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Full text of "Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 Tomo Quarto"

 


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ANN ALl D' IT A-L-IA 


DAL PRINCIPIO 


DELL' ERA VOLGARE 


SIN 0 ALL' ANN 0 I
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ANNALI D' IT ALIA 
DAL PRINCIPIO 
DELL' ERA VOLGARE 


SIN 0 ALL' ANN 0 175 0 . 
COMPILATI 
DA LODOVICO ANTONIO 
MURATORI 


COLLE PREFAZIONf CRITICHE 
DI GIUSEPPE CATALANI 


Pret
 deft'" Oratorio di S. Girolamo de/la Carità, 
E COL PROSEGUIMENTO DI DETTf ANNALI 
FINO ^ GLl ANNl PRESENTI. 


TOMO QYARTO 
Dall' Anno 60 I. dell' ERA Volgare fino- all' Anno 


IN LUCCA MDCCLXII. 


Per- V I NeE N Z 0 G I U N TIN I. 
CON LICENZA DE'SUPERIORI. 
A [pere di G I 0 Y ANN I R Ice 0 M I N I . 



. 


w:':,' "- 
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· . . t 



AL NOBIL UOMO 


- 


IL SIGNORE 


FRANCESCO 
CONTI 


PArRIZIO LUCCHESE. 


G. R.. 


- - ;
? SarOl10 al1tÎCanlente i Let- 
". -'
 i terati uon1illi di fcrive- 
=" 
.' :
 re Ie opere loro ad al.. 
Clln loro al11ico, 0 protettore, per 
avventllra avvifal1dofi 0 di prOCll- 
rare 



rare così allavoro difefa, 0 di rac- 
COl11al1(lare i11ÍÌell1e COlI Ie E'1ticI1c 
lor<;> allcl1c illl0111C della e1etta per- 
fana alIa sì defiderata Îlnillortalità. 
111 tlllcfta l11allÌera adoperarOl10 a1- 
Clll1i Greci, I.llolti Lari11i, e lllol- 
tií1ìlni fra i prÍl11i fcrìttori della no- 
ftra Li11gua. D&.l poi :.11npliatafi co- 
talc ufallzà 11011. iolo gli autori Ie 
fcrittllre loro fogliol10 il1titolare 
ad alCll11. Signore, l11à allcora fi fo- 
no incon1il1cÌate a fare Ie' declica- 
ZiOllì delle opere altrui per gli 
ftal11patori,. 0 per coloro cI1e Ie 
fanl10 i111prinlere. Qllei1:' l11till10 
coft.ul11e mi pofì in aI1ÏJ11o dì vo- 
ler fegllìtare aIlcI1' io quando de- 
liberaì difar riH:ampare gli ANNALI 
d' IT ALIA del celel)re LOLtovico Al1- 
tonio Muratorì co i nitidilIilni Cà- 


rat- 



ratteri di Vil1Cel1Z0 Giuntil1i . II cl1e 
è ftato ancora efeguito ne' VOltlll1i , 
cl1e {OlIO fil1 qllì llfciti alia ltlcc. 
Ed il prefente qllarto VOltll11e vje- 
ne a V oi, Nobiliflìlll0 Sigl10r FRAK- 
CESCO, il quale per 10 voftro eccel- 
lellte ingegl10 avete felllpre an1
T- 
to, cd 011orato gral1delnente gli 
uomilli dotti, e Ie letterarie cole. 
Fra Ie quali, c11e qllefto libro, e 
Ie cofe ill eífo COl1tclll1te, e 10 {crit- 
tore fllo dcbballo altal11ellte' ap- 
prezzarlÌ, cd ollorar.íÌ, io nOll l11i 
faticllerò (li (lil11oftrare. 10 poi, il 
qtlale va cercalldo ilillftri proter- 
tori a (Illefta edizione, pellio 11 on. 
efferlnÎ plll1tO ingall11ato elegge11- 
do V oi, il qllale con la V oftra all- 
torità, e COIl ql1ella Inaravigliofl 
follecitlldil1e, e cura, per la qua- 
I k 



Ie coloro che a V oi hanno aVllto 
ricorfo fogliono crederfi pofti it1 
ficllrezza, fpero, c11e farete in gui- 
fa, cl1e io 110n d.ebba temere. of- 
fefa, 0 in1portuna cenfllra. Adlln- 
qtle a V oi, ed alia V oftra buona 
grazia qllal1to fo e poífo mi rac- 
coma11do, e vi bacio la mano. 


.,,- 


PRE-. 



JX 


PREFAZIONE 


D I 


GIUSEPPE CA T ALANI 


Ai IV. Tomo ddl' Edizion
 Romatla. 


Q uand'io altro pur non faceffi neUe Prefazioni fu 
gli Annali d'Italia del Mtlratori, che foltanto tra- 
krivere ciò, che imorno ai medefìmi notò il Gior- 
naliila Romano, potrebbe certamente baUare a to- 
gliere tutti i pregiudizj, che in em Annali s' in- 
contrano. 10 fin dal principio mi fono proreUato di non vo- 
lcrmi dilungarc, e di non voler friggere, come fuole dirfì J 
c rifriggere ciò, che ditfufarnente hanno fpiegato già, e di- 
lucidato Scrittori dotti11ìmi imorno 
] dominio tcmporaJe 
de' Papi, del quale quamunque in più luoghi ha parlato il 
J.!ltratori con qualche durczza, e pregiudicata opinione, pur 
fina]mente in fine del Tomo duodecirno di quell' Opera, non 
lafciò di fpiegare i fuoi femimemi, favorevoli ai diritti dcIla 
Sede Apoilolica, ficcorne l' abhiamo Noi già fatto vedere 
nella Prefazione del Primo Torno di quefia nuova Edizio- 
ne, con al]egare Je fue {le1Te parole. pono per altro cre- 
derc, che moire cofe foHero già {late prima corrette dal me- 
defirno in ci
fchedun Tomo, quantungue Ie correzioni non 
Jì veggano in tutte Ie copie, die vanno in giro. Quetla mia. 
conghiettura la fondo nell' aver veduto nel terzo Torno al- 
cune cofe mutate, quamunque non fol1èro delle gravillirne. 
Forfe chi pott{fe collazionare Ie molte copie di quefii An- 
nali, ne troverebbe delle altI"e. Comunque tÌalÌ, il A/1Iratol'j 
fi protefiò in una lenera fcrina al Santillimo Regname Pon- 
tdice, già altrove Hampata, ch' egli 3webbe volemieri ri- 
trattato ruttt> ciò, che potetTe dilpiaccrli: tanta era ]a fua 
dociJità, e rifpctto verfo deJla S. Scde ApoHolica. 10 intamo 
pria di palIare ad efpone Ie mic ol1èrvaJ.iüni fu quefio Quarto 
Tom.1V. b Torno 



x 
TO!TI o a ffima opportuno trafcrivere quì la cenfura. del Gior- 
nahfia I cbe è la feguenteo nel Giornale dei LetteT3ti, fiam.. 
paro in Roma l'anno 1746. pretTo Ii fratelli Pagliarini Ar- 
ticolo X. Page 80. e feguemi. 
n Comprende qucilo Quarto Volume anni 1fO. dal6or. 
2) dell' Era V olgare , duodecìmo di San Gregorio Magno, 
" all'8f o , quindicefimo di Gr
gorio IV., 0 fia daU'anno 2.0. 
" di M.mriz.io Imperador d"Orieme all' anno fecondo di Lot- 
n tario, Terzo de gl'lmperadori d' Occidente, dopa la moTte 
" del genitore Lodovico Pio. Diciamo dopo la morte del 
" padre; perchè sì di Lottario, che de'fuccetlori s'incon- 
", trano ne'documenti due e tre diverfe Epoche, attefe Ie 
". circollan1.e, 0 d' eHèr dichiarati Auguili viveme il padre, 
" 0 d' eiIèr coronati lmperadori dal Romano Pomefice, 0 
" di 
uccedere nell' Imperio dopa Ia. morte dell' AuguUo 
" gemtore. 
no Fin verfa la metà di qudlo Torno fi nota la fomma 
n diligen1.a deU'lllut1re Amore, per rifchiarare la Storia de' 
n. due Secolì Settimo e Ottavo,. in cui J.' iglloranza e la de- 
n preJJio" delle' bf./one Jettere.. già int1'odotta in ltalia per 
1) l' occ1tpaziont!' fattane dai Longoúardi 
 com' egli confetlà 
I' l' all1JO 679,,, ofcurarono i fani 
 che non. rimaJero f
pold 
,,. nell' obblivione. E.. colla buona. fortuna d' aver prodotti in 
JJ altre fue opere documenti: o. nO/1 vedun, 0 non faputi dal 
". Pagi,. rende necetlària. la lettura de' fuoi Annali a chi a.ma:t 
,,. 0 di depone opinioni falfe). 0 di ap-prendere- cofe certe. 
". Di tal narura fonD, eo fa. ootizia delle rre Cerone d" oro 
" confervate in Moo1.a (l'r!odoetÙe.. v
l ModicÙ') una delle 
t>> quaIi ha il nome di Ferrea,. da quel cerchio di ferro, 
n che interiormente la circonda (aN/tO' 603.): e l"opcrato 
n dal Pontefice Onorid). per calmart
 almeno a tempo 10 
'" Scifma d' Aquíleja, il che non o-!Iervò il dottiffimo Car.. 
" dinal Noris. nel fuo trattato del Concilio V., benchè 
l- 
n cuna cora ne avetTe detto il Cardinal Baronio, oculatiOirno 
" Scrittore,. nell" Appendice al Tom. XII. de' fuoi Annali 
n (nella 1I1
()711J edizione Ji Lucca tom. Xl. Illt. 6 3 
. Ilum. r
.): 
,,. è iL difinganno di- quei,. che col Padre Pagi preHarono 
>> credito aIle favole de' Viaggìatori,. ove defcrivon la catTa 
,,, di IVhometto,. fofienuta in aria dalla calamita nella lVtecca ; 
n poichc vedefi pre1fo il Signor Mllrlltø'rj, come nacque 
" vera- 



XJ 
" veramente quel1:o 
rande impoftore nd1a Mecca., rna do- 
n po morte fu fepelliw in Medina., aJtra Città d" Arabia. 
." (.zJZ1tO 691.) = e l' opinione de i Franzefi amichi, perfua- 
" fiffimi dell' alToluzione dal giuramento preilato a Chilpe- 
" rico HI. a prò di Pippino Maggiordomo, in confromo di 
" que1la de' Fran1.efi moderni., i quali follengono it conn"a- 
n rio (an1to 75'1.): e rnoltiffime al(re, Ie quaH farebbe Jungo, 
" e tediofo a riferirtì. · . 
" Era defiderabile, cbe it nofiro AnnatHla prova{fe in 
" akuni Iuoghi (0 almeno fi dichiaraf1è, fecondo il cofiu- 
" me finora praticato, di conghietturar folamente, accioc
 
" chè non fefii ingannato il Lettore), ciò che pef verità 
" íernbra tfOppO liberameme avanzato. Non è di picciol pefo 
1J l' atIerirc (Ilnlto 602..), in occalìon deJla fiera rragedia de" 
" cinque figliu.J1i di Maurizio, che Tiberio fecondogenico 
" era naro de1linato Imyerador d'Occidente: memre è già 
" noto., che i pochi avanzi òeH'Imperio fi amminHlravano 
" da gli Efarchi reLìdenri in Ravenna. Anche quando neU' e- 
n JeZ10ne del Pontetice Sabiniano, che fu Apocl;{àrio, 0 
u Nunzio di San Gregorio aHa Corte di Cofiaminopoli, af- 
" ferma etTerfi già introdouo il coHume d' eleggere al Pa- 
" pato quei Diaconi, che aveano ctercitato (al ufizio alia 
" Carre Imperiale, come più noti ed accetti a gl'lmpera- 
n dod, e più informari de' pubblici atfari: t&tle incognito fi- 
" i
emR fo{
enuto caf
al.ll
nt
. da tre Po
te
ci un dopo 
" I altro, San GregorIo, 
ablnlano. e Bomfazlo III. 10 lafcia 
" così pendente, ond
 il L(:t(or non s' appaga. Per fimil 
" modo daUa conceffione Imperiale a R(:parato Arcivefcovo 
" di Ravenna di non tra
tenerfi in Roma più d' OUo giorni, 
" l' arguire che dÙmzi ß fòÜvano ßiracchiare Ie C01Jjàcrll- 
" zioni di q1legli Arcivejcovi in Roma (anno 677.); non 
" appaga il Lettore informato dell' Autocefalia pr(:tefa da 
" quegJi Arcivefcovi. Della dona1.iÐne celebre dell'Alpi Coz- 
n zie, fatta dal Re Aribcrto in lettere d' oro, pochi cred(:- 
" r3.nno comro iI Cardinal Baronio, effer quella {lata d'tm 
" femplice AttodiaÜ confifiente in pod(:ri, caf
, e cenii 
" (anno 707.). !\lolto meno Ii perfuaderanno, che iI grande 
" impegno di Gregorio II. per ripigtiar la fortezza di Cum!, 
" dipendente dal Ducaro Napoletano, e invafà da Rornoal- 
" do II. Du-;::a di Benevento, coHituiG'e il Pontefice cufiode 
" z. de' do- 



.. 
Xl) 
" de'dominj Imperiali in Italia CalÚJO 717.). Della interpreta. 
" zione, ch' egli dà fotto la fcorra del Cointe a Sacræ Rom. 
" Reipttblicte frequent
mente ufato nel fcrrimo, e onavo 
" Secolo, cioè die 5' intenda il facro Rom. Imperio (anllo 
" ;9 0 ., 601., 743., 75;., e altrove), nemmeno ci fembra, 
" che poíTa ogn' uno appagarfi. E finalmenre del privilegio, 
" che vuoI conc
duto ai Pont
fici (anno 
oo.) di batter mo- 
" neta, come ai Duchi di Benevento, ai Vefcovi di Ra- 
" venna, e d' Aquileja, e ad altre Città, fenza addurne alcun 
" documento, come fa de gli altri, non credi,tmo, che al- 
" cut) abbia a riman
r perfuaro. 
" Ma fenza o1rrepaíTare la metà del Torno; m
ntre 
" dell' altra metà or' ora parleremo; fino a i tempi dj Car- 
" 10 Martello, 0 fia di Pippino, in cui cominciò ht grande 
" e miliffima amicizia de' Romani Pontefici co i Re di Fran- 
" da, I' eruditiffimo 'Annalifia maravigliofamenre illuiha i 
" fani, e raeconcia la CroÌ1010gia del fettimo SecoIo, e 
" della m
tà dell' ottavo. J\10Ititlìmi documenti pr
fro l\ u- 
" tori non moho eekbri, e anche prello il celebre Ughelli, 
" fono da lui 0 raddirizzati, 0 rigettati. Non Ia perdon.l. 
" nemmeno a Paolo Diaeono, benchè tanto 10 apprezzi per 
" Ie lodi, che dà aHa nazione Lombarda. Nè sa tiigerire 
" (allJlO 663.) come mai abbia ferino, ehe nella battaglia 
" del Duca Romoaldo call' Armata Greca uno Alfier Lom- 
" bardo call' ana dell'Infegna IcvatTe da cavallo in aria un 
" Greco. Così quando (anno 670.) fa trucidare a V 
ttar
 
" Duca del Friuli ;000. Sehia\Toni con foli 25'. uomim, gh 
" fa un carattere di Romanziere, c gli ufa la carità (dlt1lO 
" 67 6 .) di credere aggiunro da altri l' eceidio di molte mi- 
" gFaja d' uomini colpiti da' fulmini. 
" Non per tanto 10 difende a fpada tratta, quando 11.011 
" dà in eccetIi neUe Iodi della nazione, di cui non laicia 
" paHàre occalìone fenza parI arc can vantaggio. H non er- 
" ferlÌ eglino volmi po1iticamente ingerire r anno. 6 17. nc1
a 
" follevazione de' Ravennati, gli fa grande fpecle: f?!d It 
" Léttore po.trà riflettere,. dic' egli, .(è i Lrmgohardr, chc 
" pur erll1l0 chiamati nefa1/di da i !()ro n
mici,. foffero sì 
" cattiva gente. E contra Cammillo Pellegrino, i1 quatc 
n atIèrifce, che il Tempio di San Michele in monte Gar- 
" gano, (anllo 6;0.) non da i Greci, come pretende 
aolo 
)) Dla- 



. 


XIIJ 
" Dh1COll0, m.\ fu faccheggiato da i Longobardi, come già 
" per l' avanti il Monifiero di l\lonte Cafino, difende l' opi- 
" nione di Paolo, benchè con fole rifleffioni, e conghier- 
" [Ure. Anzi due anni dopo rrovando call1nniato San Mar- 
" rino Pai'a da i medefimi Greci, call' opinione frefca di 
" Pellegrino, efc1ama: bÚqtÚ Greci! n011 fi PllÒ qttì 11011 
" eft !.ama,'e, 
 di It,nga mano pitì Ì/Ûqui, per que"
 l'he 
". ra.cc:onteremo nett' anno jèglle11te (cioè delta perfecuzio- 
" ne, cd efìlio di dIü Pometìce San Martino). Vico cosi, 
,,. acciocchè it Lettore lempre piie v
nga ftorgendo, ch
 i 
" Longobardi tall to villa1Je'(.giati da a/ctmi Scrittori, era- 
" 1/0 be11 dh'e1J11ti padro1Ji migliori, e Re pii's difet'eti, che i 
,s Grai (amlO 6)1..). Chiama però crttdeltà degna d' eter- 
" 11a it/famia,. qudla del Re Grimoaldo nella Cirrà di For- 
" Jimpopo\j (Fort.an Poþilii) net Saboato fanto, fenza aver 
" perdonato a i Diaeoni ehe banczzavano; medicandob al- 
" quanta con l' odio fammo, che quel Re portava a i Greei 
" (a1J1lO 667.) E non fcnza ragione, perchè- tre anni prima 
" (a1l11O 66-f.), avendo de[eritto qudlo ufurpawre per un 
" Eroe, da paragonaríì co i pill illullri Romani non vi avea 
" feoperta a1tra macchia, che qudla d' aver prbditoriamcn.. 
" re ulurpato il Regno a Bertarido.. II più bel cont"ronto 7" 
" eh' egli faccia della piacevolez:za Longobarda colla cru- 
" deltà G
'eca, fi è' qucl10 dcl!a tragedia di Ravenna (6n1JO 
" ;-\)9.), tPècialmeme cOfltro i Nobili, e contro l' Arcive- 
" fcova 
elice. Dopa iI qual racconto profegue: fi2J/-ei LOll. 
" gobardt, cbe 11011 (i fòrz:liOllO /èJIZ/l orrore fJomÌllare da ta- 
" JUlIO, Ul1 pac
fìco, e b'/-o1t gover110, in taltto facevano go- 
" dere at reflo dett' ltalia. 
" Fa vedcr fotro il Regno di Liutprando, che i Lon.. 
" gobardi profet1àvano turti la Religion Cartoliea, cd erano 
,., figlil1oIi, Lome gli aJrri, della Santa Chiefa Rom,m:1. Allo 
" HetIc LiurpranJo fa un' C:1rattere di Re piiilìmo, che la" 
" fciò al fcpolcro di S. Pietro tutti i fuoi Regj prezio(ì or- 
,
. n.arPenri. PerÓò Hima. i1Jegitrima la lcttera di S, Grego- 
n, no II. a Orfo' Duca. di V enezl<1, rapportara dal Baronio., 
" pe
 rrovariÌ in eHà, a n
c dicenda gente Longobardortlm;. 
" at1
rma
ldo, che. [enza la difefa de i I:ongobardi il Pon- 
". tetice iarebbe nmaHo preda del faenlego furor Greco 
>> ( aJJnO 729.) Spccialmentc poi 10 efa]ta per la riverenza. 
" ver
 



. 


. 


XJT 
" v
rfo il Romano Pontefice, e per Ie refiituzioni (di Pa- 
t, trimonj, dic' e81i) da lui fatte aUa ChiefR. Or ve[.gfl it 
" kttor
, conchlude, ft 11l
rita'lJa queflð Re, che Ja fN4 
t, wemori/Z foffr dutigrllta CotlllltO n
 r/i An1l,,'i EccJ
ßa- 
" fliâ (.agO 7+2..) Da tutto ciò, che 11 è acccnnato, e dal 
" molto di pjù., che s'incollrrerà Jeggendo quefi" Opera, fen- 
" za .dubbio fi troverà la Nazione Longobarda affatto di- 
h verfa, da quel che Ii è crC'duto fin ora. E fi troverà. al- 
'"' tresì, che al Signor J,fttrlltori fopra tutto è difpiaciuto 
'" il timlo di nefl1l'1d4, frequentememe attribuitoa. quell. 
" naz.ione. On de avvenutoti (allllQ 7f'.) in una lettera di 
" Papa Paolo I., nella. quale manifefia al Re Pippino Ie ca- 
" gioni della perfecuzlOn Greca.: Non oú a/ittd ip/i "efa1l- 
" Jijfimj 110)" perftrJltuntll1- Gr4cÎ, 1Jifì propttr fanBam 
C". 
" non potè contenertì dall' eipreffione {egueme: 
ì jò. 
" chí4mati 1I
falldi.lJimi i Greci per cOllfoJaZjOfZ
 de ; L01l- 
., goúardi, ch
 .Ii veggono 411Ch' 
jJi D1torati cot m
d(Jimo ti- 
" tolo, quaJora prenaeV41l0 j.' armi contro ,,
 i Romani. 
" Non Hliamo CIuì a ripetere ciò, che .tbbattaru.a di.. 

, chiarammo nd 1'omo precedente, rim
tterfi it Signor 
" Murator; a gli Amori Eccletìailici in materie fpettanti 
" alia Chief a , come fa dell' EdeG, 0 fia ifiru1.Íone ful lVlo- 
" note]lsmo, pubblicata da Serg:o Parriarca di Coíhmtino- 
" poli, e foflenuta da Eraclio; del Tipo di Cotlante, 0 fia 
" Edino di íìlenzio fulle due volontà, Cofiituz.ioni ambedue 
" di tanto :fir
pito per Ie itrane confeguenze, che cbb
ro, 
" e dell' Edina di Leone Ifaurico pef conliglio d' un perfido 
" rinegato per nome Beftr, il quale attribuì alle fupertli- 
" zioni de i Crifliani un Vulcano fottornarino e altri natu- 
" rali effeui, che fecero nafcere un' Irola; it che anch
 fe- 
n guì r anno 1707. fecondo il Vallisnieri; dal qual Editto 
" ebbe r infauflo principio l' Erefia de gl' Iconodatti ( anno 
" 71.6.). Veniamo bensì a parlare dell' altra metà dc
 "
o- 
" mo, più perchè non Ii dica, che non 10 abbiamo n
enro 
" inrero, chc per aver noi ballame difcernimento d;t ntrar- 
" ne un filo feguito, che a guifa dî que1 d' Ari.mna d. con: 
" duca in falvo, rlopo dlerci aggiratÎ in un labirinto, 1!1 em 
" fappiam certo, che s' ha da hnarrire ogn' U110, che legge- 
" rl quella p"r
e d' Annali. Le malte e \'ari
 lelter
 d
l 
" Codi-ce CarolIno, tucte fenu data, come dleder hbena 
" al 



xv 
>> at Cointt, e at Pagi per difordinarle, e digerirle a loro 
" arbitrio, q uale in un anno 
 e quale in un altro; così fcr- 
" virono a1 Signor ]'Juratori per rimuoverle, e riordinarle 
,., altrimemi, con tal pregiudi1.io di quella gran por1.ione di 
" Haria, che non ha alrro di certo oramaÍ,. fuorchè un 
l- 
" pabile Pirronismo. La folla:nza medefima fi truova ordi.. 
,. nariamente confufa,. e poco uniform
 
 . 
" Si comprende in eire, come è ben noto, gran par- 
" te di ciò,. che appaniene al dominio temporale della S. 
" Sede,. cominciato datla rihellione de' Popoli per l' odio 
" grande contro gli empj IconocIani,. e amplificato da. i Re 
" di Francia cone replicate dona1.Ìoni delr Efareato,: della 
" Pentapoli,. deU"Emilia,. e di alrre fignorie' poileriori. In 
n ordine aHa ribellione ài a1cuni PopoH d' Italia,. dice pri- 
" ma il Signor MltratOJ'; (Il1lno 72.8 _ ),. non doverfi prel1ar 
" fede a Teofane, e a chi 10' fegue:' perchè Gregorío II. 
" non feee altrimeme' Haceare Roma, e' 1'1 talm dal Greco 
" Imperio, ma. fi contentò. di difender Ie ragioni dell," Im- 
" perio, e di falvar ht vi(
. Poco dopo però affèrma 7' non 
" doverfi creder che fia fen1.a fond'amento,. queI che diceíi 
" da Teotàne:. e. da ahri Aurori Grecì,. che l'lra1ia. s'tra 
" fottrarta da. Leone- lIauro (IlntJO 7 3 3
) Ma in. ordine alle 
" donazionl,. dopo aver p.1TJa(O" come' di- cofa non molro 
" aurentiea. (Imno 74 I.) delle 1ega'Lioni di Greg.orio' II. e UI. 
" a Carlo MarteHo; e dopa åver detto 7 che Stefano II. 
" (chiamato da lui Pomefice benemer1(o' di Roma e della 
" t:). Sede, fpezialmeme nel temporatc)' (/lI11tO 757) fin dall' 
" anno 745' _ imavoJò un Trarrat
 co1- Re Pippino" che Ra- 
,,. \ienna. non fi rendeHè all'lmperadore 7' ma' fÌ dooaOe alIa 
" Chlefa;. afferma (/lmlO 75,.) cfTer cerra la dana1.Ìone" di 
" Pippino" ma' etfeF" periri gli atti, e a nulla gìovare' i fin1Î 
" dopo Ana1lafio- e L.eone 01lÍen(e" che 10 ha' copiato,. 
" averne' (roppa fiefi i confi'ni (amlo 757-) .- Carro Ma-gno 
" aver confermata (anno 774-). in Roma' tal donaz 1 one, ma. 
" non tanto vafia,. quanto 141' fanno i connni difegnati da. 
" An
nafio nella vita d' Adriano. Tuna con. fcmplicí con-. 
" ghierrure e argomenti, già Heft nella PiClIll' EfPoß:zione 
" &:c. per Comacchio, da' quali punto. non- fi diparte' in que- 
" ill 
nnali. La donaziùne' poi; di Lod'ovico Pio.- Ego Lu- 
n d01JICNS''Þ preifu il Baronio). e' Gl'a1.Ïano difl. 63:. non 1'010. 

, la. 



XYJ 
" la tiene c.ol Pagi per impofhlra; ma ne adduce Ie ragio- 
" ni, e moHra eHcr nata nel Secolo x I. (anllo 8 I 7. ) 
" DellI' aver CoHantino Copronimo dopo la caduta dell' 
" emolo Artabasdo, rimandato in ltalia il Nunzio Pontifi- 
" cio, e fana dona'Lione al Papa e alIa Chiefa Romana di 
" d
e Malf
 NÙJfa, e ,Normia di pertille
z
 della Repub- 
" bltca, foille ne, che J anno 743 A terzo dl Zaccaria nè i 
" popoli, nè i Papi 5' erano fottraui dal Dominio de? Greci 
" Imperadori, che ancor durava jn Roma. Mo1lra aU' anno 
" 752. e fegueme., chc, Roma col fuo Ðucato fi mantene- 
" van fotto l' ubbidicnza de'medeJÌmi Greci: mentrc AHolfo 
" tentò di fpogliarli di tuno ciò, che pom
devano in Ita- 
" lia, con infeltare il Ðucato Romano, dopo aver. I' an110 
" 7;1. occupata Ravenna, e cacciatone l'ulrimo Efarco: dice 
" poi, chc gl' hnperadori tenevano i lor minifiri aRoma, 
" ma che la cura principale era pretfo a i Pomefici. Si di- 
" chiara all' anno 76? rimaner dubbio il governo di Roma, 
" e niente poterlì decidere, febben dalla letl.era 36. del Co- 
" dice Carolino apprende, chc il 5enato? e PopoJo Ro- 
" mano ringrazian Pippino d' aver prdo Ie difere delJa Chiefa 
" contro i Greci, e d' averli difeli da' Longobardi. Che cofa 
" ei ne çred;l, JÌ vede dalle conghietture, che va facendo 
" su gli avvenimemi dopa la donaLÍone di Pippino (amJO 
" 758. e [eg.) Da lettcra di Paolo I. in cui avvifa il medc- 
" Limo Re, che veni\a alIa volta di Rama la flatta Grc-ca 

, con fei Patrizj, prcnde motÌ\'o di maravigliarfi, perchè 
" il Papa Non ne 1tJoßri apprelljÙme aJClma, qt:alldo tallta 
" ne moflra altrove per Je mÙlacce de i Greci cOlltro di 
" Rtf velma . S' egli oj difpctto delj'lmpcrodore, come fitp- 
" pOl1g0HO alcllilJ, A...!.noreggio.va Ì/t Roma, perchè 1/0/1 te- 
" mer di. qllejla viJita? Pone per fondamento di non etIere 
" ancora dl-inta in Roma la dominazion Grcca, effer fe- 
" gnata una Bolla per )a Chiefa di Ravcnna, e altra per il 
" !\1ona1tcrio di San 
ilvellro in Rama cogli anni di Co- 
" {hntino. E tìne\lmenrc parlanda dell' efortatoric del Pon- 
u ret1ce a' Greci AuguHi per Ie facre Immagini: N.cppur qui 
" bell s' Í11tende, di
' egli, come tra il Romano POl1tejia, 
" e la Corte Ccjàrell ftgu
l!ero sì f4tti negoziati, fi:Jlza 
,., che IlPPilrifclI dalÜ memorie antic he.' .che.i Greci AUc.'l,ttJli 
t) face./Jáo dog/ialtZa alcrma pd dommu} dl Roma, qllll!ld, 
" fia 



XVIJ 
/ia vero ch
 lIe foffet'o flati e..!èll1/ì, e privati, come vielJ 
:: 'fuppoflo da m
/ti. Cofta, 
h
 la facevatto per I' Efirrcato, 
" ma 1Julia mat .Ii parla dt Roma. . 
" Nè folamente nel fuddeno anno 763. fuppone egli, 
" ('he durat[e in Roma il dominio Greco, ma nove anni 
" dopo (almo 772.) fente con Pietro de Marca (che 10 ar- 
" guifce da una lettera d' Adriano agl' Imperadori) che fi- 
" gnoreggiaffe veramcnte in queni tempi il Papa in Ro- 
n ma, IDa con dipendenza 
a i Greci AuguHi. r:erta- 
" mente, foggiunge, 1101t ß sa Ùtfe1tder
 ta1tta famili4rità, 
" e COlljideltZa de' Pap; co i Greci Alll,ftfli, quanåo ave.f- 
;, [èt'fJ tolta loro tutta /Il Siglloria di Roma. Dubita (tZ1J11fJ 
" 77 8 .) fe ]a Sabina {ì comprendeife nel Dueaw di Spo1cti, 
" 0 net Romano, e conchiude, che.fè tIel 'Ducato Romallo; 
" tarlfo pitì comparirehhe, che iJ Papa He! temporale nOli 
" era Signore dl Roma, e del 'Ducato. Che piÜ? Preferi- 
" fee (a1J1lO 789') all' opinione di Pietro de Marca, cioè 
" che due Patrizj dominaf}ero in R
ma, quella del Pagi, 
" che ne{!i it Patriziato al Pontefice; e con effo si dichiara 
" andar d' accordo, fofienendo, che il Patriziato de' Pome- 
" fici non si deve intendere, fe non dell' Efarcato. Indi con- 
" chiude: 10 so, 11011 mallcar perfi)1fe, che l'IJal volentieri 
" odollo trattati fHefti pUllti d(ftori4; ma ; da de/ìderare,ch
 
" og1l11120 anupoltga (! i privati fùo; allètfi /' arnore de/la ve- 
" rità, nè .Ii metta a vo/ere flaúilircolle idee de'tempi preftnti 
" quetle de g/i alltich
 Seco!i:' ..ficcome all' Î1lcol1tro è di do- 
" vere, che ogml1lo r
{pettl " prr[èltfe ..fißema deg'i Stat; 
" e GO'l/erni, confnomato da//a pre/criziolte di fanti fecol;, 
" ftllza pre!eltdcre 
i prender /e$ge da i Vt.'
chi fècoJi per 
" t'ego/are t preftHtt. Tale onella coperta da aIle fue opi- 
" nioni, ben veggendole mal foUenute da autorità con- 
" troverfe, e dalla !)ingolarità, che non si ammt[te in ma- 
" terie Storie he , trartate da Scrittori itluHri per dottrina e 
" per merito, a i quali egli è tenuro della maggior pane 
" di ciò, ehe epiloga ne i fuoi Anna\i. 
" Fino nell' anno 799. foiliene in Roma 1.1 signoria de' 
" Greci; e perciò condanna i1 Padre Pagi, pcrchè da una 
" leu era d' Akuino rÎca\ a, non dominare in qudli tempi 
" aRoma, nè Imperador Greco, nc: Carlo Magno; amando 
" mcglio d' adcrire a Giovan G;orgio Eccardo, chc dalla 
Tom. IV. c" medc- 



XVUJ 
" medcsima Tettera ne deduce iI contrario. E' iI vero, che 
". giunto a termine di non pO[er l' anno [eguente negare at 
" 
tom<U1o Pontefice la signori a di Roma, annoda prima it 
" Jovrano, 0 alro dominio in Carlo l\1agno, indi accorda 
" al Pnntefice un dominio fubordinato, 0 folamente utile, 
" giuila l'opinione d'alcuni Franzcsi: Non 'l/era, dic'egli, 
" aI/ora bnperadore; una dOn1Jtl, cioè Irene, comandava Ie 
n fefte, e s' j,ltito/ava Imperatirice de' Romani. Vo/lero per- 
" ciò il -Papa ed i RomallÌ ripigliare t' antico /01'..0 diritto, 
" e far/ì 1m lmperadore (anno 800.). Segu
 poi a dire, che 
" da quì innanzi i Ponrefici furono Sigllori temporali deUa 
" fteff" Cittd e del Iuo V1lcato, fttoltðo i patti, che do vet- 
" tet"o fèguit"e cot nO'L'elJo Imperadore; con podefià 11011di.. 
" meno fubordinata aU' alto dominio degJi Augtfjli LatÙti: 
" potendo 110i motto be1J
 immagÍ1tare, cbe 'Papa LeOIJ
 (San 
" Leo/Ie II I.) ftabili{fe tale accordo COll Carlo Alaglto prt- 
" ma di cotal/to efaltm:lo, e g1/tldagntljfe and/ e
fl1i dal canto 
" f;'o, e de'fuoi Succcifori. Così va egli conghietturando in 
" cofe di fatto, regiHrate in tutti gli Annali di quei tc=mpi: 
" ripiego poco plaufthile, perciò non vemuo in mente ad 
" alcuno de gli erudìti Franzdì; i quali in comparazione 
" del noílro AnnaJiHa fern bra , chc (ìano {bti liberaliffìmi 
" \'erfo il Romano Pontcficc. Non dee pcrò render mara- 
" \"iglia, che iI Signor .Afuratort i-mmagini patti e trattati fe- 
" greti: poichè egli medefimo ft è polio in neceflìtà di non 
", partirfi dal già tilfato fifiema nella Pie,ta EJþojizione Jll- 
" rium Cæfàreorttm, 
 Eßeldmm in Civittitem Comacli. 
" Pcrciò e nelle Diflèrtazioni , de tllttiqtJÏtat. medii ævi (diff. 
" 3. pag. 77.) e in quefii Annati into.rno ad clIo fi aggira, 
" con qual fucce(fo, 1-0 lafciam giudicare a gli eruditi lenori . 
" Al loro giudizio rimetti-amo altrc:sì il carattere fvan- 
" taggiofo, che fa a Carlo l\1agno, e ad a1cuni Santi Pon- 
" tetid per caufa del dominio temporale d' ltaIia:. e riferbia- 
" mo al quinto Torno ciò, che ha diflùfarnente trattato dd- 
" la confc=cnn.ione de' Pontefici, nella quale, benchè mate- 
" ria Ecclefiafiica, s' è molto inrere(fato contro il fuo coHu- 
" me. E conchiudcrcma col Capitolare di Lottario ad altro 
" fine portaro dal Signor Muratot'i (4nno 82.9.) perchè in 
" eflo abbiam l'idea dd riforgimcnto delle tenere in Italia, 
" mal grado dell'ignoran1.a introdonavi da' Longobardi: 'Do- 
" vran- 



XJX 
n vran venire a jludilt!"e jòtto.Vtt1tgallo in Pa'via i gio-va- 
" 1'1; tii Alda1to, Bre ftra, Loti" Bergamo, lVo'v,'lra, Fer- 
n eel'i, 
 C01JJo. I,I Ivrea /0 flelfo Vefto'vo Ùt.!ègnerd Ie tet- 
" ter
. A Torino correramlO da ".1tbellga, da V
do, "a At- 
" hit. In Cremona dovran vcnire alto ßudio qltei di Reg- 
., gio, PiaCellZa, Par'ma, e A/odena. In Firenze .Ii farà 
" ftuo/a a tutti gti flude1tti delta Toftal1a. I,l Fer1JJO It qlle; 
" del Ðucato di Spoleti. A Verolza COllcorreral1no tia ]l,lan- 
" tova, e da Tre1tto. A Viee!Jza d.'/. P ado.va, da Trivi
i I 
" da Feltro, Ceneda -ed .Afòlo. L' a/tre Cift,; di (pee/It /ar- 
" ti maJJd
ra1l11O i /01' gio.vani alla ftuota det Poro di GiuJio. 
Vencndo ora alIa cenfura delle cofe, dico primieramen- 
te, che ove il Alurator; all' anno 677. facendõ menzione del 
D.?Crew Imperiale di Coihntino Pogonaw, cioè che l' Arci- 
vefcovo cletto di Ravenna portandoiì a Rama per elrer qui- 
vi canfacraw, non foire tenuto a dimorarvi più di ono gior- 
ni, ne arguifce, che diallzi .Ii doveano þiraccbittre Ie con fa- 
craziofli di qllelti Arcivefèo'vi Ì/J Roma: non è reao il fuo 
ragionare ,dovendoíî anzi dire, che vera:nente bifognava qtLtl- 
che tempo l111ggiore, per vedere, fe l' Arcive[covo avea tut- 
ti i requi{ìti per elfere conlacrato. Della qual co:a abbianlo 
noi dittilfamelHe parlato nel Tom. 1. de'.Co.nmenrarj ;'111,\ Par- 
te L del Ponrificale R0îuno. Non devclÌ p::rò ql1Ì paílàre 
fotto filenzio, come i1 .JftJrat
,.i J e in quell' Anno, e in al- 
tri, do\'e fe gli è prefemata I' occalìone, ha fempre difefa la 
fuperiorità del Papa fopra la Chief,1. di R::tvenna, e confutate 
Ie pretenfioni ingiufie de gli Arcivc::fcovi di detta Città. 
In fecondo luogo dico, che non può m,\i fufIìílere l' 0- 
pinione del /lfrlratori, ove aH' anno 707. parlando de;Ia do- 
nazione, 0 piuttoHo reHituLÏone delle Alpi Cozzie, fana dal 
Re Ariberto al!., Chiefa Romana, dice, eHcr quella Hata di 
un belle alJodiaÜ, come poderi, caft, unji; e nOll U1Z bent! 
Sigllorile, e ÐemaniaJe, come Ie Città, Cafle/Ja, e Pro- 
vÌ11cie dipendenti da' PrÚlcipi. 10 non fo, come a giudizio 
del Altlr-atori non debba fUl1ì1lere ciò, chc fcrive Paolo Dia- 
cono, Autore per altro fiimato dal mcdelìmo, cioc: che Ia 
Provincia dell' Alpi Cozzie abbracciaiIè allora Torwna, Ac- 

ui, Genova e Savona, e che più wHo abbia d' aver Juogo 
I interpretazione di altri, che cilo chiama ucetlenti Geografi. 
Ma chi fono mai quem eccellenti Geografi, che debbano 
C 1. pre- 



xx 
preferirli a Paolo Diacono t Autore fincrono, ed a altri mol- 
ti 
crittori moderni verfatiffimi nella Geografia, e nelle an- 
tichità EccleliaHiche 
 Ec co Ie parole di Paolo Diacono lib. 
2.. cap. 16. !i!Únta ItalÙe P,'o'vincia Alpes Cotti
. III hac 
.ÃCftlÏs, ubi aqute calidæ funt, TOl'tona, f!J .Alontlflel'ÎIJ11J, 
Bobium, GenlttJ fJllo'fye, 
 SlIontJ Ci'vitatn habentur. 
Que1l:o è ancora il fcmimemo di più Autori cccellemi, e 
fpecialmeme del Pagi nella vita di Giovanni VII. e del Tom- 
matÌno part. .3. lib. I. cap. '2.7. num. 17. ove così fcrive; Eo 
pattimo1tÏo CÐ1Jtj,lebatur GentJa, 
 tota ejus ora mariti- 
ma, N.{que ad fines Ga/tiæ. Onde non è rnaraviglia, fe il 
dottitIimo Padre Baldini in una fua nota al Tom. IV. di A- 
na[ta{io, alla vita del fuddetto Papa Giovanni \' 11. dove iì 
parIa della reUituzione f<ltta dell' Alpi Cozzie alia Chiefa Ro- 
mana, così fcrivc: Non hæc [Nit dONatio malfæ a/icttjus, 

ltt fiÙtdi, aut horti, /JNt oliveti . . . . fed dnnatio ÎngtlJ- 
tis tral1us terrtlrum a GaJlicis finilJlI.S per A/lobrogos 
 Se- 
g
tfì1tm Bobium ufque, excul're1Jtis itl Romanam Provin- 
Clam. 
Parirnenre non ha luogo ciò, che dice iI AItJratori all' 
anno 717. di Gregorio n. cioè che per ripigHare il CaLlello 
di Cumá1, dipendente dal Ducato Napoletano, occupata con 
frode da i Longobardi del Ducato Beneventano fotto it Du- 
ca Romoaldo n. è molto credibite, che t' Impn.adore aveJT
 
raccoma1tdata la difefa de'fuoi domÙJj Í1J Itatia at Jitddet- 
to Pontejict!. Quati che il CaUel\o di Cuma, e mold altri 
Luoghi d' halia, non apparteneffcro al dominio ternporale 
l.\ella Chiefa Romana. Che Curna apparteneHe al Papa, íi 
dedlice da ciò che ne fcrive Ana!1:aíìo nella vita di Grego- 
rio, e da queI10 che efprefI:1rnenre ne hanno detto Autori 
ce1ebri efieri, e tra effi il Pagi nella vita di eß" Gregorio 
n. al n. VI. dove cÏta ancora Paolo Diacono lib. 6. c. 40. 
fltÛ nos edocet, Ctlflrum iltud [uiffe Caflrttm Cumanum, quod 
Be1teVellta1tttS L01Jgobardorum VttX Ecc/ejiæ eripuerat. Che 
poi non folo ful principio dell' ottavo fecolo, in cui vitfe 
Gregorio II. ma ancora nel fine del fefio, in cui reggeva la 
Chiefa univerfale S. Gregorio'Magno, e in Rorna, e in mol- 
te altre Ciuà d'ltalia aveHe it Papa e giurifdizione, e pode- 
nà civile, e dominio temporale, {Ì potrebbe dedurre d,11le 
varie incourraHabili tcHimonianze, <:he fu queHo particola- 
rc 


... 



XX] 
Fe adduce i1 celebratiffimo Tommafini, Autore Francefe 
ßella fua vecchia, e nuova difciplina della Cbief
 Par. 3. 
lib. I. cap. 27. ch'è, 'De VomifJÎis, PrÙ1Úpatibus, V,lCIl:' 
1ihu.$ Et'Ct
fÙe JatÚ, f4CU/ú ftxto, ftptimo, 
 o{/(Jvo. 
. Non pare altresl a motti fuffiHeme l"opinione del .fib- 
raln"i, ove in più luoghi di quello Torno, e fpezialmente 
all' anno 7,5. vuote, che ne'tempi barbari, e moho più Del 
fecolo ouavo, it nome di RepubbJica Romana fignificaífe, 
non già it Popolo Romano fog
etto alla podeità civile del 
Papa, ma il Romano Impero. l' u di queLlo femimento an- 
cora il cointe, ma fu bravamente confutato dall' eruditiffi- 
mo Monfignore Domenico Giorgi in una.fua annota'l.ione al 
Cardinal Baronio dell' edizione di Lucca tom. 1-2.. anno'743'. 
pag. 669. ove riferifce Itna celebre autorità di Stefano II. 
Papa nella fua lcttera 8. del CodiCe carolino,- ferina a Pip- 
pino Re di Francia, e fuoi figliuoli, dove fi lamema-,.. che 
Aiflulphu.$ ,lee- unius palmi terræ fpatÙlm" B. Petro, Sall- 
fl,e'1It
 Vei Eccleji
,. vel Rei!ltblice ROmalJOrUm reddere 
pa.ßùs 
JI, etjì Fra11corum Reges propria voltmtate per do- 
nation is paginam Beato Petro, SalJflæqt/
 Vei EccleJìæ, 

 Rei/ltb/iCte CivJtatu, 
 toco reJlituC1Ida cOIJfirmarint. 
Che per queUe paTole Reiptlhlicte Romanorum non s'intenda 
già I'Impero Romano, e che abbiano sbagJiato coloro, che 
Ie hanno imefe per eiTo, 10 notò efprefTamente il Pagi nel- 
Ja vita di Stefano II. num. 16. ove dopo aver riferite Ie pa- 
f?le del Papa, così foggiugne: Ex quibu.f verbis etiam cot- 
Itgere eft ,cum ventum eJl ad pacem inter Stephanum, 
 Ai- 
þulphwfIJ, Le
em hallc a Pippillo huic fuiffe impofitam,. Itt 
øbtatIJ cum Et'Clefi
 ROrJIiJ1tæ, tum Reipublicæ' Romanð!. re- 
ßitueut, 1I0n ':Jcro Imperio Romano, ut perpcram quidam 
ftribunt. Oltre a gli Autori domefiici, abbiamo, ancora di 
quefio f
ntimento il Tommafini Parte III. Lib.l. Cap. XXIX. 
,S. V I I I. ove per nome di Repubblica intende la Chiefa 
Roma na . 
Ven,go ora al dominio temporale de' Papi, e all' origi- 
ne di efIo, il quale, benchè ad a1cuni doni Scriuori fembri 
p}ù 
ntico dcl rempo di Gregorio II. altri comunemente 10 
nfe!1fcono a queHo Pontefice. Di tal fenrimenro fono tra gli 
altn iI celebre Amore dell' 0 pera inritolata, Ragi01ti della 
Sede .Apoßo/ica fòpra it 'Dllcato di Parma, e Piacenza 
Pu- 



XXIJ 

arte 7: ove dichia
'a i tito1i del dominio deIl
 Sede Apollo- 
Ilea, e 11 ReverendlllÌmo Padre M,1eHro del facro Palazzo 
Fra Giufcpp
 
goHino Oríì nell
 pit
errazion.e dell' Origi- 
lie del 'DomtTlto, 
 delta Sovra1tlta de RomanI Pontefici}o- 
pra gti Stati loro t
mporalmfnte fòggetÛ . Sì oppone efpref- 
fa mente il Aluratori a queUa opinione, ove al fin dell' an- 
no 71.8. dice: "che Teofane Scritrore Greco, e chi u n9 uc 
" gli tenne dietro, s'ingannò., in ifcrivendo, che Papa Gre- 
" gorio II. (da lui per altro fommamente lodato) fottrafie 
" dall' ubbidienza dell'Imperadore Roma, l' Italia, e tuna 
" l' Occidente. Se il Samo Pomefiee aveffe voluto, era fini- 
" [a allora per gl' hnperadori Greei in Italia i ma a lui baflò 
" di difendere Ie ragioni della Chiefa, e 1a fua propria vita, 
" ed impedì, che i Popoli follevati non paffa1Tero aIr elezio- 
" ne di un akro Imper.l.dore ". Pare però, ehe it medefimo 
Muratori in parte ritraUaf[e queHo fuo femimemo at fin 
dell'anno 733. Ðve eosì fcrive: " Quel tanto dirlì da Tco- 
" fane, e da altri Srittori Greei, che l' haJia 5' era fottratta 
" all' ubbidienza di Leone lfauro, non fi dee credere J che 
." fia aflàtto fenza fondamcmo. " 
Non r uò giamm.1Ï negarfi, che il fuddetto Pomefice 
"Gregorio I . veggendo, che Roma, e i PopoIi dell'ltalia vo- 
:leano fonrarfi dal giogo dell' empio Tiranno Leone Ifauro, 
che condannava iI culm delle facre Immagini, gli efortò più 
'YoIte a ma ntenerlì nella fede, 
 nell' ani mo ben affeno verfo 
il Romano Imperio. E p
rchè effi maggiormente innammati 
di zelo per la difefa del CattoIico Dogma, e acce1ì di fdegno 
'per Ie fcelerate infìdie tramate contro la vita del Ioro Pa- 
Hore, e loro fovrano Capo, e Difenfore Gregorio, aveano 
rleterminato di eJeggere un Comandam
, 0 Imperador
 J 
fotto la cui fcorta ponarsi in CoHaminopoli., e deporre dal 
Trono 10 fcelerato Leone, che allora tanto iniquamente vi 
.regnava; il Pontefice Gregorio, ehe non difperava h con- 
versione del mal cons;gJiatu Principe, nol permife. Tamo 
ci aUena AnaHatìo nella Vit" di Grcg('wio II." Cognita vero 
" Imperatoris nequitia, ()mnis Italia contìlium iniit, ut sibi 
," eligerent [mperatorem, & Conilantinopolim ducerent. Sed 
., co:npeicuit tale conJì
ium Pontifex J 1pcrans conversionem 

, P1Ìndpis. . 


E poi- 



XXUJ 
E poichè s' avanzava di giorno in gforno, a mifura che 
r empietà del Greco [mperadore crefceva, la folleva.zione 
de' Popoli in Italia, non potendo pila quelli foffrire la per- 
fecuzione, mo{fa in mtte Ie pani del Romano Imperio con- 
tro Ie facre Immagini, total mente tì fepararono dall' Imperio. 
d' Oriente 
 e fi fottopofero al Rom,mo Pontefice. Su quetlo 
particolare potrei io ben fare una lunga di1Tertazione, la quaJe 
non è nece{f.'lria, per eifer già fiata fcrina, e data aHa luce 
dal ReverendiHìmo Padre Orfi, iI quale chiaramente dimo- 
fira, nel Capo I. come fotto I'Imperio di Leone Ifaurico, 
e nel Pomificato di Gregorio H. i Romani, e gli altri Po- 
poli dell'lralia, che dipendeano dall'Imperio, cominciarono 
a fcuotere il giogo dell' antic a foggezione, eleggend06 i pro.. 
prj Dud, Capi e Governatori, e chc una tal carica in Roma" 
e nel fuo Ducato fu da quel tempo. appreHü il Romano Pon- 
tef1ce. DimoHra in ottrc il ce1ebratiIlimo !\.more at C
po 2.. 
come prima deJle fpedizioni del Re Pippino in Italia contro 
i Longobardi, i Romani Pontcfici, almeno come capi delra 
Repubblica, cfercitarono in Ronn, e nel ruo Ducato akuru 
ani proprj della 
1aenà, e chc indizj fono. di una vera 50.- 
vranit3 . 
OJtre ana fpontanea,. e libera dedi1.Ìone, ovvcro 
 vo- 
10ntaria foggezione dc' Popoli, ch' è it pill antico, e giuHo 
ritoJo, e )a più anrica ragione del dominio, e potletTo delli 
Srari fpettanti alia Chiefa Romana, vi fono ancora varj Di- 
p)omi de' Principi, che confermano quefio dominio, e pof- 
feíIo de' Papi, de' qU:1li fa menzione il Muratori fieHa "fpe- 
cialmenre all' anno 7,5. ove parlando deUa donazione farta 
ða) Re Pippino a S. Pierro, e a' fuoi fuccefTori, " cioè di 
" Ravenna, Rimini" Pefaro, Fana, cefena, Sinigaglia, Jefi, 
" ForJimpopo)i, Forlì, co) Callello 5uHubio, Monrefeltro, 
" Acerragio, J\1onte di Lucaro, Serra, cal1el1o di S. Ma- 
" riano (forfe S. Marino) Bobio, (diverfo dan' ahro, ddla 
" Liguria) Urbino, Cagli, Luceolo, Gubbio, Comacchio, 
" colla giunra ancora del1a CitÜ di Narni, che i Duchi di 
" SpoJeti moJri anni prima aveano tolto al Ducato Roma- 
" no,,: Soggiugne non moho dopo, che 9,uantunque non 
Ii può mettere in dubb.io)a donazione dell' Efarcato, e della 
Pentapo]i, farta dal Rè Pippino aJla Santa Sede Roman.), 
<<on efcluderne. a-ffattQ 1a lìgnoria dc' Greci Auguíli, !1on 
paJa 



J:'XJ V 
paja però fin ora' concJudentemcl1te decifo:" fe avveniilè 
" p
r con
o di Roma,. e. del fuo Ducato )' iilcllo, e fe Pip- 
" pmo fi nfervaffe domlmo alcuno fopra 10 {leHa Efarcato." 
Or (quì fa d' uopo primierameme fapere, che queHa, 
che dicefi donazione, aee più tono chiamarlì reLlituzione 
di que'luoghi, che poffedeva già moho av
mti la Chieià k.o- 
mana, a cui gli avea tolti Anolfo Re de i Longobardi, 1Ìc- 
come può vederfi preffo Anafiafio, e a'rri 1I.michi, e mo- 
rl.erni Srittori nelIa vita di Srefano II. Secondariamente che 
,Roma, e il fuo Ducato, e l' Efarcato di Ravenna, ed aItri 
1uoghi .ancora ne1 tempo di detto P
pa appaneneffcro al pie- 
110 dominio tempora1e della Sede ^poilolica, e de i Papi Rc- 
gnanti; oltre ad altri efieri Autori, l' ha per indubitato l'iHcf- 
fo cri(ico Pagi, iI quaJe all' anno 7;;. 
. 6. così fcri- 
ve: " Ccnum vidctur.., ab hoc tempore plena.m in rebus ci- 
" viJibus adminiHrationem Pontifices ram Romæ, <]uam in 
" Exarcharu RavennatenfÌ exercuiífe, nifi rebellionum roo- 
" tibus ali<:Juando impediremur ". Nè quì debbo tafciare ciò 
che dice'l' jfieffo Amore all' an no 796. 
. II. facendo molto al 
nonro caro: " Ron'ani eniro anno 75'4. quo Pippinus Exarcha- 
" rum Ravennæ Principi ApofioJorum, ejufque Succefforibus 
" conceflìt, Confianrini Copronymi Imperatoris hæretici, .qui 
" cos adverfus Langobardos defendere non poterat, domma- 
" tionem penitus excuflere, & Rempublicam init:tuere, cu- 
" jus Caput RDmanus Pontifex, Defenfor vero, ac Protector 

, Pippinus Galliarum Rex ditH funt. Hinc quando St
pha- 
" nus II. in fUts littcr1s de AiHulpho Langobardorum Rege, 
" & ,de ,'cxatione Urbis Rømanæ fcrrnonern habet, nufquam 
" meminit! Imperatoris, RomanofQue Populum fuum appd- 
,,-Iat ". II che cofia .daHe teucre' 3. 4. e 6. di detto Pon- 
tcfice a 'Pippino Re. 'Nella medcfima maniera parJano Paolo 
Pomdìce Succefiare di Stefano, e Adriano I. quegli neUe 
kttere 2.. e 7. al medefìrno Pippino, quem nella Iettera 1-. 
fcritt3 a Carlo rv1agno l' anno 775'. 
So" che aIcuni Autori fi fano affatkati a confutare il 
Pagi, come fe quefl' Aut ore avefic infegnato efT ere {bto il 
Rc Pippino inHilutore del Principato temporale delhl Chic- 
fa Romana, qu
ndo egli fohanto ha detro ciocchè alrri co- 
munemente 
ltIerifcono, cioè chc il fuddetto Re I' amplificò 
Ecco replicate quì Ie pc\role del Pagi äl1'anno 755. Djc
 {;'- 
gh, 



xxv 
gli ab hoc tempore plefJam; 11011 novam, 
 Î11fo/itam, fìc- 
co
e bene ollèrvò il Sandini ncJI.l V ira di Stefa.no II. Ï11 re- 
lms civi/ibus adminiflratlOltem Pontifices tam Romæ, quam 
in Exarchatlt Rave1t1late1
fì exn'clÚffe. lnnanzi dunquc vi 
e[ercitavano qualche amminifirazlone : oude il Pagi fa Pip- 
pi no foJamcme amplificatore, e 1?-on già ifiitutor.e del ciyi]e 
Principato Romano; tamo rnagglormente, che II medefimo 
Pagi e all'.1Ono 7 0 1. 
. 1. e <lll:anno.7-'1-
. 
: 10. e all'
n!1() 
7;;. riconofce, e nfenfce Ie vane refhtuZlOnI fane a1la Chle... 
f:t Romana avami la donazione di Pippino. E pure, chi '[ 
crederebbc? queHe refiituzioni nore già come ho deuo, c 
i"iferite dal Pagi;, da qu.\lche Autore a lui medefirno vengo- 
no oppoHe A 
Ritorno a1 AfuratlJri, e afTolutamenre dico, eíferfi egli 
ing:mn3tO, quando alI'anno 7;7.fcri1fe,che Anafiafìo, e Leo- 
ne OHiente neJ rifcrire la donazione farta alia Chiefa Roma- 
na dal Re Pippino, ne hanno troppo Hefi i confini, c q uan- 
do all' anno 77..... foggiunfe, che la medefirna donazione con- 
fermata da Carlo Magno, non è tamo vaHa, quanto la fa 
AnaH:atìo nella Vita di Adriano I. E chi mai farà, che vo- 
glia credere aIle femplici conghienure del Muratori, fu Ie 
quali 3ppoggia per 10 più Ie fue opinioni, e lafciare ciò che 
attefiarono Autod amichi, ed accreditati, come fono A na- 
fiafio, e Leone OHienfe
 foveme ancora lodati dall'ifiellü 
.ftlltratori? H medefimo aflèrrnano alrri Scrinori cclebri, e 
fopra tuno Adriano I. Papa nella fua lettera fcrina a Cofian- 
tino, ed Irene, appreíIo il Labbè nella raccolta de' Conci- 
Ij, dove ci fa ceni, che Carlo Magno colla fua donazione 
21Ie Città, e Provincie concedute dal Re Pippino alia Chie- 
fa Romana, ne ave1Te aggiunre deJle altre molte: Conjlat 
vero, dice iI Pagi nella Vita di Papa Adri<\no I. S. XI. ex 
EpifllJlis HadrialÛ Papæ, Carolilm Civitatibtu, ac Provzn- 
ciis, qf.tas Pippin us pater ApofloJicæ Sedi cOI1ce.l!erat, flu- 
rimas addid
l!e. Ma fa d'liOPO fentire il fuddetto P.lpa nel- 
la fopra accennata l.:trera a Coibmino, ed Irene: " Carolus 
" Rex Francorum, & Langobardorum, & Patricius Roma- 
" norum, per tua laboriofa certamina, eidem Dei Apo1ioli 

, Ecc1eftæ ob nim
u
 amorem, 

u:a dona pcrpetuo pOílì- 
" denda, tam ProvlIlcl3S, quam CIvItates, feu C,1Ítra, & ce- 
" tera Territoria, imo & patrimonia, quæ a perfida Lango- 
Tom. TV. á" bar- 



. 
XXVJ 
>> bardorum genre detinebantur, brachia forti eidem Dei Apo- 
2' il:olo refiituit, cujus & jure eífe dignofcebantur ". Nella 
med
elìma 
ani,
r
 parJ
 Egin
rdo .nella V ita di C
rlo "LIgno 
al Capo "I. Þ litIS hUJus bellI fUlt flfhaBa 1 talia, 
 res a 
Latl.z,obarJorum Regibtts ereþt4', Ha.1,-iallo Romallæ Eccte- 
fiæ Refiori reflitllt æ... E poichè la parola reflitllere, per ier- 
virmi dell'
utorità di S. Tommafo nella fua 1.. 2. quæfl. 61.. art. 
I. niente meno par che fla, che Habilire di bel nouovo al- 
cuno nel poHèHo" 0 domjnio delh iua cota: ReflitHere ltÌ- 
hit aliud ejre 'videtur, quam iterato aJiqttem flatuere In po.f- 
ftjJìo11em, vet domillÍttm rei flue; guindi può ben dedurli, 
che Ie PTo:vi.ncie tinalmente,. e Ie Cinà reHituire da Carlo 
Magno aHa Chie[a Ro:n.ma fperraifero ana medeiÌma.Chiefa, 0 
per gius, antÏCo, 0 per volumario confen10 de' Popoli, i quali, 
come dice. il Sigonio lib. 3. V
 Regl10 Ita/iæ, anno 1'2.7.. fcof- 
fo it gfogo deIrempio tiranno.Leone Itàurico,.iìn da qud tem- 
po 5' erano da.ti. all' impero del Ro:nano Ponretice:. atqtte 
US 
ill omltibu.s rebtts auéloritati obtempe,'attlrOs jllraVertt1lt. Ag- 
giÜnge. iI mede{imo Sigonio, che in quel tempo appunto Ro- 
ma, ed il Ducaro Romano da' Greci a cagion della 101'0 ere- 
.fia pervenne al Papa.. Ma che ferv
 dilung.uci fu queito par- 
ti'colare,. ful quale. uomini dottifIimi han fcritto graviflime, 
cd eruditiffime DiifenaÓoni, colle quali han fatto chiaramen- 
te vedere ,. che fiT} d.\l tempo fuddetto i Papi h,mno avUlO 
un pieno, e comÌnua-to dominio fu de'loro. Stati? 
Rena, che parliamo ora. dclla dÜnaÚone farta da Lo- 
doviCo. Pia, regiftrara prcffo. Graziano nel fuo Lkcrero a1 
Canone: Ego. LudoviCfU', Diil. 63. la quale è Himata dal 
Mttratori all' anno 817. come un'impoHura nata nel ::)ecolo 
XI. So, che iI Pagi è del medeiìmo fcmimemo,.che è qudlo 
appumo di Carlo Molineo Calviniita, che fu il primo 3 met- 
terla in dubbio; fegu:taw poi dal V oUio nel peilifero libro 
imitolato Lefii011es memorabiles, & reconditæ; e da Md- 
chiorre GoldaUo nel Ljhro, delto Rationale C01lfiittttiollum 
ImfJeria/Íttm. Ma que1li Amori fono fiati. già h.titevolmc-nte 
confurad dal doniffimo Gretfero dclla Compagnia di G'estI, 
nel Capo 8.. dell' Apologia. per' it Gardin.ll Baronio, e foprat- 
tmto. dall' Amore del Libro'. imitolato: It dominio tempora/
 
delta Siwta Sede flpra fa Città di Comacchio Cap. 7. e 8. 
e. dal medetìmo in un alrro Libro: 'ZJlftfli ftC01tda det do- 
m ;11;0 temporak e:;". Cap. 21. Con- 



.. 
XXVI) 
Confeffo di non faper capire, come il J..fflratori uomo 
peridffimo dell.e cofe aI.1tic
e, e fpe
ialment
 de i.Diplomi: 
abbia potmo dIre., ,che 11 .Dlpl
ma dl L
od.oVICO PIO. fia un 
impoHura nata neB undecimo t>ecolo _ Egh è un Diploma, 
che il Baronio aH'anno 817. dice averlo emcndato coll'ajuro 
di quattro efempl.ui cavati (h quattro codici Vaticani _ Fu 
egli dipoi inferito dal Gretl:ero nd r
o Co.mmcnrar.ïo, de 
Principttm in Sedem Apofhltcam muntfìcentta, dal Sumon- 
do ne i Concitj della Francia, dal BalulÎo ne i Capitolari 
de i Re di Francia, dal Labbè nelll1 raccotra mamma dc' 
concilj, dal Cointe ne gli Annali Ecclefiatlici Franzefi, e 
da altri Scriuori doniffimi tenuto per genuino, e come tale 
difefo. So che gucHi tono Autori poficriori, ma so altre-
Ì, 
che fono Amori 
ritici, e bon menD dotti del lvluratori; 
i1 quaJe certamente tì è ingannato, ficcome lluei, cbe dif- 
fero, effere Hato Leone 01lienfe, Autore delf"undecimo Se- 
colo, il primo, che abbia fatta menzione di eHi:> Diploma. 
che molto prima di queilo Amore abbiano altri parlato di 
queila Cofiiruzione di Lodovico Pio., coHa chiaramente dal 
Concilio Romano dell' anno 877- dove Giovanni Papa Otta- 
YO efprelrameme ne parla così: " Ludovicus Maximus Im- 
" perator, Parer hujus a Deo e1
tH caroli AugufH (til que- 
" Hi Carlo Calvo, che regnava 111 quel tempo) Patrum fo- 
" lium adeo reIigione imitarus, pietate laudabiliter æmula- 
" tus, m & paterna divini cultus vota, & crga prælatam 
" principalem Eccleliam liberalitatis intignia Pius natus æqui- 
" 

uaret, &: :obo

ret, fed & uberib.us beneficiis, & dapli- 
" hbus mUl11ficenms, ut hæres gratIiIìmus, ampliaret " . 
Qllindi con ragione il Cointe all' anno 817- tra le alrre cofe 
dimollra, che la <":otlituLÏone di Lodovico Pio non folamen- 
te comicne 1.1 conferm.\ .di quelle cofe già prima donate 7 
e reHitulte alia Chiefa Romana, ma ancora delle nuove, che 
egli alb medetima cOl1cedea. E di quello femimento è an- 
cora il Gretfero, ove così fcriiIe: '1Jonatio Ludovici 'lIon 
ta"'n eft nova donatio, quam cOllfirmatio, 
 ratihabitio ea- 
rllm, qUÆ jllm a -PippillO, 
 Caroto lvlagllo faflte fuerant, 
ut pate.t ex ;1/ 0 'lJiplo-natis cORtextlt. Lafcio allri monu- 
menti piÜ antichi di Leone Oilienle:, e del Secolo ufldcci- 
mo, come fon quelIi di Vidone Imperadore nell' anno 89 1 . 
preno il Sigonio lib. 6. Ve RegllO Itillite, e di O[rone I. 
d 2 rap- 



XX"HJ 
rapportati dal Gretfero nel Libro citato, Cap. 4. 5'. 6. dove 
ancora rapporta la CofliruZÎone di S. Arrigo Imperadore, e 
rimetto il Lenore all' erudiro, e diligente 
crittore Antonio 
Sandini, nell' Opufcoto Imirolato, ViJþ1ltatl01JeS hlßoriete 
vigÍ1lti, alIa difpura2ione XX. che appunro è de Conftittetio- 
'Ire Lttdo'l!ici Pii
, nella qu.ale dopo ayer di
o1lrato etf
r qu
- 
fla genuma, e hncera, nfponde pOl a gh argoment1, che 
fi porrebbet'o opporre. Se ave1Iì io d.t fare qua1che DitIcr- 
tazione in qua1che adunanza inrorno a i dirirri della Scde 
Apoi1oIica, su de' qt!ali. uomini dottiíIìmi han fcritto grolIì 
volumi ripieni della piÜ inlìgne erudizione, potrei, quantun- 
que di poco ta-Iemo, fare una mediocre com par fa ; ho rras- 
grediro nondimeno i limiri della brevirà pretilbmi, per ef- 
fere, non che ogni Scrirrorc, ma qualun<].ue Criiliano dcbi-- 
tore jàpie11fihr , 
 in./ipientihtt.r. 
Sforzaíì il Muratori con varie conghieunre in più luo,.. 
ghi provare, che non oUante Ie tante dona.zioni de i Prin- 
cipì fane alIa Sede ApoHolica, avefiero dIì nondimcno dell' 
aurorità, e íìgnoria in Roma. Dal vedere, che nei Diplomi 
dell' orravo fecolo i pubblici documentl íì fegnavano col no- 
me deU' Imper:ldore ,. Ii ferve di qrtatche fOltdameIJto per du- 
hitare, ft i.vi fo.fTe eftÙrta ta di ItÛ atttorità," e Sig11oria. 
Così egli fcrive all' anno 7,9. ed in alrri IU0ghi a..ncora. Ma. 
queílo fuo fondamcnto a nulla vale; impeercchè, come of- 
ferva il Pagi nella vira di Srefano II. 
. XX i medelìrni Pon- 
tefici nelle lel tere lì fervirono per qualche tempo delle me- 
dclìme formolc, fanqttam 110tis temporariis, 'lUte 1JUt/am /Ìlh-
 
jeflionem Ï1rfereúa1tt. E in. fatti nel Concil
o Romano dell' 
anno 743. fìccome può verleríì prc{fo il Baronio, lì dice: 
Faél1Jm eft hoc CO/Jcilittm a/1110 ftetmdo Artabasdi bn,'Jera- 
tortS, flee non Lttitprtl1ldi Regis .almo triJ!.eJimo ftcrtl1dlJ, 
indiéli011e dllodecìma. Or quindi chi può giufhmcnre dedur- 
De, che Roma foilè in quel tempo foggerta a Luitprando 
Re de' Longobardi, e ncl medeíìmo tempo ad Anabasdo 
Impcradore; ene-ndo cofa certa, che Luicprando m li n,)fi eb- 
be dominio di Roma? L' Argomento è del medetimo Pagi, 
il quale dopo- aver riferira la data del fuddctto Concilio R?- 
mano ,così foggiugne: Sed inde 110n ftquitttr, Romúm LTJlt- 
prando Langohardorum Regi fi4hditam fu
{[e: a./iOql/Í"' It'tO. 
eodtmque tempore duos JìljJremos domitJos agnoviifet, ArtlJ- 
bafdum 



XXJX 
bafdt/m ntmpe lmperatortm, 
 LttitpralJdllm Regem; CIJm 
tamell certum fit, Luitprandllm ntmquam in Vrhem Romam 
4ominarionem exercuij{e. 
Debole parimeme, e vana è la conghiertura del lVl1e- 
ratori, ove all' anno J4I. ed in alcri feguemi dice, che il 
Patriciaro di Rama, conceHò da i Papi a i Re di Francia,. 
portava fico anche ta SiJ!,IJOria di Roma, e det luo "Vuca- 
to. Il medefÌmo aflerma all' an no 7
9' ove pari mente foggiun- 
gc, che nVefiìllo, e Ie (:hiavi folilt: a d
1fti da'Romani Pon- 
tefici a i medefimi Re, erano it fèl/zO ad()perato per c01Jfe- 
rire Ja Sig1Joria. Non così parla il critico Pagi, Ie eui pa- 
role fon rapportare al Torno IV. delle Note ad Ana ila fio ,. 
p. 203. e 204. dove fpiega il Patriciato della Chicfa Roma- 
na, eh' è il medefimo di quelIo, che dicdì dall' alrro Pagi. 
nella vita di. Gregorio III. 
. xv [I. Infegna cgli, che il no- 
me del Parriciato della Chiefa Romana, 0 del Patricio de' 
Romani abbracciava due cofe, e la giurifdizione, che i Re 
di Francia eol confenfo del Papa, e del Popola Romano- 
efercitavano jn Roma, e la protezione, 0 difcfa della Chie- 
fa Romana, che aveano pwmdTa, fenza patIarc i limiri de' 
patti Habiliti. " Patriciatus Ecc1efìæ Romanæ, feu. Patricii 
" Romanorum nomen duo quædam completl:ebatur, & ju- 
" rifdittionem, qua Reges Francorum in Urbe ex confenfu: 
" Pomificis, & Populi Romani potiebamur, &- protetlio- 
" nem, feu defenÎlonem, quam Romanæ Ecc1efìæ polIiciti 
" eram, Guæ defenfio patHs cum Romanis Pomificibus ini-. 
" tis conHiruta erat. " E quì bifogna. notare quel,. che di- 
ce queHo Amore, aílài impegnaro per aItro per la magg:o- 
Ie grandezza de' fuoi Re. Dice che il Patriciato confiileva, 
in una giurifdiLione, che avevano i Re di Francia, non per 
fe Hc1Iì come fupremi Principi; e Signori di Roma, ma co- 
me eonferita 101'0 ex cOI
(ènltt Pontificis, con cui era uni- 
to il Po polo Romano. Chi poi su queflo particoIare voleffe 
nOlizie più diflufe, e fcrittte- anche con molta erudizione, 
può Ieggere l' Opera infìgne del Chiari1Iìmo Ottaviano Gen-. 
tili, Ðe Patriciis, Lib. 3. Cap. 2. dove con varie auro- 
rità chiarameme dimollra, che il Patriciaro della Chiefa Ro_ 
mana, conccffi) a i Re di Francia, altro non era, ehe la fo- 
Ja difefa della mede!ìm.\, del Papa, e del Popolo Romano. 
dagl' infulti de' nemici. 


Ecco- 



xxx 
Ecco'11i ora ana fpiegazione del VelIìllo, e delle Chia- 

i dclla Confdfione di S. Pierro, che folevano conferirli da 
i Papi a i Re di Francia, e ad alrri Principi. 11 VelIìllo altro 
110n era, che un fegno per difendere la Chiefa; e Ie Chla- 
vi, non erano che reche ripiene di facre Reliquie, giuHa 
il fentimenro del Zovio Torno I.. deUa Biblioteca Pontiricia 
prefIo 'il Roccaberti pag. 19. " Fa1íì Novatores, qui ex eo 
." .quod Leo III. Claves aureas.ex Sepulero S. Petri de more 
" acceptas, & Vexillum Romanæ Urbis mifcrit, per Claves 
" 
arolum in poHefi.ìo!1em. Roman
 Eccle
jæ, & per ye- 

 xlllum Romæ Urbls :unmlÍTum affirmant; Ignoranres tntfe- 
" ri Vexillum .tangu.101 defenfori Eccle1iæ, Claves autem v
- 
" 1m religiofo rdiquiarum cul[Qri miifas ritu prifco eHe: cum 
" eæ non tantuffi Imporatoribus, verum & aliis Principibus 
" Chrifiianis, quibus nihil juris in Ecclefiam Romanam en, 
" temporibus Gregorii caufa devorionis mirrerenrur. " Le 
medetìme cofe già prima del Zovio avea fcrino il Baronio 
all' anno 796. 
. 16. II Cointe al medefimo .
. 1..4. chi am a 
Novatori, e come tali dice doverfi difprezzare quei, che 
vogliono, che per mezzo delle Chiavi della confcllìone di 
S. P-icrro mandate a Carlo Magno dal Papa, enrraí1e egli in 
po{feíTo deUa Chiefa Romana: Nee audiel1di Jimt Novato- 
res, qui CaroltJm per Claves ConftjJìoltis S. Petri in poF 
jè,/]ionem Roma1Jæ Ecclejiæ immifftJm volullt. E
 una gran co- 
fa, che molri Autori Franzefì abbiano da foUener queflo pun- 
to, doè che fin dal tempo di Gregorio 11. il Papa fofTe af- 
folutoPadrone di Roma, e del ruo Stato
 e che queito poi 
s' abbia da mettere in dubbio da qua1che Italiano, con dire 
 
che ancora dopo Gregorio 11. gl'lmperadori ebbero qual- 
che dominio in Roma. Che fe poi it Vefiilo, e Ie Chia
i 
fuddette, che folean dariì da'Sommi Pontefici a i Principi, 
erano, corne dice it Jvluratori, it ftg110 adoperato per C011- 
ferire ia Signoria, troppi furono certamente i Signori di 
Roma, giacchè a moh:i1lìmi mandarono i Papi il VefJìllo 
colle Chiavi della Confeffione di S. Picrro; della qual cofa 
110i ancora abbiamo parlato ne'.Commentarj al Torno I. del 
Cerimoniale della Chiefa Romana, che fu dato alIa luce da 
Marcello Vefcovo di Corfil. Del mede1imo VelIìHo, e del 
celebre Triclinio Lareranenfe, in cui fi fcorge S. Pietro, 
che dà il Veffil10 a Carlo Magno> trartano egregiame!1 te 
varJ 



. 
XXXJ 
varj Autori, tra quali iI chiariffimo Ottaviano Gentili nelIa'. 
fua Orera, Ve Patriciis, page 323., dove cira ancora EVf"- 
rardo Onone, iJ quale efprefTament e dice, che Apo/lotfl.s Ca- 
roJo Vexittum porrigit, tIt ita de[c1Zfòr Eccleße [anus po- 
fleris ÙzdicaretfJr. 11 fuddetro Tric1inio, che per collocarlo 
in miglior forma fu rovinato ne! Pontincaro di Clemenre XII... 
è Hato nobilmenre fareo riltaurare dal Regnante Sommo Pon- 
tefice B
EDETTO XIV., il quale oltre a ram' alrri beneficj 
conferiri aHa cirtà di Roma, ed a tuna la Repubblica Let.. 
teraria, ha queUo ancora aggiunro per onore di sì norabile 
antichirà . 
Ma permerriamo pure, che gl' Imperadori nell' ottavo 
fecoIo, e ne) nono avelfcro deUa podeHà in Roma. Cerra- 
mente era nata Qud1:a ad eHi conceHa da' Papi, affine di fe- 
dare Ie rurbolenie, i tumulti, e Ie fa1.zioni dc' Romani, ed 
affine di difendere la Chiefa Rom;:tna" e i di lei t)tari dagl' 
intuiti de' nemici. Approva quefio fenrimcnro il cririco P,'gi 
all'anno 82.3. dopo aver infegnaro all'anno 75,. 
. 6. 789r 
!. 9. 79 6 . 
. I I. & 
h6. 
. I. che dopo Gregorio H. e Ste.. 
fano II. \a fomma amminiilra1.ione, e rutro il dominio' di Ro- 
ma edell' Efarcato fu pretfo i Sommi Ponrenci. L' Hlelfo 
dice i1 Tommafini Torno Ill. lib. I. cap. 29. 
. 6. e 7. do.. 
ve, confiderate bene Ie cafe [atte da Gregorio II. e III. da 
Zaccaria, e d.a. Stefano [I. in occaiìone. de-llo Stato' Ponri- 
ficio occupato da i Longobardi, così fcrive: " Dilucidum 
" hic eft plane, penes Papam fuilIe. fummam adminitlratio- 
" nem. Romæ, & Exarchatus ,. ipf urn pacis fædera tanxhfè, 
" bellis obvialfe, Urbes defendiife, ac recuperalIe, hottes 
" propulfatfe, auttorÏtare apud Imperarorem, & Reges cir.. 
" cumjacenres plurimum valuiITe._ Ir:t jam re, necdum no- 
" mine Principarus penes illum erat, mnderante his omni- 
" bus Numinis providenria inter tam as beJ10rum rempettnes. 
Queilo t"emimento del Tommaiino è fÓndiito su i fatti di quel 
tempo, che'rwn fa d'uopo qui raccontare, e non già su Ie 
conghietture, e deboli argomenri, 
u i quali fovenre il fib,.. 
ratori ha appoggiata la. fua preoccupata opinione; il qUì\le 
per alrro nel hue dell' anno non latcia di fpiL'gartì con d;re 
 
ch' è di dovere che ogmmo riJÞetti iJ prrjèflte /i.flema de gll 
Stati, e Governi (pula fopratuHo di lJuci della Sedl: :\t'o- 
nolica) cO/tf
rmato' daJla p,.efi;rjzio1J
 dj t41/,fj SecoJz, jC1t- 
za 



.. 
XXX1 J 
za p,?teltderc. di ...prender l
gg
 ,'1 4 : v.rccbj Secoli, pn' rfJ()- 
'are t preftl1tt. Comunque ha, anlicllmeme troveraffi Prin- 
cipe, chc potfa allegare un dominio così lungo e cominua- 
to de' fuoi Regni 
 come 10 può il Papa de' fuoi Srati. 
EtIendo poi it JJHema del lrJuratori, che 1'Imperadore 

mcora nel nono Secolo avcíIè delJa giurisdizione in Roma , 
quindi è, che in turte Ie occaftoni s' è sforzato di tirare ogni 
linea a queHo 
cg
?, che 
ià fi era prefitIo. Senriamo per- 
ta
to cOI?e 
gh dtfcon:e all anno, 800. . p,ag: 3th.:" Da quì 
" mnanZl chiara cota e, che ell1, ( etOe I P apt)., furono 
." Signori temporali dell'iHe(fa Ciuà (cioè di Roma), e del 
" fuo Ducato fecondo i patti, che dovettero feguir col no- 
n vella lmperadore (Carlo Alagno), con podeHà nondime- 
" no fubordinata all' alto dominio de gli Augufii Latini, 
" potendo noi moho bene immaginare, che Papa Leone Ha- 
." bilitTe tale accordo co
 Carlo Magno, prima di cotanto 
" efaltar1o, e guadagnaile .anch' egli dal canto fuo e de 1. fuoi 
" Succeifori. "Che i Papi fin dal Pontificato di Gregorio". 
fo{fero aíIoluri Pad rani di Roma, e del fuo Stato, e che, 
fe gl'Imperadori v' hanno avuto qualche giurifdizione in ap- 
preHo, fu loro queHa conferita dai medelimi Sommi Ponre- 
fici; già l' abbiamo dimoilrato di fopra. E perciò piacemi 
di riferire ciò, che nel detto anno foggiunge immediatamenre 
il Mttratori, per confurarlo: ." 11 perchè da lì innanzi CG- 
minciarono i Papi à batter moneta, col nome lor proprio 
" nell' una parte de i foldi, e denari, t: nell' alrro col nome 
" dell'lmperadore regnanre, come fi può vedcre nei Libri 
" pubblicati dal Blanc Fr,lOze[e, e da gli Abbati \7ignoli 
 
" e Fioravanti. Rito appunro indicanre la Sovranirà di Carlo 
" Magno, e de' fuoi SucceHori in Roma He1fa, non lafcian- 
" done dubitare l' efempio, fopra da noi veduro, di Gri- 
" moaldo Duca di Benevento 
,. 
In non so come il Muratori, uomo per altro dottifIì- 
mo, la difcorra cost. Vero è, che il Le Blanc Franzcfe., 
.e aJrri 
mcora, che appelIanlì RegaHHi, l' erudizione de i 

uali conliUe in deprimcre troppo liberamcnte i diritti della 
Sede Apofiolica, confacrati dalla prcfcrizione di tanti Secoli', 
e confermati dalJa pietà de i Principi faggi e antichi, dal 
vedere aJcune monete de i Papi, nelle quali fi legge aggiun- 
t-o il nome degl' Imperadori, fi fon falfamente perfuafÌ., che 
CJue- 



, 


xxxiij 
quem aveffero podefiàe dominio in Roma; ma furono fi- 
nalmente tutti validamente confutati dal celebre MonG- 
gnor Fontanini nella difefa di comacchio Tom. I. page 389. 
e Tom. II. page 5 f. e fegg. Quanto poi fieno amiche Ie 
monete Ponrificie, 10 dimoilrano pur chiara:nente due va- 
lenti Scritrori 
 Giovanni Vignolio, ncllibro intitolato. An- 
tiqtÛores 'Pontificum ROmd110rllm denarii, e Benedetto Fio- 
ravante, che accrcbbe, ed illuUrò eon varie Note detto li- 
bro, appreífo de i quali po tea il Alllratori, giaeehè Ii eita, 
yedcre varie monete di Papi antic hi , ehe fiorirono prima 
di Leone Ill. fenza nome dell' Impcradore; come fono quel- 
Ie di Zaeheria, e di Adriano I. E quando pure prima di 
Leone III. non vi folfero aluoe monete fatte coniare da i 
Papi in Roma, dice pur bene il Pagi, lodato dal Sandini 
nella \'ita di Leone III. che, Allte Leollem III. þmi/ia 1l1t- 
mifìnata Stepha1llts I I. 
 dus S1Icaf(ores, qtÛa ii "on mi- 
Illts, quam Leo Ill. S'VPREMIVRBIS VOMINI J.VE- 
RE, quod NOll vid
o in pofler/
m in duhit
m re'vocari po/fe. 
Che poi in qua1che moneta Pomificia fi vegga aneora 
feritto il nome dell' Impcradore, quefio certamenre non è 
alrro, ehe un fegno d' onore coneeflo da' Papi agl'Impera- 
clori, come Avvocati, e Difenfori della Chiefa Rom'ana, ÍÌc- 
come faggiamente notò t' eruditilIimo Giufeppe Garampi, 
ora Canonico della Balìliea V ntieana, nella fua bclla DiiIer- 
tazione, de NlImmo argenteo B
I/edi[fi III. POftt. ]"lax. 
cap. IV. la quale dà fudiciente materia per difcorrere 10- 
devolmeme, non folD delle moncte Ponrificie, ma aneora 
di altri pumi Inorici, che riguardano i diritti, e Ie prero- 
gati\'l
 della Sede Apofioliea. Senza dunque panirmi da 
queHo illufire Autore, dico, efTedì ingannato il Afurtttori, 
ove dice dlère Hato conceduto a i Pomefici il Privilegio 
di batter moneta, come a i Duehi di Benevento, a i "e. 
fcovi di Ravenna, di Aquileja, e ad altre Città. Ma dove 
fono i documenri, co' quali poíTa egli provare quefia ilia 
opinione? Eeco la difl
renza, ehe paí1à tra Grimoaldo Duca 
di Benevento, a cui Carlo Magno coneeíTe ]a facoltà di 
batter moneta, ed il Papa; qucgli tù obbligato a mcncre 
nelle monete il nom
 di Carlo, e pc:rehè poi in apprd10 
volle porre il folo fuo nome, fu giudic;\to ribelIe, del qual 
delitto giammai non furanu accufati i fommi POnLefici, quan- 
Tom. IV. e - tun- 



XXXjV 
tunque , 
 prima, e dopo di CarlQ Magno baueffero Ie mo- 
nere in Roma col folo fUG nome. " Ex quo igirur, ecco Ja 
giudi7.iofa oH
rva:z\ot1e del G<trampi alJa pag. 8&. " Gri- 
" moaldus rupto fædcds p
<..'ì:o, Caroli nomen in Aurei
 fuis 
" inftr!be!"é ncgtexit.
 tahquatU p

due1lis habitus eft; quo 
" Cfllnmè nunquam tummos Pontltices ab Imperaroribus ac- 
" cu[atoS fuiHe Icgimus, etfi nonnuoquam eorum nomen 
" in fuis Nummis prætermiferim ,.,. In un Concilio tenuto 
a Ravenna tra Ie rendite del facro Palal.zo Lateranenfe, 
come di cora certamente anti
a t Giov
nni VIii. al Ca- 
none XV. fa an cora men1.ione della moneu Romana. E 
Gregorio V. tm i diritti Signorili., che egH concelfe a Gir- 
berro Arcivefcovo di Ravenna, vi pore ancora it diriuQ 
de1Ja moneta: 'Donamlts tilli, tltitque EccJejÙr diflriEltt,. 
Rttve'1tltatis Vrbis, rip'ilfll integrllm, mONetllm 
c. huorno 
a1 Diploma di <)ueHa conceffiòne, ed aUa Letterà 1. di Gre- 
gorio V. \'edi 11 rrommafini p
t'te 
. lib. I. cap. 30. S. 10. 
C tra gH altri eruditi Aurori il chiariffimo OttavianQ Gentili, 
Ve Patriciis, lib. 3. cap. 8. Varie altre rifleffioni su 1'an- 
tico diritto delle monete Pontincie fa i1 diligemiffimo Au- 
tore, lodato di fopra, Giufeppe Garampi, che potTon vederfi 
prefTo il medelìmo, non eflendo queHo luogo di far lunga 
diccria, per confutare ciocchè di pafTaggio, e con piccolc 
cònghierture dice it .Afurlltðri nel corI'o òei fuoi .Anna1i, 
nei quali per slefo, fe in alcuni luoghi parla con qualche 
durezza, in motd alrri difcorre con molto decoro della Sede 
Apollolica, e dei Papi, fpecialmeme in queH:o Torno, nc1 
quale di quafi tutti fi parla con gra.n lode. 
Tutto l' abbaglio del .lIlltratlJri confifie net fifiema, che, 
ficcome in piit luoghi s' è d
tto, ei fi pre:filTe, dol: ch
 gli 
Auguili ancora nel nono Secolo avefTero dd dominio in R
 
ma. Quindi all' an no 81 J. ove riferif.ce il Tefiamento di Carlo 
Magno conlervato da Eginardo, tra Ie Metropoli del fuo 
dominio conta Roma.: parimente aWanno 813. ove parla 
deUa giufiizia re[
 in Roma da Louário Imperadore, e da'fuoi 
G.iudici, così conchiude: Chi #Ion veie IIc/Ja ftfltlllZI1 e nel 
mal1eggio di '11/efltJ {aub Iii 
()vr41J;tà deg/.' Imleru,dori in 
Roma, è da crelln'1?, "he Ilbbi
 beH clJrta /a ViJlM. Nell' anno 
poi 8'1.4' riferifce alcune Leggi di Lottario fane in Roma, 
colle qmtli f-emtire pill nabilifce il fuo fifiema. Or io d
U} 



xxxv 
dò per rifpofia ciocchè noi ah?i
mo. già d
tto più voltc, e 
ciò che iI medehmo Jlul'.torz nfeYltcc allucldctto an. 81.
. 
dove allega un' autorità, cav<\ta d
lIe glume alia Storia di 
Paolo Diacono, date alia luce dal h'eero, e rapportate nella 
Parte 1. del Tomo II. Rerum Ital1canI'Js, d;\ll'i1lef{o AIII- 
rato,'i, cioè che Lottario Imperadore venne in Roma, e 
che Pafquale Papa li concer1e la podeHà fopra il Popolo Ro- 
mano: Lotbariu.r Imler'ator primo ad ltaliam Ve1Ût., c.; 
diem .fal1t7tt?'n 'Paftbæ R01ll4 /

it. 
Pafthtltis quoque Apo-. 
flolicus potejfatelll, qtl4m !riftl Impera/ora hahtlere, et 
{ttper PoptÛtt1n ROmOIJlUD r01JCe/jit. D
1 queHo luogo, fe pur 
'1' Amore citato merifa fede, potea ben comprendere il 11111- 
rato,-;, che Lottado non jHre fito, ma per facoltà conccf- 
fali dal PapJ efcrcitaya della giurifdizione in Rama. In queHi 
miferabili tempi per reprimere l' infolelua, e tumulti de'Ro- 
mani Himarono bene i Papi fervirfi della potenza de gli Au- 
guiH., per reprimere l' orgoglio di quelli, e per ovviare a 
g\' infuld., ed invaLìoni de' nemici della Seùe 
\ponolica. E 
queilo appunto è il fenrimemo di Autori eileri, e Critici, 
tra' quali il Pagi nella Vita di Leone III. al S. ÀXI. il quale 
per altro errò di moho, ove prete la p<\rola !ot
flatem, ch
 
leggelì pref{o il fopraccitaro Autore del Supplememo, per 
dominio: ffi.1tod Jþellat ad fitpremlJ1n V,.hi.r domÍ1lÌllm, it:.. 
11ld rema1/.fit pellu Roma11os P01Ztijices NfiJue ad 011111/111 08;',- 
gentefimlltn vig
fi1Jtlum tertium, QltO Pafthalis Papa hlljus 
1IomÙÛs primus itlud conceJjìt Lothario IllJperatori. QuinQi 
rapportata l' 3utorità del Supplemento di P.1010 Diacono gii 
da noi defcrina., conchiude con queUe parole:
, Quare tm- 
" peratores Franci prærer defenfioncm & protcctionem Ec- 
" cJeLìæ, fupremo dominio in Urbe potiti funt., ad quod 
" quorumdam Romanorum infolemia eos adegit". 
A provare fempre pill, che Lonario (;fercitò in Roma 
qualche giurifdizione, mediante l' efpretIò confenfo del Papa, 
è obbligato a confefIàrlo l' Hl:eHò i11ttrlltori al fuddetto an- 
no 824-. ovc rapporta l' autorità di Eginardo, il q'Jale par- 
lando della \'enma in Roma di Lortario, e del fok-nne rice- 
vimento fatto del medefìmo da Papa Eugenio II. così fog- 
giunge: " Statum P.>puli Romani quoruudam pen'erfitatc 
" Pomificur1J dcpr.watum mcmorati PONTIFICIS BENE\; 0- 
" LA ASSENSIONE. ita correxit, ut omnes, qui rerum fua- 
e 2. " rum 



XXXV] 
" rum direptione gravitcr fuerant defolati, de receptione bo- 
,., norum fuorum, guæ per iIlius advenrum, Deo don ante re- 
" ceperant, magnifice fum confolati ". Se dunque i Papi per 
riparare i difordini di que'tempi concedeano la facoltà agt" 
Imperadori di efercitare della giurifdizione ne'loro Stati, 
que1li già non fi poiTono chiamare, che Minii1ri del Pap,\, 
il quale a giudizio. dell'ifiei1o Muratori, mai non lafciò af- 
fauo let fua Sovranità; ficchè, fecondo la regoJa della Legge, 
tutro ciò che faceano col permeffi) de i Papi gl' Imperadori , 
10 faceano. gl'ideHì Papi: 
Û per atium facit, eJi perilldc 
ac Ii faciat per ft ipfum. Che fe poi talvolta i Principi negti 
Stati dclIa Sede ApoHolica fcnza perrneHò de' Papi vi ab- 
biano elercitata deUa giurifdizione, quella non fu altra cbe 
una prepotenzã, che l' abbiamo pur veduta praUicatà a'tempi 
noHri in varj dominj contro oglli ragione. 
Che i ROl1l<1ni fo{fero in que' tempi infolenti, e che i 
potenti ufaíIero delle violenze contra i più deholi, l' aHè- 
l"ifcono gìà varj Scrittori: ma che to Hato del Popolo Romano 
De)}' anno 8.2.4' truovavau depravato qllorttlldam prr-ver.fíttlte 
Pontijictim, ella è una falfa efpre!Iìonc dello Srorico; gi.tc- 
chè a giudizio dell'iíleifo AItIratori, i Papi PredecetIori di 
Eugenio II. tutti furono di favia condona, e di fa:ua vita. 
Di Pafquale I. che eletto all' anno 
 17. vit1è fino all'anno 8. 2 4. 
così dice il lvluratori al fuddetto anno 8 [7. " Appena fu 
" egli pafEtto a miglior vita (cioè iI huon Papa Stcfano I V.), 
" chc di piena concordia ret1ò eleno d;1 turto il Ckro, e 
" PopoLo Romano in Sommo Ponrctìce Pafgualc R
).n.mo, 
" Rertore del Monittero di S. Stefano fituato pretio la Ba- 
" fìlica V aticana, aIle cui virtù AnaHa!ìo Bibliotccario, 0 
" qu,tlunque fia l' Autore deli.1 fu-\ vita, relfc un illuilre 
" elogio". All' anno 82.4. che fu qudlo dell,l morte di Pa- 
fquale Papa, così fcrive it meddìmo Ahlratori: n La1ciò d
- 

, penurro memorie illufiri deHa fua pia muniticenza vedo 
" d' eHe Chkfe, e verfo de' povcri n.' QueUi fu Pontc.fice, a 
cui fuccedetre Eugenio H. Scnriamo ora come parla Ii lvlu- 
ratori di Stefano IV. a cui fuccedettc Pafgualc. Ecco Ie 
fue parole alFanno 8[6." Dopa died giorni di Sede Va- 
,.., cante (per Ia morte di Leone HI.) fu eIetro in fno luogo 
,., Stefano Quarto di qucf10 nome, Diacol1o della Santa Ro.. 

 mana Chiefa., che dianzi co' fUQi piiffimj. coitumi, co
 una 
" VIta 


J" 



XXXVI) 
" viti! veramente EccIeliaíllca, e con predlcarc al Popolo 
" ht parola di Dio, s' era guadagnato l' aHetto, e Ia venera- 
" zione di turto i1 Clero, e Popolo ROO1anb". Prima di 
Stefano fu Leone Ill. di cui all' anno 79). co.sì dic
 il AltJ- 
rtlfori: "Nell-a fefia di. S. Srefano, il Clero, i Nobili, e il 
" Popola Romano raunato(ì, vennero concordemel1[e 
ll'e- 
" lezionc del SucceHorè; e queHa cadde nella perfona di 
" Leone III. che per Iungo fcrviglO pre Haw neBa Balìlica 
," Lateranenfe, pel [uo amore verfo i poveri, e per la fua 
, nota pietà, fu conofduto fopra gli ahri meritevole della 
" fubHme Pomificia autorità ". SuccelTe Leone ad Adriano 
I. il quale fu eleno n
ll' aono 772.. a. cui il lrffJrat01 4 i fa un 
ben lungo ed illuHre elogio; ficchè è falfo ciocchè fcrive 
Eginardo, cioè che Lotr
rio trovò in Roma 10 Halo del 
Popolo Romano depravaro qllornmdam perverfit!lte P01tti- 
.ftC/1m, quando tutti i fudJctti Papi, che preeedettero Eu.- 
genio II. furono di vita irreprenfìbile. <r 
1\13 aeciocchè mag
iormel1[e ognuno vegga, che la ve- 
nuta di Lonario in Roma, non fù grà per iignorcgg:are in 
Roma, ma per.unire piuttofio in concordia il Popolo Roma- 
no, e richiamarlo ana divozione, ed obbedienza del Papa; 
10 provo call' aurorità dell' anrico Scrinore d'ella traslazione 
di S. Sebaltiano preJfo it Bollando a1 giorno 20. di GenTlajo 
cap. I. ave chõaramC'rrte aftèrma elfere Haw LOHario aflìemc 
con IIduino C:lppellano \1agQ"iore dell' Imperial Palau.o, man- 
daro in Roma cia Lodovic
 Pio per reprimere r orgog1io 
dei Rom.mi, e la conrumacia de'medefimi verfo il. Sommo 
])ontet1ce: " A piiilimo Cæfare ad quorumdam improbira- 
"t
m c.?mpeFcendam, qui adverfus Sum'TIum. A:nrini
em 
"Eugemum mtllmuerant, Romæ delegatus hc JudicIUm 
" omne prudenri examinatione exercuir, ut & Cæfaris juf- 
" fum cxp1crer, & Ponritìci fatisfacerer, & eos, qui con- 
" tra hunc fuperbe intu1TIuerant, fedata eorum conruma- 
" cia, pacatos redderet & qllietos ". Tuno ciò dunque che 
operò Lotrario in Roma," i' operò certameme coll' etþre1ìo 
conícnfo di Eugenio Papa, non già come fupremo Signore, 
IDa come difenfore ed Avyocaro della Chieia Romana, hecome 
l' ..Ü1'crma ancora il Co;nre Amore Franzefe all' anno 82.4. num. 
10. ed I I. J\.1a che ferve dilungarfi 1lrque1:lo panicol1re, iul 
q
ale hanno fcritto umnini douiffimi, e nell' erudite Nore ad; 
Ana- 



xxxvii j 
Anafiafio, ed in varie Opere faue 
:I( pr()fi:.f!o, come ruo! dirli, 
per difendcre i dirirti delle cofe temporali della Sede Apo- 
ftolica contro coloro, chc !cmerariamente Jì oppofero ai me- 
defimi. .8icchè quando pur qualcheduno voletIe diffonderiì fu 
quanrodi pafiåggio ha fcritto inconJideratarnenre if J..!lIrll- 
tori, può 
were già pronta am pia materia per confutarlo con 
un
 Biblioteca .di moltivoJumi-, 
Fa d'uopo ora., che io trafcriva ciocchè dice il /lll1ra- 
tori all' anno 771. che fu il primo di Papa Adri.mo I. e all' an- 
no 79;. che fu l' ultimo del medefimo Papa
 per confutare, 
ciocchè r'Hl:eífo Murat.ori, fondato in debole conghiettura, 
fcrive del fuddetto Adriano aU' anno 787. " 1\1a è da mara- 
" vigliarfi, come de i faggi Pontefici ufaHero aUora contro 
" de' Popoli Canolici folamente per difcordie, e fofpetti po- 
" litici termini sì ingiuriofi, Perchè mai ncfandifIimi i Na- 
" poletarii, odiati da Dio i Greci, per aver dcuperato un 
" piccolo paefe di loro ragione? N
 badava il Papa, che an- 
" Chi egli m
ditava, fe aveJlè ,potuto, di far peggio, cioè di 
" occupare ai Greci due nobilitfime Città, e Ducati, Napoli, 
" e Gaeta, fu Ie quaH egli non avea diritto. alcuno ". Que- 
fio cara!tere fatto ad Adriano non fi accorda con 'quello 
che dice il Mllrator; ifieHo all'anno 771.
, Diede fine a' íuoi 
" giomi in quell' anoo neI principio di .Febbrajo P.lpa Ste- 
" fano 111. in cui Juogo fu eletto Adriano 1. fi
liuolo di 
" Teodolo Conlole, e Duca, di1linto allora per le fue vir- 
" tù, e che poi riufd un inlìgne Pontefice ,,,. Ecco adello 

uel che regHlrò .del medeCtmo Papa all' aono 795. " La 
" memoria di queHo prudeme, ed ìnfig
e Pontefice, che 
" meritò di elIere afcrittò nel catalogo dc' Santi, farà fem- 
" pre in benedizione nella Chiefa Rornana, di cui fu egli 
" fommamente benemerito; perchè eHà dianz.Ì fempre mae- 
" fiofa e ri verita ncllo f pirituale, per cura di I ui cominciò 
" ad eí1èr grallde., e {limata anche nel temporale. Quanta 
" alto afcendeífe Ia fua pia Jiber.llità verfo Je Chiefe di Ro- 
" ma, e verfo i pov,eri, Ii 1egge con iHupore prei1ò di A- 
n nalìalio ßibliotecario. La Citt1 Helt1 di Roma Ii profefsò 
" di grandi obbligazioni, perchè con immellfe fpefe ne ..i- 
n fece egli Ie mura e Ie toni. Era queHo Pontefice tene- 
" rameme am.no da Carlo I\1agno, it quale udira Ja di ]ui 
,.. mone J l' onorò delle fue lagrime, diilribuì di moIre li- 
" mo- 



XXXJX. 
" mofine in fuffragio della di lui anima, ed anche formò in 
" verfi l' Epitaffio, che tuttavia:. fi legge ne gli Annali Ec- 
" clefìafiici, e pre{fo d' altri Amori ". Ed ecco. confutato 
col lrlt1ratori, que1 che il }'lttratori incamameme fcriffe di 
un tanto Pomehce all' anno 788. II titolo di nefándiifimi 
meritameme fi dava a coloro, che fi levavano dalla fogge- 
7.ione dovuta alia Sede Apoilolica, ed a chi" piaceva di farfi 
padrone della roba t che appal teneva alla medefima. che 
poi Adriano Papa avefIè meditato di Ðccupare a j Greci 
du
 nobiliJJime Città, e 'Ducati, Napoli, e Gaeta, fu J
 
q,uÛi 
gli n011 avea diritfo alcunf;, io non so, fe la prima 
parte dl queHo difcorfo ideale' fia vera, ma fo beniffimo, 
che è falfa la pane feconda, dove fi dice; che nei fuddetti 
due Ducati it Papa non avea diritto aJcuno, ficcome già varj 
amori I' hanno dimofirato, e tra g1i ahri il Brafchio nella 
fua Opera, 'De tibertllte EccleJiæ Ì1t c011ferelJdo EccleJiafli- 
ea. Be1tejicia 1101t modo Clericis Í1tdigenis, fèd etiam extra- 
nets . 
E quefio è quanto no fiimato di notare nella prefenre 
Prefa'Lione Critica, che fe qualche cofa ho lafciarodi queUe 
ufcite inconiìderatamente dalla penna del Muratori, poffo- 
no benifIìmo e{fe ridurli aile accennate, e da me confutate, 
o pure ad alrre, che oppOTrunamente fi noteranno, e fi con- 
fureranno in appre{fo. Non vi ha dÜbbio, che molte cofe 
incautamente, e con animo preoccupato da qualche fuo par- 
ticolare fifiema ha fcritto in 'luefii Annali il celebre Auto- 
re, ma non per queflo non deve a{fai ilimarfi guet1' Opera, 
per Ie mohe cofe utili che in e{fa vi fono, e{fendo comu- 
nememe applaudira la regola deUa Legge, che dice: Vtile 
1J.
1I debit per inttti}ø 'Vitiari. 


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ANNALI 
Dal 


Ð' IT ALIA 


principia dell' Era Vol gare 
lìno all' Anno 1750. 


ANN 0 DIe R 1ST 0 DCI. IN D I Z ION E IV. 
DI GREGORIO I. PAPA 12. 
DI 
1 A U R I Z I a IMP ERA DO R E 10. 
DI A G I L 0 L FoR E I I. 


L'Anno XVIII. dopo i1 Confo]ato di rvtAURIZIO AUGUSTO. 


, 
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J Da Dota
c .1
 data di una 
fttera di San .Gr:gcr
o Pa- Ell. A VoJ
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"Í'h'
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 1 pa a 1711'[.1110. yefeovo d ArIes, co
c e f1
enta da ANN06oI. 
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- Beda (II), elOe (b): X. Kalend. ]ulzarum, ,mpt1'an- (a) Btda 



 I It Dllmin, n()ftro A1tJu1'icio cribe1'i, piiJIimo Auguflo fift. Ect
 

*--; .Anno XiX.. fJ.(Jft Con[ulatum ejufdem p. N. ,Anno {bI). 
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 XPIII. Ind,éhone IP. Correva tunavIa ncl dl 2Z.. M.l. II.E- 

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 di Gìugno del prefente anl10 il Dicianovejimo .Ân- pift. 68. 
no dell' Imperio di Ma':lri7.io; e cadcndo in quefio 
I' Anns Decimottavo dopa it Confolato, fi vlen fcmpre a conofeere, con 
ehe fondamemo io mi fia fcofiato clal Padre Pagi, nell' n/Tegnar I' an- 
no del Confolato di Maurizio Auguflo. Benchè Paolo Diaeono fia, 
come ho detto più volte, Storico poco accurato nell' atregnare il tem- 
7'0111. 1P. A po 



1. ANN A LID" I TAL I A. 
:fRA Vo1g. po dc'fatti, ch'egli racconra, pcrchè a mio credere nè pur egli n'ebbe 
ANNO 601. ba!1:evole informazione: pure cornunemenre vien crc:Juto, che al pre- 
fente anno s'ilbhia da riferire la rinovazion della guerra [fa i Longo- 
b:mli, e l' fmperio Romano (a). Callinico Elårco di RavtnnJ, non so 
re perchè fo{fc terrninara la Tregua, 0 pure perchè dr.'! durante fe la 
vede{fe bella di fare un buon colpo, fpcdì llna banda di foldari a Par- 
ma, a' C)u,lli riufcì di forprendere Godefcalco, Genero del Re Agilolfo:t 
e fecondo tutre Ie verifimiglianze Duca di quella Citrà, infiem
 colla 
Moglie, I'igliuola d' e{fo Re, i C)uali probabilmen[e fenza fofpetto al- 
cuno fi diverrivano in Villa. Signoreggiavano i Greci in Crcmona, c 
di là facilmente pürè venirel
infulro fano a due sì cofpicue Perfone, chc 
furono condone prigioniere a Ravenl1a. Refiò fommamc:me amarcg- 
giaro per queUo colpo il Re Agilolfo, ed oramai chiarito, che pace 
non cì poreva e{fere con gl'infidi e fpergiuri Miniilri dell'Irnperado- 
IC, fi applicò con rutto fervore alia guerra. Ma in vece di procederc 
contro Cremona e Mantova, Ie quali doveano e{fcre ben guernite di 
prefidio Cefareo, andò a mertere l'a{fedio a Padova, Clttà, che forfe 
flon fi afperrava nna fomiglianre vifila. Era fiata finora quell'i\lu!1:re 
Città in rnezzo a tante tempelle colbrm: nella divozionc ver[o il Ro- 
mano lrrpcrio, e fc:ce anche in (al congiunrura una gagliarda difc:fa, 
foilenendo luogamenre I' a{fedio, al difperro dtlle minaccie di Agilol- 
fo. Ma in fine Ie convenne foccombcre. N die 
ariralazioni fu falvara 
alIa guarnigione Imperiale la facolrà di andarfene, ed in fatti fe ne paf:;ò 
a Ravenna. AHora Agi
olfo barba.ramente sfog
 1
1 conccputa fua col- 
lera contra di una Cirrà sì perrinacc, ma innoceme, con darla. aUe 
fiamrne, e fpianarne Ie mura, forfe inrendendo di far con ciò vendetra 
dell' Efarco, da cui rrappo offefo íì riputava. Tornarono in queL1:i rerr..... 
pi: dalla Pannonia:t 0 ha daH'Ungheria gli Amba[ciarori Longobardi, 
che aveaoo conferr.uta la Pace col Re de gli Unni, chiamari Avari. 
Con dTo lorD ancora venne un Amba[ciatore di Cacano Re di que' Bar- 
bari, incaricaro di pa{fare in Francia, per indurre quei Re a mantener 
la Pace co i Longobardi, flame la Lega difcntìva farra da eßo Rc colla 
N azion Longobarda. La forza di Cacano era rale, che facea paura 
a1l' lmperadore,. ed efigeva rirpetro a.nche åa i Re di Francia. E gli 
uni e gli altri ne aveano avuto di brut:rc lezioni. 
Porrebbe effere, che in quefiì medefimi tempi foíTe rucceduto 
un alrro fa[ro narra[o parimente da Paolo Diacono (b). A vendo il Rc 
Agilolfo, fi.ccome fiuzzicato daW Efarco Callinicð, ripigliare }' armi , 
probabilc è, ch' egli comandaffe an cora ad /.Jt'io!fo Duca di Spolcti di 
travagliare Roma e Ravenna, affinchè niun [occorfo fi pordfe i.nviare 
all' aíTediata Cirtà di (>adova. Comunque fia, perchè il tempo non fi 
può accertare, fappiamo,. cbe .i\riolfo ufd in campagna, e trovandofi 
a fro me dell' e[ercito Romano nemico appre.f/õ fa Città dj Camerino, 
venne con e{fo aIle rnani, e ne riporrò virroria. Dopo di ciò dirnan- 
dò eglì a i fuoi, che Vorno era quello, che avea combarruro sì valo- 
I'ofamente in ruo favorc ill quclla battaglia;. ma niueo gli feppe ri[pon
 
- d
. 


(a) PIIU/US 
DillC6nus 
l. 4. c. 11. 


(b) 1> .1U !IIS 
l)J.1COlIUJ 
lib. 4. c. 11. 



ANN A LID' I TAL I A. 3 
clere. Tomato a Spoleti, e vedendo la Bafilica di San Savino Marti- EllA Vo1g. 
re interrogò gli afianri, cbe cafa era quella? Gli fu rifpofio da i Cri- ANI'iO 601. 
fii
ni, eífere quivì feppellito San Savino Martire, che i Criftiani fe- 
levano invocare in loro aiuto, allorchè andavano alia guerra comra de' 
nemici. Come può flare (replicò allora Ariolfo, Gentile tunavia di pro- 
fd1ìone) che un Uomo morlo po../fa day qualche ajutÐ ad zm 'VÏ'l:0? E fmon- 
tato da cavano, entrò in cßa Bafilica per vederla. Or mentre fiava 
cífervando Ie pitture, fi avvenne in una Figura rapprefemante San Sa- 
vino, ed aHora riconobbe
 eífer egli 10 fidfo, che gli avea prefiaro 
aiuto nel conflitto. Come poi fia credibile, cbe queLlo Santo militaífe 
in favore di un Pagano contra de' Crifiiani, lafcerò io difaminarlo a i 
faggi Lettori. Forte Ie milizie rue erano compofie di Cattolicl, che 
fi raccomandarono a quel Santo Martire. Credono Camillo Lilii (4), (a). l.i
ii I- 
e Bernardino de' Conti di Campello (h), che dopo quefia virtoria Ariol- /fori,!, d, C.t- 
f? s' imp
droniífe di Camerino. Ma non fi rica
a punto da Paolo .S[O- ,;e

b: p;rl. 
riCO, umco a raccontar quefto fano, fe Camenno fotTe caduco prIma, (b) Campe/- 
o folameme in qucfia congiunrura caddfe nelle mani de' Longobardi. lø Ifto!,i4 t!i 
Cereo è, che quella Città fi vede ne' Secoli fuIT'eguenri unita col Du- Spolelli. II. 
cato di S poleri j ma non so io precifamenre dire, fe ora, 0 più rardi 
fe ne impadronilT"ero i Longobardi. Racconta parimenre il medefimo 
Paolo, che nell' anno fuífegucnre alia vinoria ripowua da Teodebeno 
e TeoðericÐ Re dc' Franchi Copra del Re Clot:uio, accadde Is mone 
del fuddcno Ariolfo Duca di Spoleti) e quefia per confeguenre fa- 
rebbe fcguita nell' anno preiènte, e non già nell' anno 601.. come fi 
pcnsò il Cardikal B.uonio, e molto menD nel 60J. come fu d' avvifo 
11 Lilii fuddc::ro, e più rardi ancora, come altri banno penfa[O. Ma 
convicn ripetere, che per Ia Cronologia n('\11 fi può fempre fidare 
dell' aurorità di Paolo Diacono. Egli fielT"o do po aver narrara la mone 
di ArioIfo, palT"a nel Capitolo fegueme (,) a parlare de prædicrJlione (c) Itl. 1.4. 
(s' ha da rcrivere de prædfRtiQne ) faEla a LongQbardís in Cænobio Sanéli CAp. IS. 
Benedifli j con dire accaduta la defolaziooe di quel facro Luogo circ.l 
hæc tempora j e pur quefia da altre memorie più auremichc fi pruo\'a 
fuccedura alcuni anni prima. Q!lel che è certo, dopo la morte di A- 
riolfo, difputarono call' armi i1 dominio di que! Ducato due Figliuoli 
del primo Duca FarM/do. Una battagli-a decife la lite, e 'Û(Jddapio vin- 
citore fu quegIi, che da Ii innanzi poHèdctte e governò quel Ducato. 
Abbiamo poi confermata da San Gregorio (d) la guerra dell' aol1o pre- 
fenre in una Lettera da Iui fcrina a tuni i Vefcovì della SiÓlia, in 
cui efpone i1 fuo rammarico per gI'infulti e danni di bel nuovo ìnfe- 
riti aRoma da i nemici Longobardi. Soggiugne apprcífo, trovarfi egli 
maggiormeme ammo, perchè avea inrefo, che i medefimi fi preparavano 
per palT"are con un grande sforzo fopra la Sicilia. Perciò gli eforu ad 
i:nplorare I' aimo di DIO con proceílioni e preghierc pubbliche. Bi- 
fogna, che que fie minaccie veniLrero da Arigijo Duca di ßcnc\'cnto, 
pad.rone della maggior parte di quclla, che è oggidì Reono di Na- 
poll. Ma non s' ha rifconrro alcuno, che quefio fulmine 
ndaLre poi a 
cadere fopra la Sicilia. A 1. Anno 


(d) Gregor. 
M. lib. II. 
Epilt. 51. 



. 


... 


ANN A L J rJ I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 DCl I. Indizione v. 
di G REG 0 RIO I. Papa I 3. 
di Foe A Imperadore I. 
di A G I L 0 L FoRe 12;. 


.. 


L' Anno XIX. dopa il confolato di MAURIZIO AUGUSTO. 


Ell. A Vo1g
 A Q!1cfi' an no mi fia Iecito di riferir I'invafione Farra da i Loogo
 
A ( ) N,N 06 / 02. bardi neW I llria, PrO\'incia, che fi mantennc fem p re fedde aU' 
a Pau us I . ( ) U . fi it 1 . A . . d . 
]Jiaccnus m
no Ii. mron 1 CO oro con g I van venuti aHa Pannoma, c 
I. -'4. c. 25. can gli Sclavi calati daW 1llirico, e riempierono tlttte quelle contrade. 
(p' 26. d
 
acchegg,i e d'i?cc.ndj. Erafi foUeou.to fino 
 queili tempi nell' ub- 
bldJenza all Impeno 11 forte Cafiello dl lvfonfeJlc
, pofio nel diflrctto 
Ji Padova. Finalmente dro venne in potere de' Longobardi, proba. 
bilmcnre dopo Uß oftinato bloc co. N 011 apparifce altro Farro fuccedu- 
to nc gli altri paefi in occalionc della ricominciata gucrra., Fode i 
Romani aveaoo fana qualchc tregua particolare Co i Duchi di B::ne- 
"ento e di SpoleÜ, da' quali e.rano attorniati. Ed appumo ftm:o quefl. 
(b) Grtgør. 3nno San Gregorio fcriiTe UOl Lettera (b) .drogi D
tci (10 credo errore 
.M/!g>zus, de' Copifii antichi in vece di Ccrivere Arigi Dud) 1 in cui il prega di 
'" 12. Epift. voler cooperare, acciocchè egli pOa:1 avere &Üle pard de' ßruzj, og- 

l. gidì GalabfÎ.1, delle lunghe tra,,:i per fervigio delle Chief
, d
' Santi 
Pietro e P.aolo, prometrcndo dl regala.rlo a fuo tempo. Cm fa cono- 
o fcere, che Arigi(o Longobardo Duca di Benevento, di cui quì (j par- 
lJ, dovea profe!rar la Reli.gione Cauoiica, e però con tama confiden- 
za trana con eiTo lui il ramo Vontefice. Pare eziandio, che in queUe 
pani non foiTc rottura di guerra. N acque nell' 
..!1I'1(} prefeme un Fí- 
gliuolo al Re AgilolJo- daHa Regina Tcodelind.l nel Palazzo di Monza,. 
del qu.Üe parleremo fra poco. Rapport
 to quì la na[cita di quefto 
(c
 P.1u!US Principe, perchè 
olo (&) la metre prima della morte di 1\14Ud:::.io 
l)J.
"nuJ Augutlo. Dtivrcbbe ancora appartcnerc a quefi'anno la mutazione fe- 
ljb. 4. ,. 7.6. guita in Ravenna dell' Efarco. Erano malcomemi i Ravenn:ui del go- 
verno di Callinico, fpezialmente credo io, perchè egh aveva colla ro(- 
(ura dell.1 Pace irritato 10 läegoo de' Longobardi; c però tanto s'in- 
gegnarono aHa Corte Imperi:ole, ch' eg,li fu richiamato in Oriente, e 
venne rivell:ito di nuovo della digniti di Elårco Smarfll,do, 0 Sdleral- 
10, che ne gli an:\i addietro veßc:nlOl) com:lIld.ue 
,)ß. qlle110 
i[Olo i
 
ltalia. Potrebbe nondimeno eO ere , che Ie penpczle 11} qudh tempI 
accadutc in COlbminopoh ave(fero data occa!ione di mutare ancora 
l' Etårco di Ravenna, e chc ft ave(fc a dltferìr la fu,} vcnma in ltaJia 
iòtto il governo di FGca all' anno feguente. Egìi è dunquc da fapere, 

hc in quc(
' anno ruccedettc I' orribil tragedi.\ d.:ll' Imp.;r4dor 
f
lIri- 
ZIO,. 



A }q N A LID' I TAL I A. " 5 
zio. Ave\"a egli [oficlmto con vigore, e con .aria fort
Ina per più an- E!Ù vCltg
 
ni la gucrra co i Periiani, c poi con C.JCano Re de gh Unni, padro- ANNeóc:t. 
ne dell' Ungberil, e d' alrri p,\elì. 
rcgiudicò non poco.81 di lui cre- 
diro I' azione veramente [candalofa dl non aver voluto n[cattare dallc 
m.ml del fuJdetto C
can() dodici mila de' [u
i, refiati prigionieri in 
un:1 b.1ttaglia, quamunque Cae an.) glieli elìhi(fe per u
 prezza viliC- 
limo: il che fu cagione, che quel bub.uo Re 
rudel1lltmamenre fece 
ugliare a pezzi tutti quegl' infehci. DI qui princlpalmente nacque I' 0- 
dio delle Armate, e del Popolo contra d' e(fo Augutlo. E le ne pre- 
val[e a fuo tempo Fcca, uno de'b:t!Iì Ufiziali ùdl'e[ercito, uomo di 
terribil a[petto, non meno ardito, che CI udele, e dipinto da Cedre- 
no (n) con tutti i vizj (h). Si rivoltarano in quefi' anno i roldati con- (a) Cearen; 
tra di Pietro, Fratello dell' Impcradore, che com:mdava I' Arm:1C3, e in .A'
nld. 
proclamarono Efarco, vogliam di re Generale 10 ildlo F oca , con in- (b i chr
'
.- 
viadi dipoi alla volta di Cotlantinopoli, per deporre Maurizio, e fare .A ñ:
:;;. 
un altro Imperadore. Non 6t1i la Üccenda,. che Foc
 fu egli da que' lib. 8. c. 10. 
malcontenti dichiarato Imperadorc, e coronato poi da Giriaco Patriarca Ø' fiqu. 
nel dì 2,. di Novembre. Colbntinopoli gli aprì 1e porte. Già ne era. T]J,eoph. 
fi . I íi F . 1 . 
 1. .. . . fì C 1 d in Cnronog. 
ugglto con tuna a \U amlg 13 It .1,urIZz.o,. e nu rata 1 a .1 ce one; 
ma quivi prefo nel dì 1...7. del (uJdetto Mefe diede fine alIa Tragcdia, 
che nè pure oggidi fi può udir [enza orrore. Su gli occhi dello [ven- 
(urato Augutto, per ordine del Titanno furono rcannati i [uoi Figliuoli 
mafchi, cioè Teodofio. già dichiarato Imperadore, 'Ilberio deltinalO I m- 
perador d' Occidente, P let yO , Gi!4flmo, e. Giuftiniano. Con fone animo 
fu [peuatorc: il mj[ero Padre di sì fpietata carnificina, nè altre parole- 
fi [eluirono u[cÏIgli della bocca, chc dj. umiliazione a i [ovrani giudi- 
2.j di Dio, can dire il ver[etto del Salmo: 'Juflus es Domine, & "Iélum 
judicium tuum. Do po i Fig.liuoli a lui pure to Ita fu la vita, e p.uimen- 
te a Pietfo (ùo Frarello, e ad alrri U fiziali de' primi della çone. I 
lor cadavcri nudi girtati in mlre fervirono anchc dipoi di [pett:1colo 
al marta Popolo.. Raccontol. Teol1latco (c), che dopo la morce di Fo- (c) TJJttJ- 
ca, Icbgendo egh II pezzo della [ua Scoria, Jove d
rcrivc quefia la- fh
laflus 
griu
vole fcc;na, ad una grande udienza, proruppero tutti quegli a- . . c. u. 
icolranri in si dirotto piamo, e in tami gemiri e finghiozzi, che non 
porè andar più innanz.ì nella leuura. Da 11 a rrc anni anche I. Moglie 
di :\1amizio Coflantina Augutla con tre Figliuole lùe, c d'dfo r mpe- 
radore, cioè .dnaflafia, CJêottifla, t: ClLopatra, furono 1c:vate dal Moa- 
do per rofpetti del crudele Tir.mno. 
Non mancarono cenamenre difetti e vizj in AJaurizio Impera- 
don',. e Cpez.ialmeme dicde ne gli occhi a tutti la [ua avarizia, e il 
non pagare i [old.tti, pern
rr...ndo, che lì pagalfero dlì co i ruba- 
menti e colle rapine faae addoíTo a i [udditi. Lo tldTo S.lO Gregorio Pa- 
ra (d). in ifcrivend:J a Foca, non ebb
 difficulta di dirgli: 
Ùfcal felicijJi. 
miï te>Jlponbus veft is u Úvtrlå Re(p:4b/ica, pro/ata .(lIb caufarum imc:gÙlrJ 
præda f'leiS (parole moIro icuf"e, e f")rs' anche dltì:nofe). CejfCl1t te- 
jj:+m'-fJtJl'"'m in,idi.c, dOt1ó4tiolm1n gratÙe 'l,'Íf}/enur e.v/mélæ. Redeat cu.néfis 
!n 


(d) Gregør. 
.Magnus 
I.I3. E P.3 1 . 



(c) Tlm- 
phylAffus 
t. 8. c. [3. 
(d) Suidas 
in 'Verb. 
Mauricius 
Tom. I. 
Hlflor. B'Jt.. 


6 ANN It LID' I TAL I A. 

.. A V olg. in rebtls p
'priis fleura poffi.1/io, "I fine timo1'e ha{,ere fe gauåtant, ftl
 
AN N'O 601. n

 funt tIS fratldlb
s. 4efjuíftta. Reflrmetur jam finguliJ fuh jugo Imperii 
III lzbertas fua. Polcla fi)gg,ugne quelta nobiliffima fcntcnza dd lui 
(a) Id.l.lo. ripetuta anehe in un' altra Lettcra (IJ) a LeonÛfJ già Co nfo Ie', e che 
EJifl. 51. farebbc da defiderare irnprelTa in euore di tutti i Prineipi Criftiani: 
Hue nalllljlle inter Reges Gentium (eioè de' Gemili ), & Reipliblie.e 1m. 
peratores djßat = 'luød Reges Gentium Domini Ser'Vomm funt (cioè co.. 
mandano a de gli fchiavi) Imperatores vero Reipublicte, Domini L;{;e- 
,.oru11I. Ecco quì ancora il nome di Refpuhlica per fignificare l'Impe- 
ib
}d.l. 
J' rio R?ma
o. In un'
ltra L.ettera da.lui rerina a .Leonzia r mperadrice (h), 
1')" i9 Moghe dl Foca, nngrazla a mam levate Iddlo, quat! tam dura longi 
tfmporis p(mdera cervicibus noflris amota funt, & ImperitRlis cIÛm;'J;S len' 
jugum rediit, quod libeat portare fu.
ieélis. Q!1e!to padare di un Ponte- 
fiee di tanto giu.:lizio, e di sì rara [.1.ntità, ci danno abbaftanZ1 a co- 
nofcere, che il governo di quefio Imperadore avea di grandi magagnc, 
e ch' egli in vece dell' amore s' era conciliato I' odio de' Popoli. Ma 
che? Sono ben rari i Principi, che non lafeino dopo di se varie oc- 
cafioni di lamenti a i Sudditi loro. Per altro fi sa, che Maurizio fu 
un Principe attaccatiffimo alIa Religion Cattolica,. che diede di gran 
pruove dcll:1 fua Pierà e munilicenza con frequemi lirnofine, e fab- 
briche sì [.1.cre, chc profane. Per attefiato aneora di Teofilatto (c), 
e di Suida Cd) bandi dal [uo animo la [uperbia, fece rempre ri[plen- 
dere la [ua clemenza, c una lodevol' umanità ver[o tutti, 2ncorchè 
fo([e alquanro ri[er..ato in dare Ie udienze. A mø i Letterati, e Ii 
premiò j [earicò i fudditi della terza parte de' tributi, forfe allor- 
chè [aB [ul Trono j poichè non pare, cht: duraflè quefio alleviamenro 
neU' andare innanzi per cagion ddlc afpre guerre, che gli con venne 
(e) E'VRgr. [ofienere. Altrc rue lodi fi poflono raeeogliere da E\Tagrio (c), di ma- 
lib. 5.C. 19. niera che fi può ben conchiudere, che un Principe tale non era già. 
degno d' un sì lagrimevol fine, e ehe I' u[urpatore Foca potè ben por- 
tare la Corona e il manto imperiale, ma non già rimuovere da sè il 
titolo di crudeliffimo Tiranno. Nè vo'lafciar di aggiugnerc un' altra 
lagrimevol circoß:anza, di cui parla Teofilatto (f), Scrittore contem- 
poranco, eiCo)è che in quella gran Tragedia fu cercato un Fígliolino 
l.mante del medefimo Maurizio Augu!to, per trucidarlo aneh' elTo. 
La balia mofTa a compatlionc, in vece di lui diede neUe mani di sue' 
ficarj il proprio Figl.iu?lo. Ma acc
l
tofene Maurizio rcoprì l:affare, 
diecndo, non e{ferc
 g1Ud:o, che qudl mnoceme pargolctto mon([e per 
altri, e permi[e, che aneora quell: altro fuo Figlíuolo periO:e. E' 
zione 
facile da contarfi, rna"non si facale da efT'erc ereduta. N e fi [a IOten. 
dere, perch' egti no? rnenefT'e alme".o effi 
igliu?li in Calvo col!
 fu. 
ga) anzi ri
hia
a{Je .1
d.IC[rO 'lêodojio II rna3glor d cffi, 
_he era gla ar. 
rivato a N lcea an Bmma, per 2\ndJre a c!lIcdere [occono a CosytJe Rc 
della Perfia. Se non poccva egli viaggi1re, perchè forprefo da dog lie 
artieolari, potevano ben monran
 a c,lYallo i giovanetti Figliuoli !uoi, 
nè manC:1vat1o c
U"rettc per gl'inabili a cavalcare. A noi qui tocca di 
chinare il capo d.wanti a gh occulti giudizj di Dio. Anno 


(f) Thell- 
phylaé!us 
1. S. e. II. 



ANN A LID' I TAL I A. 


7 


Anno di C R 1ST 0 DC I I I. Indizionc VI. 
di G REG 0 RIO I. Papa 14. 
di Foe A Imperadore 2. 
di A G I L 0 L FoRe 13. 


Confole { FOCA AVG USTO. 


S Econdo. il rito 
e gli altri J m
radori Greci, cfJe neIle pri.me Ca- E 11. Ii Voig. 
lende dl GennaJo dopo IOaffimzlOne al Trono prendevano d Con- ANN0603. 
tolato, tengo io, che al'lche l' Jmperadore, 0 per meglio dire i1 Ti- 
ranno Foca, prenddfe la dignità Confolare, con far Ie rolennirà con- 
fuete in tal funzione, e rpargere danaro al Popolo. Cenamenre queft' 
Anno è notaw nella Cronica AldTandrina (R) Phoça Auguflo (ol(). Con- (ai chr
n. 
fule. 11 Padre Pdgi, che all' Anno fu(feguente riferÌ il Confolato di Á eXRn ,.. 
Foca, pretende, che fia guafio quefio pa(fo, e che fi corregga colle 
note croniche de'reguenti Anni. Aggiugne di più, rcrivcrfi da Teo- 
fane (b) fotto il preteme Anno: .Wen{ts Decembris die feptimo IndiffiOJ1e (i) The,:,," 
ftptinta (Phocas) [parfis pro Confulum more mJl1mis proceffit. Ma 10 fidfo 
:r


:' 
Padre Pagi confel1à all' Anno 610. che la Cron01ogia di TeoLlOe ne' 
teC1:i, che abbiamo, è difeuofa. N è e(fo Storieo dice, che Foca fo{fe 
Ji[egnato COlifòle per I' Anno 604. Anzi pare, che dica, eh' eg1i allora 
rroccde(fe Confole. 10 per me credo corrono da i Copini il luogo 
di Teof.1ne, avendo efIi confufo il ftttimo tis del M.efe colla ftttima Ir.- 
tljzione, in \'ece di fcrivere- nell' IndizÙme .{èfla, cominciara nel Scttem- 
bre dell' Anno precedeme 602.. E in fani combinando gli avveni- 
menti narrati nella Cronica AleOåndrina (otto l' Anno 6 n f. coIl' anno 7 
in cui li raccoma Teofane, fi vede un divario non lieve tra queni 

ue Cronografi 
 e H fdllo, a mio credere, ita nel tefto d' eifo Teo- 
fane. Fu in quetl' Anno rolennemente ponaro al facro Fonte in Monz& 
i.1 Figliuolo nato al Re Agilolfo.. Per così magnifica funzione fu reeIro 
il giorno ranto di Pa[qua, cbe per atteftaro di Paolo Diacono (c) cadde (c) PAulu, 
1 d ' d ' A " I ' . d ". h . d 11 ' A Î. Dlaco1lUJ 
ne 1 7. pn e; e pero con In IZIO'C laro e nno prelente. I. 4- c. 18. 
Ottenne la piit1ima Regina 'ItodelilJda dal IVIarito, che elT;:' Figliuolo, 
a cui fu pofto il nome di Adaloaldo, fo(fe baue7.zato nella Fede Cat- 
tolica, e tcnuto al racro fome, 0 pur bauez-zato da &condo Abbate, 
nativo di Tremo, t1omo chc era allora in concerto di gran fam1tà, e 
cariffimo ad e(fa Regina. La Clttà- oggidì di Alonza, fituara di
ci 0 
dodici miglia hmgi d
 Milano, fu un luogo cletto da 
toderjco Re . 
de' Gatt, recondochè artefia il fudderto Paolo I fiorico (d), per villeg- (d) lå. ,hÞ 
giarvi a cagiüne del1a bontà dell' aria in tempo di State. Jl,fodicia, e cap. 11.. 
Jl..lodoëtia è il rUQ nome nellc mernoric de'vccchi Sccoli. Si conta all- 
,he 



8 ANN A L t D' I TAL I A". 
E1\.A Vo1g. chc un
 favolofa 
rigine di quefio nome l\lodoëtia. Affezzionoffi dipoi 
ANNO 60 3. la .R,egm
 .Teodehnda 
 quefio. mede(im
 
uogo, e p
rciò qui
i fab: 
bnco un m(igne ßafihc.t, dedlcata a 010 In onore dl 6an GIOvanni 
Bani Lla, eleno per Protettore dclla N azion Longobardl, con arric- 
chirla di molti podcri, e di varj prezio.fi doni d' oro e d' argento . Parte 
d' effi tuttavia (i conferva (cora troppo rara, e quaíi miracolufa) nd 
(a) Morigia Te
oro d' e.(fa Bafilica, e ne p1rla a.' ruoi t
m pi ßonincomro Morigia (0), 
nm. u. Scnttore dl Monza nella fua Cronlca, Centra nel Secolo Decimoquarro, 
Rer. I!4l
c. e pofcia Balda/Tar Fedele (b), Arciprete Mitrato d' e(f.. Bafilica in 
( d b) FldellS un Libro fiampato ndl' an no 15'1-4-. Scrive fra l' alrre cafe d1ò Mori- 
e Pr<frog4-. h fi I . r. . d ' I S . r d IT R . 
ti'll. Modoe- gla, c e 1 eggeva a 1 lUOI I a crIttura :rana a eua egma nel 
ti
. giorno della Coronazion del Figliuolo con que fie parole: Offert glorio- 
jij]im.1 1'htodelintla Regina una Cltm Fili9 fit() Adoaldo Rege ip(a die, in 
f}tl.1. in pr.eftl:tia Patris coronatus eft ibi, Sanflo Johtl1lni Patt:ono fuo de 
dono (forre de d(lnis) Dei, & de dotibus (uis. Aggiugne, che San Gre- 
gorio M. Papa mandò infinite Reliquie (acre ad t(fa Regina per mez- 
zo di Giovanni Diacono, e tuttavla fe ne leggeva il Catalogo colle 
reguemi parole: llæc funt Olea fanéla, quæ temporihus Domni GrcgoriJ 
Papæ adduxit Johannes indigntts & peeeator Ð9mnæ Regillæ 'Theod61inde 
de Roma in Afodoëtia. ReUa tuttavia queflo Catalogo originalc, rcrino 
in papiro Egiziaca, che ii volgo chiama coneccia d' alberi, nella Gal- 
) leria S::ttah di Milano, & io 10 pubblicai all
 t1:amp
 (c). Qye1li Olj 
(c }.Jur.t- fi íi d 11 L c. S 1 . d . , S . 
t. Pllrt urono pre I a e am pane accere a I epo cn I qu:: anti, 0 pure 
I

'';;ntcdot: aveano toccato i Sepolcri medefimi. Dice il Morigia, che furono po- 
Latin. fii, e fi confervavano ruuavÎa in San Giovanni Battifi" Ji Monza in 
una belliffiml arca di marmo dieHo all' ..\Itar maggiore. Noi dobbia- 
010 alIa diligenza ed erudizione dd Oottore Orazio Bianchi (d), nelle 
Annotazioni alia Cronica di Paolo Diacuno, la figura delle tre Coro- 
ne d' oro, che tuna via íi conf
f\'i1no nel Tcíoro di Monza. La pri- 
ma è la celebre Ferrea, così appel1ata per un cerchio di ferro, che 
è inferito nella parte interiore, con cui fi Cogllon o coronare gl'Impe- 
radori, come Re d' Italia. L' opinione de' CIttadini di Monu di que- 
fii ultimi tempi è, che quel ccrchio fia Formato da uno de'Chiodi 
della Croce del Signor noUro Gesù Crifio. Ma che gli amichi non 
conorce(fero punta qud1a rarità, credo di averlo dimollrato nd mio 
Trattato dclla Corona Ferrea. La Seconda Corona d' oro è chiamata 
per antica rradizione la Corona della Regina 
eodelhdti, orn:1ta di Cme- 
raldi, c pefante oncie 14. e dcnari 19. dJ.lIa quale pende una Croce 
Q' oro gemmata di pefo d' oncie 1 f. e denari 7. La Tena è la Coro- 
na d' oro del Re Agilolfo, il cui pero aCccnde ad oncie 1.1. e denari 
12.. dalla quale parimeme fi mira penderc una Croce d' oro, anch'dfa 
gemmata, pefamc oncie 1.4. e denari 14. La rarità maggiore di que- 
th con{i{h: nel rÎtener 1'lfcrizione fattavi dal m:JdÌmo Re, confi- 
l1:cnte in queHe parole: 

 AGILVLF. GRAT. DI. VIR. GLOR. REX. TOTIVS. 
ITAL. OFFERET. seo. IOHANNI. BAPTISTAE. 
IN ECLÁ. MODICIA. Non 


(d) Blantns 
T. t. Rtr. 
Italicar. 
pag. 460. 



ANN A L.I D
 I TAL I J\ . 9 
Non era c
rto padrone di tutra r ltalia il Re Agiloifo j ma por. ERA Volg. 
fedendone la maggior parte, cred.;:ue di poterfene attribuire I'imero A ti N-O 60 3. 
dominio. 11 dono poi di qu
na Corona (
?n. ú ra qu.mdo, .da Iui fat- 
to a San Giovanni Batifia dl .Monza) venhmJ!mentc appartlene a que! 
tempo, in cui, rcco,!do l' attcllato di 
ao
o Diaco.,:!o., 
gli a,:eva ab- 
bracdaro il Cattoliclfmo per le perruaÍ10m .ddla pllffima Regma Teo- 
delinda fua Moglie. 
Oltre alia Bafilica di San Giovanni P.ati fia f
ce fabbricar e{fa 
Regina in 1\lonza il 
uo Pabgio,' nel quale 
ziandio or
inò, che li di- 
pigne(fe alcuna delle Impr
fe de LongobardI. Paolo Dlacono (a), che (a) Paulu} 
aïuoi dì olTervò quelle pmure, raccolfe dalle medefime, qual fofiè Diae.lilJ. 4- 
I:nticamentc l' afpctto, e h forma dd ve{bre de' Longobardi. Cioè li ea,. :Lj. 
radevano la parte derctana del capo; e gli altri capelli Ii dividevano 
fuBa fronte, lafciandoli cad ere dall' una part
 C dall' altra del vo!to fino 
alia dirirrura della bocca. N uila dice Paolo delle loro barbe, ma que- 
fie è da credere, che Ie porrafT"ero, e ben lunghe, ten
ndo egli, che 
,da e(fe prenddTero .il nome di Longobardi. Portavano poi Ie velì:i lar- 
ghe, e maffim:unente fane di tela di lino, come fo!evano in qllefii tem- 
pi anch
 gli Anglo-Sa
oni,. e ado
navano e(fe ve!1:i con delle lifie 0 
livree brghe, tdfute dl var] colon. Le loro (carpe erano neIla pane 
di fopra apt:rte fino aU' eftremità delle dita, e queUe fi rerravano al 
piede con delle ihinghe di pell
 allacciate. Aggiugne il fudderto St
. 
rico, che i Longobardi cominciarono dipoi a pertar de gli fiiv d]i di 
cuoio, ufando an cora , qualora a veano da cavalcare, di tirar ropra effi 
fiivali 
1[1"i (ti\'aletti 0 borzacchini di panno 0 di [ela di colore rof- 
fÌccio: il che em aveano apprt:fo da gl' Italiani. Seguita\'c1 ir.tanro la 
guerra fra i Longnbardi e i Greci in ltalia, perchè {Jegnaro tÒrt
 Agi. 
10Ifo per ]a prigio!1i
 dd:a Figliuola e del Genero, non volcva a{eol- 
tar parol.. di p:1ce. Ottcnne egli pcnanto in qu
n' aDno un rinforzo di 
foldati Sclavi, 0 fia Schiavom, che Catano Re degli Avari in vinù 
della Lega gli mand,,; e con tmto il /ùo sforza imr:1rr6fe l' a!1èdio di 
Ü"emona, Citd, che s'era mamenma hnora alia di\'ozion deU'lmpe- 
radore. N cl di 2.1. d' Agofio ne divennc egh padrone j e forfe perdè 
cia qllella Città era venuta la genre, che fece prigion 1.\ F'gliuol<1; 0 
Fure, perch' e{fa Ciuà, pona nel cuore de gli Stali Longobardi, avea 
)oro in adJietro recate molte moleClie: con harbarica \'cndc:tta la fpia- 
nò finu a i fondamcmi. Quindi pafsò {Qtto iUantoVtf" Città riprcfa da 
g\' Imperiali al tempo di H.f\mano Elarco j e con gli 8fJCri feee tal 
breccia nelle mura, che I-a Guarnigione Ceiårea fu ncccíIìt:ìta a capi- 
tolar la reta a pJtti di buona gllerra, cioè- colla facoltà di PO[CI ft:ne 
:andar libera a Ravenna: il che fu efcguito. SegUl la prc-fl di qucfia 

ittà n;:l dì 13= Ji S
[[embre. \' cnne. anc
e in pott:re dc' Longobar. 
f11 un CaO:ello forte, appellato 17ulfU1"ma, IOtorno al quale hannQ it 
Bjo
d
, il ,Clu"el
io, il Padre n
retti, ed alrri, dirpmilto per aOè.'gn:u- 
nc 11 {no, Ilnmagmandolo alcum nella Valrellina, cd altri ,. icino al Po, 
rna iè..n7.3 che alcun d' effi rc::cbi alcun buon fond
ntnto della 10ro opi. 
7"01lJ. 117. ß nio- 



10 ^ N N A LID' I TAL I A. 
Eu Volg. nione. Se mai la pref., di quefi:o Luogo Guella fo(fc fiata, che indu- 
AN N Q 60]. ceff'e it prefidio Imp
riale efiftente in BrefcelJ() a fuggirfcne, col d.ne 
aile 6amme quella C.uà, potta aIle rive del Po, C(1me narra Paolo 
DiaconB; {j potrebbe credere., che V ultutina fo(fe in quelle vicinan- 
ze. Ma ci mancano lurni per la conofcenza (icura del tìro fuo. Arri- 
varono in queft. anno a Rorna Ie Immagini di Foca, e di Leonzia Au- 
gufti, e fecondo il folito {j fece gran folennità. in riceverle, perchè 
(a' Johann. in queft' atto confifieva la ricognizione del nuovo Sovrano (a). Furo- 
D.illCon. in no eff'e ripone nell' Oratorio di San Cerario; nè i Romani motharono 
Ylt. S l : Gr.- diflicultà alcuna a riconofcere per 10ro Signore quell' ururpatore del 
gor. 10. 4. T I . I 
f. 1.0. rono mpena e. 
Abbiamo poi da San Gregorio, che la guerra {j faceva in altri 
(b) Gregor. lid d' Italia, giacchè fcrive a Smer'ilJdlJ l':.iàrco (b) d' avcre inviata Let- 
tIlIgn:s [era a Gillane (fenza che apparirca dove qucfto LongobardÛ' coman- 
.13. J.33. daffe) per yedere., s' egli voleva off'ervar 1a Tregua di trema giorni, 
già conchiura da e{fo Etàrco, cd aver egli rifpofto di sì, purchè dalla 
parte dell'lmperadore la medefima fo{fe o(fervataj e ch' egli fi dolcva 
forte de'ruoi uomini ucciú da i Greci (per quanto fi può conghie:t- 
turare ne1 tempo fte(fo della Tregua), e ciò non oHame aVcva rila- 
fciato i foldati Cefare:i, fatti da lui prigioni ne
 giorni innanzi. Ag. 
giugne il ranto Papa d' aver egli bensì mandato un ruo uomo a Pita, 
per trattar co' Pifani di pace 0 tregua, ma che nulla s' era ottenuto i 
c che già effi Pifani avcano preparate Ie lor navi, per uCcire fra poco 
in corfo, cioè contra de' fudditi dell' Imperadore. s
 era maravigliato 
Foca Augufto di non aver trovato in Cottantinopoli alcun Mmíftro del 
Romano Ponte6ce, perchè probabilmente s' er,mo d1ì ritiratj, allorchè 
fuccedette la lagrimevol tragedia di Maurizio Augut1:o,. nè parve lor 
bene di prefentarfi renza ordine del Papa a quel Tiranno. San Grego- 
(c) Ill. ilr. rio (c) gli rcrive d' avere inviato a quella rdìdenza Bonifiizio Diacono, 
Æpift. 3 8 . e in tal congiulltura if prega d' jnviar de'roccorfi in Italia, e:(fendo gi
 
trentacinquc Anni, che il Popo1o Romano vive fra Ie rcorrcrie e Ie rpa- 
de de' Longobardi. Ma Foca aveva altro da penC.ore. Si mofiè tofto con- 
tra di lui CofrO( Re della Perfia, per vendic.m: la m<:lrte dell' Impe- 
radore Maurizio, e recò infiniti danni all' Oriente Crifiiano. Conofce- 
va in olue Foca, che non era fiabile un Trono acquil1:atO con tam3. 
fellonia e crudeltcÌ, ed era perciò aftretto a guardarfi d.1 gl'imerni ne- 
mici. 11 pe:rchè riGettendo Smeraldo Erarco di Ravenna alh roca fpc- 
ranZi1 de' foccorfi, e che non potca re non andar peggio comin'..1and? 
la gucrra: li appigliò al partito di chicder Pace 0 Tregua al Re Agl- 
101fo. Quefii confend, rna colla condizione di riaver fua Figliuola, c 
il Genero GodcfcalcD, che furono in fine rimcffi in libenà. Ma la Fi- 
ghuo1a appena giunta a Parma, quivi morì di pano. Pace non già, ma 
Tregua fi conchiuCe nel Novembre fino aIle Ca1ende d' Aprile dell' an: 
(d? PAulus no fcguente. Dicendo poi Paolo Diacono (d), che in qucfl Anno regul 
Dlllc_nUS un' altra gran b:utaglia fra 'l'eodcberto II. e creodcrico Rc de' Franchi d
ll: 
I. 4. c. 1.9. una pane: 2 e Clo:arifJ II. R
 di Soifio::s daU' ahra, con gran mon
ta 


, 



ANN A LID' I TAL I A. I I 
di perrone: 0 egli falla, 0 fi deb bono riferir Ie fue parole aU' anno JiI.A Volg. 
reguenre 6o+.p.erchè ad dfo appaniene quelfart<?d'anl1i per
onfen- ANN060.... 
fo de gli Stonel Franzefi. Imamo una Lenera dl San Gregono, che 
rarporterò fra poco, ci aßÌcura della Pace 0 Tregùa fatta in quell' 
anno fra I' Eiãrco e i LongobJrdi. 


Anno di C R 1ST 0 DC IV. Indizione VI I. 
di S A B 1 
 I A 
 0 Papa I. 
di Foe A Imperadore 3- 
di A G I L 0 L :1" 0 Re 14- 


L'Anno I. dopo il Confolato di FOCA AUGUSTO. 


S VI Principio di que!P anno poffiam credere dara una Lenera di 
San Gregorio Papa aHa Regina 7êodetinda (a). Se tuttavia lì vo- (:I) Grtl'r_ 
leff"e nferire al fine de
I' a!1no proßÌmo p
ff"a[O, 
('n potr
bbe I:'rovarfi t::

";pjjl. 
il comrario. In eff"a dice II fanto Padre d avere Tlcevuro 11 foglIo, che u. 
b fielfa Regina gli aveva inviato dalle parti di GentJ':.'a: paroJ.e, dalle 
qmli pare, che fi poff"a dedurre, che Genova aHora foile in poterc 
dc' Longobardi. V ien poi a rallegrarfi con eff"o lei, perchè Dio 1-: 
abbia Jato un mafchio, e qud che è più, un rnakhio giå bat- 
tezzato nella Fede Cattolica. QuinJi fi kuia, per non potere ora 
rifpondere alIa Scrinura di Secondo Abbate 
 di cui parlammo di 
fopra, per trovadi egli sì rnalrrattato dalla goua, che appen
 
potea p:1rlare; ma im:mto Ie manda copia del ConcJiio Q!1into Ge- 
lIeraJ.e, contra tii cui fi fcorge, che Secondo avea ferino, con ag- 

iugn
re, che l' accertar qudto Concilio non fi opp
neva pUnto aHa 
venerazione dovma a i quanro precedenu Concilj Generalt. E 11nal- 
mente Ie dice d'inviare de i Filatterj per t' Ecce/iciltijJìmo nojlro Figliuolo 
Ada/on/do Re, cio
 deH
 R_c:llqUic kga:e in oro 0 :u gWtO, da ponare 
addolfo pel" cuftodla e dlfela delle perlone: con pregarla ancora dl rin- 
graziare il Re ruo ConfoHe per ItJ Pøee fatta, e dl animarlo a con- 
fervarla per I' avvenire. Veggiam dunque comprovaro d.. un' 
utenti- 
Ca teftimonianz.l, che nel precedente anno 6:::>
. fu thpulata la Trcgua 
fra i Greci e i Longobardi. Ma non dovea glå valci fj II P.Jre Pagi 
di qudl:a Lenera per credere, e far crcden:, che AdalMldo folfe nuo 
ful fine d' eífo anno 603. Se abbiam la chi.lr
 a{fcrzione dl Paolo Dia- 
eono,' ch.' egli fu bau:ezzato ne] dì 7. di A pnle (i' eff"o anno ó:::> 
. come 
potra pOI effere naco nel Dlcernbre feguemc? Non altro dice il [.1ntO 
Papa, .fe non che egli avea partie
pato dr/i' allegrezza di 'rcodelinda, per 
/lvere m
eft., 
he Ie f
.fJè :/'Jato tm hgl.uolo, e q
el ebe piÙ importa';)a, ehe 
lj
ejlo/. Flglzu%, TJJcree del fa.era l!a
tejìmo, fojJ; fJat() aggregato alia -rède 
C:lIlo/wl. Sølameme ne gh uluml Mefi dell anno 6:::>3. 1 eodelinda in 
B 
 occa- 



12.. ANN ^ LID' I TAL I It. 
ERA Vo1g. occafione di 
andare al Papa la Scrmura di Secondo Abbat
, gli die- 
ANN0 60 4. de anchc aVVlfo del B.utdìmo del F'gltl1olo, ceiebraro feconJo illiro 
Cartolico. San Gregorio tì congr"lrula per la naletta, che era fcgUlta 
taml) prim;!, e pel 
_lt
dìmo .ulum,unenre f.Hro, unendo inlìem.:: que' 
due (1[tl, ma ren1.<l 1l1lhcarc, m qual tempo )' uno e }' alrro foífcro luc- 
cedmi. Quel si, che dce d:n d.! pc:n(are, fi è, che San Gregorio [rana. 
già can titolO di Re Ad11oaldo, e pure Ie vogliam leguitare I' ordinc: 
dl Paolo Diacono, non fu dichiararo qucfto Fanciuilo Colle OJ nel Re- 
gno da Agilolfo IllO Padre, fè non dopo h, morte di San Gregono t 
che regul nell' anno prefeme. 
In fani tece Roma, anzi tuna la Crifiianirà, sì gran perdita in 
queW anno, avc;ndo \'oluro Jddio chiam:uc a miglior VHa quetlo im- 
pareggiolbil PomefÌce nel di 12. di Marzo; PomefÌce, dlßì, d' immor- 
tale memoria, che 0 fi riguardi la fua faplt:nza, prudenz.a, e zelo reI' 
la Ca[[ùllca Re1igione, 0 tì conrempli Ia dottrina, l' elóquenza, la. 
fanmi de' co(lumi, troppo è fuperiore aUe nofire lodi, e giultamentc 
per contènlo d' ognuno meritò il titolo dJ Grande. PacIo Diacono at- 
tefia, che quel verno, cioè il precedente alla di lui mone, fu sì rì- 
gido, che fi feccarono quafi daper[U[[Q Ie viti. E che i raccolri dc' 
grani parte furono gualti da i topi e parte dal vento brucione aff.1tto 
(a) .Anatlaf. diltruui. Anche Anallafio llibliotccario (a), C Giovanni Dlacono (b) 
:Bibliothu. attd1ano, che dopo la mone di San Gr
gorio lì p;1ti in Roma una 
g! 1,hann. nenffima Carcfiia. Ma i1 buon Paolo Diacono in ifcrivendo , che quc:- 
jnlA;

U;. Ho gran Pomefice mod nell' Anno Secondo di Føca, correndo I' otta'iJa 
Gregor. lib. /1zdizi,ne, colpì bentffimo ndl' anno dell' Imperio, rna non già neU' In. 
4. cap. 69. dizione, dr
ndo per confenfo di tuni gli Eruditi certißìmo, ch' egli 
terminò la fua vita nella Settima Indizioflle, la qua1e fu in corfo nell' 
anno prcrenre fino al Settembre. Ebbe per fucceíf'orc Sabinian" Dia- 
cono, nato in Volterra, che era l1aro fuo N unzio, 0 Miniiho alla 
Corte Imperiale, eOendofi già introdouo di dcggerc a1 Pontificato 
Romano que' Diaconi, che av
ano foltenuto quell'lmpiego in Cottan. 
tinopo1i, lìccome più nori cd accetti a gl' Imperadori, e più infor- 
mati de' pubblici att:lri. Credefi, che dopo fei Mefi e un giorno di 
SeJe vacanr
, e dopo cíf'er venuta }' approvazion della fua eJezione da 
Foca Auguílo, foffe Sabiniano conrecraro n("l dì I J. di Settcmbre. 
Dopo aver Paolo Dìacono narrata la mone di San Gregorio, ci vicn 
diccndo (c), che nella St{lte Jèguente, e nel :Afeft di Lug/iø, raun:U3 la 
gran Dicta della Nazion Longobarda nd Circa di ,'Ii/two, AdatO<lldo fu 
proclamato Rc, 0 fia Col1ega d' Agilolfo fuo t>adre; e chc a quella fo- 
t knmffima funzlOne furono prefemi nen folameme e(fo Re Agilolfo, 
ma an cora gli Ambalciarori di 
eodeberto 11. Re di Met7., 0 fia dell' 
Aufiralìa. Uno de'maggiori penlìeri di Agilo)fo era queHo di mantc. 
ncrc una buona armoma co i Re Franchi, perchè polI
dendo d1ì qua Iì 
tune Ie G:dlic, e buona parte della G.:rmarHa, non v' era potenza con. 
hnantc all' Italia, di CUI piìì che Ji quclla avclTero da remere i LOB- 
gobardi. Pcrciò a fine di ftrigncrc maggiorrnentc il nodo dell' am,ici- 
Zla 


(c) PAulus 
Di.,onus 
1.4. C:. 31. 



ANN A L I Ð' I TAL I A. 13 
2.ia con Teodeberro, il più poíTente di quci Re, Agilolfo conchiure un E 11. A Volg. 
Matrimonio frd il fuo Figliuolo Adaloaldo, e U!la Flgliuola d' eero Teo- ANNO.{)04. 
deberto, Erano sì l' un come I' alrra Fanciulli di ben tenera età: con- 
tuuocio têguirono gli SponCali fra effi, e reHò ligillara la funzione 
collo ilabihmemo dl una Pace pcrperua fra i du:: Re, Geniwri de gli 
Spoíì. II Cardinal Baronio, cd ahri differirono fino all' an no venturu 
l'innalzamenro di Adaloaldo al Trono; ma rembra pib yen fimllc, che 
CIÒ avveniífe in quefi' anno, c chc la ftguentt State di Paolo Diacono 
fia quel1a, che venne dopa il Marzo dell'anno pre[ente, in cui San (
) Bacchi- 
Gregorio it Grande compiè 1a gloriof.1 carrier.! del Cuo Pontificato. mUj ad .A- 
Credeíì ancora, che in quell' anno deíTc fine al ruo vivere Mariniano r t I. ;ð'/i' 
^rclvefcovo di Ravenna (a), al quale (uccedenc Giovanni Terzo di (b)"pa:
u:' 
quefto nome, E pcrchè era fpirata la Tregua fra i Greci e Longo- JiatlnuI 
bardi, ncl Mere di N ovembre íì rinovò eera per un anno avvenire (b). t. 4. t. 33. 


Anno di C It 1ST 0 DCV. Indizione VI I I. 
di SA BIN I A NO Papa 2. 
di Foe A Imperadore 4- 
di A G I L 0 L FoRe I 50- 


. 


L' Anno II. dopo il Confolato di FOCA AUGUSTO. 


T Erminò nel Novembre dell' anno prefenrc la Tregua già fana fra 
i Greci c i Longobardi (c). Smer:Ûdo Efareo, ehe íì trovava (c) IJ. ibid. 
fmunro dl forze, e dovca veder de i bruui nuvoli in aria, trattò di 
f!UO\'O della conferma d' eíT.I Tregua; e nello fie-ITo Mere I' ottenne per 
un alrr' anno, ma can averla comperata coHo sborro di dodici mila fol- 
di d' oro, In quc:1ti tempi ancora (l'abb,amo dal folo Paolo Diaeono) 
cITcndofi ribelhti i Sa/Toni da 7'codeÍJerto 11. Re dell' Auftrafia, regllì 
una f:JOguinofa guerra in queUe comrade [fa cHi e i Fr.anchi, con gran- 
de itrage dell' una e ddl' altra parte, fenza che fi tàppia il fia d' eITa<. 
Sorro qudl' an no metre il Cardinal Baronio la diviíìon della Chief a 
d'l\quilcia, perchè narrata da Paolo fudd
tro (d.) dopo i fopra menro- (d) It!. i
il. 
vari fatri; ma par ben più verifimile, che e/T.\ appanenga all' anno up. 34, 
fuITeguentc, come: anche tenne il Padre: de Rubeis (e), Cioè venne a ( b e! D M t Ru- 
d A < 1 " " I bb d ill onl4- 
mone Severo Patriarca ' qUI el:t, I quale a orren 0 il Concilio mmt. Eul. 

into Generale, per timon: di pregiudicar all' oífequio che tuna Ja .A'1ui/tjenf. 
Chief.1 profeíTava al Quarto Calcedonenfe, mai non volle comunicare ttJp. 91. 
col Romano Ponrefice, e con Ie infinite altre ChieÎe, che venerava- 
no il Qlarto, ed ammcttevano ancora il Quinto, 11 Re AgiloÆfo, c 
G.ifolfo l>uca del Friuli, [OHO il cui governo et
 Aquilcia, mal foffe- 
rlvano, che i Patriarchl avdrero eletta per loro Sede l' Jfola dl Grado, 
ficcome Luogo rouopofio all' lmperadore, c doto daU' acque, doy:e 
clIì 



14 ANN A LID' I TAL I A. 
Ea A Volg. effi Longøbardi non poteano metter Ie griffe. Si prevalfero eglino 
ANNO 60S. adunque di qucfta congiunrura, per far rnurare il tiltema introdouo . 
Dovendofi eleggere il nuo\'o Patriarca, per quanto colla da una rela- 
zione de' Veicovi Scifmatici, pubblicata dall' Eminentiffimo l\nnalifta, 
l' Efarco rno{fo dalle iftanze del Papa, propofe di eleggere un PatrIar- 
ca, che mettelfe fine allo Scifma, t: recondo i Canoni fi ro[tomettdJe 
al Pomefice Romano, Capo dclla Chit:fa di Dio. Ripugnando effi, Ii 
feee condurre a Ravenna, dove (fe vogliam credere a i lor fuccdfori 
Scirmatici) atterriti dalle minaccie di efilj, di prigionie, e di bano- 
nate, c:le{[ero Calldidiano, 0 fia Ca1ldidno, il quale abbraciò I' unità ddla 
Chiera .Cattolica, e fi ritirò ad ererci:ar Ie rue funzioni a Grado. Ri- 
meili in libertà i V cfcovi fuddetti, non rnancarono que;, che a.rendo 
Ie lor Chiefe (ouo i Longobardi, di richiam.ufi dalla prctef.1 violen- 
za lor fana, e venuti in parere di procedere ad un" altra elezione, tro- 
varano favorevoli al loro difegno il Re Agilolfo, e il Duca Girolfo, 
c probãbilmente la fiefià Regina Teodelinda, la quale tuuochè Cat- 
tolica.e piiffima PrincipdT.'l, fi sa che aveva l' ammo alieno dal Con- 
cilio Qyinto. Ele{fero dunque Giovanni Abbate, che reguitando a fo- 
mental' 10 Scifma, ftabiHla (ua dlmora in Aquilcia: con che nello fteíTo 
tempo cominciarono ad e(fervi due Patriarchi d' Aquileia, l' uno Cat- 
tolico, refidente in Grado, e l' alcro Scifmatico, refideme in Aqui- 
leia, con eßèrfi anche divifi i Suffraganei, parte fouo l' uno, ,e parte 
fono I' altro. E il bello fu, che tuttochè eol tempo il Patriarca Aqui- 
lcienle fi rimette(fe in dovere con abiura 10 Scifrna, pure reguitarono 
ad elTcrvi due Patriarchi, e dura tuuavia il Patriarca Graden[e rouo 
nome di Patriarca Veneto, perchè nel Secolo QUll1todeclmo nasferi- 
ta W dall'lfola di Grado a Venezia quella Sedl3 Patriarcale 
 Intanto 
Fo&tI Imperadore, odiaro da tuui, ficcome abbiamo dalla Cronica A- 
kíTandrina (a), e da Teofaoe (b), 0 per vere congiure rCOperte, 0 per 
Coli rofpetti inficrì colla fcure contra i più riguJrdevoli ,perfonaggi di 
Coftaminopoli.j e giunfe a levu di vita anchc la glà Irnperadrice Co- 
jlantina colle tre ru
 'Figliuole. Così il Tuanno operava in Collant
- 
n
poli, in tempo che i Pcdiani mettev:mo a facco tuna la Siria, la 
Paleftina, e la Fenicia) ed empievano di Llragi tutte queUe comrade. 


(a) Chron. 
AltJlllnJr. 
(b) Theo- 
lhllnes in 
Chron'gr. 


Anno di C R 1ST 0 DCVI. Indizione IX. 
Sede Romana vacante. 
di F 0 C A Imperadore y. 
di A G 1 L 0 L FoRe 16. 
1/ Anno III. dopo il Confolato di F O
 A Au GUS TO. 
S Econdo i conti del Padre Pagi, mancò di vita in queft' :lnno Sal,j- 
NilJno Papa nc:1 dì 2.2.. di Febbraio, Pom
fice poco ben vedmo da 
i Romani, pcrchè diverfo dal fantiilimo fuo 
redccdrore; e per tmto 
queit' an- 



ANN A LID' I T ^ L I ^. I; 
quefi' anno ft
tte vaca
te. la Cattedra di S:u
 Pietr
, verifimilmente 
1lA VoIg. 
perchè Foea non Ia fim dl mandar I' approvazlOn den Eletto (a). Ter- ANNO 606. 
mlOò in q ueft' aono b Tre g ua Fatta fra l' Efareo di Ravenna, e il Re C D 3-) Paulus 
, 1 . fi iT. fid laC01iUI 
Agllol.fo. Si puo credere,. c
e l' Ef.1.rco qu
g 1,. DUe, chc: c,on 1 erato l. 4. c. H. 
1'infehcc: ftato dell'lmpeno 10 quefh tempI, s Ingegna{fe d ottenc:rne Cì' 36. 
la continuazione. Paolo Diacono tèrive, eh' e(fa fu conchiufa per tre 
anni avvenire. Ma prima che quefta fi conchiude{fe, l' armi de'Lon- 
gobardi s'impadronirono di due Città della Toícana, cioè di Bagna- 
rea, Città probabllmente nata fotto il Regno de' Goti, e di Orvieto, 
Città nominata Urbs Petus, ma non conofciuta rotto quefto nome da 
gli antichi Romani. Pofcia il meddimo Storico raccoma più rono, 
che Agilolfo mandò (non fi sa in qual anno) Stabi/icÜmÐ fuo N otaio 
a Co{taminopoli per trattar di una ftabil pae
 con Foca Auguflo, perch' 
egli contento di quel che po/Tedeva, non anf.wa dietro a fempre nuo- 
ve conquifie," come tant' altri Re hanno ufaro; e defiderava di larciar - 
godere la quietc a i Sudditi ruoi. Altro non rifultò da queUo n
go- 
ziato, fe- non- la Tregu1 d' un anno. Foca nondimcno per dimoß:rar la 
ftima, chc f.eeva del Re Agilolfo, col ritorno di Stabiliciano, gl'in- 
viò anch' cgli de gli Ambafeiatori., ed infieme de i regali da preren- 
targli . 


Anno di C R 1ST 0 DeVIl. InJizione x. 
di BON I F A Z I 0 Ill. Papa I. 
di Foe A Imperadore 6. 
di A G I L 0 L FoRe 17... 


L t Anno IV. dopo it Confolato di FOCA AUGUSTO. 


. 


V Enute final
ente da Coltanti
op
li Ie tan
? rofpirate rifpoß:e, fu 
conrecrato 10 queft' Anno Bonifazlo f I I. gla eletto Pontefice Ro- 
mano, ß:ato anch'egli Apocrifario di San Gregorio alia Corte dell'lm- 
peradore. Fu alTai brev
 la vita di quefto Papa: contutrociò non feee 
cgli poco per avere ottenuto, recondochè laiciarono ferino Paolo Dia- 
cono (b), c:d Anaftafio Blbliot
cano (c), che Foca con un ruo De- (b) It!. ;
. 
crew 
!chiara
è, <Jualmcnte la Chiera Romana è Capo di 
Htte /e Cbieft, (
}'lJ;naf' 
non gla che tl Pnmato del Romano. pOntcfice,. conofCluw e confef- ;n Vito Bø- 
fato al1che per tutti i S
coli addietro, ave/Te' bifogno' di un Decreto nifaâ; Ill. 
tale; ma per taghar I' ali all' aR1bizione de' Parriarchi di Cofiantino- 
poli, i qmli, tìccomc: vedemmo, aveano cominciato ne'tempi di San 
Gregorio, e eontinmrono finqu:l ad imitolarfi Pefcovi 'Ecummici, quati 
chc prctende{fero di f.'lr divenire Prima, c Capo di tutte Ie Chide la 
lor
 ChieCa. Pl'r buon1 ventura naequero in quefii tempi' de i dilTa- 
}Jon tra Foca Auguilo, e il Patriarca di Cofiantinopoli; e ciò diedc 
oeca- 



16 ANN ^ L 'I D' I T ^ L I A 
"'EllA Volg. occa,fione all' Imperadore di abbaCfar l'orgoglio di q:Je' Patriarchi. Cc- 
AHN 060 7. le.br? anc?ra queí1:o Papa in Roma un Concilio di fewìOtadue verco- 
VI, In CUI fu decrctato, che viveme il P.lpa, (icco me: ancora vivenri 
gli altri V clcovi, non ú potcCfe trattare del 10ro SllcceCfore ma che 
folamente tre dì do po la lor moTte foCfe 1ecito il farIo nelÌe forme 
prefcritte da i Canoni. Ma Papa ßonif.iZio non godè che Otto Mefi 
e vt:ntidue giorni il Papato, eCfendo mancato di vita, per quanta cred
 
il Padre Pagi, net dì 10. di Novembre dell' Anno pre[ente. Aveva 

eoder;co Re della Borgogna contro i1 parere della Regina Brtlnecbild
 
A vola fua conchiufo il fuo Matrimonio con Ermenberga Figliuola di 
Pitterico Rc de'Vifigoti in Ifpagna (a). Fu condotta quefia Princi pefTa 
a Ch,llons fopra la Sdona, e ricevura da Teode:rico con grande onore. 
Ma Brunechilde gran fabriciera d' iniquità, unira(i con Y'eodclaNa So- 
rella d' cCfo Re, tanto fece e di(fc, che impedì per un anno la con- 
rumazione del Matrimonio, cd in fine rcndè sì difguí1:ofa al Nipote 
1a perlona e .prefenza di quefta Princ!petra,. ch' 
gli l.a rimandò vergo- 
grwrameore m frpagna, e 'luel che e pegglO, ipoghata de'tefori, che 
avea feco portati. lrritato 11 Re di Spagna da sì e:norme oltraggio, 
fpcdì de gli Ambarciuori in Francia a Clotario Re di SoiíF>ns, per 
invirarlo ad una Lega contra di Teoderico; e it trovò difpoíhßimo 
per I' odio, che palT:tva già da gran tempo fra quefh Principi. Anda- 
rono dipoi gli í1:effi Ambafciatori a f.'ir Ie medefime pr<?pofizioni a 
Y'eodeberto Re dell' Auftra(ia, che non ebbe difhcultà di collegarfi a i 
danni del Fratd10 Teoderico, contra del quale era dirgutl:ato anch' 
cgli non poco. Non bafiò qudìo 31 Re di Spagna: unitifi co' Cuoi 
A mbarciatori quei di Clotario vennero anche in it alia , per tir
re nella 
mcdefima Leg.\ il Re Agilolfo, il quale conorccndo j vanraggi, che 
gliene poteano provenire, non {i fece molta pregare ad acccttar l' of- 
ferra. Cerro è, che tutti c quanro qud1i Re rnifero in ordi
 e in 
moto Ie loro truppe per a{f.,lire gli Stati della ßorgogna; e farebbe 
probabilmt'nte riufcito loro facile di rpogliare que! Rc: di tuno; ma 
o perchè Brun
childe Regina ufafie qualchc tim dclla fua di!involtura, 
o che occorreCfe qualche accidente, di cui la Storia non p
1rla: noi 
fappiamo, che reltò diffipato Hmo queIto temporale, nè fcguì ven- 
detta alcuna dell' affromo f.ltto al Re di Spagna. Se crediamo a Leone 
'b) L 0- 01lienfe (b), fottn il fi.Jddetto Bonifazio 11 1. Papa, c circa qncí1:i tem- 
}fieTljiseøchr. pi, Ftm/lo Mon.Ko, diicepolo di San Benedetto, mandata gi.ì con 
C4jir;enf. San A/aura nelle Gallie, tomò a Roma
 dove fcrifJè la Vita del me- 
I.
I. c. 3. defimo Siln l\1auro. Altri prcr
ndono, eh' cgli veniCfc a tempi di Bo- 
nifnio IV. Ma noi non abbiam quel1a VÙa tal qual::: fu 1critta 
da lui. 


