaro, e un'indole ponata folamenre al bene. Convit'n ben 
dire, che onimo folT'e il talento di Traiano, da che confdfano gli 
Storici, ch' egli poco 0 nulla avea H:udiato di Lettere, cd era man- 
Cclote d' Eloquenza. Ma i1 fuo Ingegno. e Giudlzio
 e il pcndio a gud 
folo, che è bene, fupphvano quetlo dlft"[[o. E pero btncJ,e non !olT'e 
Letterato, fommamcnte ama\a e favoriva i Le[[crati, e chìunque era 
eccdlente in quahivoglia profeffione. 


":.... i..'fj 

} 
.' f, 
i
 
.4t

 


Anno 



1.4 6 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 Cr. Indizione XIV. 
di E v A R 1ST 0 :papa 6. 
di T R A I A NO Imperadore 4. 


Confo\i { 


MARCO ULPIO NERVA 
per la quarta volta J 
SESTO ARTI(;QLAIO. 


TRAIANO AUGUSTO 


"(a) Thr[au- 
rus Ko'tlus 
Veur. In- 
fCTlption. 
pag_ 316. 
1f,um.1. 


'H A Vola C Redeli, che 1'uno di quelli Confoli avelTe neUe Calende di Marza 
A
 N 0 10

 per Succeuore ru:l Confolato Cornelio Scipione Orfito, e che neUe 
C.ùende dl Marzo fotTero funituiti Bebio Jlrlacro, e kl:l-YCO iTa/etio Pao- 
Jino; e poi neUe Calende dl Luglio procedefTero coll,t trabea Con[,)- 
!arc Rubrio Gal/9, c !?<3iuto Celio I/pone. Truovafi un' Iferizionc::, da 
R1t: (a) rifenra, polla a 
'vlarco Epuleio (for[e Appuleio) Proc% Cepio1Jt 
lfpoylC, ch' era (tato Conlole. San bbe da vedere, Ie Ii tram del tud- 
dctto Ijpone. Per me ne t'{)l1 pertuatò, <Ju<1nrunque chiaro non aFpa- 
rilca, 111 qual" Anno cada il di lui Conf()law. H.m neduro molti SlÐ- 
flci, che 10 'Iud}:' Ant'lo avvenißc la pi ima guerra di Traianl) CClt1tra 
de i Daci, Tali nondimeno ion Ie l'agioni addotte dal giudiziofiffiwo 
Card mal Noris (b), de parr doverfi b mcddìma rifcrire ail' Anno 
(b) Noris E- leg.Ut:nrc.. Nul
adlme.noJ,il Til1
mont (c)? Scritto,re anch' e
o :ccula- 
liPola Con- uthrno, IOdmò a glUulcarla lucceduta m quell Anno. PJU l1curo a 
lutari: me tembra il differìrla al feguente, quanrunque fi po{fa credere co- 
(c) Tille- mmcI.ua la rottura nd prefènte. Gii vedemmo f.'1tta da Domiziano 
,"ont, ,M e- - D b l 1.) d ' D - . 1 ', bbLi 
moirri du una vergognota race con eee _ a 0 L..e e I act, a CUI eg 1 S 0. - 
Jimpmurs. go di pag.ll'e ogni anno cnta fomrna di d,maro a ti[Olo di regalo, che 
In tan. era un Hibmo_ All' animo grande dl Traiano rarve troppo 
ignominiofa una sì fatta concordta e conJii.ionc, nè egli fi feJJti \'0- 
(d) Di, Jih. giia di pagare (d). IJer qudto rifiuto Deccbalo cominciò a formarc: 
68. un poßente armamentÐ, e a minacciar Ie Terre deW Imperio (:on deUe 
fgarate. Fors' anche Ie lue gemi commifero qualche olblità. POl1:offi 
perelò nell' Anno fu{feguente l' Augullo Traiano in per[ona a <jue'con- 
Em, per dimandargliene conto; ed aHora, come io vo credendo, -ehbe 
prinçlpio l
 prima guerl'a Dacica. Non iLtette certameme iA ozio in 
qudb tempi Traiano. Stendevafi la di lui rrovvidenza e libcralità a 
(.e) Eutrl1- tuttI:: Ie parti dell' Imperio. Abbiamo da Eutropio {e), -ch' egli ripa- 
,ius in Bn- rò Ie Città della Germania, lituate dl Jà dal Reno. Potn::bbc ciõ ef- 
'IliAr;,. fere fueceduto nell' Anno pre[cnrc. E ten.za quefio noi fappiamo, ch't'gli 
feee f.'1r infimte fabbriche per Ie Città l{omane, c l>oni, c Srrade, 
cd altre opere 0 per utilità, 0 per orname11to; ed er:1 facile a eon- 
cedere ad ef1è Città privikgi, cd dcnzioni, e a lòHevarIe' ne'lor bi- 
iogni. Tale ancora il provavano i panicolari. Ba1tava avere a\'uta COD 
1m anche una mediccrc familiarita, e poi chit:dere. A chi ricchezl.c, 
a chi 



ANN A L [ D' I TAL I A. 2.....7 
2 chi comparriva onori, rimandando confolati gli altri cella prome(fa J! Ill. VoIg. 
di dar cio, che Illora non pote3. MOl parricolarmente premiava egli, 1'1 N NO 101. 
chi avea PIÙ mcrito; e ladduve fotto i precedenti Augulli chi era 
uomo di pena, e odlava la fervità, e folea padar franco, a difpia- 
cevo1, 0 correv;} pericolo dell" efilio, 0 della vita: quelh da Traiano 
er,mo i PIÙ tlimati, ben voluti, ed efaltati. E tunocbè la N obiltà 
fu.i proplÏa fi ncnddT'e poco indietro, pure gran cura aveva egli di 
chi procedeva d.l gli antichi Nobili Romani, e Ii preferiva a gli 011- 
tri ne gl' im-rieghi. N e' tempi addietro troppo fpefiò fi vide, che j 
Liberti degl' Imperadori la faceano d:t padroni del Pubblico, e della ) r' 
Cot tc fiefià (M).. Traiano fc
lti i 
igliori fra e
, fe ne ferviva bensì, 
 

;
;: 
e It (f,1ttJ\'ot a{fal bene;- ma 111 mal11era che fi TlcordaíT'ero fernpre'della ,i,,,. 
lor condizione, e d' efière ltati Schiavi j e che per piacere altra ma- 
niera non y' er
" che d' 
{fer
 uomini 
abben
, e perCone amantj dd
' (b) Plin. Ii" 
onore (6). Prolbl aile Cltta 11 far de 1 rcgah col danaro del Pubbh- 10. 'p. 3 
co, ma non volle, cbe fi poteíT'cro ripetere i fatri prima di venti anni . 
addietro, per non rovinar moire perCone, conchiudendo il Cuo rcCcrino a 
Plinio: Perchè a me appartiene di ncn aver mm cura del hene de'parti- 
colar;, tbe di qurllo del Pubblico. Così proccurava egli anche aile Città 
il riCparmio delle [peCe. Però fapendo (c) qudla fua- buona intcnzione (c) Idem I. 
Trebonio Rufino, Duomviro, cioè principal MagiLlrato [celtO dal 4. Epijt, u 
Popolo di Vienna del Dclfinato, proibì 
 che fi facdT'ero in quella 
Città i Giuochi Ginniei, i quali olrre alIa fpefa riufcivano anche fcan- 
&!alofi e contrarj a' buoni coflumi,. pcrchè gli uomini nudi alIa pre- 
fenza di tutro il Popolo faeeano alia Iotra. S' oppoCero i CittdJini. 
Fu ponato l' aff.lre a Traiano, che raccolfe i voti dc' Senatori. Fra 
gli alrri Giunio L\faU1'ico loftenne, che non fi doveano permettere que' 
Giuoehi a quellc Città, e poi foggiunfc: J7o/effi Dio, che.ft pote.f/èro 

ncbe levar vja da Roma, Città perduta dietro a firnili Ccond diver- 
timenti . 


Anno di C R 1ST 0 CI I. Indizione xv.. 
di E v A R 1ST 0 Papa 7. 
di TRAIANO Impëradore 5. 
Confoli 5 GAIO SOSIO SENECIONE per Ia terza volta,. 
( LUCIO LICINIO SURA per la feconda. 


/ 


C Erto è bensì, che Sura fit Confote ordinario nell' Anno pre[cnte., 
Non v' ha la medefima certezza di Seneci,ne. Il Colo Cal1ìodono 
quegli è, che cel mette davanti. Di(cordano gli altri Fafti. Ho io tè- 
gUitato in ciò i più, chc ban trattato de' ConColi. Erano quefii due i 
F'Ù cari e favoriti, che 5' avdT'e Traiano, dcgni bene amendue dclla 
tili lui confidenz.a ed atfetto, pcrchè ornati di tutte queUe V irtù , c he 
fi ri- 



2.48 ANN A LID' I TAL I A: 
E1\ A Vo1g. {ì rJ(,ercano ia chi dee Cervire ad un bunn Principe. Ma fpczia1men.. 
ANN 0 I J2.. te (a) am !Va eg1i LicÙ2;o Suta per gratitudine, avcndo quelb coopera- 
(3 A"rt I
S [0 lion P oco, affinchè N crva adolta(fc; Traiano. S,llì gudto Sura a tal 
Vll:lor In E- , h h fi . Ii r. d oc' t b G ' 
p/lOme. 1ÏC
 ezz.l.e pot
nza, c : a ue: p
opne pele e InCO un upa o. m
 
V'i) l. 68. n.\ho, 0 ha 1a 
cuola de Lorraton al Popolo Romano. Non ando egh 
efeme da i foffj dell'lnvidia, comp:\gna ordinariamenre delle graudi 
fortune, :.wendo più d' uno proccurato d'inGnuare in cuor di Traiano 
de i iòfpetti della feddtà di guefio fuo Favorito, calunni:mdolo come 
giumo a meditar delle novitl contra di lui. Traiaoo la prima volta, 
che Sura l'invitò tèco a pranze, v' andò fenu guardie. VoIle per una 
fluffiane, che aveVa a gh occhi, htrfcli ugnere da\ Medico di Sura. 
F,1[to anche venire il di 1m 13.nbit're, ti tcce radere la barba: chc co- 
sì alIor:! uÙvano i ROI11J.ni. Aàri,1no fu quegli, che poi inrrodu{fe il 
ponarla. Dopo aver anchc pre/i) il b.1gno, Traiano ti miCe a tavola, 
e allegrameme deíìnò. N el dì fcguenrc dinè a gli amici, che gl1 met- 
tevano in mal concerro Sura: Se cojlui 1Ji; a'i.'e.{lè va/ufo amma-::::.zare, 
n
 ebbe icr; tutta la c(Jmodità. Fu 
.mmira[O un sì f
1tto coraggio in 1'ra- 
iano, be::n dive::rfo 
i.1 que' Princlpi d::boli, chc {{'mono di rurta. Ag- 
giunge Dione, che un altro làg
Jio di queJta Ilu intrepide-na dicc!e 
Tralàno. Nel crear tùlle pfl111C ll
 Prefctto d.:l Pretorio (Ii cred.. C
l
 
fotle Saburano) dovea cingerli 1.1 fpada al tl,mco. N ud;}. glida PO!t, 
dlccndo: Prend; queßo feno,. per 'i.'alerteiic iiJ miß difefa, ft ,'ettarrerlle 
govcrnerò: contra dl me, ft farò if contrtlY;O. Forie fu 10 ftetl.) SabUí:i- 
n
l, come conghietwra GmLio Liplio, che gli dimmdò licen1.a di ri- 
(b) plinius uradì, perchè Plinio (b) attclta clIère Liato un Prdètto del PrLtorio, 
in Pantg'Y' che antcpoiè il pi.1ccre dd1a vita, e dclla quil'te a gli onori delJa Cor- 

co 
. &6. te. Tr:.uano, perchè gli ddpiacc\'a dl perdere un C fil.lal si dJ.bbene, fece 
qu;U1tO potè per ritenerlo. V cdendolo cothnte, non volle rarrriitarlo, 
coi negalgil la grazla; ma l' accompagno fino all' imbarco, il regalò 
da. par iua, e b.ciandolo, colle bgrimc a gli occhi, il prego di ritor- 
narlt:nc prd
o. 
L' Anno verifimilmente fu quefio, in cui Traiano con poderofa 
Armata m.uciò contro a Deccbalo Re de i Daci. Poco fappiamo delle 
a
vemUle:: dl qud1a gucrra. Ecco guel poco, che ne làfciò fcritto Dio- 
( ) D' l"b ne (c). Giunro che tu l' :\ugullo Traiano a I conhni della D;lcla, veg- 
'fi
. 10 I . gcnûo D.eccbalo [antc forze in ordine, e un sì rinomato I mpnadore in 
pcrtona venuto contra di lui fpedi totto Deputari, per elibl ríi pronto 
all" pace. TI,uàno, olrre al non fid.\r(i di lU1, un gran prurito nudri- 
va dl acqUittar gloria per sè, e di amp1iare il Romano Imperio; pe. 
rò fcllza voler prdtare orecchio a propoíizione alcuna, ando innanzi. 
Si venne ad un.1 tembil battaglia, che coLiò di gran t;mgue a i Ro- 
mani, ma colla fconhtta de' N emici. Raccomali, che in tal congiun- 
tura ginli1do 1'raiano, per olfervare, Ie i f('lldati t'eriti el ano ben cura- 
ti, al trov.ue, che:: mancavano filicie, per legal' h> f'Lrite, fece mettc- 
re 111 pezzi l.1 velie propria, perchè fer'llfe a gut:! bllogno. Con gran- 
de onore data fu ièpolrura a gli diimi; cd a1zato un A!tare, accioc- 
chè 



ANN ^ LID' I TAL -I A. 249 
cñè ne'tempi avvenire fi ce1ebratre il 10ro Anniverfario. Col vittorio- E R,' VoJg. 
fo efercJ[o s' ando poi di momagna in momagna inoltrando Traiano , ANN 0 IG!.. 
fÌnchè pervcnne alia Capitalc della Dacia, chc: fi crede Sarmigcttifa '\ 
Ciuà p()lh in quella provincia, che oggidì appelliamo Tranfilvaoia, c 
che divennc poi Colonia de' Romani, col nome di Ulpia 'I'miana (a). (a) Thefar4- 
Nel medefimo tempo Ltlfio 
Ûeto, Moro di Nazione, Dfizial valo- rus No'1J:u 
r. d fi d 1 1 ." ' d . D . Vner 1n- 
row, a un' alua parte ece gran e t rage e mo [I pngJOO1 e 1 aCI; ji ',/," , 
e a Ala.1Jìmo uno de' Generali riufcì di prendere una buona Fortezza, pC;;, t;oIn;I. 
entro la quale fi trovò la SoreHa di Oecebalo. AHora dovette acca- 7.1127. t. 
derc: ciò che narra Pierro Patrizio (b), cioè che Decebal.:> m:mdò a 2.. 
T ' , 1 . d (i ' c ' t -' I . d ' t -, . . I . U .c (b) Petrus 
ralano prima a cum c' UOl ontl, po 
Ia a ,tn, e, UOI, prmclpa 1 
- Pùtritius 
ziali a fupplicarlo di pace, eGbeodofi dl refbtUJr I arml, e Ie macchl- de Legatio- 
ne da guerra e gli artefici glUdagnari nella guerra Farra a'tempi di 71i
. 10m. 1. 
Domlziano. (c) Acce[
ò Traiano Ie propofizioni, con aggiugnervi, che Hiflo
. By- 
Decebalo fmany:l
aíTe l
 
o,rtezze, r('ndetTe i 
,!èrtori" c
deíT: il pae- 
)


 if,. 
fe occupato a 1 clrcOnCIVII1J, e rcneíTe per amicI e neOllCl quel del Po- 
polo Romano. Decebalo fuo malgrado venne a proftrarG a' piedi di 
Traiano, e ad imrlorar la fua grazla ed amicizia. Non fi fa, fe in que.- - 
11:a pnma guen a e pace Traiano reftaíTe in poOèllò di Sarmigetuf:1, c 
di quanto egli avea conquiftato in queUe comrade. Cerro è, che per Cd) Medio- 
quella imprelå riporrò cgli il ti
olo di Dacico, nè arpeno a confeguir- ba,rbus Nrl- 
10 nell' Anno fegucme, come immaginò il Mezzabarha (d); ma nel mifm.lt.1rr... 
rreième, ficcome ancora appanlèe da due I rcrizioni da me date alla {
)"
h;fau- 
luce (e); nelle quali è cbiamaro Dacico, correndo la fua 'IÎ'ibuni;::,ia Po- rus Ko.ns 
ieflà r. che terminava circa il fine d' Ottobre dl quell' Anno. lnfcripticn. 
pllg. 449. 3- 
450. I. 


Anno di C R 1ST 0 CI I I. Indizione I. 
di E v A R 1ST 0 Papa 8. 
di T R A I AN 0 Imperadore 6. 


1 l\.1 ARC 0 U L P IoN E R V A T R A I A N 0 Au GUS T 0 
Confoli per la qUllua volta, 
LucIo ApPlo MASSIMO per la feconda. 


I N to roo a i Conroli di quell' Anno ban dirputato varj Letterati, pre- 
tendenào, che il Confolato Q_t1imo di 'V'(lÍailo e il Secondo di l11aJli- (I) N . E' 
1110 cadano nell' Ann,? f:g
ente (f); e chc ciò fi de?uca da dl
e 0 .tre P1ioJ.o
:r. ' 

JedaghC', nelle quah 1 1':11:1110, cOl'rcndo la fua SettJína Podefla 'IÎ'lbu- J:I/'lri. 
nizia, è c hiam.1to COn Sui II I 1. 0 ESignatlls Y. 1\ 1.1 concorrendo gh 
antlcbi FaHi ne' Confoli fopracitati, fi può forCe dubirare della legmi- 
mid di quelle 1\10ncre, () pur di errore ne' Monetarj. Finchè fi fcuo- 
prano migl,ori lumi, io mi anengo quì al Panvinio, al Pagio, al Til- 
lemom, c ad altri, cbe non oU::u1te I' oppofizione di queUe l'vJedaglie, 
rnettono in quell' Anno il Conlòlato Qlimo di Traiano. Jfa.1Jìmo 11 tè- 
Tom. I. I i con- 



2;0 ANN A LID' I TAL I A. 
ERA VoJg. CO!1dO d'cffi Confoli verifimilmenre è quel meJdimo, che nell"An- 
ANNO 103. no prccedeme s' era lègnal.\to nella guerra Dacica, e fu premi<lto 
(a) Dio lib. per l.1 fua prodczz:\ coll'inligne Dignnà ?el ,Ü:mfobt? Era (4) gtà 
G3. tornato a Ron1.l nd precedente :\nno il vnrol1ofo Tratano. Perch' e- 
gJi J,l Clggio e buon Principe ccrcava il proprio onore, nè Jimenti- 
c.tVa qudlo del Senato Rom,1I1O, avea fra l' altre c01
dizioni obbligno 
D
cebalo a fpedlre Amb..fciatori a Roma, per fupplicare il Senaw di 
accord,\rgli la pace, e di r,mhcarc il tratr<lto. Vennero dlì \'enlÌmil- 
m
me in quell" Anno, e imrodotri ncl Senaw, depolèro l' ,lrmi, e cOile 
Hunt giume a gUll'! de gli Schiavi, in poche p.lrole t'fpoÚ;1O 1.1 lor 
fllppllca. FUJ"ono h.:n.ign,lmente afcoltan, e conh;rmara la pace: il che 
fluo, ripigliarono l' armi, e Ie ne tornarono al 10ro p.ldè. Tralano di- 
p,)i cclebrò il fuo Trionfo per la virrorÎ<l riponata d!.: 1 D.1CI: e v' ha 
l
na l\ledaglia (ó), credura indizio d. qudto iuo Triunfo, dove com- 
p trike la '1ribunizia Pode{là PI/. il che PlIÒ tàr credere differira que- 
Ita funzion rrionfale a gli ultimi due Mdì dell' Anno corrente. :'\'Ia quivi 
egli è intirolaro CONSUL JIll. il che (ì oppnne aU", cn:denn, ch'e- 
gli nell' Anno prefente proceddTe Confole pe
' 1.1 quinta volt...1,. Un qml- 
che dì rotrebbe diiotrerrarlÌ alcuna lIèrizlon.: 0 i\lcdÀglia, che dile- 
gU.lLTe le tcnebre, nelle quali re11a involto quel\:o punto dl Storia e 
Cronologia. A veva Traiao.:> novara nelle pani ddb Dacia Dione Gri- 
jò/lomo, doquenritlìmo Oratore, e Filo{üfo Greco; di cui reltano tut- 
ravia Ie Orazioni . Seeo il conduLTe aRuma, e talc {bma ne nlo{/:rò, 
che, fe dice il vero Filotlrato (c), nel {uo He/fo carro tnonfale 11 volle 
preLTo di sè, con volgcdi di tanto in tanto a lui per parlargli, e far 
conokere al Pubblico, qU,U1to l' apprezzaLTe, Al Trionfo tenne dietro 
un combattimcnto pubblico di GLtdtatori , e un divertimento di Bdlle- 
rini, che Tr.li,mo dopo averli due anni prima cacciaÜ di Roma, ripi- 
gbo, dilettandoG de'lora Giuochi, e fopra gli altri amando PilaJe uno 
d' ellì. M,l s' egli talvolta tì ricreav:I can taii Spenacoli, ciò non pre- 
giudica\'a punto a gli aiFal'i; e maffimamenre s' applicava il vigilante 
Impc:radore all'amminittr.\zione delh Giu{bzia. lIlIa bdli{1jma Villa 
era pollcduta d,l Trai,lno a Centocellc, oggidi Civirà Vecchia, dO\'e 
eg1i anda\'a tal volta a Villeggi.\re, con attèndere anche ivi alia fpcdi- 
zion delie c \life e liti più nlevami. Piinio Cd) fcrivc d' eLTcre tlaro chia- 
nuro a quel ddtziofo foggiorno (probabilmente in quetl' ,-\nl1o) per af. 
{i lh:re ad a1cut1l Giudizj, ch' egh defcrive. Fra gli altri era accu\J.to 
EO-Ulrma Liberto c Proccur,ttor di Traiano di aver fJ.l
ìhcati in pane 
i codicilli di GÙ iio 1Ù Olle, i cui credi alla prclènza di Tralano pan:\la, 
che non {i :lUdlta{E:ro a pro{èguir la caue:" rratrandoti dl un Utizlal 
di cali J
1 Principe. Fcce lor ammo 11 gmflo Pnncipe can dJl'!.:: Eb 
{be collti non è Policieto (Libcrto f.lvorito di Nerone) nè io {OIJ NeTOíJe. 
Abbl,InlO dal medelimo Pllllio, che Traiano It1 quell:i tempI r,lct.:a f..b- 
bncare un Porto v.tíì:ir1Ìmü a bggia 
li un A nhreolrro. GIëÌ. ('fa c()m- 
plUto il bralclo filllllro, fi lavol.\va al dcltra, e vi fi andwJno con- 
duccndo per nun: groflil1inu laíJ.ì. Tolomco (e) parIa del Porto ?i Tra- 
lano, 


(b) .M:dio- 
b.lrb'4s in 
NfIi'1HJm. 
Imperat. 


(c) philo- 
ftratuJ ilJ 

opJJ/ft. 


(d) plÏ1Ûus 
I, 4. EplJl. 
3 1 . 


(e) ptole- 
mL H Geo- 
grolfh. 



ANN A LID' I TAL I A. 
iano, 10 fl:e(fo che oggidì Ci vità V ecchia; e Rutilio nel [uo 
nù nc fece la JeiCrizlOnc (a). 


25 1 
Iuncra- (2) R...tiZius 
in ltinerar. 


Anno di C R 1ST 0 CIV. Indizione I I. 
di E v A R 1ST 0 Papa 9. 
di T R A I AN 0 hl1peradore 7. 


Confo1i 5 LUCIO LICINIO SURA per la tcrz.a volta, 
(PUBLIO ORAZIO MARCELLO. 


