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Full text of "Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 Tomo Sesto"

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ANN ALl D' IT ALIA 


DAL PRINCIPIO 


DELL' ERA VOLGARE 


SIN 0 ALL' ANN 0 175 0 . 



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ANNALI D' IT ALIA 
DAL PRINCIPIO 
DEL,L' ERA VOLGARE 
I 
SIN 0 ALe ANN 0 1750. 
COMPILATI 
DA LODOVICO ANTONIO 
MURAT'ORI 


CO L L E PRE F' A Z ION L C R I TIC H E 


Dr GIUSEPPE. C.ATALANI 


Prett deft" Oratorio di S., Girolam() del/a' Carità J 
E eOL PROSEGUIMENTO Of DETTI ANNALl 
i' J N O. A G L J. ANN I PRE S E N T I., 


TOMO SESTO 


Dali? Anno. 1001. dell' ERA V olgare. fino all' Anno
 '1170.- 
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IN L DC'CA, 
IDCCLXIII: 


1I .
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Per- V' I NeE' N 2' 0' C' I U N TIN I. 
C' 0 N Lie E N 7 A DE' J' U p. E RIO R I 
A fpcic: dì GIOVANNI RICCOMINI._ 



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ALL'ILLUSTRISSIMO SIGNORE 
CARLO GIOV AMBA TIST A 
CACHERANO MALABAILA 
 


CONTE D' o SA,SC 0 , E DE'CONTI DI CANrARANIl, COAZZOLO. 
BRICHERAS/O, E ROCCA D' ARAZZl, 


Ace A DE M Ie 0_ I P PO CON D R I A Co 
DETTO AM ILETE, 
ED 
ACCADEMfCO IMMOBILE 
DE T T 0 I L SOL I TAR I 0, 


PAT R I Z I 0 D' A S T I. 


s. L. B. 




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lor dai 
orchj alla pu- 
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 bllca lllce 11 fell:o V olu- 
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, I1;J. 

1 me del1'erllditÌflìlllO Mll- 
rarori efcir dee, dllbbio 110n v' 11:1 , 
clle'1 gradin1el1to degl' Iftorici, e 
a 3 Let- 



Lcttcr
lti ripetcre (lel1ba e rifclIO- 
tcre. QUilldi e, chc ardil
nel1to 0 
tracotall za (leffillir 11011 fi poíI:'1 di 
clli fotto tlllalclle aufpicio pOlle- 
rofo (Ii raggllardevole Soggetto 10 
, incl1ini, 11011 n1ello che flllla fì.()11- 
te d' efiû V OllllllC un qllalcllc pre- 
[celro , e prcllifti11to N0111e, per 
Oglli grado e titolo clliarifIÌ1110 ne 
Ílnpri111a. Se così è, ell a quale 
111ai 0 pella Nobiltà pill terfo, 0 
pella perfllicacia pill ele\7ato,0 l)er 
Ie Scicllze pill erllLlito Soggctto 
11111iliare dovrò io c cledicarlo, 'fc 
nOll a V oi Illllftrifs. Sig110re? Sì, 
cl1e, fellZ' altro, COlI pienezza di 
coraggio ri\rerentiflìn1o a dClli- 
carvclo n1' accillgo; giacchè col- 
le voftre opportlll1e riflefIìol1i, 
ell erudite) c fcientifìclle, t1pete 
cd 



ed ;tpplalldir f011datamente alIa e- 
rudizione dell'Opra, e garal1tir po- 
deroL1mente col fregio onorato 
de' voftri titoli 10 fteffo 'T olullle , 
cl1e da tIn tale duplicato cllia- 
rore irraggiato viel1e e 11obilitato. 
E COine l1Ò? Siete pur V oi qllel 
d' effo, clle. COIl erudita pel111a e 
fil1ceri il1chiollri, de'voftri grand' 
A vi .Ie geIla IUll1il10fe e l' eroi- 
co Al1ilTIO fulli onorati V 011II11i or 
or vergate e COlllpilate? Siete PUI 
V oi , clle de i \Tetufti meriti deglí 
ftelIì vo!tri Afcendenti nllmerofÌ 
carico n' al1date ell onufto? Siete 
pllr V oi, cl1e Ie orIne gloriofe di 
lluelli direttàll1eIlte feguite e cal- 
cate? Clle dovrò io dUl1qlle aggill- 
gnere piu di qllello, clle V oi Jette 
rato, V oi faggio, V oi dotto> V oi 
Vll"- 



virtl1ofo d' eili l1C 
lll1ate raccoglie11- 
lio, {e qlleito fteífo a voi l11edc- 
filno gloria aggiuglle a gloria, vir- 
tù a virtù; giacchè, 11011 per j

t- 
tallza 0 vanagloria, (barbari igl10- 
ti n0111i all' Ullliltà e modeftia va- 
ftra) llla per l11ero e puro fubli- 
tIle fel1tin1ento 0 d' illlitaziol1e 
il1 V oi fteffo, 0 (1' efenlpio a Po- 
ircri tal Opra COll11llenlievoie an- 
date diligeIltal1do e coitrllendo. Si 
filIi pllre chi l1a pllpilla di 1Ile pitl 
acuta e cofta11te nell' Eroifrllo d.c' 
voftri Predece11ori, che io collo 
gllardo nlio debole e fioco, 
Lb- 
bagliato ne rilnango e COJ1hlfo. 
COlI ciglio però per 10 ftupore 
Î11arcato, nò, 11011 poffo. a Jllel10 
di nOll riandare di volo, per ta- 
cer di tant' altri, la invi(liata ferie 
delle 


^' 



delle virtù e nlorali e fcientifiche, 
l 1cr ) Ie qllal i 1'IlI1111rifs. e per Oglli 
titolo ornatiflÌn1o Zio v
ftro .pa- 
terIlO, dopo refo, fenoon dall' Ar- 
tico Polo all' Antartico, almello 
dall'11110 all' altro liclo de i valicati 
Mari il fll0 110I11e celeberrimo, 
llleritò la Carica decorofiilillla del 
Grall Priorato nel nobiliiIÌll1o e- 
q1leftre Ordille Gerofolimitano: 
nella q1lale, gli adattino altri gli 
ollori degli anticlli Nazzarei l1e1la 
Divilla Scrittura lloverati, oppure 
l' elogio di qllefti, clle nel q1larto 
. de'TrellÎ di Geremia ftà regiftra- 
to, çlle io mi contenterò foltanto 
d' amll1irarlo, quale ancor vivellte 
tant' altri pria di IDe, COIl edifi
a- 
ziolle 10 ricollobbero, cioè, clle 
de' Config
i ftelu Val1gelici fe pre- 
cet... 



cetro e legge al gloriofi!1Ì1110 flIO 
Vivere. Viva dunque" e da li11g
la 
ill 1.il1gua coftante fi porti (llll' L1
i - 
di gloriofa faLlla la fple11del1te me- 
filoria di sì elevato S'oggetto, che 
io in t;.1nto nOll pafièrò fotto fi- 
lellzio Ii giul1:i encornj de i coflli- 
Clli Fratelli voftri viventi, iquali 
daIl' orine de'loro Maggiori lIon 
lleclinalldo, e da. COll11l1el1Jc i11-' 
fig,lliti l1ello ftelf() 110bilifIÌll10 Or- 
dil1e., e dalle Regie nlilitari Divi- 
fe cOl1decorati, a qllella, glorioJ:1 
lucta. a gran. paffo al1clal1o 
 alia 
qllale la Coftanza, e.'1 Valore, la. 
VirtÙ, e la Gloria velocemente 
lì cOJIdllcono. 
. Segllite pur dllfi(lue" Illuftri (s. 
Signore, nella il1traprefa COll1pi- 
lazlone; e gìaccllè V oi eruditif.. 
fimo 



. 


:61110 l1elle SCiel1Ze, e feliciilill10 
\ 
ancor iiefcifte neUe TraduzioJ1i 
dall'uno nell' altro i
ioma di quel- 
Ie alrre Opere, cl1e il plall!o fi 
meritarono della Repllblica Lette- 
raria, degnarevi l' o.tferra gradire 
 
e la Dedica di quefto e per !'erll- 
dizione, e per l' lltilità comune
 
fempre degno del voftro riguardo, 
plaufibile V olllme di sì ornata 
Iftorico 
 le ClIÎ Opre merÎterallllo 
fempre il poffente Padrocinio V 0- 
itro " ficconle degne fono del V 0- 
Itro genriliilimo gradinlento. E 
fenza pi.ù, permettere il vanto all- 
che.a me di offerirvi ill lln c.ol V 0- 
lume ifteífo quella Ubbidiellza, 
clle 'renda felici i giorni miei, e- 
fercitandola con quell'inalterabile 
profondo rifpetto, C011 Clli Ii pre- 
gla- 



giatiffimi voftri Comandi uniti al 
poffentiffimo Padrocinio V oftro u- 
milifsilllamente imploro. 


J 


r -1 


PRE- 


- 



. 
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PREFAZIONE 


DI 


GIUSEPPE CAT ALANI 


AI VI. Tomo deli' Edizio1te Romana. 


D De fono gli Articoli nel Giornale de' Letterati per 
l' anno 1746. ne' qua1i il diligente GiornaliUa Ro- 
mano a lungo confura quanto egli ha creduro., che 
in queUo Torno YI. degli Annali d' ltaIia il All/- 
rotori abbia fcritto in pregiudizio della Sede Apofiolica, e 
de'Sommi Pomenci. Ecco il fuo difcorfo nel primo Ani- 
colo., ch' è il XXXII. pag. 2.96. e feguemi. 
" In quefio Volume comengonfi 170. anni dal 1000.aI 
." 1171, cioè daII' anno teno di SilveUro II. e ultimo di Ot- 
" tone Ill. al 13. del Pontefice AielTandro III. e 17. deIl'Imp. 
" Federigo I. Noi riferir
mo in queHo Anicolo folamentc 
" il Secolo Undecimo., sì per la gran correlazione., che ha 
" col paffaro, e sì .mcora per fep<\rarlo da'tempi migliori 
" della Chief:t di Dio. Quefio Secolo fu veramente il più 
" infclice, ch' ella provaHe giammai: poichè alla prepotenza 
" de' Signori Romani, fpecialmenre dc' Conti Tuícolani, H 
" aggiunfero Ie:: derdiabili lìmonie, Ie im'eitirure pretefe da' 
" Sovrani, Ie incontinenze de' \' efco\'i., e del Clero; gli fci- 
" froi, 1c ribeIliof1i di gran parte delle Cinà d'lralia, e per 
" confegueme Ie novelle piccole Signorie, e fopra tutto Ie 
" orride guerre tra '1 Sacerdo"lio., e l' Imperio. 
" Una tela per tante, e sì varie, e fovente intcrrone, 
" 0 raddoppiare fila intrigatilIìma; a cui s' aggiunf;e b non 
" mediocre confufione per la frequenza de'documcnti o:-dl- 
" nariamente difetcolÌ nelle D.1te, Ie quali fole quart femt'r
 
" s' adoprano in prova 0 di Cronologia, 0 di Genealogie, 
" non è m,Heria lb cli1uridarfi agevolmente i;l un bre\'e e:hat- 
TonI. VI. b" to. 



x 
" to. Perciò noi feguendo ciò che ha connefiione co'Tomi 
n antecedenti
. andremo parchi nelle alrre cofe minute; e 
" fo10 avrem riguardo a due principali Sovrani d' Iralia, cioè 
" a'Sommi Pontefici, e ai Re d' lralia, che eran q-t1e'di Ger- 
" mania. Oiremmo Imperadori, fe la maggior pane degli 
" avvenimenti non riguardafler quelli, e non queHi. E in 
" [ani in tulto iI Secolo Undecimo non vi turono che 32.. 
" anni d'lmperio divifì in tre Re di Germania; S. Enrico, 
" it quale, coronato da Benedetto VIII. l'anno 10[4. morì 
" l' anno 1024. Corrado II. coronato da Giovanni XIX. l'an- 
" no 1027. fino al 1039. ed Enrico II. di quefio nome [ra 
" gl' Imperadori, e III. fra'Re di Germania, che coronato 
" da Clemente II. l' an. 1046. morì l' an. 10,6. Percbè EI1- 
" rico IV. figlio di quefio, rimailo in età di fei anni, non 
" fu mai I mperadore, benchè fia tale falfamente chiamato 
" nella Sroria, e 10 3\'vifa molto bene il 
ig. Mttratori 
" l' anno 1084. Netta Bafitica Vaticana, egli dice, rice- 
n vette Arrigo datle mani del {acrilego .Alltipapa ia Co- 
n rfJlla Imperiale, e it titolo d'Imptrad.pre AuguJlo. TaÜ 
;, it chillmerò anch' io, com
 hanno fatto tanti altr;, quan- 
" tunqtle i//egitimo Imperadore, perchè unto, e coronato 
" da un uft/.rfatlJre del Romano Pont
fìcato. Nondimeno 
" anche a'predetti anni d'Imperio avremo il dovuto riguar- 
" do, benchè lìan più fierili di cofe inrereffanri negli aflåri 
" del Pontificato: mentre fino alia meÜ del Secolo., oltre 
" ]a q
ale appena paifarono, cominuò la prepotenza de'Ro- 
" manl . 
" Prima di tutto bifogna rifovvenirfi di ciò, che fa- 
" viamenre avvisò il Sig. Aluratori nel Torno antecedente, 
" e torna ad avvifare in quefio all' anno 10+6. cioè che i Re 
" di Germania niun diritto aveano jòpra la Città, e [att; 
" dj Roma. Perciocchè, quantunque egJi dica. all' an. 101 t. 
" Che anche Arrigo 1. di queflo nome fra gt' Imperadorz, 
'" godej(e al pari de'fuoi Prcdeceffori la jovranità in Roma, 
" 7i raccoglie dat fuo nome enu1Jziato con quetJ n de' Papi 
" ne/le monete; contuctociò da femplice congenura, già 
" moHrara falra dagli Erudiri, 10 argomenra, e a niuno degli 
" altri due dà tale onore, moHrando anzi ]a fovranità ne'Pon- 
" tefici: fovranirà per ,alrro aHài ]imitara, perchè troppo di- 
" fiende quella de'Re d' Italia. La parte Boreale in fpecie 
dello 



XJ 
" dello Stato EccIefi:-'1ico, 0 fia per 1'impegno di foftener 
7' ciò
 cae ne ha fCritto per l' addietro, 0 perchè più 10 in- 
" .re-reHì, l' anribuifc.e tutt
.ai Re d' lra1ia. Se J;oi 10 pro vi , 
" a :1oi non fÌ afpetra di p:iudicarlo: noLtro uffizio è di ri- 
" ferir diligePrememe i fondamemi da lui poni a tale effetto . 
,. Q!1dH all' apparenza fono i migliori., chc: lì prarichino 
" neU' arte, fe pure fono abbattanza folidi, e irnmobili. Co- 
n mincia dal disfar quei, su cui s' appoggia i1 diritto <3clla 
" S. Scde. Legge egli, e rileva alcune parole di VitmaTO, 
" nè 1etr
, nè rilevare dal Cardinal Baronio, nè dal 'P a
j, 
" e fan queile: Rex flel1riclls Il 'Papa Benedjfio, qzti .t
1JC 
" præ c
ter.is .A1Jtecf..{foribtlSfUis maxime domÙlIlbatttr, 'tJ2e1l- 
" ft Febrttario Ùz 'V,'be Romulea cum in effllb ili bonore (Ù- 
" flipit 1 r. Sopra Ie ql1ali parole 'co
ì va cong
tturan.io: A 
" mio credere vtwJ dire, che i Romalli a.veano per I1wlti 
" ann; a.ddietro ritagtilltll di motto I' attforiÚì: tempora/e 
" .dK' Papi Í11 Roma; ma da che Papll Benedetto ebbe {tata 
" r;corfo al l!-e Arli$o, e ft. tie tornò a RO'7Ja; per palil'a 
" di e./fo Re I potentl ROrlM,ll1 (chefn/'zll gtlel fren() Ii fa.- 
" realto bllUare Il /01" vogiill) do'vettero cederg/i ill [,TliJIl, 
" ch' egli efèrcitalfe pit's Iii molti [ltO; Antecej{or; la SigIJO- 
." rid. Ofptlre gJi Ottolli A1lguJli, e mllJlimamnlte, per 
." quanto ;0 VO fò,[pett4ltdo" it Terzo, Ilv
ano accorciato 
" lion poco it temporal domÙÛo de'Romani .po11 tejici " COIl 
" a.verto poi ricupe1"ato it fitddetto Papll Benedetto VII I. 
" dat piiJjimo lmpcrndore Arrigo regl/a.ltte. Già i Letrori 
" bene Htruid dal medelìmo 'Dltmaro, da Glllhro'l e dagti 
" altri Amori amichi preno il Cardinal Baronio (1l1J. 1012.. 
" 
 fèqq.) Canno, che Benedetw cacciaw di ROffia dall' An- 
" ripapa (j-regorio., ricorfe a S. Enrico, il q uale venne a ri- 
" itabilirlo ful trono, a1 che fi riferifcono queUe parole: mo. 
" ciò nOlI c' Ì11terrompa il fito . 
" Indi richiama III pinza EfPofiziolle f!)c. colla cui au- 
" torità dichiara copia in forme la Donazione di S. Enrico. 
" riferita dal Card. BllrollÌo a queU'anno .1014. e gli dà millt:: 
"ecce.zioni; e veramente s'accorfe ancheilPagi, chev'è 
" una volta nominaro Lodovico Pio, e ve 10 credè aggiun- 
" to; rna ne1 rimanente nOJ:} ha che ridire: adopra poi an- 
" che in teilimonio il P. .Alabi/tol1e, il qual corregge negli 
" Annali la Cronologia del Card. Baro11Ío con queUe chia- 
b 1. " riiIì- 



XlJ 
" riffime parole: Ba,'ol1ÏtLS ad hoc tempus rt'vocllt privi/e- 
,. gi/tm R. E. ab eodem Imperatore COllCe.lrUm. At fubfcri- 
,_ ptiones quædllm fatis oflendrl11t, hoc effe pnßeriorlS tem- 
u .IorÏ.t, qlÛppt C1Û fubftribit Richardru Abb4S FutdulfÙ, 
", qrlÍ vix aNte tl1lnttm IOU,. hllnc Prtefelluram in;;t. AIle 
" quali parole non ci par che convenga queUa illazione del 
" Sig. AJurafori: Così co/ta fua fllitll mndeflill quell' ;11- 
:), /ìgl/
 letterato: volendo anch' egJi {ìgnifi'care, che i/ Pri- 
" vilesio fuddetto è fin to , oÞpure interpo/ato: mentre que- 
" fio mfìgne ]etteraro non prerende altro con quel nuovo 
" ]ume della Prefettura di Riccardo, che differire agli ul- 
" timi tempi di Benedetto VIII. e di S. Enrico, che amen- 
" due morirono r anno 102.4. it Privilegio: cora che cor- 
" rirponde aIle conquiHe di S. Enrico poHeriori al 1014, 
" in cui ]0 coJIocò il Card. Baronio; non perchè ivi s' avef- 
" fe a Habilire, ma perchè, eHendo fenza Data, non 10 
:), fcppe determinar più a quefio, che a quell' anno. Onde 
" i Documenri, che il Sig. Afttrafori adduce Il!t' Ilnno 102..2.. 
" 
 ftqq. non !t oppo
gono 
ltrimenti ad un Privilegio, 
" che fecondo II Alabtllone non era ancora conceduro. 
" Si aggiunge, che rai documenti riguardano il Regno di 
" Napoli, di cui, come or ora vedremo, egli accorda dopo 
" 3 0 . anni iI dominio alia S. Sede: ma perchè ha credmo 
" d' 
bbauere i fondamenti, fu cui s' 
ppoggia, 10 ]afcia in 
" ana. 
" Al Privilegio di S. Enrico unifce Ie Donazioni an- 
" teriori di Carlo Magno, e d' Ouone 1, contro aile quali 
" dappenurro Ii dichiara, come vedemmo nel 'romo' ame- 
" cedente: e in fpecie all' anno 1017. deplora la perdita de- 
" gli originali, dicf'ndo, effere Ie copie !òggette a molte al- 
" terazioTJi jècondo il bifogno, e I' Í1lterel/è d('lIe pClj01/C, 
" e che 1101t porgonfJ effe bajìmlte /tlme pt'r quieta,. t' I1Jtel- 
" /etto. Semenza aílài nO[abile, rifpeuo a' fondamemi, fu' 
" quali egli appoggia Ie fue opinioni, e congerrure, dopo 
" aver potH in mala fede quei della S. Scde. Perciocchè 
" egli indiflèrentcmeme adopra e copie, e documenri edid 
" da Auwri di poco nome, e di niun,t critiCa in fuo van- 
" taggio. II Cron1co di Farfa ha prefio di lui la maggior 
" autorirà. Eppure fi dichiarò cgli medefimo, quando 10 
" pubblicò rra gli Scrittori ltalici, che queHo era un
 co- 
J) PI,t, 



XII] 
" pia, e inveì contro chi non volle dargIi r originale. Di 
" piÜ 
onfe{t1 eg1i medetimo, che è un lavoro di Scifmatici, 
" e dice all' anno 108 I, che gue'Monaci p,mto non bada_- 
" vano Ill/I fl:omrmiche POlltificie, e t
mlero ftmpre CStl 
" e1!o R
, perchè quelto 
rll lvJonipero R
gllte, 0 Jill Im- 
" periale. 
 due anni dopo parJando d' un Diploma di e(fo 
" Arrigo fconlunicato, in cui Ii confermano i beni, e pri- 
" vilegJ del MoniHero, così fi efprime: f?2.!ec'Monaci rico- 
" 1/-ofávllno Il/Jora per Papll GrÛberto, 
 tenevano fllido 
" if partito d' Arrigo. Non faranno dunque flate Ie carte 
" di quel MoniHero fog-gene a moire alter"zioni, e avranno 
" baHante 111me per guierar I' intellerto? Eppure egli all' an- 
" no 1051. avea riferite Ie feguemi parole d' altro Cronico: 
" Subiacenfts ad ft C011vocavit (S. Leone IX.) in AJo/la- 
" fle,.jo, flt/Ort/Tn f!) reqtJÍrelts Í11flrll7nenta chartllrte1'lJ, '110- 
" tllvit fa(fijJìma, f!) ex mag ' la parte ante ft ig11e cretJIllri 
" fecit: con aggiungervi gueHa fua fentenza: Vi quefle 
" merci 11011 fiero/iO privi 1mll volta Illtri Al01tifter), e Chie- 
"ft. II che fill detto jhlza pregiudizio de gli i1t1lt/merll- 
" bili aftr; artefttici -DOCllmeJlti, che ß trovano lle'loro 
" Archivj. 
" Nùi tcnghiamo per certo, che i Lettori primierameme 
" dubireranno forte di tutti i documenti del Cronico di 
" F,.rf.\, al folo femÍre, che i1 Recipe delle fcomuniche (ci 
" fervia:no della frafe del Sig. ltfterlltor; an. 1038) era per 
" loro di niun fruno: e poi, ficcome non avranno comodo 
" di vi/itar gli Archivj delle Chiefe, e J\lonillerj, onde ha 
" egli tracti i fuoi documenti, per rifcontrare gli autentici, 
" diffideranno di guei che produce in queHi Annali; e fpe- 
n ciahnente in quetto 1'omo, qualì turti difcrto(Ì 0 neJl'in- 
" dizione, 0 in a1rro carartere di tempi, 0' di perfone: e 
,. Jungi dal doJerft con lui all' anno l083. per eHerfÌ fmar- 
" rico il Diploma d' Arrigo IV. in cui ft confermano i pri- 
" vilegj a \10ntecafÌno; d;\ranno di nuJlità a turlÌ quei, chc 
n s' arrribuifcono a gueHo Principe fcomunicato, ancorchè 
" foflero aurenricÎ, e fÌ maraviglieranno fane, e che i 1'10- 
" niHeri gli abbian conferv
ti, e che Scrinori Cauolici gli. 
" producano al pubblico, come preziofe religuie d' antichità. 
" II Sig. AJu1'llfori, fenza fargti rorto, è uno d'efIì, per- 
" chè niuno ne h<1 tralcuraco. Fin l' anno 1095. dopo aver 
" dichia- 



XJV 
" dichiarato Arrigo nCn1ico del1a Chiefa, e abbandonato 
" da tutti, a ri
erva d' u!1 teoue J?artito di Scifmalici, pro- 
" getta un PlacHo da 1m [enuto In Padova, io .cui accorda 
" la fua protezione al MonWero di S. Giuilina, e un Di- 
" ploma, in cui cooferma i privilegj al Muniltero detla PU'11- 
" pofa Ira Fe.lT:ua e Com
c<:hio. Noi oon ne \'ogli.lmo in- 

, terpretarc hnJHrameme 11 fine.. Conruttociò vediamo, che 
" all' an.oo IOU. coll' aut?rità d' u
 fol
 Catalogo di quel 
" Cromco, che teUè ovmmammo, In CUI lì leggono Duchit 
" e Conti di 
abina, metre in dubbio il dominio temporale 
" di quel .
1
ni,Hc.ro: ,perch
 al Pa
a n<?n accord a PrinÓpi 
" 0 Ducll1 \ atIalh. Ed abblam nOI ollervato, che al Sig. 
" Alllrlltori i Conti 10uo altri 50vrani gli diventano Pdn- 
" cipi, e aU'-()ppoH
 i Prindpi [otto j Pomdici gli di\'en- 
f' uno Conti. ParJa all'anno 101 4, di Beroldo, da. cui di- 
" fccnde la real Cafa di Savoja, e dice così: AI/ora i CO/JtÏ 
" fi::come perp.euIÏ Go",'ernlltori di qtwlcbe Città, elltra- 
" vatlO 11ei 1'11010 de' PrÙlcipi . All' incomro fa\'eJlando di Ri- 
" dolfo farto primo Principe di Benevento da S. Leone IX. 
"l'anno 1053. Allorll, egli dice, i -Papi 11011 concedeva1lfJ 
" Il t lor Vaj[alli il titolo di PrÙlcip
, .figl/
(ìC(l11te in (fllCfli 
" tempi Ul1 SlglJOre iltdipende,Nte, 0 1411 fig/io di Sovrll1to. 
" II Card. Baronio non fapeva CrlueHa erudizione. Per- 
" ciò dà luogo tra' Principi a' Conti Tufcolani, e altri po- 
" tenti Romani, cofa 110n avvenita dal Sig. AJuratori nè a 
" [em
o drgli Ottoni, come íì cliffe a fuo luogo, Ill: a tempo 
" di .corrado 11. l' anoo 1033. ove dice, che Alberico: qtwm 
" mort
 duortlm germa1lorlml 'POlltificl m Bt'IICdi[Ji, atqllt 
" JOIl1t1tis e domo fila Tom 
ficattlm dill rete tfUm egrtdi 
" 
gro Illtimo ferret, ne id fierrt, q
Hm Illitl1n non hllbt- 
" t"et, fititlm quem hllbebat 
tllfe pllert'ftJ, mtllis artibllS 
" ill Petri Catbedr4m ./hlgdÚ reverendam idem Alber 'etls 
" Ì1zt'rujit. Ell vidt's, (jNd./ìllt Il 'ZJrÙJcipibus toler4ltda 
c. 
" Perciò contro ragione fe la prende çon quel Ven. 5crit- 
" [ore, prorompendo in que1h zelante
 m
 inrempelliva cor- 
" rezione: Par
 piutfojlo, cb' e

/i dovej[t rjco,.dare Il'fuoi 
" Elettori di aver gli oah; ftlamel1te II ,])i0 1 e al bel1e 
" dtl/a Chiefà, e ltoll gÙì. alto fplendor d
'" oro') lIè a' pro- 
" prj 'vllllfaggi. Nell' elezione di Bffle-detto lX. 11ilm Prj,J- 
" cipe ebbe mal10. L' oro fit it Prillcìpe J (he fec( eleggtrlo a 
" 
 da 



xv 
" e da fJNeJfo tira1JlIIJ, 
 11011 da violenza di Principe al- 
" Ctl1l0 (ì /llftiar0710 q t>.f!Il" volta Ilhhaglitlre it Clero, 
 Po- 
" polo Romalto. OItre di che tal modo di parlare ci fembra 
" che potra' difpiacere al Sacro Collegio, quanto queUo del 
" 1047. Fu- giuþllmeltfe rimeffll itt pinta tihertà (Jet Clt'1'o 
" Romano /' etezion dt'Sommi Pontefici, che da molti fi- 
" coli- s' ufa, ed è da de/ìd'{!-1:are, che ftmpre duri: ma che 
", Ite/to fteffo tempo cejJìno Ie ftllndttloft Itmghezze de' Con- 
" c/Ilvi, e It private PlljJìoni de'Socri Elettori in Iljfllre 
" di tllntll importllnzll per III Chieja di 'Dio. De\ reHo il 
" Card. Barol1Ïo non fha coil' Imperadore:' parIa d 'Alberico 
" Principe Romano. E ci, accorghiamo, che il Sig. AJura- 
" tl'ri l' ha offervato: mentre fcanfando Ie di lui parole, ha 
" prefe dal Pag; (ItUm. 7.) queUe di Vitrore Ill. da cui 
" è chiamaro il giovane intrufo cujtJfdam A/herici Confu- 
" tis fititu: perchè g1'i è fiato più facile con toglier via 
" quel C01tfu/is, di fpacciarlo per figlio d' un cerro Albe- 
" rico CtJjtlfdam A/herici filius. Eppure non va egli lungi 
" dal' BaroHio, quando termihati i 30. anni di Pomiticato 
" in cafa. di que' Pri
cipi, ?ice .col Afa/me
hu.rien
, che 
" Gregono \ L trovo sì dlfirattl, e defoIatl 1 bem dello 
" Hata della Chiefa Romana, che appena gli refiava da vi- 
" \'ere. ßenchè avelfe derto del primo de' tre Pontefici AI- 
" bericani Benedetto VIIL che col favore di S. Enrico ave
 
" rimeHa in buono flaro b S. Sede:' narrando anche all'an- 
" no 1016. Ia di lui imprefa per cacciar di Luni i Saraceni, 
" e la Lega1.ione da lui fpedita l' anno feguenre- 'in perfona 
" del Vefcovo d' OHia a' Pifani, per animarli a cacciar que' 
" barbari anche di Sardegna', deUa quale ne diede 10ro la 
" invcilitura. l\;ta torniamo a' documenri. 
" Certa cofa è, che fe aIle Donazioni ddla S. Sede 
" opponefIe il Sig. Ab,ratori documemi manifeilameme con- 
" trarj, di chiunquc fi foßero, darebbe almeno contezza de- 
" gli' ufurpatori de'di lei beni. 1\1a per 10 più non fono i do- 
" cumemi, che 5' oppongono aIle Dona1.ioni: fono Ie con- 
" geti:ure" e gli argomenti, che da quelli Ii tirano. E in 
" ciò ha molta facilirà iI noHro AnnaliHa, come quello che 
" fin, dalr etlere andato Federico Arcivefcovo di Ravenna 
" ad incontrar correfemenre S. Enrico l' anno 1004. argo- 
" memò giuramcuto di fedeltà sì di lui, che de' i uoi popoli J 
" che 



XVJ 
" che I' Efal'c,1to fo{f.e incorpot ate nel R
gno d' ftatia, e che 
" non vi avetIero i Papi alcun dominio temporale. Ciò non 
" farebbe già Haw alieno dagli Ardvefcovi di Ravenna, in- 
" tend ft:mpre a fo[trarfi dal dominio Pontificio. Ma Ate/- 
" botdo da lui citato non dice .tanto. All' an. 1010. trova 
" in uno IHrumento d'lngone Vefcovo di Ferrara gli anni 
" del Re d' Italia, e ci avverte tubito: Si offer'vi, come Ùz 
" Ferrllra fò110 cOlltatt g/i amti d' Arrigo Rt d' Ita/ill. Si- 
" milmente l' anoo dopo vuol che s' olIervi iI dominio nella 
" ragguardcvol terra di Monfelice de'due fratelli M::rcheíì 
" Alberto Az'LO I,.e Ugo., perchè vi ten nero un Placito. 
" L' .mno 1061. dice aver uO\"ato in alcuni Diplomi, e Let- 
" (ere d' Arrigo IV. (era fanciullo d' :1nni I I.) Romn1lorum 
" Rex; ,e benchè rifleua, che il titolo è moho pOlteriore, 
" dice, che vuol.lZe:lI
fzcare 'ltttdche -cofa. Una tempiice giun- 
" ta al Cronico Cafauricnfe gli ban
 all'anno 1028. per to- 
" gliere alia S. Sedc il Ducato di Spoleti, t: la 1Vlarca di 
" Camerino, 0 di Fermo. Sci anni dopo un Diploma di 
" Corrado, non originale, nt: copia, ma Hamp3[0 dal Roffi 
" nella fua Storia di Ravenna, che comiene 1'invefiitura del 
" Contado di Faenza, 10 coHringe a conchiudere, che J' E- 
"farcllfo di RtlVell1la erll in 'I 1. e./i i tempi, com
 1l1Jche 
" J' Ilbbiarno veduto per tllllti allni addietro, [otto it do- 
" mÏ1tio immediato de'Re d' 1 flltia, fèllza che apparijèll, 
" ch
 pit
 vi ù-veffero domÙÚo, 0, vi pretende.ûèro i ROYlllln; 
" P011feþci. A quefio ugomenro ne aggiunge un altro 1'3n- 
" no 107)' dicendo, che Arrigo IV. già fcomunicaw, fpedì 
" in Lombardia, e netla \hrca di Fermo, per far deporre 
" S. Gregorio V II. Ma non pill di due anni dopo trova, 
" che i1 medetìmo Sanw Pontdìce fcomunica ncl Concilio 
" Roman'.) omnes Nort!JmaJ1"/os, qui Ùlvadere terram S. 
" Petri tabnraf/t, videlicet .AflZubiam Firrt'altam, 'DitCa- 
" tU1'lt Spotettlfwm, 
 eos, qui Be11eventttm o
/ìdent. Onde 
" trovandofi ,_arenato: Vi quì dice, pltÒ Ilpporire, ch
 III 
" },[ arca di Fenno, o./ìa di Camel'illo, 0 d' Al1cona, e il 
" '])1tcllfO di J'poleti, erallO 0 po.f!edlltj dol/a Cbiefa ßoma- 
" 114, 0 atmell preu/i di fua ragiolle dal P ala: it che come 
" fl./Je fitccedldo, 11011 I' bo potuto fil 1 0rll c!J1loftere. 
" L' avrehbe patuto conofcerc beniffimo, purchè avefTe 
" riconofciutÏ tutti qu<.:' P.\pi bialìmati Jal Card. Barol'tO 
" com
 



xvij 
" corne invafori, efrei'e {hti delb oMura me1dirnJ. di que1 
" Giovanni V cfcoyo di V elle(ri, fauo v
olf'mcmeme elegger 
" da Gregoïio figliuol d' Alberico. Poichè da queflo, che 
n ebbe il fopranome di \1incio, il Sig. ivluratori rrae l'an. 
" 1058. I'origine di Mjnchio1J
. Or te da que'meJdìmi, 
" ch
 dovean ,conferv
rc 10 Seato deUa Chicfa, IÎ facea il 
" poffibilc per diiIìparlo, 0 fi fcrrava!1 gl ì occhj aUe ufur- 
" paziooi; qual malaviglia, fc anLh
 la Dlzione Pomificia, 
" come (a me al(re variis pcffeffa', e.eJ amiffà. partiblls, ge- 
" nera confufione ne' Docum{'mi? II giuHo, c: legirimo di- 
" rino. però fermaro nella divozlpn de' popoli, e oelle Do- 
" nazioni, e loro conferme, e finalmente da' Pontf'fici co- 
n T<1ggiotì e cotianti fatto valere, e da (anti tecoli goå uta, 
" retta 1empre immobile; nè vagliano congeuure, e ammi. 
JJ nicoli pc:r abbancrne i fundamenti, Chi non Ieggerà cor. 
" del compatimcmo all' an. 1079. cioè un 1010 anno dopo 
" fulminate da S. Gregor1o VII. Ie komuniche contro gJ'in- 
" v3tOri del1a Marca -di Fermo, un nuovo argomemo a fa- 
" vor d' Arrigo IV.? Ricava da le(tcra di ello S. Pometice 
" (lib. 9. ep. 1 I.), che At'( igo promeue al Duca di Pugl1a 
" l'inveltitura di quella Marca, fe gli dà una figlia pe-r mo- 
" glie di Corrado tuo primogeniro. E dice }' anno legueme, 
" che il Punrcfi.:e ne inveflì 10 Hello Duca Roberro, ptr- 
" <:hè avea bifog r 1Q del fno ajuro contfo I' Anrip
pa Gui- 
" berto, e percJò lbtpefe i ditIàpori. Ognuno diílingue quì 
" il paJrone Jeginimo d211' ufurparore, 0 da chi ,1nimato 
" dalle poche forze del Ponterice, pre(endeva di efferlo; 
" fuorchè it Sig. Murlltori, it quale cotlame nella fua opi- 
" nione, fin l' anno IlOO. ricava da un p
zz:J di leuera dd 
" Muchete Guarnieri: Ch
 III 1."'1 arCil d' .Al1c01Ja 11011 dh't r ft 
" da qu
/la, che tempo fll erll dtl10millatll ivlal CIl di CIl- 
" merino, 0 di Fermo, "b/'idiva Ill/ora Ill/' Im;erlldore Ar- 
n rigo JV. . 
" Molro diverfo troviamo il Sig. Mur4tori nella parte 
" di Ponente dello Srato Ecclesiailico. Scg'jt: egli coHante- 
" menre it Card. BarIJl1io in ordine al dominio dirct(o dc' 
" 'Pomefici nelle due Sicitie, ed approva 1.1 di lui fone op- 
" poíizione alla \1onarchia, nome vera mente Hrano, come 
" eg1i dice all' an no 1098. E fe per avvemura ti diparte da 
" eíIò a1cuna volta, 0 per non difirugger ciò, che avea pre- 
Tom. PI. (; " ce- 


. 



XVllJ 
" cedentemente afIeriro, 0 per non ammettere: Ie Donazi(JIW 
" ni in dettimcnto delle fue congecture, C opinioni Culla 
JJ parte di Dominio, che abbiamo efaminara; pronuncia poi 
JJ una fentenza così chiara, e cmì al1òluta fulleg
(timo pof- 
" feffo delle Sidlie, che pre vale ad ogni precedente oppo- 
" fizione. Fiffa in primo luogo coil' Ollienfe la venuta de' 
" Normanni all' an. 1016. in Puglia; e dipoi Ii fa veder do po 
" varie vicende infieme temuri per la potenza, e per Ie cru- 
" dehà odiatillimi a tempo di S. Leone IX. III appref10 fh- 
" bilifce iI cambio del V cfcovado di Bamber
a, e alrre per- 
" tinenze della S. Sede in Germania col Pnncipatö di ße- 
" nevento l'anno 1052.. (ra l'Imperadore Enrico 11. e il me- 
" defimo S. Pontefice, il qualc fa ritirare in Benevento, 
h come in Cinà fua, l'anno feguente dopo 10 fvantaggio 
" delle fue armi contra i Normanni . E fina]mente l'an. 1059. 
" accarda l'invefiirura di Pngiia J e C
dabria, c infieme della 
" Sicilia non per anche conquiHata, 1.1 quale diede Nicco- 
" lò II. a Roberto Guifcardo: e accarda alrresì l' altra di 
" Capua, e fuo Principato data dal m
de(Jmo Ponteficc a 
" Riccardo 1. cognato di eff.') Roberto: avvegnache non ne 
" gli accordi il pacifico dominio fino all' an, 1061.. Fa indi 
" vederc il medetimo divcnmo ufurpatarc dopo cinque anni, 
" e rimcffo in dovere da Goffredo Marc:hefe di Tofcana, 
" i1 quale ricupera i fuoi diritri alla S. Sede. ]noltre am- 
" metre a gli anni 1073. e 1089. i giu'tamenti di fedeltà, e 
" Vaifallaggio al Romano Pontef1ce. E fe a turto ciò non 
" ave!Ic aggiunta quell.1 iua appendice, ciaè che a que'cempi 
" tì face va valere la Danazione di Co1bnrino, e che s' eran 
" dati fuor i Diplomi di Lodovico Pio, d' Ottane I, e d'En- 
" rico I. can delle addizioni; quetla parte di Storia non 
" darebbe niente da rid ire ; e 1i potrebbe facilmeme per- 
" donare al Sig. 1I1urlltor; quanto ha fcritto delle altre parti 
" dello 8(aw EccletìaUico, per foftenere ciò, che aveva 
" avanzaro in altre fue opere. 
" Quefia medefima appendice gli ha ancbe difformar3 
n la fopra da noi accennata, e ladata' femenza, perchè Ie 
" dà un p.rincipio fondato al falico fuHe immaginazioni, e 
" opinioni, che mal s' accordano con una veridica confef- 
n iione. Turtavia eccola, qual ella è: Potrebbeft cr
del'
, 
" (be fu tali fi)JJdllmellti !ì pÌt:lJttaJT
 il prÙJcipiD de' d,riui, 
" ,be 


. 



. 
XJX 
" che da allorll fin quà, cioè ptr tauti ftcoli, g(J({e la S
dt 
" .Apoflolicll flpra Ie due Sicilie, neJJe (/,uzli ha ,lllhiJitø 
" U1l4 si Ilfttentica, e giufla. Sovranità, e preftrjzione, 
" contro cui non ji può IllleJare rllgio1le a/crma. Le due fole 
" circofianze vere verifiime di tal fentenza, cioè la fovra... 
" nità, e prdcrizione di tanti fecoli, olrre al manifeilare i1 
" reUo giudizio del Sig. Annalifia in quefio panicolare, ob.- 
" bligano noi a dimenticarci di quama ne ha fcrino fopra 
" ín conn'ario, e perciò non ci lÌamo curari di riferÎrlo; 
., cORtenti folo d' aver prevenmo chiunque Ieggerà queJi 
" Annali. che tune Ie linee, anche non aftàtto rette, hanno 
" queHa fentenza per centro. 
" Avrebbero il fuo pregio particolare tutti i cinquanta 
., anni di regno d' Arrigo IV. tanto va egJi d' accordo col 
" Cård. Baronio, e cogH Scrittori gravi e Carrolici nel mo- 
n ilrarccnc la vera, e firavagante condotta: fe però fe ne 
" toglieJTero Ie date di tami documenti , gran pane de' quali 
" accennammo: mentre ad alrro nÐn fen-ono, che ad inter- 
" romper la Storia, e a dimoilrare incofiante r Htorico, del 
" guale iI vero e fchietro fentimento apparirà da ciò, che 
" quì epilogheremo. n Re Arrigo IV. fecondo il Sig. A-Ju- 
" ?-.f/ori, rimafio in erà di fei anni 1'0[[0 Ia cura deW Au- 
" gufia fua madre Agnefe (12 quale non era queJIa S. Donna. 
" che divenne poi a Roma in tempo d' AlelIandro II.) e 
" deW Arcivefcovo di Colonia fucceffivamente, crebbe nella 
" mala inclinazione, ene' vizj. In età di 17. anni celebrò 
" Ie nozze, contratte vivente il padre, con Berra figlia del 
" Marchefe di Sufa, e in meno d' un anno tenrò di ripu- 
" diarla, con farla paífar per difonefia: onde ne fu fudicia- 
" mente baLlonato da lei, e dalle camerierc, che 10 confi- 
" narono in l.erto pe.r un mere: rant' era ratro, e mal concio. 
" Guadagnò fulla medefima idea I' anno feguente l' Arcive- 
" fcovo di 1\1agonza, affinchè in una folenne Dieta di Ve- 
n ícovi, e Pripcipi fi fcioglieffe il matrimonio. Ma tcmpe- 
" Hivamente arrivò S. Pier Damiani fpedito in prova da 
" AleíTandro II. e gli ruppe Ie mifure. Ad<1lberto Arcive- 
" fcovo di. Brem
 
omplice, 
 autore d:lle d! Jui ,iniquità, 
" fu fuo primo Mmlfiro fino an an. 1072.. Iß CUI mon. L' Ar- 
" civefcovo di Colonia fofiituitogJi non vi reHè un :lnno t 
" e gli Iafciò libero il campo alIa vehdita delle Chide e a 
c 2. " tut- 


. 


" 


. 



. 


. 


xx 
" tutre I'infamie, continuate poi tutta la vita, e manifefiate 
" da Adelaide fua feconda moglie, 'juando Ie riufd I'an. 1094-. 
" di fuggir di Verona, ove la teneva imprigionata. PerCÎò 
" fi refe odiofo prima a' SatToni 'þ e poi generalmcnte a rur(Í: 
-" poichè teneva egli per fuoi nemid tuui i Principi 
 () fa- 
" ceva il pOllibile per nimicarfc1i. Finalmente Alettandro II. 
" fi rifolvè a chiamarlo a rend ere conto de' fuoi rrafcodì, 
" in fpecie dell' Erefia Simoniaca: ma morto il Ponterice 
" niente fi efeguì. . 
" SuccdTe ad AIcíTandro l' an. 1073. S. Gregorio VII. 
" Pontefice efiremameme lodaro dal Sig. Aluratori anchc: 
" prima, e particolarmenre all' an. 1067. quando e{rendo Ar- 
:n cidiacono delta C. R. fi oppore sì vivameme aUe preten- 
" fioni de' Principi neU' elezione del Romano Pontefice: ma 
" dopo che fu eletta, ne aumenta egli Ie lodi. Dice; che 
" {ì refe celebre a tutti i fecoli avvenire, cbe non vi voleva 
" di menD in quem tempi sì fconcert
ti della Chieia di Dio, 
" che i1 perta fone di queHo virruofo, dotw, ed incorrouo 
" Pontefice, per correggere fpecialmenre gli abulì d'elle Si- 
n monie, e delle jgcontinenze del Clcro. Or queUo S. Pon- 
" tefiee ioviò l' ao. 10"+. ad Arrigo nobile Legazione, cioè 
" l' A'lguUa madre, e quanro favj Vefcovi, ma fell1.a fruno. 
" Perciò I' anno fegueme furono da lui proibite nel Con- 
" cilio Romano per /a prima volta pubblicllmente fltto pelltl 
" di ftomunica Ie invtßiture de' Veftovlldi, 
 delle Abba- 
" zie,. che i Re davano ù g/i Ecc1e{ìllflici, cot porger loro 
" it P afloråle, e t' Ane lIa. S' era da 11I0/t i amtÏ introdot tll 
" qu
fla Ilovità. E coil' elfer div
n1tte dipnzde11ti dalJa vo- 
" Jontà de'Sovrtl1zi temporll/i, che Ùr q"e' tempi erllno di 
" coftienza guafla, Ie collazÙmi delle Chiele, e digsi! à 
" Ecclejillflic1e, s' 
ra ap
rta tllla larga porta alia Simo- 
" nill. A quc1lo favio ragionamenro del Sig. Murlltori VQ__ 
" gliamo unirne ahro lmlile dell' an. 1122. .,giaechè queUe: 
" due foIl' volre parla di propafiro fu tale atlare, rirnerroo- 
" dolì nd reUo al P. Tommafini, e altri Scrittori Eccle- 
" fia11:ici: Ed et'co, egli dice, il Iohirllto fitle J' una sJ 
" I1mga, 
 deb/orabiJ tragedia. Tanto vi vo/Je II fi'adicare 
" 1m tlbufo, che inftnjibilmente lived prefo piede ne"ll CI'Jieft 
" di 'Dio, contra ttltti i riti dell' a11tichità, ne' '1uali ftmpre 
" era1tO flate Ie etezioni dt'Sacr; Pajlori, con gr4vijJìm; 
" !IJJmÙJi cmanati contra deJia Simoni". !,) Arri- 



XX] 
" Arrigo difiratto dalla guerra in SafIonia diffimulò per 
" quelto anno il fuo mal talento concro j} retto operar del 
" Pomefice: ma l' anno feguente 1076. effendo egli giovane 
" fervido di 26. anni diè þrindpio all'infauHa guerra tra '1 
" Sacerdozio, e l' Imperio. II S. Pontefice 10 minaccia pri- 
" ma col terror delJa 1comunica: ma ei riceve i Legati 
" con difprezzo: dichiara illegittimo il Pontefice nella Dieta 
" di V ormazia, gli folleva contro l' halia : gli trafmette fin
 
h un temerario Cherico Parmigiano, che nel pubblico d' un 
" Concilio Lateranenfe 10 minaccia a nome d' Arrigo, e 
" gI'intima di deporre Ia Tiara. AHora fu che il S. Pon- 
" tdice, afficurato prima den' affiUenza dell a DL1chdIà Bea- 
" trice, e della Conteifa Matilda, e informato deUa difpo- 
" fizione de' Principi di Germania contro il giovane Re: 
" dicbiarò ftomunicato, e decaduto dai Regno Arrigo I V. 
" con a.ffòJvere tutti i di Jui fudditi da/ giurllmellto di fe- 
" de/tà: rifò/uzÙJ1lc, cbe qtlalttultqtfC ItO" praticllta da, ai- 
" cUlto de'ftoi Predeceffòri; pure. fu creduta giuj/a, e ne- 
" celTaria in qtteþ" cOllgÏtmtllra. 
" II vederfÌ abbandonar da tutti 10 fece apparentemente 
" ravvedere, ed implorar mifericordia. Gli s' accordò iI per- 
" dono, fe faceva la dovuta penirem,a; 10 promife, ma però 
" fceIfe a tal efletto I' Icalia, ove avea buon p-artito di Ve- 
" fcovi Scifmarici, cioè- quel di Ravenna, e quei di Lom- 
" bardia. Fece veramente in Canoffa I' afpra, ma falfa peni- 
n tenza: e in tanto fu c}.earo in Germania fenza l' appro.- 
" vazione del Papa i1 nuovo Re Ridolfo Duca di Svevia. 
" L'avere Arrigo riprefo, e continuaro l' antico genere di 
" vita, ribelle alia Cbiefa obbligò S. Gregorio a riconofcer 
n l' an. 1080. iI nuovo Re. L' efletro fu funello, perchè At- 
" rigo osò di farlo deporre, e creare Amipapa Gisbcrco, 0 
" Guiberto Arcivefcovo di Ravenna, foHenuro da' \'eièovi 
" Scifmacici, e concubinarj di Lombardia contro gli sforzi 
" di Matilda, che adoprò tutte Ie rue fone in 

::mo 
 cos1 
" permettendolo Dio, che permife altresì in Germania, che 
" Ridolfo nella quarta battaglia con Arrigo refiaffe uccifo., 
" a cui fu dato per fucceiTore nella Dicta Ermanno di Lu.- 
" cern burgo, rnemre Arrigo era tutto intefo a vendicarlÌ di 
" S. Gregorio, can intronizzare Guiberto. Du
 volte aife- 
" diò in vano Ja Città Leonina, perchè i Romani bravamcn- 
ill te 



XXiJ 
" te difefero i1 Pontefice, il quate nel fecondo afTedio, che 
" fu l' an. IOS:z.., col fegno dell a Croce e!linfe l'incendio fat- 
" to attaccar da Arrigo alia Baíìlica Vaticana. Panico con- 
." fufo anche la fecondø. volta lafciò I' Amipapa a Tivoli coIl' 
" armata; acciò manreneife il blocco) e tornato anch' egli 
" indi a due anni colI' oro, avuto ad altro fine d,tU' Irnpera- 
" dore Aleffio, corruppe la fperimentata fedelrà de'Roma- 
" ni: onde imrodotto in Roma intronizzò Guiberto, e fu. 
" vicendevolmente da effo coronato Imperadore: e S. Gre.. 
" gorio fu cofircrro daB'mfedeltà de' fuoi a ritirarlì in Canel 
" S. Angelo. 
"Quindi implorò l' opportuno foccorfo da Roberto 
" Guiícardo, da cui furon puniti i Romani a mifura del 
" meÌ'Ïto: poichè venuto prooramente con un efercito mi- 
" no di Saraceni, che commifero mille infolenze, incendiò 
" Roma da S. Giovanni Larcrano a Ponte S. Angelo. 11 
" S. Pontefice" che non avca più motivo di fidarfi de'Ro- 
" mani, fe ne andò con Roberto a Sal
rno, ove morì 
" I' anno fegucme, dopo avere affoluti, e benedetti tutti 
" gli fcomunicati, fuorchè Arrigo, e Guibcrro. AHora 
" cominciò. Arrigo a tormentar I\1atilda con afpra, e con- 
" tinua guerra. La fpogliò di 
1antova, e di molte ter- 
" re, che furon poi qualì [Une ricuperate dal1a cofiante 
" donna, che non '"oUe mai dare orecchio ad accordi con 
" quel Re fcomunicato, c finalmente ne trionfò con fua 
>> gloria immorrale. Perciocchè Corrado primagenito d' Ar- 
" rigo ribellandofi dal Padre, fu l'anno 10930 coronato Re 
" d'ltatia, e correndo tutti al nuovo Re, abbandonarono 
" Arrigo, il quale pieno d' oora, e di difonore fi rifugiò in 
" Germania. Preteft: poi I' anno 1099. di vendicaríì del fi- 
" gIio, con dichiarar fuo Collega, e fucceffore Arrigo V. 
" fecondogeniro. Ma pensò male a cali fuoi: pcrchè quem 
" reCo più ardito del fnltello, moffe al padre un' afpra guer- 
" ra 7 r obbligò a cedergli Ie infegne Regie, e a fuggirf
ne 
" in Colonia, e Licgi, ove rramando nunva guerra .con 
" ajuti eUerni, I' anno 1106. terminò in erà di ;6. anm la 
" vita. P,1r o compllrÙoe (conchiude it Sigo .ftlurlltori) a/ 
" TrilJtlllll1 di Vio" 1'ell'
r COlltO dt tanti fuot vizj, Jj sì 
" IU'!IJ.1l veffllz;o1le tÚltll Ill/a Chieft, 
 del tll1ftO fll1lgU
 
" CTiffia/IO lÞ"rJò pe'ftloi caprice), c per ia fua ojliltaziolJe 
. " nello 



XXllJ 
n nello Sci.l mE. Così cOilduce l' eruditiffimo Annaliíta Ie 
" azioni, e Ie vicende di queUo Principc infelice, fen1.a 
" ammectcr tante falútà invemate da' nemici della Chiefa. 
" La gran connel1ìone, che hanno 'i fani della Con- 
" teffa Matilda can quei d' Arrigo IV., ci obbl;gherebbe 
" quì a riferir dò che ne dicc il Sig. Murat(Jri. Ma con- 
" cioffiachè ci convenga parlar di lei nel fecolû feguente, 
" diflèriremo ad al[ro mere il caraltere da lui fanole, !a 
" difeìa, che ebbero fempre in lei i Romani POll,tefic1, e 
" la fua donazione alia S. Sedc; e conchiuderemo colla- ma- 
" derata critica faua dal no,lro AnnaliHa aUe opere di S. . 
" Pier DamiaÎ1i celebre Scrittore di queUo fecolo. Parlando 
" di lui all'anno 1007., in cui nacque in Ravenna, 10 chia- 
" IDa gran de ornamento di quel fe-colo. Simllmente l' efalta 
" a gli anni 1051., e 1057., ma più che mai I'anno 1072.. 
2J nel qual mod in un MoniHero poco lungi da Faenza: 
" poichè dice, che mancò in lui Vn grlln tume, ed or1tll- 
" metlto ddJ4 CrijtÙ1.1ÚrJ, mercè deiia ftienza, e del rll
o 
" ze/r;, ch
 in' tutte Ie azi(Jni fte Ji ol/ervò, e tuttavill 
" s
 olferV'a 1Ie'tibri fltD;, vi:vi tefli1JsQnj 1l1JCOrll d' un feli- 
" cijJimo, e piijJimo Îngeg1JtJ. In quamo a'medelìmi libri pel'ò 
" foggiunge poterfi deLiderare 10 effi pitì Pllrjimonill netk 
" IltJegorie, e più cautela Ì1J credere, e fpaccÎllr tante vi- 
" ./ioni, e miracoLj, 1l1c1t1Ji de' qt41l1i poJ{ono anche ftlr duhi... 
" tare de' ':Jeri. E ineomratoG all' anno 1027. nella mane di 
" S. Romualdo Hlimtor dell'Ordine Camaldolefe, al quale 
" S, Pier Damiani artribuifce 120. anni, dice e{fer
i chi crCl- 
" de, che il Damiani avvezz.o a credere, e fpacciare il mi. 
" rabile dappertutto, abbi
 
ro.p
 a.ccrefciuta I' età di queíto 
" Santo., Alr.ro
e ane
e dt1lè all ann. 
OO
. c
e cred
lo pitr 
" de gl
 alrn" tmhottt ie ,?perf!, fu.e dz Vt(i01tt" flg1U .f! mi... 
" racotJ ftr41tJ: e 10 denfe all an. 1062.. nella predlZione 
" fatta a Cadaloo, perchè non avveroffi. Cofe però tutte, 
" che. non diflruggono il buon nome, e Ie virrù d.a lui de- 
" can
ate, cOI:,-e !ì è. de
to.. Si
come non Ie diilr
ggon que' 
" veTil acu)eatt, che fertile Il Santq contro altro. Santo, cioè 
" comro. S. Gregorio VII. allara Arcidiacono dc:lIa C. R., 
", m
(ro .d
l zelo , p

chè gli pareva, che s' ingeriHè tro
po ne 
" gh atlan del Ponuncaw, onde non pareíIe Papa AIeHandro 
" lI., ma il Card. IIdebralldo. Perciò il Sig. ,1!rluratori p()o- 
" reva 



- 


XXJV 
" teva 1ibcram
nre, fcrna chiederne fcur!, riferirli, come 
" prima di lui avca [ana il Card. Baronio, e fono i feguenti 
" all' an. 1065.: 


" Pllpam rit
 colo, ftd tt proflratu.! "d
rø: 
" TN f.zâJ' hUll&' 4ominNm, Ie /àclt iJJe ÐtNm. 



. E dello {tetro Calibro quem alrri: 


" Vi'v
rt vi.! R011JL? clara depromito vou: 
It PIII.J Ðomillo Palte, qUflln 'D()I1J110 'pa
'eo P"P4o 
" Ne' 70. anni, che rimangono di quefio Volume, at- 

, tend
ranno i Lettori una tO[al muta1..ione delle avvemurc 
" dello Haw della Chieta, e di lUtta Iralia. E rcalmenrc 
" così facemmo lara fperare, allorchè dividcmmo quegli an- 
." ni dal Secolo undicc:limo. 1\1a \'edranno nd riferir che fa- 
" remo dò., che contengono, a che fine per noi (ì fece (:11 

, feparazione. Ebbe in detti anni la S. Sede undici Ponte- 
" fici quafì [uni coraggiofi, e pieui di gloria: ma nello Hdlo 
" tempo infelici, e perfeguitati da que' merlelìmi, che 101'0 

. doveano eifer più grad. La mone dclla Comet)a Matil- 
" da, in cui perderono aflai più, di qut! che acquHlarono: 
" I
 perfecuzione a cui toggiacquero molti di lorD in tempo 
" deU'incoH:tntc Arrigo \., e di Federigo ßarbarotlà de- 
" rcrino dal 
ig, lvlllratori per uomu fanatico, e crudele: 
" Ie fcifme replicate, e conrinuate coil' appoggio delle ar- 
" mi: la dottrina erronea d' Arnaldo da Brefcia, che guaHò 
" l' animo a mold dc' H.omani, e produlfe orride ribellioni: 

, e finalmeme il perperuo pellegrinaggio de' PonretJci fuori 
" di ROlua: (O[(c quc:lte cofe fi unirono a rendere infelice 
" la S. :;ede. anche in [t'mpo di Pont end di tanta co1tanza, 
. . 
" e npur<lzlOne. 
" E in fani morro l' an. 1106. Arrigo IV., ch
 ave\'a 
,. inquietati tanto i primi anni di PllfqttaÜ 1 J. colla pre- 
" (entione delle inve1tirure, Arrigo V. con hmulazioni e pro- 
" meUe, confuete nç'R.c di G..nnania per giungete i4l1ol co- 
" rona dell' Imperio, pervcnne finatmente l' an. 1111. a (.'"r- 
." pir la coro1l" I m!Jn ;41e (parole del Sig blt,rat"r;) ma 
." Jo1'O il (fagk
 avvenimemo della bauaglia tra' Romani, 
" e '1'<.:- 



xxv 
" e Tedcfchi nella Città Leonina; dopo la prigionia del 
" Papa, c d' alcuni Cardinali nel Cafiello di Tribucco in Sa- 
" bina per feHåntun giorno t e dopo un violente accordo, 
" chc fa poi difapprovato dal Sacra Collegio. Indi conti- 
" nuò nelle pretcnlìoni del Padre fino a gli ultimi anni di 
" fua vita; onde anche a GelafÌo II., e a CaIlifio II. toccò 
n la lor parte di que1lo travag1io. Si aggiunfe la orribH di- 
n vifione cagionata dall' Antipap", Burdino fino aU' an. 1121., 
" in cui CaliHo ne trionfò. A veva data il Pontefice nell' an- 
" no precedcnre l'inveHitura at Duca di Puglia t al Princi- 
" pe di Capua t e ad altri Signori e Baroni de'loro fiati nel 
" Regno di Napoli, e rice\uto da 101'0 il giuramento di fe- 
" deltà. Che però potè unire aile fue fone anche Ie auli- 
n liarie dc' Normanni, e fpavemar con formidabile alfcdio i 
" Sutrini, che confer\'avano quell' Idolo; rice\'erne in appref- 
" fo la confcgna, collocarJo fopra un Camelo con dargli la 
" coda in mano per briglia, e renderlû ludibrio di quegli 
" Sch.matici, che l' avevano adorato. Onorio tro\'ò la S. Se- 
" de più calmata: perchè iI fuo AnLecel1ore, oltre all' a\cr 
" debdlato 10 fcifma, aveva l'an. 1122. triontato anche delle 
" pretcnlioni Jmperiali, e formatane l' anno fegaenre neJ Con- 
" cilio Generale IX. Lareranenfe 1. la legge invariabilc per 
" l' 
vvenire. Morro inoltre fenza fucceHione Arrigo nel 
" primo an no del Pontificato, gli venne fotÌítuÏto Lottario 
" onimo Principe, c benemerito della S. Sede. Comurtociò 
" non mancarono a Onorio Ie inquietudini: poichè venendo 
" a mone l' an. II27. Guglielmo Duca di PugJia fenza ercdi, 
" Ruggieri Conte di Sicilia Uimolato dall' ambizione, e dal- 
" 10 fpirito di conquifiatore, impegnò il Papa in una gucr- 
" ra, che terminò call' eßèr da Sua Santità inveftiw di quel 
" Principato. 
" Senza comparazione provò maggiori torbidi Innocen- 
" zo II., che gli fuccedette l' an. IT 30. Perciocchè Pierleo- 
" ne di famiglia molto potente in Roma, benchè poco fa 
" venuta dal Giudaismo, uomo imraprendenre, e accettiffi- 
" mo a Raggieri, invafe il Pontificato, e creò Ruggieri Rc 
" di Sicilia. Si aggiunfe il fanatismo de' Romani addottri- 
" nati da Arnaldo da Brefcia in quem tempi, che gl'indulTe 
" a fhappar di mana al POntefice il governo: la poca a1Iì- 
" Itenza di Lottario, allorchè fu coronato con fingolare efem- 
Tom. VI. d f" pia 



'XXV} 
" pio in S. Giovanni Laterano l"ann. II] J., perchè era vc- 
" nuro con poche fone: la morte immatura. di quefio Im- 
,
 per.adore n.d maggior bifogno: e finalmente la prigionia 
" del Pontcfice in mano del falfo Re Ruggieri l' an. I I 3 9. 7 
" quando Corrado Ill. Re di Germania non conra\'a nientc 
" in halia, il quale accidente obbligollo a dkhiararlo Re 
" legittimo. Celettino II., e Lucio 11., che fucceHero per 
" breve tempo a Innocenzo provarono i medefimi travaglj 
" da gli ArnaldiHi. Ed Eugenio 111. fu obligaro a farti con- 
" facrH fu.ori di Rama, cioè nel MoniHero di Farfa, ove 
" per l' addictro aveva kmpre regnaro 10 fcifma, come dice 
" il Sig. Aluratori, quando parla all' an. I118. dell' Abbate 
" Bcrahlo: nè prima dell' an. II 51,. ebbe pace co' Romani t 
" pace indi a poco turbata da Federigo Barbar01J:1, chc fuc- 
" ceilè nel medefìmo anno a Corrado, e di propria amori- 
" tà fece la traslazione d' un V Mcovado. Sebbene eíIendo 
" egli morro l' anno teguenre, el--be fucceífore per un anno 
" AnaHa1Ìo IV., uomo facile, a cui non tì legge, chc di- 
" fpiacdle ciò chc Feclerigo avea ingin1brnenre operata. 
" Agirati1ìimo fu il Pontitkaro d' Adriano 1 V., che comin- 
" ciò C("I} fonoporre Roma aWinterclctto, perchè occulrava 
" Arnaldo, e 10 prorcggeva; e profeguì con ronura nota- 
" bile tra Ini e Federigo" dopo di a\'crlo coron
ito l' .10. II 55. 
H Finalmcnre i dodki anni del Ponrit1caro d' Alcl1àndro Ill., 
" che ti comprendono in gudlo Volume, accomp.lgnati clallo 
), fci!>!11.1 continuo di Ocraviano, Guido da Crcma, e Gio- 
" vanni Abbatc di Srruma, e p.:r ciò rorbidi, c moldli in 
" fammo grado, ebbero per colmo 1.1 Vema perfualÌone di 

, Federigo, che tì credeva p.'\drone di tuno il Mondo. 
" A queHe turbolem,e della S. Sede, che agitarono (urto 
" il \londo Cattolico, 1ì unirono quelle di varie Ciuà d' Ira- 
.., Ha, fpccialmcnre in Lombardia, e in Tofcana: Ie quali 
" naufcanclo Ie :avanie, e la crudel[à de'Re d1 Germania ') 
" IÌ \"endicarono in libertà: indi incirarc da emulazione co- 
" minciarono fenza verun freno (fpecialmenre 10([0 il Rc- 
" goo di Corrado 111. inurilitIimo all' Iralia ) a ill10lenrir con- 
" rro \e menD porenti . Le 101'0 guerre ordinariamfnte dt'boli , 
" toltane quell.\ dc'
liianc(Ì conrro di Como (an. 1127.) l' ori- 
" g:ne e natura del Carwt:cio, di cui dice facctamenre aIr an
 
" I 150. A guifa dell' Area del Sig/lore c01zdotlll ill camp 
>> da 



xxvij 
" Ja gli EhrÛ, er4 me11ato '1"eftl) UITro, e Ie airre minu- 
,
 zie, che f
 contcngono in quem Annali, noi volemieri Ie 
" tralafdamo 7 bafb.ndoci di riferire ciò che dia a'Leuori 
" idea chiara di queíli tempi, e che abbia conneíIìone co' fo- 
" gH. pafTari, cioè che dimoHri la C'onfuLÌone di tutte Ie Si- 
'U g'nùrie J' It alia , e il trionfo della prepotenz
, che altera, 
" ma non diHrugge il giuil:o, e Ieginimo dominio de gli 
" Stati. Diedero Ie Cirrà di Lombardia qua1che indizio di 
" libenà fin dall' an. 1002.., quando dopo la morte di Ono- 
" ne III. crearono Re a lor talento Arduino Marchefc d'Jvrea, 
" e dice il Sig: Al111'Iltori all' an. 1093., che Milano, Pavia. 
" e Lodi già eran Repubbliche. Tuttavia ne flabilifce un' 
" epoca qualì certa all' an, 1107. la quale vien da lui con- 
" fermata all' an. II 68.; memre legge ne' patti delle Repub- 
" bliche collegate contro Federigo: Il tempo,'e He11rici Re- 
" gis, 11{qlle ad introitum Imperatoris FrÙlerici; e inter- 
" preta d' Arrigo IV. 7 al cui tempo cominciarono molte Cit- 
" tà a farfi lilierc. A noi veramentc non fembra eflere ar- 
" gomento afI:Ú con vincente d'alcune di eife, l'aver fommi- 
" niflrati ajuti a' Milanefi contro i Comafchi, e l' el1èrLì unite 
" in lega oflenfiva, e difenfi\ra contro Federigo. Nondime- 
" no Ie riferiremo quì tutte, quali e{fo Ie annovera a gli an- 
" ni 1119., e 112.7., l\1ilano, Pavia, Lodi, Clemon.1 7 Ve- 
" rona, Genova, ßrefda, Bergamo, V ercelli, Novara, Am, 
" Alba, Albenga, Piacenza, Parma, Mantova, Ferrara, Bo- 
" logna, Modena, Vicenza, Pifa, Lucca, Siena &c. E all' 
" an. II68., parlando della lega fopra detta, vi aggiunge 
" tra queUe di Lomhardia Ci.vitatem Ve11etiarttnl, VerOIJa", 
" 
 Cafl1"um 
 Suburhiam, PadtJam, Tri'vijium &c. 
" In ordine al lora governo, oßèrva all' an. 1107., che 
" Ie Città aveano i Confoli a norma dell' amica Repubblica 
" Romana, ed altri Miniflri deUa Giufiizia, della Guerra, 
" eden' Economia con due Configlj, uno generale, e l' al- 
" tro particolare, detto anche di cred(;nza. II loro caraUc- 
" re più precifo 10 ha da Quone Frifingenfe, 0 fÌa Vefco- 
" vo di Frifinga, Zio di Federigo BarbaroHà, il quale dice, 
" c:he fcordateLì Ie Città de' barbari coHumi de' Longobardi, 
" imitavano la polizia, e leggiadria de gli anrichi Romani: 
" che non foflrendo il comando d' un 1'010, elegg
vano il 
" Magillrato annuo di due Confoli indiflerentemente da'tre 
d 2. " ordi- 


.. 



,-- 
....- 


.. 


.. . 
XXVIIJ 
" ordini, che Ie compone\rano; cioè de'Capitalli, de'Val- 
" vaHori, e dcIla Plebe; che obbligavano i Nobili, e Signo- 
" roni, bcnchè feudatari liberi ad abitare in Ciuà per mag- 
" giormeme popolarla, che ammettevano a gli uffizj pubbli- 
" ci, e alia milizia anehe i Meccanici più viii, onde in rie- 
" chezz3, e potenza Ie Città d' Italia fuperavano Ie altrc; 
" e fillalmente, che poco rilpetravano, e meno ubbidivano 
'O, il Re, fe non 10 vedevano con potente elercito (Iln. II 5' 4,) 
" E dice il Sig. J,!llratori, che tune riconofcevano per 50- 
" vrano l' Imperadore, 0 Re d' Italia . 
" Che Ie Ciuà del Regno Ira1ico, anche dopo eífedì 
" pone in liberrà, riconofceffero per loro Sovrano il Rc 
" d'ltaJi.!, 0 l'Imperatore, niun dubbio vi può eflere: ma 
" che Ferrara Ciuà dell' Efarcato, e Ie altre ddla Comellà 

, !\1atilda, cioè Parma, Reggio, l\tlodena, e !V1antova ta- 
" ceHero il medeiÌmo, non ci pare nè credibile, nè ben 
" dimo1trato in quetli Annali, ove leggiamo anzi ufurpa- 
" zioni manifeHe, condannate anche dal Sig. Aluratori. E- 
" che fìa vcro, in 
u.m(O a Ferrara., pona egli all' anno 
" II 0.. qucUe parole d'una leucr.l di Pafquale 11. prdfo 
" l' Ecc.udo: Licet quidam jl
/]ì(HJi veßræ in his, qll.te B. 
" "Petro reflittIÌ recep
flÚ adhuc noll/crullt obedi1'e, Ùlcolæ 
" videlicet Civitatis Cllftdla,'1te, Caßr; Co reo IIi , A1011ti.r 
" Alti 
 J.
fontis Actai 
 CEJ Nanzieltfis: IIOS tamen ea 7 e::> 
" Cowitafl/S -Pert
/i11ltm, Euguhinum, Tuda.tÌ1Jum 7 'Vrhe- 
" vettl'!'ll). BabJetl11l Regis, r:llflellltm Ft'/Jcitlltis, 'Ducatttm 
" SpotetalJU111, J.."rIllrchram Ferra1lÌa1/1., fE) alias, Beall "Pe- 
" tri poffej]ìones per ma"dFlti v
.ßri præ.ccptinnem cOlJjÙJimtu 
" obtÙzcre. E vi ritlcne fopra ill ()udh maniera. -- Notiti, 
" che '1 Ducaro di Spoleti è chiaramcme dc([o di ragione 
" della Chiefa Romana. Nomina il Papa anLhe }"Jarcbiam 
" FerralÚaw; ma Ii dee fcriver Firmalillm atIor
 occupata 
" d.l Guarnieri: non of an do io leggere Alarchlllm Ftrra- 
" nill'n, perchè ferrara in quef.ti tempi era in potere dclla 
" ComcHa Matilda, che la riconofceva dalla Sedia. Apo- 
" Holica --. 

., Di quefio Guarnieri, che intrllfe nclTa Scdc ApoHo- 
" 1ica \1agmolfo Abbate 
 0 Monaco di Farf.l, ne parlò 
" all' anno IIQ6. dicendo, chc reggcva quclla Marca a no- 
u me dell' lmperadore: ed eíIendo lmitolato in un Docu- 
" m{:n- 



XXJX 
" mento 7JttX, fÈ J.larchio, fe ne può inferire, egli dice, 
" che non Ia tola Marca d' An(ona, ma anche il Ducato 
" di Spoleti fol1èro a lui fottopofii. Del che niuno 1ì ma- 
" raviglierà, fe {i rammenri quanto bravo ufurpatore fi fu 
" Arrigo IV. Ciò che renderà n araviglia grande íi è l' ar- 
" gumemarfÌ cial Sig. Mttratori all' anno 1137-, dall'aver 
" l' onimo Imperador
 Lottario ricuperate alIa Chieh Ie 
" Città di Romagna, che queHa gran porzione dell' Efar- 
" cato apparrene1l'e all' Imperio. -- Ben è.i quì ancora 1ì ve- 
n de, che Ia Romagna era allora de gl' Imperadori, e che 
" ne inveHivano g1i Arcivefcovi di Ravenna. Inde Val/am 
" (Fano) deÙJde Senegallllm obJedit, 
 expug,!avit. Sic- 
" 1}1te A'vemlllm Civitatem adiit. V uol 
 credo, dire An- 
" cona. Sono di anon FrHingenfe queUe p-arole: AI/co- 
" 1Ja'fJ, J'polefum cum a/iis Vrhibus, Jeu CllflelJis Í11 dedi- 
" tionem accepit --. E tanto maggiore, per noitro avvifo, 
" farà b maraviglia: perchè :1\endo narrato il Sig. Alurato,.i, 
" come tuno aveano invafo gli Scismatici, e come Lonario 
" venuco quanro anni prima a coronarlì con poche rruppe, 
" non potè rillabilire il Ponrefice Innocenzo II., che do- 
" vene rifugiarLj a Pi fa ; fa quell' anno [Ornu Lonario con 
" buon eferciro; man dare Arrigo fuo figlio can 4000. ca- 
" '"alii a fcorrare il Pap,t (che da PiCa portarolÌ ad Alba- 
" no, indi per la Campania andò a Benevento) e ricupc- 
" rare al legimmo Ponteficc Ie fuè Ciuà paffando per la 
" Marca in Puglia contro Ruggieri Re falro, e Scismati- 
" co: c"i argomema poi una cora 
 che ripugna al carattcre 
" dell' ommo Imperadore, e a ciò ehc ave-a bene ollervato 
" nella lettera di Pafguale II. 25'. anni prim,t. 
" Crefcerà a dismirura la maraviglia, in vederlo riflet- 
" tere ful Diploma d'lnvc1lirura a Guglielmo Re di Sicilia 
" prcl10 il Cardinal Baronio all' an no 115'7- (in cui Adriano 
,., IV. tra Ie alrre Signorie gli dà anehe quella della Marca) 
" in gucHa maniera. -- Sorto iI nome di Mdrca è da ve- 
" derc, che paefe foile aHora difegnato. Forfe quella di 
" Chicri: non olando io fpiegarc ciò della 1\1:lrca di Ca- 
" merino, che è la {len,l con quella d' Ancona, e di Fer- 
" mo --. Perchè avendo narrate Ie invalioni grandi di Fc- 
" dcrigo nell' anno tcodo, fino ad aver rilatciato per gra- 
n 7.Ìa al Pomefice il dominio di Tivoli fa/vo Í1J. om"tib1ls 
" J
""e 



r- 
-- 


xxx 
"jttrc lmpu'iali: creda poi, che il mcdet
mo Pontefice non 
" vo1eífe procurare fcan1Po a' fuoi Had, con fid une una 
" parte la più bifognofa ad un Re già refo arnica. Tanto 
,
 più che 1'lmperador Greco Manuel10 Co'nncno oltre aUe 
" molte Città maritime del Regno di Napoli riteneva an- 
" che, bcnchè coo gran difpendio, la Cirtà d' Ancona. E 
" vediamo qud1:o medelìmo lmperadore an' anno 1166. e fe- 
" guemi in lega col Papa, co' Siciliani, e colle Città libere 
" di Lombardia contro Federigo. Vedi.:tmo ino1tre, ch' ei 
" fomm:niilrò danari a' 
1iI.tneLì per rifabbricar ]a loro Cit.. 
" tà, crudclmenre defolata dal medefimo Federigo l' 3nno 
" I1(J2., e che ben due 0 tre vottc tentò con promcíIè e- 
" forbitanti d' aver dal Pontefice AldIàndro HI. la Corona 
" deIr Imperio, fino ad aver marirata una fua nipote ad 0[- 
" tone Frangipani nobiliffima FamigHa Romana, ed attacca- 
.., (ilTìma al Pontefice. Contrafegni tutti di una interttfa1:a 
;I., amici2ia, e come ta1e cOhofciura, e detc{tata da' Ponre-- 
" fici, ma tollerata aHora con prudenl3, perchè Federigo 
" era troppo po rente avverfclrio. Onde niuna improbabilirà 
" vi è, che il Ponrefice inveí1:iífe delict Marca d' Ancona il 
" Re delle Sicilie, che era insieme Principe di Capua, con- 
" forme vedemmo net foglio antecedente elTerÎ1 pratticaro 
" da S. Gregorio \11. con Roberto Guifcardo, fenza che 
" 5' immagini un,1 nuova i\1arca, per non accor-dare a' Pon- 
" tetid il 101'0 leg:ttima, e indubitato diritto ne'loro Stari. 
" nello fa1'ebbe il dire, che l' an. 1160. Orviero, Terraci- 
" na, Anagni, e poche alae Terre, che rimafero ad Alef- 
" fandro Ill. dopo l'invat1on de' Tedefchi, e degli Scisrna- 
" tici, formavano tuna 10 Stato delta Chiefa. 
" Noi ci av\'ediamo bene, che fembrerà a'Lettori d' ef- 
" fere impegnati da noi a perdere 11 rempo con far 101'0 
" oHervare quem argomenti. Ma nofiro uffi'lio è di riferire 
" ciò che il Sig. Murlltori dice, non ciò, che dir dovreb- 
" be. Ha egli riconofciuri a11' an. 1112. come fpenami alia 
" Chietà il Ducaro di Spoleti, la J\larca d' Ancona, e Fer- 
" rara. 5' è poi pemit<> itldi a non molto, e ambedue Ie pri- 
" me Signorie Ie ha nuovamente to1te alia medefima. Ve- 
" dremo ora della tena, cioè di Ferrara, eg-ualmenre levara 
" alIa Chiefa, can affermar generahnenre delle Repubbliche, 
" riconofc-ertì da loro per Sovrano l' Imperadore, 0 il Re 
" d' Ita- 


'. 



XXX) 
" d' Italia. Prima che venijTe a mortc Ja Conte(fa !\htilda , 
" cento anni avean {ìgnoreggiato in qudla Città, prima i1 
" M.uchcfe Tebaldo (an. IOI 5'.), indi it di lui tigHo 1\1a1'- 
" chefe Bonifazio, Duca anche di To[cana, e ultinument e 
" la di lui fig1ia 1\1atilda, che morta l' an. I I 15. fenza ere ài, 
" Iafciò Jibero il feudo alIa S. Se"le. Sì eHa Ciuà, che gli 
" a1tri beni dell.} ComelTa lafci
Hi cor] folenne replicata d 0- 
" nazione .alIa S. Sede a tempo di S. Gregorio \ II., e di 
" PafguaJe II. Per ma1l1/m Bernardi Cat.di'laIÚ, 
 Lega- 
" ti R. E. l' an. 1102.. in Can01la, AI'rigo V. Himo\ato da.' 
" fuoi parziali in Iralia, ,'cnne I' an. 1 [16. a invaderJa. Per- 
" ciò ditle i\ Card. Baronio: [z1Úd autem aDum de bONis 
" Afathildis Eccle(ìæ R. retill is i s 1'lOramt/S, 1l1J poffef1iollt'1lJ 
" eorum Pafclutis Papa IldeÞtr/.S fìt. Nam V,fþergenßs 
" Abbas hoc mmo age'1S de ip(ìus A-Jathr/drs ohrtu hæc Ilit: -- 
" Interea direA:i ab Italia Nuntii obirum incly[æ MathiJdis 
" nuntiant: ad t:jutque prædiorum terras ampli llìmas hæredi- 
" tario jure poffi"lend.1s Cæfarem invitant -- qui al1110 fèqttelltì. 
" ifr ltaliam fe cOlztllJit (an. I II). 11. 8.) Fiachè ( parole 
" del Sig. AllIratori) egli prendeHe i Regali, e Feudali , 
", come fulla 
1arca della Tofcana, 1\1anrova, ed altre Cirri, 
" fe ne imende il perchè. \1,\ egli pre[efe ancora gli AHo":" 
" diali, e Patrimoniali, e n' emrò anche in pl1HetIo --. Ve- 
" dremo orora, che 1'invaílone non ebbe moha durata. Pra- 
n feguiamo ora ciò che rimane di Ferrara,. che 11011 aveva 
" niuno de' prcdeni due car.lueri, et1cn,io feudo della S. 
" Sede; ma bensì quello di Regale, Q Feudale della me- 
n dclÌma. 
" .\ bbiam villo f..1p-ra, cbe nel generale "fconvolg;men- 
n to delle cofe d' I[alia , Ferrara <Inch' e1I3 imitò Ie Cinà di 
" Lomb;\nlia, e ii feee Repuhbl1ca. Conturrociò nOI1 vi pt.r- 
" dene giammd il ruo dirino la S. bedc; e ie Ie fu uiur- 
,., paro, ne fece Ie dovure iHan1.e. Co
ì quando Ft'derigo 
" ßarbarolIà in\.ettì della l\Iarca di Tofcana, dd Ducaro di 
" Spoled, del Principato dl Sardegna,. e de' Beni Allod iali 
" della ComeLla Matilda Guclfo \ I. fuo 1.io materna l' an. 
" II5J., e I'anno fegucme prcfe po!fdTo di [Nto ciò Lhe fi 
" apparteneva a \1atilcta medefÌma, dice bene iI Sig. .Jlura.- 
" tori, che Adriano 1 \'. non ne fece parola. Egli 1letj() pe- 

J rò ran, 1159. riferifce Ie if.Lmz.e del medefimo Adriano-- 
)
 Chc 



XXXiJ 
" Che s' a\'effero a reLlicuir
 j poderi (j) latino dice Poff'e.f 
" /tofles, êØ RegaJill, e i poderi non fianno bene aHa reUa 
" di ciò, che vlen dopo) della Chiefa Romana, e i tributi 
" di Ferrara, MaíTa, Figheruo1o, e di turta la terra della 
" Conteífa lVlatilda, e di [Utta quella, che è da Acquapen- 
" dente fino aRoma, e del Ducato di Spoleti, e della Cor- 
" fica, e Sardegna. Rifpofe Federigo, che Uarebbe di tali 
" pretenfìoni al giudi1.io d' uornini doni, e faggi: al che i 
" Legati Pontificj non vol1(ro acconfenrire, per non fotto- 
" mettere it Pontefice all' altrui g;udi'l.;o -- Claufula, che non 
" fi ricava da Radevico, che racconta, come piací)ue aIr 
" Imperadore, che fei Cardinali dalla parte Pontificia, e 
" fei Vefcovi dal1a fua dove!fer decidere queHa lite; e che 
" i1 Ponrefice non accettò alrre condizioni di pill, che Ie 
" già Habilit:e (fa Federigo medetìmo, prima ddJ,t corona- 
" zione, ed Eugenio III. Perciocchè i giudizj, a' qlJali non 
" è foggetto, nè dee foggenarti iJ Ponrefice, non fono di 
" queHa natura. 
" Del reLio i patti accennati, che mofirano ]a cofian'l.a 
" d' amendue GueUi Ponrefici nel difendere i dirini di S. 
" Chiefa, fon tali: Vt paum Cltm Romanis, 
 clan R()ge- 
" rio Jicilrtl' Rege fine cOl1fè,
rÌ/. Romani 'Po1/tificís nOlI fa- 
" ceret: lit Romanos Pontzfin Jitbjugaret: ut honorem Pa- 
" paNts 
 Regalia B. Petri fuerett4r; e!) ad eorlim, que 
" direptll fuerant, reCtJperat ionem præberet allxiliu11J. Grte- 
" cortlm lm/,eratori nuttam in Ita/ia Terram cOHceder
t : fi 
" qUllm invaderet, i;Jlim ejicere tori.r Rpgni virihus nite- 
JJ retur. Pontifex vero Regem co/eret, Imperatorem coro- 
" 1Jllret, ej:tS boßes ad JatÚfallz011e1'IJ compd/eret, armiflJlI
 
" fþirittJalihus feriret (Ell,.. an. 1153. '2..). E noi abbiam 
" per certo, che i Lettori 0 crederanno falf:} quella Cro- 
" nica di \Veingart preffo if Leibni'l.io, da cui prefe if Signor 
" ftlurlltori quella norizia dell' invefiirura, 0 prenderan Fe- 
n derigo per un nemico della Santa Sede, e invafore de'di 
" lei beni, anche prima della corona Imperiale. Perciò niun 
" cafo faranno dell' elfere and are l' an no feguente a incon- 
" trarIo tarte Ie Città di Tofcana, e di Spoleti, per tog- 
" g
ttarfegli, com' egli dice coIl' autorità della Hena Cro- 
" mca. 


