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Full text of "Annali. Annales"

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HARVARD UNivERsrry 

LIBRARY OF THE 
FOGO ART MUSEUM 



THE BEQUBST OP 
JOSEPH CLARK HOPPIN 




/ 



ANNALI 



DELL' INSTITUTO 



DI CORRISPONDENZA AECHEOLOGICA 



TOLUME QUADRAGESIMO NONO 



ANNALES 



DE L'INSnrUT 



DE CORRESPONDANCE ARCHEOLOGIQUE 



TOME QnABANTE-NEUYIÈME 



*( 



ROMA 

COI TIPI DEL SALVIUCCI 
1877 



inoir 

F06Q ART MUSEUM 
HARVARD UNIVERSITV 






ANNALI 

DBLLlNSTITirrO 

DI CORRISPONDENZA. ARCHEOLOGICA 

ANNO 1877 

YOLTJMB UNICO 



ANNALES 

DELTN8T1TUT 

DE CORRESPONDANCE ARCHÉOLOGIQUE 

ANNÉE 1877 

YOLUICE ENTIEB 



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IL FREGIO D£L PORTICO DSL FORO DI NERVA 

(Mon. deiriiut. voi. X km. XL. XU. XUa) 

Tra il leapio d«IU Pace e il foro d'Augusto 8t 
stendeva dal nord al sad un'area non mollo spazicisa, 
nella quale Domiziano in<iomineiò la edificazione d'un 
quarto fero, dìeatinato non tanlo a seopo pratico ()uattto 
ad abbeUire quel aito e a congiuoger tra loro l fori 
già eBintenili. Quest'opera non fu condotta a oompimeiito 
che sotto il suo successore Nerva, dal quale prese il 
Bome di foro dì Nerva \ Ma oltre questa denominasione 
n'ebbe un'altra corrispondente alla sua posizione, quella 
cioè di /oriM |rat»i(ornfi» * o pervvm \ poidiè era 
attraversato dalla strada principale cbe metfava alla 
Subura. Un quarto nome, quello di farwm Palladim \ 
ebbe orìgine ds^l tempio che sorgeva nel mezzo di esso 
consecraVo a Minerva, alla quale, come vedremo, pare 

* • 

t Snet. Domit. 5. 
2 Lampr. Alex. Sev. 28. 
^ Aurei. Vict. Caei. 12. 
« Mari I 2, 51. 



6 IL FRIGIO DSL PORTICO DEL FORO DI MSRVA 

Cnu luSSO sttrest utTuttsts ttnfit qudiiia ta CroCOfaZiuOB 

scultoria del foro stesso. Anche la edificazioDe del 
tempio fa cominciala da Domiziano, di cui è abbastanza 
nota la particolar devozione per Minerva ^ Di questo 
ediGcio conservavansi notevoli avanzi sino al secolo de- 
cimosetlimo, e parecchie incisioni contenute in opere 
del XVI e XVII secolo possono darcene un concetto 
(cfr. specialmente Du Perac Vestigi d. antich. di Roma 
tav. 6, e la riproduzione che ne dà il Canina Edif. 
di RofM tav. ex, 1; un catalogo di quei disegni è 
dato dal Jordan Forma urbis Romae 27 ; cfr. ancora 
Piale del tempio di Marte Ultore etc. Roma 1839). 
Da questi disegni, kodfrontati con hit piccolo teàb 
della pianta capitolina (Jordan 1. e. framm. 116), che 
Canina per ^riAio idenllfldò cot fdrd éi Nèrva, risulta 
che il tempio era un prostilo esastilo con Tabside della 
cella di fórma sèmtcircotare (èfr. 1 plani del Canina 
CiV-GVU, e etr. ancora Rebèr Ruitm Rom's p. nt). 
Di questo tempio^ efce era redìficio priDCi|(iàle dtil foro, 
oggi non f imtine ptb aloud vestigio, dacèliè néirMKtf 
1612 papà Pfiiolo V ne fece buttar giù gii avanzi/ è 
dèi materiali ricavati si servì nella C(Mthuei«iile deilk 
fontana Paola. 

Questo tÀai|rio era per (re lati circoitdatoi da m 
riointo, il quale non rinchiudeva la Mite del l6mpio; 
pare piuttosto che dal lato oecìdentaté fotte coiAfnettioi 
coir abside semicircolare del ford d' Adgustò, meiitre 
dal lato fi dietro al pronftot un maro si dipilHivA diilM 
parete delta cella congiungendola eoi ridato. Socoiido 
che ci vfon modrato dagli antichi dlMgni, atti^aterso n 
questo muro si apriva un grande arco (il disegno presso 
Gamucci Antich. della città di Roma ìfb. I fògl. 53 

^ Casa. Dio 67, 1. 



IL moto t)lsL póitTicb bSL Foko DI vfckvk 7 

oltre l'atiicb ttiaggìbre ole preteDta qd altro a sinistri 
t>iù ptccoto pei pedoni). Questa porta sopravvisse al 
rétìi del tempio di Minerva, ma nel secolo scorso 
Mfcll'ed^, non tà cotiosbe il perchè, fa dislhilta. 

Qli hntci avàhzi tuttora esistenti di quel foro sono 
le doe tofoitUe corihtie con trabea^one riccamente 
dteóratà, iììMté bel ptinlo dovè la Via Alessandrina 
è iagti&ta dàlia Vii dì Gt*oce biabca^ e note sotto il nome 
k tòìitniMcce. Le lóro bàAl e la parte inferibre del 
Ateto è pi^ofbbdàmtinte iteppèllita nel terrbno, e cosi 
abborà appariscono trei più antichi disegni (cf. il disé* 
gnb della tav. IL n. V). Non si può dubitare che quéste 
colobhe ippartbbe^ro a quel gran portico che attof- 
aiavk dsl tre lati il tetnpio di Minehra, e la disposi- 
zibbb di t]tkbsto colonnato ptaò Stabilirsi con succiente 
ehia)*ezz& dagli avanzi esibiteti ti. Era bn seibplice muro 
di massi di peperino abbastanza inugualmente lavorati, 
dil quale Spòrgevano colonne distanti tra loro m. 5,80 
e dalla parete m. 1,30. Alle colonne corrispondevano 
sulla {)aMb dei pilastri, è l'architrave collegava ciascuna 
eiortonna col fflnro, proseguendo poi lungo questo sino 
all'altro pilastro (cf. la restaurazione di tutto TediAzio 
nel Canina I. o. specialmente tav. ClX). Le colonne 
babbo un diametro di metri 0,90 (cosìcchò la loro 
altezza primitiva, compresa base e capitello, deve esser 
stata di circa m. 10; cfr. Reber I. e); i capitelli sono 
Alti m. 1,28. Son questi sormontati da un architrave 
dì tre membri, riccamente ornato, alto m. 0,77; sopra 
havvi un fregio a bassorilievo di m. 0,80, ini quale 
poggia un cornicione, altd m. 1,20 e decorato con una 

^ ÀltH ^tefe^ deUd rabe nel lato stato attuale potton redehA 
nel Omiaa 1 110, BaW p. Ida, toimi Btnmand ike campaffhA p. 186. 
et ancora Bmhmb. lUnns III 1. 276 ss. Becker R9m, AUstth. I 878, 
^ib'bj Bmh VL 221, Jordan 1. e. 



8 IL FBBGIO DEL PORTICO DSL FOBO DI NEBYA 

ricchezza quasi soverchia; ii lutto è sormontato da 
un'attica alla m. 4» 40, la quale non corre già lungo la 
parete, ma sporge seguendo l'architrave sopra le co- 
lonne. Anche quest attica è coronata da un magnifico 
cornicione* Nel mezzo di quella parte deir attica che 
è tra le due colonne, su dì una tavola di marmo alta 
m. 2,65 e larga 1,S0, è scolpito un bassorilievo rap- 
presentante Minerva in completa armatura cf. tav. IL 
n. 2. La dea s'appoggia sul pie destro, mentre solleva 
alquanto e mette in dietro il sinistro. Indossa un lungo 
chitone, stretto sopra i fianchi da una larga cintura; 
su questo ha un mantello affibbiato sulla spalla destra, 
dalla quale scende sul dosso. La testa, poco espres- 
siva, è coperta da un elmo con abbondante criniera, 
di sotto al quale i capelli scendono lungo la fronte; 
la sinistra porta lo scudo, e la destra, ora spezzata, 
sembra che tenesse la lancia. 

Ma più interessanti che questa figura sono per noi 
le rappresentazioni che ancor si conservano liei fregio. 

Esse SODO state già pubblicate dal Bellori nelle in- 
cisioni del Barloli^ Admiranda tav. 35-42 (63-76), 
donde furon poi riprodotte in altre opere (p. e. presso 
Muiler-Wieseler I 46, 346). Ma di questa pubblica- 
zione è assolutamente impossibile valersi per la spie* 
gazione del rilievo, e meno ancora per giudicarne lo 
stile. Come nella maggior parte dei disegni del Barloli, 
le figure son rappresentate tutte nella medesima ma- 
niera, colla persona soverchiamente lunga e senza espres- 
sione nelle fisionomie, né son più degni di fede i det- 
tagli. Primièramente tutti danno i rilievi a rovescio, 
mostrando a d. quello che è a sin. e viceversa. Poi 
Tordine delle figure è in parte arbitrariamente alterato; 
il primo lato i si trova nella tav. 42, ed ivi stesso 
il Iato fi, il làlò C tav. 35, D lav. 36 37, ecc. Pa- 



IL rBBfilO BKL POETICO DSL F03M) hi NBEYA 9 

recchie figure mancano del tutto; di altro è mutata la 
posizione, figure di profilo son disegnate di faccia e 
viceversa, alle braccia ò data una movenza diversa da 
quella che anche oggi è riconoscibile nell'originale^ e 
via dicendo. Sembrava pertanto tempo di pensare ad 
una nuova pubblicazione di questi rilievi; e il deside^ 
rio ne fu espresso più volte (cfr. Jahn Ber. d. sàchs. 
Ges. i. W. 1861 p. 371; Overbeck, griech. Piasi. 
II, 397). Per ovviare alia gran difficoltà che s'incon- 
trava nel ricopiare un rilievo posto ad una considero* 
volo altezza, in una strada frequentatissima, l'abile 
disegnatore deirinstiluto archeologico sig. E. Eichler ha 
condotto il suo disegno sui gessi che si conservano 
nella collezione della Accademia francese in Villa Me- 
dici; il disegno fu poi rheduto e corretto figura per 
figura confrootandelo coUoriginale quanto più vicino si 
poteva. Si può quindi affermare che il disegno dell'in- 
signe monumento presentato nelle tavole ILI, ILI* sia 
riuscito perfettamente esatto sì rispetto ai particolari, 
come rispetto allo stile. Per quel ohe si riferisce poi 
airincìsione del Bartoli, della cui inesattezza ho dato 
un cenno, e ciascuno può convìncersene confrontando 
le due pubblicazioni, potrebbe domandarsi se tuttavia 
meriti fino ad un certo punto d'esser presa in conside- 
razione, vale a dire se il Bartoli vide e disegnò a suoi 
tempi qualcosa che oggi è interamenki distrutto. Infatti 
mentre oggi non sono conservate nel rilievo che po- 
chissime teste, il Bartoli ce le presenta tutte; e spe- 
cialmente per quel che si riferisce a braccia, gambe ecc. 
le sue figure sono perfettamente intiere. Che ai tempi 
del Bartoli il rilievo fosse meglio conservato che^olgi, 
non è da porre in dubbio; lo si scorge anche da una 
figura di cui oggi non resta che il contorno sul fondo, 
e che egli disegnò completamente; ma che poi il rilievo 



lo IL rttfeaiÓ DSL FÒietiCb D«L FOIEO M HStlTA 

fésse àHèrtt fu eosl eboeltenle stato, cbme egli ce lo 
t*appfe6eDtà^ é boni che ibi par mollo poco probàbile, 
e starei qutòi per amtaellere che, dove le fignre tnati- 
Ca^àbO di teste o braccia, egli le abbia arbilrariatnetatb 
comtitotàte nel sub diségno. A ogni modo per questo 
rispetto tiob può dàr6i dti gran valore alla sua incisione, 
tanto pih che il tipo delle sue teste è assolutamente 
arbitrario, ^ non borrisponde per nulla a quelle che 
abcor rimaibgom>, il cbe 6 a dirsi altresì del modo coti 
cui soo trattati 1 panneggiamenti e le torme del corpo. 
Tuttavia ita alcuni punti i disegni dbl Bartoli meritado 
d'esser tenuti in conto: alcuni particolari, che oggi non 
sono più riconoscibili, allora polevan distinguersi; è 
perciò che nella seguente descrizione, dappertutto dovè 
ho creduto opportuno, io ho accennato tutto quello che 
le tavole del Cartoli presentano di pia o di meglio di 
qnello che ancor si eonsel^a. In questa descrizione io 
mi dono sforzato d'adoperar la maggior possibile accu- 
ratezza, tanto più che pur troppo m'è forza confessare 
di non esser potuto avanzar d'un passo nella spiega- 
zione delle figure, tuttoché in possesso d'una pnbbli- 
easione perfèttamente fedele. 

Bono cOUservate nel fregio ancora 5S figure, e tre 
som riconoscibili da contorni sul fondo; in tutto €1 
agore. O^MSte, secbbdo che è richiesto dall'architettura, 
si dividono in S serie, le quali vengono contraHsegdate 
ootle lettere A-B - cfr. la pianta alla tav. XL n. 3. 

to cottineio la descrizione dal lato A. Questo ci 
preaenta tre sole figure, mentre i lati C eAE, benché 
H grande!^ uguale, ne contengono 6 e S, anzi 6 ne 
mostra ft. Ciò dipende dal comineiiurvi la rappresèota- 

^ Disgraziatamente là serie D, troppo lTuiga,oon potè per rtir 
^(Ail ietonkhò rap^Mentani nA stio insieme. 



IL tuttofò tÈL FòfefiòO tal wtìÈb Vi Wtkià lì 



^Me 9dHàbM tfal nMflo, mettlrè naa pirtd del lato 
8ÌBi9ttfo fioU «M« é Mtiza rilievo oda ìa il fbndo Messq 
Mft ì^tnm, mtà m\0 ffmo qwrita U pkrte dell' ivr^ 
^iMve elM vf loggia Mpni. Pi^obibHneole l'areo chd 
«è 1018(90 ooo^!!Dg6?a qti68U^ portìcoT hi tempid di Mh 
Étim, M 8ptNygg}àT& d oMire tinto pi^esw a qiMa 
éètobDd <ìà retìdèr motto dffidle il ligàanhnre le ntt^ 
prMtaUttidbt effigiate solla pafete poMeriìorre (lo stilo 
pMènte dèlfé taiM, là dove Otta cada è apj^oggiati id 
pitMMntflà a (foerto lato diel fregio i pad darne un'idèa). 
DlDlro Boa rope> daHa otri parte deaira alqntcflo 
più «favata iòttnb dell'acqua, appai^ìsce a eiuistra H 
torso di ona figttra masdliite auda e di fatela, viaibile 
aiu qiiaei ài fiaoebi (lav. ILI 1). La tèsta maoea (lo Meiso 
è della di^or pdtie delle figure; di ateuDé séltaiilo 
restato sostégni é ptintolli; isoade iir 8<^uito io orni 
tktb più parsila delle leste, séio fioler6^ quando ne 
riman conservata qualche parie); le briteeia, di aui man* 
cano le mani e parte deli' avasibiicoio, erano spiegata; 
Al disopra dd stolstro mmca del tutto una parte del 
fondo (il che tablo qui come in segtiito vietae itidicato 
con linee punteggiate). Dal destro bracoid peddevà un 
mautdilo, eoaM si può rìcMoscere tanto da àio dw ri^ 
mane, quanto dal disegno del Sartoli (in questo naturai* 
ménte è il braccio sinistro; vedi sopra pag« 8; in éeguilo 
(%fliqualvoita dovrò rifeHriii al Bartoli, corireggorfr 
senta più farne cenno le designatoti di destra e M** 
nistra). Il corpo è ieggentenle piegato àvaéti a tersu 
dMtra: sembra cbe il giovaùetto - che tale iqipirlsN 
dslle forate del corpo ^ voglia ehioaodosi sot)ra la 
rape bàiertare quello cbe awittoe s^piedt di essa. CMk 
dove r soqua scénde giù dalla tnpé, glene rivòlta yém 
destra; eolia parte superiore del còrpo tkèiiu aolto' 
vata (ì), ud Uomo, 1 .contorni dal eti viso, beoehè ah 



13 Ili PRBCHK) DU POftTICO DU FOBO M MSKVà 

Strutti, laactano scorgere che ara barbata (così ancora 
presso il BartoU). Uo patioo eopr^ le ^aoibe e l' aram* 
braccio destro, col quale l' uomo ai appoggia alla rupe 
(o era qui uo' uroaf il rilievo è ia questo punto molto 
rovinato), Bieiitre il aipistro è mollemeiite abbaodopato 
nella coscia. Da destra s avanea verso quest' uomo uà 
altro (3) che ìadossa Veccomis degli operai, la qual 
veste, propria ancora* della gente di campagna, lascia 
libere ambedue le braccia, la parte destra del petto 
e la Spalla destra. Tiene il braccio destro teso in un 
atte^amento che sembra vo^ia parlare colle persone 
che si trovano alla soa sinistra; del braccio sinistro 
non resta che una parte deirulna; sono però conser- 
vati dei sostegni sulF anca e Mila coscia sinistra, donde 
si può rilevare che quest'uomo doveva portar qual* 
cosa in questa mano (presso il Bartoli il braccio si- 
nistro non manca e nella mano porta un vaso della 
forma di una sito/a). È spezzata parimente la più gran 
parte della gamba destra, e soltanto una parte del 
piede è visibile sul silolo; sul fondo conservasi ancora 
un resto del puntello che sosteneva la testa. 

jB. Quattro figure. Neil' estremità sinistra un fondo 
di rupi, dietro le quali (come nella 1) apparisce una 
figura virile nuda (presso il Bartoli con faccia barbata) 
nascosta dietro le rupi fin sopra alle anche (I). La 
mano sinistra è tesa, la destra par che fosse abbas- 
sata; la testa (spezzata) era alquanto abbassata verso 
sinistra. Appiè della rupe sta, verso destra, una figura 
muliebre in lunga veste (S) con chitone cinto, senza 
maniche e con sopra T epiblema il quale dalli sptdla 
sinistra va air anca destra e poi , passando dietro la 
schiena^ fra Tanca sinistra ed il braccio sinistro^ scende 
da quesi- ultimo dalia parte esteriore; un lembo essa 
ne sostiene colla mano sinistra (presso il Bartoli è di- 



IL rBSGIÒ DBL PORTICO DEL FORÒ DI NSRYA Ì3 

segnata teoente una borsa), il braccio destro manca. 
A destra di essa sta df feccia una donna (6) colia 
parte superiore del corpo scoperta, mentre nn man- 
tello oe ricopre la parte inferiore e le gambe ed è 
tirato sopra fi braccio destro. La parte superiore df 
questo & aderente al corpo; l'avambraccio è sollevato 
verso la vicina (S) in atteggiamento di chi parla; cof 
braccio sinistro si appoggia ad una slela che§i trova 
presso di lei. Su questa stessa stelia o su di un'altea 
addietro alquanto piti alta appoggiasi àncora la figura 
assai mutilata che le è prossima (7). È anche essa una 
figura muliebre in lunga veste;, del cui atfeggìamenló 
non ^ pi>ssibi1e riconoscere altro se non che ténévaf 
la gamba destra incrocicchiata sulla siftistifa e <^e !^taval 
di faccia appoggiandosi col ^mitp destro euhà stela. 
Petto e testa sono spezzati, la parte superiore del braccio 
destro e tutto il sinistro mancano (presso il Barloli 
essa sostiene colla mano destra la faccia, mentre la 
ministra è egualmente posta sulla colonha^ al che ac^ 
cennano anche t resti). 

C. Sei figure. Su di una sedia con spallièra e' 
sgabello siede rivolta a. destra una donna In ricca 
veste e sopravveste (S). Par che appòggi la destra 
sulla spalliera, e colla sinistra tiene Ò velo che le ri- 
copre la parte posteriore del capo: atteggiamento, nel 
quale spesso incontriamo Sera; confrontisi specialmente 
l'Hera scolpita sul fregio del Partenone. Le ^i avvi- 
cina da destra una donna vestita allo stesso modo (9), 
con Tepiblema, che le cinge la parte inferiore del 
corpo, gettato sul braccio sinistro. Se poi nella mano 
sinistra tenesse qualcosa, non si può distinguere (presso 
il Bartoli lien la veste); la destra è, come nel 6, sol- 
levala verso la donna seduta. A destra di questa son 
tre donne (10, 11, IS) vestite uniformemente in chi- 



^f«^^ il br^p^f 4^0 peo^off^vH BWWro par «li^^if 

I^(i^OQ(^(ll)ao8ti609CQUj^siQÌ4trf jl c»D«, fppqcft^p- 
àffA 9ftl goqiiitQ f iQi8trf ad qo^ oQkmu^Ua, ipÀlI^ (ii|^« 
p«8^ a^cM ^ n^o (leplr» (<s|. 7). Della le^a Bfm 

uìig)|a:|ie|l'S^t^g|tiap/9ptp al^ figura 9; t^uid fUo sM^ 
fìp^ l^l^ata il ijntcc^ ^»iT^ e pi)4eDlja il «|i^(rQ, 
9 ^b^ 9f)9 tepipe .qpalcjie cp^ (prefw il ^|q1ì 
Vp% ìfsiff^i f^ra aHfeì$l che sUf mb prwF^^^^ 
4» If^ia D^ up ppchioa volta a sipjslrff; 4^ t^^ 
i^pp ri»lWP .^ i pop^rpi pppen^ jr»Qoo,(i«ibMi, Sieg|i;ie 
fff\ pò fppdp 8^1^^^ auliqpfd^ cre^op delto ip^^ 

dj «tpppM; iP ppp ypr«*wit» di qi^ti liew nm d«r 

^f^ ì)[ gip.vanpt|k)i (ia) 94ra^at« (v. ^p.). La 3Qa ppai- 
bf^ f|8foipjglÌ4^ a qpejla 1(^6^ fig. 2; il braopìQ de^ 
§1^0. wfvp di sos^gj^, 9 £i^e in qpwjio poqtp vi Wfk 
up'urpp (ve p'^ ppa, dpnde scorre acqpa, presfp il 
Barloii); la destra tenente il gipnco pos^ ^pUs^.g^pibs^ 
d^e^ ^^papj^Q allevata. Un paoneggi^mepip ricopre 
le g^n^iie e j' pvaipbraccjp sipisiro; la testa (1^ npglio 
ca«8^vala di tutto q/|i^n^ il ^egio). sco)pil;iL di prp- 
ftlo, iqosiirp linpamppti giovali p una cs^ig^ìatufa rìc- 
cipla teppta su da ppa l^epda. 

fi. Sedici figpro- Nel londo pp pà^rs^pj^ta^ma, ebe 
sj ripe|e più vplte e ip eg;oi 0930 è destipalo a deno^ 
tate che Ì>iiope ha luogo in una cantera. Sul dinapxi 
^u groppo di due doqne. Su di una sedia, (ormta d| 
iq^jliersi e sg^ello, siede (v. d.) un pp' più in allo 
dei molo wia doopa che fila (14), la cui parte destra 
è distrutta q\^si per intero. Essa sedeva lenendo la 
parte superiore dercorpo alquanto inclinata, e soste- 
nepdp calta siaislra sollevata la rocca, dalla quale pende 



U^ eoìh destra il olo, fi 1^ 9j;M)r^ea?;f^ visibile m 
9)ppcchi(» 4ir!i«l>^ s^m^r^ «pcenoiMre «ìtO réf^lment» 
quivi poggiasi il brfKKsk ilraUro). Hq'filUft jS^;^ (^S) 
le » 4tvvieif)a da ^iBsU^k (priqssa U ^- 9^ 41^ faoci^ col 
braccio «iniatro (miid^nljB); if^ qu^tQ ftqnto «^s^iuloi 
^nrem^Hile dapqetggi^^ la 9up«r^cie del rilj^vq/la 
p{^ «ipMira di qne^ta floQq» è qpf\9i de{ \^Ìo 41- 
9tr^^f|. jS vesiit^ in numera «pifugli^iìte aU» preo^fl^Q^ 
(<l an^ alla n^sùiaf^ p^ d^ quelle ohe desprivereinq); 

a«ll^ de^lr;^ (foll^v^ r^A p^ijteqte ui^a ii«cci« ms^ 

00» Ti si «cpr^ il fu«(o'. Sepe nn'a^r^ ^jpp^ iftif^ 

U^br» (1^) cke earonjiw y^rjjo c^,; t|^||a t/a^ta pjgm fir 
1941)^ phe Mu ^^gOA; pai^^ i| Ì)rf)|Bpip. de/ftTQ j(pr^ 
il 4ÌM^tol| in alla di pM j»rU)« 9i^ sviM'^va a dislii)- 
9«ere il poQceiio del}:^ iq«Q9 sinistf;^ (pre^o |1 $. re^ 
aocbe questa aoa bersa). Piìji oltir^ a destra np' altra 
teoda ^^^igUante alla prjqi^ oel fendo, e\ dìBaozi irq 
dowM» (17, 18, |i^). f^ due primo logJQPJpc^me ^\ 
ipqlff^ i'^M^a (17) ^v^^d^ \m^. il gWQCpIiiq dwtr^ 

teneQ4fl^ riyoUf ^ d9i(tra; |>Urf^ (18) ^ loglqo^bi^iigk 
cf(i\ «if|atri», rivelgepdpw y^wo 1* Jff^^^i w pen^. il 

0^, Ì\ cai ^ distinguonoi niolK? ,cb^r^>A^>^ ^ coptorol^ 
rivo|)p ft (}e^{ Quella (iQaQ<^Qt)f de) braccio destro) 

f^ilffi cai fipii|tri9 r«r)o di w groa^ rotolo di stoQa, 
mentre la partf SMperiore ^cera arrotolata ò sQ^teont;) 
con aotbedue le inapi dalla ler^ donna (19) riti» in 
piedi un poco più in allo. La feconda donna inginoc- 
chiala (1$) differisce pel sue costume dalle altrp, jn 
quanto che 1^ veste l'è sces^ giù dalla spalla sjni^tra^ 
in modo che questa e una parte della collottola è ri- 
nata scoperti). Essa tiene nells^ destra un Arnese che 
rasmmigli? ad un largo bastone un po' appuntato io 
basso: il braccio sinistro è in gran parte spezzato, ve> 



16 IL FKSGIO DSL PÒRTICO BEL FOKO DI NERYA 

desene tuttavia una parte sotto il bastone sai panno 
spiegato. Il fondo delle sette figure (20-26) seguenti 
è formato da tre grandi telai in piedi, ognun dei quali 
si compone di due regoli verticali, legati in alto e in 
basso da due larghe traverse. Di tessiture o fornimenti 
per tessere m' due primi non è possibile riconoscer 
nulla. Innianzi al primo una donna (20) è inginocchiata 
nel terreno; appoggia 11 piede sinistro nel suolo, men-^ 
tre s'inginocchia colla gamba destra; col braccio destro 
s appoggia su d'un sasso che è lì nel terreno (presso B. 
regge colla destra la veste) ; tien sollevato il braccio 
sinistro in atto supplichevole o di preghiera. Quella a 
cui essa si raccomanda, è rappresentata da una figura 
muliebre che le sta dinanzi (di faccia ma un pochino 
piegata a sinistra). L'egida, di cui scorgonsi le tracce 
sul petto, e i resti di un cimiero sulla testa del resto 
affatto distrutta la caratterizzant) chiaramente per Atena. 
Il braccio sinistro è abbassato, né rimane traccia onde 
apparisca se teneva qualcosa ; il destro è sollevato e 
tiene un oggetto rassomigliante piuttosto ad un bastone 
che ad una spada (tuttavia alVestremilà vi si vede una 
specie di palla), impugnandolo dair estremità inferiore 
in tale atteggiamento che pare voglia con quello per- 
cuotere la donna che le sta dinanzi inginocchiata. 
Accanto a lei sta sul suolo un vaso simile ad nn'anfora 
senza manico. Alla dea s'avvicinano da destra tre figure 
muliebri (22-21), divotamente inchinate, e dietro ad 
esse vedesi il secondo telaio. La prima, che per la sta- 
tura più piccola è caratterizzata come più giovanile (22), 
regge colla mano destra sollevata parecchi oggetti, che 
sembrano essere gomitoli di lana; la sinistra manca 
(presso Bartoli è pendente); della testa non rimane che 
un puntello. Segue un'altrafdonna (23), più vecchia, 
atteggiala allo stesso modo, salvo che la destra solle- 



Hi fbisqio imii Frarioo d» fom j» KSRVà 17 

vaia è vtoQla; colta sua sidialfa afferra la desUra d'una 
raga/.SQlta (Si) di oui iMoea la sin., e par ebe la eoo- 
duca verso la dea; delia testa rimaiigOBO soltanto degli 
avanzi irriconoscibili. laoiaQzi al terzo telaio son rap* 
presentate due donne occupate nel lavoro. Lapriffla(S6}, 
vestita più leggermetite, avendo nudo il braccio destro 
e una parte del collo, sta ritta in piedi, voltandosi un* 
poco a destra. Quello cbe essa faccia ooUa destra, non 
è chiaro, essendo spezzato T avambraccio ; la ànatra 
è sollevata verso il mezzo della traversa superiore dei 
telaio e tiene colle dita chiuse un oggetto, le cai iraccie 
sono ancor visibili sitila superGcie della maao e che è 
attaccala ad un lungo filo accavallato sulla traversa 
superiore. Dirimpello a lei, da sinistra, e' è uq' altra 
figura (86) seduta sul terreno alquanto elevato, colle 
gambe incrociate e colla mano sinistra abbandonala 
sul seno; colla destra solleva verso la sua compagna 
non si sa quale oggetto, che forse insieme con quello 
tenuto dall'altra nella sinistra formava un pezzo solo, 
di cui la parte di mezzo è ora spezzata (presso il B. 
un lungo filo, o meglio una corda, va tortuosamente 
dalFalto in basso sopra il telaio, e tutte e due le donne 
la reggono nelle loro mani). S^ue poi uà gruppo di 
due donne (27. 28), ambedue vestile allo stesso modo 
colle braccia e una parie del fianco scoperta. Stando 
runa di fronte allaltra (27 v. d. 28 v. sin.) portano 
insieme un gran vaso a foggia di campana, senza mar 
nico né piede, sorreggendolo ciascuna con ambedue 
le mani; del 27 manca lavambraccio destro, del 28 il 
sinistro, ma le traccio delle mani sono ancor ricono- 
scibili nel vaso. Vicino ad esse sta di faccia una donna 
(29; presso il B. manca affatto) che colla destra pare 
che sollevi la sua veste e col braccio sin. forma col 
suo abito stesso un seno, entro cui porta certi oggetti 
Annali 1877 2 



18 IL PBKaiO VKIi MITIGO ìfÈL FCfllO IH mttTA 

egaali ìb tulio a quelli che la 6g. SS tiene netta nnoe 
destra, vale a dire gomitoli. Se della destra téoga an^ 
che un altro oggetto ovvero aoltaoto un lembo della 
sua veste, non è possibile dlstiogoere; tuttavia 11 prìfflo 
è più verosimile. 

£. Cinque figure, delle quali tre sono del tutto 
spezzale. Pare che il frégio in questo punto sia stato 
deformato violentemente e a bella posta; le Bgòre sono 
compiutamente cancellate sin dal fondo ed anzi senibrà 
che la superficie ne sia stata di nuovo appianala. 

Yedesi prima di tutto un fondo di rapi otfn candel 
sul dinanzi ò effigiala una figura giacente (lav. XLI* 80). 
Segue una stanza contrassegnala dal una doppia tenda 
nel fondo, dinanzi alla quale eran due figure io piatii 
(91. 39); ma dai coutoroi che ne rimangono, non è pos- 
sibile trarre più esatta determinazione; sul dinanzi son 
tracce di elevazioni del terreno o sgabèlli {preao il 
B. ii 30 e 8t mancano affatto; invece d^ 9S vedesi 
una donnai di faccia, reggente nella slAdstrst un ba^ 
sione). Troviamo poi sul terreno un kalathos e quindi 
una donna (33) ritta in piedi (di faccia, volta un pool 
a sinistra), coll'epiblema gettalo sul r avambraccio si^ 
nistro (la mano manca) e sostenente colla destra una 
bilancia, precisamente sopfa il kalathos. Le si avvicioa 
da destra un'altra donna (3i), che sollevando ambedue 
le mani sostiene un pezzo di roba e par che spiegaiii* 
tlolo voglia mostrarlo alle altre. 

F. Quattro figure molto guaste. A sin. è.accen<> 
nato un albero; vicino ad esso una doana in piedi 
(v. d.), in lunga veste (35); della parte superiore del 
corpo poco si è conservato, essendo in questo punto 
spezzalo il fondo (presto il B. tien le mani posate sulla 
sua persóna). Innanzi a lei sul snolo v' hanno i resti 
di un qualche oggetto, che mm è possibile disUùguere 



IL FREGIO DEL POlCTtCa DEL FOltO DI KlSR^k 19 

• « 

(presso il B. uoà colonnetta con piedistallo e capitello 
motto spoigènie); vien pòi nu fondò a rapì sn cui è 
sdraiata una donna {%i, y. sin.) còlle gambe, il seno 
e 11 braccio sinistro coperti da lunga veste. Tiene il 
braccio destro sul petto nudo e si appoggia sul mini- 
stro. La testa, che ancor si conserva, ha una capiglisi- 
tara lunga e inanellata, ed è un poco inclinata al- 
l' innanzi. Se la mano sihistra reggesse qualcosa, è 
incerto; ma la piegatura delle dita sembra clie accenni 
a questo. Segue a destra un gruppo di due donne 
(37. ZS) cbe stan lavorando ad un tavolino, di cui non 
rimane ora altro cbe il piano, una zampa a destra 
presso il 38 e i resti dell' altra sol terreno (presso 
il B. sì trova anche la tampa dinanzi al 37). La prima 
(37), col busto nudo ih parte, è rivolta verso destra 
(il B. la rappresenta col capo rivolto dall' altra parte, 
verso la flg. 36, atteggiamento contraddetto dai con- 
torni che tuttora si conservano). &sa tiene la sinistra 
SttHa tavola, dove veggonsi alcuni oggetti cbe non è 
possibile distinguere (presso il B. un pezzo di drappo); 
il braccio destro manca (presso il B. è sollevato verso 
la fig. 36). L' altra (38), cbe le sta ritta di fronte (v. 
sin.), è molto guasta; tiene la mano destra poco al di- 
sopra del piano della tavola e stringe con essa qual- 
che arnese (presso B. un bastoncino). 

G. Nove figure. Prima di tutto un'altra figura 
muliebre seduta (39, v. d.) mancante del braccio* destro 
(presso B. lo tiene posato sul seno); della testa alcune 
traccio soltanto. Colla sinistra sollevata tiene un og- 
getto rassomigliante ad un utensile rotondo attaccato 
ad un largo nastro. Le si avvicina da destra una se- 
conda (IO); colla sinistra sorregge la veste, e colla 
destra distesa sta in atteggiamento di chi parla; della 
testa rimangono soltanto i sostegni. Accanto le sta una 



20 IL FBEQIO DSL PORTICO DBL FORO DI NEBYA 

donna (11) che volge le spalle allo spettatore; T avam- 
braccio sinistro manca, il braccio destro è sollevalo 
e sostiene Y estremità d' un oggetto rassomigliante ad 
un tango e stretto bastone o ad un asse veduta di 
costa. Ma non pare che essa portasse tale oggetto sulla 
testa (di cui sono ancor visibili i contorni), giacché tra 
la linea inferiore dell' oggetto stesso e il contomo sii- 
periore del capo corre uno stretto intervallo. Oltre a 
ciò possono distinguersi nell'oggetto in discorso delle 
lunghe linee parallele, come se l'artista avesse voluto 
indicar dei fili, onde non è improbabile la congettura 
che non vi si debba riconoscer già un oggetto portato 
dalla donna in capo, ma sibbene una parte di un qual- 
che apparecchio da immaginarsi nel fondo. Quanto poi 
alla sua forma e destinazione non ci è possibile alcuna 
probabile congettura, specialmente essendo spezzato il 
fondo alla parte sin., ove l'apparecchio era oontinuato. 
Segue poi un gruppo di due donne: la prima (A2) sta ri- 
volta ad. (del capo poche traccio); la sua mano diritta, a 
quel che pare, è pendente (presso il B. sorregge con essa 
la veste), e la sinistra tiene un qualche oggetto (presso 
il B. una borsa) verso la donna (13) che le siede di- 
nanzi (v. sin.). Questa ha una sedia con cuscino e uno 
sgabello sotto i piedi, appoggiasi col braccio sinistro 
nel cuscino, mentre solleva il destro verso colei che 
le sta di fronte. Nel fondo comincia di nuovo la deco- 
razione con tende e prosegue sino alla fine di questo 
scompartimento. Della figura muliebre susseguente (41) 
ben poco è conservato; può soltanto distinguersi ch'essa 
volge le spalle allo spettatore (ciò apparisce più chia- 
ramente presso B.) e che volgevasi un poco a d. verso 
la persona che le succede. Anche il suo braccio destro 
era disteso verso quest'ultima, ma non ne rimane che 
ravambraccio e la mano visibile innanzi il petto di 



IL FBItOIO DEL POmCO DEL fOBo DI NBRVA 21 

qnella che segue. Sembra pertanto che essa coDver- 
sasse eoo questa stessa (iS), la quale è assisa su d'una 
sedia e volta mezzo verso d., ma tiene la lesta, di cui 
son visibili i contorni e la chioma, piuttosto di faccia, 
cioè volta alia sua vicina (il). Il braccio destro manca, 
il sinistro è sollevato (presso il B. b sbaglialo assòluta- 
mente), e serve così di legame col gruppo seguente 
di due donne. Di queste la prima (46), con testa me- 
diocremente conservata e colla chioma annodala dietro, 
sembra che, tenendo la destra sollevala^ parli anch'essa 
colla donna seduta, e verso la quale si rivolge, benché 
stia di faccia; la sua sinistra è pendente. Di quest'ul- 
tima figura (47) non rimangono della testa che i con- 
torni, e tutto il suo lato sinistro è guasto in modo da 
non potervisi distinguer nulla (presso B. essa tiene la 
mano sui corpo); la destra è pendente. 

H. Quattordici figure. Prima di tutto un fondo a 
scogli, dinanzi al quale (v. d.) sta sdraiata una figura (48) 
volgente le spalle al riguardante, ma col capo volto 
in modo da mostrare il profilo (molto guasto in parte). 
Per quanto può rilevarsi dai contorni che ne rimangono 
la figura non ei*a (come presso B.) fornita di barba; 
anche l'acconciatura della chioma è più corrispondente 
a quella di una donna che di un uomo; ma le forme 
del corpo non ci porgono alcun indizio per giudicar 
del sesso di questa figura. Le gambe son sovrapposte 
runa all'altra, le coscie e il ventre coperti dalla veste; 
il braccio sinistro s'appoggia nel terreno, del destro 
non rimane nulla, ma, per quanto apparisce dalle traccie, 
era posato sulla gamba destra (come presso B.). Dietro 
a lei scorgesi una figura muliebre (49). Sta di faccia e 
un poco sollevata (della testa non rimane che un soste- 
gno); tiene la destra penzoloni, e posa la sinistra, su 
cìQi cade là sopravveste, su di un oggetto rassomigliante 



^ ip WMQIQ DBL PQSfflCfì DK FOM 9^ HE9VA 

ad UB VBfiQ panciuto cqUocs^M» nelle rupi, ogg^ttp ol^ 
iRWW ia relazione coi due re^i visibili superioripiìaote 
potrebbe ritenersi per upa lir» o kilbar^. A 4^i spi me- 
de^Uno piano che le altre, sta (di faccia) una donna (50); 
le manPa il capo, rayambraccio destro e la mano del 
sintetro, che essa tieqe un po'sQlley^p. Yicjiqo a W 
una figura muliebre alqpaDto minoce (51) ad ancor 
meno conservata^ tanto da non potersi chiaramente 
distinguere l'atleggiftwento delle braccia (presso il 9. ap« 
poggia il destro sulla coscia). Le succede una donna 
(52, V, d.) seduta sull'alto delle rupi; tiene la gamba 
destra penzoloni nelle rupi cbo le servon di sedile^ e 
appoggia la mano sinistra nel ginocchio della gamba 
sinistra ripiegata; colta mano destra s appoggia nel se- 
dile. Immediatamente dopo questa trovaiii sul piano 
un'altra donna (53) in atto di camminar verso d.; par 
che tenesse ambedue le braccia nascoste sotto la so- 
pravveste; della testa non rimane phe un sostegno. Più 
oltre un'altra donna (54) seduta sopra una rupe (v. d.), 
ipa più in basso che il 52, in guisa che tocca coi piedi 
il piano; manca del braccio destro (che presso B. ap- 
poggia sulla rupe); il sinistro, di cui la parte inferiore 
è spezzata, è disteso innanzi; della testa non c'è più 
che un sostegno, il quale mostra che dovea essere al- 
quanto inclinata. A d. di essa un albero con foglie e 
frutti, verosimilmente un olivo. Vien poi un gruppo 
di tre donne: due (stanti v. d.) in atto di parlar colla 
terza. La prima (55) tien le gambe incrociate, e pare 
che avesse il braccio destro, ora mancante, sollevato, 
mentre del sinistro la parie superiore pendeva all'ingiù 
e Tavambraccio (spezzato in gran parte) era levato in 
alto (presso il B. tutte e due le braccia son tese in 
alto di preghiera, il che dai resti ancor conservali 
apparisce impossibile). La seconda figura (56), della cui 



iMte fODO M0«r ricoQOBoibitf i cootorai 6 l'Meoncìa- 
ttni d»i ttiN»Ui, sia qn vwto più indietrOt collai pjcìb 
iBJMwre dei corpo di («cQia e U saperiore volta ad.; 
ti0ii la maoo destra wl suo corpo» menlre leva in alio 
la suNslra, che Borreggaura forsa un qualche oggetto. 
DjRaftzi ad Mse due ae uè a(a aeduU (v. sip.) sull'alto 
4alle rapi (cove il {^, colla aola differeaza che ambe- 
dw i piMli 1000 aUa medaahna ahezza) uoa donna (^7). 
Lo acado appoggiato aMa rupe alla sua sinistra, i resti 
dioir^ida sulla parte destra del petto, e l'alto cimiero 
aaoar epnwrva^o (moicano ia parte apteriore dell'elmo 
e la facda) ci fanno io essa riconoscer cUarameote 
At0oa. Poggia il suo braccio sinistro sullo scudo, iji 
COI cerobio iptArao è rilevato e adorno di pna corpwit 
e |iar che il destro posi sol suo seno; che cosa significhi 
il frammento visibile dinanzi la part9 superiore dello 
telàio, io non saprei dirlo. Diebro Minerva vadosi (di 
faccia QUI un po' rivolta a sinistra) una donna (B8) in 
piedi; tien la destra, sorreggente forse un qualjche og- 
getto, sollevata , e lascia cader giù la sinistra, di cui 
manca r avambraocln (presso li B. sorregge la veste). 
La seguente (S8) sta rivolta a destra, co' piedi sovrap- 
posti un sull'altro, e s'appoggia ad una colonoa; teneva 
le braccia incrociate (così anche presso il B.) e pare 
che volgesse lo sguardo alle vicine. Queste, come il 
86 e il 26, $tan lavorando ad un telaio, costruito allo 
stesso modo che gli allri^ con questo soltanto che in 
mezzo di ciascuna delle due traverse vedesi uno stretto 
oastro un rampone di legno. La figura stante (60) 
tiene, come la fig. 2S^ il bracpio sinistro in alto, ma 
anche un po' più, in ntodo da giungere alla traversa 
superiore; le dil^ chiuse della mano tenevano il pro- 
luogaipeoto di quel rampone o nastro. La mano sini- 
!4ra nta^pa (presso il B. anche qui vedesi una lunga 



24 IL FBKaiO DfiL postico Mt FOM 4» Kl^TÉ 

earda dairallo io basso^ afferrata eoii' anbedud \^ mairi 
dalla ig. 61 e colla d. dalla 69)« La figura 8«dbùi ($1) 
poggiava la sua sinistra sul ginocchio, e colla destra 
io alto reggeva, del pari che il 26, un oggetto irrico* 
nosoibiie, il qaale par che fosse unito a quel naslrci 
delia traversa superiore; così almeno sembra apparire 
da un avanzo nei mezzo tra (a mano sinistra del Si 
e la destra del 62. Delle teste di ambedue le figure 
distlnguonsi i sostegni. In prossimità del telaio, verso 
destra, slendesi un muro con un arco stretto ed alto. 
Per quel die riguarda il significalo dì questi ri* 
lievi, il Bellori dopo aver citati diversi passi di poeti 
latini, si contenta di metterli in relassione coi lavori 
domestici delle donne posti sotto la tutela di Minerva, 
senza ammetter cbe avessero a fondamento alcun sog* 
getto mitologico. Pertanto si riteneva semplicemente 
per rappresentazioni di « genere » ; solo rispetto al lato A 
(r ultima tavola) si credeva di dovervi ravvisare una 
rappresentazione allegorica degli acquedotti costruiti 
da Domiziano e Nerva. Quella prima spiegazione è se- 
guita ancora da 0. Miìller nel Handlmk § 198, 37. 
198, 8 e nel testo dei Denkm. der Kunst; la seconda 
con poche mutazioni è accettata daEm. Braun, il quale, 
a dir vero, non si contenta di ravvisar nelle altre parti 
una scena puramente « di genere », ma {Ruinen und 
Museen Som, p. 19) scrive: « Vediamo la dea rappre- 
sentata neir atto che ammaestra ne' lavori femminili le 
giovinette, e punisce V empia Arachne, la quale aveva 
osato gareggiar colla dea neir abile maneggio della 
spola; nella continuazione di questa rappresentazione 
veggonsi in maniera poetica simboleggiati gli acquedotti 
che provvedono Roma di acqua. L'Anio, che viene da 
Tivoli, si precipita giù dai rupi, mentre un altro a 
celeri passi traversa V estese pianure della campagna ». 



Hi nSOIO BISt PORTICO BBL FÒRO DI NBRYA 25 

€hi vòglia spiegar qaesle rappresentazioni s' ac^ 
corge pur troppo dell'assolata mancanza di ogni in** 
dizio che lo aiuti a riconoscere il teatro e i personaggi 
che vi sono effigiati. Con poche eccezioni tutte le figure 
sono donne; la maggior parte di esse attendono ad oC' 
copazionì nelle quali senza alcun dubbio possiamo ri- 
conoscer il lavorio della lana o del lino; altre invece 
sono disoccupale e senza attributi riconoscibili, isolate 
in gruppi, talune in atteggiamento di parlare o con- 
versare, ma il significato di queste scene particolari 
non ci è dato spedficarlo più esattamente. Tra tutte 
queste figure di donne quella che può con piena sicu' 
rezza delerminaifsi, è Minerva, caratterizzata dal suo 
costume. Apparisce due volte (D 21 e H 57): nell'una 
la vediamo in procinto di battere una donna (20) in* 
ginocchiata dinanzi a lei; e poiché questa scena si con- 
nette evidentemente cogli altri gruppi relativi al tessere, 
ed il fondo di essa è formato appunto da due telai, 
noi possiamo senza esitare riconoscervi la leggenda di 
Arachne. Sul significato di questo gruppo difficilmente 
potrìi sollevarsi un dubbio: mentre da un lato vi sono 
tre altre donne (22-21), e tra esse una madre colla 
figliuola, le quali impaurite e peritose si avvicinano 
alla dea coi lavori delle loro industri mani, per offrir- 
glieli quasi in sacrifizio, la dea punisce la sventurata 
mortale che ha avuto l'ardire di misurarsi con lei. È 
noto che secondo la leggenda Arachne fu cangiata in 
ragno, metamorfosi che V arte qui naturalmente non 
poteva esprimere; ma verosimilmente il momento qui 
rappresentato è quello in cui la dea scaglia su lei la 
maledizione in forza della quale s' operò la metamor- 
fosi. Difatti, posto anche che sia una spada quella che 
Minerva brandisce colla destra sollevata, non ne vien 
però di conseguenza che ella si accinga a ferire od 



yc040r|» f^ qq^ir anaa Ar«ahoiO, 9P»?bib la Cavoli doo 
IHifrla punto di ^^' vificì^nfi^ jga d' una tpi^fori^ajtiiHi^ 
soltanto. Gli è v#ro ohe prowo Ovì4iQ iracko^ prk» 
di «)|)ir 1^ pi^ljw^orfopi, k ^iMdi9 effoUiyainmte m^^ 
tratlàiar ttiDorKra )a porooQlo » fri^e col ro^À» eoa 
oi|i ayea le^tp la ^ tela (^^ta»». VI 13 9): 

utque Cytoriaco radim de mmte tenebat^ 

t(r quaUr Idmfmiw frontem peremo 4^9chiKfe. 



L' atteggiameiito della d|Ki nel rilievo corrìspoodO' 
robbe pt^fe^^mionte a questa siluazioue, se noe obe 
pqii è possibile di riteuer per un ra^m V oggetto 
ch'e)l^ slrtDge.OjBVa sipa d^ra. J)\fi^, sebliene f^louAì 
p^ ci iaitteiitino che il radk$ ayes8i9 talvolta uua oop* 
siderevol^ lunghezza (cfr. la Technohgie dell' aul* l, 
133 oot. I), tuttavia r oggetto rappresentalo è |^o 
corrispoodepte al cpocetto pbA Mno può farsi fli una 
siffatti^ spola, oltre dLcbe quello che Ye4e3i 9por|jer 
dall^ jnano chiusa di Minerva è iojlubil^bìkaenle uu'im- 
piifi;patu|ra (di spada. 

Questo gruppi di mezzo dello sconparliipeplo Z) 
è però l'unico il cpi significalo piiò accertarsi; proba* 
biUpente anche il gruppo centrfile dello scomparli- 
nento E «ì mostri^ Minerva ocpupata neirammaestrare 
delle ^ìoyapeUe o delle donne in tutti quei lavori che 
veggODSi rappresentati ip questp o negli altri scompare 
Jji^oieoti. pel resto non vi sono che un paio di figure 
di ci^i possa (feterminarsi il significalo; oia non n)i è 
riuscito d' indovinane la situazione e il rapporto col 
lutto. Cominieiando con A, r uomo barbato giacente (2) 
è certamente la divinità d' un fiume; ciò è >indubil^ 
bilmente attestato sì dall'acqua che scende giù dalle 
riipit cQpie da) tipo (auto spesso ricorrente pej pi^pa- 



ìL maio mh poìhqp m* ^m w ìfwn 27 

OMoU towmu Ca9 nioar siciwrew» vmm m^m»^ 
twi le Qgare 1 e 3. Che qHes(' (ilUiiia oal 3«9 cottaip» 
otfiip«slrio simbaieggi w acqq«doltQ traveri^ftol» la fm- 
pftgQa, pqò bea eS3er«, ma a swljweir talp iRjtarpreU^ 
ziooe ci manca qualQoqae analogìa. ìQie apzi || va^ 
pwlato dal giovi QoUo coHa sini9lra e V «Ht^gUqiQpto 
di IiM Mmbra che aeeeooioo piuttosto ad opo eb^ eoria 
al fimne per attinger acqua. Ma ammessa questui ìp* 
twprelaziose, ooo sarebbe focile ass^gflarpe i) p^ricbè» 
La fig. 1 invece, a giudicarla d^Ua po^^k^ne e daH- 
l' espressione, potrebbe bm ritenersi per una divinila 
di monti, forse per quella del monte donde scende ii 
fiume rappresentatovi giaceiUe. Che oopa poi significhi 
tutta questa scena, che cosa abbia a fare coUp altre, 
io non saprei congetturarlo. Sullo scompartimento B 
parrebbe doversi nuovamente riconoscere una divinità 
fluviale nella fig. I; tra le donne che vi sono, quella 
che più colpisce, a cagione del suo modo di vestire 
totalmente diverso da qudlo delle altre, è la fig. 6. 
Mancando però ogni più precisa caratteristica, neppur 
qui è possibile formare alcuna congettuca sulla situa^ 
zione e sul significato di queste tre figure muliebri; 
and 000 si può neppur decidere se la fig. 6 sia d'iina 
mortale o d' una dea. Nello scompartimento C il per- 
sonaggio principale è evidentemente la donna seduta 8; 
ma sarebbe difficile riconoscere io lei una divinità, 
piuttosto una regina o qualcosa di simile. Potrebbe 
pensarsi alla madre di Arachne, a cui venga recala 
la notizia della sorte toccata alla sua figliuola. Disgra- 
ziatamente della favola d'Àrachne Tunica compiuta 
esposizione che possediamo è quella di Ovidio {Metam. 
VI 1-1 i5), e questa non ci porge alcun sussidio per 
r interpretazione della scena che abbiamo dinanzi. Ma 
non mi sembra impossibile che tutte le rappresenta- 



38 IL rasoio dbl fobtioo Mh rOfto di nnyi 

zioni fimàsled di ìfue^d fregio ìt liforisìmiio ad tmft 
versione ora pèrdota del mito, la quale molio si al* 
lòDtaoasse dalla ovidiaoa. .0lfaltl Atena rieorre aoebe 
neir ùltimo fife<>iilpartÌmeiAo del fregio. ^ sempfie in re-; 
lazidne eoi Uvori domestici dQlle (lot)be« edtoUQnK^ 
nòsòò altro ìiiifo di Atena ohe possa ineitensi in rela^ 
tàtifìé eoa ^ntisto Iato del suo essere. Le donne segWMnli 
1^12, come motle altre delle rimanenti tgwre, ad 
altro non servono che a riempir lo spalto; in una com- 
posizione eoa evidentemente difettosa non dobbiamo 
asp^tarci che ciascuna figura abbia il suo significato 
e il suo scopo determinato. Nel giovine giacente con 
la canna (13) dobbiamo naovamentè riconoscere nna 
divinità fluviale. Questa figura, come ancora le rupi 
che sono nel fondo, mostrano che la scena ha luogo 
neir aperta campagna, tanto in questo scompartimento 
come nei due primi; laddove le tende visibili in P e 
in altri indicano che V azione si compie nell' interno 
d'una casa. Le donne occupate in laTOri domestici, 
sì qui nello scompartimento D come altrove, non 
hanno altra diretta refezione col soggetto, se non quella 
di esercitare le arti loro insegnate da Atena, alla quale 
sono dedicate tutte le rappresentazioni. Le due prime 
li e 15 filano; tre altre 17-19, che s'affaccendano con 
quel drappo arrotolato, son forse occupate a toglierne 
i flocchi correggere altri difetti o inegualità, quali 
si formano nella tessitura. Potrebbe anche darsi che 
quel tessuto sia il fatale saggio d'Arachne, che da quelle 
donne per ordine di Minerva viene stracciato o in qua- 
lunque altro modo distrutto; cf. Ovidio VI 130: 

doluit successu flaoa virago 

et irupit pielas, caelestia crimina, f>estes. 



IL FBEeiO JDU P(^BTICO DU FOBO DI NBBYA 29 

Qqì segue il già descrìUo gruppo ceiUrale; i telai poeti 
oel fondo han per iscopo di render più evidente U 
situazione espressa: a ogni modo son ({oelli io cui Atena 
e Aracline hao tessoto la loro tela; of. Ovidio 1. 1. 53: 

haud mora^ consislunt dwer$is partibus ambae 
et gracili geminas inteudum stamine telas. 

Anche il vaso aecanlo a Minerva accenna alle 
medesime occupazioni , sebbene non abbia alcuna so- 
miglianza colle consuete forme della cesta da filatrice 
kalatbos. Al terzo telaio l^^vorano due donne 25 e 
26, e da pìccole differenze in fuori, allo stesso modo 
che nello scompartimento E le fig. 60 e 61. Mentre 
che runa siede in terra e aiuta raltra, questa stando 
in pie è occupata in un qualche lavoro che non è pos- 
sibile determinar fin esattamente, attesa la trascurala 
maniera con cui son trattati i particolari del tdaio» 
Essendo poi i telai molto alti e larghi, è naturale che 
una donna, da se sola, non arrivi a distendere con^ 
venientemente T ordito (senza la qual manipulazioAie 
non sarebbe possibile T intrecciamento di questo con 
la trama) e a farvi passare i fili del ripieno; mi sem- 
bra molto probabile che la donna in piedi sia occu- 
pata con queir apparecchio il quale separa i fili pari 
dai fili impari, apparecchio chiamato in tedesco Gesckirr; 
e io questa occupazione pare ohe sia aiutata dall'altra 
assisa, che per mezzo di queir apparecchio separa i 
fili, mentre la donna in piedi vi intreccia colla spola 
il filo della trama. Questo mi par che sia il significato 
deir azione due volle rappresentata, quantunque no9 
ei sia dato di precisar meglio il modo coq cui queU'ap- 
parato è disposto. Non è però da escladern nep^re 
la possibilità che le due donne siano occupate, nel 



30 IL Hkòìo tiii ikrfiTico 08t fotto di n^rVì 

distèddér i\A telino lordilo, operatidne preltoiìnare del 
tèssere. L^ dUe donne Seguenti 27 e 28 portàdo uh 
grati vaso: Que^, a gindicarlo dal suo peso apparente, 
Don pdò «ssere una paniera da tenervi il filato, nta 
probabilmente era un vaso in cui conservavasi o pre- 
paravasi il liquidò dà tingere la lana. Nello sèompar- 
timenlo E la fig. 30 rappresenta di nuovo una divinità 
fluviale ; tra le Agure che le succedono, ne vediamo 
una 99 reggente una bilancia, naluraltnente p6r pesar 
fa lana; è dunijué tona sorveglidbte o tanip^id (cf. 
Teehnologie IÌ09 noi. ì); Un'altra è inatto di Giostrar 
quello che essa ha tèssuto. - Tra le figu^ dello Scoiti- 
partiinébto F la 86 ci porge di nuovo una qualche 
personificazione, una ninfa del luogo o qualcosa di 
simile; la maniera dnde la donna è collocata giacente 
neir alto della scena, corriipoAde perfettamente alle 
rappresentazioni ili rilievo dei sarcofaghi romani. Le 
donne St 6 38, cbe lavorano sulla tavola, sono affac- 
cendate nel tettare, ripiegare, lisciare o manipolare 
in altt'à qUal^asi nianièra le stoffb tessute. Nello scom- 
partiménto G sono rappresentate altre operazioni relative 
ài tènere, tiia (o italo frammentario del rilievo non 
tìi cousento neppur qui di formulare alcuna C'Ongetlura 
éullal loro qùaliUl. L'oggetto nella mano della fig. 3^ 
iion è da potersi determinare; lo stèsso è di quello sul 
quàfd la fig. il sta lavorando; soltanto par che siano 
qui espressi dèi fili, éì ibòdo Che gli è certa la rela- 
zione coffa tessitura. Le figure che vengono appresso 
tion presentano èhè scene di conversazióne, attributi 
lAancano e le situazioni difettano di chiarezza. - Pì- 
tfaf mente nello scomparHttiento B abbiamo il gruppo 
èentràlè ^i& menzionato. Se nella figura l8 abbiasi a 
f ièMMfcek^é una l^infa di fonte^ è cosa da non potersi 
(Moidere. AUiièna^to oscuro si è il significato della 



IL nsaio BU p(»Tico dbl forò m nÈ&ri Bl 

Sf;. li, atteso io stato framnieBtario d€H' oggetto: se 
lésse un'anfora, polremaio metterla 1» relazione eoHA 
dhioità delle acque che quivi si trova, ma doq è cette 
che vi sia rappresentato un vaso. Lo Messo avvleifè 
delle figore lì vicine; nro è nej^inir éhiara la rètassioUè 
con eai le due donne (52 e S4) sedute in alte snlle 
rupi si riconneltono al resto della composizione ; la 
flwicanza d'ogni attributo ne rèndei iAfiossìbile Tintor- 
pretaeioae, att2i non ci è dato neppure di giudicare se 
èsse raffigurino donne mortati o divinitài. Delle dae 
ultime figure, 60 e 61, si è già parlato di sùptA. 

Questo è pur troppo lutto qmllo ob^lo posso dire 
sui sigofficato del rilievo. La maggior parte delle motte 
figure in esso contenute rimangono cosi senza diohish 
rasiene; die abbian da foro le divìoità fluviali ool mito 
d'Ararne o colle attrìtniziotit di Atene Ergatre, rimane 
parimente uscni-o; e come non ci è dato di diiarire, 
qual relazione coir* tra le figuro disoccupale e li 
qualsivoglia attrd modo dispeste e atteggiate ^ e le A* 
manenti, coA rispetto ad atcttnè, cbe attendono ai lavóri 
domestici, ci è ugualmente impossibile indovinar là 
qualità delle loro occupa»:ioni. TMtavia queste riiullato 
negativo non è il solo a cui s$ giunga mediante ToBser^ 
vaziofie del monumento ih discorso. 

Aoehe lo stilè e M eseoutione tecnica delle figure 
merita una breve dlebiaraelone. I rìHevi risaltano mefite 
sul piatto del fiondo^ tantoché parecchio figòfe fipj^ 
risoono qtlam del Mttò sfacdàtef dell fencifo. i^tiéMà è 
oaà proprietà del rilievo romatio, caràilteris^zato ailt^ 
dalla maniera dì trattare lo sfbbdo, dalle aggiunte di 
alberi, rupi, tende ed utensili (èf. Philipp! ab. à. rEf- 
miseken TriumpkalreU^, Abk. i. Sdch^. Ga. è. W. 
1872, voi. TI, un s^.). Ma il nostro fé lilcttni pùdti 
essenzfÉtt si distibgud dai Hlieti {ntfamonte i^miitti di 



82 IL FBSaiO DBIi FÒBTICO DBL FOBO DI MBBVA 

quell'età e s'avvicma, come nel soggetto, così aDche 
nella disposizione e nello stile ai greci. Il principio 
gl'eco deirisocefalismo, malgrado alcune libertà, in ge- 
nerale vi è mantenuto, e non di rado mediante certi 
spedienti, vale a dire basamenti, rilievi di terra e simili, 
cosicché le figure sedute vengono a trovarsi quasi alla 
stessa altezza cbe le stanti. Ma quello che importa so- 
prattutto di osservare si è, che il rilievo non è trattato 
to quella maniera pittorica che siam soliti ad incon- 
trare in più estese composizioni a rilievo appartenenti 
a quell'epoca. Tra i rilievi romani di data certa i più 
vicini per tempo a queste rappresentazioni nono da un 
lato quelli dell'arco di Tito, dall'altro quelli dell'opoca 
Iraianea. Vero è che tutte quelie opere sono composi- 
zioni isloriche, e per questo essenzialmente distinte 
dalie rappresentaziooi mitologiche, ma è pur sempre 
degno di nota U fatto che quei rilievi storici son trattati 
in maniera affatto pittorica (cf. Philippi 1. e. 268 sgg.), 
die alcune figure son più rilevale dal piano di quelle 
altre le quali hanno ad immaginarsi più in Tondo, che 
la 8ovrappo0izioDe delle figure vi è molto più frequente, 
e molto più complicata la loro disposizione. Qui ioveoe 
owervlamo una disposizione più corrispondente alle 
esigenze architettoniche del fregio, quale incontrasi per 
solito ne' rilievi greci: quasi tutte le figure son sepa- 
rate le une dalle altre per un intervallo e si staccano 
dal piano con chiari contorni, benché presentino nella 
piena libertà de' loro atteggiamenti ogni maniera di 
posizionOi di profilo, di faccia e via dicendo. Tra i 
rilievi a me noti dell'epoca imperiale quello che più 
si rassomiglia al nostro rispetto alla disposizione delle 
figure, si é il rilievo dell' hyposkenioo appartenente 
al teatro di Dioniso in Atene, il quale ci offre ancora 
alcune altre analogie nello stile e nel costume delle 



IL FBBGIO DBL POBTICO. DBL FORO DI NERVA 3S 

igure, divise aodie qui le une dalle altre medianle un 
iotervallo. Tatto ciò serve a convalidar TopiDione ohe 
il rilievo ateniese sia stato eseguito nel primo ^secolo 
dell'impero (cf. Màtz Ann. d. Inst. 1870 p. 99). Ve- 
diamo da ciò che in qtrei tempo ancora senlivasi ret- 
lamento* non essere appropriata ai fregi o ad altre oom- 
posizioni estendentisi in lungo la maniera confusa e 
pittorica allora in voga, la quale poi più tardi acqui- 
stò maggiore svolgimento nei rilievi de' sarcofaghi. Del 
resto anche il fregio che corre attorno all'arco di Tito, 
sebbene di ninna importanza rispètto allo stile, nella 
disposizione si allontana del tutto dalle rappresentazioni 
già affatto pittoriche delle pareti interne. 

Rispetto allo stile i nostri rilievi non hanno di 
certo un gran valore (cf. gli editori di Winckelmann 
VI 2, 33 i). Molto probabilmente non sono fatti da 
una stessa mano; almeno le figure dei primi scompar* 
timenti, da A ad P, son molto più goffe e meno accu- 
ratamente eseguite che quelle degli ultimi, G ed E; in 
qnesli le vesti ci mostrano un panneggiamento ben 
inteso e per lo più anche ben eseguito, i particolari 
son trattati con più finezza « le persone più svelte e 
mena goffe che le prime. Ed è naturale che, dovendo 
questi rilievi esser collocati a notevole altezza, non se 
ne affidasse T esecuzione ad un artista di vaglia, ma 
se ne incaricassero dei subalterni, i quali poi non riu- 
scirono ad eseguire ugualmente i disegni sui quali la- 
voravano. La mancanza della maggior parte delle teste 
e r imperfetta conservazione delle rimanenti ci tolgono 
la possibilità di giudicare, come fossero riusciti gli ar- 
tisti nel riprodurre T espressione; tuttavia i pochi resti 
che* abbiamo accendano come essi cercassero nei tipi 
di accostarsi agli esemplari greci. Non può però rispar- 
miarsi agli esecutori dei nostri rilievi il rimprovero di 

AifNALi 1877 - . . g 



84 IL rBBGIO DBL POSTICO DBL FORO DI NCRYà 

BOD essor riusciti che pochissime volte a precisar net* 
tamenle la siluazione rappresentata mediante la posi- 
zione e l' atteggiamento delle figaro. Di queste un gran 
numero se ne stanno 11 oziose e affatto superflue; alcuni 
motivi son ripetuti senza alcuna variazione sino alla 
noia; insomma nella composizione apparisce chiara- 
mente una grande mancanza d' intontiva. Checché ne 
sia però, non dobbiamo soverchiamente abbassare il 
valore di questi rilievi, come opere di cui può sicu* 
ramente assegnarsi la data, e dobbiamo io essi rav- 
visare un'esempio interessante del come l'arte romana, 
oltre alle sue proprie creazioni del rilievo storico e 
trionfale, cercasse valersi del rilievo greco. Se si scri- 
vesse una storia del rilievo, cosa che sinora non è stata 
fatta, questi rilievi insieme con quelli del teatro di 
Dioniso vi terrebbero un posto importante. 

L'oscurità che copre il significato speciale di questo 
fregio^ non è il solo enigma propostoci da quella pit* 
toresca ruina. A me pare che possa sollevarsi altresì 
un grave dubbio sulla maniera con cui è stalo ideal- 
mente ricostruito il portico attorniante il tempio di 
Minerva. Secondo l' opinione comunemente accettata e 
seguila anche nei piani e nelle ricostruzioni del foro 
di Nerva, questo portico corinzio cìngeva da tre lati 
il tempio, ed era ornalo di un fregio simile a quello 
che rimane e di una statua posta neirattica nello spazio 
intercedente tra ogni due colonne. Ammesso questo, la 
prima difficoltà che ci si presenta si è che, essendo 
tutti i bassirilievi dedicati a Minerva e raffigurando i 
diversi aspetti sotto cui era venerata, dovremmo anche 
ammettere che nell'attica vi fosse sempre rappresen- 
tata la medesima dea. Ora possiamo noi ammettere che 
sullo stesso edificio si trovasse ripetuta tante e tante 
volle (trenta nel Canina) la medesima divinità, nella 



IL FBSQ10 DSL PORTICO DBL FORO DI HRRYA 85 

• 

eoi rappresoDtazioDe noo potevano introdursi ciie limi- 
(alis^me variazioni? Un portico con qualche doi^ina 
di statue di Minerva poste in luogo appariscente pare 
a me che non sia ammissibile, neppure avuto ri* 
guardo a queir epoca. E neppure è possibile che fos- 
sero effigiate altre divinità, dacché anche lo scompar 
timento H del secondo intercolunnio si riferisce ai 
lavori di Minerva ed è strettamente connesso col primo, 
in modo che, se sopra questo scompartimento v'era una 
figura di qualche divinità, non poteva esser altro che 
Minerva. Nello scompartimento D Minerva tiene il mezzo; 
è chiaro che qui V artista V ha collocata a bella posta 
sotto la sua grande immagine. Lo scompartimento H 
è più corto che D; potrebbe supporsi ohe il resto siasi 
perduto e che pertanto anclie qui la dea fosse rappre- 
sentata seduta nel mezzo. Ma V azione qui espressa era 
evidèntemente interrotta dalla porla rappresentata al- 
l' estremità del rilievo, e questa s'avvicina tanto al- 
l' orlo del fregio, che le figure seguenti dovevano esser 
distinte e per lo Spazio e pel concetto dalle precedenti. 
Pertanto a mio credere è impossibile che le figure del 
pezzo seguente appartenessero alla scena conservata « 
come per altra parte mi par poco probabile che quasi 
al fine dello scompartimento, poco innanzi alla voltata 
dopo la colonna sporgente, si fosse potuta cominciare 
qualsiasi nuova rappresentazione. In tal caso non è più 
probabile che l'artista aggiungesse alcune figure alla 
prima rappresenlazione (e che il metter 11 un paio di 
persone unicamente per riempir Io spazio non dovesse 
dargli pensiero, lo dà abbastanza a vedere negli altri 
scompartimenti) e cominciasse poi la nuova rappresen* 
tazione in un altro scompartimento? Ma dato che sia 
così, come si spiega il fatta che Tarlista, dopo aver 
continuato le rappresentazioni dei lavori di Atena Er« 



86 IL FSBOIO DBL POSnOO DBIi FOBO DI MBBYA 

gane siii primi 8 seompartimeiiti, le interrompessei prch 
prio ioDadzl il fine dell'oliavo, «eotre aveva Meora 
laoli e tanti scompartimenti disponibili e «he doveva 
adornar di rilievi? Quella porta penetrava tanto ohiar 
radiente nella composizione, che necessariamente ^ev'esk 
sere slaia fatta a bella posta per ehinder la ra[^re- 
sentazione - e sin qui appunto è conservata l'opera, t 
Tulio questo rende molto naturale la domanda: era 
quel portico del foro di Nerva realmente costruito nel 
modo di sopra esposto? - Nel Canina la colonna terza 
e le seguenti stanno alla medesima distanza tra loro 
che le due rimasteci, il che è decisamente impossibile, 
ed ha fatto bene, io credo, il Piale nelle sue tavole 
del trattato già detto, collocando la terza colonna più 
vicino alla seconda. Tra la prima e la seconda colonna 
esisteva un tempo un adito, le cui traccie possono. iscor- 
gersi anche oggi, sebbene debba essere stato chiuso 
sin dall' antichità; gli è pertanto probabile che queste 
due colonne disiassero tra di loro più che le rimanenti. 
Se adunque vi erano là altre colonne, vale a direse 
r edificio era condotto nella maniera die generalmente 
si crede, allora dietro Tarco al fine dello scomparti- 
mento H doveva cominciare lo scompartimento /. In 
tal caso la Minerva seduta non si sarebbe trovata nel 
mezzo; ma ciò non guastava molto, se di sopra nell' at- 
Uea non le corrispondeva una grande statua delia stessa 
dea. Secondo la mia opinione adunque una tale statua 
non può supporsi che per il primo intercolunni^ e per 
quello che gii corrispondeva sull' altro lato, non per 
tulli gli altri. 

H. BiiOiaffSfi. . 



». • * 



37 



BIMZIONB SULLA. NSGBOPOLI DEL FUSCO 

IN SIBàGUSÀ. 

LM&ra di Luigi Mauobsi a W. HBLBie. 
(Tom), d'agg. AB, CD, EJ. 

Nella vallata dell* Anapo, le ultime denndaziom ope- 
rate dal fiume e dalle aeque afflaenti, hanno laseìato ?arie 
prominente e piccole colline, il oni strato di affioramento 
risnlta di nn tufo arenario giallastro di formazione post- 
plioèenica. - La necropoli fnscana e il tempio di Giove 
Olimpico, furono dai Greci situati in due di queste pro- 
minenze; runa a sinistra, T altra a destra dell' Anapo. 

Uscendo dall' Isoletta Orttgia, e dirigendosi verso Nord- 
Ovest, percorrendo la strada nazionale che conduce a Fio- 
ridia, tra il colle Temenide e il gran porto, precisamente 
sul sito ove pih tardi surse la NeapoU, si stende la con- 
trada Fusco. 

Nell'anno 1842, costruendosi quella strada, volendo 
guadagnare con mite pendenza l'elevazione di questa lo- 
calità, fu mestieri operare una picoola tagliata nel tafo 
calcare, e nell' eseguire tal lavoro di sterro si incontrarono 
vait grandi sarcofagi, che per la prima volta misero in 
luce la necropoli fuscana \ Però i dotti del paese che 
fecero acquisto dei vasi di terracotta e di rame ivi rin- 
venuti, non trovsmdovi quei caratteri tanto diffusi dell'arte 
greca, lo credettero un sepolcreto isolato, di poca entità, 
e quindi non si curarono di farvi ulteriori studi. 

Sino all'anno 1868, la necropoli retsrtò quasi dimen- 
ticata! Nel Settembre di quell'anno però, dovendosi ulti- 
mare la prossima stazione ferroviaria, apertasi in quella 
localitìt una cava dì pietra, si vennero a scoprire nuovi 
sarcofagi e varie anticaglie, che vi attirarono nuovamente 
l'attenzione dei conoscitori. 

Il mio chiaries. amico Gioacchino M. Arezzo, Diret* 
tore del Museo di Siracusa, con quel zelo che in lui va a 
gara con la erudizione, si adoperò a tutt' uomo per racco- 
gliere gli oggetti d*art6 che mano mano d scoprivano, e 

i Taluni di qtiesti sarcofiigi si osservano tnif ora nelle scarpe 
laterali. 



38 RELAZIONB SULLA VBCBOPOLl DSL FUSCO 

a proprie spese comprò la maggior parte dei rasi che de- 
scrìverò, e generosamente ne arrìechì il patrio museo '. 

Neiranno 1871, venuto in Siracusa il dott. Saverio 
Cavallari, direttore delle Antichità in Sicilia, per conti- 
nuare gli scavi del bagno romano nella parte bassa di Aera- 
dina, vista V importanza delle anticaglie rinvenute in quella 
antichissima necropoli, con quella sagacia che tanto lo di- 
stingue, volle di propria iniziativa ftrvi scavi sistematici 
per determinarne V estensione e la specialità dei vasi. I ri- 
sultati furono conformi all' aspettativa! In una ristretta zona 
di terreno furono scoverti molti sarcofagi, di cui la mag- 
gior parte, massime in un certo gruppo, portavano gran 
numero di vasetti di svariate forme, ài un carattere spe- 
cìide, e la cui tecnica insieme ali* ornamentazione accen- 
nava ad un* sdta antichità '. Però ben presto gli scavi si 
sospesero per inibizione del proprietario del suolo: poscia 
col suo assentimento e cooperazione furono ripresi nell'an- 
no 1874; però le anticaglie l'ultima volta rinvenute, la- 
sciate a lui provvisoriamente in deposito, andarono sgra- 
ziatamente perdute con grave danno della scienza. 

Tessuta così brevemente la storia delle scoperte iBitte 
nella nostra necropoli, mi accingo a darle di essa rela- 
zione, incominciando dai caratteri generali con cui si pre- 
senta, accennando ai sistemi di inumazione e cremazione, 
ivi adoperati, e terminando con la descrizione degli oggetti 
d'arte rinvenutivi. 

La necropoli in generale è costituita di tombe situate 
r una accanto all' altia, per la pih parte nella direzione di 
levante a ponente. 

Nel tufo calcare tenero sono praticati scavi quadri- 
lunghi, di circa m. 2,00 per 1,00 di larghezza e profon- 
dità, e dentro questo scavo sono adagiati sarcofagi di un 
sol pezzo e a forma di casse, aventi le dimensioni esteme 
di circa m. 1,90 per 0,80 e per 0,80. Questi sarcofiAgi alla 
loro volta sono coperti da grossi Iasioni, di solito di un 
sol pezzo di calcare, e la cui faccia superiore talora è piana 
e talora a due pioventi Detti siarcof&gi sono scavati in masai 

^ Io qtii gli rendo pubbliche grazie per arer messo a mia di- 
sposizione tatto il materiale necessario a qnesta relazione e per ea- 
Bermi stato largo di fietcilitazioni. 