I L Cardinal Noris, il Fabretti, e il Mezzab:u-ba fiimarono, che qudli ERA VoTg. 
tòOuo i C0l11ë,li ded'L-\nno precedenrc, e che ncl prclènre <rraiano AI'iNO 10-\., 
.Ælgu/lo pCI' ]a QlIInr:l volra in{ìeme con Appia ,i1 !jJimo ammll1Jfll'aOero 
il ConloJato. FJI1( hè Ii potTa mC51io chlanr qUt:1to punta, 10 kguj[O 
gli ..nuchl F..lb, abbl aCCIau In CJÒ ,mche dit! P.anvinio, dal Pagi, dal 
Tlllemnnr, e da altn. Oitpuca ancora c' è intorno al pi imn d' ellì Con- 
f(.II, cl'l'dcndo akuni, ch' egh lia ttuo non glà Sura, ma S<<bürran(J. 
Sarehbe da ddiJerar qualche !\ILlrmo, chc dcclJellè la q
iltJone. llno 
dc' pù riguardevoh Amici dl Tralano fu il fuddt'tto Orazio JlJarceJ/o. 
Le conghlt-nure de i m'3h?rI LeUt:Tdtl _concorrono (b) a per{uadl'l'ci, (b'Lt'Jdi:IS, 
chc in qll
 fl' :\nn() prenJdlc ongmc 1.\ lecnnda Guerr'l DJclca. Non Pas/Us, 
fa p ea dl' eliI' Decehaio Ia i ace fltta con r..alano P achè com p erata con ],ltCmon- 
h " Z" 
trorpo dure condlz,orÙ; e pero iublto, che Ii vide nmeßò III arnt:l:': tms, a Ill!. 
cominclo ddl!: novita, e a chiedcre un nu..vù accordo, lamemandoli 
fpczi.l1menrc, che moln de' tÎ.loi fudJltt p.1lIavano al iervigio de' Roma- 
ni. Per(he null.. porè ottcnere, dctermlllo dl velllr dl b.:l nuo\'o all" ar- 
rni (c). Dleddi dunque a fir gente, a fortlficar I tUOl Luoghi, ad ac- (c) Dio Ii/;. 
cC'511t're i dllertoJ'l H..om.lOl, e a folleCÎt:lrc 1 circonvicilll P,'poll, ac- Ms. 
ciocchè entrafl
 ro feco in Jega, per tt more, diccva eglr, che un dlc- 
UO I' altro non rimand1èro opprdft d,lli' arml Komanc. Gli Sciti, cioè 
i I'anari, cd alrre N aZlonJ {ì ul1lrono con lui. ^ chi ricusò dl I po- 
fare i di lui tlllègm, tèce afpra gucrra, e rolte ancora a i J .1zigi una 
parte del lorn p.H::fe. Q!lcfle fill ono Ie cagioni, pc::r ie quail il Senato 
Romano dichiarò Dcct'baio nt mlCn pubbhco, e Tral,!no fece tutri b 1i 
opponuni prep.1ramemi per dom.nne la fewcla. Se lullìftc ciò, che 
racconta Eu[cbio (d), In qlleff Anno Roma \'Ide bruciar.1 11 C.1tã d' oro, (d) F.'4{fbius 
cioè per qu.l.I1w Ii può credere, una parte di quell.! f..bbncdta da N c- in ebron. 
Tone, che Ii dovca eíI
re fJ.Ì\'.1ta nell' incendlO rrec
'dente. Furono di 
parere 11 LOIdio e il Ttllemont, chI" circa qudb tLmpi PlilJio il gio- 
vane, gd ibto Confoie, fotre I1\Vi,lto d.l TraJano al governo del Pon- 
to e detla ßJtima, non come ProconlOle, ma come \' iceprerore co:Ia 
Poddtà Con[.)}are. SCÀbrolå è I" qUllÌlOnc del tempo, in cui Ci3 aV\,t o- 
ne, e nMl1c.lI10 notizlc per potena d
ciJere. A me perciò f.1rà Icnro 
dl d /f(,rir PIÙ tardi queH'impit:go di Phnio, lìccome h.1I1 f..1ttO d 
a- 
us, Jl Pagi, il Bl.\UcL1H11, ed .1lrri. I i 2 Anno 




 

 

 


25'1. 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 CV. Indizione I I I. 
di E v A R 1ST 0 Papa 10. 
di T R A I A N 0 Imperadore 8. 
{ TIBERIO GIULIO CANDIDO per la feconda 
Confoli volta, 
A ULO GIULIO Qu ADRA TO per la feconda. 


ERA Vo 1 g. T Re I[crizioni fp,ettanti a quefti Con[oli no i
 rap
ortate altrove (a). 
ANN 0105. Credefi, che I Anno rre[eme que1 fo{fe, In CUI l' Augufio Traia- 
(a) ThefJ.'J- no impre[e 1a feconda fua fpedizione contra di Deceba/o Re de i Daci, 
rus NavlIs I ' d {'f" , 1 r. fc h 1 
17åription. per aver eg I ere uta necelI:ma a lua pre enza ane e <1uef a voir:! con- 
p 7
' 316, 3. rro ad un sì riguardevole avverfario, e che non fo{fe imprefa da fida- 
(;' fequcnti. re a i foli [uoi Generali. Adriano [uo Cugino, ehe fu poi I mperado- 
b ,re, ed era flaro crearo in que!1:' Anno Tribuno della Plebe, (b) andò 

Js 

(/r;:a
- fervendolo per Com:mdanre della Legione Mincrvia, e vi fi portò così 
driano. bene, ehe Traiano il regalò di un diamante, a lui donaro da N erva (c) . 
(c) Dio 1.68. Non erano eerramente Ie forze di Deeebalo tali da pater eomperere 
con quelle di Traiano, il quale [eeo menava un potcmiilimo agguerriro 
cfereiro. Pcreiò tentò il Daeo altre vie per liberarG, fe gli vcniva far- 
ro, dall'imminenre rempefla, con invia!: nella Mefia, dov' era giunro 
I' I mperadore, de i di[errori bene ifi:ruiti per ueeiderlo. Poco maneò, 
che non ruceedeOè il nero arrentato, perehè Traiano oltre alia fua fa- 
cilità di dare in tutti i rempi udienza, fpezialmcme la dava a rutti neIle 
oceorrenze dclla guerra. Per buona Fortuna o/Tervati alcuni cenni d' un 
di conoro, fu prefo; e me/To a'rormenri confe[sò Ie tramare inGdie: 
il ehe fconeerrò anehe Ie mifure degli aItri. Un' altra vigliaechcria pur 
feee Decebalo. D.1tO ad intendere a Longino, uno de' più fperimenrati 
Generali d' armi, ehe 5' ave/Tero i Romani, di volcrfi fottomerrere a i 
voleri dell' Imperadore, l'indune a venire ad una eonferenza can lui; 
rna da disleale il ritcnne prigione, sforzandoÍÌ poi di rieavar da lui i 
di[egni e [egreti di Traiano. La eoflanza di queflo Generale in tacere 
fu, qual fi conveniva ad un uomo d' on ore par fuo. Deccbalo il feee 
bensl slegare, ma il mife [orto buone guardie, con ifcrivere pofeia a 
Traiano d' e{fere promo a rila[eiar Longino, ogni volta che fi volelfe 
trarrar di p:Jee: a1rrimenti minaeeiava di torgli la vita. Traiano, ben- 
chè irriraro forte daIl'iniquo proeedere di coilui, gli ri[pore con molro 
rigmrdo, eioè molhando di non fare tal cafo della pedona e f:'Ilure di 
Longino, ehe volelTe eomperarla rroppo earo; ma ienza rrafcurare Ia 
difela della vita di quel fuo Uhziale. Stette in forfe Decebalo, qual 
rifoluzionc avers' egli da prendere intorno a Longino; e perchè forfe 
fi lafciò intendere di volerlo f..'Ir morire forto i tormenti, Longino gua- 
dagnò un Liberto d' ea-o Decebalo, ehe gli proccurò del velcno; e 
per 



I 


ANN A LID' I TAL I A. 253 
per Calvarlo dalle mani del Padrone, ortcnne di porerio fpedire a Traia- ERA Volg. 
no, for[O preteO:o di proeeurar un aceordo, II ehe efeguiro, prere Lon- ANNO JOS' 
gino il veleno, e fi sbrigò dJ.l L\londo _ Allora Decebalo inviò a Traia- 
110 un Centurione, già fimo prigione con Longino, e feeo dieci altri 
prigionieri, eGbendogli il corpo di Longino, purehè Traiano gli re- 
1l:iruilTe quel Liberto. Mal' I mperadore, ehe trovava alit:na dal decoro 
del Romai1o I mperio una tal propofizione, nè gli volle confegnare il 
Llb
rto, e nè pur larciò [Ornare a lui il Centurione, fieeome pre[o 
Contro il diritro delle genti . 
Pare, che fondatamcnre li POffil dedurre da quanto narra Dio- 
ne (0), che nel pre[cnte Anno nulla di rilevante folTe opcraro da Tra- (a) D;o like 
iano per conto dclla guerra contra di Decebalo. Le applieazioni fue 68. 
prima di efporfi a maggiori imprde, eonfifierono in f<lr fabbriearc un 
Ponte di pietra fi.1l Danubio. Confiderava il raggio Condouiere d' Ar- 
mate, che elTcndo egli paíTa[O di là da que! Fiume, fe venilTero af- 
faliri i Romani da i Barb.lri, poteva elft:'re loro impediro il ritirarli 
di quà, ed anehc il ricevere nuovi rinforzi. Però volendo affieur:uli 
di limili pericolofi av\'cnimcnti,. e mettere una !labile buona comuni- 
cazion{: fra il paefe fignoreggiato di quà e di là dal Danubio, volle 
prima, che li edifiealTe un Ponte fu que! Fiume, per quanto eredono 
alcuni (b) tra Bdgrado c \ViJin: inrorno ache è da vedere il Danu- 
':) Cella- 
bio del Conte Marfigli (c). Altre opere di Comma magnificenza feee rlUS Geogr. 
!raiano, ma quefia andò innanzi 
ll' altre per fe,ntimenro di D.ion:,' 
)n
J
r.fi_ 
11 quJ.Ic non f.1pea abbafianza ammlrarla, ne deeldere, qual foae plU lius in Da- 
grande, 0 la fpefa occorfa pcr sì gran lavoro, 0 l' arditczza del di[e- nu
ii, De- 
gno. Ognun fa, che valbt1ìrno Fiurne fia in quelle parti il Danubio, fmpllOne. 
e tll[[oehè folfe fcelro pel Ponte il più Hretto, ehe fi potelTe dell'al- 
veo ruo, ciò non oflame oecorreva un Ponte di lunga efienlione; e 
crefeeva anehe la diHlculrà, perehè l' aequc rilhene in quel firo tanto 
più veloei e rapide corre:lno, e il fondo del Fiume, riceo fern pre d'acque O 
era profondii1ìmo, e pieno di gorghi e di fango. l\1J alIa potenza e 
al voler di un Traiano nulla era diffieile. Senza poter diverrire l'aeque 
del Fiume, qUiVI fmono piamate venti fmi[urate Pile turte di grof- 
fit1ìmi marmi quadrari, alte eenro cinquJ.nta picdi [enza. i fondamemi, 
larghe felTanra, difi:anti I' UI11 dall' altra eemo fettanta, ed unite infie- 
me con archi e volte. L' Architetto fu Apollodot"o Dama(ceno Cd): e di (d) Pro(o- 
quà e di là da eíTo Ponte furono f.lbbrieati due foni Caí1:elli per guar- pius.'. 4. de 
dia del medc/imo. E pure quefia mirabil Lbbriea da lì a pochi anni A:.dIJ'ìc. 
fi vide in parte fmanrcllata, non già da i Barbari, ma da Adriano Sue- 
ceíTor di Traiano, eol prcreO:o, che per que! mcddìmo Ponte i Bar- 
bari potrebbono paf[m; a i danni de i Romani. Ma dol quando in quà 
non potca ia Potel1za Romana dlfcnderc un Pome, difelo da due Ca- 
fl:elIi? Oltre di che ncl verno turto il Danubio agghiacciato non era 
forfe un vafio Ponte a i Barbari, per pafTar di quà, fe volevano? Però 
fu creduto e con più ragione, che Adriano molTo da inv idia per non 
potcr giugncre alla glori:\ di Traiano, così gloriolà memori.1 di lui 
voler- 




 5' 4 ANN A LID' T TAL I A'- 
EllA Volg. voldTe piuttofio dil1:rutta. Vi rt:fiaron.,') in piedi Colamente Ie Pile; e 
ANN 0105. quelle ancora a'tcmpi dl Procopw nOI} compari v :m1 più. In quell' An- 
, no ra-rimeme, Pl r quantu fi raccoghe d,lHe !Vlt'd;lglie (a), e da DIO- 
i
)rl}

e
:;
_ ne (b), l' Ar.lbl.l Petre,l, che avea in aJdi.:-tro <tv uti i p,roprj Re, fu 
mi m. Îm- fottom<.lh con altn Poroh all' 100perio Romano per valorc di Aulo Cðr- 
pt
nt. . ne/io Palma, Goven1.l1llrC dt'\la Soria, e {tltO già Confole neli' A.n- 
(b DIO 'ib. no 99. l
nJ. nuüva Era perclò cominciarono ad tJfar Ie Città di Sa- 
68. rnolata, Bollri, P
l1 a, f:d anre di queUe comrade. 


(c' Tillt- 
mont Mé- 
moiru des 
Lmfel turs. 
(d' Dio li- 
"'0 eodem. 


(e plinius 
li!>. 8. Epi- 
flol. 4. 


(f) Dio ;b. 


(g) MeJio- 
barbus In 
Nuonifmat. 
lmperator. 


Anno 
di 
cli 


di C R 1ST 0 
EVARISTO 
'TRJ\IANO 


IV. 


CVI. Indizione 
Papa I I. 
In1peradore 9. 


Confoli 5 LUCIO C
EIONIO
 COMMODO VERO, 
"2 LUCIO 'I UZIO CEREALE. 


I L primo di quel1:i ConCuli, cioè Commodo Yero, fu Padre:: di Luci. 
J-Tero, che Ih)l vedrem) a Ill'> tempo ad lttaro da :\dri.lI1o A.uguflo. 
Il [ecundo Conlolc: nella CroI11ca di AleITandna è Ch\.lm.ILO Ceretano 
in vecc Ji Cereale, e fl1 ereduw dal TilJemom (l) di\'erlo d.l 7'uzio 
Cereale. Ma fu t11cieme ra
lone n.)O v' h.J., per' adl rire aHa dl lui opi- 
mone, IÏccome nc pure dl [en
r con lui, eh::: n
lr l\nno precedente 
avclJe 6ne la feconda gucrra D.lcica. Chi.lrameme ferive Dione (.I), 
che Tralano, dopo anr f.ato il mar.lvigliolo Ponte (ul DanublO (im- 
pre(a che {enza Ùllo c9ll:o gr.ln temp" e d lI11ri) palsò di Ii d,1 que! 
Fiume, e fecc b guerra più tollo con Îtcurezza, ch
 con cekntà, 
non vulcndo arnkl113r combartlmenti, e procedendo a poco a poco 
nel pacle ncmico. Plll1io (e) con poche parole ricon)lce, che immenfe 
f:nichc durò l' efercito RomaT1o, guerrcgglando in que' mol1tuofi paefi, 
e gli convcnne accamparli in montagne fcofcele, condurrc 6umi p.::r 
nuovi alvei, e far altre a'llOnj, che pareano da 'non crederfi, cnme Ît- 
mili allc fole. Dione (f) aggiugne, aver Traiano in tal congiulllura 
dati fegm di fingulur valore, e dl fa\7ta condntta, e che l'efempio fuo 
{en'ì a i fòldati, per -garcggiar II1licmc in c(pprlì a m,)hi pericolt, e 
per gillgnerc al lommo ddla bravura. Fr.l gh altri un Cavaliere, che 
fcrita 111 una Zllt{1 fu port.no aUe tende, per fatfì eur.ue, da che in- 
tc(e dl(perata la di lUl gl1an

if)ne, memre era ancor c,lldo, rimontò a 
cavallo, e [Ornata al..l mikhla, vend2 ben caro a i nemlci il poco, 
che gli rcH.l\.l l.it vita. Lc '1pparenze fono, che nè pure III queit' An- 
no cun rutti I 1i.wi progrdli Traiano terminaffe 1& guerra luddl'ua, 
come aìrrl h.m clcduro. Tutte Jc ,Med.\glie (g) ritènre l.hli' Occone 
c dal 
,,1czzab.ub.l Pl r indlzio, che ncl prdcnre Apl10 Deccbalo tòf1e 
vinto, e ridotta Lt j),lcra in elOvi'ncia ddl'lmpeno Romano, nulla 
eondudol1o, perchè ponono appártenere anche all' Anno 107. e DR. 
Però 



ANN A L J D' I TAL 1 A.. 1.5'5' 
PCI'Ò chi de'moderni [crive, cne Trai:1I10 non (()Jamen!e tornò in lpel!' E R" V"'f'. 
Anno aRoma; e dopo avere ordillara una {had.! per Ie P .tl
di POI1- ANN 0 DÓ. 
tint", p.'nì roflo alia volta dell' Oriente, con rrovar\Ì in, Anriochia ne' 
primi giorni ddi' .\nno [eguenre: pro
.lbtlmente anriclpo di rroppo Ie 
cll lui impreiè:. E noi abbiamo bensi d.1ll,l Cronica Ale/T,mdrina (a) [otro (3) Chroni- 
quett. -\11'íO, chc mo(1:1 gu.:'rf..\ dol j Perfialli, da i Goti, e dol altri Po- cum Paj.h.l- 
I " 1 .> I . T ' . , d ' I t - (j r Ie, J '4 ",1/ e- 
po 1 a 1"0man') mpeno, ral1no rnarclO contra 1 oro, C <J pele xand,inum. 
l' efazion de'rributi fino al fuo ritorno; m.l quetto ha cicra di favola. 
Più che rn.1Í abbifògnava cgli aHora di dal1:tro; e [enza dubbio av\'cn- 
ne moho pILI r lrdi la guen a co i Pediani, 0 Cia co i Pani. Può ben 
verifi carfi dell" guerra Dacica, perchè [0[[0 nome di Gori venivano 
in que'rempi anche i Daci, come:: arrefi:mo Dione, e Giordano. Rap- 
pona il Panvinio (b) a quell' .-\nno l'lfcTlzione pofia a Lucio Fa.lerio 
Pudente, il quale benchè in erà di foll rredici anni, nd t'"elto Luttro 
dc' GllIocni Capirolinl fani in Roma, fu vincirore, e riporrò la Co- 
rona fopra gli alrri Poeu Latini. 


(b) Panvi. 
nius Fajr. 
Conl'Ûar. 


Anno di C R 1ST 0 CVI I. Indizione v. 
, 
di E v A R 1ST 0 Papa I 2.. 
di T R A I A N 0 Itnperadore 10. 
C r I ' 
 LUCIO L ICI
IO SUR A per 1.1 tcrza yolta, 
onlO 1 G S ' 
AIO OSlO SENECIOr-;E per ]a qu.uta. - 


M A quefio Sura da Sparziano (c) vien detto COil[ul his nell' Anno 
, prefence intìcme can SerÛano. All'incontro il P,1nvinic (d) con 
alrri fu di parere, che i due fl1ld::rri Ordin.trj Con[oli neile C:ll
nde 
di Luglio ave!1èro per fucccfT'ori Gaio Giulio SeM:ilio Qrfò Serviano, 
chc avea ipofdra Pao/ina Sorella ò' Ad
'jano, e CU
II1,l dl 'I'raia lCJ, e 
fu molto amico dl Plinio, e SII.Y'lno p
r "I feconJ l voIra. Cerra non 
mal1cano irnbrogli ne' F,dli Conl()lari; f'd è ben facile il prcndcre de 
gh ahbagh neB" a{Jegnare a i Con
')li [ufLtuiri il precilò Anno del loro 
<";on[01.1[0. Nd prett-me {ì può ragionevolmente crC'dcre, che Traiano 
con felJcirà bensì, rno! dopo irnmen[e f..1nche, conducd1è a fine 1a fe- 
cond.l gunra contra de' D,lci. Per andbro di Dione (e) s' j
npadronì (e) Dio lib. 
egli della R egi:t di Dt'cebalo, 0 {ìa delLt Capirale della O,lcia, chia- 68. 
n1Jra S.lI migeru(\: il che reCil indizio, cn' e:!;li non ne fo{Jè relbro in 
po{Je(lõ ndlJ. Pace ({abllir<1 dnpo la prima Guer...l. Par:mto Dcceba- 
10 veggcndofi tpogliaro di tuno il fun p,lelè, ed in pericolo anco..a (f) G
 fft- 
di retial' prcfo, plunof!:o chc venire in man dc:' nem:ci, fì dièèc 1.1 

s l I fU- , 
J - i: 0 - " (j J.lur, IIJCrl- 
mOl te u3 Ie (e 0, e II capo uo fu ponaro a Rom,l COSI pen'enne pI/on. 
tuna I.t D.tcia in porcre del Pppoio R0rnann, e TraiJno ne fòrmo \
) Tht, a l_ 
una Provincia, con fondare in Sarrnigl'tu(1 una Colonia, nominat.l r II 1>.0. IS 
ndlc Itcnzioni dclla Tranfilvania, che tl Grutero (f), cd io (g) abhiam 
%;
o

- 
daro 


(c) Spnrtia-' 
nus III Vi,lI 
Hadrlm,; . 
(d) Pal'-:J;- 
nllIS Il,d. 



25'6 ANN A LID' I TAL I A'- 
ERA Volg, daro alla Iuee. In olu"e abbiamo da Dione, che DecebaIo, trovandofi 
ANN 0107. In mal pumo, .dfinchè i fUOl tdon non caddTero in mano de'Roma- 
ni, álltornò Ü corio del Fiume Sargnia, che patTava vicino al 1\.10 
Palazzo, e filtta cavare una gran fol1a In mezzo al {eccato lido di quel 
FlUme, VI feppellì una gran copia d' oro, d' argento, e d' aItre cofe 
pn:zlOlc, che Ii poteano conCervar
. Qundi ricopt'rt" i1 liro con terra 
e con gro11i CaHì, tornò a far correre l' acqua pel loliro alveo. I pri- 
glOm da 1U1 adoperau pcr quella futUl a, ôlcciocchè non rivelafTero il 
tegrctO, furouo totto uccili. Ma dlè1'1do poi ltato prefo da i Roma- 
ni ßicllis, uno de' famlhari più confidemi d. Oect:balo, qudli icoprì 
tutro a Traiano, it qualc ne feppe ben prohttare. Rlmano fpopolaw 
que! paek, cbbe cura Traiano di mandarvi ad abirare un nurnerc' in- 
fumo dl pulone, e di fondarvi, oltre alia fuddetta, altre COlonic, 
(a), Lege che Ii veggono menzionare da 1I1plano (a): con cht: divenne la Tran- 
.'inei/dum filvania UlM fioritlHìma ProvincIa de' H..omani, dlèndofJ perclò in quel- 
f{;1S
e cmfì- Ie pani trovate ne gli ultiml due Sec()l1 moire J fcriziol1l Rom.me, 
chc ti leggono prefTo i1 fuddetto Grmero, prdfo il Reindio, c nel 
mio nuovo Teforo. 


Anno di C R 1ST 0 CVI I I. Indizione VI. 
di ALE S SAN D R 0 Papa I. 
di T R A I A NO Imperadore I I. 


Confoli 


5 ApPIO ANNIO TREBONIO GALLO, 

 .l\1.'\RCO A I1LIO METlLIO ßRADUA. 


(d) Dio lib. 
68. 


V ' Ha chi dà il Cognomc di 9:'rel1oi1Ïano al primo di quefii ConCo- 
Ii; ma in due ltcnzlOni, rifenre del Pam inio (b), lì legge <rye- 
bonio. Se credl.1mo al meddìmo Panvinio, n
lle CJ.lende di t\1arzo fuc- 
cederono nel Confoiato Gaio GÙÛio L1ffricaiJo, e ClodlO Crifþino. [\,1.1 
un' J ICrizionc, confervata 111 Verona, e ritènra dal 1\1,lrchete Scipione 
,MaffeI, e pol cIa anchc:: da me (c), ci fa fufficiemememe conoleere, 
che nel dl 23, dl Agollo dell' Anno preienre erano Con Coli Appio AIl- 
nio G(llIo, e Lucio FelUIa1UJ Severo, 0 pur Sevei'Ï.111o. 0 lut fine del pre- 
cedt:l1te Anno, 0 nell:i. Primavera del preleme, sbrig,Ho da gli at1àri 
della Dacia, te ne l'Irorno Trai.mo :1 Roma, ed ivi cclebrò il tecondo 
CUD Trionfo de i Daci con magnifichc fdic, e m,ll1Ìmamenre perchè 
corrcvano i Decennah del Cuo Imperio, chc rolevano folenl11zzarli con 
gmn pompa. (d) Arrclla Dione, che arrivaro Tr,uJ.no aRoma, \'cn- 
ncro molte Amb.lCcene dl N,lzioni Barb.lre, e fino dei\' Inùia, a vi (i.- 
tado, chI per b,loi!,nI, chI per olìèqllio. QU.lttro l\.1dì dur,u'onù in 
Roma i pubbhci 
pcrracoli c divertimenti, confìttenti per 10 più 

1 
combarrimentl dl Lioni, c d' altre feroci bd1:ie, 0 pur di Gladlaton. 
(Jlorni vi turono, ne' quali Ii VJdcro ucclli mille di quetti fieri <1mm,l- 
Ii, 


(b) p.t11'IJi- 
,'iU$ Faft. 
COilfular. 
lC) Thtfau- 
rUs N01JUS 
lnftription. 
pag.317. 
num.4. 