(a) Fredeg. 
;71 Chronic. 
c. 30. CP' 3 I. 


." 


Anno 



ANN ALl D' I TAL 1 A. 17 
Anno di C R 1ST a DCVl I I. Indizione XI. 
di BON I FA Z I a IV. Papa I. 
di Foe A Imperadore 7. 
di A G I La L FoRe 18. 
L' Anno V. dopo il confolato di FOCA AUGUSTo. 
D Opo (:{fere {bta vacante 1a Chicfa Romana p(:r dieçi Mdi c varj EIU '"o:g. 
giorni, fu.poí1:o nella Sedia di San Pietro Bon
fazio IV. a dì 2f. Aln
o(o
. 
d' AgoUo. L'iníigne T(:mpio di Ronu, appellato anticamente il Pan- 
teo, perchè dedicato a tuui gli Dii della Gemilità, cd oggidì chia- 
mato la Rotonda, fabbrica maravigliola, faua per ordinc di Marco 
l\grippa a i t(:mpi d' Auguno, e che :mche oggidì íi mira con inu- 
pore da gl' Intendenri, avea fino a i tempi di queí1:o Ponrefice man- 
tenuta ncl fuo feno la fuperí1:izion Pagana con ritcncre Ie Statue di 
queUe falfe Divinità. 0 in quelt' Anno, 0 pure nel fu(feguenre, tanto 
Ii fiudiò il fuddetto Papa Bonifazio, che }' impetrò in d,ono da Foca 
Imperadore (a). Ciò fatto, ne levò egli tuue Ie fordidt:zze del Pa- (3) 4 '111 fl tJ
 
ganeíirno, e ridoua quella Baíilica al culro del vero Dio, la con fe- 
'bl;:hc
. 
crò a lui in onore della fantiíIìma Vel.gine Madre, e di tutti i 11ar- '::. Onl._ at 
tiri, e 10 (le(fo Imperadore la dotò anche di rnolti beni. Ma Ie Foca p:;uhs 
per tener conrenti, e ben affeni al filO Imperio i Romani, ufava della Diatonus 
fua liberalità verfo di loro, e del fommo Ponretice, feguirava bene I. 4. c. 3J. 
in Oriente ad efercitare la fua crudeltà. Ed inranro i Perfiani anda- 
vano facendo nuovi progreffi colla rovina dell' Imperio Romano. Già 
aveano prefa l' Armenia e la Cappadocia, can ifconfiggere l' Armata 
Imperiale. Impadronitiíi poi della Galazia e della PaRagonia J arri va- 
rono fino a Calccdone, cioè in faccia di Co(lanrinopoli, mertendo a 
facco tuuo il paefe. Q!teí1:i furono i fruni del marto Popolo Greco, 
che per non voler fofferire un Principe con qualche difetto, .marono 
piuttofto d' avere un Tiranno, auo bensÌ ad incrudelir contra Ie vite 
de' proprj fudditi, ma non già a ripulfare i nemici eí1:erni. 


Anno di C R 1ST 0 DCIX. Indizione Xl I. 
di BON I F A Z I a IV. Papa 2. 
di Fa C A Imperadore 8. 
di A G I L 0 L FoRe 19. 
L' Anno VI. dopo il confolato di Foe A Au G li S TO. 


M I IT&vano intanro j Greci tutti di mal occhio il Tiranno Foca. 
Trovandoíi egli ncl Circo con tutto il Porolo a \'eder Ie corfe (b) TIJt
- 
de' cavalli (b), la Fazion de' Praíini, perch' egli dovea filxorirc la parte 
h;:
o;
 
Tom. 117. C con- 



1 g ANN A LID' I TAL I A. 
E R It. Volg. contraria, gridò verfo di lui: Tu hai he'lJuto net boccaloNe j e pofcia:- 
^ N N 0 60 9.. Tu bai perduto il ftnnr;. Tanta infolenza per ordine di Foc! fu galE- 
gat:!. da Cofiante Prefcuo deHa Città,. che a molti feee tagliar Ie brac- 
cia, ad altri la tefta, 
d alcuni altri chiufi ne' faccni Ii fece gittar in 
mare. AJJora i Prafini fana una foHevazione diedero il Fuoco. al Pi"e" 
torio, all' i\ rchivio Pubblico, e alle Carceri, di modo che tutti i 
prigioni fe. nc fuggirono. Foca. pubblicò un Decreto, che niuno di 
quella Faz-ione folTe da lì innanzi ammeITo aUe cariehe della Corte, 
(:I-) Pa"lm C del Pubblico. Scrive Paolo Diacono (a), ehe fotto que/to Impera- 
DlaCCnlll dore Ie due Fazioni popolari de i Prafini, e de i Veneti fecero nell' 
l. 4. , 37. Oriente e in Egitto una guerra. civile con grande uccitione daU' una 
e dall'a1tra parte. ScopriOi ancora in qud1:' Anno una congiura tra- 
mala in Coftantinopoli da Teodoro Capitan delle Guardie, e da Elpidio 
Prefetto dell' Armenia contra la vita di Foca. Pagarono Ie 10ra teae 
la pena del non aver faputo condur meglio il Joro difegno. Ma non 
era deninato da Dio, che aveO'e da Cofiantinopoli da venir ]a rovina 
di Foca. II colpo era riferbato all' iHfrica. Ed in fani [otto queíl' 
(b-) Chr.mi- Anno [crive I' Autore del1a Cronica Aleffandrina (b), che l' Affnca e 
(O
 Altxan- l' Egiuo fi ribdlarono a Foca. E Teofanc ci fa anch' egli fapere, chc 
dnpum. il Senato di Coftaminopoli con frequenti fegrete lettere andava fpro- 
n<lndo Eraclio Governatore d'dra. Affrica, acciocchè voleffe liberar 
l' I mperio Romano dal Tiranno,. divcnuto oramai infoffribile al Popolo. 
E non furono gittate al vento. Ie 101'0 efonazioni. Cominciò in quell' 
an no etro Eraclio a raunare una gran Botta can quami fo)dati p'otè, c 
ne diedc il comando ad Eraclio fuo Figliuolo, il quale, ficcome \'e- 
dremo nell' anno feguente, fece quefia imprefa con falir egli ful Trono. 
Crede il P. Pagi, che .circa quefti tempi venitT'e a morte 7'a.f!ilomJ Duca 
\
;
c::u:lus d S i Bav d jera d 
 di C l ui parlarPaolo 
 D iaco h n.o (;
,' 
.c
i fu A ccedette C G
r
ba d fdo l 
t 4, c. 41. eeon 0 1 ta nome rra que' UC I. ",,-ue nl 111 gunto, Itta.. e 
N orico, oggjdi una. Terra del Tirolo, venne aUe mani con gli Sd:il.vi, 
refio fconfitto di modo, che que' Barbari fecero di gran faccheggi nella 
Baviera. La lor crudeltà mife il cervello d
' Bavarefi a partito, in guifa 
che di nuovo attruppati fi fcagliarono addoffo a que' masnadieri, tÐI- 
rero 101'0 la preda, e Ii feeero utèir mal conci da qucUe comrade. Sic- 
come dicemmo aWanno f9f; it primo Duca della Baviera fu Gar;. 
ba/dQ, Pi1d!"
 della Regina 7'eodeiinda, il quale fi va credcndo, chc 
focre depono da Chi/debcrto Re. de' Franchi a cagione dd Matrimonio 
d' effa Te.odelinda, con dargli per fucce{fore il luddetto 'l'aiJilone. Ma 
I' aver TaOilone avuto un Figliuolq col nome di Gari/Jaido, a me fa 
fofpeuare, che 10 fieffo TaOilone poffa effere fiata Figliuolo di Gari- 
baldo L pel coftume anche anticamente offervato di ricreare ne' Ni- 
poti 11 nome dell' Avolo. E' un femplice. Cofpetto j ma non ho voluto 
[acerio j. giacchè non gli manca qualche fondamento di verifimiglianza. 
Quando ciò foffe, Gariba/do I. non f.1febbe ftato abbatturo, ma bens) 
a lui mortp rarebbc rucceduto il Figliuolo 7'niJilone per graz.ia del Re 
el' Auftrafia. . 


Anno' 



ANN A LID' I TAL I A_ 


19 


Anno di C R 1ST 0 DCX. Indizione XI I I. 
<Ii BON I FA Z I 0 IV. Papa 3- 
di ERA CLIO Imperadore I. 
ài A G I L 0 L FoRe 20" 


L' Anno VII. dopo il confolato ài Foc^, AUGUSTO. 


Q Uefio fu I'anno, cbe diede fine aHa tirannia di Foca Imperad
- EllA Vo1g. 
reo Nel dì J. 0 pure nel dì 4. di Ottobre, c,ornparve aU
 VI- At.aw 610. 
fta di Cofiaminopoli I' Armata navale (R), fredl[a contra <11 Co- (a) ehron. 
1l:ui da Eracljo Governatore dell' Affrica, comandata dal giovine Era- ..Ãlexandr. 
clio fuo .Figliuolo. Erano cariche di combattemi tucte queUe n3':1. Per 
terra eziandio s'incamminò la cavalleri
 (h), condona da Niceta FIglJuo- (b) The
/1h. 
10 di Gt'cgOl"a Patrizio, ma non giunfe" al dì della fdla. Tutti erano a- '
. e;;ono g . 
nimati a liberar la terra da quel motiro. Alia vitia di sì poderoCo aiu- ;1iI(
reO
;
r. 
to coraggiofarnente fi rno11èro nel dì cinque d' elIo Metè i Senarori 
congiurati contra del Tiranno; e Ie Fazioni Prafina e V cncta prt:{cro 
anch'dfe I' armi. Teofane fcrivc, cbe feguì battaglia coUe,genu di Fo- 
ca, Ie quali rimafero fconfine. La Cronica AlefTandrina nulla dice di 
quetla zuftà. Q!Iel che è cerro, da Fozio Curatore del Palazzo di Pla- 
cidia, alIa cui Moglie il Tiranno aveva ufata violen
a, e da Probo Pa- 
trizIO, tratto fu per forza Foca dal Palazzo dell' l\rcangelo, fpogliato 
di tune Ie vefti, e condotto alla prefenza d' Eraclio. Poco fi ih:tte a 
mettere in pezzi il Tiranno, e rono il fuo capo Copra una picca, fu 
ponato come in trionfo per meuo alIa Cinà a Îaziar gli occhi del Po- 
polo. N el medefimo giorno quinto di Ottobre Eraclio il giovine elet- 
to dal Senato, procIamato dal Popolo, coronato da Sergio Patriarca, 
falÌ ful Trono Impenale. Aggiugne Teofane, che in Cofiantinopoli 
1ì trovava Epifania Madre d'dfo EracIio, e Ceco parimente era Eudo- 
cia Figliuola di Rogalo Affricano, già promefT"a in 1\10glie al meddìmo 
Eraclio. Foca, I\llorchè quefi:o turbine gli veniva addolfo, farmo, che 
in Cinà dimoravano quefte due Dame, Ie fece prendere, e rinierrar fot- 
to buona guardia nel Moniltero Imperiale, chiamato della nuova Pcni- 
tenz:t _ Or.1 uno de' primi penfieri di Eraclio, cntrato che fu in Coltanti- 
nopoli, fu di chieder conto della Madre, e della spora; e però ncl mede- 
frmo tempo, <;h'egli ricevette la Corona Imperiale, fposò Eudocia, e di- 
chiarntala Auguíla, la feee coron:ue [mperadrice dal Patriarca fuddetto. 
Era fuceeduto quetlo Patriarca Sergio nella Sedia Cofi:antinopolitana 
a 'l'ommafo noma di ranta Vita, morto nel dì 2.0. di Marzo dell' an no 
prefcnte. Vivente ancora Foea, per attefiato di Beda (c), Papa Blni- (c) Bena 
fa
io JV. nel dì 27. di .Febbraio tenne un Concilio in Roma, per [0- 71-.. Angl. 
ghc:re alcune diflerenze inforte in Inghilterra, dove alcuni del Clero I . -. c. 4- 
C z. Se- 



2.0 ANN A LID' r TAL I A 
 
EI\ A. Volp'. Secolare pretende:mo non permdro a i Monaci i1 Sacerdozio, nè 1a fa- 
ANN06u. cold. di battezzare, ed aíTolvere i penitcnri. Fu decl[o in favore de' 
l\1Jnaci, cd intimata 1a [comunica conÚa chi fi opponeíTc. Sopra ciò 
fcriae il Pootefice delle Letterc a1 fanto Re Ede/bcrto, e a Lo,'cnzo 
l\rcivcfcovo di Cantuaria, che era fucceduto in quella Cattcdra al ce- 
lebre S,iOto Agoßino Arotto1o dell' Inghilterra. 


Anno di C R 1ST 0 DCXI. Indizione XIV. 
<.Ii BONI"FAZIO IV. Papa 4. 
Ji ERA C L I 0 Iinperadore 2. 
di A G I L 0 L FoRe 21. 


Confolc 
 ERACLIO AUGUSTO. 


N Elle Ca1endc del primo Gennaio dopo l' al1ùnzione fua a1 Trona 
pre[c Eraclio Impcr:ldorc 11 Conlòlato, fecondo il rito anrico de 
gii ahri A1:Igulti. Ma egli ne' principj del ti.lO governo trovò sl sfa- 
1clato l' Imp
lìo, chc non [apea dove volgerfì per impedirnc la rovina. 
Sopra tuHO I' affiiggeva I' aver per nemici i Perfi
ni, che ogni dì piÒ 
di\'enivano orgogliofi e patenti colle fpoglic dd Romano J mperio. 
El1ì in quelt' anno s'imp:ldronirono di Apamca e di Ede{f.l, con fare 
fchiJvi innumerabili Crilliani, cd arrivar fino ad Anriochia. Eraclio 
fpcdì quante miliz.ic potè per fermare il cor[o :1 quello Imreruo[o tor- 
rente, c nel Mete di MaggIO fi venne ad una giornata campale, in cui 
turta l' Armata Cefarca fu mel1à a filo di i
1ad.l, talmente che pochi fi 
iàlvarono col!a fuga. Per con to dell' Iralia 1'1 mperadore crcdcuc ben 
fatto di richiamare a Cofiantinopoli l' Efarco di Ravenna Smcraldo, 0 per- 
chè il confiderò creatura dl Foca, 0 perchè conotèeva di abbi[ognare 1'1- 
talla d'un U fizlale dl maggior [ua confidcnza. V enn
 dunque in [uo luogo 
al governo dt'paetì refiant! in halìa [otto il dominio Cef.'1reo GiO-':il11iÛ Lc- 
migio PatrizIo) il quale, [econdo l'ulo imroJotto, in qualità d' Etãrco fecc 
1a lua refidc:1za 10 Ravenna. Qudh non tardò a ratificar 1a Pace, 0 tia Tre
 
..1
 P4
 b uS gua d'un anno col Re .Agi/olfo (ß) , pagai1do nondimeno per averla; per- 
DMC II 4 - d b " - L " G " 1 I d bol 
, p 
J' . chè, hccome ve remo, Ilognava cue I reci per a or e ezza com- 
(b)" H'r
 peraíTero a danan comanti da i Longohardi 1a quiete delle loro Città in 
manna c: øn - ltalia. Rappona il Sigonio all' Anno 61 f. la terribile invafione f.uta 
tr h 3flu
 111 d.\ gli Avari nel Ducato del Friuli. Ermanno Contralto (b) aU' Anno 
C rolZ/Co. ,. b ( ) 11 ' 6 6 C I C 1 . d " 11." d 
(c) Siglbtr- 61
. e :Slge eno c a anno I. eno a rono ogla I queu.1 ue 
r,/s ill chrø- Scrittori ha slogature tali circa qucll:i tempi, che non merita d' effere 
"i,o. da noi [eguitata. 10 quamunque confdIi di non avere indizio ficuro 
(d? Po1,./US dell' anno precifo di queHa cil1amid) pure crcderei di poter1a più fon- 
r

'

 3 8 . datamcnte rifcrire al pretèn[c 1 da che Paolo Di.acono Cd) dopo aver 
Da.

 



ANN A LID' I TAL J A. Z I 
narrat
 la morte di Foca, e l' innalz2mcnto di Erac1io, immediatamen- E 1l A VoJg
 
te foggiugne;. Circù hæc tenzp
ra Rex ./.1varorunz, quem fila Lingrla Ca- ANN 0 61 "- 
Canri1JJ appelllf,nt, cum ;l'mumerabili multitudj;;c 'j)eniem, J7enetiamm fines 
;ngrelfus eft. Gli Unní dunque, 0" vogli.lm dire i Tar
a
i, chiam:lti A- 
vari, padroni delh Pannoni.., e dt .gran parte dell Ilhnco, gente maf- 
nadiera, ed avvczza aUe rapine, e che efcrcitava, ora nella Tracia con- 
tra de' Greci Impaadori, ed ora control de' Franchi nella Baviera, l' e- 
fecrabil loro mdtiere, arrivarono in quell' an no a sfogare la loro avi- 
dità anche nell' !talia. Davano effi il nome di CaCllnG al Capo loro,,. 
nome equivalente a qudlo di Re, come di fopra fu detto;. e il Re 
d' em in q:.Ieib tempi e
a un 
iov.anc vago dt g
oria, e brioCo," che 
rne{fo in/ierne uno UermU1ato dercno, venne a dtrutura verfo II Fnuh . 
Gifòlfo Duca dl qucJla corurad.l, vcdendo venir sì firepitolà tem- 
pefla, ordmò tofl:o, che tutre Ie Callella del ruo Ducato fi tort1fi- 
catTero, acciocchè fáv itTero di ritllglo anche a glt abitatori della Gam- 
pagna. Nomina Paulo fra queUe Carmona, NomaJo, Ojòpo, Artcnia, 
Rermia, Ghemona, ed l!JJigenf. Intamo elro Duc:! con quami Longo- 
bardi potè raunare andò coraggiofamente a frame de' nemiei, ed at- 
taccò battaglia. Ma )a fonun.l, che ordinariamenre fi dlchiara per gJi- 
più, non fcee di meno qudla volta. Combatterono can gran va)orc i. 
Longobardi, ma in fine toprafaui dall'immen(à moltiwdioe de' ßar- 
bari, laCciarono quafi tutti li.tJ campo la vita, e [r:1 i moni re{tò an- 
cora Gifòlfo. Rimall:i p.tdrcni della campagna gli Unni,. attefero a rac- 
cheggiare e bruciar Ie caíè, e nello neflò tempo al1edulfono la CittcÌ. 
del Foro. di Giuho,. oggidi Civic/al di Friuli, dove s' era rmchiula Ro- 
milda., già l\loglie del Duca Gllòlfo, con quattro fuoi Flgltuoli ma- 
fchi, cioè 'fajòni, Cacconc, R.ldoa/do, , Grimoa/do, e quattro Fi 5 11l1o- 
Ie, due delle quali erano chi:u1late Pappa, e Gaila-. L'inf,ltne R.omll- 
da, gu:ttato dalle mura Cacano, giovane di beH' a[petto, che girava 
imorno alh Città, innamoro(Jene,. e mandò lêgretamente ad offenrgli 
la refJ. dell.l Cini, s' egli voleva. prender lei per Moghe. Acconfc:ntÌ 
ben volemieri il ß.a.rb:\ro alla propofìz.ione, ed apcrtag1i una porta del- 
]a Città, v' emrò; ma appena entrato, lafclò fa briglia aHa (u.\ crudd N 
tà. Dopo un generale lãccheggio la Città fll confegnata aile hamme,. 
c tutti i Cittadmi con Romllûa e co' fuoi flgliuoli, rnenati veda l' On- 
gheria in ifchiavitù, con far 10ro credere di volerli rilafciare a i con- 
fini. Ma giunti che furono colà, nt:l cc.nfiglio de gli Avan fll rifolu- 
to di uccidere que'mlferi alla riterva delle Donne e dc' Fanciulli; i1 
che pencrr3ro da i Figliuoli del morto Duea Gitolfo, iu cag!one,. che 
faliti tofio a cavallo íi diedero. alia fuga. In groppa d' uno de' Frate1li 
cavalcav:1 Gri1tJ(Jaldo tlmavia iàneiullo, c il PIÙ plcclOlo [ra efii; m3 
corrcndo il cavallo, non potea tener(ì forte, e cadde in terr"]. AHora. 
il Fratello maggiore,. giudicando, che fo{fc meglio il levargli la vita," 
che il laCciarlo tèhiavo fra i Barban, pre(a la 1:mcla, volle trafigger- 
10. Ma il f.'1nciullo piangendo comincJò a gridarc, che non gli nocef- 
fe, perchè era da tanto di flar raldo a cavallo. Allora il Fratello fie- 
ra 



2.2. ANN A LID' I TAL J A. 
EllA Volg. fa la man
 e pr
folo p
r un. bracci.o il rim.ife funa groppa nuda del ca- 
ANN06u. vallo, c dlcde dl fprom. Gh Avan accomfi della fugaé1i quefliGio- 
v
ni 
 tennero loro 
ietro, e riufcì ad 
no d' eOÏ .,più vdoee de gli al- 
tn dl aggra
are Gnmoaldo, [cnza pero nuocerglt, non folo a cagione 
della tenera iua età, tria 
mcora perchè ïr vide garzoncdlo di belliOì- 
roo afpeno, con occhi vivi, e bionda capigliatura" Se n' .andava di mal 
animo 10 {venturato Fanciullo col [uo rapitore, e intendeva moho be- 
ne la rua difgrazia; però penfando alla maniera di sbrigarfene, coft co- 
raggio troppo ruperiore all' età fua, cavato fuori il pugnale, che pen- 
deva dal fianco del Barbaro, con quanta forza potè, con dfo il per- 
cotfe ne! capo, e il fece ftramazzare a terra. Anora Grimoaldo tuno 
allegro diede volta al cavallo, e tanto galoppò, che raggiunfe i Fra- 
teUi, a' quali narrato quanto gli era aecaduto, raddoppiò la loro alle- 
grezza. Ciò vien cosi dif1efamcnte narrato .ia Paolo Diacono, perchè 
Grimoaldo arrivò poi ad effere Duca di Benevento, e in fine Re de' 
Longobardi; e il Fratello ruo Radoaldo anch' egli reOè il Ducato di 
Bt:ncvento. 
Gli A vari tornati al loro paefe (non fi fa per qual cagione, fe 
non perchè erano crudeli in ecceffo) uccifero tutti gl' Itali:mi feeo me- 
nati, riferbando fchiavi i fanciuUi e Ie donne. E Cacano conofeendo 
iI merito di Romilda, traditriee del Popolo fuo, per ricornpenf.1rla, 
ed infieme per mantenere la fua parola, dormì con effa una noue come 
con una Moglie. Nella fegueme notte dipoi la confegnò a dodici de' 
fuoi, acciocchè ne faeeffero Ie voglic loro" Finalmentc in un palo pub- 
blicamente rizzato la fece impalare con dirk; 
eflo è 1\1arito ben de- 
gno d' una pari tua. Ma furono ben differeoti da si efecrabil Madre Ie 
Figliuole, .condott
 anch' cITe in if
h!avit
" Pre
cndo lor. fopra ogni 
coia di con[ervare Intatta la lor punta, uiav
mo dl tenere In feno del- 
la carne cruda di polio, che pel calorc purrefacendofi menava un puz- 
zolento odore, di modo che fe loro voleva accofiarfi alcuno de gli 
A vari, dava fubito indietro maledicendole; e credendo, che narural- 
mente in quell a guifa puzzaffao, andavano poi coloro dicendo, che 
turte Ie donne Longobarde erano fetenti" In quefia gloriofa maniera, 
quclle nobili Donzelle f
amparono doilla. li?idine de, gli A vari
, e me- 
ritarono da Dio 10 premlo della loro VIrtu, benchc fo{fero plU volre 
vendutc, perchè non era conofciura la loro origine e nobíltà, d' cffe- 
re poi rifcauate da j Fr
tel
i, e nobilm:nte maritate". Paolo 
iacono 
fcrive, cbe p<<r. quanto h dlceva, u.na d effe fu data tn l\1o&lte al Re 
de gli Atam
nnt, e !' altra 
I .PnoClpe della B1vler
. l\la nOI.non fap- 
piamo che m <}uefb tempi VI foffe un Re de gh A1amanm" Forfe 
v' era 
n Duca. Aggiugnc _ dipoi 10 Heffo I itorico. la propri3. 5
enea- 
logia con dIre, cbe Leofì lua Tri
avolo ve
n
 co I Lo
go?a
dl .111 .ha- 
lia nell' anno r68. e morendo lafclO dopo dl sc .cmque pl
C
OIt. F
ghuo: 
Ii, che in quella funefia occafione furono tutr
 _ condott,l iclllavl nell 
Unghcria da gli Unn
 A"t'ari. U
o d',eíJi, BII.avolo dl Paolo,_ d?po 
molti anni di rcbiavitu !cappato momo m halta, ma nulla pote ncu- 
pera- 



ANN A LID' I TAL t A. 1. 3 
I'erare de' beni paterni. Aiutato non
imeno da i pare
ti. cd amici fi E B. A Yolg
 
rimife bene in arnefe, e prefa Moghe, ne ebbe un Flghuolo per no- AIO
o6I1. 
me Arichi, 0 fia A rigifo, che procreò Varnefrido Padre d' etfo Paolo 
Diacono, al quale fiam debitori della Storia de' Longobardi. Senza il 
lume, ch' egli ci ha proccurato, fi tToverebbe involta in troppe tene- 
bre la Storia d' Italia di quefii tempi. Ma il buon Paolo nulla dice di 
quel, che facetfe Agilolfo Re ([e pur foÙo di lui occorfe quefia ter- 
ribil irruzione di Barbari) 0 pure cofa operatfe il di lui Succe{fore, 
cafo cbe la Tragedia folT'e fucceduta PIÙ tardi. Può elT'ere, che il Re 
d' aHora penf.'llT'e fòl:unente a ben munire e provvedere i Luoghi for- 
ti; 0 ch' cgli anche ufcilT'e in campagna con quanto sforzo potè, e che 
quefia folT'e la cagione, per cui gli A vari fe ne tornalT'ero al loro pae- 
fe, fenza penfare di fi(far il piede in ltalia. I Perfiani in queft' an no 
Ca) feguitando la guerra prefero altre Città Criftiane in Oriente, con- (a) Theo- 
du/fero via molte migliaia di fchia vi, e fecero infiniti altri mali," giac- phanes ;n 
chè niun fi opponeva, e{fendo{ì conrumate tutre Ie truppe agguerrite Chronogr. 
dell'Imperio ne' calamitofi allni addietro. Pare, che a queft' anno ap- 
partenga 1'irruzione de gli Sclavi fatta nell' Iftria (b), fuggetta ad elT'o ( D b? Paulus 
I d d I . . 1 C r. r: laC01fUS 
. mp

a are, o
e tag larono a pezzl 
 truppe . elaree, e commllero 1. 4. ,. 4 1 , 
lOudltl raccheggl. Grafòlfo Frarello dell ucclfo Glfolfo pare che folT'e 
appre{fo crcato Duca del Friuli, ma forre ottenne, ficcome direrno, 
qud1:o onerc folamentc neU' anno 6U. 


Anno di C R 1ST 0 DCX.[ I. Indizione xv.. 
di BON I F A Z I 0 IV. Papa 5". 
di ERA C L 10 Imperadore 3- 
di A G I La L FoRe 2.2... 


L' Anno I. dopo irconfolato di ERA CLIO AUGUSTO'.. 


B Enchè l' anno prefente fo{fe calamitofo" anch' e{fo in Oriente, per- 
chè i Perfiani fottomifero al loro Imperio Cefarea. Capital
 della 
Cappadocia, tuttavi:t fu in gran feftI la Città di CoLtanrinopoli, per- 
chè nel di 
. di Maggio I'lmperadrice Eudocia partorì un mafchio, 
appeUaro Emclio Coftantino (c). E nel dl 4. di Otrobre Epifania, ap- (c) chron:. 
pellata anche Eudocia, nata. nell' anno precedente all' Imperadore Era- .Alexandr. 
dio, fu dal Padre dichiarata Augufia, c coron:Ha da Sergio Patriarca. . Theoph. 
Ma net dì 13. del Mere d
 Agolto in quefi:o medelimo anno finì di I1J Chrm'g.. 
vivere la fuddetta Imperadrice Eudocia fua Madre. In Iralia l' Efarco 
Giovanni ottenne dal Re Agilolfo, che folT'e confermata la Tregua an- 
che per un anno. N el Mete di Marzo venne a mane in Trcmo il 
buon fervo di 010 Secondo Abbate, amatiffimo dal Re Agilolfo, (:. dalla 
Regina Teodelinda, il quale lafciò fccitta una breve Storia dc' fatti dc' 
Lon-. 



2.4 ANN A LID' I TAL I A. 
EtU\, Vatg. L.ongoba!:di fino, a i Cu<:>i giorni, veduta dl Paolo Oiacc:no, ma non 
At-THO 6[2.. gtul1ta a ! Secoh no(tn. Inramo i due Re Franchi (a) 'Iéoderico Rc: 
g
. F;
d;
: dd}a ßorg
gna, e Teodcbcrto ,Re di Metz, 0 fia dell' Auíhafia, bel
- 
che Fratelh, fi mangla\'ano 11 euore l' un I' altro: tutto per ifbg.\zio- 
11C de!l' empia R
gina Bnmechilde ]
ro Avala. ScgUl una banaglla ben 
rangumofa fra elh neUe campagne dl Toul, e la peggio toeco a Teo- 
dc?erro, .il quate 

(fa inGeme una. più po
ente Armata, compocta 
de Popoh Germamc!, che crano a 1m fuggem, nd Luogo di Tolbiac, 
poO:o nel Ducato èi Giuliers, venne ad un fecondo conflino. Com- 
bauerono Ie due Armate con rabbia inudita, e Ltrage fpaventof.1. daIl' 
una e dall' altra pane; ma in fine la vinoria fi dichlarò pcr Teoderi. 
co Re della Borgogna, il quale perciò emrò vincitore in Colonia. Teo- 
debeno rcfiò prefo co i due FigIiuoIi Clotario, e Mero'vco, tmtavia 
Fanciulli, e a tutti e tre la CI udcl Regina Brunecbilde feee le\'ar la 
vita: con che Tcoderico unì col Regno dell! ßorgogna gli arnpj Stati 
già po(feduti dal Fl"'ltello nella Ga.ltia, e nella Germania, cioè il Re- 
gno d' Au (l-rafia " Tale era allora iI mifcrabile flaw della Francia, pie- 
na di violenze, d' ingiuflil.ie, e di guerrc cilliIi; nelmemre che l' Ita- 
lia godeva un'inviadiabil pace, e rranquil}ità fotto il Re A,gilo{fo. Ed 
appunro a quefio Re de' Longobardi ricorle circa i rempi correnti San 
Colombano, Abbate celebratiffimo, nato in Irbnda, fOlld,uore nella B.>rgo- 
gna del Moniítero di Luxevils, e d' altri i\1oniClerj, i quali riceverono 
da lui una H egola dlverfa da quella di San Benedetto, rna che: non iO:ct- 
tero moIro ad ammettere ancora Ia Bt:nedettina. Era cgJi illcorfo nell' 
indignazlone della Regina Bru"nechiJde, dn cui prîncipalmemc venne- 
ro i tanti malanni, ehe inondarono per piN J.nni Ia Francia. Pcrò per 
ordine Cuo, e del Re Teodenco fuo Nlpotc fu cacciaro dalla Borgo- 
gna" Si ricoverò ben cgli f()[to la protezione di Teodebefto Re dell' 
Auilrafia; ma da che quel
o Principe vinto dal Frarello reUò virrima 
del furore di Iui, 0 più toO:o della fuddena Brunechtldc A vola fua, 
non vedendofi il fanto Abbate ÛClll"O in queUe parti, fcn venne in Ita- 
lia a tro\'are il Re Agilolfo, e In piiffima Regina di lui rvlog1ic Teo- 
delinda, come racconra Giona (b) nella Vita dl lui" 
La [;ìma dclla fua (ànrità era già precor(a, e pcrò fu da cßi ùe- 
nignamentc accolto. Fermoffi per qualche tempo in Milano, dove 
conflltò que' Longobardi, che [unaVla oflina[j tcneano l' Ercfi1 Aria- 
na, e rcn(fc anche un Libro Contra de' loro errori. 1\1a il (iknzio, Ia 
povertà, la folitudine erano Ie delizie, che il buon Servo dl DIO cer- 
cava, e non glà la pompa delle Coni, nè 10 fircpito delle Città. Però 
bramando egli un iìto remoto per potervi fondare un M<1ndlcro; e 
capitato per avvenrura alia Corte un certo Giocondo, quel1:i gli ad- 
ditò un luogo ritiratißìmo chiamato Bobbio, prefTo al fiume Trcbia, 
venticinque miglia (opra Piacenza, 10 fondo ad altltlìme montagne dedi' 
A pennino, dove era una Bafilica di San Pietro mezzo diroccata. Vi 
andò San Colombano, e quivi diede principio ad uno dc' più cekbri 
Monifieri d'Italia, che turravia fiorifce. Colà fu si grande ne: gli an- 
tichi 


(b) "j,mu 
in vito S. 
ColumbA>>; 
lib. I. 



ANN A L r D' I TAL 1 A '-; 
tiChi Secoli il concor[o del Popolo divoto, che a poco :1 poco 
,i fi Eu. Vùig. 
formò una riguardevole Tcrra, divenma col tempo anchc Ci[r:1 Epi- ANNO (,]1. 
fcopale. 10 so elfervl fiata perÎona erudita, la quale s' è avvifata di 
foftenere, che San Colombano UA' ahra volta vcnilfe in lealia, cioè 
nell' anno f9f'. andindo aRoma: nella qual' occafione fabbricalT'e i1 
Moniftero di Bobbio, dove poi tornaffe nell' anna prefente. Qyali pruo. 
Te fi adducano per tale opici'One, nol so dire. Tuuavia re mai quefi:a 
folfe unicameme fonjata Copra un certo Diplcm.\ del Re AgiioIfo, con- 
yerrc'bbe prima prov,ue, che quel foffe un documento 3menticQ. A 
buon conto Giona, Amore quafi comemporaneo, nella Vita di quefio 
infi
ne Servo del Signore, chiaramentc: attefia, che folamcnte nell' an- 
no prcfeme 0 nel [u(]eguente San Colombano imparò a conorcere, e 
cominciò ad abitar Bobbio j e noi fenz.a grandi ragiooi non ci poffia- 
mo aUomanarc dal1a di lui autorità. Accadde <:irca quefti tempi per 
atrelfato di Paolo Diacono (.:I) la morte di GundoaJdD Duca d' Afii, (n) Paulus 
Frarcllo della Regina Teodclinda. Tirata gli fu da un traditore non I?iaCDnlls 
conofcimo una f
ena, e di qud colpo mod. Ma fe noi vogliam ere- it". 4. 
dere a Fredegario (b), quefto fàuo accadde molto prima, riferen- (b) FTld'g 
dolo egli aU' anno 607. e con qu:1lche particol:ui[à <Ii pIÙ. Cioè, che in ChrDn
(D 
Gundoåldo venne in J [alia con Teoddinda fl13 Sorella, c diedela in cap. 3.{. 
!\luglie al Re Agon
: così era anche appclluo il Re A.gi/olfo. Ch' cgli 
<1ipoi comra!Te matrimonio con una nobil Donna Longobuda, da cui 
tra(fc due Figliuoli, nomari l'uno Gu"ieberto, c l' altro Ariherto. Gi:l 
erJ.l1o nari al Re Agilolfo dalla Regina Tcodelinda il mafchio Odo/ald, 
(così chiama egli Ad{JI{Ja!tlo) j e una femmina per nome Gundehet-ga. 
Ora avendo il Re Agilolfo, e la Regina Teoddinda conccputa ge- 
lofta, perchè Gundoaldø era troppo amato da i Longobardi mandaro- 
no pedona, la quale appoflatolo, allorchè i1:ava al dellro, con una 
Cae,Uta il trafilT'e e l
 uc
ife. Ma può c:!Te
e, che 
re
egario troppo 
GUI fi fida!Te delle dtcene del volgo, che In cafi taIt factlmeme trincia 
fentenze, e fa dtvenir c<;>fe certe i femplici fofpe.Hi. 
h
 Agil?lfo po- 
telfe avere avuta mana In quefio aff.'ue, non e Impo(]lbtle, l1e inveri- 
timile. Certa 110n fi può pcnfare 10 fieffo della ReglOa Teodclinda 
PrincipelT'a di rara pietà, e maffimamente tratundofì di Utl fuo Fra
 
tcllo. N oti imamo il Lenore, chc de i due Figliuoli di Gundoaldo 
il f("condo cbbc nome Ariberlo. QudH col tempo divenne Re de' Lon
 
gobardi . 


VÓ,.... 11'. 


D 


Anno 



2.6 


ANN A L I D Þ I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 DCXI I I. Indizione 
di BON I F A Z I 0 IV. Papa 6. 
di ERA CLIO Itnperadore 4. 
di A G I L 0 L FoRe 13. 


I. 


L'Anno II. dopo il confolato di ERA CLIO AUGUSTO. 



lI.A Vo1g. S Eguitò a goclerfi la pace in Italia mercè deUa Tregua, che ogni 
ANN 0 61]. anno fi andava conferrm.ndo tra i Grcci e Longobardi. Frdega- 
(a) Fredeg. rio C..) ci ha conferv:na uno! notizia, cioè, che i Greci, 0 fia I' Etarco 
in ChroTiu. di Ravenna, pagavano ogni anno a i Longobardi un tributo di tre een- 
(ap. 69. tintlia d' oro. V uol dire a mio credere, che per aver la pace da effi 
doveano ogni an no pagar loro trecenro Libre J
 oro, Ie quali fi aeco- 
. ftavano a quattordlci mila e quattrocento doble. In quell' :mno a dì 
(b] chr
nlC. 2.2.. di Gennaio, per atteilato della Cronica Aldrandrina (b), e di Teo- 
(
)x

e;;h. fane 
,) Eracli
 Auguí1:
 
iehiarò Impera,dore e feee coronare Fla'iJI' 
In Chrøno;,. Eracltø Coftantmo fuo Flghuolo, nato nell .anno precedenre, con plaufo 
univerí"ale del Senato e Popolo. Succedette intanto un' altra gran pe- 
ripezia ne'Regni de' Franchi. Pareva oramai giumo all' auge della fe- 
]icità 
reoderic, Re della Borgogna per l' accrefcimemo di tantl Stati i 
c: I' A vola tùa, eioè la Regina Brtmechilde mirava con trioDfo annichi- 
lato I' odiato Nipote creodeberto, cd efaltato l' altro amatO Nipote Teo- 
derico, ful cui animo ella aveva un forte aí"cendente, c fi arrogava 
un' e!orbitante aurorità:. Ma altri erano i giudizj di Dio, it quale la- 
rcia talvolta innalzare alfommo i Peccatori, e nel pill bello dclla lor 
profperità gli abiffa. Così avvenne a. queí1:i due Principi, rei nel tri- 
bunale di Dio, e in faccia an cora del Mondo, di enormi misfatt
. 
S' era meffo in pcnfiero il fuddetto Re Teoderico d'insoiarc nella lle(fa 
rnaniera Clotario II. Re della Ncullria, fuo ttretto parente; e già mof- 
foG con una formidabile Armata, era alla vigilia di divenir padrone an- 
che del retlo di quegli Stati, perchè Clotario non avea forzt: da refi- 
1,-<:) Fredega.- fierg1i: quando coito da una difente.
ia, corne vu.ol F.redegario (c), 0 

ills in Chr. pure da :11tro malore, come vuol Glona ndla Vita dl San Colomba- 
CliP. 39. no Cd), diede fine aHa fua vita, e a i fuoi eccellì in ed di vemifei 

d) 1'71;1 anni. Le confegueoze di quefto inafpcttato colpo difciolfero l' .-irmata 
;oLu
iJlI
i di lui;. Clotario G avanzò colla fua; e gli pafsò così ben la f.1.ccenda, 
úl>. 1. che fcnza í"pargere fangue s' impadronì di tutta I' Auí1:ratia, e della Bor- 
gognaj ebbe in mana tre dc'Figliuoli di Teodenco, e due d'etIì fece 
morire. La Regina Brunechilde in sì brutto frangentc anch' el1à tradi- 
ta, cadde in potere del Rc Clot
rio, il quaJe 1:1 rimproverò d' aver 
data la mone a dieci tra Nipoti e Principi della Cafa Reale. Fu e(fa 
per tfC giorni ftraziata con varj tormemi, poi rorra un Camello efpo.. 
!la 


, 



ANN A LID' I TAL JA; '-7 
ít:a a i dileggi di tutto l' eCercito; e 6nalm
nte per ]e c'hiome, per un Ei,\ Vo1g. 
piede, e una mane ven
e lega,t.t alia c?da d',u
 feroc}

o, 
avallo, il AMNO 613. 
quale correndo la mire 10 bram: erempJO ternblle deH ImqUlta ben pa. 
gara anche nel Mondo prefente. I n tal ma
ie,ra andò a
 uni
fi nel. rolo 
Clolari, 1/. tutta la Monarchla Franzefe, dlVlra ne gh anm addletro 
in tre p
rti. Quetati si ftrepitofi rumori" il medefimo Re, ficcome 
qu
gli, che profeßava una fingolar veneraZlone a San Colombano, e fpe. 
zialmente dopo eíferfì adempiuto quanto gli aveva predetto quello Ser. 
YO del Signore, ipedì in Italia Euftaþo Abbate di Ll1xevils colla corn. 
miffione di farlo tornare in Francia. Ma il fanto Abbate fe ne fCllSÒ, 
nè volle rimuoverfi da Bobbio. Probabilmente apparricne a queft' an. 
no una Lettera da Lui rcritta a Bonifazio 117. Papa, e pubblicata da 
Patricio Flamingo, e poi inferita neHa Biblioteca de' Padri. Durava 
tuttavia in Milano, nella Venezia, e in altri Luoghi 10 Scisma fra i 
Cattolici, accettando i più d' effi il Concilio Qt1imo Generale, cd altri 
rigettandolo. E perciocchè premeva fone allo fteífo Re Agilolfo, che 
Ii toglielfe quefta dircordia, per ordine ruo San Colombano colla fud- 
detta Lenera fece ricorfo al Papa. In 
lfa fra I' altre co(è ei dice: 
(*) .A Rege &f)gor, ut þngil/alim .fuggeram luis piis auribus Jui negolittm do- 
loris. Dolor Hamljul fuus eft Schifma Populi pro Regina, pro Fi/io, forte 
& pro Je ipJo; fertlir enim dixiffi: .fi cerIum {ciret , & ipft crederet. Da 
quelte parole han voluto inferire alcuni, che il Rc Agilolfo foiTe tut. 
ra\,"ia 0 Pagano, 0 A riano: ma inCuffi llente è l' iIlazione. A vcva egli 
già abbraccìaro il Catrolìcirmo; ma era tuttavia fluttuante interno al 
credere, 0 non credere conforme alIa dottrina Cattolica il Concilio 

into Generale. Poichè per conto della Regina Teodc1inda, fap. 
piam di cerro per Ie Lettere di San Gregorio Papa, ch'dfa non ra. 
peva indudì ad ahbracciar que1 Concilio; ed avrebbe potuto infinuar 
quefle mat1ìme al Flgliuolo Âdoloaldo. Pcrò non ron da tirare Ie pa. 
role del Re Agiiolfo aIle dilèordie troppo ef1ènziali, che vertivano 
tra i Cattf'lici e glì Ariani, ma sì bene aHa difcordia n
ta fra i Catto- 
lici per cagione del Quinto Conciho, di cui rarIa la Lettera di San 
Coiombano, e n
ta per ignoranza di chi non JOtendcva, 0 per arm. 
ganza di chi non voleva intendere la retta intenzione e dottrina d' eiTo 
Concilio Qlinto. Anzi di quì fi può chìarameme ricavare, che il Re 
Agilolfo era enrraro nella Chiera Cattolica, e f:tceva conofcere il fuo 
:z.eIo p
r l' unirà e quiete della mcdefima: pt:nfiero che non fi rarebbe 
mai prero, fe PJgano 0 Ari:lno ei foífc aHora ftato. 
D :. Anno 


(*) D41 Re flno co/lretto a partitamtHte (itggerire alle tue pietoft orecchie 
I' affare de/.fuo dolo
e. r:o
ct
(za(hè il fuo dolore è 10 [Cifma del Pepolo, 
per la Regma, per ,1 Fig/zo, peravventura ancor per ft fle.f[u; imperoc. 
chè ft raaonta, che abbia detto: ft i/ cerlo ftpe./ft, andJ' egli /0 crede- 
rebbe . 



2.8 


A N }II ^ L I o' I '1' ^ L I A. 


Anno di C R I. S T 0 DCX I v. Indizione I I.. 
di BON I F A Z I 0 IV. Papa 7. 
di ERA CLIO Imperadore ).. 
di A 
 I L a L FoRe 2.4. 


L' Anno III. dopo il Confolato di ERACLIO AUGUSTO. 


EaA Vo1g. F Un
fiiffimo fiuCd q
efl' anno alia Repubblica .Cri{tiana, pcrcioc.. 
^ ( ' ) tO
O h 6It. che per attellato dl Teofane (4), e ddla Cromca Aleffandrirra (b).. 
a J. eopn. . P fi " d . 1 II 1 I 
in Chronog. 1 er 1.101 non Hovan 0 a
glOe a c
n? a a, or 'pocenza, dopo aver fat. 
(b) Chrønit. tomelTo Damafco, e moh altrl:
 Cnu. dell Oneme, enrrau nella Pa. 
41!xnTldr. Id1:in3, prefero in pochi giorni la (1ma Città di Gerufalemme. Non 
larciarono 
ndietro. i .f':lrib?ndi B
r?ari crude
[à veruna in .tal congiun- 
tura. Ucclfero mlghala dl ChencI, MonólCl, facre V crglOi, ed ..ltrc: 
perrone; diedero al1e fiamme il Sepolcro del Signor:=, cd infinite cafe; 
fm
ntdlarono tutti i più nobili Templi d'effa Città, ed afportarono 
il vera Legno dclla fanta Croce, con (Qui gl' innumerabili 1
cri vafi 
di queUe Chíere. Zacberia Patriarca dí qudla Città can altre migliaia 
di quel Popolo fu condono rchiavo in Pedì.1. Q.1
lla disgrazia trafre- 
Ie lagrime da gli occhi di tutti i buoni Criftiam. Qyei, che potero. 
no fcampare da sì- furiofa tempdb, fi ricovcrarono ad -\Ic:lTandria d' E- 
gino, dove trovarono il Padre dc' Poveri, cioè it celebre San GiDvan. 
tli Limofioiere, Pauiarcl di quella Città, che tutti raccolre-, e tOiien.. 
(c) Le
lifif<S t
 com
. ru
i figliuoli (c). N è c
mte.nto dl c_i
 il .mira
i
 
erv
 d
l 
..Vit.S.JJI- Signore mV10 pcrfona con oro, Vlvcn, e vdh 10 amwat: nmalh pn. 
1;4nn. E!u- gionieri, e per rifcattare chiunque fi poteOe-. 1\landò ancora due Ve- 
moJì,;am. 1cov-i can alTai danaro incomro a quei, che venivano liberati d
lh rchia- 
vitù.. Ântioco rvlonaco dell a Palellina, che no-rì in tempi sì calamitolì, 
e di cui abbiamo cento trema Omilie, deplorø COi\ varie l.amentazio- 
ni in píù d' un luogo quclta lagrime'lol Tragedi
 del Critliandìmo. 

d) Ctdr(
. S.\ppiamo in oltre da Teofanc-, e da Cedreno (d), che concorre an.. 
tn ./l.nn:iI;I1. che l' odio de' Giudel ad accrercerla, con aver col10ro comperati quan- 
ti Cril1:ianÎ fchiavi poterooo, i quali b.ubarameme poi furono da ern 
levati di vita. Corrc:a voce, che ne ave/lèro uccilì circa novanta mt. 
(
) Nj"f h . la. Per qucfta calamitl non hfciò EraclÙ) Impcradore (t") dl palTare 
conft / fl ntl - aIle feconde N Ol.ZC 
 can prendere per l\10g1ie MartÌJ1a, Fig!iuola di 
nopo IJanus r. 1 d ")I"'" " I h ., r d I 1 P I 
in Chroni,o l1!aria. lua S?re la e. 1 .1YJ..Jrtm9 j. I ,c e cagl
no Ica
 a 0 nc: ,opo.o, 
tag. 10. tratt".mddì dl una Sl firetta pare meta j e. SUglO. Patn:l.iCa de-tetro come 
inccttuofo un Sl futro Matrimonio. Ma Eracho non fc ne pre[e pen- 
fie(o. Si 1tcmerà. anche :l credere quell' avverlìone di Sergio, perchè 
abbiamo da Teofane, che il medeGmo Pc\triarca cownò MúYJina, al... 
lorchè Eradio Ia dichii\rÒ Auguful. 


Anno 



ANN A L I D 9 TAL I A. 



9 


Anno di C R 1ST 0 DCX:V. Indizione 111. 
di D E U S D F. D I T Papa 1. 
di E It A CLIO lmperadore 6.. 
di A D A LOA L U a Re I... 


L' Anno IV. dopo il confolato di ERACLIO AtJGvs
().. 


C I vien dieendð Paolo DiaeolìO (Q), ehe Agilolfó Re de' Longo- EllA Vole. 
bardi regnò 'Vf!nticinque Ann;. Quindi fra gli Eruditi s' è- rllrputa- AN iii 0'15'. 
to, s' egli maneafle dl vita neU' anno prefente (5 If. ficcome ban ere- 
) Paulus 
rlutO il SlgOnJO, il S.1í1ì nelle f\nnotazloni al Sigonio meddimo, e ill. ':
o

J43
 
Padre Bacchim nelie Jue DJfT"enazioni ad Agnello Scriuore delle Vitc 
de' Ve[covi Ravfnnati, 0 pure re 
1l' anno fil'ffegueme 616. come [ono 
ftad d' avvifo it Padre Pagi, e il Bianchi nelle Annotazioni a Paolo Dia- 
cono. Non rerve a decldae la quilhone un Diploma dal Re Adaloaldo, 
dato nell' Anno 61.1. in favorc del Monillero di BùbblO, e prodotto 
dall'Ughdli (b), percb'dfo- fi adand aU'una e all'altra opinionc, e (b) Ut hell . 
può anche dubitarb-, fe 6a documento ficuro, perchè il Margarino 
'11. Sarro 
d
pa l' Ugbdli l' ha rappana
o (,) coUe Note Cronologiche diverfe. (
)'
:;;gA. 
Slgeberto (d),. chc me
te, nell a,nna 617. la marte dJ Agllolfo, e Fre- Tin. B"lla,.. 
degario (e.), che ntt
avla 11 fa vlveme In Cjudl' anno, non Ion da a[col- cafinenf. 
tare. Che Fredegano neUe; co[e Longobardiche non fia Auror ben in- Td m . 
. h 
fOrmato, e Slgeberto non fia buon condottiere nella Cronologia.di que11:i 
2 ;;'f;h:: 
tempi,. ft può provare con troppi etempli. 1'0 mi fo lecito di ritèrire n;,o. 
all' anna prelènte Ja mone di que11:o Principe. perchè prendendo il ç e) Freder. 
principio del [uo 
.egno dal princlpio di Maggio dell' Anno f9 I . egli In çhromç. 
in qudl' anno. entro nel medeftmo Maggio ndl' an no Vigefimoquimo' 
del ruo Regno; nè v' ha necdIità, ch' egli rcgnillTe venucinque aMi 
c.ompiuti, perchè gli Scrittori amichi con un iol numero :;obbracciano 
fpeGo :lI1c:he gli anni incompleti. E tamo piiJ poi !àrebbe da ante- 
porre que!ta opinione ad ogni ahra, re Paolo Diacono avefT"e comin- 
ciato, come è più ch
 probablle, a Contar gli anni del Regno di Agi- 
101fo dal Novembre deli' .\nno f90. fcri\lcl1do egh: SuJcf!pit Agilulfus 
inchoante jam iv!e.n/è No'Vembris Regiam Dignitatem. In Cjuelto luppoilo 
avrebbe dfo Rc compiuto l' anno Vemclimo quimo dd Regno ful 
principio di Novembre di queft' anno 6 If Comunque fia, celsò di 
viverc AgilaJfo Re de' Longobardi, IJrincipc di gran valore, e di molta 
prudenza, che antepofe l' "mor della Pace a quc:l della Guerra, e gIo- 
riofo ipezialmente per efT"ere Hata il pnmo de i Re Longobarc]J ad 
abbracciare Ia Religion Cattolica: il che fervì non poco a trarre do\ 
gli errori dell' Ariamsmo tuna la Nazion Longobard.l. Prima nondi- 
mcnQ di \1.bballJonar qudlo Principe) convien rifcnre ciò, tho dl lui 
fcrif- 



! " A N )I' A L I n' I TAL I A 
 
Eu Vo1g. fcrilre Fredegario rotto I'anno XXXIV. del Regno di Clotario II. 

N

 6l Re de' Franchi (a). V uol C'gli, che . Longobardi nd tempo d
 i Du- 

:1)4;. 


: chi elegge
cro di pag_lre ogni an no d?dici mila S
ldi d' oro a i Re 
dell a FrancIa, per :1Vcrc la Jor protezlOne, e che .1 Re Aurari conti- 
n!la!f
 quell:o pagam.cnto, ed altr
namo face(fe il di !ui Fig/iu% Ag,.e t 
c
oe 11I
e Agl
oifo, 11 quale n
ndlmel1o fi Sol non ef1ere .flata Fighuolo 
d Autart. J\ggmgne, che nell anno fuddetto XXXI V. dl Clotario cor- 
rifpondcme all'anno 617. furono fpedlCi ad dfo Re Clorario daÌ Re 
Agone tre nobili Ambal"ciatori di naZlOn Longobarda, cioè ..dgi,lfo, 
Pompeo, e Gauton
., per abo!ir queft' a
nuo, tia tributo, 0 regalo. 
Guadagnarono e1ft II Üvore dl /Tan/acano, Gundehlldo, e .cuc(J, Mini- 
fÌri prirnarj del Re Clorario, con un fegrew sbru:fo di mille foldi 
d' oro per cadauno. Efibirono poi al Re Clotario per una volta fola 
trentarei mila Soldi d' oro; ed avendo que' Configheri lodato il parti- 
to,_ fu calrata la 
apitolazione 
recedeme, 
è alcro in avvenire li p'lgÒ 
da I L?
g.obardl. In tal 
onglunn
ra 
u ihpulato 
n Trattato di pJ.ce 
ed amlClZla perpetua tra 1 Franchi e 1 Longobardi. Il f.luo è credi- 
bile, ma per como del tempo concorrono Ie circo{lanze a farci cre- 
dere, che la fpedizione di queUi Ambafciatori fegui(fe nell'anno 6q. 
o al più nel 614. col.!' occafione, che il Re A
ilolfo volle congra- 
tularfi col Re Clotano per gh profperofi fucceíIì, che aveano unita 
in lui rolo l' ampia Monarchl.! de i Re Franchi. II Padre Daniello (h) 
ha acconciata Guclla Cronologia di Fredegario con dire, che gli Am- 
barE:iatori fuddetti furono fpc:diti non già dal Rc Agilolfo, ma bensì 
dal Re Ada/oa/do. Ma Fredegario fcrive al1 Agðne Rege, cd è cerro, 
che AgÐne fu 10 itelTo che .dgiloJfo. 01".1 al Re AgiJolfo fucccdcuc 
nel Regno de'Longobardi Ada/oa/do CUD Figliuolo, nato nell' Anno 
602. e già proclamato R: neIl' a
no . 
o4. tutuvia nondimeno in erà. 
inca pace a governar Popoh, e pero b1fognoro ddla tutela della Regina 
Teodclinda fua Madre. V Clme a morte 10 queH' Anno nel dì 7. di 
Maggio San Bonifazio .1/7. Papa. Molti Meli ltette vacante la Catre- 
dra di San PietrO, ed m6ne fu conrecrato Romano Ponrefice Deusde- 
dit, cioè Diodato, di nazione Romano. V uole il Padre Pagi, che ciò 
reguiíTe nel dì 19. di Ortobre; mil Ana(ta(ìo Bibliotecario notò la di 
lui confecra1.ione al dì I J. di N ovembre. Di gr:lOdi tremuoti ancora 
fi fecero femire:: in Italia, a' quali [enne dicrfo 11 fcreme morbo ddla 
Lebbra. Non fo io dire, fe queUo mal are fo(fe dianzi incogni[O, 0 
pur folamente raro in Italia. B
n ro, che il medelimo. nc' Sccol1 (uL:- 
feguenti fi nuova co{lante e vigoroio per tutta l' Itaha, c li dilato 
anchc ne'Regni circonvicini, di maniera che poche Città Italiane vi 
furono col tempo, chc: non :lvelfero 0 molti a pochi infetti di que(lo 
male sì fporco ed attaccaticcio, con dferci in af1àitlìmi luoghi per ca- 
glOn d' e(fo fondati Spedali de' Lebbrofi, a' qtlali fu daro poi il nome 
di Lazzaretti da Lazzaro mentovato nel Vangelo. Fra gli alai mo- 
tivi, che noi abbiamo di ringraziar la divina clemenza per più bene- 
Jizj compartiti a quefti ultirni Secoli, chc a i precedenti, c' è ancora 
quel- 


CD) Daui,l 
Riftøire de 
France T. 1. 



ANN ALl I)' I TAL 1 A. 31 
queIlo di vederci libc:ri da qucfio brutto fpett
c,olo, tropP? ,rari o
- 
mai e{fendo i Lebbroh, che dalla Romana Cama fono oggldl aceo1tl, 
curati, e guami Parsò an cora in queW Anno alIa pat ria de'Beati nel 
l\10nillero di Bobblo San Colombano Abbate (a), chiarimmo per la 
fu::! (ama vita, e per tanti miracoli'J che di lui fi raccontano. A lui 
fuccederce nel g\lverno di quel Monifiero .Attala Borgognone, ehe 
era Ltato Abbate del Moni11ero di Luxevils in Borgogna, perronag- 
gio anch' e{fo di rar
 virtù)- e degno Difccpolo di sì eccdlel1te Mae- 
1tro. 


EllA Vot:
. 
ANN 06I S. 


(a) Jonas 
in Ylt. S. CD
 
IU1da1Ji. . 


. 


Anno di C R 1ST a PCXVI. Indizione IV.. 
di DE US D E D I T Papa 2. 
di ERA CLIO Inlperadore 7. 
di A D A L a A L DaRe 2. 


L'Anno V. dopo il confolato d
ER^CLIa AUGUSTO. 


L ' I
alia in quefii tempi godeva un'invidiabil pace, percl1.è CJé"åe- 
lmdtl non amava dilturbi e imbrogli di gu(:rra neHa minorità del 

jgliuolo; e molro più tornava il conto all' Efarco Giovanni Lemigio 
dl non far novità in tempi, che l' Imperio in Oriente fi trova\"a tuUo 
ro{J
pr
 pe
 la guerra de' Perfiani, e fpogliato in maniera, che in 
tantl blfogm eredeue Eraclio Allgufio di poterfi valere de i facri vaG 
delle Chiefe, per pagan: i Barbari cireonvicini, e impedire, ehe non 
concorre{fero anch'eg\ino alia total rovina dell'Imperio fuo. Ma in 
Ravcnna nell' Anno preeedentc era fucceduta, 0 fllceedette in qudlo 
una f
nefia rivoluzione, accennata can due parole da Anafiafio Blblio- 
terano (b). Cioè irrirari i Cittadini di Ravcnna 0 dalla ruperbia e da (
) 4 n4 (la{. 
. I . . d II ' E r fi dd d I " r. b . . B,bl,øthec. 
I ma.1 tra[
ament.1 e lareo u euo, 0 pure '\ g I. Clor Itantl 2g: in Deus- 
gravJ loro Impofil, fi follevarono contra di lui. e I' ucctfer<
, can tutti d,dit. 
i Giudici, che avea condorri feeo. Andata quefia nuova a Cofiantino- 
poli,. Eraclio non tardò a fpedire in Ita1ia Eleuterio Patrizio ed Elar- 
eo,. tl 
U;\Ie giumo a Ravenna formò de. rigoroli proeeffi contra gli 
ucclfon del fuo ^nteeefrore, e diecie un grande efèrcizio aIle fcuri. 
Megl.io in romma fla
ano gl'ltaliani fotto i Longobardi, che fotto i 
Greet. Intanto in Oriente fcguitavano ad andare alh peggio gli affari 
dell' Imperio Romano. I PerCiani, fecondochè abbiam da Teofane (c), (c) Theøph: 
e 
a Cedreno Cd), entrarono nell' Egitto, prefero la Città d' Ale(f.m- (1) chr;rø g . 
dr
a, e s'impadronirono di rutte quclle comrade, e del1a Libia fino ;n A



t 
a I co
fini de gli Eriopi. Ma non pare, che teneffero faIde sì vafie 
c?nqUIí1:e, foggiugnendo quelJo Storieo, che fatttt una gran moltiru- 
dmc dt fchiavi 
 c un incredibil bottino, fe n(' tornarono al loro pac- 
k . In 5ì tcrribil congiumura il fanto Patriarca di Aleffandria Giovann; 
i1 Li- 



32. ANN A LID' I TAL I A'- 
Ell A Volg. il'LimoÍtniere fe ne fuggì nell'l[ola di Cipri, d0ve fantamente mori . 
l\tiNO 616. con larciare do po di fe una memoria immonale dell' incornp
rabil fu: 
Carità. Ci reí1:a la fua V ita, [critta da Leonzio vercovo di Lemilra. 
Ma quì non terminarono Ie tempefie dell' Oriente. 0 nell'l\nno prc- 
cedente,o in queí1:o, un altro erercito di Pr.rfiani, condotto da Saito 
Generale arrivò fin fotto la Città di Cakedone, cioè a dire in tàccia 
a Cofiaminopoli, e quivi fi accampò. Se fi vuole prefl:ar fede a Teo- 
fane, egli obbligò alia refa quella Città. Comunque pal[alre quelto 
. fano, racconta N iceforo Patriarca Coí1:antinopolitano nel fuo Com- 
(a) NlCtp
'- pendio I í1:orico (a), che Saito avendo invitato I'Imperadorc Eraclio 
' , us CP.oll- ad un abboccarnente, queHi non ebbe difficultà di palrare 10 Streno, 
Anus ". . I I . 11 G 1 P fi fi . 
C/'ronÎco. e dl par ar con U1. . enera er lano con omma veneraZlOne I' ac- 
colre J e il configliò di mandar [eco AmbaCciatori al Rc Cosroe, per 
trattar della Pace. All' udir que fie parole parve ad Eraclio, che s'apnlle 
il Cicio in fuo favore; e in fani fpedì 21 Re di Perfia Olimpio Pre- 
fetto del Pretorio, Leonzio Prefl"tto di COltantinopoIi, due de' primi 
Ufiziali della fua Corte, cd Anaftafio Prete. L' Autore dell a Cronica 
Alcßàndrin
 (b) rapporta anche I' OraÚone, recitata da quctli Amba- 
fciatori a Cosme. Ma c0sì bell' apparato andò poi a finire in una la- 
grimevole fcena. Difapprovò il barbaro Rc la condotta del ruo Ge- 
nerale S
ito, che in vece dell'Imperadore Eraclio gli avdfc menato 
davanti i di lui Legati; e però fattagli cavar Ia pelle, e formarne un 
oue, crudelmente il Jece rnorire. PoiCia cacciati in prigione gli Am- 
bafciatori Cerard, in varie forme Ii maltrattò, e dopo averli teoutÌ 
lungarnenre in queUe rnilèrie, 6nalmc:nre levò loro la vita. Può er- 
fere, çhe l'alredio di Calcedone, e I' AmbaCceria al Re Cosroe fieno 
da rifcrire., fecondo il Padre Pagi, all' :\nno preccdeme; ma potrebbc 
anche appartenere al prefente una parte di quefia Traged,a. Credc il 
buon Ughelli (c) nell' halia Sacra, dove parla de'Vdcovi di Bene- 
vento, che appartenga all'anno 61r. (vuol dire all'anno prefcnre 616.) 
un Diploma d' .-\richi, 0 CIa Arigi.lo I. Duca di Benevento, dJto 
.Anno XXIV. gloriofiffim; Ducatus fu;, Me/eft Martio, ltJdiélione ß2.3&rta. 
Qud Diploma non è dj Arigilo I. ma sì bene di Arigiro II. Duca 
dj Benevento, e fu dato nel Marzo dell' an no 7 81 . 


(c) ugl1tll. 
lfid. Sa cr. 
"OR). Yill. 


Anno di C R 1ST a DCXVl I. Indizione v. 
di D F US D E Ð I T Papa 3. 
di ERA CLIO Imperadore 8. 
di A D A LOA L D 0 Re 3. 
L' Anno VI. dopo il con[olato di ERA CLIO AUGUSTO. 
(d) Thtoph. A Bbiamo da Teofune (d), che Eratlio Coflantino, Figliuolo dell' 
in ehron,g. Imperadore Eraclio, alzato anch'egli, ficcome dicemmo, alia 
Dignità Auguf1:ale, nel primo dì del Gcnnaio di queft' anne (non vo- 
len- 



ANN ALl 0' I TAL I A. 3 3 
1endolo il Padre da meno di sè) prere il COnrD late, di cui nondirne- E a A V olg. 
DO gli 'Scriuori antic
i n
n ten nero COl
tO, cd 10 tal congi:lI1tura di- ANNO 611. 
ehiarò Cefàre Gr;ßantmo {uo Frarello mIOÐrC, nato dOl l'lfarItiJtf. Augu- 
tta, Ma i mal
nni andavano ognidì più cr
rccnd? in Onen

. AI, rer- 
ribile fconvolglmenro ,dell:! Guerra fi agg1Unfe 10 Col1:ammopoh, e 
DClI' alrre Città. una vera C:uefiia, perchè dall' Egitto faceheggi:l.to da 
i Perfiani non venivano più grani. Crebbe poi al fommo la rnitèria, 
perchè !.1 Pc
le entrò nel ,Pupolo 
i quell.a gran Città,. e (accv
 un 
orrido leemplO delle lor vlte. Pero atrernto, e corne dlfperato I Im- 
p.:rJdore Er.'lcliø, prcfa la rir
luzi
nc Ji . ritirarfi .i
 Affr.ica, aV
a già 
m.mdati inr:J.nzi Un.\ nave canca dl prezlo!ì rnobllt, e d. una gran co- 
pia ;i' oro., d' 2.rgenro, e di gemme, chc a cagione d'una fi
ra rcmpe- 
ita ropragiuma and.ò per la maggior parte a maie. Pen<:trarofi poi il 
<l.iregno d' Eraclio, i Cirtadini fi maneggiarcno forte per impedirlo, e 
,flnalmeme il Patriarca Sergi' avendo inviuro PImperadorc alh Chie- 
fa, tanto peroFò a nome del Popolo, ehe l'obbligò a promerterc can 
giuramento di non parrir6. da -Guella Real Cinà. Ubbidi egli, benchè 
mal volentieri, rna non cdfava di fofpirare e gcmere per tante mlre- 
rie. 
eflo icfelice flato .dell' I mrerio in Oriente influì qualchc mo- 
vimento tarbido in Italia. Erafi prima d' 01'4 un .cerro Giovanni Con- 
fino ribdlato aU'.1 mperadorc., e fatrou padrone di N apoli, Città f{'de- 
Ie all' Imperio. ,Comunemente (i crede, ch' egli foOe Governatore 0 
Duca d'efT"a Città, e che veggendo traballare l'Imperio in Oriente, 
.ed alTai manifdlo, che I' I mpcradore non poteva accudire all' Italia, di 
Governarore fi fece Sovrano, 0 !ìa Tiranno. Ma ho io gran fofpen\), 
che cofiui foKe più tocto uno de'Magnari di que' paeh, il quale col- 
la forza, 0 in altra guifa {i ufurpafie 1a Signoria di quclla nobil C it- 
tà. Egli è chiamate Compjimu, ciaè da CO'1lpfa, oggldì Conza nd Re- 
gno di Napoli. Non par credibile, che i Greci ddlèro aHara iI go- 
verno d' una .città sì riguardevo1e ad Italiani di quelle comrade. Ora 
.Eleu
eri
 EfaFeo, dapPo,lchè, ebbe rafT"errato, c?l r
g
e non
i
eno, gli 
aff,,m dl Ravenna, fe n anda per attellaco dl Analr:\!ìo Blblaotecario 
(a) a Roma, dove fu cortefemente accalto dall' ortimo Papa Deusde- (a) Anllj1.4J. 
dit. Di là pafsò aHa volta di Napoli, e colic forze, che menò feeo 
ibli
the'. 
o pure che adunò in queUe parti, eomblluè can Giovanni Con fino : 
 Y::tJit 
.ed entrato in Napoli gli ievò 1a vita. Se ne tfJrnò egli d
poi a Ra- eu , 4 
venna, dove diede un regalo a i foldati, e ne fcgui poi paee in tuna 
l' ltali
. Q';1ì il Lettore .porrà riflet.r
re, fe i Lo.ngob:udi, che pur eu- 
no C
lamat1 ncfandl da 1 loro .n.emlcl, foífero 51 eatti va gente, quando 
appanrce, che {j gUQrdarono dl prevaledi della grave dec
denza in 
'CUI fi trovava alJora l'Imperio Romano j nè vol/ero punto m,fchiartì 
nella follevazion de' Ravennati, nè fDflenere.l.t ribelhull di Giovanni 
CO)o1 U no. ' tuttochè -con fo\cilità r avdfero POtuto fare, e con lore gran 
Y'amagglo. 


'T
m. JY. 


E 


Anno 



34: 


ANN A LID. I TAL I A... 


Anno di C R 1ST 0 DCXVI I I. Indizione v lÞ 
di D E US D E D I T Papa 4. 
ài ERA CLIO Imperadore 9. 
di A 0 A LOA L D 0 Re 4. 
L' Anno VII. dopo il confolato dì ERACLIO AUGUSTO_ 


Ã--A- vti' . S Econdo i conti del Pagi fu chiamato da Dio a miglior vita in quefi" 
tW 0 1 . anno Papa - Deusdedit ncl dì 8. di N ovembre. Bifogna cn:dere, ch' 
egli fplendeíTe per molte Virtù, perchè la ChieCa Romana fin da gJi an- 
tichi Secoli il regifirò ne! ruolo de' Santi. Ma fon perite Ie memoric: 
d
 allora; e la Storia sì Eccleíiafiica, che prof.1na delI'I tali a in quefii tem- 
pi fi truova più che mai nel buio. Credefi,. che la Sede A pofiolica fieíTe 
dipoi vacante un- :ònno, un MeCe, e redici giorni. Nè refia alcun vefiigio 
di quel,. che fi faceíTero ne' prefemi giorni i Longobardi. Solamente ap- 
parircc, che i medefimi godevano, e laCciavano godere ai Popoli lor 
. fudditi, e vicini Ia tranquillità deUa Pace. Sappiamo ancora da Paolo- 
(aJ Paulus Diacono (a), che regnanJo il Re Adalon/do colla piiffirna Regina 'I'eo- 
f.':'::
3' àe/indß rua Mad
e, furo!,o ri
aura

 molte Chiere, e di rnolti beni 
furono donati a 1 Luoghl facn e pu. A poco a poco s' andavano dis- 
rugginendo,. e pulendo i barbari Longobardi, con prendere i cofiu-. 
mi e riti de gl' Italiani j moltiffimi anche fra loro clall' Arianirmo par- 
favano alia Chiera Cattolica, e gareggiavano poi con gI'ltaliani fieffi 
nella Pied, e nella pia liberalità verfo i Templi del Signore, Spedali, 
e Monifieri. N è pure in quefii tempi abbiamo aíTai diHinti ed ordi- 
nati gli avvenimcnti dell'Imperio in Oriente. Pare, che in quefi' an- 
(b) Bllron. no, ficcome volle il Cardinal Baronio t b ), Cacano Re de gli Avari 
Jfønal. En. moveíTe guerra all'Imperadore Eraclio. Ma io feguendo Ie conghie[- 
(c) p.giJ4s ture del Pagi (c), riferirò quefio fatto più tardi. E rotto quefi' an no , 
Crst. BRr,n. corrcndo 1'Ir.dizione Seßa, e non già I' Undecirna, come ha qualche 
Cd) .ATIIlfta.{. td1:o, racconta Anatlafio Bibli
tecario (d), c
e ne! 
eCe d' Agofio- 

ibliothtC. fuccedette un gran Tremuoto 10 Roma, a CUI [enne dletro una Pe- 
in. D,usåe- fie, 0 pure un' Epidemia gagliarda., che portò via. non poca parte del. 
.,t. 
 Popola. 


;

')(" J.. 
r:J(
i:r 


Ann. 



ANN ALl D' I TAL I A. 


3; 


Anno di C R 1 S T 0 DCXIX. Indizione VI I. 
di BON I F A Z I a V. Papa I. 
di ERA C L 1 0 Imperadore 10. 
di A D A LOA L D 0 Re 5. 


L' Anno VIII. dopa II confolato di ERA CLIO .Al'Gt:'5TO. 


N an [apr iam bene, re apparte
ga.a ql
efl' anno I' info)enza fatta da J!.. A Vo1
.' 
gli AV
rJ, 0 fia d
 glt U
m a.bltantl neB:" Pannoma., all Imp
- ANNO'Óf9. 
radore Eracho, dTcndo Imbroghato 11 fatto, c 11 Tempo nc=lIe Stone 
di Niccforo (a), e Teof.1ne (b), e nella Croniea AldTandrina (c). Sia (a) !liltþ". 
11ondimeno a me leeito di riferirla quì. Cacano , cioè a dire il Re di 
Polltan,u6 
B b ' h . IT I 
 fi 1 . I ' I ,n Brevlar. 
,que' ar an, perc e pallavano a cunc comrOVerl1e ra U1 e rope- (b) Theo/h. 
radore, tece iltanza di un abboccamento fra Ioro. A qud1:o fine nel in Chrlnol. 
Mere di Giugno u[cì di Coftaminopoli Eradi, Augufto con tuna la eel Chron. 
Conc, e con un grande apparato di magnificenza, per: and:tre ad E- Â eX4n.r. 
radea, Città, dove s' aveano a fare de' {umuofi rpeqacoli ; e colà an- 
Cora coneor[e un'in6nita mohitl!dine ,di PopolQ.,
'portoßì Cacano a 
quella volta anch'egli. Teof.1ne fcrive, che s' abboccarono al Muro 
lungo; Niceforo, che il Barbaro andò ad Eraclea. A tutto un tempo 
venne Eraclio a [eoprire, chc il traditor Cacano lungi dal cercar pa- 
ce maehinava di forprendere Iui, e la Cinà di Cofiantinopoli. Tra- 
vefiito dunque [e ne fuggì, e tornò a tempo alia fua Reggia. Gli 
Avari fuperato -il MuTO lungo, poco rnancò che non cmra{fero in Co- 
í1:aminopoli, con dfere arrivate Ie loro m:lsnade fino aile Porte di quella 
Real Città non renza firage di moltiffime per[one. ImmenrG fu il bot- 
rino, che fecero cofloro in que' comorni col r
ccheggio dell" equipag- 
gio deU'lmperadN'e, di quami Palagi
 C
[e, e Chi ere vennero 10ro 
aUe mam j immen[a la molrrtudine de' prigioni, <:he menarono con fe- 
co, di ruaniera che .s' ha della pena a credere ciò, che racconta N i- 
ceforo, eioè c{fere ftati condotti via ducenro rettanra mila Criftiani tra 
uomini, donne, e hnciulli . Ecco come f1:ava I'amino Imperio in Oric=n- 
-te. Se 0' andarono carich.i d_i preda e di prigioni que' BarbJri, e tuno 
tl a{fero di /à da/ Da1Jubio: tegno, che doveano dfcre padroni anche di 
que' paefi, che oggldì chiarniamo Moldavia e Valachia. N el giorno 2.
. 
di Dlcembre di G'Jeít'anno, recondo i conti del P. P.lgi, fù hnalmente 
dopo sì lunga vacanza delJa Sede Apo!1:olica con[ecrato Romano Pon- 
rehee Bonifazio V. di patrla N apolerano, perlonagglO pieno di man- 
) Paulus 
r. d . .r.'.J' r. I fi d fi .vlAC."US 
me.w me., c mllen
orl:1olo. n ql
e 0 me e 1010 
ilno a
cora, per, rc- I. .... e. H. 
1a
lOne 
h Pa?lo D.IJcono Cd), e dl Anaf1:afio Blbllotecano (L"), pnma (e) .47JiZPllj. 
che fof1è orJlOato tl nuovo Papa, occor[e 
 che EleM&ïio Patrizio ed 1!lblloth
c. 
Elarco di R.wcnna., [unochè Elo!nuco, pcnsò a farfi Signore {]' J talia ' v . BlnifRl. 
E 1. cd . 



36 ^ N N A L I n' I TAL I A : 
E 11. A Volg. ed Impera
ore. povea credere coftui, che ftame l' infelice pofitura 
^ N N 0619. delle. co.
e In <?ne
te 
 potdre a man 
al v
 ef
guire cotal difegno. 
Commclo la nbelhone In Ravenna, e qumdl, pnma che reguilfe l' or- 

inazione di Papa Bonifazio, s' incamminò egli coIl' efercito verro Ro- 
ma, veri{imilmente con penfiero di prender ivi il nome e la Corona 
Imperiale. Ma drendo giunto ana Terra di Luciuolo, che da alcuni 
vien credma pafia fra Gubbio e CagJi, i roldati ravveduti del faHo, 
che aveano commeff'o, 0 che andavano :l commetterc, quivi I' ucciíè- 
ro, e la fua refta in un facco fu inviata a Co11:antinof'oli. Crede Gi- 
rolamo Roffi (4), che ad Eleuterio uccifo rucceddre tofio l[acco Pa- 
trizio,. di nazione Armeno, nel governo di Ravvenna edell' halia; ma 
fì potrebbe dubitarne, ficcome o.fT'erverè aU' anl\o 6-t+. in accennarc 
l' Epitafio ruo. Tutt
via, perc:hè non s' ha c
gni7.ione d' altro Efarco, 
che dopo la mone d. Eleuteno comandatre In Ravenna, fuorchè di 
quefio Ifacco j perciò birogna menar buona al Roin una tale aß"erzio- 
ne. La Città d' Ancira, Capitale della Galazia, fecondochè s' ha da 
Teofane, fn prefa da i Perfiani 2 non fi sa bene fe nel prerCnte, 0 put:C 
nel f
guente anno. 


(a) R,JP 
lft,r. diR..- 
'IJ'nn
 


(b) Th,,. 
Jhlln,s in 
chnn'lr. 


Anno di C It 1ST 0 DCXX. Indizione VII I
 
di BON I F A Z 10 V. Papa 2. 
di ERA CLIO Inlperadore 11.. 
di A D A LOA L D 0 Re 6
 


L' Anno IX. dopo il Confolato. di ERA CLIO AUGUSTO'Þ 


(') Uando nell' ann
 preccdente Ga fucccduta l' irru
io
 f
tta da g
i 
'<... Avari contra dl Eraclio Imperadore, e deUa Cma dl Coflanu
 
nopaH, fi può credere, che appartenga a quefi' anno la Pa
e 
conchiufa fra effi, e raCE:ontata da Teofane (b). Ancorchè Eraclio fofre 
amareggiato nO!1 poco per, I' iniquirà com
eíT'a. comr.a di .Iui dal l
e 
barbaro, pure 11 fi l1ema Sl fconcc::rtato de fuOl affan, e tl. defi
eno 
d' urcire.. fubito che potcva, in campagna contra de:' Perfiam, gh fe-- 
cero diffimular tuao, e prendere Ie vie 
ella piac
volezza, per veder 
pure d'aver Ia pace daBa Na7.Ïone Avanca. Tor
1o dunque a manda
 
de gli Ambafciatori a Cacano per trattare d. aggJUtla
1
nto j e qUCfil 
gli parlarono con sì buon g:lrbo, che giunfe
o a 
a
lhre una 
uona 
amiciz.ia, e furono confermate Ie vecchie CapltÐlazlOOl: aIle qU:lh fOr- 
fe p
rchè Eraclio dianzi non volle conCemire, gI'incontrò quell a bruU3 
bcEf.., di cui abbiam favellato. Circ:! que(U tem
i un cerro Agreftio, 
gii Notai(1 di 1coderico Re delTa Bnrgogna, e divenuto. Monaco nel 
.l\1onillero di Luxevils in Borgogna, {j pani da qud .Mom
ere, e vel
- 
ne ad Aquilcia. Giona Monaco c Scrinore di quefil tcmp., nella. V I- 
ta 



A ÞI N A LID' I TAL I ^. 3 7 
ta di S:mt' Eufiafio (4) Abbate, racconta, che egli Ii affezionò Ell A Vo
g. 
allo ScisOla del Patriarca d' Aquileia, f'rttendendo, che il Patriar- ( A ) N
O 62.? 
d b h ' . d " r. . II Ch ' r. R a Jøn.cu In 
ca di G ra 0, ene e Unlto I lent! menu co a lela omana't eAt/IS S,tnct 
con quafi tune Ie Chiefe del Criftianefim
, non te
lT'
 Ia dottri- Ordín: s. . 
na vera della Chiera, perchè condannava 1 tre 
apltoh.. E fopra Bene,Mi. 
que
o mede.fimo argomento 
criße 
na Lr'ttera p.le

 d
, veleno e 5.ccul. II. 
di T1prenGom al ranto Abbate dl Bobblo Atta!tI, e ghe.l mVl
 per ,mez- 
Zo di. Aurelio N otaio del Re Ada/oaldo. GlOna regulta a dire, d aver 
egJi llelT'o avuto in mano l' originale d' elT'a Lettera! e di Ive
lo pe
 
fua negligenz.a perdu to. Attala rc ne feee be/fe, ne degooffi dl dargl-i 
rifpofia . 


Anno di C R 1ST a DCXXI. Indizione IX. 
di BON I F A Z I 0 v. Papa 3. 
di E It A CLIO hnperadon: 12... 
di ADALOALDO Re 7. 


L' .Anno X. dopo il confolato di ERA CLIO AUGCSTO. 


A Bbiam veduto 6nora, da qual diluvio di [venture foWe inondat. 
l' Oriente Criftiano, e fenza che mai Eraclio Augufio 6 oppo- 
nelT'e in qualche guifa a i nemici, e renza che fi fappia, ch' egli avelfe 
Armata, 0 Generale alcuno di qualche grido. Però i Leuori riguar- 
dando un Principe, che lafciava divorare in tal forma i fuoi Popoli e 
Stati ," nè moveva una mano, per cost dire" in lora difeÚ: avran bene 
in lor cuore a lui dato il titolo di Principe dappoco,. e di niun eon- 
figlio. Ma che eg1i tale non folfe't commcererno da quì innanzi a ve- 
derIo. Le eagioni, per Ie quali hnora eglr vivelfe eosì addormenrato, 
"oi non Ie [appiam0. Quel che è certo, egli in queíl' anno, da cbe 
Ivea fatta la pace can gli Avari, e parevagli di aver ficure Ie [palle, 
determinò di voler egli ftelT'o ufcire in campagna contra de' PerGani . 
Le applicazioni rue pertanto furono di arrolar quanti roldati po[è j ma 
perchè abbifognava di quell'importante ing.rediente, che 6 ricerea in 
chi vuol far guerra, cioè di danno, nè- rapendo ove trovarne, .giac- 
chè fi trattava ddla pubblica neceßÏtà, prefe dalla CattedraIe, e daU' 
altre Chiefe di Cofiantioopoli i vafi facri d' oro e d' argento, e tutto 
inviato ana zecca, convertÌ in moneta. Teofane (h) mcLte ciò [otto (b) T/'''f k . 
l' anno feguente; ma fembra ben più credibilc, ch' egli non tardaWe;" ChrDnDl' 
tanto a valerfi di queUi uhimi rimedj. Prima dunque, c.he terminalT'e 
l' anno, mife in marcia I' erercito ammalT'ato, e il feee palfare daW Eu- 
ropa in Afia per 10 Str.etto di Cofiaorioopoli con pcnti(:ro di metterfi 
poi eg\i fieffo alla tefta del r.nedeGmo nella Primavera ventura. Già 
dicemDJo all'anoo 611. come Gifolfo Duca del Friuli refiò mono nella 
ter- 



(b) Freãega- 
rius in Chr. 
cap. 69. 


38 ANN ^ LID" I TAL 1 A. 
terribil irruzione, f.ma da Cacano Re de gli A vari in Italia. E che 
7'a(one, e Carone di lui FiglIUoli, neI mc:ntre che erano con dtn due 
loro 'Fratcili condotti da que' Barbari in ifchiavltù, felicernente fi tid- 
varono colla fuga. Tornati pofcia quefh due Principi nei Friuli (a) , 
impetrarono dill Re J1gilo/fo di luccedere al loro Padre 0 fi.
 al loro 
Zio, in quel Dllcato; perciocchè aHora i Ducati, c Ie GovIer: erano 
.plÙ [Otto Governi, che Feudi, come oggidì; nè i Figliuoli poteano 
pretcndere la tùcceßione in effi. Se vi tuccedeano (colå, che com in.- 
cio comunemente a praticarfi, qualora i Figliuoli eranc capaci di go- 
\'t:rno, nè aveano dcmeriti) dò proveniva da mer
 grazia ed arbitrio 
del Rc Sovrano. Rara cora nondlmeno è, che due Duchi governa(- 
rero un (010 Ducato; e re non avd1imo la teflimonianza di Paolo Dia- 
co no , che tutti e due que' giovani folfero Duchi del Friuìi, fi flen- 
terebbe a crederlo. Cenamt:nte Fredegario (b) non ncono[ce per Du- 
ca âd Friuli fe non Tafone, benchè ,per errore il chiami Duca della 
To[cana. Yedremo ben col tempo due. Duchl nello ftefTo tempo di 
Spoleti; ma qud1:o non fu rarità per como di queUe comrade, per- 
chè aHora quel Ducato fi troverà divi(o in due, Puno di quà, e l'ai- 
tro di là d,dI' Apennino. 


"J! 1\ A. V olg. 
A II N 0 6z.r. 


(a' PA>>lul 
Di,'cøn14s 
I. ",. c. 40. 


Anno di C It 1ST 0 DCXX I I. Indizione x. 
di BON 1 F A Z 'I 0 v. Papa 4. 
di ERA C L'I 0 Imperadore 13- 
di A DA LOA LDO Re 8. 


L' Anno XI. dopo il Cònfólato di ERACLIO AUGUSTo. 


D Iede in q1.1cß:' Anno principio aIla guerra di Pedìa I'Tmpcradore 
Eraclio. Solennizzato il giorno di Pa{qua, che cj\dde nei dì 4. 
d' Aprile, raccomandati ch'cbbe pubblicamenre nel reguente Lunedì 
(c) Theø- i fuoi Figliuoli a Sergio Patriarca, a i Magil1rati, e al Popolo (1"), e 

":o
o;:. depurato Governatore di Cothminopoli RuOlJo, 0 fia B01lfJfo Patrizio, 
Nicephorus uamo di grail fcnno e prudenza, andò a trovar I' Armata, e fi mire 
." .BreV;ÑT. in viaggio coll'lmperadrice MtJrtina, difpofia d' and are a cer
n= i Pcr- 
fia;ti. SciÌßè a Cacano, cioè al Re de gli A vari, pregandolo di voler 
eßère tutore di Eraclio Cofla..lJÏlw Augulto lùo Figliuolo, e divoler 
anche fpedir gCDte in (occo.-Io del Romano Imperio. Credo in c
ò 
fattto per un riro di poliLica, più "mila che per qualche fidanza 111 
quefio Principe barbaro, ch(: la [pericnza a:vea già Farro conofcere per 
un vol pone ed infedele. T .lIe fi provo an cora di nuavo da I
 a qual- 
che tempo Giumo che fu Emelio Augutlo a Ce(are-a, ando a (TO- 
-var C"ifpa General dell' Arml f\;e (per quanta abbia
 da ,Z
nara Cd)) 
{d) z onll l 
' b il q'.1J.le efTcndo, 0 fingendo d'-dfere mala[O., non gh ando 1I1comro, 
In .AlmA I . non 



ANN A L i 1>' I T 1\ L I A. 39 
110n gli fece: regno alcuno d' all equio, anzi nel ragionamcnto gli rifpo
 ERA 
fe con grand(: arroganza. Tuno diffimul.ò. il fa&gio Im

ra.dore. pc:r ANNO 
allora e fi diede alia raLT"egna. delle mihzle, ch erano gla In Pledl, 
colle quali unì le nuove condone da lui dall' Europa. A vvenne, che 
I'Imperadrice partorì in quefti tempi un Figliuolo appellato Eraclco- 
na, e I'lmper-adore per fa
lo bauezz:are torno a 
oilant
nopoli. 
i 
andò anche il ruddeuo Cnfpo, e trovandoíi Eraeho nel plena Conel- 
floro, dimandò a i Senarori, qual pena folrc dovuta n chi fprezzava 
l' Imp\"radore. Tutti rifpofero la morte, e {enza fperanza di perdono. 
AHora Eraclio raccomò gl'improprj rranamemi a lui farti da Crifpo, 
che era prefeme: dopo di che per. gaíligo il degradò,. e gli feee da- 
re l-a Clericale tonfura. N iceforo Coftaminopolirano' metre Ia nafcita 
di Eracleona nell' an no 6z.6. Ma poco in fine imponerà a i Le:uori 
l' averla intefa <juì, 0 l'intendcrla più rardi. Tomaro che fu. Eraclio 
nelle Provineie de:ll' Afia, fi diede a ben difei plinar Ie: fue milizie tan- 
to nuove che veechie. Aveva egli tl"ovare Ie: vecchie impoltronite,_ 
fe:nza difciplina, feoraggite, e: dlvife in v.arj paefi. Tutte Ie raunò in 
un luogo, ogni dì facea far Ioro i militari e:fercizj, e ben inftruirli in 
ogni rorta di movimenri,_ di alralti,_ di offcfa e cli, difefa, e quando e 
come fi avea da alz.are il grido guerriero nell' auaecar Ie wfFe:. Pofeia 
ch' ebbe a fufficienza ammaeftrate quefie truppe, 'feee. loro un' affet- 
tuofa allocuzione, con rapprelemar gli obbrobrj pariti da' Crilliani; la 
gloria di combattere per Ia Fede e per la Patria, e ch' egli era pron- 
to a ragrificar la fua vita per em e con eßi;_ e fopra tuna pregò vi- 
vameme crafcuno di non commettere difordi
i, e di non far cofe in- 
giufte. Dopo di che pienamente confidaro nell' aiuro di Dio, marciò. 
verfo l' Armenia,.e d primo incontro gli fu da' ruoi corridori condom) 
prigione il Comandante d' una banda dC" nemici. Enrrò coraggio[amen- 
te nella Perfia, e: comineiò a far provare a que' Barbari, ehe non era 
morto in petto de' Greci il valore. Non {j attemando. il Generale 
dell' ofte nemica appellaro Sarbaro, 0 Sarbaraza, di v('nire a batta- 
glia, fi. ritirò nelle montagne,. baftandogli di far delle:- frequemi fea- 
r
mu
cie:, nel!e quali refiavano .fe'l1pre. fuperiori i ,Grec! , vié più a- 
mmau,. perche !lon manCava mal Eraclto Augufio dl trovarfi neUe pri- 
me féhlere, e dl combattere. daperrutto da prode La fame: cofirinfe 
Enalment
 i P
r
ani ad un general 
ombattimeO[o. Ordmò I' Impe- 
radore a I- fuOl dl Engere la fuga: II che veduro da i nemici reiolte 
11: 1,?1"O ordinanz.e, fi mife.ro ad in
eguire i fug!tivi. Ma <Juett? volrata. 

acc!.a, e 
ene fquadronau e ferrau, c
m t
l. vigore gli allàlirono, che 
h. mlfer? In ro.tta. Olrre alia firage 
lJ. alTa!ßlml, feccro molti prigio- 
111, e dledero .11 faeco al loro. ca
po,. II ql1a
e refl? tuno in loro po- 
tere. V cnuto II verno, Eracho gla pleno dE glona fi rdli!uì a Co- 
ftantinopoli, e terminò il primo anno della Guerra PerGail:!. Teofane 
fotto quell' a
mo fcrive, che cominciò a contarfi il Primo anno di 
A1amed .Amera, .Capo d
 gli 
rabi" 0 Ga. de: Sara.eeni. Sopra che è 
da notare, che 10 qudh tempi nell Arabia 1 emplO ,il1aumeltD (egli è 
l
 


\'o:g. 
61.
. 



-1,0 ANN A LID' I TAL I A. 
J1. 
 A Vðlg. 10 fielTo, che 

amed Amera) dilTeminava gli errori ddla fIn Setta c 
ANN 062.2.. trovandoli nell' anno pre_fent
 
e1l3 Mecca, fu [onato a fuggirfene ier 
c:1gione appumo dc\la tua hlta e [c:mdalo[a dottrina, nel di 16. di Lu- 
g
I
. Ora da que!lo giorno ed anno i Maom(:t[
ni tralTero roi il prin- 
ClplO della 10ro Epoca,o fia Era, appdlata Eglra, che fignifica Per- 
ftcuzionej e di quell" fj I"èrvono tuttavia, come i Criltiani dell' Era 
volgare delta Nafcita del Signore. Per teß:imonianza d' Elmacino Au- 
tore amichit1imo della Staria Saracenica, Maometto nacquc nell
 An- 
no di Crifi:o f7o. e nell' Anno quarantetimo quarto della fua età co- 
minciò a pubblicar le merci fue, chc: unto fpaccio ebbero dipoi in 0- 
ri,eme. S
)[[o quetl' a
no anc
ra. feco,nd<? il Pagi, Dagoberto Figliuolo 
dl Clotùno 11. Re .de Franchi 
 fu dlchlar
to Re deJl' ."\ullrafia, e gli 
fu dato per Affiftcme e MagglOrdomo Plppino Duca, uomo di -[anta 
-vita, da llna di cui Flgliuola difcefc poi PippimJ Re di Francia. 


Anno di C R 1 S T 0 DCXXl I I. Indizione XI. 
di BON.I F A Z J 0 V. Papa ;. 
lli ,E RAe L .1,0 Imperadore 14. 
âi A D A L a A L D 0 Re 9. 
L'Anno XU. dopo il Confolato di ERAc-LIO AUGUSTo. 
N El dì 10. di Marzo del prefente Anno fi motre di nuovo Era(/ifJ 
(":I) 'rh,øph.. daUs fUll Reggia, e a gran giornaLe arrivò in Armenia (ø), da 
III Ch"n'f' rdove con fue Lettere invitò Cøsne alla. pace.; altrimenti gli minac- 
.i;iava d'emrarc olhlmente nella Perfia. Se ne 'rife il fiero Tiranno. 
Allor;.a Eraclio dopo avere can una magmnima oraz.ione maggiormente 
incoragglta I' Armata de i Fedeli di Gesù Crino, p
ò nd paeCe ne- 
-mica, can bruciare quame Città e Cafiella s'incontravano per cam- 
fl111l0. In mezzo alIa Stilte trovarono effi un' aria temperata e rugia- 
dora, che fervÌ Jar di ritloro, e parve cofa miracololà. Erali poffatð 
il Re Cosroe .con quarama.mila hravi combattenti prelTo la Città di 
Gazaco, cd eccoti Eraclio, che a dirinura va per trovarlo. Furon
 
forprefe e meffe a iiI di fpad.. Ie gllardic: aVanzat
 dc' Perfiani, nè di 
più vi volle, perch
 Cosroe ú ddfe alIa fi.!ga. S'impadronì EracJio 
,nella Città dl Gaz
co, dove Ii trovo il Tempio del Fuoco, tuttavia 
.doraro da que' Barbari, e il teforo di CrcCo già Re ddla Lidia (10 
creda chi 10 vuol credere), e .6 fcoprì I'impofiura de' carboni, che 
(}ue' f..lft Sacerdoti t-à.cenno crcdae rniracolo[ameme [em pre 3ccefi. Da 
Gazaco fi porro I' elercito Crilliano aHa Ciaà di Tcbarmaës., ed in 
.dfa emraro contegnò aile fi..mme anch'ivi il Tempi? del FltOco, e 
.tune Ie abltazioni. Intamo Cosroe, avendo gli fprom delb paura a j 
fianchi, fi andava ritiraodo c fuggendo, e dietro di luogo in luogo 
.gli marciava il ,pr0d.c Irnperadore) prcndcndo e gualbndo tutto il pae- 
fe. 



ANN A L I: D' I T ^ L I A. 41 
fe. In qucfia m
nicra pa[sò l' An
o fecondo dcll.l querra. di Perlia, Eu. Volg. 
cd avvicin:mdoli 11 verno fu meffo 10 con[ulta, dove h aveOcro a pren- ANNOÓ13. 
dae i qu:mieri. Alcuni proponevano, che íi {vcrnaOè in Albania, Pro.. 
vjncia vieina al Mar Cafpio; altri, che s' mdarTe comra di Cosroe. 
L:l facra Scriuuro\, fecondo l' ufo offervato d1 Unt' altri in quefti tem- 
pi, quella tù che decife, dfcndoli troV;l(O in un ver[crto dell a mede- 
6ma, arerta all' improvvifo, parole indicanri di t
rmaríi in Albania. 
Conduceva feco Eradio Auguno, oltre ad un gr:m bottino, ben cin.. 
qtla:uamila prigioni P-eríiant. Accorroli egli dc' fieri patimenri di quella 
po\rer:1 
cnte, non gli foffrì il cU.Jrc di vederli maggiarmcnre penarc, 
e f1tti!i o (utri sl.:gare, dor
ò [oro la. liberrà. Le lagrimc, c!n: aCCOffi- 
pagn:Honcl l' allegr
Ll.a dl que' mifcri, e i lor voti, che U:1 sì buono 
ImDcradoïe libcrarTe la Per/ìa da Cosme, pdlc di tutto il Mondo, 
fur;nl) i 101'0 riograziamemi. Non disconverrà alIa Storia d' I ralia il 
far qui menziane di un fatto rifcriro da Frcdtgario (a) {uno iJ pre- 
a) C ,;.I'I' 
r. E I ' S 1 . íi 1 . S h ' . d . . 1 n "rø",,, 
lente Anno. rano g 1 C aVI, 0 la g 1 C laVOnl, IVCnutl rno lO e4/.4 8 . 
rempo fa padrani di parte dell' Illirico, cioè della Carintia, Bollina, 
Schia vonia. Ma avcano de'vicini rroppo potenti, che Ii calpcLhvano, 
cioè gli Unr.i, chiamati A vari., Padroni ddla Pannonia, e d' altre 
Provincic. Non baflava, che gli Sclavi pagòl(fero tribnto a Ca,ano, 
cioè al Rc di que' Popoli. Venivano ogni Anno gl'iniqui A vari a 
fvernarc addocro a i poveri Sclavi, li fervivano liberamenre delle lor 
Mogli e Fig1iuole, e gli opprimevano in altre m:micre. Ora accadde., 
che un cerro Samon(, Franco di N azione, c Mercaranre, andò a traf- 
ftcare oel pdere de gli Scla\-i, e trovò, che <}uella genre, non porendo 
più rofl-èrire gli oglrraggi c Ltrapazzi de gli A vari, avcano cominciato 
a ribellaríi a gli A vari. S.lmone s' unì con loro, e col fuo [enno e 
valore fu cagione, che gli Sc1avi guadagnarono una vittoria con grande 
ftrage de gli Avari. Tal crediro s'acquiltò egli con -eiò, che l'elef- 
Cera per loro Re, e in molte altre b:maglie con gli Unni rel1ò rem- 
pre fuperiore. RegnQ tre
tacinqll' anni, e di dodici MogIi Schi:\Vone, 
ch't'gli ebbe, lafciò vemiduc Figliuoli Marchi, e quindici femmine. 
Non fu avvenito qud\:o fa no da Giovanni Lucido ne'ruoi Libri del 
Regno della D.llmazia e Croazia. 


Anno di C R 1ST 0 DCXXIV. Indizione XI I. 
di B a 
 'I F A Z I 0 V 
 Papa 6. 
di ERA CLIO Imperadore 15. 
di A D A LOA L D 0 Re 10. 
L' Anno XIII. dopo il Confo1ato di ERA CLIO AUGUSTO. 
M AnJò in quell Anno il Re C"sro
 
n Cuo q.
ncra)c appellaro Str- 
, 
ab/ag
, uomo hen provvt'd
to dl fUf:erbI3, nell' Albania, r er 
Jmp('dlJe a.1 Imper
doa: EradiO (11 av.mzarh nelli& Pcdia. Ancorchè 
'101':1. 1 Y. F co. 



41. ANN ^ LID' I T ^ L J A 
ERA Volg. cofiui conduce['e can dfo lui un forte eferciro, tuttavia non osò mat 
ANN062.4. d, affronradi co i Greci, comento di andarli ri(l-ngnendo, con i1lar- 
fene lulle mOl
ugne, e con occur,are i fiti ihetci, per gli qu.lli s' en- 
trava nel domln1o Pediano. Non ,neue per quefto di marciare l'ani- 
molo .\ugullo \'crfo Ie nemiche comra.de, riColuto di andar' a rtovare 
nd Cll m= del IlJO paefe il Re Cosroe; fempte ricordevole de fuoì Am- 
b
lcja[Ori da .lui. ri[enuti prigioni contro. it 
iritto delle, genti, e fatti 
dJpoJ Icvar dl vIta. (.:!..uelb fplOa ftava forre 10 cuore di Eraclio . Venne 
un altro e[ercito. di Perfiani, condono da Sarbaro, 0 fia Sarbaraza 
che fi unì con Sarablaga,. cd era. anche in marcia ìl terzo rono il co
 
JD.\.ndo. dl Sac: quando ì due ptimi Generali per gdofia, che non foffe 
anribuita. la viuoria. all' ultimo, determinarono di dar eglino 1a baua- 
glia fcnza. åi lui, e s' accoltarono verfo la fera col loro campo a quello 
d' Eraclio, per attaccar la zuffJ nella mattina feguente. Eraclio, ciò 
prefemito, tègretamente continuò tmta 1a nott. i1 viaggio, e andò a 
polbr Ia flla Armata in un bel piano ricco di foraggi. J Períiani, cre- 
t!endo , che Eraclio ave(fe prera la fuga, gli arnvarono addoffo la mat- 
tina appreffo, [enza. metterti in orJinanza. E male per loro, perchè i 
Crifi:iani a guifa di lioni combattcndo, ne tagliarono a pezzi afT:,i !Iìmi, 
e sbanJJ.rono gli altri. !vIa. nel b6llorc di que1la mifchia ecca fopra
- 
giugncre Sae coil' efercito fuo. Contra di cotlui fi rivol[e 10 sforzo 
maggior de' Criíliani con tal empito, che mifero ancor lui in ifcom- 
pigho, e prerero tuno il fuo equipaggio. Non iftettero poi moho 
Sarbaraza, e Sae a raccogliere tutte Ie lor fone difperfe,. e la gente 
tùggita 
 con formate un podero[o efercito, ri[oluti di venir di nuovo 
aHe mani. Eraclio, che fi trovava nel cuore del paefe nemico, fenza. 
fortezze di falvaguardia in occafion di disgra7.ie, prefe il panico di ri- 
tiradì. Gli erano- rempre aile fpalle i Perfiani, e tale fu.la fi-rerra, che 
i Lazj, gli Abasgi, cd Iberi fuoi Collegati, abbandonarono l' efercico 
Crifiiano, e fe n'andarono a i 10ro padi. Non fi perdcttc d' animo 
per quefio il coraggiofo I mperadorc, e con bella orazione ravvivò il 
coraggio ne' fuoi 101dari, con ricordare a tutti, che il Dio de gli cfer- 
ciÜ lbva per loro;. e che occorrendo confeguircbbono la Corona de' 
Martiri, e gloria preffo i po{leri; ma che coll"aílìllenza di Dio anche 
i pochi poteano sbaragliare i molti. Ciò fano, fchierò tuna I' A rma- 
ta per 3ccettar la bauaglia; ffia quefta non fi artaccò, c fierrcro turto 
quel dì a uuardaríi I' un l' altro i due Eferciti. La fera I' Imperadore- 
mire in m
rcia i fuoi, e i nemici credendo di poterli prevenire per una 
fcortatoia, andarono ad imbrogliarfi in cene paludi con grave Ioro pe- 
ricolo. GlUnfc finalmeme Eraclio neU' Armenia Perfiana, e qui fi ac- 
campò 
 giacchè era vicino il verno. Prefe quarticre anche Sarbaraz:! 
in quelle comrade col Cuo efcrciro, acccrefciuro di moho nel cammi- 
no; ma buona parte d'effi, avvifandofi che foíTc già terminata 1a cam- 
pagna, fe n' andaroi1o aIle lor cdfe. N' ebbe avvilò Eracho, e feppe 
profÌrrarnc. Era aHara ben rigiJo il verno, tmravia fcelli i più robufti 
foldati c cavalli dd}' Arm;\ca, e fattene due: rquadre, I' una ne rn.andò 
111- 



ANN A LID' I TAL I A . 43 
innan7.Ì ad aiT"alire i ncmici, ed egli in. perfona te
ne dierl"o. coW cltra. E tI. A V olg. 
Camminarono tuna la noue, e verfo 11 far del glOmo arnvarono aHa ANN 0 62.4. 
Terr.t di SJlbano, ft:nzl chc i Perfiani fofpetta!fero pU!1tO di aver I' ono- 
re di qudh vifira.. Semira la v
nl!tJ. d
' Critliani, .que' Barbari sbalza- 
rono fuor de i letU, md. anonUi1tl dalle fpade nemlche, reLtarono qui- 
vi tutti fvenati, eccenochè uno, il ql1ale porrò la nuova a Sarbaraza, 
acquarrierato nelle vicin.anze. Non fi curò quel bravo <?eneral Per- 
,fiano di veftirfi.; ma nuao e rcalzo (,ltato a cavallo, fi falvo colla fuga. 
Sopragiunrero i Criíliani, che mold di coloro efentarono dal pefo della 
guerra can uccidc:rli, 0 farli. p:igi?ni. I S

rap.i Perfia
i, I
 lor Mo- 
gli, e il fiore dell:! lcr .N obllta, s erano fltlratl 
opra I rem delle ca- 
fe, e quivi 
enfd
'ano dl dlfenderfi; ma attacc
[O 11. fu.oc<:> ad. eífe cafe, 
parte TIe pen neile fiamme, e parte fi arrendc a I vmclton. Tocca- 
'rono fra l' ahre cofe all'lmperadore Eraclio I' armi di Sarbaraza
 cioè 
10 fcudo d' oro, la fpada, la lancia
 Ie fcarpe, e una cimura d' oro e 
di gemme. Torno!fene poi il g,lorioro Imp.eradore al ru
 camp
, fini- 
to l' anno rerzo della Guerra dl Perfia, C In queUe partl fvemo quic- 
tamentc fino alla primavera ventura. 


Anno di C R 1ST 0 .DCXXV. Indizione XI I I.. 
di 0 NOR I 0 I. Papa I. 
di ERA CLIO Imperadore 16.. 
di A RIO A L D 0 Re I. 


L'Anno XIV. dopo il con.folato di ERA CLIO AUGUSTO.. 


F 1nquì Adaloaldo 'paci6camcnte, avea governato il Regno de'Lon- 
gobardi colI' aílìl1:enza di fua Madre la Regina ,creod,Iinda, quando 
quefia fa\'ia e piifìma Principelf."1 (impropriameme eletta da Giovanni 
Boccaccio per fuggeuo d' una delle Lue Novelle) terminò i fuoi gior- 
ni. L' anno precilo di rua morre non fi fa, rroppo e!fendo digiuna e 
rnancame la Storia d' Iralia, e infin quella di Paolo Diacono, in qt,lelti 
tempi. Ma probabilmenre prima delle difgrazie di fuo Figliuolo ella 
palso da quc110 ad lln miglior Mondo. Guah'ano Fiamma (a) fcrive., (:I.) G l- 
che a' fuoi tempi nell' anno q [0. fu ritrova[O it) Monza 11 Corpo d' ct:' 'Va1ru:: a 
fa Regina Teodelillda, e ripofl"o in un' Arca di marmo. D, ciò non .Fiam,!,,, ;ø 
paria J1 Morigia nella rm Sroria di Monza. Sohmeme dice, ch' -elfa .}.fam/HiD 
ivi 
bbe la fepoltura. 
 fi.a, che il Re .Adal
aldo, 
rivo de' buolli con- 
::::
1. 
figh della Madre, cornmclalfe ad operar cole dlfplaccnri alIa N azion Rer. Ila[;/. 
Longobarda., 0 pure che fi forma!fe qualche congiura comro di lui, 
per ia quale egli in1ìeri!fe contra chi cercava l:t dl Jui rovina: ceno è 
per 
ttdì:no del fuddeuo 
ao!o Diacono. (b), che dopo aver regnat-Q (b) Paulus 
dl eel anm colla Madre, gh dlcdc Volta 11 cervello, cd impazzi; per ? b ,aCOllHS 
 
Ii' z. Ja 1.4. (.4J' 



4i- ANN ^ LID' I TAL J A. 
EllA. Vo}g. la qU:l1 cagione fu cacciato d,d Regl1o, e fufiituito in ruo luogo Âriotll. 
AN N.o62,S. do Marito di Gundeberga SoreHa d' e!fo Adaloaldo. In quefi' anno ter- 
minò dunquc il Decimo del roo Regno, e però qui convien parlare 
ddla fua cadura. Altro che Ie fuddette bre\'i parole non Iafciò fcriuG 
di lui 10 StoriclI Longobardo, perchè dt più nan nc feppe. .-\fcoltia- 
IDa ora Fredcgarw, de circa l'anno ï+o. (èriveva Ie Stone de:' Fran- 
chi nel Sccolo fietTo, in cui f10ri anche Paolo Diacono. Racconra e- 
gli (a) nIl' anno 62 
. che .Ada/oaldo Re Figliuolo di Ãl.on
 (cioè di .-\gi. 
101fo) dI"cndo rucceduto a fuo Padre, accolfe benignamente un A m- 
bafciatore, mandatoglí da Maurjzio Imperadore, per nome Euftbio 
 
S'inganna il buon Ittorico, perchè Adaloaldo non regnò a'tempi di 
Maurizio, ma si bene di Eraclio Iroperadore. Agg:ugne, e!fere cor[a 
"oce, che Adalo.aldo fot1e fiaw unto da que fio Eu[ebio con cerri Ull- 
gucnti, per virrù dc' qUlli da lì innanzi non facca fc non quel che Eu- 
febio volea. Fu dunque configliaro d.!l Greco di uccidere prima tut- 
ti i Grandi del Regno Longooardico, e poi di [ouometterfi all'lmpe. 
,-ador Jo.laurizio: vuol dire all' Imperador Eraclio. In fatti ne uccife do- 
dici fenza lor colpa: il che veduto da gli alrri, per timore di fimile 
mltUmenro, tutti fi accordarono ad e1eggere per Re lara Caroaldo 
(da Paolo Diacono è chiamato .drioa/do, c:d è 10 ftdro che Aria/do) 
Duca di 'I'orino, il quale avea per Moghe GUlJdeberg-!Z, SorcHa d' e!fo 
Adaloaldo, e Figliuola del Re Agilolfo e di Teodclinda. .dda/oaldø 
(feguita a dir Fredegaria) tlvvelmatl morl, e Caroaldo prefe 10 iè:ettro 
del Regno. Que! racconto de gli unguenti,' e del loro dfc:rro, c:: del 
voler fottomettere il Regno aU'Imperadore, lu tutti i requiliti delle 
dicerie e fole popolari. Contllttociò può e!fere, che qualche coCa di 
vero fia mifchiato con quefio falro, accordandofi in qualche guifa col 
èirfi da Paolo Diacono, che Adaloaldo impazzì. Tuuavia fi può te- 
mere, che nè pur uno di quefii due Storici f(b!T'e abba(lanza informcl- 
to de' motivi, per cui Adaloaldo 
addrt: dal Trana. E qui COIWlen 
ofrcrvare, che fecondo i conti 
el P. Pagi in quell' an no fu chiamato 
b . rla Dio a miglior vita Papa Bonifazio V. Vuole eOo Pagi (b), che fe- 

;i/

I;:
 guilfe la di lui mone nel dì 22.. d' Ottobre, e che Otlcrio I. Papa fuo 
. Succdrore fo!fe da lì a cinque giorni coniecrato, irnmaginando, che 
l' Ef.1TCO di Ravenna fi trovatTe in quefii giorni in Roma, ed ave!fc 
f.1cultà di approvar I' elczione del novello Papa, fenza a[pettar la con- 
fermazione a dirittura claBo UetTo Imperadore. S' è difpucato imorno 
al tempo dcIJa mane dd primo di quefti Pontefici, e della con[ccu- 
zione dell' altro; cd apprefro il ruJderto Padre Pagi fi vedc ben trat. 
tata la materia. 
A buon como abbiamo una Lenera di Ouorio I. PJpa, Succer. 
fore di Bonitazio V. ;1 i J7efc()vi Jell' Epiro, data Idibu
 De:embris In- 
diEliore Xl P. c per con(cgu<:nte in qudl' aono, nel c
t Stnembre co- 
minciò a t;
rrer;: I' hJdhiolle QU.lttordicejima. Sic:hè it vcde delto c 
cOllfccr:.1to nell' an no prcrcme O}Jorio J. Ora fecolldo tune Ie apf'.aren. 
zc, a qudlo mcddimo a.:1n
 ancora appanicne un' altra Lcttcra (crltta 
daUo 


( a) FTtJtg. 
in ChTDn;,. 
f41-. 49. 



^ N N A LID' I TAL I ^. 45 
dallo fidTú Pap' ad /facco Patrizio, E/ayco di Ra'VUJI11l, in cui Ii lq- Eu Vol
. 
go no quefte parole: C.) Dtlal/lm eft ad nos, Epi{copos 'ira
fp.:ldallos P
e- AIHW Ó1S. 
1ro PauJj /ilio (uadere con3/OS el/è, ut Adalua/dum Regem deftreret, ÂrlO- 
'Vllldoque 1yra,ino Je applicaret. 
,imobrEm quia Pelrus pra'Vis elrtlm COn- 
þliis re{puil obedire, (3 facrammta Regi Agoni (cioè ad Agilolfo Rc) 
Ada/uilMi pillri preflita .!anEle cupit ftr'Vare: & quia boc DID (3 homini- 
bus eft inlpJtum, ut qui tale facinus 'Vindicare de!term!, eorJi1n ipfi fua(q- 
reS exiftanl: rogam:Js 'Vos, ut poflfjuam Adalualdulf
 di'Vino in Regnum, ut 
fperamus, aflxi/io redaxeritis, prædiElos Epiftopos Romam '!Iil/ert 'Velitis, ne 
ftelus hujujmodi impUl1itu11I '"t.Î/lljuamus. Un par1:!rc sì haro dl un Pon- 
teficc Romano, ci fel imendt:re, che Adaloaldo più non rc:gna\'a, ma 
che non davette e{fere giufiamente depofio, e forft: ch' egli non era 
impazz.ito j 0 fe pur talc, ft: gli doveano dar Curawri, mol. non già 1<:- 
vargli la Corona. Intanto noi troviamo Arioa/do confiderato dal Papa 
come ufurpatore del Regno, e 7Îram,o. N 01 vedemmo, che GU/ld(Jal- 
do Padre d. ,,{fo Arioaldo era {hto uccilo per orJine del Re Agilolfo. 
J)robabilmeme contra del di lui Figliuolo ii volle vendic:ue Arioaldo. 
A me fi fa credibile, chc concorrdfe ancora a gU.ldagnar Ie premure 
ð' effo Pomcfice in favore di Aia/(Jtf,/do, l' e{fer egli CattDlico di Reli- 
gionc:, laddove Arioaldo, che gli [olfe la Corona, era dl profeffione 
Ariano. Ml vien' anche da fofpettare, che non int1ui!fc poco ad ecci- 
tar quella congiura contra di Adaloaldo la lle{fa diftèrenza di R
]jgio- 
ne, perchè i più dt: i Longobardi reguitavano tutravia gli errori d' A- 
rio, e di mal occhio miravano un Re, che dalla Madre avea bevuto 
il lane della dounna Canolica. Finalmc:nte dal1a fuJdetta Lenera im- 
pariamo, che J(acco E.JllïCO di R
'Velzna era in leg
 col Re AdaloaM" 
decaduto 
al Regno, e d,JV('tte forst anche prendere I' armi per ri- 
metterlo ful Trono. Ma non appariíce, che Adaloaldo riforgeffe, e li 
può credere, che il veL"no a lui d:ao termina(fe in fine la lite del Re- 
gno, ed Jiàcco fi ririro1!f
 a Ra
-enna con riconofcere per Re l' u[ur- 
patore Arioaldo, e con rinovar la Pace ftabilita da i fuoi SuccdTori. 

eggon
 due Dip
úmi d' 
fTo Re Ar!a/oaldo in favore del Monitl:ero- (a) Ul/"ll. 
àl 
O
blO prefTo.! Ughe
h (a): 
o h ten&o per f
uura de'SecoJi po- 1tal. StHr. 
!tenon, e 110n g13 autcDucbc: Scrltture. L Ughelh ce Ii fa vedere con To",_ LYe 
una 


("") Ci t ftßt
 riferito, ,he j P ifco't;j ä oltrt Pì fi (qno sforz(fti Ji CÞnji- 
gliare a P ielro f!glio pi p'"Olo, accið abbandonaJlè jJ Rt .AßR1Ma/do, eft 
a:coßa
 ad. A.rlO'valdo 7Íranno. P.tr la '1ual coft, ptrchè Pietr, ,.;cujà 
d obbedlre a dz /oro ptl";;trJi con.fig!l, e fantamentt brama di o.lftr'/)(
Ye ; 
giuramenti fatti al Re Agont (cioè ad Agilolfo Rc) Padr' di Ada- 
/lia./do: e perchè ciò difpiace a Dio td ag,li Uomini, che c610ro i quaJ; 
Jo,,:e'1.1ano p:t
ire tale ftdtYß

ne, J!l ifleiJi ne fiano configlieri j , Pi prt- 
ghlomo, acczô dopoche col dl'VIJ'JQ oJuto, come Jþeyja1110, a'Ven:te ricondot- 
to nel Regno Ada/ualdo, 'L'ogliate mandare a Rom" i predeui F ejèQvi 
affi",hè mn reßi implmila una fimile ;nÙjMità. ' 



46 ANN A LID' I TAL 1 11. 
'EB.A Volg. una Dat3, e it Margarino (a) con uo'altra I'll tuno diverCa e fpropo- 
ANN06:z.S. fitata. L'uo d'dli h fa concedllto ad Attala Abbat
, e vi è coman- 
(
) ./I
aãa- claro, che nul/us ex ']udicibus, Comifibus, Gaflaldis &c. dt:bb.\ inquie. 

:j;TJt:f. are tare quel facro Luogo. Ora prdfo i Rc Longobardi 10 lle{fo era Giu- 
Tom. 11. dice che Conte. Però in vece di ']fldicibus dovrebbe ef1ère fC\"1rco Du- 
cibus. L' uno d' em fi dice dato 7ïcini, e l' altro Papiæ. N eU' uno è 
detto Adiualdus, nell' altro Adiu'Vald. Il PaJre Pagi, che fidarofi di 
qucfii Privilegj ,ha immaginato, chc il Re Ada1oaldo feguitalfe a re- 
gnare in non ío qual parte del Regno, menrre Ari-oaldo rcgnava in 
Pavia, è privo di valevvli pruove di un ral f:1tto, cd ha poi 'contra 
di sè l' aurorità di Paolo Diacono, e di Fredegario. Sicchè a me fia 
lecito di mercer quì il fine di Adaloaldo, e di cominciare a contar .quì 
r anno Primo di Arioaldo Re de'Longobardi, appellaro Car.iMldo da 
e{fo Fred..:gario, e di credere, che il Pagi s' inganni, al10rchè credc, 
che ,Adaloaldo feguita{fe a regn.lre, c ripiglia!fe Pavia. Di sì firepiro- 
fi fucccffi è difhcile, che non fo{fc rimatta qualche memoria pre{fo gli 
Storici fudderri. 10 maggiormente non mi vo' fiendere, ed efaminar 
la tela, che credo quì mJl ordita dal Pagi, i1 qUllc troppo fi fiJa di 
Sigeberto, 0 .iÏa de' fuoi Copi (ii . 
'tn que!l' Anno quarto della Guerra di Per6a I'Imperadore Eraclio 
prere la rifoluzione di paifar colle fue armi nella Siria, che noi ap- 
pdliamo Soria. (b) Valicò con grande farica iJ Monte Tauro carico 
(b) cr'm1b. di nevi, e quindi il Fiume Tigri, con arrivare alla Città di 1\11rtiro. 
In "nog. po1i
 e di Amida, dove fì riposò. Di Ii porroffi aUe Città di Ger- 
manicia, e di Adana, e al Fiume Saro, dove occupò, 0 fece un Ponte 
muniro di torri. N eU' oppofia riva fiavil il campo PeriÏano, coman. 
dato dal Generale Sarbaro
 0 61 Saybaraza. Seguirono varj incontri 
fra i Greci e i PeriÏani, per 10 pill vantaggiofi a i primi. Eraclio era 
fempre ana tefia di tutti, combattendo con gran valore; e un dì ve. 
nuri i Pediani ad a!falire il Ponte, cgli con un colpo di lancia, 0 pur 
con un fendeme di fpad:l rovefciò nel Fiume un Pcrliano oi figura Gi- 
gamefca: il che veduto dl gli alrri, 10ro fece prender Ja fuga, ma 
con refiarne mold uccifi, 0 affogati nel Fiurne. Pa(fari di là dal Pome 
i Crilliani cominuarono la pugn<1, in cui 1'lmperadore diede altri faggi 
di flla bravura, non fenza m..1raYiglia di Sarbaro, che fiava a mirarlo 
da lungi, nè {i auentav.a ,a f.11" frome. 
.a, nocre di
de h.n
 .al com. 
battimcnto. VenuropOi II verno, fi rmro l' Eferclto Cnfilano alla 
Città di Scb,dlia nel Ponto, e quivi acqllarticrato ft rimilè dalle fof. 
fene fÂtichc. Ma Cosr
e Re dell.. Perfia arrabbiato, per vederfi di af- 
falirore divenUto a{fl!iw, fcaricò il fuo furore contra tune Ie Cl1iefe 
de' Cnt1iaoi, chc fi trOV:1vano [otto il [uo dominio, con ifpogliarle di 
tutti i facri V," cd arrcdl; e per far maggior difpctto all'lmperadore, 
forzò iCrifiial1l rUOl iuJ:..\Jti ad abbracciare 1a Sura di N eflorio. Così 
abb;amo âa TeotJnt:, unico Scrittore di quel1i futri. Alrro non fcce 
10 Storie.) Ccdreno ne'tur.i Ann.\li, che copiar Ie parole d' e!fo Teo. 
fane. Dt:gno ancora di annotazione fi è, che fi
lJ a qu,;lb tempi \'.1 m- 
peno 



ANN A LID' I TAL I A. 47 
perio Romano avea ritenuto in 
uo potere alcune Città prob
bilmente 
J.^ Vol
. 
maritime ddl.t Spagna, aIle quah davano roccorco occorrendo I Gover- AN N., 62.5. 
narori dell' Affrica, giacchè quefri comandavano anche alIa Sardegn.t, 
e a Mdionca c Minorica. Ma Suinli/a Re de' Vi6goti, che regna':a 
in ICpagna in queO:i tempi, aggiunfe colla fOlza dell' armi queUe:: Cmà 
al [uo dominio: con che venne ad effere il primo fra' Goti Monarca 
di turta la Spagna, con ifiendere la fua 6gnoria anche per la Gallia 
Narbonenfe, 0 {1a nella Linguadoca. Santo /fidero Arcivercovo cele- 
bre di Sivig\ia C.s), che fioriva in quefti tempi, e terminò nel prerente (a) Ifidø.rul 
Anno la rua Cronica de'Goti, ci dipinge il Re Suintila,. come. Prin- mChrlnlcø. 
cipe pien di valore, e Pad,-e de' Poveri. Ma non cosl col tempo fu 
creduto da altri. Probabilmcnte a quefi:' Anno fi dee riferire ciò, che 
larciò fcrirto GlOna' Monaco di Bobbio, Amore contemporaneo (b). Çb) 'ønal 
Cioè che Atta/a Abbil.tc di quel Moni1tero, avendo inviaro a Pavia In V/
. $. 
Blidolfo Prete, queO:i s' mcontrò in Ariotddo Duea Long()bardo di ere- ::r.r

e
i: 
denztl Aria1la "ebe dopo /a morle Ji Ada/oaldo diventð Re de' Longobardi. flin. Mllbil- 
Appcna ebbe AraoalJo veduto n:idolfo, che diffe a' Cuoi: Eeeo uno de' Ion. 
Jt.1onaci dì Colombano, ehe nOli fi' degnano di renderci i/ fa/uto. E fu eg1i 
il primo a falurarlo. AHora Blidolfo. gli rifpore, che avrebbe anch' egli 
a lui augurata la ralute, fe cffo. Arioaldo non avcffe tenuto de' falfi. 
fentimenti in materia. di Fede. Irritato da ciò- l' Ariano PrincIpe diede 
online, che fegreramente qud Monaco foffe ben bailonato. L' ordine 
fu eCeguito j e il povero Monaco rd'.:ò come morto [otto il pefo di 
queUe baftonate, ma da lì a poco fi riebbc prodigiofamcntc, c re nc 
tornò al Monillero. rano e falvo.. 


Anno. di C R 1ST 0 DCXXVI. Indizione XIV._ 
di 0 NOR I 0 1. Papa 2. 
di ERA CLIO ImpeJ;adore' 17_ 
di A RIO A L D 0 Re 2. 


L' Anno XV. dopo il Confolato ' d'ERACLIO: AUGUSTO.. 


U N grave perico]o corfe in quefi:'Anno l'Imperio Romano in Orien- 
te. Perciocchè Cosroe Re della Per6a, veggendo ardere la pro- 
pr.la cafa, nè. fapendo ]a maniera di riputCare il prode Imperadorc Era- 
cho, che gh era con gran vigore addoffo, ricorfe ad altri pauiti per 
abbatterlo.. Tanto Ii adorerò con ambafciate e regali, che conrraffe 
]
ga con Caeano, 0 fta col Re de' gti A vari, dominante nella Panno- 
ilia, que! rnedefimo, a cui Erac\io avea raccomandato i ruoi Figlmoli, 
uomo, che teoea roppiedi Ie prornc:ffe, i part i, e la Religione. Moffe 
quello Re infedele anchc: i Bulgari, i Gepidi, e gli SchIavoni, a impren- 
der [eeo l' atfedio di Col1anrinopoli. In fatti nel Mere di Giugno, come 
s' ha 



48 ANN A LID' I T ^ L T A. 
EaA Volg. 5'11:1 daNiccforo Coílantinorolit:mo(.t),e dalL. Cronica AleffimdriQa (1)) 
AN ) NO .(i2. h 5. che minutamcme deCcrive queí1:i avvcnimcnti, comp:òrvc davanri a Co
 
(.I NlCep. 1 1. " l ' A I 
 .. d II " d C 
;IS Breviar. lanrlOOrOll . nnata terre .re e mantlma e m egno ac.mo, con fa- 
(b) chrøll. ma credenza d. poter rouometterc quella Regal Ciwì, menrre Enclio Ii 
.Allxandr. Hovava cosi impegnato nella guerra co i PerGani. N clio tldro tempo 
Cosroe lþedì un'Armata comandata da Salbaro fuoGencrale all'aíredio'di 
Calcedone (fegno, cl1e 0 non I'avea prcfa, Ç> non I' avea conrervara nell' 
Anno 616.) accioccl1è andaffe di concerto coll'iniquo Ca.cano aIla ro- 
viRa dell'lmperio Romano. Arrena ebbe Eraclio Augulto fcopeni i 
tiircgni di colloro, che ìnviò la rerza parte delle fue truppe alIa di- 
feft di CoHanrinopoli, en tro h qual Città BNO?/f), chiamaro dJ. alrri 
Brmðfo, Go\'ernatore, in cui gareggi:1va colla Prudcnz.l il coraggio, 
fece quanti preparJ.memi potè per foO:enerfi Contra di un sì furiola 
torrente d'arm:ui. Furono dati varj at1àlti alIa Città di Cdbnrinopo- 
Ii, adorerate Ie Torri, gli Arieti, Ie Teftuggini, i l\1angani, cd ::lItre 
mdcchine militui per efpugnarla j ma fu corrifpollo con egual br
- 
vura da gli aITcJiui. Si trartò più volte di aggiulbmento, Ola infrut- 
tuo(lmentC fempre, rerchè il fup("rbo Cacano {1,l\'a forre in volere la 
rcfå della Città: dal che era ben lontano il prode Governarore. Nulla 
profinav:mo nel loro AfJdio i Barbari, quando rj.ufcì a gli Armeni 
CriUiani di dare colle lor barche addoíro a quelle de gli Schiavoni ne- 
rnici, c di sbaragliarle. Grande fu b t1:rage di que' Barbari, rimaí1:i 
vittime delle rpade Criftiane, 0 precipit.ui nel mare, il quale, per at- 
tefiato di N iceforo, in tal congiumura fi vide [into di color di fan- 
gue. Queí1:o colpo fece rifolvere Cacano a levar I' aíredio j e da altri 
fu credmo, che disguí1:ati gli Schiavoni per quella difavventura, abban. 
donato il campo re ne [orna(fero alloro paefe: il che fo(fe cagione, che 
anche il Re degli A vari fi trovarrc torzaro It feguitarli . :\ttribuì il Popolo 
di Coftantinopøti la fua libera'l.ione ad un particolarc aiuto di Dio, e alia 
protezione ed inu:rceffione della Samiffima Vergil1c Madre di Dio, 
di cui era divotiffima quella Cirrà . 
(c) Th,ø,lr. Inramo l'lmperadore Eraclio, ficcome aòbiam da Teofanc C,">, 
in Chrøn,z. avendo divifo \' efcrcito in due, ne diede una parte a creodøTo Curopa- 
lata, cioè Maggiordomo Maggior della Corte, ruo Fratello, accioc- 
chè andaíre incomro a Sae Generate di Cosroe, che conduceva un' Ar- 
mata di bella genre si, ma di nuova leva. CoW a1tr
 parte eITo I mpe- 
rddore s'incamminò verfo it padè de' Lazj, fimato nella Colchide ful 
fine del Ponto Eufino, 0 fia del Mar Nero. Non sì [ofto Teodoro 
fi trov-ò a frome di Sae, che :maccò b zuffa. Levoffi in quel10 4bnte 
un temporale, che regalò di groCTa gragnuola i Períìani, rcnza che ne 
roccafle a i Cri lliani, lopra i quali 
ra fereno il Cielo: e CIÒ fu con- 
fiderato per miracolo. Segui!arono effi Crifiiani a menar Ie m.mi, ran- 
tOC;oI': milèTo in Tona il m:mico, di cui non poca parte trovò quivi la 
repohura, Arlc ò'incredibile Cdcgno Cosroe contra di Sae all' avvi(o 
di ,que ft:1 perdita, e comandò, che vel1lfTe aUa Cone. Ma il miÎero 
per t' afflizicne e difperaÚont c.
Juto inferrno terminò per illrada.i fuoi 
glOr- 



ANN A LID' I TAL I A. 49 
giorni. D' ordine nondirn.eno del ß
rbaro R
 condotto alia Cúne. il Ji ERA V ol
. 
lui cadavero raluo, fu d poLto a gh oltraggt del Popolo, e cancaro ANNO 6::.:;. 
di balronatc, fcnza che dTo rifpondeLTe una parola 0 gitraffe un iòfpi- 
roo A\'eva i.mamo I' Imp'erador
 Eraclio (
) per rn.ezz.o d'.Amb
fCiat?fi (a) NiClþh. 
e con regah trarraro co 1 CJarchz, appdlau Gazarz, anch effi dJ nazlO- in Brtl/. Ri- 
ne Unni e Tarrari, a fine di rnuoverji a'danm de' Perfiani. In tàtti co- flør. 
fioro, rotte Ie Pone Carplc (m' imnugino io, che iìeno Ie Pone 0 
Chiufe del Monte Cauca1o) piomb..lfono da queUe pani addolTo alIa 
Períì
, dando il guano àovunque caplr3vano, e facendo prigioni quanti 
cadevanc nelle lor mani. Era Capo di coHoro Ziebele, che dopo Ca- 
cano veniva riputaro il più tcmuto e ihmato Signore fra gli U noi, 0 
íìa fra i Tartari. Trovando!ì 1'1 mpcradore in queUe vicin:mze, volle 
collui abboccarfi feco, c l' r.bboceamcnro f.:guì prdro a F1f1li Città 
de' Perfiani, i quali dalle rnura .turolJo fpCLt3ton di que! congrelTo . 
Appena giu!,[
 Z
cbe.lo davan
i all' Augu1io E.'aclio,. c!Ie. balz;.I.to da 
cavalio fi gttto dl!teto colI.! .tJCCla per terra, onore mjollto fra' Cri- 
fiianÍ, md. praticaro da que' B.lrbari verro i 101'0 Prmcipi. A 1trertanto 
feee turto I' eferciro Turchc:fco, che era con 1m. Fece fuper I'lmpe- 
radore a Ziebelo, ehe rimo[1taa
 a C..Vàlla, e s' dccoftalfe. Così fecc 
cgli, e quando fu alIa prefcl1z.\ rua, Eracho ti cavò la Corona di capo, 
e la pore in quello del Barbaro, coo chiamarIo anche Figliuolo. In- 
vitò a pranzo lui, e i fuoi Baroni, e tcrmll1aro che fu il convito, do- 
nò a lui tutti i va1Ì e gh ut
niÌh con un manto Regale, ed orecchini 
di perle, e a i di lui B.\rom di rua mana dlf pensò altri donativi. Per 
impegi1.lre ancora con legaml più thcm il B.ubaro in quefta Lega, 
cd a\.ciocchè non gli veni{fe talcnto d'imitare il perfido Cacano, gli 
rnnlhò il ntratto dl Eudocill fua Figliuola can dirgli: Già io ti ho di- 
ehitcftlto 111io Figþuolo. Mira ancor quefta mea Figliuota Augufta dc' Ro- 
111.1"11. Sf! contra de' miei ncmici mi recberai aiuto, io Ie fa promclto in 
iJPo(a. ZI. bdn rnpraf.ltto da quelti tàvori, e dalt\ bdtà dt queUa Prin- 
cipc:/Ta, muo promife, c diede toll:o ad Eraclio quaranra mIla de' iuoi 
combd.trenri, con ordme di fÚvirc a lui, come a fe He{fo. 
. Ponata che fu a Cosroe la nuov:I della Lega reguita fra Eraclio 
e i Turchi, pico di tlmore e d' affanno, fpedì roao Lcttcra a Sarbaro 
fuo Generale, con ordine di lafciar CalcedoGc, e di ricondurre 1ülle- 
citam. nt
 la ft
 Armata in Perfia, per opporla ad Eraclio. Caddc que- 
fia Lctt-=ra foftunatameme in m:mo dell' Imperadore>> e perchè a lui 
premeva di non aver conrrall-o daU' armi di Sarbaro, finfc un' altra Ler- 
tera di Cosroe, e }a figil1ò co} Sigillo Regale, in cui r avvilava, chc 
('ntraro l' Imperador de' Romani co i Turchi nella Perfia, era {hto 
(co:16tto daWarrni [uc j c però ehe anendcßè alla conquina di Calce- 

one, nè fi movefië dalle Greche comrade. N afce qui uno rCJbrofir. 
tuno nodo di Storia, pc:rchè T eofane dopo aver narrata 1.1 Lega fud- 
detta co} Re de' Turchi, {alta a dIre, che coLloro vencndo il \lemo fe . 
ne torna.ror:o aIle lor cafe, prima che termioafie I' anno, in cui Er:aclio 
fece vane tmprerc conrr
 de' Perfiani; c: quì irnbroglia forte il f.1CCOI1- 
crQm.IY. G to 



S'o ANN ^ LID' I TAL I A. 
E 1\ A Volg. to diccndo in un lU:Jgo fucceduri qu:::' fani IX. Oflobris di
 IndiEliolle 
ANNo6:1.6. XV. it che vorrebbe dire ndl" Amunno dell'anno prc:rcnte 62.6. c in 
un altro l1fen(ìs Decembris Die XII. q!ti Sabbati dIes fuit: il che ap4 
partiene al fine dell'annn rn(feguentc 62.7. E cerro hanno avuta ragion 
di dire i Padri Petavio, e Pagi, chc rnancano ncl tefto di Teofane Ie 
mernorie d' un a
no dclla guerra di Pedia. 11 Pagi ha diflùf1mente trat4 
tato quell:o PUnto 0 Egli crede Cnccedilto I' abboccam
nto di Eraclio cot 
Turco od1' Anno feguentc; io ne! prefente,. credendo,. che qui fi pafT" 
riferire ciò, ch(. fcrive Giorgio ElmJcino (0) antichiffimo Scrirtore 
ddla. Storia Saracenica 0 Raccon(a egli all' Anno Quano dell' Egira , 
cioè all' Anno. di Crifto 6z.5'. avere it Re Cosroe, fàcgnato conrríl di 
Siariare, cioè contra Sarblro 0. fia S:ubaraza, fuo Generale, dato or- 
dine a Marzubano di ucciderlo. Qletlo Alarzubano verifìmilmente è 
10 ftc:fTo, che iUarzabane, mcntovato ne gli Ani di Santo Anaflafio 
martirizzato circa quell:i tc:mpi da i Perfiani. Capitata la Lenera in 
m:lno dell'Impc:radore Eraclio, quell:i ne [c:ce avvcrtito Sarbaro, il 
quale chiarirofi del fano, pafsò a j fervigi dell' Imperadore con affaif- 
fimi altri Ufiziali. Secondo Teofane quello fatto di Sarbaro ruccedettc 
più t:udi, cioè L' Anno 62.8. con circollanze diverfc, ficcome vcdre- 
rno 0 Seguita poi a dire Elmacino, aver Eraclio Ccritto ad Chacanum 
Regem Hararorum (fi dec rcriverc 1lc,zarOrttm, cioè de' Turchi chia- 
mati Cazari, 0 Gazari) per ottener da lUi quaranta mila cavalli, con 
promeucrgli in ri
ompenra del fervigio una fua Fígliuola per Moglie: 
nel che va d' accordo con Teofane. Andato. dipoi Eraclio nella Soria 
cominciò a prendere molte Ciuà a lui già. wlte da i Perfiani, e a met- 
tervi de'ruoi Governatori. Era fparfa b. maggior parie delle truppc 
di Cosroe per la Soria e Mefopotamia; Eraclio a poco a poco Ie mi- 
fe a 61 di fpada, 0 Ie cbbe prigioniere. Diede poi Cosroe il comatl- 
do ddl>- Armata fua a Marzubano, cd intanto Eraclio Ii trovava. occu- 
pato in fottomettcre l' Armc:nia
 la Soria, e l' Egitto (cora nondimeoo 
poco credibrle, pcrchè tante forze non aveva Er.1clio) can. dlsfar tutti 
i Reggimenti. Pediani,. che s'incomravano in quellc pani. Aggmgne 
dipoi, chc Eraclio avea nella fua. Armata trecento mila cavalli, e circa 
a1tri 'luaranta. mila cavalli Gazari, cioè Turchi. In vece di trecento mila 
fenza timor di faUare fi dee fcrivere trenta. mila. Ora fi può credere, 
che quanto vien quì narrato da Elmacino, appartenga al prefè:ntc Anno 
Q!linta della Guerra di Perfia, e a parte del feguente, tanto piÜ per- 
(h) Nictph. chè ,Niceforo (b) atrcfta, che, Eraclio c<?1 
infor
o avuto. da i 
u.-chi 
i71 ItmÚar. cntro. nella Perfia, e rmantellø molte Cltta, e 1 Templa del Fuoco, 
dovunque fi trovavano. Sembra anchc probabile, ch' egli fvernaOc nel 
pacfc nemico... 


(a.) Elma- 
,inus RIft.. 
$araCln. 
I. to pat.. IJ, 


h
JjI 


Anno 



ANN ^ LID' I T ^ L I A. 


51 


Anno di C R 1ST 0 DCXXVl I. Indizione xv. 
<Ii 0 NOR I 0 I. Papa 3. 
di ERA CLIO Imperadore 18. 
<Ii A RIO A L D 0 Re 3. 


L' Anno XVI. dopo il Confolato di ERAcLIO AUGUSTO. 


M Orì in quell' Anno nel Mere di Marzo Attala Abbate di Bub- ERA Volg. 
bio, ed ebbe per ruccelfore nd governo di quel Monifiero Bey- A Ii N 0 6:z. 7. 
tolfo Abbate, di cui abbiam la Vita [critta da Giona Monaco contem- 
poraoeo (a). Cominciò fubito il V e
covo d
 Tort
na ad .inquietare i1 (a) 'mat 
nuovo Abbate, con pretendere, che II Momfiero rll Bobblo fo{fe fug- in "'it. s. 
geno alIa di 1ui :1morità e giurisdizione. S'ingegnò ancora di a\'cre Bertulfi 

 
per favorevoli alIa fua pretenfionc i Vefcovi connnami, e di guada- fud . M;bll- 
gnare il Re de' Longobardi. Regnava in queJ tempo (dice Giona) Ã- /::. rnBe
;J. 
riova/do Lon!,obardo, il qüale, ficcome egli fidro aggiugne più fotto, 
Iu Re de'Longobardi dopo /a morle di Adaloaldo, cd 
ra Genero del Re 
.Agilo/fo, perchè Marito di Gundeberga, e Cognato d' ejfo Re Ada/oa/- 
do: parole, che qua10ra fo{fc cerro, che in qucfi' Anno fuccede{fe la 
comroverfia ruddetta, farebbono conofcere già morto il Re Adaloal- 
do, e non già tuttavia vivcmre, come vedemmo prete[o dal Pagi. AI- 
tra rifpolh non diede il Re Arioaldo a1 Vefcovo di Torrona, fe non 
che toccava a i Giudici EccleliaLtici i1 decidt:re, re i Monil1efJ Ion- 
tani dalle Città ave{fcro da 
(fcre fottopolli al dominio dc' Vekovi . 
Segretameme Ilv\,ertito di quefti rnovimemi I' Abbate Bcrrolfo inviò 
j (uoi Meí1ì 31 Re per ifcoprire, che imcnz.ione egii avdfc? Rifpofe 
faviamcme il Re Arioaldo, che non appartcneva a 1m il giudicare nelle 
controverfie de' Sacerdoti, rna sì bene a i racri GIUdicI e Concilj; e 
ch' egli non favoriva più I' una che I' altra parte. Così un Re Longo- 
bardo, e di fcna Ariana. 11 Cardinal B.lronio non pori: di meno di non 
efaltare in lui quefia lodevo1 moderazione. Chiefero penanto i Monaci 
licenza di pottr ricorrere 
l1a Serle A pol1olica, e fu loro accordata dal 
Re. A qudlo fine fi porcò aRoma Bt:rtoIfo, conduccndo feco 10 l1e(fo 
Giona Scrittore di qudlo avvenimemo. Onorio Papa, uomo dotato di 
una rara dolcezza cd umiltà, :;.ccolfe benignamcme Bertolfo, e gli 
concedette un Privi1egio di efenzione da quaHìvoglia Vefcovo. Leg- 
gefi pre{fo I' Ughelli (b) quefio PriviIegio, ma fcnza faper io dire, fe (b) Ughtll. 
ha 0 no.\ fia Documcnto licuro, perchè e{fo è indirizzato Fratri Ber- 
nl, 
,;:r. 
tulfo A.b.bati: il che., non cO,nviene al Rituale di un Papa., che dovea i:"'Epl/r;,. 
dire hilO, c: non gla Fratrz. Per altro Ie note CronoIoglche, fe fof- Bobienf. 
fero PIÙ cfane, mtliterebbono fone in favor ó' dfo, per
hè vi fi kg- 
gc: Datum III. Id. Jan. Imper. D
mj,1Ìs pii.flimis Augg. Eraclio Am/(J 
G z. rIll. 



f1.. ANN A L I 0' I TAL I A. 
Ell A VcIg. PIll. (dce etrere XPlll.) POß. Conrulatum 
us Anno XP III. (do- 
A!Hf06H. vrebbe e(fere Xf7J.) a/que Eradið Conßantino novo ipJìtls Filio A1111Q 
XI/i. lndiélione Prim_i. L' Anno di Eraclie Co/lamino dovrebbe elr
re 
il XV. pllrc.:hè in vece di Jan. non folTe Cerino Jun. 
Pane delle imprefe di Eraelio ImperadQre
 che di fopra abbiam 
ra
porta[o dalla Sroria S
race!1ic
 di 
lmaci
o, pare che apparrenga 
(a) Elmluj- all A!1I1o prefc':te: Se
ulta dlpOi a f
rI
ere rl med
fir
}o Storico (R)., 
:1/US I. I. (he I Armata dl Eracho AllgUltO arnvo nella ProvInc,a l1dcrdlgiana, 
p. 14. ed ebbe ord
ne di fermarli qui vi, hnchè I'lmperadore vi arrivalTe :lOch" 
egli. E che dopo aver roggiogata l' Armenia, elTo Augufio fi rrasfer} 
a Ninive, e s"accampò alIa Porta maggiore. Venne dipoi Zurabare 
Generate di Cosroe con una po[
nre Armata, e feguì fra elTo e l' cfe.." 
cito Crilliano un" oltinara battaglia, in cui furona fconnrri i PerGani 
colla mane di più di cinquecento mila d' el1i. L' Erpenio, che traduffc 
dall' Arabico la Sroria di Elmacico, fi può credere, che prendelfe uo 
granchio, fcambiando ancor quì i numeri, cerro elTcndo, chc in. vece 
di cinquuento mila fi ha qui da rcrivere un alrro numcro, c verifimil- 
mente ânqtlanta mila morri, numero anch' dfo, come ognun T(:de, 
alTai, e forre troppo gr:<ndc. Ma t
mpo è di ripigliar qUI il caccomo 
di Tcofane (b), che fi è rimetTo rul buon cammino. Ci fd f'gti dUfl- 
qu.: faperc, che Eraclio Augulto improvvilàmenre ne! Serrembre fi. 
fpinfe addotTo aHa Pedìa, e miCe in grande agirazion d' animo C
st'Qe.. 

:md' eccoti, c:be i Turchi auGliarj, v-eggendo vicino il verno, nè 
volendo guerreg
íar in que! rempo, disgulb.ri atlcora per Ie conrinue- 
f-correrie dc' Perfi:lOi, cominciarono a sfumal'e, e tUtti in fine fi ridur- 
fceo. a1 lara paefe. Or vatti a 6Jare di genre barbara. Eraclio aHara 
rivolro a i fuoi dilTe: Offirvate, c.:'e non a/;biar.1 ft ron Dio, c qllella, 
dle fòpranaturalmente it concep:,. che fieno in l1
(lro aillto., acciocchè più 
1Jijibilli,ente app,wi[cfl, chø .(010 da Dio han da venire Ie noflre vitlørie. 

1Ïndi per far vederc-, che non era nghuolo della paura, comolndö,. 

he l' erercito marciatTe, e più che mai cominuò ad inrernartì nella, 
Perfìa. Avcva Cosroe: fatto il maggiore fi,o sforzo per mer-cere infie- 
me un' Armata poderofiffima, dl cui died:: il comanJo a Razate, bra- 
vo Generale,. e Cperimenrat('\ ne gh affari dc:lla guerr.l. Cotlui comin- 
ciò a CeguÜarc aHa coda I' eCercito Critliano, il quale fioalmem-c ar- 
rivò alIa Cirri di Ninivc pretTo. il Flume Tign, come no[o di fopra 
anche Elmacino.. Quivi dunque fut principio di Oicembre furono a 
frçmre Ie due ArmaIe nemiche, e net. di I Zo. d' c(fo \1eCe vennclO ad 

c) Njrefh. una generate oorró1glia. Niceforo (c) è qucl che racconta" chc Razarc 
In Bn1//4r. General 
e' PcrGani, dappoichè ebbe me/To in ordinanza [Oue Ie rue 
Cchitre-, fi feee innanzi IQlo, e sfidò.l' lmperadore a ducIJo.. Veggendo 
Eraclio, che niuno de'ruoi fi moveva, alldò egli ad affronrarIo, t: 11 
'd} Frtdt$' rovcCciò mono a terra. Fredega.rio (d) agg'ugnc, che I' .ibbanimeoro 

n .ct
m'. era c
nc::errato rra E:ra
<<o, e Cosr
'_, I?a chc CO,il"oe. pr
dirorj:lmel1re 
4/ 4 mando in rua vece II plU bravo de fUOI, che rcao pOI elbmo CuI cam- 
po. Tempi Ji Guerra). tempi di. b.ugíe. Tc:ofanc ra.cconta più a

on.. 
Cta
 


{b) Thto- 
:,hants in 
'Chronogr. 
Ctdrtn. in 
.{inn.aVE? 



\ ANN A LID' I TAL I A. 53 
ciamente il faÜo con dire, che Erac1io pofiof1 alIa tefta de' fuoi s'in- E J\." Vo1g. 
conrrò nel Generale Perfiano, cioè in Raz,lte, e I' atterrò. N è rt.1ffi- A N NO 6'17. 
fie, che Teof.-me dieil dipoi, che Razatc fcampò dal pericolo della bat- 
IIlglia, come s' ha nella Vedìone L.ltil1.1 nel Primo Torno della Bizan- 
tina. Teofane ciò din del Popolo di Rl,Zlzte, e non già di Razatt: me- 
deGrno. Si feee dunque Ia thepitolã giornata campale, che durò daIl' 
Aurora fino a11' ora undeeirna. La peggio toecò a i PerGani, che non 
furono glà sbaragliati, ma bensì aftretti a ritirarfi con IaCeiare vento[[c> 
bandicl'c in mano de' Crifiiani. La cava11eria Per{jana {j fermò un pezzo 
della ncne vicino al campo della bartaglia; ma tcmendo un nUOV9 
a(falto, prima del giorno diede mdietro, e fatto bagaglio paurofameme an-- 
èò a lalvadì nella momagna. AHora i Crifiiani fpogliarono i rnorti 
 
e fccero buon bottino. IrnpadronifIi dipoi I' Imperadore Eraclio di Ni- 
nive, e fpedito innanzi un difiaeeamento perehè prendeíre i Ponti del 
Fiume Zaba, 0 Saba, volonteroCo più ehe mai di andare a dirittura 
a novar Cosroe nel cuor de' luoi Stati, per afirignerlo a riehiamar Sar- 
baro daW af1èdio di Calcedone, che tlItt3vill durava, feee marciare l' e- 
fercito a quell a volta. N el di z.). di Dieernbre pal"Sò quel Fiume, e 
dicde ripoCo nel Luogo di Gesdem, dove era un Palazzo de i Re di 
Pcrfia. Q1ivi celebrò \a Fefia del Santo Natale, dopo di che conti- 
nuò la marcia; trovò e deíhuíre altri Palazzi de i Re Per{jani, ne' quali 
tTOVÒ ferragli di Struzzoli ingrafTati, Capre Celvatiche, e Cignali in 
gran qo:mtità, che iùrono compartiÜ per r. Armata. Ma quefio fu UI'l 
nulla nCpetto aHa fterminata copia di pecore, porci, e buoi, che tro- 
varono 111 quella contrada, co i quali il Crifi:iano efercito terminò con. 
gran Ferra cd allegria queit' Anno Se (to della Guerra di Pedia. 


A.nno di C R 1ST a DCXXV I I I. Indizione 1.. 
di 0 NOR 1 0 1. Papa 4. 
di ERA CLIO ImperaJore 19. 
ài A RIO A L D Q R.e 4. 


L'Anno XVII. dopo il Confolato di ERACLI 0 AUGUSTO. 


S I aprì l' 
nno pr
fente fdiciffimo e gloriofo per ]a Crifiianirà, per" 
chè I' ul
lmo della Guerra co i Perfiani. Teofane (a) minutamen- (3) ThtøplJ. 
te r.acconta 
 pr('gr

 dell' Armata di Eraclio Au ð u(1:o, che proff-guen- in Chrønoz.. 
do 11 eamrnlOO, arriVO al Palazzo di B.:bdareh, e 10 difirutfe col Cuo 
Tempio. Cosroe,_ che non era molto lungi nel Palazzo Reg.lle di Ða- 
fiagt:rd, fr:ttol
lam
nte fe ne fuggì 3!la Città di Ctt"fifonte, dove per 
ventl,quanr anm mal non era aomparlo per una prediztone a Iui fatta, 
che J
 quella Città egli dovea perire. GIUnta il felice efercito Crifiia- 
no a 1 Palaz:z.i di D.atlagerd, quivi trovò trecento bandiere prefe a i 
Cr
,,:' 



. 
E.. A Vot
. 
AHN0618. 


(a) Elmaei- 
.us BifiDr. 
Saractn. 
J. .. ,at. 14. 


5 fAN N A L I D t I T ^ L I A'. 
Crifii.mi daW Armata PerfiaDa, allorchè tutto andava a feconda de i 
loro defiderj. In oltre vi trovò un' ImmenCa copia di aromati, di rete 
di tap
ri ric
m
ti, di argenti? di veUi, ficcom.c ancora dl Cign.lIi: 
Pavont, Faglam J e un rerr:lgh
 ancora dl LeonI, e di Tigri d' inufi- 
tata grandez.za. Erano Ie fabbnche di que' Palaz2.Í di mirabile Il:ruttu- 
r
 e .vaghezza; ,ma E:rac1i? dopo aver .ivi n
l gior.o? fan.to dell' Eplfa- 
ma nnfrt:fcato 1 eferclto, 1A vendetta dl tanu danm mfenti da' Pcr1ìani 
alle Cinà dell' Imperio, tutto fece rmantellare e dare alle fiamme. In- 
tanto Cosro
 fcappò a Seleucia, e in dTa Città ripofc il Cuo Teforo. 
E perciocchè gli fu fatto credere, che Sarbaro, 0 fia Sarbaraza ruo 
Generale re 1'lOtendeffe co i Greci, nè perciò ,'oleITe prcndere l' aOè- 
diata Ciuà di Calcedone, c che anzi rparJaffe del medefimo Re ruo 
padrone, fcri(Te una Leuera a Cardareg1 collega del medeGmo Gene- 
rale ordinandogli di ammazzarlo, c levato pOI l' aOèdio, di venire it) 
foccorro della Perfia afflltta. Per buona .-emura rdlò prero nella Ga- 
lazia il ponator della Lenera, e menato a Cofi.antinopoli davami ad 
Eraclio Coflantinø Augufio, Figliuolo dell' I mperador
. Scoperto <jue- 
fto affare, il gi
va
e A ug
no 
ece 
 se. c
ia
ar
 Sarbaro, nè di più 
vi 'Volle, perch egh fi paclficaOc co Cntbam. E fatta poi una nuova 
Lenera, a cui fu deihamente applicato il Sigillo Regale, e in cui 
vemva ordinato da Cosroe la mone di quattrocento de' più cofpicui 
Ufiziali (\i qudl' Armata Perfiana, Sarbaro nel Confi
lio de' fuoi Ja 
Idrc a Cardan::ga, chiedcndogli, iè gh bafia
a l' animo di ubbldire al 
Re. AHora tutti que'Satrapl s' alzarono, caricando di villanie Cosroe j 
e dopo averlo proc!amato decaduto d.\l Trono, f
ce.ro ,Pace col giova- 
ne Imperadore, e te ne andarono alle lor cafe, plenJ dl veleno COntra 
di Cosroe. Qletlo è il [atto, raccontato di Copra all' Anno 626. da 
Elmacino. 
In quefi:o mentre l'Imperadore EracIio fpedì una Lertera ad eO'o 
Cosroe, IIwltandolo a far Pace. II fuperbo Tlf.1nno non ne volle f
I' 
altro:: cofa che gli tirò addoßò l' odlO dc' Îuoi. Contuttociò il Rt: bar- 
baro atteCe a rnctter infic:me un nuovo efercito, con du l' armi anche 
a i più viii mozzi di (lalla, comandando, che fi poflafTero al Fiurne 
Arba, e ne levafTero i Ponti. Eraclio giunto a quel Fiurne, nè {fO- 
vando maniera di paffar!o, andò per tuttO il Mdt di Ft:hbraio fcor- 
renðo per Ie Città e l'rovincie Perfianc di quà da efTo Fiume. Nel 
MeCe di Marzo arrivò alIa Ciuà di Barza, e dlede quivi ripotò all' Ar- 
mata per (eue giorni. Colà furono a trovarlo alcuni mandati da Siroe 
Figliuolo primogenito di Cosroe, per f:ugli f.1pcre, che avendo vo- 
luto fuo Padre infcrmo dichiarar Re, SuccefTore, & Erede fuo A/er- 
dafarna Fratello minore d' cOo Siroe, egh era rifoluto di voltr (olte- 
nere coIl' armi la fua ragione, cd opporfi al Padre, c che già aveva 
dalla rlU il Generale dell' eCerciw paterno per nome Gundabu(a, c: due 
FIgliuoli di Sarbaro, 0 fia Sarbaraza. L' Im
e
ad
re ri(þedì i .Me
 a 
Suoe, conGgliandolo, che apnfTe tuete Ie pnglOOI, e defTc I arml a 
tutti i Crithani in eflè detenuti. Elmacino (b) pretende, che 51roc 
fofTe 



ANN A LID' I TAL I A. 55 
fo(f'e dianzi prigione anch' egli, e che rimelTo in libert
 da i. Satra.pi 
 E II. A Vo1g. 
impugnalTe poi I'armi contra del Pa
reo Ora C?sroe,. mtefi 1 mot
 dl ANN0618. 
Siroe, prc(c la fuga, ma coho per lLl:rada,. e Clnto dl catene, fu Im- 
prigionato nd Luogo a

o,. dove . t
neva 11. fu? teforo: te
or
 r3g
- 
nato colla rovina dl rantl IUOI fuddltl, e pal dl tante Provmcle Cn- 
fiiane. Siroe su gli occhi fuoi fece fvenare MerdaCamo ddlinato Eredc 
del Regno, e tutti gli altri Figliuoli d' effo Re Cosroe, a rilèrva d' un 
fuo N Ipote appellato ]asdegirde, che fu Re della Perfia da Ii a pochi 
anni. Finalmente Siroc liberò la terra ande daL pefo dello fieffo Re 
efecundo, che tanti mali avea cagionati in rua vita, e rpezialmente 
fu deteLlabiIe per I'ingratirudine fua verfo gI' I mperadori Crifiiani, 
call' amto de' quali nell' Anno f91. era falito ful Trono di Perfia". 
Seppe dipoi Eraclio con (uo gran difpiacere da Siroe, che de gli Am- 
batciaton mandati a Cosroe, uno d' eOî, cioè Leonzio era mancato di 
mone naturale, e gli altri due erano fiati uccifi dal barbaro Re, al- 
lorch
 Eracllo entrò ne)]a Pedìa 0 Leggdi dlileramente (d) ne)]a Cro- (b) chr,n;ço 
nica AlelTandrina la Lettera fcrina daUo lle{fo Eraclio Imperadore a Alt"Rn
r.. 
Coilantinopoh, contenente la relazione della mone di Cosroe, r efal- 
tazlone al Trono di Siroe, e la fpedizionc de gli Ambafcia[Ori. ad 
Eracho per far la Pace, la quale gli fu accordata con pano, che re- 
fiuuiOè tmto quanto lùo Padre 8\'ca tolto all'lmperio Romano _ E 
ql1dto glorio(o fine ebbe la Guerra Perfiana con lode immortaie di 
Eraclio. Imperadore, che racqUlfiò poi, ficcome diremo,. Ia Croce 
fanta, (" fommimfirò a Francc(co Brolcciolini un nobile argomcnto per 
teffere illùo Poema Iraliano della Croce ,.acquiftata o. Finì in quell' Anno 
di vivc:re CI
tario 11. già divenmo Signore dl tuna la Monarchia Fran- 
ze(c, e gh luccedette Dag(Jbert(J lùo Fighuolo, già dichiarato Re dell' 
Au
raiia,. il quale duro tatica, ad atTegna
e un boccooe del Regno a 
Carzberto iuo Fr:ueJlo, e torno anche a ncuperarlo da lì a tre Annt 
per la mone del medefimo luo Fratcllo.. 


Anno di C R 1ST 0 DCXXIX.. Indizione I I.. 
di 0 NOR 1 0 I. Papa 5. 
di ERA CLIO Imperadore 20.. 
di A RIO A L 1) 0 Re 5. 
L' Anno XVIII. dopo il Confolato di ERA CLIO A u.G \1 S r 0 . 


G Ran confuGone fi rruova nella Storia Greca di quefli tempi, die 
tcordando non poco fra loro Teotàne, e N iceforo o. Erporrò ciò, 
chI: a me par più venfimile. spere Eraclio Augullo il re11:o dell' Anno 
precedeme,. e parte ancora del prcreme in dar fefio aile Prov.ncic 
ó'Oricnte, e in ricupcrar I' Egltto, la J?alcftina, cd altri padi già. ?c- 
CUP.1tl 



5() ANN A LID' I TAL I A. 
E.. A V<<!I1g. cupati da i Pedi;lni, e in proccurar, che Ie au:unigioni nemiche fof. 
ANNO 62.9. fero, condone con tuna quiete e ficurczza al O loro pae[e: al che de- 
puto crcod9ro fuo Frarello. Una delle ma
giori Cue prc:mure quella fu 
d.i ria,::cc d
lle mam de' Perfiani l
 vera C
oce del SIgnore. QueUa la 
nporto egh reco a Cofianttl1?poh,' d?ve 10 quell' Anno egli fece la 
fua rolenne entrata, effendogh ufclto mcontro fuori della Cmà il Pa- 
triarca, il Clero, e quafi tuno il Popolo con incredibil feLla ed ac- 
c1amazioni, portando rami d
 uhvo, e fiaccole accefe, e la maggiol"' 
parte, laCciando cader lagrime d' allegrczza in veder ritornare fano e 
falvo il loro Principe con tanta glona, e sì gran bene fano al Ro- 
mano Imperio _ Ma nè. pur 10 11e{fo Imperadore pote frenar Je Jagri- 
me, al. vedcrc tanto affeno d:
 r
o Pop
lo, e al. comp,arirgli EracH. 
Ccftantw(J Augufto, che [e gl mgmocchlO davantl, e s abbrdcciarono 
amendue piangenåo . Fra gl' Jnni, i cami, e i Viva emrò i) feJicilIìmo 
Imperadore nell:\ Ciuà, in un carro condotto da quattro Elef.1nti _ Si 
fecero dipoi varie Colennità c Spcuacoli d' allegrezza: di mo!to danaro 
ancora fu fparCo al Popolo j ed Eraclio ne fecc pagare una buona romma 
aIle Chiefe, dalle quali avea prero i [acri vafi, per valcrfene ne' biro- 
(a) FretieJ_ d I S 
chr. ,.6s- gni e la guerra. ccondochè s' ha da Fredf'gario (a), Dagoberto Re 
de' Franchi mandò i fuoi AmbolCciatori ad Eraclio, per congratIJlar1ì 
delle riportate vittorie, e c,9f1fermar la pace con lui. Non è ben chi.t- 
(b) 'h ro, fe in queO:' Anno (:ffo Imperadore riporta(fe a Gerufalemme la vera 
. c
 eop'h. Croce, ricuperara dalle mani de' Pedìani. Teofanc (b) raccoma que1to 
(
) c;
:::: fatto all'anno Ceguentc, e COSI Cedreno (,). AU"incontro N icdoro Cd) fcri- 
in .Ann.alib. ve, ch'egl1 andò prima a Geruralemme, ed ivi fl"'ce vedere quel [acro Le- 

 d) l\tc
ph_ g no, e P oi 10 P orto reco a Coftaminopúli, dove ndb Canedrale fu 
In ;BrevlIIr ì. 1 " , r } ' To d ". S d 
- C1pO{ 0, e CIO avvenne lOtto .ill IZlOnc u"n a, corrente per tuno 
(e) Zonar. l' AgoO:(') dl quefl' Anno. Ma Zonarð (e) "uok, che Eraclio ncl pre- 
;n .Annalib. cedeme Anno re ne torna(fe a Cnftanußopoli, c non glà nd pretente: 
tanto van d' accordo fra loro i Grecl Autori _ Comunque 6:t, fapplam 
di certo, che l' Augui!o Eracho aodò a Gerufa!emme, feeo ponando 
il venerato Legno della Santa Croce, e in quella facra Bafil:ca 10 ri- 
pore, ma renza che gli Storici fuddeui parllno di cerro M,racolo, che 
fi dice fuccedmo in qudl' occafione. Comuncmente fi crede, che 
quindi prendeffe origine la fefia dell' Eraltaz/on deJla Croce. Ma fic- 
come avvertì il Cardinal Buonio (f), efTa è molro più anw:a. Sia a 
me permeffo di riferir quì Ul1 f..mo 'pename ad Arioaldo Re de'Lon- 
gobardi, di cui Fre
egario (g) fa menzione, d
po aver narra
a I' af- 
lunzione al Trono dl quefio Re all' an no 62.3. 11 che non puo fU01- 
fiere fccondo i nofiri conti, con reftare perciò libero a noi di rac- 
comar quefto fatto per como del tempo ad arb/trio noflro. Gundc- 
/;crga fua Moglie, Figliuola, come dlcemmo, del Re Agilolfo e di 
Teodelinda, ci vien defcritta da eOo 
[orico per Donna dl bellilIimo 
afpetto, di Comma benignità verro tutÜ, ornata ropra turro di Pletà, 
perchè Criíbana, il che a mio cre
ere vuol dire 
uona Cat
obca, 
 
differcn
a del Rc ruo ConC
)rte Anano. Lc fue hmofine a 1 POVI:r1 
c rano 


"(fj) Baron. 
in NDt. ad 
.J.fartyrol. 
(g) Fredez. 
in ChrDni'D 
CIl}. Sf. 



ANN A LID' I r A L I A. )7 
crano frequenti e grandi, Ia. fua bontà rifplende':a in tutte Ie rue ope- E]I. A V 018. 
ra1.lOni: rnotivi tutti, chc Ie guadagnarono I' umver[ale amore de' Po- Alow 61 9. 
poli. Trovavafi aHora nella Corte. del Re Lo
&()bardo un cerra 
Ad,1Mfo, confidente d' dfo Re. c;oll
1 face
a dcl
e ntire ancne alIa Re- 
gina; e un dì trovandotì alia di lei udlenz.1, fc
ppo deuo a!la. m
defima, 
ch' egh era Uomo di bclla {latura., AHora 1 mrol
nte Corug
an
 prefa la 
I'arolol [oggiunfc=, che da che ella. s era d
gnata dl lodar
 la dl IUI ftatur1, 
fì degna(fe ancora di f,ulo puteclpe del iuo leuo. AHora Gundebelga ac- 
<x:tah di roff'ore fgridò la di lui t
tr'èntà, e gli fputò [ul volta. Andarofe- 
ne Adalolfo, e pentãndo all'crrore co
melro, e che ci ar.J.1
<t l;ï vita, 
fe il Rc veniva a folperlo, per preventr qudlo coIro, corle tofto al 
Re .
rioaldo, e i1 pregò di vole ria afcoltare in ditþarte, pcrchè avcva 
col"å importantc da confidargli: R
tiratifi, Adalolfo gli cliff'e, che la 
Regina Gundeberga per ere glOrm av
a parlato con 'I'a.fme Duca, c: 
tnmato di avvclcna.r eff'o Re, per pofc'a tpo[are dfo Tafone, e darglI 
la Corona.. Pre A:ò fede Aríoald::> a queí1:a calunnia, e mandò prigione 
1.1 Rcgina ne1 "Caftcllo di LD11Ie//D, onde pre[e il nome 1.1 Lome/lina., 
territorio fertiliffilDo, pofio fra il Po e il Te6no. Qycl 7'aftne Duca 
vicn di Copra appellato daUo f1dfo Fredegario Duca delfa 7'DfciZna, con 
aggiugnere, ch' egli per la flU fuperbia avea già con"inciato a ribel- 
lar6 contra del Re, e veri fi milmcnte non 3.veva egli approvato, che 
Arioaldo ave{fe -tolto il Regno al Re Adaloaldo. Ma noi fappiamo da 
Paolo Diacono, Ia. cui autorità in ciò merita piè fcdc, che 'I'afine fu 
Duca del Friuli, e Figliuolo di Giftlfo Duca di queUa contrada, avcndo 
nondlmeno e{fo Paolo riconofciuto anch' egli la ribellion dello (tc{fa 
Tafone contra del Re Arioaldo. Ciò chc avveni{fc della Regina Gun- 
dcbergòt, 10 di'rcmo più abbalfo . 