" Di 



n. 
XXXl1J 
. "Di quefie cofe 
 capaci per Ie loro varietà a generar 
" confutÌone in chi íì íìa, daremo orora una notizia più e- 
" fatta, rH1:ringendo Ie azioni della ContcdTa Matilda, e de" 
n due grand" invafori deIlo Stato Eccleíìafiico, Arrigo V. e 
" Federigo Barbaroffa, Ma prima vog1iamo preventivamente 
" additare i principj dell a Signori a di Ferrara ne' Marchelì 
 ......: 
" d' Ene, quali gli fiabilifce il Signor Murlltori nel Tomo :..-----r- 
" feguente: affinchè il Lettore trovandoli in più luoghi di 
" quefio, fin dall'an. 1097. chiamati Duchi di Ferrara &c. 
" non credeiTe, ch' ei attribuilfc 101'0 tal Signoria avanti tem- 
u po. Raçconta cgli, come eífendolì già molto dilatate Ie 
" ce1ebri fazioni Guelfa, e Ghibellina, Guglielmo de gli 
>> Adelardi ricco, e potente Cittadino Ferrarefe, capo della 
" F azione Guelfa ebbe una figlia chiamata Marchefella, la 
" quale dopo la morte del Padre, e del Zio A.delardo, fra- 
" tello di Guglielmo, rimafe erede del pingue parrimonio. 
" Or quefia per opra della Fazion Guelfa, ehe era rima!1:a 
" fenza capo, efpona alIa Ghibellina, Ja 
uale avcva per f uo 
" Capo Salinguerra, fu maritata ad Azzo V. \1arehefc d' Ene 
" l'an. 1196. feeondo iI Sigonio, e il Roffi, 0 anehe pri- 
" ma, feeondo il Signor Mur.tori. La foUa.nza è ehe Azzo 
" era deHinato emmo di Salinguerra. -- Da lì innanzi, dice 

, il nofiro Annalilta, i Marcheíì d' Ene Signori di Pole fine, 
" di Rovigo, di Ene, Montagnana, Badia, ed' altre nobili 
" Terre, eominciarono ad averc abuazione in Ferrara, e far 
" la fie;ura di Capi della Fazion Guclfa. -- Quelte nozze,-- 
" com egfi medefimo afficura (il ehe dee auenramente no- - 
" tarlì) aprirono alla nobiliffima Cafa de' \1archeíì Eflenfi la 
" porta per {ignoreggiar in Ferrara. -- Non ehe eominciaf- 
" fero fubito a dominare, ehe anzi ne fll'rono caeciari dalla 
,., fazione eontraria, non una volta foJa: ma affifiiti daI Som- 
,., mo Pontefice loro Sovrano rimafero finalmenre Signori di 
" cffa, Signori però dipendenri, non aíloluti. 
" Fin dal primo loro ingreflo in quella città per opra 
" della parte Pontificia, riconobbero la 
ovranità deJla S. Se- 
" de. E perciò vediamo poehi anni dopo il Marehde d' Ene 
" rieuperar Ferrara, da cui era flato eaeeiato, e fpcdir fup- 
" pliehe aRoma, per ortener licenza dal Papa di edif.car 
 
" nella Città una Fortez7.a, per megJio eonfervar1a allll Chie- --- 
" fa. Tutto è palefe dalla lerrera 80. d'Innocenzö Ill. al Le- 
Tom, VI. t" gato 



XXXJY 
" g;1I 0 d
1h Sa'1t
 Serle l' annD n. If 
 nt)n oRervata dat Sìg. 
" ..\tlf.l r at1ri, J "llu1e riterJce ?er altro qudla di Ferrara ,.i. 
" cut,erata (
he è.la 76. Jp} rnedelimo lib. 14. f(:condo t"edi.. 
" Z1,1õ'}e rid ßdltIzio) perCI1:O:. favorifce la fua opinionc.. La 
" klt,,-ra durll,JUe è cafe: VlleE/:u IiJÚu lIohiJÚ Jï,. MIIT- 
" chi? 6le 
(ì r nohls, b'mlibter fil!pJic"7Jit, lit ill Ferr... 
J1 l' le ll:li C
'vitlJte co't(/rlteJII/i CalfrM17I, per quod ,pflm- lilt- 
" hus defelldere vatellt, t!) ad (Ù/elitatem R01JZllllle Ec(lt/il 

, cjlljel"'.Ja r c t llcen.till1n cóiicê dert a ign llre mtlr. NùS igiÚi" 
" id tUd!. /Jl'udenti4> CI) n.."ittelltn t. difcretioni tUIT per Ap'- 
" flotic4 .fè,.i ?ta mandamus" quate1lus fuptr hoc jhztllar Iltl 
" honore11l, 
 /JrofeElu'1l Eu'elj
, qu.
}(i. vlderi.r expedirt. 
" 'Datum l..rJtertl'Zi VII. [dIu J!l1Úi.. Così quella. Città. che 
>> in :nort\: di \1a..i.ilda ritQrnò libera. all.\. S. Sede, e involca 
., ancn' elfa coil' alrre neUe vicendc de' Seeol dodicefimo, 
2' ora re1lò invafa dalla prepo[enLa. de' nemici della Chiefa I- 
" ora ufando Ie f ue proprie forze Ii fattenne indipendeme 1 
" la comineerema a veder dal principio. del Secalo tredìce- 
S1 time governata, e difefa da' 
tareh.eti d' Ene, fotto i quali 
" creb.bc in ripura1.Ìone t e in onore per privil,cgio. de'Som- 
" mi Pontefid. lvi ancora vedremo l' origine-, e i progreffi 
u delle due ihepitofe fa1. i oni, con. qualche' nua.vo lume (om- 
u miniUrato dal Sjgn. Muratori, che fa ffiutafe idea su tal 
JI panicoJare-. lntamo perchè. meglio fi comprendano Ie av.. 

, ""cnmrc del Secolo dodicetìmo, e di qua.lche porüone del1
 
I'. anteeeðente, rii1rìngeremo' quì Ie azioni della ConteHà Ma- 

, tilda, di Arrigo V. e di Federigo- BarbaroHa quà e là di- 
" vife in queHi Annali con detrimento: deUe particolarità di 
JI confeguenza, ehe rig,ua.rdano.lo Staro. Ecclt:iìailico, il q ua- 
., Ie è,- c: deve effer noilra prima premura, cosl volendo 
" l' amlJre- della. verità, c dcIla religione, che non foggiac- 
" ciono. al!e umane pa.ffioni, feguirc anche- dal 
ig. J}JurtZ- 
" tori, da' cui Annali,. e non da altri' ci è fomminiilrato db, 
" che andremo, fuccincamente rifercndo., Cominciamo da 
" 
1ati}da. 
" N,lcque quefia Eroina l"anno. 1046. dill fig1io. del Mar- 
" chefe Tebaldo Bonifa"Ûo Duca. e. Marchefe di Tofeana, 
" Signore di \hmova, Ferrara, e alrre Cinà, e dì B..earrice 
n figha del Duca di LOîena fua feconda moglie ,. che gli par.. 
>> tod due altri figliuoli t cioè Federigo, e fecondo alui Bo- 
" nifa- 



xxxv 
>> nifazio, e Beatrice: perchè da Richilde prima moglie, 101 
" quale morì l' anno 1036. il Duca Bonifazio non ebbe prole.. 
" A quelto primo matrimonio fa i1 Sig. .ftfuratori un 
af1
- 
" tere poco vantaggiofo. Li dichiara ambedue a gli o1nni 
" 1016. 101.0. 101.2.. gran Cacciatori di beni J e StaLi F ccle- 
" fio1Hici. -- In quefii tempi, dice il Signor Mur#tori, 1Ì 
" ,fiudiavano i Principi, e gran Signori di pe1are or foave- 
" menre, or violememente Ie Chiefe. La maniera foave era 
" quella di prendere i loro beni, e Ca1tella a livello, con 
" promenere un annuo Canone, e intanto donar quakhe 
;, Terra in proprietà ad effi luoghi facri I per indurre i Ve- 
" fcovi, e gli Abbati c01 picciol prefente vantaggio a livel- 
" lar eili beni, l' ufofrutto de
 quati mai più non foleva arri- 
" yare a confolidarfi col diretto dominio. --Si dichiara d'a- 
tt ver pubblicatA 11 Hila delle CaUella J Corti J chiefe &c. 
" che Bonifaz1o cllrpì al folo Vefcovado di Reggio ( 'Dij{. 
" ,6. Allti'!. Itat.); e argomenta, che altrettanto, 0 poco 
" meno dovef1e aver fatto co' Vefcovi di Modena J Parma, 
" Cremona, Mantova J ed aJtre città circonvicine. Del Du- 
" ca Bonifazio in particolare fi{Jà all' anno 1031.. iI Ducato 
" di Tofcana fulle ruine del' Marchefe Ranieri. E febbel1 
" dice all' anno lo
6. che andavo1 a confe1farfi una volta 
" all' anno alia Pompofa: tuttavia riferita a1l' anno 10; 3. 101 . 
" di lui morte
 in un borco per colpo di factta avveIena,.. 
" ta, foggiunge: - cerramente quefio Principe non era un 
" Santo: anzi egli s'acquifiò it brut(O nome di Tiranno pre{fo 
JJ i Tedefchi. -- Accadde dopo Ja di lui morte, che Bea- 
" trice fì rimaritò l' anno 1054. con Gotifredo Barbato Du- 
" ca di Lorena J il quale entrò at poífeifo della Tofcana J di 
n cui Enrico II. Imperadore, non fÎ sa iI perchè J ne pre- 
., tendeva I' Inve!1:irura. Tanto baHò per farlo venir coIl' e- 
n ferci.to in (talia, e ritener B
atrice fua congiunta in oHag- 
" gio J b
nchè mand
ra con buona fede da Gottifredo per 
" calmare il di lui fdegno. tn tal congiufltura 1\Jtatilda ri- 
" mafe erede Iegittima di tutti gli fiati del Padre, perchè 
" il fratello Federigo. cui pretendeva Enrico d'inveHire t 
0' venne a morte, e 10 avea già prevenmo l' alrta 
orella, 
" Papa Vittore 11. s' inrerpofe, e feguì l' anno 10;7. la ri- 
'J co
ciliazion; tra Enrico, e Gottifr
do. Ma qudli dopo 
" foh tre anm venne a rnancare, lafclando un folo figliuolo 
e 1. " delía 



. 
XJCXYJ 

, della prima moglip, che fu G01.1.e1one, 0 Gottifredo il 
" Gobbo. Queili fu fpofato da Marilda r anno' I070
 fi:Hen- 
" do db in .età di 2:3. 
nnj, e venne a T!unirfi la Lorena 
" colla Tofc.H1
, e con gli ahri Stati di Matilda: ma vifie 
" foln fino all' af1no 1076. in cui mod di morte violenta 
 
" ed Enrico inveUì della Lor
na il proprio figlio. Onde Ma- 
" tilda, che perderre indi a dtje mefi anche la Madre, ri- 
" mare vedova, e (ola at governo de' fuoi Srari ereditarj. 
" SarebGc !;rande ingil1flizia il tralafciar Jt elogio, che 

, fa it Signor Murlltori alia Conte-ílà Beatrice, morta in Pi- 
n fa a dì 13. d' Aprile -- Principetr\ di gran pietà, di egual 
>> prudenza, e d' animo virile: che fi tenne fempre atracca- 
" ta alIa Santa Sede, ma fenza perdere iI rifpetto al Re Ar- 

, figo (IV.) anzi con effer mediatrice di concordia, e pa- 
" ce fra lui, e it Pontefice (San Greg. VI(.) bregorio. La 
" maggior gloria nondimeno di Bea-trìce fu l' aver meßa a1 
" Mondo, e mirabilmentc educata in tutte Ie virttl, e nella 

 cognizion delJe Hngue la ContefTa MatiMa, la quale ri- 
" mana fola al governo delJa l'ofcana. e de gli altri Aviti 
" fuoi fiati, cominciò a far conofcere i fuoi rari pregj nel- 
" Ie f1ere rivoluzioni, che andrò da quì innanzi 2ccennan- 
" do --. Quanto ciò fia vero b dimoHra I' clfere {lata Ma- 
" tilda, fin che vißè, anremurale di Sama Chh:fa, e braccio 
" fone de' Pontefici 
 e it rifugio di rucri ì Vefcovi CattoIi- 
" ci perfeguirati dalIi Scìfmatici, fpedalmente di Lombar- 
;, d'ia. Cominciò r an no immediato alia morte del1a maJ.re 
" dal favorire, e foHenere nella fua inefpugnabil rocca di 
" CanoíIå il zela intrepido di S. Gregorio VIt. nel1?umiliare 
'" il Re Arrigo IV. Profeguì r an no 1081. e feguenti, af- 
" ficurando, e proteggendo i pochi Vefcovi del partiro Pon- 
" tificio cacciati dane loro Sedi, contra it furore d' Arrigo, 
" a niuno feconda nell' amor della reJigione, e fup
riore al 
" fuo feilo nella politica, e nella conofcenza dell' arte mi- 
" litare. Perdette ella moIre deUe fue Signorie per tal fua 
" coHanza concr:o un- nemico della Chiefa così potente. Tut- 
" tavia fempre eguale e neUe perdite, e neUe vittorie aven- 

 do ricuperati mold de' fuoi Stati, I' an no 108,. riUabiI\ 
" in Reggio., in Modena,. e in Pifioja i Vefco\'i cartolici, 
" e due anni dopo fece ricuperare a Vittore IlL Roma con 
" Caile! S. Angelo, e S. Pietro 
 e Ie due Città di Porto, 
JJ C d' 


. 



xxxvij 
" e d" ama. Qua
do Pafquale II. andò .f{ Fir
nze, e vj. ceo.. 
" lebrò ConclHo 1 anno nos. per' togher dl capo. a quel 
" Vefcovo la frenefìa ddl" t\nticrifio, che fotteneva elIer 
, nato,. e 10 infegnava al popolo; e quando \lmiliò l' anno 
,: feguen
e 
n altro Concilio di Guan
Ua i pertin
i . Ar?Ï- 
" vefcovl dl Ravcnna con levar loro t Suffraganer dl Pla- 
" cenza t Parma, Reggio, 1\rlodena, e' Bologna, dappertut- 
,., to era la, ConreiIà Matilda per difendtre. e'onorare il Vi... 
,., car.io di Criflo. 
" 
alì efTa perciò' in tanta univerfal riputaz 1 one, che 
,., Arrigo V. quando volle calare in Itatia t di niun altro' 
It ebbe foggczione, fuorchè di Matilda, benchè fua pareo... 
" t
. E quando- fe' ne tornò, in Germanìa dopo la tragica 
" fua coronazione, pafsò da lei per vifitarJa, e trattenuro- 
" fi can e{fo lei tre giomi in Birnanello ful Rcgg'ano, par- 
". larono fempre Tedefco, fenza bifogno d' interp.rt:te ( all- 
" no I II I. ) Non lafcia i1 Signor MNrlltori d' unire a tan... 
n te virtù quatche difet.to; dif,.uo'peraltro, che non adorn- 
" bra Ie di lei virrù, perchè refiano> all! ofcuro Ie circoHan- 
" z.e. Quefio confifie in aver difgullati due Principi fenza 
" e{ferne palefi Ie caufe. II primo, fuGuetfo V. figliunlo di 

 Guelfo IV. Duca di Baviera, tþofato da lei l' anno 108<<}- 
" per opra' di Urbano II. il quale fi partì.daJl41 GonteHà di- 
n fguihuo l' anno 1005. II Signor 1\IilrAtori'dice,. che quan- 
" do ell. vide Arrigo IV. depreHo, in- lta-Ha," cominciò a 
" rincrefcerle d' avere un compagno nel comando, e fu ca
 
" fa, ch' ei fi gettò nel panih') fallito
 di efIo. Arrigo. Dice 
" però ancora, che Guelfo fcopd la- dona1.-ione fatta ana 
" Chicfa, e villo" delufo"feceil divonio.. b'alrro fu Cor- 
" rado figlio d' Arrigo IV. che per opra' di lei fu coroflato 
" Re d'ltalia l' anno 1"093. e diede il tracollo.. a gli aflàri 
" del padre. E anchequeHo, dice it Signor Murlltori all' 
" anno 1101. in cui morì, che provö de'difgulti per parte 
" di Matilda. Lo defcrive prima come'innocemitli:no Prin- . 
". cipe; indi foggiunge:--Eppure anch' egli provòpúca. buo- 
" na fortuna preffo la ConretIa Matilda., donna,che in que- 
" fti tempi tenza tirolo Regale faceva, yolentieri da' Regi. 
" na in ltalia, Che uifgulU ella dem.' a11' ottimo giovane Cor- 
" rado"non Ii fa
 

 glie n
 died
. Dappoichè Arrigo fuo 
" padre non ehbe pm. for'l.e m ltalla, neppur ella ebbt:, (Jiù 
" bifogno di Corrado -- . " AIle 


. 



... 
XXXVtlj 
" AIle locH di Matilda fi deve aggiungere I' tß"ere Ga- 
" ta erena a richiefia di lei la nobil Chiefa di Pifa in Ar.. 
" civefcovado da Urbano II. che era in Anagni r anno 1091. 
" effendone aHora Vefcovo Daiberto, con fouoporgli i Ve- 
" fcovadi di Corfica. 'Sebbene dopo la di lei mone rccIa- 
" mando i Genoveft, e aumentando fempre più Ie loro ga- 
" re contro i P,fani, obbligarono Callifio II. a fottrarre que- 
" Vefcovadi a PiCa nel Concilio generale Lateranenfe. A ciò 
" era 
gti fiato .configliato da Guahieri Arcivefcovo di Ra- 
" v
na, che 110n feguendo i <lannabili efempj de' fum An- 
., teceffori, ma pieno <Ii fapienza, e di rifpetto per Ja Santa 
" Sede avea meritato d'dIer l' anno II 18. reintegrato da Ge- 
., lafio II. -de'" V efcovadi 
 che abbiam fopra nominati. Ciò 
" fentendo jl Pifaoo, forfe Azzo, fecondo il Sig. MuratfJri., 
" giu:ò pien d' ira, e di difpetto la Mitra e I' Anello a' piè 
" .del Papa, che ne fiefe fubito il Decreto, fenz' altre per- 
" fuafive. Anche la fondazione della Univerfità di Bologna 
7' primaria di tutte Ie ltaliane, come dice il noUro Annati- 
" ila, aggiug
 lode a Matilda, perchè 1'1fiîtutore fu fatto 
., da lei medefima quell' uomo, che era. Egli era -- Guar- 
" nieri Giudice, oggi Dottor di legge (paro1e del Signor 
" MurlltDr;) il quale ad ifianza di Matilda avea intraprefo 
" a fpiegare i Regefii, e Ie altre leggi di Giufiiniano J tra- 
" fcur.ate ne'fecoli ftddietro, e certamente conofcime prima 
" che i Pifani portaffero, fe è pur vero
 da AmaJfi Je Pan- 
., deue appellate Pifane, e oggidì Fioremine --. Ciò fi di- 
" ce e1Ter feguiro I' an no 113 f. quando i pjfani vennero in 
" difefa di Napoli contro Ruggieri. 
" Non vogliamo quì omcttere un graziofo detto del 
." Sig. MMrøtor; contro quefio Guarnieri, 0 W arnieri, 0 
" Irnerio a11' anno ] 118. ctoè due anni dopo fondata l' Uni- 
" verfità, 0, per pari are colla frafe dell' A nnalifia, dopo 
" apcrta in Bologna la fcuola di Giurifpruden'l.a Romana. 
. ., Lo induce egli a perfuader vivamente, che fi crei Anti- 
., papa Bur.dino, indi :pro[egue. -- Vep;gafi che gran fapere, 
., e che buona cofdenza avcHe qu
Ho sì decantato reHÜuwre 
" della Giurisprudcnza Romana. -- Fra poco ne riferircmo 
" ahro più gra1.iofo' di qU3ttro difcepoJi di etfo Guarniel i. 
" Ma tornando a Matilda, che morì un an no prima di que- 
" fia rc11ituzione, cioè l' anno I II 5'. a veva e1fa nel prece- 
" den- 



XXXJX 
" dente ricuperato \1antova. ribellara fin d-11 1090. -- Oopo 
" aver meil
 a d',JVel e- ne.' tempi addie[ro anche la 1\,larca
 
" creduta da. me qudla di rofcana, nuna rellò più delle- 
" p.;:rdüce atlticne fue giurisdizion1,. che non rirornaffe alIc: 
" tue .nanì -- così it Sig.1or' Afuratori all' apno I (14- Noq 
Ð tono.eUe giuri
Ji'l.ioni., com'è ben noto, erprdfe- fe nOI\ 
" in genere neU' hlrumento di D,mazione. EI:!;Ii è certo pe... 
" rò, che Parma,o Reggio, e !\1antova, che-- fanno figura di 
" cO.1fini ne'Diplomi Imperiali, (come fi di1le nella Prcfa. 
,:. "Lione del Tom. V.) intleme con, Modena, e tune Ie- terrc: 
" a 10ro. apartenenti in virrù di 
ueila Dona:z.ione leggitri- 
" mameatc acquillò la Santa Sede nella parte Boreale del 
n iua !taw: e aopo la moTte d' Arrigo V _ che i nvare tutto. 
" Onorio 11. e dot1o lui lnnocenzo II. ne diedero folenne 
" lnveílirura., quegli al Duca Alberto,. e queíli a L,lttario 
tJ Impcra.dore., e ad Arrigo. IV. Duca di Baviera, e di Saf- 
>> fonia. Genera dell' lmperattore. Tuno farà palefe,. dopa 
" brevemente epilogare Ie a1.ioni deU'lnvafore l\rrigo V. 
. ." Queili pegglore dt.'J Padre.li diede a c01toftere,. co- 
>> me dice il Signor .ftfurlltori r anno 1110_ e come dimo- 
" fuò l' anoo feguen.re, sì nt:lle crudeltà urate contra fe Cit- 
" tà. d' haJi.!, e sì nella. mancanza di fede, e in ni.tto, il tra.. 
" gico aV\'t:nimento da. noi accennato, che cì richiama i tem- 
" pi funeili de gli }mpt'r
(ori Ariani. P
rfev
r
 nel 
al 

. 
p 1ento contro la 
ama Sede, e contro II legtttlmo V tcano 
>> di. Gesù Crillo, fino ad aver volmo rinnovar- la fua cora- 
>> aaz.ione l'anno 1117. per mana dell' Antipapa ßurdino. 
,,. giac.chè Pafquale IL dopo aver villo nell'anno fcorfo in- 
" vadere: i beni della Come{fa. t\1atilda,. e farla in tUt[O da 
n nemico dichiarato, fe- n' era fuggito a Benevento. Non 
" trattò niente meglio Papa Gelafio H. l' an. I IJ 8. chc' s' era 
n tra5ferito. a Gaeta intimotito dall'improvvifo arrivo. den" 
" Imperadore 
 e 10 voleva fin colle minaccie far tormentare 
,.. ft Roma:- ma -- non parve" dice il noHro Arrnalifia, al 
" faggio Pontefice fano confìglio, il fidarfì d' un Principe',. 
" che avea 
ì fonor3meme perduto il rifperro al Papa fuo 
" Predeceßore, con cui ancll' egli .fu fatto. prigioniere __. 
" Nun gli riufd già tanto agevole la faccenda contro Cal- 
" Ii Ilo 11. mentre qudlo favio, e intrepido Ponretice comin- 
,.. ciò il tuo- Pontificato collo fcomunicar l' lmperadon: , e 
" l' Anti- 



XL 
" l' Antipapa nel Concilio di Rems l' anno It 19. Liberatofi 
" poi, com' è detto, d'tllt sì per;coJofo mLÏmlltc, che cos} 
" è chiamato l' Antipapa Burdino in queHi Annali anno 
:I, 111..1. ilrinfe fempre più colle fcomuniche Arrigo, facen- 
" dogliene ful
inare una in deteo anno dall' Arcivefcovo di 
" Magonza dichiarato Lega.[Q della Sede Apofiolic3 i 1a qua- 
" Ie gli follevò contro la Germania, e in fpecie la S
dro- 
" ni3. Piegò rgli allora il capo, e l' anno feguente fi ricon- 
." ci1iò col Pontefice cedendo aIle pretenfioni ingiufie fin 
" a!1or fofienute., e -impegnandofi a refiituire il mal tolto 
" alIa Chie[a . 
." II 
ignor Muratori adopra; e loda il diploma d' Ar- 
.' rigo prd10 iI Cardinal Baronio (a11110 1111. n. 6.) ma 10 
" va tanto mutiIando, che non fe ne può comprendere la 
." fofianza.: ceeo Ie di lui parole --. Promife egli an cora di 
." refiituire all1\ Chiefa Romana, e a tutte Ie altre gli nati. 

, e i beni, che eg1i per avvemura, 0 fuo padre aveffero in- 
,,, giufiamentc ufUtpato -. .ciò parrebbe .atfai.; perchè non 
" dice, come fopra, i podtri: Tuttavia il Diploma dice qual 
." cöra di più: Pojfeffi01tU., & R
ga/jll Beat1 Petri, '1114 
." a principio hryu,s diftordi
, uff{ue ad hodieriJam Jitm fi- 
" ve tempore plltri.r me;, five etJllfJJ meo abJatll fùnt, fJut't 
":J' hab
(J, idem S. R. E. r
flitt{o: 'ltlte atlt
m non baveo, 111 
" reflitttantur, jidtJiter ju'vlll1o. PoffèjJiOllU et;llm omnÙmz 
." . 1l1iarum Ecclefillr-um, 
 Principtlm, f!) ll/iorllm tllm CÜ- 
" r;(OrNm qllam Lilicoru1lt conjilto PrÎ11ciptlm, é!) juflitill. 
., qu
 habeo, ut reddanttlr fidcliter jtIVIl!Jf). Se egli au:encf- 
.Ii fe la parola, 0 no, è -inccrto. II cereo si è, chc morro indi 
" a poco l' Imperadol'e, Onorio II. invefiì de' beni delJa Con- 

, reífa Matilda it Duca Alberto, c 10 -,=onfeßà il Sig. AJu1'll- 
" tori all' annø 111.8. -- Quell' Alberto, di cui è fatta men- 
" .zione nelle mie Antichità Efiensi, si vede crcato da Pa- 
" pa Onorio II. Marchefe, c Duca dopo la morte dell' ulti- 
" roo Imperadore Arrigo, con dargli l'invefiitura dc' beni , 
" e Stati delta CQnte{fa Matilda --. E lcggiamo prcCfo iI Car- 
." din
.l Baronio (1l111tO II B. 111/111. 3.) it Diploma d'lnno- 
." cenzo I. villa otnche dal Signor Muratori, con cui vicne 
." inveLliw de'medefimi Lottario 11. Imperadore inlìeme con 
." Arrigo fuo Genrro, e colla propria figlia: ita tamen 'ltt 
" ,idem Vux htJ11IÏJtum faciat, 
 /ideJitat,m B, Pn,'(), Il( 
" nDbi:: 



. XLj 
" nohis 1J.fJj?,.i[qtte /ÙCce.ûÒriblU juret. Poji q1f01'mn 'Obit 1m: , 
" prædiélunt Comif
f!.r lvlatitdæ /It10ditlM ad jllS, ê:9 domi- 

J ni1t1lJ s. R
 E. fiertt jÙpræ diflum 
fl, Ùltegrtt1lJ J fE ab.f- 
" fJtU! ul/a dimÙmtÎone, at8J'te diffiettltate ll/iqull t'edtteatftr. 
" ,Salvo tame11 femper ill omnilms ljufdem S. R. E. jt/re., 
b IlC propriet4te. Lottario morì I' anno II 3;-. e due anni do- 
" po morì il Genero, feOla che paHàHe l'inveiHtura nell' u- 
n nico figlio Arrigo Leone. In tanto tra per r indolenza del 
n Re Corrado III. e per Ie veíTazioni grandiffime, che reca- 
" vano a' Pontefic} gti Arnaldifii, non folo Ie Cirtà lafciate 

J alia Chiefa da Matilda, ma anche alcune delle antichc Pon- 
" tificie .imitaron queUe di Lombardia, reggendofi a forma 
" di Repubblica. Succdfe poi I' anno II p.. ulLimo d' Eugenio 
n HI. Federigo Barbaroíf.a a Corrado, dalle cui azioni 
 che 
" l;imangono da' epilogarsi, apparirà 10 flaw delle Città d'I- 
" tali a , ed altre Provincie ancora. 
" Fcderigo, che vien chi,....mato dal Signor i
1rtl'atori nc1 
" Torno feguente (alUlO II 90.) UI:O de' piil gloriosi Princi- 
" pi, che abbian governato I'lmperio Romano, porta un c
- 
n rattere molto diverfo in ql1eHo \' oll1me, ncl quale 10 di- 
" vifa Qappertutto per uomo fanatico
 irreligiofo, e crude- 
." Ie. E che sia vero: \' ien egli in Italia la prim:l volta l' an- 
" no 1 15' 5'. per farlì coronare Imperadore: e ricevc per \'i
g- 
" gio Ambafciata folenne de' Romani guaHi da Arnaldo, che 
" chiedevano, ch' ei riduceíTe il govcrno di Roma all' ufo an- 
" tico. eïclufone il Pomificio. Ed egli fuperbamemc -- rif- 
" pofe 101'0 di mar:.wigliadì, che foHero venuti con penfiero 
" di dar h:gge a chi, siccome Principe e Sovrano di Ro- 
" ma 
 doveva egli imporla ad em --. Il buon Pontefice A- 
" driano IV. rifeppe da Federigo a Nepi, ove 
i trovarùno 
" insieme, la petizion de' Romani: e come guegli, chc a 
" quell' anil1)o gra\'}de, che moflrò a Surri negando di alTI- 
." lJlettere iì Re al bacio, fe non face\'a prima 11 fuo do- 
" v
re col Vicario di Criíl:o, uni\'a fomma prudenza, con- 
" sigliù il Re a fpedir fubito fue truppe ad impofieHarsi di 
" San Pietro, e della èittà Leonina. Fu fano , e fcgl1ì I" co- 
" ronazione a dì 18. Giugno fenza i Romani, che foprag- 

, giunti dopa la fe1Ìa call' anne, batterono, e furono bartu- 
." ti da'Tt::defchi. 11 Pometìce fe n' andò colI'Imperadorc a 
,., Tivoli, e fccero la fella di S. Pietro a Ponte Lucano. Qui- 
Tom. V 1. f " \i 



XLlJ 
" vi lafciò Federigo ingratamente iI Pontdìce fenl.' attende- 
" re nè promefre, ne' giuramemi. Appena giunto in Germa- 
" nia, comlnciò a monrar dilIàpori col Papa. L' aver cgli 
" d.H:1 1:1 pace a Guglielmo Principe fuo vallalIo, ed aceor- 
" daro il ritolo di Re fè1iZIl pIlrticifJIlZio 1 1e a/culla. eá Il.f- 
" fè/
(o filO fu gran delir to. 5i aggiunfero nuovi diHapori 
" d,llla liniltra interprer
rzione delle lettere Ponrificie, e con 
" queLlo mal talenro vienc in Ju
lia la feconda volta, can 
" aVt:r prevemivamenre, e indiftèrentememe avvHate'le Cit- 
" tà d' Italia, anchc dello Haw dclla Lhieta di mandaI' trup- 
" pe at fuo campo per invdlir Mlano, cd avert: ulare altre 
'" oHilirà, ehe dit etramente ferivano 1:1 Sama 
ede. . 
" L'anno I15'
L dopo aver farta provare la fua tierez7.1 a 
" varie Ciuà di Lombardia, coílrinte l\1i1.1llo ad una COffi- 
" paHionevole refa. Indi tenne una Dicta generale in Ron- 
" caglia--lmervcnnero, parole del Sign. .Afurator;, tutri i 
" V cfcovi, Principi, e Confo1i e fmono anche chiamari gti 
" allara quanro famofi Lettori delle kggi n.:1Io iludio di Bo- 
" logna, cioè Bttlgaro, Martino Goj}ia, Jacopo, ed 'Vgo- 
" 11e da Porta Rllveg"a111l, turd e GuatfJ'O ditcepoti di qudl' 
" Irnerio, 0 fia Guarnieri, che di fopra vedemmo primo 
" interprete delle leggi in Bologna. Imerrogari coHot'O, di 
" chi toirero Ie Regatie, cioè i Ducati, i Marchefari, Ie 
" Contee, i ConfolatÏ, Ie Zccche, i Dazj, Ie Gabelle, i 
" Porti, i \lulini, Ie Peftagioni, ed alrn lìmili provemi: 
" Tutto, futtò, gridarono que' gran Dottori, è dell'1111pe- 
" radore --. Gnde tutti que' Principi, e 
ignori cederono 
" ogni lor diritto a Federigo, 11 qua]c per gran favore 11- 
" ]afcionne alcuni a chi produffe ]ndulti, e Diplomi Impe- 
" ria1i, e guadagnò con tal fentenza di que' Dotrori 30. fili- 
" la talenti annui. Narr
to poi quc1 faHO celebre del pala- 
" freno donaro delll'lmperadore a l\.1anino, perchè ,comro 
" il femimento di Bulgaro affermò ef1Ú ]' ]mperadore giu- 
" ridicameme padrone di runo 'I Mondo, così profegue--Gua- 
" dagnò ben Fcderigo con poc.t f<(rica il dOlfJÏnio di turto 
" il Mondo. Sarebbe prima Hata da ,'eclere fe i Franlcfi, 
" Spagnuoli, lnglelì, c molto più fe i Greci, i Perlìani, i 
" Cinefi &c. la imendeffero così. Ah! che l' adulazione fem- 
" pre è nata 1a ben veduta nelle Corti de' Pl'incipi -.eo Claulula 
" veri1lìma, anche per conto di chi la pronunzia, come 10 
" pro- 



XLllJ 
" prova ciò che abbiam riferito, e che riferiremo in avve- 
" nire, feoza punta adular la Corte, in cui fcri\'iamo _ La 
" verità, e la giuilizi3 abborrifcono tal maniera di fcrive- 
" re; e Ja Santa Sede per giuilificare i faoi diritti non ha 
'" d' uopo di adulazioni. La nuda, e femplice efpofizione de' 
" fani,. fenza Hender Ie pretenJìoni oltre al giu1lo, pone in 
" chiaro ciò che è di fua ragione, e ciò che Ie fu ufurpa- 
" to. 
Ia profeguiamo Ie azioni d' uno de' maggiori . ufurpa- 
" tori, che fia {taro mai., qual 10 defcrive il Sig. .AfHratori. 
" Dicemmo già, che avendo invaíì Federigo r an. I I 5' 4- 
" i beni e gli Stati di Matiida, Adriano IV., che per allo- 
" ra tacque, dovendola far con un Principe, a crtÏ coj1a'vtl 
" poco J,' eecidìo de/J{/, Città, come dice all' anno feguente il 
" Sig. Mtlratori, avea mandati I'anno II 5'9. i fuoi Legati 
" per ripetere fra Ie altrc cof
 Ie Regalie di San Pietro, Ie 
" quali poco fa udimmo interpretarfi per r Imperadore 'l)tt- 
" chllti, .1I1archefàti &c. e aHora Ie udimmo interprctar 
" poderi, pcrchè Regalie della S. Serle. Or' a quem Legati 
" egli rilþofe al1ai alto. Nam (R3devic. lib. 2. CIlP. 30.) 
" fjllum di'V;'11l ordi1latione lmprrator 
 diear, W fim, 
" fþeciem talltum VomÙJaJltis e]JÙzgo, 1$ Ì1ttlne tttil/tle por- 
" to 1tOmen, lie jÙle t'
, /ì Vrbis. Romæ de m4111t 1t
flrll po- 
" teßas fuerit eXC1
lTtl. Ci ferviamo volentieri de'Tetli la- 
" tini, perchè neUe traduzioni perdono r.nolra d. encrgi-1, 
" come fegue anche quì, ove dice il noUro Annali1ia: -- Pa- 
" r
ndog1i di divenrare un Imperadore de' Romani di folo 
" nome, e d-a feena, quando fe gli volèHè Ievare Dgni pa- 
" tere e dominio in Roma - _ Morì 10 tteiIo anno il Pon- 
" tdice, e gli fu daro Iegittimamemc per SucceHore Alef-' 
" fandro Ill. E neUo tteHo giomo Ottavi.mo Cardinale di 
" Santa Cecilia invade il Pontificato, e vicn l' anno fegucnte: 
" leginirnato da Federigo nel ConciliaboIo di Pavia, e da 
" quì innan1.i d' accordo cog1i 
èismatici tiranneggia in It.\- 
" li
\. La crudc-1[à di maggioI' fucct\]ü fu quella utàt
 ran. 
" n62. contro Milano, ipianando la Cinà da' tondamenti, 
" e -- affinchè reHat1e memoria, dice il 
ig. frlrtratori, ddia 
" fua crudeltà, il DiplomJ 9 0 Privilegio de' Genovcfi lì vede 
" dato: Papiæ "pud S. Satvlltorem iN 'Plllatio Impcrato- 
" ris poft deJirtdli011em Medioillni -- _ Perciocchè tuna lta- 
." Iia fpavenrat3 da sì fiero efempio gli fi fottomife. 
fz.. " Non 



XLJV 
" Non dee tralafciarfì la rifletIione del big. Murlltori 
" fu tal parricofare. 
- Curiofa cofà è, egli dice, it vedere 
" con che generolÌtà Federigo diede allora in feudo al Po- 
" pol Genovefe SyrtfC1ljànllm Civitllum CHm perti"enriÚ 
" fiÚs, 
 tlHcentas qttin1'lllgÙJtll Cabal/Mias terr4 in J7a/l
 
" Nothi &c. 
 in unaqullrue Civifllte mllrit;ma, qU4 pro- 
" pitia Vivinitate a nO/its cllpta ft'
rit, Ruga11l Unll11l eo- 
n rum IJegotiationiblu conven;e1Jt"em cum Eee/efts, bal1leo J 
" fUIJdico, fE ftlrlJo" con alo'e liheralità. Ma il proverbio 
" dice, che il fare i conti fulla pelle delJ'Orfo vivo,. non 
" fempre riefce --. QueUo proverbio nafce da una nO\1el- 
" lerra contara 300. anni dopa queHi tempi da Fedcrigo 
" IV. Imperadore favio e accorto, all' Ambafciatore del Re 
" di Francia Luigi XI. che faccva i conti fulle Città da 
" conquifiarlÎ; e leggefi nelle memorie di Comines lib. 4. 
" Cll:p. 3. Noi vogliamo quì rammentarla al Lenore, si per 
" chiarezza del proverbio del Sig. }'luratori, e 5ì 
mcora. 
" perchè fpiega a maraviglia il caratterc di Barbarofla. 
", Difs' egli dunque aU' Ambafciatore, che infeitati una volta 
" i comorni di certa Città d' A]emagnêl da un .fieriflimo Or- 
" 10, venne talemo a tre gran Tavernieri e Bevitori d
 farne. 
;; preda. 

 perciocchè erano debitori ad, un loro OHe, 10 
" pregarono a tàr ]oro nuova credenza d' un pranzo 
 che in 
" meno di due giorni I' avrebbero interameme foddisfauo 
" colla pel1e de]]' Orfo, il eui valore fupcrava i1 10 1 " dehiro. 
" Poco lungi daHa Città incontrarono I' Orfo inafpcttara- 
" mente" e coníìg]iaÏi dal1a paura, uno corre a vola \"erfo 
" la Città; fopra un 21bero falifce un altro; e il terzo IÌ 
,; gena a terra per mono. Sopragiunta la fiera pone il mufo 
" ful vifo di queHo, e fiuta Ie orecehie, per femir fe era 
" veramente mono (che non fuol nuocere a' morti ), e cre- 
" dutolo tale, {ì parte. Appena il fÌnto mono Ii vide li- 
" bero, corfe anch' egli aHa Città, e prima di arrivarvi, rag- 
" giunto da quello dcII' albero, fu imerrogaw con 
iura- 
" menta di fede, qual fegrew g1i avef1e comunkato l' 01'- 
" fo: Egli mi diceva, rifpofe, eh' io mai più non faceffi 
" mercato della pelle deU' Orfo, infino a tamo che la be- 
" ilia non foITe marta. 
" Cas} accaddc a BarbaroíI'a'. GJi fi ribe]]arono tutte 
" Ie Ciuà di Lombardia, e feecro 1a ilrepitola lega off
n.. 
" 1ìva 



XLV 
'" fÌV,1, e ditèn1ìva', che accennammo, allc quali s' unì an- 
n' che Milano l' anno II67,,. rinafcendo a poco a poco rulle 
,
 fue ruine. In tale occafione i \1ilanefi co' CremoneíÌ, e 
" Piacentini fondarono a onor del Papa la nuova Cutà d' A- 
" leíTandria, detta della Paglia, dalla copertura fretrolofa 
" delle Cafe, e refa indi a poco tributaria aHa S. Se.de. Net 
n predetto anno Federigo affediava Ancona per cacciarne 
" i Greci, non già in adempimento del fuo dovere eolla. 
" Santa Sede, IDa per aumentare Ie ufurpu.ioni. AlIa fieffo 
" fine calava in Puglia, intermefTo quell' afledio: quando 
,,.. prima di palTare il Tranto accorfe in ajuto di Pafquale 
" Antipapa, che era a Viterbo in gran pericolo per gli a- 
n juti venuti daUa Sicilia. a Papa Alelfandro. Gli riufd di 
" cacciaI' di Roma il Pontefice, Habiliryi l' Amipapa, e farIo 
" riconofcerc a' Romani, muniti in premia di efen1.ioni e 
" privilegj. Cmì colI' idea di eß'er padrane del ìVlonda, u- 
" furpava il turto, e di tutro inve!liva. Nan'a in tal pra- 
" poiìw it Sig. MUr'lltori aU' anno II 64-. , che FeJeriga" 
,., benchè aveHè inveHito della Sardegna Gl1elfo, VI. ruo Zio, 
,., ne invdlì anche uno de' quanro Regoli, a fian Giudici 
" di quell' Ifola, chiamata BarllJont, creandalo Re da Sce- 
" na, e neno Herro anno ne inve1lì anche i Pifani. Nd fo- 
" pradetto anno però, ponendo la cofa in ferio-, così ra- 
" giona: -- Imanto venne Dio a vi/itare i peccati, e l' al-, 
" terigia dell' Imperador Federig!), Principe, che nulla men a 
" m
dita\'a, che di mettere in ca(ene I' Iralia tuna,. e per 
" politica andava fomentanðo il deplorabile fcisma della 
" Chiefa di Dio --. Tat vHìta fu Ia pefiilenza repemina, 
" che gli diihl1tTe l' efercito, e l' obbligò a sloggiar difono- 
" rata da Roma. Giunto in Lombardia trovò turto in ri- 
" volta: onde egli, -- al cui cenno tremavan dianzi mtte 
" Ie Ciuà -Italiaoe, e che già per decilìone de' vanifIimi 
" Dotton di que' tempi era Hato dichiarato padron del Man- 
>> do, IÌ vide in fine ridotto a fuggirfene vergognofamente 
>> d' Italia fotto un abito di viI famigtio contra lmperllto- 
" riam dignitatem, come dice Gouifredo '\1onaco: tardi 
" conafcendo, che più colla c1emenza, e colla mJnfue[n
 
,
 dine, che colla crudelrà, ed alterigia Ii fuol far guada- 
" gno, e che per voler troppo, 
ne fpeíTo tuna fi 
" perde 


" A que- 


, 



. 
XLVJ 
" A queHo, e ad Arrigo V. e agti a1rri invafor1 'dello 
" Seato EcclclìaHico, giacchè gli vede fempre, e gli con- 
" feLIi:\ puniti da Dio:J avrebbe meglio, che -ad Innocen2.o 
" II., e a'Succeflori all'anno 1139. data il Sig. .AltlrlltfJri 
" que1 
uo zelame. avvifo -- a cui, e a gli altri fuo; :;uc- 
" ceíTon volle Iddto dare un nuovo ncordo di quel ver- 
" feno del Salmo: Hi in cttrribtl.r, 
hi in etjtJis: 1JfU 4U- 
" tem in nomÙte Vá Iloflri invoct'lvimus --: aH1nchè a gwfa 
" del Santo Re Davide fi armafTero conrro i Nemici della 

, Chiefa, e imploralfero alla giuttizia della lor guerra il Di- 
" v;no ajuto. E ad InnocenLo, II., e a ruui gli alai Pon- 
" refici, che ad efempio di S. Leone IX. ufarono efereid 
" per difcnder gli Sr3tÍ della Chicfa, non per ufurpare gli 
" aJrrui, deve plunoHo adattarfi il verfeuo, che iegue 11<:1 
" medefimo Salmo: lpli obti/l.ati fimt, 
 cecíder.tmt, nos 
" Ill/tem fitl're:áwll. r , W eretli fil1nus. 
Ora per dire :..mcor noi <Jua1che cora fu queHo 1'01110 
VI. non può aver Iuogo il femimenro del A1rlrlltori, ovc 
all' an. 1026. dopo aver rifcri[O ciò che fcrive \\'ippone di 
Corrado, cioè, che con gran poddl:ì rcgnÒ in Ravenna: 
Ctlm magna pute.flate ibi reg1/avit; co
ì foggiunge: 11 che 
ftmpre pÙì ci a.lßCllrll, che Ra.veltnll ('o/, fNO Ejàrcllfo cro 
atJora" a1lzi dll g,'Il,,, tempo, comprefa u,.1 Regllo J'lfllJiIl. 
Che Ravenna, ea il fuo Efarcaro, e aHora., c prima fpet- 
ta{Ic al dominio fovlano della S. Sede; 10 confeJIà l'iHelIo 
Pagi nella Vita di Stefano II. 
. 1.0. ove così fcrive: l/1ftd 
rerttJm videtu1" Adnotatori Bllrollii, Il(; hoc fe npo1'c ple- 
1I1lm in rebll.r CiviJibtls admÙÛþrlltiol1em PO'I! 
fices Roma- 
l/OS, tam Romæ, quam ill EXllrcblltu RIlVeltlZateilji eJl:er- 
rrJ
/!e, wift rebetJiollZnn motibtts aliq111l/Jdo impeJirentttr. 
Che poi Corrado vi regnaíTe cum magna fote{latc, queíto 
può rifcrirlì alIa fua prf'potenz.1, e .ingiuHi"Lia; i1 che cleve 
conc
dedì dall' iitetlo Mt I'lltor;, il qllale antcccdentemenre 
al1'Hteífo anno riferifce Ie fee!erate ed abhominevoli azioni 
di eHD Corrado farte nd Pa\ ere, maravigliandofì ancora, 
chc it hU01l Iripto1fc Je 1'accn Iti fJtUlft come l!,Jorioje pro- 
dc:::,ze del Re Corrado. 
Dire inoltre all' anno 1027. il ./Ihtl'otori, che lJora 
molte Cbieft d'Italia, maf/imamente Ie maggÎ()ri, a'L't' IJO ; 
lor Cardi111l1i at pari delta Chic/a ROmal!tl. Che antkJ- 
men- 



XLVI] 
mente ciafdr
duno'l' ch' era Prete, 0 Di,lcono Titolare- 
di quakhe Chief.\, ')ueHo Ii chiamalle Prete, 0 Dia- 
cono Cardinale di quell", Chiefa, con varj etempj 10 dimo- 
{lra il Tomalìni nella fua vecchi,\ e nuova dilciplina della 
Chiefa Part. 1. lib. 2., \1a non lì può gial11mai alferire fon- 
datamente, che in ap?relIo'l e fpecialmeme nel Secolo XI. 
Motte Chteft d'ltlltia. m(lJlìmame1tU Ie mllggiori 'aveano i 
lor Cllrdmaii III pari deUIl Chie/a Romanil: paffando (ra 
eili una gran didercnza notata già da varj C:moniHi'l de' 
quali fa ml:nzione an co il Fagnani al Capo BOlle memori
, 
'De pofllllatiolle Prælator1/m, num. 14. e If. dove co
ì- di- 
ce: Confimiles Ca1tonici Cardinales funt etiam in Ecet
{ia 
Compofle//aTla. & A1edioia11e1lfi'l Itee tllmen ftctmdtlm //b- 
blltem hic num., 3- ßmt vere CllrdÙtnits, fèd tates mt1lell- 
pantur h01lf)ris cllufa ex privitegio P apæ, 
 drcuntllr Car- 
dina/es, fiCtlf dicittl-r Re:x; Scaceorum. 'It inqult Gtolfll in 
Cap. PuJor, 111 verbo'l Principem Mundi, 32.. 
Iæp. 2.. 
Sunt 'vero CardÙulles /ÙJC Pi/eo rubro, & /Ùze fie eo , tIt 
(one/ltdit Cardin. .'Jacobat. de Concll. lib. I. artic. I. nt/me 
2.71. I Cardinali dell a Chiefa Romana già. nel Secolo xl. 
avea-no una gran prerùgativa'l e molta aurorità'l della quale 
abbiamo a lungo parlatO ne i nofiri Commemarj al Ceri- 
moniale'della Chiefa R
mana, data ]a prima votta in luce 
da \1.ucello Vefcovo di Corfu, quantut1que l' Amore di 
elfo folre Agofiino Patriz.io I\1aettro delle Cerimonie 1'0[[0 
quatrro Papi'l e Vefcovo di Pienza. 
Per quel che Tiguarda r etez.ione de'Sommi Pontefici, 
dice il "'Jurator; all' 8nno 1047. ch' ella giuilamente fu ri- 
mella in piena liherrà del Clero Romano. che da molti fe- 
coli ti ufa, e ch' è da detìderare'l che fempre duri'l ma che 
net/' ifle.{ß umpo ce.l/ìllo Ie ftll11dlllofe trmgbezze de' COlleJa- 
'Vi, e Ü privllte PIlJlioni de'fllcri Elettori 111 Ilffllre di tllnt/!, 
;1J1Þortnnztl per ta ChieJa di 'Dio. EHendo I' elez.ione del 
P ,pa' aflàr
 dl fomm3 importanza per la Chiefa di Dio, non 
è maravig1ia'l fe per Ie varie emergcl1ze'l che fogliono ac- 
cad.ere fu queHo negol.io'l tal volta IÌ atlunghi il Cond,we, 
<]uamunque i 
o,nmi Pomefici, can varic Cofiituzioni rap- 
ponate- da noi ne Commt:marj al Cerimoniale della Chieta 
Romana fì fieno !lforzari di porvi opponuno rimedio. E fe 
a i CapiLOlr delle Chide Cattedrab da' bacri Canoni fu con- 
cello 



XL V 11 J 
ceHò di parer differire l' ele1.ione de' Vefcovi 1ìno a tre mefi., 
non nii pare che fi potIà110 redal guìre i Signuri Cardinali., 
fe diftèriOèro un poco più la ele1.ione del Ponteficc l\t1af- 
limo, Pailore della Chiefa univerfale, affine di efaminar bene 
Je qualità di chi devono eleggere. Quindi non è niaravi- 
glia, fe i Conclavi ralvolta Ii aUungano, non giàper la pri- 
va[a paiIione di quaJche Cardinale, ma per altre cagioni, 
aIle quali è foggeua piÜ che ogn' ahra, la ele1.ionc de'Papi. 
Fino ne' primi teeoH noi Jeggiamo lunghe vacazioni della 
Sede ApoHC'lica. Dopo la mone di S. Fabiano P.1pa, ,'acò 
Ia Sede Romana, al riferire del Pagi, un anno, ed alquami 
mefi, e poi fu eleno S. Cornelio nell' anno 2.,3. Siccomc 
ci atteUa i1 medefimo Amore, dopo la mone di S. 
ifio II, 
vacò la Scde a1JHO [ere 1'110, ,dopo del .quale fu elt'
to S. 
Dionifio all' anno 1,59. Sicchè nel ter1.o fecolo della Chiefa J 
an1.i circa la mctà del medeiÌmo, fi yeggono lunghe v.aca': 
zÌoni, quando per ahro dopo l' ultimo fcifma, appcna qual- 
che volta J' interregno Pomificio è 
uri\:a[O al mezzo an110. 
All' anno 1061. dove dopo aver deno eOer deg'Jlo di o.f. 
ftr'VtlZiOlle J che ill aiotJ/e Lett ere, e Ðiplowi Arrigo IV. 
nOli pera1iche Imperlldol'e, IIfa if titoJo di J(oma110rum Rex, 
fa <J..ueíl:a rWeffionc: 1/ che Vltf1/ jigllijicare qllalch
 co}a, 
111: Ii trUfJva ufato ,dll'fuoi Predece.flol'i. Egli non dice cofa 
vogIia fignificare, e pure chiaramente ci dà ad imende-re. 
che que-H' Arrigo fu il primo, che iì era ufurpato qud JÜ:' 
tolo, e gi uHo appunto, perchè non 1ì trova ufaw da' (uoi 
PredeceHori. Quanto fotle fcellerato queHo Principe, e ne- 
mico della Sede ApoUolica, è. now fino a chi i: poco ver- 
faw nella .5toria Ecclel.ìaUica. .Secondo l' Abbate Urfþergenfc 
neJ fuo Cronico pag. 192.. .da turri i Catwlici iu .deno .Ár- 
chipi]"llta J JIÆreßarcll, 
 Apoflatll. Eg\i non contento del 
folo tÎwlo di Re .de' Romani J aHediò anchc Roma, e la 
prefe; il che altro non può íìgnifi.care., che una fua oHinata 
oíl:ilità contro la Chiefa Romana, cd i P.api; íìcchè obbJi- 
gò S. Gregorio \'11. a più volle fcommun1carlo, e dichia- 
mrlo decaduto dalI' Impct;o. L' iHefÌo Alterato'ri in guefio 
Torno \'1. de' fuoi Annali abgaHanL<1 ci fa conofcere qu.mt' 
empio foOe Arrigo IV. onde non fa d' nopo, che io fu queflo 
p:uticolare più mi dilunghi. 


E -ro- 



. 


. 
XLJX 
E' COf.1 degn;\ da notadì, che quantunque quctlo iIlu- 
fire Scrittore a cagione delIct fua preoccupata opinione ab.... 
bia fcritto,foveme con qualche durel.za, per queUo riguar
- 
da l' antico alTolmo dominio temporale de' Papi su de'loro 
Stati, pure egli medefimo ci fom niniitra argomenti per con- 
fmarlo. A:lI'anno 1063. dice, che Alel[mdro- U. rallegran- 
d'oli aHttHfimo dell
 virtorie riportate dal Conte Ruggieri 
contro de' nemici della Croce, fþedi anch', egli tI, Ruggieri 
III Bandierll di S. PIetro, per mag
iorl"lJr1t'l' a,Û'JllZrlfJ a, 
p1't(}lègtÛr quell'imprefà. Oke p.'nm,
'lte aU' an. 1069. cha' 
1'ifieHo Papa la mandò aJ Erlemb,lldo Cûtra; e all' an. 1078. 
che Gregorio VII. la diede a Ròberto Guifcardo, dopo 
che quem diede foddisf."Ûone' at Papa, e preUò al rnede- 
fimo fcdelÙ, ed omaggio. Ed eeco manifcHo per bocca 
del Sig. Muratori, che la tradizione del Vellì1lo di S. Pie- 
tro fana da' P.1pi a' Principi, non fignifica quel1a forta di 
dominio, ch'egli pretende nel Tórno IV. ma più to11o quella 
fpi'egata da me, nella Prefazione di ello Tomo IV. 
Or lafciando ahre cofe, dene e ridette in qud1:o To- 
rno d-al Af1tïatOl'Î, e già notate dal GiornahHa, e da m 
i.mche ribunate nelle Pret:1Zioni de' Tomi amecedenti, me- 
rita confutazione l' ef prellìone del citato ..\utor<;, che fa 
all' anno 11'1.8. ove parlando della In,lulgenza Plenaria con- 

eduta da Onorio Papa II.. a chi morÜfe nella fpediiione 
contro Ruggieri Come di Sicilia, che avea ufurparo varj 
luoghi dipcndemi dalla Chielà Romana, così foggiunge: 
Ripiego PrllfJO, che t11ttavia comÙlciò a diventare a/tll mo- 
da, con-far jèrvif'e la Retigione Il gl' Í1tterej]i temporllti. 
Quello non è UI1 ripiego Hrano, lTI.1. giuUo, praticaro da 
piit Sommi Pontdlci, cd approvato da graviHìmi Amori, 

ra' q',uIi può vederG il dottiHìmo CriHiano Lupo in una 
tua Di1lèrraZ10'1e, imitolata, oDe pecclltortlm, 
 .fatisfalllo- 
num 11Idltlgel1tÌ1s. La Chiera per bene anchc' della Reli- 
gione deve con(ervare i fuoi beni temporali, e ficcome A. 
letlàndro II. porè giul\:.amenre concedere 1',lndulgenza,al Come' 
R
lggieri, ed, a tutti coloro, chp. combalterono comro gl'ln- 
feddi, che aveano occupara la Sicilia, co
ì mùho più la 
può concedere a qudli, i guali prendono l' armi contra quei, 
che invadono g1i S[alÏ della Chiela., D..?lIa detta InduJgenLa 
di Ale1fandro 11. ohre ad altri Autori, fa menzione ancora 
il Pa., 



. 


L 
il P agi nella Vita di eWo Pont('nce al S. X X ILl. Siccome 
parimcnte la Chiefa giullamenre fcomunica gl' invafori de' 
beni altrui, così molto più può fcomullicare coloro, che oc- 
cupano i fuoi proprj beni, i quali per altro fervono a con- 
fervare la Religione. Ecco fu di ciò la dottrina di S. Tom- 
maro nel libro IV. delle fentenze, Difiinzione XX. Que- 
lHone II. Anicolo III. Tcmpo'ralill Ild Spiritulllia ordintlH- 
tur, qui(
 propter .fpiritttlltill temporalilms uti dt!hem.us, W 
ideo pro te;'lporaliblu jimpliciter ll()N poteft fieri bldulge1z- 
tin, Jèd 'pro tempo'f'alihíJs ordi1uz.tis Ild Spirittllllia, ficut 
regreffio ÙÛmieOrft1J) , EecLeßæ, qui pacem Ecclepæ ;ertur- 
lillltt, vel fief.Jt CfmflrJJi'!io Ecctejiarum, 
 p01tJÙtm, & Illill- 
rum e/eemo.ß'narutll eoJl/ltio C:)e. E tanto ha1li a dirnofirare 
chiara mente ellersi ingannato i1 lrJurlltori in dire, che fu 
thano ripiego queUo d' Onorio II. in concedere Indulgenza 
Ph
naria a quei, che combattevano conrro coloro, che ufur- 
pato aveano i luoghi dipendenti dalla Chiefa Roman:}. 
Finalmente quamunque il .ftful'at(jri in qucilo Torno, 
siccome negli altn ha dette atcune cofe con delle efpreffio-. 
oi non poco dure, pure bifogna conteßàre, che tanto in 
que,to Torno, come negli altri mohiffime cofe ha fpie
ato 
con decoro della Sede ApoHolica, e de'Sommi Pontefici; 
sicchè nön può giammai aver luogo iI fentimento di alcuni, 
i quali, non fo da quale fpirito moHì, 10 predicano fenza 
alcun ritcgno t come nemico giurato del1a Chiefa Roma.na, 
cd anche della Cauolica Religione. 


... 


.. 


GLI 



I 


G L I 


ANNALI 


Ð' IT ALIA 


Dal principio dell' Era V olgare 
iÌno all' Anno 175 o. 


.. 


ANN 0 DIe R 1ST 0 MI. IN D I Z ION E XIV. 
DI S I L V I S T Roll. Papa 3. 
DI 0 T TON E III. Re 19. lmperadore 16. 


_ 1 A 1\1 giunti al principiQ del Secolo Undccimo, Se- Ex A Vol
. 
f; 

-' 
= ' cola, chc rrodu/lè una murazionc: infignc di gnvcr- ANN. 1001. 

-
 
 "0 e d. conum; ;..e fopraturro ci f"à. vedere ;n rona 

. '
, '1ii; 11 SacerdozlO colI Impeno, ewe un IhaJe dl grdvi 
; '. o:'"
 'Þ
 Ccandali e Cconceni non menD in Italia, chc in Ger- 

 :
- 
 mania. Ma ritornando al fila ddla Sroria, noi Cap- 
tt....., 
... t:_

 piamo da S. Picr Damiano (g), chc DUone III, Au- (a' 1!tt
UI 
guflo, perchè fi Centiva mordere la colcienza d' avc:r D,amlQnz 
fotto la fede dd glUl.J.mento ingannato e fatto decollare erc:Ccenzio VIt. f.ii R,- 
ConCole Romano nell' :mno 998. c ne volèa far penitenza, dopa avt'l" ::;
 1.5. 
confdfaro Ii luo f<illlo a S. Romoaldo Ahbate, per configlio dl lui, (*) 
l1ud,S pedibllS d
 R,mana Urbe p,.ogredi
Hs ,.fie ufquc in Garg.num Alonum ad b 
[anEti JHÙhaÛis pe1r
xit Eecltfiam. Leone Olbc:nfè (b) ml:(t(: qudto pdlc- 
J;;:j,s in 
grm;;ggio dell' lmperadorc lotto l'anno precedente 1000. con aggiugne- ClmmlD. 
crom. 171. A re, 
(*) a piè nudi ufcmdo di Roma, così .'1dò fino ,ll Monte Gargano lItll(; 
Chit[a di S. Jl,1i&htle. 



2. ANN ALl n' I TAL I ^. 
ERA Volg. re, che pafT'anrlo per Benevento feee ifi:aoza a qu-;:' Cina dini d' avere 
Ar;r;. 1001. il Corpo di S. ß.molomeo Apo{lolo G.\ riporre nella. ehic:fa di Santo 
Adalb
rto, ch' egli facea fabbricare .nell' Ifola del Tevere in Roma, 
e fommam.ente ddiJerava di arricchir di fante Reliquie. Gli accorti 
Benevenrani, giacchè non ardivano di opporfi all:\. dlmanda 3t1torevole 
dell' ImperaJore, in vece del Corpo dell'Apoftolo, gli mollrarono e 
dJedero il Corpo di S. Paolino Vefcovo di Nola: con cui egli tutto 
cO,otento, ma mgannato fe n' an
ò., Perci,ò i
 ear
inale Orfino, po- 
[cia Iknedeno X II I. Papa, a 1 dl noUn vigorolamente {oil,nne il 
pntTdlo de Benevemani contra ie pretenfioni de' Romani, gÌJcchè fi 
atmbuilce "una e l"altra eiu;Ì il.Corpo di qudl' .'\po!lolo-. Eben 
prevale l' autorità. dell' Ofiienfe a gli Autori del Sccolo fu!1èguente, 
che divert3mente ne fcrHTcro. Seguita poi a dire Leone OÙicnfe, 
che: [copeno I'inganno, s' adirò forre I'lmperadore contra de ßenc- 
velltani, e percio (*) jèqNtnti tempore perrexit Uerum fuper BeneVtntlml, 
& objèdit eam ,mdique per dies muJtos. Sed nihil advcrfus eam pr
va'ens, 
Romam reverfus. efl. Unde vix ad futl reverti difpotlens mortuus efl. La 
motte di Ottont: II J. cadJe nel Gennaio dell' anno fegueme. Parreb- 
be perciò che in qudl:.' anno fegulf1è l' alTedio di Benevento. In fani 
(a) RPmual
 Romoaldo Salernirano (a) fcrive, che Ottone Ill. objèderat Beneven- 
tl
s Salrr- lum Anno Ail. 1ndiElione 1JT. (vuol dire X/Y.) & atriter jpfam Ci- 
DI
.InU.S vltatem expugnans vi ceperat. Contuttociò non pare alTai cereo qudto 

o::'n1;il. a(redio, e molto meno è da credere, cb' egli prendc{fe quella Città. 
J.l..er. Italic., E quando pur foíTe fucceduto, ddncile è 10 ftabilirne il tempo, cioò 
fe nel preft:nte, 0 nd preeedente anno. Cr
do bensi, che ful princi- 
pio di quell' anno fuecedeíTe I" a(fedio di TivoJi. Tangmaro Prete" 
Scrittore conternporaneo nella Vita di S. Bervardo V dèovo d' JJdc- 
(b) Tanf- feim (b), racconta, che quel fJIUO Prelaw a caglOne d' una comro- 
marus in verfia inforra fra lui e Wil/igz{o. 
o\rcivefcovo di Magonza, arrivò a 
Ylta
: ;e7 Roma nd dl 4. di GennalO deWanno prefente, cd c1pofc Ie fue que- 
;

;t:r.' , rele al pii.flìmo Papa Silveflro, all'lmperadore Ouone, di cui era flaw 
Brunsvi-, MaeUro, e ad Arrigo Dum di Baviera, che fi troVava aHora alla Cone 
{en!- Le16- d'dTo Imperadore. Fu raunato un Concilio, deeifo in favorc di lui, 
>JltII., e fpedito in Germania FederigtJ CardlOale dell:! faota Romana ehicfa, 
Sa(fone di N azione, per terrninar qlldla briga con un' ahro Coneilio. 
In que' giorni,_ feguita a dir
 Timgmaro, avea l' Imperadore Ouone 
imrapre10 l' aíTedlo di Tivoli con tUt[Cl Ie macchine di guerra, c fa-. 
cea gran guerra a qudla Città. S. Pier Damiano [crive, che l' ori- 
gine d' eíTa venne dall' avere quel Popolo uccifo Mazzolino, Dllca 0, 
fia Capitano d' eíTo Augufto Onone Ill. e dall' aver- anche obbliga- 
to 10 IteíTo Imperadore a fcappare dalla Città. Ma Tangmaro glTai 
dl a conofcere, che la lite era iofona fra i Romani, e quei di TJVoIi i 
e per- 
{
 dipoi nuovamente andò {opra Benevento, e la cinfe d' affidio pet' molti.. 
tJorni. Ollde tJppena rifolvendo di ritorn
rfene a'Juoi, morl., 



A. N N A L ). D' I TAL I A. 3 
e pcrciocchè Ottone inc1inava in favor de' Romani, i Tiburtini fi ri- I! R A Volg: 
bdlarono, e fu necdlìtato l'Imperadore a prendere I' armi cc:>nua di ANNO 100(. 
10m, ma con trovare que!l' oflò riù duro di quel, che fi penlava. Se 
vogliam cr
dere al me
efi,mo .5. P,ier, DJ.miano. (
), fi tranava dl met- (a) Petrus 
tere a 61 dl fpada tutu gh abm:nu dl quella Cltta; ma buon pcr loro, Damiani 
che capitò in queUe parti S. Romoaldo Abbate, per rinunziare la in Vita 5,. 
Badia di Cla(fe. S' interpofe cgli, tr:mò d' accordo, e feçe che l' adl- :R01nuld,. 
1'.1[0 AuguHo fi comentò, che -Guel Po polo atterraí1è una pane- delle 
mura, gli deOe de gli -ofiaggi,e in mano r ucci(ore del ruo _ U t1zlalc. 
Cosi fu, e il Samo o[[(;nne anche dalla Madre ddl' ucciio 1.1 vita 
dell' ucci(ore. Come fieno ficuri i racconti di S. Pier Damiano't che 
nè pur' era nato in que' tempi, fi raccoglierà dal confrontarli colla naT- 
rativa di Tangmaro Prete, il qua Ie con S. Bervardo fi tfOVÒ prefen- 
te a quefio fauo. Nulla fcrive egh di S. Romoaldo, ma benSI che 
trovando l'Imperadore gran rt:filleoza ne gli a(ft:diati, e .ddiderando 
di u(cir di quefto Impegno fenza dilònore.: Papa Silveltro, e il V c- 
fcovo Bervardo, rno'Íli da Eccleiialtico zelo, fecem i Uan1.a d' entrare 
in Tivoli. Vi furono con giubilo accolti, e dl(po(ero quel .Popolo a 
ri(ouomenerfi lmperatu1"is diti(Jni, con renderfi a dderezione. 11 dì ie- 
gueme u(cirono (*') cunéli primarii Gi'Ves nudi, fem(Jralibus tantum teéli, 
tltxtra gladios, iteva ftopas (ßagelli) ad Palatmm prætendentes; Jmpe- 
rÙlli jure fè fubaEl(Js; nil pacijâ, nec ip/àm fjuidem vÚtlm; qUOi diJ!.'JOS jlt- 
JicaVe1"it , mje feriat, "'lie! pro miftl ;cordia ad palum (c/Jpis exa11Jlnal i /<,1- 
.ei..!t ; fi muros Urbis ad fo:um cOn/planar; votis ejlts juppetat, promtos Ji. 

enti animo cU12fla exfrqui, 
ec juJlis ejus lIfajejiaris, dum <;;iv.mt, cMtra- 
-tliflur(JS. L'Imperadore alle pn:ðhiere <lei Papa e del V efcovo, loro 
perdonò, e rello conchiu(o di non difiruggere queUa Cinà. .Not1nfi 
queUe parole de' Tivolefi: imperiali jure je (ubaflos. In tali cafi and a- 
vano i Nobili a chledere perdono -col metterfi la fpada al collo, per 
-dichiararfi tiegni -del taglio della lena. Gr Ignobllì portavano la corda 
al collo, ptr plOtctlarfi degni d' elTere impiccati. 
TorOlamo ()ra a S. her Damiano, il quale ci fa fapere, ch
 
Onone III. venne a Ravenna nelP anno prefenre, ed ivi atte(e a tàr 
penitenza de' fuoi falli nel Monillero dl Cla(fe. Ecco Ie fue parole: 
(b) .Per tot
m e
iam Q!fa
ragefimam in GlafJè.nft 
lonajierio heatz Apo/li- (b) 1åt11/1- 
11arli, pllum þ!u adhærenlzbus, manJit. Ubz JCJumo & pfalmod;
, prout Ulp. J.S. 
A L 
ak- 


(-) tutti ; pri
ci
ali Gittadini nudi, foillmente ricoperti da j calzoni, por- 
tando avantz dt fè al Palazzo nella dejira Ie Spade, nella finijira Ie 
frujie; e.1Jèr :egíing flggettati dal dritto Imperiale; di IJ;ente capito/are 
'/
ppll
e de/
a 'VIta m
de(ima; colla .fpada ferifta -quei, cbe ne avra giu
 
dt
att degnz, -0 per pleta flagellar g/z faccz.J ad una colonna; Je gJi ba- 
fit? che ie 

r
 de/la Città þ
110 ,(pia
ate a tena, tffir pronti ad eft- 
gutr 'VolentlerJ 11 tutto, nè mal, lor 'VJta duraT/te, eJJcr per &Qntradire 
a i Comandi di fua iHacflà. 



t It A Volg, 
ASNO 1001. 


t,\) fllitiqu. 
11 If. Dif- 
J.rt. -. 


(b) I
idtm 
Dlfferl. :0. 


(c) Ibidt1n 
Dir[rrt. 66. 


(d) Ibidem 
Differl. '3. 


4- ANN ALl n' I TAL 1 A. 
valebat, intentus, cilicio ad carnem indtltus, aurata de[t'p
r p'trpura t
lTe- 
batur. Leclo etiam fu'gmÛbus palliis prato, ip{e ill (lor
tI tI
 p Ipyri) c
n- 
lef/a tmera delic.lti corporis memfJra terebat. Pr
mijit Itaque Romualdo, 
quod Jr"'>erium relinquC11s, i\1u'J'lchicum [u{ciperet 'Hbitum &c. C,,) Chc 
Ottone II I. fotTe'in Ravenna neI dì 2,'). dl Apnle, fi puo anche In- 
tende:re da un ruo Diploma confermatorio dc= i pri\"ilegj del Moni- 
1lero ddle !'vlonache delta Po{tc=rla di Pavia, a petizlOne 01 Pietro Ve- 
fcovo di Como cd Arcicagcelliere, c di Otton
 eonte dc=l P alazz') , 
Nipote d' effi) Vefcovo. Fu daro qucl Diploma (if) XU. Ka/
ndas 
Mai, AulZO Dominic
 Inc.'lr.'/l.tionis J
li"e/ìmo Primo, [ndiclio JI X J 11 J. 
Anno 1ercii Ottonis Reznantis XVII, Imp
rii 17. ÂC11t1l1 Ra'iJennìf!. Pcn- 
dt va tunavia da ctTo Diploma il Sigillo di pinmbo coil' imm,lgine e 
no me de II' I mprradore. 1\1a 0 io non ol1'ervai bene, fc in vece di Re- 
..rr.nalttis XP/I, fofle ivi fqitto XVIII. 0 pure fe veramentc= fiava fcrino 
XVII. perchè ciò ctTmdr), conwrrc=bbc= ammett
fe due Epochc di- 
verfe del Regno. Altri fimili efempli nondlmeno abblam veduto di 
fopra, Ho io parimeme prodona una Lc=nera fcriua (b) dil P.lp:i Sil- 
"elho II. al iùddetto I mpcradlJre, in cui raccomanda alla cura dl Guido 
Vefco\'o di Pavia I' anrichillim0 I\1nnillero delle Monachc del Sem- 
tore. V idi pendente la Boila Ponrifi7ia di piombo; e pure v' ha la 
feguente Data: /If/'Im hoc Amlo DonlÌnic
 /ncarntltionis jUiJ/
jimo Pri. 
1'/0, I1diflione 'l'ertiadecima, ðn110 'l:eru Po1'1t
ficatus Silveftri tmi'i.,'
rfalis 
Paptl: f(l'arto. Ma in quel1:'anno correa l'lndi:::.ion
 X/P. e l'A>1no !Z.uarto 
di Papa Silvefl:ro II. comrnciava folamente a correre ndl' anno fc:guc:n- 
IC. Che anche vc=rfo il fine di Novcmbre tuttavia eOò Impel.1dùrc 
foggiornafle in kavenna, fi racc0giie dJ. un'altro Diploma, (pc:JHo in 
favorc del i\1oniltrro delle Monache dl San Felice dl Pavl.l (c), da- 
to X. Kalendas Decembris, Anno DomÏ1zic
 blcarnationis AllllifilllØ P1'Î- 
t'JIO \ fndiflionc XV. Anno 'l'ercii Ottonis Reg t talttis X,7 II. Impel ii f/ 1. 
ARum Ra'CeJ1n
. Si otTervi ancor quì l' Anno XV II. del Regno, c= non 
già il XViII. come dovrebbc= cfTcre fccondo j' Ep,)c.1 ordmaria di que- 
fto Imperad0rc. M,I qui\'i è c()lã 111'.111:1, che iottolcriva Heribertus 
Canct'ilarius 'Viel trilligiji Archiepifcopi, quando Piet"o V efcovo di Co- 
mo ela tunf>VI'l Arcicancclhere. Apparteneva in que!ti tc=mpi ).1 no- 
bil Terra di Cdrpi, ')ggidi Città, al Contado di Reggio; e quivi (d) 
Amlo Imperii 'l'ercii Domni OttfJni, Deo p,'opitio, Sexto, Pridie Kaie1'!das 
08ubris, Indittione Q!fintad(Jâma, cioè nell' anno prdeme, 7'ed'liáø J\1Jr- 
,'hde e Conte del Contado dllte
3io) Avolo dell" granConteßã M..tll- 
da, 
(*) Pcr tut/a anco III f5<.uareftma con alcuni Juoi pochi r
flò nel Claffiizjè 
A1f1nipe10 del B, Apo/iinare. Do'Ve attento al digiuno ed alia Salmodia, 
come poteva, fencmlo (opra Ja carne i/ cilicio, Jòpra era coperto di por- 
pora dfJrata. Preparato tlnCO ii letto nobilmente, eg:i ftrazitJ.va Ie tenere 
membra del corpo delicato /ùp,-a una floja fatta di fogHe. Promifc a(/ulI- 
que ..I Rom1'tlldo, che iaJci.l-:o /' iJ/zpero fi Jarebbe laffo Alonaço. ec. 



ANN A I. I D' I T .4. L I A. ; 
CIa tenne un Placito in cui {j rrovò in perfona Beïta BadtjJZJ d.:l :\otoni. E!I. A Vo!
. 
,'. , ,', r' , - I " d . ''\ I AI\NOIOOr, 
írem dl Sal1ta Gmba dl Brclcla, e \'1I11e una Itc I terrem. a qua 
l\1arca prefeddfe Tedaldo, io nol so dire. Circ.\ quefti tempi Le6r.e 
Arcivefcovo di R,wenna, caduro in mJl.1 fanità, rinunziò la (ùa ChieCl, 
ed in luogo fuo emrò il fopra menrovato fèderigo Cardin
le della S.lI1r
 
Romana Chief.'l. Non so io concertare COil qu.lIUO abblam veduro dl 
fopl a inrorno aHa permanenza di üuone II I. Augul10 in Ravenna r--- 
per mtta la Quarclìma, il dir{j d,,1 Cronoglafo Sal1òne (a), ch' egli {a) chronl- 
Romam profici{cens fZC7"ofanélum Dominic,e Refurreélionis Fe.flum dtbita ibi grllph. S
X
 
. 'i 
 ' fl " C d ' , (1 h ' 
 11 P f apud Ltlb- 
'VclIera/Jone ctleorare 1;1 It/ut. re 0 10 plU to 0, c e In vece lIe a .. - "" 
qua cgii vokffe dire 'il Natale del Signore. N è {j dee tralafciare, che nztlu,n. 
qudlo Imperadore d:1 Ravenna feee una fcappara a Pavia \'crfo il fine 
dl Giugno, ciò coftando da un fuo Dirlnma, daro in f;l\Tor
 di Pie- 
t
o .v erc
vo di N 
v;;ra (b) !C. K
IMdas ]u/ii 
 l. mo ÐfJ"!1inicæ !ncarntr- (b) TIlTOn. 
Iloms ]l.llll
(imo Primo Jnt/tElione XIV. Anno Cf"ertll Ot/oms Regm XVIl. An"ME, Ea. 
Impu'ii V. Dee d1ì:re 171. Tomato pofcia a Ravenna, fentcndo ful fine II<! h",IC 
dell' anno, che v' erano de'rorb,di in Roma, s'inviò a quella voir:}. .AIM'tln. 
Tro\'ò PIÙ di quel che s' immaginava. Abbiamo da Ditn1aro (t), che ( ) D' 
fra gli alrri porcnti Romal11 Gregorio, prrtonaggio a(fJi caro al me- 
hr, l;



' 
delimo Auguflo gli tendeva delle infidic per prcndc:rlo. Un glorno in 
fatti div.lmpo una follevazion de'Rom.mi contra di lui, per la qU:11e 
fu a(lretto a fug
irfene per una porta fuori di Rnma, C0n Jafciar motri 
de' fuoi nella Cirrà rinchmfi. 11 Cronografo S1(fone (d) fcri ve, chc (d) ChronB- 
qUJnti DC furono trovati, tutti reflarono rrucidari. M,l DItmaro nar- graph. 

xø 
ra, che i Romani ravveduti del 101'0 fJllo, Ii J;j,fciarono in libcrtà, ed 
inviarono mdlì all' Imperadore, chiedcndo prrdono e pace. O[(one 
nulla fidandofi delle 101' belle parole, artefe a raunar qu'wte foldare- 
[che pocc, e tutti i fUOl Vaffillli; e chi dice, ch' c:
li efercitò varie 
oLblnà contra dc' ROIll:lI1i, e chi, che folameme {j prep.11'ò a vendi- 
cadi del rice\'uw afflOmo. Fra quelli, che fpezialm
nte affi 11cmno in 
qucllo bru[[o fr.1I1gente a!i' Imperadore per merrcrfi in talvo, fi con- 

o _ Ugo 
uc,a e l\larchefe di TolCana; ma egli fterre poco a tcrminare 
1 tuol glnrm. Se vogltum badare a S. Pier Damiano (..), Scrinore, (c) Pttr!/s 
chc clcduÌa PIÙ de gh a!tri imbnrri I' Opere fue di v\{jooi, fO b G'ni, e D.tm;lln; 
I ' t 1.7. Ep;ft. 
mlraco It rJI1J, rJcconra, cll:: Ull Vefcovo, di cui a\>ea dlmrnticaro il l
.rt., 0'11- 
nO,me " vide in un rizzone di fuoco tcritte queL1:e parole: Ihgo llftlr- JCt I. ,;: 
elm quznquaginta /1n Jis viyif: indizio della vlcina fua morte. \11 ft> è 
ver
, 
O
1,:; 
vverui dl (opra all' Jnno 961. che 
ia U

o folre Mar- 
chde dl 10lcana. In gu
H' annn, nOI1 ti pord g;à credere, ch' egli 
m.1I1c"lfe dl vHa In era tolo d' anni cinquanu . 
Seguica a dire S. Pier D.:ml.1I1O, che 1'lmperadnre Or(one, udita 
1a 
orre d
1 lVlarchele U go, 0 perchè poco {j fidaf1c di lui; 0 per- 
che non gh place(fe la rrûppa di !ui pNcl17.a, prnruppc in (jud1e 
parole del S.tlmo (f): Laqut'ts contritus ell, & nos liberati fumus. Ma (f) l'f.litn. 
eb
e poco a ratlegrJr/ì e a gl<>narlenc Orrf)nf' III. pcrcif'cchè anch' u3. 
egh paulo 1 0 ft, eodtm fcilic
t Ail/tO, & ipfè de!ullfltu eft. SCOlbr.1.no quelle 
paro- 



(a) cl{im, 
Jel/a Rena, 
Srrj, Je' 
Duchi di 
'1 ,fillnA . 


6 ANN A LID' I TAL I A. 
F I!. A Vo'g. parole indicare, che la mone d' Ugo accadeíìe fuI principio di Gen- 
Ato,t>o 1001. naio. de!l' :\nno feguentc,. rcrchè da lì a non mo1to in -quello Hello 
Mele dlcde fine a1 tUD vlverc anche 10 fiefiò 
mpcradore. !\la Don 
Placido Puccinelli, che con ifiife RomJnzc(co compilò la Vita. di qu::- 
Ito celebre e potente Principe, e it faggio Colima del1a Rena :(a), 
pretendonu, che la fua mone accaderrc nel dì .2.1. dì Dlcembre dell' 
Anno prefente: giorno, in cui i l\.lonaci B..:nedettini della BJdia di 
Firenze cclcbrano II di lui .-\nni\'erfario. Chc if Luogo, dov
 egfi hnì 
fua vita, foiTe 0 PiLloia 0 FIr.enze., Ii credo io fogni dc'moderni Scrit- 
tori. Cerro è poi per a[reflaro del ludJetto S. Pier Damiano, che 
quefio Principe, FlgJiuolo d' Uberto, e Nipote d' Ugo Re d' halia, 
(I) obtinnit utramlue AlonarchiRm (
gIi 3\'fà fcritto Afarchiam) & quam 
cry,.,.benum 'Videlicet, & guam mare AdriaÛcum -alluit. Cioè fu lJuca 
non meno della Tofcana, che di Spoleu. (2) Sed fjuum perpen"eret, 
fuia propter imptobitatem jn)t4fle -vj'Ventium /irMue regere fllramfjl/e nou 
poJlèt, ult1'01/eæ 1'enlintialÌof//S a,.bitrjo ceJlit lmpet'atorj A-lmÛJiam Came- 
,'il,i cllm Spoletano lJ/tcatu, juri 'Vero proprio TNfciam t'eje1''Vavit. Se 11011 
fi dJf1"onerrano altre ml:morie, non è f,ICile ii conolètTe in qUJl tempo 
luccederre quctta rinunzia dd Ducato d. Spo1eti, e deila Marca di 
Camerino; anzi può anche nafcere dubbio imC'rno alia rneddima. Ab- 
biJrn veduto a\1' Anno 99f. un Ugo Duca di Spoleti e Marchefe di 
C:]merino. Aggiungo or.l, crederli da me 10 fl:dfo, che Ugo Mar- 
chefe di Tofcana. Perciocchè fra Ie Epillofe di Gerberro, una fe nc 
(b) Gerbtrt. ]eg
e rcrina a lui, già divenuro Pap I, con quC'"\lo titolo: (b) Rl'Ve- 
Epi.ft. 158. 1"ellliJIimo Papæ Gerberto Otto gratia Dei lmperator Âuguflus, dove di- 
TIm. II. ce, che trovando. nociva l' ana d' Italia alia lua fanltà, vuol mur.trC 
Rlr. Franc. r f " d . fl ' { .> I . I (j , . 1 I . (. 
B.- chesnl. pacle; ma C le In amto e 0 apa eg I a cIa pnmoreJ ta zæ, e ma - 
íi mamente (J) llugollcm 'I'Ufètl1tl .....obis Pel. {}mnia fidum S. (forfe fciiict't) 
Comitem, SpoletÙzis & Camerinis P,'æfeflum, cui oao Comitatus, qui rub 
lite funt, 'ë:cflrU11l Qb amurctn tontulill'ltls, nußrumque Legatum cis :ld pI 4- 
{ens præfecimus, tll Populi Reft01em babeam, & 'Vobis ej:1S opet"a debita 
Jcr- 


(I) Ottenne l'l/ntl e l' a/tra l1farctl, -cioì e Ja bagllata dal mare Tirrcno, 
e la bagnata dal mare Adri/l.tico. 


(2.) 


l\1a confiderando, che per /a i1'1iquità de' mal' 'Vi'Vtnti, i' una era/Ira 
lion porea go'Vernare 'VatorDjåmenre, con rÙzunzia (po1Jtanca cedè air !m- 
peradwe la 1vlarm di Camerino cot lJtlmtfJ di Spoleti, ed ai Juo dr/ltl 
,.j(er'llò la roþalla. 


(3) 


Ugo Tofcano -a :Poi in lutto fedde S. (cioè 0 fempre) Cøtlte, Go<;;er- 
natore di SpoleJi, e Co erino, a cui OUQ COlltadi, Litigio/i, per amor 
'Voflro abbiamo Jato, cd a fjl/eJii per ora IQ abbialllo poJ1o per t!oJ1r
 
Legato, acCÎò i P(Jfoli abbrano GO'llernatort, ed (J Yoi per opera it 
Lui prtjJ;'lo i ßO'Vuti ftr-vigj. 



ANN A LID' I TAL I A. 7 
[er';)jtia exhj/;eant. Circa quelli tempi {i conofce fcritta queO:a Lette- ER:\ V(111. 
ra, e dalla mede{ima impariamo, che Ugo Marchefe di Tofcana co- A!Ho.OICO
. 
mandava anche a Spoleti e a Camerino. Dove è dunque la ceffionc 
di que' Principari a noi narrara da S. Pier Damiano? Anzi it Marchefe 
Ugo, in vecc di rinunziare in quefti tempi ciò, ch' cgli godeva, cer- 
cava ancora di goderne di più fccondo il cofiumt" ordinario de i gran 
Signori, che mai non {i faziano d' accrefcere i loro Stati. Oi qui ap- 
punto abbiamo, ch' egli acquinò ono Contadi, non goduti prima. 
E un Contado allora per 10 più fignificava una Città col fuo Oi- 
ftretto. Non lafciò dopo di sè it Marchefe U go alcul1 Fighuolo ma- 
fchio, e rel1a tnttavia involto nelle tenebre , chi folre r erede dcgl'im- 
men{i flloi Allodiali. Gran fofpetto ho io, che per qualchc fua Fi- 
gllUola, I) Sorella, 0 Zia, palfata ne'Marche{i Progeniwri della Cafa 
d' EO:e, a loro devenilre Rovigo, EO:e, la B.ldia della Vangadlzza con, 
alrri Stati, {iruau fra Pad "va e Ferrara; perciocchè gli E1lenfi't prima 
potenti nella Lunigiana e Tofcana, fi cominciano, da quì innaozi :1 
novar Signori anche di quefti altri Stati, e fi vede ricrearo in d1ì il 
nome di Ugo (a), elrendo anche aHora, non men che oggidì' vigorofo (a) AnticM
 
il coftume di rmovar ne i N ipoti i nomi degli A voli 0 Parenti sì pa- tà Ej1tnJi 
terni che materni. Andando innanzi vedremo, chi fuccedelre al Mar- P. 1. c. II, e 
chefe Ugo nel Ducato della, Tofcaoa, e in quello ancora di Spoleti u. 
e di Camermo_ 
Tornando ora ad Ottone IlL Augufio, ufcito ch"egti fu di Ro- 
ma, e raccolri che ebbe tutti i fuoi VaíTalli e foldari, moLlrava ben 
grande ilamà nel volto; ma riflerrendo a varj trafcorfÏ della fua gio- 
vanile erà,. internamente nondimeno fiava rnalinconico, ed anendeva 
a fame penltenza (b) colle lagrime, orazioni, e limoune. Secondo' gli (b) Anmili- 
Anoali d' Ildefeim (c), egli folennizzò la Fdla del fanto Natale in Todl till ;Ilxo. 
in cornpagnia di Papa Silveftro. Pofcia- Sa/ernum Oppidum adiit, fia Chr. .t;.r. 
fcrir{O ne' fuddeui Annali j ma con errore, doyendo dIre Paternum lC) Ann.les 
Oppidum. Qlel che è PIÙ fi:rano, e 10 racconta- Ditmaro, in queLli Hi!des- 
mede1Ìmi tempi ,.Ienza che ne fappiam I" cagione, in Germania molu hum. 
Duchi e Conti, con participazione ancora de i V efcovi, rnacchina- 
vane delle novità contra dello ttelro Onone III. e ricorfero per J eO:o 
ad Arrigo Duca di Ba'Viera'. Ma perchè il ritrovarono ricordevole degli 
avvertimcnu lafciati a lui d,ll Duca Arrigo fuo Padre di oßèrvare re- 
ligiofamenre la fedeltà. dovu(a al Sovrano, non :mdò più innanzi la 
101'0 mena. Scnvono alcuni, che elro Ouca Arrigo {i trovava coll'lm- 
peradore, allorchê quefij fu forzato a fcappare di Roma. Ciò, ch'io 
rapportl'rò all' Anno feguente, ci darà abbafianza a conofcere, che 
Arrigo dimorava ful fine di queit' Anno in Germania. Ma s'io ho da 

onfelrdre II vero, terno forte, che Ditmaro, e i i"uoi Copiawri non 
fieno Itarj a{f.1.i informari di quetti fconcerti. Tan g maro Prete (d) (d) TI1'!g- , 
h d í1ì ' d ' I I V d ' S B d ' r 1 S ,'mllrUJ In VI- 
e e come I 1, CI ICl e a 
ra ! '. ervar 0, e. tu non 10 0 CI"I(- tll S, Btr- 
tore conremporaneo, ma tefhmol1lo dl villa di tall avvenimenri, la- vvardi. 
fcia fcritto,). chc terminato l' aíredio di TlVoli (aírcdlo fucccdur? ne' 
pnnll 



8 A N 
 A LID' I TAL I A. 
Fll A Vo'g, prml l\.lcli deli' .\nno prell-nre) col perdn:1o dato a que' Cittadini, it 
.>\!>:NO 1001. Popolo R omana, il qua1e \-ol
a pur dlsfarra qudla Cmà, ed atterrato 
qud Popola per una gara, chc vedrcmo continuata ::mche d'poi, la 
prere: contra ddl' I mper.ldore, ferrò Ie Porte d. Roma, ncgò ad dTo 
.Auguilo, nfln che a i luoi I' enrrarvi, ed arrivò anchc ad uccidcre 
akuni de' ftddi del medclirno I mperadorc. Si venne pc:rciè all' armi, 
ma Dio volle, che i Romani fi ravvidero, implorarono cd onennero 
]a pace, cglino Hd1ì kvarono la vita a due capi dl.l1a ft'dizione, e 
tuuo r
tlò quieto. (I) Pacem pctunt, facramenta ;mlovant, fidem ft Im- 
perator; pn pctuo {epvatuyos promltttmt. Sul principia deW Anno tuna 
queito acc:tude. Tornò In Gel n1.1l11<1 S. ß;:rvardo, c pcrchè con turto 
l' .1ppogglO del Papa e dell' Imperadore non pmè ottener giufiizia daW 
Arclvelcovo IfTilligift, nrpcdl vafo II fine dell' Anno il fuddcrro T.mg- 
maro in I talia. Qudti lmperatorem in Spo/etanis partibus Feper;t; vi ar- 
ri\'ò anche il Papa, ed amendue '1ude,tinæ Nata/em Domini ceiebrarunt. 
In cfT3 Cinà fu poi tenmo nel dl fcguenre un eoncilio di molti Ve- 
fcovi d' halia, e di tre Tedei<.hi, nd qu.\le Tangmaro efþofe Ie do- 
glmnzc del tuo Ve(co\'o, e nc riponò buon Plov\'cdlmenro. Licen- 
ziato dipoi con aCTai Icga1i li p.mì alia volta della Germania nel dì 
I I. di Gernaio, con :JgglUgnere, ch
 "Imperadore poco apprdlò, 
eioè X. Kaimdas hbruarii per una fcbbrc già incommciata tcrminò 
i floOI giorOi. Pcrò n<,n 1'0 vcdere, come regga qudla guara contra 
de' Romani, e quella \"endetra, che ci vien racconta[a da Ditmaro. 
Tuno era in pace, ed anchc Papa Silvdho in buona 
rmonia ca'Ro- 
mani pac:t1camemc celebrò que! Concllio in Túdi. Ma prima di tcr- 
mlOare gli avvenimenri di quell' Anno, dee farli menzionc d' uno, che 
a\[rond.: non s' ha, fe non dA due Storici Mllandì del Secol", di cui 
(a) .Aruulf. Pdrliamo, cioè da Am-a.lfo (a), e da LanJolfo Icniore (b), Stando fer- 
Rlflor. Ml- 010 Onone III. di vokre per Mog\ie una PrinClpcl1å dell'lmperi.ll 
1 ,-lJOIIl'Jl1l! Corre JI Grecia, giacche indarno t' avea chiell:a con una pr
cedcnte 
, [. C<lp.IJ- A b fi ' J d I . li . h . II ' .\ 
(b
 LIl1'JJul- m a cena, Ipe / co a, per quanto I puo cong Ictturare, ne al1!1 0 
[us fmlor prefeme, Arnolfo I I Arcivelco\'o di Milano. Vi andò egii can lu- 
I,;. 2.. c. Ii. p.:rþlßìmo accompdgnamU1to, riceveue inGgni onori da B.diho e, Co- 
lla. 10 Augutti, ed onenne qUdnto dimandò. Ma inmile riufcl, il 
CUI) \' iagg'o e tr dUato, perchè. tornato in I taha tro
ò _O
[Qne II J. .{ hla- 
mah1 da Dio all' alua vira. II (uddeuo Landolto !emore, Scrntore 
talvoha Par.lbolano, lafclò ferlno, clle olt re a molti altri regaii ri- 
porra[/ da quedd Cone, dTo Arnolfo (2.) Serpmtem 
1Jeum, quem I.Hoy- 
fts in deftl to divino Ù11}'erio exaita'l,'erat, 1mperator; 1'equ;fivit, t3 kabere 
merUIt; 


(I) Pace dimandano, rintJo'Vano i giura11lcnti, promettonø di mlJnte1ier fi ftm- 
pre fedel; all' Impcradore. 
(2.) jJ ferpente di hronzo, che 
\1osè innalzato avea nel difertø p
r dh.'infJ 
CO'1'JJa1Jdo., ricercò dafl' J'1'JJpe'ud,J1e, e t' fltlenne j e velfenao 10 eJallò lima 
Chicfa di S. Ambrogio. 