ANN A LID' I TAL I A.: 2.;7 
Ii e in più altri arrivò 1:1 fomma a dieci mila. Si rece conto, chC I! It A VoJ
. 
an'che died migliaìa di GladiatQri diedero orrida moJha dell:\ lor' Arte, ANN Ii IO
. 
combattc:ndo fra loro negli Anfireatri. In quefii tempi ancora attf'fc 
Traiano a formare e felciare un.! thada pubblica per Ie Paludi Ponti- 
ne, can fabbricar' anche cafe e Pomi di gran magnificenza lungo di 
dfa Via, per comodo de'viandami, e del commerzio. E perchè fi 
trovava molra Moneta 0 di ba{f.1 lega, 0 ftrolzata, 0 falfa: ordinò il 
faggio Irnperadore, che tuna folTc porrata alla Zecca, dove fu disf.:'1t- 
ta, per rifarne della buona e di giufio pefo. A quefi' Anno fi crede 
che apparrenga il rerzo Congiario 0 regalo, chc Traiano diede al Po- , 
})olo Romano, efpreíìò da una Medaglia, riferita dal Mezzabarba (0). l
r/t:d
-_ 
Mette il Tillemont (b) con altri Scrittori in qud1:i rernpi la fpedizion di t11ir
" 1m;, 
Traiano contra de' Pani, 0 fia de' Pedìani; ma cerramente è da ante- (b) Ti:Le- 
porre la l
nrenza d' ahri, che moho più tardi parlano di quclle impre- mO'!t, 
!e- 
fe 0 Succcdcne {econdo h Cronica di Damafo (c) nei prcftme Anno ;:;:;f o :: 
il gloriofo Martirio di Sant' Evariflo Papa, in cui luogo fu pollo .dIe;: (c) An
fi;f. 
fandt'o. Bsb/iOltch. 


Anno di C R 1ST 0 CIX. Indizione VI I. 
di ALE S SAN D It.. 0 Papa 2. 
cli T R A I A:K 0 Imperadore 12. 
5 AULO CORNELIO P ALMA per la feconda volta, 
'( GAIO CALVlSIO TULLO per Ja feconda. 


Confoli 


S I rien per cerro, che a quefii Confoli ordinarj [olTero fufiituiti 
(forfe nelle Calende di Luglio) Pub/io Elio Adriano, che poi di- 
venne I mperadore, c Lucio Publilio, 0 piuuoflo Publicio Ctljò, Era fia- 
ro Ad,iano Prctorc in Roma nell' .-\.nl1o 107. per rdl:imonial1za di Spar- 
7.iano (d), c Traiano gli a\"ea donaro due millioni di fetlerzj, che fì (d) Sptlrti,
n. 
credono far la Comma dl cinquama mila Scudi d' argento, acciocchè in ,Vn,z }j.;- 
porefTe cekbrare i GlUochi folici a dadi da chi entrava in que! riguar- dnam. 
devole Ufizio. Pretende il Salmafio (e), che Sparziano fcriveOi.: il dop- (e) Salmi. 
pio. F
l n
l precedeme. Anno, inviato con rirolo dt 
egat
. 
rcrorio, '; a


s;" ai. 
o fia dl V Iceprerore e(!o AdrIano nella balfa Pannoma: m1Íe 111 dove- t 
re i Sarmati, tche a\'ev:mo farro qualche novità ne' confini dell' J mpe- 
rìo Romano; rel1:iruÌ la difciplina fra Ie milizic di queUe parti; e fece 
altre azioni, per 1e qua1i lì meritò il Confolato nell' Anno prcfemc. 
Non avea Figliuoli Traiano, e Adriano Cuo Cugino non omrnctteva 
diligenza ed ,arte alcuna, per giugnere a ruccedcrgli neW Imperio, aju- 
tandofi fpeztalmente con far 1a Corte all'Imperadrice Plotilza, e col 
tenerfi .arnico Lucio Liêînio Sura, uno de' (woriri di Traiano 0 Fu ap- 
pun
o 111 quc.fi' Anno, che Sura gli diede 1a buona nuova, qualmente 
Tralano penlava di adottarlo; e perchè i Conigi.1.ni ed Amici d' eGo 
'rom. I. Kk lm- 



'15"
 ^ N N A L Ì D' I T It L I A. 
:f.1l A Volg. Imperadbre fcoprirono quaIche barlume di quefia fu;! imenzione Jad- 
AN H 0109. d(we prima mofhavano di poco tlim1re, anzi di fprczzare AJrian
 da 
Ii innanzi cominci,iror.o ad onorarlo, e a procacciarlì la di lui am'ici- 
zia. \1ancò poi di vita, forfc' circa qudl:i tempi il medc:fimJ Sura. 
Traiano, che G ferviva di lui, per farlì dt"[[ar Ie Or,lziol1l cd _-\l\ocu- 
zioni, al Senato e al Po polo , perch' egli f:'Ipea poco di Iettera, non 
ignora:1do, che Ar.riano, ficcome perCona Lerter.ua, era capace di fcr- 
virlo in qucl1a fUilzione, il volle preiro di sè, e Ii valeva ddla di lui 
penna; il che gli accrebbe fa [.'Imiliarità e I' .1mor di Traiano. AI de- 
funto Sma feee f.lI'e Traiano un Ic,lenne funerale, ed alzare UI1'1 Sta- 
(a) Dio lib., un per gratitudin:= (a). Lo' fle(T'o feee egli dipoi alla memoria di S(}ji, 
68. Senecione, e di Palma, e di Celfò, che abþlam dcuo e{fere hati Con- 
1()Li nell' Anno pre[C'me, come ad Amici fi.lOi c.ni. Noi f.'Ippi.lmo, che 
Gaio Pli"io Cecilio Secondo, rinomatiffimo Amore del Paneginco dl Tra- 
iano, dopo e{fere flaro Confole nell' Anno- 100. fu poi mand.;ro con 
tirolo di Vieepretore al govcrno della Bitinia e dd Ponto. Le fue 
Lettere fcriue di là a Traiano íì Ieggono nel Libro Decimo. lVb per 
C}l1i1nto finora abbiano difpurato fra lora gli Eruditi, non s' è potUro, 
nè íì può decidere, in qual' Anno egli folJè [pedito colà. Il Loioio, e 
(b) Tillt- il Tille010nt (b) attribuirono la di lui andata al hne dell' :\nno 103. il 
mOI't. i
id. Cardinal Noris (c) al prefemc 109. 0, pure al [u{feguenre" come an- 
(

 f orls E- cor fece (d) il Padre Pagi. Eufebio (e)- mette aU' Anno Decimo di 

l:r
. Con- Traiano, _ cioè al 107; deW Er.a , n,01ha, la. Letter a celebre fcrinagli da 
(d) pagius Plinio, ehO:ente allora nella BltlOla. Idaclo (f) ne parla all' Anno 1IZ-. 
;n Critic, In tale incertezza di tempi fia leciro a i Lettori I' attenerfi a qucIla 
Bi1 ) rO F ?' I'. b ' O p inione, chc più loro aggradirà, e a me di feguitar più tollo il No- 
(e Ujf IUS., ' . 1 I )' h " A /1' . 11 d r... 
;n ehron. ns, II P.lgl" e I >Ianc In!. qU
1L1 tempI, ma co a me c:uma 111- 
(f) Jd.uius certezza, vien rifërita <.hl Mezzabarba (
), c: d.l1 [uddetto Bianchini 
;n faflis:, (h) 1.1 fetelarura della Via Thiana, (uta per ordine d'e{fo Tr,liano. 
!g) b Mt
IO- Altro elTa non fu, che la Via dc(critra da Dione, dl cui 1i parlò ncl 
..ar us In A ' - I v , A ,' 1 d R C I 
:Numifmat. pl
ecedent
 nn?, clOe a la ppla" c 1e a . oma va a aroa: 
., 
lmptrat, pill magnifica dl qU,lI1te mal f:tcetTcro J Romani, ed opera di molu 
(
) Blanchi- Sccoli avanti. Perchè l.1 rimodernò ed arricchì Traianu di varj Pomi 
m

 rfì ad Á- e <.11 fabryriche a canto alia medefima" pcrciò egli, n il Pubblico Ie 
naj,lIlum. d ' v , T ' C J -, . l' 
. diede il nome I 1.1 ral:ma. re 
h par/mente, chc III qUd1 /\nllo 
(1) D Sum ,n., Tr.liano dedicatTe il Circa, cioè il l\1.1llìmo, ri110ra[O J;llm co i Mar- 
'n omltla- N h ' ( ' ) d ' D " 
11' tal. IS. mi, pre fi dalla aumac la I I omlZlano . 



 7v#';-"/.
-; ..,
 

, 
-..,.-..;..,- -..,. -



 


_
., -, Pc
. ,"> 
i""d.<<1 ,- . - - A 
'. ,

jf',? 
 ...
r;

,t 
 if
 
 
11) 

 
 
, P f ,/1 , f!' 


W ç" ;;
!.;;
 _''"t
"f

 





 


Ann. 



ANN A LID' I TAL I It 


2. 5'9 


Anno di C R 1ST 0 ex. Indizione VI I I. 
di ALE S SAN DR 0 Papa 3- 
di TRAIANO lmperadorc 13. 
C {i r 5 S E R V I 0 S.\ LVI 0 I E r-; 0 0 R FI TO, 
on 0 1 { MAR coP E 0 U CEO P R I S C I N 10. 


L E lfcl"izioni pubhlicate dal Fabrctti, d.ll Bianchini, e da me, ci EI!.A VoJ
. 
afficurano ta!i elTere ll:J.ti i_.Nomi e Cognomi di queU:i Con:oli, ANN011O. 
che Ii trllovano ignorati 0 gL1af1:i. prdTo i precedcnti illl1ttratori de' Fa- 
ili. Non Ii [;1 imendere, pCfchè il Mezzabarba (n), e Monlìgnor BiJn- (a) Mth- 
chini preren.J,mo, che 1
)lJ.mcnte in quett' Anno Il Senato accordalTe a lnrb'ts in 
Traiano il gloríofo tirolo di .Qttimo, quando q,ueflo titolo comrarifce Nmnifmat. 
in tante alcre Medaglit', c
'i1 rapportJ.no å gli .1nni preccdenti. Pli- 
Ilio anch' egli ne p,lrl.1 nei Panegirico, dféÕ"Bæemmo compono nell' An- 
no [")0. Dione (b) per 10 comrario lerive, che [o!.lmenre dopo 1.1 COI1- (b)Diol.68. 
quiíh -dell' l\l"mn1Ïa egli fu cognominato Otlimo" V o,gliono i ft{Jdecri 
Scrirrori, che Traiano l' acct'tt
1ire folJ.meme in quell' Anno. Ma non 

ra [\.llc h di lui umilrà, da f.1r sì lunga reG flenza a quelt' clogio, per 
.alcro ben merit.no da lui. Angut1<1 non vole va clTerc Chlaln.l[O Sigdo- 
re. Traiano all'incontro alTai gradiva, che gli Ii delTe qudto nome. 
Abbiamo da Euf
bio (c), che II famo[o Tempio del Panteo di Roma, ( , f,' 
ob:5idl la Roronja, fll oruclato da un fulmint:. Chi fa, che in quclla i
' 6%':'111 
11obiliffim;J. f.lbbrica non entrava Jt'gno, crcderà bensì, che Un foJgore "0. 
cadelTc colà, ma che I' incendialTt:, non faprà imendcrlo. Sotto Ne. 
r01lt:, e lotto Domiziana, Príncipi nemici ddIJ. V Ii CÙ, maravigli.1 non 
è, Ie fu perleguiTata la Santa Rc.:1igione di CriHo. Pocr
bbc: ben ca. 
IUllO flupir/ì, come el1à troVJ.lTc un pcrfecutore anche in Tralan,) Cd), (d) EII/th. 
J>nnci pe amator delle \' irtù, delle quali vera Maeflra è b. fob Rdi. Hifloriar. 1. 
gion dt" CriílidlJi. Pure fuor di dubbio è, che [octo di IUl la Chld;1 3. tap. 3::'. 
di 010 patÌ la terza perfecuzione, non già, come oí1èrvò il C.\rJlIlal 
ß,lronio, ch' egli pubblicalTc edi[ro a1cuno parricobrc contro d' eHi Cri- 
ibani, ma pt'rchè rifaico a lui, come s' á!1dava a gran pctl1ì dd.1t,H1do 
la lor cn:d.:nza con pregiudi'l.iù del J'1minll1tc cuiro dcgl' IJoh, con 
grav.i Jam(
mi dc:' f.1111 SJ.cerdori del P.1ganeGmo, c con d.:lle lojlcva- 
210m de' Popoli comra chi profelTava 1.1 Fede di CnLlo: Trai.\l}o or- 
dinò, 0 pf'n1ufe, che f...trcro olfervate rigorofamenre Ie antlcÌ1c Lc:ggi 
control gl'lncroduttori di nuov{' Religioni. Pcrò i Govcrn.Hori delle 
ProvlOclc, mal1ìmamenre ddl' Oriente , cominciarono ad infì.:rirc , P ro- Çe) A Barðll.T. 
b b 1 ' I J 1IM/W. 
I I menee, c
rca qlldb tempi, comra chiunque Ii fcopriva tègu
ce dt: i If) I.lle- 
Dogml CnlbaOl; laonde G vidcro molti forti C'tmpiom acteiCar co1 Lo- mout Me'.. 
ro tangue la ventà dl quefla Rcligionc. Nc han tr"uato ampi.lmCn[c> dt 1', -I:,è. 
il Cardinal Bawnio (e), il Tillemont (f) , i Bollanditti Ú) , ed alcri . \ s 3/,At ,I 
T/ k l ' al,(,/V, II.n . 
I."\.. . Z. '01'- 



2.60 ANN A I. I 0' I T ^ L 1 A. 
P 1\ A Vo'g. ForCe a quefl:i tempi appartiene h fcop;:rra d
lla congiura, tramata da 
I1. N NO (10. Cra.f1o contra del buon Imper,ldor Traiano, che vien ti>lo accennata da 
(a) DiD lib. Pione (a), fen
a dirne circ?,t1anza alc

a. Alrro dl più non abbiamo, 
68. te non cbe 1'ralano ne IafclO h cognrzlone al Senato, da cui gli fu 
, dato il merit3to gaftigo, fenza apparire, fè pagatTe il dclitto col capo, 
(b' 
pal'tla- 0 coll'efilio. Racconra SpJrziano (t.), cbe Adriano, Succdfor di Traia- 
';:a
:. Ha- no, ne' .rrimi gior
i del fuo Imperio fu configliato dJ. Taziano di le- 
varia vita a Laberzo l'la.flìmo, e a CraJlò Frugi, re!egati neUe Ifole, 
per fofperti d' aver atþirato all' Imperio; ma ch' egli atft"ttando ful prin- 
cipio il buon concetto di eff"ere Pnncipe clemente, niun male avea lot.. 
fatto. Tuttavia perchè Craff"o di}'oi ft:nza licenza era ufcito fuor ddl' Ito- 
h, il Proccuratore d' Adriano, fem.a afpettarne alcun ordine daU'lm- 
peradore, l' avea uccifo, quafichè egli macchinaOè delle novità. Qudti 
forfe 
 il medefimo Cra(fo, di cui parIa Dione. 


Anno 
di 
di 


di C R 1ST O. eXI. Indizione 
ALESSANDRO Papa 4. 
T R A I A N 0 lmperadore 14. 


IX. 


C r 1 . 
 G A I 0 C ALP URN lOP ISO N E, 
01110 ; 1\1 \ 7 B 
ARCO ETTIO OLASO. 


(c) pan'V
n. U N'I fcrizione pu
blicata dal Panvi
io (,) ci fit vederc 
on
o
e 
itf" Con nelle Calende dl l\1arz.o, fe pure c "ero, correndo b Tnbunlzl,1 
u Rr. PodefU Xl V. di 1'raial1o cioè nell' Ann,) prefeme, Gaio Orjò Servia- 
no per la feconda volta, e úcio Fajio Giufto. Quando fia ver<:>, ch
 
'. Plinio in quet1:i tempi governaOè il Ponto e la Bninia, probab,l cota 

d) PII;'
:fi farebbe, che a qu
U' Anno apptlftcne{fe la celebre Lettera Cd) da lui 
97,
o
 ts.. fcrittl a 1'raiano intorno a i Crilliani. Era cre[ciuta a difmitùra In qudle 
parti, non meno cbe nell' altrc dell' Oricnte, la Religione di Cullo; 
e ti fcorge, che Piinio ave.t ricevuto ordine da 1'ralano di proceff",u-e 
e punire i di lei It.-guaci. Plinio ne fece diligente ricerca; ma rirrovat
 
più di quel, che credea, eforbi[ante il numero de' Crittiani d' ogm 
feff"o ed età; e quel, che più Importa, dopo mamro et;lme 1Coperto, 
ad altro non tendere quefta Rdigione, cbe a profeOar la pratica, delle 
Vinù, e l' abbornmenco a i Vizj: volle prima inf,,}rmarnc Tralano, 
per faperc, come s' avea da condurre in circottanz.c tali. Abbiamo an- 
che la rifpofla dell' Imperaùore, cbc gli comanda di non farc ricerca 
dc' Criftiani: ma fe faranno denum.iari, e trovati co:lami nella lor F
- 
de, fieno puniti, con perdonan: a chi proverà JI non eOèr talc, fa- 
gl ificando a gli Ðii, e col non badare aile denunzie orbe, cioè date 
(e) Tertul- contra di 101'0 fenza il nome dell' accufalOre, Tertulliano (e) ben' 111- 
lia,nus!n A- formato di quclte Letterc, f... conotèere l' ingiuLlizia di Traiano in non 
!
';.eIICP vulcrc, che fic.:oo ricercati com;: innoccmi, e in yolcrli puniti, fe ac- 
cu[a- 


. 



ANN ^ LID' I T ^ L I ^. 2.61 
cufati. Però cominuò la perfecuzione, come prima; e quantunque non 
mancafTem de gli A p\llb.ti, pure fenza paragone m1ggior fu il numero 
de gli alai, che am1mno piutro(lo di fofferir coragsiofamente la mor- 
te, che di tàgrificare a i fdHi Dji del Gentildimo. Crede il Padre Pa- 
gi (a), che fÌa piurtollo da rifcrire al feguente Anno Ia Lettera di 
l'linio. Il vera è, che non " può accenar quello tempo. 


1.1I. A Vo!g. 
ANNCoJII. 


(a) ,J!agius 
CntlC" Ba" 
Yon. 


Anno di C R 1ST 0 eXI I. Indizione x. 
di ALE oS SAN D R 0 Papa 5. 
di T R A I A N 0 Imperadore 15. 


1 l\tIARCO ULPIO NERVA TRAIANO 
Confoli per la fdla volta, 
Tno SESTIO AFFRICANO. 


AVGV
TO 


P Offiam credere, cbe a quefi' Anno appartcngano due opere di Traia- 
no, fane prima d'imprendere la fpedizion verfo I' Armenia, delle 
C]uali fa menzione 10 Storico Dione (b). Cioè I' erezionc in Roma di (b) Dio lib 
alcune Blblioteche, e la fabbrica della Piazza, che fu poi appellata di 68. 
Traiano ncl "to, dove am:he oggidì fi mira Ia fua Colonna. Un tcfo- 
ro impiegò Traiano in formar quefia PiJ.zza, perchè gli convenne fpia- 
narc una parte del Monte 
irjnaIe, e fervendofi di .Apollodoro infigne 
Arcbiterro, ornò in varie maniere tuna la circonferenza di bei porti- 
ci, e I' atrio di alte e groffiGime colonne con capitelli e corone, e con 
ifi:uue e ornamenti di bronzo indorato, rapprefentanti uomini a caval- 
10, c arnefi milirari. Nell' mezzo dell' atrio fi vedea Ia fiatua equefire 
d' efTo Tralano. Era sì \'aga, e sÌ magnifica tal fanura per altre giul1tc 
futtevi da AlefTandro Severo I mperadore, che refiava incantato cbiun- 
que Ia mlrava. Ammiano tvlarcellino (c) fcrivc, cne venuto aRoma 
Cofianzo r\ugufio, allorchè giunfe alia Piazza di Traiano, fanura, coc 
non oa pari i:l tutro il l\1ondo, c cbe mirabil fembra fino a gli Heffi 
DJi (così uno Storico Pagano) rimafe anoniro all' ofTervar queUe gi- 
ganrefche figure, e tanti begli crnamenti. E Caffiodorio (d) anch' egJi 
fcriveva, che a'tuoi tempi, per quanto fi andafTe e riandalfe alIa Piazza 
di Traiano, fempre eG"a comp:lfiva un Miracolo. In fomma non vi iu 
opera fana da Trai;mo, che non dclfe a conofcere cbe il iÌ.lo bel ge- 
Dio era imp
lfeggi;'Lbjle, e il fUD buon gufio mirabile in runo. Credefi, (e) yillt- 
coe in quell' Anno, e nel feguente fafTe compiura e dedicata quella Piaz- mom Mé- 
Za. 11 Tillemont (e), fidato(Ì di Giovanni Ma\ala, Scrinore abbon- mOlW des 
d
n,te di. favo,le e di sba?li, mi(e all' Ann
 1:6. e al fegueme,' la fpe- f
P
::

b. 
dlzlon dl Tralano verfo I ArmenIa. Le raglol1l recate dal Cardtnal N 0- (;8. 
Jis
 dal Pagi, e da altri, e 10 fidTo racconro, che fa Dione di quclla (g' Mt
'ø- 
glJerra, perfuadono abbatlanza, che folameme in quell' Anno Traial,lo ladu;. In 
fi mo(fe yedo queUe parti ef). V' ha in aim: qualche Medaglia (g), f';:;:::;::'
' 
indl- 


(c) .Ammill- 
nits Alarctl
 
IÎ1:us /. 16. 
cap. 10. 


(d) CafJiodø- 
YlUS VaT. 
lib. 7. c. 6, 



2.62. ANN A LID' I TAL I A. 

JlA. Vo1g. indicante i voti fam pel fuo.buon.ritorno. Ardeva di v
glia Traiano 
AN 1'1 0 112.. di [\r qU.llch' alrra militare Imprela, per cm fempre piu crefce(fe la 
gloria lua: 
h fe ne prefent.ò un' occ.\fione '-, pcrchè . e[,1i non .era di 
que' Pnn
lpl" 
he truovano 1
mpre ch
 ,vog.hono '.:Ie. t l?r Gabmetti, 
delle raglOnI dl far gUCITi\ a 1 101'0 VIClIl1. Erano 101ni I Re dell' l-\r- 
menia (1' abbi.lm già vedmo ) di prendere il D\.ldcma Reale da i Ro- 
mani lmperadori, dalla Sovranirà de' quali fi riconofceano in qualche 
maniera dipcndcntl. Eftdtlre nuovo Re di qudla contrada l' avea prdo 
da Cosdroe Re dc' Parti, domi:utor ddla Perlia. Traiano fece inrendcre 
Ie rue doglianze a Cofdroc, il qU:ìle, C0InC fe folfero burle, 0 per rua 
fuperbia, niuna adeguata rifpofta diede. Traiano aHora dererminò di 
farfi f;ue giul1izia con un mezzo più concluJeme, cioe call" armi. Si 
mite dunque jo viaggio neU' Anno prctente con un polleme efercito 
veTlò il Levanrc. 11 ido iuo muoverfi teee ealar toUo I' altcrigia di 
Co{(jroe, e rpedire Amb.dciatori a Traiano con de i reg
h, per dor- 
tarIo a defiflere da una gucrra di tale jmporranza, giacchè e:gli diceva 
d' aver depofto Ejèdare, c il pregava di voler eonccdere I' AI menia a 
Parttlmafire, che forie era FratclIo del medefimo Co1dlOc. Trovaro- 
110 quelti .A
ba
ciat?ri '
raiano_ già arrivaro, ad !\[ene,. ma 110n già 
n 
'It lui quclla fac.Illta, ?I e
.I1, 
 luhl1ga
an? Rlfiuto e,gh I lor pr
leml, 
e dlife conolcedì 1 amlClZla d:llle aZlOnJ, nOl-. d,\llc parole, ed cllèr efTli 
incamminato vcrio la Sana, dove avrebbe prcfe quelle mifurC', che 
í1iù con
errebbono. C
ntinuato pofcia il viaggio per terra, It-condo 
Giovanm 
}alala, nel dl 7. dd fcguente Genn.l1o, 0 pure neU' Onobr.: 
Jell' Anno preientc emrò in Antiochla Capitale della Soria con corOl

 
d' ulivo in capo. 


Anno di C R 1ST 0 eXI I 1. Indizione XI. 
di ALE S SAN D R 0 l)apa 6. 
di T R A I A N 0 Imperadore 16. 
e rr 5 LucIo PUDLJCIO CELSO per la feconda volta, 
onlO 1 ( L u C 1 0 C L 0 D lOP R 1 S C IN O. 


(á) 
!flt 
$,I>JElorum 
.}:41. Bol- 
land. ()' a- 
],<4d Ruinar- 
tllm. 