2 Questi vasi furono dallo stesso Cavallari depositati nel museo 
siracusano. 



19 SISACUSl 89 

di tufo parimenti aienarìo, di tinta giallastra, e che solo 
netta maggior consistenza differisce dalla roccia sn cni si 
stende r intiera necròpoli Essi pare siano stati cavati in 
taluni banchi di pih antica formazione, che si scorgono 
ncdle spiaggie della penisola del Plemmirio, e in quelle 
di Acradioa, e di là trasportati per vìa di mare nella rada 
proesima atta contrada Fusco. I lastroni di covertnra, il 
eoi spessore talvolta supera i 20 cent., spesso occorre sieno 
di info calcare compatto e pare sieno provenienti dal vicino 
colle Temenide. 

Qualche avanzo di pilastrino, e talune antefisse rin- 
venute in mezzo alla terra vegetale, mi fanno argomentare 
che la necropoli era fornita di stele funebri portanti J'ima- 
gine di divinità; ma del resto, nessun avanzo di costnizioni 
murarie, e quel che pih importa, nessuna iscrizione, nes- 
suna moneta vi si è rinvenuta. 

Giudicando dalle scoperte sinora fatte, posso asserire 
che quivi fossero^ adoperate quasi contemporaneamente la 
inumazione e la crematone. Nell'urne in cui i cadaveri 
furono semplicemente inumati, l'estinto venne collocato, 
colla faccia in alto, il capo ad oriente e sollevato alquanto 
da una piccola prominenza a guisa di cuscino, lasciata nel 
fondo del sarco&go; ai due lati spesso si rinvengono va- 
settìni, per la pih parte rotti, e che talvolta in una sola 
tomba ascendono al num. di 22. Questi vasi pare che siano 
stati rotti prima di deperii nella tomba ^ e nel loro com- 
plesso talvolta mostrano esser serviti al silicernium. Oltre 
ai vasi si rinvengono anche bolle di vetro e di bronzo appar- 
tenenti a collane, pendoli di bronzo, anelli di rame e di 
argento, oggetti di osso e conchiglie terrestri *. 

Nei sepolcri in cui venne adoperata la cremazione dei 
cadaveri, si vedono ambienti simili agli altri, o spesso più 
piccoli, e dentro vi si rinvengono uno o più vasi di rame, 
contenenti le ceneri dello estkito, e qualche vaso di argilla 
al disopra; 

In generale la copertura di ciascuna tomba resta na- 
scosta da uno strato cU humus non maggiore di 0,60, ed 
è da rimarcare, come in talune si incontri qualche vasetto 

i Anche il bar. ludica {antiMtà di Acre p. 86) ritiene che nelle 
tombe della Pinita i vasi fossero stati rotti prima di seppeUirli. 

< Anche neUe tombe etrnsche >i rinvengono conchiglie (cf. Qt^ 
maTrlni Ann. d. Intt voi. XLIV p. 289). 



40 



RELAZIONE SULLA SKSOWU DEL FD8C0 



grossolano, o idoletto di terracotta, anche al di faon del- 
l' Ulna e accosto al coperchio. Infine agginngerò che nella 
rape stessa del colle Temenide, che limita la necropoli dal 
lati) di tramontana, ei scorge bittavia un' Beate (oDn modio 
in testa) sedente fra dae cani, che certamente colà fa effigiata 
per proteggere quegli aTellì '. — Dato cosi un breve cenno 
dei caratteri generali della nostra necropoli , mi permetta, 
che io chiami ìa Sua attenzione sopra i diversi tipi di tombe 
sìnora scorerte e che veagooo ilhistrati mediante le sotto- 
poste litografìe; 






■ Teocrito Id. II 12 a 



IN SIBACirSii 41 

La fig. 1 rapi^senta Io spaccato kmgitaAinale di un 
Bolero, il più oornimd e nello stesso tempo il più sem- 
plice. Dentro una cavità praticata nel tnlo arenario è si-- 
toato uà saieo&go tatto di un. sol neazo e corerto da uno 
qiesso lastrone di caleare più compatto: il piccolo vano delle 
seayo, eceedente le dimeBsioni ddla cassa h riempito oon 
detriti della steasa roccia, al disopra del coperdiio si stende 
uno .strato di terra regetale. Questo tipo di sepolcro ha 
riscontro con le tombe capuane S con talune di Seliminte * 
e con quelle di liegara Iblea. 

La flg. 2 mostra un tipo di tomba meno diffuso, e dif« 
ferisce dalla precedente per una carità sottostante alla cassa 
di pietra, cbe con questa comunica a meato di un foro. 
Tale caviià è praticata pure nella roccia, eé essendo più 
piccola di quella superiore lasda una lisega, su cui poggia 
il saieo&go. Questa maniera di sepolcro non ò nuova, ed 
il dott (àyallarì ne scoprì uno assai identico, se non altro 
nella distribuzione delle parti, nella necropoli di Galera e 
Bagliazzo a Selinunte \ Il non aver trovato alcun avanzo 
organico nell* ambiente inferiore, e resistenza di quel foro 
di comunicaalone, fece nasòere uri OavaUari la convinzione, 
un tale espediente essere stato introdotto per tenere asdutto 
il cadavere ^ 

La fig. Ji rappNBenta un g^ere di salerò che ci^ 
rattmzsa la necropoli in discorso. Come si veda nel di^ 
segfeio, dentro lo scavo sono collooati due satcofàgi della 
forma descritta, di cui l^e derve di copettura air altro, 
e quello superiore lestà chioso da un lastrone , secondo il 
sistema orfinario. Ài due lati di questo lastione si rinven- 
nero due idoletti di teìtracotta (iav. d'agg. AB 1,2), e 
poi scoverchiato il primo sarcofago, si trovarono due vasi 
di rame (forma: tav. AB 24) contenenti gli avanzi dei 

^ BuU. d. Inst ÌS72 p. 7. 

s BM. data Omn^skme di 4miU!hitàebètkattidiSMisri.t; 
tBT. n fig. 10. 

* Bull, della CommùgUme n. 5 p. 12 tav. Ili fig. 9. 

* L* acqua sviluppata chimicamente dalla pntre&dotie faoUtta 
la dissolntione dei tessati più resistenti ^ anehe concorre a rendere 
più deperibili le parti dure, lo ritengo che g^ antichi preoccanandòsl 
della ooAsenrazione dei cadaveri ab'biano volato scavare i sarcontgi nel 
tofo-arenarìo per avere «na sostesa porosa ed assorbente, e eoi pra- 
tleave talrèlta le ea^tà sottostanti -don vollero che esagerare Tistesso 
principio. 



48 RELAZIONE SULLA KBOSOFOLI DSL FUSCO 

GBdaveii cosabnsti, e trtrì vasetti dei quali rieordo distinta- 
mente quettrrappresentati dalle fig. 3. 4 8ullatar.d*agg.AB 
e fig. 7 sulla tav. CD. 

Nel vaso più grande potei disoernere i denti, che do- 
vevano appartenere ad uomo d'età mabna, e molti ossi- 
cini di pollo di piccoli volatili ^ sparsi nello strato su- 
periore; su questo stesso strato si rinvenne la bella tazsa 
di bucchero (tav. d'agg. AB 3) ^ il piccolo vasetto rappre- 
sentato dalla fig. 23 della tav. d'agg. AB, e le due capsule 
descrìtte al num. 45. Nel sarcofago sottostante si riavennero 
solamente gli avansi di uno scheleixo, che servirono a dare 
una luminosa prova della contemporaneità dei due sistemi 
di seppellimento in uso in quell* antica necropoli *. 

La fig^ 4 mostra lo spaccato e la pianta di un altro 
tipo di scolerò, poco difiuso. Esso è costituito di un sar- 
cofago scavato in qualche tratto in cui la roccia si pre*, 
seuto meno tenera, ed ha la particolarità di portare un 
incavo neir estremo a levante, e tale da poter contenere la 
testa dell'estinto. 

In qualcuno di questi sepolcri che potei esaminare, non 
fu trovata copertura, e mi convinsi essere' stato anterior- 
mente frugato, perciò non saprei dire con asseveranta, se 
queir incavo fosse servito per lo scopo da me sopra accen- 
nato, ovvero per qualche vaso di speciale distinzione. A 
questo proposito aggiungo, che negli scavi intrapresi dal 
doti Cavallari si i^evb, come non fossero poche le tombe 
prive aflbtto di vad, e per talune multava con evidensa 
Vesserò state manomesse in altrì tempi 

In ogni modo, uopo è confessare non esser pochi gli 
oggetti d'arte ricavati da tutti quei sepolcri, i quali col 



t Ci: Bull. d. Inst 1882 p. 162. 

< Osservo che il Gamurrìui (Ann, d, hut, voi. XLIY p« 276) di- 

s che io generale nelle tombe etnische con CE^ven combusti 
non si rinvengono vasi di bucchero. La spiegazione è facile: nelPepoca 
in cni si fabbricavano i vasi di bucchero, la cremasione era invalsa 
pieaso i Gcsci, ma non si era ancora introdotta nel popolo etrusco. 

' Paro ragionevole che i due sarcoiSuj sieno stati interrati con- 
temporaneamente, opperò riesce strano il fitto, che in quello inferiore 
si siano trovati i resti di uno scheletro sensa alcuna distinzione, mentre 
nel superiore V adoperata ereuaiione, le urne di rame^ i bei vasetti 
e gU idoletti rinvenutivi aooennano ad una pompa funebro di qoaJt» 
che rilievo. 



IV 81EA€U8à 43 

Imo nuaeio e varietà damio a divetee, di quanta impor- 
tanza sia la nostra necropoli e il popolo che vi si cUiise. 
Questa eenvinsione, Blla la acquistorà maggiormente 
scorrendo le annesse tayr. AB« CD« in cui ho di^nato gli 
idoletti e i vasi pih importanti colà rinveontt, e che qui 
sotto descriverò partìtamente, oon quanta maggior preci* 
sione mi saia possibile. 

vAnuu ni niRàcoTTA. 

1. Antefissa (tav. d*agg. AB 2), alta m. 0,24, rappre- 
sentante una testa muliebre di stile aicaico con capelli on- 
dulati e trecce laterali colorite in nero» Iia figtura è {da- 
smata con molta diligenxa e porta il carattere di una bel- 
lesta convenrionale, che richiama noli* espressione i famosi 
marmi di Egina; però gli occht a forma di mandorla lianno 
gli assi molto convergenti, e le soprad^Iia sono marcate 
con un piccolo rilievo K 

La tecnica ò degna di molta cooaidemtione: tutta Tanto 
è abbotsata con argilla rossastra mescolata a sabbia vul- 
canica, e poi nella parte anteriore ha una coperta di sola 
aiiplla finissima e resbtente, posta con ogni sentimento 
d'arte e dotata del vantaggio di aver preso alla cottura' 
una tinta intimata così propria, che ne fece tralasciare la 
coloritura. 

Questa bellissima antefissa h posseduta dal sig. conte 
Mezio di Siracusa ^ però nel Museo di questa città ne esiste 
altra perfettamente eguale, certo cavata daUo stesso stampo, 
e naalgiado di qnest' ultima si ignori la provenienza, io ri- 
tengo sia stata rinvenuta ndl' anno 1842, allorché si scopri 
la nostra- necropoli. 

2. Idoletto^ alto m. 0,15, rappresentante una divinità 
sedente (tav. AB 1) con medio in testa e le mani sulle 
ginocchia. La fisonomia angolosa, e la bocca atteggiata al 
riso, appalesa, come la figura precedente, qualche cosa di 
orientade. Biguardo alla tecnica Le faccio rimarcare, che 
r argilla è poco coerente, rossiccia, untuosa al tatto e dif- 
ferisce essenzialmente dalla precedente fattura; V idoletto 



i et BuU. della Comm. d. 5 Ut. I flg. 1. 
- Qa«0t» «gngio sigiioie non bada uè a dispendi uè a fatiche, 
per raccogliere anticaglie a vantac^o della scieosa. 



44 RBLÀZIONE SULLA MSOSOl^OLI DSL F08OO 

è esegoìto allo stampo, è cavo nìi' iniemo, ed hd cHitro un: 
foro per agevolarne lo egsìocamento e la cottala. 

8. Vaso di bucchero ftay: AB 8) elegairtissiBio. Nella 
parte esteriore il fuoco gli iia dato un certo lucido , che rende 
più oscura la tinta della pasta; h molto pesante \ i manichi 
a nastro uscenti dal lembo superiore vanno a raccordarsi' 
con un risalto dentato, dal quale ha principio i» parte curva 
del fondo *. Alt. 0,09; diametro alla bocca 0,15. 

4. Tazza con due anse lurcuàte orizzontalmente presso 
la bocca (tav, CD 7). Il campo è diviso in quattro zone 
orimntali da gruppi dì tre stìie vldiyissime a cofor ^Uo 
di miele. La prima zona, presso alla bocca, èt^eoupato da 
una seguela di rosette formate da sette piccoli toiMli neri; 
la seconda zona ò occupata da tigri e bovi alternati^ dei 
quali quésti sono a càpochino e quasi cozzanti; nella terza 
zona si scorge una seguela continua di volpi, con le gambe 
stese in atto di saltare; V ultima zona in basso porta 10 
raggi triangolari aventi la base nel piede del vaso. L'argilla- 
è finissima, ed è di color bianco gialEccio, nelle partì esteme 
offlre un lucido fadlmente intaccabile, gli animali sono 
es^fuiti a mano libera e a pennello, con una tinta generale 
che varia dal nero al bruno; i raggi sono di color rosso 
carmino. Alt. 0,075; diametro alla bocca 0,095. 

' 5. Oalice (tav. AB 4) a due anse arcuate e piegate- 
ali' insti. L'argilla è rossastra con una coperta nera dal 
piede sino alla parte inferiore delle anse, meno una piccola 
soluzione di coutinuii& a metà della coppa; il re^^ del 
campo è diviso in due zone da una stria nera tangente alla' 
parte superiore delle anse, secondo una linea in cui muta 
sMisibllmente la sa^mà. Neirintemo tutta k parte concava 
è verniciata in nero, meno un cerchietto nel fondo; il piede 
non i massiccio, ma è cavo àll'estenio. Alt. 0,118; diametro 
alla bocca 0,16. 



* CSsBtb [Mon, di Areheologia cap. Y p. 344) con Tappog^odi 
qualche pratico riferisce, che tali vasi fossero ridotti nen mercè la 
azione del fhoco dato internamente ed esternamente. A me pare fìnt- 
tostò éhe siano costituiti di nna pasta ceramica tatta- propria,- con- 
tenente in abbondanza qualche ossido metallico (manganese); e difatti, 
la loro pesantezza, che non trova confh)nto con alcun *altra argilla, 
è un carattere, speciale, che non può proyenire dair azixme del calore. 

s or. BuU, deUà ikmm. n. 5 t&v. IV flg. 2 e Mon^ deìt Inst. 
voi. Vili tav. 37 flg. 41. 



\ 



IH SIIAGVSà 45 

Se ne ripyeBMro dne eBemplsil 

6. Vasetto senz'aasa (tay. AB 5) ^ L'argilla è giallo- 
rossastra ed è di forte spessore verso la base; il collo ha una 
coperta neva .e dae strie parimente nere sono n^l ventre, 
eoa due tondini sopra* Alt. 0,12; .diametro, massimo 0,075. 

Se ne rinvennero due esemplari mancanti del piedei 

7. Alabastren, l'unico va^ sinoia rinvenjato con flgma 
nmana (tav. .d*agg. CD 2). Bappresenta un uomoignudo, 
armato di daga« col braccio destro alzato, in atto di ferire 
nn leone che gli è davanti alzato sui piedi deretani e con la 
coda spiegata. Tutto e due le figure sono di profilo e colorito 
in nero, però il leone, ohe è molto artisticamente eseguito, ha 
la giubba e tolune strie delle costole marcato con una so- 
praeoverto a color paronazzo. L' uomo ha la barba e i capelli 
folti: i particolari del volto sono in ambedue graffiti sulla 
vernice nera; sul campo si vedono varie tosetto brune, di* 
viso in settori da lineetto graffito a raggio ; sul fondo e 
sul collo sono ornati a ri^o con elementi neri e rosai 
intorpolatamento. • L* argilla è deli* istessa natura dì quella 
del vaso descritto al n. 4. e come in questo forali col. suo 
colore lucido il fondo generale \ Alt 0,09, diametro mas- 
simo 0,045. 

8. Olla senza manichi e senza coperdùo, il cui campo 
è intoramente occupato ìa strie, ornati e figure ^tav. d'agg. 
CD 8). Incominciando dall' alto, si stendono sei strie nere 
e brune, divise in due gruppi da .una piccola zona a scacchi; 
in baBSO porta quattro sfarle orizzontali ben profilati; il 
campo centrale è occupato da^ duie caproni a capo cUnot» 
rivolti tutti e due verso una tigre, che ha la specialità di 
mostrare la testo in prospetto '; fra le parti posteriori dei 



A Ha molta somiglianza col vasetto riportato da Hifschfeld 
ànn. d. insL 1878 tav. di agg. K. fig. tà (81). 

* Qqcssìo vasetto, importantis3Ìino per la apoarizion» di figure 
amane, assai rare in. questo genexe di vasi, io creao rappresenti una 
delle ffttiche di Ercole, cioè la .lotta col leone nemeo. £ fkcoio ri- 
manare che questo vasetto htm mostra la orima e la pit antica rap- 
presentazione di quella lotta, giacchò il Michaelis {Ann, d, InsL 
voi. XXXI pag. 61) asserisce tale rappresentauone non essersi mai 
trovata nei vasi di stile corinzio. 

> Onesta tigre .rassomit^ moltissimo a qaoila dipiqta in una 
pèHke dello sfesso stile, ehiamata egiaisna.wda f ano(ka. ifen. d» imt* 
voLirfaV 26fig:15.* 



46 BBLAZIONB SULLA HSCROFOU DEL FUSCO 

due caproni è dipinto un cigno; i piccoli Tftni lasciati da 
queste fignte sono riempiti da rosette e ornati simili'; ^ 
un tipo curioso di ornamentazione, in cui è manifestato un 
sentimento di orrore pel vuoto. - Le figure, come nel Ta- 
setto precedente, sono nere con membrature a color paro* 
nazso, i minuti particolari e 1 distacchi delle masse sono 
graffite sulla temice. - L'argilla ò bianco-gialliccia, leggiera 
e facilmente intaccabile. Alt. 0,09; diametro mass. 0,14. 

9. Specie di orde (tay. AB 6). Nella zona del collo ha 
una seguela di i per ornato, e poi da una stria continua 
si diramano sulla parte connessa 14 triangoletfi a raggio 
con le basi in alto. Il campo centrale è occupato da 19 
piccole strie nere e brune; però nella parte superiore due di 
esse, piti distanti, portano tre ordini di piccoli quadrati a 
scacchi. La zona inferiore ha 13 triangoletti, che si dira- 
mano a raggio; il coperchio h verniciato ed ornato da strie 
concentriche. Nella parte esteriore del manico si scorge un 
meandro. - L'argilla può dirsi eguale a quella dm vasi de* 
scritti ai n. 4. 7 e 8; le tinte di una stessa stria q^^sso 
variano dal rosso-bruno al nero ed al giedlastro : varietà, 
che, secondo me, risulta dallo spessore della tinta e dall' a- 
zione del fuoco. Alt. 0,11: diam. massimo 0,125. 

10. Orcio simile al precedente ma più piccolo (tav. 
d'agg. CD S). Ha il lembo della bocca con coperta nera 
bruna; nella zona del collo una seguela di puntini e una 
stria; nella prima zona del ventre sono disegnate due volute 
per ciascun lato, con in mezzo una rosetta costituita da 
puntini; indi sieguono 18 piccole strìe orizzontali, che ter- 
minano al piede, con due molto pih larghe. • Questo vasetto 
nella qualìtìt dell' argilla e nella te(»dca rassomiglia molto 
al precedente. Alt. 0,065; diam. mass. 0,065. 

IL Orcio di forma veramente arcaica, costituito da un 
recipiente a cono tronco sormontato da un collo lungo e 
cilindrico e bocca tribolata (tav. d'agg. CD 1). La bocca 
e verniciata nera all' estemo, il collo e il manico hanno 
varie strìe eseguite senza V aiuto del tornio; dalla base del 
collo, verso il corpo del vasetto, si partono 7 triangoletti 



i et Mon, 4. Imi. voi. II tav. 26 fig. 16 per la identica dis? 
trìbuzione delle rosette; ef. BuU. deUa (kmvn. n. 5 tav. 17 8. C 9: vasi 
di SeliDonte di steBso stile. 



m SIRACUSA 47 

i raggio, il rimanente del campo è occupato da 16 strie 
orizzontalL - L* argilla ò bianco gialliccia, le tinte nerobnine 
variabili al giallo sporco, la tecnica ò perfettamente eguale 
a quella dei yasi 4. 7. 8. 9 e lO \ kit 0,09; diametro alla 
base 0,065 '. 

Se ne rinvennero quattro esemplari e vari frammenti. 

12. Scatoletta di forma circolare e costituita da due 
/- pezzi simili, di cui l' uno entra neir altro (tav. d'agg. CD 

9). La superficie cilindrica estema h occupata da ornati 
rettilinei: nel lembo superiore si stendono tre strie oriz- 
zontali e nel lembo inferiore altrettante, con alla fine una 
stria assai piti larga; il campo rimanente in mezzo porta 
una seguela di lineette ondulate, formanti sei gruppi di 
18 lineette ciascuno; ogni gruppo ò separato dal susse* 
guente da due larghe fosco verticali 

n coperchio è ornato a strie concentriche, e talune 
zone circolari sono occupate da piccoli scacchi e da fasce 
ragiate. Tutte le strie sono di un colore rosso-brano, che 
con varie gradazioni arriva al nero, e risulta chiaramente 
la spiegazione che tale varietà provenga dall* azione del 
, fuoco e dall'ineguale spessore della tinte. Le parti inteme 

hanno una copcd^a rossastra, il fondo air estemo ha vari 
cerchi concentrici '. Alt. 0,056; diametro 0,18. 

Se ne rinvennero vari esemplari in pih pezzi. 

13. Piccola tazza con due strie sull'orlo, altra al piede, 
e con in mezzo sette anitre a capo gib, cioè disegnate come 
se il vasetto debba essere tenuto a rovescio (tav. d'agg. 
OD 4). Oli uccelli, benché eseguiti a mano libera con tinte 
castagna, sono magistrevolmente disegnati, e l'artista vi 
rappresentò anche l'acqua con varie lineette ondulate. 
L'argilla è di un giallo aranciato sporco, ò dura, poco pe« 
sante e differisce da quella degli altri vasL Alt. 0,035; dia* 
metro mass. 0,05. 



^ n più bello esemplare che io mi conosca di questo genere 
di orduoU, fa riovenato a Selinante, ed ò alto circa m. 0J6 (conser- 
vato al museo di Palermo). Anche a Megara iblea si sono trovati di 
tai vasetti, però col corpo emisferico invece che a cono tronco. 

- n msegno che pubblichiamo snUa tav. d'agg. CD 1 fo gentil* 
mente favorito aUlnstitato dal eh. Keknlé, che lo fece esegnire dal 
àg. Otto. 

* et la scatoletta rinvenuta a Bellauate, BuU. detta (hmm. o. 5 
Uv. IV fig. 8. 



48 RBLAZIONS SVhLk NBGBOPOLI DEL FU8G0 



/ 



14 Patera c<m due sxm di m^odia poco comniie e oca 
ornati di etile geometrico (tav. d'agg. CD 5) '. Il campo 
è diviso in dae zone da tre strìe orizzontali vicinissime: neUa 
zona superiore e in ciascun prospetto * ò un* oca o cigno 
nel mezzo; ai due lati due losanghe chiuse in uno spazio 
limitato da tre lineette verticali per banda. L'uccdlo ò 
disegnato a contomo; il corpo ò graticolato; ciascuna lo- 
sanga è doppia, cioè eseguita con due linee parallele; lo 
spazio centrale è graticolato. - Gli ornati e la coperta intema 
sono di una tìnta bruno-leggiera; la aigilla ha un colore 
come di cooio, è dura, molto pesante e benissimo mani* 
pelata: la tecnica in generale è molto commendevole ^ 
Aggiungo, che nella zona inferiore si vedono cinque dei 
soliti triangoletti a raggio; però anziché pieni sono a sem- 
plice contomo. Alt. 0^052; diametro alla bocca 0,12. 

15. Patera ansata di forma speciale (tav. AB 7) 
tenute da un piede a guisa di anello, sporgente da una 
calotta sferica, che girando con rapida curva verso lo in- 
tomo, termina in un guscio. In questo guscio sono quattro 
strie brune orizzontali; il rigonfiamento sottostante, nella 
parte ricorrente colle anse, è ornato in ogni prospetto da 
18 L (gamma rovesciato) nel centro; e 18 lineette verti- 
cali per ogni lato in prossimità delle stessè anse; siegue 
una zona formata da 8 strie rosse orizzontali, infine il 
campo rimanente occupato da 8 dei soliti triangoletti, uscenti 
dal piede. L* argilla è di un colore quasi incarnato, l'intemo 
è vemiciato rosso. Alt. 0,048; diametro alla bocca 0,115. 

Se ne rinvennero 4 o 5 esemplari, di dimensioni varie 
e rotti in pih pezzi. 

16. Patera di forma quasi simile alla precedente (tav. 
AB 8) Nella zona riconente colle anse porta in ogni prospetto 
una seguela di lineette rosse, ondeggianti in mezzo e rette 
ai lati (aél senso verticale). La parte rimanente ha una 
coperta color rosso, come la supei^cie interna del vaso. —> 
V argilla è leggiera, ed ha un colore incarnato come la 
precedente. Alt. 0,055; diametro mass. 0,10. 

^ Anche questo disegno fa favorito dal eh. Keknlé. 

^ Quando occorre, per brevità, chiamerò prospetti le dae -metà, 
secondo cui le anse opposte dividono U vaso. 

s Io ritengo che questa patera non appartenga alla vera epoca 
deUo stile geometrico, ma piuttosto sia una rìprodiudonet di maniera 
già in disuso per le influenze della arte nuova orientaliznmte. 



m 8IBACU8A 49 

Se ne rinvennero dae esemplari. 

17. Tazza di forma simile a qnella descritta al n. 4 
(tay. AB 9). Il campo ò diviso in tre zone da due gruppi di 
due strie orizzontali giallicce: la prima zona porta due se- 
guele vicinissime di trìangoletti, a basi opposte « e inter* 
calati; le altre due hanno due larghe strie, delle quali una 
nera, V altra di tìnta pavonazza. L' interno ò verniciato a 
color bruno, l' argilla biancastra, tenera, come quella dei 
vasi descritti ai n. 4. 7. 8. 9. 10 e 11. Ali 0,043; diame- 
tro alla bocca 0,065. 

Se ne rinvennero due esemplari. 

18. Tazza di forma simile alla precedente, ma piU svelta 
(tav. AB 10). 11 campo ò tutto occupato da strie di varia ter- 
sezza a color castagna, tinta lucida di bellissimo effetto; 
sotto le anse si. stende una larga fascia, poi una zona di 
piccole strie, infine tre altre pih larghe. - L' argilla ò bian* 
co-giallastra, perb ò coperta aireetemo di un giallino lucido 
molto fino, che forma lo sfondo fra le strie. L'interno e le 
anse hanno una coperta bruna. Alt. 0,063; diametro alla 
bocca 0,08. 

19. Tazza, il cui campo è diviso in tre zone orizzon- 
tali (tav. AB 11): la prima zona verso il lembo ha tracce di 
varie lineette verticali ondeggianti; tre strie la separano 
dalla zona centrale, in cui sono ben disegnate 4 volpi slan- 
ciate alla corsa; l' ultima ò staccata a mezzo di due strie 
dalla precedente, e porta sei triangoletti raggiati - L' ar- 
gilla è di colore bianco-verdastro, tenera ed untuosa al tatto: 
le tìnte sono pih o meno castagne, le volpi e i triangoletti 
a tinta piena come negli altri casi. Alt. 0,05; diametro alla 
bocca 0,065. 

20. Bellissimo skyphos di ottima conservazione (tav. AB 
12). Il campo è diviso in tre zone: la prima fra le anse è oc- 
cupata in ciascun prospetto da due gruppi laterali di 18 
lineette verticali rette, con in mezzo un gruppo di altret- 
tante pih corte; la seconda zona ò costituta da 22 strie 
oiizzontali vicinissime e perfettamente equidistanti; l'ultima 
ha 5 dei soliti triangoletti che si partono dal piede. - L*ar^ 
gilla è bianco-giallastra, di spessore tenuissimo, e questa 
tinta, come nella maggior parte dei casi, forma lo sfondo 
dell'ornamentazione; le linee della prima zona e molte 
rtrie della seconda sono di una tinta che assomiglia al nero 
di seppia; il rimanente a poco a poco arriva al tosso quasi 

Annali 1677 4 



50 BBLAZIONB SULIiA NBOBOPOLI DEL FUSCO 

aranciato, e tale variazione pare sia causata da un colpo di 
fiioco dal bosso all' alto. L' intemo a?ea una coperta rossa 
leggerissima, di cai si osservano poche tracce. Alt. 0,094; 
diametro alla bocca 0,105. 

Se ne rinvennero due o tre esemplari rotti, dei quali 
uno fu ramiQdndato. 

21. Skyphos di atessa forma del precedente» e di stessa 
qualitìi di argilla. All' orlo ba una stria nera e dopo poco 
spazio, conispondente alle anse, si stende una larga fascia 
orizzontale, che passa dal color castagna ad un nero lu- 
cidissimo; poco appresso due sottili strie a color di seppia 
leggera; infine dal piede si partono sette triangoletià rag- 
giati a color bruno-castagna. L' interno ha una coperta 
castagna a velature rossicce; le anse sono nere. Alt. 0,064; 
diametro alla bocca 0,08. 

23. Altro skyphos di stessa grandezza del precedente* 
All'orlo ba una stria; la zona compresa fra le anse portei 
in ciascun prospetto 12 lineette verticali brune per lato» 
ed altre 12 spezzate più piccole nel mezzo; poi ricorrono 
10 strie orizzontali rosse, e infine 8 dei soliti trìango- 
letti a tinta rossa. L'interno ha una coperta di tinta ros- 
siccia; l'argilla all'esterno mostra il suo bel colore giallo* 
biancastro, però in un lato ha una larga macchia oolor 
rosa, prodotta certamente da un colpo di fuoco. 

23. Altro skyphos di argilla color di cuoio sbiadito. 
Ha una larga fascia nella parte superiore, la quale occupa 
metà dell' intiero campo, ed è di un colore che dal bru- 
uiccio passa ad un bel nero ; sotto si stende una stria sotti* 
Ussima, e infine dalla base si diramano 10 triangoletti 
variabili di larghezza e distanza. Le anse siccome i raggi 
sono di una tinta bruna, T intemo ha una coperta del- 
l'iatesso colore. Alt. 0,05; diametro alla bocca 0,12, 

24. Altro skyphos frammentato (tav. AB 13) di forma e 
carattere stilìstico differente dai precedenti. L'intiero campo 
è diviso in due zone orizzontali da tre strie vicinissiiue: 
ueUa superiore si scorgono le tracce di un'arpia e di wi 
leone a tinta nera, con vari particolari in rosso pavonazao 
e contomi graffiti; nella zona inferiore molti triai^^oletti 
sottili e vioiniasimì, che si diramano dal piede. In questo 
«saetto si osserva anche l'orrore pel vinato, e nella zona 
BUfieriore i vami sono tutti oocupatì da rosette. « L'argilla 
wn ha alQuna particolarità, ò giallo «bianoMbra, untuosa al 



IN SIRACUSA 51 

tatto 6 fissilmente jntaecablle; forse per difetto di iattura 
le tinte vi hanno poca aderenza e facilmente si scrostano. 
Qaesta tazza, per la specialità dello stile, offire molta ana- 
logii^ ooU' olk descritta al n. 8 K Ali 0|06; diametro alla 
bocca 0,10. 

25. Vasetto di argilla giallo^verdastra grossolana (t. AB 
14). Nel contomo della bocca ha varie lineette verticali 
coIoT seppia e una foscetta alla base; nell'interno ò ver- 
niciato. Offire la particolarità di avere nel lembo due buchi 
vicinissimi, destinati forse a farvi passare una funicella^ 
AU. 0,05; diametro alla bocca 0,10. 

26. Orcio con un'ansa (tav. AB 15). In una zona con* 
trale, limitata da due strie sotto e due sopra, sono 4 cerchi» 
formati da due linee concentriche, e nella superiore si distìn- 
guono tre colli d'oca o cigno. L'argilla è di un colore giallo 
di cuoio, gli ornati sono bruni. Ali 0,06; diam. massimo 0,04. 

27. Orcio simile al precedente (tav. AB 16). Due larghe 
strìe castagne dividono il campo in tre zone orizzontali; la 
zonft superiore, alla base del collo, porta due levrieri, in 
punti diametralmente opposti; quella di mezzo sei rosette 
a puntini, e l'ultima ha i soliti triangolettì uscenti dal 
piede. L'argilla è giallo-hiancastnk Ali 0|07; diametro mas* 
Simo 0,045. 

28. Orcio (tav. AB 17) il cui campo è diviso in 5 
zone orizzontali. Nella prima vicina al collo si ravvisano due 
Gtfii, nella seconda 9 strie tendenti alla seppia, nella terza 
tre cani skindatì alla corsa in atto di inseguire un cigno, 
e sopra ciascun cane sono tre puntini, nella quarta sei 
strie; infine la quinta porta 6 triangolettì disposti nella ma- 
nìsr» ordinaria. L'aiigilla è bianco-giallastra e il suo colorito 
un po' lucido forma lo sfondo ddl'omamentazione. Ali 0,06; 
diametro mass. 0,038. 

29. N. 5. orciuoletti di argilla giaUo-bianoastra ornati 
quasi totalmente da strie orizzontiJi vicinissime di tinta 
rossastra. Alla base portano tre strie pih larghe. La loro 
aUeaza è variabile dai 4 ai 6 centimetri. 

30. Vasetto a fondo emisferico (tav. AB 18). D campo h 
diriso in cinque zone orizzontali limitate da gruppi di duo 

^ Nel moseo di Palermo si conservano qiuttro skvphoi di stessa 
aigìUa e adorni di animali e rosette» fissi sono piOTementi da Acre e 
sono i più grandi che io abbia visti, avendo un diametro di circa 0,20i 



52 RELAZIONE SULLA NBCBOPOLI DEL FlAcO 

stiie. Trascurando la prima e I*nltima, occupato da ornati 
il cui elemento, nero e payonazzo, è disposto a raggio, tro- 
viamo la seconda zona, cbe è la pifa larga, ornata da due 
sfingi a fiuxda femminile, sedenti sul di dietro Tuna dirim- 
petto all'altra e aventi nel mezzo uno sparviero a volo 
disteso, che becca il petto a quella di destra, e un uccello 
(palmipede) posato e colle ali alzato. Nei vani sono varie 
rosette. Nella terza zona si vedono tre mammiferi che paiono 
lupi cani, in atto d'inseguire un coniglio disegnato con 
molta diligenza. Nella quarta finalmento si scorge la scena 
precedento ripetuta a rovescio, come se il vaso dovesse 
esser yisto capovolto; però gli animali sono piti slanciati, 
causa la ristrettezza dello spazio. - Le figure sono a tinta 
piena, e mostrano le tracce di qualche particolare a color 
pavonazzo; i contomi e le membrature sono gralBte, il volto 
delle sfingi è di profilo, però l'occhio è eseguito di pro« 
getto. - L'argilla è bianco-giallastra e può dirsi listessa del 
vaso al n. 7 . Alt 0,105; diametro mass. 0,06. 

31. Altro vaso di forma somigliante, nel cui campo h 
rappresentata una sfinge a faccia muliebre, col medio in 
testo e le ali aperte ai due lati del corpo, e dietro un 
grosso uccello con le ali raccolte, dì forma simile alla gallina 
di Faraone. Nel campo libero sono varie rosette a tinta 
bruna e ^ffite. Le figure sono a tinta nera piena, con 
particolari di color pavonazzo e graflSti; all'orlo superiore 
e al fondo si scorge il partito omamentole costante in 
questo specie di vasi. - L'argilla ò giallo-biancastra finis- 
sima. Alt. 0,10; diam. mass. 0,05. 

32. Altro vaso di pasto finissima, come il precedente. 
Vi si vedono in tutto Ù campo due leoni a bocca spa- 
lancata^ sedenti sul di dietro e posti l'uno dirimpetto all'al- 
tro, tonto vicini da toccarsi col naso; sotto le loro testo 
è dipinto un cigno colle ali raccolto. Un leone ha la coda 
serpeggianto in aria, l'altro la tiene curvato sotto la coscia 
e radendo il venire la sviluppa in alto, con un fare vera- 
mento artistico. - La tocnica è l'istossa del vaso precedento; 
i due leoni hanno la giubba di color pavonazzo. Alt. 0|085; 
diametro mass, 0,042. 

33. Frammento (tov. AB 19) di una patera di argilla 

^ Cf il boxnbrlios rinvenuto a Selinuote. BuU. della Gomm. 
n. 5 t. IV. fig. 10. 



M SIBACtTSA 6à 

▼erdastra, untuosa al tatto. All'orlo ha una fascia oseora, e 
sotto le anse un'altra fueia nera tendente al grigio, seguita 
da due piccole strie ; dalla base si diramano 5 triangoletti 
a raggio; l'interno è Yemiciato. Alt. 0,055; diametro 0,11- 

84. Pateretta (tay. AB 20) di argilla rossastra, poco 
fina, con due ansedi forma particolare. Air estemo ha una 
larga fascia bruna, allo intemo ha una coperta di yemice 
nera. Ali 0,03; diametro 0,09. 

Se ne rinyennero due esemplari 

85. Vasetto a corpo sferico, di argilla giallo-bianca- 
stia (tay. AB 21). Porta un ornato molto complicato, la cui 
sintassi pare debba ayere uno scopo '. Nella parte superiore 
dell^ bocca ha quattro cerchi concentrici e nell' orlo vart 
puntini. Alt. 0,06; diametro 0,06. 

Oltre a questo se ne rinyennero due altri senza al- 
cuna rappresentazione '. 

36. Vaso di sagoma speciale (tay. AB 22) e di bella 
coBseryazione. Nel yasto campo centrale porta dipinte due 
sfingi sedenti sulle gambe di dietro e con la coda alzata, 
tutte e due in profilo, rivolte verso un uccello acquatico 
{Ibis ?) che sta loro in mezzo. Le sfingi sono una a faccia 
maschile e l'altra femminile, e l'uccello, posto pure in pro- 
filo, è rivolto verso quest'ultima. Tanto sotto che sopra si 
stendono varie strie or nere ed or pavonazze. Le figure 
sono eseguite con una tinta generale nera, e su questa sono 
segnati vari particolari con tinta pavonazza: i con tomi, i 
tratti della fisionomia, e tutti i distacchi del corpo sono 
gralBti. - L' argilla ò giallo-biancastra e rassomiglia per- 



i In qualche parte qnest* ornato ha ralaiione con quello del- 
r anfora ceretana riportata al voi. yiIII dei Mon. d. InsL tav. LV, 
le cui tre zone inferiori portano animali e mostri appartenenti al- 
r istessa &ana dei fnscani. In questo vaso, benché meno antico del 
nostri, non è meraviglia trovare questa relazione, giacché si sa ch^esso 
appartiene aUa 2* epoca deUo stile corìnzio, e perciò vi & ancora 
capolino r arte orientalizzante nella sua prima maniera, a cui gene* 
ralmente appartengono i vasi fiiecani. 

^ Nel museo di Siracusa si trovano molti altri vasi simili a 
questo e con F istessa rappresentazione, però la loro provenienza é 
incerta. Ve ne è anche qualcuno con tigri, arpie e rosette (cf. Mon. 
d. Insi, voL II tav. XXXVII flg. 61) da doversi riferire al genere dei 
Tasi descrìtti ai n. 8 e 24. 



6.4 BBLAZIONE SULU imXB^SOU DBL FUSCO 

fettameiite agli altri Tasi di stesso carattere '«Alt 0|S^5; 
diametro massimo 0,12. 

37. Cioperchio dì argilla bianco-rosea (ti^v. A? %Q) di 
fìtttara finissima. È ornato a skrì» ed a soaccln. e dal po- 
metto di presa scendono cinque triangoletti a n^o« Due 
strie nere hanno nn* altra coperta pavopaiuKa; Bg) ri^uMiantA 
gli ornati spiccano per la loro tinta nei^, qieno, cìe ifk m 
latoi in cni tutti acquistano una bella ti9^ xosssii ( caim 
di un colpo di fuoco \ Alt. Ot07; diam. ipWi 0,07- 

88. Vaso rassomigliante alla kelebe di ?aBof Iga (^t. AB 
27). L'argilla ò rossastoa e^ ò totahnente yeipuc^, eò^ um 
tinta nero-bruna variabile, perchè stesa con poca perizia. 
Sull' orlo porta un meandro elementare formato di tai^tji T 
opposti di color azzurro-cenericcio \ 

Questo vaso fu rinvenuto in vari pezzi, ma disgrazia- 
tamente andò smarrito, e per quanto la memoria mi socoo^ 
posso affermare abbia avuto l' alt di 0,35. 

89. Frammento di un cofanetto di argilla giallo-biaii* 
castra a forma di tronco di cono rovesciato e traforato in 
tutta la sua periferia* I trafori sono ripartiti in quattrQ 
zone; nella prima essi hanno la forma di rettangoli e nelle^ 
altre quella di triangoli con la base ora sotto ed ora 
sopra; i listelli verticali sono ornati con lineette orizzon* 
tali nere, e le fasce continue, die dividono le quattro zone, 
sono verniciate a color bruno tendente al pavonaszo. L*in* 
terno è ornato come T estemo. 

40. Frammento di un alabastron ^ di sostanza a color 
di tartaro di vino, tenera e quasi squamosa all' intemo» 



* Questa deserìiione è pseaa da un vaso peifettamente eguale 
pToveni ente da Leontiiii e conservato nel maseo di Sincosa, giacchò 
r altro rinvenuto in pezzi nella nostra necropoli andò disgrazjatar 

mente smarrito. 

^ Il vaso a coi poteva appartenere questo coperchio, non si è 
rinvenuto, e nessun altro completo mi è venuto fatto vedere in Si- 
cilia: però io ritengo che abbia dovuto appartenere ad una di queU* 
olle sferoidali, senza manichi, sostenute da un piede serrato ed allo^ 
chiamato skaphe da Panofka (Jlfon. d, Inst, voi. II tav. XXVII %. 60}, 
di cui si conserva un heir esemplare nel museo Gregoriano. Di&tti 
questo bel vaso, che nella tecnica e nello stile rassomiglia ai fhscani, 
ha un coperchio di forma perfettamente simile al nostro. 

3 Un meandro simile a questo si trova in una kylichne rinve- 
nuta a Selinunte e conservata nel museo di Palermo. 

* Ann. d. ImL voi. I pag. 240. 



nr smACtmn SS 

però taori di tm bel nero lùcide, ornato da grrìppi equi- 
dirtanti di tre strie graffite orizzontalmente. Diametro Ò,04S. 

41. Piccolo atyballoB di argilla cenericcia e tenera; 
nel ventre porta molte scànalatore verticali. Alt.t0,05;^dia« 
metro 0,045. 

42. Nord feste di bove ft coma pidcole é che' A cur- 
vano in avanti. Esse sono tutte di nna grandezza e por- 
tano tracce di coloritura bianca e rossa; l' argilla ^ài av^ 
fidna a quella dello idoletto descritto al n. 2. 

43. Bolle di collana (tav. à*Bgg. CD 6) plasmate in 
quella specie dì ffirès ceramico di cui sono formati gli 
kloletti egizii, e com'essi rivestite da un leggero smalto 
verdastro \ 

Se ne rinvennero tre esemplari. 

UTSKSIU tt MBtALLO. 

44. Vasetto di rame {ouprum) costituito da due pezd 
saldati, dei quali uno forma il piede , V altro la coppa 

!tav. AB 23). KelPintemo contiene una sostanza biancastra 
inissima al tatto e untuosa come il tripoli. Diametro 0,055; 
ali 0,03. 

45. Due capsule di rame rosso del diametro di 0,05. 

46. Vaso di rame rosso (tav. AB 24) tirato a martello; 
ha sull'orlo una piccola piega verso Tinterno. Conteneva le 
ceneri dell'estinto nella tomba avanti descrìtta ^ag. 41|. 
Ha tracce di Aimo, e pare sia specialmente servito di caU 
daia. Alt. 0,30; diametro 0»41. 

47. Altro vaso pib basso tirato pure a martello. L*orlo 
è accartocciato ali* infuori su di un filo metallico e porta 
una seguela di prominenze circolari a guisa di bottoncini. 
Non ha tracce di affùmicazione e pare sia servito di ba- 
die. Conteneva anch' esso ceneri nella stessa tomba. Se ne 
rinvennero tre esemplari. Alt 0,015; diam. 0,43 (tav. AB 25). 

' Tanto negli idoletti egiziani come in queste bolle la pasta 
ceramica bianca non essendo sottoposta, come oggi , air alto calore, 
non potò acquistare quella durezza e coesione che, le suole parteci- 
pare un primo grado di fusione, e perciò prese quel carattere che 
tanto assomiglia alla pietra pomice. Qudla coperta verdastra, che ge- 
neralmente si osserva, pare sia dovuta a qualche fondente metallicot 
di cui si copri Toggetto. Faccio notare infine che nel museo Grego- 
Hano si conserva qualche piccolo aiyballoi d! questa stessa sostanza. 



66 EBLAZI0M8 SVUJl NBCBOFOLI DBL 70800 

48. Un anello di rame rosso tirato a trafila; del diam. 
di 0,08. 

49. Vari anelli di bronzo di diierente diametro. 

50. Due spilloni (acus crinalis) con ornati circolari nel 
cappelletto. 

51. Un pendolo di bronzo costituito di una sfera e 
di un anello. 

52. Yar! dischi di bronzo senza impronta. 

53. Yar! anelletti di argentor del diametro di O^OIS. 

oaaBTTi DI osso B ni vBTsa 

54. Uno scarabeo d'osso lungo 0,02. 

55. Una bulla d'osso, rappresentante in incavo un 
grifone da una faccia, e un'aquila o sparviero ad ali 
aderte dall' altra ^ Diam. 0,04; spessore 0,005. 

56. Franunento di un oggetto costituito di var! pezzi 
d' osso a forma di parallelepipedo, legati tra loro da chio- 
dini di bronzo. 

57. Bolla di vetro bucata con tre prominenze, ornata 
da cerchi concentrici in incavo e coloriti *. 



Enumerate le scoverte che riguardano la necropoli 
del Fusco, non posso tralasciare di descrivere una cella 
ipogeica scoverta negli stessi dintorni di Siracusa, giacché 
il vasellame rinvenirtovi è in istretta relazione con quello 
del Fusco. 

Dando un'occhiata alla carta topografica (tàv. d'agg. 
E 1), si vedrà, che questa tomba trovasi in contrada Ma- 
trensa, circa 6 eh. da Siracusa, alla distanza di quasi 
50 metri, verso sinistra, dalla strada provinciale che con* 
duce a Noto. 

Essa consiste in una cella di forma quasi emisferica, 
scavata nella viva roccia, . avente a levante il descenso e a 
tramontana un sarcofago scavato nella volta, la cui dire- 



* Di questa bulla si conserva nna riproduzione in isiearina, 
l^iacchè r originale fa pure disperso. 

^ Questa bolla è perfettamente eguale a quelle etruscbe del 
museo Gregoriano e a talune altre rinvenute a Cuma e conservate 
nel museo . naiionale di Napoli. 



m siSAOiTaA 67 

^ne rieolta da lera&te a ponente (tav. d'agg. E 2, 8). Nel 
Luglio del 1871 \ in oocasione delle mtBsi, fa casnalmente 
8C0Terta tale tomba, e dentro vi forono rinTennti sei vasi 
che qui sotto descriverò e che ora sono posseduti dai gen* 
tOissimi fratelli Mezio dei Haicheei di Belfronte* ai quali 
sono debitore di queste notitie. 

1. Oran vaso di bucchero (tav. d*agg. S 4, 4\ 4^) di 
una tìnta bigia oscurai la cui forma a quanto pare è ine* 
dita. È costituito di un piede alto 0,87 quasi cilindrico, 
allargato alla base, vuoto dal di fuori, e di una coppa del 
diametro di 0,47 con un manico $ui ^meris, fdto 0,29, la 
cui forma richiama in qualche modo quella di un' elsa. 
Questo bel vaso fu certamente lavorato al tomo, però al* 
r estemo non ha quel lucido « picco » dei vasi etruschi. La 
sua altezza totale è di m. 0,80. 

2. Oran calice di stessa argilla, costituito di un piede 
di forma simile al precedente e di una coppa alta 0,10 e 
del diametro di 0,29 (tav. d* agg. E 5). Verso la bocca 
porta due piccole anse arcuate, le cui estremità arrivate 
alla coppa si prolungano nella sua superficie esterna a 
mezzo di un rilievo, formando due curve simmetriche, leg- 
germente accartocciate. Questo vaso fu lavorato al torno, 
e r argilla si mostra con gli stessi caratteri del vaso pre- 
cedente. Se ne rinvennero tre esenq^lari, che furono rotti 
in pezzi dagli ignoranti mietitori, e solamente quello da 
me descritto si potò ricostituire. Alt. totale 0,89. 

8. Vaso di ar^la giallo-biancastra (tav. d'agg. E 6) 
fornito di tre piccole anse arcuate nella parte superiore 
del ventre. Nella superficie esterna mostra una coperta di 
argilla finissima a color giallo di paglia; nella zona del 
collo sono tracce di varie strie orizzontali; in quella del 
ventre, che abbraccia le anse, ò un ornato costituito da due 
strie vicine, serpeggianti orizzontalmente, e da tanti fiorì 
composti da quattro piccole volute, situate in ogni conca- 
vità della serpeggiante; poi sieguono sei strìe vicinissime 
orìzzontali, e dopo considerevole distanza un gmppo di due 
altre strìe; al piede infine si vedono tracce di molte strie 
vicinissime. Oli ornati sono di un giallo-aranciato spesso 
tendente al bruno; i manichi sono verniciati neri; all'intemo 
è una coperta bruna. Alt. 0,185; diametro mass. 0,15. 

' Bull, d, Inst 1872 p»^. 7. 



58 INTEBPBBTAZIimt Ht «OLOGRAMMA I 

4. Altro Taso di foima esmile al pT6ced6]ite, perS' pi!k 
elaganio nel labiMO « nel piede. La zona che abbraccia le 
ire anee, è quasi totalinente riempita da strie ondeg^gianti 
vidnissime; poi ricerrono quattro strie orizzontali piti o 
meno larghe e ii^iie wrw il piede sono molte strie di 
varia larghezza (tav. d'agg. B 7). Lo spessore della pasta 
h maggiore dell* altro, la sna tinta h pih gfalliccia, 2 color 
degli ornati rassomiglia al nero di seppia leggero; nel* 
llntemo ha una coperta bnma. Alt. 0,185; diam. masf. 0,11. 

Aggiungo infine, che ii rinvenne qualche esso ìsm oeu^ 
servato, e i detti vasi erano disposti nelki cella in eerto 
oràine simmetrico, attorno a quello descrttto A n, 1, che 
ne occupava il centro. 



DELLA INTERPRETAZIONE DEL MONOGRAHIA M 

CHE Sr TROVA NEI CONTORNI ATI 

E NELLE ISCRIZIONI 

(Tav. ^agp FG). 

Dalla prima metà del secolo lY fino al prìncfpfa 
del VI, si vede spesso nei monumenli cosi cristiani 
come profani ud monograoima» det quale finora non 
riuso) agli archeologi di proporre certa inlerpretazìofle. 
Per citarne sollanto alcnni dei più dotti e sagaci, non 
ne divinarono il significato il Gori \ il Marini ' e U 
Friedlaender '. L'Eckbel congetturò ch^ avesse reiap* 
zìone colla vittoria, ma intorno al modo di spiegarti 
ebbe a dire: qui probabili aliquo modo explicaret, nemo 
adhuc repertus \ e il Cavedooi confermò la sentenza 
di lui scrivendo che il significato tiUtara m ritMme 



^ TKes, diptych. t II. 84. 

2 Figuline rpas. p. 440. 

> Die Mùnzen der Vandalen p. 6C. 

* D. N. V. Vili. 279. 



in» «oirroBinATi b miiui m im a n m S9 

ignotQ K Nuovi argomenU YMoero ora^ a sMstrare pie 
eUanmeftte l'uso e ji signifieiato di /quesiti aioBOgrainmat 
e mrcè del loro confronto a farne palese, quale sia la 
vera ioterprebsdone. Prima però di aooennarla, eoxh 
viene premettere reseme dei monomenli, dai qnali ne 
segue quel corolluio la spiegatone che si ricerca. 

Qpesto monogramma ci si presenta comunemente 
formalo io modo che sembra composto di due sole 
ieltere E P ovvero P E, ma in una iscrizione detta 
Dalmazia vi apparisce compresa anche la D che insieme 
eon S è congiunta pare con L (lav. FG n. 1 )^ e con 
mlm^ léggesi Delmatae *. Questo esempio però h 
mw^ ma «erve a farne conoscere, che nel monogramma 
possono essere comprese altre lettere, oltre le due che 
inorai yi furono riconosciute. D' ordiaario . sollo alla 
corva del P sono tre lineette orizzontaià (o. 8), mta 
qualche volta non ve ne hauo che due (n« 3), perde 
para che alla E si sia fatta servire la linea dalla quale 
nasce U curva. Talvolta però o sìa die il mooogramìmft 
abbia tre linee, o sia che ne abbia due sole , la linea 
verticale si allunga in basso per esprimere una Ft e del 
primo caso ne abbiamo esempio (n. A) in un eoatOE^ 
Dialo del mosco di Vienna % del secondo nei marmi 
ritrovati nel Colosseo (n. S), in una iscrizione del ei^ 
mitero di Griaca (n. 22), in un graffilo del Foro» 
romano ed altrove. Non meno ehiarameole si vedft 
indicata la F in «n altro conlorniato % nel quale venne! 
espressa col prolungamento della prima linea oriszon*- 
lale (o. 6), come ancora in qualche raro caso, quando- 

* Osserv. orit. std corUorìdaU neUe Noiitia Momo aUa vita e 
opere di Itd. Modena 1867 p. 559. 
2 C. L L m 5766. 

' Nwnism, Mus. Vindob. nuw* mod, p« 12* 
^ Sabbatier Descript, gériér, des ConUnm. tab. IL 10. 



00 UmBPUTAZIOm DBL MOKOeBAMMA I 

lì monogramma invece di tre linee ne ba quattro (n. 7). 
CSredo pare ehe sia da ravvisare in altra insolita forma 
(n. 8) che è sopra un conlorniato*, e in una tavola 
losoria (n. 83) ch'era già in Roma alla chiesa di s. Ana* 
stasia % nei quali esempi si ve«le che alla linea supe- 
riore di F serve quella donde parte la curva del P. 

Sembra pure che queste linee ammettano talvolta 
una L, come in due contorniati (n. 10. 11), dove l'ni- 
tima linea è allungata ^, e in due iscrizioni ritravate 
nel Colosseo (n. 12; cf. C. 1. L VI. 857, 13). Ma più 
chiaramente si trova espressa sopra una lucerna uscita 
da uno scavo a Montelibretli, nella quale la L è indicata 
coli'ultima linea obliqua (n. 13), non meno che da un'al- 
tra del cimitero di Callisto (n. li) e da una iscrizione di 
Chiusi (n. IS) riferita dal eh. Liverani ^ Una forma più 
insolita vediamo in un marmo del Colosseo (n. 10), per- 
chè, come pare, il monogramma fu lasciato incompleto, 
ovvero perchè non ne fu indicata che la iniziale. Altre 
varietà che si possono ascrivere a negligenza o ad 
arbitrio degli artefici, si trovano in un contomiato", 
dove le due prime linee furono insieme congiunte 
(n. 17), e specialmente sopra le lucerne, come in una 
del museo Vaticano nella quale le due linee salgono 
oblique da sinistra a destra (n. 18), e io altre nelle 
quali il monogramma appare impresso a rovescio (n. 19. 
20. 21). L'esame pertanto dei diversi modi, con coi 
fu rappresentato il monogramma, ne mostra che nelle 
sue linee comprendeva più di due lettere, e che queste 
erano P F E L. Onde è che non essendovene state 



« Mus. Vind. l. e. p. 7. 

2 Cod. Vatic. 5253 p. 183. 
s Sabbatier lY. es. VII. 5. 

* Le Catacombe e anHeh, crUi, di Chiusi Siena 1872, p. 92. 

3 Sabbatier I. 14. 



NEI OONTOBNIATI B NSLLB Ì8CBIZI0MI 61 

ravvisate prima d'ora oluf due, a qtmste solameote 
furoBO adattate le varie interpretazioii], le quali mancan* 
do di dae elementi inosservati , riusdrooo necessaria- 
iBenle improbabili. 

Tali sono qaeile di chi pensò ravvisarvi una diversa 
foggia del monogramma cristiano, e di chi, credendo 
che le due lettere P E fossero iniziali della voce 
fErpetuo, stimò che questa fosse equivalente di Feliciter 
e di si^ odSnfog^ con cui nei teatri e n^ circhi acela^ 
mavasi ai principi. Parimente improbabile fu giudicata 
lopinione del Mahudel che nel monogramma credette 
riconoscere il segno dei monetari \ e di chi invece Io 
tenne qual sigla che indicasse che la medaglia fu re- 
stitaita. Il Gannegieter interpretò le due lettere come 
iniziali di PahM Smerita^ ma dubbioso di aver collo 
nel segno, propose ancora di leggere Proemia Emerita, 
Praemii Ergo '.L'incertezza di queste interpretazioni 
ò dimostrata dalla loro varietà e dal non essere fondate 
sopra un'accurato esame dei monumenti. 

Questo monogramma sembra essere venuto in 
oso contemporaneamente ai contorniati, ed anzi pare 
die i più antichi esempi siano quelli che si trovano 
sopra di essi. Essendo poi che i contorniati a giudìzio 
dell'Eckhel ' cominciarono al tempo di Costantino^ a 
questa età parimente dovrebbero assegnarsi i primi 
esempi di esso. Ma la collezione che di questi numini 
pubblicò il Sabbalier, fece si eh' egli ne assegnò il 
principio intorno al tempo di Graziano (e. a. 370), 
e ne determinò il loro uso fino a quello di Aotemio 
(e. a. 172. I. e. p. 8). Con tutto ciò, non avendosi prova 



* mst Acad. B. L tom. V p. 285. 

> mscéU. observ. crit 1786 p. 133. Miscdt. nov. 1740 p. 7. 

« VDI 311. 



62 lirFBRntBTAZIOKR BBL MONOOB&MMA i 

sioara che i eontoroiali comiDciassero soltanto aelU 
seeonda mela del secolo IV,'parmi che nulla si oppoega 
se coH'Eekhel li crederemo già in oso circa il tempo 
di CostantiDO, e che parimente, benchà non si conosca 
con data certa esempio più antico del monogramma 
di quello di una iscririone del 863 \ non si possa 
contraddire a chi opini che Tnso ne fosse già comune 
alla metà del secolo IV. Esèendo poi che i eonloroiatt 
cedsarond prima della fine del secolo V^ non venne 
però meno l'uso del monogramma^ che non di rado 
troviamo nelle iscrizioni ^ quantnnque debba avere 
principalmente fiorito, mentre ancora erano in gran 
favore gli spettacoli e le gare del circo. Imperocché 
lo studio dei contorniati ne (a conoscere che cpiesti 
nummi, o sia che come amuleti si portassero sulla 
persona dagli aurighi, come col Gannegieter pensò li 
Cavedoni ', o sia che s'inserissero nelle bulle de'cavalb\ 
come stimò il Boonarroti *, avevano strettisnma rela^ 
zione coi ludi circensi^ ai quali alludono le rappresm* 
tanze, i simboli e le note che portano impresse. Fra 
queste note, quella che più frequentemente si vede sui 
contorniati, è appunto il monogramma, che talora vi stii 
da solo, e talora fa riscontro a una palma; e siccome 
questa è indizio di buon augurio e di vittoria, dosi 
riesce evidente che quando ad essa si associava o sosti- 
tuiva il monogramma^ si intendeva di esprìmere uq 
eguale significalo. E dò si conferma col confroOto che 
ne porgono altri monumenti osservando che qualche 
volta il monogramma sembra tenere il luogo della 
palma % ovvero è in corrispondenza con essa, come 

*■ De Bossi Inscript. 1 n. 159 p. 88. 
* 1. e p. 580. 

> Mmiaglioni p. XIX. Vitri p. 179. 
^ De Rosd inscript. I p. 355. 



m OOMTOBNIATI B NBLLB ISCRIZKRn 63 

k iMTitiQM presso ii Boldettt \ ii lapide del oimilero di 
Griiea (tav. F G n. 22)^ in altra del museo Lateranense 
(ivi D. %i)j sopra una tavola lusorìa (ivi n. 23) e sopra 
una lamiaelta di bronzo ^ Perciò TEckhel osservaDdo 
la oorriepoDdeDsa che sui contoroiati il mooogramaa 
ha colla palina^ coochtuse: amiiei pokst eu (iilteras) 
oJliqM ad ni^mam pertinens significare '• 

Ma poiobè il simbolo della vittoria, alla quale 
aoeeonaoo i oootoroiati, ioteodevasi propriameole di 
qaelb che otteoevasi nelle lotte agonistiche e nello 
corse àrcensi, quando segnavasi sulle iscrizioni funebri 
crisliaiie, significava figuratamente la vittoria ed il 
premio ottaDUto dopo la morte per la vita virtuosa- 
mente compiota. Ne porge tra le altre un'esempio una 
lapkie testò uscita dal cimitero di Ciriaca nel campo 
Veraod, nella quale questa sigla è associala col mo- 
oogRMima cristiano (lav. FG n. 25), e vuoisi notare, 
perchè sebbene alcune lettere latine siano neiriritima 
liiMa, ò la prima volta che si trova in lapkie greca. 
A siffatte iserisionl fanno opportuno confronto quelle 
ebe, paiiiiente cristiane, terodoano colla acclamazione 
FdiciUtìr \ che serve a rivelare, come meglio si vedrà 
più innanzi, la spiegazione del monogramma. 

Talora si trova anche sopra monumenti pubblici 
coma in una iscrizione spettante a Teodorico % che il 
Marini stimò incisa poco dopo Tanno SIO *, e in altra, 
lea(ò scoperta, che era scolpita all' intorno di una deLfe 



* Osservaz. p. 375. 

' PigooriA De semis, Poleno HI p. 11)6. De Boesi Biàl. et. 
1870 p. 33. 

* Vm 280. 

« Marioi Arv.rp, 638. «*- Im. <mi. VeralL p. 381. 

* OreUi-Henzea 5594. 

^ WilmaoDs &Bmpia Ifuoript, tl 1005. Marilù irv. p. 582. 



64 IUTBBPRBTAZIONE DBL HOMOOBAlflfA B 

preciDziom del Colosseo. Nelle qaali iserìsioDi il mono- 
gramma era posto qual segoo e simbolo di buon augu- 
rio , così per le persone che con esse oooravaosi, come 
per la conservazione dell'opera dàe loro si dedicava. 
Con pari signiflcato si scolpiva sugli islromenti domestici 
per augurarne la conservazione e il buon oso a quelli ai 
quali erano destinali. E su qoesti ora trovasi il mono- 
gramma ed ora la palma, e ne cito ad esempio un peso 
del museo KIrcheriano ove è il monogramma, mentre 
sopra una forma di Airpa recentemente travata in Atene 
veggonsi cinque frondi di palma S che qualche volta 
si alternano o si scambiano colla corona, perchè questa 
rappresenta la medesima idea^ e con eguale intendi- 
mento usavasi la voce Pelieiter, che «ola o accompa* 
guata dalia palma*, parmi equivalesse al monogramma. 
L' identità del significato sì proprio che allegorico 
eq^resso dalla varietà e sinonimia di questi simboli, 
e il sostituirsi che fanno fra loro a vicenda dimostra 
che il significato delle lettere monogrammatiche fosse 
quello di felicità, di vittoria e di buon augurio. 

I simboli che ora ho accennati, sono propri di 
monumenti cosi pagani, come cristiani, ed hanno tutti 
manifestamente la medesima origine, essendo presi dalle 
vittorie e dalle acclamazioni circensi. Quindi il nome 
di corona e di palma passò nel linguaggio comune, ed 
i cristiani se ne valsero per significare cosi la vittoria 
che si ottenera colla virtù dell' animo, come l' augurio 
che a sé ad altri si faceva per conseguirla *. Ciò fu 
dichiarato più volle dal eh. De Rossi ^ e ne recò in 
prova una iscrizione portuense nella quale è manifesta 

i Emme Arehéol. 1876 Nov. p. 295. 

s De Bossi BuOeU. arck. crùt. 1870 p. S3. 

* Mariigny Diet. des ant ehriL t. palma. 

* De Boati 1. e 18S7 p. 82. 1878 p. 186. 



UBI OOMTOBKIATI B NELLE ISCBIZIONI 66 

rallttsio&e ai premi, alle coroDe e alle oorse del drco \ 
Io altra iscrizione proxima palma significa la pace e 
il riposo che sospirò di godere in patria ana donna 
che fu costretta a tollerare i mali dell' esigilo, e fu 
compianta dal marito, polche morì poco prima di poter 
godere con lui del desiderato ritorno '. 

Un' altra osservazione conferma quanto ho esposto 
finora. È nolo che nelle iscrizioni qualche volta si vede 
aggiunto al nomi propri un simbolo che allude a quello 
della persona che in esse è nominata. Cosi in una 
iscrizione della via Appia presso al cognome dì Phu 
lomusus fu apposto un sorcio per alludere al nome 
famigliare di mas,*, e nelle figuline al nome dìSenlm 
si vede aggiunto un ramo di spino, sentis, a quello di 
Anthu9^ ovdog, un fiore, di Eustius, il rovo, rustum^ 
e di Pamia le foglie dell'olivo di questo nomeV Sopra 
i mattoni di Licinio Felice vediamo ai suo cognome 
seguire immediatamente una palaia, che per ciò che si 
è detto, si conosce ivi posta per alludere al cognome 
medesimo, e per egual motivo sopra di un piombo il 
nome FELIX fu diviso in due linee e fraroezzalo da 
una palma *. Osservo ancora che sopra i mattoni di 
Gneo Domizio Amando la palma segnata dopo le pa- 
role: YALEAT QVI FEGIT serve a meglio raffermare 
r augurio ch'egli fece a se stesso. Simbolo della fe- 
licità e del termine della vita felicemente raggiunto era 
anche la nave che a gonfie vele scorre sul mare od 
entra nel porto, e però la vediamo sulle monete di 



^ De Roasi L e. 1866 p. 47. 

' De Bossi Inscript. 1. o. 677 p. 293v 

s De Bossi BtdlelL ardi, crisi, 1873 p. 71. 

^ BuU, deU' InsHi. 1875 p. 248. 

' Ficoroni Pìrnnld tav. XX. 21. 

ANNALI 1877 



S6 INTBRPRBTAZIOUB DBL MOMOGBAKICA i 

CàrauBio \ sopra i sepolcri * e per BccefiDar» forse al 
cogooiiio di Seamia in tscrìBione presso del Lupi '. A 
siffatto siflibolismo era conforme l' allegoria del parlare, 
oitdo è che bene naviget in un graffilo di Pompei \ e 
seatra Moiget aura in Petronio ^ sono formole di lieto 
augurio pel prospero corso delia viu, e nabice feelim 
per fHScigti felix con in mezzo una nave che va à vela 
spiegata^ è soprb una tavola losoria per augnri6 di vit- 
loHa e Infero al ginocatore ^. Ha la relazione fra il 
nome proprio ed il simbolo si vede anche più chiara 
in «n graffito scoperto nello sterro del monte della 
Giustizia (tavw F6 n. 28), dove al nome EYTYXHC 
(erroMataeate scritto EYTTHXC) era sovrapposta una 
oavA che non solo correva a piena vela, ma che per 
rendere T allusione al nóme più chiara portava uà ramo 
di paliùa una fronda innalzata sopra la prora. 

Anche i crIsUatil amarono di unire insieme la 
pafx^a ed 11 eimbolo, e non è raro di vedere il nome 
df Cristo accompagnato dal suo monogramma, e T epi- 
grafe 'IX^ congiunta colla figura del pesce. E qtti 
giova ricordare r iscrizione del cimitero di S. Ermete, 
nella quale 4 essetido Pietro il nome del defunto^ fu 
graffilo un' uomo che stando dentro a una barca ha 
gettato le reti fiel mare, per alladere al nome del- 
l' apostolo che egli portava '. Nelle iscrizioni funebri 
però non è cotAune quest' oso , e vuoisi considerare 
siccome un vezio di chi credette dt rendere in tal 
modo singolare ed oraata l'epigrafe. 

ft Eokhel vili 45. Baonaxroti MedofMom p. 110, 844. 

* Museo Borb. I tay. XIII. Jord&n Ann. InsL 1872 p. 26. 

* S, Severa p. 12S. 

4 Zangemeister Q. /. L. Vf. 1410. 

» Satir. 137. 

« Orelli 2586. Cod. CaseMat. TU. 

' Armellini Cronachelta mensuaU 1876 y. 9ì^. 



ni 00NT0BKJ4TI £ NEUiB IfiCSIZIOKI 67 

Uq bell'esempio ne abbiamo io uoa iacràioaa 
(toii'aaiM) 36d, nella quale ad ogni verso è aggiunto 
UA segno cbe sembra riferirsi al pensiono nedesiiiio 
cbe io ciascuno di essi è compreso K Qaefltiiiiqve i 
versi manchino del principio, pariiài nondimeno cbe 
quel lanio cbe ne rimane sia suffleieote per mostrare 
la «orrelationo che hanno Ira loro il senso ed i sim« 
boli. Per non estendermi olire a quello che è proprio 
MI' argomento) non parlerò che di dae verni, perchè 
leggendosi nel primo _ 

mm IPSA S£CVRA QVlfiSClS ^ 
e nel terao 

$EMP£R QVIESGIS SECVBA I 

vediamo che ricorrendo io ambidoe il medesimo senso, 
forano entrambi contrassegnati con noie divensOt ma 
che, come he mostrato, erano equivalenti, e fignraiamenle 
rispondono all'idea di eterna felicità, che chi ha con* 
segnilo, riposa tranquillo e sicuro senza timore di per- 
derla. 11 quale oso di mettere in coirelazione il senso 
delle parole coi simboli, parmi che fosse usato non 
solo per rendere ornate le iscrizioni > ma anche per 
dar prova di acume e sottigliezza d' ingegno. E tale 
forse fu la mente dello serinore di questa iscrizione, 
il quale compiacendosi dell' opera sua vi scrisse sotto 
il suo nome: Hesperius iscripsit. Nella insigne metrica 
iserizione di Ewelpio ritrovala io Cesarea di Maurita- 
nia \ scritla dal poeta Asterio, ai terzo verso dove è 
nemiDaio lo Spirilo Santo, vediamo apposto il simbolo 
della colomba, e in altra di Roma pubblicata dal 



* De Bossi InscripL n. 1^9 p. SS. 

' Renier 4025. De Svasi Bull. cr. 1^64 p. %8. 



68 INTERPRETAZIONE DEI. MONOOBAMHA B 

eh. De Rossi \ al buon Pastore ed al pesce si veggono 
corrispoodere due monogrammi coslantiQìani, che sem- 
bi^no dichiarare il senso delle due figure simboliche, 
quantunque notissime. Siffatto uso durò nell'età di 
mezzo, e lo riconosco nella iscrizione che era sulla 
porla maggiore della basilica di S. Paolo, che ne*suoi 
tre versi riferendosi a Cristo ; aveva da un lato il sim- 
bolo dell' agnello nimbato e il monogramma cristiano, 
e dair altro un'uccello sotto al quale era scritto il 
nome di FENIX *. 

Ma ritornando al significato che la palma e il mo- 
nogramma avevano sugli islrumenti domestici^ osservo 
che in quel modo che vi si segnava il monogramma 
cristiano, la palma e la corona, vi si imprimeva con 
questi segni anche la sigla B in senso di lieto e felice 
augurio. E poiché ciò conveniva specialmente a chi 
era amante del giuoco, si segnava sopra le tavole lu- 
sorie, fra le quali vuoisi rammentarne una del portico 
del tabularlo capitolino, sulla quale, per moltiplicare 
gli auguri, invece dei soliti cerchiolini, fu graffila tren- 
tasei volte la detta sigla. Sopra di un' altra tavola ri- 
trovata nel Foro, e che, come spesso accade di vedere, 
fu cominciala a scolpire, ma non fu compiuta, si legge 

INVICTA ROMA 
FELIX CARTHAGO i 

dove il monogramma allude così alla voce Felix, come 
all'augurio che si faceva a chi vi avesse giuocato. La 
singotarilà di questa epigrafe richiama alia memoria 
la eguale leggenda delle monete del tiranna Alessandro 



» De Rossi BuU. cr. 1866 p. 86. 
•- Nicolai DasUica di S. Paolo p. 344. 



HEI COHTOBNIATI S NILW lOCKinOVI 69. 

battale io Cartagine.* e quella di uo cootornialo ove 
è scrino: INVICTA BOMA FEUX SENATVS «. Una 
terza tavola sulla quale sono sedici fossette disposte in 
guisa cbe, essendo V una quasi inaanzì ad un' altra, 
vinceva chi» superandole tutte, riusciva a far restare 
una pallottola neirultima die era la più lontana, ha 
presso a questa, per indicare la vittoria^ invece della 
palma, il monogranmia S (tav. F6 n. 36); onde si con* 
ferma quanto sui significato e sullo scambiarsi che fa 
colla palma ho detto di sopra. Questo giuoco, se pur 
opn è desso , ha somiglianza colla rpéna, *, e dalle 
molle tavole che ne vediamo nel Foro si conosce che 
era molto comune in Roma. Nel campo di una quarta 
che serviva a un giuoco diverso (tav. FG n. 27), sono 
rappresentate due palme pcCste a rincontro di due sigle 
monogrammatiche in modo che chiaramente dimostrane 
esprimere la n^edesima cosa ed essere di egual valore 
fra loro. Finalmente in una quinta tavola che serviva 
ad un'altra specie di giuoco, eìi è formata di molle linee 
parallelle (lav. FG n. 89), sulla quale vinceva chi con 
un cerio numero di punii ra^ìuogeva quella dove 
ordinariamente era segnata una palma, invece di questa 
si vede segnalo il monogramma B, onde è chiaro ch'era 
simbolo di vittoria ed eguale alla palma. Da luUo ciò 
è dimostrata ad evidenza Tidentilà dei due simboli e 
come si scambiassero a vicenda fra loro, e differissero 
solameole in questo che Y uno rappresentava figurala- 
mente ciò che l'altro indicava colle prime lettere di 
una formola nota e comune. 

Ora per determinare qual fosse questa formola. 



* Eckhel Vin 61. 

* Sabbatìer Contom. p. 126. 
> PoUnce n 17. 



70 iMmraffTAziom dbl iroiNomAicMA B 

CODVÌM0 ricordare che, come mostrai da pridcipio, il 
monogramma comprende talora aon già due solameote^ 
ma Ire e quattro lettere le quaU al oonpeoelMAo l'tioa 
ceirallra. Atiferleado cidt il oh» eonimeodalore De Rottl^ 
rieoBobbe bel moDogramma le lettere P F E L, ifihdali 
di PakuL Feliciter, le qrnfi ci dftvno la api^gaaiODe e 
la férmola da tanto teibpo rioereata del taooegraMM^ 
e ai com{trova con quello ohe ititerM alle «oolàmastoni 
oircebsi ho ragionato ^ cotia UDiforobiÀ che ha con 
qaelle dei ooatorniati e coU'uao che in seiMo di attgiirio 
se ne fece nelle iscriziopi. Essendo in fine che la palma 
era osala qoal gerogliOco del monogramma, e che la 
vote Peliciter esprìmeva qoel medesimo che la palma 
rappresentata siknbolicameole, ne consegue che Palma 
[victori] Feliciter era la formola completa che veniva 
indicata solamente per iniziali. 

Una noova conferma di tutto ciò ne è data da ttn 
singolare monumento (tav. F6 n. 30) che mi fu additato 
dal medenmo eh. commendatore Gio. Battista De Rossi 
e che arreco a suggello di quanto ho scritto insieme 
colia lettera colla quale si piacque di comunicarmelo. 

«t Slimatissimo Collega ed Amico ^ La mia propo* 
sta di interpretazione del monogramma dei contorniati. 
cui Ella ha dato tanto cortese suffk*agio, mi fu suggerita 
dai punti s<»tanziali del suo discorso, che parmi si ri^ 
ducano ai seguenti: quei monogramma alludere certa- 
mente a vittoria, ed in specie al suo premio e simbolo, 
la palma; e V immagine dì questa essere stala equiva* 
lente airacclamazione di lieto augurio /if /ìcitor. Or ecco 
mi avveggo ohe tutto il complesso dt questo ragiona- 
mento e la formola palma victori feliciter sono com- 
pendiate in un singolare monumento epigrafico ed ico- 
nografico, e suggellale dal monogramma o^desimo dei 
contorniali foggialo in forma completissima, nella quale 



USI COKtÒltinATI B KlSLLir l'SCRIZIONI 7t 

I 

possmoK^ leggere quasi intera l' acclamazione FELl* 
GITER. 