ANN ^ L J D' I T ^ L I ^. '9 
meruit; & 'VenieltS in Ecclefia Sanfli Ambrcfii ipjum exaltavit. Mirafi ERA Vo1g. 
tuttavia nella Bafilicn Ambrofiana di Milano un Scrpente di bronzo ANNO lCC>l.. 
fopra una colonna di marmo, crduro il medefimo, di cui FarIa Lan- 
dolf{); c lòpra di quefia iníìgne Reliquia c mirablle il vedere, quanto 
abhiano fcrino varj Scrirrori l\1iIJndi, fcnza accorgerfi, che quefia 
è una delle groiTolanc templicità de'Secoli barbarici. Sembra a me , 
d' aver prodotta altrovc (a) la vera origine di qudlo fcrpente di bron- (3.) r Á11tI J: 
%0, conlervato in efTa Bafilica; e pe-ro a1rro non ne foggiungo. ;:;/iQDI- 


Anno di C R liT 0 MIl. Indi:iionc xv. 
di S I L V F. S T Roll. Papa 4. 
di A R DOl N 0 Re ti'ltalia I. 


D Tmorava I' Augufto Ottonc Ill. nella Terra di Paterno con poca 
fanita, intento agli efercizj di penitenz:1. Quefta Terra di Pa- 
terno Coíìmo della Rena (b) la cn:de íìruara nel Conrado di Perugia, (b) C
fim' 
diilanre una giornata da Todi. Leone OLlicníe (c) chiaramente fcri- :tll,tI dR
na, 
ve, che ûaane fi ririrò C 1 ') apud Oppidl.óm, quod nuncupatur Patemum, 

l:hi 
 
non /onge a Ci'vitate, qu
 dicitur CajlcJiana. NeUe Ta\'o1e del MagiC1l (c) Leo 0- 
tunavil íì o{ferva PateJ'no del Contado di Ciuà CaLleIJana; C Fero fl.itn. cl-r. 
non DeCOlrc It:nza tcfiimonianza de gli amichi cercare altro tìt') chc I,/;. 1. c. 24. 
qudto. Stando in dfa Terra Orrane, che s'intitola Ser<;;us Apoflo/tJ- 
,'um, died
 un Diploma (d) in tãvore della Badia di Flrer.z.e Fl. Jd<<s (d) PI/rei. 
Janua,.Ü, Anno DominictZ IncamatitJnis J11I. IndjEfiOlIc XF. Anno 'Ieïtii ,,
lti C,o- 
Othonis Rel.ni XF Ill. Imperii F l. Datum in Pata no. Si oí1en'i ancor ';(;/{tl;:
 
quì I' Anno del Regno XFl11. chc= fccondo l' Epoc.! ordinaria do- r

ti:a."- 
vrebbe dfere il XIX. e però indica un' Eroca dlvcrl:. daU' altra. ForCe 
è prefa dall' 
-\nno Sg4. dappoichè colh ccí1ìooe del Duca Arrigo egli 
fu riftabilito ful Trono. PoCci.1 neI dì I L del mcdeíìmo Mere nc 
fpedì un aItro in confermaz.ione de' Bcni del Moniilero di Santa Maria 
di Prataglia (e), 111. Idus Januarii Am:o D(;milJic
 lncaY1'liltionis Mil. (e)lb.Þ.109. 
Indiflione Xl'. Anno .autem Domni O/fonis incliliflimi <.rertii Imperatoris, 
Regnantis quidem XF 11. Imrerantis r 1. Allum in Paterno. 1\1a da 1i a 
pochi di Ia morte rapì queito giovane J mperadore, della cui nobilif- 
fim:s indole, maravighofc: dnti d' animo e fJpere
 non (ì fniano di par- 
lare gli Storici amichi dclla Gerrnania. La mGrte fua ne gli Annali 
d'lldefeim {f), c da Elmanno Contratto (g), vien regiP.rat:t nel dl (f? Annal, 
Z. J. di Genn
io del prefeme Anno. DI
maro, che, la n
t:rre, nc! di 
', ::i
t
- 
f?rfe volle Jntendere della fep-olrura. Se ad ,alcum 
crItton 1 cde1chl (g'r Htrman- 
S ha da credere 
 Ouone III. fu porrato all a!tra vIta da una fcbbrc 1/US Cð1Jlrtl- 
perecchiale. Ma Leone Ofiienfe, Landolfo feniore, Roberto Tui. t1us iI. Chr. 
<.rom. F 1. B zien- 


(.) p1"l'Jlò i/ CaJlcllo chiamato Paterno, non lUIJg; da/!a Città della Ca- 
fie/lima. 



10 ANN ^ LID' I r A L I A. 
E -II. A ,. olg. zienfc 11 Ra.dolfo Glabro, ed 
h:ri, tutti concordemcnre atreriCcono, 
In.mo 1001. (h
 ml1f1CÒ di vita per veleno d,1togli da Srcfania, gi:ì Moglic di qucl 
CrcCüt:nzio, ch' egli avea farto ...iecapit.lre, benchè fieno dltcordi nella 
maniera, cd abbiamo inti al"caro di moire dice.-ie popolari quefto av- 
venimenro. L' incauro P.rtncipe s' 3o\'ca prel:l pa coocuhio,l quell, 
Donna, lolonde fu a lei tàcile il fJr vend-ern deW ucciíø Marito. Chc: 
Onone I' ave{fe prefd per Moglic, come harmo ntTeriro .:tlcuni , e poi 
Ia riplldiaerc, fon f.lvole a mio credere mte nell' immagin,uione 
ella. 
bllona genre. Fors' anehe è una f.woh qud concubin,tto, che non 
s' accord" colla penitema
 a eui eglt aucJ1deva ill quelli tempi. Fu 
incredibilc it dolore e pianto di tuni i luoi per I'immamra mone di 
quefb d.l loro arnatiffimo Principe. La tcnncro elli eelara, finchè fi 
raun.1ffero Ie ColdateCche Cparle per Jc Calkllaj c poi fj mifero in 
viaggio per riportarne il Corpo ad Aquiigrana, dove egli dcfiderò 
(a) Ditmar;. d' eHere leppcllito. Ditmaro (a), e l' Annaltlb (/0), e il Cronografo 
lIb. 4. SaíIooi (c), ferivono, che divulgara la mone di Duone III. e chc 
(b) .A1J7IRli- veni\'a trafporraro in Germania il cooavero Cuo ð i Romani (Ce pure 
fill. Sßx h ". non J,loglion dire g}'lrali.mi) barbaramcnrc fi fC:Hcnarono contro Ii! 
(c) C øno-. , ' 1 A d ' T d {i h ' d ' , 
[,raph. Sa"
 P,ICO'), a rmara e c 
 c,,; e ora 1.1 agu:HI, ora a campagna apena 
_pud Llib- 1 a(fahrol1o, con etTere fpczlJlmcmc fucccdutc tre banaghe, nelle qua- 
nitiull}. Ii ebbero la peggio i Romani. In Comma per fene giorni cominui 
bifognÒ. marciar qll1!t Ccmpre combanenJo j nè fi trovarono mai ficuri, 
fin,chè old ßrrnam prt'veniuilt CivÌJatem. Mol. ill vecc di Bema. fi ha a 
mio credere da Ccrivcre Berona11l, cioè reTtma, in cui era Marchefe 
Quone Duca di Carinria. In f.itti nella VÜa di Samo Arrigo Impera- 
tI-) d 1- dore (d} fi lcgge: CUYJZ ma:âma diJIicullflfe & perimlis piuribuJ per Ye- 

..J.d:S 'i" ronam, per Bavariam, cadaver ipfius reporfiÚJA1It. FUfl'no p0i ftccolti ad 
Yit. S. HtlJ- una Cone del Velco\"o d' A ugu fla d.. ArrigÞ Ill. Dllca di B LViem, il 
ri,i Imptr. qUJle eominciò di buon' ora a fare i fu:>i negoziati, per eRere dcno 
Rc, giacchè il defunro Auguno non avea taCciaro dopo di sè prole 
alcuna mafc-hile. Era cero Arrigo, Figlmolo di Arrigo Duca, e N i- 
pote d' un altro Arrigo [)uca, già da rwi veduto Frarello di Ottone 
il Grande Augu!lo; c per conCegueme Ce era mancara b lmea. d'dfo 
Qnone, durava nondimeno in lui L
 altra, in guila, eh' egli pretendeva 
come: per diritto eredirario la Coron
. Però per forza oceupò 10 Scet- 
[ro, ]a Corona, il Porno, e gli altri ornamcnri I mperiali. E percbè 
il fanto i\rcivefcovo di Colonia Eriberlo avea mandata innanzi \a Lan- 
cia, il feee arrefiare, nè il rilafciò fenz:!. figurtà, che gliel avrebbe 
inviata. Fu poi data fcpoltura. aL Cl\rpo del defunto- Imperadore in 
Aquisgrana. 
In quefi:o mcnrre,. cioè appena inteCa la. mone di Ouone II I. 
Augulto lcnza fucceffione, i Principi, Vefcovi, ed altri Primati d'l- 
taha furono in gran mota. A i più pareva, chc foere ri{orta la lor li- 
bertl per potcr eleggere que! Re, che foere lora più in grado; e 
tanto per amore dellJ propria N aziom.. 
 qU.lmo pcrehè non crano molt
 
foddlsf.mi del govemo dc' Monar,hi Tcdelchi, s' accordarono atT;;iffiml 
d' ei1Ì 



ANN A LID' I TAL I A. I r 
Ò' effi nella Dicta tenuta in Pavia di eleggere \1It Re I taHano. Artloino J'! It A V"'g. 
J.'1-1archeft d'Ivrea, Principe per accortezza e pel' ardin", ma nOIl già l\r.NQ l
q.. 
per Ie Vir,tù C,ritbane, fuperior
 a molti, quegli tù, ch
 guad
gnò ! 
voti de gh aIm, e fi fece eleggere e coronare Rc nella Bafihca dl 
S. M iche1e di Pavia. Epiftopicit/a il chiarna. Dj rmaro, e ne abbiam 
'Ycduta la ragione 
i fopra 
Il', i\nno 99
. F
\'ole io rel?uto qu{'
Ie, (3' Cafli- 
c
e rae.conta .V aler1an
 Ca
lgIlOn
 (a), fpac,clando" ('he In l!na Dleta ELionc milt 
dl Lod. fegut(fe I'dezlon dl Ardo
no. ArnoJ
o 
111
nefe, dHaramcnre A, Ii nottu:.ÌIJ- 
fcrive: Papite eligitur. Nella Crol1lchetta de I- Re d Iraha (s,), da me n
 al 
t.Ç1J" 
data alia luce, fi legge, che dopo la morte di Ortone III. fuit tunc d ;.tallil lei 
Reg"tlmft

.
fge l!l!lP. dies: pie tjui fi 4Ìt , Dominico" & fuit !17. !'-1 m - ft:)':;
:;dot. 
fts Februanl In C1'V'tafe Pap,a mter Baftlrcam Santil i"l-lIchaelts fUlt co- Llfti". T, %0. 
ronalus .ArdoiíJI
s Rex. Cadde appunto il dì XV.. di Febbraio dell' Anno Jag. 104. 
prefenre in DomenicII: e di qui ancora s'apprende, conrando i dì 24. 
del Regno vacante, che Ottone finì di vivere nd dì 2J. di Gennaio. 
.Ardoino chiamato da Ditrnaro Hardwigus, & Hardwi(tis, e da Arnolfo 
Storico Milanefe di qucfio Secolo (c) nobi/is 'Ipporegite Marchio, era (c) .Arnulf 
Figliuolo di Dodðne, 0 fia Doddone, come fi ha da un fuo Diploma, li/flor. Joi
 
dato (
) Anno Dominicte !.n:arna
jo nis . MX I. . '1értio Ka!endaJ, Apri/is, 
t
';;uf;,,
: 
Indiéllcne IX. /lEfum Boblt I" EpiJèopab Pa/alto. QueUo connene una -1I/ln Blbli.- 
Dona7.Ìone f.\ua a S. Siro di Pavia pJ'O anima Palris lIoßri Doddo'lis, thtc. 
i!b,,(. 
& pro anima PatnÛ noflri Dom1Ji Ada/berti, I"fJgallte Domno lrilelmo Centur. ll. 
Marchione car4/imo Co"fobrino germano noftrD. N è dà egli il titolo di c
p. 10. 
Marchefe al Padre nè allo Zio. Da a}[I i il Padre d' .-\rdoino Cembra 
appellato Oddone, cioè Ottone; ed avendo Ardoino avmo un Figliuolo 
nom.ltoOttone,(I!') pare, che non fia fenza fondJrnemo un tal Nome. (e)lh.c.3. 
Per quanto ancora ho oíTervato neUe Antichità Ellenfi (n, non è in- (f) Antichi- 
vcrj(ìmile, che Ode/rico Magnifredo, 0 fia Manfredi, Marchde celebre là Eflenji 
di Sufa, e FrateUo di .A/rico Vefcovo d' Alii, fo(fe ruo Zio paterno. P.l. c. I). 
Comunque Ga, Ardoino diede principio al fuo govemo col confermare 
i Pr!vilegj di 
arie 
hiefe. Uno d
' fuoi Diploml pel Moni-liero di (g) Bullar. 
S. Salvatore dl Pavia fi vede fpedlto (g) X. Ka/e'ldas lt1artii, .Anno cnJin'1If. 
Domi"icte /ncarnationis ltill. .Anno Domni Arduini Regis I. Allum in T: 1.. Cø".. 
Papienfi Pa/atio. Il Margarino ha drmcnricara l'lndizione. Due altri fillut. 7(. 
dati nello fie(fo giorno per la Chiefa dl Como fi leggono rrcíTo il (h) Tatt; 
Padre Tatti (h) colle feguenti nore: PIll. Ka/mdas /lprilis Anno Do- 1ft. drUa 
minic
 Incarnationis Miilejimo SecMndo, Inditlione !?<.!!intadecillJa, .Anno chllJß IIi 
'üero Domni .Ardoini Regis Regnantis Primo. Affum Caflro i
o'ntigio. Como T. 1. 
Così pa(favano gli affari d' Italta, ed inranto fi dilþu:ava in Germ,Ulia 
per I' elezione del nuovo Re. J due principa\i concorrenri, ol
re ad 
Ecchicardo Marchefe di Turingia, crano Erimanno Duca di .!\lemagna 
e d' Alfazia, Figliuolo di Udone Duca, mono nella fconfitta data da 
i Saraceni in Calabria ad OUone 11. e il fopra mcntovato Arrigo Ill. 
Duca di Baviera. Prcvalfe in fine, ma dopo mold rnovimemi d' armi, 
co' fuoi aderemi cíTo Duca Arrigo, il quale in Magonza per arrc:fiato. . 
di Ditmaro (;) PlI. JdtlS Junii in Regem eligitur, acciamafllr, & a ( e l ,, > DII"' j llr. 
ß z. Willi. r,,,.. 5. 



111 ANN A LID' I TAL J A. 
r B. A Vo1
, 1lTi/l
e.i(o Prtl'[ule henedicitur & corOJ1(1tur. Adelboldo (.2) Ccrill'eo, 01,VfI 
I ,"0 I l Ol , ' Mus ]unii, Ctnè lårà flato eletrn od dì z.r. di Maggio, e coronna 
,al JJ t. 0 - 1 d - 6 E ' b d ' , d ' . . 
...S In Vit.1 nt', I z.. n era en egno: tante VIrtU ammo concorreVolnl} 10 
.... Rer.rÙi. !U1
. e m:1îlìmamenre h Religi()ne e Pied, per cui fi meritò porcia 
11 molo di Sanro. Claudus, cioè Zoppo, fIa g!i .'\ rri
hi vieo applll- 
latn d,\ akuni. pcrchè zC\pp:nva di un piedc, A VCol per Mogiie Cu- 
mf,01l'ln, Fi!!1iuf)!:t di Sir,efredo Conte di Lucemburgo, ch-.: can lui gJ.- 
rf"ggiava ncl roffc=lTo ed cft'Tciz;o dellc piÙ rare V mll, c per caglon 
d'dlè arrivò anch' ella ad effere regiftr:lta ncl C.1Ltlog o dc' cclefti Cit- 
tadini. (") Ricevette :Inch' elT, clipoi la Corona Reg.lle ncl giorno di 
S.m Lorenzo in P3deroona. Sn[[o il prefemc Ann,} Lupo Protol'pat.l (c) 
raccont1.. che (I) oh{edit Sa,nhi Cn}t/!s (cioè il Gener,lle de' Saraceni, 
o fia de'Mnri Affric:mi, radroni della Sicilia) BarulIJ a die 11. J.Unii 
uf1ue ,zd (anélum Lucam Men{e Offobris. crulle /ilerata eft per Petrum 
DtJtem J7eneticomm. Q!Jdlo farro gloriofo di Pietro Orjeo/v fl. Doge 
di V(.nezia non fu ignoro all' accuratiffimo CroOltb dl Venezia An- 
CJ' DAn- drea Dandolo Cd), di cui fono Ie fegu
nti parole: (z.) l{ie DIl.
 etiam 
.,Ius in contra Sn1"acenos, qui Barm{em UrÞem Apuliæ o
(èffiml dttinebant, Win 
chronico 'I(JVn/i {lolo pErrexit, & Urbem intra vi/ , .';3 viðualibtl} rJJlll1Íit. Et C'lln 

;.' /:


. Grlf!.orio Cttfnþnno Imperiali ex Urbe ex;ens, de S,J1'(lcmis viElfJriam habllit , 
& liberatil Urhe ab obfidione J7enetias redii/. n Sigol
io differ} qudb 
imprel':t fin') all' Anno Ioof. 
Non fu I' alTunzione del Re Arrigo al Trono Gcrm
mico fcnza 
conrrat1i, c maí1imamente dal1a parte del CudJerro Erimallllo Duca 
d' .-\ lemagna, 0 vog1i:1m dire di Sucvill. Turravi.\ giacchè chiunque 
dc' Ihroni a [U[[a prima non aveva acconfenrito all:1 di lui dczione, 
di mano in mana veniva a rCI'derg1i ubbidienz,\: Enm moo anch' egli 
prefn mi
lior conGglio, ful principin d' Ottr.,bre dl queit' anno, e non 
gi.ì neI fegucntc, come h,nno 
li A nnJli d' Ildcsheim, an,!o a giuar- 
fcgli a. p:edi, e a giurargli fede1rà, Di qudli prolþcrofi fuccd1i del Rc 
Arrigo informato il Re A rdeino già andava pre't'cdeoJo, cbc non tar- 
tc) Dilm
r. 
crehbe moIro il Re Ge
manico 
 po
tar !a, guerr.l in h
lia_ (t'); rm 
chr,nù. III qudlo menrre fi faboncava eglJ la lua rovma col trattar afprJmcntc 
ti
. s. que'medefimi Principi d' Iralia, che I' aveano melT" ful trona. FrJ. gli 
alrri, pc=rchè il Vefcovo di BreCcia gli diffe alcune fpi:lcevoli p'arolc,'t 
il preCe pel ciuffo, e il cacciò vituperofameme in terra,. come Ie foflc 
nata 


(b) ,A"n-41e-s 
HildtJ- 
helm. 
(c) Lupus 
pr.o.tøfpAlA 
il, Chronicø. 


(I) l
lfrdið Sa{i Ca,yto Bari Jal dl due tli maf!,gio fino a S. Lllca nel meft 
Ji O//obre. AI/ora III. liberata IIa Pietro Doge d, J"enezla. 
(1.) Code/lo Doge alleo contra i Saraceni, ehe tene'Vano ajfuliala /a Citt.-s 
tli Bari nella Pu<
/ia, andò con flotta J1ilv..Ûe, ed ent,-ò nella Cit/à, e 
Ja Plovidc di velto'1:aglia . E con Gregorio Catapano Imperiale uflend, 
tli Città, vinfè i Saraceni) e liberata Ja Città tlall' a.ffitlio ritornò · 
!Te'lezi" . 



ANN A LID' I TAL J A. 1-3 
flam un bifo1co. Ql:lefia fua sfrenata col1,
ra fu cagionc, che m,olti E"A Vol
. 
rlt.' Principl ha1l.1I1i, pemiti d' averl') inmlz:lto, fegretamente fped,ro- ANNO I
OZ.. 
no 0 rncffi 0 !euere ad invitare in hali.l il buon Re Arrigo (a). Era, (3) .Adtf- 
come ho detto di Copra, in quen-i tempi Duca di Carintia e Marchefe j,
ldllf in 
della Mrca di Verona, 0 (j:J. di Trivigi, Qttone, quel medefimo, che y'I'; 
. Rm- 
vedemmo Padre di Gregorio V. Papa, iI \. ui Padre fu Corrado Duca TlCI. 
di Franconia, la Madre Liurgarda Figliuola di Ottone I. Augufio. II 
rlifcender' egli dal fangue d' e(fo I mperadore, congiunro col credito 
i 
una rara probid. e faviezza, parvero tali prerogative aHo .1te(fo ArT(: 
go, non per anche Re, che gli mandò ad offerire il Regno. Ma egh 
con umiltà fi fottra(fe a quefln onore e pefo, e per quanto potè, coo- 
però dipoi all'efaltazione d' Arrigo. Dalla Germania, ove era ito dfo 
Onone, t:bbe ordine di tornarfene in Italia con un picciolo corp/) di 
Armata. Ardoino, che teneva di buone fpie, non folo penetrò la di 
lui venUta, rna feppe ancora, che cal:lto e(f" in Iralia, erano per uni- 
re con lui Ie fone loro Feder
(,o ./1,.cive/covo di Ravenna, e Teodolfo 
AI'1.Ycheft. Cosl h:l il [dlo di Ditmaro, e quello eziandio dell' Anna- (b) 
lifia Sa(fone (6); ma fcnz.1 dubbio in vece di Teodolfo, s: ha quivi da lifta 
::"; 
leggere Teodaldo, 0 {ja 7êdaldo L'1a,.che[e, A volo della gloTio[a Conre(fa R/lld E,- 
Matilda. Tiebo/dzu è nominato da Adelboldo (,-). Però Ardoino frer- 'RrdNm. 
to.lotàmenre con tune Ie fue fõrze accorfe aile Chiufe d' I talia, che iC
d.Adtl-. 
finquì erano nate guardate da gli lIomini del Vefcovo di Verona, e /:pr: s UII 
per forza Ie prefe. S' avanzò anche fino a Trento, credendo, che colà . 
fo(fero già calati i Tedefchi; ma non avendoli trovari. fe oe rornò 
in frena alia campagna di V crona. CelebFava egli la Fefl:a del fanto 
Natale in un Canello, quando giunto il Duca Ottone alia Chiura 
dell' Adige, e trovato tèrrato qucl pafso, rnandò al Re .-\rdoino pre- 
g.mdolo dclla Iicenza di poter pa(fare. Trattenne Ardoino i Melli fino 
alia mattina fcgu{;nte, e ndid notte raunate Ie fue truppe, ful far del 
gior
o i,n ordinanza di battaglia ,poTtoffi ad affalire i nemici. C
Ida fu (d) Pllg;Nf 
quell aZlOne, moho fangue coLlo all' una e all' altra parte; rna In fine CrÏti,. lid 
rell:arono fconfini i Tedcfchi, e pochi fe ne falvarono coil' ajmo delle .AnnRI. BII-. 
gambe. N arra il Sigonin quefto farro fotto l' 
nno 1-:)03, ma a(fai chia- ron.lfd .Ann. 
rament
 ti raccoglie d," 

(ll1dr?, che ciò feguì f
1 terminare, dell' a
- é
)Oi;;tmllr. 
DO preteme. Non erro gla egh, come prf'tende .1 Padre Pag. Cd), 10 chronic. 

acconrare una tal barraglia c: virroria, e(fendo cofa indubirata, perchè lib. 5. 
a(ferita da Ditmaro (t'), e da Addboido (n Scritrori di quefii tempi. 
) .Adtlb
l- 
Pari mente Arnolfo Storico del prefenre Secolo [crive Cg), che il Re s
s 
:n:';

 
Arrigo per configlio de' Principi d' Italia fegret1mente a lui fJvorevo- (g
 .Arnu!f 
Ii, (lit) tli,.exit in Ita/iam Juum cum exerâtu Duce1'Jl. Cui occurrcm virili- I-iiftor. .Me- 
Ie,. Ardoií1us, [aRa congreJlione in campo Fabricæ, quamplures jfrtJlÛt, cæ- dIO/R7J. lib. 
teros I. IR}. I
. 


(>It) mandò in Italia (oJI' eftrcitø' ;J Juo Capitano. 3 cui ventmdo incontro 
[ortemente Ardoino, [alta It I baftaglia nel campo deita Fabbrica, molt; 
rI, litterrì, :Ii altr; (acciò [ucra de' confini tÚJ Regno. 



14 ANN A L I Ð' I T ^ L I A, 
Eu. Volg, ter()S ,Ixlr(/. fines Regn; fugavit. Curiofa cotå. è il vedere un contralto 
ANNO 1001. ièguito in quefl:' anno ,fra CO'lwne, 0 fi.\ Cormdu V cfcovo di Peruaia' 
(a) Ughtll. 'e I' Abbate del Monift('ro di S. Pietro di Perugia, (a) Pr
jiJell
' Do
 
JtAI. Sit", mJW Sylveflro II. RomtllkC Sedis Pontifice ill Synodu habila in Pa!alir; fa- 
;:;. 9
:: crofo,"E!tJ L
te
""enfi 
mlD þ<'ua. rto . ordillationis fu.e, Menjis Dectmbrris di, 
YÎrtia, Ind,ftJoJle PrIma, commClata nel Sett('mbre. Pretendeva il Ve- 
fcavo fuperiorità fopra quel Moni ftero j pretendeva il Papa, che fo{fe 
efe.n
e, 
d imm,edi
tame
te fottop
fio all:\ Canta Sede 
n vigore d' un 
PrlVlteglO PonunctO. RICpondeva II VeCcovo. C.) p,.,vilegia htlc INn 
repr-obtJ j Jèd fine cDnfènfll Antece.flòris mei, cujlts tempori!Juj ,illud primum 
p,.i1)ilegium faEtll>>l eft, fttflJJm fuiffi dico. Si filum viderem. cOllfinfu11l, 
hAl1e,.e11l i"tlø 4tenzum jilffllium. Gli fu moftrata la Lettera del fuo Pre- 
dece
ore col confenfo, anzi con preghiera, che fo{fe privilegiato qud 
Momfteroj'laonde convenne :1:1 Vefco\'o di cedere. Cosi i VeCcovi 
d' aHora confenrivano alia diminuzion della tor? giurisdizione. E di qui 
fi fcorge, che fi efigeva quelto loro confenlo. Ma andando innanzi, 
fu creduto in Rorna fuperfluo iI chiederlo, e fi privilegiarono tutti 
quanti i Moniileri, fecondochè piaceva a i Romani Pontefici. 


Anno di C & 1ST 0 MIll. Indizione I. 
di G 10 V ANN I XVII. Papa I. 
di G J 0 V ANN I XVIII. Papa I. 
di A R. DOl NO Re d' Italia 1.. 


C Irca il dì II. di Maggio dell' anno prefcnte diede fine aIla rue 
carrier. Sil'UcJi,.o J I. l'apa, prima chiamato Gl'rberto. Se fi voleíre 
(b) A",udí- credere all' Annalitta Sa{fone (b), qllella medeCirna Stefmia, già Mo- 
JI" s,,"" ,,4 glie di Crefccnzio Confole, decapitato, che :lttolucò ûttone JI f. Au- . 
4Mn. Ml. guilo, rnalamenre cöf1ciò anchc il fuddetto Ponrefice. renejicio tjufdem 
mulieris etiam Papa Romanu.J grilvatUJ afferitur, ita utloquendi M[um am;- 
jerit. Non fi può dir, qu;mte ciarle Ii fpargelfero dipOi in difcredito 
di e{fo Silvetlro. Cioè fu fpa<<lciato per Negromante, e che per pat to 
fegreto del Oiavolo egli .arriva{fe al Pontificato, e poco mancò, che 
mifcramente poi tra Ie griffe di lui non ifpiralTe I' anima. Stomacofe 
calucnie fon quetie, 0 invemate 0 fpacciate da Bennone, Cardulalc 
Scifrnatico a'tempi di Papa Gregorio VII. nell'infame fua invertiva 
<:ontra dclla Corte Romana (c). Sigeberto, Manion [>o)acco, Tolo. 
mea da "Lucca, cd altri da quei1a.. puzzoleme fcrinura tra{ft:ro la fa- 
\' ola 


(c' M,... 
.'t"iNI 
Scr;fðr. 
It,r. G,r. 
,."". I. 1. 


,.) !<JePi Pri'Vilegj JltJ" gli ripr''tJD.j ma ft.n
a 
l cqnp>>ft de! m
 An
'- 
&e.fl(J1 e, a tempi del quale 'luel príl1ltJ Pn'Ulieglo fN /tllt
, " dlt
 ef/ere 
Jlato falttJ. S, !olo 'tledeJli il &Inftnfo, m; ljJÛtlfrei 1" {Ullpre. 



It.. N N A LID' I TAL 1 A. If 
vota indegAQ del meriro raro dj quefio Ponteficc. Pcrciocchè per con- Ell A Volg. 
fcl1timcnto de gli amichi e m.igliori Swrici, GerberttJ, 0 fia Silvtftl'o. 1I. ANNOJQQ3. 
fe fi eccettua la fU3 ambizione, fu uno dc' pi ù il
tìgni perlonaggi di 
quc,fti tempi: tanto era il fuo S:lpCTe, non disgiunro dalla Pietà, per 
wi parve a qu'C'Se.coli ignorami, ch' cgli più :chc .umanamenre poOè- 
ddre I' Ani c le Sci.e.nze. A lui anzi ha g,rande obbLißazione I' India, 
pot(:Ddofi in ceru m.micra dire che dotH' aver'cgll apena SCUl)la l'Iei 
Moniftero (Ii Bobbio, cominciò fra noi i1 riforgimento delle buone 
Lettcre; c così in Germania, e in Francia, dove eg1i coli' efcmpio 
fuo infi:rvocò allo iludio i dormig1iofi. Ingegni. Oi lui perciò G di- 
I
tt.av.a forte ünooe III. Imperadore,. e Copra tuno, perchè egli era 
aifai ifiruioo deU' Ani Matematiche. Qyelle linee e que' triangoli, cofe 
aHora t1"OppO forefiiere,. probabilmente gli acqui{iarono iI titolo di . 
Mago prd1ò 11 goffo popolaccio. ('it') Oplime, fcriveva Ditmaro (.) 
 D
tmM-. 
IlIlkbllr AftrIJrllm Cllt/US difternere, & co.ntempo.rales [No.S 'lJari.e .Artis no.- fu:fi:
-"" . 
titi-A fMp
rare. In Magdahurg Hoy().wgium fecit, ii/Nd reti.e (onflituens, (on- li/-,6. 
fitkrata p'Y fiflullms 'juadam Slella',nautarlJm duct. Anche prim.\ dell' in- 
venzione del eannoccbiale, Ii fervivano gli Allronomi di un tubo per 
miraI' Ie A:elle, ma fenza giugnere a faper adoperae e congegnar Ienti 
cd obbiettivi di vetro,. che oggidì cotanto ingrandifcono, e rendon vi- 
fIbilt gli oggetti lomani. 11 Padre Pez diede alla luce 1a Geometria 
d'ctfo Gerb!:r.to (b). ^Iu'e fue Operette, oltre aile Epil1ole, fcrine (b2 l't
 
con a.ffai vi"acità, fono rammeotate da gli Scrittori della Stona Let- 
:{
;;;or 
terar.ia. Ora a Silvc:ftro II. fuccedette nella Cattedra di S. Pietro un P. II. T.IÍI. 
G
fJanni, fopranorninaro Siccant, 0 Secco., il quale fecondo la Crono- 
10gia POntificia- dovrcbhe e(fere appellato- Giovanni Xf7 I., c: pure fi 
truova nomato da alcuni Gio.vanni Xf7 I I. perchè quanmnque Giovanni 
Calabrefe, che occupò la Sedia a Gregorio V. neWanno 997. non 
meriti luogo (ra i Ronuni Pontefici, pure altro fentimemo dovettero 
aVCTe i Rom:mi d' allor.1, giacchè uoviamo, che il Succe(fore di quc- 
fio Giovanni Sccco venne Cempre chiamato ne gli Ani pubblici Gio- 
'DantU Xf71L Così il chiamò anche Mariano Scoto, e I' Annalifia Saf- 
tone; e che così s' abbia a chiamare, Caggiameme 10 pretefe il Padre , 
Pag1 (c). Ma quefio Giovanni Xf7lI. dopo aver tenuta la Cattedra 
). 
"f":/ 
Pontificia appcna fei Mcíi, colla fua morte fece luogo ad un alLro l

:j. a 
._ 
Girvann; Xf7flL che fu fopranominato Fa/anD. Crede il fuddetto Pa- r'II. 
dre Pagi feguita la di lui ordinazione nel dì di fanto Stefano 2.6. di 
Dicembre dell' anno corrente., 
In qud\' anno ancora mi fia lecito iI riferire quali Principi d'lta- 
lia tenc(fero in favore del Re Arrigo., fcgrctamente nondimcno; ere.. 
den- 


(-) Otl;mll1Jlente faptva difcrrntre il (tJYJò iegli AJlt'Î
 e [uptrare i {uo; 
(onlemporanei, 'lei/a cognizio.ne di arle 'Var;a. In Magdeburg feee un' flYO- 
logitJ, rellamenle ponentl%, .onJiderata per un ,ubo una cerIa fle/Ja, glli. 
JII tIe' nø"hier; . 



16 ANN A LID' I TAL 1 A. 
E"... Vol;!:. dendo io, che il Colo Dttone Matcheft rli Verona e Duca di CarÎntia 
ANI'O 1003. fi dichiaralTe apertamente contra di Ardoino. Tro\'avafi tuttavia i
 
viaggio, rornando daW Ambafeiat3 di Co{b.ntinopoli Ãrnolfo 1/. Arci- 
vdcovo di Milano, allorehè venne a mone üuone Ill. Au"uO:o e 
feguì l' elezione e . eor,onazi
ne d' 
Oò. A 
d
ino. Dovette egli ,::)aver6 a 
male, 
he fenza 
1 lU1, 
nm,o fra Prmclpa del
a Lombardia, e in pof- 
[c(fo d. coronare 1 Rc d ltaha, fi foff"e dato 11 Regno e conferita la 
Corona al Marehefe d' Ivrea. PercÎò A rdoint>, fecondoch
 s' ha da 
Arnolf<> Storieo (a), cugnito jam diéli Pr
fiÛis reditu, occur,.it in itinere 
Ob'l..,itiS, ftCllt itate, qua
ta 'VaJuiJ, fibi ilium tlppli(ar
 procu,.ans. (I) G Ii 
dicrle a mio credere Il Prelaw delle buone parole; ma internamente 
feguitò ad dftrgli contrario. Anzi, fe fi \'olclfe cn:dcre a Landolfo 
(b) La1ldNl- fcniore (b), da Ii a pochi giorni qudlo ArciveCeovo (2.) ;n RonchaJilfl 
JNI ftn1
T cum (lmni
us ltali
 Primatibus col/oqzÚtlm habuit, "bi '1:111'* di'Verft de 
BlfiDT. Nt- RerrlJ; negotiis traEltJ,ffint, Arduini fþreto dominio, qllod malis ar/jhus ufùr- 
lIiDI1I1I.1.1. ò J 
 'h r. . . '} fl .I. 
I. 19. pa'Ver-at, Henricum . & eutonicum J clent:a iI,u rem, a,.mis fortiJlimu11I, 
militumque copiis abundtzntem, & 
i'Vitiis ßfjluellt
m elegit. Ma non pre- 
th <Juì fede il Lettore a Landolto, Amore folito a vendere delle fan- 
faluche. Non è eredibile quefia Dicta ten uta ig Roncaglia ( io non 
so eome il Sigonio la metta in Lodi) aa
rchè ,\rd",ino era tuttavia 
fone, nè avc:a .competitorc in lta
ia. A rnolfo Storico di rnaggior ere- 
dito, fotto r antecedente anno [crlve con più apparenza di verità, ehe 
in[orta la lite dd Regno fra Arrigo, & Ardoino, (3) in mcdio Prin- 
Ûpes Regni (ltalici) jratldttlenter incedentes, .Ardoino palam militabant, 
(c) AJtlbDl- Hem'ÎCo latenttr fú'l;ebant, a'Varjti
 !luI'a feElantes. Adelboldo (c). Au- 
AUI in !,
fa tore contemporaneo, ci viene 
nno\'erando, quai fo(f
'ro i fautori del 
6. JienTJlI. Re A rrigo in ) talia, che nell' anno precedence l'iovirarono in I talia . 
(4) In 'Vo/untate bl
;u/modi, dice egli, aliqui m,m
refli ,aliqui erant oaulti. 
7ieboidul na1Hfjue Alare/JIO, fj An'bicp
COld.J Ra'Vennas, & Epi(copuJ Mu- 
tine11- 


(a) Arnul- 
1hNI Hift. 
.Mt.1i
I,,". 
'lib. I, t. 14. 


\'1) [aputo già del delto p,.c!nto il rÎtOr-1fO, gli anåò incontro, procurantiø 
Ji fa,filo /uo con tut/a la maggiur fic/l
'ezza poJlibile. 
(2) in Roncaglia Cjn tutti i P,'zrlJati d' ftalia tennc un I Ditta, o'l!
 'V(wi.s- 
mente trattato a'Vendo ,;egli afm; J'ltdlia, difrezzatc d'drdoino if 
tf{}minio, con male arti uj'urpato, eleJlè Arrigo 1. 'I"elJtOllü'o, illufl,.e per 
l'i ftiwza, pcr a,.mi fo,.tifjimo, flbordtmte di milizie e Jj ricchezze. 
0) in mezzo and:Jndo con .fronc i Principi del Regno ( halieo) paleftmellte 
fiJilita"Jß1Io in fa':..'ore di ÁrdoÎtlo, di 1I11jèo/lo fa.vorj,vllno Arrigo, ftguen- 
do i ft It It; dcli' a'Varizia . 
(4) 1n Iuo fa'L'ore a/czmi crano t1Zan
fefli, allyi oceulti. blJpcroccb
 'lÎrjoldo 
J\.larcbe(e, e I' Arci'Vcfto,""o di Ra'1.'cnna, td ;1 JTefto'Vo di A10dena, di 
Fetill:a e /7ercelli, {lpertamente.fi 1Ntll.leøe'Vano fedeJi al Re Arrigo, L' Ar- 
CÎ'f!tjèo'Vo ltil Iii /l1ilano, cd i Yefco'Vi IIi C,"C1JI01Jß, PioceJlza, P ilvi
 , 
ßI c.ci.
, Como, manifefl{lvano quel cbe 'VoJe'l.'a ,0 _ '1dtJÎ perb in com.llJe 
h,-.lm( vano II Re Arrigo, jutPJÚ!Jc'Voli pcr mez'Z{} di Legali, e [p.fttre 16 
if; .,it tJ'';O'iO . 



ANN A LID' I T ^ L I .\. 17 
ti1JeílfiS, 17el'onenfis, & 17crcellcn/ìs ,apel'te Íil Regis H::int'ici fidelitate m.':Jle- ERA VoIg. 
[-ant. .Archiepifcopus autem JJediola1zenfis, & Epifcopi Creln?nenjis , Placenti- ANNO 1003-. 
nus, Pllpienjis, B,.ixienjiJ, Commfis, quod ';:oleb'lJJt,. ;n<mifeftabant. pJlm
s 
tamen in COJ1lmUlie Regem Henricuill dc(idcmbant, preClb:ls per Leg'
tos & 1.z- 
teras Ïilvitab!Jl1t. Fra quei che cammin:lvano con p:ù riguarJo,.v't:ra I' A
- 
ci,-dcovo di Milano. \Teggafi dUilque, fc rcgg:lla Cparat.L dl Landolto 
Storieo MilaneCe. Qld Cfitbo/do Marchere, iiccomc già accennai, al- 
[ro non è, che 'l"c:Jd:t!do, 0 'I'edaltlo, A \'010 èdla Comelh. JVlatlldJ? 
e Figliuolo di qnell' .r\dalberro AZlO, Conte 0 pure l\larchek, da nOl 
veduro a'tempi di Ottone I. .'\ugutlo. DI dfo Tedaldo parla anchc 
BC11':::.one Vefcovo d' Alba in quel (uo fcomunicato Panegirico di Arri- 
go Ill. fìa.g,I'Imperadori con dire (,a).: De 'I'ad?Jze vero,,'i!Ú p
opter (a) 11m::.. 
1lIett/iN Ardozf/l pedefter Leg.1t:es i1f IrchlOn:s 'lê9daldl, atque Epifr:opz LCfJ- Panegync. 
IDS (di V crcclJi) qllÎd fecit ,:-'werabilis c/eme"tia magni I-Ienrici jèreùÏjfimi I;/;. I. c. J6. 
l'lllteratoris? CCïte 1mi Filio cius dedit 17ct"one Epifcopaltun j alteri CM.-i- T; G om . J, Rer. 
, ' .' ( erm.Hl. 
tatum j P atri vero G.1rdam, & totMiíZ Bei/ac/zm. Volle 11 Pad rc Pag} b) M,,,ckm;;. 
darci informazione di quelto Principe con dire, ch' cgli fposò If/ztld, lb) Pl1gÙts 
o fia Guilla, Sorella di Ugo J)14L"a e 
\1archejè di 'I'o[cana. Curo che in Cr;t;c. 
u
a If/ilia, fu Moglie d'etfo Tcda/J?j 
Jd .u? 
ogno è dd Padre p
- 
';;;
'1

1. 
gl, perche fenza pruo\'.l alcuna ddl anuclma, II dade per Fr;1[cllo Il 
March<:fe Ugo. Soggiugne francamenre, che red:
/do fuccedelte al Mar- 
chefe U go nel J)ucato dclla Tofcana: il cht: hanno creduro alcuni 
1v1odt:rni, ed inclinò a crederlo anche l' accurJ[it1Ìmo Franccfco iVl.t- 
ria Fiorenrini (c). PCI' pra\'arlo adduce effo Pagl h fondazionc da lui (c) FioTt1,- 
fJtra del Moni!tcio di Polir,me, dove s' imitola Ego in D!!i nomme t;n; .Memo- 
crCUd3/dUS Al.1rchio,filius 'itlond<WJ .dddberti itedJfjlee JJarchio. Stim3. ezi.ln- rit IIi 1<1.1- 
d!(" che .Ælalbel'to tùo Padre fi:l Hatf) Marchele di Tolèana. M.l è d:l t.lde lib. 3, 
dire, che la Storia ddhl Tofcaru per quefl:i tempi è involta in moIre 
[cnebre. Per como di AJalberro, tale è j' errror del P:lgi, che non 
occorre confurarlo, Abbi.lm già vcduto, a chi finora fia (tat
 appog- 
giHo il governo della Tofcuu. Ch: pOI'I'ed:Ûdo fuo FigliuoJo fucce- 
deffe ad Ugo :\-1archcfe, nulla rcrve a provarlo il ritoio di itbrche/e. 
Alrri v' erano in qm:' tempi di qu:,!to tirolo deeorati, e fra gll alrri 
anche gli Antenati dc:lla Cafa d' Ette, fenzl che fi potfa dire, che go- 
vernaflèro la ToCcan:1. N è pcrchè fi truovi in ToCcana un M.trchcle, 
ci è leciro i1 [olio inferirnc, ch' egli fofÎc: aneora :\1Jrchcfe di Tolèa- 
na. A ltrimemi con pill ragione fi avrcbbe ad afT'erire l\,1archèfc di 
quella co:ur;lda (d) Adalberto A1archejè, Fígli/!olo di Obt'rto IIlarcheft, e (d) Antichi. 
Nipote di O/;cr/o Alarchejè, uno de gli A nrenati della fuddetta Cafa tà Eflenji 
d' Elte,_ ch
 POc? più di due mefi dopa la mone d' Ugo, patent.: P. J. c. 1I. 
IVIarchele dl rolcan>1, fa una venditJ di b::ni (e) Anno ab bzc.Jrnatione (e) F;orenti- 
Itfille(imo Secwzdo, & 'Ièrtio Idus l1lartii, I,ldiElione X 17. infra B 'ergo de ni .Mem.'r;, 
Luca prope Port<lm Sanéli Fridimzi. Ma io non mi fono arriCchI.lto pc:r 
i 1<liltilde 
quefto folo Oocumemo a crederlo e chiJOl1rlo MarchcCc di Tofcalla. 1I
. 3. 
Tornando dunque a1 Marcheli: 'I'eda/do rtlddetto, alrro io non so dire, 
fe not) che cgli era Conte di Reggio e di 
tfodeJz.1, come altrove ho pro- 
rom. l7 f. C varo. 



E II. A Yoig. 
.-\":\0 I O()3. 
(;1 D3ni:c.1I 
V,ta Ma- 
thtldlS I. I. 
e,lf- 3. 


(!J) UgJ,tll., 
Ita I. Saer. 
Tom. 11. i" 
Fp,feop. 
p.I T 17J en f. 


(c) Lupus 
Prolofpata 
n Ghrlln:clI . 


(d) .Anti1u. 
Italic. D,f 
fir', 3 r. 
Pill, 9(;S. 


18 ANN A 1? I D' I TAL I A. 
varo. Oi lui fcri(fe ancora Doniz.z.one Monaco (0) nella Vita 
Conrc(fa Matilda (ua Nipote, chc il Papa l'invdlì di Ferrara. 


della 


Re
iblJs exfiflit carus, notiJIimus i//is, 
R011lanus Papa quem fince" peramabat, 
Et fiM conce..{Jit, quod ei Ferrarea ftrvÎI . 


Inclino Pllrimenre a credere, ch' egli governa(f
 Mantova, per- 
chè nel feguente anno truovo Bon
fazio fuo Figliuolo con titolo di 
Altrrch
fè in qudla Ciuà. 
d :tncorchè non fappia io ben due, fe il 
fopra m<:,ntovato Monillero di Polirone fa(fe aHora fimato nel Conta- 
do di Mamova, 0 pure di Reggio: pure di quì an cora fcorgiamo, 
chc la potenz.a di 'I'edaldo Marchc(e fi fiendeva per quefl:e pani, fen- 
za che refii memoria aicun
 comprovame, ch' egli fotTe tvlarchefe di 
Tofcana. Pcrchè Arrigo Re di Germania niun po(fe(fo e dominio go- 
de va pemnche in haJia, potrebhe fembrare alquamo firano un fuo Di- 
ploma, rifáito dall'Ughc11i (b), dato 11. Ka/endas Martii, Anno Incar- 
1
ationis Domini l
flll. IndiElifme I. .dnno 'i/ero Damn; Henrici Regis Pri- 
mo. Aaum Noviomagi, in cui e(fo Re Arrigo, inlrrvcntu noftr; fidÛis 
Cfbeodilldi J.\.1archionis (così abbiam veduto 
 che era appcllato da i Tc- 
defchi il fuddetro 'Iêda/do) concede a Sigcfrcdo VeCcovo di Parma Ja 
pingue BJdi
 di N on:1ntola ful Modenefe:, parcndo poco Vt:nfimlle, 
che Tcd
\do Marchcfe e il V(:fcovo fi porraffero a Nimcga, fcnza 
timore d' Incontrar la di5graz.ia del Regnanre Ardoino. Mol qlldlo bro- 
glio, e l' aggraffamenro di qudla inCìgne lhdia farà feguiro per Let- 
(ere e raccomJnJ.17.ioni fegrete:. E il buon Re Arrigo non avea aHora 
fèrupolo a guadagnarG dc' partigiani in ltalia, facendo il liberale: co i 
bcni ancora delle Chiefe, ftlatenus (Sigefredus.) firmatus in fide acriter 
defervirct 1lobis' 10 dice: chiudmenre 10 fte{fo A rngo. N è vo' lafciar 
di dire, ;lvere Lupo Protofpata (c) fcrirto fot[Q qUl:fI:' an no : Sarra". 
ni obftderunt l\1ontem Scaviofum Afenft 
\Llrlii, fed nihil profeccrunt. 


Anno <.Ii CRISTO MIV. IndiLionc II. 
di G 10 V ANN I XVIII. Papa 2. 
di A R DOl N 0 Re d' Italia 3, 
di A R RIG 0 I L Re di Gcrnlania 3.' d' Italia I. 


F Inquì era durato il R
gno di Ardoino in Icalia fenz'I eWere turba- 
to, per quanto fi (lppia da guerre int<:,rnc, ma colla fede vacil- 
Jante di mo\ri Principi, che inclinavano al Re Arrigo, 0 erano da 
lui moí1i colla fperanz3 di maggiori vamaggi. Ho io pubblicaro (d) 
un Placito tenuto d
 Ad
leJmo, 'lui & Jlzo, J\.1ij{tH Domn; Arduini 
Regis in Crcmona, .dnnø Regn; DQmn; .ArdtÛni Regis 'I"crâ{J, 
into 
Ka- 



ANN ^ LID' I T ^ L I A. 19 
Kalendas 
Uarcii, Indiélioi2e II. ,cioè nel Febbraio dell' 
l1no pref\:mc. 1:'1..\ "oIg. 
I\la non andò molto, che arrivò in ltalia, chi g!i mve(ciò il ruo Tm- ANNO IC04' 
no. Arrigo II. Re di Gcrmal1la [ra perchè gh n

a a cuore l' halia, 
e perchè da' fuoi parzi.lh gh veni\'a dlpinra per aüal facile la cooqui- 
ll:a di quello Regno, sbrigato ch
 fu da alcune guerrc civJ\i, e cn:a- 
ro che cbbe Duea di Baviera jlrrigo Frarcllo deli' Augulta Cunegon- 
da, s'incammis:lò con un roíTcnre clt:rciro a C]ueLin vol[a., c ncl di delle 
Palme arr,ivò a Trcnro. Se credlamo aU' Annahlh SaÜon
 (a), g:à c:ra- (a) Am1tl1:- 
no iti a rrovado 6t)0 in Germania il V cfcovo di \' elOn,\, & alii qu:- fia SI1AQ 
dam ltaUd Primnres Regni, ([I,m Regiis f!Zuneyikus. Seeondoc
è iCnye :
:,:u:"- 
Ditmaro (b), la venuta d eOo .'\rngo 111 Itaha accaddc ntll an no fc- (b) Ditmar. 
guenre lOaf. confummata MÌ//ena1'ii linea numeyi, & in f23into cardina- c,hronic, 
lis ordinis loco. Però il Card1l131 Bamnio (,), e dopo dl lui il Padre lib. 6. 
Pagi (d) ri6urando gli Annali d' IlJefeim (e), che la mcttono ncli'anno J
) ::;:7.' 
prefènre, fcrive
 llew"ici expcditioHem 1/
/icaí1l in ./!IJnUlJl jèquetltem ill? E,deþn/f, 
differt Ditm;
rus Libra Sexlo, eiquc flaNdum exifli;no. Mil. Il Padre Pa- 
 d) P,!giur 
gl non colpl nel regno. 11 [dio di Diunaro qUlvi è fcorreno, e in In Cr

lCa 
Vc=ce di !èin;o vi fi ha da f
rive
e ,f<J
aíto: L' Annal
íl:a Saffon
,.c il 
:;o;

altj 
Cronografo S.1íTone (f), Copl:lton d cUo Damaro, chlolramtme knvo- Hiltltr- 
no, che neWanno prefenre il Re Arrigo calo it) Iralia. COSI ha Er- htim. 
manna Comratro (g) can alrri. E quelta ve:ri[à vien chiaramenre con- If) Chmlo- 
fermata da ^:elbold? (h), Scrittore comempoTimeo, c da ,i docllmcl
ti, ;:a

:
 Sa- 
che accennero. ^rnvato dunC]ue a Tremo 11 Re Germal1lco call' elcr- LtibnitiNm. 
ciro fuo, rrovò prele e ben forrillcate d4 Ardoino Ie Chiulè dell' Adl- (g
Htrman- 
ge, in maniera che gli era Impotlìbile 10 sforzarc quel paGo. Per con- 
ur qontha- 
lìglio de' fuoi rivolfc Ie fue fperanze al Popolo della C.tnnua, il quale (h;r ::tt7- r. 
portoffi ad occupare un' altra Chiulå verfo la Brenra, 110n so fe lid boltlus in 
Vicemino 0 fui Trivitimo, che non era eullodlts con tama gebfia. Vita. 
anfl. 
Prefa qucfia, Arrigo col fiore della fu,\ Armata per momi fcofcefi e HtnrlCl. 
dirupi ramo feee, che da quella parte fccíè al plana d' Iralia in vici- 
nanza d' eat) Fillme Brema. QÜVI ripolö Ie 1tanche foldatelche, e ce- 
It'brò la fantd Pal' qua , che \'enn
 iu quell' anno ncl di 17. d' A priIe . 
Degno di confiderazione è uno Srrumemo data alIa luce dal t)adre 
Bacchini (i), in cui Bonifacio AJarchio Filius Domni Teudaldi itemque (i) 
a{
];;,.. 
Marchio, qlli profeifus fum ex Natzone mea Lege vivere LongobardoYl
m, ni Ift,r. dtl 
fa un donativo di teue al Momllt:ro di PolJrone. Tah lono Ie Narc Mo,!ifler. di 
di qudla Carta: Henricus gratia Dei Rex, Anno Regni ejlls, Dco p"o- 
ollrll':: 
pitio, hie in Italia Primo, lvfenje Afartius, IndiElione Secunda. .Ailum f,,
t

. 
in Civitate 1I1,mtu
, Credette e{fo P.tdre BacchlOl fperrame all' an no 
feguenre loor. quefia donazione, non so fe COSI perfualo dal Padre 
Pagi, che ad c=íTo anno mertc ia venuta del Re Arrigo in Itali:!. Ma 
è fuar di dubbio, che apparriene all' aono prefente, dim:>urandolo 
l' /ndizione Seconda, corrente in quefi' anno. Sicche vegniamo ad In en- 
dere, che B
nifaÚo Marchefe, Padre della ConteíTa MatIlda, VI venre 
an cora il .Mar
hele Tedaldo fl1
 padre, porrò, il titolo di i\1,lrchefe, e 
fignoregglsva 111 Manrova. Dl effo Bonifazlo appunro fcrive Doni- 
W
. C
 C
 



filA 'Vo1g. 
AI.l\lJ Ico4. 


20 


ANN A LID' I TAL I A. 


Cui jura'Vere, Patre tunc 'Vi'Vcnte, Fide/es 
Sn'Vi, prudentes Proeeres, Comites pariterque. 


Intendiamo in oltre, che dro Marchefc Bonifazio, appena udita 
Ia mofTa del Re Arrigo verla I' Italia, fcoza nè pur afpewire, ch' egli 
valicafTe i monti, il ricnnobbe pcr Re d' halia, e comlOciò a cot'lt,uc 
I' Anno Primo del fuo Regno. Si doveva ('gli fidar molto della fortt:7.za 
di Mamova, ficcome fuo Padre dell:t Rocca di Cano(f.1. Nella terza 
Fd1:a di Pafqua pafsò il Re t\ rrigo la Brenta, cd accampofiì per ifpiare 
gli and1memi di Ardoino. Ma da Ii a poco gli giunfe il hew avvi- 
fo, che I' Armata d' eßo Ardoino s' era fciolta, e chi I' una yia, e chi 
(,l: Ar:mlf. l' altra avea prefo. Arnolfo Mi1anefe (a) COSI racconta il fano. Ex 

,IJ:O
. 1.1
. (uh:crfo At'doinus fir/ens 'VÙ-ihus, nee minus armis inftruélus, lIOn ta.ntum de- 
i .IO;
;;;. '16. Jet/dere, quantum fuper eum (Heinricum) paratus infurgere, occurrit illi 
f7eronæ. Sed deceptlls perfidia Principu11J, majori mi/itum parte deJiituitur. 
f23umqtle eeßiffit iwvitus, Reg;l/Im Heinrieus ingreditur. Non avea f.1puto 
Ardomo cattlvarfi l' amore de'l'rincipi; abbondava anche di vizj, 01- 
ne al lãpcdì, che i\ pcfcare nel torbido è mcfiiere non ignorato da 
i Grandi; nè manc3va allora in Italia, chi eredea di poter vantaggiare 
gl' IOterd1ì [uoi fotto i Rc Tedefchi c lontani. In Comma il Re An i- 
go, efentato da ogni cM,traflo fu ben rolto ricevmo in Verona cnn 
lommo arr1:!llfo, e quivi fc gli prefcntò crràtzldo Marchefe col fud- 
detto BOllifazio rv1archt:fc: (uo Figliuolo, e con g\i altri parziali, c:hc 
s' erano c.\Vata Ia mafch
ra (b). Con pari lieti{]ìmo incontro fu accolto 
in Brefcia da que' Cirradini, e dal 10ro V clèo\'o, per quanto rare, 
appellaw Atla/berone da Ditmaro, febbene I' C ghe\li ffieUC allora Ve- 
kovo di qudla Cirrà Lant!o/fo. lbi, foggiugn: Atelboldo, Arcbiepi- 
[copus Ra'Venr.as cum fuis & .fibi finitimis ei ob".Jiam 'Venit, & manus non- 
dum dominin adu/terinn pollutas, Seniori diu expeél.Jto redåit: parole fi- 
gmficanri, che Fedcrigo Arcivefcovo d\ Ravenna co' Popoli ddl' Efar- 
caw non avea voluto riconofcere per Re in addietro Ardoino, e ch' 
egli giurò fedeltà ad Arrigo, come a fuo Signore. Dal che rcita fern- 
pre pilI :ovvcrato, che in que' tempi l' 
farcaro di Ravcnna era parte 
del Regno d' halia, e non ne godevano i Pari alcun temporale domi. 
nio. 1\1:1 poco più dovette fopravivere dla Arcivefco\'o di Ravenna, 
ficcome apparini da qmnro diremo all' Anno 1014. Ando{fene dipoi 
Arrigo a 13ergamo, e colà venuto I' Arci..e[covo di Milano A1'110IfO 
II. rrellò ad ,{fo Re i1 giuramemo di fedeltà. Giunto finalmeme a 
l>avia, fu eletto cd acclamato Re d' ha\ia d'l\\a maggior parte de' Prin- 
cipi, c cor0n:no nella Chief.l di S. Michele. Nella prima delle Cro- 
nichene de i Re d' Ita\ia, da mc> date all.\ luce (c), fi leggc: In die 
Dominico:t 'i" i (tÛt die. . . . . Men./is !vfadii inter Baþ/icam. flmÐi lv/iehae- 
lis , qu
 dicitur Jfajore, fuit Ûeélw l/enricus, & coronatus ;11 /ècundo die, 
qui fuit die Lul4te XI!. die J\lenjis M.Jdi. Nell' altra Cronichena ahbla- 
roo: Deinde '".:eni: Anricus Rex. Fuil coronatus i.n Regem in Papia 9"'ertio 
diJ: 


lo) Atclf
l- 
åus in Vila 
S. llmrici 
E;" 4 8 . 


{(' Chronic. 
1(';'11171 1- 
tnl. T. 1. 
4nudot. 
J Min. 



ANN A LID' I T ^ L J ^. 2 I 
die an:c feJIi'llitatrm Sanéle Xiii, qll.:C fltit ;', lvlmjè l
fatlio. Nel di. :7: EllA YoYo. 
I l' d S S T ANNOIOO
 , . 
di Maggio in Pavia fi celcbra a Tras,azlOne I . Iro . r
 glOrm 
prima, cioè nel di 14. d'dfo I\lcfc, correndo aHora la D.omen'ca, d0- 
vette fcgUlr l' elezione del Rc Arrigo, e la fua coronazlOne nel Lu- 
nedl feguenre giorno If. d' e{fo Mere. Però in vece di die Lun.e X I/. 
die J11rnfis lvlddii vo io credendo, che s' abbia a leggere Xv. 
1\1a quefie allegrezze refiarono funefiate da un terrihilitIimo _ac- 
cideme. N ello Hello giorno della coronazione del Re verCo la !era 
inlorfe lite fra i Pól\'cfi e i Tedefchi, che erano in Pavia. Gli Storici 
Tt"deCchl, da' quali foli vien con qualche particolarirà efpullo il f.1[[0, 
arrribuifcono l' originc della difcordia all' ubbriachezza de' Citradini 
(il Lenore più tacilmente l'immaginerà de i Tedefchi) e a qualche 
fdzionario (il che può eO"erc) di Ardoino, che incirò il Popolo all' ar- 
mi. Prelero i Pavefi Ie mura, e creCcendo la loro furia s'inviarono 
al Palazzo, do\'e erd il Re Arrigo. E,"iberto Arcive[covo di Coloflia 
per placare il rumore, s' afiàcciò ad una finefira; ma i Saffi e Ie faene 
il fccero ririrare brn tofio. I mamo s' arrrupparono quanti Tede[chi fi 
trovavano nella Citrà, e cominciò la mifchia, che durò tuna la notrc 
fino al giorno chiaro, in cui accorfi gli altri [oldati, ch' crano fuori 
dell a Cirtà, ridullèro a mal pumo i Cittadini. Ma perciocchè dallc 
cafe venivano pierre, legni, e vcrettoni, i TcdeCchi s' avvif.1rono di 
3uaccar fuoco in varj fiti della Città; e queHo crebbe a tal fegno, 
che tutta que))a nobil Ciuà refiò preda delle fiamme infieme col Pa- 
Jazzo Regale. Re1larono vittima delle [pade 0 del Fuoco non pochi 
dc' Pavdì; e ciò, che non conCumò il fuoco, 
ndò miferamente a 
f.1CCO. Ritiroffi il Re Arrigo fllori de))a Città net Monifiero di S. 
Pierro in Cælo aurco, f<:,ce celf.1re, ma molto tardi la guerra; e in- 
tanto; come fcrive Arnolfo. (a) quum non ad 'VDtum jiM obtempera.flèt, 
uno tot
m Pap
a
 concren
a'Vit incendio..1 [aggi I mperadori . T
d,efchi, 
per evItar fil11ll1 Tragedlc, amavano dl aver fuori delle Cltra 1 lora 

.JIJgj, Ogo Flaviniacenfe Cl) fcrive, che Arrigo obbligò i Pavdì a 
nfare 11 Palazzo Regale. N oi non poffiam ben låpcre il netto di quefii 
[,uti, pcrchè non gli abbiamo fe non da Storici TedeCchi, i quali ce 
ne danno notizia, e Ii dipingono come lor torn3 meglio. Ma fi r uò 
ben credere, che una 
i barbarica vendetta non fece gran credito al 
Re :\ rrigo, e me no alia genre IUd, e fparre I' orrore per tuna I' Jralia . 
IJc,rciò Himò bene e{fo Re dl non fermarfi molto in un paeCe, dove 
l
lcla\'a Icgni ta,nto vivi di befiial furore per colpa de' t'uoi. Pare 110n. 
dlmcno, ch' egh tl1uavia dirnora{fe in Pavia nd dì 2f. del Mclè di 
l\:1aggio, avendo io pubblicato un [uo Diploma (,) in favore di Gui- (c) ..Ant:,
".. 
mzone Abbate di S. Salvatore di Monte Amiata, dato VIII. Kalen- 11" ;(. DIJ- 
das Junii .Amlo. ponzi
ic
 /ncar,nationis- llJille{tmo þ<'ua,./o, lndfflione 1/. Jm. "2.. 
Anno 'Ver
 I?o
lIm Hezn.n.cz RegIS 11. .Allum Papiæ. Non parra a taluno 
moIro credlblle, che II Re Arrigo fi ferma(fe tanto it) una Città in- 
terameme 
ruci:l[a, e in mezzo a' Cittadini, che I' odiavano a monc. 
Q!ld che e certo, da Pavia fe nc andò a Pontdungo, dove riceveue 
mol- 


(a) Arn'tlJ: 
l!i,'!or. .\:e- 
dd,zn. /, 1. 


(b) Ugo 
Eltl'l/ITÚa- 
nn[. in CIJr. 



2. 2. ANN A LID' [ TAL I A. 
F R A Vo1
. molti Deputati di Città e Luoghi, che vennero a Cottom
ttedi. porcia 
ANNO 1004. vifirò l\1IÌano. lndc Cbroma pervemt!fls Pentecoflem Sanflam pia animi de- 
rz;otione ce/eú"ßvÎI. Che Luog') íì.l que1to, nol Co. Grommo è c:hlamato 
(3) .Anrali- daU' l\nnahita Sa{fone (a). Parmi dl aver veduro G,ome/lo nelle vecchie 
fla Saxo. Carte, ma mi è ignoto i. Cuo firo, e per conlt:guenre non po(fo di- 
CLernae, fe convenga a qucilo racCoO[o. Diede egh un amplilIìmo 
b .A' PrivileglO a Sigefredo Ve[c,>vo Ji P.lrma (b), 11. Kalenias 1unii, Anno 
}t
llc. nt;Jir- Dominicæ ll1carnat/O Iis 1111llJ. Jndifliolle II Anno 'Vero Domni Hemrici 
Jt,.t. II. Rf/,is 11, Allum in RoJ
. Abblam qui I' Epoca del Regno di Germa- 
nla, ma dovrebbe eífere l' Anno l/J. Il Luogo poi e Rhò, Terra del 
(c) TaU; Comado di Milano. Un altro Diploma dal Tatti (c), e daU' Ughdli 
1ft, dtll z fi dice dato ad Everardo Velcovo di Como nello Itdfo giorno, cioc: 
Chi-fa ti; 1/. /dus ]unii, Anno Dominicæ lncarnationis j1,f/ Ill. IndiElume ll. AnnfJ 
Como T. 11. vero DDmini He}jriâ Secundi Regis "ertio. At1um in Lacunavara. Si of. 
íèrvi II nome dl llenricus (G foleva fcrivere HeiHrÎcus) e il titolo Fran- 
(Olum pariterque LO;Ji,oba,.d,rum Rex, che è cofa rara. Aggiugne Atel- 
(d) .Attlbøl- boldo (d)) che nel parrirG .\rrigo da Crommo, 'l'u[ci ei occurrunt, 
tius i" V
ta t3 m'ltJUi per ordinem finguli redd/llfl. Se la Toícana av.dfe riconol.ciuro 
S. Hen,.w. per Re AI doino, nol to dire. Cerro di qUi impól.J"lamo, che que' Po- 
puli tì dledero al Re Arrigo; e non ved.:nJoG pa1'ola del loro 1\13r- 
chclt:, n.1rce tofpct[O, che In queJli tempi niuno dlà ne ave(fe. Pare 
e2.landlO, che vada per terra l' opinion di coloro, che tennero 'l'edaldo, 
Avolo dclla Comellà Marilda, per Marchc:rc dl Tofca.na. Se tale fotTe 
flaw, non sì tardi qudla Provincia avrc:bb
 acce[[,I[O per Re Arrigo, 
fapeodolì, che Tedaldo era de' Cuoi PIÙ parziali. Sbrigato cos} da gli 
at+
m d'ltalia il rcgnanre Arrigö, s' InVIÒ alia volta del\' Alemagna, 
e cclt:bro In Argenwu Ia Fdla di S. Giovanni Batilla. Q!1indi auere 
alla guerra cuntra di Bolcslao ururpawre della Boc:mia, Cbe il Sigo- 
010 non abbia cono[clUw la venuta in quell' Anno di Arrigo in Ita- 
lia, e gli altri :atJ fuddctti, non è da maravigliarfene. M.lOcavano a 
lui molti lumi, che noi ora abbiamo. PIÙ tolto fi può chicde.re, co- 
(e) Slru1J;USmc abbondando di queíl:i lumi Burcardo Snuvio (e), fcrive(fc, che 
Corp. Hift. Arrigo fu coronato Re d' halia in Pavia nell' Anno lOor. Ma anch' 
,?trmdn
c. egli tenza alt1'o eCame do vette tcner dietro al Pagi. 
In lienrICO H . bbl D . (n h B ;{' I ',r. 
11. 0 10 pu u:a[a una onazlOne , c. e . 01J1} !JctUS J; 0,.,8} uS 
(f) Ant;q_ 1I1archio (non [0 fe fia il P.ldre ddla Contel1a Matilda) ft:

 al Mo:- 
Italif. Dif- mlh:ro dl S. Salvatore Anno Deo propitius Pont
fi(atus D011lm 10hanms 
fert. 6. Jummi Pontificis &c. Secund", {tcquc regnante Domno Heinrico piiJJimo Rege 
in l1alia AntJO 'l'ertio, die XXI/i, 1I1enfis Septembris, itZdiEtione SeptIma. 
Fontana 'l'anoni. Gli 1\nOl del Papa e del Re indicanû I' Anno pre- 
fente. Ma I' Indizione e [corrctta, e dovrcbbe dTere 0 Secr:nda, 0 'l'er- 
tia. Sc: f.1pd1ì, dove fv(f!: il Lungo di FOlltana 'l'flmni, laprel 
nche 
dire, ptn:hè enmno qUI gli Anni del Romano Pomct1ce. N 
 gl
 An. 
nali PIf.1ni (g) fi le5ge lotto quefi' Anno: Fecerunt helium Pi(a11l (um 
Lucenfibus in Aqllalonga, & 'Uicerunl iI/os. 
eno è iI primo farto d' ar: 
ßll e la pnma gucrra d' una Clttà Italiana contra dell' altr
, che CI 
[om- 


(,,' .Ann. I. 
Plf.zni 
10m, VI. 
R,,.. Utlt Ü. 



ANN A LID' I TAL I A. 23 
fomminif1:ri la Storia d'lralia. Finquì Ie Ciuà di qud1:o Regno erano Ell. A Vo!g. 
1tate governate ognuna dal fuo Coote. I Conti delle varie Provineie Al'ö!oõo lCO-\-. 
erano fubordinati a qualche MarcheCe 0 Duca, cioè al Governatore 
deJla Provincia. E i Duchi e Marcheli all' Impcrndore, 0 fia al Re 
d' Itaha. Così ognuno vivea in pace, e nafcendo difcordic rra l' U1
 
Popolo e l' altro, 0 i Duchi e Marcheli, 0 pure gli Uf1.7.iali e Met11 
Imperiali, tollo Ie fopivano. Abbi1m folamente \'eduta fin quì Ut1a 
diCcordia civile in MI1Jno. Se è vera II guerra fuddetta, già comin- 
ciamo a fcorgere, che Ie Città d' halia alz.ano la tdla, e {ì attribui- 
fcono, ovvero {ì ufurpano il diritto Regale di far guerr.l. Vedrcmo 

ndar crefcendo queth mufica, 1a qual.: fi tirò dletro col tempo una 
gran mutazion di cafe in Italia. Aneor quefto potrebbe parere indi- 
ZIO, che aHara la Tofcana fo(fe fcnza un Capo, cioè rcnZJ. un M.tr- 
chelè, la cui autorirà tene/Te a freno, 0 tronca(fe fomiglÎlnti difeor- 
die. Nota appul1to il Sigonio (a) fono il prcfente Anno, che Piþ, 
Genova, e, Fircnze cominciarono a f.1r figura, e ad acqui f1:arfi gran no- 
me j perciocchè coli' crcmpio de' Veneziani fi diedero alIa mercatura 
e all' armi, e fecero Batte navali. Delle due prime Cmà poffiamo ac. 
cordarci can lui j ml per canto di Firenze cominciò ella piÙ tardi a 
falire in potenza e ricchezza, e a fcgnalarÍ1 nell' armi. Per altro con- 
viene andar rirenuto in credere rurt!> ciò, che narrano i fuddetti An- 
nali, e dopo J' effi il Tronci (b), di rante prodezze dc' P1Cani co i (b) Troncí 
lor vicini in quefli tempi. Altri d'cffi Annali raccontano all' Anno Ar;nal. pi- 
1002.. la fuddetta. fconfina de' LuccheG ad :\equalunga. Pofcia all' ,1nno j.m. 
prefeme narrano, chI: Lucani cum magno exercifu Lombardorum 'Venerunt 
urfjue ad Pappianam, & PijÀNi eos fuuaverunf ufque ad Ripam FraElam. 
Non è sì facilmeme da credere una 
ale Armata de' LuccheÍ1, perchè 
non p
ranch
 i Popoli d' halia aveano fcotTo i1 giogo" nè f01e:1I10 far 
tanto I Bravl l' un Contra I' altro. Secondochè o{ft:rvò il Cardinal B-1- 
roOlo, in quell' ï\nno la pef1:c inherì non poco in Roma. Confermò 

mcora it Re Arrigo [Utti i fuoi beni e privilegj alia Chiefa di Cre- 
mona can un Diploma darn (,,) VII. Idus OElubris, IndiElione /I. .Anno (c) .Antiqu. 
ab /ncarnatione Domini A/If 1/. Anno vero Domni HC11rici Secundi Rrgis ll.;r/ic. DII- 
l/. Dat.4TiJ in Agidbur(!,o. A Giovanni Petrella Duca di Amalfi fucce. JtrI. 7 1 . 
dette in quell' Anno Sergio fuo Fig\io, il quale avendo dichiarato ruo 

ollega nel governo Giovanni fuo Figliuolo, do po tredici. anni fu fcac. 
claro dal Popolo, mal iòddisfauo di lui (d). Nell' Anno pofcia 1019, Cd) It. T. I. 
1
 i,tef1ò. Gio
(lnni iuniore fu di nuovo proclamato Duca, e regnò trc. P,lg. 12.0. 
dici anOi. 


(a) SigoniHI 
d, R<gno 
Ita/iot I. 8. 



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Anno 



14- 


ANN ^ L ( D' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 MV. Indizione I I I. 
di G 10 v A N l' I XVIII. Papa 3. 
di A R D a I NO Re d'ltalia 4- 
di ARRIGO II. Re di Gennania 4. e d' Ital. 1. 


Q Ualnr íi v()glia prefiar fede a gli Annali Pifani, {tÛt capta Pi/a 
a Saracrnis (a) . H Tronci Storico di quella Città narr3, che i Pifani 
colla lor Armata navale paffarono in Calabria comra de'Sarace- 
ni, e trovJ.tlli nfugiati nella Città di Reggio, vi pofero I' affedio, e 
datale afpra battaglia fe ne impadronirono con mettere a fil di fpada 
curti quegl' infedeli, e d,\re 11 facco alIe lor cafe. Aggiugnc, che 
I\turetto Re S.traccno, dlvenuto padronc della Sardegna, imefo, che: 
]a Città di PiCa íi trovava a110ra fprovveduta di combauemi, p\:r ef- 
fer eglino andati in corro, venne con groffa armata, pre1e qudla Cit- 
t:ì, la faccheggiò, e ne bruciò quclla parte, che fi chiamò roi ChÙl- 
flca, pcrchè una Donna chiamata ChiniÌca Gifmondi, vcdendo il pe- 
ricolo della Cmà, andò gridando al Palazzo dc' R.ettori dclh Repub- 
blica, c fece dar campana a martelIo: per la qual cola i B:trbari íi 
diedcro alia fuga. Fu poi alzata una Uatua a qllcna donna, e duo il 
nome di lei aHa parte abbrugiata d' effa Cinà. V' ha delle comradi- 
ziom in quel raccomo, e quanta a me io il credo in pane f.lVolo(.J. 
F orfe il nome dt Chinfica VC:lne dalla Lingua Arabica a quell.. panc 
di Pilj, perchè ivi fokano 3blrare i Merc.1tami Arabi 0 ha Saracèni, 
(b) Dand.,1. che vcmvano a trafficarc in Plra. Abblamo dal Oandolo (t) , che oell' 
in chron;co 3nno XV. di Pietro OrfetJ/o II. Doge d i Venezia, il quale dovrebbc 
Tom. X I 
I. coincidere coli' anno prc!ènte, 0 col fuffegueme, una temhil carelii.ì. 
Rer, Uti /C. ' f ' (' 1 v , ' 1 [vI d . 
e mona u non 10 amcnte In enezla, m,\ per turto I on 0, 111 
gui!:l che innumerabd genre ped. Fra gli altri, che re!bron,o rrnja 
di quefio malore, fi com-ò Gi07:Cli'htÏ Fir7llUolo d'dIü Doge e IUD Col- 
lega neI Ducato. E d.. 11 a kdici dl I
ggiacque 31 mrddimo fundio 
inHlIíT0 anche A1aria fua Moghe, quell a llef1à, ch' egli avea condotta 
da Coftantinopoli, SorcHa dl Romano, pofcia I mpcrdèorc de' Greci, 
come di fopra vedtmmo a1l' anno 999. Di qudia Donna s' ha da in- 
tcndcre CIÒ, che fCnve S. Pier Damiano colle feguenri parole (c): 
Ðllx J7enctiarum GonßanÛ1Jopolirtlllte Ut his Givem babebat Stxorcm, qu
 
nimÙ'um tam tmerc, tam delicatc 'llivebat, & nOli modo fuperßiJlofa, aut 
Üa loquar, ,{c ft juctmditate mulcebar, tit etiam commumbus ft aq:tis dcdi
 
gnarCfur abluere j Jed ejus fer'll; rorem ctCH foAtclgebal2t ul1dcctli1que colligcre, 
ex quo fibi iaborioJùm jtlliJ balncum ploctlrarmt. (10 cn;,'" chi vlIolc) 
Gibbs quoque /ùos mani/;us uon t'lngeb.lt, jèd al; Ettnucbis ejus al;iJ1w'a 
'pæque 71Iinutius concidebantur i1J {rufld; qu
 mox ii/a quibtljdam fufcl11u- 
lIs aureis atquc b,dentillus or; fuo iigltt-iens adhibebat. EJ11S porro cub,cuJum. 
tet th)miamatum a,.Cimatumfue :cnerJbus redundabat, u! & ,lob,s nclrrarr 
t all- 


E II. A Volg. 
ANNOIOO\ . 
(a' Annal. 
Pij.m. T. V J. 
P..er. lulie. 


(c) PttrHs 
Damiøni 
opu/CI.I. 
de Inflilut. 
Mon:41. e. 
II, 



\ , I 
ANN A LID TAL 1 A. '-; 
t
fltrlm dedecus Jæteat, & auditor JOfte non credot. Seguita pofcia a di- Eu Vol
 
re che Dio colpì la vanità e fuperbla di qudta Donna, perchc co, - AN!\!O 1 00 5. 
pu; ejus omne crJ11Jput
uit, it
 ut me,,!
a crJrparis undi'lue c/mil.1 ma'.ce- 
fcerent, t'tumque cubl
u/um 'n.to
erobl/z pra
fus fætore comfk,.ent. ,In tale 
fiata fuggita da tutu, [erml.no la fua vita q.uefia vann11111a P!'
c'p
f- 
fa. S'ingannò il D
ndolo, n,feren
o, parte dl quefie parole d" S. Pier (a) Ur e,.- 
Damiano a'tem p i dl Domemco SilvIO, che fu deao Doge dl Vene- . ,r; h 
1 . , , I f M go71JIS In 
7.Ìa nell' ann a 1071. A que{ 1 tempi appartlene un ta 1([0. a per- Chroni,o. 
ciocchè l' Abbate Urfpergenfe (a) lneUe la Fame fotto I' an no pre- (b) Ba,r
J1. in 
cede me , nel quaic pari mente accadde la Pefie, per tefiimonianza del .Anr.a,: Ecc. 
Cardinal Baronio (ø): pO,trebbe 
aluno credere, che a quell' anno fi 

s 
::
== 
avefTe da nferire l' avvemmemo tuddetto. Parla Erm:mno Comratto flus in ehr. 
(c) di qudla Carefiia all' anno prefente. All'iòcontro Sigeberto Cd), e (d) ,Sigtber- 
gli Annali d'lldefeim (co) la mettono nell' anno fegueme. Attere in Ius In elfr. 
queLl' anno il Re Arrigo a 
omar Bolesl
o. occup
tor della ,Boemia, e <;;}d

lIales 
il ridufTe a capitolare con glU
llo dl tum 1 Popoh. StanJo In Utrecht heim, 
contèrmò i Privilegj del Momfiero A mbrofiano can Diploma (f), da- (
) purictl- 
to anno Dominicæ Incarnat. !oilY. IndiFt;rJ1Jt Ill. anno 'Veto Damn; He;n- l,ul Monfi 
riâ J1. Retfis llJ. Ðatø IT/. NrJnas J.\1a;i. .dElum 
ra lJ 'eélum. 
el1l b . !;;a ,I. 
o ....", rOJlIlR. 


Anno di CR IS TO MV!. Indizione IV. 
di G I a v ANN I X'TlII. Papa 4. 
di A R DOl N 0 Rt: d' Italia 5. 
di ARRIGO II. Re di Germania 5. e d'ltal. 3. 


F Orfe perchè nell' anno prefcnte fu I' I talia, anzi I' Europa tuna, 
afflitta Jalla CareLba e Pefiilenza, di cui s' e fma menzione nel 
prccedcnte anno, la Storia è atrai diglUoa di fani e maí1ìmamente 1"- 
taliana. Dclla Gcrmania altro non farplamo, fe non che Baldoino Con- 
te di Fiandra, per aVere occupata la Citrà di Valencienes, apparte- 
oente alia Marca della Lorena, e tottopofia aHora al Regno Germa- 
nico, obbligò il Re Arrigo ad impllgnar I' :trmi contra di lui, ma coh 
poco profilto. Però fu riterbata aU' anno ventura la maniera più pro- 
pria dl mcuerlo in dovere. Grande affetto a\'ca prefo il buon Re L-\r- 
rigo alia Chiefa di Bamberg;\, can defiderare fpezialmente di fame un 
Velcovaro. Però ne cominciò con vigore in quell' anno il negozi.lto, 
ma riuovando renitente .Arrigt Vefcovo di V irtzburg, 0 fia d' Erbi- 
poli, per 10 fmcmbramento, che fi voleva far dclla lu:! Dinccfì (g), (g) .Aél. 
folamemc neU'anno fegueote ebbe com pimento la di IUI premura. Nc Sanélør.. 
gli Annali Plfani (h) abbiamo fotto il prefeme anno, che feærunt Pi- B;Il

d' 
fani bellum cum Saracenir ad Rhegium, & gl'atia Dei 'Vi,;errmt il/as in 
 po,';li; 
Die Stf,nBi S,X/;. Quefia è la vltloria ritèma dal Tl'Onci all' anno pre- th) .Annal. 
cedente. 1\1a altro è i'avere fconfitti i Saraceni ad Rhegitun, altro I'cf- Pi/..iT.V.1. 
fedi impadroniti, ceme vuoIc e{fa Tronci, di queHa eittà, perchè ",r. Jtalrc. 
I)'"om. ITI. D di 



1.6 ANN A L J D t I TAL J A. 
hA Volg. di ciò non rdh vefiigil). Legge" prdfo I' Ughelli (0) un Placito t
- 
AI'NO 1006., nmo Anno lncarnationis D,m; Ii Mf/ /. /lIdiEtiøne JP. 
uarJo Nonas A- 

:J.) I [.
btll. prilis dal Re Arri
o In Gcrmania, dove fu agitata unå lite fra./11 ia/- 
;c':;, J


. do V CfCQ\10 di ChlUfi in Tofcana, e Guini7.one Abbate del Moni- 
i11 Fpifr.p. 1lero di S. Salv:1tore di Mome Amiato, eBofone Abbate di Samo 
CiNJin. lwtlmo. II fuo principio è qlicfio: Dl/nJ rtjidrrel Domn.s Hrnricus 
Rcx in caminat:l in CaJlello hereditalÌs Jute., quod tiicitur NO'l)um Burgum 
(Ncl.burgo) alia prcfen7.a di aki.1ni V cfcovi ed Abbati. Fra gl'1ta- 
liani v'intcrvennero O/derieo Vefco\'o di Trento c 10 fidfo Vefcovo 
di ehiufi, Iviz()ne Abbate Leonenfe ful Brefciano, Ugo Abbate di 
F,ufa, Buono Abbate di Ravenna, Ildtberto Abbate dl Siena, Gio- 
yanni Abbate forfe di Lucca, Ildcbrando, Rinieri, e I\rdingo Con- 
ti, probabilmeme di Tofcana, Pietro Tra\'erfario da Ravenna, e i 
Mdlì de' Vefcovi di Arezzo e Siena. Ecco come gl' Italiani frequen- 
tavano in que11i tempi la Corte del Re Arrigo, e maffima
ente gli 
Abbari, tutti per loro negozj, e per impeuar Privilegj 0 beni 0 giu- 
ftizia, giacchè non mancavano mai rrt'potenti, de ulurpavano a i 
Monif1:eri gli fiabili can quella fic{fa facilità, can, cui i Monad gti 
acquiílavano. 


Anno di C R 1 S TO MV I I. Indizione v. 
di G 10 V ANN J XVIiI. Papa 5. 
di A R DOl N 0 Re d' ltalia 6. 
di ARRIGO 11. Re di Germania 6. d'ltalia 4. 