V Ogliono alcuni, che nell' occafione, che Traiano Auguflo (j [ro- 
vò in Antiochia 0 ful fine del preccdcllte Anno), 0 IÎJI pI inci- 
pio del prefeme, gli t<)llc conJotlo d' avami S!liJJo fglJ!lzio Vefcovo 
di queUa Clttà (a), acculàro d'drere Critb.lno, c Paltore de" Crilba- 
ni. Contdso il Santo vecchio imrepld.u11cnre II nome dl G.sù Cnllo: 
e pcrò d' ordine di Tnuano fu nJ:lndato a R IOlJ, per d
erc elþol!o 
a11(; here neli' 
-\nfitealro. Gli am del 1ùu g!oriolillimo !\1äJt;rio, c<lm- 
piuto fecondo i Grt'ci net dì 20. dl Oicembrc, e Ie ruc Letfert',lpi- 
rami un mlrabIle al110r di Dio, e una tcn
llI1in1.l div07ionc, rdbno 
tuttavia pef cdd1cazion della Chicf.1. illtri mCLcuao più rn:fto il rUQ 
1\1.11'- 



ANN A LID' I TAL I A . 2.63 
Marririo; ma a noi baf1:i di (1pcre la ccrtczza det tãtto, fe non por- .E ItA VoJg. 
fìamo qudla dd tempo, L'l'fcrizione Ca), che fi legge-nella bafe del- ANNOIIJ. 
la nobill/lima Colonna Trai111.l., turra\,ia efifienre in Roma-.,. ci vicn di- (a' Grutm
J 
cend.o,. ahe !leii' Anno prefenrt' fc!SuÌ la Dc
.icazi
ne di quef1:a maravi. 


. I

. 
g}ioJla f.1ttura a nome del Scna
'o In 
mor 
I Tralano, che no
 t.bbe 
poi il 
on:ento dl vedcrla pnma dl monre. Nell;! gran copla delle 
Fi"ure il1u{trare d.ill.1 penna del Fahbrerri, rapprefenrara ft vede la 
gu
rra di Traiano contro a i DacÏ.. Profeguendo intanro Traiano il fuo 
viJ.o-g!o, arrivò con Uf1 poderofiíìir
lO efercito a i confÏni dell' Arme- 
nia
 Al1r<r:J. i R.e e Principi di queUe contrade (h) ft ponarono a gara (b) Dio li6. 
a vilìtarlo con I icchiffimi prcfcnt,i, fra' quali fi vide un C:tvallo cosÌ 6!j. 
ben ammad1rato, che s' inginocchiava, e chinava it capo a' piedi di 
chi fi voleva. Abg1ro Rc, 0 Principe di Edclfa nella OCrocna, parte 
de!la Provinci::t ddla l\ldi.)poramia, gl'inviò regali, e proteile di ami- 
cizia, ma fcm,;1 venire in perfona, perchè non volea perdere la buo- 
na grazia di Cofdroe Re lie' Parti. Tuttavi:t in fua vece gli mandò (c) (c) Idem in 
Arb.tndo Cuo Figlil101o, giovane di bdlißimo aCpetto, che s'infinuò Exw-ptis 
così bene nel cuor di Traiano, che qu::tndo poi queflo !mperadore Valtftan., 
pafsò per EJdfa, l\bgaro andatogli incQntro, ag.:volmente, per inter- 
ceffion del Figliuolo, ottcnnc il perdono. Partamafirc s' em già metro 
in polfdro dell' Armenia col hwore de' Pani, CG avea prcfo i} tirolo 
di Rc. Con qucfio titolo fcrille cgli Lettera di fommeíìionc a TrJ.iano; 
ma non ('cdendo venire rifpolb, ne tornò a fcrivere un'altra, fcnzêl 
pill imitolarfi Re, Cupplicandolo di voler inviare a 111i iUarco Gitmio 
Governarorc dell a CapradÒcia, per trattar feco d' accordo. Traiano 
gl'inviò il Figliuolo' dio Giunio, c imanto cominuò il fuo vi'iggio" 
con impofil'ffiu'fi del paefe, dovunquc paffava, fenza trovarvi refittm- 
za alcuna. Arri\'ato a Sarala Cirrà dell' Armenia minore, venne ad in- 
chinarlo Anc/.Jialo Rc de gli Eniochi, PC'poli della Ci::cal1iët verCo iI 
1\lal" r\ ero. T r!iano i} ricevè con grande on ore , e il rim:mdò cJrico 
di rc:gali. A lIora fu, che anche Partamafil'
, confiderando il Lrutto 
al"peuo de' (uoi afl-àri, probabilmenre configliato dal Figlil1olo di Giu- 
nio, a rimenydì nella c1emenza CeCarea, ottcnuto il Calvocondotto, 
venne a prc(cnrarfi a Traiano. N 01 volle egli ricevere, fe non aßìfo 
ful. Trono in mezzo ai c;lmro. Se gli accoilò Parram:Jfii-e, e depoCe 
a'luoi picdi il Di:ldema fenz:1 profl-èrir pawla; il che veduro dall'im- 
menf.1 corona de'lold3ti di Traiano, fi ;)Izò un sì allegro Un pitoCo 
grido di Pi"-'(/,, de que I Princirc arrerrito fu in procimo di fuggir- 
fl nc, fc non fi f(lITe veJuro arrolOiato da sì gran c('pia d' :nm:1ti. CllIdla 
poi una pauicolarc udienza da Traiano, I' ottcnne egli bn.sì, ma non 
già il lJi.ldema, ficcome egli dimandav:l e fp'erava coll'dcmpio di Ti- 
ndate a'tcmpi di Nerone. Er:J ben dlverfo dal codarJo Nerone il CQ- 
raggiofo Traiano., Ne \ICcì in collcra Part:1ma{ire; ma rilà!iro fui Tro- 
no TI aiano, il tèce nchiamare, :lcciocchè pubblicamenre riconofcdlè 
il ragion.'l1lenro (èguiro fn loro in dilparre. Lamemollì PJnamafìrc 
Q'dláe tri\tt.\to come un prigioniero, quando egh .era volomariamentc 
,venu-, 



2. 6 4 ^ N N ALl D' I TAL I A. 
. 1. Jl A Volg. venuto, e fece nuova ifianza per imperrare il Diadema dalle rnani di 
A ei NO II3. Ce1àre, a cui giurerebb.c omaggio, Traiano gli rifpofe, che efTendo 
l' Armenia perrinenza del Romano Impr.:rio, non voleva concederla a 
chicheffia, ma bensì merrervi un Governarore; t: Iieenziarolo, i1 feee 
to{
o partire, feorrar? da un corpo .di. 
avalleria, acciocchè non po- 
teOe mampolar nel BrOmO qualche IIJU1CO colla genre del raefe. Si 
venne dunque alla guerra, di cui alrro non fappiamo, fe non che Par- 
tamafirc, dopo eí1èr1i foUennto, h.nchè porè, colI' armi alla mano, h.- 
nalmenre fu uccifo, e tu[[a l' Armenia refiò in porere dell' Augufio 
Traiano, il quale ne fece una Provincia del Romano Imperio. 


Anno di C R 1ST 0 ex IV. Indizione XI I. 
di ALE S SAN D R 0 Papa 7. 
<Ii T R A I AN 0 Impcradore 17. 
C 
 r 5 QUINTO NINNIO HASTA, 
on 01 '? PUDLIO MANILIO \' OPISCO. 


G Ran di(\Vventul"a è {lara, de nno de' più glorÎofi I mperadori, 
che s' abbia avuto Roma, qualc ognun confdìa Tr;tiano, con un 
Regno ft:eondo di tanre belle imprefe, e di sì grandi uomini, qual 
fu il fuo, non fia pafTaro a noi con una ef.1[[a e convene vole Sroria 
dell a vira e delle azioni di lui. Non mancò già a gli antichi Secoli 
(
) L.Amp
i- una rale Sroria, anzi pii1 d' una ve ne tù, .ttrdlando Lampridio (a), 
::ï s In :/"ta averc lVario Ma.flìmo, Fabio Jla y ccl/ino, Aurelio J7à'o, e Stazio Palen- 
se;:ri
 rl Ie feritta Ia di 1m Vira, cd aí1èrendo l'Iinio (b) il giovane, che Cani- 
(b) Plin. nio era dietro a deferivere Ia Guena Dacica. Pure rurri queai fcrini 

b. 8. Ip. 4. fon rimafti preda del rem po, c ton periri i Libri di ..drriano, che avca 
defcrirrc Ie Guerrc de i Parti: tìcchè altro a noi non rdia, che il 
compendio di Dione, [,.1[ro da Giovanni Slfilino., da cui fi poíTano 
rieavar Ie imprefe di Traiano, ma appcna abbozz<1Te, e fenz.a poterne 
noi trane i tempi dilbnri, in cui furono hare. Perciò lolamente a 
tentone andiamo riferendo a quetto e a quell' Anno Ie di Iui imprefe., 
fenza poterne fondaramenre atrcgnar il rempo precifo. Sia dunque 
ch' egli nel precedenrc Anno compieí1è la conquifia di [U[[a l' Arme- 
nia, 0 che CIÒ avve01(fe in pane ancora del prefenre, certo è per re. 
(c) biD lib. ftimonianza di Dione (c), chc fparfafi maggiormente la fama del di 
66. 'lui valore, e de' fuoi acquifii per l' Oricnre, i Re e i Principi cir- 
convicini vennero ad aífuggerrarfi all' Aquile Romane, 0 pure a chie- 
(d) Eutrop. derc amicizia e P ace. Diede e g li un Rc a i Po p oli A Ibam (d); e i 
in Breviar. 
Re dell' Iberia, de' Sauromari, del Bosforo, e dclla Colchide gli pre- 
(e) plinius ftarono giuramcnto di fcdeltà. Avea notato Plinio (e), chc Traiano, 
in Paneg'J- fe volea ricrearfi .ralvolta dallc aFpli
azioni e fatichc del governo, 
r;'D. ,. 8[. non paí1;tTa già a divertimenti puenli dl giuoco, meno poi ad ahri di 
mag- 



ANN A LID' I TAL I A. 26, 
maggior vergogna, p
rc
è. i1
eciti e fcand
lofi, ma a pa,{f
tempi fati- EllA V oIg. 
coli, per tenere in eierclzto II corpo, e glOv:1n: alb fanna. 11 caval- ,t\ N N 011 4. 
care, la caccia er.1I1O i fuoi traUulli; e fe tì rrovava vicino al marc 0 
a i fiumi, [olea talvolca far da Piloto in una nave, e rnctter{Ì a remi- 
gare, facenJo a gara co' fuoi Cortigiani a chi meglio ('Irea efacitar 
Gue1 duro mefiiere in romper I' onde, e pa{fare gh tlretti. NOll ?pe- 
rò di meno quetto faggio Imperadore in Lev:Il1tc, inCegnando col1'elcm- 
pia fiw a i lòldati I' amore e la tolleralua delle f.'niche (a). Marciava (a) Dio lí.
 
anch' cg\i a pi{.di, e al pari d' cOì paífava a piedi i guadl de 
 fiumi. 68. 
Ordinava egli in perfnna i folJati neUe marcie, e cammmava mn;mzi, 
come un femp\ice Ufizia1e. Teneva molte fpie, per fa per nuove de' 
ncmici, e talora ne Cpargeva egli delle falfe, per avvezzar la milizia 
ad ubbidir con pwmezza, e itar vigilante e preparata Cempre con co- 
raggio a tutti i peri coli ed avvenimenti. Son di parere il Mezzabarba 
e MonGgnor Bianchini, che Traiano conqui{bífc in que!!' Anno I' Ar
 
f1ria, perchè in una fua Medaglia fi legge ASSYRIA IN POTE- 
STATEM POPVLI ROMANI RED.-\CTA. Ma qudla Medaglia 
f1 può riferire a i due feguenti Anni, non avendo carattcrinica pani- 
colare dell' Anno prereme; e da Dione [econdo me Ii ricava, che 
più tardi Cuccedette l' acquino dc;l1' Ailiria, 0 fia della parte dell<\ So- 
ria, che allora era po{fcduta da i Parti . 


Anno di C R 1ST 0 CXV. Indizione XI I I. 
di ALE S SAN D R 0 Papa 8. 
di T R A I A N 0 1m peradore I 8. 
Conroli 5 LUCIO VIPSl.'ANIO MESSALA, 

 MARCO VERGILIANO PEDONE, 


C He J7ipflanio, e non Vipftano [oOë il nome del primo di quefti 
Con{òli, appari(èe da un'Uèrizione d;t me (b) prodotta, e da due (b) Tbefau- 
altre del Grutero (r.). Se crediamo at Tillemont, I' Anno fu queHo rlfs Novus 
delle granJi imprele di Traiano in Levame, perch' egli entrò net Pae- lnftriptim. 
fe de P ani, e fcce queUe grandi conquilte, ch'io accennerò all' Anno pag, 3 1 9. 
feguenre. ,5:: non c'inganna DlO,ne \d),. a1tro non fappiamo ,del.!' ope- (
)(ìr
;erus 
rato da 1m m queito, Ie non cb egh s'lmpadronì delle Cina dJ NiG- Pllg. 74. (9' 
bi, Caplralc deUa Mefopotamia, e di Singara, c di Barne, Città 0 10 7 0 ., 
Luogo ;
mcl1l{1im?, di que
 conrorni,: i
 che indica. abba{b
nza, che aile 


r
/o m/. 
fue mam venne I mter.1 ncca Provmcla della Melopotamla, avendo noi 
a
che o!1èrvato di fopra, cb' egli pal
ò per EddJà, Cirri pari mente 
dl quel tratto, dove {ignoreggi.tva il Re, 0 fia Principe Abgaro. Par- 
Ia dlpoi Dione, e parkrò aneor io fra poco, del Tremuoto orrendo 

' 
nti?cbia 
 accaduro f
11 fin
 del prcCeme Anno. Dopo di che de- 
icnve 1 glonofi progre1h di Traiano Contra de' Parti, i quali pcrciò 
crom. I. L 1 deb. 



2.66 A. N N A LID' I TAL I A. 
EllA, VoIg. debbono apparrenere all' Anno feguente, e non già al prefente. An. 
ta,N 

li
!' che (<I) il Mc
zabarba, metre in 9 ue O:'.Anno la dedi
az.ione h\tta in Ro- 
barbuj in ma dclIa Bafiltca Ulpla, 0 úa dl Tralano, che puo anche riferirfi all' 
Nurnifm. Anno I I 1.. e a i qllattro fuíTeguenti. Certo è, che quella BaGlica era 
Jm/elat. conrigua alia piazza di Traiano, fuperbo edificio, che accrefceva la bel- 
lczza di quell a Piazza, f.1pc'1do noi, che Ie Bafi liche de' Romani furo- 
no funruolìí1ìme fàbbriche, fimili a molte grandi Chiefe de' Crilhanr 
con trofci, fiarue, cd altri ornamenti in cima, e con pOl"tici magni6ci 
all" intorno, dellinatc per gli Giujici, che colà andavano a tener ra- 
gione, concorrendovi anche i negozianti a nanar de'loro affari. Tor- 
nando ora a Traiano, mentr' egli arcendeva aU' acquifio della Mefopo- 
tamia, 1
1..mcte capo d' una N azion de gli Arabi, Sporace Principe 
dell' Anterni!ì1, cioè di una parte d' eíT\ Mefopotamia, e A1anifare 
al1ch' egli Signore in quelle contrade, faceano villa di volerfi a lui 
fottometrere, ma con trovar pretefii (")gni dì per dichiaradì, c per ve- 
(b) Diol,68. nire a trovarlo (b). Non fi fidava Traiano di coHoro, e moho menD 
fe ne fidò, dappoichè Meba.rafpc Re ddl' Adiabene, avendo ottenuto 
. da lui un corpo di folda[efche per difenderiì contra di Cofdroe, avea 
da traditore parte trucidati, parte ritenuri prigioni que" foldati. Fra g1i 
ultimi fu un Cenrurionc chiamaro Sentio, il quale con alrri impriglo. 
nato in un forte Cafiel\o, al\orchè l' efercito di Traiano, irritaro con- 
tra del tradirore, arrivò nell' Anno feguente in vicinanza di que! Luo- 
go, ruppe Ie catene, uccife il CaO:ellano, ed aprì le porte a gli altri 
(c) Eutrop. Romani. Scrivc Eurropio (c), che Traiano s'impoí1èfsò dell' :\ntemi- 
in BHviar. fia. Dovette ellere in quefi' Anno, perchè q'.lella era una delle r rt). 
vincie della Mefopotamia. Secondo che abbiam da Dione, per queile 
vittorie fu daro a Traiano il titolo di Partico; ma egli pill Ii compia- 
Ceva dell'altro di Ottimo, perchè efprimemc ]a foavità de" fuoi coltu- 
mi, e il po íTe íTo , in cui cgli era di tune Ie Vinù. 
Finita la campagna coll" acquiilo della Mefopotamia, venne Tra- 
(d) <Johan- iano Cd) a fvernare con parte dell' .-\rmata ad Anriochia. 1\'1.1 mentre 
,!es ..Mala,la ivi [oggiornava, avvenne in quella Ciuà uno de' più orribili e funefii 
,n, Ch,rDnlc. Tremuoti, che mai fi leggano nelle Storie, L' ordinario Popolo di qud- 
DID lib. 68. Ia vaUa Città afcendeva ad un numero eforbirante.; l11a l' avea accre- 
fciu.ro a difmifura la venura colà dclla Cone Imperiale, e di gran co- 
pia di folda[efche. V' era in 
Itre concorfa un' immenf.1 molrirudine di 
perf one di quafi runo l' Imperio Romano, chi per negozj, chi per bi- 
fogno del Principe, chi per veder queUe fefie. In rale Haw lÏ uova- 
va quella nobilil1ìma Metropoli dell' Oriente; quando nel dì 1.
. di Oi. 
cembre, come pretendc il Padre Pagi (e), venne un sÌ impetuofo Tre- 
muoto, preccduro da fulmini, e da venti gaghardiíIìmi, che rovinò 
buona parte delle fabbriche dena Cinà, con reUare oppreí1à fonD Ie 
ravine gran moltirudine di perlòne, ed innumerabili altri con ferire e 
membra rone. Si vide il vicino monte Corafio fcuotcre sì forte la ci- 
ma, che parea doveI' precipitare addoíTo alIa Città; ufcirono da più 
luoghi nuovc fomane, e fi fcccarono Ie vecchie. Acquetato il gran fla. 
gelle> 


(e) Pagius 
in Crilic. 
B.JrDn. 


. 



ANN ALl D' I T .-. L I A_ '-67. 
ge1lo, fi comin
i.? a pe,lear n
lle rovine, e molrißìm.i vi fi fC{lprirono E 1I.A Vol
. 
IDorri di fame. lrovoih UIla iola Donna, che avea io1tenraro per PIÙ ANNO II)'. 
giorni sè 1tdJa e un ruo pargolcrro col proprio lane, ed amendue tu- 
rono cavari vlvi: il che par cola da non credere. Trai.1no cbe s'incon- 
trò ad eflère In sì brurro frangenre, pt:r una fincfira del Palazzo, in 
cui abirava, iè ne fùg5Ì; e 1crivono, che un periònaggio d'mulata e 
più che umana ltatura l' aiurò a lalvarli. Tal fu nulladHl1eno la iua pau- 
ra, che quanrunquc foße ceHàro 10 fcoriffienro dcila rerra, pure per 
IDolu giorni valle abltare a CIe10 feoperro nel Cil co. In qudta 1cla- 
gura perdè la vira PedfJne Coniole, che terminato lliuo Contolaro 01'- 
dmano ne' pnmi lei Mdì, potè molro ben ventre per iuoi aftàri ad 
Anriochla; Ie pur non fu un' altro l'edone, !taro Coniole In aleun de 
gli Anni preeedenri. 


Anno di C R 1ST 0 CXVI. Indizione XIV. 
di ALE S SAN D R 0 Papa 9- 
di T 
 A I AN O. Imperadore 19- 
5 LUCIO ELIO LAMIA, 

 ELIAl'<O \ EIERE. 


Confoli 


C Hiarameme fcrive 10 Storieo Dione (a), ehe dopa i1 tremuoto . 
d' Antiochla (e però nell' Anno prdenrt:, e non glà nd prece- (3) .DIO I. 68 
òente) venUt.1 1a Primavera, 1'raloll1o con [uuo 10 storzo ddle lue gen- 
ti (ì moße per ponar la gucrra nd cuore del Regno de' Paru. L..on- 
veniva paflàn: il rarido .. IUOle Tlgn, It: CUi 1punûe daB" pane del Le- 
vanre erano ben guernite ctl nemlche mlllzle. c\Vcva egh tdUO t'abbri- 
ca"' nel \"erno una prodlgiolà. quantlta dl barche con kõ ni pn:iì da 1 bo- 
fchi di N !lib.; e l'er introdUile nd iuddcno FlUme, pt:IISÒ ad un ar- 
dltlßìmo e dlfpendlofo riplego, cwe dl urare un gl"n canale d' acqua 
d,ll1' Eufrare nd Tigri, pa cui li pord]t:ru eondulle Ie navl. .Nacljue 
fofpetto, ch
 et1ì:ndo PIÙ alro l' Eutratc dell' aitro fo'IUnlt:, pordielo Ie 
di lui acque accrelcele dl toven:hlCl 1.1 rapll.ilt;i del TlglI, e <-he co1à 
fi, volgelle tuna l' (-.utì'are, can peldcrit:ne an
he 1.1 l1.1.vlgnione; e pe- 

o non (ì compiè r Imprdaj 0 Ie pur lì comple, non Ie ne iÚvI "1ra- 
lano. L' a1[1 0 npicgo, a CUI s' aU('I1IIl:', fu III conJurre iupra cana Ie 
b;lI'che f.l[[e, ma lelOlre, per umrlc pOI lIl(ìcme tUlle flpe del Tlgn, c 
lanciarJe qUlvi nel FlUme. CO
I tu t.ttlo. VI queUe 1ì formò un Pon- 
te; e ranta era 1a C{'pl<l ddl'altre 11.1\'1, canche d'arnliri, che infdla- 
Vano i Panl fChlelau iuh'oIlo{ia nra, e d'aJue, die mll1aCClava- 
110 m più luogh, 11 p.tfragglo lIdi' .\ rm.lt:l, che 1 F artl non tJpendo 111- 
tenL
er.:, come 111 un pat:IC PflVC aftd[[O d' atber!, tüllcro narc eotan- 
te navi, e pcrciò 19om. mati, prelero 1a fuga. J:' AtsO dunque tt h
e- 
mwre rurro l' elcrcllo h..omdno, e piombò tulle pnme aJdollo a1 Ha- 
L J z. ditor 



2.68 ANN A LID' I TAL I A: 
E RJI Volg. diror 1
JebtJrafpe Re dell' Adiabene, con fottom<:ttcre tutta quella Pro- 
ANN01l6. vincia. Qundi s'impadronì di Arbel.\, e di Gaugamela (dove Alef- 
f.mdro il Grande dlede la fconfitta a Dario), e di N ihive, e di sura. 
Di là ,p
fsò a. Babilonia, fe,nza trovare in luogo alcuno oppo
zione, 
perche I P.Utl non erano d accordo col Re loro Cold roe , e piu d' una 
ièdizione e guerra civile in addietro avea fnervata la potenza dl quella 
N azione. V oUe Traiolno ol1èrvare in quci contorni il Lago, onde fi 
ca"ò il bitume, con cui in vece -di calce furono unite Ie pietre delle 
mura di Babilonia. Sì feteme è I' aria di quel Lago, che l' alito fuo få 
morir gli animali e gli ucceJli, cbe vi s' apprdfano. Di là palsò Tra- 
iano a Ctefifontc, Capirale allora del Regno de' Parti, dove fu fatto 
un incredibll bottino, e prefa una Figliuola di Cofdroe col fuo ric- 
chii1ìmo Trono. (.'1) Cofdroe fe n' era fugglto: ne parleremo a fi.1O tem- 
po. Stefe dipoi il vitroriolò Augulio Ie fÌ1e conqudle per quelle par- 
ti, foggiogando Seleueia (b), e i Popoli Marcomcdi, e un' J [ola del 
Ti6ri, dove regnava At
mbllo, e giuolc fino all' Oceano. Svernò coIl' 
Armata in queUe parti, e vi corle varj pericoli per cagion delle tem- 
pene inlorte in que! Fiume, vafliffimo verfo Ie baíTe rani per l' union 
dell' Eufrare . ' 
Lo fhepito dl tali conquifie arrivato aRoma riempiè di giubilo 
quel Po polo , che non fapea faziarfi. di efalrar Ie prodezze di quefio 
Augulto, giacchè I' Aquile Romane non aveano mal Hefo sì oItre, co- 
me lotto di lui, i lor voli. Perciò il Sen
ro gli confermò il cognome 
di Partieo, con f.lcolrà di rrionfalmeme enrrare in Roma quante voIre 
egli voleífe, perchè in Roma non erano conolciuti tami Popoli da lui 
foggiogari. Truovafi ancora in qualche Medaglia (c) ::1.ccrdèiuro per 
Iui fino alh nona volta il Tirolo d' /mperadore, e datogli il nome d' Er- 
cole. Ordinò parimcme il Scnato, oltre ad alrri onori, cbe gli follè 
alzaro un Arco Trionfale. Preparavanfi ancora i Romani a fJrgli uno 
í1:raordinario onorevol incomro, allorchè egli fOlie rirornaro aRoma: 
rna Dio altrimenti avt'a dlfpofio. Traiano piÌ1 non rivide Roma, nè 
porè goder del Trionfo. Imanro fiando egli a i contini dell' Oceano, 
vitia una Nave, che andava aIle Indie, cominciò ad informarfi meglio 
di quel pacfe, di cui avea dianzi udiro rante 1l)araviglie, e gran deti- 
deno mofl:rava di porrarfi colà. Poi dicea, che s' egli foífe gio\'ane, 
v' anderebbc; e chiamava beato Aleífandro il Grande, per avere in erà. 
frefca pormo dar principio alle [ue imprcfe. Conruttociò gli durava 
qudlo prurito; ma nell' Anno feguente gli fopravennero talI rraverfie, 
che gli convenne cacciaI' queUe famafie, e cangiar di rifoluzione. I n- 
tanto egli fcce dell' AI1ìria c della Me[oporamia duc Pro\'incic del Ro- 
(d) Gmurul mano Imperio. Da un' Ifcrizione (d), efi1tente tuttavia nel Porto d' 1\11- 
lag. l..J.ì. canol, e nf
nta da pilI Lcttclati, 1ì raceoglie, che circa quelli rempi 
'fJum. Ó. [.1 compiuro il !avoro di qllel Porro per ordine di Traiano, il quale 
do po ayer provveduro i1 Medircrraneo del Porro di Civirà \' ecchla , 
volle ancora, che I' i\driariC'o ne :weífe il fuo. A llli ha quclla obbli- 
g-1zione Ancona, cd iVl tüttavia fut1ìile un .Areo Trionfale, pofio in 
ono.. 