» li Boldelti pobblicò a pag. S16 del suo volarne 
il disegoo d" tin raro graffilo che accompagna l'epHafio 
di m fancfullo novenne di nome Victor. La pietra ort^ 
gittate era perduta. Nel 1869, dfefatto H vecd^o pavi- 
limito di S. Maria io Trastevere, tornò alla luce; e fa 
buoD^ Tentura, che io ne traessi tosto il calco, che ora 
Le mando, Imperocché il tìtoleito di nuovo scomparve, 
credo per furto. V epilaKo secondo la genuina lezione 
dell - origiimle è del tenore seguente. 



CLA^iviCcTOR • FILIO • 8V0 
JtomDVLCISSIMO • QVEM 



BIBVMFRVNISCI 



VN 



NONPOTVEROBITO- 

FECBBVNT-QVIBIXIT-AjKIS'Vni-MVnn 



B Lo scalpellino, avendo dimenticato nella prima 
linea il nome Felicla e la congiuntiva et, nella seconda 
il nome Victoria li aggiunse al margine, e fa d' uopo 
restituirli ai debili luoghi così: Felicla et Victor filio suo 
Victori dulcissimo etc. Il graffito allude al nome del de- 
funto e del padre suo, ambedue appellati Victor; e ciò 
è già stato espressamente notato dal Raoul Rochetle ^ 
e dal Le Bas *. Quivi è effigiato un cavallo gradiente 



* Mém, de VAeadem. des inseript. XIII. p. 224. 

5 Momnn, d'aniiquUé figvrée rémeiìlis en Grece p. 228. 



72 INTBBPBBTAZIONB DBL MONOOBIMMA K BCC. 

colia palma eretta sai capo in segno della vittoria ot- 
tenuta nel circo; ed è marcato colla sigla slmilissima a 
quella dei contorniali, nella quale però il consaeto nesso 
delle lettere P£ è completato con la coda della R. Talché 
la Pa/flia accennata dalla prima lettera del monogramma 
qui è espressa sul capo medesimo del cavallo; il vocabolo 
sempre sottinteso victori è neir epitafiOf ed è il oomo 
del defonto, del quale l' immagine del cavallo palmato 
è qui simbolo parlante; Tacclamazione /(?/ici(^ è espressa 
nel monogramma non solo colle lettere della prima sii* 
laba FEL, comprese nella consueta E, ma ezianfiio colla 
finale R. Sottilmente esaminando i singoli apici si scorge 
lo studio di prolungare le due aste orizzontali della F 
oltre la inferiore della E, per far spiccare la. lettera 
iniziale del vocabolo /ì?/tcìi^. Anzi, lutti e sìngoli. gli 
elementi di questo vocabolo qui potremmo ravvisare^ 
secondo il noto sistema dei monogrammi. Imperocché 
l'apice superiore alquanto prolungato a sinistra dà la T, 
e la curva del P la G. 

» Il cavallo gradiente s avanza verso un busto 
d' aspetto non puerile^ e forse rappresenta non il de- 
fonlo fanciullo novenne, ma l' auriga vincitore, che po- 
trebbe essere il medesimo Victor padre del sepolto, cui 
é dedicalo il lilolello. 

» Questi cenni sono troppo più del necessario per 
chiamare Y attenzione della S. V. sopra il monumento 
che imprime il suggello dell' ultima evidenza ai suoi 
ragionamenti. Li gradisca come novello alleslato eie. ». 

Luigi Bruzza B'. 



73 



RICOSTRUZIONE D'UN MONUMENTO SEPOLCRALE 

CHIUSINO. 

(Taw. d'agg. H e l). 

Lungi un chilomolro e mezzo da Chiusi, suiragiie 
pendio di una di quelle colline che lo circondano a 
tramontana, e precisamente là dove si scopersero tracce 
dell'antica via Cassia, nel Marzo del 1876 si trovarono 
casualmente alla superGcìe del suolo alcuni blocchi di. 
travertino, che si stimarono appartenere a qualche 
antico edifizio. li cav. Giovanni Paolozzi, padrone del. 
luogo ed amantissimo di aotichilà, intraprese eoa so- 
lerzia lo scavo. A tre metri di terrapieno Turono 
trovali frammenti di coroioi, e poco piò sotto quattro 
capitelli ed un lungo cornicione dentellato. In seguito 
si scopersero sei statue frantumale^ tre delle quali, 
complete, le altre mancanti di considerevoli parti; 
quelle giacevano supine e nella caduta sembrava 
avessero rovesciato seco V imbasamento, composto di 
pesanti blocchi di travertino» collegali Tun Taltro oon 
solide sbarre di ferro. Da questo imbasamento potem- 
mo misurare una cinta esterna di m. 9,18 di larghezza, 
al di qua e al di là della quale una massicciala assai 
scomposta di ciottoli non mollo grandi. Sotto quesla 
massicciata per di dentro alla cinta, correva una fogna 
nel senso indicalo in pianta dalla freccia: era tagliata 
sul vivo terreno per m. 0^46 di profondità e 0^52 
di larghezza, e serviva di scolo alla fila dei monu- 
menti, che costeggiavano l'antica via Cassia. Un metro 
appena al di là della testa delle statue si trovarono 
frammenti sparsi d'iscrizioni, alcune parli d'un fregio, 
frammenti d'un dentellato, lastre di marmo di m* 0,05 



74 RICOSTKUZIONE D'CJN MONUMENTO SEPOLCRALE 

di spessore, frammoDli di due capitelli di pilastri e 
molli pezzi confusi di travertino e di marmo. I^on 
si trovò nessun indizio di fondamenta, né più era 
riconoscibile la pianta di queiredifizio, quando ne vo- 
lemmo tentare la ricostruzione. 

Questo monumento, perocché non abbiamo trovato 
fondaineiito alcuno, posava sopra due ripiani a foggia 
di gradtf»!, come "v^desi nella tav. H \ A confermare 
questa probabilità aiutano due lastre di travertino atte 
runa m. 0,19, la quale formava il gradino superiore, 
l'altTii m. 0,82, che formava quello infferiore. Sopra 
a questo ripiano alzavansi per m. 8,50 d'altezza quattro 
coienoe di marmo col diametro inferiore di m. 0,36; 
per lo che resulta, come poi vedremo, 4w diametri 
inferiori la larghezza degli {nlercohmnf laterali, e tre 
la larghez»! di quello di mezzo. Nessuna base delle 
coloono rimase intatta, ma da due soli frammenti del 
toro superiore e da mia parte della scozia potemmo 
giudicare essere atticurga, e dal frammento del toro 
ne vennero le altre parti delia base. Le colonne sono 
coronale da capitelli corinzi di marmo, che immedia- 
tamente sostengono l'architrave ed il fregio. Di questi 
non rimangono che due blocchi dì travertino lunghi 
m. 0,90, alti 0,00, che insieme alle altre cornici fascia- 
vano air intorno il monumento *. Sopra il fregio stava 
una cornice dentellata, della quale trovammo quattro 
soli frammenti: su questa correva il gocciolatoio, e 
chiudeva la trabeazione alta m. 1,10. Il monumento 
era coronato dal fastigio (tujuL7r«vev); esso era chiuso da 

t In questa tafola le linee piene tndicftno i frammenti trovati 
e. tittoia consenrati insì«m« alle statue presso il Dominato cav. Pao* 
lozzi: le linee tratteggiate formano il com|anienio delF ù4iiaio.. 

- Nella tav. T le linee tratteggiate in pianta appartengono 
alia trabeazione. 



CHIUSINO 75 

due eoroici, cioè dd dentèlhdo e dalla gronda. Il ptifìì& 
è taglialo obliquameDle a 26**, e cofflon» T ai^ea trian- 
ffolam rivestita di tatole di marmo, come rilevasi da 
tre o qoattro frammenti delle medesime e piti special 
mente da uno ehe védesl disegnato nella tavola H; 
il quale è tagliato a 20^. Questa cornice pHi basstt 
m. 0,02 ha i dentelli meno alti e molto prolangatiì 
quello dell'angolo; lo chò leva ogni dubbio, che i 
pezzi, i quali lo compongono nel nostro disegno, ap- 
partengano al sottoposto dentellato. Questa parte, cbo 
abbiamo ricostruita^ costituisce un prestilo largo m. 3,90^ 
ed alto m. fi,99 di ordine corinzio, del quale le basi, 
le colonne, i capitelli ed il campo del tìmpano sono 
di marmo; ed i gradini, il fregio, il cornicione eie 
cornici del fastigio sono di travertino solido e compatto, 
il muro che figurava la cella e sosteneva il oo^ 
Dieione, si alzava sopra un imbasameMo uguale io al« 
tezza alle basi delle colonne^ ed era limitato ai lati da 
due pilastri poco sporgenti e sormoa tali da capitelli a 
guisa di ante. In meszo a questa parete vi era una 
porta probabilmente finta, la cui dimensione resulta 
dalla larghezza delle iscrizioni applicale alla medesoma 
parete. La porla, larga m. 0,80 ed alta m. 1,91, era 
cofoiu^ta da nn architrave scorniciato e mancava con 
molta certezza degli stipiti, perchè non permetlevalo 
la larghezza delle iscrizioni. Questo muro, dai fram- 
menti che abbiamo trovato, resulta ehe fosse rivestilo 
da tavole di marmo^ e ciò serve a convalidare viep- 
più r opinione che le iscrizioni (di uguale spessore che 
le lastre) fossero applicate al medesimo, come qui di- 
(^emmo. La soiBtla del proslllo compresa fi'a gì' Inter- 
eoluont ed il iiuro già descritto, novi era lacunare, 
imperocché non abbiamo trovato aican frammento delle 
cornici, rhe formavano i ri(]uadramenti, ma probabile 



\ 



76 RIOOSTBOZIONE d'UN MONOMBNTO SEPOLGRALS 

mente, a cagione de( suo piccolo spazio, era composU 
d'un solo sfondato e chiwa da tavole di Iraverlioo 
lunghe m. 1,10^ che collegavano il proslilo. È tuttora 
rìponoscibile in un frammento la parte che costituiva 
il jfOfqignQlo, dal quale si dipartivano ooQ debole de- 
c)lyiyo<&0''] lastre di Iraverliao unite inside da sbarre di 
fwrow. . 

€he il monumento fosse privo della cella v8i deduce 
per primo dalla piccolezza dello spazio, cke corre fra 
i|uello che abbiamo fin qui descritto ed il colle, il 
quale, sovrastando dalla parto di dietro, è artificiale 
mente tagliato a gradini sino al piede del mopumento; 
quindi dal trovarsi i cadaveri incassati sul terreno e 
cq)erti di embrici innanzi e dentro il prestilo. L'edifi- 
cio, cbe^ come chiaramente si conosce anco senza 
Taiulo delle iscrizioni, chiameremo ora monumento 
sepolcrale, aveva all' intorno alla distanza di m. 2,90 
e per m. 9,15 di larghezza una cinta di blocchi di 
travertino largali m. 0,60, ed alti m. 0,55, uniti da 
spranghe dì ferro impiombate, la quale abbracciava il 
monumento, e soltanto nel suo lato sinistro era praticata 
un'apertura. 

Ricostruito cosi il monumento toccheremo breve- 
mente del suo siile e della sua epoca. Il nostro te* 
trastilo, lungi dallo spiegare magnificenza ed unitezza 
di forme, mostrava, sebbene di stile corinzio, una 
semplidlà dell' insieme, una gravità ed una mesta 
e negletta armonia quale si conveniva al suo scopo 
sepolcrale. Se scendiamo poi ai dettagli, e lo scru- 
tiamo da cima a fondo, vedremo come sembra che le 
parti male corrispondano al tutto. Le basi delle colopne, 
deposta lattica proporzione, avevano un profilo rozzo 
e taglialo quasi verticalmente: le colonne s' inalzavano 
per sette diametri e s'allontanavano su ciò dagli esempi 



CHIUSINO 77 

che abbiamo nei mohumeoU di^ questo stilè; esse ri- 
tengono piuttosto della dorica e déirionica proporzione, 
come quelle che influirono sul sistema corinzio, e 
mancano di scanalature, sebbene non di rado se ne 
trovi esempio, le quali loro avrebbero dato pia svel* 
tezza e proponuone. Sono desse diminuite ad un terzo 
d altezza senza atRisamenlo, e sostengono un grave 
capilelto, le cui foglie non sono d'acanto, ma rozza- 
mente frappate hanno ì rovesci poco pronunziati; le 
costole, che più si avvicinano al graffito che al rilievo, 
sono prive di naturali e morbide piegature, in uAa 
parola male modellate. Icauliouli, che si avvolgono in 
gravi volute senza listelli e fogliami, escono rigida-* 
mente dai calici, che hanno la stessa pecca delle altre 
foglie. L'abaco poco sporgente,^!! fiore rozzo e indis- 
tinto, insomma il tutto rivela la rigida e trascurala 
maniera localo e propria d'un municipio, là quale 
sembrerebbe a prima vista addirsi ad un epoca inol- 
trata dì decadenza. L'epistilio si compone di due fasce 
e di una gola-rovescia con suo piaoetto, e manca di una 
terza che vedesi in tutte le opere corinzie. Ma questo 
difetto è compensato dallo spazioso fregio, che per la 
sua giusta proporzione ferma lo sguardo. La trabeazione 
non è meno degna di critica: incomincia essa con un 
dentellato ed è compita dal gocciolatoio: la prima cor- 
nice si compone di una piccola gola-rovesda, dei den- 
telli, di altra piccola gola-^rovescia col listelletto sopra 
e d*una gola-diritta colla sua fascia: la seconda d'una 
gola-rovescia, del gocciolatoio, d'altra gola-rovèscia, 
d'un regoletto ed infine d'altra gala*diriita con sua 
fascia. Il timpano è limitato da due cornici: cioè dalla 
gronda, che si compone di una gola-dirilla con pia- 
nelle sopra, d'un listello e di una gola-rovescia^ e posa 
sulla seconda simile al denlellalo descriUo. Ognuno 



78 RICOSTRUZIONE d'UN MONUMENTO SEPOLCRALE 

soorge come riesca grave la freqa^ole rèpetiaùoae delle 
gole, che reodooo oMootoad le comici^ ed il naesiro 
avrebbe potuto scassare questo difetle, se, Della siessa 
guisa che s^uì le corinzie proporzioiii, avesse pure 
s8g4iito le flMdioatare ed il dettaglio dei prafilli e so- 
sU^ailo a quella spiacevole gola-rovesoia dol gocciola- 
loio ì modigUoai se oca iolaglftiti semplici almeno; e 
sopra il giusto dooiellato un uovolo, parli che sono 
quasi iodispoQsabili iti qnalsivoglia mouumeoto corUh 
zio. L' oroaneoto della porla si eompoQe d*utt qaToUo, 
di uaa gola-'diritta eolla wa Cisoia; e V imbaeamoota 
del muro che figora la calla» di oo listello^ di una 
gela^rovescia eoa profilo quasi vorlioalo e di uoa fiMoia 
Bon molto alta. 

Veliamo ora alla cinta colle statue. Bloordiamo 
che il momimento era «inlo d un semptiee riparo, 
sopra il quale posavano sei statue di marmo looeose, 
quattro aella fronte, come è oalurale, due nei lati nel 
modo che vedesi io piaota (tav. I) \ Queste erano si- 
curamente lo immagiiki delle persooe uomioate noUe 
iaorizioni ed ivi sepolte, cioè quattro uomioì e duo 
fommiiie; i primi tutti togati eolla destra avvolta oel 
manto, teoeoti la pergamena colla sinistra: essi hanao 
oc^rti i piedi col c(Uceu$, ed a sinistra ha ognuno la 
cistella dalle pergamene. Le femmine poi (delle quali 
non si è trovalo che il busto dell' una e la mano ai* 
niatra dell' altra) oltre la tonica intema, indossano la 
palla, ohe cadendola dalla testa a guisa di velo, a folto 
pie^e scende giù per la persona; costume invalso nei 
liiapi imperiali, che trovasi ripetuto in varie statue, 



^ Tre solamente delle statae, come abbiamo detto, sono com- 
plete, r una alta 2,40, le altre 2,27 e 2,02, e sembra che le statttò 
Incompleie ATeaeero la misura di qaest* ultima. 



CHIUSINO 79 

oomd Q«Ua così delta Piidiel^la del Valicao«f, e nallft 
aarmoraa di Agrippina mioore ' . Esse ugualuenle so* 
steagOM^ eoUa sioisira a]^|)9ggiala al petto ed iovalia 
oella palla il gemito destro, e colla destra mano sem* 
brano sollevarci il velo dai volto. 11 carattere delle 
statue maschili e pieoo di espressiooe: fronte maliu* 
cornea e spaziosa, efglia «porgeoti e raviddi occhi in* 
fossati e nascosti aoUo le ciglia, sensa segno di pupilla 
e tagliati orizsontalmente; naso piatto e largo, booea 
piana, labbra poco sporgenti, mento brtve, ed alle 
narici, e sotto gli occhi, a nella fronte profonde rughe. 
La statua femminile, in luogo di mostrare quei caratteri 
che leggonsi nei volli maschili, ha un aspetto dolce, 
ma dignitoso: fronte serena circondata da capelli tirali 
sulle tempie e raoccrili io ciuffo suir allo della faccia; 
occhi orizzontalmente tagliati e l»en fatti, naso schiac- 
ciato e strette le narici, labbra quasi parallele e ben 
formate, il meato è retoado ed U oontorao del volto 
delicato. Il vestiario di tutte le statue scende a pieghe 
monotone, e «on poca natunatexai eings la persona, 
e no lascia distinguere i lineamenti; l' estremila sono 
rigide e trascurate. 

V iatero monumento con molta probabilità dello 
stile arehitetloeico, e di quello dalla scultura e della 
loggia di vestire delle statue femminili (oome abbiamo 
poco sopra, mostrato), si rileva appartenere ai primi 
tempi dell' impero. Non lasceremo di notare, come nel 
medesimo apparisca qualche iodiaìo di restauro nei 
tempi dell' arte decadente, ma la ecarsesza degli avanzi 
ci vieta spittgeire più Altre la nostra ossenazume. Non** 



^ Non tacerò d' avere veduto doe statue perfettamente uguali 
a queUe Jesórìtte: V una nìaschile priva della testa trovasi al Palatino, 
l'àHra femminile murata in un canto di una casa aUlaela farnese. 



80 SOL MONUMENTO SBPOLCRALB BOMANO 

dimeDO f^er la sua sooiigliaDza con od tempio, per la 
sua grafia, il viandante guardando questo monumento 
sepoterale doveva essere compreso di venerazione e di 
meste immagini; perocché quel cupo alternare del marmo 
e del travertino, quel recinto, quasi difensore del sacro 
terreno, dovevano attirare il suo sguardo, e più che 
altro quella fila di statue che a lui sovrastavano con 
imponente contegno, le quali portavano impressa nel 
volto la mestizia, e dalle cai fronti traspariva la severità 
e r altezza dell' animo. 

Arezzo, S5 Loglio 1876. 

ANQIOLO PikSQOL 



SUL MONUMENTO SEPOLCRALE ROMANO 

PRESSO CHIUSI. 

OsservmtMì di G. F. Gàmubbini. 

L'egregio giovine Angiolo Pasqui ha^ dimostralo, 
come a me sembra accuratamente, quale doveva essere 
in ogni sua parie la forma architettonica dell' edifizio 
scoperto in miseri frantumi dal cav. Giovanni Paolozzi 
presso la città di Chiusi, e ciò facendo mi ha pure 
lasciato il campo ad alcune osservazioni, che rigoar- 
dano il carattere del monomeoto, e gii avanzi scarsis- 
simi delle sue ìscrizìooi Ialine, e le condizioni primi* 
live del luogo^ dove esso solleva. 

Ai diligenti suoi studi aggionto il mio proprio 
esame; mi sono assicurato con bastevole certezza, che 
queir edifizio doveva presentare nel suo originale sialo 
una fronte telraslila marmorea dì ordine corinzio, co- 
ronala del cornicione e del tìmpano dì travertino; dietro 
alla quale seguiva il prospello o parete anteriore della 



P£BS80 CHIUSI 81 

cella con h porta nel nuMao ffl«rala o fiala» ai cui lati 
erano collocale te iscmiooi. Mentre dioatizi alle colonne 
SI 24»rÌYa un piccolo resedio quadrato cinto alP intorno 
da UD banco di maro formato di grosne pietre di tra- 
vertino, ben tagliale^ e unite fra loro con grappe di 
ferro, sopra le quali è da credere che a regolari él- 
slanse si posassero le sei statue marmoree più grandi 
del nataraie, che entro il resedio rovesciate e speztale si 
ritrovarono. Quattro delle quali figaravano uomini ve- 
stiti in toga, tolti egnalmente con il papiro, coflie per 
segno di aver sostenuto magislrature; e due altre rap- 
presentavano donne, che colla mano' destra si sostene- 
vano il velo del capo modestamente; non avanzando 
però di una che ta parie superiore dalla cìntola in su, 
e dell'altra che il braccio destro, ambedue in eguale 
atteggiamento e simile a quello della statua della Pu- 
dicìzia nel mfuseo Vattcano. Siccome dietro all'accen- 
nata fronte o prospetto di tempio non si è rinvenuto 
nessnn indizio dr fabbrica, anzi si è costatato, che 14 
cella non proseguiva né fu mai costruita, in quabto 
ehe la terra natorale e ben compatta del poggio do» 
era stata mai mossa, ata solo era stala scalzata inflno 
al fondamento di quella fronte, facilmente si deduceva 
che si volle conseguire semplicemente uno seopo de- 
corativo insieme ed onorario. Per eoi veniva senza 
alcun dubbio in mente che non si trattasse che di un 
sepolcro, eretto ad onore e deporto di una famiglia 
del municipio chiusino; il che pure fu confermato dalle 
frammentale iscrizioni, che la famiglia A//ta ricordalo, 
le quali con le altre rovine vennero in luce. ^ 

Ben noto che si adornassero talora i sepolcri a 
foggia di tempio (aedes); come che quelli fossero cre- 
duti la sacra dimora dei Mani. Ancora ne fanno fede 
io Elrurìa le lombe di Sovana, di Norchia, e di Castel 

Annali 1877 6 



82 SUL HONUMEirro SSniiaBALE BOMANO 

d' Asw^ come fra i Clrreot ^a^le di Tdmesso^ idi Rodi, 
e di Cìreda, ed io Boma per oo eaettpio quella di 
Bibulo. Nondintena non « era avuta mù risoootro dt 
un sepolcro, oti^ offrisse la fronte di un tempio. a co* 
lonne dqU' epoca fooMìa, e eoU' ornamento di stetnet 
cioè delle immagini dei definti^ cmm si palesa^qneelo 
di Qiinsi: da die non lieve resoltaj i' importanza di 
esso. Perocché se il Canina àa saputo rieo^tniire nella 
maniera abile ed ardita tu^ta sna propria il sepoloro 
dei Seipiooi a porta Capenat e ^U ha dato aspetto ^ 
tempio, confessa però, che .quel tuo dissgao si deve 
considerare come\iiimagiikario^ \ non Av^etidO) . potuto oft- 
servare dell' antico cIm la sola pwta di fianco \ E poi 
niufìo potrebbe &rii ie altre cose coiseAtingli, ohe te 
statue dei due Setpioni^ quella di Ennio a/venero de^ 
conato il fastìgio superiore^ comeiegli laiaisuppist^; «a 
che $à riguardi come una specie di apoteosi^ ben loQr 
taaa dalie idee religioee del secol04ieetO'diBona, sia 
Ia setnpliiei& architettomoa di q<ieiUVepdca^ che sarebbe 
stata offesa nel collocamento di statue, ornanti o pot- 
tosto gravanti il ciglio di oa sepoleirale lempietta. Ma 
con tolta pmbabilità invoco saranno state dispoeto nel- 
r area, di aceeaso, o nel pronao, in quel mnile modo 
che adesso e' indica il moonmento chiosino. E riguardo 
a questo ò da notarsi, che quanto senplìM ai addi* 
mostra nel timpano e nék cornicione formali di blocchi 
di travertino, pietra che oom«nemdnte si usava nel- 
r epoca repubblicaaa ed augustea, albrettanlo manierati 
afforiscono i capitelli eorinzii nel marmo, i quali nella 
loro rozza esecuzione ci cooducono ai tempi posteriori 
ad Adriano. Similmente la stessa osseniaziono cade sulla 
forma dalle epigrafi, di cui quattro accennano al primo 

^ Canina ArchiieUum antica, see. Ili, taY. GCVII e pag. 497 9g. 



PBB8B0 CHIUSI 83 

9eerio, niMtre ooa <M terzo secolo si moUesta. Per 
coi mi è parso che sia da credere oon sioljta probabi* 
lift che il moDoioenlo abbia rioevuio no raslaaro verso 
questo tempo od qq adomameoto od aggiuota alla saa 
MBiplicilà primitiva. 

Se si pone meote allo siile delle statue, quaotao* 
que si tratti di arte locale, si deduce ohe farooo scol- 
pite nel tempo deUa oostrazìeM del sc^lcrO/» io (fianto 
che queUe apparisce severo ed espressivo, ed i tagli 
dello scalpello e semplici e decei. iDoltre negli occhi 
000 ewi segnata la pupilla (indizio non lieve ohe la 
scultura preceda il secondo secolo); ed il carattere tra- 
«pira nei melaooonìco volto di ciascbedwa, onde non 
fOBer dobUo che vi si esprimti il vero ritratto della 
persona defunta. Queste statue pertanto circoodavaoo 
l'area anteriore (curea ante sepulerum, mte m&mmentim), 
la quale poteva esser luogo adatto ai sacrifizi, e dove 
si entrava (oiifK). per una .portiociola situata a deatra 
del monumento. 

Innanzi di procedere air esame più particolare del 
luogo ove questo sepolcro jera stato edificato, gioverìi 
osservare i minuti frammeiU delle epigrafi, che con 
la massima diligenza ho potute mettere insieme, e ca- 
varne co^ qualche costrutto. In generale è risultalo 
che tutte appartengono alla stessa famiglia, e che le 
loro dimensfoii' tanto io lunghezza di metri 1,Ì0, 
quanto in alle}:^ dt m. 0«45 erano eguali in ciascuna. 
Per cui essendo questo appunto lo spazio che doveva 
correre fra gli angoli della parete anteriore sotto il 
colonnato e gii slipM delta porta, leniamo per fermo 
che quivi appunto fossero affisse per essere ancora la 
loro sede più propria e naturale. Riscontrandosi poi , 
Ae Ira la balza od aggetto marmoreo del basso della 
slessa parete fino air altezza dei delti stipili poteva re- 



d4 SUL MONUMENTO SEPOLCRALE ROMANO 

golarmente giongere (presa la larghezza della porla) 
fino a m. 1,40, si deduce che tre per parte erano di- 
sposte. Ora di cinque epigrafi sono stale rinvenute le 
reliquie, e solo un minuto frammenta avanza delta sesta; 
le quali, senza andare errati, tenevano scritti i nomi 
delle sei persone, scolpite in marmo, e decoranti in 
giro l'area sepolcrale. 

A distinguere i frammenti delle quattro epigrafi 
seguenti mi son valso e dotta natura del marmo, e 
del suo spessore, e del taglio e dell' altezza delle varie 
lettere ed anche della parte postica se levigata o rozza. 
Le prime tre sono in caratteri molto belli e rotondi, 
e dei tempi augustei, la forma poi della quarta indica 
sicuramente un'epoca mollo più tarda dal secondo al 
terzo secolo dell' era nostra: 

1. 

(^^) ALLIVS LPPAQVi 

(0,073) CU- ASDiIYIR 



2. 

* V ^ 

(0,071) ....!!!qvicl.. "...".! 

8, 

(0,095) A • ÀLL!VSLFPAQVI 
CLÀAEPSICSITYSBS 



m 



4. 

(0.09) C- ALLIVS F . PAQVI 

<o,06) CLA • AEDIIVIR • BS8TITVrr 

Poste a confronto l'una coir altra si riscontra facil 
mente, che qui trattasi di quattro personaggi della fa- 



I 



PBBSSO CHIUSI 85 

miglia Allia e dello slesso ramo dei Paquida^ ognuno 
dei qoali soslenoe le municipali magistrature di edile 
e di duumviro, che ciò almeno di due si può dire, 
non avendo avuto il secondo e il terzo che la sola 
edilità, mancando nella lunghezza determinala del mar- 
mo lo spazio per segnare un altro ufficio. E le quattro 
statue appunto/ che recano toga e papiro, confermano 
quello che sta inciso nei loro titoli. Il frammentino 
del terzo viene naturalmente supplito con la solita for* 
mula hic situs est; come V ultimo della quarta, con- 
sistente in VI, noiraltro, se non m'inganno, può essere 
che Tavanzo della voce restituita essendo per questa il 
preciso spazio che avanzerebbe nella lapide tenendo la 
stessa misura delle altre; e diverrà il supplemento tanto 
piti probabile, se si tiene conto dì ciò che si desunse 
del restauro del monumento, e del tempo divei'so di 
questa iscrizione \ Resta a notare lo strano cognome 
Paquicla, nuova voce ma del lutto latina: in quanto 
che Paquicla è nella sua morfologia del tutto simile 
a Poplicola, da pagus (come Pacavius), quasi a pago 
eolendo: avanzo questo della lingua vetusta. 

L' iscrizione quinta, che sicuramente riguarda una 
donna, è composta di una sola linea in grandi lettere 
deir epoca classica: avanti il suo nome si scorge una 
specie di F rozzamente inciso 



5. 

(0,095) ^ AL LI A K 



i Bi hanno vani esempii di restauri o restihÀziom di sepolcri. 
ÀUe epigrafi oreUiane n. 4408, 4409, 4410 e 4411 (reslauravU) si 
paò aggiungere Pratilli, Via App, 1. 1. e. 10 Maceriam tempestate 
ìapsam restiinerunt sine iniuria priorum. Di quelle dae lettere rimaste 
corrispondendo la grossezza del taglio alla seconda linea, non si pnò 
supporre che spettino al paqiti della superiore, e quindi non mi sembra 
che abhiaTi luogo che la parola restituii. 



m I 



86 SUL MONUMWTO BBF0U3BALB ROMANO 

Ora qae«la lettera F ceél pesta probabllmenle de* 
nota ia qualità di (ilia rispetto all' altra danna, di coi 
si vedeva V immagine e Y iscrizione. Della qnàke sesta 
epigrafe nulla è rimasto airinfuori del frammentino VT 
di marmo bianco, e dietro non levigato, per la cui 
particolarità differenza dalla quinta. Cosi pura, prese 
le dovute proporzioni, le due lettere raggiungono l'al- 
tezza di 0,09, onde spettano alla linea magare; ma 
non potendo esse aver luogo nell'iscrizioni degli uo- 
mini, ove non evvi alcun nome o voce che le com* 
prenda^ rimane che di aecesBilà^no un avanzo della 
sesta epigrafe, la quale doveva essere intitolala ad una 
donna, come ne abbiamo V indizio dalle statue coro* 
nanli il sepolcro. Dopo ciò se conviene di emettere 
una congettura in sì misero avanzo, viene in mente 
fra le più facili un' A//ia BestiMa^ che sarebbe madre 
deir altra, il cui cognome resta tuttora ignorato, se 
mai quella F abbia veramente il significato di filia. 

La famiglia Allia possedeva in Chiusi anche una 
figulina di mattoni, com» ne £a fede uo bollo che più ìn- 
tegro di alcuni altri si conserva nel museo munici* 
pale con lettore del primo al secondo secolo deil'era 

volgare 

ÀLLIATINI 

Alli Atini, senza prenome, e questo Alino avrà prò* 
babìlmente avuto la qualità di liberto e di tenutario 
ed esercente della figulina. 

Niun* altra notizia dell' Alita in CShiusi, la quale 
arcaicamente si scriveva con una sola /, ciò conferman- 
dosi per una monela di bronzo battuta verso il sesto 
secolo da un proconsole della Sicilia G. ALIO. BÀLA ^ 



i Cohen, M. de la R, B. erroneamente la pone aìVAdia, P. XL VI 
n. 1. come altri nommografi. 



PRÈSSO CHIUSI 87 

e da' ana colonnetta di nenfro, trovata a Corneiò nella 
oecropoli di Montarozzi 

ALIA • C • F 
* V • A • I V 

Nel qual sito fb rinvenuta quest'altra, pure da me 
veduta 

ALLIA C L 
ELE V A»« 

Incerto il numero degli anni: e qui ambedue le riporlo 
siccome inedile. 

Prima cfie lasci di parlare di questa famiglia, mi 
sembra opportuno di far un' osservazione che riguarda 
una moneta d'argento, che a mio parere nella numi- 
smatica della repubblica romana le fu malamente sin 
qui attribuita. Certo convengo con coloro, i quali di- 
stinguono la famiglia Allia dalia Aelia, e non si sa in- 
tendere come ancora adesso da alcuni nummografi l'una 
coir altra si confonda. Quella moneta è un denaro con 
la testa di Roma galeala e dietro il segno X, e nel 
rovescio i Dioscuri a cavallo (Cohen, pi. I n. 2), e nel 
piccolo campo oltre l'esergo ROMA è impresso fra le 
gambe dei cavalli C. M, nome monogrammatico dello 
zecchiere, che è stato sciolto in Allius. Ora è evidente 
che la seconda forma letterale congiunta all'A si com- 
pone di V e L, onde questi elementi costringono a 
leggere Alvius o Aulius. Della prima poco nota o forse 
mai esistita (in quanto che si sarebbe detto Alhius) non 
si può ragionevolmente pensare, ma invece la seconda 
si vanta di un console nella guerra ssuiDÌtica e di un 
prefetto di armata mW annibalica (De*Vit, (h(mast%c<m 
a q. V.), e la moneta fu coniata appunto in questo 



88 SUI* MONUMENTO SBFOLCBALB ROMANO 

tempo. Onde bisogoerà togliere quest'errore dalla oam- 
mografia consolare, ed ascrivere a G. Aulio il denaro, 
rimanendo ancora a vedere chi possa essere cdslui \ 
Fra le rovine dell' edifizio sepolcrale si rinvennero 
ossa disseminate, giaediè tutto era rovistato e mano- 
messo; ivi presso altri sepolcri o meglio soli indizi di 
quelli che vi furono. A pochi passi dietro M mona* 
mento venne scoperto un pozzo fatto a pera, o piut- 
tosto ad anfora, come erano soliti di fare gli Etruschi 
e i Romani; e che potesse servire ad usi e cerimonie 
funebri testimoniano parecchie iscrizioni. 11 luogo tutto 
(|uanlo è memorabile per le vetuste reliquie^ e si trova 
appunto nel dosso occidentale del monte Venere, la cui 
cima è ritondata ad arte, forse per la ragione che sopra 
vi sorgeva un tempio ad onore della Dea. Nel discen- 
dere d' ogni dove s'incontrano segni o si hanno ricordi 
di etrusche tombe, che hanno ricevuto o stanno atten- 
dendo il colpo fatale. Or dunque verso il basso era 
situato jl monumento degli Allii, presso del quale non 
mancarono a manifestarsi delle tracce d' un' antica 
strada: e mi ricordo di aver veduto io stesso a pochi 
passi di distanza nelle profonde spalle di un borro o 
fosso gli avanzi di due fiancate di ponte costruite a 
grandi blocchi squadrali di travertino; onde non si pviò 
dubitare che questa fosse una delle strade pubbliche 
decorata anche all' epoca romana da sepolcri, la quale 
a cagione della sua direzione verso la Val di Chiana 
non dubiterei che fosse la Cassia o uno dei suoi rami 
principali. Sovente fra la rena e la ghiaia dì quel ri- 
gagnolo si raccolgono oggetti preziosi, che portati giù 



i II Cavedonì non sciogliendo il monogT'ammft legge, come gli 
altri, C. A L per AUiw^ ed ascrìye la battitura deUa.moneta fra U 497- 
500 di Boma: il Mommsen non ne parla. 



rasasi cmwi 80 

dalle acque provengono dai sepolcri elruschi superiori, 
che sfasciati si vanno quindi scoprendo nelle smoUe 
naturali del monte. Anche attualmente presso al sito 
dell'antico popte si veggono dalla via, che è tracciata 
suirantica, due gole o pozzi slrellisslini formali di ciot- 
toli, i quali al certo avranno avuto uno scopo fune- 
rario: ed In uno si scoprì un ripostiglio di sessanta 
monete romane del sistema librale, in assi ed in semissi, 
e con quelle un' oncia etrusca, con i segni della rota 
e deir ancora; e insieme, si racconta dallo scavatore, 
si trassero lance di bronzo e di ferro. Àncora nella 
parte pHi bassa e sempre presso il fossato ò dato di 
osservare accumulate delle grandi pietre di travertino, 
costituenti in origine un regolare e fortissimo pavi- 
mento, e legale fra loro per meszo di grappe dì bron- 
zo e di piombo. Quivi durante gli scavi fattivi dai 
cav. Paolozzi venne fuori di fra le macerie una sia* 
tuella marmorea di un vecchio Fanno o Sileno, nella 
cui spalla sinistra è annodata la pelle caprina, ohe co- 
prendo Taltra parte lascia nudo quel fianco e pube e 
le gambe. Per le quali anticaglie e per la quantità 
d'acqua che vi corre ho supposto che vi esistessero 
delle terme private. Sebbene ardita l'ipotesi, è certo 
però che nel punto superiore sul pendìo del monte 
sgorgava una fonte, che per la sua virtù riceveva quaU 
che culto: perocché è comparsa fortuitamente in luogo 
prossimo al ponte dislruUo una tabella votiva di bronzo, 
acquistata di recente dal museo municipale, in cui è 
rozzamente incisa di prospetto una testa di donna, che 
per r iscrizione divisa in ambo i lati di essa si rileva 
che si è voluto rappresentare una Ninfa 



fK^ SUL MONUKBNTO 8BP0LCKÀLB ROMANO 



&'£N 


•• 1 


SYMFU 


TIVS 


testa 


ISAO''€ 


•VCIL 


dì 


OGVLNI 


-lANVS 


. donna 


AF 



Sentius * LucUHanuÈ Nfifnpkis aquarum G(ri OffHkii Auti 
jUii devotus pòsìHL Onde rilevasi che le acqne ave- 
vddo tma pr6prie& terapeutica, e ohe erano possedute 
da mi Ogolttio vtdrso il secondo secolo dell' era vol- 
are, tempo a cui spetta l'epigrafe; le quali incon- 
dottate avranno servito ad uso di un bagno non an- 
cora abbastanza acoperto. 

Frequentato pertanto ed abbellito era il luogo 
dove s'inalzava il magnifico sepolcro delta famiglia 
Alita di prospetto e superiore alla via; ed aveva ap- 
presso altri sepolcri, di cui si sono veduti miseri avanzi 
nelle ossa e negli oggetti confusi ed infranti, e nelle 
varie monete imperiali, e dì più io qualche frammento 
scritto di marmo. L'uno reca il nome di un' Onoria 



4 • • 



-aORIA 

in II 

Bùnmae (mairi pOssimae?). L'altro pure di una 

donna 

% E L L I 

VIAE-r 



i Riguardo alla famiglia SerUia di Chiasi si può aggiungere 
questa epigrafe inedita di un* ometta di travertino da me veduta 
nello stmo museo municipale 

LSENTIO 
PHOEBO 



eiiB880 CHiinsi 91 

Uq terzo QOQ presenta che k sola lettera A di ima 
forma decadente, e certo non anteriore al secolo quarto. 

Le monete che furono raccolte in questi sepolcri, 
meglio nelle loro vestigia, vanno da Augusto ai Va* 
loDtiniani, e quindi ne determinano Y età; una sola no 
apparve della repubblica, e di sistema onciale. Accanto 
a un morto se ne cavò un gruppo di una ventina in 
bronzo di prima e seconda grandezza, da Antomno Pio 
a Settimio Severo. 0* argento una sola di Vespasiano, 
che sembra appunto in quel tempo si eominciaae a 
porre qualche moneta d' argento nelle tombe, e prima 
non fosse lecito che per le sole di bronzo. Dai ctiaU 
ritrovamenti resta sempre pi» convalidato che il mo- 
numento degli Alli era sepolcrale, e fiancheggiato da 
altri prospettanti sulla pubblica via. 

Ma ancora qui è avvenuta cosa, piuttosto rara a 
manifestarsi, che nel comporre le tombe del tempo ro- 
mano vennero allora distrutti quelli di un' età anti* 
chissima, che probabilmente presso a un sentiero ade- 
rivano, sul quale fu poi tracciata la strada. Quei mi- 
nuti frammenti che Y egregio cav. Paolozzi ha raccolti, 
designano Y epoca dei vasi a semplice decorazione li- 
neare e graffila ; che tre appartenevano ad un vaso 
cinerario con linee spartite in quadri nel corpo, e con 
una specie di meandretto verso la bocca formato di 
angoli a linee interne parallele. Un altro frammento 
pareva che fosse l'avanzo di un bacino ovvero di 
un'urna a larghissima base, e presentava in graffito 
croci gammate parallele entro a un rozzo quadrato; e 
si poteva giudicare più antico dell' altro: e poi ho ve- 
duto un altro coccio di un terzo vaso a becchi e linee 
a stampa. Fra gli oggetti di bronzo è interessante un 
coltello con la sua lama tagliente e la costola della 
forma medesima dei nostri ordinari da tavola (luogb. 



9S SUL MONUMBNTO SffiPOIìCItÀLB ROMANO 

d^tta lama 0,11, col mamico OJi). Un ornamento del 
corpo sapèrrore di una fibula a foggia dì un rozzo 
cavàUinO; ed una taslretla rrammentata, in cui sono 
Segnati dei circoli e delle lineole convergenti secondo 
lo stile dei vasi nominali; ed un avanzo di cateoelia 
di rame, genere che per adornarsi allora faceva di 
mestiere e con usi diversi. Cose tutte proprie di quel- 
l'età, designala in special modo dai vasi di Poggio- 
Renzo, e cl)e sicuramente corrisponde alla prima epoca 
del ferro in Etruria. 

Ora delle cose descritte si veggono le raccolte 
reliquie in casa del cav. Paolozzi, che liberalmente le 
offre allo studio degli amanti della scienza, ma sul 
luogo, ore i monumenti sorgevano, non si vede che 
verdeggiare le viti e gli ulivi; purtroppo è la natura 
obo succede e che di continuo trionfa sulle opere fra- 
gili dell'uomo, il quale pretende come fermare il corso 
della morte e del tempo. 



LE METOPI DEL TEMPIO DI TESEO IN ATENE. 

(Mon. deir Insl. voi X taw. XLIII. XLIV). 

I. 

Le rappresentazioni dei fatti di Teseo pubblicate 
nelle tavole XLIII e XLIV dei nostri Monumenti fre- 
giano le melopi del così detto tempio di Teseo in Atene; 
quelle nella tav. XLIII fregiano specialmente lo prime 
quattro metopi della parte meridionale numerale dal- 
l' oriente, quelle nella tav. XLIV le prime quattro 
metopi ddla parte settentrionale numerale pure dal* 
l'oriente. Le metopi della parte orientale , che rap- 



LB HBTOPI DEL TEMPIO DI TBSfiO IK AWNS 93 

premitaDO i fatti di Ercole, saranno pubblieaté oeil'anno 
segnente corredate di nolieie generali sopra* il carattere 
artistico ed il tempo cui rimontano. 

/. Le me topi coi fatti di Teseo. 

a) Parte meridioMle (dall' oriente). Tav. XLIIK 

1) Teseo ed il Minotauro. Il Minotauro si è pre- 
cipitato con forza da destra contro Teseo; il suo piede 
sinistro, del quale un resto è conservalo, sta in terra, 
il destro è opposto al ginocchio sinistro di Teseo; ed 
braccio destro ha afferralo l'eroe così, che sul tergo 
del medesimo si veggono le dita del suo avversario, 
il qnale cerca di ferirlo col corno destro. Ma l'eroe 
ha stretto col braccio sinistro il collo del mostro, che 
alza inerme il braccio sinistro. Colla destra Teseo sta 
in atto di percuotere, verosimilmente colla spada, it 
suo nemico. Della mano destra e del piede (tostre dì 
Teseo si veggono ancora le traccio nel rilievo* 

2) Teseo ed il toro di Maratone. Teaeo\ vestito 
colla clamide, ha raggiunto il toro che corre a destra, 
prende la sua testa colla sinistra e preme il ginocchio 
sinistro contro il collo di esso, ponendo il piede destro, 
tutt' ora conservato^ sulla rupe. Colla destra afferrava 
forse il ceffo del toro. 

3) Teseo e Sini. Teseo a sinistra è del tutto spa- 
rito. Il suo nemico barbalo, che sta per soccombere 
air attacco, si è rifugiato al suo pino, il cui tronco si 
conosce senza nessun dubbio. Sini stendeva il braccio 
destro innanzi per respingere l'eroe; il braccio sinistro 
è appoggialo al tronco del pino, quasi per cercarvi 
un riparo. 

I) Teseo e Procruste. Proeruste barbato a destra 
colla gamba sinistra si accoscia a metà sulla terra e 



94 US mTon vm* tempio pi tsaio in asbnb 

^ ftpp^ffiu^ colla, famba dosUnt mollo Aesa inoaiitt 
MDtro Toseo., oliahaiaffermlo ooUa sinistra il ano hraooio 
destro cercaDdo di tiarlo.soco; la mmeau del bmeoio 
sinistro di Procruste non può essere stabilita. L'atti- 
tudine di Teaao si \eoii08ee bene, bonebè manchino le 
gambe e le braccia, ed è la stessa che si può vedere 
glornalmeBlè io ma scuola di gMniastica, se gli aeolarì 
tirano la corda: i ginocchi sono iaclioati, il piede si- 
nistro è messo.un po' innanzi, il destro un po' indi^ro; 
il corpo è inclinato. Soltanto la mossa del braccio destro 
manoaato non è chiara. ^ Non ettto di riconoscer qui 
la rappresentazione della lotta di Teseo con Procruste, 
potobè le lotto di tutte le meto|H, eccettuato quaUe oot 
Procruste e Perifete, non lasciano dubbio, e lo strasci- 
Bare il nenùco per tenrs^, che vedìasko nel nostro rilievo^ 
B<m si ^iega che nel combattimento con Procruste, 
òhe è strasomato al' suo letto , nel quato tormaotava 
altre wilte 1 foreMieri. Donque per la BMlopa aeg«eoia 
non resta che te lotta con Perifele* 

b) JNfte s^tMCHMa/tf (datl^riente). Tav. ILIV. 

f) Teseo ^ Peififete. PerìMe barbato è caduto a 
terhi ed alca ie dne^ onni supplicante vereo TeBeo^ che 
attacca da sinistra e 9wk trafiggerlo cotta lancia. L'eroe 
ha preso la iabcìa vuoila mano sinistra mI bmzko e la 
dirige sopra l'avversario colla destra alsMa. Della mano 
destra e dei due piedi di Teseo mn si veggoìQo che le 
tracoie* 

2} Teseo e Cenkione., Teseo ha atterrato colle due 
braetia, le cui aiatti sono intrecciate, il corpo del s«io 
nemico barbalo e lo tiene peedenle pronto a precìpi- 
larto* Cerchione intanto di dietro ha preso Teseo col 
braccio destro e cerca di farlo cadere afferrandogli colla 
mano sinistra, le cui dita almeno son conservate, il 
calcagno destro. 



US lIBT^tt MI» TBXBIO « flSaO IK ATBNR 95 

. 9) Teseo e Scirone. Soìrono bartoto AtUMahi da 
Tewo yeaeiMta da rintolm è caduto «uUa nipet neilla 
quale 8i vede Qograncbio mariDo; le sue giMobe pei^ 
dono iq arìa^ il bracoio destro ò. alzato ib eqQitilftriov 
eolia sioiatra oeroa d' appoggiami sulla rape. Tasea ha 
afferrato eoll& mano «Distra il icdUo di Scirònov nella 
destra i^iwaiite vitoava veroeimiluieDte la spada... 

4) Tte^ela scrofa di Grommo. La .serofii baiaa 
contro Teseo da siaietra ponendo^ lo sne gambe ante? 
rìori saUa coscia destra ctoir eroe. Teseo, veaGto calla 
clamide, teneva y arma oeUa mano destra absata ora 
mancante; il movimento : del braccio sinistro •M;:piift 
enere stsJ>ilito. Del piede sinistro isossiste la traccia^ 
raTanzo Cra il piede destro di Teseo e iogambe.daìla 
scpofo non saprei spiegarlo. : 

..(seirh owMmMo}\ , Leop. Jcuos. 



SULLA NÉCjiOPOLi DI ORYIBTO. 

(Mon. delfina. voL XtM. XUI; tatìv. d'agg. K. L). 

L'nnica soofierta di antiobità wlle vioinanse'di 
Orvieto che abbia destato finora Totlkinzioie gederalo 
dtt dotti, in quella fatta mI 1S68 dì ao gruppo di 
tombe nd Poggio del Roccolo ovvero di Setie Cam^ 
mine^ circa due miglia distante dalla città, esfeoialmenle 
fanoae vi sono le due bellissime tombe d^iiole ittnslralè 
dal eh. conte G.* C. GoBaslabile \ Dei sepolcri acofierti 
molH anni addietix»; oioè dai 1830 final ISaa, sotto 
la rupe stessa in cui giace la città, troppo poco si tenne 



A PiUwre murali e stqteBemii fitrusahe' se^perie pressn Orvielo 
nd 1863. 



96 80LLA MCMPOLI DI 0RT1BÌO 

CODIÒ tak Mondo scieoUfleo. AvvesDè ((k)to6bi scoperta 
nel coslrtlro la via Cafisià, « si trovàroéo tfol lagtio 
1880 delle traecie di sepolcri etroschl ove la slrada^ 
dopo aver diàceeo a dalla parie di tramoolaDa là rupe 
tufacea sw cut giace la città, oomiDda a svilupparsi io 
ioezao alle vigne prima> della curva «he rtaoisoe la 
strada con quella ehe conduce alla pianura presso al 
iiome Paglia ^ ».. Altri sepolcri $i scopersero nel con- 
durre a pRrfeùonamenlo U strada nedièSfma ' e si 
prosegoirooo gli «éavi coll'appoggto'e eòtto la eiezione 
del delegata polllifido^aM>B8igaor^Dipietro^ SuHa to- 
strqzioae delle tonibe e sugli oggetti trovativi (vasi 
diyioti a.igiirè'ttere' e resse^ vasi di bueMro, vasi 
ordinarli v^st ed utensili «di bronzo,: laueto di ferro) 
si diedero esalte notizie nelle suitodf^ie inulte 'del nostro 
BullettiQQ. Non si intraprese però Mora nno osavo di 
maggior estensione, né si tentò di conservare alcune 
delle tombe rinvenute, la maggior parte delle quali 
già visitate tq aii|^e(^n^ . od amAo deyas^ale, poche 
intatte. Così pare che presto fton rimanesse alcuna 
trapela superficiale della uecropoti, e d^fatli essa divinile 
quasi del tutto dimenticata. Qualche scoperta piuttosto 
casuale era avvesuta di tempo in tempo^ scavandosi i 
otasn dì tufo che formano i sepolcri, oade'Servireene 
come materiale da costruziMe, mia fa splamenle negH 
ultimi anni die ai ritornò so questi lu<^ e si trasaero 
alla. luce molte altre tombe dalla necropoli medesima. 
Ineseguito darò una descrizione per quanto mi sarà pos* 
sifaile accurata di questi nuovi scàVi, che ebbi occasione 
di esaminare parecchie volte sin dal novembre 1875, 



* Lettera del marchese L. Gaalterìo BuU. d, Insi. ISSI p. 33. 
? Id. Bull. d. Imi. 1S88 p. 816 e. 
- Banseiì BuU. d. Inst, 1833 p. 93 ss. 



SULLA mCBOFOLI DI OBYIBTO 97 

aratalo molliasifflo dal sig. iogegoere Riccardo Mancini^ 
al quale si deve il primo impulso a così importante sco- 
perla ed in gran parte aDche la sollecita coDtinuaziòoe 
dei lavori di scavazione. Debbo alla di lui gentilezza 
molte e pregevolissime notizie intorno air andamento 
della scoperta medesima, noncbè agli oggetti trovati. 

Egli, secondo le notizie favoritemi, già sin dal 
luglio 1872 casualmente aveva scoperto delle tombe 
vicino alla cava di tufi esistente al Nord di Orvieto 
presso la rupe su cui giace la città. Varie altre tombe 
si erano trovate nel terreno del sig. Fiamma, in di- 
stanza maggiore dalla rupe scendendo la collina e 
proprio accanto alla via Cassia. Il eh. Gamurrini, fatto 
consapevole di siffatte scoperte, V importanza delle quali 
non potè sfuggire a queir illustre dotto, fece praticare 
a spese della R. deputazione per TEtruria ultedori 
scavi nel terreno Fiamma colPanimo di conservare i 
monumenti tanto importanti per la storia deirEtruria 
antica. Sin dal 23 gennaio 1871 però il sig. Mancini 
ebbe la fortuna di scoprire altre tombe meglio con- 
servate nel proprio terreno posto sempre al Nord di 
Orvieto, nella contrada detta del Crocifisso del Tufo, fra 
il crocifisso medesimo e la via Cassia. Giacché queste 
tombe, benché anch' esse danneggiate dal tempo, si 
poterono rìstaorare con piena certezza e più facil- 
mente, così si lasciò il ristanro di quelle del Fiamma e si 
dissotterrarono pienamente le 18 tombe del terreno Man* 
dnì facendo, sempre a spese del R. governo; gli oppor- 
toni lavori per il rìstauro e la conservazione delle mede* 
àme. Intanto il sig. Mancini continuò a scavare e si 
venne alla scoperta di molte tombe nel terreno attiguo, 
tanto scendendo la collina verso Nord*£$l fino alla via 
Cassia - una fila di otto tombe si trovò anche dentro lo 
spazio cìrcoscritlo dalla curva che fa la medesima *- 

Annali 1877 7 



98 SVLXil KCBOFOU DI OBVIVIO 

qiiMlo più piMBO alia rape, cioè al Sud e 8ud**BBl ditte, 
tembe ooDservate. ÀBohe ilsig. Braccardi, il cui terreno 
confina con quello del sig. Mancini dalla parie di Eal,^ 
dopo i risultali felici otlenuU da qoest' ultimo fece gli 
scavi con uguale successo. In tutto le tombe scoperte son 
più di eentOt tuttora però, come dissi^ non rimangona 
visibili che quello ristaurale per cura del R. governo; 
altre più vicine alla rupe non sona slate mai disotter- 
rale, ma bensì trovate e frugate per mezzo di pozzi e 
cuaicoli: la maggior parte, dopo esser visitate, sono state 
ricoperte di terra, onde coltivare di nuovo il terreno, 
e cosi non ne rimaue traccia alcuna visibile. Delie 
tombe rìstaurate sul terreno Mancini furono eseguili, 
per cura del R. governo e durante i lavori slessi del 
ristauro, disegni aocuralissimi dal valente architetto 
Sikkard. dall'insigne liberalità dell* illustre senatore 
Fiorelli l^lnslitoto ottenne il permesso di far copiai^ 
j più importanti fra questi disegni e di pubblicarli 
siiir annessa lav. de Non. XLIL. Vado ancora obbli* 
gatissimo al sig. Sikkard stesso^ il quale genlUmente 
mi ha favorito molle notìzie e schiarimenti io |»roposito, 
nOQchèi all'egregio ingegnere cav. Boogiovannini per 
simUi notizie intorno alle lombe del terreno Fiamma 
ed alcue del terreno Mancini disegnale da lui per ii 
R. goverqo. É sommamente da deplorarsi che non si 
potepono prendere eHsegni ugualmeMe esalti di tutta 
le tombe della necpopoU man maob» che esse venoeró 
scoperte. Ciosì è divontaio impossibile - ciò che. puro 
sarébèe slato di non lieve interesse •*- di farne una 
pianta generale che avesse potuto dare un' idea chiara 
del numero delle tombe, della loro disposizione, ^ella 
direzieoe e dell'intreccio delle strade. Mancano pare 
notizie esatte, prese dorante to sbava, intorno al 
contenuto delie singole tombe ed ai fatti particotari 



pVdLà N»;R0P0U PI 0R7IBTQ .99 

iMervjUivi (notizie, la cui imodensa imporUnza ^cieik 
iifica vien nuQvavi^Die rilevala dalle spleadide publi<^a- 
jàoni dei GozzadioiedelloZaQQoni). Alcune osservazioni 
le ho potute fare io stesso assistendo in persona e pei; 
varie riprese agli scavi,, pel resto ho dovuto valermi 
delle notizie riferitemi a memoria dal à^. Mancini 
dietro le mie dom;iinde. Non ne riporterò qui che quelle 
che mi. furono fatte io. maniera alEaUo decisa. e €he> 
debbo, ritenere del tutto autentiche. 

Passando ora. alla descrizione della necropoli mi 
riferisco in prima lu(%o alle tombe . conservale ed 
;^nB9terò io, appresso le particolarità e le differenze 
osservate nelle ftUre. Palla pianta A nella paride supe^^ 
riore deilla tav. de'Mon. XJLÌI ', si rileva cb^ dicioUo 
sono le Jomb^ attualmente, io piedi e che esse, fqr-* 
mapp due strade parallele dirette incirca da. Sud s^ 
Qlfri^,, ed uiia t^rza traversale (da. £. ad 0.). Quelle. 
pFOsegulvano. taolo verso N. quplo ver^o S., questa 
solamente verso Est. Dieci delie tombe, (o. YlU-XVIl) 
toccandosi sempre due coi muri di dietro, sono ria* 
nitQ ad una specie di isola con due facciale spellanti 
le due strade principali , che proseguiva versp Nord, 
mentre dall'altra parte confina cotta strada Icaversale. 
Ù^ altra isol^ simile più piccola pare che abbia esi- 
stito verso NorfI con una facciata sulla strada Iravensale. 
I^e è ili piedi solantfspto lat tomba XVIU, 4^11e due^ 
coaGpàQli vi sono rimasti soltanto pochi Rocchi,, e 1^. 
Ire tombe corrispondenii sop . indicate per se^lice 
congettura, Di più yi sono sulla, strada travecsa^Ie gli 
^yanzi di un'altra tomba, la quale probabilmienle for^ 
mava pure il canto di un' isola che proseguiva verso 



"^'LascaU è'df'm. 0,OÌ ^r l m.; quella deUe fig..^pVC'> D 
di ib/ì),02 per 1 mètro: 



100 SULLA NECROPOLI DI ORVIETO 

Est. E nella strada inferiore dirimpelto alle tombe XYII 
e XVI è conservato un muro che formava la parete 
di dietro di altre due tombe distrutte; che avevano 
r ingresso dalla parte di Est. Di tombe corrispondenti a 
I-VII della nostra pianta (che dovrebbero avere l'ingresso 
da Ovest) non si è trovatottraccia sicura. L*orìentazione 
delle strade 6 abbastanza inesatta, specialmente la strada 
principale superiore si scosta molto dalla linea S-N, 
né con maggior regolar ila jod esattezza^son disposte le 
singole tombe, stando Tuua più^^avanti, l'altra più ad- 
dietro, invece di formar colle facciate una sola linea, 
nessuna poi sta dritta sulla linea della strada. Una 
simile irregolarità esiste anche nelle piante, le quali 
mai son formale ad angolo rello, differendo invece più 
meno considerevolmente la lunghezza delle pareti cor- 
rispondenti ^ (Ano a 13 centimetri nella tomba III). 
Consiste ogni tomba in una piccola anticamera per lo 
più cuneiforme in maniera, che la parte esterna sia più 
larga (talvolta si trova anche la forma opposta [XIII. 
XIV], e mentre generalmente la lunghezza oltrepassala 
larghezza, nella tomba V questa è maggiore di quella: 
m. 0,98 su m. 0,86 [0,94] di lungh.) e nella camera se- 
polcrale slessa di forma irregolare bislunga; le dimen- 
sioni^ notate sulla nostra pianta, variano fra i m. 2,97 
(3,04) X 1,86 ed i m. 8,77 (74) x J,03. Ogni tomba 
conteneva due banchini^ fatti con lastre di tufo, ma 
che nella maggior parte delle tombe si trovavano più 
meno frammentati nel momento della^scoperta, ed in 
questo slato si vedono disegnati nella nostra tavola. I 
meglio conservali mostrano il solito guanciale^ rilevato 

^ Tale strano fatto trora riscontro in molte altre opere archi- 
tettoniche etrnsche; anche nelle più splendide tombe, p. e., nelh 
Grotta de*ba8n rilievi ed in qnella de*Tarqaittii a Cerveterì, legna la 
medesima irregolarità deU^architettora. 



/ 



SULLA NECROPOLI DI ORVIETO 101 

all' eriremità ove ti doveva trovare la lesto del cada* 
vere deposto. Le tombe sod cos.lruile a doppie pa- 
reli coosislenU in grossi blocchi di tufo lasciali rozzi 
nella parie non visibile; lo spazio fra una parete e 
Tallra veniva riempilo di terra e di rollami di tufo. 
Riposano le pareli sopra fondamenli abbastanza de- 
boli, consistenti per ciascuna parete in una fila di tufi 
irregolari, mescolali ad altri più piccoli. Il suolo delle 
eanaere sepolcrali vien formalo da uno strato di creta. 
La costruzione interna delle tombe si rileva dalla 
fipra G* che rappresenta uno spaccalo traversale della 
tomba XVU. Le lastre del muro interno, cioè dalla 
quarta fila in poi, vanno sempre sporgendo indentro, 
fin che vengono unite da un' altra fila di lastre inca- 
strale come a cerniera nei tufi dei due lati opposti e 
che forma come la chiave di questa falsa volta. Le lastre 
componenti la medesima, in numero di quallro, hanno 
la parte sporgente tagliata in motio, che il margine sU" 
periore rimane rellangolare, il reslo forma una linea 
obliqua leggermente curvala. L'ultima fila, onde ricevere 
le lastre componenti la chiave della volta, ha il mar- 
gine superiore tagliato obliquamente (in senso opposto 
al taglio della parte inferiore). Essendo poi le tre file 
perpendicolari composte di lastre mollo pia grosse di 
qnelle della volta, T altezza di questa è sempre al- 
quanto inferiore a quella delle pareti perpendicolari. 
In totale l'altezza delle camere varia fra m. 2,58 (VI) 
e m. 3,27 (XVI), come risulla dalle misure notate 
sulla tavola (B). I muri esterni si alzavano fin sopra 
la chiave della volta ed incirca al livello esterno della 
medesima avevano una cornice quadrala sporgente nelle 
facciale che davano sulla strada. Questa cornice però 
è conservala solamente nella facciata principale della 
tomba XII, ed in parte in quella della tomba XVII, 



l'oà SULLA KECROPOLI DI OlivlStò 

nonclìfe néìt'e facciate laterali di queste due tombe e 
nella parete di dietro che sta dirimpelTo allb tbmbe XVII 
e IVI. Sopra la cornice vi era un'altra fih di taslré 
(conservala nella tomba XII). Lo spazio interne fin à 
qiiésl' nllima fiFa di ' lastre dtì itouri eslérnlérs pure 
riempito di terfa e di tufi framinefilall. Le pàreK es;lerue 
deila maggior (iarlé delle tombe (non di tutte) hanno 
anche la prima fila di lai^e (dall'antico 'li\iMÓ della 
strada) alquanto ^porgedle, e 'che fortea cosi ' lAia spe;- 
bie di zoccolo. - In tutte fé lombo questa prima fila 
è stata lavorata sul posto stesso fln al livello antico 
della strada, la parte sottostante al medesimo è la- 
, sciata rozza. Siccome le strade odierne stanno più 
basso del livello antico, così questo si conosce aricora 
dalla linea dei tufi non lavorati (v. la veduta D della 
strada principale inferiore colle tombe XVII-XIII, e della 
'traversale colle tombe XVIII e li). Lia configurazione 
di questo livello antico nei due lati della strada supe- 
riore vien dimostrata mediante uno spaccato traversale 
per le tombe I-VII e XVI H , XI-VIU nella parte inferiore, 
G, della nostra pianta (la linea punteggiata x-x^ indica 
H livello antico). Se ne rileva indubitatamente che le 
strade non erano mai livellate né in uno slato da ser- 
vire di facile passeggio come nei camposanti moderni 
e che le tombe si adattavano airandamenlo naturale 
del terreno. Esse erano sempre semi-sotterranee e si co- 
struivano ora a maggiore ora a minore profondità sotto 
il suolo. Il sistema di chiusura delle tombe vien illu- 
'strato mediante gli spaccati longitudinali della parte 
'dinanzi delle tombe l-XVl {B) ed uno spaccato com- 
pleto delta tomba XVII [H) disegnato in doppia scaia. 
La porla interna delle tombe stando più basso del- 
l' esterna , per pareggiare questa differenza il sof- 
fitto deir anticamera è fatto a gradini (esso consiste 



• iÉtoMà KfcCHOPOu m ouvTWb 108 

dNbéj qQMkbe tolla aocbe di ntt bfocco, eccetttiaiti gii 
aMhUravr delle dm porle); il socio non è spianalo af- 
'ftMM oè marito di gradioi per «ceddere. La porta 
fdteraa ha uiia jtoglià netle sole tombe I e II, tutte le 
fomberae ftveVam mia ' daTanti alfa medesima, posta 
ob pMO più ib alto e rozzamehtb lavorata (b). %ssa era 
destinata a ricevere la lastra di ohrasura (a) appoggiata 
iMReirforoiéttte alla porte intema, tfgaate soglia, ancora 
più io alto, si trovava sotto la porta estema (e). L'anti- 
cMMra, fin al livello della strada, era riempila di terra, 
la p#rta esterna ehiusa mediante un muro a secco {d). 
Otdorreva però di riaprire la tomba per deporvi un. 
seeMé^ cadavere ovvero le ceneri di altri morii, ed 
a qaìesto eelso già si provvide nella costruzione me- 
diante uifa, due (re lastre eonMderevolmente spor- 
-genti (sotto il 'livello antico della strada), poste ad ogni 
lato della p^la («). Per poter vtvotare cioè l'anticamera 
previa la decomposizione del ttiuro a secco [d) m do- 
veva far un taglio obliquo nel terreno della strada. 
Le lastre descritte {e] impedivano che, facendosi que- 
st*^òperazioi)e, la terra iron cascasse dentro dai due lati. 
Tnotata poi Tanlicamera, la lastra a si poteva far di- 
iK^fideré all-iMuori e veniva ad appoggiarsi alla soglia e, 
comd è dimostrato nella figura W. Allora senza nem- 
^meno cavarla fuori interamente si poteva entrare nella 



Sopra ogni tomba si trovava un cippo, dei quali 
fin grandissimo- numero, e di varie forme, venne alla 
iuee, Il pfà' dellei volte naiuralmeute spostali e buttati 
giù, qualchedtìno periy ancora sopra la rispettiva tomba. 



^ Non in tutte coHS^ryata. N^Ua tomba II U soglifi deHa porta 
intema sporgente in fuòri serviva anche a ricevere la lastra di 
cbinsùrjl. '"- ' ' 



104 SULLA NBCBOPOLI 01 OKVIXfO • 

Sicooode mancano assolatamente gli avusi di lastre 
che avrebbero formato il tetto delle tombCi CùA è 
mollo probabile che esse fossero coperte sempliceneieote 
di terra colla peodenca voluta per mandar via le acque, 
senza che il terreno slesso venisse danneggiato dalle 
medesime. Lo schizzo E rappresenta una tomba colla 
copertura ristaurata in questo modo. 

La poca solidità dei fondamenti (v. sopra) assieme 
colla- mancanza di livellamento delle strade cortamenle 
fu la principale cagione della rovina di tante tombe. 
Il terreno argilloso cioè, impregnato delle acque che ve- 
nivano giù dalla rupe, si dissolveva a poco a poco 
verso la pianura e per conseguenza fece incUftare le 
tombe verso la rupe. Celesta inclinazione l'hanno 
sofferta anche le tombe che per tanti secoli sono rima- 
ste in piedi, e furono necessari ampi ristanri e prov- 
vedimenti onde salvarle dal pericolo imminente di 
ruina. Quelle tombe poi che stanno più vicine alla 
rupe slessa, si trovano in profondità assai maggiore 
sollo la suporGcie odierna del suolo, essendo ivi il 
medesimo considerevolmente innalzato mediante i rot- 
tami buUali giù cooUnuameule dalla cillà, sin dalla 
distruzione della medesima nei tempi antichi. I sepolcri 
siluali più io basso invece, siccome stanno a minor pro- 
fondila sollo il suolo, erano maggiormente esposti alla 
predazione, e difalli in genere essi sono più distrutti 
dei primi. Mentre anche questi per Io più si trovano 
colla volla almeno parzialmente franata, gli altri ben 
spesso ne sono privi affatto (essendo i tufi sempre ricer- 
cali come materiale da costruzione) e non consistono 
più che in quallro pareli più o meno alle, ripiene 
(li terra. 

La differenza più grande che eslsle fra le tombe 
desciitle e le altre, è che alcune fra queste sono a due 



SULLA NBCBOFOU DI ORYUNO 106 

camere sepolcrali io commuDicazioDe fra loro mcdiaota 
uoa porta. Seooodo le oolizie raccolto da me le tombe 
di tal giusa doii si sarebbero ineootrate in fstretta 
viciaanza della rupe. Se ne rinveDoero però molte 
alla medesima distanza. delle tombe conservate, ad- Est 
da queste ultime. Ma anche fra le tombe distanti molto 
più, benché la maggior parte di esse siano costruito 
a doppia camera, se ne sono trovato altre ad uoa ca- 
mera sola, fo certi siti anzi predomina la maniera più 
semplice; così fra le nove tombe del terreno Fiamma 
per esempio una sola è a doppia camera, otto aoQo a 
camera semplice. In generale è probadi^ile ohe ambe- 
due i sistemi si adoperavano cootemporaneameoto, 
secoodo il gusto e la forluoa dei possessori. Io ge- 
nere le tombe formavano delle strade simili alle de- 
scritte e che sì riconoscono ancora sul terreno Brae- 
cardi ed in altri punti; una tomba però fra quelle 
oramai ricoperte di terra (ad Est dalle conservato) 
secondo i disegni del sig. Bongiovannini si scostava 
molto da siffatto ruotare disposizione, e di più aveva 
le pareli semplici, mentre tutto le altre, per quanto 
mi è stalo riferito dallo stosso signore e dai sig. Man- 
cioi, sono costruite a doppie pareli K II sistema delle 
vollp era lo stesso in tulle le tombe, come si rileva 
dai tufi Ugliati nella maniera descritta che si vedojoo 
cogli altri estrani dalle tombe ora ricoperte. Uoa delle 
tombe del terreno Braccardi si distingue per una 
cornice più complicala del solito, e che si avvicina 



* Secondo il marehefle Gnalterìo invece le tombe scoperte nel 
1830 aarebbero state eostrnite ora ad una sola fila di lastre grooae 
60 centimetri, ora a due, se la di loro grossezza era minore. Nelle 
tombe conservate U sig. Sikkard mi asserisce che la grossezza delle 
lartre non oltrepassa mai i m. 0.25 a 0.S0, mentre la lunghezza non 
di rado oltrepassa nn metro. 



106 StJttA NieèBbYOlii DI OÉVlìliÈb 

^à farUft ófvia nei sepolcri di* Castel 4'As^.'^ 
lEiMcila'éidè con tina sjìecie di' guselo ebè sostiene un 
'ttiro ditiìso di uDf àllro simire medliffifle dta IrAeliife. 
Ufi filtro (recshilo porla la fascia coroDante pl6 bassa 
4i' quatte di Castel d"^ Asso. Afidie qtièsla differenza 
^rfttiieiitè si spiega piullosto dal gu^lo e dai mezzi 
'dèi ^possessore, anziché faccia suppórre che la loitiba 
-lià di epoca (Ma recènte, ciò che tanto meno sì piiò^ 
'aniMUielre^ pM-chè èssa èsfloata molto v^ìno alla rape 
^«dreondala da tombe eetla solila cornice semplicissima. 
'0%* altra parttcotaritk s è osservata in due def le tombe 
^« alaimo fra la ourva della vìa Cassia. Vi si trova- 
rono sotto il m6\o alcuni tubi di terracotta traver^anfi 
la témba in senso obliquo ed incHnali a misura della 
-pendenza del terreno; evidentemente essi non possono 
aver avuto altro scopo che di mandar via le acque che 
avrebbero potalo entrare nelle tombe. Nessun' altra 
traceiai di un simile sistema si è trovata però nel resto 
tfeBa necropoli. 

In quanto alla disposizione degli oggetti dentro 
le tombe, essa si potè costatare solamente in quelle 
poche che si trovarono meno danneggiate, la massi- 
ma parte avendo la volta franala e per conseguenza 
'^i oggetti schiacciali e spostali. M! viene riferito che 
^in geherale i vasi più fini si siano trovati sello i bili- 
ehini, sui quali riposavano i cadaveri, i vasi di buchero 
«più grossi lungo la parete libera. Le tombe deH^'^la 
•Mancini conservano tuttora nelle pareli i buchi fòtlti dai 
chiodi che una volta sostenevano vasi ed altri oggetti 
isecondo l'uso spesso osservalo neti'Elraria ed in altri 
paesi amichi. Dei cadaveri deposti pochi avanzi vi sono 
rimasti a cagione dello stalo infelice delle tombe: al- 
;€unir crani inlaUi si conservano nel museo Faina e dal 



StJLLA NBCROPOfcl DI OBVIBTO lOF 

sig. Maocini ^ UBitain^le al sepelliiAefito 6i;u8a^a aneht 
la crMiamtae del cadaveri, effle^doai trofie neHe 
tombe pare delle ossa cremale, geiteralnteota sparse 
oelta terra; Un'urna di brobzo^ dèlta quaie parlerò ;ìn 
seguito, di trovò iblaUa in uim ^Ih tombe Braccàrdi 
tad QDa camera) ool sub conlenulo di ossa cremate ed 
un àtk&o; nello stesso teiteno si trovò un vaso a^f. nere 
di disegno piuttosto rozzo, contenente delle ona. - 
Solamente nelle tombe situate dentro la curva della 
Via Cassfa vennero scoperti frammenti di urne cinerarie, 
alcuni di marmo oppure alabastro, altri di tufo che 
conservano sulla parte esteriore un intonaco di colore 
giallastro, sul quale forse una volta si trovavano dèi 
dipinti. In una di queste tombe si trovò in presenirat 
inia nei primi del novembre 1876 una simile urna 
quasi intatta e frammenti di una o pia allre^ tutte di 
una pietra grigiastra, dair illustre mineralogo prof. 
SlruveY, ài quale mostrai uno dei detti frammenti, 
dichiarata per irachite '. Quest'urna è di forma bislunga 
(di m. 0,46 X 0,36) alla m. 0,29 ed ha il coperchio 
a scbtena allo m. 0,07. È lìscia, solamente sui quattro 
iati si vedono dei rettangoli incavali, e nei fnooloni del 
coperchio dei triangoli corrispondenti alla forma del 
m^esimb. I margini lanto dell'urna che del coperchio 
originariamente erano adorni di lembi dipìnti in rosso, 



1 La straoiàmfliia qaaiìtità ex pieeòli chiodi' di bfonco, orfia 
In tutte l6 tombe, fa stipporrd che i cadaveri siano «tati risohittei 

[ In casse di legtio, oramai totalmente consumate. 

* Di questo materiale dev'essere stata anche l'tnma simile tlXH 
vata in una tomba scoperta nel l^SO e dichiarata dal march. Goal- 
terio « di peperino' fbrìe meglio di pietra arenaria » Bull, d, Inst 1881 
p. 35i Difattl atiche le nme scoperte nuovamente ad Orvieto tk difr- 
aero essere di pepetino. Delle urne quasi uguali, auch^esse con traccio 
4i di^ntura, 'si sono trovate a Boma sulFEsquilii^o, cf. Lanciani BtiiL 

Mriin."*1875" (IH) p. 46 s; 



108 SUUiA ffSOBOPOtl 01 OftVlBTO 

traccio dei quali si vedono loltora conservate ' . RiposaDO 
le nrne su quattro piedi alti 0,07 e quadrati. Le urne 
naturalmente si trovarono capovolte e col loro contenuto 
di ossa sparso nella terra. Nella medesima tomba, come 
potetti costatare io stesso, si trovarono delle ossa in- 
combuste, ciò che prova che neanche in quelle tombe 
l'uso di cremare i cadaveri e di deporre lo ceneri io 
urne aveva rimpiazzato il sepellimento, ma che ambe- 
due i sistemi si adoperavano contemporaneamente. Forse 
i genitori si deponevano in carne, i figli, se non si 
facevano costruire una tomba apposta, ebbero la sepol- 
tura in creouzione dentro la tomba della famiglia. 
Debbo menzionare peraltro che in una tomba, alla 
di cui escavazione potetti assistere io stesso « si tro- 
varono ancora, ed in considerevole quantità, delle 
ossa di piccoli volatili dentro piatti di buchero; il 
medesimo fatto mi si dice essere stato osservalo anche 
in altre tombe. Gli avanzi di altri animali però che si 
osservano nel museo Faina, cioè due zanne ed un 
dente massillare di majale, due altri più piccoli di un 
esemplare non ancora adulto, due di cavallo ed un cra- 
nio di cane rassomigliante al levriero, provengono da 
altri luoghi. È certo che si sono trovali anche molti 
avanzi di animali, ma che.nob si prese la cura di 
raccogliere *. 