E Sige ben Ja Storia d' Italia, che a que It' anno fi faccia menzione 
dl Fulberto creato circa qudli tempi, come comunememe vi
n 
crcdmo, Vefcovo di Sciartres (Carnutum) in Francia. Siccome o(fc:r- 
(PI) Mabill. vò il Padre MabiUone (b), fondamemo c'è di tenerlo per nato in Ita- 
A'

A l 
. Bt
 Ii1. Bam ben furoQo i narah fuoi, ma paíTaro in Francia, per l'de- 
n,,,,. In. Au d ' 1 " f: r. . , d ' rr . I 11 
A,m. 99 1 . v.atezza e. IOgegno e aper IU.), mento eucre mna zato a que a 
Cattcdra. A veva a\'uto in Rems per maefiro Gerberto, che fu poi 
Papa Sllveltro II, Aprì anch'eg\i Scuola, e la continuò anche dopo e(ferc 
falito al V efcovaro; e dalla medefima ufcirono poi cccdJenti Dileepoli. 
Più celebre Scuola di quelta non v'era aHara tm i Franzefi., L' opere di 
così infigne Prelato fono a(fai note nella Stor;a Letteraria. Già a\'e:l 9:eda/- 
do Marchefe, Filius quondam AdIJ/berJi itemfjue Mar,hio, A volo della cde- 
brc: Conte1Ta 1\'1aulda, ridaHo a perfezione il magnifico Monifiero ,di S. 
Benedetto, fituato (fa il Po, e il FlUmicello Larione, oggidì appellato di 
Polirone. Al medefimo fece egli un'amplifiìma donazione di be
i in 
(c) BAC,hi- queft' 3nno. PreíTo il Padre Bacchini (,') fi legge 10 Srrument
 filpu- 
ni Jftør, di la[o infïa Rocca CanoJ!ò, con queUe Note: l/enrieus Dei gr.lla Re;l, 
l'ol
ron. anno Regni ejus, Deo propitio, hie in ltn/ia, 
!tIrro, i\1enfè Junii, In- 
I1tl,l.l.'AP-øiffÙme g'uinta. Dal che imnariamo , che in Italia fi ufava I' Epoca 
Ptnu"t . ' ...... 
 
par- 



ANN A L r D' I TAL I A. 1.7 
particolare del Re&no Itatico, 
iverra da quel

 del G
rm
mico. Un' E.,^ Voig. 
altra donazionc: panmeme da 101 fatta al i\10111:tcro mcddìmo five-de: ANNO IOOì. 
fcritta Anno lHU:efillJo Septima, /ndiElione Q!:inta, fimndo die inttarte 
A1enft ApriJis, fc:nz.a apporvi gli Anni del, Re. COi11uncmente fi cr..:- 
de ch' e(fo Marchcfe Tedaldo detTe fine In queLL' anno a i luoi gior- 
ni 
 10 non ne fono abbatlanza perfu.lfo, ficcom;; du'ò qui fouo all' 
anno 1012.. Nel prcfeme riufcì al Re Arrigo di 2Ppaci'1f Ie file pilí1Úue 
\logtie con ergere in Vefcovato e dotare magnificamene Ii! Chh;b di 
Bamberga, e fottoporla al fo
o Romano ,Pontdicc. Fu confl:rm.ao 
que1t' Atto con fua Bolla parucolare data In 'quell' anno da GIO\ anni 
XVIII. Papa, co
e fi legge, pre(fo ,l'l-:lofmanno.(a), ed altri Salt- (a'H{Jfm..,,- 
tori (b). Con gaghardo elerclto pafso circa quc1b tempi il mede6mo "u, .AlIl.41. 
Re Arrigo la 
chelda contra di Ba!do
in,o Conte di Flandra, il quale Eal.,btr- 
veggendo di non pote,re re
fiere,. ,b glUO _ alia mifcricordia di 101, e 1bY.ApuJ 
ne otttone buona capltolazlone,' SI nacceie anc. he Ia guerra fra clTo Ludt';rvil. 
Re Arrigo, e Bolcslao Duca dl, Paloma e de. gh Sclavi. Qldlo è poi To. 1. 
c..i- 
l' anno in cui venne aHa luce In RaveAna P,etro Damia>Jo, grande 01'- ptor, lJùm- 
namen;o del Secolo p
efente .(c). Fu jJ .fu? no
e, Piet!o di Dami
nD, t:?
'trllt 
cioè Pietro Fratdl
 dl DamIano. eo
tdI
 c&h m plU d' un luoga, DamiAn; 
che attdc allo ftudlo del!e Lettere pnma 10 1< aenza, polèia in Par- Opl4.{clll. 
ma: il che ci dà a conoi
e
e" che Ie Let,tere 
 p
co a poco ritõrg
a- 6'1. c. 5. 
no ancne in Italia. Tenmno II corfo dl tua Vita In que1t' anno Lan- 
tf'lfo IV. Pnncipc 
i. 
aJ-'oa (
), topral
o
i
ato da SlInt' .dgata, nel di (d) Cam;l
 
2.+ di Luglio, e lc1icl,o lu
cdl.ol
e nel [r
nClpato, PalJdolfo J V. .'\nda- '''.' Ptrt(ri- 
vano di male in pegglo gh aftan della Chlc1a dl Cre mana. Non fn n1".' .HI/for. 
si prefto ufci.to de,l 
ondo o.d.:/ricfJ, 0 CIa O/deric
 Vefcoyo di quella 
:::;
trd. 
Chietå che 1 bem d dTa paurono non llcvc demmento. Gli fucce- 
deue landolfo Cappella30 d
l Re A
rigo, i
 quale nell' an no prefen- 
te ottenne da dTo Re un Diploma dl proteZlOne per la fua ehicfa (e) (e) .Antiqu. 
Ann' Domin;ce Incarnati,nis !oiIP 11. lndjéfjone V. anno Regni Domn; ltillic, Dlf- 
Heinrici Regis Secundi Regnantis PI. (q,;dta, è l' E.poca del Regno ferl. 61. 
Ge.rmanico). ARum Polede. In Milano 1< ulcOlno figliuolo di Bernar- 
do, .iventc fe-condo 1:1 Legge Salica, tõndò in quell' anno la Colle- 
giata di Santa Maria, oggldi appellata Fo/corina. Lo Strumemo ha 
quefte Note: He"ricus gratia Dei Rex, Anll, Regni ejas 

"IO 1'1/ l. 
die Menfis ORobris, IndiRio1fe ingrtdimte Sexta. Ancor quì abbiamo 
r Epoca del Regno d'ltalia del Rc Arrigo. 

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"""Ii. .\' 
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." , ,( 
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Dz. 


Anno 



'2.8 


^ N N ALl D' I TAL I A. 


Anno di C It 1ST 0 MVI I I. Indizione VI. 
di G 10 V ANN I XVIII. Papa 6. 
di A R DOl N 0 Re d
 Itatìa 7. 
di A RRIGO II. Re di Gern1ania 7. d'i talia 5. 


1-'u Volg. E Bbe in quefi' anno de gti afpri a ffa ri it Re Arrigo per cagio- 
ANN.O 1008. . ne di uno de' Fratelti dell' r mpcradrice Cunigonda lua Moghe 
 
chlamato Ada/berone. E{f'endo va(:ata I' Archiepifcopalc: Chieh di Tre- 
\feri, fu egli efetto, bcnchè mal volentieri da qud Clero e Popolo 
p
r Arcivefcovo. Ma non vi confenrì il Re Arrigo, da cui fu data. 
quella Chiefa a Megingal4do, Camerario di H'ì//i:ifò ArcÌ\'efcovo di 
(a) Her
 Magonza C.). Per qud1:a cagione inforfè guerra fra eOo Re, e 10 ftef- 

::tn:.
us fo Adalberone, al quale furono in aimo 7êodflYico Vefcovo di Metz 
 
;11 CJ-mnilÐ. Arrig
 Duca di Baviera, fuoi Fratelli. Li fogglOgò il Re Arrigo, e 
, tolfe roi il Ducato a\ Cügnaw Arrigo. 1r.torno ache (Ì 1'o([ono kg- 
(b) 

"V'lJl gere g\i Annali di Treveri del Browero Cb). Gf'lmperadori Greci 

;:'lJjre:7' po{fedevano in que1h tempi qu
fì tuna la Puglia, cominciando da. 
Afcoli, e feguitando la cofta dell' Adri3tico a riferva di Siponto e del 
Monte Gargano, dipendcnri dal Principato di B
nevemo. Erano 311- 
che in po{fef}o della maggior parte della Calabria, con ritencre ancora 
GU3lche fovr.mità 0 almcno amorità ne' Ducati di Napoli, A m..lfi , e Gae- 
fa. Sùleano chiamar Longobardia qucgli Srati, e mandarvi un Govc:rnaror 
Gcncrale col nome di CatapaNo
 come gia accennammo. Abbiamo daLu- 
(() 

p..s po Protofp:ua (c), che nell' anno 1O
6. Xifea Catapano era venuto a qud 
,r,tøJp.tA M n- d I ' d .' II n-. { p 
i. Chr,,,ill. go verno . a clJcn 0 eg I mancato I v Ita oe 'anno apprcuo, 10 que 
, 
anno dcfcendit CUl'ctI.'1 Palricius i\Jmft A-faii, cioè fu inviato per Go- 
vcrnatore d'df.. minor Lombardia. P.ire, che in quef\' anno il Re Ar- 
rigo conferma([c i Cuoi Privikgj e beni al MoniUero delle Monache 
(d) ..A7fti'1,.' di S. Sitlo di Piacenza con un Diploma Cd), data anno Dominic4 In- 

talll. Di/- carnationis Millejim, Ofltlvo, bliiEliønl P. anno vero Domni Heinrici Se.- 
J.rl. 7 0 . .1: R ' . T.T I 
a. . T 1 '1.' M " h 
(UI1,u egIs ,.egnantls Y. . .E.l
,IIY11 m .l11{,e oczm . a qUi v a er,r<?re 0 
neW anno, e fi clee fcrivere Ali/!eji11lo Septimo, ovvero neH' Iruh1slone 
 
e fi dee lcggere 1ndiElione P l. Ed è confiderabile, che nè in quetlo" 
l1è ncll'altro Diploma, accennato all'anno precedence, non compari
ce 
j} Giomo, nè il Mefe, contro il conumc delle Regali Cancel1ene. 
(e) JlAb
I'. Anch
 il Padre ì\hbillone Ceo) ofTervò quefio rito 0 difett
 in al
ri 
J. R.e ,D'
 Diplomi d' cao Re Arrigo.. N dl' Archivio del Moniftero dl Subbla- 
pl,mats,.. co fi legge una Bolla 0 Suumcmo CÐn qucflc note: Anno D
o propi- 
lio Ponti{icatus D
",ni Joh
nni /ummi PontiJici XP /II. Pap
. III (tlcra- 
tifjima fide beati Petri .Apoßoli f7. lndiflione IT 1. i14enft ']unu. dte 17 J. 
ciC'è nell' anno preÚ:nte. V 0 io (Una via comando gli Anm del Rc 
.Ardoino, percio.:cbè 1ëbbc:ne ha cfcdu[o più d' uno Scriuore, ch'egli 
dopo 



ANN A LID' I TAL I A 
 \. 2.9 
dopa la venuta in Italia del Re Arrigo, e dopo la di lui Coronazio- Eu Volg. 
n
 ' decadelfe affauo dal foglio Regale: pure è certo, ch' egli ritenne ANNO 1008, 
circa nove anni ancor3 non fotameme il titoto di Re, ma anche ne 
efercitò I' alltorità in mold luoghi. A 1I0rchè gli con venne cedere al 
Re Arrigo, egli fi ririrò nelle Fonezze del Piemome in falvo. Ma 
non s1 toO:o \:1fcì Arrigo d" I talia, che Ardoino tornò. ad atmre la te- 
fta, e trovando fpezialmcnte inviperi.to il Popolo di Pavia contra de'Te- 
defchi per I' imrncnfo danno rccato colla fpada e col Fuoco alla-Ior Ciuà,. 
6 può facilmeme credere, che fu Guivi di nuovo riconofciuto per Re. 
Porta il Guichenon (a) una Donazione fatta alIa Cattedrale di Pavia (a) Guic/',- 
da Qttone eonte, chiarnato ivi Filius ftreniJlìmi DfJmini, & metuendif- n,n Biblio- 
þ1ni Plltris mei Domini .Ardoini Regis. Lo Strumenro ha Guefle Note: thee. seb..f. 
Ãrdoinus divinil tribuente gratia piiffimus Rex, anno Regni ejus propilia gm
ur. 11. 
Septimo, IndiElione Pll. Manca il Mefe e il Giorno, con reftare in- . . 
certo, fe folfe fana quell' offerra ne gli ultimi quattro Mefi dell' an- 
no corrente, 0 ne j, due prirni del feguente. Lo Strumento è fo[[o- 
feritto dallo O:eO'o Re Ardoino, e vi fi leggc:: .Af1um apud PapiaTJI 
in Pillatio juxta Ecclefiam $anfli Mich"e/is. Sicchè abbiam qualche 
fondamento di credere ritornato queO:o Re al fuo comando in P.uia. 


Anno di C 
 ] S T 0 MIX. Indizione VI J.. 
di S ERG] 0 IV. Papa I. 
di A R DO J N 0 Re d' Italia 8. 
di A R RIG 0 II. Re di Germania 8. d) Ital. 6. 


G Iunfe al line di fua vita in quefl' an no fenza faperfene il più pre- 
cifo tempo, Giovanni XV11/, Pap2, che da Oitrnaro è chiamaro , 
Phafan (h), e dall' Annaliíìa Sa{fone (c), PbaßamlJ ideft Girl/US, doC; (b) DltjA
. 
Fagiano. Uno Srrumtmo fi legge nel Monifiero di Subiaco, che porta (
/
:n
li: 
Ie feguenti Note: .AnnQ Deo propi/ius, Ponti{icatus Domni Johanni /rlm- ft" 
A"Ø-. 
",i Pant
{ici & UiJÎver(à/i XJ7 Ill. Papæ in ,(acratiffima Sede be..
ti Pttri 
.Apofto/i Sex/a, ludiElione Sep'im:l, l'llmps ]anuarii die 'Xl. cioè nel pre- (d).ABar
n., 
feme anno: RapP?rra il Ca
din.al Baronio (d) un" 
pitaffio, che era ':cdtftafi: 
Jlella Bafihca Vancana, attnbmro da Matteo VegglO a qu('flo Papa. (e) Manliul 
Lo rifcrifce ancora Pietro Manlia (e), ma con dll'lo cujuldam Johan.,. T:, VII.?-__ 
nis Papte. Non oferd io, crederlo. fepclcro di quefio Papa. I vi 6. 
:::
:,
n- 
Iegge : 14nd. 


NAM GRAjOS.SUPERANS, EOIS PARTIBUS UNAM, 
SCHISM.-\TA PELLENDO, REODIDIT ECCLESIAM. 


Non è probabile, che di quefla glnriofa az.Ïone niuno avdfe lafci:1t& 
qualche menzione nella Storia Ecclefiafiica di Oriente 0' d' O,cidente,. 
Egli è chiamato ancora. AU- 



30 


ANN A LID' I TAL I A. 


Eu Vofg. 
ANNO J009- 


AUGUSTIS CAR US, GENTIBUS, ET TRIBUBUS. 


(a) Dir,,,,,r. 
(;/'r'l1;'. 
l;
. 6. 


. Più cc:mvien q
efio titolo. a qual
he Papa Giovann!, vivuto aUorchè 
I Greci Augufil fignoregg'avano 10 Roma. Succefiore di qudlo Pon- 
tefice fu Sergio JV. il quale per atre(tato di Ditmaro (a) 'VoctJ!Jafur 
Bucca POYci. Erano forfe in voga ancora in que'tempi i Sopranomi , 
molti de' quali, tuttochè fo{fero impofi:i PIÙ per vituperio, che per 
onore, tUU3via pafrarono dipoi in Cognomi di Famiglic, ficcome ho 
olfervatò altrove (b). Negò il 
ardi_nal B:1r.onio, che que1to Papa por- 
ta(fe un tal Soprano(TIe, perche dal fuo Epl[affio fi fcorge, che prima 
del Pontificato era cbiamato PietYð. 


(b) A.nt,lJ.u, 
Italic. Dí{- 
ferl. 4 1 . 


SERGJUS EX PETRO SIC VOCITATUS ERAT. 


Ma ql1efio a nulla ferve. Pietro fu il fuo Nome Battdìmale; m:J. per 
Sopranome, fecondo il conume d' a1l0ra, egli dovette 
fiere chiamato 
Bucca di Porco, ficcome il ruo Predecetlore Giovanni fu foprdnomi- 
(c) Dan. nato Fafam, 0 fia Ft giano. Per artdlato del Oandolo (c), in quefl' 
lIulUJ !n anno pagò il tnbuto ddla natura Pietro Orfe% II. Doge di Venezia, 

hro"

l Principe gloriofo, per avere a{faiffimo ampliato il dominio Veneto, 
;:;: 1ta;;,. fconfitti i Saraceni, e governati con fomma prudenza e dolcrzza i tuoi 
Popoh. Gli fuccedtw:: circa il Mefe di Marzo OttfJne Orfe,lo fuo Fi- 
gliuolo, dianzi creato fuo Collc:-ga, non inferiore nella Religione e 
Giutlizia 
I Padre, e ricchiffimo di beni di fort una . Ebbe egli pl:r 
Moglie una Figliuola di Geiza Duca dl Ungheria, e forella di Samo 
.S[efano, primo Re regnaA[e aHora in queUe contrade, la quale ga- 
rc;ggiava ndlc Vinù cel Fratdio - Era per teUimonianza di Camillo 
(d) C

ill. Pellegrino (Ii), in queth tempi Principe di eapua Pand.ifo IV. Prerc 
P
rtlrlTl"'.J rgli per Cuo eollega in quel Princlp,lto Pam/oifo 11. Principe di Be- 

t. L:

: nevemo, fuo Z
o patern
. Non ne veggiamo a(fegnato ii, motivo, ma 
IÞArJ. prcoobllmcnte tu, perche m.lOcandogll 'fucccffione mafchlle, volle af- 
fìcurare ne' Parenti fuot il Prmcipato. Abbiamo fo[[o queit' anno da 
(c) 
pUJ Lur o Protofra ra (e), che cecidit m1xi11la nix, ex qua ficcaverMnt arbo- 
::
/'!D

Ø. res.olivtE, & pifces &, 'l.Jo
ati/ia 
or
ua funt. :ofci
 aggiugne; Me>>ft 
Afaii Ùlcæpta rjl rehe//zo: 11 che to ImenJo de Pughefi, chc comlOCla- 
rono a r.bclladi a i Greci. Et Afenft Áugufti apprehenderunt Saraee"i 
Ci-::itate11l C,ftntiam ( Mecropoh della Calabria) rupto fædere 1tflmilfl 
Cayti S4Ii, <"lUè dd Gencralc d!:" vJori. Ancorchè ArJolOo Re aVt;(fc 
npighace Ie furze, e fignoreggiatre a Olio credere in Pavia, pure I. 
mag
ior parte delle Cma del R
gno flava c,oilante nella d,vo
ione e 
fcddtà g'u:':na al R, Arrigo, t tra qudl:e Mrl.1no, P.acenz:l, Crcmo- 
n3. La1Jdøifo Vefcovo appunto dl Cremona oatnne in quett' annJ Ja 
Arriðo UII divleto .a Lambeno Abbate del Moni(lero di S. Lorenzo, 
f1m"to pre(fo a Cremona, di non poter' alienare, livcUarc:, 0 contrat- 
tare to alue gui{c i bl:ni di que! facro Luogo fcn
a I. licenz..a del Ve- 
fcuvo 



A tI N A LID' I T A I.. J A. 3 I 
fcovo fudJcuo, il Guale pofcia fe ne 3husò. II Diploma (j dice daro C.) 
17 1I. Jàus Oflobris, A/WJ ab /ncar,ztltiont Domini ft1Y 1/ ll. Anno 'Vero 
Domni Henrici Pritni (fcrivi Secuntli) Regis, F fl. Aélum 1I-t.1ideburg. 
Dovrebbc e{fc:re l' Ã1mO Fll/, It> pure non appart1ene all' anno prece- 
dence: il che non {i può comprendere per la mancanza dell'lndizio- 
I1C. Ho vedura un' allrenrica Donazione fana in CÒrrcgsio alia Chief a 
di S. Michele, ogglJi di S. Q!mino con quelle N are: Enricus (!'r4- 
titl Dei Rex ic in It,Ûia f52.Jinto, die' !?<.!pnto de iHcn(è Oflubris, Indi- 
fliol1e Oéfava, che app
nu:ne all' annn prelènte. So no quell' anno an- 
cora abbiamo dal Bollario eafinenlè (h), e daW Ughelli (,) una dona- (b
r.Bu

ar. 
zione faua alia Badia di Sam3 Maria di Firenze, Anno ab Inc.rnatio- 

J


n:;01J_ 
If/.e Domi>>i No1'JO poft Mille, Pridie Jdus Augufli /niitli01Je Settima. II flitut. 75. 
fuo prmciplo è Gueilo: Ego quidem Bonif!Jtius inclitus ,Yarchio, Filio' (C!) Vgh,lt. 
Dom>>i Alherti, qui fuit Comes, fui profeJlù: (um Legem vivere Ribuario- 
al. .s
cr. 
rum, Lo Strumemo fu fiipulato in Loco Plomayo ttrritorio Motznenfe. . Ill. 
Dove fotTe quefto Pis1Joro del Contaclo di Modena, nol faprei dire. 
Pi,mol'O (j tru")va fulle montagne di Bologna j' Pianorfo in quelle di 
Modena. Meno poi so, di Gual contrada fo{fe Marchcfe qudlo Boni- 
faziD. Cofimo della Rena nella Scconda Pane, a noi promeífa, ma non 
mai data, dclla Serie àe i Duchi di Tofcana, pare che inclinatTe a 
eredc:rlo Duca di Tofcana. Non c' è fonclamento alcuno per sì farta 
opinione. 1 Duchi, e Marchefi,. Conti, 
 Signori grandi per 10 più 
polTcdeano allora de i beni in varic pani d' Italia, nè bafia una 00- 
11:1zione di beni privati, fan a da aleun d' effi in qualche territorio, 
per argomemare dominio Principcfco in qud paefe. Di qudlo Boni- 
fazio Marchefe vi vente fecondo la Legge Ribuaria, ho io trattaro (d) .A t' 
altrove Cd) con crederlo difcendenre d:1 qud Bonifaz;o, che già vedcm- Italic. 

r. 
mo Duca di Spoleti, e Marchefc di Camerino, e da Tenhaldo pari mcn- fm. u. 
tc: Duca e Marchefe di Guclle comrade nel Seeolo precedente. Ma 
non apparifce pumo, fe queUo giovane Bonifazio govcrna(fe Marca 

lcuna: e certameme egli fu perfonaggio'diverfo da Bonif
zio Marche- 
fe, Padre della gran Conte {fa Matilda. 


EllA V olg. 
ANNO Jo09. 
(a) ughtll. 
Ilal. Sacr. 
Tom. IV. in 
Ep;fcop. 
Crtmonmf. 


Anno di C R 1ST 0 MX. Indizione VI I I. 
di S ERG I 0 IV. Papa 2. 
di A R DOl NO Re d'ltalia 9. 
di ARRI
O II. Re di Germania 9. d'Italia 7. 


S E vogliamo qui prellar fc:de a Giovanni Villani' Ce), che oar- (e) GioVlw- 
rando avveoimemi lontani d,1' fu)i temoi, ci coma bene fpetTo ni Vill
ni 
delle favole, 0 pure con favolofe partieolarità fconeia i fani veri: in lflor. l,b. <t. 
quefi' anno i Fiorentini, mirando da gran tempo di mal' occhio 1a vi- fAP. 5'. 
ciaa Ciuà di Ficfo1e, can ioganao finalmcl1tc fe nc feecro padroni. 
Net 



(b) Jbtiqll. 
l1Alle. DIfr 
firt. 6f. 


32. A PC N A L I'D' I TAL I A. 

u VagI. N cl dì fotenne di S. Romolo, Proteuore dc' Fiefolani, mentrc quel 
hljNO 1010, l>opolo era Intento ana fdla, fpedirono i Fiorentini colà una mana 
dc' Jor glovam fegretameme armati, che prcfero Ie Porte, e diedero 
campo aU' elerelto d' eill Fiorcntini d' impadronirfi di quclla Città con 
jfmamellarla poi ,tt
ua, e 1'idurre 9,uel. Po polo a Fircnze. Quella' rac- 
como paisa dlpOl 10 tunc Ie Stone Florentine, non mane.lndo nondi- 
menD altn Scnnori moderni, cbe t{'ogono fucceduto un tal fano neU- 
:1nno 101.4. Credane il Lettor ciò, che vuoie. Qu:mto a me vo aO"ai 
lemo a perluadcrmi cotali bravure in qudti temp!, n
' quali Ie Città 
d: Ital
a ':101
 avc:ano 
er
nche ,nè f
olta ne u{ò di muovere l' armi da 
sc,' ne d.1 dllhu,ggerh I una. 1 alt1'a: 
olt? meno credo, che in que- 
(a) .A,.".;- t
l tcmpl" come. vu?le SClplO11e :\mmlrau (a
 con altri, folfe Duca 
rllt; Iflol'. dl Tofeana Bonifa:uo Marchefe, Padre della COl1tdfa Matilda. Niuna 
7iom"il1. pcuova di qudi.o viene addottaj e fenza pruove 
'alfcrir cofe antiche 
non è diverto dal fabbricar nelle nuvolc. Leggcfi [otto 'queíl' ann
 
una magnifica donaz.ionc fatta a i Canonici dl Ferrara da 1l1 tr one Ve- 
fcovo dl queila eitrà con uno Strumemo Cerino, (b) Pontific
tus Do- 
mni nO/lr; Sergii jùmmi Pontificis & ,mÏ'iJe1falis PaptE in APOftoJìta. fact'a- 
tiJ!ìma heati Petri Jède AnlJO Primo, Regnallle ve,'o Dom"o Enrico Rel.e 
. Deo (orlma/o, pacifico, magno, in l/alia Septim, (dovrebbe eff'erc 
'Sext8) die rertia i}fmfis FebruiJt'ii, /ndiétio'Je Oélava. FerrarÌte. Si of- 
iàvi, come 10 Fcrmra fon comati gh anni di Arrigo Re d' Italia. 
In que1h tempi per 1a Tofca,n;) fpeziollmente, e pel Ducato di Spo- 
leti, San Romoaldo A bbatc {p:ugcv a o
ore dl gran fanrità, edificava 
Monifieri, t: dilatava l' Ordine RdiglOlo, che Í1 chiamò Camaldolen- 
fe, e fu una Riforma del B':
1(:d,uJl}o in lralia. Abbiamo da Lupo 
Protofpata (,,) ndl' aooo prekme, ('he, CtlYcua Patrizio, Governator 
de gli Stati po(lcdulÌ da'Grcci in IrahJ, dleJe fine a I Cuoi giorni, 
e in luogo fuo venne a que! g0vcrno BaJìlio Catapano nel !\1elè di 
Marz
 con uo co
po di mlilZIC traue dalla Macedonia. t\ggiugne 
qucfio Scrinore, chi: Syltißus itJcclldit mu/tos hfJlI1Ùie
 in Civ;tate crrani. 
D.1 un' aitro tdi.o s' ha, che Lang,oba,'dra (COSI chlðmaVjnO i Greet', 
eome già fi aççenno, gli StaB loro to I.talia) rebelltlvÏl II CtEfare 
(cioè dal Greco Augutto) 
pera J.Htlo DuelS, lfque accu,-rens pr
/iatus 
eft Barum CO'Jt
'a Ba,'e'Jjès, .ubi Ipli a/;ierunt, 
dto JUe/a di onion 
(d),LU Longobarda, ticcome ,c' ant.egna 
c:onc ,Oß:lc:nle (d),ß.armJìum Ci- 
ofil,n
t 'Vium, immo totitlS Apulla! P7'lftlU), & clanor erat, jJrenuijJlmus 'lJalde a& 
fí rø "". prudent,;jJimlH vir. Sed qUIWl jllperbi.'lm, injò/enriamque, tiC l1efjuitiaf/l 
I . 1. c. 37. GrtEcorum, '1. 1Û non mutw (In/eel, teMpore .lèìfiCil PrÙni Oélonis, Apu/iam 
fibi Caídb
 iamqHe, ftciatÙ in oltxiiium jÙum Danis, RAjJiS, & GlJa/.I- 
nlS 'C'ÙJd/ca'l:en.lIt, Afuti fe, re non pojJenl, cum eadem AIe/o & cum 
(e) .A h demar. .ua
/o o.rodarn æoue nobitiffimo, ipji;
fèJuc i\1t1i c
gllaIO, t.:tmdc11I rebel/ant. 
'" C ron.co 1 - 1 t - Ii fI t b ' I d ' P I fi 
.p.d LAb- ...
hc: Hit"pnole conleguenl.C t tu
.e ceo Cjl
d an ea Ion e ug Ie , 
be. l'andrcmo a poco a poco fcorgcoao,' .n,bblam<:> 
a A,dcmaro (e), 
 
(f J Glaber da Glabrn (f) che circa Cjueth tempJ J Sarolcel1l mhl.nrono fotto varJ 

.tlu " IJUt P reteHÍ contra' dc' Cn{bam ablta.nti in G
I'ujalt.:mmc con ucciJ.:rne 
1ft. C rom". IT ' [. 
jlUóll ... 


{c} l.MpliS 
'r.tofpata 
i" C"r.nj". 



ANN A LID' I TAL I A. 33 
alT"aiffimi e forzarli ad abiurare la Fede di Crillo. Dirocc:nor.o ezi:m- Ell A Volg 
<110 la B
hlica del Santo Sepolcro con varic altre Chiefe. Era aHara ANNO IOU,' 
GeruCalemme forropoila al Calif.!, 0 fia al Sultano dell' Egitto, e non 
gÜ a i Turchi. Fece
o ancora i Saraceni dimoranri in halia, 0 pure: 
in Sicilia una barraglla, per attcllato del fudderro ProtoCpata, co 1 
Greci a Monre PeloÎo non lungi dal diltrerru di Bari, lJnde pel'emp/us 
eft Du.y, fenza fapcrfi, fe de' Greci 0 de' Mori . 


Anno di C R 1ST 0 MXI. Indizionc: IX. 
di S ERG I 0 IV. Papa 3. 
di A R DOl NO Re d'Iralia 10. 
di ARRIGO II. Re di Germania 10. e d' !tal. 8. 


G Ià ho accennata la ribellion de' Pugliefi, capo de' qUJli era Melo 
con dlèrfi lottr:1tti al dominio de' Greci. Scrive Romo11Jo Sa- 
lernitano (.); Anno J1XI. Indiéliline IX. Fames valida Italiam obtinuit. 
!?2.!IO tempore i
fe/ Catipanus cum Norm':lnnis 
1pulia"11 impugn:zbat. Ecco 
il CatipallUs 0 Catapllnils adoper:Ho in vece dl CapitamlS, 0 Capitaneus. 
Ma queflo Storico anr,cipa di tI oppo la venma de i N ormanni a guer- 
feggiarF in Puglia, Potrebbe ben dTàe, che nell' Anno prefcnre fe- 
guilJè I' a{fedio di Bari Farro da Balilio Generalc de' Greci, cd accen- 
naro da Leone o Clienlè . In un retl:o di Lupo Protofpara (t-) pare, 
che [ale a{1èdio fia n,lrrarO all' Anno precedenre. In un alrro è pollo 
[orto I' :\nno IOI
, Fors' anchc la ribellion de' Pughefi non div:1m- 
pò, fe non in quell' Anno, 0 pure nel feguente, perchè 10 S[O- 
rico Greco Curopalara (c) metre ne' primi Mefi dell' Anno pre- (c) CurO;R': 
fcnre alcune disgrazie, chc fervirono di prell1dio. Comunql1c fia, IMR. 
abblarno dall' Oltienfe (d), che ancorchè emro e{fa Ci!tà di Bari (
) Le
 0- 
al1ìltellè Melo ana difefa, pure que! Popnlo vílmente foll:cn::va II pefo film. lIb. 2. 
de gli aílalri; e però dopo un melè d- a{fedio rrartarono di rendc:r1ì e ,a;. 37. 
di dar 10 He/lo Melo in mano de' Greci. Ebbe Melo conoteenza di 
(juella nama, e la fort una di falvarfi fegretJmeme in compagnia di (e) .An
Rli- 
Datto, con ritùgiarfi in Afcoli, Cinà, che s'era anch'elTa ribellata. fiR SRXO. 
QuiVI fu di nuovo a{fediato, laonde una none gli convenne fuggire Htrman- 
anche di Ià infieme con Darto, e ritlrarli a Bcntvcnto. Pofcia andò ;;S eom
a- 
a Salern,o, indl a Capoa, medirando fem,pre Ie 
anicre di libcrar.la (;; :a
R
: 
fua Patrta dalla tlranma de'Grecl, e i1udlandofi dl muovcre que' Prm- Scotus in 
cipi in aiuro fuo. Ebbe nunva guerra in queCl' Anno il Re Arrigo Col') elmllieo. 
Bolt:slao DUCil di Polonia (t'). Con gran folennirà fcce e{fo Arngo (f) h Dllja;. 
dt:dicJre al1ch
 nel. prefeme Anno.c fe p
re n
n fu PIÙ t.o{
o neI I
:- 
t G
ieht- 
guemc) Ia Chief a dl Bamberga. G,ovannz Patrtarc.l d' :\qUlle1a can pill non BlbliD- 
dl trenra Vet'covi fece qudla facra funz.ione. Ct fomminifira a qu
1l' thu. 
tbuf. 
anno 11 Guichenone (g) una donazione fana dal Re Ardoino a S. 51- Ctntur. lIe 
"' T7' I. E CRP. 10. 
.I. om. ,. . fO J 


(a' 'Ro,"u.l
 
JUI Salcrni- 
tanul ChI'. 
Tøm. VI. 
Rtr. ItRIÍ,. 


(b) Lupus 
PrDto[pat4 
in ei-rDnicD : 



34 ANN A LID' I TAL I A. 
Fu '\olg. 1'0, cioè aHa C:medrale di Pavia, pro anima Pat' is nO,flr; Dandan;s, 
A
NO 1011. & pro anim:J [>cltmi nollri Damni Ada/berti, ,'ol,tmte D(Jmno lYilelm(J 
j\/1rchione carijJimo Con,fòl 1 rino ,
enn:mo nollro, Tal
 ,-\[[0 fu Icrmo An. 
no Dominicæ 11lcarnationis A/X I. 'rertio Ka/ennas Aprilis, lndiflione IX. 
Allum BfJbii in Epifcopali Pa/1-tio. E' o(fervabile, che non com pari- 
(cono qUI gli aonl Jd fu" R
gllo. Scorgiarno poi, che il dominio 
d' effi) Re \ rd.)in'") fi íl:.:odeva anche nella Cinà di BobbJO, firu3.ta 
futla T rt.bbia \'e1uiqu1ttro miglia iopra di Placc:nu. Sc: è vero que- 
ito Oocllmemo, cOlwerr3 dire, che prima dell' anno IOJ4.. cioe: pri- 



/

::: ma di qu:1 che penfl(fc I' U ghelli (a), fol1è creato II primo Vefcovo 
T
m. LV. dl ß.,hhl). Ma Oitm Ira (b) Storico di quelli tcmpi ci al1ìcura, che 
;n FpiJcop. quLl V dcovo fu lilitu;to ne1\' anno 1 :)14. e però fondamen:o giutlo 
Boblmf. CI è di dubitare dcll;} Ir>girrimità di quello Oocumento. Qualora poi 
(b2 DlI7tr. fi potclTe provare, come pensò it fuddetto Guichenon (ç), che Be- 
fc/o
ul;h;
 rengario II. Re d' lra1ia aveITe avU{o un FI
Jiuolo, chiamaro Doddone, 
7/on H:ftI1lre 0 fia Oddone, noi potremmo df"durre dal Documc:nro luddc:rto, che: 
de ill Mil;. II Re A.-domo foí1è N ipote di lu;, e per prettnúoni eredltarie a\'eíT"e: 
Jøn 
.e 51
'/)0- t:'onfeguir o 1.1 Corona d' Italia" Perciocchè in tal cafo Adalberto, Zio 
"i e . . paterno d' e(fo A rdoino, farebbe que\ medefimo, che abbl.1m v\.duto 
Re d' I talia, fcacciat" da Ortone it Grande. E Guglielmo Muchefe 
qui nOl11maro, f.m:bbe Ot/on Gu
lielmo, Figliuolo d' eíTo Re .-\dalber- 
to, chc in qudE fempi tuttavia vivente era Come, 0 fia Duca di 
Borgogna. !'vIa io nnn s.). che Berengario II. avelTe, fe non tre Fi- 
gllunll, cioè Ad,llbert8 Conone,. 0 fia Cm"rado, e Guido; C {}Ul poi fi 
tratra di un nneumento, ch
 non è aff.1tto úeuro. Per teltimonian- 
(d.' MabiJl. za del Padre f\1ahi\\onr: (d), in queft' anno l!nd.
ima die Decembr
s, 
.Anlfa.. Be- Anno Sergii Pczpæ Tn.tio, tenuro fu un Placito 10 Roma davanu a 
md;tlin. Giovanni Patrizio, e a Crefcr:nzio Prefetto dtlla Cmà, in cui Gui- 
ad hun, do Abbate del MoniO:ero di Farfa evinle una Cafa di ragione dd fuo 
.Annum. MOOitlera. Rcfia a noi ignoto, come aHara fi regol.líTe il govano 
( e) .4fntiqu. di Roma. Era in qud1:i temp' Confole e Duca di Napoli Sergio 117. 
lta"'- D{- memovato dJ. Leone OltienCe, e in un Documento da me data alIa 
ftrt, 5, luce (e). 
pili,. ISiS. 


Anno <.Ii C R 1ST 0 MXI I. Indizionc: XL 
di B F NED F T T 0 VItI. Papa I. 
di A R DOl N 0 Re d' ltalia I I. 
di A R RIG 0 II. Re di Germania I I. d' Ital. 9. 


fe' Hermlln- S Cri ve Ermanno Conrratto (f), che in quell' anno fu chiamato da 
7/US c;Onlrll- Dlo all' altra vita Corrado Duca di Carinria. Q.udb era FlgIiuolo 
flus In Chr. dl Ottone, Duca parimcme di Carintia, t: l'vbrchdc dell.1 Marca di 
Verona, da noi menzionato di fopra, e Fratello di Brunone, cioè del 
giã. 



ANN A LID' I TAL I A. 35' 
gi-à Papa Grtgorio Y. Lafciò do po di sè un Figliuolo, appcllato anch' E.. A Volg. 
cWo Corrado. Ma il Re Arrigo, forfe perchè quelro Principe fi uo- ,ANNO 1012.. 
vava in ctà non per anche capace di governar Popoli, conferÌ il Du- 
caw fi.1Jdetto della Carintia ad Ada/berone, giacchè non erano reran- 
che: íl:abllite Ie Leggl Fcudali, ufatc oggidì. Ho io prodono un Pla- 
cito (a) tenuto neli' anno fe
uente fuori di Verom da dfo Ada!bao- 
ne, chlamaw ivi Ada/perio Dux iflittj J.1farehiæ. Se Ottone fu nello 
fidfo tempo Duca di Carintia c l\.larchdè di Verona, e: tale veggi'l- 
mo ancora, che fu il fuddetto Adaiberonc: per confeguenza imen- 
diamo, che anchc Corrado Duca di Carintia, mono in quelt' anno, 
dovene dIère: l\larchdè di \' eron:i. Andavano allora congmmi queHi 
due goyerni. Fra i documenti pubblicati dal Padre BJ.cchini (b) nd- (b) Baeehi- 
la Storia del Monifl:ero di Polirone abbiamo una Donazione fatt:! ad ni if/Dr. del 
clIò .C\lonittero da Bonifazio l\larchefe, Pddrc: della Contclfa 
1atilda, MO,!lfler. 
i 
ehtleme in Pigognaga, oggidi Terra del Mantovano. Le Note ton :;llr';ell 
quclle: HenriClts grdtiù Dei Rex, AIJno RegJJi e.fus Dco propitio in Ita- ppen. 
liù Nono, Y Ill. ÃaÜt1das Augttflus, lndillione Decima, clOè nell' anno 
prefeme:. Egh s'imitola nella feguenre form..: Ego in Dei nomine Bo- 
nifacì/Js Jl,1alÛJio, Filius Domni 1'eudaldi 1/e111que .iJarehio, '1ui profejjõ 
film ex Natione mea Lege 'l,;Ï'l.;ere L(lNgobardor/4m. H,U1 acduLO II :;Igo- 
nio, il Fiorentini, cd altri moderm, che creda/do Marche:fc, Padre 
d'dTo Bonifazio, celIdLI
 di vivere ne1l' anno 1007. .l\1a non trovan- 
doli qui tegno alcuno, che Tedaldo fo{fe mono, cioè non compa- 
rendo 11 quondam, uutat:t parola per tale efiètto j cd elfenJIJ iimile que- 
fia formola all' alua, che abblam vedutD ncU:t Donazicne fana dal 
meàefimo Mrchefe Bonifazio neWanno 1004 qUdmo a me fofpendo 
la cJcde:nza della dl lui mane in qudl'.anno. Per altro abbiam già 
oLIèrvato Introdotto il collume, che vivente an cora il Padre Jl,j.Jrehe- 
ft, i Flgliuoli talvolta venivano decorati del medefimo titalo per COI1- 
cel1ìone:, credo 10, de gl'lmperadori, 0 tia de i Re: d'ltalia. Abbia- 
roo nella 
ronica. del Muniltcro d

 V olturno (c) una Bolla data da (c) ebronit. 
Papa SelglO IJ7. m favore dl quell mligne: Momltero con que!tc No- Vullurnenf. 
tc: Da/
 17. Ka/endas A-1:zr/Ïi, dnllo Deo propitio Pontifiea/us D
1Jtl1i P. 1/. T. ,I. 
noftrl Sergii JànfliiJimi 
ar/i Papæ, ftdente Anllo 7'ertio, fndJéliPFJe fu- R,r. ir.tlle. 
pradiéla DecimeJ, elOe nell' anno prefcnt
. A Itri A ttI del m.:ddimo 
Papa frettami al Marzo e all' Apnle di quell' anno, fun CIt,,[1 dal 
Padre Mab1l10ne, & uno del dì 16. di Giugno d,!! Cardmal ß"ronlO. 
Però ragionevolmeme dopo il Padre Papebrochio penso il P. Pagl, 
che quetto Pontcfice: paLIàLIe a miglior \'ita prima dell' Agoito de1l' an- 
no pn.fcnte, e che immediatamente gli fucceddIe Benedetto YIfI. il 
quale m fani u truova Papa nel dl 2.z,. d' eLIo Mefe d' i\go!io. C.Ò 
C01Ta Jl una Carra d' accordo, feguiro fra Guido Abbate dl Farfa (d)., 
& illtfr Johannem, DQmini gratia, Ducem atque Nfarehio em, nee/JM & 
Creftentit..m, Dei nutu, honorabi/em Comitem germanum ipftus, de CU1/e, 
quæ 'Voea/ur Sandi Getu/ii. Fu íhpulato qllello Srrumt'IHo ndlo !tdro 
Moni1tero di .Farta, .dnntJ, Deo prop;tio, POlltifiea/us Domni no)ri Be- 
E z. lIedi- 


(a) .Antiehi- 
ts Fflmfi 
P. 1. c, II. 


(d) C/'ronze. 
Fllrfenfe 
P. 11. T. II. 
Rer. Ilal,c, 



(a) 1fu
lðr, 
C aþnenf. 
1. 2" Con- 
flitu;. 76. 


, 3ó ANN ^ LID' I T ^ L I ^. 
F 1\ A V c1
. nÚ:iÜi fummi & uni'Verfalis Oéta'Vi P ap
 Primo, IndiElione X. Mmfe Att- 
J\N
'.'lOn. guflo, die XXII. La moglie dl Crelèc::ozio Conte vicne appell.ita Hit- 
ta i/lu(lrijJiiIJa Ducatrice, 
N oi non lapplam bene-, fe il Monifiero di Farfa po!lo nella Sa- 
bina, il quale nc'tempi addictro era eompre(o nel Dueato di Spole- 
ti, foOe in que1h tempi [uggetto al H:mporal domioio de' Papi. Nc 
ho io fofpeno al vedere mentovati ne' Catalogi antepofii alia Cronica 
di Farfa Leo Dux Sabinenjis, Ra)'no Dux Sabinenfis, e Jofèph Dux Sa- 
binenjis, e.ln [rovadì poi de gli altn, che altro non ponano, fe non 
il tiLOlo dl Comes Sabinenfis. I primi paiono Minifin del Papa, gli 
altri dell' I mperadore, 0 fia del Re d' halia. Per ahro dTendoti finora 
off"ervato, che il Dux & A/arcbio foleva indicare chi era Duea dl Spo- 
Ini e Mal"t'hcfe di Caml:'rino: incline rei a credere, che quell' Johan- 
tIes Dux & A1archio avdTe goduto amendue que' Governi, lucccdmo 
forfe ad Ugo glà fv1arehefe dl Tofeana. Legge" poi nel BolJario Ca- 
finenle (0) un Diploma del Re Arrigo, dato Pridie Idus lvÙlji, An- 
no Dominic
 b1canlationis A1X /1. Indiéfione Deci11l;l, Domni 'lJero Hein- 
rici Regis Secumli Rey,nantis X. At1um Pa'Venberg, cioè in B..mberga . 
Conferma eg\i alia Badia di Firen1.c Ie Cow, quas quondam Bonejd- 
&illS l'y/arcbio per cb.1rtu/as offerfionis eidem tradidit l\1onafle1'io, cioè do- 
nate, come di Copra \'edemmo nell'anno 1009, da Bonifazio Marche- 
fe, Figliuolo di .'\lbcno Conte, viveme fecondo 1.1 Legge Ribu;uia, 
e d,ffercmc d.lI Palire della Contdla MatiUa. Sleeome ho io con 
(b) Ant;chi- chiari Documcnti provato (b), da Oherto I. l\1arcÍ1elè e Conte del 
In FjJenfi faero Palazzo, Progeniwre de' Principi dclla Catå d' Efie, naeque 
P. I. c. 14. Oberto II. Marchefe; e qucfii ebbe due Fig!iuoli, cioè .Adalberto,o 
· 15. fia Ãlber'lo Azzo I. ed Ugo, amendue l\1arehelì, vi\'eme ancora il Pa- 
dre. f'ru:>vanfì queO:i in Caf.'ll Maggiore, Terra di lor dominio, in 
quell' anno, dove fanno una donazion
 al Vefcova[O di Crcmona. So- 
no ivi appellati: Nos in Dei nomine Azzo & Ugo [,erma
JÌs, Filii Au- 
berti A1arcbio, 'iui profefli fuml4S ex Natione noflra Lege 'l.Ji'Vere l.ongo- 
bardorum. IpjD namque Genit(Jr l30fler nobis COlljèntienle &c. Si Couoferi- 
vono Azo, Ùf,o LHarchio, Otbertus Marchio, cioè il 101'0 viveme Pa- 
dre. Lo Strumento fì vede ferlno: Enricus J!.ratia Dei Rex, Anno Re- 
gnz CjUI, J)eo propltio, hie in Ita/ia Ofla'Vo, r I. KaJel 1 das Martii, In- 
diéfione Decima, cioè ncll':.mno prefeme. In un altro Strumento pari- 
memc d' que I}' anno, ferino IX, Ka/endas Mitrtii, [ono ehlalluti Azo 
& Ugo ge,.m.'miI, & Filii Uberti Afarebio. In un ahro Do<:umemo 
dell' anno 101 I. Sexto die Alen/is Madii, Indit1irme IX. .Adelaide, 0 fia 
Adela Comitiffa & Conjus A-zoni l\farcbio, compera v:lIj beni. La (lcll
 
in un altro, Iii pulaw Seflo die lVlen/is Septembris dell' anno prefeme, 
dona Bcoi pofl-i in Comittltu .Aucienft (og
ldl 10 Stalo Palta'Vicino [ra 
Pa
 ma e Placenza) al Vefcova[Q dl Cn:mona. QJivi è appcllata Ade- 
la ComitijJà, {onius Azoni Jr.lm"cbio &c. ipfo namque jugal, & It-fund,- 
aldo mea mihi cO'P1fèntiente, & mibi cui fup
-a Azoni pr4diEl14s, Otbertus . 
GenilQr fJleUI, ji l1ilitcr mibi cQlifentienJe. Co1 lume di 51 fatti Docu- 
mCIl- 



ANN A L I D-' I TAL I A. 37 
memi andremo vcdendo )a continuazione de' Principi, appeIIati pofcia 
i1farcheji d' Efle. Ma Papa Benedeuo VIII. po.co di quit:te porè go- 
dere nclia Sedia Pomi6cia. Ditmaro C..) ci fa Capere, ch' egh nelì' ek- 
zione ebbe per eoncorrente un cerro Gregorio, it qll de rello bensì 
al101'.l infcriore ne' voti, ma da lì a non moho divenne fuperiore nell.t 
forza, in maniera che Papa Benedeno 
u coftretto ad ukire di Ro- 
ma. 1\ndoOène egli in Ge::rrnania a trovare il Re Arrigo per racco- 
mandarlì alla di lui protezlOne, e celebrò con dfo lui in Palirhi il 
fanto N 3tale. AHora fu, che Ii concenò di ereare lmperadore Arri- 
go. N e ardeva egli dl voglia, e il Papa conoreeva anch' egli )a ne- 
cdnrà di rneuere un Augutlo ruHe tefie troppo aHora caparbie e fe- 
dizlOle de' Romani. Qyando e come tornal1è it Papa in Roma, prima 
che vi giugne{fe Arrigo, non è a noi beD noto-. 


Anno di C R J S T 0 MXI I I. Indizione XI.. 
di BEN E D E T T 0 VIII. Papa 2. 
di A R DO) N 0 Re d' Italia 12. 
di A R RIG 0 II. Re di Germania 12. d' Ital. 10. 


G I A s' è "eduro, el1e Ardøino Re d" Iralia avea ripigliaro il domi- 
nio di Pavia e d' ...ltre Ciuà, e fi può credere, che il Piemon- 
te tucro aderi{fe a lui. Noo abbiamo Staria d' Iralia, che ci dia lu- 
me per gli avvenimenri d' aHara. Comuttaciò è f.'1eile, ed infie me 
glulto l' immaginare, ehe dur:t(fe moho la guerra fra Ardoino, e quei 
della rUê\ fazione dall' una parte, e Ie Ciuà aderemi 81 Re Arrigo 
daW ahra. 11 fo)o A moHo, Storieo Mi)anefè di Cj1leflo Seco]o Cb), 
ci ha lalciato due po.Irole, ba!tanri a farci conghieuurare il rdlo. COSI 
egli fCflve: (1) Perunfamen re.1.jJulIItÌs intfrim 'Viribtls Ardoinus juxtQ 
p.,gë ultionem exerat in perfidos. Sifjuidem pCiflea Percellenjium Urbem ce- 
pit, No'Va,-iam obftdit, Cumas, in'V.ifit, multaljtle alia demo/itus eft LOCQ 
jibi Cfmtrm'ia. Siccome vedremo, pare, che ciò avvenitle neli' .-\nno 
tegueme, come ancora ofTervò' Ii Sigonio ('), quanrunque Arrigo al- 
lara foOè vermto Tn haha, e foßè f:rcaro I mperadore. Puoßì ben coo- 
ghictrurare da qudlo, chc non dove::treru godae gran calma Ie CJtrà 
ade::renu in Lombardla ad :\rngo prima della di IUI fcconda Ven l J[;1 
in halia. Ora qUi due irnponanti pumi comin.::iano a trafparire nella 
St?ri
 d' Italia. L' uno è:, parer venlìmilc, che da queCb torbidi a\'c{fc 
prmclplo la g.lfa e l' odio Implacabile, che aodn:m da qUi ionan1.i of:' 
fer- 


(1) Ma .ïnlanto rip
'efo 'Vigore Ârdoino ftcondo Ie Jue forze fa 'Vendetta de' 
perfidz. fmperClOcchè dipoi preft in. Gull di Percelli, affidiò No'Vat"ß s 
in7Ja(e '(;ilJO, e dijlruj'ë mo/ti alty; LUtlghi a Ie contrarii. 


E1\ A vorg. 
ANt\O Ion. 


(a) Dirmar. 
chr. lib. ó. 
in fin, . 


(h) A1'nJ4I.f. 
Hij1or. Me. 
,hol.m. I. 1, 
Cilp. 16. 


(c) Sigi>nius 
de Reg 
f) 
llai,
 i. a. 



J 3 ANN A LID' I T ^ L I ^. 
Ell A VG
g. fCITJndo fra. Ie due n03ilil1ìmc Cinà di Milano e Pavia, gi3CCll
 1a 
iìr-;r-;o 101 3. prima. teneva pe! 
r
ißo, e I' altra per ArdoJno: gara f1CIJc e (lmi- 
Ilare Ira Ie Cltta \ ICIIlI.;') e mailimamtme fc porenti, m1 accrefciuta 
fl J queflc du
 pd' la fudJcna dlfcordla, e per Ie penfioni dure, che 
teng,mo dil;'tro all.! guerra . L' alrro è, che i Popoli della Lombar- 
did per qUt Ih occafion
 e neceílìt:ì cominc.arano ad imparare a maneg- 
gi'lr I'armi Ja sè ne
lì, 0 per offcndLrc altrui, 0 per dlft:ndere Ie pro- 
pric cofe: il che loro iCp!ro animi PIÙ grandi, ed anehe deW orgo- 
glio, di modo ehe preno Ii vcdremo alzar la tena fin contro i So- 
\ I"Jnt, e tendere a gran paffi alla Libcnà, e confeguirla in fine con 
un conCtderab Ie cambiamcnro di govcrni In halia. Ma prima dl nar- 
rar la teconda vemua del Re Arngo, raccoglie::remo alcune altre po- 
, che notizic, che riguardano l' annt> pretence. Leggefi una Donazione 
(a) ..Antlt]. f\Tta dol Papa Benedetto V II I. a GUido Abbate di Farfa (.ø) Anno 
ft:/
C
6
lf- Deo pi opitio, Po
t
ficatus. Dom1Ji BcnediélJ [um"!i P
ntificis é:! l!niverjà- 
/is Papæ PIll. l1J faerati.ffima Sede bea/1 PetrI Pnmo, lndll:lrone XI. 
..1fenJè 'JwiÌo, die If. In qudl' anno parimcnre die quinto ft1en(e Ala- 
dio, IndiélÙme Xl. .ddalberone Uuca di Carintla, e Marchcie deHa 
(b) .Antichi- l\.hrca di Verona, tcnne un Placito (
) in Comitatil Peronenft ill loco 
tt. F/lenft & [undo /llonaflerii S.Jnfli Zenonis, non longe prope muros CivItatis Pe- 
p, 1. c. I I. ,'o,Jenjè, dove fu d
cltð. un.l cau(a in favort: del noblliffimo Moodiero 
di S. Zachcria di Venezia _ Perchè quivi lì rrarrava di una Corte po- 
ita nd termJlIo di Monldice, di CUI eraoo padroni aHora j Marchdi 
./1/Jerto Azz.o I. cd lIgo Fr.ndh, Antenari dclla Cara d' Efie, perciò 
an, h' eHi v' affiller,mo, e il N otaio knlTe la Carta ex juffione Damn; 
./1Z.M; & Ug(J/JÌ ,MarchiO/Jis. A bbÍJ.mo oltre a ciò un alrro l.llacito, tc- 
nuto da j fuddctti dLle Marchefì in Mcnlèlice (fegoo del 101'0 domi- 
nio in qudla riguJrdevol Terra) Anno DOdm; HelJrici Regis hie in Ita- 
/ia Dectmo die ]
fen(e Aladio, lndiélj(JlIe XI. 11 Cuo pnnclplO i: qudlo: 
Dum in Dei /Jomine in Comilatu PalaVtiJji & in Judiciaritl. l\1ontifi/li- 
(a,ltl in P' ædiélu ioeo lvlrmtejilice Ì11 m.mjio/Je publica rejideret Donmus Azo 
(3 Ugo geuJtanis lvlarehioJ-les &c. N die louoler.zloni fi leg
c Adelbey- 
tItS, 'illi dzo vocatur &c. Ugo /l.la,.ebio &c. l'ero comincldmo a i"cor- 
f,tn: In que' padì i Princip' progenirorl della Cala d' Erte, forfe per 
credlti loro pervenuta da Vgo March.:ft: di Tofcdna. Ed è ben vc- 
nfimile, che ß,à polTede(Jt.ro Eße, Ro'/)igo, ed altre Terre e Cafte!- 
la, che Hoven.roo andando inn,lOzl dl 1010 glunldizlone. Dopo a...ere 
il Re Arngo dd.to buon lèllo a gli afbll dclla GlrmJnia, e tlabllua 
qualche concordia con Bolt.siao Uuca di PoJooi., dctermino di tor: 
nart: per 1:1 Icconda volta 111 hali... Doveano t:1Ì<:re frtquenu e caldl 
gl' mvni, che, venivaoo dalle Cmà di 
ombard'a, travagJl.JtC' dJIl',Ar- 
ml del Re Ardoino. Ma que!, che plU 1tava .a cuore al Rc Amgo, 
era la rrorlzione imprefa dl Papa ßlnedt:uo \' Ill. e la br.ïma dl \'e::- 
(c) .AJlnl/li- dedi In capo Ia Corlma lmpcrlak. Pelò iul fimr dell' AUlUnno (c) 
{t'2 SI/XII, colla Regal Conforte CUl1egonda, e con un po1Jè-l1re elcrclto, al dl- 
0' 1 ï d A1J h nales ÍÎ p crro delle P iO gg lC diro[t
 , C Qclle Ulolld.tl.lOni dc' fiumi, cornparve 
11& tJ "119. In 



ANN A LID' I TAL I A. 39 
in Italia ed arrivato a Pavia, quivi Natale Domini hOllorifice celebra- 
'Vir. Gir
hmo Rolli (a) fcrive, che cITo Re in queí1:' anno fu in Rte. 
'Venna dove confermò Abbare del Monillero di Samo Adalberto vi- 
, . 
cino al Po S. Romoaldo, fommamente da 1m veneraro per la fUJ (.-10- 
tirà. Ho io pena a credere fucceduto neU' anno prcfeme un tal farro. 
Conrutrociò fi vegga all' anno legueote. L' ingrdfo poi d' efro Arri- 
go in Pavia, fenz:! ,che gl, Sc
irrori facciano 
enzi'me d' opp.o
zjone 
alcuna 
 porge a OOJ mor ivo dl credere, che I Paveli anerr!n dalle 
forze d'.-\rri,
o tornafrero, priml ch'egii arnvJ.fre, all.! dl Iui divozio- 
oe ienza farli pregare, cd o[(cnelTcro il rcrdono._ 
. 


EI\ A Volg. 
AN1i:. loq. 
t-a' R'4b 'us' 
Hzji, r. RII- 
'Venn. I. 5. 


Anno di C R 1ST 0 MXIV. Indizione XI I. 
di BEN E D E T TO VIII. Papa 3. 
di A R RIG 0 II. Re di Germania 13; Imp. I.. 
di A R D 0 J1' 0 Re d' Italia 13- 


D A Pavia, non ofiante il vernð, pafsò il Re Arrigo a Ravenna, . 
dove per artelbro dc:ll' Annalifla S<ifrone (b), ral\l
,HO un Conci- 
) Anna/t- 
lio, fece eleggere Arcivefcovo (fe pur non era primJ. eIeno) .drnoldo, a Saxo. 
o lia Arnaldo fuo Frarello. Da che in quella Ciuà mancò di vira 
Federigo t\rciyefcovo (prubJbdmcnre nell' anno 100+) un cerro Add- 
herto 3\'ea fenza Ieginima elczione, e' can nule ani occupara quella 
fedia Archiepifcopale, c d::'rcnuta finora. Pofcla in Roma rece il Re 
Arrigo confecrare da Papa Benednro VIII. queUo luo Fralello ('). (c) DifmRr. 
VoIle anche far èegradare il fudJerto Adalbaro; ma aIle preghlere Chr. fib. 7. 
di moire perf'Jne pie alte1'i præfecit Ecclefìæ, nomine dricia. L' ,-\nnali- 
fia SafIòne dIce: Arecinæ p -æfecit Eccle(iæ. Crede il Padre Mabiilone, 
ch'egli fofre creato Vefcovo d' Arezzo, ma prefro l'Ughelli nulla fi 
trUOVa d, lui. S;;r, bhe m.1i quì m"'n(nV3ra la Riccia, che in qudti 
tempi goddfe I' on.)re del V dccwato? Pofcia continuò il Re Arrigo 
alia volra di Rnma il fu '1 via

io. Secondo la reibmoni,lnza dl Gla- 
br
 Rodolfo Cd) Papa Benedetto V /II. gli venne incomro: il che ci (d,' Glaber 
fa mtend
re, che 
fro PJ.pJ. era già rimdlò ful TranI) Ponrif1zi 1. DIt- l!,(t
 lzb. I. 
marc fcnve, che II Papa I' alpetrò 3 S, Pierro: e quelb era il cotlu- zn flue. 
me. Abbiamo poi ne i [
fti d' efro f)J(maro, edell' .-\nnaliJta S,l(fO- 
I1e, che: fi fece ,1<1 I()h'nne CoronJzione Imperiale dl An igo e di Clme- 
gonda fua Mogbe, PI. Kalendas J1artii, cioè nel dl 2.4. di Fcbbr.,io, 
die Dominica. Ma non cHê::ndu cadllto qucl di in Domenica nell' an no 
prd
nre, II Padre Pagi con raginne prerende Ce) 
 che Ja magr.:fica (e) P'lgius 
f
nzlone fi facetIe XVI, Kalendas JJartii, cioè n("1 èì 14- di Fcbb.aio. in Critic. 
gJ()rn
 
'c
amenrc dl D(
mcnica. Abblamo da Dirmaro 
 che in qudla BoJron. 
folcoOlta 1 Augu!to. Awgo, Secondo fra iRe, c Pnmo fea gl' fmpc- 
rado- 



43 ANN A LID' I TAL J A. 
E..." V o]
. tad
ri, c
,rnpar.\'e, (I) 
 S
l1atoribus dllodeâm va/lattJ,f, 'iI/Drum ft,'( raft 
I\NI';O 1 01 4. b.ly!.'a, alII prol:xa, 11Jyflzee ;nccdeb;mt cum bamlis. Pnma J' entrar nella 
B
lli/iCl V :Hicana, fecondo il collume, fu interrogaro, fe voleva eßerc 
A vvocato e Dlfenforc della Chiefa Romana, e feJele al Papa, e a' fuoi 
SuccefTori. Rifpofe con gran divozione di sì. D,)po di che ncevette 
colla Mogli:: I' unzione e la CorOl1'1 Imperi tie. Nota il meJdìmo Dit- 
maro., 
 dopo lui l' I\nnalifta S dTimc, eh.: Giov:mni F
f,l;'IOlo di Cre- 
fcenz,o, (2.) dpol/olieæ Sedis JelJru:ior, ml,Merib!Js fuis & pYMJiJ!ioniblls 
pbaleratis Re
em p'Z'arn honoravit; {e./ lmperatorite dig'litatis falJigiu n e;lm 
aJcel1de r e m:ÛtfJ'1I tim'Ût, om 2Ïl1Iodifque irl pyohibere clam tenta'lJit. ,\ bbiam 
[I'OV.l(O di lopn all' ,1J1110 1012. Giov1tJni Due,l e :\1archelc, t:>fpettato 
da me Duca di ,f)poleti, Fr.1tello di Crcfc;:n'l.io C ">nte. F .>rfe qll i ti 
p:ula dl lui. Non arn1Vano i Romani, in que' tempi di avere lopra 
di sè un'lmpc:raJ'1rc, perchè (enza qac(
o freno f.!ce.mo b,11l:ue i Pa- 
pi, comer loto piaCe\'l. EJ è anche lh o'1èrv,u.: ciò, ch
 il fuddeno 
(
) Ditmar. Ðnm1ro fcrive: (z) Rl!x flenrieuI a Pap:l BeJJerljélo, qui tunc pr
 eæte- 
j,b, 6. In 1'Ù AJltece(Jõrïbus fiÛs m,nime domin 'IbÃtur, ftle,
fc Fc/mHrio in Urbe Ro- 
fine. m'Ûc:J CNrn i 'eraSili h01lore (u'êipi!!Jr (
). Ami:) crderc vuol dire, che 
i Rom 111; lV('ano per m )lri tnl1i aj iiaro rit'qli,1t:1 di molto I' autori- 
tà tempor.llc de i Papi in Rom,\. M.l da chc Papa Benedetto ebbe 
Farro ricor{o al Re \ rrigo, e {e ne tornò a Rom:1, per paura d' efTo 
Re i potenti Romlni dovecrçro cedergli, in guifa chc: egli dt:reitava 
più di m
lti fut1i ,-\ n
(:"ccfrori la tcmporal Signori.!. a pure gli anoni 
AUsu'li, e maf1ìmamcnre (prr qUlnfO vo io fofpcnal'1Jo) II Tcrzo, avc.l- 
no accorciato non poco il temporal dominio de'RomaOl Pomefiei,' _con 
avcrlo poi ricupcr1to il fud.j
rr':) Papa B:nedew) VIJI. dal pllOJiTIO 
Imperadore .-\ rri
o regnamc. A q'letl' anno rapport" il Cardi',ul ßa- 
Tonio (b) il Diploma, de li pretende daro dall' Auguíto Amg3 aib 
(b) SarD1J. Chicfa Romana P er confermare ad efTa i flloi Stau tempora!i; e ve- 
.Annal E,-' :\ 1 11 " 
el
ft.zi 
amcnte a? a
tr("l 3noo, che 
 que(lo,' no
 dee apparrer:ere. h' 
 e 
 
(c. PienlJ e una copla Informe (em. 1 I Imno, In CUI fu dar
, e knza glJ anm 
E/þDft:{,;,m, del Regno e ddl' r mpe-rio. Contiene eziandlo vane nO[ll.le, che pa- 
,
r III Csn-. riícono' ddncu1rà, liccmne prim1 d' ora h., in a1trove aCcennato (,)" 
IrÞv.rft
 ill C ' . , ' , h iT:' . 1 1 > d il. l b 11 11 
c h' onVJene f1ggnJ 'nere qUJ Cl.o, C c ouervo I d re 
\ a I ol1-C co c: 
Dma,ç IS. 0 fe. 


(d circondato da dodici ,çen'llori., tIc" qual; fei colla barba r'!(a, !.Ii altri 
colla barb.1 lunga, mi/Jeriofamcnte fe H' dizdav 1no co' baftont . 
(2.) difJruttore if!!" Scde Apofloliea, ctJ' fuoi regali, e promeffe grandioft 
eflernamel1te onorò it Re. ma molto temt , ,h' eg,li fitliJIè fut 'rnmo 1m- 
periale, e d'imperlir ciò mftQJI
mellte lentò per ogni viø. 
(
) f1 Re Arrigo nel mere di F,',
hraio ton onore ;'Jdicibile è rieevuto 'J
lI,! 
Città di Roma da Pap'l Bencdetto, if fjuale aI/ora av
va un }JomJnl' 
'/Iuzggiore 01 fommo, di qucl/o degli altr; juo; Antet:t.l1 orl . 



ANN A LID' I TAL I A. 41 
Ceguenti parole (a): BøroniuI ad hoc tempus revocat Pri'iJi/egium R01I1a- E.. A. Vo1a. 
nL Ecclejìæ ab eodem Imperatore concejJilm. At fubfcriptiones queJ&m fa- ANNO I'J
4' 
tis oJiendunt, hoc efft pofleriorij temporis, quippe clli fuhfcribit RicharduI (a) -^fRbl/l. 
.Abbas Fuldenþs, qui vix ante ÃlInNm MX Xli. hane Præfeélaram iniit. 
;
;,
 B:j 
Così colla fua tl)lu3 modctlia quell'infigne Le:[te:rato, volendo anch' .AI"'.' I
H.. 
egli fignificare, che il Privilegio fudderto è limo, 0 pure imerpolato, 
Nell' ouaVQ giorno dopa la Coronazione inforte una llrcpitofa 
ri{fa fra i Romani e Te:de[chi nd Ponte del Te:ve:re, e molti caddero 
cLlmri dall' una arte e dall' alrra, Si [rovò, c{fcre 1lati amori di talc 
fconcerto f.ermtlNi tres, Ilug, Heci/, Ecilin, non so fc rre Tedefchi, 0 
tre: Frlrdll. Furono preu, inCarCtf3ri, e poi condo[[i fra Ie catenc in 
Germania. Chc anche l\rrigo Primo di qud1:o nome: fra gl' Imrera- 
dori god
{fe: al pari de' fuoi Predcce{fori la Sovr:mità in Roma, íì 
raccoglie dal tuo Nome, enunziaro con qucllo dc' Papi n
lle Mone- 
te, e ne gli Ani pubblici di Roma, c daW avere anch'egli am mini- 
flrara pubblicamenre Giufiizia in dTa Citrà. Pubblicò il Padre Ma- 
bilJone (b) un'iníìgne Placito del medefimo Augullo, in cui per 01'- (b) litm 
dine fuo fu decrerato il po{fdlo del Cattello di Bucciniano ad Ugo ;
idt",. 
Abbate di Farfa. 19itur (quivi li legge) fjUIl11t memoratus Heinricus 1<.0- 
mam 'lJenijJèt, & intra Baft/itam beati Petri Apofloli reþderet ad legem 
(3 jNflitiaM faciendam &e. Da Roma s'incamminò l' .'\ugutlo Arngn 
:llla ,"olra di Pavia, Ch' egli venißè perla Tofc.:ana, 10 raccolgo da. 
due Diplomi da me pubblicati (,,), e dati nd medeGmo Luogo del ( ).A . 
Comado di PI
a" il primo in. fa,vore de:
 

onit
efG ancichißi
)o deJ
c 1
"lie. m;r:r- 
Monache, oggldl appellare dl Santa GlUfhna dl Lucca 
 c J al[1'o &I) Jm, 18. Cl' 
favore de' Canonici d' Arezzo, Le N ore Cronologicbe fon quellc; 61. 
Datum Allno D011linic
 Incarnationis MXY. /1fdiélÙme Xli. Ãnno ÐD- 
m1fi Hcinrici Imperatoris Augufli Regnorum XU. Imperii ejus /. AlluJ1l 
in Comitattt PiJàno in rilla, qu
 dicitur Faþa1'Jo. 10 nd pubbJicar rali 
Diplomi, Ii rapponai all' .Anno IOlf. fcnza elàmiaare, fe in quel1'an- 
no Arrigo pctetfe foggiornare in Tofcana. On veggo, che appu- 
tcngono al prefenre an no , ed e{ftre quivi ufato I' an no Pilano, che 
nO\'e Meíì prima del noftro ha il tuo principio. Dalla Totcana 
pafsò Arrigo a Ravenna, dove lafciò il Fr2[ello, cioè Arnolda 
Arcivdèovo, il qual
 (d) !'23artodecimo Anno poft i.
1i/Je.fimu1ll divÌi1ÏtuI (d) ufhtll 
morta/itati'I aj{umtæ, fab ImperiQ c/ementi.ffimi ANgufti Domni Henrici Ùl llal. Saer: 
'Tertio ( fì dec fc1'ive1'e Primo) Almo, Pridic Ka/mdarum ;,\1ajarum tt:nnc T, ,11.. in Ar- 
un Concilio Provin<.:iale in Ravt:l1na, in c.ui annullò va1'j Aui del,' u- elmpiJeop. 
furpatore Adalbcrro, In pc1f1àndo pal per Piacenza l'lmperadore e<>n- Ravmn. 
famò i fuoi beni alia ß1dia dl Tolla con un Diploma (c), dato .n,mo (e) Campi 
DomÌ1licd'lllcariiatiMzis IHXlf/. Indiélione XU, n,/11(; 'lJero Domni Hein- 1fl
r.diPiA- 
yiCÎ RegllÌ cjUI XIII, Impel ii atllcm Pri1l1{}. Aélum P/'lcentiæ. Ancor etn. To, 1. 
quì come: in ranti alrri d' elfo Arrigo, manca il Giorno e il Mete. 
GlUmo a Pavia, cckbrò ivi 1:1 tãnta Pafqua, e diedc un Diploma in 
favore del Monillero JI S. Salvatore. AEJiLm Papiæ (f). Q!.&ivi 
mcora 
Septifl;O die A-fmjis Madii, davami a lui rcnne un P!aclto OUoiie Conte 
'I'lJm, r I. F det 


(f) Bullilr. 
CtIJintnJe 
T, 11, Coa- 
l1itut. 18. 



42. ANN A LID' I T ^ L I A. 
f." Volg, Jel P./Il'ZZA, da me dato alia luce (Il) coll'inrervemo di Oberto, eð 
^
N(' 10 1 4. Anfe/mo Frare\h Marchdi. PoCcia s'mvlò verfo la Germania, c paf- 
:
; :;:

hl- fjnJo p.:
 Verona, confermò i fU0i Privilegj al1e Monache di Sanra 
1'. 1. c. 14. GlUlta dl Brefcia. (b) L,'J fle{fo fece in favorc ddla B.1dia di S. Ze- 
,b} ..Anti.ill. none: Ji V croru con DJp!l')ma dato X ff. K!Zler.das 7u>>;; (1Ì oíTàvi quì 
11,'/". DI(- 11 glf)f'10 C mef.-) Anno Domin;cte Incarnationis Jl,1XlIJ/. lndiflione XI/. 
filt. 18. ..f,no D?mni ll!'inrici Jmperatoris Augttfli re.
nantiJ Xli. imperii 'Vel'O ejus 
(c) Ibidem I. .Aéll.lt 'Te,.on
, Un'altro ruo Diploma (,,) in f"vore dd Mondlt:ro 
D.j[erl. J9. Vt"ron \1" Ji i. :\1ana all' Organo, è dato f/Jlfl. Ka/endas 1unii, In- 
diéfillne XU &c, 
lflum LiÛ:mn. Leggefi pari mente un Placl[O tenuco 
(d) Ibidt'" in que/i' Anno, ( 1) 
Iarto die menfis l\1adii ,i
 Pavia da OUone Cont
 
Differt.8. del P.lbzzo. Pap
 Blonedeno VIII. anch'egh In quell:' Anno confermo 
(c) C .ID"ic. al Mondie:ro di Farfa il c.lflello di Bucciniano con Bolla data (t) XI". 
Far{:..
 11 Kalendas Augufli, Anno Domn; Benedifii P.p
 Otfa'Vi 'Ûrtio, Imperant, 
i
r. . It
lic: Domn, 1lenrico, Anno eþls Primo. Se cosi e:ra n
ll' originale, IIbbiamo 
di qui, che quefio Pontdice: dov
trc ouenere: il Papaw pTlma del dl 
18. di Lllglio nell' Anno 1012.. Ma non è cora certa, rerchè di fo- 
pra fi legge (criptum in ftlmft ./lugufli. In f:tui rcnnc queilo Papa un 
bel Placito nel th 1. d' Agofio dell' Anno rref
mc, pa ricnperare il 
Caíl:cllo fudd=tro; e tal Documento fi kg3e prello II P.ldre: l'vlabi 1- 
lone, e nella fuddctta Cronica di Farra. Ci fommini{ha ancora la me:- 
delima Cronica un PldCito fenza Data, ma probabilmente circa quell' 
annn, [cnuto da Raincrius L
larchio & Du,ç j" Tuni de Corgnito. lit ro- 
varfi imorno a qudti tempi Rmieri Marchcfe: cli Tofcana, fel ch'io 
ìl cre:cla il medefimo 
nunziato in quella Carta. , 
Arrivò felic
m
me I' :\llgu(lo Arrigo a Bamberga, e vi ce\ebrò 
la fefta di Pent
colte. Ma appena av
va egli metro il piede fuori d'l- 
talia, che il Re Ardoino più fcroce ehe mai ripigho I' armi, e ri- 
(f) Ditmar. cominciò la guerra, E' da fdpere: per teíl:imonianza di Ditmaro (f), 
C::hrDnic. chc eífo Ardoino aU' avvifo, che Arrigo con gran potenza calava di 
J,b. 6. (7 nuovo in I talia, ben conofcenJo di non porer cozzare con un Re si 
It'Ju. poJerofo, gli (pedi incontro de gli .-\ mbafciatori, con cbbafi pronto 
a rinunzi:lr la Corona, purchè gli concedeífe: un ceno Coruado. II 
buon Re lafciuofi condurre da a\cuni fuoi Coníiglie::ri, rigettò I' of- 
ferra; ma egli ad magnum fuis fami/iar;bus pro'Venire damnum 'id pofle.s 
perftnfit. Racconta dipoi 10 lieffo Storieo, che uiclto d'ltaliJ. l' I mp
- 
radore, Ardoino, che dianzi era flaw ririrato in un forte CaUdlo, 
T/erce/lenftm in'Va..frt Ci'Vittetcm, Leone ,jufdel1r EpifctJpo -vix effugietlte. 
Omnem fjuoque h'lnc Civitr.tt:M comprehendc.rJs, itcrum fuperbire cæpit. Ab: 
biam \'eduro di fopra colla te:ilimonianza di Arnolfo Storieo, ch' egh 
non fohmentc pref
 Vercclli, ma alTcdiò anche Novara, Cumas illi.Ja- 
fit, multaqut alia del1loNuI en IDea fib; contraria. Prellarono aiuto in 
quell:a ml'1íT'a d' armi ad .'\rdoino alKhe i Mdrehcfi, Progenitori della 
C:1ia d' E :ic, for{
. perchè parenti fuoi, fapendo noi 
 che Berta Fi- 
gliuola d::l ;\1archcfe Obert' II. fu m 'r,t
ta (g) con Oile/rico Jlanfredi, 
Marchcfc ccl.:brc: di Sufa, il qual fode era dell" Cala del Rc Ardoi- 
no. 


fg) .Anli- 
.ëid E{fenþ 
1'. L I. I). 



ANN A LID' I TAL I A, fJ 
no. De i danni inferiti da quefla guerra ne toccò la fU1 parte alia E It A Volg. 
Chiefa di Pavia, quam ipji in fuis pertinentiis ;gne & rapitJis 't'ehenmlter ANNO 10104-. 
devafla'Verunt; percio quel Ve1covo 0 Clero in quell' Anno ricGlie all' 
Augulto Arrigo in Gt.rmania, chiedendo giul
,z
a e cO,m.renfo. Egli 
rlunque con fuo Diploma, dato Am'(J InCarn.1tlonlS DomMlc
 J\IXIIJI. 
IHdiélione Xl!. Anno'Vcro Domni Henrici Imperatoris Augußi Regni XIII. 
Imperii'Vero Primo. AEtum Solega (non fo che Luogo lid quelto) dopo 
aHre cfpono, Ubertum Comitem Filium Hildeprandi, OtbcY/um Marchio- 
"em, & Filios ejus, & Afbertum Nepotem ii/irIS, poflqllam Nos i. Re- 
gem & lmperatorem elegerunl, & pofl manus Nobis datas, & JàcrMltent
 
Nobis filEta, cllm Dei Noflroqu,e inimi
o .Ard
ino Regnum tloJ
ll1m in'V
- 
þJlè, rapinas, pr
das, devaflatrones ubuj1le feciffi &c. erano lecondo Ie 
Lt'ggi incorlì nella pena della vira, e tutti J lor B.;ni devoiuti al Fi- 
fco: atlègna perciò alia Chiefa di Pavia una tc:nma di beni fþettar.ti 
ad effi Marcher. in S. Milrtino in Strada, e in altri fiti. St1l:cedette 
di più, bench'io non fappia, fc: in que1lo, 0 pure in alcuno de i fuf- 
feguemi Anni, cioè che (a) l' Augutlo Arrigo (I) Marchiolfes Ilali
 (a' Árnulf. 
qllatuor, Ugonem, Azonem, Adeìbcrtum, & Obizonem caption, 1U1(J cøn- :-if!lfr. J:f'- 
flrinxit. N è dIce già eOo, A r
olfo, cotne fcriß'e. trecento anni dipoi /..
:;. 1/: 8 . 
Gualvano Fiamma (b), ch egh faceß'e anche taghar loro la [(:ita. 80- (b) Flamm. 
lameme fcrive, che gli ebbe prigioni. Ma che per la fua innata cle- i. Man;pu- 
mcnz.a lor pofcia reodcß'e non foI.lmente la hbatà, ma anche gli 5ta- 1. FI.r. 
ti, l' abblam dl cerro dal veder da Ii innanzi fiorire in ltalta queLli me- 
defimi Principi; come coí1:a da i Documenti da me d<ltj alia luce nelle 
Antichità Efi:enfi. E ne Ten. in oltre la pofitiva afierzione dell' Au- , 
tore dell a Cronica N ovalicienfe Cc), che fcriß'e in queHo Secolo, lad- (c) ct rontc . 
dove parlando di Arrigo Primo J mperadore, così favella: (2) J.War- ;.o

 
;. II. 
chi,nes all/em Italici Regni (ua ca/fiditate capiens, & in cuflodia por.ens, H,,.. 1,.I;c. 
lJuorum nOHnNlli fuga lapji, alios 'Vero poft correEtionem d,tatos muneriblls 
áimifit. Si nou queft' ultima partlcolamà. Già abbiam v ec:lu to , ..he 
i Ma chc:fi Ugo ed A/berlfl Azzo I. erano Figliuali d.i Oberto II. Mar. 
chelè: J t:d ALbert. (10 fleff'o è che Adalberro) Azzo I J. fu Figliuolo 
di Æzzo I. tutti i Principi della Cafa d' Efie, ma non perancbe chia- 
mati Marche6 d
 Efte, quantunque ånche aHora poßedcßèro la nobil 
Terra d' Ene, che ne gli antichi tempi fu Citrà. 
In queil' Anno 1014. e poi nel 1016. in due Strumenti di Ro- 
dolfo Re di Borgogna, fi comincia a vedere un Berto/do Conte, chia- 
mato da altri BeToldo, da cui il Guichcnone, e gli iillri Storici del 
F 2. Pie- 


(I) Preft a un coip, quatlro A-farcheþ del/' /ta/ia, U!.o, Azzo, Adalbtr- 
to, ed OJ,iZZ9. 


(1) I Marche/i poi de/I'Ila/ico Regno CÐ/la fua aJlutezza prendmdo, ed iH 
carcere ponmdoli; a/cuni ft ne fuggirono, allr; poi dopo la correzione b,. 
rega!.:lli Ii /imlziò. 



44 ANN A LID' I TAL I A. 
E 1\ A V olg. Piemonre, fanno difcendere la Real CafJ. di Savoia. A Bora i Comi, 
.I\NliO 101 4. fiec( me perpetui Governatori di qualche C\[tà, emravano nel ruolo 
dc' Prir'lcipi. Però nel Regno di Borgngna, 0 fia Arelatenfe, fi hanno 
a cercare gli Antenati del mcddimo Benoldo. Truovafi dlpoi in queUe 
parti Umberlo, 0 fia Uberto Conte, e qudli è atTcriro Figlio d'dTo Be- 
roldo. Da\ medclimo Umbeno dlfce:nde la fuddetta Real Famiglia. 
E quella, dappoichè can iHende:re 
mpiame:nre il fuo dominio in ha- 
Ii.}, quì da rami Secoli gloriofameme regna, ed ora maggiormeme 
rifplende per )a faviezza e: valore del regnanre: Carlo EmanueJ/o Re di 
Sardegna, Duca di Savoia, e: Principe del Plemome, mt:riterc:bbe be- 
ne, che pe:nna più ficura di quclìa del Guichc:nonc diradJlTe Ie: tene- 
bre, che tut[3via reftano ne1la Genealogia de' primi difcendemi da 
elTo Conre Beroldo, e più accuratameme: ne: ce:rca{fe gli A{cendenri, 
e motlraffe il vero te mpo, in cui paffarono in e:{fa gli ampj Stati della 
celebre Cafa de' Marchefi di Sufa, Si può ccrtamente: con ragion pre- 
fumere:, ehe la Nobiltà d' eOo Come iì fiendetTe anche ne' Secoli ad- 
tlietro, e: non ave:lTe già sì corti principj, come ha prete:fo il Tcde- 
Cco Eccardo. 


Anno di C R 1ST 0 MXV. Indìzione XI I 1& 
di B,E N EVE T T 0 VIII. Papa 4. 
di ARRIGO II. Re di Germania 14. Imp. z. 


T Erminarono in quefl' anno tutte Ie bravure c Ie feonfigliate (pe- 
ranze dc:1 Re Ardoino, non già come imma'Tinò Gualvano F
m- 
(a) Si1/lNi1i1 rna, e do po lui il Sigonio (a), perchè I' Arcive
ovo di Milano .\r- 
:: ttfi/ 8 no!fo con un gagliardo e:fercito a/Tediaífe A fti, ed obbligatTe Ardamo 
II. I. . difperaro a fadi Monaco; ma perchè cadde gravemente infermo, e: 
dovette: hnalmenre intendere, quanto fieno caduehi i Regni deHa Ter- 
ra. Ad ultimum (fcrive di lui Arnolfa Storieo Milanele di quefto Se- 
(b) .Arnulf. colo (b)) JlJbOTe confetlus, & morbo, pri'Vatus Rct,no, [010 C01JtenlliS eft 
JJijl,r. Mt- D fi II d 
lIliolan. I. I. Monafterio nemine Fruéler;a (0 fiå Fruffuaria ne:lIa ioce 1 a ora . [- 
rll/. 16. vre:a) ibique depojitÙ Regalibus fIJptr Aitare, [umtofjlle habitu p!!up,ere, 
fuo dormi'Vit in tempore. Ma una tal ritoluzione fu Ja lui prela lola- 
mente, allorchè ebbe: pc:rdura )a fperanza di poter più vivcre: chc 
così ufavano allora anche i gran Signori ful fine de'loro giorni, per 
cornparire davami a Din diverfi da quello, che erano llati in vita. 11 
(c) .A7Inllli- tempo della fua mOTte fu a noi con(ervaro daB' Annalilta Sa/Tone (,') 
.1
 SIIX,. con queí1:c parole all' anno prefcnte. interim Hardwigus, nomine tan- 
tHm Rex, perdita Urbe PercelJi, quam expulfo Leone Epifcopo diu.. injufle 
(d) Mllbill. tenuerat, infirmatur, radensqui harbilm (che tutti i Secolari tolevano 
.A7Ina
. Bt- allora portarc) & A10nachus faflus, Y"ertio Kalendas No'Vembris obiit, ft- 
}/::::',;
_ad pultus Í11 /v.lonaflcrio, Ci
è di Fruttu
ria. Jl. Padre MabiJIonc (å
 a\'
 
um. venì, chc la mone dl Ardomo vleo rcgll1rara nel N.:crolog1o dl 
Dijon 



ANN A LID' I TAL I A. 45' 
 
Dijon X/X. Kalendas Ja!luarii. Così reflò libero da queUo impaccio Ihu Volg-. 
in Iralia l'lmperaJore Arrigo, fra il qu,lle, e 
)leslao Duca di Po- ANNO 10IS. 
lonia durava Imamo la diCcordia e la guerra in Germania. Tenuto fu 
un bel Placito in qlJcft'l\nno da Para Benedetto fTIll. in Roma, di 
(;ui ci arricchì il meJefimo Padre MabiJlone. Ha Ie Ceguemi No[e: (<1) (a) Chronic 
Pontifieatus Domni noflr; Benediélí fùmmi P01ífificis & IIni'Verfalis Oflavj Farfenfe 
Papæ &e. þ<!!arto, /mperante Domno nofl1"o Heinrico piiJlìmo Imper
tol'e 
 If 1 TiP' 
.Augufto &e. Anno Il. Indift;one X/J7. !?(r arto dil Decembris. La lite r. I. Ie. 
era dl bem fra Ugo Abbate di Farfa, & Damnum Romanum Confulem 
& Ducem, & omnium Romanorum Senatorem, a/que germclnum prænomi.. 
1Jati Domn; P011tificis, Si veggono tnemovati in dTo Placito Johannes 
Domini gratia Urbis Romæ PræfeEtus, Albericus Conful germlJnus prædi- 
é1i Pyæ/utis &e. La Dignità di Prefeno della Cinà di Roma, sì co- 
fplcua ne gli ami chi Secoli, pare:, cbe fi rimenetTe in piedi fo[[o gl' 
Jmperadori Ononi. Anche a'tempi di Pippino e Carlo Magno Pa[rizj 
di Roma, la mede{ìma illuftre Djgnità ivi fi o(ferva. Geroo Propoflo 
Rcicherfpergenfe, Scrittor.: dd Scco\o Cu(fegm:me (b), in una Lettera (b) A.
ui. 
fcrina ad Henrieum Presbylerum CardinaltrJs" ci avvenì, che dol'Sena- BIl,lu7:..' l um 
, R ' r. r I C r.' ' I ' r. 1 h d ' Mifce, an 
ton oíllalH 11 con01cevano c au,e CIVI I 10 amente;, e c c gran lora. li.b S 1
 
Urbis & Orbis negotia longe {uperexcedunt eorllm judicia, fpeffantqlle ad 604:. . 
R01lJtlnum Pont
fieem, jive il/ius f7iearios, Lillo & Clelo eonjimiles; item
 
fue ad Romanum /mperatorem, fi<ï:e iliius J7icarium U RBI S P R Æ F E- 
e TV M, qui de fUtl Dignitate l'efpicit tit, umqlle, 'Videlicet Domnum P.t- 
pam, cui fllcit hominium, & Donmum Imperatorem, a 11.10 aecipit [UL P 0- 
tef/atis !Hfigne, fcilicet exertuJ/Z G ladium, Sieut enim hi, quorum interefl 
fxercitum campo duéfare, congrue invefl iuntur per J7exil/um, fie non inde- 
&enter ex Longo Ufr4 PrLfeéfus Urbis ab Imperatoribus cognofcitur i11'vefli- 
Ius per Gladium contra 1lJalefaflores Urbis exertum. PræfeElus 'V('ro Urbis 


rltper jib; dato Gladio tunc legitime utitur ad v;ndiElam malorum, lau- 
Jem vero b01ZDrum, quandJ cxinde tam Domno Papæ, quam Domno Im- 
perlltfJI'i ad honorificandu11't SClcerdotium & Imperium famula/ur, promiJlà 
'Vel jurfita utrique FideJitate &c. Tale era in que'tempi il Governo di 
Roma e del CUD Dncato. Ho io pubblicato un bel Placito (c), che (
) Her. 1101- 
ci fa conofcere, chc Bonifazio Marcheí"e, Padre della celt-bre Con- 
car" p, 11. 
te{fa Matilda, non menD che del fu Marchele 'I'edaldo Cuo Padre, fi- p:;:- I:". 
gncreggiava in ferrara. Fu dTo tenllto, Pont
ficatuJ Domni noßri Be- 
lIediEli jì.lmmi Pont
ficis .AnHo 
.1.rto 
 Regni 'VerB Henrici Regis, qui an- 
tea regnabat, quam COí Ðl1..lm Imler;; fuftepiffit, Undecimo (quc Ita è I' E-. 
poca del Rf'gno d' halia) fed poflru.J.r/J Coronam Imperii fufcepifJet, &.. 
,undo, in Dei nominø, diø XlfT. J1enjis Dfcembris, Indic1iDne XIJ7
 Fer- 
rarie. La hte era fra Martino Abbatc del Monifiero di S. Genefio 
di Brefcello, & Ugo Vefcovo di Ferr:lra, a cagionc del Moniftcro di 
S, Michele Arcangelo, pono in e(fa Ciuà di Ferrara. Secondo )'a- 
buro di que' tempi fi venne all' efibizion del DueHa; ma in fine il Ve- 
fcovo fi dicdc per vimo. 