(a) Spartia- 
n'
s jn Vila 
Hadritwi. 
(b) Eu/rop. 
in Bre'l/lar. 


(c) Medio- 
barbus in 
NII1ltifmat. 
ImperMor. 



ANN A LID' T TAL J ^. 269 
onore di cnsì benefico Principe. Ahbiamo al1cora da Enfebio (.'1), che ERA VoJg. 
ver(o q ueni rempi h N.lzione Giudaica
 fpar('1 per b Libia c per l' E- A ( ) NN.O/ l I,7. 
I . d d ' C ' ' I ' (ì' . a J! Ii e 'IUS 
girro, Iì ri\'o 
o aperrur.ro 
ont
a e 7e.n[(.I, e nf' eQ.mrono, Innu: in ChrJ,ÛCI. 
me. ,1b;li mnrtl. Ebbero 1 Gmdcl 1 t pegglO 111 Ale{T'andna. Second() 1 
conti di Dione vi perirono ducC:'nto venti mila per(one; in Cirene effi 
Giudci commifero delle incredibili crudeltà contra de' Pagani. 


Anno di C R 1ST 0 CXVI I. Indizione xv. 
di S 1ST 0 Papa I. 
di AD R I A N 0 Imperadore I. 


. 


C r 1 . { QUINZIO NEGRO, 
onlO 1 
GAIO VIPSTANIO APRONIANO. 


S Econdo l'opinione de'migliori, l' A.nno fu quefto, in cui Santo A- 
lejJàndro Papa gloriof:1mente rerminò i fuoi f!iorni col Marririo. 
Dopo Jui Si(lo tenne il Ponri/ìcaro Romano. S0ggiornando Traia- 
no vcrCo l'Oceano, tutt3Vi3 co'pen(jeri e defiderj di veder I'Tndie,.fi .. 
fece condurre in nave pel Golfo
 de Dione (b), ed Eurropio (c) d1la- (b) DIO 11
. 
man? il M.lI' 
o{fo, ma che fecondo t
me l
 
pprarenze fu .il Golfo 
:) Eutro- 
Pt:r!Jco. Aggll
gne Dio!'e, ch' egli s' mo1rro In quelle parrl fino. a! pius in Bre. 
Luogo, dove h crede, che mori(Te il grande A Ie If.1.ndro , con far IVI 'l/iario-. 
Ie cerimoni
 funebri in memoria di lui. 1\1a reftò ben delufo, perchè 
dopo la relazione di t.mrf' hene core 
 che fi diceann di que' p3efi, al- 
tro non vi tl ovò, che Fa\'f'le e J .unghi ro\.inati. Tn quefio menrre gli 
vien nuova, che i Parri fi fon ribeJlati, e fi fon rerdure turre Ie con- 
quilie dell:! Pcrfìa e del1a Mefopotamia, cona mone, e prigionia delle 
milizie, btciatt'vi di gu:nnigione. Non tardò Traiano ad inviar co- 
U jVfaffimo, e Lucio !2.tÛeto. Differenre fu 1a forrum di quefl:i due 
GencraJi. fo..1ajJìmlJ in una barraglia \,i b(c;ò la vira. Lucio ß2...uiefo all' in- 
comro Moro di Nazione 
 riCll1"erÒ Nif.bi, ed efpugnara Ed
If.'1
 Ie 
diede il f.'1CCO, e }' incendiò. .0\ lla medefima pena fu efpofl:a ]a Cirrà 
di Selcucia, pre('1 da Ft"icio Clm'o, e d,l Giulio AleJ1andro. Tali novirà 
fccero ri(olvere Traiano a murar difegno inrorno a que' pa
/i, Ccor- 
gendo a{[ti, che non Ii f.lrebbe rillfciro di confervarli, cnme Provincia, 
e totto il governo de' Magifirati Romani. Però tornato a Cteíifc,nte, 
e fHtl raunare in una gran pianura i Rom3ni e i Pani, (1\ito Copra un 
clUUleme 
rono, dichiarò Re de i P:uti Partamafpare perfonaggio di . 
quella NazlOne, chi3maro PJamatnJ!Ì1"is da Sparziano (d), e gli pofe in (d) Sp.1rtla- 
. 1 D ' d 'r I . I b . I .. d ' I d ' d noli In Vita 
capo I Ja ema: rllO uZlon a") racClata vo enrlf'rI, e app au Ita a HadrÙmj 
que'Popo]i. Indi pafò ne)i'Ar:tbia Petrea, che s'era anch'elf.'1 riheJ- . 
lat.I;, ma vi trovò il pae(e motto hrmto, nè \ri potè prendr-re Arra lor 
CapltaJe, con patirvi aneora int;"Jffribili caJ.li e molti altri di(alhi. Cre- 
deli nondm1eno da alcuni, ch'egli pcrvenilTe fino all' Arabia Felice. 
Ne 



170 ANN A LID' I TAL t A. 
Ell. A Volg. Nc gli ß:effi tempi (a) conrinuarono più che mai Ie fedizioni e Tibet.. 
ANN 0 I q. 110111 d.:' Gllldl'i nella Me:1opot.um.\, nell' Egitto, e in Clp' i. f\ nella 
( d 3 ) DlO eo- EufcblO (b), che in 
alamina Città dl CirrI prLvalfe h forz.\ de' Gill- 
em trhro. d d ,(. ' ) ' d d I II C ' .' ' ".. 
(b) Eu/éhius n contra 
 venru, ,1 ,mo 0 c 1C que, a Uta rIma 
 Ipo

ol.ata" l\1
 
in ehron. Arte:mlOne Capitano de C'pnot!1 co
, _ tattamcnre pCltegUltO I GmJel 
in qu.':JJ'I[.)1.I, chc 11 d/kno alhrto, tacendofi conto, chc ivi tra Gen- 
tili e (J!Utk, pduono ducentv quar.lOta mila perlonc. Fu anche fpe- 
dlto _Luàú 
iet() II l\iloru COntl,1 de' mcddì 1111 ndla MdopmamJa, che 
co! fame ti.) ornûa It! age, dlede hlle alka lara inqUlcrudlOe. 
1\l.t che:? tunc qudtt: vittone e conquille dl Traiano, che co- 
flarono t"lHO langue, e: tante: ipeie e fatichc a , Romani, nOI) IIll'rrero 
multo a iValllJ' III tumo; ptrcht: arp<.'na ritlroí1ì da qudle cOlur,ide 
Trauno, che k cull' r!torn.llono ne! pnm,ero !tato, knza re:Harvi un 
p.dmù di dùminio dc' Rom.u1J. E ie ne ntJrò per forza TJ'a'ano per- 
d)e nd Ì\lde, dl Lugho commcJò a iemirc aggra\lata la fua 1.lIma da 
male peru.:olofo, chc da lUi tu CfLduto vc:-lc:no; ma lì attnbuike da al- 
tn a l'dlulon ddl_e einorrOld., e dol aitri ad un tocco di ap o l'ld1ia, 
per CUI fcHo, ofl-..la qu"lche pane del iuo corpo. Alrri in hne: voglio- 
no, eh' e:b l1 toUc alJaHlo dail' IdropJiia. QUdLO quaiunque fia malnre 
foprag1ulHo a 1 r.Ùano, allUl chè meditava al rornarfene 111 l\1efopota- 
ml..t, b J1 teee canglar pLnfi...ro, e 1'1I1vGgliò di ritOlnarfene in halla, 
dove 
ra conrUlu..nlUìCt l1dllamato d::ì StJ'iato; e pcrò vel fo quelle 
( ) " I ' pan I hctlulolallltme s'inL'ufiuninò (c). Giumo ad Anriochia Capitale 
C .nure IUS j <.: I - I. , J j , C ' I d G 
Vit10r in E- Jt:1 a 
()l'Ja, aklO 1\'1 .l:!- /() ,Üllt"taí'(I iuo U
1Il0 con tlto 0 I ovt'r- 
pltome. uatore, t' gll cl'nllgno l' ekl Cltc 1, OI1Jano. Cominuato porcia ìl viag- 
glo 11110 d. 
d:nonte, Città marittuna deUa Clhcia, appdlata poi Tra- 
(d) Eutrøp. lanOpOll, opprc:Ho dal .nw.le, ..:he Eutrop
o (a) chiamò fluf1ü di ven- 
in Bnvlar. tre, qUIVI lJ) età dl leíLlnt:lIlO, altrl dicono dl fef1:u1t:\tl'è anm, com- 
p,è 11 (.Orlo di Iua V ita, Pl"f qu.II1tO fi crede nd dì 10. d' Agollo. II 
dLt[O finora h.l conJotto I Lcrrori a comprendne Ie mirabill bdle do- 
ti, che eùilcorÍl:ro a rendt:re Traiano uno dt' più gioriofi Imperadnri, 
chc s' abb..! m.ll avuto Roma, e a CUI poclu altn l'o{fono uguagliadì , 
non che auJ.ne innanzi. Ollie aUc belle mcmorie, ch' egh 1.IIC1ò in 
Roma, e 111 varie pani rid Romano 1m pcrio 111 Fabbnche fomu,Jfe, 
SU.IÛC, Porn, Puntl, fì rruovano ancora vaJ Ie C,ua 0 Lbbricate da 
lUt, 0 che pr.:1Cro II nome: dol lui. A lui ancora 1'1 inLlpahneJ1te attri- 
bUilec i\.urcllo V inore l'libruzlone dd Corio Pubbllco, oggldì appd- 
l.ao lc: Poiie, che vcramente cbbe ongll1c d<\ .-\ugulio, ma fu amplia- 
to e regoLno in mighor tOlGìa da T"u.ino, acclOcchè Iì potdlcro fpe- 
(e) Gotho- ,dlrólme:l1lc e re:golatanlcnte Id.per dall' J mpnadore Ie nuO\ e del _val
o 
jì-e.lJts aJ Iml'l:rto Romano, e andar e vcnir prnmam(,I
lte glJ lJfizl.\h Cdarcl: 
Vgem 8. _ g,ac.:hc, come duttamLme ofTervo J1 (,otofrt:do (e), krvlva a11ol'1 ,I
 
;;:: ihe

 poÜa lolameme per gh i\hmib 1 ed uonlllli deU' I mreradore, e 110n gla 
áofiani. per Ie pe:rloll'; prl\'at
, eJ era md.ntt nuta aile Ipde dd FiCco con c<\- 
(f Aurelius valli caldli, e carrcue. Ñ1a iìceome ollèrva Aurelio \ more (I), e fi 

iUor' b de raee
gl1c d.Ll Codlec Teodo1i,mo, Lluetto lodcvollltlluto col tempo, 
C
jarl us. e {ot- 


. 



ANN A LID' I T ^ rJ T ^. 1. 7 I 
e fotto i catttvi Tmpaadori d

enerò in un') intollerabil aggnvio delle 
Proviocie e de' Suddiri. Non fu già efctlte &1 ogni difetto Tr.1Ì:mo, 
e van d'accordo Dione (1), Aurelio Vittnre (b), Sparziano (c), e Giu- 
limo I' A pofiata (d), io dire, eh' egli c1Jea ralvo!ta in eccel1ì di 
bere; m:l oon fi sa, d' egli commettefTe giammai azione alcuna 
Contra 11 dovere, allorchè era ri(caIJ
\to d.ll vi no . Ami fe credia- 
roo ad et1,) Vinorc, egli ordinò di non aver rigutrdo a ciò, ch' egli 
ave{fc comandato, clop.) e{fere intervenuto a qnalche convito. Aggiu- 
gne Dione, eh' egli fu fuggetto ad un' inflme libidioe, abborrira dalla 
Natura f1:efTa, ma fenza fJrè viol
nz:J 0 torro ad alcuno. Tutti efferti 
dell.!. f.lllà e fioha Religi.on de' Gentili., la quale accecava, e atfafci. 
n;wa tal mente Ie Inra menti, che non fi artribuivano a vergogna e 
peccato Ie maggiori enormità, che San Paolo chiaram
nte nomina e ri- 
conofce per un gran vitupero del Genrilelìmo allora dominante. Con. 
tuttociò ndle Vinù Politic he , c maffimamente nell' amorevolezza, cl
- 
menza, e faviezza fu sì ecceHente que{lo AugnHo, ch
 (e) da lì innanzi 
ne!le acc1am.\zioni, che f.'1CC\Ta il Senato al regnanre I mperadore, lì usò 
di augurargli, che fo{fe più fortunato d' Augufto, più btlono di '!raiano. 
Eben godè fNto di lui Roma e l' Imperio tutro una mirabil calma, 
fe non che fi fentirono tremuoti in varie Cinà; e pdte e cardba in 
varj Luoghi; e in Rmra Iè-guì una fiera inondazion del Tevere: ma- 
Ianni nondimeno, che fervirono folamente di gloria a Traiano, perch' e- 
g\i in quante manicre potè fi adoperò per rimediare a i lor pdIìn1i cf. 
fetti, e per fovvenire chi era in bifogno. Fiorirono ancora forto que. 
fto infì
ne I mperadore varj ecceIlenri Ingegni, perch' egli al pari degli 
altri piu rinomati Regnami amò i Letterati, e promofTe Ie Lettere. 
Reilano a no; tutravia Ie Opere di Cornelio 'I'acito, di Plinio il giova. 
ne, e dl Frontino, per tacer d'altri che fiorirono anche [otto Adriano 21 
c d'alrri, de'quali fi fon pcrduri i Libri. 
01'<\ Plotina lmpcrat'ice, che accompagnò fempre in tutri i fuoi 
viaggi il marito Traiano, da de egli fu morto, non lafciò tralpirare 
la di lui perdita, fe nM dJppoichè ebbe concerrato tuno per f.frgli 
fuccederc Publio Elio Adriano di lui Cugino, giacchè non fi fl, che 
Trai.1I1o avcfTe mai Figliuolo alcuno. La fama è varia imorno a que., 
fto punto. Credcrono alcuni (f), che fo(fe carfo per mente a Traiano 
di bfei,\r 1'1 mpcrio a Nerazio Prifco Giurilcon(l1lto di que' tempi, e 
de gli dicefTe un giorno: A voi raccomando Ie Provincie, fe 'I.ualcbe di- 
jgr-azia mi accadeJ1è. Altri penf.11"ono C
), ch' cgli avefTe p01b gli oeehi 
lopra Serviallo Cognato di Adriano, ed altri fin fopra Lucio !?Juieto, 
de già dlcemmo Mora di na2.Ïonc. Lo creda chi vuole. Vi fu chi 
diOè, <:fTac {bta fua intcnzione di n('lminar dicci perfone, lafciando 
foi la feelta del migliore al Scnato, dopo la fua mortc. Null.! di ciò 
fu f.l
to. Soluneme ful fin della vita adottò, e nominò fuo Sl1ccef- 
for
 Adriano, e ciò per opf'ra di Plotina Augufla e di Celio 'I'aÛano, 
o fu .dttiano, Tuwre d' clTo Adriano, perchè veramemc Traiano non 
mofirò mai tcnerezza akuna d' amore per lui, conofccndone a{f:\Î i di. 
fetti, , 



 II. A Volg. 
JhIjNOII7. 
(a' Di, lib. 
68. 
(b) Aurelius 
Viélor ibid. 
(C) SPar- 
tii/n. in vita 
Hadrian; . 
( d) ')ulÙmul 
de CÆJfmb
 


(e) Eutroþ. 
in B1"e7.liar
 


(f) Spartia- 
nus 171 Vita 
Hüdriani. 


(g) Dio lib. 
69. 



1, 71, ANN A LID' I T ^ L I ^; 
Ell. A Volg. feui; e P avea bensì [oll
v
[O aHa pignità di Con[ole, ma fenza dar- 
ANN 011 7. gll cariche riguardevoli iUll
ttentl:. '.1"ch
 non fi accorda con ciò, che 
. abbiam detto rivelatb a lUl da Lzcmzo Sura (a) nell' Anno 10 9. cioè 
(;\) 
 b Þ'? d rtla- che fin d' aHora Traiano mediuva di aJorrarlo per fuo Fi g lillolo Con- 
lJUS I I 
m, d ' I "" d I I " , 
venóono non Imeno g I :;tonCl 111 Ire, c 1l: "'INina co' fi.pi m,\nc f1o j 
porto II Mariro in
ènno 
 dlchiararlo i
() Figliuolo e Succe(fore, h
- 
come qudla, che Ie vogll.uno prdiar t
de a Dione (h), c:ra 1l111.1mO- 
(b) Dio ib. l"ara d' Adriano: il che t.tctlmeme porè Immaginar la malizia, iòiira a 
far de i ricami aUc aziom alrrui, e mal1ìmameme dc' Gr,mdi. -\nzi non 
mancò chi credelfe, ef1ère 1tara l' adozlOn dl Adnano una tc\.t 1I1rera- 
menre tåtta da etfa Plotlna lenza noriLla e coniemimenro di Trai:mo 
' , 
cd anche dopo la d1 IUI 
OI te, ren
Ha cdata appolb per qu:llche dì, 
con fingerc hma da IUt I ad02.lOne iuddeua. A queito fofpeno diede 
qualcht: tond..mento l' cllère, itat
 fpedne Ie 
ettere al Senaro coil' JV- 
vlio di tale aJozlOne, ma iottoicnrre dalla tola P10rina. Fece la mc- 
defima Augulta per iolieclti Corneri JI
tendere ad .Adriano Ia nuova 
dell' operaro da Traiano (ie pur ru[[;! iua non fu quella f.mura) nel 
dl 9. oi Agafto. Polcia nel ct1 11. gli arrivò la nuova dell.l morte di 
Traiano (t). Non paJe tempo AdrÎimo a fcrivere Lettere al Senato, 
(c) Dio ib. d 
inritolandolÌ Traia,;o LldrialJo, e pregan 010 di confermargli I' I mpc- 
rio, e proteftando dl non ammcucre on
re alcllno, ch' egh non avelT'e 
prima domandato ed 
)[renu[O"dal med
h
o Senara, con altre iþarare 
di non voler folre, te non CIO, che toOe utile a1 Pubblico, di non 
far morire alcun Senatol
e, aggi
ngendo 
 tali prordte gravi giura- 
menu ed imprecaziom, ic nOI1 etegUiva cio, che prometreva. 'NlUna 
diffi.:ultà fi trovo ad approvare lc1 dl lui [ucceOione, ben conoCcendo 
i S.::nclwri, che comauLJ,ll1do cgh al nerbo m,\ggiore delle milizie Ro- 
mane, pazzla fan:bbe JI negare a IU1 ClÒ, ehe colla forza porrebbe 
. onenere. 01[re dl che 1'dcrciro !tetfo ddla Soria, appena udira I' a- 
Cd) 
part:
- dozione di Iui e la mone di Traiano Cd), l' avea riconolèiuro per fnz- 
n'4S In Vita d d 1 I f r {j f 1 S U - , d' d ' . 
lJadriani. pera ore: e c 1C ecc eg 1 d cu::. C d o I e
aro l _ . ,lcJ A nano p ? nu_o- 
chla, per veder Ie cenen e ol]a e 10 iLelo 1 ralano, che fotzna IUa 
Mogllc, .111atidia lua N ipore, e 'I'aziano porravano aRoma; e pofcia 
[e ne ritornò ad Antlochia, per dar fetio a gh afE\ri dell' Oriente, pri- 
ma d'imprendere anch' egli Ji iuo viaggio alla volra dell' lralJa. Furo- 
no accolre in Roma c(fc ceneri colle b.grime, e con un rrinnfo 1\1- 
gubre, cd imrodonc in quell.l Cirr;\ fopra un Carro Trionf.dc, in cui 
1i mirava l' immagine del ddumo :\.uguti:o; e polcla coilocatc in un 'urna 
d' oro [orro la Colonna Traiana, con pn\'llcglO conceduro a pochl in 
(e) Eutrop. addie[ro, perchè non em lcClto il tcppc1.lire enrra Ie Città (e) Egli 
;1) Bre7.lillr. ceno fu il primo degl' ImperJdori, che fo1fero enrro Roma i
ppdliri. 
Scnlfe Adriano a1 Sl.I1ato, acclOcchè gli onori dlvini, [econdo r è'm- 
pio collume del Gentileiìnio, folTero compJ.niti a Traiano. Non 101 
quelll, ma alrri a11COr.l, come Temph e S,lcerdoti, dccrerå il. S."I1.1- 
to alIa di Iui memoria; e per molti anni dipoi fi celebrarollo 111 onor 
íuo i Giuochi appellati Panici. 


Anno 



ANN A LID' I TAL I À: 


. 
173 


Anno di C R 1ST 0 CXYI I I. Indizione T. 
di S 1ST 0 Papa 2. 
di A DR I A ;S U Impcradore 2. 
C f, r S E I.. loA D RIA N 0 Au GUS Toper la feconda volta, 
. on G 1 < T I BE RIO C LA U D I 0 F 0 S C 0 ALE S S A l'. D R 0 . 