Anno di C R 1ST 0 DCXXX. Indizione I I 1. 
-di 0 NOR I a I. Papa 6. 
di ERA eLl a Imperadore 2. I. 
di A RIO A L D 0 Re 6. 


L' Anno XIX. dopo il conf{)Iato di ERACLIO AUGUSTO. 


N Acque nell'
nno prc
cnte (a} nd dì 7. di Novernbre un Figliuo- (a) TJ,(
- 
..I.. 10 ad EracllO COfl414ttnO \ugufio, e per confegueme U;J N ipate phlwt m 
d' ErucJio il Grande lrnperadore, e gli fu pallo il nome di Eraclio chrol
'Jr. 
ma dopo la mone del Padre egli a!]ùnte qucllo di Caflante, 0 com
 
altri vogliono, d. Co/Ìlmtini., febbene par più probabile, chc nel Bat- 
tcfimo fò{fc no
ina[,? E1aclio Cofta//te. AHo {teíTo Eraclio Imperado- 
I'C, mcnrre era rn. Om:nt.e, 
larti//t1 Augutla panorì un FigEuolo, che 
fu arreJlato Da'iJld, e g1l1nte ad avere 11 ti[Olo di Cefare, ma ebbc (
) F!",dtl". 
Corta vita. Parirneme a lJagoberti (b) Re de Franchi nacquc fuor di r.us In Cb'. 
'Tom. JV. H ma- 'a}. 59. 



s-8 ANN ^ LID' I T ^ L I A. 
E"A Volg. matrimonio da una giovinetta chiamata Ragnerruda un FigJiuoto . che' 
ANNO 63 0 . ebbc- nome. Sjgeher
o
 0 Sigohert
, 
b
 p
i fu R
. I
 quefii te
ri i 
Re Franchi non dlfilOguev

o ,1 FIgllUoh, ballardl da 1 legittimi, e nc:1 
medefimo tempo teneano plU d una Moghe, e molte Concubine. Fre- 
degari
 10 at
efia 
ello ttellò Re Dagoberto, e_ vc n' ha de gli altri 
cfC'mplr. Pero quel Re non aveano peranche dilmeffi tutti i riti e di- 
fordini della Gent/lira; e in paragon loro fi può dire, che fo{fero me- 
glio cotlumati i Re Longobardi, benchè non rurd Cattolici. SOUl) 
(3.) .Dlmdu- qud1:"anno mire Andrea Dandolo (a), e dopo lui il Cardinal Baronio 
Ius In chr.. (b)- l' affunzione di Primigeni(j Parriarca Gradenfe. Per maneggio de
 

:
. 
:
li,. Longobardi era ftaw eleuo Patriarca di Grado (tuttoche quell' Bola 
(b) BllrIJIC. fo{fe fuggç:tta all'Imperadore) Fortuntlto, it quale non me no del Pa- 
.An1UlJ. E"._ triarca 
i Aquilcia rifp
ttav
 il 
oncilio 
into Gene
ale. Scoperto 
che fu II Cuo cuore SClfmatlco, 11 Clero dl Grado, e I Vefcovi dell' 
J ftria fedc:li ed uniti colla Chie(a Romana, íi tòlIevarono contro di co- 
ftui, di maniera che non veggendofi egli ficuro, e remendo, che 1" E- 
farco di Ravenna non manda{fe un dì a farIo' prigione: dopo avere 
fval'giara quella Chie[a di tutti i fuoi \'aft ed arredi più preziofi, e fat- 
to 10 fießo. a varie Chiefe Parochlali e SpedaIi dell' Ifiria., fe ne fcap- 
pò con tutto que! Tt"[oro a Gormona, CaficlIo del Friuli [otto il do- 
minio, de' Longobardi. Portatone l' av\'ifo a Papa Onorio, immc:dlara- 
mente ele{fe Vefcovo di Grado Primi
e"lio Su:idiacono e Regionario 
della fanta Chiefa Romana-, e 10 fped! colà ornara del Pallio Archie
 
pifcopale, e con una Lettera, che è interarnent<= rifc?"ita òaI Dandolo:. 
(c) .JfntiqNi- e dal Cardinal Baronio. 1\1a nell' edizione da m
 (c) farta del D.mdo- 

1/t41"., 10, quella Lettera, fecondo il tefio della Bihlioteca Ambrofiana, è da- 

;;;.4t. ta XII. Kalendns 114artias, Heraclii Ann:J XVI/I. E però [e quena Da- 
ta íi ha da artendere,_ l' elezione di p,'irnigenio dee appanencre all' 
Cd) Sigøn. anno 62.8. in cui appunto la riferì il Sigonio (d) 
 e dol'o il Padre de 
de 1
,g7' Rubeis (e}. In dfa Lenera parla il Papa ddla Criftim'iiJ1ima Repu!Jbli- 
t=) '
e 'R
: ca. Immaginò il Cardinal 
aronio, che voleffe dir dell.
 Venera.. Chia- 
be;, Monu- ro è, che tal nome figni5cava aHora il Romano Impeno, ed 10 alrro- 
ment: Ful. ve l' ho dimo[hato. Soggiugne pofcia il Dandolo, che Primigenio ti 
.AqudeJenf. fiudiò per quanro potè, di muovere il Re de' Longobardi a fill' re-, 
c.;. 34. .. ' C . Î. . 1 T Î. . 1 . d b 
ftltulre alIa fua hlcla I eloro !Ovo at'O; ma tuno m arno, pro a- 
bilmente perchè paff'ava poc
 intelligenza fra iJ Re 
rioa
do, e raft- 
ne Duca del Friuli, ne' cui Stati s' era rifugiato 10 SClfma[lco laàrone . 
Però iI Patriarca Primigenio [pedi un fuo Apocrilårio ad, F:raclio Au
 
gufio con rapprefentargli il rubamento fatto. aIla fua C.hle!.!, e che. 1 
l.ongob:udi aveano fotrrarto, e cercavano dl fottrarre aalla fua ubbl- 
dienza i Vefcm'i [uffraganei. Al1o
'a il piilhmo Imperadore, no
 p
!en: 
do far altro, glî mandò tanto oro ed argento, che 
aleva 
í!"al plU. dl 
que!, ch' era [fato rolto alia di lui Chiefa.. In .quefh. t
mpl II r,am,ar- 
ea di Grado era anche Vefco\"o delle J Iole ClrconVICJnt', coIl union 
delle q.uali a poco a poco ú compon(
va, e fi anda\'a aumemando ,Ia 
nobiIiíIima Ciltà di V cnez'Ía 
 Al fuddato Prirnlgcnio vlen attnbUlta 
dal 



ANN A L J D
 I TAL J A. 
dal Dand010 ]a tra5]aÚone de" Corpi de'Santi Ermagora e 
rla i confini d' Aquileia aU'Irola dl Grado. 


5'9 
Fortunato Ell A Volg. 
Jhun
 6)1. 


Anno di C R 1ST 0 DCXXXI. Indizione 
di 0 NOR I 0 I. Papa 7. 
di ERA CLIO Irnperadore 2. 2.. 
di A RIO A L D 0 Re 7. 


IV. 


L' Anno .XX. dopo il confolato di ERA CLIO A U GUS TO. 


I N quet1:' aono, per quanto fi può ricavar da Niceforo (a), Eraclio ç I) Ni(
ph. 
Imperadore dlchiarò Ce[ar
 Eraclio, 
ato da Martina, Augulla, cd ".Chrør"cø. 
appeHaro da altri Erac/eona, 11 qual po[cla col tempo dlvennc I mpe- 
radore, e regnò. Ma intanto 
,andava. non dlrò fa.bbricando, rna ben- 
sì accrefcendo una nuova, e gla fabbracata tentazlone alIa Chie[a di 
Dio in Oriente, fiame I' Ereila de' Monoteliti, che mettevano in Cri- 
fio SIgnor noitro una .fol,a V olont.à, e 
ent
c profdra
ano colle parole 
di condann3r gli erron dl N e11ono e d Eutlchete, co I fani erano die- 
tro a c:monizzar I' erefia èell' ultimo, 0 pure i [entimenri riprovati di 
Apollinare. Gli 
utori 
 1
 balie. della, tàHà 
pinione dc' MonoreIiti 
furono Sergio Patriarca dl Conantlnop
lt, e GIro Ve[covo di Faúdc, 
il qual ultimo !leI. .prece?ente anno patio ad. eífere Patriarca di Ale[- 
ralldna, e commclo "nell 3nno .prc[eme a dlßemmar ]a [ua falfa dC'ttri- 
na. Credeú, che Sergio COltantinopolitaDo, imerrogato fopra quet1:a 
mareria da eífo Ciro nell' an no 62.6. rilpondeífe conformemente alia 
rentenza di Ciro. E verarneme era atIài delicata la materia, perchè ra- 
pendoiì ehe la V olontà di Criflo in quanto Uomo era sì unita e fubor- 
-dinara aHa V olomà di lui in quanto era Dio, chc non vi poteva er- 
rere vera di[cordi:ï fra eife: perciò [embrava, che potelfe dirfi una [ola 
V olontà in Crifio Dio, ed Uorno. Ma la verirà è, cne ficct>me in 
Ge5ù Cri1l:o fon due Nature diverlè, ipolla.ticamenre infieme unitc 
ë non confule, eosì in lui conviene ammetrere due V ølomà diverfc: 
carrilþondemi aile duc Nature, V olonrà benchè Jibere., non però rnai 
di[eordi fra ]oro. II peggio fu, che 10 fleífo Imperadore Eraclio non 
folo di[avvedutamente abbraecio anch' Eghl' errore de' MonorelÜi, rna 
corninciò aneora a fomentarlo; il che delllgrò poi la [ua fama, e die- 
de occaúone a ,i rolteri di fargl! un proedJo. Che dllord,OI panorif- 
fe coJ tempo 51 tarra conrro\'erha, 1 andlO accennando PIÙ abbo!lfo
 
S.e \'oglia
 credc

 a Coi
anrmo .Porfirogcnneta (b), eitato dalP:!gi, 
) Cønfllln- 
cIrca quelh tempi 1 Ct'oatl, dlôlnZI GenUh, fi conVcrttrona alla tant. ì tmus Por- 
Religionc. di Çnllo. Q!1e110, Popolo tr
:re J' ongine tua Jail,t Polonia !:'j;:g:

,- 
e dal1a 
Itu
ma. Ed al10rehe regnava 1 .1 rnperador
 
raeh,?, aJ qu,lle min. Imler. 
cbbcro n
orto, fu 10ro a{fegnato que! paele, che oggldl fi c111ama Cfù:1.- cap. 3 1 . 
H z. zia 



60 ANN A L I D
 I TAL I A. 
E...A Volg. zia, poco lontano da i confini dell' Italia. Aggiugne, cbe a forza d'ar- 
ANNO 631. m! ne [cilcciarono.gl
 Abari, cio
 gli Ava.ri, Unni di nazione, e po- 
rCla dlendo lor Pnnclpe Purga, ncorfero a Roma, ch
 mandò loro un 
Arc!ve[covo, Pret!, 
. Diaconi , ,che battezzarooo qud Popolo, e I'i- 
firmrono fecondo I TlU della Chlefa Ramana, con farli giurarc di non 
invadere Ie terre altr
i, ma folamente di .difeoder ie proprie occorn:o- 
do. Nella rofl:anza dl qudto raccomo 001 poffiam credere a Cofl:ami- 
no Porfirogenoeta, che [crive\;a circa I' aono 9fo. m. fi può dubitar 
forte del tempo, in cui ruccedette la cooverfione di quc:1h Barbari al- 
Ia Fede di Critio. Non parIa il fuddctto Scrittore de gli Sclavi 0 Scla- 
voni; e tè per ayventura [otto nome d' Abari, 0 A vari, volle diregnar- 
Ii, s'inganna; perchè gli Schiavoni, e gIi Avari furono diverfe Na.. 
zioni. Ed in quefti tempi par quaíì ceno, che em Schiavoni dominaC- 
rero tuttaNia nella Carintia, nella quale anche oggidì è in ufo la loro 
Lingua; Lingua di grande cfl:enuone, e Lingua matrice, ufata. del pa- 
ri nella Ruffia e Polonia, da dove difcefero gli Sclavi venuti neU' Il
 
lirico, e della (tetra N azione 
 che gli altri Sclavi abitanti verfo il Bal.. 
(a) 1.IIlidus tico. Perciò Giovanni Lucido (a), che e[aminò queLla materia, è di 
., f'fn. parere anch' egli, che i Croat;, i quali io non avrei difliculrà a ere- 
f:.
:;: II. derli una Tribù di Sclavi, molto più tardi ricevdrero il B
ttefimo., 
. c ciò avveniIT'e a'tempi di Er:lclio juniore lmperadore. 


Anno di C R 1ST 0 DCXXX I I. Indizione V.. 
di 0 NOR I a 1. Papa 8. 
di ERA CLIO Imperadore 21. 
di A" 1 0 A L D 0 Re 8.. 


L' Anno XXI. dopo il confoTato di ERA CLIO AUGUSTO 


S UI fuppofto, ch
 nell' Anno 62.9. poíra etfere accaduta la disgrazia 
di Gundeb
rga Regina, di cui parlammo, s' ha nel prefente dol m
t- 
tere la di lei liberazione. Correva già il tcrzo Anno, che dfa fl:ava nn-: 
cbiu[a in una Torre della Terra di Lomdlo, quando per atteibto <11 
(b) Frtdlg. Fredegario (b), furono Cpediti de gli AmbaCciatori 
a C/ðt!,Yio ff. Re 
in Chrøn;" de' Franchi al Re de'Longobardi Arioaldo, per 
hll:dergh conto, del 
cap. SI. mal tra([am
nto fatto ad dfa Regina rua Moghe, Parente de I Re 
Franchi, perchè Figliuola di 'I'eodelinda, la quale ebbe per Pa
rc Gi6" 
f'iba/do 1. Duca di Baviera, e per Madre GU4/drad-a Vedova ,dl 'I'eøde- 
ba/do Re de' Franchi. Quando vera mente fufIilh, che quc:íh -\mba- 
fciatori veniírero mandari d,.l Re Clotario, converrà mettere n
ll' An- 
no 61.). la prigionia di GUl'}d
berga, c;oè ap'pcna dappoichè Arioaldo 
fu divt:nuto Re; perciocchè Cl,)(ario mancò dl vita nell' Anno 62.8. 
c Frcd
gario fcrive,. che per caglone d' èl1i Amb-,fciatori Gundcbergå 
dilp. 



ANN A LID' I TAL 1 A. 6 r 
JfJpø Ire anni d' e/il
o fu. rimeíT.. 
o liberrà, e .r
l Trona. 1\1.1 proba.bi1- 
mente gli Amba(claton fuddem furono (pedltl dat. Re Dago
erto fuc- 
celror di Clorario, non e(fendo sì cratto Fredegano nelle cIrcofianze 
de' fani e de i tempi, che fi fia obblig:no a tèguirarlo d.tperrutto a 
chius' occhi. Ad ognuno 
 quì Iccito il femir, come a lui piacc. Co. 
munque però lia del tempo, ci vien dicendo Frcdegario, che udito 
il mativo di quella prigi()nia, uno de gli Ambafciatori per nome .dr.. 
faaMo, 0 fia AnfalJo, propofe il Giudizio di Dio, per indagare I' in. 
nocenza 0 la reità di Gundeberga. Cioè propore un Duello fra Ada. 
/olfo Accu(atorc, e un Campione della Rein". [n que'tempi d'igno. 
ranu crano pur troppo in ufo non folamente i Duelli, ma anchc Ie 
pruove dell' Acqua fredda, 0 calda, e della Croce, e de' V omeri in. 
focati, cd :.titre tÌmili (riprovate daUa Chlera) con perluaGone, che 
Dio protettore dell' innocenza dichiarer
bbe, fc Ie imputazioni foíTero 
vere 0 falfe, fenza por mente, che queO:o era un tentar Dio, e un 
volere, ch' egli recondo il capriccio de gli u:Jmmi, e quando loro pia. 
cetTe, facetTe de' Miracoli. Fu accettata la propoGzione dal Re Arioa/. 
tlø. Si venne al combattil1\coto fra il calunniatore Adalolfo, e II Cam- 
pione di Gunckberga chiamato pa ropraoome Plttone. II primo reftò 
morto ful campo, e I' altro vincirore j perlochè fu giudicata inoocen. 
te la Regina, e reftiruira nell' onore e grado primiero. Veggafi aU' 
Anno 641. un altro fimik racconto di queO:a meddìm.t Regina, can 
refiarmt qualche fofpetto, che Fredegario potTa aver narrato 10 lteíTo 
avvenimento in due luoghi, benchè con circoftaltze diverfe. Secondo 
la Cronica Saracenica di Elmacino (4), il falCo Profeta Muammcd, da 
noi appellato il1aomctto, nel giorno 17. di Giugno di quelt' Anno, 
dopo avere infeuata de' fuoi errori I' Arabia tutta, 6nì di vivere, ed 
rbbe per fuccetTore e Principe de gli :\rabi Abubacar. Importa atTaif. 
limo anche alia Storia d' Italia il conQ[cere i fatti di quell' empia Setta 
c N azione, perchè {laremo poco ad inrendere, come quelta G. dila- 
[a(fe can immenfa rovina dell' Imperio Romano, e can incredibil dan- 
no della Religion Criihana, e come c{fa ftendeffe Ie rue conquille col 
tempo fino in Itaüa, 


Anno di C R 1ST 0 DCXXXI I I'. Indizione VI.. 
di ONORIO I. Papa 
. 
di ERA CLIO Imperadore 24. 
di A RIO A L DaRe 9.. 
L' Anno XXII. dopo il Confolato di ERAcLIO AUGUSTO. 


F Ino a qu
fti tempi la Nazione de gli Arabi, che Sara&eni ancora 
_ fi nommavano, e per t!\li verranno ancht' da me nominati da quì 
JnnanZJ 
 non avca recato grande incomodo aU' Imperio Romano, per- 
chè 


ER A VoJg. 
ANN 06.1'2.. 


(a) Elm.â- 
nus Hift". 
Sarat,,,. 
I. I. 1"1' 9. 



61. ANN ^ LID' I T ^ L I ^ . 
I!.. A Volg. cbè contenta de' fuoi paefi non pen Cava ad ingoiare l' altrui. Nell' An- 
ANN 0 6 33. no 613. avea tàtto delle (coTreric nella Soria Cnfliaoa, rna non fu mo- 
vimento di confeguenza. OJ lì innanzi ancora troviamo, che Eraclio 
,ft fervì di alcune bandc di Saraceni nella guerra camra de' Pediani . 
Ma cominciarono .colloro a murar maffime, dappoichè Mdomet[O non 
folamente .di divifi che erano, gli unì infieme mercè della profdIìone 
della m
defima crede
za 
 
etta; 
a 
,ziandio lafciò loro per credità 
un obbhgo 0 configho dl dllatare 11 plU che potcano, la lor fantiilima. 
(1) rheøph. Rcligione, cioè la (ùa peR:ilcncc: e ridicùla dottrina. Ora avyenne Ce- 
ill chrønøg. condochè. s' ha da Teofane (a), che mentre uno de gli U fiziali dell
 

lmperadore era dietro a dar Ie paghe alle milizìe Greche, comparvero 
anche i 'Saraceni, che erano al fervigio del medefimo AuguC1:o e fe- 
cero iLlanza, per ouener anch' eOì Ie loro. L' Ufizialc: in colle;a alzò 
la Yoce, dicendo: NOli c' è tanto da pater faddisfare ø iSo/dati: I ce 
ne filrà poi da darne anche a quefli cani? .Non l'aveße mai detto. Co- 
fioro arrabbiati Ie n' alltiarono, e folkvarono rucca Ja lor Nazione con- 

") Nic
ph. tra dell'lmperadore Eraclio. Niceforo (6) all'incontro fcrive, avere 
,,, Chmmo. e(fo Augulto daro ordine, che non íi pagaffero più trenta libre d' oro, 
folite a .sborfadi ogni anno a i Saraceni, per cagiol1e della cruddtà da 
10ro uCata contra uno de' Minillrì Imperiali; e che di quì cbbe ori- 
gine la terribil nemicizia di quella Nazione contra del Romano Im- 
perio. Però nd prcfeme Anno effi cominciarono Ie ofiilità. contro i 
fudditi dell' Imperadore. Prefe rnaggior Fuoco in quell' Anno I' Erdia 
de'Monoteli[i per un Conciliabolo tenuto in Alcífandria da quel p
. 
triarca Giro, il quale paífava di Duona intelligenza con Sergio Pa[ri
r- 
ca di Co1taminopoli incomo a quefia difpu[a. II folo SofroniD Monaco 
quegli fu, che fi oppofe aIle pretenúoni erronee dl Ciro
 cd effendo 
tomato a GcruCalemme, fuccedette in qudla .Ca[tedra a Modeflo Pa. 
triarca, e tenne dipoi, cioè nell' Anno feguente, un Conclio, in cui 
,c
ndennò chi negava -in Crifio Ðue V olontà . 


Anno di L R 1ST 0 :DCXXXIV. Indizione VII.. 
.ài ONORIO I. Papa 10. 
di E It A eLl a Imperadore ::. 5. 
di A RIO A L D 0 Re 10. 


L' Anno XXIII. dopo il Confolato ai ERAcLIO AUGUSTO. 


V Enne in qu{'fi' Anno :.\ morte .Ahubacare Califa, 0 fi:1 Principc dc' 
(c) The'ph. Saraceni. CoO:ui avea tàtta la guerra (c) contra I' lmperadore 
o.n Chrømlg. ErJclio nella Palcftina, ed occupato nel prefeme Anno cut to il paefe 
di Gaza verlo II .\1on[e Sina. Percnè coorra di que' masnaàicri ulèì 
it' car'.1pagna. con poca geme &I--gio Gove:rna[ore di Ccf..rea di Pale- 
tì:ina 



ANN A LID' I TAL I A. 63 
ftina, rgli refiò con tutti i Cuoi tagliato a pez.zi. Però i 
araceni pre: EJ\ A VoIg. 
fero anche Ia Clttà di Bofira, melfa da aIcuOl nella Sona, e da altn ANN ø 634- 
nella P .Ilefhna, e pofcia conquifiarono altre Città, dalle 
ua
i conduf- 
fero via un gran bottino, ed aífaiffimi prigioni _ V lene attnbulto a 9 ue : 
flo Abubacaro l'aver mdTo infieme il Libro dell' .\kotano, che dlanzl 
era difperfo a pezzi e bocconi. Ebbe cofiui per fuccdTore OmarfJ , 
Terzo de' Cali6, il quale non tardò a far g
rra anche a i P
rfìlini, 
pr06ttando delle lor divifioni L'Imperadore E,.aclifJ trovandofi In que- 
11:0 menrre nella Città di Edelfa, fpedì Y'
doro fuo Frarello con un' 
Armata contra de' Saraceni; ma avendo quefti attaccata battaglia, fu 
da loro fconfitto, e romollene col capo balfo ad Eddfa. Erac1ia in- 
viò un altro corpo di genre fotto il comanda di Roane,. e di Y'eodor, 
Sacellario. Riufcì loto di dare una ratta a i Saraceni verfo la Clttà di 
EmeCa, e di feguitarli fino a quella di Damafca. Tuttavia l'Impera- 
dore conofcenda la forza de' nemici, e il pericolo, in cui fi trovava 
Gerufalemme, afpartò di colà il Legno della Croce Santa, e condot- 
tolo a Cofiantinopoli, qui vi 10 ripofe nella Metropolitana _ Bollendo 
più che mai la nuova Erefia de' Manoteliti, in quefi' Anno Sergio Pa- 
triarca di Coll:aminopoli, faurore deUa medefima, ne rcri{fe a Papa 0- 
noriD, per faperne il Cuo fentimenta. II Papa propofe de i ripieghi con 
due Lettere rapporrate dal Cardinal Baronio (d) _ Eo" perciocchè udì ,. (a) BArIIJ: 
che Ciro Patriarca Aldrandrino feguirava a predicare una fala V clantà Annal. E" 
in Crifia, mandò Leaerc anche a iui, impanendngli :'Ienzio. Col 
tempo andò sì in;1anzi il calare di queaa controverfia, che a cagi
:me 
delle furlde[re Let
ere fu r.1oíT.'l gúerra anche ::11:< memoria dJ Papa 
Ol1orio, m?I[.i!Iì
i anni dopo ]a fua morre, quafichè egli , íe non ave- 
va a
brllcclatJ gh errori de' Mor:orcìiti, gli ayelfe i!rneno colla fua 
conmven2a fomentati. Ma i Cardin:;.li Earonio e Bell
rmino, il De 
Marca, Natale A lelfandro, il Padre Paoi, ed altri va.emuomini han- 
rJo così ben difeCa l'innocenza e retra c
edenza di quefio Papa, che è 
fupC'rfluo il più. difpmune. SDfroni, Parriarca di Geruralemrne fu in 
(juefi; tempi il più prode campione della "era dotrrina della Chief.., 
e feee coilare con aO'aiffimi p3ffi de'Santi Padri, che conveniva am- 
menere in Crifio due V olonti, e. due operazioni, corrifpondenti aile 
due Nature dìvina cd umana 0_ . 


A'nno 



64 


ANN A LID' I TAL I ^. 


Anno di C R 1ST 0 DCXXXV. Indizione VI I I. 
di 0 NOR I 0 I. Papa I I. 
di ERA CLIO Imperadore 26. 
rli A RIO A L D 0 Re I I. 


L' Anno XXIV. dopo il Confolato di E
UCLIO AUGUSTo. 


F Redegario aU' Anno 6 
o. racconta (.) due fani, che fecondo la 
Cronologia Longobardica debbono drcre iÍ1cceduti più tardi; per- 
ciocchè egli Ii metre nell' Anno penultimo, od utrlmo della vita de! 
Re .Ariøaldo; e quel1:i per Ie r
gloni, che addurrcmo in parJando Gel 
Re RotQri fuo SuccetTore, fi dec credere vivuto fino al1' Anno fcgueo- 
te 6,6. Confinavano gli Sclavi, da noi 
hiarnati Schi'ivoni, colle Pro- 
vincle dclla Germania fotlopofie a Dagoberto Re de' Franchi. Si fa, 
che arrivava il loro dominio lino a i 
onfini della Ba\'iera dipendeme 
da effi Re. Forfe ancora poßedc\'ano 11 TlroIo, e il pa.efe oggidì di 
Salz.burg, anzi pare che fi accoft<tlfero all' Alamagna, oggidì la Sve- 
wia. Fu da una Tribû di quefti Sclavi per fopranome chiamati Vini- 
di 0 Guinidi, uccifa una quamità di Mcrcatami fudditi del Re Da- 

,
berto, e fpogliata de'loro averi. Per meZz.o di Sicario fuo Amba- 
fciacore, Dagoberto ne fece dimandar I' emenda a Sam(me, che già di- 
ccmmo divenuto Re de gli Sclavi. Ma non avea Sa010ne tal polfclfo 
Copra de' fuoi fuddlti,. tuttavia Pagani, da pote
gl
 al1:rigr:e.re a re(
itui- 
re il maltolto; e pem con buone parole .prego 1 Ambatclarore dl fare 
in nuniera, che il Re Dagoberto non rompdfe per qudlo accidente 
1. amiciz.Îa con gli Schiavoni. Che amicizia? rifpofe aHora Sicario. I 
Cri/liani fer'Vi di Dio nsn è poJlibile, ,he abbianø amiçjzi. con .de i cani. 
AHora Samone aßài informato ddla v-Jt21. poco Cri{hana del Re Dago- 
berto, c: de'ruoi fudditi, rephcò: Se wi fute ftr'Vi di Dio, ancoy noi 
..flam Clmi di Dio; e pcrò commcttendo 'Voi ttmte azioni contra di DiD, ab- 
biamo Jicenza da lui di morjìcc1yvi. Ponate qudte parole al Re Djigo- 
berto, dichiarò la guerra a gli Sclavi. Crodoberro Duca de gli :\la- 
manni gli alfali Jal ruo canto; alrrcuanto fecero i Longobardi dalla 
parte della Carniola e C
ri:nia, e riul"cì a emrambi g\i dàciti di da- 
re una rotta a gli Schwi, e di condur via UI1'1 gran cQpia di prigioni . 
Ma nd progrdfo dclill Guerra tDCCÒ Ia peggio all' Armata del Re Da- 
gobcrro, nè alrro di più dice Fredc:gario che fuccedetfc: dalla parte 
de' Longobardi. Probabilmenre aHara ..avvenne ciò, che abbiamo da 
(b) PANl"s Paolo Diacono (b). N arra cgE') che 2:"fl!OiJe, e Caccone Frat:::lli, e Du- 
I!t.: onus chi amendue del Frmh (dl Tafonc io 10 credo ben cerra, ma con dub- 
11 . + c. 4 0 . bio, fe talc ancor [acre Caccone) feccro gucrra a gli Schiavoni, e 
s'iûwauronirono della Città di Cilley, che tu una volta Col.)J1ia de' 
Ro- 


E.... Vo1g. 
ANNOó3f. 
( a) Fr,,['g. 
in chromc. 
'AP. 68. 



ANN A L I D'I I TAL 'I A. 6; 
Romani cd oggidì è parte del Ducato della Stiria, con arrival' Gno ERA Vo:g: 
ad un Luogo appellato Medaria, 
i cui forfe n::m. re

 più" il ?ome. ANN 0 63'S. 
PerCÎò fecondo I' atteihto dello Stonco fuddetto, gh Schla\'oOl dl quel- 
la contrada cominciarono a pagare, e pagarono dipoi tributo a i Du- 
chi del Friuli fino a i [empl del Duea Ratchis. N c:l medeftmo Anno 
"retende il medefimo Fredegario (a), che accadeße la mone di (a) Frei!et. 

afone Duca, narrata parimeme da Paolo Diacono con qualche di- 'ap. 
. 
"edÜà di circofianzc: Da che .-1riøaldo, ftccome già avvrrtim- 
"mo, faU ful Trono de' Longobardi, cgli ebbe per contradittore 
il fucldetto Duca del Friuli TaCone. Ric
ce a me verifimile, che 
Arioaldo non ricorreífe all' armi, per mettere in dovere Talòne , 
che gli fu fempre disubbidiente e ribello, perchè quetli dovea flar be- 
ne in grazia de i Re Franchi, -e forfe in Lega con 101'0 j nè tornava 
il conto ad ArioaJdo di maggiormente ftuz-zicare 11 vefpaio. Ma vo- 
lendo egli pure liberarft da quefto in
erno nemlCO, ricor[e ad una fur- 
beria. Pagavano in que' tempi, per attefhto d' eOò Fredegario, gli Elàr.. 
chi di RavC'nna trecento libre d' oro annualmentc al Re de' Longobar- 
di, per aver la pace da lui. Ora il Re Arioaldo fegretamente s'intefe 
con IJacco a110ra Efarco, promettendogli, fe gli veniva fatto, di h.:va- 
re dal Mondo Ta{one Duca, di rila[ciar'in avvenire cento libre d' oro, 
cioè la terza parte del regalo annuo, che fi hlceva aHa fua Camera. 
Non cadde in terra la propofizioru:. Cominciò I' afimo Efarco a cer.. 
car Ie vie di compiere qudlo brutto contratto, e fece fcgretamente 
proporre a T arone, non g,à DUCt; del/a Tofèa1tt;, come 10 tteífo Fre- 
degario fcrilTe, me bt:nsì del Friuli, come ce ne af1ìeura Paolo Dia- 
c.ono, di u
ir Ie [uc armi con lui contra del Re Arioaldo, e l'invi- 
tò .a Rav
nna. Tafone, cÞe non ú farebbe mai avviCato della rcte a 
lui tefa, Venne accompagnato da aIcune fquadre d' armati a Ravenna. 
L' Elårco mandò a incontrarlo con gran fefia, ma il pregò di [1re re- 
ilar fuori ddla Cinà Ie fu.: gemi, non atrentanJoh d'introdurle per 
timo
 dell' Impcradore. Entro dunque nella Cmà Tafone con poco 
feguito, cd appena entrato mifer
mente venne tagliato a pezzi co i ruoi 
da i Greci. 
In quefh m:miera finì Tafone i rU3i giorni. Paelo Diacono rac- 
conta anch' egJi quelb facto con dire, cn..: Gregorio Pt;tri.Ûo dc'Ro- 
mani (credut'J d I Ad:-i:mo Valelio (ø), e dJI Fontanini, EÙrco di Ita- (b) Hadria.. 
venna, quando è certo, che in qudh tempi Ifacco er.t tuttavia Efarco) 1!us 

alefi'4s 
invitò elro Tatone Duca alla Città dl Oplt.:rgiú, oggidì OJcrzD, con In Not, 
d 
..J" h I 1 - F " I 1 h d ' fi bb " PalltgyrlC. 
Llle lar
r 0 uo I
 .IUD 0: 
nore, "c e, 
ome I. opra a lam detto, Bere_garii. 
fi praucava moho In qudh tempI, e dl toCargh Ia barba neila manie- 
ra, c
e r<:>rtava
o alior
 j Rom<ini, affincnè fi conofceffc aver cgli ab- 
bracelato II parmo dell I mperadore. Andò alia bUDna eífo Tarone con 
Caecone Cuo Fratello ad Ojazo
 'e t}:)n sì tofto fu dentro co' lùoi 
. che vide ferrar Ie porte, e ufcire contra di lui genre armata. Cono
 
fciu
o I'inganno da i due Fra
elIi, e d.ll ]oro feguito, {j difpofero a 
v.enùere almen caro la lara Vita; e datofi l' Ul10 all' altro I' ultimo ad.. 
Trnn. 1f/. I dio 


. 



66. ANN A LID' I TAL I A. 
ERA Volg. dio'} cnminciarono diÎperatamcme a combattere, e dopo una gronde 
l\NNo635.. llrage d.:'R,)mani, caddero m fine anch'eili trafirti da PIÙ Îpade:l terra 
. Qldto Gregorio PatriZio dO\o'ea comandare in quelle pó1rti per l'lm- 
peradorc, cd elegu' probabilmcnte ciò, che gli fu ordmato dal1' Elar- 
ta) Pa-
lll\ 1[0 lIàcco. Seguita poi a dire P:wlo D.acono (a), cht: nel Ducaro del 
Dzaconus FriulJ iuccedette' C,-a{Ðlfo Fqtello di Glrolf, gla Duca di que! pacÎc. 
(. 4. C. 4 1 . E che R:.edo.1I4o, e Grii?lOaldo 1100 fapendo accomod.lI.fi a (bre louo la 
po[cltà ddLo ZIO p,ltano, e(fendo già creÎciuti in età'} G mlle:ro in 
una barch
tra, e can dJà per marc: giunrero a i lidi del J)ucato di ße- 
nevenlO, e furono a trovar Arichi, 0 vogl1am dire Arigifo, Duca di 
quella comrada, che era (lara lor Aio, e Ii raccolfe, comc Ie: foíTero 
fiatÏ prnprj FIgliuoli. In quefti tempi fempre più arriJendo la fort una 
a gli -\rabi, 0 fia a i Saraceni, con uno fmirurato eferciro pat1àrono 
effi all.1 volta di Dlmalco (b). Fu ad' inconrrarli I' c1èrcito Ctlåreo 


) [;
::
:
.. compofio di quaranta mila combattenti, e condono da Baan
, ma non 
pnrè refil1ere aHa forza di que:;' ß.uban, e qu-JlÌ tuno retia 0 rruCldaro 
dJllc [pade nemiche, 0 aIE)
ato nel Fiume Jermoétd. Dopo di che em. 
Barbari aíTc.:diarono e preÎero la Ciuà dl D.lma[co'} e tuna la Provin- 
cia dc.:lla Femcia, dove fi fccero un buon nido. QUll1dl p
íTarono in 
Egitto con tutt
 Ie lor fane. Ciro Pdt ria rea d' AleÌ!:l.ndria, per ilchi- 
var qucllo pericolC? '} aveva dianzi accordata una annulI romma di da- 
naro a. quella mala gcnte. Se l' ebbe a male I' Imperador Eraclio'} e 
(c) Ni.ceph. mandò in Egitto Giovanni Duca dl Bareena (ç) con ordine di non pa- 
in [frt'1). Hi-. gare Ull (oido, e gli diede un' .s\rmara., che fu appreíTo disfatta da i 
(tor. pag. 17. Barbari virrorioG. Sur.- 'guentemenrc inviò colà Mariano ruo Camcriere 
. p
r Comandame dell'" armi, e con comm i(Jìone d' imendedi col Patriar- 
ca Clro, per trovare rim.?Jio a sì fcabrofe contingenze. Ciro, che era 
ben vcdu.to da Omtlro Califa, e da muo I' cfercito ck' Saraceni, con. 
fialiò all' I mperadore, che (j accorda{Te un. tributo annuo a quegl'ln- 
fe
kli, il quolle (enza fcomodo dell' Erario fi ricaverehb
 dal1e merca- 
ranzie j e che l' Imperadore ddfc per M,)glie ad eíTo Omaro unA delle 
fue FigIiuole, perchè re
eva quaG per cc
to, cI

 cofl:ui Ii f.uebbe 
Cnlliano. N OJ) piacque II. parcre "d Eracho, 
 pm [0(10 vOile a\'ven- 
turare un' altra b,magha. Ancor quella tel minò colla total dlsfatta dell' 
eferci[O di Mariano. AHara fu (aino a Ctro, che trattaíTe, per far 
accettare a i Saraceni it condiziogi propane j ma non fu più 3 tempo. 
Glì Arabi a.veano prero l' Egitro, e rel volltro ritcnere j anzi quivi 
porero la fe?e rrmci.ra1e .del loro. I 
pei!o, c
n comlOciadì dol 11 10- 
nanzi ad udlre 1 Cahfi e 1 Soldan! d EgHto dl razza Arabe 0 fi 1 Sr.- 
racena. Elmacino, ficcome vedremo, mette plÌ1 tardi la total conqUlfia 
ddl.' Egitto fana' da effi Saraceni.. 
-,J'-:) 




 


. 


Anno 



. ANN A LID' I TAL I A. 


67 


Anno di C R 1ST 0 DCXXXV I. Indizione 1 x. 
di 0 NOR 1 0 1. Papa 12.. 
di ERA C L I 0 Irnperadore 2.7. 
di ROT A R I Re I. 


L'Anno XXV. dopo il Confolato di ERAC'LIO AUGUSTO. 


D O p o avere 10 Storko Fredegario narrata la morte .di crafone Du- 
1\.A Voig. 
. I " h d I c. d ' 1 " . ANNO 63 6 . 
ca del Fnu I aggmgne, c e perv
nne poco bpo a noe C UOI 
giorni .Arioaldo Re de' Lo
gobardi. Second
. i di Iui 
o
[i! la morte 
di queUo Re accadde nell Anno 630. Ma CIO non puo {u(hllere, per 
quanta s' è veduto al primo Anno del Cuo Regno, e maOimamcnte 
per queUo, che fi vedrà di Rotari fuo fucedTore. Regnò e{fo Arioal- 
do per attefiato di Pau10 Diacono (a) dot/lei .dHni, e però dovrebbe ca- (a) PaulNt 
dere nd prefente il hne deUa fua Vita; fe non che in una amiehi(lj- DiaccnNS 
ma Cronichetta, 
a me data alia luce nelle Aorichità lraliche, died J. 4. c. 
4' 
Anni f()lamente gh fon dati di Regno. Seguita poi a fcriverc Frede- 
gario, che la Regina Gundeberga, vedova dl Arioaldo, avenJo in pu- 
goo i voti de' Longobnrdi, dt1polli a crear Rc:, chi da lei folTe cletto, 
chiarnò a st Crot
rjo Duca di BreCcia, che Rotari farà detto ,.1:1 noj , 
perchè eosì appeHaro da Paolo Diacono, e eosì chiama egli fè fldfo 
nelle Leggi Longobardlche. Gh propofè dunque it fuo Matrimonio, 
purch' egli lafèiafk Ia Moglie ehe a"evJ., attefochè qudtc Nozle por- 
terebbono con {eeo la C.orona dd Regno de' Longobardi. Non ci vol- 
lero moire parole ad ottenere i1 fuo confenfo. Eiìgè eziandio 1a me- 
deGrna Regina, che Rotari in vane Chiefe fi obbligaflè- can giura- 
mento di non pregiudleare. giamm.1Ï al grado ed onor fuo di R
gi- 
na e di Moghe; e Rotan tuHo pumu.almcnte promife. N è andò 
moho, ehe Gundebcrga feee rieonûícere per Re da rutti i Longo- 
bardi e(Jò Rotari. Ma queHo Rc, fccondochè abblamo dal fuddltto 
Paolo Diacono, era infttto dell' ErtfÌa Ariana, e::d in quefb tempi 
per quaG [utte Ie Ciltà del Regno de' Longobardi, fi trovavaoo due 
V efcovi, l' uno Canolleo, e I' altro .'\riano per que! Longobardi, ehe 
tunavia fiavano pertinaei in queila Setta. E nommatamen[e in Pavia 
a'tempi ancora dl Paolo lJiacono íi moll:rava In B:J.lilica di Santo Eu- 
febio, dove Analialio Vefcovo Ariano teneva il {ùo Batlílerio c mi- 
niUrava i Sacramemi a q

i ,del
.l lùa. e,redcnza. Mol in fine qUelio me- 
ddimo V efc
)Vo abbr
cclo Jl Canohelsmo, e folo governò poi fanta- 
mente la ChlCfa Pavek. Per altro era Rotari Principe' di gran vello- 
re,. cd amatore della GiuLlizia. Audla egll nella PrefazlOnc aIle fue 
Leggj di c(f
re {tato della nobll profilpia di .dralo, ed acecnna v.1fj 
CU01 Antenati, perchè UOa cura panicolare teneano i Longob.udi di 
. I z. quel- 


I 



i.8 ANN A LID' I TAL I 
. 
ERA Volg. quella, cite chi'lmG6 Nobiltà di. C1ngue. Crebbero in queft' an no Ie 
l.\.N.NO 63 6 . calamità del Crifi.iane6mo per la prepotentl d:,' Saraceni, a' qu.th l'Im- 
peradore Eraclio non fapea come reÎ1fi:ere. Già aveano fiITcltO il do- 
rninio nell' Egirr(), già erano divel1uti padroni di Damafco, edi buo- 
na parte ddla Palefiina; altro più non vi l'efi:ava, che la fanta Città 
di Gèrufalemme, 11 qU'l1 folfe d'impedimento alia Felice carriera dell:: 
10ro conquifi:e. Però in quefi' anno con un formidabil eferciro palfaro- 
no ad aíTediaria. Noi Gam tenuti a venerare gli aId decreti di DJO, 
ancorchè a noi Geno occulti i motivi e i fini, per cui l' infinira. fua 
Sapienza ora deprime, ora lafcia profperare i nemici delIa fua vera e 
[anta Re1igione. Qui il Cardinal ßaronio. fi crede d' aver trovara I' 0- 
rigine di [-anti guai, 
ioè perchè Eraclio Imperadore, dopo ranti- be- 
nefizj ricevuri da Dio, per gli quali dovea effere più pronto e folle- 
cito a difendere e propagare la Pierà Cauolica, dlvenuto in quefii tem- 
pi ribello della ChieC1 Cartolica, cominciò a farle guerra, e a fofienere 
gli Eretici: con che Î1 tirò addoffo 10 fdegno di Dio, che fufcitò i 
B.ubari Saraceni contra del Romano Imperio. Ma fe quell'inÎ1gne 
Porporato aveffe prefo a fcurar qutÍ\:o Imperadore, Gecome egli ga- 
gliardamente feee in favore d' Onorio Papa, avrebbe pOtllto dire, che 
anche Eraclio fu da eompatire, fé aderì al partiro de' Mono[e!ni, per- 
chè dalla Chiefa non era peranchc dichiarato Erc[icale quel fenumen- 
10. Lo vedeva fo(èenu[O da rre Patriarchi dell' Oriente, cioè di. Co- 
fiantinopoli, di AlclTandria, e di Antiochia. Lo fteffo Onorio Papa 
nOR avea condannata peranche qudla falfa dottrina" e comunieava [U[- 
tavia con c{fo I mperadore, e co i fuddetti Parriarchi. Pero in tali cir- 
cofianze non par giufio il trattarlo da nemico dichiarato della Chief a 
C::I[tolica, nè d3 Ererica, Gecome certament
 tal: nè pur fu OnoTio 
(a) P"gJ:'
 Pontdice, benchè il P. Pggi (a) ed altri Scrittori truovino in lui trop- 
Critic. B.1r. pa facilità, e non poca negiigenza nell' occalione di tal eontroverfia. 
;4 .A
m. In fomma prima che la Chiefa decida intorno a eene fcabrofe dottri- 
. H. ne, non prima decife, 0 almen prima che Î1 fappia, che )a fama Se- 
rle Romana diC1pprova tali dourine, poffono imervel1lr ragioni, che 
[cuGno da peecato,chi ha [enma opinioncontl'aria. Dop.o la cognizionc 
o deciÍÌone fmMetta allora sì., cne è ceno il rearo di chi vuole op- 
por6, benchè fappia di and:u contra alia mente de' fammi Ponteficl, 
c. dç' Conc:ilj, infallibili Giudici do i Dogmi della Cbic:ra Gutohca. 



 

 


Anno 



ANN A' L I DO. I TAL J A. 


Anno dì C R 1ST 0 DCXXXV I I. Indizione x. 
di Or-;ORIO 1. Papa 13. 
di ERA C L I 0 Imperadore 2.&. 
di ROT A R 1 Re 2.. 


69: 


L' Anno XX\l. dopo il Confolato di ERA CLIO AUGliSTO. 


L ' Alf'ediara Cinà di GeruCalemme in que{l' anno mifcramente cad- E It A VoI,
. 
de in porere de'Saraceni (II). Vedefi una bella e patetica Omi- ANN 
 63L.. 
lia di Sofronio fanro Vefcovo di quella Citrà, rec-itata nel dì di Nata- ::)cr eo P i ' 
le, mcmre durava Palf'edio, e rapporrata dal Cardinal Baronio (b), (b) B:
=
" 
Omarø Califa e Principe qÌ que' Barbari, e DifcepoLo di Maomeno, in A.rnal. 
a pani di buona guerra entrò in quella fama Cirrà da bravo ipocrira, Ecc/tf. 
cioè coperto di cihccio, e mofirando di piagnere la difiruzione del 
Tempio di Salomone, Non tardò cofiui a fabbric:u una Mofchea al- 
Ia fupedlizion Maomenana; t:d Elmacino Cc) attefia, ch' egli concc- (c) El,!,aci- 
dette: a quel Popolo Ia (ìcurezza per Ie loro perf011e, Chiefe, e beni. nus Hiflq,r. 
L.' a
izione, che p.rovò in tama difavventura ii. 
uddetto piiffimo fervo fn;
E::;, 3. 
dl DJO San Sofromo V efco
ö, qudla fu, che 11 conJu(f'e a mone: 
vercovo di gloriofa memoria., perchè quafi folo fofienne inrrepida- 
mente la vera fenrenza della Chiefa di Dio neUe difpute d' alIora, e 
lafci" de i D.fcepoli, che feguirarono a foftenerla, S' aggiunfe a que- 
11:i malanni, che la Cancdra dl Gerufalemme col favore de'Saueeni 
fu occupara da Sergio Vdcovo di Joppe, uomo dí cofiumi e di dûr- 
tri[]a diverfo dal fuo Predecdlòre. N è qui finirono Ie conqui fie de gli 
A rabl Saraceni. Per q':lanto fcrive fotto quctl' anno il fopramemovaro 
Elmclcil
o, tolfero a i Perfiani la Città dl Medaina, dove trovarono 
il Teforo del Re Cofroe, eonfillenre in tre millioni di. fcuJi d' oro, e 
in una gran copia di vafi d' oro e d' argemo, di canfora, di tapeti, e 
vefii d'infinito valore. Doveano ben colroro prendere gufio alia guer- 
ra. Diedero poi banaglia a i Perfiani preAo la Città di Gialula, eli' 
dlsfccero colla fuga del Re Jafdegirde, chiamaro Ormifda da Teofane, 
ultimo fra j Re dclla Pcrfia, Pc::l'Ò Omaro C:Jlifa, 0 fia Principe d' ef- 
G Saraceni, a e:lgi-one dl eosì grande et1:enfion dl dominio fi cominciò 
a chiamare Amir(J/-lrfuminina, 0 fia AmiraI-A1z ' mnin, che gli Storici 
no(hi appdlarono col tcmpo Miramolino, c fignifiea Padre de' Credenti . 
Dappoichè ROfðri fu' falito ful Trono dc'Longobardi', per quanro oe 
fnivc Frcdegario (d), fi dicde a s6.)gare il fuo fdegno contra di que' (d) FriJt
. 
Nobili della tua Nazione, i quali 0 :lveano comraltata 1, di lui ele- In ChronIC. 
zione, 0 pure fi fcopnrono perrinaci in non volerlo rieonofcere per cap. 70. 
Rc. Molri dUl1que oe levò dal Mondo; e con quefio rigorc e em- 
dcltà. fi rCÐdè temutQ, e rimife in piedi la difciplica militarc. fc
du-' 
ta, . 



7 0 ANN A LID' I TAL I A. 
RR,Vo1g. ta, bcnch
 anch'eg1i inclinaf1è a1h Pace. Ma riurd ben detelbbi- 
ANNO ó'jì. Ie: )' ingrarirudme Jua verfo deBa Regina Gundrberga, dal1e cui 01:1- 
ni avea r1ce V uta 1.1. Corona, c a CUI s' era obbilgaro col vincolo di 
tanti giuramcntl. La cagione non fi [a: ma forle 14 dl\'edità della R
- 
)jgio
e occaíÏonò queíh dlfiurbi. Solam.:me narra qudlo Storieo, che 
Ro'ar; Ia fece con1ÌnJre in una camera del Palazzo dl Pavi-t, con aver- 
Ja ridoua 111 ablto privato. DlcdefÎ poi egli a manrener delle concu- 
bine; c imanto la buona Principdfa Caltolica mangiavcl il pane della 
tflbuJazione con fomma pazienza, henedicendo Jdclio, e anendendo 
cominuamente aile orazioni e a i digiuni, Circa queLli tempi ancora . 
Dagoberto Re de' Franchi dcputò uomini doni, che compilaffero c 
m
tteffero in buon ordine Ie Leggi de' Franchi, de 'gh .dlamanni, c 
de' Bsioarj, cioè della Bolviera, perchè a tutti que' Popoli egli coman- 
dava. Qud.te Lcggi avevano avu[O principio da 'Icodericp Flglmolo di 
Clodoveo jl Grande, e pofcia Ie migliorarono I Re Cbildeberto II. e 
C/otario 11. ma in line la rerfc:zion delle medefime venne da eOo Re 
Dagobeno, e noi Ie abbiamo Uampate dal Lindenblngio., e dal BaIu- 
ZIO, E' cora da notare, perchè trovert.:rno a [uo t<.:mpo l' ufo di queUe 
Leggl anche in ltalia, 


. 


Anno di C R 1ST 0 DCXXXVI I I. Indizione XI. 
di O!\ 0 RIO I. Papa 14. 
di ERA CLIO Imperadore 29. 
di R. 0 TAR I Re 3. 
L' Anno XXVII. dopo il Confolato di ERACLIO AUGUSTO. 


T Erminò ì fuoi giorni in queft' Anno i1 fammo Pontefice Onorio, c 
(a) .Anaftaf. recondochè s' ha da Anattafio (a), fu feppellito nel dì 12.. di Ot- 
!fibliothec. tobre; Ponreficc, che I.lJclò 111 Roma infigni memorie della fua Pied c: 
In Villi HI1- muni1Ìcenza per [.tote Chide fabbrieate 0 nitorate, e per [anti pn:ziofi 
'
m J. ornament l , .hn.,tl a valj (acri Temp\!, akendemi ad alcune migliaia di 
hbri: d' argenro, fenza metlerne in conto [ant' aim d' oro. Ana(lafio 
ne ha faCta ml:nZlOne, rna con aggmgnere, che troppo lungo farebbc 
il volerli rcgl(trar [utti. I.
ontdice, al CUI zeto è dovuta la cúnver. 
fiontt al
a Fede di Cri/to de i S:1,ffoOl Occidentali ncW Inghilrerra , 
ficcome atteita B
J.t (h). Ponreficc infine dl dom.ina Onodoßà, 1a 
cui memoria non l11erlt.tva di effere sÌ maltrattata dopo la mone a 
cagione dell' Ercfia dl:' Monutelni, dan' approv
r 
a 9ua1e, egli fu 
b.::n 100[aoo, come:: han dimolhato Uommi domßlml. E qUI fi vuol 
rammcnt.u"e, che a qudto Pomdlce è donna la gloria di avere efimro 
per qualche tempo 10 Scisma della Chiefa di A<!Juileia, almC'no neW 
J ítua) con aver fin.&lmcme que' Vefcovl acccttata 1a condanna de i tre 
Ca- 


(b) Nella 
Hlft. Angl. 
Ii;. 3. c. 7. 



ANN A LID' I TAL I A. ..... 7 r 
Capito1i, e il Concilio 9!-linto. G:
nerale, ed dfer
 torr;
ti _ aU' ubbi- EllA VoJg. 
clir"nZ
t della Sede ApoHdtca. Dt CtO non feee menztonc 1 mhgne C.lr- AN \406]8. 
dinal Noris nel luo Trattato dd Concilio fuddetro, perchè non fi av- 
VISÒ di Cc:'rcarne Ie rhiare pruove, rapportare fuor di fico dal Cardi- 
nal B,uonio, cioè neW Appendice al Tomo Ouodccimo de gli Annali 
Ecc1dìaíl!ci. l\h ciò chiarameme fi ricava daU' Epitaffio d
 efro Papa 
Onorio. Cerro è nqndimeno, che noo Jurò Gueíh unione, perchè al 
C"nc,liG Rom:mo deW Anno 679. non inrervennc co' fuoi Suffraganei 
il V cfwvo d' Aquileia, ma fohmente Agatont> Ve(covo di Grado, che 
s'inrito'a l7efcovo d'Aquileia: il che fervi di confufione all' Ughe1li . 
0(-11' halia S;JC(:'t. Fu lungo tempo dipoi vacante .Ia Sama Sede, per- 
chè non tardò già il Clero, Senato, e Po polo di Roma a proçedere 
all' ckzion lid Succelfore, cne fu Se'VerilJo; ma bensì tardò a 'Venire 
l' affcnfo dell'lmperadore più di. un Anno \: [cue Mcfi. Prof
guiva 
imanto a dtlatarfi in Oriente colla forz:l den' Armi la falra Legge di 
Maomerro, e il domi'1io de' Saraceni. Tectane (,,) prima d'ora rac- (a) Theoph
 
conra, de Giovanni Clirea Proecur;Hore ddla Provincia Osroena di là Í1z Chronog. 
daL' Eufrate era (bto a trO\1are ]asdo, Genera!e del C:llif.\ Omaro in 
Calcedone, per trattar feeo J' aggiult:Jm
nto. Il fuo tdio è qUI falla- 
to, e In \"eee di Co 'cedone ha da dire Ca/cidene, cioè il pac-fe di Cdcide. 
Si convenne di pagarc a gli l\rahi cento mila nurn mi ogni anno, e 
all' inconrro g!i Arabi non patTerebbono di là dall' Eufr.1te. Fu p.\garo 
quetlo tI ibuto. Sc }' ebbe a male Eraclio, perehè f
nza fua Caputa cd 
. alTenfo E<)lTe feguita quella convcnzione. Ne ponò h pena. Giovanni 
con e(fere caccrato in dilio. M
 in quell' Anno 
 avanz:uono gli av- 
venturo(ì Saracini fino alia gr1n Cinà d' \ntiochra, C:1pilak dell;! So- 
ria, e a forza d' armi l.1 prtlèro; con che turu la Provincia- della So- 
ria venne in loro potcre Scri\'e in quell' Anno il CdrdlOa1 Baronio" 
chc 5,1Otn lnga1"!Ûno, V efcovo S,lbionenfe fu mandata in efilio dal Re 
Rotar; a ßrixcn, 0 fia alia Citlà di RFdfanone nd Tirolo: il che gi'u- 
dica.egli accaduro per cagion dc:lla Relrgione fotto quefto Re Ariano. 
Trafre il Porporaw \nna!ifh un] tal l10rilia d.d!.l Clm:G1 di Brdfa- 
none::; ma it PAg; h.\ d
1ie ddEculrà a credere il f,mo; anzi o{ferva, 
che: nel!' Ufizio-, cne lì rrcrt,l :ad onore di qud'co SU\fO Vefcovo nella 
Chlelå (udJl.tta, vien delto, ch'egli fu mandato in efilio d:J.I Re Au- 
tar;; il che non ruo fU<1Îfi.ere, perchè r n s enui'1o intervenne dipoi a1 
COl1ciliabolo dt i\1..,rano, c tcnne il parriro. del P,uriarca Scismatico 
dl :\Guilt'ia. Pao (liml do P.l
i, che l' efilio di Santo Ingenuino ruc- 
cC'deí1è (otto. il Re A,ioaldo. Tune immaginazioni a1 creder mio, fon- 
date Copra t"aJiz,oni vOis.lri, e non già fopra Storia 0 f?ocumcnto al- 
CU.10 autcntlco. Sabione nd Tirolo, 0 tia Savione, 0 Sub/ar.Jione pretTo 
gli amicl11, non era per la Dlocefi. diverro dol Br
!f..Hone; ed allorchè 
fu dlllrmta qu:lla Cinà, i Ve(covi commCtarono a nfieJae nella Terra 
cli. 
rc:fTano 1'::, divenut.l poi Città, dove tuttavia rrlìedo!1o. Pc.rò che 
rhho f.1rcbbe rn,,j Itaw qudto? Ohrc di cne non abbiam pruova al- 
cuna, che il donU11l0 de'LJngobardr fi. 1lenddre DC:l Tuolo,. :1llzi ne 
abbia. 



(a) Bøllltn- 
dus .All. 
Sanflor. ad 
åiem Y. Fe- 
brultr;; . 


71. ANN A L I D t I TAL I A. 
BJ\A Vo1g. abbiamo in comrario, cioè non pa(fava oltre a i con6ni del Ducato 
ANNO 639. di Trento. 
 è 
 I.u al
ra mem
ria, che. i Re I:o.ngo
a
di, quand' an- 
ch
 erl\t1o Ana
l, InqUleu(f
r
 1 Vefcovi C:mollcl, ne 11 Popolo Cn- 
rollco -per -caglOn dclla Rehglone. Per confegucnre troppe diflicultà 
patifce il fatto di Santo Ingcnuino, onde meglio fia il lotþenderne la 
credenza. Imorno a quefio famo V dèovo è da vedere il Bollando ne 
gli AttLde' Sa
ti (
). Fu in -q
efl:' Anno rapito da
la marte Dagobcrto 
Re de' Franchi, e la Monarchla Franzefe "cnne dl nuovo a divlderû 
ne'due fuoi Figlil10li Sigeberto, e Clodoveo I l. Al primo toccò I' Au- 
11:raGa, al {ccando L1 Neulhia colla Borgogna. 


Anno di C R 1ST 0 DCXXX'lX. Indizione XII.. 
Sede vacante. 
di ERA eLl -0 Imperadore 30. 
di ROT A R I Re 4. 
L' Anno XXVIII. dopo il Confolato di ERACLIO AUGUSTO. 


R Efiò vacante in tutto quefi' Anno 13 Gmedra di San Pietro, non 
elfendo mai venuta dalla Corte Imperiale Ia licenza dl confecrare 
l' eletto Papa Severino. Conicttura. il Cardinale AnnaId1:a, che proce- 
ddre sì gran ritardo dal maneggio di Eracljo Augutlo, e claW EI
rco, 
perchè volevano prima indurre Severino ad accc:ttarc I' Eéì:di, 0 Ga 
1" Il1:ruÛone pubblic.tta .da Sergio Patriarca di CofiantiocpoJi intorno 
aHa comroverGa del Monotelismo; al che Severino non volea per canto 
alcuno acconfentÏ.re. In f.'ltti verlo il fine del prt"Ctdcntc anno il fud- 
detto Sergio aveva efpol1:a al pubblico quell' J ttruwJO
, 0 E[polizion 
di Fede, e per darle P1Ù crediro, '5. era rcrvito del n
Jmc dell'lmpe- 
radore Eraclio. Cerro è, che clfo Auguflo cbi:uament" dipoi protct1ò 
di non aver' avuta parte in e{fcl, e ne fèce una pubblka dichiarazione. 
In efra dunque Sergio proibiva il dire una 0 dlle OreraZÌl)ni in Crilio, 
con al1erir poi chiaramemc una rola VoIontà net mede1Ìnl''> Dio- Uomo. 
Finì poi dl vivere Sergio nel Gennaio dell' Anno prd;' ltc, cd tbbc 
pCI. ruccelforc Pirro, il quale non tardò ad app.rovare l' Eéì:eG, 0 vo- 
gliam dire l'Il1:ruzion perniciofa del fuo Predecdfore II Padre Com- 
befis pretere, che da altri motivi derivalfe la foverc', 
 dilazione del 
Pomificato di Severino; ma è foil:enuta anche dal Pal c Pagi con buo- 
ne ragioni. Ora accaJde in quell' Anno una fcandal' -
 pre potenza u- 
fata da i MiniJhi J mperiali in Italia. 11 fano è rac
ontato da 1\na- 
(1)) .A.naft4 .fiafio Bibliotecario (b) Le truppe dell' r mperadore in quc
e pani non 
111 ':"
. Se- e.rano pagate. Un bruno ripiego a queil:o blfogno vcnne In _mente ad 
TJtFl1l1. l{acco Patrizio Efarco di Ravenna, cioè di pagarle col Tdoro .della 
Bafilica Latcraoenfe, dove fi trovavano tanti preziofi arredi J e vaG 
facri 



.lit 
 N A LID' I TAL I A. 73 
fo1cri d' oro c d' argemo, donati a quell' auguHa P atriarcale da molri'E R A Volg. 
Pontefici rmperadori, e Patrizj, come anche d"lla genre pia. Se l'in- ANlu6jy. 
tdè:: can :\1"wrizio Carrulario dell'lmperadoïe in Roma, il guale un 
dì che la guatnigione di Rama domandava i1 Caldo, JitTc di non poter 
d;\;lo; e pm (òg5iunk, che nel TeCuro Latcra.nenle v' era una pr?di- 
giofa quantità di danaro, raunato da Papa ünorto, che a nulla fervlva, 
e che Carebbe tlata ben'impiegata in roddisfare alle Dlilizie, dalle quali 
dipenJcva la difel
 e fieurezza della Città. Anzi fece lora facrilega- 
mente credere, che I'Imperadore avea mandate Ie paghe varie volte, 
e il buon Papa Ie avea quivi ripoí1:e. Di più nor. ci vu1le, per muo- 
ver tutti i Coldati abit:lOti in Roma a voledi pagar da Ce 1tdIì. V 0 4 
brono al Palazzo Lateranenlè, ma non potcrono cotrar nel TeCoro, 
perchè la Famiglia de1l'detto Papa Severino-fece frome. Si fcrmarono 
Ie Cold.n.:Cche per ere dì neI Palazzo, e finalmente J\1auri7.iO cmrò nei 
TeCoro, c f,lf[o fi õ il1are il veiliario e tutti gli arredi, avvisò poi I' E- 
farco del fùo operaro. Se n' andò [Onu aRoma Ifaeeo, e per non 
aver chi gli f:1cetTe reliítcnza, fotto varj pretdli mandò i principali 
del Clero 111 efilio in varic Cinà cireonvicine. Di Ià a qualche dì en- 
trò Rd Teroro, e per otto giorni arreCe a fvaligiarlo. Crede il Pagi, 
che I' Imperadore Eraclio non folTc prima eonfapevol{? di qudla Cacri.. 
lega violenza, nè l'approvalTe dipoi, e pouebbe etTere. Abbiamo non- 
dimeno d.:l meddirno Srorico, ehe If.'1cCO I' Efarco mandò a Cofian- 
tinopoli allo iletTo Atlgufi-o una parte di quella Freda. Cerro non reLla 
m
moria, che i Rc Longobardi nc f:1eetTero di qudle ne' paeíi al loro 
dJrninio tULtgetti. 
Sorto 
i'l prefeme anno viene ferino da Teofane (a); che Iasdo 
a) rhloph. 
Genera!e de' Sa.oAccni, pa/Tato coil' elèrcito di là daB' Eufrare, occupò In C ronog. 
le Città di Edeffi", e di Coßanza, e pofcia ebbc a forza d' armi la 
Ciuà di Daras, dove mire tutto quel Popolo Crilliano a fil di fpada. 
] n tal maniera b Pr,wincia Osroc:na, anzi tuna b. I\lcfopotamia, tolea 
all' Imperio Romano, \ c:nnc in po[cre di quell.! b.ub.uica N õlzione . 
Elmaell10 (h) ddìèrifce pill rarJi Ia conquifia di que! pae(e, e nel pre- (
) Elma- 
fë.1tc metre I'ingrelTo de'Saraceni nell' Egitto, e la preCa, di Alisra, ânus RiJl. 
credut3 la Cittå di J
.fenfi. AgglUgne, ch(; tatrapre(ero l' atTcdio di AIel- far'lCt1I. 
fandri5e, il quale Jurò qua[[ordici !\lefi colla perdita di vemitre mila . I. pag. :9. 
l\lu
lemi, cl0è Maomertani, ed infine fe ne impadronirono nell' Anno 
venreGmo dell' Egir:a, che ebbc principio neI dì 16. di Luglio dell' 
Anno di Cní1:o 6-+:>. Scn{fe allora /11'/11"0 Generale al Gatifa Ümaro di 
a\'er fatra quell'imprefa con trovare in cllà Città quattro mil.! ß.1gni, 
Ycnt. mila Urrolal1l, ch
 vendcvano erbaggi, quarrro mila GIUJci, che 
pagavano t1ïbu[O, e quattroccoto !\limJ, cioè Comediami. f..h che 
molto pi ima açeadetTc..- h perdita dell' Egitto, Ce non è f.IILao il tefio 
dt N icef\lr
) (c).' .i
 PlI? dedurre dal. di lui 
Jcco
J[

. N arra egli r\un- (c) Niuph. 
<]uc fot
olllìd/'::;lone XII. correnre III quefi anno nno al Seuembre, mchro1lm. 
che verlo 11 fine dell' aono preceJente Clro Patriarca Aldfandrtno lInù t"g. 18. 
å<.:' mJg
iori Atleti del Monotcl1smo, fù chiarnaw a Coaal1tin
poli 
rom. fr. K dall'lm- 



74 ANN A LID' I TAL I A. 
E 1\ A Volg. dall' I mperadorc Erac.'io 1 il quale era nelle furic contra di Iui, quafi 
A
NO '39. che egli ave{fe p"odittJri.1mente f.:mo cadere iri mano de'Saraceni runo 
I' Egitto Ciro addufle in pubblico Concifioro Ie fu{" di[colpe, e ri- 
genò f.:>pra i M'nif1ri 1 mperiali I' origine di queUe dif.wvemure. Ma 
non b[ciò per quef1:o l'Imperadore Eraclio di chiamarlo un Gentile, 
e un nemico di Oil) 1 che aveva rrndito il Popolo Cri11:iano, e confi- 
gliato di dare una Fi..diuola d'dIo Augu110 ad Omaro Principe de'Sa- 
raceni. Però minacciarolo di mone il diede in mana al Prefeno della 
Cirrà, acciocchè a forza di [oementi fcopri{fe la verità del pretero tra- 
dimc:mo . 


Anno di C R 1ST 0 DCXL. Indizione XI I I. 
di S EVE R I N a Papa I. e 
di- G I 0 V ANN I IV. Papa 1. 
di ERA CLIO 1m peradore 3 I. 
di ROT A R I Re 5. 
L' Anno XXIX. dopo il Confolato di ERA CLIO AUGUSTO. 


F lnalmenre in quef1:' Anno fu con(ecrato Papa neI dì 1.8. di Mag- 
gio Severino di Nazione Romano. Ci è mori\'o di dubitare che il 
A . Clero di ROl'1la, fianco di r<into a(pcttarc I' aC1"cn[o dell' Impcradore , 

]blio:h!c
J' pa{faITe all' ordinazione del medefimo . Turtavia dicendo AnattatÌo (a), 
;p severin. che l' Ef.'1rco di Ravenn:.1 J{acco fi fermò in Roma fin dopo la con fe- 
crazione di quef1:o Pontefice, non fi dee f.'1cilmenre imm3ginare, che 
al difpeuo di Iui c: dell' Impt'radore (eguiITe I' ordinazione [uddena. 
QleHo, che è cerro, Papa Severino non volle puma accettar I' Eadi , 
o íìa la Spofizion deJla Fede, pubblicata da Scrgia P:uriarca di Co1hn- 
tinopoli. Anzi fi hanno pruove, ch' egli la detefiò, e condannò can 
pieni voti del Clero Romano in un Concilio. Ma il buon Pomefice 
Severino non campò chc due M
íì e qm.rrro giorni, e la(ciò di viv
re 
Plel dì primo d' Agofio: Papa di gran Pierà, di egual 
el?, ê com- 
mendato da tutti per Ie fue moIre Limoftne. Dopo quah cmque Mefi . 
di Sede vacame in luogo di lui fu con[ecrato, e pofio nella Cattedra 
di San Pietro Gj{)vanni Quarto, di Nazione Dalmatino. Tc!.minò 
n- 
(b) Theø- cora in qucfPAnno il corfo di (ua vita S:m Bertolfo Abb:\te dl BobblO, 
thanes in 1a cui V ita fcrirta da Giona Monaco contemporaneo, íi legge -neI To- 
C ( h ) ro p nog
. mo Secondo de' Secoli Benedeuini del Padre f\.labillone. Ebbe per fuc- 
e 
g"lS rr bb .. II 
Crit.Barøn. ccuore Bobuleno A ate, Bargognone dl nazlOne. A ora cen[O 
l!:lI:an- 
(d) ElmaÓ- ta Mon.\ci vivevano in quel Monif1ero. Sotto quell' Anno 
tten(ce 
nits Riflor. Teofane (b) la prefa dc:lla Perfìa, f1tta da i Saraceni, dopo vane .feon- 
f
,.acen. fiae dare a que' Popo\i. It P. Pagi (c) pretende, chc ciò rucced
(fe 
i. 
./ 3. nell' Anno 637. ma Eimacino (d) anch' cgli parla di queUe conqUi ne 
all' An- 


.. 



ANN ^ LID' I TAL I A 75 
an' Anno 1..1. dell' Egira, cioè all' Anno noftro 6.p. Impadroniti di El\A Volg. 
qud Regno gli Arabi v'imrodu(fero il M:lOrneuismo, che v' è fem- ANNO 64 0 . 
pre regnato da lì innanzi, e regna tunavia, ma con fcmimenri diverfi 
dal Maomenismo de' Turchi, i quali perciò riguardano i PerfÌani, co- 
rne Ererici 0 Oedì nondimeno avvenire, che SI prefto non venne tuna 
1a Pedia in potere de' Saraceni, perchè il Re Jasdegirge, 0 fia Ormis- 
da tenne per alcuni anni ancora una parre di quel Regno, e mancò 
di 'vita Colameme neH' Anno 6p. E in quet1i tempi :mcora Omaro Ca- 
lifa d' effi Saraceni fece deCcrivere turto il CtiO dominio, e tante Pro- 
vincie sì rapidameme da lui conquinate. Volle non rolamente la lifta 
de' Paefi, e delle PerCone, ma il regifiro ancora di tune Ie bellie, e 
di tutti gli alberi fonopofti alia Cua fignoria . 


Anno di C R. 1ST 0 DCXLI. Indizione XIV. 
di G 10 \T ANN I IV. Papa 1. 
di E R.A i: L I 0 Coítantino hnperadore I. 
di ERACLEONA Imperadore I. 
di COST A
TI
O, detto COST ANTE) Imper. I. 
di ROT A R I Re 6. 


D Iede 
ne in q
dl' Anno alIa carri
ra de' fuoi giorni .1' [mperadore 
Eracbo 0 Tcof.me, e Cedrcno Ccnvono nel :\1e[e dl M.1fzo; e il 
Pagi pretende ciò [uccedmo nel dì undecimo di Febbraio. Gli aftàn- 
ni, en' egli pati al veder tante Provincie rapite al Romano Imperio 
dall' in.)ndazione de' Saraceni, Cervirono non poco a fc::oncertargli la fa- 
nità. Sopragmn[e poi l'idropifia, che il ponò all'alrra vIta. Nell'ul- 
timo Cuo tcibmento dichiarò egualmeme [uoi SuccdTori nell' Imperio 
Eraclio, appellato lIU07.:0 Coflantino, a lui nato da Eudocia Auguf1:a, 
Mcglie prima; ed Erac/eona, ch
amato EracliÐ da altri, a lui panorito 
da Marrina Augulla, Moghe di feconde nozze, can ordine ad amendue 
di onor.lre ef!à Martina qual l\l.1dre ed Imperadrice. Appena feppe 
Giovanni Papa l' a{funz,one al Trono di queiti due A ugufb (..), che (a) .Anafia{. 
fcnlle ad Eraclio Col1aml110 una lunga Lenera, in cui gli fece cono- !Ii.liolhrc. 
fcere i Cattohci Cemimcmi di Papa Dilorio, e riprovò Ja Spofizion In. C,lletla- 
dclla Fede, pubblicara dal Patriarca Sergia, con pregarlo di voler' ado- ntlS. 
perare 1a fu:! aUtorità per abolirla. Era Erac1i0 Co1tanrino, per arte- 
flata dl Zonara (b), anaccato alla dortrina della Chiefa Canolica, e (b) Zona
. 
fu pcrciò creduto, che Pino Patriarca dl Co1tantinopoli, gran difen- In .Annal,". 
fore de gli errori, e del l\lonoteIismo di Sergio [uo amecef!òre, co- 
fpiraf!è coll'lmpeiadrice ì\lartina alla mone di quef1:o Principe. [n 
f,!tti I'\è pur quattro J\lclì ropravifJè Eraclio Coßantino a [uo Padre 0 
Teofane (c) fcrive, che fu levata di vira nd Mefe di Ma gg io, 0 di ( c) c T', h 'hloph. 
K . m rono/: o 
2. G1l1- 



7 6 ANN A ,
 I D' I TAL I A: 
EllA Vo1g. Giugno, per ve1cno, comunemente creduro a lui dato da eOa fua 1\1a- 
ANN 0 6.p. trigna, la qual volea tõlo ful Trono Eracleona Cuo Figlio, e dal Pa- 
triarca Pirro, che mirava con occhio bieco un Imperadore comrario 
T' h a' Cuoi Jemimenti. Ma quello an:'l1ìnio non tardò IJdio a punirlo (a). 
ç a ) C N h ICe
 . Sollevoffi contra di Erac1eona Valentino, una delle Guardie dl Fila- 
In ronICO . . , 
pAg. 19. grlo gla Conre delle CðCc pr
 vate, e metro infieme un eCercito, Co- 
mir.ciò a bloccare CoflanrlOopoli con C'figere, che Eraclio Figlmolo del 
defumo Eraclio Colhntino fo{fe dichlarato Imperadore. Ii Popolo di 
Cotlanrinopoli per liberarfi da quella vefI:1Zione fi mo{fe con tumulto 
e grida, ed obbligò Eracleona a crear Augullo il fuddetto Eraclio 
Fig/iuolo di Cuo Fratello. Pirro Patriarca iI coronò, ed egli preCe iÌ 
nome di Coflantino, che Cofiante vien chiamaro da Teofane e da altri 
e per tale il chiamerò anch' io in avvenire. Ma quì non terminò I
 
faccenda. Chzerot1ì il rurnore per quatche tempo, ed in fine gli umo- 
ri, che erano in moto, di nuovo fi eCalrarono. l
er atteUato dl Teo- 
fane, irritato it Senato c Popolo comra di Eracleona e di Martina 
probabilmente per la mone data ad Eraclio Cofi:mtino, Ii depoCero: 
Ad Eracleona tagliaco fll il naCo; la lingua a Martina; ed amendue 
furono cacciati in dìlio: con che venne a rellar folo tùl trono il gio- 
vane Coflante. Pir,ro Patriarca nel Mefe d' O[[obre anch' egli fpaven- 
tato dalla CollevazlOn del Popolo, depone le Cacre vefh, e rinunziata 
la Cua Dignità, fe ne fuggì; e perciò f-ù detto in Cuo luogo Pa61f! 
(b) Eut'Y
h. Patriarca di Coftaminopoli. Abbiamo da Eutichio (b), che Co{l-mte 
In Annallb. Imperadore riCpoCe alIa Lettera già Ccritta da Gio.vanni Papa ad Era- 
clio Co(bncino (uo Padre, ed in elf;} gli fa l:1pcre di aVer fat ta bru- 
ciare la 
poGzion della Fede di Sergio. 1\1a a qud1:o buon principio 
non corrifpofe il proCeguimcmo delJa vita di quelto Imperadore; e noi 
H trovcremo nernico aperto della l:'lna dorcrina dell:! ChieCa Romam. 
A qud1:i -medeGmi tempi fiimo io probahile, che appancnga la 
guerra mo(fa in Italia dal Re Rotari al Romano Imperio; perchè niun 
tempo più aceoncio di quefto ci G prefenta per immaginare, ch' egli 
ddre di piglio all" armi. La {tato mifcrabile de gli affari dell' 1 mpc:ritJ 
in Oriente, Ie rivoIuzioni poco fa aeeenoate di Co f1:ant 1I10poli , e il 
tiiCcrediro, in c4i probabilmenre fi rrDva\'a lftcco Elàrco di Ravenna 
clopo Ie iniquità commc{fe in Roma, paiono motivi, chc l'induce{1è- 
ro nell' Anno prefentc a rompere la pace co i Greci. Diili h P,\Ce, 
e volli dir Ia Tregua, che Rotari veriGmilmence non íi (entì voglia 
di conferm:tre più oltre j 0 pure egli non era sì delicato, come i fuoi 
(c) Fretleg. PredeceíIori. Ora abbiamo da Fredegario (,), che corr
va giå il quin- 
;71 ChrDnicø to Anno, da che la RC'gina Gundcberga {lava I'inchmfa In una camera 
&IIp. 7 1 . del Reg:!l Palazzo di Pavia, quando capltò co!à un Amb:tfciarore di 
C/íJdoveo II. Re de' Franchi, fueceduto a Dagobert9 Re Cuo Padre nella 
N c:ulhia, e nella B
Hgogna. 11 fUD nome era Aubedo. A vendo egli 
intela la difgrazia dclla Regina, da cui in oceaG
ne d' altre AmbaCce- 
rie era !lata beni
!l.lmente aceolto, da sè fi mo{fe a rappreCentare al 
Re Rorari, che quclla Principe{fa era parente de i Re Frimchi, e che 
fa- 



ANN A LID' I TAL 1 A. 77 
farebbe cora grata a quel Re, rirnenendola in libert:
, (' nel ruo gra- Eu. Volg. 
do d' onore; e tanto più convenÌr que (lo al decom d' etTo Re Rotari, ANNO 6..p. 
perchè dalle mani di lei eg\i avea ricevuto il Regno. Onimo dfetto 
produfT'e que(la rapprefentanz:a. Gundc
erþa ricup

ò la fua .libenà , 
fu rimetTa ful Trüno, e Ie turono re1hulHc Ie VII!e e rendne, chc 
dianzi eIla godeva. E buon per Aubedo, c:he ne fu largamenre rimu- 
nerato dalla Regina. All' Anno 632.. abbiam vedmo un romigliante 
avvenimento di qudla medefima Rc:gina: laondc fi potrebbe quafi du- 
bitare di qua1che abbaglio in Freclegario. Fino a quelli tempi Ie Città 
del lido Liguftico erano ftate coUami nella fedelt:ì al Romano Impe- 
rio, nè i Re Longobardi aveano loro data moleftia in vigo
 della Tre
 
 
gua, chc lungo tempo era durata fra eili e gl' J mperadon. 0 per gh 
motivi addotti, 0 per alni, che la Stori.. ha taciuto, in queU:' Anno 
credo io, che Rotari detTe di piglro all' armi. Frcdegario dopo a\'er 
narrata l' AmbaCceria fuddetta, leguita a far quefio racconto. Nè dia 
fallidio, ch' egli trani di ciò all' Anno 6 p. perche quello Storico 
ne gli avvenimemi Ihanieri non otTer va Ie'. C.ronologia, e talvolta in 
un liato mette infieme i fattl accadmi (otto anni diverfi. OfT'ervifi, 
che all' Anno precedente 62..9. egli narra la mone dell'lmperadore E- 
radio; e pure queftl finì di vivere nell' Anno prefcnre 641. Racconta 
nel (uddetto Anno 6p. I' Ambalèiata m:mdJta a Pavia dal Re Clodo- 
'VtO II. II qual pure luccedenc a DagoberJo (uo Padre nell' Anno 63 8 . 
Dice dunqu
 Fredeg.uio, che il Re Rotari (da lui appellato Crotari, ) 
ponatofi colI' eferclto ncl littorale Ligullico preCe Ie Città di Genova, 
d' Albenga, di Varicotti (oggidl Varigotti pretTo la Città di Noli, la 
quale verifimilmenre ror(e dalle rovine di quella Città) di Sa'".io,'a, di 
Oderzo, e di Luni. Ma 10 Srorico fa quì un bruao ralto, miCchiando 
Opitergi" 0 fia Odcr"o ( Clttà una volta, ed ora Terra del Friuli) co i 
Luoghl del Imorale Ligullico. Di e{fo fi parlerà fr.t poco. Aggiu- 
gne, ch' egJi raccheggiò, deval1ò, e rmantellò Ie iuddeue Città, con- 
ducendo pngi onieri quegli abltanti: regno, che doveva ctTere ben force 
in collera contra d' eOì. Oi tali conquille f,nte da Rotari fi truova 
menzione anche pretTo P,wlo Diacoo:), raccontando egli, che quello 
Re prefe tune Ie Città de' Romani, che rono da Luni Città della 
To[cana fino a i confini del Regno deBa Francia. E qui merita d' ef- 
fere ofT'en'ato, che da che vennero in halia j Longobardi, I' Arcive- 
fcovo di MIlano 1i ntirò a Genov.1, e quivi reguitarono a Hare fino a 
quefto tempo anche gJi altri CUO! Succe
òri, trovandofi ne 
h antlchi 
Cataloghi de'medefimi Arclvt:fcovj, pubbllcati da i Padri Mabillone, 
e Papebrochi0, e da me ancora (a), che Lorenzo II. Cofla,no, DClIS- (3' R,rum 
tkdit, ed Aufterio, -\rciv
rcovi dl .\1ilano, ebbero la repoltura in Ge- Ita
icar. 
nova. Oa1 chI: ti può argom::'Otar la moderazi,.ne de i Re Longob.lr- Smpflr. 
di, che padroni della nohilir1j
na Ciuà. di l",filalJo, 1ì conrentavano, i:::.. :'1. 
c
e quegli Arcivefcovi avetTero la lor pcrmanenza in Genova Cina nt:- iag. 11.8. 
mIca, perchè ubbh.iieme all' I mreradore. .\13. da che Genova venne 

lle, 
j!1i del Re Rota
i, no.n veggiamo i [u{ft:guentÏ .\rcivefcl1\'i Icp- 
i dhu Jc non neUe: Chlere dl Mll.mo . Se- 



78 ANN A L- I D' I TAL I A. 
ERA Volg. Segl1it3 a dire Paolo Diacono, che Rotari dipoi s'impadronì a 
AN N 06 4 1 . forza d' armi dl Oderzo, Cinà polla fra C.vidal del Friuli, e TI i\'iai 
che fin' aHora In quelle p,uti s' era mantenuta eCent"e d,lll' unghic de
 
(a) .Andreas Longobardi. Abbiamo da Andrea Dandolo (a), che in qucíta occa- 
!J /1Idßlu
 fi one 'Alagno Vefcovo di Oderzo, uomo fanto, co\ Cuo P<'polo fi riti- 
In çhronlCl rò in una delle Irole della Venezia, e quivi fondò una Cinà, che dal 

:
. ;t
'ljc. nome dell' I mperadore Eraclio appellò Eraclea, e quivi colI' autorid di 
. Papa Severino, e del Patriarca Gradenlc Primigei1io, fifsò la Cua Sc:dia. 
Se il Dandolo, che [crilTe circa I' anno I J p. la Cua Cronica, folTc 
Amore più antico, ft potrebbe dedurre da queí1:o racconto, che la 
pre[a di Oderzo folTe [eguita prima di quell' anno. Ma in fani tanto 
lonrani da' [uoi tempi 'rIon è motto ficura I' alTerzion di queflo Scritto- 
re . E tanto più che vedremo dopo alcuni anni la diíhuzione di Oder- 
zo, per cui veramente i 1 Popolo di quella Ciuà fu coí1:reno a slog- 
giarc. Però. tengo io .per f
bbricata priI?a di quefio la Città Eracle
n- 
fe. Che pOI la trasla7.lon dl quella Scdla folTe facta coll' approvazlon 
di Papa" Severino, [e l'immagioò il D.\ndolo, perchè a' tempi di lui la 
credette Cucceduta, e fiimò ancora, che quc(to [-',Ira campalTc due 
anni, quattro Mefi, e otto giorni: it che s' è veduto, chc non ful1ì- 
fte. Aggiugne elTo Dandolo, che- anche Paolo Ve[covo di Altino in 
qucí1:i tempi pa[sò col [\:10 Po polo , e colle 
diq uie in Torcello, e 
nelle I[ole adiacenti, dove anch' egli pofe la lua refidenza, e che gli 
ruccedette l\1.lurizio, il quale col confen[o del Patriarca Gradenre, e 
del Po polo , ottenne un Privilegio dal [udJetto Papa Severino. Ma 
hnchè non fi producano documenti, che comprovino tante azioni fat- 
te da queO:o Papa nel Pontificato di due Coli Mefi, Carà a noi lecito 
di foCpendere qui la credenza non già del fatto ma del tempo di que- 
fio fa no . S' egli è poi Vero ciò, che Paolo Diacono racconta dl .dri- 
p chi, 0 fia di .Arigifo Duca di Bene\'enro, cioè ch' egli dopo cinquant' 
anni di g
verno la[ciò di vivere: biCogna ben dire, che mori(fe vec- 
(b) Paulus chio. (b) Rcltò ruo SuccelTore e Duca dione luo Fighuolo, ma di te- 
D/aCInus fia poco ana a regger Popl)li. PerciC'cchè avendolo Ari 5 iCo. fuo Padre 
I. 4. c. 45. molto dianzi inviato a Pavia, per inchinare il Re Rotari, egh nel viag- 
gio volle vifirar l' E[arco, e vedere Ie grandezze di Ravenna. Ora co- 
munernente fu creduto, che i Gred in tale occ.lfione gli delTero una 
bev\lnda, per cui t:tlora andava fuori di sè, e da Ii innanzi non fu mai 
fano di mente. Arigifo prima di morire raccomal1dò :il P0polo RIl- 
dOtl/do, e Grimoaldo Figliuoli di Gifi
fo gi à Duca del Friuli, rifugiati 
prelTo di lui, con aggiugnc:re, che er anC} .anche pILI idonei al gO\'erno, 
che non era Cuo Figliuolo: regno, che \' dczion di que' Duchi dipen- 
deva dal Popolo, e la confermazione appancncva al Re de' Longobardi. 


. 


:\nno 



ANN A LID' I TAL 1 A . 


79 


Anno di C R 1ST 0 DCXLI h Indizione xv. 
di T E 0 D 0 R 0 Papa 1. 
di COSTANTINO, detto COSTA NEE , Imper. 2. 
di ROT A R I Re 7.. 


D Ovrei quì io notare il ConColato di Coftantino, 0 6:1. Coftante Au- .JR: I\. A Vølg. 
guilo, prero nell'anno prefenre, e profeguire diíbngu,endo i,Cur- AHN0642.. 
feguenti col Pofl Con{ularum. Ma perchè fi rcorge oramal dl muna 
confeguenza "Un tal rito, me ne diCpenCerò in avvenire. EITendo .1"ot- 
ta la Trc:gua fra i Romani c LotTgobardi, ficcome abbia
 deno, e 
continuando il Re Rotari Ie rue conquifte,. ljåcco Efarco dl Ravenna 
unÌ quanre {oldaterche porè per aíralire il dominio de' L.o
gobardi, 
e farli defiftere da ulteriori progreffi. Venne dunque a dlTlHUra al!,1 
volta di Modena, che era allora frontiera del paefc Longobardo verlo 
Ie Cinà. dell' Efarcat'O di Ravenna.. Ma trovò I' Armata del Ltc Ro- 
tari, che s' era pofiara al Fiume Scultenna, appellato ogg,d, da noi 
Panaro, ma che ritiene. nella montagna l' antÍco Cuo' nome. Sï venne 
dunque ad una giornata campale, in cui per :meftato di Paolo Diaco-- 
110 (0) ebbero la peggio i Romani. Octo mila d'dIì rimarero efiinri (a) Paulus 
rul campo; a gli altri Ie gambe falvarono la vita. Di ciò, che rucce- Diac,lib.4. 
delTe do po quefla vittoria, a noi non refta memoria alcuna. Cersò di cat. 47. 
vivere nel prefente anno Giovanni IV. Papa, degno di gran lode per 
la fua fingolar Carità, la quale penetrò fino in Uhia e Dalmazia. A- 
veano gli Schiavoni Gcntili [ana di varie fcorrerie in queUe Provin- 
cie Cri ftiane, e men:lta via gran quantità di Cchiavi. Stelc il piiíIìmo 
Ponrefice Ie mani della fU.1 miCericordia a quella povera genre,.e man- 
data colà per mezzo di Alarrino. Abbate una buona Comma dl danaro, 
fi !tudiò di rifcattarne quanti mai potè. Qpefio Martino Abbate vicn 
t:h',amato fantiJJìmo e fedeliJJìmo da Anaftafio Bibhotecario, íenza chc 
1101 fappiamo, di quai. Moniftero egli avelTe il governo. Ma la 
toria 
d'ltalia in quefti tempi è- troppo mancante, ommeuendo elTa i gran- 
di, nvn che i minuri avvenimenti d' allora. Succedette nella Cattt:dra 
di San Pietro 7êodoro di N az.ione Greco, nel di 24. dl N ovembrc , 
fecondo i conri del P
gi. E fino al prerente anno condulTe Fredegario 
la Stori
 (ua de' Franchi. Abbiamo poi da Paolo Diacono (h), che Aio- (b) rd. i{,. 
ne puca di Benevento governò Coldmente un .Anno, c cinqHe ft1.eJi, ar- CliP. 46. 
filhto da Radoaldo, e Grimoaldo, dc' qU.1li abblam parlato dl topra. 
Accadde, che gli Sclavi, 0 Schiavoni, i quali è da credere, chc aver- 
fero prefa fe non tuna la Dalmazia, almeno pane d' dTa, vennero con 
una 
ran copia di navi, per boninare vicino alIa Città di SlpontO. 
E
cndofi 2ccarnpati in quelle pani, ed avendo fano delle foOè coper- 
te l
torno a i loro alloggiamemi, il Duc'1 Aionc andato contra d' eíIì 
per Isloggiarli, caddc: col cavallo in una di queUe fo{fc, cd accorren- 
do 



80 ANN A LID' I TAL I A 
Ell. A VoIg. do gli Schiavoni, fu con alquanti de' [uoi qui vi mileramenre ammaz- 
ANN
 t4 1 . zato. Radoaldo, che non era 1[0 col Duca, avuto avvifo della di lui 
rvenrura, accorle tofio colà, c: païlando a gli Schiavoni come un d' eili 
nella lor Lmgua, gli addormemò con far loro credere, che non v' e- 
ra più peri colo. Dopo di che con tutti i ruoi fi [cagliò loro addolfo 
ne fece una grande ltrage, e forzò quei che "i reH:arono alIa fUl
a 
 
Venne apprelfo il medefìmo RadOiZldo Figliuolo di Gifolfo già D
ca 
del Friuli, proclamato D:lc
 ái Benevento. 


Anno di C R 1ST 0 ÐCXLI I 1. Indizione I. 
di T E 0 D 0 R Q Papa 2. 
di COSTAl'iTIl'iO, detto COSTr\
TE) Imper. 3. 
di ROT A R I Re 8. 


F Ino a quefii tempi il Regno de' Longobardi s' era gove-maro con 
Leggr non ifcritte, il che \ uol dire piurrofi o con. ufì e confue- 
(a) Iå. f.4. t.udini, che con Leggi. O
a i
 .Re Rota,-i (.1), Principe l1,?n men bd- 
hco[o, che amante dclla Gill filZ.la, veggendû Ie opprcffiom, che í pi
 
forti faceano a i deboli, prefe la riro]uzione di ridurre in un corpo Ie 
Leggi Longobardiche c<:>l configlio e conrenro de' Grandi del Regno, 
de' Giudici, edell' Eferclto, levando I
 core fuperRue, emendando le 
malf.'me, e rupplendo quel che mancava. Diede il nome di Edirro a 
qudto cor po di Leggi, c d' eno Codice fì fend poi da Jì innanzi Ia 
N azion Longobarda. Riefce probabile, che a quefia lodevol'imprera 
. egli folle motTo anchc dall' efempio fi'cfco di Dagobeno, che avea corn- 
pilato Ie Leggi de' Franchi, de gli L'\lamanni, c dclla Baviera. L' .\nno, 
in cui fu pubblicaro qudlo Edltro, fi truova efpretTo in varj tcfii, e 
· rpezlalmenre in quello dclla Blbhoteca A mbroliana, pubblicato dJl 
(b) Blancus Dor
or .Bia.nchi (b?, e .nel C,odice della Biblioteca Etlen[e., di cui mi 
in N
t. at/, ron tervlto 10 per" cdlzlone d etTe Legg' (c), colle feguenu note Cro- 
PdUl. Diac. nologiche: Å1Zno Deo propitiante Regni mei Oélavo, tet.ltiþjlte cr,'igcfìmo 
I. 1. 
ap. 14. oElavo, Inviflione Secunda, & poft ad'ventum in Pro'Vinciam Italiæ LaIJ- 
}

lu:

m golh1rdorum Almo ftptu'lgeßmo Jèxto, 'licifli in Pal.Jtio. N d fine d' eat: 
Scriptor. Leggi viene ordin.ull, che per Ie caLifc già terminate nO'l fi 3mmeHa 
hm. II. r
vifione. fGu
 autem nOli funt fÙlitæ ad præft1Jtem Pigefimam (ecundam 
I
m. I. diem J1enfis bujus NovembriJ lndiflione fecunda incboatte, per hoc noflrum 
Edié!um finiamur, j\;bnifeíb cofa è, ëhe I'lndi-:::.iollf Seconda comincìò 
nel Settembre dell' Anno prefcme. SirT1llmente computdti ftttant.'1fti 
Am;; dall'ingretTo de'Longobardi in Iraìi.l fucceduto nell' :\nl1o }68. 
fi giuöne al prcrente 1'\nno 6+). PLr confeguLntc in qudl' Anno il Re 
Rotan pubbÌlcò Ie Leggi Longobardichc, e in qudto ancora corre- 
(d) P4gi,u va l' Álmo Olta'".Jo del tùo Regno: dal che fi tcorge enere flato cC'n 
Cm. Baron. tuna ragione fi:;a!o 11 pnncipia del lùo Regno n.:/I' Anno 6 :;6. 10 so, 

d 8 ÃTln. ,he il P. PJgi (d) prctcnde, ch
 Rotari folIe crcatù Re nell' 
\nno 63 0 . 
VJ . n. 7. 
pcr- 



ANN ALl D' I TAL I A. 8 I 
percbè s'era. mdlò in tefia,.cbe S,igc?erto Hl:oric? folre fin più di Paa- ERA VoJg. 
10 Diacono mformato de gh aff.m de Longobardi. Ma Ie Note Cra- ANN064]. 
nologiche rudJenc abbattono affa[[o qucfta pretenfionc; e rc il Pagi 
vuole a iùo talento correggerle c mutarle, per roftener
 l' opinion di 
Sigeberto, Aut?re, il qu
le olt
e all'etTere vivllto clr
a l' Anno 1100. 
cioè tanto lungl da queft1 tempI, non ebbe altro Scrmore delIe core 
Longobardiche da reguitare, fuorchè 10 ftdro Paolo Diacono: ranno 
gli Eruditi, che da i Documenti contemporanei fi ban da cmendare 
gli Storici pofteriori, e lOon già fare al rovercio. E tanto meno pof. 
u4m quì íè:guitar Sigcberto, perch'egli mette nell' Anno 630. l.afJùn- 
zione al trono di Rotari con dire, ch' egli fuccedcne al Re Adaloaldo: 
errore matficcio, ctTendo e\'idente, che fra Adal031do e Rotari regnò 
il Re Arzoald9. Vien ri(erita a queLi:' Anno dal [uddeno Pagi una 'Bolla 
di Papa Teodoro in favore di Bobulena Abbate di Bobbio, pubblicata 
daIl' Ughelli (a), e dal Margarmo (b). Le Note Cronologiche [on 
a)lughlJl. 
quette: Dat. Jr. Nonas 1Ui1:1;, Imperii Domini piijJìmi Augufli Conflan- ;:,;. s:;
. 
tini Anno Secunda, Confulatus Primo, fndiftione I. Ãnno DomÏ1zi DGXLIII. in Epij!op. 
L' Ughelli trala[ciò l' Anno dell' Incarnazione, pcrchè ben fapeva, che BlIbienf. 
non era peranche in ufo nella Chlcra Romana l' Era noi1:ra V olg:tre. (
) }.fÆ l r J 'Ka- 
1 l1. I N f1 d d h I ' . d ' rm. BII ar. 
e vera mente 
o t.o, que llO" e ore u e
te an tutta ar
a 1 una Cafìnenf. 
veneranda annchlta. Ma e da vedcre, re 11 Papa potetTe chlamar Fi- 7om. I. 
lio noflro il Re Rotari, che ficcome Ariano non era Figliuolo della Conflilul. 3. 
Chietà Cattolica. E re abbia dell' affettazione il dirfi in e{fa Bolla, ehe 
nel Monillero di Bobbio fi cOntavano cento cinrpttmta Monaci. Oltre 
di che in una Storia citata daU' Ughelli [on deni cento quaranta. Ma 
certo non può fulftfiere qud conceder1ì dal rommo Pontefice Teodo- 
ro, ut liceat .d/;/;ati eju{dem 'Venerabilis Loci Mitra & aliis Pontificali- 
!JIIS uti. P.íhrono de i Secoh dipoi, pnma che fotTe accordata dalla 
[;,nta Sede la Mitt"a con gli aitn omamcntl Pontificali a gli Abbati. 
Merira ancura nRelftone il concederfi qUlvi, che l' l\.bbate d' etTo Mo- 
niftero infra jàcra myfteria conftitutus, Signaculo fantlæ Crucis 'Valeat præ- 
munirj. II Margarino legge: infra Jacra mj,Ûfleria &c. Popu/utn'Va/eat 
prærNumre. Se s' intende della bcnedizione, che davano i V e[covi, non 
era peranche dlero agli Abban un si fano Privilegio. Tralarcio altre 
parole, che 1Utte unite mi 
a
 dubitar
 della leglttJrnità di quclla Bol- 
la; c prob.!bllmente ne dub1tó anche 11 P. Mabillonc, non avcndo io 
trovaro, che ne faccia menzione negli Annali Benedertini, ancorchè 

ifponda .all
 Ughd1i, a1 quale parve thano il dirfi quivi dal Papa, che 
1 Monac1 d1 BnbblO erano [ub regula [antl<e mcmoriæ Benedifti, 'Vel pr.t- 
dim Re'Verendi.fJimi Columbani. 


Yóm. IY. 


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L 


A nßf) 



82. 


A. N N A. LID' I TAL I A. 


An.no di C R 1ST 0 DC XLIV.. Indizione I I
 
di. T F 0 D 0 R 0 Papa 3. 
di COSTANTINO) detto COSTANTE) Imper. 4. 
di ROT A R 1 Re 9.. 


Ell. A Volg. R Iferì Ermanno Contratto,. e pofcia il Cardinal Baronio, all' .o\nno 
ANN o 64.b precedeme la 
ibelli?n di iHaurizio C
nulario, c.la m?rte 
' ljac- 
co Efarco. Ma_ perclocche non ben fi sa 1. Anno preclfo dl tah avve- 
(-a) Anaflaf. nimemi" non. altro rcriv<òndo Ana(tafio Bibliotecario. (a), fe oon che 
l!'''
'othtC. accaddc quel f..[to a i tempi di Papa creodoro, chieggo io licenza di 
In l.'h",lorÞ.. poterne far qui me;nzione. Qyel medefimo 
/aurizio, di cui, (ìccome 
vedcmmo all' Anno 6
9. fi iervì ffacco Efarco di Ravcnna, per isva- 
ligiare il Teroro della BaíiLica Latcrancnrc, circa queiti tempi c:bbe 
il ruo gafbgo da Dlo anche nel Mondo di quà. Cominciò cofiui a 
cozzare coll'"Efarco medefimo j e fparra voce il1 Roma, che ICacco 
macchinava di farfi Imperadore, raunò quanti roldatl fi trovavano in 
elTa Roma, e nelle CaLlella dJpendcmi da Rama, ed anche i Giudici, 
e Grandi Romani, i quati tutti con giuramento fi obbligarono di non 
preítar più ubbidienza at meddìmo Erarco. Ponata ad Ilacco quclb 
DO[izia, non fu lento ad inviar Dono General d' armi c:on quame {rup- 
pe egli potè ver[o Roma: fegno, che: dove va allora eOc:re qU.llche 
Tregua fra i Romani e Longobardi. Giunto colà. Dono, tal fu Ja pau- 
ra, che tutti i Mdglilrati e foldati Romani abbandonarono Maunzlo, 
c tennero dalla pane di Dono. Fuggito Manrizlo in Sama M.lria al 
Prefepio (oggidi Santa Maria Maggiore) fu di colà lev;uo per forza, 
e b
n incatcnaro, e con un coUare di f
rro a1 collo infiemc con gli 
altri, che aveano tenuta. m:mo a quefia rollevazlone, fu inviato verla 
Ravenna. Ma non sì tollo arrivò, a Ficocle (oggidl Cervia Città) cbe 
d' ordine dell' Efarco gli fu flaccata ta tella dal bulto, e quctta poi 
c:fpo!l:a fopra un palo nel Circo di Ravenna. Gli altri condotti con 
cITo furono potti 10 prigione, e ben.ferrati ne' ceppi. Ma mentre Ifac- 
co penfava a gaLtigare anche queib colla rcure, venne a. trovar 1m la 
morte, per prefemarlo al Tribunale di Dio:. colpo fdice per quei , 
ch' erano carceratÌ, perchè tutti ebbcro maniera d' UrClre, e di tomar- 
(b) Rubeus fcne aile lor cale.. Leggefi prcITo il RolTt (h) nella Stona di Raven- 
.ff,jf/or.fbRa- na l' Epitafia Greco, pollo da Su[.-mna iua Moghe a q:.tello EGuco 
'II(nn. I .4. con varie 10di del luo valore, mollrato non meno in Oriente, che in 
Occideme, e. mailimameme in aver mantc:.nuta falva Roma. Manco 
male, che non vi fi parla della rua Pietà, di cui cerro diede bene a 
conofccre d' elTere privo, aUorchè fie[c I' em pie mani a rubare i Te- 
fori del Tempio Lateranenre. Anafioifio. aggiugne, ch' egli ebbe per 
fuccelTore nella Dignità ECarcale creodoro Patrizio Eunuco, chiamato 
per forranome. Cat/iopa. Fu d' avvifo il Cardinal Baronio:>> che dnafia- 
fio 


" 



ANN A LID' I TAL I A; 83 
fio in ciò s'ingannaffe, co(hmdo da gli Atti di San ltfartillo Papa, che ERA Vð}g 
quando Pirro, già Patriarca di Cofiantinopoli, convinto da San 111aJ!ìmo ANNa6
. 
Abb:ne venne, ficcome diremo, aRoma (il che fi crede fuccedu" 
to dopo'il Mefe di Luglio dell' Anno fegueme 64;') Platone Patrizio 
-era Ef.'1Tco dell'Iralia. Ma il P. Pagi pretende, che Giovanni Calliopa 
veramc:nte fucceddfe ad ffacco in qud miniílero, e che drendo durato 
poco tempo nell' ufizio, ddfe poi luogo al ruddetto Platone Erarco. 
Quanto a me 
ruovo qui dc:1 
uio.. Nell' Ep!ta6.? d' lfaccø fi le,gge, 
ch' egli governo ter fix anms 1 Occldenre. S C61,1 fuccede.t
e nell ål
- 
no 619. old Eleuterio Efarco, numerando da quell Anno dim/otto -"nm, 
molro prima d' 
ra egli dovrebbe drere mancato di vita. Se poi 
 fa 
morto nel precedente 0 nel prefeme Anno, dovrebbe fra Eleuteno c 
lui c6erci ftato un altro EtårcQ. Ed è ben cerro, che feguì la Dif- 
pma di San AlaJlìmø con Pirro nell' Anno i
tTegucnte, ma non mi 
par già ccrto, che nell' Anno medefirno vcmfi"e Pirro aRoma. 


Anno di C R 1ST 0 DCXLV. Indizion
 I I I. 
<Ii TEODORO Papa 4. 
di COSTANTII\O) detto COSTANTE> Inlpcr. }"_ 
(.Ii ROT A R I Re 10. 


I Ntanto gli errori de'Monoreliti turbavano a dismifura la Chief a di 
Dio. Paolo fucceduro a Pirro nella Carredra di Coftantinopoli J era 
uno de' più gagliardi Campioni di quefia Erefia, benchè il volpone 
con delle bdle Lettere a Papa creDdoto anda{fe alquanro coprendo il 
fuo cuor guafio. II peggio era, chc l' I mpcrador Coflante, 0 vogliam 
dirlo Coßantino, s' era imbevuro di quella falfa opinlOne, e proregge- 
va a fpada rraua chi combaneva per c:lTa. La Sede ApotloJica all' in- 
contro coiianremenre tcnea per la vera dottrina, e con elT'o lei fi uni. 
vano i Vefcovi dell' Affrica, di Cipri, edell' Occidenre tuno. A vven- 
ne in quefii tempi, che Pirr9, dopo aver depofio il Pallorale di Co- 
fiantinopoli, ritiratofi in Affrica, quivi ebbe una dlfpura celebre con 
San .flrfaJlìmo Abbate, gran dlfenfore delle due V olonrà in Cri 110, alIa 
prerenza di molti V cfcovi A ffric:mi, c di Gregorio Prefetto del Preto- 
rio dell' Affnca, nell'vf
{e di Luglio, correndo la Terza lndizione. Tan- 
te ragioni adduf!è il dono e ramo Abbate, che Pirro fi diede per vin- 
to. La Difputa rudderta Í1 legge f1.tmpata ne gli AnnaJi Eccldiallici 
del Baronio, e nelle Raccolte de' Concslj. Si sa dipoi da gJi ^ Hi di 
San Mgrtino Papa, e dalla Storia Mircella (a), che Pirro, configliato (a) .AJifttll. 
da i Veièovi dell' Affrica, ren venne aRoma, e prefentò a Papa Teo. I. IS.p. 1]2.. 
doro la profcffion del!a fua 
ede, dove cond<:,nn'lva chiunque ammet- 
;
. :;alil. 
teya una rola V olonra nel Signor nolho Gesu Crillo. Le accoalien" 
ze a lui b
nignamenre fane dal Papa, furono molte, e funruofo it trat- 
tamento; ma non credo già certa la fU3 vcnura nell' Anno prc(ente :& 
L .t Ro- 



8"" ANN ^ L J D' I TAL I A. 
EllA Vo1g. Roma. Teofane (a) metre circa quel1i tempi la morte di OmRro Ca- 
Al4lif064Z' Iifa, 0 fia Principe de' Suaceni, gran conquil1atore della Pedia, dell' 
(a) C T h he
p . Egirro, della Palel1ina, della Soria, e d' altri pae{i. Un di[ertore Per- 
m nmog. fi I . fi h Ii 1 d 
1,\1)0 queg 1 U, C e appo ato 0, quan 0 faceva ora?ione, gli ficcò 
l\nO fiocco. nel ventre. Ebbe per Succe(f'ore Utmano, chiamato da altri 
Qsmano. Elmacino il fa morto prima. Godeva in queUo rnemre l' Ita- 
lia una mirabil quiete, ftante la Pace 0 Tregua fiabilita fra i Roma- 
ni e Longobardi. 11 credito del Re RÐtari teneva in dovere gli Unni 
A vari, e gli Schiavoni. Dalla parte poi de i Re Franchi non v' era 
da [('mere, perçhè regnavano aHara Clodo'l)eo II. e Sigeberto ll. Prin- 
cipi per l'animo e per I'et
 fpolTa.ti, fotto de'quali comincio a dedi- 
nar.c la 
egale autorità, e a cre[cere quella de' MaggiordQrni, an7.Ï a 
cn:fccre tanto, che giunfe in fine a detronizzare il mede6roo Re. Cir- 
(b) El
Jlci- c.a quefii tempi per attelbto del fuddetto Elmacino (b), Aluavia Sot- 

 5 
UJ Hiflor. race no Governatore della Soria, continuava in queUe p:<rti la guerra 
araccn. 1 R I . r 1 C . , d 11 
L. :to (at. 4. contro a omano mpeno, e prete roo te ma, e e qua.li non iì si 
il nome. 


Anno di C R 1ST 0 DCXLVI. Indizione IV. 
di T E 0 D 0 R () Papa 5. 
di COSTANTINO, detto COST ANTE 
 Imper. 6 
di ROT A R I Re I I. 


I N qudl' Anno" ficcome- s' ha dalla S[oria Eccle6afiica, furono te- 
nuti varj Concilj in Affrica da que'Ve[covi in propofito dell' Ere- 
fi.l de' Monote1iti, deteftata in queUe p1Fti al maggior fegno. ScriíT'e- 
10 all' Imperadore, e a Paolo Patriarca di Coltantinopoli,. con pregarli 
di reprimcre i reminatori di <]uella aborninevol dottrina, non fapendo, 
o ffiÐftrando di non fapere,. che da clTo Augul10 e da 'Iud Patriarca 
veniva il principal fomento dclla medeíÏrna Erefta. Leggonfi ancora 
Ie 101"0 L<:ttere a Papa creodoro. Ma. iR '1ueí1:i tempi l' Affnca fidTa co- 
minciò ad dfere lacerata. da interni mali. RibelJoffi contra dell' [mpe- 
(c) Tneoph. rador Co{bme GregoYiø Pre/clto del P.retori
 in queUe Provincie (c), 
;TA. Chronog: fenza c.he re ne rappia il perchè,. ed ebhe da.lla rua que' Popoli. Pen- 
favano i Vefcovi di fpedire all' Imperadore un' Amba[ceria per gli cor- 
renti affarÍ della Chiefa; ma non fi attentarono ad ereguire il di[egno, 
da che venne lorQ notizia d' eUere caduri in rolpetto dt tener mana 
anch' effi aUa ribdlione fuddetta. Avcndo poi rcrino Papa Teodoro delie 
Lettere a(f'ai forti a Paolo Patriarca di Coftantinopoli, a fine d' inten.. 
dere chiarameme i di lui fentirnem:i imorno aUe comroverfie prelenri, 
che twbavano Ia. Chie[a, coí1:ui finalmente fi cavò Ia. ma[chera, ed. 
apcrtamemc. gli feee fap.ere, c.h' egli non r.ic

orceva fe non una V 0- 
lQntà in Cnfto: dopo dl che 11 Papa commClO. a pc:nfarc a procedc:re 
c,ontra di. lui per ifcomunicarlo., 
. Aruw 



ANN A LID' I TAL I A. 


8) 


Anno di C R 1ST 0 DCXLVl I. Indizione v. 
di T F 0 D 0 R 0 I. Papa 6. 
di COSTANTINO, tletto COSTANTE J Imper. 7. 
di ROT A R I Re 12. 


N Dove piaghe in quell' Anno fi aggiunrero alIa Crillianità, percioc- .ERA Volg
 
chè i Saractni padroni dell' Egirro, mtef.1 la ribellione e divifion ANNQ 64T
 
c:ommoffa neU' Affrica da Gregoria Prcfetto del Pretorio, feppero ben 
profittare di un sì fano dirordme. Abbiamo da Teofane 
 ch' ell con 
una poderoCa .
rmata ofiilmeme entrarono nell: A

ica ,fotto il com
n- 
do d. .dhdala Generale d' Osman,. Non manco gHI. dl farf! loro 111- 
contro con quante forze po[è il fuddetto Gregorio, ma in una batta- 
glia fconfino con gran perdita di genre fu obbligatG alia fuga. Elma- 
cino aggiugne, ch' egli vi lafciò la vita, e gli dà il titolo di Re, non 
difconvenevole, da che egli s' era Conratto all' ubbidienza del fovrano 
Augullo. Secondo quello Storico fembra, che gli Arabi d' allora s'im- 
padronilTero almeno di una parte dell' Affrica. Cv!a per qu:mto andan- 
do innan1.i vedremo, Canagine Capitale dell' Aftrica colle Provincie 
Occidenrali refiò in potere de gli Augufii. Le role Pro
incie Orien- 
tali dovettero allo-ra foccombere al giogo, 0 almeno obbligarfi a pagar 
de i tributi. Dopo cinque Anni di governo venne in queft' Anno a 
morte Radoaldo Duca di Benevento, a cui per elezione del Popolo 
Longobardo fu Cu(liruito Grimoaldo Cuo Fratello, e Figliuolo anch' eff'o 
di Gifllf() già Duca del Friuli. Era Grimoaldo uomo di gran fenno,. 
e belltcofo. Vedremo a fuo tempo, come egli fi fervì di quefte fue 

ualjtà per accre[cere la Cua fornwa 
 


Anno di C R 1ST 0 DCXLVl I I. Indîzione VI. 
di T EO D 0 R 0 Papa 7. 
di COSTANTINO, detto COSTANTi J Irnper. 8'. 
di ROT A R I Re 13.. 


P Robabifmente a que{1:. Anno fi dee riférire l' ordine, che il Cardi- 
nal Barenio immagina, dato dall' Imperadore ad OlimpiD Etàrco' 
ò' Italia, di tener gli occhi addo/To a Pirro già Patriarca di Coframi- 
nopoli, e di guadagnarlo in favore del Monotelismo, per cui. I'infc- 
lice Principe s'era troppo irnpegnato, fedotto da Pa,l" che teneva. 
allora la Cartedra d'dfa Cinà di CottamlOopoli . In efecuzione di quefti 
ordini l' Efarco con buone parole.tra1fe da Roma a R:tVcnna' e{fo- Pirro, 
c l'indu{Te a ritrattar l' abiura, da lui fana davanti al fommo Pð"re- 
ice de gli c.rrod de' Monotc:liti. .Ma P lßt(}nB, c non O/impiIJ, era 
ut.. 
La via 



. 


, 


86 ANN A L I D ' I TAL I A. 
ERA Votg. tavia Efarco, ed egli fu, che accolfe Pirro in Ravenna. S' eg1i poi 
ANN o (i.j.8. avdre quc' prt:[efi ordini in favore del MonotelilÎno, fi può dubitarnc: 
per qud che ,diremo all'anno feguenre. Appena fi fcppe a Roma I'ini. 
quità di Pirro, forCe per qualche dlchiarazione da lui infolememente 
pubblicata, che 'Iêfldoy() Papa raunò un Concilio, in cui per atte/1:at:o 
(a) Theo- di Teofane (a), d' AnJLlafio Bibliorecario (b), e d' altri, egli fu [olen. 
phanes in nelOent
, d\:pol.to e conden
ato, e con un rito nOI1 più Udlto, per cui 
c
ronogr. fi fvcglao un tacro orrore m tmto .qud venerando confelT'o. Cioè por- 
(b 1:a
aJ. tatofi il l>onrdice al Sepolcro di San Pietro A poliolo nd V atlcano, 
In .iI Dr. e f.1t.tofi ,dare il Jãcrofanro Calice conlècrato, fiillò nel calamaio Illcunc 
.ßocÔe del Sangue del Signore, e con qudl'inchioího lottorcnlT'e di 
propria mane la depohzione e cond:1Ona di Pirro, tra.ditor dclla Fede. 
Truovaú quello rito (Cuggetto per ;iltro a molte riflcffioni) praticaro 
dlpoi dal Concllio Ottavo univer!àle in Coftantinopoli
 allorchè fu 
cond.1Onato Fozio intrufo jn que! Patriarcato. Sappiamo parimenre da 
AnaUafio, e da gli Am del Concilio Lau:ranenfe., che Papa Teodoro, 
VC'ggendo peninolce ne' fuoi errori Paolo Patriarca di Collaminopoli, 
profh:rì anche comra di lui la fcomunica j ma non f.1ppiamo già, eh' 
egli condennalTe an cora il enpo di CoflaYJ/e Augu(lo, ficcomc accurar3- 
mente dimoHra il Pagl. Ora inrorno .a queHo Tipo 
 da dire, con!ì- 
11:ele etT(') in un Edltto, pubblicato verro il fine di quefl:' an no da et1ò 
(c) .Af/a Imperadore, (c) in cui fotto pretd1:o di quietar Ie: turbolenze infone 
Cnncilil nella Chi.:-ra di Dio per cagioll della comroverfia inrol11o aIle due V 0- 
Late
II"tnf. iom à di CnHo Signor noitro, -comandò, che a niuno da lì innanzi 
{
b .s. J.lar- fotTe leCit0 il ditþutar di .queito argomento, nè fofienere una 0 due 
inD. Volonra cd Operazioni, [OttO pena a i Vt:fcovi, Cherici, Monaci, c 
Laici, di perdcre Ie lor Dignità 
 fe non ubbidivano. P.arve a tutta 
prima ad alcuni plaulìbile queito ripiego, ma non così parve alla fama 
Sede Romana, cd a cIl1unque nudriva un vt:ro zclo pa I' indennit:ì della 
vera dottrina della Chlefa. Ciò, che ne avvenne, fi accennerà fra po. 
co. I manto poco ci volle a conofcere, che l'lmperadore ad iliig,IÚone 
di Paolo Patriarca d.i CoLbnrinopoli fi lafciò condurre alIa pubblica. 
zion di quef1:o Edino j e però contra di e/To Paolo andò èlpoi, fic- 
come abbiam detro, a rcaricarfi il giut1:o fdegno della Sede Apollo. 
lica, c dc' Vefcovi Cauúlici Ma menrre I' J mpcradore impiegava così 
il tuo tempo e i fuoi penfieri intomo aIle liti Ecclefiafiiche con offef:\ 
di Dio, e pregmdizio della Fede OrrodolTa, feguiravano a pcrderfi 
Ie Proyincie: Cri1l:ianc del Romano Imperio. Scrive Te,)fane (d), e 
feeo va d' accordo Elmacino (
) che m quell'l\nno Muavia Generale 
di Osmano Principe de' Saraceni, con una flotta di mille e fettececto 
legoi trd piccioli e grandi fece und difcera nell' (fola di Cipri, occupò 
1.1 Città di Co1l:anza, lotromife tutta l'lro)a, e la devallò. Udiro poi, 
che Cacoyizo Camericre e Capitano ddl'Imperadore veniva con una 
poreme Armata di GrecÎ, conduffe la fua FIona \'erro Arado Ifola 
della Soria, e Ii pore all' alTedio di quella Terra, adoperando tutte Ie 
macchine da guerra per cfpugnarla. S' avvisò di mandare un Vefcovo 
appc:l- 


(d) Tlm- 
pha7'J.ts in 
Chro"ogr. 
(e) Elmac. 
. I. t. c. 4. 



ANN A LID' I TAL I A. 87 
appel1ato Romaric{}, pe
 eforta
gli .alla 
efa con patti alrai vantaggiofì, ERA V ()lg: 
altrimenti a far loro dl grdndl m!naCcle. .,Entr
 quel. V cfc<:>vo nell
 8. N N 0 64 8 . 
Terrd; ma que' Cittadini nol lafclarono pm UrClr fuan . Arnvato po 
cbe fu 11 verno, MU:lvia fi ritirò, e fc n' andò coUa (ua gem\: 
 Da 
roareo. Scrive Elmacmo,. che Muavia per due anni tirò tributo dall' 
Ifo/a di Clpri: regno probabilmentc, ch' etfa non retlò poi in potere 
de' Saraceni. Segujta a dire il medefimo Swrico, che Osmano inviò 
.dbdala ruo Generale nella Corarana, dove s'impadronirono i Saraceni 
dl varie Ciuà,. come Naifaburo, Arata, Tufa, AbriTlllI, ed altre, can 
arrivar fino a bere acqua del Fiume Balca. Qudl:o Fiume metre nell' 
Eufra(e, c pare cbe qui fi parJi di qualcbe Provincia della Meropo- 
tamia, noft peranche prefa almen tutta in adJictro da i Saraceni. 


Anno di C R 1ST 0 ÐCXLIX
 Indizione VI I.. 
di 
1 ART I NO Papa I.. 
di COSTANTINO, detto COST ANTE, Imper. 9... 
di ROT A R I Re 14. 


F U quell' Anno l' ultimo- della vita dí Papa Teodfìro, il quale dopo 
aver fo{lenma can tutto vigore e decoro la dourina della Chlera, 
parsò a ricevere il premio delle fue fatiche nd dì 13. di Maggio. 
Cadde I' elezione del Succdfore in iHartin{) da Todi, che fi crcde. con- 
fcerato. nel giorno quinto di LugJio. Dalla Lctrera XV. d' efTo Papa. 
abbafl:anza tì conolCe" cbe it Clero Romano non volle afpettar I' ar- 
fenro d.:li' I mperadore per confecrarlo, e però col tempo prerelelO i 
Greci, eh' egh irregtthlriter & fine lege Epifcopatum (uhripuiJ!èt, e g1i 
f("cero la herd pcrlt:cUl.IOne, che a ruo tempo vedn:mo. (
e{lo Pon- 
tefice,. uno de' PIÙ riguardcvoli, e vigorofi, che s' abbia mal avuro la 
Sed..! di San Pietro, ancorchè fapdfe la pena. in(imata da C{)jlante A n- 
gutto nel (uo Tipo, pure nulh imimidiro, anzi maggiormcnte accefo 
di zelo, inttmò tot\:o un Concilio di Vercovi d' Jralia, al quale fu 
daro principio nel di. f. di Ouobre dell' :\nno rrefente nella Sagriftia 
dc:lla Balìllca La(cranenfe (a). V'imervennero cento e cinque Vefcovi (a) I:a. bhe 
dell' Itdlra, SicIlia, e Sardegna. Al non vedere fra cOlI' Arcivl;fcovo 
ontlllor. 
dl Milano, e niuno dC'"rUOI Suffr..gaoci, irnmaginò il Cardinal Baro- om. 4. 
nio, che il Re Rotari. Aria.no irnpeditTe lara l'inren'enirvi. Rifponde 
il. Pagi, che e{fc:ndo mono tre anni prima. Rotari, qucfti non potè 
Vietal loro I' andarvi; e che la cagione è tuttavia occulta dell' e{fer e- 
glmo mancati a qud Concilio. Ma Rotari era moho lien vivo in quctti 
tempi. Veggeodofì poi (anti alrri Vercovi de'Ducatl dl Benevento, 

polcti, t Tofc<ina, fudd:ri de' LongC'bardi,. che aOitterono libcra- 
mente a quel Coned!o I parrehbe piutrol1o da dire, che per qualche 
altra ColglOne non foífero venuti que' Vefcovi, e non per dlvieto del 
Re: Rorari. .Mauro ArcivelCovo di Ravenna, perch' era impediro, vi 
mall..- 



8
 ANN A LID' I TAL I A. 
EllA VoJg. mandò oltrc a i filOi Deputati anche i Vefcovi fuoi Sufft'ag:meì con 
ANN 0 649. una beUa Lettera, portante la condanna de' Monoteliti. Ii che è ben 
da notare, perchè vedremo queilo medefimo ArcivefcQvo do po aleun 
tempo ribello alia fanta Sede, e sì perchè non fi fi1 intendcrc, come 
venga fuppoß:o, che I' Efarco di Ravenna patrocinaCfe il Monotelismo, 
e poi permettdfe, che quell' Arci

C
ovo co' Prdati della Cua dipen- 
denza concorrdfe a eondennarlo. V IOtervenne anche MajJimo Patriarca 
AquileienCe, cioè il Graden[e, ma non già I' Aquileienlè, 0 fia Foro- 
iulienfe, pereÞè era rifono 10 Scifma per 1a lite de i tre Capitoli. Ora 
nel fuddetto celebre Conciho Lateranenfc fu a pieni voti condennato 
l' errore dc' Monoteliti, }' Eé1ejì dell' I mperadore Eraelio, e il 'lîp() dell' 
Imperador Coí1:ante (chiamato ivi CoflantinD) e profferita, fcomunica ' 
contra chi non i[comunicava e rigettava Cir() .dleJ!andrino, Sergifi, Pir- 
rð, e Paolo COfltl1JtÙ
opolitani. Fu in queß:i tcmpi invi:Ho Elãrco nuovo 
in Italia, cioè Olimpio Camcriere dell'lmperadore, attellandolo chla- 
(
) .AnafJar. ramente Anafi:a{io Blbhotecario (a). Gli fu data commiOjone da clfo 

ibliothec.. Coß:ante Augufio a tenore de i coniigli di Paolo Patriarca, di portar 
:5. ,Marll- feeo il 
iro gi
 pubblicat
, pe.r farl? 
ppro
a.re, 
 fotrofcrivere da 
. i Vefcovi d' Italla, e da gh alt1"1 haham ruddm fuOl. Che {e gli riu- 
fciva di perfuadere all'efercico Jmperiale d'ltalia di accetrare elfo Tipo, 
aHora fecondo il c<mfiglio a Iui daro da Platone gloriojò Patrizio (che 
cefsò d' elfere Efarco) mettdfe Ie mani addoífo a Alartino (cioè al 
Papa) che era !taro Apocnfàrio della Sede .t\ponolica in Collantino- 
poli. Se poi G trovavano oppofizioni all' accettazione del Tipo, ere- 
duro ortodolfo dall' Imperadore, aHora Olimplo djffimulat1è, finehè po- 
te{fe avere un fufl1ciente eCcrcito di Romani e Rayennari da poter ere- 
g
ire c.o11a forza ciò, che, n
n (i po
eva. ouener colle buont" e colle 
mmaccle. Venne dunque I Elarco OhmplO aRoma) e tõOvo appunto, 
che ft celebrava da Papa Martino il Conctlio Lateraneofe; e tludioßi 
ben egli di dare efecuzione 
 quanto gli avea cO(
1d.n?ato I' I 
perado- 
re, con tentar anche uno SCIerna; mA non manco vigore ne I Mlni- 
firi di Dio, e nelloro Capo) nè uI1i,:>nc del [>npolo Fedelt" Romano 
col Pontefice, di maniera che per quanre ani e maoeggi collui ufat1e, 
non folamente niuno fottol'Crilfe l'lmperial Tipo, ma commuò l'j{na- 
terna profferito contra di e{fo dal Papa e da 1 [>"dri. In qIJeft' anno 
(b) Theoph. poi abbiam da Teofane (b), che Matlvia Generale de'Saraceni tornò 
in Chronog. colle fue masnade all' rfola d' Arado contlgua alia Soria, e coflnnfe 
gli abitanti di quclla Città dopo un fiero aßedio a rendc:rfi, (alve Ie 
perfone. Rove[ciò a terra quel Barbaro la Città, devalto tuna l' Jlòla 
con ridurla disabitata: nel quale ftaro era [U[[.wia a'tempi di Teofa- 
ne, che fiorì nell' an no 790. 


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ANN A LID' I r A L I ^. 


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Anno di C It 1ST 0 DCL. Indizionc VI I I. 
di M A.R TIN 0 Papa 2. 
di COSTA};TINO) dctto COSTANTE J Imper. 10. 
di ROT A R I Re I 5. 


G Iacchè non fi fa l' anno precìîo di un fatto di Qt-imoaldo Duca di 
BencH'mo, C1rà kciw a m:: il I iferirlo [otto il prcfcnce. Ven- 
nero (dice Paolo Di.icOOO en) i Greci, per i[pogliare de' fuoi tcfori ]a 
l3afihca di San Micheie, potta ncl Monte Gargaoo del1a Puglia, cd 
oggidì nella Capitanata. Era que! pacfe dipend::nza del Ducato di ße- 
nC
lento; però il Duca Grimoaldo al primo avvifo del loro tentativo 
fali a ca\'Jllo, e con quanti armati potè in frena raccogliere, tù loro 
aJdollo, di maniera che in vece di porrar via il teroro, lafèiarono eili 
quivi Ie loro \'ite. Mi maraviglio io dl Camillo Pellegrino (b), che 
m!:'ua qUI in dubbio l' aurorità di Paolo Diacono per la troppa buona 
opmionc, eh' egli aveva dc' Greci, credendoli incdpaci di quelto atten- 
taro, ficcome Cattolici, e fiimando, che piuttollo i Longobardi A ria- 
ni, i quail faccheggiarono tempo fa il Moniílc:ro Cafincnlè, avran da- 
to il fa.cco al Tcmpio di San Michele nel Monte Gargano. Ma non 
doveva ignOiar queLlo valentuomo, di cbe rcmpra fi)fT"ero aHora i Gre- 
ci. Se poco fa abbiam vedmo, cbe fpogliarono iJ gran Ter..>ro della 
Patriarcalc Lareranen[e in Roma ttdfa, luro fotwpùna j fe \'edrcmo, 
c:he (oormi miqultà commifero fra poco contra dtll.) ILlTo l<.onunQ 
Ponreficc, Capo vifibile dclla Chlelå di DIO j e finaJm
nte fe Hlten- 
deremo gli orridi f<lccbeggi, fani dal medeGmo Co(hnte Impcradore 
in Italia c SicIlia a I luoi Popoli, e aIle Chiefe del fuo d,>milllo; po- 
tremo poi credere incapaci i Greci di [" ,lllglare una B dihca del paefe 
nemlco? Che fe i Longobardi nc' primi anl)i dopo la lor vcnura in Ita- 
lta, cioè prima dl umanizzarfi e incivilirfi nel dolce Clima d' ltalia, 
arnvatJ a Monte Cafino, derenarono qud facro Luogo, vanamentc Ii 
puo infenre, che da Ii a moltil1imi anlll il'guirafT"ero ad operar del me- 
ddimo tenore. ßenchè alcuni di qtl
'i Ite, e moltif1ìmi di qudla Na- 
7.ione tutravia profc:fT"afT"ero J' Arial1lfmo," pure ancb' em veneravano i 
Santi, e nlþenavano i Luoghi facTI non me no fuoi, che de' Carrolici 
path fotto il loro dommio. Anzi {idee noraiC, ch' ellì ebbero una 
fpezial divoziöne all'L-\rcangclo San l\lichelc, e al pari i Re Fran- 
chi II prelero per Prorenor delJa ioro N azione. Pero nelle l\10netc 
de i Re LQngobardi, e de i Duchi dl Bl:n
vento nell' uno de'lati fi 
,'cde l'immagme d' elTo Arcangelo, al qualc eziandio la Pi.;{.Ì de i Re 
Longobardi \ e non già Cufi.lI1{ino il Grande, come buonamcntc íi 
vgurano alcuni S
orici P:1Vcfi) erc!fe in Pavia ]a magnificll Bali lica, 
2ppcllata oggidi di San Michele Maggiore. Sotto quelt' anoo, 0 pure 
nel feguenu;, Tcofanc (f) racconta, chc i Sarac<.:ai enlrarono nella 
10m. lr. M Pro- 


It.. I. Vo1g: 
ANN06so. 
(a) Paulus 
Diaconus 
de Geft. 
Lanf,obarJ. 
I. 4. c. 47. 


(b) Ptr,zri- 
nius de Fi- 
nib. Ducat. 
Bene1Jem. 


( c) TI.tDph. 
in Ch"nøg. 



90 ANN A LID' I TAL I A. 
lh A V olg. Provincia dell' Ifauria, fecero quivi un gran macello di Cri fliani e cin- 
ANN06SI. que mila ne condutlero fchiavi. ' 


Anno di C R 1ST 0 DCLI. Indizione 
di MAR TIN 0 Papa 3. 
di COSTANTINO, detto COSTANTF., 
di ROT A R I Re 16. 


IX. 


Inlper. 


I I. 


N On (j [a in qual anno accaddTero Ie mutazioni di governo ne i 
Oucati del Friuli, e di Spoleti. Solameme abbiamo d.l P",olo 
Dlacono, che regnando Cofiante Imperadore, da lui appdlato COfldtlZ- 
-tino, Nipote d' Eraclio Augufio, venne a mone GraJòlfo Vuca del 
Friuli, Zio paterno di Grin:oa.ldo Duca di Benevento, e che in qud 
Ducato fuccedctte Agone. Similmeme terminò i fuoi giorni creode/apj, 
Duca di Spoleti, e fu conferito que! Duc:uo ad Attone. QIetlo no- 
me di Attrme è il medefimo, che Azzo, 0 Azzone, celebratlilimo ne 
gli antichiffimi Antenari della Serenit1ima Catå d' Elle. Bernardino de' 

a\ft.mcel-. Conti dl Campello (a) nelle fue Storie di Spoltti, crede, che ad Ario/- 
ht. r.u: o - fo Duca di qudla Provincia fuccede/fe Teodebpio I. circa l' anno 60)0 
Pofcia circa l' anno 640. fofre creato Ouca di Spolcti Grimoaldo, e 
che circa l' anno 6)9. 
odelapio II. commcialTe a reggere que! Duca- 
to. M:1 altro ci vuole, che V olfango Lazio, Amore del Secolo deci- 
rnofefto, per provare, che fi
no tiati al Mondo, e Duchi di Spolcti 
quel Grimoa/do, e quel 'I'eodelapio Secondo. Paolo Diacono, che ne 
fapea ben più del Lazio, altro 7'eodelapiiJ f10n conobbe, fe non il fuc- 
ceduto ad Ariolfo, nè ebbe comeZZa alcuna di que) Grimoaldo. E va 
(h) Rerum d' accordo con Paolo Diacono I' amico Caralogo, da me (b) pubbli- 
Italiear. cato avami alIa Cronica del Monitlero Farfenfe. Però nuando non com- 
Scriptor. -\ 
Part. II. parifcano Documemi migliori, s' hanno da lev are i fuJdctti due per- 
TIm. .I!: fonaggi dal molo de i Ducbi 
i Spo
eti. ,Lo f
dro è da dire di Ca- 
(c) LII.u millo Lllii (c), che nelle Stone di Camenno Cl fa vedere Zotone Du- 
Stør; dl , ca- ca di S p oleti e di Camerino, fucceduro a Teodelapio. Attone, c non 
merln. . 4. fi ' I d I r. ffi d - ' r d I . E " 1 
Zotone, u 1 nome e lUCCC ore 1 co e aplO. Ignoto per a tro 
i1 tempo, in cui sì il fudder[O Agont diede principio al [uo governo 
del Friuli, che Attone al fuo di Spoleti. Ma giacchè n01 feppe Pa.olo 
Diacono, nè pur fi puà efigere, che io ]0 fappia . RiufcÌ in quefi' an- 
no a i Saraceni d' occupare interamenrc il Regno della Perfia, perchè 
il Re 'Jafdegirde, appellato Orm iJda, ultimo de i Re Per Ii ani , che s," e- 
ra finora prefervato nelle Proyincie Scrrenrrionali di quel Regno dalla 
loro inondazinne, terminò la carriera dc' fuoi giorni: il che diede cam- 
po a i Monfulmani S.uaceni d'ingoiarc il relio. Racconra Paolo Dla- 
cono Cd), che ne'tempi di Collanrc, detto Cofianrino, I mperadore, 
Ce{ara Regina de" Pcrfìani in abito priv,lto fuggi a Cofiantinopoli, c 
fi fece battczzarc. Che i1 Re ruo Marito nc mandò in traccia, e che 
fu 


(d' Pltulu! 
Diactlnus 
lib. 4. 



ANN A LID' I TAL 1 A. 91 
fu fcopena in Co{b
tinop
1i da' fnoi Am.?afciarori; ma C
l' ella non ER A Vo)
. 
volle corn"re in Perha, fe II Re fuo Contone non abbracclava la Fe- ANN06p_ 
de di Critio. Veone il Re a Cotbneinøpoli con fetIå.nea mila de' fuoi, 
e tutti prefero il Battefimo, ayendo l'lmperadore tcnuto cOò Re al 
facro Fame: dopa di che carichi di regali fc oe tornarono al loro pae- 
fe. Le circo{Nnzc di un tal fano han tuna la .ciera di una favola po- 
polare, bevuta da Paolo Diacono; e tanto più, che di una si riguar- 
devol avve?cura 
on yarlano gli Autori ,Grcci, e Fred
gario Ça) .Ia rap- (a) Frede!. 
porra bensl anch egh, .
a la ...,met.te all annC? f
8. e 
 tempi 
I 
1au- in ehron", 
rizio Impaadore. Percto II Cardmal Baromo, tl Pagl, cd aIm I han- cap. 
. 
no t
nuta per una fola: per tale la tengo anch' io. Tuttavia fe mai 
briccio1o di verità ft pocdfc quì immaginare, a quefii tempi non dif- 
direbbc 1a converJìone del Re e della Regina de' Pedìani alIa Reli- 
gionc di Crifio, per
h' effi a1lora Ii. trovavano ,in 
na fom.ma d.epref- 
fione, e pouebbe clIere, che fi umlfero per via dl firetu nodi coll' 
JmpaaJor Cotbme contro de' comuni lor nemici, voglio dire de" Sa- 
racl;l1i, ufurpacori di tanee Provincie sì de' Criliiani che de' Per1ìani. 
P.tr difficile, che di pero fo{fe invenrata quefia favola, e fcri[ta da Au- 
tori anticbi fenza qualche pnncipio di vericà. 


Anno di C R 1ST 0 DCLl I. Indizione x. 
di MAR TIN 0 Papa 4. 
di COSTA
TI
O, detto COSTANTE) Impel'. 12.. 
di ROD a A L D 0 Re I. 


S Igeberto 100orico (b) rapporta all' anno 64 6 . la morte di Rotari Re (b) Sittf"r": 
dc' Longobardi. Ermanno Concrano (c) la riferifce all' anno 647- 'u.s in Chr'- 
.Ma fe è vero, come Paolo DJacono raccoma, ch'egli regnò Annife. (')0- 
Jici, eo, Mefi quattr(), e fe nell' an no 6+
. per quaoco _ s' è vecrmo, cor- n
ç
;:
:: 
rCVd I Anno ottavo del fuo Regno: vlenc a cader la {ua mone nell' an- tIuS;1I ehr. 
no prercme. ruttochè Ariano, fll fepellito il fuo eadavero pre1To Ja 
Bafîlica di San Giovanni B.uitla in Monza _ Ma dopo moho tempo a- 
perto da uno îcellerato il fuo avcllo, fu fpogli:1to di tutti i fuoi orna- 
menti. A conui apparve San Giovanni fgrid.lndolo per queUo misfat- 
to, perchè Cebbene Rotari non cenea la vera Fede, pure era raceo- 
rnandato a IUI, e in pena gì' incimò, che non tàrebbe mai più cntraco 
nella fua Bafilica. h. così avvenne _ 
ando tencava d' encrarvi, quati 
che uno gli mcnc1Te 101 fpada aHa gola, gli bifognava rerrocedere. Pao- 
lo Diacono è quegli, che raccoota il fano, e giura d' averlø Îmefo da. 
chi I' avea veduto. N oi {jam difpenfati dal crcdcrlo; e pare anche 11ra- 
no, che San Giovanni Barilla, beato in Cielo
 fi prendeí1è tal cura 
del Sepol:ro dl un Principe Erecico, condcnnato da Dio aIle penc In- 
fernali. Intanto Rotari cbbe per fucce{fore nel Regno Rodoaldo fuo 
Fighuolo, delle cui aÚoni nulla è a noi Fcr','cnuto, pcrchè poco 0 nul- 
M.z. la 



91< ANN' A LID' I TAL I A.' 
ERA Volg. la ne feppe anehe Paolo Di:lcono (a). Seriíiè c:gh bensì, che Rados.!- 
A
NO ?51.. åo prdè per \1og1ie Gundeberga Flgliuola del Re Agllol61, e della 

;a:{Ja:U;1I l
egitM Tco.jelmd:.t. Po/cia ag
iugnc, che Gundcberga ad imitazion 
lib. 4- '.49. dl fU'\ MaJre fond.\[rice della Bafilica di San Giovanni Batlfta in Mon- 
za, f(mdò anch' e\b in Pavia una Baftlica in onore del meddimo Pre- 
cur(ore, c mir.lbllmente l'arricchì di ornamcnti d'oro e d'argenw, e 
di prezi,
ft arredi, con eOere poi nata fepellira ivi al rempo dell a fua 
morte. Fillah1cme fcrive, che quefta Regina venne accu!iaa d' adul- 
t('rio :11 Re fuo Conforre. In dife(a della di lei caH:it.1 uno de i di lei 
Servi per nome Carello feee iftanza al Re, ed ottcnne di poter fare 
dUt'llo call' accufarore, il quale re1lò uccilo nel campo in faccia di 
tuno il Popolo. Qudlo fervì fecondo la fciocca opinione di que' tem- 
pI a. didJiarar'innocence la Regina, a cui pereiò fu rdtitulto il grado 
ed onore primiero. Ma biCogna quì, che il buon Paolo Diaeono fi 
comenti di udire, ch' egli fi è ing:mnato all' ingrolfo. Siccome prima. 
d' ora fu dihgememente e>{fervato dal Cardinal Baronio (b), e pofeia 
dal Pagi (,), non può fulIi Itere, ellf' GundebergtS Figliuola àd Re Agi- 
101fo fo(fe pref.1. per Moglie da1 Re Rodoaldo, perchè uccome s' è ve- 
duto di fopra coIl' amorirà di Fredegario S:::rirwre più antico (cd an- 
che contemporaneo d' eera Gundeberga, fc vogham cred
re a i Lene- 
rati Fr:\nzefi) queíla Principetra fu nllritata in prime Nozzc con Arioal- 
do Duca di Torino, creato pofcia Re de' Longobardi nell' anno 62r. 
Pa[sò dipoi per atteO:ato del medcfimo Srorico aile feconde N OZ'LC col 
Re Rotesr; nell' anno 6 J6. e per eonfegucnte non potè cerer Moghe di 
Rodoa/do Re Figliuolo d' eero Rotari. Cerro fi può dubirar dell' età di 
Frr.:degario; ma non par già, che fi polTà dubitarc della di lui alfer- 
zione inrorno a i Matrimonj di Gundeberga. E per como ddl' accuCa 
contra h di lei oneftà, e del Duello per cagion d' eOå fatto, meglio 
è attenerli a110 Storieo Franzefe, ch:= 10 dice avvcnUto a'tcmpi dÎ 
Arioaldo, e non già per impurazion d' aJulterio, ma pcr altro motivo, 
ficcome abbiam duro a1l'anno 629. 6p,. e 6+1. 
Circa qucO:i tempi (fe pur non fu nell' Anno fu(feguente) per 
(d) Tf,'Op/'. attefiaro di Teofane (d), Pa[agnate Parrizio dell' Armenia fi rtbellò 
'n Chr'lI'l. all' I mperador Coftance, e feee leg:t col Figliuolo di Jluav;rr. Gener-ale: 
de' Saraceni. Corfe l'Imperadore a Cef.trea di Cappadocia, per effere 
più alia portata di foecorrerc quel padè; ma \'eggcndo di
pc:rato il ca.. 
Co, fe ne tornò alT"ai malcontenro a CoO:amirlOpoli. A bblamo an cora 
da Ana!tafto Bibliotf'cario (e) un farto, raciuro da gli altri Storicl, ma 
aßài importance per Ie cofe d'lralia. Cioè che i Saraceni prima d' ora 
avcano [ana un'irruzirme in Sicilia, eri ivi filTato il piede j perlocchè 
fll fpedito ordjne ad Olimpio Etarco d' Italia di pa'Tar can una _Flott1 
colà per ifcacciarne que' ribaldi. Era tomato dianzi queflo Elarco a 
Rr,ma con fegreta incumbenza di merrere Ie m:Jni addolTo al buon Papa 
M:.rtino, e ccrto non rralaCciò ane e diligenz
 alcuna per e[cguire I' em- 
pio dileg.1Q. Ma conofcendo rericoloCo quelto atrentato a cagion dell' 
amore e rilÌ'''tto prûfclT"ato ad cero Vicario di Criílo non men dal Po- 
polo 


(b) ]faron. 

m
al. Ecc. 
Ad Ann. 
65'9. 
(c) PIlE,ut 
Critif. 
ar. 


(e) .AnAflaJ. 
:Bi'liøthu. 
in Vita S. 
N.rtini. 



/' 


ANN A L I 0' I TAL I A. 93 
polo, cbe dall'cfercit
 Romano., andarono 
 vow.le (uc trame., an, l!.u, Volg. 
corchè Iungo tempo h f..:rm,lm
 111 Roou. Rlcorfe 111 fine aJ cradlmcn- AN NO 65 1 . 
to e fiogendo U.1 divoto d
'fideril) d' effere comunieaw per n1olno del 
rn
de{ìmo lanto Papa, {i portò a tal fine alia Meífa lò1cnuemenre ce- 
lebrara dol lui in SlI1ta Maria Maggi-1re. Avea commiffione una delle 
guardie d
ll' Efar
o, allorchè il Pontefi
e Ce gli acco.í!ava per d.ugli la 
1åcra parucoIa, dl 
mmazZ<\rlo. Ma IddlO non permlle COSI orrendo ec- 
cdfo j perciocchè miracolofamenre qudlo fgherro non vide nè quando il 
Pomefice diede la pace, nè quando porfe la comunione all' Elarco; coCa, 
eh' egli dipoi arrefiò con giuramento a varie perfone. Veggendo adun.. 
que 01implO, che la mana di Dio era in favore del fanto Ponre6cc, 
riconobbe i-l fuo falla, e accordato{i fceo, gli rivelò [Uno quanto era 
ftato ordinato a lui daW I rnperadore, e da IUI temato fino a quel tem- 
po. S' era can cíò rirnefTa la pace in Roma, quando arrivò ordine a 
queUo Efarco di raunar I' cCereiro, e di paß'are con eífo in Sicilia per 
proecur:sr di sloggi:une i perfidi Saraceni. V' andò egli, ma per t.ùa 
mala vemura v' andò, perchè I' efercito fuo reft:ò fconl1rto, cd egli ap- 
prelTo per I' affanno e per una malattia fopragiumagli p"gò I'indifpen- 
fabil tnbUlo della natura. E quì eonvien oßérvare, come {i ba dalla 
Rclaziom: (a) dell' empia perfceuzione, che ycdremo Farra a Papa (a) L.dl. 
Martino, fra gli altri falfi reati appofli a Gue1 buon Pontefìce, elTer- CøncdilT, 
V! fiato 
ncor quell-o, cioè ;h' egli avea c
n
iurata coon. C?lim
i
 la ro- T:m'6

' 
vlna dell I mpcradore, e pero DOTotco. PatrizIo dell a Clhela grJdo, che p g. 
elTo Papa Martino fllus [uhvct"tit & perdidit univctfu111 Occidentcm & 
de/evil; & revera unius confilii fuit cum Olympio, & inimicus homicida 
Impcratot"is, & R(jmtln
 urhonitatis. Sic
hè )a pace fana fra lui e 
I' Efarco Olimpio, e la rotta dell' eferciro Imperiale in Sicilia, diver... 
tarono delitti dell' ottimo Papa; che per alrro non fi sa, che alcuno 
in lulia in qucil:i tempi {i iàlIevatTc contra dell' Imperadore. lniqui 
Greci! non fi l'UÒ quì non efclamare, e di lunga Olano più iniqui per 
queHo, che racconteremo nell' Anno fuffeguente. Dleo così, aeciocchè 
il Lettore fempre più venga fcorgendo, che i Longobardi tanto vB.. 
laneggiati da alcuni Scrittori, erano ben divenuti padroni rnigliori ,. c 
Rc PIÙ dlfcreti, ehe i Greci. 


Anno di C R 1ST 0 DCLl I I. Indizione XI. 
di MAR TIN 0 Papa 5. 
di COSTANTINO, detto COST ANTE , Imper. 13. 
di A R I ß E " ToRe I. 


P Er Ie ragioni addotte dal P Pagi (#), fuc
edette in queft' Anno 1a (b) 1'41illl 
Iagnmevol fccn.a. di San Martino Papa, e nl)n già nell' .-\.nnu 61'0. C,;,. BarD'''' 
come fi 6gurò. II, P.orp?raro t\nnalifta. 0 ful fine dell' Anno precc.. 
dcme, 0 nel pnnelplo da quefto, fu mandato a Ravenna il nuovo Efarco 
d. lta- 


" 




4 ANN A LID' I TAL I A. 
'ER A VQtg. d'lc:llia Giovanni Calli'pa. Ch' egii prima avdfe efercitat:t quelta cari- 
ANN C) 65]. ca, íì può tuttavia dubitare col flddcno Cardinal Baronio, ancorchè 
Anai1afio 10 dica. Glà covava l' Irnperador Coflante non poco fide con- 
tra del Sommo Pontefice Martino, perchè fenza i1 fi.1O cønremimcmo 
era reguita la di lui confecrazione. Crebbe poi a dlfmifura l' odio, da 
che l'intrepido Papa nel Concilio Lareranenfe avea profferita folenne 
femenza concro il MonotelilÌ11'), conti 0 il Tipo ddlo H:dIà Cotlante 
Imperadore, e contro i 
atriarchi di 
oftam
nopoli prore[tori di quclla 
Ere(ia. Paolo aHora Patriarca non lafclava dl foffi Ir nd fuoco. Pcrò 
venne il novello Ef.'lrco, conducendo feco I' eferciw Ravennate, e con 
ordine rifoluto di far prigione il Papa. A qudlo effeno egli giunfe a. 
Roma nel dì If. di Giugno dell' Anno prefeme. Ben fapeva 11 Pon- 
tefice quel, che fi macchinava comro la di lui perfona, ma egli s' era 
già difpofto a fofferir tutto. Mandò ad incomrarlo alcuni del Clero., 
giacchè non potè egli muoverfi, per drere infermo fin daW Orrobre 
(a) }.!/lrtin. amecedente (a). Non trovando I' Efarco fra dIi il Papa, diffe 101"0, 
P P. 
pift. che voleva ben eefer egli ad adorarlo, cioè ad inchinarlo, ma che ilan- 
:.5' (;;n"-6 co del viaggio lion potea per aHora. Fu md10 il concerto per la Do- 
ilY. om. . menica reguente nella Bafilica Coftaminiana, 0 fia Lareranenfe j ma 
l' Efarco per fofpeno, che vi concorrelfe troppo Popolo, íì afienne 
dall' andarvi. Mandò poi a dire nel feguente Luncdì a1 Papa, che aven- 
do intefo, corne egli avea fana adunanza d' armi, d' armati, e di faffi 
ncl Palazzo Lateranenfe, gli facea fapere, eiò non e{fere nè necelfa- 
rio, nè bene. Allora it Papa volle, che que'medelimi Melli andaffero 
a chiarirrene con vi(itar tuno il Palazzo j e nulla in fani vi trovam- 
no. A vea fatto portarc elfo Pontefice il fuo lerto davami all' Altare 
della BaCtlica, ed ivi giaceva malaro. Poco fiette ad arrivar colà I' E. 
fareo Calliopa col fuo eferciro, armato di lancie, rpade, e fcudi, con 
archi reft, facendo un terribil rumore. Quivi egli sfoùerò un ordine 
dell' Imperadore, in cui fi facea fapere a1 Clem, che Martino, ficco- 
me Papa intrufo, era depofto, e che però ft venilfe all' elezione d' un 
altro. Ciò non fuccedene per allora, e fperava anche il buon Papa, 
che non fuccederebbe, perchè, dice egli in una Lettera a Teodoro, 
nella }ont:manza del Pontcfice tDCca aU' Arcidiacono, aW A rciprete, e 
al Primicerio di far Ie vcci del Papa. A vrcbbe voluto il Clem op- 
por(i j ma il ranto Papa, che prima aveva abborriro ogni preparamento 
di difer.1, ed avrebbc voluto morir dieci voIce piuttotto, che d.u' oc- 
cafione ad omicidj, ordinò, ehe niun fi movelfe. Fu condono fuor 
..ii Chicfa, c perchè ìI Clero' ben s' avvide, che sì empia perfecuzio- 
ne veniva dalle controverfÌe inÎonc per la Fede, grido alto: Sia fto- 
municato, cbi dirà 0 credet"à, che Papa Jim tinfJ abbia mutato, 0 fia per 
mutare un fòl pltntino nella Fede, e chi fino alia morte non jàrà coftante 
11elfa Fede Ortodojfa. Allora I' Efarco, ben intendendo, che mIra ave(fe- 
ro quefie parole, immlntincnre rifpofe, che la fidra Fede profdfata 
da i Romani, la profelfava anch' egli . 


Non 



A rq N A LID' I TAL I A. . '5' 
Non ot1anre la licenza data al Ponrefice di condur feco chi gli ERA VÇ)lg. 
era più a grado (al che molti s' erano dìbici, cd avc
no già. imba
- ANNO 65]. 

ati i loro arneli) t"gli fu (egretamente la notte del dl 19. dl Lugho 
menato in barca, fenza hlèi:1Tgli prendere [eeo [e n:m [Ó famigli, e 
un bicchiere. S'incamminarono per mare a Mifeno, indi in Calabria,. 
e dopo aver fatto fcala in varie Ifote per tre M.:fi, arrivarono final. 
mcnte a guel1a di. NaITo fleW Arcipelago, dove fi tèrmarono per molti 
altri MeG. Una conrinUl difentcria, una romma debo1ezza, e [voglia. 
tezza di fipmaco, afRiggevano i1 Canto Pontefice, a cui non fu mai 
permeíro di Cmomare in terra. La nave gli [erviva di prigione. Ve. 
nivano i Sacerdoti ed alrra Fedeli di quella contrada a vifitarlo e con- 
fo1arlo; gli portavano anche regali d! varie rorre; ma Ie fue guardie 
ful volta ruo rapivano tuno, e flrapazzavano quella gente pia con di- 
re, che era nemico dell' I mperadore, chiunque portava amore a eollui . 
Tale era 10 fiato dell'innocence e pazienre Pontefiee, che non fi può 
intendcre [enza fremere contra I' empictà e prepotcnza di chi ordinò, 
c di chi efegul tama crudeltà e vilipcndio di un Romano Pontefice sì 
venerato da turta la Chie[a di Dio. Per <:juanto s' ha da Paolo Diaco- 
no, Radoaltf9 Re de' Longobardi regnò ÛHque Anni, e Jette giorni. Per 
confegueme dovrebbe prolongarfi la vita lua fino all' Anno 6f7. Ma 
perchè Ariberto [uo fuccclfore tenne il Regno nove Anni, e convien 
mettere per Ie ragioni, che diremo, it principio del Regno di Gr;- 
moa/do all' Anno 662.. perciò convien dire, 0 che Paolo, it qual vera-- 
mente poco 0 nu11a [eppe di Radoaldo, sbagliò; 0 pure che eíro Ra- 
doaldo regnaíre col Padre la maggior parte di quefio tempo, come [0- .. 
fpettò il Padre Bacchini ell); 0 finalmente che fia guafio il tefio di (
) 1!"ee
'- 
P I h .. d " ,4 . ' bb " .. d 1 Tl/NS In 
,. 
ao 0, e c e 10 veCe 1 qumfjlle regna.vcrat ünms s a 1:1 <:jUIVt a eg. I;s ad A- 
gere fjllinque regna7Jerat l\fenjibtls, com
 giudiciofamcnte immaginò il gnell. 1. 2.. 
Signor SaíIi Bibliotecario dell' Ambroíiana. In fani nell'antichiíIima Cro. l{er. Ilalir. 
nichetta Longobardics, da me data alIa {uce neUe mit: AnrichJtà I ta- 
liane, G 1egge: Rod()ald regnavit Menflbus PI. Perciò tcngo io per ve- 
rifirnile, cbe nell' ."nno prefeme egli termina{[e la vita e il carro [uo 
Regno. Fu violenra la morte fua, perchè venne ucci[o dal Marito di 
una Donna, alIa quale egli aveva ufata violenza. In luogo ruo fu fu- 
ftituito Ariberto, Figliuo10 di Gund
aldo Duca, cioè di un Fratello della 
buona Rt:gina Teodelinda: con che pafso 10 rcettra de'Longobardi in 
un perfonaggio di nazion Bavarefe; il che è da notare. Era Ariberco 
buon Cattolico, e però da cbe i Longobardi non ebbero difficulrà ad 
elegger10 per 10ra. Rcgnanrc, par ben credibile, 
he la magglor parte 
d' cffi avclfë oramai abbracciata la Re1igionc C::ttohca . 


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- 
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J, 
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. " 


Anno 


... 



E.. A 'Vo1g. 
ANNO 654' 
(a) LAbb, 
C oncilior. 
I. 4. p. 67- 


9 6 


ANN A. LID' I TAL I A 
 


Anno di C R 1ST 0 DCLIV. Indizione x 11. 
di MAR TIN 0 Papa 6. 
.tH COSTANTlr-;O, detto COST ANTE, Imper. 14. 
di A RIB E R ToRe 2. 


D AlIa Relazion
 (
), .cbe tutt
via efi.!è e , de i travagli di San M'1r
 
tin, Papa, nOl ncaVlamo, ch egh tu condotto daW (fola di N a(fo 
a Cotlaminopoli, dove .giuniè ne! dl 17, dl Scm:mbre dell" Anoo pre
 
fente. 
lvi fu me/To In c,ncere., e VI Itette tre Mdi, fen2a poter 
parlare a chicheffia. N el di 19. di Dicembre dal SdcelL\rio, 3 fia Fi- 
fcale, 0 íìa TeCoricre di Corte, fu po1to all' efame, e prodotti gli 
accuf.1tori fuoi. A chi h
 la forz
, e vuol fare UfM fcgreta vendetta, 
non mancano rnai pteteth per pallIare col manto dclla glUtlizia I'iniquo 
fuo talento _ Le vere caglOni dl 51 ernpl2 perfecuzlonc: comra del fan. 
to Pomdice., già Ie abblam vedute; ma Ii guardavano bene gli [caltri 
Mmithi Imperiali di menere. in campo la di Jui confccrazione, e la 
condanna del Monotelismo. Le calunnio[e accuiè coniì1tevano in dire, 
ch' egli ave{fe congiurato con OJimpio Efarco contra dell' Imperadore, 
e tenuta corrif pundenza co 1 Saraceni in danno dello Sraro: il chL vi 
fa conghletturare, che a lui impma{fero infin la calata di que' Barbari 
in SicIlia. Ridlcole imputazioni. Se il buon. Papa avellè l1udnco di 
qudti dttegni, non avea che da intenderíì co i Longobardi confinami 
nella. Tolcana, ene' Ducati di Benevento, e Spole[l. A vtcbbono ben 
effi I
puto profiaar di si bdb occatione per lo1tenere il L->apa, e nuo- 
cere all' I mpcradore. R.lfpolc il Papa, che fc 01lmp'o avc:a m mcato 
al fuo dovere., non avec! cerro un L{om.\Uo Pontefice 1'orZ1 da reíìller
 
gli. 
 perch' egh YoLle Ür menzione del Tipo Imperiale ponato a 
Koma, .rroi/6 Prcfeuo }'jnterruppe, dicendo, che qUi non li traaava 
èi Fedc:, O1a QI dehtti ål S[ato; foggiugncndu: Not fiam tutti Cri
 
fliani cd OrtodofJi, tanto 1tO;, 'lNanto i RrJrJttm;. Replicò allora il Pon. 
refice: PiacR./fè a DifJ; 111(& at 'fnbtma1c di Dio 'Vc ne dimðn1erò io c'n
 
to tin giorno. In quanto a i Saracem prote1to di non aver mai fcri[[e 
Lettere a que'nernlci del Cni
13nchmo, nè lor m.lndato danaro: Cola- 
mente avea data qUàlche limol1na a i Scrvi di 010, che vcnio'ano da 
QueUe parti, mol non rnai a I S.II accni. Gli fu parimeme oppofi:o J' a- 
vere fparlato dflla beatltTima Vergine MarÎJ. DI quefi:o misfarto gli 
Eutichiani Monut.eliti 10!eano ilJcolpare i Cauolici, quaGchè 'ìucl1i fof
 
fèro Nef.loriani. Ma il Pap" plOllunzio tolio fcomunica contra chi non 
onora\'a la f.mtitTima Madre di DIO lopra ogni altra creatura, a riferva 
del luo divmo FigllUolo. Poi veggwdo, che gli emp; Minilhi legui- 
tavano a mettcre 10 c
mpo 51 m!:nd!cau: e s!ombatc accufe, Ii [con. 
giuro di far ptcO:o quel, che in[l.:ndeana dl fal e, perchè così gli p1'Oc. 
curerebbol1o una gnU) ncompcn1à in Cielo. LevoHì il S,\cellario? c 
reco 



ANN A LID' I TAL I A. 97 
recò aU' Imperadore }'avvifo dell'efame; pofcia ritornato, feee portare Eu. \'o's, 
nd pubblico C
r[ile, dove era gran folia di Po polo , il Papa in una A l'I N 0 ón. 
fedia, perchè a ca
ione ddla fua infermitl non porea cammin.1re, c nè 
pur tenedi rino i.n piedi. 
ivi d:lll
 g
ardi
 gli, 
u .levat? il Palli.o 
Archiepircopale, II mantello con rum gh aIm abm, 111 gUifa che 1"1- 
mafe quafi nudo. Pofcia pofiogli un cullare di Ferro al collo, il trar- 
[ero fuori del Palazzo, menandolo per mezzo alia Cin à, come con- 
dcnnaro alIa mone. Egh con vol
o fc:reno fofferiva tante ingiurie, e 
la maggioI' pane del Po polo fpettatore pi.mgeva c gemc:va a così in- 
dcgno fpcnacolo. Fu c.on
ono in prigionc, e I
rciato fenza fuoco, 
bet1chè allor fi facdfc fenure un freddo mtollerablle. Le Donne non- 
dimenC) del Guardlano moffe a compafiìone it pofc:ro in letto, e il co- 
prirono bene CDn panni, acciocc hè fi rifcaldaffe j ma egli fino aUa fc:ra 
non potè parlare. 
Nd glOmo fegueme I' Imper:.\dore fu a viGtare il Patriarca Pao- 
10, che era gravememc m.1lato, e gli racconrò quanto era avvenuto 
del Papa. AHora Paolo volgendofi verfo la parete, diffe: Oime! que- 
jlo ancora per accrefcere la milf condanna! Imerrogato d.1 Coilame, pcr- 
chè parlaffe COS1, ntþore, efferc ben coía deplorabib il tnmare in tal 
forma, chi era Romano Pomdicc:. E pofcia (congmrollo di non fame 
di più, che treppo ancor s' era f
tto. Morì da lì a poco il Patriarca 
Pao/Ð, e trattu(fi di dargli per Succc:lTore Pirro già depofio. 1\1a per. 
ciocchè da molti gli era oppofio iJ MemoriJ.le da lui tempo fa dibito 
in Roma al Papa, in cui c(.ndc:nnava }' errore de' Monoteliti, ed egli 
fp:trfe voce, che aveva ciò fano per violenza uf.'1t.l con lui: dopo otto 
giorni Demottc:ne Nomio del Sacellario fu inviato alia prigione, per 
efåmlO:ir su quefio pumo il Papa. Egh rifpofc: con gran fermezz.a, c 
cito i [cllimonj, che Pirro fponuncamc::me I' avea fåtto, nè gli era 
ftato uf:uo alcun mal trattamentn. Poi fi raccomandò, che sbriga!Te- 
fO l'affAre deJia rua vi(aj ma che fapdfero, ch'cgli non comunicava 
colla Chlc:fa dl Collantinopoli. Fino al dì 8. del Mefe di Settembre 
era flaw collaute il Clero RomJO':> in non vole.. eleggere alcu:1 Papa, 
anrorchè }' I mpc::radore teneffe per dep.ollo Martino, e 101"0 avefìè in- 
timata l' elez.lOoe di un altro. :\11.1 0 lÌa che Ie illanzc e minaccic: dc' 
Minifiri Imperiali roperchi.llfero la lora collanz.a; 0 pure, come è pill 
probJb;1e, che ccmeffero dl veder comparire aRoma qualche Eretico 
inviato dall' I mperadore ad occupar la Cattedra di San PIetro: final- 
mente nel di ii:1dd.:lto cldTero Papa Eztgenio di nazione Romano, per- 
fonaggio di gran benignità e di t:uui coLlumi, il quale mandò tono i 
funi Apocrititrj a Cottaminopoli. Ma quefii fi larciarono quafi imbro- 
gliare da i ripleghi inventau da i Monoteliti. In queUo medefimo An- 
no ancora fu condorro prlgione a Coflaminopoli San Jlrlajjimo l\bbare', 
queUo ftc:ffo, che difputò con Pirro già Patriarca, e che 1[0 aRoma 
era divenuto il bracclO deí1:ro dd fanto Ponteficc Mart11l0. D.) Rama 
am,h' egli fu nell' Anno precedente trano per forza e pcrfeguitaco po- 
fCla per più anni non per altro delitto, re non perchè fu uno de' pill 

om. JV. N foni 



" 


98 ANN ^ LID. I T II. L. I ^ 
 
E ItA Vo!g. fürt
 _ atJeti dd}a Chiefa di Dio contra de' 1\10noteliti, ancorchè ridi- 
ANN 0 GS.t co10ia?len

 folTe im
ut
ta :1 lui h perdita .Jell' Egino,. dclla Pcmapoli, 
c dell Affnca, ProvlIlcle prefe da S,lI"accm. Net \1è:fe al1cora di ;\pn- 
Ie dl qu
lt' Anno C')lla,nte Imperadore dichiarò Augullo e CoHeO"a 
neU' Imperio Coß.antil'lo chiamaw. rer fopranoInl: Pogonato, c ioè B:;- 
hato, [u.o. Fighu.:>l pri.mogcniw. Fu ez.Ï.1ndio, prefa l' l1òla di Rodi da 

a) Th,oph.. lvJuas1Ìa Generale dc'Saracini (n). Dicc!i, che il fuo mirabJl Colo!1ò, 
In ChTonog che cra duraw in piedi per mille. e trc::cento feffanta .'\nni, fu a1101".\ 
abbatturo; e che di que! bl'Onzo un GillJeo dJ Ed
ff.1,. che 10 com- 
però, oc caricò novecento camelli. L' andare adagio a. credere cene 
maravig1iofc cofc:; narrate da gli Scrinori ami chi , lè lomanc da i 10l' 
tempi, pare che. Ga. in obblig
 di chi defidera. dl non e(]Ì;re ingan- 
nato. 


Anno di CRIS.TO DCLV. Indizione XIII.. 
di E U GEN. I 0 Papa I. 
di COSTANTINO, detto COST ANTE " Imper. I).. 
di A RIB E R T o. Re 3. 