AnnG 



..6 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 MX\TI. Indizione XIV. 
di BEN [D E T T 0 VIII. Papa f. 
di A R R IGO 11. Re di Gennania If. Imp. 3. 


Ell. A Volg. P Erchè l' anno precifo, in cui fuc;ceðene un movimento d' armi in 
A
NO 1016. . Lomb2rdla, I't

a i.ncognito, !Di fo leci[o di rifcrirlo qui: L' ab- 
) if. blamo da Amolfo Stonco M.lanele (a). Narra 
gli, che il Ve(covo 

iftD
rn
e
 d' Afti, pcrchè 
avorl Ie pani del Re Ardoino, cadde in disgrazia 
dlo/anens. dell' Augufto Arrigo, e però Venuto a Milano, qui vi 6no alia mone 
lib. I. c. Ii. ft
ue alcofo. (I), Dcderat. Imperator, vivente ;pfo, & abjeélo, Epifcoptil- 
lum cuidam Olderzco Fratn i11aÙJjredi MarcbioniJ eximii, cioè di M.m- 
fredi Marchere di Sufa, Marito di Bcrt,
, Figlmola del March
fe Oher- 
tD I I. Progenitore de'Marche6 d' Ene. A1nolfo Arcivefcovo di Mila- 
no, non pare(1do a ,lui giu
ta la depo6zione del prtdeno Vefcovo, 
confeguemememe flCUSO dl confecrnre O/derico, chiamato in alcuni 
Documenti AllJCO: 
Ja quctli co
fiJando nella potenza fua, e del 
Marchefe Maotredl tuo Frarello, Ie n' andò aRoma, dove con falfe 
rapprdemanze ottenne dal Pap.! la confecrdzione, che appar[
neva 
di dlrino alj' ArcÌvc:lco\'o .di Milano. Irritaw da tali Atti Arnolfo Ar- 
civefcovo, fcomullIco in un Concilio eíT"o Olderico. Po(cia raunato 
un numer.ofo elercito, andò in6eme co' fuoi VaíT"alJi a mettere "a{T'edio 
alia Gruà d'.1\ fii, e vi colfe dentro non meno Olderico, che il Mar- 
chele fuo Fratello. Si olfervi, come in Lambardia 6 cominciano a 
raunare ef
rciti e a t
r guerra, fë:nza dipendere dall' I m,peradore, nè 
d..' luoi Miniltri. Suu\lc eEli t.lOW qudJa Ciuà, che furono coftretti 
gh affeJiatl a -capitoiare, come volle r ArÒvefcovo. E fu ben dura 
la capltolal.ione. Cioè He miglia lungi da Milano, (J.) nudis inceden- 
do 'VeßigiiJ EpifcOpUJ C"dicem, ll.farchio Canem bajutam, ante forls Eec/,- 
ji
 be,
tJ Ambrofii 1eIJItH proprioj dcvot
/fime funt confeJli. Per atteftato 
(b). Off' di Oaone Fnlìn,gcnle (b), Ie qua\chc NobIle commcttea tal fcillo, che 
7,riþng,nþ'g meritaíT"e 13 mone; lecondo I' antica confuc[udine de' Franzcb e Sue- 

'r
b.c'l
i vi, (3) ad conf.'ljio/lÏJ fu
 igiJOm1lJimn, Ganem de Cøm;Mlu ill prDximu11I 
7rideT. Co- 


(I) L'l1'1lperaàure aveva dattJ, effi 'z.'ivente e dtpoflo, it Vefc(wllåo (ld It>> 
cerlD OJdlrico .FratetJo åi A1anfred; Marchejè tutl/eme. 
(1.) a piè fcalz; andando, il F'efco:z;o un Codice 
 il M,archeft 'port
nd. 1m 
Callt, avouti Ie pDrte del/.'I .cbltfa Jel B. Ambrogl() dC'VoJi.flìmz e.nfef- 
/arono i prop' ii peccati4 
(J) di [U1 confufiotle ad ;gnominia ertJ coflretto II poria,.,. N1J ClllN IÚI NIl 
COlftlldø al vICino Contado. 



ANN A LID' I TAL I A. 47 
Comitatum geftar, cogebatur. Depofe Olderico il baf1:on Pallorale, e :E.. A VoJg. 
l' anel10 fopra l' Altare di Santo Ambrofio, chc gli furono poi rett.i- ANNO IQI6. 
tuitÍ. E il Marchefe M:wfa-'di olrer! alia Chiefa una buona fomma 
Ill' uro. C1Ò [ano, co' piedi nudi per mezzo alia Cinà andarono alia 
f\.letropohtana, dove ebbero pace daW A rciveCcovo, Clero, e Popolo.o 
Se crediamo all' Ughelli (II), Odclrico, 0 fia Oldcrico, fu imruro (a) Ugh,lI. 
..ell' anno 1008. c: nel fegueme kgittimamente e1.cno, laddove Tri- ltal. Saer. 
ftano Gileo, il Sigonio, e il Puricdii, fanno {ùcceduta quefta fcena '!um. .lV. 
chi nell' anno 1014- e chi nel 101 r. 0 nel 1016. II Guichenon (b) ';1/1'op. 
porta un Diploma del regname Arrigo Auguno, daro in favore del (b) '

i(h'- 
Moninero di Frutmaria nell' anno 1014. in cui fra I' a1rre cofe con- non Biblio- 
ferma, 'iu
 áederunt A1anfredus Marchio, & Berta ejUJ Uxor, & F,'atrts thu. S,buf. 
Ijufá,,,! ManfredI, i
efl .dlricUJ Epifcop'-IS &c. Adunque Alrico, 0 
a c;:t79. II. 
Oldenco goJea nell anno 1014-. pa.c,fic:1meme il Vcfeovato d' Af1:1 . 
Connucociò Cembra a me tuttaVla fcuro il tempo di talc avvenimc:n- 
co, Perchè come mai ncll'anno 1008. temro, in cui era tuttavia vi- 
vente e in forze il Re A rJoinn, dec'ldde il Ve(covo d' i\ f1:i, che il 
favoriva; e com
 potè il Re Arrigo lontana mencre un al[ro Ve- 
fcovo in qudh Cirrà? ."rnolfn in o\tre dice, che l' Imperado-re diede 
quella Chiela ad OMerico. Arrigo non prcfc la Corona Romana, fc 
non nell' anno 1014- E però aJrri han crcJuto, che non già Arrigo, 
ma Ardoino promovel1è OJdnco, a quell a ChieCa. N è il Diploma del 
Guichenon è Documenro cfenrc da difl1culta, mancandovi I'anoo dell' 
Impefio, e il Luogo, e venendo chiamaw Everardo .Archicape/lantJ, 
che oe gli, altri Diplomi è deno Archicancellie1'e. Intorno a ciò nulla 
io decido, bafiando a noi di tenere la folhnza del [.1[to. Ho io rap- 
ponaco un Placiw (c), t('nuto Anno a
 lncarnatione Domini noflr; Je- (c) ;Anti,!lI. 
fu Chrilii A1illejir110 Sextodecimo, .dn;1o vero Imperii Dom"i Hânrici Im- fi allC .6 Dlf- 
peratoris crer:iuJ, iVlenfe HoElubri, IndiÜioí-ze !?<ßartaáecíma. 11 fuo prin- ,rl. . 
cipio ë quelto: D'4m R{lgineritts ,'.-farchio & Dux 'I'ufcanus Placitum 
cÛebraTet ill Civztate A1f!tin_ cum llugone Co mite ipjius Comitatus &c. 
Or vengano modt'mi Scrinori a volcrci pcrfuaJere, che a1cuni anni 
prima BonifaÛo Marchefe, Padre della Come {fa Matilda, era l1:aro 
creato Duca e r-.larchde dclla ToÎcana. Rana queno Documcnto per 
farei conofcere, che m ciò s' ingannarono. Noi croviam qui, chi in 
queili tempi goveroava la Tofcana co i tÌto1i di Duca e di Marche- 
fe, cioè Rinie,.;, da noi anche veduro di fopra. N è fi toglievano i lor 
govc::rni a i Duchi, M:;rcheli, c: Conti fenza qualche grave de1irro. 
Vedremo a Îuo tempo, qu \Odo probabilmcme il Marchefe Boniftlzio 
ortenne la fignoria 0 6,1 il govcrno della Tofcana. Egli intanto figno- 
reggiava ndk parr! d.ella 
om.bard:a" e fr.ezi
.hnente in M?ntova, do- d vi . 
vc: il trovo con RICh1/dl'l dl 1m Moghe, 
. Simeone Romito (d), che 
) t: S. 
h 'c < I ' d ' P I . S ] "'Ymeøms II- 
da qualc t: tempo sera Tc:rmlto nc Mom!1cro I 0 none, cuo a ,ud Mabil- 
allor't, di gr:lOde efemplarità, it) ttmpo che uno di que' Lioni,. quos løn. SlUul., 
Princeps magnificcntiJIimo alebat (umtu ac pompa, era fuggito dal ferr..- v
. Benedl- 
\ . d ' C ' d " fi d 1 S d 1 S . ffin.Pilrt.I 
g 10 con gran terrore c uta 101, e U J quo: ::rvo e' '. Ignore. 
ncon- 



4
 ANN A LID' I TAL I A. 
Eu Vo1g. ricondotto al (uo luogo. Ed appunro nctl' an no prc(enrc, come fi ha 
ANNO 1016. dall' :\utore eontemporJn
o della di lui Vita, ctfo S. Simeone palsò 
al Rcsno de' ßcati Anno DominictI! Incarnatio1Ûs Jl.JXYJ. Indiélio'Je XII'. 
Septima K(íllmdas AuguJli, Røman; Imperii A1ontt.rchiam obtil1ente Henrieø 
Primo 
ugtlf1ø, D:lcatus qlloque PriHcipatum t, iumphante (parola a mio 
creJere fcor.retta) Bonifacio gl,riofo Dtlce ae PriHcìpe. Tranoffi poi in 
Roma della di lui Canonizzaziol1e, e rclla tuttavia intorno a ciò una 
Lenera fcTina da Papa BenedeuQ VIII. Bonifacio gratia Dei i\/.1rchio- 
"i inclyto. 
'E per conto d' eero Papa, di lui fi racconta un fateo ilrepitofo 
aceaduro in quell' anno, la cui memoria fu a noi eonfervata da Dit- 
(a) Di11l,.r. maro (a). Vennero i Saraceni eon un grande {luoio di navi alIa Cirtà 
ChrøJf, l. 7. di Lun;, che aHora era deUa Provinci:1 della T of can a , e la prc:1èro, 
elTendonc fuggito it Vefcovo. Qyivi s' annidarono, tèorrendo poi [Utto 
it vieinato, c: fvergognando Ie Donne di 
ue' contorni. Ciò udiro, 
Papa Benedetto non perdè tempo a me[rere in armi quanti PopoH po- 
tè per terra e per mare, a fin di cacciarli. Spedì un' Armata navalc 
davami a Luni, affinchè qucgl'lnfeddi non potdTero fcappare eo i 
lora lcgni. Ebbc nondimcno la fortuna di tålvadi a tempo in una bar- 
chetta II Re 101'0, chc probabilmcnte era !\lugctto, occupator dell' 
Hola di Sardegna. Gran difdå, grande firage de' Crií1:iani fecero per 
tre dì que' Darb.rri; ma hnalmeme rimafero rorti, e fu sì ben eompiu- 
ta la fetta, che nè pur un d'dlì vi renò, che la poteffe comare. AlIa 
101'0 Regina, che fu ivi prefa, nè pure fi perdona. La fua eonciatura 
da tefia, , ri-cca d' oro e di gemme, che ben valeva mille libre, fu 

;i/;:


. im.iata in dono all'lmpcradol'e Arrigo dal Papa. Ii P. Pdgi (b), dopo 
:werc anch' egli cantaro qucí1:o avvt'nimento, aggiugne una cola, che 
potrebbe farci maravi31iare, fc non fapeffimo, che -non v' ha Serino- 
rc, per grande che fia, il quale non ft.1 fuggctto a prendcre de i gran- 
chi, ed :mche a groffolanamenrc ingannar1ì, cioè krive: Luna autem, 
hot/ic Luca appt/lata, Civitas /ibera, a qua n/iquot toea pendent. S.l ogni 
ltaliano
 pra[ico atqu.1Iuo di Storia, 0 di Gcografia, c/1c la Cinà di 
Luni, da alcuni Secoii tcadur1!. alia sboccatura ddla .\lagra, nulla ha 
che f.1fc con Lucca, cd c(ferci tuuavia il vercovo di Luni, abitanre 
nella Cirrå di Sarzana, can bella Diocefi, diverfa dal Lucchefe. L' irn- 
preCa Cuddetta d' etfa Citt:ì di Luni la credo io accenn:n3 ne gli An- 
nali P1iàni colic fcgueml par01e: (I') Allno JI/XY!. Pifani & Januen- 
fts fectrunt bellum cum l\{UgCto, & vlceumt ilium. Ne gli altri Annali, 
ove è fcrieto '0[[0 quelt' :1nI1O: Plfani & Jan:JenJès de'iJiccmnt Sa,-d;- 
neam, v' hft dell' errore; e Ii conolCe da quel che fcgue; perciocehè 
iolamenre nell'anno fcgucnre i Ptlåni c Genoveli 
nd-trono in S,1IJe- 
ßna. Alle co'c Jette dl fopra aggiugne Dlrm1fO, che il Re de' Muri, 
c.b me crcdutD Muge[[o
 irritato per la pedita fuddetta .invio al'polpa 
un rlccn di caH:agne, volendo fignificarc, che altrcnan.!1 f?ldau (ta- 
rcbbono fhti ben pochi) nella Hate vemura avrcbbe tpedlto COOlra 
dc' Cliibani. H Poncc6c
 in comr.1cambio gli manJo un facchctt? di 
ml- 


(c) .Ann. I. 
Pi(lIlI; 
TDm. J'I. 
.I.,r. Italic. 
" 107. CT 
16 7. 



ANN ^ LID' I TAL I A, 49 
mi o lio, per f.1rgli cont)[cere, che non era figliuol di pam.!, Nè va- ER.\ VoJg. 
gli
 taccre, che il fopn mcn[O\1ato Marchctc _ Bonijazio, 
 Ricbi(d"{, ANNO 1016. 
tua \1oglie (Figliu
h di GjjClbcrto Came del lacrJ P.llazzo 111 Irdh,,) 
e non giå di Gltèlberro Fr.1tdlo di CUl1egond.l allora lmperadricc, 
tutti e due gra'} cacci..[Ori dl Beni e SU[I, racor(ero ill qudl' al1no 
all' ImpcradOíc ,d/,-i;,o per ottenerc la metà della Con
 di Treccl1t.1, 
oa-giJì ful Ferr.Hcle, colla me[à del Caltdlo, e fue dJpt.',d,'nze ,Jimt 
a oÈcrcngayjo & JlugofJe fi/iis Sigefrcdi Comitls, noflro frnferio l'cbeiÙmtibús 
batlmus vifa funt paßdcri. Li donò Arl igo ad cfT.l RichilJ \ con un . 
Diplo:na d.no Ca) dnlJo DOl/zinictE lrlcarnalÎcmis l'tf:lIejì1lio lJecimo ftxto , (a) ,.Antlq. 
" v III D . J 1" ' R . XliI l .., 111 IlallC. DII- 
].Zr/JélI01le 
l.f . !lnno OlJ!.111 .lemr
C1, egm , I.liJpeïl1 
'/IS . ..
êt'i1Jj fert. 19. 
Pan':Jembcl'o (0 Ita Pavel11bag, clOe come voglJo credcr
, 10 Barn- 
berga.) Fu di p,lrere il Slgol1io (b), che Ie Nozzc di Rlchi!da col (b) Sigonills 
Marchetè Bomfiizio fcguitfero ndl' al1no 1821. Ecco qu mto rrima era de ,R cS 7 0 8 
comratto il lor Matrimonio. N è già in occalion d' ca
 N OZze fi fece It,j III. . . 
quclla battagliJ, che vicne accennat:l d,l DO(\Jzone, come fi pCI
så il 
iùddetro Si
0I110, ma in qualch' altra conglUntura, íìccome din:mo. 
Nell' an no prefeme sì, per attelbro dell' f\nnalJlta S,tffone Cc) I' L\ u- (c' .Anna li- 
gutto Arrigo tenne una gr.1Il Dieu in Argentll1J, dove anche Ii rro- fta S.XD, 
vò R6doJfo Re d, BOI:gognll, can fottoporrc il fuo Regno all'lmperio 
Romano. V 0 io penl,lOdo, che allora IÌ tLblliffcro qudIc tre Lcggi 
d' e(fo Arrigo, che fi Jeggnno fra Ie Longob lI'diche Cd); gi-lcchè ndla 
Preftzione Ii dice, che furono f,me in Ci-vitate Argentj,u, flUte 'vulgari 
nomine Siraburge úppellat:/r, cOII'lmervemo de: gli Arcivefcovi di I\li- 
]ano e di Ravemu, de i VeCcovi d' Argentina, Pi:tcenz'l, Como &c. 
cd anche de'Marchefi e Conti d' [ralia. Abbiamo in oltre da Lupo 
Prorolþata (L"), che in quelt' anno Civitas S.J.lcrnum obfe.lla eß a Sara- (e) LUpNS 
tn/is per mare & per tena,n, & nihil profecenmt. Se Ii ha a credere a Protofpata 
Leone Ofl:ienfe (n, fu in quelb occalione, che i Normanni, dc'quali inChroni". 
parlcremo all' an no Icgueme, capirando dal viaggio dl Terra fanra a g
. if, 
S.llerno, furono in aiuto dl Guimario Ill. Prmcipe di quell
 Terra, ch:::.lSl. i'. 
c colla lor prodezza obblig.u\JI1o que' Bubari a levare I' aITedio. Ma 'ilp. 37. 
Guglielmo Pugliefe, ficcom:: \'edrerno, diverfameme ne parla. 


(d' lI.mlm 
llalic. P. 11; 
TDm.1. 


Anno di C R 1ST 0 MXV 11. Indizione xv. 
di B E. NED E T TO VIII. Papa 6. 
di A R RIG 0 II. Re di Germania 16. Imp. 4. 


I L Tronci ne' Cuoi 'Annali PiCani, non so Cu qual fondamcnto, fcriC- 
Ie, che i PiCani fatta neU' anno IOI4- una gro(fa Armata, !!b U'ca- (g) .Annal, 
ro
o nella Sardegna, vennero aIle mdni coIl' e(ercito de' 1Vlori, il ml(e- PiJani 
1"0 III rotta, e s' impadronirono di quell' Hola, do po c(fcrne fuggito il Re potg. 107. 

I que'ßarbari Mugetto. Meritano ben più fede gli amichi Annuli dJ Pi- ;: l!'itl 
fa (g), che fotro il prefènte anno raccontano qudl' imprt:fa. Se n' era Re
'ItaÚ,. 
Tom. IT 1. G [or. 



;() ANN ^ LID' I T It L I ^. 
Ell.. 'olg. tormr
 in Sardegna Mugerro, fortun;1famenre fcamparo d1 Luni, tutro 
Ar.KU IOI7
 ,die furie cootra dc'Crittiani dl qudl' JI
)la, mo-hi dc:'qudli f
ce bar. 
barameote crocifiggere. Erati anche mclfo in penfiero di fJbbric,}f in 
tjudl' I(ola una forte Cinà, Benedett{J Papa imanro, cbc l'avea. comin. 
ci.na bene, voile hoirh meglio. Spedì per luo Legaro a PiCa II Vc. 
(covo d' Oltia, per ammare qucl P"polo a caccia.. fuori di S;1rdegna 
Mu
erro. Lo t1:.clfo probabilmeme t::ce a Genova, da che cl>nfeffd. 
no gli Itcffi Annali di PIC!, che anehe i GenovelÌ concorCero a quell' 
imprc1a. Paffilrono in fam in Sardegna quetft du
 Popoli con [lI[[C Ie 
lor [.)fze,. nbblig:l1"ono Mugerro a f.1lvarli coll1 fuga in Affrica, e prc. 
fero 11 poífdTo di '1ueW Ilc)la, Soggiungnno qu
gli Ann.\li, che il (>a. 
ra invellì d"elfa S.lrdegna i Pifani. Mo! non tardò a nafcere difcordia 
fra g\i th ffi conqudlarori, rerchè il buon boccone facea gala a tutu. 
Si s

')rz
rono i Geno\'cfi di caccl3rnc i Pllani; ma i Pilillll, che in 
quc1h rt'mri er.mo PilI for::i, Ii Ipinlt-ro fuori di turta l' lIola, e nc: 
rdlarono paJroni. Tale prmeipio t'bbc la porenza ddla Citu dl Pifil, 
rU[tochè non apparilca, eh'dTa rcr 
lI1cpe :;vlße acquillara la hbenà, 
perchè era ruttavia. fu.
gett I a i Duchl 0 fia a i Marchefi ddla To- 
fc.tn.t. Cominciò anche in Puglia per que{ti tempi una bella danza, 
che parve cof.. dol nulla ful princlPlo, ma ebbe col tempo delle mt. 
rabili conft'guenze. Era venuto per tdbmonJanza di Guglielmo ru. 
(a} G..illøl-, glieCe (a),. nell' anl10 precedcnre daIh N orm,mdiJ un pugno di quella 
mur At,j"s genre p.'r lÎ.u divol.iooe al Monte Gargano, d';lve S. MIchele AJ'{,an- 
P N ,e-n, aø gelo- era in gran venernione. Q1ivi per accidence rrovarolÏ Melo, 
orman>>. I r: ' C ,1' d B I . b II ' G . 
",,,. I. . que poteme e la\'IO. Itraumo I JI'I, C H: sera n e ,ItO a recl, 
appena cbbe egh addocchiari quellj u.omini, bclla t:' nerborura. gente, 
che teouto con dfo- loro dilcorCo dell.. bdkzza di- qucl pacCe, delJa 
dapoeaggine de' Greci, c della facllJcà di vincer",. e di farfi gr
n Si- 
gl10ri gi' invnglio. Ji Ceco imprendere gut'rra in quelk' pani comra del 
dominio Greco. PrcCero dTì rcmpo, tanto che rorndfno-alle lor cafe, 
t:d 10\0 irafIi:ro aleri compagm all' impreCa . Venuti in quell' annt.> fenz
 
armi, ne- tùrono ben fùrniti da Melo, e d'Jpo a\'er plef.1 ripofo, por. 
rarooo la gucrra addolTo a i Greei. Era allora GeneraJe dc;' GJ(
ci in 
qud\e c,muade Turnichia, appelJaro da altri Andronico, che lènza 
d!mora uCcito in campagna con
 file forze, ltfen[e itfilii, come h.\ Lupo 
tb) LUPIIS' ProroCpara (h), fuit præliut1t cum l
felo, & NfJ1"tm,mrZis. Qudla prima 
!r<'t91'ala b.Hra" lia rar
 che fnllt: f.lVorevolc a Melo. Si tornò a combaut"re net 
In CJJrQ/JICO. j ':> d ' L 1 , Ii d ' 1 Ii d t- rr L [ ) fì b I ' 
'üI 2.2. 1 ug let, e ecnn 0 I re 0 (;110 Upo roto pat,a, CDe 1
 
rell,ffe morro nd cnofliao Leone I'azi;mo, ehe III luogo del CJr3pa- 
no Turn,cI-:i,:) comanda\a I' .'\rmara de' Greei, pure vi reUo (contino 
Mdo co i NorrY1Jnni. Ma f,Jrfe quc:l rclto è gu,dlo. Guglielmo Pu- 
glieCc:, Amore di, mlggior credit
J in qlldlo, Quelb, che M-e1o e i 
Normanni ne uCcirono vrncitori, fenza raccomar altro, che un 1010 
(c' .A1IDny- fatto d' :mni. Gran credno, che s'acquillarono con CIÒ que' pochi , 
rn,u r Co1þ- ma v.\lcl'.tÎllìmi Normmni; 171'.1:1 borrino che fccero. Anche I' Anom. 
n:: J / 1S 1 r . / , Y. fila Clfin
nlè (c)
 0 lÌa Alb
rico Monaco, fcri\'e lotto. il P rcfcnre an- 
_r. ,.. It... A J ' Ab 
no: Nur,uanni J."'lelo Du(e CæperMi1t fxpuglJare .npu ram. ' 



A N [II ALl D' t TAL 1 A. 51 
Abbiamo da Girolamo Roffi (ll), cbc un riguardc=vol Phcitn fu Eu Volg, 
in q uell' Anno tenuto in Ra\'enna dd Pellegrino Cancelliere e l\ldiò ANNO !,x;. 
, . J. . d T d C "" 1 IT h ' r d 1 d (a l<ubeus 
Flenrw mpel'ðJoYtS, ea. a. one: om:, 1\ eno 

c eg I : .me e- J-ii{lDr. Ra- 
fimo ^ugul10, Anno Brnedléll Papæ f<!!mto, Henne: Imperal01'lS In /lfJ- -.::æll. t. S. 
/ia Anno 'l'erIÎa., die XV. Ftbrual'ii Indiftio1Je XP. HarlJtl/do grtJ/Ì," Dei 
fanEliiJimo f.j loatJ/!,e!ieo Arl!Jiepi[copo [anftæ Ra'/}
;matis. Ecc/
jiæ. , J n df-o 
Placito il tuddetto Pdtegnno app1t'hCJ1denJ m.'lI11bus 'Vwgam, ml fìt ean: 
il1 mtl.'1ibus lùpraferipil HarJl(;ldllS gratia Dei fa,
élljJill1o & cO m!{,cheo JI-- 
"J
pjjèopo, & Îm.:eJlj.7)it ipfutA & Ecclefiam Ra't'clmalem, ex parte l!m- 
rici Jmperatoris tie 
;rJ11i Fijco & de omni publica "e Ra'7-'e!1rJ(ltl! 
 ji'!:e Ripæ 
(lut Portæ, & de Comit.'lJJ/. Bo;;onienft, & Comitt!lll ÜmJeLimft (I mola) 
& Comitatu F,lvenlino, f.3 -Co1JJitatu ...... & Comireltu Fic(l!"e 12 ft 
( Cen'ia ) cum omui Fifti., & pubJicis eorum Comitatilus &c. Noi ab- 
biam() bensi prdro del Cardilld B"ronio i DipJomi di Lodovico PIO, 
di Ottooe I. e dd rcgnanre Arrigo I. A-uguHo, ne' quali Ii \'('ggono 
confermati alia Chida Romana ), Efarc:no d: RaVtfìOa, II Ducato di 
5poktl, i} Ðucato di Bwevcnto con ahri paelÏ. i\.1
 effcndoli per di- 
fgrnia perJuri gli Originali, e non rapporrandolì Ie non Ie Corie, 
(uggcue a molte alterazioni, fecondo il birogno e 1'imerel1e dene per- 
fone, non porgono die bailante lume per quetar I' inrelleno. E t:ièn[O 
poi meno., fc con elfe combattono faui cert! e Ùocurnemi, fu i quali 
non cadano fofpeui. Già s' è \'cduta più d' una pruova, che da gran 
tempo l' Eiiucato era divenuto pane dc:l Regno d' I talia, forfe per 
quakhe con\'enzione fcguita fra Ia fama 
tdc, c: gl'lmperadori. Ne 
abbiamo ancor quì una pruo\'a chiara. Altrettamo pure s' è ol1èrvato 
tiel DLlcato di Spokti. Per conto poi del Ducato di B
nevt'mo, nè 
pur convien difpurarne. E a comprovare quanto s' è detto ddla Ro- 
magna iervirà anchc= ciò, che fcrifle S. Pier Damiano (b) circa P Anno b' 
1 c;6:J. Eo tempore fjuilm adhue ROmtll1a Ecclejia fpatiofius multo fjllam NUNC bllm
e;?J 
Jura prliteHdcrct, {3 inter ctf'tcra Cæíènate Oppidum poJ1i.Jeret &c. Adun- in Ylta S. 
que a' tempi del Damiano Celena non appaneneva più al dominio rem- Mauri CII- 
pOl'alc de' Papi. Chi ne foflè padrone, I' abbiamo già vedllto. Ho io fen. cap. I. 
prodotta una Cdrtd di Livello di un Pono, dato dal fopra mentovato 
Arnaldo Arcivefcovo di Ravenna a Pietro Abbate della Pompofa, (c) (d .Antiqff. 
crc=duta da me [rename a1l' Anno fegucnte 1018. ma ficcome ho poi !tal;c. ViJ:" 
uvvertlto per più efatta collazione fana coIl' Originale, em app .rri:ne fert. S6. 
a qudt' Anno. I vi fono Ie feglì.emi Note: Anno, Deo propitio, POriti- 
JiLatus Dom,.,i Benedlfli fummi Pont
ficis, & huniverJàlis Pap.e PII/. &c. 

into ; fed & lml'erantc Damno Heinrjco magno Imperatore jH lfa/ia Antll) 

arlo, die XX. ]t,Jen/is Febrpùrii, bJdiiliou xr. Abb.amo qUI .. Ann,:> 
1017. Adunque Arrigo I. fra gl' J mpt'l'adori a\'ea nell' Ar.n 1 1014- c: 
nel dì 2.0. di Febbraio gi
 ricevuta b Corona Imperiale. Oi elfo Pietro (d) .Mal ill. 
Abbate è fanta menzionc= nena Vita di S. GuiJo Abbate delld Pom- 
:::e
ict. 
po(a (d). In quell:' Anno pari mente s'incomra un Placiro (e), <:he Do- Part. J. 
nus Ade!pe)''-o ÐIIX ipius /llarchie CarenlanOrlllll, & Ramba!'tIS Comes (e) .A1Ili1:_ 
ifilils ComÎlatu 1'et'lJiþal1C11ft, U:1itameme tcnncro in Cvnzitatu 'Iêl'viþa- j::/.IC S . Dlj- 
G 2 nm- 


. 



;2 ANN ALl D' I TAL 1 A. 
l' 'II .. Vol!? nen(e in Pilla Axi!(I, non multu11l longe ad CaJI1'o Axilo de fuhlUS, in 
A"NO ]018. CUI conti a èel !'\.t,mtkro dl Sa'
t.1 Glullan.\ dl P.1dova fu d
CII;t una 
lite In f.wore dd Monil
ero delle :\1()oache di S. Zachena di V 
ne- 
Zid. .
 bbi !mo quì, che tt nob.l Terra d' :\foio era in quc1ti tempi 
. del Conrado di Tm igi, Legg-(i In oltre (ono il prelemc Anno una 
(a' Ibidem I)onni.)ne (,1) tàrta nel mele di M ,rzo al \lnl1iílcro di Nonanwla da 
D jlrt. 10. Bonifacitls l'l1m'cbio, Filius bone ;nemoric 7'eutlaldi, qui fuit ilemqllc jilal'- 
rh'b, & Richelda conjuy,e 
j"s ,jugalibus, Filia bone mcmorie Clje/berti, qui 
fuit Comes PakJtii, qui profefli [umlts Legem .-.:i'l.,'ere Longobardoru II. 


Anno di C R 1ST 0 MXVIII. Indizione I. 
di ßEr<;FDfTTO VIIL Papa 7. 
di ARRIGO II, Re di Germania 17. Imper. 5. 


(b) RHbrus S E vogliam ripofare fulla t{'de di Girolamo R(dIi (b) (eguitato dall' 
lil(lDr. l{a-... U 
htllt) Ãrn,lldo Arcivelcovo dl Ravenna, FrareJlo dell' Auguflo 
'limn. ñrrigò, compiè il corro dl:' fuoi giorni net dl 19. d. Novembre dell' 
Anno iè-guf,n-e, cd ebb.: per luccefforc Eli/mto. 1\1a lècond,} J'.\nna'- 
(c) Ânnali- hila S.llf,'nc (c) egli fll.lnco di vita ned' an no prefcnre. Potrebbono 
flo/ SaXD. It: Carre pecore deW Alchi.....o di Ravenna merrere in chiaro, qUJI di 
qlJclle afE'rzioni fìa Vera. Er è d.1 Cperarl.:>, d.1 chc it Pa.!re DlJl1 PIC:- 
HO 1-':1010 Ginanni Abb.lte B.:nedettlno can i.1fJricabll plemur,l va rac- 
copJiendo Ie antlChe memnrie Ji qu
1l1 Cltrà 110bi.ll1ìm1. A \'cva ,.mche 
(d) 
axius d dJ\
gcntemenre o(JelvJto il Signor S.lffi (d), che ArnolfD II. Arcive- 
In N oIlS a - d " i ] Î '. d . , ll ' fi ' 
si"w. de ICnvo J 
v Lano cdso I vlvere non gla n
 anl\.) 1:)19, corne 1 pt:nsO- 
R:lll. lwl. il Sigonio, non giil nell' anno IJI r. come s'mgc,5nò di provar k' ..\u- 
(e) T. IV. tore delle Annntaziol1i atl'Ughellt (eo), ma belìSl ntll'anno prereme 


;;
. Slice. 1?(8. I(
 faCtI il 
'udlter[o Ann,;li
ta Sa{fo

 lotto <)udl' an,no mtdc- 
g h mo fcnve: JledLOlmt1z{is .drch/l!pI{ctJPus abut, & p
'.rp(JþfllS eJufdem Ec- 
cle{iæ Hetibeytllj J1tcee.flìt, cioè Enberro de loco /llJt/mÏlmo, come (i ba 
d.l'lul)i Strumt:nu, .-\Iclvdèov.) tàmolo fra qlll:i <.II l'vlJlano, che fece, 
ficcomc vedrC'mo, lud.He il ciuffo all'lmper.1dor Corrado. Ch' egli 
3ncora otrendTe in quefl' anno 1a Cattedr,l 
1Ib
efe, fi eomp1uova 
can un Pl.lciro tenuto in ßela(io (f), [el ntono dl Como, dot .\nfel- 
roo Metro dell'lmper...dore .-\r, igo, Anno Inzpe1-Ü Dom1JÍ Henriei Impc- 
,.a/uris- .6)uinto, lUffl[e No'/.'embn-. Jndiélione Secunda. r roduHì io queHo 
Docum
nro c.)me fàitto (lcll':mno 1019. Or.t m':\vvcggo, che ap- 
parriene all' al1110 prefeme, pelchè 1'lndiÛone Second a cbbe principlo 
nd Snrembrc. Quiv; Domnus Jiribe,.tuJ {allflæ Mediii!anmfis Ecc/eji
 
.dy(hiepifcopus, & A/bcricus fanélæ Cumenfis Eccle.fiæ EpiJe';r'lS, eitau, e 
prt.fcnu, ce:iono 311e lor pretclllìoni lopu eel tc terre III favorc del 
Moniticro di S,U1W Amhrolio di Milano, e del fuo Abb:lte Gotifre- 
do. Eril!lo gJi Augulb Greci ::.Jirati non poco contra dl Melo ribdlo 
del 101'0 Imperio per la guerra da lui molT... in compagnia dc' Nor- 
nn.nni 


(.f) Jf1Jfi'l'I. 
Ir.1I1(, D:J- 
'ê. t. 70, 



ANN A LID' I T ^ L 1 A. 53 
m:mni contro la Puglia di Jor giurifdi'liolle. Però, fecondochè s' ha Eu Volg. 
da Lupo Protorpatd (,,), fpedirono in qudl' anno al comando delle ANNO IOÜ' 
I ' C ' B Ii " 
 (a L'lpUS 
ar arnJl In It:Jh.l, 0 fia per 101'0 Cat:ip.tno, 0 apltann, J 1110 10- PrOlop41a 
pranoffi1n \to Bllgiano, uomo dl gr.ln fcono ed anività. RomoalJo S:J.- In cÙon:ro. 
Jernirano (h) fcr'vc, che conui portò feco un gran teroro, ct;.,è i\ p
 
- (
ì [
omua
- 
Clpal ncrbo per ben fare la e,l1Crrd. Aggiuvoe dipoi, ch' effo B.lh'lO ailS Srllti,nI- 
Alino 1I1Xlll, (V.l Cerino IV/XI/III,) Jndifti
Je 1. fece r:fJbbricar n.eila ;1;:::.1 

l:- 
Puglia l' anw:a Cirri di Ecal1a (Ii dee Icr!vere Edana) che :l.Otle,l- Rtr. lll
lit. 
mente e:bbe I fuOl V elcovi, e Ie impofe il nome di "Troia. N oi fap- 
piam" da lVl.1rio Ml'I'edtore, e da altri antlchi Serinori, che Giuliano 
bero difenlor di Pdagio, e confutato ne' fuoi mirabili Llbri da Santo 
Agoltmo, fu VeJco'l-'o Eclanenjè. Camillo Pellc!:ino prerefc, c.he la 
modcl"Oa OWl dl Fngt'nto lìd luccedura all" anri( hiO\ma Ecl,ma. L' 01- . 
Henio, e d Cardinal j'\T OTIS (e) crederono, che Edana f()fTe .1 Luogo, (
)ft Nom 
appellato po{èia ftuinroJeâmo. Sembra ora, chc Ii poOà con più fan- ;I:m'. 

'

 
damento aderire all' opmione di Romoaldo Salelnit.iIlo, Autore vivuto tllP' 18. 
cinqu':l:emo anm pnmJ, e pratico dl que' paefi, allorchè aneth, che 
la modana Cirri dl TrOIa fu l' amiea Eclan:i, 0 \1og1iam dire Eclano. 
Gitre a qudh Cmà rabbrico il fuddeno Batilio Draconaria, Fiorentino, 
cd altri Luoghl forti nelJa Pro\' incia, che og
idl (ì noma Capitanata. 
Ag 6 iugne 11 glà citato Prnto{pata, ehe Li
(Jrius 7epotriti (leg
o 'I'opo- 
tiriti, cioè Confervatore del Lungo) fwt præiiu111 'I'rani, & OCC
(NS 
fl 
iói Joanna/ius Protofpata. Et Romoald captus eft, (3 in CO/
(!antinopo/im 
deportatus eft. Sono (cure r.lli oOlizle, m'l. ballano a farci eom}' rendere 
la conrmu,tzion dell:. guerra in Puglia rra i Greci, e i Puglidi ribc1- 
lati. Vien citata lotte' il P reft'me Anno da\ Padre i\1J.b.llone Cd) Un,! !
) }. / 1ab:J1. 

 ..ÉJ.r.na. 
e" 
DOIu7.\One fatta dil Giovan,.; DUfa e Conlok di Gaeta a1 Moni tlero 1/lN;aW. a ,I 
dl S. Tcod('rc) dl quclla Cmà: d che ci fa conofcere, chi fofft aHara lJ'mc .An- 
PrmClp
 dJ Gae[a. n"w.. 


Anno di C'R 1ST 0 MX.IX. Indizione I I. 
di BENEDETTO ViiI. Papa 8, 
cli ARRIGO II. Re di GermJ.nia 18. Imp. 6. 


S Otto il preCente <\nno rcriv
 Ermanno Contratto (e), che Conra- (c
 Iltrm/m- 
dus adole[cws films C01Jradi fjuoi1darn Ducts Carentani (e l\hrchc It: 7m CDiI! fa- 
allrora de lla i\iLlJ'ca di V, rOl:a) auxiliaf1te p.ltrue/e (uo Conrado, po 'ie-a r.,'u CJ. 1 "D;- 
7 JJ Ib ., ",C. (. It.on. 
.I.mperato,-e, nUO erone,'l/ tunc Ducem Carenta;lÏ <<pud Ulmam pugna 'VIRum CIlr.iJÌl. 
fuga'Vit. Abblam v<::dUlO .11 10,'la, chc qudtn Adaibcronc er,1 anch'e- 
gh Duea dl Carintia, t' infi, me: .\t1archcfc di Veron.! L' aVCV:l can 
lui il giovinetro Cor-rado, qu ilîche gla avefTe Adalb-.:ronc: rub,Hi que- 
gh tlatl, che fe non di g'uHiva, almt:Oo per introdotto c(>lluíT.eJo. 
vcano roCLare a \ui dopo 1.\ morre dd Padre fuo Corrado. E' dd cre- 
dere:, ehe Ad..lbcronc pall
ddre allcora de gli Stati in Germal"
ia, 
 
chc 



rM Yo1g, 
AN!;O tú19' 
(a Lupus 
l'rofo p lIa 
in Chrønicø, 


(b) LN 
Ofti,n(ì. 
chronic. 
lib. 1.. c. 37- 


(c' Gui/i,'- 
mUs .Apulus 
d, NOnn41f. 
Jib. I. 



 4 ANN A LID' I TAL I A. 
cht: per cagion d' eßi tra lor fcguiffe iI conflitto fudderto. Per arrc- 
Hotto di Lupo Protofpata (a), Bugiano Gcnerale dc' Greci venne a bat- 
taglia in quctio meddimo Anno circa il dì primo di O!tobre co})' Ar- 
mua di Melo, e gli dlede una rOWl tale, che non porè più rifi.)rgc- 
re. Leone Oltienfc .f.;) lalciò fcritto, che Melo col lò.ccorfo de' Nor- 
manni avea dlanzi rirorrare rre "ittorie dc' Greci, prim' apud Armo- 
lam., ftcJl1Jdo aputl Ci':.:itaf.em (AlaYJiC1l1t1 11 chiama Angelo della N n(:c) 
tertio apud f/accaricÙl'fIl ct,1mpeflrj urtamine dimicans, tribJlS tOS vicibus vi- 
tit, multofque e
 his inlet ficims, & uf'lue 1'ianJim eos cOI1{lringens, tJ1Jl1J!S 
ex Co2C parte, qU"lS imJaft1'ant, Apuli
 Civitates & Oppida reapit. !?<!fat ttJ 
deltJum PlJg':tz ap1.Jd CalliJtJ! Romar.
rum clade famtJfas, Bojani Cata-pafti in- 
þdiis & ingcniis (macchine d. Guerra) fJlttralus, IImverjå, quit' f.zcite 
t'ecepet'at, facilius perdidzt. A pprdlo raccoma, dlè:re n.ua filma, che 
dl dugeoto cinquaota Normanni, aiuUtori di MeJo, non m: rimancf- 
Cero in \' ita, fe '000 dicci: c che la virtoria nondimeno coUò ben cara 
a i Grcci. 1.\.1c1o difper:ìro, non farendo riù dove rivolgere Ie fue 
fpcr.anze , dopo avcrc rdl'cOmanduQ i pod1l N ormanni, chc 
li rcllap 
vano, a GJillim.-1ti, JJI. Pnncipe di Salerno, e a PantiolftJ IV. Prin- 
cipe di Capua, imprele il viaggio di Gnm>lnia, 0 per muoverc rlm- 
p..radore Arrigo a \'cnire in perfona in Jtalia, 0 almeno per ottt.nt:rc= 
.da lui un roderofo foccorfo di milizie. Ecco come di qudi' ultimo 
fatto d' armi parla Guglielmo Puglicfe (c)_ 
ricinus CtJlmis 'ilia defluit JI!Jfidus amnis, 
Circiter Oélobt,js pugnat1/7 utrimlue Calmdas, 
Cum modic
 nOlI gC/Jtt 'Valells obfiflere .\1dus, 
Ttrga dedit 1n.Jgnti fpoliatlls pm Ie lllorllm, 
Et Pllduit 'l/iélum pa/ria tel/Nre mtJrn,.i. 
Saml1ius adiil (uperatus, ibi'lue moratur, 
Ppß .AlemlJí1110t'um petiit fùffragia Regis 
lJel.,Tici, foJito plaâJus qui m01e pt'eeantem 
Sufcipit, auxilii prom.ttens dona pI opinqui . 


Leggefi una cdTinnc farta delle Dcc-ime di quattro Pievi al V e
 
fco\1ato di Cremona (d) d,1 Banifaâus i'Harehio filius quondam creotaldl 
itemque 1I1a y ehio, & RÙbilda fi/ia quondam GifeJberti CilTi1Itis !1ell' Anno 
prel..:me. ß0nif..zÏo è il Padre deli.. ComclT. Marilda. \'0 10 cTcden- 
do, che appartenga lijCOra all' An:Jo prefcnre un Dlploma,_ 'pcdlto 
ddll'lmperJdore Arrigo in fJvore del Mondlcro di t\lonte Cafino, e 
(r) GaUo!" deWr\bbJre Arcnolf,) (1'). Le Note fon queUe: Datum JlI. IdtiSJu- 
Hßcr. }.!c- Iji Anno Domir.iræ jllcarnatio1Jis iHiiiefimo f/if/þmo, Indiélione Secu
dil, 
w'þ, caþ- .ÂhJ'O DGmni lIeim'iei ReQis Deçimo feptimo Imler;i "Ilcro 
.tlS .f2!,lt'JIO. 
.tll[. P. I. Aéltlm l<.etiesbone. Se cn7d,amo al PJore G
t[OIJ, il Dlp:oma è ongi- 
oJ.1e j ma jo ho pena a Lredcdo. L'lmlizione Seconda accenna }' Anno 
prtfcme. Come poi tiB I' ..lnno J\lXX. It: non ru;ornamo all' Anno p
- 
i4110, non fi S.I carne. E retta poi da mo{h':lfc, come In Gl:rmam& 
avclTe 


Cd) .A7Iti'1 u . 
Jlalic. viI- 
Jirl. YJ. 



ANN ALl 0." I TAL I A. ;; 
avefT'e 1uogo r Era pj[.ma. Pofio anccra, che fia l' Anno nofiro JfXIX. 
non 11 accord a con dTo l' .d,mo Xf/ll. del Regno, nè il 
1Ín;:o dell' 
Jmperio. 


fIlA V olg. 
Al'iNO IG10. 


Anno dí C R 1ST 0 MXX. Indizione III. 
di BEN F D F T TO 'TIll. Papa 9. 
Ji ARR IGO II. Re di Gerrnania 19. Imp. 7. 


L ' Anno fu quella-, in cui Papa Benedetto VIII. andò in Gr.-rmania 
a trovar r ImperadMl" Arrigo, che I'afpetrava in B
mberga. J1 
Srgonio, il Buonio, I' Hoffmanno, e forra rutto il Padre Pagi h:lOno 
prete!o, che quella andata del Pnnrd1ce accadcffe nell' an no preceden- 
te la19. e che mal Ii fieno' appoHi coloro, che la riferilcono all' an- 
no prefente 7 C"'l cirare per lôl loro lentenza Larnberto da Scafñahur- 
ga, Mariano Scow, gli ..\rmali d' Ilddèim, e I' Abbate Ur(pergenre. 
1\la non ha fana alT.Ji rifletI10ne il Padre Pagi a que-tio punro dl Sro- (... Mar;A. 
ria. Mariano Scow, fe bl'n fi guarda, a qoell' anno (a) arr unro paria 
:s Seol us 
del vi-aggio di Para Benedelto. E Ii conolce, che Ie lbmpe hanno inCh'onieo. 
a}ter
to J tefii di Larnberro e ddl' Urfpl"rgenfe, e de glt i\l1f"ati d' f!- 
defeim. DICo, fi conolce, perchè ivi la mom: dl Sant' Enbeno 1\r- 
clvet"co,.o dl Colonia Ii mira nc'loro tefii (lampati all' anno 102.0. quan- 
do è fuor di dubbio, che av\'enne nell' ann0 101.1. come confdlà 10 
fidTo Padre Pagi. Pefò gli A utori íuddcni fi dee credere, che ah- 
biano pOlta I' anJjta del Papa nel prefeme anno raw. e nc:l fegut"nre S

 H:!o:/
:: 
la mone di S.mt' Erlbc:rro. Che poi t>c:ramente il Papa in queit' anno ths in 
fi porral1e a B.lmberga, I' àbbiamo da Ermanno Contrà[tp (b) nell't.di- chronic" 
zIOn m,gli 1re e più copiolà del Canifio, da Sigt:berro (c), daW Anna- edlli.n. 
1iIb. Saf10ne (d), dal Crooogr:lfo SalTone (l'), da A Iberico Monaco de 
t'{i;!ltr. 
i- rrc: Fomi, e da altri Storici. Lo fidfo fi ícprge daJl"antica Vita w. III Cl')ro- 
dello Heflo Santo Arrigo (f) pubblicara dal Glct(t:ro, e da altri. Qui". 'litO. 
è (crlno, ehe ii P<lpa m\'itato daWlmptr,ldore, in proximo Apri/i dle- (d Annali- 
mamriam ÙJTrtlvit, omnibJl(ql!c Civitatibus illi<<s ,egionis pera<
,atiJ, te;n- f

 s:':,ot.:no_ 
pore, quo c01Jd,1(erat, Babengerg locum adÙ e dlÎPOfuit. Venit ergo P-, Fe- gr,,
l:tJs 
ria m "ljoris heb4omadæ, hora Jexta (MriJ PontificalibuJ ve/Jimc.rriJ indlltUJ bot 0, 
&c, <...!!ICÜO mmutQ racconto fa conorccrc, che I' ,4 utor d' ell'J V,t.! (f' V,r" S. 
P rdè un tal fduo d,l buonc notizie _ e P rob..bilrneme da q udla coe liu,r:c, in- 
tr ' fa Aéfa 
1cnllC Adtlboido, giunra a noi troppo mancanre. Cvh Ie P,'pa B..ne- !,ß.,Ûcr. 
de!to entro d'.dp"ile in i\llmagn.l, cd aïlivò nel GlOvedì Sanma B
llJnd. 
B 1111berga: adunqu
 nell' alUlO pn:ftnte :irrl\'Q coh, e non gi.l nel pre- ad ,1I.m 14. 
cl:dl:nre. Pel CIOCl. hè neB' :mno J') 19. la Parqua cadde nel d, 2.9. di 
u,J::.jt'7 s. 
Marzo, e in quell'anno fi ctlLhro effa nd d, 17., d' Aprile: Ne \,0- A,t;I.VVtrc; 
gllo taccre, ch
 viene anchc Cltat.. I.. V 1[01 di S
 1\IeinwerC0 V 
fco- Qp4,{ LÚb. 
vo di Paderbona (g), ,per compro\'ar I' .1pinlOne de' tiH.idt tti fofienitori nrr",m T. 1. 
d 11 ' · " 11 ,! ',. h d tr '- I Scr'þ/1r. 
C anoo 1019. N.J.t que a v l[a, quanu am: e lCt:llC CIO c lC preten- JJn<nS1:i:Ù;. 
d{Jno, 



,6 ANN A LID' I TAL I A. 
rl'A Volg, d!,no, cf:fcndo fcritt'1 l1e1 Secolo rll!Tcgu
nrc, non può chiam,rG un 
ANNO IOlQ, rctlåmol1lo inf.:!lltb1le di qud cbe cerchiamo. GIrre dl chc tors' anche 
qu:.:\la va d' accorJo coll' opinione mia, íèorgendoG, che il medclìmo 
Autore aU' al1no fuf1èguentc metre il ralT.1.gg1o a mlglior vita del fud- 
deuo S,mt' Erihcno, 11 Cjual pure vienc lbhiliro neil' anno n2..r. Fra 
l' altrc cofc, che al
giu6l1c I' Amore d_'li 1 Vita fudletta di Samo Ar- 
rigo I mp:raJore, raCCOl}ta che nel l\1:nurrno di Pafqu2 il Patriarca 
J' /lqui,eia rtcltò la prim.l l.:7.ione, l' /lrcivc(c
'z;o di Ra'veml,. Ia lèconda, 
e il Papa la terza. E che p()lèia il Poruel1ce m::ddim') F 1/ /. Kalm- 
d,1S iH:zii B1.fi/icam in honore S,mfli Stcpb(l-Ji conJècravit; e 10 fte/To an- 
cora abblamo d 111' .-\utore dcl\a V it.! dJ S, \1ell1werco. 11 dì 2.+. d' A- 
prile -C:ìuì cnullzi'lto p.ù s' accorda coll.1 mi,l fudderta opinione. S.tg- 
giameme ollèrvò il Cardinal ß.uor.io, che fra i motivi per Ii qu,lli 
andü volentieri Pdpa B.?nc:dcrto, anCfJr qlldio \'i dovette e/Tcrc di com- 
muovere I' AUbulto Arrigo a candurrt: 0 fp
dirc una buona ,-\rmata 
p.?r f.u' argine .1 i progrdu de i Gnci. Circl il dì rrimo d' Ottobre 
nell' al11)O pre'cedentc era fucceduta, come dlccmmo, la disfatla del 
picciolo clercito dl 
clo. Tuno perciò anday:! a leconda d
 i Greci , 
; qu 111 nC'n folamente ricuperarona ql1anr() avcano perduro, ma CZi,iO- 
dio t;rarono nel loro parmo P :4zt/oJro IF, Principe di Capl1a. Scrivc 
(
) ü, 0- I' OHi:n(e (a): þ<"ttllm Capu211l!S Priilccps l,
te 1fer fa'ZJc7{/ Cofl.m/Ì1JopoJi- 
ji
tnl,
}lro- tano IJ.1!iiio, fecit irztcrim ficri cl'lves aureas, & ;ni lit ad ilium, um fe , 

;;: '3 8 .2., qua
4 CJ'VÌfatem CaplJ ljNim, Ïimno utJÎíJcrj-mJ PrÌilcip:z/um cjus pcr b.ec im- 
peno contradrl/s. 
l).IVJao ne gli occhi, c gran gelalÌa recav:mo a Papa B
ncdetto 
qudìi m1neggl cd aVln7.a
e,1(1 dc' Grcci, che Ilerdevano il 1M dorni- 
nio t1110 ad Alcnli j e lè mcrrcv 4 no il plt'de anche lopra il Principato 
dl Capua, già fc Ii fèmivl aile Pone di Romd. N ë era gi:1 da [pc' 
rare, che j Grcci .-\u

u(li ave/Tc:ro voluto lalclJr' a I P.lpi, fe Ii folfe- 
ro .impadronin di Rom,], qudla Signoria, che fcconda i patti con gl' 1 m- 
peradon d' Occidenle da pili dl due S.::coli gndC\'3. Pcro clavette il 
bU;ln Papa follecitare, per quanto pore:, I' Augullo Arrigo ad Implc- 
gar Ie (ue fone cantr.! di qucllJ Naziol1c, nemlCJ anco!'J de I Larini) 
b quale alpirava alJora a de i gr.1I1 \.oli. A1:>biam,) anche dol GlJbro (1)), 
che RodolflJ N 01 manna fugs'to da N orm.mdi,l a Rama con alg.u
nti. 
I. com pagni , ando :l trovar Pdpa 13,'11 
dctto V III. per cont.lrr!,h 1 IUol 
guai. i\.-1:1 il Papa cæpit ej 9uerd'lm cxponere de Græcorum irlvafiolle Ro- 
mani Imperii, e indu/Tc: quc' ..\oJ 1)1'111.\11'11 a mllitar contra dl loru. Por- 
(c) lUþ!41 rò intJnto la dlsgraZI.I, che Mclo uovanJofi 10 Gcnnaof1 per muo- 
l'rolØr
út4 verc qurlla eone contra de' Greci, infernHrofi <jUIVI nell' ann..., pre- 
i'1-ChrDI'1,;
o. rente cdsò di vivere. L'abbiam
 da Lupa Prorofpata (c). l:. Gugltel- 
(...I, G"Ii/
/- mo Pucrllcfe (d) )' acrcHa :mch' ea)i {crj"cndo d'dlò Meta, e deli' ()no
 
11:'11 Ap4/1S 0 " 0 
lib. I. de re f.l.ttagh alla (epoltu ra, Ie fcguenu parole: 
NO/'lIMIl/:. 


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. 


At 



A H N A LID' I T ^ L I A. 



7 


At MeitH regreái pr.eventus morte nequivit j 
Henricus fipc/it Rex hum, ,# Regius rft mos j 
Funt:rÙ exftquias e
mitatlls lIå ufque {epulct'um, 
Carmine Regali tumulum decortJvit humalì. 
Nella Cronica del Protofpata egli è appellato Dux ..t1ptlli
, nè 
fcnza ragione. Q!Jefio titolo glid dicde I' Augutio Arrigo per premio 
del già operato, e per animarlo ad operare dl più: il che è da avver.. 
tire per intenderc, fe gli Augufii avclfero donato a i Papi il Ðucato 
di Benevento; e con CIÒ va concorde il fuddetto palfo di GI..bro col . 
fegucme. Altbiamo nella Vita d' e{fo fanto Imperadorc (a), benchè (a) Y:t 5 
non can tutta l' efattezza, che etro I mperadore Apu/iam (J Græcis diu Hmr;;; It; . 
po.lfeJ!åm, Roma1J() Imperio reeuper.vit, & eìdem. P,-ovinciæ 1fmae/em (vuol tRþ., 3. ;ø 
dire Melo) Ducem prttfecit, qui poflea in Babenbergenfì iDeo mOt'tuus, & .ARu S,,,,R. 
in CapitNlo majoris Mo>>afterii ft.'plIlIUS requieftit, in j)o11li
,. Ol
re a ciò 

. ";:::i. 
fappiamo dal Pro[Ofpata, chc In quefl' anno I S.traccm a(fedlarono Ja 
CJttà di Bifignan8, c la fottomifero al loro dominio: ficchè e Greci 
e Mori mJlmenavano forte queUe comrade. Spezialmente poi in que- 
fii tempi 6 ttudiavano i Principi e gran Signori di pelare or fOdve- 
mente or violentemente Ie Chiefe. La rnamera foave era queI:a di pren- 
derc i loco beni e Caílella a livello con promenere un' annuo canone, 
e inumo donar qualche terra in proprie[
 ad effi Luoghi ':&cri, per 
indurre i Vefcovi e gli Abbati col picciolo prefente vantaggio a li- 
"ellar' em beni, I' ufufru[[o dc' quali mai più non foleva arravare a con. 
Colidarú col diretto dominio. Uno de i gran caeciatori di uli beni già 
ho detto, che era il Marcheft ßtnifazio, Padre pofcla della gloCloe.. 
Contdfa Matilda. Può effere motivo c.li fiupore l' o !fer v are , quante 
Caílella, Corti, Chiefe lkc. egli carpitre al folo Vefcovato di Reg- 
gio. Ne ho io pubblicata la litla (b). Altrcnanto, 0 poco meno do. (b) -I'milf'!' 
vette egli fare co' Vefcovi di Modena, Parma, Cremona, Mantova, flallt. 6 Dif 
cd altre Città circonvicine. Ed in queft' anno "ppuneo egli ottenne a trl. ) . 
livello da Wari"o, 0 fta Guarino V clCovo di Modena Medietatem de 
Monte unfJ, qui dÙilur Barelli, ubi anlea Cafirum ediþcalum filii, eU11l 
foffitum in parle Ûrçu11ldatu1JI. 


Ell." Vo'g, 
ANNO 102.0'. 


Anno di C RI S T 0 MXXI. Indizione IV. 
di BEN E D E T TO VIII. Papa 10. 
di A R 
 I G 0 II. Re di Gernlania 20. Imp. 8. 


A Rdevano dj voglia i Greci di avere in lor mana Datto, cbc già 
, dicemmo uno de' Princlpali della Puglia, ribcllati alb 101 figno- 
ria, e parente del defunto Melo. Dopo l' infelicc battaglia di Canne, 
Tom. PI. H pcr 



S'8 ANN A L I D t I TAL I A. 
:!: II. A Volg. reI' attef1:ato dell'Of1:ienfe e..), s' era egli ritirato colla fua Farniglìa fotto 
fNN' 1011. la proreÚone di .'\tenolfo Abbate di Monte Cafino. Ma po(cia Para 
;';lIv
toJtf- 
cn
Jetto VIII, J?erehè il conofcevi fedde all' Imperadore t\rrigo, 
1" (, 37. f.!J' II r:n ,fe alla cunodl
 della Torre del Garig1iano, qua.m ide", Papa tunc 
38. r
tmebat, con !ileum N<>tmanni. Che fece it Cat:.lpano Gre-eo B()Ùmo 
(10 ne
o. è c
e Bugiana) per averlo? Guadagnò con danari- Pa.ndlJifo 
1I. PnnClpe, dt Capua, aceiocchè gli permettdre di pr
ndcrc il mifcro 
Darto. All' Improvvifo dunque arrivato colle fue foJdatefcbe fono quella 

orre" cominciò a tormentarJa con a/1ah:i e rnacchine. Per due gior- 
ßl fi d.{ef('ro quei di dentro, ma in fine colla Torre rimafe[o p.-di . 
· Aile preghiere dell' Abbate Atenolfo lafciò Bugiano la libertà a i N 01'- 
(b) Lu,us, ma
ni; ma Datto (&) fra 1(' catcne, e fopra un' Afindlo, condono a 
!mofpRta Ban nel dì t r. di Giugno, a guifa de' parricidi cl1 iufo in un (aceo di 
mchrOllICo. ' fì " S d ) ' A 1 . d . P 'î. ( ) M 
( C) .AnnAl. CUOIO U glt
:!tn II:' mare. econ o. g I noo I 1 UI , . avea u- 
h[4n. T. J'1. getto Re de Mon, 0 pur 
 come 10 err-do, Corfaro rotente, rrefo 
l<,r, lJaJiI. ndl'smno precedenre Cafie! Gicwal'lf'li (førfe in S2fdeg.na) che era fouq 
J" ArcivcfeovQ di Milano. Nr-Wanflo preft'ntc foi eon podnofà .-\1'- 
mata di navi tnrnò in Sardegna. AlInrn i P,fani, tirati in legd i Ge
 
nove{i" coorra di quefio C01T\Une n('mien., (ano un gr"-làde sf 01 7..0 dl {JaVi 
e di 
ente, il caccbrono dall' I fola., e m3ggiorrne.nre pofcia ane
el 0 a 
ß:abilirfi e fonific:nfi' in quella vaf1a Hola. II ricco tc-foro d' dIn Mu- 
getto, \"Cnuto al1e loro mani, fu da eAi ceduro ai Genovefi in paga- 
mento de11e 101'0 f
re e f.'niche. II Trtlnci Stolico PI(aRD fcrive (d), 
che Mligetto in quefl'anr.o s'imradronì dí nnovo- deUa 
ard('
n
, 
 
che nel rr-
u(nte ne fu. cQcciaro. E quì cnmbanono gh Stonel dl 
Pif.'1 con quci di Gencwa, prerendl'.'ndo i primi, (;hc niun diri[,to ac- 
qui fL\frero i Genovefi lÏ\pra Ja SardcJ!:na, e gli altri foO:enendo 11 con- 
[Tario: inrorno a che Ii lafc("remo du
nare. Se parimenre vng\iam ere- 
d
re ,al Tronci (uJdetto, i Pirani d;vif
ro poi cp.leU. Iîola in quattro 
Giudicati. che (rtrom dati in gove.rno (I "Iulltfro Nohi/j p
ra1'Ji, cic.è 
i 
Cagli
,.i, di GIl!IMr
, di .A'b()r
lI, t Ji '1Qr,j, volgarmeme d!:tto S(gërl. 
E fali Git
Jici arriVllrfJ11D IJ. tanto fafltl, ,he før()n(J a>>&ht nont;,zat! Reg;, 
, Ie foro i\logli Regine, Ma t{"mo io forte, che non ftL
 v.<<.11 ficure 
rali (}Otizie, dappoichè ho a1rrove Farro vedere e t ), ehe In qudl o me- 
ddimo Secolo. v' era in Sardegna la divifion de i GiudicÄti, c che 
qlJ
i Giudici ufavano anehe liberamente it titolo di Re, il che punto 
non conviene a chi lInicamente fofTe (tato Governatore di que:lle con- 
trade per la Repubblica Pifana. Olrre di che non \/' ha ne gli Ani di 
quei Giudici 0 Re, rnenomo vefiigio di dipendenza. da Pira. Anzi d
 
un Farro narraro daH'Ofiienfe ef) circa l'aooo. IC6J. fi fcorge. che 1 
Pifaoi miravano con invidia i Sardi, ed aveano ncmicizia con BJrafo- 
ne Re di quell' Ifob. Però fi può fofpettdre, che moIro più t,ardi la 
potenza. de' PiÎani fifTafTe il picde nella, Sardegna; 0 almeno memer
b- 
be quefto puo-tO d' effere più fodamenre chiamato ad c:r.'1me. L' In: 
fulto f,Hto alia Tom= del Gari"liano colla prela c mom: cruJc1e dl 
Doltto do\cttc: folf riofof;lare Itdlanze c preghicre di Papa, B
ne1e!1D 
rIll. 


(d) TTÐllci 
.Alana I. ,,.. 
[01". 


(e) .Antiqu. 
balie. Vi!.... 
ftrt. 5. (;]'. 
31.. 


en LtÐ 0... 
filmfìs 
Chronic. 
l,b. 3. c. 13. 



ANN A LID' I TAL t A. ,9 
PIll. an' Augufio Arrigo, perchè accorrdfc alIa difefa deWit-alia 0- ERA Vol
. 
rientale, che era in ma'nifeUo pcricola di petderfi. Perciò Arrigo., Ar.so IQU. 
ficcomc fcrive Leónc Ollienfe (d), reputans /èCllm, .fore ut Gr
ci amijJ'I (-) 14 
.ðPllli. ae Principatu, Romam quoque maturaJ7nt, Jtaliamque totam fim!ll li
. l..em 
amiUet'et (41:) dccerminò di tornare, eben' armato in Italia. Comune- 
mente il Sigonio, il Buanio, il Padre Pilgi ed altri banno fcritto, 
ch' eg1i vcniff"e fobmente nell' anno fegucnte. 
Ma fi ha a tenere per cerro, che la fua carata fu nell' A utunno 
dcB' '4ono prc[ente, fotto il quale Ermanno ConCratto (.) racconta che (b' Hep'- 
Flt?11"íÏcus I'lItJerafor in Italiat1l 'txptditiomm 'lnO'EJÌf. E I' Ann}jfia SafTo- mifnnru 
ne (t) ag ì3 i;Jgne, ch' eglt Natale Domini celebravit il1 Ita/ia. A bbiamo C d 
n
rat1us 
, , L " e III,n. 
m oltre ocumentl, cbe ct ne a
cut'ano. Ho fO prod otto un mfigne Canifti 
Placito (4), da lui fidTo tenuto 10 V crona, L1nllo pr
djé1i D(}mni Hein- (c) .Ann.l. 
rici gÚJriofijJimi Imperatoris Dt. propÙiø, hie in Ita/ia, OElû'Vo, SexttJ Sax, alt4d 
die l11enjis Decembris, Indiflione Y. cominciata ncl Settembrc: di qudl' fd
a
d"m h'- 
anno. Dc
ño è d' effere rapponaro quì il principia di queW ana: tà' Efi:

: ' 
Dum in Dâ nomine foris, (5 '10n "I11;Ûtum longe U,.bis J.TerOt
ìlJis., ;;1 [0- P. I. t. 14. 
/ario proprio beati!fìmi Sanéli Zenonis Confe.lforis Ch1iJli, quod eflcol1flru- 
Rum juxta pt'ædiflum MonllJlerium Sana; Zenonis Confellõris ChrifJi, in 
cilminata dormi/ot'ia ad Regalem impet'ium in judicio rcjideret Domnus g/o- 
rioftJlimus Heinricus Romano1"um /mpet'ator AugufluI, unicui'jue Juflitias 
'iacimdas, bac Jelibera"ndas, reftde
tibus 
um 
o Dom
us Popo {ànflæ Aqui- 
Icgenfts Ecclejiæ PafYlarca. Fermlamocl qUI per dire, che non merita- 
Va cenÎura 11 Sigonio, per avere fcrino, che Arrigo paísò in Iralia 
cum Pili'{rìllo ColonienJi, {1 .p(Jppone Aquiltjenþ Præfuiibus, con preten- 
dedi, che non Poppone Patriarca d' AqUlleia, ma bensì Poppo1Je aHara 
Arcivdcovo di Treveri, ignorato dal Sigonio, quegli foíTe, 'Che ac- 
compagnò in tale fpedi2.ÌOt1e l' lmperadare. Perchè i' Ollienfe chiamò 
ArcívtfcO'l.J' quefio Porpone, perciò fi è credmo, che s':JagIiaífe il 
Sigonio. II Browero (i') anch' egli (e pofcia il Padre Mabillone (f)) (e) 'ßrÐVV4Þ 
fo
da[O 
olam:n
e 1"01'ra quella p
rola. dell', Oltienfe, <juaficl:è il Pa- r.;:'v;;:nn;'. 
tnarca d AqulleJa non fotfe mch eglt Arclvefcovo, fi 6guro, che il Tom. 1. 
fuo Porponc veni(fe in Italia, e feeo menaffe un groífo -corpo di trup- 
f) Mabin 
pe. Ma noi quì "bbiam d1iaramente P01P01l1 Patriarca d' Â1uileillo al ': A,n
?', 
, d II "' I d ., 1 , 11 'Î. d ' T ' ..MedlC.In. 
corregglO e mpera ore, e non gla arClvelCOVO I reven e 
però fa-Ida faldiffima refia I' a(fcrz.ion del Sigonio. Seguitano Ie par
le 
del Placito,,: Pelegrillus CO/(Jnie
fts, EribETtus lvlediolanenfts, fané!arum 
Dei Eulefillrum ./Jrebiepifcopis, <JohanNs Perollenjis, Leu f/crce/lenjis, Si- 
gi1lfadus PlaC
nli11tts, lle1lricus Parmenjis, At'lm/dus crervianenfis (di Tri- 
vigi) E"í1JÙ'geriu
 Ce1U!d

/is, Rigiz/J Feltrenjis, Lttdo'Dicus ßeJIunenjis., 
H 2; Ugo 


(.) fico pmfando, chI j Greci perduta 1(1 Puglia, e" I PrincipatD, fi fa- 
rebbrro aflrlttati tlneo,. verfo Rom.., ed 
vtrebbe infieme ptrduto tuftll 
I' Italia. 



(a) A"tiqu, 
lla/ic. Dif- 
firl. 73. 


60 ANN A LID' I TAL I A. 
F.. A Yolg. Ugø Marchio &c. de'Marche6 d'ltalia non fi trovò in tal' occaftone 
^IiiKO IGU. a corceggi
re Arri
o, fe non Ugo, uno d
 gli Amenati della Cafa d' E- 
ne, dl CUI rornera occaGon di parlare. Fra i pochi, che fottofcrilTe- 
ro, ft legge an cora Ugo Marchio, Era, come "bbi:1m veduro, l'lm- 
per.:ldore in V crona nd d) 6. di Dicembre. 10 il truoVo nei dì 10_ 
d' elTo Mefe in Mantova, ciò cofiando da un fuo Diploma, dato da 
('{fo Augufio in favore d'ltolfo V cfcovo di qudla Ciuà, e da me pub- 
blicaro (a), Ie cui Note guafie, da me allora non eCaminate, convien 
ora raddirizzare. Tali fon elTe nella c<'pia, ch'io n'ebbi: Data IIII. 
ldus Dece11lhris, Indi8ione r. .Anno DominiclI! Incarnation. Jl.1XX. Ã1111Ð 
Domn; Heinrici Regnantis XP Ill, Imperii 'Z.'Ct'O r J I. 4élum A/antu
 in 
Pa/atia ejufdcm Epiftopi. I.: Indizione V. cominciar:\ nel Sr-ncmbre ei 
dà a conofcere, che nell' Originale farà 11-:110 ferino Annø Døminic
 
lnulrnation;s MXXI. &c. Regnanfis XX. Imperii YlJI. 


Anno di C R 1ST 0 MXXtI. Indizione v. 
di BEN E D F. T T 0 VIII. Papa I 1. 
di ARRIGO II. Re di Germania 11. Imper. 9- 


. 
N El Gennaio ðdl' Anno prcfcme col fuo poderofo efercito ,conti- 
(b), ZII nuò I' Augufio Arrigo il fuo viaggio alia volta della PuglIa. (
) 
oftlt1JfÌl Per la Marca di Camerino inviò il Patriarca Pop pone con quindici- 
elm". I. :a. mila eombattenti eontr:l de' Greci; e per quella di Spolcri, e del Du- 
..p. 39. cato Romano Cpedì Piligrino, 0 fia Piligrimo Arcivefcovo di Colonia 
con altri vt:'ncimila armati verfo Monte Calino e verfo Capua, ad oJ?,- 
gerto di prenderc A tcnolfo A bb:ne, e il Principe di Capua Pandolfo J? 
fuo FrateHo, amendue procJamaci come fegreti fautori dc' G reci, c 
che avelTero tt:'nuta mana aHa morce di Datto. L' Abbate non volle 
afpectar quefio turbine, e fe ne fuggì ad Otranto con d,fegno di 1?af:' 
fare a Cofiantinopoli. Ma imbarcato6 e colto da una fiera burafca, 
Jafciò con tutti i fuoi la vita in marc. Saputafi daU' Arcivcfcovo la 
di lui fuga, per timore, che Pandolfo Principe non gli .fcappaffe.da,lle 
mani, con isforzata marcia arrivò folto Capua, e la cmfe d' aßedlo. 
Allora Pandolfo, che fapea d'elTcr6 colle fue iniquità comperato 1'0- 
dio de i Capuani, anzi era informato, che macchinavano di tradirlo, 
Ja feee da difinvoltoj ed affidato 6 venne a metterc in mano deU' ^r- 
civefcovo Piligrino, con dire, che gli dava I' animo di gil1{1:Jfica
fi delle 
imputazioni dilTeminate contra di lui. Intanto l' Augullo ArrIgo era 
pa{fato all' alTedio di Troia, Città, che, quamunque non folTero peran- 
che terminate Ie incominciate fonificazioni, pure tante n' avea, e si 
copiofo prdidio di Grcci, che 6 accinCe ad una gagliarda. difefa. SottG 
a quella Citca fu a Jui prcfentato i-I Principe di Capua, 11 quale poco 
mancò, cbe non vi lafciaffe la tefia, pcrchè cODdennato a morte: diAl 
plC- 



ANN A LID' I TAL I A. 6 I 
Fieno ConGglio. Ma cotanto fi adoperò I' A.rcivefcovo di Colania, E. A V0J
. 
gelofo del iàlvocondotto a Iui dato, che gli guad:Jgnò la vita. pono .ANNO 1012.. 
nundtmeno in catene, fu dipoi menato prigione in Germania. Ma n:)n 
fi dee tralafciar, ehe prima d'imprendere I' aíTedio di Troia, l'lmpe- 
radorc= Arrigo, per 3neftaro di Lupo Protofpara (a), giunfe di Marzo (a) LUpl" 
a B
nevento, dove da Landolfo Principe, e eome Jafciò fCflno Epi- 
rol h ofþa
a 
d ( L ) B ' l '7, h ;/: ifi firfi " mC ronlfD. 
anno .. , a ene'VcntantS gratu antillus onorlpee ac magm ce U "p,tur, (b) He!;- 
e fu riconokiuto ivi per Sovrano. Di qucflo ancora ci refiano buone Ja,mul .AfS- 
tcthmonianze ne'Documenti di quelle conrrade, v('dendofi il fuo no- r:a1. Im
. 
me ne' pubblici comratri d' allora, e trovandofi de' Placiti tenuti da mler Sm- 
lui per I' amminiChazione dell:1 giullizia in queUe parti. Uno di quefii 

:
:
. 
f1 legge nella Cronica del Moniftero del Voiturno (c), tenuto in ter- (c) chroni,. 
,.ilQriQ Bene'Vtntano in locum, qui nomintltar ad Cllmpum de Petra, ibifjul VultunleJJf. 
;11 pr
ftntitl Domni Hem'ici Serefli./Jimi Impet'atoris &c. Fu ferino quel P. II. T 1 : 1. 
G ' d ' " 1. T. ' D " fl' 1 ,r, Ch iJlj; MXX Iter. Ita If. 
lU Icato J.ßnno afl .ßncarnatlone Oi'llInt no/.rl eJu rI I unt II. 
& Imperante DOTIIlZo Henrieo Sereni1Jimo ImpercJtore ..-tugu 0, Anno 111- 
perii ,jus Deo prQpitifJ in llalia Ofla';)o, & diiS I'r1mft FlbruRrii per In- 
Jiéli,n. IV. (Icrivi V.) ARum in territoriI) Bene'Ventano. Un a}rro Pla- 
cito tenne' nd l\1efe di Mãrzo di quell' anno in Balva Domnus .A1IIbro- 
flus, !,Û eft MiffU5-, & Cap
JjanUJ D
mni Henrici 1mperatoris .Augu(li. 
Un altro pari me me in eíTa. Cronica fi legge, tenuto nell' .Aprile dell' 
Anno prcfeme da Leone Vefcovo di VercGlli, e da un altro Vefcovo 
deputati II pr4c!nra pOlefialc Sereniffimi Einriâ Augufti, in territoria .Be- 
nl".Jentano juxta E,clejiam SanEli Pet,.,i A/oj/oli, filus propinquo hane .Be- 
neventi Civitatem &c. Ci fa al1che vedere un Diploma d' efTo t\ugufio 
in favore del Monifiero di Santa Sofia di Benevento, rapporrato dall' 
Ughelli (d), che il medefirno foggiornav:a in Bcnevt'nto PI. UU! Mar- (d) Ut/ ull . 
tü, Pofefi dunque I'lmreradore aU' afTedio deUa Cina di Troia, valo- Ital. S:cr. 
r. d 'l" r. d ' C ' di . d 11 " G d . Tim, ,111. 
fOl:1meote lrCla :1 que Itta OJ, e a a guarmglone reca, I modo ;n .Archi,þ;- 
cbe per tre mcli convenoe tener ivi il campo (;on gran difagio de gli f",. 
ene- 
afTedianti , e non mtnon= degli affcdiati. Radolfo Glabro (eo), Storico 'fJtntan. 
di quelb tempi, defcrive un tal afTedio. Era tormenura Ia Cinà da (e
 rider: 
j m..mgani, e OJ altre macchine di guerra. Ufcirono i Cittadini, e ne :;' :. . 3. 
fecero un faJò: perldchè montato forte in collen l' lmperadore,. feee ' 
prepararne dell' altre coperte di crudo cuoio e cominuar Ie offefe. 
lndarno furono invitati i difenfori alla refa can buone condizioni: s' 0- 
fiinarono effi; perchè lor fi faceva credere imminente un gagliardo 
foccorfo. Per quefio impa'l.iematofi l' I mper.adorc:, gti ufd di bocca" 
che fe potea. meuere i\ piede in que11a Città, votea mandar tutti 
quanti a fil di frada. Ma non' potendo più i Cittadini, aHora Ii ri- 
volfero a chiedc:re miièrirordia: al qual fine fpedirono fuori della Città, 
un Romito con dietro tutti i. lor fanciulli in procdIionc, che gricL1- 
vano Kirie e1eiJon, cioè Signore, "bbiate pietà. Arrigo colle Jagrime a 
gli occhi ordinò, che fi rimandafTero in Cirtà. Tornò il dì feguenre 
il Romito co' fanciulli, e colle ftefTe voei, ed ufciw I' J mperadore 
dal fuo padiglione 
 mm potè regg
n: a qucl tenero fl?ettacolo
 e per-, 
donò 



61. A N 14 A LID' I TAL I A. 

u Vo1g. donò a que' Cittadir:i: con che ahbatteífer,o quella parte, delle mura; 
ANNO JOU. cbe aveano f
na rch11enza alle fuc mlcchm::, e che pOI Ie rifaccllÌ;- 
(a) !.,ø 0- ro. Lafci.1to dunque ivi prctjdi
, e, rr
fi gh o,ttaggi, fc n
 Vl"Me a 
fl tnþs t. 1. Cap1J3, dove per atte1hto dell Olbenie (a), dlede qud principato a 
,.,. ..I. PaNdolfo Come di Tiano., feol.a che '5' oda, che Papa Benedetto V II J. 
pretendeíTc ivi giurisdi7.i
ne alcuna tC"mpora1e. Creo ancora Conti non 
tï fa.<Ii qual Lungo Stefano, Melo, e Pierro, N ipoti del già defun10 
Melo Duca d. Puglia, co' quali allogò qut:' pochi Normanm, .cht e- 
rano reUati in queUe c()ntude. 
DI là palso in compagnia del RomJoo Ponre1Ïce at Monill:et'o 
di Monte Cafino, dove tegm l' elel.ione dl Teobaldo Abbate, con- 
(eerato pofcia dal Papa. l-'atlva I' J mperadore de i gravi dolori, e- ne 
fu guanto rer interceffinne di S. Bcnedctto; per Ia -qual gral.ia fece 
de I -ricchi Tegali a quell'infigne Santuario. Rapporta il Potdre Gat- 
(b) Gatt,la tola (b) un Diploma 
a lui dat
 allo ItcíTo M?n,itlero. con '<}ueile No- 
Rift. J,4'lIA- te: 
1IØO ab ["carnallone Do 1/11 1 1 ,.1 X XII. IndlEtlone 'P. .A,11/0 
o Do- 
fl
r. c"þ- uni Heinrici Romanorum [mperat"ris ./Jugußi Secuvdi Regl1amis XXI. Im- 
1It7l[. P. I. ptrantis Quterll Nono. AEtum in A10nte Cajino. Non dla tàtlidlo ad a1- 
cuni il veder ivi fo[[ofcritto il Cancclher Teoderico 'l-'ice Ebbo>>is Pa- 
pembergenfis Epiftopi & ArcbÙappellani, q\1anJo ne gli altri Diplomi 
qucfto V cfcovo dl B.1mbcrga porta il nome -èi Eberardø, e di Archi- 
lam:e/lieTe, perciocchè Ehbone è 10 -tleíTo nome di Ebera-rdo; ed egli 
era anche ÃrcicappffJtanö dell' I mperadore, fe .pure in quetti t
mpi non 
era 10 fidfo it grado dl .Arâcanceliiere e di .Arcicappellano. Leggefi in 01- 
tre una Letter.! del meddimo Augutto a Papa Benedt:uo, in cui gli 
raccomanda efficacerncnre il Monittero Imperiale di Monte Cafino, 
fouofcritto colle fidfe Note cronologiche. Turri i -Copra t1arrati av- 
venimenri appartengono all' Anno prefcme; e fe il S'gonio Ii riferì 
aU' Anno feguente, non (i dee giå argomcnrare., che in lui mancaffc 
la <hligenza, ma bensì ,che gli mancarono moire Storie e [)ocu- 
mentì, de' quali noi godiamo ora, ditfoncrrar1 da gli Eruditi. Lo 
.fteíTo dee du'1Ï del Cardinal BJronio, il qU.llc ti 'figuro, che 1
 Impe- 
r.ldorc Arrigo fi trarrend1è lino aU' anno ff'gu
nre 11) halia, qUJndo è 
fuor di dubbio oggidi, ch' egli in queUo Ie ne tornò freuololamenre 
in Germania. Ma prima di accennare it fuo viaggio com.jen qur av- 
vertire., avere fcriuo Epidanno (c), Monaco dl S. Gallo in quefio 
Sc:cølo, che l' Augullo Arrigo (.) 'l'rojam, Capuam, SaJer.nltm, Nea- 
pDtim, Urbes Imperii fui ad Gt'
CO
 d
fiClentts ad deditiWJem coegir. Che 
ancbe Gu.
imiZ"w III. P.rmclpe .d. Salerno, atterrno d.lh
 e1c:mpio di 
Capua, riconofcc:íTe per ruo 
ovrano l' Jmpcraàorc:, nitma dlfficultà ho 
(d) ,.Anti,: a crederlo. Lcgg(.(i [Unavia un Diploma (d) d' et1õ Arrigo, conce- 

t"t". Dif- duto ad .Amato U. Arcivcfcovo di Salerno, dove è chiamatG Fidelil 
J

 
" 


(c) Htpi- 
tlll""US in 
.Ji l'I"al. 
6rrv. 


(.) coflrinft allå re(a crrøja, Cllpua, SaliTno, Napo j, Cilt
 del ft. im- 
perio ,hI fi yibdlavatlo a i Gt eci. 



A N MAL t D' I TAL 1 A 
 63 
nofler, dato Pridie Kalendas 'Junii, lndiflione V. CIOe. neU' Anno pre- EllA. VogI. 
feme coil' AElum 
roje. Potn:bbe folo dubitarfi d. Napoli, Ma ab- ANNO IOU. 
biamo ancor.\ Ermcmno Contratto, che 10 conferma con ifcrivere fotro 
il prefente Anno: (a) Benevent,111I inlravit. 'lrojam oppidum oppllgnavil & (3) Htrman- 
æpit; Neapolim, Capuam, SaløYnum-, aJzaffJ..ue eo /ocorum Civitates ;n de- "US C!ønlta- 
ditiollem omlles accepit'. (I) 
;: '''c Ch
. 
Era già inl()rra durante l' a/Tedio di Troia la pc{1:e, 0 pure una I , IIni[., 
epidemia neU' efercito dell' Augufio, e qUt'fio aveva anche fervito a 
lui dl maggiore irnpul(o a perdonare a quel Popolo', per isbrigarfi da 
quc' contorni. Si mire dunque in viaggio alia volta della Germania" 
e dovette paff"are per h Tofcana... avendo io pubblicato un fuo Di- 
ploma (b) in favore de' Benedettini di Arezzo, d&to X. Ka/endas Au- (b) ,.Anti,,,. 
g.;7;, Anno 112carlUllÌonis Domil1ic
 A1XXi I. IndifiÙme Y. Ann' Domn; ItalIC. DI{- 
HcinrÙ-i Regnantis Seculldi XXI. Imperii 'Vero rUIJ. AElm. Pri'Z)arÙ
 (crt. 63. 
;Jl C,mita/u Lucenfte. Perchè a cagion de' calori d' halia crebbc nell' 
Armata Impel1ale l' epidt'rnia, che ne fece graf1de ftrage, Arrigo in 
[ren:), e con poche gu;\rdie (z.) Alpium cacllminrJ citattJ transgreditur 
fWjil, come s' ha dall",\nmhfla, r: dal Cronologo S.tff"oni (c), e giut1to (c) .Auali- 
in Germa.nia raunò un numerofo Concilio di Vefcovi. Credc: il Pa- fta Saxil . 
dre Solerio della Compagnia di Gesù (d}, che ral Conci
io fia flato s Chronogr. 
queUo di SalingenC1:ad, pubblicaro,dal Labbè nel Torno IX. de' Con- (d)o. ..4éla 
Cilj, e teGU{O nel dì 12.'. d' Agofio ddl"Anno pretènte. Ma fe Arri- Sanélilr
m 
g Ot come abbiam veduto, nd dì 11': di Lu g lio era. tuttavia ne1 ter- Bol./Il,!dl 
, . d ' L n. bb d r.. I ' n. ad tllem 
fI,[Qn
' I ucea, re ere, e a 
lam!l1a
e', come .eg I potCIJC com- XlV. JU Iii. , 
piece In tempo.sl I1:relto II fuo vlagglo In Germ-3ma, e l'-adunamento 
di ranti PrcJati a que! Concilio. 01tre di che in Saliflgenftad" non fi 
tr.ovò fc: non l' Arc:iv
fcov.o <.Ii Mag r '>nZ1 con cinque fuoi fuffraganei: 
laddove quel di Arrigo fu compo{1:o di moltiffirni Vefcovi. Nd Metè 
di Dlcembrc: dell' Anno pref
nre il Marchefe BonifaÛ
, Padre della 
eonrdra Ma.tilda, infieme con Richilda Conteffa fua Moglie, prcfe a 
liveilo. da Larrdolfo Ve(covo di Cremona due Corti (t') cum caßro inihi: (e) .Arrtiq. 
habente, e cplla. lor Pi=ve; ed all'incontro egli cedètte al Vefèrwo Italic. DI[. 
1a Coree di Pladena, Patria del celebre Storieo Bartolomeo Platiòa. fin. 3 6 . 
At1ìilè a1 contrat{o 
ad011e Conte di V crona.. Kin queni tempi fiorì 
nel l\1onifiero della Pompofa Guido :\ bbate rinomato per la fua ranti. 
tà, ficcome ancor.l Guido Mi)naco di patria A retino, a cui ha non 
poche obbligåzioni il Canto Fenno, da Jui riformato, ed infegn"1to 
colle fue regole. Truo...aCi tl.Htavia fcriito a penna- un fuo' Trattaro 
de i\1ufial col rj((}lo di :Wic,.o/ôgus, di cui ancora fa, menz.ion' Donizone 
nelia V Ita del1a CORtetra Matilda.. 