* Forse quei lembi rossi spesso osservati nelle urne si riferirano 
*U*apoteo8i del morto come già reputò il Gori s. t. 0. Mfiller, èie 
Stru^cer I cap. Il, 2, 8 p. 348 s. della naova edizione del Deecke. 

i Cosi anche in una tomba di Volterra si trovarono ossa di 
piccoli volatili e di capre entro piatti: Dennis, Cilies and cemeteries 
of Etnaria li p. 465 ann. 34 della traduzione tedesca di N. N. W. 
Meissner, notiiia desunta dall' Inghi rami, Mon. Etr* IV. 90. In due 
tombe di Vaici ngnalmente si trovarono ossa di cavallo e di cane 
(Dennis p. 282], uno scheletro di cavallo accanto a quello del padrone 
nella tomba della sedia al monte Abetone presso Cerveterì (i6. p. 397), 
mascelle di cavallo nella tomba del guerriero a Cometo Mon, d, l, IJi» 



SULLA NECROPOLI DI ORVIETO 109 

Anche nel piccolo inlervallo che divide nna tomba 
dall'altra, talvolta si deponevano delle ossa cremate. 
Due ritrovamenti in proposito, accaduti fra Y agosto ed 
il novembre dell'anno scorso (1876), mi vennero 
indicati in maniera decisa dal sig. Mancini; pure essi 
si fecero nella sullodata linea di tombe fra la curva 
della via Cassia. Il primo è di un'anfora a Gg. nere 
di tecnica abbastanza rozza e da reputarsi locale. Sul 
primo lato vi si vede un leone saltante verso s., 
davanti ad esso un uccello in piedi sui suolo e soito 
il leone una foglia; sul rovescio una lionessa a d. 
eoll'uccello e la foglia nella medesima disposizione. Il 
vaso tuttora conserva il suo contenuto di ossa. L'altro 
ritrovamento consiste in un'anfora con coperchio, a 
fig. nere e pure di fabbrica locale. Vi è rappresentato 
QD giovane a cavallo, sul rovescio due giovani nudi 
ÌQ mosse esagerate. Unitamente all'anfora si trovarono 
due. boccali, nonché undici altri vasi di buchero tra 
coppe e pialli. In uua coppa (a due manichi) si trovò 
un arnese singolarissimo di ferro. Rassomiglia^- assai 
ad una piccola sega essendone dentalo un pezzo, Taitro 
liscio potrebbe esserne il manico. Evidentemente l'ar- 
nese è stalo rotto apposta ed i due pezzi involti in 
una benda di stoffa '. 

Ugualmente nello spazio intermedio dì due tombe 



17. 18. Questi esempi si potrebbero senza dabbio aamentare moltis- 
simo, se tutti i casi simili fossero stati diligentemente osservati e 
pubblicatL Quanto commnne debba esser stato presso gU antichi 
Etrachi Toso di deporre nei sepolcri animali o gli avansi di essi, lo 
prova il capitolo < Fauna della necropoli > presso Qozsadini, Di un'an^ 
Hca necropoli a Marzabolto p. 63 ss. 

A Delle seghe simili, ma di bronzo, si sono trovate negU scavi 
Amoaldi a Bologna, due di esse di foggia un pò* differente, contorte, 
r una anche spezzata a mezzo prima di esser deposta. Gozzadini , 
Semfi archéoiogici f. d. sig, AmoakU-VeU Uv. IX, 9 e X, 5 p. (K s. 



^0 SULU NEGBOPOLI t>l ORVIETO 

si ò trov^a qualche piccola urna di tufo d'up solo 
peT^zQ, desUnata a ricevere delle ossa, e forse anche 
«D'altra anfora a f. nere della solila tecnica dei va^ 
cosidelti buoni colla lotta di Ercole con il leone Nemeo 
e con dentro delle ossa cremale. 

Finalmente debbo accennare un terzo modo di 
seppellire che si trova adoperato nella necropoli. Nelle 
strade cioè della medesima^ ed a poca protendila sotto 
il suolo antico, si sono trovati alcuni cassoni di^ tufo 
con un sol morto dentro ciascuno. Uno, di fanciullo, 
è stato trovato all'angolo ÌS'ard-Ovest dell' isola Ittanoini 
nel punto (w) segnato sulla nostra pianta e(l assai più 
sotto il piano della strada; sta tuttora, al suo fofiìf^.^ 
ricoperto nuovamente di terra. Esso è di nq sq] pezzo 
di tufo, liscio, col coperchio a piuacoloe còl solilo 
guanciale rilevato nell' interno ,( luogo neir interno 
m. 0,73^ largo 0,32, alto all'est, ip. 0,28, il coperchio 
0,23). Altri cassoni simili ma più grandi e cqjdpqsIì di 
varie lastre di tufo si son trovali in diversi punti della 
necropoli tulli senza il coperchio, che probabilntenle, 
però Ti era anticamente \ Olire le ossa, cqfnpoaei^tì 
lo scheletro, più o meno conservale, io qwsli cassoni 
si trovarono anche - sempre dietro le qotìzje del si£«. 
Mancini -* delle ossa bruciate « entro vasi, piiiiltoslo gr;iDr. 
di di buchero 1^ raramente entro vasi dipinti rozj^i o. 
in una strada al Sud dalle tombe conservale e più 
vicino alla rupe si scopersero quattro di questi cassoni, 
regolarmente disposti due per due e precisamente da- 
vanti alle porte di altrettante tombe. Essi dunque sono' 
stati costruiti dopo le tombe, ma in genei^e nella me- 
desima epoca, come risulta anche dal contenuto simile ^ 

1 Simili 81 troyaTODO pare & Roma soll'Esqmlinó BuU^ Muri. 
1875 p. 47 8. ; . . ~ : * 



^hU WGIiOPQU DI ORVIETO 111 

lu fiia((QS(Q poverot ciò che fa i^mere l' ìf^ìm^ es- 
servi seppelliti i servi addelli alla famiglia cui ^ppar- 
teneva ia lombia. Io no paolo poi a Nord^EsI dalle 
tombe conservale vi erano tre cassoni più piccoli, 
luoghi ine, m. 1 e larghi 0|65, disposti iq linea dritta, 
anch'essi composti di bloocbi, ed in coerenza l'uno 
coiraltro, in modo che un blocco solo - della forma 
di T secando k oolim del sig. Hancioi - serviva di 
parete a due cassoncini. Naturalmente essi erano desti- 
nati per lo ossa combuste, essendo troppo pìccoli per 
ricevere un corpo umano. In uno di essi si trovò il 
vaso a (. gialle, di siile più libero degli altri vasi e 
ricordante quello dei migliori vasi delia Magna Grecia 
(o. 32); ioolire vi furono i soMli va^i di buchero, ed 
adtffo vasellame rozio. 

È certo che tanto cassoncini simili ai descritti, 
quatto cassoni pia grandi esistevano io maggior ouine' 
ro nella necropoli e che se ne sono anche trovali di 
più; mi sono limitalo però a rilevarne quei, il cui posto 
e contenuto mi venne indicalo io maniera de(;iaa dal 
sig. Uaiicioi. 

Ecco quanto ho potuto raccogliere intorno alla 
dispositione delle tombe, alla loro costruzione ed ai 
diversi altri modi di seppellire ch^ si osservano uell» 
necropoli; resta di aggiungere poche parole sull^^ 
estensione della medesima. Scavi regolari si sono fatti 
flnora solamente al Nord della cillà ed ivi si 6 véri* 
ficaia l' esistenza di uno spazio abbastanza lungo ma 
piuttosto ristretto in larghezza (scendendo la collina) 
coperto di sepolcri (aggiungendo alle tombe: nuove 
le notizie di quelle scoperte negli anni 1830-1833, 
situate, secondo la descrizione^ ad Est delle prime). È 
assai probabile però -come già asserì il marchese Gnal- 
terio Bhll. d. Imi. 1832 p. 21*7 - che sepolcri similt 



112 SULLA NECROPOLI DI ORVIETO 

esistano non solamente luti' intorno alle mura delta 
città, ma anche scendendo la collina fin al pie' di essa, 
è che si abbia dunque ad Orvieto una necropoli delle 
più vaste. 

Prima di passare alla descrizione degli oggetti tro- 
vati nella necropoli debbo ragionare brevemente delle 

Iscrmùtii ovvie su tombe e cippi della necropoli. 

Quattordici delle diciotto tombe conservate hanno iscri- 
zioni scolpite negli architravi delle porte esterne in leW 
tere grandi da m. 0^09 fin a m. 0,83. Una di quelle 
iscrizioni è frammentata e mancante del principio. Ve ne 
sono inoltre due nel terreno Braccardi, ed una nel ter- 
reno Mancini (trovata nel settembre 1876) tutte e Ire an- 
cora al loro posto. Un'altra trovata prima delle tombe 
conservate ed appartenente ad una tomba rovinata fu 
trasportata nella fabbrica del duomo, ove tuttora si con- 
serva. Ivi si conservano ancora i pochi cippi con iscri* 
zioni trovati %egli scavi Mancini. Delle tredici iscri- 
zioni complete appartenenti alle tombe conservate si 
presero disegni dal sig. Sikkard, riprodotti con alcune 
rettifiche fatte dopo ripetuto esame degli originali sulla 
tavola d'agg. K come facsimili fedeli di così importanti 
monumenti epigrafici. Le trascrivo qui S aggiungendo 
le altre sopranominate iscrizioni \ 



A Le dfre ronuuie si riferiscono alle rispettive tombe della no- 
stra pianta. 

s Delle iserìzioni 1-14 e 18 ne tenne conto il eh. Deeeke nella 
nnoTa edizione del Ubro di K. 0. MUller, DU Etrushgr Stat^rt 1877 I 
I Beilige II {sopra le ifcrùUoni sepolcraii etrusche)\ in alcuni nomi ove 

la sua lezione dififerìsce dalla mia posso i^certare la giostesza di qne- 
I sta dopo ripetuto esame. 



SULLA NECfBOPOLI DI OHVlSTÓ 14S* 



i-m 


IflMaOflMfllOftPflt^^ 


^m 


5flMISIflJlflSI<lfl^l'^ 


.3.(7) 


lar/inflx^ajqfl'^fl'^i^ 


4.(71) ' 


X X 


s.(vn) 


«.(K)« 


Jflvi3>3TflSai<lYlSm 




a + + i 


1.(1) 


lAWiflssa^nflJ'^ 


8. (n) 


fliflv»i'^ais$flN3«ia'ìi'^ 


9. ()U1) 


l©VMSfl<lVOflJ3T53)10fliJI^ 


10. (XIV) » 


. i3i>i303iTsa>ifl'^a^i*^ 


n. (IV) 


• taiMITflvJi: SaiWiVflsJI'^ 


12. (XVI) 


5fll5fll<lT5a5qfl»^fl'*^J'^ 


18. (XVII) 


5«^liyl5fll01fl>jl»^ 


14. (XVII1> * 


iav,a><jgii. 


• 

Sai terreno Braccardi *: 


is. 


Sfl^3'^flOT<fllCKlfl4l^ 


16. <aj^4 


vflvnjati.tQviax ivB:flionflji'^ 



Sol terreno Mancini al Sud delle tombe conservate: 
Nell'opera del duomo: 

«• ' fe^iiaà;iNjAi©vwaAiy^. 

I 

A Deecke Ve, p. 489 anches. 
s De^e L e. p 48d atocenas. 

* Deecke p. 490 t?e3U invece di treBeli. 

* Deecke p. 489 vercenas. 

^ Pabblicate: Notizie degli scorni 1876 p. 54. Deecke, nel nuoro 
pedodieo dd Bezaenbeigen BeUràge xur Kunde der indogerman, Spron 
éhan I n. II e ni p. 96 ss. 

« ìToHtie degU scavi 1876 p. 13ff. 

^ n secondo nome ò letto dal Deecke Beitràge p. 96 n. 4 Hersina^ 
&h (%T8seit Spraehé det Etr. Il p. 619 Aersinà^ là' pim» lezione 
meglliy si adatta' agli- aranzi -di lettere* ovvie snlla lapide (si vècb' 
aaclie H tiònto simile sa di un cippo p. 116 n. 8). Essa al fine é rotta* 
e eoA è probabile che ivi abbia- eeistiio aà ^. 

Annali 1877 8 



114* SULLA NBOBOPOLI DI QRVI8T0 

Le iscrizioni, faori di due, mancano di interpaa- 
zione de le singole parole sono divise una dairallfa. 
mediante ano spazio. Nell'iscrizione 11 si vedono dae 
punti tra il primo ed il secondo nome, neir isCr". 16 
vi è la medesima divisione fra il primo ed il secpndo 
nome, dopo queslVullimo essa consiste in wi pqnlo 
solo. Le forme delle lettere son poco costanti (v. la 
tav. d'agg.): Va ha ora la forma più arrotondata, ora 
Tangolosa; lo stesso vale del t; del r si trovano cin- 
que forme diverse: P (lì) i (XIV. XVII) <ì (IV. VI. VII. 
XIL XVI. 17) a (XI. 15. 16. 18} <l (IX); due daU: 
^ (II. X. 18) e f anche tutte e due nella medMidia 
iscrizione (XIV); il 3 ha la forma rotonda (II. VII. XII 
XIV. 17. 18) Tangolosa (VI. XVII), sempre con un 
punto in mezzo, fuori delle due iscrizioni sul terreno 
Braccardi ove egli manca (IS. 16). 

La struttura è la medesima o molto simile io tutte 
le iscrizioni, tutte principiano colla parola mi inter- 
pretata Dnovameiite e con ragione come: ium (roniro 
il Gorssen che la volle ^ me) dal eh. Deecke, Etrusk. 
Porsckungen I p. 51 s. (v. anche id. Beitràge z. Kunie 
d. indog. Spr. p. 91). Segue il prenome ed il nome 
di famiglia, generalmente aibbedue in genitivo. Fra 
quelli sono specialmente interessanti ': Avite (gen. Avi- 
les) masc. in n. X e Arancia (geo. Aranciai) fem. in 
n. 18, senza n: AraSia (II) come forme più antiche 
dei nomi tanto comuni in Etruria Avle ed Artùia 
(masc. Arra) v. Deecke, Miillen Etrusker 1 p. il3 s. 
liS s. Manca il prenome neir iscrizione frantamala 14 
(XVIII). Otto tombe appartengono a donne (II. IV. VII. 

' In f «nera runiindo i lettori alle oesevf azioni dal Deecke, cha 
aaeoaiKgnò la lUla dei nomi etnuehi DU Btnaker I Beilaga II 
A. ^rrniomi p. 448-474 e B Mwni di fwmglim - 48^, C Cognomi - $6% 
D Paròle riftribili ai div&ni jg^^oéU^di gwynl^ 



SUtAA NBOROTOU DI OBTIltO 1 13 

IL IVfl. 16. K. 18) 4l'cui ppwoihefi regge io geì- 
Ditiv^QtUe imiiìonì XI. XVIL Ulft; io oMiiiMtlvq 
ralla altre. Aggiùolo vi è ior goMmte il nome del 
marito in gebilìvo, in. dM idcrlttotte (XI) il proprio 
mpe di facDìgiia (deriYale dà qoedto del padre oolli 
leniikia»0De femmiDtlei Deeeke Etr. Fmck. 1 p. t7) 
ìd oomioativo. In o. 16 dopo il tome del marìlo. si 
legge ancori un pr^aooie naKolioo in genitivo: Vek 
Suras (non. Vel^ur) con il sufisao dési, il quale (noni « 
e^), secondo la sagace iBlerprelatione del Deetke Beitr, 
p. Kvnde^Xii. ji. Ili p. 97 ss., sarebbe equivalente 
a clan, il cui a nplU' flessione si camMa io e, costeobò 
Fe&tiru^c/e^ ^gnificberebbe : del figlio diVe^r (da 
riferirsi al nome del marito: Hulcìma). Sulla tomba XII 
si legge infine dell' iscrizioac aqcora la parola s'u3i :^ 
loB).b.a. fn uqa tomba (IX) final^nenie sotto V iscrizione 
è. aqcora Y indicazione dell' età raggionla dal merlo; 
IXt, r(il) ■-= septuagiola annos. Besta indeciso se. la 
medesima spiegazione sì possa adottare perule du^ cifre 
solloslanli air iscrizióne I (VI)/ mangiandovi la sigla 
per ril, e ricorrendo le medesime cifre anche in altre 
^be prive d' iscriz[p|ii,^OQ ^gnificat^ diverso. (ve(|i 
sótto). Siccome ogni tomba porta scpltp un <solo aoine^ 
mentre vi erano dentro costantemente (lue ban^hini, 
così è probabile che dei due conjùgi , il supèrstite 
abbia fatto mettere il tiòoie del primo defunto sopra 
Taf ' pdrta. deUa^ commane. tómba , . e I corri^oddeiSebbé 
att^ Oiiofala : iiosieìaae ehé te. i^^iie t godevano. 'presso 
gli Etruschi la supposizione, che anche, morendo prtina 
ÌSL Moglie,' il AOrne di Ler sola abbia 'avuto quefl' dliore. 
Nolo ancora. the: sQir:arefaltraYev;deyai4omba^1i ^ 
destra :éett'ìaBrizi<)n6.0[ ehi. guarda) si >edoDo4é irietkl 
di altre lettere più grandi, cancellale già anticothiinfe; 
sia per rimpiazzare U^iscrizlOM: Ai. -esistente prima di 



116 SULLA NBCROPOU DI ORTISTO 

quella che vi si legge ora, sia - ciò ebe mi pare pia 
prot>abile -^ per correggere uno sbaglio dello scarpellino. 
NessunMscrizione si è trovata fioora oegli scavi 
nuovi su tombe a due camere, ma ciò forse si deve 
attribuire uuicamenle allo stato, come dissi, molto più 
rovinalo di queste totnbe, le quali quasi mai lianno 
r architrave della porta conservalo. 1/ iscrizione men- 
zionata dai Gualterio Bull. d. InsL 183t p. 33 pare 
peraltro che abbia appartenuto ad una tomba a doppia 
camera. Alcune tombe che mancano di un'iscrizione 
suir architrave della porta ne avevano bensì una sul 
cippo che coronava il letto. Ecco quei trovati negli 
scavi nuovi: 

cippo tondo di tracbite neir opera del duomo, trovato 
sopra la tomba I. La prima lettera non è intatta Ramulì^ 
è il prenome (Deecke Mullers Etr. Beilage 11 p. 168} 
Eichuna il nome di famiglia della morta. 

^ ib. Cippo acuto, intorno alla punta: 

Sisifi) 

Deecke, Beitràge p. 101 n. VI spiega Casne come 
nome mascolino di famìglia. 

^ ib. simile: 

Deecke I. «. p. 101 n. V. Prenome di donna Larii 
in^ nominativo con aggiunto il nome del marito: Herse 
Hersu in gen. 

^' Dal sig. Mancini, di forma quadrata. L'iscrizione 
è scrìtta ad angolo retto in modo che principia dalla 
parte di sotto e che il secondo I sta precisamente nel- 
r angolo 



toLLÀ RBOÌEtdFOLf I>I 0BVJ8Tt> tl7 

Deecke I. e. p. 93 s. n. I. L' iscrizione nella sua strot* 
tara è ideotiea a quelle delle tembe, contiene un nome 
femminile: Lardias* (nono. Lariia) ed il nome di fa- 
miglia del marito V^ienas (nom. Udiena), ambedue in 
genitivo: 

'* Cippo trovate presso S. Giovanni, di forma 
acuta/ eoa T iserizioiie attorno alla punta 

?I1<1VT : BTf\n>3: 3T\r 

Copiato da me presso il sig. Mancini, v. Notizie degli 
scaoi 1876 p. 36. Deeclce, Beitràge p. 100 n. IV. Con- 
tiene un prenome Tite, il nome di famiglia Ecnate ed 
Ufi cognome Tums. 

Debbo accennare finalmente che anche sulle tombe 
di Orvieto si trovano delle lettere e cifre sparse qua. 
e là^ simili (neir uso) a quelle osservale sui muri di 
Servio ed altrove \ Lascio da parte alcune linee più o 
menò regolari, che facilmente pa<«sono esser prodotte 
da colpi di piccone nello scavare le tombe, o anlica- 
menle lavorando le pietre, e mi limito a trascrivere 
i segni di forma regolare e ben distinta. Ho trovato 
due X X suir architrave (ora spostato) di una delle 
tombe Fiamma. Una croce dritta 4* osservai su uno 
dei tufi della facciata (ma sotto T architrave della 
porla, a d.) di una delle tombe che stanno dentro 
la curva della via Cassia; e lo stesso segno sopra un 
blocco spezzato provveniente dalla medesima. Un ^ lo 
vidi sopra un blocco provveniente da una delle tombe 
(a due camere) ora ricoperte di terra, ad Est dalle 
conservate. Nella facciata della tomba II a sin. della 
porta si vede m ed a d. -f • A sin. dell' architrave 

detta tomba IX nella slessa altezza: IM. 

^ Bnusa, Sopra i séffni incisi eoe. negli Ann. d. JnsL 1876 p. 79 fls. 



^ I 



H,fl| ^HIfk-^»Wfi<ìiB9t.h.1H: 






Ogge^i trovati nellaymrùfiol%. 



h 






lì coDleDulo delle singole tombe, debbo limUarmi>«) Dm» 
4d9CfiEÌQ|ie (M <>C8^lH:seQ0iid6 I«:fl4v«|f8ei m^gorio di 
essi, aoDolaniì^ 4ii Qqct qqellj^/nc^zie s^Uf'flwdiMMi. 
del rilrovamenlo ctie ho potuto verificare personalmeole, 
che mi vennero riferite in modo da meritar piena 
fiducia. D^bbo premeltéM che la DMggior partof del df^ttl 
oggetti è' sUla conservati alta cifià patria dallo zeloxke' 
nHtre per qitiesU sludt il coole Eugenio Faina^ il quiie,. 
possessore d'una numerosa e scelta coHezioneéi Mtficfailà 
(ppavi»piefili p6r lo più dal crrcoodario . dì Ferigia), 
pteo^òjili. acquistare a mano a mano gU aggètti pró^- 
venienti dagli scavi Manoioi ed è rhucilaoosìa ibrméìrd^ 
un mpseo lo^le della .più alta iidp0rtaiUDa; MedìMiRi' 
rjDSlgnfd liberalità colla, quale esso: è àperto^il pabtteOi' 
og^mno ¥i poù Care uno studio complessivo di t^li: mèi 
numenli formaiili un interne per il luogo del Ione: 
rilrovamenlo, studio che diventa impossibile aDorquao- 
do, conte al solito, gli oggetti vanno quae Qudispei^ pef 
commercio.. Altri oggetti ho veduto ancora dal sig. Mtt^ 
Cini, nel cui magazzino molti frammenti di vasi dlpiutf 
aspeltana tuttora di esstr ricomposti dalla di lei afbMe: 
mano. Gli oggetti proventenli dagli scavi Braccardi 
fioatmeole potetti osservarli per la gentilezza del pi)^ 
sessore nel maggio delt'aeao scorso. 1 vasi dipinti allor«k 
erano ancóra in {rammenti ^ Nella seguente descri«ei]^ 
gK ojggelti, ove non vi è Allra 4ieia, Ì4)teodonsi esistenti 
nel . mutoo: Faina. . -: 

' Lo stesso ràie' dèi rasi trovati nelle toiAbe t*ii^nina, lie 4^àli" 
non hanno fornito, per quanto sappia, altri oggetti di qualche im« 



Hm è miti ifitenzione di tfaroe m ealftl(^o eom- 
ptM», m dt descrivere quei più iotereesanti, eercaodo 
sempre di dare nello elesso tempo ud' idea della va- 
rietà del cooteDuU)^ dèlta necfòpdi. 

La categoria più numerosa e più interessante vien 
fofmalà dai 

fasi dipinti 

trovali però , ceibe già A rfleva da quanto dissi 
dello stelo delle tombe stesse, tutti ^ con pochissime 
eeeen#Bi - in pezzi. Rarissime volte poi si sono tre* 
vati Mti i frammenti componenti 11 vaso, fatto osser- 
vato già negl^ anierioii scavi e che fi Gerhard {Bull. 
4. IfiMt. 1S31 p. SA, 1) giustamente spregù colla sptriia- 
ttoae che in periodi diversi hanno sofferto quasi tulle 
le toiri)e. Meéiante la medesima perfino frammenti dello 
slesso vaso 4|ualche volta sono f^ati estratti da diverse 
tombe, óve erano stali ribullali rolla terra dai visitatori 
aotertwi. Nelli retali vamenle sono i vasi ristaurali già 
aetl'anlicbttà mediante ì solili ramponi di bronzo; più 
strano si è, che molle tazze hanno il margine taglialo 
totrìMomo e regolarmente con uno stromento posto 
nei centro. Questo troncamento senza riguardo alcuno 
alle ftgare che adornavano i rispettivi vasi pare che 
abbia lo scopo di ridare almeno raspollo superficiale 
di ineoluiilà a vasi già rolli da deporsi nelle tombe. 
Il nomerò dei vasi dipinti attualmente non si può 
iMtodie press' a poco verificare, meriti essendo an- 
(torà io frammenti; Il museo Faina ne contiene ol- 
tre «n cehtinaio. È da notarsi che fra quei di mag- 
giori dimensioni (anfore, idrie) prevaie di mollo la 
decorazione a figure nere (circa SO su 8 a f. rosse nella 
coli. Faina)» weolre fra le la^za sono in maggior nii^ 
ro ifuelle a fig. rosse: osservazione ek% applicala ad 



UD* o!MMro maggiore di vasi forse potriafctnuAiare una 
perU. imporlanza per la storia della piUuri^ va^culare^ 

ymi a fgvre wTt, . - . , 



>4 • . 



1. Occupa il primo posto ud vaso d^tc^id^Uf 
stile corìnzio, quali :quast eischisivameute si trovano 
a Cerveterì ^ Ha la foriba di un' anfora a colon- 
i^etley o ssi a a ; J>^<M:La^ d i o^ann O'»^^ propria lapclif 
ad altri vasi delb slesso siile *. Vi è rappreseniata sul 
laio nobile una scena di partenza. Un uomo imberbe 
vestito di lungo ehilone bianco decoralo cpQ $tn$cie a 
guisa di rete e dì una clamide rossa sta sopra ijBa qua- 
driga (verso sinistra di cbi giiarda) r^gendp neiila. destri 
le redini nonché il idinpov. La lesta la rìvioige indietro 
ed alza la mano sinistra parlando vivamente ad una 
donna cbe gli sia appresso, vestila di chitone bianche di 
mantello ricamalo, i luoghi capelli contenuti da upa 
benda. Essa sta ad ascoltare colla tesla un pochino ab- 
bassata. Segue (a d.) un uomo barbato, vestito come 
quello sul carrp e che alza T indice d. come in alto di 
esortazione, poi una donna. Una terza donna si vede 
accanto ai cavalli e davanti ai medesimi un uomo bar- 
bato che fa anch'esso coi pollice il gesto deiresorlazione» 
Fra la persona prìncipale (quella sul carro) e la donna 
si vede al suolo un uccello dalla testa di donna^ un 
altro simile fra i eavalli e l'uomo che loro sta davanti. 
Accanto alla figura prìncipale si vede ajicora un uccello 
volante verso s. Sul rovescio vi sono i solili giovani .a 
cavallo, ognuno conducendo un cavallo libero accanto, 

^ Proviene da Vaici il vaso colla partenza di Amfiarao (Mo- 
nacò n. 151; Overbeck, UeroengaJerie ITI 5], da Nola due del moseo di 
Napoli (Heydemann, Vasensam^nlungen d. M, n. n. 683. 685). 
. . ' Bobert Annali ddC InsL 1874 pu 83, inoltre Napoli 683, 6fi& 



80ILA mSOBOFOU BI 0B?mO 121 

munifi di: scudi e di dae laDcie, negli ifotervalli degli 
ueeelli volftQlK Soliti cpiel fregio principale vi è un altro 
di aniipali) cioè di pantere e di eaprì. So ognuno del 
oianiòhi si vedono d^tnli due busti di donne In profilo: 
una vesto un cUtofie bianco con ornunenti a guisa 
di roto, Tallfa uft chitone rosso. 

. In quanto alla spiegaàione della rappresentanw 
principale è chiaro che si traili della partenza per 
un'impresa che minaccia pericolo all'eroe che parie: 
esso a bella posta vien ammonito da' due compagni di 
desistere dal proposito; per parte sua egli maledice alla 
donna, che pare lo abbia . costretto suo malgrado alia 
partenza. .Fin qui il eoncelto del nostro quadro si 
adatta perfettamente al mito di Amfiarao. Si oppone 
però .a. questa spiegazione il fatto che l'eroe partente 
è imberbe. Inoltre egli non è armato^ come lo dev'essere 
(Ai parte per un fatto d'armi, anzi veste il solito co- 
stumo degli aunghi, di più la clamide rossa, che pef 
amore di uniformità si è data a tutte le figure del no- 
stro vaso. Sarà lecita da queste circostanze la seguente 
congettura. L'artista avendo dinanzi agli occhi una rap- 
presentanza delta partenza di Amfiarao per isbaglio 
omise la figura dell'eroe, attribuendo invece all'auriga 
hi mossa caratteristica del primo. Omise pure i fanciulli, 
i quali nelle rappresentanze autentiche di qneHa scena 
mitologica fanno co^ grande figura. - A tale conget- 
tura poco lusinghiera per il valore artistico del pittore 
ci autorizza anche T esame stilistico del vaso. Difatli 
ta rigidezza convenzionale, la mancanza di vita nel dise- 
ségno e di carattere iudìviduale nei sìngoli personaggi 
^rova con evidenza, che non abbiamo da fare con 
una composizione originaria, ma bensì con una replica 
d'un concetlo più an lieo, il cui significalo non era più 
affatto chiaro alt' imitalore, il quale invece si contentò. 



iì FiprfMtw* M «PllMlo to Mbeou geoeraU K Uo eòDftìMli 
«oeur^lo il oMlro vmq lo trovt ieH'Mfort 4elU cImm 
form» (proiieftieQto da G^rvetorì) del hiìmo Grqgèriaoe 
(U. $t3, 1; V, ftoehe S8, 2 obe però è nollo rialMi* 
t*K»)4 Anek* a qoesto vwo è propria la maiioioza et 
carattere deciso ìd quanto al aigigelto rappreseatafto » 
1* ri^dena del idteegQO. Ambedue i vasi dimealraoo 
invece fioverchia Mcaratezza DaireaaeQzfeiiè a&cbe dei 
pia mmutt daltagU ed uba sievreaxa del disegM quale 
QOn può derivare che da ud luago esercizio. L'argilk 
finainteote ba tm colore pie rosaaatro ed è pia ftoa 
«d omogenea^ la vernice pia aera e pia loceale che 
BpD si trovi nei vasi, cbe cm ragione si repalaio va- 
ramente aotiebiaeimi. 

%. Piccola lazaa diam.m. 0,98B con ornamenti a scae- 
cbiere attorno al margine, di argilla giaUaetn o pinU 
t«glo biancastra. Neil' interno vi nono dipinti due basii 
di donne naa dirimpetto all'altra. Hanno i capelli lunghi 
contenuti da bende, e dei ricci peadeoli accanto agii 
orecchi, vestono chitoni slrelti e riccamente ricamati. La 
carnagione è dipinta a coler rosso, probabilmente perchè 
si stacchi meglio dal fondo chiaro. Mentre il eosUime 
nonché la capellatura non lasciano alcnn dubbio ani 
carattere femminile di que'busti, gli occhi invece eoo 
disegnati nella maniera riserbata alle Igure maschie 
(cioè tondi), sbaglio cbe basta, assieme col cafalleva 
generale del disegnot per dichiarare imitaaiaoe poste* 
fiore anche questo vaso. 

3. L Faccio seguire due anfore alte m. OM e 0,38 
(forma pr. Jahn, Voiensammlimg Kg. iMiwigs tav. Il 
n. 40) dello stile chiamato dal Gerhard tirreao^gtm * 

* V. Bnmn, Frobleme in d, Geshichie d. Vasenmalerei p. 28. 

* V. Brnim, Próblme p. 86 (120) n. Mqb. Gi^g. 11,28, 1 (Gaeie) 
e e (Viiid). 



smu msoBOBOu ni mnam 1113 

omrtn .'fresi di atrimli ogauno. Sol ffagin prinelp«l9 
soimotoiite agli allrì rooa (9) rea ^ uà k(o «n» rifK 
pnnoteiix^ woeoisrimt diiiir altfo twa scena bacchica^ 
raitni<i) uo eonhiakttiflieMo fra cataliefì ed optili e wà 
rov«Bci0 liura una ripprMMboea omm». AioÉbeduei 
tari iMrltMMi 8U èi UD tato delle iì»critioi4 \n earaAMrt 
ddf«UiiiMtft^ attico astice cktf doè damo atooo mb«*. 

U retto 4«i vasi à ^ra lieM oòi si BcoMa aflaHo 
dallo alile rìgido e oonvenìdottAle proprio alle aHro 
stotfiglle di questa tecnica provenleoti dati' Elr uria ; 
iitìA iaoiaamite I^ diligenza e l'aeeuratesna deil'eeeeuh 
asioM^ Ndlo »• aippreeso quei fra questa categoria dio 
mi paiono recare maggior interesse. 

S. Gràide itfifora alta m. #,89, disegno aecoraM^. 
A. Ihie guerrieri stanno a sedere davanti ad un tavolino 
iMtoOr. L'nno è in allo di mettere sul tavolino nna pietra, 
Falfro (a d.) porge la mano verso il tavolino guardand-o 
2[lleàtament6 al fare dei compagno. Si som levati gli 
elmi e gli scudi, cbe stanno appoggiati dietro di loro. 
Ognuno tiene in mano due lancio. Dietro il tavofino 
in mezzo ài giuòcatori si vedono Minerva e Mercurio. 
Qoella in piena armatura è rivolta verso rinfetra ed 
atza il braccio sinielro (munito di braccialetle). Mercwio 
in giubba sirella e grembiale, un berretto in testa, 
munito del itofwcucv, alza la sinistra, rlvoHo con tutta 
\i figura verso d. Appresso alle figure vi sono delle 
lÉrrizioni senza significalo. 

La spiegazione della nostra rappresentana è resa 
(Mene dai fatto die essa, come alcune altre fra la nu-^ 
oieroia sèrie dì simili, reca una conrusione di due lipi^ 
otlgtoariamènte ben dislinii \ L'uno è di due guerrieri 

^/ /.y. Weickdr, AUe IknkmàUr, III p. 3 «; lUnlei, 9haU 4e, 
wttts*p. p. 7 ss.; Ann. d. Inst 1867 p. 140 ss.; Kldo, Verhomdìungen 
d. Xnx Vers. detiischer Phiklogm in Innshruck^ Leipzig 1875 p. 152 ss. 



^ i 



124 mij»k BSOBOBOU DI OBTisra 

che ^l rdivertoQO giuocando ad astragali ovvero a dama,, 
sedóli Iranquillaaieiiledavanli ad un lavdioo. Nelle rap* 
pre$enlanze della seconda categoria invece la presenza di 
Alene i rivolta con gesto vivace ed espressivo verso nno 
dei gìuocatori, dimostra che non si tratti più di un sem-. 
pliee divertimento, ma di una specie di divinazione me- 
diante piccole pietre (d^lai) inventata da Minerva (Boidea 
le); i ginocatori nelle rappresentanze genuine di ^esta 
categoria non stanno pia seduti, ma bensì curvali colle 
armi addosso ovvero a ginocchioni, trattandosi di una 
istantanea sentenza per meszo della divinazione. È stalo 
osservato benissimo dal Klein (1. e.) che in tutte quelle 
rappresentanze venga accennato, come questa sentenza 
sia favorevole ad uno dei giuocalorì, contraria airaltro, 
e che per conseguenza non sia ammissibile la solita 
spiegazione di due guerrieri invocanti Toracolo prima 
di una battaglia. Non posso aderire peraltro all' opi- 
nione del medesimo dolio, essere rappresentata cioè su 
tulli que'vasi la lite di Aiace ed Ulisse iolomo alle 
armi di Achille, non essendo tale spiegazione del tulio 
accertala per la tazza di Duride {M(m. Vili lav. il) 
che al Klein, serve come punto di partenza per la sua 
ipotesi (v. Bruno, Yersammlg. d. Phil. p. 158). Ora 
in alcune pitture vascolari si trovano confusi i motivi 
caratleristiqi per V una e per l' altra categoria. I guer- 
rieri cioè stanno tranquillamente seduti colle armi in 
parte deposte in modo che la vivace mossa di Minerva 
non ha più alcun senso. Anche il nostro deve annu- 
merarsi fra la schiera di questi ultimi; esso peraltro 
^ il solo di tutta la serie ove oltre Minerva vi sia 
presente ancora Mercurio. Qui come in tutti i vasi 
della serie dobbiamo al parer mio contentarci di rav- 
visare una rappresentanza piuttosto generica, mancando 



<.. 



SULLA NBCROTOLT DI ORYIISTO I2S 

ove noo vi sodo ascrìtti ! nomi, ogni motivò per ima 
certa denominazione mitologica dei guerrieri. 

B. Fra dae donne ammantate sedate in alto di do- 
lore si veda Bacco nel solito costume, rivolto a Mercurio 
(a s.), il quale gli offre un flore, a d. vi è un Satiro 
che si allontana rivolgendosi. Non conosco un mito al 
quale si adatti questa rappresentanza ed è probabile 
elle nemmeno l' artista abbia pensalo ad un soggelio 
mitologico deciso, mancando qualunque relazione chiara 
Tra le singole figure. 

6. La rappresentanza A si trova ripetuta su un'altra 
anfora framm. di disegno assai negletto, ma talmente 
logorata che a stenle e solo mediante il paragone delle 
altre rappresentanze si riconosce il soggetto. Aléne ivi 
pure sta dietro il tavolino, i guerrieri ai due lati del 
medesimo ed a ginocchioni (t); non vi è traccia di pietre 
da giuoco. - Sul rov. si vede la ben noia rappresene 
tanza di una donna coronata, assisa sopra un loro, da 
ogni lato ud Satiro, 

7. Grande anfora framm. circonferenza m. 1,30 
disegno accuratissimo. 

A . Ercole accolto fra i dei olimpici (barbata e colle 
solite armi) sta seduto accanto a Giove; appresso a loro 
e rivolta quasi con tenerezza verso Ercole la sua dea 
tutelare Alene; seguono, tutti seduli, a destra Apollo, 
Mercurio, Bacco, a sin. (di Giove) Nettuno ed Anfitrìte; 
e Marte. È notevole la bella corrispondenza ideale che 
esiste fra questa e la rappresenianza del rovescio. Mentre 
qui l'eroe gode il premio delle sue molle fatiche^ sul rov* 

B. vien rappresentata l'ultima e la più ardua delle 
sue imprese: la cattura del Cerbero. Benché questa 
parte del vaso abbia sofferto moltissimo, non di meno si 
scorge con sicurezza tanto il soggetto generale, che qual- 
che dettaglio della rappresentanza. L'eroe vestito delia 



120 SULLA HECROfOU m OBYIBTO! 

pelle. 4i leMe s) precipita dalb; parte dt dieira sollt 
bestia che pare doo si sia aecorta aoeorii deiratt9ce(^« 
BeDCbè la tasta ttaoehi, la coda tennioaiite in leita di 
serpeaie e le eioecbe che le peodoDo dal dorso (dipiatq 
a vieeoda lo rosso ed iù bianco) non laiciano dubbio 
ehe ai tratti del cane ioferoale ^ Davaoti ad es^o ai 
eoooace Mercurio dai talari (la lesta manca), più ad. 
yi è una don&a. Dì pia vi dono appresso ad Ercole 
ma doona ia lungo cbitooe rteamato (Atene)^ un'altra 
simile ed un uomo barbato in chitone e mantello (Plu: 
loae e Proserpinà?); Blelro ad Ercole una dOnaa che 
colle mani alzate esprime spavento del fattov ed uliiaia 
aù uomo io clamide. 

8. Un altra grande anfora alta m. 0,61 anch'essa di 
Aitegnd accurato e fino rappresenta nella maniera solita 
sai vasi a f. n. rapoteosi di: Ercole. L'eroe sta per eteer 
condotto air Olimpo io quadriga guidata da Atene. 
Presenti alla partenza vi sono Apollo (che suona la 
lira), Nettuno, Mercurio e due donne in chitone, I una 
dietro di Ercole, Tallra davanti ai cavalli. B. Partenza 
di un eroe, cui la moglie accompagnata da un ragazzo 
porge la corazza. Sta già pronta la quadriga coiriuriga 
dentro, appresso parecchie altre persone, fra le quali il 
solito vecchio davanti ai cavalli. 

9. Simile anfora framm. che su ambedue i lati 
reca una scena di partenza, variata però nelle singole 
figure. In una dì esse si trova dinanzi ai cavalli* il 
bello e caratteristico gruppo ovvio io non poche rap* 
presentanze di questo geoere di un vecchio che si 
china consolando un ragazzo» il quale col braccio 



* V. Gerhard Àusgew. VaserOf. t. n taT. CXXIX «, CXXX. SoUo. 
altre rappresentanze di questo mito ib. p. 156 anti. ii ed Ann, di' 
MI. 185(^ p. 4(*4 w« (Conié). ,. 



SCILA mcllOMLl M OBtinO W 

AMro airoccipile dimostra grande doterei per la fMMr- 
taoea del padre. 

10. Notevole per la somma eleganza della forma 
e la vernice liiceotissima è UD anfora allo m. 96 con 
aoie a volute con nn fregio motto stretto di figaro wtlo 
la bocoa» Esso visibilmente è trattato da accessorio e le 
rappresestanze ripeinle su À e B (due quadrighe coira»^ 
riga ehe sta montando sul carro, in mezzo opliti ed 
artieri Doncliè dite vecchi seduti) non offrono nemmeno 
un concetto chiaro e preciso. 

Fra i vasi di dimensioni minori richiedono un' in- 
(eresse particolare 

11. i frammenti posseduti da me di un vaso, la 
cui forma non si rìeonosoe più con certezza, ma ehe 
suppongo un anfora o idria minore. Sopra on carro 
tiralo da un cinghiale, un lupo e due leoni, uno dei 
quali iri impenna vigorosamente ed ha la coda termi* 
sante in testa di serpe, stanno un uomo ed una donna. 
Quello regge le redini ed il xsvrpov, questa un ramo di 
edera; le lesto di ambedue soo perdute. Accanto al 
carro vanno una donna ed un'altra figura ammantata, 
il cut sesso neii si pu^ definire. Presso le leste degli 
animali sia M^curio barbato, munito di pelaso e di 
30Hn>Ks](dv e rivolto verso il carro, dietro di lui, atrao^: 
golo destro della rappresentanza, Bacco barbato ed 
ammantalo, che nella destra tiene un grande rhyton; 
anche esso guarda il carro. - Non mi azzarderei di 
proporre una spiegazione certa di questa rappresentanza. 
Nel primo momento si vorrebbe pensare alla favola di 
Admeto e di Alcesti, che sarebbero la coppia sul carro» 
mentre Apollo ed Artemi si potrebbero ravvisare nelid 
figure accanto ad esso. Si oppone, (prescindendo ilai 
quattro animali da tiro, mentre nel mito di Admeto si 
parla solamente di due, di un cinghiale cioè e di. un. 



t28 SOiiLA NBCBOFOIiI DI OBTISTO 

leone ^), la presenza di Bacco la quale oertameDte non 
è senza significato pel soggetto rappresentato, mentre 
questo dio non ha alcuna relazione col mito di Admeto. 
In quanto agli animali feroci attaccati ad un carro, il 
vaso trova un confronto in una prochùs deirErmitage 
di S. Pietroburgo, ove una donna sta per montare su 
un carro tirato da due cinghiali (ai due Lati), un lupo ed 
un leone. Stepbani * vi riconosce Venere ricordamio il 
noto passo dell' inno omerico (Hymn. in Yen. 68 ss.) che 
si riferisce alla visita di questa dea ad Anchise. Sic- 
come lì le bestie feroci vengono intenerite dalla dea 
deir amore e vanno ad accoppiarsi pacificamente, così 
sul vaso la potenza della dea sarebbe manifestata dal- 
l'averle attaccate assieme al suo carro da trionfo. Lascio 
sospeso il ^udizio sopra questa spiegazione, certamente- 
ìogeniosa; essa in ogni modo non si potrebbe adottare 
per il vasa d' Orvieto, ove à tratta di un cerio fatto 
mitologico, coi quale debbono stare in istretta relazione 
Mercurio e Bacco. . 

18. ^phos allo m. 0,11 con due manichi, di di- 
segno piuttosto dilìgente ed accurato. A. Fra due 
grandi occhi si vede Minerva in piena armatura in movi- 
mento V. d. B. La slessa dea (v. d.) munita, invece dello 
scudo dell'egide, che le pende dal braccio sinistro , stew 



t Come pnre nell* onica rappresentanza certa di qnesto mito 
OT?ia io no bassorilievo di una delle tombe di Via Latina Mon, d. 
Imt. VI. VII tav. 52, a;Peteisen Antu 1861 p. 2t8 ». Credo che «1 
riferisca pure al aostro mito la rappresentanza dell' anello Bamsaj 
Abeken, M. IL tav. VII 6, Stepbani I. e. p. 6i, Pctersen 1. e p. 230. 
Riconosco Admeto nella fi^ra sol carro, la quale pel vestito si deve 
ini«Kpretare ^me nomo; virile pure sembra la figura die precede il 
carco con un ramicello in mano. Tiattandoà di un'opfara etmaca le. 
•li non s'oppongono alla spiegazione, come ÀpoUine* 

- Nuow Memorie dL insL p. 62 ss. tav. V e Vasens, d, ÈmUlage 



80LLA NSCBOFOn DI 0BVI1ST0 129 

itaaniri. Inoltre ha doe ali, una delle quali cuopre il 
braccio d. (mediarne qoella falsa giuntura al flanco pro- 
pria specialmente all'arte elrusca). Sotto ogni manico 
vi è una pantera. 

II vaso certamente ha un' itileresse speciale per 
lo scioglimeuto della quislione, se i vasi dalla solita 
tecnica delle figure nere e molli di quei a f. rosse 
(compresi utilmente dal Bruon sotto la categoria dei 
vasi comuni di etrusca provenienza) non siano piut- 
tosto fatti in Eiruria anziché imporlali dalla Grecia. 
Senza entrar qui in ulteriori ricerche sopra siffatto ar- 
gomento mi limilo ad accennare, come difficilmenle il 
nostro vaso si possa ritenere greco. Nell'arie greca 
prima del sommo sviluppo di essa e durante il me- 
desimo Minerva, per quanto sappiamo, non 6 slata 
rappresentata mai con ali ^; ma, anche ammessa la 
possibilità di una tale rappresentanza nell' arte greca, 
contraria air indole di questa parmi il modo, in cui 
sul nostro vaso si vede, V una accanto all' altra, la 
Minerva alala e senz'ali. L'allribulo delle ali eviden- 
temente qui non serve che di ornamento esterno senza 
significato pel carattere della figura, ed è questo pre- 
cisamente l'uso che se ne fa nell'arte elrusca, mai 
nella greca. Ora il vaso in quislione slaccandosi po- 
chissimo dalla schiera de' vasi comuni a f. n., il 
sospetto di uguale fabbricazione elrusca cade anche su 



^ V. Keknlé BalusiradB d. T. d. Nike p. 7; Imhoof - Blnmer, 
Die Flùgelgeslalt dar ÀUuna u. Nike auf Mùnien (Haber's nunUtmal. 
Zdttehr. 1871} p. 42 8. Le monete colla Minerra alata raccolte da 
qoesto dotto appartengono alla fine del quarto ed al secondo secolo 
a. C, inoltre in tntte qneUe serie di monete si trova contempora- 
neamente il tipo della Vittoria alata (p. 44). Non ho troTatp alcmi 
esempio della Minerva alata sn vaso dipinto, malgrado V asserdone 
del eh. Imhoof 1. e. p. 5, 2. 

Ahnali 1877 9 



130 8uxri4 moBOPOu DI dtymiN» 

questi ad al parer mio (eome 9pwo di dimpstrare ii 
altra occasiooe) vieo confermato da aUre e solide ragiooi. 

13. Uoa cyathis (ferma labn 1, 18) che vidi dal 
sìg.Braccardi, reca la particolarità di aoa testa di doona 
ÌQ rilievo coD luoghi capelli rossi alla giuoturik del 
manico col margine del vaso» Sul corpo del vaso è 
dipinto Bacco col rhyton, seduto fra due occhi, dal- 
l'altra parte due cavalli alali. 

Fra le tazze abbondano quelle con un gorgooeion, 
il più delle volle barbato , nell'interno, all' esterno 
qualche 6gura insignificante, su un esemplare (Mane.) 
una lesta di Satiro barbato sogghigniate fra i solili 
occhioni bianchi \. NotQ poi 

11. una (Br.) con un fregio dì pantere e volatili 
mollo piccoli attorno al margine esterno e colla nota 
iscrizione due volte ripetuta: -f-AIPE KAI PiEITE 
NZ^E in caratteri diligentemente dipinti sul fondo ro8SO\ 

Tre sono le tazze di Xenodes trovate nella ne- 
cropoli: 

iti. (Br.) Neil' interno si vede la parte dinanzi di 
un cavallo montato da un giovane, al di sotto vi è 
riscrizione: ^OniqO {^=ovpinnGg, composilo dì wpog 
vento favorevole, anche tempesta, ed Imro^, che signi* 
ficberebbe « cavallo che fugge come il vento »?). Snl- 
r esterno si legge due volte: H-i^E^OKl^E^ : EPOI- 
E^EI^. 

16. {M.) frammento di altra tazza di argilla e 
vernice finissima, privo di altri ornamenti, sul quale 
si legge il principio dello stesso nome, ripetuto due 
volte nella tazza. 

• 

* Sai senso profilattico di questi e deUe facoe goxgoniche t. 
0. lahQ, EiììL p. CLXII 1110 e Berichte 4. sàchs. Ges. d. W. 1855 
p. 65 8.' 

^' S. T. lahn, Bini, p. CXI 803. 



sasàA sBCOKomu di os?ffiio 181 

4i1. iPviva ptire di altri ornameDti. 

18. Rammento qai il piede di una tazza itel Cpìzh 
è graffito: PAi^OAl^ EPOIE^EI^, forma inesatta del 
noto nome di nufifdcóg \ 

Non già per le pittore, ma per la ferma e l'uso 
è iitteresanle il vaso 

19. È desso ona specie di lekythM panciuta (pres- 
sa a pooo come quella pr. lahn, tav. Il, 78, ma di mag- 
giora dimeosioni (alta m. 0,18 fino al manico, circon* 
fer. m. 0,82) col piede basso; la bocca ormai mancante 
era, come al solito, mollo stretta; ciò che distingue 
però il iraso dalle lekythoi comuni , si è il manico 
twnrù foggiato come uo nanfco di secchia, fuorché 
Don è movtt)ile. Invece esso in tutta la sua curva è 
trafelato, e torrispoode quel sforo tanto coH' interno dei 
vaso quanto con un altro piccolo buco in cima del 
manico sopra la bocca. Traforalo a guisa di crivello è 
pure il fondo dell'arnese. Tale struttura, delia quale non 
ho potuto trovare nessun altro esempio fra le stoviglie 
atttiche, bod ammette^ mi pare, che la seguente spiega- 
tioiie: 11 Yaso dev'aver servito allMnaffiamento di una 
località qualunque. Attuffiatudolo cioè in un altro vaso 
maggiore, pieoOt supponiamo di acqtni profumata, esso 
io breve leoipo si doveva riempire; chiusa poi la bocca 
eoo apposito turacciolo ed il piccolo foro io cima del 
ttaaiGO modiaale il pollice, il vaso poteva levarsi senza 
^rdere una goccia del Kqirido contenutovi; (Queste 
fAvece veniva sparso a piacere rimovendo solamente il 
pollice. Su} eorpo .del vaso vi mfmf due figure (n. su 
L r.) disegnate abbaetanza ro7J!ameole. A. Como bar- 
dito ammantalo ohe suona la lira; B. Simile imberbi^; 



« lahn. 1. Ci p. evi. 



1S2 SUIXi NBOEOPOU DI ORVIETO 

SU ambedue i iati vi sodo iooUre degli oitaamenti a 
palmelle. 

20. HeDzioDo qui an piccolo boccale in forma 
di tesla di donna, V unico campione di questa categorìa 
che .finora si sia trovalo nella necropoli. Lo sUle della 
testa rassomiglia mollo a quello di un simile vaso di 
Berlino, Levezow Galerie d. V. lav. IX n. 179. La 
ereta, che orìgiDariamente deve aver coperto le parli 
nude, è sparila, gì' occhi son dipinti a nero, la capel- 
latura consiste in tanti ricci a guisa di spirali, ordi- 
nali in fila. 

Bammento brevemente che anche alcuni vasi con 
figure nere su fondo bianco rìporUto (di ereta) 
sono stali trovali nella necropoli, tutti però di disegno 
piuttosto rozzo e con rappresentanze di poco interesse. 

Vasi a figure rosse. 

a. Vasi a figure rosse e figure nere. 

il . Tazza d. 0,32 con dentro un cervo (la parte di- 
nanzi manca) dipinto in nero su fondo rosso; appresso si 
legge il nome di HI$+VI^O$. Sulla parte esterna sotto 
uno dei manichi si vede fra due occhioni un ragazzo 
che corre, figura rossa in campo nero; appresso vi è 
scritto: Er»IKTETO^ EAPA^QEI^^. I due nomi di 
questi artisti si trovano spesso riuniti, ambedue i pittori 
hanno dipinto tanto a figure nere che a f. rosse, a 
Epiktelos poi è particolare la scrillura, ovvia pure nei 
nostro vaso, di iypotfftpiv invece di typstfat» \ 

22. Anfora fr. ciré. m. 1,10. A. (f. r.). Un uomo 
sta per montare su una quadriga, appresso gli è una 



* y. Bronn Géseh. d. qriwh. KùnsOer n, 648, 701 ; PrtMeme 
p. S 8.; lahn, Einl. CYI s^ GLXXVL 



sci^Là wKnqfùu m ^KYimo 188 

figum.iiiiv|u9go ivfi9(i(»«obe suona la lira (Ap^^o?), una 
doooa carézza l cavalli* Xo siile di questa rappreseDlauza 
ò perfeilameute quello dei vasi a figure nere; come lai* 
volta su qmesti le code e le criniere de' cavalli son di* 
pinte « iiqlfit rosso cupo, ed anche il vestilo della donna 
è monito di larghe slriscie dello slesso colore. Il discuoi 
è aiotto accoralo, ma rigidissimo e privo affatto. di vita, 
sicché fa uo' impressione an^he più arcaica dell' altro 
lato B..{L fi.)>:^' ^ rappresenlata la lolla di Ercole con 
Nereo nella solila maplera: Y eroe a eavallo sul de* 
mone marino lo stringe fortemente colle braccia, mentre 
r altro invaqo tenia di. svincolarsi dall'aggressore. 

LJ[ìS^s^ (i sole figure rosse su fondo wro. 

23 « Anfpra.fr. ciré. m. 1,18. A. Ercole combalieutei 
le Amazzoni. L'eroe, munito della pelle di leone» la quale 
annodata al petto gli serve come corazza, del turcasso e 
di una spada, lira coil'arco contro due Amazzoni che gli 
vengono incontro (da d .)t l'una accanto all'altra, ambedue 
io piena armatura, luna (a d.)coirelmo greco; Taltra con 
una cuffia in lesta. Una terza giace ferita ai piedi di 
Ercole ed alza la destra implorando grazia. Una quarta 
dietro la eoppia, ferita sopra al fianco s», si allontana 
verso d., rivolgendosi; veste una giubba ovvero corazza 
stretta, una clamide sulle braccia ed il berretto frigio, 
nella s. tiene un* arco. Dietro Ercole sta Minerva ar- 
mata >(suli0 scudo il gorgoneioD) guardando traoquil* 
lameole il combattimento. Il disegno è mollo accu- 
rato fin ai più minuti dettagli (una delle Amazzoni 
porta orecchini), ma piulloslo rigido. 

B. Bacco hairbato suona la lira fra una donna 
(orecchini) che porla un cantaro ed un'oenochoe, e due 
Satiri (a s.), Y uno portante sulle spalle il compagno. 
Ceppi di vite occupano il campo libero. Siile del di- 
segno come so A. 



VSti mmtk nwc/ÈJOW&ì' M' OBtÉmy 

2<t. Mrii, ftlta m. 0;49. ki u« csotiWMertf'ftond^iV 
oolio si tede Bueèo* barbato seduto ^ fM due Satiri, uno' 
de' quali (a s.) perla uu- eenochoe'. li dio* tiene nette' 
mauì 00 ceppo di vite ed vi dBtntbVo, veefe mi chiteM 
edniia pelle di paolera.DisegQOpHiMMnOi mnìiieora 
BoUo legalo. 

3S. Anforfti alta> mi 0^;ld. 1. Hiaèirt/tf^ aeP seMo' 
eoslome (daA bnecìo sinMrole pende r«gidé) si^elaflcik 
iD ra|Nda méssa contro un Cligaiilè' gili sdraiali a^ terra (in 
piena armatura); dietro la dea (a bì) un» doma ohe alte 
paventata la destra. B. Un> gnerrier» che pigliti oev^ 
gedo da una donna con patera ed oenfocboe in mano? 
dietro la medesima ^ d.) vi è ùo veèckio ammìbnlato 
appoggiato sopra un bastone'. Slite sobematièo aprivo 
dì Tita. 

S6. Anfora svelta, alla senta il' piede' m; 0,41. 
A. Un giovane^ cui pende dal oelfo il pela^ per accen- 
nare cbe esso ritomi da un viaggiò' (il' corpo' manca 
quasi tulio), dtivanli ad rina- donna (as.) in chitone 
e mantello, ohe alza stupefatta le mani g«ardando 
un'airone che si trova in mezzoi li giovane liene nella 
d. alzata una corona dipinta a nero, l'airone guarda 
attentamente in su. In mez20 fra' le due figuro si 
legge ONNON in cattivi caratteri dipinti a nero; essi 
non danno alcun senso. Disegno abbastanza buono, 
di stile piuttosto libero. B. Una donna «^'eslita di 
chitone, mantello e cuffia, munita di scettro, in po« 
fiizione tranquilla^ un'altra (senza la cuffia^ più gio- 
vano) fugge verso d. rivolgeiìdo« e mostrando coi gesti 
grande meraviglia. Fra le due figure dalKalto in>^ basso 
vi sono tracce di iettens, forse componenti' la: parola 
xftXé^. Disegno alquanto negletto in pnragobe di Ai. Le 
figuredi ambedue i lati pare chcformiooivoseloquadroi 
rappresentante una leggiadrissima soena-dellavilaprit* 



SVilk NfieRÒPÒLt df òrfvìtfó. 135 

vatadtf^li aftlicU. ii giovana amatrle ddla f*agazza 
dirimpetto, di ritorno da un viaggio forse lun^o, schenisà 
coli' atiìMie domestico ^ che, a quanto pare, lo riconosce 
nonostante la lunga assenza. La ragazza manifèsta nello 
flIesM tempo la sua gioia per il ritorno dell'amante e la 
meraviglia d^la fedele memoria dell' animale. Accorre 
iflf frétta pàr« T altra sorella, che ha tèdnto arrivale 
il lietabe. rfV(rfgendo9l alla madre per ànfaunziarie là 
Hétà novella. 

88. Piccola anfora. (M.)i. Giovino (a d.) èhesto 
amiaododi in presenza d' vnal dohiA ; egli indossa h 
eor&z7a, al suolo giacciono scudo é gambali. Iscrizione 
^^0*f OIO^. B. Uomo amiiìanlàto eoa ètmo stilla dè- 
stra. - Disegno fino, alqfianto legato. 

Ì9. Grande anfora Con anse a volute (M.) A. Au- 
roni' (v. d.) alala, vestita di lungo chitone, ha raggiunto 
Cefali e gli afferra con ambedue le mani il braòcio dè- 
stro. Il giovane, che si rivolge alla persèguitrice, veste 11 
chitone e la clamide ed ha sul capo un cappello a larghe 
tese; nella sinistra tiene due giavellotti. - Disegno bellis- 
simo di stile ancora un po' legato (gli occhi non sono 
disegnati ancora esattamente di profilo). B. (disegno un 
po' negletto). Un giovane con lunghi capelli sciolti, 
arricciati alla fronte, vestito di clamide, corre (a d.) 
verso un uomo barbato in chitone ed hìmatlon, che tiene 
un lungo bastone ed ha i capeìlì a lunghi ricci a 
guisa di spirali, pendenti sulle spalle. Ambedue! lati 
del vaso stanno dunque in istretta corrispondenza fra 

* Un acceUo palustre di simile forma (resta incerto sesia nn airone, 
una gru oTvero nna cicogna) si trova spesso sui rasi dipinti, special- 
msnte in scene erotiche e come compagno delle donne; yd. lahn 
Ber. d. sàehs. Gts. d. W. 1854 p. 263. Gerhard AMt, Mlg. 1851 p. .388 
(snirairone, «>«$ro(, come animale erotico). Stephani d A. 18«n p. 118, 
18M p. 17. 



186 ^VtU NICBOPaU DI ORYIBVO 

di loro, annunziando il giovane al padre il ratto del 
compagno \ 

Frai più belli vasi che abbia fornili la necropoli 
conia certamente un' 

SO.Olla allam.0,36(formalahn 1, 36)col coperchio, 
disgraKiatamenle mancante di pon pochi pimi*. La ra|^ 
presentanza corre tult'attornp al corpo del vaso, non 
interrotta neppur dai dae manichi dei in^desimo. Due 
gruppi ne formano i centri. Il primo consiste di uà 
giovane in costume da viaggio (cioè col pelaso nella 
nuca, clamide e sandali stretti al piede con correg- 
giuoli intrecciati, cbe vanno fin alla polpa), il quale ha 
raggiunto correndo (a d.) una ragazza e colla destra 
l'afferra per la mano, porgendo il braccio sinistro, 
involto nella clamide, per stringerle il corpo. Ella ri- 
volge il capo air amante alzando la sinistra. É vestila 
di doppio chitone e di altro panno luogo che le cuopre 
Toccipile ed involge ambedue le braccia. Cinque sue 
compagne fuggono in direzione opposta da ogni lato 
di quel gruppo principale, le ultime rivolgendosi verso 
il medesimo, tulle esprimendo con movimenti variali 
stupendamente la più grande agitazione. Vanno a rag- 
giungere il padre, un vecchio dalla barba bianca e 
daUalleggiamento nobilissimo con corona (di alloro?) 
io testa, seduto sopra una sedia con alta spalliera, 
che regge nella destra uno scettro sormontalo da un 
fiore. Il suo contegno tranquillo e maestoso fa bellis- 
simo contrasto all'agitazione delle fanciulle e - direi 
quasi - rassicura lo spetlatore della natura amorosa del 
rapimento. Alza lo sguardo alla prima fanciulla. (a s ) 



* y. Bullfl lappr^sentame del ratto di Cefalo 0. labn Arck. 
Btitr. p. 93 18. 

2 Sarà pubblicato nella Archaeologische Zeitung di Berlino. 



BVhhA HBOBOPOU DI 0B?I9«O 187 

che 81 ehioa a lui racoontaodogli vivaBieDtet<^alÌA destra 
protesa verso la sua barba» l'accadolo. Uq' altra, giunta 
dal lato opposto, gli pone la sinistra sull'omero e colla 
destra alzata accompagna e conferma il racconto della 
con^^na. Sopra la testa dd vecchio ed interrotta nella 
seconda riga dalla mano della fanduUa ulUmaiDeBle 
descritta si legge riscrizione: 

HERMQNA+^ 
EARAO^EN 

Le lettere son disposte nel modo chiamato da Greci 
arotxyiiov, se non che fra il 9 ed il a (teUa : secotidia 
riga si interpongono due dita della fanciulla menzio^ 
nata e perciò il <j dovette collocarsi un pochino più 
a destra. Fra le ragazze fuggenti spicea la secofida a 
d. del re, la coi testa è disegnata .di faccia, modo di 
rappresentanza evidentemente poco famigliare allartista 
fi che non gli è rlnscilo perfettamente bene. In quanto 
alla spiegazione vi manca ogni indizio di una scena 
mitologica, si tratta invece del solilo schema del ra- 
pimento amoroso, variato tante volte nelle pitture vas* 
colari , raramente però col fino gusto e col latto 
veramente artistico onde va distinta la nostra rap* 
presentanza. Il vaso A per lo stile del disegno alquanto 
legato ancora, ma veramente grandioso nella sua sem- 
plicilà (gli occhi son disegnali di profilo), die per il 
soggetto piuttosto generico della rappresentanza è per^ 
feUam^nle conforme alle altre dello stesso artista finora 
conosciute* 

31. Un fatto mollo interessante si è che nella 
medesima tomba sono slati trovati frammenti conside- 
revoli del vaso compagno al descritto (H.)* della me- 
desima forma e recante la stessa rappresentanza, variata 



iÈi MALA NMBMOtr tn OWÌTÈÙ 

solftnteM^ tMi 4«ltagH più ttimfi, idft ohe riprèddoe 
)l ibederittiltf Admero e le medesftne' ttosse dette figure 
(^erfieo la rà^as&za disegnata di facéia VI ^ HtrOva aM6 
ftféìtóo ]^09lo>. ÀDché qtMèlo vasa portava il iKoflie A 
dIèritiMaXv ne avanono però setaittente fé alila» M^ 
lét^ di Mibediid le rigiie, eioè 



1^ 



essendo per. isbaglio scrìtto Hermoiiex invece di Her- 
tDOiHlx^ lì pMlo detr isoriatiene differisce akjoaDfo daU 
Y altro vaso: essa sia collocata pii ai basso f A le; teste 
della iiDciulla e del vecchio, le tui figiare sono al* 
quanto avviciaate, e viene interrotta dallo scettro, più 
abbassato verso la testa dei re. 

3S. Dai vasi Onora enooierali si scosta qb' an- 
fora assai frammentata, il eui disegno è dì quella 
stiotta libertà dei prodotti della Magna Greeia, ma 
bentfaè eseguito a* largo pennelk) non può punto chia* 
marsi trascurato. Anche per la qualità dell' argilla 
più biancastra e della vernice meno lucente e nera 
etòa differisce dagli altri vasi. È da notaio che seeondo 
l'asserzione decisa del sig. Mandni fu trovata dentro 
una delle tombe a cassone sopra descritte. A^ Vi <è 
dipiota una ragazza vestila di chitone e di scarpe, che 
offre una mela-granala ad un giovane ctaimidato, che 
le sta dinanzi porgendo la destra per ricevere il frutto 
e colia bocca mezz'aperta, come se parlasse alta do- 
natrice. Dietro a questa sta un altro giovane nodo in* 
fuori di una clamide, il cui lembo tiene con una mano. 
B. Del rovescio pochissimo è conservato, vi si ve- 
doso tre teste di giovani, uno dei quali porta un 
ramo di palma in mane. 



QlMtl 80& lotti i vasi A^ fMta^ di AttfoM, idriav 
olia, ft' t rosse da im vedali fot Ortìeto, o ehe be^ 
credoto beoe di descrivoF^ talli qM1lt^à^|fQDto pei^bè, 
cMM diBst^ Udé tecnlea; (à^ f . r^) in Orvieti;» ^ trova 
adopwala- raraoMMle m vasi dt maggiori^ ^Rtnendioai. 
Up t4tts«! {avete per Io più son deeorale i 1. rosse; 
atoMe seno Aelta pia pumbellexxa e di coépdslsioflé 
femBente- graddlMii, andh' esse per6' di «àìì stHìe aif^ 
eora- ad^aiuto^ leguto, altre rseato lo st6éso> stile éoù 
w disegno piuuoste traseeralO', pbobiissittie si awicS^ 
oavef alla, seioitezia di stile ovvia oell^ anfora d. 9f . 
Io quanto alle rappreseolanze prevalgono le scene della! 
vita- privata^ soggetti gimastlcif tioavivt di giovani, 
DOocbè le soeae bacebiolie di earallere pìaltesito g^ne^ 
rìeo; visone inoltre' alcuni contbattioientf dei medesimo 
capattere^ peehissitne le scene* aiilelogiebe piH>pr{aidenlè 
delle. Quasi tutte portano anebe rìpeiolatteate le selite 
iaerìeioDi ò ndiv MkSg (ranameale en nome proprio); 
aggiuntavi quelcbe volta la parola- va/^e, in caratteri 
attici anli*euolidei (non bo notato nessuna divergenza 
dalie forme di quest'alfabeto tranme la scrittura cu M4 
vece di 0- sopra «na delle più beHe lazse). 

8S« Margine tagliato, diam. m. #,1S. Dtsegtfo 
8ao legato. Neil' interno un arciere coi mustatfcbi nel 
salila costume asiatico sopra un cavaìllo con la coda 
masEza procede verso d. rivoigeado la testa indietro; 
appresso le seguenti iscrizioni 

TORI... KA.... tVKO..^ 

NAI4-. 

■ 

cioèxaXGS AìJìLog vaix^ '^ priora parola To^se dofif'saprei 
interpretarla. 

31. Simile* Una figurasJOHle io^ piedi alquanto 
curvata per le esigenza dello spaaia davaati ad- uà 



altaro, »ul cui graidtiì0 mette il piede aìDielro etondeo- 
dovi $opca k destra ^ Vi si legge a s. xoìóg (da. d. 
a a.)^ a d. voiix^ (da s. ad.)* 

36. Diam* m, 0,26. Diaegoo rigido ma piulioeta 
negletto (argilla e veroice peggiore del eolHo). TlolerDOs 
Bacoaiile vestila di chitone ed blmatioo io rapida mcisaa; 
regge Bella d. qd tirso, nella s. un serpeMe; ieer. mO^ 
nouq vaixi. - Esterno: i. Baocania attaccala da due 
Satiri, uno de' quali è munito di uno. scodo foggiato 
come quei propri alle Amazaofii con dipintivi sopra due 
occhi, con sopr^ciglia ed un eam. B. Simile, un terzo 
Satiro. 

36. Diam- m. 0,98. Soggetto simile, disegno abba- 
stanza finito, legato, - Interno: Baccante vestita di chitone 
e di bimalioo in rapida mossa (coi capelli sciolti) v. d. 
colla testa rivolta io dietro. Appresso un tirso. -Esterno: 
A. Tre Satiri itifalliqi intorno ad un mulo anch'esso itifal- 
lieo, col quale uno di loco scherza in un modo un po'trop- 
pò bacchico. B* Simile; uno de' Satiri porta un' otre^ 
sulla quale in grandi lettere si legge i nùis. Nel cam- 
po pjù volle ripetuta la slessa paróla assieme col xoXég. 

37. Diam. m. 0,S2. Disegno Tme. Interno: Nike che 
vola verso un altare (a d.) con due faci nelle mani. 

88. Diam. m. 0,28. Disegno piuttosto libero ma 
alquanto trascurato. - Ini: Nike ammantata davanti ad 
un Erote nudo, col quale pare che discorra. - Estorno: 
A. Nike porge la lira ad un Erole che le sta dirim- 
pelle; appresso (dietro l' Erole) un giovanetto amman- 
tato come spettatore attento. B. Simile frammentato. 
Sotto il fondo del vaso vi sono graffite due lettere 
etrusche (tav. d agg. L n. 22). 

* 8i eMifhmii tanto per lo itile quanto per U loggetto la tana 
presso Gerhard, Auiffew. Vtuenb. IV ta?. 267. 



SULLA KBCftOPOLI DI ORTIBTO 141 

39. Tazza eoi margine troseato, diam. m. 0,17» 
disegno fino ancora legato. - Inlerao: Giovine dami* 
dato colla barba nascente (cgu).9?) che barcolla ineb- 
brìato appoggiandosi sopi^ un bastone e reggendo nella 
sinistra, cbe gli pende giù rilassata, una patera. Ap* 
presso r iscrizione: ANBPO^iO^. Trovandosi tale pa- 
rola come nome proprio soltanto prèsso scrittori piò 
recenti (vd. Pape - Benseler W. d. gr. Eigem. s. 
verbo) non è forse priva di fondo la supposizione che 
qui faccia aUusione allo stato del giovane, il quale sa-^ 
rebbe chiamato àfi^pómog appunto perchè pieno del 
divino liquore. 

10. Diam. m. 0,39. Simile argomento, disegno 
fino. - Int: Un uomo barbato b^lla colle mani estese 
al flauto suonalo da un giovanetto ammantato che sta 
dietro una kline con sopra un bicchiere. - Esterno: 
Giovani danzanti pure al flauto, suonato da un uomo 
barbalo e da un giovane; un altro li accompagna col 
canto « col suon delle nacchere* facendo vivissimi gesti. 
Un uomo barbato collo sky|)hos in mano, appoggiato 
sopra un bastone è spettalore attento del baccanale. 

11 . Il ritorno da un lieto symposion vien rappre- 
sentato sopra un'altra tazza frammentata (Br.) di bel- 
lissimo stile. Neir interno vi si vede un uomo barbato 
vestito di clamide, il quale appoggiandosi sopra un 
bastone e colla sinistra alzata segue un giovane imberbe 
che suona le tibie. Parecchi gruppi simili si vedono 
snll'esterno del vaso. 

12. Diam. m. 0,82. Stile bellissimo, ancora al- 
quanto legalo \ Ini: Una donna ritta in piedi che fila, 
tenendo nella sinistra alzata la rocca, mentre colla 



^ y. BvU. d. IrifU 1877 p* 39. La pittura si^rà pul^bUcata.n^Ua 
ArchaedoQ, Zeitung di Berlino. ^ ' 



()«|r» twa ,fi 4io « 1» ,l»»goft «mH» bocot; la ctota ed 
il ilo SQQ 4ipinM a oalpr ramo «upo. di cgnal&ìeQlMe 
è il fQ90> c^ lerAioa io una puiHa nera Odi JMtallo). 
Qavapli to sia im oweslro (pcó^liiicl^o;), di dietno qmì 
sedia. - Esterno: Due i^wq patto aoifloghe. A. Un 
doioa in piiedi cbe si gutnda oflUo «poeeMo, che liena 
ji^ella sinistra, foce^do coir altra mano mo gesto tCoM 
di iQgof»«a aipiniraziooe ddia propria bellona. A d. 
ed a s. fili yedoDO ^loo uomioi ammaetali seduto l'wo, 
Tallro io piedi e appoggialo sopra oo bwtojio» B. La 
ragazza si gMfu:da oello spe^^Mo sospeso i^la parole^ 
alzando ambedue le mani^ geslo espressivo, il otti ai- 
gpificato npn pu^ essere dubbio. L'Homo barbato che 
sta ^ sioisUra, p^e si unisca alia pp^a arnvirazione 
della faneiullai, tooendole pronta una eorooa io aflube*- 
due le piani. h^^Uro Sjsdulo tiene una bqrsa, faewido 
cQlla destra up novimeolo, come so Molesse tqgUoniB 
qiif^lcho cosa« 

13. Diam. m. ,29. Diaegoo piuttosto finito, aooora 
legato (gli occbl disegnati a forila di nandorla). ^ lot: 
Uomo barbalo vestilo di chitone e di un luogo soprabito 
lanoso, con larga cintura bianca, sul capo un berretto 
di strana foggia, chQ pare di pelliccia, suona le dofqiie 
tibie; uà altro (a d.), similmente vestito, con un .gran 
collare bianco, dal quale pende sul petto una specio 
di bulla, i| c^po calvo circondalo da benda hiMnea, 
b^Ua colla teista rivolta v. s., reggendo lelU destra 
un lungo bastone con punta rossa, cbe rassomiglia 
ad un tirso. Nel coopo uoa band^ e V iscrizione solita 
if9(iq wkiq, che ricorre aoche mW esteroo. A, Similo 
rappresentftnza. Un upmo come ij descritto ohe. suona 
le tibie; un altro balla chinato indietro sopra la gamba 
sinistra, mentre alza la destra per non perdere l'equi- 
librio; esso si appoggia sopra qq lungo tirso, (cona 



(fMUo deserilM) dkmo davanti. A d. vi. è qp faiti^ 
sifiila^ ealvo cerila benda bUùtm al c^fM» ^pongiftto 
sopra il tirsd; ha il peUo atfa^'oiaU) dì larga fascila 
btanea, die seeode dalla spalla d. e dalU quftle ia 
Olezzo pende aiia bulla. Segue un terzo Rioqjio di 
collare bianco don balla ia nezzo» il quale rivolto ìa- 
dielro accenna eotta d. alzata alla prima figura dell'allro 
lato£.È dessa vo uomo veslilo di clamide con un nodoso 
baetone (la parte superiore manca). S^gue ^ace^d barbalo 
ia chiloae'e mantello, seduto sopra la roccia, col tirso, 
che alza nella d. od ct^nturo verso la figura rivolta 
deil'altro lato. Poi viene (a s.) Mercurio pure barbptq 
in chitone, clamide, peiaso e taliu'i, che regge nella sin. 
il x9ftnacov, ri vello colla testa verso Ercole ed invitane 
dolo colla destra protesa ad avvicinarsi. Questo sta ritto 
in piedi in. alto quasi timido, vestito di chitone e con la 
pelle di leone indosso, la cui testa gli serve di elmo, 
maoilo inoltre di gambali; egli tiene sulla spalU si- 
nistra la clava ed ha il braccio destro appoggiato al 
fianeo* 

Quest'ultima rappresentanza sta in deciso coqtra^to 
colle altre del medesimo vaso. Essa reca la solita tecoic» 
dei vasi a f. r. di stile legato, quelle iovece coi docili 
delle vesti lanose dipioti a color resso-brunaslro rip^r^ 
tato, col frequente uso del bianco pure riportato per 
bende^ collari^ fascio, .finalmente la forma di questi 
ornamenti stessi e delle bulle sospesevi, al prin^o colpo 
d'occhio lacuio l'impressione dei vasi etruschi delU 
decadenza S mentre il. disegno k perfettamente quello 
dei vasi di siile ancor legalo. L'accennato contrasto 
però ala an^be neir Indole delle rapi^resentanze. Tutti 
e tre evidentemente si riferifeonA ^1 ciclo i^cc^co, 

• V. p. 68. U Taso « «a* fl*«!l«* J??«*# H- ftfs^^^ 



144 BìJhLk mCBOPOU DI OKTIIfO 

ma\meo(re sa B. Bacco ed t saoi compagiii 
il solilo Goslume greco, sul lato A e Dell' interno si ve* 
dono delle figure evidentemente non greche, ma bensì 
asiatiche, che festeggiano il dio del vino con danze or- 
giastiche al suon delle tibie, come si usava in Asia. Non 
conosco fra le rappresentanze bacchiche delle figure 
vestite in questo modo; vi si avvicinano solamente 
due su vasi dipinti Compie rendu p. Va. 1861 tav. Il 
ed Èl. cèr. IV. 31, rappresentanti un nomo barbato, 
coronato, che veste un lungo chitone di stoffa fina 
e scarpe ed ha gli orecchi da Satiro ; esso balla e 
nello stesso tempo suona le tibie. Stephani {C. il. 
1. e. p. 29 ss.) lo spiega felicemeole come Priapo, 
aggiungendo delle ben fondale osservazioni sopra il 
tipo più antico di questo dio. All'adottare la mede- 
sima denominazione anche per i suonatori dì tibie del 
nostro vaso si oppone la mancanza delle orecchie 
caprine nonché il fatto che le dette figure rassomi- 
gliano troppo alle altre ballanti e per conseguenza 
non si potranno denominare differentemente, mentre 
una pluralità di Prtapi non è certamente ammissibile. 
Dobbiamo contentarci dunque della generica spiegazione 
di Asiati (Lidi ?) che festeggiano Bacco io presenza 
del dio stesso, il quale col cantaro alzato eccita vieppiù 
le loro entusiastiche danze, mentre il pittore ha pre- 
ferito di rappresentarlo in costume greco. Si avvicina, 
condotto da Mercurio, il fido amico e compagno .di 
Bacco, Ercole S la cui marziale figura nel suo conte- 
gno composto spicca vieppiù mediante il contrasto dei 
molli Asiati. 