S Tene in prigione i1 ramo Pontefice Af.:zr!Ìno fino aT tH I r. di Marzo 
del pretemc anno, e di là pt:ero ed imbarca0 fegretameme fu coo- 
dotto alla Cina di Cherfòna, 0 Cherronefa:t.- luogo dellinato pel fuo 
efi1io nel Cherronefo 2 0 (ìa nella Peni{ola, oggidi appellata. la Crime:!. 
Dalle Lettere,. ch' egli fcriffc in quetl:' anno, (ì conorcono i gravi pa- 
timemi ruoi sì per Ie conttnuate malattie, come per 1a m:mcanza di 
tune Ie cofe, aoche di quelle, che fono neceffaric al vino. M.l 6- 
nalmenre venne Iddio a vj{itarlo, cioè. a trar10 dalle milerie del Mon- 
do preième,. per coronare e ricompenrare nell"ahro r ammirabile fua 
Collanza nel fóllenere 1a vera FcJe, e l' egu:11 rUJ Paz.ienza in tòp- 
I?orrar [anti travagli,. per gli quali la Chic10l Latina I' ha . iempre ono- 
rato. ed onora, qU.ll gloriofo Martire, e la Greca. qual mfigne Con- 
feffore 
 Succed
rte la morte fua. net dì. 16. di Settembre del. prefenre 
anno, benchè Teofane 1a rapporri più tardi; ma fi celebra 1a Fclt:a 
fua nel dl 12.. di Novembre, giorno, in cui trasferito il ruo facro 
Corpo aRoma, ebbe onorata repolrut'a. Crede il Cardin.,l B.lron
o, 
che dopo 1.& rua. morre foffe convaliJ
ta I' eleziol1 di. Eugenio Papa iuo 
fuccdTore con un conrenro nuovo del CleiO. MOl di cio mun vdbglO 
retia, nella Stori.1 aruica. Ceno è, che Eugenio fu cleno c ricona- 
fciuro per vero Papa nell' anno precedeme,. e qllamunque ragJOn vo- 
glia, che finchè. VJfiè San Martino, s'abbia. effo da tenere per non 
decaduro dal Pontificato: pure la firanezza e 10 rconcc:rto di quct1:i 
tempi fece palTar per legitrima I' c1ezione e confecrazione di Papa Eu- 
genio, ar.che viveme San Martino. A Paolo l)arriarca Ji Collamino- 
poli dcfunto fu finalmcmc fuLlituito in quella Chiera Piry, dianzi de
 
- - 1'0110 



/ 


ANN A LID' I TAL I A. 99 
po{lo. Ma cofiui non godè, fe non quanro. Meli e .ventitrè giorni ]! II. A V(\lg 
della fua forruna, perchè fu chiamaro da DID al rendlmento de'col1- AHI/OÓ)5. 
ti. Dopo lui enrrò in quell
 Sedi.a .Pani.areale Pietr.o Prete dcll
 me- 
defima Chiera, che la governo dodlCI anl1l e reue mefi. A quell anno 
ancora può effere che appanenga ciò, che narra Teofanc do po Ja 
morie di Paolo Patriarca. Cioè che Afuaí.:ia General de. Saraceni fece 
un gran .prepararnento di navi e d' armõlti per procedere alia volta di 
Cofianrinopoli. L' I mrera
or Cofiante anch' egli con una buona Borra 
andò ne' porti de
la Licia, e qui vi arri
ato che fu il. nemic
, at
acc
 
fcco battaglia. VI fu gran fangue; rna mfine la pegglO wcco a I Cn- 
lb.mi; e 1'1 mperadore, fe 110n era l' accortezza d' un vl'Ilorofo Critlia- 
no, che trauolo fuori della Cölp;tana, e mdrolo tr:t.vefiito in un' altra 
naH, gli diede campo di ralvarfi\ colla fuga, cgli cadeva nelle mani 
d'dIì SJraccni, che a forza d. arrni fottomilÚo poco appreffo la me- 
deúma Capitana. 


Anno di C R 1ST 0 DCLVI. Indizione XIV. 
(Ii E U G E N I 0 Papa 1. 
di COSTANTINO) detto COST ANTE, Imper. 16. 
di A RIB E 11.. ToRe 4. 


A Bbiamo ða Anaftafio Bibliotecario (a), che il novdlo Patriarca (a) .AnaÞ4 
di Coltanrinopoli Pie/tOo inviò in queer' anno a Papa Eugenio, fe- !1 ibl . ' ?IIJtr. 
condo il coilume 
 I' avvifo della fua affun7.Íone a qudla CauctJra, cd 171 Eugen. I. 
inúeme l' crpofizion della fua crec!enza. Ma era quefia concepma con 
termmi molto fcuri, cioè col1a condanna bensì di tutre Ie Erefie, c 
<Ji tutti gli Eretici, ma con irchivare furbelcarnenre la conrroverfia 
èelle due V olontà, che la Chiera Romana MaeO:ra deWaltre ricona- 
fceva nel Signor noflro Gesù Crifio, cd avevano anche riconorciuto 
i Sanri Padri. Non il rolo Clero, ma quel che è più da ammirare, an- 
che il Popolo Romano, zelante per la conrervazione della vera dot- 
uina, reee una fpecie di rollevazionc, con rigettare firepltofamente la 
Lenera Sinodica d'dfo Patriarca. Erano sì gli uni che gli altri di- 
fguílati forte contra de' Patriarchi di Coftantinopoli, ben conofcendo, 
che loro fi doveva atrribuire, fe non la nafcita, almeno il [omento c 
I' ingrandimento dell' Erefia de' Monoteliti, c che dalla loro i1ligazione 
erano proceduti tuni gh firapazzi e Ie crudeltà ulate dati' J mperador 
Coftante al fanto e digniffimo Ponte6ce Martino. E fe non fo{fe tiata 
quefta perfuafione in Roma, è da credere, che non avrebbe avuu la 
Sede A poUolica tanta pazienza verfo di un Augufio, perfecutore della 
Chief a , c del Capo vi {ìbile d' e{fa. Andò tanto innanzi la commozion 
del Clere e Popolo fllddctto, che non permiièro a Pap.. Eugenio di 
cdebrar Metra nella Bafilica di Santa Maria al Prefepio, oggldì Santa 
Maria Maggiore, 6nchè non lì fu obbligato di non accettar la Let- 
N 
 te
 


\ 


. 



E B. A V olg. 
At<NO 656. 


(:I) Theoph. 
i J Chn1nog. 
(b ì Flma- 
c:nus Hifi. 
sarace
. 
'. I. CliP. 4. 


,
) .Anaft 1/: 
j
 Vilillian. 


100 ANN A LID' I T ^ L I A. 
tera ruddettl1 del P
triarca Pierr
 . Volle in queft' anno Iddio rinruz- 
Zare alquanro la fuperbia dc' Saraceni, e frenare il corCo imperuofo delle 
conquiUe, che oram.1Ì minacciavallo I' ftalia !terra, e Ie Provincie, che 
refbvano 111 Oriente del Romano Imperio. Perciocchè il loro C.lifa, 
o fia Principc Osm(!no-, 0 fia Otma1JO, per relazion di Teofane (n), e 
di Elmacino (b), fu ucciCo da i fuoi: per la qual mone nacque gran 
diviGone fra que' Barba1Ì. An Genero di Maomeuo era Collcnuru per 
fuccedere nel C:ìlif:1to da i MonCulmani, cioc: Arabi, e Saraceni deJl' 
Arabia e della Perfia; e -veramente dopo avere abbauuta la folzion de 
i parenti ed amici d' Ormano ebbc i1 Principato. Ma Jl;Jua'L'Ía col fa- 
Yore de i Saraceni della Soria edell' Egirro, prere l' armi, e diCpurò 
l' Imperio a1l' aItro, con elrere durara gran tempo quella guerra civile 
fra 10ra. Di queili fani chi fotre curiofo, non ha che da kggere l' an- 
tico Elmacino nella fua Storia SaraceniciI, e maOimameme 11 moderno 
Erbelot Franozcfe nella rua Biblioreca Orienrale, che ::mche più dJffu- 
famenre dell' altro ne tratta. Tali dlfIcnfioni f.'a que' PopoIi, divenuri 
oramai il terrore dell' Alia e dell' Europa, laCciarono per qualche tempo 
refpirare il Romano Imperio, e può eßère, che i Greci e Romani fi 
prevaletrero di quefta congiuntura per caccìarli fuori di Sicilia, glac- 
chè non apparirce, che da. lì innan-zi avetrero fignoria alcuna in quell' 
Itòla. Terminò in queí1:' Anno il corro di fua vita Sigi.berto Re de' 
Franchi con larciar dopo di sè un picciQlo Fig1ìuolo appeliato Dago- 
herto II. ch'c:gli raC(;omandò alla Cura di Grimoaldo, fuo Maggiordo- 
mo, cioè ad un infedelc e traditore, il quale u urpò al legirurno Si-' 
gnore la Co
ona per merrerla in tella a Chtldebet"tø Cuo Figlmolo. Ma 
Dio il pagò di buon.! moneta. Prefo egli da Clodoveo II. Re di Pari
 
gi, finì ne i tor"me
ti la vira, e fu depoito il di l
i Figliuoio. M"nc? 
di vita poco dlpOi etro Clodo'Ve
 II. e pervenlle II Regno a C/Qtarl0 
111. di lui Figliuolo"- 
Anno di C R 1ST 0 DCLYI I. Indizione xv. 
Ji V I TAL I A N 0 Papa I. 
di COSTANTINO), detto COSTANTE, Imper. 17.. 
di A R I 
 E R ToRe 5. 


. 


N EL primo giorno di Giugno di quefi:' anno venne a rnorte Papa 
Eugenio, do po aver governata la Chiefa Romana per due anni, 
otto rnelì, c venriquauro giorni. Stene vacame la Sede Pontlhcla un 
mefe c ventinove giorni) e finalmenre fu con{ecrato Papa P'Ùaliano, 
nativo di Segna,. Ciuà Epirc
pale 
ella C
mpJ
la. Ab?
a
o da Ana- 
ihlio Blbliotecano (t), ch' egh rpedl totto I {UOI Apocntaq a Collan- 
tinopoli, per fignificare la iU,a atrunzione al Pap
to a i due 

pera- 
dori Coflëznte, e Coflantinð. Slccome Papa Eugemo non avea tcntto a 
P"a
/o alhni\ Pl\tri
1"ça di Co1lantinopoli, cosi nè pur cgh pare _, ,che 
ten- 



ANN A LID' I TAL I A. 101 
fcrivcí1e a Pietro fucceduro nel gO\'crno di quella ChieCa. Non ben ERA Volg. 
:ilpparilce, eome fi contene{fero it Pontdice Vitaliano, e i fuoi Nunzj, A
o 657' 
per como delle conrrover6e della Fede coll'Imperador Cofianre pro- 
terrore de' Monoteliti. Solameme farpÜmo da Anafiafio, ch'eíTo Pon- 
tefice regulam EcclefiaftÙam & 'Vigorem, ut mos erat, omJzimodo cønferva- 
'Vit; ficcomt: ancora, che il ruddetw Imperadore fece buona ciera a i 
Minillri Pomificj, confermò i pri"ilegj alla rama Chiera Romana, e 
mandò per gli medefimi a donare a San Pierro di Roma il Libro de' 
Vangeli, legato con tavole d'oro, tempefiate di gemme bianche di 
rnirabil grandezza. Comendevano inranro per I' Imperio Saracenico A/ì, 
e Afuavia. I dne lor nernici eferciti, come s' ha da Teofane (a), fu- (a) Tht
 
rono a Frome prefT"o I' Eu
rate. Muavia Generale veterano ebbe I' ac- Þ/l:ntl In 
correzza di occupar Ie rive di qud Fiume; rimafio fuperiore in un r071og. 
confJjrro, lafciò che per la fcte tl disfacetre il refio dell' Armata ne- 
mica. Elmacino fcrive (b), che feg
1Ïrl)no fra quefii due rivali a{faiffi- (b) ElmilC. 
me, alrre zufie; che fi trarrò d' aggiutlamemo, e furono fcelti gli Ar- 1. I. cap. 4- 
birri; ma che in fine la rpada fu quella, che decire . 


Anno di C R 1ST 0 DCLVl I I. Indizione I, 
di ,V I TAL I A N a Papa 2. 
di COSTANTI!\O, detto COSTANTE) ltnper. 18. 
di A RIB E R ToRe 6. 


L E di{fenfioni, che bollivano fra i Principi de' Saraceni, diedero 
campo in qudl'anno all'Imperadore Cofltmte, per quanto vien 
raccontaro da Teofane (c), di pafTar coli' efc:rciro ruo ne' paefi po{fe- () Th h 
duri da gli Sclavi, 0 vogliam dIre Schiavoni, che ne gli anni addictro '
idem.t(l1' . 
ave-ano danneggiaro cotamo Ie PI'Ovincie del Romano Imperio. Se fi 
ha 
a rr
fiar tede a quelln Storieo, d1e rolo ci dà lume per gli av- 
vemmenrl della Grecia in quefii tempi, a lui riufcì di foggiogare il 
lora paefe, e di condur via una gran copia di prigioni. Ma h ilente- 
rà a credere, ch' egli rorromene{fe al fuo dominio que' Barbari, da che 
noi Ii trovc:remo più vigorofi che mai, andando innanzi. Forre tolre 
loro qualche parte delle lor comrade, ma non già turto il Regno 10- 
10. Lalè:iò fcritto il medefimo Storico, che in quefi' anno e{fo Impc:- 
radore Coílanre ad ifiigazione de' Monoteliti, fece tagliar 1a lingua a 
San Alaj]ìmo Abbate, cioè a Guell'infaticabile e gloriofo Campione:t 
che in qudli tempi fu il flagello de i Monoteliti, e valentiffimo Di- 
fenrore della vera Dottrina della Chiefa. Ma il Pagi pretc:nde, chc: ciò 
fuce. JetTe moho PIÙ rardi. Elmacino poi Cd) ci fa fapere, che fu di- (d) E1maci- 
fpurat! fOrte in quefi' an no tra i due Pretendenri Saraceni il po{fe{fo nus I. I. 
d.ell' 

itr
, e 
he in fine riufcì a lvlua'VitJ di abhattere in queUe par- ;'8
' tllg. 
tI gh Ufizlah dl A/ì, e di diveorarne padrone: il che fi dee intende- 
IC fallo anche della Paldtina. N è fi legge, chc I'Imperador Coftan- 
tc 


\ 



J 01. A N ÞI A LID' I TAL I A. 
HI'" Vo1g. te fin quì profittaífe punto del tempo propizio che gli offcriva 1a for- 
AHN e 65 8 . tun
 di poter ri.cupcrare 
lcuno de'tanti pae", , oc-curati al Greco I m- 
peno d
lIa. NaZl(
ne Arablca. Solamente 
ll' anno feguenrc l' addormen- 
taco P.rmcJpe 1i .dm'cne fvegliarc. 


Anno di C R 1ST 0 DCLIX. Indizione I J. 
di V I TAL I AN 0 Papa 3. 
di COSTANTINO, detto COST ANTE, Imper. 19- 
Lii A RIB E R ToRe 7- 


E Bbe timore in quet1i tempi ""/uavia, cioè uno de' Principi conten- 
denti. dell' Impeno S:uacenico,. e pad
on della Soria e dell' Egit- 
to, cbe I lmperador Coftante poteOc affahrlo aIle fpalle, quando egli 
fi rrovava coranro impegnato nella guerra col Cuo opp0firore A/J; e 
però s'induffe a cbieder pace da efro Augufio, con obbligarG di pa- 
gargli ogni giorno dell' anno mille N ummi, un Cavallo, cd un Servo. 
(a) c,Jrtn. Ma re è vero ciò, che. fcrive 
edren,? (a) 
 quella.., Pa
e. non fu acc("r- 
jn .Annaliv. tata da Coltante. AbbJamo pOl da gh At[! del Concillo Serlo Ecu- 
(b) 
&aSy- menico (b), che in queft' anno d:tl medefimo Imperador Cofiame fu- 
"ø;f' VI. ronO' dichiarati Cefari i due fuoi Figliuoli Erllc/io, e 'Jîberio. n Car- 
(c: 


n. .dinal Baronio (c), che [otto qudl' anno, cioè fuor di Úto, rappona 
.lnnal. Ecc. Ia mone di Rodoaldo Re de' Longob.lfdi, con din: Cuccedmo a Iui net 
lid .Ann. Trono il Re A riberto, fa rapere a i Le[[ori, che i Re Longobardi 
659. drcndo turravia Ariani, davano malto da f:lre . i Vercovi Cattolici, 
che difendeano la Religion Cattolica. Fra quefii, .dice egli, fpezial- 
rnellte ú diflinfero Giovtlnni per fopranome chiamlto i/ Buono, Arci- 
vercovo di Milano, e Giovanni Vefcovo di Bergamo, che andav3.no 
con cordi m fo{lener la Fede Cattolica. L' un d' effi, cioè il fecondo, 
in sì fattO combattimenro fi guadagnò la glQria del Manirio, come 
s' ha dalle memone di qudla ChieCa, non rdtando però gli -\tti del 
fuo Marririo. L' altro, ancorchè non conregui(fe la Corona de' Marti- 
ri, pur meritò d' effe
e rcritt? nel Cara1ogo de
 Santi. Oe
la S
ntità 
di que11:i tiue V CrCOVI úam d accordo eol Card-nllie Annahfia: tl rc- 
110 è rutto immaginazione. In quelli tempi il Re de'Longobardi Ari- 
berto al pari della buona ,Reg
nJ. Teødelinda fua Zia paterna I'.rofetrava 
la Religion Catroltca, ne fi Ja per documenro al
uno õ\u
enuco, 
he 
da i Re Longobardi foiTe .f.ma men()
a. pe.r[eCU1.lOne a 
 Vefcovl 0 
F edeli dell
 Chiefa Cattohca. San Gzøvllnm Buonø tranqU1l1ameme go- 
vernò il fuo gregge Ambrofiano, nè reila 
emori.a, che alcun? 0 l'in- 
quietaffc 0 gli wrcetre un capello. 01 Glt1'iJallnt Ve[covo dl Berga- 
mo ficc
m<:: vedremo, come di un Prelato famo, parla Paolo Dia- 
con
 ma niun altro rilèomro degno d' attenzione fi ha per crederlo 
mort
 Martire. II Muzio, che cc ne diedc Ia Stocia, fabbricolJa co1 
fuo 


\ 



ANN A LID' I TAL I A . 103 
Cuo cervctlo, invenrol'e d' altt'e impoíturc. E chiun<1ue lcgge la farag- E II. A VoJg. 
g ine delle S wrie di Ber g amo di Fra Celeílino Cappuccino (a), two- t\ ) N N V / 
}9' 
".. \ " d " f. 1 d " fi c 1 . . la C4 t).m. 
va non rjde volte un mllcug 10 I J.VOC-, e i co e 10 a01e
te Immagl- Iflor.diBtr- 
nate, 011 non provate. Quel ch'è più., non s'accorfe cglt, nè s'.a
- !C1n. P
rt. 
correro altrì Scrìuori di quella Citrà, die il fonda(T\f'mo del Maruno 11. I. 14 
di que! lanto V cfcov-o fu prero dalla 1ègueme Ifcrizione, che dicono 
trovau \nell' amica Cattedralc::. 


HIC REQVIESCIT IN PACE ß. M. IO-\NNES 
EPS. QVl VIXIT ANN. Ï 1\1. XXII. 
DP. SV. K. D. IND. 1111. 1M PER.. 
IVSTINIANO. 


Benchè y. abbia de gli fpropoÍ1ti, e fpezia1meme in queglï anrtï= 
e Me1ì, pure fi può. credere, che leggtndo fub Ktllendis Decembris 
(!'Ughelli (b) legge XII. KtlJ. Dectmbt'.) fi poffa riferir la mone di (b) ughtll. 
San Giovanni V dcovo Bergamarco all' an no di Crifl:o 690. nel cui TDm. lV. 
Dlce01brc corrcva. 1'Indizione 6)/ltlrta, e regnava GiuflinÙmo fl. e fi fa !tal. s;.cr. 
da Pa,,!o Diacono, che appun
 in que'tempi viffe 11 Vefcovo ruddet- ';tr
:
:IJP' 
[0. Fra Ce!eUino di (uo cdpriccio andò a lognare un altro San Gio- 
vanni Vercovo a'tcmpi di Ginlhni:mo I. Augufto,. per moltiplicare i 
Santi alia fua Chie/a. E in olrre ricavò dalle due leuere B. M. ch' e- 
gli era fiato Btatus.1Martyr. Ma úccome offervò anche a'ruoi tempi 
l' U ghelh,. alrro qudle parole n<'\1 voglia\1o dire, re non BOIrJte i
lemo- 
rite;. e però Santo sì, ma nOI1 l'vhrrire, è da dire que1 gloriolo Ve- 
fcova,. di cui tornerà oecaGon di parlare più abbal1ò; nè luogo relt.. 
ad impurare a. quefii Re Longobardi perfecuzione. alcuna della Chlcfa. 
Catlolica .. 


Anno. di C R 1ST 0- DCLX
 Indizione' I I 10" 
tH V I TAL I A NO Papa 4. 
di COSTANTI
O, detto COST ANTE, Imper
. 20.. 
di A R 1 ß E R ToRe 8 0 0 


F In quandò. vivea- Paolo Patriarca dï CoCEmtinopoli, l'Imperador 
C
(lante fece per forza ordinar Diacono Te()dofio fuo Fratello. In 
queLl' anno poi (1.1 cagione 0 prerefto non {ì fa) per atteftato di T eo-- 
f..ne (c),.di Cedrc:no (d), e di Zonara (e) effo Imperadore barbara-" (c) Th,
 
mcnte gh feee I
var la vita. Scrive Ccdrcno, che Cofiantc più v()lte phllntl in 
avea prero alia 'acra Mcnf.1 il calice del Sotngue del Signore dalle ma" C
ronlJgr. . 
. d ..1T ,- F II D " D 1 f. d (d Ctdrtll. 
m CliO IUO rate 0 Iacono" O p o aver 0 .Itto. ammazzare, or-. ß n 
d I " r. 'n .nnnIlUo. 
men 0 g I. p.area Ipeffo di vedere il medefìmo, che gli porgeva un ca- (e) ZOnJJr. 
bec. plena dl fanguc. con dirgli; Be'l.li) Frßtd/o. 
dt' on-Ida immagi- In iiiflIJriA:- 
mILIO" 



(a) Pa"l"s 
Diae. lib. 4. 
Clip. 50. 


10-f ANN A LID' I TAL I A. 
ERA Volg. nazione imprelT'e tal terrore in capo aU'lmperadore, aggiunrovi anco- 
AN ÞI 0660. ra I' odio del Popolo per i' empia riranni1 ulàt;\ verro il ramo Pomdi- 
ce i'Wartino, per la protczion dell' Erefia de' M
noteliti, e per Ia mor- 
te iniquarncme data al ruddeno fuo Fratd10, che s'lOdulJe poi alia 
rifoluzione, che riferiremo di [ouo all' an no 66 
 Abbiamo da Teo- 
fage, e da Elmacino, che fotto il prefeme anno, doro dlère feguica. 
uoa fpecie di Pace fra .AU Califa de' Saraceni, e Muavia fuo compe- 
[i[Ore, etTo Ali fu prodltoriameme uccdo cia i ruoi. Ft:deli fpe-zial- 
mente a cot1:ui erano i Saraceni della Perfia, e dl qui ebbe origine 10 
fcifma e I' odio che tuttavia dura de j Pertiani feguaci della SLtta d' e[. 
fo Alì contro gii altri Moamettani [eguaci della Setta dl amaro, e di 
A1uavia, quali oggidì fono i Turchi, cd altri Popo)i dell'lndle, pro- 
fdfando ben tune queUe N azioni la ruperctizione l\1aom::nana, ma 
trauando I' una l' altra col nome di Erttici, fccondo la divedità delle 
Sette. Fu fuccdforc di Alì Afeno fuo Figliuolp, ma nOI1 durò, che 
fei Mdì il luo Principato, perchè roprafatto dalle forze di Aluavia ri- 
nunziò all' Imperio; con che eiI"o I\luavia rimale imer,lmente Signo- 
re della vafia Monarchia de'Saraceni can danno ddJa CrillJanità, fic- 
come vedremo. Diè perfezione in queni tempi AribeJ"/o Rc Cartali- 
co de'Longobardi aHa Chiera di San Salvatore (a), da lui fabbricata 
fuori della Porta Occidentale di Pavia, appellata Mtlrenga; i' arricchì 
di preziofi ornarnenti, e oobilmente ancora la dotò. Quivi poi la fan- 
ta Imperadrice Adelaide nd Secolo Decimo edlficò un inligne M'1t1Ï- 
(b) MRbill. ftero di Benedettini. Credette il Padre Mabillone (b) diverf.1 qucfta 
' B it .A d n
!. Chiera fauura del Rc Arìberto dall' altra, dove ora è il Monifiero rud- 
ene Inln. M ' 
 t o h d I . S . P fi t1" 
l. 18. n. 26. deno. l a ceno e per coni en 0 anc e e g I tonci aye 1) ell ere la 
fidfa, ed io il mofirerò quivi feppel1ita. Q!1ivi ancora fi tiene, che 
efilteiI"c un Palazzo de i Re Longobardi. 


Anno di C R 1ST 0 DC LX I. Indizione IV. 
di V I T A. L J A 1': 0 Papa 5'. 
di COSTANTINO, detto COST ANTE, Imper. 11. 
di B E R TAR I DO, eGo D F. ß E R ToRe I. 


A Quefi' Anno riferifce Teofane il principia deJIo Scisma fperran- 
te alia fuperilizione Maomettann, di cui abbiarn parlato di fo- 
pra. Egli lènve, che faltò fuori l' ErefìJ de gli' Arabi, chiamata dc' 
Carurgiti. Che 111.llf,via fi oppore, e domò chlunque la protcffava, 
con aver maltrattato quel, che abltavano nella Perfia, c al comrario 
colmati d' onori e bencfizj quei che abltavano nella Soria, come '-it- 
taccati aHa lua Sctta, cioè a quella dl Oma"ro, contraria a quella d' .A11. 
Confifie\'ano Ie dllfenflonJ di coltoro nelle diverfità delle ioterpreta- 
zioni date all' Alcorano. Se crediamo a gli Scrinori Ferrarefi, circa 
quefii tempi fu creato iI primo Vefcovo di Ferrara JI.-!iJrino da" Papa 
Fzta- 



A 
 N A L I n' I TAL I A 10; 
Pitttlian(J, elTendo fiat.\ tusporr.tta coB la S :Jia Epifcopa1e, che in E'RA V'JIg. 
addierro era nel1a Terra dl Vicobabentja, 0 fia VigB'ZJenza. II Sigo- A
Ne tOI. 
nio (43) acccnna, e l' lJghelli (b) r,lpporra 11 ß.>l1a dell' itliruzlone d' effo {a) Sigo". 
V efcovato, data da 
lT.) 
apa, coil.'.aDprnnzion.?: del,l' 1ll1pcra9or. Co- tie Rfgn. 
fl'-In/im, da CUI fi raccoglie, che gla Ferrara porrava II nome.dl Cz/tà, Itali.e I 1. 
e il ruo territorio vlen deno DUc.1,to di Ferrara. Legg.)'1fi parimenre (b' ['1. hei .. 
. . , I . J ' d I P h d II fL ffi I Ital. 5l' r r. 
JVI I pnvi egJ conn Uti non meno 
, apa, c e: a 0 Le 0, mpe- T
m. ll. JJJ 
radore sì ;\114 Chiefa, che al Popolo dl FCI'I"ara. M"1 non pote aile- Epifl
p, 
nertÎ 10 Ildfo Ughclli dell mcttere in dubbio l:1 legmimità di qu, I Emu. 
Do.cumcnto? privo ddle rue Note Cronologiche; c doveva egli più 
Tollo dire, elfer q'.Jci1o una delle píù ridicolofè impoflure dc' Secoli 
barb:.ui, a dlm_llh.trc: h di cui ftllÌtà [arebb:: mala

me in'lpieg:ao it 
tempo e la par?la. P
r altro n.on 
 i

rõ)babile
 che in quetli tempi 
Ferrara cominCialTc a formare 1 pnm1 hneamenu del fuo c()rpo, per- 
chè a poco a poco G. anda....ano feccando c riftringendo Ie tlcrminatc 
PJludi, che OCcuF
1V,mo tutto quel, che ora è terrirorio di Ferrara, 
c:wion;uc èa.l Po, c da altri Fiumi aHora fregolati e fenz' argini. 1\1a 
fic
ome vedremo verfo il fine di queflo Secolo in ragionando dell' E- 
f.trcato di Ravenna, nè pur aHora Ferrara dovea fare figura alcuna. 
E nel Concilio Romano dell' Anno 679. forfe inr('fvenne il vercovo 
di Vicoar:Jcnw, ma non già di Ferrara. Correodo l' Anno NOf:lO del 
Regno di Ariberto Re de' Longobardi, Bavarefe di N azione, venne 
h mone a levargli 10 fcettro di mano. Fu poflo il fuo cadavero nella 
ChieCa di San Salvatore, da lui fabhricat:\ fuori deUa Porta Occiden- 
talc di Pavia, ficcome app.arid. dall' Ircrizione, che portcrò più ab- 
bafTo (c). Lafciò dopo di 5è due giovani Figliuoli Rerltzrido, 0 fia (c
 P""lllf 
Per/'lrÏ/c, e Gødel-crto, 0 Ga Gundebcrto, che volle egualmcnte eredi, f,;,ø;HS n 
e fuccefTori nel Regno, con averlo divifo in due rani, e afTegnata a . . . 
cia[cuno 1.1. fua. Fece Godeberto Ja fua refiJenza in P.n.ja, Berrarido 
in ,Hi/2no. N è s' avvide il buon Re, ch' eg\i bfciav.\ a i FigliuoJi un 
gran remmario di liri, e d' oJj. A Berrarido primo 6 eniro clovette di- 
ft>Ücere di mirar uguagliara a sè il Frarello minore, nè nuncanmo per- 
fone maligne, chc accendevano it fuoco. Conrroverfie ancora dovet- . 
tero inrorgerc per gti conF.ni. Però la p:tzza d:fcordia cntrò raHo a 
fconvolg:.-rc gli animi de i due Re FrateJ1i, con iltudiarfi cadaun d' em 
d' occupare ia parte dell' altro. Dove: anda(fe a terminal' quefla funeíla 
divifionc, 10 veJremo nell' Anno venturo. Secondo i comi del Slgo- 
nio, fino a quen' Anno condufle i giorni di fua vita Grafo'fo Duca del 
Friuli. Onde egli abbia prefi i fondamenti dl tal Cronologi:t, nol so 
dire, perchè prelTo gli amichi non ne veggo veltigio. A me in oitre 
p<J.r ddfici
e, ch'dra Grafolfo, quando folTe 'vero, chc egii fucceddTe 
nell' Anno 611. come pare che 3ccenni Paolo Diacollo, In qud Du- 
cato, proiungaO:-
 il rl10 viycrl' 4ino al prefellre Anno 661. E tanto (d) De Ru- 
mcno fan:bbe CIO da credere, fe qucf\:o GraJo/fo focre (buo que1 me- beis Monu- 
dclÎmo, dl cui parlò Romano Efarco in una Lettcra da 11,)i ciur.l di mmt; 
,c!. 
fopra all' AA\\O fi>o. come parve, che fiimaßc il P"dre de Rubels (d): .A1'
,j')mf. 
T(/.1Jl. IJ7. 0 al ,aÞ. 34- 



106 ANN A LID' I TAL I A. 
Eu Volg. al che io non so acconfemire, perchè in eo-o Anno f9:J. qud Gra- 
AN N 0 661. r?l
o .avea già un f,gliuola appellato Gifo
fo, e quefii era Duca del 
F nuh. 
el che e cerra, ficcome aobiamo da Paolo, il Duca Gra- 
fllfo ebbe per fuecdfore in quel Ducato ,Auone, c verifimilmentc molti 
anni prima del prefente, <:> 


Anno di C R 1ST 0 DC LX I I. Indizione v. 
di V I TAL I A N 0 Papa 6. 
di COSTANTINO, detto COSTANTE) Imper. 22. 
di G RIM 0 A L D 0 Re I. 


E Ra malcontenra I' I mper:1dore Cufla/lte del Cuo foggiorno in Co- 
, fianrinopoIi, dove conofeeva d' effere incorfo per Ie indcgne fue 
aZloni nell' odio di turti. Fors.' anche egli [emeva, che non fotTe ficu- 
bt h r
 ,Ia r
a vita in qud!a Dominanre, Perciò pr?le I,a .determinazione di 

:) Cr
.
K: flUrar{i altrov
,. Abblamo ,d
 Teof.-me (a), cI
 egh I
 <]u;
to. medc
- 
mo Anno urel dl quella Clna, feeo porrando Jl megho de IUol arredl; 
e voce correva, ch'cgh veniíre in Ita!i.. per patTare il reno de' fuoi 
giorni in Roma. Dol chc fe ne fu paniro, malldò gf'me a prender la 
Moglie, e i ruoi tre Figliuoli Coflantino, Eraclio, c Tiberio, can peo- 
ftero di condurli fcco, Ma il Senato di Cofiaminopoli e il Popolo vi 
fi oppoCe, Laro non difpiaceva già la loman:mza d' un Imperadore, 
in cui tanto poírdfo aveano prefo i vizj; ma non potea già lor pia- 
cere, il veder affatto priva di Cone la Regale loro Ciu:1, can peri- 
cola, che in aI[ro )onr:1oo paefe fi veni!T"e a l1:abilir rer ftmpre la re- 
fidenza de gli Augufti. Però non permifero, che que
 Princ!pi. teo:f- 
f
ro die[ro al Padre. In queO:' Anno fu ehiamaw da 010 .a mJghor vita 
il fanto Abbate AlajJimo, di cui piM volte s' c: parlaw dl fopra, glo- 
riofo difenfore ddh Chiefa. Cattoliea non men colla voce, ehe con 
gli fcriui, e conreguì il tirato di Martire per la Bera per
ecuzione a 
111i fana daW Imperador Colb.me, pel' cui ordine di.1nzl 
h era 
a
a 
ugliata la lingua, Andarono poi tanto" innanzi i diífapon e Ie mml- 
cizie fvegliate fra i due Re novc1li Bcrtarido e Godeberto, c
e lì 
venne aW armi, aaranti amendue di detronizzare I' un P altro, Puo ef- 
fere, che Godeberto fi fentilfe men forte, e in neceffirà di loccorfo, cd 
in fani fel proccurò, Chiamaro a sè Garibaldo Duca di Torino, 10 rpe- 
dì a Grimoaldo Duca di Benevento, Princip
 di gran v
lore, per pre- 
garlo di venire in aillw fuo contra del Fratetlo Bertando, can pro- 
rnet[crgli in Moglie una fu.1 Sorella, Andò Garibaldo, ma l'infèdel[à 
e l' ambizione fi accordarono infieme p
r proJurre un effe
to tU
[o op- 
pollo aWefpeunione di Godebcno. Cioè l' iniquo ambarcla
ore In ve
e 
di efeguir fedelmeme la commiffione del fuo Signore, perluafe a Gr
- 
moaldo di fadi egli Rc, giacchè il Regno pativa, ed era per p:lttr 
troppo fotto due Re giovanetti, ineípcrti, e sì accaniti l' un contra 
den' al- 


. 


I 



ANN A LID' I T ^ L I A. 107 
dell' altro: laddove cgli maturo d' età e di Cenno, 6 Principe bellicoro, E.. A VoTg. 
era atto a ben gov(;rnarlo e: rimetterlo in buon fiHema. Piacque il ANNO 661.. 
canto di queHa Siren:\ all' ambiziofo Grimoaldo, c renza p
rdere: tern. 
po, Iafciando Romoflldo fuo Figliu
)o aJ g
)\',erno di quc.l Du.caro, .e 
melfa inCieme una tone: Armata, S lncammmo alh \ olta dl Pavia. Grz. . 
mO:lldo è fpropo{Ìtaramente chiamaro do! Sigeberto (a), Storico tanto (a) .SlltJtl'- 
. D r:r' '. L r: P . ' d 'us In Chr,- 
apprczzato dal P.agl, 
tx .:s.aurz
aclUm. a l,ua venura a , .1Vla e .a ni". 
Iui, e dal Sigomo (b) nfenra all Anno 66 I. 11 che non puo {tare, dl- (b) Sil,n. 
fcord:mdo ciò dalle Nor; Cronolol;iche delle Lcggi . d' elfo Grimoaldo, dt R.tln, 
delle qua1i parltremo :,.11 Anno 668. Crcdc eero P,lgl, che la molfa del Itlfl,ø. 
mcddìmo Gri01oalJo tuccedelfc nell' Anno preceJente 660. Forfe è 
piÌI prob.lbile nc I prdeme, quando. full! Ita Ja morre di Arib
rto neU' 
Anno preccdente, e che dopo la dl 1m mone paílaíle un Amio e Ire 
Meji (c), prima che Grimoaldo ufurpalfc il Trono de' Longobardi. (c) Paulus 
. Id d ' . . çr ,r, d C d . C d Ðtacønus 
01:a Gn moa 0 .man 0 mnan
1 ..1. raJl'llf.on 0 onte I. 3.pua, . an- I. S. ,. :J3. 
dogli ordme efprdTo dl proccurarglt In p:tt1ando per Ie Cma del Du- 
caro di SpoIcti c della ToCcana, quanri amici e parrigiani egli poteva, 
pa dFettu.ue iJ conceputo difegno. Non mancò di farJu Trafi mondo, 
e melfo "nch' egli inCieme un buon cor po di gente, tutto difpoO:o a' 
fuoi voleri, G preCenrò con qllefio nnforzo a Grimoaldo, allorchè dalla 
ToComa e.1lò nella Via E01ili:t, probabilmente verío Modena 0 Reg. 
gio. InolrrataG quefi' Armara a Piacenza, allora Grimoaldo mandò in. 
nanzi il rraditor Garibaldo, per avviCarc il Re God
berto, ehe a mo. 
rnenti anch' egli arrivcrebbe in Pavia per aiurar1o. Fu conCigliato il Re 
di dar alloggio nel Cuo proprio Palazzo al ben venuto Duca di Bene. 
vento; poCcla prima che fi abboccalfero inCieme, l'infcdel Garibaldo 
Cu(urro nell' orecchio al Re de i fofperri contra di Grimoaldo, e poi 
gh dilfe, che non era fc non bene, ch' egli forto panni porralfe l' ar. 
muura per turti i hiCogni, che porelfero occorrerc. A hrerranro fece 
con Grimoaldo, facendogli credere, che il Re volcva ammnzarlo; co. 
fa ntlOdimeno difficile a credere, perchè Grimoaldo già aveva ordina. 
ta la [rama, nè v' era biCogno di fingere quefii CoCperri per conto luo. 
IJ fate
 fi"" che abboceatifi i due Principi, Grimoaldo in abbraccia. 
re il Re, fenrendo ch' cgli porrava l' armarura indo/To. e prevalendofi 
di quelto preteno, Cguaino la Cpada, e }' ucciCe. Dopo di che occu- 
pò Ja lua Reggia.. Refiò delto fvenaro Re Godebato un Figliuolo 
per nome Ragim'erto, 0 Ragumbrrto, fanciullo di poca ed, che -j Ser. 
vidori Fedeli a fuo PJ.dre mitÚo in Calvo, e fegrt"tamenrc allcvarooo. 
Grimoaldo non ne fece caCo dipoi, nè il perCegUltò a c3gione: della 
fua t
ner.' età. Bertarido Re di Milano ail' avvifo di qU.lOfO er3. acca. 
dum al FrateHo, preCo da giuf1:a paura, 0 pure da vihà J'al1imo, con 
(ama fretra Ci diede alia fuga, che lalcJò injierro la Regina Rot/e'ind,J 
fua conl
")rre, e tin piccio!o Figliuolo per nome G.tl!ihrrto, che cad- 
dero nelle m:ani di Grimoaldo, e fmono mand:1ti in cfilio a Bcncycn- 
[0. Darroichè Grimoaldo fu divenuro p3dron di 
 hI.mo, non l:bbe 
difficultà a farLi proclamare Re de' Longobardi ncHa Dieta di P.Wi.lj 
o 1. c per 



103 ANN ALl D' I TAL I it. 
EllA. Volg. e per maggiormente alfodarG ncl Regno, volle anehe aver per MO'- 
ANN 0 662.. glie la SorcHa dell' uceiCo Godebeno, a lui promelfa ne' patti, sì in- 
kddmeme da lui ereguiti. Qllindi rimandò al fuo paefe Ie miliz.ie Bc- 
ncventane, col\1i forza delle quali avea confcguito il Regno, nè verCo 
d' cOe fu fCJ.rCo di regali. Parte nondimcno Ceeo ne ritennc per fU'o\ 
guard;a e Gcurezza, e a quetti donò una gran copia di poderi pcr 10- 
ro ricompenfa. Intamo iL fuggito Re Bertarid
 fi ricoverò prdfo Ca- 
cano Re de gli A vari, o. lia de gli U nni, Signorc dell.t Pannonia. 


Anno di C R 1ST 0 ÐCLXI I 1. Indizione VI. 
di V I TAL I A N 0 Papa 7. 
di COSTANTINO, detto COST ANTE , Imper. 23- 
di G RIM 0 A L D 0 Re 1. 


(a) B.,.'If. A L preCente anno rapportò il Cardinal Baronio (a)., e dopo Iui Ca- 
in- .Anmd. millo Pellegrino (b) il principio del Regno di GrÌ11toaldtJ. Ma 
:Cd:JÄð
 fapendo noi da Paolo Diacono ( ., ehe fuccedcuc l' affedio di Bene- 
(b) per:g;i- vcnto, prima che I' I mperador C()flante veniíre aRoma, ed effendo 
n
us de Fi- egli arrivato aRoma nd dì cinque di Luglio di qudt.' Anno, cor- 
mb. Ducðt. rendo I' Indizi
ne ftfta., dopo effere ftato preffo Benevento, come tro- 
(:)ne;en:
s Vlamo aíreriro anche da Anafiafio Cd): per confeguente bifogna fup- 
Diaeø::s . porre, che Grimoaldo nel prccedente Anno 662. dopo il MeCe di Lu- 
Ii". S. c. 11. glio occupaße il Regno de' Longobardi (al che oceorfe non poco tem- 
(
) -4,;aftaJ., po), e che ncl prcfemc ppi veniffc da Pavia in CoccorCo dell' affediata 
!l'b!:-' t lh l 
c. iùddetta Città di Bencvento. Convien dunque fapere, cbe I'lmpera- 
In , I a Ian. d C 11 - . d ' C it . I ' II dd . I 
or Ollame, utcltO I 0 antlnopo I ne 'aono a letro, a compa- 
rire dell a Primavera profegui la Cua navigazione figo ad Arene, e di 
là poi venne a Taranto. (
uivi inreCo, come Grimoaldû con dferfi 
portato a Pavia avea laCciato con poche fone Benevento, e al Cuo go- 
verno Rom
tJldo, giov
ne poco pratico ncl meítier della guerra, s' av- 
visò, chc quefio füOè il tempo propiziø per jrcacciar di colà i Lon.. 
gobardi. Perciò colle truppe, che reco. :wea condono, e co i prefidj 
di varie Città maritime a lui Cotto po fie , e con quanti ColdatÏ potè trarre 
dalla Sicilia dctcrminò di paffare all' affcdio di Benevento. Prim.t d-j 
farlo, narra Paolo Diacono (e), ch' egli volle conCultare intorno a quefl:a 
imprefa un fanto Romito, che era in conceuo di predir Ie coCe avve- 
nire. Parlò con lui, dimandandogli, fe gti riuCcirebbe di abbatrerc i 
Lengobardi. PreCe rempo il buon Servo di Dio per far prima oro1zio- 
ne, c la Ccguente mattina gli rifpoCe, che per ora la genre Longo
ar- 
dica non potea crfere vinta, perchè una Regina venuta da ftramero 
pacCe (cioè 're,;delinda) avca nel Regno Longobardico fabbricata una 
Balìlica in onore di San Gi()Vanni BJ\ttif'!:a, il <JU11c conrinuameme 
colla fua interceffion rreffo Dio proteggcva la Nnion Longobarda. 
Ma che vcrrebbe un dì, che i Lon g obardi non farcbbono PIÙ canto 
di 


(e) Jlðulu' 
Diaconu' 
I. ,5. ,. 6. 



ANN' A LID' I TAL I A. 109 
di que1 facro Luogo, ed aHora arrive
ebbe la ,r?v
na di .quell
 N azio: EllA. Volg. 
ne. Il ehe fogoiugne elfo Paolo Dlacono, s e In fl1rtl venficato a ANN 0 66]. 
miei giorni', pe
h
 
vanri .che fuccedclfe l' dlinzione d
l Regno de' 
Longobardi, co'mtel ocehl ho veduto quella ftefT:l Bafihca, efiftenrc 
in Monz'a, data in preda a viii pertone, e pofii al governo d' c:tfa Sa- 
cerdoti indcgni & adulteri, perchè non più a genre di merito, ma 
folamente a chi PIÙ danaro f pendeva, era conferito que! venerabil Luo- 
go. Ora l' Impe
dor, Cotlante con turto il fuo sforzo ufcito di ,!,a
 
ranto, oililmenre entro nel Ducato Bi:neventano, e preCe quante CIrca 
de' Longobardi incontrò per cammino. Trovò refifi:enza a Luceria (og- 
gidì Nocera) Citrà ricchiilim.t della Puglia in que' tempi: però con- 
venne a forza d' armi e d' alfedio efpugnarla. Impadronirofene sfogò il 
fuo fdegno contra.d' effa con guaftarla e diroccarla fino a i fondamemi. 
Intraprefe anche l' alfedi? di Acheronzia' (oggidì .A
ereHza) ma per la 
fone fitu.tzione non pote fottomcrrerla. Palso dl la Cotto Benevento, 
cd aff
diol1o con turto il fuo elercito. A i primi movimenti del ne- 
mico Imperadore, Romoaldo, F'glinolo del Re Grimoaldo, già da lui 
dichiarato Duca di Bene'Vento, inviò a Pavia Stfualdt> ruo Balio a pre- 
gare il. Pa
re, ch
 il più {ollecita
ente, che po
effe, accorr
lfc in a- 
iuro .dl IUt, e de fUOl ßenevenraOl. Non perde tempo Gnmoaldo, 
e raunata toilo una potente Armua, fi mire in viaggio alla volta di 
Benevento. Ma per 11lrada mo\til1ìmi de' Longobardi defcrrarono, e 
fe DC tornarono alle lor cate, perfuadendofi, che Grimoaldo con avere 
fpogliato il Regal Palazzo di l
avia, più non folfe per ritornare in 
queUe comrade. 
In quc11:u m
ntrc l'Irnperadore con tutte Ie macchine da gu
rr
 
conrinuava vigorolarnenre I' aff"edlo intraprefo; ma il Duca Romoaldo, 
tuttochè giov inctto, faceva una gagliarda difdà. N on era tale la guar- 
nigione, ch' egti potetfe azz.ardJrh ad urcm: in campo, per teDtar la 
f.one d' una banaglu; COntU[[OCIO in comp 19nia de' più bravi giovani 
facea delle frequemi lonite, uccidendo non po chi de' nemici, e te- 
l1endoli in un qu"fi co
uinuo aUarma. Allorchè Grimoaldo fuo Padre, 
camminando a gran glOrnate, comlOciò ad accofÌarfi a i confini del 
Ducato Bcnevemano, fpedl innanzi il fuddetto Balio di fuo Figliuolo, 
accioccbè caut:tmeme penerrando nella C.ttà alfediara, incoraggiff"e i 
difenfori colla licurezr.a ddl'immiocme foccorfo. Ma ScCualdo sforru- 
l1atamenre cadde m mana de' Greci, che da lui feppero, come il Rc 
Grimoaldo veniva a far loro una vifita. Di più non ci volle, perchè 
}, ImperJdor Coftante trarralIè [ubi to aggiullamemo cot Duca Ro- 
moalJo, per putafi mirar con vanragglo dol Guell'imprefa. Fu fatta 
la capitolal.lOnC, e data a Co{LlOte per ottagglO una SorcHa d' elfo 
DUtd per n(lm
 Gif.a. (Gi{e/a 0 ,GiJ!r:, credo IG>. nome ufato fra' Lon- (a) Vi hell. 
gobarJI) la qual potela non pore pm nveJcre 1 fuoi, cff"endo mancata ltal. 
A'r. 
dl. vita nel venire .da_lb .Siciha, 0 a:ell' .mdJrvi. Non elprune Pàolo !om. J
. . 
Dlacùl1o, che patti legU1IT e ra; mol iembra, lhe fi ricavi d'llla Vita di In .J!rchllp'" 
San Barbato Vefcovo dl qudla Ciuà, rdpponata daU' Ughcllt (a), che flop. B,.
 
folfc 1I1nt, 



, 


110 '\ N N A LID' I TAL '{ A. 
l<.JlA Volg. fo(fe pagata da Romoaldo a Cofiame una buona Comma d t oro e d t ar- 
^NNO 663. genro, e di pietre prezioCe. Certo la SorcHa data in o{hggio può far 
conghietturare, che fu accord.tta qualchc fommd di daruro ad e(fo Im- 
peradore, da pagarfi con un reCplro di tempo. Aggiugne fuccd1ìva- 
mente Paolo Dlacono, che It Imperadore fece condurre fotto Ie mura 
il ruddetto SeCualdo con imirnargli di far fapere a gli affediati, che 
Grimoaldo non potea venire in lor aimo j coCa ch' egli promltè d' eCe- 
guire. Dimandò egli di parlare con Romoaldo, che in frena comparve 
tülle mura. AHora Sefualdo gli diffe, che tene1fe forre, nè ave/Te pau- 
ra, perchè s' avvicinava il poderoCo foccorCo dal Padre::, glà -pervt:nmo 
al Fiume Sangro j e che folamenre gli raccomand.lVa di aver çura e 
compaffione di fua Moglie e de' fuoi Figliuoli, ben rapendo, che la 
perfida Nazione de' Greci nol laCcerebbe fopravivere. Tanto in fani 
avvenne. Non sì toO:o ebbe finito di dir Guefte parole, che per ordine 
dell'Imperadore tagliato gli fu il capo, e queUo con una pctriera git- 
tato nella Cinà. Un Principe magnanimo non avrebbe operato così. 
Porrara eOa tefta al Duca Romoaldo, con calde lagrime e bJci, fu 
da lui ricevuta, e in un degno repolcro dipoi ripofl:a. Non fi sa ben 
jmendere, come feguiffe Guefto falto. Perchè Ie prima di conchiuder 
la pace, Scfualdo parlò con Romoaldo, quelli non avea biCogno di 
far capitolazioni, nè di comperare con sì grave pagamento, e col1' 0- 
ftaggio della SoreHa la liberazion della Città. Se poi dappoichè era 
regUita la pace, nOI1 v t era più bilògno di far credere a Romoaldo, 
ch" egli non dovea rperare foccorfo. Non volendo poi r I mpera- 
dore aCpettar l' arrivo del Re Grimoaldo, levato il campo s' in- 
"iò alla volta di Napoli; ma nd pa/Taggio del Fiume Calore gli fu 
addoffo con un diflaccamento ll1ittola, 0 fia Micola Conte di Capu:1, 
che gli diedc una buona pelata in un Luogo, appellato tuttavia a.' 
tempi di Paolo Diacono la P ligna, 0 fil la Battaglia. Ma Ce era Ce- 
guita Pace, come poi feguiravano Ie 01tilità? 11 dirfi poi dallo Sto- 
rico, che fotTe aHora Come, clOè Governatore di Capua, quel Mit- 
tola, quando all' Anno prccedente vedemmo 7'rajimondo Conte di quella 
Cmà, ci chiam.1 ad avverrire ciò, che il medefimo Paolo narea più 
di fotto (on dIre, che da che Grimoaldo ebbe liberato Benevento da 
i Greci, prima eJi tIJrnarlcne a Pavia, dichiaro Dum di Spolcti <J'raß- 
tIIondø, dianzi Come di Carua, in premio d' averlo ben fer vito ad ac- 
quilbrc il Regno, giacchè per h morte di /Jttona era rellato vac.tntc 
quel Oucato. E pcr m.lgglOrmcme obbligarCt:lo, gli diedc per Mo- 
glie unt altra fua Fighuola, di cui non fappiamo il nome. Pè'rò a 
quell' .mno appartienc gueLto nuovo Duca di Spoleti, e forCe Paolo 
per anticipnioGe appe::lIò Mittola Conte di Capu.1. 
..\bbl:1m,) pC'i dal meJdìmo Storico (a), che patb in ficuro la 
perfona ddl' I mperadore in Napoli, allora uno de' Cuoi Grandi, ap- 
pdiato Saburro, dlmJndo la grJ7,ia ad effo Augufio eli poter'and:iI"c 
a combattc:re:: col Due.} RfJmoaldo, promettcoc:!f){ì una ficura viuoria 
.di JUt. Fu t:faudlto, & anJo. Ancor qucfto può far forpè'ttarc, che 
flon 


(a' p.ulul 
Dia,onus 
I. 5. t. 10. 



ANN A LID' I TAL I A. I I I 
non fuffifia h Pace fuddetta. A que 0:' avvifo il Re Grimoaldo volle 
u VC!.
. 
in Derfona ufcire colla fua Armata a pravare il valor
 de' Greci j rna it ANNO 66j. 
Duca Romoaldo tanto j) pregò, cb
 lafcia(fe a lui I' im
r
fa, .che 
'ot- 
tcnne. E prefa feco parre dell' Arm:lra paterna, con tum . fuol ando ad 
arraccar )a zuffa, la quak fu con vigore foUenuta lungamente da am be 
Ie paTtI. Md avendn uno dc'l.ongobardi appellato Amalongo, chc: 
porta va i1 Conto, cinè 10 Stendardo Regale, con quello. a due. manl 
perco(fo un Greco, levatoln di fella, ed alzarolo can e(fo ropra II ruo 
capo: it. terrore a quefia vifia fahò addo/To a i Greci, i quali pr
fero 
incontanente 1a fuga,. e d' ef1i fu fana una grande firage. S
 ne mor- 
n,ò Saburra fvergognato aH' I.mperadore, 
 Romoaldo [Utt
 hero 
 gl
- 
nofo al Re ruo Padre. Ma .1 racconro dl qud1:a battagha c' VI[[ona 
è accompagnato da Paolo Diacono COR un ut fertur: regno, che non 
ne era ben cerro. E veramenre par cora da non digerirc sì faCllrnen- 
te quelJa galantnia di alzare in aria que1 povero Greco, 0 vivo 0 mor- 
to ch'd fo(fe. Certamente il buon Paolo non è avaro di lodi alla Na- 
7.Ìon Cua Longoharda Quì poi non fi dee tacere que1 che abbiarno 
da1\a V ira poco fa rnenrovata di San Barbato vercovo di Benevento. 
Profeff'avano bene i Longobardi Beneventani la Legge di Criflo, c 
pren
evano il facro Barrdimo, ma rirent'vano t
ttavia d 7 i ri.ti pt:nti- 
lefch., corne 1ungameme ancora fecero i Popoh Franchi. Cwe avea- 
no in uro di adorar la Vipera, di cui ciafcuno tenea I' irnmagine in 
cafa. fua. Regnava eziandio fra loro una fuped1:izione, con1Ï Heme in 
riguardare per coCa facn un Albero, a cui pare, che facdfero de' fa- 
grifizj 0 de' voti. Attaccavano anche a i Cuoi rami un pezzo di cuoio, . 
e correndo a brigli.t fcioha a cavallo, girwrano all' indietro de i d.u'di 
a quel cuoio j e beato chi ne poteva Uaccare un pezzetto: egli rel 
manicava con gran divoziontr. Barbaro non peranche VeCcovo predicò 
più ..oIre contra di quc:fi:e SuperO:izioni, rna predicò inclarno. V cnne 
poi )' atredio di Benevento: aHora più cht> mai San Barbato fi fcaldG 
in quefio affare, di ma"ic:ra che it- Duca Romoaldo promirc di eUir- 
parle, fe Dio gli facea grazia di f:tlvare 1a Citrà da quel pericolo: 
del che fi feee malevarlore Bàrbaro. Perciò appena fu Cciolro l' aOe- 
dio'. che it Servo di Dio, prcfa un' accerta, corre a tagliar l' Albero 
facnlego fin daJle radici, e coprì il fito di terra. Fu poi crearo San 
Barbato Vefcovo di Benevento, e Caputo, che il Duca in Cuo gabi- 
netro feguirava :J tener l' Jdolo dclla Virera, arpettò ch' egli anda(fe 
alia caccia, e porratofi a '.Teoderarfa Moglie d' e(fo Duca, Principe(fa 
veramenre Carrotica e pia, tanto diße, che fi fece conCegnar quell' 'do- 
10 d' oro, cd i mmediatamentc ranolo, ne fece fare un Calice e una 
Patena di mirabil grandezza, e placò dipoi' rnrracolo(,1rnente iJ DUCK 
pel funD piamentc a lur farro. S'ha nella fi:elT'a Vira, che San Barba- 
to ricl1sò i1 dono di molti poderi, etibirogli dal Duca Romoaldo, e 
folamente gli d;mandò, che fo(fc fortopoHa ed unita alia ChieCa di Be- 
l1evento quella di Sironto coll'intìgne Grona di S m Michele nel J\10n- 
tc Gargano, che fi trovavano in quetli tempi dererte,. vcriiìmilmenrc 
per- 



, 


It 1. A. N N A L I J;)' I TAL I A. 
Ela Volg. pe
cbè faccheggiate da i Greci: .il che ,g.li fu accordato. E di quelta 
AN.No6 6 J. ul1Ione fi truovano licurc memone da 11 mnam.1 1\1.a non è gi<l íìcu- 
(a)IUgheli. ro D?cumento. di. 
iò una Bolla di Yitaliano 
apa, p
bblicara d.IlI'V- 
It,d. Sacr. ghelh (a), e mdmzzata Reverendif!ìmo Dommo c.zri.!Jimo BeneverJtan.e 

 IV. i,. E- Ecclefite Ep
ícopo, chc così non han'1o m:J.i parlato i Papi, fCl1vendo a i 
P'(cOp. Be- Vefcovi. DiceìÌ :mche dara Ill. Kat. Februarii, P
1Jtificatus _4nno pri- 
... ne1J,nf. '/nO, Indiflione XI. QycHa [ndizione dcoota I' .\nno 668. nel quale in- 
dubilara cofa è, che non corren I' Anno Primo del POntlfÌcato di Pa- 
pa. Vitali,mo. Nè 
llora i Papi la[ciavano ndla penna gli Anni dell' 1m- 
peradore, come ivi fì o(ferva. 
Pafsò di
oi l' Imperado
 Co/lan
(! da N apoli 
 R?ma, e fappia- 

b) 
naf!af. mo da Anafiaho (b), che arnvo cola nd i\1ercordl, glOmo quinto di 
,n V,tal,a". L I . GI ' d " P T?" 1 CI fc . " 
Pltlilus ug 10. I ao 0 mcontro apa r ,ta:lano co ero 1:1 m10ha fuori 
DiaCllnll1 della Ciuà, e fane Ie accoBlienze, il cendulTe nd giorno .fieLTo a San 
I. S. c. II. Pietro., doy.c: fece orazionc 
 e laCCIÒ un dono. N el Sabbaro appre(fo 
fi portò a Sam<:- Maria Maggiore, dovc praticò 10 ih:(fo. Nella Do- 
J11enica feguC'nt
 procel1ìonaimeme COil rlltto i' efercito fuo tornò al 
Varicano, e(fcndogli ufcito incontro tuno il Clero con doppieri ac- 
cdj. In quclla facra Bafilica fì cantò Mdfa Colcnne, e l'lmperadore 
fece I' oblazione di un Pallio te(futo d' oro e di [era. Nd Sabbato fur- 
feguenrc fi rrasferì alla Patriarc:\)e Lateranenfe, e quivi pranzò nella 
Bafìlica di Giulio. Dopo dodici dì di permanenza in Roma Colhmtc 
AuguLl:o fi congedò dal Papa, e rnifdi in viaggio alia volta di Napoli 
con aver prima levaro da qudla.Regioa delle Citti tutti j bronzi, ch
 
Ie ferviv.ano d' ornarnento, e tolte iniino Ie tegole dl bronzo, onde era 
<:cpena la Chiefa di Santa Maria a i Martiri, cioè .Ia Rot.C'nda. Pa(sò 
a Napoli, e quindi per terra fiJllO a Reggio di Calabria
 Prima che 
termina(fc I' Anno, miCe piede in Sicilia, e prefc ad abitarcnella Cit- 
(e) Theøph. tà di Siracufa. Poche parole ha fono que
t' Anno Teofane. (c), ma ci 
i" ChronllK. danno abbafianza a conofcere di grandl fc,agurc acca.dute 1-0 Orieme 
al Romano Imperio, pcrchè gh Arabi, cio
 i Saraceni devalhuono 
moire ProvinClc Criltiane, e condutrero in ifchia\lirù .un' imll1enlå quan- 
. tità di perfone. Se credlamo al Sigomo (d), Agone creato Ducc\ del 
Friuli nell' :\noo 661. terminò la íua vita nell' Anno prefcnre, e fu 
cOI,ceduto que! Ducato a Lttpø. Ma il Sigonio fì fe
e tal Cron0- 
}"gia tùlle dita, poichè per canto del tempo nulla fi rlcava da Paolo 
Diacono. Scrnbra più verifimile, chc Agone molto prima ave(fc qud 
governo, e fors' anche ebbc Lupo per iuccelTore prime!. dell' A!1ßO 
pIefente 


(ò' Sig,n. 
il, Reg>>' 
.lJ(di
 . 


Anno 



ANN A LID' I TAL I A. 


[13 


AORO di C R 1ST 0 DCLXIV. Indizione VI I. 
di V I TAL I A NO Papa 8. 
di COSTANTINO, dctto COST ANTE , Imper. 24. 
di G RIM 0 A L DaRe 3. 


T Omato che fu il Rc GrimM/do a Pa-via, ebbe fina1mente notizia, ERA Vo

. 
che il fuggito Re Bert.Jrido s' era rifugiato nella Pannonia, 0 fJ,i ANN 0664-! 
nell'Ungheria prdro di Cac.ano, cioè pretTo il Re de_gli l!nm Avan, 
Signore di queUe comrade. Spcdì (Otto colà Ambalcl.ltorl, per far 
fapere ad dro Cacano, che s' egli pcnfava di voler nt
rtere Bertarido 
nel fuo RegnC', dichiarava fpirata la p1ce fra lui c i Longobardi. Do- 
v
ano allora portare gl' interetIi di Cacano, ehe non fotl:': bene di rom- 
perla con Gnmoaldo: però chiamato B
rtarido, gl'lOum'ò, che :mdat[e 
dovunque gli piacetTe, perchè a cagione di lui non voleva nemlelzia 
nè guerra co i Longobardi; e bifognò che ßerrarido sloggiatTe. Adria- 
no Valcfio, e pofci:!. il Padre Mabillone fcoprirono una partieolantà 
di quefto fatto, ehe merita ben d' etTere ancor quì reglttrata. Siccomc 
s' h3 <1311:1 Vita di San rilfrÙlo Arei vefeovo di J orch, fcriua da Eddio 
Stefano Amore comemporaneo, e tlampata dal fuddeuo Mabillone (II), (a) M.zb1l1 
quel Prelato caceiato di caÙ, volendo venire aRoma neU' Anno 679. s
,,
/. Bene- 
r. ' I , . d '. d B h R C ' . dlélm 
palso per I ranel:!, e arrlvo a erc t(rum egem ampam.e, 'iJlI um l' IV' P 1 
htlmilem, & ljuiettf1lJ, & trementem ftrmones ,Dei. Acutameme avver- p
g. 6
1I 
 . 
tJrono que' va)cntllomini per lé cofe, che fcgllitano, parlarCi qUI di 
BerflerÍ!, 0 lia Btrtaridø Re de' Longobardi, dappoichè egh ebbc ri- 
cuperato il Regno, ficcome vedremo; nè faprei dIre, perchè cluama- 
to Re ddla CampalJia, fe forfe non foOe perch' cgh comandava nella 
gran pianura e C<<mp.1gna della Lombardla. Ora i1 buon Re Benarido 
diOè al fanto Arcivefco\'o, che erano venutc perlone appoLta dalla gran 
Brcragna con eúbirglt de' groffi regali, s' egh il faccVl prigionc, cd 
impedlva, che non andatTc a Ron:a. Ma eh' egli lIàita SI lIJ
qlU di- 
m
lnda, loro ana rifpofio: III mia gio'ZietJtù ancb'io c;lcciato dalh 11lit, 
pat,.
a , ,ane1(lj I amillgo, 
 c(rclli e tro,va; ricoç;ero pïCjjÒ un Cl1 10 Re de gli 
Unm tll fttt<l PagalJo, zl quale con glUr
I;'zmto fatto aJ luo falfo DÙJ.Ii 
tJbbligò di mm rim mi giam,l1ai in memo de'miei n:1Yfiici, nè rli tradirmi. Do- 
po qnale/;( tempo vnmero i lJ,le/ji de' miei nmtici, e prorNiftrÐ con giuramen- 
to di dare a que! Re U.A 11!o<
gio pieno di ftldi d' oro , Jf mette'va me in Joro 
poure, per le7:armi poi la 'Vita. .-\ I che il Re nrp01e: /IIi ajpetterei /0/10 
I", morte da gli Dii, fe c017lmctte..lJi quefla inirjlÛlà, e caJ
ßaflì it giura- 
71:ento fauo all( mie Deità. Or
 ljuanto più io, che COllUji;O e 'Ziencrs il 
'Vero Dio, debbo flar lungi da tal ml
ratto? /Q non d.u.ci J' a,lIma lil/a per 
,glla.r!agnar tulto it Mrmdo. Così un Re Longohardo, il quaJe tì:c; di. 
pOl nllllc careZ7.e a1 PlltIìmo Arci \'cfcovo, e cun huon.! tcoru II feee 
accompagnar fino a Rom",. CIÒ fucccdc[[e nell' Anno 679. Torn,uldo 
;1'om. IF. P ora 



114 ANN A LID- I TAL I A. 
E K A Volg. ora. a Btrtarido, c
e era (1-8[0 Jicenziaw dal Re Cacano, non.lapendo 
ANN 066 4. egh dove voJgere t paffi per afficurarG la vita, prere una Hrana rifo- 
(a
 Pa
lus luzione, (a) e fu di venire a metterG in mana dcllo.. fidfo. ruo. nemi- 
Dl.1c. l,b. S.. co., cioè dd Re Gri.moaldo. ') giacchè la fama portava, cll' ef!li fo.(!e 
r;ap. 1. un Princ;pc cJemcnriffirno, avvifandaG, che gli permctterebb
 di paf- 
far il rello. de' Cuoi gio.roi con qua1che con,renevo) comadir:l in vita 
pri\'ara. A rrivato. a Lodi, m:mdò inn
nÚ Onolfo fuo fid:U1ffimo. fervi- 
tore, per fIr fapere a Grimoa\Jo la flla venura, caver da lui Ie oe- 
cetr.'1rie {ìcnrezze. Lieta Gr)mo:1ldo per quelta nuova, gc:nerofamente 
riîpofe, che veni(fe pure, promettendagli in parola dl Re, che niun 
male g)i f:lrebbe.. Venne Bert:uido, volle inginacchiarfi, mA Gnmo.al- 
do. abbracciatala come Frau:llo il baciò; e can giuramento. I' aAìcll- 
rò, che f.nebbe da lì innanzi fa.! va, e be n trattar(\ da lui. G Ii f u af- 
fegl1aro. Ull Pa):1gia, e tuno qucl che gli o.ccðrreva per un fignori[ 
tranamcnro. rv1a rcppe{ì appena ndla Cmà I' arriva dl Bertarido, che 
i Cittadini conrinuarono a folia a fargli delle viGte; nè mancarono. pai 
perfone maligne, ehe rapprefenrarono. a Grimo.aldo., came egli era aHa. 
Tigilia di perdere il Regno., fe più lungamente lafci:lVa in vita Ber- 
tarido. Nan cadde in terra it configlio o. 
Grimoaldo in qllella fidfa fera mandò delle regalare vivande 
 
de' prezio.fi vin; a Berrarido., aceiocchè f.'\cendo banchttto., e larga- 
me me bevendo. s' ubbriacaíTe, can penfiero. poi di fargli qualche bruna 
fena, dappoiehè fo.(fe iro a dormire. Ma Bertarido deflramentc avver. 
(ita da un fuo famiglio. di quel ehe fi manipo.lava, mo.ftrando. Ji bere 
fpel1iiIìmo. del vino. alIa Calute del Re, non bevve fe non acqu.1, por- 
taragli in un biechiero d' argento. Ritiratofi po.i in camera, e norifi.. 
caro quanto occorreva ad Ooo.lfo, e al fuo GuarJarobiere, uo.mini fi- 
d:uiffimi, G conftgliaro.no. di que! che s' aveV3 a f.lre in sì bruuo. fran- 
genre. Quand' eeco. arrivar Ie guard,c del Re, che cin{ero [Utto. il Pa. 
lagio. Onolfo. allo.ra, avendo. fano. veO:ir Benarido in abito da fchiavo, 
e me (fogli rulle rpalle un materazzo co i panni da leao, c- una pelle 
d' Orro., fel mandò innanzi, ingiuriandolo. e regalandolo anche dl ba- 
ftonate. Arrivato aIle guardie, che gli dimandaro.no, che muGca cra 
quella? Eh, rifpoCe, quef/(J mascalzone m' avea preparato ill dormire in 
camera di quelJ' ubbriaame di Bertarido, che nmfa /à annegato nel vino. 
10 non 'Vo: flar più con que! pazz, 0 A cafa mja, a cala mia. II lafclaro- 
no. andJfe; cd egli co.ndo.no il padro.ne al muro della Cinà dall.. parte 
del Ticino., can una fune calò giù lui, ed alcuno. de' fUúi famigli. Ber- 
tarldo. can quella compagnia, at'endo. rrovaro. de i cavalli alia pal1ura, 
su quelli montato, calla maggio.r fretta po.ffibile marciò alIa Cinà d' A Iii, 
do.ve avea di mo.lti amici; di là po.i pa(sò a TlJrino., e pofcia Felice. 
mente arrivò nd pade della Francia. Dappo.ichè fu ufciro. Benarido 
della fua camera, vi fi chiufe dentro il Guardarobiere. Mando il Rc 
Grimoaldo a dire. aIle guardie" che gli conducetrero al Palazzo. Ber- 
tarido, e però piechiarona aU' urcio. o. Rifpofe di dentro. il Guardaro- 
biere, x:accomandandoíi, che per carità... lafcia{[c:ro dormire. anche un 
.poco 



ANN A LID' I TAL I A. I I , 
poco il Padrone, perchè era sì cotto dal vino, che non (j rarcbbc po- ERA V01.;. 
turo rcogcre in piedi. l-'ort:1ta al Re quefta rifpotb, rcplicò, che n.)11 ANNO 66.1. 
tardaOè
o ad efeguir gli ordini; e però vcgg<.:ndu, che il Guarda.ro- 
bierc andava temporeggiando per non aprire, forzarono così h porta, 
e cominciarono a cereare p
r mni i buchi, dove foOe Berrando. Non 
trovandolo, in fine 11 Guardarobicre fu õbbligaro a rcoprìre, che era 
fuggito. Furibondi allora i [oldati fe gli avventarono, c prefolo pe' ca- 
pelli il tra(fero alla prefenza del Re Grimoaldo, come confapevole di 
quelJa fl1ga
 e degniairno di mone. Grimoaldo dopa avc:-
 ordin;1to, 
che il lafcia(fero, volle da lui imcndere la rnaoiera (eoma da Berrari- 
do per ircappare. E raputala, fi rivolfe a i fuoi, chiedendo loro, cofã 
fi meritava un uomo tale, che avea rervito a deluderc gli ordini fuoi? 
Mille tormcmi e la marte, rifpofero tutti. Ma Grirnoaldo Principe 
magnanirno allora replicò: Per Dio, che coßui ntcrita premio, perchè 
non ha avuto di.flicultà di effior la fU:J vita per faJvare il Padrone. Ed 
in fani I' arralò tofio fra i lùoi Guardarobieri, a\' vertendolo di avere 
pel nuovo Padrone qu
Ua fi.
f1a. fedel
à, che .aven avut
 per Berta- 
rido, e promeuendogh perclo dl molu comod.. V oUe pOl fapere, che 
fo(fe divenuro di Onolfo, e gli fu detto, che s' era ritirato in facrata 
nella BaGlica di S:m Michele Arcangelo. .Affidatolo fi.llla fua parola, 
il feee venire a Palazzo, ed imefa da lui [Uno il fila delta fuga, il 
commendò force, e non folamente il mlfe in libertà, rna gli concedet
 
te ancora il godimento di qUJoti beni a lui fi appartenevano. N uIla- 
dimeno poco tempo pafsò, che capit.tto Ooolfo in Corte, il Re gli 
dirnandò, corne Jè la pa(fa va? Candidamente rifpore, che amerebbe 
più di morire con Berrarido, che di vivere aJtrove in mezzo aUe de
 
lizie. Chiamato allora il Guardarobierc, volle udire di che fenrimen- 
to egli fo{fe? Rifpore anch' egli del medefimo tenore. Grimoaldo con 
gran benignità gli afcoltò, e pofcia Qrdinò ad Ooolfo, che prendeiT'e, 
quanto gli piaceva de [uoi Servi, cavalli, c rna{farizle: e che gli per
 
meneva di andarfene. Diede la fteíf'a licenza al Guardarobiere: ed amen- 
due Farro un huon bagaglio, cd avu
e buone (cone dal Rc, allegra- 
mente fe n' andarono in Francia a trøvare il loro amauffimo Padrone 
Bertarido. Per qucfte azioni gloriofe, degne d' e(fere paragonare a 
queUe de. più illuttn Romani, è da lodar Grimoaldo, fc non che egJi 
portava feeo la macchia di averc proditoriameme ufurpato il Regno 
altrui. - 



 


pz. 


.Anno 



- 
1.IØ 


ANN A LID' I TAL [ A. 


Anno di C R 1ST 0 DCLXV. Indizione VI I I. 
di V I TAL I A NO Papa 9. 
di COSTAl\TIl'iO, dctto COSTAl'iTE, Imper. 25'. 
di G RIM a .\ L D 0 Re 4. 


EllA Volg. R Accog}1di da Beda (a), cnc ncl pr
[enre Anno infÏerì moho Ia 
ANNO d665. Pdbknza in Iralia, e per qud1:o malorc
 l' ambafciJtorc de i Re 

,}/eÀ
Jgl. d'InghiJrcrra con qualì tutti i fuoi domefi:ic.i Ja.fciò]a vita in Roma: 
lit. 4. c. I. A queilo medcfimo Anno par che {j potra nfenre b guerra meíra da- I 
Re Franchi al Re Grimoaldo. Dovene Bertarido fuggito in Francia 
CaSI ben perorare 1.1 caufa fu:!. pretro di Clotano III. Re di Pang; e 
Jella Borgogm., con cfporre I' ufurpnlOl1e ingiufia a Iui Farra da Gri- 
moaldo, e la facilità, che vi rarebbc di rimcttcr10 ful Trono, flame 
il gran numero de:' Cuoi p3rtigiani, qu I10ra dfo Clotario prenddfc la 
flla pro(
zione, e fpediíre un cfcrciro in ltalia: che quel Re s'induíTe 
a muovcr guerra a Grimoaldo.. Entrò l' Armata Franzefè per la par- 
te ddh Provenza nd Piem0me, ed arrivò fin prdfo all.\ Gird d' A fii. 
L' accorro Grím.oaldo urcito anch' egl'i in campagna Co lid IÎ.I,\ Arma- 
ta, fermò i n.emicl in que! cerricorio, e quivi fi accampò. Era Princi pe 

gace, e t
pea Ie furbevie deUaguerra. Un dopo PW1LO fÏngenuo un pani- 
co terrore, levò all'improvvifo il c-ampo, e ritirol1ì con latciar indictro 
Ie tcnde, e buol1<1 p.lfCC del bagaglio, e fpezialmente lIm quamità pro- 
digiof:l di cibi e vini di b
()n polfo. Caddero i Franze{j nella rete. 
Accoruti della di lui fuga, diedero il facco al campo, C troV:HO s1 
buon preparamenco di mJngi
lre e di ben:, fccero gran gozz.ovíglia, 
c (j abboracchiarooo il) maniera, chc quati tl1[ci ubbl'iachi (j diedero 
in preda a1 fonno. Ma non fu sì tollo palEn a la meZZ:i notte,. che 
Grimoa!do voltata faccia) quando men fd crcdeano, venne a far loro 
p.lgar 10 rcotto. Tama fi:rage ne fecc, clle a pochi rÏulèì di port'ilr 
tàlva la pelle aUe lor caCe. II Luogo, dove fcguì (jucl}o macello de' 
Franchi, Paolo Diacono- lèrive, che a'IÌloi di {i appellava Rio, ed era 
poco Jungi dalla Ctttà <1' Alli. Stava intanto l'lmpcrador Coflante in 
Siracufa. S. erano a tUtta prima im.maginati i Sicih.U1i,. che la buona 
ventUra fot1è venut
 a trovarli, in mirando píJ.nt<lta h\ Sedla I mperia- 
Ie nella lor Ifola.. Si diGngannarono ben tolto. 10 non fo, Cc perchè 
quetlo Principe era d'inclmazion troppo cattiva, 0 pure perchè la ne- 
cel1ità l' a Ll:rigndfe ,. per non pater tlrJrc da C01lantinopoJi e claW o- 
riente alcun danaro e fuffidio pd gral1dio!õ fuo mantenímento, egli Û 
\b) Å
J!af. deíre a far delle infopportabíh avanic a que' Papoli. Sì Anattafio (6) 
 
(
r
:a

;' che. Paolo Diac,?no (c) 
i afficurano,. av
r egli talme.me a1:fl!c.CI gli abi- 
l):aconus taQCI e po{felT"on de' bem nelle Prov.mclc dl Calabria, Slczlza, Sßyde.. 
J. 5. "u. gna, ed Ajfrica con gabelle, capitaz.ioni, e viaggl di navi, che non s'e- 
J::a a memoria d' uommi fimil flagello giammai p:1.tito. Rc:Uavano fepa
 
rat
 



" 


ANN A LID' I TAL I A. I I 7 
rate Ie l\tIo g li da i Mariti, i Figliuoli d:1 i Gen . i , tori; in una . parola ERA Ve
g: 
arrivarono tant' oltre i malanni, che non refiava plU fperanza d. pote:r ANNO '(,65. 
vivere aila gente. Nè già anJarono i LUf')ghi [acri e[enti da <}uefia tem- 
petla, perch'egli [pogliò [utte: Ie Chide de'loro [acri vafi., c de'loro 
tef0ri. Te:of.me (a), tuttochè Autor Greco, notaanch'cgh, forCe [0[- (a) TheoplJ. 
to I' anno precedente, tanti effere." íhti gli a
ßravj de:' pove:ri Siciliani, In Chronog. 
che motti difperati ícappando andarono a filEr la loro abitazione a 
Damatco: il che a [a 1 uno potrebbe [embrar cora firana, perchè i Sa.- 
raceni fignoreggiavano in que: II a Cirrà. Ma que:' Popoli non fi attenta.- 
vano più a dimorar in pae[e, dove eomandaffc un si [cellerato non 1m,. 
perador, ma Tiranno
 


Anno di C R 1ST 0 DCLXVI. Indizione IX. 
di V I TAL I A N 0 Papa 10. 
di CO
TANTHìO, detto COST ANTE , Itnper. 26.. 
di G RIM 0 A L DaRe 5. 


G Iacchè non fi f.-i, a qual anna precif.1.menre s"abbi:lOo a rapport::!- 
re i fatti del Friu1i, riferiti da Paolo Di:tcono (b) circa queíh 
? Paulus 
tt::mpi, mi prendp 1a libertà di farne quì mc:nzlOne:. Morro che fu ne' IJb


n:,sI7. 
tempi addletra Agone Duca del .Friuli, la cui abitazione in Cividal di 
Friuli tutravia a'tempi di Paolo Diacono e:fifteva, chiamara In Ca[a di 
.Agone, fu conferiro, 6ccomc dicemmo, qUt'l- Ðucato a Lupo, uoma 
di peffimo talenro Cofiui un giorno all'improvvi[o' con un corpo di 
ca.valleri.: fece: una forprefa a1l' Hol:1 di Grado, poco lonrana da Aqui- 
. lela, raOando per una llrada f.nra a mana, che dalla terra ferma ar- 
riva\la colà, la qualc par ben di.o11cile a. crcderfi, come notò il Padre (,) DR. 
de Rubcis (c). Era quell'I[ola [ottopofta all' Imperadore, ed ivi di- b
is 
1Dn:- 
marava. il Patriarca Catt01ico d' Aquilei.t, appelbto Graden[e. Diede ment: .E,
l. 
Lupa 11 f.'tcco a quella Chief.'t-, e ne portò via nuto il te:[ora. Allor- A 'J.IU !tJ In). 
chè poi òavctte Grimoaldo port:trfi al [occor[o di Beneve:nto affc:dia- cal. 35. 
to, lalciò in Pavia come Vicelè e Comandante quetl:o Lupo, i cui 
tàui egregiamenrc corrifpr>ndevano al nome, e: gli raccomandò il [uo 
Pal.lglo. Commi[e Lupo in tal conoiunrura non poche infolenze in 
quella Ctttà, pcrchè li lufingwa, 
he: Grirnoaldo non aveffe più a 
torn;tre; ma s' ing,1Onò. Tornò Grimoa1dt}, e Lupa re:m
ndo il gafti- 
go de'luoi reati, fi ritirò nel Frillli, dove diedc: prinClpio ad una ri- 
belliune: contra del luo Sovrano. Crede il fu::Jdeno Padre de Rubeis 
accaduto ciò nell' anno 664. Grimoald(), che nOI1 amwa molro d'in- 
traprendere: una gUt;rra civile di Longobardi conrra Longobardi, per- 
ch,e non fi fidava d(.) Popolo [uo, f
Q'retamc:nte moire Cacano. Re de 
gh Unni Avari, ::ffinchè veni/lè dal1;:>Ungheria a ga(1:i
are cofiui. A 
man bac!ate 
brac
iò Cr:ano l' 
mlnto:>> c con un formidrlbil e[ercito 
. gi\.Jn- 



f: II. A Volg. 
ANNO 666. 
(a) ld. ib. 
cap. 19. 


118 ANN A LID' I TAL I A. 
giunfe: ad un Luogo appellato Fiume, intorno al quale la[ce:rò cl1e: di- 
fpOlino gli Erlldm Furlani. Quivi fe: gli fece ardl[amente: incontro il 
Duca Lupo, e per qU<lnto raccontarono a Paolo Diacono (a) alcuni 
yecchi, cbc s' cnmo trovati pre:femi a qlldla Tragedia, ope:ro di moI- 
re: prodezze contro que' ß.uban, co' quail pe:r tre glOmi tre: volte at- 
taccò b.lttaglia con elÎto fe:lice. Nella prima Ii fconfiCfe:, con reO:ar 
folamente fcriti alcuni de' fuoi. N c:lla It:conda furono alquanti de tuoi 
feriti e rnorti, ma con aCf.ulurna Hr.1ge de gli A vari. N e:lla terza an- 
corchè molti Longobardi rcLtaCfero feriu e monj, pur diede la roua 
all'imrnenfo de:rcuo di Cacan\?, e ne riporto un ncco bot(ino. Ma 
raccoitifi i Barbari venne:ro nel quarto glOrno sì fierminararne:me: ad- 
doiT'o a. Lupc:>, <:be la 
ua gen
e {he:de alle garnbe, ed egli amando più 
toO:o dl moru, che dl fugglre, dopo aver date qu:mte: pruove poti 
.del fuo valore, lafciò ful c.unpo la vita. I fugitivi Fudani lì ritiraro- 
110 nelle Ca1tella più forti per quivi far dltèfJ, con abbanJonar la 
Campagna alia difcrezion de: gli A vari, i quali dledero il facco a tlltto 
il pacte, e pare:ccbi Luogbl conrumarono col fuoco. . 
Ora avendo abbal1:anza operata a tenore: de i defiderj del Re: 
Grirnoaldo, quefii fece 101'0 intendere, che or:lmai ccCfaí1èro di gua- 
flar qudla Provincia, e: fe n' andaCfe:ro con Dio. Ma quegl'lnfcdeli 
non 1'intenC1eano così. La rifpofia, che fpcdirono per gli 10ro Arnba- 
fciaton a Grimoaldo, fu che a\'cano preio il FI iuli a forza d' armi, 
e chc rel volcano ritener per lara. S' accorfe aHara Grimoaldo d' e:f- 
fedi rirata I... fcrpe in fcno j tuttavia ficcome Prmcipe anifPofo I1dunò 
in frctta quanti combatte:nri potè, per cacciar coloro dal Friuli colle: 
cattlve, glacchè colle: buone più non fi poteva; e andò ad accarnparfi 
a fronte de:' ntmlci. Vennero per parlare con lui :Jlrri Ambafciatori 
di Cacano, e:d egli re:ppe ben prevalerfi de:lla lor venura. Era pic- 
ciolo l' etèrciro Longobardo j ma I' accorto Re: te:nendo a bad a con pa- 
role pe:r val
1 giorni quegli A rnbafciatori, ogni di dava la motlra aIle 
fue: genri, e: tàccndo prendere varj abiti e diverlè -armi aIle truppe: già 
ve:dure, quafichè ogOi dì kJpragiuõneCfero de: i nuovi Reggimenti, più 
volte: fe:ce: mlrare a que' Barbari lotto dlverfi alpetti Ie rnedefime: mi- 
llzie:, in guifa che coloro rirnarcro convinti della innurne:rabil Armata 
de' Longobardi. Allora Gnrnoaldo fatti venire: a sè gli gli Arnbafcia- 
tori: Or bene, diffe, riferite II Cacano, che fe nOil la sbrjga tli t-ornar(ene 
a caflJ, con tutta fjuefta gran moltitudine, che 'Vo; ,,' 'Voftr' occhi a'Vete'Ve- 
iNt',IO llJerrò tiftO II jnJegnilrii /a ftrnda. OJ PIÙ non occorfe. Cdcano 
avvertito del pericolo, an CUI fi trovava, Jecarnpò, e rornofTene al fuo 
paefe. Te:mo dipOi 17arnefrjdo Fighuolo di Lupo di fuccedere in 
luogo del Padre ne1 Ducaro del Fnull j ma conotcendo dl non ave:r 
forze: da conrrafiare col Re G rimoaldo, ricorfe a gli Sclavi, 0 vo- 
gliam dire: Schiavoni nella Carintla, ed ebbe tal rinforzo di quella genre, 
che fi figurava glà di pore:r otte:uere: il iuo intento. Ma perve:nuto al 
Cat1dlo di Nem:4fo poco lontano da Cividale:, quivi dal fone: e:fe:rciro 
de' Furlani perde: colla fpcranz... de:! Ducaro, anche la vita. Fu dun- 
que 



ANN A LID' I TAL ] A. I( 9 . 
que crrato Duca dc:1 Friuli Vettari, oriondo della Città di Vicenza, E II. A VQlg. 
uomo di gran benionità, che: foavem::me governò dipoi quel paeCe:. ANNO 666. 
Prima di qUclli tcmpi comincio., e Cpezialmc:nte prcr
 vigore: 
ncll'anno prcCeme 10 Scisma della Cluer." dl Ravenna, Abblam ve. 
duro, con quanta fommeßìone e promezza A/auro Arc;.;:efco'l:o di quell a 
Cimì intervennc per mezzo de' Cuot Dc:pmati III Concilio Latcranenfe 
[otto San Martino Papa nell' Anno 6+9. Ma quell' uomo accec3to d,lll' 
ambiztone, cominciò da lì innanzi a ne:g'ue l' ubbidienz'l dovura a i 
Sommi Pcntdìci, e pratiCô1ta da tutti i tuoi AnrecdTori. (a) La pc:r- (a) 
gntll. 
m.tnenza de gli EC:lrchi d'Iralia in Ravenna, quaíìchè quell:! fútre di- In f'ltfS 
Venuta Capo deW Ita}ia, fè:rvt ad e:faltar la fuperbia dr quetto Prela- 
::'rJ il. 
to, e a cercar I' Autocefa/ia, 0 111 l' tndipendenza da qualfi vog1ia Chicfa Rer. .Ita/iç: 
fupcriore, con trasgreßìon manifeHa de i Canoni del da tutti ve:nc:rato . Rubeus 
Concilio Plimo Ecumenico Niceno. Racconra Agnello (b), che: fcri{fe: R,fl,r.r: a - 
circa J' Anno di CriHo 8+0. Ie Vite de' Ver
ovi Ravc:nnati, Amore (
tzA
T.

: 
rer alrrf) malaffetto verfo Ia Serle A pofto1ica Romana, che il Papa Tom. 11. 
(fenza f
llo f7itil/iano) manJò a Ravenna de i Legati, pef intimare R,r. It"'i" 
a Mauro Arci\"c:lco\'O 101 [ommeíIìonc, alIa quale cgli era tenuto ver[o 
il Romano Pomefice:. Rifpofe Mauro infolentememe di maravigliar6 
..di qudlo, perchè e:ra [eguito accordo fra lora <:Ii. non inquierare l' ur 
I' altro,. e: J"avcr cgli fopra ciò una Scrittura fottofcrirra dal medtfi. 
roo Papa. Rapporrara al Ponrefice: que:fia rifporra, [criCTe: a Mauro. 
che fe quanto prima non venivô1 a RQma, It) fcomunicava. Diede al. 
10m neUe fm:1I1ie: l'iniquo A rcive[covo, e pr.:Ca 101 penna, fcriCfe: una 
Lettera fimile, in cui anch'"egli [comunicava il P,lpa. Fu porrata a 
Rom'! quefla m[olemiíIìma Leucra, e lc:tula, il Pontefice in collcra 
1a gittò per te:rra, e poi 101 ftce raccogliere. Quindi portò Ie fue: do. 
gli.lOze 
\ll' I mpcr'ldor. Cot
ante:" pregandolo di ridurre: at dovere: il te- 
roerario .-\rcivefcovo. Ma nello fteCfo tempo fcrifie anche Mauro all' 
I mperadore, imp lor .mdo il di Ini patrocinio aIle: fue pretenfìoni. Co- 
ihnte:, che altre vie non feppe mai battere, fe non queUe de:ll'iniqui- 
tà, piuttollo che fodJisfare: alle: giufle: dimaode del Papa, volle fa- 
Hener r ecceCfo fcandalofo de:ll' Arcjvefcovo. Refia tuttavia il Diploma 
da lui ferino ad c{fo Mauro, cavato da un Codice manufcri[to della 
Btblio[eca Efienfe, dove gli fignifica di ave:r dati de gli ordmi in fa. 
yore: di lui a Gregorio fuo. Efarco: il che: ci fa conofcere:, chc: a 'léo- 
Joro Ca/liopa era tucce:dwo queflo nuovo E[arco Gregorio. P@fcia di- 
chiara e: dctermll1a, che: la Chiela Rave:nnate fia eCente in avvroire da 
ogni Supc:riore: EcclefiaO:ico, e: fpez!aImenre: daU' autorirà. del Patriarca 
di Roma anrica, di modo che goda il Pnvilegio deU' Autocefalia. 11 
Diploma è dato Kal.1\-fart. Syracu(a. Imperantibus Dominis lIoflris piiffimis 
pel-pet
is Au 6 u(1is, Coftantino majQre lmperatore, (il che tã femprt: PIÙ 
conükcre, chc ,} [uo N .Jme vero era Coftantino, benchè I' ufo. abbia 
ottenuto dl chiamarlo Coftante) Anno XXv. (che tutt-avia corre:a net 
Man,) del prefcnre Anno) & poft Canfu/atum ejus Anno Xllll. (s' ha 
da fcriverc XXIll,) atque mvo CBnflantÍ11o, Her.clio, & 'Iï/m io, a 
DeD 



..1'2.0 ANN A LID' I r ^ L I A; 
E... A. Volg. Dco confervatís Filiis, Confl.ntini fjuidem ÅltnØ XlIII. Heracljo aatem 
Ai'iN06ö7. & crjúel'io Anno I'll. Concorrono tuui qudli caratteri a indlcar l' Ann
 
prc:feme, e fempre più convincono i Lc:ttori, drc:rfi ancor qui troppo 
fconciamentc: abufato dc:lla fua autorità l' Impc:rador Coíbnte, non 
appanenendo a lui il mUlar J' ordine della Gc:rarchia Eccldìaltica, t1a- 
bdito da gli Apofioli, e regolato da i Concilj Gcntrali della Chiefa 
di Dio. Ma di che non era c2pace quell' empio c:d infelice Augufto! 


Anno di C It 1ST 0 DCLXV I I. Indizione x. 
di V I TALI A N 0 Papa I I. 
cli COST AKTINO, detto COSTANTE) In1per. 27. 
ài G RIM a A L D 0 Re 6. 


(a) pa141us 
DiacOI1US 
I. 5. c. 2.5. 


C Irea quef1:i tempi il Re Grimoaldo dicde per Moglie a Romonld, 
Duca di Benevc:nto fuo Flghuolo '/éoderada, Figliuola di Lupo gift. 
Duca del Friuli (a), che gli parr on poi tre Figliuoli, cioè Grimoaldø 
11. e Gifolff} (nmenduni col tempo furono Duchi <Ii Benevemo), cd 
..drichi, 0 fia ArigiJo. Vendlcoffi :mcora di tutti coloro , che nell' an- 
dare ad c:lTo Benevento in foccorfo del Figliuolo, I' avc:vauo abbando- 
nato. Ma {()pra tuUO barbarica fu la fua vendetta contro la Città del 
Foro di Popi/io, oggidl Forlimpopoli, perchè quel Popolo, (onopo Uo 
all' Ef.1rco dl Ravenna, avea fatto de gl'in!ùlti non rolamentc: a lui l1el 
viaggio aHa volta di Ben
vento, ma molt' altre hate a i luoi Mel1ì neU' 
andare e vc:nire da Benevento. Per I' Alpe di Bardone, cioè 'per la 
via di Pontremo1i, fem.a che fe n' accorgelTc:ro i Ravc:nnari, conduf1è 
egli Ie {ue truppe in TolCana in tempo di Q!tarefima, e poi nel S3.b- 
bato Santo plOmbò addolTo a quella mifera Cinà, nd tempo appumo, 
cl1c fecondo I' ufo d' allora fi f"ccva il folenne B,melimo dc' Fanciulli 
nella Chic:fa maggiore. A pochi 0 a niuno rerdonò }' inumanità di 
que' foldati, con avc:r fino fvenati i Diaconi, che banczzavano i F !In- 
ciulli. Tale 111 fomma fu Ia firage dl quel Popolo, e il guano dclla 
Città, che pochiJIìmi abitatori \.i rdhvano a'tempi dl. Paolo Diacono: 
crudeltà degna d' etema inf.m1ia. Portava per altro il Re Grimoaldo 
Comma odio a i Greci, e fudditi dell' I mperadore, perchè fotto 1.1 buana 
fcde avelTero trajlto c:d uccilo i fuai due Fratelli crafon! Duca del Friu- 
Ii, e ÜtCClInc. E quetla t-ll la cagione, che quamunque la Città di Opi- 
Jergjo, oggidì appellata Oderzo, fo{fe già ridotta Jono il dominio de' 
Longobardi, pure perchè Ivi era fucct:duta h mane de' fuoi Fratclli 
fuddetti, la t-ècc: diílruggere dJ i fnnd,unenti, e panì poi quel ten-i- 
torio, al1ègnandone una pane a Cividal ai Frillli, un' altra a crrhigi, 
e la terz;\ a Cenrda. 


Anno 



- ANN ALl D' I r ALl ^. 


121 


Anno di C R IS T 0 DC LXV I 1 I. Indizione XI. 
di V I TAL I A N a Papa 11. 
di Co S TAN TIN 0 Pogo nata Imperadore I. 
di G RIM 0 A L DaRe 7. 


F u quefio l'ultimo Anno dell a vita di C,ftantino, ene noi fogliamo E"A Volg. 
appellare Coflante Imp
radore. L'odio univ
rfale de'Pc:'poli, chi AÞlIH)668. 
c:gli 5' era gnadagnar.o col.l' Immenfe fue efiorli.onr 
d 
ng
efle lor far- 
te, e il dilercdito, In eUI era peT Ie fue e-mple QZIOnr, dtedcro moto 
c:d animo ad una congiura contra di lui. Però ful fine di Serrembre 
deB' Anno preCcnre, dfc:ndo già in corfo l' l>>diz.irme XII. come abbiamo ( ).A if1 1- 
da Anal1atio Bibliorccario (a), da Paolo Diacono (b), e da Teof.me (c-), i: Vi::';:]'): 
trovandofi egJì ntl b3.gno in Siraeufa, fu qui\'i da un Andrea Figliuol (b) Paulus 
di Troilo uccilò. Enrnui gli uomini della fua Corte, il trovarono fenza 1!iaconus 
vita, e diedero fepoltura al fuo 
orpo. Dopo di ehe un cerra MizizitJ lIb. 5. c. II. 
e cosi 10 chi am a Teofane) 0 pur l
ecezio (come ha Paolo Diacono) 

a

f: 
ú fece proclamar lmperldore. Teofane fcrive, eh' egli fu forzato a CbmlDlr. 
prendere l' Imperio, etfendo giovane di bellil1ìrno afpetro, e di nazione 
^rmeno, e pur confe{f.1, ch' egli era de' congiurati. Giunta a Coltan- 
tinopoli la nuova di que110 [ucceíT'o, Coftantino luo Primogenito, di- 
chiararo g;à Im['eradore dal Padre nell' Anno 6r4. prefe Ie redini del 
go\'erno. Era egli aírai giovineno, rna perciocchè dopo 1'imprc:fa di 
Sicilia tornò a CoLtantiP.Opoli colla barba, che gli fpunra\'a ful vol- 
to., (d) perciò eb!Je il fopranorne di PogonattJ cioè Bttybat
. Dic:defi (d) Zt1nllr. 
in quell' Anno eíT'o giovane i\uguClo a far quanti preparamenti pote- in .Annalib. 
va, sì per vendicar la morte del Padre, che per liberar l' Irnpt'rio dal 
Tiranno Mecezio, e nell' .0\ nno vegllenle, ficcome vedremo, gli riu- 
fd felicemenre l'imrrefa. Fu 
uefto f>rincipe di Religione c di co- 
Hurni diverfo dal Padre. In Guel!' Anno ancora il Re C,-imoaldo fece 
una giunra d' alc
ne Leggi a quelle del Rc: Rotari. Dal Prologo (eo) 
fi veggono pubbhcate A.nno DeD propitio Reg-zi mei Sexto, i11enft Julio, 
fndiélione Xl. e per cÐnlc:guenrc in quclt' Anno _ Dovc:a già aver prefo 
un gran poíT'dfe fra i Longobardi I' c:mpio abufo de' Duclli, non già 
per belliaIe apperiro di venderra, a per .punriglr, come fi ufava ne gli 
ultimi Sccoli addictro, ma .per jndagarc can queLta barbara invcnzione 
il Giujizio di Dio intomo alia verità 0 fallità de i delitti, 0 aHa giu- 
fiizi" 0 ingiunizia delle pretcnfìoni. Qualche freno vi mife il Rc Gri- 
moaldocon ordinare, che fe cofiava, che un Vomo libero per trcnt' 

nní fo(fe vivu
o in itlaro talc., non potellè alcuno sfid1110 al Dudlo 
in vigore di qualche prctenúone, ehe cofiui f,){fe fuo SCT\'O, cioè 
Schiavo. Pero balhva, che quell'llomo adducdre dav:tnti a i Giudici 
; tdlimonj del pel1dfo della Liben.ì durante 10 fpazio d' cl1ì trent' anni, 
per elcnt:lrfi da ogni altra moleHia. Lo tleíT'o fu dccretato in fa\'(1re 
'Ioln. If'. Q.. di 


(e) Ltgts 
La7JJ',obarå.. 
To",. fl. 
B..tr. Italic. 



12'2. ANN ALl D't I TAL I A. 
Eu. 
lg. di chi pro
ava d' aver polI.'eduto per 10 fuddetto fpazio di tempò 
ANNO 668. Cafe, Servl, e Terre. A 11' tncontro aile: Mogli accufate d' aver ope. 
raw conrro l' oome e .la vita de' Mariti, era perrndfo di giuíhfi- 
carú col giuramento, 0 pur col comb2luirneoto: nd qual cafo la 
Donna fceglieva un Campione 0 úa Çombattente per la parte: fua. 
No.n parlo ge11' alrr
 Le,g&i, 
elle quali è prefcritto, che de:c pagarli 
da I Padron! pe:r gh de1!tt1 de Servl, equal p-eoa fi ddfe a chi 11- 
fciata Ia Moglie flu, un' altra ne prendev:J. j 0 pure aUe: Donne, che 
prendevano per Marito chi avc:a già Moglie, tuttochè informat.: ddlo 
flaw di que:ll' Uomo. In quell'" anno TeotlOYO Monaco Greco, pofcia 
Arcivcfcovo Dorovernenre, 0 úa di Canturbe:rì, fu inviato in InghilM 
terra da Papa Pitaliano, (II] cd è qud medefimo, che compilò dipoi 
ed accrcbbe: i Canoni Peniteoziali, mife in credito Ie Lettere Latin
 
e Greche: in que' padi, cd allevò de i valenti Difcepoli, con iítabilire 
ancora il Canto Eccleúafiico in queUe: Chiefe. Probabilmente: fi pre-- 
valfe de gli fconcerti accaduti in Sicilia RomoaldtJ Duca di Ikncvc:n- 
to, per vendicarú del già uccifo Coflante Auguí1:o, e rendergli Ia pa- 
riglia dell'infulto già fatto a Benevento. N oi fappiamo da Paolo Dia- 
cono (b), ch' egli raunata una buona Armata ú portò all' affedio dclla. 
Città di l' aranto, e cotanto la combattè, che la forzò. alia rera. AI- 
trcttanto fe:ce di quc:lla di BrÌJtdifi: con che aggiunfe tutti que' con- 
torni, cioè un buon tratto di pae:re al foo Ducato Bcneventano 
 


(2) 
,J. 
Rift. l;
. 4- 
'lip. I. 


(b) Pllu1ul 
J);'UII'''" 
I. 6. f. I. 


\. 


Anno di C R 1ST 0 DCLXIX. Indizione XI I. 
di V I TAL I AN g Papa 13. 
di Co S TAN TIN 0 Pogonato Imperadore z.. 
di G RIM 0 A L D 0 Re 8. 


P Remendo all'lmperador Cofla1'Jtino Pogonato il fuoco Dato in Sid- 
(c) 111. I. s. lia per la Tirannia di MecezifJ, amma[sò quanta ge:nte potè Ct), 
'.1. n. facendonc venire dall'lftria, daIl'ltalia, dal1a Sardegna, e dall' Affri. 
ca, perchè efi'a durava tuttavia ana divozion dell'lmpe:rio . Venne 10 
fidfo giovane Augufto in perfona a quefia imprefa con una poderofa 
Botta. Fu dunque prcra Siracufa, trucidato . il Tiranno Me:cezio, e iI 
fuo capo con <)uelli di molti altri porrato a Cofiantinopoli. In quefia 
rnaniera refiò efiimo il fuoco, che s' era accero in quefte parti, fenza 
che fi legga, che i Longobardi cominuafi'ero a prevalerfene maggior. 
mente in loro vantaggio. Ciò fano, I'Imperadore fc ne tornò jie
o 
alIa Cua refidenza di Cotlaminopoli. Ma probabilmente Mecezio, pn- 
ma che gli arrivalI'e addolfo sì gran tempefia, avea fatto ricorfo pe:r 
(d) .(".JlII). aiuto a i Saraceni. Benchè colloro non venifi'ero a tempo per foccor- 
in ,Atlt,dat. rerIo, pure fi sa da Anafta{h) Cd), e da Paolo Diacono (t'), cbe all'im- 
(e
 Paulus provvifo con moIre n:ivi arrivarono in Sicilia, enrrarono in Siracufa, 
f.1;,c


s3. c mifero a 61 di fpada quell'infelice Papolo, con dfc:rfenc falvati h I:o" 
C I 



ANN Ii LID" I TAL I A. I1. 3 
chi eol f.1YOr della fuga. Pare e7.Ïandio, chc: fcorreíI"e:ro pel refio den' 
Ilòla commertendo gli ani de:lIa mcdeíìma crudeld. daperrurto: ma 
que11
 non è cerro. Per atte:fiato ancora del Cardinal Baronio (6), c 
del Padre Mabillone (Þ) non fon ficuri documenri di un tale eccidlO 
una Le:ttera fcrina da i Monaci" Benedettini di Meßina a i Monaci 
Romani abitanti nel Latc:rano, nè una Lettera di Papa Vitaliano a i 
medefimi Monad Meffine:íì: dalla prima delle quali vieR detto, cbe 
IVleffina., e novantotto nitrc Città e Ville della Sicilia erana nate rac. 
-ehc:ggiate:., c date alle 6amme da i Saraceni. A[porrarono in quell' oc. 
caíìone i Bal bari turti i bronzi, che l' Impcrador Collanre avea ruba. 
to a I Romani, e fe oe tornarono ad AleOàodria. Abbiamo da Teo. 
fane (c), che in que:fto medefimo Anno I' lmperador Cofiantino diede 
il titolo d' Augufli, e dichiarò fuoi colleghi nell' Imperio i due fuoi 
Fratelli Eraclio, e 
berio. Privò di vita GillJlinitlnIJ Patrizio Padre .di 
Germano, che tÌl poi Patriarca di Cofiantlnopoli, e feee entrare 10 
fidTo Germano nd ruolo de gli Eunuchi. 11 perchènon 10 d1Ce la 
c. . 
...tof.la. 


Anno ,di C R 1ST 0 ÐCLXX. Indizione XI I I.. 
di V I TAL I A N 0 Papa 14. 
di COSTANTINO Pogo nata Imperadore 3. 
.di G RIM 0 A L D 0 R.e 9. 


G lacchè Paolo Diacono narrl1 buona parte de gli avvenimenti, fen. 
za fpt:cJficarne l' Anno., perch': nè pur egli dovea faperlo, Ii può 
riferire quì .un fano di l7ettari Duca del Friuli (d). A ve:ndo gli Schia- 
voni dominanti nella vicina Carintia imefo, ch' egli era andaro a Pa- 
via, raunata una gran moltitudme di genre:, vennero fin pre{fo a Ci. 
vitlal di Friuli, e Ii accamp.uono in un Luogo chiamato Brolfa. Per 
buona ventura accadde:, che Ve:ttari "ibngaroh in poco tempo da Pa- 
via, quando niun fe l'afpettava, arrivò la Ce:ra innanzi a Cividale. Nè 
si toLto ebbe ime:fa la venuta de gh Schiavoni, che prefi feco venti. 
cinqueca\'aHi ando 3 riconofCerh; e:d arrivato a.l Ponte del Fiume N a. 
tifone, oltre al quale s' erano 3ttendati i B",rbari, fu da 10ro otrerva- 
tOj c perchè era con sì pochl compagni, moneggiato con dire:: Fe- 
Jete lis il Patt'iarc., cbe 'Vim cBntra Iii no; C() i Juoi CbeJ"ÎÛ. Ii Duca 
aHara levatoli I' elm
 di ca,po, c: faeendo vede:.rc: a i Barbari chi cgli 
era (e ben 10 cûnotcevano) mlfe tal terrore In cotloro, cbe eOè:ndo 
corfo il fuo nome per [Uno il campo
 quatìchè egli foOe per allalirli 
co
 un f
rmld.lbl1e efcrcit?, _ íì dlcdcro a una prt:clpitofà fuga. E fin- 
qUI fi puo menar huano 11 fuo racconto al buon Paolo. 1\1a e!
11 ci 
"'-1 01 far ride:rc c?n una slargata 
oman2.efca
 che d
poi foggiugne b , con 
dire, che Vettan con que' pochl compagm h fcaglio loro addoHo e ne 
feee una tal becchcria J che di Ûnflue mila Ii,mini, appcna pochl col 
Q.l. fa \"01" 


ElI. A Volg. 
ANNO 6"9. 
(a) :'aron. 
.A'mal. Eu. 
(b \ }.fabill. 
.Ann/d. Be- 
nedlfU. I S. 
in fine. 


(c) Theo,h. 
i" Ch".o:. 


Cd} ".,dul 
Dill,ønUl 
I. s. 
. 1.3. 



11,4- ANN ^ L I D
 I TAL 1 A; 
Eu. Volg. favor delle gambe portarono alle lor care la trifia nuova di tanta di
- 
AN NO 61 0 . grazia. Tiene il P. Pagi, che in queft' Anno C/o/ario ill. Re de' Fran- 
chi nella N cuftria e Borgogna giugndfe all' ultimo de'tuoi giorni. Per 
poco". tcmpo regnò dopo lui 'l'eoderic{} 11. il quale per fon.a prere la 
Chencale tOnrura. Childerico Frarello di Clotario divenne padrone di 
tuna la Monarchia Franzcre. Ma da Ii a non molto non folo a lui tol- 

o fu il Regno, ma anche Ja vita. AHora j} depofio creodericø ripigliò 
11 Regno. La Sroria de' Franchi fcarfeggia moho di notiÚe in quefii 
tempi. Ma fe all'Iraliana non reíbírero que' pochi lumi, che 11a rac- 

olto l
aolo Diacono, noi refieremmo anche riù de' Franzefi al buio, 
mancando a noi Ie Vite dc' Santi, de' Vefcovi, de gli ottimi l\1'onaci 
Iraliani d' aHora, laddove non poche de'loro paefi ne rcriCfero eßì Fran- 
chi, e gl' Inglc:fi, non già perchè aHora anche I' halia non nudriCfe 
de' buoni PreJati, e mold Servi di Dio, ma perchè I'ignoranza avc:a 
quì prefo troppo piedc:, 0 pure perchè Ie guerrc: nonre civili ban fat- 
to perdere gran copia di amiche mc:morie. Abbiamo poi da Teofane, 
che circa quelti tempi i Saracc:ni fccero un'incurfione nelle Provin- 
cie deB' Affrica, tunayia forropofie al Romano Imperio; e corfe vo- 
ce, che ave(fero condone in irchiavitù ouanta mila perrone. A yea bc:n- 
sì, come abbiam dctto, l'Imperador Co{lantino conferito il ritolo Im- 
periale a i due fuoi Fratelli Eradio, e criberjo; ma per quanto fi può 
conofcere, confifieva neUa fola apparenza la lor dignità, perciocchè 
l' aurorità e il comando rifedev tuuo in dfo Coftamino. Nell' erer- 
cito a Crifopoli vi furano più perf one , che pubblicamenre griàarono: 
Noi crediamo ne11e Ire Perfone del/a crrinità: andiamo ðl1che a coronar Ire 
lmperadori: fegno, che la Coronazione era il più imponanrc rcquiúto 
per e:fercitar co i fani l'Impe:riale aurorità. Giunrero queftc: parole 
all' orecchio di Coftamino, che forte fe ne turbò. Fatti perciò venire 
i capi di cofioro a Cofiantinopoli fono prete{lo di voler foddisfare a 
i lor dcfiderj, Ii fece: pendere tutti dalle: fore he, ed infegnò a gll altri 
il rirpetto dovuro a i Sovrani. Perchè nondimeno fi fc:rpe, 0 rola- 
mente corfe il fofpetto, ehe da i fuddeui fuoi Fratelli avdft: avuta ori- 
gine quel fc:diziofo progetto, fece ad amendue tagliare il nafo. Ma 
queíl' ultima barbara azione non fembra apparrenere all' Anno pre:fen- 
te; perchè ficcorne )0 fteCfo Teofane racconra all' Anno I J. di Collan- 
tino, allora egli folameme rimoCfe i Fratelli dall' Imperio; nè fembra 
molto probabile, che fe in qucíl' AAno avdTe lor Farro 
n. sì bruuo 
sfregio, eglino avefiero tunavia conrinuato nell' onore pnmlcro. 
Circa queni tempi per re1azione di Paolo Diacone (a) Alzeco t 
o fia Alzecone, Duca de' Bulgari, fenza faperfe:ne il pcrchè? UfCltQ 
colla genre a lui fuggctta dal (uo paefe c<Jnfinante al Danublo t ve
,. 
ne can tutta pace a troVare il Re Grimoaldo, efibc:ndofi al fuo rervl- 
gio, e pregandolo di dargli qualche contrad..., dove poteCfe abitar co' 
fuoi. Grimmldo I'inviò al F'gliuolo RomfJaillo Duca di Benevento! 
incaricando10 di rrovargli fito a propo{ìto. Eg1i in fani diede 
 1U1 
cd a' fuoi per luogo d' ahitazione il pade: fin' a110ra deferto di Sup.mO t 
BOla- 


(a) p.ulul 
Diaconus 
I. S. ,. 19. 



ANN ALl D' I TAL I A. 12.5' 
Boiano, Ifernia, ed altre Città ca i lor territOlj, e con giurifdiziane E Jl A VoJg. 
fignorile in e(fe. dipenden
e nondi
eno d:tl I?uca di Beneve
to, con ANN 0 67 0 . 
avergli mmato II nome dl Duca In queUo dl Gaftaldg, eqmvalente a 
queUo di Governatore 0 Come, acciocchè nOf) . fembraíre eguale col 
nome di Duca 31 Duca fuo Sovrano. Paolo Dlacono racconra, che 
a'fuoi dì, cioè cento anni dopo, quell a Nazione, ruttochè fapdTe par- 
lare la lingua volgare di quel paefe, pure non a\'ea p
ranche dJsmelfo 
l' ufo della natÍa Lingua Bulgara. Teofane (a) nell' Anno XI. di Co- (a) Thtoph.. 
ftantina PogoA3to, e Niceforo (b), toccano quefto pumo anch' effi, In Chr
TJ'I' 
dicendo, che regnando I'lmperador Cofiante, Cro'Vato Re de' Bulgari <b) NICe/h. 
lafciò do po di sè cinque Figliuoli, con ordine, che fidkro uniti in- In Chrøm". 
fieme. Ma non andò moho, che fi divifero, e chi in quefta, chi in 
queUa pane andò colla fua genre. 11 più picciolo di que' Fratelli ven- 
ne in Italia nella Pemapoli, e pafT'ata a Ravenna, rimaÎe [uggetta all'Im- 
perio de' Criftiani, e pagava triburo a i Romani. Potrebbe efT'eTe, che 
Alzeco prima fi pre[ema(fc all' Efarco di Ravenna con offerirfi a i di 
lui fervigj; ma che non trovandofi dove dar ricetto a tanta gente, cg1i 
s'indirizzafT'e al Re Grimoaldo, che I'inviò al Figliuola Romoalda . 
Certameme a Paolo quì è dovura maggior credenza, che a gli Storici 
Greci. Scrive poi il medefimo Paolo, che in quefti tcmpi (l1on fap- 
piamo, fe nel prefeme, 0 nel feguemc Anno) il Regno de'Franchi venne 
iu mano di Dag.berto II. il quale dopa effere fiato per più Anni dule,. 
e in grandi miferie, confÌnato in Irlanda per l'iniquità di Grimoaldg 
Franzefe fuo Maggiordomo, finalmente: richiamato da' Cuoi, ricuperò 
il perduta Regno. Non fu pigro il Re Grimoaldo a fp
dirgli d
 gli 
Arnbafciatori per congratularfi feca, e in tale occafione fu giurata da 
:lmbedue: Ie: parti una buona amifià e: pace. Trovavafi allora in Fran- 
cia in baOa Fortuna il già fuggito Re de' Longobardi Bertarido, e: te:-. 
mendo de gli andamenti di quegli Ambafciatori,. pe:rchè. ben confape-' 
vole dell' accortezza del Re Grimoaldo, che gli teneva cominuamen- 
te gli occhi addoßò, c fpie d' imorno: non gli parendo più buon' aria 
qudJa di Francia, prefe fegretarnente: la rifoluz.ione dl mirarfene, e di. 
fcappare nella gran Bretagna, per cerear quivi ricovero prefT'o il Rc' 
de: gli Anglofaßoni. Gran difputa è ftata fra gli Eruditi Franzefi in- 
torno all' Anno, in cui Dagoborto if. ricuperò i1 Regno. Ne han trat- 
tato AdrianQ V alefio, il Coinz.io, e i Padri Mabillone, Enfchenio, e 
Pagi. Sofiienc: I' ultimo di quefii, che: qud Principe: folameme nell' 
Anno 67
. tornò in Francia; e: perchè it Mabillone fi fe:rve: del raC- 
conto già. riferite di Paolo Diacona, il qualc: ci fa vedere cao Dago- 
beno regnantc in Francia prima della morte del Re Grimoaldo fucce- 
duta neU' Anno fegueme 671. tiene il Pagi, che: in ciò fi fia ingan- 
nato 10 Storico Italiano, come mal informato de gli affari Ihanien della 
Francia. Ma non par glà, che quel Critico porti si fode pruove: da 
atterrilr quì t' autorità di Paolo, il quale folamente ce:nt' anni dopa .[crio-c 
quefii avvcnimenti; e maffim;lmcnte confclfando tutti i Letterati, re- 
flare la Storia dì Francia in quefii tempi involta. in mglte tenebre.. 
Sem- 



T2.6 ANN A LID' I TAL t A. 
Ep.. A Vol.... Sembra non Ïmprobabile, che manc.no di .vita Clotario rn. Re in 

HN067
. quell' Anno fenz.a prole, ed etfendo inlårti de j gravi wrbidi per 1.1 
{ul.:ceffione, Dagoberto correße a1 rumore, ed orte:ndre una pane dell. 
(a) Her- Monarchia. Ermanno Contratto(a) metre la morte dl que:fio Dago- 
", __nUl berto nell' Anno 674. e però va d' accordo con Paolo Diacono. Fotfe 

 "!
a
1 nondimeno quello, 0 altro Re 
 e' Franc
i, con cui il Re Grimoald() 
,n d .l:hr. flrignetfc una buona lega, a nOJ balla dl fapere, che: ßcrtartdo noD 
t .t.øn. Ur- fi d fi . F . , , ' 11 1 d II ' . 
Ilif. I trovan 0 Icuro 10. [anCla, i mVlo a a. vo ta e I nghtlterra . 


Anno diC R. 1ST 0 DCLXX1. Indizione XIV. 
di V,Iff A L I AN 0 Papa I.r. 

di COSTANTINO) Pogonato Imperadore 4- 
,di BE R TAR I D 0 Re I. 


(b") l'aul", S . A vea facto allegger
r la vena il !le Grimoaldo in quell:' Anno (b). 
D;aclnus Da Ii a nove .glorm fiando nc:l luo Palazzo, e tirando I' arco COR 
J. s. ç. 33. quanta forza ..pote:a, volend
 colpire una colom
a
 [e gli riaprì mala.. 
mente 1a vena, e: qudla fenta batlo a levarIo dl vita dopo nove Anm 
di Regno. Corfe voce, che fotfer
 adope:rati da i Medici medica.. 
menti avvc:lenati in curarlo." e c
e 
n tal maniera il mandaíTero per 
Ie polle aU' altro Mondo. F u Principe temuto da tutti, gag1iardo di 
corpo, ardJtiffimo nclle imprefe, calvo di capo i nudriva una bel- 
la barba, e I:" avvtdut
zza cbb
 po
hl i'ari. Tlen
, ch' egli fegui- 
taWe la RehglC:m Cattohca, e gl1 Sermon Berg:lmalchi atrribui[cono 
a Gio'f.J.t1nni Vefcovo iàmo di que:Ua Clttà la di lui cOl1verfione al Cat- 
tolici f .n1 o , ma fenz.a addurne pruova a
cuna ca va
 daIl' anrichità. 
c:l
 
.10 chc: ,è ceno, per tctbmomanza _ dl Paolo D!acono, egli fabbricòin 
P.avta.la Bafilica di Santo Ambroho: doll che fondatamente de:duce it 
\CardlO
d Baronio, ch' egli dovttte e:tfe:re buon Cattolico: ah rimentc 
,1}on avrebbc onorato in qudh. forma :'anto Ambrofio, impugnatore 
perpe:tJ.!O:de gli Ariani. Rellò di 1m e dc.lla Fighuola del Re .d,.;ber- 
.'to, già prc:1å per Mo 6 lie, un Eigliuolo arpe:ll
to Gl#ribaJdo in età pue- 
rile. Quelli fu procl.1maro Re de'Longobardl. Torniamo ora a Ber- 
.It1 r itlo; da noi poco fa veduto fugmvo, per cercare ricove:ro in Inghil- 
tei;:-a. S' era egh Imbarcalo fuUe col1e di Francia, cd appena fciolte: 
Ie vele, s' era.. altluanto .slargata in mare la nave, quando una perfona 
dal lido ad alu yoce dimandò, Ie quivi era Berrarido.? Fu rifpoí1:o di 
ßÌ. Al10ra rcphcò qud [ale: FaterJi fqpere, {be Ie ne torll; IIta)s (lIa, 
perchè ha tYIJ g;Oï1J;, ,be GrimM/do ba jini!() Iii W'IlCr.t. Balzò il CU0re 
10 pe:tto a Be:rtarido all' udir quell:a nuova, e ordinò to11:o, che il le:- 
gno approdat1e di nuovo al.1ldo, per trQ:l/olr Ia pe:rfona, che avea g..i
 
dato, cd informarfi mt'glio di ÇIuelto favorevol ayvifo. Mol quando fu 
in .tcrlil., non vide perlona alcuna. Pcrò immaginando, etfere quella 
f:ata una voce di Dio, e nOD de gli Uomini, dt:terminò di vcni..fcnc: 
fenz' al- 



ANN À LID' I TAL I. A. J 2. 7 

nz' duo in Ir
lia. Mandò inn:mzi perrona, che CpiafTe 10 flara de lIe r IIoA YoTg. 
c:'ofe, e folTe poi ad incontrarlo in 
uogo determ.inaro a i co
fini de!1' ANNO 67 I. 
ltaha, per quivi prender
 Ie fue IDlfure. Má. gll
nto B
rrando co!a
 
",i trovò non fo]amenre d fuo 
fso, ma eZI:mdlo' tUttI gh Ufizlab 
della Regal Corte, e l' appararo e(:>ovenevo]e 
el ricevim
nto di u.n 
Rc, ed accorfa gran molmudme dl Longobardi, che tutti con lagrl" 
me e feila ineredibde accoifero I' antico 19ro Signore, dopo nove an- 
ni d'dilio fclicemenre tornato aHa Patria e al Regno. .E non è da ma- 

3.vigliarfene. Non fu mai ben vo]uto Grimoaldo da i Longobardi, sì. 
perchè ururpatore dell' a]trui Corona, e sì perchè .uamo vendicatl vo, 
c ehe eol rigore pìù ehe <:011' amore s' era [empre mantenuro CuI Tro- 
no. AU' incontro, per artefi.no di Paolo Diaeono, Berrarido era Prin- 

ipe amorevo]iffimo, buon CattoJico, dotato di rara Pietà, otrervan- 
liffimo della Giufiizia, e fopra tuno Limofiniere, ed amator de' Po- 
.-eri. Le rue difgrazic aveano contribuito non poco a rendcrlo miferi- 
cordioro cd umilc: Virtù, che di raro s
 imparano nella Cola (ub]ime 
fdicità e fortuna. S' accorda quefio dogio a noi ]arCiQlO da Paolo con 
quanta abbiamo intefo di fopra aU' anno 664- dalla Vita di San ViI- 
frido Arciverco di. J orch, fcritta da Eddio Stefano.. Pertamo .tre mefi 
dopo 1a morte di Grimoaldo, BtrtaridD 0 fia Pert.,it. Fig]iuolo del 
Re Ariberto, è' origine Bavarere, per confenfo de'Longobardi rifaU 
fu] Trono; cd immediatamente f pediti Meffi a Benevento, feee di co- 
là [ornare a Pavia la Regina creodtlindß rua Moghe eol Figliuolo Cu-' 
øibertø, che furono frnza difficultà ri]afciati dal Duca Romoakio. Del 
J"anciuJlo Garihaldo, Iafciara Rc dal Re Grimoaldo fuo Padre, altra 
non fappiamo, re non che fu depofiò; ma è ben da credere, ehc: non 
manca{fe un buon trattamento da lì inmnzi nè a luj-. nè a foa Madre, 
fc vivea tuttavia, perehè quefta infine era SoreHa, ed'egli Nipote di 
Bertarido. Si potrebbe.,ered
re, .che i] .picciolo Prmcipe f(l.
e manda- 
to a Benevento; ma pm venfimrle e pIU conforme alia Polltlca pare, 
che meglio fi giudicalre il cufiodirlo in qualche Fòrtczz.a. Altra me- 
moria non refia di Iui. 


Anno ài C Il I S.T 0 DCL1CX 1"1 _ Indizione XV. 
di A D E 0 D A T 0 Papa I. 
di C 0 S TAN TIN 0 Pogonato In1per-adore ). 
di B E R TAR 1 D 0 Re 2:. 


I N quell' anno (fors' anche nel precedente) eominciarono Ie tribula- 
. zìl)ni di Catlalltinopoli, perchè i Saraceni, che glà divoravano co 
J defiderj tuna ]' Imperio Romanö, fecondo Teofanc (iI), prepararo- 
a) 7bl,ph. 
no un:! p<1drrora .\rm3ta navale con riroluzione di tenrar I' acquifio di '" Chr,nøt. 
qud.", Regal Cmà: avuta la quaJc: fuebbe venuto meno tuuo I' 1m.. 
perlo 



t2.8 ANN A LID' I TAL I A. 

u Volg. pcrio Cri
iano dell' C?ric
tc. N on 

ncava_no 10ro Crifii:l
i rinegati t 
ANNO 671.. che magglOrmeme gh amma,::ano all tmpreta, come per ditgrazia. no- 
ttra nè pur mancano oggidì al gran Tun;o. SvcrnalOno nella Cilicia 
per dfere pronri ad inoitrarû nella primavera venrura. Imamo 1'101. 
'perador Coftantino, a cui non era. ignoto il ditègno di qudla perfida 
.gente, attefe anch' egli a premumrfi contra de' loro sforzi, con adunar 
genre, fabbricar navi e rnacchine, e difporre tuteo quel che occorre- 
va per la dlfcfa. In quefi' anno, per 'J.uanto crede it P. Pagl, nel di 
2.7. di Genn:-.io diede fine al fuo Ponuficato e a1la fua vita il fommQ 
Pomefiee Pitaliano, do po Qver governata la Chiefa di Dio per quat- 
.tordici anni e mezzo con moita 10d
. N el dì pofcia 22. di Aprile eb- 
.be per fuecelTore nella Cattedra di San Pietro Adeodato di t1:l7.Íone Ro- 
.ma.no, già Monaco ncl Monifiero di Sam' Erafmo nel Monte Celio. 
Nell' anno 6 {f. noi vcdemmo Deufdedit, il cui nome in fofbnza non 
.è diverfo da quefi' alrro. Tuttavia non ho ofato di chiamarlo Secon- 
do. In quefi' anno ancora, 0 nel precedeme malamente compiè il cor- 
fo di fua vita Mauro Arci'lJeJco'Vo di Ra'Venna, perchè mori Scifmatico 
e feomunicato dalla Sede i\.poftolica. Lafciò feritm Agnello Storieo 
(a) 
tn,ll. Ravennate (a), che quefio amhiziofo Prelato prima di morire adunati 
Vito Eti(co- i fuoi Preti, piangendo dimandò 101'0 perdono. Crederà il Lenore per 
p,r. 
'IJ;;- gli misfatti deUa tua tùpcrbia. Ma non è così. Seguitò pofcia a dire, 


:: i'IlÛ,. ch' egli era -vicino a pagare il [fibuto dell a natura, e che gli efortava 
di non tomare fotto il giogo de' Romani. Che però fi eleggelTero un 
rPaUore, c il faceffero conrecrare :da i Vefcovi della Provinèia, e po- 
fcia dimandaffero all'lmperadore il Pallio: quafiehè il diritto di darlo, 
riierbato al Romano Poorefice, fo(fe pa(fato ne gl' I mperadori. Con 
quetli Îcirmatici [emimemi fÌnÌ di vivere I' Arei\'etcovo Mauro, a cui 
fu data iepoltura in un' area, davanti alia quale era una tavola di por- 
lido, al dire d' Agnello, luciciif1ìmo nella fuperficie a guilå di uno fpec- 
chio, in maniera che chi mirava in que! marmo, vi poteva vederc: gli 
uomini, animali, e uccelli) che vi fol1ero pa(fati dinanzi. Come eiò 
porra eßere del porfido, lafccrò confidc:rarlo a i periti. Aggiugne 10 
ilelTo Storieo, che a' fuoi dì pa{fando Lotario 1m perador per Ravenna 
(forfe nell' an no 81,4.) ordinò, che quella tavola Ievata di là, e bene 
thvau, 'Con lana in una carra di legno, forre .mandata in Francia, per 
tèrvire di menfa all' Altare di San Sc:bafiiano. Ebbe commil1ione 10 
fielTo Agnello da Petnmace Arctvefcovo di andar colà, c di al1ìflc r e, 
accioechè i muratori balordameme lavoJ"aodu non la rompcrrero. Ma 
egh per dolore c rnbbia di vedere fpogliar la fua Patria delle cofe pre- 
ztotè, fe ne andò in tutt' alua parte. A Mauro fucccdeuc Reparato, 
Monaco prima nd Monlfiero di S1ntO Apollinare, pofcia Ahbate, e 
ouindt V iccdomino della Chietà Ravennate: uomo, che fi fcce confc:- 

rar da ue Vefcovi fenza il beneplaeito delia Santa Sede, c teope fa)- 
do 10 fcifma, per quanto potè; ma in fine., ficcorne diremo, fi umi- 
.liò all' ubbidienza del Sommo Pome6ce. 


Anno 



ANN A LID' I TAL I A. 


12 9 


Anno di C R 1ST a DCLXXl I I. Indizione I. 
di A D EO D A TO Papa 2. 
di Co S TAN TIN a Pogonato Imperadore 6. 
di BE R TAR I DO Re 3.. 


F Inalmente i-n quefi' anno, correndo il mefe d' Aprile, il formidabi- ERA Volg 
le 11:uolo de'Saraceni fi prcfenrò davanri a Cofi:anrinopoli, e ne AN!,;O 673: 
formò l' affedio. L' Imperador CQjlantino (a) s' accinfe con tutto vigo- 
re alia difcfa, nè paffava giomo, che non feguIf1è qualcbe baru1fa fr.a (a) h Theo ;l1. 
{i . I d ' .. A I . d II G I h In e r01log 
Ie ue naVl, e 'Iud e e nennCl. veva eg lee a eone:) c e por- eel . 
tavano ca1daie di rece, e d' altri bitumi artieoti, e fifoni, co' quali fi in A
;
7ib. 
gittaY':1 Fuoco ne'legni Infcdc:li. Seguirono quefti combattimemi fino 
Ðl Settembre, nel quale i Saraceni, poco avendo profinato con tutti i 
Joro sforzi, levarono l' anchore per andare a fvcrnare in pace alrrove. 
Pervenuti aHa Cinà di Cizico, e prefala, quivi paffarono il verno. In 
<:Jueft' anno Childerico Re de' Franchi, a noi noto folamente per Ie fue 
biafimevoli azioni effendo caduto in odio de' fuoi, alla caccia fu da u- 
no d' eili privato di vita. Reítò del pari trucidara la Regina Bilichil- 
de fua Moglie. Può effere eziandio, che in quefti medefimi tempi nel 
Metè di Marzo fi mirafiè in Cido quell' lride, 0 fia Arco CeleUe, 
che viene accennara da i fudJcm Storici, e dall' Amore dclla lVIlfcel- 
]a (b), e rccò tal terrore, 
he fi, c
mincio a temere il fine del Mon- (b) Biflor. 
do. Ma come? da quando In qua 1 Arco baleno fa paura aUe gemi? .Mifce1l4 
Ma quello non fu glà il naturale: ed uGrato. Fu una fpecie di terri- Ii.. 19. 
bile e dlfufata Comera; e però indufiè la cotternazione ne' Popoli. 
Racconrano an cora gli Scrittori, chc provoffi una bera monalirà in 
quell' an no nell' Egitto; ma non e da maravigliotrfene, perchè <:Juel Re- 
gno anche oggidì c facllmc:nte fugg('
to a così ficro flagello. E di Jà 
per 10 più toJeva ne' precedenti Sc:coli palfare in Itaha quel lualore, 
e pafferrbbe anche oggidl, fe non avelfero final mente apeni gli occhi 
gl' ltaliani, ed inventarc precauzioni, c faggi rigori per cufiodir!Ì illetì . 


Anno di C R 1ST 0 DCLXXIV. Indizione I I. 
di AD E 0 D A T 0 Papa 3. 
di Co S TAN TIN 0 Pogonato Imperadore 7. 
di B E R T A It I D 0 Re 4. 


N Ulla .c.i fomminiftra di nuovo in <:Juefii tempi la Storia d' Italia; 
., ma I] filo ftdfo filenzio ci fJ imendere la mirabiJ quiete e fc:1i
 
Clta, che godevano allora [otto il pacifico governo del buon Re Ber- 
crQm. Jr. R tari- 



130 ANN A L I n.' I TAL I A. 
f:R A Volg. tarido i Popoli Italiani. La[ciava egli in pace i Romani, nè ad atno 
ANNO 6j4_ anendeva, che a reggere con giut!izi:t e loavit:ì i fnoi {udditi, c a dar 
loro nuovi e[empli di Pied, ficcome Principe Cauolico, e rinomato 
pel timore di Dio. Abbiam fondamento di credere, che {otto di lui 
it refio dc'Longohardi Ariani fi riduceITe al grembo della vera Chie- 
fa. E tanto più dee dirG Felice aHora cd invidiabilc 10 fiato deH' Ita- 
lia, perchè gli aItri paeG dell' Europa prO\'.lvano de i fieri dlfaflri . 
Tornarono nell' Aprile di 'quefi' Anno i Saraceni con tulte Ie lor forze 
aU' aITedio di Coflantinopoli, e quivi Genera anche tuna Ja State, 
con dare de i frequeori aITalti 0 aile mura, 0 aIle navi Crilliane: per- 
10 che tuno 1'Imperio Orientale fi trovava in grandi angufiie e guai. 
Peggio fiava la. Monarcnia Franzefe, perchè cadut:t in mano di Re 0 
neghinoli 0 vizioJì, e piena di guerre civili, c per confcgueme d'ini- 
quità e di preporenza. Ciò fu cagione, che molte Provincie dell' Au- 
firaGa, come la Baviera, I' Alcmagn'l, la Turingia, ed aIrri paefi fi 
fonratTero daU'ubbidienzl de i Re Fr,tnchi, e c:-tbbc in cITe l'Idola- 
tri:t con alai difordini. H Regno delle S-pagne, tU[tochè governato dJ. 
ramb'l. Re piiffimo e Cattolico de' Goti, ebbe nell.! GaliIa N arbonen- 
fe, 0 fia nella Linguadoca, tuttavia [ottopoLb in qud1i tempi ad effi 
Goti, de'gravi fconvolgimenti per gli Tiranni ivi inforri, e fpalleg- 
giati da i vicini Franchi. Fu afireno il buon Re Vamb1 a far gucr- 
(a) ;Juli.t1J.. ra, cd affiftiro dal CicIo, riportò v
rie vittorie .narral
 da Giuliano da 
Tolela.nus Toledo (Ii). La Cola Italia godeva In effi tcmpl un CIcIo feren.:> mer- 
in Chrom&o., cè dell' ottimo Re, che ne aveva il governo, e tutto faceva per gua- 
dagna.rfi l' amorc di Dio, e de' h.oi P()poli. 


Anno di C R 1ST a DCLXXV. IndizÌone I I I. 
di A D EO D A T 0 Papa 4. 
di Co S TAN TIN a Pogonato Imperadore 8. 
di B E R TAR I D 0 Re 5.. 


(b) PlZulus 
DilZ&BnUS 
J. S. t. 34. 


C Ir
a. quefii tempi il p,iiffimo 
e de" Long?
ardi Bertarido fabbri- 
co In Pavia un Momfiero dl facre Vergml da quella parte del 
Fiume Ticino (b),. dove egli calaro per Ie mura, ebbe la forte di fug- 
gir I'ira e il mal penfiero del Re Grimoaldo. Può elTere, che la f
a 
fuga fuccedeITe nel giorno feftivo di Sant'.Agata, 0 pur nella fua VI- 
gilia, come credono, gli Scrittori Pav
Í1,. e però dedi_cò 9uel facro 
Luogo a Dio fuo liberarore in onore dl quella Santa. V erg\Il
 e Mar- 
tire. Efifle tuttavia eITo Moniftero, appellato Nu.ovo, e Jo,1oJJiftero Re- 
gio, per più Sccoli, cd oggidì MOiliflero di SantO Agata in Jo,
on
c" abi- 
tato già da Monache Benedcttine, ed ora dal.le Convc.ntu
h dl 
aot
 
Chiara.. N el prerente Anno :mcora rornarono 1 SaraceOl all alTcdlO dl 
Cofiantinopoli ed of1:ihatamente quivi fi fermarono fino al Settembre, 
tuttochè nulla profitta{fero, anÚ riponaffcro più percolfc dalla bravura 
dc' Gre
 



ANN A LID' I TAL I A. 13 I 
de' GI'eci. Forie ancora appartiene a quefii tempi la battaglia n:walc, E 1\ A Vn'2:. 
che il buon Yamba Re de'Goti in Ifpagna fece con un'altra Armata ANNO 6ï5. 
navale di dugemo e fettanta navi di Saraceni, palfati ad infeUar la Spa- 
gna (a). Merirò la fua Pietà di riponarne vittoria colla total disfatta (a) Lucas 
e rovina della flona nemica. Dalla Vita di Santo .Audoeno Vefcovo di Tuienfìs 
Roano, rcritta da Fridegodo (b), noi impariamo, quanta fone la di- in Ch
onic. 
vozione de' Popoli anche più lontani al Sepolcro de' Santi Apof1:oli Pie- 
b) .z:rl
gB- 
tro e Paolo, e de gli altri M:miri in Rama. Volle il Sanro V efcovo /

nd
c

 
venire in queLt' Anno alia vilìta di que' celebri Santuarj; nè sì tolto 
fu ri(1pmo quella fuo difegno, che moltiffima genre pia concorfe a 
lui, portandogli non pochi pdi d' oro e d' argenw, con pregarlo di 
ofFcrirli al Corpo de'Santi Apoll()li e Martiri pel rifcatto de'loro pec- 
cad, e di difpenfiune anche a i I>overi ul1a parte colle lùe proprie ma- 
ni, a fin di avvalorar Ie lor preghiere prdlò Dio. Efeguì runrual- 
mente il piillimo PaO:ore Ie lor commifiioni, giullto che fu aRoma, 
dove lafciò un gr-Jrl concctto della fua rara Pietà, e pia munificenza. 
Era in qudli tempi una gran .re
dita aIle Chide di Roma il concorro 
dc' Pellegrini, e Ie taro oblazlOßI. 


Anno di C R 1ST 0 DCLXXVI. Indizione IV. 
di DON a Papa I. 
di Cas TAN TIN 0 Pogonato 1m peradore 9. 
di B E R TAR I DaRe 6. 


N EL dì 26. di Giugno terminò 1;\ carriera de' filOi giorni Papa A- 
deodato, Pontefice benignil1ìmo, pieno d' urnild, caritativo maC- 
1ìmarnente \'erCo i Povcri, e liberaJe verfo il Clero, al quale diede la 
Rogfe, cioè il Regalo fòli to a darfi da' lùoi Pr\:decdfori, ma con aver- 
ne accrefciuta di moho la. mif
ra. Nota ,'\nalla!ì
 (c).' . che dOI?o la (c)Anaftaf. 
fua mone \'ennero tante plOgglC, e caddero tantl tulmtnl, che nIlln fi in .At/codal. 
ricorda\'a d' aVer mJ.i provato un fomiglianre flagello; pcrchè duraro- 
no tanto, che non lì poteva battere II grano; c i legumi tornJrcno 
a nafcerc nelle campagne, e refiarono morri de gli uomini e deJIe be- 
ftie da i fulmini. Fuor di Gto fece menzione Paolo Diacono (d) di (d) PauWf 
queO:a medeGma fciagura, e quel che è peggio, guaitolla can una ?facorus 
fpropofirata giunta, fe pure a lui fi dee atwbuirci perciocchè lerive, 1.5. c. 15. 
che innumrrabili migliaia d' ttomini e di animali furol1ø ucci./è da ; {ulmini. 
A Yea tanto [eono Paolo Diacono da non credere nè vero nè verilimile 
un sì terribil macello venuto da' fulmini; e però uGamogli la carità di 
credere fana da a1tri queO:a giunta al tello fuo. Vien rapponata una 
Bolla del fuddetto Papa Adeodato (e) in favore del Moniltero di San (e) Lahh
 
Martino di Turs J in cui 10 efcnta dell a giurifdizione de' V efco\'i, con ConciJiol 
pTotefiar nondimcno, che I' '10 c la tradiziol1c del/a Sede ApoJlo/jea era Tom. 4. 
R z. di 


. 



I' 32 ANN A LID' I TAL I A 
EllA V oJg. di nOl1 ftttrarre ì Monifteri dall' tlbhidicnza., e dal go'Ver no de' P'efcovi e 
Al';blO 676. che inranto s' è indotto a concedere queUo PP vilt'gio, in quamo 'ha 
conofciuro, che 10 fidfo Vefcovo di Turs Crodberto hJ. accordata la li- 
bertà ed efenzione ad e(fo Moniftero. Parole, che ron da not are , per 
giudicare della legittimità d' altri Privilcgj, che fi dicono conccduti 
in quefii tempi. 11 faggio Cardinal Baronio, facendo menzione del 
fuddetto Ðocumento, o(fcrva, che per ifperienza fi doveva effere co- 
nofduro, che quefta indipendenza de' Monaci noceva più toilo aHa di- 
fciplina ed offervanz.a Monaliica; e che S.1.n Bernardo disapprovò I' u- 
fanza introdotta di cfentare i Monaci daIl' ubbidire a i Vefcovi, e che 
nè pur piacque a San Franccrco d' Affifi una tale indipendenz
 dc'iùoi 
Frati;. ma che fu guafi:o il fuo difegno da Frate Elia, perfonaggio 
coodotto dalIo fpirito non di Dio, ma della Carne. Inrorno a C}uefto 
Pri'Vilcgio di Papa Adeodato infor[ero ne gli anni addietro comcfe fra 
i Lctterati Franzefi, chc io tralaCcio, e certo v' ha gran ragione di 
dubitare della legitrimità del medefimo. Ad Adeodato fuccedettc nella 
Cattedra Pomi6cia Dono di nazione Romano. Dal Padre Pagi vien 
creduto, che la fua confecrazione feguific nel dì primo di Novembrc. 
dell' Anno prefente, nel quale i Saraceni continuarono i loro sforzi con.. 
tra la Città di Cofiamin.opoli, ma fenza guadagnar terreno. 


Anno di C R 1ST 0 DCLXXV I I. Indizione Y. 
di DON a Papa 1. 
òi COSTANTINO Pogonato. !mperadore 10. 
di B E R TAR. I :0 a Re 7. 


M AL fofferendo il Pontefice D07HJ, che la Chiera di Ravenna li 
fûß"'e fottratta daIP ubhidienza della Sede A polloliea, in quefi:' 
Anno final mente ottenne 1'intento run, con ridurre al dovere quell' 
Arcivefcovo Reparato. Ne úamo allicurati da Analbfio Blbliotc:ca- 
(a).AIMf/!lf. rio (Il), che ferive effere tornata quella Chiefa a riconofcerc la fupe- 
1TJ Dgni Vito riorità del Papa, dopo aver nudrito ne gli anni precedenti delle pre- 
tðnfioni di Primato. Si dee credere, che il Sommo Pontefice ricor- 
reß"'e per qucfto affare a1l'lmperador Cop-antino, il qU.tle ficcome Pnn- 
cipe veramente Cattolico, e di buone mJIli,ne, forzò I' .\rclvefcovo 
a chinar I' ambiziofa tefta. E qlÙ è da n0tare ciò, che la[ciò ferino 

) .Ag
,ll. Agnello Ravennate nella Vita di queílo Arcivcfeovo (b), cioè, ch'cgli 
P J'lt. R E!lfeo: andò alia Corte Im p eriale di Cofiaminopoli, cd imperrò q uamo feppe 
.T. a1Jtn d fi . 1m I , . d 1 
12 M . T. il. diman are daW Imperador Coftantino, e pezla c:nrc elenzll'ne e 

'r. Illlli,. fuo Clero dalle conrribuzioni e gahelle; e che tuui i conradini ,. 
che lavoravano Ie terre dclla fua Chief a , e j. fu.)i murato.ri, e il 
fuo Crocifero, foffero cfenti dalla pr)deftà dl.:' Giudici Sccolari, e 
de gli EfanQri pubblici; e fottnpofii folamcnre all' -\rcivt'fcovo . 
Fu ezJ.andio decrctatQ,. ,he l' A.rcivc1covo Eletto qi Ra
enna, por
 
tan
 



ANN A LID' [ TAL I A. I'J3 
tandofi aRoma, per dfere quivi confecrat
, 
on Joffe tenNto 
 di- ERA Volg: 
fflOY(W cfJlà più di otto giorni: fegno che dianzi fi doveaoo {brae- ANNO 677. 
chiar Ie con!ecr3zioni di qu
gli Arcivefcovi in Roma. Quefio par- 
lare d' Agnello fa chiara mente comprendere l' aggiuftamento fuddetto, 
e dee effere -un err.:)re del Cuo tefio il foggiugnere apprdfo, ehe Re- 
par-aro non fi ftttOllzifc till' autorità del Papa, meotre Ie parole f uddette 
pruovano tutto il contrafio. Aggiugne Ana(bfio, ch,e p<:>c
 dopo que- 
1io aggiultamCnt0 it [udJetto Reparato diede fine a rU01 glO!lU. Ebbe 
per {uccdrore creotloro, il quale, perchè fi fece conrecrare 10 ROffia., 
come per più Secoh s' era cofiumato in addietro,. incorrc !'leU' o.dlo 
del Cuo Clero j Agnello fidro dice moite parole 10 fuo vltupeno, 
benchè fi ferva d. altri pretefti per ifcreditarlo. Anaftafio notò (a),_ (a) .Anafiltf. 
che queO:o Teodoro Ii prefentò d.vanti a Papa Agatfme, verifimilmenre in Vit
 .A- 
nell' Anno fegueme. Mi fi.a lecito il rapportare aI prefente la Fabbri- g4lhom s . 
ca di un nuovo Tempio fatto daUa Regina Rodelinda Moglie del Re 
Bcrtarido, fuori di Pavia. Opera maraviglioC1, dice Paolo Diacono (b), (b) PIl,ÛNS 
e nobilltata da llupendi ornamenti. Fu chiamata Ba{ilica di S,mta Mari" Di.mnus 
41fe Pertiche j c tal denominazione venne a quel facro Luogo, per 
me- /. S. c. 34. 
flaro del medefimo Storieo, perchè quivi era un in{igne Cemeterio,. 
dove i N obili Longobardi amavano per divozione d' elfele fepelliti. 
Che re accadeva, che taluno de' fuoi mori{fe in guerra, 0 in altr:t par- 
te, alzavano delle Pertiche, cioè deIle Travi fopra que' Sepolcri, con 
una Colomba dl legso in cima, tenente il beeco rivolto a quella par- 
te, dove il fuo. parente od amico era morro. Coo qualche fegno, 
od Itcrizione fi di:tinguevano que' Sepolcri, aeciocchè ognun pote{fe 
riconofcere iI [uo. Lo Spdta Storico Pavefc di quet1i ultimi SecoJi 
pretende, ehc qud Tempio. fo{fe fabbricato prima della venuta del 
Signor nofiro Gesù Crifio, e fervilfe a g}' Idoli. Tutti fogni. Paolo' 
clu\\ramcnte fcrive, che Rodelinda Jo fabbricò di piama j nè prelfo il 
Padre Romualdo (c) veggo bal1anti ragioni per farci credere, che quel- 
) 
,,;al- 
la Regina edificaffe una Chief a col Monifiero, po{fcduto oggid ì dal- S::r4 1l 14 
Ie Monache Cillercienfi. p. 10 4. 
In queO:' Anno crede Cami1lo Pellegrino Cd), che 6Î1ilfe di vivere (
) Ptrtgri... 
Ro,!!
aldo I?uca dl Benevento, dopo avcr governa.to per 10 fpazio di ';
:
:. 
feølci Anm quel Ducato (e). Egli ebbe, fiecome dicemmo altrove, Langob,mJ: 
per Moglie q-codtrada, la qual fuori della Citd di Bencycnto' fabbricò Tom. II. . 
la B.!filica di San Pietro A pofiolo, ed unitameme un in{igne Moni- R ( ,r. Iud,,: 
it d . r. V " L Î." R Id d d " F 1 . 1 . e) Pall/us 
e
o 1 Jacrc erglO1. atCIO omoa 0 Opo I se tre 19,1UO I ma- Di4COI'JUI 
fchl, cloè Grimoaldo /1. Gifllfô, cd Ârichi 
 0 íìa Arigifo. II primo 1..6. c. J! 
d' effi fu Duca di Benevento immediatamenre do po 1a mone del Pa- 
dre, ed ebbe per Moglie Prgilinda, 0 fia Pinilindd, Figliuola del Re 
Bel t
rido, e SorcHa di Cunip
rto,- che fu Re anch' e{fo: fegno che 
era leguua bunna pace fra ("'IT(, Re Berrarido, e il Duca di Beneven- 
to. Ma ved.rcmo an' annf> TH.. che qudla Cronologia non fi accorda. 
c
n Anan:a
lO Bihlio[ccano. St'guit1ndo inranto qu: dietro alle pedate (f) Id 'J.' 
dl Paolo Dioicono(f), dleo, che circa quefii tempi fucecdette il tra- ,ap. 
 1 
 
fpor.. 


. 



I3f ANN A L I n' I TAL I A. 
Ell. A Volg. fporto in Francia de' facri Corpi di San Bmtdetto, e di Santa Scola- 
ANNO 67]. fliea-. Era rim.fio il Moniftero di Monte Cafino a' primi tempi della 
vehuta de' Longobardi nella Campania preda del loro '[urore. Se v' a- 
bitaITe più alcun Monaco
 non fi sa. Ben làppiarno, che mal cuf1:o- 
diti, fe non anche negletÜ, refiavano in quella fohtudine i lor Sepol- 
cri " Ser.... la negligenza de' Monact Iraliani per far animo e voglia a i 
Monaci Franzeli di venir a cercare que'tàcri depofiti. Dicono, che 
.dgiotfo Monaco del Monif1:.ero Floriacenfe, 0 ÍÌa di Fleury, con al- 
cuni compagni fu fpedito per quefto in Iralia; e che andato a Monte. 
Cafino fo[[o pretefio di far quivi orazione, la notte dlraITe da quelle 
rovine i due facri Corpi, e re Ii portò in Francia, con ritenere que! 
di San Benedetto in Fleury, e ripor quello di Santa Scolafiica nella 
Cinà del Mans. Abbiamo yarie antiche Relazioni di tal Traslazione, 
ma non conremporanee, e vi fon racconrati varj Miracoli, non fcnza 
delle contrarietà, e circoLtanze, Ie quali non fiam tenuti a credere per 
Vei"e, ed anzi fembrano far poco onore alIa fedeltà de'Monaci d' al- 
lora. Comunque fi.., chi de gl'Iraliani ba volmo negar queLlo fatto, 
ha contra di sè la chiara tefiimonianza di Paolo Diacono, che vi(fe e 
fcriITe folameme nel Secolo do po . Quanto al tempo, il Cardinal Ba- 
mnio ne parla all' anno 664. II CoinzlO Franzefe creàe accaduto il tra- 
fporto mol to più tardi, cioè neU'anno 673. Ma i Padri Mabillone e 
Pagi 10 rifcrircono a i tempi di Clodoveo II. e però all' anno 6n 0 
pure al fulTegueme. Ma in fine il punto più fofianziale fi è dl fape- 
re, fe nel Secolo ful1ègueme fofTero 0 non folTero re ftiruÎte a Monte 
Cafino queUe f<lcre Reliquie: del che hanno 
cremenre dlfputaro i Be- 
nedenini CaGnenfi co i Franzefi, palliando si fauamenre Ie cofe, che 
non fi fa a qual parte credere. 01 ciò direino .qualche alrra coCa al 
fuo tempo. Seguitò poi ancora per quell' anno la guc=rra de' Saraceni 
contro la Citta di Cofiantinopoli, che fu col folito valore prefervara 
t difefa. 


Anno di C R 1ST 0 DC LXXV I I I. Indizione VI. 
di A GAT a 1'. F. Papa I . 
di Co S TAN TIN 0 Pogonato In1peradore 11. 
di BE R TAR I D 0 Re 8. 
di CUNIßERTO Re I. 


F Ino a quefii tempi, çioè per fette anni era durata la guerra, c p('r- 
fecuzion farta alia Ciuà di Cof1:aminopoli da i Saraceni, e fofie- 
nuta con immortal bravura da i Crifiiani. Da sì of1:inata gara aIrro non 
riportarono que' Barbari, fe non una gran perdita della lor genre, e 
delle lor navi, con aver la Divina protezione affiftito fernpre a i fuoi 
Fedeli, ed obbligati finalmente in qucíl' Anno gl.Infedeli a ritiraríì. 
Co- 


. 



ANN A LID' I TAL I A.. 13 ; 
Cominciò ad ularfi in quefia occalione da i Crifii:mi il Fuoco Gre- ER A Volg. 
co (a) che fi gittan ne i Legni nemici, nè fi poteva fmorzare colI' ANNO h 6:-
. 
acqua " Portata loro ne fu I'invenzione da 

11 
ert? 
allinic?,. che d
- 
:)Cr
::fof: 
ferrò da Eliopoli Città dell' Egino, uomo 01 mlrablle mdu(tna In mam- 
polar 6mili Fuochi. Ce
r
no fcrive (b) 
 che a' fuo
 rlì vive
 L
mrro, (b) Ctdre
. 
diCcendeme da e(fo Calhmco, e valentiffimo Fochl(ta anch egh. COD In .Annall... 
C]uefio micitiial Fu.oco flufd a' CrifiiJni di bruciar rnol
c navi nemi- 
che, t: gli l10mini \"ivi, che in effe fi trovavano. Parma da Coftan- 
tinopoli con vergogna la flot[:) de'Saraceni, fu Corpref.'1 ve.r[o il Sileo 
da UQa formidabil tempefia di mare, cbe parte fommerfe dl queUe na- 
VI, e parte ne conduíTc a fracafTarfi negli fcogli. Fu fimilmenre at- 
taccata batraglia in terra da i Capitani Ce[arei Floro, Pttrona, c Ci- 
priam>, e vi re(tarono eftinri [ul campo treora mila di quegl' Infedeli . 
Ql1d1:e percolfe, e la rollevazione de' Maroniti Cri tliani, che creaw 
un Principe occuparono il Monte Libano con tutti i [uoi conrorni, 
e fccero felicemente a1cuni fani J' armi co i Saracfni, obbligarono in 
line i
ll1avia lor Calif.l, 0 fia Principe, a trattar di pace coIl'lmpera- 
dor Coflamino. Spedito dunquc da effo Augullo a talc effetto in Soria 
Giovanni Patrizio per ropranome Pitligaude, 0 Pizzicoda, perfonag- 
gio di rara deftrezza e fperienza ne gIi affari politici, conchiulè: co i 
Saraceni una pace gloriofa e vamaggiofa all' Imperio Romano pCl' 
anni treora, con eíredi obbligati que' Maomettani a p.lgare annual- 
mente all' Imperadore tre mila Librc d' oro, rcftituire cinquant:\ fchia- 
vi, e dare cinquanca gcneroli cavalli. Cagion fu quc(ta pace, che Ca- 
cano Re de gJi A vari Signore dell' U ngheria, e tutti gli alui Barbari 
fituati all' Occidencc e Settenrrione di Cotlanrinopoli, fi affretta(fero. 
a mandare Amba[ciarori all'Imperador Coftanrino, fotto colore di ral- 
legrar6 della bUIJl1a riu[cita delle Cue imprefe, ma in facti pa confer- 
mar cadauno con hii la Pace: tutti frutti del crediro, ch' egli s' era 
acqui(hto nella guerra de' Saraceni. I foli Bl.:oari Popoli della Palude 
Meotide, chc s' erano ne'tempi addietro venuti a piantar cli qua- dal 
Danubio nel paeíè oggidì chiamato la Bulgaria, feguitavano ad inquie- 
tare la Tracia, e bitognò comperar da effi la pace, con promettere 
loro un annuo regalo.. Do po ciò il buon I mperadorc s' appIicò ardcn- 
temente a proccurar anche la Pace della. ChieCa, fconvolta da gli cr- 
rori e famori del Monotelismo; e ben' conofcenclo il rifpetto, che fi 
doveva alla Prima Sedc., e al Romano Pontrf1ce Capo vifibile dclIa 
ChieCa Santa, fcnfTe una Lettera a Papa Dono, per feco concerrare 
un General Concilio da tener6 in Cofbncinopoli. Ma quefia Lettera 
non trovò più vivo qudl:o J>iiffimo Pontef1ce,. cbe nel dì undicefimo 
d' Aprile fu chiamato da Dio a miglior vita. In fUr) luogo fuccedettc 
Papa /lgatone, già' Monaco,. di nazion Siciliano, il quale con un ri- 
gualdevol trt;no di Virrù [alì ful trono Ponrif1cio. Qud1:i, efTendo ve- 
nuto a 
oma San JTilfrido Arcive[covo di Jorch (,), caccia to dalla (c) Edtlius. 
fu.. Sedla, raunò ncl pre[c:nte Anno un Cöncilio nella Bafilica Late- 
tttka7lus 
ranenfe, e propoila la fua caura, decrctò, che dovdr
 riavcl' la [ua ';:,/;;:;'d;:
 
Chic- 



E B.A V olg. 
AN N 0 678. 


(-3.) Paulus 
Diaeonus 
de Gtfto 
La7Jfobard. 
lib. 50 e.35. 
(b) .Antiqui- 
tilt. 1tal". 
J)iJ{mat. 
LXV. 


(c) Paulus 
;Diaeonus 
I. s. e. 2.4. 


(d) Labbe 
c,neili,r. 
Tom. 6. 


.136 ANN A LID' I TAL I A. 
Chief a . E fu appunto in tale occafione, che que! Santo Alot:ivefcovo 
per la perfecuzione a lui molfa in andando aRoma, fu sì onorata- 
mente accolro did Re Bertarido in Pavia, ficcome o(fervammo all' annø 
66+0 Era quef\:o I' ouavo Anno, in cui dfo Re Bertarido pacifica- 
mente regnava fopra i Longobardi, quando pensò dl a11ìcurare il Re- 
gn
 
 Cunibe110 fuo F
ghuol
 0 
a). P
rò convocata la Dieta Generale, 
qUlVI col con[en[o de Popoh dldllaro Re e fuo Collega dfo fuo Fi- 
gliuolo. A me nondimeno då fJ.ltidio uno Strumenu, tàtto in Lucca, 
e da me rappormro altrove con queß:e Note (b): Sub die 'Tertiodecimo 
Kalendarum Februariarum per J,Jd,clione 
rtiadecim6" Regnante Dominis 
noßris Pertharit, & Cunipert, vir is Excellenti.1Jimis R

'bus, Anno feli- 
cijJimis Regni forum crertiodecimo, & 
into: cioè nell Anno 68f. Se 
tali Note fofT'ero ficure, in queli' Anno Cuniberto non avrebbe co- 
minciato ad eíT'ere Re, nè carnmìnerebbe ben la Cronologia di Berta- 
rido. Ma difcordando quefio Documento da un altro, che accennerò 
aU' Anno 688. vo credendo corfo errore ncll' JndizlOne, e che s'abbia 
a leggere Indiffione Undecim-a, errore pro venuto dalla vicinanza di Die 
'Iertioc/ecimo. Circa quefti tempi a Vettari Duca del Friuli fuccedette 
nel Ducato Laudari, di cui Paolo Diacono (c) non -rapporta azione 
alcuna j ma dopo avernc fana menzione, immediatameme foggiugne, 
che dTendo egli, non Ii sa quando, mancato di vita, fu creato Duca 
del Friuli Rodoa/do. A qucO:' anno il Pagi nferiCce la mone di Dago- 
berto H. Re de' Franchi, uccifo per cûngi-ura Ji Ebroino già Mag- 
giordomo, e di alcuni Vefcovi. La porzione a lui tþetrame del Re- 
gno pervenne a1 Re creoáerico II I. Ma Ermanno Cotltratto, ficcome 
accennammo di fopra, mt:ttc il fine di effo Dagoberto aU' Anno 674. 


Anno di C It 1ST 0 DCLXX 1 X. Indizione v I I. 
di A GAT ONE Papa 2. 
di Co S TAN TIN a Pogonato Imperadorc 11.. 
di B E R TAR 1 D 0 Re 9. 
dj C U NIB E R ToRe 2.. 


E Sfendo già ftabilito, cbe fi tenefl"e un Concilio Generate in Orien- 
te, per mettere fine alla difcordia originata dol gli crrori de'Mo- 
notehti, i Vefcov! Occidentah, che per la troppa Iontananza non vi 
poteano -intervenirc in perCona fenza lor grave incomodo, fi fludiarono 
d'intervenirvi co i loro voti. Perciò da Manfueto Arcive[covo fanto di 
Milano fu celebrato un Concllio Provinciale, dove inrervennero i fuoi 
Suffraganei, e quivi fu dichiarata la [enrenza della Chielå Cattohca in- 
torno allc duc Volontà in Crifio. Leggefi tuttavia ne gli Ani del Con- 
cilio Sello Generale (d) la Lettera fcritta da eíT'o Santo Arciv
[covo 
all' Imperador Coftantino a nome del Sinodo, (juæ in hac magnll Regia 
Uric (()nvenit, cioè in Milano, c quivi meritano atten2.Ïone Ie feguenti 
paro- 



A 'N N A L I 1)' I TAL I ^. t 37 
parole: Nos a
/e
 .omnes, quI fub fe!i
ijJimis &. Chriflianif!imis, & a Deo ERA, v(

. 
cuftðdiendiJ PnnClpzbus no/lns D,mmzJ Perlhan/, f.iJ Cumbert, præcellm- A N I. 0 (; /9. 
tijjimis Regibus, Chriflianæ .Reli1;i
nis amatoribus (vi
imus). una cum eo- 
rum fanéla de'IJðfione &c. DI. qUi lOrcndlamo, ehe gl:1. Cu;ubeïto era Ua.... 
to procl:1maro Re, e eh' cgh non meno, ehe Bcrtando Cu
 Pctdre pro- 
fdJåva Ja Rdigion Carroliea, ed anche z
lo per la eu
?dla della me- 
defima. Paolo Diaeono (a) faeendo menZlone del Conelho Sdlo Eeu- (a) PtfuIIIS 
menico fcrive, che J)ait>Íano Ye(covo di Pavia fotto nome di Manfue- tacønus 
to Arcivefco'lJo di lHilano fcrifTe una Lerrera molto utile, di cui fu far- . 6. c. 4. 
to gran conto nd fùJdetto Concilio. OfTervò il Cardinal Baronio (b), (b) Barøn. 
che eßèndo int
rvenuto Anaßafio Pefcovo di Paz./ia in que1t' Anno al ìn
lart'Jr' 
Concilio Rom.iOo, di cui parleremo t non porè per eonlegucnte efTer lD!ttJ. 
allora Damial10 Vefco\'o di Pavia. S:lggiamente nfpofe a quefia diffi- 
cultà iJ Pagi, che qudla Lettera do vette efTere feria.1 d1 Damiano rut- 
ravia Prete. Ma perciocchè egli da Iì a non moIro fuccedene ad A- 
na{lJfio nella Canedra di Pavia, però eon un lecito anacronifmo potè 
Paolo appellarlo Vefcovo dì Pavia. Furono anchc ceJebrari de i Con- 
cilj in Fr.lncia, e in Inghilterra per quefta rncdefima cagione. Ma il 
più celebre e numerofo fu il tenuto in Roma da Papa Agatone nel Mar- 
ted.ì di Pafqua a dì f. d' Aprile dell' Anno corrente, in cui furono de- 
fiinati i Legati dell a Cant:! Sede al Concilio Sefio Ecumenico, chc s' a- 
vea da tenere in Coftaminopoli. Efifte ne g!i Ani del medefirno Con- 
cilio Generale la prolifTa Lertera del Papa a Cðßa11tÙUJ m
ggjore Impe- 
radore, e ad Erßclio e 
iberio Aug14fli di lui Frarelli, in eui è fpofta la 
ered
nza della Sede A poftolica, e di tuue Ie Chiefe de!!' Oecidenrc 
inrol"no aile due Nature unite, rna non confuCe, in Crifio, calle due 
V olond diftinte, ma non diCcordi. Ed è Cpezialrnente da n
tare, ehc 
il Papa fa ceura per aver rnandato de i Legati, ']uali fecondo il difet- 
to di quefli tempi,., la qualifà di una Pro'l-'incia jèr'l.'ile s' erano pOlud 
trovare, eioè Abondanzio Pefco'i..-'Ø di Paterflo, Gio'Vanni reftovo di Por- 
t" e Giøvanni Pejc,vo di Reggio in Calabria, Legati del Concilio Ro- 
mano i e Teodoro, e Gi01-gio Prcti, e Giovanni Diacono, Legati del me- 
defirno Papa. ImpertJcchè (dice dlà Pome6ce) qual pima Scienza delle 
di'l)in, Scritture fi può ritrovar in perfone pcfle in medio Gentium, e che 
colla fatica delle Jor mani fono aflrette a procacciarfi il pane giornaliere? II 
che ei fa intendere r ignoranza e la depreffion delle buone Lettere, 
giå imrodotta in haJia per" oecupazione fartane da i Longobardi. Mil 
non Cegue per que no, chc mancafTe nelle Chide d' Italia, e rnaffirna- 
.mente nelJa Romana, Madha dell' altre, la fcienza della vera D0uri- 
na di Crifio. Perciocchè ficcorne foggiugRe il fanto Pomcfice, Ja Se- 
de Apoftolica, e Ie altre Chiefe fapevano e tenevano falJa la Tndlzlo- 
l1e i e fe n?n. 
rano gran 
ottor.i per. difputare e 

rlar con eloqutnzl! 
e pu.ra LatJßlta, pure ftudlavano ed Imparavano C1O, chc gd. 1 Santi 
Padn aveano fcrirto imorno a i Dógmi della Fede: il che 1010 è fcm- 
p
e bafiato, e ballerà per impedir Ie naCcenti Erefie, e per :nrerr<lf Ie 
glà nate: benchè fia fernpre da defiderare, ehe nella Chidå di Dio ab- 
:rom. IF. S bon- 



- 


138 ANN A LID' I TAL I A. 
E.. A Volg. bondi infieme coH' Eloquc:nza e coIl' Erudizione quclla Teolo g ia che 
A
N0679 'd . d . 0 . d . . c. ' 
. puo . ren e
e raglon
 e I ogrrll , I cm IlIrOnO sì ben provvc:duti i 
S.a
tJ Padr
. In fam la. Leuera Sinodale, fcritta dal Papa e dal Con- 
Citro, cont1enc un nobile e vaí1:ø apparato di quel, che avevano di:lnzi 
fcritto. i .Sanri Padri in
orno alia 
illione delle due V olontà j e que- 
fia prmclpalmente fenrl a condennare nel General Concilio il Mono- 
telifmo. 
, 
l R

a.no Concilio i
t
rvennero c:nr
 e .venticinql1e Vefcovi 
d Ttaha e Slclha, e fra que{h 1 Metropohtam dl Milano Ravenna 
e Grado. E
a a
lðr
 Arcivercovo di Ravenna T.efJdo1"o, di cui fparl
 
forre nella dl 1m V Ita Agnello Ravennate con èlr
 (a), eh' egli talfe 
al fuo Clero la Quarta della Chiefa, cioè la quart a parte di tutte 
Ie rendite della Chiefa di Ravenna, defiinate fecondo i Canoni al man- 
tenimento de i facri Minifiri, inducendoli a contenradi d' un annuo 
regato. Abolì ancora Ie confuetudini dell' Arcivefcovo Ecc/eþo, e frau- 
dolentemente abbruciò tune Ie Carte, ehe ne parlavano. Irritato il 
Clero da quefio mal trattamento, nella Vigilil\ del Natale fc:greta- 
mente paÎsò tuno a Clatre ton penficro di celcbrar ivi i facri Ufizj, 
f: è.i non voler più riconofcere per Paí1:ore chi da loro era en
duto un 
Lupo. La mattina per tempo mandò I' Areivercovo ad invitare il Cle- 
TO, perchè inrervenitre alIa Cappella, ehe fi dovea tenere nella gran 
Fefia. Niuno fe ne trovò. Udito, ehe s'erano ritirati a Clatre nella 
Ba61ica di Santo A pollinare, fpedì colà de i N obili per plaearli, e 
rieondurli. Proruppe il Clero in lamemi e hgrime, e fietre Caldo nel 
fuo propofito. DiCperato I' Arcivefcovo per qud10 fcabroCo avvenimen- 
to, ricorfe a 'lêodof"o Patrizio cd Elareo, preganclolo d'inrerporli per 
la pace. Mandò egti a Clatre a tal dfetto a\cuni de' fuoi Ufiziali, ma 
inutilmeme v' andarono. 11 CJero più riColuto ehe mai fi lafeiò inren- 
dere, ehe re fino a Nona Santo Apollinare non provvedeva, voleano 
ricorrere aRoma. Portata quefla nuova all' ArciveCcovo Teodoro, 
tanto più crebbe la fua paura, e ql1afi buttatofi a' r iedi dell' Efarco, 
10 fcongiurò di voler egli in perfona portarfi a Clatre per arnmanfare 
il Clero 
 e ridurlo alIa Città. Feee to(1o I' Efareo infdlare i Cavalli, 
e ito a Cla{T'e, con sì bl10ne parole c prome{T'e di eorreggere gli abufi, 
10ro parlò, che gl'indu{T'e a ritornare in Ravenna, dove fi cantò ]a 
Metra e il Vefpro. N e1 giorno regl1ente poi tanto fi adoperò, ehe 
convinto I' A rcivefeovo rilarciò al fuo Clero tune Ie renclit
, onori, 
e dignità loro fpettami fin da'tempi antic hi , c fi. fiabil}rono ,:arj ca- 
pitoH di concordia, cbe durarono [otto ancora gh Arcl..elcovl lutre- 
Ruenti. Aggiugne il medcfimo Storico, ehe poco dopo I' Arcivefcovo 
Teodoro fu chiamato aRoma dal Pontefice Agatone per aOillere al 
Concilio Romano 
 e eh' egli rinunziò aHa pretention dell' Autoccfalin, 
e che con Papa Leone fuccefTor d' Aga[one fece un accordo, per cui 
refia\-a dichiarato, che gli i\rcivefcovi di Ravenna non fi fermafTc:ro 
più d' ono giorni in Roma al tempo detla 101'0 eonfeerazione j né a- 
'Vctrcro altra obbligaz.ione d' andar' altre voite aRoma, bafiando, che 
man- 


(a) .Agnell. 
Vito Epift. 
R4'1imn. 
T.",. 11. 
Rer. 1t41;,. 