C Redcfi _ chc TraÍ:1no avcfre an' Anno P recedente diCe g n:lto Con- 
I E It A V olg: 
Cole ddlimo per l' Anno prelème, M.l anche feo
a dl queilo i1 ANNO uS. 
colturne era, che i novelli Augu1li prcnddfero il Conlo1aw ordmario 
neJ primo .-\noo del loro governo. Era nata .-\driJno neW,Anno ï6. 
dell.! noiha Era, nd dì 2.-+. di Gcnnaio, rer teftim0ni,mza di Spar- 
ziano (
), da cui abbi::.m lJ. fua V ita. Ebbe per 
10g1ie Giu ' ia Sabi- (a) Sptlrritl- 
na, Figliuola di .lI1atidia Augußa, di cui fu l\/ladre .lIbiciana L/!Jgußa, nus ibitL.m. 
SorcHa di 'l'raial'iO. Pcrchè III lua giovrmll comparvc fua1aCl..1u.u:orc, 
fi tirò ad.iofTo 10 rdegno di Tralioino, {uo Parente, e già luo TlJ[('If{.. 
Tuttavia tal't:ra la lua diGnvoltura e \'ivacirà di lþ.rILO, chc Lì rinJile 
jn graz.ia di lliL, 
 riccvè anche molti o\1l)ri da lui, ma non m.lÎ bicn- 
fc in vita del m
delÏmo ad cí1ère 
ccertaw di fuccedergli nel1' Impe- 
rio a cagion del fuo p.atural
, in cui <,Iuel Caggio J rnrcradore tHWa\'a 
bensì moJt
 b.:lIe doti, ma inlÏeme tarea fcoprire non pochi vlZj, 
<ju;>ntur.c;ue Adri.1I1o ti ttudiaí1e di di/1ìmularli e copridl. L' Ambl- 
ZIOr.C tralþ:uiva daHe di 1ui aÚoni e p:uo1e, mo1ro piÌI 1a leggiert'zza 
.c I' incoftanza; e fc-pra [U[tO i1 luo c{[ae 1tizzofa e '"enJIl:ari v 0 t:t- 
cea [l mert., che tarebbe ronaw aJla nuddrà. Non fi può ncg,lïc, 
la pencuazionc del iuo inttnJ:nlelltO, la promenza delle file rill,01Ìc, 
un' applicazionc a nuto qUJl1w ruò riulèir d' orn:lIncmo a l
criona ì\ 0- 
hi1
 l' aiutaV3r.o a bri11ar nella Corre, e negli Ufizj a lui cl'llIll1cí1ì. 
Prodigiola era Ia fua 1l1clJloria. Tuna quanto leggeva') 10 rilCl,è"a a 
mentc. Fu \'cduto tah'olrJ. in uno Lldfo tem po Icrivere una Lettera, 
dcttarne un' alua, alcoltare c f.lvellar con gli Amici. 
 on fi la1Ci;J\;1 
and.u" innanzi a\cuno nella cognizion delle Linguc Grcca e larin3.; L- 
tea cgregiamcme comporre tanto in rrolå, che in vedi; cd anchc 
improvvih1\'a ralvo1ta cen garb0 (b). La l\ledil:ina, r Aritmctica, 1.1 (b)D..l.6Q 
Geometria 1e po{fcJeva; d.lcna\'alÏ di lònar varj. thurnenti, di dipi- 
gone') di lavorar delle ftatue; e la fua non mai f.'1zia curio[lla il por- 
t.\va a voler (1pcre di tuno, con il1lino inoltrarli 01::>1[0 nd vanifhrno 
ftudlo della Srrologia giudiciaria, 0 ndr empio ddla Magia. Lalciò 
anche dopa di fe \ arj Libri di fua compolìzione in profa e in vp1ì. 
Suo Madho, a pure Ajutante di _ fiudio tì.l Lucio Ciulio Feßinio, che 
fervi pofcla a lui divenmo I mperadore di Scgl erario ') e vicl} \.-hi.HT'ato 
Sopranrcndcme allc Blblio[eche di Roma Greche c L lrine in una Hài- (b) Thtftl'4- 
zione (b). 
lcLlo Cuo amorc allc Scienze cd Ani ca
ion fll, che aïu0i r J vf, },o,:us 
t:T I 1\ 1 ...' 1,,' "fllon. 
./.. om. . .LV m rcm- 



274 ANN A LID' I TAL I A_ 
EI\A '\'o1g, tempi fiorirono in Roma Ie Lettere, e viderfi i ProfdT'ori d'clT"e fom- 
1\. ,N N () I IS, mamenre onorati e premiati, come anetla anche FlIotl r ato (0). Plena 
(a' p!Jlio- I fì C d ' G ., 1\1 -. P . . G . 1 
ft t" cr;\ a Ilot Jone 1 ramatlCl, UhCl, ltton, eometn, cd a Hi 
S;;hift. 1/1. fimili. Sp
zial
t'nte fi compi,accva 
i. convalår co i Filolc)fi, Poeri 
 
cd OrJtorr, e 11 tcneva hene In cferclzlo, proponendo 101"0 t!rJvagann 
quiHlOni, per imbrogliarli, e rifpondcndo loro con erloal vivacità Ian- 
to ful lei io, che burlando. Per altro a mifura del t\.lOu yolubi 1 ccrvello 
era anche bizz1l'o ed inllabile il fUr) g,'nio c gullo. E crcdendo{ì per 
jl1:are fopra gli a1tri come I mperadore, di aver anche quelb meddìma 
fuperiorità nell" Ingt'gno e nel fapere, pOl-tava nello !lello tempo mvi- 
dia a chi parea fapere più rii lui, ("On glugncre a m'11rrarrarli, e a tro- 
vat' da dire fopra tutte Ie lor fatiche, e que!, ch' è peggio, a pcrlè- 
gUÎrarli. Facevafi anche ridere dietro, allorchè anreponeva ad Omero 
un cerro canivo Poeta appdJaco AmimJco, Ennio a Virgilio, Cato- 
ne a Ctcerone, Celio a Sallullio. E qudlo tuo mallgno cd invidlOfo 
taleoto il tralfe fino a fcrediu.r Ie azioni e Ie fabbnche di Traiano, 
quafìchè egli andaf1è innanzi a quel grand' uomo ncl giudizio c nel 
buon guf1o. 1\1a qudlo per ora. bani del novello Imperadore Adria- 
no, e intorno aile fue doti e col1:umi_ 
Da che fu egli creato Imperado1'e, giudicò di non do\'er parti- 
(b) Dill lib. re da Anriochia, t'l;nz:l. laCciar in iflaro quieto Ie coCe d' Oriente (b), 
69.. Avea ben Traiano aggiume al Romano Imperio Ie Provincie della Me- 
ft;::;n

_ fopotamia, del:' Affirià, e dell' Armenia; ma il manrene1' queUe Pro. 
tlriani. vincie nella dovuta ubbidienza, non era da un Adriano, Principe, che 
s'intendca del mellier dc:lla gucrra per parlarne in fua camera, non per 
eíercitarlo in camp:\gna, perchè mal provveduto di co1'aggio, e di p.l. 
zienza neUe fati.:he. Però fi rivolfe egli a trattati di pace con Co(4 roe , 
gî:ì Re de' Pani, e con que' Popoli, contento di falvare la dig111tà del 
l)opolo Rom;lOo, giacchè, non fì credea da tanto da poter conlèrvar 
Cjuelle conquit1e. Cedette dunqae l' .\.Hìria e l.t .i\Idoporamia a. ColJroe, 
mand.\ndogli pr0habilmeotc i1 Diadema, con mener qualch' ombra 
i 
fuperioriti, e riducendo il confine Romano all' Eufratc', come era. pn. 
ma. Levò via Part.mla{pare, cioè quel Re, che Traiano avea daro a 
i Parti, cofiiruendolo Re in qu:tlche angolo di quelle comrade. Per- 
miCe :mche a i Popoli deli' Armenia I' eleggerfi il loro Re _ Pan'e, che 
in (Utto quefio egli cercalfe di cllinguae I.. gloria di Traiano, di cui 
(c) Eutrop. per attdbto di Emropio (c), fì mottrò femprc invidicfo. Fece poi an- 
in Brevi.Jr. h . I d I T bb . 
c e per quel1:o dllhuggere contro 11 vo ere i tutti i eatro fa n- 
caro da elfo Traiano nei Campa l\hrziu. Poco mancò, che non rc- 
fiiruilTe :",co1'a la Dacia a i Bàrbari. lmpediro ne fu ..bIla perfuafion 
d
 gli, 

')1ici, ac
iocchè non. cadelTero .tot
o il giog? barb..tl'i,co t,an
i 
CJtt-adI111 Romam, che TraJano a\'ca 1I1Vlaco ad abJure cnla. Cn:o 
Adriano CuI principio due Prefctti del Prerorio, cioè Celio raziano per 
g,oatituJine, avendolo aVlJ[o per Turore in Cua giovemù, e pa mez- 
( d ) DiD l'b zano a làlire 111 alto; e Simile per la moder,lzione cd OJ1oratezza (].
. 
I . fuoi collumi _ Di quefii ne dà un Caggio 10 Stonco Dione (d) con 
:. 
'9- 
re, 



^ N N: A LID' I TAL I A; "l.7; 
re, cl1e rnentre Simife era [olamente Cemurionc, trovoffi nell'L\ntica- ERA VoJ
: 
mera Imperiale, per andare all' uJienza di Traiano. V' crano ancora A fUC 0 u8. 
mold ahri dol più di l11i, cioè Unziali primarj, che la defidrravano 
:mch' clft. Tralano il teee chiamare innanzi a gli altri, ma egh fi fcu- 
sò can dire, effere contra l' OI'dine, che un par fuo do\'cffe godcr quell' 
onore, con f.1re intantQ a[pcttare i ruoi Comandami nell' Anticamcra. 
Accettò Simile can difficulti la carica di Prefetto, c da lì forCe a due 
anni fcorgcndo, che ver[o di llli s' era rafl-i'eddato Adl iano, ditTI
ndò 
cd oncnne it ruo congedo. Ritiratoíì alIa campagn
, qui\'i per [eue 
anni fopravilfe in tuna pace, comand:mdo poi alla lua monc, che neI 
fuo Epitafio li fcrivelfe, come (gli era flato Jèttantafci anni Ju!Ja lena, 
e4 e.fJèrne Vi'-':UfO Jolamente Jette. D' alrro umorc fu ben :raziano, perchè 
llomo vioknro. Egh fuUe prime fcrifTe da Roma ad Adriano di IL'var . 
dal Mondo (0) Bebio 1'11"'1(1'0 Prctèno di Roma, e Labcrio l'.!aiJìmo, e (a) SpllrtlA.- 
,0' r: . - 1 . II 1 - 1 fì ' d ' "-' d ' nus III 'f71l1e 
Cra.1J 0 .1'Ugl, rc cgau ne ,e 10 e, corne per one capaci I 1l0V Ita: a lla- HadrÙu,i. 
no non volle dar pnnclplO al Cuo governo con qudle cruddta. Alcu- 
ne poi ne commile andando innanzi 
 e di qudle diede Ja colpa a i con- 
1ìgli del medefimo Tazi.mo. Deprdlè Lt
fio ß2!Ûeto, valoro!o Ulìziale, 
can lev<u-gli la CompagnÏ.! dc' I\.lori, perchè lì !
llpcttava, che afpiraC- 
fe all' Imperio. Mando ancora l11an:,io 'I'urúone aJ acquetare un tumlll- 
to inlorto nella l\1aurit.lnJa. Prob..bllmcme VtTfo la Pnmavaa dl qudl' 
Anno Adriano, dopo avtT dato a J fold.it! il doppio di qucl reg do, che 
fo1evano dar gli altri nuo\'i I mpt:radori, e 111CI.Ito al gO\'crno dclla So- 
ria Catiiio Stvero, Ii mife in vl4!;gio per terra alla volta di Rc-ma. II 
Scnaro - gli avca åecretato il niontt'. Lo ricusò egli, volendo, che a 
Traiano, benchè defu11to, Iì deOè quett' onNe. P
rcio entrò in Roma 
ful carro trionfalc, IiI cui era inalberata l' Jmmagine di dlo Traiano. 
C0minciò dipoi il fuo governa, come f.1I" fog!Jono per 10 PIÙ i Prin- 
cipi novdli, con fomm,l bontà e dolcezZd, e con f.lr del b
nc a tl,tti . , 
Diede ua Congiano al Popolo Romanu (1/), e rarc chc n' a\'dlè d.no 
'/;Mt
l'- 
due ;lltri nell' Anno antccedeme. Rimilc alk Cltta d' ltalia tuna il tri- ;
m
;:;t. 
buto Coronario, cio
 <]uello, che fi !Okol ragarc per k \'iltoric de Impe/.Jf. 
gl' I mperadori, e pcr I' alTunzione d'dlì al TlOno. Lo fminUl anche 
aUe Provincie tùori d' [talia, benchè egli pnmpofamcntt:: dpnmdlè , 
qu,\I1to aHora 10 Stato fi trovalfe in gran bi[c'bnú di danaro, ch;? cia non 
ollJnte egli f,.;ceva quella remif11one. Ciò nondimcno, che gb pr<)duffe 
un incredlbil phu{o, fu l' aver condonaro tutti i debiti (c), che 3vea- (c'Diol.69. 
no k per/one private da fedlci anni in addi.:tro call' Enu io I mreriale 
t.";l1amu 
tanto i
 R()ma, che in Italia, e nelle Plo\'incic ti'cttanri all' III pera. I I em, 
dare, lecondo la diviíìon d' Augullo: non f.1Fcn,lofi, f..: <]uc:tta lIbadi- 
tà fi fiellddfc ancora aIle Provincic, govcrnate doll Sen.ltO, P.II!.t di . 
qudla fua memorabil gcnerofità Sparziano, e nc confervarono la me- (
? p.
n'Zl/
 
mnri.t Ie 1\ l
dJ.g1Je, e Ie Ifcri1.ioni antichc (d). Se non f.tllano i conti 
o
r
;f.' 
del GronO\'lo (e), qudl:a renllt1ìone akdè a ventidue millicni c mcz- (e" JGrono_ 
z
_ d. 5c.udi 
' 010: .il ,ehe feo
bra co!:, incrcdibile, Per dar maggiore vilts"de St- 
nlalto a queÜa Cua mhgne aZlOl1e) e per magglOr ficllrezza de iDe. fterllls. 
Mm.z. bito- 



?. 76 ANN ^ LID' I TAL I A_ 
E R It. Vo!g. birori, fece bruciar nella PiaZZl di Tr,lÎ.\n') mere t
 lor Pùiizzc cd ob- 
ANN 0118. bligazioni. A rp
ri(èe d:lIle 
le.j.13IIe fuJd.=ne, eh' egli appen.l crcato 
Imper
dore prete i rÎtoli di Germ,;mieo, Dacieo, e PartieD, con.c fe aneor 
qu:Hi foOèro 'paOàri in lui cnli" ercdlrà dl Traiana. Truova(ì anche ap- 
pdlaro Ponteþce i
l{ejJìmo. 1\1a p
r como del molo di Padre deJfa Pa- 
tria, b.:nchè il Senno non lardallc ad clìbirglido, e tornaOè da 11 a 
tlu.llche tempo ad ofFcrirlo, nol volle full' etcmpio d' Augufio, che tat- 
di l' avca acc<:rtaro. 


Anno dì C R 1ST 0 CXIX. Indizione I I.. 
di S 1ST 0 Papa 3- 
di A D It I A N 0 Impèradore 3. 


Confoli 


) ELIO ADRIA
;O AUGUSTO pel" la tena volta s 
( QUlt\TO GIUr-iIO RUSTlCO, 


P Erehè non abbiamo Srorici, che abbiano con ordinc di Cronologia 
diftribuire Ie azioni di Adriano, e di molti altri fufTegl1cmi lmpc- 
raJori, poiIìamo ben rapporrar con ficurezza ciò, che operarono, ma 
non giöÌ aCCerrarnc i rcmpi. Le He{fe Mcdaglie mancano in qudti tem- 
pi di Note Cronologichc, pcrchè non vi {î efprime fe non in gencrale- 
1a PoddH Tribunizia, e il Conlo!aro Term:t ripeuao fCmpre ne'IÜf- 
iègucnti Anni, perchè egli più non fu da lì innanzi Conlole. Dh.:Je- 
(forte nel preceJente, c non O1eno nel prefcntc) de i lõlau.i ..I Popo!o 
Romano, rroppo vago de gli Spenacoli, corrcndo il ruo giorno N a- 
(;1:) Diol. 69. talizio, cioè (n) il combauimento de' GladÏi}[ori, e molte caccie di 
Fiere. G iorni vi tluono, ne' quali cento Lioni, ed altrcttante Li'ond:" 
fc, rclbrono uccili. Tanto ncl Teatro, chc nel Circo, dove G fcce- 
1'0 altri Giuochi, fp.nfe de i doni [cparatamemc a gli uomini e aUe 
donne. E pereiocchè rcgnava in Roma l' abbomincvole ahuio, che al 
medelÌmo Ragno e nello fle{fo rempo (ì andav.mo a laval' uomini e don- 
b) . nr, proibì l:OSI cn01'me indecl.:nza. Ðurò (b) il Úw Coniolaro dell' .-\n- 

"H 

ar;;

 no prdcme lòlameme i primi qUé:UrÐ MeG, fèuz.l c
e {ì [
prla, chi 
,1-i.1dTi
ni. gli fol1è lüHituiro in qudla Dlgnirà. E.d aHara auele ad alwlrar e a 
Jecidcre Ie Clule, che erano parrate al Senato. I'Vleg:lio regolo le Po- 
He, acciocchè i .\lagillrari ddle Provincie non avdlcro l' incomodo di 
provveder Ie vetturc a i hifogni. OrJinò, che da 1ì innanzi Ie ycnt: 
de i condennari non G pJgaßào al FIIl:o, cioè alb CanJera Ce1JrC,i, 
111.1 bl.:m.\ all' Erario ddl.i Repubblic:a. Accrcbbe gli alimemi a i ;:10- 
ciulli calle Fanciulle orf.me povere per [Una l' [talia, ampliando la 
bella illituzione, che aveano dianzi Ùtto i buoni lmperadori Nc:rva, e 
Tr,tiano. A i Sen;lrori, che fenza lor colpa avcano ii-ninuito molto del 
pnrimonio, che lì clìgeva per dlèrc dl qucll'Ordinc em,nente, dll.:dc 
egli il fupph:mento con penlioni ben pagate, finchè egh vifle. l'e
 Ie 
fpdc: 



^ N N .\ LID' I T ^ L I A. 2.77 
fpefe occorrenti n
Winweffi) ,delle e:1.rie

 a m,)hi [uoi Amici I?overi Ell. a. Vo1g. 
fomminifirò un buon amra dl cotta, c: CIO feec :mcora con alcum, che At-.NO 119. 
nal menta"ano. Sovvenne a 1 1cora moIre N obili Donne, aIle qu.lli man- 
cava il modo ondio di lòHcntar h vita. Sce\[e i più accredltati dell' 01'- 
, din
 Sel11torio per fuoi domdlici e f
miliari, e Ii teneva aHa [U:l ta- 
vola. Fuarchè nel giorno fu,) N.ualizio, ricU\ìò i Giuochi Circentì, 
che 10 altri tempi volle il S:lutO decretare in onore di lui. SpelTc 
volte ancora parlando al Sen ito e al Papolo, proteHò di voler far co- 
nolèere nel fuo governo, ch' egli proecurava 11 ben pubblico, e' non 
già il proprio. 
La Cronica d' AlefTandria mette fat quefii Confoli I' andat:t di 
Adriano a Gerufalemme (0), per que tare i tumulti 
ccitati da i Giu. (a) chronj
. 
del :1I1che in quelle parti. Pre[e, iè vogliam credere a quello Storico, pa/chaie . 
]a 
i[[à di !
reb,inro,. e 
cndè fchiavi al p
bbli,c
 i. 
iudei 9 uivi tro- ft:
',/7..

: 
vat I . Atterro 11 'I emplo dl G
ruf.'1lemme; tabbnco IVI due Piazze, un tin. 'Y 
Tearro, ed altri edifizj. Divi[e qudla Citri in fette Rioni co i lor 
Sopramendcnti, ed abalito il nome di Gerutãlemme, volle che quella . 
Città dal fuu 1î chiama{fe Elia. Anche Eulebio (b) qualche cola di cia (b) 
UftÞIUS 
parla all'.rlnn.o p,refe
tc; e il Padre P
gi (c) tien per fermo, che al- (
) cp;;i;s 
lora fegUJlTe II vlagglO fuJdetto dl Adnano, e che Geru[alemme fo(fe Crizjc4 Jìa- 
da IUI rif
bbricata. Ma non è J' Auwrc della Cronica AlelTandrina di nn. 
tal pe[o, d.1 dovergli wilo prefiar fede in quetlo pumo di Cronologia, 
<}uando Dione, e Span.iano nulla di ciò dicono verfo i tempi prefen- 
ti; e qudlo Scrittore parememente s'inganna in attribUlre ad Adriano 
la diltruzlOne del Tempio
 accadura nella guerra di Tim. Non è per- 
ciò a mio credere a{fai fuí1ìUemc il viaggio colà di Adriano in queO:i (d ) . 
tempi. PdIìamo bcnsì tenere, ch!: neil' Anno prefeme i [ediziofi GIU- musn:;:;
"j- 
dei facdli:ro <1uakhe mo\'imcmo, c reO:alTero abbattuti, corne fcrive ment. in 
San Girolamo (d), e vien accenparo anche da Eufebio. Abbiamo in 01- Danit!em 
tre da Eml"lJplU (e), che Adnano ebbe una [ola guerra, di cui par- C ( a p . 9. 
I .. l ' , r. d ' {i G e) Fut"oþ
 
eremo, ne que1i:a a tcce 111 penona, ma per mez.z.o 1 un uo e- in .irevi.1r. 
IJe r die. 


Anno di C R 1ST 0 CXX. Indizione I I I. 
di S 1 S T 0 Papa 4. 
di A D R I A J-; 0 1m peradore 4. 


Con[oli 


5 LUCIO CATILIO SEVERO, 

 'rITO AURELIO FlJLVO. 


P Er quanto c'infegfl1 Giulio Capitolino if), I' Imperadore AntonÏno 
Pio fu prima l1C'rninaw Tito Amelio Fulvia (0 Fulvo) cd era flaw 
Confüle Can Cn/ilio Severo. Quando quello Storico non prenda abba- 
ghn, il It:condo de' Coof-"11 dell'i\nno prefeme dovette elTcrc il me- 
ddimo Antonino. Non Lucio Aunlio, come per errore è corfo ne' Fa- 
'1l.i. 


(f) Jufills 
Capito.. ,us 
in T. Alit.- 
nln'. 



(e' Eufeb. 
in Ch,.onic. 
(f) Sp4rr-a- 
nus In Vita 
Radriani . 


1.78 ANN A LID' I TAL I A. 
fii del Padre Stampa, ma Y'ito Ailftlio fu il Prenome e nome d' elro 
Conlulc, come s' h.1 da un'llèrizione riierita dal Patl\'inio (./). Ora 
all'1\nno prefcmc, fecondochè immaginò it Padre Pagi (b) con alrri 
e non gi:ì al prl'ccdente, come volle il Tilkn)Qm't pal c che s' abbi
 
<.1:1 ritlnre 1:1 gucrra mof1à (c) da i S:umari e da i Rolli.ll.mi contra Ie 
rreJ1t Jl'il' Jmperio Rom,mo. A qudlo av
'i[o Adria'10 Augutto im- 
mtJlatJ.meme mandò innanzi l' eíerciro Rc:mano, e poi tentndngli die- 
no, .1.1 ri\ ò anch' cgli nella J.\tlelìa, e fÌ tcrmò al D.:nubi(l, frarrofto 
fra Iui e i nemici. 11 Ccllario (a), che mette i Sat m,ni V('I-[O il Mar 
Nero, e i RoOolani circa la h.luJe I\leotide, non fo come ben Ii ac- 
cOICli col racconto di qudta gllc1Ta. Un dì la cavalleria Romana, Ji 
tutte armi guernita, all'improv\'i[o palsò a nuoto il lJanuhio: azione 
fommamcnte ardita, che mIle tal terrore nc' Barbari, che trattarono di 
race (e). Lamcnt.lvafÌ il Rc de Ro(làlani (n, de fli fo{fe nata fmi- 
lIuita la pen Ii one folita a pag.llft:gli da i Romani. Adriano, che ab- 
born Va I pcricoli dclla guerra, il 10ddisfece, con accordar vcrgogno- 
Ümeme quamo il Barbaro richiedea. Fu in queH:i tempi, ch' egli d!e- 
de ii governo della Pannonia e della Dacia a .LWarz.io crllrbone, ch' era 
flaro Pretideme della Maumania, eonferendogh la medefÌma autorirà, 
chc a\'ea Ii Governator dell' Egitto. Fors' ancbe allora fll, ch' egli tì:ce 
fàbbricar nella MeGa una CUt.i, che da Illi prcfe II nome dl Adriano- 
poll, oggidì .\ndrinopoli, Cmà moho cofpicu'l tllltavia. Secondo r 01'- 
dll1e, ch<: ticne Sp.!.rzl.ll1O Ilclluo racconro, parrebbe, che apparrenef- 
kra all' Anno prett-me alculle crudcltà ulate da cOo :\dri,iIlo. Dio- 
(g) Diø lib. ne (g) kmbra mettcrle molro pnma, cioè all' Anno 118. 0 119_ Sic- 
'9. come Adriano era Principe diffidtnte e fòlpenofo, c che facilmemc be- 
vea qùanto dl male gh veniva nfcrito, così rrdlò fede a chi accusò 
ÐomiÚo Neg1-Ùlo d' aver macchm.Ho contro la di lui vita: dd qual de- 
Illto (vera 0 falfi) che folTe) [urono crcdutì comphci COi'nelio Palma, 
Lucio Public'o Ce
ò, e Luþo f5<!tieto, tU[ti e qu.mro reríonaggi dl gran 
credno e nobl1là, e Ilau già Conloli ordin.1I'j 0 Ihaordinalj. J\1.1 non 
s' accurd,ll10 inlìtme Dione e Sparziano. Jl primo fcrivc, che doycano 
ammazzarc Adriano, allorehè era alla caccia; e I'altro, menrr' egli fi 
trova
a impegnaro in un lagri6zlO. SI può anche dllbitare, che un,tal 
f.'1tro accaddk, quando Adnano Ii trovava ndle viclI1anze di Roma, c 
non già nella MeGa. N e fcnfI
 Adnano al S.:-nato. P.uc, <.'he qudÌe 
perfone prende(lèro 1.1 fuga, pcrchè Palma per ordine dd ScnaIO fil 
uccilo in Terraeina, CelJo a Bal.!., Negrmo a F.tenza, e Luþo in viag- 
glo. Prote1tò dipoi Auriallo, non eOere ac.caJma la lor l11ol'(e di com- 
ml't1ione lua, e 10 ferille anehe nelia fua V I(a, Libro, che più non 
dil1e. 1\1a pel quamo cglt dled]e (h), comune credenza fu, che per 
th) Di,l ib. inlinuazioni ltgrcte da 1m f:Ltte, il 
cnato lcvalfe a si riguardcvoli Sug- 
gem la vita;, nè alcuno fi làpea pe!-f
adere, chc pedone d
 [ant
 ri- 
putazlone follcro giul1te a medltar hmllc attemato _ Lo th:Oe Adnano 
roi in quakhc congiumum non negò d' aver data la fpima alIa 10ro mor- 
te, con rigettarne poi la colpa dd coníìgho Copra 
"zÙmo) Prefnto 
del Prt:tollo, N è 



1\ A Vo1g. 
ANN 0 I 2.0. 
(a Pmlvi- 
nÙlS in F'lj1. 
Con/IILlr. 
(b I t'azius 
in Cnne. 
13..1 or.. 
(c DID lib. 
69. 
(1.11 CeLiar. 
GeJgr.lph. 