Due bellissime tazze, di stile veramente 
paiono lavorate appositamente a pariglia. 

* V. Praltor Gfieck. My^ II. p. M7 ss. 



SULIrA NBCBOPOU DI OBVISTO 145 

ÌL Wam^ m. 0,M. IntorM: tln gaerrìero imb6rbe 
10 piwa armatarà ala per dare il colpo faUle ad vtn altro 
aimile caduto, Il (filale colle uilime forze vibra uo colpo 
di 8paika contro iLviaciloi'e. Atloroo M leggono le'^ 
giieoti Iettare» dipinte a nero sul fondo nero e mollo 
diilaDU l'uM datt'altra: 

Forse at deve leggere (ammettendo uno bbaglió dèlld 
tenitore): [«X]^ fi5(f)oj x(óeXó?)». 

Esterno. GomballimeDli fh Lapiti e Geulaurl. A . Urt 
tapìta barbalo a ginoccbioni-'cacctà la àpada nel corpo di 
va Geotaoro, mentre un altro Centaut*(]l (a d.) sia péf 
scbiacoiarto medianie no ^ran sasso. ' Questi invece 
vieo' ferito nella groppa da un colpo di tancia tiratogli 
da un Lapita imberbe; airestremllà destra di questo lato 
gif corHsponde a ain. un LApila che attacca dalla parte 
di: dietro il primo €èntauro. Iscrizione in cabtterì 
miviiti? osov V 5. 

B. Un Lapila tira eolla lancia al collo di un 
CeiillMro che gli si slancia incontro (da s.) alzando 
in' ambone le mani un gran pino, mentre dall' altro 
iato vieiM (didietro) attaccalo da un Lapila colla spada. 
Segue a S. un Centauro calvo, il braccio s. proleso ed 
involto in tioa pelle ferita (annodata attorno al colto) 
il. quale brandisce un sasso contro il Lapila. Vi si 
legge: ?04 )|. 

15. Il vaso compagno (dello stesso diam.) è passato 

al museo di Berlino. Uguale al descritto in quanto alla 

• 

* La Bcrìttnn t^u pel dittoBgo, cbe nen'atfabeto attico regolar^ 
mente vien espresso dal solo o, si trora già in un* iscrìzioDe ine. del<- 
rOl. 90 C. L A. n. 87, Scbfitt HUloria alphabeti attici p. 59, e nelle 
a>nae del pronome tiene eostantemente nsaia in nn iscr. ionica di 
Halieamasso (01. 82); Kirchhoff Studien z. G. d, gr, AlpK (2) p. 10. 
SnU^oso di lettere ioniche in iscrìnoni attiche prÌTate accan^) al $ vd. 
m p. 71. ^ ^ 

Ahnali 1877 10 



Af^uHlÀosa pvrezn dd Ampo At oUmpMMii aiterà in 
/certo nodo mediante, h àa^mmu^ rtppneaMiiptt 
deU'JQtf^oo. Vi8i vede uà oplUaed no arciflie, che limiti 
.combalip,!^ tt" nemice ^apposto a d . Q«eUo MÌÌ2kfu\ìt at- 
perìoredel corpa prolea» brandiisce laJUDc^iflyi, iireito 
a colpire chiuoqae si avvicini, :pfalci|lBtodiii(Ml igrasde 
scudo (oraxp$),pe «d.U compagno; il^Oale gli sia ac- 
fiqv|jCQialo al Aapcaj ye9ti(€i del solilo ooatonlte i4«^ 
arcieri asiatici riccamente deiMiatar. e ^^ia( di <iiifa 
«o)la lo ,$cudo UQ nemico, al quale. pQi3a JaMìire la 
freccia che tiene pronta sull'arco leso. Konf. ctiM^ft 
nessun altro inonumenl0 antico cke ifi.mawerft'CMl 
stupenda illustri i bellissimi versi di Omer# ,(!/. VUI 
S66 ss.) dedicali a Teucro fhecombaUeaotlfl tosando 
dei fratello Aiace, co«Re quel grupfMi pieno ..di viia 
e che in pari tompp ammirabilmente a^ adatta allo 
spazio tondo che adqrna.. ^e.pei T aclista maAttenile 
abbia pensato a quel passo omerico, non ioeo (deeldarlo,» 
tanto più che anche le rapprese^tanM 4eii Uli «sterni 
^ono di un carattere piuttosto generico. Sppro4iiim4i 
essi U) si vede un uomo a cavallo (v. d.) Àt cfMhime 
da viaggio (chitone, clamide e petaso alia nwca) che 
Sì difende colla lancia da due nemici. Il priino è itt 
guerriero in piena arinalura, il ^oqd.o veftto un oKiione 
e quel cappello dichiarato nuovamente dalloi Sofareif>er ' 
per la imxjio^ elolica, distinta dal petaso per la* lesa 
straordinariamente larga. Es^o ha il braccio isinistro 
iovolto in una pelle ferinai cjhe gli serve* oome mudù; 
e brandisce nella destra un'asta. Tulli e tre son bar- 
bali. -B. Un guerriero barbato in piena armainra (a d.) 
sia per colpire colla lancia un uomo clamidato che nella 
sinistra tiene due giavellotti, mentre nella deatra aliata 

■ 

< Annali d, Intt 1875 p. 303, i , 



SUJUiA KEGftOFOU 91 OBVIB!rO 147 

«idnitim'MQso. Pare chtsiagjil.: slato ferito dall' ai^rt 
iMcs^rio, ipw^hi^ col gioApcbio mwlro loco» quasi la 
tofrai iÌU}<l<^la m^iìoa);. Dietro dì lui si v«doQO <;lud 
altri eoopagqi; ihprì(QQ« barbalcrln obiloDe.e .x^^ca, 
aflMrpeir^i ipsoiQQOirsQ sgoaiiia :la spada^ raUrOr^ioit 
Nrbe^i uguialinedle vefltHOf ha il braccia smìstroJovollo 
nella. tAamidf ((foggia Sfreqialm.QQle usata ìq Elol^ « 
efclainate ip^nrtc qeeoDck^ \o Sdireìber ì.,fi,) «vibra 
w.giav^ouo cella (test r4. . .; 

Soilo il piede di questa lazza .sono graffili i segni 
Uv» 4'agg, L n. 87- 

46. AeoenoO aineoni brevemente, come caM pione 
di quello stile pi&sciollo, ovvio come, dissi la pot 
dhiasìfù vasi doliti necropoli, una. tazza^ nel sui in** 
(MBO «due ipovani.nudi con una speciìi^^ dì diadema a 
pimtai in lesta; stanno a d. ed a.s. di ana.slele, aUa 
quale è Appoggialo no ramo di palma. Cno (ad.) alza 
ttfl oggetto che rassomiglia ad un gcande uovo eolla 
croce gammata in mezzo. Sopita ognuno. dei due. lati 
bsleroi si vedono Iref giovani clamidati col pelaso afla 
noea e eoo in nano due giavellolti. . 



1 1 



Chiodo I& idescrizieoe dei vasi dipinti rrcbiamando 
ratlenziooe dei lettori sopra le lellereedJ segni che 
si vedono gnaffili e dipiati sotto. U piede dì non^' pochi 
vasi. Ho copialo diligentemente, per quatto ebbi oo* 
oasione, tdtfi 'quei segni, e bexitàè la» mia raccolta sia 
lungi dair essere completa (anobe> frail vaisi Faina, 
fisseàdo tiillt rteom posti da moUiéstiÉi pezzi e~ parecchi 
poee maneggiabili anche per la. loro. grandeVàa, n 
possono esser sfuggiti alcuni segni, mentre molto meno 
posso sperare di aver esaurito la copia di quelli che 
si trovano sui vasi in. frammenti nel magazzino del 
sig. Mancini), nondimaio ho i)reduta di loo fare cosa 



148 SVhhk NECR0(K)L1 W ORVIETO 

inalile col riunirli sulla tavola d'agg. L. Delie "39 let- 
tere e segni Ivi disegnati alqmnto implecòlili n. I-SS 
sen graffili, eoli due (29. iO) dipìnti. Distiéguoiisi 
lèttere e sigle greche (1-Sl 29. 30), lèHeH}''elrusèhe 
(22-24) e segni (28-28, dei^ fanali ri. i^tt paiono 
cifre). Si Irovano poi 9Dlto i) piede di vM a f. n. I 
eegneniì »: n. 1, 2, R, «♦, 7*, 10*, 11*, 16*, 18; 
20, 21, 21, 28 e 29*; Sotto vasi a f . rosfre: 12* 
(vaso di Hermonax, n. 30>, 2^2* (n^ 46 della mia 
descrizione) 27 (». 45) ed ^8. Gli altri lì ho co- 
piati da fondi staccati dal rispettivo vaso. 11 signifi- 
cato preciso di tali segni panni che tuttora non si 
possa definire con eertezza; è probabile tuttovia che 
almeno una parte di essi, cioè U lettere^ e special* 
mente quelle sigle. ossia monogrammi, stiano in qual* 
ohe relazione col Ivogo e forse colla stabilimenta 
ove si fabbricò il rispettivo vaso *. Certo è che taluni 
di quei d'Orvieto si ritrovano o accurKtamente o al- 
meno similmente sa altri vasi provenienti : pure dal- 
KEtruria, e credo atruopo citare brevemente gli esempi 
che ho potuto raccogliere dai cataloga dèlb principali 
collezioni di vasi, annotando sempre fra parentesi la 
provenienza del rispettivo vaso nonòhè la tecnica (a 
f. nere o f. rosse). 

JS. 1-5: Monaco 400, (Vuici f. r.) 12S4 (Vulci f. n.), 
iOO (Vuleif. r.) Napeti 3^85 (Ptola /. r.). 

N. 6: Monaco 180^ 533 1344, (Vaici f. n.)^ Brit. 
Mus. 588 (Vulci f. n.). 

. N. 7: M. 3&8 (VulcLf. sl), 421 (simile, Vuloi f. r), 
BriL M. 608 (Campanari, f. n. e r.), Napoli 3105 



' I Tasi n. con asteilsco' sono del moseo Faina 



«MA. aiomou'-nt ottùiM 149 

(Bno; L(Ti)iifiielniwr9è iH (Campani f. r), i784 
(razaii i.,^f«^i- '^v."i . 0'-. ; '• •» 

N. S: £p. M. liftS (t|ollo simile; Altaniura 1 r,). 

N. 10: Jft; lai .(/^olci r. n^, 9Ìm\\é)y Nap. 8898 

(r •/ 'r -I « i' .■•,■'• • . • f'> I • 1 » '• : 

\i • a* !««/• •• ki 'f .1 ..' '..j.» •• 

If. ilittmtrob: lftM!iGu»paDav f. r.). r^^ 

:2l 18; Jtf. SSICV^iteiif.li.i. lei léttdM dt¥ÌBe), Bri 
M. U6:(jCil0iil0 Lm.), 639 (? f. d.K.829 <?l; r), ISM 
(Vnlei't m), i)^p« ir. C. aai <? f. liu); 

li. 11.15^8»: Jr; JK. &8« (Volct f. n.),f5Hi(^ L 
Qi>; SIS;(VQl€itf..ftO^Vir> 11 »8 (Vnlci f. u.h 1317 (Voi» 
f. D.), 186 (VolcU. o.)i'fi< m\cU..ù^h:MiHr. at»a 
(Gri«0ft f . r.). lo, 0t0$iO aegiio Vito ooltfo .«ttiduitieiile 
adito. d«e vasi a f. o.QetmiiaeOidi GofoeUHTàfqoilifa. 

N,.J7. l«c ilf. 87 (dipinto,. Vblai f. n.): 

N- 18: Br. M. 445 (Elr.? k r.)^ . 

N. M^^f.Jf. 456 (Vuloi f- a.)» ^•>fr- 1B8 (Elr.). 

B«Mhè .qtt«ali «sesipt aDO siiaoo conpieti e non 
poflsanoasaerlOy.iaaDcaftdo per alctioe delle più gnajddi 
(oHeakmi di. vasi dipioii (p. e. Berliqo e Parìigi) i fac* 
simili /di tali segai graffiti e dipinti, nondimeoo <^redo 
che U loro numero eia abbastanza eonsìderetole «per 
convalidare quanto dissi poc'anzi. Fra taoli esempi 
notali quattro soli si trovano soUa vait. prftvententi eert 
lamenle non dairEtraria, ma da Nqia, jRt^vo^ Allanurai^ 
e dalla Crimea; la maggior parte invece soilo vasi di 
Volcj, il resto (probabilmente aoobQ qnei la cui pro^ 
venienKa non è nolada nei risp. cataloghi) dall'Elruria, 

Assieme ai « vasi booni » nella necropoli d'Orvieto 
si sono trovali costantemente altri di una tecnica molto 
più rofta e che fuori di dubbio provengono da una 
fabbrica locale ett*usca. Un numero grandissimo 
di lati cocci e stalo buttalo via dagli scavatori come roba 



di^bls9•o center pochi -nidgl^ còDstn^&ti.soQ' pwllj 
al museo Faina e li descriverò brevemetite, ''pit * dar 
up'idea del gtìuere deUe rapprèseolanze eVdeBa tecnica 
adoperaUV lo qoaalaa ìiuest'AlUimà èhsi ti. dividono 
in tre classi. La prima ritiene la tecnica dei va^ bùont^ 
ma il disegno/be^ò'^OTéH^MteìènléiTWZOy:!) ardila e 
U tvernioé^ csttivi^ima.iln'iin' vfttoi a boVca di céftnone 
(^ forivia àaUo ;gòffi)'8ii Vedono jfaiim6280 a:4UièUn)|i 
due figure aqunadlale ìd piedi dirimpetto llioa alUallriÉij 
Delie file, di groM ' pàBionV nefifkàre cbé^ debbano 
imilare^delle(i9crf2i(0nk > La i tìe^iestma 'rotziéàia» iéu 
laiidDe'\MVritit)ta 'bu alir) simili vasi. ' " i .^i i 
^ Dal sig. ftticcardi vidi «n'^nfbra JleNa; stessaxcàtd^ 
goria, pilla quale «btt rappreieniali un giovane « tìn^^ 
Satiri bftllanii, sol^ovebcio ud cavallo gìitoppajnte. Altri 
campioni ebbi a' menzionane sopra> '^ > ' 

' Più roz2d aiicdfra è la Wnica della sìitcohia elasse. 
Le figure cioè son dipinte a cohor'iiefo, Vlpl>rUilo a 
quanto pare dopo la coltura ' del vado / ovverd eottfìi 
pocbisbimo, ^ìaccbè si stacca ìnolto facilmente da) foKdo? 
i contorni interni son dipinti in bianco. Su d'uii'ariforb 
(fdrma CO pr. Heydemann, V. d. mus. nM.) si ve- 
éono su ogni lato due figure ammantarle; un' altra ana- 
Idga è adorna ddle figure di due giovani « sul roveseio 
di m gióvane e dì una donna, i cbnlorni Interni vi 
manoano del tutto. - La lerza calegoria flnalmento ha 
le ligure dipinte a color rosso acceso sol color natiiiralò 
biancastro del vaso, i contorni interni graffiti. U oe4or 
rosso piuttosto la vernice rossa molto tenera si stacca 
facilmente '. Sopra tan^anfora di Questa tecnica si vedono 

» 
< • 

;. I ^.QaeeU Ucaioa.è dUSarente da qhUa meniionita dal Bnnq 
^14^. 18^8 p. 134 fls. come ovvia su vaai locali di Tarqmni^, VnUii 
Perugia, ChiuBi. Bomarzo, trattandosi in casi di un* imitazione di vasi 
à f. roftse mediante il color rosso dipinto supra un fondo nero. I nostri 



qiiÉIM' lgdro< ammantale « niioiie 'di bastoni, éfs)po9(è 
(iitt'«ll0HK>iillVaso. -^60-alt^a ba dtKl «ampi, in uno 
de' qoiiK.^vi è no grande uccellò, Mir altro m igtdvàrie^ 
iMidoiini motea? Tivft<^e verM d; con bn grosso disco 
DèltEltesMuiH diMgria^è kbbastan» ro2zoi' ^ = 
' : Vi «òoo'^iMltnedle al«tÌBi pihlii e picootè tazze 
pie difiMO MaiMieblatt senz'altro ornalo che tm'fMrì^ 
iMé «diffiaia ^ cod color nero, è con rosto acceso: 
Dì. tal ittrttioni mercè la gentilezza del sig. Mancini 
Im pòliilò''fMOogliere aelle salla tav. d'agg. L a-gf. 
^mmeiigfta Tra esse il fratomento ' d' uci alfebétio 
gifeeo (^) dfj^io a coì&r ros^ acceso sol margine 
estei^o» dli «na tazza d Coppa frìarmiheniata è due mà- 
mohi. Cklla forma de( X/ L*, esso può appartenere nìFa!^ 
fabelo sitliM, beotico, ovyofo a quello dette colonie cai- 
cidieb^in Italia, ciò che è pia probabile anche pet* l'alia- 
logia de^ dfabeti greci esrslènti sopra un vaso cet-elaflo 
giàdel'geft. fklassì e snlla parete di una tomba presso 
Siena (KircUioff Stadien %. G. Ì>. griech. Aiphab. 
p. 122 s.). Quelle lettere la cui forma deciderebbe 
questi quielioM, cioè § e Xi n^ancano dtsgrazialamenle. 
Il |tjL ed il y son Tatti ad un solo trailo di pennello; 
resta inoerto «e abbino la fe^ma pia antica AA e ^ 
come Aell'albbilo delia tomba di Colt« presso Siena, 
onero la aolUaMe N; in ogni modo la forma di ({nelle 
lettere è più* recente di ((uella ovvia sol celebro vaso" 
cerelaoo d^ gen. Calassi. Singolat^isatm^t ti >è la forma 
del X, ^e non trova nessun riscontro esatto fra gli* 
aUhbefi greci \' essendo le due aste oblique unite in una 

invece rassomigliano se non nello stile^ almeno nella tècnica ai vasi 
del perìodo che, precede qnello de* taàf comtini, dd ove sop^a nn fondò' 
biancastro son dipinti ornati lineari ed nccelli acq,aatici con color 
bruno rossastro/ V. BuU, tf. Inst. 1877 p. 58. 

* Simile ò la f orma ovvia nelle antichissime iscrissioni di Tera 
Kirchhoif 1. e. tav. I, Vm. 



sQla curva t alaccala inoltra dairaala verticale detto lei* 
lera. Creda però che. tale anomalia debba aliribuinn 
piuUosto al capriceiQ del pUlore elrusco (mostrando 
già falcone fra le ia^ritiooi di Orvieto la tendeiiza. 
di ritondare gU angoli delie loiler^ anriiccbè all' ori- 
ginale ^^^\o dsii ' inedeeioio. -Le iBcrlKioni etroscbe 
a^-fà trovano neir inlereo di piecoli piatti: eoii piede, 
ma senza manicbi, «-^dipinte con coler -nero o bm" 
na$lro, f con color roi98o acceso, e inbH' intemo <r ena: 
lazza Q coppa profondta senza piede né maiiìdn. Tutte! 
(onteogono un nope o.prenome in aomioalivo (4 e f), 
Q;vvero io gepetivo O0,,ae»aa dvbbio il nome del morto 
cui fu consacrata la stoviglia come « dote sepolcrale » 
(Mdvia); g^ Lari si supplisce in * l^if'jr^ ;=? di lor, ov- 
vero in ZrortKr/ 7=^ di Imìs (prenome masclùo) ^; d. è, 
Htm è un nome femminile di j^mi^gUa '; e, Bumus è 
gen. diRum, anch'esso nome di^amiglia, tnoOtre su f 
A presenta il tapto ^pmnne prenome Am^. V iecri- 
zione b nofr si può supplire con certì^zza. 

Ài vasi dipioti si accostano due altri Oggetti di 
terracotta. 

^ 11 primo è) u$ balwMrìo di argilla i^osaaslra senza 
vernice, rollo nella piarle inferiore (lungo m. 0,1S5); 
la parte superiore ba la forma di uo liUslo di donna *. 
Seea nella mano destra stretta al petto tiene un Occello, 
Terse una colomba, mentre il braccio sinistro p«»de 
iq giù anch'esso stretto al corpo. Il capo è coperto ili 
Ito. velo rigida e senza pieghe, attorno ai collo vi è un 
monile di pallottole, nel mezzo di cui pende una bulla. 
11 va$o orIgìnariameDie èra senza dubbio dipinto, come 

• 

i V. Deecke 0. MùUeri Eir. BeUagc li b. 16. 

3 Str. FoTsch. I p. 61 aimUL 

' Sarà pubblicato néìX Archaeciùg, Zeikmg di Berlin». 



lo prova UQ franmeDlo* qiasi ideqtkQ (s^ltapta Id fotnn 
del viso SODO un po' pia allungale) apqui^Uto 4ft ti^> 
aGenreteri(probabiiiDei>te esso^ fa parie di qiMl gran, 
riposliglh) di terrecolte di vario qso e slil9».8iN>p0no; 
Del 1870 ili viouiaQza del tc»ti:ot di GAeve.e paÌB8il» 
poi in gran parte al museo dì Berlino v. Mck Utih' 
1871 p. 183), che ha cimm^ì^ \» irtPcìe di;folor 
rosso scuro al velo ed alla bocca del vaso, di bianco 
al viso. Lo siile di queste stoviglie è perfettamente 
egizio. Esse trovano riscontro in aleoni; unguentari! 
di alabastro prevenienti d^ tomb^ etrosjshefdi rJMotui 
antichità, di ugofiie; siile, ^iobiarale ultimamentB «oo 
ragioni solide come prodotti fenicii M eh^. r Helbig *. 
Tale supposizione pnd^ vatepe; aqche per. ì vasi simili 
di terracotta, riconlaodo il CaUo rilavalo .dal}' Helbig 
che. « la Fenicia durante tutta Y aaitichilìt ed ancora al" 
l'epoca dei diadochi e deiriinpero roipanp res)i6 sempre 
uno. dei prioeipaU ceplri per la fabbricazione, ed il 
commercio di fini unguenti ». Non resta esclusa però la 
possibilità che essi siano lavorati ne^rEtruria stessa 
ad imitazione di simili vasi fenicii. In ogni caso l'affinila 
di stile, che esiste fra i medesimi ed i sqllodati va^i-* 
di alabastro, non ci costringe punto di credere qmrili 
contemporanei a questi uUìmi> dovendosi per fsgiodk 
commerciali conservare in tali oggetti p^r lungo tempo* 
il medesimo stile, perchè la loro forma indicava la marte > 
che erano destinati a conlen^i:e^ 

2. Busta di donna, dì argilla pallida, al^ dal 
prinoipio del colio m. 0,1 3^ ebe^ forse fece parte di 
Ufi vaso (un manico di argilla uguale» molto greve e 
di forma piuttosto goffa, fu trovalo nella medesiiM 



s Germi sopra Vorée fiBnicia^émud. Inst, 1876 p. 240 8. ¥. Mlcali 
Jfon. ined. tay. IV, 1-4; AnL Mon. d, X$ ▲bek«ii' MiMUal.-i^. 269 1. 



164 smjLA HBCftoràur m òRtisrò 

tomlMM sriliiàhl^fra la^rvadéik via Ca^a): Ha t cafi^K ' 
(méegg^'attU '^rliti ibìMzzo e Coperti da uba cuffia. 
It tipo iè idiràsiMìiarbafèo dagli Mtiht a forma di inan- 
doirhi, d«lla 'bmea tai*ga e dal menlo sporgedle. t color), 
oMò eeoKa 'ìltfbbié^ e^ adorno il biuslo, sono ìotera- 
mìsùtè «^Mrtti. 

' GrandisBittiò è il BUtnero dei' 

:,. Vasi di bucchero 

tanto storiali quanto lisci, fissi in genere H dividono 
ift'dm (fnaliià; Tana di aifgilla più otttdgènea e pia 
sonile (nei fW fini essa anclie neirinterna è nera iViori 
df Qna Mnutesiflia strìscia grìgiaslra), dì un color nero 
più profondo' e di un lustro più finaatrestemo; Taltra 
di argilla più greve, meno fina, neirinlerno grigiastra. 
Abbondano finalmente le stoviglie liscie non cotte, ma 
sottinta seccale al sole, di argilla greve grigiastra e 
di fbrme* goffe (piatti, boccalelti, coppe). Nei rilievi 
invece, onde son adorni in gran parte, non si no- 
tano' punto diÌTerenze di stile, ma solamente una ese- 
cQzione pfùO'tteno accurata. Fra i S3 nn. esistenti 
mrt' moseo Faina rilevo due grandi anfore con anse 
peri^DdJoolari e >col coperchio sormontato da un gallo. 
Al corpo si vedono in rilievo sfingi e cavalli alati. 
Dn' altra più^ piccola con anse orizzontali ta' pure no 
gallo sopra 11 coperchio ^ Vi sono poi parecchi grandi 
preferlcoli ' (di m. 0,85 e di minore altezza) con sul 
manico una pantera ed ai due Iati di esso tondi cbn 
ohìamenli apalmetlè ovvero con una testagli Medusa, 
ovvero due maschere di donna. Uno di essi ha un 
occhio graffilo presso la bocca *. Sul ventre si vedono 

i y. MicaU Ani. mon. XX V 1; J fon. ined. XXVni 1. 
s Mieali àfU. mon, X Xìl; T inil; XI23V 1. 
* Men. ined. XXX 8; XXZI 5. 



i soliti animali, coqi^ pai^ Vbf^. . prc^deDli e volatili, 
cavalli alati, leoni' e montoni sedtiti, chimere; su altri 
pnofoondl animali, fe^ di. donna» mo. Fra «placchi 
biechieri eea^llo piedistallo ^ vi sono nole^i>dii««H|l 
un fregia largo 4 centimetri in bassissimo riKeVo^Ifsi 
a staàpa^ iSu» «no riotfrtono lina'flgara^ $ed4ita («n 
tre altre davanti ln<))iedt^isuU'(ìh^o^ dae qùadriè^e, 
guidale «iaBCona dri sito adi*iga, ed ii> mtìoà é èsscf 
iQ tiomo; lo stanpsdlftii tengono separate l'tidk dadral^ 
tragediante un ramoseelto. Noto finalmente un Vase^ 
in forma di navtceUa e parecchi di quegli arnesi in folrmaf 
di calla con i lati forati lisci '. 

Di forme el^giinlissime nonché dr argilla tassai finaf 
e fiKXtito sono attuai vasi lisci io forma di bocMfle « 
di cantaro. 

Su doe soli frài vasi di bùcchero ho notalo dèlia 
iscrizioni, pubblicate dal eh. Deecke dietro le copitf 
inviategli da me; ie ripeto qui per completare il knicr 
rapporto*. Su una pignatta di argilla grigiastra ooii 
cotta si legge mwpial^; la torta letterìà è certamebt« 
un' n, come risulta da doppia copia fatta da me in 
diversi tettpi; è probabile però che sia stata sérMta 
così per isi>agliav e che debba essere un' a, come vuMe 
ìi Deecke. 

Attorno al collo di un altro vaso si legge, seconda 
la copia più corretta del Deecke stesso", mi ne mul^ 
tfuneke laris fitim^a9;cioè, secóndo la spiegazione, che 
mi pare fondata, dei medesimo: « io sono il vado se* 
polcrale del Lar Numena ». 

i Micali A. man. tav. XVIII. 

* Simili L e. tav. XX. 

> 1. e. XXVII, 11 e Man. ined. XXXL 8. 

« 

* BeiMge x. Ktmd$ à, indog. Spradhen I p. 105 n.lX. 

> 1. e. p. 102 sa n. Vili. 



159 wbu vttMFOiu mwujno 



t • 



Oggetti di bronzo. 



6«bbo DomMve id prioio hiogo dna lèoìMm 
lamiiia tofeda di bfw» (diaai. m. 0>1<) eon rìHovb 
mito h9$9o iaitocol mttrteHo, munire i 461^81! più 
Qai sono eea^llali \ Essa, €»im pnevano ii biidki esi- 
stenti Dsirorio ed i ebiodi iyi ia.parte oMiervaiii se^: 
viva da biM^ia a qnatehe wwbr probabibneale di. 
legno. Yi è rappreseotalo un laostro dal (solila rtipior 
della Gorgoae, ma di sesso avideitfeiiieDta maacliia^ 
vestilo di uoa giubba strellissiiQa con cor4e aiaoiehe,^ 
che gli scende solamente . fio alla . vita, ro che 4e\'o 
essere dì una stoffa: laqosdì oowe Jodieaoo^l^ tante 
pìccole sporgente onde è cesteria* la simil moda è 
trattata la capellatara, la quale forma due grossi ricci 
pepdeòU. ai. due lati : del cfipo; espa ha graode msso- 
ntglianita ooo uaa criniera ferina, li laoslro riposa: 
sulpii^dede8trQ,meqtre |} ginocchio sinistro tooea quasi 
iJi avola; colla maao sifiislra esso afferra il calcagno s,, 
Bioplre la destra sta appoggiata sopra il ginocchio d. 
Sugli omeri gli staAoo due bestie feroci di forme mollo 
simili^, senoncbè quella a d. di chi guarda ha il corpo 
più robusto e la lesta rappresentala di profilo , mea* 
tre quella del compagno ora molto logora era cer- 
tamente di faccia; perciù Tuna (a d.) deve ritenersi per 
un leone, l'altra per una pantera. Fra le gambe del 
mostro si vedo un uccello col becco rieurvato a terra, 
che rassomigHa ad un corvo. 

La nostra figura trova risoonlro in una serio di 
altri monumenti etruschi, i quali - come già espose 



A Ne proposi U di«gBO aU*adiiiuuita deUlnttitnto 4e' 9 Feb- 
braio, duS. d. ifuL 1871 p. 40; ewo sari pubblicato con piii detta- 
gliatn mia iUostraxione nella Archaeol. Uihmg di Berlino di ^uest*anno. 



SBLU HBCEOPOLI m OETIKTO 157 

cgregiameiite il RaovURoclieUe ^ - riproduooflfo pili 
meM fedelmeiile il tipo Ae\Y Ercofo fl^nioity, .fòMut^ dai 
FmìcH mediaDle una conglQOztone di qtièUo édlHfin^ole 
aflsirio e di; uda analoga divinHì|*< egìzia, ^* iittrodotto 
poi dai medesimi io Elruria. I^i^ carne bo osrealo di 
dimostrare (I. e), sabl variazrotii sempre più ecrnside^ 
revoU sotto l' iàfliieD»! deli' arte greca. Fa isirtidyito 
cioè sempre più al 'tipo gorgonico greco ^\aàn* 
mente femminile il qaate finì per far diméntiieare^dej 
tatto r atiro più antico dell' Ercole aselrie-^féot^; da 
una oert' epoca p#i si confondevano i dueitfpiìri ti^e 
confosione è evidente nel celebre ritievo*>( perfètta^ 
mente simile al nostro in quanto alio éÀlle ed alla 
tecnica) di Perugia, ora a Monaco *), ovei uoa^'ifigura 
(èmminile dalla faccia gorgonica tiene per la gota cob 
ambedue le mani an leone (schema solito nelle l'appra^ 
senlanze deIJ'Eitcole assii^io). Anche la figura del rUie^ò 
di Orvieto nella faccia e nel vestito rassonigKa affatto 
alla Gorgone gi'eca, soltanto il setm e le bestie ^rieòn' 
duo il tipo* dvir Ercole assirio-fenicK); esse paibnó 
aggiunte perì^ piuttosto per riempire to spéóM vuoto 
che ome atlribòto oarallei4stico di quella divinila. Una 
notetole differenza dal tipo asiatrco esiste anch^ neil^ 
sere una bestia un leone, l'altra una pantera, riunione 
non ovvia nei rispettivi moBumeoti asiatici^ éia.taiollo 
comune nei vasi con fregi di animali, detti lirreno^ 
egiziì, probabilmente fabbricali in Etruria. In somma 
tatto coomrre per farci credere cba l'artista non abUa 
pia avuto una chiara idea dell'Ercole a-f. né per 
conseguraza si può ammettere questa denominazione 

^ Ménudres d'arMoL eomparie^ l sur ÌBrmde asfffrim 9t fkd* 
eim eee. /Mim. de l'hutit. Vili) p. 119 w. p. S58 ra. tav. T^VII. 

^ Bninn Betehr. d. . Glyptothtk n. 83; Mioali in/, irum. Uti 

xxvm 5. 



tS9 9QIftà HBOBOPOIiI m ORTIBfO 

pep (aiilgara del rìliftvo: Dovniio ebdlenUml iivoce 
iMta.'fMT 4)UMUicoBiie pttr U' figura dei niltavo ^ervi- 
gio^'^i UA BOOM più geaerioo, quale è quello di « «(► 
atroi giM?goliko » adoperata dal Hieaii \ la quanto al* 
We^msk :il< moDunealo bDq può appartenere al periodo 
pi&auticoidpirarte atrusea, non solamente pierchè il tipo 
ràn^rdfoulalo OMMtva un' influenza cosà forte delibarle 
groMiJ MI anche perchè Y esecuzione A tale da presup^ 
porre ruu^Auoga pratica nella riapettlva leeoica e mostra 
uti notevole progresso in paragone coi rilievi aìmili aopra 
oggetti della tomba Regulini^Galasai^.Gonvfene notare 
imollrei! che attieme col rilievo simite di Perugia fra 
gli altri doUi oggetti ai troveiroM anche de' frammenti 
di- vasi .'dipinli a f. n. dello stile dei vasi comuni 
d'EtrAria K Per quanto tempo poi in Elruria si ritenne 
uno stile: arcaicissimo in <fwìi monumenti, lo dimostra 
fra ttiohi, altri la celebre sibila di Bologna, trovata 
assiéBB Id un vaso greco ^ quantunque lo stile de' 
rièìflfvi aift «molto più arcaico, dal nostro fflonumento. 
Nulla dunque d costringe di aUriliUire:>a quesl^ultimo 
uti' anikbità più rimota degli altri mooumenti della 
necropoli. Fra essi il nostro rilievo senza dublm è di 
pregia pilcticolare si per la scarsbzza in genere di tali 
monomeali loreutici, esporti per la sottilità del metallo 
più di altri alla distruaione, che per la interessante e 
rara rappresentanza. 

Dal sig. Mancini vidi due pìccoli frammenti di 
ua'aUra lamina tennissima di bronco, che serviva pure 



A Lo stesso vale per alcnne fl^^ore sa rati di bucchero, Hicali 
Ani, MoìL CU 6, 7 e XXII, anch'esse di seeso appareniemeiite ma- 
scUle^ beiMM eoi <«ol|to tipo gorgooioo* 

> Veroif U«li Sagffio di bron» etnischi p, XVIII ss., fiyielta 
pw 107, 

3 BuU. d. fnst. 1872 p. 28 ss. p. 215. 



porqii.per attaccarla), lift. lami») «ra «opetto(fli>i:«AMSKlw 
.6 e0ira'UiDap&cnaflMe;:du0 lesici M#s«nr9|ft)Ba«Of:deUo 
Hiì^B.\i^\fi <ÌM WmQ pefiA4o:di)U:ftr4»i«l|rfWQ»iAi{»n|^ 
deplorale .vieppiii U.perdìt» del ire$ll9.Mla?#CPinpi0dp 
aache quei pocdi amaoKi hjtqso» uà U|lerQtiB4;4iaf|ic<i)ine 
per..}«f^iiin» a(Wp^4tt»vi^ nolitfirrara « iM^^iiAlliiifi^ 
fuori degli, specchi. A gaaroizioiiQ di CMseidiitt^i^éw 
.Yfvjiim 2(Ure,<}|t]pifi<Ate ^inìK V Ma oqq lOnnaptfWli tra- 
/prat(i« V altra (M«pcO coofiaUMMo fatte; an ntMnpibii ^ 
Fra iya^i dj brooso aeconoleveii (Bilaiie;);.. -^ 
. Dna cassa ibw4iuvPlgaOaiiga.m.0v37,«^^^ 
il oe^rohiOf 0,2i) di tf^uiwjiDe JamiiieotMojliMije firn 
di loFO;'iK)Q.a.8aldaiara.ffia eoo ctiledi tr^adfii^ flMa 
ha il coperchio a scbieoa, i frooloiii CMMati imimna 
specie di roKxa r0$Qlta eoo quattro raggi sponghnti, i 
piedi consUtomo pure in Usto di broo£o rigirane m 
ribadite alla cassa. Dentro di essa si iitovfroiaoiosfia 
braciaio ed ^n dada. Ad una delle reaeMÓ! jneiKienate 
vi è attaccato ancorai uA avanzo* del tessalo «londek 
cassa era involta \ > :/ 

Nelle tomEbe Braocardi • si .trovò pare nta grande 
ioceasiere di broo^ senlsa alcun of natele panecchì alUTi 
vasi in parte molto frammentati^ di. fonde, icomnnififra 
ì qtialt un gran preferìoolo-e.dae scodelk. Due pif^ 
coli boccalelli vidi dal sig..AlanoiBi.(Nov: 7i6)v dàlb 
stesso un gran calderone (X^^)j (diam. <0^32)!Gpnidoe 
«ocinelit per attaecarvi! iia. grande imaoicbinirvo ora 
nanoante (passato ai muaeo Faina). Sotto :ah picdolo 
vasello danneggiato dall' ossidaziooe, cke posseggji^ io 



* Questa particolarità si notb ansile negli Mavi'dcft laSS^y/autf. 
& kuL 1S3S p. 216. Il mg. Mandai possiede iwa OQRpld» di landa 
eon aTanzi di un simile inTolncro. ..• - ^ ^ . t \ 



(fórma 6o2iaM)Ìiii iiuH. $e&p.^ a MttrMldUo (av. li. ì 
Ma Miaa maflioQ) vi sta iseiso col boliiio M. Nel mas^ 
¥àtifa< sltPDVaao pò) tre grandi maoidii di bella fomia 
ed ^j^ifato, -ap^artenetfti a grandi beccali dt bronzo. Uo 
quarto 'cwsi^e di una striscia curvata di broAzo piol- 
toaio grossa «Ha quale ò attaccato in metto un manu^ 
brio anch'esso toggerméote curvato, il quale flùikce in 
OD'uBgliia di cavallo. ^ 

Altri6iDanili*ii(ib.)coiisislono dì un mezzo citiiidro 
vuoto dt bronzò, il quale eeme una cerniera cootiéiie le 
estremità di un mantìbrio curvato móvibile. A simile scopo 
pare che abbia sei-vitoJQnaspranghetta dì bronzo (lunga 
in: 0s#7S)^ne'cui'' estremità spargono' ({ibsle ad angolo 
retto sulla sprangbella) due protoilii*di cavallo ^ manca 
oramai il rfìpetlivo mezzo cilindro di bnonzo. 

Un altro manico simile consiste di Aiaa lamina (diam. 
m;.ft,01&) ornata di bellissima testa di Satiro in basso ri- 
ttovo 4i quello stile legalo che tante bene si adatta a 
tali sogi^etti puramente decorativi Ai due lali vi sono 
iacassale le estremità di uo manubrio curvo móvibile. 

Vi sono stali trovati in maggior numero dei piccoli 
leoncini fusi di brónzo, lunghi m. 0,045 e m. 0,06 (F. 
Mano.) nonché alcune pantere simili (quattro nel mus. F.) 
e tre teste di leoni, probabilmenle parti ornamentali di 
qualche dmese o vaso (V. Goxzadinì di un* antica nectopoli 
aMarMboUo tav. IS n. 3. 9. 0. 8 p. 19). Una tesladi 
leone più grande di leos^ lama di bronzo fatta a mar- 
tello e cesellata avrà decorato V estremità di un arnese 
di legno - (forse una. sedia), mentre una zampa di simile 
besl^, aaeh'esia vuota, ma fusa e per conseguenza più 

*■ Un^anaM «(piale fa trorato anche coi celebri bronsi di Pe- 
larla; Vtrmii^oU Saggio di òronti p. SS. 

• ^ Slmile teete di ugnale teenioa pmeo ZaB&oai gii scavi delia 
Certosa di Bologna tav. IX n. 18. 



saliiU^wrijdeBfiNiieiito lia dw»f»tQ wi.plei)» di iiD.ani«8^ 
afflile; «sa cqowrva. tuttora nel margipe i boobi de- 
slioati a ricevere \ ebiodi per . attaccare ^ it fusto di 
IflgDO. Maoaapo del tatto oggetti votivi cooie qoei di. 
IfarzabctUo (Gozaadioi L c« tav. IS p. 17 S8.)..G$cri« 
qpopdoDO iQyeoe ad oggetti di qveUa necropoli tre 
« coppie di gr4fi0i diwbl di bronzo lavorati al tornio^ 
ogoana delie quali è ooliegalada Qta- epraogbelta a 
capoecbiie » (i. e. p. S9 tav. 18 o. 9)^ le quali jseeoQdo 
il ebp. CìoziEedioi baqoo servilo aieBOruotte ? e ad adin^ 
oare le gambe incrociale di akqs bisellio o icaono 
come qqeili cbe son, dipinti .au meUl vasi »\ 

Una capoccbia (diam. m. 0,0i) scavala in presenza 
mia e favorilaini dal sig. Mancini corrisponde perfeU 
taiuuite aUesionjli di Marzabotto(G«asaditti I. e. tav. 19, 
16 e 11) e cooferina la congettura deirilluslre autore, 
(^ Mse, cioè abbiano sormontato qnalebe parte di 
mobile, essendo conservati net mio esemplare tanto 
avanzi di legno quanto il perào di ferro cbe Io ; teneva 
altàcealo.- 

. Fra gli arnesi per V uso giornaliero oqco^ c^ 
tameale il primo posto uno stile di bronzo doralo pas^ 
salo al museo di Berlino % lungo m. 0,17; la parte infe- 
riore però è rotta; la figurina sola misura m. 0,4S. Con- 
siste esso in un fusto attortiglialo che aumenta di gros- 
sezza n^Ua parte superiore, ove finisca in un capit^. 
Soprusi scorge la figura di un ragazzino ritto in, piedi e 



i AMonto ziscQnirO' jAqc^e p^r ]o. stUe*. molto piU arcaico in 
apparansa nella testa cesellata (peichò col martello era dijOicile di 
ÈnxB il modellamento delle fonne), questi dne oggetti lo troyano in 
due tdfte fca i bronsi di Perogia; iDgMrami Mfin. pfr, serie III iar. 28 
e ^ Snella ò fatta. a martello^ ^«esta tesa). 

^ V. Zannoni gli gcovi deUa (krMisa tay. XIK 11.28. 38 o 49 p, 77. 

* Sali ppb^li^to n^' ÀrchamiU Zeitytfig, . 

àXBàu 1877 11 



wséó alianfliort élite ièop», il iìtàti mHl éliniM ii^ 
poggiala al fianòo porli «n dMM, ièlla 6mH «Ddh'èBM 
stretta al corpo aao ità\«. Ha I oaipeHi IfirigU oODtMtttt 
da ima bemta. 6fi ocobt ora&iti Mtn i^ott^ t« pópilte w^ 
Mttdo slato ràvoralo sepdiralanieblé è form di fifj^ittd. 
Tè^mioa raroesó in utila s^B di gliiaMtt bb« Si Miii 
sopfk la lesta d«t giovaOMlOv dtViìÙDe iliodiaMe dflo iro^ 
chili ed UD toro. La l^riba è fflodélltiia ttiipèiMaMIMi», 
e desta atàmirasiodè dod dòlo lA ijuantoairaceiA^AiMitè 
esecozfooe del più Bui dellagil, fietla qOate «ra ttrtld ^àr 
letfle t' arie etruèca^ iba àoche io qnaDto air^ltòtiM 
aDalomieà ed air arnoiifia delle forme, ifìai^ a iro^vMftl 
nelle opere etmsefae; Io stilo è legaib, qwale ^} con- 
servò durante i' otlinio periodo dell' arte etnisca. K 
quanto all'uso deH'arèesé, basterebbe fOMe il dOtìtSUiO 
della figura, che oertanlènte coolielio un' allusione il 
inedesino \ per provine che esso sia doo siito; «Ha 
anche altro ragioni indicano ima tale dtttinariiOtfo. 
Dagli aghi crinali simili * il bOstrb arnese si soosfin per 
doppia ragione: per la grossezza del fusto cioè e per 
la ghiattda che sormonta il capo della figiirioà. Essa 
crebbe contraria allo scopo di m ago, giacché èssendo 
dì hroOzo massiccio dà un sbpràppeto tale Ada paHe 
superiore deiramese da dover gtiaslare Ogoi abOhe piCi 
greve acconciatura femminile. Si adatta invebe beiris 
siibo aito scopo di uno stile, dotonddéi ooo ta parie 
suftoribrè di èSM) lisciare la cwa delte ttvoldllé ifla 
scrivere. 

* Cqà 9lcikì\oÉtkìébì ii i/peeàiì te!i{r<mo ìtbrtMftr^fi^re di 
ionntk </he si specchia. Sopra tm ago ciìnale del nntieo di- BéMtfo 
(Frfederìchs klein, JL u. Ind, n. 249 a) ed un altro nel gabinetto (Mii^ 
dabassi in Perugia c'è una donna che sta ordinando i appelli. Y. ineHe 
la strìgile Man. cU L IX. S9. S con nna Sgoia di donna nHia, èhe 
tlènK tea ètn^lie in kane, ecttne mmrabilo. 

2 Oltre i nominati V. JUtf»». tf . /. fili itn. 68 e. 



Km striglie (F) ha MHa parte fif terna del inaAJcó 
il Mio A9I3T02 ^(féfm^; la cr è arrolondata , e 
esAgiiiila <)on'd; ta medeisiaia pareta^ eeritta però 
ia alfabeto pefiteUAlideo e da 4e. a d. (oone Inttf i 
boHi %vecì di Mrigifl fiMra eoaosoititi) ^ ricorre eopra 
una erìgile del museo di Berlino, Priederidis i. e. 
A* Hi. fissa prebabilmeote si riferisce stia dea («- 
telare detto sbbtfi»en(o*. Come maitre strìgitt, eosl 
Mohfe saHa nostra ri veggoM a destra ed a sinistra 
dei beilo dine altre «arebe di fabbrica rappresanlanti 
M grifone. 

Sion mancano gli aHri piccoli stroomili 4i toUtta, 
eo«e a^i {foraui Gossadioi di ima near. tav. 17 n. 13 
ed asche di fonna eurrala come id. di ut sepolùrei» 
anL tftv. Vii «. Il p. 81), onrorecdfa|l (id. di ima neer. 
tav. 17 n. 4), una tenagliella. Poi anelli lìsci, bcac^ 
cialelti a spirale (F. Br.), fibule di diverse forme e 
grandezza, nonché una fibbia per èinlura ^ rassomi- 
gliarnto ad ma dì oro mumta di rilia\'ò e trovala in 
GnimsL {ùmpte rendu de l'aa. de S.PUersbóurg p. 
r«. 1861 tav. VI, 8), ma senza il perno. Vi aooo nd 
museo Faina cinque ài qoe' piccoli aggetti in forma 
di ampoMetla, traforati Delia parte di sopra, che g^- 
neralmente ^ ritengono pesi per fraagia ad orlo delle 
vesti; ma come giustamente osservò il Friederìolis ^ 
frange «imili, che si vedono in alcune statoe di marmo, 
soModo il laoo lavoro alessija^lebboM ritenersi di lana 
e BOft di metallo, eper teoosegaenza cade l'unico ap* 
poggio deir opinione cbe gli anticbi abbiaod adoperato 
tali pesi onde ottenere una piegatura regolare e bella 

^-Y. BùU. d. rnst. 18«8 p. Sls p. 1B8. 

* L. 0. 18d0 p. 10. 

* V. Friedericlu EL L u, Itid. p. 118. 

* L. 0. p. Ilo. 



164 B^iU NBOWOU DI OBTJMO 

delle vestK 11 Fnederiobs astiene iofeee; e eoQ ra* 
gione, ehe tali pesi :appartMgaiio pialtoslo a coUaae;» e 
dò viene confemato dal fatto che ad Orvieto ai .sono 
trovali degli appiocagooU affatto agnati, ma di osso. 
Fior i globettini aimili vnoti già soatenne lo ttesao il 
eh. Gozzadini {di m' onL necr. p. 63 tav. 17 n. 6); 
anehe ad Orvieto si trovarono degli oggelii sinùli ma 
di forma bielttiiga (aiaùle pieno prefiso Gionadiéi I. e 
tav« 17 n. SO, dichiaralo « pendente » dal oh. autore 
p; 65), e che coAsistavano di due metà rìsaldate. 

Agli oggetti di bronzo accludo le armi di ferro 
trovato nella necropoli, e sono parecchie cuspidi di lancia 
di diversa grandeaza ed ana spada^ (non intaUa) Innga 
m. 0.48 (Br.) Negfi eeavi Brsccardt si trovò ancora il 
piedistallo con tre piedi di nn candelabro semplicissimo, 
pure di ferro. 

QgS^etU di oro, di argento, e pietre preziose. 

Molto belli sono due orecchini della forma cosidetta 
a bauletto (tfttt. Greg. I tav. 78) con finiscimi orna- 
menti a filagrana. Un altro paio :similfi si. trovia in peè- 
scaso deLsig. Braccardi e dal medesimo un anello d'oro 
Hseio. Un pendente \k\k piccalo (F.) ha b forma co- 
sidetta a cerchietto (G^zadini di ult, stop. \»s. 17 
n: S). AJla decorazione di 4|ualche arnese hanno ser- 
vito dne piccoli leoncini d'oro vneti (E). Uó bellissimo 
tondo di oro (diam. 0,045) eoa ornaibentì a fihgrana 
disposU in vari cerchi e con; una rosetta in meoo 
come altri »milt ba siBfvito di borcUa (passalo al niiiseo 
di Beriioo): Bilevo finalmente che anche ad Orvieto 
si sono trovate alcune di quelle spirali ((rópeyyEg) che 
servirono per stringere le treccie della chtoba '. Ne 



f ; . 



' Helbig BuU. 1374 p. 61 sa. 



sDȈ nmovou n ovnm 105 

esiitOQQ itQd in oro bel oroseòi Faloa^ tre:d«llo irtèaso 
Mlallo te vidi dal sig. Braccardit e doe in argeola 
dai:8ig. Manciot. È da Mkarsi clie latte hanno oa 
diametro ristreltissiioo diuncenlimelro incirca, coo^ 
formemente ad altra ddta mèdèstora epoca, mentre le 
spirali filmili die quasi regòlarAenla ai trovano nelle 
tombe dd periodo antecedente a quello cut appartirae 
la nostra necropoK, sono di mòtto maggiori din»eB6ioni^ 

Bi pietne preziose la necropoli ha fornito alcoli 
scarabei fdr corniola , 'uno dei quali di grandissimo 
pregio* (mofi;. Faina). . . 

Baso rèoa sul dorso una figura: lavomta in basso 
rilievo, partioolàrità assai Ktra è della ^uale non ho 
potarto kf ovare ehe tre altri eMiDpl ** Vi è rappresentata 
una donna. aiila« vestila di«<^iloM eoo corte «miiche, 
che sta inginocchìoni (la testa veduta di proGlo, il 
resto del corpo di faceto) tirawto in su con ambedue 
le mani i lembi della veste, il significato delia figura 
resta dubbioso, nò iriteDge per certo cke l'artista abbia 
pausato ad un certo essere mitologico^ - Sullo scudo 
della pietra si vede un uomo fra due cavalli che si 
impennano mentre egli li tiene per le briglie; così 
Tuono, come gli animali sono rappresentatinelle solite 
posizioni siraDamente contorte. H lavoro del dettaglio 
tanto io questa rappresentanza quanto in quella sul 
dorso è di scrupolosa accuratezza, e stupendamente 
esegmta è 'la piceolisrima mosca che V artista ha rap- 



i L. e. e BuU. 1876 p. 59, 1 (Dasid). 
* Si sta pubblicando nella Archaeol Zeitung deU' anno corrente; 
T. k aik oflBer?azio&i néU^adunaina de* ^bbr. corr. Bull, d. /. 1877 

' Impronte gemmarie in 1, 2; KObler gesamm. Sehripm V 
taV. 1 1 p. 8; BtiU. d, L 1877 p. 64; scarabeo troTato nuovamente a 
Coineto; ìiioMo siiiule al pteoedente.* 



I 



pmtu\§lh oal caa^ Ubtn» a sioistm del #rappo*tf#« 
soriUOw Gobtra«ta in modo attaoo coù qatAIa eflboittiOM 
mtarMo ta«lo finita la pota esattezza aoAoiQifa li* 
aloone parli del oorpo delie figone. 

Tre altri eearabei di asiài* iwdere toterene viAI 
dal sigi Hanoi nk L'uao^. diggrazialameBlle fitàmBeolato^ 
na di lavoro 8qiiiiit04 ha la figura Hi un' éamo em 
acoasihi^ «o omb aedate^ L'alth>è eoorfervoto J^eoA^na 
lifoMe' IroiftmdDtè) fi 'è .iodi» ii&; cavallo: sdHiiato; 
dì to^rtora fottisdiaio è. (taire, il tataò: ìfinuritneblik' (gii 
ultimi due provengooo da tombe ai tfftsseno)^ Si dew 
«ggidDf ero aQOOht un |dccoIì8«»o péxio d'argeatd pér- 
{wralo nella 3ua. Idoghen» a guisa dì sisHrabeou ooi. 
nwoiiiigKa aoebif la forna io geaereie; sullo aeiid* 
vi è ìfteisa un uooello fitto (motto logoro^. 



'• ' 



Offgttti Vàri». 

Di vetre smaltalo oltre leeolilepalMtèia ed itw 
tooue bacelketta tebdàdieolor verde chiaro si trovàroiio 
anco A alDuoi vasi uugueiitart; oe ttdi une ia forilia 
di ampolletta presso il sig. Braccanti ., due aitri della 
solita fortta e eoo striscie io kiaiico e turchino. praeso 
il sigi Maboini. Il meéesiiw ■possiede, ita altro di ala^ 
ba£tro> UD fo'corroso, luogo 0,11 m. Fra gli oggetti 
di ose Oh air infuori delle già oeDziooale ampolletta vi 
è. una {>{cc<da palla liscia <dìam* M% 0>»01 MkJtAe faceva 
anch'essa parte di una collana. Alcuni tondi (diam. 0.035) 
fatti al tornio col rovescio liscio e senza buco né perno, 
pare che abbian servito dà borchie. VI sono inoltre 
tre striscie {ed un frammento di uoa quarla)^ di poca 
grossezza, lunghe m. 0,07 ed alte m. 0.012 eoo dei 
DieàttdH indsf ; sopra ogni strìscia giàctono due leoni 
uno dirimpetto air altro, Uvorati sepacataiìjNite ed 



?1 ^^ m •MflWlti dr «iwsil^ CIWW9. Iepl(? 9 FÌ<»Mfi» 

■ • • 

Per qRMito «ip^ qneeU 4PBe i,RrJHii fliMRft di AJibtlo 

toflmm nmmt gli ^Ira^H^ì. iUi ;qPADi» #§ Ptfro è ««• 
ll^leiU mnìm di jKiiYìWe )<!M)C JinVi^cfi di MIAX, 
eontowemeQVs ali» pfitdM^ioHe wt'^ cittp »of^sì^ye| 
cjhe .« OMfini» purp aoi jATQof^^i eM;ns(#i '. 1 .4a4i 
ieoMervaU oal miiseo F»tna JaHKiiggtiN' WMrte 30Rp di 
fsav» «)bie» ^^ » niApo. iWMoìftre (i dati dif^r^ftpo 
quasi in tatti di mo o.^j^e mil(m0|ri),. gnuM^i ,()» 
m. 0,007 a m. 0,02S cub. , 10 di forma parallelepi- 
pedi ^ ^ pice6li;di tt.>04fttA ìi O^ttft X .0,006, 
h fSh ,^r^de di di. 'Q,02S bccO. .1 primi ban^p la 
^^me&^(ffiQ Mi^ri^ (cbe ,fa aqdiQ A9ie|a de'^eci (^ 
dc^Bonaiei^, io modo eiòè oìm ta ^oamt àt' ouaieci 
dentati corrispondeoti sia sempre ^'. I dadi di forma 
BMalteJeWPf# JWyfice PWM^P fl»l»Iteil^ÌSII!WÌ?>pne dei 



' V. Conien die SprtuAe <{. Btrudur I p. 40. 



168 8T7LLA RriCfBOPÒU td' ÓBtttlO 

ntidieri, dye si cOrrfkpoiidòDO l'è 2; 1^ e I; Se « ^ 
ÙDa curiosila singolare son ire dadi cttblci (o'alAeno 
quasi cabici,giàc!nìè miswaDoO,086-Ìt)vecèJ A 0,09->( 
0,03) ì quali noD sòdo staccati ancohi l'uno dairaltrò; 
V] sì Irovàno però le fieeedi divisióne, ove pHt tardi 
Sem dubbio st dovevano segare! \ Noto ancora'clie nei 
dadi cubici più graodl vi è nei cenftro nn pefczo di 
osso' di forma irregolare lavorato separat^nkenle é |>oi 
incastrato, probabiffnenle pei^bé nianéavafaa dMle ossa 
abbastanza grossef per ftire H dado tatto d'tHi pezzo. 
Finalibente debbo menzionare alcuni (ubi 4ì òsso 
con un foro circotare ndl'intt^no, mébiré l'esMrào non' 
è strettamente cilindrico, ma bensì profilato col tornio; 
tutti hanno uno p più pibcoli buchi praticati nel senso 
verticale. Questi uitioir non éi' spiegano ammettendo 
l'uso di siffatti tubi come manichi di specchi *, ai quali 
in genere rassomigliano, se noo che i singoli tiibi sono 
motto più corti. Né credo che siano flauti, giacéhiè manca 
ogni indizio di giuntura fra iìsfingoli pezzi. Porse po- 
trebbero aver servito da cernieri per grcisse casse di, 
legno nel modo descritto dal eh. Fioretti presso Gok- 
zadini di un' ani. Mcr. p. 77 s.; ma anche questa 
supposizione rimane almeno probiemaRitt,^ visto che la 
superficie de nostri tiibi non è liMia. 



V . ••. 



> ' ^ La'medeaittui'diipoaizioiie si. trova aBpl» mi dadi liaraUèl»» 
pipedi di Matzafaotto (Gpzzadiiù di vìtmori^ scoperte p. 40 a. taf. 14 
n. 3ab) aonebè sopra qq ^ado cnbieo di fiDissima argilla pera (id. dt 
un'antica near. pV39 tar. 19 n. 85). È assi! probal^ile là eongettoni 
deUltttiitre matord bhe questi dadi, la evi fdnna (a la maiesìa in qQeUa 
di «Beta) li disadatta al giaoeo,,fi«iio stati znesain^^epolori poafine 
siniboUco.- 

2 Altri esemplari simili fi Vidi a Sarteano dal mg, canonico 
B. Brogi e nel mosso etrasoo di Firense. 

' Quali si dicono Mus, Greg, I tar. CYII: oso che per la nostra 
necropoli Tien escluso anche per la assolata mancanza (al^lel|o ^ora) 
dispeoeht 



9i sotto'trovàfi anoùiia bei peMdi ambra ìMtla ne- 
cropoli. Nel museo Faina se ne cooserVaBb otto di 
eeior rosso cupo/ tre de' ^iiàli fatti a guisa di scara- 
beo; l'«DO Irafóratd «alta lon^ee«a^m; 0,017), l'altro 
ari»iirlÌ3dmeoIo ilKesireìittilk, coli una strìscia loogitu- 
dittale iDc)sr(m. ^M^); fi terzo piecolissimo (ì. m. 
0,108) legato m ud an«nb di bronzo. Due pézd hanno' 
ia forma di ampoUetie <l. m. 0,03 e m. 0,01 i), uno 
è di forma irregolare (I. m. 0;086)\ tutti e tre fatfi 
ad appiccagnolo; finalmente vi sono due pioeoli bottoni 
eoUa parte di diètro liscia. Di più vidi dal sig. Man- 
cini aleime piccoltesime paUoltole di ambra con grosso 
foro e di forma regolare. Al medesimo sfeopo hanaO' 
servito anche aleutii piècoli ckAloIi pure colia parte 
soperiore fetta ad appioedgaolo bucalo; 

Si sono trovati poi almini pe^zi di sélce lavorata, 
di forma>irregolare, doncbè' almeno due punte dì {treccie; 
l'nna ibt4tla estete nel mtaséioFaiob, l'altra fu estràtta 
in presenza mia da una delle tombe ohe stanno dentro 
la enrva della via Cassia. = É aselai probabile che queste 
selci sr mettessero nei sepolcri con un fine sìmbolioò 
e religiocto, come altresì è certo che tal uso sì sìa 
continuato in Etrurìa fin tai tempi romaui '. Tali pezzi- 
di selce si portavano anche come amuleto, e uè vidi 



, ^ Una eqUa.na di timlU peni è ^ta pnbbUcata nltiiaamente dal 
«h, dòasadM SciaH aréheolo^ fatti éUd kg. A. Amoalii Vdi presso 
SfApiV: Ut. 2L 15 p. 7/}. < Essa piarriene da «n tepokr? delia primat 
epoca del ferro (del tipo di Yillanova) mentre una simile era attae> 
caia al coUo di uno scheletro in uso de* Yidoi eepoleri deUo stesso 
podere^ {^. Polo, hnìa di Tiii dipinti >; Una collatia di globetti 
d*ambra^0.di>ètro Tariameiite smaìtaio si trovò nel sepoloro 41^ della 
CertoÌA,' ancora in posto: Zanneni 1. e. p. SS iar. ZXZIil, 3. 

< V. Gozzadini di tilt, scop. p. 42, s. 

* QamoniDi lW.£d. /. 1S6& p. 18S. 



^Wbe q9f' picena .ei«M(»l|i plM' 9juri9> Ì0 «rao aiii99i)Q 
si rinvwRerjgi ««gli 0C4\i,a.l»Rr*b«tt9 ^e<n#ilii€(fUMaf, 
Dppcbè.Tr «come pfOAeUi <^ei7rare fQ 8|e$9A - ||«H0 too)t)0 
9)^ H8^9 di (;;«fve(«r« « ;di: CwìihHq, Is t4i» fonot • 
grjkod^isa è y^h; il ,ch. pir^f. ^r»^v(ir, «l «[iìaU ha 
portai filcvqi, li df^bì^ròidiAfpri (di .09)or .toìm, .Yenia-i 
9tf^. bmiiH» iflUf^iCOB isttfifioift vitndfOi pi^lre c«l«iira», « 

q^^nq, UiUi. aguzzali d^H'afìqqu. bi wd» lQini)»,«^ \wik 

W)« piQtr» 8i«jA9, m4 hmMip; pìm im9di9, l««ga «ioò 
Q. 0,316 » iai^niv#,^;.il|f6di'q)i4iMa gnod^ism 
W hp VQdQl^ fi Cervi<*wi- Nm |n«Kftii0 «ila necMpoli 
d'Orvieto qae' <»iipAr) df^rgilUft ^ ^p(K!«liÌ9 ii. o«i vm 
riCMMM» 0B qll« torr>fi»|ir{icid «Ile «tiRiwi^ l«wptre della 
Svizzer»^; deMp o^klsro jMrò <^ 4wlti /q««8ii iowwvatf 
dft iQB er»po .privi d» Ktqaliuqms . orotiwwitft. S&ftg«l«fa 
e foera seoza cIscoqIi^o ìa aìllm «ecprofrali itf riw^ yì 
^ la grande, quantità di ghi^^e Q issili di terra cetlA 
di dm differeoli gra«dezz«s; lamBggipC9^4)lii!Wa9fia'4«l 
dìoq^pio incirca 1^9 solile- gbiapcjfe .missili di.piofiobp^. Di 
qineste pUiiae «lioc^np ima 4 Ibfoy^ :an€hp ad Orvi^, 
CQiné ne ha,i(aro)J|i9 Urp .la Q«pr(WoMtili V^rTali^UQ, jtp^r 
nite ancora di cifre differenti secondo la grandezza 
delle ghiande. 

Terminat«i.ila àm^ìsàw» t^li .«ggetti (lìftmU nella 
neoropeli resta a issare l'epoca alla qnaie essi debboM 

■ 

^ Qotzàiàmi ài tiH. #ca|^. p. 41 s. 
2 Zannoni ^&' scavi Mia CerUm tat. Wl bì Ur28 p. 53 
. s Cloziadini Ma«i a. A d. Hg. Àrmaldi p./3a tnv,. IV d^l. 
^ Simili À JiroTftreoo .nella eoiitofotOR <U Castel à'AmBuiL 4, /. 
1873 p. 109. 

^ Gozzadioi di tin'oA/. n^^.iter. Idn. 9-<PmIW. 



WVik tf BOBQPOiEd m «BTivro Vìa 

m 

I 

aAcriversK ' K qui in prim(> luoga Mr^ la qujstioofl» sta 
vi QittlMO tomba «m CMtoHiilQ essQOsJalQMioleilivenso 
da quello delle altre e per coosegueoza di. epioca più 
ulica Qvvjejro più ree^ate. Non esilo di: rispondere 
MgaUvaiMB<f . é vero ctie: au \mm asserito in Orvieto» 
aoo pseerai mai trovati vasi diplaii nelle lombo ad. una 
caoiara. li sig. MaoiciDi steseo però ed iBéipendeale* 
meale aacbe gU aoavatoci eoetaitarono. almeoo doa e^eri 
^01 per le tombe consfrvsale, le quali peraltro ia gfh. 
Bende fasMHH) forpilo.bep poqbi fi^etti^ Ora d^ae.vaet 
ivi trovati secondo Innesta doppia testwonianaa jaoQ.4Ì) 
fcosieiio affatto dallo stilp rìgido 4ei oommuai vutsia. 
figure nere e quHidi.per Dess^ea ragione possono. re«; 
pHtar?i §ì^ anticbii'. Sioeone poi (quelite tombb mi^ 
bitatamenU sono slalo.fnigale gìà^ Jn untecedenzft, così ^ 
proMùJo: che aorbO' n^lti vasi stano.sIaU portati vi« dai 
visilalori. Vaai; dipinti in maggior quanfiiià s| sono.tro: 
vati .aoobo eetierrebo alligno piii moine atta rupeja 
lombo cjto por eonsegventa diffioilmento sarafloo pih 
reeeiti dello eooservate <bobi mi (consta .se steo a 
dopfHa camera, ovvero ad uoa.sola) \ Jbe;lofliibe :pQÌ 
aitoato ad JEsl da queste,» chH bapoe farjvìto moiiissìml 
vasi, ^coodo v dioegni falli 4al sig. BongìovaoaiQi non 
flono tulle a duo caoi^re, ma boasi vi isi irovatisAO 
frammischiate altee ad ima.oamera^olat oè si jMrMHsio 
ohe In alquQa tomba diqwslo girujipo .siano imaacali 
i. yaai dipinli. Lo slasso vaio 4eiie tombe Fiamma, otto 
dello <|n»U «ad oqa oamora. Ijb dialiaioio laiu (^a lo 
tombe a due camere e quelle ad una sola riguardo al 
contenuto di vasi dipinti» è dunque certamente ioasalta. 

^ Sono un coperòfaio di vaso eon diiqad i^otaoì ohe fkaBo^ma 
cotta s «tttaUoL Terso uà tre]iiade, ed una tazza con la fascia #oigo<- 
mea neB'inteino e ooi soliti occhi bianchi all^eitonìo. 

. ^ Fimìli Ntmde degH mnd iS76.SaUeoibreiiL .lAS. - . ».. 



17SÌ StJLLA mSCBdPOLI DI OBVIBTO 

Credo il contrario cbe la seareezza od aDche la iia5- 
canza di vasi dipinti in alcune tombe e apocialmenle 
nelle consertale debba ritenersi pitfUoslo casuale, e cbe 
nessuna fra le tombe finora scavale sia anteriore all'epoca 
dei vasi dipinti. Prova ne è il fatto cbe mancano non 
solamente quegli oggetti di smalto cbe ricordano l'arte 
egizia, le stoviglie lavorate a mano con oriiati geome- 
trici graffili e quelle dipinte a color bruno o rossastro sa 
fondo biancastro con ornati lineari, uccelli acquatici 
ecc., ma anche i vasi di stile corìnzio con concetti 
puramente ornamentali, die riseiitoM Tarte asiatica; 
quali sogliono trovarsi assieme ai vasi di buccbero nel 
periodo cbe precede immediatamente quello de* vast 
dipinti \ Fra i vasi dipinti a figure nere mancano ancora 
le classi più antiche e di carattere veramente arcaico, 
rappresentale soltanto da qualtro- imhasioni posteriori 
(n. 1-4). I vasi a figure rosM quasi tutti sono di uno 
stile ancora più meno legato, pochissimi si avvicinano 
allo stile libero e sciolto dei vasi della Magna Grecia 
(n. 88. 46). Si sono trovali poi costantemente nella 
medesima tomba Vasi a figure nere ed a figure rosse 
di disegno più o meno libero ed Accurato, come ho 
potuto osservare personalmente durante lo scavo, e come 
risultava anche chiaramente dairesame dei frammenti 
accumulati dai sigg. Braccardi e Mancini, ì quali avevano 
curalo di tener separali quei provenienti dalle sibgole 
tombe, onde poter ricomporre più facilmente i rispettivi 
vasi *. Ciò prova indubitatamente cbe si continuò a la- 



« Helbigr BuUetl. d. InH. 1875 p. 95; 1874 p. 20$ bs. 

' Per dare un esempio concreto noto fra i rasi già ricomposti 
i Ngaentì, che secondo V asserzione decisa del sigi Mancini proTen- 
gODO da ona sola tomba: 2 anfore a figaro nere del sdito stils rigida, 
la tazza con Baccatttd neirìntemn (n. Se)*, di disegno iegafo» e la 
tassa colla matrice ^ 42) di disegna mplto bella anooia alquanto 



9iWiA nwoMùBm Di wmanoi in 

voiwe DeUatfcoieaafigwoliierft Mehe 49po Fiaveo- 
ziooe della ooona teqoiqa a figure ros^e, $ qhe anche 
io qaesia «qDtemporaaeaiBAiHe si lavorava io più siili 
abbastanza (iifferisntK £ %n\ doìbbiamo tener conio della 
cronologia dei vasi dìp^ali prepo&lci dal fifunn nei aa^i 
Frobleme in der 6e$ehkhte der Yafewnalerei. Secondo 
la aiedesima i nostri vasi e naturaimente tulli gli altri 
oggelU trovali assieme con essi, s^ar terrebbero al se^ 
aondo e terzo secolo a. Cr. Ora secondo Tasserziooe 
del Brousn stesso (l. e. § 28 p. S5 <) § 33 p. 61) il 
principale, forse l'unico mezzo per scfe^iarire questa 
qnistiooe lo forniscono le osservazioni falle negli scavi 
elrusQbi — e questi decisaipente contraddicono alla 
sua teoria eome espose benissiiiio lo Helbig (^/. d. 
ln$t. 1871 p. 92 ss.). Lo slesso viene nuovamente con- 
ftt'mato dalle scoperte orvietane. Anche nelle nostre 
tombe mancano del tutto i. vasi etruschi dello stile 
della decadenza^ noncbò gli oggetti soliti a trovarsi 
assieme con essi, (come specchi, candelabri ecc.) nelle 
tombe del gruppo più receote, che principia coi terzo 
secolo a. Cv e che si distingue decisamente dal più 
antico, che contiene vasi dipinti greci. Tutu gli og- 
getti trovali nelle nostre tombe invece corrispoodono 
perfettamenle a quei solili a trovarsi coi « vasi buoni » 
e ben differiscono nel loro stile sempre severo e legato 
da quella scioltezza di stile spesso soverchia ed esa- 
gerala in mollezza, quale è propria alle Apere del 



legato. Di più lo scarabeo con donna alata sul dorso (p. 155), il ma- 
sieo tondo oon testa di Satiro in basso rìUoTo p. 160, e la làmina 
eoA palmette a staapa p. 159. Uniti ai vasi dipinti si sono tiovati 
sempre i Tasi locali rozzi ed i bacche ri di diverse qaalità lisci e qon 
rìHevi. Una di qneUe teste di carattere arcaicissimo che spesso adÒN 
nano la bocca de* grandi Tasi (Micali Ani. Mon. XXV, 2) fa troTata 
in presensa mia assieme con rasi dipinti a Sgi^e neife^ed a figipe rosse. 



tT4 wsti tsoiuira» di OBfMrd 

periodò ^ reieieMè délfarto 4étrisM. (MlrapMséiHaMM 
ii molli» 4 Umtti 4ì questo (apporto res&fliftaare ^iii ad 
UM lad Mo ItiUi ' gK argomenti slortoi proposti dal 
Armio nella seoonda parte del auo importante 6cr4Uo, 
lavoro cfie dod potrebbe toraar completo moza ev- 
irare anche nella i^otslione accennata già Bopra (p. 189 
n. 13), se molli vasi, e quali, non ^ abbiano piattosio 
a credere fabbricati te Etrarìa aneiccbè importali daHa 
Grecia. Sperando dimque dì poter tornare in altra 
occasione e con aindt più malori su questo campo pia 
vasto, mi liAito ad accennare qui ancora ad un os- 
servazione già falla dallo Helbig (l. e. p. 89). Quello 
stile convenzionale ed irrigidito cioè dei vasi communi 
dell' Etruria, anziché mediante una imitazione motto 
posteriore agli originali, si spiega anche -« meglio mi 
pare - ammeltendo una continuità non interrotta detto 
stile arcaico, il quale finì per degenerare in maniera. 
Le scoperte orvietane anzi ci portano a credere che 
per certe etassi di vasi (di dimensioni maggiori) si 
conservava di preferenza la maniera più antica di de- 
corazione, mentre in altre (come nelle tazze) sì adope- 
rava tosto la nuova. In ogni modo eerti pittori possono 
aver lavorato quasi esclusivamente «ell'oDa o nell'altra 
tecnica, e questa supposizione spiega benissimo, mi 
pare, il disegno oltremodo rìgido ed anche goffo delle 
rappresentanze a figure rosse su certi vasi che suirallro 
lato hatftfo delle figure nere \ Il pittore cioè era ahi- 
tuato a lavorare in quest'ultima maniera ed in essa 
doveva aver acquistalo molla pratica, onde raggiungere 
una certa eleganza, un certo garbo malgrado k> stilo 
rigido; la tecnica a figure rosse invece gli era pooo 
famigliare e per conseguenza la esercitava timidamente, 

r T: Bhmn 1. e. p. M; 



90gdhmio i0 slito lagilé die vbdra adoperato wqI tri 
«Mi. a' figure nnM e giQDgeqéQ tuì a ftkme feaanti 
0goffev omMra'iPafepArtaiféo.'dairftltro «aftie iHa mova 
aàmcrai !• farlitolarilè 4alb tohs«kla.ia f. nei» (fiomé 
n eiaei^li sol vasa n. td)^ Le uNtrelon^e^ dunque, 
§ieooil« matieane delle cbssii firn aotisbe dei vasi dé*> 
pioli, tesi pomme asorimnfi €oé cerieiiza ài quinto e 
quarto secolo a. C^ Sari pmdeole di asbeuerai per ora 
dal inare fià pfèciaaunenle l'epoca de'nflgoii oggellL 
Ai prvieipio dell aGoemato perìoéo, doè alla prima metà 
del V secolo, apparlerraima il baleamario di terra colta 
• forse il rilievo del mostro gongooico, ambedde tro- 
?ati nelle tooihe onaervaie, le quali aache per la loro 
pasiaione in vioiaaasa alla mpe et possOM riteoere 
retelivaateute più aaliebe. La maggior parte degli altri 
aggetti non eark poù .reoente della prima metà del 
qaarto eeooie, alla fine del quale e forse .al priacipio 
del terzo stwko dovranno attriiJMirsi quei pochi vasi 
di alile sciolto. 