Anno 


(1) Entrò in Bene'VeNto, combattè e--pre{e 'I'roja; preft in IIrreJå'Napoli, 
C1IPUII, Sa,ern" e tutte Ie a/Ire Città. cir,01J'Vjcine ._ 


(2.) a marÛa forzata. .//repaffd ie cime dtll' /llpi._ 



6.,. 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di C 
 1ST 0 MXXI I I. Indizione VI. 
di BENEDETTO VIII. Papa 12.. 
di All RIG 0 II. Re di Germania 12. Imp. 10. 


J!u Vol!:. S Econdochè abbiam da\ predetto Donizone (a), ebbe il Marchefe 
ANNO 1013. Bonifazio, Padre dclla poco fa mcntovata MatiJda, due Fratdli . 
(a} D.n;,"-' L'uno fu, non 'I'øba/do, come ieriífe il Padre Pagi (b), ma 'Iêodaldo, 
".',. 
"'
- 0 fia 'I'edald(J, .chc Vefcovo di Arezl.o vien lodato da quello Storico 
:
.u;. c. a;.. per la iua Religione, Continenza, ,cd av\'crfione a i Simoniaci. Q..ueO:i 
V' 6. nell' anno pre[ente fej:e una Donazlone a i Benedettini d' .
rczzo (c), 

b) "'!t,ÏIIS Aknft AlIgNfti lndjéfjone Sexta, da me data aHa Juce. L' ahro cioè 
'j crltlc' l Cor''Izdo, era giovane di moho fuoco. Cc:rcarono gli emuli di queila 
;1I,

n.. }.'arnlglia di metter la di[co
dia fra dfo lui, e Bonifazio Fratello mag- 
(C) .A,,'ii'" giore, ma lora non venne fa no . Non fi sa poi nè il tempo nè il per- 
JIIII;c. Dif- chè, lì fece una gran raunata di, g
nte ex Rtgno toto contra di qudli 
I"', 3 6 . due Fratdli, che venne a trovarh hno a CO'lJiolo, un miglio e mezzo 
lungi da Reggio. Q!11vi iegui un fanguinofo fano d' armi, Bonifazio 
vi tece di molte: prodezze: pure gli con venne ritirarfi, {}uand' ecco 
ufcire di un boleo il fratello Corrado con cinqueCffito cavalli, che 
l'incoraggì a tornare in campo contra de' nemici. Rinforzoffi la bat- 
taglia, c tinalrnt:nte da i due Fratdli fu mdfa in rana I' ..\rrn.ua ne- 
mica. In quel conflitto riponò Corrado una ferita, che fu bensì cu- 
rataj ma pel'chè il giovane non s'tbbe riguardo a1cuno da Ii innanzi 
nd giocare e manglue, da lì a pill anni, p
ft plures ann,s, come s' ha 
da Dúnizone, (e non glà in quel falto d' armi, corne í"criffe il Sigo- 
l1io) dr" terita .il portQ all' altro Mondo nd dì I 
. di Luglio dell' 
anno IO
O. 


Ann; Terdeni tunc Pe,.hi Mille firm;. 
Ci porta queO:o a conofcere, che orarnai i Popoli della Lom- 
bardia cominclaviino a farlì gUt;rra l' uno all' altro, fenza di pendere da 
i MJnlttn Jmperiali, che governavano il Regno d'ltalia, e Ie parti- 
colari Città. 11 che non vuol dire, che i COl'\ti e Marchefi perddfC'ro 
la loro autorit'i. -Copra de' Popoli, ma anch' effi co i lor Popoli facea- 
110 gu.:rra a gh altri, e cOl11e fi può credere, fetJza chicderne l1cenza 
all' l mpcradon:; 11 che in addietro non Icgg1arno, chc ú, pra
ica(fe . 
E dl qui avvenne, 
he a poco a poco ando crefcendo 1 ardU1
cnto 
ne'Lombardi, con glUgnere finalrn.cnte, ficcorne vedrcmo, ad engere 
in RepubbiiLa Ie 101'0 Citt'à. C
>nÍ"ermò in qoelP anno I' L\ 
gu(lo .dr- 
(Ii) G.,t.,. ,.igo al M,)n.llao di Monte, C.'hnC?, e a'Tebaldo .1hbate dl qud facr
 
8:,'1. },fna- LUJgo tutti i fu.>i Pl1viìegJ con diploma dato Cd) II. NonaJ Januiirll 
ft!
i- Caft- Anno lJM1Ïnice lncarnal. A/XXJJ1. Á1IIiO 'lJerD Domn; Hr:nm; .Regt.an- 
.
fJJ' p. I. IiI 



ANN A LID' I TAL I A. 6, 
tis XXI. Imperii vero (jus Fill!. bJijElione &,\ti1, ,Æ'1ili1J PCldcd,'Il;;- Eit 1\ "01... 
110n cioè in PaderborJu. Ci III anche conf
rvato il Regdtro dl Pictr.> ANNO 102....;.., 
Dia
ono dil1t'nte in quell' inlìgne B lJ:a il Dipl 1n11, con cui dro 101- 
pcr,ldore N
l1.ï.S 1 
11:1
,:ji Indiiì!fJ;.e .f/l. 1: J11
l LJoìl
ini :\1 XX Ill. c
nce- 
clette PJinnpttJioli m.c/ltIJ, noftYlJ fjtl/dem hdclltJUJ dJlet7ls P
1fld:dfD & Jo- 
h'l:m; (ilio cjus, p,'incip.1tllm Capll:e Win omnibus ad cum pèrtÌílentibus, 
ita r:..Ûelicet ttt a-:"'[JJ ejUJ PandJlifus Icm'it, c\ccptis /lbbatibuJ Impel iali- 
bus faìJéli BencdiEli {
 A/onte CaJipo, & /mJflj f/hcemii. L
'P"l:li .1Ocar 
oueUa concellionc pnJlo il Padre Abbate G:mola, & è d

n\ di 
t- 
[
nta confidcrazionc. Nella copia dd Diplúnu, .con cui 10 l!el1ò Ar- 
riO"o Prin'o ua gl'lm
'erû.dori ii dIce, che ndl'anno 101+ confamò 
al
 Chicfa Ranuna i di ki Stû.ti, l:ggiamo in partibt/J Ctl'
JpalJjæ SOl'a 
AI'cn, AquÙlliií1, Arpj1Jum, Tb
ar..um, Capuam, Cinà compon
n[l il Frin
 
ci!':lto di Capoa. Ql,an
o clO tulT
 
.lto, n,on fi puo gii crcdclt: sì 
pri\.o dj memoria, ne Sl mallC,:.ìnte dl Rellgl,one Arrrgo l. J mperado- 
re (".Into, ch' egli avdìe dopo ,ll1vdhto d' clIa CaF:oa c del fuo Princi- 
p.ltO Pal/do/fo c Gi(j7..'tlì1ni (uo FlgllUolo. E fe pU,r fa[[;) l'a\'el1è, :1\Trcb. 
be recl.1mato il Romano Ponteficc:, del chc ,nIUO \'Cfilgio appariCce. 
Chc dunque fi ha da dm= d
lla COrl
 del l?lploma dell' anno 10(4. 
r:1ppona(a dll Cardinal ßjrol1lo? Abblamo pOl d.1 Lupo Protofp:1ra (a), (a) LUluS 
che in quell' an no vcnit Raya (0 fi.1 1?.'lyca) cum Saffari Criti Bm/lm !,rotoJp.1
a 
Jl,fenft 1unii, & obftdit earN ZlìlO die. Et amotj exm<<e comprcbender"rt In ChronIC'. 
Pe/agi.1.11um OPEidum. Et f.Jb:-jc
t
m ef! C
fltlllm
 in l\.ll1tu!a. Erano qucHi 
due alTedlatori di Bari, Pugh;:!l nbdh a 1 
recl, e nufCl lora di prende- 
re la Terra di Pdagiano, 0 fid dl Conghano, come ha un alrro tc/lo. 
Sotto qucfi' anno Poppone Patriarca d' Aquilcia, per qu,mto narra il 
Dandolo (b), fidacofi nell' appoggio dell' lmpcradore, mo{fc lire at Pa- (b) Dan
ul. 
tri.\rca di Grado davanti a Papa Benedetto, chiamandolo ufurpatore In ChrOlJICO. 
di que! titolo, e prerendendo
o fugge[[
 alia Sedia fi.n. Accadde, che 
:
. fc
:i,. 
p,e
 diífc,nfioni ,nate in V 
r:::zla, fu obbl!ga
o C!ltl11e Orft% Doge di 
T1urarfi III I fina come ehhato In compagma dl OrJò Patriarca di Gra. 
do fuo Fratello. Si prcvalfe Poppo
e dl. tal congiumura per emrarc 
call' armi in Grado, e dopo a\'ere ipoghato cd abauuto PIÙ d' una 
Chiefa ed alcuni Monilterj, quivi lafclo una guarnigione di fuoi fol- 
dati. A qudlo) colpo fi ravvidcro i Veneziani, (c forfe neW Anno fe. 
gueme) richiama[O!l p
ge .col Parriarc
 
ratello pafTarono 
on graodi. 
forze a Gr:ldo, e nplgharono quella Clt[a cd Ifola, con Ifcacciarne 
Ie genti del Pa[ri.uca d' Aquilcia. 


" ' ...\.--.. 
,-'- - v"ç- .'. 
-' - 
: 
 -.. 
-
.. 
:'c 
 ' , 
...,,,,, ..... 


Tom. V 1. 


I 


Anno 



66 


ANN A LID' I TAL I ^. 


Anno di CRISTO MXXIV. Indizionc VII. 
di G] 0 V ANN I XIX, Papa 1. 
di COR R ADO II. Re di Germania c d' Ital. I. 


FRA Volg. A . fi 11 R bb /1. 
" M ncarollo 111 q ue "anno a a epu lica Crilci:ma i fuoi due P ri- 
.."')0,0102.4- 
mi luminari, cioè il Papa e }' I mpcradore. ForCe il pnmo fu Pa- 
pa Benedetto VIII. che terminò il fuo Pontificato, per quanto (ì ere- 
(a' p.7:;ius de, nei MeCe di Giu!!no , come offervå il Pddre Pa g i (n). Ebbe P er 
old A"l/úJ. . . 
BarQn. l
ecet1òre Giovanni XIX. fopranominato Roma"o, Fratello del prede- 
(0 Gl"bcr funto Benedetto, ma Papa fcreditato da Glabro (b)) e d.II Cardinal Ba- 
H.j1, 1.4, ronlO (0), pcrchè di Laico, eh" egli, era, coll' interccl1ìonc della pe- 
cap I. cunu guadJgnati i \'oti, f.11ì CuI Trono Pontifieio. Uno eodem q ut die 
(c B.u:m, in & 
Annal. Ecc. Laicus & Pontifex fuit, dice Romoaldo S.tlernimno Cd), II che fu 
(d) R,omMI- contra gli antich. Canoni. Che l' aírun'l.ione fua feguifTe per la prepo- 
tlu S.1Icrn;- tenza de'Cl1nti TurcoIani, 10 fcrive il Porporato Annalirta, del che 
I.m'u 
hr. io non veggo Ie pruovc, Glabro folamente attcfia, che eu I' efficace 


;.. f;:.ljic. mezzo detÎ' oro, ehc il rortò in alto: e CjueHo dire, Ie e vero, fcrifee 
(el Wippo ehiunguc l'elel1è. Quanr() a1l'Imperadorc, abbiJmo da \Vippone (t'), 
in v.it. C
n.- da Erm:mno Co!ìtrano (n, e da alni :l!ìtichi S.torici, eh' egli fu ehia- 
r
d, S.l/lel. ma
o da Din ad un Rc
'no rni g liore nel dì I). di Lt:glio dell' anno 
(t}Htr7'Jlw-" I ' fi d 9-. 1 II - d I C ' " d . B b 
nUl Contra- prdentc, e g I U ata ICpO tura ne a lua pre' I c[[a Itra I am er- 
flusinChr.ga. Jmperadore, Ie cui moIre Vinù, e m.1f1ìmameme l'in(ìgne Pie- 
Illrt. Canif. tà, eoronaUl da varic gloriofe azioni, meritarono,. eh' egli forte aferi[- 
to ncl Catalogo de' Santi, con celebr.trfene 
:1chc la fL Ita nel di 14. 
d'dTo Mclï=,. giorno prob.tbilmeme della fua tèpolmra, Confegnå egli 
priml di O1orire a i Parenti I' Imperadricc Cu legonda fua Moghe, V cr- 
glOe, per quanto la fama divolgò, gu.llc I' a\!ca ric.:vm;1, Principcffa 
anch' c\la dotata di sì luminofe Virtù, che nnn men dd Mariro arri- 
vò a ccnfcguir la laurca de i Sami. Per gloria di lei, e per docu- 
memo delle thane vicende, aIle quali fono cfpofii anche i migliori t 
non fi vuol [Jccre, ehe cflsì {anm PrineipdJa (g) fu aecufata d'infe- 
deltà all' Augurto fuo Contorte. Si cfibi ella di provarc I'mnoecnza 
tua colla pruova del Fuoco, ufata in que'Seeoli d' ignoranoza; e però 
en' pi.:di nudl fenza ldiom
 alcuna paíTeggiå Copra dodlei fern roventi . 
1\1a dl Cjudlo gran farto, nè deIla vergmità di, Cunegnnda noi non 
abb:amo tclbmomo alcuno eontemporaneo, che ineonrrafiabilrneme ce 
ne ailicuri; cd ella porè fenza di quel1:o, effere Principdfa dl rara l
n- 
rid. Le Vire dc'S.lnti ferine lungo tempo dopo la lor mone fon 
Cuggette a varj riguardi., perehè la fama, chc cre1ce in andare 
 ag- 
gmgne talvo\ta quello che non [u. 
Venne dunque colla morre di Santo Arrigo a \'acarc 
&o01;mo col Regno della Germania c dell' Italia. L'dlcrc 


(g) Vito S. 
cunrgulld. 
up. 2.. 


I' Imperio 
egli man- 
cato 



ANN ALl D' I TAL I A. 67 
caro Ccnza prole, aprì il campo aIle prctcnlioni divar; Principi, C Fr I:"RA Volg. 
confegueme aHa difcorJi.1. Se
o:1do )' ,au,efia.ro dl \V IpP,one Stanco ANNO IO:!.4. 
di quclli meddìmi rempi 
a), I, due pl'1
clpah coacorreml f
rono 
ue (4) rri&þð 
COlloni, cioè du
 Cort'arli, , qu.th per dllltnZIOi1C erano appell.m i1 caglOn in Vii. 'Con- 
dell' età, I' uno il .\1aggiore, )' altro il Minore, ,Cugmi g'?rm mi. Era radi SaÚ&Ì. 
nato il magoiorc da Arrigo Ouca dell.. Francom:1, II fecondo da Cor- 
t'ado, che v
dt"mmo Dl1ca di Carinria e l\1archeJè dí V cran:!, am::n- 
due Fratelli, c Fratclli ancora di Gregorio V. Papol. Olto,,
 A 
 010 
de i Cuddetti due Lugini, Figliuolo dl Liutg.1rda nata da O.ran:: il 
Grande, fu anch' cgli Duea dl Fr.lnconia. Però quefii due Principi, 
ficcome difcendeoti dal fangue di Ottane I. Augutlo, fureno credmi 
i più proplj pe
 fuccedere; e ,fra queHi due c?mpctitori, fu amich
: 
volmcntc conchmfo, che queg1t farebbe Re, II qualc nporraffc pIU 
voti. Caddc pertanto l' clezlOne in Corrado il Maggiore, FIt;liuolo 
d' Arrigo, che fu poi appdl.\to per fopranome tl Saiico . Scrivo- 
no, che Arrigo Augufio nell' ultima fua infermità conugliò ,Ì Prin- 
cipi ad elcggere quelto, ficccrne Principe di gran valore e (cnno. E 
non furono già i Icne Eletwri, che djed
ro il Re alia Ge'm,lI1ia, ma 
bensì turti i Vefcovi, Duc.hi, e Principi di qucl Rt:gno, che concor- 
fero nella fcelta di llli, come a[[efia il rneddirno \V Jppone. Vi fllro- 
no invitari ancbe i Principi d' I [dlia, ma non giunfero a tempo. N el 
dì 8. di Setternbre in Magonza fcgllì b Coronazione Germanica l.B 
Corrado il Salico; e per aHora Ji racque il minore Corrado, benchè 
mal contento d' efJcrgli Hato pofpotlo. Ma 
ppena il Popolo di Pavia 
ebbe intefa la morte del (anto Jmperadore Arrigo, che ravvivando la 
non mai dlima rabbia per l' atroce danno inft"rtto da lui, 0 per dir 
meglio da' fuoi foJdati, alIa lora Città, nè fapendo qual' al[ra vende[[a 
f.Ire, proruppero in una foHevazione, e corli ad attCTrare it Palazzo 
Regale, 10 riduffero in un monte di pietre. 'func Papim(es in ttltionem 
incenfte Urbis, Regium, quod apud ipJos erat, deftruxere Pa!ariutlZ: fono 
parole 
i Arno,lfo, S[O:i
o 
111
n
rc (b). l!diJmO anche ,-lPippone (&J. (b) .Art>11if. 
Erat, dIce eglt, rn Ct'Vltate Paptenfi P a/atmm II 'fheodorrco Rcge mlro Hijlor. Me- 
opere conditum, ae poflen ab lmperatore Ottone :Tertio nimis adornatum . diolan. J. 2.. 
QueUo è il Palazzo, chc fecondo \Vippone diruparono i Pavdì Ne eaþ. I: 
dublto io. Siccome abbiam veduro al1' anno 1004, ref!ò incenerito nella f
 )::?[
 _ 
fedizionc- infona in Pavia il Regal Palazzo, e í Paveu furono conde!)- radi :>'alie;. 
nati a rifarlo, 0 pure a fabbricarne un nuovo. Così di Arrigo f('five 
Ugo 
lavi,nJacenlè (d): Papiam 'lJenien
, .ab eis miri 
peris P",!atium lib; d llu 0 
c
nJlm
 fecIt. Quefio d

quc, e non gla II Palazzo dl Teodenco, dian- 
/
vlm
e, 
ZI 1 ovmata, dovette pm venum:lmentc refi-ar neWannt) prefenre vit- in chro,lÍC/I 
tima del foror de' Pave Ii . PCI' altro motiïo anCOr.1. (bifogna confef- ad .A,m. 
farlo ) s'induffe quel Popolo a tal rifoJuzione; perciocchè i Reoali Pa- IOI]. 
lagi, uccomc altrove abbiam detto, (olcvano effere fuori delì
 Gmà 
primarie, a fine appul1to di Cchivar gli accidenri funefii, che per fUI 
mala forre provò Pavia; e perciò rincrefccva al Popolo Pavefe di vc- 
derc il {no piancaro nel euore dclla 101'0 Citrà. 9:'OtllfflfjUC Palatium 
I z. ( fe- 



68 ANN A LID' I r A L I A. 
1-: R A Yðlg. (Ccguira a dir 'V;pponc) u{fllt ad imum (tmd8melfti lapidem eruehant, 
\1';"'0 lO;!'). n
 qlli{quam Regum u!terius infra Civitate-11 ii/am Palatilm; pon
re dc&ro- 
vijjèt . 


Anno di CRISTO MXXV. IndizÌonc VIII. 
di G 10 V ANN I XIX. Papa 2. 
di COR R ADO II. Re di Germania 2.. 


N ON m!lncarono Principi d' lealia, chc concordi ncl genio cot 
PopolO) di Pavia abborrivano dt aver più in lralia Rc, 0 Jrnpe- 
mdori T
defchi, i quali do\'cano forCe parer 101'0 troppo gravofi. Fra 
quelli fpc7Íllmente ci fu iHaginfredo Marchere chi.mHimo di Sula, 
con Abieo Vefcovo d. Afii fuo Fratdlo, e i Marche.(ì Progenitori dclla 
(
, IJ
s1ius Car." d" Eíle, cinè U;;o, ed Alberto dzzo I. Siccome ol1ervò II Bcsb (a), 
d
 vtra jY/- {i volrarono eAi 
 Rr berto- Re di Francia, efibendo a lui la COJ'ûna del 
gm. Iillgm, R d ' I 1 . d I ' . iT" I d U F ' 
Rtg. egno' ta J3; e quan 0 a Ut non placcllc, a meno a go luo 1- 
gliuolo, già dichiar.1to Collega nel Regno. Ma egli non fc ne volle 
irnpacciarc, perchè non gh piaccva di tirarfi addoflo una guerra col 

b' Glabtr Rc Corrado. GJ:1hro (6) lèrive in rarlando del medctimo Ugo, che 
'ib. 3' c, 9. (I) ubiqlle provÌ1tci,Jrtlm perdffJS peroptabattlr a multis, præcipue ab italis, 
Ul jibi imperaret, in 1111p'erillm fublimarL E nc i verfi fatti topr<1 la- 
mone di lui 
 


Omnis qllem prona po{tebat ltalia, 
Cit'far tit jUftl pn)meret Regalia" 
Perdutll quefta fperanza, e tanto pill rerchè elTo giovinett o Ugo 
íù r:Jpito dJ.lla mone in quell:' anno net dì [7. di Settembre, palTaro- 
no que' M
lrche(j a tenrare Guglielmu iV, Duca d' :\quuama, 0 pure 
fuo FigllUoln Guglielmo P. Fulberto V cfcovo di Ch,mres COSI ne Icri- 
(c) Fulbtr- ve a RobettCl Rc di Francia (c). Guillelmus Piélavorllm Comes ( 10 
flU Rplflol. ftefTo è, rhe il Duca d' Aquitania) herus meUS loquatus eft mihi nupel' 
54. ()' H. diems, quod po(lquam Ita!i di/ceffirunt . vobis, tliffifi, 'it/od 'Vos Regem 
ÎJabertnt, petierunt Filium fuum ad Re.r:;em. f5Guibus We invitus coaEtuf- 
que refpondit, tandem. acquiejèere.ft voluntati eo;:um (1,). Ma per non 
imbar-, 


(I) pcr oJ!,ni Provincia invitato, era /;rtl11Jato, d.3 molti, che fqffe ÙIL1l:ullo 
all' Imperio, principl!llmeme dag/' It aliani, acciò Ii governajJe,. 
(2.) Guglielmo COllte di Poitieys mio Padïone mi diffe poc' anzi, che da. 
poichè gl'ltalian; fi partirono d8 Foi, difperando d'llver'Vi per Re, di- 
mandltnmo il fuo Figlio per Re. A i fjuali egli di mala voglia e for. 
zato rifþoft, cbe fir-a/mente condiftendevtl alia dl loro volontà... 



ANN A LID' I T ^ L I A. 60) 
imbarC:1ffi male a propofi[Q, fece il Duca Guglielmo avvir.ne per E 1\ to. Vol
. 
mezzo del Conte d' Angiò il Re Roberto ddl" dìblzion fJHagli d.l ANIoOO I

5. 
gl' 1 [aliani; e ch' egli I' acccnerebbe, qualnra it Re voldTe Cecondar- 
}'" e mu()
;;re all'armi i Duchi della L(')r
na contra il Rc Corrddo : 
al qll.}l bnc cgh offai\'J una huona Comma di danaro. N 
 _qt!lcfio 
gh banò. Volle in perrona \'cnir" egli in I [alia, per mcglio Icanda- 
g:iare þ)li :mimi e Ie fOfze di qudh Principi. Ma qui non trov.mdo 
quclla concordi.t, che occorreva in un'a1fare dl t3ma imponanza, e 
non gli piaccodo eerte condizioni, c.he fi dirnandavano d.l i Prmcipi 
haliani, fè ne [Ornò in Guienna, e fi diede a di
tàrc la telA ordit,t. 
In una Lettera (a) da lui Ccrina a Maginfredo Marchelc, gli dice: (a) Idem 

uod cæptum eft de. FiJiø meo, non videtur mihi ratflm fore, nec uttle) Epift. 58' 
nec hOilc.f/um. Gens cnim vejlra it
fida en. lllfidi
 grcs''Ves &lmtr.1- nus oriM: 
fur. Pero II prega dl rompt:re C0n buon garbo qudlo negozl:HO, Odah 
:lIlcnra Ademaro Monaco di Samo -Eparchlo, che nella lùa Cronica 
fcnvc: (b) At vero Ltmgobardi, .fine lmperattJl^Ïj' (H
nricí )gaviji, defiruunt 
Palatium Imperiale, quod erat Papi
, & jugum ímperatorium a fè exCd- 
tere volentes) venerunt 1'I1ulti NoóilifJres eurum coram Piéltlvam Ut'bem ad 
Wille/mum Ducem Aquitanorum, & eum {uper ft Re,
em, conftituere C1l- 
j11ebant. 
IÍ prudenrer ca,vens çum lrille/mo Comite Engolifm
 LaíJg(}bar- 
dorum .filJes penetravlI" & diu Placitum te/tens cum Ducibus Jtali
, nec in 
cis finem (0 PIÙ toU:o fidem) reperiens, /audem & honorem eorum pt.o l1i
 
hila duxit. Leone V deovo di V ereelli) uno dl quelli fu, che fi sbrac- 
ciò non poco) per tirare in lralia J' arnico fuo Duca d' Aquitania , 
Lcggeii una Lettera [aceta dd Duca ad e{fo Leone, nella quale Ve- 
I!endo poi al fÚio) Ccnve. ({) L
ngo
ar.dos no
 arguo deceptionis 
 r uanr (c' FlIlbm. 
111 me exercere vel/em. .f<!.ltln!um emm In tpfis fUlt) partum eraJ ntlhl Re- I:.}ift. 12..6. 
g,mm It,liÙe, ji unum [aeere volulj;em) quod nefas judicavi: fciJiçet, ut ex 
vo/uY/tate eorum EpiJèopls) qui eJ!cnf Italï
" deponerem, & aN,s rurflu 
illorum al'bitrio ele'!Jarem. Sed abfit) me rem hujusmodi fa.cet't &c. Ecco 
quanta fotfc la Pietl c tàviezz.a di quel Principe. 
In oecafione di quelb trattati p3tsÒ, come vedemmo, in Fran.. 
cia Ugo i1la1'che.fè, uno de gli Antenati Eflenfi, per indurre il Re Ro- 
berto ad dcç\:ltJ.r b Corona d' hnlia, e patTmao per la Cirrà di Tours) 
qUivi fi tcrmo per. due giorlll a fin Ji 1(]dJisfare aHa dlvozinne tUft 
verfo San :\1arrino. 
ldla nOtlZI;1 ci è Cnrnminiflrata da lIna Carta 
dell' Archivio dl 
uc' Canoniti) dove fi legge: (d) Otta eft qucrela Ca- (d) .A{llrte- 
noniconmz Sanai /vlarrÙÚ, circa qflosdam LUfJrchivnes luliæ, ßvnefaciunt ne He j ll'4r. 
vide
icet, A./
et't14tJl, f! ./Jcz.one,m.., Otber/um, & Hugonem, propte! ,tel ras 
:;.. 1
:cI
 
beall IIlarum de It:Ûla, qllas lfJiu{le tenebant. ó)uorum llugo accldlt, ut piP. 51. 
in terra lc'laliO/JÌJ catifa R.obertum f1'ancorum R
cm ad:ret, & per fan- Þ 
élu", be.4tl .
1.Jt'tiJli. locum tranjiret &c. S1ccomc ho ;11nove dimoUrato, 
era no qudtl PrincíPI delta Famiglia de' Marchefi) appellad polèia d' E- 
fie. Soddlsft:ce il M;1rchef
 Ugo a que' Canonici. Ora il negoziato 
finqui cfpoUo d
' Pnnclpi d' ltalia p
r if('uo[t're il giogo Tedefco, 
per la rnagglOr parte fu fatto ncl preccdtme Anno, e tcrmmò poi 
nd 


, 


(b) .Apud 
L.z"
e Bi. 
blioth". 
MSS. T. 1. 


I 



70 A N I' A LID' I TAL I A" 
ER A ,"ok. ne1 prcfcnte. Tra pcrcnè abortirono Ie fperal1ze eoncepme di avere 
AtHW 102.5. UI1 Re dalb pane della Francia, e pcrchè I' unire e tener'unite tante 
te
le, era coCa più ehe difficile, Eriberto Arcivefco':Jo di lvlilano, il 
pnmo fra' Principi di LombJrdia, prefe II p.Jrtiro fu
, e fcguitJto da 
molut1ìm,i alrri anJò in G.:rmanil d darfi al Re Corrado, e a pro- 
().A If mettergh la Corona del Regno Italico, ogni volta ch' eg\i c3laí1è in 

iftor.rn':..tt
 Ita
ia. L' ahbiamo da Arnolfo Storieo M . 1.1Il I" fc (a). Faf!um eft (Ccrive 
tliol.1n. L. 2.. cgh) ut fimul convenimtes in (ommune traflarent de conflitllmdo Rege Pri- 
tRp. I. mates. Dh:er.fis itaqlle in diver(a ft'ahentibIls, n911 omnium idem fuerat a- 
nÏ:1ms. hlterque talia f!uffurmte ltalia, [uonmf comparium dec/inans fleri- 
bcrtus .con/irtium, invitis il/is ac ,'epl4gnantiúus adiit GermmlÏam, filtH ipfe 
Re.
cm eJ,Fluruj leutonicum. 
Um7'Je leutones fibi C/Juonradum eligfrent, 
eumdem ipfum /illldavit, omnÙ/1llque in oculis coronavit. Ma Ron fut1ìíte, 
l:he Enbeno intervenitre all' ekzion Germanica, e moho meno, ch' 
l'gli eoronatre Corrad0, nè ehe v' andaffc: lòlo. Un Amore meglio in- 
(h) J'f."ippø form'uo, chc era allora in eorte d'dTo Corrado, eioè Wippone (b), 
in Vito c
:
- ci at1ìcura, che il (U') Re ,venuw alIa Circà Ji CoLlanza, quivi ccle- 
Till!' Sa/lei. brò la Penteeofie, che cadde nel dl 6. di Giugoo dell' Anno prefenrc:. 
(,.,) Ibi ,Archiepiftopus Mediolanenfis Htribel-tus ClIm c"feris Oplimatiblls 
Italici ReJ',izi occurrehat, & ejfeflus eft [uus, fidemque .fibi fecit pcr facra- 
11IeiJtum & ol;firlt(m piJ,lJUJ. ut 'lu1IIdo vel/Îrel ell JJ I.ycrcitu ad -/lIbjicien- 
dum 1t1/iam, ip(è eum r,Ûperet, & (,um ()mnibus (rÛs (1./ Dominum & Re- 
gem pub/ice laNd.lret, {fatimqut corOliaret. Similiit:r rl!liqui Langobadi fe- 
cerant"( fc:cf'rl1:1t) proptel' (præter) cricine1l{es, qui & alio nomine Pa- 
pienfts Vocfl1Jtur, qaomm Legati aderant cnm muneribus & amicis, mo/im- 
les, ut Re(l,em þl'O offin(ione Civillm placarer.t, 'luamluam id tldipifci a Rcge 
jU:l(ta votum (U1I11I nu'lo 11Iodo valerent. TcnevJlì uff.:lo II Re, perchè 
i P<1vefi avC'ffcro demolito il Palazzo Imperiale. E qudb dice- 
vano: ('hi abhiaroo noi offefo? Finchè I' Augutlo Arrigo è vivu- 
to, gli fi.l.mo flati 'Jhbidiemi e fedeli. Morro lui, non avend,) noi 
Re, nè obb\igo verfo chi peranche non era noltro Rc 
 abbiamo 
fmantcllato un Palazzo, lu cui niun, fuorch
 noi, avea diritro. 
Ma Corrado non l'intendev:l così, pretcndendo, eh!: fe moriva il Re, 
il Regno nondimeno vivo reí1:ava; e che qu
1 Pa!olzzo era del Re d' 1- 
talia, e non dc' Pavcfi. Per qu lla eagione fenza pace Ce ne tornarono 
mdie- 


(4) Iv; r Arcìvefco'Vo di A/ilano Eriberto (on gli altri Ottimati {le/l'lla- 
lieD Regno venn
J!,Ii ineontro, e tlivenne fuo, e gli promye fede/tà, con 
gillrame,zto, e CfJl fMgno degli oftaggi; ehe quando 'VeniJIe coIl' eftrmo a 
[oggett.1re Jt Italia, egli 10 averebbr acco/to,e con tutti i [uoi Jo avrcbbe 
pr(!c!amato pfr Signore, e Re, e fubit(J 10 a'l.:rebb
 coronato. Simjlmel
te 
fecero gli a/tri LOlJgobardi, eccettuati i Paveþ, de' quali i Legati 
rano 
prefenti con ,.,gali ed amici teJllando di placare it Re pfT la offeja de' 
Citfadini; fjN'lntunf}ue ciò nDn fDTe./ftro ,,, modD a/cuno jmpetr.re dlÛ 
Re, ftconát1 it Iqr dejill";". 



ANN A L [ D' I TAL I A. 7 I 
indietro gli A mbafci.uori di PJvi
. (;11<). Reli:pi vero Italicj allJp/{Jlìmis 
dOllis a Rega honorati i" pace dimißi fì;,lt. 
 è glà i PaveG nculavano 
di Tlfabbncare quel Palazzo Regale, c he era loro di gloria, ma 10 
volcvJno fuor dl Città. Corrado a1i'inl:omro 10 vole va dcntro, comc 
prima. In ciò conGlh,va la ]01' dlfcnrd.mza. In quett'anno propria- 
mente, Gccome olTervò il Padre Mabrllone (n), cd io ancora (b), ebbc 
prlnclpio II celebre Moniftero della C:\"a nel Principato dj Sak.rno 
per Cur.l dl Guaim.lrio III. Principe di quelle Contr.1Jt.. Il tuo primo 
Abbate fu 51\11[0 Ade/feyjo, 0 fia A/ferio. Abb!amo ancor.l da Leone 
Olhenlc ({), e dall' Anonimo Caíinenle, che in quc:fi' Anno PalJdolfo 
lV. Principe dl Clpoa, g,à cond0t[o rrigione in Germani.! d.II de- 
funto Arrigo Augullo, ad inrerceßlone èeBo ftdro Guaimario onenne 
la (u;! hbenà, C {orno(1(:ne (Uno umile e manfueto tècondo Ie appa- 
rcnze in Iralia, con accigncdi dipoi a ricupcrare il perdmo Prmci- 
Pd[O, 


Anno di C R 1ST 0 MXXVI. Indizione IX. 
di G (0 V A 
 N I XIX. Papa 3- 
di COR R ADO II. R.e di Germania 3- d' !tal. 1. 


A N corchè nell' anno addietro tendelrero alia ribellione, e facclrero 
\',Irj movlmenti comra del Re Corrado, if glOvane Corrado l)u- 
ca di Pranconia, Erne/In l)uca dl Alemagna, 0 fia di Sucvia, c 
Gudfo Conte SuevC\, figliafiro d.:l m" dcfimo Ernetlo, c Fedcrign 
Duca di Lorena (d) can aitn probabilmentc moffi da Roberto Re dl 
Francia 
 che g,à ral:CV3 canto Ji pdcarc: nel torbido: pure tal tù 1'in- 
duLhia c il fenno d' eLTo Rc Com,do, che feppe quct:lr qucfii rumo- 
ri, e åll1ìpare in gran pane Ie allcanze Hamate comra di lui. Però 
non si [alto fi vide qUieta in Gcrmania, ehe fi accinfe a calílrc in 
Italia, per prcvaler!ì dclla. buona \.hfpo!ìzione, che avca Hovato nc' 
Princlpl d' halla, e nd Romano Ponrdìcc in favore di lui. Per at- 
telbta di Arcolfo Storieo (e), l' Arcivdcovo Eribeno' gli avea gi.i 
guadagnaci gh aninu di qualì cuni, pane con fani, c parte con ifpe- 
ranzc di pn:mj. Patamo s' i:1cammino egli 31h volta dell' ltaJia, feeo 
menando un podaoto etcrcito. (n. Per V crana pa{sò a Pavia, c no. 
vando chlUlè 1c pone dl quella Cmà, andò a V creelIt, dove celeb: ò 
1a tal)[a Paíqucl nd dl D. J' ,1\pnk. ItJ ipfis diebtlS PaJèhalibus Leo 
Ijzydem Cj'vilafis Antifles, vir mit/fum ['piens, mUl1d"m cum pace reliquif, 
cui Af'deYiClIS
 Jledio/',mC1Jjis CfJnonicus JuceejJit. Adunque circa il tCIT:,lO 
della 
4rehma, come vuok Ermanno COn[fiu:LO, ddl' anno prefcmc 
era 


(*) G/i allYi poi lta/Íil.m d' ampliJIimi doni o11Orati dat Re furono Hem- 
ziall in pace'_ 


E It A Volg. 
ANNO 1025. 


(a) M.tl-ill. 
in fim.al. 
Bentditlin. 
lb) Rcr, 
lta/icarum 
Tom. 1-'1. 
Pr4flll. ai 
Vito fibbat. 
Cav(7'ir. 
(c) Lc'ø 
Vf/:l11Jis 
Chronic. 
lib. 1.. c. 58. 
- 


(d) Herm.ln. 
Ca>zzr,z.'tlls 
ill C'1rJnlC'J . 


(
'I A rmilf. 
H:fIor, .\1,- 
dZðla,
, /. 7.. 
c Pi', 1- 
(f WIN" 
In VIt. Cøn- 
radl 
all". 



ER A "o1g. 
.'\
NO IGl6. 
. a U3hc!/. 
Ital. Sa cr. 
1
m. IV. 


(b) ]]1)11;n- 
contr. Chro- 
nic. Mo- 
non. T. XII. 
Rcr. Italic. 


(d Wittl'- 
IUS, Vila S. 
Ltonis IX. 
!iÞ. I. c. 7. 


72. A l'1 N ^ LID' I TAL I A. 
en allora L!!Olll! V 
fCOV0 di Verce1\i; pert:mto è da vcderc, come 
I' Ughclli (a) m
t[a in qu.:!b tlorn!ll Vcfcovo di quella Città Piett'o, 
teouro ivi per 

mt(), con dire, ch' cbli mori n:( JI I 
, di Febbraio 
di qudl:' ann') Dz.6. Secondo II fu.idelto Storico Arnolfo, vmirns 
ChuonradllJ Ita/jaTJJ, ab I L?riberto Aïchiep
{c(}po, 1ft 11101'Ïs eJ!, CfJ1'OIf'ttur 
in Regljo. Vogliono gli Storici 
ldJ')dì, cfJ'cgli Kllfc coronato nella 
Bafihca di S.\oto Amhrofìo, allora fuori d. 1\111<1110. Buonincontro Sto- 
neo di Monza ?ggiug.le (b), che qUt'ltn Rc a!J Henrico .dtchiepifcoftJ 
,\lcdiolq,ni , primo ÙI J.\Jot/oetia, po flea J.
le.1iol/Jnj Í1J fcMElo Amlro{to coro- 
I'-1Jur, N e pur Clpea qudto Scnttorc, che allora fedt'a nella Cattedra 
dl Santo i\mbrofio Enberto i\rcivdcovo: 1aonde nè pur noi f.1ppia- 
roo, coh fia da cl"{'dcrg1i in que fio panicolare. La verità fi è, ch
 
]a Çoronazionc in Re d'.halia h dee tcnerc reI' certa; ma pc'r conto 
cd tempo e del luogo, qudto [tIuavia rdla involto nelle tenebrc. 
Pcdìitendo poi Corrado in non volere è..\r pace a i Pavefi, feee 101'0 
<Jl1.1nta guen.1 potè nel territorio d' dTa, can inccndiar Ie C.I !kll,1 C 
Ie ChiclC, c far rnorire di ferro 0 di fuoco i povcl'i comadini rifu. 
piari in que'lacri Luoghi, con ta g 1iar [title Ie viti, e far' ahre lìmili 
u _ 
:ìzloni abbomi!1cvolt e 1cdleratc per un Rc CriUiano, perchè contra 
qacHa parte di Popolo, che niuna colpa avea ncl dehuo, Þ
nchè il 
buon 'Vippone 1e racconti qu,1fì com... gloriorc prodezzc d.:l Re Cor- 
rado. Ma non íì mire egli a far l' afTedio di P.lvia, perchè 1a conobbc 
Ciwì forte, e piena di Popolo, e però capac
 <<..Ii far lunga e vigo- 
ro(a rcfi!tcnza. RaccontaGUlbcno Cc) nella Vita di San Leo:1c IX. 
Papa, cbe qud1:i in età di vemitrè anni, chiamato all....ra Bru!1one, 
corrt:ndo l'anno I02.f. vice Jui POl1tificis /lcrim.mniin expeditio;:e Con- 
t-.uli /mperatoris (fu,) ZIO) L(J
!,obardiam, & maxime Juper ,\lediol'l- 
n 1m, tunc rebellem, eft profeélus. S' ingan:lò Guibè'rto, e volle dl:" Pa- 
via.; pcrciocchè Milano eril tuno aHora pcr Corrodo. 
Attcfc dfo Itc per qualche tempo a fottomeuere alcuni gr.m 
Sigl}orJ, callegati co' P .\\'c(ì, cloè Ad.'1/berto Marchelc, e Gugliell1
o, 
cd aim Principi in que' contorni, con defolare un lor Ca!tcllo cnia- 
mato Orba \'erlo i confini oggiâl dell' Aldr.mdrioo. Pafsò dipoi a .Ra- 
venna, c come fcrivc il fudJeto 'Vipp-.)ne, cum m'Jgna poteft_te ibz re
 
gna'iJit: il cbc fern pre più ci aiTlcilra, cnc Ra\'cnna co1 fuo EIJrcato 
era allan, ami d.l gr.m tempo compref.1 nel Regno d' halia. M.a an- 
che in Ra'''enna fi attaccò una zufl-'d rra que" C,ttadmi e gl' indilcreti 
Tedcfchi, per la quale fu in armi tuna fa eiuà, e fi comlJ.mè alia 
difperara fra}' un:1 pane e l' altra, e ne fe-gUt UI1:l non picciola f
r.\gc 
col\o1 peggio in fine de' Ravennari. Lo ttdlò Re Corrado udlto II ru- 
more, fi teee armare, domandò tl cavallo, ed ufd fuor del .pala
zo. 
Ma veggendo fcappare i Cittadini, e falvarfi nelle Chicfe, (. I
C I na- 
fcond'gli, miJertus forum, quia ex utraque parte fui eran,J, exe:t!titm, d
 
pa:(equutiDne Civium revocavit. N el dl Icguentc davanu a lUi 1 pnml 
ddlo\ Citrà co' pledl nud" e colle fpade nutIe in m
no, p,er It.gno 
d'dfcre degni del raglio della tefta comparvcro a chledere 11 perJo- 
no, 



ANN ALl D' I TAL I A. 7 j 
no, e l'ottenncro. Grandi furono in quefi'anno i calori nelI'ltalia, e E:u vo,
. 
moire perciò Ie rnalatrie. A fine di cunodir 1:1 fanità, il Re u/tm ANNO 102.6, 
.Atim fluvium propter Dpaca /Dca, & aeris temperiem in MOJ1tana JèccJlit, 
ibique ab Archiepifcopo Mediotanenft per du(}s menfts & amp/ius Rega/em 
'Viflum fumtuofe habuit. Che fiume fia quefto Ati, nol 50. Credo gua- 
fta la parola. Parn::bbe Athcfis, cioè l' Adige > ma Ie fpefe a lui fane 
sì magnificarneme da Eriberto Arcivefcovo, m'inclinano più to11:o a 
crederlo un Luogo del Milanefe. Celebrò finalmeme in Ivrea 130 Fe- 
1\a del Canto Natale, e non già in Ravenna, come fi pensò il Sigo- 
Dio. Riportò in queit' anno Ingone Ve(covo di Modena la conferma 
de' beni e privilegj della fua Chiefil da dro Corrado con un Diploma 
puhblicato, ma non fenza fcorrezioni, dal Sillingardi (a), e dall' U- (a) SiUill!. 
ghelli: (b) Le Nore fon tali nell' Originale: D
ta Xl/I. Kalendas Ju- C'f!"lo!. 
Iii Anno Dominic.e lncarnationis MXXV I. /ndiétione Nona, Anno 'Vero l!plft.'por. 
DOtlm; Chuonradi Scwndi Regllantis Primo. ARum Cre1'/fon.e. L' anno tt,t;:;.t: 11 
Primo del Regno d' Italia fi vede quì adoperaro. Si dee anche cor- llal. ..s;,;, 
reggere un Diploma d'dro Corrado daro in Piacenza in favore del Tom. 
l, 
Monifiero di San Salvatore di Pavia (c), e conceduto in queft'anno, (c) Bu
l.Jr. 
e non già nell' amlo MXXIIl. caþne1Jfe. 
Era mancato Ji vita dopo cinquant' anni d'Imperio Baþ/io Im- 
peradore de' Greci nel precedcnte anno 102.1'. ed era rellato lòlo Im- 
peradorc Coftantino luo Frarello. Pensò qudli nell' anno prefente alia 
conquií1:a della SIcilia, che da tanti anni lallguiva [otto la tlr:mnia de' 
S.lraceni. La fpedizione fua è narrata da Lupo Protofp
1ta con quefle 
parole (d) _ Defpotus NiclJS (forfe Andronicus) in Ita/iam defcendit cum (d) Lu,us 
ingentibus copiis Ru./{orufJt, Irandalorum, 'l'urCarrITlI, Bulgarorum, BYlIn- !,rolofpa
4 
l P ' 1" J I ' . d S . ' [ ' ,znCitronlCl 
C 'Jorum, OIOl1t/rum, LY.Jaceaonum, a tarumque nat,onum a leI lam cap/tn- ' 
dam. Captum en alltem Rhegium, & ob Ci'Vium pecca/a de{iruRum eft a 
P'ulcano Catapano, & Raft/iNs Imperator obiit Anno ftcundo. Si d
c fcri- 
vere Conftanlinus, come olTervò Camillo Pellegrini. La mone di quc- 
fto Imperadore, ft1cceduta nell' anno fegaente a dì 9. di N ovembre, 
e la pelle emrata nell' efercito de' Greci, mandò a male tuna qudJa 
im-prefa, Orefte è chiamato da Cedreno il Gent:ralt:: de' Greci, lþcdiro 
fecondo Itli in Sicilia, quand' anche era vivo BalÌlio Augulto. Scon- 
volfe 10 quefi' :mno la difcordia Ii Cmà di V enezi t (t), Perche 01- (e) ,D4nJN- 
tOlle Orftolo Doge non volle invefiire Domenico Gradonico, 0 fia Gra- J".s ItJ Chr
. 
J ' '. I V r. d . 11 C ' 1 ill d I D nt'o T. xll. 
"enlgo IUOIore, e eno elcovo I que a Itta, a z
) 1 ContI a c:: Ù- Rer I1ali, 
ge una porente fazione, che it dc-pofe, e tagiiatagli la b<\rba, II man- . . 
dò in etilio a Conllantinopoli. Orfo Patriarca di Grad.:> Cuo Frarello, 
ficcornc fofpetto, fu anch' egli in tal conglUotura cacciato dalia fua 
Sedia. In Juogo del bandito ürwne venne detto Pietro Barbo/ano, 0 
fia Centranico. Ma poca quiete provò egli, parte perchè dl tanto in 
tanto fi f
rmava
o delle, lediz
oni contra di .1u i , e pane 
crchè Pop- 
pone Patriarca d AqUllela, a/llnlto da gb alUn del Re CorraJo, in
 
fdtava i confini de' Veneziani. Anzi Jo tlelTo Corrado, fenza vola con
 
fcrmare gli antichi patti, fi mife anch' egli a perfeguitare c danneg- 
Tt/11I. P'J. K giar' i 



{b' J4aJill. 
s
cul. YI. 
:ætnl/lif1. 
1'.TI. I. 


74- ANN A LID' I TAL I A. 
giar'i V C'ncziani. Secondo I' Anonimo Cdinenfe (4), P4nJolf, Ir. ri- 
rorQato libero dalle carceri di Germania, e andando dletra .Ilia ricu- 
pera del fuo Principato dJ Capoa, uniti tutti i fuoi feguaci c fAutori, 
ottcnne anche un rinforzo contìderabile d' arm'lti da BOIano, 0 {ìa Bu- 
giano Generale dell' armi Greche, e dA Gliimario //1. Prmdpe di Sa- 
lerno, marito di Gaitelgrima fua Sorella. Ebbe anche daUa fua Rai. 
t1ulfo e Amolfo capi de' Normanni, e i Conti di Marfi. Con qudlQ 
sforza di gente mife I' alTedio a Cap03, che durò, chi fcrivf fei Mcfi, 
e chi un' anno e mezzo. Pandolfo Conte di Tiano, già creato Prin. 
cipe di Capoa da Arrigo I. Augucto, fincbè ebbe forza, difefc la Cit- 
tà; ma in fine la neceaità il cofirinfe a rC'nderJa. Affidato dõ1l Cata- 
pano de' Greci, infieme con Giovanni fuo Figliuolo, e con tUtti i fuoi 
aderenri fu condotto a Nap<>li, e lafciato in hbertà, Così PllnJ
lfo /1'. 
tornò ad elTere Principe di Capoa, e dichiarò luo Collega nel Prin- 
cipato Pandolfo f/. fue Figliuolo. Fu chiamato da Dio in quefi' anno 
nel di 
o. di Agofio a miglior vitJ B,no"io Abbate di Lucedio nella 
Diocdì di Vercelli. Le fue infigni Vircù, e::d azioni di rara Pietà, 
accompagnate da miracoli, indulTero .drdtt'ic, Vefco\'o di Vercclli a 
riconofcerlo per Santo: il che fu anche approvato dal Sommo allora 
Pontefice Giovanni XIX. Nacque Bononio in Bologna, e quivi nel 
Moni{h:ro di Santo Stefano per alquanti anni vilTe Monaco. La Vita 
di lui, fcritta da Autore contemporaneo, fi legge prelTo il Padre Ma- 
billone (l>). 


Eu V olg. 
1\..10101016. 
(a) ./iIlDny- 
"'us CaJì- 
nm, T, V. 
]{,r. Italic. 
L'D Oftl,n- 
fts 1.1. c. 58, 


Anno di C R 1ST 0 MXXVI I. Indizion
 x. 
di G 10 V ANN I XIX. Papa 4. 
di CORRADO II. Re di Germ. 4. Imperador
 I. 


N EI Febbraio deU' Anno prefeme dovette muoverfi il Re eorrad. 
. alla volta di Roma, dove fecondo i maneggi e il concerto fe- 
gUlto fra loro, Papa GiD'lJatmi x/x. era per concedergli la Corona 
(c) :",nlif.. Imperiale. Un fuo Diploma (c), dato probabilmente ncl Febbraio di 
f/.l". Dif- quefi' Anno, benchè manchi il Mefe e il giorno, ci fa vedere in Fe- 
flrl. -fr. ,.fJnll appellato folamente Re 10 fietfo Corrado, cioè non peranche no- 
mato Imperadore. Ri"ieri Marchefe di Tofcana, per quanto ne lafciò 
(d) !Vi1Þ' fcritto Wippone (d), con tutta quella Provincia, non avea volute per- 
." [". 

'!- anche riconofcC'rlo per Re, e nava forte nella ribellione. A quella 
r. , SA Ie'. volta marciò Corrado colla fua Armata, cioè con un potfente eforcif- 
roo per co(irignerlo all' ubbidienza. In facti Rinieri, dopa elTerfi tc- 
nuto chiufo in Lucca per pochi giorni, vedendo la malparata, venne 
f1nalmente ad arrendC'rfi. L' ('fempio di Lucca, e del Marchefc, fer- 
.ì a ridurre in breve la Tofcana tuna a fuggettarfi. Ci mancano Do.. 
cumenti per conofcere, fe dopo quefio f.\tto feguitalTe il Marchefe 
Rinieri a reggcre la Tofcana, 0 pure s' egli foffe depofto, e in luogo 
di 



ANN A ... I D' I TAL I A. 7 ) 
di lui crcato Duca di Tofcana ßonifaziø Marchefc, Padre dell'indita Ea. A Vo1g. 
Comdr. Matilda Inclino io . credere, che Bonifazio profittaftc di Atwo 10!.1. 
[al congiunrura. Andoffene dipoi Corrado aRoma, e qui\"! nel Mer- 
cordì fanto con fommo ODore e magnificenza fu accolto da Parol Gio- 
vanni, e da tutti i Romani. Pofcia in die [anéto P a(chl!, f}lti eo .Ann' 
Y I I. Ca/end.s .Apri/es terminabatur, '" RfJmailis aJ ImptrtJtorem eleélus 
(doveano dunque concorrere anche i Romdni col Papa all' ele:l.1on 
dell' lmperadore) imperialem b'IIediéiiolftm a Pap. [u[cepit. 
C
ftr & Ãltf.'4/IIS Romall' nomine iittus. 
RiceveHe eziandio la faera unzione e coronazione la Regina Gi- 
felll fUI Moglie, Figliuola di Er;man1HJ Duca di Alemagna. Fu quella 
gran tùnzione onorata dalla prefenza di due Re, cioè di Rødolfø Ill. 
Re di Borgogna, e di Ca
t', 0 fia Cnuto, Re d' Jnghllterra, in mer.- 
zo a i qU:lh l' Augufio Corrado fe De torno al Palazzo. Ma anche in 
Roma fuccedette il medefimo, che era avvenuto in. Ravenna . MI fl. 
perme{fo il dirlo, doveano ben drere aHora indifciplinati, barbari, e 
befiiali i Tcdcfchi. Per ogni picciolo rumore eorrevano a far Iaghi 
di faf1gue, e sfoggiavano nella crudeltà: dal che poi venne, che fi 
tirarono addotro l' odio de gl'ltaliani, e ne llanearono Ja pazienza, 
ficcome vcdremo. Per un vII cuoio di bue in un dì di quelJa fettJma- 
1'\a nacque comefa fra un Romano e un T cdcfco, e vennero a i pu- 
gni. In vece di fpanirJi, diede aJl' armi tU[[O l' etercito Imperiale, e 
i Romani aneh' effi ricorrcmdo per dltèfa aU' armi lora, fecero una paz- 
za refifienza j ma in fine con venne 10ro dar aile gambe, & innumera- 
hiles ex ilJis perierunt. Nel dì feguente i COSI m,lItr,mati Romani, (.) 
"flte Imperatorem 'lJenie1fl-es, nMdatis pedi!Jus, tiber; cum 1Iud,s !./adiis , fe r - 
'Vi tum torf}uibus 'Vimineir cir&II CfJ/lUm, fUR} ad jujþenjionem pr.eparelti, 
'4t lmperator juJlit, fatisfllÛtbant. Qudte furono Ie alkgrezze e con- 
folazioni de' Romani. Se vogJiam credere ad Arnolfo Storieo Mlla- 
nefe di quefio Secolo ("), accadde in occahone della fietra Corona- (a) .A,nulr. 
zione anche una ritra fra Eriberto ÂrÛvejcovo di Milano, ed Eribertl Hill. M,d':- 
.Arcivcfcovo di Ravenna. Quelt ultimo aldl[amenre fi mile alia ddha lan.I'!'.'.3. 
di Corrado. L' Arcivefcovo di Milano, ciò veduto, e fentendo, che 
íl coneggio de'iuoi M ilanefi, che era grande, iocominciava a far [U- 
mul[o, e po[eane fuccedere fcandalo, laviatneme fi rimò. Acconofe- 
ne Corrado, fermo d paßo, e dißè, che ficcome toccava all' Arci- 
vefcovo di Milano di dar la Corona al Re d' Italia, per cui fi {å.liva 
aU'Imperio, così convenevol cofa era, cbe queJ medcfimo prefcnraf- 
fc il Re al Papa per ncevere dalle di lui rnani II eorona Imperiale j 
K z. e però 
(.) vencndo aval11Ï all' Imperadorc, tJ piè féalzi, i lihcri colle [pade igl1U- 
de, gli [chiavi con c(Jrde a/ cOlio, qUlilfi pI eparati tJd cJJcre iMpiccati, da- 
'Vano la fodisfa'Zion, -comtlndtlta dat Re. 



7 6 ANN A LID' I TAL J A. 
E JI. A Vo1g. e però [01[3 la m:1I1 defira all' ArciveCcovo di Ravenna, giaeehè fe 
ll:<>No 101.7. n' ,'ra .irn que! d. Mïlano, per partTe del Pontefiee Giovanni XIX. 
ft"cc lupphre Ie dl lUI veel ad Al'der;co Fefco"..'o dl V creelli, Suffraga- 
nw dell' A rci\'efcovo. Imamo i Milaneli altercando co' Ravcnnati , 
Vl nn
'ro con d1ì aJ.h:: mani, c ne feguirono moire ferne, e crebbe si 
f1tf1mente la mitchia, che 10 flefTo Arcivefcovo di Ra\'cnna fu ob
 
bhg.lto a rnenertj in fal\'o cuBa fuga. Da h poi a pochi giorni in un 
Concdio [cnmo dal Papa fu decito, chc l' Arcivdcovo di Ravenna 
avdfe d,l cedere la mana 3 que! di Milano. Lite nondimeno, che non 
fini, e noi la vedrcmo ritòrg
re all" :\nno 1047. :\bbi.\mo un lJiplo
 
(a) Chrln;f. ma di Corrado Augullo (d), in cui eonferma tutti i fuoi Beni al Mo
 
F'Jrfenfi niJiero di Farfa, dato F. Kalendas ."-fartii, annfJ Dominic.e Jncarn:lt;o
 
P. 11. T. 
l. nis MXXF/I. Anno vero D:mm; ChuOIJradi reg/lan/is 111. Imper;; qu().
 
l/.:r. It"/,,. qlil! J. ARum RCim
: il che maggiormenre el at1ìeura dclla fua Coro- 
nazioncr. Ch' egli :1bitalTe fuori di Roma ;n CivÏlatc Leoniana, fi rac- 
coglie da un lùo Diploma, dato Nonis Aprilis dell' anno preCente, e 
da me tolto aUe .[e!"lt':bre Cb). 
L' attività di quefto Imperador
 nollaièiò c,mfumare inutilmen- 
te il tempo in Rama. Però da Ii a poco, marciò egli call' Armata a 
Benevento e a Capoa; cd eff'e Città coil' altre di quella c:ontradl, (*) 
fiVt vi, {i've volunhr.ria deditione fibi fub)tigavit. Diede anche Jieenza a 
i Normanni, che Ii trovavano in qudle p.mi, di abitarvi, e difende- 
re i confini da i temativi de' Greei. Ciò fano ritornò a Rama, c 
s' avviò alla volta dell' Alpi. Era egli in Ra,penna nel dì J. dl Mag- 
gio, e in Verona nel dl 2.4. di elTo MeCe, come colla da due lùoi 
(c) Ugh,I'- Di plomi, pubblicati dall' U ghelli (,), e da uno riferito dal Padre Ce- 
l1al. Safr. Jeílino nella Scoria di Bergamo. Tanto feee, che in quefti viaggi cb
 
r,m, Y. be neUe mani TalTelgardo Italiano, grande fpogliator delle Chiefe, e 
in Epif'op. b ' fi 
Pgl41J. (7 delle V cdove; e colla Cua mone fopra un patibolo Ii ero non 0 
T,ron,nf. qual Provioeia da gl'inful[i di cofiui. F,Iii craftlgardi quolldam Comitis 
. Ii veggono nominati all' anno 1019. ndla Cronica del Moni {tero di 

) .Jh;'OnlC' Farfa Cd). In uno Strumento ancora da me pubblicato (r) e Cerino 
p
rl;.n T. II. neU' anno 104-f. fi truova '.Teffilgardus Comes .filius bon
 memori.e '.TeJlè.'
 
.n,r. Italic. gat'd; Com;tÌI tx Civitate Bcncventi. Sembra, che del medefimo perlo- 
(e) ..Anl;fJ.II. mggio fi parli in tali memorie. Menne qucfte cofe pafIavano in Ita- 
fiillu. Dif- liJ, Guelfo eonte nella Svevia, dives ;n pr
djjs, potms in armis, turbò 
Irl. 19. Ja quiete della Germania. Impadronitofi della Cinà d' Augulla, de- 
vafto1\a, e diede il faceo al teforo di quel Vefcovo. Glue a Corrado 
Duca di Fr,meonia, che faceva di molti preparamenti, anche ErncJl, 
Du!a d' Alemagna, 0 fia dell a Suevia, bcnchè figliatlro dell" Impera- 
dore, prefe l'armi eontra di lui. L' arrivo di Corrado ad Augufta 
diOipò tutti i :dilègni di qu::' Principi. Guelfo, Ernefto, e Corrado, 
venncro all'ubbidlcnz.l, e colla prigionia, e coll'e(ilio di qualche tC'm
 
po, 


(b) .Anli,u. 
JI,,/i,. DJf- 
Jm. 6S. 


(.) 0 per forziI, 0 per 'j)olontaria arrefå ft Ie flu ettiJ . 



A N }of A LID' I TAL I A. 77 
po, pagnrono ]a pena dclIa lor ribellione. Raceonra '\Vippone (a), 
ehe Corrado (*) p
r bienrJi:4m omizes ricinenfts a Fflixil , donee omizia qUit 
pr.ecepil 0111n; diltltione poflpofila eomplet:errmt. Però li può crcJ
lc, <-he 
i Pavelì in quell' a"no mdoai a ritàbbricar emro la 
or Città il Pa- 
1.1ZZO Re
al
, tornarlèro in gra1.ia ddl"'_\ugullo Corrado. Circaquefii 
tempi, per qll10to li raccoglie da Arnolfo Storieo (b), venne a müne 
il V cfcovo di Lodi, e quel Popolo tècondo l' a!1ti(;o rito eldTc il Suc- 

o1.rn;:{: 
cetrorc. l\Ia Erib
no ArelVeCcovo di :\1ilano, che in ricompenta del- diolAn. 1.2.. 
Ie tante f.mche e fpeCe faue per efaltare l' I mpcrador Corrado, e per "'p. ð. 
potere fignoreggiar egli [otto l' ombra di lui in Lornbardia, avendo 
fra gli alti PriviJegj ottenmo da e{To Augutlo di pater dare a Lodi 
quel Vefcovo, che gli piaedle, fcel[e e coolecrò Vefcovo di qudl1 
Città dmb, ojìo, uno de' fuoi Cardinali: che aHora molte Chiefe d' I.. 
talia, maHìmamcme Ie maggion, avcvano i lor Cardinali al pari dl!lla 
Chieiå Romana. Sdegnari I Lodigiani per quefia no\'irà, ehe era an- 
(:he contra de' Canoni, g1i fecero 'tcfta. Ma il fnore ArC'ÎHfco.. 
vo, rne{fa inGeme un' Armat.1, lor motre guerra, prefe all' intor. 
Do Ie lor Terre e Caiiella, e portò l' a['cdio aHa fieflà Cirtà di Lo- 
di. Non potendo di menD que' Cittadini, cedeuero aHa forza, accet. 
tarono Ambrofio V efco\'o, il qual pofcia fece onima riufcita; ma di 
là nacque un odio implac.\bile de'Lodigiani contra de' Mi:andi, il 
qual pofcia partorì immenfe ruberic, incendj, e firagi per molUlnmi 
:mni avvenire. CredeG, che in quell' anno [crmmaf1è j fuoi giorni, e 
Ie fu: mirabili faÜcne S, Romolldo Abbate Jtlitutore dell' Ordine Ca- 
maldolefe, in età di cento vent' anni, come la[ciò fCritto S. Pier Da- 
miano (c). V'ha chi creJc, chc il Damiano, Amore avvczzo a ere- (c)l'ttruf 
dere e fpacciare il mirabile d,1rcrtuno, fcnza avvederfènc abbia accre- !>Am
A1'; 
fciuto di troppo gli An"i di quetlo S.1nto. Ma intorno a ciò fon da '; Y1t1d'S, 
vedere le Di{fertazioni C:-1mJldoleli del Padre Abbate Grandi celebre omuìI I. 
Lctterato, che donam'::l1tc ha t!;lminato quefio punto (d). S' cobe a (d) Grìllldi, 
male Pando
f(J Jr. dopo avere ricuper,lto Il Principato di Capoa (c), Dijftrtiuio J 
che Strgio Duea di Napoli avetre claro ricovc:ro nella fua Città a Pan- nlS CAma!- 
dolfo di Tiano, cioè al vimo ernulo. E fenza di quctio che non fa il t
"'!:
;n'J- 
mantice dell' ambizione ne' potenti Signori? (n 
ando men Sergio mus Cllfi- 
fe,l'afpetuva, eceoti Pandolfo colla tua Armata vulare all'a['edio di n,nfis 1', Y. 
Na p oli, e ihi g nere ralmente q uella Città, che l'obbli g ò alia refa. R'r. ItAlic. 
(f) Leo 
SergIO ebbe maniera di fuggirll-ne; e Pandolfo di Tiano fcappò an. Of/;,nfis 
cn'egli a Roma, dove mikramente terminò. i [uoi giorni. A niuno Chrøn. 1.2. 
de Pril1cipi Longobardi era mJ.i riutcito ne'Seeoli adJietro di mc[te- cap. 58. 
re il piede in Napoli. Q,ycfta fu la prima volta; ma Pandölfo nè pur 
cgli potè lungamente f01tenere una tal eonquilla, ficcome dirc;mo. 

ella Cronica del Volturno (g) fi vede, che Pandolfo IV. e fuo Fi- 
gliuo- 


E 1\ A VcJg. 
!\'(NO r01.7. 
(a) WipÞ3 
in Vir, Con- 
roldi Sal;,i. 


(g\ Chron;ç" 
Vlilturnenf. 
P. II. T. 1. 
R'r. 1IAl;*. 


(.) per JUt anni affli/Je tutti i Pa'1Jefi, fine!Jt depofJo 0;'11' il1t{tlgio feeer, 
tu/to fu
ll(J ,be eflmandò. 



78 A !of !of A LID' I t' A L I A. 
Eu Volg. g1iuolo PtrnJølfo F. contavano nel Mert di Muzo, c d' Aprile dIU. 
AHNÐ IIn8. anno fegucnte 101.8. l'Ii"", P';11IfJ D"çat"r NtlJpo!ita1lJ. 


Anno di C R 1ST 0 MXXVI I t. Indizione XI. 
di GIOVANNI XIX. Papa 5. 
di CORRADO 11. Re di Germania 5. Imper. 1. 


A Vea nell' anno prrcedente terminato 11 corro di fua vita Arr;gt 
(a) ..fn,udi- Duct) di Baviera, (II) peri;) I' .Allguflo Gorrozdo fcdfe per quel Du. 
ft. Saxø. Cato la perfGna più cara, ch'egli avcfTë, cioè il fuo lle{fo FigliuolG 
H;m4_: Jrr;go. In queft' Anno pofcia gh proccurò una maggior dofa d'onorc, 
;;:s j:";;"
. con t
rloelcggere Re di Germania in età di fO'1i undid anni. La fua 
Coronazione fu folenn
menre tima in 6<\quisgrana ncl dì I.... di Apri- 
Ie, cioè ne1 giorno fanto di Palqua. A bbiam veduto di fopra, che 
COl'r.do Duca di Franconia, 0 fia di \V ormacia, Cugino dell' I mpe- 
radore, retlò efclufo dal Trono Imperiale. Da lì innanzi non fi quetò 
8iammai, e fece gut'rra contra d'dTo I mperadore per più Anni, ma 
con fao grave dilcapito. Alia perfinc I' Augullo Corrado in riguardo 
maffimamcnre della parentela, ed ancne per compenfarlo -dc i danni I 
lui recati, perchè gli avea fmantellate tutte Ie fue Foftc7.Ze, il rimife 
in fua grazia, gli reíliruì tutti i fuoi Stati di Germania i e poi fic-- 
come: diremo all' Anno 10Jr. gli fece Rnche una confiderabil giunra 
c regalo. .Chi dop" la morte di Ugo l1farcheje di Tofcana, fuccedura 
ful nne dell' Anno 1001. fucceddre a lui nel governo del Ducato di 
Spolt:ti, c dell.} Marca di Caroerino, e reggetTe quel paefe fino a quetti 
dì, nOI1 l' ho fdpUIO finora difcerncre per mancan1.:t di documenti. 
Nelle giunte, da me pubblicate alia Cronica del Monifiero di Ca. 
h ' fauÛa (b), noi tro\'iamo, chi in qudl' Anno fotTe Duca di Spoleti, e 
(b) C ..".'c. II I n - d . C ' " I U V 6 d PI " 
CAfAH..itnf. l' arc 
ie I am
,n,:o, . cwe un a tr? go. cgg,on 
 
t: aCItI, te- 
P. II. T. 11. nuri )' uno n
lll\ Cma dl Penna, e 1 altro nella Cmn d. Marfi, Ann' 
11.,... ll.li
. .ab 11JCar11tl.tiolle Do",in; AfXXP1Jl. f3 imperante Domn9 Chonrado gra- 
tia Dei Imperatore .Au.f,ujlo, .Anno imperii tjus in Italia PrimfJ, & di, 
J.lenfis Januarii, per il1diBÙ'nem X. Nell' Originale farà nato IndiB. 
XI. Era prefideme ad eßì Placiti Ugo Dux (1 Nfdrchio. La pena im- 
potta a i trasgre{J'ori è d! mille libre d' oro o[[im
, 1I!cd
elatem ad far-. 
ftm Imperato, is, & me"ttJatem ad par/em pr
dtEft jånfll MonaJlerlt dl 
.Caf.mna: parole ind:c;u1ti il .dominio dell' I mperadorc in quclla con- 
(c) JIInri'l'" tuda, e che per confegucnrc ivi fi parla del Ducato di Spoleti; 0 
/r.l;,. Dif- pur delh Marca di eamer;no, 0 Cia di Fermo. Probahilmcnte qudlo 
fi"', 6 8 ' U go l'bbe per Pat3r
 Bonif
z;ø iuniorc Duc. di Spoleti, come ho 
,.g. 9 7. t!J' h ' ( ) , 
DiJè..,. IS'. con; ;et.urato a,IrO, e , . "' . 
tag. 8H. Circa queíli tempi fucced
tte, qU,anto, lafclO fcn
[o GI,a
ro, 5to- 
(d) Gl
bt" rico (d), bll1r.:hè con qualche unbrogh? dl Cronol
g'a = Cloe, 111 u
 
H'
, i,
. 4. CandID, ;;ppelJato Montena, nella DlOcdi d.'Aíh, plene> dl molu 
.
. N
 



ANN A L J D' I T ^ L I A. " 
Nobili, s' era introdotta. un' Erefia, con rinovare i flU dc' Pagani c ERA Yo/g. 
de' Giudci. Per quel che dlrò, furono coO:.oro più tolto Manichei, ANNO 101.8. 
g'acchè quefia mala ra
za s' era di foppiatto molto prima introdona 
in halia e in Francia; e pur troppo in tutti e due quefii R
gni aVca 
fparfc di gran radici coIl' andare de gli anni. Sepiffimc lil11I' MøinfreduJ 
.Alarehi,nllm prtident
lJìmus, fjuam frater e;us Alrieus, dflënfis Urbis Pr.e- 
ful, in eujus fciJjcet Diæcefi loeatllm habeb,
tttr hujufmodi Caßrum, eæle- 

;'1u, Marcbiones ac. P,..e[ul,s (;reulllciy(a crebe,.yillltls ilJjs aJ[u!lus ;ntul,- 
,utll. CIO che avveni{)è di qud Cafi:ello e di quegli Erctici, Glabro 
Jo lafciò, nella penna. Ma ne parIa ben diff"ufamente Landolfo fenio- 
re C.), Storieo Milancfe del prefentc Secolo, con dire, che E,.il1",o (.) L.
JII(r 
.Arâ'VeftovI, in quefi:! tempi di Mila
o, trovandofi in Torino, udl I" E
 J;;: t
"

 
rdia de gh abltaml del Cancllo d. Monforte. Fatto prenderc un d. "'
4.. 
eoloro, appcUato Girardo, volle jntendere da ]ui, in che confúlelfe .i.. &. e. 17. 
1. [eua e ered
nza di quel Popolo. Alkgramenrc efpofe cofl:ui i' fuoi 
dogmi, e c,hiaro fi fcorge, che era I' Ere'fia de' Manichri. A Hora Eri- 
berto fpedì Ie fue milizie a qud Caß:eUo, e feee prcndere [uui quanti 
quegli abitatori, e fpezialmente la Conteffa di quel Luogo. Fa[tiIi 
eoodurre a Milano, cercò tune Ie vie di ridurIi a nlVvedunento, m. 
in nee- d' abiurare i loro rrrori, fi mifero a fedurre chiunque andava 
a vifitarli. Perciò fu loro intimata ]. morte, fe non ritornavano alla 
yera Fede di Crifto. Alcuni, almeno in apparenza, ]t abbracciarono i 
ofiinati gli altri yivi furano bruciati. Ma giacchè ahbiam parlato quì 
di Ode/riff), Maginfredo 0 fia Jl,fanfredi Marchefe di Sura, da noj altro 
volte menzionato, ed onorato da altri Scrittori di queni tempi coU" 
elogio di Principe prudemißìmo: bene farà it ricordare, ch' egli fondò 
in quefi:' anno (come cotta da uno Strumento prdro I' U ghelli (b)) i] 
Convento delle Monaehe di Sama Maria di Caramania" oggidì nella 
Diocefi di Torino, infieme con B
rta Comella fua. Moglie. Con que- 
fie parole fi veggono em enunziatj: Nos in Dc; nlmine Ode/ritus, qu; 
mi[t,.atiolle Dei Jvlagnifrtdus Marchio {ci/ictt nominalus, filius fjuondam 
Magnified; fimjJittr lvfarchiollis, & Berta auxiliante Deo jugales, filia 
'1uonda1ll .Aubert; itemque Alarchionis. Dal (he fi fcorgc, che Berta fua 
Moglie fu Figliuola del M.uchefe O(,erto II. Progenitore dell a Cara 
d' E1le. Haffi ancora. aU' Anno, fcguenre la fondazione fatta da queí1:i 
due piiffimi Conforti, e da A!t-ieo Vefcovo d' A fij, Fratello d'dro 
Marchefe, dcUa Badia di S. Giufto di Sufa,. (,,) in cui fi vede, che' (
) 
"t;(};- 
Berta avea per Fratclli Ada/berto Marchefe, ÂZzo, ed Ugo,. che ap- 
"
JI:nJ

 
pumo fi trum 1 ano in quefii tempi Figliuo]i dèl fudcktto Marchcfc . " . 
Obcfto II. Da .Ãzz, vcngono i Principi Eficnfi. 


(b) Ughell. 
Jud. SacT, 
TIII1I. JY. 


. 
 

 
 (f.t
 
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J 


Anne 



80 


ANN A LID' I TAL I A. 


Anno di C R 1ST 0 :MXXIX. IndizÏone XII. 
di G I 0 V ANN I XIX. Papa 6. 
di C
f-RAl)O II. Re di Germ. 6. Imperadore 3. 


F 11. A Volg. M Ordeva il frenn Sergio Duca di Napoli, perchè cacciaro fuori 
ANNO IO:z.y. del fuo nido da Pandolfo Ir. Principe di Capoa, e Hudiava 
tune Ie vie di ricmrare in calå. Dopo due anni e mezzo, ch' egli era 
<a' .A7I07l'}- elute (a), gli venne fano èi ricuperare il fuo Principato, e per con- 
11I*S caþ- lèguenu: 0 ful fine di qudl' anno, 0 pur nell' an no lègueme. Proba- 
;",f. :- r. bilmcnre gli prefiarono aiuto per mare i Greci, perchè Napoli tin- 
L::. r.Jft;/::' qui s' era lempre tenura falda lotto la fòvranità degl' I mperadori d' 0- 
Jìs lib, 1. nenre, benchè i fuoi Duchi, appellati anche Macfiri de'Militi, go- 
'4/. s8. ddTero una piena fignoria in quella Ciuà, e nelle fue dipendenze. 
S(mbra anche cerra, che a [aie imprefa concorrelfero in aiuto fuo i 
N 0/ manni, i quali andavano crefeendo in quelle comrade, gente, chc 
fapeva pdearc nel torbido, e fegui[ava fenza fcrupolo ora l' uno, ora 
l' al[ro dl que' Prmcipi, anreponendo fempre chi gli dava 0 promet- 
t::va di piLI. Nè manCavano a Sergio de i panigiani nella fieffa Città 
di Napoli; e però ne tornò felicememe in pofidfo. Si fa, ch'egli 
donò un de1iziofo e fertile territorio fi'a Napoli e Capoa (fenza faUo 
per guiderdone .del buon fcrv;gio) a i Normann;, con crear Conre 
RùinuJfo capo de' medcfimi, e imparcmarfi feeo. Allora fu, che i 
N ormanni fi diedero a fabbricar calc in quel fi to, che a poco a poco 
divennc um CIt[à, chiamata Ave/fa, di cui fu il primo Conte il pre- 
dt'[[o Rainulfo , c cne fervi di bdlu;u'do da It innanzi contro la po- 
tcnz.a de' Princi pi di Capoa. II [rovarfi pùi così ben agiati e favoriti 
in I talia i N ormanni, e la fama delle lor delizie portata in N orman- 
diJ, :mdava faccnJo venire di colà nuovi compagni nella Campani.. 
a partrci par dclla .Fortuna e felicita de'lor n,lzlonali. Abbiamo da 
(.b) LUþll1 Lupo f'roto[pu:! (6), chc in ql1cft' 
\nno fn mandato in Italia per Ca- 
J!rot h 
J,ata rap.LIlo, 0 lia Generale de' Greci Criftofoi'o; e che BlIgiano con Orejie 
mC rom". r ' C . L ' ) ' ,\ 1 { ' 
 d C ' f1: h 
Ie ne [Orno a oLLanrmo.po I. agglUgne I Uu eeto rom a, c e 
mmft ']u!ii 'VU1it Potbo Cal:zr.mus, fecitque pugttam cum Rayca in Barl. 
Tanto fon corte quel1:e memorie, che non iì arri\'a a ddlinguere nè 
Ie perfone, nè Ie azioni fuccedurc in que' paetì. Tuttavia afT.'\Ì [raluce 
(c) .Ánon'j- daB' Anonimo Barenfe Cc), che dt'lpo la mone di i\le1o ql1cílo Rayca 
mUs BArI1l- fi feee capo dc' Puglidi ribcHi a ; Greci. J\bbiamo di nuoYo to [to 
.fs chronic. queft' Anno memcria di Ugo fl;faf'c/;eft, uno de gli. Antenati d
lla Ca[a 
10m. L V. " d' Elie in uno Strumemo, dato alia luce dal CampI (d), e CCrino colle 
Rer. ta Ie, N r ' c d ' D . l o4.n" r 
(d) CII",P; ot
 legucm I : ,O
lI a ,us gratl.J tl. mperator .nugU!,IIS, 
7n.nø .Æl1Jfl- 
If/cr. tli PÏA- rii eJus, Dco pI.OPI/tO l}ccutJdo, X. Ralendas Februam, IndlEltOlle )( II. 
ccnl.a T. 1. cnc indl..:ano l' anno prefcure. Egli è qui\'i cluamato Ugo ,Marchio ji- 
.APltnJ. tius Þ01f
 me,nOl-;æ Obcrti, qui fuit iltHJ ,1,lilychi,. E' m:il
ljifica )a com- 
pra, 



A N S ^ LID' I TAL 1 ^: 8 r 
pra, ch' egli fa di una gran qU1ntirà di Beni, a(cendenti feconJo la Eu Voi
. 
mj(ura a dieci mila iug,cri, che fecondo il Campi ,hnno ccnto 't'eIJtimil e , ANN. 102.9. 
pertiche. Fra quel1:i beni polh nt:'rerritorj di Pa-:Ji.i, Pir:ZCCiJ::::'i, Par- 
TJl:i, 
 Crcmona, fi comano \'arj CalteUi, Rocche, Coni, e Chiefe, 
de fi truovano poi cooferm,uc nell'anno 1077. da Arrigo Ill. deuo II 
IV. aHa Cafa d' Ette, eosì coll' una mana raunav,1 qudìo Principe delle 
ricchezze, ma co11' altra ne faceva anche parte ai facri Luoghi. Perci0C- 
chë in que It' anno appumo,o pure nel [0
8. come vue. Ie il C\!11?i, fi ûf- 
fervain unaltro fl1oSrrumemo (a), ch'cgh dona all.1 Cartedrale dl P/aèen- (a'.Antiebi- 
za due porzioni della Decima di Ponalbero, e la tcrza alia Chidà di San- tà Eftmfì 
[1 Mdria dc ipft loco Pørta/bao. Molt' altri effctri della fl1a Plet1Ì e mu- P. I. c. u. 
nificenza \'erlo Ie Chiefe ci ha nafcofo il tempo; ma non ci è già 
ignoro, eh' cgli magnificamcnte arricchì I' anuca B.ldla della Pompo- 
fa, (ituata C'ggidl nel dllhe
to di Ferrara, e govcrnata dal viveme al- 
lora Guido Abbate, uomo {amo, di cui s' è parlato di lopra. Arrigo 
II. rra gl'lmper
dori in 
n Cuo Diploma, dol me daw 211a luce nt'1le 
Antichilà Eitenh, e Ceflno neI :'ettewbre dell'anno IC4f. chiama 
eiTa Badia ab Ugone å1archio.'1c magnifice ditatam, e Ie conrerma fjuicquiti 
fibi junior Ugo _Harchio F;/jus Uberti dedit. L'anno in cui queUo Prin- 
cipe mancò di vita, è a noi ignoto. Prob.lbilmeme non molto (opra- 
viiTe clopo I'anno prdenre. Ebbe Moglie, ma non apparilèe, ch'
uli 
lafciaiTe dopa di sè Figlmoli: laondc la Cua eredità pervenne al Ma
- 
cbcfe Alhtrto Azzo I. luo Fratello, fe era \'ivo, 0 pure al Marchelè 
Albcrto Åzz.Q ll. fuo Nipole, del qUJle cominceremo a parlar da quì 
innan7.Ï. Fu rli parere l' U ghelli (b), che Eriberto Arci'Vcfco'i.:O di Ra- (b) Ughtll. 
venna paffalTe a mlglior vita nell' anno 1027. Non ne adduce alcuna Ilal, 
lICr. 
rruova. Ben ceno e per uno Snumento addotto da Girolamo Rolli (c), 1j,.II
n .Ar- 
che fi truova in qudt' aono, .dnn() f2!ta r to Joannis P.pæ, lmptrantc 


;n

' 
ChuOIZrado Anno Tcrrio, die Xl. .ApriliJ, 1mfiélione Xll. Arclvdcovo (E) KuhfUS 
di quella Cinà Gebtardo. III vece di Anno !5<3.Jrto, avri avuro la pa- Hifl DT ., Ra- 
gamena Anno P. 0 pure Pl. e il Roflì per lsbaglio avrà letto Anno 'IIer.". lib. 5. 
IP. egli Hetfo confetìà, che nell' anno fegueme 1030, a dì 6. di GIU- 
gno correva lUttavi4 l' .Anno Pl. di Papa Glovanm XIX. In un Do- . 
cumento, da me dato alla luce (d), Lorna a f.\rfi vederc il I\.-Jarchctè (d) ..Antl'!.u. 
di sura Ode/rico MagnifreJo, 0 fia jWanfredi, il quale fi prote1la Fi- fi:flCó 
if- 
gliuolo di un" aluo Jt1agnifredo Marchel
. Di qucfio Principe avremo 341'. . az, 
occafion di parlare in breve. 


'rom. Pl. 


L 


A.(')no 



ERA Volg. 1 Nforfe in qurO' :tnno guerr:t ffa 1'lmpcrador Corrado, e Stefano, 
ANNO 1:)30. PrImo Re d' Ungheri I. Principe lànro, per co!pa non glà de 
(a) .Amlll/. gli {J'lghcri, ma bCl1s1 de' ßavan-fi lor confinanti (ll). Mulfe Corrado 
Hildes- Un pot
nte cfercito a qu
:Ja v()lra, (' 
1Uf1[e fino al 6um
 Rab. S
- 
JJtlm. , !!UUOn0 f.lCchq:
gi ed incendj sì nell' Ungheria, che nella Baviera. Ma 
. w.p
o /IJ i! bunn Re Srd:'nn. a cui nnn piaceva quett.! brurra mufica, e che 
r,I.l C01Jra-, 
 h '
' d ' - , b ' , { ' d ' I ' 
II 5 ., II rr()V.l\':t :tne c mn:r10re I torzc, con un am .\lclara pe Ita a glO- 
I .l1/(/. ,'inerte' Re Arrigo dimandò p.lce; e quetli d.ll1' i\ugulto Corrado (uo 
Padre l' otrenne Circa qudli [empi Pandolfo II'. Principe- di Capoa, 
in?:r.lto a i bend1zj a 1m compartiti da Dio, tornò ad inJperveriar 
come: prima contra dd nnbilitTìmn Moniíl:cro di l\lontc Ca,lino) nulla 
curand()) che qud f.lcro Luogo t'0lTe lotto 1'1mmedlata fignoria e pro- 
tezion de gl' Imperadori ("). Chiamò a Caroa Tcobaldo Abbate con 
invito d, gran benevolcnza) 
 il forzò a non p:mirfi da quella Città . 
Si ft:"ce giurar tèdeltà dol rutti i fudditi dl quella B.ldia, dillribuì a i 
Normanni, allara fuoi adert'nti, una parte delle Call:ella, dipendenti 
da elfo I\londiero, e diede l' altra in governo ad un cerro Todino, 
uno de' Famigli dd Momllero, che afpramenre cominciò a nature i 
po,,'eri Monaci. In una parola fu ridorro a [al miferia qud facI'o Luo- 
go, che un giorno i Monaci dlfpcrati prclèro la ril'oluzionc d' andarfe- 
nc tutti in Gcrmania a' piedi ddl' Imperadore, per implorar' aiuro, e 
fi mifero in viag:?,io. l\ v vif.no di cio il fuddetto Todino, corfe, e 
tante preghiere e promelfe adoperò, che Ii fece tornare indieno . 
Abbiamo da gli :\nnaJi PJÎani (c), che in quell'anno in Nativitatc Do- 
mhÛ Pi/a cxuJla eft. Di fimili incendj di Ciuà Iraliane in qudli 
e- 
coli noi ne andrcmo trovando da qui innanzi non pochi. Non erano 
aHora mol[e d' cffe Citri fabbricare colla durevo!.:zZ.l e pulizi.l de' 110- 
fhi rempi. !\lolr') legname concorreVa a farle, e in molri di qu("gli 
cd1fizj duravano anCM<i i tcui cflperri di pa,.jha, ficcome ho io altro- 
ve aCcennato (1). Però non è d" fiupire, Ie attaccaro 11 fuoco in un 
luogo, tacilm::>nre li diffondcl1è la fi.lmma fino a pr
nJere ia rnaggior 
part.: delle Citrà. Ahbiam parlJto di Copra cfln ]ode di ll.f.rgfJifredo 
Marchde dl Sufå. Non fi \'uo]' ora racere un farro narra[o dolll' Au- 
t(ln' dclla Cronica dell" No\.aklà (e), Second:1 gli ahufi di quelli Se- 
coli barb.ui avea l' Imperador Corrado, ILmdo 111 Roma, contèrira Ia 
Badia dclh N nva1cfa al N Ipore di S.1I1[' O..hlone Abb.1tc di Clugni , 
il quale per e<<ere giovmetto, dnpo averle recaro non ]ic\'e d.1I100, 
]a concedette in bl:'nl'fizio (probabllmeme per danari) aJ Alberico Ve- 
fcovo di, Comu. QueUo Pl'clato ingordo 'faurinum 'Vmims, tgit artf 
(al/i- 


(b) l.t, 
Qr'limþs 
Chronic. 
:ib, 1. c. S8. 
W' ft1U. 