ANN A LID' I TAL I A. 2. 79 
Nè fu quefia ]a Cola crudeltà u(lta da Adriano. Altre nobili e 
Il A Vol
 
potenti pt:
lone .credu
e colp
voli per l.1 (uJd
tta 
ong
ura, 0 per al- ANN 0 no. 
tre cag-lOm, ed 10 altn tempt, perderono la vita d ordme fllO, tlItto- 
chè 1'
lluto Principe, anche con giuramento, anefiaflè d'eflèr in ciò 
innocente. CosÌ in un alrro .Anno egli fl.:ee levar dal1\10ndo ApollodQYO " 
D,liw1fceno (a). SÌccome di lopra accennammo, era queili un Archireno (a) VII IV. 
mirabile. Avca fabbricato il mar:lViglio[o Ponce di Traiano [ul Dar-u- 
bio. Sua tUtU! a parimeme furono la tUp':rba Piazza di Traiano, l' Odeo, 
cd il GinnaÍ10 in Roma. Un giorno it trovava pre(ente Adriano, al- 
lorchè I' Augufi:o Trai:!'lo cd Apollodoro tranavano di una di ciTe fab- 
brichc, e volle anch' egli fare Jl faecente, come quegli che credea. 
di {;'pere di tuno. Ri volto(egli A pollodoro gli dil1è: AlJdate di grazia 
a dipigiJCre delle zlIcche: che di,queßo non 'l}' Întet1dete punto , Quefia ingiu- 
ria non fi canecllò mai PIÙ dal cuor di Adriano, e fu cagione, che 
mandò poi con de' preteLli quel valcnmomo in dìlio. Tunavia mag- 
gioI' male per quefio non gli avrebbe t-àtto; anzi in qualche tempo fi 
1èrvÌ di lui. Av\'enne, che Adriano fabbricò il Tempio di Venere-, 
c di Roma, dove erano Ie alagnifiche flame di quefle due f.llfamt'nte 
appcllate Dee, Pcr prenderfi beflè di A pollod0ro, ch' era fuori dl Ro- 
ma, e forLè efiliato, glienc mandò il di(cgno, acciocchè intenddTe, 
che fcnza di lui fi pntc'1no f.lr delle funtuole e belle f..bbriehe in Ro- 
ma; e nello fldTo tempo delìdcrò, che dicciTe il fuo fentimento, Ie 
foilè 0 nò con buona Architettura fm-maro quell' edificio. Rif,}ofe A- 
pollodoro, ehe cOn\'eni\--a fabbríear quel Tempio afiài pill alto, [e avea 
dOl f.ue un' eminente comparf" fopra Ie aIte fabbriehe della Via f.1cra; 
cd anehe più concavo a cagion delle macchine, che fi pen(ava di hlb- 
bricar ivi tègretamente, per introdurle poi nel Teatro. Aggillg"1eva, 
ehe Ie macito[e Statue, ivi poíte, non erano proponionate alIa gran
 
dczza del Tempio, perchè [e Ie Dee avdlèro avllto d,t levarG. in pie- 
di ed u(cir fuori, non :1\'rebbono potuto tjrlo. A 11' udir quelle otrer\'a- 
zioni, e al conolèerc l' error commeifo fenza poterlo emcndare, s' em- 
pie dl tanra rabbia e do\ore Adriano, che pnvò di vir:}. il tlOppO fin- 
eero Alchirctto, degno ben d'aItra mereede pel (uo irnrareggiabil va- 
lore. Oh che bdba il Signore Adriano! grideri1 qui taluno. l\.h con- 
vien alpetrare alquamo, perchè mirandolo in un ahro rrofperto tÎ"a po- 
en,. trcweremo In lui t:ilnto di buono, d.1 poterc far bella fì
ura fra i 
Regnant!. N on so in ben dire, in che luogo dimoraíTe Adriano, al- 
lorchè rucccdC'(rc la Tra 5 cdia de i quatrro Confolari (uddetri lIccifi. 
Bl:n 50, ch' cgli fi rrova"a fuori di Rom,1, (6) ed avvifato della gra- (b) Sparri/(4 
vc: morm')raZIOOe, chc fi facea per la mone di Sl illutlri pel tonàggi, nus In '.. 
e ch' cgli s' era tir,\to add of To l'odio di tutti, COt (e frettoloÙmtme a dr.a". 
Rnma, p
r prevtnire i difordini. 
etÒ il Pnpolo Con dllpenlårgh un 
doppl"') eongiario. Menrre era lontano, gli aVt;a anehe Farro dithibuire 
tre Scud. d' oro per retb. N el Seoato dopo a vcr a.jdotre Ie Icult: deWo- 
perata, giurò di nuovo
 ehe non avrebbe mai tàrro morire Senarore 
alcuno, ië: non era giudicato dcgno di morte d&ù Senato. !\
,1 (otto 
1 pre- 



2.80 ANN A L I D t I TAL I A: 
EllA Volg. 1 plLcedcnti catti\'i Auguíli, un folo lor cenno b,\ílava a far che il 
ANN 0 I u. 
cn-!lo prutèntlè la It:mcnza di morre contra di chi incorrc\'a n
lla loro 
dllg\dzia: Se non tall", EUlebl
 (a)'_ , in,queH' A . nno, ov . vero nel (c g uen- 
(a) Eufeb. ti d ' 1 C . d 
i. Chroni(. tè, un <:1' trLrnuoro ,1l
OC
O a 
tra I l':l
comedla, c: ne pauTOno 
gran dann
 t.uttc Ie Cma ClrCOn\'1Cmc. Adnano generoiamentc inviò 
colà granLll 10mme dl danaro per rifarI.:. 


Anno di C R 1ST 0 CXXI. Indizione IV. 
di S 1ST 0 1) a p a 5. 
di ^ D R I A r-; 0 lnlperadore 5. 
Confoli 5 LUCIO A
NIO VERO per la feconda volta, 
(AURELIO AUGURINO. 


F U Lucio .AmJio f7à, Avoio paterno di J.Uafcø .Aurelio Filo(ofo ed 
(b
 
p4rti4- Imperadon:, di cui par1eremo a Iuo tempo. OlTervol1ì (6) in tUttC" 
';u
 In Hù- le mamere di vivere d' Adriano Auguflo una cûminua v.lril":t:ì, c una 
rJano. collanre inco11:anza. Ora crudelc, ora tuUo clemenza: ora (erio c Ce- 
vero, ora lic:to e bufFone: avaro inlìeme c liberalc: fincero e Gmu- 
latore. Amava facilmcnrc, ma f.lcilmente ancnr.
 palT.wa dall' amore 
all' OdlO. S' è veduto, com' egli tratrò l' Architctro :\ pollodùro, c pac 
abbiam da Sparziano, chc non fi vendicò di "hi gli ('ra Haro ncmico, 
allorchè menava vita privata _ Divenuto Imperadore, (o)amcntc non 
gU;lrdava loro adJolTo. E vedendo uno, che pill degli a)tri Ce gli era 
moll.rato comrario, diOc: L' bai fwppûta. Tutto ciò può dlèrc, {e 
non che rer tdbmonianza del mcdehmo Storieo, Palma, e Ce
(o Con- 
foli, {tati lemplt: fuoi nemici nella vita pri v;lta, abbiarn VCdUfO qual 
fine fecelo. In queil' Anno gli venne troppo anoia Ce,'io 1azia '0, 
che glà diccmmo alzato da lui al grado àl Prefet[o del Pretorio, in 
guiCa che, come dimemico d' averlo <1\ utO per Tutore, e rer gran 
promorore dclla lua aOunzione al Trono, ad altro non penla\'a, chc 
a levarièlo d'attorno. Non potc\'a egli tofferire la gr.md'aria di po- 
tenZà, che fi dava Tazlano: e percio gli coree più volte per mente 
di fallo tagliare a ptzzi. St IìC atlennc, perch' cra frc(ca la memoria 
de i qUJttrO ConColari uccilì, e ,1' o
io, chc gliene era provv('n
to. 
,Ma con tuna il (uo gUJ.ldarlo dl bleco, non otrene\'a, che Tazlano 
chieddlè di depor qudla calica. Gli fccc pertanto dile all' orec- 
chio', che era bene Ii chiederIo; ed appena ne udi l' ilhtnza che 
conferì la canca di Prefetto del Pretorio a A1arzio '.rUl'[.Oi/C, richia- 
m ita dalla Pannonia e Dacia. Creò Scnatore :Faziano, dandogli an- 
che gli ornammri Conlolari, e dicendo, che;; non 
vl.a colà rill grall- 
de con cui prcmiarlo. Allch
 SirliÍle 
 l' alrro Preteno del Pn.:torio, 
fic
ome dll1ì al\" r\nno lIS. da:undò 11 flLO c0ngl 
:J. Enn ò nel fUe;) 
(Jollo Sc:tiâø Ciarø. 51 :Ful'blllJC, che C:aro erano due perlol11ggi di 
aro 
men- 



ANN ALl D'I TAL I A. 221 
merito; ma anch' effi provarono col tempo, quanto infiabile fo1fe l'a- J! It A VoJg. 
more e la grazia di quefto Imperadorc. Per quefia mutazion d' Ufi- ANNOIU. 
ziali parendo oramai ad Adriano d' aver la vita in fieuro, perchè di 
101'0 non fi 6dava più, andò a folazzarG nella Campania, dove fece 
del bene a tutte queUe Città e Terre, cd ammife all' amicizia fua Ie 
perfone più degne, ch' egli troVÒ in quel rrano di paefe. 
Rirornato a Roma Adriano, come fe fotre perfona privata, in- 
terveniva alle caufe, agitate davauti a i Con{oli e a i Prerori; com- 
pariva a i conviti de' fuoi amici; e fe quefti cadevano malari, due ed 
anche tre volte il giorno andava a vifirarli. Nè Colameute ciò prati- 
cò co i Senatori; fi ftefero Ie vifite fue anche a i Cavalieri Romani 
infermi, e infino a perf one di fchiatta Libenina, Collevando tutti con 
de i buoni configli, ed aiurando chiunque fi trovava in biCogno. Gran 
coria d' effi amici volea Cempre alIa fua menfa. AHa Suocera Cua, cioè 
a Matidia .Ãtigufta, Nipote di Traiano, compartì ogni poilibil onore, 
allorchè fi f.1ceano i Giuochi de' Gladiatori, e in altre oecorrenze. Ebbe 
fempre in fommo onore P/olÌna .Augufta, Vedova di Traiano, da cui 
riconofceva l' Imperio. E a lei defunta fece un funtuo(o fcorruccio. 
Gran rifpetto ancora mofirava a i ConColi, fino a ricondurli a cafa; tcr- 
minati ch' erano i Giuochi Circenfi. Anche con la più bafTa genre par- 
lava umanil1ìmamente, deteftando i Principi, che colla loro altura fi 
privano del contento di mandaI' via foddistàtte di fe Ie perCone. Con 
qucfi:e azioni prive di fafto, piene di demcnza (a) fi procacciava l'af- (a) DiD fb. 
fetto del Pubblico; e lodava(ì nel medcfimo tempo la continua Cua 69. J . 
attenzione al buon governo; la fua magnificenza nelle fabbriche; la 
fU3 provvidenza ne' blfogni oceorrenri, c tþezialmenre nel mantenere 
l' abbondanza de' viveri al Popolo. AtraiHìmo ancora piaceva il non eiTer 
cgli vago di guerre, che d' ordinario coftano troppo a i fuddiri . Tanto 
1e abborriva egli, che fe ne inforgeva alcuna, piÌ1 toO:o fi fiudiava di 
aggiufiar Ie differenze co i negoziari, che di venir all' armi. Non COI1- 
Efcò mai i beni altrui per Via d' ingiufiizie: troppo fi pregiava cgJi 
di dom.re il fuo ad altri, non già di far fua la roba alrrui. In fatti 
grande fu la Cua liberalità verio moltiilimi Senatori e Cavalieri; nè 
atpettava cgli d' efTere prcgato: baitava che conofceße i lor bifogni, 
per correre fponrat1eamente a fovvenirli. Se gli poteva parlare con }i- 
berta, [enza ch' egli fe I' avefTe a male. A vendogli una Donna diman- 
data giufiizia, rifpofe di non aver tempo di afcoltarla. PerelJè jiete 'Voi 
Junque lmpcradore? gridò la Donna. Fermoffi aHora Adriano, con pa- 
zienza l' afcoltò, e la foddisft:ce. Un dì nc' Giuochi de' Gladiatori al 
Popolo non piacea quel che fi facea, c con importune grida diman- 
-da\'a aU' Imperadore, che fe ne facctfe un altro. Comando Adriano 
aU' Araldo, che gli era vicino, di dire imperiofameme al Popolo, che 
tace.f1e, come folea far Domiziano. Ma l' Araldo fatto ccnno al Popolo 
di dovergli dir qualchc parola a nome del Regnante, altro non ditre 
fe non: þ<!'eel ehe ora ji fa, è di piacere de'" lmperatlore. Non fi offefc 
punto Adriano, che I' Araldo aveífe contro I' ordine fuo parlato con tal 
:rom. I. N n man- 



ER A. Volg. 
ANNUI2.2.. 
(a) rille- 
",ont Me- 
moires des 
Em ere'4rs. 
(b Pagi,JS 
Cntua Ba- 
ron, 


2
h ANN ALl D' I TAL 1 A. 
m-mfuetudine at Popolo, anzi iJ lod.ò d' aver così farto. Creddi, ch'eg1i 
in quell' Anno fabbricaífe un Circo in Roma. Comincia il Tillemonr (a) 
nell' Anno 12.0. i viaggi d' Adriano luori d' Italia; il Pagi Cb) nell' An- 
no 12. I. 10 rni riferbo di parlarn\':: an'" Anno feguente. 


Anno dî C R 1ST 0 CXXI I.. Indizione v. 
dì S 1ST 0 Papa 6. 
di A v R I A N 0 Imperadore 6. 


Confoli 5 MANtO ACINIO AVIOLA, 

 GAIO CORNELIO PANSA. 


P Er accertar gli Anni preciG, ne" quali Adriano Augufl:o imprefe- 
ed efeguì rami fuoi viaggi, non ci ha provveduti la Sroria di lu- 
mi lùfficienti. N è occorre volgerfi aIle Medaglie, neUe qllali vera- 
mente fono accennati qlleíli fuoi viaggi, perch' eífe non ritengono ve- 
Higio del tempo. L'Occone e it Mezzabarba Cc) Ie han ditlribuite a 
tentone per varj Anni, fenza poreme addurre il perchè. Sla dunque 
lccno a me il tener quì con eífo Mezzabarba, e col Bianchini Cd), 
che in quell' Anno cominci:1ífc Adriano a viaggiare. Parte per curio- 
(ità, e parte per farfi rinomare, fi era egli meífo in tella di voler vifi- 
t,ire tuno il val
olmperioRomano: cora non maifattada alcuno de'Pre- 
dccdlòri. Venne dunque a mio credere nell' Anno prefenre per l' Ita- 
lia, e paf.;;ò nella Gallia (e), dove delle fue azioni a!tTO non 1Ï fa, fe 
non che fòllevò colla fua liberalità quanti bifognofi a lui ricorfero. 
Cerro è, chc queflo fuo genio ambulatorio tornava in proh.rro delle 
(f) DJol. 69. Provincie (f) dove eg1i arrivava; imperciocchè a guilå di un Infpet- 
tore s' informava co"'[uoi occhi, e col faggio efame delle cofe, fe i Ma- 
gi tirati faceano il lor dovere, 0 pur mancavano alIa Giullizia, c quali 
fotTero gli. abuG, per rimediare a tutto; nel che maravigliofa era non 
me no la di lui auività e provvidenza, che la fua cofianza in degradare, 
o punire in altre forme i delinquenri. Volea f.1.per tune Ie rendite, e 
gli aggra\'j delle Città; viGtava tune Ie Forrezz e , per otTervare, fc 
erano ben tenure e munite, ordinando, che fi provvedeOè qud che 
mancava, diUruggendo ciò che non gli piacca, e comandando, fe oc- 
corrcva, delle fabbriche nuo\-e, in ahri fiti. Dalla Gallia pafsò ne!la 
Germania Romana. A que' conf1ni dif1ribuito fiava a quarriere il mag- 
gior nerbo delle milizie Romane, rem pre aIr ordine per opporG a i 
Gtrmani non flldditi, i quali più chc alrra N azinne furono fempre te- 
muti e rifpettati da i Romani. Era Adriano, quanto altri mai, peri- 
tit1ìmo dell' Artc f\1ilitare, e fembra, ch' egli anche ne componel1è 
(g) Anti7ui- un Libra, come aTrrove ho io accennato (g). Adunguc (enza perder 
lat. It.zll- tempo, ft <lpplicò alIa vifira de'Luoghl forti 
 e[:1minando Ie forrif1ca- 
,;;
.;:.m
;: ZiOlU, l' arml, Ie mac(.;hine militari; e come fc foOc immineme la guer- 
ra, 


(c) Medis- 

"rbus in 
N'4mi{mat. 
lmpertltor. 
(d) Blanchi- 
nius ad A- 
najlafium '. 


(e' Sþ'lrtill- 
n.us in Ha- 
d.rliln . 



ANN A LID' I TAL I A. 
S 3 
r:\, diede 1a mofira _a tutte queUe Legioni, e premiò e promoífe a ERA Volg, 
gr.ldi fuperiori chi tel mf..ritava; feee tàr l' efereizlo a tUtti. Trovati ANN 0 IU. 
molufiirni ahufi II1trodotti nella milizl:\ per tr;,(curatezza de' Principi e 
.... Generali precedcmi, ti miCe al tòrte, ptr rimcuere in piedi l' anrica 
ditèiplma Rom..na. [fa quc
 101dati. p'ede ordiI
1 belliíIimi intorno a 
valj impieghl, dcgh. Ufì,z
alt, 
 alle Ipele, che 
1 f
cevano.. Le,vò ,'ia 
da gli allobb,amenu d
 foldau. (
he erano ,obbhgau ad abltar Iotto Ie 
tende an.1 cam ('agna) I pomel, I pergolatl, Ie glOue, ed altre deli. 
zic. N i1.Jno de'toldati knza giutb. cagion
 potea ulcire del campo. 
I)l r divcmr Centunone (nOl dll'cmmo Capitano) b;fognava aver buo. 
na fðma e rouuftczza di COIpO. Efière non porea Tnbuno (noi di. 
remmu Colonnello) fe non chi era giunro ad una pcrtèua gio\"anezza, 
accompasnara In olrre dal1a prudenza. Lecito non era a i Tribum l'efi. 
gere 0 nce\'ere aIeun dono 0 d.1naro da i íoldari. E pt:r como dc:'me
 
defimi lo1Jati dilàmin
 attentamente Ie lor' armi, il lor bagaglio, la 
Joro età, acciocchè nlUno pnma de gli anni dieClfette folIe af1umo 
alla milizia, ne fofie tenuto a mihrar più di trenta, fe non voleva. 
Nell' ef.Htczza della _ dilèiplil
a rrecedeva egli a tutti, al1lmando col 
propno e(el1lpio Ie fue leggl. l\.-1anglava in pubblico, altro clbo non 
}?renden90' che l' l!fat
 da I, foidaL! rWegmj, cioè Iar
o, caclO,' cpo. 
fca, 0 ha acqua mlfchlata d ac
to. 1 alvúlta armato tece venti mrglia 
a piedl; bene Ipefio u(
va veLb_ dlmeífe, non dllfúmiglianti da queUe 
de' fold,Hi. L
usbel"go Iuo era Ic: nza oro, Ie fibble fènza gemme, d'a. 
vorio folameme il porno ddla fpada. V JÍitava i íi.11datI inferml; dife. 
gnava i tin de gIi. accampa
enti; 
opta rULt
 badando, che non fì 
comperalfero robe mutIh, nc fi delle a mangwre a perfone oziofe. 
Da queH:o poco. 
 può comrrende
'
 
a fa\'iezza de gli antiehi Ro- 
m:mi neI ben dllcipimare la 101'0 nllhZla. 
Sbrigato daila Germania Adriano, fi crede, che nell' Anno fier- 
fo, cioè, Cl,me io vo conieuurando, nel preJC::l1te, pafiàlfe aHa vilìta 
deUa gran Brct
gna. (a) 
iVl ancora trovò molti abufi, e Ii correíTe. (a) 
partill. 

r
no i l{omam in po{f

o d i 
uona, parte di que II 
 lIoI,a; ma nel prin- 
;:a
=. Rot. 
ClplO del governo dl Tralano VI aa !tara qualche nbelhone 0 tumulto 
in quelle pam. Cerro è, che Ia pane Seuenrrionale non ubbidi.. a all' 
Aquile Rom,me. Per aßicuradì dunque AdrIano da gl' infì.1lri di quc' 
llirb.tri, genre fcroce e temma, ordinò, che fi fabbricafiè un muro 
lungo ottanta miglia, il qual divideíTe i confini Romani dalle rcrre 
d' clli Barbari. Crèdono gh Eruditi Ingleiì , che qucft:o muro fonè neI. 
la Provincia del N onhumberl.md verfa il Fiume Tin, e che ne re- 
nino tutuVla Ie veítigla. Ebbe fra I' altre cofe in ufo AdrIano åi tener 
delle fpie, non tanto per Üper tuno cio, che {i faceva in Corte, quan. 
to aneora per indagar tutti i t:1tti partlcûlari de' fLlOi Cûrtigial1i ed A. 
rnici. AI qual propofìw tì raccQnta, chc avendo una Dama kriao al 
l\1anw, lament .ndùlÎ delio Üar eg:1 tanto tempo lontano, .: dd per. 
dedÌ ne i B.1gm, cd in alui placeri: 10 feppe :\.drÍJ.no, e venuto qucl 
talc a prcnderíì commiato, gh dlffe, ch'er.! bene l'anJiire c: I'dbb.m. 
N n 2 dona. 



1.84 ANN A LID' J TAL I A. 
Ell. ^ Volg. domre oramai i B.lgni e pi:lceri. n Ca\'aliere nOn fapefldo di che m
z- 
A 
UI 0 122. zi fì (erv.cre Adrian
, pa J(coprire i tàui alrrui, aHara rifpoíè: L' ha 
forfe mia J.11og'ie ,(critto anche a 'Voi, .ficcome ha f/ltto a me? Or.\ davette 
.t\JriJ.no c{fcre 3HiÙro d.l Roma, che Suetolfio 9:' r a;zfjuillo, Amore del- 
le Vite de i dodici primi Cefari, che allara (erviva in Cone nel gra- 
do di St'grerario ddle Lertere, e Setticio Claro Prefetto del Pretorio, 
ed alrri, praricavaoo troppo familiarmcnte coo Sabina [ua Moglie, non 
moíl:raodo quclla riverenza, che fi dovea alla Ca(a dell' Imperadore . 
Di più nan vi volle, perch' egli levarre loro Ie carichc:. Agf?iungono, 
ch' er.! anche difgunato della HefTa Sabina (ua Moglie, perche gli parea 
donna a(pra e tèhizzino(a: laande ebbe a dire, che s' cgli fofTe ftato per- 
[ana privara, I' avrebbe ripudiata. Succed
t[e in quefh tempi quakhc 
faíl:idiof.'1 Cedizione in Egino. Adoravaoo que' Popoli il Dio Apis fotto 
.figura di un Bue macchiato; 
 morendo queíl:o Ii cacava uo vitello, 
che avefTe Ie medefime macchie. Dopo molti Aoni trovato queíl:o Dio 
beíl:ia, gran gara, anzi un principio di guerra inCorCe fra Ie Città, pre- 
tendendo molte d' etTe di doverlo nutrire nel loro Tempio. A qudlo 
avviCo turb:lto Adria'1o, dalla Bretagna toroò nella Gallia, e venne a 
Ni(mes in Provenza, dove d' ordine (uo fu fabbricata una maravlglio- 
fa Bafilic:l in onore di Plotina Auguíl:a, già Moghe di Traiano. A lui 
ancora, a pure ad Antonino, vien attribuita la fabbnca dell' Anhteatro. 
in parte ancora (uffi{tentc:, ed un Ponte, ed alrre Antichltà di quella 
Città. Di là poi fi portò in lfpagna, e pafsò il verno in Tarragona. 


Anno di C R 1ST 0 CXX I I I. Indizione VI. 
di S 1ST 0 Papa 7. 
di AD R I AN 0 Irnperadore 7. 
Confoli 5 QUINTO ARRIO PETINO, 

 L VCIO V ENVLEIO A PR.ONIANO. 


{a) The/au- 
rus Novus 
l>>fcript ion. 
p4g. 32.1. 
"14m. 6. 
(b) Fabret- 
Ills Infcri- 
ption. pag. 

o9. 