L'esislinaa dì. ma necropoli oasi «atesa, che prò- 
baMlmenle eineonda: tutta latcoUiaa, prova certamoAtov 
che Talltiale Orvieto occupi il posto di una città etrusea, 
la quale dev'esser stata fra le ptò grandi e le più forti 
per la sua posizione dominante e di diffidlissimo ac* 
cesso. Sul nome di quella città però finora Aon si è 
siabilito un accordo frai delti '. 11 Hiiller ,e 1* Orioli 
vollero rieewosQorvi Taolica Volsinii ("F^buatf^) djslrolta 
dai Romani nel 261 a. Gr. (490 a. u. e). Ad altri 
invece (Bunsen, Niebuhr, Dennis) parve troppo grande 
la distanza da Bolsena ' ta nuova VoIsinìì, dovei Voi- 
siniesi furono coslrelli dai fiomani di :.eajgriare dopo 

, f. Y. < Biiiiiit. AMU tam j^ftaitiOfiorf ^gimimAv^ 353 
(tiadas. tedesca). • t, 



176 Bnui noBOvoiìi r omxnù 



la presa e titolriizioQe dell'aoltea eAlà, ed bramai pare 
generalmente adottata roptnioDe del DenQÌ8(t. e. p. 3lt) 
ehe questa sta stata situata sopra l'attuale Bobeoa, nel 
r altipiano chiamato il Piaxsano. In Orvieto il mede* 
skno dotto è disposto a riconoscere, dopo il NietNihr 
ed altri, l'antico Salpioum, in appoggio della quale opi- 
nione però non si può addurre «essaoa prova alquanto 
solida, sicché il compianto Giaocarlo Conestabile ^ stimò 
prudente di astenersi da qualunque denonoaziene po- 
sitiva, limitandosi a costatare II fatto che Orvieto è si- 
tualo neirantico agro Volsiaiese. 

Ad una decisione che cnedo . defioitiva ci porla 
appunto Tesame deile scoperte archeotogiehe latte in 
quel circendario. U Bmnn fra gli altri argomenti in 
appoggio alla sua cronologia della pittura vascolare 
ricorda il folto che nei dintorni di Bolsenanon sono 
stati mai trovati vasi dipinti greci, e ne conelude ap- 
punto che tali vasi non siano stati importali ancora, 
allorquando fioriva l' antica città di Volsinii. Noi invece 
da questo fatto (coafermalomi noovamente dal sig. Giu- 
seppe Menichetti , esperto iotraprenditore di scavi a 
Bolsena) * ne trarremo la conclusione opposta, che cioò 
Taotica Volsinii non possa esser stata situata presso 
air attuale Bolsena. Né si può ammettere l' opinione 
deirAbeken', il quale vorrebbe collocarla a Montefias- 
eone {Mittelitalien p. Si), perché la maggior parte 
delle lombo scoperte presso questa città conteneva og- 



*■ Piihare murali e sttpdUtUli etnische ecc. p. 6 s, 

' Y, anche la Relazione suUe scoperte archeologiche déQa dttà 

e provineia ài Roma negli anni 1871-78 p. 185 as. Tutti gli oggetti 

ritroTati pieeso Bolsena ed in descritti appartengono al periodo più 

recente. 

* ^iio>vattente riadettata andhe dal Diseoke neQa n«o?a edisione 

del classioo libro Bis Stnssker I 1, 5 p. 806, 56. 



SUIiLA ITBCEQPOLI DI 0B7IBT0 177 

geUi di epoca reeente etrasca^ come pure vi si sono 
trovale dod poche iscriziooi romane, prova che la cillà 
cooliouava ad esser abitata anche durante il dominio 
dei Romani. Il solo posto in tutto quel circondariOi 
ove possa aver esistito una città di tale importanza, è 
danque Orvieto, ed anche le scoperte archeologiche 
confermano pienamente il parere del sommo Miiller \ 
che cioè a questa città spetti l'onore di occupare il posto 
di Volsinii, uno dei a capila Etruriae » secondo Livio 
(X 37). Mancano difatti nella necropoli attorno alla città 
oggetti appartenenti ai tempi posteriori alla distruzione 
avvenuta nel 264 a. C. ^ Fra quei nuovamente sco- 
perti probabilmente nessuno dovrà attribuirsi agli ultimi 
anni di Volsioii, la maggior parte certamente appar- 
tiene al tempo del fiore dell'antica cillà nel quinto e 
quarto secolo. Al quarto secolo appartengono ancora 
le celebri tonjbe dipinte di Poggio del Roccolo, poste 
sd pendio della collina prospiciente la città, e almeno 
una parte delle altre tombe ivi scoperte ^ mentre le 
tombe di Forano, Caslel-Rubello , Castel S. Giorgio, 

^ Beniiis 1. e. I p. S46; ef. RekuUone suBs scoperto ecc. p. 127 ss. 
BuU, d, InsL 1876 p. 209 ss. 

2 È Tero che il Bansen BtiU, d. ìnst. 1833 p. 96 mentiona due 
specchi (QerhATd Str. Spiega tat. 188. 184) fra gli oggetti da lai 
vedati presso il delegato pontifieio, mons* Dipietro, ma dubito grani* 
demente se essi verameate siano stati trovati nella collina d'Orvieto 
e non piuttosto in altro scavo nella vicinanza e faorì della necropoli 
dell'antica città, come fanno supporre le ossenrasioni del Goalterìo 
e quelle fatte negli seavi nuovi. Ad ogni modo resistonsa di qoalche 
tomba con contenuto di specchi ed altri oggetti della medesima epoca 
non con tradì rehhe alla mia opinione, dovendosi riferire una parte 
di tali tombe anche al principio del terzo secolo. 

* Vi si trovarono oltre pochi vasi greci senza figure ed altri 
dello stile della Magna Grecia anche vasi^etruschi della decadenza 
e specchi che potrebbero peraltro attribuirsi tutti all'epoca incirca 
della distruzione di Yolsinii; è possibile però ugualmente che anche 
dopo il trasferimento della città a Bokena alcime tSuniglie ^ntinuas- 

Annali 1877 12 



178 SOhLk NBCROPOU M OBVIBTO 

CastiglioBe della Teverìoa e di altri paesi vIcìdì, che 
sogliooo coDleoere oggelli dellepofa più receote, già 
per la loro distanza da Orvieto noo possono riferirsi 
all'aotica Voisinii, ma bensì a quei castelli menzio- 
nali da Livio (IX il). 

Spiegazione detta tavola XLII de^ MommenU 

A pianta delle tombe (scala di 1: 100) 

X--X-*- linea che ha servito di base nel far la 
pianta. 

— NO Umile dello sterro. 

IO Cassa contenente il cadavere di un fanciullo (p. 110). 
i> Cassone composto di varie lastre di tufo (non men- 
zionato nel testo). 

B Spaccati longitodinali delle parti dinanzi delle 
tombe 1-XYI e XVIll (scala di 1: 100). 

ff Spaccalo longitudinale della tomba XVII (scala 
di 1: 50). 

C Spaccati traversali delle tombe I*XII (scala 
di 1: 50). 

G Spaccato traversale delia tomba XVII (scala di 
1: 50). 

D Veduta della strada inferiore nello slato attuale 
(rarchiirave della porla esterna della tomba XIII, man- 
cante sulla tavola, ora è slato rirallo). 

E Schizzo di una tomba nel supposto stalo antico. 

a lastra chiudente la porta interna. 

b soglia davanti alla porla che serve d'appoggio ad a. 

e soglia delia porta esterna. 

aero per qualclie tempo di sepellire i loro morii nel posto e nelle 
tombe oTe riposavano gli avi. Mancano delle notizie precise rol con- 
tenuto étUe singole tombe. V. Brann Bìùl, d, I. 18^ p. SI ss. €o- 
nertainle Vmart muraH. 



I > 



SDLU NBCEOmU DI OBTIBTO 179 

li mero a sacco chiatfapta I» perU esterna. 
d e pielTA sporgepU ai due lati della porta. 
f g bancbioi per i cadaveri (le lio^ puoLsggiat^ 
indicano le lastre di sostegno) « 

X-X' andamento del terreno antico. 

GIUNTA 

Mentre b fMPacedente memoria trovavasi sotto ter- 
chiOf mi fu dato di veder alcuni monumenti prove^ 
noti dalle tombe al nord d'Orvieto, cbe prima m'erano 
rimasti ignoti. E siccome bo tentato di dar una idea 
per quanto possa esalta della necropoli orvietana, de- 
scrivendo almeno i campioni pia cospicui delle varie 
classi di mooiimenti in essa rinvenuti, e più .special- 
mente de' diversi siili di stoviglie fra essi comparsi, 
così credo mio dovere d'aggiungere qui poche pai'ole 
intorno a quei monumenti che nel senso indicato ser- 
vono a completar la mia relazione. 

Si traila in primo luogo di un idria a flgure nere 
(alta m/ 0,45), ora nel museo di Firenze, acquiataia 
per il medesimo dal eh. Gamurrini, cui son obbligato 
per la notizia della provenienza. Il quadro principate 
in campo rosso rappresenta il treno nuziale di Paleo 
eTetide ooirintervenlo dei principali dei olimpici. I duo 
sposi stanno su quadriga; Tetide ha il capo velato, Peleo 
ammantalo e coronato regge i redini dei cavalli ed il 
xsvrpdv. Dentro la ruota del carro è scritto PELEV^, 
al dissopra . a destra di Tetide: OETI$. Seguono (a s.) 
Bacco coronato d! edera ed ammantato {ùAOt^WÌ^O^} 
ed Àriaiina (OVONE) vestita di chitone ricamato. Ac- 
canto al carro davanti alla coppia nuziale cammina 
Apollioe imberbe, ammantato e coronato, suonando la 
lira (Af^Ot^ON). Vengono incontro (sempre accanto ai 



180 SULLl NEGKOPOLI DI ORVIETO 

cavalli) Ercole (^3^)| A93H), la cai figura vien coperta 
iDlerameDle da quella di Alene (AOE^^AIA) nel solito 
costume. Mercurio ha il corpo diretto a destra (nella 
direzione del carro)> mentre rivolge il capo; egli è 
barbato e porta i soliti stivali, clamide e petaso. Di 
sopra si legge HEPEME^ (sicl). A d. dei cavalli rivolte 
verso di essi si vedono due coppie di divinità, la parie 
superiore delle quali manca. La seconda dea viene indi- 
cata dairiscrizione come Amfitrite (A^'4>IT|' TE) (sic); 
il suo compagno per conseguenza dev'essere Nettuno 
(e conservata Tasta del suo tridente), e l'altra coppia 
Giove e Giunone. Sopra questa rappresentanza prin- 
cipale, alle spaile del vaso, se ne vede un'altra: Ercole 
munito della pelle di leone e di un grembiale bran- 
disco la spada contro un guerriero che sta per cadere 
rivolgendo il capo verso un compagno (a d.) che gli 
viene in aiuto vibrando la lancia. Dietro Ercole e se- 
condandolo sta la sua dea tutelare Atene colla lancia 
alzata. A d. segue una donna (la parte superiore manca) 
alzando la destra, poi un uomo barbato ed ammantato 
che stringe la destra al petto. 

Il disegno del vaso è accuratissimo, severo sì, 
ma molto diverso da quella convenzionale rigidezza dei 
vasi comuni a figure nere; si avvicina piuttosto a quello 
del celebre vaso Fran^ois^ con cui ha comune pure 
il soggetto principale, mentre ne differiscono la tecnica 
perfezionata, l'argilla finissima di un bel colore rosso 
e la vernice nera e lucente. Abbiamo certamente da 
fare con un lavoro originale deirepoca più bella della 
pittura vasculare a figure nere in Alene, e secondo la 
forma delle lettere (specialmente del O) dobbiamo ascri- 
verlo al principio del quinto secolo a. G. Frai vasi di 
Orvieto il nostro occupa adunque un posto distinto 
tanto per io stile, quanto per essere l'unico finora frai 



SITLLA 9BGB0P0U DI pRTISTO 181 

vasi ricomposti a figure nere che abbia delle iscrizioni 
greche iDlelligibili. 

iDlaolo DOQ voglio tacere che fra molti frammenti 
posseduti dal sig. Mancini e che non poteyano ricom- 
porsi, il sig. Loescbcke osservò uno appartenente ad 
un'anfora a figure nere, che porta scritto accanto agli 
avanzi di nna figura virile il nome di Mercurio HEPMEJ. 

Frai medesimi frammenti si trovano ancora due 
di un'anfora a figure rosse di stile severissimo, ricor- 
dante quello del vaso di Ercole colle Amazoni ^ (n. 23). 
Uuno fa veder Minerva munita deiregide e di lungo 
chitone ricamalo a scacchiere, l'altro una testa coro* 
naia d'uomo. Noto ancora due frammenti di un'idria 
dello stile di Exekias, non ancora rappresentalo frai 
vasi ricomposti. Uno appartenente al collo del vaso 
contiene una scena palestrica, l'altro che faceva parte 
del corpo, una partenza per la guerra: accanto ad una 
quadriga sta un giovane armalo che tiene i redini, 
mentre l'auriga è occupato coi finimenti dei cavalli, 
davanti a' quali vi sono gli avanzi di una terza figura. 

Frai vasi nuovamente ricomposti dal sig. Mancini 
noto due che pare rechino delle particolarità non ovvie 
sui vasi descritti. E sono: Un' anfora che per la forma 
e r ornamentazione appartiene al gruppo dei vasi cal- 
cidiciV Sul lato A vi è una quadriga che corre v. d. 
(ano dei cavalli è bianco) guidata da un auriga. Sul 
carro sta inoltre un guerriero munito di elmo e lancia 
e curvato innanzi. Sotto ai cavalli corre un cane; sopra 
vi è un volatile. Sulle spalle del vaso al medesimo Iato: 
due lottatori fra due soprastanti; a destra ed a sinistra si 



*■ Si confronti per lo stile il Taso di Aodokides nel museo di 
Berlino, Gerhard, Trinkschalen und Gef. tav. XIX. 

' Si confronti p. e. Qerhaid, Auserl. VasenbOder tav. 190. 191. 



Id2 Str&TiA NBORaPOU DI toVIBTO 

tido «n uomo à eavallo (in dinettsioiiv -0 f^lòfcoto). 
A. Un nomo a cavallo (v. d.); dietro gii sta Kn ffOfl>o 
barbalo con oo bastono, davanti una figora amnantala. 
Stttle spalle: dao lottatori fra qeattro spettatori. 

L altro vaso trovalo nella medesima tomba eoi 
éeseritlo è un' anfora mollo frammentata dello stilo 
eosidetlo tirreno ^ Vi è rappresentalo on nomo che si 
mette i gambali, oircondato da parecchie altre ftgure. 

Debbo rammentare finalmente un biecbiere di buc^ 
cbero similo ai dae descritti p. 1 S5 con rilievi a slampa. 
Yi ricorrono due igure sedole Tuna dirimpetto all'altra 
che tengono fra di loro un gran cantaro (ognuno afferra 
uno dei manichi); il sesso di ambedue non ^ distingue 
con certezza. A sinistra si vede nn uomo a cavallo 
munito di un gran cappello e seguilo da «o altro a 
piedi che regge nella mano un oggetto rassomigliante 
ad una sedia con spalliera. La rappresentanza pare 
identica con quella (desunta pure da un vaso di buc- 
chero) pubblicala dal Micali, Mon. ant. tav. XX, 4; è 
vero che ivi l'uomo a cavallo è privo del cappello e che 
Taltro a piedi porta un uccello, ma queste diversità si 
spiegano^ ammettendo uno sbaglio del disegnatore, quale 
molto facilmente può accadere nei rilievi di bucchero 
quasi sempre più o meno logori. Inoltre la forma straM 
della capellatura sul disegno del Micali fa supporre 
neir originale un cappello. Che poi T oggetto portalo 
dair altra igura sta piuttosto una sedia anziccbè un 
uccello, vien reso almeno probabile dairanalogta delle 
tante rappresentanze della medesima scena, cioè del 
viaggio agli inferi, su urne etrusche. 



> VI. O. Mm Einìeilunf p. CLXXI^ 



8UUA NBCOtaPOU DfOBYlWO 1|88 

SoB . Ueto di poter aonanziare che ia suppo^siooe 
arceiHiala p* 112, che cioè la necropoli elrusca abbia 
circoodato da tulle le parli la cillà di Orvieto, io parie 
già è siala verificata, essendosi per iniziativa del sig. Man- 
cini scoperte non poche, toiabe ài lalo opposto delle de- 
scrìtte, al Sad di Orvieto net («rrcno del sig. cav. Pal- 
lacco. Siccome questi scavi, benché momentaneaiBente 
sospesi, verranno ripresi fra poco su vasta scala, cosi 
differisco per ora di parlarne sperando di ritornarvi 
sopra, allorquando avranno raggiunto un certo termine. 



AggÌ4iQgo ancora due rettifiche riferibili alla mia 
relazione. 

Ndl^ Iscrizione del vaso di Hermonax (n. 30. 31 
p. 137. 138) è rimasto inosservato uno sbaglio del 
tipografo, il cr essendo stampalo a. tre aste, mentre 
suir originale esso ha la farina più leceote a quattro 
aste C L'iscrizione dunque è fatta così 

• • • 

HERMONA + € 
EARA<DۃN 

e fMlla del vaso compagno (31). 



N 

Nella tazza n. 38 p. ÌIO, ora che è esposta nel 
museo Faina, ove, mediante un apparecchio ingegnosi^ 
Simo applicalo a tulle le lazze e di propria invenzione 
deiregregio proprietario, può esser studiala col massimo 
agio, ho scoperto due iscrizioni dipinte a nero sul fonda 
nero, che m'erano sfoggile, quando il vaso assieùie alle 
altre tazze si trovò meno vantaggiosamente collocato in 
una delle stanze del palazzo Faina. Esse hanno un iate- 



18(1 SULLA NECfiOPOU DI OBTIBTO 

resse latto particolare, perchè sono le sole ftnerft trovate 
sui vasi orvietani che rechino l'alfabeto euclideo (cf. 
p. 139). Neirinlerno si legge: 



Sul lato esterno A: 



KAVOC 
KAAH 

KAA 
KAAO^ 



(rullima lettera dell^ seconda riga dev'essere un C fram- 
mentato). Ho già notato nel testo che il disegno della 
tazza è pia libero della maggior parte dei vasi della 
necropoli. 

a. KdETB. 



CISTA PEENBSTINA E TECA DI SPECCHIO 
CON KAPPBESENTAZIONI BACCHICHE. 

fMon. deW InsL voL I tav. XLV; tav. d' agg. MJ 

La cista che pubblichiamo sulla tav. XLV, proveniente 
dagli scavi Calcassi a Palescrioa ed ora appartenente al 
sìg. Augusto Castellani, è stata mentovata già nel Ballet- 
tino 1864, 21, quando i graffiti non erano ancora riconosci- 
bili, poi dal eh. Sch($ne (Annali 1866, 185 n. 66), il quale 
annovera gli oggetti trovativi dentro e ne descrive breve- 
mente l'esterno, i piedi ed il manico. Alla qual descrizione 
aggiungo soltanto, che nei disegni che pubblichiamo ho 
fatto notare le traode ancora visibili anche dei tre anelli 
che or mancano. 

Percorrendo collo sguardo i graffiti del corpo cilindrico 
riconosceremo subito il gruppo centrale in quel giovane 
danzante col pedo accompagnato da due figure alate (il dio 
Pane con due Amori, come vedremo tra poco), poi dall'una 
e dall'altra parte del gruppo centrale un Sileno, indi alle 
estremità un Satiro e una Menade danzanti. La composizione 
finisce con due altri gruppi formati da solo due figure, le 



CISTA PBENBSnNA S TBOA DI SFBGCHIO 18S 

quali pentitilo si oorri^ndono esattamente. Sono esse ag- 
grappate attorno ad un pilastro dì' ordine ionico il qnale 
denre dì centro al di dietro della cista. Così corrisponde 
la composizione benissimo allo scopo di decorare tm corpo 
rotondo, né potremmo senza cambiarla essenisialmente fame 
nso per un piano retto, nenmieno per i tre lati di un og(;etto 
rettangolare, e feih Tartista non ò caduto nell'errore di 
tanti altri che ornavano le ciste, di sciogliere cioè tutta la 
eomposisione in figure isolate, ma mettendole in rapporto 
tra loro le radunò attorno a due centri, il gioyane danzante 
nella parte anteriore, il pilastro ionico nella posteriore K 
Simile maniera di composizione tripartita scorgiamo pure 
in alcune altre ciste di miglior lavoro \ 

Riflettendo poi sopra i concetti dei nostri graffili, essi 
appariranno molto pib istruttivi di quel che sembra al primo 
aspetto. E chi si h occupato a rintracciare lo sviluppo del 
ciclo bacchico nell'arte antica, presto s'accorgerà del pregio 
grandissimo del nuovo monumento considerato sotto il punto 
di vista storico, quando istituiremo per ognuna figura un 
confronto colle rappresentanze simili tanto nei monumenti 
appartenenti allo stesso sviluppo dell'arte italica, vale a 
dire nelle ciste e negli specchi etruschi e latini, quanto 
nell'arte greca e greco-romana. 

Ma prima di venir a questo, consideriamo l'altro nostro 
monumento, non meno interessante, pubblicato sulla tav. 
d'agg. M. È una teca di specchio o piuttosto uno specchio 
da ripiegarsi ben conservato, il quale fu rinvenuto nel 1876 
a Oometo ed acquistato dal B. Museo di Berlino. II rilievo 
che ne decora l'esterno rappresenta un giovane sedente 
come pare in un boschetto e sopra una collina sassosa; 
giacché presso di lui si scorge un albero, disegnato, se* 
condo l'uso degli antichi, in una scala molto inferiore a 
quella delle figure umane, e^ appresso, un rialzo che non 

t Pare che soltanto per non aver misarato esattamente lo spazio 
Tartista sia stato fonato a mettere troppo strette le figaro alla destra 
del grappo principale. 

> Gf. la cista Ficoroninna, ove il centro del grappo prìocipale è 
Minerva rappresentata di faccia; chiadono il grappo la flgara sedata 
soirornadaan lato e dalFaltra parte lo scoglio che nasconde la nave: 
anche i dae altri grappi minori si distingoono hene. Le osservazioni 
del eh. 8ch0ne Annali 186f>, 201 sg., giastissime peraltro, rilevano sol- 
tanto r indipendenza relativa da nn centro. — Si confrontino inoltre 
Muf. Borb, 14, 40; Jftm. d. Imi. VI, 61; anche Gerhard Or. Spiegd 1 16. 



può «88er«, altro cha un sasso. H giovale .por Bedaro pib 
comodo tieoo la gamba siniatEaiin pò* più alta sul teneiio 
declivo colla mauo sinistra stringe il ginoccbio corno p^c 
disgravarsi dal poso del dorso e cosi riposarsi. Per meglio 
adagiarsi si è poi anche sottoposti^ nn panno che gli. ODopro 
parte della coscia siaistra, ed ^^9ggia il boceio destror 
sopra il terreno reso soffice dalla v^sie, mentre il pedo cbd 
gli sta al lato, paro siagli uscito dalla mano stanca propria 
tanto e tanto. L'intero atteggiamento della perscMia mostra 
dunque l'intenzione dairartista di rappresentarla faori di 
ogni tensione ed attività *; solamente il capo è rivolto iiis^ 
od è tutto attento, com'è indicato dalla fronte che si inr 
crespa sopra le ciglia e dallo sguardo il quale fissa da 
lungi. Osservando però quell'Amore, che seduto Ticino alla 
sua spalla destra suona una grandissima siringa con tutta 
la sua energia, non è a dubitare che appunto il spono di 
quella musica è ciò che occupa la mente del giovane. Ma 
come mostra il suo viso egli non s'accorge deireBecutoro 
della musica stessa e sente soltanto il suono che da qtella 
direzione giunge fino alle sue orecchie. Neppure egli veda 
l'altro Amorino più in basso che gli si accosta stendendo 
il braccio destro verso di lui. Ora considerando che il gio- 
vane ha gli orecchf animaleschi e che sopra la fronte oltro 
ì, capelli irsuti si alza pur anco un oggetto che non può 
essere se non che un corno, il compagno dd quale sgrar 
ziatamente è distrutto \ non esiteremo di chiamarlo Paaeiv 
cui ben appartengono anche il pedo e la siringa Però 
come mai non suona la siringa egli stesso e cosa signi* 
ficano quegli Amorini ? e perchè si sente egli tanto com- 
mosso a quella musica? Certo vi è nasoosto più ohe un 
semplice divertimento musicale che gli Amorini darebbero 

*■ Notìsdino è il gBStù di stringere mi ginocoliio conambedao 
le mani, spiegato in vari modi (cf. Stephani ausr. HsrakL p. 143; Pe- 
tetsen Phiidias p. 252 sg.; Bnmn BiUiw. des Parlhenon p. 6; Flasoh stim 
Parìhenonfries p. 11}, ma raro piuttosto pare il nostro, che ò tatto 
cagionato dal sedere sopra terreno declive. Qualche volta si trova nelle 
divinità di fiami, come in quelle delfarco di Settimio Severo, in nn'al» 
tra snir elmo pompeiano colla presa di Troia ed altrove. 

2 II sig. dott. Trea ha avato la compiacenza di esaminar di 
nnoTo Toriginale a Berlino; dopo d'averlo pnUto, si persuase che 
qaeiroggetto non poteva essere nn riccio, bensì un come. Oltre ciò 
si vide che il rilievo benché rappezaato in qualche parte, non ha soiBsrto 
nstanxi, giacché non vi è di moderno che la punta del ginoeohio destro» 



/' 



. €091 BàftRUWTJKIML aftQCnCHB ÌW 

al tìo fune, dà sÉoi buòoi tnick ^ Ognviof la ihtf Paae 
iBnainftrato n«D ò conortta lam Bella lettoratara. antica 
fina éai tempi aleesaodiiBi, ^ btndtìr per lo pUi venga 
descritto nella sua forma caprina in atto dì penegnitace 
ooa protavfa petakasa Menadi e Ninib, tuttavia n<Sft man- 
cano vaecQEiti di «a amore jiìk nettile, £(bìì dì un amore 
qnad sentìÉientale. Qiacchè Ftee è preseecbé tempre iih 
Uàce in quèaii buoi amoli, ed è nota in Ovidio la trìete 
sua stoiia eolla Nin£a Syriki^ e si sa ohe in noodo simili 
la ninfa Pitjt conservava la sua verginità eontto l'amor» 
del dio (cf. Nenno Dion^ spedalmente 42, 25& sg.|.a«die 
8» 108 e 118 sg.; 16» 363^ ove sempre vìea paragonata con 
Dafne ed Eco; una favola diversa sopva V amore di Pitys 
vedi nei Myihogr. grced del Westesmann p. 381). Cosi in 
BB epigramma di Glauco {Amh. Pai. IX 34) anche Pafiùe 
s&ggeudo all'amore di Pane lo illnde^} ed è infine cele* 
iratissimo nella letteratara greca e romana Tamere seis 
verso fieo« che già presso T antere più antico ohe ee ne 
tramandi il racconto, dico presso Moeco {IdylL 6X viene 
respìnto dalla Ninla, la qnala a lui pveléiiBce nn Satiro. 
Sccettiutta gualche notiiia isolata quest'amore veniva sempre 
considerato come infelice (cf. Wieseler Echo p. 10-12>, 
Pane stesso ben si chiama in effetto òvoipos {Anth. Palm IX 
825 ; cf. ib. TI 78). Vedendo pertaato nella nostra taca 
il dio Pane evidemtemente innamorato, toste» ci riduciamo a 
pensare a quest'amore con Seow £ con questo proposito 
merita spedale menzione un passo di hor^pas^^ III» 23, 
il quale dice che Beo ovvero le sue membra disperse snUa 
tena - versione del mito che pw ora non ha importanza 
per noi - imitano il suono della siringa di Pane e che questo 
sentendole vivamente se ne csmmuove. Or tale concetto e 
b stesso amore infelice di Pane verso Eco potevasi egli 
esprìmere meglio che non è fatto nel nostro rilievo? Assai 
ingegnosamente quell'Amorino che, non veduto, suona la 
fistola dietro le spalle di Pane^, soatituiate Eco, la quale 
come risuonante non poteva essfere rappresentata nell'arte 
figQiativa. Quindi si capisce anche il gesto del secondo 
ijmorino, che indubitabilmente si prende giuoco del povero 

' L* amore eoa Selese, che pars aia staio felice {et Dilthey 
ArtÌL lig. 1878 p. 73), apjparentemente era di ongine più aatioo e pia 
mitologico di qnei^ altn poetici. 



188 GISSA ntXNBSTIVA B TSCA DI 8P«0CRI0 

àia illuso dal suo amore épperciò dagli Amorini. Pari- 
menti si spiega lo sguardo di Pane, la sua commozione, 
il suo attendere a quel suono senza accorgersi dei piccoli 
suoi tormentatori. 

L'importanza del nostro monumento cresee ancora, 
quando si riflette, che codesto fin ad oggi è il solo che 
d rappresenti uno di quegli amori pih fini di Pane, il solo 
che possa riferirsi alla sua relarione con Eco K L'originale 
doveva aver un certo grido, giacché la figura graziosissima 
dell 'Amorino suonante la gran siringa si trova ripetuta in 
alcune gemme, ove gli vien opposto un compagno colla lira 
(Gades gran coli. Il B 223,224). Un'altra composizione 
nota anch' essa dalle gemme (cf. Impr. d. Ins^. II 26 e 
presso Cades Grazie ed Ermafr, n.** 8-10) * offre ancora 
maggiori analogie. Sdraiato commodamente su UDa roccia 
coperta di pelle e di una veste giace un Ermafrodito im- 
merso in pensieri amorosi; un Amorino gli fa vento col 
ventaglio, un altro suona la lira e il terzo è il nostro colla 
gran siringa, pur rivolto a sinistra, quantunque in questa 
composizione un*altra direzione sarebbe stata pih conve- 
niente; anche l'albero da canto corrisponde col nostro rilievo. 
Avvegnaché di concetto diverso pur le due composizioni 
stanno in relazioae tra loro, né dubitiamo che la nostra sia 
l'anteriore; perchè l'Amorino colla siringa non trova la piena 
sua spiegazione che nel rilievo con Pane innamorato di 
Eco, e r artista posteriore in un concetto pih sensuale e 
molle ma meno ingegnoso sostituendo Ermafirodlto a Pane, 
pur si serviva di quel graziosissimo Amorino. In quanto 
poi al tempo s'intende che anche la composizione dello 
specchio non può essere stata inventata prima del secolo 
terzo a. Cr. Imperocché anche senza guardare a ciò che ab* 
biamo già rilevato, che doé per noi il primo che parli 



' È vero che il eh. Wieseler nel sao lavoro die NympheScho 1854 
Toleva rìcoDOscere in tre raonomenti V amore di Pane ed Eco, ma i 
due lille vi del Boissard (Wies. p. 29 e '.\2) sono falsi nò potrebbero 
rappresentare Echo. Nemmeno la lucerna (ib. p. 28) paò riferirsi al 
nostro concetto. Anche le figure in un rilievo e due pitture con Nar- 
CÌ880 in cui il Wieseler p. 34 vide Eco, non sono altro che Ninfe 
dei rispettivi luoghi, e senza ragioni fondate lo Stephani Compte rcndu 
1861 p. 61 vuol riconoscere Eco in un vaso dipinto. 

s N.« 9 del Cades è pubblicato da Bracci mem. II 68 ed ò mo- 
derno (cf. Eohler ges. Schr. Ili 99; Bruna KùnsOg, Il 495). 



ooK RAFFBBanrrizuMn bacobiowm 189 

deiramore A Pane ed Eoo ò Mosoo, oe iie & prova il 
modo nel quale l'artista n è serrito degli fiiiaori. Qiacohè 
essi qui non danno, non ispirano l'amore, non Tappre$eotano 
proprio lo stato amoroso della mente di Pane, non baono 
insomma i eontrassegni dell'arte ante-alessandrina ^ ma 
r nno prende la parte di Eoo e l' altro iUode il Dio ter- 
montato dalla passione. Inoltre le medesime figure degli 
Amorini, vo' dire le forme fanciallesohe colle piccole alette 
sono proprie soltanto dell'arte cosidetta alessandrina. 

Una circostanza che accresce d'assai il valore del nostro 
monumento, si h ohe dessa è uno specchio proveniente da 
tomba etrnsca (Oometo), e si sa che lo strato dei sepolcri 
rinchiudenti specchi non contiene che vasi dipinti della 
decadenza, e che è contemporaneo incirca alla fabbricazione 
delle ciste graffite. 

Ciò posto ritorniamo alla cista da noi pubblicata (per 
breyitì la distingueremo con i4 e lo specchio con B). Il grappo 
principale ci presenta le medesime persone, vale a dire 
Pane, caratterizzato per due brevi corna che gli epuntano 
sulla fronte ben disti/ite dall'andamento dei capelli e perciò 
non equivoche, danzante col pedo in compagnia di due 
Amori. Consideriamo questi innanzi tutto. Uno svolazza 
nell'aria dirigendosi verso Pane colle braodia protese in 
un atteggiamento che spessissimo ricorre sai vasi dipinti 
e ridea del quale era di apportar una corona o tenia, tra* 
scurata però di sovente, come anche quL Una particolarità 
molto strana è che il dio è munito di ali di farfalla ^ 
le quali sono rarissime in Eros. Già il Zoega e lo Jahn 
hanno addotto gli altri esempi che però debbono classi* 
ficarsi in altro modo; . giacche i rilievi sepolcrali romani 
formano una classe speciale ' per noi adesso di nessun valore, 
ove le ali stanno in reiasione con quell'identificazióne 

« Si confronti Furtw&ngler Eros in d. Vasetmal. p.68 sf. 81 9g. 

2 Se alcuno volesse dubitare deiranteuticità del graffito m questo 
ponto, posso affermare che non può nascere alcun sospetto davanti 
rorìginale. 

> Sono questi : il riUevo di CiUi (Jahn ateh. Mtf. t. 8, 9) e 
nn altro negH Annuii 1878 tav. d'agg. F, ofe sì corrispondono due con 
una corona in mano; parimenti dae sostengono la tavola coiriscrisione 
in on dppo esistente nella villa Borghese, pubblicato, ma con ali d^ne- 
cello, da Boissard iln/. Il 105 (cf. Zoega B<uj»r. II 209). — Il piccob 
quadro Pitt, d' BrcoL II p. 169, annoverato ancora dallo Jahn, sarà 
negUo esdnderlo. 



IM cista FnKBsrnui i tmì bi spboobio 

proprio rMiaM di Broe col Sonno eternò. Diverso h U 
easo di qaellt {ilttora pQ«ip0Ìaaai(Amfan. a. Xumf. H 691), 
la qaale di oeirto risale all'arte aleseandriiia e ci mosrti» 
èi tre Anori che ìbormeiitane Psiohe oso aderto di qoelto 
ali trasferite a lui daib compagna ioleliee aeaza sigRÌfieato 
pih profondo. Ooeì per mero emerso ai trova anche in uii 
rilievo di stacco di 4aiia tomba romana all'ìncirca del secondo 
eecole d. Gr. (Gabett Mucchi 4M. 13) sedente aopra no monr 
tono marino, mentre un dtro sopra delfino ha le adi d'uccello* 
Un rilievo di terracotta in fine fFammeatato e pure di un 
sepolcro renano, ora esistente nel museo GregorisBO (Caia* 
pana due sepolcri t 8, M) mostra l' Amore bacchico co- 
renato d'ellera e come sembra con cantaro in mano. la 
tutti questi casi come nella nostca cista non posso veder 
che un capriccio artistico, capriccio il qiiale non poteva 
però nascere prima obe Psiche fosse entrata neirarte come 
compagna di Eros. Nei abbiamo dunque in questo moau* 
mente urna novella prova, che Psiche amante di Eroe, ian* 
Giulia con ali di farfalla, era non solo nota, ma divulgata 
neirarte già molto prima dei tempi del poeta MeleagrOy 
cioè già nel terzo secolo \ D' altro canto gli ò certo che 
fiOB possiamo lisaUre piìi insù. Psiche con Eros non tro* 
vandosl mai su vasi dipinti siccome motivi propriamente 
eetrauei all'arte prealeasaalrinai la tradizione della quale 
si conserva mi vasi anche nel secolo terzo. La cista don* 
quo per rispetto a qudla figura sta anch'essa sotto la in- 
fluenza dell'arte alessandrina. 

Ben diversa è l'altra figura alata di À che sta in piedi 
colla patera nella mano destra. A prima vista si potrebbe 
dubitare se non s'abbia a che fare, con una figura fem^ 
minile, Tanca essendo sì molle e larga; l'aceonciatiua perb 
dei capelli, vale a dire quel ciuffo sulla sommità del cape^ 
non raro nelle ciste grafSte, è adoperato tanto per fem- 
mine guanto per giovani di carattere molle come Eros \ 

^ ^ Di ciò eravi bisogno, perchè nella cista si potesse attribuire 
le ali di Psiche ad Eros già nel fine del terzo o snl prinoipio del secondo 
sec a. Or. ^ 6i coofroDii peraltro Jabn làohs. Bmchh 1851, 156.-* 
La diswrtazione vàh recente intomo a queste quiationi: Priiuer de (h^ 
pidine et 'Piyéhe sresl. 1875 non ò che una compilasione piena di er- 
rori e san* alcun raloie tcieotiaco» 

* Donne lo^ hanm p. e. snlie otite ipgaenti: Um. Boro. Hi^éO, 
Nereide del coperchio ; una Vittoria Mon, VI 40 e Gerhenl okaìeni. 



lllOSr BAFFBSSBITTAZIO^I BAÒCHICHE 191 

Che poi anche le altre fomne un po' effeminate dene proprie 
di Eros, specisdmente sui vasi della Paglia, ò cosa notis- 
sima. E se Tartista dell'arnese prenestìoo avesse voluto 
rappresentare una donna, sicuramente avrebbe espresso 
anche altre parti del corpo meno dubbie. Chiamerò dunque 
Eros anche questa figura n% trovo difficoltà in ciò che un 
Amore pib piccolo svolazzi in aria mentre nn altro piìi 
grande stiagli di sotto, giacché una perfetta analogia ce 
l'offire un'altra cista (Mon. IX 58. 59), ove nna piccola 
Vittoria vola verso Minerva, mentre un'altra più grande le 
sta appresso. Altre analogie si trovano su vasi dipìnti, 
anzi vi è una legge (cf. il mio Eros in der Vasenmal. p. 70) 
che quando Eros vola nell'aria vien rappresentato piii pic- 
colo, qtiando al piano delle altre figure, pih grando. Be^ 
lativamente al concetto il nostro Eros ò da conflrontare colla 
cista nei Mon. YIII 29. 80, ove si vede presso Afirodite 
un Eros simili ssimo al nostro, anch'egli giovane e con una 
patera di egual forma nella mano destra, tipo dd tutto 
proprio a quel periodo anteriore alllnftaenza alessandrina 
rappresentato dai vasi dipinti (cf. p. e. il vaso di Bave 
Annali 1852 tav. d'agg. Q R). E quanto all'azione sua 
devesi ripetere quello che abbiamo già detto disopra anche 
pel suo compagno, che h pih piccolo senza essere però un 
fkncìuUo. 

Ha che cosa significano qui gli Amori ? Essi non ispi- 
rano 3 furore bacchico come in molti vasi dipinti, ma 
sembrano accennare colla loro presenza e col loro atteg- 
giarsi all'innamoramento di Pane, il quale non essendo 
rappresentato in azione amorosa e' non possono alludere 
che alla generale sua propria natura. Or è notissimo che 
Pane giovane di forme umane, come qui, spesse volte sui 
vasi della Puglia vien composto con Venere quale divinità 
affine, ma non posso tuttavia addurre alcun esempio di vasi 
che ci mostrino Pane stesso innamorato. Onde la cista fa 
un breve passo innanzi, sebbene resti sempre lontana da B, 
ove non ò più accennata soltanto quasi simbolicamente la 

ÀMumdl. t. 57. 58; usa figura alata presso Paride (Eris?) Mon. Vili 
29 30; una Baccante Mon, IX 23; Diana Mon. IX 58; figura alata se** 
mionda con ombrello sopra dsta Barberiniana non pubblicata. -^ 
Qiovani: p. e. quello che sta accanto ad Apollo Mon. Vili 29, 30 
ed Bros stesso sopra la medesima cista e sopra doe speoch! (Gerhard 
s«r. Sp. t aai, 1; 78). 



^ I 



192 CISTA PBBMBSTINA B TBCA DI SPBGC«IO 

natura generale del dio, ma vediamo l'ingegnosa scena del 
suo amore speciale per Eco. Biassimiendo dunque pos- 
siamo dire che mentre in B tutta la composiizione e sin- 
golarmente gli Amorini stanno sotto Tinfluenza dell'arte 
alessandrina (per servirci di questo termine poco esatto 
nia commodo. e breve), la scena corrispondente in A non 
si discosta ancora molto dalla traditone dei vasi dipinti 
e negli Amori soltanto le ali di farfalla accennano ad uno 
sviluppo più recente, mentre del resto corrispondono inte- 
ramente coir arte anteriore* Ma i4 e £ essendo della me- 
desima epoca dobbiamo domandarci le ragioni di cosifatta 
differenza e non possiamo far a meno di esaminare il ca- 
rattere di Eros sugli altri monumenti simili relativi al me- 
desimo sviluppo dell'arte antica, vale a dire principalmente 
sulle ciste e specchi etruschi. 

Quando io scrissi sopra Eros in der Vasenmalerei 
(Monaco 1875), lasciai da parte gli specchi etruschi non 
accorgendomi che essi possono servire benissimo per con- 
fermare le mie conclusioni Matto il contrasto che io vi 
stabilivo per l'Eros dei vasi dipinti e quello specialmente 
delle pitture parietali della Campania, riesce ancora più 
chiaro, or che vediamo appunto il passaggio che fa l'arte 
da uno sviluppo all'altro e la lotta stessa dei due elementi 
contrari. 

Cominciamo la breve nostra rivista dagli specchi pre- 
nestini, i quali, com'è noto, e per la forma oblunga ^ e 
per lo stile pih libero e vivo, avvegnaché pur più negletto, 
si distinguono da quelli propriamente etruschi. Il più im- 
portante è a t. 829 presso Gerhard etr. Spiegel, ove ve- 
diamo una schiera di Amorini piccoli e grassotti e colle 
ali parimente piccole perseguitanti e stuzzicanti con armi 
diverse un leone, concetto del tutto strano su vasi dipinti, 
ma evidentemente inventato in uno sviluppo più recente 
che sogliamo chiamar alessandrino, nel quale però era fa- 
vorito assai K Tuttavolta quest'è il solo specchio che ci 

i La Tegola non è però senza eccezione, trovandosi la forma 
obloDga anche in Etrnria e la forma circolare non di rado anche in 
Palestrìna. 

2 Si confrontino parecchi musaici: Mus. Borb, 7, 61; BtjU. Nap, 
n, s. IV 2; Millin GaU, mylh. 118, 454; ed il grappo analogo di Ar- 
cesilas (cf. Helbig UrUersuch. ùber die catnp, Wandm. p. 23). 



CON BAPPBSSSNTAZIONI BACCHICHE 193 

porga una composizione tutta propria a qùest*altimo svi- 
luppo d*arte; giacché ve ne sono ancora due altri di Pre- 
neste, che ci mostrano quell'Amorino colle ali piccole e 
che appartengono allo sviluppo piìi recente, ma quanto alla 
oomposizione essi s'accostano ancora ai vasi dipinti del se- 
colo tene: sono presso Gerhard t. 328, 1 ove si può con- 
frontare un vaso della Crimea (Stephani V<isensamml. der 
Srm. n. 2011) e t. 423 il quale ricorda molto i vasi di 
Paglia tanto per quella finestra donde una donna (velata 
per lo piU) guarda verso il basso \ quanto per Eros che 
porta una tenia. 

In tutti gli altri specchi prenestini Eros non si di- 
stingue da quello dei vasi dipinti, specialmente deiritalia 
meridionale. Così Gerh. t. SOS e anche 331, 1 *. Uno dei 
pih belli è quello a t. 327: rappresenta Paride in costu- 
me greco che vien persuaso da Eros giovine colla saetta 
in mano allusiva alla sua potenza. È il solo specchio in 
cui s'incontri questo attributo d'Amore, raro assai anche 
nei vasi '. Parimenti bello è uno specchio Pasinati (i di- 
segni presso ristituto) ove una donna vien ornata ed Eros, 
che asciate alla scena, l'aiuta porgendole qualche cosa da 
una cassetta. Al margine vi è una striscia molto simile a 
qoella di t. 822 (Gerh.), giacché in ambedue si scorgono 
Amori volanti con tenie o corone nel tipo dei vasi dello 
stile bello. Pih trascurato ma importante per le iscrizioni 
latine è un altro (t. 371), ov'Amore riunito senz'azione con 
Venere, Vittoria ed una terza donna poco chiara ha il nome 
suo latino. 

Bivolgiamoci adesso agli specchi propriamente etruschi 



1 Cf p. e. Élite dram. IV 66. Hilliiieon vases de eoU. div. 1 80; 
Heydemann Vasens, in Nemd n. 1762; 1892; 8A. 360 e molti altri. 

' Seoza ragione safficiente il Gerhard chiama Psiche la doona 
igonda che sta daranti a Eros; essa ricorda invece quelle rionioni di 
donne e Amore senz* alcan* azione sai vasi della Puglia. 

' C(, il mio Bros in der Vasenm. p. 71; ai dieci esempi quivi 
annoTereti posso aggiungere il yaso attico bellissimo nei Mon, gr, pour 
Vmcouragem. 1875 t. II colU battaglia contro i Giganti, ove però Tidea 
di Eros consiste soltanto in ciò che egli è servitore della madre Ve- 
oere. Inoltre nn^anfora posseduta dal sig. Augusto Castellani: Eros di- 
pinto in color bianco tira T arco, seduto solo sopra la clamide. La 
tècnica è quella tarda del bianco sovrappostp alla yemice nera che 
eepre tutto il vaso; la clamide è dipinta in rosso, T aspetto di Eros e 
gli ornamenti sono queUt delli( bassa Italia, d*onde si dice che provenga. 

Annali 1877 13 



IH Cini m8H98TiirA b nei di wìowio 

di stili libero ' e son vi troviamo neaiìiiia traoda del fik 
recente Eros alessandrino, beosi alcuni ioiitano pib e sae^o 
direttamente le coinpoaiziotti dei vasi di stile bnooo» n^entre 
altri mescolaDO relemento etrusco nazionale molto pili di 
quelli di Palestrioa. Bispetto ai primi nomino innanzi tutto 
tav. 377| ove Eros raccomanda Paride ad Elena in moido 
tutto simile ai vasi. Suscita poi airamore (t. 85) o porta 
corona o tenia (t. 113 e q;>ecialmente t. 375, pomposizioQi 
del tutto greca e propria dei vasi buoni)« Ma più numerosi 
sono gli sStri che subirono l'influenza nazionale, la quale 
per lo piii consiste in malintesi e si distingue al disegpie 
molto trascurato ed alla composizione inanimata e poco 
chiara. Di questo genere sono gli specchi a t 86 e t. 255 A^ 2, 
ove ad Amore vien opposta in modo tutto etrusco una 
figura simile fanipinile; quello a tt 330, 1 forse non è 
genuino; curiosa è poi anche la spada nella mano di Eioe 
a t. 119 (sopra il delfino del resto appare anoo sopm i . 
vasi); ma moderna senza dubbio è quella a t. 92, 1. Un 
malinteso poi sembra nascondersi nell'altro t. 63; ed altri 
ancora falsamente sono stati riferiti ad Eros (p. es. t. 118t 
presso Friederichs Ideine Kunst p. $6 n. 55; a t. 335, 3 
porto non ò a vedersi Amore, come credeva il Gerhard, ma 
un Satiretto che ruba il turcasso ad Ercole). Forse infine 
si può riconoscere un tipo di Amore proprio etrusco in 
quegli specchi rozzi che presentano una figura alata senNk 
attributi, la mano destra sul dorso ed il capo coperto di 
un berretto (t. 31, 4. 5; S2, 5. 6. 7) '. 

Vi sono poi vasi dipinti della decadenza di pretto la^ 
Toro etrusco, che appartengono allo stesso sviluppo degl 

*- Eros in stile arcaico si trova soltanto una volta (Qerh. 1. 117) 
e in maniera tutta |^reca (cf. Bros eie. p. 18). 

2 Ne^li ultimi esempi il sesso non è piti cbiaro ma il tipo bob 
deve coofondersi (ciò che fa il Gerhard) con una rappresentazione si- 
mile di una figura muliebre, probabilmente una specie di Oraxia, il 
cui tipo è il seguente: una donna ignuda alata corre a a.; muove la 
gamba sinistra in avanti e nelle mani tiene Valabaslron collo stile. Non 
i privo d*interesse rosservare come codesto tipo divenendo sempre più 
trascurato compare ora senza lo stile ora senza il vaso e sol mantiene 
là posizione primitiva delle mani, la quale poi svanisce anche essa, 
mentre quel oerretto tanto favorito presso gli Etruschi vien aggiunto 
anche qui, anzi poi vi predomina. Possiamo dunque mettere i «[iverà 
esempi presso Gerl^rd grado per grado oeU' ordine a^nex^te: t. S5, 
?. VS,%Mr %' ^' 3; 33, 1. 3. 4. 5. 6; WS, l; 32, M; 244; aa,% 
2^5,.'?; 35;.7.,La'8tes8a figura: .vien raddoppiata^t. 42, 1. 2» 5. -, 



€m RàftBBSUTAZIOKl BÉOOnGll I9S 



baMi Itali»; m Amore però Ma yi ai trova obe ben A 
tado. Uu^vasQ oeietano (Bomf, p^l. dei Go«BOYvatarì) p. oo. 
è lutto &tto sopini ttn modello della Paglia: Amore eolie 
aU fialidi dìidote ia bianco porgente n&a corona a una 
donna seduta oe& ooiosa in mano* Andio quelli pubblicati 
dal Gerhard (Trìnksohaten i C 10. 1. 5) s'aodòstano ai 
▼aei greci; ciò che daU* altro canto non si può dire dei 
nn. 2 e 4 1. e. ove apeoialmente n. 4 ra^reseataate B^oole 
solo coA Bros inunerao in pensieri amorosi offre «n motiw 
di snlnppo pib recente. Tuttavia di maggìove importanza 
$000, aenza dubbio^ quei noti vasi con iaortaioai latine prò- 
fomenti dall'Etroria meridionale \ che moairano per Io ptti 
nAmoBno Ì80lato,il quale non tanto iteir atteggiamentè 
invito per le forme eriHeme, Ihi^etto fboctalleaco e la ali 
pieoole teìito fa vedere rinflaeaza di nn altro svihappo piìi 
recentow Anche pear la te(»iica questi vasi appartengono ad 
ano degU ultiviti atadt della pittura vnsoelare, essendo di-^ 
pjftti ia bianco e giallo aopra fondo novo. Lo atilo non 
e quello proprio degli Btmachi* bensì piti libero e franco, 
fassomigliando così a certi prodotti dell'arte latina. E di 
vero le iscrìiioai provano ch'easi atanno in istrott^ relazione 
coirelemento latino in Struria, mentre, au questo stesso 
proposito dobbiamo rammentarci ohe anche aopra aloonì 
apeochi latini di Palestrina abbiamo trovato quell'Amore 
che .chiamiamo aleasandrioo, quando gli altri t«tti pur ade- 
rivano airantiea tradiaione. Ma non aoltanto presso i Latini 
e gli Etruschi latinizzati, ma anche ndl'Italia meridioaale 
tcovùimo il medesimo stadio di sviluppo e senza dubbio 
U fonte d^Ade esso si diffondeva a quei prinp. 0*b una 

*- et Jahn die Fieoron. Cute p. 55 e nel mio Eros ete. p. 60. 
Adiapo pesao agginogerri pelò una paté» del Miuao eiroseo di Fi- 
renae, Amore. Moaaate la dop)4a tibia^ «enaa iacrinoae. Pvokabil- 
meoie dall' fitmria proTiaoe anehe an* oiaochoe del aiweo Gregoriato^ 
il coi Tentre è soltanto rigato Terticaliaente, oso molte ot?ìo sei 
vali déir aitino periodo.» na «he mostra al collo dipinto in bianco 
aopra l^do nero velia solita tecaica quel medesimo Amorino col flàuto 
e una secchia nelle mani, la clamide sul biacoio; a d. e s. sodo Iik 
gUaiai d*elleia giallastri. In tutto Taspetto suo questo Tsao al avri- 
Cina il più a quei della baasa Italia da meatovann aopra aa| tasto, tr 
Qa*anfoia della biblìetac^ Vatioaaa mostiaate la aedeaiSM tèeaieà 
a {la i rabeachi qaéU* Aaaeriaa aalita che aaauniaa ae|^ è di fuove» 
BÌeB»>iBf^. . ; ' - 



196 CISTA FBBNBSnVl S TBCÀ DI SPECCHIO 

classe di Tasi frequente assai nella Cam pania e la Paglia, 
decorata quasi sempre soltanto con vart rabeschi e ghir* 
laude d'afa specialmente, dipinte bianco e giallo sopra il 
fondo nero con aggiunte di un rosso brunastro, ma alcune 
volte vi si vedono anche figure umane, ed importantissimo 
per noi è un vaso d*Oria in Calabria (Napoli Mns. Naz. 
n. 1758 Heydemann; Mus. Bofi^b. 3, 46), giacché frapposti 
a quegli ornamenti mostra due Amorini di quel tipo pih 
recente non ancora così deciso ma diverso assai da quello 
solito nei vasi pugliesi; l'uno è montato sopra un carro 
tirato da quattro leoni (due maschi e due femmine; falsa- 
mente sono state chiamate pantere) e guidato dal secondo ^ 
Questa composizione, insolita e nuova confrontata cogli 
altri vasi, trova perfette analogie nei noti monumenti pih 
recenti e già in alcuni altri vasi .dell'ultimo periodo. Una 
tecnica ancora pih tarda ' (policroma con indicazione delle 
ombre) offriva un vaso, sgraziatamente non conosciuto che 
dal disegno presso Jahn Telephos u. Troilos u. kein End$ 
i III, ma che mostra Amorini sopra varie quadrighe (leoni, 
cigni) in modo identico, come poi li troviamo nell'arte gre- 
co-romana. La provenienza non é certa e mentre alcuni 
lo dicono pugliese, altri fBuU, d. I. 1842, 165) lo credono 
piuttosto di Yolci. E che infatto rappresentazioni simili 
presto si diffondevano alI'EtTuria, lo mostra la patera d'Or- 
vieto negli Armali 1871 tay. d'agg. A: Amorini sopra qua* 
diìghe in una simile tecnica di quest'ultimo periodo ^ • 

Ecco dunque che abbiamo ben chiaro dinanzi gli occhi 
l'inteiressante processo della transizione delle due correnti 
contrarie; vediamo che i monumenti che seguono immedìa* 
tamente dopo il morire dell'antica pittura vascolaria circa 



*■ I colori sono bianco, giallo e un rosso bronastro. Le redini 
non sono dipinte ma graffite, ciò che si combina con nna specialità 
dei vasi di questa tecnica, che essi cioè spesso distingaono cosi alcune 
linee che circondano gli ornamenti. 

'-' Un esame diligente di molti originali potrebbe stabilire di- 
versi stadi in qnest^nltimo perìodo della pittura vascolare, ma qoi 
non possiamo entrar in siifdtta questione. 

* Dal quale in poi Amorini sopra quadrighe in generale dive- 
nivano soggetto molto &vorìto. Ma gii sopra il gran vaso mvese a 
NapoU (Heydemaon n. 8252 p. 568), che appartiene ai più tardi della 
sua specie, appariscono te gli ornamenti doe Amorini sopra quadri- 
ghe, g^à simili a quelli sopraccitati in tutto il loro atteggiamento. 



009 EAFEBIÒNTIZIOMI BAOOHICHB 197 

nella seconda metà del terzo secolo a. Cr. ' in gi'an parte 
accettano e usano TEros del nuovo sviluppo dell'arte grande 
in quel secolo, presto dalli tal ia meridionale tramandato ai 
Latini e agli Etrnschì latinizzati. 

Bitomando adesso ai nostri monumenti non ci farìk 
pili specie che anch'essi stieno sotto questa nuova influenza 
ancora poco visibile in A^ ma molto in B; onde che pro- 
seguiremo ad esaminare le singole figure e dapprima la 
figura principale, cioè il dio Pane. 

Commune ad ambedue i monumenti è il tipo di Pane 
umanamente raffigurato e sol distinto da due piccole 
corna* Questo tipo ha il suo posto determinato nello sviluppo 
dell'arte ed è d'uopo perciò di spiegarlo un po' pih larga- 
mente.—- Non v'ha dubbio che il tipo di Pane caprino e 
barbato non sia il pih antico così nella letteratura come 
nell'arte; Tinno Omerico (XIX) lo descrive infatti in tal 
modo e lo stesso Erodoto (II 46) sembra non aver cono- 
sciuto altro Pane che questo ; mentre d'altro canto la sta- 
tua eretta da Miltiade neli' epigramma di Simonide {An- 
thol. Pian. n. 232) è detta pure rpopjónovg K Biguardo poi 
ai monumenti conservati conosci^^nio il tipo di Pane quale 
veniva venerato in Atene in grazia d'alcune medaglie rap- 



^ Mediante le iscrizioni latine dei sopraccitati vasi il tempo 
loro yien fissato nel quinto secolo di Roma; ma dietro i dati archeo- 
logici non trovano il posto giusto che al morire di questo secolo e 
forse la natura privata di questi monumentini ci permette di ripor- 
tarli perfino al principio del secolo sesto, dovendo essere un po' po- 
steriori alla maggior parte degli specchi etmschi, i quali dal canto 
loro non possono essere anteriori al terao secolo a. Cr. siccome di- 
pendenti dallo sviluppo dei vasi delk> stile sciolto neUltalia meridio- 
nale e non trovandosi nei sepolcri che con vasi della bassa epoca. 

^ Fra gli/ altri monumenti di Pane mentovati dagli autori e 
coi quali si potrebbe fissare il tempo, solo 11 gruppo di Prassitele 
descrìtto in due epigrammi , è noto quanto al tipo, essendo chiamato 
rpayÒKouf (Anlh, Pian. n. 2(t2) e sapendosi che era rappresentato col- 
Totre. Qnest* ultimo concetto (l'otre non era mai attributo ordinario 
di Pane e sarebbe molto strana nei tempi supposti) e così tutto il 
gruppo di Danae davanti le Ninfe e Pane pare accenni ad un* epoca 
più tarda e nulla c'Impedisce di pensare a quell'altro Pressitele piti 
recente. — Qui cade forse di rifiutare una congettura del Wieseler 
(eomm, de Pane et Panùds etc. 1875 p. 9) che cioè sul monumento 
di Lisictate si trovi Pane barbato e cornuto colle gambe umane. 
Ma la testa rispettiva, oggi tutta distrutta (Stuart e Bevett Antiqu. 
4>f Aihens I 4, 20), certamente non aveva mai quelle piccole corna 



198 cisità vnammMk b mi m sneoaio 

pMentMiii r AbtvpoU e per certi difesi t«ttn édll'Attie& ', 
•te il dio ha feeoifiv ki fmnu oàprioài è Buona la siringa 
tBSiéf nella gretta. Uh altre t^ pmpriameDte aliioe è 
quello ben noto che serve di d^i^asione ad Ha piiastro^ 
Pane ^ qui avvolto feaeialmeote nella pelli di cerbiatto 
eoBH ee ao mantello, e dò semplicenente a cagione dél«* 
TtiBO gae aft^hitttttonioe \ Inventato tb Alti«a «pinste tipa 
veniva quìttii imitato dai Bomani essai di frequente: ancor 
oggi oltre uno nel maseo Capitolino (trasportatovi dalla villa 
d'Bste h Tivoli) e un altro nel cortile del palaoio Corsini 
a Botna nò eÉistoao per vero non meno di einqae nella viltà 
jUbaii senta notata differeaze K Tanto nei detti rilievi 
quante ili queste statie il tipo caprino h knoltd sviluppato 
anche nel visò^ ólie è del tutto iadipendehte da qnolle dei 
Satiri preidendo i staci tratti caratteristici unicaomente dalla 
capra e solo improntandoli di una certa qoai dignità. Ad 
ogni modo però tutti e quanti questi monamenS non ri- 
montano al di là del quarto sec. a. Or. e la qnestio&e d 
è, se già nel quinto secolo codesto tipo, specialmente del 
viso, sia state fissato e riconosciuto dappertutto.^-* Abbiamo 
no erma ràppresentatnte Pane in un tipo arcaizfante» ose- 
gnito con molta diligenza ed esistente a Londta {mnc. marbL 
of the Èr, Mus. II 35; cf. Friederichs BausUine n. 62 e 
Wieseler G6tL Nachrichten 1875 p. 440, i quali giustificano 
la spiegazione di Pane); ma a giudicare dall' impressione ge- 
nerale noi non crediamo che un tipo veramente arcaico ab- 
bia servito di modello airartista, sì bene crediamo che sia 
invenzione libera della sua fantasia. E questo è confermato 
da un'altra osservazione. Già altri hanno messo in raflVonto 
quei due ermi del museo Lateranense (Oarrucci t^ 26; 
nn. Idi e 188 nel catalogo di BennJorf e Schdne), dei 

che le vengone date mila pabblieaiione p9eo degna di ibda-in tali 
partkolArità. Siffatto tipo non appare d» Beli* arte greeonromana 
ov'è da ohiamarti pinttoato Satiro^ come vedremo pia sotto; inoltre 
Pane non eaeendo attoora in qnei tempi socio stabile dei tìwo bac^ 
càieo non poteva comparite eenz^alcnna distìniione in meno ai 8a* 
tijEi ooìnanL 

^ £ qualche altro dalle isole attiche e uno da Megalopoli; 
cf. kichaelie negli Annali 1863 p. 292 as. 

2 Cf. Ffìedericha Bawtteinè n. 655. 

* Qiem dell^Attka e akani altri esemplari coUa letteiatora 
rispettiva aoae «tati da Michaelis AtmaH 1863, 8t0 e KeknM BOdutK 
tm Ihenim p. SI n, 48« 



qtiali fMflo colift tefltà ftutiea (n. 18t) ^ trioìiKsriino ft 
((uello di Londra ttel capo calvo, per la corona dì fiori rada, 
h fronte alta o il naso incurvato, ma lo stile qni é libero 
e di una straordinaria energia caratteristica e quasi caricata. 
L'altro (n. 188) colla testa moderna è creduto muli^bro 
di^li autori del catalogo ; però la parte virile essendo èo^ 
yerta di frutta, di piccoli fichi, non c'è alcnna ragione che 
impedisca di ritenerlo un uomo. Del resto basta confiron- 
tare l'erma di Londra perchè ne emerga il vero. Oli avanzi 
di rìcci lungM finissimi ed arcaizzanti ricadenti sulle spalle, 
inesplicabili in una compagna muliebre dello stesso stile del 
IL 181 -^ eccoli resi chiari dall'erma piìi completo; le ma-» 
nUhe poi con i loro bottoncini sono gli stessi colà e qui, 
e la divozione delle braccia, fin iore esse sono cousm-vate^ 
è perlbttanraito identica, e la cesta baccliica essendo ri9taur> 
rata sei»' alcun indizio antico, non esitereuK) dare il flanto 
(del quale un pezzo attaccato alla bocca nell' erma di Lon- 
dra è antico) anche a quello del Laterano. Laonde ci sem- 
bra certo che il n. 181 era T immagine della medesima 
persona rappresentata nel 188, ma espressa tuttavia in istìle 
arcaizzante e simile alKerma di Londra. Così formavano 
(181 e 188) un contrasto che nei tempi recenti si sa es- 
sere stato ricercato non di indo dagli artisti '. Sembra poi 
non meno certo trattarsi qui di una mera invenzione assai 
ingegnosa dell'artista del secondo o primo secolo a. Cr. , 
il quale avendo contaminato (nel n. 181) i tratti caratte- 
ristici di Pane e di Priapo ne derivava poi il tipo arcaiz- 
zante conservato nell' erma di Londra •. Dunque pel tipo 
di Pan^ nel secolo quinto noi non possiamo servirci di 
quest'erma. 

Importantissime per la quistione sono in quella vece 
le note monete di Panticapaion, benché ancbe fra esse nes- 
suna pare anteriore del quarto sec. a. Cr. Il tipo senza 
dubbio piìi antico ' lo mostra quella stupenda testa di Pane 



• 81 eenfrontiiio l'ertnit bicipite di Siletio nel tipo arcaico e 
qwIlD lec^nte {Mw. Chiaram. HI 91) • gU ermi Mcipiti di Bacco 
barbalo arcaico e BaOco giovane. 

*' Che il protesico non era inveno, mi pare evidente, e non meno 
«fidente sembrami il Upo di anibedoe non essere solo quello di Pane. 
B'aaAtiKare gli elementi diversi qui non ò il luogo. 

^ Cf. Ani. du Bosph. Oim, t. 85, 1. 2. La raccolta piti eom« 
piota presso Kchne Mui. Koù^wubey I t. S eeg. p. 340 seg. Bono 



«A^ 



200 CISTA PUNKJffUIA fi tÉOk DI SnOGHIO 

barbato senza corna e aenz' alcun indizio ddla satura 

Jrina ; per contrario ha tutti i contrassegni dei Satiri propri 
ell*arte più antica, cioè il naso ricurvo, i capelli ispidi ed 
i grand' orecchi animaleschi ; ma l' espressione quasi feroce 
lo distingue da quelli '• Né può nascer dubbio che non sia 
qui rappresentato Pane, causa il nome della città, ciò che 
yien confermato dal fatto che anche la gente Vibia a Boma 
per accennar al suo cognome Fama improntava le proprie 
monete allo stesso tipo \ Pih recente secondo ogni proba- 
bilità è l'altro tipo di Panticapaion ^ che lo mostn im* 
herbe ma conserva quel tipo di Satiro senza corna. E questo 
sviluppo vien confermato da quello simile sulle monete di 
Messana in Sicilia, ove la serie piii antica ci offre quella 
testa di Satiro selvaggio barbato, qui però distinto da coma 
{Periodico di numismat, 1871 III t. 8, 5; un po' diverso è 
u n. 4; cf. il testo di Salinas p. 229); ma nella serie più 
recente ora mancano le corna ed il viso è tulto umano, 
però coi capelli corti irsuti e scomposti; ora sono piìi no- 
bili i capelli se non che sono aggiunte due piccole coma 
(1. e. n. 6-8). Quest' ultimo diventò il tipo pih comune di 
Pane sulle monete di Sicilia e della Magna Grecia nel. quarto 
secolo specialmente (così su quelle di Siracusa, Segesta e 
Pandosia, altri; cf. Wieseler Gm. NachrichUn 1875 p. 469 



due serie, asa tens*alciui segno baochieo, Faltra con corona d*ellera; 
la maggior parie di qaest^nltiina mostra nno stile rilassato e sciolto. 

*• Un tipo simile di Pane veniva ripetuto neirarte più recente 
qualche volta, distinto però da dne lunghe coma. Cosi da quei grandi 
festoni che adomano una camera della cosidetta casa di Livia sul 
Palatino pende la bellissima maschera di Pane sifEattamente rappre- 
sentato; simile è anche il busto a sinistra nel noto rilievo di terra- 
cotta Denkm. a, Kunst II, 42, 527. 

^ Katoialmente Tesecuzione è molto meno caratteristica; la 
serie più antica (circa 86 a. Cr.) presso Cohen méd. eom* t. 41, 
S. 10; quella più recente (43 a. Cr.) ib. t 41, 18 e 16 ove le sem- 
bianze del Satiro sono più chiare, e qualche volta vi si vede aggiunto 
anche il pedo. 

* rerò senta dubbio i due tipi erano contemporaneamente in 
uso non poco tempo, firi^<^b^ bì trovano degli (ssemplsri apparente- 
mente tardi fra quei barbati (p. e Kohne 1. e. t V 16-18) e dal- 
Taltro canto ci sono fra gli imberbi alcuni di stile severo e senza 
corona duellerà (1. e. t. V 20), mentre la maggior parte polla corona 
è di stile più tardo. Ma Tnso contemporaneo non prova niente per 
Forìgine, che per gli imberbi non può essere anteriore del sec. quarto 
a. Cr. ^ Cf. inoltre Ikrliner BlàUer fùr Mùnsk. II a t 21, 4. 



^ w» nimmsafàzioni bagqhichb 201 

86g«) ^^im pure sopra quelle d'Aròadia. Ma nel medesimo 
tempo nella Crimea si rappreeenlaTa Pane sotto la forma di 
Satiro, ed aneo nella vicina Macedonia, sulle monete di Anti* 
gono Qonata, egli ò un Satbro giovine che si distioeue sol- 
tanto alle coma (cf. Usener Shein. mw. 1874, 43; Wieseler 
MOfim. de Pane p. 7). 

Vediamo dunque cbe così a Pantacapaion come in Si- 
cilia, allorquando si voleta la prima Tolta rappresentare 
Pane, si scelse il tipo già fissato pei Sileni o Satiri, 
sensa d' immischiarYi alcuna cosa della capra che un' ag- 
giunta esteriore come le coma qualche volta (in Sicilia). 
Se adesso ci ricordiamo del tipo caprino oomplet^ nei mo* 
numenti attici del sec. quarto, è molto verosimile, che an- 
che qui il tipo satiresco coli* aggiunta esteriore però delle 
gambe e corna caprine, era 1* originario. Infatto così sol- 
tanto la storia del tipo m discorso corrisponderebbe con 
quella generale dcdl'arte. Imperocché sarà diflBcile provaie 
che già nel sec. quinto l'arte greca cominciasse a fram* 
mischiare nei tratti ideali dei visi forme caratteristiche di 
animali La coda, gli orecchi, i {Aedi animaleschi dei Sileni 
p. e. non sono che aggiunte esteriori, ma le forme ideali del 
viso loro e principalmente il asso rincagnato non h preso 
da alcun animale ma piuttosto dagli uomini codardi e vili 

Dietro tali consideraaioni si scioglie anche l'altra que* 
atione per noi pih importante, quando e dove nascesse 
il tipo umano e giovanile di Pane. Le monete della Sicilia 
di hanno mostrato che dal tipo satiresco togliendo la burba 
e facendo pih nobile il viso n'usciva quell'altro umano: 
le coma dategli da talune vennero anche tralasciate da 
altre ^ Dunque in quelle regioni ove non sì era formate 
il tipo caprino ma quello satiresco s'era conservato, doveva 
nascere la figura tutta umana, mentre sarebbe davvero etra- 
Dissimo se l'Attica, die dal viso satiresco barbato aveva 
formato quello caprino, avesse pur creato quello giovanile^ 
al quale non c'è nessun transito dal Pane capr^. Men- 
tre dunque era fuori d'Attica, o nelle colonie in Sicilia o 



i lu molti caai però non sappiamo di certo, se le belle teste 
cornate (p. e. sopra alcnae monete di Akragas, di Agyiioa eie.) tono 
di Pane o di giovani divinità di flomi. 

< et Wieaeltr Gèli. Nachrichlen 1875 p. 455 sg^-ove enno 
da meniionare anche le monete di Maiwana da noi sopra rilevate. 



alt cmk ÉMummiKA e wca di «HBMfto 

pare iial -Felopoiinisò dovè &d eratvA ti t^ uttftM; ^imr 
purmi meno certo che aiiche MU'Attiea presto tenisee da 
molti aeoettato il bboyo tipo. Il ek. ^ ieseler ha il merita 
di a?er provato il primo, àie la solita dlstiozìone di Panei 
attico e. caprino e* Pane arcadico od umauo non è giaalav 
che la forma umana non era Toririiutria in nessun luogo 
e che dessa era nota ed usata anàe in Attica {G()U, Nach' 
richten 1875 p. 433 sg.). Se egli crede però che quest^ul* 
tima sia stata creata in Atene dalla scuola di Prassitele, 
le nostre ricerche proinino il contrario. Kè quello h vevo, 
che le statue e busti di Pane nmnno rimastici ffio« 
strÌDO rinflaenxa della scuola attica; • bisogna distìoguerri 
varie classi e poi vedremo che una buona parte con mag- 
gior ragione si ascriferà ad influenaa pelepouiiesiaca. [so* 
lato inora h un erma della villa Borghese ' che mostra il 
dio nella iorida età d*un efebo vigoroso e sens'i^cun altro 
d(ÌNtÌDti?o della sua natura animalesca che due pidsolissime 
coma shuntanti dalla fronte; il suo riso è piuttosto largo 
e nello sguardo non si scorga nulla che accenni alla Vaga 
I^fgerezza degli esseri baccbici, ma corrispondo iav^oe be* 
niisimo al Pane efebo e cacciatore di alcune monete della 
Magna Qrecia e della Sicilia* Pìh comune è un altro tipo del 
dio in od le coma spuntano non dalla fronte ma pib in 
alto, in mezso ai capelli, ed esseodo più luegbe eese non 
si staccano ma si stringooo al capo, mentre gli orecchi iBond 
pur sempre piti o meo» animaleschi. Appartengono a questa 
classe tatto e quattro le statue finota conosciuto ^ le quali, 

^ Mentovato anche da Gonze Gòtter u, Heroengesl p. ^0. In. 
Itene, mi yien detto, apparve poco fa nel commercio antiquario nna 
bsUiasima statvettaaiPane amano in broDXo, seduto e cen ttaecìe 
probabilmente di nn cane appresso; i capelli si dieon^ lunghi ma 
irsuti e la faccia quasi feroce. Dunque Pane cacciatore come sopra 
certe monete. Di special importanza d ò che 11 bronzò proviene dld 
Peloponneso. Non posso dare per ora notizie piti dettagliate. 

2 a.' e b due atatae a Londra coiriacrisiene dell'artista if. Coi^ 
4utìui Gerdo (Ano, MarbL li S3; 43); e del tutto corri>pondeaté è la 
statua Yaticana della Gali, dei candel n. 246 (inesattamente mento- 
vata nella Beschr, Roms II 2, 272, 19). La testa ò riportata ma Ti 
apparteneva; moderno è il braccio sinistro; originariamente serviva 
M décomsione ad una lontana e Tacqua sortiva dal vaso che tiene 
p^k BMMie destra abbassata e appoggiata ad un pilastro. La testa è 
nn pò* inclinata come in a e ò, il lavoro peraltro è mediocre, 4 star- 
tostta ài bronzo a Parigi, pubbl. da Clarac muiée 72C G. 1681 B ma 
molto Uieeattanemle. Io giadico dietro an gessa. 



m)v BàSFBiaDffTizieHi ucdaicai 3A 

qmuÀiWffh A enoÉiione tleir bfiiot wttnék, ptr la" pm^ 
porsloni a le ferma 8éAiplìd fanna Buppone un ariginftla 
antelislppiana; anzi la aMaetta di bronzo (4), òiò cha mi 
para asMti inpartaata, ò Uni ripetidane di qual noto tip» 
del doriforo. di P^lioletov La pomione di latta le membra 
a le prapaxeiooi dalla forma sono affatto la ataaie; colla 
mano àd^tr^k abbataàia parò egli tiene la siiinga coma 4t^ 
tribato distiiitiTo. *^ Ti 0010 ancbra dii^rse testa ap^ 
partaftuta a statua fiimiM , specialitiente dna del miiseai 
Lataimoeeae: n« 377 del catalogo o^e i capelli trattati ce» 
iq^cial cara non ricciuti e folti ma aderenti al capo ri* 
cardano di nuovo i tipi peloponnesiaci; l'intera forma dal 
cranio ed il modo spedale col quale i capelli coprano la 
parta superiora dagli oreccU, trova la sua perfetta analogia 
in una teata eccellente del museo Chiaramonti \ la quale of^ 
fra un'intéressante moditìcadone dal tipo del doriforo. Li 
sacenda testa del Laterano (n. 101) ò una replica modifl* 
caia deBa prima', in cui Tartistasal oercava d'introdurrà 
qualche elemento asprìna^ facamlo sporgere un poca la ma* 
6G«lla superiore casi cke vanga ad avere la stessa altezacn 
della punta del naso un tantino schiacciato *^ tratti essen*» 
siali codesti del tipo caprina \ Di lavoro molto mediocre 
è la tObta vaticatia (Gterìiardiinl. BUdu>. t. 810, d) rimar-* 
oabik peraltro per gli oreocfa! piccoli ed interamente ani* 
maleschi. Mentre in tutte queste teste il carattere eanti<> 
mentale cartamenie non ò il predominante, é molto diversa 
la test^ della Qlittotaca di Monaco (Bninn Besehr. def 
Gljfft. n. 102). Le coftia qui non sono piìi aggiunte estera 
namenta^ ma cresoono proprio dall'organismo dalla fronte; 
il capo poi rivolto airinsb e la eonformasione degli ooohì 
gli danno quel carattere vago h bramoso ben rilevato dal 
Btunn e nel quale al contrario delle teste antecedenti si 



^ N. 507 del catalogo attoale. Non ò pnM^Ucata né la ttove 
maatoTata che preaeo U Ftascb Verkandl der Philobgmwtrs. 1874p, ISa. 