(c) .An"a/. 
Ps,'".zn. r. V I. 
l/..er. Ital ic. 


(d) .Ami 1:4, 
ll.tlir. DIJ- 
fert. 1.I. 


(
' Cbronic. 
Noval,c. 
P. II. T. II. 
Rtr. IIJI:,. 
pag. 7Ga. 


82. 


ANN A LID' I TAL I ^. 


Anno di C R 1ST 0 MXXX. Indizione XI I I. 
di GIOVAl'NI XIX. Papa 7. 
di COR R ADO II. Re di Germania 7. Imp. 4. 


t 



. 


ANNAL I D'ITALIA. 83 
enllida cum í'larchione fv!aginfredo, & [ratre Juo Ada'rico Præfu/e (d' c\l1j
 , Eu Volg. 
da/()que multo pretio, ut Abbatt'm caperet: quod & fecit. N d dl [egum- ANNO 1030. 
te i Cittadinì di Torino, che am.\vano, ed apprez1.:lvano f0rte queU' 
A hbate, fecero una gran raun.Ha per levar2;Iido dalle mani. Sed p,..e- 
diffus Al,lrchio curtZ turba miÚtare [ræ'VaJuit, interdicms iJlis, ne quid of- 
fendere1Jt. Può el1ere., che tel memalle i' Abb.!te. Nt: ho io Lua m
n- 
zione, acciocchè il Lenore otTèrvi, come in qudli u:mpi la Cinà di 
Torino dovea el1ère loao 1a giurisdi?-ion dd Marcllelc Magmfrcdo, , 
o Manfredi. In qudt' anno trovandoh l' 1m I'erajof Corradù In Inge- 
leim XJ711l. KaJendas Aprilis, A;MO Chuonrt'dj Reg,nantis Sexto, ejuJ- 
tlemque /rllperii '1ertio (a), confermo i fuoi beni e dlrini alla ß,dla di (3):fi Bullaf'. 
Santa Maria di ,Fircnzc, con dlchiolrarla BaJia Imperiale e RegJle. 

 ;;.''tnft, 
is. 


Anno di CRISTO MXXXI. Indjzione XIV. 
di G I 0 V ANN I XIX. Papa 8. 
ài CORRADO 11. Re di Germania 8. Imp. 5. 


S Criv e Romoaldo Salernitano (b), che Anr.o 
1ðXXX. Indiélione XllI. (b) R,- 
Johannes Prinæps Sa/erni deJunUM eft AllllO Principatus jüi Lf/ 11. mua/dus 
& fucceJlìt ei Guaymllrius .fiLius e;us. 1\1.1 è iallato il tt:lto, e in nce SaJern
tan. 
di Johannc
 avrà Ccritto Rom
:\IJo C?uaymarius, cioe Glt
imario 111. 'i7'::tRV. 
Prmclpe dl Salerno. Anchc J Anonllno B.!.renle preíTo 11 Pellegrini Italic. 
mette aU' anno 10 p
 la moTte dl quetlo Principe. In un tci1:o di Lu- 
po ProIofpa[a (c) elTa vien riferit.1 aWanno 101.9. Ma il (uJd.eno Ca- 
millo Pellegrini portò opinione
 che Gu,Üma.rio Ill. conducdre la (ua 
) t 

pus 
' fi II ' d 1 , h - tr . . ro 0}pa14 
vna no a 'anno rreleme 1031. paren og Ice 11 POll.! CJ() rlcavarc in Chronico. 
da alcuni antichi Strumenti. Abbiamo in oitre tanto dail' .-\nommo 
Barenfe (d), quanto dal Protolþata fuddetti, che Menft JUl1ii com pre- d 
henderunt Sarraceni CaJlìanum, clOè la picclOia Cltt;\. dl C4{f,lI1U nella 
ls 
no/fY: 
Calabria; e che nel di 3. di Luglio [->oto Catap,mo de' Grcci venne fis T
':
t';.. 
a battaglia con quegl' Infcdeli, e rellò fconfino con la!clarvi egtl la B.t;. Italic. 
vi[a. Palsò alia glOIia de' Beari in quell' an no S. Domenico Abbate del \e' ,leD , 
Monillero di Sora, appeHdto da Leone Oltien(e (e) mirabllium patra- 

:1f: In 
tor innumerum, & Crzrj,biorum fundator m:ÛtoYlim. J 1 Sigolllo, e do po lib. 2" c', 62.. 
lui Angdo dalla Noce (n Abbate Calinenfe, tlimarono OomcllIco (f .Angelus 
Sorano 10 fiel1D che San Domenico Loricato. Ma anlhrono Jungi JaJ de Nuce m- 
C ' h Co .
 I ' d ' - It L ' ,NOIlS ad 
Vera. erto e, c e lumno uue per one lverle. oncato volo al Chronic, 
Cido nell'anno 1061. comedlrJttamente olTervò ilCardlnal Baronio (g). Ltonis O. 
o lìa che íì pentillèro hn.dmeme i Venezioini dell' afpro trattamcllto ftitllJìs. 
da lor fano ad Ottone Orjèolo lor Doge; 0 pure che s' mfalliJlflà'J 
g) BarlJ l 7
' b 
d I d . P ' B b 1 I ' 
 ' 1 D in .A nn,/ I . 
e governo I Il'tro ar ()santl a UI tulLltul{o ne UColto; 0 rUle, C7' in Mar- 
come è più rrobahlle, che prevalefJ"e la f.lzion de gi! Odeoli: certo l'YI'ologio. 
è per atrellato dd Dand::JJo (h), ch' ellÌ prefo in que It' anno il fudJeuo t h Dandul. 
Pietro Doge, lè:nza faponata gli levarono la barba, c vdbtolo da Mo- ';. c;;

n


. 
L z. naco, lla/;c. 



8 fAN N A LID' I T ^ L I A. 
I
>. Vol
. naco, it mandarono in efilio a C()ftaminopoli. Q1indi inviarono alla 
,<'\"NU 10 3 1 . ndra Ciuà di Cofiaminopoli Pilale V cCcovo di Torcello con bello 
accompagnarnen[() a ricondurre di colà Ot/one Ol'jèolo per rimenerlo ful 
Trono Ducale. Ima.uo diedero il governo della Terra ad Orfo Or- 
[colo Patriarca di Grado, e Fr:nel1o d'dro üuane, uomo di gran fen- 
no e generofità, H quale per un' anno e due Mefi fece da Vicc-Duca 
con molra fua lode. 
(a) AlztilJu, Duc Diplomi ho io d,lto aHa luce (II), che in quetl' anno otten- 
l:alzc. Dif- ne dall' -\ugulto Corrado Uba/do V dcovo di Cremona, amcndue dati 
fm. 8. J.' I. Kalend.1s "'fartij An'1o J)ominic
 /ncarnatiollis Jl,lXXX I. Indiflione 
u l
. X fill. Anno aulem Domni Cbuonradi Secundi Regnant;s P /. Imperantis 
'l."ero II l/. J1il,I1n Goslare. In turti e due quelli Documemi è notato 
I' Anno Sefio del Regno, e confeguentemente pare adoperata I' Epoca 
del Regno d' Italia. l\1a di quì rifulrando, che la Coronazione Italica 
di Corr,.do farcbbe [eguit;1 prim'1 del dì 26. di Febbraio dell' an no IQ26. 
(b) Her- converrà me g lio inter p retare Ermanno Contrano (b), allorchè ad dfo 
rnazzl'lus .. . 
Cenzrlftlus anno 102.6. fcnvc, che Corrado CIrca tempus !'<!fadragefimæ mm exerCllu 
izz chronico. Ila/iam adiit. Diede hne in quc:ft' anno in Filcanno aHa fua lànta vita 
(c) }.Jabzll. Guglielmo Abbate di Di ] ' on in Francia (c), celebre nella Storia Mona- 
In Allt.'IIl 11 1 r. v , , I J:. d . d . ''' 1 ' (l ' fi 1 . 
E ..."iÉl, " Ica per e lue IfIU, e per a ron aZlOnc I van L\- OI11Llen, ra qua 1 
011 n. quello di S. Benigno di Frunuaria in Pie monte , e per avere intro- 
dona la rifmna in aíT,1illimi 
10niaeri mallin1.101cme di Francia. Gla- 
(d) 
laIJt
 bro Rodolfo Cd) fuo comcmporanco, nella Vita, che fcriíTe di lui, 
f
/T"aD
z- aucfla, tale ellère llata la fama e (lima d' e(]() Guglielmo Abbate, 
:
o
.z IIp.:d C....) tll cunfl:ls l.!Jtij ac Galliarum Provincias ip(itls amor ac veneratio pe- 
Mabillon. fJttr.:lret. Nam Reges ut Pat rem , Pont;{ices ut Jlagiftrtlm, Abbates & 
lvfonachi ut Archai.gelulJt, omnes in commll/le lit D.:i ìJmicum, fu
que 
Præccptorem jà/utis h:Jbcbant. N e ho faua 01': IIzione, perch' egli fenza 
dubbio fu di nafcita Italiano. Sccondo la tcfl:imol11anza del mcdefimo 
Glabro egli n,1Cque nell'Ifola di San Giulio dellJ. Diocefi di Novara, 
nel tempo Ile(]() che Ottone il Grande a(fediò 'ViHa Moglie di Be- 
renga:-io Rc d' 1t.11i:1 in quell' Ifola del Lago d' Ona: i
 che, ficcome 
abbiam vedmo, fuccedette nell' anno 962., Ouone nello dopa la prefa 
(11 que! Luogo il tenne al facro Fonte. Non s' ingannò Glabro in ifcri.. 
venda, ch' cgli morì neH' an no prefente (0)1. in cd. d'mmi (cttrmta; 
\e) M,t.ill. ma ingannoffi bene il Padre Mabillone (t'), \'olcndo qui l:orreggere 
_-fnnßI. Be- Glabro, quaGchè Guglielmo avelTe dovU(o oafcere nell' anon 961. per- 

:
;:l;gt: chè moho ben G verifica, ch' egl
 folTe nato nel 96z.. . e che 
el pre, 
fente lOp. egli folTe entrato nell anno fenantefimo dl fua eta, ben- 
chè fia vero
 che Bereogario morì molto più tardi di quel che fup- 
pofe 


. 


(....) ehe il di lui alJt(}rc e veneraÛone penetrQ tutte lø Provincie del La-do 
e delle Gallic. /11Iperocchè ; Re come Padre, ; Ponlefici c
me Jl,laeßro , 
gli ibbati e JHonaci come un 
1rcan1.elø, tutti comunemente 10 fi im ø v 4--- 
1IQ c
me amico d' Iddio, e lvIae/lro de!la 19ro fa/ute. 


.,. 



ANN ^ LID' I T ^ L 1 A. 8, 
paCe Glabro, Se vogliam c
edere a Sigebert
 (A), in quell' an
o 

- EllA Volg. 
1m Ius & Riehm"dus (N oblh N ormanl1l) mmuend{/! dOinO multztudm
s ANNO 1Q3! 
1\7 ' d ' ,17: A l ' & I l . , (a) SI!,ber- 
cau./fa, hoe tt'mpore a .J. Y ormtmma zgre.iJZ, .npU lam expelunt, ta IS tn- IUS in chr,- 
ler {e diffidentibus, dum alteri eontra alterum auxilium præflanl, hac op- nil'. 
pØ1 iunitate Italos eallide & fortiter debella/zt, & JueceJ!us urgendo JUfJS no- 
Men flJ:un dilllt,mt, & futur,e proJperitatis fibi 'l}jam para
t. Se, comc 
io credo, e fi raccoghc Ja ahro (Ïl:1èguente luogo, Sigebeno \'uole, 
c.'he RoIerto Guifc{Jj'do nell' anno prefeme daJla Normandia pa(fa(fe in 
}>uglia, egli r.lccoma delle fa vole . N è in quefii tcmpi fu gUtrra in 
Puglia, nè ffa i Principi di quelle comrade; e noi vedremo a fuo 
tcm po, quando e(fo Robcrto venne in Italia. Ma forCe pula di un 
dircr[o Roberto quello Storico. 


Anno di C R 1ST 0 MXXXI t. Indjzione xv. 
di G 10 V ANN I XIX. Papa 9. 
di CORRADO ll. Re di Gern1ania 9. Imperad. 6. 


C Efsò di vivere in que 0:' anno Rod()lfO 111. Rc di Borgogna, fo- 
pranominato il Dappoco, ièm.a lafclar Figliuoli. A veva l'gli per 
cura del f.uuo I mperadore Arrigo riconofciuto per dominio dipenden- 
te dall' Imperio il fuo Regno, (b), 0 pure pl:rchè ciò fi pretendevJ (b) DitMlJr. 
farro ne'tempi infino di Arnolfo Re d. Gcrrnania, egli venne a fug- i,! Clmniu, 
gettarlo di nuovo all' Imperio. L' lmperador Corrado mJggiorrneme firin- lib, 7. 
fe quefio affare, ufando anche della fon.a, con indurrc Rodolfo a pro- 
mettl:re di :lvcr per fucceíTorc in qud Regno 0 lui, 0 in fuo luogo 
il giovane Arrigo Re, con prctenderlo ancora per Ie: ragioni di Gift/a 
o Gis/a I rnperadrice fua l\log1ie, N ipote del fudde:no RodoJfo (c). 
Ed I:ra ben va1to e fiorito quel Regno, pc:rchè da Bafilea fi ficnde- 
va fino ad Aries e a Marfilia, con abbracciare la Provenza, Lione, 
il Delfinaro, ed alai paeíi (d). Ne fu poruta la Corona coll'altrc Re- 
gali inlègne, e maffimamenre colla Lancia di S. Maurizio all
 Augutto 
<":orrado. !vh Odone 11, Come, 0 fia Duca di Sciampagna., pc:rchè 
Fighuolo di Berta Sort:lla del defunro Re Rodolfo, pretcndendo a 
qudJa eredità, fi prevaHc della congiuomra, che clTo 1m pc:radore fi 
t1"QVa\'a impegnaro coll' arrni nella Schiavoni:}, 0 per meglio dire, nel- 
la Polenia comra dl Mificone Re, 0 pur Duca d. queUe: comrade; 
ed emrò in pof1ef1ò della Bvrgogn1. Pl:rciò Corrado s' andò preparan- 
do per fdre nell' anno fegucme una difguftofa danza neJ rapito a Jui 
Regno. Abbiamo [pename a quefi'anno un Documemo, che ci fcuo- 
pre, chi folfe nc'tempi prefenri Duca e Marchefe della Tofcana. 
Pubblicò l' Ughelli (t') la fondazi.onc de: Canonicari fana nella fua 
Chie:fa da Jalopa Vefcovo di Fiefolc:, Ål1no Dominieæ Incarlf4tionis 
MXXXfI. Imperii Domni Conradi Augufli V. lndiElione XV. Dice dl 
far quell' opera per Ja falute de gl' lmpc;radori, e fpe7.Íalmeme di '\1'- 
rigo I. 


(1:) winø 
i" 1';'<2 CDn- 
Toldi 
;Ill:â. 
(J I Glln rh,. 
"U 1.lgunn. 
lib. 5' 


(e) 'Ugh,/l. 
1r.1/. Sacr. 
TDm. III, in 
Epif;:op, 
F
Ju.An. 



86 ANN A LID' I TAL I A. 
P'RA Volg. rigo r. fra gli Augulli, che I' avea promorfo a quel1a Chief a . NecnolJ 
ANNO 1032.. pro fà.'u/e Com"adi Sere"ifjimi Impera/oris fe/ids memoriæ (così du:-evano 
aIm ancora de' Pnnci pi vivenu) (uæqile Conjugis Gislæ .Auguflæ, & fi- 
lii ejus H. necn01l_ BDnifaâi SerenijJìmi Ducis & MtfrchjDnis Tufciæ. Sic- 
chè probabil cola è, che fin nell' anno 101.7. Rinieri M.trchefe dl To- 
fcana, volcndo c
zzare col Re Corrado, con etlere poi necellitato a 
renderfi, decadeHe da quc:l Ducato, e che Culle rovine di lui fi 011- 
za(fe it MJrchdè BMifaâo, Padre dell.1 gran Conrdlà Matilda. eo- 
munque [iol, l' abbiamo DUC'1 del/a crofèana in qudli tempi. Tornaro- 
(3) Dilndl
l. no nell' an no prcfcnre gli l\mbafciaton (..), Cpediti dal Popolo di Ve- 

 ;tro;/Co nezi.! a Co[tal
tmopoli, per ricondurre dl colà il già efili:1to lor Do- 
l;.;/Ca
. tr. ge Ot/one Orje%, c(,lIa nuova ch' egli avea dato fine alia fua vita in 
quella Cmà. 11 pcrchè Of[o Patriarca <31 Grado Cuo Fratello, tlata 
V Icc90ge per lIlI' anno e due J\lctì, rinunziò il governo. Col favore 
di poca pane dJ Populo s' inn ulè neI Ducolta Domenico Orfto '0, e ma- 
le per ill!; pel ciocche non andò molto, che formarafi una potente Col- 
klt3zione Cl mra dl lui, t"bbe farica a lalvarfi con ririrarfi a Raven- 
na, .Jove lafciò poi Ie rUe o(fa. Girolamo RoOi (b) mettc la fua fuga 
e m. 1 m: nell' aOllo 1024. 
1erita ben PIÙ fede in quello Andrea Dan- 
dolo, dillbenre ScrÎtrore delle cofe della Parria lua. Fu dunque crea- 
w Doge ,.11 VenezJa Domenico Flaballico, che allora fi rrovava in efi- 
110: con chI: ccff",rono [U[[I: Ie fazlOni e dilcordie de'VcnezianiA Que- 
fit, tog s 1Ugne 11 Dandolo, a Coflcmtino ÃuguJlo Protofpatarius ordina- 
IltS ffl Ma dove-a duc da Romano .Argiro, 11 quale IIC:U' anno 102.8, era 
fucccJuro a Coflantlno ndl' J mperio d' Oriente Per atteHato dl Lupo 
l-'lOtolpara C,), edell' Anonuno Barenfe (d), in quell' anno, il mede- 
fimo Roma,Jo lmperadDr dl:' Greci mandò per Catapano, 0 fia Gover- 
l1.1tor 
t'nerak de'iuOl :)tati in ltalia, CoflantinD Protofpa/a, chiama- 
LO ancora Opo. 


(b' l(:tbt!1J 
RIft, Ro1V. 
lit. S. 


(c) LUp:'H 
Pror
fpara 
in Chro1J/Co. 
(d)... no"y"" 
1Jli r tnfis 
Chrønie, 
7'0. V. Rlf. 
1141". 


(e) RubtNI 
HiJf. l!.1l'IJ. 
lib. S' 


. Anno di C R 1ST 0 MXXXI I I. Indizione I. 
di BEN FOE T T 0 IX. Papa I. 
di CORRADO II. Re di Gcrmania 10. Imperad. 7. 


O L
r
 a quefi' anno non pafsò I
 vita, di Papa Gio'VlI
ni ,X IX. Non 
Ct e noLO II glOfIlO e Mefe, In CUI egh ceiso dl \"Ivae. Ben 
fappiamo, che ebbc nel MeCe dl Giugno per Succelfore nella Catte- 
dra di S. PJe
;"1) Benedc//o lX. Adunquc uno Srrumemo acc
nnato d
 
Girolamo I
offi (,), dove fi Iegge it fuo .Anno '1erzo n
l dl 2.r. ,dl 
Giugno dell' anno tegueme, patlfce ddlc difficulrà. Agglllng o dl pm, 
ch
 nel ßollario Calinde, e ne gli Annali BenederriOl del Padre M
- 
hillone fi rruovano Documenri, ft:condo i quali parrehbe, che eno 
Benedetto IX. aveffe confegUlto il I'omificaro n
11' anno pr
cedem
 
e non già nei prdente, Tali nondlmeno e tanti tono gh aim, chc Cl 
afii- 



ANN ALl D' I TAL I A. 87 
a(1ìcurano, avcr'cgli folamente in qudl' :1Ono confeguita la dignirà Pon- ERA \' olg. 
ti6cia, che non credo fi poffa dipanire dall' oplllione fuJderra. Ora ANNu 1033. 
l10i troviamo quet1:o Poutc6ce fommamenre (Cïed;r:1to nell.! Srori,l Ec- 
cldja(bca Egli è appc11aro da Glabro (a) Nepos duorum, BenedlEli {a' GIJ1IJtr 
atque Jobannis (Romani PonrcficÎ) Purr Jenne de,-mnis, inte,-cedente Rift. IIi. 4, 
the/J,:tI"orum pe:unia, e1eElus a 
omtlnis. N on par notJ7.ia licura, cn' e- 'lip. 5. 
gh foffc di eta sì tenera. Dicono 
\ncora, che fi chiam:wa prima 
eo- 
fi/atto. Anche di qudlo io dubiro, fembr.mdo per Ie notizic da me 
aJdotte altro\.'e, che non egh, ma Bmedetto PIll. fuo Zio port'lffe 
qudlo n',me. B-1 btn ragione dl dar quì ï nelle fmanie il fì Cardjn d 
1 
a: (b) lJaroø 
romo (b) contr'\ di qudlo mofiro, can 13 vlamcme con ur:tre .lpOI I in Ann..lib. 
neU1ICI d..ib Chiefa Cauolica, che dl quì prendono morivo d. Ipar!a- E(dtftafl, 
re JdJa Chlda Romana. Non lalèiarono m1i, nè Iafciano Ie Chide, 
e ipczl.llmcnte que:!a, che è Capo di nine, d' effere f<lcrofanre e vc;- 
nerablli, ancorche t;.lvolta Miniltri indegni ne giungano al governo. 
CúSI du;o anche aHora in curti i f.wj Crilbam I.! Vener.lZlOne dovura 
alla Sede A p,1Iiollca, tUaochè ciol[cun diCapprovaffe e l'ingrelTo e la 
vita dl qUdto Pumdìce, chc fu verameme eCecrahile e fporca. ( vi- 
2.j de'iaLfI P,lIlori non ion già vizj delle 101'0 S"die. P,,(1à anche il 
C.1rdind.le Annaiiila a riprovare, 
 meritamente, i Princiri del Seco- 
10, quaior vugllaoo mcuer mJno nell' eh:zione de'lommi Ponrdici. 
Ma, e, dol vedere, fe quctlo folfe il Iuogo di dar qudlo ricoI'd,) a i 
Princi pI. hue PIÙ ton a , ch' egl i doveíTe ricordare a i fUQi E.leuori 
di aVt..r gli occhi CoIaml'nre d Din, e al b
ne della Chief.'l, e non gtà 
allo iplendor dell' oro, nè a' proprj \'amaggi. Nell' clezione dl Bcn_e- 
detto IX. muno Principe ebbe nuno. L' oro fu il Principe, che t.;- 
ce eleggerJo, e da qUt i10 Tir::mno, e, non da violenza dl Pnncipe al- 
cuno, 11 lalì.:iarono qud1:a volra abbaoliare II Clero e Popolo Rom.t- 
no. .-\b-bidmo da. V ittorc III. Para [;), che quello Benedetto di no- 
me, ma non di fani, cujufdam 
1/berici Filius (Magi potiu! SimolJis, 
quam Slír'o;lÎs Petri vefligia jèflatus (non pm va a Patre in Populum pro- 
firgtua pecUilÏa, Iummum jibi Sacerdotium vendicavit. Cujus quidem poft 
a
ep
um, S"c.r
ot,;ulIl -:.;ita quam turpis, (pam Jæda, fuam exfècmllda ex- 
luUIt, h(J,rej
'o refeíTe. t\la aHora pur HOppO la Simonia facea gran- 
de Itl àbC nun in R',>ma folo, m'l per tutta la CriHianità. Ed db più 
factlmc
lte ancor a mc'[[ea Ie z
m pc nell' elezione de' Papi, p::rche a 
quc,la Intt"l'Vemva anchc il Popolo Secolare. Lodiamo Dio, chc que-, 
1rd m.u' LI bd, lemprc dctcllara, Cempre fuimin lta. d]lla Chicf.\ C.tuo- 
hCol, novo ù"': It a pochl anni de gli zdalhil1ìml P.\pi, ch:: fcriam
'n- 
te aaelt:lo a IrddlcarJa; e \oJiJmnlo, pcrchè a miO'bor' orJlIle ridotta 
l' ekZlO11 de'Romani Pontefid nan prù fi ve .J(J'')
o nella S:::dia dl S. 
hcrru perl?nJ.ggl, che in vec
 dl edd;cJre d
fru3
'1
,), nè Velcovi 
nd
' aitre Chl
IC, mancanri aflàtto dl qndle bt"'He d Hi, che S. Paolo 
dehdt:ra ed ef16e 111 ogfli f-lcro Pallorc JcIla Chiefa dl Dio. 
Nd Gcnl1alO ddl
 Anno prefente íì troVava in B dìlea l'lmpera- 
Jar Corrado., com\: colta d", un fu() Diploma pubbltcato da me (d). 
In quc:l- 


(c\. 1':8" 
11:. P,'pa 
Dia!ogilr, 
lib. 3. 


Cd) .Antiqu. 
11 die, Dif- 
ferl. II. 



88 AN}, ^ LID' I TAL 1 A. 
E
 A Vülg. In qu
lIo ftelfo. Mefe:, per :mcf1:ato di \Vippone (a), egti molfe l' \r- 
AN

 10 33, nut:, iua verfo 11 Regno ddla Borgogna, per ifpo(fdfJrne OJane Conte 

:)v
:/'
 _ 0 fia Duca di Sciampagn.l. Arrivato nel giorno della Purific.\zion del\a 
ratli SIiJic;..v crgine al MoniHero Patcrniaco, quivi da buona parte dc"Grandi d' e(fo 
Rez.no t
1 ri
onofciU[o per, Re, ,e n 7 rlcev::tte la c.)rona nel giorno 
fie: 11 0 . S accmfe a:1cor.. all a<fedlO dt alcu'1'
 C.t!lelb; m.l sì fiero e 
firaorùinario fu it freddo in 'ludic pani, che converme ddìí1:e:re e ri- 
(ir:!rfi . Torno(fcne dunque ind,etro, e trovandofi nel Cafidlo Turci- 
co, vennero ad inchin:lrlo la vedova Re,gim di Borgogna Erme1
f!,lrd,l, 
con altri non pochi Borgognoni, i qu III aveano f.ma Ia vja d' J talia 
per timor di OJone. VenU[;l pOI la State, l.lmperadorc in vece di 
l'urrar I' armi contro il Rcgno dcl\a BorgngnJ, andò a dirirrura a cer- 
eal' Odone in ca::'1 fu.l, ei<lè nell,\ Sciamp,lgna, dove sì terribil guallo 
diede, ehe Odone per nccdulà vel!ne a (rovar Corrado con tl1t
a u- 
miltà, e a ehiedere p
rdono, con promencr qucllo, che ficcome uo- 
mo di mala f
dc non voleva efeguire. Contento di qudlo fe ne tornò 
(b)Baron.;n in Germanta Corrado. ImmlginolIi il Cardinal B:uonio (") per un raf1"o 
.Ánnal. Ect. mal inrefo di Glabro, ch' eOo Augullo calaITe in qudl' :\nno in Ita- 


)C;,
f:.141 lia. Ciò è HOppO lontano dal \.ero, come avvcrtl il Padre Polgi (c). 
Baron. A nche il Padre Daniello (J) finJilramenrc inrerprCt3!ldo un a!rro polITO 
.d .Ánnllm di Glabro, fi credctte, chc 11 Popolo di !VIilano ribell.1tofi aU' Anguno 
JX 38 . . I Corrado, fpediITe nell' .-\nno prctème Ambdfci:ltori ad off'rir la Co- 

ift
;e1Zlje rona d' ha1ia a1 prcdcuo Odone. Ciò fcguJ molra più tardi, ficcome 
Erance. vcdrcmo. Erano in quetb tempi i MilaneG lomnnmente atnccJti e 
fedcli aWlmper:1dore. Nè fi \iuol tacere, che pcr atteí1:a
o del Cud. 
((:1 
lll/er delto Glabro (e), in quett' anno comlOciò per la prima volta ad udlrG 

,.. s: . 4. 11 nome della Tregua di Dio, propolla da i Vefcovi del1e Provincie 
di A des e di Lione, che pot fu Ibbilita più tarJI, ed anche abbrac- 
data da mold in I talia. Erano 
lIora non meno in Franci,l, che in 
Italia, in ufo Ie gucrre private. Cioè permdtc\-' ano Ie Leggi, il po- 
terfi vendinre de' nemicl, da che il lor fallo era parente e conofciuro 
da' pubbllci i\1inìllri. Però Ie dilèordie e vendette lì tramandav:1no a 
j FIglilloli e N iroti, frcquentlffimi crano gli ammazzamenti, e i pilI 
camminavano coW armi, promi tèmpre alIa difclà cd ofTèlã. Fu pcrclò 
in qucfii tempi fatt:! parob, e poi conchiulo nc:ll' Anno 1 :)41. che in 
(f') Hugll akuni giorni di qualfivogiia ferrÎmana (f) per amore di Dio niuno 0- 
Fla'Vlr.IA
 la(l
 di fIr d.mno :Ilia vita 0 alia roba de luoi nemici. Fu impona la 
.enf In chr. fcomuruca e I' efilJO a chi accewna quelh Tregua la tra
gredlffe di- 
poi. Sulfcguenrcmente fu in alcun luogo abbrcvlato il termine dell:t 
(g', Du-can- Tregu.l con a1tre regole, delle quali è da vedcre il Du-Cangc (g). Ne 
l
 In GI'Da- parla anche Landolt
') Seniore (h), S[Orico Milanefe di queHo Secolo, m:\ 


) i:;

:- con qualche diff"ercnzJ, lèrivendo, che a' tempi d" Enbeno 
rciv.c[covo, 
[-IS lemflr Lex fanEl
, at'jue lU
:ldatum novum & bonum e C.elo, ut janElI 1
I1'1 affirue- 
l!iPor. },je- rU>zt, om11ibus Chriftianis tam fidelibus quam znfideiibus data eft, d,ems: f:<3a- 
.! .l,,

 I, 1, tenus omn
s homines fteure ab bOla pl'Îfi1a Jovis I4ftJiie ad primam bDram, diÛ 
J. LUiJtC, cMJuftumlJue culpt! forent ,Jua negotJa agentes permanermt. Et tl'tleun- 
'jue 



ANN A LID' I T ^ L I A. 8
 . 
fIN hallc Ltgem offendermt, videlicet 'freguam Dei, fj/l
 mifericoraia Dømi'1i E II. A VoIg. 
'IIofty; Jefu Chrifli terris noviter apparuit: proeui dubio in txjilio damnatus per ANNO IOJj. 
aliqua teliJpora panam p.J,tiatur eorporeJm. At qui eamJem ftrvaverit, ab 
Qmnium peccatorum vinctllis Dei miftrir;oraia' abfòlvatur. Fu faggiamcnte 
penfata e introdotta Ia Tregua di Dio da i Vefcovi di Francia j ma 
Landolfo ci fa imendc:re, ch'dfa era venuta dal Cicio, fecondo il co- 
flume di que' tempi, ne' quali ogni pia ifliruzione fi fpacciava come 
miracolofa e mandata dal Cicio con qualchc Rlvelazionc. In quell' 
anno IX, Kalendas Februarii trovandofi l' Augu(io Corrado in Ba1ìlea, 
confc:rmò con fuo Diploma (II) tutti i beni e dlfÜti del Moniílc:ro Pa- (a) r.Anti q f1. 
vcfe di 5. Plctro in Cæ/o aureo. 
 , til t '" DI(- 
J,r. II. 


Anno di C R 1ST 0 MXXXIV. Indizione I I. 
di BEN E D E T TO IX. Papa 2.. 
di CORRADO II. Re di Germ. I I. Imperad. 8. 


S I credeva I' Imperador Corrado di avere in pugno il Regno delta Bor- 
gogna, chiam.ItD anche AreIatcnfe, perchè Aries era cna delle Cmà 
primanc d' c:Oò. Ma Odone Duea di 5ciampagna, mancando aile pro- 
metre, fèguitò a fignoreggiarnc una pane, e ad inqui.:tare il rlma- it w; 
neme (b). V idcfi dunque l' AuguHo Corrado forz3to a ripigliar l' ar- 
n) Yi/P
:n- 
mi, e per non avervi piu a cornare, rauno una patcnte Armata in radi Saliâ. 
Germania, e un' altra d' Italiani ordinò, che mlrciafTc a qudla volta. Hmnalt- 
Expeditis creutoni&is & Ita/icil, Burgundiam acutt! adiit. 'reNtolJeS ex UlltI- nus 
ontr h il. 
I A h ';
 ltl. d ' ,r. TJ. ' b ç
 0 j I " flus,n e r. 
parte, ex a te
a .nr
 ,lep'.Jcopus IY.J.e ,lo/ane11.J1S Herl er!us, \.:I c'!ttrl ta lei, sit, e! er- 
duElu Hupertl C01llitII de Burgundla, u{que Rhodanurn fiavlum con'Vene- tus in eM'. 
runt, Pada qui nominarameme \Vippone di Eriberto ArÛ'j;efto'Vo di 
Milano, che andò come Capitano di quclla fped'zione íecondo gli a- 
buft di quefii tcmpi. A tale impegr:o Ii può annbuirc l' aver egJi in 
quell' anno o.Alenft Martii, IndiElione 1/. provveduto a' CU01 tcmrorali 
affari per mitc Ie disgrazic, chc potdfcro av\"enin:, con farc I' ultimo 
fuo Tdbmemo. Leggefi qud1:o Jato aHa luce daW Ughelli (c), e dal 
C) r
r"ell. 
Puricelli Cd), dove cgli fece una gran quanut à d, Iegati pii aHe prin- ;a::'. l'::.r' 
cipali Chicle, 'e a tutti i MOOlth:n di Milano si di Monaci, che di in .Archie,i- 
Monache. Conviene ora agg1ugnere, che olue ad Enbcrto Ú diH:infe (cap, Mr- 
in quell'imprefa Bonifazio Duea e Marchefe di Tofcana, Padre delta t;.ala;. . 1 
ContdTa Matildl. 1\molfo (c) StorieD MlIan-:fè, allora vivenre cosi ne liu
 J.::;:- 
parla: E 'Vicino auttm Itali
 cum Optim.Jtibus cæteris eleEli Duces ince- ment. Bafil. 
dunt ,ftilictt Præful Hel'ibertus, & egregitlS lil.1y,hiQ Bonifacius, duo lu- .Á
braflim. 
min
 Rtgni. Duce;Jtes Langobardorum exel'citflm Jovii montis m de,a juga H (e! p .A
n d u!f:. 
.r, d ji h '" d . d C f'. ".e " 
tra"./cen unt, lC'jue ve enzentl IYruptlOne terram mgre lenteI, a æ,mem l
n. I. 1.. 
uhue ptrvmiunlo 51 do\"ca [U[[ó1 v ia preparare per quclb fpedizione il 
Marchele Bonifazio net di 17. dl Marzo, deczmoftxto Kalendas .dpriJiI 
del!' anno prefcnte j imperciocchè ttando in Mantova) ivi feee una per- 
cr6m. YI. M muta 



. '0 ANN A L I Dr r TAL I A. 
Ea,. Vo1g. mura di varie Cafi:ella e poderi con un certo Magifredo. H,tffi qud1:a 
ANNO 10,14. nc:lle Antkhità. Italicht: (<I), Ora l' Imperador Corrado con taO[o sfor:r.o 
(a) fintl'!. d' r. I C ' . d G 'n G l 'J P . , d . 1 
ltalie. DiJ. 1 genre prCle a ..uta I rneur:1, e 10 ci/a ero NO. nnClpe J qlJ
 
ferr. JJ. pacfe, fiecomc ancora Bur'I','do Arcivcfcovo di LJOm:, Uol11o fcellc- 
rato e f.'1crilego, fe crclliJmo ad Ermanno ConU,l(to. 10 fomma tal 
[crrore portò in queUe comrade, ,he non vi rdtò perCona, che non 
fi renddfe a lui, 0 non f()ffe çlt:erminata da lui, con venire aIle jue 
rnani tutto quel Regno. Dopo di che per .. Alf.lÚa fe ne [ornò Iß 
Gcrmania. Apparriene all' Anno prefente un Diploma dl Corrado A1,l- 

&

b::: gufio, .inferi[o da Girola,mo R
ffi nel
a. fua Sto
ia di I
AVenna (b!, 
'<(en>>. J. S, con CUI concede aHa Chlefa di e(fa Cm3, c: al tuo ArclVdcovo Ge: 
heardo (andato anch' egli, corne fi può immaginare, coUe fue genn 
alia gmrra) Comitatum FR.ventinum Ckl1Z omni diflyjfht fllo, {3 Legali 
Placito & judicio, omnibusfjue publicis funElÙmibus, angariis &c. haflf:llUS 
juri Re,
iJ legaliter affine-milJUs. Fu effo d<\to Pridie KalelllúlS Mail, }.",. 
Jitlio1te /I. Aifna DDminice Incarnationis A1XXXIr. Anno autem Domni 
Chuonradi Secundi, Regni Decimo, Imperii "Vero OEla-z:o. .dé!um Rati- 
fponæ. Era aHora in polTeffo del Conrado di Faeoza Ugo Conte di Bo- 
log{}3. Per cagion dunqu
 del Privilegio fuðdc:uo, dfo Ugo Come 
Del 
: 2.1'. di Giugno ddl' Anno prefcote cedeue pub
licamtnte a\
' 
ArClvefcovo Gebeardo il fuddetto intcro Contlldo d. (, aenza, con n. 
ceverne poi l' inveftitura delJa merà dal medcfimo Prelaw. QU,dti fon 
fcgni chinriffimi, che l' Efarcato di Ravcnna era in quelli tempi, co.. 
me anche I' abbiam veduro pt"r [anti noni addietro, (0[(0 il dommio 
immediato de i Re d' ltalia. fr-nza che apparifca, che più vi avdTero 
dominio, 0 vi pretc:ndeffero i Romani Ponte6ci. Non meno dell' ..\u- 
guilo fuo Padre fi fegnalò il giovanctto Re .ArrigD fllo Figùuolo, in 
quell' Anno, con avere riportate due vittor;e contro i Boc:mi, e mdTo 
al dovcre Olderictl Duca di quella Provincia, ed alui ribelh all'. m. 
.perador fuo Padre. Seguì nell' Anno preteme, 0 pure neli' antc:ce. 
(() .Antiq. dente uno Strumento fra Ing<ml! Vefcovo di Modena (c), e BonijR.zÙJ 
IIIIlÚ. Dif-- chiararmnte appdlato Marchio & Dux TN,{ciæ. Jl Vefeo\'o dà a Bo- 
fir/. I. nifJzio,. e a Richl/da Cua Moglie 
 duc: eattc1la, cioè Clagnano e Sa- 
vignano a titolo di L;vdlo; e i due Conforti cedono al Vefcovato 
di Modena ie: due Corti di Baioar.ia, (oggidì BazovaM), e del FoJ!at, 
tiel Re colle loro Cafiella. Conferrnò l' AuglJfio Cowrdo" non to fe 
in q udto 0'10 altr'tnno, i fuo1 beni aHa Badl:l di Flrenze con Di- 
oo
 AI 
If,lli Cr.". ploma, pubblicato dal Padre PuccineHi (Il), e, daro I/. Nonas maii, 
J,ll" Øa- IndiElione.ll. Anno DominicL Incarnationis MXXX1/T. AnnD au/em Do- 

I. Fiorent. mni Chuonradi Secu1fdi Regnantis X. bnperi; 'Vero PIll. .Aflum Rade- 
sb(Ju, QueUe Note Cronologiche fono fcorn:tte. 


Anno 



ANN A LID' I TAL I A. 


91 


Anno di C R 1ST 0 MXXXV. Indizione I I I. 
di BEN E 0 E T T 0 IX. Para 3. 
di CORRADO II. Re di Germania 12.. Imper. 9. 


S Econdochè 
'ha da Ermanno Contrauo (a), neU' anno prefenre .FM VoJ
. 
ÂdelberD Dux ICarenlan; & Hiflrite (Marchefe ancora della Marca ANNO 103>' 
di Verona) amiffa Imperatoris gratia, Ducatll quoqu, pri'Vatus eft. W ip. (a) Ii-erman- 
pone (b) parla di qudto f.'mo all' anno 1028. e (cflve, che eífo Adal- 
';:s r:;:ow:::- 
berone fu mandato in dilio. Diede pofcia l' Imperadore 
ell' anno fe
 edis.'
alrit 
guente, per anefiaro del medefimo Errnanno Contratto, II Ducato d. 
b) 
1f:ppo 
Carimia, e d' I t1ria, e per confegueme al1che la Marca Veronefe, a In v's, C,D1!- 
Corradø Duca di Franconia ruo Cugino, cioè a quel medeGrno, che ,.d, Sa,,,,. 
era natO fuo concorrente alla Corona, ed avea pofcia porrare l'arrni 
contra di lui. Corrado Padre di que no Corrado avea anch' egli, per 
quanto altrove s' è detta, dian7.Í goduto qudli medeiìmi Statl. Nota 
in olue il fuddetto 'Vippone, cbe in quella rnaniera, cioè colla giun- 
ta di un tal regalo, Dux Chuno (10 fiefIo è che Corrad(J) {idus & be.. 
ne mi/itam ímperat
r;, & fi/io ejus l-Ieinrico .Regi, quol
/qlle tJixit, per- 
11fanJit. Da gli Anm.li Pi f.'1n i (c) abbiamo, che in qut:tt' anno Pifåni (c! A,n7Jal. 
fece1'Nnt JlCJIi4m magnum (cioè un' Armata nolvalc, onde la Voce I ralJana ii/amYl 
Strl%) & -vicerunt Ci-vitatem Bonal,l ;1# Africa, & coroNa11f Regis lm- 
:
. IsaÚ,. 
peratori dederunt. Scriffe in olrre il Sigonio (d), che nell' anno 10 JO. (d) Sizo7lius 
da'medefimi Pifani fu fana una fpcdizione in Affrica, e prefa la Città d, 
rgnD 
di Cartagine, dc:l che fi può dubitare, quamunquc: it Tronci (e) con (

l;
 l.
. 
altri moderni, fotto quell' anno parli di tale impufa, con detèriverla, .Ánn;í
'
j- 
come s' egli vi fi fotTe trovato prefenre. A que1t' anl10 poi il prefaw [IIn. 
Tronci racconta, che i Pifani ebhero per atledio la Cinà di Lrpari, 
con aver fano un grofTo bottino in quell' Hola. Qtelto nol dovettero 
fapere i fuddetti amichi Annali Pifani, pcrchè nè pure unel parola ne 
dicono. Pofcia, tècondo il medefimo Troncl, accadde ne1l' anno IOJ6. 
1a conquifia di Bona: il che per conto del tempo non s' accorda co' 
fuddetti Annali Plfani, e più tol1o farcbbe d" credere, che ciò av- 
veni{fe neU' anno [oJf'. perchè i' Pifoini di nove Mefì amicipano I' anno 
noftro volgare. Del reito Bona, Cinà ddl' AiFrica, è I' anrica Hippo- 
n:J, di cui tü Vetcovo il glorlofa Santo Agot1ino Dottore deUa Chle- 
fa. SI turbò gravemente III quelt' anno la quiete dclla Lom
..rdla. Er- 
manna Conrratto (f) ne parla con quel1e parole Cf'si. In ltalia minc- (f
 Hrrm4n- 
res Milites cONtra D011finDs ftlÐS iì1(urgf1ftes, & pis legiblis -vivere, eu/que mu 
ontra- 
opprime,'e '!)(J/enteJ, 'VaNdam conjurationem fecer,. Meddi mam':lHe \\' IP- tius In clør. 
pone fcri ve, che in que(h tempi ft:glli una contùlione non prima udi- 
ta in Ita!ta, pcrchè cnng;urarono tuni i ValvatJori d' Italia, e i l\Ji- 
liti gre
ruii contra de'loro Signori, e tutti i minori contra de' rnag- 
giofJ, col non l.fciare fCDza vendetta, Ie da'Signo1Ï vcniva lor faua 
M 1. cof.'1, 



92. ANN A LID' I TAL I A. 
FilA. Volg. coCa, ch' em riputa(fero di loro aggravi,"). E diccaoo: Si Imperator eo- 
^"NO 10]5. rum nollet 'VuJire, ipfi per ft iCl,t!m flUmet fact:rent. Dr)venf' il Sigonio 
leggere in qU.1khe lenO, 0 Amore Regem in v('ce di Legem, pcrchè 
fcrive, d,e conjllrlJYlmt, ,fe nOiZ pt'.7ùrOj, que>>lfjU,im Regn.Jrc't ljui a/iut!, 
'1. uam qtlod ipftJ /uberet, fibi zmp(jneret. E' confuld nell' edlzlon d' li.pi- 
ódnnn, f.na Jal Gilidaito, l.1 Cronologia di quc:lli tempi, veggendoli 
ivi pt)lticipati i f.lui di fei anni. Pcrò lotto I' anno 1041. egli (a) parla 
di qlJt::1a cot'pirilZione de' Mlliti infcriori comra de' lor Signori, c: 
de'St:rvi conn a de'loro Padroni. Mot nell' edizion del Du-Chcsne trO- 
viamo ciò rlferito all' "nno rrclt-mc. 
Chc fignificaíTe il nome di fTalvaJ1ori, fi raccogl:e folcilment:: 
da i Libri de' Fcudi. I più N obili una volta tra i Vaff'alli erano i 
Duchi, Marchcft, Conti, Arcivcfcovi, Vcfcovi, cd c\bhati, i 'Juali 
a diriuura riconoiccvano dol i Re cd Imperadori i lor Feudi, e Ie 10- 
1'0 Dignità temporali. Qucfii poi folcvano concedere in Feudo Ca- 
nella, 0 altri Beni a i co!picui N cbili priv.ui, pcr avcre aile occor- 
rcnze il 101'0 fervigio nelle guerre, e 11t'lle compadè onort:vdi. E a 
quelli Nobili fi dava il nome di Yalvaffi1"i maggÙ,-Î, e di Capitlmei. 
Similmente poi queíl:i N obili infeudanmo COrti t: pcderi ad altri mt.n 
Nobili, Fer aver anch' egJino de i feguaci e adcremi ne'lor bilogni. 
E qudti ultimi venivano diíl:imi col nome di Fal'/;'aJ!or; minori, 0 ha 
di J7a/va{Jini, Ora inCorfero di(fapori, e pofcia apena diffcnfionc e rot- 
tura fra i Signori e i lor Va(fãlli fubordinati, rretendendo gli ultimi 
d' efrere oltre al dovere aggravati da i primi. E tal briga apri il cam- 
po anche a i Servi (Ja noi ora chiamati Schiavi) di rivolt:lrfi contra 
de'lor Padroni, qualichè troppo afpramentc fo(f!:ro da loro trattati . 
L' origine nondimeno di quefli difordini, pare che fi dcbba attnbuire 
ad E,'iberto Arcivlfiovo di Milano. Non mancavano a lui molte \'jr- 
ttl, ma queUe fi miravaoo romaminate daJla Superbia, talmeme che 

gli pl1zza\'a alquanto di Tiranno. Tuno \'o1.:va a fuo modt 1 , nè: a lui 
(b) .Ar1lulf. mettevano Freno 0 paura Ie Leggi. Lo confefT.1 10 ildfo .'\rnolfo (b), 


;
. ::

 Storico Milanefe, che porè forfe cono
cerlo, con dire, che 
ultis 
cap. 10. profperalus fucee.fJibus PræJul l-leribertus, Immoderate- ptJulult.l1n dommaba- 
Iur omnium, fuum confide-ram, non a/ienum animultl. Unde t aftum eft , 
"I quidam Urbis l11i/iles, vulgo IralvafTores nominat;, dancu./O il/ius in- 
jidiarenlur operibus, adverfts ip(um ajJidue ctmfþirantes. Corn perla autU1J 
IJCCtl!io}Je, cujufdam PðtenfÎs Be>>eficil1 (cos} tunavia fi nominavano quei, 
che ora appelJiamo Feudi) privtlli: fubito pr,ruunt in apertam rebel/an- 
tli audaciam, plures jam taBi. Si nudiò a tuna prima I' Arcivefcovo 
colle buone di quetare I'inforto turnulto, ma nulla con ciò profictan- 
do, mife mano aIle brufche con dar di piglio all' armi. Seguì, entro 
)a fldfa Cinà di Milano un conRrtto, in cui Ie genri dell' Arclvcfco- 
vo refiarono fuperiori, e convcnne a i vinti di ritirarfi colla tcíl:a baf- 
f:t, m1 col cUore pregno d' ira, fuori della Città. AHora fu, cher con 
cofloro ti unirono i PopoH della Marref.1na e del Scprio, e feceft an- 
che in altri Comadi cofpirazione ed unione j ma fopra tUtti tra{1e a 
que- 


(a) Htfi- 
d.1n1iUJ i1l 
-4-fr.nal. 
10m, I. 
I!er .AIA- 
VJAnn. 



ANN A L I n' I TAL J A. 93 
qlH:fio rumore il Popolo di Lodi, [roppo efacerb.uo per Ia \.iolenz3 Eu Vo!
. 
lor f.&tta ddll' _-\rcivcCcovo Ue(fo in volere dolf 101'0 un Vetcovo, lie- ^NNOI03 6 . 
cø-me abbiam deao di fc'pra. Ciò, che parrori(fc una ral difcordiJ, 10 
\'edrcmo t-"a poco., Crede il Sigonio (a), che I'efêmpio dc'ValvatTori (a) Sigoni"s 

lilanefi lêrvlife di IÌtmolo anche al Popoio di Cu:mol1J per rivolrarli de Regno 
in Gueft'anno contra dl LandoJfo 101'0 Vdcovo, cacciaI' lui di Cinà, 114i14 1.8. 
dirup,ue il di lui Pala!.zo, chI: era rido[[o in forma di fonezza., e per 
maltrattarc: alh peggio i dl lui Canonici. :\1,\ nulla ebb.ero che fare 
co' movimenri d.:' MilanefÏ Guei di Cremon:l; erano anzi accaduri mò1ri 
anni prima; e fe crediamo all' Ughelli (b), it Ve1covo LandoIfó cefsò (b) Ugh,ll. 
di Vlvere nd1' ann? l.o
O, DI Gueflo Landol
o così fc
i
'e Sica,rdo (e-), ::
'. 


. 
Vefcovò anch' egh dJ Crcmona: (I) Temporzbus Henrrcz CIIiUdz, Capel- ;n EI'iJco!. 
lanus 
ius nlJmine Landolpbus Cr.emonte f1.Ût Epiftopus, qui Afol'Jajierii Sa])- CTlm
nt7Jf. 
Eli Laul'enlii, & Cremonenfis Populi fuit àcenimus perjcquutor. f<3ocìruJ, (c) SIC4rJul 
Populus ipJum de Ci'Vitate 
iecit, fj Palatium (nnn già Oppidum, come 
hr.;" r u . 
hd il Sigonio) zunibus & dllplici mu.ro munitum deJlrll.xil. PrtJinde IiCd eT. "IC. 
Ep
(copio multa COílquifitril, tamen multa per (upe, biam, multa per iner- 
lieJm perdidit. NomIna pnkia Sicardo per Su.cceßòrc di Landolfo nel 
Velcovaro Baldo, cioè Uba/do a'tempi di Corrado Augullo, (2.) qui 
fuoque MonafterÙ4m Sanéli Laur,ntii perfe'luu/us eji 
 & apud Lacum Ob- 
fcurU11l impJJgnalus efl. 


Anno di C" 1ST 0 MXXXYI. Indizione IV
 
di BENEDETTO IX. Papa 4. 
di CORRADO II. Re di Germania 13. Imp. 10. 


. 


B Ollivano più che mai Ie dítTenfioni,. :mÚ Ie guerre fra EriberltJ 
./lrÛ'Velwvo di f\jilano, c i fUlH Valva/fori ribdìi: nella Gual ,bri- 
ga s' erano mifchiati i Vah-a/fori d' altri Vetcovi e Pril1cipi, c if po- 
polo di Lodi mal foddisEir[O di Eriberto, Però ad un Luogo fr<l 
Nlila
o e Lod.i aPl?el1ato la Mott3, (fi chiamavano così Ie fortczzc (d} .Ar1llllf. 
fabbncate al piano topr.! un' alzara dl terra fatta a m.mo) 0 pure, co- Ri1ðr. .Me- 
me abbiamo Ja Amolfo Storieo Mi1ande (d), nd Campø ,}fal", così d;ol.n, I. 1. 
. 
nti- c41. 10. 


(I) .A'tempi d' Arrigo il Zopptl, un Iuo Cappel/anD per nome fAPldolfo fu 
Pefco'Vo di CremGna't il quafe fu pcerrimo petficutore del Moniflero d.i 
S. Lorellzo, e tiel Popolo Cremone[e. Lacnde il P'polo 10 fcacâ
 dall. 
Ciltil, e diflruffi il Palazzo mU1lÌ/o di torri e doppio murtJ. Percìò fe;- 
hene molto a'VeJ!è acquißato al /T.efltJ'Vado, CfJtltutto..ið motlfJ perdelte per 
fupcrbia, mollll per poltroneria. 


(2.) il fjual, parimente per[eguitì ;J MoniflertJ di S. Lorenzo, t pr
/fo il 
Lago Ofturo fu tomblJtluto. 



94 ANN A LID' I TAL I A. 
amicamente chiamato, .Ii, venne fra )' una_ p1rte e )' al[ra ad una catn
 
pale banagha, che nulci moho fangUinola C"). Fra gli altri, che ten- 
nero la parte dell' Arci\'cfcovo, non so [e per proprio intereITe, 0 pu- 
re per far [ervigio ad cITo Arcivefcovo, {i como ./llrico Vefcovo d' Ani, 
Fra[rllo di ""laginfredo Marc::"eft di SuCa. Nè Colo egli intervenne a 
que! fatto d' arml, ma come un S. Giorgio
 dovette anch' egli vo. 
kre far pruo\'a del Cuo val ore -con i[candalotã ri[oluzione, vietando i 
lacri Canoni a gli EcdeGalhci, e maffimarneme a i V dcovi, I' andare 
alb g
erra pe.r comh)[te
e. Gli eoltò nondimeno cara, perchè ne ri
 
porto una feflta, per CUi da Ii a non 0101[0 morì. La notte feee hne 
al furor delle fpade. Soffer[ero molto amendue gli eferciti, ma I. 
peggio fu dalla pane dell' Arcivefcovo. Q!tdli torbidi di Lombardia 
tent:vano in agÜazim
e I' animo dell' .Auguftø Ccrrat4 j e 0 fia ch' egli 
cono[cclTe [roppo necet1aria 1a fua prdtnza per quecarli, 0 pur, co- 
me vuole .'\rn01fo, che egli ne foOc pregato e follecira[o daW Arci- 
vefcovo Eriberro: dt:termmò di [ornare in halia 0 Pertanto dopo aver 
data in Moghc al Re .Arrigo luo Figliuolo Cu.nichi/da (Cl/.ntlinJa è 
(b) wi", chiJmara da \\'ippone (b), e ne gli Ano:1'li d'ldelsheirn (f) Cuni&lliM 

:d
itsll
:cr notmnt) in Benedit1ione Cu.igNnd diEla) Figliucla di Camttc Re d' I n- 
(c) AnnAl. ghiiterra, con eOo Re Arngo verlo il fine dell' anno molTe alla volta 
Hlld,s- dO ltalia, feeo mcnando una poderofa Armata. Giunfe a Verona per 
heim. )a Fdta del fanto N arate, c qui\',i la folenniz-zò (d). Era c['o Impe- 

d) H"
- radore nel dì f. di Luglio in N imcga, quando a petizione deU'lm- 
;::

 In peradriee Gisla, Ji Pilegrino Arcivefcovo di Coloni'a, ac Bonifatii no- 
(e) Antiqu. fir; dileffi Marchionis (t'), cioè del Duca di Tofeana, che du\'ea [ro- 
Illllie, Dif- varfi in Gerrnania, confermò i Privilegj :\1 Moniflero delle Monache 
f
;. JOb II di S. Sino di Piacenza. Parimemc I' Ughelli (n rappona un Dlplo- 
· 
tal. 
:c;. ma J' eITo Augulto, dolto in f:wore del i\lnniflao di S. Salvatore di 
"l
m, Ill. Mom
 Amiarn Jelb DJOccli di C!uufi, Aimo DUTllinicæ /n",rnatiDI1;S 
in F.pi{cop. AfXXXYl. Reg
lÏ 'Vero Dom"i Conradi II. .ReglzantÙ 'I'e"/
, blJperi; ejus 
clufin. Nano, InJiélione ffT. .dEl
m in Civitatr! Papia. In vecc dell' .lInn/) J/f. 
del ReO'no Ii Jee fcliven: XI/I, Ma che m quell'anno arnvalfe l' Au- 
gutto Cotr:ldo al-'.lvlòI.'t ho in difficuhà a crederlo. N è ful fine di 
queit' anno correva 1" ./l!IIW, Nono d:U' I.mperio, ma bens
 l' 1 nno X. 
l'erò quel Dirloma ha bl[ogno 'til chi nrncna al fuo h[o 1 o(fa a1- 
'quanto slogate. , . . 
CJede il FiQrenttOl CO (non so con .qual fondamento) che lilt 
qud1" a!mo vrniffe a morre -!<ic!Jild.I" 1\10gli
 dd [
Jdetto, MdT-chefe 
Bor.ifazio J)onna di gran F,eta, c liberahta verta I I J o\'t:rI, e v
r[o 
i fa....ri T
rnp!i, e 
onilkrj. Abbiamo, rrd
ò il P
dre BAcchini (h) 
una dona'l.ionr da'ici f..tta nd dl 2.8. d l\pllie &11 mno prccedemc 
10 3 r. alia Chiefa di Gomaga, fubtøs. confirmaYJlt ,DDn
s, J3ø,Je!nÛus 
MtJychio jugale & 
\funlfoaldo ,m
o: Sa
pla
o 
a DOOlwn<: 
 I), ch
 qu
- 
fta piißimil Pnocipdfa [ermlnO _ I luol ,gt,ornt, fenz
 Ja
cla.. figl'UO!I, 
in N ogam, Ten-a del Veron::k, ed IVI e.bbe la lua kpotrura. I 0- 
tn:bbc: eßàe che r andata del V cdovo l'.'1archde .Bomt,0i-7.lo In Ger- 
, , 
maOl" 


ER A. V olg. 
ANNO 1036. 
(a, Hermlln- 
"US Cllntr4- 
flus in Chr. 


(g) Fimn- 
1m. Memor. 
.i .MAtlld, 
lib. I. 
lh) BAcchi. 
'" IjliJT/1l di 
'ol,rone. 
(i) Donit;.ø 
yit Comi- 
I;/f. M
thil- 
du "b. I. 
,. 8. (jf fe'lu. 



ANN A L ,I D' I T ^ L I A. 9' 
mania ferviffe ,8 lui per inravo1are un [econdo Matrimonio con Bea- Eu Volg, 
trice Fighuola di Federigo Duca della Lorena fuperinre, e di AJiJtiid.J AKNO 10]6. 
n;1ta da E man 0 Dlla
 di Su-:via, parente de gl' I mperadori 
 e de i 
Re di Francia, Cn.d3 io {una\ ia incer[O l' anno, in cui feguì un rale 
accafa.memo del :\Iarehefe Bomfàzio . Conw[(ociò perch'egli avea palTa- 
to di molto it mezz.o del cammmo della fu:! \,jra, può parer probabile, 
ch' egli non perdelTc.: tempo a cerear' alrn Moglit:, ehe l' arricchitre 
di prole, e che per confègueme- ft effe[(u:\(f'
ro in quell" anno Ie di 
Iui reconde Nozze. Veggon{ì etre deCcrirre dal fUt
de[[o Donizone 
con tali colori, che fe- è vero WtW, convien confetrare, che era fu- 
periore ad ogol altro Principe d' Ira1ia Ia di lui magnificenza e rÎc- 
chene. Andò Bonifazio con funwofo treno a prenderla in Lorena i 
i fuoi cavalli portavllno fuole d' argento, attaccate con un [010 chio- 
do. Ebbe in dote alTai Terre e Ville in Lorena. Condorra Beatrice 
in lulia" per rre Mefi nel Luogo di Marengo ful Manrovano fi ten. 
ne Corte bandita. Pel Popolo v' erano pozzi di vino; aile ravo]e pi:}tti 
c vafi tutri d' oro e d' argento i. prodig
ora quanticà di firumenti Mu- 
ficnli, c di J.Himi, a i quail 
dedit ;nfignÙ Dux præmia maxima. 
II che ci fa conofcere g.à introdotto il collume, che durò poi' 
per più Secoli, che a fimili felie concorrevano in folta tUtti i Buf. 
foni, Giocolicri, Cantambanchi, e 6mili, che portavano via de' groffi 
regali. Di, che riguardevoli doti fo(f'c poi orn:tta ]a Ducheffa Beatrice, 
l' and-femo vedenJo nel profeguimen[o delta Storia. r 0 noo so, fe ar- 
rivatrc in quett' anno, 0 pure prima, al fine di fua vita Ode/rico Ma- 
t,!nft'edo) 0 fia Alanft-edi Marchefe di Sufa, da me più vol te menzio- 
naro di fopra. Aveva egli data in Moglie ad Erimanno (10 fietro è 
che Ermanno) Duca di Suevia, 0 fia di Alemagna, una fua Figliuo- 
16, cioè .Adelaide" che fll poi PrineipelTã celebre nella Storia., N è 
avc;ndo Iarcmo mafehi dopo di sè, Eri roann\,,) per Ie ragioni delJa 
Moglie pretefe quel!a Muca, e l' ottenne per grazia dell' Imperador ( ) R 
Corrado. Heremannus DIJ
 AI:Jmalm;æ' iWarcham Soceri fti ldèginfredi m
nnu:r- 
Ú Imperatore accepit, [ono parole, di Erm:mno Contralto, (a). ClIlZtrllflus 
in Chrll7ii". 


Anno df C R 1ST Q. MXXXVI I., Indizione v; 
di BEN E D E T T 0 IX. Papa 5. 
di CORRADO II. Re di Germania 14.' Imp
r. I I., 


N ON' piccioli furono gli fconvolgimenri dèllå Lorobardia in qudP 
Anno. Dopo avere I' Augllfto Corrado celebrato in Verona 11 fan-- . 
to Natale (h), fe non prim.!, cerra ful principio di qucí1:' anno, pa[., 
b) vJ:f;'P
on_ 
fando per BreCcia e Cremona, coml? [cri{fe E.rm
nno Contratto., ,ar- r
Ji I ,;lJliÛ 
rlvo 



9 6 A K N ALl D' L TAL I A. 
Eu. VoIg. rivò a Milano, dove con gran magnificenza I' accolfe Eriberto Arci- 
ANNO [0]7. 'Vefco'Vo nella Chiefa di Santo Ambrofìo. Nello ltelfo giorno chiun- 
que fi pretenJeva aggravato da eOò Arcivefcovo, rumuiwofameme 
comparve colà, chiedcndo con alte grida giufiizia. Fece lor fapere 
l' I mperadore, che avendofi a tenere in b-re\'e una glneral Di.cta in 
Pavia, quivi udirebbe Ie lot" doglianze e ragioni. In fattifi tenne 
quella Oieta. Un' Ugo C
nte con altri pochi et'pofero gh aggra\'j lara 
inferiti ,dal. 
uddett'? :\relv
feo
o. C,orrado., ami,cif1ì
o di lui, ma pill 
della gJUfilzla, ordmo, eh egh foddisfaedfe. Rlcuso Enbeno di far- 
(a) clrr,,,,- 10; anzi, fe vogliarn preflar fede al Cronografo Salfone (a), con al- 
tr.JI;u
 ;Il: tcrigia grand<: ritpofe, che dc' beni trovati nella lua Chiefa, 0 da lui 

:r
.';". ' acqui'(lati, non ne rllafeercbbe un briciolo per i-1lanza 0 comandamen- 
to di chi che fo(I'e. Avvifato,ehe almeno eccettua(I'e l'lmperadore, 
tornò a parlare nel mellefimo tuono. AHara l' Auguflo Corrado s' aV- 
vide, ehe dalla durez.za di Enberto erano procedutc Ie follcvazioni 
dianzi accennate, e perciò gii feee mettere Ie mani addolfo. Così 
raccomano quclto sì nrq
itolo affare gii Amori Tedefchi, per giu- 
fiificar la rifo)uzione preta dall' Augulto Corrado; nè vi manea 1'1'0- 
babiiità, pcrche Enberro era uorno di tefia calda, e facea volentieri 
il Padrone, fenza mctterfi pena delle altrui qucrelc. Ma Arnolfo Mi- 
lanefe (/0), che ferille prima del fine di queflo Secolo la Stotia fua, 
in altra maniera defcrifJè quefto avvenimento con dire, ,che giunto 
Corrado a Mil3.no, avcndo tolto, all' AreiveCeovo il già coneedutogli 
Privilegio, per nitro abufi vo, dl dare a Lodi quel Vefcovo, che a 
lui piaeeva: il Popoio di Milano con alte grida fparlò comro l'lm- 
peradore, che fe ne offde non poco. E pcreioechè credette autore 
del tumu1to clfo E.-iberto, afpen-ò d' averlo in Pavia, cioè lontano 
dal fuo Popolo, ed allora il mife (ono Ie gNardie. 
ello racconto 
porta forle più dell' al[fO tuna l' ari.. di venfimiglianu, al vedere', 
che dipoi 10 fieffo 1'01'010 di Milano, lalciando andalc Ie precedenti 
gare, imprefe cun incrcdlbile 2.clo la dlfda del fuo Pafiorc. In effetto 
f("guira a drre dTo Arnolfo, che all'aV'viio della .prigionia d' Eriberto, 
(.) iWediotanenjis atJ{mita inborl'uÏ1 Ci<z:itas, proprio -z;ir!uata Paftore., 
do/em ae gemens a pNero 'Ifqtte lid ftncm 0 qtt
 Dsminll prøees, fjua l JtlC 
flindunfur & Jacrym
! 51 adope.arono il Clew, b N obllta, e II Po- 
polo per hberarlo; fi venne anche ad una convenzione, per cui fu 
prornelfo daU' I mpcradore di rilafeiarlo, e a qud10 hne fe gli d.icdcro 
-otb"gi; ma ciò non ofianre conrinuo Corrado a tcnerlo pngtOne, con 
de[e
minazlone di mandarlo in 
fi)io. N è di cio contento, cßcndo fia- 
te molto d
poi po1"tate delle accule contra de' VefC(WI dt Vercelli, 
Crcmona, e Placenza, Corrado folttih pn;ndc:re gli diliò: azione ri- 
pco- 


(b) .Arnulj. 
1iift,r. jd,- 
Ji/llAn. l. 1. 
rllp. [Jo. 


C.) Att-onita inorriJl fa Città di Mi/a'/fl, fþog/iclta del p,oprio Pilfiore, do- 
Imte e gemente d.lI fanciu//o al 'Vecchio. 0 che pregbifre at Si:'l1ore, qua,," 
Ie alleo lagrime fi [parl,()llo! 



ANN A LID' I T ^ L I A. 97 
provnta dal10 fidfo Wippone, con dire: C*) !f2..,!æ reI difþlieuit l1l!lltis, E RA VDI
. 
Saeerdotes Chri(li fine judicio damnari. Anzi foggiugne, che 10 fiel1ò ANNO 1031. 
Re A mgo lùo Flgliuolo 111 legreto detdlò la nfoluzion prefa dal Pa- 
dre comra dell' A rClVcfcovo, e de i'tre fuddetti Velcovi, perrone tan- 
to venerabili fra i Crifiiani, e pur condennate e punit
 fenza procef- 
fo, e fenl."- una legale f':ntcnza. Altri Amori, che nferiro fra poco, 
mc[tono più tardí la di[grazia di qucllo Prelàto. Fu dunque conle- 
gnaw I'i\rcivdcovo Eriberro a Poppone Patriare" d' AqUileia, e a 
Con','Zdo Duea di Car:ntla e Marchefe di V cronl, acciocchè ne avef- 
fero buona cullodia. II eondull
ro effi a PlaCenZJ, 0 piÙ to(tO fuori 
di Piacenza pre!fo al Fiumc Trebbia, fotto buona guardia; e intamo 
1'lmpcradore [e n' andò a Ravenna, dove celebrò la [anta Pa[qua ncl 
di 10. d' .\prile, con irpedlfc i fuoi MefIj a far giuftïzia f'er tuno it 
Regno. N cl dì ;. di Maggio del prelenre anno fi nuova Er1ì1anno 
Arcl'veJèo'Vo di Calonia, chc per ordine d' e(fo Augufio tiene un Pla- 
cito (a) nel Borgo d' Arbia del Contado di Siena. Un' altro Placito (a) Antiqu. 
tennero nel dì primo dl Marzo, per teftlmonianza di Girolamo Rolli Itali
. Dif. 
(b) Arrigo cd Ug,o Melli dell' lrnperador Corr
do nel terraorio d' 0- ft b Tt . 3I b " 
.r.. ( ) RII 'us 
lImo. . Rifler Ra- 
1'vlenrre foggioroava dro Augufiù in Ravenna, gli venne la dif. venn. Ú. 5. 
gufiot';t nuova, che Eriberto Areivefcovo di Milano era fU3giro. \V Ip- 
pone [crive, che poftofi uno de' famlliari deli' Arciveícovo nel di lui 
)etto, iogannò Ie gua
d'e; e in quefio rncntre Eriberto travdbto e 
falito fopla un cavallo, che gli fu condotto, fpronò frlr
e, finchë fLl 
in ficuro. II Cronografo Saffonc (c) attnbuilce il coiro ad un Mona- (c) ChrD1ID- 
co, che [010 era Llaw la{ëi
to a' fervigj d' cl1ò Arcive[covo. Ma par grllphud. s
- 
bene, che più f
d(; in quello fi poffa P reftare a Landolfo Seniore, XD d a'p m " E,- 
r . fi S 1 ,"r!A . 
Storieo Mllanelc dl que 0 eeo o. Secondo lui Cd), Enberto, che ben (d) pandul- 
conoíceva Ja ghiottoneria de' Tcdefchi, e quanta par7.ialità a\'e(fero jÌl
 ftnior 
pel vino, [pC'dì con buone iLlruzioni un Cuo fedele: aHa Baddfa di S. 7-'
or. IMe- 
Sdto di Placenza, per concertar la maniera di rimetterfi in Jibertà. /D2.

'(;1'ie
: 
Inviò dh all'lirtiveícovo venti [orne di varie carni, e dieci carra di 
divedì [quifìti vini, Può e(fere ehe foffero meno; e cum non occor- 
reva tanto al bifogno. Fu farta una li.mruola cena; tune Ie gLl,
rJie 
fi abboracchiarono ben bene; il [onno col ronfare tenne dietro a 1 va- 
tati hicchleri; e ncl più proprio tempo l' Arcive[covo [e la collè: fe- 
licemente con trovare in Po una barca preparata, cbe il conduOe in 
tåho. Arrivato a Milano, non fi potrebbe c[primere la gioia di quel 
Popolo: regno ch' egli era ben veduto e fiimaro da tutti. I\1" nè pur 
jj puo dire, quanto affanno e rabbia reca!fe all' Augufio Corrado la 
fuga d' Enb<r[O. Toito immaginò la ribellion di IVhl.mo, nè s'ingan- 
nò. Corle c01l' eferclto [uo ad al1èdiar quclla Cmà, Citra forte di 
Toni. PI. N rnura 


C.) La qt/at cola a molti tli(piaeque, ehe i Saeerdøti di Crißo condc/mati 
fo.f!ero, fenza effire gitldieati . 



98 ANN A L r D' I TAL r A. 
E A A VoTg. mur;1 e di t')rri, Cim\ ricca di Po polo , e Popolo riColuto di difënJe.. 
Allil\o 10 37- re fino an'diremo il Cun Pa(lore. Veddi ampiamcnte deCerino quell" 
arTedio dal fi,dd.;:uo Landolfo Ct'ni0re; e fappidmo da \Vippone, e do! 
Ermanno Cantrauo, ch'effo durò non gi:ì per tuno qucll'anno, nè 
pel CufTeguenrc't come CcrilTe il CroI10grd[.) S:tfTon
, e prim'! di lui 
}' Amore de Qli l\nnali d'llde..heim't ma Colamcnte poche fe[tÏmane. 
Perciocchè M ihno fi mwò o{1ò trorro duro, Ii anàò int:tnto sfog.m- 
d() la rabhia Tedcfca Copra Ie Callella e Ville di que! tcrri[Orio. La 
Terra dl L
ndrÌ3no Cpezialmeme rim3f
 un monte <.Ii pierre. N d dì 
deW ACcenfione fecero una vigoroC. fMtita i Mlla.ocfi, e nel fiero com- 
(3) .Arn'llf. b:trrimenro. per arrdlaro di A rnolfo (0), fra gli alui un nobile Te- 
l1iflor. Mt- defco (forCe qu p l N irote dell' r mpcradore, dl cui rarla il lùddeuo 
d,cltll1. I. 1. L:lOdn\[.') & If/ido I/alicils J.f.lrchio't ßgniftr Regius, inlet" medi..l tda 
'IlP, 13. (onti.vi /tint. Probabilmc-nte qudlo Guido Marchelè: t;r3 uno de gli An- 
tenati della cara d' Elle, e Fratello del M.lrcl1eCe Alberto .fizzo [, 
(
) .A"tichi- p1"f'
eni-:ore d' effi Ellenft't per qlWlto 110 io deeto alrrove (b). 01 1m 
tR f J1e1'Ji fi ha memoria in Up() (humenro dell' ano I 
z.!,. accennato d,ll Gui- 
P. I. c. 13. cl1enone nella Storia Genealogica della Real CaCa di Savoia. Ora ac.., 
cadde, che rrovandofi I' J mperador Corrado net I..cro dì delta Pence- 
cofte aWafTedio di Corbett:!., Cafiello poco ditbnte dJ. MILmo, all' 
(c) wi, i
p
ovvilò 5' alzò un temporale sì furi.olo di plO
ß'.a, gragnllola e fuI- 
in Vjt/
on- mJ.nJ, che andarono per terra [litre Ie [cnde dell etc:rcuo ('), C VI rc- 
r.ldi ðalici. fiò olrre a molti uomini clliot:1 una prod'igi<ìC, qua!\tir.ì di cavalh e di 
Chro7iogrll- armFntl can isbalordimento univt'r{alc dl [Una l' armatJ.. 1"u cn:duto 
l hus sa
'. miracolofo un sì fune(lo accidente, e che S.\P.tO AmblOfio in qudla 
Bit;:m1

 mani("ra liberafre Ia CJttà Cd) e l' ArcivelCovo dall'ingiull:a perfecuz,on 
dJolaJl_ di Corrado. Ceno di pill non ci volle:, perchè I' 1m perador vcggcn- 
L'17!1ulfus do sì conquafTolta l' Armata fua, fi ritiraífe a Cremon.\. 10 non 10 be- 

1JI
r 1lI;f. ne't fè prima 0 dopo l"a(fcdiG filJdttro, ovvero Ce efTo durJnte, I' Ar- 
(J) ';i;ti;tr- cive
covC? Eriberto f
c
fTe una fpedizione ad Olone C
f!te, 0 fi
 ])u- 
t
s in Chrtr- ca d. SClampagna, clOe a quel medefiOlo, che avea dl1put3tO 11 Rc- 
T1W. gno della Borgogna all' Aut;ufio Corrado_ 
(cr) G
4ttr Cerra è la fpedizione per attefiato di Glabro Rodolfo (t), de 
:::.' 9
 . 3- gli Annah d'lIdesheim (fh e d'altri Amori. Efibivano qudÌ1 Le- 
(f) Annili. gati Lomhudi il Regno d' ltalia ad efro OJone, il quale intanto vo- 
Il !dts- lendo profin:ue delta lontananza dell' I mperadore 't con una po{1cnte 
Imm. A rmata 
mrò- nella Lorena. prere iI Call:dl-o di Bar, t: fece un mon- 
do di mali, dovu-nque arri"ò. V olIe la Cua di.sgra7.ia 
 che Goze/one Duca 
di Lorern. con fr)rzc granJi ito ad incontrarlo't gli diede b.l[tagIJa, 
e 10 fconfi{fe, con refiar rrucidato il medelimo OJone. Stav,\I1o a'-pet- 
(g' ;hro;o
 [ando gli AmbaCciatori Italiani l' efiro di quella guerra, per tàr caJarc 
':øaPIl;;d A- 
tTo Öd
ne in Jralia: al che fi mC'flra\'a egli diCpol
'I1ìmo: M
 i
tefo 
1.t.bmtjum II CUf) mICer:ìb.} fine, e perdurc tune Ie Cperolnze npolle In 1m, Ie ne 
(h .Annllli- tornarono indietro coil' afRizionc dipinta ne' 101'0 voJti. Peggio ancnra 

nulll
:_ a i ml'dc:fimi avvenne. Imp,erci
cchè't ficcomc abbiam? dal 
ronogra- 

rdum .- fo S.1íf.onc (
), e dan' Annahfia. Sa(fone (h), So
rus lIenm(l1ZnJ SruvQrum 
Dr/cis 



ANN A LID' I TAL 1 A. 99 
Ducis, Ltg
toru11J cøn'Ventum refcivjt, mijJifque fatÛlitibus luis, 0112nes fi- E u V oJ
o 
",ul comprebmfos, reique verita/em confejJòs, lmperatori, ult; in publico ANNO 1037. 
COllvcntu, eifdem prænominatis t1-ibus EpifCopis præftntibus, crmftderat, 
trai'JJm
r;/ (*). La Suocera dl Erim1nno Duca di Suevia era Bt:rta, 
\' edoya del fu ftfaginfredo Marchefe di Sulå, e Sorella de' l\1archdì 
Ugc, .dlbnJo Azzo J. e Guido, Amen.ui della Cafa d' Efle, ficeome . . 
ho dimofi:ra[O a!trove (a). j (re Vefcovi accufati furono, Gecome già (
) 
nt

ht- 
diHi, quei di Vercdli, Cremona, e Piacenza, che perciò cbbero 2 pa- 
 
. tflJ' 
tire l' elîlio in Gcrmania 0 Ma già Sf è veduto coil' aurorirà di Virpo- 
ne, il più 2ccrt:ditato Stonco dclle impreiè di Corriido Augufio, ef- 
fere que no già Cucceduto pnmJ, e che irregolare fu la lor cond:mna, 
t: dlfpJ:icque fino al Re Arrigo FJgliuolo del mcdelîmo Imperadore, 
il quale Augulto per far dilpctto all' Arcivc:Ccovo Eriberto dlede neU' 
anno [egueme la Chie[a di I\JllJ.no ad un Cmonieo di qudla Catte- 
drale per nome Ambrojio, e p.ue eziandio, che il tåeeffe contecrare in 
Roma. 1\1ale nondlmcno pcr quefio amblziofo Canollieo, perchè mai 
non arrivò a federe to queU.. Cattc:dra, e i MilaneníÌ, che rennero 
fc:mpre faldo per Eribeno, dc:vaUarono tutti quanti i dl lui Beni (b). (b) wi,p. 
V cnne Papa BemdeltD a fltrovar eorrado 10 Cremona 0 Fu ricevuro in Yit. C'7I- 
con grandc onore, e dopo aver trattato de' [uoi aft'd.ri, fe ne roroò a ,-adi SAlici. 
Rama, fcnza che appan1ca 11 motivo di queiko fuo viaggio, fe pur 
non fu quelìo, che CI addltt:rà Glabra all' anno lèguentt:. Pafsò I' J In- 
peradore 1:1 ltm: oclle montagne pcr iièhivarc il foverchio caldo di 
quell' anno, e ful finire d'd]o venne a Parma, dove folennizzò la Fc- 
fia del Santo Natale. Ma in qudta Cinà an cora avvenne la folita ca- 
lamità, dJ cui fara permclJo a 1 Tedelchi di dame Ia colpa a i Cit- 
tadini, e a me di credere, che provcOllfe d.tlla poca dilCiplina, avi- 
dirà, 0 bdbalità allara de'medciìnH lor Nazionali. NeJla ftd10 dì 
del Natale s'auacee rilIi! ffa cHi "J'edefChl e i Parmigi.mi. Vi reltò 
mono Corr3do Coppicre \.klt' Jmperadore. Percio fu in armi tutto 
1'1 mperial elè:rcito, e col tèrro e col Fuoco inficrI contra della mi- 
fera Cmà 0 V olie In oltrc l' Jmperadore, cdfato chc fu l'ineendio, 
che Ii fmantel1<40e una gran pane deilc mura della Cinà, onde impa- 
raffero i Popoh haliani a lafclar1ì mangiar vivi da gli Oltramomani. 
Con tali notizie non so 10 accordare CIO, che leflve Donizone con 
dirc <c), che l'lmpcrador Corrado afTedlo Parma, e che gli turono (c) D01f:u 
ucci fì :.lcuni de'1uoi pJÙ cari. Percie ordme a ß()1lÍfazìo Marche1e in, V
/, Ah- 
di Tofcana dl accorrere colle lue Huppe, p::r dpugnare l' oUinata shlldu J,b, Io 
Città. .t\ ppena comparve egli, che Càl.1de 11 cuore per terra a i Par- 'A}. 10. 
N z. mi- 


(""') LII SUDCtra di Erimanno Duca di SIIl'IJia rifeppe la radunanza de'Le- 
gati, , man"tlti i juoi miniflri, tutTi ajJieme preJi; e tonfejJà/a la veri- 
/à del fatto, Ii 11Iandò Rlf lmper.zdore, dove rijèdell in t411 pubbliç, Con- 
'Vento, pejenti Ii flelfi predeui tre FeJCo'Vi. 



100 ANN ALl D' I TAL 1 A. 
1'.1t... Volg. migiani, e corfero a buuadi a' piedi dell' Irnperadore. Pofcia Bonifd.- 
Atu;o 10,17. zio giurò fedeltà ad eITo Augullo, il quale ordiJ1Ò, 
- - - - - - fjuod Jlarcbia ftTvict ipji. (I) 


E all'incontro Corrado anch' egli giurò di conCervar la vira, c 
la Dignirà abjque dolo a1 rnede/irno Bonitàzio: coCa veramente inColita, 
di modo chc 10 1lelTo Poeta (oggiugne: (2.) 


Nul/us Dux ullquam meruit tam fædera culta. 
111 charta fcriptum jusjltraRdllm fuit iflud. 


{a' 
ntiqu. 
It.die. Dif- 
flrt.. 11. 


Pare, che Dooizone aveITc fotto g1ì ocelli la Carta di un tal' 
..&.tto. Nè ti vuol tacerc, che in qUt'fl'aono rrovandoti 10 (leITo Im- 
peradore in Canedolo .1uxliJ flttmen Padi (a), nel di 31. di Marzo con- 
fe(roo i Cuoi Privilegj ad lto/fo Vefcovo di Mantova. In olrre feee quella 
Legge fpename a I Feudi, che ti rruova fra Ie Longobardiche, e 
nel Llbro Quinto èe' Feudi. La Dara d' eITa, da me [copena, è tale: 
V. Kalt:l1das Junii, IndiEliont V. d>>no Dominicæ Incarnationis. MXXXP I II. 
(così dce kriverc MXXXVil. 0 qui e adopcrato l' anno PICano) Anno 
au/em Domni Cbuonradi Regis XIII. lmperantis XI. .ß1élum in obfidione 
b b'd MedioJani. Confcrmò il mede/imo Au
ulto al Mooi(tcro di S. Tea- 

ffi
t: 7". nello del Tnvigiano i 
u<?i Bl:'nÎ e P.n
ilegj reon Diploma (b) daro 
J /. Jdus Julii AllliO D()""nrC
 IncarnatJoms J1.S. XXV I/. lndiélione r. 
An"o autem Domni Chllol1radi Secul1di Regni XI/I. imperii XI. 4élum 
YeY0114 ad flméll(m Zenonem. 


Anno di C R 1ST 0 MXXXVI I I. Indizione VI. 
di BEN F D [ T T 0 IX. Papa 6. 
òi CORRADO II. Re di Germani
 15, Imp. 12. 


C EO"ato il rigore del verno, m:uciò nella primavera di quefP anno 
l' .-\ugufto Corrado per la ToCcana alia volta di Rama call' efèr. 

k Gtt". Clro Cuo, Se vogliam credere a Glabro ('), ebbe blfogno della di lui 
(lIp:'8. ' 4" venuta BCI1edetto IX, Papa, perchè a.Jcuru de' Baroni Romani trama. 
vana. 


(I) che 1(1 Marca fogget/a a Lili refla.lfe, 
(2.) NiuJI Duea meritò patti sì hem. 
Z'al giuramen!o Iu defcritJo in car.!11 . 