I Più de-gl'illullr.ttori dc' Fafii Con[olari danno il nom
 di Gaio Pe,,- 
tidio .Aproniano al fecondo di queíl:i due Con(oli. 10 fondato fopra 
un embrice 0 mattone, tuttavia efiftente nell'infigne MuCeo del Carn- 
pidoglio (4), I' ho appellato Lucio J7'enu/eio. Ma in un altro martone, 
riferito dal Fabretti (b) egli ha il Prenorne di :Ilto, c: non già di Lu- 
âo. SemQra, che forro N erva s'introducefTe I' ufo, cominuato dipoi 
per molti Anni, d'imprimere ne' mattoni, c in altri materiali di terra 
cotta 
 oltre al nome della botrega, 0 fia della fornace, quello ancora 
de' Con(oli, per denorar l' Anno. Pafsò Adriano, Gccome gia accen- 
nai, il verno in Tarragona, dove gl' incontrò un pericoloCo accidente. 
,Mcnrr' c:gli un dì pafTeggiava per un giardino, gli venne incontro fu- 
riofameme colla fpada nuda un Servo del Padrone di quella Cafa. Adria- 
no bravamente fi dife(e, e fermato il micidiale, conlegnollo aUe guar- 
die 



^ N N A LID' I TAL I A. 
 g > 
ðie (a)" Trovoffi che il eervdlo :tVe.\ data volt:t a eofiui. L'Impera- E'KA 'TO!g. 
dor
 con efempio di raJ:l m.)d.:r.lzi l'lC il feel' curar da i 1\1 'dici, nè A N 
 0 12.]'_ 
volle f..r g li a1cun mile. In q u::i1a Cird ri p arò egli a (ue (pete II Tem- I (
' ;:,par n - 
, . , .J 11 d ffi 1 Ian. In .... 
pio d' Au
ullo. OrdJl1o un.! leva di gente, ma.,VI 
ro
o .lle. e 
 eu - drÙmo. 
tà; tuttavia con tal prudcnu e deHrez1.a manegglO glt anlml I.h que Pupo- 
Ii, che onenne I' imemo fuo. Morivo di Ihlpore fu, che {I'ovandolì egli 
in Ifpagna, non andafTe a vifirar la (ua Par ria Ita
ica. S
ppiamo. non- 
dimeno, cbe Ie fece di gran bene; ed Aulo Gelho (b) c1ta un dtfcor- (b) GelliuJ 
fo da lui fano in Senato, aUorchè Italica, Utica, cd altre Città, che Jib. 16. 'a
. 
godeano la libertà de i Municipj, dimandarono d' aver delle Colonie 13. 
Romane: il che parve fhano, dfendo migliore la eondizion de i Mu- 
nicipj, che quella delle Colonic. Qualche torbido dovette (eguire cir- 
ca quefii tempi nella Mauritania Provincia dell' Affrica. Adriano feli- . 
cernente 10 quetò". 
educ
ndofi dall
 1':1 eda.gIie (<'), che anche in per- 
1rb

d;
 
fona a quell a ProVinCia egh fi trasfen, 11 Tillemont (d) lì figura, che mif
 Imp 
quefto accaddre nell' Anno preCeme. Ma il Pagi (e) penfa eiò avvenu- (d) TiJle- " 
to più tardi. Dicendo poi Sparziano (f), chc In que1li tempi vi fu un mO,!I, Me- 
principio di guerra co i Pani, al quale con un abboecamenro (eguiro mOlles des 
rra elfo Adriano e forfe con Co(droe Re di quella Nazione, in breve (:)p;:;;s. 
fu pofto fine: potrebbe taluno argomemare, che Adriano palfalfc dal- in Crilic
' 
la Spagna, e dalla Mauritania in Soria. 11 f.'lIto a me par troppo grande. B4TO. , 
Si tien pari mente, eh' egli andatT'e dipoi ad Arene, dove fi fermò per (f) 
par:14- 
. 1 fc C I r.. ( " h n- d lì nus In Ha- 
tutto J verno egucnte. on ra lUPPO lZJOne pare c e pOlla aceor ar 1 driano 
r avere Cerino Eu(ebio, (g) ehe Adriano fattagli iíl:anza di nuovc: Leg- (g) Euftbius 
gi dal Popolo Atel1le[e, formò un efiratto di queUe di Draeone, Solo- in Chron. 
ne, cd altri Legislatori, e 101'0 10 diede. 


Anno di C R 1ST 0 CXXIV. Indizione VI I. 
di S 1ST 0 Papa 8. 
di AD R I A NO Imperadore 8. 


Confoli 


.s MANIO ACILIO GLABRIONE, 

 GAIO Bt;LLICIO TORQ..UATO. 


P Erch
 G fon<? fmar
ite tante a'?ticbe St
ri
, e I!1affim'ment
 la yi- 
, t
 dl fe 
eí1o, (cntta da Adnano, OOJ CJ trovlam' ora rroppo 111- 
mgau a fegult
r quetlo Imperadore ne' fuoi viaggi, e ci eonvien (ola- 
mente ,per cometture rapponare a quefl:o e a quell' Anno i lùoi paffi" 
Cammtnando dunque (ul fuppofl:o, che Adriano (oggiornaí1è nel pre- 
fente verno ad Arene, ne farebbe (egulto ciò, che fcrive Eufebio nel- 
la fua Cromca, cioè, che elfendo ufclto dal fuo letto il nume CefiCo 
cd avendo inondata .Ia Città dl l<.leufi, 0 fia EleuGna, egh fdbbncò u
 
Ponte !o
ra que
 FlUme, 
 veriGmilmenre 10 feee arginar con delle 
muraghe 10 mamera che plU non potefT'e farle di quc11c: burle. Quin- 
ill 



2.86 ANN A L I D
 I TAL I A: 
E
 A Yo1g. di pare, c
. egli fi parra{fe aì!a, vilit
 .ddIJ Bitinia, Man'donia, Cap. 
A1HiIOl2.4. padocla, ClhCla, Pngla, Panfiha,Ltcla, Armema, e d'alui paefi ddl' 
Alia , e ddk HOle .IL1laecntl. CI lon
 .\;IedaJ:le di rali PrO\'llleie che 

 , 
il nominano. 10.1' Ri1iaur.ltort:; impcrcioeehè \11 niun Iuogo and,lva eg\i, 
ehe non VI laiciaHè de i bcndizj con elènziani e privi1cg.1, 0 con f.tb- 
(a) DiD lib. bnehc debne dl un par fuo. DIOne (II) ancira, eh' cgh O1:lgnific.\men- 
69. te ajUlò ni abbellJ It: Cmà da lui vl1it.lre, chi con dao.l\"I, chi con 
Acql1edoru 0 Porn, chi con Templi, cd alrri pubblici eJ,hl.j, 0 can 
aecrdc,mt:mo d' onori. Sotto l' anlcct.:denre 1\0110 l' Aurore dell.! Cro- 
o mca AldTandrina (r) icrive, che .Adnano edificò Ie PIazze di N ICO- 

) (j ch
onzc. media e di N ILea, e i Craciali, e Ie mura, che guard.\11o v('rlo la Bi- 
H
i

.J 
;_ ri,m.,. F
.bbnc? in olt
e il Tempio. di C1Z,IC?, e in quella .CItt1. ,1el
jò 

ilmin. dl rn.lrnll h I:'lazza 0 CoIl:! fl:dìa genero.úra m malre alt re Illu;tn Clr- 
tà alzo varj TempIi, e varie tbtue i
ce merrere in efiÏ. Agbiugne 
10 Srorieo Dione, che nella maggiar pane dell
 Citrà, rlovc II iall:.ò 
vedere, fabbricò dc' Teatn, t: v'iilitUl de i cambatwnemi annu.11i . 
Cosi daperrulto rilanava Ia lama e ii nome di l\driano, come dl co- 
roune Bencfattore di Ultto it Romano Imperio. VarJe IlcnzionJ JI\ te... 
ibmomanza dl <}l1eHo ho anch'io rapponato alrrovc (c). Non è inve- 
riiirnlle, I che verla il fine dell' Anno egli ú rid'-lCdre di nliaVa ad Ate- 
ne, Ciua Copra l' altre a lui c
ra, e quivi loggwrna{Je ne' Mdi del Ver- 
no, molupheando 1e grazlc verla ql1dla Clttà. In e{fa volle anche cf- 
fere:: Prelideme de t pubblici GlUochi e Combanirnemi. Fu o{Jt:rvaro, 
che moln dc' Gn:cÏ portavallo de i calrelli, 
-\nche andando a I lor Tem- 
pli. 0 per ordmc, 0 per 1Î verenza .dl Adriano mur..o. osò allora di por- 
tarli . 


(c) TheraN- 
rus N
vus 
lnfcription. 
:rom. I. 


Anno di C R 1ST 0 CXXV. Indizione VI I I. 
di S 1ST 0 Papa 9. 
di AD RIA NO In1peradore 9. 


1 PUBLIO CORNELIO SCIPIONE ASIATIca 
Confoli la ieconda yolta, 
QUI 
 T 0 VET T loA Q..U I L I NO. 
F. V t C Amminando Doi ful fuppofio che Adriano Augnflo foggiarna{fc 
Å

o 
2.t nei preli:me \-'erno in Arene, aHora clovctte fucced.ere eiò, ch
 
narra SparZlano, ciaè eh' egli valie intervenirc (d) aile (.\ere Fdic d
 
(d) Spartia- Cererc, che li faee:lno n:::ll.\. Cird di EleuG a iìa Eleulìna. RII1_omat1 
nll
 In Ha- crano i 1'vll1ierj di que' Sac
rdari, ciaè i riti c Ie cerimonie ('he II ado- 
.rlan
 . 1 . d II ' I - D ' , h ' c ' 
per:lvano ne CUlLD I que a ta la .:lta, appumo perc e legretl, .e non 
veduti dal Pupola. Per gral..la pochi fi ammerreVö1na alIa cOlìo{cc;)za 
e partlClpaZIOne di sì fane fÜper!Ìizioni ed imponure. Adriano, ad c- 
fcmpio d' Ercole 
 dl Filippo .Macedone IlC volle eiTere pam:clpe, e 
fadì 


per 



ANN A LID' I TAL T A : 287 
f.uG arcrivere ai ruolo di qllc'divoti. Venne poi d.l Aten
 a viGtar Ie ERA Votg, 
Cirri d.:lIa Sicilia, ed anche ivi è da credere, che con Jarga mano ANNOUS
 
fpargetTe bendizj, da C
1
 .abbiamo un
 
e.d,'glia" in cui \"ien appel- 
law Rdlínaore della SIcIlIa . Volle qUin vdirare 11 l\10nre Erna, pel" 
vedere la nafcíta del Sole, la quale fi dicea, ch
 rapprefentava I' Area 
baleno. Dopo tante girate finalmenrc fi rc1tituì aRoma. 


Anno di C R 1ST 0 CXXVI. Indizione IX. 
di S 1ST 0 Papa 10. 
di AD R I AN 0 Impcradore 10. 
C r t . 5 MAR C 0 ANN I 0 V E R 0, per la terza volta,. 
oniol 
EGGIO AMBIBULO., 
. d ' C fcl ' A' r.' d . h fi A I ERAVOJg: 
I L pnmo e on 0 1 .nnnlO F"ero laprJam J certo, c e u vo 0 ANN 011.6. 
paterno di Marco Aurelio Imperadore; non così cerro è il fuo Pre- 
nome dl Marco., Ho io appelhto il fecondo Rggio Amhihulo, foodato h 
fopra. un' Ifcrizione da me rapportata alrrove (a), cd cfi {lenre nel l\1u. 
a.
 
/[au- 
feo Capltolino. Credette il Cardinal Noris (,), ch' egli porra(fc i no- l:jcri!ri::. 
mi di Lucio Fario Ambibulo, adJucendone per pruo\'a due I fcrizioni, p:lg. 323. 
riferite doll Reinefio. Ma i Marmi Reil
efiani non dic(.no, che qu::-l n b ) 2. . 
Lucio Faria A(
lbibuto fo{fe ConCole, e perciò nulla fi oppoogono ai }pifl
t'S 
M,lrn1O da me íopra citato. II Padre P.l
i (c), pien') dell' idea de' Qui!)- Confulari. 
qu
nnali, Decennali, 
lindeceonali &c. de gl' lmperad.lri, de' quali (c), Pagius 
si fpetro favella, pr
renJe, che il !1lotíVl) d' Adriano pt:r ronure a Ro- Cm. Baron. 
ma, fo(fe a fia di cdebt'are in queft' .\noo l
 fdte, che Ii u!:wano, al- 
lorchè gli AU3utli C0ffi;)ievano il decimo Anno delloro Imperio. Eu- 
((bio (d), con CUi vanno concordi l' Amore dclla Cronica AIe{[1odri- Çd) Eufebfus 
na, e P.101ú Gratio, fcrive, che nel prc:fenre A ono d'll Senaro Rnma- In chr
mc. 
no fu conferiro ad Adriano il tirolo di Padre delta Patria, e a Giulia 
SahÙza fua ì'vloglie quello dl Augttfta. Ma che ciò ('ucceddle in quell" A n- 
no, fi può giuihmenre dubitarne, rrovandoG Uèrizioni (e) e Medaglie(f), (e) Gruterus' 
nelie qu III prima di qudf:i tempi Adriano fi ved:: imirolato Padre della Th;.fa,ur: 
r. ., Abb ' . d S ' ( ) I ' J L I Injcrzptlon. 
r atrul . !.lmo ,pOI, a. parzlano g c 1e 
o
[lnl1al1 0 g'.IC I
O mpe- (f) .Medio- 
raJ,lrc nd dcGd
>no dl vl(itar tune Ie Provmcle dell' Impeno, do po b'lrhus in 
elìèrlì fennJto qualche tempo in Roma, pafsò in 4.ffric,l, d,,\'e non Rumifmat, 
me.l iì fece conofcere liberale di gr.lzie e di benc-fizj verfo quelle Or-, ( l1
pelllt
r: 
[à, che foOe íbto vedo l' aItre di fopra menzionat
. Veggonli ì\1(;dJ- :;s f
a


- 
glie (h) nelle quali è appellato Riilorarorc dcWAtfrica, Jell.l !V1auri- driano. 
tanid, della Libia. Tcrmin.lta poi Ia viflta di quelle Pro\- in.::íe, tornò. (h) .Me
io- 
aRoma, per quivi iòggiornare nel verno .. barbus 111_ 


Anno> 



2.88 


ANN A LID' I TAL 1 It.. 


Anno di C R 1ST 0 CXXV I I. Indizione x. 
di TEL E S FOR 0 Papa I. 
di ADRIANO Imperadore II. 


Con[oli 
 TIZIANO) e GALLICA:NO. 


(c) Thefall- 
'us Novus 
InJcr;pt;on. 
lag. :z.3S. 



 It A. V oig. F Inora non fi fono feoperti in licure memorie i Prenomi e i N omi 
N ÞI 0 u 7 ., di quefti Confoli. Alfai fu in ufo de' Romani il diftinguere Ie per- 
fone N obili, una daU' altra coIl' ultimo lor Cognome, 0 fia Soprano- 
me. Q!1efto folo dovea baftare per intendere, chi folfe I' uno e .. altro 
dc' Confoli. Opinione poi fondata è, che in queft' Anno fuecedetfe il 
gloriofo Martirio di San Sifto Papa, in cui luogo nella Cattedra di S. 
Pietro fu fufiituito Z'elesforo. Q!1amo tempo fi ferma{fe in Roma A- 
driano, non fi fa. Sembra bcnsì credibile, che ogniqualvolta egli tor- 
nava aRoma, rallegraße il Popolo con un Congiario, 0 con altre fog- 
ea) Idem ib. gie di regali. Le Medaglie (a) ci banno confeîvata la memoria di va- 
rie Liberalità di Adriano, e ne contano fin feue. Secondochè ferive 
(b) 
c
rt;4- Sparziano (b), fi l'imife poi in viaggio il non mai ftanco Augurl:o, per 
nm J ,dem. viGtare un' altra volta h Grecia e l' Afia verifimilmcme bramofo di 
, , 
conofcere, fe Ie fabbrichc già da lui ordinate in varie Città, fò{fero 
compiute. Tali trovò quelle, ch' egli avea difegnato in Atene, e ce- 
lebrò la fefia della lor Dedi-cazione. Fra gli altri funtuofi edifizj, ch' egli 
feee f.1.bbricare in Atene, fi contò quel10 di Giove Olimpio, il quale 
fembra, ficcome dirò, compiuto folameme nell' Anno I H. In alcune 
Ifcrizioni (c) Greche, da me date alia luce, egli è chiamato Adriano 
Olimpio. Sembra ancora, che I' adulazione Greca arrivaífe a dare a lui 
il titolo di Gio'lJe OJimpio; il che fc foiTe, farebbe da cercare, chi più 
rneriralfe il nome di pazzo, 0 chi 10 dava, 0 chi 10 riceveva. Oltre 
a ciò fi otrerva nelle Ifcrizioni fuddette, che dimorando Adriano in 
Atene, varie Città gli fpedirono AmbaiCiatori, per rallegrarfi del di lui 
felice ritorno in queUe parti. Pare anchc vcrifimiIe, eh' egli innamo- 
raro d' Alene, fi tèrma{fe ivi tuno il feguente verno. Trappo fi COffi- 
piaceva egli di trovarfi tra i Filofofi, e Ie perf one Letterate. Di que-- 
fie tuttaVl3 era doviziofa la Scuola d' Atene; e fopra gli altri furano 
in gran credito alIa Corte di Adriano Epitettð, intigne Filofofo Stoi- 
co, di cui ci reltano i1 Manualc, Operetta aurea, C molti fuoi dotu- 
menti nel Libro d' Arriano fuo Ditcepolo; e Favorino Sofina, 0 fia 
Oratore, dotti!Iimo tanto nella Latina che nella Greea Lingua, di cui 
(d) sparlia- molto parIa Aulo Gc:lho (i). Di lui fi racconta (e), che avendogli un 
1lUS in Ha- glomo Adriano, Principe uto di fare l' Arcifanfano neUe Letterc, ri- 
.riano. provata una parola, adoperaca da eífo Oracore in qualche fcricto, dopo 
(e) 
IIIIII breve comraHo Favorino glicla dicde vint.\. Rimproverandolo pofci:l eli 
Cell,us d d " I . ,. 
-. h ' 11 I b . 
N fi 4 tl" 
 co ar la g I amICI AUOI, perc e que a era paro a uona, autemlcata 
o . on ,. daIl' ufo 



ANN A LID' I TAL I A. 2.ß9 
ðal1'ufo fattone da alcul1i accredirari Scrittori, egli raporirarneme ri- EttA Vo'i
 
dendo, loro rifpofe: 'rratta1'láofi â uno, che ha trenta Legio/li al fio co- ANNO..U..,.i 
wzando, non vølete voi, ch'io i/ creda più dotto di me? Ma cadde egh in 
fine daUa grazia d' Adriano, perehè non fapea queUo capricciofo e \,0- 
lubil' Augufio foftèrir lunganwltc chi potea far' ombra al pretefo juo 
univerf.11 fapcre. E {e n' a\' vIde Favorino, allorchè fu per rratrare una 
fua eaura diwami a lui, pretendendo l' efenzionc dal fo1tenere Ie Glri- 
che della fua P&ltria Aries nella Gdlia, Conobbe a{[ai, che Adriano 
era per dargli la femenza comra j e però quando fi credea, ch' egli 
venuto al contradirrorio peroraffe per la fll;! prcrenfione, altro non difIe, 
fe non che apparirogli la notre in I()gno il fùo MaeLho (forze Dione 
Gri(01l:omo) l' avea cforraro a non lalÓarfi incrcfcere di far qucllo, che 
faeeano gli alrri (uoi Concittadini. Avcano gli Arcniefi erena a 'Iud 
FilolofQ una Sraru&l. Inrdò, ch' cgli era èeeaduro dal r. vorc d' Adria- 
no, corfero ad abbarterla (a). N'e [u pOl"rata la nuova a Favorino, cd (z) PJJjJ

 
egli fenza pumo fcornporfi, rifpolè: ,Æz;rebbe hen 'Vo/uto Socrate cJiÚc .flrat
l$, II':- 
It'altato da g/i Áteniejì a così huon mercato. i\nche Dionijio da .J.1Jiteto, SophiftlS. 
t:cceUcnte Sofifta, gcdè un tempo della gra"-.ia di .-\dri mo j n1.1 pcrchè 
un giorno gli leappò dcrro ad Eliod0ro Segrcrario delle Lc:rrere d'dfo 
Impcradore: Cejare ti può hen carica," d' .núrl e di r:
cb('zze, TiJa 110n ti 
può far di'IJcnjye Oralore: Adriano }' eöbc òa lì im1Jnzi in odio. Per Hl- 
tra queLto I mperadnre, fiecorne ho derto di lòpra, s' llltcndc:va di tuite 
l' Artie Scicnze, e lafciò fcrini varj Libri, di dicitura per 10 PIÙ 
fcura 
d affcttara, cd uno mal1ìmamenre dclla fu.! V Ita. Ma ufava dl 
pubblicarli fono nomc de'luoi Liberti, uno de' quali fu Flcgonte, di 
cui ruttavia retta un' Operetta degli Av\'cnimenri rnaravighull, e chc 
compote molti alrri Libn. 


Anno di C R 1ST 0 CXXV I I I. Indizione x 1. 
di TEL F S FOR 0 Papa 1.. 
di A D R I A l' 0 Imperadore 12. 

 LucIO NONIO ASPRENATE TORQJ1ATO 
Confoli la feconda volta, 
MARCO ANl-ilO LIB ONE. 


per 


F U quefio Annio Li{;one Zio paterno di .
a,.co Aurelio, pofcia T mpe- 
radore, corn
 fi rica\'a da Giulio Cclrirolmo (b), Segultando qucl- (b) C'1pifl- 
la poca traccia, che de'viaggi di Adrialio ci h
 lafciaw Sparziano (c), linus in 
poßì&lm credere, che dfo AuguUo 0("11' Anno preti:me da Arene ripaf- }.
.!r'O .A'I- 
f
ßè ne1
' Afia, pef o{ferv
re, fe ivi ancora erano fiati elL'gum gli or- (
{Ospartia_ 
d
m fU01" 
 pCI ft:Ziona[e Ie [.lbhriche C i lavori, da lui nel pr;mo fuo nus In H.1- 
VlagglO dIlt"gnati. In [ani vi feee la confeer.azjon
 di molt! Templi, dr/ano, 
appellati di Adriano. Andò nella Capp&ldocia, e quÏ\'i r
unò gran co- 
Tom. /. 00 pia 



290 ^ N N A LID' I TAL I A. 
ERA Vo'g. 
ia. ,di Servi, 0 fia Schiavi per fervigio delle Armarc, e mn già per 
A !II " 0 n8. teu 11 foldati. A tutt\ i Re e Prirlcipl Barbari di queUe vicin,mze fece 
fðpcre il fuo arrÎ\'o, per confert1'lar la buona amicizia con tutti. J\.
olri 
d'd1ì \.ennero ad attellargli il 101'0 oíTequio, e Adriano Ii trauò e re- 
galò cosi generoCamentc, che fi trovarono ben pemiti coloro, i quali 
ebbero di ffi..:ultà di venire ad inchinarlo. Pill de gli alrri fe ne pend 
Fllrafmane, prob.\bilmeme Re dell'lberia, che con infu1cnte altengia 
av
a ricu{;uo di comparire da\'anti a lui. Tuuavia Sparziano più di totto 
fcnve, che Adriano feel' de j gran donativi a molti di quei Re, com- 
per.1l1do b pace d,.lla maggior parte d' eßi; ma verfo niuno fu così Ii- 
berale, come verCo il Re deJl' Iberia, al quale oltre ad &lltri magnjfici 
regali donò un Liouf.lOte, e una coone di cinqueccnto uomini d' ar- 
011. Faraflltme anch' egli dal canto tùo gl' inviò de'litperbi donatIvi, e 
fm <:IIi ddle \'c1b di tela d' oro. Ma Adri:mo per duidere i di lui re- 
gali, 01 d l11Ò, che trccento uomini condennati a mone andalTero a com- 
battere nell' AnfitcJtro, veftiri di rela d' oro. Invitò anehe Cofdroe Re 
de' Parti, con nmandargli la Figliuola, già prefa da Traiano, e con 
promettergli la reftimzione del Trono d' oro, ma [enza manrcnergli 
. poi la parola. Era la v,mità principal compagna di Adriano in tUltl 
(a'l 1r
'1- quelli viaggi. l
bbiamo da Arriano (a), che quello Imperadore dlede 
nus t Ollt. de i Re a I Popoli de' Lazj, degli j\b.;lfgi, de' Sanigi, e dcgli Zugni, 
tUtri fimati verto Ie parri del l\Ilar Nero. Continuando e&li pofcia a 
girar per Ie Provineie Rom..ne, pGae nell' Afta, quanri UfizÎali ritro- 
vò, che s' erano abufati delle 101'0 aurorità in pregiudizio de' Popoli , 
feveramenre Ii gaibgò, e a mo!ri tolCe 1a vita . Venuto nella Soria, eb- 
be Copra turto in odio il Popo]o di Amiochia, fenza che ne apparifca. 
it moti vo: di modo che pensò di ferarar la Fenicia dalla Soria, ac- 
ciocchè Anriochia non foßè in avvel11re capo