2 Colla quale corrispoade anche neUe mìBure. * Seaia ta^oni 
bastanti è stata chiamata femmiiiile. 

^ Dico ciò che il catalo^^o significa come viao arcigno. - Sgia-* 
aiatamcate nel n. 277 qaette parti caiatteristidie, cieè non soltanto 
il naso (menùonato dal catalogo) ma anihe tatto il labbro Boperiore, 
sono moderne; 8i vede però che non aveva qaeir eepresdoRe caprina 
prolMàbìImente introdotta più tardi: aocbe i capelli del n. 101 si sco- 
stano dalla maniera pid originale dd n« 277. 



204 CISTA PSBHBSTIHA B nOA DI BPBCOHIO 

pilo ia7vi68re riaflnenza della scuola attiou Probabilmeate 
qui appartiene anche una teatina d'Atene desoritta da Hey- 
demann Marmorb. su Athen n. 781 (non così n. 785 e 
neanche le altre annoverate dal Wiesieler eomm. de Pane 
p. 15, perchè appartengono al tipo dei Satiri). 

Forse anc^e l'aite statuaria ha rappresentato Pane 
umano sema corna, come Tabbiamo notato già sopra alcune 
monete. Non parlo del cosidetto Naretsso di Pompei spie- 
gato per Pane did eh. Benndorf {Annali 1866, 107), giacché 
questo troppo si scosta dai certi tipi di Pane noti finora; 
ma una testa del museo CMaramonti ' presenta la massima 
analogia con quella di Monaco nella general espresdone; 
ma in ciascuno dei due punti do^ spuntano generalmente 
le coma, si scorge, separata dalla benda che gli cinge il 
capo e tutta isolata, una foglia d*ellera che col suo gambo 
pare uscir fuori dai capelli, probabihnente per rimpiazzar 
le coma in simile modo come nella celebre cosidetta Arianna 
del Campidoglio. Qli orecchi poi sono umani ed i capelli 
un pò* pili lunghi e folti ohe non nella testa di Monaco, 
la quale è di gran lunga superiore a questa neiresecu- 
sione del lavoro. 

Pane umano sen^a coma, sprovisto dunque di tutti 
i segni della sua natura caprina, oltre che in questa testa e 
nelle monete sopra accennate, non c'è dato ravvisarlo che in 
alcuni vasi dipinti della bassa Italia; giacché quelli d*Atene, 
di Cirene e della Crimea mentovati dal eh. Wieseler, il 
quale recentemente ha trattata tale quistione con larga 
dottrina (GGU. NachricfUen 1875, 441, sg.), non sono esempi 
sicuri *; ma esempi incontestabili sono alcuni vasi della 
Puglia ^ nei quali in generale Pane umano è figura comu^ 

> Beschr. Homs II 2, 65, 408 - o. 410 del catalogo attuale. 
La testa non è nò' femminile né piegata in giù, anzi un poco in alto. 

* Non oserei chiamar Pane il gi'iYane dei Taso attico presso 
Stackelberjp Gràber t. 28, 5; egli ò rappresentante deUa ripa come 
aftche la ignn rìspettÌTa nel Taso di Crimea Compie r. 1800 t. 8 e 
Mgnatamcfite qveUa sol Taso di Cirene {Beriehte d. sàehs. Q. 1871 
t. 1). QnesVnltima composiiione, ginsta la mia opinione, è stata ìift- 
lintesa nel Taso di proTenienza italica nel Compie r. 1806 t 5, 4, ove 
qnella fignra viene raddoppiata e la figura di QioTe come par Tin* 
dicaiione del mare è flralasciata. Qai certamente non è rappresentato 
Pane (volato dal Wieseler 1. e. p. 452j; perchè due Pani nmani sen* 
K* alcuia differenia son tott' altro che probabili. 

' Cf. WiesiAer 1. e. p. 444. Credo sicari specialmente questi: 
Jatta catalogo n. 424; Man. d. /. lY 14; Gerhard (^m/. Vas. t 11; a 



con BAVPRXSKlITAZIOKt BÀCCHICHB 20& 

sissimay ciò che conìsponde beno coi risaltati ottenuti 
di sopra. 

S' intende che prima dello stile libero dei vasi del 
secolo quarto a. Cr. non compare mai Pane umano, ma 
neppure qoello caprino; anzi quest'ultimo sni vasi h la 
forma pili recente, forma che prevale sempre piìi col deca- 
dere della pittura yasculare e sta in istretto rapporto col 
significato bacchico di Pane ; giacché egli in generale nei 
vasi comincia, soltanto di entrar nel ciclo bacchico \ In 
forma umana egli non viene quasi adoperato che come un 
di piìi nelle rappresentanze mitiche oppure in quelle coti- 
diane per accennare alla natura del luogo rustico e mon- 
tagnoso od alla sua relazione con Venere; e questa pare 
sia la ragione della sua totale assenza dai vasi di stile 
pih severo, pei quali non si adoperavano ancor tali aggiunte. 
Anche su quel bellissimo vaso siciliano di S. Martino Pane 
non ha alcuna relazione con Bacco ma h semplicemente 
il dio delle montagne (Denktn, a. K. II 425). E di fatti 
io non posso addurre che pochissimi vasi con Pane umano 
bacchico; in due egli partecipa della compagnia di Bacco 
stesso (Napoli 1769 fl, e Mus. brit. n. 1549 = Hancar- 
ville I 104) ed in un altro che io vidi presso il sig. Sim- 
maco Doria a S. Maria di Capua egli è frapposto in mezzo 
al tiaso, giacche seduto a destra con nebride, clava e si- 
ringa egli guarda danzanti dinanzi sé due Menadi, un Satiro 
barbato ed uno imberbe che ò caduto a terra *. Tuttavia 
alcuna volta accade che a Pane umano si aggiunge la coda. 



t. 8 sono doe Pani umani, ano dei qnali privo di coma, sent^alcnna 
ragióne; Heydemaim Vasens. in Neapel, n. 690 A e B (quèst^ ultimo 
piibbli<sato recentemente da Ovt&rbeck AHas s. Kunstm. t. IS, 15; cbe 
k teeta superiore di Pane qni sia moderna, come dice il Heydemami, 
io non ho potuto trovarlo; almeno la parte ove dorrebbero spnntare le 
eorna è antica). - A Gompte r. 1862, t. 4 infine non è che nn Satiro. 

^ Bisogna ricordarsi che anche sulle monete di Pane nisano 
niente accenni al carattere bacchico oe non la corona d'oliera che neUe 
più recenti monete di Panticapeo diviene più spessa. 

2 11 Taso è di utile relativamente buono e non h policromo come 
tanti vasi capuani. - Si può aggiungere così qui come alla serie se- 
guente un vaso napoletano ove Pane umano è riunito con un Satiro 
cornuto anch' egli; giacche le corna espresse nel Mus. Borb. Vili 27 
ma non mentovate dal He^fdemann nel suo catalogo n. 1979 A eiistono 
in&tti suUVrìginale, che in consegnenia è uno dei primi esempi di 
quella mescolansa di Satiro e Pftne. 



\ 



aM cisu finmnvà a noi m anoamo 

t toA mmììB ad nil fiatir<> tììm iiiiitd»tta)i nel cìqIo Im» 
chico, come in un vaso della Crimea fAnt. du jRotpà. 
t 63, hS ^f^ fitopliaoi Vatensamml. n. 1788) ed in un 
aUro di Cirene (Miis. biìt C 8) ove Pane amai^o colla 
coda suona la soUta siringa presso Baoeo ed i sud seguaoi '. 
Vediamo farsi nn passo avanti, qnando si aggioqgeno i 
piedi caprini e del pelo alla parte saperiore della oeseia^ 
<k)nie nel bellisBimo vaso della Crimea /"Compie rendu 1861 
t. II) ove im cotal Pane è frammisto ai Satiri barbati, 
distinguendosi però anohe al viso più nobile '. Ma ecoo 
già TinfloenKa del Pane tutto caprino. Questo dwiqu^ si 
trova spesso taca il tiaso bac(ddco nei vasi dello stile sciolto 
di. Cirene e della Crimea che si possono dire attici'; ma 
resta sempre piuttosto raro su quelli deiritalia, i quali, 
sa adoperano Pane caprino, amano pih la forma giovanili! 
senza barba 1 Talora nella stessa scena si trovano riuniti 

^ Anche nn vaso della PngUa a NspoU ^eycUoianiì d. 9020) 
• ano presso Tiscbbeia (t. H del V voi. eaistenie nella Mblioteoa detr 
riDstituto} Pane con tirso, coda e corna fra altre persone bacchiche. 
Ma le cohia rassomigliando molto a certi ornaroeoti del capo sui vasi, 
perciò sono ambigoe non di rado; cosi p. e. Schulae Leesenscha Sommi. 
t. II io crederei che non ci aia altro che un Satiro semplice. 

2 Sepra qoesto tipo di Pane coi soli i^edi di capra cf. Wieseler 
Goti. Nachr. lB75i 439. Forse codesto Fune - barbato s* intende - è pih 
antico di quello colle gambe tatto di capra. Si può ricordare il bel- 
Ussimo vaso deUa Magna Grecia iifon. d. L IV 84 nello stile del see. 
quarto, che finora è lenxa analo^ia^ mostrando tre Pani di quel tipo 
saltaati intomo a Mercario; es«i si accostano bensì al tipo general^ 
dei Satiri o Sileni barbati, ma nelle fattezze chiaramente manifestano 
un carattere caprino bene espresso (Pani in pluralità sono già cono- 
sciuti dagli autori del sec. quinto, cf. Wieseler cotam. de Pans p. 7). 
Mi contento «ceaunare a qnest' inteiessantissiiaa questiona. - Ài noti 
rilievi eoa questa tipo (andoYerati dal Wieseler Aoc/r. 1873, &)d) 
posso agginqgere il frammento di una piccola ara rotonda nel giardiio 
pubblico a Tivoli, ov* è conservata la gamba destra di quel Pana « 
uba parte di una Ninfa. 

^ Sono tutte rappresentazioDi bacchiche e si capisce perchè, 
quando Pane caprino attico veniva introdotto nei vasi della Magna 
Grecia, con lui cominciasse anche il suo significato bacchico. Pei vasi 
di Crimea cf. Stephani Va^ens. n. 1983 a e 2161 (due Pani che si 
allontanano da una Baccante dormente); quelli di Cirene of. Brìi Mus, 
(7 2 e il gii citato C 3, ove oltre il Pane piò nmaao si vede quella 
intecanente caprino; ih. G 20. 

* I poobi etempi della forma barbata v. presso Wieseler JìM^r. 
XilB^^lf Agii imberbi annoverati nello stesso luogo ai paesana a^ 
ginifér^ parecohl,{rai quaU p\»yo soiltanto, come isolato. 9aom, il. 
vaso di Zurigo n. 307 che secondo ]fk desorisione maatr^ahhe Pana 



f fOM EArvBiflmTàziovi: Mocnco SOT 

i due ttptf romano pili aobileì e FaH^o cviptìso '^ e «netto 
climostva che essi nel tempo is cui a* iacaEtraivaiio l'unQ 
e l'altro reni vano covmderatt «ome vappresen tanti due peis 
801^ flimili sebbene diver8e; ma siamo ^ì in un perìede 
di transizione. 

Riguardando ora all'arte pili recente, alle pittare pa- 
rietali e ai fa^nti rilievi dell'epoca romaea, non troveremo 
pih altro fuorché Pane caprino e baocbleo, quello umano 
essendo scomparso qus0i per intero. È vero che alcune 
monete specialmente del Peloponneso ritengono l'antico 
loro tipo aeche ai tempi degli imperatori (ef. Wieseler 
Nachr. 1875, 978) e l'esecuzione delle statue e busti sopra*» 
mentovati non pare molto antericH'e, ciò che vuol dire che 
di qnaudo in quando cootinaava a riprodursi ancora il tipo 
limano come si riproducevano tasti tipi antichi; ma nelle 
amidette classi di monumenti dell'epoca romana non si 
riscontra pih. Fra le pitture pompeiane finora si conosce 
un solo esempio fMon. dell' Inst. X 86, 1), ma è tiua statua 
dipinta, dunque non persona dell'azione stessa. Itolevnlis 
lima poi è naa delle pitture esquiline dell* Odissea (W(b:- 
mann t. II) in cui il pastore che insieme con una donna 
rappresenta secondo Tiscrizione le N^jutftit malgrado il suo 
vestiario umano ha due lunghe coroa ben distinte. Dunque 
invece di rappresentare lo stesso Pane umano come, divi- 
nità dei pastori e dei prati, l'artista dei tempi alessandrini, 
al quali rimonta Toriginale, prescelse di formar una naova 
figura allegorica, confondendo Pane umano con un pas^re 
reale. Le coma dunqne si aggiungevano per idealizzare il 
eaa^attere pastorale: ecco il ^lo <^e eicendj9ce ad un'altra 
questione interessantissima spettante a una trasformazione 
nello sviluppo artistico dei Satiri, i quali mano a mano 
rimpiazzavano Pane umano confondendo le qualità di que- 
sfultimo con quelle loro proprie. Ognuno conosce la gran- 
dissima differenza che esiste tra i Satiri sui monumenti 



ìnherbe coUe gftmbe caprioe ma sema coma. <* Le iapp7«eei»taiize del 
lesto anche ^ai sopo bacchiche la maggior parte e bq& vaso di Napoli 
0. 934 of li ^ quasi del tatto Satiro, perche il svo tìso non è captioo 
rea identico con qaello dei Satiri imberbi «al lae^dùmo quadro* 

'. Kji $sprino barbato aecanto aU'amano. troTMÌ sul «i oitaW 
TMo ^U^t Cireaaiea- Brit. Muk C 3ì. T imber^be caprmo felT altro ^ 
due Tasi di Napoli a. eso^' e 3a)$J?. .: . 



306 0I8TÀ mmtìmsk t tica m spiomo 

deir epoca romana \ i quali portano come attribiito fisso 
tanto il pedo quanto la siringa, distintivi propri origina- 
riamente soltanto di Pane e della sua vita pastorale» ed 
hanno, sui nelle forme dei corpo nerboruto ma senxa no- 
biltà, sia nel viso improntato di certa serena rustichezza, 
ttitti i caratteri della vita campestre — e il tipo antico 
dei Satiri, quale si conservò quasi per tutta la pittura va- 
sculare, rappresentati colla lunga coda da cavallo, con 
un'espressione piuttosto di impudente codardia che dì ru- 
stica semplicità, appunto il yivo; ovriimm loczvp&v xai 
ifjyiy^ixvoipyoxu di Esiodo; o Taltro tipo più recento del- 
l'arto Prassitelia, il quale poco influenzò la pittura vascu- 
lare e che per le code piccole caprine s'accosta maggior- 
mente a quello dell'epoca alessandrina, pur da questo tanto 
diverso per l'abbandono del dolce far niente espressori in 
modo meraviglioso : sodo i servitori prescelti del dio Bacco 
e non hanno da far nulla colla vita pastorizia di quelli *. 
Ma la differenza veniva espressa anche per aggiunto 
esteriori; ai Satiri rbsti<;i così si davano quei bargìgli al 
collo tolti palesamento dal capro, e nello stesso modo si 
a^iungevano pure le corna caprine, in origine proprie del 
dio Pane, ma poi, come vedemmo di sopra nella personifi- 
cazione dei prati, usato in modo pih libero. — So che il 
eh. Wieseler nella dottissima sua commerU. de Pane et 
Paniseis eto. Oott. 1875 voleva provare che tutti i cosi- 
detti Satiri cornuti sono per vero Pani o Panischi. Ma le 
coma qui non costituiscono differenza essenziale, non essendo 
che un anello di quella catona che produce il tipo rustico dei 
Satiri. Ma il W. pare neghi esistore differenza fra il tipo 



1 Quanto ai rìlieri romani dobbiamo forse ricoDoscere Pane 
umano nella figura stante con siringa e pedo alla cresta di un elmo 
pompeiano (Napoli Mia. Nat, catalogo delle armi gladiatorie n. 275): 
ih parte superiore della testa non essendo intatta non sappiamo se 
aTesse anche le coma. Tutti i rilievi delFelmo peraltro, specialmente 
le Muse, risentono un originale piti antico. 

2 Senza entrar nei dettagli osserro soltanto che non ci manca 
un tipo mediatore fra questi due; è quello del Satiretto col flaato 
(Ciaiae 703, 1673 etcì, il quale nel complesso non è che una modi* 
flcazione di quello eosid^tto Prassitelio, ma tanto nelle forme del corpo, 
nel Tentre e nelle gnmbe, quanto nelVeepressione del viso si manife;»ta 
per un essere più rustico, q. il bue aggimto qualche volta (Clarac 
716 0, 1670 0) lo dimostra propriamente un pastore. 



OW BAPPBX8B1ITAZI0HI BAOOHICHS 200 

'di P|Ae umano ì8 quello dei Satiri cporani, frarnnBsohiando 
egli sempre le teste diversissime dell'uno e dell'aldo tipo 
(1. e. p. 15 sg.) ^ Certo i Satiri s'accostavano assai un 
tempo al Pane amano e, come osservammo di sopra, da esso 
toglievano ancor molte qualità nuove e fra queste anche 
le corna. Ma restavano tuttavia sempre Satiri e il loro 
tipo è derivato da quello antico dei Satiri e non di Pane. 
Conseguenza di tale somiglianza era, che Pane umano do* 
vea svanire presto per esser rimpiazzato dai Satiri, e che 
specialmente nei tempi romani spesse volte doveasi con- 
fondere Pane e Satiro. Bella prova di questo fatto cono- 
sciuto è una moneta di Caesarea Faneaa coniata sotto gli 
Antonini, che mostra invece di Pane il noto tipo del Sati* 
tiretto col flauto senza corna. E per Topposto i medesimi 
Pani caprini delle volte si chiamavano Satiri ; così già presso 
Lucrezio (4, 584) e poi presso Orazio ("carm. 2, 19, 4) e in un 
epigramma greco f'Anth, Pian. 15) si parla di Satiri con 
gambe caprine. Gli ò perciò che non voglio dar gran 
peso al passo di Calpurnio (eoi. 2, 13) ove son mentovati 
StUyri bicornes, ma ò degno di rilievo però che un cono- 
scitore d*arte così profondo come Luciano chiami Satiri 



^ Le teste di Satiri cornati sono molto più nnmerosi che non 
si crederebbe dfdl^eleoeo del Wieseler, Eccone alcune altre degne di 
esaere mentovate: nel Vaticano, GitU. dei candel. n. 201 il frammento 
di qoel Satiro che si ia estrarre dal piede nna spina da Pane caprino; 
per malinteso il frammento è stato mal ristaarato con gambe eaprine; 
le doe piccole corna non si ripetono nella replica piii completa dello 
•teuo museo (Visconti P.-Cl. I 48) e non erano donqne essenziali. - 
La bella erma della Gali, dei candel. n. 800 con piccole coma evì- 
dentemento caprine, simile alle note piccole erme pompeiane di bromo, 
esistenti a Napoli. Poi Buchràb. Hmsll 2, 193,96 spuntano le corna 
ed insieme i bargigli del collo; similmente ib. Ili 1, 165; nna testa 
presso il sìg. Depoletti a Roma di tipo analcM^o alla pittura parie- 
taria nei Oenkm, & 1. II, 523; nel paL Spada a Boma il bnsto in 
rilioTo sopra un pilastro interessania simile a qnelli descritti dal- 
l*Heydemann Marmorb, in Athen n. 321; la statua di nn Satiro con 
piccola barbacela che serviva d'atlante, nel cortile del Mnseo nazionale 
a Napoli e molti altri busti e statue. - Femminile però di certo è 
)a bella testa deUa Gali, dei candeL n. 136 coUe piccole corna spun- 
tanti dalla fronte fanciullesca. - Erroneamente infine il Wieseler p. 16 
cita il rilievo presso Gerhard onL BUdw, 113, 1, perchè il creduto 
Pane ha la testa moderna e non è che un Satiro; similmente il Satiro 
del rilievo dei Denkm. cu Kunst II, 421 presso BrOndsted Voyages evi 
Grece evidentemente non è cornuto. 

Annali 1877 14 



2iW CISTA nmmmk % nck bt 6»e0CBio 

quagli emri rastiei o<fhinti da lui d«seritti in i&aniera dét 
tutto corrispondente alFarte K 

Ma quando è che Pane umano scomparisce e tien 
sunogato dai Satiri rustici e cornuti t Abbiamo già veduto 
che questo sviluppo rimane estraneo alla pittura vasculare, 
ove Bultanto in pociiiB8Ìmi esempi recenti si osserva un 
avvicinamento e anche un combinamento di Satiro e Pane 
che riceve la coda in rappresentazioni bacchiche, o tntt*al 
pih alcuni tentativi isolati di trasferir dei tratti caprini 
sopra i Satiri *. Ma adesso i monumenti dell'arte etrusca 
recente ricevono la loro importanza storica, rappresentando, 
come già osservammo, lo sviluppo che segue immediata- 
mente quello della recènte pittura vasculare. Pane qui 
si riscontra in tutte e tre le sue forme: umano si scorge, 
oltre che nei due monumenti qui pubblicati, in un'altra 
cista ora a Parigi (cf. SchOne Annali 1866, 184 n. 64) 
ov*egIi ' sta in mezzo ad una comitiva poco chiara di gio- 
vani con lande e di donne ignudo con tirsi, aggruppnto 
con una di codeste donne bacchiche. Pih chiara è la sua 
azione in un bellissimo gruppo, che serviva di manico al 
coperchio di una cista Barberiniana con battaglia di Centauri, 
per mala ventura non ancor pubblicato (Schòne 1. e. p 175 
n. 44). Egli, tutto umano, fornito però di piccole corna e 

^ €£ specldmente Baecfu 1 ove egli cbiama i Satiri àypoixou^ 

isi^on; uiro^pJsrai. In un altro passo [deor, oone. 4) oltre a cornuti 
Tengono chiamati anch'essi calti come Sileno; ma quei Satiri calvi 
barbati dell* arte più antica non sono mai comntt, né giova molto che 
qualche volta sui vasi si trovano Satiri imberbi calvi perchè non hanno 
ooma, deche pare che Luciano abbia aggiunto qoell* attributo per 
meglio rilevare il carattere effem minato di tutta la schiera bao- 
ehica, scopo principale di tutto il passo, al quale «spetta anche quel 
éfùyei rivè^ JvTf ^, mentre Sileno è \v^6:. In ambedue i luoghi i Sa- 
tiri espressamente vengono chiamati rustici e son distinti da un solo 
Pane caprino seguente la tndizione pid comune deirarte. Ma BU 
uocus, 10 la voce Satiri è usata in senso più largo e non significa altro 
che i sopra detti (e. 9) Aiovjcrou Ost^aTrovr^^, laonde Pane ben poteva 
chiamarsi uno di loro, senza che il passo provi ciò che il Wieseler 
(1. e p. 9) vuole. 

£ P. e. il vaso attico presso Stackelberg Gràber t. 21 dà al viso 
del Satiro o Sileno barbato qualche trattò caprino. 

* Le ooma e i tirsi non dubbii (cf. il tirso della Baccante sulla 
nostra cista) vietano di vedervi una coppia nusiale mnaua. Sono es- 
seri VaeeMcl riuniti con nomini ohe godono la loro compagnia. \3n 
concetto più preciso difficilmente si trova. 



CON i^APPRiamTiziom baoghicis 211 

di orooebt Bffim \ ba Tonor^ di soiteggere lo otowo dio 
Bacco. Da molta fceoha di Bpeooht etnisctii o*è nota la coin^ 
posizione, probabilmente nata già nel secolo quarte , ffi 
Amore che sostiene Bacco, e qui per la prima volta Ve^ 
diamo Pane umano, li quale presenta tante analogie con 
Amore» fare lo stesso servino a Bacco ohe là Amore, tal* 
che è molto probabile che tanto il Satire tto, ohe nell'arte 
greco-romana vediamo generalmente in simili, rappresen- 
tauzCi quanto il Pane caprino, che tal fiata pur vi scor- 
giamo, sieno stati sostituiti piU tardi, quando eht scomparso 
così quell'Amore bacchico * come Pane umano. — In fine 
rileverò un vaso dipinto etrusco (Mns. brit. n. 1681) eon 
Pane umano in bacchica rappresentanza tenente i crotali 
ed un ramoscello. — Pane caprino imberbe e barbato pure 
^ì scorgono sopra degli specchi '. **<• Che se or aggiungiamo 
a questi i nostri due monamenti e riflettiamo, ohe Satiri 
cornuti e rustici non se ne rinvengono affatto, troviamo un 
perfetto accordo colla pittura vasoulare : soltanto che l'art* 
etrusoa come nella figura di Eros così ih questa di Pane 
mostra uno stadio un po' più recente, adoperando Pane anche 
nella sua forma umana, a quel che c'è dato giudicare 
quasi sempre in rappresentanze bacchiche. Inoltre la no- 
stra teca (B) offrendoci una compoudone proprio alessan- 
drina ci dimostra il fatto ben importante che ancora Tarte 
del terzo secolo non conosceva soltanto Pane umano, ma 
anzi tentava di rappresentare pei'fino il nuovo mito della 
poeda alessandrina di Pane ed Eoo dando le forme nmaìt* 
a quello. Quindi possiamo eon probabilità conobiaderef ohe 
quAl sopra discusso cambiamento nel tipo ddi Satiri collo 
sparire di Pane umano non aveva luogo prima della fine 



' È da correggere In alcuni pn&tt la ciiata descritione, la quale 
rìeoaoBoe qui nn Satiro, ma le corna piccole mi parevano incontesta- 
bili; il naso è retto e manca la coda, gii orecchi sono agnzsi. -*^ ho 
stile 8i paò dire eceellento; soltanto le proporzioni sono troppo svelte, 
le gambe troppo langhe ed il petto troppo stretto, sicché multa ana- 
logia con questa oi&e la figura della striglie Mon, JX 29 anch'essa 
di Palestrlna. 

s FtutwSngler Eros p. 80. 

* iion. IX 29 imberbe coli* iscrizione Painiscos; probabilmente 
anche Gerhaxd s^. Spieg. t. SU; barbato ib. t. 150.-^ Il eh. Wio- 
seler I. e p. 17 ravvisa Pane nelle sembianze di Satino eemate èopra 
lo tpeochio presse Inghiraml Mopl é^. ser. Il 28; ma nella testa nn 
po*gtasta le corna séno tiitt*aìtro ohe eerte. 



212 CISTA PBKNESnNA S TBCÀ DI SPECCHIO 

del secolo terzo ali* incirca \ e che le pitture delle città 
del Vesuvio, non conosceDdo quasi più quella forma di 
Pane, non devono in questo punto risalire ad originali pili 
antichi del secondo secolo. 

Lascio ad altra occasione lo sviluppare pih diligente- 
mente e mettere in connesso pih largo i punti della storia di 
Pane e dei Satiri accennati qui; perchè ora mi preme sol- 
tanto di fissar la posizione storica dei nostri due monumenti 

A questo scopo, non debbono tralasciarsi alcune par- 
ticolarità: ed in prima, che è comune ad ambedue i nostri 
Pani il pedo. Era questo il solito attributo di Pane da 
Luciano appunto descrìtto {Bacch. 2) colla siringa in una 
mano e la ^a^iog xajxTcvXi?, il bastone ricurvo, neU* altra. È 
curioso però che non era ricurvo in tutti i tempi il pedo. 
Giacché osservando le pih antiche rappresentanze di Pane, 
quelle del secolo quarto, non iscorgiamo mai il pedo ri- 
curvo ma sempre un diritto bastone nodoso od una piccola 
mazza. Così su quella bella moneta degli Arcadi, ove siede 
suir Olimpo {Perioda numism. III 3, 9) o su quella di 
Messana, ove scherza colla lepre (ib. Ili 1, 6) ed anche 
sopra un rilievo votivo di. Megara (Wieseler AhhandL 
d. K. Ges. zu GóUingen voi. XX) appartenente ai quarto 
terzo secolo, Pane umano non porta che il bastone sem- 
plice, e questo rimane il suo attributo anche in tutta la 
pittura vasculare, non solo nello stile del quarto sec. (come 
nel vaso di S. Martino p. e.), ma e sì in quello pih recente \ 
Questa piccola mazza del resto è uno strumento da caccia 
assai comune nei vasi dipinti e vedesi anche in altri mo- 
numenti pih recenti', mentre il pedo rincurvo è affatto estra- 

^ Debbo mentovare qui come apparteneote probabilmente al 
terzo secolo o, per V invenzione almeno, forse al quarto, il frammento 
bellissimo di un vaso di marmo nel moseo LateranenseiGarmcci t. 43,4). 
Sopra esso è a vedersi Pane umano colia coda in mezzo al tiaso bac- 
chico, in modo tutto analogo come appare su qualcuna delle ricordate 
pitture vascttlari. Le sue corna lungne aderenti ai oapeUi differiscono 
molto da queUe piccole dei Satiri rustici, coi quali egli non ha che 
fare. Una replica meno ben riuscita deUa medesima figura si trova so- 
pra un altro vaso bacchico nella. Gali, dei candelabri n. 210 (Gerhard 
ÀnL Bildw, t. 108}, ove però la superficie è cosi cancellata che le coma 
nèn si distinguono yìk». 

. ' ? Ct.p. e. Gerhard qpul. Vat, t. 8; t. £ 8, 4; MiUingen CoU. 
cUv. 43; Reme archéoL V 100 eto. 

' Cf. Stephani Compie rendu 1861, 87 e spedalmonte 1868, 
p. 68 n. 8, ove vengono citati parecchi esempi. - Anche nel rilievo 



CON BAPPEBSRIITAZIQNI BAGCHICHS 213 

neo alla pittata vascnlare, se si eecettuino pochi esempi di 
epoca più recente ', ed è invece costante per Pane ed i Sa- 
tiri nei nionuinenti dell' epoca greco-romuia. Quelli del- 
l' arte etrusco-latina recente s'interpongono andie qui tra 
gli uni e ^i altri: snila cista Ficoroni i cacciatori si ser- 
vono ancora di quelle mazze diritte. Ma alcuni altri mo- 
numenti prenestini mostrano il pedo adunco vero e proprio. 
Un Centauro p. es. lo usa qual arma nella cista Barbe- 
rìniana che ha per manieo quel bel gruppo or ora de* 
scritto; così si trova presso il cacciatore Qanimede nella 
teca di specchio nei àhn. YIII 47, 2 né manca in mano di 
uno degli Amorini sullo specchio, sopra discusso, il quale 
anche in tntto il rimaneo^ mostra l'influenza alessandrina. 
(Gerhard Spiegel t. 329); Buatmente in un altro specchio 
(ih. t 3Ò4),lo tiene un giovine bacchico poco chiara, prò-*, 
babilmente nn Satiro, e questo sarebbe 11 prinio esempio 
di siffatte nso. La conclusione che e* è dato ritrarre da. co* 
tali fatti, che cioè il pedo rincurvo non si adoperava nel 
sec. quarto e sol yeniva in uso verso la fine del terzo see^ 
sta in perfetto accodo colle notìzie d^li autori; giacché 
Senofonte Cyn. VI 11, 17 nomira come arma comune per 
'la caccia delle lepri la mazza rò pincàov, mentre il pedo, 
TÒ Xotj^fióXcv^ non vien allegato prima dei tempi ales- 
sandrini (presso Teocrito ed in epigrammi dell' Antologia '). 
Sui nostri dne monumenti per conseguenza il pedo può ser* 

sepolcrale attico di buon* epoca riprodotto negli Annali 1876 tav. 
d^agg. H la inazza è riferibile alla caccia così come il cane. 

* Doe vasi a figure nere di lavoro etrusco il più trascarato, 
uno nel museo Qregotiano e Y altro presso il sig. Ang. CasteUani, lo 
mostrano in mano di cacciatori di lepri. -Nei vaai pagliosi si trova 
rade volte nna forma che si avvicina a quella dell*arte recente; an- 
ch' essa ha r estremità un poco incurvai^., ma non tanto che formi 
un uncino. Gf. Panofka Mtts. Blacas t. 7; Bull arch. napoli ^ ? ^^ 
Stark Nk^ t, II; della stessa spede sono i bastoni dei due Pani nel 
vaao non pubblicato a Napoli n. 3218 B, mentre negli altri casi ove 
il catalogo deirHeydcmann parla di un pedo non ai vedono che bastoni 
comuni; nel n. S2-I4 là parte superiore del co&idetto pedo è di ristauro 
moderno. - 11 pedo che si vede insieme a due bastoni regolari nel 
vaso di stile bellissimo presso Millingen cmc, mon, t 18 o si ha da 
corregger dietro il disegno - del resto però molto più inesatto - del 
Millin Vas, peints II 11, o ò un* eccezione isolata. 

s CI Stephani Compie rendu 1867 p. 67. Evidentemente iklsa 
è r opinione dello 8tephani» che il póvaXov di Senofonte eia identico 
col Aayw^óAov degli autorl più recenti. 



314 cisva p»cmb8tika s ncA m sFBOomo 

vile di muovo argooMto per mostrata tMiiflttd&Mi dell'arto 
aleesandrina. 

Uè altro attrihuto proprio di Pane Ha siringa che 
yiedìamo suonata dall'Ainotino della nostra teca (B). t^a 
par« il piU antico attributo di Pane e non difetta quasi 
n&ai nelle rappreseti tanzo attiche di Pane caprino, carat- 
teriizandolo essa come pastore^ laddove la n&azsa o il pedo 
aeeeniano piuttosto al dio caeciatore. Ma qneste due ina- 
liti, di pastore e di éaociateve , erano riunite in Pane fin da 
priseipl^ (cf. r inno ottkerìco ^j come 1^ erano in tante altre 
persMke mitologiclie , le quali vivevano ^i campi e nelle 
sdite; eosì Bndtioioqo^ (cf. Jahn arch. Beifr. 71), eosl Nlar- 
cisso (Wieselef th^rlUssos p. 14), Paride e Ganimede, tutti 
si rappresentavano o>ra caciatori ed ora pastori ^ è poi 
tanto rero che Pane umano è anche cacciatore, che delle 
volte egli porta una o due lancici Ma ritornando alla si- 
ringa essa presenta in B una forma rimarcabile tanto pel 
mkinevo delle canne, che sono dodici, mentre il solito nu* 
meto era sette od anche nove (Theocr. id. 8, 18), quanto 
per Tegual lunghena delle canne, contraria ainìso comune 
dei moBumenti grecoromani (cf. Ovid. l^kt. 1,710 dispa^ 
rflnis calamis)^ di guisa che la diversità del suono doveva 
essere prodotta dalla diversa situatone dei feri. Kei mo- 
numenti la siringa plb corrispondente alla nostra è quella 
sopra un vaso di marmo nella tilla Borghese, che ha pur 
dieci dodici canne eguali (la pubblicazione negli Annali 
1865 tav. d'agg. I, 1 in questo punto non è esatta). Ma la 
forma rettangolare in geoerale senza dubbio ò la più an- 
tica, perche essa esclusivamente si trova in tutta 1* arte fin 
al dfeorìr delht pittura vasculare, mentre l'altra più nota 
a canne disuguali venne in uso soltanto coi monumenti 
greco-romani. La siringa piU antica neirarte h sul vaso 
Francois, ove la Musa Urania la suona, di forma rettango- 
lare e di nove canne. S^uono, dopo un lungo iiltei*vailo, 
i monumenti del sec. quai-to, specialmente le belle monete 
dell'Arcadia e di Sicilia, in cui Fané umano ha sempre co- 



* Egli è tanto ^c>io< quanto iypivr^ non e* è che Nonno Dicn. 
l'I, 87 che distingua doé Piini diversi aecoódo qaesti cognomi. 

' F. e. ««He note monete di Fandosia e sul vaso presso Gerhard 
apiik Vas, t. S è e probabilmente nella flnmiRentovata statuetta del 
Peloponneso di recente scoperta. 



* 609 BàFFBiaBTAZIOHI. BAOCDCHS . 21S 

^•Bto simgAdi cuùh9 egali (tf. jftriod. ftomfem. Ili 3, 
2« 7. 9) e tale si scorge poi uico in tutti i migliori esem- 
plari di qoel Pas» attico. caprino avvolto nella pelle \ N^a 
pittura Yasciilaria del quarto e tarzo secolo dob di rado essa 
h lieoperia da una larga fascia per modo che non si reg* 
gano cliie le estremità delle canne; inoltre vi si aggiua-* 
gouo delle stnsoe incrociate, nonché un filo da essere portata 
più comodamente ^ Per non conoscere abbastanza bene 
questa lorma alcuni dotti la hanno cambiata delle volte con 
un dif4ychon, ciò ohe era cagione. di spiegaaioni falsissi- 
me *. I monumenti «tmaohi poi ritengono ancora quest* an- 
tica forma dalla, fistola (ef. oltre la nostra teca lo specchio 
prefvso Gerhard €t^\ Sp. 1. 150), di modo obe quella a canne 
disuguali per quel ch'io sappia, comiAci soltanto coU'epoca 
greco-romana. 

Avendo esaminato gli attributi osserviamo il vestimento 
dei nostri Pani: in B egli siede sopra una clamide, veste che 
non è ram a trovarsi data a Pane «mano come segno della 
natura sua nobile ed umana. Così lo vediamo già sulle bello 
monete de^li Arcadi e di Pandosia e sul rilievo votivo di 
Megara (Wieseler GdU. Abhandl. voi. XX); aopra i vasi di- 
pinti la damìde sembra addirittura più in uso della pelle ^. 
Interessate sotto ansato rimando è una statuetta di terra 



1 Ci anche U ttatnslta 4i Oipn> pfssso DoU Cetmoia VII 7 
tenia testa, una volta forse Pane umano. - L'originale del sopracitato 
vaso della villa Borghese senza dubbio rimonta al sec. quarto a C. 

2 Di mi gran Domerò ecco alcanl esempi: Gerhard Mysteriehbild. 
t. 1; JptiL Vas. t. 8; Man. d. IntL lY 14; IX 52; 82. 88; Panofka 
Mus. Blacas t. 7; Minervìai Mm. di Barone t. ì» 19; Stephani Cwifite r. 
1862 t. 4. 

> Cf. Gerhard 0fnd. Vas, t. 11, ove X inteivo deiroggetto qua- 
drato che tiene Pane (accanto a Venere) è un pò* cancellato, ma bi 
distinguono ancora le due strisele incnxriate, per cui non v' ha dubbio 
che sia k solita siringa, avfegnachà il eh. Wiesalfir [GòtL Nachr. 1875^ 
448) riconosca qui un dipiychùn e cerchi di provare come questo at- 
tributo siasi trasferito a Pane da Mercurio. - Un altro esempio è il 
vaso da Jone, Gerhard ani. Biìdw. Wh^ÈtUe céram. 1 25, ove non 
solo Pane ma anche Argos tiene la sirioga, quest* ultima disegnata 
un poco in iscorcio e inesattamente, tuttavia si vede che è una sirìngs. 
1 vani tenlutivi d! spiegai^ il créduto diptythxm di Argfw - alla cui 
masiEA tanto heue quadra la fistola - vef^oosi raccolti presso Overbeck 
ina p. 468. 

4 SrronMODeate li eh. Wieselar (L o. p. 2^ cnda die sul v«s« 
Gerhard ant, BUdw. 44 siano due Pani, uno colla pelle, raltiosaìU. 



216 CISTA FSniBSTlHA X TKÀ DI SPECCHIO 

cotta nel Hnieo britaimico ^ ritraente Pane amano oorrato, 
che assiso Buona la fistola ed ba la clamide in dosso, èosl 
che essa gli peode dal capo, cinto inoltre di una specie 
di diadema. — Peraltio dobbiamo notare che delle volte 
anche i Satiri della specie piii nmaoa e nobile portano il 
drappo in luogo della pelle: così, a cagion d'esempio, in 
modo molto simile alla nostra teca lo ha quel Satiro gio- 
vane del monumento di Lisicrate che siede il pit vicino a 
a. di Dioniso qual suo ministro prescelto : e così meritano 
d'essere conirontati* il vaso di marmo nei Man. IX 46; 
la bella ara a Venezia, Zannetti ank statue di Ven. II S6, 
e alcuni vasi dipinti come nei Mon. II, 87 e Minervini èkm, 
di Barùne 1. 16. Quanto alla nebride end' è fornito Pane in A^ 
mi contento d'osseirare che la maniera di rannodarla nel 
mezzo del petto pare essere scelta con gran predilesìone da* 
gli artisti etruschi pei Ritiri (cf. gli specchi presso Ger- 
hard t. 69, 101-105. 802. 808.). 

Oli orecchi poi sono animaleschi in B come geoeial* 
mente nelle statue e busti di Pane umano, mentre i vasi 
dipinti per lo più glieli danno umaui. In A non sono ac- 
cennati né in Pane né in alcuna delle altre figure della 
nostra cista— una trascuratezza tutt' altro che rara nei mo- 
numenti etruschi, specialmente graflSti, ove a figure che 
debbono essere Satiri mancano invece ben spesso o gli orec- 
chi, o la coda o ambedue i segni caratteristici', non avendo 
gli Etruschi quel senso pel tipico posseduto dai Oreci. 



ckmide, giacché la parte superiore di quest'ultimo ò rìrtanTiita e pro^ 
babilmeo'to non era rane ma Mercarìo che condoceva la dea. Con ci6 
spariscono anche le difficoltà rilevate dallo stesso comm, de Pane p. 11. 

' La Dotiiia di questa stataina la debbo alta gentilezza del 
fi^. Marray. Bispetto aUo stile vaolsi appartenga alla stessa classe 
delle terrecotte di Tanagra; ma la prorenienia è ignota. - Nel Museo 
campano a Capna esiste la statuetta di terracotta di un giovane colla 
nebride indosso seduto sopra una roccia e suonante la siringa a nove 
canne eguali; ba i capelli ricchi, il viso nobile e rappresenta forse< 
benché manchino le coma, Pane umano, 

' Gli esempi addotti anni fa dal Wieseler Satyrtpid p. 177 sono 
problematiei tutti quanti. 

I Gerhard etr, Spieg. t. 81, 2. 69. 308. 349.. 804 il giovane ooUa 
pantera ed il pedo. 150 il giovane sul quale Ercole s'appoggia, eviden- 
temente doveva essere un Satiro ; Pane caprino gli è da canto; t. 29& 
secondo Tanalogia di rappresentanze più chiare e distinte anche qui era 
ioteeo Marsia. 



. CON BAFP&SSnriZlOMI BAGCnCHB : ' 2^T 

IùSm mttjto'pnre «pèoiale attaomne ratteggiiunantò 
del noatre Fad6 in A.. GoDie abbiamo già «ccennatov^i^ dan* 
za dietro la mn^ioa di Silono, insieiiie colla Baccaste a de* 
stra, ed è evidente eseguire esei due uma ooatraddanza simile 
a quella usata tutt'oggi in Italia , ahnndo cioè un braccio 
TOiso il capo e. abbassttido l'allro. Le gambe naturalmente 
detono coFrÌ8f»onder3Ì in croce colle braccia, come le vediamo 
nella Bacoastd; per cui quelle di Pane non sono disposte am- 
modoi gkccbè avrebbe dornto o maover in aTauti ^ gamba 
destra *^<$iò efae non avrebi>e tf^orrispostb tanto bene eolle 
gambe della Menade — o alzare, il bracdo destro ---* ^Ò 
che impediva, queir Amoriao neir aria. --* Tale coBcetlo 
nella giasta sua ferma si riscontra non di rado in -statue 
e rilievi, e sono Satiri giovani che si rapparesentano cosi. 
Dapjaàma dev'essere mentovata muLstefcaa di Tessalia^^hOU 
areh, MUlh. t. Y 11), ove il viso mostra ancora il tipo no^ 
bile della fine del qusxto secolo; il concetto. non fu rieono- 
scinto dal Friederichis, il quale {Bausteine n. 658) lo spiega 
per un apo^copetto^; anche il Matz credeva' (i4niuiUI870r 
101) cbe la figura che appartile al tipo in discomo sol rilieyo 
del teatro di Bacco {i il Satiro dietro Bacco, cf. Mon. IX 16) 
voglia coprirai la testa; mentre il vero concetto, dico il mo* 
vimento di una danza, risulta chiarissimo dalla posisione 
delle gambe, le quali toccano il suolo soltanto colla punta 
dei piedi, e dallo stesso confronto colla nostra cista. -^ Im« 
portanti poi sono tre statue del Museo nazionale di Napoli; 
due ^ hanno le teste e braccia moderne, ma i torsi sono di 
layoro ottimo: rappresentano corpi molto svelti, graziosi 
e nobili; e con ciò combina anche la mancanza delle code, 
mancanza che osserviamo pure in un altro tipo di Satiro 
dell* epoca Prassitelia '. La terza statua è di laroro medio^ 
ere, ma ha la testa antica, la quale, come quella della statua 
di Tessalia, corrisponde tanto bene col tipo di quel così detto 
Satiro Prassitelio che si riposa, che dobbiamo supporre 
anche T originale delle statue in discorso essere stato creato 
ancora nel secolo quarto, di modo che guadagniamo un nuovo 
tipo importante pel carattere dell'arte in quel tempo. Ma 

^ Gerhard Neapds ani, Mdw, n. 65 e 69; una è pabblicata 
molta ÌD9Qi&cidnteiDente da Clarac Mttsée 678, 1581. Le due statue sono 
repliche identiche ed anche del medesimo marmo. 

2 Dico quello che versa da bere. 



alt CI8U mgmmBA s ncà Bt sraeouo 

Vorigìulè.doT«Ta tid» ]»(dte iiiodi0eaBiOQ^ ìMeqMllIbne 
appartiwe già la nèbride , aggiusta nella iem «ifttaa di 
N^oli e* nella maggior pafté ddle atlie^ e i^Ba dubbio 
U pedo^ ohe vediuno non di rado nella inano abbassata e 
già sulla nostra cista; la quale cireostaiusa oi fa congettu« 
rare^ cbe il pedo s'introdoceva^ quando mi artista del see. 
tersBO si serTùra del c(meetto ìq ^scorso per Paae umane ^ 
ìifL più taidi mediaste altre mcdificazioni piti enenziali an* 
che di questo concetto ù formara un Satito tutto rusiioo 
ebe porta delle frutta nella nebride sul boraocio siittstro ab- 
bissato ed alza la destra, goieralmente col pedo; così iu 
uua quarta statua di Napoli (Gerhard Neof. ant. BUdw. 
n* 34), evo il pedo è in parte antico e la testa ooronata 
di pino (erroDeamente creduta moderna dal OerhardV ha 
dello pieeola ciorna ben adattato al tipo rostieo del viso • 
di tutlo il corpo, al quale adesso non manca pib neppinu 
la coda. Al medesima tipo appartengono poi le celebri statuo 
di rosso antico nel Vaticano e nel Ckiinpidoglio e molte altre 
(et Clajac t 716, 1707; 716 D, 1685Jf)* 

In ultimo luogo non vogfiamo tralasciare i vasi di- 
pinti; ma, come tanti altri concetti stato aii del see. quarto, 
anoLe il nostro non sembra essersi divulgato molto in questa 
pittura popolare, ed i pochi esempi ohe si potrebbero ci* 
tare (come Tìscbbein Yas. Uam. II 44; llilljn PeM. de vas. I 
67 ; anche duo a Napoli descritti da Heydemaon n. 961 



* Anche nel cratere Cb^Uno (Welcker Zoegas Abh, t 5^ 1^ W 
figura rispettiva è cornuta e sta iu mezzo fra Satiro e Paoe. — 11 pedo 
riuDÌto eoi nostro concetto si trova poi specialmente in una bella sta- 
tnettft nella casa di Loeretio a Pompei, che conserva però la testa del 
tipo antico; molto simile a questa ò la statua dipinta patìnieftte pon^ 
P^eiana mentovata nel catalogo dell* Helbig al n. 432. Vi appartengono 
pure la base di un candelabro presso Visconti Mus, P, 67. V t. A al ed 
nn torso della Galleria dei candelabri (n. 25), ore si è conservato un 
peno del pedo nei braccio sin. abbassato. — In modo tfttto analogo si 
dava U ptdo a«ehe al coietto Satiro Prasaitclio: neU* esemplare del 

Jlraccio nuovo del Vaticano (n. 120) nn pezzo del pedo al braccio 
estro superiore è antico; inoltre al capo è aggiunta una corona di 
piuo. «^ Altri esempi del nostro Satiro danzante, ma colle braccia ri- 
stanrate io modo falso, veggansi presso Clarac Mtu. de sculpL 716 
/>, 1685 1^, 711, 1693 A\ 718, 1719. 

2 fieno modifica»oDi meno importanti, se egli pc^ta invece di 
fratta Baece ùnctulK) stesses Qerbard AnL BUdw. 108, 1 e snl saieo» 
fago ib. 1 10, 1; a t 102, 1 egli porta wi*olre sol dofso, im il m^vi- 
monto di gambe e braccia è il medesimo. 



r 



• t 



000 làHrBBSBMTAZIMl BiCOHlCHB tlft 



a 967) Boii debWM eoo neeéssttà eiaova détitlti ^ ^W 
r<>zigÌBBl6 atstuftriOé 

Se adessorct ritolgìaiai) alla Baco ante che estguisoe 
la oontraddama cod Pane auOa oista oestra, irareremo dhe 
il eonoetio è llsteasis e se non fi fotee quello eoambio oel 
M^YÌmettto delle braccia di Pane, ttltta le Biembra A oot^ 
liaponderebbete esattamente. Mettendo in avanti la gamba 
deatra ella aka il braccio simstro, abbasia il destro e ri- 
volge il tafo airindietro tctso il compagno. Piìi noteyokr 
ancora il b che tutta la petsona fuoichè la ftonte ed il naao 
b aTvilnppata nel mantello. Hon roglio parlar a Inngo in*^ 
tortio. tutte le danzairfci Telate nmili in qaalche ponto alla 
nostra^ ma mi limiterd al pili necessario. B dapprima eoo- 
Tiene osserTare che il nostro non è il solo monumento jAì 
arte italica cbe d mostri tale concetto; anzi lo troviamo 
aopra due ciste prenestine. Io naa (Gerhard akadem. Àbk^ 
i. 67.68) la Baccante danza pure insieme oen un Satiro gio^ 
vane, senza però piegar ali 'indietro il capo, essendo già ri^ 
volta eoa tutto il corpo vèrso il compagno, e senaa solle** 
vare il braccio; ma la disposizione del mantello è rtstcssa; 
il rialzo aulla testa, che rassomiglia molto a un berretto fri** 
gio, probabilmente è cagionato da un alto ciuffo. Neirattr^ 
cista (Barberiniana, descritta nel Bull. 1866, 80) o, a dir 
meglio» in altre due, esistendo questa in due lepliche iden^* 
tiche, la figura rispettiva, riunita con altre senz' alcun senso 
chiaro, corrisponde ancor più alla nostra, perchè solleva il 
braccio deetro verso il naso lasciato 8C(q[)erto dalla Vesto, 
ed abbassa Taltro; il mo?lmento delle gambe non b visi-' 
bile trovandosi nascosto da un uomo incocchiate ^ Modi- 
ficato in altra guisa troTiamo il nostro concetto solla pit- 
tura parietale di Capua nel B%UL ofrch. nap. n. s. Il 19; 
Ti troviamo il ripiegamento' del corpo ma le braccia sono 
disposte in maniera diversa. Ad ogni modo questo pitture 
di Capua sembrano appartenere allo stoaso tompo e avir 
luppo delle cisto prenestine. 

La questione, doade prendessero gli artisti del Lazio e 
della Campania la conoscenza di questo concetto^ si sciogliai 
se ci ricordiamo che gi^ i fasi dipinti del secolo torzo fab- 

& È per fuetto cbe tutto il coMetto della domia nslU dewrì- 
tione snmiDentoTata è stato male ìntno: tik dani* mbse 4«bUo e wm 
& conversazione. . 



CISTA PBBnSTUIA B nOA> 01 «nooBio 

loricati liell'ItàUa meridioiude lo oonoeoeviM e adoperarano 
non di rado ': come in tanti altri punti^ anobe qui le ciste 
latine stanno notto V iiflnenza di qneati vaoL Ma se già 
nel terso seo. il concetto eia tante divulgato nei vasi d'Italia, 
secondo tutte le analogie debbiamo 8ap{>orre con necessità, 
che r originate o piuttosto gli originali di questo e dei 
simili concetti rimontano almeno alla fine del sec. quarto 
e sono anteriori all'epoca cosidetta alessandrina, nella ^juale 
però era ancora molto in uso *; ma nell' epoca romana pre- 
vale sempre più la tendensa a denudare anche le Baccanti 
ed anche fra le pitture pompeiane sono soltanto pochissi- 
me figure decorative isolate * che ripetono ancora il motivo 
antico. «**> Così possiamo stabilire almeno certi limiti di 
tempo nei quali si usava il nostro concetto. 

Ma e' ò ancora un' altra Baccante velata nella stessa 
gtiisa sulla nostra cista; essa però pare riposarsi dalla danza 
appoggiandosi colla mano destra a quell'alto pilastro ed in- 
crocicchiando le gambe. Il medesimo pilastro è il termine 
a cui tende anche la terza Menade, la quale non è velata; 
porta oltre il chitone anche un gran mantello, ha i capelli 
córti, e regge il tirso colla sinistra, mentre tien protesa la 
destra dietro il pilastro, muovendo verso questo con passo 
di danza. Così fanno pure i due Satiri che vengono l'uno 
da destra e l' altro da rinistra, in perfetta simmetria rivol- 



' Gf. iDtomo a tatte U figni» dmfli Héihig UniermoK Ubar 
d> eamp. Wandgm, 316; mi basta aggiungere un esempio di grandi»» 
sima analogìa colla nostra Agora, la Baccante sol Taso mvese aroh. 
Zig. 1S72, t. 70 che ò tutta Telata e che por rivolge il capo indie- 
tro. - È peraltro da osserrarsi che figcre di donne col capo e tìso velato 
fino al naso nelle pittore vascnlan occorrono con maggior freqnena 
in istato tranquillo che non danzanti, il quale costume è stato bene 
spiegato per un passo di Dicearco da Stephani Aìit, du Bosphore II 
45 e Compie r. 1861 p. 7 (ove però senza differenza vengono citate 
persone tranquille e damanti). 

* Cf. Uelbig 1. e. e Heydemaon Marmarbildw, in Aihen n. 701 
p. 252. * Ai rilievi si aggiunga il cratere Borghese Annali 1863 tav. L, 
1« che vedemmo rimontare al quarto o terzo sec; il concetto di ana 
delle Ninfe è V istesso come quello della cista; soltanto il braccio non 
è alzato più che orizzontalmente così come quasi in tutte le altre 
repliche. Colle sole estremità cambiate si vede il nostro concetto nel 
rilievo del puteale vaticano Gerhard ani. Bt'ldw. t. 13. -Alle statoine 
kì deve affgiunffere un bellissimo bronzo a Torino che fra poeo sarà 
me p«buieo dal àig. HejdanMun. 

' Della vUla di Cicerone: Piti. d'Ere. Ili 29. 



CON BAPPBISBIITAZTONI BàOCHICn 221 

gelido aiiibedne un poco il capo e apportando ambedue cose 
necessarie per un convito. Pare pertanto, che quel pezzo 
architettonico, nn muro disegnato in iscorcio* e decorato 
sulla fronte qnale anta con un capitello ionico, deìbba signi- 
ficare l'entrata di nn qualsiasi edificio o tempio, nel quale 
la comitiva, dopo la danza, vuol ricrearsi* Una parete Tiene 
anco accennata da quegli oggetti sospesi che si scorgono a 
destra del Satiro col cratere e che hanno tutta V apparenza 
di una spada e di un unguentario. Meno chiaro ancora h 
il significato di queir oggetto che pende dal secondo pila- 
stro minore dietro la donna danzante (forse h un paio di 
scarpe ? cf. ÉlUe céram. II 49). Alla destra poi del Satiro 
Sileno con l'otre è sospesa una lira di tartaruga, certa* 
mente piti convenevole a così fatta compagnia che non la 
spada. Tutto lo spazio rimanente è caratterizzato come aria 
libera da que' due uccelli ì quali servono a un tempo di 
riempimento. E con quest'ultimo scopo si ripetono anche 
sopra altre ciste senz' alcun' altra significazione (of. p. e. 
le dste Barberiniane descrìtte nel Bult^iHno 1806, 79, 86 
e 39; un'altra del signor Ang. Castellani mentovata nel 
BtLlL 1867, 138, ed altre). Oli è desso un costume antìchis- 
Simo, il quale già si osserva nelle note patere di Oipro e 
di Palestrìna (p. e. Husée Napol. Ili t 12 o Hon. d. I. X 
31 e 33) e che poi svanisce per riapparire in questi recenti 
prodotti prenestinL 

Adesso ci rimangono ancora da esaminare sulla nostra 
cista Tun dopo l'àhro, i cinque Satiri e Sileni. •^Quello 
in mezzo fra Pane e la Baccante velata suona la doppia ti- 
bia, azione che si può dire propria di Sileno e che spesso 
occorre nei vasi dipinti, nei rilievi della cosidetta visita di 
Bacco ad Icario, ove tutta la figura di Sileno ha qualche 
somiglianza colla nostra, e neppure manca negli altri mo- 
numenti etruschi o latini, trovandosi sopra tre ciste pre- 
nestine (Barberiniane, cf. Bull. 1866, 79 n. 6; 80 n. 7: 
81 n. 8) accovacciato presso alcune donne ignuda in atto 
di suonare la doppia tibia. Anche il mantello ed i stivali 
sono propri del Sileno molle. Il secondo sta a cavalcioni 
d'un capro tranquillamente, regge colla mano sinistra le 
redini e posa. la destra sul colb dell' animsde. Egli è calvo 
e Coroiìato di oliera come il suo compagno, però ha la barba 
pih lunga, il ventre piii grosso e un po' peloso; il pannerei 



S8S cisfi. fnmemii b f90A di spbogsio 

poi è pili dorfeo e gli pende dalla spalla 9iDÌ9trlu Per rtam- 
pir6 lo spazio è disegnato un rialzo fi*a 1$ gamba iol ca^ 
prò, e dietro di lui serre allo stesso scopo un* oca. Seconda 
il solito idealismo dell* arte greca qui accettato dai Latini* 
il Sileno è troppo piccolo in confronto del capro; ma d'altra 
parte se fosse pih grande, mal potrebbe cayalcare eosì pie- 
oolo animale. Sono parecchie le persone mitologiche ohe tal-* 
volta cavalcano la capra e spesso si vede Mercurio \ e non 
di rado anche Venere e Amore, e nel ciolo bacchico poi, 
eoi quale quesb* animale stava sempre in istretta relazione, 
A trovano Sileni o Satiri del tipo antico e Menadi già so- 
pra vasi a figure nere * e Bacco stesso sopra uno di stile 
severo (Man. VI 67). Tuttavia il Sileno del comune tipo 
recente n<m è troppo ovvio sopra la capra e nelParte ro- 
mana egli suol servirsi a preferenza d' un animale pih forte, 
doé deir asino. Sulla capra però si vede in una statua, in 
un rilievo e in alcune pietre incise ^ 

Di contro al nostro Sileno viene ballando un giovane 
Satiro, ohe poggia la destra al fianco e stende il braccio 
sinistro. Al movim^to delle braccia corrispondono le gambe 
la orooe. l capelli irsuti, ed il naso camuso lo caratteriz- 
zano un Satiro della classe inferiore, benché T espressione 
del viso, ohe non fe greca,. si debba ascrivere all'artista la^ 
tino, n suo atteggiamento trova analogie anco nei vasi 
dipinti ^; ma in relazione pih intima pare stia con un bel* 
lissimo tipo di Satiro spesso ripetuto sopra rilievi di basi 
dt oandelabro o di vasi di marmo *, ore il braccio sinistro 
pvoteeo ò però sempre coperto della nebride e il capo è pih 



i Cf. Stephani G&mpk r. 1869 p. 98. 

2 Cf. Stephani 1. e. p. 70; 72. 

' Cf. Stephani 1. e. p. 67, 5 il quale oltre la statua presso Clarac 
7SI, 1759, il rilievo lateranense (n. 116 del catalosro) e le isrenime 
aggtkuDge anche la statuina della Gali, dei candelabri (Clarac 733,1768); 
ii^a questa noo offre né capra nò Sileno, giacché lanioiale apparti«a« 
ad una specie africana ed il cavalcatore mostra il corpo (rotto in due 
pezzi) di nna persona robujitissima con pelle rannodata al petto, cer- 
tamente Ercole. Quanto alla testa essa non vi appartiene affatto e pare 
quella di no Pane sensa coma ossia d*nn Satiro barbato. 

^ Cf: p. e. Itt^hirami Viciii fUL t. 99 Satiro barbato. Meno simili 
sona altri, come Laiborde Vasn lamber^ I 9. 56. 

' P. e. la base del Campidoglio presso Righetti JX 310; il cr»- 
iere del Saipion^ col quale combina un gran rilievo pompeiano a Na- 
poli; poi 6eifaatd ani, Bièdw, t. 45, ed altri. 



009 BAFFRlSBHTAZlOin KlCCSKiBS 22S 

iiobinato e distinto qutlòhe yoIìr da inngtn cipèlli. Ttit*» 
tavia qnest' amlogia non basta per affermare ohe la eistf 
stia sotto r influenza di qnel concetto dei rilievi, che senza 
dubbio però aneh'esso rimonta alméno al terzo o forse 
quarto lecola 

In mézzo, ira il Satiro ed il Sileno, si osserva dietro 
di un'ara eon due gradini mi erma itìfallico barbato colla 
faoda un po' satiresca, senza dubbio Pria pò, fatto sem^ 
plioemente di legno, come lo solevano Fare 1 contadini. È 
per altro degno d'attenzione che una ootal forma d-erma 
e in generale gli ermi dì Prìapo non si trovano nella pii^ 
tura vascidaria, la quale conosce soltanto ermi di Bacco e 
di Mercurio nella forma semplioe col fusto non interrotto 
(cf. la dotta dissertazione del Gerhard sopra gli ermi). Pare 
che anche questa particolarità stia in relazione col fatto 
confermato altrove, che tutti gli elementi propriamente ru- 
stici non venivano introdotti neirarte altro ohe dopo lo svi' 
Inppo rappresentatoci dai vasi dipinti. E quanto all'erma 
di Priapo, la nostra opinione viene confermata dagli scrit- 
tori antichi, fira i qua^i, per quel ch'io so, Teocrito {epigr. 4) 
^ il primo a descriverci un tale eima. E le sue parole cor- 
rispondono in modo singolare colla forma del nostro erma, 
giacché egli non solo lo chiama di legno, ma t/^e^xsXiQ;, 
parola male intesa finora e per la quale non conveniva cer- 
care un senso inusitato e poco adattato (cf. Meineke pé 400 
della terza sua ediz.),ma che spiegasi perfettamente per quei 
tre pezzi di legno, onde ò fatto Terma nostro:* un pezzo 
serve di sostegno, l'altro fa con questo un angolo ottuso 
ed ha il capo di Priapo, il terzo costituisce il fallo enorme, 
di modo che benissimo potevano confrontarsi i tfe pezzi 
colle tre gambe riunite, simbolo notissimo fra i Greci. Molto 
meno adattato sarebbe quell'attributo per gli ermi diPriapo, 
come li vediamo sopra rilievi e pitture deirepooa romana, 
perchè il corpo vi è tutt' umano fino alle anche. Jjà nostra 
cista ci presenta la forma pih antica semplice e rustica, 
che senza dubbio era in uso nel secolo terzo avanti Cristo. 

Veniamo ora al secondo Satiro imberbe che con passo 
danzante porta un gran cratere. Le sue membra sono pure 
disposte in croce, così che alla gamba destra corrisponde 
la spalla sinistra sospinta in avanti e alla gamba sinistra 
ritirata il braccio destro colla face. Dalla spai}* numca gli 
scende giù la nebride, di coi si vede sul dorso la coda. 11 



284 CISTA PBBnsrnrA b ttoi di spegohio 

cooeetto ò bellissimo e, come quasi tutti gli àttri dèlia eistt/ 
preso da un buca tipo greco. Infatti^ pressoché identico lo 
troviamo sópra un vaso di Bavo \ ove si scorge di mede^ 
simo atteggiamento pittoresco della nebride e lo stesso con*- 
trasto attraente tra la. parte superiore del corpo ripiegato 
air indietro e le gambe atteggiata al passo \ Allo stesso 
tipo risale anche il Satiro di nno specchio fGeriiard t. 801 
probabilmente di Palestrina), ma di eseenuone un po' tra- 
scuri^ Il concetto appartiene dunque almanco al secolo terzo 
avanti Cristo, ma pare che più tardi sparisse presto, perchè 
nei rilievi dell'arte greco-romana non mi sovviene di averlo 
mai veduto; invece il concetto analogo di \m Satiro bar- 
bsto che porta con ambedue le mani un cratere sulle spalle, 
occorro non di rado (p. e. Montfaucon ArU. expL II 85 =: 
Hùbner arU. Bildw. in Madrid n. 289). 

La figura, che dall'altra parte del pilastro ionico si 
contrappone a questa ora considerata, regge sulle spalle un 
otve tipiena, è barbata e calva, è cinta di corona d' ellera 
al capo ed ha ai fianchi un grembiule rannodato sul di die- 
tro ; la coda non si vede, ma potrebbe essere occulta. Dai 
due Sileni spiegati di sopra codesta ngura si distìngue per 
la magreua delle forme, per la mancanza degli stivali, per 
il grembiule onde ò cìnta, di guisa che ò lecitor dubitare, 
se essa appartenga alla stessa specie di esseri bacchici coi 
due Sileni. Quanto al concetto, specialmente nell'arte ita- 
lica, ognuno si ricorda che la statua del Sileno Marsia sul 
Foro Romano nel concetto principale presentava molte ana- 
logie colla nostra figura. E per quel panno intorno ai fian<- 
chi \ esso non è raro pei Satiri barbati, ove sta quasi sem* 
pre in relazione coli* occupazione loro più bassa, ma si trova 
per quel ch'io so soltanto nei monumenti greco-romani 
(p.e. nei rilievi presso Gerhard arU. Bildw. t. 119,2; 112, 
2. 3 ; Zoega Basnr. t 76 e cf. Wieseler ScUyrtp. p. 173). 



1 Heydemann Vasen in Neapd, SA 687. Rochette Choix de peint. 
p. 27 viiBf. 8. 

2 Qualche raodlfioazione è cagionata dalla maniera nn pò* tra- 
sandata del pittore yascnlare, al qnale faceTi più comodo disegnare 
la testa tutta di profilo e staccare il braccio destro dal corpo. - Molto 
più si scostano altri, p. e. Tìschbein Vas, Ham, II 43. 

' Debbo mentovare anche il cane che corre a d. dietro la flgara 
in dificorso, ma non pare aver altro scopo che forse di portar il nostro 
occhio al grappo segaente. 



CON BAPPBEÌlBKTÀÌlOin BàCCHICHE 225 

Ma ora la q^esMone è, se infatti abbiamo uii diritto 
di distinguere questa figura come Satiro barbato da quégli 
altri due SileiiiV se dùnque insieme con Sileni rluìditi pos- 
sano apparire Satiri barbati, e' poi se o quando neirarte 
greca si trovino Sileni in pluralità; insonitna vie d^ esa- 
mteatsi la' relazione che esisteva^ fra Sileno'e Satiro 
per' tatto lo sviluppo deiratte aiitica e' specialmente nel 
secolo- tei^o:' 

Non sembra dubbio cbe rorfgine mitologica e locale 
dei: Siertirì e ' Silonl è ben diversa. La poesia ' omerica non 
conosci altro che i Sileni, i quali vengono mèhzionati^ nel- 
l'inno a Venere (v. 262). Dei Satiri, come 8ei*vitori 'di Bacco,' 
essa non ne sa nulla, e sé còsi non fòss^, li avrebbe ipìtro- 
dotti nell'inno a Dioniso là dove racconta la lotià'coi 
pirati, nella 'qude il dio %' aiutato s/fltantò ddV le'óne e 
dairoiBo. Ediodo invece pare non cóncia che i Satiri, 
che sono anche da lui messi in relazione colle Ninfe (presso. 
Strab. X 471). Essendo tuttavia tra lofo molto simiìiV 
presto i Satiri si confusero coi Siletii ^ L* arte alimene non ' 
conosceva pet essi differenza di sorta fiiio' a tutto il secolo 
quinta ed aveva per ambedue un unico tipo^ il qtìale però 
tarasse evidentemente orìgine dall' idea dèi Sileni : gli attri- 
buti equini; le unghie (nel tipo' più antico), la coda, gB 
orécchi si riferiscono alla natura di quei demoni délraò^ua,' 
ed il nome dì Sileni pare sia anche stato il piìi comune 
per quegli esseri, almeno nella vecchia iilLtticar.così l'iscri- 
zione del vaso Fran90is li chiama Sileni, non Satiri. Mentre ^ 
iiL questo vaso essi hanno ancora ì pieÀi da camallo, rice- 
vono "poi ben presto sui vasìf' comuni a figure nere i piedi'' 

* M«nia p. e. nella tradizione brigiharia déll^Àsia Minore cer-' 
tamentè era Sileno (cosi lo chiama Tatitore più antico che ne parli 
eoi nome eno, cioè Erodoto YII 73, e anche Pansania), ma nella Grecia 
▼eniva identificato con un Satiro' e cod si chiama già da Platone 
{Symp. p. 215 fl5 cf. Michaelis Annali 1858 p. 301; 307) in un passo 
OT* è chiaro che egli . non distingue 11 tipo del yiso di Satiro da quello ' 
dei ^eni: - Qo^l Sileni peraltro, con fistola o flauti, mentovati ivi 
da Platone conte armadi degli scultoVì per le immagihi degli iddii^ io 
non me li posso immaginar meglio che mediante quelle figure di sileni 
sedenti der tipo antico sul lampadario di Cortona (Jfon. 11142; simili 
alth)t^. Certamente,' 'secondo le parole di Platone*, nofa erano' ermi 
senta 'toàtii; ed 'è unii diversa ^pecTe di ai'madl quella 'che descrive il 
Maximns nel passo citato dallo Jahn {Sympos, p. 112 sec. ed.). 

Annali 1877 15 



226. CISTA PRENESTINA B TECA DI SPJBOGHIO 

» 

umani \ ma nondimeno M chiamavano Sileni, come ce Io 
prova una tazza a figure nere da Egina con iscrizione (Ger- 
hard auserl. Vas. t. 238; cf. Bull. 1830, 129). Importante 
sotto quest* aspetto è acche il Marsia di Mirone ; es- 
sendo originariamente Sileno egli veniva rappresentato in 
quel tipo antico che vale tanto pei Satiri quanto pei Si- 
leni, ma che nei tempi pih recenti era proprio soltanto ai 
Satiri barbati. Una volta creato questo tipo di Marsia si 
conservò per tutta Tarte antica con leggiere modificazioni 
fino ai sarcofaghi romani piìi bassi; ed ò forse in conse- 
guenza di ciò che gli scrittori, dal quarto secolo av. Cristo 
in poi, lo chiamano quasi sempre Satiro. Soli alcuni vasi 
dipinti della bassa Italia e dello stile piU libero fanno 
alcuni tentativi per caratterizzarlo quale Sileno del tipo 
recente *. 

Ma quando apparisce quest* ultimo ? — Due vasi con 
iscrizioni sono a provarci, che nella prima metà de} quarto 
secolo non si era ancor fissato un tipo speciale di Sileno. 
L'uno proviene dall'Attica stessa e mostra, in un ricco tiaso 
bacchico, un Satiro barbato del comune tipo antico, che 
con ambedue le mani si alza da terra; 1* iscrizione lo chiama 
likivog; lo stile ò assai libero ', ma la forma delle let- 
tere, anteriore ad Euclide, vieta di ritenerlo molto poste- 
riore all'anno 400 a. Cr. L'altro vaso, di pittura più recente, 
appartiene alla collezione Jatta a Buvo (catalogo n. 1093); 



^ Tnttavolta nell^arte etnisca si conservava più a luogo Tantico 
tipo equino. 

''^ Gli son dati gli stivali nei vasi J^U cér. II 64. 67. 74 e Revue 
arch. II 42 (?), gU orecchi da j^rco (intomo coi v. più sotto) nel 
vaso Ètte II 72. In due altri egli ha tatta V apparenza del Pappo- 
sileno (ma tiene ancor la coda) Élite II 69 e Arck. Ztg. 1869 t. 17.- 
Forse con questo &tto devesi mettere in relazione nn altro, cioè che 
il Marsia nazionale degli Itali e specialmente de' Latini, qneUo ohe n<m 
aveva da fkre*con ÀpoUine ma che si venerava sul foro tanto a Roma 
quanto nei municipi, aveva (secondo le monete ed i due gran rUieri 
del Foro Romano) il tipo di Sileno distinto per la grassezza, aveva 
gli stivali e portava l'otre, però come sui vasi, ancora aveva la coda: 
probabilmente questo tipo s è fissato fra! Latini nel medesimo tempo 
(il sec. terzo) quando V arte dellltalia meridionale trasferiva la special 
caratteristica di Sileno al Satiro Marsia. 

^ Sgraziatamente il Dumont (nella gas. des beauw arls) vases 
péints de la Grece pr. p. 9 non ha pubblicato che un frammento del 
vaso importantissiibo. Una descrizione completa vedi nei Gòltinger gel, 
Nachrtchten 1874 p. II. 



CON BAPPB8SEMTAZI0NI BACCHICfiB 227 

dasctma figura del ricco tiaso rappresentatovi ha la propria 
iscrizione, ma quel Satiro barbato col nome ZAiQVsg, cbe 
sta suonando la doppia tibia, non si distingue affatto dagli 
altri Satiri barbati d' intorno ^ — Non meno ' interessante 
è la rappresentanza di un vaso chiusino dello stile bello, 
in cui il Sileno (e giusta il nuto non h uno della specie, 
ma ti Sileno) renen£ condotto prigioniero dinanzi a Mida, 
ha ancora queU* antico tipo, toltine gli orecchi ripiegati 
in gìh, a guida di quelli del porco {Annali 1844 tar. 
d'agg. H). Simili tentativi di fissare una nuova caratte- 
ristica si trovano anche in altri vasi dello stile bello. 
Importante ò per questo riguardo un vaso siciliano ora a 
Palermo (Mon. TV 10), ove Sileno prigioniero è distinto 
dai Satiri barbati soltanto per la mancanza della coda; sullo 
stesso vaso però alcuni altri segni caratteristici del nuovo 
tipo sono impartiti ad altri Sat&i barbatii dei quali uno 
p. e. ha le scarpe e due altri gli orecchi da porco ^ Man 
mano però il nuovo tipo, che qui è fluttuante ancora, si 
fissa ', per distinguere dalla schiera degli altri un solo Sileno, 
che pih non apparisce in pluralità; anzi di solito sui vasi 
dipinti egli non viene congiunto pih con Satiri barbati naa 
soltanto con quegli imberbi * e mostra di stare così in 
istretta relazione con quello sviluppo che toglieva la barba 
ai Satiri comuni Ed infatti il nuovo tipo di Sileno sta 
nella medesima relazione coirantico tipo dei Satiri barbati 
come i Satiri giovanili: sono ambedue derivati da lui e non 



1 Secondo la gentile comanicazione del aig. prof. Heydemann 
fatta davanti T originale. 

2 Uno inoltre è tatto calvo, se par i capelli e la barba non 
sono inyece svaniti. 

' Mentre il vaso pagliese nel Compto^endu dello Stephani 1863 
t. 5, 3 non gli dà che gli stividi e gli orecchi da porco, altri gli 
danno anche la grassezza del ventre e spesso il mantello; ma la coda 
generalmente vien mantenata ancora nei vasi. 