ANN A LID' I TAL I A. J J t 
vano congiul'e cd infidie contra la di Itli vita. (*) Sed minir}ze 'V,Ã, f el1- E I\. A. Vol
. 
tes, a- Sede tamen propria expulerrmt. 'J'am pro hac re, qu UJJ aliis Ï1J(u- ANNO I03b. 
Imter patratis, Jmperator j/tuc proficifcens, propy.iæ iilum Sedi rcflituit. 
Niun'ab.o Amore abbiamo, ehe parli di qudta caeciat,t, e refiltu- 
zione d' cfTo Pontefice. Q,yivi feee, che il Papa fulminò la lèomunica 
contL".1 di Eriberto Arâvefco'j,,'o di Milano. Ma altrn Recipe c
 voka 
che quefto per guarire qudla eancl'ena. Enberto co' Mdaneh rran- 
qui\lameme {cgU\tÒ a ditcnderfi. PaísÒ dipoi Corrado a Monte Cafi- 
no (a), dove d.t qu;;' Monaci gli fu rinfrefc.:ata h memoria de' rapt I (a,) Leo 0- 
aggravj e danni, reeati al 101'0 Imperial Monillero da Pandolfo iF, jitl1lfÌl 1. 2.. 
Prmcipe di Capoa con difprezzo dell' Augufia fua Maeltà: lamenti an- cap. 65. 
che multo prima portaci al di lui Trona. Pa quefto avea gíà fpedl- 
to I' (mperadorc a Capoa i fuoi Legati,. con inti mare a que! malva- 
gio Pnncipe il rifarcímenro e la rettituzione di tuno a i Monaci Ca- 
Í1nefi. Si rrovò indurato l' animo di Pandolfo nell' ant:lca malizia: la- 
onde Corrado dopo eßere {taro a Moore Cafino, pafsò coil' armi alia 
vo/[a di Capoa ouova,. e v'eorrò nella Vigilia delta PeArecofle, cioe: 
nel dì l
. dl MaggIO. Erafi ritirato, Pandolfo- nella forte Rocca di 
Sane' Agai:a, ma per roroare in grazia dell' Imperadore,. gli fece efi- 
bIT trecento L.bte d'oro,. e per oftaggi una Figliuola e un Nipote: 
oftèrta, ehe fì.J accertata. Poco nondimeno {tette a fcoppiare, che 
Pandolfo tuttavia macchinava delle novità per la voglia e fperanza d.i . 
ricu perar la Città, tubHochè ie ne fo{fe panito Corrado. 11 pcrchè 
elTo Imperado-re col parere de' principali di Capoa diede qucl Princi- 
pato a Guaimario JF. Principe di Salerno, cioè ad un Principe, a cui 
non mancalTero forze per foftener quell' acquifto. Così tolea la fpe- 
ranza a Pandolfo dl rienrrare in cafa, egli dopo aver lafciato Pando/- 
fo. V. fuo figliuolo con buona guarnigione ne\la Rocca fuddetta, fe 
ne andò a Coltantinopoli, per implorare dal Greco Augufto aimo 0, 
di gente 0 dl danaro. Ma prc:venuto Michele aHora lmperadore da i 
Melli fpediti da Guaim
trio, in vece cti loccor[o,. il mandò in efilio,. 
dove ficne, finchè s' uJì la mone dell' Imperador Corrado. Ad iorer- 
ccffione ancora d'dTo Guaimario l't\uguito fuddetto diede l'lnvefii- 
tura del 
ontado di A verfa a Rainolfo N ormanno. E perchè era an- 
dato crelcendo il corpo de' Normanni a cagion d' altri,. che andavano 
di tanto in tanto fopraven.cndo, con etrere poi in[orte diffenfioni fra . 
i vecchi Itabtliri in queUe contrade, e i nuovi venuti (á): Corrado Çb) U'"iPpll 
II 1 I ' Î. M . r: 1 In Vita Con- 
CO a ua autortta e tronco 0 com pOle . a mtanro lopravenuta a radi Salici. 
boHente Sta[e, corro la pelle, 0 pure una feroce epidemia ne 11' efer- 
ciro Imperiale, in manlera che la mone cominciò a mietere fcnza ri- 
tegno le vice de'toldati. Tede[chi, avvczzi a Clima troppo diver[o . 
1e- 
fia 


(4) -'.fa non potendolo fare, lø [caccia-rono però d.,lIa propria Seie. 'J'antq 
per queflo, quanto per a/tre in[olenze fatte, /à portandofi 1'lmperadore-" 
lo rimijè nella !ùa Sed,., 
 



102. A 111 N A LID' J TAL I A. 
E 
 A Vo1g. fia disav\'c
tura fece a
rcttJr' ì paffi dell' Imper3dor Corrado, dlppoichè 
ANN. 103:3. egh ebbe tJua una vlÍlra a Beneven
o, per torn"rfenc in Germania; ma 
call' Armara Cua marclava del pari il malorc: con fiera {ha
e de'minori 
ed anche de' rnaggion. Fr;t qudli ulttmi fptzialmenrc fu compianra 
(a) Hmnan- da tutti la mone dl Clmicbi/da Regina, N Uara d' e/To Augufto (a) , 
nus Contrll- a cui renne dierro I' altra di Erimtlfino Duca di Suevia , fiolia- 
, 0 
flu b s'1! tho dell' Imperadore, perch
 Jlaro in prime nozze dall'lmperadricc 
CrOll "0 . G . I N J { l I "). , d L h Î. d ' . - 
.Annll1iftll IS 
. 01 v
 emma que LO n
clpe lvenuro aocllc Marc elc I Sui" 
SIl'" Ilputl p
l, tuo l\1.ltrlmonJo can un
 .Flglmola del già Marchelè l'-1aginfrrdo, 
E"llråum. ClOe, fecondo tUUC Ie venhmlghanze, can Ade/aide Princlpe/T.1 di 
bran [cnno, e ornata di rare virrù, la quale è cC'rtO per tdlimonianZ1 
dl S, Picr Damiano (b), che ebbe due Mariti, e che fono il domi- 
n:o d' ct1à plures ßpifcupabantur Antillites. ReUò percìò vcdova e/Ta 
Adelaide, t: d'dJa aVlern.:1 occafion dl riparlare andando innanzi. N è 
va latclar dl dire, che l'Impcrador Corrado nell'andare in queft' Anno 
aRoma tì tlOVÒ PD. Kalendas fUartii ad f/lom f/inariam (Vivinaia) 
in Comltatu Lucenfi, tìcccme cotla d" un fuo Dirlom:;. da me daro alia 
(c) ,.Anti 'I' luee <c), e Ipedlto In favore del Capirolo de' Canonici di, Lucca. 
j.llllc. Dlf. Vedclì 11 meddimo Augullo dipoi Xlii. Kalend. Âprilis Anno Dominicte 
:;
. 4 0 . &' lncarnMionÙ J1XXXY 
 11. In.diélione f/ I. Armo Domni Chuonradi Regn; 
Xllll. imperii XlJI. (it dce tcnvt:re Xl.) jU'I(ta Perlt(ìum in ^!onaþeriø 
Seméli Petri: come s'ha da un ahro Diploma dl me Pllbbhcato,c cnnfe::r- 
matorio de I bem Jcl Moni1lero di S, Slllo "iI Piaccnz,\. St,mJo polcia ciTo 
Augutto to Benc\ cmo Nonis Jlmii dl quell' anno, RegtJfmtis ftuartodecimo, 
lmperantis 'ferJiodecimo (dovr
bb' etltre Duodecimo) lndiélione Sex/a, con- 
felmò i luoi Pnvllegj al MoniUcro dl Monte Cahno, come s'ha d,tlla 
ld) GAtora Sroria Calinefe del Padre Garrola (d). Abbumo ancora uri Diploma fuo 


ít c
{in. data in favore della ß.1Jla dl Ftn:nze (t') X. Kalendas Augußi dell' anno 
..Ã.rctfJ. prefent e , Almo Regni XlJ7. lmperji X111. J7idaliante, clOè in P!adana! 
(e) BuUar. oggidl del Contado dl l\I.mtova. Come ancor qUi, e come In a
lrl 
cafi7it:f due fopraccennatl Oiplomi, s'incomri l' Anno XIII, ddi'lmpcrlo, 
flit:;. 86
- quando allora correA tolamcnre I' Anno XII. lafcerò etàminarlo ad al
 
tri. Abbiamo in oltre due Placiti tenutl in Vi\'i:1aia nel Contado dl 
(n ,.Ant;'l.u. Lucca da CadallJl C:mcelliere dell'lmperadorc l.f) intus Curte Domni- 
fi:;:'ó. 
it lata Dom>>i Bo
iJ.I
ii JJ.Jrchio & Dux ptr d..it.J lice,
tia I?omni Conr. adi 
lmpeTlJloris, 'iUI Ibl adelat, Of/avo Ka/andas Afarttl dd
 Anno Fr
kn: 
te. Se dIce II vera uno 
[rumeoIO, che fon per flfe
lre, manco 
1 
vita in quell' anno lngone VelCovo di Modena, e gli ,(uc
edttte GNI- 
berto, il quale non tardo a fare un Contratto can BOHifazl., al?P
lIato 
(.,., ib. DiJ- iVI JUarchjo & Dux 1Nfcite (g), dandogli a It veUo ::re COrti, CIO
 B.I- 
/':..,. 36. zaní CUM CajifO & Capt/la S.néli Stepbani; Li'Vitiani cum Caflro &. C
- 
petta jal1élorum Mó1rtyrum ddbeJberti & dntonÏ11Ï; & Sanélæ <
hn.R III 
CaJie!lo lUm Rocha & Eu/rfia &c. Dal che 1cmpre più 5' ImenÙe, che 
Ie Coni aoucamenrc abblacciavano tt11 buon ternIOrJO con I:'arochla, 
e tovente con Candlo . Diede a
l' incomro il MarchcCe Bon:t'":1zio in 
pruprietà, c a titolo di donaz.lOne al VeJCovato di ModenA trC 
or- 
[1, 


(b) Pttrus 
Dllmlllni 
O}uJc. 18. 


. 



ANN ^ LID' I T ^ L 1 ^. 103 
ti, cioè di Ga'l.'f'lo, forre quella che è oggiJi ruI 
1irandole
e; di EllA' ol
. 
Panz.mo (:1m Ca,'iro & Capella; e di Ga,J/f,ceto colla porzlOne a lUt [oct- ANNO 10 3 . 
tante de Ca(lro & Cilpell,
 infra. eodem Cû,'1I'O in honore [anfforum J
f,lrty- 
ruw Georgii, & Resmi (forCe Er:unzi) -i e in 
Itre varj p 0 deri n
lle 
Pie"..'i di PII/ÙltJl"O, e di Rocca Pelago, ttcm Ro(ca, 'll/te iZO,n;,Joztur flu- 
1'IJenaiin &c. akcndenri a!Ja fo01m,l di mirtc cinquecento iugcri. Le 
Nùte Cron;)lol.,iche Ion queC1:e: Chu;Jradüs gratia. Dei ImperatoI' /lU_
lJ- 
fills, /Inn; [m.:;erii f'jus bic in lta'ia Duodecimo, XV. Kalendas OElobris, 
lndiftione Sex/a, cominuata fino al fi ne del\' Anno. 

ra ne' P recedcnri anni in[orta difcordia fra i du
 Fratclli Sara- 
( 11 ' (a) Ceårm. 
ceni Abulafar e A bucab, Governatori d
\la Sicilia a). SI venne a ' In Com- 
:mni, cd .-\ hubfar fUDcrato ebbe ricorfo a ,Uichele lmperador Greco pend. Hif1. 
per ottener fùccorr..,.' Prefe quell' Augu!lo pe' capelli qUdla congiul1'- 
Jura per i[pcr3nu di ritorre la Sicilia a i Saraceni, e con una buona 
A .-mam fpedì in (talia olrre :I ,11ichr!
 Ducia7fo e Stefano Parrizj, an- 
che Ginrgio i\Lmi'lco, famo{o General d' armi de' Greci in quelli tcm- 
pi. Coltoro unirono al loro cfercito quanti Longobardi c N ormanni 
potcrono allenare con ingorde promdfe a qucWimprefa, c pa(faron
 
in Sicilia. Felice fu il loro ingre{T'o- colla pref.l di i\leffinJ, e poi dl 
Siracufa,. dove fpezialmente íì ddlinlè Guglielmo Figliuolo di Tancredi 
d' AlravlIIa, \"cnuro' d,ll1a Normandia a cercar formna con altri Nor- 
man!)i in Puglia. (b) Le tùe prodezze gli acquitlarono il fopranome 
di Ferrodibraccio. Intamo venuto da1l' A {frica un gran rinfont:' di gen
 
te, i S.lraceni Siciliani form,trono un' ,-\rmata di circa cinquantamila 

ombatl,
mi. M
niac?, andò cor:lggiofd.mente colla fua geme ad a(fa- 
lir quegl I nfeJeh al I'lUme Rt>mata, e diede loro .una gran ro[[a, alIa 
qUJle [enne dierro ]a ple(a di tredici picciole Cinà di quell' lfola, 
colla PIÙ bdia apparcnza de1 ì\londo' di ridur tuna la Sicilia all' ub- 
bidienz,l J,:c-l Greco A.u 6 ullo. L' ;\Utore della Vita di S. Filareto, Mo- 
naco 
Ic"iano, ch.: fiod in qucC1:i tempi, raccoora (c), che oltre alh 

JaVUl,a ,de' Grcci anche un vcnto gagliardo, che foffiava in faccta a 
J m:mlC1, fen'i a mettere i Saraceni in rotta, e che il Governator 
Saraceno dl. SIcilia (e ne fuggì ignominiofamentc con pochi de' fuoi . 
A VC'100' coloro fparf;\ per Id. campagna gran copia di triang()li acuti 
dl ferro, fperand",) di rovinar Ia c,walleria d
' Grcci;- ma crano ferrai 
in maniera I cavalli Greci, (he punro loro non nocque l' in/idiofa in- 
venzlOn, de' nCffilci, la qu..lle fappiam'1, che in aItre guerrc fece un 
buon glUi:lCO. Secondo la Cronica Cafa1lrienfe (d), in quefii tcmpi lì 

ruov.l. ne' conroml di quel :VIani C1:ero il giovane T'rasmondo 
larchefe, 
11 qUlle a mlo credere governava aHora la Marca di Camerino, cf. 
fenJochè in elf.!. Mdrca era' compr<<;fo qud M()I1It1:ero. Sc ciò è ve- 
ro, d,wea c(ftre Q1ancato di vita quell' Ugo Duca e Md.rcheCe, che 
vedcmmo all'anno 1028. In una Carta dell'annf) IOf6. dJ me pub- 
bhcata (t') fi truova Domna 1.f7illa indi/a' Comitilfa, reliéla quondam Do- (e' ,.Antiqu. 
mni Ugo gl,rioÞJíÙJJO, Cjui jtÛt Ð.JX & J.\1arcbio. Q.uell:a fu, fua Mo- lutl". Dlf- 
glie . [trt. 6. 
Anno 


(b) Gaufrid. 
.J.f,llaurra 
Hjftor. l. I. 
Lto oftitn- 
fis lib. 2.. 


(c) Vita S. 
l'hilaNl, in 
.Ae1. 
anfl. 
lid diem JI 1. 
.Április . 


(è) cJJroni,. 
cafauritnf. 
P. 11. T. II, 
R,r. Italic. 



10.... 


ANN ^ LID' I TAL 1 ^. 


Anno di C R 1ST 0 MXXXIX, Indizione VI I. 
di BEN F. D ,;: T T 0 IX. Pap:l 7. 
{Ii A R RIG 0 III. Re di Gcnl1inia e d'ltalia I. 


Ell" Vo1g. F U <ludlo l' u1tir:no 
nno dell:1 vita dell'lmperador Corrado. :\ 
eva 
ANNO 1039. ,C"gh f-l.[[o un vlagglo nel Regno deHa Borgo 6 na, dove que Po. 
(011 acccttarono per loro Re I' unico dl 1m F,gliuolo Arrigo. Tro. 
vooln
ofi poi in Colonia, confermò ed accrcbbe i Privilcgj ad In gOlfe 

eicovodi ìVlodena, con cuiil crea Conte di Modena. II Diploma, 
, ,ß1à accennato dal SigoOio ffJ[[o il pre[eme Anno, c da me dato in. 
X
 111. Dif tcro aHa lure 
 ha Ie feguenri Note: (a) Datum XV I/, Kale'ldas A. 
erJ. 7 1 . pritis. dim() Dominic
 Incarnatiollis JIXXXYllI, IndiEliolie fTJI. Anno 

t"'t!m DotJlfJi Cbuflmadi Re,
ni XJIJI, Imperii XU. ARum C%Nia. Ma 
JO tru"'v" qu' de gl' mtoppl. Pare falhto l' an no , e che fi deggia fcri- 
\'crC" 

1XXXVI1 I/. e cosi I' Intefe il Sigonio, Ma v' h:1 ønche de1l' 
errore ne gll '\nni del Regno; e quando fi volclre quefio Dipl.lma 
ritèrire 211'anno preccdenre, Corrado aHora dimora\'a in lulia, c non 
giå Ï!1 Colonia. Oirre di che qu.\ndo fuqìib la Carra addirala nell' anno 
prccedente, era gia lucceduro Guiber!o ad l'lgOf/e nel V cfcovato di 
Modena, prima dci\' anno pre(eme lC1J9 Però che dee dire di qlltLlo 
Dip:oma il fasgio Lettore? fro pofcia I' Impcr.tdor Corr.ldo ad l![re
ht 
(It) .
jþþD o("\1a Frifia, (b) qU1vi celebrando la Feft:a della Ptnrecofie, tu tC'f- 
m d l-l

 C I ,D,!- rrcl
\ da d(>1ori, che net Lunedl [eguente, clOè nel di 4, di Giugno, 
ra I ." lei. ' I d IT - 1 fi d ' - E d ' 11. 
Herman- I con u'lcro a ne e IUol glorOi. ra lanZI Hato eleno c corn. 
nUl C!mrra- nato Re di Germani.l il fudd:::ttl\ Arrigo Ill. Cuo Figliuolo, fo.pr.l,no- 
tlllJ In Chr minato il Nero a cagion delIa" barb1; e come Cuo SuccdTole tu Im- 
1nJ.n
I, Hll- mediarameme riconofciuto da tutti, Una curiola novella comincio ad 
esmm. f,\'ere fpaccio ncl Secolo {ufTegueNe IOtom<" al d perfona d'e:lo Rc Arri- 
(c) Godefri- go. Gntifrcdo da VÍ[crbl\ p.ue cht. tòfTe it pnmo a darle crcdj[(\ (c
. 
å
s V/l
r- Eccone per ricrcazion dl chi legf!;e un trafunto. Caduto in dlsgrazla 
blt1l fi h s In di Corr;ldo Augullo un Ltlpo/do COilte, Ii ritirò col1a 1\1')51ie a vlvcrc 
'aN' , , "1 . I n. II f: I f. 
IOC0gl1lto In una caDanna II) mezzo au una Ie \'a. 
Je a aVl\ a pa. 
rata roi in Italia. tü 1pplicata In altri termil1l ad alcunc Nob.,11 C,a[c 
da gI'impoC1:ori Gene::1loglfb. Ora accadde, chc Corrado" {man ItO 
nella caccia giunle a qucl wgurio una notre, e \'i prete npolo. N ello 
fiel1ò tempo partorì 1<1. Moglit' dl Lupoldo un mafchio, c Corrado al 
fenm10 vagÍ1e inteCe una voce dal Cicio, che gli dlÍlè: Conado, fjllefl(J 
FanCtullo farà tuo Gent'1"O ed E.rede. Levatoti per tt:mpo i' I mre
aJore, 
CJrdinò a due [uo F .migh ,d, I r
ndcre qu.} Harnbin,o, e d' Uf::lIJ
rl?,. 
N'd1bero compaffione, e 11 lafctarono VIVO Copra dl un alb
ro, 1 also 
di lã un certo Duca, che il prefe cd alIevò, c v
ggenJ,?lo ("
-:tccre 
in bellc:-zza c: fenno, I' adouò per Figllllolo. Dc-po alrul11 anm gua- 
rando 1'lmperadore qudlo GJovinetru, gli venne fofpelto, C
le iolT.c 
11 mc., 



A JCI N A LID' I TAL I ð 10; 
il medeGmo, di cui avea comandata Ja mone, forCe perchè fe::ppe, Eu. Vo1g. 
come era ftata trovato dal Duca; e con apparenza di voierio onora- Azc'\!o 13]9. 
re, I'arrolò fra'Cuoi Cortigiani. Un dì pofcia (critre all' Imperadrice 
Gisla una Letter., in cui' gli ordina\'a di t
rne immediatameme ucci- 
dere il portatore, e la diede al giovinetto Arrigb con ordine di pre.. 
fcmarla In mano d' elTa Augufia. Andò qudti, ma addormentatofi per 
'fiaggio in una Chiefa, il Prete d' efT.. adocchiata quella Lettera, glicla 
tollC: di faccoccia ed aprì. PC'r compattione il buon Prcte ne tè:rifTe 
un' altra con ordine all' I '!I peradrice , che alia comparfa di que! Gio- 
vane, immanrineme gli delfc in Moglie la comunc lor Figliuo!a. Andò 
il Giov.toe, fènza nulla Capere dell' operato dal Prete, c prefentata la 
Lettera, non (ardò a divenir Genero dell'lmperadore. Bel fuggettð 
per una Tragedia, purg.lto che fotrc da varj, invcrilìmili; ma per eom<t 
tJella Storia, avvenimento invemato di pdo, cíTendo fuor di dubbio, 
fecondo I' autorità di più Scrittori c\Jntemporanei, che .Arrig. J/I. 
na<:que da Corrad\) e Gisla Augufii; ed ebbe due Mogli, I' una CII- 
,,;ch,Me morta ncll'anno precedente, e pofcia neU'anno I04r. .Agneft 
, Figliuola di Gliglit'lmo VII'" di Poitiers. Beoch-è poi non folie côliu- 
me di conran: In ltalia gli Anni del Regno Italico, nè deli' Imperio, 
fe non dopo Ie Coronaz.ioni: pure mi prendo io 1a liherrà di comin- 
ciar qui I' EpOC3 del di lui Regno in Italia, al vedere, che una Carta 
rifel'fta dal Can
pi (,,), e fcritta in Piacenztl, ha qucfle N ore: .dniZð 
<<b lncar;zatione Domini A/XLIP. Amz. R
gni Dlmrni Henriâ Rex bù: i>> 
ltalia !,<uintD, Nono Ktlllndas Aprilis lnditlicne Xll. il che fa baO:c- 
vol mente inren4ere, che almeno i Pavefi, ed altri Popoli d' I talia, an- 
che fenz.a la Corl)nazionc Italiana non tardarono molro a ricevere dTo 

-\HtgO 1.11. per RC!. Un' altra Carta Piacentina nell' Allno tègueme 
MXLV. ha I' .Anno SeJlo del Regno d' Arrigo. Così nel BollarJO Ca- 
finefc (b) e prdro l' Ughdli (c) fi uuovano Diplomi dati da dro Re (b) Bullar. 
aUe Chiefe d'ltalia coU'Epoca fuddcna. Ho io panmcnte pubblicata (J) c"f'.ft
'ife 
una Lettera di AdalgcflO.CalfcellaYÙII & i\!ifius gl,riojiJ!imi Regis Hen- Cc
;1 
h;R' 
rÜi, tuju; 'Vice in RegiW ru",lfS, a tutto Jl Popolo di Cremona, con cui lt
l. SIIlr: 
gli ordinava d' i:uerycilire a i Plaëiti di Ubaldo Pefco'Uo di quella Cítrà, Tom. .Iv. 
Comuttociò pOtrebbe dfere, che tolamente all' anno fu{feguenre ti '; Epifco,. 
delT
 pl:incipi
 all.' Epoca del Rogno d' lulia, ,cio..:dappoichè E,.ibel'
o ((i?';
ti'1' 
.Arcl'Uejco'iJg dl MIlano, ficcome vcdremo, ando a nacq 1 11fiar la gllZla llù/ie. Dif- 
del mede(jmo Re Arrigo. N è mancano Documemi haliani di qudti Jm. 71. 
tcmpi, nc' quali ni'.1na menzione è facta dd Regno d' elTo Anióo. . 
rhea l' Augucto Corrado porcam con feca in Gcrmania un im- 
ph1cabil odio contra d' eITo Eribeno, nè altro potendo fue, avea in- 
caricato i Principi d' Italia, ciuè,' i Vefcovi, Marchc: fa, e Conti di far 
nfpra guerra a Milano. In fani alia Prim'.1Vera di quell' anno fi rauna- 
rono armi ed armati da varic pani per ereguire la dl lui volomà e ven- 
detta; ma punto non fi (gomcnrò, Eriberto. (t') PrcFaro egli buona (e) Ln'Rif 
copla di munizioni d" haec!, e da guerra)' chi:H1\ò in Cutà tutti i H.fior. .Me- 
Dllhirtuali da} grandc fino al P icciolo; cd allora fu, che e g li inven. J,olùn. ó " t 
CT F/ l () . . 1 ,,,,. I . 
.6. om. y . . to 1 


(
 C."'pi 
IJ'r, Iii pi" 
cro:G4 T. 1, 
AppUJd. 


. 



106 ANN A L t n. I TAL J A. 
i:.. k Vo1g 
Ò it Carrøc
i(J, tanto pofda \lfato e dc=t:anrato ne'Secoli fu!Teguentl 
-^J/NO 10 3" In Lombardla. Q.uefto tta un carto condouo da booi co.n un' anten- 
na alzata, che ave. full. cima un Porno dorato con due llendardi bi:m. 
chi. Ncl mezzo v'era l'immagine del Croc.ififro. Uno ftuolo de'p,il 
forti gh fiava aUa guardìa, e conducendoíi qudlo Cltrro in me no 
.11' di:rciro 
 colla fua villa accrefc
va coraggio Q i eombanemi. Di 
molte baruffe fi fccero in tal congiuotura, ed era per feguirne peg. 
gio, quando all'imprð,vviCo. giunta la nuova della moue Ji Corrado, 
tuna I'efercito, nimico fi levò e sbandò can tal confufione, che ad 
, elcuni cofiò la vita. Eriberto ne dovette ben cantue il l'e De"",. 

,.8
::t
::' Abbiamo da Ermanno Contratto (a), t cia Wippune (b), chc.in qut(l' 
I'wl ;n Chr, .nno nd d. 13. d' Otrobre patimente mancò di vita Cirruo DliC4 Ji 
(b) JoYiNØ Fnnconia, di Carinti:a, e d' lfirll
: con che venne eziandio a V-.1CQre 
In :"1.. C l 

. 11 Marca di Veron:a. Avrebbe forfe potUto pretendere ad efra Ada/.. 
ri"" 14 J&I II h ' d ' I ' 1 , .J fi ' h ' 
. "one, c e pnma I Ut avca gOl.lutB, e nc u cae claro ; ma anc 
egli pagò il fuo debito aUa naturt neU' nnno prtfc:nre. Se Qd aieuR 
fo{f
 ne' fei 0 fcue anni Ceguemi conferira qutlll\ 1\ larea, OfIn l' ho po" 
tuto 6n'Ora fcoprirc. Erano nella più bella p'Olitura gli aff"ari<k' Gre- 
ci in Sici}ia
 c partvQ g.à vicino il formna.t'() gtarno, in cui qut:ll' 
lfola nobiliffirn:! reß:af1è libera doll giogo CJh:' Sari\ceni. 
Ja 1
 GrecR 
avidità c fuperbill. ragliò il corCo a gh nlrcriori progreffi, c ro\'inò 
· .nche gJi acqUifti fani pc:r I. cagione, che fon per narrare. Gran 
cofe aVCR promelfo Giorgio Maniaeo Q i Longobardi c N ormanni, 
(uoi aufiliarj a quell' imprc:Ca., Quando fi fu . parrire il bonino, nn- 
ch'c(ft ne prerelero, come era il dovc:re, 1a lor pane. Nulla potero. 
'I}'O ottcnere. Inviarono Ardoino Nob.ile Longob:ardo a M.\niaco pcr 
farne nuovn iO:anza; e quett:i, forre perchè parlò con troppo calore, 
ahro non riponò che ftrap:izzi e baLtonate. Y o1cano i LQngob.udi c 
Normanni corrrett øWarmi e farne vendetta; ma il faggio Ardoillo, 
(c) G.ufri8.. per Que{l-aro di Go.ufrido Malaterra (c), Ii configliò a diffi.rnular 10 
1!K
lat
t'''4 ioegno; 
d uccorramen
e ticavlIra hcenaa df porer tornate in C.l.lab..ia., 
lJift. III,. I., imb,m;atofi con tutti fuoi alierc:nri, fdicemente, fi ndlolífe a Reggio di 
Calabria. in terra. ferma. Allom fu ch' eßi, prefo per lor Capitano dro 
Ãrrloino, fi diedcro a far venderta dell'ingratiruJjnc: de' Grt'ci con de. 
vaftar tutto quanto porcrono delle Terre pof1èdm:e da dIi Gr
ci in 
(d) Gøilirl- q
lla Provincia. Ma Guglielmo Pugliefe (J), eedreno, ed aim 
cri- 
flllIl .A/III", \'ono,.. che non da Maniaco in Sicilia 
 ma da Doceano
 0 fia DulcbJano 
HIli. I. I. Carapano- de' Greci, in Puglia, iu maltrattQto ef10 Ardoino, il qual 
cra. a.l1ora fuo Lcogotenente. Di Guì ebbc principio la rov

a de.l 00- 
minio Greco in ltdlia. Riurcì ancora in 'Juett' an no a GIIDI1JJIl7'IØ !
. 
(
) 1.11 0- Principe di Salerno c di Capoa (C'). di fottomettere al f
o dommlo 
f"nfil ;hr. call' aiuto de" NOfmarmi il Duearo di Amalfi. Lo fteffo vlen confi:r- 
Ù). 
nt!i: mato. 
alla Cton
ch
rta d', A malfi (!), cia 
ui, impariam.o" che c:nè:ndo 
1",1;(. T. J. fuggltl a Nüpoh (;,,!'vamu, t: Str!,o Cuo Figho, Duchl 
I qudla CIt- 
.P-f. UI. rà, JUanfonl 1.'r:lu:lIo d'dfo Giovanni oecupò 'Iud Pnncl{'a::o. Ma 
c{fcndo Ja Ii a 
J.&
ttn> &nl1i Iitwøato cUò Giovanni da Napoh, dOpÐ 
aver 



ð. N N A LID' I tAL I A. 
Q1 
ner prerO 
d açC;tcato il fuddetto Manfone 2 tornò I cQm
ndar Ie felie; J!ã A TWi. 
per poco tempo nQndimeno) rerchè Guaimariø s'impadrooì Qi qQeUa ibN. (0.0". 
moho ricca aHara Città. La [cnne egli per cinque anni c rei Mefi, 
dopo i quali ManCone tuuochè ciecQ ricuperò qud DucJto, c rcg
9 
dipoi altri DOVe anni. 


Anno di C R 1ST 0 MXL. Indizione T I I I. 
di BENEDJ.TTO IX. Papa 8. 
di ARRIGO III, Re di Germania e d'ltal. :&" 


.. 


F Ondato fop1'.\ l
 autorità di Galvano Fiamma fcriOc il Sigoni
 (a
) (a) ii!.,,;uI 
che il RI .drngD dopo la mone del P
drc f.l fQlleclto a, IpedJr.e 
et"' 
Ambafciatori in I [alia ad Eri!Jtrto .Arâvif(Q'Uo di Milano) per chic:dcrc Ital,
 I. a. 
la Corona del Regno I talico di preicmc, c buona amlcizia in avve.. 
nire. Sembre a me più verifirnilc:, che Etibcrto ccrcafie egli la gra- 
zia del nuovo Regnante, c che il maneggia fi tcrminaí1"e neW anno 
prcfente. M-eritano d'dfere qui rifcritc !e parole dcU' AnnahLta S"lfo- 
ne (
) ,.,J)opa aver egli detto, che Arrigo (òlennizò la Palqua in In.. (h) .Jr.""l;. 
gdcim, kgnir:i a fcnverc COSI. C.) JIJIt& ,fÙU/I poft PaftJ"ø i!lctropo/i. flit Saxø a- 
tanus McdioJdiJellfts Qd'VclIieIl1, & fi, omni f"Q 'PnIrD'Z)erþa) 'luilm ,onll(j l- d Ecc",J, 
l1rnp,ratorem COIlraduTJI e

(l4Ït, fatisf(Jciens, ",Ierventa Principum gra.. 
tiam Regis promerllit, & U,rum jllramClJ/is l a çem fidem'lue ft j6,vaturu1ll 
affirTlla'lJi-t j ICtjUe Regrm .dgrippillam pr(}j4cu/IIS, intÚ III/. PQlriam (11111 pa- 
" jìmul & gr"tia Regis "(""A'Vit. Pertamo vcpne 'cmpre più 
 ftabi- 
lirfi in Irali] il dominio dc:l Re Arrigo lJ t. quantuoqu.c non reft:i me- 
moria deUa di Jui clcziooc in Rc (1' It
lia, l
 qualc: è 
a c
d
rt, che 
fr-gui{fc in qualche Diera dc' Prinçipi in Pavia () od preçedemc: 
nno, 
o neJ prefente. Trnova6 Q1fnzjon

 anche d:J Arnolfo (,,) la riconci- (c) .Arn"l/. 
liazione fuddetta, e fi vede preO"o iI Campi (Ii) una DonazioOI! fatt
 1f.ifl,r. Me- 
dal fuddetto Arctvc:fcovo "Ua ßadia di TolljJ lul l-'iaçcntino, fçriua d
IIJa". I, I.. 
.All'" 1'-1 X 1:. P011l11Ï He,..ili Røg/s Pri1ll l , 1iif!ri 4JJ!e1ll Archìepiflqparl!s Cd)' 
J;",i 
XX/l. Im},8,D1Jt VIII. .ARu", lif Cøflrf C,afja . l' a. cgh mcnZlooe 101ft. Ji pia- 
qud Oocumento de' paff.ti fuoa travagli. t: riconof\:e <1.1 Dio) e daU' "m:.. T: 1. 
imerceffione de'Santi la fua libera:(,j\,mc. E,bbe in quell' anno il Re .dN,,,J,,. 
Arrigo guerra col Duc. di 8ocmia, 111' tOR j5vRmaggio de' fuoi. Se- 
guitarono intama i Lcng o b4rdi.c þlç>ftlU1lni, d
 5' C:faOO ritirati daU. 
o ,. Ski- 
(.) Là a1ZCor Jo
 /a P"./fru 'Vønendo iJ Mtr
þÐJjla1llJ MillJlleft) , JlJnd, 
flJijftRzilme Ii' o[.lIi (1Jf' tontrOlllrþll (J'UlJla (ODnt r 1 peradorl Co,-rado, 
'oil' I"t
'l:e.t
 de' ,Prillâpi tlUr:ilì la grø:Üa (ltl Rø, 
 di ""O'f)(} t(}11 giU. 
,..1I11nt, promift dl (oøftr'Vlln ,ace) ø fedBJIG j , t,SI IIc'ompagnandD i/ 
Re ad .A[.rippina, illdi r;lor"
 111/4 P 4.lriG &011 R"e ;l1{ìemt t grazia 
Jet Rr. 


. 



t08 ANN A LID' I TAL I A. 
E." Votg. Sicilia a prendere Terre, e a dare it gU1fio nel dominio de'Greci in 
"-\
t\O 104-0. 
uglia j e pereiocchè non aV<<='ano aleun Îlcuro ricovero in queUe par- 
t!, clop? aver ,prefa /l.1e/fi, 0 fia VelJia ne1 d. di Pafqua, la fortifi- 
CaraJ10 In manter:1 da non remere l' orgoglio de' Greci. Leone Oflien- 
(
) I.u 0- fe (4) (crive, ehe Rainøl(o Normanno Conre di ^v
ff.1 con pano di 
[;b. lI f: c.ci;: aver 
a mr'tà delle eonqui
e diede a
uto ad A
doino n
mico d' effi 
Greel con rrecenro de' (UOI N ormanm. N è qui fi f:::rmo la bravura 
di que(la 
ente. Prefero anche Ptnøj4, Aftuli, e LaVtl/o. Abbiamo in. 
(b) 
l4flls o1tre da Lupo Protofpata (b), ehe nel Mclè di Mar
o Æ-giYO Ftgliuolo 
f:

::

. di quel l'.1ela, che abbiarn veduto capo della folkvaziol1 de' Puglidi 
r . contra de' Greci, alT'ediò Bari, e fe ne impadroni. Ma fc .qui anda- 
, vano male gli affiri de' Greci, peggio ancora eamminavano in Sici- 

c) Ct.".. Ii. (,). Ríþigliate ie forz,<<=, i Sanceni av<<no mC:(fa infi
me un' Anna- 
';J,

I. fa di terra, con .cui fperando di riaequiftar Ie Cirri perdute, fi ac- 
camparono nella pianura di Dragina. Giorgio Maniaeo yalcnre Gc- 
ncrale di terra per }'Imperadore G.-rco, nulla rrczzanda cof1o.ro, pre- 
fentò loro la batraglia, con aver prima ordinato a S-tefaDo Patrizio" 
1\hrito dOnna SorcHa deU' I mperadrice, e General <Ii marc, di fiar ben 
at[cnto colla fua flotu, acciocchè niun de' Bubari fuggiOè: tanto fi 
trae\'a egli in rugno la vittoria. In fani m<[c in roua il nemieo-, co 
De feee bUf'na {hage; m:t il General Moro ebbc la fortuna di làlvarli 
con un:t barch
Wl per mare. Per qn
fla neg1igcnza di Stefano {i tro- 
..ò sì irritato Maniaco, E:he il regalò di qualche baUonara, c 10 fira- 
razzõ, chiarnandoto Copra runo uom vile c traditorc. Seefano, che 
flava bene a11a Corte, fcriffe eolà, che Maniaeo macchinavc\ d' ufur- 
rare per sè la Sicilia; e quefio baflò, perchè \'enifTc ordine di man- 
tt'<1do nc' ferri con Bafilio Patrizio a Cofbnrinopoli:, iI che fu efegui- 
to con refiare al comando dell" armi it fuddetlo Srefano. La dJppo- 
c:1ggine cd avidità di eofl:ui dicoe c.1mpo a i Mori di riavcrfi., e di 
ncupcrilre :I poco a poco Cfll1' aimo de gli lteffi Siciliani 1a Cinà e 
Fflr[cl.l.e perdute a rif.erva di MdIiAS, che fi [ofi:enne. AU'affi:dio èi 
<juefia Città eon tune te lor forze paff'arono i- Mori. Catalaco Am.. 
buno Comandante deU=- P.iazza, mortrando timcI'e, l er tre di niun 
mo\'imento- feee, di maniera che i Mort noue e di a ahro, non pen- 
(avano, che a (o}azzarfi in bere, in danze, e in altre allegrie. N d d.ì 
èella Pentecofie Arnbu{lo, ani mati i f"oi alia pugna, iliedc impr-ovvi- 
famente addoff'o II gli aff'edianti; colb nvalleria giunfe fino al padi- 
g1ione d' Apo1afare-, Gener:!1 dc' Mori, ch
 colto cone fparle ubbria- 
f:O morì fenza Caper di morire. Chi de' Saraceni non cbbe buone gam- 
be-, vi lafcio la vita; e nel bonino G trovò tama quanrità d' oro, 
d' argento, perle t e pierre preziofe, che, fe vogbam credcrlo fi mi- 
furavano a moggia. Ma con rurta q
efi:a Fortuna i Greci per mancan- 
za del loro Generale nuIJa più acquillarono, e Stefano fe ne fuggì in 
C
l..bria. Aggiunfe in quell' anno Guajmariø IP. a i fuoi Principati di 
5a.lc1:no, ð. Capu3" e d' Am>llfi, anche il Ðucato dl Sorrento (d). 
Q!lanto al ke Arrigo, egli intcrdjffc a \Valderico Abbate del Moni- 
fiero 


(d) Lei 
oflieJJfil 
ChrDIIU. 
1.1.. ,. 'So 



ANN It. L 1 rl l T It. L 1 A,. t09' 
fi('ro Cremonere di S Lorenzo r alienarne e livcllarl\e i Beni fer.za Er.. A \'u1
1 
licen13 di Ub,;/á, V cfcov.o di. quella Cinà. Q!1dlo era it mciliere di J\
NO 10".0. 
molri .'\ bbari, cattivi di queili tempi. Fu d..ro it Oiploma (..) XVI. ( .. .A : 
Kakntial Febrllarii., /ndifliont VII. Ann" ."-1XL in .dligufl(þ, per con- l

lj(. nljJ;j.: 
iàglio Kadeloi Epiftopi, atque GalueJlarii nojir'i. E però di qui ,'egnia- fe't. ;2:. 
mo a conofeere, che Cat/a/Do, famofo per Ie fue: ribalderie nella Sto- (b) ,Ugb,ll. 
ria Ecclefiafiica, dûvcnf.: conrcguire il Vefcov.1to di Puma, non già 1t.."
 s
; 
nell'anno 1046. come yollc i' Ughelli (h), ma bcnsi nell' anno precc:- i;. l.;illt: 
cknte LO )9. PII,,,,m[. 


Anno di C:R 1 S T 0, MXLI., Indizione IX. 
di BEN E D.E T T 0 IX. Papa. 9. 
di ARRIGO III.. Re di Germania e d'ltalia 3, 


E RA in qncfii tempi fconvolta- la; Reggia di CofulOtinopoli per I. 
prepotcnza. den' Itnp,radrict. ZOt, che f.tceva e disfJeeva a fuo ta- 
len(O gl'lmp<:r
dori; e pcrò anche Ie membra- dell' Imperio Greco 
rifentivano i malori del capo. At governo della Puglia e Calabria (c) (ë) CuI,,.. 
era. ftQto inyitato Doct'anø., 0 DuÜ'hi.zno,Catapano daU' Augullo iWche!e,nNI in c.,1/k 
Paflag.ne, cbe in qudl':mno hnÜI I fuoi giorni, con avere per fucceff'ore'p,øJ. Hift. 
JUìchl'le Cillafllla, il ql1a}e durò b.:n poco, e tafciò I' I mpero a Co. 
jian1ino J.
ono
a(o. Q1cno Doceano mori\.a di r..lbbia al ycdc.re i pro- 
grdn de' Normanni nella Pogiia (d), e però fece, quanto sforzo potè (d), L" 
per de6derio d' opprimerli, e di eaeciarli da. Melfi. Gli era anche, Ye- 
{"n.l!I 
rmto qualche riõ1forro di gente dal Levante. NuJla,sbigonito pu que- li/

'
: 67 
fto. Art/oino Capirano aHora d' effi N ormanni, adunò anch' egli.le fue . 
truppe; e quamunque troppo inferrore di genre (e), pure. iotrepida- (e) LU'1I1 
mente venne aile mani co i Gr
ci nel Mek: di l\l:>no prdTa ,al f1u-, 
N c t h øh"
. 
L '- ' I . , . h ' 1 fi All ,In 'DmtD. 
me a"ento; e toceo a vutoraa. a 1 poc I" ma \'a oro 1 . ora I Guilj,lmul 
Normanni, per tirar dalla fua gli abiutori, di queUe contrade, clelfe- .A./
luI I. t. 
ro per loro capo AtmlJifo, Fratello di PanáDIf.. Ill. Principe aUDra 
di Benevento, e ardiram.:me nd Mefe di Maggio prelfo il flume 0- 
fanto, e fccondo Cedreno,. in "jcinanza'del famoro Luogo.di Canne,.. 
s'az.zutfarono coll'dcrcito Greco, e dj,nnovo,lo sh:uagliarono. Ac- 
c:addc:, che quel meddimo Fiume, dianz.i feec<'1, allorehè i Greci iI. 
paffarono all'improvviro fi gonfio d' acque in ta1.guilã, che de i Gre-, 
ci in volerIo ripafTarc più ne r1marero ivi affogati, che noo erano re- 
.ftati ragliati a pezzi nel campo d"lJe fpade nemichc. Secondo, Lupo- 
Proto[pata, Doceano 6 falv,ò in Bari:' fegno, ch
 Argiro avea ricu- 
perata quella Clttà con ime-lligenz..a de' Greci, 0 pure che nOR la ten- 
lie. Gran bottino fccero in tal cOßgiuntura, i vittori06 Normanni. 
Succtdctte parim::nte in .quefi' anno un' altra con6derab.le imprefa, di 

ui parlerò all' anno feguem
. Ben fi può. credere,. che i vincitori 
.ovcucro fapct proittare Jdla lor foItun.1 c.on fottomettcrc fluove Ter- 
. rc in 



no A N MAL I 0' I TAL I A. 
I! II. A Vofg. re in Puglia al loro dornini-o. Anche in Lombardia corninciò la direM4 
ANNO 10 4 1 . dra a fcompaginar la bu-ona armonia del P()polo di Milano. Mi Ga le- 
cito il Pdrlarne fot[o quell" tnno col Sigonio, tucrochè fi pofTa dubi- 
.tare, che al [uûeguentc appartcnga qudlo funetlo a\lvcmmento, de- 
( R a
. 
'- M 1J. [critro ,da Arnolfo e Landolfo feniore (.), Srorici Milancfi di q uefio 
Ir l '. 
 
tliø14n. l.
. Secolo. 
C4'. .s. Era compona la Nobiltà di Milano de i Militi, ('he tuui go. 
L4
l4lf.
 devano qualche Fcudo, e fi di\'idev
lIo in Capitanei c ValvatTori, fle- 

1J;DrMMl- come ancora d' dltri, che non aveano già Feudi: ma per gront tenu4 
J:

n. 
: 1.. te di Beni., e per dignità ed Ufizj erano pOlenti. Maltrattavano, ag- 
Clip. 1.6. ,grava
ano i l\;1llici i
 Po polo ,mi?orc, cioè gli .Arrilb, e I" altra Plebe i 
c anJo tanto Jnnan
l la 101'0 tndrfcretezza, che In fine il Po polo ruppe 
.Ja ,pazienza, c il rilpt"tto dovtlto a i Maggiori con tale fciiTura, che 
la piaga durò dip?i nc'Sccoli avvenire, ora apena) ora cicatrizzata, 
ma non mai ben faldat3. A bbidm vcduto all' anno I 0 
 f. una timil rot- 
tura in Milano, che poi fi quetò per aHora. Fu un giorno malamemc 
bal1:onaco 0 ferito da un MHitc, 0 Úa da un Cav.lrere, un Plebeo. 
Tr:dTè 'al rurnore aJ
ra gcnt
 plebea, ne feguì un conflit[o, 
 pofcia 
un' unione glUrata dl 
U[[o JI bafTo Popol
 contra de' N obiJi. da' quali 
'pìi:r nen fi vo
c:va lafclar calpefi
re. II peggio f\l, che .Lallzone, uom 
Nobile, fi mlfe aHa lor tetia: 11 che fommameme difplacque al eorpo 
d<<:lla Nobiltà. La gucrra palr,ita avea addefirata all'armi anche la Plc- 
be, e però ftando SI, l' ,una, come l' al (fa parte in [ofpetto e in guar.. 
dia, un dì per un PICCIWO rumare tuni correro aU' armi, c fi camin- 
ciò ,per Ie Piazze e per Ie, jhad
 un' afpra bartaglia. C
i aH' apeno, 
c cni d:llle fincltrc, e da I tettl cornbJncva, c a moluffime cafe fu 
aaaccato it fueco. Era di tropro IUI'=riore il numero Qc11'- inferocito 
Popolo; lal)nde furon? obbligati i N obiti a eereare fcampa con fug- 
girlene delta Ciuà inbcme coJI&: lor Mogli e Figliuoli. L' Arcivefcovo 
Eriberto, affinchè non .Ii credetle, -ch' egli fdvonßè il parti[o dclIa Ple- 
be .<:onrra -de' Nobiii, molt! de' 
uali eJ'ano f.uoi VafT.lIi, giudic. bene 
anch' egli di riuurG fuor di Milano. Sicçome açp:!rifce da un DO(;u- 
'(b) .Ant;qu. meot() d.l me d.l
o al,la Juce (b), in queíl' anno Ii tl1Jova 
el Boodil1Q 
1141;c. Djr.. la Moglie di B'fsif4ZlfJ D/JCII e :\1artbefc dl TúCcana, B,atrlll Contc:tJ"a. 
firt. -41. 'J Ja qu..te è dcua }ilia fll:f}1IlJa1fl Frtd"iâ, fenz.a fpec,6care, come 
ra il 
cottumc, che Luo Padre tòfTe Du&.a. Ma benchè quella Cana (j diea [erit.. 
ta ndl' anno "b l11Car1llatiow DIJNJi.i -flri J'ß
 Chrijii 4\1i/lefimø 
Qroo 
ilrag'fillJ() Priøo,.iM XI/J, Martii; pure è difcttofa, perchè teguita. 
1'1ndizi'lle Dtci1Øa; e però 0 r anno e fallato, e r..rà il feguemc; ov- 
vero )' mdl
lone ha da cßère 1.1 N
ntI. Confcrmò ill queft' woo il Re 
(c) u[hÛl. Arrrgo tuui i dirj[[i e B
ni ddla Chief.. d" A t\i a p'i!,ro J7 tft()lj)8, ?i 
11111. 
lIcr= quc:Ua Cirtà con Diploma (c) dato J/IJ. Id
 F<b,.u,m .ðIlllM DUI1II"'., 

;j;ø:
' In ce In(ar"ati
n
J 
f
L/, 
.diai",
F!I
. (
 dee fcriverc ,r1lll.) .dn
 
.Al/enf. Do","; 1/['.rlcl T'erw Re!,lJ, O,.d,llatl,ms ø}ltS XliI. Reg . ll. .dflll1}& a. 

d} Ibil,m ArulSgralJi Paltllio. Con ..lIro l);plorøa raflmente conccdeuc, 11 Con. 
.n Ep;fc

. tado di Bergamo ad Ambr,fio YeJCI'IJ' di quella Cit . , ) NMis Apri/is. 
llerlo.elf). in';. 



A N K A LID' I TAL 1 A - I ( I 
J"tliBiønt IX. .A"". Dom"i Hcnrici Regllantis I l. O,.ãUlati"Ûs 'VerI '.;MS EllA V ol
. 
XX/II. (fcriv1 XII/.) AélNm Mogunt;4. COSÞ a poco a poco comin- ANNOIQoil. 
ciarono- i V cfcovi di Lombardia ad acqu.illare anche it governo tern.. 
pon.le e il dorrunio delle foro Città. Sc i'oro filcd.. tutto eggidl, nol 
10 dire: oHora ccno avea quelb virtù.. 
I", 
Annó di C R 1ST 0 MXL 11. Indizione X'. 
di BENEDETTO IX. Papa 10. 
di ARRIGO III. Re di Germania e d'ltalia 4- 


. - 
B Olli,,: più c
 mai f... i N obili ufciti di Milano, e il baRe Po-- 
polo retbto Padmne deUa Cinà, I' odio 7.1. djfcordia, c la guer- 
A. Ci .fficura Landolfo, fcniore (If), che I. Arcivdcovo E,iJ,u/o Ii (a) 1..
Jul. 
1 . \ fi . O . N b ' l ' d ' fUI {em" 
tenne neutra c an 51 en congrumura. fa, 0 I I, avtn 0 urato Hiflor Alt- 
nella lac fazione i Popolì. della Martefàna e del Sl:'prio, fi fortifica- Iliola';' 1. 1. 
FOTU>- Íß fc:i. Terre all'intorno della Città', e nc formarooo un blocc0 7 "'P. 16. 
fcnu pCmkttere, che nlcuno vi portaffc de i viveri i nè giorno paf- 
làn, in cui non feguiífe quakhe, badalucco, 0 combat[ imemo tra la 
PJc:be e i Fuoru[citi, con mortaliti continua d' amendue Ie parti. GUcli 
k taJun cadcva aeUe mani del nemico i non i[canfava Ja morte, 0 una 
prigionia, pcggior delta mone. A veva il Greco .'\uguíl:o .Michele PtJ- 
ka. prima di mor.ire richiam-ato daWltalia Dbceano, 0 fia Dul- 
c;:hlano.,. giì Catapano 7 riconoCciuto per inutile, anzi d:mnofo Madlro' (b) . 
di g
rr., (/J) e in fua vece inviato in Puglia un Figliuolo, di Bugia- Ofti;:;s 
flO
 foprnnominato, per 'luanto s' ha daU' Ol1:ienfe, EXIIUgll.J10, 0 .Ar.- IiI,. 1. c.67. 
111>_, Ceoondo il Malatcrra. Cofini feco ccanduffe un numerofo fiuolo LUlul Pro- 
di Greci e di Barbari;, ma venuto a batraglía nel precedentc Anno, toJ h 'P at ". ill 
, N " d ' d . S b fc M P . t r C rømCÐ. 
co I ormanm a I J. I cHem re 0[[0 onte I 010, 0 come 
vuol Cedreno, in vicinanza di Monopoli, non I:'bbe migJior Fortuna 
del fuo preJeceCfore, Rdlò ivi con una mcmorabile fconfi'ua tag.liato 
a pezzi q'.r.1fi tuno l' eferci{o [uo. Fu fino prigione egli ß:dfo" e do- 
nato dc1. I N ormanni ad Adenolfo lor capitano, il qualc ne fèce traffico 
co j Greci, c ne ricavò una buona fomma d'oro: azione nondimcno, 
che irritò non poco i Normanni, c fu caßione, che gJi' levarono il 
bafirm dd comando. Abbiamo dal Protofpata, che Argiro Barenfe. 
Figliuolo dd celebre Melo, fu in quefi'anno dichiarato Princeps & 
J)MIt ltaJi.e,. cioè.' dclla Puglia e Calabria i ma fenz..'l dire chi gli delfc 
qUt: tio Titolo, cioè fe i Greci, 0 i N orm
nn i. Cerro è per anc., (d Guilie/- 
nata di Guglidmo Pugliefe (.-) e di Leone Ofiienfe, che i Normanni m
 1t'ut 
(.) ..IJrgireft1ä fi/ilml fih; PI".JejiÛtt"ttS ,.&eJ,r_s .dDlili
 Civitates pllrt;;n vi HI . I . I. 
capiunl 


(-) fd"I1Jofi '&1Ip" .Argiro fii'Þo di Alelo, /' afire C;ttJ Jella P/.Illia parll 
, prendDn per for
, parte If it [1I111Z0 t,-ibUla,.ie. 


- 



II!. ^ N N A LID' I TAL I A. 
'Eu Vol; ç"piunt, p,lrt;", fibj tributat'iois facilllll. Ma .non itia-rcmo .motto a ,'edere 

!1;NO 1042.. qudto meddimo _'\rg!lO e: i Normacni unÜi co i Gre:ci. 'ntamo}' Im- 
perador Miche/
 C
!4ala fucceduto a Michele Paflaf.o1lt nell' anno ad- 
rlietro, imputanJo all'imperiÚl e dapocaggine de' Capitani Ie :fierc 
perco{fe date da i N ormanni aIle Armate fll:', Ii av\'isò di fpedirc in 
Julia GiDrgio J.\1I,,;aco ("), cioè qud mt:ddìmo, che vedcmmo dopo 
Ie vittorie riportate in Sicilia mandato ÍI'1 ccppi a Cofbntinopoli. Co- 
ftui'venne., uomo fuperbo, uomo oltce ad ogni credere crudele. .'\p- 
pena giunto ad Otranto, ritrovò che i Normanni erano già -divenuti 
(b) L" padroni.di cutta la Puglia, e l',aveano divila tra loro. (b) A Gtifþel1", 
OJli,,,P' BrlZuiolÜferro era toccata la Cittå d' Afcoli. Lupo Proto[pata fcnve (c), 
f;mJl" 67 chc Gtllle/1#tNS lleéttlS eft Comes iilatfrte. Ã Drllgone Cuo Fratello t.ccò 
(
i 
'U;
I . Ye1l!Jjà; La'l.lello ad ArTHJlino; ad Ugo Monop,li i 
rani a PietrD; Civil. 

rltDh"t,4 a Glta/tÍlro; Canne a Rjdolfo,; a cr,.i/iatlo AlontepiJoft j IJ"rigenl. ad Ervlfl i 
.. ch".,
,. Âarenza ad 
jditti1lO; ad unO éÜtro ,RiáfJ
fo .saltto Ârcangel,; Mi1llr'l,'iu 
a Rainfred.. Anche .Ârd,inø ebbe la p:trtc fua. E Rain'If. Conte ,di 
Averià ottennc la Clttà di SipOl1t' col MOlltt Gnrga1Hl. Afelþ rettò .co- 
mune a tutti, Città divct'tå da Amal.fi. Gûsì noi mlriam:.> andar crc- 
fccnJo a gran paffi la fortuna e poten
a cJe' Normanni in queUe con- 
tr..de. Ora [\;hni-aco dieJc principia aile Cue imprde con impadronirû 
.di Monopoli, e di Mater... .Fin ie donae e i f;!Aciulli furono barba- 
ramente taglia.ti a, peZ7.i, nè fi pcrdonò a' MonacÎ e Pret;; tantl era 
1a barbaric di co1tui. In guefto mentrc Argiro, prc[o per Generalc 
Ga i,Normanni, s' impoßèlsò di Giov
nazzo, c per un Mefe: tcnne ar- 
fediata la Citt... di Tram. Sc!"ive Lup:.> Pro[ofp.1[a, che I. Città di 
Bari "l'1:lrJ-' eft in mtlnus [tMptratoris nell' anr.o prefeme. Non s'intenJe 
bene per la brcvitl delle parole di qucllo Scriuore, come paflàOèro 
'lucgli affari. V cggolfi aU' anno fe.gucmc, e vcrrà quatche lumc a que- 

 fie tencbrc. 


(a) Ctd,1- 
71/1' . 
Guill;,/.. 
.A/_ Iul . 


Anno di ,C R I Sï'O MXL'I1"1. Indizione XI. 
di BEN IDE T T 0 IX. Papa I I. 
.di A R R Ie 0 HI. Re di Germania e d' Italia 5. 


(4) ,A"ti'rJ
. 
lt41i,. Di{- 
ferl
'. 66. 


D r\ un Ðocumento Ja me pubblie-ato, (1), noi ricaviamo, che .Ãdar- 
gtrio Cancdliete e t\l
!fo d
l Re. .)rngo tenne UA Pl,aclto 10 Pa- 
via tld Müninero di S. Pietro In Calf} 
lil"tO, al qUite wrervennC'ro 
E,il 
rt(J Al'cil'JeJèQ'VD di MII.\no, RÙ1I1Jd. j/eji;/J";' di ,Pavia, Riu".an. 
Yefto'Vo Ji N ovar..., LiJig
,.io J7e.lco'1:o di 
omo, c. 
dtlbt
tD C
nte. 'F
 
ferlno '1ucl Giudicuo Ân", .b Incr:rnllt,oM DO'!l"11 
ofl.

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 C
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Afzl/rþmfJ S?<!!adr.Jgeþrtlo tertio, Re
m 
ero D
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1 HelM'" Rrgzs h,ç In 
ltliJia Y. JJecimolertio Calendas 
WadltJS [,.d,fl101fe Untimma. Ma do- 
vrebbe elft"re I O .lln1KJ IV. del Regno, prend
ndo it prin-cipio dell' E- 
poca tua diilla mone di eorrado tuo Padre. 'f(jt1am
 Cako, c il.PIJ- 
nc:lh, 



A N 111 A LID' I TAL J A. I I 3 
ricdli, che fondati fu qucao Documento [criffero, eLTere in quefi' FRA VoIg, 
Anno venuto in Italia il Re Arrigo, prefero un groL[o abbaglio. (
i\"i ANNO 10 43- 
non è vdtigio alcuno di tal venma, e v I fi OppOtlC ancora. il ÍÌknzio 
dclk Storie. Seguitarono in qUtlt' Anno 
lUcora i Nobili fuoruÎeiti 
1\1 daneli a (co':" bloccata 1.1 Cirri di Mllaoo, con fuccedere frequen- 
tiÍìimi conflmi fra ct1Ï e il Popolo di quella Cmà, da cui vàbrofa- 
mente (j rdì!tcva a I 101'0 sforzi _ Non men crudele danzJ. contlOn..lVa 
nella Puglia. Era {tato balzu,o dal Tro
o 
i Co1tantioop('h .1H,l1' anno 
addletro ftficbele C,,!,:f.ltcr., e In luogo (uo mnaluto GoßaiJtt11(J 1110110- 

".:r.co, che pn:f
 per Ñloghe l' I m,p
r,
Jricc Z,oe" cl
lè la fcol1\'olgimce 
dl qudl' Impeno 0 (a) Palfava un antlea nemlCJZla ha clTo Colìanrmo, ( ) G '_ 
e Giornjo :vJani
co Generalc 111 ltaha ddl' Armi Greche, Pre\'cdelìdo I
!"''I;I Á- 
co1lui la ÎU1 rovina fouo un' ! mperadore sì mal' affctto ".:frO dl lui, l
duj Hip. 
pal te per di[perazionc, rarte per gli fiimoh deW amhlzinne, s' appi- lib. I. 
glio ad un' ardltiffima rifoluzion.:' con fallÌ prodamarc Imperador dc:' 
G..eci, e prenderne Ie infcgne 0 eeJrtnO accenna, (b) che per cagion (b) Cedre- 
di Rcmanll Duro fuo ncmico e prcpotente alia Cone di CoLbmino- nus Com- 
r oli , l\.1aniaco fì ribe!Iò 0 In faw l' 
ugu!l
 M
nomo.1co ,avea fpedito pmd. IJi.ft. 
in Italia PalJa Procolratano con ordmt dl Jpoghar .!\,Januco del co- 
mando. Ma 10 fcaltro Maniaco ferpe COS! b
n tàre, che (poghò lui 
d.:lIa vita, e cldle gran (amme d'oro, ponate do! clIò Pardo in halla, 
c fi fervi per rcgabr Ie ti urpe, e Ol.Jggiormemc addèarle ncl fuù par- 
(ito. Abbiamo poi da Luro 
rotolpat
 (c), c_
le Maniaco and
 [ot:.o (c) Lupus 
Bari, ma nol pote tr.lrre alla Lua dl V02.lOne. Vera do:ntro Argno Fl- l'rotofÞa,a 
gliuol di Melo, che nè per minaccie, nè per promdfe volle induríì in ChroniciI, 
a fottomenel fi a Iui. Tentò ;.nche di guad.1gnare i N ormanni, ma 
non gii riufcj. Tuao qucfio p;ìre (ucceduto nell' Anno precedcnre. 
L' I mperador Cotlanrino, a cui [cotti1va fone la ribcllion di Mania- 
co, nè nova\'a mezzi per iimorza
 ql1etlo fuoco, fi rivolfe aneh' egli 
ad Argiro, c a i N ormanni ; ed ehbitc 101'0 delle ingorde condizioni, 
e m;,ßìm
menre, come fi puo credere, 1a confcrma delle ]ora con- 
quiae, Ii tirò d:tlla lua 0 D"ii' Anonimo B:lfenfe, da me data alia ]u- 
ce Cd), fi rac

glie, che \'enac
o ad Algiro Lettere Imperia!i Fæde- (d) .Antiquo 
1 alus, & PatYlc:atus, & Galapam, U JTeflatt's (forfe SebaflatuJ). Por- It.Jli
. lJif- 
tarono anche ) MetE Impcria}i de 1 magni6ci regali per Argiro, e fir'. I. 
per Ii N ormanni. Tutto .2vre:bbc dato il MC'nomaco per libcrarfi 
da qucfio competitor dell'Imper:o Argiro, che era da gran tempo 
all' a{]'cdio di Trani, ed ave:;a f.\[[a fabbricàre una mirabll torre di 
Jegnaml per el pugnar la Terra, [oHo induC1è i N orrnanni a ritirar- 
fenc, e a folr preparamenti in fa\lore dl C..>llant;no Monomaco contra 
di M.dliaco. ScrilTe a Rainolfo Come di L-\ \'crfa per nuovl amti, e 
raccolta un' Armata di feue mila pcric:1c, tuna gente dl fomma bra- 
vura, ed 3vvezza aile vinone, con Guglielmo Ferrodibraccio, s'in- 
vio 111 quell' 1\nno alia volra di Taranto, dove s' era chiuÎo Maniaco, 
110n oLàndo tener ]a camp3gna contra de' poehi, ma fOl'rnidabih N 01'- 
manni 0 Taranto er:1 einà forLÏJlìma; prenderla per 
{falto fi COll0- 
1"01JJ. 171. P fce\'a 



I 14 ANN A LID' I TAL I A. 
EK A YoJg. fccva impol1ìbile; nè i Greci vo1eano ufcire a battagIia. Però dopo 
1'.1010 104-3. qua1chc tl mpo fe ne tornarono indictro i N ormanni. Saputo poi, che 
1\1Jniaco fc n' era ito ad Otranto, e ehe contra di Iui era \'enura una 
. floua Greca condotta da Teodoro Patrizio e c.,tap,mo, accorfero 
ancn'd1ì per terra all' a1T\:dio di Cjtlella CJttà. Mani;tco veggendo la 
ß1aIparat.1, ebbe 1a fortuna di potedì falvare per mue, e di anJarCene 
a Durazzo. 1\1.1 poco durò 101 fua buon:! forre, perchè forprefo da i 
foldati dell' Augulto Monomaco, terminò la fu.! Tragedia cnn rcfiare 
uccifo in queUe comrade; 0 pure, come vuol Cedreno, benchè vin. 
citmc, morì dl una ferita. f1 capo fuo pOl'tato a Cofiantinopoli em. 
piè di eonfobzione tutra quella Cone. Orranto fi dicdc rod Argiro, 
il qu,11e dopo que Ita impn:Ca licenziò tutti i Normanni, e fe ne tornò 
glOi ioro alia Ciuà di Bari. In quefi' Anno ancora per artefl:ato del 
, (a) .Da" h "u- Dandolo (R), avendo 6niti i fuoi giorni DQmenico F/abailico Doge di 
us I1J C rø- V ' I fi d ' I I >.' D ' C . 

ùco T, Xli. eneZIJ, g 1 uccc eUe In que rmclpara omemcfJ ontarmo. COi1- 
l'er. lIa/ie. flantil1us Aug"t.fius bunc Ducem l11agif/ra/; Sede decoravit, luna parole 
d' e1To OJnJolo, íìgnificanti, che dal Greco Augulto fu dlchlarato 
(b) UgheIl. quefio Doge A1ag;ßer A/HÙum, com
 erano i Duchi di N apvli, cioè 
Ira/. Sacr. Gcnerale d' Armata. Rappona I' Ughelli (b) la fonJazione da lui (ana 
'lom. V. in in quel1'anno, iníìemc con Domenico Patriarca di Grado, e con Do. 

-enet. Pa- menico J7c{co'i;o Oli\'olen(c, 0 tia di Venezia, dd Moniltero di S. Nic- 
triarfh. colò in Lido, con Ivi ordinare Serf.';o Abbate. Pafsò in quclt' al1no 
(c) Hcr- - ð 
pn,mn..s aIle Cecondc Nozze il Rc "rrigo III. con prenJere per l\loglic nel 
Contl'at1us. dl d' Ognilfami Cc) ..dgfle{e Figliuola di Gug/Ü/mo Duc3, di POltlcrs. Ne 
LambeTtus gli Annali d'lldcsheim Cd) fi parla all' an no feguente di qudlo f.uto, 
sca;.:bur
 ma con errorf'. A tali nozze fu un gran concorfo di Buffoni, GIO- 
fen 


oni(DII colieri, e Ci;,trlatani, tutti c.ro:dendo,. come era I' ufo di que' SecoJi, 
Ãr.dega- di riponarne de' bt:i rcgali. Ma Arrigo ridendofi di qud rtdicolo co- 
'l/tnft. Jtum e , tutti Ii lafciò colle mani piene di moCche, e ne do\'ette ri. 

]ld
=nalfs por.tar mO,lte 
al
di1.ionì da quella. canaglia, rna infieme molte lodi 
/Jeim da 1 buom c {aggl. 
Anno di C R 1ST 0 MXLIV. Indizion
 XI I. 
di G R F G 0 RIO VI. Papa I. 
di A R R J G 0 III. Re di Gern1ania e d' Italia 6. 


{) 
 If. P Er tre :mni, fecondo I' attt'fiato di Arnolfo Storieo (,.), durò it 
l
iflor,rr.
e: blo
co di Mil.ano, già in,tr
prcfo d:l 
 Nobili fuofl;fciti contro la 
tliola'J. 1. 1. Plebe d. qucl1a Clttà. Terrnmo e1To a mlo credere pm totto nd pre- 
cap. 19- (ente anno, chc nc1 precedente, come fi figurò il Sigonio. Eecone 
(f) .L
ndul
 la manic ra , di cui íìam ttnuri a I.:andolfo S
niore (f), altm 
 fiorico 
{us [enior, M Ilanefe di qudlo Secolo, EraG ndntta per SI lungo co.nrrano 10 Com. 
Hlfhr, Me- me mi[crie qudla nobd Cirtà, pcrchè troppo fcemato 11 Popola a ea- 
dlclan. t. 1. gion do:' tanti comb:lttirnenri, e delle malattie (i1fferte, e maffimamen. 
,ap. 2.6. te perchè UQ' orrida f"me era fuccc:duta alla m:mcanza. de' viveri. Pa- 
reanQ 



ANN A LID' I TAL I A. I I ) 
rfana Cchc1etri cammioami quei, chc erano rdhti in ...ita. Ora Lanzo- Eu Volg. 
oe Capitan d' elTo Po polo , allorchè vide tendence al precipizio la for- ANNO 10-1-4, 
tuna de' fuoi, oè rimaner lora fp
ranza Ji fo,,:cor(;'\, prefo feeo molta 
oro ed argento, fegrctameme fe nc andò in Germania ad implorare 11 
p2tl"Ocinia d.:l Rc ,A,rrigo. II trovò molto. a
irato contu 
i .1
,.j/;er/o 
A,.civefto'Vo, perchc II lupponeva autorc dl 51 fC3.odalofa dlvlhon dc' 
MilaneG, e inGeme dell.. ribel1ionc, glaechè niuna delle èuc f.lzioni 
ubbidiva più a gli ordmi d'dfo Re. Purchc Lam.one fi obbiibûlIe di 
riccvere nell:l Cmà ,ii Milano quat[ro mIla c.walli T cdefchl, rromi- 
fo: il Re l\rrigo di alUt,tr l.t Plebe contra dc' Ì\iobill,5 contra qllalun- 
qu
 perfon 1, ehe \'olcífe O101cllarla. A tutto acconlenti l
:!Oznne, c 
fu determinato il tcmpo deHa fpedizion dell' Armata.. Con queUe buo- 
ne nuove tornata a MIlano, rimife II cuore in corro a i ma<:ikmi fuoi 
fegu.lci, con g.lUdio incred.bilc di tuni, e con lùa gran lode. l\.1a quc- 
0:0 Lanzonc, iìccome perfonaggio ben plOvveduro di f.:nno, ed am;lI1- 
te de:!a p
tria, lintc poco a ncon
fccre, ache pcricolo Ii efrondfc 
1:1 Cinà, e non men 1a fazionc conrraria che la tua. Fors',anche a\'ca 
conGgliatamcnLe oper,\to tuno, per condurre aila pace i N obili oni. 
l1ati. Perciò iègrctameme s' 3bbocò con aklu:J.nt:i N oblli fU'1ruCcJ[J; e 
rapprefentato 101'0, quanto a tutti pOlea avvenire per C('SI fiera dilu- 
oione, non trovò dJflicultà a lbbllire unJ. buona pact: e concordia: clln 
che rient1'arono i N Obïli in Milano, t: depolto ogni fpimo di vendet- 
ta, anefero sì i gr,lndi, che I piccioli, a viverc: per allara con buona 
armonia, benchè poco f0ITcIO dJipotb gli animi dell' una parte ve.-fo 
dell' altra. Tal line ebbe qudla tCandalola diJCordia. Conofcendo Pop- 
pone Patriarca d' AqUlleia, quanta fotTe agtvole nella corruzione, in 
CUI fi [rovava aHora la Cone Roma.na rer cagiooe d' un Papa pieno 
di vizj, l' ottencre que!, che fi vole va: (a) umo s' adoperò, che Of" (a) Dandul. 
1 iporto un decreta, che l:t Chlefa dl _Grado, benchè da piÒ Secoli in Chro7lico. 
fmembrata, davetTe riconoCcere per iuo Mctropolitano il Patriarca Tom. XlI., 
Aquilelenfe. Nc gli ultlmi Meli adul1que dc:Il' anno prefcntc porcatofi 1{er. Ito1Jl&, 
con genre armata a Grado, diede il lacco a quanta v' era dl buono i 
cd appllnto con barbarica CI uddti atu,ccò il fuoeo alle Chiefe t: alia 
Città, e ne fece un faiò. Domenico Contarena Doge, ed Orfò Patriar- 
ca di Grado, cornmoffi da Sl empio inlulto, ne J(:n{fero lettere alTai 
calde a Papa Bcntdetto, e fpedlrono appolta aRoma i lor MeíIì 'per 
implorar giulbzía e riUoro. FU1'Ono trovate COSI buone Ie lor ragio- 
ni, che 1ì vt:one nei Sinodo Romano ad abolir-= il PriviIegio furretti- 
ciamenre ottenuto con obbligo di reUimire il m,.ltolto. Ed aHora il 
Doge di V c:nczia Ii Itudiò di rifabbricare I' abbattuta Città di Gra- 
do, Tornatl che furono aUe lor cafe j Normanni åopo la moTte di 
Maniaco, Gu&imario 1fT. Prine.ipe di Salerno c di Capoa, mal loffc- 
rendo, che Argiro lotto l' ombr a del G rec'o Imperadore ulåtTe Ii ti- 
tolo di Principe di Bari, c dl Duca d' Italia, dt:tcrrnmò dl fargli guer- 
ra, A veva etTo Guallnario preeo II titòlo di Duca di Puglia c: Cala- 
bna, quafichè qudlo gli fomminiftralfc diritlo fopra <<QueUe Pro\'if'cic. 
P z. Ora 


/ 



I I 6 ANN A LID' I TAL I A. 
Tu Volg. Ora avendo egli condotti al fuo foIdo i Norrnarmi, che aveano abban- 
_'

:;:iiO IOoH-. dona to Argiro, portò Ie fue armi contro dclIa Calabria. COr:l iVI fJ- 
cef1c, non Ci t
l. Lupo Protofpara (a) Colamenrc nora, che GUJimario 
inÍÌeme con GUlþelmo Braccio1iferro, Capo dc' Normanni, VI fabbncò 
11 Catlello di Squdlaci. Gugliclm) Puglidc agglUgne..{b), ch' egh paf- 
sò con queUe forz
 fouo ß.1ri, e vi mIle I' afJèdio, COI'l imimarnc la 
refa ad :\ rgiro. Ma t\ rgiro f<lccnJo buona gUJrdia alia. Ciuà, nè vo- 
lendo cim.>nrarfi a com
a(timento alcuno, II lalciò minacciJr quanto 
volle. Però veggendo GU'ìimario Ji eonlumarc ind,uno e tempo e da- 
nari incomo a quclla Cin<Ì, do po aver faccheggiato [Uno il paefc, (è: 
ne rirornò indierro colle trombe nel (åcco. 
Parì una hera confufionc e burafca in qu.e(P anno Ia Chiefa Ro- 
(c1 Vit1. 111, O1:1Oa. (,) Erano arri\'arc al colmo Ie difonellà, Ie ruberic, e gli am- 
Pllp.1 Dja- mazzamenri di Papa BC;J
dclto IX. in maniera che il Popolo Romano. 
løg, Jib. 3. non po[endo PIÙ wlicrar qud!o mofiro, 11 cacclò fuon dl Roma, ed 
Hel1Hn- e1dTc P,' p a , c.'m01'liC,1 P .11"'vifJendentes decr
ta ' Giovanni V e[covo 
abi- 
7}'/$ CDnlr.1- r 
flus in chr. ccfe, che prefè ii nome dl SiheJh-o Ill. QJdb comando Ie felte fo- 
Lto oß:tnf. lamenrc tre [\JeCi, pCI chè colla forza de' fuoi Parenti rilarIo Bcnedet- 
r
!,'US DR- to IX. rita.lì CuI Trono, fcomunieò e caccio il Culbtuito Sllvefi:ro. 
'

anl 
 ç Ma conrir.uando nellc ruc iniquicà BcneJcuo, c fcorgcndo PIÙ ehe 
1/ J. roai irri,atl comr.} di lui j Romani, rinunziò al Pontlficato con Ven- 
clerlo fimor.iacarnenrc a Giova\'lni chiamato Graziano Arciprete Ro- 
mano, il qU-:1lc af1tll1le il nome dl Gregorio Vi, In quc!lo mlferabile 
fiatu cadde alIo!'.! la lånra ChieC.. Romana, non pcr la prcpo[enza di 
Principe alcuno, ma per h dlfunione cd avarizia del Popolo Roma- 

o, che a'.endo mano nel1' ekzion de i Pari, facilmemc fltJrbava 
chiunque del Clero ferb:wa il ttmore di Dio, ed avrebbe fade fapu- 
(d) BllrDn. in to canonic:'\meme provveJcl'c al bifogno dell... lima Serle. Stòrzau il 

 I.., Cardinal Baronio ( d ) di P ro v are , che Greuorio f/ I. fu riconofciuto P er 
.nlI1UI.. Lce. Ò 
Jcgiuimo Papa, e loJ1to da molti per ]e rue V irrù, ne qudto (j met- 
te in dllbbio. Ma il (->"drc Pagi (e-) prutwa, che Grazlal1O, cioè Gre- 
go,'io Pl. comperò anch' egli, cioè fimoniacamente acqUllio il Roma- 
no Pontific1to, e che pcr non effere fu i p,incirj noto' quelto pee- 
caminoCo ingrdro d'amendue qiIc' Papi, fu ad elh plcHa[a ubbidlcn- 
za, nè per qudlo rirnalero cfcìufÏ da i Cataloghi dc'Romanl Ponte- 
bci. Comu.nq'le fta, noi fra poco vcdremo, che non tardo Iddio a 
fovvcnir la Chiefa, c a libcrJ.rla da gli fcanJah con darle de i legit- 
timi e bu')ni Pomet1ci. GlOvcrà anche alia Storia d'lralia l' accennar 
,!uì, (f) che venuto a mone in quefi'anno Goze/one, 0 fi.l CIJtolone, 
Dl!ca ddla Lorena illfenore, lafclo que! Duc.no a GOZe/UIO Cuo Fi- 
gliuolo, fopranominato il Dappoco. Ma il Rc Arrigo, tl\uochè glid' 
avelT'e promctTo, cûnfcrì qucl Ducato ad un .Adalberto. Non kppe 
digcrir qudlo torto Got.fredo jl B,lI l )ato 
 altro Figliudo del fuJdt::[[o 
GO'l.donc:, e già Duca della Lorena !'v1ofdlanica, 0 fiJ Supcriorc:, 
gi,)v,me di nobihffirna indole, e p::ririlTrmo dell' ane milltare. Perciò 
rtbcllatofi a1 Rc Arrigo, fc:cc gran gu \fi:o e firagc di geme fino a1 
Reno, 


(a' L"'us 
1'1 Ofor.
a;a 
i., Lhl DnicQ . 
(.1
 uullitJ- 
1:1 S A pulJ4s 
Hlft.l.2.. 


re) Pag;1I1 
nd .Annal. 
Bllron, 
'7,i hum; 
Ãr.r.um . 


(f) Htym.1n- 
7}'/$ COiJtra- 
(Íus 1/1 chr. 
Annll;j- 
Oa I>axo, 



ANN A LID' I TAL I A. J,I7 
Reno, non falvan.Jofi dal di lu.i. furore fe non chi fi rifugiò nelle for- 
tezzc, 0 G rifcatrò can danari. N oi vcdremo qudlo Pnncipe in Ita- 
lia da quì ad alcuni anm operator d' alere imprefe. F1I1I fua vita in 
quell' Anno Geb!aydo Arci'Vefcovo di Ravenna, menu.e dimorava nel 
Monifier..:> d.:lla Pompolå (a), god::ndo ivi ddla pia converfa:Úone di 
G.;Ûdo Abbate, uomo dl [;mta Vita. Fu o
cupata quella Ch!eI"J da un 
eerro lf7idgp 0; ma ficcome vedremo, nc decadde dopo due anni. N è 
voglio l.-ll<.ur dl dire, aver Bennone nel [uo zibaldol
e d'imp,)fiure c 
calunnie cancara la 
no fopra il fuddeno Papa Benedetto IX. c che 
S. Plcr Dami,lI1o in vigore d' una delle Rivelniolll, che 3mic.1meme 
crano alia moda, il cacciò nel profondo dell' Inferno: Ma el1crfì tro- 
varo a dì noftri, chi con aOClchi Documemi fa veJerc, ch' t;11
) Be- 
nedetto IX. a perfuolfione di S. Bart010meo Abb1tc di Grottaferrata ri- 
nunZI() il Pontificate, cd a\'cndo vefilto l' abno l\1onaíbco in 'Iud 
Moni1l:ero, auefe a far penitenza de' luoi falli, finchè Dio II chi.1- 
rnò all' altra vitJ; e ru ò non meritar fede, (.hl t
nto fparla del 
fuo fine, e di penitence ch" CI fu, eel v
ole far credere impenitence c 
dannaco. Come poi s' accordmo tali nouzle colle parole dette da San 
Leone IX. Papa prima di modre nell' anno lOr+- Intorno ad dfo Be- 
l1edt;uo IX. io lolleerò ell' altri 10 decida. Retta fortI: allo [curo l
 
Storia Jt'Jiana e Romana in quclti tcmpJ. 


EllA \' oJ". 
ANKU lC44. 


(a) Iitrmllr.- 
lI11S Cðr.lYIl- 
{illS in chr. 
R"le'ls 
Hi/lOf. Ra- 
venn. I. f. 


Anno di C R 1ST 0 MXLV. Indizione XI I I. 
di G REG 0 RIO VI. Papa 2. 
di A R RIG 0 HI. Re di Gerrnania e d' ltalia 7. 


S E fi ha a prefiar f. de a Guglielmo Malmesburienfe (b), Papa Gre-' b" .oo I 
. g
Yio V,l., trovo 51 dl!l
a!,ti c ddolatÏ per eolp;! de' 
UOl ameceJfo
i 
.;
s 1.
;
::
- 
t bem e gh Stan 
dla Chlda RomJna, che appem gh reftava d:
 VI- r.mbllrit,.,/. 
Vere. Er Jno si al1ediati i C.1mmllll da i ladri ed a(f.ll1ìni, che niun pel- Ie grft: Reg, 
1egrino olava PIÙ dl p.l(fare aRoma, fe non in buona CarJvana. Le ArJgl. I. 1. 
o,blazlOOI, che tì facevcHw aUe Chicfe Romane de gli Apotloli c Mar- 
tin, vCOIvano tolto rJpitt: dol i Potenti fcdlerati. Ii Pontefice prima 
coUe bu.me, poi colle Icon1l1niche cercò di m
uer fine a tJnti abuG 
ed iniq
IÍ, à. Nulla v.\lle quetio nmedio. VIIi dunque f.loti e cavalli 
21 mati, Lh
 colle fp.tde Iterminarono gran parte dl quell.! r:nab r3zza, 
c pa tal via ncupero multi podcn e Clttà toIte alia Chiefa Romana . 
Apeni ancorJ t:J atTicurati i cammini, tOinarono i pellegrini a tì'e.. 
(]uelltar Ie Chi.:lt: di Romol. Ma I Ron1.l0J avvezzi a vivere di rapi- 
n,a, ,non poteano foffcrir Sl tàtti rcgoL\lñ
nti, e ehiamavano rangulOa. 
no 11 Papa, e inJcbno di dlr MeOà, e in ciò andavano d'aceordo col 
Popolo ancora i CarJm-lli. Ma io non so che mi credere di quelto 
!JCC 0 11tO del Malmtsburicniè al vedc:re, ch' eg\i vi art,1cca varie favole 
Intorno iilla morte di qudto Papa, c un lungo ragionamenro di lui" 
che 



II 8 A 
 lol A L ( D' I TAL I A. 
F p, ,., Volg. chc !,cur:tmemc è filltO, e rena fmentito d:illa S[oria. Que1 folo, che 
..1.1,0 I u45. fi ruo credere, Ii é 11 miferabilc {hto de ile rendite dcllol fanta Sedc 
in guelli tempi :;1 abboodarm d' iniq:tità. Così Ii tro\:o anchc il fJnto 
Papa Leone IX. fra qU:lttro aom, {iccome vedrt:mn. Sul principio di 
qudl' anno diede fine a' fuoi giorni Eribe,./o d,.civejèovo dl Milano, 10- 
(a) lAr.dul- datilIimo da glr S(u
ici 
]1Ìancfi (a), ma chi,'m.Ho Tiranno da i Te- 
[us :t ddchi. I:-rrlJanno Contratto (b) 11 tà mort.) nl:ll' anno 10-/---/--. 11 Puri- 
:
b
 

 :.n 3 2.. e_clli (c) nel 104-6. Ma nd Cuo epitafuo, che dee mental' più fcde, 
(0 Hfr71l41n- it kgg..: _ 
n' s Conrrn- 
(l
u In CÙr. 
IC) PUT/al- 
l.us Mon:l- 
11Ur.(, JJ ;fil. 
.A11l
roJ/.m. 


aBUT ANNO DOM. INC. MXLV. XVI. DIE MENSIS 
J \ N U A IU I, IN DieT. X II 1. 


Lo fidlo abbiamo da Landolfo Scniore, Storiea Milancfc di que- 
fii tempi. Pero rodl' ultimo fuo felbmento, riferita dal fuddeno Pu- 
Tlcdlr, e fcritro Anno ab Incarnatione Domini J.\/illejimo ß<..uadra.gefimo 

tÏlIto, (';1e;'.fè lJecem/;ris, Indiflione XIJI. fi dee credere adC'perata 
1 Lf.l Piiat.a, che 3nt.CIP.\ d. nove Mdi I' anoo volgare, 0 rure I' anoo 
nU8VO comrnc/O nel Natale del 
ignore. In fòmma quel Teltamcnto 
dce arp
lru:nere aU' anno 104+. nc' cui u1rimi Meti correva I' /ndizio- 
liC Xlii. Ebbe 11 carpo dl Eribcrro (cpolmrJ nd Momllero Ji S. Dia- 
rplio, lla Iw f.'1bbricatQ cd arriechito prell!.l alia Ciu;Ì di 1\lilano , 
\' cnne 11 CLero e Populo dl qlldla Città all' elez.ione del Sllcccfìorc, 
C?) Land'II. e pa aucl
.ua di LaCldo1tò Seniore (d) ql.latltor majores Ordinis -z:irl1s 
.

t!;::


- fa.fi
/z:es, opti
i1te 'l!i
æ, bllnæq/!e famIE e/egerunt, ql/ibus eleElis mJÏvelfe 
..,J..'ln. l. 3. (,1'?:lIaw Úlëll
es IpJOS ad Jmp
,.atOl em (non era pt'r .1I1
he I m pcra
ore ) 
('lp. 2.. JAm Ullm, qUI l1(,vlfer furrexerlll, Ilovilerque POpUIU.T;; zpftmz a Alajorrml 
1íi:i.libus Úberliwrat 
 Jumma cum di.igenfia direxcrunt. G'llvano FIJfì1- 
ma (e) nornllla Gudb quattro ßletu, Ed eeca la maniera, che fi tC- 
rH:va 10 tempi tilnto It;oncenati dell' Italia, allorchè occorrcva I' cle- 
;z.lùn(; d
' \' dcovi, Si laiCi.tva al Clew e Popola un' ombr.\ dell' anti- 
co dlfltto, can p.:rmettcre 1nro dl eleggere c nOmln.lf quatlro, pcr- 
fc.naggl, uno de' qu.di pOI {oleva eßere pn:icelto dal Rc d' Jtaha, ,0 
fi4 d..il'lmper.tdore. J\h taior luccedc\'a, che iRe ed Imperadon, 
raCllt,enda qudt' ordine, ekggcvano fuar de gh Eletti chi più era 101'0 
in bf,do. CIO appuma aVVe.lne III quclh conglUlitura. , 
Trov.w.di aha Real Cone 111 Germania Guido dtl f/e/Me, Vlll.1 
del i\lrianc:c, uomo d
 b.1(fã kga, per qU.ln
o la[ci
 I
ritto Arnot.- 
fo (f), con úlrr-: S:ljilJ/it etlm (Ie grC'Tibus, & de pOll jæt,mtes accept! 
eU1f1. Coml:: egh fi 3Iut;:(fC, non e bt::òn noto a ceno. S,'ppldm IO!:\- 
meme, che Ii l(e AI'. igo, anlcponcndolo a i quattro Elettl, 11 d,c,hla- 
ra '\rciv<:lcovo dl MILano. Sc crediamo al fudJeuo Fumou, GUido 
U<1 nata d..tto daLia .).Irre de i Nobill di Milano, e 11-= ,J:ì qu,.It.
c 
fO'1d:tmc:nto Landûlto :)(n:OI(:: il che pale, che pofr.'1 gluttrfita r ,1<\ ,fl- 
foluZlime prcfa dal R.: .-\rJ1ga. ''\ðg1ug nç di più, <.he que.to Gu:da 
era iuo SlJgreljlrio, del che Ii può dubit.1rc, Relta mcert o , quan,do 
egh 


(c) G;"zl-ua- 
nt.'1S FIll/li- 
ma in Chr, 
l>/,tjor. 
MS10 c, 763. 


(() .A rnuif. 
Htf!. Mtd/o- 

"n. i. 3' c. I. 



ANN A LID' I TAL I A. II 9 
egli entrdß"e in poß"eß"o della Glttedra "mbrofianl. Ne1 Codict: Ellen- E H. \ <'It!. 
fe di Arnolfo è oo[a[O l'anno [0.16. (.J Ermanno Conrrano mcHc in A",,"o IC4S. 
un anno la mone di Eriberto, e nel IÙlfegum[e I' elezione .Ji Guido. 
Non fembra moho probdbile quell:} ol'inione, pcrchè gmndo Cu!1ìib 
I.. m
rtc di Eribeno nei Genruio deWanno pre[entr:, difliÓlmcme 
pot:è relhr
 per sì lung
 tempo vacamc 
a ChieC\ di Milano. V couto 
in halia Guido, fu mal ricevuto d,ll Ck ro della Metropolirana, e dUíÒ 
fra eí1ì una gran difcordia; lOa per paura del Re mollrarono Ji acqu
- 
tar Ii , e r acccuarono per loro PaO:orc. Da queflo [.n[o p"i <:on ficll- 
rezza rdccogliamo, che i MJlandì erano [ornati in grazia del Re Ar- 
rigo) e riconofcevano la di lui amorità e fignoria. Concedcuc dfo 
Re in quell:' an no un PI ivilegio al 1\10ni fiero delle Monache di Santa 
Giulia di BreCcia, pubblicato dal Mar
J.rino (0), e duo _-1,mo Dam;- 
"icte lnmrnationis JIXLJ7. lndiéfjonc X/ll. undecimo Kalen1aJ AuguJli, 
QI'dinationis 'l.'ero Dom,Ji /{enrici X I fl. (dovrebbe eß"ere XI? 11.) Reg,zi 
venJ Fl. (Ii fcriva f7l/.) ARum 
Ií-ajeélltla. Parimenre con altro fuo 
Diploma daro in AlIguJla (b), IDa fenza il giomo e il Mefe, cO'1fcr- 
mò tutti i B.:OI, e diritti delta Chiefa di l\1antova a M,:1ycitmo VeCco- 
vo di quella Città. Secondo Ermanno Contratto (,), Gotifredo Dum 
di Lorena, veggendo di non poter Cofi:enere la fua ribdlione, andò in 
qucll'anno a gittarfi a' piedi del Re Arrigo, e rer falmar penitcnza fu 
polto in prigione. Sigcberto (d) aggiugne) con dare per oftaggio il 
Figliuolo, riacquifi:ò la libenà; lOa efTendo m:mcato di vita etIo fuo 
Figliuolo, egli tornò a ribellarfi, e a devattar paefi come prima. 
L' :\nnali(h Saß"one (e-) metre quefto fatto fono l' aono feguente. Ab- (e) .Annali- 
biamo anche un'indubitara pruova, che s
era riLbbl1ita la bllona ar- fin 5i1xo. 
monia fra II Re Arrigo, e il Papolo di Milano, perciocchè troviamo 
al governo di quell.t Città neWanno preCentc it Minillro Imperiale. 
E quefl:i fll il MarcheCe- Alberto dzzo 1/. Progenitore de' Principi 
ELlenfi. Ciò cotta da due Placiti tcnuti nel N ovembrc. di queLl' anno 
in, effi. Cmà, e. 
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 Iti. alia luce ,(f), .ne' qual.i DomnuJ Azo AfaY
 (f) .ARti . 
ChlO,. & Come! if!IUS CIvItatIS rende gmnizl3 con Imporre. la 
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mille Mancoh d oro da p<.garfi medie/atem Camerte Domm ReglJ. Per ferr. 45. 
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