ANN A LID' I TAL I A. 139 
mandaCTero ogni anno colà ad inchinare il fommo Pontefice, e a ri- Ell A Voig. 
conofcere la tånta Sede, uno de' Sacerdoti. Agnello Srorico, pieno ANN o6ì9. 
di fiele contro Ia fuperiorirà de' Papi, va lacerando la memoria di 
queí10 Arcivt;fcovo 'I'eodoro j ma fors' egli non cbbe altro rearo, ehc 
quello J' aver adempiuto il fuo dovere ,:erfo .la Sede ^ poí1olica, e 
rinunziato aHa mana pretenfione dello SClsmat1co A/auro fuo Anrecef- 
tore. Già abbiam veduro di fopra all" Anno 666. che Gregol-io Efarea 
d' Italia era fucceduro a 'Teodoro Calliopa in quell' impiego. Girolamo 
Roffi (a), che non avvertì nella ferie de gli Efarchi il fuddetto Gre- (3) Himny- 
gorio o , avendo poi trovato, che nell' Anno precedente '/'codoro Efarco ""',!S Rubtus 
acquecò Ia folJevazion del Clero di Ravenna conrra del 10ro Arcive- ::;ftør'l Ra- 
fcovo, s'immaginò, ch'dTo <reodoro Cttlliupa continuaffe nel governo' "n. .4. 
fino a quefii giorni. Ma quefio 'feodoro fu dlverfo dal Calliopa., e non 
già empio, come il Calliopa. Confeffa 10 Storico Agnello, che egli 
edificò in Ravenna il Moniilero di San Teodoro vicino alIa Chiefa di 
San Martino Confeffore, chiamata Cælum aureum, e già fabbricara dal 
Re '1éoderico. Donò rre calici d' oro alia Carredrale. Alzò ur.iramcnte 
coIl' Arcivefcovo Teodoro la Chiefa di San Paolo, che era divenuta 
Sinagoga de' Giudei. Pofe fopra l' Alrare di Sanra Maria 
lIe Blacherne 
un Padigliooe di Porpora pre'l.iofiífirna, dove Ii mirava effigiata la crea- 
t.ione del Mondo. Aven egli in ufo ogni dì di vifitar qudla Chiefa, 
ed in eera fu dipoi feppellito infierne con .Agata fua Contorte. Sorto 
<Juefto ECarco, per anellaro del rnedefirno Agneilo, cominciò a farfi 
conofcere in Ravenna Giovanniccio, così chiarnaro per la picciola rua 
fiarura. Morì all' Efarco Tcodoro il fuo Segretario, ed drcndo egli 
perciò in affanno, perchè non fapeva dove trovar perrona eguale, arra 
a fcrivere Ie Lettere ImperiaIi, gli fu da alcuni Ravennati indicato, 
e fommaOlenre lodaro queUo Giovanniccio, corne uomo di gran fa- 
pere, di rara onoratezza e prudenza, nobile di na[cita, e che aveva 
un bel carattere. Sel fece veRir davanti j ma guatata la di lui piccio- 
Iezza, e la f p:mnezia del volto 
 fe ne rire in Cuo cuore, e diffe a 
<Jue. N obili Ravennari, che l' avevano inrrodorro: E' quefti il fuggetto, 
che tn' avete prøpofto per Ja carica di Segretario? Ne ha pur la poca ciera. 
Gli rifpofero, che ne faceffe Ia pruova. Fece pOl"rare una Lettera a 
Iui fcritta in Greco dall' Irnperadore j e Giovanniccio, farragii una pro- 
Fonda riverenza, gli dimandò, fe comandava, che Ia leggeí1e in Gre- 
co, 0 in Larino, perchè cgualmenre poeredeva l' una e l' altra Lingua. 
Allora l' Efareo fi feee dare una Scrircura Larina, e gli diere, che la 
Ieggeffe in Greco. Ed egli prontamenre efeguì il comando. Fu dun- 
CJue prefo al ruo fervigio dalI' F.fareo Teodoro. Dopo tre anni venne 
aHo 1teffo Efa.rco un ordine d'inviar alIa Corte colui, che gli tènveva 
Ie Lenere; e l' Etårco vi mandò Giovanniccio, il qua Ie daro faggio 
del Cuo ammirabil fapere, non tardò ad avere una delle prime Digllltà 
.d' e{fa Corte Imperiale. 


51. 


Anno 



14a. 


ANN A LID' I TAL I A : 


Anno di C R 1ST 0 DC LXXX. Indizione v I I I.. 
di A GAT ONE Papa 3. 
di COSTANTINO Pogonato Imperadore 13-. 
di B E R TAR I DO Re 10. 
di C U NIB E R ToRe 3. 
EJLA V())g. F U . fi ' A d ' d ' N b . 1 r. E o 
AKNO 680. In 9
e nno a If. I ovem re apcrto I .acro cumemco. 
ConcdlO Sefto, tenuto in Cofl:antinopoli nella Sacrifiia del facro 
P
Ia7.z0 in '.TruJ/o, cioè rono la Cuppola maeftora, che era in quell' edi- 
fizio 0 Furono n.e
le prime Seffioni prodotte Ie Lettere di Papa Agato- 
nt, e del Conclllo Romano in pruova delle due V olonrà in Criilo, 
e A1acario Patriarca d' Antiochia produ{fe anch' egli i paffi de' fami 
Padri, creduri favorevoli a i Monoteliti. Cinque Seffiofti fi fecero, 
e con dre fi terminò I' Anno, ma non già il Concilio, Ie cui Seffio- 
ni furono diff
rite fino al proffimo venruro Febbraio 0 In quell' Anno 
(2) .Anaftaf. per attefiato dl Anaflafio Bibliotecario (a), un' ornda Peftilenza affliífc 
in Jilalhon. di molto la Cinà di Roma, e fi provò il flagello medt'fimo anche in 
Pavia 0 E perci?Cchè chiunque potè re ne fuggì alIa campagna e a i 
monti, neUe PIazze della fpopolara Città di Pavia fi vide crefcer
 
l' erba. Fu rivelato a una perrona, che non ceíferebbe quelh micidlal 
malattia, fÌ.nchè non foífe pofi:o. nella Bafilica. di San Pit"tro ad r;nculr$ 
un Altare a San Seballiano. Furono in fani dalla Cinà di Roma por- 
tate Ie Reliquic di San Sebaftiano, ed alzatogli un Altare nella 1ùd- 
detta Bafihca di San Pietro; ed aUara cefsò h Pelle. Così Paolo 
(b) p411lus Diacono (b), Ie cui parole han data occafione ad una difpura preten- 
f'6"lnuS dendo il Sigonio (c), e il Cardinal B.uonio (d), che nella Bafilica Ro... 
ic)'
;i;n. mana di San Pietro ad rincula fi ergeífe quell' Alrare, e all'incomro 
de Ref'" gli Scrirrori Paveu, che ciò fuccedelTe nella Chief a I?arochiale tutta- 
Itali" '0 1. via efifieme in Pavia di San Pietro ad Pïncll/(J. E verameme i tdli di 

) B;r
;- Paolo dicono, che Ie Reliquie di San Sebaftiana furono portate ab 
n",.. CI. Urbe Rom.'1, e non già Itd Urbem Romam, come immaginò il Cardinal 
Baronio, che s' abbia quivi a fcrivere 0 Patrebbe e{fere, che circa que- 
(e) P4ulllS' ili tempi accadeífe, ciò che narm it fuddett() Paolo (e) di d/!Jchi, 0 
f'4cønus 6. fi;1 Al,,1chifo Duca di Trento. Governava il buon Re Bcrtarido col Re 
. 5. ,. 3 C,miberto [uo Figliuolo il Regno Longobardico con 
utta amorevole.z- 
za e giullizia, f-acendo godere ad ognuno un'invidiabll pace c tranqUll- 
lid, quando it fuddetto Alachi turbò que1
o fereno con accendere da 
lì innanzi un grande incendio, che coltò la ..ita ad a{faiffima gent
 . 
Nacquero cM]tefe fra lui e it Conte, 0 fia Goverrlatore della Bavle- 
ra, la cui giurilaizione fi ílendeva aHara pel TirGlo 6no aHa Terra di 
]3t)lzano 0 Sl venne all' armi, c riufcì ad Alachi di dare una gran roua 
a i Bavarefi. Per queft
 fortUfUta al.Ïone ralt forte coftui in 1upcrbia, di 
ll1a- 



ANN A LID' I TAL I A. I4I 
maniera che cominciò a cozzare co) proprio Re, e ribellatoti contra Ii: II. A V 0'8. 
di lui, fi fortificò in Trento. Porrolli in perfona il Re Bertarido con ANN 0 6&0. 
armata mano, pttr gafiigare I'infolenza e fellonia di coß:ui, e l'afTediò 
in Trento, Ma ufcito un dì aU' improvvifo fuor della Città Alachi 
con tuna la Cua guarnigione, sì furioCamente fi rcagliò Copra l' efercito 
Regale, che obbligò 10 (te(J"o Rc a menar ben Ie gambe. Era Alachi . 
amato non poco dal Re Cuniberto, a cagion maffimamente del Cuo 
valore j e ciò gli giovò non poco, perchè frappoß:ofi il medefimo Fi- 
glio appreífo il Re fuo Padre, tanto feee, che gli ottenne il perdo- 
no, e rimitèlo in Cua grazia: coCa nondimeno mal volentieri fatta da 
Bertarido, perchè ben conofceva il mal umore, ed inquit:to genio di 
coftui, e defiderava di rifparmiare al Figliuolo, e a i Popoli qualchc 
gran malanno, ficcome col tempo avvenne. Fu più volte perclò in 
penfiero d' ucciderlo j ma Cuniberto, che fi figurava in Alachi una 
foda fedeltà per I' avvenire, fempre gl'impedì il farlo; anzi non rifinò 
mai di fupplicare per lui, finchè gli ottenne anche il Ducato, 0 fia 
Governo di Brefcia, contuttochè rcclamalTe il Padre, con dire al Fi- 
gliuolo, ch' egli andava cercando il proprio malanno, e di aggiugnere 
lena ad un nemico e traditore. In faui , dice Paolo, la Città dl Bre- 
fcia comeneva e Cempre ha contenuto nel Cuo Ceno una gran mol[itu.. 
dine di N obili Longobardi; e Benarido, ficcome Principe vecchio, 
c: di mol [a fperienza, fcorgeva, che vedendofi fempre più pÐtente Ala.. 
chi,. pouebbe un giorno conar caro al Figliuolo queUo accrefcimen- 
to di potenza, Vedremo a fuo tempo, ch' egli non s'ingannò ne' fuoi 
timori. Fabbricò in quelli tempi eífo Re Bertarido ndb Città di Pa- 
via la Porta vicina al Palazzo, chiamata Platinenfe 0 Palatinenfe, opera 
di {untuofa, e mlfabilc lhutrura, per quanro comportava il fapere di 
queß:i tempi, che era troppo declinato dal buon gufto de'raggi RQ- 
mani. Secondo i conti di Camillo Pellegrino, diedc fine a' Cuoi giorni 
in queß:' Anno Grimoaldo II. Duca di Benevento, c a lui luccedette 
in que! Ducato Gifoljo (uo minor Fratello, il qual ebbe per Moglie 
YinibertQ, 0 fia Guiniberta, che gli partorì RomfJa/do H. Scrive in fani 
Paolo Diacono (a), ch' egli tenne quel Ducaro Colamente Ire dnni. (a) Il. 1. 6. 
Ma diCcordando quella Cronologia da Anallafio Bibliotecario, nc par- ,./. 1. 
leremo aU' Anno 701.. 
Anno di C R"I S T a ÐCLXXXI. Indizione IX. 
di A GAT 0 N E Papa 4. 
di Co S TAN TIN a Pogonato Imperadore. 14. 
di B F R TAR I D 0 Re I I. . 
di CUNIBF.RTO Re 4. 


F Vro
o ripigliatf" nel d) 12.. di Febbraio del prefente Anno le Sef- (b) I:a. hh , 
fiom del. Concilio fello Gcnerale in Coftantinonoli (b). .lWacario C 7ì o,,,,llor. 
c P OT1l, 4- 
a. 



OR 1\." Volg. 
ANNO 681. 


o (a) T/mph. 
i" Chrønfll. 


1 .f2.. ANN ^ LID' I TAL I A. 
Patriarca d' Antiochia era it principal foítegno del partito dc'Moootc- 
liti. Coí1:ui avea prodorto una gran filza di palIi preli da i Santi Pa- 
dri, per provare una fola V olomà in Crifio noftro Signore. 1\1a aven- 
do recJamuo i. Legati di Papa AgatMe, cioè refJdfJro, e Giorgio Preti , 
e Giovanni Diacono con dire., che que' pam 0 erano adulterati, 0 mal 
intdi, perchè í1:accati da altre necenàrie parole, 0 pur dctti della V 0- 
lonrà competente aUa Trinità Santiffima, ma non già al Figliuolo di 
Dio incarnato: veramente aUe pruove comparvt:, che così era. FI:I 
dipoi prodotta la Lettera di Papa Agarone, trovati i paili de' Santi 
Padri in effa addorri per chiaTamente comprovafiti Ie due V olontà in 
Crií1:o; e però Giorgio Patriarca di Cofiaminopoli, che dianzi era in 
Jega con gli Eretici, ravvedmoG a quefta luce, con tutti i fuoi Suffra- 
ganei G dichiarò per la dottrina della ranra Romana Chiefa . Macario 
Antiocheno neue fermo, e pertinace nella credenza de' Monotehti.; e 
però fu depofio. 
indi paffarono i Padri a cotldennare anche i defumi 
Vefcovi, che aveano fofiennro il Monotelismo, e quefii furono Ciro 
Patriarca d' Aleffandria, Sergio, Pirro, Pietro, e PafJ/o Patriarchi di 
Colhnrinopoli. N e gli A rti, che abbiamo di queí1:o Concilio, ed in 
alrre antic he memorie, G nuova ancora condennato Papa Onorio, che 
rnancò di vira, ficcome vedemmo, nell' Anno 6f8. Intorno a quefio 
puoto, cioè fe fia vera una tal condanna, 0 fe Geno fiati alterati i 
tefii, 0 pure perchè fo{fe mifchiata in e{fa fenrenz.a la memoria di que.. 
fto per altro sì riguardevol Papa: hanno difputato non poco 'j Cardi- 
nali Baronio e Bdlarmino, e varj Letterati Franzdi, fra' quali ulti.. 
rnaruente il Pagi, e Monfignor Bo{fuet Vefcovo di Meaux. Non è 
del prefente mio iß:iruto d' entrare in sì farre quií1:ioni. A noi bafi:i di 
fapere, che fe il nome di Papa Onllr;o entrò in quella femenza, certo 
non fu perch' egli veramente infegnaífc 0 teneffe l' Erefia de'Monore- 
liti, ma folamenre perchè ufando di troppa connivenza, non la riprovò , 
nè s'ingegnò di firozzarlasu i principj, avendo ccrtamcnre quell:a rua 
maniera d' operare dato un gran coraggio a i fautori di quegli errori. 
In queUo meeleiirno Anno abbiamo da Teofane (a), che fcoper- 
ta da Coflantino Imperadore qualche nama d' Eraclio e 'lîberi. fuoi Fra- 
telb per far delle novità in pregiudizio della rua aurorità, Ii degradò. 
;Finquì neUe Date de gli Ani pubblici k veggono regiftrati dopo gli 
Anni d' e{fo Cofiantino quelli an cora de' furldetti fuoi Fratelli. Da quÌ 
innan7.Î non vi s'incontra più il loro nome. Godevano bensi del titolo 
d. .drtgitfli, ma non dovcano irnpacciarfi nd governo. 11 folo Coftanti- , 
no era con (iderato , come lmperaáor JUaggiore, ed eili probabilmente 
non erAno contenti di quefta milura d' onore. Abbiam veduto all' .-\n- 
no 670. che quefto Imperadore per cerra cofpirazione fcopena in fa- 
vore di qucfh due fuoi Fratelli fece loro t'lg1iar il nafå. A me fi rcnde 
verifimik, che folamente in quefi:' A
n() fuccedeffe la cofpirazione, e 
10 sfregio fo1tto .al 10ro volta, e infieme la lor depofizione. Dopo di 
che l'I01perador Cofiantino dichiarò Augufio e [liO Collcga nell' Im- 
perio Giuflinitm, II. fuo Figliuol primogenito. Abbiamo poi da 1\na- 
flafio 



ANN A LID' I TAL I A . 143 
ftafio Biblioteeario (a) un atto lodevoliffimo di qud1:o Cartolieo fm- E 11. A Volg. 
perad()fe in favor della Chief a Romana. Fin da i tempi de i Re Goti ANNO 681. 
fu introdotto l' aburG, ehe il Papa nuovo eIeno, prima d' effere eon- 

):;
tot 
[eerato, pagafT'e una fomma di danaro al Re, e .Impcraclore: For[
 
erano tre mila [oldi d' oro. Giuß:iniano, e g1i altn I mperadon Greet 
trovarono introdoua quefia utile iniquirà, e Ia eoNinuarono r
rto \'arj 
colori, che mai non mancano. Ma il pio I mperadore Cofiammo Bar- 
bato quegti fu, ehe da quefia indebita avania efemò la fama Sede Ro- 
mana, con rener faldo nondimeno, per attefiaro del medefim.o. Anafta- 
fio, ehe morendo un Papa, fo{fe ben leeiro al Clem, N Oblh, e Po- 
polo Romano di eleggere it Sueed1ore, ma quefii non potdfe efT'ere 
con[eerato [enza I' approvazione in ifcrino deli' Imper
dore, feeondG- 
chè portava l' antiea confiletudine. Crer1e il Padre Pagl, che per qU.11- 
che tempo addietro gli Efarchi goddTero )' aurorirà di eonfcrmar I' e- 
lezione del nuovo Papa fenza ricorrere alia Corte. Di eiò io non ho 
nduto buone pruove per gli tempi addietro... 


Anno di C R 1ST 0 DCLXXX I 1. Indizione X.. 
di LEO NEIl. Papa I. 
di COST A
TINO Pogonato Imperadore I J. . 
di B E R TAR I D 0 Re 11. 
di C U NIB E R ToRe J. 


F U que.fi' Anno I' ultimo detla yita di Papa Agatøne, fapendofi, ch' e
li 
fu chtamato da Dio oe' primi giorni dl Gennaio. Le fue Virtu, 
e i bendizj prefiati alia Chiefa di Dio meritarono, ch' egli fofT'e me{fo 
n. el molo de' Santi. Per più Me6 fi:eue vacante la Cattedra Apofio- 
Ilea, e finalmente Leene 1/. di nazion Siciliano, perfonaggio di non 
rninori doti orn;tto, fu con[ecrato Papa, per quanto ere'de il Pagi, 
ne1 d.i 17. d' Agofio. II Cardinal Baronio, il Padre Papebrocchio, ed 
altri hanno fiimato più tardi. Ma io rni foglio qui arrenere all' e[ame, 
fatro il meglio che s' è porUto, dena Cronologia Ponrificia dal rud- 
detto Padre Pagi. Nota Anafhfio Biblintecario (b), eh' egli fu> con- Çb) An4fiaf. 
[eerato da rre Vefcovi, cioè da Andrea QPieH(è, Giovanni Portllmft, e In L,on, ll. 
Piacentino di Peletri, perchè vacava aHora la Chiefa d' Albano. 
efic 
p
role di Anafiafio diedero anf."1 al Sigonio (c) di credere, che in at!- (c) Silon. 
dletro I' ufo fofT'e, che it [010 "ercovo d' Ofiia confccra{fe il Papa no- de 
'glH 
vello. Ma il Padre Maòi11f'ne, cd altri, han dimofirato, che anche i llal,.. 
precedenti Papi furono con[ecrari da rre Vercoyi. E fapendo noi, ehe 
t

 V efco
,i inct"rvrnivano alIa confecrazione dc' Metropolitani, quanta 
pIU del' CIO creder6.dd Romano Pomefice 
 Convien' ora tldire l'do- 
gin larci
rnci,da 
natl:alio di.efT'o Papa' Leone. Era, dice egli, uoma 
c:loquenußìmo, e fufficientementc ifiruito neUe divine Scritture j egual- 
men
 



Iff AN M 1\ L I "0' I TAL I A. 
Ell A Volg. mente perito della Latina, che della Gr
c:1 Lingu.1; ben' addottrinato 
ANN 0 681. nel Canto EccIclialbco, e nella Salmodia; fonile inrerprete de i Ic.ntì 
delle [acre Lcttere j che con grazia e pulizia di dire, e con gran fer- 
vore e[poneva a1 Popolo la parola di Dio, ed e[orta va tutti all' amo- 
re e alIa pratica delle buon' Opere; amatore de' poveri, al foccor[o 
de' quali con [ollecita cura continuamenre attendeva. Abb!am già par- 
lato di Copra di 'lêOdOTO ArciveCcovo lIi Ravenna (chiamaro per errore 
Y'eodofio daIl' Ughelli), e come egli [otto Papa Leone II. compore Ie 
difFerenze iororre colla Sede Apollolica per la vana pretenfionc deW 
Autocefalia, 0 fia dell' indipendenza da1 Romano Pontdice. Ora il 
fuddeuo Ana(1:nfio nella Vita d' efT'o Papa Leone anch' egli ofT'erva, che 
a' tempi dl lui in vigore d' un ordine e decreto del clementilIimo Prin- 
cipe Coftantino Augufto fu refiituita [otto l' ordinazione del Romano 
Ponrefice. Ia. Chie[a di ltavenna., di modo che ogni nuovo A rcivefco- 
vo in .queUa Chief a eletto avdfe da paíT'are a Roma, per dfer ivi con- 
fecrato fecondo l' antica confuetudine. Ma perchè 1ï doveva cOer in- 
trodona un' altra con[uetudine, che difpiaceva a i Ravenn:lti, cioè che 
il loro novella Arcivercovo pagava una Comma di danaro in Roma, 
per ottenere il Pallio: dal [-anto Pontefice Leone con un decreto, 
pofio nell' Archivio della Chief a Romana, reftò abolito queft' uro od 
abufo. Ordinò porcia i1 faggio Papa, che nella Chiera di Ravenna non 
fi potetle celebrare Anniver[ario, nc: Melra da morto per I' Arcivefco- 
vo M4urø, ficcome perfona., che pertinace nello Scisma era pafT'ata 
all' altro Mondo, e per tagliar la radice a gli [candali in avvenire volle, 
che folTe refiituito e Iacerato I'iniquo Diploma dell' Autocefalia, che 
dIo Mauro avea carpico all' Impcrador Collantino, detto Collanre, 
nimico della fanta S.ede. 


.Anno di C It 1ST a DCLXXXll'1. Indizione XI. 
Sede vacante. 
di COSTANTINO Pogonato Imperadore 16. 
di B E R TAR I DaRe 13. 
di C U NIB E R ToRe 6. 


S Econdo Ie prove addotte dal P. Pagi., ful principio di Luglio del 
pre[ente Anno giun[e al fine de' [uoi giorni Leone II. Papa. Intor- 
noal principio e fine di quefio Pomefice ban no di[purato non poco i Let- 
terati. Quel che.è certo, ebbc ben corta dur.:tta il Cuo Pomificato,j 
ma tali e tante dovettero efT'ere Ie di Iui Virrù, che meritò d' efT'ere 
aggregato al catalogo de' Santi. Si c::\ebra nella Chie[a di Dio la f-ua 
Fefla neI dì 2.8. di Giugoo. ::Via queLlo .giorno, [e vogliam credere 21 
(uddeuo Pagi, non è que} della fua morte, credeod010 egh pa(faro aJ- 
la .gloria dc' ßeati .nel dì 3. di Luglio. Stene poi vacant.e la Carrcdra 
di 



ANN A LID' I TAL I A
 145 
di San Pietro undici Mefi, e ventidue giorni, per quanto abbiamo da E!t -A Volg 
varj [elb d' Anafiauo (Il): però all' An
o futrt:gue
te appartien
 la con- AN N,068 3 ' 
fecrazione del. fuo Succetr
re. Be
che fia att
rOl
ta da moire ten
bre 
) 1e:::1i. 
l' ongine dell'mfigne Momfiero dl Sat/ta Marla 61 Faria nella Sabina, 
comprefo una volta nel Ducato di Spoleri, e però fottopofto a i Prin- 
cipi Longobardi, turtavia dopa il Padre Mabillone (b) farà lecito an- (b) },!Il[,ill. 
che a me il parlarne in quefio fico. Credeu per un'ofcura tradizione, che fin .A
,!
l'l B
- 
prima della venuta de' Longobardi in Itaha quc:l facro Luogo fo{fe edifi. 
;/. ;0: I" 
caw, e pofcia diUruuo, quando gmnfero in quelle pani i nuovi ofpici 
Longobardi, fpiranti allora folamente crudeltà. Verfo quefii tempi poi 
capirato colà crommajò Prete di Morienna, lIomo di gran {anrità, fi fentì 
incoraggito da Dio a rimcnt:re in picdi quell' abb:mdonato Monifiero. 
Ma forfe più tardi accadde la fua re!lal1razione, da che fappiamo, che Fa. 
roaldo I I. Duca di Spoleti, il quale governò da Ii a qualche tempo 
quel Ducato, fu il pnncipal protettore di queHa f
bbrica, e vi contl'i- 
buì con varj doni e rpefe. L' antlca Cronica (c) di quell'infigne Mo- (c) ChrO-J:ic 
niflero fu da me pubbhcata nèlla Raccolta de gli Scrittori delle Core Farfmle 
d'Italia. :\ queUi medefimi tempi fi può fimilmeme riferire un abboz- Pllrt. I/. 
7.0 della fondazione d' un a1tro non men celebre Monifiero nel Duca- 
om. /I i - 
to di Benevento, c nella Provincia del Sannio, appellato di San Fin. cr. fa Ie. 
UNZO di f/ølturllo. Tuttavia 1a fabbrica ancora di queUo pare, che ap. 
p:menga al principio del Secolo fufTeguente, come fi può ricavare dal. 
la Cronica d' e{fo moniftero da me parJmenre data alia 1uce (d), Sc non (d) C/mnic. 
Tutti, almeno la maggior parte de' Longobardi, abiurato I' Arianifmo e J'14Iturnm- 
1'ldoIa[ria, avevano abbracciata Ia Religion Cattolica; e però comin- 
 P.
. II. 
ciò il Monachifmo a rimettedi nel primlero vigore in Italia con 10 ri- R:
' /;41ie. 
ftabilimenro de gli anrichi Monifierj, e colla fondaziøn di nuovi j ne' 
quali fi rimiravano luminoG fanali di Pietà, e Santità Crittiana. Fiori. 
va ia quefii tempi la difciplina Monafiica nelJa Francia, nell'lnghil- 
terra, c nell' Irlanda. Servirono queg\i cfempli a rinovarla in Italia. 


Anno di C R 1ST a DCLXXXIV. Indizione XI I. 
di BEN E D E T Toll. Papa I. 
di COSTANTI1\O Pogo nata Imperadore 17. 
di B E R TAR I D 0 Re 14. 
di C U NIB E R ToRe 7. 


E RA nato eletto fommo Pontt6ce Benedetto II. Prete di nazionc 
R

ano, perlcna vetcrana nella mlhzia Ecc\efiaLbca,. e l1:udiolà 
de1
e dlvme Scriuure, amarore de' Poveri, umile, manfl1eto, pazienre 
e hberale. Si crcde, ch' egli fotre confecrato nel dì 26. di Giugno 
dell' Anno Corrente. A bbiamo dol Anatlafio Bibliotec:uio (e), che I' Jm- (e) ATitlßaf. 
perador Coftantino mandò a RODla i 

all(mi (parola, c.he tUttavi
 dura In Br,;eá,- 
'Iom. iF. T nel Efq 11. 



146 ANN ALl D" I TAL 1 A. 
EK A Volg. nel Dialetto Modenefe) cioè Ie ciocche de' ra p elli de' Cuoi Fi g liuoli Gill-- 
ANNO 68 4 fl . . d E I . fì 
. . . InlanO, e rae 10, che urono accolti con gran Colennità dal Clero e 
d"all'eCcrcito Romano. Fondatamcnte !lima, il Cardinal Baranio che 
ciò figni6caffe l' offerire effi Principi in Figliuoli adottivi al Ro'mano_ 
Por:te

e: degnazione cODvcnevole a quel piillimo Imperadore. Ed in 
fam pili, fOHO vedremo, che Paolo Diacono abbafi:mza ci fJ. inrende- 
rc il rito .di quefia Figliolat1za praticato in quefii tempi. Potrebbe an- 
c?ra figol6car quefi'.atto b Commeffione e ubbidienl,a, che que' Prin- 
clpi protefiavano. verCo i Succeffori di San Pietro a gl1.ifa de' Servi, 
a' quali fi tagliavano i capelli. Anche i Gentili cofil1marono di tagliarft 
la chioma, c di offerirJa a i lor falfi Dii, dichiarandoG .in tal mamera 
10ro Servi. Lo {te{fo AMftafio a1rrove (a) fcrive, tama effere nata la 
divozione del Re de' ß111gari verfo la f.1nta Chieia Romana, c:he un gior- 
no fJgliatifi i carelli, e datigli a i Melli del Romano Ponte6ce, fi di- 
chiarò d,\ 1ì innanzi- Servo dopo Dio del bearo PictJo, e del fuo Vi- 
cario. Oi ql1efia Adozion d' onore è da vedere una Dií1ènazione del 
Dl1-Cange (b). Dirde il medefimo. lmperador Colbmino un altro no- 
bil conrrafegno della .Cua. picrà, e della fua venerazione alia Chrefa Ro- 
mana. RiuCciva troppa gravofo. a quel Clero il dover afpettare dol Co- 
ftanrioo?oli, ficcome abbiamo. offervato. di fopra, la liccnza di confe- 
crare it nuovo Papa.. det.to,. refiando con ciò per più Mcft var.:ame la 
Cattedra Romana, tuttochè I' eletto Papa efr-rcira(fc in quel tempo al1- 
Cora non lieve autorità neI governo ddla ChieCa. Spedi il buon Im- 
peradore una bella Patent
 al veneraba Clero"al Popalo, e al felicif- 
{imn eCercito Romano, per cui concedeva, che il nupvo Pomt:6ce elet- 
(0 fi poreffe immediatameme conCecrare: il che recò fomma con{òlazio
 
n
 n qudla gran Città. 


(3.) It!; in 
Prll{.tt. ad. 
e one;/. 8. 


(b' Du- 
Cange, Dif- 
ferrar. 1.2.. 
"1.1. JOiJ:vill.. 


Anno di C'R 1ST 0 DCLXXXV. InJizione XI I I.. 
di G 10V A NN 1. V. Papa I. 
di G IUS TIN 1 A Noll. 1m pcradore I.. 
di B E R TAR. I D 0 Rc I 5. 
dit C UN I BE R ToRe 8. 


L Agrimevole riufd ql1efi' Anno per la mone del piiffimo, Impera- 
dor Coflantino Pogonato, 0 fia Barhato,. fucceduta nel princlpio di 
Sett embre, e tanto più fu effa deplarabile ,_ perchè làfciò Succdforc 
dell' Imperio, ma non del1e rue Virrù, GÙljliniano II. ruo Prirnoge- 
nito, già dichiarato Augullo ne gli Anni addierro. Era quefio Pnn- 
cipe appena entraro nel Cedicefimo anno della, fila erà; e però ine- 
fpeno \leI governo de' Popoli tardò poco a fco\lvoJgere il buon 01'- 
dine lafciato dal Padre, e a rirare addoffo a sè e a' (ùoi Suddirj deUc 
çalamitàJonore.. Diede pari mente fine alla breve carriera del Cuo Pon. 
tifica- 



ANN A LID' I TAL I A. )47 
tificato Papa Benedetto II. nel'dì 7. di Maggio del prcfente anno, e Ell A VoIg. 
i fuoi meriti il fecero regitlrare nd molo de' Santi. Dopo due Mcfi ANN 068 5. 
e quindlci giorni di Sede vac
nte f
 a. lui fufiit,uito l)eUa Çat
cdra di 
San Pietro Giovanni 17. nato 10 Sona, uomo dl petto, felenZlato, e 
moderatiffimo in tune Ie fue azioni (a). Egli è qud medefimo Gio- (a) Antlflaf. 
'ó.J,mni Diacono che fu mandato da Papa Agatone per uno de' fuoi Le- !libliorbu. 
gati al Concili
 Sello Ecumenic
, e p
rrò teeo.a R
ma gli Am del m'JOtlnn. 5. 
mcdefimo ConciIio., ed in o1tre gla ordml pref1antl d
ll Imperador Co- 
ftantino Pogonato, perchè foOero re!btuiti 0 confervati alla,. Chlelã 
Romana i varj pammonj, ch
 ad db 
pparten,evano nella SlcI
la 
 
Calabria, fe pur non .vuol. due 10 .Sto
ICO, .ch e1To Augui
o, demo (b) 'Pm n- 
que' patrimonj da u
' mdeblta c
>ntf1b
ZI
l\ dl grano ad e
l Impol,ta ,litH l!.J
 r. 
da i L\1iniltn Cefarel. Secondo 1 conti dl Camillo PeUegnno (6) 10 Princip. 
quell' Anno GiJòlfo Duca di Benevem
 moíT'e guerra aUa Campania Là.ngøbrrd. 
Romana. Ma ne par1eremo dl fotto all Anno 701.. To.? 1 11' 1 - 
Rer. ta Ie. 


Anno di C R 1ST 0 DCLXXXVX. Indizione XIV" 
di CON 0 N E P
pa }. 
di G IUS TIN tAN 0 II. Imperadore 2.. 
di B E R TAR J D 0 Re 16. 
di C U NIB E R ToRe 9. 


C Ondutre Papa GJ
vamli F. la fua vIta fino al dì 2.. di Agofto dl 
quell' Anno, in cui patsò a mlglior vita. ElTendo alTai vecchio, 
e per la maggior parte del fuo PonCificato flato infcrmo., non potè 
produrre tutti que' frutti, che promeneva la di lui rara abilità. Stene 
vacante la Sedia di San Pietro per due Mefi, e dlcidono giorni, pcr- 
chè il nuovo Imperador Giuihniano dovette rivocar la eonceffione 
fana al Clero Romano dal Padre Auguilo di poter toftn dopo I' elc::- 
zÏone confecrare il nuovo Papa, fenza clover afpettarne l' appro\'azione 
e Iicenza dell a Cone Imperiale. Permile egli nondimeno, che daB' E- 
farco di Ravenna fi potelTt:: approvare l' elezion del no\'cllo Pontefice, 
per non perderc tanto tempo. In fani ne vedremo delle pruove an- 
dandn innanzi, e l' a\'VenÌ anche il Cardiß:lI Baronio. Pratlcavafi in 
quefti tempI, che non meno il Clero, ehe il Popolo, e i Miliri, 0 
fia l' Ordll1e Nobile e Mllitare, concorrelTero tanto in Roma, che 
Dell' alnc Cittå all'dezione del 10ro facro Paftore. Dovendòfi cleg- 
gcre il nuovo Papa, in(orfe qualche òlvlfione fra gli Elettori . Incli- 
n
va il Clero nella perlòna dl Pietro Arciprcte, I' Efercito in quçlla 
dl T
odoro Prete. Avevano i J\hliti poae Ie guardie al1e porte dell:} 
Baíìhca 
ateraneníe, perchè il Clero non v' emra{fe, cd effi imamo 
nella Bahhca di Santo Sref.mo faceano la lor raunanza. E pCl"ciocchè 
l' una delle parti non volea cederc: aU' altra, dopo elTcre andati innanzi 
T z. e in- 


. 



14- 8 ANN A LID' I TAL I A. 
E It A VoJg. e indietro varj pacieri, ma inutilmcnre; fu propofio di eleggcre un 
ANNO 686. terzo, ed entr:!to il Clero nella Patriarcale die-de i fuoi voti .l C onone 
Prete, nato nell:1 Tracis, aUevato nella Sicilia, vecchio di venerando 
af petto, la cui vita era {baa fempre religiofa e lantana dalle bnghe 
fccolar
fche, la cui lingua accompagnava il cuore, perfona di un' au- 
.rea femplicirà, e di quieti co!tumi. RifaputalÏ qudla eh:zione, con- 
corfcro tofio i Magi(hati del Po polo , e la N obiltà a vcnerarlo. C!.!:lefia 
unione del Clcro e del Popolo indu(fe da 
ì a pochi giorni turto all- 
cora l' efercito a confenlire in elTo Conone, e a lottolènvere il De- 
crew' deH' e1ezion fu.!: dopo di che tanto effi, che il Clero e il Po- 
polo n
 fpedirono l' avvifo co i loro MeHi a C[êodorD Efarco d'ltalia, 
refidente in Ravenna, fecondo il coi1:ume. Siccome apparirà da uno 
Strumento dell' Archivio Archiepifcopale di Lucca, che accenncrò 
a1l' Anno 688. in quefli tempi fi uuova in e(f.
 Città di Lucca un 
.A/lonifino Duca, il quale veri6milmente era folamcnt
 Governatore di 
quel1a Cinà, e non giå della Tofcana, come prctendc: il Fioren- 
tirÚ (a). 
In quei1:' Anno per attcftato di Teofane (b), e di Anaaafio (ç), 
feguì una Pace di dieci anni fra l'Imperador Giu(Ji11Ïano, e .Abimelec 
Califa, 0 
a Principe de' Saraceni. Abbiamo da Elmacino Cd), che in 
quefii tempi bollivano delle diíTc:nfioni e guerre civili fra quclla Na- 
zione. Si aggiunfe ancora la continua velTazione, che loro dava il 
forte Popolo de' Criftiani Mardaiti:) che fi credono i Maroniti J abi- 
tami nel Monte Libano, ene' Comorni. Erano quei1:i divenuti for- 
rnidabili a i Saraceni per Ie moIre botte Jor date, e per Ie incurtio- 
Ai, che continuamente hccano ne i Ioro paeti. Perciò Abirnelec trattò 
di pace colI' Imperadore, e l' ouenne, con obhligarfi di pagargli ogni 
anno mille Soldi d' oro, e un cavallo, e uno Schiavo; e che ugual- 
mente per I' avvenire fi dividc:lTero fra e(fo Imperadore e il Principe 
de'Saraceni Ie gabelle di Cipri, dell' Armenia, e dell'Iberia, perchè 
tuu3via in qudIe Provincie av
vano i Saraceni un gran picde. Parve 
quefio un bel gu.!dagno dalla parte I mperialc, ma una condlzion troppo 
fvamaggiofa, che recò poi incredibili danni all'Imperio Cn(hano, en- 
trò in quella pace; 
 fu, che 1'1 mperadore mettelTc un buon Freno. 
a i Maroniti, affinchè più non inquietalTero I'lmperio Saracenico. Giu- 
ftiniano per foddisfare a quefio impegno, levò dal Libal10 dodici mtla 
de' più valenti Maroniti colle Jor famiglie, 
 Ii trasporto in Armenia, 
con incredibil pregiudizio de'fuoi fiati j perciocchè laddove prima quetlo. 
feroce Popolo. teneva in continuo terrore i Sauceni, e colle lcorreric 
avea ridotte in gran povertà, c corne disabirate moltil1ìme Cina Sa... 
raceniche <b. Mopfueftia fino aHa quarta Armenia, da Ii innagzi la po- 
tenza de' Saraceni non avendo più ofiacolo, nè occupazlOne 10 queUe 
(e) .Anaftaf. parti, fi fcaricò fopra. l' altrc: Provinçic del Romano Imperio. Agglu- 
u
/uþra i gne Anaftafio Bibliotecario (eo), ed anche Paolo Diacono (f), che in 

iIUDn
: us vigor
 di quefia pac
 Giul1ini
!Oo ricuperò anche quella parte d' Af.. 
J. 6.. c. n. (rica, che i Sar
,eni av
vano u[urparo at. Romano Imperio. Oi ciò- 
DOD. 


(II) Fiøren
 
tjri vito tÚ 
.Matiltle 
lib. ]. 
(b) Theo- 
phllnu in 
Chronog. 
(c) An.1ßaf. 
in JDhan. S. 
Cd) Eima- 
,intIS Hifl. 
$arMen. 


. 



ANN A LID' I T .A L. I A. 149 
non parla Teofane. Soggiugne egli bensì., che Gi.u(Hni:no fp
ran do Ell. "0 Volg. 
da giovane impr
dente, e 
olendo fc:nz.a 11 
on.úgho d
 vecehl, go- ANN 686- 
vernar egli da se [010, pafso ad altre rt[oluz
ont, chc ndondarono a
- 
preíTo in fommo danno dell' Imperio. 
rafi nbdlara la Perfia ad Ab.l- 
melee, e ne aveva occupara la Signort:1 un ccrto Mucaro. An.che 10 
Dama[co era [eguita una rivolra. Giuftiniano. al vedere cosl 1m bro.- 
gliati i Saraceni, non volle più flare all
 pace faua: Perrant,? [ped! 
Leonzio ruo Generale con un' Armara, II quale ucclfe qwnu A..ab1 
trovò nell' Armenia, ricuperò quella Provincia, prere anche'" Ib.c:ri
, 
l' Albania, la Bulcacia, e la Media; e raunara una gran copla dl tn- 
bud da que lIe Provincie, mandò un immenCo t
foro: all' Imp

adore.. 
Tutti doveano dire: oh bello! Ma col tempo s. avvidcro de.ll Impru- 
deme condotta del PJincipe loro . 


Anno di C R 1ST 0 DC LXXXV I I.. Indizione xv. 
di S ERG I 0 Papa I. 
di G IUS TIN I A N a II. Imperadore 3. 
di B E R TAR I D 0 Re 17. 
di C U NIB E R ToRe 10.. 


N On più che undici Mefi governò Cðnone Papa la Chiefa di Dio, 
eíTendo anch' egli oppreíTo dalla vecchlaia, e per 10 più infermo. 
Mancò di vira nc:l di 21. di Serrembre. Un'imprudcnza viene atrri- 
buira a quel10 Papa da Anafiafio Bibliotecario (a), per non- elferfi vo- (a) .Anaflaf: 
luro conúgliarc col Clero Romdno. Cioè, per quanto credc il Card i- In Conone. 
nal Baronio, eíTcndo morro 'reofane Pan'iarca d
 Antiochia, eíTo Papa 
col parer
 di perrone catrive, ordinò in ruo Iuogo Coflantino Diaconø 
della Chiefa Siracufam, e Rettorc allora del patrimonio della Chiefa 
Romana in Sicilia, con. ioviargli a ral efferro il Pallio. Ma eíTendofi 
quefii rfovaro uomo rilforo, cd anD rolameme a far nafcere't e a fo- 
menta.. deUe d.fcordie, fu c3ccÏato in prigione da i Mmiftri dell'Im- 
pcradore, che gøvernavano Ia Sicilia. II Card mal Baronio ha feguitato 
quì un teO:o guano d. AnaO:aGo. Non ha queUo Storico fcrino ex 
imm
{fione m%rU1JJ homÏimm dntio,hiæ Ecc/efial1icorum, ma sì bene & 
IlntipatlJia Ecclefìaftico1'um. Non appartencva allora a i Papi I' ordinare 
i Patriarchi d'Anriochia. Nè altro dice AnafiaGo't fe non cheCono- 
ne co\tituì Rettore de] patrim9nio del/a Chie(a R()mana. in Sicilia quel 
Coltantino, Lho; feee poi sì poca riufcita con difnnorc di chi I' avev.a ,. 
cleuo di lu;} rella, lenza pr.o::nder configlio dal Ckro. In quefl' Anno 
ancora efIendu mancaro di vita tn Ravenna c{eodoro EJarco, e quivi fep- 
pelliro., úccnme di fupr.a ci feee filpere Agnello, anrichif1ìmo Srorico' 
delle V ire de gli i\rcivefcovi Ravennari: I' I mp
rado.. Giufliniano man- 
d,.ò- a.d c1tIcltar qudla carica GjtJ
anlli Patriz.io per fopranome PIatyn.. 
Ani.. 


. 



I S'() A N' N A LID' I TAL I A. 
E
A Volg. Arrivò egli 8 Ravc:nna, vivenre ancora Papa Conone. TrovavaG in- 
ANNO (j81. fermo .qucfto Ponrefice, e Pafquale Arcidi.1cono, che anlåva dietro al 

i,it;;,
ft"J. Papato (a), '-pinto dalla .cicca iua ambiziol11::, inviò incontanente per- 
Jona fc:greta a qudl:o nuovo ECarco, per avedo f4vorevole nell' elezio- 
ne, con -adaperar' anche il pofTente incanto dell' oro, rnaledetto per 
alrro in sì f.me occafioAi. Non ci volle di PIÙ, perchè I' ECarco man- 
datfc ordioe a gli Ufiziali d1 lui deputui al gl)vt:rno di Roma affin- 
chè dopo la mone del Papa etfo Arcidiacono ve11lße detto. P
rtanrG 
etTendolì raunato il Clero e Popolo per c:leggere un nuovo Pontefice 
i vori di una parte concorCero nella per[ona di PaflJuIÛej ma qudli 
d' un' altra 'Volean?, Pap
 *odorø Arciprete. Q1in
i nacque un gaghar- 
do SClsml. Fu pm dlhgenre Teodoro, ed occupo 1:1 p.!ne inrcliore 
del Palazzo Patriarcale Lateranenfe; Pafquale G fèce fone ncll.a parte 
efienore, e c3.daun panito cerc:J.va la maniera di prevalcre .all' altro. 
Allora i più faggi frot i Romani, cioè i principali pubblici MiniHri 
ed U 6
iali odella. Mi.lizia., 
 la magglor pane del Clero con una copio
 
fa molmudme dl Clttadml mal foffre.odo qudla rcandalofa divifione c 
gara UDltifi infieme 
e n' andarono a) fac
o Palazzo, ,e qUlvi lunga- 
mente conCultarono intorno aHa mamera dl prov\'edc:rvl j e 1a riColuzio- 
ne fu di cleggere un terzo. 
Però tutri d' accordo cleßero Sergio, oriondo da Antiochia, c na- 
to in Palermo, aHora Prete e Parroco dl Santa Sutånna aIle due Cafe; 
e prefolo di mezzo 
l Popolo, il menarono nell' Oratorio di S. Ce- 
fario Martire, che era in dTo facro Palazzo, e di là con grandi ac- 
clamazieni per forza I' iorroduOèro, nel Palazzo del Larerano. Appena 
fu egli entrato, 
be Teodoro A:rclp
ere fi quer
, e corfe a fargli ri- 
verenza, e a baclar1o. Non COSI Paiquale Arcidiacono. Re1ìllè quan- 
to potè, e per forza in fine pieno dl confufione andò a riconofcerlo 
per fuo Signore. Ma joran_to eg1i aveva tpedito fegretameme avvifü, 
di quanto fucccdeva, aU' Elarco Giovanni, rconglUrandolo di venire:\ 
Roma, perchè fi lulìngava di poter carpire coli' amto di lui quella 
Dignità, di cui, per Ie macchlOe Simoniache, era più cbe indegno. 
Andò in fani I' Efarco aRoma, e così celaramcnre, che la Milizia 
Romana non cbbe tempo d' andarlo ad incomrare al lucgo Coliro, cd 
appena ufcita da Roma il vide companTe. V cdendo I' Elà..co di non 
potere fmuov
re il confcnfo di tUtti gli OrdlOi nella per[ona di Sergio, 
ne refl ò non poco amarcggiato, perchè perdeva cento fibre d' oro, che 
gli erano nate promefiè daU' Arcldlo\cono PaCquak. Tuuavia il trifio 
ritrovò preilo il riplego di non voler approvar l' elczione, Ce non gli 
fi pagava la dcua fomma. E 
enchè Sergio gr!dalTe, c
c. non fi do- 
vea quefio pag1mcnro, pure blCognò. prendere 1 CanJehen, e Ie Co- 
rone, che pendevano al Sepolcro di San Pietro, e nnpegnarlt:, e (a- 
Úar colie centO libre d' oro la iåcrilega avarizia di quelto Imperial Mi- 
nitho. L' Arcidiacono Pafqualc fu poi da lì a non molro tempo pro- 
cetTato per alcuni inc.lntdì:ni e lortilegi, e depofto e confinaro in un 
Moniftcro, dove dopo cinque anni impemtente morl. In quell'llnno 
1'lm- 


. 



ANN ALL D
 I TAL I A. I, [ 
r rmperador Giuftiniam; port.\tofi nell' Armenia, quivi acc
lfe i Mar
: Eø. A Vo1g. 
niti, levari dal Monte Ljbano, fenza accorgerfi d' aver pnvato dd pm ANNO 6bj. 
fone baluardo Ie frontiere- dd Cuo I mperio contra de' Saraceni. porcia 
l' una dictro all' altra moltiplicando Ie impru
enze, ruppe l.a pace, 
a- 
bilita da fuo Padre co' Bulgari. Si fi
urava .1 baldanzoio glovane PrIn- 
cipe di poter con racilità. Co[[om
ttere qu:l Popolo, e del pari j eon- 
finanti Schiavoni; e a quefio fine fece de i gag}iardi preparamenri per 
l' anno venturo. Se aile fue idee corrif pondelTero gh efft:lti, in breve 
ce ne chiariremo. Provoffi nell' Anno prefeme una sì fiera carefiia nella 
Soria,. che molciffimi di quella geme 1"ennero a rifugiarfi ne ll
 COI1- 
trade del Romano Imperio per non morire di flme. In quell' Anno 
pari mente Pippino chiamato il GrofTo, 0 pur d' Erißal/o, doro una gran 
rQua data a <.Ieoderieo II Re de' Franchi, s'impadroni della Monar-. 
chia Franzefe fo[[o titolo di IIJa;,giordomo., cioè hrciando a i Re' il no- 
me e l"apparenza Regale, c ritenendo per sè tutto il comando. Co- 
rninciò dunque a tener conrinuamente delle guardie a i Re della fchiat- 
ta Merovingica,. affinchè non fi prendelTero autorità di fona alcuna; 
e durò quelta ufurpazione, finch
 un altro Pippino Nipote di quetto 
.Pippino parsò dall' elTere Maggiordomo al TIono Regale della Fran- 
cia, ficcomt:. vedremo. 


Anno cli. C R 1ST 0' DCLXXXV I I J.. Indizione I." 
di S f R G 10 Papa 2.. 
di G IUS TIN I AN 0 II. Imperadore' 4.. 
di. C U N J ß E R ToRe I I.. 


B Enchè Paolo Di:tcono (a) fcriva, che Bertarido Re dt:' Longobar- (a) Paulus 
di regna{fe djeciotto Anlli, parte Colo," e parte col Figliuolo Cuni- Diaconus 
kerto:. pure egli Heßò avea.. primJ. detto, che quefio Principe rc.gnò I. 6. c. 37. 
tol? per fètte AmJÌ, c che nell' Ott{t1J(J preCe per Collega nel Regno 
eITo Cuniberro, e con eßò lui regnò dieci Anni. Per coo[eguenre die- 
cifè.tte pare che fieno ftati gli Anni del fuo Regno, e dovrebbe egli 
eHere giumo a mane in quefi' Anno' 688. Penamo io la. meno quì 
per non dilcordare da e{fo Srorieo; e tamo più" perchè [e ral mone 
fuccedene prima, fi viene ad imbrogliar la Cronologia de i Re (u(fe- 
guemi._ E pure gran ragion
 c' è di dubirarne Imperciocchè in Luc-- 
ca {i con[erva un Diplom,. del Re Cuniberto Cuo Figliuolo in favore' 
del Moninero di San Frediano, accennato dal Fiorenrini (b), e dille- (b) Fioren- 
Caml'nte pOl"talo dal Padre Mabillnne (,) colle Ceguenri note: Datum ti
i ,Me'!'or. 
c
Ti : ." Pl' d . 1,1' It;"^-T b " A fit " 1Ji " R ' dl Mallitle 
I
,m 111 a afro Ilona re J.YJ.erJJ,S 1.'/ (I'l1em ns, .nnno e lei 1m: egnz 110- lib. 3. p. 4. 
fin nono per /ndiElione. f5<!Úntadeâma', Nel Novembre dell' Anno 686. (c) Mabitl. 
corrcva }' lndi::::.ione XP. cominciat<l, nel Scnembre.. Non è mai da cre- Annal. Be- 
dere,. che fe ßerrando folTc flaro VI vo in qud tempo, il Figlio Cuni- nediÜin. 
ber/o avdfe fottto un Diploma. fenz.a mettervi in.- fronte il nome del T. I. p. 7':)7. 
P,t- 



(a) .Anti- 
quitat. Itll- 
lie. T. 4. 
1.943. 


I )2.. ANN A LID' I TAL I A. 
Ell A Vt>'g. 
adre, che tate era it c?fiume, e così conveniva per drere Bertarido 
ANNO 688. 11 vero Regnante. PcrclO par quaG cerro, che dfo Re B...narido pri- 
ma del N ovembre dell' Anno 686. foíTe mancato di vita. Ag'J'iungafi 
cite nell' amichiaima Cronichetca de i Re Longobardi, da me o d:ïta all: 
luce. (a), e compoft.
 ci.rc
 I' Anno .8
 J. fi legge, che. Bertari regn
 
.Anm Xrl. e non gla dlecifette, 0 dlecUJtto, corne hanno 1 tdb di Paolo 
Diacono: e conCeguememente viene a cadcr la morte di lui nd fud- 
detto Anno 
86. Comunque fia, cenamente credo io fuor di (had" iL 
Pagi, che la mette neh' Anno 691. La{ciando io imamo al Lettore di 
fcegliere quello, che gli 
ar megho, dico, chc Rertaridø morì, e gli . 
fu data fepolrura nella Bahhca del Salvatore, fond au fuori di Pavia 
dal Re Aribcrto fu.:> Padre. Lafciò quefio Re una memoria onon:vo-' 
Ie di Ce ttdfo a i po fieri , per aver fatto [cdcre con feco nel trono il 
timore di Dio, la manfuetudine, e l'umiltà. In fani [0([0 di iui go- 
derono i Popoli un' invidiabll calma e tranquillità. Era di bclla natU- 
ra, e di corpo pieno. Rima[e folo al governo dd Regno Cunibcrto 
fuo Figliuolo, già dichiarato Re fin l' Anno 678. ehe in bontà e be- 
nignità d' animo riurd non inferiore al Padre, fe non che fern bra, che 
fofre troppo amatore del "ino. Egli preCe per MogIie Ermelinda Fi- 
gliuola d' uno de i Re Anglo-SalToni dominami nell' Inghilterra. La 
feroce Nazione de' Bulgari, ufcita ddla Tartaria, Unn; :meh'effi, per- 
chè così erano chiamati tutti i Tartari, avea, ficcome accennai di fo- 
pra, occupata quella pane di paefe, ch' era abitata da gli 
chiavoni 
fra la Pannonia e la Tracia di quà dal Oanubio; e tale ti provò la [ua 
poí1ånza, che Coftantino Pogon.tto AugUlto fu alhetto a comperar da 
dli Ia pace con promerterc un' annuo donativo da pagarfi Ioro da Ii 
innanzi. Ora l' Imperador Giufliniano, pie no di fpiriti giovamli, ma non 
ifcortato dalla Prudenza, V mù rara ne' giovani, volle ttuzzicar qucfio 
(b) ThelJþh. vefpaio (b). Penanto con un poderofo cfercito marciò comro alla Bul- 
m Ck ro : og . garia ncl prefente Anno. Sigebeno (c), feguirato dal Padre Pagi Cd), 

? i
'.gh:;: riferifce quefia imprefa an' .'\nno feguentc. Se gli feeero incontro que' 
nicø. Barbari, e furono ripulC1ti. Cominuò 1'1 mperadore il fuo viaggio hno 
(d). FAgius a Salonichi, con raccorre e ridurre in ruo potere un imme-nCo l1urnero 
CrIt.BllrD>>. di Schiavoni, prima della venuta dc' Bulgari dorninanti in que! pade. 
Parte colla forza furono prdi, parte fe gli dicdero fpomaneameme, 
non amando il giogo de' Bulgari. Inviò Giultiniano tutta quetla gen- 
te ad abitare nell' Afia di là dall' Ellefpomo nella Troade. Md I Bul- 
gari, che non ofavano combattere in campagna apena, afpcnarono a i 
paffi fireni delle montagne, che 1'1 mperadore tornalrc indlt"tro, e qui- 
vi aíTalito I' eCercito Cetareo colla mane e colic: feritc d' alTaiOimi, l' an- 
gufiiarono talmeme, che 10 ftelfo .'\ugulto fienrò non poco ad uCcir 
falvo da quel pericolo. Tornò in queit' Anno la Pertia fotto il dorni- 
nio di .dbime/ec, Principe de' SaraceRj . 


Anno 



ANN A LID' I TAL J A 


15'3 


Anno di C R 1ST a IùCLXXXIX. Indizione I I. 
di S ERG I 0 Papa 3. 
di G IUS TIN I AN 0 II. Imperadore 5. 
di C U NIB E R ToRe I 2.. 


V Enne in queí1:i tempi aRoma Ceadvalla Re de gli Anglo-SafToni 
nell' Inghilterra, riColuro di abbandonare il culto de gJ' Idoli, e 
èj' abhracciare la lànta Rcligione di Criíto. Per aneftaro di Paolo Dia- 
cono (a) egli pa[so per la Lombardia, e fu con fomma magnificenza 
accolro dal Re Cu;ziterto. Gia dicemRlO, che Ermclinda Figliuola d' uno 
de i Re Anglo-Saíroni, era maritata in Cunibeno . Non è probabile, 
ch' círa avcl1è per Padre queí1:o Re Sa{fone, perchè Cuniberto Principe 
Cattolico e pio non avrebbe prefo in Moglie la Figliuola d
 un Re 
ldolatra: fc pure quel Matrimonio non feguì dopo la venura di Cead- 
valla. Viene incolpato Paolo dal Pagi, perchè chiamatTe Teodaldo que. 
fto Rc Ceadvalln. Ma i'ingannò il Pagi per non aver ben con[ultato 
i migliori teí1:i di Paolo, dove que! Re è appellato Cedoa/dus. Beda (b) 
il chiall13 Ceduald, e nel fuo Epitafio è deno Ccadu:l/, e pit! fotto 
Cedoa/d, chè è 10 ilcíro nome datogli da Paolo, Latinamente eeprelfo . 
Ora queí1:o buon Re, arrivato che fu aRoma, ricevcne il [acro Bat- 
tefimo dallc mani di Papa Serbio nel Sabbat() Santo, e gli fu poí1:o il 
nome di Pietro. Ma infermltoLÌ poco dappoi, prim... della Domcnica 
in Albis nel dì 2.0. d' Aprile fu chiamato a godere del premio della 
fua gloriofa converGone. Paolo ne rapporra l' Epitafio . 


E1I.A Volg. 
AN No6
9. 


(a) p
ulus 
Diactlnus 
1. 6. t. J
. 


(b) Bttl4 
Rift. lib. S. 
t41. 7. 


Anno di C R 1ST 0 DCXC. IndizÎone I I I. 
di S ERG I 0 Papa 4. 
di G IUS TIN 1 A N a II. Imperadore 6. 
di C UN I B F R ToRe 13. 


S I può rapportare a queíl' Anno la ribellione di Alachi Duca di Tren- 
to e di BreCcia, narrata da Paolo Diacono (,.) . CoLlui, moí1:ro d'in- (c) PAul., 
gratirudine, perchè dimcnrico de' fegnalati brnefizj a lui fani dal Re Diaconus 
Cuniberto, e nulla CUl"ante del giuramento di fedelrà a lui prefiato: era li.. S'. c. 38. 
gran tempo che macchinava di occupare il Trono Rcgale. Congiura- C1" ftfJ.u. 
to pcrciò can A/donc, e Grallfone, due de' più potenti Cittadini dl Bre- 
fcia, e con alai Longobardi, afpettò, che Cunibeno fo(fc fuori d. Pa- 
via, e n1i'improvifo s'impadronì àel Palazzo Regale, e d. quella Cit. 
Ú, con aiTumere il [itolo di Re. POI"rata qudla nuova a Cuniberro, 
altro ripiego non ebbe per aHara, che di rifugiarfi nell'Ieola del La- 
go di Como, che in quefii tempi era una delle migliori Forrez.ze, e 
:rom. 117. V qui- 



J ; 4- ANN A L I D 1 I T A. L I A. 
ERA Vo1g. quiVJ auere a fortificarfi. Grande fu P affiizione di chiunque amava Cu- 
ANNO 69 0 . rub'l [0, mo\; Cpezialmente di tune Ie perrone Eeclefiaftiche, atrai infor- 
m4t
 
e!i".)dlO, 
he Ala
hi portava al 
lero. Governava i
 quefli tero- 
b Chlela dl Pavia DamIano V e[covo, mGgne per la famita de' [uoi co- 
ftunu, e lufficlentcmeme ornato d_ell' Ani Liberali: pregio allora. a{fai 
raru in Iralia... Qlle1li da che mtde occupata dal Tiranno'la Reggia, 
affi.l!ch
 per Cua trafcuraggme non .venille danno aHa Cua CbieCa, Iped} 
a t.irgh nverenza Tommato fuo Dlacono, uomo Caggio e buon Reli- 
glúio, mandandogli nello fte{fo tempo la Benedizione del/a fua Javta Chie- 
jà, cioè l' Eulogla, 0 fia oil Pan benedetto. Dura quefto nome di Be- 
nedizione nel Cuddetto figmficato nella Garfagnana Provincia del Duca 
di Modena di là dall' Apennino, e dura anche in Modena') ma corrot- 
to e mutato in quello di Bendefsòn. Saputo, ehe ebbe Alachi e{fere 
neWanticamera il Diacono, ficeome uomo pieno di mal talento verCo 
j Peeti e Cherici,. gli mandò a fare una fporea inrerrogazionc, a eui 
faviameme riCpofe il Dlacono. FlOalmente fattolo. em rare , dopo aver- 
gli parlato can arprezza di parole e motti ingiuriofi , illieenziò'. Si fpar- 
Ce per tuuo il Clero la, nupva di qudto indegno trattamento, e In tut- 
ti rorCe il terrore e la paura del Tiranno, e crebbe il defiderio, che 
torna{fe CuI trono il buon Re Cuniberto. In faui non permife Iddio, 
che lungo tempo dura{fe quefto crudele ufurp!ltore ful trono. Adun- 
que un giorno contando Abehl Copra una tavola de i Soldi d' oro, gli 
c:ldde in terra un terzo di Soldo. Fu. prefto il Figl:uolo di t\ldonc {o- 
pradetto, Fancillllo di tencra età 
 e probabllmelltc Paggio di Carre, 
a raceoglierlo, e gliel reftituì. Scappò aHara detro ad Alachi verCo i1 
Fanciullo: Ob tuo P Mdre ne bl/. hen pm'cccbi di quc.fli, e 'l.Jolcndo. Iddio non 
andrà moJto, cbe me Ii darà. Tornato la Cera i1 F anciullo a ca[a, inrer- 
rogato dal Padre, che parole avdfe detto in que I giorno il Re, gli ri- 
ferì it motto Cuddetto, che bal1:ò ad un buono inrenditore, per cereal' 
riparo aIle imenzioni malvage dell'ingrato Tiranno. Comunicato I' af- 
f.\re a Graurone Cuo Fratello, ne concertarono la maniera can gli ami- 
ci, e fu quefta: Andati a trovar Alachi, gli rapprefenrarono, che Iã 
Ciuà era a{fai quieta, c il Po polo tmto fedele, nè v' effere da remere 
di quell'ubbrÍ1cone di Cuniberto, abbandon:\to da ognuno; e però po- 
tel' cgli oramai uCcir fuori alla caccia per divertirfi un poco infieme 
co' fuoi giovani: cbe imanto dE con glì altri !ùoi fedeli farebbono buo- 
na guardia aHa Cirrà, con prometrergli anche di dargli in breve la te- 
fia di Cunibeno. T era non fu la rete indarno. 
Alachi urcito di Pavia Ce n' :mdò alla vafiií1Ïma Celva del Fiume, 0 
del CafieIlo, appellato Urba, oggldì Orba, e quivi cominciò a darfi 
bel tempo. Imamo Aldone e Graurone travd1:iti andarono al Lago di 
Como, e pre[a una barca fi preiènrarono nell' Ifola davami 31 Re Cu- 
nibcrto, e profirati a' [uoi piedi accu(arono il 101'0 fallo, oe: efprdfe- 
m il pentimemo, e dopo avergli raccontato quanto aveva il Tiranno 
macchinato per la loro rovina, gli rivelarooo il diCcgno Formato per 
limetterlo rul trono. Pcrtamo obbligatifi con foni giuramemi, deUi- 
naro- 



ANN A LID' I TAL I A. 15'5' 
narano il giorno, in cui Cuniberto ave{fe da comparire a Pavia, dove Eu. Vol
. 
gli f'1rebbano apene Ie porte. 
.osì fu fatto. Cunibcno. vi f
 fenza ANN 0 69 0 . 
dl fficulr
 accolto, e ponoffi a dmttura al fno Pal.1zzo. SI fparle, per 
dir così in un batter (l' occhio per tutta la Cirrà la nuova; e i Cit- 
tadioi a' folia, e maffimamente il V efcovo, e i Sdcerdoti e Cherici, 
giovani e vecchi, a gara tutti vol
rono 
oIà, tutt.i pieni di .la8rime 
 c 
d'inellimabil ållegrezza, [enza [.1zlarfi dl abbracclarlo, e dl rmgrazlar 
Dio pel tùo ritorno. Li con[olò, e baciò i .principali il buon Re Cu- 
niberto. Non tardò ad arrivue ad Alachi r avvi[o, che Aldone e Grau- 
fone aveano m.tntenUt:\ la parol., con aver panato non la tefta fola 7 
mJ. anehe tutto il corpo åi Cuniberto a Pavia, e ch' e{fo era ne! Pa- 
lazzo. Allora Alachi f.llrò nclIe furie contra Aldone e Graufone, e fen- 
za peråere tempo venne a Piacenza, e di là fe ne tornò moll' Auflria 
e non già gell'Ijlria, come hanno alcuni tefii Ji Paolo, guaL1i da i po- 
co prat'ci de gli ufi di quet
i t
mpi. Perciocchè la parte del Regno 
LongobarJico pofta fr:l Settenrnone c Levamc era duamata aHora Au- 
flria, a ddfcrenza della parte Occidentale della Lomhardia, che íì chia- 
m:lva Neuftria: nella qual gui[a appunto anche i Franchi appellarono 
Neufiria, cd AuUria, 0 fia Autlraúa due pani del vafio lora Regno, 
ciot! I' Occidentale, e I' Orientale. Però nelle Leggi dc' Longobardi (Il) (a) Legts" 
noi troviamo la Nellflria e l' Aujh'ia, ficcome ::mch'io ho dianzi fano L4ngobarl. 
vedere neUe Annotazioni aIle rnedeúme Leggi. Part.J. T..!. 
.Arrivato Alachi nell' Aufhia Longobardica, parte colle lulinghe> Her. Iud". 
e parte colla forza tra{fe nel Cuo pa:-tito Ie Cinà, per dove pa(fava. 
I Vicentini a tuna prima [e gli oppofcro, ma coIl' armi feee lor rnu. 
tare penúero, e gli unì feeo in Lega. Giun[e a Trivigi, e così all' 
altre Ciuà di queUe contrade, e tune Ie ebbe a' fuoi voleri. Quindi 
fi diede a raunare un e[ercito per andar contra Cuniberto; e perch
 
feppe che .quei di Cividale di Friuli s' erano moffi per eíTere in aiuto 
d'dfo Cumberto, portatofi al Ponte della Livenza, difiam(' 'G ua . 
ranrotto miglia da Cividale, di mano in mano, che arri vava quelIa 
genre, la forzava a giurare à' effere in aiuto fuo, fenza perrnencrc, 
che alcrJno rorna{fe 'indietro, e poteffe avvi[ar gli altri, che vcnivano, 
dl qudta frode. In una parola Alachi can tuna I' Armata dell' AuUria 
Longob,lrda s' incamminò alIa volta di Pavia; ma paíf.1to il Fiume Ad- 
da, trovò Cuniberto, che gli veniva incomro coil' efercito fuo; c 
però nelIe campagne di Coron:;,ta amend
e Ie Armate, I' una in faccia 
all' altra, fi accamparono. Qyel fito era ver[o Como, e non già pre{fo 
Pavia, come han credmo alcuni .Scrinori Paveú, ed oggidì an cora fi 
cbiama Cornà. Cunibcrto, che voleva nfparmiare il f;angue de' fUl}i, 
mando a sfid..1re Alachl ad un Duello fra lor due [oli. r\1a Alachi non 
vi conlentì. E perchè faltò iu uno dc' [uoi di nazione Tofcana, ('he 
diffe di maravigliarfi, come un Signore sì bellico[o e forte ricu[a1Te 
di banerú con Cunibeno, Alachi ri[pofe: dfcre ben Cunibt'rto 11,1 
ubbriacone .e iCimunito: ma che nondimcno fi ricordava, quando a. 
mendue frano giovanetti, che nel Palazzo di Pavia fi trovavano de i 
V z. ca ftra. 



15'6 A N: N A LID' I TAL I A 
 
E Jl A Volg. cafirarÎ di í1:raordinaria grandezza, i quali Cuniberro prendendoli per- 
ANN 06 9 0 . la lana della [chiena can una mano, gli alzava in alto: co[a, che non 
poteva far elTo A lachi. Ciò udito, il To[cano gli cliffe, che s' egli 
non voleva batterfi con Cuniberro, nè pur egli inrendeva di combat- 
tere per lui; e deu" fano fe ne t"cappò, e andò a (rovar Cuniberro, 
a cui narrò quanto era avvenl1to. Andata Ia s6da dell-ot general bat- 
taglia, fi prepararono Ie due Armate per affrontJ.rfi. Ma prima di ve- 
nire a\1'aO:'1lto, Zenone Diacono della Chie[a di Pavia, Cutrode della 
Bafilica di San Giovanni Battifia, fabbricata daUa Regina Gundjberga, 
ficcome perfona, che amava teneramente il Re Cuniberro, e temeva 
cbe refialTe morto in quella campal giQl"nata, gli dilTe, che elTendo 
ripolta Ia vita di tutti nella falute d' clfo Re, & avendofi giufio ti- 
more, che s' egli per disgrazia perilTe, il crude! Tiranno do po mille 
ftrazj leverebbe a tutti la vita: perciò il conlìgliava di cedere a lui 
l' armi e la fopravd1a fua j perchè morendo un par fuo, nulla fi pu- 
rlcrebbe j e campando, ne verrebbe a lui più gloria per aver vimo 
col mezzo d' un [uo Servo. Abborriva Cuniberto di accettar queí1:o 
configlio, ma cotanto fu [congiurato dalle fagrime e preghiere de'tuoi 
più fidi, che fi arrendè, e con[egnò tutre Ie fue armi al Diacono, il 
quale dimentico del fuo grado, e affl[cinato da un'imprudente carit.ì,. 
comparve alIa teO:a dell' e[ercito, e perch' era della ftelTa fiatura del 
Re, fu creduto Cuniberto da tutti. Si artaccò dunql1e la b:lttaglia con 
gran valore daIl' una e dalI' alrra parte. Alachi, ben conorcendo la eer- 
tezza della vittoria, fe gli riufciva di abbattere Cunibeno, fcoperro- 
10, con tanto sforzo de' fuoi I' alTaJì, che 10 fle[e mono a terra j. ma 
ne! fargli Ievar I' elmo, per tagliargli il capo, ed alzarlo fopra una, 
picca, trovò d' a\rer uccifo non CU!1ibcrto, ma un Cherico j e india- 
'Volaw rc1amò: Ah che nulla abbiam Jatto fillora j ma fe Dio mi dà 'VÍf- 
t01"i(l, fo 'Voto d' empiere un poz'Zo di naJi cd orecchie di Cherici. Quelta 
cautela di far prendere I' armi Regali ad una privata per[on.}, allorchè. 
fi andava a i combattimenti, fu poi praticata da alcuni Re di Sicilia. 
La voce [p;lIfa della mane di Cunibeno fece, che l' Armata fua co- 
minciò a ritirarlì, ed era già in procinro di prendere la fug:'!, qua.ndo. 
Cuniberto alzatafi la viti era fi fece conofccre al [uo Popolo) e gll ri- 
mire in petto if cOioaggio. S' era arrefiato anche }' e[
rciro conrr
rio, 
pcrchè convimo di nulla aver guada
nato. Tornaronh dunque ad or- 
dinar Ie [chiere daIl' una parte e dall' altra, e già erano III pumo per 
menar Ie m:mi, quando Cuniberto mandò di nuovo a dire ad Alachi, 
che non permettefle la marte di tama genre, e vo\elTe plUttotlo com- 
battere con lui a corpo a carpo. Eforra""ano i fuoi il TH"an':1o 
d ac- 
cettar la snda j ma egli rifpofe, che mirava r.e gli S[e
darèt dl Cu
 
nibcrro l'immag;ne di San Michele Arcangelo, davant1 alia. quale gh 
avea prefiato giuramento di fedeltà. Allora arditamenre gli rICpof\.: uno 
de' [uoi: SigllOïc 
 '/,'oi per paurt1. mirate quello Stend.'lrdo; ma teiupO 11M 
ì pi:'t di far qucfle rzßcflioni. Si ripigliò dunque la bJrtaglia, e gnnd
 
fu il maccllo da ambedue Ie parri. Ma fÏnalmente il crudcl TJranno 
1\1.- 



ANN A LID' I TAL I A. 157 
Alachi rrafirto da pill colpi, firamazzò morto a terra: e I' eCercito fuo E II. A Vo1g. 
per queLto fi diede alia fuga; coo poco utile nondimeno, perchè quei, A N NO 69 0 . 
che avanzarono aIle fpade, trovarono la morte nel fiume Adda. A 
Guefta giornata dice Paolo Diacono per onor delJa fua Patria, che 
non fi trovarono Ie truppe di Cividal di Friuli, perchè avendo per 
forza preftato il g
uramento ad Ala
hi] non v?llero 
tTe
e nè in aiuto 
di lui, nè di CUOIbero; ed allorche h attacco la rnlfchla, re ne an- 
darono a cafa. Ora dopo la Felice vittoria il Re Cuniberro fe ne tor- 
nò tutto heto e con trionfo a Pavia, dove fece fabbricare un funtuofo 
Sepolcro al corpo del Diacono Zenone da\Tanti aHa porta della Bafi- 
lica di San Giovanni Battitla. 


Anno di C R 1ST 0 DCXCI. Indizione IV. 
di S ERG 10 Papa 5. 
di G IUS TIN I A N a II. Imperadore 7", 
di C U NIB E R ToRe 14. 


C Ominciò in queft. Anno I'lmperaàor Gitlj1in;antJ col Cuo leggier 
cervello a cercar prctefii per guafbr la pace già ftabilita con onore 
c vantaggio del Romano Imperio co i Saraceni. Abime/e& loro Califa, 
o fia Principe, per atteftato di Teofane (4), avea già atterrati tutti i (a) Thtðph. 
{uoi Ribelli; ed abbiamo da Elmacino (b), che nell' Ottobre dell' anno ;n Chrono
. 
precedente egli s' era anche irnpadronito della Mecca, Città dell' Ara- (b) Elm
"- 
bia Felice, dove, fe crediamo. a1 Padre Pagi (c), fi vede il Sepolcro 
=:lit-:;: or. 
di Maomelto. 
.'1a il Pagi qui ti lafciò trafportar dane opinioni del (c) P4
;Ul 
volgo, etTendo ceno per relazion de' migliori, che qud famofo Im- Cr;t. BliW'l. 
pollore nacque bcnsì nella Mecca: motivo, per cui quella Città è in lid huts, 
tilnta \'encrazlOnc pretTo i MOJ1fulmani; rna fu poi feppellito in Me- Annum. 
dina, altra Città dell'Arabia, e non già in caOa di ferro, foftenuta 
in aria dalla calamita, come han Ie hlvole di cerri Viagg!atori. Ora 
Abimdec inc1inava a confcrvar la pace; ma il giovane Imperadore vo- 
lea pur romperla. Avendog1i Ablmelec inviaro il triburo pattuito in 
danari di nuova Zf'cca, e diveru nel conio da i precedenti, Giulli- 
ni:mo ricusò di riceverli. II fmbo Califa, moftrando paura, fi racco- 
mandava, perchè la pace duratTe, e fotTe accettato quell'oro; e l'lm- 
peradore fempre più alzava la tefta, credendo queUe preghiere figliuole 
di debolezza. Prefe anche un' altra rifoluzione, norr me no fiolta dell' 
altre. Perchè i Popoli dell'Irola di Cipri crano troppo efpofti aile in- 
cur fi oni dc' Saraceni, gli venne in penfiero di tTafporrarli tutti altro- 
ve. Un
 gran copia d' effi perì per naufragio, 0 per malartie; altri 
co i loro Vefco\'i furono pofii nella Provincia dell' Elle(pomo; ed al- 
cm:1Ï tùggendo fe nc tomarena aIle lor cafe, retlando con ciò quella 
feliciffirna Ifola aUa difcrezion de' nemici del nome Crifliano. Si 
tiene, che in qudl' Anno terminaff'e i giorni del 1uo viycre 9""eoporo 
. Arci- 



15'8 ANN A LID' I TAL I A. 
E1I." Voig. Areivefcovo di Ravenna, che ebbe per {uccel1ore' D,1mial1o, it quale 
fa)N 



l
: fu 
onfeerato in RO!'TIa. Agnello S
rittorRave
m
te (R)! novcecnto 
Yit. Epiftø- a,nm fono, eel de[crIve p.er uomo dl gra!1de u!11IJra, manluetudine, c 
p,r. RRven- 51 dab bene , ehe effendo morto un Fanemllo mfermo, a lui ponato 
nat. T. 
I. dalla Madre, perehè il crefima(Je, pregò 5i ifianremenre Dio, che il 
Rer. ItRIIC. r
fufe.ïtò p
r tanto tempo, ehe. potè .da.rgli 
a 
reíin
a. E in queUi 
gl
rnt torno a Ravenna q
e1 G
ova
lm
czo, 
I CUI paTiamm.o di fopra 
all Anno 679. ehe era f.111tO a 1 pnml poll! nella Segretena Imperia- 
Ie, e feee an cora rifplendere la fua f3pienza per tuna l' Iralia. Cef>ò 
parirnente di vivere in quefi' Anno 7êoderico II r. Re de' Franchi di 
nome; perehè la Regale autorità era oc.cupata da PippillO il Groffo, 
fuo Maggiordomo. Probabilmente in quefi' Anno fu da i Greci tenuto 
in Cofianrinopoli il Concilio Trullano, porchè celebrato nella Sala deUa 
Cuppo]a dell' Imperia] Palazzo, dove furono fani mold Canoni e De- 
creri riguardanri la Difciplina EccJeIiafiiea, in 'fupplemento, diceano 
eíIì, de'Concilj Generali Quinro e Sefio, ne'quali niun Canone fu 
.pubb]icato intorno alla Dirciplina. Non apparifec, ehe il Romano 
Pontefiee mandatTe Legati appofia ben ifiruiti per inter"enire a que! 
{h) !:n.flaf. 'Concilio j e quantunque Anafiafio (b) fcriva, che i Legati della Sede 
In rlt. Srr- A n.. I . ,. .. fc Î. ' m . fi d 
:ii 1. POllO lea v mtervennero, e mgannau ottolcn ero: tuttaVl:l on a- 
'tamcnte fi crede, che fotto nome di Legati intenda Anafiafio gli or- 
din
r; Apoerifarj, Re[pon[ali, 0 Nunzj vogliam dire, che ()gni Pon- 
tefice [olea teneTe alia Corte rnlperiale per gli affari della fua Chiefa, 
die .non aveano l' autorirà di rapprefenrar ne' Concilj ]a pe-r[ona del 
Cavo vi{jbile ddla Chief a di Dio, cioè del Romano .Ponrenee. Co- 
munque fia, cor:;. indubirata è. çhe inviati a Roma per ordine delI'Im- 
}-eradore que' Canoni, can eíf'ere flato lafeiaro nella carta jl lito voto 
dopo la fottoferizion dell' Imperadore, aeeiocehè il Papa Ii rotto[cri- 
"dTe in primo luogo, e avanti aUe [otto[erizioni già f..1tte da j Pa- 
triarchi d' Oriet'lte, Papa Sergio, Ponrefiee zelantiffimo, rieusò di :IC- 
certarli, e {j protefiò pill rofió promo a dar Ia vita, ehe ad appro- 
varli . 'E eiò pcrehè alcuni di que' Canoni erano conrl".uj aJla,pura Dlfci- 
p]ina della Chiefa Romana, e prineipalmente quelli di pelmertere di 

 itener Je Mog]i, e ]' ufo Joro, a chi era ordinato Prete, e ilproibire 
il digiuno del Sabbaro, con altre fimili determinazioni, ehe j Gleci 
diroi fofiennero, ma non ebbero luogo nelIe Chie[e d' Oceidente. So- 
pra di che è da vedere -quanto h[eiò [erino il Cardinal Baronio (c). 
Certo può dirfi firan3. cora, che non Ii fappia ben l' anno dl que} Con- 
.cilio, e che gli Ani d'dTo llè pure anric3menre fi trovaiTcro ne gli 
6[t. Archi"i delle Chie[e Parrjarc
1i, di manicra ehe a' tempi ái Anallaho 

n) 
=taJ. 'Bibliotecario (d) {j duhitava in6nu, fe verameme tutti i Patriarehi d' 0- 
.d 
)'''od:8. rieme vi foffero inrervcnuti i e par certo diffjcile di quello d' Alel1an- 
dria, che ..c:ra àllor
rotto il giogo dc' Saraceni. 


(c) l1Rr,,,. 
.Annal. EtC. 
aJ .Ann. 


.Anno 



ANN ^ LID' I TAL 1 A. 


159 


Anno di C R 1ST 0 DCXCl I.. Indizione v.. 
di S ERG 10 Papa 6. 
di G IUS TIN I AN 0 II. Imperadore 8: 
di C U NIB E R ToRe I 5. 


G lufiiniano, Augufio più che invaCato dalla voglia e fperanza di tor Eu Volg.'" 
dalle mani dc'Sar'lceni tante Provincic occupate al Romano Im- ANNO 692.. 
peri
, in que
' Anno finalment
 Ja ruepe co!", loro, (ø) ..Di quegli 
chla- (a) Tht'l h . 
vonl, ch' egh
 aveva trafportau 10 Aba, ablh all .
rml, ne rauno. ben in ChronDg. 
trenta mila, e con quefie ed 
ltre [quadre marclO a Sebailopoh con 
òar principio alla guerra. Mandarono j Saraceni a pregarlo di pace, 
protefiando,. che Dio vcnditherebbe la roaura indtbitamente cia Iui 
faua de' trawlti j ma trovarono, cbe avea turati gli orecchi. Si venne 
dunque all' armi. I Saraceni condotti dalloro Generale, appellato Mao- 
metco, app'erero ad una lunga a11:a Ia. rcrittur:t ddh l.>ace, e la fecero 
fervir di pennone. - II .comb
ttlmento fu a
pro, e a tll
ta prima toccò '. 
la peggio a i Saracem. (N Ice foro (b) rCflve 11 contrarlO) j ma avendo (b) NItt!h. 
10 rcaltro lor Generale inviato rotto mano al Capitan de gli Scbiavo- In .Chronlco. 
ni un turcaßo pieno di roldi d' oro, con promelre an cora di maggiori 
vantaggi, l'induße a difertarc con venti mih de' fuoi: con che refta- 
rono tagliate l' ali all' efercito cerareo. Ponato intanto a Coftamino- 
poli l' avvito, che il Romano Pomdlce (c) avea negato di prefiare il (c).A 
 if. 
r
o a{[en[
 a i decreti del C.on
ili
 
rul
ano, 
 nè pur s' era degnato in. 5r':;;, "I: 
dl leggerh, non mancarono 1 Grect d attlzzar 1 I mpcradore Contra del 
buon Papa Sergio, e durarono ben poca fàtica, perchè egli già era 
incamminato rulie pedate deB' A volo cattivo, e non già dell' onimo 
l>adre [uo. In dirpregio .dunque del Papa mandò egli a Roma uno dc' 
fuo! U6ziaIi per nome Sergio, che pre[o Giovßnni Ve[covo di Porto, 
e BonifßÛo Ccnfigherc dc:ll.t Scde A poftolica, quafichè co i lor' con.- 
11gh avdrero difiolto il Papa dall' ubbldire a i cenni Imperiali, amen- 
due Ii condußè a Cofiantinopoli. Non finÌ quì la faccenda. Invlò di. 
poi Zacheria, uno delle. rue guardie, cbe ponava ciera di Capitano 
Spavemo, con ordme dJ menar 10 fieíf'o Papa Sergio allaCorte. M. 
o fia ch'eg1i, pelchè non fi poteva efeguire sì nero di[egno fenza un 
forre braccio d' ilrmati, con6dalre ad altri l' ordine dell'iOlqun Auto. 
n; 
 () che in altra maniera tra[piralre il fuo mal taleoto: Dio volk, che 
fi movelre il cuor de' foldati fieGi in favore del Vicario fuo, e che a 
truppt. accorrelrero fin da Ravenna, e dalla Pemapoli, per impedire 
ogn' mfu1to, che fi volelre fargli. Zacheria al vederc quefta inafp
ttata 
rcena, tutto [gomentato gridava, che fi ferraíf'ero Ie pone della Cit. 
tà j ma non era afcoltato. Pcrò temendo de1b pelle, tremante fi. ri- 
fugiò nella camera dello fielro Papa, e con lagrime fi mitc a prega. 
Ie il fanto Padre, (he avdft: pietà di lui, nè pcrmetteffe, che gli foGe 
fattQ
 



lé'O ANN A LID' I TAL I A. 
ER A Voig. fano oltraggio. Entrato intanto I' efercito RavC'nnate per la Porta di 
ANN Ð 692.. San Pierro, corre al Palazzo Lateranenre, anf.1I1tc di vedere il Papa I 
perch' era corfa voce, che la n,>tte era fiato prefo, e metro in nave, 
per menarlo i
 Leva!1te. Erano 
hiuC
 [
tte Ie po
te del Palazzo i 
minacciavaaao 1 foldau con alte gnda dl gmarie per terra, fe non fì 
aprivano; e a quefte voci 10 Cgherro Zacheria corfe a nafconderfi fotto 
il letto del Papa, tenendofi pe
 perduto; fe non ch
 il Papa gli fece 
animo, afficuran
olo, 
h.e non gh iarebbe re
ata moldha alcuna. A per- 
le Ie porte I ufci fuon II Pontefice, e lafcloffi vedere alIa miIiz.ia e at 
Popolo, che efultarono in rimirarlo libero e fano. E cefsò bene Ia 10- 
po anfietà e foga per Ie buone pargle del Papa; ma per I' amore e 
riverenza loro verro Ia fama Sede, c verfo I'innocente Pontefice non 
vollero defi ftcre dal far Ie guardic al Palazzo, finchè non videro ufcir 
di Roma quell' empio Zacheria, ch
 fe n' :mdò fcornato, e fonoramen- 
te applaudito da mille villanie della Plebe. Potrebbe eífere, che fuc- 
cedetre più tardi quefia reeoa in Rama, cioè a nell' Anno ièguente, 
o ne\1'a1tro apprefTo, perchè AnaHafio aggiugne, che nella ftdIo tem- 
po per gaftigo di Dio I'iniquo Impcradore fu privata del Regno; del 
chc parleremo fra poco. 


Anno di C R 1ST 0 DCXCl I I. Indizione VI. 
di S ERG I 0 Papa 7. 
di G I us TIN I ANO II. Imperadore 9. 
di C U NIB E R ToRe 16. 


N Ella guerra fucceduta fra i1 Re CunihlY10, e il Tiranno A/achi, 
quantunque il Duca.to del Friuli vi ave
e tanta. pa.rte, pure Pao- 
lo Diacono non fa mc:nzlOne alcuna, che VI fotTe Intrlcato Rodoa/dø 
fa) PICNlus Duca di quella contrada. Abbiamo ben5ì da lui (Q), che dopo quella 
.Dia,.lib.6. guerra, trovandoti etfo Rodoaldo Ionrano da Cividal del Friuli fua 
ClCp. ). refidenza, Ansftido Jel GafleUo Reunia occupò quella Città col fuo Du- 
caw tenza licenza del Rc Cuniberto. Certificato di qucLta fua disav- 
venrura Rodoaldo fe nc fuggì in I {tria, e di Ià per mare patraw a 
Ravenna, andò a Pavia äI Re Cunibeno, per implorare il fuo aiuto. 
Ansfrido 0 lia che fì IaCciaOè: confilii1f d.llla fuperbia ed ambizione a 
temar cofe più grandi, 0 che non voldfc arrenderfi a gli ordini del 
Re, pafsò ad un' aperraribellionc comra di lui. Ma per buona ven- 
tura fu prefo in V e!"ona, e condono a Pavia. Cuniberto gli fece Ca- 
var gli occhi", e cacciollo in efilio. Dopo di ehe diede 11 governo del 
Ducata del Friuli ad un ,Fratello di Rodoaldo, per oome AtloiJ
, 0 fia 
.Aldone, ma cel folo titolo di C onftí 'va/ore del Luogo, c.ioè di Luogo- 
tenente, fenza faperti, perchè RoJoaldo ne refhtfe cfclufo. In quell' 
Anno i Saraceni ridulfcro in lor poterc I' ^rmenia, e però dive.'?uri 
FlU 



ANN A L J D' I TAL J A. 16 r 
più orgogliofi e cruJ
li, 
eguitar<?no a f.1
 delle rcorr
rie per. Ie 
ro- ER A Volg. 
vincie d;::l Rom,mo Impeno con mcredlbll danno de I Popoh. CIrca ANr.;O {.93. 
quefii tempi per attelÌato del Copra menrovato Paolo .Diacon.o (a), 60- (a
 Paul:ls 
ri in Pavia Felice, u'-)mo valente nell' Arte Grammatlca, ZIO paterno Dlaconus 
di Flav.iano, che fu P?i Maefiro del ,?
de
mo Paolo. 
ra. e
li Lmt
 
 6 8 . c. i. 
in grazla del Re CUOlberto, che ne nport() oltre ad aim ngu.udevoh 
doni, anche I' onorevol regalo di un bafione ornato d' oro c d' argen. 
to. Tenne conto 10 Storico Paolo di quefio fatto, che parrà una mj- 
nuzia a i nofiri tempi j ma in que'tempi dell'ignoranza anche un folo 
bu('>o Grammatico Ii reneva per una rarirà j e quefii tali poi in[egna- 
vano non folameme la Lingua Latina, che rem pre p,ù fi and.lVa cor- 
rompendo prefro il Popolo, e prendeva la forma dclla V olgare Italia- 
na j ma eziandio [piegavano i migliori Aurori Latini, e davano Iczio- 
ni di 'luelle, che appelllamo Leltcre umane. Arri,"ò pari mente a quefii 
tempi Giovanni Vefcovo di Bergamo con odore di gran [aritirà. Egli 
era intervenuto al Concilio Romano dell' Anno 679. e Ie Storie di 
Bergamo raCContanð molte core di Illi, ma [enza eßère aßìfiite da an- 
tichi Documenti. Sappiamo bensì dal íùddetto Paolo Diacono, che 
eiTendo liato invit:lto dal Re Cuniberto ad un ruo convito, gli [cappò 
detta qualche parola, di cui fe ne offe[e il Re. Ora dovendo egh tor- 
narc a cala, Cuniberto gli feee apprefiar UI) cavallo indomito e fero- 
ce, [ollto a fcuotere di CelIa chiunque ardiva dl c:J.valcarlo. 
la que- 
fla befiia, allorchè il Ve[covo vi fu montaro fopra, divenne sì piace- 
vole e manfll
[a, che a gui[a d' una Chinea placidarnente il condulT'c 
al iLIO alloggio. Ciò rifaputo dal Re, fu cagione, che da lì innanzi 
onoraiTe maggiormenre il fanto V e[covo, con donargli an cora 10 fieiTo 
Cavallo, ammanrato dal roccamento della fua [acra per[ona. 


Anno di C R 1ST a DCXCIV. Indizione VI I. 
di SERGIO Papa 8. 
di GIUSTINIANO II. Imperadore 10. 
di C UN I BE R ToRe 17. 


S Econdo Teofane (b), e Niceforo C,), in quell' l\nno feee quanto 
b) T!m,h. 
, ,. . . .. . m ChrOilO 
pot,e I.lmprudente e 
alvaglO Imper
dor ,Gmfltnl
n(j per marG .ad- (c) Xiup't: 
dolra 1 odlo del Popolo dl Co!tantinopoh. Sera eglt daro a fabbncar in Clmnico. 
nel Palazzo, e 10 faeeva cingere di muraglia a gUila di forrezza. 11 
S:>prinrendenre alia fabbriea era Stefano PerGano, PrcGdenre del Fifco, 
e Capo de gli Eunuchi, uomo fanguinario, e [ommamenre crudele, 
che adoperava a pill non pollò Ie ingiurie e it baftone contra de' po- 
veri operai, e fece lapidarne alcuni ancora de' capi. 
leila [elvaggia 
beilia in tempo, che l' Imperador
 era fuori dclla Cittå, osò di itdf- 
fil.4re, come fi fa a i ragazzi, la fieíf'.1 Ana!lafia Augulh, Madre d' clIò 
Tom. Jr. x 1m. 



162. ANN A LID' I TAL I A. 
E It A Vo l g. I mperadore. Oltre a ciò Giufiiniano dichiarò fno gencrale Logorera:t 
ANNO 694, cioè Soprintendcnte al1' Erario, un ceno Teodow, dianzi 1\1onaco, 
per[ona pari mente tmpaltata di crude1tà, che attcfe a cavar danari per tut- 
te Ie vie, e fotto varj preteiti, dal Po polo , mani..izzandone mo1ti con 
2ttaccarli aHa corda, e con paglia acccfa di fotto, che col furno Ii tor- 
memava. l\Iolto tempo prana aveva egli creato un Prefctto della Cir- 
tà, diligente in far carcerare Ie perrone, con lafciarle poi per più an- 
ni rnarcir neUe prigioni. E perchè Callinico Patriarca non conremì alia 
difiruzion d'una Chiefa, Ja prete eziandio contra di luL Nell' Anno 
preCenre il Generale de' Saraceni Maometto, fen'cndøfi de gli Sdua- 
voni de(ertati, che erana ben pratici del pacfe, condu(fe via una gran 
quantità di prigioni dallc Provincie Cri fiiane, e nella Soria fece un 
irnmenfÐ macello di porci, beille, chc i Maornett:lni hanno in abomi- 
na7.Íone" eíTcndo al pari de' Giudei loro 
mcora. vietato il mangiarne la. 
carne. Intorno a quelli tempi n,lrra Paolo Diacono (a) un fatto acca- 
Juto al Re Cuniberto. Stava egli trattando nd fuo Palazzo di Pavia 
col ruo Caval1erizzo (Alarpais nella Lingua Germanica Longobarda) 
Ji tor la vita a Graufone & A/done potenti Fratelli Brefciani, de' quali 
ho parlato di fopra, perchè dopo la nbellione d' Alachi non fi dovea 
fidar di lora, 0 pure perchè avea voglia di fame una forda vendetta. 
Q1ando eccoti vc:nirú a pofar rulla finetha, prc(fo cui la difcorrcv-a- 
no, un mofcone. Cuniberto prefo un co1tello volendolo uccidere, gli 
tagliò folamcnte un piede. In quefio mentre andavano a Cone i due 
Fratelli fuddetti, che nulla fapevano dl quefia trama,. e rrovandofi vi.. 
cini alia Blúhca di San Romano Martire pre{fo al Palazzo, s'mcon- 
trarono m un zappo, a cui mancava un picde, il quale gli avviso, che 
fe and,wano a trovare il Re, era sbrigata per la loro vita. Em perciò 
irnmediatameme fcapparono pieni di fpavemo nella ruddetta Bafilica, 
e fi rifugiarono dictra aU' Altare. Cumberto,. chc tecondo il roliro gli 
afpcttava, non veggendoli comparire, ne dimandò conto;. e faputo, 
eh' erano corfi in ia.crato, commciò a fare un gran rumore Contra del 
fuo Cavallcnzzo,. quaúchè egh ave{fe rivelato il regrew. Ma queilo 
gli nfpofe, che da che fi cominciò a parIar di quell' affare, non s' era 
mai mo(fo di fotto a gli occhi fuoi,. e però non poter fuffirtcre, che 
ne aveíT"e detta parola con alcuno. AHora Cuniberto mandò per fape- 
re da Aldone e Grau[one il motivo, per CUI s' erano ritirati nelluogo 
facro? Rlfporero, perchè lora era ihto detto, che il Re macchinava 
contro la loro. vita. Tornò a mandar per rapere, chi ave(fc lor dato 
un sì f.1tto avvifo: altrimenti che non ifperalTero mai la grazia fua. 
ConfeíT"arono d' averlo intefo da uno zoppo, che aveva una gamba di 
legno. AHara il Re Cuniberto intefe,. che la mofca, a cui avca ra- 
gliato il piede, era uno Spirito maligno, ito a fpiare i fuoi fegreti per 
poi rivebrli. Perciò immantenente inviò a chiamare Aldone c Grau- 
fone (otto la (ua Real parola j palesò 10ro i fof petti 0 mot ivi a v uti di 
far loro del male j e da.lì innanzi Ii tenne per fuoi fedeli Sudditi. Ho 
raccontato quc:ilo fatto, come fia. pre{fo Paolo Diacono, affinchè íi 
cono- 


(a) Paulus; 
Diac01ZlH 
I. 6. c. 6. 



ANN A LID' I TAL I A. 16 3 
· conoCea la femp1icità e credu1ità, effe
ti dell' ignor.an
a di qudli tem- E It A Volg. 
pi. AIIora ci volea poco per dare ad IOtendere, cloe per tar credere ANNU 694. 
aIla buona genre ropranaturali gli avvenimenti natura
i, e quel che 
 
peggio, cote vere Ie f.1
ole ftdTe.anche men.degne dl. fede. In que ft. 
Anno, re vog1iam fegUltare Camillo Pellegrmo, a Gifolfo I. Duca dl 
Benevento defunto fuccedette Romoaldo II. nel Ducato. Il Sigonio, 
il Bianchi, e il Saffi rapportano all' Anno 697. la morte di Glfo1fo, 
e la crcazion di Romoaldo. 10 reguendo Anal!afio Blb1iotecario , ne 
parlerò più abbafTo. Circa quefti medefimi -tempi, eíf
n
o mancato di , 
"ita Adone 0 Aldone Luogotenente del Ducato del Fnuh (a), fu crca- (1: Paulus 
to Duea di quella Contrada Fcrd,ifo, nativo dalle _pani della Liguna, [>/t ontls . 
llomo :lItero, e di lingua tfoppO lubrica. Ma forle ciò avvenne ndl" c. -
. 
Anno .egueme, feftanJo in troppe tenebre in volta la Cronologia di 
<Iue' Duchi. 


Anno di C 
 1ST 0 DCXCV. Indizione VI I I. 
di S ERG 10 Papa 9. 
di LEO N Z 10 lmperadore I. 
di C u l'; I ß E R ToRe I 8. 


. 


L A mala condo[ca di Giufliniallo I mperadore giunfe fina1mentc in 
quell' Anno a produrre de' gr.wi [concerti, e qlJa/Ï la total lua ro- 
vina. Se credlamo a Teofane (0, av(;va egh ordmato a Stefano P.uri- 
ziCY, e (uo Generale, di fare una none un gr:m maeello della plebe di 
Col!ammopoh, e che cominciaíTe doll P J.triarca CtJllinico. N ieeforc (c) 
nulla dice di que\lo, e porrebbe efTere una Voce fparfa dipOJ, per proc- 
curare di giutbficar quanto avvenne. PCI' tfe anni era ltato detenUto 
nelle careen Leol1zio, Generale una volta dell' Armata d' Oriente, e per- 
fona di gran credno. All'improvvifo 1'Imperadare il Ilber
, e fcioe- 
camente ndlo llelTo tempo gli re1btuì il comando dell' ilrmi, con f.1r- 
]0 partire ne! medefimo giorno verro l' efercitû. Si fcrmò Lconzio h 
notte a Giulianifio Porto dl Sofia, do\'e prefe congedo da'luoi Ami- 
ci, che crano accodi a congratularfi, e ad augurargli il buon viago-io . 
Fra qudb erano Paolo di Callillrata, e Floro di Cappadocia, am::ndue 
Monaci, dilettanti più di Strologia, che di Tc:ologia, i quali più voi- 
ce vifitandolo alia prigione, gli aveano predct[O, che divemercbbe in 
breve Imperadore. A queiti rivolto Leonzio dimandò loro, dove for- 
rero terminate Ie lor predizioni, quando il miravano andar lungi da Co- 
fiaminopoli a cercar non un Trono, ma bensì la motte. Gli nfpolero, 
che quello era appunro il tempo, e che fattofi coraggio, tencfTe lor 
dictro. Come entraíTe in Coltantinopoli, fe pur ne era fuori, no1 di- 
ce 10 Storico. Solamente fcrive, che Leonzio prelì feeD i ruoi dome- 
fiici coll'armi nndò quella notee al Pretorio, e bll/Taro alla pona, co- 
me re l' Irnperador veniífc per fentcnz.iar alcuno de' carcerari, il Pre- 
X 1. fecto 


(b) Theo- 
pbams jn 
Chronogr. 
(c) NUlph. 
in ChTOnICI. 



I6f ANN A LID' I TAL I A. 
ERA Volg. feno corre in frena ad aprirc; ma appcna ufciro, refiò prero e ben 
ANNO 695. legato da gli uomini dl Leonzio. Emrati pOI denrro rpalancarono [ut- 
tc Ie carceri, dove erano moltil1ìme perlone nobili, t"d avvczze al me- 
flier delta guerra, che ivi da rei ed :mehe otto anni ttavano rinehm- 
fe. Con quello numerofo dr3pcllo, provvcduro in brc\'c d' armi, cOI'[e 
Leonzio alla Piazza, gridando al Popolo, che veniíTe a Santa Sofia, e 
così fece proelamarc per Ie comrade della Citta. Cor[ero a mlgliaia 
i Clttadini cola, ed imanro Leonzio co i N úbilJ [carcerati fu a [lo\'a- 
re il Patriarca Callinico, a cui Ii feee credere II pcricolo, de gli fo- 
vrafì:avJ; pregollo d. venire al Tempio, e che gridaíTc ad alta voce: 

eflo è i/ giorno lauo da/ Signore. Tuno fu e[egUltD. Fu pn:[o Giufli- 
niano, e condotto la manina nel Circo: quivl gIJ fu reelio il nafo, m \ 
non già la lingua, come h.l per CI rare il TeLlo d. Teofanc; e la pub- 
blie.l detcrminazione fu di mandarlo in elìlJo, coofinandolo In Cherlo- 
na Cinà delta Crimea. Teodoro, e Stcf.mo, qu.:' due erudeli Minitlri, 
de' quali s' è parl.l.to nell' 1\noo prcecJt'/Hc, rcLlarono vÍ[tlm,l del furor 
della Plebe, c bruciati vivi. Terminò la Tragcdi:1 con venire accla- 
mato Imperadore 10 nefTi.) Lconzio promotor del rumulw. Per Centimen- 
(a). 
Ilgius to del [>.lgi (a) mort in que{1:' ,\nno Clodo.vco Ill. Re de' Franchi, e 
Gmu. Bar. gli [uccederre Childcberto II I. [uo Fratello, governando inranro la Mo
 
oalchia Franze[c Pippino d' Eri{hllo [uo Maggiordomo. 


Anno di C R 1ST a DCXCVI. Indizione IX. 
di S ERG 10 Papa 10. 
di L F a l-i Z J 0 Inlperadore 2.. 
di C UN I ß E R ToRe 19. 


V Eri{jmihlleme in queW Anno [uccedeue in Ravenna una funefia 
(b) Agnel!. avventura, narrata da Agndlo Storieo (b) di Guella Citt
, che fio- 
Ylt. Eplp- ri\'a circa I' .-\nno 830. Era un collume pazzo di que! Popolq ogni Do- 
lor. Rnven- rnenica c Fclla di preceno di u{cire dopo tl pranzo fuori della Cirri 
nar. T. I ll. dalle varie Porte per andare a combatter fra 'oro. V' andavano giova- 
Rey. ita IC.. h . r: II ' d h d N b I . 
OJ, veec I, e ranCIU I, e. anc e e' I 0 I I, e VI coneorrevano ancor 
delle Donne. La banaglia confiHeva 10 rirarli de' fai1ì colle frombole. 
Accadde, che un dl ft sfidarono quei della Porra TIguricnfe, e Guei 
della Potlerla, 0 fia picciola Porta dl Sommo V ico. Refiarono [upc- 
riori i pnmi, e mel1ì in fuga gli avvcr[arj, gl'in[eguirono con tal fu
 
ria di faíT,ltc, chc ne uccifero molri. L-\rnvati i fugitivi alla PoHer1a, 
la chiu[era; ma giumivi ancora i vincirori, la giuarono per terra, e 
trionf:lnti poi fi riduíf'ero aile lor cafe. Nella ftgueme Domeniea ulci- 
rono parimenre da queUe Porte i Giovani a giocare aUa ruzzola; ma 
tardarono poco a lalèiare il giuoco, e a venire a battaglta. AJopcra- 
Il)no f.'1I1ì, bafloni, e [pade, ed aíTaiffimi de' Pofierlefi rima[ero freJdi 
ful campo.i e più ve ne rarebbol1o rc1ta.ti, fe non yi folfe fiato }' uto 
. . b 



ANN A LID' I TAL I A. 16, 
rra loro di dar quartiere a chiunque 10 chiedeva. Agnello [crive, che ER A Vol!!; 
quel1:' ufo di lafclar la vita, e non dlr PIÙ perco{fe a chi [uppliehevo- ANN o 69ú. 
le Ii raecomandava, durava ancora a' [uoi tempi: regno che non s' era- 
110 peranche dlfme{fe tòmigliami perieolo[e e [propofitc\te zuffe, delle 
quah fi trovauno pure efempli in aim: Cmà, e duraro
o poi per più 
St'eoli. Per qudte perdite [altò in euore a i Pofterlefi dl fame una Ipa- 
ventofa vcndett:l. Fm[ero pace ed amieizia, e una Domcniea, trovan. 
dofi II Popolo alia Chiela Orfiana, allorchè finite Ie facre funzioni era- 
110 tutti per andare a pranzo, cadauno de' POI1:erlefi c
m belle p
roJe 
invltò t'cco a dciinare alcuno de' Tigurienfi, per magglormeme aflod::.r 
l' amittà fra loro. V' andarono alia bu,)na i Tlgurienli, chi in quefta 
e chi 111 quella cala, e tutti furono in diver[e manicre privati di vita, 
e i lor cada\'en gittati neUe cloachc, 0 tèppelliti t
Hterra, dl modo che 
fi vldero manear tante perrone, [enza che Ie ne tàpclTe il come. Quindi 
la Cirtà fi riemplè turta di gemiti, di grida, e fpczialmente dl terro- 
re, perchè la dltàvvemura dl quelh tencva in paura ognuno. Allou il 
fanto Arcivefcovo Damiano intlmò per trc giorni il digiUno, e una Pro- 
ceffiùne di pcnitcnza, dlvl[a in varj Cori. Andava egli coi Cherici e 
Monaci, tutu vdhti dl tacco, colle tdle coperre di cencre, e co i pie- 
di nudi. ScgUlt.lvano i Laicl 51 vecchi, che giovani, e fanciulli, ve- 
ftlti dl ciliclù, e co i capelli fcarmigll<ui. Pofcl:1 le Dùnne mantatc, Ie 
vergini, e Ie vedove, tutre tenza verun onufl}cnto, e in ablto politi- 
va . Fmalmcme I Poveri forrnavano I' ultima têhlera; e tutti queth Co- 
ri anda\'ano feparati I' uno dall' altro, qu.mto è un mezzo tiro di pie- 
tra, recitando Salmi di penm:nza, e implorando la mifericordia di Dio. 
Scrvlrà qud1:o rat:con[O a I Lettori per intendere L' antichità di certi 
ulì lodcvoli, che nmavia durano nella Chre[a C<tttoliea. Dopo i He 
giollll Curono fcopeni i cadaveri de'Tigunenfi uCCIfi j gafiig,ui a do- 
vere i tr;ldltori, cd anehe Ie )N Mogli e Flghuoli j e le ole tune di 
que! RlOnc atterr,ne, e pollo il nome dl Rione de gl1 A{faOini a qucl 
11[0, nome conlervato fino a i tempi ddlo St()rico A '7ncllo. Delle lor 
mlt1èrizic nlun.) ne volle toccare: di tutte fi fece UI) t
lò. Sotto Leon- 
zio r\uóullo íì godè in q'lcn' Anno una rranquilla pace in Oriente. Non 
minore fu qudla in ltal1a lotto il buon Re Cuniberto. 


Anno di C R 1ST a DCXCVI I. IndizÎone XÞ 
di S It R 
 I 0 Papa I I. 
di LEO l' Z I 0 Irnperadore 3-- 
di C U N I ß E R T 0 R
 20. 


S E fi vuol prefi.ar fedc ad uno Storico Arabo, chiamato Noveiri,.. 
e c1ta
o d,d Potdre t'agi, fin I' Anno 691. ad Ahdu/me/;e, 0 1ia Abi- 
melee Cahfa de' Saraceni, riulcì per m
zzo di Afano [uo Generale di 
cccup.uc dopo un fiero aíf'edio Ca.rugme Capitale dell' Affrica, Ie cui 
mura 



166 ANN A LID' I TAL I A. 
I!.tl It. Vol
. mura furono rm-antellate, e il Popolo melfo crude1menre a 610 di [pa.. 
ANN!>> 697. da. Sorte dipol un' Eroina Affricana, donna nobiill1ima, che unito un 
poderoCo corps d' Affricani, ruppe l' eCercito Saracenico, e cofhmCe 
il Generale Maomenano a riurarfi nell' Egitto. Coílui ivi fi fermò 
per cinque anni, finc:.hè ricevuto un gagliardií1imo rinfvrzo di genre, 
tornò in Affnca, e fuperata quell' Eroina, dl nuovo s'impadroni di 
Cartagine e della Provincia. .Ma a noi fia lecito il dubi[ar della fede 
dl quello Stonco Arabe intorno a qucfio fa[[O. Egli viOè per tetli.. 
(a) F.rbeløt. monianza del SIgnor d' Erbelot (a) circa l' Anno 7JZ.. dell' Eglra, cioè 
Bj
tioth". dopo Il 1300. dell' Epoca nonra, e però molto 10ntano da queLl! tern.. 
Omnlat. h pi. N è Teofane (b), nè N Iceforo (c), Scrittori più antichi di lui co" 

b) C T. h heo p ,; nobbero mvahone alcuna dell' .-\fFrica, fana d.t.. Saraceni nell' Anno 691. 
In rOlzø",. - 1 II ' - 
(c) Nittph. e tolameme ne par ano a Anno prdcme. Pare ancora, per quanto 
in Clmnit. s' è .deno, che nell' Anno 69I. Abimelec non avc(fe peranche rOWl 
la pace coil' Impeno Romano. Abblamo dunque da i due fuddcrti Sto.. 
riCI Grecl, chc In queLl' Anno gli A rabi, cloè i Saraceni, colla forza 
ddl'armi fottomlfero al1oro Imperio Cartagine c I' Affrica. Ciò in. 
teto a Cotlantinopoli, non mancò l'Imperador Leonzio di (pedire colà. 
Giovanni Patrizio uomo di grande aff.ue, con un podcrofo fluolo di 
navI, c d' armati. Andò egu, e valoro{amcnte roHa ta catena, che 
ferrava Ii PortO di Cartagine, v' entrò demro, hbero .Ia Città, e ri.. 
nufe nella primiera hbcnà tutte 1'al[re Città dell' Affrica, avendo 0 
cacClau 0 trucldati quanti Saraceni trovò in queUe parti. Oi cosi fe.. 
lice lùcce{fo Cpcdì egli l'avvifo all'lmperadore, cd afpettando i fuoi 
ordini rvernò in queUe patti. Nelle Hole, onde è compona 1'indita 
Città di Venezia, era già crefcluta di molto la popolazione per Ie 
genu dl Terra Ferma concorfe colà. Occorrevano '-pe(fn delle contro. 
verfie co i Longobardi con6nanti j però adunaufi Crifloforo Patriarca 
di Grado, i Velcovi fuoi Suft"raganei, 11 Clero, i Tnbuni, i N obiii, 
(d) DanJul. e la Plebe nella Cirrà d' Erac1ea Cd), quivi concordcmeme crcarono 
in Chr'mitl il primo Duca, oggllji appellato Do 5 ej C qudt
 ft
 Pa.otuccio, al.qu
le 
Tøm. 12... conferirono l' autorita ncceOana per cOl1vocare 11 Conhgllo, co(tIlUlre 
Rey. ItalIC. Tnbuni dclla milizia, e GiudicI per Ie caufè, e far altri atti di go. 
verno del loro l.Jopol o . 


.J 


Anno di C R 1ST 0 DCXCVl I I. Indizione XI. 
di S ERG I 0 Papa 12. 
di T I B E RIO Abiimaro Imperadore I. 
di C U N I ß E R ToRe 2 I. 


(e) The
,h. 
j/J ChronoJ. 
Nietphor. 
;11 Chr
njl'. 


T Orl1arooo in quefl:' Anno i Saraceni con isf?rzo. rna
giorc 
d acr
- 
lir l' Affrica (e) ieco conducC"ndo un formldablle ttuolo dl nav!, 
e venne lor fatto di cacciare dal Porto di Cartó\gine Giovanni Patrizio, 
c 1a ruó\ flott-a, e di atlèdiarlo in un angu{lo luogo. Tanta fu }' in,du. 
fina 



ANN A LID' I TAL I A. 167 
nria di Giovanni, che fi porè mettere allargo, e ricoverarfi nell' [fola EllA, Volg; 
di Candia, da dove fpedì a chiedere all' (mperadore un più vigorofo .ANNO 69 8 . 
rinforz
 di combanemi e di navi. MJ fl.1ccedeue un gran cangiamemo 
ne gli affari; ed intanto i Saraceni ebbero I' agio convene vole per torrc 
a man falva al Romano Imperio turto it rim3.nente dell' Affrica: per- 
dita lagrrmevole 
nche pel Crifliaoefimo, che a poco a poco s' andò 
perdendo in qudle Provincie, con radicarvifi la fola falfa dottri01 di 
M<!ometto, la quale tuttavia vi regna. E quì per gli poco pratici del 
Mondo paffato voglio ben ricordare, che fe mai, rerchè odono fo- 
veme nominare fotto nome di Maomettani i foli Turchi, fi faceffero 
a credere, che gli Arabi, 0 fia Saraceni, tame volte finora menta- 
vati, fofTero gli fid1ì Turchi, s' ingannerebbono di moIro. Sono i Tur- 
chi una nazione di Tartaria, di cui abbiamo anche parlato di fopra, 
ben diverfa. da quella de gli Arabi Saraceni. Adouarono anch" effi col 
tempo la Sctta di Maometto, H:efero per vafiiffimo tratt') di paefe Ie 
loro conquifie, e finalmeme ditIruffero la Monarchia de'Saraceni nel 
Secolo Decimofefi:o, coll'impadronirfi dell' Eg;[to. Ma nel memre, 
che I' Armata di Giovanni Patrizio dimorava in Candia, per panra e 
'Vergogna di comparire a Cofi:anrinopoli davanti aU'lmperador Leon- 
zio, prelèro queUe milizie una rifoluzione da lui non merirata;. cioè 
crearono un ahro Imperadore, e qu
fi:i fu Abfimero Drungario (ufizio 
rniliure) preffo i Curiacati, al quale poCero it nome di <Tiberio. Fa- 
ceva aHora la pette un gran flagello in Confiaminopoli. Davami a 
quella. Cirri fi prer
ntò I' Armata navale del nuûvo Imperadore, e 
fieHe gran tempo fenza potervi eotrare, pcrehè i Cittadini teneano 
forte per Leonzio. Mol per tradimento di alcuni Ufiziali delle folda- 
tefche lhaniere tu lor0 aperto il \'areo. V' entrarono, mifero a facco 
Ie cafc de' Ciuadini, c prefo 1'1 mperador Leonzio, per ordine d
 Abfi- 
mero dopo avergli tagliato il nafo, il relegarono in un Moni fi:ero della 
Dalmazla, 0 fia di un Luogo appellato Delmato. Quindi Ablimero. 
dichlarò fuprcmo Generale del)' Armi fue Eraclio fuo Fratello,. e il 
mandò nella Cappadocia pCi" offen'are i moti de' nemici Saraceni, ed 
oppodì a i loro avanzamenti. Ahbiamo detta all' Anno 6J8. che a 
Papa Onorio riurcì di fmorzare 10 Scirma della Chiefa d' Aqtúleia per 
cagione de i tre Capitoli condennati nel Concilio V. Generale, rna 
roltenuti d.. que! Patriarca.,. e da molti fuoi Suffraganei. Rirornarono. 
poi queUe Chlele a ricadere nel feluimento di prima e neUa divifione; 
mol certo è per attefi:ato di Beda (a), d' Ana!1:afio (b), e di Paolo Dia- (a) Beda de. 
Co no ((), che verCo 9ue1
i t
mpi fi te.nne un Concilio in AGJuileia, t:. 
tat. 
nel qu.ale fu .abb
cclato II. SlOodo Quoto rudde
t?, .avendo op.erato (bJ A
aflaf. 
[anro II fagglo, Papa SergIo con paterne ammomZlom, e con I fi:ru- in Sergio I. 
zioni piene di Joanna, che induire que) Patriarca, e i Vefcovi fuoi lC) Pan/us 
feguaci a ritornare neW unirà della ChieCa. Con che fi pore inte- f'
C01J/4S 
rameme fine a quello Scifmol, durando nondirneno in avvenire j due . . c. 14. 
Parriarchi, l'uno d' "quikia, e l'altro di Grado. Era in que!1:i tempI 
Patriarca: d" A <1uileia. Pietyo) cli. CUI fa men1.Ïonc Paolo Dlacono. N è 
vo'la- 



168 ANN A LID' I TAL I A. 
E 
 A Votg. vo'lafèiar di accennare, q
Ul1to folfe in quefii tempi infelice l.t condi- 
All/NO 69 8 . zion delle Let(ere in I taha, perchè mancanre di Scuole, e di Mae- 
íhi. Solameme qualche ignorante Grammatico fi trovava nclle Cinà 
che inlegnava un cattivo Latino, e COSI face-ano per 10 più i Parrochi 
nelle V ille. N oi oITcrviamo ne gli Strumenri d' allora Sollecirmi e 
B.trbarir mi in copia, rcnza poterfi pcnetrare, in che {bto aHora folfe 
la Lingua volgare de' Popoli Jraliam. Per cagion
 di tanea i:J"noranz.1 
rarilIìmi erano allora coloro, che fcriveffero Libri, e per gra
 tempo 
niuno ci fu, che regitlralfe gli avvenimemi, c la Storia del ruo Se. 
colo, di modo che fe non fi folTe coniervara qudla di Paolo Diaco. 
no, in una gran caligine reíh:rebbe la Storia Italiana dl qucfi:i tempi. 


Anno di C R 1ST 0 DCXCIX. Indizione XI I. 
di S ERG I a Papa 13. 
di T I BE R I a Abfilnero Irnperadore 2.. 
di C UN I BE R ToRe 22. 


(a) Theoph. 
in Chronog. 


L ' Armata di 7Zberio Augufio, per relazione di Teofane (a), in quefi:' 
Anno emrò nelle Provincie ruddjte a i Saraceni, e giunlè fino a 
Samofata, rnettendo a facco tutti que" paelì. Fama fu, che uccidl.ITero 
ducento mila dl que' Barbari. Ma fe 10 Stortco vuol dire di arm:ui, 
narra un fano, che non fi può credere; re pOI parla dl difarmati, di 
fanciulli, e di donnt
, racconra una crudeltà indegna di foldati Cri- 
ítiani. Agnello Scrinor delle Vite de gli Arcivelèovi di Ravenna (b) 
dice accaduta circa C)uelli tempi un'avvenrura, ch'io non vo'tacere, 
acciocchè lèmpre più s' inrenda, quanto facili toß'cro ne'Secoli bar- 
bari alcuni ad inventar delle favole, e più facili Ie gemi a berrelc, e 
crederle verirà contanti. Per cagione dl certe opprclIioni 
àrte al IlIO 
MoniLlero di San Giovanni, fituato tra Cc(area e ClaITe ncl territo- 
rio di Ravenna, Giovanni Abbate d' eITo Luogo (e n' andò a CoUan- 
tinopoli; e benchè fi fermalTe qUlvi per molri giomi, mai non pOtè 
veder la faccla dell' J mperadore. Ruminando fra sè varj penfieri, un 
dì pofiofi rotco la nneih.1 della Camera, dove (1:ava l' Jmperadore, co- 
minciò a canrare de' ver(etri de'Salmi incoJ"Oo aHa venma del Signore. 
Andò una delle gUdrJie per cacciarlo via; ma l' Impcradore, che pren- 
dea piacere in udirlo, fcee regno dalla fineílra, che non gli folTc data 
moleltia. Fi-niro che ebbe di cantare, il chiamò di ropra, afcolto il 
motivo della flu venuea, e ordlOò, che gli foOe farto un buon Di- 
ploma per la ficurczza dc' Bcni del lùo Moniltero. <?ltre a CJÒ I'L-\b- 
bate il (upplicò di una Lenera in fuo favore all' Elarco, pcrchè nd 
dl lcguente fcadeva il termine, in cui egli doveva intervenire ad un 
contradmorio col luo avverCuio; e mancando, la Sigunà indoua (a- 
rebbe gravala. L' Imperador gli fece dar la Lenera fCritta di buon 111- 
ChlOfiro, colmcfe c g!Orno, edell' Impenal figIllo muni[a. \-o!o(ì"t:ne 
l' Ab- 


(b) .A[nell. 
Tom. II. 
.Rer. ltaliç. 



ANN A LID' I TAL I A . 169 
l' -\bbate tuno lieto fuBa fera al Porto di CoftaminopoIi per cercar ERA Yo!". 
nave che veni(1è a Ravenna, 0 almeno in Sicilia. N iuna ne trovo. ANNO Ó9? 
Ram
.\ricato pcr queUo patTeggiava egli, etTendo già venuta !a nOIte 
fulltdo qmnd' 
cco prclèmarfegli davami tre uomini vefiiti di nero, 
ehc. gh' d.'mandar
no, onde procedetTe que II a fu
 t
trbazi
n di volto. 
Udlwne Jl perche, nfpoJero, che fe gh dava 1 ammo dl far quanto 
gli dircbbono, nel dì appre{fo eg
i. fi troy
rebb
 fra 
uoi. ne
 (uo pae- 
k. Acconlènrì l' Abbate, e quegl IOcogmu perionaggl glt dledero una 
verga dlcendogli, .che con e
a 
iregnafie [u
l
 fabbia 
na ba
ca col
e 
fue vele, c-o i reml, e nocchlen. Quanto dlHero, egh efcgUl. P0fcla. 
aggiunfero, c{1C fi p,?fa(1
 .in. un n
atter
zzo .fOW? 
a. feJJrill
, e chc fe 
gli a.vvenitTe dl. udire tren:itl cl,. venti, gnda dl chI e 10 pencolo, tem- 
penc e rumon d' acquc mfunate., non avetTe pa.ura, non parlatTe, e 
nè pur Ii face'fie il fegno dclla Croce. Pofolli m terra l' Abbate, e 
dipoi cominciò a fentire un terribil fracafiò di venti, un romperfi di 
remi, un gridare di marinari più neri dd carbone, fcnza dirfi, come 
Ii vedetTe; ed egli rempre zitto. A mezza noue fi trovò egJi ropra il 
teuo del fuo Moni fiera, e cominciò a cbiamare i Monaci, chc ve- 
nitTero a levarlo di là. Non s' arrifchiava alcuno, credendolo un fan- 
tafma. Tanto nondim
no dltTe, che gli fu apelto il luminalUolo del 
tetro, e con gt an tèfta fll ricevuto da tutti. Ordinò egli, ch
 giacchè era 
l' ora del Matutino, Ii battetTe Ia tempella per andare al Core; e dopa 
il Matutino fc n'andò a dormir
. Net dì fegucnre per Ia Porta Van- 
dalaria entrò in Ravenna, e portolli al Pabz.7.0 di Teoderico, dove 
Fr
rentò il Diploma all' Efarco, ehe con veneraz.ione 10 prefe; ma 
offcrvata poi la Data della Lenera rcritta ncl dì innanzi, cominciò a 
trntarlo dol Falfario, pcrchè 110n v' era perfona, che in tre Mdì po- 
telfe andar't: tornare da Coflaminopoli. Allora I' Abbate fi dibì pronto 
a far cafiare della verità della Lenera; per conto poi della rnanier.1 
della rua venuta diffe, che la rivelerebbe al fuo Vercovo. In [ani andò 
a trovare l' Arcivcrcovo Damianø, t: gli raccomò qll:mto (',ra a sè ac- 
caduto, con foddisfare dlpoi alla penitenz.a, che gli fu impoHa dal 
Prelato, Avran riro a quefta Favolena i l.et
ori; ma non fi ridJno di 
me, perchè can etTa gli abbia ricreati alquamo, ed anche i Ilruiti dell' 
amichit:ì di fimili raccomi falfillimi di Maghi. E fe mai udiílèro, chi 
annbuiíTe un fimil fatto a Pietro d' Abano, crt:duto Mago dalla plebe 
de'lùoi tc:mpi, ed anche de' futTeguenti, Ie cui rvJemone ha poco fa 
dihgentememe raccolto it Come Gian Maria Mazzuchclli ßrefciano: 
irnparino a rilpondert:, che ha più dl mille Anoi, che corrono nel 
vOlbo uli avvcnture, im'emate da perrone folazzcvoli, per fare inar- 
t:ar Ie ciglia non alIa gent
 
ccorta, ma a que' foli, ch
 {0.1 di groílò 
legname 4 


I.J',.,:
Û. 
'5
)
r 


i"om. Jr. 


y 


Anno 



S Crive Paolo Diaeono (
), c

 Cun
berto Re de' Longobardi dopa Ja 
morte del Padre regno dodlCl .dnm. Per eonfeguente fe Bertarido 
fuo Genitore cefsò di vivere. nell' Anno 688. eonvien dire, ehe nell' 
Anno prefente Cuniberto eompieffe Ja earriera de' [uoi giorni. Anche 
Ermanno Contratto (
) mette [otto quell:' Anno la morte fua. Paolo 
in poche parole ne forma un grande dogio con dire, ch' egli era a- 
mato da tutti: al che renza molra Virtù non arriva Principe alcuno. 
Dal merlefimo Storieo- fappiamo, eh' egli era Signore di molta leggia- 
dria, di tUtta bontà, e di fommo ardire ne gli affari della guerra, fie- 
come ancora, eh' egli fabbrieò un Moniftero di Monaci in onore di 
San Giorgio (e non Gregorio) Martire nel Campo di Coronata, dove 
àiede battaglia al Tiranno Jl/achi, e ne riporrò vittoria. Ha ereduIO 
H Padre' Mabillone ('), ehe queUo Monifiero di San Giorgio fia quel 
riguardevole, ehe tuttavia cfifte ne' Borghi di Ferrara. Ma gli Auto- 
ri Ferrarefi non hanno mai data qliell:a origine al Moniftero Ferrarefe 
di San GiorgiO', nè Cuniberto avea dominio aHora ndla Città, 0 fia 
l1el territorio di Ferrara. Olere di ehe ehiaramente ferive Paolo Dja- 
cono, che qudla battaglia fuecedctte in vicinanza dell' Adda, Fiume 
troppo lont!\Oo dal Ferrarefe. Però, Geeome aecenna.i cli fopra, il Gto 
di qud conRiuo e combattimemo eonvienc al Luogo di CDrnà, no- 
tato nell' Italia del Magìno, alquamo difi:ame dalla Riva occidentale 
dell' Adda. Ed dTendo vicino a quel fito Clivate, dove antieamente 

fifi:eva un Monifiero-, mentovato da Landolfo (d) juniore Storieo Mi- 
lanefe del Secolo XII. io avrei fofpcttaco, ehe non foß'e diverfo da 
que! di Cornà, fe il Corio non avdfe avverrito, che quel di Clivare 
era dedicato in onore di San' Pietro Apofiolo, con farne anebc aurore 
)Jq.ftderìtJ. Re de' Longobardi. Un altro Moniftero poilo in Pavia, ma 
di facre Vergini, clee quì effere rammentato in parlando del Re Cu- 
niberto, tuttavia efiftcnte, tunavia iommamente illuilrc e riguardevolc 
in quella Città. Chiamavafi anticamente il Moniflero di Slm/a Maria 
Y'eodo/a, 0 piìJ tofto di Santa. },1aria di 'l'etJdota. OggidÌ fi appcIla del/a 
Paflcrla, perche anticamenre quivi era una piceiola porta della Cmà. Di 
qud facro Luogo pari a Paolo Diacono (e), nel flfenre, che fd., una de:- 
bolezza di Cuniberto. Trov;1vafi al Bagno, fecondo i cofiuml d' alIo- 
ra ( ne' quali forCc niuna Cird. mancava di Terme, e i Bagni erano 
ufari e lodari da i Medici ) rrovav-afi, dieo, una genril Donzella,. di 
nazione nOI1 Longobarda, ma nobiliiliml Romana, di fingolar bdlez- 
za, 


EllA V o1g. 
ANNO 700. 
( a) P Itullls 
Diaconus 
I. 6. ,. 17. 
(b) Her- 
1mmnus 
CøntrllElus 
in chr. edi- 
tim. Cllnij. 


(c) Mltbill. 
Annltl. Be- 
neJit1in. 
I. 18. c. :1.6. 


(d) L.nJul- 
,hus ju"ior 
RIft. Medio- 
14n. Tom. 5. 
Rotr. It4li,. 


(e) Paulus 
DÏiflønus 
1.5.,.37. 


. 


17 0 


ANN A LID' I TAL I A. 


.Anno di CR IS TO DCC. Indizione XIII. 
di S ERG I a Papa 14. 
di T I B E RIO Abfimaro Imperadore 3. 
di L I U T ß E R ToRe I. 



 



ANN A LID' I TAL I A. 17 1 
"Za e co i capelli biondi
 che Ie arrivav:tno fin quafi a i piedi. Le Leg- EllA Yol<,;. 
gi'de' Longobardi ci f.1nno abba1tanza i
tc:nderc:, c
e Ie Zindle in ANNO po. 
quefti tr.mpi.fì riconofc
vano fra Ie mantare, perche rune por
.\vano 
e nudrivano I lor capelli, e ne faeeano pompa; e beata chI gh avea 
più belli e più lunghi. intunlte credo io ehe foHèro appeliii.r
 per que- 
!to e che dOl quel.ta parola corrotta venilfe 'l'ofà, nome adðperato da 
i l\1ilanefi per 6gmficar Ie Z.it
elle. .Allotch
 Ie. Donne andava
o a 
marito {i tofavano, corne oggldl fi pranca da Gmdel . Ora quefta Glova- 
n
 per' nome 'l'cDdota, fiando al Bagno, fu adocchiara dalla Regina Er- 
meJillda che dlpoi con imprudc:nza fc:mminile ne commendo tone la 
be llez.z; al Rc Cuniberto fuo Confone. FlOre egli 
o!h Moglie di 
larciar cadc:re per terra qucfto ragionamemo, ma nel f
o cuore ralme:n- 
te s'invaghì di qudla non \'edula beUezza, che: 110n lapea [rovar luo- 
go. Laol1de prete il paniro di portarfi alia caccia nelia Selva, chia- 
mata Urba dal Fiurne 0 Cafiello vicino, e feco meno anche: la Regi- 
na. Farta none, fegre[amente fe ne tornò a Pavia , e trovata mamcra 
di far venir a Palazzo la fuddetta Fanciulla, }' ebbe aUe: lue voghe.. 
Ma non tardò a ravvcderfi del fuo trafcorfo, e la miCe nel [opraüetto 
Moni fiero, che percio corninciò a cl1Íamarfi di 'l'e(Jdota. 
Rapport
 il. Padre Romoaldo (.
 da Santa. I\l.ma 
goftinjano (a) RømuIII- 
Scalzo un anuchlffimo Epltafio, tuttavta efiQe;l1te In quel lacro Luo- dus Pap;a 
go. che: quantunque abbondi di errori, perchè non coplato coll' et:'t- Saer. Part. 
tezza, che convemva, merita nondimeno d'elfere magglOrmente cono- 1. till. 13 1 . 
fciuto, e [ramandaw a i potleri. Elfo è compo{to 111 vcdì Rirmici e 
popolari, imitami g!i Ef
mc:rri Latini., ma fenza verun merr?, fervcn- 
doft l' Amore per demplO a formare 11 Uatulo e Spondeo lul fine di 
projåpiam texam, di nÎm;um plures &c. 


CÆLICOLÆ(forfe C
liçam) SIC DEMUM EIUS PROSAPIAM TEX !1M. 
MATER VIXIT VIRGINUM PER i\NNOS NIMIUM PLVH,ES 
IN GREGE DOMINICO PASCENS OVICVLAS CHRISTü; , 
QUÆ FAVENS DOCVIT, ARCiVIr, CORREXIT, AMAVIT, 
INVIDUS NE PERDERET EJUS EX OVIBVS QVEMQVAM, 
FRONTEM R VGA TAM TENENS ERA T QU IBVS PEe rORE PVRA; 
CVIVS ABSTINEBANT ^ FLAGELLIS PLACIlJÆ MANUS 
IN TRlBVENDO DAPES EüENIS DAPSILES ERi\.NT. ' 
MORIBVS ORNATA PRODIEN
, FAV f'RIX, A rQUE HONESTA, 
PAT lENS, MAGNANIMl
 CORVE, DEXTRAQVE PIA. 
DECEßAT SIC DENIQVE TALI eVM EX STUÜ E VENIRET 
B... OLEO EX NOVILI (.forCe Romuleo ex OV11t) CRESCENS VT FLV- 
VIVS FONTE ' 
. . . . . EXTRA SAGA GENITORVM EXTITIT MAGNA. 
SI AD CVRSVS RERVM, ET PRÆSENTIS STVDIA SÆCLI 
TENDATVR ORATIO, MVLTA SVNT, QVAE POSSVMVS DIC!. 
PER TE SEMPER VIRGINI
 VISJTVR PVLCHRVM DELVBRVM 

VFERENS VETVSTA, INS1AVR.<\NS VILlA CVNCfA; , 
NAMQVE DOMICILIA SIT A I.. OENVBlO RIl>VNT 
VVLTV INTVENTIVM PRÆcELLENfES MúENIA PRISCA. 
NEC SVNT IN ORBE TALES, PRÆTER PALArIA REGVM, 
Y 2. NEC 


\ 



172. ANN A LID' I TAL I A. 
EllA Vol". NEC SS. ECCLESIAS, QV Æ VIßR:\NT FVNDAMINE CLARO 
^Nt10 70
. Er PUS EXEQVANTVR ONI A CVNCTIS COLVNTVR. 
(forfe ff<3æ 'l'uroni, per fignificare, che fon pari aHa Bafilica e Mooi- 
itero dl San Martino Turo!1cnfe) 


HOC ERGO THEODOTA ALVMNIS, SVA THEODOTÆ 
CVI RELIQVISTI NOMEN, DIGNITATEM, CATHEDRA'M 
NIMIS CVM LACRYMI5 AFFLICTO PECrORE DOMNA ' 
LAPIDIBVS Sl\RCOPHAGIS ORNAN') EXCOLVI PULCHRIS 
DENOS DVOSQVE CIRCITER ANNaS DEGENS - - - - - - 
EGREGIA VIT Æ SPIRACVLA CLA VSIT - - - - - - 
D. P. S. II. D. MENSIS APRILIS INDICTIONE TERTIA ". 
E' andaw a pefcare i1 Padre Romoa1do appreffo Beda, che dai- 
Ie Lettere D. P. S. fi ricava l'anno 926. quando fecondo 10 fti1e de 
gli amichi queUe Letter.-:
 altro non figni6cano, ie non Depoþla. Ag- 
giugn
 effere 1.1 tradizion delle Monach
, che que! fia l' Epicafio d' u- 
na Regina, e però egli 1a tiene per 'l'eodorata Moglie del Re Liut- 
prando, il cui nome abbreviato fotTe creodola. FinalO1eme dice drer 
qllÌ nominate tre diverfe creodote; la prima menrovara da Paolo Dia- 
co no a'tempi del Re CUl11beno; la feconda qllclla, a cui fu poLlo 
l' Epitafio ndl' anno 926. la terza quella, che pore l'ICcril.ione ficffa, 
fucceduta lei nel grado di BadetTa. Tutti fogni. Altro non è a mio 
credere que{l' ICcrizione, {e non la Sepolcrale poLta alia medefima '/'eo- 
dota, di cui fa menzion Paolo Diacono. Non fu fabbricato quel Mo. 
niftero dal Re Cunibeno. V' era prima. Paolo altro non dice, fe non 
che la mandò in 111onafteriNm, quod de illius nomine intra 'IicinNm appel- 
latum eft. Effa colle ricchezze feco poreatc, m
gnìficameme 10 nf.lb- 
bricò ed accrebbe, ed ivi ere{fe un bel T empio in onore de.lIa V cr. 
gine fsmiílìma, di m3niera chc quel Monift'
ro gareggiava colle fah- 
briche più fumuoCe d' aHara. Q!tivi fu eUa ßadeffa, Annas nimium plu, 
res, e finalmente mori nell'lndizirme 'lérz& (focre neH' anno 70r. 0 più 
tono nel 720.) con lafciare il luo N ùme, e la Dignità di BaddTa a 
Donna 7eodota Cua alunna, da cui Ie fll pofta l'Ifcrizione {ùddl:tta. E 
fe veramente quivi fì leggef1e Romuleo, come ho conghietturato, non 
rellcrebbe lllogo ad a1cun dubblo, perchè Paolo Diacono fcri\'
, cr- 
1ère nat:l T codata ex nobNjJimo Romanorum genere. Ripeto, che que- 
11:0 infigne MoniLtcro tuUavia con fommo decoro fi mantlene in Pa- 
via, col raro privilegio ancora d' aver confervato un tefora d' amichiC- 
hmi Dlplomi, conccduti ad c(fo da varj Imperadori e Re, a poter co- 
piare i quaJi :1mmefTo io dalla gemilezza dl quelle nobili Religiofe, 
ho poi potuto comunicarli al Pubbìico per decoro d' cffo facro Luo- 
go nclle mie Antichità haliche. Finì dunque di vivere e di regnare 
in quell' anno il Re Cuniberto, e ìl [uo Corpo ebbc fepoltura prdf" 
alla Rdìlica di San Sdlvatore fuori della Porta occidentale di PallIa, 
(
) .Antichi- do\'e parimcme Ariberto Re CUD A volo, fondatore d' el1à Chidå, e 
," Ffttnfi Bertarido Re {ito P .ldre) fur ana fepelliti. Diedi io già alia luce (ø) 
P. I. p. 73. un 



ANN A LID' I TAL J A. 173 
un l'
zzo dell' I[crizio
 
epo1crale a l
...ï po.fia, ed efifient
 
uttavia pre[. ERA Yo'g. 
fo i Monaci Benedetttnl, che per plU dl fe[[ecento anm poffeggono ANNO jQO. 
quella Chiera e Monifiero j rna non difpiacerà a i Lcttori di riccver- 
la ancor quì di nuovo: 
AUREO EX FONTE QUIESCUNT IN ORDINE REGES 
AVUS, PATER, HI,' FILIUS HEJULANDUS TENETUR 
CUNINGPERT FLORENTISSIMUS ET ROBUSTISSIMUS REX. 
QUEM DOMINUM ITALL'\ PATREM ATQUE PASTOREM 
INDE FLEBILE MARITUM JAM VIDUATA GEMET. 
ALIA DE PARTE SI ORIGINEM QUAERAS, 
REX FUIT AVUS, MATER GUBERNACULA TENUIT REGNI, 
MIRANDUS ERAT Fo.RMA, PIUS, MENS, 51 REQUIR1\S, 
MIRANDA - - - - - - - - - - - - - . - - - - 
Lafciò Cuniberto dopo di sè I' unico fuo Figliuolo LiutbertÐ in 
ctà alTai giovamle, che fu proclarnato Re, e gli diede per Turore An- 
brando, perronaggio illufire dl na[cira, e provveduro dl Comma r::tviez- 
Za. 10 que (1:' aooo Abdela Geoerale de' Saraceni fece un'irruzione nel- 
le comrade Romane, cd aITecliò non già Taranto., come ha un teilo 
guaLl:o di Teofane, e della Scoria Mi[cella, perchc: que(1:a Città è in 
halia, e ubbi(!iva aHora :I. i Duchi Longob'!rdi di Benevento, ma ben- 
si la Città d' Ântar.do, come notò Cedreno (.). Non potendola ave- 
re, re ne tornò a MopCudha,. e quivi con un buon prefidio fi for- 
tificò. 


(a) Ce4r,". 
in .Jfnnalib. 


Anno di C R I S TO DCCr. Indizione XIV. 
di G 10 V A N 
 I VI. Papa r. 
di T I ß' E RIO Abfimaro Imperadore 4. 
di RAG 1MB E R ToRe I. 
di A RIB E 1\ Toll. Re I. 


F u chiamato in queLl:' Anno da Dio at premio delle rue (ante azio- 
ni Sergio I. Papa n('1 d} 7. di Settembre, per quanto crede il Pa- 
dre Pagi (b). Lafciò egli in Roma varie memorie della fua pia libe- b . 
rahtà veda 1
 
hi
re, che fi poRano lem
ere preITo Anatbfio, e pe,r 
) 

:t 
fua cura fi dllato non poco pcr la GermJ.OJa la Fede [antiffim:l di Gesu 
arøD. 
. Cnlto. In. fomma egli meritò d' e(fere reglihato fra i Santi, e la Cua 
memoria fi legge ne\ M.mirologio Romano al dì 9. dd Mefe fuddet- 
to. Gli Cuccedette 
ella. Cattedra di Sao Pietro Gi9'Vanni V I. dl que- 
fio nome, Greco dl nazlone, che fu confecrato Papa nel dì 2.8. di 
Oltobre. Noi \Tcdemmo dl Copra all' :\nno 662.. che il Re GodeberfIÞ 
tradlto ed uCCIfo in Pavia d:ll Re Grimoaldo, larCIÒ do po di sè in cd 
aIT.Ü te...era Ragimberto 0 fia Ragumberlo, che da i Fedeli fervitori del 
Padre fOftUnat4meme fu metro in falvo 
 e fegretameme allevato. Dap- 
poichè 


. . 



174 ANN A LID' I TAL I A . ill 
E u, Volg. I?oichè, il buon Re B
rta
ido f
 rif.1lito f
l Tra.no, faltò filOri ql1èfio 
ANNO 7 01 . tuo N 'pote, e Bertando .1 creo Duc" dl TOrino. L' ingr.atltudine 
vizio nato eol Mondo, emrò in euore di coA:ui j e qudlo, che no
 
aveva ofato 
i. t
nt
rc? finehè .regnò Ctl
ibertÐ "u
 Cugino, 10 efeguì 
(a
 Pilulus c
mtra del dl IUI glOvmet
o Flghuolo Lzutberto (
). Unì dunque Ra- 
DlaClnus glmbeno un gro(fo erCrCItO, e venne alIa volta dl PavIa per detroniz- 
1. 6. e. 18. zare Liurbcrto fudde[[o, pretendendo per Ie ragioni paterne a sè do- 
'VUto il Regno. Fu ad incontrarlo ndle vieinanze di Novara con un' 
altra Armata Ansprandø Turore del giovane Re, fþalleggiato con 'Wttc 
Ie fue forze da Rotari Duca di Bergamo. Un fano .d' armc: decife in 
parte Ie loro comroverfie, perehè Ragimberto etTendone ulcito vitro- 
riofo, s'impadronì di .pavia, e della Corona del Regno Longebardi- 
co. Per conto di Ansprandõ, e del Re Liutberto, eflì ebbero la fortu- 
na di falvarfi colla fuga. Ma non godè I'ingrato Principe lungamen- r 
te il frutto .della fua vittoria, perehè prima che termma(fe I' Anno, la 
marte mife fine al fuo vivere. A lui fuccedette ./lriberfo I I. fuo Fi- 
gliuolo, che feguitò a difputare del Regno.col giovinetto Liurbeno. 
CIrca quefti tempi e(fendo ftaw riferito a Tiberio Ablimaro Augu- 
(b) 7htDþh. fto (b), che Filippico Figliuolo di N iceforo Patrizio s' era fo g nato di 
in ChrtJntJg. r 1 h ' I . d 
divemar Imperadore 10 arneme, pere e g I parve i vedere un' Aquila, 
che gli fvolazzava fopra la tetla
 -il'infegnò a parlare con più cautela 
fotto Principi ombroft. Cioè rer quc:lla gran ragione it cacciò in eft- 
lio j e n6>i vedremo in f.1tti qucfto perronaggio falire a fuo tempo ful 
Trono Imperiale:. 


Anno di C R 1ST 0 DeCI I. IndizÎone xv. 
di G I 0 V ANN! VI. Papa 1. 
di T I BE RIO AbfimalO "Imperadore ). 
di A RIB E R Toll. Re 2. 


C Irca quefti tempi fu mandata da Tiberio Augufio per Ef.1rco in. 
Italia ,'I'eofi/auo Patrizio, e Gentiluamo dell. fua Camera. Ven- 
ne collul dalla'SicIlia aRoma, ma 0<<>0 sì [nfio fu intera la fua venu- 
(c) .Arc.} J. .ta colà, che per attefiato di Anafiafio (c) Blbliotc:cario concorfeTO a 
is 3
h."n. quc:lla volta con gran tumulto Ie foldatcrchc: .ImperiaH efiltcnti in Ita- . 
6. lia, non Ii sa bene, fe perchc: u[
ilTe voce, ch'egli foffe inviat(') per 
far del male al Sommo Pontefice, forlè non c:lTendo Coliri gli Elårchi 
a venire a dlrittura aRoma, 0 pure fe per altra cagione. 11 buon Pa- 
pa Giovanni. immantinente s' interpafe, affinchè non gli fo(fe fano Ye- 
run infu1to, cd oltre all' aver -[ano chiudere Ie porte d' c:lTa Città, per- 
ehè non emralTero, mandò aneora dc"i Sacerdoti a parlar loro aIle folTe 
d'-etfa' Città, dove s' erano artruppari j e tante buone parole eglino 
ufarono, che "refiò quetato il 10ro -tumulto. Non mancarono in ql1dla 
occa- 



^ N N A LID' I TAL 1 A. T7, 
occa6one delle perf one infami, che dibirono ad effo Efarco una nota EllA vor!!'.- 
di varj Cittadini R;omani? rapprefe.nt
ndoli rei di 
ofp
ra'Zione contra AN:W 7
2.. 
del Principe, 0 reI d' aim tintl dehm. Furono galbgatt a dovere que- 
m iniqui calunniatori. Abøiamo poi da Paolo Diacono (tr), che Gi- (a' PAulus 
ftlJo II. Duell di B
nevent
.> a'tempi di Papa GiO!Vtmni c&n tune Ie fue Díaconus 
forz.e enuò nella CampaRi3. Romana, prere SDra, Arpin(J, ed Arce i lib. S. ,.1,1. 
bruciò e faccheggiò molto paefe, e menò via molti prigioni, e venne 
ad accamparfi col fuo efercito, a cui niuno f.,ceva oppofizione, alluo- 
go chiamato HDrrea, cioè i Granai, N oi abbiamo A1oTrla, Luogo no- 
tato nelle: Tavole del Magini j quefto nome' probabilmente è fallato. 
Si prefe la cura il fanro Pontefice Giovanni di fmorzare ancor quefto 
fuoco" con inviare al Duca Gifolfo de i Sacc=rdoti, che il regalarono 
da parte d' effo Papa, e rifcanarono i prigioni, e induíTero que! Prin- 
cipe a tornarrene indietro çolle fue genri. Camillo Pellegrino (b) por- (b) Camill. 
tò opinione, che quefto fatto accaddTe fotto Papa Gio'Zlanni P. nell' PtrtgrímlS 
Anno 68). MOl Anaf1:afio Bibliotecario (c) chiaramenre anella, che ciò de .Jfmf. 
acca
de Cotto Papa G
o"Vanni Pi. e henchè non fappiamo, fe. Anallafio ::,


:
- 
piglIa1fe qudlo avvemmemo da Paolo, 0 pure Paolo dalle Vue de' Pa- 11. Rer. It". 
pi: tuttavia par più probabile I' ultimo, perchè Analtafio raccolfe que. Ii,. 
fie Vite feritte da altri, nè già c=gli Ie compotë tune, E giacchè ab- (c),./tft-J. 
'biam. pariato d' e{fo Gi!alJ" non conviene tardar più ad accennar anche 
 0 ann. 
la fua morte, i1 cui Anno nondimeno è tuttavia incerto. Crede il fud. . 
dctto Camillo Pellegrino, che Rømoaldo I, fo{fe creato Duca di Be. 
lJevento 10 fteffo Anno, che Grimoaldo fuo Padre occupò il trono 
dc' Longobardi, doè fecondo lui, nell' Anno 661..&1 avendo egli te. 
nmo il DucatoftJici anwi, la rua marte è da IUI palla nell' Anno 677. 
. Pofcia Grimoaldo II, governò que1 Ducato Ire ann;, e per confcgum. 
te mori nell' Anno 680. Ed dTendo a lui fücceduto GifòlJo, che per 
dici4fttt' A1fni ltettt nel Ducato, la fua morte dovrebbc a fUD. parere 
rnetterfi neW Anno 6.94. perchè immagina, ch' egli infieme col Fratello 
Grimoaldo II. foffe creato Duca nell' Anno 677. Ora quando fia vera, 
che Gifolfa a' tempi di Pap.a Giovanni Sefio faceffe quell'in-uzione nella 
Campania, come vuole Ana{laho, bifogna ben dire, che I conti del 
Pellegrino fieno fallari, e che Gifolfo eampa{fe moho di più.. E no- (d) j h 
tifi, che Giovanni Diacono (d), il quale fiori a'tempi del meddimo Ile; l:,i:::' 
Anaftalio, anch' egli fotto quefto Papa riferirce r irruzione fuddena, nus rite 
Ha creduto il Padre Bollando (e) che i ftdici Anni del Ducato di Ro- Epif"pDr. 
moaldo I. fi debbano com are dalla mone del Re Grimoaldo fuo Pa- ;eapol;t. 
dre, fucceduta ne1l' Anno 671. Almeno fembra poco verifimile, che T:::: 1: 
G..:moaldo nel partirfi da Benevento per andarc a Pavia, dichiaraíre Duca Rer. 1tali" 
il F'glïuo}o, fenza f.1pere, fe gli riufcirebbe di fårfi Rc. 10 per me le) B,ll"n- 
1a1<.io 1a quiftione come fta, a decider la quale ei occorrerebbt qualche 
us t: fl , 
 
documento di q

' medcfimi teO?pi. Quello ehe è .certo, effc'l.do ve- d:e':n 
. :... 
nuto a morte Gliolfo 1. Duca dl Benevento (f), gh fuccedt:tte 10 que- brMarii. 
gli Stati Romptlldo II. fu,", Figliuolo. II DottQr Bianchi nelle Anno- (fJ Paulus 
tazioni a Paolo Diaconu crede, che Romoaldo II. fuccedeífc a Gifol- , D' 6, aCoIJus 
fo . '. 3". 



176 ANN A L t D' I TAL I A. 
ER'A Vo1g. fo nell' Anno 7 0 7. Im:1O[o il giovane R
 Li:ttberto cot ruo Aio An. 
ANNO 
Ol" fprando (4) fi (
udi
va di ricupcrare il Rcgno, occupatogli dal Re Ari- 
(a) lå. lb. bertv II. Ebbc III 31Uto ünone, Tazone, e Rotari, Duchi di varie 
cap. 19. Cj[[à, e con un buon corpo di truppe andò fin lotto a Pavia. Abbja- 
IDO dalla Vita di San Bonito VeCcovo di Chiaramonte" 0 íìa d' Auvcr- 
gne, fcritta da A more contemporaneo) pubblicata dal SUfiO, e dal Pa- 
(b) .1loLJan- dre Bollando (b), che pa(fando que! fanto uomo aRoma trovolli in 
dus Aff. t-al congiumura in Pavia, accolto can panicolar divoziol1e'dal fuddc[[o 
d s'!nfflT. Ad Re Anberto nd fuo proprio Palazzo. Ed alIOïchè eíìo Re col Po p o- 
It", I $'. 1 d fi . d b I " r: ' 
']1l1tMllr;; . a armata era ,per an a.r UOfi 
 ar attag la, 11 raccomando a San Ro- 
nito, che gl' Impetrafie da 010 colle Cue prcghier
 la vi[[oria. Ulèì 
eombanè, e rimafio viRcitore ebbe vivo neUe fi"lani il giovinetto R
 
, Limberto, ma ferito, eh' egli poi feee morrre nel bagno. Atuibuifce 
l' Autor d' c(fa Vita quef1:a Vmoria Cl i meriti di San Bonito; ma non 
.è sì facilmente da credere" che que! Santo impiegatfe Ie Cue orazioni 
per chi aveva ufurpato il Regno al Signore legittimo, ed usò poi tanta 
crudeltà verro del mc:deli mo, tu[[ochè CUð si fireno p:lrcnte. I giu- 
dizj di Die> fono cifre per 10 più Cuperiori aHa not1:ra comprenfione . 
.An(prando 'rutare dell'infclice Liutberto Ii ricoverò nella fone IfoJa 
deì Lago di Como. All'incontro Rotar; Duca di Bergamo, torßato 
a cara, non folamenre perfi!l:è nella ribellione, ma a(funre ancora il ti- 
tolo di Rc. Ariberro con un potente efercito mareiò contra di lui, 
e prere prima la Città di Lodi, a(fediò poi quella di Bergamo, e tan
 
to la tormentò colle macchine da guerra, che la prefe, ed in elfa an
 
che il falCo Re Rotari, al quale feee radere il capo e la b.uba, come 
6. ufava con gli 'Schiavi, perchè pre(fo i Longobardi era di grande ooore 
Ia barba, e per etfa, credo io, che li diftinguefTero gli uomiOl Liberi 
da gli Schiavi. Mandollo pofcia in efiJio a Torino, ma da lì a pochi 
giorni vi fpcdì anche un ordinc di torlo dal Mondo, e qucfio fu e- 
kgUlto . 


" 
Anno di C R 1ST 0 Dee I I I. Indizione I. 
di G I a v ANN I VI. Papa' 3. 
di T I B E R I a Abfimaro Impcradore 6. 
di A R I ß E R T 0 II. Re 3. 


tc) Paul", 
DlaconMS 
I. 6. c. J.I. 


A Queft' Anno pare, cbe fia da riferire la fpedizion di 'un efcrcJto 
farra Jal Re AribertÐ contra l'ICola palta nel Lago di Como, 
perchè in quella Fortezza s' ("ra ricoverato Ansprando già Aio dcU'.uc- 
cifo Re Liu.bcrta (,). Anfpraodn non volle alperrar quef1:a tC01pdta, 
e però fe ne fuggì a Chiavenna, e di Ii per .Coira Città de i Reti 
(noi diciam d.:-' Grigioni) paísò in Balticra, dove;. fu cortefememr ri- 
cevuto da 'I"e.{Idebcrto uno de i Duchi di quell... contrada, cd 1:1110 de' Fi- 
gliuo- 



 


.. 



ANN A LID' I TAL I A. 177 
gIiuoli di 'I'eodolle II. Fin da 
 tempi della .Reßina Teodelinda ,fi flr!nre Ell. A Vo1g: 
una grande amiítà e lega 
ra 
 4 Longo
ardl e I BavareG; ,e nm abblam ANNO 7 0 3. 
veduto più Re Longobardi dt1cendenu. da un 
ratello d e(fa. Teode- 
hnda e però d' origine Bavarefe. Ma II Re Anberto, uomo porrato 
aUa drudcltà, da che non potè aver neUe mani Ansprando, sfogò la 
fua rabbia contra di Siuibrando di lui Figliuolo, con fargli caval' gli 
occhi, e maltrattare chtunque ave,l qualche attinenza di parentela con 
lui. Fece anche prendere Teoderada Moghe d' e{fo Ansprando; e per- 
chè quefia s' era van
ata, ch
 un dl d.iverrebbe Regina, Ie fen: taghare 
il na[o, e Ie orecchle; e 10 fie{fo vItuperofo trattamento fu fatto ad 
Arona, 0 Au,.,na, Figliuola del medefimo Ansprando. Ma in me zzo 
a quelto Iagrimevol naufragio della Famiglia di elTo Ansprando Dio 
volle, che fi falvalTe Lifltpra"do fuo minor Figliuolo. Era egli alTai 
giovinetto d' et,à, e p
rve ad Ar
berto perfona da 
on. fe ne prender 
faftidio; e pero non lolameme mun male fece al dl 1m corpo, ma an- 
che permi[e, che fe nc andalTe a trovare il Padre in Baviera, Gcco- 
m
 egli fece: il che fu d'ine1limabil contento in tame ruc: afAizioni 
aU' abb:lttuto Padre. V oUe Iddio in quefia maniera con[ervare chi poi 
dove va un giorno gloriofamente maneggiar 10 [cettro de' Longobardi. 
Nel Catalogo de i Duchi di Spoleti, da me (a) pubblicato nella Pre- (a' Chron:,;. 
fazione alla Cronic:! di F arfa, fi legge, c he Faroa/do I I. fucccdette Fdrfenft 
in quefi' Anno al Duca Trasmondo iuo Padre in quel Ducato. 11 Sigo. Part. II. 
nio aggiugne, 
h' 
gli pr
fe per Collega J7
lcbi/a. fuo Fratello, a cui 
:
. :'
lic. 
fu anche dato II molo dl Duca. Onde egh abbla tratta quefia noti- 
zi.l, nol so. 10 per me non ne truovo parola alcuna prc{fo gli an- 
tichi . 


Anno di C R 1ST a DCCIV. Indizione I I. 
di G I a v ANN I VI. Papa 4. 
di T I ß E RIO Ablimaro Imperadorc 7. 
di A RIB E R T a II. Re 4. 


E Sule dimorava tuttavia in Cherfona Citti della Crimea GÏttflinia/'JI 
II. già" I mperadore, chiarnato Rino/meto, cioè dal nafo tagliato, con- 
tinuameme ruminando Ie maniere di ri[orgere. Si lafciò un dì imen- 
dere, che fperava di rimomare ful trono, parole cbe rincrebbero forte 
a quegli abitanti per panra d'incorrere nella disgrazia del regnamc 
Tilm'io Abfimaro, e però andavano penfando di ammazzarlo, 0 di me- 
narlo a Coitami
op?li., per 1!?erarG 
a ogn' i
pegno (
). Penetrata (b) The
plr. 
quefia m
na, GIU(Ìlmano all Improvvlfo fcappo, e ando a metterÍÌ in Ch,onog 
nelle ma
l del Cacano, 0 fia Cagano, che vuol dir Principe de' Cazari, Nicepk. in 
o Gazart, appellati con altro nome Tltrehi. Da lui fu moho onorato ChronlCo. 
e pr.ere per Mo
lie una fua Figliuola appellata creDdorrz: nome, credo io: 
a lei poLlo da I Greci ,l roliti, ficcome vedrcmo, a cangiare i nomi 
Tom. 117. Z de 


. 



17 8 ANN A LIDs I TAL I A. . 
E
 A Volg. de gli f1:r.1nieri. Ma l'Imperadore Ablimaro, da che ebbe inteCa la 
ANNO 70+ fuga e il foggiorno di Gilliliniano, fenza indugio fpedì A mbaCciatori 
al Cacano, con elihirgli una riguardevole ricompcrità, Ce gli mandalTe 
Giutliniano vivo, 0 almen la Cua td1:a. All'ingordo Rlrbaro non di- 
[placque I' offcrta di sì bel guadagno, e non tardò a menere Ie guar- 
die all' oCpite e Genero Cuo, lotto pretel10 ddla di ]ui licurezza. Da 
Ii a poco diedc anche ordine a Papaze Govcrnator di Panauuria, 
dove allora abitava Giul1iniano, e a Balgife Prefetto del Bo
foro, 
di Icvargli la vita. La buona fortUna volle, che a Teodora flu 1\10- 
glie da un FalT'iglio del Padre tu rivclato il Cegrew, ed ella onorata- 
mente 10 confidò al Mariw, il quale fatti venire ad un per uno que' 
due Ufiziali in lua camera, can una fune gli firangolò. Poi do po avere 
rimandata la Moglie alIa caCa paterna, trovata una barchetta pcCcarec- 
cia, can qudh tornò nella Crimea, e mandati Cegrctamenre a chia- 
mare alcuni luoi fedeli, can dlò loro s'incamminò per mare alla volta 
delle bocche del Danubio. Alzoffi in navigando sì fiera fortuna di 
mare, che tutti Ii crederono fpediti; ed aHara fu, che Muace, uno 
de' Cuoi dime{bci, gli dllTe : Signore, 'Voi ci 'Vedete tutti 'Vicini alla mor- 
te: fate un 'VDt8 a Dio, che s' egli ci fa/'Va, e 'VOl rimette rut tron8, non 
farete 'Vendetta d' a/cuno. Anzi (rilþofe aHara fremendo di collcra GIU- 
1liniano) s'io perdonerò ad alamo, cbe Dio mi faccia ora prof6ndare in 
fjue(i' acque. COSI il bel1iale Augul1o. Pa(sò poi la buralCa, ed arri- 
vat! che furono all'imboccatura del Danubio, Giul1iniano fpedì Ste- 
fano Cuo famlliare a Terbellio, 0 fia 'rrebellio Signore della Bulgaria con 
pregarlo di dargli ora ricovero, e poCcia aimo CUffiCICntC", per poter 
:rimontare CuI Trono, efibendogli pcrciò un l:1rghillimo guiderdone. 
Terbellio fattolo "enire a sè, con grazioCe accoglicnze il ricevè, e 
J10i s' applicò a mettere in ordine una poderoCa Armata di Bulgari e 
Schiavoni per effettuare il concerto fiabilito fra loro. 


Anno di C R 1 S T 0 DCCV. IndizÎone I I I. 
di G I a v ANN I VII. Papa I. 
di G IUS TIN I A N a II.lmperadore di nuo- 
va regnante I. 
di A R I ß E R. Toll.. Re 5.. 


A Rrivò in: quefi' Anno al nne di. fua vita il buon Papa Gio'?JamJÎ P 1. 
fr<)1'zafi4. elTc::ndo Cuccedma la fua mone nel dì 9. di Gennaio. (e) Fu 
;
 ' o11'1n, detto in. Cuo 
uogo, e conf
rato nel dì 
r
mo di M.arzo Giovanni PlIo 
. Greco dl nazlOne, perCona dl grande erudlzlone, e dl molta eloquenza. 
Da che miriamo tami Greci pofii nella Sedia. di San Pietro, poffiam 
ben credere, che gli Efarchi cd altri Ufiziali CeCarei facdTero de i 
Ð1 a n e ggi gaghardi per far cadere I' elezione in perrone della lor. N a
 
ZIO,": 


. 



ANN A L I Ð' I TAL I A. 179 
zione: il de nulladimeno nulla nocque all' onore della fanta Sede, E II. A Voig. 
perchè quefli qreci a!1
ora fa([i Papi foftennero fem
r
 la vera 
ottrina .ANIW j 0 5. 
della Chiefa, ne fi latclarono punto fmuovere dal dlfltto cammmo per 
Ie minaccie de' Greci Imperadori. SuU' Autunno di quell' Anno GÙt- 
jlinÙmo dal Nafo tagliato, per ricuperare il perduto Imperio, pafsò 
alia volta di Cofianrinopoli (a) accompagnato da Terbdlio Principe (a) Thtoph. 
de' Bulgar
" c.he 
eco c.onduceva un"t\ polTente Armata. ALTediò. quel
a In 

:;h
g. 
Città, invito 1 Clttadml alia refa con proporre delle belle condlzlom. m Chrolli,. 
Per rifpofta non ebbe fe non delle beffe e delle ingiurie. Ma in tanto 
Porolo non mancavano a lui perfone parziali, e <}uet1:e in fani tro- 
varono la maniera d'imrodurlo eon pochi del ruo feguito per un Ac- 
quedotto della Ci[(à, e di condurlo al Palazzo delle ß1acherne, dove 
ripigliò I' antico comando. Per attefiato d' Agnello Ravennate, egli 
portò da Ii innanzi un nafo e r orecchie d' oro. Ed ogni volta, che .. 
fì nenava il natò, regno era, che meditava, 0 avea ritòluta la morte 
d' alcuno. Stabilito che fu ful trono, congcdò Terbellio Signor de' 
Bulgari, (de' qU:1Ii nondimeno è da credere, che ritenelTe una buona 
guardia) con de i ricchißìmi regali, dopo avere firetta can Iui una 
Lega difenlìva. Ciò fa([o, queLto mal uomo in vece d' avere colIc 
buone lezioni d' umili:JZione, che Dio gli aveva dato, imparata Ia Man- 
ruetudine e Ia Mifericordia, più che mai infuperbì, nè fpirò altro che 
crudeltà e vendetta. Fa orrore I' intendere, come egli infierifTe cd im- 
pcrvcrf.'1ff'e contra chiunque dell' alto e balTo Popolo fofTe creduto com- 
plice della paflata di lui depreffione. Leonz.io già Imperadore depofio 
fu prefo. 'Iiberio Abjimero, precedente Augufto, nel fuggire ad Apol- 
lonia re(tò anch' egli colto. Incatenati i miferi, firafcinati con dileggi 
per tune Ie comrade della Città, furono nel pubblico Clrco alh vi Ita 
di tutro il Popolo prefemati a Giufiiniano, che co i piedi Ii calpenò, 
e poi fece loro mozzare il capo. Eradio Fratdlo d' Ablìmero con gli 
Ufiziali della milizia a lui fottopofii, fu impiccato. CallÙJÏco Patriarca, 
dopa cfTergli l1ati cavati gli occhi, fu rclegato aRoma, e fofiituito 
in fuo Iuogo un Ciro MOHaco rinchiufo, che gli avea predetto la ri- 
cuperazlOn dell' Imperio. Che più? Bafta dire, che qualì innumera- 
bili furono sì de' Cinadini che de' Soldati, quei, che quefto Augufto 
carnefice fagnficò alIa tua collera, con lafciare un immenfo terrore e 
paura a chiunque refiava in vita. Mandò poi nel paefe de' Gazari una 
l1u[Tlerofa Botta, per prendere e condurre a Coftantinopoli 'I'eDdora fua 
Moglie. N el viaggio perirono per tempet1:a moltiffimi di que'legni 
con tutta la genre, di maniera che il Cacano di que' Barbari ebbe a 
dire: Jlirate: (be pazzo! Non bafla'l.'ano due 0 tre na<;.Ji per mandare a 
pigliar fila Moglie, fenza far perire tante perfone? Forfe cbe avea da fa;- 
gtte;TiZ per riaverla? A vvisò ancar;t Giuftiniano, che fua Moglie gli 
avea partorito un FigliuoIo, a cui fu pofio il nome di 'Iîberio. 
L' uno e I' altra vennero a CofiantinopoIi, e furono coronati colla (b) Eltnaci- 
Corona Imperiale. Finì di vivere in quell' Anno Abimelec, 0 fia .dbdul- nus HijlQr. 
meric Califa de'Saraceni (II), che dopo Ia prefa di Cartagine avea fiefe , s" x ra p ct'J. 67 
Z z. Ie .. ago . 



180 ANN A LID' I TAL I A. 
EK A Volg. Ie Cue conquifie per tutta la cofta dell' Affrica Gno allo l1:retto di Gi- 
ANNO 7 0 5. bilterra. Ceuta nondlmeno era aHora in potere de i Vifigoti Signori 
della Spagna, come è anche oggidi de gli Spagnuoli. Succedette ad 
Abimclec nell'Imperio il Flgliuolo Fa/id, che diftrulTc la nobiliffima 
Chiefa Catted rOll de' Criftiani in Damafco. Quando poi fieno Gcuri Do- 
cumemi una Lettera di Faraaldo 11. Duca dl Spoleti, e una Bolla di 
Giovanni VII. Papa, da me pubblicate nella Crol1lca di Fartå (a), fi 
vlene a conoleere, che in quefii tempi clTo Faroaldo comandava in qucl 
Ducato. La Bolla del Papa è data Pridie Ka/endas Julii, lmpcrante 
Domno nojlro pÜffim9 P. P. Auguflo Tiberio Anno FIll. P. C. cJus Anno 
f7 1. fed & Theodofio atquc ConjJantino. Di quell;, che credo fuoi Figliuo- 
Ii, ho cercata indarno menzione prclTo gli Storici Greci . 


(a) ChrorJic. 
Ji..trjènfe. 
Part. ll. 
Tom. II. 

er. Italic. 


Anno di C R 1ST 0 DCCVI. Indizio!1e IV. 
di G I a v ANN I VII. Papa 2. 
di G IUS TIN I AN 0 II. Imperadore di nuo- 
VO regnante 2. 
di A R I ß E R T a II. Re 6. 


D Urava tuttavia la dilTenG.:me fra la Chiefa Roroana e Greca per 
cagione de' Canoni del Concilio Trullano, che il Santo Papa Ser- 
gio non avea voluro approvare. In quell' anno comparvero effi Cano- 
ni aRoma, invi:'lti daIl' Augufl:o Giujliniano Rinfltmeto, e portati da 
due Metropolit<lni con lcttcm d' elTo Imperadore a Papa Giovanni Flf. 
(bL4nafltlf. (b) in cui il pregava cd efònava di raul1are un Concilio, e di ripro- 
in 'Joh.inn. yare in effi Canoni ciò, che mcritaf1è ccnfum, con acccuar quello, 
7. che lì folTe credmo lodevole. Ma il Papa dopo aver tenuto in bilan- 
cio quefto affare per lungo tempo, fm:J.lmentc rin1.1ndò gli fteffi Ca- 
nani IOdietro, Cenza attcmarlì di corrcggt'rli. Si sfùrz1 il Cardinal Ha- 
(c) Baron. ronio (c) di icuCare e giu(lif1care per qudh manier;!. d' operare il Pon- 
4fnnaL Ere. tcf1ce, ma con ragioni, che non appagano. A buon como .t\naf1:alìo 
Blbliotecario, Cardinale più vecchio dd Baronio, non ebbe difficulrà 
di dire, che hllmana fragi/itate timidus non osò emendarli. E il Padre 
Crif1:iano Lupo (d) olTervò, che più faggiamcme operò dipoi Papa 
Cojlantino, e non menD di lui Papa Giovanni V Ill. con eCaminarli, e le- 
parare il grano dal loglio, come cofl:a dalla Prefazione del medelìmo 
AnafiaGo al Concilio VII. Generalc. Giacchè non fappiamo gh anni 
precdì de i Duchi del Friuli, mi fia lecito dl rapponar quì ciò, che 
Paolo Diacono (e) lafciò {critto di l:."erdulfo Duca di q uella comrada, 
(c) Paulus 
Ði.mnus uomo vanagloriofo, e di lingua po.co ritenuta. Cercava pure cotlui la 
_e Geft. gloria di aver almeno una volta vinto i conhnanri Schiavoni; e però 

:mgobard. dicde infin de i regali a certuni d' effi, acciocchè movelTcro gucrra al 
lib.. 6. ,. 
4. Friuli. Venncro in effetto que' Barbari in gran numcro, e mandarono 
innan.. 


(d) LUfuS 
in NlitIS a:l 
Concit. 
TruUan. 



ANN A t I D' I TAL I A. 181 
innanzi alcuni Saccomanni, che comiaciarono a rubar Ie pecore dc' po- ERA Volg. 
veri pa!lori. Lo Scu/dais, 0 fia il Giu[dicente di quella V ilIa, per no- ANNO 70 G , 
me Argaido, llomo nobile e di gran coraggio, u[d contra di loro co' 
fuoi arm.'lti, ma non Ji potè raggiugoere. N el tornar poi indletro s'in- 
contrò nel Duca Ferdolfo, il qua Ie inte[o, che gli Schiavoni [enza 
danno alcuno [e n' erano andati can Dio, in coUera gli dilTe: Si 'Vede 
bene, che voi nOli jete capace di far prodezza a/cuna, da che a'Vete prefo 
it 'Voflro nome dd .drga. Prdro i Longobardi, che fi piccavano fort
 
d' efièr uomini valorofi, e perrone d' onore, la maggiore ingiuria, che 
fi potefT"e dIre ad uno, era quella di Arga, iìgm6came un Pottrrme, un 
pauroJo, un Uuomg da nulla. Come abbiamo dalla Legge 38+ del Re 
Rotari, era poLta pena, a chi dicefT"e Arga ad alcuno; e coltui dovea 
dlsdirG, e pagare. Che lè poi avefiè voluto foiÌt:nere, che can ragio- 
ne a yea profferita que11a parola, a110ra la fpada e il duello, lecoudo 
il pazzo npit'go di que' barbari tcmpi, d('cldeva la lite. Argaido udi- 
ta quella ingmria, ri(po[c: Piaccia a Dio, che nè ;0, nè 'lioi uJèinm 
di quefla 'Vita, prima di a'l.;ct' faffo cOllofiere, cbi di lJoi due fin più P 0/- 
trone . 
Dopo alquami giorni fopr:-.venne 10 sforzo de gli Schiavoni, che 
s' andarono ad accampare in cima d' una momagoa, Cillè in luogo dif- 
ficile, a cui fi potefT"ero accoftare i Furlani. Fcrdolfo Duca arrivato 
col [uo e[erclto andava rondando per trovar la maniera men diflÏcile 
d' alTalire i nemici; quando fe gli acc(\fiò il [uddetto Argaido con dir- 
gli, cht
 fi ricordalTe di avcrlo tranato da Arga, e che ora ern il tem- 
po di far conofcere chI fone più br...vo. POI tòggiunfe: E 'Venga I'ira. 
di Dio fòpra c(Jlui di noi due, cbe fårà l' ultimo ad affalir gli S chia'VD;JÌ . 
Ciò detto, f pronò il caval10 aHa volta de' Barbari, lålcndu per la mon- 
t.lgna. Ferdolfo, fpronato anch' egli da queUe parole, per non efT"er 
da meno, il [eguitò. AHora i Barbari, che aveano il vantagglO del 
fito, Ii rice\'erono più tofto con làlIì, che con armi, e fcavalcando 
quanti andavano arrivando, ne f('cero ftmge; e più per azzardo, che 
per valore ne rlponarono vittoria, can refiarvi mono 10 1lclTo Duca 
Ferdolfo, cd Argaido, ed anche tutta la Nobilcà del Friuli, per ba- 
dare ad un vano puntiglio, e anteporlo a i [alutevoli configli della 
Prudenza. Aggiugne Paolo') cbe il folo A1unichi Padre dl Pietro, il 
qual fu poi Duca del Friuh') e Padre di Orfo, che fu Duca dl Cenc- 
da, la fece da valentuomo. Perciocchè gittato da 
avallo, eßcndogli 
fublto [altaro addafiò uno Schjavone, cd avendogli legate Ie mam con 
una fune, egli colle mani così imped'te trappò la lancla dalla dellra 
.dello SchIavone, e con cfT"a 11 percolfe, e poi con rotolariì giù per 
la monragna tbbe la fOJ tuna di falvarfi. Et è ben da notare, cbe in 
quetb tempi vi folTero Duchi lí\i Cened.!, perchè quefto è potente in- 
dizio, che il Ducato del Fnuli non abbracciaíre peranche moIre Cit- 
tà, e fi nfirigne1Te alia 10111 Ctttà di Forum ]u/ii, chiamata oggidì Ci- 
'Vidal di FrÌuli. Mono Ferdolfo, fu creato Duca del FnuJi Cor'Volo, il 
quale durò poco tempo in <1ud Ducato, perchè avendo offdo 11 Rc 
( Pao- 



ERA. V o1g. 
ANNO 706. 
(a) Paul,.s 
Diacollus 
de Gefl. 
Langobar- 
åor. l. 6. 
c. 1 S. U' 16. 
(b) De Ru- 
bei, Monu. 
ment. Eccl. 
.A 'l"ilej mf. 
'n;. 3. 


(c) .Anaflaf. 
in Johann. 
7. 
(d) Paulus 
Diaconru 
t. 6. f. 18. 


(e) Barøn. 
in .Armal. 
Ecclef. ðtl 
.AmI. 704. 
0' 711. 


182, ANN A L I n l I TAL I A. 
(Paolo (a) non dice qual Re) gli furono cavati gli occl1i colla perdi.. 
ta di que} go verno . Dopo lui fu creato Duca del Friuli Penzmon" na- 
tivo da Bellunn, che per una briga aVl1ta nel fuo pae[e era ito ad 
abita.re nel Friuli., cioè in Civi val di Friuli, uorno d' ing
gno forti Ie, 
che fiurd di molt a utilità al pac [c. La promo7.Ïone rua è riferita all' 
anno precedente dal doniffimo Padre Bernard':> MJria de Rubeis (b). 
Pemmnne aveva una Moghe nomat:l Ratb
rga, contadina di na[cita, 
e di fattezze di vol to ben groífolane, ma sì cono[cenre di fe !teCTa, 
che pill volte pregò il Mariro di la[ciarla, e di prendere un' altra Mo- 
glie, che conveni/Te a un Duca par [uo: regno, che in que' rempi bar- 
barici dove va eífervi I' abu[o di ripudiare una Moglie per paífare ad al- 
tre nozze. Ma Pemmone da uomo faggio, qual era, più fi compiace- 
va d' aver una Moglie si umile, e di coitumi [ornrnarneme pudic hi, 
che d' averla nobile e bella, e però Uette [ernpre unito con lei. Dal 
loro matrimonio nacquero col tempo tre Figliuoli, cioè Ratchis, Rat- 
(ait, ed A.flo?fo, il primo, e l' ultimo de' quali col tempo ottennero la 
Corona del Regno Longobardico, e renderono glorio[a la baßezza del- 
la lor Madre. Finalmenre quel10 Pemmone vicn <:ommendaro da Pao- 
10, perchè raccolti i Figliuoli di tutti que' N obili, che aveano b[cia- 
ta la vita nel fopraderto conAitto, gli allevò mfieme co' fuoi Figliuo- 
Ii, come fe tutti gli aveífe egli generato. . 


Anno di C R 1ST 0 DCCVl I. Indizione v. 
di G I a v ANN I VII. Papa 3, 
di G IUS TIN I AN 0 II. Imperadore di nuo- 
va regnante 3. 
di A RIB E R T a II. Re 7. 
. 


C Irca <Juefii tempi, fe pure non fu neW Anno orecedente, per at- 
tetlato di Anailatio (c), e di Paolo Diacono Cd), il Re .driberto 
fece cono[cere la {ùa vencrazione verfo la Sede ApoLlol1ca. Godeva 
elf., ne' vecchi tempi dc:' Patrimonj nell' Alpi CtJzie, ma quefti erano 
itari occupati 0 da i Longobardi, 0 da altre private per[one. Proba- 
bilmente altri Papi aveano [atta iftanza per riaverli, ma fenza [runo . 
Ariberto fu quegli, chc feee giullizia a i diritti della Chiefa Roma- 
na, e mandò a Papa Giovanni un bel Diploma dl donazione, 0 fia di 
confermazione 0 refiituzione di quegli Habili, fcrino in lettere d' oro. 
Pen[a il Cardinal Barønio (e), che }a p,.o'Vincia ddl' Alpi Cozie appar- 
teneífe alIa fama Sede; ma chiaramente gli Srorici fuddettl parlano del 
P at,.i11lonio dell' Alpi Cozic; e gh Erudiu f.1.nno, che Patrimonio vuol 
dire un Bene Allodiale, come Poderi, Ca[e, Cenfi, e non un Bene 
Signorile e Demaniale, come Ie Città, Caftella, e Provincie dipen- 
demi da' Principi. Di quefti Pßt,.i11lonj la Chiefå Romana ne polTe
eva 
10 



ANN A LID' I TAL I A. 183 
in Sicilia, in Tofcana, e per moIre altre p:mi d' halia, anZÎ anche in ERA VoJg: 
Oriente, come ho dlmofl:rato altrove (a). Oltre di che non ruilifie, ANNO 
07. 
c?m:: vuol P:lOlo Diacono,. cht: la p,.ovi,pcia dell' A
pi, Ctlzie abbrac- (2t

t;
a_ 
clalTe aHara To!t?na, A.CqUl, Genov
, e Savona, C
t,ta al ce
t.o, che iic. Diffir- 
non furono mal In dommio della Cinefa Ramana. ClO, che s mccnde tat. 69. 
per Alpi Cozie, l' hanno già dimofi:rato eccellenri Geogr:.!fi. Che fe il 
Cardinal B.uonio cita la Lenera di Pietro OldTado a Clrlo Magno, 
in cui G leggc, che Liutprando Re donationem, quam beato Petro Ari.. 
pertus Rex d,maverat, confirmavit, Jcilieet A/pel Cottias, in quibus Ja.. 
nUfl eft: egli adopera un Docum
nro apocnfo, e compofi:o anche da 
un ignoranre. Bafi:a folamenre olTervare quel donationem quam donave.. 
rat. An:ifi:alio dice ionationem Patrimonii Alpium Cottiantm, quam .Ari.. 
pertus Rex [eeet'at. Ma Giovanni V II. Papa nel prcfenre Anno a dì 17. 
dl Ottobre iu chiamato da queHa vita mortale all'ÎmmortaIe" e la fan.. 
ta Scde rcfi:ò vacante per tre Meli. Pcr opera di qucflo Ponrdice, 
come s' ha dalle Croniche Monaítiche, I'infìgne Monil1cro di Subbia.. 
co nella Campagna di Roma" già abitato da San Benedetto, e rimalto 
deferto per più di cento Anni, cominciò a ri[orgere, avendo quivi elTo 
"Papa poao l' Abbate Stefano, che rifcce la BaGlica, c: il Chiofiro, 
c Iafciovvi altre memorie della fua attenzione e pieti. 


Anno di CRISTO DCCVl I I., Indizione VI. 
di S I SIN N 1 a Papa I. 
di C 0 S TAN TIN a Papa I. 
di G IUS TIN I A N a II. Imperadore'di nuo-. 
va regnante 4. 
di A RIB E R Toll.. Re 8.. 


F U conrecraro Papa in queft' Anno Sijinni{) nativo di Soria,. tiomo' 
dl petto, e che avea gran premura per Ia difefa e confervazione 
di Roma; al qual fine, come fe foflè fiato giovane e f.1no, fece an.. 
che de' prcparamcmi, per rifare' Je mura di quella Augufia Città. Ma 
per Ie gotte era sì malconcio di corro, e fpezialmenre delle mani, 
che gJi bifogna\'a farfi imboccare, non potendo fario da fe fieífo. Però 
non tardò Ia mone a viGtarlo, avenclo tcnuto il Pontlficato folameme 
per venti giorni.. Nel dì 2.5'. di Marzo a Iui fuccedette Cofiantino, 
anch' elTo di naziom:: Soriana, Pontefice di rara manfuetudine c bond, 
ne' cui tempt dice Anafi:alio (b)" che per tre Anni fi provò in Roma (
) 1 na flaf. 
fi 11." d " J ' d . , . r ' I r: " 1 "' d 11 E,b/,oth" 
una era carCllla, opo 1 qu.. 1 COSt IVlzlola torno' a lertl Ita e e. C f1 
campagne, che fi mandarono in obblio tutti g1i fl:emi palTati. In (
) ';g;

: 
quell' Anno mancò di vita Damiano Arcivefcovo di Ravenna, e in fuo Vito ÐiJco- 
luogo fll cletto Feliee ullmo di balTa {!amra, macilemo, ma da Agnel- por. Ra'Zlen- 
)g (t"), Scrittore mal affetco alla Chi eta. Romana" rapprefenrato per 


: 
;afj
: 
uomo 


. 



18-+ ANN A LID' I TAL I A. 
E.. A Volg. uomo pieno di rpirito di Sapienza, pcrchè volle COlzar co i Papi, ben- 
ANN.O 708. chè 10 fidlo Agnello di ciò non faccia menzione. Ne fa bene Ana- 
fblio.con dire, ch'egli andò 
 Rom.\, e fu confecrato Vefcovo èa Papa 
Co(lanrino. Ma allorchè fi trattò di mertere in ifcrirto la fua protdia 
d' efrere ubbidiemc al Romano Pontcfice, e di rinunziare all' iniqua 
prercnfione dell' Autocef.<t1ia, 0 fia Indipendenza, così imbeccato dal 
Clero, e da
CI[tadi!1i di 
aven
a,.non vi.fi.iàreva indurre. Gli par- 
larono nondlmeno Sl alto I Muufin Impenalr dl Roma, che per ti- 
more fiefe una dichiarazione, non come egli dove va, e portava 11 co- 
flume, ma come gl'inlinuò Ia fua ripugnanza a farla. Quefia poi pofia 
dal Pontefice neHo Scuruolo di San Pietro, dicono che fu da lì a qual- 
che giorno trovata o{fu[cata, e come patTata pel fuoco. Ma Iddio 
tardò poco a gaitigar b [uperbia di ]ui, e de'Ravennati, ficcomc ve- 
dremo fra poco. In queil' Anno Giufliniano Augu!to, tcHa leggiera e 
bdhale, dimentico oramai de i fervigi a ]ui prcLtari da i Bulgari, e 
delle lega fima con Terbellio Princire ]ora, mdra infieme una poren- 
te florta e un gagliardo efercito, fi motTe a i loro danni; ma gli andò 
ben tatta, come Ii meritava. CoIl' Armata navale per mare cominciò 
a travagliarc h Cinà d' Anchialo, e la[ciò la cavalleria alla. campagna. 
Se ne itava queUa sbandara co i cavalli al pa[colo [cnza guardia a]- 
cuna, come in paefe di pace. I Bulgari adocchiata dalle colline ]a po- 
ca dlfciplina de' Greci, ferrati in uno [quadrone fi [cagliarono lora ad- 
dotTo, con ucciderne atraißìmi, e multi più fame prigioni, e pre[ero 
i cavalli e i carriaggi d' efra Armata. L' I mperadore, che era in terra, 
fu obbligato alia fuga, e a ririrarli nella prima Fortezza, che trovò 
del ruo domir!Ío, èove gli convenne fl:ar chiufo per tre giorni, perchè 
i Bu]gari I' aveano incalzato fin là. E non parrendoli cofioro di [ouo 
aHa Piazza, il bravo Augufio tagliati i garetti a'cavalli, e la[ciatc l'ar- 
mi s'imbarcò di notte, e fvergognato fe ne tornò a Co1ta'1rinopoli. 


Anno di C R 1ST a DCCIX. Indizione VI I. 
di Cas TAN TIN 0 Papa 2.. 
di G IUS TIN I A N a II. Imperadore di nUQ- 
va r
gnante 5' . 
di AR I ß E R ToIl. Re 9. 


. 


P Enfava ogni dì a qua1che nuova vendetta I'Imperador Giuflinia;;o, 
e g]i vennero in mente i Ravennati, caduti in iua disgrazia, non 
so [e perch': ricordevole, che G fofrc:ro ndl' Anno 691.. oppolli al filO 
Ufizla]e Zacheri:l, mandato a Roma per imprigionarc Sergio Papa, 0 
pure perchè nella fua precedente cadum avetTero dati fegni d' allegrez- 
(I) A1Iatfa[. za, 0 cerramente non gli fo{Jero ftari fedeli. Racconta Anafiafio (a), 

 C
"O"nl. ch' egh mandò 
Ûðdoro Patrizio e Generale dell' eferclto in Sicilia con 
una 


. 



ANN A LID' I TAL I A. IE, 
una Aotta di navi a Ravenna, il quale preCe la Città, 
 tutti i nbclli, ERA VoJg. 
che ivi trovò, mife ne' ceppi, e mandolli a Coltaminopoli con tutte ANNO 7 0 9. 
Ie loro ricchezze, meffe in quella congiumura a Cacco. t\ggiugne, 
ch' effi Cirradini per giudizio di Dio c per Centenza del Principe de gli 
Apo(toli riportarono il gaftigo dell;.\ lor disubbidienza alla Sedia Apo- 
ftolica, drendo ftati tutti f,nti perire d' amara morte, e fra gh altri 
privato de gli occhi il loro ArciveCcovo Felice, cbe dipoi fu relcgato 
nelle cone del Mare Eufino, 0 lìa del Ponto, probabilmeme a Chef- 
fona, ftanza Colita de gli efiliati. BiCogna oTa afcoltare Agnello Ra- 
vennate e a ), che poco più di cemo anni clopo deCcriffe quc1ta Trage- (a) .Ag
ell. 
dia ddh tu.! Città. N arra egli nella Vita diFe1ice Arcivdcovo, che ;,t. :"Jcø- 
I' Ufizdc fpedito da Giuftini.mo fermo/1i fuor di Ravenna colle navi 11
;. ;'Ile;;. 
ancoratc al lido. Ncl primo dì fece un belli/1imo accoglimcmo a i pri- Rer. II41i,. 
marj Cittadini, cd invitolli pel dì Ceguente. Poi ('mo addobbar di cor- 
tinaggi il tratta di uno iladio fino al mare, e colà concorCa turra la 
N obihã di Ra'/cnna, cominciò ad ammctterli a due a due aU' udien- 
za. Ma non sì toHo erano demro, che venivano prefi, c: con gli sba- 
dacchi in bocca condotti in fondo d' una nave. Con tal frode refiaro- 
no colti tutti i Nobill dell a Terra, c: fra gli altri Felice A rcivcCcovo, 
e Giøvannicciø, que I valente R
vennate, che avea Cervito nella Segre- 
teria del medelimo Imperadore. Ciò .fatto i Greci emraronct in Ra- 
venna, diedero 'il racco, anaccarono il fuoco in aífaiffimi luoghi della 
Città, che fi riempiè d' urli e di piami, e rimaCe in un mar di mi- 
ferie. PoCcia dicdero Ie vele al vento, e conduffero a Co(taminopali 
i prigioni. Ed ecco come [rana vano i Greci il miCero Popolo italia- 
no, che reftava tùddito al loro dominio. 
e' Longobard1, che non 
fi Cogliono tenza orrore (.lominar da taluno, un pacIfico e buon gover- 
no inumo faceano godere al refto dell' Italt:!. In qu
ft' Anno i Sara- 
ceni afft:diarono Tiana Città della Cappldocia. Giuthniano per farli 
sloggiare vi mandò molte brig,ue d' armati [otto due Gener.,li, che 
oltre al non andare d' accardo, attaccarono, Cenz' ardine il nemico, e 
furono roni colla perdita di tuno l' equipaggio, e così reftò la Città 
preda de' Barban. 


.Anno di C 
 1ST 0 DCCX Indizione VI I I. 
di Cas TAN T I 
 a .Papa 3. 
di G IUS TIN I A N a II. Imperadore di nuo- 
vo regnante .6. 
di A RIB E R T a II. Re 10. 


F Ra Ie rue ,crudel
à e pazzie n.on lafciò l' Imperador .Giuj!inÍttnD d! 
defiderar I accon10 fra la ChleCa Romana e Greca In ordine a 1 
Canoni del Concilio Tru.Jlano. Per ottener qucfio be:ne:, conoCccndo, 
Tom. IV. ^ a chc 



186 ANN A LID' I TAL I A. 
EllA. Volg. che gioverebbe aíTai Ia prerenza del Romano Pomefice, fpedì, fecon- 
ANNÐ 710. dochè atte{la Anaftafio C.), ordine a Papa Coftantim di portarfi a Co- 

=) y

t1
 fiantinopoli. Però f
ce egii preparar delle navi per f.1re il viaggio di 
fl.mtini. mare, c neI dl r. dJ Ottobre del preCente Anno imbarcatofi, rciolCe 
dal Porto Romano, conducendo Ceco Niceta VeCcovo di Selva Can- 
dida, Giorgio VeCcovo di Pono, e molti altri del Clero Romano. Ar- 
rivò a Napoli, dove fu accolro da Giovanni Patrizio cd Efarco, fo- 
pranornato RizDCOpO) il quale era inviato per Cucccdere a 'IétJfilatto E- 
f.1rco. Q!1indi parr:1to in Sicilia, quivi trovò Teodoro Patrizio e Gene- 
rale dell' armi, cbe gli fece un fumuoCo incontro; e con filO vantag- 
gio, perchè venne mahto a riceverlo, e Ce ne tornò indietro guarito . 
Per Reggio e Crotone s' avanzò fino a Gallipoli, dot'e morì il Ve- 
fcovo N iceta; e di là andò ad Orranto. In quella Cirrà, perchè fo- 
pravenne il verno, bifognò, coe fi fi:rma(fe, e colà ancora pervenne 
Lettera dell'Imperadore, portant(' un ordine a tutti i Governatori de' 
l..uoghi, per dove aveíTc da pa(fare il Papa, che ufalTero verCo di lui 
10 fteOo onore, che farebbono alla perfona del medefimo Augufto. 
(b) 
tnt l l!. GiunCero in queft' Anno a Coftanrinopoli i prigioni Ravt:nnari (b), e 
In VII. E.,- fi . d . 11 " A ( 1. " I 1 ær . 
f:Ïs. urono menatl avantl a mumano ugu lO, 1 qua e era allJ\o 111 una 
fedia coperta d'oro, e tempeftata di Cmeraldi, col diadcma telTmò d'oro 
e di perle, e lavorato da Teodera Augufta Cua Moglie. Comandò cgIi, 
c he tutti foo-ero meffi in careen' per dererminar pofcia la maniera deUa lor 
mone. In una paroh: tutti que'Senatori e Nobili, chi in una, chi 
in un' altra forma furono crudeJmentc fani morire. A veva anche giu- 
rato I'impiacabil Regnante di tor la vita aU' Arcivefcovo Felice; ma 
fe merita in ciò fcde Agnello, Ja notte dormendo gli apparve un Gio- 
vane nobiliffimo con a canto elTo Arcivefcoyo, che gJi di{fe: Nðn in- 
fanguinay ia fpada in IF/eft' lIomo. Svegliato I'lmpcradore racconrò il 
fogno a' Cuoi; poCcia per falvare il giuramento, fece porrare un baci- 
no d'argcnto infocato, e fpargervi tòpra dell'aceto, e in quello fimi 
per forza tener gli occhi fiffi a Felice, tanto che fi diff'eccò la pupil- 
)a, il lafciò cicco. Tale era I' ufo de' Greci, per torre I' uCo dell a vit1:a 
aIle perfone, e di là nacque I'ltaliano .dbbacinare. Fu dipoi eff'o Ar.. 
civefcovo mandato in efilio nella Crimea. Sommameme riuCcì queLl:' 
Anno pernicioCo e funet1:o ana Criftianità, perchè gli Arabi, 0 fia i 
Saraceni, non comenti del loro vafto Imperio, confiftente nella Per- 
1ia, e continuato di là fino alia Stretto di Gibilterra, pafTato anche 
il Mcditerraneo, fecero un'irruzione nella Spagna, dove pofcia ne1l' 
Anno fcguente fermarono il piede, e \Fe 10 tennero fino all' Anno. J 492.. 
in cui Granata fu preCa dall'ilrmi dc' Cattolici Monarchi Ferdmando 
Re, ed lIi1bella Regina di Caftiglia ed Aragona. Cominciò, diffi, in 
quett' Anno a provarfi in quel Regno la potenza de' MonCulmani, 0 
Mu(ulmani, voglio dire de' Maomettani, e poi nel feguente continua- 
rono le loro conquit1:e, con riporrar varic vittorie Copra i già valolO6 
ViGgoti Gmolici, la gloria de' quali ret1:ò qua6 interamente ellinta} 
c per colpa principalmentc di un Giuliano Conte trad1torc della Parna 
fua 



ANN A LID' I TAL I A. 187 
fua. Fama nondimeno è, che in queit' Anno feguilfe un combattimen- E II. A V"lg. 
to rinovato per otto giorni continui fra i Crilliani e i Saraceni, e che ANNO 7 10 . 
reltafiì=ro dlsfatti i primi collamone dello fieífo Canolico Re Rodri- 
go. Certo è, che a poco a poco .s' imp:>.dronirono quegl' infedeli di Ma- 
lega, Granata., Cord
va, TQled
, ed' altre Ci,tta e Provin.cie, dove: 
cominciò a tnonfare 11 Maometusmo, ancorche (;010ro lafclatrero pOL 
libero l' uro della Religion CriibanaCattolica a i Popoli foggiogati.. 


Anno di C R 1ST 0 DCCX1. Indizione IX. 
di Cas TAN TIN a Papa 4. 
di F I L I 1> I' I co ImperaJore I. 
di A RIB E R T a II. R.e I I. 


N El1a Primavera di quefl: o Anno continuò Coflantino Papa il fuo viag- 
gio per ,marc a Cott.antmopoli, dopo aver ricevuto grandl onnri, 
dovunque .cgli patra,va 
a). M
 i
fi&m fpe
ialmt::nte fmono ,I .t
tt1 a lui, :
':::;::f 
allorchè gmnfe cola. Settc mlgha tUOrl dl qudla Regal Cma gh V(;ß- 
ne incomro '.lîberio AugUlto Figliuolo dell' Impcrador Giufliniano II. 
çolla primaria Nobiltà, e Ciro Patriarca col iuo Clero
 e una ,gran 
folla di Po polo . 11 Papa fabto a cavallo con tutti di tua Cone, por- 
tando il Camauro
 come fa in Roma ttetr
, andò ad ailoggiare al Pa- 
lazzo di Placidia. Sapma la tua venuta, ,GiuUiniano, chc: Ii trov..,va a 
N Icea, gIi fcrilfe immanrenente una Lettera, picna di correfia, con 
pregarlo di ver.ir fino a N !comedia, dove anch' e,gli.fi troverebbe . 

ivi in fatti feguì il loro abboccamemo, e I' Impt:radore ,ben cono- 
fcente della venerazion dovma a i Succe{fon di S.m Pietro, colla co- 
rona in capo s' inginocchiò, c gli baclò i piedi, cd amendue potcía 
tencramenre ',5' abbracciarono con romma fefia dl tutti gli aíl,ltui. N e1Ja 
fegueme Domenica il Papa celebrò Mctra
 e comul1Icò di iua mano 
l' Imperadore, c.be poi fi raccomandò aIle dl lui preghiere, acciocchè 

 Dio gli perdonalfe i [uoi peccati, e ne avea ben molti. E dopo aver- 
gli confermati tutt.i.i Privilegj della Chicfa 'Romana" gh dit:Je heeuza 
dl tornarfene' in I [alia. Pumo non racconta A nal1afi 0 , qual toOt: 11 mo- 
tivo, per cui il Papa vemtre c.:hlamato in Lt'vante, nè colå cgh trat- . 
tatre coli' I mpcradorc. I Padri Lupo (b), e Pagi Cc) hanno irnmagina- (b) 1: u pus I1J 
to, e con veri1Ïmiglianza, che fi P arla(fe de i Canoni dd Concftlo C Nflt/S " c 4 
T . anon. on
 
rullano, e che tl Pomcfice confermatre quelli
 che 10 merillv.u10., tit. Trul/. 
con ,riprovar gli altri ripugnami aHa DirciplIoa Ecclefi.\ib("3 Jt.;)a t.:hle- (c: PoI;"US 
fa Latina. Pare an cora , chc CIÒ fi potrainferire dil "kune p.m'le dcl ad .Annal. 
rnedefimo Analtafio nella Vita di P4pa GregorIO I L Ma n_1O e inve- Baron. 
riiimile, che que! ,capo fvemato di Giuttiniano chL,lm.,(fe coh 11 P.lpa 
per fdr 
edere al M,)ndo, c\:1' egli comandd va a ROID:], e tì taceva 
ubbidire anche da i fommi Pontefici; giacchè non arpanfce chiaro, 
A a 2 che 



188 ANNAL I D'ITALIA. 
E II. A Volg. chc ciò foíT'e per motivo della Religione. Comunque fia, partilli il 
ANNO 7 11 . Papa da Nicomc:dia, e benchè da mold incomodi di fanit:ì afflino 
arrivò finalmeme al Pono di Gaeta, dove trovò ooona pane dd Cle
 
ro e Popolo Romano, e neI di 24. di Ottobbre entrò in Roma con. 
gran plaufo cd allegrezza, di tuna .Ia 
it
à. Ma s:el tempo de:lIa fua 
}ontananza accadde bene: 11 contrano In Roma, cloè uno fconceno 
che arrçcò non poca afRizionc a quegli abitanti. Pa(fando per e(fa Cit
 
tà nell' andare 
 Ravenna i
 nuov
 Eiårc
 

ovanni R..iZflCOpfJ, fece pren- 
dere Paol.o, Dlacono e V LCedol1?Ino (clOe 11 Magglord,omo, 0 pure il 
Ma(ho dl Cafa del Papa) Sergio Abbate e Prete, P,erro Teioriere 
(pari mente per quanto pare, del Papa) e 
ergio Ordinatore, e fece 
loro mozzare il capo. Tace Anallafio i motivi 0 preteLh di que:fia car- 
nificina di perføne [acre, e di alto affare. Soggiugne bensi, che co- 
Jlui andato a Ravenna, quivi a cagion delle; iue iniquità per giuflo 
giudizio di Dio vi morì di brutta .
orte. Quc.fia notizia ci aprc l' a- 
dito ad attaccare al fuo racconto CIO, che abblamo da Agnello Scrit- 
t1)re Ravennate, mentovato più volte di fopra, la cui Storia è arriva- 
ta fino a i nofid giorni, mercè di un Codice Manufcritto Efienfe. 
!a) ..Agn.l!. Ci fa faper quefto ! Clorico 
4), che il Popolo di 
Jvenna trovandofi 
,
 Y,t;. Fel.- in femma coilernaZIone e tnfiezza non meno pel facco patilo l' Anno 


' J.e

' addietro, che p
r la n,uova del. ma
c\lo di ,t
nt
 N obiltà Ravennatc 
I'aljJ
 fatto in Cofianunopoh, fcoße II glOgo dell mdlavolato Imperadore. 
Ele(fero cglino per loro Capo, Giorgio Figliuolo di quel Giovanic- 
cio, di cui abbiam parlato di fopra, Giovane graziofo d' alpeno, pru- 
dente ne' configli, e verace nelle fue parale. In qu.efia ribellionc o. 
confederazionc concorfero l' altre Città dell' Efarcato, che da Agnella 
fono enunziate fe:condo I' ordine, che dovea praricarfi per Ie guardie:J 
cioè SArjil1a, Cervia., Cejèna, ForlimpopfI/i, For/)., Famza, lmo/a, c 
Bologn(l. Divife Giorgio il Popolo di Ravenna in varj Reggimenti, 
denominati dalle Bandiere; cioè &l1diera, 0 lnftgna Prima, la SeCOfJ- 
ia, la Nuo'Va, 1'lnvitta, la Coflantinopo/itana, la StAbile, la Lieta, la 
MilaneJe, la Yeroneft, quella di Claffi, e la parte deW.drcive(covo co i 
Cherici, con gli Onorati, e colle Cbiefe iòttopofte. Quefi' ordine nel- 
b milizia Ravennate fi o(fervava tuttavia da lì a cento anni, allorchè 
Agnello fcri(fe la fuddetta Storia, cioè Ie Vite de gli Arclveicovi di 
quclla Ciuà. Ma ciò, che opera(fero dipoi i Ruennati, non fi Ieggc 
nella Storia caO:rata da gran tempo del medefimo Agnello. Sola mente 
aggiugne, che Giovanniccio, quc:l valente Segretario dl Giulliniano Au- 
guilo, fu in queft' Anno per ordine d' e(fo I mperadorc crudelmente 
tormentato, e fatto morire, e ch' egli chiamò ai tribunale di Dio quel 
cruddiffimo Principe, con predire, che nc:l dì feguente anch' egli fa- 
rebbe uccife. Agnefe Figliuold d'dfo Giovanniccio fu bisavola del me- 
ddìmo .'\gnello Storico, da cui fappiamo ancora, che 10 O:dfo Gio. 
vaniccio quegii fu , che mire in bell' ordine il Me(fólle, Ie Ore Cano- 
niche, Ie Anrifone, e il Rituale, de' q'Jali fi fervi da Ii innanzi la 
Chicfa di Ravenna. Or:i egli è da crederQ:, chc: Girnlamn RiZiCOpO nuo- 
vo 



A III N A LID' I TAL I A. 189 
YO ECarco giunto in vicinanza di Ravenna, in vece di prcndere Ie ERA Vo1
. 
redini del go
eroo, trovatfe i
i 
é\ marce per l' 
mmutinamento di que' ANNO 7 II. 
Popoli. 
a c .coCa, da marav
g
larfi, c?me qlrolamo Rolli 
a), d
- (2) RllblllS 
fcrivendo I fattl- de Ravennau 10 queLh tempI, confondetfe I tempI, Hifler. Ra- 
e di Cuo capriccio deCcrivdre avvenimenti, dc' quali non parla I' arnica 'limn. lib. 4. 
Storia" 0 diverCameme nc: parla. 
Verificoffi pOl la mane dell' I mperador GiufJjniano, ficcome di- 
cona" che avea predetto Giovanniccio.. Come fuccedeírc quella Tra- 
gedia l' abbiamo da Teofane (b), da N Iceforo (c), da Cedreno Cd) e {b) ThtD1h. 
da Zonara (t). Cadde in penfiero a quefi:o ranguinario Principe di m ( ) Chr
nDg. 
yendicarfi ancora de gli abitami di Cherfona nella Crimea, fovvenen- ;
 cf,'
tp'h. 
dogli dell' intenÛone , . che ebbero di ammazzar,lo, a!lorchè e!$li 
ra (d) c'
r
;. 
relegato in quella PemCola. . A tale .e
etto mand? cola u
 formlda
)l
e In .Anmlll.. 
ftuolo di navi con cento mIla uomml tra foIdatJ, aneflcl, e rutbc1. 
e} Z ift Dn.
. 
. ''" Ii d O Cc b o h I . S ., In HI Drill. 
51 puo 10 pettar I Of Itante tanta genre per mare, e c e &: I tOrICI 
Greci [vliti a magnificar Ie cofe loro, apri(fero ancor quì piu del do- 
vere la bocca. Stefano Patrizio fu fcelto per General dell' imprefa, e 
con ordine di far man baCfa Copra que' Popoli. Scrive Paolo Diacono (f), (f) Paulus 
che trovandofi aHora Papa Cofi:a
tino alIa Cone, di
ua
e p
r q.uanro r'

':
s'jI. 
potè I' Imperadore da 51 crude.1e I
p
efa.; ma non gh nufci d'lmpe- - 
clirIa. Grande fu la ftrage" e I pnnclpah del Cherfonefo parte furonÐ 
inviati cone catene a Cofiantinopoli, pane infilzati ne gli fpiedi e 
bruciati vivi, parte fommerfi nel marc. Giuftiniano all' intendere, che 
s' era perdonato a i giovani e fan.ciulli, andò nell.. furie, e comandò, 
che l' .4, rmata nel MeCe d' Ottobre tornaa-e colà a fare del refio. Ma 
follevatafi una gran fonuna di marc, quafi tuna quefta Armata andò 
a fondo, calcolandoíi (fe pur fi può credere), che vi peria-ero circa 
fe{fantatrè mila pedone: del che non folo non fi Ittrifi:ò il paz!:o lm- 
peradore, ma con giubilo comandò, che fi prepara{fe un' altra Bona, 
c s' ando1tfe a compierc l
 preCa rifoluzione, con difi:ruggere tunc Ie 
Città c Cafiell.t della Cnmea. Ora quei del paefe, che erano fuggiti, 
o fopravanzati aile fpade, avviCati di queO:a barbara rifoluzione, s' uni... 
rono, fi fortificarono, otten nero faccorCo da i Gazari,. e dopo aver 
ripulfate l' armi Cefaree, proclamarono Imperadore Bardallt, che af. 
funCe il nome di Filippico, il quale mandato in efilio molti anni prima, 
ficcome dicemmo all' \nno 701. fn chiamato , 0 accorfe colà in tal 
congiuntura. A1aurD Patrizio colla fua Butta, per timore d' c:lfere ga... 
fiigato da Giufiiniano, 
 unì con Filippico, e tutti concordemt'nte 
ful fine di. quefi' Anno gmnCero a 
ofiantinop()li, dove pacificamente 
fu amme{fo il nuovo Augufio, glacchè Giut1iniano dianz.i ufcno in 
camp<'gna colle poche nuppe, che avea, e con un rinforzo ottenmo 
da i oBulgari, non fu a tempo di prevenirc: Filippico. Spedito dipoi 
contra d' e{fo Giul
iOlano 1j.lia. Gencrale di Filippico, taoto feppe adope. 
rarfi, che ttrò nc:1 tuo parmo 1 Coldati del dl 1ui e :ercito, rnandò contend 
a cafa i Blligari,. e
 .avuto i
 mano il befii:11e Impcradore Giultiniano, 
COD un colpo dl klabJa gh fecc, come potè, pagare il fangut" d'iA" 
nume- 



190 ANN A LID' I TAL I A. 
'J!.lU Volg. numera
ili C;;rim
ni .d. a l
i [parro. Inviarn a Cotbn
inopoli la di Jui 
ANNO 711. telta, d ordme dl FllIpplco fu ponara aRoma. 'ltberzo Augutlo di 
lui Figliuolo [cappato in Chie[a, ne fu per forza e1tratto ed anch' 
egli who di vita. Q!1c1lo fine ebbe Giufliniano Rino/meto, 'cattivo Fi
 
gliuolo di un ottimo Padre, che fedouo dallo fpirito della vendetta 
andò fab bricando a re 1te/1ò la propria rovina, e colla fua morte li
 
berò da un gran pe[o la terra. In quell' Anno an cora diede fine a' fuoi 
giorni Gbildeberto III. Re. di Francia, che ebbe per 1uccelfore Dago
 
berto II I. . tutti Re di ftucco in qudl:i tempi, perchè Re' vero benchè 
fenz.a nome, era Pippino di Erifiallo loro Maggiordomo. ' 


Anno di C R 1ST 0 "DCCX I I. Indizione x. 
..;di ,C a S TAN TIN 0 Papa ,.. 
. iii F I LIP PIC a Imperadore 2. 
di ALIPRANDO Re I
 
di L I U T P RAN D 0 Re I. 


S Otto i1 nuovo Imperadore Filippico fi credeva omai di goder pace 
e tranqUillità il Romano Imperio, quando. coltui fi venne a fco- 
prìre imbevuto di errori comrarj alla dourina cd unità della Chiefa 
(a) ThtDph. Cattohca. Si diffe (0), (ma forte fu una >ciarlll invemata da alcuno) 
in Chr'1I'Z" che un Monaco del MomUero di Callitlrato molti anni prima gli avea 
; più volte_predetto I'Imperio, con raccomandargii infieme di abolire 
il Conctlio .Se fio Generalc:, corne cora mal [aua, fe pure a lui pre
 
,meva dl liar lungameme Cui. trono. Gliel prornife Bardane, 0 fia Fi- 
lipplco, c la parola fu mantenuta. Poco dunque neue, dopo elfer 
gill,oro a
 comando, che r2:unato un 
on_ciliabolo di V 
fcovj . o. adu)a
 
. tOri, 0 tlmorofi, fece,. dlchlarar nullo 11 tuddeuo Concillo, .ed lOfieme 
. condennare i Padri, cne I' aveano [enuto, avendo già cacclato daUa 
Sedia dl, CoUantmopoli Giro, e a lui tòtlituito Giovanni aderente a i 
fuoi errori. Se ne Ilava poi queUo novello Augutlo pa/T.ando r ore in 
OZIO nd Pal4zzo, e pazumeme dilapidando i teton munati tia i pre- 
cedenti Augutii.,. e ma/1imamente dal fuo predecdfore Giufiiniano II. 
con tantl. confitcbi da lui fam rotto varj prete1li. Per alcro nc:l par- 
lare era mono eloqueme
 e veniva ripuraw u'Jmo prudenre; ma ne' 
fatti fi leopn mablle a .SI gran Digni[à, e fpezlalrneme .[porcò la fua 
vita coil' erefia, e con gli adulterj, eOcndo pcnetrata la .fua lulfuria 
. fin demro i cnlOtlri delle tacre Vergll':ll. La fortuna Ji ,Filippico fu 
ancur quella di Felice Arclvefcovo dl Ravenoa, il quale accecato vi- 
(b) .Agnell. veva,in efilio ndla Crimea. (b) V cone egli riml.lfo in libertà dal nuo.\'o 
,
 V
t. Ftl,- -\u g utto, con .fargli re1hcUtre qU:lfIto avea ,pc:rduto. Fu .ancne rega- 
CIS 10m. 1I. d 1 ' - d ' 1 ' I . d ' d ". 
.Rtr. it/Iii" law d
 lUt 1":1 0 U ,vah . I ,ent al 0, omatl . o
o 'C , 1 plClre 
prezloie. Fra gh aim dom vera una Corona p1cclOla .duro, m:1 
a rrtc
 



ANN A LID' I TAL I A. 19 r 
arricchita rli gernme 
i ta
ta valura, che un Giudeo mercatante a' E II. A VoJg; 
tempi d' Agnello Stonco, Interrogato da Carlo Magno, quanro fe ne ANNO 712.. 
caverebbe vendcndola, rifpofe, che turte Ie riccbezze e i paramemi 
del1a Carredral di Ravenna non valevano tamo, corne quella fo1a Co- 
rona. Ma quefi:a, foggiugne Agnello, rorto I' A rcivefcovo GiørgiD, 
che fu a' fuoi giorni, fparì. Racconta dipoi eífo Storico un miracolo 
f
tto da quefi:o Arcivefcovo, con f.1f rnorire daddoveFo, chi s' era 6nto 
morto per bur1arl
. Ma in quefti Sccoli una wa.n faci1ità ,,:' era. a fpac- 
ciare, e molto plU a credere Ie cofe maravighofe; enol' dopo aver 
veduto la fuperbia di quefi:o Prelato, che vollè cozzar' co i Romani 
Ponrefici, non' abbiamo gran motivo di tenerlo per Santo; Convie
 1 
nondirneno confe(fare il vero, e ne abbiam la tdlimonianza d' Anafiafto 
 
Bibliotecario (a), che ritornato qudto Arcivefcovo in Italia, pemito (a) 
nafl.f. 
dell' ami co orgoglio, mandò aRoma la fua profeffion di Fede, e l' arto !1,b",,
hec. 
della fua fornmeßìooe al Papa: con che fi riconciliò colla Chief a Ro- m CIIJ..nt. 
mana, e vil1e poi. fempre d' accordo con lei. S(lcondo tune Ie appa- 
renze Felice' Arcivercovo quegli fu, che fece depor I' armi a i Ra- 
vennati 
 e cdTar 1a cominciata loro ribellione. Tre mefi dopo l' arrivo 
in Roma di Papa Coftantino, cioè verfo j} fine di Gennaio dell' Anno 
prefeme, arrivò colà la nuova della mutazione accaduta in Cotlanti- 
nopoli, colla creazione d' un J rnperadore Eretico: cofa che turbò forte 
dTo Papa, e tutta 1a Cbiefa. Venne dipoi anche Lenera del mede- 
bmo Augufi:o, cbe porraya la dichiarazione degli errori di lui; ma il 
Papa col conGglio del Clero la rigettò. Anzi accefo di zc:1o tUttO il 
Pop.olo Romano, fcce pubbhcamenre dipignere nel Porrico di San 
Pietro i rci. Concilj Generali, acciocchè ben comparilfe il -ruo anac- 
camento alia vera Fede. Animofamente ancora dipoi fioppofe all' or- 
dine mandato da CoflanrinopoJì, che fimili pitture fi abohlfero. Andò 
tanto innanzi 10 ze10 ò' efTo Popolo, che fu: nfoluto . di non ricono-' 
(cere Filippico per Imperadore, nè di ammettere il fuo Rìtrano, Gc-- 
come fi [olea fare de gli aJtri Augutti con riporIo poi in una ,Chiefa, . 
nè di nominarlo nella Metfa, e ne gli Strumenti, nè di 'lalCiar corre-' 
Ie moneta bauuta da lui. Ciò vien pure attetlato dà Paolo DJacono. 
Fino a qudli tempi .dnfprando Aio del fu "Re LiÚtberto avea fer- 
mato iI piedc:: in Riviera. Probabilmente era anch'egli 0 nativo 0 oriondo ' 
di qud paefe, che avea dato più Re a i Longobardi in Italia,. ficco- - 
me abbiam veduto. (
)' Ora egli, ottenuto un podcrofo corpo .di fo1- - 
datefche da Te,deberto Duca d' clfa Baviera, venne in halia 'contra del (b) 'tlNllI1 
Re Ariberto I I. che non fu pigro ad inconrrarlo colle fue forze. Se- Dia",
NI 
guì fra loro una giornata campa1e, che col1ò di gran fangue aU'una I. 6. ,. ]S. " 
call' altra parte. La notte fu quella, cbe feparò i combanenti; e la 
yerità è., che i B,tVarefi ebbero Ia peggio,.e fi preparavano alia fuga. . 
Ma i\raberro, chc non dovea etfere bene mform.1to del.loro nata, in 
vece d1 fi:ar faido nc:l fuo accampamenro,. giudicò meglio dì rÏtirarfi 
coil' eferciro in Pavia. Quefi:a rifoluzione sì perchè rimire in perro a i 
ncmici l' ardlft', e sì Ferchè tornò in vergogna c danno dc'Longo- 
bardi , 



t92.. ANN A LID' I T ^ L 1 A. 
E I. A Volg. bardi, p:trendo chc fa!fero vinti, c:1gionò tale aliemzion d' 3ff"ctro de 
ANNO 7 I1 . i Longobardi verfo di Ariberro, cbc protelÌarono di non voler pìù 
cOl!lba[[
re per lui, e. chc \'ok
ano darlì ad Anfprando. Jl perchè 
Anb
rto, emra
o, ne!l Anno 
odlcefin:o del fuo Regno, tcmendo di 
fua vita, dccermll10 dl tltlrar
 111 Fra
cI
; e prefo quam' oro potè por- 
tar feco, . fegr
[.amen
e fuggl da,1la CItt.a. MOl mentre egli vuol patrare 
a nuoto 11 Tlcmo, d pefo dell oro (1c: pur fi può credere) fu ca- 

ione, cb' 
gli relÌ
trc:: 2ff"oga
o nell' acque. Tr
\'ato nel dì fegueme 
11 Cuo cadavero, glr fu data tepo1tura nella Chlefa di San Sal vatore 
fuari della Porra di Poneme, fabbricata doll Re Ariberto I. Cuo Avo- 
10. A riferva del principio del Regno di 'Jueß:o Re, chc coil' ufur- 
PQzione c colla cruddtà. fi .tirò ?ic::tr? il bi
fìrno de i tàggi, Ariberto 
I 
. . fi fece con

ere Prm.cJp
. plO., hmofinH:re, e amatore della giu- 
lbzla . ,Ebb
 eglr In u(? dJ ufeJr dJ Corte .1a notte rravefiito, e di gi- 
rar qua e 12, per fcnure non men da que] della terra, che da i fore- 
fiieri, coCa fi diceva di lui per ]e Cinà, equal giuftjzia fi facetre da 
-j Giudici pel paefe: "il che lèrviva a lui di fcarta per rimediare a i 
non pochi difarJini. E qualora venivano Ambafciatori de' Potemati 
firanieri a trovarlo, j) collume fuo era di Jafciärfi loro vedere con a- 
bici viii, e colle peJliccie ufate allOJoa atralffimo dal Popolo; nè mai 
volle imbandir la loro [avola di vini preziofi, nè di vivande rare, affin- 
chè non conccpitrero grandc idea del pae(e, e non venitre lor voglia 
d' infinuar la conquilla d' Icalia a i )oro Padroni. Ebbe un Fratello per 
nome GumlJertð, che fuggito in Francia, quivi pa(sò il reß:o de' fuoi 
giorni, e lafciò dopo di se trè Figliuoli, uno dc' quali appel1ato Ra- 
gimherto, a' tempi di Paolo Diacono era Governatore della Città d' Or- 
leans. Dappoichè terminato fu it funerale del Re Aribeno I I. di COR- 
corde volere i Longobardi eletrero per Re lùro AJprando, perfonag- 
giú provveduto di tuete Ie qualità, che fi ricercano a hen govern'lr 
Fopoli, e maffimamence di Prudenza, nd qual pregio ebbe pochi pa- 
ri. Ma corro di [rappo fu il fuo Regno, drendo 11:ato .rapito dalla. 
mon.e dopo foli Ire Mefi di Regno in età di cinquamacinque anni. 
Prima nondimeno di marire., ebbe la confolazion d' imendere, che.i 
Longobardi aveano proclamaro Re Liutprando ruo Figliuolo, così no- 
sÌ nominato, e non già -Luitprando, come colla dalle Lapidi, e da i 
Documenti amichi. Fu pono il di lui cadavero in un avello nella 
Cbicra di Santo Adriano, t1hbricara, per quamo Í1 'crede J da lui, col 
feguenre Epicaffio, compofio di ver-!i Ritmici 
hNSPRANDUS, HONESTUS M,ORIBUS,PRUDENTIA POLLENS, 
SAPIENS, MODESTUS, PATIENS, SERl\IONE FACU
DUS, 
ADSTANTIBUS QUI DULCIA, FA V I MEj....LIS AD INSTAR. 
SINGULíS PROMEß:\.T DE PECTORE VERBA 
CUJUS AD AETHEREUM SPIRITUS DUM PERGERET AXE-:\tl, 
POST QUINOS UNDECIES VITAE SUAE CIRCITER ANNOS 
hPh:EM RELlQUIT REGNI P.RÆSTANTISSIMù NATO 
},YUTHPRANDO INCLY
rO ET GUBERNACULA GENTIS 0 ." 
DATUM PAPIAE DIE -IDUUM JUNII INDICTIONE DECIM^. 
. Quel 



ANN A'Ll D' I TAL I A T93 
Qpe1 Datu"! PapitC terno, io, ch
 non fi kgga così dil1:efo nel ERA Vo}g. 
rnarmo, sì perche que1to non e un Diploma, 0 tlna L
nera d
 met- ANNO 7 u, 
tervi il DatuNl, e sì perchè non fi foleva per anche dire Papræ, ma 
bensì 'ricini. Verifimilmeme Ie due fole Lettere DP. che fignificano 
Depofitus, fi fon convenite in Datum Pap;te. Per altro ita bene la no- 
ta Cronologica, apparendo da varit: memorie da" me rapp
rta[e neUe 
Antichità ltaliche, e da altre o(ferva[e dal t:ardmJI Baromo (0), dal (a) Barm. 
Padre Pagi (b), e da altri, che cominciò in quell' anno a regnare il Annal. Ecc. 
Re Liutprando fuo Figlio, giovane bensì, ma Principe di grande efpe[- 

 P


:l. 
tazione. Vegga{ì ancora uno S[rumento dell a Primaziale di Pirl, da Baron. 
me pubblica[O (ç), da cui apparifce, che [ra il Fcbbraio e LugllO (C) Amicpi- 
dell. an no prefeme Liutprando diede principio al\' Epoca del ruo Re- tat. It.:!", 
P , d . d . , ft ' , " t -. c {j Tom. 111. 
gno. nma non Imeno I [ermmar que anno, vo rJ enre un ratro PC[- pag. 100 5. 
tante a i tempi del Rc Aribeno II. e fuccedmo neU'anno undccimo 
del fuo Regno, per cui fi accefe in Tofc:ma una fiera lite fra í Ve- 
fcovi d' l\rezzo, e di Siena, ehe durò poi de i Secoli, come appari- 
fee da gli ani da me dati alia luce neUe Amichi[à I taliche (d). N e 
rapporterò il princlpio colle parole fie(fe di Gerardo, vecchio Primi- 
cerio della Chicfa Aretina, che ne lafciò nell' anno I of7. una Memo- 
ria, tuuavia e{ì{leme m:mufcrina neU' .-\rchivio di qu::' Canonici, e da 
me tempo f.1. copiata. Aripertus (dice egli) filius 
;us regna'VÜ AJI.I10S 
XIl. c1
;us Regni Amlo undecimo Senenfis Ci'VitRtis Epi{cop:tS contra Dcum, 
fuique Ordinis periculum, Sa'tJEto1"llm Patrum firmi.f1ima jura, flmtt.1!que 
Ecc/efiæ terminos tranfjr,rrllÙs, ;nvafit quandam fanEtæ .dtetinæ Ecc/e/i
 
P aroechiam, Seneiifì territorio pofitrJm, atqtlf prr integmm annum e,lorm;- 
fer, ut ipft Epifcopus poflea a,lte Liuprandum gloriofii!ÌtJ1um Regem confer- 
fus efi, ufurpa'Vit, ortlimlns in fa aliql!anta. Oracula, & duos Presbyteros; 
flatimque SJtzoda!i terrore perterritus ccJlå'VÌf. <.rune autem hæe temeratÙ 
præjumptio, & prima ufllrpatio itzitium fumpfit, tit in 'VetufiiJ!ìmis thomis 
ego Germ'dlts, antiquus fanflæ .Aretin.1! Ecclefiæ Primicerius, qui & hæc 
Ðm,iÏa, Deo tefie, 'Veraciter ordinavi, legi paucis ab . . . . . . Lupertia 4 
nttS Al'etinenfis EpifcOpttS mm fuis domeflicis habita
at apud Plebem San- 
ffæ Jvfariæ in Pacina, pacifico & quie/o ordÙle exercens e'l, quæ ad Epi- 
fèopum pertinent Îrl fua Diæceþ, ilia (tlttem tempore Senenfis Civitas erat 
tloí1tl1icata tld manus Aribe1"ti Regis LallgobardorulÌz, habÌfabattjue Ìil ea 
Jz!de'( Regis Ariberti, lWíJline Gundipertus, qui 'Ven;ens limul cum Roberto 
Caflaldio Regis .driberti ad Plebem Sanflæ å1ariæ in Pacina, ubi Epifco- 
pus Lupertiames Aretinefzjis erat, nullamque re'Verentiam Epi(copo eXhibms, 
coepit bomines ipJius Epifcopi injuriofe a/que contumeliofe dl,llringeïr, atque 
per placita fatigare. S!.!lOd faéfilm Aretin;, qui ct/in Epi{copo crallt, nM 
'Valentes pac
ficare, tamdem irruentes ipfum Godipertum Judicem Smenfis 
Civitatis occider.mt. fi2.!,la tie cal
ra uni'Verfus SenCfl/is Pop1Jlus {ammotus eft 
llè.Jer!us Lupeytianunt Epifcopum, elimque inde fllga'Verul1t, illamque Pa- 
f'
echlam . Adro

tum Senrnjem Epifcopum, qui erat Confobt'inus prædifli 
Godopel tl Judws, quem Aretini ii1telfeccmnt, 'volentem, ltolmtemque pcr 
fmU1'il annum tenere !eoeflmt. Ibiqlle 11";a Oracula (cioè tre Oratorj) & 
'.tom. JV. B b duos 


ld) .ATJfiqrlÌ- 
tat. lrnlìc. 
DiJfertat. 
LXXIV. 



194 ANN A LID' I TAL I A. 
ERA Volg. duos Presl1yteros enormiter, & contra Eec/e/i41icam diftiplinam conftcravit. 
1\1011010 7 1 2.. Obiit autem præ1iélus _lripertlls Rex Anno Dominicæ lnea,'n.-etionis DCCXII. 
V cd! em,) andln.to inn.lnzi Ia conrinuaZlOn di quclta lite, dTcndo quì 
rolameme da offervare, che n 1n di una [ola P .lrrochia, ma di molte ft 
dirpmò fra que' Ve[covi, ficcome fra poco fi oHèrverà. Continuaro- 
no ancora in queft' anno i S.lraceni Ie loro conquille nell<l Sp.lgna con 
impaJr n l1irlì di Merid:1 ') di Siviglia, di Saragozza, e d' altre èïnà. 
Snl..mel1te fece loro Frome il v.doro[o Pelagia, che clem') Re de i 
Criltiani nell' Anuria) riporrò anche varie vmorie contra di quegl'In- 
feddi . 


Anno di C R 1ST 0 DCCXI I I. Iñdizione XI. 
di C 0 S TAN TIN 0 Papa 6. 
di A N A S T A S I a Imperadore I. 
di L I U T P RAN DaRe 2. 


(a) Paulus 
>>,aCOnllS 
1. 6. c. 21). 
(b) A,uftaf. 
in Confla.,
t. 


P Orrehbe e{fere, che in quefl' ann/) fo{fe [ucceduta l' andata di Be- 
nedetto Arcive[covo di Milano, uomo di [anta vila, a Roma per 
fua divozione, nafra[a da Paolo Diacono (a), e da Anallafio Blblio- 
tecario (b). Con tal'occafione il buon Prelaro [piegò Ie rue querele 
al trona Pontificio, pr('tendendo') che a lui apparrenc{fc il contë:crare 
i Ve[c01.i di Pavia, come a Metropolitano. Ma effendofi trovato, che 
la Chie[a Romana da gran tempo era in pnffeffo di conlècrar quc' fa- 
cri Paftori, fia percnè aWarrivo de'Longobardi in Itaha l' Arcive[co- 
vo di Milano fi ritirò in Gcnova
 fuggeua all'lmperadore, e regui- 
tarono a dimorar colà a1cuni fuoi SuccdTori; 0 pure perchè I Rc Lon- 
gobardi proccura{fero al Ve[covo dclla loro principal refidenz,t l' cfen- 
zione dal Metropolirano: comunque fo{fe, certo è, che effa AtClve- 
[covo ebbe la [entenza contro, e però feguit:1rono [empre da lì I1Inan
 
zi i Ve[covi di PAvia ad e(ft>re inJipenJcmi dalla Cauedra di Milano, 
cd immediatamente [ottopolli at Romano Pomdlce. Per altro anti
J.- 
{c) Anmlot.. mente non fu cosi, ficcome if) dimollrai in un:l Dlffc[[
zionc (c), {bm- 
J;,iltm. T.1. p:1ra nell' anno 1697. Abbiamo poi attellar\l da dJo Paolo Diaco
o la 
fantità deW Arcivefco B
nederto, il qua 1 e in fani non cercò aHora di 
acqui{hre un nuovo ed inufaro. diritto fopra la Chief a di Pavia, ma 
(') 11 f. bensì di ricuperare e confervarc I' anrica fua auromà. In Roma lldTa 
v
 to:fia=t: reg.Ut nel prefeme an.no uno [concert!). (d) V' era per G?vern
tore 
Crifloforo Duell. Per Ifcavalcarlo da qud pollo, un ceno Plctro nCor- 
fe all'" Ef.1rco di Ravenna, che gli diede Ie patenti di quel governo. 
Ma e{fendo. che i Romani non volt-ano femir parlare di Filippico Im- 
perador Monotelita, a nome, 0 col nome del quale era tfaro dato qucl 
pollo a Pietro, buona parte di loro fi unì con dererminazlOne di non 
voler queUo Duca. La fazione adünque, che folleneva Criftoforo, ft 
anuffò coil' altra, che era in favore di Pietro, nella Via racra davan.. 
ti ai. 



ANN A L I D'S I TAL I A. 195' 
ti al Palazzo, e ne feguirono moni e ferite. Più o1tre li farebbe di- ERA VoYg. 
latato quefto fuoco, fe P
pa Coßantino 
on. 
vdre inviato de'Sacerdo- AN:\O 7 1 3. 
ti che co i fanti Vangell e colle CrocI dlvlrero la baruff:1. E buon 
p;r la parte d.i Pietro, la quale gi
 foccombe...v
;. ma pe.rciocchè 
u 
fatta ritirar l' altra parte, che fi chlamava la Cn1hana, Pietro prod!- 
toriamente fe ne prevalfe, e fece credere d' e(fere rimafio vincitore. 
Poco poi ftette ad arrivar dalla Sicilia la nuova, che I' Eretico I m- 
perador FiÜppico era fiato depofio. Come feguiffe la di lui cad uta , J'ab- 
biamo da Teofane, da Niceforo, da Zonara, e da Cedreno. Mold 
crano malcomenti di queflo Principe, dopo 3verlo fC(lpeno nemico 
del Concllio Sello univerfale, e tanto più perch' egJi a cagione di que- 
11:a fua alienazione d,!lla femenza Cattolic:i, s' era m,- (fo a perfeguirarc 
i Vetcovi Canolici. S' aggiunfe, che i Bu]gari fecero un' improvvifa 
irruzlOne fino al Canale dl Cofiaminopoli, e molti ancora pa(farono 
di là, con tàre un terribil faccheggio, e condur via un' Immenfa qU'ln- 
tità di prigioni, fenza che Flhppico face(fc provviíione aIeuna in que- 
He calamità. I Saracem anch'dIì do po aver prefa t\Jifiia, cd Amio- 
chia di Pllìdia, fecero dalla lor pane di íimill inct1rfioni con rironar- 
ne un incredlbil boitino. Ora conglUr..ti alcuni Senatori mo(fero Rufo 
primo Cavalknzzo a deporre queUo ineno e mal gradlto Imperadore. 
Nella Vigilia di Pcntecoll:e con una truppa di (o)åati cntrò clIò Rufo 
nel Palazzo, e trovato Filippico, che dopo il pranzo dormiva, il traf- 
re fuori, gli f('ce ca\'ar gli OCChl, ma non gli tolfe 1:1 vita. N el dì 
fegueme di Pentecofte, e(fendoíi r:1unato il Popolo nella gran Chie(1, 
fu ektto e coronato I mperadore Artemio, primo de'Segretarj di Cor- 
te, a cui fu poilo il nome dl dnaßaþo. Era egli \'crtàtiffimo ne gii 
aff.iri, dottiffimo e zelante della vera dottrina della Cbie(1. Non tar- 
dò il medefimo Augutlo a fpedire in Italia un nuovo Efarco, cioè 
Scolaßico Patrizio, e fuo Gemi1uamo åi Camera, che porrò a Papa 
Coilantino (4) 1'1 mperidl Lenera, can cui íi dlchiarava feguace della Ça) A

naf. 
Chlefa Cattolica, e Dltenlore del Concilio SeLlo Generale: i1 che re- In C07lJ'ant. 
CÒ una fomma contentezza al P .ipa, e al Popolo Romano. Ed aHora fu, 
che Pietro tù pJ.clficamente Inlt-uIato nella D'gnid di Duca e Go\"cr- 
natore dl Roma, con aver prima data parol.. di non offendere, chi 
s' era oppano in addietro a1 fuo avanzamcmo. Fece in quell' anno il 
Re Liutprai1do una GIUnta di nuove Leggi a queUe di Rotari, e di 
GrimoalJo. Nella PrcfazlOne da me fi..mpata (b) nel Corpo dell.: Leg- (b) Le:;es 
gi Longobardiche, egli s'intitola Chriflianus [3 Cßtholicus De? dtle[fæ ;

1
b
clT. 
gentls Langobardorum Rex. S,)ggmgne d' aver fane c(fe Leggl dnilO, Rer. italic. 
Dco propilio, Regni me; Primo, pridie Kalendas J\1artias, I11diflione Un- 
decima, Ul1a Cllm omnibus JudicibllJ (cioè co i Conti, 0 vogham dire 
Govc:rnuori delle Cmà) de Au/lriæ [3 Neufl1"iæ partibllf, [3 de cr:l(ciæ 
finibus, cum reliquis Fidelibus meis Lcmgobardis, [3 cunElo Pop,llo a1JijlCII- 
tc. I-'erò è da notare, che non íi ltabilivano allard, nè fì pubblicava- 
no Leggi {'Cnza la Dit"ta del Regno, c l' approv:lzione dc' (Jopo1i. Con 
CIO ancora vien confcrmata la Cronologia d' e(fo Re Limpranda, cor- 
B b z. ren- 



196 ANN ,. LID' I T 4. L I A. 
ERA Volg. rendo nell'lndizio11e Undecima, cioè nell' anno prerente, il primo anno 
ANNO .71
. del Regno fuo. Noi trov;amo in un Documemo (a) di quell' Anno 
(;1) .A 1 ntl l qlll- rVa/perto (10 fießo che Gualberto) Duca ddla Città di Lucca cioè 
tat. talC. G d . II C . , , 
T.I. p. u 7. oyernatorC I que a Uta. 


Anno di C R 1ST a DCCXIV. Indizione XI I. 
di Co S TAN TIN a Papa 7. 
di ANA S T A S I a Imperadore 2. 
di L I U T P RAN DaRe 3. 


E Rafi già aß"odato neI Regno il Re Liutprando, e tutto era in pace, 
quando fi venne a Ccopnre una trama ordira contra di lui nella fidf.1. 
fb) P1:,lus Pavia (b). Rotari ruo parençe CJuegli era, che macchin,lva dJ torgli la 
f'.tCon;H 8. vita con iCperanza, per quanto ft. puo conghietturare? di. fuccedergli 
lb. 6. . 3 nel Regno. A tal fine aveva egh preparato un convJ['Ü In fua cata, 
dove penCa'..a d'invitare il Re, e meffi in di[parte de gli fgherri for. 
tiffimi, che nel più bello del pranzo doveano f.1re h fetIa al Re. N' eb. 
be [entore Liutprando, e pcrò mandò a chiamar Rotari, c giunto co. 
fiui aHa fua prefcnza, tallò colle mani, s'era vera, che portalre ij giac. 
co fotto a i panni, come gli era llato tuppollo, c trovò, che era così. 
Rotari {copeno diede indictro, e sfoderò la fpada per uecidere il Rq 
ma il Re non fu mica pigro a fgu,Ünar 1.1 fua. Allora una delle guar. 
die per nome SJbone prelè per di dit:tro Rorari, can rdl:are ferito da 
lui nella fi-onte. Accorfero l' aItre guardie, e faltandogli addoß"o, 10 
fic/ero mor[o a terra. Qu.utro Cuoi Figliuoli, che non erano a quel10 
f pettacolo, retlarono anch' effi ucc.fi, dovul1que furono trovati. Per 
attelbto poi di Paolo Dlacono, era Liutprando di miraoil' ardire. G Ii 
fu nfemo, che era rcappato detro a due dc' fuoi Scudicri di volerIo 
ammazzare. Un dì li fec
 venir feeo ne! pill folto d' un bofeo, e mef. 
fa mana alla fpada, Ii rimproverò per l'imquo loro difcgno, con fog- 
giugnere, che era allora il tempo di e[egUirIo. Glì caddero a' pledi 
imp.mriti con rivelargli il meditato deliuo, c chiedergll mifericordla . 
Così fece con altri; e baLtav.\ confeûare e dimanJar mercè, ch' egli 
dlpoi generofameme perdonavJ. Attefe in quell' Anno il faggio I mpe. 
(c) Thtoph. ndore Anaflafio, fecondo la tefiimonianza dl Teof:1ne (c), a forti fica- 
In chrrJrJog. re, e proveder di vi veri la Città di CoilaminopoIi, e a far de' mira. 
bili preparamentl per terra e per mare, a fin dl mettere argine aile 
cominuate conquiUe de' Saraceni, non lafciando di tranar neUo tleß"o 
tempo con loro di pace, e mal1Ìmamente perchè voce correa, che vo- 
lelrcro vcnir fotto Collantinopoli. L' Anno poi fu qudlo, in CUI ven- 
ne a mane Pippino di Erillallo, potemißìmo MagglOrdomo del Regno 
di Francia. A lui fuccedette ncl meddìmo grade Carlo appcllato Mar- 
tello, che 1\lpaide Cua concubina gli avea panorito, giovane di venti. 
q uattr' anni J rna di un valorc cd ingegrlO rariffimo. Egli avea P er Mo,,: 
. . glie 



ANN ALl D'"I TAL I A. J 9 7 
gIie Rotrude, da cui erano già nati CarZomanno, e. P
ppino" ch
 poi fu 
Re di Francia. Ma per la mone del iuddetto PlpplOO d Enilallo fi 
fconvolCe [Utto il Reame de' Franchi, di maniera che feguirono vari
 
battaglie con i(pargimenro di gran (angue de' Popoli, come s' ha da gli 
Scriuori della Storia Franzdè. D,\ uno Strumemo rcrino fo[[o quetta 
I ndlzion
 neW Almo Secondo del Re Liurprando, citato doll Padre Ma- 
billone (a), G lïcava, che conrinuava [U[[avia nel governo di Lucca 
Ira/pert 0 , 0 fia GualperttJ, in qualttã di Duca, 0 Governatore, del 
qu,de s' è fatta dl Copra nel fine dell' anno prccedente rnenzione. 


ER A Vûtg. 
ANNO 714. 


(a) Ma[,ill. 
Annal. Bt- 
nedj{f.l. 19. 
cap. 78. 


Anno di C R 1ST 0 DCCXV. Indizione XIII. 
di G REG 0 R I a II. Papa 1. 
di A
ASTASIO Imperadore 3. 
di L I U T P RAN D 0 Re 4. 


T Errninò in qllefi:' Anno Cfìþantino Papa il Cuo Pontificato, chiamato 
da Dio a mlglior vita, ncl dì 8. di Aprile, per quanto crede il 
Padre Pagl (b), con lakiar dopo dl sè una gloriofa memoria. A lui (b) Pagiul 
fllcccdette Gregorio J I. Romano dl nazione, ordinato Pap
 nel dì 19. ad .Annal. 
di Maggio (c), che maggiormeme iIluihò la Chiefa Roman:! colla lån- Ba{
r 
tità de' coltUI11i, e colle Cue ìnGSni azioni. Era egli 11:ato allevato fin 

'Gr;g'1:
f. 
dalla fua più verde ed nel Clero della BaGlica Latcranenfe, e faliro 11. 
per varj gradl al Diaconato, aveva accompagnato Papa Coftamino alla 
Corte Imperiale, dove diede buon Caggio del Cuo lapere. TrovavaG 
appumo unita in Iui la Ccienza delle divine Scrinure, I' amorc della 
catbt:il, la f.\condi" del parlare, e la fermezza d' animo fpezialmeme 
nella difd
l della doarina, e di ciò, che riguarda la Chiela Cattolica. 
N è minore fu il fuo zelo per la IÌcurezza di Roma fua Patria; c 10 
fece ben totto conofcc:re't perchè appena fu entrato nella Sedia Ponti- 
ficale, che t:mc: far ddle fornaci di cake, ordinò, che G riltauraOem 
Ie mum di qudl' augutb Città, e Ce ne cominclò in fani la [,lbbrica 
dalla Porta dl San Lorenzo, ma non G profcguì poi per cagione d.i 
varj impedlluenu, che fopravenncro. SaputaG in Coilanrinopoli la d.i 
lui elLz.ione, Giovanm Patriarca gli Ccri{fe toilo una Lettera compolta 
nel Cuo Sinodo. E, noì Cappiam bene da Anatbfio, che Gregono gli 
nfpolè: 1 ma non fåppiam già cotå contencOe la di Lui rifpolta. Abbla- 
010 pOi da Tcof.lI1e (d), che in qudto medefimo Anno e{fo Patriarca (d) The/7- 
Giovanni, perchè favonva, 0 almeno avea fa vorito i Monotcliti, fll phallls in 
depotlo per ordme deJl' Imrerador Al'l.
fiajìo, e Culbmito in fuo luogo ChrollOgr. 
Germano, FiglilLOlo dd gliÌ. Giutbm.lno Patrizio, ArciveCcovo di Ci- 
zico, e in gran C.1I1Cctto per la lua rara Letteratura, e più per Ie vinit 
infigni dell' anll110 tua, e per 10 zelo della dottrina Cattolica: i qmi 
e) DAnd
f. 
prcgi col tempo 11 fecero aggiugnere al catalogo de' Santi. Circa quc- In ChronIC' 
ib tempi, ficcome abbi.uDO da Andrea .Dandolo (e), Paoluccio Duca 
:;'lr
jir
 
di ' 



198 ANN A LID' I TAL I A. 
h ItA, V olg. di Venezia proccurò a fe ftdro e al fuo Popola l' amil1:à del Re Liut- 
ANNO 7 1 5. prando, e ne ortenne un Diploma, in cui erano cOl1cedme varie efen- 
zioni a i Veneti nel Regno de'Longobardi, con 
fprimere ancora i 
confini d' Erac1ea, 0 fia di Città nuova fra i' uno e I' altro dominio, 
dalla Piave maggiore fino alla Piavicclla; certo effendo, che Ie ICoic 
componemi Vene7.Ìa erano efcluCe d41 Regno de' Longobardi. A que- 
fia determinazion de' confini per la parte del Duca intervenne Marcell, 
Generale della Milizia, e n' è fatta menzione ne i Diplomi, che Cuffe- 
guentememe riportarono gli altri Duchi 0 Oogi dl VenezÎl da i Rc 
d' Italia. Oi Copra 31\' Anno 707. vedemmo fana dal Re Ariperto II. 
la Donazione, 0 fi.. la rellituzione del Patrimonio dell' Alpi Cozie alia 
Chief a Romana. Non appro\'å il Re LimpranJo tal conceßìonc, e tornò 
a metter Ie mani addoffo a qu
' beni e cenh. Ma can tal premura e farza 
I'intrcpido Pontehce Gregorio II. gli (criffe intorno a queHo afl-àn.', con 
(2.) Anafttlf. far valcre )
 ragioni deUa Sede i\poftolica (a), che Limpr
nJo ced
tte, 
in Gre;,ør. e confermo ad elfa Santa Sede qu:mto avea concedu[O II Rc Anber- 
11. to II. Fu il prefente Amlo l' ultimo dclla vita di Dagohfrto III. Re 
D.Ptl:4f
S 6 de' Franchi, al quale Cuccedettc: Cbilpe,-ico II. in temp. appunto, che 
e:;e: u :' . tmta Ja Francia era folfopra per Ie gucrre civili, e per ie diÎpure del 
grado di Maggiordomo. Era flato polto prigione Carlo Martello da 
Pi
trude fua matrigna; ma ebhe la m.H1Ìera dl Ccappare, e di rime[- 
tere in piedi il fuo partito, con ill:radar poCcia al Regno i Cuoi difcen- 
denti. Finì ancora di Vlvere in queíl' Anno JTalid Cahfa ed I mperador 
de' Saraceni, dopo aver fottomeffi\ al luo Imperio quafi tutta la Spa- 
gna, e gli fuccedette Cuo Fratello Sfllimano. 
Bolliva più che mai la lite agitata fra i VeCcovi d' Arezzo e di 
Siena, per cagione non già di una P.urocchla, ma di molte, che l'uno 
e l' al[ro rretcndevano effcre di Cua giurisd,zlone. A veva il Re L,ut- 
prandQ nell' Anno precedente iflviato Ambrofio Cuo Maggiordomo a 
conofcere quella comroverúa, e davaml a quell:o Mmitlro fu agi- 
tata la caul! da Luperziano Vefcovo d' Arezzo, e da Adeodato Ve- 
fcovo di Siena. Allegava il primo un imm
morabJl poOdlo di va- 
rie Chiefe Batteumali, e di alcuni MOl1lllerj, poni bensi nel di- 
1tretto di Siena, ma Cottopoll:i al VeCcovo A rc;LÍllo, finqualldo i Ro- 
mani I rnperadori fignoreggiavano h Tofcana. R.fpondeva il VeCco- 
Vo Sancfe, clle allorchè i Longobardi s' impadronirono delta To- 
fcana, Siena non avea VeCcovo; I'ebbc dipoi a i tempi del Re RotMi; 
e che i Sandi aveano pregato il V dcovo d' An.:zzo di prenderfi l'Ura 
di queUe Chidc; ed aver be'n I' Aretino co'fuoi Succeffori elercitate 
quivi Ie funzwni EpiCcopali, rna precariamcnte; e per confegue
te do- 
verft que'Luoghi facri reflituire. La Ccnrenza fu proffenta dal tudde[- 
to AmbrofÌo in f:.vore delJa Chie(a Aretina, pl-rchè colla\'a deli'im- 
memor:lhi1 p
ffefro. N e è rife-rito l' Ano dall' Ughelli (b), Icrmo Re- 
gnanre Liutprando Rcge Almo tertio, Indiélione XI. dee dire IndÙ7ronc 
XII R
lpporta eziandio cOo Ughelli il Diploma di approvazione (Jt- 
ta di quel Giudicato dal Rc LiNfpt-ando; Datum 'Iîcini in Palatio Re. 
gig, 


(b) Ughell. 
ftal. Stier. 
T. I. in Ei- 
l i (coP 
- 
rttl". 



ANN A LID' I r A. L I A.. 199 
[';0, ftxta die llIenfis "'fartii, Anno felicijJimi Regni nO,flri tertio, lndi- EltA Yolg. 
Elione TertitJ decima, cioè in quell' anno. Dubitò I' UghelIi della legit- AI':NO 7 1 5. 
timità di tali Atti; ma fenza ragionc. Ho io daro alIa luce altri -\ rti 
di ql1':.lla lite (a), fpettami al mede
mo anno prefenre, e. ch
 confe
- (a) Anti'1. Ni - 
mJno I p rccedenti. Da effi apprcndl3.mo, che dTcndofi nchumaro II la
. Ilnl". 
V efcovo di Siena pel Giudicato fuddetto, fu deputaro Gunteramo N 0- Dijfertat. 
taio all' ef.1me di varie perrone, per conofcere 10 llolto di queUe Chie- 74- 
fc ne'rempi :mrichi; e tal eC1rne, chc fervc di molto all' erudizion di 
que' tempi, fu fano rub die XII. KalefJdarum Juliarum, IndiBione ?ér- 
tiadecima, cioè nel dì 2('. di Giugno dell' anno preÎenre. Succcffiva- 
mente tècondo I' ordine dell' Eccellen#flìmo Re LiUlprando unitili con ef- 
fo Gul1teramo creoda/do VeCcovo di FieÎole, l\bJlimf1 Vefcovo di Pi!:1, 
Spec'ola Vefcovo di Firenze, e cral
(periano Vefcovo di Lucca, difa- 
min:1rono Ie ragioni de i fuddetti due Vefcovi litiganti, ed arcoltaro- 
no I rdlimonj. Dopo di che derirero in f.i\'orc del VeCcovo di Arez- 
zo. II Giudicato loro fu faun V. die lWenfis Julii, Regl1anle (Ùprafcri- 
plO Domno no/lro Excellent
(1ìmo & ChnlfianijJimo Liudprando Rege, ./1nl1o 

arlo per /ndiElio ?értiadecima. cioè nell' anno prefeme; riconofcen- 
doG da tali N ore, che LiurprJndo cominciò a regnare prima del dì 
V. di Luglio dell' anno 612. LeggelÌ nna!menre pubblicaro pari rnen- 
te da me il Giudicaro del mcdefimo Rc fopra qudla controverfia in 
favore del VeCcovo di Areno. con elT'ere fra gli altri Giudici inter- 
venuro ad elT'o Giudicio 7heodot"lts Epi(copus CaJlri noflri, e in oltre 
Audua/
. Dux. Ho io gran Cofpetro, che quetto '['eodoyo fia flata Ve- 
fcovo dl P;tvia, e che r Ughclli non l'abhia pollo a1 fuo fito. AlIo- 
ra Pavia era anche appellata CaJlrtlm, perchè Fortezza, perciò fcelta 
pcr PIÙ ficura ahitazione d1 i Re Longobardi. Anchc d:l Ennodio (b) (b) Ennod. 
Vlcnt." acccnnara 'liânenfis Oppidi nngufJia. Poichè per como del Duca ;,
 Vlt. 
. E- 
Audoaido ne aveva io rapp(H"taro nclle .Antichità Eflenfi l' Epitaffio, p
pkanll 
r 11 . P . (" r I .. ffi [. 'l.'lntl'l[. 
tun,tVI'\ e 1 ente 111 aVla; lcnza laperp. a qua I tempI e 0 appartene - EpiJcop.. 
fe, concfccndniì ora, ch'elT'o Duca vllT'e CO[(O il Re Liutprando. Non 
diCpiacerà a i Lctrori, che io 10 rapporri ancor qui:: 


SUB REGIBU5 LIGURIÆ DUC:1\TUM TENUIT AUDAX 
AUDO:\LlJ ARMIPO rE!'JS, CLARI5 NATALIßUS ORTUS, 
V1CTRIX CU IUS DEX rER SUI3EGIT NA\'ITER HOSTES 
FINITIMOS, ET LlJNCTO') LONGE LA rEQUE DE GENTES , 
BELLlGFRAS DOMA VIT AClES, ET HOSTILlA CASTRA 
MAXIMA CUM LA UDE PRO
TR:\ VIT DIDIMUS ISTE, 
CUJU
 HIC f..ST CORPUS HUJUS SUB TEGMINE CAUTIS. 
Pill fotto fi leggono qudl-e altre parole:: 
L\TE AT NON FAMA SILET, VULG \TIS FAMi\ rRIUMPHIS,. 
QUAE VIVUM, QUALlS FUERIT, QUANTUSQUE PER URBEM 
INNOTUIT, LAURIGE){UM E r VIRTUS DELLICA DUCEM; 
SEXIES QUI DENIS PERACTIS CIR{ÏTER ANNIS 
SPIRITU
l AD f\ETHERA MISIT, ET ì\'lEM13R '\: SEPULCRO. 
HUMA
DA DFDIT, PRIMA CUM INDICTIO ES
ET, 
DIE. NON.\R.UM JULIARUM, FERIA QUINTA. DaI- 



hRA Volg. 
ANNO 716. In 


(a) pauius 
Diaconus 
l.6. c. H. 


(b) Campel- 
Ii lftma di 

ol"i t. u. 


1.00 ANN ^ L J D' I TAL J A ; 
Dal1e qua1i parole intendiamo, che quetlo Duca Auåoaldo mod 
età di feßànt'anni nel dì 7. di Luglio dell'anno 718. 


Anno Ji C R 1ST 0 DCCXVI. Indizione XIV. 
di G REG 0 RIO II. Papa 2. 
di TEODOSIO Imperadore I. 
di L I U T P RAN D 0 Re y. 


. 
D Egno era I' I mperadore Artemio, detto Anaßa(rtJ, di lungamente 
rener Ie redini dell' Imperio Romano, che COtIO il fuo lÌ!ggio cd 
attivo govcrno già fperava di rinvigorirfi, c di ritårcire in p.lrtc Ie 
perditc fure. Ma glt animi de' Popoli per difetto dc' paffari Augu1ti 
aveano contratte delle malartic, la principal delle quali era di abbor- 
rir Ia cura de' Medici. A vea preparara il buon I mperadore una forte 
fquadra di navi e d' armati, per inviarb conrra dc' Saraceni, e quefia 
era giuma a Rodi, quando per varj prerefii ammutinare quel1e folda- 
teCche, ucciCero il General dell' Armara, e in vece di proCeguire il 
cammmo, fe ne tornarono a Cofianrinopoli. Trovato un cerro 'l'eodo(ro, 
Ef:mor delle gabelle pubb\iche, benchè uomo inerto a i gr.lndi atf.t- 
ri, contuttochè egli rdì tlcfT"e e fuggi{f'e, pure i\ forzarono a prendere 
il rirolo d' I mperadorc. Al1aflafio a quefia nuova, dopa avcr lafclata 
una bW"Jn:t guardia aHa Cirrà, volò a Nicea, "e quivi fi forrrficò. Per 
fei mefi durò I' affedio di Cofianrinopoli, Ceguendo ogni dì qualche 
baruffa fra i difenCori e i ribelli. Trovaronfi in fine de i tradlton, che 
imrodu{f'ero nella Regal Cirrà quei fcellcrJti, e die-dem 10ro 1.\ como- 
dità d'infierire Copra g\i abitanri con un 1:1CCO generale, e coil' InCCI1- 
dio d' afTaiiIimc cafe. Cafioro ingroCfari da i Goto-Grcc
, reHarona t.ll- 
mente Cupcriori, che Artemio Anafi:lfio, veggcndo dilperatc Ie cafe, 
trattò d' accardo, con che gli fo{f'e Calvata 101 vita. Però depotto il 
manto Imperiale, e\effe h vetle 1\1nnaftica, e fu rclegato da Teodo- 
fio nu"vo Augutto a SaloOlchi. In tal maniera reftò pJcificamemc Im- 
peradore e{f'o 'I'eodofio, il qua\e ficcome buon Carrolico fece rimerrc- 
re in pubbiico Ja pmura del Concilio Sefio Gt:nerale, abo\ira dlanzi 
dall' empio Fllippico: il che gli gU:1dagnò qualche {bOla .ed amor
 prcf- 
fo il Popolo. Circa quefii rempi Faroaldo (I. Duca dl SpoIerl, per 
attefiato di Pilolo Di
cono (a), alla rella del Cuo cferciro \'enne aila 
Città di Cla{f'e, tre miglia lun
i da Ravenna, e non vi rrovando di- 
feCa per l'improvvif.1t3 del fuo arrivo, Ce ne impadronì. N e fece do- 
glianze l' Elårco Scolaflico aJ Re Liutprando, cd egli difapprovando quell' 
occupazione, ficcomc faHa fotto il m:mrcllo della pace, ordinò a Fa- 
roaldo di rdliruirla; e così fu f.1tto. II Cante Bernardino di Campel- 
10 nella Cua Storia di Spoleti (b) fa di moire frangc a qucfia aZlone, 
con poche parole raccontara da Paolo Dlacono, volcndo fra I' alrre 
corc 



ANN A LID' I TAL 1 ^. 201 
core far credere, che i Duchi di Spoleti fotTcro indipendenti d.ll'au- ERA "olg. 
torità de i Re Longobardi,- e che que' PopaH nen aye(fero alcun fo- ANNO 7 16 . 
pra di lara, fuorchè il proprio D.uca. 
on tal 
re[.enjÌ
ne non s'ac- 
corda uià la Storia di queíb tempI. Ne medefiml glOrm ancora ven- 
ne a Roma per fua divozione Teodtmt I I. Duca della Bavicra. Ma 
nell' Ottobre di quefi' ann a fu affiitta etTa Città di Roma da una ter- 
ribil inendazione d
1 F.mme 'revere, ,accennata da 
nafiafio (a). Du- (a) ,AnaliaJ. 
rò e{fa per fette glOrm, ed era alta I acqua nelle Piazze e comrade. in Grtll'Dr. 
Atterrò moire cate, portò via inl1niti alberi, e impedì )a rcmimgio- II. · 
ne. Varie Procdììoni e preghierc furono intimatc dal Santo Papa, e 
tornaron I' acque all' ulàto lora cammino. 


Anno di C R 1ST a DCCXV I I. Indizione xv. 
(H G REG a RIO II. Papa 3. 
di LEO N E I[auro 1m peradore I. 
di L I U T P RAN DaRe 6. 


A LIe Leggi Longobardiche fu ancora in queO:' Anno f.'ma dal Re 
Limprando UIo1' al[ra Giuma (b) die Kalend. lWartii .Anno Regn; (b) r.ttet 
Hoftr;, Dco propilio Y. Indiflione XV. coll'inrervento ed a([enlò dc i LangDbllrd. 
P . . d 1 P I I . I "" ) E 11 ;n; R P. II. T. 1. 
nman e e opo O. VI eg 1 e IntitO ato xce cnt1.J;lmUJ tx gen- R,r ll11li,' 
tis felicijJimæ, r;atholicæ, Deoqrit dilcElte Langobardorum. Godeva in . . 
rani louo ql1ci Re un'invidiabil p...ce il lara Populo, ed era con vi- 
gore amminillrata la Gitdlizia, al comrario dell' Imperio Romano in 
Oriente, fconvolto da tame rivo)lIzioni, lacerato da tame parti da i 
Saracc:ni, c: governaro bene fpeßò da I mper.1dori 0 ine[[i, 0 Erctici, 
o crudeli: dc' quali difordini entrava [alyolta a pane anche il paefe, 
che reftava fono illora dominio in !talia. Succedctte appumo in qlleU' () " " 
.Anno, fecondo la tetlimonianza di Teofane (c), e di Niceforo (d), ;
 cr tlf . 
'Una nuova mutazion di P,incipe in Coftaminopoli. Andavano alIa (d) ;i:
;í: 
peggio gli affarJ pubblici per l'infllfficicn:u di '1rodojio Impcradore; c in Cbrlnico. 
il peggio era, che fì femiva un formidabi.! preparamemo dalla pane 
dc' Saraceni, e di S(}!imano loro Calità cd Impeudore, per venire aU' 

(fedio d. quella Imperial Città. Però cominciarono tanto i pubblici 
l\fagillrati, quanw gli Ufiziali della rnilizia ad donar Teodofio, che 
voldre dimc[[erc 1't:cceIf., fua carica, e lalèiar Iuogo in sì gran bifo- 
gno e pericolo del Pubblico a chi avefT'e più abilità c: petto. Accon- 
temì egli da lãggio, fì ritirò, ed arrolaw{ì col Figliuolo nella mllizia 
Eccleh.dhca, palsò tranquillamente il reflo de' [uoi giorni. .\ pprdro 
fu eleHo I mper.ldore Leo/Ie, Genera1e allor... dell' ckrci[o d' Oriente, 
nato in Hauria, e pcrò c()l1orcimo lono nome di LUJ1!C /falll 0, lIomo 
di gran coraggio. Salì egii ful Trona nel dl !..f. d. :\1arzo, e poco 
flene a fignificar con rue Lettere }' efaltazione fua al (ommo Pomc- 
ficc Grrgorio n. c
n una chiara profeffion della Fede CattolicJ: il che 
Tom. 117. C c ba(lò 




OI. ANN A L I D t I T A. L I A: 
EI\A Volg. baC1:o perchè forre ammdra l' Imm
gine di lui in Roma, e il PaplE' 
ANNO 717. s' unpegna(fe tuno alIa. confcrvazione' del di lui Stato in r talia. E forfe 
fu in qudli tempi,. che i Longobardi del Ducato Benevenrano- Cotto 
it Duca Rom
a/do II. con frodc: occuparono il Caflello di Cum a , che 
cr.! aHora una buona Forrezz-a, dipendcnte dal Dueato di Napoli._ Por- 
( ) ft r. tatane aRoma la nuova, [UIta. la Città ne rellò moho affhtta, ma. 
i; tr:;or
 .. CpeÛalmenre. Papa Gregorio (a), a cui è molto credibile, che 1'Im- 
II. peradore aveí1e raccomandata la difefa de' Cuoi dominj in Iralia. Proe- 
.Paul,u curò. prima il vigilamiffimo Papae eOI}- preghiere d'indurre- i Longo- 
f.16
o

' o. ba
.di a rc
i[Uire il ma1tolto: adoperò po
eia Ie min
ccie .del
?ira di 
. 4 Dlo; efibl loro un gro(fo regalo: tutto mdarno; plU oftmau e Cu- 
perbi chemaii Longobardi tennero falda la preda, e n? era mol to io 
pena il buon Ponref1ce. Cominciò dunque a fcriver Letterc ropra let- 
tc:rC' a Giovanni Duca di Napoli, e gl'inCegnò la maniera di ricuperar 
quell'importante Luogo. In fani dro Duca con Teotlmo Suddia.cono- 
c Correttorc:, menanclo Ceca un buon corpo di truppe, di mezza none 
diede la fcalata a quel C'1l1:ello , ed entrato denrro vi. ammazzò tre- 
cento di qu!:'Longobardi, e cinquecenro ne menò prigroni a Napoli. 
Per ricupc:rare queC1:o CanelIo fpefe 10 zelame Papa. fettanta libre d' oro. 
In queO:' Anno medefimo G effettuò il già. temmo atfedio di Conan- 
tinopoli. Con un'immenfo eCercito di ranti- e cavalli venne allo Stret- 
(0) Theopli. to (b) Mafalnu, 0 fia Mafalmano Generale de'.Saraceni, e pa{fato.ndla 
;n Chro.lIIg.. Tracia nel dì If. di A
ofio diede principio a firignere queW Impe- 
rial Città.. Sopravenne per mare ne1- dì primo di Settembre 10 1tetfo 
Califa, 0 fia Imperador. de' Saraceni Sq!tmanø can mille. ed otto- 
cento vele, e con alcunc navi di fmlfurata grandezza ed aIrezza,. e 
dalla parte dello Streno cominciò anch' egli ad infeltar la Città. N 00 
ommi[e in tal- congiunrura diligenza. alcuna l'Imperador Leone per 1:1. 
difetà: e il Popolo conf1dato Cpezialmente nella protezion della bea- 
tiffima Vergine Madre di Dio,. della quale era divotlffimo, foftenne 
fcmpre con animo- coraggi-ofo. ed allegro tutti gli alTaltt e Ie fatiche 
nella guerra. Meglio, cite mal {i provò allora, di quanta attività ed 
aiuto fo(fe il Fuoco Greco. Portato quefto con barche incendùrie, c 
gittato con Gfoni aùdo{fo- 3. i Legni nemici, nan picciola parte ne 
dilhuCfe. Arrivò pofcia il verno, che Eu de' più orridi, perchè per 
più di He Mefi C1:cne eorena la terra di ghiacci e nevi: il che ca- 
gionò una, gran mortalità nc' cavalli,. eamdli, ed aItre beflie dc'Sa- 
raceni. Terminò la fua vita in quell' 1\nno il Califa SolimAno, ed ebbc 
per fuccdfo:-t: Uman,.o fi... Omaro. Secondo la Cronica do- Andrea Dan- 
(e) .A1tJruw dolo (c), ctfendo Venuto a mane Pab/ucCÎo Duca di Venezia, cono- 

,mdulul. fcendo il Popo10, che :tlla. pubblica concordia confcriva di molto l'a- 

o

';;:." yere un Capo 
 Duca., el
lrero per fuo Succc{fore .J1arce/lo'þ: ,he:. fu. 
B..er. 114li. 11 recondo. fra. 1 10ro VagI h 


. 


Anno 



A. N N A LID' I T ^ L J A. 


2.03 


Anno di C R 1ST 0 DCCXVI I I. Indizìone I. 
di G REG 0 RIO II. Papa 4. 
di LEO 
 E Ifauro Imperadore 2. 
rài L 1 U T P RAN D 0 Re 7. 


E Bbe fip-e :in qudP Anno gloriofamentc per gli Greci l' am-dio -di 
 II. A v...,
. 
Coíbnti:
opoli, intrapre10 nell' Anno addietro da i Saraceni _ (a) ANNO 7113_ 
N . . d' it fl d" (a) TIJ.apJ, 
ella Primavc d ra C l omparve 10. alU
o b I C h o oro h una . ona d I Il ,c E mq'..lc- .in chmrø:: 
,çento navi., e a treuante mmon ;rrc e, c e vemvano a p
to 
"Cariche di gr.mi. Un altm Üuolo parimeme di treccoro fdrama Lc- 
gni, pieni d'armi e di vetto\'aglie giunfc daIl' Affrica. Amendue per 
paura del Fuoco Gn:co s' anchorarono molto lungi da!la Cirrà _ 1\11 
Leone m:mJò a trovarle 'una man di 'Galeotte prov\-edure di que! 
Fuoco mJcidia1c, quando men Cd penfavano; e parte ne incenerì, parte 
lle pref
, e ne Ticavarono un ricco Dottino i fuoi Coldati. Mentrc an- 
cora un groífo corro d. quegl'.lnfedeli devafiava la Tracia, fu brava- 
rne\1{e disfalto da i Crifilani. Crefcendo poi lot fame nel campo Sara- 
cenn:o, furono coftretti que' B.ubari a mangiar Ie -carni d. tutti que' 
cavalli, c:>melli, cd afini, che morivano. Ebbero ancora un.a ficra rer- 
coCfa da i Bulgari, dicendoíì, che per loro mano reUarono ucclfe ben 
vemidue migliaia di Saraceni. In Comma tante furono Ie avveriità, 
cne per mikricordia di Dio, ed Înterceffione d<:lla fimtifs. Vergine 
piombarono addoíTo a quell'infedele eCercito, che nel J] J). d' Agol
o 
Ü.'iolCero I' aßèdio, e s'im'iarono verfo Ie loro comrade. Ma non vi 
arrivarono. InCona nd viaggio una tcrribil bura[ca, difpcrfe tutti quc' 
Legni, e chi in una parte, e chi in altra fi affondarono, 0 andarono 
. fr
ca(farfi in Eiivedi lidi e íèogli, talchè lòlamcnte cinque J' effi po- 
terono ponare in Soria la nuova ddle lor disgra1.ie, e della mano po- 
tcure di Dio Copra d' eßì.. Abbiamo medefimamente da Teofane, e 
da Nice.foro (a), che dur

[e I' alledio del.l' II1
rer.ial Città 
 SergiD ,Pro- (b) 
'ia'''. 
(oCpatano e Duca d. SIC1ha, figurandoíì mcvltablle la rovlOa ddl I tn- ;nC-hrø/fi,,, 
perio in Oriente, e Facendola credere già Ceguira a i Coldari e al Po- 
polo, proclamo Imperadore un certo RaJilio Figliuolo di Gregorio 
Onornagulo, con farto coronare. Subito che a CoHanrinopoli per- 
venne l' avviCo di quefla ribellione, Leone Auguílo fpedì ;\l1a vo/ra di 
Sicilia Paolo Cuo l\rchlviHa col titulo d. PatriÚo e Duca ddla SIcIlia 
fopra una nave velic1'a. Arriv0 -qudli mafpcltatamem
 a 
maculà, e 
tal terrore paCe in euore del fuddetto Sergio, che Ic;;ppò in Calabria, 
ricoverandoíì fotto 1'..Ii de'Longøb.udJ Quivi dcminanti. D.)po avere 
if nuovo I)uca Cpiegare all' efercno Je commcffitmi Cdåree, e 11 buono 
flaw della Corte [una in allt:gria per Ie VittOile onetime tòpra . Sa- 
raceni,ottenne da i Long('barJi il falfo Impcf"adol B .!ilio, ed akuni 
fuoi complici, c fattane rigorofa giutlizia, rimiiè: la qUlete, e I' ubbi- 
C C Z. dien- 



1.0+ ANN A LID' I TAL I A. 
ERA VoIg. dienz!. in queUe contrade. Non fi sa ben l' Anno, in cui per cura 
t\NNO 7 18 . del Santo Ponrefice Gregorio /I. riforlè l'in6gne Monitlero di Monte 
Cafino, devallaro da i Longobardi circa cento trenta cinque anni pri- 
(a1 Paulus ma. Sappiamo bensì da Paolo Diacono (a), che ciò accadde Cotto il 
?-t4
nus fuddetto Papa, e non già fotto Gregorio 11[. come Ccri{fe Leone 
I. . c. 40. 0lbenfe. Portato(j a Roma per Cua divozione Petronace Nobile Bre. 
rciano, e iro a baciar i piedi del Pontefice, fu da lui configliate di 
patline a Monte Ca(jno, per rimettere in piedi quel f.'1cro Luogo, 
celebre pel Sepolcro di San Benedetto. A ndò Petronace, e quivi tro. 
vati alcuni pocni Anacoreti, cne il fecero lor capo, fi diede a fab- 
bricare la Ba(jlica e il Monifiero, dove col tempo raunò una riguar- 
devol CongrcgaziQne di Monaci, da cui ufcirono dipoi perfonaggi di 
gran famità e dottrina, e cbe Cervì call' eCempio fuo a fondar aßaifiì- 
mi altri Monifierj, tutti profefiòri della Regola di San Benedetto. 
Parla in tal occaiìone Paolo Diacono anche del Monitlcro infigne di 
San Vincenzo al V Ðlmrno, moho prima fabbricaro, e abitaro a' tempi 
d' e{fo Paolo da una grande adunanza di Monad, In cui Cronica è 
(b) Chronic. nata da me data alia luce (.;). QueíH due MoniLlcrj, ficcorne ancor 
Yullurnenft: quel10 di Farfa, crano in quefti tempi i più rinomati d' Italia. N ac- 
P/Jrt. II. que in quefi' Anno a Leone :\uguflo un Figliuolo, a cui fu poHo il 
;:
. 
talic. nome di CojitmtÏ11o, appellato dipoi per fopranome C
pronimo, perenc: 
. immcrfo nudo nel facro Fonte, allorchè (j volle battezzarlo, come 
aHora fi ufava, fporcò quell' acqlle co' fuoi eCcrementi. San Germano 
Patriarca di Ccftantinopoli, cne il battezzava, prcdiíTe da ciò, cht:. 
qucfio Principe nocerebbe col tempo a i CriUia:1Ï e alIa Chicfa. 


Anno di C R 1ST 0 DCCXIX. Indizione I I.. 
di G REG a RIO 11. Papa 5. 
di LEO N E Ifauro Imperadore 3- 
di L I U T P RAN DO Rc 8. 


E RA flata relegato, ficcome accennai di fopra, a Salonichi. ArÜ- 
(
) Tlmph. miD detto Anaflafio I.mpc
ador già depofio. ((). La. memoria delle 
in ebron'g. pa(f.'1te grandezze non gh la(clava goder pofa neI Momfiero, c qud
a 
in fine il conduíTe a far delle novità. Sollecitato per Lettere da N 1- 
ceta Silonite a ripigliar I' J mperio, s'indirizzò a Terbellio P.rincipe 
de' Bulgari, che l' accompagnò con un elcrcito, ed in oltre gh sbor- 
sò cinque mila libre d' oro per Ie ipefe àella guerra. Con qucfh: for- 
ze marciò alla volta di Cofl:antinopoli, ma non yi trovò quella cor- 
rifpondenza, ch' egli s' era lufingato d' ayervi. PreCero l' armi in f.W?f 
di Leone i Cittadini: il cne "eduto da i Bulgari, penf:örono megho 
di far mercato della perf:Jna d ' Anemio, confegnando!o vivo nelle m;t- 
ni d' e{fo Leone I mpcradore, da cui ben rcgalati Ce ne tornarono. COl
- 
tenti alle lor cafe _ N on vi fu perdono pcr la vita d' Anemio, dl N 1.- 
.ccta 



ANN A LID' I TAL I A. 20; 

eta, e d' ahri Nobili [uoi amici
 0 complici; e collo fpoglio e con- EllA Volli:. 
6.fco de'loro beni s' arricch.ì non poco I' erario dell' Imper3dore. Circa ANNO ï r;. 
queO:i tempi eerendo O:aw cl.CHO 
atriarca. d'. Aqui\eia Se"en
, o
tenn
 
il Re Liurprando dal P.lpa 11 Pallio ..
rchlcp,fcopale per lUl, glacche 
quamnque foere cdraw 10 Scisma di quclla Chic:[a, i. Papi non aveano 
voluro concederlo a que' Patriarchi. Tal grazia fu a lui accordat3 con 
patto di non inquietare nè ufurpa
e 
', altrui giurisdi'Úon
. 
a 
o
 paf- 
sò gran tempo, che Sereno commclo a voler raccorclare 11 plvlale a 
_Donato Patriarca di Grado. Ne feee queO:i infieme col Duca di V c- 
nez.ia, c co i Vercovi dell'Iftria fuoi fuffraganei, doglianza a Papa 
Gregorio, il qualc perciò fcritre a Sereno una Lettera forte, incari- 
candogh di non iftendere la [ua aurorità oltre a i confini del Regno 
Longobardico, nel qual Regno non c:rano compre[e nè Venezia coil' 
Hole d'intorno, nè l'IO:ria. Un'altra Lenera fu fcrina da e(fo Papa Ça) 
:1Jå
. 
a Donato Patriarca di Grado, a Marcello Doge., cd al Po polo di V e- 
Dm. ;;tt 
nezia e' dell'lO:ria intorno a queO:o particolare. Son rapportate quefh: Rer. Ita Ii,. 
Lettere dal Dandolo (a), e Ie riferifce :1Ocora it Cardinal Baronio (b), 
b) Baron. 
ma trappo tardl, e ccrtameme fuor di firo. II Dandolo, da cui ci [0- '; J.na
 
n? ftate confervate, par!a dipai di .
o[e a\'venute [(;)[[0 l' AnNO, quarto in:! 7
4J' 
dl Leone H:'1uro, e pero fembra pm convenevole II farne qUI m.:n- (c) De RN- 
zione coe altrove. Merita nondimcno auenzione quel, che faviamen- beis Monu- 
te ha o{fervato in quetlo propolito it Padre B
rnardo de Rubeis ((), 
ent.i .!if-" 
tenendo egli, che poco dopo I' Anno 716. il Ponteficc Gregorio fcri- ",r1{i: n . 
vc{fe 
udle Lettcre.. 


Anno di C R 1ST 0 DCCXX. Indìzione rI I. 
di G REG 0 RIO II. Papa 6. 
di LEO N E Ifauro Imperador
 4. 
di Co S TAN TIN 0 Copronimo AuguO:o 10" 
di L I U T P It.. A l' DaRe 9. 


F Rce i
 queft' Anno it Re LiUfpraiJdo una Giunta di quattro altre 
Legt$l. al Corro d.cIle Longobardiche (d). Quefla fu Farra Anno (d) Legu 
DCB prQPltll Regm met Dfla'Vo., die Kalendarum Martiarum, 11IdiíliQne L.ngDbar
. 
1[1. uva 
um ilJtt/lribus viris Opfjm
tjbus meis Nellf/riæ (credo io, che P. II. T. I. 

I mal
chl & Außriæ 
 ex 7'u{ciæ parlibus, vel univerJis Nobi!ibus Lan- Rtr. It.li,. 

obar4lS., Se pOI v
gh
m
 O:are a i conti di Camillo Pellegrini (e), (e) Camill. 
10 quell Anno ce[so dl Vlvere Romoaldo II. Duca di Benevento, dopo pmgm'Mi 
aver governato per ventifei .'\nl1i quel Duc:uo. Secondo la credenza TIm. II. 
d' e{fo Pellegrini, foodata fopra una Storia del Mnni!l:ero di Santa So- R.r. J/.I;,: 
6.a, gli. [u,:cedette Adelao, 0 Audcltt(), che per due A noi fu Duca, c 
dopo dl 1m Ot',l' Anno 721.. fu e1eno Duca di Benevento Gregorio Ni- 
pote del Re LIUtprando. Ma quelli conti non s' accoIdano con quci 
qi 



'1.06 ANN A LID' I TAL I A. 
Ea A Vol
. d
 Paolo Diacono, 'ficco
e vedremo aU' ..\nno 7J I. dove mi riCerbo 
ANNO 71.0. dl parlarne. Abblamo pOi da Tcofane (a), che nei facro gi:Jrno dl Par- 

a) 7 h heo p h. qua del pre[eme Anno Leone lfaurtJ Imperadore prete per Collc g a 
I1J C rlnog. Ii ' I . fi d S G P . . 
.ne . mpcrIo, e ece coronare a an ermano J.tnarca dl Col1anti
 
nopoli., 'il fuo 
icc:iolo Figlio Cofla
tim CopronimfJ, gli Anni del cui' 
I
peno.fi commClarono a 
onrar
 10 .tjueil' A0I10. In dfo Anno pari. 
mente dlede fine alia {ua vita .Chtlperzco I I. Re di Fr3W1cia e in tuo 
luogo fu fuftitUito 1eoderico., appellato C&ler'.ft, pcrchè nU[r.it
 nel Mo- 
!1itlero di Chelles, qua
tro leghc lungi da Parigi. Ma in queni tempi 
11 go verno della magglOr parte della Manarclutl Franze[e era .in mano 
di Carlo illartello, 
cquifh1Co, 0 ulurparo a forza di battaglie, e di vit- 
torie. Solameme gareggiava can lui Eudc Duca dell' Aquitania, che 
in quefl' Anno ilimò bene di far pace con dTo Carlo, perchè i Sara- 
ceni padroni della Spagna minacciavano la gu
rra alia Linguadoca, 
 
.
lla fldfa Aquitaøia, clOè alIa moderna Ghienna e Gua[cogna.. 


Anno di C R 1ST 0 DCCXXI. Indizione IV. 
di G REG 0 RIO II. Papa 7. 
<:Ii LEO N E I[auro Imperadore 5. 
ài Cas TAN TIN 0 Copronimo Auguß:o 1.. 
-. ài L I U T P RAN D 0 Re 10. 


A Ndavano fempre più fcorgendo i Longobardi, che al Corpo.delle 
loro Leggi mançavano molte provvitioni per gli Comratti, per 
Ie Succd1ioni, e per moltiilirui altri caG dell' umano commercio; nè 
fi fenuvano eili voglia di a{fuggettarfi ,aile Leggi Imperiali, colle quali 
nandlmeno lafciavano, che fi rc.golaifc. il Popolo di nazione Romana, 
Cloè Italiana, fottopoO:o al loro dominio. Perciò undici. nuove Leggi 
(b) l.etts aggiunfe in queU' Anno il Re Liutprllndo aIle preceJenti (b). Dura an- 
Ltmgobard. cora in mold luoghi I' uto d' alcune di queUe Leggi, rinovate ne gli 
P. ll. T. .1. Sti!tuti delle Clttà, come per e1empio, che a i Comratti delle Donne 
/;{er. ItaJ,ç.. debbano intervenire i lor Parenticol Gmolce. Secondo Ie Leggi Ro- 
mane non era perrneifo a i Servi, 0 vogliam dire Schiavi, pedone vili
 
10 fpotar Donne Libere di na[cita, perchè la Libertà una velta era 
una Jrezic di N obiltà. Ora di quefia N obiltà 
ac
ano gran co
to i 
Longobardi, ed era loro perroeffo dalla Legge II far vendetta dl una 
lor Parente L;bera, e di un Servo, che I' aveffe pre[.'! :pcrMoghe . 
Chc f(!' dentro 10 ti1al.io di un Anno quefta vendetta non era {eguita, 
tanto il =>en'o che la Donna divenivano Ser\'i del Rc: e del fuo Fi- 
fco. Pro\!Vide' ancora it mcdefimo Re Liutpr
nJo aUe negligcnz.edc' 
Giudici ndla 'Ip
dizion delle caufe, con .altri utili regolilmcot4 per 
l' amroinifirdzion dclla giufhzia, e per l'indcnnità de' Popoli. Fu
 
rono pubbhcate qucfte Leggi Regn; noßri AnnQ, DeD prøtegente t 
NtJ- 



ANN It LID' I TAL I A. 107 
Nono. the Kalemfarum }'brtiartlm, Indiélione 'J7
 e per conf
guen- [u VoJg. 
te in 'quell' Anno'. Net qua1e fu celebrato ill Roma dal S2nto Pon-' AWNO 72.1. 
tefice Gregøio II: un Concilio, in cui furona. fono pen
 di fco- 
lI1unica proibiti i Matrimonj con p
rrone con[ecrate a 010., 0 che 
doveano o{ferva.r caLlità., da che i Mariti di lor confenfo aveallO 
prdi gli.Ordini del Presbiter:uo 0 Diacollato. Aveano i Vifigoti fin- 
qui tenma in lor potere la Gallia N arbollenfe, 0 fia 1a Linguadoca. 
I Saraceni, divenuti già padroni ddla maggior parte dclla Spagna., 
anf.wano dietro anche a queLlo boccone., confid
randolo come pertl- 
nenza, del Regno Spagnuolo j ed appullto in quell' .'\nno riurci a Zama 
Generale de'medefimi di conquiLlar qud paefe, e di occupar Narbo- . . 
na (..), che ne era la Capita Ie. Non fi cnnrenrarono di queLlo, afi"e- (a' Cbr07m 
diarono anche la Città di Tolofa j ma Eude, valorofo' Duca. d' Aqui- ft
'Yta
í;i 
tania, con una numerofa Armata di Franchi fu a trovarli, venne con ..{
nal. 
loro aIle rnani, e ne riportò una fegnatata vittnria con inrage memo- 
rabile di quegP Infedeli'. Non fi sa quafi inrendere, come la razza 
de' Saraceni" già confinati neW Arabia.. crercetre in tanto numero da. 
occupare e tenere tutta la Perfia, la Soria, l' Egitro,. Ie Colle dell' 
Affi'ica, e tant' altre Provincie; e come Gon tante rorte ricevure- fotto 
Cofiantinopoli, ed altrove, pure fempre più rigogliofa minacciafTe tut- 
to il reilo del Romano I mpr.rio. Ma è da credere, che con loro, e 
fotto di loro militafTero i Popoli foggiog
ti, maffimamenre fapendofi, 
che molti, d'dIi 0 per amore, 0 per. forza avevano, abbracciato il 
Maomettismo ._ 


Anno di C R I S TO DCCXXI I. Indizione v... 
di G REG 0 RIO II. Papa 8
 
di. LEO N E lfauro Imperadore 6. 
di CAS TAl' T f NO Copronimo AuO'ullo 3., 
di L I U T P RAN- DO Re I I. 0 


I N queft' Anno ancora il Re Liutprando fece-' un" accrefcimento di 
vcntiquattro nuove L
ggi al Corpo delle: Longobardi.:
e (b) . Chia- (b) legit 
ram
nte- fi c(:mofc
, che II 

ntdice dQveva aver comumcati ad efTo LanKobal'tl. 
Re I J)
cretl fI4ttl nel Concilia Romano dell' Anno anrec
dente intor- P. II. T. 1. 
no a i Mammunj ill
citi; percioccnè nelJ:i prima d' efi"e è vietato aUe Rer. IlId;e. 
!?anciulle 0 Donne, che ha? prefo I' abito Manafiico, 0 Religiofo, 
d tornai:e'al Secolo, e mamarfi; e qu
1 che-potrebbe parere t!rano, 
anc<;>rche non fuífè'ro fiate confccratc daI' Sac
rdo[c: il che noi ap- 
pcll
am() far 
 la Profd1ione. Può etrerc:
, che nel prendere l'abito Mo- 
naLlico fegudfe aHara qualche Voro di Ca.flità altrimenti a i dì no- 
ftri fembrerc:bbe dura UO"\ tal Legg
. Sana q
ivi intimate varie pe- 
ae cont
 Ie. Donne fuJdette m.tnc"nti in quefto, e contra chi Ie avef
 
fe. 



'2.og t'\ N N A LID' I TAL J A. 
J! u Volg. fc fpof.1te, e a i Mundoaldi 0 Tutori d' elTe Donne, che avelTero 
ANNO 712.. confentlw a tali nozzc. Leggi pari mente furono fane Contra chi fpo. 
fa,!"e del
e Pa

n
i, 0 rari
e Ie altrui 
onne. Fu anche provveduto 
a. I 
ervl fUgl.tlVl" .affinch.e fo
e
o pre.h, con decretar pene a i Mi
 
m(tr
 della .GluLhzla, neghgenn 1
 farh prendere, ed avvifarne i pa... 
drom. Duro prelTo 1 Longobardi, come ancora prelTo l' altre N azio- 
ni di qucLli tempi l' ufo dc' Servi, che noi ora chiamiamo Schiavi 
tal quale era Hato in addietro prelTo i Greci 'C Romani. Se nc (èrvi
 
nno e
 per far lavorar<= Ie. 101'0 terre" 
 per gli. feryi&1 d
llc lor caf
 
e negozJ. Reilavano fotto II loro domll1lo tutti I FJgliuoh e di[cen. 
demi d:1 dE Servi, 
 a mifura poi dd buon fervigio prellato da efIi 
a
 padroni, d
vano. quefi.i ad et1ì I
 .Iibcnà j.e 
-pezi
}mente ciò fì pra- 
tlcava verfo 1 ment
voh, allorche 1 pad rom dlfcreu e pii venivano a 
mone. CCHO era dl un gr:m comodo ed utile l' aver forro il fuo co- 
mando genre: sì obbligata, che non poteva fiaccadì dal fervigio fo[[o 
rigoroftí1ime pene, e il fi1r fuo tutto il guadagno de' Servi, con dar 
loro folameme il vitto e veUiro, c lafciare un ragionevol peculio. Ma 
un grande imbroglio era il clover correr dictro a collom, Ii: m:Jlrrat- 
'tati da i p:ldroni fcappavano, e il dover rendcre como alia 'GiuLlizia 
de'loro ecceffi, e pagar per loro, fc commettevano de i misfatti. 5c 
(a) l'flr- crediamo ad Ermanno Contratto'(..), in quell' Anno fuccedette la Tras- 
_nnlll ,lazione del facro CorI'o di Santo Agoß:ino, fatta dalla Sardegna a Pa- 

D
h4nMl -via per cura del Rc Liutprando. Sigeberto (h) la mette all' Anno 72.1. 
(
) s;;

"- Mariano Sc
t? (
) ,all' Ann? 72.4. ,11. Cardinal Baroni? (d) al1' Anno 
tUI ill Chro- 7J.f. La venta he, che I Anno e mceno, ma ceruíIÏma la Trasla- 
n;CD. , ziQne. N e parla anche Paolo Diacono t
), ne fcrive parimeme Be- 

c) M.rum. da (I), che horiva in queLli medefimi tempi. A vevano i Saraceni oc- 
d"h
:
j

. cupata la Sardegna al Rom1no Imperio, fenz4 apparir b-=n chiaro, fe la 
(d) Bar,n. po(fedelfero gran tempo dipoi, Mettcvano a f.1CCO tutto il paefc, fpoglia- 
.Jfnnal. E". vano e fporcavano tune lc Chiefe de" CriLliani. In quell' Ifola era ß:a- 
D (c
 pulul to trafporrato il Cm'po del rliJdetto -ceiebratiíIÏmo Santo Vefco\'o C 
'.conul D A ).' 1 )' I P . d . f L I . , 
lib. 6, C.48. ot[Ore golLlOo. ero vcnura. a nuoV.1 a aVI21. 1 que Le ca amna 
(f)Bedal.6. del CriLlianelimo, il plißìmo Re Liurprando inviò gentc colà con or- 
., SeJl Æ- dine di Ficuper
re a forza di regali da quegt'Infedeli un sì prezlofo 
14t. ðepoCtto. Così fu fatto, e pOI.tare Ie làcre oßà a Pavia, furono coil" 
onore do\'uto a Sl gran Santo collocnte nella Bafilica dl San Pietro;n 
C
/o {lureo, dove tuttavia ripofano. Qldla Bafiiica non dice Paolo 
(
) p
ullls Dlacono (
) che foL1è ,edificata d
t clTo Rc Liutprando, 8crivc fola- 
;:'
c.l

. 6. rocn
e, 
h' egh tjbbricò il AfoniJhro del beato Pie,tro,. po.fto fuo. 
P 5 .ri dl Pavia, e appell.lto Cæ/um alwelt1ll. Era Ibto d avvlfo II Padre 
(!J.) Mabill. M:1billone (h), tondato in un Diploma del Re Liurprando, chc fi con- 
Muf. Italic. fcr-va in Pavia, chc quelta Traslazione feguiL1è avanri il giorno lY. 
la;. UI. Non, Apri/is Rrgni Liutpramli Amio Primo, IndiElione X. cioè nell' .\ 11: 
no 712.. pcrclJ(: il..I
i rloma dat? in quel gi
r!1o parI a del .Corpo dl 
Samû l\golbno gJa IntfÐdotto In quelJa Bahl1ca. l'vla dlpOl av\'cJu- 
toft J che non poteva rul1ìn
rc una tolle a(ferÚone, fì ritrattò nc gli 
AI1\1a,- 



ANN A LID' I TAL I A.' 2.09 
Annali Benedettini (.), ed ebbero ben ragione il Tillemont, e il Pa- ER A Vo!g: 
dre Pagi di fofpettare della legittimità di quel Diploma. Aggiungo io, ANNO 722.. 
che nè pur neU' Aprile d
ll' Anno 711.. LlUtprando era 
ato dichl
rat.o 

n
1

e. 
Re. Fu poi trOVatO nell Anno 169r. nelIo Scuruolo d dra BaGhca 11 nedlc1m. 
Corpo d' un Santo, e do po molte difpute deci[o, che CJuel foíTe il [a- l. 10. c. B. 
cro Corpo dell'infigne Donor delta Chief a Agofbno. Il che fe fuf- 
fi (l:a, può vederu in una mia DiíTertazione il:ampata, che ha per ti- 
tolo: 1110t;'V; d; credere tutta'Via afcofò, e nøn difcoperto ;n Pa'V;a il Sa- 
cro Corpo di Santo Agoß;no. N è pur tu!1ì lie una Lettera attribui ta a 
Pietro Oidrado Arci\-cfcovo di Milano, quafi [crina da Lui a Carlo 
Magno Imperadore, co
la relazion della. Traslazion
 fuddt'ua. f Pa
ri 
Papebrochio (
), e Pagl (c), ne h<tn chIara mente dllnoftrata la nnzlo- (b) papebn. 
ne. Oltre aU' alrre raginni ba!la o{fcrvare, che quetto Arcivefcovo in- ,hius Aé!. 
titola fè (1:c{fo dclla Glfa OIJrada. N è pure oggidi fogliono i V dèovi Snn
for. 
fottofcriveru col Cognome; e aHora poi nè pur v' erano i Co g nomi M (C) al p ! :,7. 
_ 
IAt 
di!bntivi delle Calc. åd A';;U/
. 
B '/rD1l. 
Anno di C R 1ST 0 DCCXXI I I. Indizionc VI. 
di GREGOR I 0 II. Papa 9. 
di LEO N F Ifàuro Imperadore 7. 
di Co S T Þ. NT IN 0 Copronimo Auguíto 4- 
di L I U T P RAN D 0 Re I 2. 


S E Paolo Diacono feguitalTe nella fU:l Storia un ordinc efàtto di Cro- 
nologia, cvnverrehbe me ner(: b mone di Sereno Patriarca d' Aqui- 
leia circa I'anno 717- perchè da lui (d) riferita dopo l' andat:t a Roma (
) P.fU!IIS 
di 'rcodo;Je I I. Duca di Baviera, la: qual fi crede !ucceduta nell' Anno f
{onus 
precedeme 716. Ma egli narra appreíTo l'cmrat:! de'Saraceni in Jlþa- . . C.44. 
gna, 1a qual pure abbiam veduto, che accadde nell' a:-1I10 71 I. Turta- 
via ci manca I' anno precifo dell.! morte di quel Patriarca, fappiamo bCIl 
di ceno, chc dopo di lui fl1 eletto PatrÙrca Callißo, uomo di vaglia, 
chc era aHora Arcidiacono deHa Chielà di Trivigi. Ii Re Liurprando 
s'ingegno per far cadere in lui l' elezione. A i tempi di queilo Patriar- 
ca, Pem1none, da noi veduto di fopra all'anno 706. Duca del Frillli, 
continua va in quel governo, col merito di avere allevati co' fuoi Fi- 
gliuoli tutti ancora i Figlil10li de' nobili, che erano periti a' tempi del 
Duca Ferdulfo nella battaglia contra de gli Schiavoni. Ora ayvcnne, 
che un'immenfa rnoltitudine di CJue' Barbari tornò ad infefiare il Friu- 
Ii, e giunfe fino ad un Luogo appeJ1ato Lauriana. Pcmmone con quc' 
giovaOl tutti ben addeftrati nell' armi, per tre volte diede 10 ro la cac- 
cia, e ne fece un gran rnacello, fenza che vi re/bOè morto d,'fuoi, 
fe non .un SlguaJdo, U0mo già attempa[o. Coflui nell:! ba[raglia fud... 
dena dl Ferdulfo avea perduto due fuoi FigliliOli, e neUe due prime 
'rom. IV D d zuffc: 



2.10 ANN A L I D
 I TAL I A. 
EI. A VoJg. zuffe d.,} f)uca Pcmm me largamente fe n' en ven.dicato colla morte 
ANNO 7 1 3. d. molri Schiavoni. Q
l.1ntUnque poi e(fo Duea gh vieta(fe di enrrare 
nel terzo confli[[o, perrhè Forie il vedeva troppo arrifchiato, pure non 
potè Sigmldo conrenerfi d
1\' andarvi, con dire, che avea balbnte- 
mente vendicara fa mane de' fuoi Fi
liuo}i, e che però Ic la fWl foffe 
an i\,.lta, di buon volto I.. riccvercbbe. In fani vi perì egli folo. Ma 
Pemmone U'lm fag
io.. volenJo rifparmiare il fangue de' luoi, tra[[ò 
di pace in qudlo fietTo Luogo con gli Schi,IVoni, i quali dopa aver' 
avura si huona lezionc, da lì innanzi comineiarono a portar PIÒ rilpct- 
to a i Fllr1ani, e ad aver paura delle lor' 1rmi. Fu ordinato da Papa 
Crej!,orio J [. in quelPanno Vefcovo della Germania I'infigne San Bo- 
njFaÚo.. A rofiolo di queUe contrade, che nell' A ilia, nell.! Turingia, 
nella SafTonia.. c in altre. pani.. che prima profdT.1Vanu il Pagandìmo, 
piantò 1.1 fanrit1im:\ Fede di Crifio. Circa quetli tempi San CorbÏ1Ûd,lo 
Vefcovo di Frilinga, come s'h.1 dlb (ua VJ[a fcritta da Anbonc (a), 
venne a Roma. In paírando per Trenro \'i trovò Urfi,zgo, ch'era ivi 
poco f.1. {lato pofio per Come, cioè per Governatore. .'\rnvò a Pavia, 
d.we da Liutprando Re piiffimo fu per fcue giorni tra[[em
to con fi11- 
golar venerazione, rcgalato.. e [con:1to fino a i conhni del Regno. Lo 
fteOò trattamemo ricc::vè egli nel fuo ritorn'1 nrlà la B.wiera. Da clT"a 
Vita apparilèe, che il dominio de i Re Longob3rdi ..rrivav3. allon h- 
no a1 Caf1:ello.. 0 Ga aHa Città di l11agÙl. nella Germania. San
bbe da 
vc:derc, Ce fo{fe fituato qucfio Luogo nd Tirolo. 


(a) Ma,Lili. 
Tom. II. 
soHul. Be. 
md/t1in. 
p.lg. 5 06 . 


Anno di C R 1ST 0 DCCXXIV
 IndizÌone VI1. 
di G REG 0 RIO II. Papa 10. 
di L F 0 N E 1['lUro Imperadore 8. 
I 
di Co S TAN TIN 0 CoproGimo Auguíl:o 5- 
di L I U T P RAN D 0 Re I 3. 


I Nrento giornalmente- i1 Re Liutprando a ben rego1ale il Regno Lon- 
goblrdico, e a provvcdcrlo di queUe Leggi, che efigevJ il bifogno 
de' Popo1i, 0 che fcmbravano più utili al loro governo, pubbhcò m 
(h) Leges queft' an no il Seno Llhra delle Cue Leggi (b) Anno Regni mei, Cbriflo 
I.at/gobanl_ protegente, XII.. die Kalendarum l
lartiarum, Indiflione pjJ. nel qual 
P. II. T./. tempo doveva elTcrc in uCo, che Ii tenelTe la Diet.l dd Rc:gno, veden.. 
I.er. 1M Ie. doli Ie varic pllhblicazioni delle Leggi faue ncl princlpio di Marzo, 
o in quel torno, una cum Jl!dicibuJ, & reliquis Langobar:t
JS fidclibm no- 
flris. Ccnto e due fon Ie Leggi pubblicate da e(fo Re 111 quell' anno 
intorno a diver{j fuggerri, fra' qUdli è d
 oO:ervare, che la N azio.n 
Longobarda avea bensì abjurato l' Arianifmo, ed ahbr
eci.tta la Reh- 
gion Cattolica, ma non mancavano perfone, che conlervavano alcur: a 
delle antiche fureríhzioni del Pagandimo. Ricorrevano a gl'Ind?Vl- 
ß1, 



ANN A LID' I TAL I A. 2. T I 
ni, a gH Arufpici, ed aveano qua1che Albero, appeI1ato da lOrD S:1!1
 E It A Volg. 
to, 0 S:lOtlVO, dove faceano de'fagrifizj, e dellè Fonra.ne, chc erano ANNO j2.4. 
adoraee da loro. Liutprando Re Canolleo fono rigorole pene proibì 
cot,1h fuperfiizioni, bandì tutti gl' Indovmi, ed I ncamarori, cd inea- 
ricò gli Ufiziali della Giufiizia di fiar vigilanti per I' cfiirp,lzlone di 
fomiglianri abuft. A pparifce in olere da dlè Leggi, che i N otai lèri- 
vcvano i comratti fecondo la Legge Romana per chi la profeiTava, 0 
pure fecondo Ia Longobardica, feguitara da gli uomini di quelb N;1- 
zione. PrOlbifce egli in oltrc aile Vedove II bdì Monache, prima che 
fia pallàto un'anno dopo la mone del Marico, quando non ne otten- 
gano licenza dOll Re; pcrch-è, dice egli, il dolofe in caft cali fJ. pren- 
derc delle rifoluzioni, alle quali fuccede poi il penttmemo _ E nella 
Legge LXV. quefto 'faggio Re chiaramenre protelta di conofcere ben- 
si, ma di non approvare la fciocchezza de' Duelli, perchè con d1ì te- 
rnerariameme fi vorrebbe fo:-zar Dio a dichlarar la vcrità delle cafe a 
capriccio de gli uomini; conrutrociò proceHa di permettere e tollerar 
quelto abufo, pcrchè non ofa di vieearlo, eflendone sì radlcata e force 
la confuerudine preíf"o de' Longobardi, come parimenre era pre{fo de 
i Fr,mchi, e de gli alcri Popoii Seuentricnali. D,II Catalogo de i Du- 
di di Spoleti, che fi legge ful princlpio della Cronica di Farfa (Ii), (a) ChrDni,. 
da me data alia luee, impdriamo, che neWanno prefence fu crearo Du- Farfenfe 
ca di Spoleti 'lhzfm(mdo. Egli era FlgliuoIo di Faroa/do II. Duca. Im- P. 11. T..!I. 
pazieme di fuccedere al Padre nel comando, non volle afpettar la fua R.er. ItalIC_ 
mone, ma per tellimonianza di Paolo Dlacono (b) fi ribellò concra di (b) p.uIlHs 
lui, e I' obbligò a deporre il govemo, e a prendere I' abito Clerica- Dia&Dn:U 
Ie. Bernardino de' Conci di Campello (c) hfcla qUI la briglia alia fua
' f- c. -Hi 
immaginazione e penna, per dlpignerci I motivi e la maniera di que- lic s

;pcdi 
fia rivoluzione; ma il vero è, non fapcre noi alero, fe non qud po- Spoltti f 12.. 
chi/1ìmo, ehe il fuddeno Paolo lalèio fcritto incorno a quefio affare. Per c. 13. 
alero fi può credere, che Faroaldo I l. foodalTe la BadIa di San Pietro 
di Ferentillo, divcnuta poi celebre Luogo di divozlone; e ch' egli ri- 
tiraeoft colà, vi paßå{fe il reno di fua vita. QJefto Duca 'rrafmo1Ido, 
per quamo s' ha dalla Cronica fuddena di Farfa, donò a quell'intigne 
Moniltero, mencre v' era Abbate Lucerio, la Chldå di San Gerulio, 
dove fi veneraVa il Corpo d' elTo Santo, e delle Terre nel Fondo Ger- 
rnaniclano _ Verilimilmenre cotal donazione, Gccome Farra neJ Melè di 
MaggIO dell'lndizione 17/1. dovrebbe appanenerc all' anno preremc. 


D d z. 


Anno 



EllA. V olg. 
ANNO 72.S. 


(
) Anaflaf. 
ill GreSor. 
ll. 
(b) Pall/us 
Via O'JUS 
I. 6. c. 46. 


(c) Mabill. 
Sit"'/. Be- 
ne Ilefi>>. 
TO.?J. 11. 


(d) ltImJ 
.A;m"l. Be- 
11,tditlin. 
1. 2.0. C. 53. 


(e) A7J.tiq:';- 

(/t. It.11C. 
D.{ertat. 
LXVl.I. 


(f) Dandul. 
in Chronico 
Tom. 12.. 

tr. It ",li,. 


1.12. 


ANN ^ LID' I TAL I A. 


Anno di CR I STO DCCXXV. Indizione VIII. 
di G REG 0 RIO II. Papa I I. 
di LEO N E Ifauro Imperadore 9. 
di Co S TAN TIN 0 Copronimo Augufto 6. 
di L I U T P R. AND 0 Re 14. 


D {venuti già padroni della 
ingu:'\doca i Saraceni, tentarono nel 
prete me Anno dl palTare II Rodano. Ma Eude Duca d'i\quita- 
oia infÌemc: Cl)ll' one generale de' Franzefi, andò ad allàhrli, e ne ri- 
pOltò un'in(ìgne v,ttona, aceennata da Anatlafio Bibìioteeario (4), e 
d.\ PaOlo Di.tcol1o (b). Carlo 1
1tJl.tell(J, altro Eroe della n<lzion Franca, 
in qudh ttmpi oHilmemc eon 0 nella Ba\'ltra; ne foggiogo e facclwg- 
giò (.ma pane, cioe 14 frename a Grimoa/do Duca; teeo condulTe Pi!.. 
trude concubina f.mlotå. d' eOo Grimoaldu, con Sonicbildc N Ipote d' clTa 
Plltrude, 0 fia Biltrude. ElTendo
li marta Rotr'Jr/e tlld Moghe, Ma- 
dre dl Pippin.] e di C:ulom:mo, egll fposò la predetta SOl1lchllde. Ma 
Pilmlde dopo eßère nata alcun rempo in fua gr,1z1a, pcr rdazion di 
.-\nbonc nella Vita dl San Corblmano C"), fu cOltrcna a ricovcrarfi 
con un aGncllo In hdlia, dove milerameme temunò la fua VI[a. Ella 
era H.lt" pcrlÏ:cUlrice d' effo San Corbiniano V dcovo di Fnfînga, per- 
chè il trovò contrario alla diton
 íl.. tùa vita. Serive il Padre M.lbil- 
lone (d), ehe .1 Re Liutprando per l' amicizia da Jui fempre contÎ:r- 
vata co 1 Re Franchi, prefe l' armi anch' egh contra della Baviera; 
ma non CltJ, ondt: s' abbl3 tratta queLla n0tlz.ia. Senza bUl)ne pruove 
IMn Ii dee credere, ch' cgli rcnddk Sl brutta ricomren1à al Populo 
dclla Baviera, dal CUI braccio egli nconolCeva Ja Corona del Regno 
Longobardlw, e tors' anche era di quella N ,1zionc. In quell' Ann\) 
parim
nte abbiamo dalle m.:m.)rie ddl' A! chivio Farfentè (e), ehe rra./:" 
mondo- Duca di Spoteu feee una dO'uzione a qud nobJiil1Ìmo Ml>11Ï... 
it..:ro !l1efJ{e ]Jl1'Ju.:wio, IndiElit'Ji1e Ott:wa fub RimMe Cajlßldio;Je. Nd Re- 
giitro d' cO;) Archivio m.:defimam.:lUc (ì le
!.ge una vendltd di olivi 
tatu a romllufò Abbate temporibus rransmundi Dads La,fJgobardorum-, 
& Smdo/fi Cafla/diolJis Ci'VÍ1atls Reati1lte: d.d che tì con,)lce, che la 
Cmà diH.ietÎ eu tottopolta a I Duchl dl Spolcli. Ma non so io ben 
accordar gh Anni d' eO!) rommaÎo Abbue con qu.:i del Duca Tras.- 
mon
to. t\bbiamo poi dJ. Andrea Dandolo (f) j che eOèndo mancato 
clÎ v Ita Donat' Patriarca di G ra:ia, Pietro Velcovo di Pola palsò a 
qudla Chiela. Ma que.1te uasmigraZioni da una Cbiefa aU'altra, non 
ellèndo fecondo 1.1 ditÒplina dl que'tc'mpl Sl toUerate ed aprrovate, 
come o
tdi, Gregori.') II Papa ze1antiOimo it dichtarò decadutD dall' 
una e Jal," dltra Chleta. Tanto nondimcno valfero Ie preghlere del 
Cle{O e Popolo di Venez.ia, eh' egh fu cimdfo nella fua pnm] St:dia &. 
. E per. 



ANN A LID' I TAL I A . :2. I 3 
E perciocchè fi fapeva, 0 vi dove va elfere fofpetto, ch'elro Pietro EllA Volg; 
per vie Simoniache fi fo{fe intrutò nel Pamarcato fudder[O, il Papa ANNO 71.'j. 
avvertì i Veneziani di non eleggere Pallori, tè non ndle forme ap- 
prrJV3tc da J)i.} e d.1l1a Chielå. Oicdi data la Lcuera Pomificia nell' 
Å1JfJO IX. di Leone [fauro Imperadore, e pcrò nel prdcme Anno. Sue- 
cC'derre dunque nella Ca[[edra di Gr..do Antonio di nazion Padovano, 
dl
nz. Abbate del Moniíiero della Trinità di Brondolo, dell' Ordinc 
dl San Benedetto, pedonagglo {omnlamente Cattolico e dab bene . 


Anno di C R 1ST 0 DCCXXVI. Indizione IX. 
di GREGORIO II. Papa 12. 
di LEO N E Ifauro Imperadore 10. 
di Co S TAN TIN 0 Copronimo Augufi:o 7. 
di L I U T P R A 
 D 0 Re I 5. 


C Ominciò in quell' Anno Leone lfallYD un3 Tragedia, che fconvol[e 
non poco la Chler.'1 di DIO, e pure i fondamenti per far perdere 
l' Itaha t gl'Impaadori Greci. Per attefiato dl Teofane (n), di Ni- Ça) !heopl!. 
ceforo (b), e d'altri Stori-ci, fra Je I[ole di Tera, 0 Terafia, per al- ''b Chr
not 
cllni giorm il m.:re bollì furioramenre, ufcendo da un Vulcano fotto- 
n)cf:,.

:C,: 
manna un fumo infocato, c un'immenfa moltitudine di pomici, che 
fi fpar{ero per tu[[a ,1' Afia Minore, per Lesbo, e per Ie cone delta 
Macedonia, con dfcre nata in que! mQre un' Hol.., che s' andò ad u- 
J.1ire a quella di I era. Anche a dì nollri, cioè nell' Anno I ï07. una 
fomiglialite Itòla forfe dal mare, poco Jungi da quclla dl Santerine: 
fopra i\ quale a\'vcnimemo abblamo Ie Ot1èrvazioni del celebre Fllo- 
fofo e Cavaliere Antonio V.1l1i,mieri. Per quefio naturale accidcnte 
fu grdnde 10 fpavemo dt:' Popoli anche a' tempi d1 Leone Ifmro, e 
un perfiJo Rinegaw per nome Befer, che av(:va abbracciara I.. fuper- 
HizlOl1 de gli i\rabi, c s' era pOI introdono nella Corte ImperIale, fc 
non prima, ceno di qudta congiumura [e-ppe ben prevalerh apprelTo' 
l' I mperadOl e, per fargll credere irato Dio comra de' Cri (ham, a ca- 
gion delle Immagil1l, ch' effi tcnevano e veneravano ne' facri Templi.. 
AbbJamo de J ns.::ontri, cbe veramentc fi fo{fero. imrodotti de gh abufi 
nell' ufo e culto delle tàcre Immagini, come anche fi oOervava ne' 
tempi addierro fr.. i Rudìani, 0 fiJ. fra i .i\1oCcoviti, unitÎ alia Chiefa. 
Grecol. :vI a qudb tall abuli n
)I1 fecero,. nè fanno, che per cagion 
d' effi s' abbla
1o ad abolir 1:: lldTe 1m nagini, perciocch
 ficcome han 
dimollratl) u lmini di gran rap
re, l' ufo d'dre Immagini, e i\ cui to 
ben reg }\aw dl quelle, non (o\am::nte è lecito, ma ne[æ anche utile 

lla Pieri ddla Pkbc Crdbana e Ca[[ohca. Ora Leone AU6uito infa- 
maw ddla gran penctraÚone ddla fua m
ntt:, e (èlono dal mahgnu 
Coofighere, con ufurpare i diritti del Sacerdol.io, pubblicò un Edmo, 
con- 



1. f4. A N )l A LID' I TAL I A. 
.Ea A Vo1g. contcnente I' ordine, che folrero vietate d.\ lì innanzi, e íi tog1icfT"c:r. 

NO rz.6. tune Ie facre Im
'\!?,iûi per Ie Terr
 all' Impeno 
om.mr) fug
ette, 
chlamandc) Idol:una 1 adurarle, 0 fia tl venerarle. 1 ale fu il pfln
ipio 
dell' Ere{ia de gl' Iconacl
{h. Gra
 cOffi":lozio.ne fi 
u{citò per quelto 
fconfiÉ>hato ed tntquo dtvteto fra 1 Popoh fuOl fuJdlti, deteLhndo la 
maggtor parte d' eill come Eretl
o e dt Ccnrirnenri Maomc[[ani l'Im- 
peraJore; e tanto più perchè fi kppe 7 ch' egli aVeva in abominazione 
le fåcre Reliquie, e negava l'mterccffion de' Santi apprclfo Dio cioè 
imp
gnava l!ogmi iiJ.bll
,ti nella C.hieiå Cattolica, con impugna
 egli 
neí10 la protdììon della It ede da 1m fatta nella fUd alfunzione al trono 
] mperiale, e fenz1 voler iopra CtÒ a
coltare il p,uer de' V elcovi, detd 
da Dio per cuftodt della dotmna frettante alL\ Fede. Palrarono per- 
ciò gli abttami della Grecia, e delle Ifole Cic\adi ad un eihemo can 
ribellarlÏ all' I mperador Leone, e proclamar J mperadore un ceno Co- 
fma. Poi mdra infieme una ß,)[tJ. dl Lcgm lomli, otldmente andarono 
(otto Cotlaminopoli, e dtedcro bauagha a quella Cmà; ma reLlò di- 
sf.'uta d:Ü Fuoco Greco la loro Armata, e l'dimero Augufto venuto 
in Olano di Leone, pagò colla. te Itel 11 i uo reato: con che maggior- 
mente crebbe I' orgogho d' ello Imper.1dore, e de'lùoi feguact per 
fottener I'r>mpio EJÜto. Bent:hè pot ci manchmo Ie Lf:trere da lui 
fcritte a Gregorio 11. PJ.pa tntorno all' ..bolmon delle [acre Jmmagini, 
e Ie rifpoite a 1m dare dal Pomef1ce, pure del quanto s' andrà vt'den- 
do, chlaramcme fi comyrenJe, ch' cgh mVlo a ROffia l' Edtno fopra- 
dc[to, e che il tanto Ponref1
e non tolameme vi iì oppole, ma do- 
vette anche rifenriramcnce fcnverne ad elro Leone Auguflo, per ri- 
muoverlu da qucito Cacnlego dtfegno. Ne vedremo rra poco gli ef- 
(a) .A/t reas fetti. Per quanto s
 ha dol Andrea Oandolo (n), luccedcue in queit' 

ð:. 


 Anno Ia mane di 114.1rce/lo Uuca dt Venezia, e it') IUlJgo fuo fu fu- 
E.rr. lulie. íbtuito 0, fa, uno de' N obth deJla Cmà Eraclea, e perfonaggio di 
gran prudenz.:1 e valore. 


Anno di CR 1ST 0 DCCXXVl I. Indizione x. 
di G REG 0 R J 0 II. Papa 13. 
di LEO N E Ifauro Imperadore I I. 
di Cas TAN TIN 0 CopronilllO Augufio 8. 
di LIUTPRANÐO Re 16. 


A Bbenchè in quel1:i tempi per cagione delI", na[cente Ereíia de gl' 1- 
conoclalti accadeí1ero molte novuà in Italia, pure non abbiarno 
un filo ficmo per ddltnguere i tempi, e quafi nè pure per disbroglia- 
re qucgli avvenimenti, de' quali i toli. Analtafi
 ßtbliote.cario,' 
 Paclo 
Diacono ci han con[ervata una confula memona. Lo nfenro to con 
quell' ordme, che mi p:urà ptÙ venfimilc. Allorchè l'Imperador Leo- 
ne 



ANN A LID' I TAL I 'A. 2; 15' 
1Jtr ebbe [corto (a), quanto il Romano Pontefice folfe atieno dal con- E.. A VQlg
 
correre ne' fuoi perverfì [entimenti, tornò a [crivergli più irnperio[a- t)NO 
2} 
mente, f.lcendogli fapere, che ubbidilfe, [e gli premeva d' a\
er h !ua j
 
t

r
 . 
grazia; altrimenri ch' egti finireb'>e d' clfere Papa. A Ilora I' Intrepldo II. 
l:>,mtdice Gre<
ori(j, ben intendendo i pericoJi della Chief." e i pro- 
prj, Caggiamente fi accinCc alla .difefà. Con fue Lettere avvisò i Po- 
poli Italiam ddl'infulro, che volea fare il rnalvagio Jmperadore alIa 
ReliglOne; cominciò a fiar camo per I
 propria perCona; e molto più 
è d.. credere, che con più vigore che rnai riCponddfe a Leone. II 
Cardinal Baronio (b) rapport:!. due rue Lettere, come [crine da elfo 
) B1ro;., 
Papa nell' Anno precedente 71..6. al rnedefimo Jmperadore. Pretcm.le nna. c. 
aU'lOcontro il Padre Pagi Cc), che qucH:e appartengano aW Anno 730. (c) pagius 
Forie niun di loro h.1 c
lto nel legno. Sappiamo ben di certo, che ad Annal.. 
1'infuJ-iato Imperadore fi diedc a fiudiar tmte Ie vie per levar dal Mon- BaroTJv 
do il fanto Pontefice. Pare, che Anathfio metta come avvenmi que- 
gli empj (uoi tcnrarivi contra la V ita del Papa, prima che fpunra(fe 
la perlecuzion delle f.1crc I mmagini, adducendo come commonò a (d::- 
gno I' lmperadore, perchè il Pòmefice Gregorio s' era oppotto all' im- 
poGzione d'un Cenfo, 0 tì
 trihuto, 0 capitàiione, ch' elfo Augufio 
voleva efig
reldJ. i Popoli d' 1t,.lia. Mette ancora I
 a{fedio di Raven- 
na, quafi Farro dal Re LiutprafJ/lo prima dell' attentato contra effe T m- 
maglnl. A me Cembra più verifimile, che il primo anello di quefb 
catena fia (bto I' empio Editto di Leone I[auro, rer cui cadd
 dalla 
fU1 grazia Papa Gregorio, e s'imbrogliarono Ie coCe in Italia. Teofa- 
ne Cd) fcrive, che dopo aVer elfo Pomefice con Cua Decrerale eCorrato Çd) Th
:Jp;,. 
. d I ' I d (j I . .. fi b I " . d . m Chronoí 
111 a
no mpera ore perver 0 a. non vo er mutaTe 1 rttl a 1 IU a 1 

.mu 

dri tntorno aUe J mmagini, vietò, che Ce gli paga/Tc:ro da lì 
Jnn
nzl 1 tributi. Può efTere, che TeoF.me s"ingaonaíTe in credere ne- 
&.1[1 a Leor
e a!1che i rributi foliri, quando I' orpou1ione probabilmente 
iu dl. un Cenlo nuovo, 0 fia d' una C.lpirazione," che novamcnte fi vo- 
leva 1t1tro
u
're; ma forCe gli è da prdtar fcde, allorchè dice farra co- 
tale oppoh.zlOne. Pare c:z1andio molto crcdibile, che il Re Liurprando 
fi prevalel1c ddla buona occ,dione di profirtar Copra g1i Sta[i Impe. 
nali, 
appoichè vide a1terati forte gli animi de gl' Italiani contra del 
prevarlcatore AugufiÐ, il quale all' Erefia aveva aggiunta la pcrfecu- 
zionc dc1 Papa. In fani abbiamo da AnatlaGo (.e), che per ordme {uo Çe
 .Anaflaj.- 
fu cotpiraro in Roma contro la vita del famo Polltcfice da Eafilio Du- .b"lcm.. 
ca, da qiordano Canulano. e da Giovanni (opra nominato Lurionc, 
con paruclpaztone e conlenfo di Marino J mperiale Spatario, mandato 
daU: I mperadore col titolo di Duca, 0 fia Bovernarore dl Roma . Volle 
lddlo, ch.e non Ceppero mai trovare apermra di e(eguir I' empio con. 
cerra, e Inranto Marino inferrn'1toh raísò al \1ondo di là. Arrivò di- 
pOI Paolo Patrizio, inviato in ({alia E{arco, e coll'intelligenza e colle 
fpalle dl lui CegUlrarona I congiurati I.. lor trama conrra del bU0n Pon- 
tefice. M
 
f'nuto alIa luce il lorn dilegno, commoífo il POf'olo Ro- 
mano trucldo GIovanni e LurioQc. Bafilio fu. col1retto a f.J.rIi Mona- 
co,_ 



2.16 ANN ALl D' I TAL I A. 
ERA Volg. CO, e rifiretto in u.o Moniftero
 quivi terminò i ruoi giorni. Non iß:et- 
ANNO 727. te per qudlo l' Elarco Paolo dl profeguire nel fuo tacrilego penfiero 
di rorre la vira al Pontefìce, e di [uttituirne un altro a fll') pi,lCI men- 
to, per avere libero il campo a fpogliar Ie Chiefe di Roma, ficcome 
avea fatto in varj altri Luoghi. Venne anche da CoO:antinopoli un al- 
tro Spatario, con ordine di deporre Papa Gregorio. Lo ftdfo Efarco 
a queH.o fine raunò quanti [o]dati potè in R:J.venna, e gl' inviò aHa 
volta di Roma, [perando, che con queO:o rinforzo i congiurati ver- 
rebbono a capo della loro iniqua intenzione. Ma ciò rif.1pUtO, tanto 
il Po polo Romano, quamo i Longobardi del Ducato di Spokti, e 
della Torcana, tì mifero in arml, e fecero buone guardie al Ponte Sa- 
!aria, e a i confini del Ducaro Romano, afllnchè i m:J.I inrenzionatl 
non pote{fero pa!I:'ue. Il Conte Campcllo nella Sroria di Spoleti fcri- 
vendo, che feguì in tal cOllgiunrura una barraglia fra gl' lmj)cnali c 
Trasmondo Duea di Spoleti colla vittoria in Etvore ddl' ultimo, di 
fua tella v' ha agglUnto quefto abbcllimenro, non men che I' ordzione 
fan a da elfo Duca aile fue milizie. Probolbilmente nell' Anno prefet1te 
accaddero tutti queO:i movimemi e fC0nceru. Dalla Vita <.Ii S. Gio- 
vanni Damafceno, fcriua da Giovanni Patriarca di Gerulàlcmme (a), 
ricaviaino, che efTo Oamafceno, abiranre m Darnafco nel Domimo 
de' Saraceni, e MiniO:ro delloro Califa, append inrcfe I' Edino di Leo- 
ne I [auro , che prere ]a penna in difef."1 delle f.1cre I mmagini. Leggonfi 
Ie di tui Orazioni sù quefio argomcnro. Da efli Saraceni fl.1 appunro 
nell' Anno pr.:fente afTediat:t Ia Ottà di Nicea Mctropoli della Bltinia, 
ma Iddlo mlraco]ofamcme la prefervò dalle Ioro unghie. 


{a) <Johan- 
n;s Dama- 
fee>>; Oper. 
Io11J.. I. 


Anno di CRISTO DCCXXVI I I. Indizione XI. 
di G REG 0 RIO II. Papa 14. 
di LEO N E lfauro Imperadore 12. 
di C 0 S TAN TIN 0 Copronimo A ugufi:o 9. 
di LIUTPRANDO Re 17. 


S Coprivafi ogni dì più ernp!dmenre anirnaro I'Irnperador Leoni! nOI1 
folo comro ]e f.1cre Imrn.lgiOl, ma eziandio contra il tamo Pon- 
refice G,'ez.orio d&n[ore delle rnedelìme. Temarono i [uoi Minillri 
(Þ) AtJajl4[. con replicati ordini I mpcriali (b) di muovere contra di lui i Popoli 


. Gu[,or. 
elta Pentapoli, cioè di cinque Cina, c.he. fon c
edme. Rimini, Pc
 
taro, Fano, Umam, ed Ancona, turraVJa m que tempI fuggerre a I 
Gr
ci, e parírnente i V ('nczlani. Ma que" Popoli rifülutamcnre nega- 
rono di conlemire a sì nera iniquid, anzi protcfiarono d' etlèrc pronri 
a dar 1a vita per la difef.} del m('dcfimo Pomefice. N è ciò loro ba- 
ftando, rcomunicarono l' 
farco Paolo, e chiunque [eneva con lui, giu- 
gnendo a non vo1erc i Governatori d;-\ lui deíbnati per Ie Cìwi, e ad 
cleg- 



" 


ANN A LID' I TAL I A. :!. 17 
cleggerne eßì. di quelli, ch.e 
oßèr? uniti aHa Chie('1. 
om4
a. Fu
o
 Eu. \'(,1
. 
no anche vicmi <Jue' Popoh d lealIa, che erano fudJItI dell Impeno, ANNO 72.8. 
a creare un nuovo Imperadore, con d:fegno di condurlo a CoH:anti
 
noroli, e ne tcnnero varie coniülte. M:1 il f.1ggio e piií1ìmo Papa di- 
fiurbò quefta loro rifoluzione, rperando fern pre , che l' r mperadore 
s' avelTe a ravvedere, e a rimetterfi nel buon c:1mmino. Accadde po- 
f<:ia, che anche Efilaratu Duca di Napoli, accecato dal defidcrio di 
fårfi dd meriro coU' lmpe.radore, fedulfc non po chi di quella part
 della 
CampaniA, che tuttavia ubbidivano all' Imperio, e venne infieme con 
Atlt'jano fuo FigllUolo aHa voha di Roma, pie no di mal tah:mo contra 
del Pontel1cc. .\Ilora il Popolo Romano accefo di zclo, ufcÌ coIl' ar
 
mi contra di <:ottoro, e prefo dTo EfilJraro col Figliuolo, amendue 
Ii priv<lrono di vit:l. Saputo pofcia, che Pietro novello Duca di Roma 
ave:1 (criuo alia Corte contra del Papöl, il cacciarono fuor di Città . 
N è minore fu i! lurnulto, che durante quetti [orbidi G fveglio in Ra- 
venna. Molei aderivano all' empietà dell' Imperadore, ma i più erano 
in flìvo.re e difeCl del Romano Pomefice. Si venne perciò aile mani 
fra loro, e in quel conHiuo reitò arnmazzato 10 llelTo Efarco Paolo. 
Era finora nato folamente fpettatore di quefk brune tcene d' ltalia , 
accadute per la pazza condona di Leone Augul1:o, il Re Liutprando. 
Ma \fcdenJo crelcere il fuoco, e Cotamo irmati e sì mal difpofii gli 
animi de'SuJJiti Imperiali contra del loro Sovrano, volle cavar pro
 
fino da qudla disunione, prendendo, credo io, motivo 0 pretefto di 
muovere le fue r.rmi dalla perfecuzione d' elTo Imperadore concro della 
Ch:efa, e del GlpO vifibile della medeGma. N è Jurò fJtica a figurar- 
mi, che fotTe anche invirato a queUo giuoco da non pochi, i quali 
tlOn fapevano digclire d' aver per Signore un Imperador empio, e che 
per attctb.ro di l\nattatÎo avea fpogli.ue ,varie Ch;cfe: lad dove fotto i 
Re Longobardi la Religion Cattolica, e i fuoi MiiJi1lri godevano turta 
la poOìbil tranquillità, e il dovuto rifpetto. Però ufcito in campagna 
col fuo efercito G fpinle contra Ie Terre dell' Elãrcato. Pare, che la 
fua prima Imprefa fo!1è I' alTedio di Ravenna, dove Hette fotto per al- 
cuni giorni, ed è cerco, che la prefe, benchè AnallaGo efprclTamente 
no} dlca, attdhndolo chiaramentc P.lOlo Diaconu (11), ed Agnello Ra- (a) PlfulliS 
vennate (b), cbe un Sccolo dopo fcrilTe Ie Vite di qucgli Arcivefco- f':cønus 5 
vi. :\nzi elTo f\gnello ci ha confervilw qualche panicolarità di quel (Ï)) . ":
"eit 
facro, con dire, che per inccllìgenza di uno di que' Cittadini Liutpran- yit. Epifco- 
do v' entrò, perchè 2.vendo fineo di dare un fit::ro alTaI to alia I
orra del por. Ravtll- 
':' ico 
alutare, ed. elTendo corG tutti i Cicradll1i colà alia difdà, il tra- 

:: 

al
;: 
dHore IntAneo apri la Porta, che va al VICO Leprofo, e introdul1è i 
Longobardi. Gran romma di danaro era tbra promdTA a conul; Ú 
l)bngaro
o da CIu.efio ,papamemo i Longobal
di cnn ammazzallo il pri- 
mo llell cmrare an Cltra, fe pure non man per un tr d \'C c.tJucogli 
addoflò, 
::Ime pare che voglia dire 10 StOrlCO AgncfIo. ImpadronIllì 

ncora LlUtprando de::! CaUdlo, 0 Ga del1a Città di CJa{fc, {' kcondo 
la tellimonianza d' Ana11:aGo, ne ponò vIa immenfc ricchczze. Han 
'rOíJJ. Jr. Ec cre- 



2. 18 ANN A LID' I TAL I A. 
E I\. A Volg. creduco e credono tmtavia i Pavetì, che in tal congiuntura il Re 
ANN 0 7t
. Liutprando alþortatfe da Ravenna a Pa\'i.11a bella fiama di bronzo di 
un Imperadore a cavallo, llimato Antonino Pio, la qual tuttavia fervc 
d' ornamemo al

 lor 
)iazz
, & è da !cr chiamata il Regifole. 
Oltre a CIO aIm paeh vennr:ro 111 poterc del Re Liucprando, 
perchè f
condo Paolo e
li prefe Caflra ÆrJiili.e, Fer;nianum, & Mon- 
te,lI Bcllitt1n, BuxctlJ 
 & Perficeta, Bononitml, & Pentapolim, .Auxi. 
mZlnl1ue. ,\natbíìo fcri"e, che Longvbardir Æmi/ite Caflra Feronianus, 
JUontcbelii, Bononia, Verablum cum fuis oppidis Buxo" & Perfic-eto, Pm. 
tapolis quoque, & .Auximana Civitas ft tradiderunt. Quali di qudti .'\ u- 
tori a
)bia copiato I' altro, nol so, perchè Ie V Ite de' P;lpi ton di varj 
Scrittori. Si conofce ben da qudte paroie, che la Cinà d' Ofimo er.t 
di ftinta dalla Pentapoli, e che FeTOniamt1tz era i I Fregllano , piccioh Pro- 
vincia dd Ducato di Modena neUe montagne, dove fono Sdt.oJa, Fa- 
nano, ed altre Terre. ,\1ons Be/lius è /110nte Feglio, 0 .110nte Pio. nd 
territorio di Bologna preflò il Fiume Samoggia. Verab/o, e Buffo, 0 
Buffita fan forfe;: nomi gualli, non potendo qui enrrar Buffito, pofio 
fra Parma e Piacenza verfo il Po, perchè oon è mai crediblle, che i 
Longobardi padroni delle Città circonvicine avdlero dlff..:rito fino a 
queth tempi h conquitta di quel Luogo. Perfi;eto è un tratto di pae- 
fe, fpcname ne gli ami chi Secoli al Conrado di Moden:!, tìccome ho 
(a) .Jfntiqui- dimothato nelle Amichità Italiche (a), in cui era 2110ra comprcfo il 
tat. Italic. celebre Moniftero di Nonamola. Tuttavia la nobil Terra di San Gio. 
:Dif[tttat. 'Vanni ill Perficeto ritien qudto nome ncl Ditlretto di Bologna. D.tl\a 
Y.U. parte ancora del Ducaro di Spoleti, per tdbmonianza ò' Analhfi.o, da 
i Longobardi fu occupata la Citd. di Narni, nè fappiamo, fe la retE. 
tuitfero. Prerero anche il Catldlo di Sutri, dipendente dal DUCJro 
Romano; ma quefio nol [ennero, che c
nto qU.irama, 0 pur quaran- 
t:l gicrni, perchè il buon Papa can tante Letterc e regali fi adoperò 
pretfo il Re Liutprando, che l'indutfe a rilaCciarlo, dopo averlo fpo- 
gliato di tune Ie fotlanze de' Cittadini. N è volle il Re cedcrlo a' Nli- 
ni!hi Imperiali, ma bensì ne fece una dOnJz:one alla Chiefa Romana. 
I)uò drcre, che in tal congiumura accaddTe ciò, chè narra il fuddetto 
Paolo, cioè, che trovandoh il Re Liutprando nella Pentapo/i a Vico 
Pilleo, una gran moltitudine di quegli abitanti andan a pNtargli de' 
rcgali, per erentarfi. dal facco, ed ottencr delle iãlve guardie. Sopr
- 
vcnne un:} gran brigata di roldati Romani, che uccifero e fece
o pn.- 
gionc quella sfortunata genre. In quelti tempi venne a Napoli Eutl- 
6hio Patrizio Eunuco, che altra volta vicn deao avere efercitata.la ca- 
l.ica d' Efarco d' Italia, rivefiito d.:lla meddìma Dignirà. Col1m por- 
tava ordini preflåf1ti dell'empio Augufl:o di Icvar dl \,ita il rant.a. 1>on- 
tefice Gregorio I I. N è molto fiette a ritaperG il fuo crudel dJlegno 
 
e ch' egli medirava ancora di dare il f""acco aIle Chiefe, e di far a
rn 
m11:111111. Fu colto un ilw uomo incamminato a Roma con Lettere m- 
dicami, eh'dlo EI;lrco h voleva contro la vita del Papa e dc' Princi- 
pali di Rom.J.. Fecero itlaoz.a i Romani, che s' impiccatfe il Metfo, 
ma 



A 
 N A LID' I TAL I A. 2. 19 
ma il mifericordioio Ponteficc il f.lh'ò dalla mane. Per quel1a cagio- Ea A Vol.., 
ne poi dichlararono fco,:"uOIcato .1' Efarco Emichio, e tum s' ob
Jiga- l\NI>;O 'P:
' 
rono con giuriilmcnro dl non m.B permctLere, chc ad un PJpa SI ze- 
lame per la Rel1gionc, e difenior delle Chidè, fofTe rceato alcun no- 
cumenro, 0 tolta la IU,l Dignità. Ora \'eggendo Euricl1io, che non 
gl1 PC?tea venir .fa
t? il facnlego coiro., f1nchè .no
 allol

ana:a i Lon- 
gobardi daIl' am:elZla e protezlOn de 1 Romam, 11 fiudlo dl orcener 
r wreneo, can promcttere de i gran doni a i Duchi de' Longobardi, e 
:'úlo Itet10 Rc Liutprando, fe ddificvano dallo (pallcgb1are i Romani. 
Mol conûfc(
ndoli il mal ralento e la malizia del pert-do EU:1uCO Mi- 
nifìro I mpcJïalc, lanto i Romani, quanto i LoogobJrdi, Ú. !hinfcro 
n1Jggior
'elìt
 in Leg.l, prut
tlando!i, che 
 rip'-,llcrebbono _gl
rio{i , 
re plltelìero (pcnda
 It: I
r 
lte per. 1.1 c<:)Oie
\'
'ZlOne c dItch d 
n si 
piú e fanto Papa, e n[oluu dl non gh lafclar tare alcun tono da I nc- 
mici di Dio e di lui. I manto il buon Ponrefice attcndeva 4 far dl co- 
piofe Ilmo(ine, ori1z.ioni, digiuni, e ,proceffioni, confldando più nel roc- 
corfo di Dio, che: in quello de gli Uomini, con ringraziar nondirneno 
ii Popolo deU' 
morevole lor volonià, e raccornaoJar lora di hr delle 
buone ope.te, e di fperare in Dio, eforundoli nello Hello tempo a non 
ådilkre dall' amore e daHa feddtà del Romano Imperio. Qud1:a v..;- 
rirà attefl:ara da AnaltaÍ10 ßlbl.io[ecario. (a), C da Paolo Diacono (b), (a) Jfnlfjla[. 
Amori ben inform:lti delle cole d' halla, e .compro\'.ara da i fani, Ct !lib/iI/thee. 
fa chiarameme cooofcere, che Teofane (c) Scrinor Greco, e chI un- 111 Gregør, 
que gli teone dietro, s'ingannò in ifcrivend\>, che Papd Gre:gorio Se- g) paulu 
condo (da lui per aluo iommameme lodJto ) fo[(rafTe d.lU' ubblditoZc\ DiM/lnus s 
de \l' I mperadore Roma, l' Irali.!., e tutto l' Uccideme. Se II Janro Pon- de Gtft. 
te6ce avdfe voll\[o, era 601[a aHora per gl' Impc:radofl GrcCI in lralia; fa
g/lbllrd. 

:l a lui .baH:ò .dl dlfe
dere Ie. ragiont .della Ch
eI
, e la,1lla propria (
) '';j.JeO
l,'. 
vlra, ed Impedl, che "I Popoh foUevau non paíIallcro all elez.lonc dl in Chrllnllg. 
un altro lmperadore. 


Anno di C R 1ST 0 DCCXXIX. Indizione XI I. 
.di G REG a R [0 II. Papa 15. 
di LEO 
 E Ifàuro Imperadore 13. 
di C 0 S TAN T I r-; 0 CopronÜllO Auguflo 10. 
<Ii L I U T P It A 1\ D 0 Re 18. 


A Mio credere in quefi' Anno furono fcrirre da Pap.\ Gregorio all' 
lmperador Leone It: .due It.nlåtißime Le[tere, che II C.lrdmal Ma- 
ranto (d) diede alIa lucc all' Anno ïl.6. credendole appanenc.mi a l]ud 
tempo. Stimò il P.ldre Pagi (e), chI: G dO\"elìÚo ntèrire aU' Anno 
;-)0. pcrchè parlandotì nella pnma d' eífe della S[illUa del Salv
torc, 

he Leone 1\uguilo volle feu glUare a terra in Co ltantlOopo Ii : a((CI1- 
E e z. tato , 


Cd) Barm. 
i" A JJnat. 
EHlef. 
(e pagiu. 
ad .Anllal. 
Bllrll1J, 



Ell A V olg. 
ANNO 71.9. 


.a) Theoph. 
;n Chronog. 


2. 2.0 ANN A LID' I TAL J A. 
tato, che coftò la vita, 0 almeno di buone fa{fate al di lui Miniftro 
e{fendo inforce comra di lui alcune zelami Donne, Ie quali poi furo
 
no marcirizzate per queUo: efTo Padre Pagi adduce I' aucorità di Ste- 
fano Diacono, Amore della Vita di Santo Stefano juniore, che dice 
accadmo un tal fateo do po la depotizione di S. Germano dal Pacriar- 
cato di Colbminopoli, e I' intruíì'one dell' Eretico AnafialÏo. Ora cer- 
to efTendo, che S. Germano fu depofio neW Anno 7 JO. confegueme- 
mente prima di quell' Anno non poOono efTere fcrine Ie ruddecte Let- 
tere di San Gregorio II. Ma Stefano Diacono non fu Aucore con- 
temporaneo, e pcrciò non è inf.11libile la fua afTcrzione. Teofane (a) 
che rcriveva nello fteO
 tempo, che Stefano, cioè ful principio deÌ 
Sc:colo N 
mo, parla dl quello fatro all' Anno 726. 
eJ che è più , 
la neOa Lectera del Papa fa abba{bnza conofcere, che era ben fuc- 
ccdmo il falto della Stacua, ma che San Germano teneva lUnavia la 
Sedia Epifcopale, nè era {tato a lui futlicuito il perverfo Anallafio. 
Se un sì fanto Prel:1to follè già {taro depollo, cd occl1pata la fl1a Cat- 
tedra daIl' ambiziofo fuo Difcepolo, non avrebbe mancato 10 zelantc 
Papa Gregorio di rinfacciare a
cor quelto delicto con gli altri, ch' egli 
andò ricordlndo al mal configh:uo I mperadore. 1\1a avvcrte il Padre 
Pagi dirfi dal Papa: (*) Ecclefias Dei denudaflj, tamerfi ItÛem habebas 
POJ1tificem, Domnum 'Videlicet Germ.milm Fratrem 110ftrum & comminj- 
flrum. Hujus debehas tamquam PatrÌJ & Doéloris &c. conjiliis obtempe- 
rare. Anmlm enim ilgit hodie 'Vir ille n01za.gejimum quintum &c. 1IIum igi- 
tur omittens lateri tuo adjlmgere, improbltl11 ilium EpbejiU111 .Apjil11ari fi- 
lium, ejufque fimiles audißi. M3 queUe parole confcrmano, che fu/lì- 
fieva turtavia San Germano nel P atri.lrcato, perciocchè il faneo Papa 
accufa l'Imperadore di non e{ferfi coníìgltato can lui. Chc avrebbe 
poi detto, it:: l' avefTe anche ingiuUamcnte cacciaco daIla fua Sedia? 
E il tel1:o Greco non dice a{folucamenee, benchè tu aveJli un tal Po>>- 
tefice, IDa dice: "..,."., ". .,.tI.u.,.., 
>:'''' A'p>:,"pi.. , che può iìgnificare: benchè 
tft aMi un tal Pontefice. Egli è poi èa notare in efTa Lettera la riCpo- 
fta, che dà San Gregorio aIle minaccie dell'Imperadore di far con- 
durrc prigione 10 fiellà Papa a Collaminopoli, come era imravenuto 
al di lui prcdecefTore S. Martino. RiCponde il faggio Poneefice, ch'egli 
non è già per combattere colI' Imperadore, ma ba{l.1rgli di ritiraríì 10- 
bmcme ventiquattro fiadj fuor di Roma nella Campania; c che ve.. 
nendo, 0 mandando poi etro Augufio, fad fol bauaglia co i vemi. 
Qlel1:o ci fa intendcrc, che i confini del Ducato Ben
vel1tano, pof- 
feduto da i Duchi di Benevento, erano diítanti folame11te poco più 
di 


(:II:) Spogliafti Ie Chiefe d' Iddio, benchè tu aveJli un tal Pontefice, vale a 
dire D. Germano Fratello noftro e comminiftt"o. Dovevi obbedire a' con- 
fig]i tli queflo, come Pddre e Dottore u. lmperocchè ha oggi Itn tal Uo- 
mo amJÌ 9f. et. 6)uello a{limque lafCialJdo di tenerti al fiam" afcollafti 
fjuel malvagio Ef;jftJ figlio di Âpjirllaro, ed j fuoi pari. 



ANN A LID' I TAL I A. 1.2 r 
di tre mig\ia dana Città di Ro.ma per la parte .della C3mpania; e pe- E u. Vo'g. 
rò in pochi paffi poteva trasfcrlrfi II Pomefice In ('aefe, dove non fi ANNQ "1:'"1). 
fiendeva il braccio dell' I mperadorc. Scmbra nondimeno incredlbile, 
che arrivan
 così vicino aRoma il domioio dc' Longobardi. Camillo 
Pellegrino (a) dubitò, che folT'e fcorretto it tefh) Greco, 0 pure, che (a) camill. 
Ie tre rniglia fuddette fi debbano computare dal coo fine del Ducato Pere
rmus 
Romano Gno aHa P rima Fortezza de' Longobardi. A noi mancano Ie de F I B n. Du- 
. . ft CIIt. ene- 
rnemorlc per decldere que 0 punto. vent. T. Y. 
In quefi' anno, per qu-amo io vo conghienurando, ricLJperarono Rer. Italic. 
i Greci la Cinà di Ravenna. Leggefi una Lettera, a noi confervata , 
da Andrea Dand.oJo (b), rapporrata 
al Bar
nio, e da altri, in cui 
a- f
 
h;:;;;. 
pa Gregorio rCrive ad Or[o Duca dl V,enezla elT'ere !tata pref:1 la CIt- TDm. XII. 
tà di Ravenna, Capo dl tutte, a Nee dtcenda gente Longobardorum, e fa- Rer. Italic. 
pcndo/ì, che I' Efarco noftrÐ Figlirt.olo dimora in Venezia, rerò gh co.. 
manda d' unidi con lui a fine dl n01ettcre fotto il dominio de'Signo",; 
noftri Figliuoli Leone e Coflantino grandi lmperadori quella Cinà. Non 
può negarii, qudla Lenera l1a 
ut
a la patinol dell' antichità; e pure io 
non lafcio di aver qua1che dubblo mtorno alia fua legittima origine". 
Quefio, perchè ho pena a perfu.1der"?i, che quel faggio Papa nelle cir- 
cofianze di quefii tempi potdfe chlamar la Nazion Longobarda nee 
dicendom, (10 fidfo che 
 dire nefal1dam) titolo, che fi dava a i Sara- 
ceni, t: che fu anche dato a i Longobardi, allorchè fu i principj era- 
no cruddi, nemici fieri di Roma, ed Arinni. In quef1:i tempi noi fap.. 
piamo, che tutti profdTavano la Religion Carto)ica, erano Figliuoli, 
come gli ahri del13 ('una Chiefa Romana, e gli abbiam veduti protet- 
tori del {ammo Pomefice comro Ie violenze dell' Imperadore; e fen- 
za I' aiuto d' elft il Pomefice Gregorio rellava preda del racrilego fu- 
ror dc' GreC!-. Come O1ai un 51 avvedmo Pontet1ce potè fparlare in tal 
forma de' Longobardi? Aggiungafi, che non fi può sì facilmeme con- 
cepire tam a pr..:mura del Pontefice in favor dell" Efarco rifugiato, co- 
me ivi fi dice, in Venezia. Se s'imende cli Pao/tJ Efarco, co1lui per 
atteflato d. Analb.úo era rcomunicato, e poi fu uccifo da i Ravenna- 
ti. 
e dí Eutichio, anch' cgli per ,,IT'erzion del medefimo Stonco era 
fcomunicato, e in d,fgrazia del Pome6ce, e tocco dipoi, ficcome ve- 
ère01o, al Re L1Utprando di rimetterlo in fua grazia. Porrcbbe fola- 
mente dirú, che la pref:1 e ricupera di Ravenna fuccedette nell' aooo 
72). prima che fpuntafie I' Erefia de gl' IconocIalti, come h,\ credu- 
to il Sigonio con airri; c pare che ú ricavi dallo (tdro Anafiaho; nd 
qual tempo p.1ífava buon3 armonia fra II Papa e l' Imperadore, e i ruoi 
Miniftri. Ma ciò non ruffifte. Si ra da Anafialìo medefimo, che I' E- 
farea Paolo fu m indato in Italia con ordine di levar dal Mondo P
pa 
Gregorio I I. c fece quamo potè per cfeguirlo. Certo è altn.'sì, che 
non glà neWanno 72). O1a 0101[0 più tardi, e ceno dappoichè Leo- 
ne Au
ullo Ú dichiJrò n..:mico dellc facre Immagini, c commciò la 
perfccuzlOne per c3gion d' cfie, Ravenna fu preta. N e abblamo I' au.. 
temica tdbmonianz.a dello fteífo Gregorio II. che dopo aver n.o\frato 
nclla 


,... 



1.1.2. ANN A LID' I TAL I A. 
ERA Volg. nella prima Lettera a Leone Ifauro I' affare della Sratua dd 5:11v3to- 
ANNO 719. re, per cui elTû Augu.íto a\'
a fano ucc.idere alcuoe Donn@, aggiu- 
goe, che divulgata la bma dl ql1cite fue crudeli pueniità, i Popoli più 
lontani aveano calpeílale Ie Jrnmagini del medefimo 1\l1guí
o, e che 
i LOllgobo'rdi, e ; Sarma!i, ed a/t,.; Popo/i Settel1trionali aveo'ntJ fano del- 
le fcorrerie per t infeliæ Decapoli (cioè per Ie dleel Città fo[[opo1te a 
Ravenna) cd occupata 10, flejfa !vIetropob Rævenl1tJ, con i[cacci!lrne i Ma- 
giflrati Cefat"ei, e por<;;i a/ g01.;erno i 101' proptj, cd ora millacciano -d' Ùyva- 
t!ere g/i altri Luogbi Impnoiali 'Vicini, e .Roma jleffa, giacchè eJIò lmprra- 
dorq non ha fot"za per diJenderli. E queflo tUft! a'VTf..'eTJuto per /' impruden- 
zo, e jloltcz.za dello Jleffi Augujlo. Adunque tcorglarno ieguita I' oecu- 
pazion di Ravenna dappoiche Leone 5' era fcatt:luto contro Ie facre 
] m magi!li; nè quefia Cinà, a\lorch
 il Papa ferifle, era itata peran- 
ehe Flcuper
ta da' Greci, nè !1 Para, mofira. d' aver data mano per rt- 
pigliarla, ne premura, perehe ft nplgh. FlOalmente è da oOèrvare, 
che nè Anafiafio Blbliotecario, nè 'Paolo Dlacono parlano pumo, ehe 
San Gregorio s'impaeciaff"c in far 'fitorre a i Longobardi Rav
nna; e 
pur queÜo fåreobbc flaw di gran gloria d' eff"o Ponrefiee, il QU3le avreb- 
be renduto bene per male ad un Impcr2dore SI fano, cioè ad uo per- 
feelltore della di lui vita e digmtà. Comulìq
e fia, 0 .foOe il Papa I 
o foff"e I' Efarca, che acealoraff"c que1ta fpedlZlone, egli è fuor di dub- 
bio, che Ravtnna tornò alle m:mi de' Greci, e .fu -ritolta a i Longo- 
bardi. Si dee la lode dl queito fano al 'valore fino in que'tempi ri- 
(a) 1'.141141 guardevole -de' V eneziani, afferendo Paolo Dlacono (a), che fiando Ù, 
DiaClnul Ra'Venna l1debrando NipoJe del Re Liutprand(J, e Peredro Duca di Pi- 
li
. 6. ,. 54. cenza, aU' imp roV\" iCo arri'vo lora addoffo I' Armata navale de' Venezia- 
oi; e ehe nella battaglia da eHì fu tåuo prigione 'Ildebrando; e chc 
Peredeo bravameme combattendo vi reUo ueci[o. Agnello Ravenna- 
(b) ..fgnd'. 'tc (b) anch' egli IaCcia abbaltanza intendere, benchè moho ci manehi 
yit. EþifCl- della fua Stona, ehe 'Ravenna fu neuperata; pcrciocchè dopa aver nar- 


;. 

1I;t rata I' 
ccupaziOl
e t
tane. da i Longo
ardi, d.ice, che rdeg
ati i R
- 
R,r. 1s.1i,. vC'gnam contra da .G/o'Vannz loro Arcaveicovo (fenz.a allegarne tl perche) 
. il caccidrono in efilio, e pcrciò egli (tene .per un anno in Venez.ia con 
danno notabile àella fua Chlela. .vIa ravveduti dipoi tèccro, che I' E- 
iårco it nchiamaíTc alia fua Sedia. Qllcgli Scrinori moderni, che rap- 
portano vane particolarità della prela dl Ravenna, ,Ie han roltc dalla 
101a lora imm,!ginazionc. Per aluo non iÎ puo aíT(:gnare per mancan- 
za di memorit: 11 tempo prccilo nè dell' occupaZtor.
, nè dclla ricupera 
d'tOå Città, e dee a noi baltare di f<1.per con íìculezza, che I'una l: 
l'altra avvcnne, dappoiehe fu pnnclpldta Ia gucrr1 contra Ie r.'1cre Im- 
<1l1.,gini. Colå accadeHè -della Penl1po/i ,occUpatcl Ja i LongobardI, non 
Çc) 
nllftaf. ce l' han ri\Telaro gli ßotichi; ma J.\ AnaUaiio (,) fuflÏcienrcmeme ii ri- 
'
 V
ta p Za- cava , che .riwrno anch'dfa aHora aile m,lI11 dell' ECareo. 
'''iln<< a- b . . d IT 1 . ( d ) h I G . d " ft ' 
P
_. Ab Ja1110 pUI, a e,uo. A
ul aho. ' cent: e
malo. I que .an: 
l
' ld.'" .. no f\1 vcduta pcr plU da dleci glOrm 
In.\ Corn eta . E parlmc:nte d.11U1 
Vlt.GregD", làppiamo, che li.uticbio Patrizio cd Etarco fecc Lega eol Rc Liutpr"m- 
II. do, 



ANN A LID' I TAL I A. 2. 2 3 
do ctrendoli convenuro fra loro di u:1ir I' armi, affincnè il Re potdT'.: .E R A Valg. 
fot
omenere a1la fua Corona i Duchi di Spoleti e di Benevento e I' E- ANNO 71.y. 
farca Roma all' Imperadore. Se folTe certo., che in qucfio medcfimo 
an no folk fiat.! ricuper,Ha Ravenna d'! i Greci c Veneti, potrcmmo 
immJginare, che il Re Liutprando per riavere il N ipote Ildebrando, 
condono prigione a VenezÏa, s'induceITe a far la pace e Iega coll' ,E- 
fareo. Paol,> altro non dice, fe non che dro R
 fi iTioite a quetta unlO- 
ne per defiderio di foggiogare i Duchi di Spoleti e di B
nevento. Non 
è ben nota, onde nafcdfe quefio mat animo del Re LlUtprando con- 
tra q?e. Duehi .cuoi Va(1a1li. C
ed
 .iI Conte Cam
elli (II),. ch.e il Re 
;)s


!'
 
mal tofferilTe dl vedere que' Prmclpl come affolut! padron!. dl quelle S/D',Iil. 13. 
comrade, e che- non riconofeefiero nel Re, fe non la fem
hce fovra: 
nità j c però- panaro daWambizione volefT'e atruggettarfel1 come gh 
alrri Duebi della Neufiria, Auftria, e Tofcana, che erano Governa- 
tori delle Città. Se ciò focre, non è chiaro. So}amentc vedremo d
 
una Lenera. di Papa Gregorio IlL che quei- Duchi protdhvano d' ei- 
fer pronti a foddisfare a turti i lor doveri ver(o del Rc, fecondo /' all- 
lica co>>!uetudine: del c1' non doveva effere contento il Re Liutpran- 
åo, can efigere di più.. Ma quella Lenera- non ha che fare con que- 
fii tempi, eíTendo fcrirra nell' anno 741. Ora Anafl:afio raceonta, chc 
il Rc co
k rue forze andò a Spoleti; e perciocchè 7'rafmondo Duca 
di qudla contrada, 1iecome ancora it Duca di Benevento ( fecondo i 
conti di Paolo Dracono dovrcbbe el1ere fl:ato R01fJo.lldo 11.) conobbe- 
ro di non potere refi I1crc alIa di Iui potenza, fi umiliarono, t gli pro- 
mifero nbbidicnza can folenni giuramenri, dandogli anche de g1i oUag. 
gi per regno della lor parola. P0fcia coli' efercito marciò aHa volta di 
Roma, e. fi attendò nel campo di Neron
. Sap
va il buon [>.:ipa Gre- 
gorio I L (;he 1a Pietà non era I' ultima dellc Virrù del Re Liutpran- 
do;. e però intrepidamemc ufcito della Città andò a trovarlo e a par- 
largli. Non potè. Liutprando refifterc aIle paterne ammonizioni del fan- 
to Padre, e ne renò sì ammolliro e compunto, che fe gli gittò a pie- 
di, can promettcrgli di non far male ad alcuno. Pofcia entrari nella 
Ba{i!Jca Valicana, eh' era aHora funri di Roma, el1õ Re davanti al Cor- 
P? del Prine!pe de gli Apofioli fpnglioni del manto Regale, dc'brae- 
clalem, dell usbergo, del pugn:1le, della fpada dorata, della corona 
d' oro, e della Croce d' argento, e tutto lafciò in dona, e in memoria del1a 
fua venerazione a quel celebr,1[it1imo Sepo1cro. Finita l' orazjone 't fu 
pregato il Papa da Liutprando di volere rimerrere in fua grazia ed af- 
folvae I' Efarco Eu/icbio: il ehe fu fatto, e pofcia il Re con eíTo E- 
fareo re ne tornò indietro, fenza aver fatto male ad alcuno. Refia a 
noi i1 folo abbazzo di queH:i avvenimenri, ma tènza cne fie no a not i- 
zia nofira pervenuti i motivi. e Ie circnHanze d' effi. N è vo'Iafciar di 
dire, ehe in qu
it. anno (b) il Fig 1 iuol'"l del Principe de' Gazari, cioè de' (1)) Ih'D!h. 
Tur
hi., 
mro. nell' Armt-oia e nella MeJia, poíTedute da'S:uaceni, In C rmol. 
f( ollhlTe 1 eferclto 10' \., comandato da Garaco l1eoerale d' effi Arabi 
M L. .ul m.:ini , e dupn 
 t:1 låc<.: heggiatt" 
luellc Prf'vincie ritornò alfuo paefe, 
can 1 : ne un bran terrore nella Nazione de' Saraceni.. Anno 



2..2..4 


ANN A L I D f I TAL I A, 


Anno di C R 1ST a DCCXXX. Indizione XI I I. 
di G REG 0 RIO II. Papa 16. 
di LEO N E Ifauro Imperadore 14- 
di Cas TAN TIN a Copronimo Augufio I I. 
.di L I U T P RAN D 0 Re 19. 


t: A JlA Volg. P Er attefiato di Anaftafio (a) fecefi in qm:ft' Anno una follevaziöne 
NNO 7)0. d ' 1 . P I . I D R U .. 
(a) Jtnaftaf. a cum . opo 
 .ne . ucat? omano. n cc
to 'Ftberto, per [0- 
in Grtfor. pranome Petaþo, gl mdulTe a nbellarCt contra dell Imperadore, e rpe- 
I
 Úalmente fu a 1ui, come a Signore, giurata fedeltà da quei di J-fatu- 
rano, oggidì creduro Barberano, dal Po polo di Ltmi, e da quel di 
Riera, 0 Bieda. Credo [corretta la parola Ltmenfes, perchè Ltl11i Citti 
maritima, fituata a1 Fiume Magra, era fotto i Longobardi, e troppo 
10ntana, nè potè ribcllarfi contra chi non ne era padrone. Anaflafio 
parla di Popoli pofti in quella Provincia Romana, che oggidì fì chia- 
ma il Patnmonio. V icino a Barberano e Bieda fi vede Viano: forfe 
volle pariar 10 Storico di quella Terra. Trovavafi allora I' Efarco EII- 
ticbio in Rorna, e turboffi forte a quefto avvlfo j ma il buon Papa 
Gregorio fece a lui coraggio, ed animò l' efercito Romaf1(), feco man- 
dando ancora alcuni de' principa1i Miniftri di fua Corte. Andarono i 
Romani, prefero il Capo ribello Petafio, la cui. tdia fu inviata a Co- 
ftanunopoli j e con tutto ciò non poterono effi Romam ottenere l'in- 
tera grazia dell'Imperador Leone. QIel1i rempre pill andava peggio- 
rando nell' odio contra Ie facre Immagini, e perciocchè un forte ona- 
colo all' etecuzion de' ruoi perverfì voleri era il [.'1nto Patriarca Germano, 
in qudl' Anno appumo il coHrinfe a ritirarfi nella ca[a paterna, e a 
lui fuUituì ne1 Patriarcato un inde.gno fuo Ditèepolo, nom:Ito Antlftafio. 
L' amhizione di coflui ,.per ottencre quell' infigne DIgnità, il trafportò 
ad abbracciare e fecood.m:: gl'iniqui fentimemi dell' Imperadore. Si-- 
gnifico egli ben to.O:o l' et;lltazione [Ul al Romano [>nmefice j ma tro- 
vandolo elTo Papa rnacchiato de gli errari Iconoclaf1:ici, nol volle ri- 
conolcere per V efcovo, e glïntimò la rcomunica., fe non fì ravvedeva 
dc'tllOi f.alli. Colla fcorta di qudlo mah'agio Patrlarc.l l'lmperadore 
più che mai fì dicde a far tfcguire i fuoi rrcgolati Editr;, e a pcrfe- 
gUItar chi non vole'.-a ubbidlrc, can dar anche la morte a non pocht, 
chc comraf1:avano a' fuoi .i.nglUlli ,"olen. Crcddì in oltre dal P.ldre 
Pagi, che per vendicarfi del tãnto Papa Greg('fio, cgli tàcdfe !t:accare 
doll Patlïarcaw Romano tutti i V cf.covati dell' IlIirico, ddla Calabria, 
(b) Hadria- e S
ci1ia, che L!ianzl i
m-=diat:ln
cnt
 
Jrcn
d
vano d
1 Pap.l., aggregan- 
xi J. P4þ<< dolt al Patr!arcato dl Cotbnnl1oPolt' CIO appanfcl: da un.! Let- 
Fþi(lol. in. tenl (b) di Pa
)a Adriano I. a Grlo Magno. E puo dirfì, chI: di qui 
fi"'
 Cønd. trac![e principia.la tunella di,"iíÌon Jella Chlefã Grec.a Jalla Latina: 
})lie. II. dlvi
 



ANN A L J D' I TAL I A. 2.2.,- 
divilione in varj tempi interrotta, e non mai d1:inta, anzi rinforzara EII..\ VoJg. 
poi maggiormcnre da Fozio, e d.\ :lltri amblzi06 0 maIigni Pamarchi, ANNO i3I. 
e che dura tuttavia. N onJimeno è incerto, fe quefla ìmembrazione 
accadeffe fotto queí1:o Papa, 0 pur fotto il Cuo fucceffore Gregorio 
III. come io credo piuttolto. VeggaG all' Anno 7H. 


Anno di C R 1ST a DCCXXXI. Indizione XIV. 
di G REG 0 R I a III. Papa I. 
di LEO N E Ifauro Inlperadore I). 
di Cas TAN TIN 0 Copronimo Auguíto 12. 
di L I U T P RAN 0 a Re 20. 


F U qud1:o I' ultimo Anno della vita di Papa Gregorio II. eírendo egli 
nata chiamaro da Dio nel dì II. di Febbraio al premio eterno delle 
rue virtll, c fatiche in prò della Rehgione Cattolica, e meritevol- 
mente riconofciuto pel' Santo. Verfo I' Ordine Monatlico erercltò egli 
non poco la fua beneficenza, fondando nuovi Monifierj, e rií1:orando 
i vecchi; O:cfe la fua libcralità a vane Chiefe; e laCciò una pcrpctua 
memoria della Cua Pied, Dottrina, e Prudenza in mezzo a i varj 
iconcerti della Religione e del Secolt>. Dopo un MeCe e cinque 
giorni dl Sede vacame, fe vogliamo feguirare it P.\dre Pagi (a), ed (a) Pt:JI1IS 
alcuni efemplari di Anallatìo Bibliotecario, fu elt:tto e confecrato Papa lid .Annal. 
con affc:nfo cd applaufo univcrfclle, Gre1rJrio /11. SOriano di N azione. EllrOll. 
1\1a nella Vita del medeGmo preffo 10 {teffo AnafbfÌo 6 legge, ch' 
cgli contra fua voglia fu eletto neI rempo, che 6 face
no 1 funerali 
al ddùnto Gregono II. e però non giå un Jt.1efe, e cinque gionJi, ma 
rolamente cinque giorni dovrebbe effere durata la vacanza della Sede 
Ponrificia, fc non che in e{f.1 Vita 6 parla [olamente dell' Elezione, 
relhndo in dllbbio [e immediatamente oe [eglliífe la COiifecrazirme, per 
cui \"eramente I' Eleno cominclava il fuo Pcntificato. Fa un grande 
elogio di qud1:o novello Ponrefice Anafia60 (b) 0 chiunquc: 6.1 l' Au- 
b) Anllj1,!f. 
d 11 . V . . d I d 11 L . G in Grtgorlo 
tore e a ilia Ita, r;tpprelentan oce 0 otto ne a mgua reca c: 111. 
Latina, che rccirava a mt:rnoria tutto il Salterio, eloqut:nte Predica- 
tore, am;t[ore dc' Poveri, redemor de gli Schiavi 
 e \-ivo cfcmplare 
d' ogni Crifiiana Vinù. Non tardò 10 zelante Pomefice a knvere 
delle forti Lettere a gl' lmpcradori Leone e Coflantino, cfonandoli a 
dcfiltere dalla perfecuzione delle racre I mmagini; e qucO:i Cuoi femi- 
menri ed efortazioni inviò a CoO:antinopoli per mezzo di Giorgio Prere. 
:.vIa qud1:i giumo colà, veggendo l'afpro tranamcmo, che fì face...a a 
chiunque olava d' opporfi aile determinazioni de gli Augufii, per ti- 
m'Jr ddla pelle Ce ne tornò aRoma fenza preCentar quelle Letterc. 
Confefsò il illO filllo al Pomefice, il quale rdegnato p( r h di lui pu- 
fillanimirà, raunato il G:>ncilio" volle degradarlo dal SacerdoZÍo. Tame 
Tom. If/". F f non
 


. 



'2.'2.6 ^ N N A LID' I T A. L I A. 
ERA. Volg. nondimcno furono Ie preghiere de' Padri, e de' N obili Laici, che fi 
ANNO 73 1 , comentò di dargli una buona penitenza con parro, che ritornalTe alIa 
Corre colle fielTe Lettere. Andò egli in f-.tti, ma da i MiniUri 1111 4 
periali nd palTare per la Sicilia fu ritenuto, e Llette quafi un anno 
eliliato in queUe pard. Provò in queO:i tempi la Galha, qual fofre la 
crudeltà e P odio de'Saraceni contra de Cri (hani. Divcnuti eHi già. 
padro1i della Linguadoca pafT.1.rono il Rodano, s'impadronirono della 
Città di Aries, aITediarono quella di Srns, ma non porerono mcucrvi 
il piede
 mercè dell' animo, che fece in tal eongiuntura a i Cntadini 
(a) cLrønic.. Santo Ebbone Vefcovo di quella Ctttà (..). 01llruITcro poi aO:\itIìmc 
PetIlV. a- Chiefe, I\1nni!l("ri e Caf!:ella, lafciando daperruno fegni del loro fU 4 
r:t D.4- rore con incend j e ílragi de'miferi Cri fiiani. Intanto i due Eroi della 
fme. Francia Carlo 1I1arte 10 
 & Eude Duca dell' Aquitania in vece di \'014 
gere I' armi contra di quegl' I nfedelt, ad altro non pc:nf.wano, chc a 
rcannarfi l'un I' altro 
 e a f:1grificar Ie vite de' Popoli Franchi aHa loro 
ambizione. Toccò 13 peggio in una delle due battaglie ad Eude, e 
Carlo per due volte entraro nell' Aquitania, die.de il guano al pacfe 
con riportarne un'immenfo bottino a caf.1.. 

b) Paulus Avea Rømoaldo II. Duca di Benevento (h) fpof:na in feconde 
DiacQnus noZ7.e Ranigonda Fi g liuola di Gaidoaldo Duca di Brelcia. 1\1a egli ter 4 
I. 6. c. 50. r. II 
(.,
 55. minò. i luoi giorni circa quefii tempi, 0 pure ne 'Anno 7B. come 
Çc) BI,!ncus penfa il ßjanchi (c). All'incontro Camillo Pellegrino fu di parere, 
m N
tlS .ad che avvcni(fe la mone di quel Ouca nell' Anno 7z.o. e chc dopo lui 
Paul. Dille. d A . /Tc I D A d l fi LI d I 
10m 1 per ue nm governa c que ucato un .üO e ao, 0 la .nU e aD, e 
f,er' l;.dic.. che a lui fuccedc(fe nell' .I\nno 724. Gregorio, che da Paolo Diacono 
vien chiamato Nipotc del Re eLiutprando, e creato Due-! da e{fo Re. 
Ma avendo noi veduto all' Anno 729 che il Rc fuddetto andò per 
rortomcrtere al fuo dominio il Duca di Benevento, e volle oftaggi 
da e{fo : non par moho veri fimile, chc aHara comandatTe a i Bencvel1. 
tani Gregorio, il quale, liccome Nipote e creatura del Re Limprando, 
avrebbc dovuto. confervar buona armonia col Zio. Ccno è, che ci 
mancano lumi, per diradar que fie tenebre; ma non è improbabile, 
che circa i prefemi tempi fuccedelTe I' aITunzionc dl Gregorio al Du- 
caw di Benevento, perchè torneremo a veJere neU' Anno 740. irato 
il Re LlUtprando contra del Duca di Benevento, ed al\ora è proba 4 
bile, che II fudderto Gregorio non li conta{fe più tra i ViVl. Però úa 
a me lecito di riferir quì ciò, che. ha Paolo Diacono intorno a quello 
aftàre. Scrive egli., che eITendo mancato di vita RomQaldo II. Duca 
di Benevento,. dopo aver comandaro per venrifei Anni, lafcio dopo di 
sè un Fig.liunlo di poca età, nominato Gifllfo J I. Contra di lui in- 
forfero akuni, che anche tentarono di Icvarlo Jal Mondo; ma il Po- 
polo di Benevenro,. avvezzo alia fC"delrà verro i (ùoi Principi, gli falvò 
(d' cþWJic. la vita con uccidere chi s' era follevato contra dl lui. Probabllmenrc 
s, Sothil. a- quell' Alldelao Duca,., menzionato nella. Cronica di Santa Sofia (d), ma 
pud l Ughel. non conofciuto da Paolo Diacono, 0 da lui appofta ommdI'o, perch
 
Jta . ,o,4.cr. fid 1 fi d 1 D I 
'J;øm. 8, COD 1 erato qua u urpatore, ovette occupar que ueato, e tener 0 
per: 


. 



ANN A LID' I TAL I A. 2. 2, 7 
per due Anni. Ora il Re Liurprando, che vedeva di mal occhio 10 E tl A "olg. 
fconvolgimenro di queUe conrrade, e che dovette remere, che I Greci ANNO ;3I. 
vicini c nemici non profittalTero d' una tal turbolenza, edell' erà di 
Gifolfo I I. incapace a reggere un sì vafio dominio, c in pericolo di 
perdere la .vita, fi porrò a Benev
nro apP?fia, e levarone it fanciullo 
Girolfo, VI pore per Duca GregoYlo fuo Nlpore, la CUi Moghe fi ap. 
pellò Gift/herg"'. Dato in qud1:a maniera buon Cello aIle dllI<:niioni di 
qud Ðuc3ro, fe ne tornò il Re Liu[prando a Pavia, conducendo leco 
il rudderto Gifolfo, ch' cgli fece nobilmentc allevólre, come fe [olTe 
proprio Fig1iuolo j c glUmo che fu all' crà convenevole., gli diede per 
lVloglie Coniberga, 0 fia Scauniherga di nobl. ranguq c qudb pOI a 
fuo rempo fu crearo Duca di Benevento dal medel.1mo Re LlUtprando. 


Anno di C R 1ST 0 DCCXXXII. Indizione xv. 
di G REG 0 RIO Ill. Papa 2. 
di LEO N E l[a.uro IrnperadQre 16. 
di Co S TAN TIN 0 CoprofliffiO Auguíto 13- 
di L I U T P RAN DO Re 2. I. 


C Hiariro orarnai il fommo Pontc6ce Gregorio Ill. che a nulla gio- 
Vavano prdfo dell' I mperadore Leone Ie preghlere ed etonazlOni, 
perchè ddiíleITe d.11b guerra molTa contra Ie racre ImmaglOl, nell' Anno 
prerente raunò nella Baiìlica Vaticana un CønclllO dl novantalrè Ve- 
leovi d' Itali.a (a),. fra' 
uali furon? i principali A
!onio PatrIarca di 

l(f::z

f. 
Grado, e GlO'vannz Arclvercovo dl Ravenna, e v Intervenne ancora in Greg. 
tuno il Clero Romano co j Nobili, e col Popolo d' eífa Città. 
ivi Ill. 
fulmmò la rcom
nica contra chiunqu.e .deponelT
,. dlfi
uggelT<:, profa- 
naITe, 0 befiemmlaITe Ie racre Immõlgml; ed egh 11 pnmo, e poi tutti 
glj alrri Prelati ne rouorcrjlTero il de:creto. CIO fatto inge:gnolIi di far 
lapcre la nColuzion del Concilio a gl' I mperadori, con tar loro prc- 
mura, per
hè fi rimetteITero ne'facn Tcmpli Ie Immagini, e fpedì Ie 
Le:tterc per Coilanrino DifenCore. 
e1b ancora fu arrefialo in Sici. 
lia, e qUI vi detenuto prigione quafi per un Anno jmiero, c Ie Le[[erc: 
gli furono toIre:, con nmandarlo in fine caricato d'mgiurie e di mi- 
naccie. Tutti pol cia i Popoli dell' Italia form.nono Vane fuppliche a i 
predetti Augu It. in favor delle facre I mmagini, e Ie in Vial ono forrc 
ndl' Anno icgue:nte alla Corte; ma qudb Scrltti incorCero nella me:. 
ddìma dlSJVve:ntura., perchè furono intercetti dol Sergio Patrizio e Ge- 
nerale dell' armi in Sicilia, i portatori cacclari in pnglOne, c: rilalci.lti 
folamemc dopo otto mefi col regalo di moIre ingiune. Non larciò pe:r 
que:fio 10 zc:lante Papa di rcrivere altre Lc:ttere vigorore tantO ad dlJa- 
flafio uCurpatore: del Patriarcato Coilantinopolirano, quanto a Leone c 
Coftantino Augufii intorno al medefimo aft.ue, e Ie m:mdò alIa Corte 
Ff& pa 



2. 2. 8 ANN A LID' I TAL I A. 

I1.A Volg. per Pietro Difenfore, verifimilmenre per alrra via, che per quclla di 
ANNO ï31.. Sicilia; e conruttochè Anallafio Bibliotecario non ne dica I' cfito, pure 
fi sa, chc tamo gl' I mperadori, quanto Ana 11:afio tlcrtero fermi nella 
Jor cond
nnata determinazione. Già è declfo prdfo gli EruJiti, che 
continuando i Saraceni di Spagna Ie loro rcorrerie nella Galli" con in- 
ccndiare e racchcgglar do\ unque glUgnevano, ficche rn,;)ltc Cltt:ì rc- 
fiarono dcfolate dalla lor barb,me, Elide Duca d' Aquitania, 31 CUI paerc 
fpcz.ialmenre toccò queíl:o fJagc1lo, veggendofi a mal partito, 0 prima, 
ov\'ero allora pacificoOì con Carlo l\,fartellfJ, implorò il fuo aiuto con- 
tra di quegl' Infedeli. Unitifi dunque i dUt: valorofi Principi con una 
poderol.!. Armata, furono ad atFronrare i nemici preffo ddla Città di 
l
OIaiers; dlcdero loro battaglia, e porcia una memorabile fconfitta 
per valorc rpezialmcnre delle truppe, che Carlo ave,! reeo condotte 
(a) Pills/US dall' A ulhatì.l, cioe dalla Gcrmania. Paolo Diacono (0) fa menzione 
f!
C011US 6 anch' egli dl quetla infigne vittoria, con dire, ch
 vi reíl:arono moni 
. . c. 4 . trecemo rei tanraeinque mila Saraeelll, c folamentc mille e einqueccnto 
CI i{bani. Forfe 10 tutLa la Spagna c Linguadoca non v' era sì gran 
numcro di cornbattcnti Saraceni; c cerro ii, buon Paolo rpacciò qUI la 
nuova di que! conflmo, quale correva fra II rozzo Popolo, cioc: llra- 
n:Jmenre ingrandi[a dal1' odio, che meritamenre fi pona\''} da' Cnl1:iani 
a quell' emplol e finor trionfantc N azlOne. Anche Anaíl:aGo Biblioteca- 
rio tà rncnzlOnc d' ellà vi norM, con rifaire 10 tlcffo numao di UCCIG, 
ed annbUlrlo al rolo Duca Eude. Ma SI cgli, che ["aolo, dicendola 
accaJma nel Pontlficato di Papa Gregorio I I. t: circa I' Anno 72.f. con- 
fondono inlìcrne due dl\'erlc vÌtrorie, dTendo cerro, ehe quell.!. del pre- 
rente Anno fu vcramc:nte Ia più nguardcvole COntro que' B.ubari, c 
che la gloria ne è prll1clpalmente dovuta al valorc e aile milizic: di 
Carlo Martello. E di qUI anCOl"il pare, che rifulri, non dlerc ftata 
fcritta da Autore a\cuno comemporal1eo la Vita d'dTo Papa Gregorio 
I l.e che, chi 1a [cnOè) dovette copial" da Paolo Diacono cotaÌ1 av- 
vcmmcnt1 . 


Anno di C R. 1ST 0 DCCXXXl I I. Indizione I. 
di GRE(;ORIO Ill. Papa 3. 
di LEO N E Ifauro Imperadore 17. 
di Cas TAN 1 11'.;0 Copronimo Augulto 14. 
di L I U T P RAN DaRe 22. 


(b) Th h S Otto quell' anne abbiamo da Teofane (b), che Leone I mperadorc 
in Chr:
g: . dlcde per M
gl,ic a Cojf
lltjn
 Copr?njm
 Augu
lo fuo Figliuolo una 
Figliuola del PrInCIpe de' (ia7.al1, clOe de Tartan TurchI, a\'endo c:f- 
fa prima del matnmonio abbracclata Ia Religion Criftian
, c prero il 
nome d' Irene. Q.uefia poi cipono la lode dl buona PcincipdT.1, 1tudiò 
Ie 



ANN A LID' I TAL I A. 229 
Ie (,cre Lettere, fi di(linfc nella Pied, c non mai approvò I' empie EllA Volg: 
opm'oni del 
uoCer? ne del 
aritG:' Ora il. mede
mo A 
gutlo .L
o- ANr.O 733- 
ne in \'eee dl accudlre a repnmere I Saracem, che In que(h tempi dle- 
òero il gua!lo alla Pafl.
gonia, e (ì arricchi
ono colla ro
ina di que' Po- 
poli, ad altro non pene:!\'a , che a sfog
rc 11 ruo rdegno co
tra del Pa- 
pa, C contra di chllwque comrallava In Roma al iuo aibo ver
o Ie 
{acre Immaoini. Pero alldtJ una poderora Armata navale per gaibgar- 
Ii, e [otto IT comando di Mane Duca de' Cibirrei la rpe:di nel Marc 
AdriaÜco. Confufe Iddio i di lui perverfi diíegni, perc:hè alzatafi un' 
orribll buratèa fracafso 0 dlOipò tutto quello ituolo, con vergogna e 
rabbia incredlbile di chi I' avea rpedito. Altro dunque non potendo per 
aHora l'infuriato .-\ugutlo, impe:rversò comro Je Joltanze de' Popoli del- 
la 
icilia e Calabna, accrelcendo dl un terzo il tnbm:o della capita- 

ione. Oltre a CIÒ feee confilcar(; i Patrimonj fpettaml fin da gh anti- 
chi tempi alla Chle:f:! Rom.m<\, poih parimemc in SIcilia c Calabria, 
cia i quali dfa Chlelà flcava\'a obnt anno trc Talenri e menu d' oro . 
Di que!h Patrimonj uliup.lti alia ranta Chiera di Roma in tal occa- 
fione parlano ancord. Adn,mo 1. in un. Epitlola a Carlo Magno, c N le- 
colò I. Papa in un' ahra a Michele Imperadorc. Nc fcc
ro in fani 
varie volte i(lanza i SlJmmi Pol1te6ci a gl' Imperadori Grecl, ma fem- 
pre renza frutto, finchè i S.traceni, ficcome vedremo, vennero ad af.. 
{arbir tuUo. Non io m.ti, fe potetTe ap parrenere all' anno prerentC un 
avvenimento narr..to da Agnello Storieo l<.avennate (4), mentre era (a) .4Ifgntl
. 
Arcivercovo di Ravenna Giovanni Succdfor di Fe/ice. L
 fpedizion del- Î': Vit. IJ- 
la Bona Ccrarea neH' Adriatico, accaduta in quell' anno, e il fape:re, 
!(oJ>ar. 
che i Ravegnani andavano d' accordo co' [omIDJ Pontefici nel foilener T:;
n;j. 
Ie [acre I mmagini) e che il ruddetto Giovanni loro Arclvcfcovo (cnza .Rcr. ItAl
 
p.mra nè dell' I mperadore, nè dell' Efarco, era l11tervenuto nel prece- 
denle anno al Concilia Romano, celebrato contra gl' lconomachl, mi 
fan credere non improb.lblle, che in Ravenna fuccedetfe quanto vie:n 
raccomato dal medefimo Agn_lIo. Cioe, ch.: rorno dl nuovo un 
Mwi!tro I mperi,de con Vane: llavi armate per faccheggiar Ravcnna) 
com:: era acc,1duro nc gli anni addietro. Venuto qucl POpOIO in co- 
gnizionc dell'miquo dJ!egno, daro dl pi6lio all' armi, in forma dl bat- 
tagha andò ad IOcontrare gli sbarcau Greci. F1I1fero cOì Cmadmi di 
preudne la fUÕil, eJ allorche turono allo StadlO della Tavola, volta- 
ta t".1ccia CODlIlIel.lrono a menar Ie m,mi comra d
' Greci. InLal1to il 
V elcovo Giuv
nni, il Clero, e tutti i m..fchl c femmine re1lati entro 
1a 'Cmà, vdbri di facco c dl cihcci, implorav.lOo con calde preghie- 
re e l.lgrime I' alu[O cdcUe in favore de tUOI. Se:nnOì una voce, fen- 
z.. fapedi, oode veniOè, nel campo Ra\'C:l1nate, che loro I11tono Ia iÌ- 
curezza della viuona: I..onde tum più ch
 m.ti coraggiofamcme s' av- 
ventarono control de' Greci, I quali vcdcnJo rutta un' "la dell' eferc([o 
10ro plcCero la fuga con rnirarfi neUe navl, chlama{c Oromoni. AI- 
lora 1 Ra\lennati iåltarono anch' eOi neUe: lor barchcuc, e picciole ca- 
ravelle, e fmono addoiTo a i nemicl, COla uccldernc aíraiOìmi,. preci.. 
pltar- 



2.30 ANN A LID' I TAL I A. 
Ell A Volg. pitarnc mo1ri nel braccio del Po, che in quefii tcmpi arrivava fino a 
A"NO 733. Rayenna, di nJanil:r.t che per fci anni dipoi la genre fi aHcnne da i 
pcrci di qud .FIU
C:. 
c1to conflitro acudde nd dì z.6. di Giugno, 
giomo de' 
anu Giovanni e Paolo, folennizzato di poi da lì inn,lOzi 
dal Yopolo di Ravcnna quafi al pan del dì fanto di PaCqua, con ad- 
dobbi., 
 con una 
roedhonc i
 
cndimento dl grazie a Dio, perchè 
rcilafie 10 quc:l dl hbcrata la C1tta dal mal talento de' Grc:ci. Vera- 
mente fembra, che non s' intenda, come fiando allora in Ravenna I' E- 
farco Eutichio, c 1c:gultandovi a narc dlpoi, il I"orolo di quclla Città 
fi f1.volta!le contr
 de' Gr
ci, c cont.inuatTe porcia 
 far fclla di qud 
IJI'otperoto fucceílo. Ma e da avverure, che tanto 10 Roma, che in 
Ravenna s' era fmmuÎ[a di molto I' autorità de gJi Efarchi, c qudf:i na- 
vigavano, COIm: po[eano. N cU' cfcrcizio della giuClizia, ene' tributi 
ordu:larj era prdlal
 loro ub
.ldic:
za.j ma dl più non veniv
 loro per- 
mefio, drendo que Popoh ntuluu dl foftener Ie facre Immagini, e di 
non latè:tarfi oppnmc:re d"lle vlo1enze indebite dell' empio I mperado- 
re. Era certo allora 10 dlsgrazia d'dfo Augulto anchc Papa Gregono 
(a) .Anaflaf. Ill. e pure tappi...mo da Anattafio (4), che qucfto Pontcl1ce ottellnc 
In Grtg. III. dall
 Efarco EutichlO rei Col
nnc omchme, Ie qu.tli. furono da lui 1'0- 
fie ncl Presbllcno della Bafihca V:lucana con tra\'1 foprapoHi, tutti 
copeni con 
alire d' argen
o dIigiate. V I pofe anc?ra varj gigli, c 
cal1delieri alu :.Llcune braccla per Je lucerne, tutti d argemo, pc:fJnti 
hbre rettcCcmo. Qucl tanto diffi da Tcof.me, c dol altri Sermon G re- 
ci, che l' Jtaha s' era fottratta all' ubbldlcnza di Leone Ifauro, non fi 
dce credere, che fia aftàuo fenza fondamento. 


Anno di C 
 1ST 0 DCCXXXIV. Indizione I I. 
di G REG 0 R J 0 III. Papa 4. 
di LEO N E Ifauro Impcradorc 18. 
di Co S TAN TIN 0 Copronimo Augullo 15. 
di L I U T P RAN D 0 Re 13. 


C Irea qudH tempi potrcbbe dfere accaduta ]a fondazione di Città 
NU(J'V(1 fana dal Rc LlUtprando quattro miglia lungi da Modena 
{uUa V la Emilia, 0 fia Claudia, come da aß:.'1iffimi Secoli in quà noi 
diciamo. Doveano dlère in quella parte del territorio Modenctè de i 
botChi, e nlUna cafa, e pcrò qUI V i nafcondc:ndo fi gli afTaí1ìni, mfe fla- 
vano 101 Strada Regale della Lombardia, che patlava per colà. 0.... 
venne in mente al Re dl fabbncar qUlVt una Terra e CJttà, con pian- 
urvi una Colonia di Modencfi, :lcciocchè da lì innanzi re1tatTe i] patTo 
b
n guard.ltu da gh alfallini . Quivi t';ltt:lvia !1clla faeclata della Paro- 
chialc di San Pietro, che fola rcfia dl quell'll1uflre Luogo, ne elifie 
1a memoria in un Marmo, hcnchè logorato dal tcmpo, e mancamc 
nel 



ANN A LID' I r A L I A. :!. 3 I 
nd fine. Le parole, che ivi fi leggono ron Ie reguenti in lettere ERA Vo1g
 
R ANNO 734. 
om,me : 


HÆ:C XPS FUNDAMINA POSUIT FUNDATORE 
REGE FELICISSIMO LIUTPRAND PER EUM CEB . . . . 
HIC UBI INSIDrÆ PRIUS P\RAB -\NTUR, 
F-\CT-\ EST SECURITi\S, UT PAX SERVETUR. 
SIC VIRTUS ALTISSII\1I FECIT LONCIB
RD. 
TEMPORE TRANQUILLO ET FLORENTISS. 
OMNES UT UNANIMES.. . .. . PLENIS PRINC. . . . . .. 


Diffi i1lufirc Luogo, perchè nominaro anche nel Tefiamenro di 
Culo Magno, e vcrameme divcnuro Città, dove dimora va un COllte, 
cioè un Governatore, 0 un Gaflaldo, cioè un Regio Ufiziale, che am- 
miniíl:rava giuíl:izia, come ho can ,,'arj Documemi pravato ndle An- " 
tichicà haliche (a). Dopa il Mi1le andò in I"Ovina dTa Città Nuova, ( a).Antl'1 j :"- 
b b ' l h ' . 1 P I d . M d II ' tat. ltll le. 
pro a I mente perc e I opo 0 I 0 ena va e magglOrmenre am- DirJirtM. 
pliare e popolare la propria Ciuà. Dura nondimeno tuttavia il nome x.}a 
della Villa di Città Nuova. 


Anno di C R 1ST 0 DCCXXXV. Indizione I II. 
di G REG 0 RIO Ill. Papa 5'. 
di LEO N E Ifauro Imperadore 19. 
di C Ð S TAN TIN 0 Copronimo Augufto 16. 
di L I U T P RAN DaRe 24. 


G Odcva inramo Gregorio Papa pace, quantunque non godefT
 dclla 
grazia dell' I mperador Leone Iconomaco, perchè i Greci non 3- 
veano forza 0 rnanicra di comandarc a b,lcchetta in Roma., e il Po- 
polo Romano fi trovava unito per rollener I' anore delle racrc Imma- 
gini, e per non lafciarfi calpd1:are dall' adirato Auguíl:o, cui per altro 
riconorcevano per loro Signore.. Atrendeva dunq'Je e(fo Papa a ri fio- 
rare ed ornar Ie Chiefe, ed ergere Moni O:erj, e Itrciar dapenutto re- 
gni della fila pia muni6cenza. che fono dilig
ntemenre annoverati nella _ 
di lui Vita prdlo Anafi..fio (b). All'incormo Leone AlI
uflo era in- Çb) .An/1ft";. 
tcnto a punire 0 colla murre, a colI' eGlio chiunque ardiva di difcn- In Grlg. III. 
dere il culro delle racre r mmagini, e non m.lI1carono de' Martiri fotto 
di lui, e de'ruoi SuccelTori per qUl"fio . Venuto a morte nell' Anno 
prefenre Eude celebre Duca d' -\qUlrania e Gliarcogna (c), Carlo Mat.- (c) Conti- 
tello, GovernJrore dl nome," Re di fani, ddla Monarchi'l Franzefe, 
uato
. FrI- 
t - fL d II " II d A E J I -" atgarll T. I. 
cor e t
lLO a occupar co arml que e Cf')ntra e. vea 
u e atclato Du.chesnl. 
dopa dl sè due Figliuoli Una/do, e Aff,ne (10 ltelTo è ch:", Azzo, cd 
Ãzzone), i quali vigorofamcntc: fofienncro, finchè ebbero forz.e, Ie 10- 
ro 



.E II. A V oIg. 
ANNO 73). 


(2) Paulus 
>>iaconus 
I. 6. c. 53. 


i>) Itltm ib. 
CRp. 57. 


2.32.- ANN A LID' I TAL I A. 
ro ragioni. Durò la guerra fino aU" Anno Cegueme, in cui 0 liccome 
io credo che: fi venitTe ad un aggiuí1:amemo, 0 che Carlo volc::tTe ac- 
qui í1:arfi la gloria di Principe moderato, fi sa, ch' egli dkhiarò e: la- 
fciò ad Una/do tutto qud Ducato, 0 almen pane d' clfo, ma con ob- 
bligarlo a giurar fedeltà ed omaggio non già al Re Teoderico IV. 
ma a {è í1:dfo, e a PippinfJ, e Carlomal1no Cuai Fighuoli. Altrettanto 
aveva egli fano nell' Ann.) precedeme net ricuperar Lione, ed altre 
Città dalle mani de' Saraceni, e nell' impotTdfarli del Rtgno della Bor... 
gogna, con porre ivi de'ruoi U6ziali e: V afJ:llli, come 10 paere Qi fUQ 
proprio dominio. In queí1:a maniera andava egli ilhadando Ce {le:tTo, 
o pure: i ruOi Figliuoli al Regno: il che Ii vc:driÌ. eff"e[[uato a Cuo tern... 
po. E perciocchè il faggio Re Li/Jtpra1Jdo colrivava con gran cura 
l' amicizia co i Re Franchi, e con elfo C.lrlo i\1arrello, e aU' incon- 
tro per Ie rue mire alia Corona anche Carlo ;\1.utello fi í1:udiava di 
mamener buona imdligenza col medcfimo Re Liutprando: volle cir- 
ca queLli tempi (e forre prima) 10 lldfi> Carlo do!re un rolenne atte- 
fhto della rua confidenza ed amillà al Re fuddetto. Perramo mandò 
a Pavia Pippino [uo Primogeniro a viGtdr LIU[prando (c), e a pregar- 
10, che vole(fe accettarlo per Figliuolo d' onore. V olcntieri accon- 
rentÌ il Re Liutprando, e la funzlonc: ne fu fana con tmta folcnnità, 
avendo c(fo Re di rua Olano tagliati I capelli al giovane Pippino, cot) 
che fi veniva per tdlirnoniaDza di Paolo Diacono, a fignific.:are recon- 
do 10 í1:ile d' allora, che il teneva da lì innanzi pu luo Figliuolo. Po- 
rcia dopo averlo regalato con magnifici doni il rimandò in Francia al 
Cuo Padre naturale. 


Anno di C R 1ST 0 DCCXXXVI. Indizione IV. 
di G R F GaR I 0 III. Papa 6. 
di LEO N E Ifauro Imperadore 20. 
di Co S TAN TIN 0 Copronimo Augufio 17. 
di L I U T P RAN D 0 Re 25. 
d' I L DEB RAN D 0 Re I. 


A Ccadde, che CuI pril1cipio di quefi" Anno gravemente s'infermo 
il Rc Litttpr4>>do di tal rnalore, che arrivò a i confini dclla vi- 
ta, e comunernemc fi crc:dè, ch'tgii fotTe rpedi[O (b). Raunatafì per 
queí1:o la Dleta de'Signon Longobardi, di corn un confemimemo fu 
derto c proclama[O Re lldebrand" 0 fia llprando N ipote del medc- 
firno Re Limprando. Segllt tal funziooe fuori della Città di Pavia 
nella ChieCa di Santa Maria aile Penichc. E perchè era in uro di con- 
ferire qudla rublime Dignità con prerc:ntare un' Afia al nuovo Rc, 
accadde, che un Cuculo uccello venne a poC'1rfi SUo quell' ana, mentre 
Ilde- 



^ N N A LID' I TAL I A. 23 j 
IldebranJo la tcncva in mano. DJ i r.1.ggi di qud tempo, chc bada- ER A VoTi 
vano forte a gli augurj, fu prero quetl:o 
aravigliof
 ;l
l:idel1[e (fe pure ANNO 13 6 . 
s' ha da credere vero) per un prognolbco, cite d. riJUí1 ufu farebbe il 
Principaro d' efT
 I1debrando.. Si ric

;,: il l
e Limprando dalla flJa 
pericolo1à malanu, e venuto m cognlZlon
 d. quamo 
v
\'ano operato 
i Longob.u-di, fe .. ebbe a male., TUuaVl:l com
 Pr
nc're pruJent
 
lakio correre il fa no , ed accctto per CoJIega II N 'pote, e ne gh 
Strumemi fi comincÜrono a contare gli :\nni ,mcora di lui. S' era cre- 
dmo in addil:tro dal Sigonio, e da altri, cite L' elczion d' Ildcbrando 
fofTe accadut:l nell' Anno 7+3. perchè Paolo Oiacono fpe{fe volte con- 
fonde I' O\'dine dt:' tempi; ma Francc1co Mari:t Fiorcncini can rappor- 
tar Ie N ore Cronølogiche (a) di uno Srrumemo dell' Archivio Archie- (a) Fiomi- 
pirCOp.lle di Lucca, da me pofcia dato alla luce (6), milè in chiáro, ti
j Me,;,or. 
-che ad l\1tJ.fZO del corrente ^nno correva l' .fnno Prhr.o del medefi- 
b .Jíatflde 
mo Rt //debrowJo. S,nebbe nondirneno reltato a me non poco dubhio , ( '
,.
. . . 
. 1 ., ' 1 . d II ' A r Jì -. d Jì I u) .n.ntrqu,- 
che ne gli u {lml IV etl e . nno ï 
 f. -rol e contento a el 0 Ide- tal. Itali,. 
brando il titolo di Re, dopo aver io o(ferv:uo nel fu,jdetto Archivio Diffirtat. 
Lucchcre altre Mernorie, che fembrano infinuarlo. V cggafi 1:1 Dir- ê8.l'i/ 6 /)'. 
(c:rra7.Íone de S
r..is Ce-) nelle 
ie Anri7'hità Italia
e. Ed :lwei ciò te- 
&-:r::::n 
nmo per indub1tato, re non rnt foffi meontr.1[O m una pergamc:na, 14. 
rcrina nd d. Primo di hbbraio del prerentc Anno, in cui fi vc:dc: no- 
-taro l' Allno XXIV. del Re Liutprando, renza che vi fi parli del Rc 
Ildc:brando. A qucLti tempi mi fo io Iccito di riferire la rd!ituzionc 
fana åel G\ltello di Gallek da rrasm01zdo OUC.l di Spoleti, narrata " 
da A n:tltafio ßib;iotecario Cd). Era di,mzi qudh Terra perrinenza del Cd) .Annfhlf. 
. Duca[O Romano, I' avevano OCCUpJU i Longobardi Spo.!erini, e per ilJ Gret.Ill. 
cagion d' effl p,lfTavan.J <:ominue ri{fe fra effo Oucato R,:>marlO, e quello 
di Spoleti. Studiof1ì il buon Papa Gregorio Ill. di mt:tter fine a que- 
fie comefe, e una confiderabil fomma di danaro sborrata al Duca Tras. 
.rnondo quella tù, che l'indufIe a rc:ndcr
 a i Rom:mi; con che CerSð 
ogni nimitlà e dilTapor fra JoTO. 


Anno di C R 1ST 0 DCCXXXV I 1. Indizione '''. 
di G REG a R I a III. Papa 7. 
di L F 0 l'õ E H:'luro Imperadore i I-. 
di Cas T A l' T 11'0 Copronio1o Augufto IS. 
di L I U T P RAN D 0 Re 26. 
.d' I L D F. BRA N DO Re 2. 


P ER attc!1:ato di Andrea Dandolo (e) drendo nata una civile di- (e) Dandul. 
fcoaha fra il Po polo di Venczia, refiò in quell' Anno uccilo il in Chronic. 
1 D 0 t: h ' I ' fi d Tom. u. 
or l1ca 1)
 c pcrclOcc C c P:Utl non 1 potcrono accor In
 per [{er. It"Iitt 
rom. /J. G g deg. 



134 ANN A LID' I TAL I A. 
E II. A Volg. elcg
ere un nuovo Duca, fi convenne: di dare: il governo ad un Mae- 
ANNO 737. {ho di Militi, 0 fia ad un Generale d'-l\rmata, la cui autorità non 
d
ra{fe più d' u.n Anno. E. quel1i fu Domenico Ltont, primo ad efer- 
Cltar quella canc,a.. Credc: II medefimo. Dandolo, che in quei1:' Anno 
accadefTe nel Fnuh uno fconcerto, raceontJ.to da Paolo Diacono (a) 
ma che forre app:miene ad alcuno de gli Anni precc:denti. Era tU[
 
tavia Duc.l del Friuli Pemmone, pofiovi dal Rc Liutprando; era Pa- 
triarca d' Aquileia Callifto. Ora ne'tempi QJdietro avvenne, che Fi- 
del1zio Vefcovo della Città di Giulio-Carnico, Capitale una volta dclla 
Carnia, non trovandofi ficuro in qudla Terra a cagion delle fcorrcrie 
de gli A vari e Schiavoni, otte:nne licenza da i precedenri Duchi del 
Friuli di porer fiffare la fua abitazione in Civid.ll di Friuli, cioè nella 
b ) . J Diocdi del Patriar('a d' f\quikia, non ,wendo quc:1ta Città Vefcovo 

 n
:rIS e proprio, corne fu o(fervato dal Cardinal Noris (b). Venne a morte il 

inra c. 9. Vefcovo Fidenzio, e: in fuo luogo fu deao .dmatore, ehe reguitò a 
tenere b fua reGdenza in quella Citrà. Nella Croniea de' Patriarchi 
(c) .Antctl,t. d' Aquileia, da me data aHa luee (c), fi legge, che a Fidenzio rUe- 
Latin. T.4. cederrc Federigo, e a Federigo .dmatore. Gr.lO tempo era, che i Pa- 
triarchi d' Aquileia, non potendo abitare in 1\quileia Città distatta, e 
fuggetra aHe fcnrrerie de'Suddiri I mperilli, dlmoranri n
lle lrole di 
Venezia, e nell' J firia, s' erano ritir.ui a Carmona, (*) Terra della lor 
Dioeefi. Ora non fapeva digerire il Patriarca C
lljno, cne un V c:feovo 
d' altra Diocefi G folT'e fiabilito ndla Diocefi lua, ed abiraOè in quella 
Ciuà in compagni:l del Duea e: delb N obilrà, e fors' anehe fi ufurpalTe 
alcuno de'dirirri a lui fperrami, mentre cgli era aflreuo a mc:nar rua 
vita corne: in Villa fra perfone pIe bee . Sopporrò, finchè viíTe Fiden- 

io, ma vedendo continu:u quefio giuoeo, e forfe farrene più doglian- 
ze, rna indarno, venuto un di a Ci\'idal di Friuli con moho feguiro 
di perrone:, caeciò da quella Cirri il nuovo Vefcovo Amatorc:, e fi 
mife ad abitar neHa Caf.'\ fielT'a, che diatìzi [erviva al medeGmo Pre- 
lara. Se I' ebbe moho a male quefio [;1[[0 il Duea. Pemmone, e però 
unitorï con molti N obili Longobardi, prefe il Pa
narca, e eondottolo 
al Caficllo Ponzio, 0 N ozio, viciQO al mare, VI maneò poco, che 
nol pre:cip'luíTe in quell' Aeque. Si ritenne, 0 fu rirenuro, e conten- 
totIi di chil1derlo in una dura prigione:, dove reI' qualche tempo fi nu- 
drì eol pane clella tribola7.ione. Portato l' avvifo di quefia facrilega vio- 
1enza al Re: Liutprando, s' accefe di eollera, privò del Ðueato Pem- 
mone, c eonoreendo Rtttchis fuo Figliuolo per uomo valororo, il ereò 
Duca in luogo del Padre. Difponc:vafi Pemmone do po quefio colpo 
di fuggirfene in Ifchiavonia; ma cotamo fi adoperò con preghiere il 
Figlillolo Ratehis preí10 al Rc:, che gli ouenne il perdono, e fidan- 
za, che non gli farebbe fauo male; e per
 co' Figliuoli, e con tutti 
que' N obili Longobardi, ehe avcvano avuta mano in quell' attenrato, 
re 


(3) Paulus 
Di,uQnus 
t. 6. c. SI. 


. ("It<) Ci
è di que' fudditi Imperiali, che per rJgionc di commerzio abitav:mo nell'Ifolc 
di VenC1.la, nen effendo i V c:nez.Ï1ni fe non alleati dell' Impcradorc. 



ANN A LID' I TAL I A. 235 
f
 n' andò aHa Corre del Re. Allora Liutprando nella pubblica udien- EllA Vo1... 
Za ayendoli tutti ammeffi, donò a Ratchis Pemmonc di l'Ji Padre, cd At/IllO 737. 
in oltre Ratcait, c AflÐlfo di lui FrarcHi, e Ii fece andar dietro alIa 
fua Sedia j porcia ad alta voce ordinò, che fotfero prefi tutti que' N 0- 
bili. AHora Anolfo sbuffando, c non potendo pel dolore rofferir que- 
fta giuthzia, fu per isfodetar la rpada a fine di tagliar la tefta al Re; 
ma Ratchis ruo Fratello il trattenne. Furono mdfc Ie mani addolfo 
a que' N obili a riferva di Erfemaro, il quale rguainata la fpada, ben- 
chè inrcO'uiro da mold, sì bravamenre fi dìfefe, che porè falvarfi neJ]a 
Bafilica di S,m Michele. Egli dipoi rolo a cagion di quc:fta rrodezza 
meritò, che il Re gli facef1e la grazia j a gli altri toccò di fare una 
Iunga penirenza nelle c
r
eri. Tornò porcia il Patriarca CtJlIifto libe- 
rato dalla prigione. a CI\'
d
le, d
v
 per .a[tdt
to dell.a Cro

ca fu
- 
detta de' Patrlarchl fabbnco la Chlela e 11 Ban nero dl San GlOvannr, 
c il Palazzo Patriarcale. Diede fine alla rua vita in quctl' Anno 7'eode- 
rico IV. Re de' Franchi, c per cinque Anni neue la Francia rcnza 
Re, governando gli ß:ati Carlo Martello, il quale è da maravigliarfi, 
come non fi mt:nelfe allora la Corona ful capg. Ebbc anche elTo Carlo 
nell' Anno prerenre da far pruova del 
u? valore comra de' Saraceni, 
che tornati ad infeUar Ie comrade Cnthane, per relazione del Conri- 
nuator di Fredegario (a), 5' impadronirono della Città d' A vigonc. Fu (a) COHti- 
ricupcrata quclb Ciui da Carlo Martello, che v' accorfc con ruue nuato
 Fre- 
Ie fue .fo!ze,. e poi riv
!fe I' ar
i, co.nrra la Linguadoca,. pOlfedur
 d
 :
l;tr;;u
- 
<Juegl' mtedeh, cd affedlO la Gma dl 
 arbona Allora 1 S
racem dJ Ch.[n. T.I. 
Spagn:1 fano uno sforzo vennero per bberar quell" Città. Tra eOì c 
I' efercito di Carlo regu ì un l
U1guinofo fauo d' arrni colla rconhna to- 
rale d' cl1ì Saraceni. Non potè nè pur con cutti que1li vamaggi Carlo 
fonomettcre N arbona j diede bensì il racco a rutta la Linguadoca, 
rmantellò N ismes, ed alrre Città, e pieno di gloria re ne tornò alia (b) l'aulus 
fua retìdenza. l\nche Paolo Diacono (h) fa menzione di quc1la vit- Diaconul 
toria . I. 6. &. 5'4- 


Anno di C R 1ST 0 DCCXXXV I I I. Indizione VI. 
di G REG a RIO Ill. Papa 8. 
di LEO N E lfauro Imperadore !. 2. 
di Co S TAN TIN a Copronimo AuguJ10 19- 
di L I U T P RAN D 0 Re 27. 
d' ILDEßRANDO Re 3. 


V Enne a Rorna nel prefente Anno per la terza volta I' infigne V c- Çc) otM,>>. 
rcovo ed A poo-olo della Germania San Ronifilcio (c), Ie cui con- '!1; vJ
.. S. B6- 
tinu,ne fatiche per piantare in mezzo a tanti Popoli Pa g ani 101 Fcde nifaClt g '. I. 
G d . &Ilp. 2. . 
g 1. 1 



2.36 ANN A LID' I TAL I A. 
E u. Volg. di Gesù Criíto) non fi po(fono leggere: fenza fiupore. L' accoglienza 
A!,;NO nl!. a lui fatta dal Pnmcnce: Gregorio III. e da tuUo il Po polo Romano) 
fu corrifpondente al merito dl qud mirabile coltiv3ror della V igna del 
Signore. Dopo aver rice:vmo dal buon Papa molri regali) e quame ra- 
ere Reliquie feppe dimandare) accompagnaro ancora da tre Letrere 
fcritte da e(fo Pontdice a i Popoli della Gt:rmania, convertiri di fre- 
feo da lui alla vera Fed:::, fe: oe pam comento alla volta della fua 
greggia. N el cammino 0 fponuneamcnte, 0 inviraro pafsò a Pavia, 
dove il Re Liutprando gli fece un bd rrarcamemo) e: il ritenne [eco 
pe:r qualche: tempo, godendo e profinando de i di lui ranti inre
na- 
mcmi. Secondo i comi dl Paolo Dlacono (.), Gregorio Duca dl Bene- 
vento, N ipQtc dd Re Liutprando) venne in quefi' Anno a morce, dopo 
aver governato quel Ducato per .(clte Ann;. G Ii fuccedene Godefcalcø 
"ll Duca, che rolameme per tre dnni tcnne: quel Ducato, ed ebbe per 
-< p b) c,!m , . u ' s ' Mo g he Anna. Fu aU'incomro di parere Camillo PelJ(" g rino (b), che 
,regrm r: dd G . d tr , ' 
Rift. Prine. la morte: del lU eno regono acca elle nell Anno 72.9. e che Go- 
L/mgll". dercalco campaffe quatt1.o Anni nd Ducato: tempo appunto a(fegnato- 
Tom. II' r gli nella Cronica di Santa Sofia prelTo l' U ghelli. Finalmente il Signor 
:Re)'Bl
. 

. Biaochi ('), e il Signor Sa11ì (d) penfano, che Gregorio tcrminalTe i 


 Noti
f ad fuoi giorni nell' Anno 740. e che gh ruccedelTe a11or:) Godefcalco. Forre 
]Jllul. .Di.c. che i rani a \1oi romminilhati dalla Storia, andando innanzi, ci por- 
"Tom. I. r geran qualche lume in mezzo a qu:l1:e ten
b:-e. Abbiamo ancora dal 
(d)sa:::si
 Dandolo (
), che ne!l' .


o prefent
 fu governata, V ene
ia d.! Felice 
)Votis 
d si- Conzicola Maef!ro de 
1111tJ, 0 vogltam dm: Gencrale dC'll arml, uomo 
lotJifim ,1'. umile e: pacifico, il quale colle rue buone ma!1iere rimife la concor- 
Rtgn. ItIlJ'
' dia in qucl Popolo, ed ott
nne, che Deusdedit, 0 fi.\ Diodato, Figliuolo 


) J
:n;
': del 
uca Orfi uccifo) folTe liberato dall' clilio, e f(: ne tornalTe alla 
Tom. XII. patrta . 
B'T. Ild;e. 


(a) IIa,d"s 
Diaconlls 
jib. 6. e. S6. 


Anno di CRISTO DCCXXXIX. Indizione VII. 
di G REG a RIO III. Papa 9. 
di LEO N E Ifauro Impcradore 23. 
di Co S TAN TIN 0 Copronimo Augufio 20. 
di L I U T P RAN DaRe 28. 
d' I L DEB RAN D 0 Re 4. 


(f) 1'4ulul 
Diae. jib. 6. 
eI,p. 54. 


P Iù vigoro6 cbe rnai torn:1rono in quell' Anno i 
:1raceni ad infc
a- 
r
 la Francia. Prclero per atreflato tJi Paolo Dtacono (f), la Ot- 
tà d' ,\rles, e port.l:-ono la def11azione per tuna 1a Provenza. Carlo 
Martello, Go\'crnator d' ellà Francia, Himò bene in queíl.1 CO:1giun- 
tun di chiail1are in 3iuto il Rc Liurprando, e a queao fine gli ':p
dì 
Ambafciatori con de i regali. Liutprando (ra per 
 fheua amICIZ1:l, 
,h' c- 



ANN A LID' I TAL 1 A 2.37 
cb' cg1i faggiam
nte mantenne fempre colla N azione Franca, e percnè ERA Volg. 
Don gli piacea d' avere per confinami al fuo Regno qucg\' Infedeli, ANNO 7;<). 
fempre anfami èierro a nuovc: conqurne, montò fenza dimora a caval- 
10, e con rurta la fua Armata mal-ciò 10 foccor[o dell' amico Prmci- 
pe. Fu cagion qudta molIà, che i Saraceni, abbandonara la Proven- 
za, fi ririrarono nella lor Linguadoca. Si sa dal cominuatore di Fre- . 
de g ario (0), ch.c Carlo Manello anch' egli con tutto il tùo sforzo ven- (a) Contl- 
. P .. 11 T c ', r. d I ' r r. nUlftor Fre- 
ne 10 rovc.:nza, ncupe.ro que, e erre e. Itta; c ICCOI
 0 . UIO IUO, Jegarii R- 
CÐme fe fofi"ero pacfe dl conqUlß:a, Ie Un! al fuo dommlO. cetraro il ,ud Du- 
bifogno, Liurprando fe ne rornò co1 fuo eferciro a cafa. Truovafi in CheJne T. 1. 
quefi' Anno )a fondazione dell'mhgge Monifiero della N ovalefa.a piè 
del Monte Ccnifio, Diocdì aHora del Vetcovo di Morienna. Lo Srru- 
memo fu dato alIa luce dal Padre Mabillone (b), e ficcome egli, e (b) MRhill. 
il Padre Pagi (c:), nanno o{fervato, Ie Note Cronologiche dJ quel Do- .Appmdt'., 
cumcnto apparrengono aH' Anno prefente" in CUI il tondarorc Abbone, :; Re .D,- 
ricchiffimo Signore, donò a qud facro Luogo un'immenfa quantità di (:)";
;
u
 
beni, pol1:i in varj Conradi àl qui e di là daW Alpi Cozie. Crebbe "d .AnnAl. 
pofcia quel Moni1tero in credito di famirà, e molro più in riccht:zze, MRTon. 
come era in ufo di quetli tempi, ne' quali gran coria di Ilabili co!ava 
ogni dì ndle Chide e nc' Momflcri pro redemptÙme (lllimæ fiue. Si leg- 
ge :U1cora la Cronica antica d' efi"o Monillero, pubblicata dal Du-Ches- 
ne, e da me accreiciuta (d) nel Corpo Rerum lta/icarttm, ma conte- 
nente Era molte verità non poche f
vole. E perciocchè 11 pruriro d' in- 
grandir I' origine delle Città e delle Famiglie, pafso talvolra anche 
ne' Monaci, per dare rnaggior luílro all.. fondazionc dc'lor M'>l1lfterj, 
non hi\fl:ò a quei della NO\'alcfa di avere Abbrme, uomo privato, pcr 
lor Fonwtore; vollero õincor.., che queß:o Abbone fofi"e PatriZh) Ro. 
mano, gran Dignità in quefii tempi, ma fognara in dfo A bbone. Ho- 
io ofi"crvato a\rrove (eo), che :mche m P ddova co\ tempo fu fpa(.ci
to (
'.A t" .. 
per fonåiolrore del cdeb
e Moniflero di S,mta Giufima Opi/ione Patr;. tilt. 1
:11::' 
zio, ma con Documcntl, che non fuffil1:ono. Qudlo delta N ovalefa DiJ[ertRI. 
benchè fervllTe con parte delle fue tofianze a fOl1dare il cofpicuo Mo
 H. 
niilero di Brtme, 0 Bremido nel Monfcrrato, e tuttochè decaduto 
dal!' anrico fp.'endor:" pu
e confern. alcuna delle fue 'prerogative, per- 
che ornate dr amorlta DlOcefana, ndotto per alrro In Commend.!, di 
cui oggidì è Abbare Commendatario II Sig. Carlo FrJ.ncefco Badia,. 
infigne fra i facri Oratori. Circa quefii rempi Ratchis Duca del Friuli, 
forfe irrirato da qualche infolenza de'vicini Schiavoni, e perchè effi 
ncgavano un annuo tributo foliro a pagarfi da effi al Principe J' c{fo 
Fnuli (f), col fuo efercito enuò nella Carniola da dIì poLIedura, e fe- 
ce un gran macdlo di quella genre, e dcvaitò tU[[O il loro pacle. Ac- 
cadde, che una brigata d'dIì Schiavoni venne addoLIò al mcdefimo 
Ratchis, [enza lafciarli tempo da farfi dare 1J lancia dal fuo SCUdlC- 
re. Ma cgli colla maz.za, che aveva in mano, sì heramenre percofi"e 
fu\ ClpO il primo? che f
 gli apprefs?, cI
e 10 fiefe morto a terra, e 
qudlo colpo bafio a sbngarlo da gh aim. Fu nell' Anno prefente, 
fecon: 


(d) Rerum. 
ltillicilr. 
Part. II. 
7,m. II. 


(f) P Ilul", 
Di"eonu1 
lib. 6. ,. p"_ 



2. 3 8 ANN A L t D' I TAL I A. 
Ea A Vo1g. fecondo I' afT'erzione d' Andrea Dandolo (a), creato Maefiro de' Miliri, 
ANNO 740. cioè Governatore di Venezia, Deusdeáit Figliuolo del Duca Orjå, uc- 
Ça) DRnd
l. cifo già nelle fazioni di quel Popolo. Q!tetto onore a lui fu fatto in 
';im
h::;Z. ricompenra delle ingiurie e de i danni in addietro fofferti. 
11er. ludic. 


Anno di C It 1ST a DCCXL. Indizione VI I I. 
di G REG a RIO III. Papa 10. 
di LEO N E I[auro Imperadore 2.4. 
-di Cas TAN T I r-; a Copronimo Augufi:o 2. I. 
di L I U T P RAN DaRe 29. 
d' I L DEB RAN D 0 Re 5. 


(b) 
""lll$ 
Vi"CD1JUI 
I. 6. ,. s. 


S 'lmbrogliarono in quell' Anno n011 poco gli affari d' {[alia, ma fen- 
za che a noi fia pcrvenuta notizia de' veri morivi di quefia turbo- 
lenza. Altro non rappiamo da Paolo Diacono (b), fe non che crras- 
flJondo Duca di Spoleti fi ribellò contra del Re Liutprando. Però dro 
R
 pa1so a quella volta coil' efercito, a fine di dargli il dovuto ga- 
ftigo. Alle forze di quefio Re, e Re bellicofo, non potè reli1terc 
Trasmondo, e lafclato in balía di lui tUtto il paefe, fcappò aRoma: 
dopo di che Liutprando creò Duca di 
poleti IJderico fuo fedele. 
(c.) 
naft4- Arcoltiamo ora Ananafio (c), 0 chiunque {iel I' Autore della Vita di 

iblIDthe'.. Papa Zacheria, che ci ha conCervaw varie particolarità di quegli av- 

 ZRc;7;'R venimenti . Scrive egli, che l' Iralia e il Ducato Romano turono in 
B.:;" II"Ù,. gran turbazione, perchè drend& perCeguitato dal Re Liutprando Tras- 
mondo Duca dl Spoleti, qudli fi rifugiò in Roma. F cce ifianza il 
Re per averlo nelle mani, perchè probabilmente v' era convenzione 
fra l' uno e I' altro Stato di darfi vicendevolmente i Ribelli, e Servi 
fuggltl. Ma Papa Gregorio III. e Stefano Piltrizio e Ducll., e I' efercitQ 
Romano ricularono di àarlo. Per que1to riliuto irritato il Re entrò 
nel Ducato Romano, e colla forza s'impadronì di quauro Citrà Ro- 
mime, cioè di Amelia, Orta, Polimarzo (0 fia Bornarzo, creduro da 
aim Paiombara), e Blera, 0 fia Bleda. Ciò fatro, e laCciare quivi 
delle buone g
.unjgioOl, te ne tomò a Pavia, correndo il Mefe d' 1\- 
..golio dell' JrJdi::.io'tJe F I/. Convcngono gli Eruditi in credere, che s' ab- 
bla quivi a tcnyert::. nell' /rldiz;o11e FIll. corrente fino al Settembre 
ddl' Anno preleljtt:. Ma da che fi vide Liutprando allomanato co- 
tanto da queUe comrade, Trasmondo fma Lega co i Romani, e ti- 
rato in dra aache Godefcalco Duca di Benevento, fi miCe all' ordine 
per ricuperare il pcrduto Ducaro. Raunol1ì a quell' effeuo quanro 
v' era di tüldate!che nel Ducato Romano, e da due pani emrarono 
qU:.'6 ii armatl n.:lIe terre di Spoleri. I primi a darfi furono quci di MJr- 
fi, dl ForcuOlo) di Valva, e di Penna, Terre d'dro Ducato, C'ggldì 
del 



^ N N ^ LID' I TAL I ^. 2.39 
del Regno di Napoli. Entrati gli altri Della S:1.bina (parte aHora del ElI." Vo13. 
rnedefimo Ducato) tro\'::Iro'1O il Popolo di Ricti ubbidieme a i loro ANNO 70\0. 
cenni. Così felici fucceßì furono cagione, che Tr:1fmondo fcoza fati- 
ca ricupcrafTe anche la Città di Spolcti, e tuno infieme il reliante del 
Ðucato. 11 Conte di Campello (a), a cui l'lmmagin.azione fua forni- (
) Ca
1Jpel: 
va tutti i colori per defcrivere que' fatti, come fe vi fofTc flaco pre- " I t fto: l 'a d, 
fc fi d .. I' fc ..' 1 spo W . 13. 
eme, quantunque con on a non poco I tempi e Le Irnpre e, lcnve, c le 
I/deric
, potto dal Re Liutprando per Duea in queUe coorrade, rdtò. 
uccifo in quefii contrafti. OnJe I' abbia egli prefo nol fo, nè fi veg- 
gono Ie citazioni, ch' C'gli qui avC'va promcfro. Ora cerro è, che quel 
Ðucato ritornò all' ubbidienza di Trafmondo. N d Regifiro del Mo- 
niítero di Farfa fi legge una Donazione d' effo Duca, farra Men(e ]a- 
nuario Indiélione rIll. che porrebbe appanenere a quefi' anno prima 
deila ribellione. Chi poi d.i fua tefia vuol quì farcÏ credere, che Liut- 
prando altro rnotivo per imprendere quena guerra non aveffe, fuorchè 
l' anfietà di [ottomettere at fuo totale dominio i Duchi e Ducati di. 
Spoleti e Benevento 
 e che Leone Ifauro avefTe mano in quet1i tor- 
bldi, per opprirnere i Papi comralj alle fue perverfe opinioni: parla- 
no in aria, qualora non adducono l'amorità de gli antichi. In queO:'" 
anno, per attefiaro del Dandolo (b), fu governata Venezia da Giovia.. (b) Dandul. 
no, 0 Giuliano I pato, cioè Con{ole bnferiale, uomo nobile e cof pieuo in Chrllnic, 
per Ie molte fue Virtù, in riguardo delle quali egli m
ritò un sì fat- 
lIm. :11: 
to onore. (*) Ciò, che fignifichi quefin [itolo, già ce 10 ha detto il er. IIIIC. 
Dandolo) liccomc ancora chi 10 conferifi"e. Ma c' è un bel pafTo, a noi 
confervaro da Francefco San{ovino, che egregiamel1te dà lume ad ef- 
fo, e :1 noi cognizione dello {t,ltO di quefii tempi. Parla de' Popoli 
dell' Ifiria, i quali nel1'anno 80+ fottoponi a Carlo Magno,ea Pip- 
pino fuo Figliuolo Re d'ltalía, fi lagllavano in una Scrittura di Gio- 
'Vanni Duca, loro Govt"rnatore (c). .db antiquo tempore, diceano effi, (c) Sanføv;- 

lum fuimus rub poteþate Græcorum Imperii, hø.buerltnt parentes no/hi con- nil Vene:;.Ì/I 
Juetudmem habendi aElus 'It'Hnmati, Domtflicos, feu ricarios, nec non Lo- illuftr.t. . 
ci Servatores. Et per ipfos honores ambulabJmt ad communionem, & fede- 1.I3-fi c (II'. 
bant in con{effu ftnN.fftU
rque pro ruo honore. Et qui 'Uo/ebant meliorem 130- ta 3 5 . 
norem babere de Tribuno, amf,ulabl-nt ad ImperÎti1Jz (I mpt"rarorem ), qui 
Wum ordintzbat Hypatum. CfflnC ille, qui ImperÙt!is erat J/ypatus, in omni 
loco fecundum illum, Magiftrattlm JJilitum prlfcetiebat. (I) Così noi . [fO- 
vIa- 
e') Gl'Imperadori cfi Coíl:antinopoli, amici ed aIle:!ti dc' Veneziani, fovente davano 
queí1:o titolo allora di molto onore a i Capi della Rcpubblica. 
(I) Anticamente mentre fummf) [otto I' Impero de' Greci, i noflri Maggiori 
furon foliti fare dt!{, Tribuni, Domeflici, 0 ricarj, e Confer'Uatori del 
Loco. E per tali onfJri andavano a focietà, e fedevano net confeffi, cia- 
fctJ.no fecondo it fiio onore. E chi voleva avere mir!,lior Ol1ore del 'Tribuno, 
ìm
ava ali' Imperio (I mpt"radore) it qutlle I. fac
':-,a Ipato. .dllfJra 9fte- 
glz, che era lpato Imperiale, in ogni lfCO , dop
 Cjltello jrecede'lJa it lrlagl- 
flrato de' Militi . 



2.40 ANN A LID' T I A L I A . 
Eu. Volg. viam
 .neUe 
itt.à di Napoli
 d} Gaeta, e. di Amalfi, fottopotte a i 
ANNO 74 1 . Greci Auguíh, I Governaton d dre, col molo ora di Dltchi ora di 
Ipati, 0 fia di GfmJoli, cd ora di itf
eßri de' i\'fi/iti. ' 


Anno di C & 1ST 0 DCCXLI. Indizione IX. 
di Z A C HER.l A Papa 1. 
di COSTANTINO Copronimo Imper. 22.. & I. 
.<Ii LIUTPRANDO Re 30. 
,d' I L DEB RAN D 0 Re 6. 


L ' Ultimù anno deUa vita di Leone Ifaurø. Imperadore fu. quefio . 
Un' i
iropifia il condu{fe al fine de' fuoi giorni nel dì 18. di Giu- 
gno, con lafciare il Cuo nome in abominazione a i Popoli per la guc:r- 
ra da lui cominciata contro aUe facre Immagini. Reftò alia tdla dell' 
TJ, " Imperio Coflantino CopronimD, Principe peggiore, e più crudele del 

) chr:

g: Padre, de' cui vizj non G faziano di parlare gli ScrÜtori . Greci . (0) 
Niai/'. Ma lùl principio cork egli pericolo di perdere affano l'lmperio e la 
-in Ch",uc. vita. Era egli ufcim in campagna contra de gli Arabi, quando ,dy.ta- 
bllJdø, 0 dr
abafo, fuo 
ogn
to, 
 
ol1evò contFa di lui, .per torgli 
la Corom:. dl capo. Da I ruOI parzlah' fu fatta correre voce m-Cofian- 
tinopoli, che Coftam100 avea cdram di vivere. Di più non vi volle, 
-perchè tuno il Popolo ne facellë fef1a, e caricaffe di villanie e male- 
dizioni il crcduto defunto Augutlo. Anche il Patriarca .dnaJlafio, uo- 
-mo iniquo, che fapea navigare ad ogni vemo, d' I conoc1afta, che era 
dianzi, voltato mamello, G- cangiò in protenor delle facre Immagini 
 

nzi con giuramemo protenò d' averc inrefo dalla bocca d' e{fo Cottan- 
tino dedIt: orride a1ferzioni Ereticali .Pcrò tutto. il Popolo gridò .. m- 
peradore yfrtabafdo, il quale non fu lemo a porradì a Co{bntinopoli, 
dove: per cattivQrG gli animi de' Cittadini, fece rimettere neUe. Chiefe 
Ie facre I mmagini. A tutra prima fuggì Coftantino Copronimo, poi 
ripigJiato alquanto di forza, vcrmé alh volta di Cofhminopoli, -s' im- 
padronì di Crifopoli, dove er.1 
t' :\rfcnale in ,faccia della Clttà, e fuc- 
cedette anche qualche zutra fra i due rivali lmperadori. Ma non ng- 
gend06 egli quivi licuro, lÌ ritirò, e 
ndò a Iveroare nella Città d' A- 
moria . Era fone in collera it Re LÌ1ltlJrarJdo contt:a di TraCmondo, per 
ayere a oma di lui ripigliato il Ducato dl Spoleti, e Contra del Ouca 
di Benevento., che s' era collegato con e{fo Trafmondo; ma più co i 
.Romani, 
;. chc colle lor t
")rze avcano rimelfo- 10 calå qud Duca. [>.:- 
rò venuta la {tagion
, in cui fogJj r 1nO i Re ufcire per tar guer,ra, con 
una podera!";1 Armata s'incamminò verfo Spolcti. Non è chÍ.1ro
 {c a 
qucfii tempi, 0 pure aHa guerra dell' anno 72.8. e 729. :rppartenga 
crò, ch-: naTra Paolo Diacon,) (b), poco CUl"ante dell' orJine dc' ((:mpi 
in .Úferirc le imprde: cio
, che .mcntre il Re Liutprai1do 6 uovau 
lon.- 


(b) PauL.s 
Diaconus 
l. 6. c. H. 
0' S6. 



ANN A LID' I TAL I A. 2..fI 
lontano, in Rimini, 0 fia nel fuo territorio, fu mdro a filo di (pada il ERA \"0: 
di lui efercito. Per me credo più verifimile, che ciò accadelfc nell.. ANNO j..p 
precedcme guerra. Certo è, che in quclla dr<:> Re giunfe n_ella Pcn- 
tapoli, e nel pa{fare da Fano a Fo{fombrone, In un bofco h tuato fra 
que lie due CiLtà, gli SpoletiAi e Romani, che vi fì crano poni in a- 
guato, gli diedero molto da fare, con impedirgli il palso. Tuttavla a 
tòrza d' armi fì feee largo, e cominuò la marcia. A vevol egli data la 
retroguardia a Ratcbis Duca del Friuli, e ad .AßolJ{) fuoJ Fratdlo, e pe- 
rò ad em più che a gli altri toccò di toflenerc il pc/o de' nemlci, i 
quali andavano malameme pizzicando alla coda i Fur1ani. Tale nondi- 
me no fu la bravura di quelli due Condonieri e ddla lor genre a qud 
bruttv pat1ò, che fempre combattendo e ammazzando molu de gl1 av- 
verfarj, feguitarono il lor cam,mino, 
on r
fiar foJa';1e"
te fc:riri a_lquan- 
ti della lara bngata. S' a\'anzo fra gh aim uno de plU valorah 
po- 
lc::tini, tuno armato, per nome Berto, 0 Bertone, che chiamaw per 
nome Ratchis, dlffe che la voleva con lui. Ratchis illafciò venire, e 
con un colpo il gittò da cavallo. Accorfero i Fur1ani deltuo fcgUlto j 
ma Ratchis, uomo mifencordiofo, gli permifc di fuggire j e colUJ u- 
iàndo di quelh grazia, carponi colle: mani e co' piedl aggrappandou 
ebbe "Ia Fortuna dl falvarfi nd bofeo. A nehe addo!fo ad 
1ltoltò due 
coraggiofi Spolctini coriero, mentr' egli fiava pa{f,lOdo per un pOOle, 
\;encndogli alla fchiena. Ma egh voltata faccia, con unJendenre ne cac. 
ciò 'uno glù dal ponte, c immediatarncnte nvolto a11'alfro l' ucci(
, 
c fet-clo rorolar giù nel fiume. 
Al10rchè fuccedeue I' altra rottura fra i Romani e Longobardi 
ncll' Anno 72.8. e 729. veggendoíì a mal panito il tanto Papa Grego- 
rio I r. perchè dall' un canto vcni vano contra di Roma i Longobardi, 
e daWaltra avea l' J mperadore nemico, cioè PIÙ dll poilo a targli del 
male che del bene: prefe la rifoluzione di raccomandadi efl1cacemcntc 
con ruc Lettere a Carlo Martello Reggcme della Francia, potentitumo 
e prode Guerriero de'tempi prefenu. Q.
lella panicoiarira la ncavia- 
11'10 dal folo Anafiafio (0), ma fenza fapne, che efti:tto proJucclìè co- ç:t) ANlfill}: 
tal ricorlò. Della fle{fa Mamma fi lerv} aneora, e mol to pilI tòlennc- ;ÎJa
it. I

e- 
mente, Papa Gfeg,orio Ill. per I'impegno prdò da I Rom<lni in favoiC 1 . 
del Duea di Spo1cti contra del Re LlUtprando, ben conoleendo, che 
rcfiava efpono il Ducato Romano aile forze e fdegno dl quel Re ir- 
ritato.. P
I? abbiamo dal Contlnuatore di Fredcgolrio (b), ehe eOo (b) Cot;ti- 
Papa {pedl In quell' Anno "una dietro r altra due Ambafcerie a Carlo 1tUalcr Fre- 
Mancllo (cofa non più veduta per l' addietro in Francia), e gh m:mdÒ de
ar. i'ltrr 
Jc Cbiavi del Sepolcro dl San Pictro con grand I ed mliniti re g ah. Opera Gr:g. 
1 ") h h A i1. r. ( ) r' . d " i1. f. Turonen,:s. 
are ane. e, c ,e nalLauo c TacCl,a menzl
nc I queuo ano, mol non (c' Anafaf. 
parla fe non d una Cola A mbafeena. Le dlmande del Papa erano, co- in Gregllr. 

e i Padri Ruman e Pagi han dimotlrato, che Carlo Martello voLtre II. \!l' iT; 
Imprendcrc la dltèCa di Roma contra de' Longobardi, poichè in riecm- Addlta- 
pen,fa e!fo Papa co i Rom:mi gli offeri\'ano di le,'arfi aA-duo d.JI' ub- mellt. 
bldlenza dell' 1 mperadore, che n011 potea foccorrerli, anzi gli ave\'a. 
Tom. If/". H h j'1 


9 



242. ANN A LID' I TAL I A. 
ERA Vo1g. in odlO; e di dare a lui la Signoria di Roma co1 ti[Olo di Conftlt, 0 
ANNO 74 1 . tÏa di Patrizio. Carlo Martello con ammirabil magnificenza riccvette 
quelta \mb Ilciata j mJ.ndò anch' egll de' fumuoli regaiJ al Papa j e tor- 
n.md,) gh Ambalèlatori POIUlfizj indietro, un} con loro Grimonø Ab- 
bJte JI Corbeia, c Sigebeno Monaco rmcbiufo di San DlOnilio, con 
orrJme dl venire aRoma. Oi più non dlcono gli S(Qricl. Ma che 
quc::tta fuífe l'mtenzlOne del Pàpa, pare che chiar.ameme fi deduca 
dalle parole di una Lettera fcritta dipOl al meddìmo Carlo Martello 
(a
 Baro". da e{fo Gregorio Ill. rapponata dal Cardinal Baronio (a), e neUe 
fin1lal. Eu. Racco!te de' Concilj, dove dIce: (*) Conjuro te per Deum vivum & 'Ve- 
;d .dnn. rum, ut per iplas {acratiffimaj C/aves ConfeffiolJis Beali Petri, quas vobÜ 
4 0 . ..1v REGNUiH diteximus, ut non præponas amiâtiam Regum Langobar- 
dOlllrn amoti Þrincipis Apofloiorum &c. E nt'gli Annali dl .\1etz prcífo 
(b'Du:,hef
 11 Du-Chtsne (b) Ú legge, che in tal'occahone Papa Gregorio III. 
nl'l,m. Ill. d C 1 M 11 L I D J'.. , . R . 
.R r Frane moln 0 a ar 0 l arte 0 una ettera co eucto lie prmClp."ll omam, 
e . . coment:nte, che il Popolo Romano, ,.C/iéla lmperatoris dominatione, de
 
fidcravano dl metterú tono la dlfdå ed invitta Clemenza d' eOo Carlo. 
Colå nlolveífe Carlo Manello, amico del Rc Liutprando, e da lui 
foccorl() nell' Anno prcct'deme, rdta ancora da fapcl fi. Solamente ab- 
biamo d.\lIa Olvlúooe dc'Regni r'ma da Lodovico Pio fra" lûoi Fi- 
(
) Balu:- gliuoh Cc), ch' egh loro raccom,lnda 1.1 cura, e la d.ft'fa della Chie[a 
j'us Capllu. JI San Pierro, cioè de' Romani Pontefici, ficcomc I' aveano avuta 
;;;n
::
m Carlo luo B1savolo, Pippino A volo, Carlo Gcnirore, cd egli ÍÌeífo. Ma 
T. 1. p. 685. qudlo 110n chlarifce, ie Carlo Mandlo 3ccetlaífe verameote il Patri- 
ciato dl Roma, in quanto e{fo porra va feco anehe la Signori a di Ro- 
ma, e del fuo Duc.\LO j nè fe ceífatTc aHora in eífa Rom... totalmente 
il domiOlo I mpenale . 
)manto II Rc Liutprando conrinuava it fuo viaggio per far pen- 
tire TrasmonJo Uuca dl :'poleti, i Romani, e i Bc:ncvcntani della Lega 
f.uta contra dl \ui. \1.\ qui iì truova un gruppo aífai intcicato di Sto- 
ria, che non ú puo bene fcioglierc, e convleO folo glocar ad indovi- 
narc. Nè Paolo DIJ.cono, nè .\nalta1Ìo dicono punto, che il Re Liut- 
pr.mdo patTatTe all" ..ífcdlO dl Roma; e purc par, che quetto {Ì deduca, 
e 10 dcduffe in (uti 11 Cardmal Barol1lO, dalle due Letterc fcrme da 
Papa Gregorip IJ l. 51 lå, che Liurpraodo conquittò 11 Oucato di 
Spoleti, e p..lfrebbe, che que1to doveífe prccederc 1'1I1fuho falto a 
Rama; ma .-\nali:atìo fcrivc, chc i Romani furono in aimo del Re 
contra de gli Spoletlni _ Panmentc è a noi noto, che Limp
ando palsò 
anche a Benevento, c ne fcacclò il Duca GDdefcalco j ma lenza che fi 
fappia il tempo prc:cifo di talc azione. Dirò 10 que! che mi fembra 
più 
('*) 1'i fcongiurø per [ddilJ 'Vivo, e vera, acciò per l'ifleffe Jagratiffime Chiavi 
della ConfeJ!ì8ne del B. Pie, 0, che A L REG NO v' indrhz.itJJmo, 
the non antepunghiate t' ßmicizia de'Re de'Longobardi nll'amort de' Prm. 
lipe deg/i .ðPðfl(Jli te. 



ANN A L t D' I TAL t A. 243 
più verilimi,le. C
:>nduíTe il Re Liutprando l' Armata fm 
dJoíTo a
 ER" Vølg. 
Ðucato di Spoleu, dove Trasmondo colle forze fue e de Collegau ANNO í<4-I. 
cominciò a difenderG can rutw valore. Mentre G di[pucava fra loro, 
l' Armara Regale pane pel birogno, e pane per gh ecccßi quafi inc- 
virabili delle gucrre, attendeva a bottinare non folamcme in quel Du- 
caro, ma eziandio nelle Terre vicme del Ducato Romano, cerro ef- 
fendo che la giurisdizione del Ducato Spolerino fi lten:ieva per la Sa- 
bina ad una gran vicin,mza di Roma, e fra gli altri :mdarono a facco 
molti poderi e heni del1a Chief a Romana. In quelii bruni frangenti, 
c nel rimore di peggio, Gregorio Ill. Papa fcrive Ie due Lenere fud- 
clette (a) a Ca
l
 Martello, .col
e qua
i il più pateticamcm,e che può, (a) LaM,e 
10 fcongiura d amra, coo dugh fj'a 1 ahre cofe, che nell Anno pre- Cøncjrior. 
cedente nel pallàggio de'Longobardi verfo Spoleti aveano patito dl Tøm. 6. 
moho neUe parri di Ravenna i B
ni aUodiali e Livellarj, fpett3nri alla 
Chiefa di San Pietro, che fcrvlvano alia Lumir:aria d'dfa Chie-fa, e 
al fovvenimcnto Je' Poveri. Che in ripaíTando per colà in quett' Anno 
i Longobardi, aveano [au(/) del ref1:o, meltendo a Ferro e fuoco quanto 
inconrravano per cammiAO. Che facevano ora 10 fidfo in varie parti 
del Ducato Romanu, can avere dithuni i Beni del bearo Pietro Prin- 
cipe de gli Apolioli, e condoni Via gli armcnti. Il prega di non cre- 
dere a i Re Liutprando cd Ilprando, fe gli rapprefentano d' aver giulti 
motivi di procedere contro i Ouch. di Spoleti e Beneventu, perchè 
queLli in niuna cora hanno mancaro, ed cíTerc rûlamente perfeguitari, 
per non aver voluto nell' Anno lOoanzi volgere Ie lor armi conrra del 
Ducato Romano, nè devalbre i B.:m de' [ami A pof101i, nè dare il 
facco a i Romani, come avcano fJrto effi due Re. Poichè per alrro 
ì fuddcrri due Duchi Ii dibiv3no pronti a foddlsf.m:' a tutti i lor do- 
veri verfo de- i Re fecondo I' anlÍca c811fuetltdine. N dl' altra Lenera toma 
a tocc.ue la perfecuzione ed opprellìone Farra da i Longobardi, con 
aver rolto (*) omnia Luminaria ad hOi1orem iplius Principis Apoß%rmn. 
Unde & Ecc/efia Sanfli Petri denudClta eft, & in nimiam defola1ionem re- 
dalla. 01 quì ricavò il Cardinal Baronio, che l' t\ rmara Longobarda. 
follè fotto aRoma, ed empi
mente faccheggiaíTe la B.dì\ica Vatica- 
na, can invcir polcia contra del Re Liutprando, e trovare, che per 
g,Jllig0 di quetÌa iniquità egli mancò di vita fenza prole j quafichè Dio 
in tant' anni di matrimonio per I' addietro non gli avelTe data fuccer- 
fione in pena di un reccato, ch' egli dovea poi fare . Va anche du- 
bitando 10 zel.lntC Cardin.lle, che Carlo Martello in que-fl' Anno, per 
110n a
er daro aimo al Papa, pretlo e miferabilm
me moriíTe, qu.mdo 
appunto cgli da lunghe fcbbri e da una grave inapperenza oppreOo 
non rotè accuJirc all' halia, c man in tempi di qudte m.:delime tur- 
bolenze. Scbbene è probabile ancora, che I' aiuca{fe con raccomanda- 
H h z. ZIO- 
, *) 'lí,tti ; Lum; in o1'}ore dell'iße!Jõ Principe degli ApøJloli. OfJde e I,e 
Chi
ra di S. Pie/yO è flata fpogliata, e 1 idotta in troppa defolazJOlle. 



'--H ANN A LID' I TAL I A. 
Fit A Volg. zioni 111 Re I..iutprando, gi:1cchè vedrc::mo fra poco, s'effo Re foffe 0 
A:'\NO 74 I. r t7 r {" '. {" P 6 1 
non roue fI petrolO verto I lommi onre ci, e verfo a fant3 Chief a 
Rom.1In. 1\la it pumo principale è, che non fulTtlle il facco, che il 
donifJìmo Cardinale immaginò dato aHa Bafilica Vatican a daB' efcrcito 
di Limprando. Papa Gregorio II r. non rarla quivi d' efJà Baþ/iCß, 
pl1r1a deJb Cbie(ì
 di S. Pi
tro, cioè dcll.1 Chie(a Roman"" {cct)ndo }> ulo 
di qu
,ni tempi, ne' quali o
ni Chiefa, e MoniUero prendeva il nome 
... <<.ial I'll') Tltolare. N0m:1VanfÌ in quella maniera Ie Chlefe di Santo Am- 
hrolìo Ji Mila!')0, di Santo ApollifJare di Ravenna, di San Geminiano di 

I )d('na, e íìmili. Nè alrro dice etTo Pontefice, ie non che i beni 
potTcduri dalla Sanra Chiefa Romana in varj di que' rerntorj, dove fi 
faceva la 
lIerra, erano Uati devattati; male accaduro in infiOiri altri 
incomri d. quefla fma, e fpeffi} contra il volere de i lor Generali. 
Però non fi accord:! colla verità, che Liurpr:mdo andalre t'Orro Ro- 
Ina, e moho menD che faccheggiat1e la BaGlica (acro[anta del V aticano ; 
e per quetta ragione Anallalìo, 0 chillnque lia I' Auror dclla VJta di 
Papa Zachcria, nOI1 par1ò punto di quctb inCul1i Heme empietà. 
Potrebbe poi parere, che mcmrc il Re Liutprando era im pe- 
gnaro nella guerra contro Spoleri, accaddTc un' alrro farro, raccon- 
rata fuor di lito da Paolo Diacono (a), cioè che i Romani, Ul1lro un 
grotTo eferciro, alIa tella di cui era Agatone Duca di Perugia, vc::nnero 
per rirorre Bologna dalle mani de' Longobardi. 1\1.1 v' erano di guarni- 
gione tre bravi Ufiziali, cioè Va1can, Peredco, e Rorari, i quali f.1- 
cendo una vigorofa forrira fopra effi Romani, mold ne tagliarono a pezz;, 
e il relio mifero in fug.!.. Rella tuttavia in clT.'1 Ciwl dl Bologna una 
bella memoria del Dominio de i Re LiutpranJo ed Ilprando, cioè un 
Vafo di maTmo nella Chie[a di Sanro Srefano per ulò Sacro, coll'llèri- 

ione di llile harbaro, quale in que'tempi d' ign
}J anza fovente fi truo- 
va. Fu elfa llcrizionc fpiegara ed illuftrara dal Conte Valerio Zani, 
e fi legge preffo il Come Malvafia (b). Eccone Ie parole: 


(a) P,mllls 
J)IdCC ntH 
1. 6. c. 54. 


Ib) M.Jl'IJd- 
fia M.lrm. 
Ft'jin. S
- 
11ion. 1,. 
"1'. 10. 


*' UMILIBUS VOTA SUSCIPE DOMINE 
DOMNORUM NOSTRORUM LIUTPRANTE 
ILPRt\NTE REGIBUS E1' DOMNI 
BARBA I'll EPISC. SANCTE ECCLESIE 
BONONIENSIS. HIC IN HONOREM RELIGIOSI SUA 
PRÆCEPTA OBTULERUNf, UNDE HUNC VAS 
l
lPLEATUR IN CEN.'\M DOMINI SALV ATORIS,. 
F r 51 QU 1\ MUNERA CUISQUAM MINUERI1'. 
DEUS REQUIRE1'. + 


Per altro è inceno, fe il tentativo farto da i Romani, cioè da i fud- 
diri dell'lmperadore, per ricuperar Bologna, apparrenga alia prece- 
dente guerra dell' Anno 71.8. e 71.9. ovvero a i rempi prefemi. Ora 
{c).Anp.ftaf. noi fappiamo da Anallafio (c), che non inrervenne il Popalo Romano 
i>> Zachar. alla difefa di Trasmondo, allorchè il Re Liutprando armaro venne per 
ritorgli il Ðueato di Spoleti. E ne adduce quello Storieo la ragi
n
 
011 



ANN It LID' I TAL I A. 2-fj' 
o it pretefio, perchè Trasmondo dopo efTere ricntrato nel pofTefTo di EllA Vol!: 
qucl Ducato, non fi. preCe più cura 0 penfiera di CaV:1r dalle m:mi AIWQ 74 1 . 
del Re Ie qu:mro Cinà dianzi accupate di ragion del Ducato Ro- 
mano, e per non aver mantemuo aIm patti fcguiti fra lora. Soggiu- 
gnc AOJ.ttaI10, che mentre il Re Liurprando iì preparava can Ultto 
\' eCercito per p3.:1àre aU' affeCl del DUC,HO Romano; DIO chiarnò a 
miglior Vlt.l il Pontdice Gregorio Ill. con laCciare in Roma un bell' 
odorc di t:1l1tÏtà, e non poche rnèmoric della CU.l Pietà, e mUOlficen- 
za, che ron Jercl iue ad una ad una daUo fiefTo .-\ utore. Finì cgli di 
vi\"ere Cui fine dl Novembre. Diede all.1 luce l\lonlìgnor Fontanini (a) (
)F
1ftani'; 
L ., d d . 1 1. P d 11 R 1 mus In .An- 
um cuera non plU ve uta I que lO apa, C.lVata a a acco ta tiquit t 
MSta de gli antlchi Canoni, fana dal Cardinal Demdedit. EfTa è Hørt. \ Ilt 
fcritta a i VeCcovi cfufciæ Langobardorum, con pregarli di unirfi con cap. 7. 
.
dcod,lro Suddracono ReglOnario, ('*) ad obftcrllndum & Deo f",'Vente 
obtiitendum pi 0 quatt40r CaJlris, quæ A,mo præterito B
ato Petro ablata 
/u Jt, ut re{iJtuantur a Filiis noftris Liutprando & Hilprando. Leggefi. 
la data Mus Oéfobris lndittione IX. cioè fecondachè penfa il tud- 
deuo Prel.ttu, ne1\' Anno 7+0. Ma non efTendoci probabilità, che nell' 
:\nno]J9 il Re Limprando, impegn:ao co' fuoi loccorfi nella guerra 
de'Saraceni in Prav
nza, faceßè l'imprefa di Spolcti, convien crede- 
re, che I' occupJ.Zion dr queUe qU"l[[ro Caltella 0 Cinà CegmfTe A,mo 
præterito, cioè nell' Anno 7+0. ficcome ho detto 
 e per conCeguente, 
che quella Lenera fia ferina nel preCente 74-1. prima che queHo Pon- 
tefice pafTafTe a miglior vita, e che invece d'ltJdiflione IX. fi abbia 
a leggere Indiffione X. fe pure I' f ndizione allora n0n corr
va in Ro- 
ma lino al fine dell' Anno: nel qual cafo nulla farebbe da mutare. 
Che fc 10 fiefTo Moofignor Fontanini ci fa quivi íapere, che Perugiß 
era la capitale del/a '1ofcana de' Longobardi, avrebb-e egli durata fanca 
a rrov dr quelt' aOèrzionc, perchè {otto i LongobardI non appanfc
, 
che la TolCana c;olbtuiíTe un Ducato 0 Malca, di cui fofTe Capo 
qualche Cmà. Quel che è peggio, abbiam vedmo poco fa Agatone 
Du.a di Perugia Ufizial de' Romani, 0 fi!1 de gI' j mperialJ; e però 
ne pur fi vede, .che P
rugia in quetli tempi fofTe Conopona a i Lon- 
gobardi, non che Capirale della Totcana ad eHi CpenafTe. 
Ora dopo quattra giorni di Sede vac.mte fu afTunro al Ponrifi- 
caw Romano Zacberia di nazlone Greco, perfonaggio di gran beni- 
gl'lltà, dl tuna bonta, amarore del Clero e P opolo Romano, che non 
lapea fe non con fatica and are in collcra, facile a perdonare, e che 
fu lIbcrale mfin verfo coloro, che dranzi l' avealJo perfcguitato. Que- (b) .An..ftaJ; 
fio buon Papa (b), trovati i pHbbhci afl-àri in ifcompiglin per la guer- in ZachJlr. 
ra di 
polcti, in vece di mettere Ie fue fperanze nel [occorto.. de' Fran- 
chi, 


(*) A pregare iflante111cnte, e col Divino favore impetrare per Ie quattro 
Ct:lß.elll}', cbe /' anno paj[ato fur01l() toite at B. Piitra, QCC;Ò jif1,,/ZQ: 
refit/Utle da' noflri Figli Liutpranda) ed Ilprando. 



2.46 ANN A LID' I TAL I A. 
Eø. A Vo1g. chi, I
 mire in Dio, e corag
iofamente fpedì tono un' Ambafceria al 
ANNO 74 I . Re Lmtprando can efortazlOl1J da Padre, perchè non fo{fe rurbara la 
pace del Popol.:> Romano, con pregarh fpezialmenre ddla retliruzione 
delle fuddette quattro Città, ed ehbirgli l' unioue del Popolo Roma.. 
no contro al Duca di Spolcri di lui nbello. Con curta fommdIì,)ne 
accolfe Liutprando quclta amb"fciata, e dlcde parola di reltJcuir Ie 
CI,rrà. fuddette: D.:>po. di che: unitofi I' eferciro 
{oman0 con quelJo 
de Longobardi, mlrel:1rOnO II1fieme alia volu dl Spoleri. Il Duca 

r-ls
o
do, veggel1do, che non v' era fcampr> per lui, ele{fe il par- 
tlto dl .nm
ttcrh. nella c1emenza del ,Re L}urp.rando, e andò a ginarti 
nclle dl IUI roam. II Re fi contento, ch egll fi fdce{f,: Cherico, ri- 
compenfa adegu:tta a chi aveva obhligato il Padre ad abbracciar qucllo 
fbto; e poi luttirui in fu,:} luogo Duca di Spoleti .Ælsprando, 0 fia 
Agiprando, fuo N Ipore" G1sì Ana(blìo, così P,wlo OIJcono (a), fe 
n,)J1 che Paolo nulla dice, che i Romani fof1èro in aiuto del Re Liut- 
prando contra di Trasmondo" Pcr altro non e si facile I' accordare in. 
fil.:m
 la narratÎva di AnafLGo colle Lettere fovraeir,ue di Papa Gre- 
gorio II I. Dice il P"pa non avere Tr:lsmond
) avuro alrro rcato pre{fo 
di Liutprando, che;; qaello dl aver rku:àro di muovere Ie fue armi 
nell' ..\nnø antccedente contra di Rom:t. A!1.l(hfio all'ineontro narra, 
che Liurprando dopo e{ferfi imp.ldronito del D!..lcaro. Romano, fece 
ifianza a i Rom1!1i, perchè gli de{fero il fug
ito Trasmondo; e a ca- 
gione del loro rifiuto occupo Ie quanro già mentovate Citlà, e quie- 
tamente dipoi fe ne rornò a Pavia. S' egli ave{fe avuto mal animo con- 
tra di Roma, era allara vittoriof", aveva accrefciure Ie fue fane coU' 
acqui!to dell' ampio Ducaro di Spoleri, e con uo Duca nuovo fUd crea- 
tura: nail porea darfi più proplzia con
iuntura di quella per fJ.r del 
mlle a' Romani. Pure fecondo Anallafif1 nulh ne feee, e torn>Ílene 
all! fUI Reggia. Vuole la Lenera lOii Papa Gregorio, che Trasmondo 
foOe innocence, ed ingiuftamente perfeguirato dJ L'utprando; e noi 
abbiamo da A IHftaG", che Papa Zacheri-l, Pontch.ce non inferior di 
virtù al fuo Antece{fore, configliava i Romani di unlre Ie lor armi 
contra d' eno Duea Trasmondo: il che m:!ggiormen
e (crvi ad abbat- 
terlo. Tralafcio alrre offervJzioni. Fu in qu 
fl' Ano() M lenro de' Mi- 
liti e G:wernaror di Venezia Gjov
nni Fa!JriâacfJ, per qu.tnra artena 

b) Dan4ul. il Òandolo (b). Ma coftui non arrivò a comt'iere I' Anno dd fuo go. 
'; clmn

. verno, pcrehè i Venezi,tni il depofero, e gli cwaron') anche gli oe- 
R:r;"r::li,: chi. N el Mere ancora d' Otrobre del pr
fenre Anno fin! d
 viv
re do- 
po una lunga m11ania Carlo firhrtello, R
gge
re r er . t
ntl anm del-11 
1\1onarchil Franze(e, celebre per tanee vHtOne da 1m nporrate, e be- 
nemerito di quella Corona, per avcl.e oppreffi ,?
ltl TiranOl, ma più 
benemeriro della fua Famiglia, ch' egli illcammmo 
d OCClJpJ.r quella 
fle{fa Corona. Tuttavia pachè quelto Principe fi 1e!:,\l1 delle rendire 
delle Chicfe, per pagare i Soldati in oce:! 1i?11 di t.mt
 gu
rre,. e i?- 
trodu{fe I' abufo di dar Ie B.ldie de':\ 10naci In ß
nefizlo a I {{JOI lTh. 
ziali Laid: !afciò dopo dl sè una mcmona fvantJggiofa, e fcrv} d' e- 
lem- 


(t) Pa l "'" 
D;,uø>lus 

. 6. I. 51. 



ANN A LID' I TAL I A. 
41'. 
f
mpi() a i Cuoi Figliuoli .e Nipoti per continua
 n
ll' abuf
 fudderto.. E1\ A Volg. 
Re1b.rono di lui trc Flghuoll Carloman>lO, c PlpptnO, nltl ddlle pn- hNI'{O HI. 
rn
 nozzc, e Griffone dane; fcconde. Non accorj'.mdoíi i due primi 
coil' alrro fi venne; all' armi. Griff)nr fu dol qudli pn:fo, e confin.!.- 
to In una' pri!jlonc, e Srmicbilde [ua Madre in un t\IlJnifiero. II Co- 
gnome dl ,i\1artello, 
:l
O ad dfo C.uIo, non fi t
ua.va prdfo alcuno 
de gli antlchl :\nnal1tb Franzefi. Solamt>ntc CO!TI1I1CU a leggerfi nd- 
Ie SlOne dl Epidanno, & OJoranno, che fionrono ncl Secolo Un.. 
dcclmo . 


Anno di C R 1ST 0 DCCXL I I. Indizione x. 
di ZACHERIA Papa 1. 
di Co S TAN T I r.. 0 Copronimo Imper. 23. e 2. 
di L] U T P RAN D 0 Re 3 I. 
d' I L D E ß RAN D 0 Re 7. 


O Nel precedente Anno, 0 pur nel prefente, dte ragionev01mente 
e(fcre accaduta la rnmazione fJ.tta nel Oucato Benevenrano. Pao- 
lo DIJ.cono (a) immediaramence dopo la prefol di Spoleri feguita a di- (a) Paulus 
h . 1 [ > 1 , d ' . ., II I d B DlaconJlS 
Ie, e C I ,e .Iutpran 0 S lIlcammmo a a Yo ta I cnevento con 1. 6. c. )7. 
tune Ie fue fo: zc, per punire Go1eftalcQ Duca, ficcome vcdemrno, 
rivoltato Contra di lui. Ma non a[pdrò Godefcalco }' arrivo dd Re 
armJ.to e vinonoto. Fece trafportare in nave rwte Ie preziofe lup- 
pellettili dd PalaZZo, e la Moghc lua, con pcntiero di fuggirfene in 
Grecla. A 1m nullJ. glOvo, pcrehè memre anch' cgli va pcr Imbar- 
carfi, i Beneventani parzlali di Gijòlf, fl. gli furono addofio, e }' am- 
rndzzarono. Ebbe fua Moglie l:i fDHuna di tàlvarfi, e dl ncoverarfi 
con rutto il lùo avere a Lnttaminopoli. Uno de' luoi rcati preíTo il 
Re Liurprando vo io imcndendo, che fo(fe, l' aver egli altuo dltpet- 
to prefo 11 Ducato di Bt.:nevc: nto Icnza nfpettarc I' auwnta Rt:galc
 e 
in pregiudzio de i dmtti compttenu a Gljolfo I/. tìceome FIgbuolo 
dJ G,"imoaldo 11. Uuca. Comunqut" fia, arnvaro Llurprando a Bene- 
vento, qUivi pofe pt.:r Duca dJi> Gifòlfo. Pnò non fi ruò mai menar 
buono a Camillo Pellegnn{} (b) II plt:tenderlÌ dol IUl, ehe la cadura dl (b' c,!mill. 
God
fca1co, e l' J.(funzlone dl vltoJfo 11. {ieno da riferirc all' r\nno Peregrlnlls 
S d . · r.' d ' T
m 1 I. 
7P,. e
za nCumenu aurtntlCI non olerCI 10 qUI I comranarc a B.er:Italit. 
Paolo DIJ.con,>, 
cflttore del preleme Steolo, che chlarJment
 met- 
te 111 quelti tempi Ia mutJZIi>ße luJJetta. E pero e(fa appawt.:ne 
all' Anno pretente, o\'vero aii' anrecedtnte. Dopo avere tLbliita la 
C]UICIC; nd Ducaro dl B- nevenro, lè nc tornò IndlctrO il Re Liutpran- 
do, t" mCOllt era ndla Città dl ürta, udi, che Para Zacheria s'era mof- 
fo da ROIua, per venire a tro\'cl.rlo. Per qutOte Lettcre avefiè Ccrit- 
to II buon Ponttfi
c, non avca finora VCdUlO adlcmplut2 Ja pwmdfa. 
fatta 



E.. A V olg. 
ANNO í4:!.. 


(a:' .A>zaflaf. 
in Zachar. 


,t+8 ANN A LID' I TAL I A 
 
f.ara da elT'o Re di Tefliruire Ie quattro Città accupate al Ducato Ro. 
mano: laonJe determino d' and.u t:gli in perfol1a a hune i Ihnz.t, ben 
pcrCuaCo, che I.. mac1la, dJ. cui è accompaO",uto il Cublime grad.) di 
un Romano Ponrcfice, leverebbe rurti gl1 olt,iCoh all' eCecuzion de'trat. 
tati. N è s'inganno (a). Parmo da Roma col Cuo Clero, animolàmen- 
te lì mire in vaggio per abboccadi con Liutprando. A ppena inreCe il 
Re qudla Cu.! molTa, che Cpedi ad inContr
1Tlo Grimoaldo fuo AmbaCcia- 
tore, da cui fu condono fino a Narni. Po[cla mandogli incomro i fuo.i 
Duchi, e primi Ufiziali con alcuni Reggimenti di ioldJ.ti, che anda- 
rono a riceverlo otto miglia lungi dJ. N J.rni, e il condulT'ero in un Ve- 
nerdl a Terni Città del Ducato dl Spoleti. In quella Citta davanti 
aIle Pone della B.tfìlica di San Valentino fe gli preCemò con tutta ri- 
ver
nzJ. il Re Lmrprando, accvmpagnw) dal reno de'fuoi Ufiziali e 
fold:ui. Enrrati nella Chieta tècero Ie loro orazioni, ed uCciri che fu- 
Tono, il Re quafi per un mezzo miglio olT'equiof:lmente addellrò il 
Pontefice; ed amendue fiettero que! dl neUe loro tcnde. N el S.1bba- 
[0 lèguente fcguì un abboccamento, in cui il faggio Pontefice con tal 
grazia ed efficacia p
rorò, che tutta la Pohuca lOfine s'lnchinò alia 
Reli 6 ione. Liutprando non Colamenre accordò la pronta rdlituzirile 
di queUe Città, due Anni prim.i occupate, con tutti i loro abllatori, 
e ne fece la Donazione in iCcntro; m:.t concedette an cora tUtto quan- 
[0 feppe dimandare il Papa. Cioè ndonò a S.\n pietro il Patrimonio, 
o fia i poderi della Sabina, che trent' anni avami gli er:ino fiati told, 
c i Patrimonj di Narni, d'Olìmo,d'Ancona, edi Num,ma, eia VaI- 
le chiamata Grande net tcrritono dl Sueri; e confermo la Pace col 
Ducato Romano per venti anni a\'venire. Dltre a ciò do.1ò al Ponte- 
fice tutti i prigioni da lui fani in varie Provincic de' Romani, ed an- 
che i Ravennati con Leone, SergIO, Vmore, ed Agndlo ConColi di 
quclla Città, e fpedì LetteTe in Tolèana, e dl la da Po, :1cciocchè 
folT'ero rneffi in hbertà. Or vegga it Lenore, Cc: mcritava qudlo Re, 
che la tùa memoria folT'e denigrata co\al11o n<:: gli Annali Ecclefiafl:ici. 
Dimandò il Re al Papa, che fi degnilTe dl ordinare un VeCcovo in 
Narni, il cui nome non Ùppiamo, glacchè eu mancato di vita COlt- 
jingnenjè,o iia Coftantillo, Pallore d. quella Ch,eCa,. e .1 Papa 10 com- 
placque. Fu farta la funzion della conCecr<izione alia prcfcnza del Re, 
e della fua Corte, e sì pia e maelloCa compJ.rve,. cht: molt! de Lon- 
gobardi non poterono ritencr Ie lagri
e pe
 la d'VOZ,?ne. Venura la 
Ðomenica, dopo la Meltl Co1cnne mvltato Ii Re ando a prJnzo col 
Papa, e pa[sò il convito con tal piacere, cl1' clIo Re confdso dipoi di 
non aver mai manglato in Clia vita con tanto gufio. N el Lunedì Ii par- 
tì il buon Pomefice, e il Re mandò in fua com pagnia Agipraildo Du- 
ca di ChiuG fuo Nipote, e <.raciperto Gall:aldo dl Tofcanella, e Gri- 
moaldo, non tanto per onorarlo, quanta perchè gli def1èro II pof1èlT'o 
dell
 fopra nominate quattro Clttà: il che fu d:1 loro pulltualmente 
efeguito. In quell:a mal1lcra Ce ne tornò a Rama carico d' allori illål1- 
to P
dre, e pcrciò 
ccolto con incrcd!bih acclamazlOOJ dal Popolo, al 
qualc 


'" 



ANN A LID' I TAL I A. 149 
qua1e ordinò 
i fare una general Pro
efIi
ne a San Pietro, .per rcndc. En A Voj
. 
re grazie a 010 del buon Cuccetro de ruOl pafIi. QueUe cole accaddc- ANNO 'j.p.. 
fO dice Anafiafio nell'Indizione Decima dell' anno corrente; e però 
s'i;1tende cbe nell':lnno 74':J. erano {late occupate queUe quattro Cit- 
[à, ante biennium. Abbiamo poi da Niccforo (a), ehe in quefi' Anno {a) N;ttpIJ. 
Artllba(o dominante in Cofiaminopoli dichiarò (mperadore e Collega In Chr"nico. 
Nice/oro fuo Figliuolo, con farlo coronare dal Patriarca Anafiafio. Per (b) c
htoph. 
attdlato di Teofane (b), e di Elmacino CC) diede fine alia Cua vita ncll' (
) Ji/;:,:
g. 
anno preCente !ftamo 
alifa e
 Impcradore d.=' Sa
aceni, il.qoale fec
n- einNs Hift. 
do la tefiimon!anz
 dl Rodenco da Toledo Cd) hgnorcgglO I' reom:!, SaraUD. 
la I.:ifhia, I' Alaria, la. Caldca, I
 ,due Sori
, la M
dia? I'lrcania, 
a 
d)' 


c;;
: 
Perf 1.1, Ia !\1eÎop.otaml;, 
a 
emcla'. la GlUdea, 1 Egltto, .1' Arabia ill Hijl"r, 
l\laggiore, I' A {fnca, I EUopla, quail tuna la Spagna, lit Lmguado- .Arab. 
ca, e parte dell.. GuaÎcogna: cotamo era creCcima Ja potenza de'1\10- 
fu\m
mi Saraceni. Fu dichiarato Re deUa Francia in que1l' anno Cbil- 
peTico J( r. ed imanto CarlomaHn
, e Pippino diviÎcro fra loro la parte 
de' beni di Griffone lora FrateJlo; e Îecondo i più accrcditati Amori 
in quefio medefimo anno da Pippi110 e da Berta Cua MogHe nacquc 
Carlo, che fu dipoi Re ed Imperadore, e giuUamenrc fi acquiUò il 
titolo di Magno. Si diÎputa tuttavia intorno al Luogo deJIa CUi! naCci- 
[a fra i Tedelchi e Franzefi. ACCOTtifi i Veneziani, che il governo 
limitato d' un anno pel loro Rettore riuCciva d'incomodo e d.mno al 
Popolo, detfero in quefi' anno per lara Duca, 0 Doge Deufdedit, Fi- 
gHuolo del Ouca Ocio uccifo; e qucfii ebbe anche 11 titolo d'Ipato, 
o Ga di ConÎolc Imperiale, dall'lmperadore di CofiJm
nopoli. Lcg- 
geCi ncl Bollario CafinenÎe (l') unit Bolla, d.lta nell' anno Secondo dd (
). Marså- 
tuo Pontif1cato da Pap
 ?a
her
a? in favore dell' 
nGgl1e L\l.oniLlera di í;

N
aj,
I- 
Monte CaCino. 1\1a qm v l 1 Indzz1(me II. Don cornfponde all' anno pre- nenf. T. iL 
fente, e corrano Copra qucl Oocumc::nto altri riflefIi, per gli quali 10 C,nlJilul.7. 
fidfo Cardinal Baronio dubitò della fua legittimità. 


Anno di C It 1ST 0 IL>CCXLI I 1. Indizione XI. 
di Z A C HER I A Papa 3. 
di COSTANTI
O Coproninlo Imper. 14. e 3. 
di L I U T P RAN D 0 Re 3 1. 
d' I L DEB R. AND 0 Re 8. 


F u deci(a in quefi' Anno la controverfia dell'Imperio fra Cofla"IÏ1JO 
Copronimo, ed Artabajò., 0 fia Arrabasdo (f). Venntro aile mani (f) Th 
 
q

ni due r,ivali. in S
rd
. La peg&io. toc
ò ad, ,A rtabasdo? che la- in Chr::t,,;: 
felO anche 1 equlpagglO In preda a 1 vI[[onoG. Sl avventuro un' alua Ni"ph. 
b:maglia. Nicera Flgliuolo d' etro A nabdsdo con grande t!rage de' fuoi in Chm:ir. 
fu aneh' egli obbligato alia fuga. Ritiraronli cili in CoLtammopoli, 
'rom. Jr. 1 i Cit- 



2,0 ANN A LID' I TAL I A. ' 
ERA Voig. 
ittà, che venne firertamenre aíT'diata da Co í1:amino, e prefa nd dì 2.. 
ANNO 743. dt Novem
re. 
imafc rri,gione Arrabasdo co' Figliuoli. Coilantino 
dop
 
ver
t faw accccarc mfieme col Patriarca An.flø}io, e co i 10ro 
pa
ztalt, It fe
e condurre per loro fcherno nel Circo fopra de gli A. 
fim colla faccta volta alIa coda. Nulladimeno perfuafo, che 1'iniquo 
Patriarca aderilTe aIle fue cpinioni contr:t Ie facre Immagini il rimi. 
ie poCcia nella fua Sedia. A veva il Re Liurprando ben farta' pace col 
Ducato Romano, ma non già coIl' Efarcaro di Ravenna, nè colla Pen- 
tapoli, . Provincie tuttavia dipendenti daW Imperio. Pcrciò in queft' 
Anno tece grande ammafI'o di genti con difc:gno d' impadronirfi di 
quelle Provincie; e gli Uf1ziali fuoi cominciarono Ja danza, con efpu- 
gnat" alcune Terre e Cinà. Auerrito da quefio turbine, e dall'im- 
potenza di refi fl:ere Eurichio Patrizio ed Efarco di Ravenna, altro 
rcampo non ebbe, che di ricorrere all'interceHione del fommo Pon. 
(:1) .A1IJ1.ftaf. tence (b): aI <}Mal fine fpedì a Roma una fupplica, a nome ancora di 
in v.it. Z4- Gio'VtlImi Arcivefco\'o d' cíT'a Città, e de' Popoli delle Città dell' Emi. 
,haTl
. lia e della Pemapoli, í"congiurandolo, che accorrdfc alla lor falvazio. 
oe. Il primo ripiego, che prefe Zacheria, fu queUo d' inviare con 
Lettere e regali al Re Liutprando Ben
detto V cleovo e Visdomino 
deIh fama Chief a Romana, infieme con Ambroji
 Primicerio d:.:' No- 
tai, ad eforrarlo e pregarlo, che deG (le{fe dalle offete de gli StatÏ 
Imperiali. Trovarono eßì oflinatii1ìmo il Re nel difegno di quell'im- 
pref.1. Anora il buon Papa, lafciato il governo di Roma a Stefa,>Jo Pa- 
trizio e Duca, qual Padre arnorevole, non atterrito dalle fatiche in 
prò de' fuoi Figliuoli, fi mo{fe da Rorna aHa voha di Ravenna. Fu 
incontrato il fanto. Poncefice daW Efarco alIa BaGlica di San Crifio- 
foro qW1ranta miglia luogi da Ravenna in un luogo chiamato a1l' .-\- 
qui]a. Pre{fo poi a quella Città gli ufd incontro gran p.lrte del Po- 
polo dell' uno e dell' altro fe{fo, benedicendo IddiD per la di lui ve- 
nura. Di coB fpedì egli al Re lùddetto. Stefano Prete, ed Am
roGo 
Primicerio, per notificargli i1 fuo arrivo, e Ia riroluzion prefa dl por- 
tarG a troyarlo. Arrivarono eßì ad Imola, Città in quef1:i tempi pof- 
feduta, non men che Bologna e Cefena, da i LongDbardi; lOa quivi 
trovarono delle dtfnculrà, per profeguire nel via
gio, nudian.do
 i _Mi- 
nillri del Re J'impedire la venuta del Papa. DI ciò avvertlto 111a01o 
Pafiore, confidato nelI'aiuto. di Dio, motre arditamcnte da Ravenna, 
e raggiunti ì fuoi Melli nella giurisdizione Longobardica, gl' }nvíò 
inn:mzi al Re, che a tutta prima non Ii volle ammc(t::re, p
rch
 mal 
fofferiva la venuta del buon Ponrefice, il quale nel dì 2.8. dl Gmgno 
arrivò al Po, coo rrovar ivi i principali Minifl:ri, mand
d dal Re per 
ricev
rlo. Can effi il Papa fi portò a Pavia, e fcrmatofi nella Baíì- 
lica di San Pietro. in C
lo llJiY(O, firuata aHora fuor di Pavia, ,corren. 
do Ia Vigilia dello fie{fo Principe de gli A pofl:oJi, quivi cdebr<? 
e(fa 
folen'1e: dopo di che entrò nella Cirtà. Nella fèfl:a feguente mVltato 
dJI Rc nelh medefima Balìlica, foknnemenre compiè i facri ufizj) 
pranzò eol Rc, e fceo pofcia con aceompagnamemo magmnco fu 111- 
trO- 
, 



ANN A LID' ITA. L T ^ . 2.j'I 
trodotto nc:l Regal Palazzo. Qli\"i adoperò il Pontcfice l' cloquenza E. A Vo!g. 
fUl non [010 per diftornar Liurprando dall' opprimcre I' Ef:u-caro di Ra- AI':HO 143. 
venna n'11 eziandio per indurlo a reO:itUlr Ie Cm.ì occupate. Si tro- 
vò neÌ Re una gran durezza: tUltavia conJitè.:Cc in fine di rilaCeiare 
alcuni territorj a Ravcnna, e due pani del territorio di CeCena aHa 
parte della Repubblica, 
ioè tal Rom,lOo I mper'?; ch
 talc era !l lin- 
guaggio d' allora, .con rJ
e.nernc: la terza .part
 m p-eg
o, finche [Or- 
nallero d.. Coi1:anunopoh I CUOI Ambafcllton. CIO tatto fi parti di 
P.lvia il Pomdìce, accompagnato da dfo Re fino al patro del Pò, 
do\'c prefe comiato da I
i 
 m:
 con inviar Ce
o i, [uoi Ou

i e Pri- 
mati, ed. aim., che et.egUlße
o 1,1 eo
corda;:
. Contmuato pOicl
 il viag- 
gio, c ncmpu:ndo dl con[ola
l
nc I Popoh per dovunquc pa(J;n a, fie- 
come OlcíTaggier dl p.lce, arnv 0 finalmt:me a Ronu, dove in rendi- 
mento di grJzie a Dio cclebrò di nuovo con rutt -) it POi'olo IJ fd1a 
de' Sanri ApoHoli Pierro e Paolo. Degna colà dl ol1<.:rvazìonc Ii è, che 
in qu
lt' :\nno n;11' Ind
zione XII.. 
o
inciara ncl S
[[embre, fu ce- 
lebrJto da P .Ira Zachcna un Concilio l\) Roma, compolto di molti 
V efcovÌ, dove furono Uabtliti varj Canoni riguardevoh per la d1tèi- 
plin.l Eccldìallica. In fine vi fi Iegge: Faftllm eft hoc COl/cilium Anno 
Secundo Arttlbaldi lmperatoris, "ecnon & Liuthpra1Jdi Regis AíznO 7'ri- 
gefimo Secundo, Indiéliol1c Ducdecima. Non s' era diJnzi ne gli .-\ 1[1 Ro- 
mani gìall1mai memovato l' Anno de i Re Longobardi. Dihgentemenre 
poi ci avverrj il Cardmal Baronio, che in vccc dell' Anno Secondo di 
.drtabasdo fi dee leggere l' -dnno <Ierzo, perchè a Rom.!. non s' era per 
anch<: intcl":1 la di 1ui colduta, e il riforgtmento di CoflalJtÌllo CtJpYlwimo. 
Ad dfo I mperadore Colhmino aVC:l gla Papa Zacheria inviaco un [uo 
NW1Zio; ma que1
i rrovato Artabasd6 lut Trona Imperiale, laggiamen- 
te s' era ritirato knza fare alcun perfonaggio, afpettando cio, che la 
forte determinatre di queO:i RJI:ali . 
ndo in fmi, ficcome dltli, per 
terra Artabasdo; ed aHora fa, che tl Copronimo vincitore ordioò 
che fi eerca(fe conto del Miniltro Pontit1elO, e dopo aver fan.!. Ia Do
 
nazione al Papa e alla Chiefa Ramana di due Maire, cioè dl àu:: te- 
nure &onfiderabili di tcrreno, gli diede Iicenza di tornarlène in It.alia. 
Qudlc Maire erano appell:1re N inf.\ e N ormi.1, e apparrcnevano dian- 
zi alia Repubb.ica, cioè all' Imperio: Cegno maoifdto, ehe tuttavia du- 
rolva in RonM l' autorirà e il deminio 1 mperi..le; nè i Papi, nè i Po- 
p01i s' erano fottrar!Ì Jolli' ubbidìenza dell' Impcradorc, nè er
 nata ful- 
minata eCprelTa fcomunica cunrr:t di Colbmmo .-\ugull:o, turrochè ni- 
mica c pcrlè:cutore delle racre ImmaglOi. 


1


Û. 

i: oÀ;)\;" 
\0".... 


Ii z. 


Anno 



2.,2. 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 DCCXLIV. Indizione 
di Z A C H F R I A Papa 4. 
di COSTANTINO Copronirno Imper. 
di I L DEB R .'\ N DO Re 9. 
di RAe HIS Re I. 


XI I. 


2 5. e 4. 


EIU Voig. L 'Ultimo Anno è queß:o iJdla vita e del Regno del Re Liutprand
 
ANNO 744. fe pUfe egli non era mancato di vita nell' Anno precedente; deÌ 

a) .An h Aftaf. che io dubito forte, con6derando Ie P arole di Anafta(io (a) là dove 
In Za, IIr. r. h 1 d '. 1 d ' 
ICrJve, c e a Ivma c emenza, trIm em Regem ante diem fuperius con- 
flitutum de hac fubtraxit luce. Recò la mane fua una fomma allegrez- 
za a i Romani e Ravenn
ti, e per \0 comrari3 grande afflizione a i 
Longohardi, che in lui perdevano un ouimo Principe; e tanto pin 
perchè lafciava per fuccelfore lldebrandø fuo Nipote, già dichiara[o Re, 
ma mal voluto dalla fua 
 azione. L' elogio di Liutprando I' abbiamo 
(b) po1ulul da Paolo Diacono (b) nelle feguenti parole: (:It) Fuit autem 'Vir mu/tæ 
fi,:;opus fapienti
 
 con(zlio [a[,ax, pius admodrlm, & pads amator, be//{} pot ens , 
lan;obarJ. de/inquentibus clemens, caf/us, pudicllS, oratÐr pervigil, eleem
{ynjs largus, 
J. 6. ,. S8. Literarum quidem il,narus, .fed Phil
rophis æquandus, nutritor gentis, Le- 
gum augmentator. Aggiugne, ch' egli in fua giovemù prefe moIte Ca- 
ftella della Baviera, fempre confidando più nell' orazione, che nell' ar- 
rni; ed ebbe gran premura di confervar la pace co i Franchi, e con 
gli A vari, padroni aHora della Pannonia, oggidì Ungheria. Oal me. 
de{imo Storico pari mente fappiamo, che queO:o gloriohffimo Re fab- 
bricò in Of1Ore di Oio molte Ba{iliche in qualunque Luogo, dove era 
folito a foggiornare. Oltre a\ Moniftero, ch' egli aggiunlè alla .Bafi- 
1ica di San Pietro in Cæ/o Aureo, Ja che in dfa fece tr3fportar daJla 
Sardegna il Corpo deB'in6gne Vefcovo e Dottor della Chiefa Santo 
Agofl:ino; edif.cò eziandio nell' Alpe di Bardone, cioè nelle montagne 
di Parma, il Moni{}ero di Berceto, appellåto di Santo Abondio; per- 
chè ivi fu ripofio il facro Corpo di quefto Martire. N e' borghi ancora 
di 010nna, Corte e Villa in6gne de i Re Longobardi in qucili tempi, 
oggidì nomata Corte1ona, fpename a Don Carlo Filibeno d' Ene, 
Principe di 1 S. R. Impero,e Marchefe di San Martino e Borgomainc.ro, 
fabbricò una Chiefa e un Monifiero in onore di Santo Anàfiaho Martlrc . 
01- 


(*) Fu poi Uomo di molta jßpienza, di conltg/;o (agace, molto p;o, ed a- 
mante dell a paee, potente in gu
rra, rverfo i delinquenti clemente, cafl(J, 
pI/dieD, oratore molto lvcgliato, grand' e/em
(zniero, di Lcttere certamenU 
ignorante, ma degno d'effir psragonato a' FJiofofi, alimentator del/a genie" 
aumentator delle Lcggi. 



ANN A LID' I TAL I A. 2.53 
Oltre a ciò entro il fuo Palazzo di Pavia erdre la Cappella del Sal- ERA Volg-. 
vatore, e quivi deputò Preti e Cherici, che ciafcun giorno vi canrar- ANNO 744. 
fero i divini Ufizj, pia invenzione non praricata fino a que' giorni da 
:ilcuno de i Re. Per attethto d. Paolo fuddttto, che non fi può cre- 
dere ingannaro in ciò, data fu fepolmra al Re Liutprando nella Bafi- 
lica dl Santo Adriano, dove dianzi I' avta confeguira anche il Re An- 
sprando fuo Padre. Ma drendochè nella Bafilica dl San Pietro in Gælo 
Âureo tuttavia fi legge il fuo Epltaffio, conante opil1lone è de gli 
Storici Pavefi, che il di lui cadavero folTe col rempo trasferito in elfa 
Bafihca. 10 per me credo compollo quell' Epnaffio mohiffimo tempo 
dopo la morte fua. E qui pofe fine il fuddetto Paolo Dlacono alia fua 
Cronica de' Longobardi, fenza faperfene it perchè. Se non ebbe cuo- 
re di fcrivere la rovina del Regno Longobardico fotto Defiderio, putè 
almen regifirare Ie azioni de i Re Rachis, ed Afiolfo. Reftò al go- 
verno del Regno Longobardico il Re lldebrando fùo Nipote, che do- 
pa, di lui regno aoche feue Mefi per atreUato di Sigeherro (a). Leg- (a) Sigt/!I#"- 
gefi nella Storia ddla Chief a Piacentina del Campi, e prdfo il Padre t
s in Chrl- 
Mabillone (b), un fuo Diploma in favore della Chiefa di Santo Anto- n
co. bOil 
nino, pofia fuori di Piactnza, daro ncl dì J I. di Marzo del prefente 

n::,a 
e: 
Anno, correndo l' Anno IX. del fuo Regno, e }'lndizione Dodice- ncdifl.'I.ll 
fima: dal che fi fcorge paffato già aU' altra vita il Re Liutprando. Ma 
cffendo incorfo quefio Prmcipe nell' odio de' fuoi Popoli 0 per vizj an- 
tecedemi, 0 per fuífeguemi cattive azioni, rolto gli fu 10 [cettro, e 
quello conferiro a Ratchis, 0 fia Rachis Duca del Friuli, di cui s' è 
fatta menzione di fopra, Signore non men pel valore, che per altr(
 
belle doti riguardevole. Nelle Carte da me vcdute d'dfo Re, cor- 
reva }' Anno II. del fuo Regno nel dì 4. di Marzo, e nel dì primo 
di Settembre dell' Anno 746. e l' Anno Ill. nel dJ 24. d' Aprile dell' 
Anoo 747. e }' Anno 117. nell' Agofio dell' Anno 748. il che fa cono- 
fcere, ch' egli pnma dd Scnembre dell' Anno correml:: fu alzato a1 
fogho. Nè si tollo il Rnmano Ponrefice Zachena (c) ebbe intefa 1:1- (e)AnIl16f. 
dl lUi alfunzlOne t che gli fpedl Ambafciatori, con pregarlo di lafcia- In ZAchAr. 
re per nvereoza del Principe de gli Apolloli in pace I' Italia. Fuco- 
no ben impieg.ue que1te preghiere, e fi onenne da lui una tregua per 
venti 
mni. In qucfli rempi per attcfiato dl Paolo Diacono fiorirono 
due buol1l fervi di Dio, clOè BaodDlinø Romito nel ddlretto di Foro 
dJ Fu!vlO, 0 fia Valentino, oggldl Valenza, preífo il Fiume Tanaro,. 
e 'l'etJde/apio nella Città dl Verona, amendue famo!ì alIora per gli mi- 
racol" e pt:r 10 fplrito di profe:z.ia. Ma I' opere loro fùn rirnëofie afcofe 
nelle tenebre per negligenza de' no(hi Maggiori, che di quefii e d' al- 
tri, i quali probabilrneme vif1ero allora in Iralia con odore di fanrità,. 
niuna V Ita lafciarono, 0 fe h1.rciaronla, non è giunta fino a' tempi. 
noftci . 


Anno. 



254 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 DCCXLV. Indizione XI I I. 
di Z A C HER I A Papa 5. 
di COSTANTINO Copronimo Itnper. 26. e 5. 
di RAe HIS Re 2. 


E"A Vol
. F uqueft' Anno pacifico per tutta I'lealia, perchè il Re Rachis Co- 
ANN 0 745- lamente pensò a . ben' a(fodadi rul trono, e ta Hcgua fatt:a co i 
Greci lafeiava tranqUlHo il cuor dell' I talia. [)ap:1 Zacheri
 intento a 
fempre più O:abilire nell:l Gcrmania la Fede Crilliana, quivi piantau 
daU'infaticabil San Bonifazio., eelebrò in quell:' Anno in Roma un Si- 
nodo di pochi Vefeovi é Preti, nel quale komunicò A Idebeno e Cle- 
mente, due fedultori de' Criniani, a lui denunziati da e(fo San Boni- 
fazio. Imanto -i due FratcUi Prineipi in Francia Car/omanno, e Pippi- 
no feeera guerra, it primo a i SaLToni, I' altro in Alem:.!gna, 0 fia Sue- 
via, can riportarne vittoria, e queili proCpero!ì fucceffi furono eagio- 
ne, ehe rnolti dc'SuLToni abbracciarono la Fede di CriO:o. 


Anno di C R 1ST 0 DCCXLV1. InJizione XIV. 
di Z A C HER I A Papa 6. 
di COSTANTINO Copronimo Imper. 1.7. c 6. 
di RAe HIS Re 3. 


(a) Rmm. 
lIal;car. 
part. II. 
Tom. II. 


N EL dì primo di Marzo" di queft' Anno it Re Rachis, correndo 
I' Anno fl. del CUD Regno, pubblicò nove Leggi, call' aggiu- 
gnerle all' EdittG, eioè aU' alere de i Re Longobardi. Nella quinta 
vien foeto pena dclla vieaproibito a quaHivoglia perCona I' inviare fuoi 
l\ldIi a Roml}" Ra'iJenna, Spoleti, Benevento, in Francia, Ba'iJiera, A- 
/emagna, G,"uia, cd Avaria, cioè nella Pannonia 0 !ìl Ungheria, al- 
lora ablt.ata da gli Unni Avari. Ciò per gdo(ia di Seato. M:1 è ben 
degno di conGderazione, chc quì vengano pareggiati a i Popli O:ra- 
meri i Ducati di Spolcti, eBencvento., quafichè queO:i non foLTero 
fottQPolh al Re Longobardo. Forfe aHora correvano Cofpctti dell.!. fc- 
deltà dl que' Duchi. Ed appunto noi fJppiamo da i Cataloghi, da me 
thmpati avanei aHa Cronica di Farfa (a), ehe Anspranáo Duca di Spo- 
leti.eompiè in queft' Anno, 0 pure nel preeedemc la earriera de'tuoi 
glOmi, ed ebbe per fucce(]òrc in quel Ducato Lupo, a fia Lüpone, 
che.il Coote Carnpello Ron inverifimilmentc crcde appellato Ire/fo in 
favdla Longobardlca. o!ìgnificando in fani quel10 nome TcdeCco il Lupo 
in Iuliano. N die giunre ad elf.1 Cronica Farfente fi legge un Diplo- 
ma del medefimo Lupo, e di Ermelinda ( verifimilmenre fua Mog!ic) 
gloriofi e [orlm;i Duci, in cui tbbildcono un Monillero di facre Y 
r- 
glll1 



ANN A LID' I TAL I A. 2. 5' 5' 
gini vicino aUe r.nura deUa C
ttà. nofl
tI di Rieti, e il meltono, fott
 Ia ERA Vo12. 
protezione dell' mfigne Momt1ero dl Farfa. Qlella Carta e fcrma ANNO 746. 
Spolet; in Palatio .Ann" Dueatus nøflri V/. Menfe Aprili per lm{iflione1lt 
IY. cioè nell' Anno 7ft. Nondimeno dJ altri Documenti da me ci
 
tad nelle Amichità Italiane (a) fi raccoglie il principio del di lui go- (J) .Ar.1i1"i- 
yerno e OMCatO nell' Anno 74r. Anno nondimeno, che a grandi ca- la
. Ita lie. 
lamità fu fouopot1o in Occidcnte ed Oriente per Ia rerribil penilen- 
?írlat. 
za, che fecondo l' atreftato di Teofane (b) ebbe principio in Sicilia e (b)' Thtð1'lJ. 
Calabria, e diffondendoli poi per Ia Grecia, arrivò a flagellar' anche ;
 Chronog. 
Cot1antinopoli con it1rage incredibile de' PopoIi, e cominuò qualche 
Anno dipQi. Narra quello Srorico gli ftrani efferri di quet10 indo- 
mito malore, di cui non profittò punto il traviaro Imperador Co- 
ftamino . 


Anno di C R 1ST 0 DCCXLVI I. Indizione xv. 
di Z A C HER I A Papa 7. 
di COSTANTIl'iO Copronimo Irnper. 28. e 7. 
di RAe HIS Re 4. 


F u oggetto di ammirazione aHa Francia c aW ltalia in qurW Anno 
la rifoluzion prefa da Carl{}manno, Fratello di Pippino, di abban... 
donar Ie grandezze del Secolo, e di abbracciar I' umile vita Monaili- 
ca. Gli era precedmo coil' efempio Unilldo, 0 fia Unoldo Ouea di Aqui- 
tania, che due Anni prima, cedmo al Figliuolo il Ducato, e prefo 
l' ablto 
1o
an!eo, fi diedc: a .
r penjrenz
 d
' (
oj peccati (
), ma (c) Mabill. 
con Iafclar In flne una fVcl.nragg'ofa memona dl se pretro m:)ltl, per- in .Annal. 
chè da lì a vemieinque anni, dT'cndo morto il Figliuolo Wuifario Du- Bmltlitlin. 
ca, e il Re Pippino, fe ne lOroò al Secolo, c al governo de' fuoi Sta- 
ti, e npigliò Moglie dopo sì lungo divorzio. Ora Carlomanno, reo 
aneh' egli di molte crudehà, a perfila(ìone, per quanto (ì crede, del 
famo ArciveCcovo Bonifazio, venne in Italia, e pre[enrarofi a Papa Za- 
ch
ria, fece di mold doni alla BaGlica di San Pietro, ed efpofio il fuo 
penfiero, ottenne da eíTo Pomefice la facra Tonfilfa, 0 fia 13 velIe 
Monalhca. Pa(fJto dipoi nel Monte Soratre, dove fi credea,. che [oíT'e 
flato nafcofo San Silvellro Papa, quivi edi6cò un Monil1ero,. atten- 
dendo da lì innanzi a i fami efcrcizj del Monachismo. Mol perchè fre- 
quenti er:.mo k vifire, che a lui faeevano i Nobili Franzefi, allorchè 
capÜavano aRoma, veggendo egli di non porer quivi rroval" Ia quic::- 
te defiderata, di là fi trasferì al celebre Monif1:ero di Monte Calino, 
e [otto I' Abbare Petrðnace, tl1travia vivenre, colla profdIìon religiofa 
obbligò il reLio de. {uoi giorni a quel [aero Witmo. Leon(' Onien
 
fe (d), ed altri raecontano varie pruove fatte dclla di lui U milrà c (d) L" 
Pazienza. Ma non è già vietato i} credere Un:! favola, il raccontartì ChrDn;'. 
da Regmonc, ch' cgli renza elfcre conofciuto, fu ricevuro fr M a que' 
b

:n{: 7. 
0- 


, 



ER A Volg. 
ANNO 747. 


(a) .Anl;'f..i- 
,.,. 11111ic. 
Differtllt. X. 
JIIS' SIJ. 


ANHO 74i. 


(b) .Anllflaf. 
;n ZlIchllr. 


(c) .Antrjla[. 
i1liJfm . 


1;6 ANN A LID' I TAL I A. 
Monaci, e che firapazzato dal Cuoco, fu poi da uno de' Cuoi hlmiliari 
fcopeno. Circa quclb tempi, fe dice vero la Cronichetta del MOfli- 
fiero Nonamolano, di cui parleremo all' Anno 7fo. il Ðucato del 
Frmh era governaro da Anfelm9, che fu poi fondatore del fuddetto 
Momfiero. Avendo egli rinunziato al Mondo, per fervire unicameme 
a 010, pare, che a lui fuccedelT'e in qud Ducaro PÙtro Figlio ði 
Munichis, riconoCcluro vera mente per Duca del Friuli da Paolo Dia- 
eono, ma f.enz.a aOegnarne il tempo. A quell' Anno appaniene un De- 
creta di Rachis Re d' Italia, che ft legge neUe mie Antichità halia a 
ne (a), ma colle Note Cronologiche alquanto difettoiè, in cui de- 
term in a i .con6ni d' alcuni poderi del Momí1ero di Bobbio. 


Anno di C R 1ST 0 DCCXLVI I I. Indizione I. 
di Z A C H l R I A Papa 8. 
di COSTANTINO Copronimo Imper. 19. e 8. 
di RAe HIS Re 5. 


A Ttendeva in quefii tempi fiudiofamente il Popolo della Città di 
Venezia aHa mtrcatura, navigando anche e trafficando in Oriente 
c in Affrica, ma renza guardarla per minutQ, purchè facdfe guadagno. 
(=II') Capitarono non pochi di quef1:i Mercatanti Veneziani aRoma, e qui- 
vi comperarono una gran quamità di Servi , 0 vogliam dire Schiavi 
Crifliani dell' uno edell' altro fdro, con difegno di condurli appreffo 
in Affrica, e di venderli a i Saraceni" Pervenuto a gli orccchi del 
piiffimo Papa Zacmria quefio loro difegno, non tardò a proibire un 
così infame traffico j e sborfato quel prezzo, che ft cooobbe impie- 
gato da effi nell' acqUlfio dl tali Servi, miCe in liberrà tutta quella 
povera geme, ficcome attetla An.ülafio (b), 0 fta l' Autore pin antico 
dc::lla V ita di e{[o .Pàpa . 


Anno di CRISTO DCCXLIX. Indizione II. 
di Z A C HER I A Papa 9. 
i1i C 0 S TAN TIN a Copronimo Imp. 3 o. e 9. 
di A S T 0 L FoRe I. 


C Efsò in queO:' ^-nno la rregua accorclata da! Re RacbiJ aIle Citt'à 
Italiane dipenden! i daB' Imperio, Per colpa di chi, refia ignoto, 
ie non che Anaihfio (c) attclla, che Rachiji pieno di fdegno ft portÒ 
coll' aT- 


(.) L" I1lufire A.utore intende nOll di tutta 1a N;;zione ill generalc. ma folo d' a!cun i 
p articolari" 



ANN A L I D 9 I TAL I A. '2.57 
coll'armi :;!.U'a{fedio di Perugia, mimcciando in o1tre tune Ie Città ERA Vûk 
della Pemapoli; e rcmbra ancora, che aIeune d'dfe fo{fero da lui oc- ANNO Î49. 
cupate. QueLl.t rua collera non è ingiuUo il credere, che fofìe origi- 
nata da qUJ1chc mancamemo 0 ingiultizia dc' Romani, per cui reHafìè 
grave mente irrit:uo I' animo ruo. Comunque fi
, ap
cn
 a gli ?recchi 
del I'ontdice Zacberia pervennero queLh mOVlmenti dl RachIS, che 
prefi reco alquaoti del Ckr?, e. i p
ù rig
ar?evol
 perronaggi di. Ro- 
ma vùlò a Pt:rugia, e quivl Implt'g.ltl afìallhm
 dom e calde prcghlere, 
tan
o cli{fe e fece, chc placato il Re, )'indufìe. a I
var l'a{fedio. Poco 
fu qudlo. In oltre il Ùmo Padre con talc efficacla gli parlò imorno 
aHo fprezz.o delle cofe terrene, adducendo verifiu\limeme I' efempio 
tì'e[co dl Carlomiwno, Principe di tama po{fanz.a, che Rachis concepì 
anch' cgli 11 dlft:gno di abbandonare il 1\ lundo, c di darfi a rt:rvire a 
DIO nell' Htituto 1\lonattico. In fatti da 1I a pochi giorni egli rinun- 
ZIÒ alia dignilà Rcg.lle, e in compagnia dl Tttjia lua Confone, e di 
R3trudc fuJ. FiglmoJa, fi portÒ aRoma, dove tutti e tre da e{fo Pon- 
telice nceverono l' ablto 1\1onacalc. Palso anch' egli ad abitare nel 1\10- 
ni Uero di 1\1ome Cafino, e Ia Mo_glie coUa FIgliuola (0 pur colle 
FlgllUole) fondò un 
Jo
illero dl (ol_ere 
 ergll1i a Piombaruola, non 
lungi da d1ò Monte Calmo, dove i1 conkcrarono a Dio per turta la 
101'0 vita. Durava ancora a'tempi dl Leone Mar{ìcano (a) il nome 
della Vigna di Rachis 111 Monte CalÏnû, e Ia tradizione, che h me- 
dt:tìma toile piantJ.ta c coltlvata daUo Hefìo Re divenuto Monaco. .-'\ 
lui i"uecedette neI governo del Regno Lo
gobardico .Aflolfo (uo Fra- 
[edo. 11 Sigol1lo, e II Cardinal ß.lronio, 1t 5 uitando I' OUienre, rap- 
portarono all' Anno legueme 7fo. la rmunzia dl Rachis, e I' a{f;.u1Zione 
al trono 
i e{fo Ailolfo. Ma pi ima 
' ora Sigcbeno. Storico (b) ami- (b) Sigtbtr- 
co, e a dl not
n 11 Padre Pölgl ((), tonJato nclb V \ta di Samo An- tliS in Chrç- 
felmo Abbate di NonamoIa, ofië:rv.arono doverlì riferire a quell' Anno ,Úeo. . 
cotali avvenimemi. 10 panmcnte ho aluove Cd) con varj Documenti (c) Paglus 
provato, 
hc il pnnciplû 
el Regn? di Anolfa s' ha da nporrc .nell' 

r-:::
na!. 
Anno preteme 749. t- qUI rotto all Anno 7P.. vcJremo, ch' cgil era t d ) .Arliqui- 
fallto glà ful Trono nd dl 4- dl Luglio di queUo medefimo Anno. Nell' t.1
. ItalIC. 
antlchlllìma Crol1IchctraLongobolrdiea,da me dolla alIa luce,fi Ieggc,ch
 DI/Jtrtat. 
Rachis reg"14Út Annas IV, & i'llcnJes lX. Dovrebbe app,mt:nere a qudli 70. 
medefiml tempi I.
 fondazi.'nc dd i\loniltero di Monre Ammiate in 
To1C.na n.:Ila Diocefi dl Chmfì. L'L'ghelli (e) ne ha pubblicata un' (e) 
ghûl. 
amica RdazlOnc, da cui apparifce, che 11 Re Rachis dopo l' aífedio Ifabe. Slier. 
di Perugta, ed anche dapo aver pn:fo l'abtto Monaltico, edificò que! !"
p
:p 
Momltcro. Quivi ancora fì Icgge un Diploma del Re mcdefimo, che 
tufÌ;l: . 
dona ad eHo lacro Luogo una gran quantità di bcni. Sopra di che è 
dJ dire, pote,- efTere nata, che RachIs fondaOè il Moniltero Ammia- 
tino; ma colltenerfì delle tolvole 111 quclla Relazione, t-J C{fl:H" poi di. 
fcord.an.te d.llla RelazÏone, anzi per riù capi ri
hcolo qucl Diploma, 
c:he 11 t.-l dalo nell' Anno 7.P'. 'Iér::::.o del Regllo tli Rachis, correnda )' 111- 
di;;:,ian
 Decima, cioè vivente an cora il Re LlUrpranJo. Di limilt fin- 

()m.IV. K k ZIO- 


(a' Lu 
o{iienfìs 
Chror;i6. 
C7fìnenj: 
lIb I. c. 
 



2. 58 ANN A LID' I TAL 1 A. 
E II.." V olg. zioni per accreditar Ie origini de' Moniílerj, 0 i lor Santi, erano fe.. 
ANNO 7 So., çondi i Secoli dell' ignoranza, e più d' un efempio ne abbiam già ve.. 
duro. Penfa Camillo Pellegrini, cbe in queft' Anno a Gifolfo II. Duca 
di Benevento rucccdeífe Liutprando. Ma re non v' ba errore neUe Note 
Cronologicbe di un Documcnto riferito nella Cronica del MoniHero 
(a)r Rtntm di V olturno 
 da me data alia luce (a), qud1:o Liutprando con fua 


 tj,.P37 1 :: Moglie S
anjperga, fignoreggi.lva in quel Ducato nell' Anno 747. cioê 
moho pnma. den' Anno prereme 


Anno di C R IS T 0 DCCL.. Indizione I I I.. 
di Z A C HER I A Papa 10. 
di COSTANTINO Copronimo Imper. 31. e 10.. 
di A S T 0 L I:' a Re 2.. 


P lù che rnai in quefi:i. tcmpi fi dìlatava per l"Iralia l"Ordine Mo- 
nafiic(). de' Benedenini, ed appunro corrcndo veriGmilmente l' Anno 
prefente,. fu fabbricato nelle montagne di Modena, e neUa picciola 
Provincia del Frignano il Monifi:ero di Fanano, oggidì nobil Terra, 
diftanre ventidue miglia dalla Città. Fondatore d'dIò fu Santo An(e/- 
wzo, pofcia Amore e primo Abbate dell' altro infigne Monií1:ero di 
N onantola, parimcnte nel Du.cato di Modena. Era dnJelmo dianzi Duca 
del Friuli e Cognato del Re A tlolfo, percbè Fratello di Gifeltruda 
Regina, Moglie del medefimo A Holfo, per quanto nc la[cio fcrilto 
(':.) tl
bJll. I"antico Auror della fua Vita, pl1bblicata dal Padre MabilloDc (h). Ef- 
,;;J
;in. t
 fendofi introdotto I' ufo, cbe ancbe i Principi del1ero un calcio aile 
1[" Iøm. 1 terrene grandezze, per fervire neUe folimdini al Re de' Regi, Anfel.. 
mo anch"egli ritiratofi dal Secolo abbracclò, fcrvorofameme l'iHlluto. 
Monaftico. Ottenuto dal Re AftolEo il Luogo ruJdeu(). di Fanano, 
qlllvi ad onore del nottro Salvatore fabbricò un Moni Hero, pofe in 
e!To de i Monaci o(fervanti dcIla Regola di San Benedctto, e v' ag- 
giunfe fecondo il rito d' aHora uno Spcdalc per fervigi(). dc' PeHcgrini 
c forellieri, cbe capitavano in queUe parti, e fomma. divenne la tùa 
cUra
 cbe niuno patìa!Te per- colà fenza partecipare della Carità fua 
I.1dla menfa e neWalbergo. Percbè non ufavano a11ora, come oggidJ, 
Ie Olterie 
 perciò fi ftudia.vano i caritativi Crilliani di fondare Alber.. 
gbi per gli Pellegrini... ed altri vinndanri, rommini[hando loro nel paf- 
f
ggio il [etto e gli alimenti-. Si confervò per più St'coli il 1\1onifiero 
fuddetto, cioè fino a i tempi dl Papa Clememe- VIlI. cbe trovatolo 
firanamente fcaduto" ne applicò qud poco, cbe reftava ad Ull 1\10" 
ni(lero. di Monache fondato in ql1eUa Terra. Immaginò il Cardinal 
Baronio (el, che in quefti tempi mancaífc di vita Ricardo Re d'ln.. 
ghilterra, Padre de"Santi Willebaldo, e Winebaldo, e \Valpurga 
V er
ine, de quali è fatta menzione nella. Vita. del fanto A rClvefè:ovo 
e Martire Bomfazio. Nella Città di Lucca, dove fuccedette la dl lui 
mane c. fepolturaJ, fi legge l' Epitafio fuo, chc comincia;. HIC 



..) l"a1'I11,. 
in. .A.nnal, 
E"lef. 



ANN A LID' I TAL I A. 


2.5'9 


HIC REX RICHARDUS REQUIESCIT, 
SCEPTRIFER ALM US. 
REX FUll' ANGLORUM. 
REGNUM TENET IPSE POLORUM. &c. 


ERA V oig. 
ANNO 7Sc. 


.rvla flccome dimofirò il Padre EnCcbenio (a) della Compagnia di Ge- (
) H.mfc"
- 
sù, Ricardo Padre di San WillibaIdo, fu bënsÌ di nobil profapia, ma ;IUf
n.Att;: 
non m.li Re d' Inghilterra, e quell' Epi[afio dee dlr{ì fanura de'Se- tIfe: ;
.Fe
 
coli pofieriori. Finì egIi di vivcre circa l' Anno 721. c non già in 
'Harji 
quefh tempi. Però qUlmunque anche nel Martirologio Romano gli 
fia dato iI [it010 di Re, ora rappiarn di cer(('l, che tale non fu. Così 
ingrandivano (10 torno a dire) i Secolt barbarici Ie cofe loro 0 pel' 
ignoranza, 0 per intereíTe, 0 per troppa brama di gloria. Ed egli 
onenne ancbc il titolo di Santo in tempi, ne' quali poco cofiava iI 
canonizzar Ie perfone dabbenc: che per altro non fon giunte a nofira 
nO[iLÏa Ie Virttl cd azioni, per Ie quali foíTe a lui companito sì lu- 
minofo ODOre. 


Anno di C R IS T 0 DCCLI. IndizÌone IV. 
di ZACHEP.!,A Papa II. 
di COSTANTlt'O Copronimo Imp. 31. cd I I. 
di LEO N E IV. Imperadore I. 
di A S T 0 L FoRe 3. 


E Ra naro nd precedente Anno a CoftantÏ1Jo CoproninJÐ un FigJiuoJo, 
a cui fu pofio il nome di Leone. N el prefente, correndo il racro 
giorno deIJa Pentecofie, egli iI dlchiarò Áuguflo e Collega nell'Im- 
perio, con farIo coronarc da AnaßaJio falro Patriarca di Cofiantinopo- 
Ii. Di ciò fan fede Teofane (b), N iceforo (c), e Cedreno Cd). Per (b) Tlm- 
la cdììone di Carlomanno poc,? fa riferira era Pippino Cuo Fratello Ca- phanes m 
lito in maggior potenza. Contra di Iui k ribellò bensì Griffone altro gro;;,gr. h 
fuo Frate])o, uomo di rorbido ingegno; rna Pippino colI' arm 1 I' aveva i
 Chr



ø: 
rcprdTo, ed infieme gafiigati i SaOoni e i Bavarefi, rei di aver prefa (d) Cedren. 
la protezione dl lui. In romma ficcome Maggiordomo della Corte in Hiflori4. 
Franzefe, egli era iI dircuore e braccio unico di Guella vaf1:a Mo- 
l1archia. Da gran tempo ancora i Re della Francia, 0 fia perchè fof- 
fero lnetti al governo, 0 pure perchè la forza de'Maggiordomi avefTe 
introdoni varj abufi, più non regnavano, benchè portafTero iI nome 
dl Rc. II Maggiordomo aveva in fUt) pugno Ie rendlte del Regno, 
l' armi, Ie Forrezle; e fe al Re s'indirizzavano Ie Ambarccric, non 
rirpondeva fe non Guello, che piaceva al Minifiro. E tale era in que' 
tempi C
ilptrico Re della Francia. Però Plppino cominciò a penfare, 
come eOcndo egli fief{"o nella fofi:mza Re, poteffe divcnir tale ezian- 
K Ii Z die) 



260 ANN A LID' I TAL I A. 
F: R A VO;J. clio 
ol 
itolo. A qud1:o fine nell' Anno prefentc egli fpedì fuoi Am. 
A:oot;o 752.. bafclaron a Roma, per intendere fopra di ciò i fentimenti del Papa, 
tranandoG di aíToh'ere dal giuramento di Fedcltà i Popnli, e di de- 
porre dal TroQo chi vi a\'ea fopra un anti co giullo diritw. Ciò, chc 
nc feguiíTe, 10 vedremo nell' Anno apprdTo. 


Anno di C R 1ST 0 DCCLI I. Indizione v. 
di S T F FAN 0 II. Papa I. 
di COSTANTI};O Copronimo Imp. 33. e 12. 
di L F 0 N E IV. Imperadore 2. 
di A S TaL FoRe 4. 


S Econdochè abbiamo da varj Anmli de' Franchi, la rifpofl:a di Pap1 
Zaçheria aile dimande de i Franchi fu, che leciw fo(fe a i Pri- 
matI e Popoh dclla Francia di riconofcere per Re vera il Principe 
Pippino, e di levare I' 3morità a Chi/perico Re aHora di fola nome_ 
Perciò Pippino (ill principio dell' \nno prefenrc, fe non fu ful fine 
del precedente, coll' autorità della Sede Apofiolica, c coIl' clezlOne e 
conco.rfo di tutti i Franchi, fu proclamato Rc, con ricevere h Clcm 
unzione, per quanta G crede, dallc mani di San Bonifazio Arcive- 
fcovo di Magonza _ Chilperico depofl:o fu dipoi tonli.mno, e pollo ncl 
M<JI1i ltero di S.m Bertino, per paffi1r ivi il nmancntc dc'Ii.!Oi giorni. 

H:tla azione di Pippino conn'o di un Re legirtimo vien doL' Franzefì 
moderni dete!bta, quale ecce(fo inrollerãbilc di Ambizione; c G vor- 
rebbe far credere, che il P:tpa 0 non v' ebb.;: m 1no, 0 non ve h do- 
vea ;were, con pretenderG ancora, (he S'lI1 B-Jnif.lzi) non v' accon- 
rcmifTe, nè un 5 cfTe il nuovo Re: mt certo in que'tempi 1.1 Nazion 
Franzefe era d' altra opinione: ed è ccno, che I' amorid PomifÏci:J. 
inHuì non poco in qud cambÌ.1menro _ Non m \Ilcano Storici, a' qluli 
aderì il Padre lVhbillone, che m'>[tooo nd prcced::nrc Anno }' eCllra- 
zion
 e principio del Regno d' c(fo Pippino. CertitIimo è bensl, chc 
nel prefcme fu chi.mlato d 1 Dio a miglior \"iu il buon Papa Zache- 
ria uti dì 14- di Marzo. Mobe azioni pie e varj in(igni doni d.l lui 
f",ui aUc ChlCfc, c a'Luoghi pii di Rom:}, fi poíTono leggere prdlo 
AnattaGo, e negli Ann
,li EccleGaf1:ici. Venne iuccd1Ïvameme detto 
Pomehce ROIDJno StefanD Prete, ed introdono nel Pabz7.0 Parri.lrcalc 
dd Laterano; ma nel tn'Zo di dopo la fua elczione colpito da un ac- 
cidcme apople' ico, Lafciò di vivere. Onofrio Panvinio, c il Cardmal 
Baronio, a quetio Eletto dit"dero il nome di Stefano Secondo; rna il 
Sigonio e gli alai Moderni con più ragione l' hanno elclufò dal 
caralogo de'Romani Pomcfici-, pcrchè non l' Elezionc, ma la Confe- 
crazione quclla è, che coUituifce i Vefcovi e i Papi; e a quefla Con- 
{çcrazione non fi sa) eh: l' eletto Stefano Prete in sì poco tempo r.er"'- 
venil
 



ANN A LID' I r A L I A. 26 I 
vcnilTc. In faui nè d.l l\nallafio, nè da gli altri vecchi Storici egli ERA Volg. 
vien riconofciuro per Papa jell nome dl StefalJo Secondo è ri[erbato ANNO 752.. 
dol loro all' altro Stefano di nnione Romano, che dodici dì dopo la 
mone dl ii.lpa Zacheria reLlò el
tto d.ll CI
ro e . P
polo, e pofci:! c
n- 
recratO Pontd1CC di gran memo p
r Ie tue Virtu, c per k rue pllr- 
fime op'erazioni. !\ll appena fu eg1i falita ful Trona ronrifizio, che la 
Pace fe nc fllggì clall' ltalia, fe Fur non era fuggita molto prima. N u- 
driva A(lolfo Re de'LongobarJi una gran \10glia di aggiugoere a' fuoi 
d?minjOqu_el, che reltav
 a gl'lmperadori in Ital!
; e que
lo rUO:im: 
blÚo[o d!tegno, re credlamo ad AnaO:afio, fcOppiO ne1 Glugno dell 
Anno preft'nte, con aver egli ofijlmeme alfalito l' E.farcato di Raven- 
oa, ed occupata qudla Città, con volgere pofcia I' armi contra del 
ÐucJ.to Romano, e ddle Ciuà da e{fo dipendemi. Ho detto occu- 
p;\ta in quell'L-\nno la Cmà di Rwenna dal Re AI
olfo; ma fe non 
ioo gu.lite Ie Note di un Diploma di quel Rc, prere da\ R egi firo . . 
del !\lonillero di FarEi, e dà me rapportate a!trove (a), bifogna cre- (1.).Ántl / q RI- 
d I I . r. O ff. II ' A d D . fi d '"t. Ita /c. 
ere, c Ie ta e occupazlone It''gUi .: ne nno prece ente. Ice Jato lJiJfertat. 
qud Pnvikgin di A fioifo R.lvt/mæ in Palatio, Ir. die lvfmjis Julii, 67. 
fdici.ffimi R(g,Ji noflri 111. per Indiflionem IV cioè nell' Anno 7ft. Per 
çonleguente nel di 4- di Luglio d' clfo Anno 7f1. il fùddttto Rc 
A !1:olfo fignoreggi '.va in Raveon:t, da dove Euticbio ultimo de gli 
Eru'chi era fuggilO. Che occu{'af1è 
mcora tuttc Ie Città della Pm- 
tapoli, {ì raccoglie d.1 quanto ducmo all' Anno 7H. Ch' egli ancora 
ficnddlè Ie fue conquille fino aJl' lftria, con .irnpadronirfi di qucllc 
Clttà, finquì fuddite dd Greco I mperadorc, fi ncava da\ Memorialc 
eCìbito nc:l Concilio di Mantova ncll' Anno 81..7- hcnchè fia ignoto il 
tempo, in cui ciò aV\"enne. P.\fsò in olue Atlolfo
 fe non ne.! pre- 
ceJentc, cerrameme in qudt' .-\1100 a i danni del Ducato Romano. 
Pcr qu Into abbi..m veduto 111101'a, benchè i G1'eci I mpcradon tc- 
11eíTero in Rom 1 i loro Minillri, pure la princip.\lc :mtorità del go- 
verno r
mbra, che faí1i: colloc<l[;1. oc'Romani Pontefici, i qtuli colla 
fi)rza e OladLì. del loro graJo, e colla fCort.l delle \oro Vinù, placi- 
ùarn-..nte rcg2;c\1anO qudla Cmà c Du.cato, dlfcndcnli0Io poi vigarolà- 
mentc nelle nccafÏoni dall'unghie de' LongobJrdi _ N,)Jl fece di meno 
Cjudta volta Papa Stefano 1I. Come egli vide ino\trarfi Ie vi()lenze di 
.Atlolfo, immeJiatameme IpeJi a lui P.1Olo Dlacono luo Fratdlo, cd 
Ambrofio Pnmiccrio (b) per ottener la p4ce. L' e\oquenz:1 e ddtrez- (b).Anaft.Tf. 
7.1 di quc:O:i .\ mbafciatori, ma PIÙ i regali, ch' effi prefemarono, cb- j. Silphani 
bero forz;l d' ammol\ir I' animo del Re Lt."lngob,lrdo. Si conchiulè per- II. Y1f4. · 
tanto una Pace, 0 G.l Tregua di quarant' anni, c ne forono fÌnnati i 
capltoli con rolenne giuram"nto 0 \1a non p.líTarono quattro Mefi, che- 
Atlolfo mcttenJofi [otto i piedl la giur.1ta fede, tornò ad infdlare i 
Romani, minacciando anche i\ Papa, e pretendendo, che cadaun.l pei-- 
fona dd Ducato Romano gli pag.l/lè un lòldo d' oro per tc(1:a,. e pub- 
blicamente pr n tclb1ndo dl voler {(J[tomcttere Roma al Regno ruo. Tor- 
nò il Pontdice ad mviat..;!i due fuoi Ambarciatori, ciùè .dzzo Abbate 
di 



2.62. ANN A LID' I TAL I A. 
ERA Volg. di San Vincenzo di Volturno, cd Oprato Abbate di Monte Cafino, 
ANNO 75.1,' come fi raccoglie da f\nafiafio fuddetto, e da Giovanni Monaco, -\u- 

a)L chron;_ tore ddla Cronica V olturnenfe (a), acciocchè 10 rcongiurafiero di la- 
p:::.r


 e fciar in pace il Popolo Romano. Ma quefii nuna impetrarono, anzi 
To'n. I. ebbero ord1l1e cll mornarfene a i lor Monifierj fenza vedere il Papa. 
[{eT. Italic. Abblamo nella Vita di San GUJlfredo Abbate di Palazzuolo, fcrÎtta 
da :\ndrea terzo Abbate di quel racro Luogo, e pubblicata dal Padre 
Mabillone (b), che mentre Rex magnlls HaijlrÛfus ltaliæ, eruftiæ, Spo- 
letanæ, Beneventanæ Provinciæ principabatur (parole degne di rifleffio- 
n
) Anno Regni ipftus fel e !5<!,tarto, il fuddetro Gualfredo, perfonaggio 
noblle di Plfa, con due ruoi compagni, in un Luogo, appc11ato Pa- 
lanuolo nel !\Jonte Verde di Tofcana vicino a Populonia, ne'tempi 
antichi Città, fondò un M,)niO:ero, dove nello fpazio di pochi anni fi 
feee un' umone di fefianta Monaci, cne crebbe poi fino ad oUanta. Un 
alrra Monillero medefimamente fabhricarono el1i tre SenTi di Dio in 
Pitihano preffo al Fiume Verfilia rul Lucchefe, dove fi dedicarono 
a Dio Ie lora Mog1i con altre N abili Donne, prendendo tutte il facro 
velo, e formando col tempo una Congregazione di circa novanta Mo- 
nache. Di altri Moniflerj fond:ni intorno a quefli tempi ne'terri[orj 
di Lucca
 e Pifloia, no io ra\:portato varj Documenti neUe mie An- 
ticnità Iraliche. E cia, che luccedeva in Tofcana, anche nell' altre 
pard dell' Italia avveniva, Ie memorie de' quali Moniflerj 0 fan turta- 
via afcofe ne gli Archivj, 0 pure rerite, per effere tami Mnniflerj 
paffati in Commenda. In quefii tempi pill che mai fi fiudiava 10 fcon- 
(") Th oph. figliato Irnpcrador Coflantino Copronimø di abolir Ie facre Immagini (c), 
i
 Ch:lnog. e di rirar dalla fua can varie ani i buoni Catrolici. II Re Pippino all' 
incontro, moffa guerra a i Saraceni, che tuttavia occupavano la Set- 
tlmania, 0 fia la Gotia, oggidì la Linguadoca, conquinò varie 10ro 
(d) Annates Città. Si h
 an cora da gli Annali di l\-!erz (d), c
e fe gl
 diedero Bar- 
.Mttenfts a- cellon a e Gl1"ona, e gran parte della Catalogna: 1\ che 10 non fö ac- 
pud Du- cordare colla Storia de' tempi fu{fcgucnri, certo drcndo, che Lodo- 
ch!fnt. vico Pio, viveme Carlo Magno fuo Padre, per affedio cofirinfe B,Lr- 
cellon a aHa rera neU' anno di Criflo 801. 


(b) MabilL. 
SÆCUI. Ill. 
Benediélin. 
Par. lI. 


Anno di C R 1ST 0 DCCLI I I. Indizione VI. 
di S T E FAN a II. Papa 2. 
di COSTANTl::\O Copronimo Imper. 34. e 13. 
di LEO N E IV. Imperadore 3. 
di A S T 0 L FoRe 5. 


C Ontinuarono lc vcffazioni del Re Aflolfo contra del Ducato Ro- 
mano j e forfe nell'anno prefente, PlÙ tofio che nel precedence, 
arrivò a Roma Giovanni Silcnziario, fpedito dalla Corte di Coflami- 
nopo- 



ANN A LID' I TAL I A. 2.63 
DOl'oli, (d) cbe portava Lettere dell'Imperadorc afTai premurofe a Pa- E"A \'ol
. 
pa Stefano II. per la confervazione de gli Stati; ed alae e(òrtarorie al ANNO 753. 
Re. .Aflolfo, accioccbè v
lcfTe refi!tuire al Romano. I
peri? gli. 
fur- 
:)S
h:;{.[. 
pati Luoghi. Non perde tempo 11 Pontefice ad mVlare 11 Mml(lro ll. Y;ta. 
] mperiale in compagnia di Paolo Diaeono fuo Fratello ad A nolfo, al- 
lora dimorantc in Ravenna. A nulla Cervi quefu fpedizione. La rirpo- 
fia deJ Re fu, cb' cgli imendeva di fpedire un ruo MeITo alia Cone 
Jmperiale, per informar I'lmperadore e trattar feeo di quefii affari, 
ficcome egli in fatti efeguì. A quetto avvifo Stef.1no Papa ma. con- 
tento di fimile iiutcrfu
io, aneh' cgli inviò Melli e Lettere a Cofian- 
tinopoli, con pregare I' AuguO:o Sovr:mo, che a tenore di rante pro- 
meITe già f.1tte manda{fe un ("fereiro in Italia, capace non rolo di di- 
fendere it Ducato Remano da i Longobardi, ma eziandio di liberare 
da1le lor mani l' Italia rutta: memorie cd azioni chiaramente compro- 
vanri, cne Roma non s' era levata in addietro dall' ubbidienza de' Gre- 
ci Imperadori, e che elli godevano ruttavia Io-attual pofTelTo e domi- 
nio di quella gran Città, e del ruo Ducato. Accrebbc:: imanto il Re 
A O:oIfo Ie rue minaccie contra del Popolo Romano con dire, che fe 
non confentivano alla di lui volomà, gli avrebbe tuni melli a. fil di 
fpada. Però il fanto Ponteflce attefe in quefii tempi co i Romani ad 
implorar la divina mifericordia con orazioni e Procef1ìoni di peniren- 
za, in una delle quali- porrò appefo ana Croce 10 lèritto di que' patti 
violati dal Re Longobardo. Ma vedendo in fine,. che a nulla giova- 
vano Ie pregbiere, e g\' innumerabili regali inviati al Re A O:olfo; ri- 
cevuro anche avviro dalla Corte Cefarea, che dall'Imperadore non era 
da fperare foccorfo a\cuno: allora fu, che dall' Oriente rivolre i fuci 
penfieri all' Occidente; e feguirando I' efempio de'ruoi PrcdecefTori, 
cioè de i due ultimi Gregorj, e di Zacheria, che erano ricorfi a Car- 
lo ftfartello, non già Re de' Francbi, come fcrive AnaO:afio, ma- Di- 
rertore del Regno de' Franchi:. fegreramente inviò Lettere per mezzo 
di Ull Pellegrino al Re Pippino, implorando l' aiuto fuo in mezzo a 
tante anguUie. Spedì Pippino in Italia Drottegango Abbate di Gorzia, 
per aOìcurare il Papa di tuna la rua promezza a. foccorrerlo j 
 da lì a- 
non molto inviò Crodegango Vefcovo di Metz, ed Åutcatio Duca, che 
il1\'itarono il Papa a1 viag-!io di Francia. Arrivò in queO:o frangente 
ancora da Coftantinopoli Giovanni, Silenziario Imperiale,. con ordi ne 
al Papa di ponarfi al Re A (inlfa, per intimargli la rc:fiituzion di Ra- 
venna, e delle Cinà. Ja e{fa dipendenti. Chiefto poi- pa(faporto ad er- 
r
 Re Afiolfo, il PomefÏce in compagnia del medefimo Imperiale Mi- 
nlfiro, e de' Melli del Re de' Franchi, ne1 dt 14. d' Onobrc dell' an- 
".0 prefeme, accompagnato da molri Romani, e dal piamo de' popo- 
h fi mife in viaggio alia vølra di Pavia, dove il Duca Aurcario a lui 
preceduro I' afpcttava. Era già egli vicino a quel1a Città, quando. com- 
parvcro Melli,. inviati dal Re A fio1fo, per ,.ivamentc: pregarlo di lion 
rnu
vere parol a intorno alIa reO:ituzione dell' Efarcato; ma il PJpa pro- 
tcfio, che non defiO:crcbbe dal fado. E in fani arrivato a Pavia, do- 
po 



26.... ANN A LID' I TAL I A. 
ERA Votg. pO avere regalato copiof.'1memc il Re, il tempefiò con preghiere e la- 
ANNO 7B. gmnc, acciucchè rc:liHU1l1è il m,tl tolto. Altrctranro ftee I' \mb.deia- 
tore Impai.lle, allorchc prerentò al Re Ie Lettere dell' :\uguih luo 
padrone. Ma non piaccndo una tal ftnfonia all' ofiinato Re, fi fciolle- 
nJ in fumo tutti quclti maneggi. Fece ancora quanto pOtè Afl01fo 
per irnpedire l' anJata del P,tpa in Fr,mcia; O1a per timorc de' Minillri 
pretènu del Lte Pippino, benche fremendo, il lafciò partire. Pertanto 
Jl Pontefìce nel di I r. dl N ovcmbre, preft fceo alquanri del ruo Cle- 
ro, con due Vefcovi s'incammino verfo I' Alpi; ml per iar,tda avver- 
tito, che 11 Rc penmo d' avcrgh data liccnza, era dietro ad attraver- 
fare il fuo vla::m!O, si frettolotamcnte eavalco colla tùa brigata, chc 
arn vò aile Chmle, clOè a i confini dclla Francia, dovc rinoraziò Dio 
dl vedaft in ti
l\'o. GlUnfe dipoi al Moniflero Agaun::nfe dfSan i\'1au- 
ri.lÌo nc' Valle Ii , dove Jl concerto era, che feguir
bb
 I' abboccamen- 
to col Ltc hppmo; ma colà ellèndo arrivati Fulrado Arcicappdlano 
d'dTo Re, e Rotardo puca, il prcgJrono ,di 
o
1t
nuare il \'iaggio fi- 
no alIa V Ilia Rtgale QI Pomlgone, pache qUlvl II Re aye:! deftinat':J 
di accoglierlo. Veone poCem ad incontrarlo il Principe Carlo primo- 
genito del Re; polcla tre rnigha lungi dal Palc!zza d:lla Villa rudder- 
ta Pippino ftcl1ü colla Moghe e co I Figliuoli fu a riceverlo, ed im- 
mantdlente Imumaro dJ cavallo, adddhò a' pledi per un cerro [rano 
<h via II Üntu eadre, e condu{fdo al prcfato Palazzo ncl di 6. di Gen- 
naio dell' an no fegw.me. 
In quefii tempi, giacchè il Re Afiolfo avea donato ad ,Æ-ifHm, 
Abbatc tun Cognato un LU.lgo ddèno nel Comado di Modena, ap- 
pellato N onamoJa dl b dal Filime Panaro, e dove effo Abbate co' fuoi 
Monaci avea glà fabbricJta una ChicfJ, con un ampio Moniilero, fu 
c{fo Ternplo confecrato d.L Gef!liOlano: Vefcovo di Reggio, e fufIè. 
guentemcntc dol Sergio Arcivdcovo di Ravenna per ordlOe di P.lpa 
::)tcf.mo, come s' ha dallol Vi[<1 del meddìmo Santo -\nfelmo, rappor- 
ea) Ughell. tatot daU' Ughelh (II), c doll P.tdre Mabillone (b); rc pure non v' h1 
ltd. Sac,. del.e fa\'olc mllchlate col vero. Dc'pO di che br,lOundo Anrclmo di 
TOnJ. II. otten.:-re dal Romano Por.tefice il Corpo di Sln Silvefiro, per m]g- 
in Epifco
. glOrmcme nobliit.\re il fuo MOll\llero, indulTe il Re A fiolfo ad andar. 
(

tI:;:i;ll. feeo aRoma pcr imp::-trargli sì prcziofo regalo. Colà giumi il Re c 
suul. IV. I' Abbatc, e benl
namemt' aCColtl dal Papa, ottcnnero quanto delide- 
Bemdiélin. ravano, cd 10 oltre una B
111.\ dd medefimo Papa Stefano, in cui af- 
Part. 1. fc:riice donaro all' Abbat.: Aofdmo, il Corro di S.m Sllvcfho P:1p' 
eon altre Rchquie. Qmvi parimcnre Ii legge, che eOo Pontcfice efen- 
fa dalla giurilChzlOnc del Vefca\'o di Modena, c di ogni a1rro Prda- 
to il :v1onil1:ero N onantolano. Qlefb e data nr"ll" Indiz.ione SrJla, ß dì 
I
. di Gennaio dell' Alma Primo d' e.lfo Slt/llnO Papa. In efTd Bolla \'IC- 
ne fpecificata la venura a Roma del Re ,-\ Holfo, e che alIara Ii tene- 
va dal Papa un Coocilio, do\'c anchc intervcnnc Sergio .
rcivclcovo 
di Ravenna. Ma non ho iu (Ipmo finora perfuaderrni della kgirumi- 
t:ì d' clTa Bolla, pcrchè indmzzÁta a i V ctcovi c Criftiani Deo 
cJèr- 
":lcn. 



ANN A LID' I TAL I A. '2.6; 
<vientihus RefTnø /ta!ico, & P 
/riarcblltl.l Romano j ed A fioIfo, chiamato 1! J. A V I 
ò . 1 h d b I .. 0 g. 
Rex ltalici Rcgni: formo e, c e u!to non u ate In que' tempi. Da AIliNO 753. 
C}udb [0101 V 
ta a
biamo un GemÙÛano Ve.rco.,.'o allora. di Rtggiø. Ma 
difficilmenre h puo credere un Vefcovo dl tal come In quel1a Città 
el1è:ndo C}uello nome: pIli [oUO di un Velcovo di I\lodena.; e noi ab
 
biamo dot. ticuri Documentl, che circa quelli tempi hod Geminianl II. 
Fejèo'Vo di lví
dmQ. Di que
 Concilio Romano, n

 v' ha vcHiglo al- 
cuno nella Storia Ecclehalbca. Ma 'Iud che e plU, non fi. può ac- 
cordare con C}uanto abbiam veduto finora l' andata del Re Anolfo a 
Rom.l nel Gcnnaio del prdèntc anno. Già era commciara la d1Ícor.. 
dia eo guerra tt
a clIo .1{
 (; i Romani: 
om
 mai 
gurarfi un sì paci- 
fico ingrdfo d At!:olto In Ro
a, ,e ch 
g
1 folTc HI quella Bolla ap" 
pellato piiJfilJ
llJ Rex, quando CI Vlen detcrttto fohmenre per il1lquo c 
perfi
o d:llia 
(?r
a Ro

na 
'aHora? Tral
lèio cio, che ivi è rcritto 
inrorna alle Chie1e ßattchmah, ed altre cole degne dl rifletIione. Per 
aitro che fo!f
 [r..[ponaro a Nonanrola il Corr
 di San Silveltro, ciò 
vien a!feriro in alcuni anti

i. D!pl
mi 9' etfa 
.Idia, la_qual.: in poco 
tempo dlvcnne Ulla ddk plU mbgm 
 ncche d ltalta, hccome veåre.. 
mo. S.: pOl l'imero Corpo di quel lant
 Pontefice, 0 pure una roIa 
parte 10CC.l!fe a N onantola, lafcerem:> dllpurarne a chi 10 pre[ende tur- 
laVlol a Rom.t t1el Moniltero di San Maruno de' ?\lomi. Ccrumcnte 
nella kJicc:lÌma Lettcra del Codiee Carolino, Icritta pochi anni do- 
po da Papa ,Paolo al 
e Pip
ino G 
egge di , S:m SI1\'
Ll
o: CujUJ fån- 
tì;ml Corpu. In nof!ro /vJ.onafleno a nobIS recofJdrtmn reqllr
(èlt &c. Jujlum 
fJeífpeximuJ, ut Jub ejUJ flliJlèt ditione, ubi iplum re'z:ercildum CorfuJ ,e- 
qui
fcit. .-\Iuettdnto fi hi! da Analbfio Blbhotccario (a), C da una Bol- I 
la .dd ruJdetto Para .Paolo 1. riferita dal <;ardi
al ,Bar.onlO (
). Però ;
) p
::t:!- 
bilogna andar cauto In pre/tar fede a ecrt! anuchl Diplomi, perchè pap6- V;t;r 
 
nc'Secoli bal barici non man carano impotlure, e dl qUdte pochi Ar- (h) llaron. 
chivj, l1cr non dIre niuno, ne vanno efenri. Abblamo ancora dalla Annal. Eec. 
Vitå fuJdctta, che il fopralodato Santo Anlèlmo Abbilte fondò uno ad An. 761. 
fpedale per gli l.)ellegrini cd infcrmi, quanro miglia lungi dOl N onan- 
tola coll' Oratorio di Santo Ambroiìo, dove a rino credere ora è il 
pa(fo di Santo Amhrofio fulla Via Clau.tia, 0 tla Romana, prel10 il 
Fiume Panaro. N e' confini ancora rli V Icenza oe fabbricò a rue fpe[e 
un ahro, con porvi de i Monaci al favigio de i Po\'cri; cd uno fi- 
m;Imemc in un Luogo arpellQt
 Sufonia. Talmeme In femma il San- 
to .-\bbate fi adopero, che in iùa \i ita lotto il fu.:> governo in varj fi- 
ti ebbe mille ccntO qUílrama quattro I\lonaci [cnza i N oviz.zi, fe dob- 
biam .preHar fcde aHa V Ita (uddctta. 


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\nno 



2.66 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 DCCLIV. Indizione VI I. 
di S T E FAN 0 II. Papa 3. 
di COSTANTll'iO Copronimo Imper. 35. e 14. 
di LEO N E IV. Imperadore 4. 
di A S T 0 L FoRe 6. 


E.. A VÐlg. F Ece Sltfana Papa in Ponti gone , Ie fue doglianze CDntra dell' ufur- 
ANNO 754. patore .Alfalfo al Re Pippino, con ircongiurarlo d' imprendere la 
protezion de' Romani, e d' obbligare aHa retlituzione il Longobardo; 
(a)s 1
t
{ e furono ben ricevute Ie di lui iftanze (a). Fu dipoi condono a Pa- 
';it
.' . . rigi, dove da 1ì a qua1che giorno con gran folennirà coronò in Re di 
Ann.l,s Francia dra Pippino, e i fuoi due Figliuoli CarìÐ, e Carlamanno, con 
FrAncørHm. dichiararli an cora Patrizj de' Ramani, del qual titolo parleremo più ab- 
bano. 
indi è, che fi veggono tre Lettere nel Cod ice Carolina, 
fcrine a i medefimi fuoi due Figliuoli col titolo di Re, benchè fo(fe 
tuttavia vivente Pippina lor Padre. Avea (pedito e{fa Pippino i fuoi 
Mel1i ad Aflolfo, per efarrarlo a rendere all' Imperio gli StatÏ occupati; 
ma nulla fervì a fargli mutar penfiero. Però chiarnati ad una Die- 
ta generale tutti i Baroni del Regno Frnnzefe, sì egli, come il Papa 
efporera i bifagni a motivi d' unirfi contra del Re Longoblrdo, con 
trovarfi in tutti una mirabil difpofizione a prendere l' armi in favore 
ed aiuto del Papa. Arrivò intanto in Francia Carlomanno, Frardlo dello 
fteff"o Re, già divenuto, come dicemmo, Monaco in Monte Cafino. 
Giudicò bene il Re Aflolfo di muovere queflo Principe, per ifpcran- 
Z;!, ch' egli colla rua prefenza e facondia appreßo il fratello Plppino 
poreff"e difiurbare Ie pratichc del Pontefice, delle quali forte egli te- 
meva. N orarono gli antichi Scrittorí, che Carlomanno a{funfe queUo 
viaggio, e sì fatta incumbenza per ordine del ruo Abbate Oplata, il 
quale non potè refifiere alle ifianze del Re Afiolfo. Ma giumo a Pa- 
rigi, 0 fia ch' egli non 6 vole(fe punto rifcaldare in favore del Rc 
Longobardo, 0 pure che prevale(fe aUe di lui perÎuafioni il crediro c 
l' auwrità del Romano Pontefice, ceno è, ch' egli non porè pumo 
fmuovere l' animo del Re Pippino dall' imraprendere la dife('t de gl' in- 
[cretu a lui raccomandati dal Papa. Però Carlo man no non 
ur'lnJofi, 
o non attentandofi di tornare in I tali a , 0 pure per quaRto 10 credo, 
impedito dal Papa c dal Re fratello, fu inviaro ad abitare in un Mo- 
nifiero di Vienna del Delfinato, dove in qudl:o medefirno Anno, [e- 
condo nlcuni Srorici, 0 pure nel fufreguente, come alrri vogliono, ter- 
minò in pace j fuoi giorni. Per quello, che aadremo vedendo, fi po- 
trà conoÎcere, avere il Papa fin' aHora intavolaro il Trattato, che Ra- 
vcnna col ruo E(arcato fofre donata alia Chiera Romana, e non già re- 
fiituita all' Imperio Romano. Non lafciò il Re Pippino di fpedirc altri 
Amb:l,- 



ANN A LID' I TAL I A '267 
Arnbarciatori ad A fiolfo con vive preghiere, perchè s'inducdi"e paci- E 11. ^ Volg. 
licamente a rendere gli ufurpati paefi. Altre Lt'ttere v' aggiunre Papa ANNO ï)<4:. 
Srdano, con infcong
urarl? di rirparn
iare il ra
gue Cri
tiano: ma il 
tutto fu indarno. Intellomto Afiolfo In vece dl buone rrrpolle, man- 
do aI\" uno e all' altro delle minacciore parole. II perchè Pippino s' ac- 
cinfe finalmente a far guerra, e rpedì alcune delle fUl: truppe alIa guar. 
dia delle chiufe dell' Alpi, 0 fia de
 confini del Regno. Accorro coli 
anche il Re Longobardo, ed informato, che poche fino allora crano 
Ie milizie Franzetì, fenza perdere tempo, Farro aprir ]e Chiufe, :mdò 
ad alTalir1e. t\la quamunque fulTe egli di troppo fupt:riore di fone, 
pure permiCe Iddio, che i pochi vincelTero i molti, in guifa che egli 
dopo aver corfo pericolo dclla vita, fu coftretto a fuggirlene, con ri- 
tiradi e fortificadì poi I:ntro Pavia. Arrivato intamo con poteme Ar- 
mata il Re Pip pi no, calò in halia, e giumo a Pavia, vigorofamenre 
fi pofe all' eOcdio di quella forte Città. Allora 10 fconfigliato Allolfo 
rienrrato in fe f!:etTo fece fegret:iUneme muovere parola di pace; e buon 
per Jui, che il mifericordiQfo Papa bramava bensì la di lui correzio- 
ne, ma non già la rovina; e pl:rò abborrendo, che (j tþargelfe il fan- 
gue CriLliano, traITe colle piiffime rue ammonizioni il Re Pippino ad 
afcoltar Ie propofizioni, e non andò molto, che reguì fra lora pace, 
con avere Afiolfo fotto foniffimi giuramenti promctTo di re(lituire Ra- 
venna, e I' altre Città occupate, C a tal fine dati ofiaggi al Re de' 
Franchi. Tornò in Francia il vittorioro erercito, e Papa Stefano a 
Roma, [eco portando la fperanza d' aver meITo fine a i paITati difa- 
firi. In qudt' .\nno il Re Aftolfo aggiunfe al Corpo delle Lcggi Lon- 
gobardiche quauordici nuo\'e Leggi, correndo I'Indi:::ione ViI. come 
apparifce dalla Preflzione alle meddìme, pubblicata d.ll Sigonio (a), (a) !igDniur 
C da me data an cora 
lle fiampe (b). NI:' medefimi tempi (c) l'lmpe- de RegnD 
radar Coftnntino più che mai furibondo contro Ie facre Immagini, rau- Itali
. 
nò in Cofiaminopoli un Canciliabolo di trecl:nto trentotto VeCcovi, 
b) /erum 
al quale non intervenne alcuno de' Legati delle Chi
[e Patriarcali, cioè ;:r;
.
i. 
di RC1ma, Antiochia, AlelTandria, e Gerufalemme. Quivi per opera Tom. 1. 
del falfo Patriarca di Coftaminopoli tü pubblicato un Edi[to di non 
c) Theo/h. 
vener.r da.li .innanzi Ie Immagi.ni di Cri(io, d.cll. Vergine e de i In 
;;oZ.og. 
Santi, anzl dl arrerrarle ed abohrle, come Idoh, dovunque Ìi trovaf- in Chronic. 
fero. Fu in molri paeG efeguito I' empio Decreta, e molfa perfecu- 
zione contra de' Monaci difenfori delle medefime, in guira che la mag- . 
gior parte d' effi fu obbligata ad abbandonare i proprj 
\thni{lcrj, e 
.d) 
'Dren- 
c\i rifugiarfi in queUe contrade, dove (j conren-ava il cu\ro d' etTe 1m-it' M;
í;; 
magini, e non giugnevano Ie braccia dell'iniquo Imper.1dorc. Truo- Ii'. ].. . 
vatì poi in queJt' Anno Alberto Duca Governatorc di Lucca neUe me- (e) Antl
ul- 
morie rapponate dal Fiorcmini Cd), etTendo egli fucceduro a If/a/perto 
ffi I
a
c. 
Duca. Un Documcnto, dove eITo fi truova nominatü, l'ho io riferi- l
. 7. aI 3 6 . 
to neIle mie Amichirà Italiane Ct'). 


Ll
 


Anno 



2.,68 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST a DCCLV. Indizione VI I I. 
di S T F FAN 0 [I. Papa 4. 
di COSTANTINO Copronimo Imper. 36. e I). 
di LFONE IV. Imperadore J. 
di As T Ò L FoRe 7. 


i. JlA Vo1g. B Tfognerà ben credere, cT1e Aßolfo Re de' Longobardi foWe uoma. 
100iO 755. di poca cofcienza, ed anche di men giudizio, da chc egli non 
jfierre moho a calpefiare i giuramenti fatti, e ad irrirar Ia pazienza 
del Rc Pippino, Principe di potenza tanto ruperiorc alia fua. N 00 
folamen'c nulla refiituì di C)uanto avea promeßò, ma furibondo rul 
principio de1l' Anno cÐrrente, fe pur non fu di Giugno, unito turto 
10 sforzo delle fue armi, e del Ducato Beneventano, pafsò all' alTedio 
di R()ma, con dare il 
uafi:o a i conrorni, afportare i Corpi de'San- 
ti, ritrovati nelle Chiefe fuori della Città, e tcrmenure con frequcnri 
aITalti b Città medefima. Siccomc corla dal Codice Carolino, cioè 
dal cartc::ggio, che allora paITav;1 tra i Romani Pontefici e i Re di 
Francia, e come lafciò fcritto anche Anafia1Ïo, 0 1ÏJ. I' Amore della 
Vita di Papa Stehmo I r. diede eITo Pontefice prontamentt: avviià deJIa 
pre potenza e perfidia di A O:olfo aI Re Pippino, inviandogli per mare 
i fuoi Legati, cioè Giorgio Vefcovo, e 'l'oin:Jricø Conte in compagnia 
èi Gut'lrnieri Abbate Franzefe, che a nome di Pippino íì trovava in 
Roma. Seg.uitando poi con più Furia I' affedb, nè udendoíì mavimen- 
to alcuno de' roccodi defiderati, .fcriITe il medefimo Pontefice una Let- 
[era a nome di San Pietro A po nolo ad t:ITo Re Pippino, a' fuoi Fi- 
gliuoli, e a tutta la N azion Franz.efe, rapportata dal Cardinal HJ.ro- 
nio, e dal Codice Carolino, in cui fi finge, che elTo A po Liolo Ii chia- 
mi con quante formole pa!eticht: íì feppero trovare, all' alUto di Ro- 
ma, promettendo 10(0 per tale azione la vita t:terna in Parad.fo, e 
minacciando, fe nol f
c('vano, l' eterna lor dannazione. ß<3efla Lettc- 
I'a, dict: l' Abbate di Fleury (a), è i11lportante per conofcere il ge-J!' di 
queZ Secol(), e fin dOVI II per(9ne più g,'avi .{apt''V(1.nO [pingere 1tJ. jir1Z1011e, 
quando la credevanø utile. Nel ußo eJ1a to pima di equivochi, come Ie pre- 
cedenti. La Cbie[a vi figni{ica nOl'I I' alfimblea de' Fedeli, -11a i heni tempø- 
,.ali conficrati a Dio j 1tJ. greggia di Gesù Criflo fono i Corpi, e nOli già ie 
.dnime j !e prome./fe temporali deli' antica Legge .{ono mifcbiate colle (PiTiful/.- 
Ii tiel f7tJ.l1gelO j t ; motivi piÌt [tJ.nti del/a Religiøne impiegati per un affiJrt 
di Stato. Cerc3mente nulla è più capacc di travolgere Ie nolln: idee 
 
e d. fJrci nafcere in mente ddle dolci ethane immaginazioni, che la 
fete e l' amore de' B::ni temporali innata in noi tutti l'v1a intnrlìo a 
C)uet1a delicata materia bafted per ora il poco, che ho riferito dello 
Storico Franzefe. Ora noi abbiamo dJ. i Continuatori di Fredeg ario , 
da 


(2' 71tNr'J 
Hifloirl Eu. 
cl'.fian. 1. 
4
. 
. 17. 



ANN A LID' I TAL I A. 2.69 
da Anafiafio, e da altri 
 che il Re Pippino rannato un potentiOîmo EllA \' oJg. 
c:fercito (i molTe alla volta d' Iralia = del che avvertito A nolro, fciolro ANNO i5j. 
l'alTedio, lafciò libera Roma, ed accorfe colle rue forze alia difera de' 
confini dell' [talia, per oppodi a i Franzefi. In quefto mentre arriva- 
rono a Rom.!. due \mbafciatori rpediti dall' Augul
o Coßantino al Re 
di Francia, cioè Gregorio Capo de' Segretarj, e Giovanni Silenziari-o, 
con ordine, per quanto apparifce, di commuovere elTo Re contra de' 
Longobardi, e di pr9ccurar la reftituzionc dell' Efarcato al Romano 
Imperio. Udlto poi, che già il Re Pippino era marciaro colla fua Ar- 
mara, fe ne llupirono forre, nè 10 (apevano credere. Perciò fenza per- 
dere tempo, meOifi in viaggio per mare, e feco conducendo un Mer- 
fo dato loro dal Papa per accompagnarli, in breve pervennero a Mar- 
filia, dove udendo, che già il Re Pippino avea valicaro I' Alpi, fe ne 
afHillero non poco. A vcano cffi, per quanto fi pwò conghiclturare, f(;o- 
perto prima, 0 certo fcoprirono allora, che i negoziati del Papa con- 
na dc:' Longobardi erano, non già in fa\'ore dell' I mperador loro Pa- 
drone, ma bensì in profitto del fommo Pontefice, e della Chiefa Ro- 
mana, alla quale PI ppino a yea promelTo in dono I' Efarcaro. Per ciò 
s'mgl:gnarono in tune Ie forme, e colle brufchc an cora di tenere in 
dietro il MelTo del Papa, e in fani il rudderro Gregorio andando in- 
nanzi, rrovò Pi ppino poco lungi da Pavia, e prcfentate Ie Lerrere 
Impenali non ommifl: preghicre per indurIo a fare refiituire all' Im- 
peroldore fuo Padronc Ie Cinà dell' Efarcato, ficcome paefe a lui ufur- 
raro, e ru cui '1on aveano per anche acquifiato alcun legittimo dirit- 
to i Longobardi, con dibirfi di pagar Ie fpefe occorfe nella guerra. 
Ma Plppmo 111 poche parole aperrameme gli difT'e d' aver f.'mo un do- 
no di quel1a contrada a San Pietro, cioè alla Chief a Romana, e che 
per tutto I' oro del Mondo non cambicrebbe mai penfiero. Se i .Mi- 
niilri Celarei irnpugnaßero il difegno di quefio donativo, come di co- 
fa altrui, nol fappiamo. Solameme fi fa, ch' effi Miniihi furono licen- 
ziati, fenza che onenefT'ero nè pur buone parole:. 
Inranto po!lo l'aíT'edio a Pavia Alloifo fi trovò verfo iJ fine deW 
anno col1:retto a chiedere perdono, a pagare gran fomma di danaro, 
e a promettere in forma più firetta di rendere Ie Cmà al Papa, ag- 
giugnendo anchl: alle medefime la Cirrà di Comacchio, che dianzi 
doveva ellere del Re Longobardo, e non già inchiufa nell' Efarcaro . 
AHora fu, che Pippino, ficcome :mefia l1 nallafiû, tece una donazio- 
ne in ircriuo d' eíT'a C ittà a San Pierro, 0 fia alia Chief.t Romana, ed 
inviò totio Fulrad9 Abbate del l\1onifiero di San Dionifio a prender- 
ne il po íT'e 1T0 , con rirornarfene egli inranro in Francia. Ando Fulrado 
co i lJeputati del Re Anolfo a CIrri per Cirrà dell' Efarcaro e della 
Penrapoli (fegno, che rune erano dianzi vl:nure in porere de'Longo- 
bardl), e ricevendone Ie chiavi e gli ottaggi, co i principali Cittadi- 
ni d' eiTe pafso aRoma, dove fopra )' alt..re di San Pietro pofe Ie chla- 
vi fuddeue, intieme colla donazion f.Lttane doll Re Pippino, e dJede 
a San Pierro, c a tutti i fuoi V icarj Romani POl1tcficI per l' ;J.vvemre 
il 



E ø. A Volg. 
ANNO 755. 


(a) C,dex 
Carolinus. 


(b) pagius 
in Critic. 
Baron. .4 
.Ann. 755. 
(c) .Antiqui- 
tat. ItalIC. 
DiJ!ertar. 
18. 


(d) pima 
t.jpo{ì:uone 
cap. 1. 


((:) Da"dul. 
;11 Chronico . 
To/'!f. XII. 
I{er. Italic. 


"70 ANN ^ LID' T I ^ L I A . 
il poífefT'o di queUe Citcà. Cioè di Ravenna, Rimini, Pefaro, Fa,zo 
Ce[ena, Sinigaglia, Jefi, Forlimp9poli, Forti CD/ Caflello Suj{ubio, JJon
' 
Itfeitr" ÂceY'ragi(), A1ante di LtICa,'o, Serra, Cafte/lo di S'ln 1Wariand 
(forre San Marino,) Robio (diverfo daU' altro della Liguria) Urbino, 
C
gfj, Luceolo, Gul1bio, Comaccbino, colla giunra ancora della Cirrà di 
Nllrni, che i Duchi di Spolcti mold anni prima aveano toha al Du- 
cato Romano. Ma qual foíT'e, e con .quali condlzioni una tal Dona- 
zione, non refia a noi ben chiaro, elT'endo periti gli Atti e Srrumen- 
ti d' aHora, e a nulla fervendo per illuminarci i poLteriormente fintÏ, 
fe mai urciflero alla luce. Papa Stefano in una delle fue Lettere al Re 
Pippino (a) -[crive, che il Re Afiolfo nec unius paimi ttrr
 [patium 
he.to Petro, [tfnElæque Dei Ecc/efiæ, vel Reipublicæ Rom:morttm reddert
 
paJ!us eft. Aggiugne che Pippino avea confermato propria vo/untate per 
Donatiol1is pCJginam heaÞo Petro, [anElæque Dei "Ecclefi
, & Reipub/Üæ, 
Civitates & Loca reftituenda. Altri paßì ci fono, ne' quali li parla del- 
la reltituZlone, che s' avea da fare alla R
pubbJica, chiaramenre dinin- 
ra dalla Chiera Romana. 11 Padre Cointe ne gli Annali Ecclefi-afiici 
della Francia pretefe, che rotto nome di Repubblica veniíT'e il Romanø 
Impu'io, 0 (ia la Camera e il Firco Imperiale. A qucfta opinione non 
acconfcmì il Padre Pagi (b) j ma per quanto mi fono io ingegnato di 
provare nell
 Amichità Iraliane (c), indubitata cora è, che lotto il no- 
me di RepubblictJ- veniva I' Imperio RomanfJ, bt:nchè'non apparifca, qual 
cora [oWe ora refiituita ad eíT'o Imperio, elT'endo anche incerto, come 
reftaWe in quelli tempi il governo di Roma. Pretende bensì il fuddet.. 
to Padre Pagi, che da Ii innanzi i Romani Ponte6ci aveíT'cro in pie- 
no lor dominio non menD eíT'a Città, che l' Efarcaro j ma fenza che 
fi veggano pruove concludenri di tal opinione. Certo non li puo met- 
tere in dubbio la Donazione dell' Erarcato e della Pent.lpoli Farra dal 
Re Plppino aUa fanra Sede Romana, con ercluderne affano la Signo- 
ria dc' Greci Augu{h j ma fe avv
niíT'e per como di Roma e del fuo 
Ducato 10 ftelT'o, e fe Pippino fi rifervaßè dominio aIcuno fopra 10 
fietro ErarCRto, non pare finora concludenremente decifo, come altrove 
oßèrv:lÌ (d). E quefto a mio credere è il primo efcmpio di dominj 
temporali can giunfdizione, dati alle Chiefe, e a' facri Pafiori, del 
qU;llc poi profittarono a poco a poco I' altre Chie[e, la maggior par- 
te delle quali proccurò a fe ileíT'a ed ottenne di fomigliami Signorie, 
ficcome andremo vcdendo. Glorioramente in quell:' anno coronò il cor.. 
fo di rua vira San B(mifaÛo, celebre Arcivefcovo di Magonza, con 
fofl-èril (; II Marurio da i Pagani. Creddì parim
nre, che riut'cille al 
Re Pippino dl fottom<:ncrc la c.ttà di N .ubona dopo tre anm d' af- 
fedio, con ritorIa a i Saraceni, i qmli perclò furono cacciati d;t tUna 
la Prnvincia della Serti:nama, oggldl Lmßuadaca. Per attdlato an co- 
ra del Dandolo ("), 10 quell:' dnno D:!u[deáit Doge di Venezia, mcntre 
era diccro per fabbricare un Caftello forriffimo alla riva del Porro del- 
la Brenra, per congiura di uno fcdleãato -nomo 1Ippellato Galla, fu uc- 
cifo dal fuo Popolo. Dopo di chc 10 lleWo G,Û/a porrato!ì a Mala- 
moc- 



ANN A L J D' I TAL J A. 2.71 
moceo, occupò. la fedia e il nome Ducale, ma per poco tempo, fic- 
come vedremo.. 


f:1l A VoI
. 
ANNO 756. 


Anno di C R 1ST 0 DCCLVI.. Indizione IX. 
di S T E FAN 0 II. Papa 5' . 
di COSTANTINO Copronimo Imper. 37. e 16. 
di LEO N E IV. Imperadore 6.. 
di A S T Ð L FoRe 8.. 


G L T Annali d' Eginardo,.. Metenfi (a), ed altri, ficcome ancora Si- (I) Egin- 
g eberro (b) riferifcono all' Anno prefente la morte di .Aflolfo Rè hllrdus i7) 
I .A nnalib. 
dc' Longobardi. A ndrea Prete (c) ne1Ja fua Cronichetta fcrive, ch' eg ! .A7Inales 
regnò otto Anni. Era egli alia caccia, e cadendo ða cavallo (alcunt Metmftt. 
han creduto per urro di un Cignale) tale fu la percolfa, che da Ii a (b) Sigeher- 
tre giorni cefsò di vivere. Di lui così fcrilT'e l' Anonimo Salernitano, tus in Chro- 
Amore del Secolo Decimo, nella Cronica da me data alIa luce (d): (
)oÅndreAs 
FtÛt audax & ferox j & ablata multa Sa,zé!orum Corpora ex Romanis fi- presh'Jter 
nibus in Papiam detulit. Conflruxit etiam Oracula, ubi & Monafterium Chrln. T. 1. 
Yirginum, & fuas Filias dedicavit. ldemque etiam fecit Monaflerium in ..Anriquit. 
finibus 31,miIÙe, ul1i dicitur LUutina, loco, qui nrmcupatur NQnantula; nam 
'!ffi


't 1. 
prø ejus cognato Abbate Ar(enio (fi dee fcrivere Anfelmo) ibi 'iJirorum. (d)..An,n;m. 
Cæ'lobium [uuda/rlm 
/l. Necn
n & fibi ad ftcrIJ Monachorum Cænøbia Salernitlln. 
ædzficanda per certas Provincias 1l1ult(J e/1 dona largittls. Sed valde. dilexit P. 11. T.p. 
Mona!hos, & in eorum eft mortuus manibuJ. ( :11<) Perchè A (loifo non Rer. lta If. 
larciò Figliuoli maCchi, feguì apprefT"o un gran diblttimemo nella Dicta 
de' Principi Longobardi per I' elezione del Succelfore. Dcjiderio Duca 
era uno dc' principali pretendenti. Abbiamo da Anafiafio Bibliotc.ca-. 
rio (eo), che e{fo Defiderio era flaw iAdl izzato dal Re Afio)tò in Cfo- (e) .AnllflAf. 
fcan(;il" e udendo egli la nuova della morre accadura d' elfo Re, im- in Stelh. 11: 
mantinenre raunato tuno I' efercito de' Torcani, fi ftudiò d' occupar Vitll. 
Ia Corona del Regno Longobardico. Q1efto parlar d' Anafiafio ha 
dato occafione al Sigonio, e a gli alrri Srorici ru{fcguenti di fcrivere, 
che 10 ftelfo DefidelÌo era in quefti tempi Duca di Tofcana. Ma non 
è ben. 


(.) Fu audace e ferøce, e molti Corpi tli Santi, tolti tla' conjini di Roma 
portò a Pavia. Fabbricò ancor degli Oratorj, ove anco un Mcmflerø 
tli J7ergini, e vi confagrÐ Ie fue FigHt. E il medejimo ancor fece un 
Moniflero ne' confini delt' Emilia, ove dic
/i Modena, nelloco detto No- 
nan/ul.; imperocchè per it fao cognato AMI/ete Arftnio (Anfelrnø) ivi 
fu fondato un ft1oniflero di UolJtini. Parimenti anco gli feee molti dt.ni 
per edifiuwe Monißtrj di Monacbe per cerle Pro'llincie. .i\1a mO#D amì 
j /I.Jonaci, t nelle di /crø mß1Ji mori. 



272. ANN A LID' I TAL ( A. 
ERA Velg. è ben cerra cotall: no
izia . Non appa
'ifce, che allora vi forre un Du.. 
ANNO n6. c
, J,1 qualc 
o
andaIJe a tU,tta la Tolcana. Ogni Cit.[à di quella Pro- 
v
nc.a fi ve
,e 10 effi te
pl go\"crnata. d?I fuo proefl
 Duca; c: fpe- 
7.1almemc: CI<? fi o{ferva II! LUCC2, Cma, che -p1U tclicememe dell' 
aItr
 ,ha contcrv
t
 Ie antlche tue Cane,' ch
 compongono oggldì un 
noblhffimo ArchlvlO, cu{.todlto da quell ArClveÎcov'Û. Nè Francefco 
Maria Fiorcntini, e nè pure io, che fotto gli occhi ho avuto Ie Carre 
medefimc, abbiam trovato veítigio alcuno, che Defiderio folTe Duca 
di quella Città, e moho meno di tuna la Tofcana. A II' mcontro fe 
(a) D.nd'fl. vogliam credere ad Andrea Dandolo (a), DcGderio era aIlora Dux 
in ChrtlnzCtl Iftrìæ. In fani, ficcomc accennerò all' Anno 771. l'lihìa. aHora fi tmo- 
T,m Xll . ' d ' L b d " 
" . ' t I ". vava hgnoregg.ata a 1 ongo:1r I, e ne parIa anche I' Anonimo Sa- 
..,r. 01. a Ie. ' c fi " - 
lermtan
 . of!1
nqu
!a, cerro e, coe Dehderio inCOm1"Ò di gra
.. 
diffi
ulra per t
IIre tul r .
n.? A 
zoffi co
tra d. }ui Rachis, già RI:, 
c: pOl Monaco 10 tvlome Calmo, II quale mvaghlto di nuovo dell' ab- 
bandonato Regno, e dimemicato de' fuoi \"oti, tcmò oani via per 
Úaßùmcre il comando, con fltornare a tal fine in quefie parti, dove 
anch' egli mcír.l intìcme un' Armata di Longob.udi, fi oppolè a i di- 
tegm di Defiderio: A
lora fu, ch' e{fo DelÌderio alrro rifugio non eb- 
be, che di fare ncorlo a Papa Ste[l\1o, per ottenere col mezzo ruo 
la Corona, promeucndo di tarc in tutto è: per tuno la volonrà dello 
!leßò Ponrefice, e di render aHa Rep;lbblica Ie Città non peranche re- 
thlUit.e, colla giunta d' altri doni. Refia an cora la tefiimonianza d'dfo 
Papa Stefano JD una Lettera fcritta al Re Pippino, che il Re Allo1fo 
centro i patti avea fino alia fua mone ritenuro in fuo poterc: alcune 
Cmà: il che fa imenderc, non do\.crG prendere a rigore ciò, che 
di fopra abbiam veduto ritèrito dal mcddìmo ,'\natta.Go imorno aHa 
refiituzione delle flHildctte Città. Perciò il Papa fpcdì incomanente 
in Torcana Fu/rado Abbate, e Paolo Diõlcono fuo Fratello, che thin- 
fero l' accordo con Detìdcrio. Ed appreffo inviò Stâano Prete con 
Ll:uerc: indirizzatc a Rachis, e a tutti i Longobardi, con pregarli di 
.non comrariare aU' elezionc di Defiderio, I:fiùendo in ajuto del mede- 
ftmo alquame truppe Franzeft, e più brigate di Romani, quando oc- 
correffe. 
Furono 5"' efficaci ql1efii maneggi, che fcnza venire all' armi De- 
,fiderio pacificamente fall Cui T
ono, e l'ambiziofo 1\lonaco !hchis re 
ne tornò confuto al fuo Momfiero" Ma ciò dovette fCßUlre {oiamente 
nell' Anno feguente. A vea promeffo Defiderio di conlcgnare al Papa 
Faenza col 'Caftello T.beriano, Gavello, e runo it Ðucato di Ferra- 
ra; ma non gia 10101;1, Ofìmo, .\ncona, Nununa, e Bologna, fic- 
Gome vcdremo. Che poi l' oppoiìzione di Rachis Munaco pcntito non 
fo{fe di poca confeguenz.a, 10 ricavo ,io .d_a un rig':1ar
:vol ))c:'cumcmo, 
(b) J! t" u;- che ft conferva nell' Archivio Archll:.pllcopalc d. Pda, cd c tiarD d;t 
t.t. Fra'l;c. 1111: dato alia luce (b). Confi1ie cffo in end Donaziùne [.1((:1 da Am/rea 
T
m. l
l. vercovo Plfano con qudle Note Cronologichc: GubernaMe J)(;m1UJ 
.Append". Ratchis þmJUiu Chrifli Je[lI., PrilJcipem gmtis LalJgofardorum, Allno Pri-' 
tal' [001. 11/0 . 



ANN ALl D' I TAL I A. 1.73 
mo. Jfenfe Febru1rio, per IndiEliont Decim
. lndicano quct1e il Mcre di E.. A Vo1g. 
Febbraio dell' Anno 7f7. feguente, nel qual tempo fi fcorge, che Ra- A"NO 756. 
chis fotro il f<llfo nome di Famutus Cbrifli, cioè di Monaco, COI1- 
fervava I' antica A mbizionc, e contrafiò a Dt:fiderio il Regno . Que- 
fio Documento ci ri vela, che Rachis ria{funfe i1 Governo con Colle- 
var la Tofcana contra d' e{fo Detiderio, giacchè fi vede notatQ in Pifa 
l' An110 Primo del Cuo Go\'erno, corrente nel Febbraio dell' Anno Cuf- 
feguente. Una bella e non mai più vedura 1cena in Italia dovette eC- 
fer quella di un Monaco, il quale alia tdb d' un erercito èava a co- 
norcere il ruo prurito di comandar di nuovo ad un Regno. Patè a 
[uo pia.cere Angelo dalla N oce (a) dargli il tirolo S
JnéfijJimi Regis & (a) -An!tbt's 
MOn"1.cbi. C
rto non fu Santo per quello. II tempo, in cui diede Dc- a Nuce In 
fiderio principio al CUD Regno, fi potrebbe credere verfa il fine del NO
. a
/ T. 
prefeme Anno. Nell' Archivio ArchiepiCcop"lle Ji I.ucca v' ha una Carra 
4fì
tn/
n. 
fcritta Heir Anno Pl. di Defiderio., e /17. t/i AdeJchis, a dl 8. di Di- 
tembre, correnJo l'Indizione Prima, ciaè nell' Anna 761.. note indi- 
canti, che dopa il dì 8. di Dicernbre dell' Anno pre[C'nre 7f6. cominciò 
I' Epoca del Re Deliderio. Un' altra Gwa è fcritta neJi' .Anno XI. di De- 
fidtrio, IX. di AdeJchis't nel dl 19. di Ftbbrajo, Indizio ,e Sefla, cioè nell' 
Anno 768. dalle quali Note fi può inf..:rirc pril1cipl3to II fuo Regno neU' 
Anno 7f7. Altre Carre ho io veduro, che fernbr.mo indlcare diffàita la 
di lui elezione fino al principia d' efTo -\nno 7f7. Perciò, finchè altri 
meglio decida ql1efb punta, mi attengo a t:lle opinione. A buon COntO 
s' e veduto, che anche nel Febbraio d
ll' Anno fegu.:nte durava tut- 
tavia l' oppoGz.ione di Rachis alle pretenfioni di DdideriJ. E il Padre 
A t1efati B.:nedettino (b) d(")pa Iungo eram
 concorre anch' egJi nell' (b) .Af/efati 
Anno 7f7. Secondochè :tbbiama dal Dandolo (c), in <:1.ue!lo medC'Gmo Diffirw. in 
Anno l' ufurpatore del Ducato di Venezia Galla ebbe da que) Papolo lv1antlm. 
_ I d d 11 c: .. -, tr 1 11 ' . I (c Dandu/ 
J OVU[O pagaroento e e lue ImqUlta, con eut'rg I an cavan g I in ch .' 
occhi, e toIra quella Dignità. Succedette in fuo luogo Domenico Afo- Tom. ';I n :.,, 
ntgario, concordemente eletto Doge, ma nan fenza qualche novità, Rer. ltlltir. 
perchè il Papolo volle anche avere fotto di lui due Tribuni, che ogni 
anno s' aveano da rnurare. Per quanto poi rifulta dalle mernorie recate 
dal Padre I\Jabdlane (d), mancò di vita in quell:' Anno Guido Cente (d) Mtt
jll. 
Longobardo, Figliuolo di .Adalberto Conte, Mariro di Adelaide FigIiuoIa in .AnnnJ. 
di Rt1doaldo Duca dl Benevento, e parc:.lte del Re Defiderio. A vendo fenedlflln. 
egli nc gii Anni addietro ricupcrata )a Canità per Ie preghiere de'Mo- . 2.3. 1/. :z.o. 
naC! di Dlrertina ne' Grigioni nella Diacdi di Coira, avea fauo a que! 
Mom!lero una donazion copiofa di beni. 


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Tom. IP. 


Mm 


Anno 



2.74 


ANN ALl D' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 DCCLVl I. Indizione x. 
di P A 0 L 0 I. Papa I. 
di COSTAr-;Tll'O Copronimo Imper. 38. e 17. 
di L F ON R IV. Imperadore 7- 
di 0 E SID E RIO Re I. 


ERA Vo1g. F u di parere il Padre Pagi" cbe la Lenera rcrina da Papa Stefano 
ANNO 757, II. al Re Pippino (a), il cui princlpio è; Explere lingua, to!Te 
{:i> Codex fcrina. neW Anno preced,rhe. 10 la credo ne' primi Mdi dell' Anno 

a
 ß oltuS I corrente, dicendo il Papa, che glà era pafrato l' Anno, in cui era fuc- 
Epl 0 a V, ceduro I' a!Tedio, e la hberazion di Roma. Ora da qudla Lettera ap- 
prendiamo, che Defiderio avea ve1tito il manto Regale, e promdfo 
di rend.:re il rimanente delle Cirtà non peranche re1titUite a San Pie- 
tro. Da dlà pari mente intl:ndiamo, che la Dieta genl:rale del Du- 
C:HO di Spoleti aveva c:letto un nuovo Duca; e quelb era .A.boino. 
(b) chron;r.. Nel Caralogo pono innanzl alla Cronica di Farfa, (b) da me data alla 

arfenfe luce, fi vede regit1:rato I' Anno, in cui ièguì tale elezione, ed è I' Anno 
P. 11. [.? prefente 7f7. Però concorre ancor qudla notizia a indicar l' Anno 
Rer.. Ita /c. della Lettera fuddetta di Stefano I I. Papa, il quale fa in oltre fapere 
ad elfo Re, che i Popoli de i Ducati di Spoleti. e Bcnt:venro a lui 
fi raccom,mdavano. Eforta dipoi e prega il Rc Pippino, che, fe De- 
fiderio efegUlrà i patti con rel1ituir pienamenre a San P.:ctro, e aI/a. 
Rep14bblica de'Romani ciò, che avea promeffo, vogli'l eOo Plppino aver 
pace con lui, e canceðergli QU1nto b.-am,lVa. Fa eZlandlO iilanza, ehe 
Plppino fp:dilca a Defid:rio i fu
i Melli, per comand.lrgli h rclbtu- 
zionc intera di quel che reO:ava. a. renJt:r{ì, cioè- Ie Città di ìopra ac- 
(c-) Lto CCl1nate. E quì {ì vuol ricordare, aver Leone Olhel1lè (c) Jafciato 
onienfis feritto, che la DlJnazion fàrra da. P'ppino, e da't"uoi Figlilloli COI'IÌ- 
Chr
m'. (ieva ne' lègucntl paefi;. A Lunis cum In{ula Corfica. Inde in Surianttiflz. 

;
::n
. 8, bIde-. in 111on/
m B7.rdonem. Inde in Be

e
um;. Inde in p'armam. lnde in 
. Regmm. lnde In ,Hantuam, & ,-vlontem Slims. ðJmuique umverfum Exa1 cha- 
turn Ravprmæ. /îcut a1ltiquitlts fuit, cum Provinci
s Vcnetiarum, & Hifláæ, 
necnon & cWJélum Ducatum Spb/etinum, fiu Benevemanum.. J'ratJ<: Leone 
Mariicaoo tali notlzic: da AnatblÌo nella Vita di Papa Adriano. 
\-la 
non apparilce punto, che f('lfero dona.te dal Re- Pippino all.\ Chlclà 
Romana Ie Provincle della Venezia e dell' Il1n:t, n
 I Ducati dl Spo- 
leti c: di Benevento, che noi fegUlteremo a vedcre porzlOni del Re- 
gno d' !talia. Bol()goa fu all' Occidente il confine dell' EIl'tcato con- 
ceduto alla fama Sede, fenz.l rnai fienderfi il dorninio de' Papi alIa 
Ciuà di Luni, nè. a Parma, Reggio, Manrova ec. Però non polfono 
venir qu.elle parole da Autore a!Tai informato di qudb affari. Rlca- 
ya.fi dalla. medefima. Lettera di Papa. Stefano II. che tuttavia un 
iien.... 
;ua. ... 



ANN A LID' I TAL I A . '1,7; 
ziario, cioè un Segretario dell'Imperadore, fi trovava ana Cone del ERA Volo. 
Re Pippino, blam
ndo il Papa .di làpere, ch.e negozi:ni tòlT'ero pafTati ANNO 757. 
con lui, e con qluh Lettcre t'gh folT'e flata hcenzlato dal Re. In fani 
abbiamo dol gh Ann.11i de' Franchi, che in quelli tempi andavano in- 
nanzi e indictro Ambai"ciarori dell'lmperadore e di Pippino, e che il 
primo mandò a donare al Rc un Organo, che in que' tcmri era mi- 
rabll cora preffo i Franze(j. 1\1a Stefano /I. Papa (opravit1è poco alia 
Lettera fuddetra, efTcndo mancaro di vita nel di 2.4. d' A prile dell" 
Anno correnre: Pontdice al1ài benemcrito dl Roma, c della fama 
Sede fpczlalmente nel temporale. L' elt:zlOne del ruo Succc:fTore non 
feguì ft:nza qualche dllcordia del Clerc e del Po polo . Una parte con- 
coree co i fuoi voti in 'Ié{Jfilatto Arcidiacono, un' airr... in Paolo Dia- 
cona, Fratello del defl.nto P;lpa Stefano, polc;nagglo frezialmente 
eminente nella Carirà vcrro i Poveri, c rommameme manltlctû e be- 
nigno. Dopo trentacinque giorni dì Sede vacante qudh prevalfe, e 
fu con[ecrato Papa nel dl 2.9. di Maggio. Non rardò egli a fignlficarc 
a Pippino Re di Frtll/cia, e Patrizio de'Romani l' aflunzione fua al Pon- 
tific.Ho in una Lew:ra, che fi kgge nd Codlce Carolino, afficuran- 
dolo d' effere non men cgli che tutto il Popolo Rumano, faldit1ìmi 
nella fcde, amore, concordia di cantà, e Lega dl pace, che il li.1o 
predecdTore e Fratdlo a
eva {bbillto con lui. Era già {lato circa l' An- 
no 7f2.. ordinato Arclvdcovo dJ R
venna Se1gio; 
 quamunque il tefi
 
della fua Vita fcrina d:\ Agnello Ravennate (a) ha korretto, pure ci (
) Ãtmil. 
f., abbafbnza intendere, che dTendo nell' Anno apprefTo in viaggio Vita Epi- 
verlo la Francia Stel"ano /1. Pa p a , non andò ad incomrarlo q udl' Ar- J R ,opør. 
j' avenn. 
civefcovo, probabllmemc per tema del Re Ajfolfo, padrone aHora dl P. I. T. ll. 
Ravenna. Se }' cbbe a male 11 Papa, gli [olfe il Moni1tero di Sam' Ila- Rer. lt
li,. 
rio della Galliara, e tornato aRoma, commciò a dargli delle molcfiie. 
Sergio confiJaro nella protezione del Re de'Longobardi fi andò ri- 
parando; ma venura aile mani del Papa Ravenna, cgli fu con frode 
di que' Cinadiní condono aRoma, e pofio in prigione, dove (tene 
cìrca tre anni. Finalmente Papa Stefano era in procinro di deporlo 
adducendo per [uo reato l' c:lT'cr egli falito a quella Cattedra, quantun- 
que 'avelfe Moglie. Ma Sergio ritþondeva d' effere flato eletto da tuno 
il Clero e Popolo di Ravenna, e che andato aRoma, cd imerrogatQ 
dal mede(ìmo Papa, non avea taciuto d'clfere 2mmogliato, ma che 
r:-a fegmro divorzio colla :.\logtie Eufemia, cd clT'a era emrata dlpoi 
nell' ordine de\l
 Diaconeffe. Ciò non oltame il Papa gli 'lvea d.na la 
confecraz.hne. Sf.pra di ciò diver" erano i femimenti de' Ve[covi ro\u- 
nati 10 un Concilio; ma it Papa in collera rifpolc, che nel di It.-gucmc 
colle lue m<lni gli volea fhapp:ue la nola, a (ja il PallJo, dal collo. 
P.tls
 SergIO queUa none in lagrime e prcghiere; ma nella meddìma 
appuTl[o elIt:ndo morro Papa Std;mo, fu a (rovarlo fegrcramenre [>..1010 
dl 1m Fratcl1o, che gh dimandò 
 cor., voteva egli dargli, fe il ri- 
m,\ndava onorato e in pace a cafà. Sergio rp.\lanco h p()na aile pro- 
me(]c. Creato poi Papa et1ò Paolo, il mife in hbenà, c nmandullo 
M IB Z. con 



2.7 6 ANN ^ LID' I TAL I A.. 
ERA VoJ.g. con onore alIa fua Chiefa. Non è Agnello alI"J.i ef.lUo Scrittore neUe 
.i\
No 1i7. eofe lontane da' ruol tempi, e íì Icuopre poi forpetto in tutto elò, che 
riguarda i Papl; però polEam giulhlln
nte dubitare delIa vel iUl dl queíto 
fatto. Ccno s' 111
<\nna Glrola.mo RotE, feguitato poi dal Baronio, ehc 
10 rapporta a i tem?1 di Stefano HI. Papa, fcufabile nondimeno, pcr- 
chè a fUfJl di non 1Ï tro'a\'a PIÙ In Ravenna il Ponufic:tle d'eITo ,-\gnd. 
10, del CUI rln.1Ccimenro alia luce fiam debitori alia Biblioteca Etlen(e. 
Nell' E.p ' lto14 Vigc:tim.J ièUlma del Codice Carollllo 11 Pontefice Paolo 
in Ifenvendo al Ke PlpplnO, fi moltra difpollo di relliruire alia fua 
Chle1:. I' ;\rclvdcovo Setgio: il che ci fa intend ere , che non sì (olto 
dopo l' alTunzione d' elIò Paolo alia Cattedra Ponti6cla tù riJ1llelTo it 
medelimo 
erglO in libertà, ma da Ii ad un Anno, 0 due, pl:r cui 
fode an<..üra 10 Itt;ßò Re l)ippino avea prefa qualcbe favorevole m.. 
gen::nza, 


Anno di CRIS.TO DCCLVIII. Indizione XI.. 
di P A 0 L 0 I. Papa 1. 
di COSTANTINO Copronimo Imper. 39- e I g.. 
di LEO N E IV. Irnperadore 8.. 
di DES IDE It 1 a Re 2... 


D T mentieò hen pre-fio il Rc Defiderzø i bcnel1zj ricevuti" da Papa 
. Stefano 11. e Ie promelTe da lui faue di reítituire inreramentc 
211a Chiela Romana quanto era flaw occupato d,l' fuoi Predeedfori al 
Greco Augulto. Pc:rciò Papa Paolo per queOj affari fervorofamente 
fcriífe al Re Pippino nell" Lettera l)ecimctqulOta del Cod ice Carolino, 
che eomincla, 
uotiens perfpicua. Quelta Leetera dal Padre Pagi fu 
eredura Ipettann; all' .-\l1no preccdelllt:: io 1:1 llimo mVlara nel prden. 
tc:. Va dfa Impariamo clLcune p.trricolarirà di molra importanza. Cioè, 
che mencre fu l' ulmno alT..:dlo. dt Pavia, 0 pure ne\1' Interregno. dopa 
la mOl te del Re Altolfo, i Duel'lI dl Spokti e dl Benevento fe jùb 
'VeJlra a Dco jèrvata pfJ/eftate (;ontu1tf'unt: il che in buon linguagglo 
vuol dire, chI: S' crano. rlbelld.ti al Re, 0 fia Regno Loogobardlco, 
e mdIì fono Id protezlonc, anzi fono la lovraOlrà del Re dl Francia, 
comparend o anchc: d.a CIÒ J'lOfu:1ìnenza deUa don..zione dl que'Ducati 
alia Chiela RonHoa, c;he net Secolo X I. fu ImmaglOata, 0. pure inter. 
polata. Ora tl Re OeGderio alramente tdegnato Contra di que' Duchi, 
nell' Anno prefente fi molfe coil' erereJto per galligdrli. Abbjamo dalla. 
Lenera (ùddetta, eh' egli palsò per Ie Città della Pentapoli, CIOe: per 
Rimmi, Fano,. Pef:!ro &c. eonfumanJo col Ferro c: eol fuoco. i rac. 
colti e Ie lolbmze di qu
gli ablr:lOtÌ. .1Jrrettanto feee appn:lTo ne' Du. 
cati di Spo leti, e di Benevento ad magNum [pretllm Ret.ni veJlri, per- 
thè qu
' Duchi s' cra,no da.ti al Re PJpplno. Mire Detìderio j
 pri
 
g,lonc 



ANN A LID' I TAL I A. 277 
gione Alboino D
lca di Spoletj, e molti d.i que: Baroni. 
 di là pa{fa- 
to nel D
lcato dl Benevenro ral terrore VI porto, che LlutpY'ando Du- 
ca dl qud val
o p
d
-E .nfugio nel}a Città d' Orranto. Non avendolo 
p.Huro tar',u[clI:e 
I la, .11 l{e. 
dl
eno creo. un a\rro Duca dl. Bene,- 
vemo cioc dnchzs, 0 ita Aregz{o, iccondo dl quelto nome. OITervo 
CamilÌo Pellegnm (a), che il govcrno del luddetto Du
a LlUtprando 
in Bc:nevllUO tì truova cominuato fino al Fcbbraio del prelente An- 
no: il che ci fa cunulecre doverli riferire a qudlo rneddìmo Anno, 
e non già all' anteeedcntC', la LCLtera di Papa Paolu I. iupramento- 
vata. Aggmgne dlpol e
ro .Pomefic
, che 11 Re , Detìderio avea chla, 
maro a se da N aplJl1 Gl8rglD Sllenzlano:t 0 fia Segrctano, qud mc- 
defimo MiOlf\:ro Impenah:, che poco prIma era tomato dl Francia, 
c tratrato con lUi per lOdurre l'lmperaJore ad JOVIart. un porcnre e- 
ferclro in halla, con promdTa dl ft:l:o unit' Ie lùc arml, per farglí ri- 
cupC'rare la Cnra dl Rdvenna. Che 10 oltre era con venuto fra loro, 
fi:he la Bona ddle naV1 di Sicilia vem{fe al1'alfeaiO dl Orramo, colla 
qUJ.le di concertO co i Longobardi Ii pore{fe obb-ligar quella Cmà alIa 
refa con patto dl cederla all' J rn peradüre, pure he Dd1c1eno a'icffc in 
man
. 11 DUCd L'utprando col fuo Balio. Dopo tall imprdc e maneggi 
feguira a due I! Papa, che dfendo 
enuro II Re Dctìder.io aRoma, 
in un ahboccamento avUCO con lw 1 aveya fconglUr..lro dl reltltUlre!e 
Ciuà d' Imola, Bologna, 01imo, ed Ancona a S,m Plcrro, ti:cundo Ie 
rromdTe antc
ed
l1temente da .1Ul fatt
. Mot eh' egh terglverf,u
do dvea 
Iura ifianza dt rlowcr pnma gl1 oltaggl Longobanh, che cntno III Fran- 
coia: dopo di che avn.bbc adempiuro quanro avea promdlò. Pt:rciò 11 
Papa fi raccomanda a Pippjno
 acciocchè con braceio fone inLiUa ap- 
prdfo il Re Longobardo per farglI mantencr la petrol..., con avvil:trlo 
an cora d' avergli traCmetfa altra Lertera Ji tenor differenre a pCtlZl0 w 
ne del Re DdìJeno, dove II pregav
 di rendere 
li oltaggl, e di aver 
pace c
m lUl; mol che Ii guarda!1c pe-rò doll rt'ndedi, finchc non fo{fc 
fcguita la tot.al rdliruzil'ne Jd\e Città {uddc([e. Qlelta LettC'ra è la Vi w 
gdima nona del Cod..:e CarolIno. 
lindi appanfce, qual fo{fc il di- 
fparerc tra. il Papa. e il R
 Ddiderio, c.adaun di 101'0 pretendt:ndo di 
aver la preminellza nell' elecuzlOne de' pani. 
Probabilmcme ancora In qud1:' Anno II Ponrence Paolo fcrilfe al 
Re Pippino la Lettera V Ige!ìma qu.ura., che cOffiIncia 
 Deo inj!ltu- 
u, in cui I' avviÙ d' av
r(; uudo da pJÙ pard, che lei Pamzj Impe- 
J'Iali con trccento LegOl, e con 10 ltuolo delle navi di Sicilia veni- 
vano da Collaminopùlt verla Roma, tCnza che fi låpeiTe 11 loro dlfe... 
goo, Ie non chc vúce correva, che fouao IOcammmali verfo la Fran- 
cia. Motl vo abbiam di IDdravlglsarci come 11 l.lapa, trauandoti di ve- 
nire a Roma una sì porente Horta, non nc:: mol\:ri apprentione alcuna, 
quando tama ne molhol alrrcvc per Ie minaccie de' Greci Cùntl"O di 
Ra
enna. S' egli al 
ifpe[[o de,i' Imperadore, come luppongono al- 
CU
I, fig
or("þglava 10 ROf!1a: perche non remere dl quella v l1ita? Sc- 
gUlta a due tl Pontefice dl aver trattato col Rc Del1dcrio per O[(C- 
Dere 


EllA VoIg: 
ANNO 758. 


(a) Camillo 
Ptregnnl4s 
Rer. Italic. 
P. J. T. 1+ 



27 8 ANN A LID' I TAL I A. 
ERA. Volg. nere Ie giu/lizif de' Ro.mani da 
utte te Ciuà de'_ Longobardi, cioè i pa- 
ANNO 1St:!. Inmon! ed AlloJlah Ip,nanu 111 elfe alia Chlda Roman.!, e a i pani- 
colan; ma e1ìgt:rc: D.:IìJerlo, che nella Heno tempo dalla p,lnt: de' 
R,)ffillH fvfTe t'.ttta giultizia a i LongobJrJI; e ch
 menrre una Ciccà. 
Longobarda relitruille I' occupato, :lI1chc U'1' :
hra de'Romani fcam- 
bievolm
nte todJ'stàceOè a1 tu.) dov.:rt:. Incagliato per qucib pun- 
tigli I' affue, DdìJerio avea fano delle Icorn:rlc nelle [erre de' Ro- 
mani, cd invlato 31 Papa delle gravi minaccie. In quefi' -\nno pmna 
che rermlmlfe 11 Secondo del fuo Regno, tcr.gono alcuni, ehe il Re 
Defidt'rlo dichiara{Te fUt} Collega ne1 Regno, e Re, il fuo FigliulJlo 
.tIdetchis, 0 fia Adetgi{o. I mi':l fofpetti fooo, <:he aU' Anno fe
u.:nte 
PIÙ tvlto apparteng,\ tal promozione. ßU'JIU parte de i Documenti, 
che rettano di que' Regnantl, CI f.1n conofcere, che I' Epoca del Padre 
precede di due Anni qudla del Figliuolo, e in :tItre Carte di tre. 
Nell' Archivio dell' Arclvcfeovato dl Lucca è ferino uno Strumemo 
Con quetle Note: .Anno Domni De.fidetj Primo, . Kat. Janul4ria, lndi. 
éliQ;Je Undecima 
 cioè nell' .-\nno prdi:me 7f8. II che puo Indie.ue, che 
nell' Anno precedel1te 7f7. avdfe' principio l' Anno Primo dell' Epoca 
dl O
fiderio, durante tuttavia nel dl prim') dl Gennaia dl quell' An- 
no. Quivi rure fe ne conCrrva un altro colle Note: Regnante D. N. 
Defiderio, & Adelchis Re
ibus, .Anno Regni eorum Undecimo, & Nono, 
undecimus dies Kdlel1ddS MJrt as. I nun' altra Carta fi leg.
c: Regnam, 
D. N Deliderio Rege, e Filio ejus D. N. Ade/chis, .Anno Regni eorllm 

arlodecimo, & Duodecimo, 
arto Kat. Oflubris, Indifl. IX. cioè nel 
77
. In un' altra .lbbiamo ttipulato uno Strumemo nell' Anno X. di De. 
jiderio Re., e /711. del Re Adelchis nel di Primo di Luglio, correndo 
J'Indizione !i!!farta, eloè ndl' :\11110 766. Un a1tro fu tcritto nell' An- 
110 F 1 f/ tii Defiderio, e P. dz AdÛchis, net JHete di 1t1al,gio nell'Indi. 
zirme ll. cioè nell' ..\nno 764. Un altro nell' AiJl/
 IX. del Re JJeftde. 
,.io., e /71. di .Adelchis nel.J.\1Jjè di 1Maggio, indiz.ione ill. cioè nell' An- 
no 76f. Così nell' ArchivlO dl Sm Zt:nonc dl Verona fì vede una Car- 
ta fcrma Regntf.nte Domno noflro Defiderio, & Felio ejus Adelchis &e. 
.Annis D"wdecimfJ, & ATono, die 'Vicejima J.\1..lrtii, per In /jElione Sexta, 
cioe: nell' Anno -'68. E nell' .\rehl\'lo del Moniltero dl 
a It!) !\mbro- . 
60 di Milano un'alrla ne h0 vt"Juro Ccntra .A.MO Domn
 Deßderio & 
.Adelchis., f}(Jintodecimo & Duodecimo fub die ofl"ubo Kaleaddrum Augu. 
J1arum, !t,d'é1IOnt Nona, ewe: nLiI' Anno 7 71. Sunllmcnte un'ahra kntta 
De.fiderio & 
idetclJlS Regibus Anno Nontl & Septimo, fub die tertiødeci- 
mtJ Kalmd. Septembris, Jndiffione Tertia, cioè nell'Anno 76f. Pt:rthè 
non mi fcmbrano coerenti tune quclte Note Cronologiehc, l.ifcerò, 
chI: aitri, unendo altre notizie, nc deduca il prmcipio delle Epoche 
di quetb due Rcgnanti. 


Anno 



ANN A LID' I r A L I A. 


279 


Anno di C R 1ST 0 DCCLIX. Indizione XI I. 
di P A 0 L 0 I. Papa 3. 
9i COSTANTI
O Copronimo Imper. 4 0 . e 19. 
di LEO N E IV. hnperadore 9. 
di 0 I- SID E R I a Re 3. 
di ADELGlSO Re I. 


S Enza a1cun ordine, e knza Data fi v
ggono regifirate ne1 Codice ERA Vo1g; 
Carolino le Lettere inviate in quefti tempi dOl i Romani Ponrdi- ANNG 759. 
ci a i Re di Francia; e però tòI..mente a tentone fi Pl1Ò filfar l' An- 
no, iG cui furono Icrirre. Porto io opinione 
 che al prefente fi dcbba 
riferire lot QEattordiceGma, che comincia 
as pr
dara. Scri
'e in e(fa 
Papa Paolo al Re Pippi1Z0 d' aver intefo, come IL Re De{iderio avea 
voluto fargli credere di non a
ere recato akun d.lOno a gli- Sla:1 della 
Chlelå; mol che nnn gli prd1:i fede, e(fcndo verilJìmi i tåccheggi e 
danni inferiti dol I Longobardi, e Ie minaccie farte dal Re loro, íÌc- 
come hoc præterito AnnfJ con fue Lettere aveva e(fo Papa fignificato 
a Plppi'1o. SI ridl1cc nondimdno a dire, che l' ollilità de'Longobardi 
era fcguira ill Civitate l10ßra Smogallienþ, e in Campagna di Roma 
Cafiro 1I0ßt.O, qU9d vocatur Pn/C11tis. Ag 6 lUgne, che e(fcndo poi venuti 
i Melli dl Plppmo, cd avendo riconofciura la verità del fano, aveva- 
no obbligato i Longobardi a rifare il danno. Meddimamente fembra. 
:t me credlbllc, che fia fcriera ntll' Anno prefente da Papa Paolo al 
Re Pippino la Letrera Diciafetrefim:t de'! Codïce Carolino, in cui gli 
norific.l, che dT"endqfi abb0ccdti in prefenza fu;! i Melli Longobardi 
co i Melli Ipedm d.l etlò P'ppioo, e Cf) i Dcputati delle Città dclla 
Peorapoli, s'"erdo chiarito il como dl alcune Giulbzie, clOè d
' bel1u- 
mi tolti ddn' una pane c dall' altnt, c che n' era íèguita la rclbtuzlOne. 
Ma per como de 1 contini delle Cmà Ro 01<1 ne , e dc' beni patrimo- 
mali dl 
an Pierro, occuratl da gl. {hlli Longobardi,nulla fin'allora era 
fiato rdliruiw; anÚ ne aveaoo occupato da gìi altn. Pelo s' er:l con- 
ChlUfo, che i M
lli di PlpplOO co i Depmau delle- Cirri fi pona(ferø 
a Pavia, per chiarire davaoti al Re Delideno i dirim delle parti. Re- 
plica luITeguentememe il P.lpa Ie fue ilbnze, che Plppi'1o voglia ope- 
rare in manien d.l fargli ottcnerc interamente Ie GÙlj1izie, atfinchè il 
bearo Pierro Principe de gli Apotloli, per la refliruzionc della cm Lu- 
min.uia. s' era impegnaro eITo Pippino, gliene dia una [oroma ricom- 
pmf'i. QEd che è llrano, confctlà il medefimo Papa in ilcrlvcndo la 
Lenera Trentelima qu uta del Codice Carolino al fuJdetto Re, che 
i Grcci non per alrro odia\'ano e perleguir:lvano 11 Papa, e la Chiefa. 
Romalla, [e non per caglone delle facre Immagini, da 10ro abborri- 
te, 



1,80 ANN A L I 0' I TAL I A. 
E II. A Vo1g. te. e dift fe da Rnma. Non ob aliud (fono Ie fue par01e) ipß n
f4n- 
ANNO 759. d
fJimi nos per.fequtmtur Gf æci, flip propter fanfl'lm & 01 thodoxam Fidem, 
& 'Venerand()rum Patrttm piam t1tlditionem, quam CUpiz411t deßrttere atque 
cønculcar
. Q!iì fon chiamati n
fandIJlim; i Greci per conlòlazion de'Lon- 
gobardl, che fi veggono anch' eflì onorati col m:dc{ìmo titolo, qua- 
10ra prcndevano r armi contra dc' Romani. Inranro quando fi vo- 
glia ammcnere, che olrre all' acquifio dell' Efarcaro Stefano [I. Pa- 
pa, Fr.uello e PrcdecelTore di Papa Paoh, cominciailc ad efercitare 
un pie no dominio in Roma, con efcluderne afFatto l' Jmperadore: non 
Ii sa inrendere, come eOò Augufio per quefta da 111i creduta ufurpa- 
zione non folTe fMte in coll<:ra. contra de' Roma
i Pontc
ci. E pur 
dalle parole fuddette non appanfce, che Coftantmo f.,cefle doglianza 
di ciò, con lafciar confeguentcmcnte dubbio, fe allora il govemo e 
dominio di Roma fo{fc, qualc ora viene (ùppoHo. A mmettendo poi 
queflo domini{), è ben da maravigliarfi, come il Papa rifonda 10 fde- 
gno dell' I mreradore ndla fola d,tcrepanza del culto <:idle I mrnagini 
facre, quando v' era an cora l' elTerfi rtCIrati i Romani d.tlla ubbidienza 
(a) Rube". di lui. SO[to queft' Anno riferifce Girolamo RoOì (a) una Bolla di 
HI/lor Ra- 1 .. h fi d d 1 - d IT" [ 
wen
"ljb. 5. Papa Pao 0, 111 CUI n
rr.a, c e U cO!1ce Uto . cI luo pre ccell
re J apa 
Stefano ad Anscaufo \' dcovo dl Forllmpopoli II MOOiflero di 
.l.nt' Ila- 
rio della GJlliata, 0 fia Calligara, {ìtuato nella Diocefi di quel Ve- 
\ fcovo nell' A pennino, di c
i vicn fatta melizione anche nella Lettcra 
Seltantefima quarta del Codice Carolino, fcritra da Papa Adriano I. 
Ora t;{fendo poi venuto a morte e{fo V efcovo, il Pontdicc Paolo re- 
ftiruifce alla Chlcf,l di Ravcnna quel Monifiero, perchè conofciuto 
e{fere di raglOnc della mede{ìma. La Bolla è data Nonis Februarii Imp. 
Domno (forfe D. N. cJOè Domin", 0 Domno noflro) piiJlìmo Augußo 
CotJjÌtmtin9, a Dco coronato, magno fmper. .4nno XL. & Pacis ejus (ivi 
farà Ccrino P. C. 
jus, cioè Pofl COl
rulatum ejus) Anno XX. Sed & 
Leon
 L\1ajO,.
 Imp. 
jus Fifi9 Anno 171 f. lndiélione X fl. Se niuno er- 
rore foOc Icor(o ne gli Anni dl Leon
 AuguJlo F'gllUolo del Coproni- 
mo, avrcmmo qui d:l correggere il Conto del Padre Pagi, che dl uno 
o due Anm anrlcipò la di lui afTùnzione al trono. Ma forle in quclla 
Bolla farà Haw Llnno 17111. 0 pure IX. Pretencie ancora e{fo Pagi, 
chc in ve'ce dell' Alina XL. di CotlamlOo s' abbia a krivere XXXIX. 
Ma quando fi ammetta per legittimo quel D.)cum.=m?, non fi làprcbbe 
intendere come il Corllta avdfe potio un si diverfo num:::ro per un 
altro. E nntifi, che tuttavia in Rom1 {t fegnavàno i pubbhci Docu- 
menri col nome dell' Imperadore: il che ferve di qualche fondamento 
per dubitare, fe iVI følle cfiima la dl lui autoriL
 e fig':loria. Quindi 
.ncora vegmamo ad inrendcre, che Sergio Arclve(covo dl Ravcnoa era 
ritornato alla fua Chiefa, e godeva ddla grazia del Romano Pon- 
tdice . 


Anno 



ANN A LID' ITA L I A. 


1SI 


Anno di C R liT 0 DCCLX. Indizione XI I I. 
di P A 0 L 0 I. Papa -+. 
tii COSTANTIl(O Copronimo Imper. 41. e 10. 
di LEO N E IV. Imperadore 10. 
di DES IDE RIO Re 4. 
cli A 0 E. L G I i 0 Re 2. 


F u [critu in quell' Anno Ia Lett
("
 Vigefima prif!1a dd.Codice Ca- EI\A VÐ
. 
whno da Polpa Paolo al Re Pzppmo. In dfa gh figmfica, eOere ANNO 760. 
convenuto fra Deftderio Re de' Longobardi, e Rmzcdiu t ed AU/ario 
DUC.f, J nvi,ni d' dfo Re Pippino t che per totum inflantem Aprile", 
A1enjis iflius X lJ I. Indiéfiolfc dell' Anno prc:feotc, il fuddeno Dcfiderio 
rendc:rebbe a San Piccro tutte Ie Giuþizie, cioè i Patrimonj, i dirini, 
i luoghi, confini, c territorj diver/arum Civit61tum noftrarum Reipubl;- 
c.e ROmR1JOrum. Aggiugne, che una parte già n'era reítituita, e chc 
jl Re Longobardo faceva in breve fpc:rare il rcLb.ncc. In quct1:o me- 
dcfirno Anno vo io conghietturando, che fia fcritta la Lettera Vige- 
lima fefta del Codice Carolino, riferita all' Aono 7f7. dal Cointe e dal 
Padre l
agi. .Q1ivi Papa Paolo fa fapere al Re Pippino, che il Re 
Dcfidc:rio nell' ;\utunnQ precedence per [ua divozione eu venuto a Ro- 
ma, e che parlando fceo, rel1:ò conchiulo d'invlare i Mc!1i del me- 
defimo Re con quÚ del Re Pippino pa diverfe Ciuà a fin di liqui- 
dare Ie GiuJlizie della Chief.. Romana, molhando{i egli pronto alla 
fdli[Uzion
 di tutto. Soggiugne, che in fatti fi er.l eff
ltuata nel Ou- 
caco di B
nevento, e nella Tolcana, e che fi erJ di
cro a fare 10 fidfo 
nel Oucato di S poleti, e oe. gli a1tri Luoghi, dove occorreva: il che 
fa fcmpre più imendere, che rotto nome di Gitiflizia veniv.&no Beni 
p.1trimoniali ed allodiali, e non gioÌ. Luoghi giurisdizionali. Ringrazia 
in olrrl:: il Re Pippino, perchè abbia raccomandaco al Re Defiderio, 
di forzare i Rc di Napoli, e di G
eta (non già che quclli portaOèro 
il citolo di Re, ma perchè erano Duchi di ramr-na aucorità indipcn- 
demi d.11 Regno Loogobardico, ronopoíti nondimeno a i Greci 101- 
pcradori) 
 forzarJi, dim, a renderc ancn' em i patrimonj, cfiftcnci 
{ouo il loro dilheno, ed ufurpati in aJdiccro alIa Chiefa di Roma 
 
ficcome ancora ad inviare i Jor Vefcovi eleui aRoma, rcr dfer ivi 
conlecrati; e non già, come fi può conghiettur 
re facto in addictro 
a Coftaminopoli, cercanJo que' PatriJrchi col[' aurorità dell' Eretfco 
Augufto di Jilacare Ie lor fimbrie in prc
iudizio dclla ranta Scde Ro- 
m
na. Vedemmo di Copra all' Anno ïf
' che il Re DefiJcrio avca 
pH=lo e cacciato in priglOne AlbliirJ
 Duca di Spoleci, percbè reo di 
ribel1iooe al fuo Regno. 11 Catalo30, pollo <1\'.mti alIa Cronica Jel 
<IBm. JY. N n 1'.10- 



2. 8 2, ANN A L] D' I TAL ] A. 
ERA Voig. MoniO:ero di Farfa (a), ci f.'1 vedere in quefi' Anno fufl:ituito in Cuo 
ANNO 7 60 . luogo il Duca Gifllfo. Ma forfe ciò avvenne nell' Anno precedente 
( L a t ) / " Rerum. trovandofi fra Ie Carte del Moniílero meddìmo una fcritta Anno IL 
altar. . 11" 11" .r; J 
Part. II. Gifu?!i. AElum 111 lY.J.arfis lY.I.e11.Je a11uario IndiElione XIII. cioè ne1 Gen. 
Tom. ll. naio dell' Anno reguente, in cui correva I' Anno Secondo del fuo Du. 
caro. Ci f.tnno anche intendere quefte Note, che il paere di Marti 
forma';a allora una porzionc del Ducato medefimo. 


Anno di C R 1ST 0 DCCLXI. Indizione XIV. 
cli P A 0 L 0 I. Papa 5'. 
di COSTANTINO Copronimo Imper. 4l. e 21. 
di LEO N E IV. Imperãdore I I. 
di 0 E SID E RIO Re 5' . 
di A DEL GIS a Re 3, 


S Embra, che folTero già quetati tutti i litigj fra il Ponte6ce Paolo I. 
e Defiderio Re de' Longobardi, e dall' una c dall' altra parte feguica 
1a rcfiituzione de i patrimoni e d' altri diritti. Ma non fi provava già 
]a fl:elfa quicte e pace dalla parte dc' Greci, a' quali ftava nel euore la 
doglia del perduro Efarcato, e 13' brama di ricuperarlo. Perciò proba. 
bilmente appartiene al1' anno pre rente la Lettera Ventottc:fima del Co. 
dice Carolino, con cui e(fo Papa nocifica al Re Pippino Patrizio de' 
Romani d' eO"ergli fiata inviaca da Sergio Arcivefcovo di Ravenna una 
Lettera fcritta da Leone Miniftro Imperiale alia Provincia di Raven. 
na, con efortar que' PopoH a tornarc fotto I' ubbidienza dell'lmpera. 
dor ruo Padrone. Però prega cO"o Re de' Franchi di voler' ordinare al 
Re Defiderio, che occorrendo il bifogno, porga aimo aUe Città di 
Ravenna e della Pemapoli, per refiílere a i cencacivi de" Greci . Pari. 
mente nell' Epifl:ola Trentefima, che pare fcritta in quefio rnedefimo 
anno dal fuddetto Papa, lì legge, aver Pippino racce-mandata a elfQ 
Pontefice di camminar con buona concordia e pace col Re Defiderio: 
il che promette 10 {leO"o Ponce6ce di fare, ogniqualvolta Defiderio 
cominui nell' amore e nella buona fede promcn:-. verCo la Sc:de .1\ po. 
fto1ica. Anzi foggiugne, eO"ere già ftabilito, che fegua un' abbo
ca. 
mento fra di loro in Ravcnna, per trattare d'aff".iri utili alla Chlefa, 
e delle maniere di opporu aile malizie de' Greci, più che rnai anfanti 
di ricuperar quella contrada. Sc feguiffe poi di fano quefl:o abbo!:'ca. 
mtnto, noi nol fappiamo. Truovanu replicati qud1:i fencimenri nell' E. 
pifto!a TrentefÌm lterza dd medefimo Papa Paolo. Riferifce in qucfi' 
anno il Cardinal Baronio una Bolla del fopra mencovato Papa Paolo, 
conceduta al Moniftero da Iui fondaro in onore di Santo Stef.'mo I. 
Papa e Martire, e di San Silvefiro Papa, il cui Corpo fi dice tr
sfe. 
fiCO 



ANN A L] D' I TAL I A. 2.83 
rito colà: notizia, che. non s'accorda. colla 
olla primordiale della Ea- EllA VoJg. 
dia Nonanrolana, dl CUi fu fana menzlone all an no 7n. Le Note Cro- ^NNO 761. 
nologichc fon quei1:e; Datum IV. Nonas Junii, 1mperante Dominø Con- 
flantino Auguflo, a Deo &orona
(J ma
no lmperatore,. Anno 
adragefimQ 
Primo ex quo eum Patre regnAre ereplt, & poft ConjtÛat1Jm epls Amlo Vi- 
cefimo Pt.imo, lndiéllone Decimaqua!"ta. Se crediamo al Pad
e Pagi, s' ha 
da fcrivere Anno !'2J,adragejimo P.Ylmo, & poft COllþÛatttm e;us Amlo XX. 
Mil potrebbe anc
e darh, che I' 
rrore to
e non già ,in quella 
olla, 
.nu bensì ne' contI del Padre Pagl. Enol Jntamo mmamo conunuarfi 
nc' pubblici Documenti Roma
i la rnenzion
, dell'lmpcradorc; il che 
foleva elrae indlzio della contInuata Sovranlta. 


A.nno di C R 1ST 0 DCCLXI I. Indizione XV. 
di P A a L 0 I. Papa 6. 
di COSTANTIKO Copronimo Imper. 43, e 1.1. 
di LEO N E IV. Imperad.ore 12. 
di DES IDE RIO Re 6. 
di A DEL GIS 0 Re 4. 


L Eggdi. Hel Coðice Çaroli
o u
a Bolla ài P"pa Pa
lo
 fo
to no
e 
di Epli1:ola Duodeclma, In CUI concede al Re Plppmo II Mom- 
Hero di San Sllvdlro., po1lo nel Monte Soraue, con tre altri Moni- 
fierj da quello dipendemi, cioè di Santo Stefano Martire, di Santo 
Andrea Apoí1:010, e di San Vmore, apræJenti þ<'!!Ì1ltadecim
 lndiélio- 
ne, per fofientamento de" Pellegrini, dc' Poveri, e Je' Monaci. Perchè 
CarIOtJ1all1JO Fracello d' elro Re Pippino avea qUivi profelfata Ia vita Mo. 
nal!ica, e quel chel è più, era Haw fondatore di qucl MoniLlero: fi 
può credere., che il Re ddìdcralre d' averlo in Cuo Dominio, 0 1ìa fot- 
co la [ua prncezione, e cura, per benefizio ancora del meddìmo facro 
Luogo. Forfe an cora nell' an no prefeme (fe pur non fu nelI' :mtece- 
dence} fcrÌffe iI medefimo Pomehce al Re Pippino la Lettera Trigc- 
1ìma quarta del Codice Carolino, con dargIi ragguaglio di avere da 
buona parte ricevuco avviio, come i Greci nemlci della Chief a di Dio 
e della vera Fed
, mcdita\'ano in buona forma di venire oliiImencc 
contra d'elro Papa, e contra di Ravenna, ed elrer egIino in movimcn- 
to per quefia imprera. Perciò effic3cemt:me il prega di fpedire un In- 
\liato a1 Re Delìderio con raccomandargh dl porgcre un gagliardo foe- 
coda, quaIora veniffcro ad effetto cocah mmaccie, c di pngar1o, che 
comandi .a i PopoIi di Benevento, Spoleti, e 'f'Jcana, confinanti aI Du- 
caw Romano., di occorrele 'bifognando in aiuco di lui. Cenameme 
pare, che que' Duchi fi folTero rUðgenati al domimo di Pippino, e chc 
ciò fi ricavi ancora daU' Eplltola (Jumdicefima del Cod ice Caro;ino. 
'N n 2. Bafia 



2.84 ANN A LID' I TAL I A. 
E 11. A VQlg. Balla almeno qucfi:a notizia, per convincere d'infuffillenza la narrativa 
ANNO 761. di Leone. OftienlC, che fbmò .cof!lprefo nella. Dooazion di Pippmo i 
Ducatl dl Benevento e Spoleu, hccome abblam derro di fop
. Era 
in quclli tempi impegnato il Re Pippino in una fcabrolå guerra con- 
tu 
i Guaifari(J Duca dl Aqujta!1i
, la quale comi.nciaca nell' anno 7 60 . 
duro fino all' anno 768. e termmo colla mone dl qud Duca. AlI'in. 
contro l'Imperador Coflantino feguitava a perfeguitar Ie làcre Imma- 
gini, e chmnque Ie dlfendeva e onorava, e fpezialmente i Monaci, eon 
giugnere a proib!re, che alcuno abbraccialTe il Canto loro illicuto. Ci 
(a) ,A".flaf. fo1 lapere AnaftaÍ10 (0), che 10 zeJante Papa Pøolo fpedì più MelTt con 

/b
Jth;', Lertere elortatorie a gl' I mperadori Cofianrino e Leone, acciocchè ri- 
ñ 1.'
lIf=:- mette{fero in o
ore dfe 
acre Immagini
 e detiß:eCfcro 
all'odio con- 
tra delle medehme, e de lero vencraton. Ma frullranel fureno tutti 
quefii palIì. E nè pur quì ben s' incende, come fra il Romano Pon- 
tefice, e la Corte Cefarea, feguilfero sì fani negoziati, fen'Za che ap- 
parifca dalle memorie antiche, che i Greci Augufii faceíIè:ro doglian. 
za a1cuna pel dominio di Roma, quando fia vero, che ne folTero tlati 
crclufi e privati, come vien fuppotlo da mo1ci. Colla, che la faceva- 
DO per l' Efarcaro j ma nuUa mai fi paria di Roma. 


Anno di C R 1 S T 0 DCCLXI I I. Indizione I. 
di P A 0 L 0 I. Papa 7. 
di COSTANTINO Copronimo Imper. 44. C 13. 
cIi LEO N E IV. Imperadore 13. 
di D l SID E R I oRe 7. 
ài A D l L <; ISO Re 5. 


M I fia lecito il rapportare a quel1:' anno la Lenera TrenteGma fe- 
fia del Codicc Carolino, fcrma da turto il Senato e dalla Ge- 
nerahrà del Popolo Romano al Re Pippjr;o, Patrizio dt' Rømani. n rin- 
graziano effi, perchè abbia prefa 1. ditefa della vera Fede per Ie con- 
troverfie, che aHora bolIivano co i Greci, e perchè abbia proccurara 
la falute al Po polo Romano COM proteggerlo dOl i Longobardi. Dico- 
no d' avere ricevuro con [utto onore una Lcttera graziofa d' e(fo Re, 
in cui gli eforrava ad elfere fermi e Fedeli verfg la Chiefa Romana, e 
yerfo il fommo Pontefice Paolo, c proteftano d' eírere fermi e Fedeli 
fervi della làn[:l Chidå di Dio, e del beatillimo Padre e Signor nofiro 
Paolo Papa, perch' egli è nolho Padre, cd orrimo PaClore, e non cef- 
fa di operare per la not\:ra falucc, ficcomc ancor feee Papa Stefano fuo 
Fratello, con governar noi come pecorellc ragionevoli a lui conft:gna- 
te da Dio, moltrnndofi fempre mifericordlofo, e irnitatore di San Pi
- 
tro, di cui è V ica.-io. 11 pregano ancora di 'Voler pcrfezionare la dl- 
lata.. 



ANN A L] D' I TAL I A. 2.85 
Jatazione di quefta Provincia, ch' egl} avea. liberara dalle mani .de' Lon- ERA Yol.., 
gobardi di contlnu.ue nella d,feCa d, rum loro, per poter vlvcre con ANtiO 1 6 3-, 
ftcurezz
1 ddh pace. Veramente fi afpenava il Lenore di porá appren- 
dere da qudt
 I:cncra, 9u
1 fo{fc aHora il governo di Roma
 cio
 f
 
ne era si 0 no 
ovrano tl tommo Ponrefice. Ma non fi puo qUlOdt 
raccogliere a{fai 
i l?me, 
er be
 chiarir q
cfto farro, re no
 che al 
Papa è ivi d:hO II molo dl !Jo"ll.no n.oflro: II che lafcero decldere ad 
altri fe fia un conclude me mdlzlo dl quel, che fi cerca. CeHo non 
appa
ICce a{fal paldcmente, quantunque fia verifimile, che l'Impera.- 
dare ave{fc perduta affatto la Cua aurorità fopra dí Roma, nè come fi 
regge{fe allora il Po polo 
omano, potendo elfere, che fi governa{fe 
a Repubblica, 
i cui fo{1e Capo il fommo Pomdice. Lo ,tt
{1o fcri- 
vere il Re Plppmo al Senato e Popolo con raccomandargh dl onorare 
Papa Pao,lo, porge, luog? ;1. conghicrrurare, che anche preno .
i loro 
rifede{fe m pane 1 amoma del comando temporale. E tanto plU, per- 
chè fe nel Papa era già trasferira, come vien prerefo, la Sovral1irà Co- 
pra Roma, non ben s' intende, come Leone I I [. per quanto vedre- 
mo, volelfe privarne fe {tetro, e i Cuoi Succeflòri, con trasferirla in 
Carlo Magno, allorchè il dlchiarò Imperadore Auguilo. Si pommo 
qui dir molte cofe; ma forfe niuna (1rà baftevole a mcrrere ben in chia.. 
ro il fiftema d' allora; e maffimamenre perchè nè pure ben fappiamo J 
in che confiftdre I' autorità e il grado di Patrizio de'Romani confcri.. 
to in qucfti tempi a i Re di Francia. Nell' anno prefenrc, e{fcndo pro- 
babilmente mancato di vita Gifolfo Duca di Spolcti, fucccdeuc in Cuo 
luogo, Ie crediamo al Catalogo polto avanti alIa Cronica di Farfa., Teo- 
derieo Duca. Ma fi dec fcrivere Teodicio, i cui Ani fi cominciano a 
vedere fo[[o queft' anno nelle MemGrie del rudderro Monifiero, ch'io 
ho rapportato altrove (a). Oi lui parimeme è Farra menzione in varj (a) Antiq,,;- 
{iti della Cronica fúpraderra. Seguitava inral'\[o una fiera guerra era il t.
. [tali,_ 
Re Pip/jno, e Guaifarj, Duca d' Aquirania colla peggio dell' ultimo. 6 Dijftrt.,. 
7, 


Anno di C R 1ST 0 DCCLXIV. Indizione I I. 
di PAOLO I. Papa 8. 
di COSTANTINO Copronimo hnper. 45. e 14- 
di LEO N E IV. Imperadore 14. 
di DEs I D 1. R I a Re 8. 
di ^ DEL GIS 0 Re 6. 


S Econdochè penfa il Pad,re Pagi, .ïnto
no a quefii tempi palrava com- 
mcrzlo dl Lettere e d AmbaCclatofl fra CoflantÌ11(J Augufio e Pip- 
pin' 
e di Francia, per l' affare de lle Ca.cre J m magini, ri provate da i 
Grecl o\dqlatori dell' Imperadorc. Però egli è di parere, che al pre- 
fent
 



2. 8 6 ANN A LID' I TAL I A. 
Ell" Volg. feme Anno apparren.ga la Lettera Vigefima del Codice Carolino in.. 
ANNO 7 6 4. dicamc., che s
 e
ano. abbo
cati davanu al Re Pippino i Melli deÌ Pa- 
pa e gl.' Impe,r
ah, ,glacche .non a
ea yol
to PipplOo dare udienza a 
que1li lenza 1 1Otervemo dl quelh. YI S 
ra dlfputato della materia 
fuddetta, ma con poco frutto. AgglUgne 11 Papa d' efTere fiaw pre- 
gato da craffilone Duca della Baviera d'imerporti fra Pippino e lui in 
occafione del
a m
la' ime
igenza, infona fra loro, dfendo per atteJlato 
de . gli Annah deFra
eh." nell A,:!
o I:reeed_cnte tugglto Taßilone 
dall'c:lcrdto del Re Plpp1Oo, con nurarh ne'luoi Stati, 0 mo{fo da 
fplrito 
i rt
ellion
? 0 mal f6ddisfatto d'dIo Re fuo Sovra
o. Ma gli 
Ambalclaton fpedlt1 per quefio affarc dal Papa, erano ftau fermati a 
Pavia dal Re Defiderio, per fofpctto, che fi rnanipolafiè qualche ne- 
(a) Thto,h. gozlo comr:1 di IU1. Per attefia
o_ pOI d
 Tcof
ne (a), che viveva in 
in Chrlnol. quc1li tempI, ficcome an
ora de I tu
de_tt1 An
al., de' 
ranchi, nel Gen- 
nalO e Febbralo del preteme Anno lode un SI I1gorolo freddo non me- 
no in ,Oriente che in Occidente, che i Fiumi agghiacciarono e rul 
mare a Co11:aminopoli s' andava ltberamente colle carra. Similm
me in 
quell' Anno, e .\1el prec
d
l1te i Turchi, popolo della Tartaria già co- 
notèluto 10 addletro, ut;1U dell.e loro comrade per l
 porte Cafpie, 
fecero un'irruzlÐne \1c:11 Ar1?ema, e venner
 aile mam con gli Arabi, 
e collo ad amcmdue Ie panl quella battaglta alfallumo fangue. Fin() 
a quefii di per te1hmomanza del Dandolo (b) Domcnico lvfonegario avea 
(b) Dand"'. tenuto il governo del Ðucato dl Venezia, quando Il.Popolo, avvezzo 
In Chr,m,.. fi . b . . - h i: " I " . 
20m. XII. glà a Imlh r
tt1 gmoc I, J:atta una congmra., I caccl."O. via .co,:! ca7 
l{,r. ItAli,. vargli ,anche gh oceJ.lI. In tuo luog
 fu fulbtuIto lvlaúrzZlo, nobile dl 
Eraclea, e PIÙ nobile ptr Ie Impre1
 da IUI f:1tte, elfendo fiato pro- 
clamato Doge in Ma.lamocco. i:'er iua CUr a venne dlpoi refiituita la 
pace e .concordla tra i Clttadl\1l dllcordl. 


Anno .di C R 1ST 0 DCCLXV. Indizione I I I. 
di P A 0 L a I. Papa 9. 
di COSTANTI
O Copronimo Imper. 46. e 25. 
di LEO 
 E IV. Impaadore 15. 
di DES IDE RIO Re 9. 
.di AD E L GIS a Re 7. 


R Iferifce il Pad
e Pagi 
ll' Ann
 P!eren
e Ie. Lettere Quatt?rdice- 
ti.na, e Vlðcum<1quarta del Codlee Carolmo, nellequah Papa 
l-ao'o ugl1lfica aJ. Re PIppin', che fei Patrizj Greci con trecc:nto le- 
gnl crano IU moto verfo I' ltalia. Ma fogg!ugnendo egli, che tuttaVJa 
erano occupate 'dal R
 Dcji {erio Ie Giuftizie di San PJcrro, fenza cne 
egh molhatlè vogiia di reihtuire, e che in comraeambio altro non 
face- 



ANN A LID' I TAL I A. '2.87 
faceva, cbe dare it facco aile Terre de' Romani, ed inviar delle mi- EllA Volg. 
naccie aRoma: è fembrato a me ben piii probabile,. che tali azioni, ANNO 7 6 5. 
e quefto avvifo appanengano all' Anno 7f8. 0 cenamente moho prima 
d' ora accadelT'ero, da che s' è a mio credere veduro, che già s' era fia- 
bilita buona armonia fra il Pap
 e il Re Defiderio. Seguitava intanto' 
l' Jmperador Coflantino ad infienr contro i dif.:nfori delle facre Imma-- 
gini, e il Re Pippino contlfluava la guerra contro il Duca dell' A- 
quitania. E perciocchè gran rumore per la Crifiianir:t avea fattn la 
traslazione di varj Corpi dl Santi, feguita in Roma per ordine e zelo 
di Papa Paolo, s' invogliarono d' effi anche Ie Chi
fe dclla Gallia, ma 
più quelle della Germania, perchè prive di quefii facri pegni., Co- 
mincioffi dunque PIÙ di prima, e fpezialmente verfo I' Anno corren- 
te, da i Tedefchi e da i Franchi a far delle premurofe ifianze a Ro- 
ma, per ottenere de i Corpi Santi, 0 almeno qualche loro Reliquia;.. 
cd appumo in quefii tempi fi raccontano aJcune firepitofe Traslazio-- 
ni J delle quali parlano gli Annali Ecclefiafiici. 


Anno di C R 1ST a DCCLXVI. Indizione IV. 
di PAOLO I. Papa 10.. 
òi COSTANTINO Copronimo' Imper
 47
 e' 2.6.. 
di LEO N E IV. Imperadore 16. 
di DES IDE R I a Re 10. 
di AD E L GIS a Re 8._ 


N ON è ben no[o, in' qual Anno precifo foíT"e fondato l'infigne 
Monifiero delle l\1onache di Santa Giulia in Brefcia. Il Sigonio 
ne mette la fondazione nell' Anno 7f9. A me fia pC'rmelT'o di fame qui 
parol a . Certo è, che a Defiderio Re de' Longobardi, e ad Anþ Re- 
gina fua Moglic dee que1 facro Luogo I' origine fua. Jacopo Malvez- 
zi (a) nella Cronica Brefciana pretefe, ch' elfo' Defiderio folT'e, prima (
) Mal1Jr
 
di fahre a1 Trono, Cittadino di Brefcia potenciffimo. Da un Diploma 
IUI chro". 
del Re Adelgifo, che rembra fcritto in queft' Anno, prelfo i1 Marga- 
:
. -:;.

. 
rino (h), pare che abbia qualche fondarnenco queih immaginazione. (b'. Mllrga- 
Comunque fia, fu fondaro quel Moniilcro da elT'o Re, e dalla Regi- ri"iul Bul- 
na Confone, e magnificamente ancora dorato con beni rparfi per tuno larj. CIl Þ - n 
il. Regno Longobardico. Sulle prime venne appe))aro Moni Ih-ro del 
e:nflir 11.: 
SIgnor Salvatore,. e non so hene, fe anche Monifiero NuoTo; ma 
perch.è colà venne trasferito dJ.lla Corfica il Corpo di Santa Giulia 
Vergme e Martire, da quella prefe poi Ja denominazione, che dura 
tuUwia. Merita ben elT'o d' effere annoverato fra i più ilIufiri Moni- 
fte
i d' Itlha, sì- perchè ivi fi confecrò' a Dio Anfelberga Figliuola di 
quc' Rcgnanti J che ne fu la prima Badeífa, COI} lcrvirc d' erempio ad 
ë1ltre 



(t) .A"t;
,û. 
'lit. It Q I". 
:Diffirtat. 
(0. p.g. 
PS'.o- 
Differt. 11.. 
,.:. 667. 


288 ANN A LID' ( TAL I ... 
Jh. a. Vol
. altre Principeife, 1e quali dipoi pre-rero ivi la vefte Monaft:ica; e s1 
ANNe 7 66 . pe
ch
 l' op
le.n
a f
a, e. il copio
o nu.me
o deHe. facre. Vergini ne gli 
antic hi Secoh WI abltanu, fi lafcla\'a Inthetro gh aIm Monifierj di 
Monache in Iulia. A'tempi del fuddeno Malvezzi era moho fcaduto 
dal 
uo p.rimiero {plendore; ma ri
eíro J?
fcia. in vigore, oggidi anco- 
Fa vlen f1guardato per una delle plU nobIll e ncche Comun\ta di Ver- 
gini del .facro. .Ordine Benedett!no. ?ella fuddetta Anlelberga fi nuo- 
va menZlOne 10 due Documenu dell Anno 760. e 769. e in altri da 
me prodotti nelle i\nticbirà Italiane C.). Un altro Monillero ancora 
di Monaci fuor-i di Brefcia nd Luogo di Leno, deno una volta aå 
Leones, e Leonenft, riconofce la fondazione fua dal mc:defimo Re De- 
fiderio. .Alcune favole.intorno all
 Cua orj
ine dura vanCil tutta\'ia a'tempi 
del fudaetto Malvezzl. Per -var] Secoh fi mantenne quelt-o in gran 
credito; ma rcr Ie guerre, che infierirono, dappoichè Ie Cirri dcJ1a 
Lombardia corninciarono a governarfi a Repubb!ica, diedeun rr:lcollo 
tale, che forCe più non ne rerta vellig
o: Crede i1 Padre Pagi, che 
a qlldt' Anno appartenga 1a Lenera Dlclafettefima del Codice Caro- 
lino, in cui fi parla delle òifT'cnfioni fra il Ponre1ice Paolo e il Rc 
de' Longobardi, a cagione de' pan imonJ e confini ufurp:lti da effi Lon- 
gobardi. QIanto a me tengo, che O1olto prima folT'e flato polto 6nc 
(I,) Thlo}h. a .que'litigj. In queit.' Anno per attefiato di Teofanc (b), una flotta 
M ehron'l' numerora di due mila e recento legni, compoQa dall'lmperador Co- 
flamino, e piena .di roldati, col diregno di una fpedizione CORtra dc' 
Bulgari, fracalT'ata da un furioCo Aquilone, andò quaíi turta a male. 


.Ann{) di C R 1 S T 0 DCCLXV II. Indizione v. 
Sed
 vacante 
 
di COSTANTIKO Copronirno In1per. 48. e 2,7. 
di LEO l' E IV. In1peradore 17. 
<Ii DES IDE RIO Re I I. 
di A D [ L GIS a Re 9
 


L ' Ultimo Anno fu quefio deUa vita di Papa PilO!Ø 1. cne ne1 dì 2.8- 
di Giugno pa("sò a mig1ior ,.jta, con porrar C:::co il m
rito di mol- 
te illuftri e pie aziom. Fu lùfT'
gllita la mone fua da molri torbidi 
nella Chiera Romana.. PeTciocchè non peranche il buon Papa aveva 

c) Lf.nAfl.j. fpirato l' ultimo 6a(O, cbe 'Ýoto}Je Duea, cioè Govern.\tore di N epi (ç), 
P
II
tI:t inljem
 co' fuoi 'Frardli Coí1:
m!no, P.aflivo, e .Pdfqu
le, fa.rt.a una rau- 
Pal6.. natd dl alT'iÚ genre d'elT'a CJtta, c dl Tofcam, e dl ruttlcl, ed en. 
(rata a mana arm;1ta per 101 parra di San P:lncrazio in Roma, nella 
fua C.\ra feee eleg
ere Papa il Cuddeno filO Fratello CfJßt111ti,Jo, (U[- 
lochè Laico, , ooll'ac<:ompagnamemo di que' fuoi fgherri 1'inrrodu{fc: 
nel 



ANN A LID' I TAL I A 2.89 
nc:1 Palazzo Patriarcale del Laterano. Sforzò dipoi Giorgio V cfcovo di ERA VoJg. 
Palefhina fuo mal grado a dargli la Tonfura, e i facri Ordmi; dopo ANNO 76;.. 
di che nella Domenica fu(feguente, cioè nel dì quinto di Luglio, ú 
fece qucfto Idolo confecrare Papa da dfo Giorgio, da El4flrafio Ve- 
fcovo d' Albano, e da Citen3tfJ Vefcovo di Porto. Non v' ha dubbio, 
che l' affunzione di coftui fu contro i facri Canoni, e per più motivi 
nulla c facrilega: pcrò non folo dipoi, ma anche allora da tuna la 
gente faggia e pia .fu ri&uarJ.uo, come f,l1fo .Pon
efi
e.. Preme
a forte 
all'intruto Cofianuno dl afficurarfi della grazla dl Plppmo Re dl Fran- 
cia, nè fu pigro ad jnviargli i fuoi N unzj con lenere, nelle quali gli 
davd ad imendere d' effere (bto per forza dalla concordia d' inllumera- 
bil Popolo alzato. alIa Carredra di S. Pietro, con tl,:gere .una grandc 
umiltà c paura dl tanto pefo, c con pregarlo della iua amlcizla e pro- 
tezione. Ci ha confcrvato II Codice Carolino que He due Lettere, e 
fono la Nonagefima Octava, e la Nonagcfim:t Nona. Probabilmente 
il Re Pippino, nltronde informato, come era paffato l' affare, non cad- 
de nella rctc, nè volle riconofcere co1lui per vero Papa. Succedc[te 
in quctt' Ann? la mone di Santo Stefano .Juniore,. inGgne .Monaco c 
Martire d' Onente, dopo avere foffcru val] tormentl e I' eíÏIto daIl' em- 
pio Co(hmin
 Coprontm
, il qUlle fegui
ava i
 queUi tempi a 5fo- 
gafe il fuo odlo e .crudelta fu:! comro 1 dlfenfon delle fa 7 ft: I mmagi- 
ni. Abbiamo nondlmeno da una delle fuddette Lenere dl Cofiamino 
faifo Papa, che era giunta a Roma un' Epiilola Sinodica del Patriarca 
di Gcrufalcmme, can cui andavano d' accordo gli altri due Patri:trchi 
di Aleffandria e d' Antiochia, ed afT:,ilTtmi Metropolitani Orienrali nel 
(oftener l' onore d' cffe fmmagini. Perehè queib fi rrovavano fuori del 
dominio, e p6r confeguente dell' unghie dell' Augufto Copronimo, 
però con libertà efponeva:no i lli1r {el1nmemi, che crano gli fieffi della o 
Chiefa Cattolica. 


Anno di C R 1ST 0 DCCLXVI I I. Indizione VI. 
di S T E FAN a HI. Papa I. 
di COSTAl'TIl'O Copronimo Imper. 49. e 28. 
di LEO N E IV. Imperadorë 180 
di DES IDE RIO Re I 20 
di AD E L GIS a Re 10 0 


T Enne il facrilego Coflantino occupata la SeJia di San Pietro per 10 
fpazio di un Anno c di un Metè, nel qual tempo fece 3nche 
varie ordinazioni di Diaconi, Preri, e Vefcovi. Come fi Iibl rJtTc da 
quefto obbrobrio la Chiefa e Cirtà di Rorna, I'abbiamo d.. An.ftafio Ça)An.tjl"f. 
Bibliotecario (/I). Non potendo P iù fofferire Criftoforo Primic{ rio e mStcph.lII. 
a-. lV ' Paba. 

 0111. . 0 0 Scr-' 



29 0 ANN A LID' T I A L I A . 
Ell. A Yo1g. Sergio Sacellario, a Ga Segrefiano [uo Figliualo, di mirar nella Cat- 
ANNO ï68.. rcdra Ponrificia 10 [comuaicato U[urp,ltore, fin[ero di volerG far Mo- 
naci, e con ral prere fio otrennero da Cofi:mrino di porer ut""cire di 
Roma. Furono elTì a trovar reodiciÐ Duca di Spûleti, con pregarlo 
di con
urli a Pavia, e di prefentarli al Re DeGderio. Così fu farto, 
cd effi lupplicarono il Re di volere dar man.o, affinchè G toglidTe dalla 
Chiefa dl Dio si falto [candalo. c'ò, che pOI lùccedette, porge a 
noi fuffici
nte indizio, che il Re volenrieri concorrdTe a qudb beU' 
opera, e perm
[[elTe û delTc impul[o a i Longobardi del DlIcato di 
Spoleri per unirfi co i due fuddeni Ufizlali pnmarj de\la Chiefa Ro- 
mana, i quali con una gran brigara di Longobardi armari, prefi da 
Rieri, da Forcona, e ea alrri Luoghi del Ducato di Spolcri, nella 
fera del dì 2.8. di Luglio occuparono il Ponte Salario, c nel giorno 
appre{fo pcr inre\ligenza, che avevano enero la Cirtà di Roma, fi fc- 
cero. padroni della Porra di San Pancrazio. Venuro nile mani con cHi 
Torone Fratello dell' Ufurratore, reHò uccifo Paßìvo altro di lui 
Frarello, e 10 fieífo Cofiamino falto Papa, veggendo Ja mal parata, fi 
rifugiarono nella Ba61ica Lateranen[e, e qui"1 íì fèrrarono nella Cap- 
pella di San Ce[ario, finchè venUti i Capi dclla miJizla Romana h fe- 
Cero u[cir [0([0 b fede. N eUa [eguente Domenica Vald'peno Prete', 
fenza fapma di Crifioforo e di Sergio, congregari alcuni della fua fa- 
zione, c andaro al Monifiero di San Vito, ne cavò Filippo Prete, e 
condatrolo al Laterano, quivi il fece eleggere PJpa, e dar la benedi- 
zione al Popolo, con renere poi feco a pranzo i Pnmati del Clero e 
del1a Milizia, come era II cofiume de gli altri Papi. Ma ciò f.'1puto da 
Crifloforo, turto ardenee di [degno giurò, che nan ufcirebbe di Ro- 
ma, fe prima Filippo non fo(fe c<lcciato fu.ori di San Giovanni. Laonde 
j. Romani a comemplazione di lui fecero s,oggiare Filippo, che umil- 
mente f
 nc tornò al fuo Momfiero. Nel giorno fegueme dal fud- 
deuo Crifioforo fani ragunarc i Capi del Clero, e della Mihzia, e 
tuno I' eferclto, (; Popolo Romano, dopo maruro fcrurinio fu con- 
<;ordememe eletto Papa S/
fano, Prete di Santa Cecilia, 'ÛrzD di quelto 
nome fra i Romani Ponrefici. Fu egli confecrato a di 7. d' Ago110. 
Non fi qUdarono per quefio i rorbidi di Roma, perchè alcuni fcd- 
lc:rati in[prlào contra di Çofiantino dianzi fal[o Papa, e di PalIiyo fuo 
FrarelIo, e di Teodoro Vefcovo, e di Gracile TrIbuno comphce d'dTo 
Cofiantino, con cavar loro gli occhi, ed eferciur nItre crudeltà.. N è 
linì la fáccendà, che fecero il medefimo rrattamento a Valdlpeno Prete 
LOI::Igobardo, quantunque avelTe cooperato alIa depofizione di Cofian- 
tino, per fofpetto, ch'egli nudriíTe imelligenza can 'reodicio Duca di 
Spoleri a fine di forprendere la Città di Roma. In mezzo a quefii 
fconcerti Papa Sit/ana II I. ebbe ricorfo a PippinD Re di Francia, e 
a i fuoi due FighuClli, Patrizj de' Romani, con inviar loro Sergio 
Secondiceri.o, e pregarli di fpedire a R.oma de i Vdcovi ben pratici 
delle divine Lettere, e de i Canoni, per togliere aff.ltto gli errori 
prodotti dall' ufurpatQr CoLlamino. Ma. Sergio arrivato in Francia, tro
 
. yo
 



ANN ALl D' I TAL 1 A. 1.91 
vò, cite Pippino avea già terminata ]a carriera de' [uoi giornì. QueUo 
 R A Vo18' 
glorio[o Principe, dopo aver felicemente com pita la lunga guerra man- ANNO 768. 
tcnuta nell' Aquitania contra di Guaifario Duca di quella contrada, il 
quale finalmeme refiò ucci[o da i [uoi, venne a mone nel dì 2..... di Set- 
tembre dell' Anno pre[ente, con -Iafciare [uoi SuccdTori Carlo appellato 
po[cia Magno, ch' era allara in età di vemilei anni, e Car/omanno [uo 
Fratdlo. Va una delle appendici di Fredegario impariamo, ch' egli in 
[ua vita avea divifo i Regoi fra i luddetti iuoi due Figliuoli, gtà di- 
chiarati Re neU' Anno 7f4. Toccò a Carlo il Regno d' Aufirafia, che 
abbracciava Ie Provincie pofie al Reno colla Saflonia, Baviera, Tu- 
ringia ec. A C
rlomanno toccò la Borgogna, la Provenza, ]a Lingua- 
doca, l' AI[azia, e I' Alamagna , cioè la Svevia. Amendue di nuovo 
coUa [acra unzione nel dì 9. di Ottobre riceverono la Corona Rega- 
Ie, 11 primo a N oyon, e l' altro in SoilJons. Soddisfecero effi aile pre- 
mure del novello Papa con inviare a Roma una mano di Vefcovi per 
affifterc al di[cgnato Concilio. 


Anno di C p., 1ST 0 DCCLX I X. Indizione v I I. 
di S T E FAN a III. Papa 2. 
di COSTANTIÞ;O Copronimo Imper. 50. e 1.9. 
di LEO N E IV. Imperadore 19. 
di DES IDE R. loRe 13. 
di A DEL GIS 0 Re 1 I.. 


G Iu.nti cite furono aRoma dodici V 
fcovi di 
rancia, fra' quali [pe- 
ztalmente fi contarono Lul/o ArclVe[covo dl Magonza, e 'Ii/pino 
Arcivelcovo di Rems, quel mcdefimo, che [otto nome di Turpino 
acquifiò tama fama dalle favole de' Romanzi Italiani, Papa Stefano Ill. 
celebrò (a) neU' A prile un Concilio nella Chie[a Patriarcale del Late- (3) Ant/finf. 
rano, al quale intervennero ancora molri Ve[covi della Totcana e mS:eph.llI. 
Campania, e di altre Ciuà d' Italia. Ancorchè fieno periti gli Atti 
di quella racra adunanza, pure tì sa, che furono fiabiliti Canor:i con- 
tra coloro, chc eflendo Laici, fo(fero c:1etti al grado Epi[copale, 0 
colla violenza dell' armi fo(fero promoffi al Vefcvvato. Fu pari mente 
condennato il falto Concilio, teouto ne gli anni addietro in CoLlanri- 
nopoli contro Ie facre I mmagim, e profferita tComunica contra chiun- 
que di[prezza{fe 0 crede(fe indegne di vc:nerazione Ie medefì me I m- 
magini. Fu provveduto a coloro, che erano itati ordinati da Coflan- 
tino falfo Papa, dccreundo, che fegui(fe di nuovo la loro elezione e 
confecrazione. Introdotto 10 fidlò Coftamino, benchè cicco, alia pre- 
fenza de' Padri, cd interrogato, come e(fendo L,lico, avc:(fe ofàto di 
paílàre al Papato, perchè allegò in fua fcu[a l'efempio di Sergio Arci- 
o 0 2. vcfco- 



2y.!.. ANN A LID' I TAL I A. 
r Il A Vo13. vefcovo di R,tvenna, e di Steftmo Vcfcovo di Napoli, i Pl'eti gli die- 
'\NNQ ï(,'). dero moIre guanciate, e il ëacciarono fllori di quclla facra affernblca. 
Dal.rr3ttato di .l'a pa Adriano n Carlo Magno, fi raccoglic, chc Scrf,z9 
ArcJ\'cfcovo dl Ravenna non intervenne a quean Concilio, mol vi 
mandò Giovanni Diacono, che foíÌennë il cuho delle [acre Immagini, 
pr.ov
ndolo con un' antica pinura, efificnre in Ravcnna. Sign,ficò po- 
f
Ja 11 Pap.a con fue Lettere all'Imperadore Cojf.:mtino Copronimo il 
nfultato dl qu("(lo Concilio; (TIa aItro ci vo1eva a ntirare lIa' fuoi cr- 
rori ed eccc=i1ì quel rraviato Augullo. Era toccate! a Carlo Re dl Fran- 
Ci.l in fU1 parte, come dicemmo, l' Aquitania, conquifiata da Pipplno 
fUI) Padre; ma Una/do già Duca di quella Provincia, che tanti anni 
prima av
v:t abbracciata la vita Monafiica, dappoichè intefe la marte 
del Duca Gua
fario fuo Figliuolo, invogliatofi delle cofe mondanc, 
depono il cappuccio. fe ne tornò al Secolo, e trO\'ò partiglani, chc: 
it ricollobbero per Duea d' elTa Aquitania. ((I) Gli fu ben tono ad- 
dono colle rue :umi il Re Carlo, e il coflrinfe a ritirarlì in Gu,lfco- 
gna prelTo Lupo Duca di qud1a contrada, da cui po'-cia a forza. 
di mimccie I' ebbe vivo nelle mani. Perchè Car/O'llZanJlp fuo Fratello 
non volle in tal congiuntura dargli niuro, cominciarono i dlf1à-pori fra 
loro, ehe andarono poi a finire in male. N è è da t.1ccre, che in qudl' 
Anno r Imperador Cofiaotino diede per Moglie a Leone IV. AuguHo 
fuo Figliuolo /ren
 fanciulla Grcca, di cui avremo da parl:\rc andando 
inn:mzi. 
A pparifcc poi dalle Lettere fcrirte m qndl:i tempi d:l Pa p3 Ste- 
f.mo n Carlo Magno, e da quanto nncora ha An.dh!ìo, ch
 cr.1Il0 fat- 
tC i(lanze al Rc Defiderio da c/To Papa per la retlimzionc delle Giu- 
flizie di San Pietro, cioè di :\llodiali, renditc, c diritti, che appar- 
tC:1'::\"3no al1a Chiefa Romana nel Regno Longob.udico. Notizic tali 
hanno 
crvito a1 Coime, al Mabillone, e al P agi, per credere, che il 
Re Ddiderio non Ie avelTe imeramenre rel1ituite, finch2 viílè Papa 
Paolo, con rapporrarc per tal cagione a1cune Letterc d' ea-o Pontefice 
Paolo, dove (Ì tratta del1e GiuO:izic (i.ddctte, a gli anni 7 66 . c 7 6 7- 
le qU:1.li Cono Cembratc a me fcrine alcuni anni prima. Seguiw óondi- 
menD io a credere, che Def1derio 
wc/Tc, Vlvenre Papa Paolo,. faddis- 
f.nto al fuo dovere, perchè da varie Lettcrc del medefimo Ponrefice 
fi raecoglie, che era fiabilita buona amicizia fra 1ui, e il Re fuddetto; 
e il Pomefice Paolo ricercava aiuto dOl Deftderio comra Ie minaccic 
dc' Greci _ E perciocchè Pippino Re di Francia nella Lettc:ra Tnge- 
nma aveva efonato il medef1mo Re a mantcoere una buona pace cd 

micizia cot Re Def1derie, nfpofe Papa Paolo d' clTere pronto a far- 
10, purchè ancora Defidc-rio in 'Vera dileéfione & fide, quam 'Vcflr.e Ex- 
cellentiæ, & /anElæ Dei Rom(lNte Eccle.fiæ fpopondit., p
rmanfè1"it, c più 
non dllTe dl v
)ler coofervare quetla armonia, re II Re farà retlitllzio- 
ne de i Beni fpettami :1 San Pierro. Anzi, bccome s' è vedmo di fo- 
pra, 10 ílclTo Papa Paolo nella Lettera vigefirna feila confdT.'1 di ave.. 
re IicfYUtQ Ie Giuftizie de partivllS Bcne'llcl1/anis a/fjue crufcanenþbus 
 
Nam 


(a 
 r. cin- 
hür:h
 In 
Anr.alibrlS _ 



'" 


. 


.A. N N A LID' I "l' A L I IL 2') 3 
Naill (3 J! DucatlJ Spoletino, noftris 'Vet LongobtzrdofUm Miflis illic ad- ERA Volg: 
hue exiJlentibus, e.\' parte Juftitias fccimus, ae 1'ccepimlls. Sed & reliquas, A'iNO 7(,9' 
Ijuæ remtmfe.runt, modis omnibus plmi/fi,me inter .p"artc
 fam'e flu dent : I 
 
pcrchè [c lotto Papa Ste
ano 111. S odono rtlvegh

c prete
{ìom dl 
Giullizic ufurpatc:: aHa Chlc[a Rom:lI1a, pa;'e hen plU probatule,. che 
sì fane u[urpazioni fieno non già Ie antiche, rna bcnsì nuove e dlver- 
fe d..lIe amecedcnti, cioè fllccedut
, mcntre la Cattedra di San Pietro 
fi rrovava, occupata dal falCo Pontdice Coítamino, e Roma involta in 
molti Iconcerti. Fors' anche non v' ebhe parte Defiderio, ma [olamen- 
te i Duchi di Benevento e Spoleti. Imanto nè pure in quell' an no po- 
tè godere Roma dr-lla fua quiete. Se vogliam credere ad Anafiafio (a) (a) .AnaJaf. 
Blbhotecario,o chiunque fia l' Amore della Vita di Srefaf'lo III. Pa- InSt!ph.lll. 
pa, perchè CriO:oforo Pri micerio, e Sergio Secondicerio fuo Figliuo- 
Jo andarono al Re Defiderio a fare ifianza per Ie Giuítizie di San Pie- 
no, II Re fe h prefe heramente contra di loro, e rnacchinò la lor ro- 
\'ina. Penamo guadagnò Paolo A fiarta, 0 fjJ A fiarta Carneriere del 
Papö\, per meuere coítoro in diffidenza preßo it fanra Padre. Pene- 
natotì da Criiloforo, che Defìderio medit3vn di portarfi aRoma, fe- 
cc gran malra di genre, prefa daHa Tofcano1 e Campania, e dal Duca- 
to di Perugia, e chiufe k pone di Roma, con qucgli armati fi mire 
alia difefa della Città. Arrivò in quefio PUnto il Re DeGderio col ruo 
e[erclto a San Pierro in V:.J.ticano, che era aHora fuori di Roma, cd 
invitò colà il P3pa, chc:: ,,' andò, e che dopo avere parlaro con lui fe 
f1e tornò nella Citrà. Intanto Paolo A harra col Re [r::mò di fol1eVi1l"e 
il popolo Romano contra di Crifioforo e di Sergio; ma effi avutane 
comezza, arrnati emrarono nd Laterano, do\'e era it Penrcfice, pef 
cercare i loro inGdiarori, e fUf(
no fgridati fone per corale infolenza. 
N el dì [eguentc s' abboccò di nuovo il P
pa col Re Defiderio, che 
gli rapprelentò Ie trame di Crifioforo e Sergio, e poi fece rerrar Ie 
pone della BJiìllGl Vaticana. A Hora it Papa inviò Al1drea V c[covo di 
Paleiboa , c Giordano Ve[covo di Segna, per f.'lr fapere a Crifioforo 
e a Sergio, che eleggdTero l' una delle due, 
ioè 0 di f:'lrfi Monad, 
o di venm:: a San PIetro. Rifapura I'inrenzion del Pontefice, corn in- 
ciarono i lor p,migiafli ad abhandonarli, di maniera che fiimarono me- 
glio amendue d.i portarft al V aricaoo, e di merrerfi in mana del Pa- 
pa, il quale ritirarofi poi in ROlUa, Ii la[ciò in quelle dc'Longabar- 
di, pentando di farli pofcia venire la norte entro 1a Ci[rà, e dl falvar- 
Ii. Ma Paolo .\hana ita a rrovare il Re con una gran molrirudinc di 
popolo Romano, trattò con lui direttamt'nre. In fani metre Ie mani 
nddotro a Crií1:oforo c:: Sergio, Ii condulTero alIa Porra della Cirrà, e 
'lulvi 10ro cavarono gli occhl. Crifioforo da Iì a tre dì rnorì di fpaft- 
roo. S<:rgio portaro in una camera del Laterano reH:ò in vita fino alIa 
morre dl Papa Stefano, cd allora pt'r quanto vedrema, fu firangola-' 
to. Tutti quefti m-llanni, dice Anaftafio, o<:cor(ero per fegrete tramc 
di Defiderio Re de' Longúbardi. 


Ma 



2.940 A N 
 A LID' I TAL I A. 
E.. A Vo1g. 1\1a a poter ben giudicare de gli .avvenimenti fuddetti, e fe ve- 
ANNO 7 6 9. ramente fe ne debba rigenar la cagione, e la colpa fulla malizia del 
Longobardo, bifognerebbono aIm lumi. L' odio de'Romani contra 
della nazion Longobarda era troppo gagliardo, e Ia loro paffion tra- 
bocchevole ad altro non penfava, che a fcreditarli; e però il voter 
formare it procelTo full' unica relaZÌon d' effi, non è via ficura aUa ve. 
rità, quantunque prudentemente fi polTa credere, che Defiderio fo(fe 
11omo di raggiri, e di non molta lealtà. A buon COnto abbiam veduto 
andar quì d' aceordo il Papa e il Re Defiderio. Abbiamo in oltrc una 
Lenera del medeGmo Papa Stefano fcritta a Carlo Magno, e alla Re- 
gina Berta fua Madre, cioè I' Epií1:o1a Q!1adragefima retia del Codiee 
Carolino, in cui alTai differememente paria di queí1:o fano. In e(fa 
gli notificll, che il ndandiffimo Criitoforo, e il più che matvagio fuo 
Figliuolo Sergio., unitifi con Dodone MclTo del Re Carlomanno, avea- 
no congiurata la mone dello fielTo Pontefice. A queUo fine erano en- 
trau violentemente coIl' armi nella Bafilica Lateranenfe, ove egli fe- 
deva, temando di levarlo di vita; ma che DIO I' ayea falvato dalie lor 
mani, mercè l' aiutð ancora del Re DeGderio, capitato a Roma in que- 
fii tempi, per trattare di diverfe Giußizje di San Pietro4 Che cbiama- 
ti i due iuddeni al V aticano, non folameme aveano ricuCato d' andar- 
vi, ma eziandio in compagnia di Dorlone e de' Franchi dclloro fegui- 
to, s' erano afforzati nella Città, con chiudere Ie porte, minacciare il 
Papa, e impedirgli I' entrata in Roma. Che veggcndofi eglino final- 
mente abbandonati dal Po polo , per necdIità erano venuti a San Pie- 
tro, dove il Papa con Fatica gli avea difeli dalla rnoltituàine., che vo- 
leva ucciderli. Ma ehe mentre penfava di farli introdurre nella Città 
per f.11 v arli, erano lora fiati cav3ti gli occhi, ma fenza faputa e con- 
fenrimento dello fielTo Papa, che chiamava Dio in tefiimonio della ve- 
rità. Però afficurava il Re Carlo, che fe non era )' aíIiftenza del Re 
DefiderlO, elT'o Pontefice eorreva pericolo di perdere la vita, con do- 
lerfi aeremente di Dodone, che in vece di dfere: in aiuto fuo, corne 
ne avea l' ordine dal fuo Re, gli avea tramata la marte, e con per- 
fuaderfi, ehe Carlümanno dif.1pproverebbe 11 di lui operaro. ioggiu- 
gne in fine, effere feguiro accordo fra e(fo Papa e il Re Defiderio, e 
di avere interamente ricevuto Ie Giuflizje appanenenti a San Pietro: 
del che aneora gl'lnviati del medefimo Rc Carlo gli darebbono buo- 
na comezza. Così in quella Lettera. Ma it Padre Coime ne gli An- 
nali f.1cri della Francia, ièguitaro in ciò dJ.l Padre Pagi, fu di pare- 
re, che qud1a faffe fcritta per forza dal Papa, mentre egli era quivi 
dctenuto dal Re Defiderio, e che per conlèguc:ntc non Ie Ii debba 
prefiar fede, ma bt:nsl alla rclazion di Anallatio. II1t01"00 ache hannlìl 
da olTcrvare i l.ettori, non fl1ffillere primierameme il fuppofio del 
Cointe circa il tempo, in cui fu rerina qudla Lettera. Cerro è, che 
iI Papa la fcri/Te dopo terminata quella fcena, e dappoichè fi trovava 
in [utta ficurezza, ed erano tbti accecati Criitoforo c Sergio: 11 che 
per attc:tlato del medefimo Anallafio accadde, drcndo gii tomato il 
Pa- 


. 



ANN A L I _ D" I TAL 1 ^. 29 r 
Papa in Roma, e fenza più a?boccarfi <:,01. Re DefiJerio. Però inde- ERA VoJg. 
bit:lmente Ii preren je fnrz'lro II P,tPl a tcnvcre qudLt Lettera, allor- ANNO 7 6 9. 
chè Anatid/io il r.1pt>refenta derenu
o dll Rc nel Vatic.lOo. Seconda- 
rÙrnemc: fon degne di olfef\'olZionc Ie parol:: dello tielfo Anaflafio, 0 
per dir m
gli;) d
II" -\ut
re d :II
 \Tin di Papa Adriano Primo C.), Suc- (a) .A.naftaf.. 
ceffore di St
f.tno III. Faceva I{bnu effi") Pontefice Stt:f.lOo al Re De- In H,!drzam 
fid,>rio p
r h rdliruzi"'1!1 de i Beni di San Pietro, e Defidcno rifpon- I. VItlI. 
de va (""). Sufficit Apo/loNco Stepbano, quia tu/i Chriflophørum, & Ser- 
giUffl de medio, qui illi dominabantur, & non illi.ft.t ntceJlè juflitias requi- 
rendi. Nam eerte fi ego ip(rl71t Apofiolicum non ad;uvero, magna perdirio 
fuper eum eveniet. 
oniam Carlomannus Rex Francoruln amicus exijltns 
prædiftorum Cbriflophori & Sergii, paratus eft cum fuis exercitibus 
d ven- 
dicandum eorum mortem Romam properandum, ipjùmqu.e capiendum Ponti- 
fleem. Dalla bocca dd med-:fi mo Pap.. Stefano av(:va Adriano im(.fc 
que tie parole, con avergh anche dfo Stefano confcffato d' aver fatto 
cavar gli occhi a Cri lioforo e Sergio per fuggefiione di Defiderio, 
laddove nella [uddeua Lettera 
ad'rage1îma [elia dlo protefia con giu- 
rameneo di non aver avUta p:trte nell' accecarnento d' cHi. Sicchè ve- 
gniamo in chiaro, che Papa Steftno andò d' accordo con dfo Re in 
quella occaGone, per liberarfi da Crifioforo e Sergio, che voleano far- 
gli da padroni addoffo; e ficcome coll' afli fienza de' Longobardi fu Cac- 
data dalla Scdia di San Pietro I'iniquo Coflanrino, e {ilfiituito il le- 
gittimo Papa Stefano, così dell' aimo de gli fieHi fi fervì egli in quell' 
alrra occafione. All'incontro Dodone e i Franchi fi dichiararono In tal 
congiunrura comra del Papa, perchè il Re Carlomanno fotteneva il 
partito di Crilloforo c di Sergio, e confeguentememe fi viene a inren- 
derc, che non fu ben informato. di quel fate
 Anafiafio, 0 vogliam 
dire l' Autor della Vita di Stefano III. 0 pure, che il mal animo ver- 
ro dc'Longobardi gli fece fcrivere in rnaniera difference dal vero quel 
deforme fucceffo. E.t io l' ho rapportato all' an no prefence, rna fenza b . h 
cerra cognizione del tempo; perciocchè Si g eberto (b) , che ne P arla ( t ) . sIg c ' h ,r- 
r_ t ' r.." us In r'r 
wtto quc:1 anno, non ne lapen plU di n01 per conto di quegli affari. nirø. . 


Anno. 


(*') .Rafti II'Slefanø ApoHolicD,. che io ahbiQ lolto Ji mez
 Crifloforø e Ser. 
gl
, 
he. gli facean, da padroni; e non [,I'importi tanto di ricercare Ie 
GlUflzzle '. /11Ipe
0(Cht certamente, {e iø non. darð ajuto 111/' ifteffi Apo- 
floftco, gJI cad era addo.f/ò una gran rovina. Percht Carlom4nno Rè de' 
Fran

i e/fèndo amico' de' predetti Criftoforo, e Sergio, è pronto CD' [uoi 
eJercltl, per. vendicllrne III morte, (J "rrer, II Roma, e prendere it P,n.. 
t,ftee fleJló. 



2.9 6 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 DCCLXX. Indizione VI I I. 
di S T E FAN a III. Papa 3. 
di COSTA
TINO Copronimo Imper. 5 I. e 3 0 . 
di LEO N E'IV. Imperadore 20. 
di DES IDE R I a Re 14. 
di A DEL GIS 0 Re I 2.. 


1:11.. Volg. E Rano già inConi nuvoli di diCcordia tra Carlo l11agno, e Carloman- 
ANNO 770. no Re fuo Fratello, dandoíì ben' a conofcerc, che con fondamcn- 
to fu detto RarR. eft concordi.J F1atru1l1. Per riconciliarli inGeme, fi 
moffe la comune lor l\1adre BerttJ, appellata da altri Bertrt!-da, che 
ponatafi a Carlomanno, manegglò con Jui la concordia.. E perciocchè 
era immmcnte anche la guerra c
ntra d. 'I'aJlilone Duca dl B:lvi
ra, it qua- 
Ie infuperbito nun volea nconolcere per fuo Sovrano il Re C:.ulomanoo, 
e la faceva piuttotlo da Re, che dOl Duca: fi adoperò la faggia Re- 
gina per impedire 
mcora un sì fat[O incendio. Prcfe motivo Papa Ste- 
fano Ill. dal!a buona armonia rimcffa fra i due Re Fratclli di fcrive- 
re loro la Leltera Quadragefima fetrima del Codice Carolino, in cui 
ft rallegra con ct1ì per taJe riconclliazionc, augurando laro la comi- 
nuazione e l' accrefcimento cella pace e deH' amore traterno. Paffa di- 
poi a pregarli di voler impiegare i loro ufizj, pcrchè la Chief.1 di San 
PIetro abbia interameme lc fue Giuflizie, e di adoperare ancora la 
forza contra de' Longobardi: altrimenti ne rendcran conto nel Tribu- 
nale dt Dio, N on nomina egli il Re De[l.derio j ma per quanto fi ri- 
cava da!la Vita del fuo fùccellore Adriano (a), Defiderio avea promdfo 
e giura[O fopra il Corpo di San Pietro ài fare rdtimire Ie giullizie 
deUa Chiefà di Dio, e poi nulla aveva attenuto delIa rua paroh. Ah- 
biamo nondimeno dal1a Lencra Qyadragefimaquana del fuddetto Co- 
dIce Carolino fcritta, non so fc; ncl pre1cnre, 0 net fu(fegueme Anno 
da Papa Stcfano alia Regina Berta, e al Re Carlo Mdgno, per ren- 
dere loro gr
zie del bumI fervigto prefiato da lrerio lor l'v1eITo, fpe- 
dito nel Ducato Benevemano, perchè colla fua premura avea la Chie- 
fa Romana ricuperati de i Beni in quelle pani, fenza che il [>::.pa vi 
dica altra parol a di Defiderio, 0 fi lagni di lui. Siccome s' ha da gli 
Ann.lli de' Franchi, pafsò ia Regina Berta dalla Baviera in Italia e a 
Roma, e di là venn
 ad abboccarfi con effo Re DeGdcrio, e a [I".lt- 
tar dell' acca[amenro di Gijila, 0 tia Gisla fua Figliuola, Sorella di 
Carlo Magno, con AdelgiJø Flgliuolo d'dfo Re Defiderio, e dl dare 
per Moglie a I Rc Carlo, e Carlomanno [uoi Figliuoli due FigJiuole 
del fudJtuO Rc Longobardo. Nulla più che queUo bramava II Re 
Ddiderio, per ifiablhr n1.1ggiormcnte l' arnicizia con que'due . p.ot
n- 
ulhml 


(a) Ananaf. 

ibli
lht'. 
in Hildria- 
7V I. Vita. 



ANN A LID' I TAL I A. 2.9" 
tiffimi Re, che foli poteano f
re a Il
i paur.a. N o!l sì. to n 0 penetrò E 11. f( \' ()!g. 
queUo avvifo alia conofcenza dl Papa 
tc:fano, cbe rafentltamente fcriffe ANNO 770. 
loro la Lettera 
adrageiìmaquinta del Codice Carolino, rer diflùa- 
derli da queUe N ozz
, perchè n?zze illecitc ed inv,alide, perchè. amtn- 
-Jue vivente anche 1l Padre, s erano ammogllau, e Ie Mogh erano 
vi v; tuttavia. Cbe fe i Pagam faceano dl queile azioni, non Ie do- 
veano già fa
e Principi Cri1tiani. E fin, qUI cammi,na c
)(
 tu
t,i i piedi 
10 ze1ante gndar del Papa. Ma firano e bene, ch egh leguJtJ a dire: 
Cht ptJzzis è mai quejltz" 
 tCce/lentijfi.mi Fig/iuo/i, Re grandi (appm
 oft 
djrio) cbe /a 'l.)oflra tlobiJ l,entt de' .Franchi, emineme fIJpra J' a/tre Genti, 
e Ja tÞ/mdid'1 e tlobi/i.fJima pro/
 delia Regal 'l.)of!ra p(JjJållz
, fi -:':Ðg/ia mac- 
,hiare colla perfida e puz :,olentijJima Gmte de LOllgobardl, /a 'p,al nè pu- 
re è computata fra Ie Genti, e dalJa cui NazÙme jappiam di m'to, che 
Jon 'Venuti i Lebbroji? þ:TiumJ c' è,. che N
n jia p
Z.Z9 
 at qu
/-e p
jla nè pur 
na[cere fiJJpetto, cbe de z Re sì nll()matl fi 'l.)ogltan9 mJ!,accla1 e In tm con- 
t,7gio sì deteflab
Je ed abflmine'l.)ole. ImperÚ()ccJJè., com
 
icc, S

 Pao/(J ,: 
qu
 jòcieffls Itm ad lene
ras? altt fju
 pa
s fidel, CUíJl mfideJI! I orna plU 
totto a dire, che non e loro pc:rmeßo 11 prcndere Mogh dl nazione 
firaniera 7 e che avendo promeffo a S. Pietro d' e{fcre amici de gli a. 
mici e nimici de i mmici, commeuerebbono peccato, imparenrilndofi 
co' Longobardi, genre fpergi
ra, e ninù
a di R0111a. ..-\ ggiugne in fi- 
ne d' aver polla qucllÀ dt1rtaZlOne fopra 11 Sepolcro dl 
an Pietro, c 
d'inviarla da quellanto Luogo) con inti mar 10ro la Scomunica, fe ope- 
reranno it.} contra: 10 . 
Certo conveniva al Vicario di Gesù Crifio l' alzar forte 1a voce 
contra que' maritaggi, quando vero folIt:, che già quci due Re av
f- 
fero Moglie, e{fendo tl divorzio comrano alla Legge di Gesù Crifio. 
Ma sì poco proprie deJIa maeLtà e Carità Pontifizla compari1èon.o queUe 
tante efagcrazioni, a dismltùra piene d' odio contro 1 Longobardi, ch'io 
ho talvolta dubitato, e dubito tl1uavia, che quella Lettcra pO[effe ef- 
fere ftata fim3 da qualche bel cervello di que' tempI, ed attribuita al 
Papa. Sanno gli Eruditi, che prima ancora, che i LongobardI calar- 
fèro in Italia, formavan.:> una nguardevol N azione, ed erano già fe- 
guite parenrele fra i Re di qudla genre c i Re Franchi. In dugemo 
Anni poi di dimora d' eßì Longobkldl in ltalia, ognun dee credere, 
che quei Re e il len-o PE>polo s' erano ingcntiliu, ne cedevano ad altre 
NaziÐni nell' enere buoni Canolicl, 10 fondar Chiefe, MomUclj , 
Spedali, N è certo la Lebbr;t erÀ nata a I tcmpl loro. E pure s' odono 
in quefia Lettera vituperj si lonram da oglU credenza. Alclondc poi 
non apparifce, cbe i due Re foflèro già ammogliati j e pcrò 0 quclla 
Lenera è fima, 0 fe vera, troppo eOol difdice ad un Romano Ponrc- 
fice. Comunque fia, il fine di quefb maneggi fu, che non condllècfe 
Carlomanno a prenderc: per Moghe una Flghuola del Re Ddiderio . 
La prefe bensì il Rc Carlo, ma non peullche divenUlo Magno, fenza 
curar la Scomunica, che fi pretende intimaca dal Romano Ponrefice, 
fe pure è vero, che Carlo Magno fo{fe a!lora ammogliato. E queUo 
crom. IV. P P avven- 



2.98 ANN A LID' I TAL 1 A. 
Eu. Volg. avvenne per efortazione di Berra fua Madre. Si dee nondimeno ag. 
ANNO 77 / 0 . gmgnere, che fecondo gli anrichl Annali de' Franchi (0), cfl1cacemen- 
(a \ Annll es fi d 'IT. ( 
 . B ffi h . " I R D - d " ". IT. 
Vetlr.Fran- te I a 
pero eua .....
gma ena, a nc 
 I e ell eno re1t1tllluc 
corum. moite Cmà alia Chlefa Romana, e I' ottenne. Et t"edditæ funt Civita- 
tes plurimæ ad partem San Eli Petri: il che Ii può dubirare, fe Ga vero, 
perchè non appanfce, che fi dirpuralre di Cinà tolre in quelti tempi 
alla Chief a . E quando pur fia vero, quefto fa vedere, chc noi non 
fappiam bene gli aftàri di que" rempl, nè i gruppi e fvlluppt Cuc- 
ceduti fra i fommi Ponrefici e i R
 Longobardi per difJenhoni di 
II bem rernporali. VeriGmilmente ancora neU' Anno prefenre venne a 


a .A,!p

 . morre Sergio Arcivefcovo di Ravenna. Ricavafi poi da Agnello (b) 
fcøþor. Storico Ravennate del Secolo fulIeguente, che quello l\rcivcfcovo la 
Ra'IJenn. fece da Padrone nell' Efarcaro e nella Penrapoli. Judicavit a finibus 
P. I. T. 1 
1. Pertinacæ totam Pentapolim-, & ufque ad 7'ufciam, & u[qtll ad men[am 
Rer. Ita If. TIT, !. ' !. . E h ft . J;r.. b I fi / ". J R 
rl' a am, ve utt xarc'Jus;. Ie omma :11.Jpøne at-, ut Junt 0 ztl mouo oma- 
ni ["cere. Se non fol1ìmo per vedere, che Leone fuo Succdlòre fcce 
altrettanto, fi potrebbe credere, che quella folre un'inveAzione- d" A- 
gnello Scritrore d" animo corrotto verfo i Romam Poorefici, a" quali 
indubitato è, che fu fdtto il dono deW Ef.ucato, e non già a gli Ar- 
civefcovi di Ravenna. Ma dalla Lettera QEinquagefimaquana del Co- 
dice Caroli"o fì raccoglie, che Leone Arclvcfcovo, alLorchè cominciò' 
ad ufurpar la Signoria dell' E('ucato, allegwa I' elempio del fuo pre- 
decelrore Sergio, che avea quivi ftgnoreg
i4to _ Di ciò parleremo me- 
glio di fotro all' Anno 777- Nel Codice Ellenfe, che ci ha confervata 
la parte 
 che refla della Sroria del fuddctto .-\gnello, fi legge nel mar- 
gine una Giunta da me ftampata (c), da cui porrebbe taluno- elrere 
indotto a fofpettare t che il fopra mentovato Sergio Arci\'efcovo con- 
dono a Rama folre qui vi ftaw ilrangolato. Ma convien avvcmire, e{:' 
fere quella Giunta ufcita dalla penna d' un ignorante 
 che confufe I' Ar- 
civefcovo Sergio di Ravenna con Sergio Figliuolo di Criftoforo, da noi 
veduto di fopra, c che veramente fu con violen
a levaro dal Mondo. 
Sernbra ancora av-ere coflui confufo Leone Arcivefcovo fucce{fore di 
Sergio con qua1chc altro Leone Romano: e però di ninn valore è quella 
giunta. Per atteftato dell' Amore della Vita di Stefano Ill. dopo la 
mone de1l' Arcivefcovo Sergio fi fece Scifma nella Chiefa "ii R.iVen- 
na. Fu, è vero, eleno per quella Cattedra Leone Arcidiacono j ma 
Michele l\rchivifta della Chiefa Rav
nnare, benchè non alzato peran- 
che ad alcun Ordine Sacerdotale, fe n" andò a trovare ll1aurizio Duca, 
cioè Governatore di Rlmini, il quale per confÏglio del Re Defiderio 
(che in tutte Ie colè mal fane G vuole che avdfe mano) raunata una 
banda d' armati G portò a Ravenna, e quivi con braccio forte fano 
eleggere il ruddetto Michele, I'introdulre nel Palazzo Archiepifcopa- 
Ie, e mandò prigione a Rimi:ni il poco fa riferiro Leone. Scrilre poi 
Maurizio, e tàilrero i Ravennati a Stef:mo Papa per ottener 
 chc 
Michele fofJè da elro Papa conrecrato; ma nulla poterono confeguire, 
ftando forte il Papa nella negariva, perchè coftui non era Sacerdote. 
Ma 


(c) 'Rmm, 
Italic"r. 
:Part. I. 
Tom. 11. 



ANN A LID' I TAL I A. 2.99 
Ma poffiamo ben credere, che moho più che quefia ragione facetTe E It A V o'
. 
il Papa valere la nullità 
dl' elezi
me" perchè eHorta dalla violenza. ANNO 771'. 
Nondirneno queUo avvemmento el puo far fofpettare, che non avelTe 
peranche gran forza il Romano Pontefice nd governo temporale dell' 
Efarcato dt Ravenna. Truovaft fpettame al Gennaio dell' Anno pre- (a) C,ll,ffi, 
fcnte U1
' lferizione, da me (4) data alia luce, da cui rifulta, che'Ias- ",va, v
t'r. 
gunø era Duca delh Città di Fcrmo, correndo tuttavia l' Anno XIII. I"fcrlp
/
n: 
4el Rc: Defiderio, e l' Xl. di Adc:lgilo [uo Figlio. pal. I )T. 


Anno di C R 1ST a DCCLXXI. Indizione IX. 
di S T E FAN 0 III. Pap3. 4. 
di COSTANTlr-;O Copronimo Imper. 5l. e 3 I. 
di LEO N E IV. Imperadore 21. 
di D F SID E RIO R
 I 5. 
di A DEL GIS 0 Re 13. 


C Ominciò in quell' Anno a fconcerrarfi non poco 1a buon. corri- 
fpondenza del Re Carlo ll..[agno con Deftderio Re de' Longobardi, 
perchè Carlo, dopo aver telll1ta la di lui Figliuola per Moglie, in 
queit' Anno la ripudiò, e rimandolla al Padre. Eginardo (b) Amore <b) jti,,:- 
contemporaneo, e bt:1l informato delle azioni d' etfo Carlo, confeffa h v J.r U c J In ' " 
d ' - . 1 ' ,
, fid d Ita ar,. 
t non averne laputo I motlvo, e pero non It puo molto Jre cl Magn;. 
Mandeo S:lOgalleflfe, che [criffe un Secolo d 1ppoi, e abbond.1 dt fa- 
volè, allorchè attribuitce Id cagione all' eff'ere tbta quell a Principetra. 
di cattiva fanità, cd ioabile a far figliuoli" Se cio fù!1:: tiaro, .. aneb- 
be anche faputo Egi'l.lrdo, Noraio allor<< del mcJdìmo Re. Si po- 
trebbe penfolre, che fillaLmel1te accortoft qu.:llo Princi pe dell' ilLecito 
fuo Matrimonio colla Figliuola del Re DeLìderio, perchè contr.itto 
viveme ancora la prima Moglic:, e cotamo riprovato doll Romano Pon- 
teficl:, perciò fe ne fc:para{fe. Ma è da a\'verrire, ehe niuno de'tanti, 
che fcrilfero delle :1zioni di Carlo Magn0, il riconobbe ammogll;uo, 
allorchè prere la Figl:uola di DeGderio" Ci vien t::judb particolarirà 
dalla fol. Lettera 
Jdragetimaquinta del Codice Carolino, che per 
alrri capi patifce delle dlfuculrà. E s' aggiunga pòi, ehe gli HeHì 
Franzdì di que'tempi riguardarono come mcefiuofc Ie None di Car- 
lo Magno con Ildegarda, da lui prefa dopo il ripudio Lno della L0n- 
gobarda: regno, che giudicarono leginimo e non diffolubtle il 
lJtri- 
monio di qUel1a, ed inticme indizio, ehe eff'o Culo fõff'c non coniu- 
gato, ml libero, qu,mdo eon cßa s' aceoppiò. N e a!Jbtamo la pruova 
nella Vita di Santo Adalardo Abbate di Corbeia, CUi.ino d' cffo Carlo 
p p 1. l\1a- 



 
.. 


.. 


'", 


.... 


"" 



Eu Volg. 
ANNO 771. 


300 ANN A LID' I TAL I A. 
Magno, Ccritta da Pafcafio Radberto. (*) Faélum eft (così fcrivc 
quell' Amore) quum idem bnpe,..1tor Carolus Defideratam (hanno creduto 
alcuni, tale etrerc flata il nome di qudia Principelfa, e non già Bertll , 
o Ermengarda, come ahri hanno immaginaro) Dejìderii Regis Italorum. 
Filiam repudiaret, quam fibi dudum etiam fJuorumdilm Franc
rum juramen. 
tis petierat in Conjugium j ut nullo negotio /leatus fenex (cioè Adalardo ) 
pelfuaderi polfet, dum effit adhue fjyO P alatii, ut t:i, fjufl,m 'Vi'Vente ill" 
Rex aceeperat, aliquø CÐ11Imunicaret fer'Vitutij obftquio. S-etl cu/pabat mo. 
dis omnibus tale Connubium, [3 gemehat puer heatlC indolis, qU(Jd [3 non. 
nulli Francorum e(J eJlènt ptrjNri, atque Rex il1/icitD uterefur thfJrfJ, propria 
fine aliquo crimine repulfa Uxore. 
o nimio zelo fuccenJus elegit plus S
- 
eulum relinquere adhuc puer, quam talibus admiJceri negotiis. S' inganna 
forte, chi è fiata d' avvifo, che il cuipabat tale Ctmnubium voglia dire, 
che Adalardo riprovava il Matrimonio di Carlo colla Figliuola tii De. 
fide-rio. Chiara cofa è, cht' quel fanto Giovane nOD fapc:va fofferire 
il Matrimonio di lui con lldega,.da, fpofata dopo- il ripudio della Lon. 
gobarda, confiderato da lui per iUecito, perchè contratto viveme Ia 
legittima Mogtie Longobarda da lui ripudiata fine aliquo climine. Po. 
tea ben fapere que fie particolarità Pafcafio Radberto, Gccome que- 
gli, che fu dircepolo di Santo ..
dalardo, e conversò moIro con lui 
 
Perciò fì fcuopre per immaginazione de' Secoli moderni il dire,. che 
it Romano Pontefice rcioiCe il Matrimonio della Longobarda, perchê 
non era conrumaro j e fempre più ci vien fomminiltrato motivo di du- 
bitare della Lettera Quadragefima quinra del Cod ice Carolino, in cui 
Papa Stefano ci rapprcfenta Carlo Magno ammogli:ne, allorchè era 
per prendere la Figliuola del Re Longobardo. Se ciò fotre Ltato, non 
:ilvrebbe credl
to Adalardo legirrima Moglie d' e{fo Rc Carlo Defide. 
rata, nè avrebbe tenuto per illecito il fuOeguito 
1atrimonio con 11- 
áegarda. Ma chi sa, che fin d' allora il fuddetto Re Carlo non comin- 
ciafTe i negor.iati per far fuo il Regno de' Long,.)bm.ii, ficcome feguì 
òa 1ì a non moIro? 
Per a1rro vcrfo cangiarono molto di faccia in quc:fi' ^nn
 gli af. 
fari della Francia-, impcrocchè nel dì 3.. di Diccmbre ffiâncò irnprov- 
vi. 


ftl') Segllì; mentre il medefimo Impern.dore Carlo ripudill'Va Deliderata ji- 
glia di Defiderio Re deg!i Italiani, la'll/ale gilt avevil pre{a per Jua 
1'11oglie, per giurammti cmc9ra di Il,lcuni Franchi j che il buon 'Vecchi, 
( Adalardo) effindo peranche novizi(J del Palazzo, in ne1!unll, maniera 
poteffi elfere ind(Jttø II prefttwe qll!llche offi'luio Ji fer'Vitù 4 fjue{J. 
( Ildegarda) /a qua/e, 'Z}i'Vente 'lull/a ( Defiderata) il Re ave'Vt1 fpoJata . 
Ma per ogni mødo riprova'Va un tille mariaggio j e pialJge'Va il gio'V.- 
netto di buøna ind,,/e, perehè a/cuni de' Franchi ta/mente fuffiro fþergiu- 
l'i, e che i/ Re u{affi Ji un talam,p illecifo, jcacciata /a propria mo
:ie jen- 
za alcuno de/ittD _ Del fjuale tl""PpO zeJo accef9 eitffe più toßo di abban- 
tlllna,.e i/ mDndo peranco ragazzo, the il mifthiarfi iif fimi/i .Jf.ri. 



ANN A L I 0' 1 TAL 1 A. 30t 
vifamente di vita il Re Ca,-!omaHno, con lafciare dopo di sè due pic- Ell. A Volg. 
cioli Figliuoli mafchi, il maggior
 de' quali po.rtò il ,n?me di Pippino, ANNO 711- 
fenza faperfi il nomc dell' altro. Sl f
ce to{fo. mn
nzl II 
e Carlo, alIa 
Selva Ardenna, e tirati nel [uo parmo molu de V efcovl, COnti, e 
Primati dd Regno d'dfo fuo Fratello, fe ge mire in poírdro, e fi 
fece ugnere Re di quegli Stati: con che tutta la Gallia, e la mag- 
gior parte della Gcrmania venne a
 unidi fot,to di .lui. foI.o, ,e a for- 
mare una formidabil potenza, maggIOre che a tempi dl PJppmo, per- 
chè s' er:l aggiunta a quefto ampiiflìmo dominio anche l' Aquitania e 
la Guafcogna. La Regina Gi/berga Vedova di C:;arlomanao,' v
duto 
queß:o bel tiro del Re Carlo fuo Cognato, per umore, ch egh non 
mendfe Ie mani addoíro a i fuoi Figliuolini, e con farli Cherici non 
Ii privaffe della fperanza 
ell' eredità pate
na:, [e ne 
uggì, in 
talia, 
e ricoyeroffi fotto Ia proteZlone del Re Dehdeno, con mflUlr pOI [enza 
pen[arvi alIa di Iui JQvina. Palfano gli Scrirtori Franzefi con difinvol- 
tura ql1dla azione di Carlo Magno, come fe foire cora da nulla l' avcre 
U[l1rpato a' í"uoi N ipoti Uft Regno, che per tune Ie Leggi divine ed 
umane era loro dovuto, con avergli anche dipoi per[eguitati. Ma la 
venerazione, che fi dee alla Verirà, più che a Carlo Magno, vuol bene, 
che noi riguardiamo, come un effeno delIa [moderata [l1a Ambizionc 
l'aver tranato così i Principi fuoi Nipoti. Cerro per azioni tali egli 
non fi acqui!tò nè meritò il ritolo di Grande, giacchè nil1na buona 
ragione ci fi pre[ema per i[cufar 10 fpoglio fatto' a que' Principi pu- 
pilIi, e sì liTeni a lui per vincoli di f.1ngue. Seguirò fino al pre[ente 
Anno i'fichele u[urpa[Ore delIa Chief.1 di Ravenna a tenerla con brac- 
cio. forre. AnaftalÌo (a), 0 chiunque fcri
e l.a Vita 
i Stefano II I. 
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fCTlve, che coHUl fi [ol1cneva colI' appogglO d, Defideno Re de'Lon- Jlit4. 1 
gobardi, e che per guadagnarft