^ SqI vaso di Pietroborgo n. 851 ano dei dne Satiri barbati 
ha 1 capelli bianchi senza avere però il tipo speciale di Sileno. - Satiri 
imberbi con Sileno p. e. Bull, Nap. n. i. IV 3; V 13, altri. - Più 
spesso si trovano Satiri imberbi insieme coll^antico tipo dei Sileni o 
Satiri barbati (che venivano noi rimpiazzati da qael naovo Sileno solo): 
cosi già sul monumento di Lisicrate e sui vasi p. e. Millingen Coli, 
div. 1. 2; Tischbein Vas, Ilam, II 51. Ili 15. I 51; Gerhard apul. 
Vasenb, t. 4. 2; Stephani Compie r. 1873 t. 6 etc. (nell'ultimo vaso 
il Satiro imberbe non ha coda, ciò che accade anche altrove nei Satiri 
più nobiU, p. e. BiUl. Nap. n. s. Y 13). 



2^ CISTA. PEENESTINA, E TBCl W SPECQKIO 

iciolto . dop<) &)c;i;yDi;tei^'[ati¥Ì. 
ippra H,Q^l)eduje DaOà, pittiuS; 

i^n'altra^ maniera di, ^^in;' 
lente più frenuente . nei Va^ì, 
) copertp di) p^lo., Non. er^j 
E^poichè ^4 nj?^ Tf»^ à,^T^,, 
tal' fi^^ ofA. frammis^à^ , 
ì^ne.'. Indi '^ perdono ne^j 
nauo, ia tuUj al^o inódo, e,, 
a un I rivestimento, affatto e, 
i,'di stile libero, dove 11 Pàp- 
jtint^ d^lk scM^,^gU, altri, 
quepto nnpx9,.ayiluppp,8ja, 
OQ, ubI quale un Sileno figa-* 
) dèi .coro dèi Satiri, e .questo 
, I^I 31 ha qùet rìveaiìmeoto 
, avuto, aucbe' il Sìlot^ del, 
;ìungiamq, all' inl^enza , d^I 
;iri imberbi,, avremo le duo 
nell'arte, del secolo, qijaito„i\, 
, Satiri *. Infatti aficba Pa^- 
poaileno ormài LÒnsi trt^va pìii in plaralìtà^', ed e p^- 



' (touto ai Satiri fioTanili accenno a quelli cbe udii »ì ì>$Ha- 
guono doU^ntico tipo ébà jiet la mancania dèlia Varba e ritengono 

Ssrciò anche la calrìiie. Ct gli esempi raccolti dal Gerhard Hyperb. 
tud. Il US, 98, ai anali a'aggiaoKano Mut. Grtg.lll^,2\,0-̻hji 
YaterA. t. Il e parectbl altri, ^^ciaMentc'alcnni esteri di S..Ag;&lf 
dei Goti a Napoli. 

■ »' Cf i Vasi di Monaco n. 685; Pietrobnrgo n. 216; Mon. X 8 
(ot' hanno anche le unghie). Senza compagni in nn ,vaso di Monaco 
In. 60l)> tanno dtì as. Ang. Castellani, o*e sta ia aggnato per nna 
doflni Cf. ahche il graffito arcaico QerWd a^t. BOdW. 56, 2. 8. 
« Cf. Wieseler Satyrmil p. 29. ■ 

* Qaesta senza dnbbló era l' idea principale del Papposileno e 
quanto al ido vestimento il eh, Wieseler fi. e. p. 133] a^ra ragiona,, 
Bs e^n lo riguarda con' tanto dome animalesco ma come segno della' 
mòllide; tna se e^i jpercibVaol rireiìre il passo di Pol)ace aoltanto 
alla 'tt)a%h età' del riso, non posso acconsentire, parendomi molto piii 
probabile l*h'e Pollilce stetao, dietro la descrizione del sno autore, abbia 
preso qaal vestimenio in' segno di aria natura piò animalesca. 

^ (^ WiesAei 1.' e. p. 29, - Soltanto 11 vaso presso PaaaeTi 
t. S93 j=^ ufUinToi. peiTiAi I 20 (easo esiste ora'kLevden, cf. laiusen 
JfoRum. vati'Het firn, turi Outìtàea te Leyden p. 176 n. 1814J, offra, 



Éona dHè m imk da Bè. 1!|(H k 'otfritMb di te6 fan- 
eUfllò già nel 'bèllfdsiino Vi&o di mie pfi^rìo Kttìco nel 
MniJéò Vegbrianò (vòl.irt. 2(J, 'rìròViètie dk Vtflci) 'è pòrtli 
fl {^6 ^allf^ò fittile spalle nella <hota statila 'd'Atene (kdtfiilS 
A'tóto. tm Thesefbn p. 16; cf. Friedeiflchs Bat*5^ n. 621), 
ovb jl £fuo rappòrto cól teaifro riesce aiicKé ^ifa chiaro per 
ciò che BaÒCò qnaì dio del ^amma tiene in mano 'ntià 
^ràn liiascheirà $(^nicfa. Quanto al tipo del tì^ò aSsai "elépies- 
0iVa, si scdrge il medesimo nel Pappòsilenò del ^cfatro di 
Dioniso a Atene (Mah, IX 16) cUè. serVe di 'so^egtiò 
ardiitéftonicò é che afppartiedè probàMmc^tè f cf. Art- 
noK 1B70, «&) ài tem!po bteeso dì ^eYraltfo, Abò W 
^arto iJ(^eolo. Vhk replica esatta 'di Uvoro Vomaino % stiltà 
troVaCa receiftettièite 'èuirEsquilino {ML WiWti^, fSVS 
t. Hy, èfasà è isoltantó cainbiàtà in decoVatione dì fon- 
iai!à %opp(Maiido V otre trafforàta. TIi^ paificolkrità cUè 
ri osserva molto bène bèlt'origìnUe (Hm YìiStnl^ beVla 
pnbt^llcia^Ione cftk^à) sono ^gli 'òréccbt ^[lieiìdòÀti 'h grassi 
sMkfiR a quelli del "portò, &co^ es^ pelosi. S^ó^ndò (Ab 
che mi vien comunicato da Atene, lo stesso si scorge 
dall*os8eryatore attento anche nell'originale d'Atene K Questi 
tre nionimiefiti aitàitnaìt ci ^rgono h migliore itfea del tfpo 
attico di Sìlèilo ùé\ qààrto secolo, ìX q'aale .quaftiio àire^i^és- 
sione del viso diffei^sce ^ '|aolto da quello, n^to d^ parec- 
chie atatne romàne {f. e. Mus. Chiaram. ì 40^ 41; PUh 
CI. I 45), ma daU' altra parjte tfòrriÈ^ondTe perféttsànente 
colla faccia di Sperate, che ai s'àoi teoipivv'èniy'à confro^; 
tajio con allenò, feto noi) è qnì^ 4 luogo di Wmparare pi^ 
a lungo i tipi artistiei, ohe richiedereibbesi an lavoro spe* 
daie, nrt quale si dovrebbe asàiièfgnar p. e. anche il gittdto 
suo ^osto Alla celebre statica, conservata in parecchie te- 
pliche,, di Sileno j[>ortaqte Bacco fanaìullo sull^ ..braocia, 
ov" egli ha piuttosto le forme svelte e tobusté dell* aatioo 
t^o dei Satiri Imrbftti àttKtehè quelle del v^o SUèhó *. 

dne Papposileni; ma possono rigaardarsi piuttosto, per la Hpétizioile 
dì nna sola persona anziché per dna persone diYeìse^ 

^ Àncne xiella sooracitata statua del Teseo di Atene io poteva 
osservar questa forma aeirorecchio 'in nn g^so esistente a &oma. 

' EgU ha anche la coda (almeno neu esemplare yatioano) e 
forma evidentemente un passaggio fra V antico ed il nnòvo tipo ai 
Sileno, nato con probaMlità quando quest'ultimo non era ancora ben 
fissato generalmente. - Dall'altro canto pare che quel posteHore tipo 



280 CISTA PBBNBSTINA B TBCi DI SPECCHIO 

Avendo onnai accennato, come nel secolo quarta quasi 
contemporaneamente si sviluppava il tipo prediletto d*Atene, 
il Sileno padre e Papposileno col rivestimento scenico, e 
quell'altro tipo che si distingue fuor dell'età specialmente 
per la grassezza e moUizie e che nei secoli posteriori di* 
venne il più comune \ desidero rilevar di nuovo soltanto 
quella toccata j^articolarità degli orecchi da porco, i quali 
appartengono ai* segni caratteristici di ambedue le forme, 
con cui si staccava il Sileno solo dall'indistinta schiera 
antica. Non sono rari nei vasi dipinti di stile libero '. Ma 
ciò che vieppiù ci interessa si è che i monumenti etruschi 
del tarzo secolo li danno al loro Sileno quasi sempre, quando 
pur non vengono tralasciati del tutto come nella nostra 
cista. La cista Ficoroni invece già offre ben espressi quegli 
orecchi e la seguono le altre ciste e^ gli specchi (tutti per 
quanto io sappia d'origine prenestìna) ^ E pare infatti 
che nell'antico Lazio la relazione del Sileno col porco abbia 
avuto una speciale popolarità, n^ per nulla una moneta di 
Signia congiunge la testa di Sileno col capo e le gambe 



di Sileno neUe sopramentovate statue romane, aia derivato dal viso 
di qaesto anziché dal Papposileno attico; ma non posso dilungarmi 
sopra queste cose, interessantissime peraltro. 

* La relazione più precisa di queste due forme di Sileno sa^ 
rebbe ancora a fissarsi: basti adesso d'.osserrare che non appaorìsooao 
sai Tasi r una accanto aU* altra. 

' Sono sempre intesi quegli orecchi grassi e ripiegati ingiù. 
Nel vaso sopra discusso Mon. IV 10 non appartengono ancora a un 
Sileno solo, come poi sempre; p. e. Élite U 72; Areh. Zig. 1855 t 83; 
BuU. Nap. n. s. lY 8; Compie rendu 186a t. 5, 3. Tischbein II .37 
(Pagposileno simile sopra un vaso poUcromo del sig. Simmaco Doria a 
S. Maria di Capua), molti altri non pubblicati, p. e. Napoli n. 1759, 
ove la descrizione delI*Heydemann erroneamente menziona un Satiro 
barbato, mentre è Sileno calvo, con alti stivali e eogU orecchi in 
disoorso; singolare ò il modo come è avviluppato. - Lo Stephani GB. 
1863 p. 229 menzionando alcuni esempi annovexa anche il vaso di, 
stile legato Lujnes Ùescr. t 30 che non vi appartiene affatto, i Satiri 
barbati dell*aDtico tipo stendendo avanti pieni di cupidigia i soliti 
orecchi equini. 

^ Ci. il coperchio della cista Mon. IX 22 coll'iscrizione Ebrios; 
lo specchio ih. t. 24, 5; ib. t. 29 il Sileno coiriscrizione di Marsia; 
uno specchio del sig. Aug. Castellani, ove Sileno alzando una corona, 
e tenendo un caduceo (l) sta presso nna donna e un altare; anche 
Gerhard elr, Spieg. t 29ÌÀ. - Gli orecchi non Bono poi bene espressi 
nella cista Mon. VI 40 (ove nel disegno paiono umani) e in tre altre 
Barberiniane descritte nel BvU. 1866, p. 79. 80. 81. 



OON BAFPBBSENTAZIONI BÀCCH1GHK 231 

di un cinghiale (Poole caJtal. of gr. coifìs. Italy p. 44). 
•^ Del resto anche non pochi monumenti deirme greco- 
romana, che tutti paiono risalire ad originali incirca del 
tene secolo, ritengono quella stessa forma degli orecchi^ 
e Dotigsimo è infiatti il busto vaticano ' che in modo am- 
mirabile trasforma tutto il viso di Sileno secondo la natura 
del porco. Aggiungi assai esempi finora non osservati, come 
fralle pitture pompeiane almeno un esempio certo si scorge 
nel grande e bello quadro descritto dairHelbig n. 1239; e 
fralle statue parecchi altri, come una statuetta della Galleria 
dei candelabri (n. 256; inesattamente pubblicata da Vi- 
sconti P, CI. VII 3) di mediocre lavoro, la quale per il 
viso rìasAe a quel tipo proprio attico, che si risente puranco 
bendiè piti modificato nella statuetta pompeiana di fontana 

JlittS. di Napoli) che tiene un gran corno sul ginocchio. 
vi la statuetta di bronzo, ove Sileno cavalca sopra 1* otre, 
ha i medesimi orecchi. Ma fra i piccoli bronzi merita 
special menzione una bellissima figurina del museo Eirche- 
riano ritraente Sileno chinato sopra i ginocchi posti esat- 
tamente l'uno accanto Taltro, e in atto di alzare le braccia 
per ricevere un carico : la testa fornita degli orecchi in 
discorso, come tutto il corpo, risente una moderata severità 
di stile confarmemente allo scopo suo tettonico. Erai rilievi 
mentovo quel belìo del Vaticano pubblicato inesattamente * 
diJ Visconti P. CI. IV 28 ove occorrono gli stessi orecchi. 
I quali infine non sono rari in maschere decorative, come 
si vedono nella grande maschera di marmo nel Laterano 
(catal. n. 377), in un* altra simile nel museo Eircheriano, in 
due altre Bella villa Albani, poi in quella che tiene il ragazzo 
nella statua capitolina (Righetti I, 90) e qualche volta 
anche ai manichi dei vasi di bronzo (p. e Napoli picc. br. 
n. 7749). 



*- Visconti Pio-Gl. V 9. 1; la forma di busto è roriginaria. 

< Gli orecclil sono disegnati come mnani, donde Terrore del 
Gerhard Hyperb. Stud. II 112, 84. - Orecchi mnani peraltro non pos- 
sono negarsi neanco nei Satiri giovani dell*arte statuaria, ed in primo 
loogo debbo mentovare una statna del museo Torlo ni a a Roma 
(n. 15 del catalogo ancora fuor di commercio), ove un cattivo corpo 
porta la bella testa (che non gli appartiene] di un Satiretto molto 
giovane, coronato di pine e con orecchi umani. Anche due teste del 
piccalo museo sul Palatino, esse pure coronate di pine, non possono 
essere che Satiri giovani a malgrado degli orecchi. 



232 CISTA PfiBNXSTUfA S TBCA BI SPBOCEIO 

Or ci ropta ^i .yed^re ,}n (;)ie xélf^pne ^ il ,tipo 
speciale di fileno, sviluppato cofue sappilo soltanto nel 
secolo quarto, cogli a^tri Sileni o Satiri barbati. .«— 
Sul vaso del dramma satiresco (4fon. Ili SI) vediamo 
Papposileno colla' barba bianca, eh' è la propria su$ ma- 
sciiera, accanto al coro dqi Satiri barbati jtutti quanti; tut- 
ta,via negli {\ltri vasi dipinti, come osservammo già sopra, 
non viene congiunto con Sat^i barbati ma spesso .con 
giovani, e lo stesso accade nei monumenti etruschi o piut- 
tosto latini, ove Sileno .ha però la sua special significazione 
di dio delle acq\ie e delle fontane ^ e non trovasi quasi mai 
riunito con Dioniso, ^a hostr;^ cista pertanto introducendolo 
nel tiaso bacchico ^nche in questo punto s'avvicina jfih ad 
originali greci. Quanto poi ai Satiri bf^rbati, così carne 
sono usati anche ^eUa pìttui;a vasculare più recante .accanto 
ai Satiri giovani, non cés&iano di comparire nappure nei 
monumenti etruschi del terzo secolo K 

Tutt'altro avviene, se ci rivolgiamo alle pitture pa- 
rietali di Pompei ed Ercolan?, giacché q^d ò sparito quasi 
interamente il Satiro .bai^bs^to — nel eaàllogo ,49Uo HeLbig 
si trova soltanto due volte e a^cò come figu^ iso}at(u 
n. 435 e 440 — ed il tìaso consj^ dei soli S^itiri giovani 
intorno al vecchio loro maestro Sileno. La forma antica 
di quest'ultimo, la foxm^ del dramip^ satiresco, cioè il 
Papposileno tuttayia qui ò sparito anphe lui, e negli altri 
n^^numenii |grecp-roma9Ì è almeno div^cn^to rarissimo. Piti 



*- E qnettlè la sua sigDifleaiiQffle neUe cute soprMìtate per gii 
orecchi, e inoltre in quella AimaU 1803, 4^14 n. 7L - B poi a lam*- 
mentàrai che anc)ie il Papposileno ' del teatro di Bacco fÀ Aten; ,è 
stato cambiato dai Bomani in xm largitore a*acqaa. " 

2 Gf. le ciste seguenti: AnnaU 1866, 159, 3 (Gerhard etr, Spieg. 
t 6), ove il Satiro rimpiazza il tibicine negli esercizi ginnastici, ciò 
che non si troverebbe moilmente in monumenti greci; Mon. VI. VII 
54; Mus, borb. XIV 40 al coperchio ; BuU. 1870, 101; Mor^ VI. VU 
61*64 piede di cista. Cf. anche gli specchi di stile libero presso Ger- 
h^d t. 106; 315 (quello a t. 309 mi pare falso). - I^ei yasi dip&nii 
di fabbrica etrosca di stile recente però i Satiri barbati sono piil 
comuni degli imberbi (ve ne sono parecchi non pubblicati nel Museo 
Gregoriano ed altrove); anche uno dei rari vasi dipinti finora usciti dal 
suolo di Palestrina, ch*è una piccola cista della solita forma con co-* 
perchio, ma senza piedi (alta 0,14; è nel possesso del sig. Aog. Ca- 
stellani), offre la testa di un Satiro barbato di fronte ad una testa 
muliebre bianca, più volte ripetuta. 



CON BAPPRISIVTAZIOHI BACCHICBB 238 

di frequente s'iocoiitmoOidei Satiri bafbati )in pamcotit 
monTunenti .deir-jarte greeo^romana ehe rìmoiitaaai con 
molta (probabilità, ad originali dell'^epoca dei diadoohi e 
riempoAo così rla'kuoiina fra i Tasi dipinti e qaéUe pitture 
parietali, dimostrando che anche l'arte alessandrina usava 
ancona irantico tipo dm Satiri o Sileni, limitandosi a daigli 
un'apparenza piii nobile, un naso pih retto, ila capigliatura 
riiCC0&, e. ben dUstinguendolo dal vero Sileno, al quale adesso 
non di rado vedesi opposto nella stessa rappresentanza, i 
monumenti a cui alludo, sono specialmente rilievi di vasi 
mannocei .0 dì basi, nei quali suol predominare l' iniloenza 
dell'arte 4el quarto e «terzo secolo '. Molto più raro ò ri- 
soontrarb sopra saroo&ghi '. -^ Quanto poi all'arte sta« 
tnaria, l' invimene del gruppo di un Satiro barbato ohe 



' 81 confrontino per <;iò le basi di Venezia presso Zannetti II 
85; no* altra 4nolto Mia dall' Esqnilìno (descritta inen^tamente nel 
BmIL munte. 187^, 968, 7), ore il Satiro barbato flsnsante verso d. 
• rivolgente il capo tieiie nella sin. abbassata il tixao e nettar d. la- 
pateip come pare a modo dei giaocatori del cottabo. Còmposizioui 
più gi-andi sono: Htkbner ant BUdw. in Madrid n. 28$; il cratere bac- 
ehico del Maseo capitoline (tom. lY t. S8), il cratere coU^insania di 
LicQ^o fjfòn. IX 45), e quello che adoma il noto fregio idei foro 
Traiano (Mas. lateran. catal. n. 59); poi nello stesso Mqko lato»- 
nense n. 324 il rilievo di una colonna, ove il Satiro si distingue chia- 
ramente dal Sileno ed ha pare i capelli irsuti; delle grandi coma 
ci4>rine mentovate dal catalogo io non poteva iredere vemataBCO la 
traccia. - Non di rado il tipo barbato è frammisto ai Satiri vendem- 
mianti: così snlla beUissima base ov*è pur ancora Papposileno, Jftu. 
Bare. U 11; sid cratere presso Piraneù umi II 58. 50 ed il cratere 
TBtioaiio Besehr. Rams U 2, 277, iS4. - Non è raro il losiro tipo 
infine neppare in rilievi di terracotta (p. e. Campana op&n$ 1 $1). 

^ Il bellissimo sarcofago, prcxv. da Napoli, nel Yaticano (Mus. 
PkhCl, IF 21) d^invensione stnpeada oe n* offre dne cinti di grenn* 
biaJi di pelle, nonehè nn SUmo contraddistinto agli ttivali ed al 
mantello (le mstanraiioii non sono di rilevanza). Sul rìoeo ooperchio 
del sarcofago lateranense n. 878 fripzodotto ma iaesattamsMe nel 
ponto aegvente nei Éb>n. VI. VII 8Ò, 2) il Sileno non è ebe nno solo 
come sempre, e la Agora a sin. per la sna magrezsa, per gH abbon- 
danti capelli e per la pelle cbe ha intorno alle ooscie» mostra d*ap* 
paitenere al tipo dei Satiri barbati. - In un sarooiàgo di Londra 
(Anc. MarU. X 89) di dae Sileni nno è moderno. Ui^ Satiro barbato 
sopra il sarcofago ib. t. 87. Per le molte ristanraiìoni in gesso non 
si pnò addnrre per certo il saKofago Mattei (man. Maiih. Ili 8, 1> 
citalo dal Qeriiaid Hyparb. Jftud. II 1 18. — Piccole barbacele di 
marnerà proprio barba» portano i Satiri di nn sarcofiigo napoletano 
aseai ìiam (Gerhard Ndop. atU- t^dnv, n. 452). 



234 CISTA PKBNBSTINA E TECA DI SPECCHIO 

ha attaccato libidinosamente un Ermi^odito che ne lo 
respinge, non pu6 essere anteriore al secolo terzo a. Or. 
Di questo grappo esiste nn esemplare a Berlino, nn altro 
% presso Cbtrao 671, 1736, ma ambedue hanno BAodema 
la tesia del Satiro. Però a Boma nel museo Torlonia si 
trovano due repliche, delle quali una conserva anche la 
testa del Satiro barbato, coronata di pino e con un'espres* 
sione selvaggia, siccome tatto il corpo è robusto \ Il celebre 
Satiro della villa Borghese che suona le tibie anche luì 
difBcilmente sarà anteriore ad Alessandro Magno. ** Ap- 
partengono qni antihe alcuni noti bronzi * e principalmente 
il famoso Fauno di Pompei {Denkm. a. Kunst. II 530). il 
quale non è che un Satiro barbato; perchè non v' ha dubbio, 
che tal fiata si aggiungevano (ma certamente non prima 
del terzo secolo) delle corna anche ai Satin barbati come 
a quegli imberbi \ 

Mia fine di questa rivista non voglio tralasciar una 
doppia testa interessantissima del museo Cbiaramonti 
(voi. Ili t. 91), che da una parte ofie il solito Sileno 
dell'arte greco -romana, e dall'altra il miglior esempio del 
tipo arcaico di Sileno, che ancora non si distingueva dalla 
schiera dei Sileni o Satiri barbati. Il contrasto è riuscito 
in modo stupendo e si può indagare fino agli ultimi 
dettagli \ L* intenzione dell' artista di certo non era se 
non che di rappresentare la stessa persona sotto forme di- 
verse, e cosi questo prezioso monumento è a pro?arci di 



i K. 155 del catalogo; la replica è n. 149. - Del resto à oon- 
fronti il fffan rilievo del Mus, borb, V 53, ove il Satiro inoltre ha 
dae piccole coma. 

2 Cf. Bronsi cTErc. II p. 157 e Glarac 716(7, 17152). Una piccola 
barba Tha pare il Satiro ebbro nei Br. d^Ere, II p. 161; egli inoltre 
è cornuto, dò che non si vede nei disegni; nna replica delfii testa di 
onesta statua, anch^esaa cornuta ed eseguita in marmo, esiste nel museo 
Torlonia (il catalogo n. 109 la cbiama Maisia). 

^-^ Oltre i monumenti mentovati già disopra si trovano delle 
ooma grandi in un Satiro barbato del sarcofago negli ancienimarbl, X 
^9 e più piccole non sono rare in maschere decorative di Satiro bar- 
bato. Noto in qoesVoccasione che neirarte decorativa le maschere 
di Satiro barbato sempre restavano in uso (cf. p. e. SchOne grieeh. Rd. 
t 5. 6. Piranesi vasi 1 1 sg. 49 sg.) e non di rado, p. e. ai manichi 
dei vasi di bronzo da Pompei, ritengono il tipo arcaico. 

^ Nel Sileno del tipo arcaico si può osservare la fronte basda, 
i capeUi irsuti, gli occhi grandi, ma non molto infossati, il naso' 
molto breve e camuso, la bocca sporgente e sevara, la barba ed i 



CON BAPPBB8BNTAZ10NI BlOOmCmi 235 

bel nuovo che nei tempi dello atile severo e legato non 
v'era altro tipo di Sileno che quello cornane a tutto il 
coro bacchico. 

Stabilito per tal modo lo sviluppo dei tipi nell'arte 
e specialmente la nascita del tipo 4i Sileno come persona 
che si distacca dalla schiera barbata dei Satiri o Sileni, 
siamo in grado di renderci conto dei vari termini relativi 
a questi tipi che vengono adopeiati dagli antichi scrittori 
contemporanei a cotale sviluppo; giacché per non ritornar 
all' antica confusione (cf. Wieseler Satyrsp, p. 198) si deve 
separare sempre i diversi tempi degli scrittori. 

Il primo che rammenti Sileno qual persona isolata, 
sembra essere Pindaro ', e lo fa in un tempo quando 
Tarte non aveva ancora sviluppato un tipo speciale. Ma 
è al dramma satiresco che con ogni probabilità si deve 
la distinta contrapposirìone di un Sileno alla schiera degli 
altri ; quella relazione di Sileno c<Mne più attempato (Eur, 
Cycl. 10.) dei Satiri e come padre loro, che troviapao già 
completa presso Euripidei forse non. esisteva molto prima 
di lui, perchè fischilo e Sofocle * a quel che pare non 
facevano ancora quella distinzione. L*arte d'allora almeno 
non conosceva che un solo tipo per tutti e due, ed a questo 
tipo era comune per lo più il nome di Sileni, q\ì> che 
vìen dimostrato dalle iscrizioni dei vasi menzionati sopra. 
La cosa è importante a sapersi , perchè ^ quantunque il 
dramma satiresco avesse in seguito sviluppato quella ter- 
minologia conservataci da Polluce (lY 142), la quale 



capelli tiatiati come uaa massa coerente) coi dettagli quasi grai&ti« 
la carne macera coll'ossatnra mArcata «ce e tatto il contrario nel tipo, 
recente dall altra parte. La conservazione è ottima e la stessa l)ase. 
antica nostra che non era doppia erma; sono dae maschere di deco- 
razione, come le vediamo tante Tolte fra T architetta ra nelle pittare 
pompeiane. 

^ Nel frammento presso Paos. Ili 25, 2 Sileno è già il cara* 
toro di Bacco, nell^altro franuncnto fschol. Aristoph. nub. 823) Sileno 
parla come sprezzatore savio della vita umana ad Olimpo - rìaniono 
gaest'altima, la qnale pare' accenni a Marsia, così che Erodoto non 
sarebbe pel medesimo il più antico testimonio (an'àltra allasione al 
mito di Marsia più antica di Erodoto ha rìconosciata lo Stepbani (7. B. 
1862 p. 84 presso Solone^ 

2 Schol. Theocr. 4, 62 (Aesch. fr. 36. Hermann). - Eoripide 
invece nelle \\aiv.yon^ benché avesse avuto frequente T occasione, non 
mentova che i w sé ivo//.*/ ci larv-ot (v. 130).. 



fidis cim. ^mtntfffWk n «<& m i^PBticmo 



iln bMo Sileno, '^édre di 'QuSDi, $1 Èkffpo^Iého,, iitfre ^ìi 
scrittori del quarto secolo parlano tutina ^i 'Sileni ila 
plttìralB, etidènMtnetite ^nell' antico sehsò, cidè i^r quel 
tipo ocmidite bttfbafto , che ^predottiìtiaYa anche "Bèlla Ipili 
redolite «pittura vasculbrè. Senofonte pfirla cdmè se Vi fos- 
sero ^idolti iSUdni nel draurtna'satirefilco '(còni;. 4, 19 nAh^v 
àcXijVSv tfflv Iv TcTtq c^vpvÀuq flfifcxxeot^^ &; sfi^i/) ^ e 
petìsa SehiKa d^bio ad ^à '6btò barbato simile à quello 
nel i^sò -Moh. m 81. -^ Qiiànto a FìiAoUb egli anno* 
vera i Sileni àòcaiifto kli Satiri, ai Pèrni ed alle Ninfe {Le^es 
12, le, !p. 815 Cj e parla del '<7<xrvpntòv ^p&[m xaè 
(r{XV}V{xév (0Mt;. ^. 2B2 i9) prendendo evideì^meste questa 
lAgnifiòli^cttè ^tA coro, nel qtiafo riconosceva dunqae 
fmch'egli del SQMii, e non déHre far Nessuna specie ct^e la 
MMn^à «tfida antifea b almeno B^polis dicesse Silèni, 
d:o¥« scmm ^h rédèbti àvret)béro detto Satiri (Phot 
Mkr. ^. 511 == Meinekè Pòe$. eòm. U 575 2eXì^.^9é oi 
Béttvpoi ^Bihtoki^\ tf. Biaiòh. Ithivoi ìàcto^c^. A'nco^ra 
M liempS d'Alesscmdro Ma^o si parlava di Sileni nell\in- 
ffto Misò IbVetee di Satì¥i è nà discoifBo di Agide ad 
A)eMinìdi« PIiAarco ^àe MM. et wm. 18 — op. inor. ed. 
Dàbne^ 1 ^, 3$) dice bhé, siccome tutti i figli di Giove 
ìàxÈìò piacere a HÓ^bSèv avd/oo^fg xftt lòrrdrjrAidbrbc^, 
«osi «Hche Bafòce 23tX)^vo7? l^sjdTrsto. Anzi lo stesso Ni- 
càiidró {Aléanph. 80) dèsòHVéhdoci i Éfeguaci di Bacco ^^- 
demnia&ti ohe betonò il vih nuovo, li tehiakna Silém * 
e dà a loro l'attributo di ^iQvvaoto T(3)QVoe, mostrando 
così che egli inunaginavaseU piuttosto attempati. — Nulla 
e' ibipediBee di itatendeve in tutti qttesti SìMi l^ùteiranfeico 
tipo barbato bhe anche dalle is<itìzioni dei vasi J^ipinti 
^ vi6n chisùnàto Sileno e choi anche dopo l'origine di un 



^ Ik 5, 7 é^li ft mèDtiòné ^ùró dèi Silèni conie figli deUe 
Nifct'lk;. t. Gh)è ^i i figli di Sfleno, che nel dramma satiresco brano 
i SfliUH, potéMerd chiaiharèì anch*essl Silehi, almeno bella traditone 
loede, «e lo |>rotà iftt Imbo di Dfodoro Siculo IH 72 trattò da qnal- 
ohe autore pffi antico. 

' (Hrafo inrece, benché imitatoró dei poeti àlessandrìid, non 
eonosce niù Sileni, ma si trova in pien accordo coi monumenti ro- 
matti, mstingùendo dai Satiri T unico Sileno tegliardo cavalcante 
rall'asino (cf. Fasi. I 899 sg. DI 745. VI 824 sg.). Cosi Io & pure 
Yergilio descrivendo {Ed,^) il Sileno legato da due Satiri giovanili. 



tipo sp^e^f sejl Silepo pa^fe,. si eonseirvò ed eia . inoltfi^^ 
io usp.apcorft, nel.terzp sec. a. Cr. Il tiftoi, imberbe. p^r/ 
confarano, formate t no,ii prìi^d^l. secalo qaiftetJDftaiMADdi^ 
d* uBa pib aDjtica, denominazione^ si cbìaiQa?a> dappartutte' 
col.ii9in^.j[^ìec|so.fi8sa^o.d^ t^ atrgv cioè; cop quello di iSttiro» 
Ed. ecco cKf. così apcbe le spi^ga^iooi dei: dotti: e^ degli) 
aEt\qf ^ p^teriorii^e^.cLBella ste^ss^. di . Pan^apii^i cà« s»k) 
st^^ \,tfii c^mi^p^ 8ji capiscono. V perfettapeMe ^ l¥è;ittt 
veq^^ afreafi. to^rto^qQ^^li altri, iiqmli,.acodrgeB4osi. cb^i 
SUeni ^ ii^ . pli^aUià .e^M^ usati ^oltaptp à»gW sorittori .rtlan. 
tiy^ei^^e pib an^iphi .^ credevai^a: ci» ^ Sileni, in generale^ 
' fossj^ l'antico n^me dei: Satdrì '. 

Oltxe di questi ci. rimangono allora, alcuni PMsi 
riguaraantii, Sileni [pluralizzati cb^ crediamo 4i dover s^ 
parare,, dagli altri. Ed in pripot^) Jupgo cito la pompaci di- 
Tob)m|^9 F;iIadelfo descritta da; Ca^issen^. ; il Bodà) antere r 
contemporaneo,, nella quale si y^evaiM^r non soltanto moUia-.* 
sìn4.Satirì| ma altresì pareccb|j S(il.en|, distinti questi uttimi. 
all'abito pib cpmpleto.iper averi essi le. cJanttlfc (Mimi. Yo 
p, lp7., 0^198 a) e.g)i ptivali (p.l98 a);m%cQn ffivcxcS^ 
ìndQsso' apjpar^cono una. volta ancj^e i . S^l^;(p.i 198 6), 
ì quali (p^ 197 f.) amdo .dipi^nto il cofp^, eirano nudi II 
Sileno isolato si.tiH^va. una^sql volt0r(qimleiintenden1^ .dei/ 
Satiri cbe, pigianp Ìeu^,(p. 199.a),.Alti^ QQmo distìntì/rot 
non e' ò ; quindi noi dobbian^^ supporre> cì^ i Snitini fosaeroi 
imberbi e^ch^c^ì Sileni, .giunta l'.uK.a^cQr^ivaUiYOlcr uoL* 
ter^o secolo , s'abbia Yolutft in^icare'^quitirantjco.t tìj^ideL. 
Satir; b^bal)^;^ i qi}{^li;^oba,pel0ra)pmafa!tiWopotefa»o>. 
portare un yestimento pib coo^letQ di r^quoLlo d^ . Satiii 
dell'arte, come ci^p^ova, Poll...iy 118;; il.x^fwtóoj mWp 
iamgt .oy, ol S^thiVQii ^ fQ^c^aiv npur., pnk es8(9re(>iwtti, 
secoAdq.ciln c^^/ha prqviaitP il.iWiepieter {Sc^iPo> p. 92j 



^ Pansania | 2a, 5 dice cbe quelli tr^ ^ Satiri ch^ poQ» mi|gr{< 
gioti di età si chiamano Sileni. Cf. 'Étym.,Magn. IuX-c^qì xiyoyrfikk. 

2 Nonno raccogliendo nei snoi Dionisiaca tutti gli esseri bac- 
chici di tutta la letteratnra antica, naturalmente accanto di Sileno 
ai serve aajphe dei Sileni i quali axi|Ch*^8si sopo .7£p9»Ti(: 44, 25. 
però, èssèi^dò di epoca cosi tarda non ha ne^ux), valore .pejr, le, noetM 
ricerche. 

^ y.,.lo scoljf sta a Nicand. 4^xiph. 30; ri sp^aoft jmche le 
Bopracitate glosse di Fosio ed JSsiQhip, « 



238 CISTA PRBNE8TJMA B TBCA DI SPECCHIO 

8g. 138 8g.), il costume dol Fapposileno che inoltre non 
veniva mai plniafizzato, bensì quello di quei Sileni, le 
cui maschere dallo stesso Polluce (IV 142) vengono più 
esattamente designate sicoome proprie dei Satiri barbati 
(cf. Wieseler 1. e. 85) \ Arrogi che qnel medesimo grosso 
dxitone viene anche attribuito ai cori di danzatori vestiti 
da Sileni nella pompa che si faceva aBoma nei ludi maximi. 
È importante che le notizie che Dionigi arU, Rom. VII 
72 p. 1491) ci dà intorno qnesto proposito furono prese 
da Q. Fabio Pittore (cf. 1. e. p. 1488). Qnantnnqne ora 
sia probabile, che già fin dai primi tempi in quell'occasione 
figurassero dei danzatori travestiti (cf. Mommsen róm. 
Geseh P, 224), pur è certo che qnest* identificazione coi 
Sileni e Satiri non poteva essere d'assai anteriore a Fabio, 
perchè pensando allo sviluppo dell'arte non possiamo ammet- 
tere nel Lazio prima del secolo terzo dei Satiri distinti 
da Sileni, cioè Satiri imberbit ma all'anzidetto secolo quadra 
ancora molto bene la pluralità dei Sileni opposti a Satiri, 
conformemente alla pompa di Tolomeo. — Quello che v'ha 
di comune in tutti questi passi * si è che abbiamo sempre 
a ohe iare non colle stesse persone mitologiche, ma con 
uomini che si son travestiti per il ballo o per qualche festi- 
vità, e che i Sileni, opposti ai Satiri evidentemente siccome 
i più attempati, portano un vestimento tutto particolare. 
Io però non conosco nessun monumento d'arte ohe mostri 
una pluralità di Sileni ovvero Satiri barbati con quegli 
abiti indosso; la cagion è sola questa che la tradizione 
dell'arte ò per fermo indipendente dalle condizioni reali 
di quei travestimenti; insomma non è entrata neirarte 
quella forma descritta nei passi sullodati. 

Bitomando adesso alla nostra cista, non possiamo 
giustificar la pluralità dei Sileni d'essa da nessuno dei passi 
ora considerati e molto meno ancora dall'arte stessa. Giac- 
ché il tipo speciale del vero Sileno, creato nel secolo qiiarto, 
non % stato mai pluralizzato, per quanto io sappia, neir arte 
greca o romana, e dobbiamo supporre per necessità, che 



^ Eliano var. Mst. Ili 40 aTià tratta la saa uotizia intorno 
ì Sileni ed il loro yestimento {oifx<;tua\Xoi p^irùv;?; da una fonte simile, 
the trattava del teatro o d» altri travestimenti. 

^'S'ag^nnga anche Poli IV 104, nn passo molto mendoso, ore 
Tìen mentovato nn balfb laconico di Sileni e Satiri. 



CON BAPPRlSBNTAZtONI BACCHICHB 239 

la cista pr^esiiaa, la quale ba improntato, come vedemmo, 
quasi ciascuna figura ad originali greci, noti specialmente 
nel secolo terzo, compilando la composizione per malintéso 
vi abbia introdotto due Sileni proprf. Quanto al terzo, il 
cui nome è stato lasciato dubbio, dietro tali circostanze 
sembra non potersi affermare se non che questo, che egli 
apparteneva. originalmente all'antico tipo dei Satiri bar- 
bati, ancora in uso nel terzo sec., ma che la sua congiun- 
zione cogli altri due Sileni spetta del tutto all'artista la- 
tino. Al quale ascriveremo anche la mancanza di tutto quel 
fuoco ed entusiasmo bacchico ovvio nelle simili composi- 
zioni greche; ma però la nostra cista ha i suoi meriti per 
r abile composizione dei gruppi ' e più ancora per essere 
Tunica fra tutte le conosciute che ci dia un tiaso bacchico 
greco senza alcun elemento naziorfale e con cosi pochi ma- 
lintesi. Le altre ciste bacchiche, che qui si debbono con- 
frontare, sono: in primo luogo quella al n. 11 nell'elenco 
del eh. SchOne {Annali 1866, 165), ove ad una scena non 
per anco spiegata * sono riuoite delle figure bacchiche tutte 
piene di malintesi nazionali eccetto la contraddanza simile 
di una Baccante ed un giovine Satiro. Indi segue una cista 
Barberiniana (Bull. 1866, 89), ove tra Peleo Tetide Perseo 
e Minerva si scorge Bacco giovane sorretto nella solita 
maniera da un ragazzo e preceduto da Sileno'. In modo 
analogo , senza alcun intelligibile rapporto , sono fram- 
miste alcune figure bacchiche nella cista Man. IX 22 (anche 
in quelle del Bull. 1866, 80, 139); ma la scena più fre- 
quente, che troviamo intercalata dapertutto ^ ò quella di Si- 
leno colle donne ignudo, della quale già abbiamo parlato *. 
A questo confronto assai favorevole per la nostra cista 



. ' Il gruppo di dietro è fatto propriamente per la cista; ma la 
contraddanza di Pane e la Baccante con ogni probabilità è presa da 
originale g^eco. L^agginnta di quel Sileno sopra la capra, che non vi 
ha ponto a che &re, è il priocipale errore. 

' Certamente non è il ritomo dei Dioscnri, come vollero Birch 
e Jabn; si confronti Moiu Vili 56. 

^ La calvizia ed il naso rincagnato non lasciano dubbio; la 
descrizione sopra citata, per qnesta scena, non è esatta. 

* Cosi p. e. nella cista BuU. 1866, 77 in mezzo d*nna scena 
che io credo certamente il sacrifizio d*Ifigenia in Anlide, come pro- 
verò in altra occasione. 

^ Ma i due Satiri barbati che si avvicinano alle donne (v. Bull 
1870, 101) ricordano più che altro i vasi dipinti. 



240 CISTA PRBNESTINA B TBCA Df SPBCOBIO 

comiapoiide aaohe U disegno òhe è relatìvamento' buono; e' 
parimentt gli ornati al di sotto e at di -sopra, tta^i qnaK 
ultimi la. corona d'éllera è proprio quella stessa tanto fre- 
quente mei Tasi dipinti dei secolo terzo e nei monumenti 
etruaebi) della stessa epoca. 

Se adesso ci domandiamo il valore artistico -della teca 
pur da noi pubbUoata, dobbiamo pdr dapprima itteraré,' che 
l'intensione è greca senza dubbio; ma Intorno reseooKione 
si può essere ambiguo»-^ Certo non vorrei dar troppo peso ad 
akuni «difettì del disegno speciatmente visibili verso il ven- 
tre e le gambe di Pane (per dire uno, la maniera con cuda 
cesoia ministra ò attaccata al corpo); ma pih rilevanti sono 
forse alcuni dettagli come pi es. la fonna grossissima degli 
orecchi di Pane^ che difficilmente si troverebbero in Stftiri 
giovani Pani* umani delF>arte greca contemporanea,' men- 
tre nei monumenti etruschi essa è assai ^quante \ Inoltre 
il trattamento del panaeggio di gran langa diverta da quello 
dM rilievi di bronzo greci di quest'epoca* (osservisi in ispecie 
ili lembo della veste sotto la coscia e la parte che l'attor- 
nia, la quale si ripete sopra una teca pariméuto etrusca 
del 8Ìg..Aug. Castellani mentovata brevemente nel BuW. 1865, 
246), e da «ultimo lo stesso ornamento che cilrconia il qtia- 
dro mi conferma nell'opinione che resecudoae non sia gre^a. 
Questo ornamento iirfatti si ripete spesso * sopra tedio di 
lavoro indubitatamente etni8eo,'tra le altre in quelle <del ri-^ 
coaoscimentd di Pàride o di Bacco* sostenuto da Attore; ma 
non l'ho veduto in nessuna téea veraAienie 'giMi\ ove di 
solito' l'orto manca o non h decorato o, quando loftia, 
l'ornamento è tutt'alko (cf. p. es. StMktìlbmg GrOber t. 7). 
Ltomato della mostra teca appartiene all'arte aàtiehiseima, 
alla decorazione geometrica , e sarebbe di molto strano il 
vederlo nell'arte greca del sec. terzo, laddove possiamo ve- 
dere nella stessa epoca quasi un ritomo generale a quell'ani 



*■ Cf. p. e. lo secchio presso Gerhard t. -308. - Orecchi inte- 
ralnaiite animalesdii presso gli Etrnsehi si vedono anche nel tipo 
imberbe e nobile dei Satiri; Cf. Gerhard Spiegei 83. 106. 299; le date 
Gethard (A. Abh. t. 57. 58; Jfon. IX, 28. 

2 j^Qjx di rado- iDaieme colle 'teste dilione che serrono per 
attaccarvi il manico. 

* La coUesiefie più completa T^gafll «nel laroro delKylonaa 
segnalato nel Bufi de corr, hOkn. 1877 p. 11. 



CON BAPPBSSSNTJlZIONI bagchichb 241 

r 

tidùssimo sistema in certi vasi dipinti di fabbrica locale 
etnisca ^ 

Quanto all' originale greco di cai la nostra teca cor- 
netana credo sìa imitazione abbastanza esatta, sembrami 
assai probabile sia stato comunicato dalla Campania o dalla 
Magna Grecia, — Che nel secolo terzo vi fosse in Etruria 
una importazione di rilievi greci in bronzo, ò fuor di dubbio, 
ed a Comete p. es. ne è stato trovato uno {Mon. VI. VII 47, 6) 
di stile bellissimo, simile in tutto ai noti bronzi di Sìris *. 
Che le stesse relazioni esistessero poi anche con Palestrina, 
lo mostrano i rilievi nei Jfon. IX 31, 1 (cf. Arch. 2tg, 1876 
p. 9), 3 e 4 dello stesso stile greco ^ Ebbene quest' im- 
portazione eccitava riìnitazione ; ma che gli originali imi- 
tati venivano appunto dall'Italia meridionale, vien reso 
probabilissimo dalla teca essa pure cornetana che insieme 
con un rilievo di terracotta pugliese si pubblicheià nei 
nostri Annali dell' anno venturo. Accennano inoltre al 
medesimo risultato alcuni rilievi di terracotta provenienti 
da Orvieto {Mon. IX 26), essendosi trovate in Puglia le 
esatte repliche del vaso colle Amazoni ed il rilievo con 
Socrate essendo già conosciuto per una replica in bronzo 
pompeiana. Se questi rilievi sieno importati o imitati, non 
% sicuro, ma il rilievo con Ercole, la Vittoria ignuda e 
Venere, che appartiene alla stessa serie, è probabilmente 
opera d'imitazione, perche oltre trovarsi in molte repliche 
(parecchie di nuovo se ne videro poco fa a Roma) ò imi- 
tato anche in due specchi prenestini. — Si potrebbero ag- 
giungere molte ragioni per provare queste relazioni dell'arte 
etnisca con quella dell'Italia inferiore, p. es. intorno l'im- 
portazione di vasi da quella parte e l'imitazione che subi- 
rono nell'Etruria — se non che mi contenterò qui di rile- 
vare il fatto a mio giudizio sicuro, che tutti i rilievi di 
bronzo e di terracotta finora citati appartengono incirca 
allo stesso tempo e sviluppo delle ciste e degli specchi 



^ * Parecchi esempi nel Moseo etrusco di Firenze. «- Anche tra 
i Tasi deUltalia meridionale alcnni riprendono 1 concetti geometrici 
antìchìssimì. 

^ Quanto alla composizione il Bninn {Ann. 1860, 490) ben lo 
confronta ad nn rilievo di terracotta delF Italia meridionale 
(Ateh. Zig. 1847, 1). 

* Ma il frammento molto simile n. 2 proyiene dallltalia me* 
lidiimale. 

Annali 1877 16 



• « 

242 Cìffrk PBSMsTtKA'B tbca dì SFÉCGìnO 

dello stile liberò, sviluppo che segue quindi immediata- 
mente quello dei vasi dipinti e ohe trova, anche (Questa 
volta, la miglior sua caratteiistica nell'uso di Èros; il 
quale cosi nel rilievo di Socrate con Diotima come nelle 
note teche con Bacco sostenuto da Àncore non si discosta 
per ance dalla tradizione dei vasi dipinti \ Invece la pa- 
tera negli Annali 1871 t A^ appartenente alla serie stessa 
di quei rilievi e non piU alla propria pittura vasculare, ne 
mostra già compiuto quella nuova forma di Eros che ci 
piacque chiamar alessandrina : abbiamo dunque il medesimo 
contrasto che osservammo tra i nostri due monumenti, la 
cista coir Eros essenzialmente antico e la teca dair altra 
parte. Ci troviamo appunto nel periodo di transizione. 

Per riassumer or dunque il risultato principale del 
nostro articolo, gli è precisamente codesta posizione interme- 
dia di tutti i monumenti in discorso, dico intermedia fra la tra- 
dizione pih antica della pittura vascularia ed i monumenti 
greco-romani, che noi abbiamo cercato di provare, perche 
adesso essa si rivela, non meno che in Eros, nel medesimo 
grado di sviluppo che rappresentano le figure bacchiche 
dei nostri monumenti '. In essi vediamo ancora Pane umano 
che sparisce poco dopo, qui divenuto bacchico e là inna- 
morato, segni di un periodo più recente; i Satiri ancora 
non sono quegli esseri rustici come pih tardi, e se i con- 
cetti artistici per la maggior parte occorrono nei vasi dipinti, 
altri dettagli se ne allontanano (p. es. 1* erma di Priapo , 



* Cf. PuTtìftngler Eros p. 87. 

2 Anche la forma con cui sono rappresentati certi miti nella 
classe di monumenti in discorso, contribuisce a questa caratteristica; 
p. e. la cista Mon. VI 40 nella storia d^Andromeda se^^e Tantica 
tradizione dei vasi dipinti {che probabilmente era quella d'Euripide 
et Trendelenburg Arm. 1872, 113 sg»), secondo la qo^e Andromeda 
è legata aUa forca e non allo scoglio. Air incontro nel giudizio di 
Paride gli specchi conoscono già la yersione col pomo, ignota ai 
vasi, e la rappresentazione della gara musicale fra A polline e Mar- 
aia sopra una cista Barberiniana (a quel che pare non ancora de^ 
scritta) s^accosta più alla tradizione recente conserrata nei sarcofaghi, 
offrendo dietro ognuno dei lottatori una divinità femminile sedente 
e vekta, probabilmente Rhea e Leto, benché manchi la caratter^tioa 
più speciale come nelle altre divinità astanti, tra le quali si ricono- 
sce soltanto Diana. La cieta proverebbe dunque, che la composizione 
dei sarcofaghi, almeno nei tratti essenziali, risale ad un originale dal 
secolo, terso. 



CON BAPPBS8ENT1ZI0NI BACCHICHE 243 

il pedo, il Sileno sulla capra ecc.), accennando più al ca- 
rattere .deirarte grande nel secolo terzo a. Cr. Così sotto 
tale riguardo l'importanza di questa classe di monumenti 
(ciste, specch!, i citati rilievi e le ultinae pitture vascula- 
rie) riesce grandissima, perchè, essendo determinati all'in- 
circa nel tempo, essi sono quasi gli unici che possano riem- 
pire in moltissimi punti la lacuna che esiste fra la tradi- 
zione dei vasi dipinti e quella dell'arte greco-romana e 
perchè col mezzo loro potremo anche "precisare inseguito 
la posizione di non pochi altri monumenti, i quali non ci 
furono conservati se non per la vasta arte romana che 
tutti e quanti altri periodi d'arte avéa in sé raccolti e 
concentratL 

Per riempite lo spazio abbiamo fatto incidere due teste 
dibronzoin grandezza naturale, ambedue provenienti da- 
gli scavi di Boma ed ora possedute dal & Museo di Dresda. 
Quella a sinistra, per la rara sua bellezza disegnata in tre 
vedute, era originariamente attaccata a qualche arnese e fra 
le due coma si vede ancora una sporgenza che sembra essere 
appunto l'avanzo di un'ansa. Siccome poi il rovescio non 
h affatto ricurvo, viene esclusa l' idea che aderisse al ven- 
tre di un vaso. La conservazione è buona; non manca che 
l'estrema punta della barba, la parte sinistra della quale 
ha un po' sofferto dall'ossidazione. La maschera rappresenta 
Pane barbato e cornuto, e questo tipo è espresso con tanta 
maestrìa che non posso fare a meno di analizzarlo più spe- 
cialmente. — La parte caratteristica sopra ogni altra, quella 
che determina tutte le forme del viso, ò la prominenza della 
mascella superiore. L'intera ossatura del viso sporge in fuoari 
gradatamente dalla radice del naso fino alla punta, che.tut^ 
tavia è di ben poco pih alta della stessa mascella superiore. 
Di qui parte una linea retrocedente ed appena interrotta i 
dal naso fino al mento, per cui non abbiamo un naso ch9 
sporge indipendente, come nel!' uomo ed anche nei Sileni 
Satiri, ma abbiamo piuttosto il naso di un muso animalesco, 
simile specialmente a quello della capra. La radice del nasft 
essendo larga, anche gli occhi sono lontani l' uno dall'alko 
siccome negli animali. Inoltre, sporgendo molto l' ossatiipà 
media del viso, tutto deve concentrarsi verso il mezzo, ed 
è perciò che lo sguardo degli occhi, espresso colla pupilla 
incisavi, è convergente; ò per questo che le pieghe della 



244 CISTA PBBNB8TINA B TBCA DJ SFBGCHIO 

jEronto sulle sopraciglia sono dirette anch'esse ali* ingiù verso 
il naso. La fronte stessa, bassa ma lunga, è pur divisa me- 
diante una piega, orizzontale. La bocca poi per la ^andezza 
corrisponde quasi esattamente alla distanza notata tra gli 
occhi, anche questa una particolarità che dijficilmente si 
troverebbe in un viso tutto umano, ove gli occhi non stanno 
così lontani, ma che contribuisce assai al caratte];e tettonico 
della maschera. — Ora a queste forme essenziali corrispon- 
dono tutte le altre. La barba ed i capelli non sono divisi 
nel mezzo, ma sono tripartiti con una ciocca analoga alla 
sporgenza ceutrale del viso, che è la forma essenziale. Sopra 
questa ciocca trovava appoggio il manico, il quale innal- 
zandosi aveva quasi un secondo rinfono nella sporgenza me- 
desima della parte mediana del viso. La grandezza dell'an- 
zidetta ciocca di capelli ò eguale alla distanza fra gli occhi 
ed alla larghezza della bocca, dalle cui estremità partono 
i mustacchi rispotdenti ai fori degli occhi, di modo che ò 
libero il labbro superiore che, come muso animalesco, non 
può essere coperto da barba. Non appartenendo dunque al 
centro, i mustacchi si congìungono colle parti laterali della 
barba, anch'essa tripartita; perchè dal mento, che è pur 
libero, scende gìh un pih lungo riccio simile alla barba 
caprina. Le partì laterali della barba, che, cominciando da- 
gli orecchi, non raggiungono che la metà della parte me- 
diana , ritornano molto addietro , sollevandosi la mascella 
superiore; mentre le parti laterali dei capelli sporgono fuori, 
essendo la fronte retrocedente. — Le punte degli orecchi 
aguzzi, che appaiono dietro i capelli, nanne ancor essi il loro 
posto acconcio. Infatti congiungiamo queste due punte coi 
lembi estremi della barba a destra e a sinistra, tiriamo poi 
le diagonali, ed ecco cadere nell'intersecazione la punta del 
naso, la quale, per cotali proporzioni, si distingue come 
vero centro della composizione. Le coma si staccano in 
linea retta òui mustacchi; gli occhi si piegano indietro e 
danno all'insieme quella forma bellissima nell'arte decora- 
tiva eh' è il triangolo pendente. TSh la lunghezza delle corna 
è in verità arbitraria e basta restituire un piccolo pezzo che 
manca alla barba per aver un triangolo identico nelle pro- 
porzioni a quello* del viso formato dai termini laterali dei 
sopraccigli e dall'estremità del mento. 

Maschere simili di Pane barbato in bronzo, le quali 
abbiano servito allo stesso scopo, benché meno frequenti 



CON RAPFBBS8NTAZ10NI BAOCHICHB 245 

di quelle di Sileni o Satiri, pure non sono rare ; pubblicate 
però ne sono poche; cf. una a Vienna, Sacken e Eenner d arU. 
Bronxen t. 29, 13; due di Napoli: Mus. Borb. V 28, d. 
II 47, 4 (meglio presso Poppe Ornamente t. 9, 6), un'altra 
presso Bellori et Causseus pict. arU. cryptarum p. 198 (ove 
però le corna sono dubbie o trasformate in forme ornamen- 
tali, ciò che sì vede anche in alcune delle maschere pom- 
peiane). Ma a Napoli si trovano ancora nove vasi di bromo 
con siffatte maschere di Pane ai manichi. Ma il risultato 
del confronto di tutte queste, confronto che qui non per- 
mette lo spazio d' istituire \ mette fuor di dubbio la supe- 
rietità della nostra maschera a tutte le altre, tanto per la 
nobile moderazione che la distingae da altre piuttosto esa- 
gerate, quanto per la viva espressione che si può ben dire 
r ideale canonico di Pane caprino. 

L'altra testa riprodotta a destra era un peso di sta- 
dera e rappresenta in esecuzione mediocre il busto di E r- 
cole, oeperto della pelle di leone che gli cade sulle spalle 
senza essere rannodata aul petto come di solito. L'eroe è 
ancora giovane e l' espressione del viso rivolto un pò* a sini- 
stra, ha un che di molle e di dolce che pare contrario al 
suo carattere. Tuttavia giova ricordarsi che e' ò una classe 
di teste d' Ercole giovane in marmo (tutte appartenenti come 
pare ad erme) le quali rivelano ancora più questo carattere 
di certo cotal vago e molle desiderio. Mi spiace che lo spazio 
troppo ristretto non mi conceda di spiegarmi meglio; ma 
mi riserbo di ritornare su questo argomento un'altra volta; 
per oft basti dire che di questa classe di teste, fino ad oggi 
poco osservata, soltanto hi Boma ho contato io stesso da 
ben dodici esemplari*. 

Adolf Furtwainolbb. 



i Sarebbe intereiSAnte specialmente per la varia maniera con 
cai sono applicate le coma. 

*^ Qualche volta yenivano scambiate per Bacco. - Un esemplare 
è stato pabblicato da Visconti Pio-CL VI 12. 



246 



ÀIAGK E aSSÀNDM 

(Tao. d'agg. N.). 

Di tulle le rappreseotazioai sioora cooQSoiutid dei 
misfatto d'Àiace la più insigne è quella che ora vieti 
riprodotta nella nostra] tavola. Essa è tolta dall' interno 
di una tazza a figure rosse appartenente alla collezione. 
Campana (Ser. IV 637) \ ora a Parigi, decorata aiiciie 
airesterno da figure seoza^particolar significalo aa che 
servono a dar maggior risalto alla scena interna *. Cas- 
sandra (KA^^AN APA)' ba raggiunto il Palladio, e nel- 
Tallo che cade in ginocchio vi si stringe con ambedue le 
braccia. In atteggiamento supplichevole ella volge io 
alto la testa, raffigurala press'a poco di faccia, la bocca 
è aperta come per lamentarsi, le pupille son dirizzate 
quasi a cercare un aiuto in [lontananza; nei capelli bui* 
tati all' indietro, nello svolazzar delle bende sacerdotali 
che le ornano il capo, apparisce chiaramente il disor- 
dine di una corsa precipitosa. Il mantello che avea 
indosso le è caduto giù, e lascia esposto allo sguarda 
il corpo denudalo. Aiace (AlA^) nudo, colia clamide 
gettata sul braccio sinistro, colla lancia nella destra, 
munito di scudo (insegna: un capriolo pascente), di 
budriere, d'elmo crinito, i cui guanciali e il frontale 
sono adorni di foglie, stelle e più in alto d'una pan- 
tera rampante, l'ha raggiunta a gran passi. Contraria- 
mente alle altre rappresentazioni del medesimo fallo, 
nelle quali egli senza alcun rispetto per V idolo si 

* Àrch. Zig. 1859 p. 107. Eejàmìxaniniupersis p. 29, 4. 

< OoL Campana L e: tre g^oTani clamidali con lancia sono ri- 
ceTuti da due donne, che ad essi presentano la coppa. Scena analoga 
alla quale intenriene nn nomo barbato. 



skvici^ 8Q Cas^odra, qui i! sentimento di religioso 
tArrpjret 4H)d'iQeU, è preso, appariaiee ìpdulnlabilQeDte. 
Egli rigiis^rdà ii^ aria irre^olu^t la fuggitivat né prò- 
priam^eo^ 1^ odoacci^, scdlaolo cerca di sciQgUer colla 
saa destra qoella di lei, clie ci^ge ^reltwenle la staloa. 
L'artistit eoo felice p^iwiero t^a scelto il momeDlo 
del più alto ioleresse^ cosi ohe il rijguardaote possa^ 
faciliDept<e immaginarsi ciò jcbe segae. Strappatole il 
braccip (jLestrQ d^ Palladio, la s^ppiicb^vole che segqita. 
a stringerlo colsinistrp, c^eodo, lo trascina seco fi 
terra. QmH il saorilegip si compie cMHro T intenzione 
di (^lul^ul quale pe cade la colpa. Con singolare 
accuratezza è trattato il Palladio, Le sve ?esti strette 
alla persona dallie anche in giù mostrano chiaramente 
la forma d'on erma; i lineamenti dei volto rendono 
con fedeltà lo stile dell' intaglio, il capo è coperto da 
un eimo, il etti, stretto orlo, ripiegato in su, è adorno 
nel mezzo da un nodo. Rìgidamente atteggiato tiene 
colta destra la {ancia, colla sinistra lo scudo. È in- 
somma U copia fedele di un antico idolo, molto pro- 
babilmente del Palladio altico K 

lì pregio principale della nostra pittara consiste 
nel sepUmento oprale che raoima e la distingue da 
tutte le altre rappresentazioni artistiche di questa scena, 
improutate di brutale materialità. A qual fonte letteraria 
abbia attinto Vartiela, è inutile ricercare > perchè tra 
lui 6 quella sta Polignoto, che due volle, nella lasche 
dei CfidU (Pane, X 2$, 3) e nella Stoa poikile (Paus. 
l t&, 2), ha IrattlUo in modo analogo il sacrilegio del 
PalUdio K Tutte e due le volte era rappresentato il 
consiglio dei duci che giudica del misfatto, ed essendoci 



i lalm de'antìq. Minenm simtiiaeris ^ p. 17. MtUAr Àenltyioi 
Bum. p. ] 15; Handb. § 47. . . 



atò AUOÌB S GÌEtoAÌrÌ>ltA 

espressamenle aHeslato ette ideila rappresentactone del- 
flca Aiace .^i purificò con tin giuramento, attribuendo 
così a Cassandra la colpa della cadala della statua S 
non si può per la pittura attica accettare una verstono 
diversa. Io questa poi era contenuto un accenno per 
una rappresentazione deiravvenimenlo presso il Palladio 
stesso: accenno che difficilmente poteva rimanere inos* 
servato sì per la celebrità di quella Cassandra (Luciano 
Imagg: 7), sì per la circostanza che in Atene più ancora 
che a Delfi questa scena era il punto decisivo della 
completa distruzione dì Troia. Una tale trasformazione 
ha avuto luogo qui. Che essa poi debba ascrìversi 
all'autore della tazza, è supposizione convalidata dalla 
finitezza del disegno e soprattutto del nudo, la quale, 
anche nella maniera con cui son trattate le estremità, 
è in aperto contrasto con le consuete licenze dei pittori 
di vasi. Altro e maggior pregio si è l'anima e Tespres- 
sione che traspare dal volto di Cassandra e d' Aiace e 
il sentimento che regna in tutta la rappresentazione. 
Vethos che abbelliva le opere dì Polignolo, non deve 
aver percorso una lunga via, se tanto ancor se ne 
rileva in questa scena. Ad una più minuta considera- 
zione della nostra pittura noi vogliamo premettere, a 
grandi tratti almeno, lo svolgimento storico del tipo. 
Attenendomi alle raccolte diOverbeck^iMio^ifc^ p. 336 
e segg. e Heydemann Iliupersis p. 89, 4^ mi farò ora 
ad enumerare ì monumenti retativi con gli amplia- 
menti e le correzioni che mi paiono ai caso. Prima 
di tutto devono esser nominati quelli <^e contengono 
il nostro gruppo in relazione con altre scene deirilìu- 



^ PailS. X 26, 8 ^ 9s xaStjra/ te v YLotcadt^pa y^et\ia\ xetì rò 
flSyaA/A» l;^fi rrlf 'Ad^iva;, ctyi 8^ wit^r^tj Ix fidbpKY tÓ (ó«yoy Óre 
diro T^( ÌKta-ia^ aurny é Aia; a^fiXxt. 



lUOB B CASéANB&A ^49 

persto. Em mdo: U Gosidetto ^aso di V}veo2io^ NapoH 
2IS9; r^Dfora BuU. nap. N. S. 18SS t. 8-10; Heyde- 
mann 1. e. p. S6 l. Il 8; l'elmo di bronzo di Napol}, 
Heydemann t. HI l,vf. p. 38; un podio speciale è preso 
dàlia GOsV détta tabula IHùca, esattamente pubblicata 
nelle Bilderchroniken dello Jahn t. I. 

Deilia rappresentazioni isolate fo queste divisioni: 

•A. Mmumenti grecthromtni. 

I. Scultura. 

ft. Grappo di rozzo lavoro nel Museo di Arles 
Arch. Zig. 1873 p. 77. 

h. Rilievo deUa Villa Borghese, riprodotto dal 
Gerhard Ant. Bildfv. t. 87; Overbeck t. 87, 5. 

Un altro rilievo, posseduto un tempo dal Win- 
okelmann, ora nel Louvre n. 888, riprodotto dal 
Winekelmann Mon. ined. t. Ili, Glarac. t. 117 n. 846, 
quand'anche fosse antico, cosa che il Welcker, A.d. L 
1888p.l68seg.(cf.Overbeck p.C68)con ragione mette 
in dfibbiò, ma l'Beydemann I. e. sembra ammettere, non 
sarebbe tuttavia da riferir qui. Col nostro soggetto 
vien posto in relazione dal Frdbner un terzo da lui 
pubblicalo neiroperà Musées de France lav. 87, ma 
pag. 75 da lui stesso dichiarato per lavoro del secolo 
dectmosesto. Io mi contento di respinger decisamente 
la prima ipotesi, senza ritener per esaurita la questione 
intorno ali origine. Cfr. Friederichs Baustèine n. 641; 
Kekulé Banner Kunstmuseum n. 431. 

e. Gemme. 

(1) Carneo Inngo 0,633, largo 0,030. Aiace bar- 
bato con scudo ed elmo afferra pei capelli Cassandra 
che con yh piede è montata sulla base del Palladio 
e gli si abbraccia al collo. Sulla provenienza, sul pos- 



sessore e inolia, miil^p» di qweBla MU pietn^ qImicoimnvn) 
sollaok) da un getto veodibile nel museo di BBrlint» 
io non ho potuto rintracciar nulla di positivo. 

(2) Riprodotto JVus. Wflrsl, IV 3{). 

(3) Gaìteo Vescoval^ Inifir. g0am. I 92. t B. L L 
1831 p. 109 ^ 

(I) AnMpa pasta azzurra, Beriino, To^keii IV 399; 
Winckelmann-Slosch 333. 

(5) Corniola. Uppert hisk Tmmt 196« simile alla 
precedente, Aiace armalo. 

(6) Sardonica ibid. 195. 

(7) Corniola, Lipperl Ifu^^ wk.T.iì fipro* 
dotta ilfu». Fior. II t. 31, 2, ripetuta Lycoptnn ed« 
rom. 1803 innanzi p. 1^ Overbeck t. 26^ 7« Uvoro 
rozzo, antico ? \ 

Non è qai che si riferisce la corniola di Napoli 
Tassie Rasp» 2507, Ltppert Nachttag ^. h. T. Overbeck 
26, 9. È evidentem^ente mi preparativo di s^gri^Orf' 
e r immagine min è un Palladio. 

Un'agata contenente la nostra rappresentaziQii« mi 
è nota sollanto per la menzk)ne Cattaoe dairOeydemann 
1. e. «e gemma agata descriUa nel ÀUL del Mm. nM. 
di Napoli I 57 o. 191 ». 

Una donna, probabilipenleCassaadra» seduta presso 
il Palladio, riprodolla nel Mm. Fior. 11 31, 3 (ripetuta 
nel Lycopbfon 1803 1. e.) proviene dalla coUezìope 
Velieri ed ò forse ideotica con la rozza pasta gialla 
della raccolu Stonch 333, Rerlino Toelken IV 838. Una 



< Difficilmente paò riteneni per antica: la maniera i»ltorica 
onde è trattato il liUevo, il lavoro itesio^ aona argementi sttfÉgentl 
deirorigine moderna di qaesta bella opera* 

* La fi^ra die ne dà TOverbeck, è nna copia di quella ma- 
nierata e falsa del Mns,. Flàr*^ mentre Bom e! h tesato àlcnn conto 
della ripBodnsloiie del lippert 



corniola mugliata a Parigi, Cbabooiltet n. 1825 9 €a^ 
Sandra se refugiant axm pieds du palladifm » forse 
noo è altro che una rappresentazione bdookica» cfr. 
n. 182i ibid. 

d. Lampada d'argilla, Berlino 1971. 

II. Rappresentazioni graGche. 

1. Pillara murale dj Pompeis Helbig 1328, ora 
distrulla. 

2. Pitture vascolari. 

. A^re nere. 

a) Anfora, fierlioo 1613, rìpr. dal , Gerhard Etr. u. 

kamp. Vasenb. t. 22; Overbeck t. 26, 16. 

b) » disegnata presso uo copimerciao^ di og^ 

gelli arlislici io Roma, rìpr. dal Gerhard 

A. y, m 228 1-2. 

aveale da ambedue !• parti la medesima. 

rappreseolaziose, rìpr. Gerb. A.V. 22S, 3>l. 

rìpr. Arck. Zig. 1848 1. 13, ì-d; OverJ)eck 

l. 26, 15. 

Napoli 2712. 

Wurzburg, Urlichs Ver». HI 334; Fast 

Feoli 40; Arch. Zt^. 1863 p« 83*; B. d. 1. 

1866 p. 38. 

Mus. Brìi. 656 ==> DaraM 406- 

Monaco 617. 

burand 408; Pourlalès ^16^. 

Buraod 409. 
f^) Orcio Da,WiitoCoU. Cwtellmi ,^6\ Àf^ch. Zig. 

1866 pag. 264. 
n) » Leyda 1683 della coli. Caniito e ({aiodi 

identico con B. di I. 1831 p. 154 (presso 

Qeydemann C e h). 



w; 


9 


e) 





f) 


» 


9) 





h) 


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i) ■ 


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k) 





t) 


P 



252 AIACE E cassandra' 

ap) Tà2za, Monaco S06, la medesima rappresentazione 

da ambedue le parti, 
jf) Lekythos Copenaghen 87. 
r) » da Gela in Terraniiova B, d. L 1867 

p. 228 seg. 

A figure rosse. 

a) La nostra tazza. 

]3) Anfora della collezione Blacas ora nel Mus. brit. 
riprodotta dal Rochetle Mon. inéi. t. 66, Arch. Ztg. 
18i8 t. IS; Inghirami Gali om. IH 31; Overbeck 
t. 26, 17; cfr. Welcker A. D. IH p. 448 segg.; Ger- 
hard Arch. Ztg. 1848 p. 224seggr; Overbeck p. 643- 
6S1; Heydemann Iliupersis p. 36 seg. 

7) Idria della collez. Albergatlì Mus. brìi. 1338; 
ripr. Passeri pict. elr. Ili 294-295; D'Hancarville III 
87; Inghirami Vasi fittili III 301; Arch. Ztg. 1848 
t. 13, 6; Overbeck l. 27, 3. 

S) Anfora a Vienna IV 106 ripr. Laborde Vaèes 
Lamberg II 24; Miiller -Wieseler Denftm. I 1, 7; Arch. 
Ztg. 1848 l. 13. 6; Overbeck t. 27, 1. 

f) Cratere esistente a Weimar, ripr. Bdlticher e 
Meyer Raub der Kassandra: Dubois-Maisonneuve In- 
troduction 1. 15; Arch.Zlg. 1848 1. 13, 4;0verbeck 27, 2. 

^) Anfora Darand 410, Pourtalès 214, ora nel 
Mus. brit. ripr. dal Bochette Man. inèd. 80; Arch. Ztg. 
1848 t. 14, 2; Overbeck t. 27, 4. 

yjì) Cratere esistente nel palazzo vescovile di Chiusi, 
descritto B. d. 1 1880 p. 162 e 1887 n. 164 (presso 
Heydemann I. e. sotto lem). 
' S) Anfora di Ruvo, Napoli 3230. 

r) Anfora in frammenti di Ruvo Notizie degli 
scaoi I p. 31. 



AIAOX S CASSANPSA 2S9 

Un orcio a figure ro9se della coUezioQe Dona in 
S. M. di Gapua ^ Aiace cbe strappa Cassandra dal- 
l' immagiQe della divinila » è descriUo l&t%ù^ Z^iU 
schrift far bildende Kmst VII Beiblàtt p. 210, ma la 
circostanza che in luogo del Palladio vi si vede una 
statua d'Apollo, porterebbe a credere che rappresenti 
piuttosto il riacquisto di Elena. 

B. Lavori etruschi. 

I. Scultura. . 

a. Overbeck p. 536 sg. (e dopo lui Heydemann 
1. e.) vuol ravvisare il nostro soggetto in una urna 
cineraria etrusca rìpr. nel Mus. etr.M t. i25=Overbeck 
t. 27, 7 cfr. Rochette M. i. p. 321, ora pubblicata 
anche dal Brunn Milieei t. 75, 1, aggiuntavene una. 
corrispondente t. 75, 2; per contro Brunn 1. e. p. 94 
segg. e Schlie Darstell. des tr. Sagenkr. p. 159 ne ri- 
feijl^cono, per argomenti a mio parere non ben fondati, 
la rappresentazione air uccisione di Glijlennestra ed 
Egisto. L' ìdolo a cui ricorre la supplichevole, in tutte 
e due difficilmente può essere altro se non un'Afrodite. 
Nel secondo rilievo la dea stessa è presente alla scena; 
una figura alata rattìene il persecutore dal vibrare il 
colpo. Secondo l'analogìa di uno specchio che descriverò 
più sotto, io ravvisO' anche qui il riacquisto d' Elena; 
la scena che lo precede potrebbe riferirsi alla morte 
di Priamo o a quella dì Deifobo. 

b. Gemme. - Etrusca è la pasta in possesso del 
Kestner Impr. gemm. VI li. B. d. l. 1839 p. 110. 

II. Rappresentazioni grafiche. 

a. Pittura murale di Vulci con iscrizioni rìpr. 

Noél Desvergers VÈtrwie t. 22; Jlf. à. 1. VI 32, 5. 

6. Specchi, Gerhard etr. Spiegel IV iOQ, 1 e |00, 2, 



^64 AUCB B CASSANDRA 

Nello specchio presso Gerhard IV 899, che fa pari- 
«ìeote messo in relaztone col nostro' soggetto, una pic- 
cola flgiv^, alla quale per esser perfettamente caratte- 
rizzata mancano sohanlo le ali, rattiene il gaerrìero dal 
ferire, mentre in alto tra una yM)roQa di raggi apparisce 
una testa muliebre. Sono està Eros ed Afrodite; che noi 
possiamo intendere, sebbene il disegnatore elrnsco non 
gr intendesse. Nel II 236 = Rochette ilfon. inéd. 20, 
3 e Overbeck t. 27,16 ricomparisce una figura alala 
ad impedire il misfatto. Il nolo specchio londinese 
Gerhard lY 336 = M. d. I. Vili t. 28, dove Menelao 
iMenle) ò ugualmente trattenuto da una donna (Thelìs 
secondo riscrìzionel), ci dà il fondamento per la spie- 
gazione: Elena minacciata e salvata all' istante. 

Sin nella cassa di Cipselo noi troviamo Aiace e 
Cassandra Paos. V 19, 5 Usnoiviroti 9è utoii KmtjMpai^ 
«ftò Tc9 cffcckiioctG^ Ae«5 t^ 'AdijvS; eXxqv, èri fltórp ii 
Hftt èniypafi[X& 6<rr(y* Acoes K«^^d/9cev ccrt' 'A9)7vóccag 
Aoìcpèg iXxse. 

È notevole che questa descrizione sembra accor- 
darsi colle più tarde rappresentazioni, mentre nelle più 
antiche, nei vasi arcaici, fu accettata un'altra versione. 
Cassandra non si ricovera presso l'immagine della dea, 
è Atena in persona che apparisce, come lo prova ad 
evidenza non solo il suo abito, ma anche l'entrarvi di 
Mercurio in e. Il vedervisi rimpiccolita la figura di Cas- 
sandra è fallo che ora si è spiegato coli' imperìzia e 
la rozzezza della pittura, ora si è supposto ch'essa sia 
soltanto una figura secondaria e che Aiace volga la 
spada contro Atena K Anzi 1' Overbeck afferma che 
e quando si tengano a mente le più tarde rappresen- 

« 

i Biuan B. d. 1 1866 p. 89. Cf. Benndorf B, d. /. 1867 p. 228 8. 



\ 



vmìilSfzstom e le D6li2fi9 SGrWe^iiiMeMo si pUòlodo- 
viiiàre K sir^M 41 quegli I/M ardaiciv ma non- certo 
Mabilirlo eon siearezza ». Sallàoto le iscrì^oBi ohde è 
foroita i'd reàdevaBO Aie po«dbtte \ Ori è àppoato 
il vaso a quello che ci porge rimmagìoe più severa e pia 
fmportanfe di ttilta la serie. &d aiK> studio pie accurato 
di esso dovrebbe bastare per giudicar retlaoieiite di tutto 
fi gruppo. Prima di tutto 11 vaso stesso m porge altnuri 
ttaoifbsti iiKlitt sol suo tempo come suHa sua prove- 
tiietffla. L' iscrizione Itattoi^ koXp? ci porta ad Eaekia», 
^e noi da un' iscriziotie delt' aufora itel Geryoneu», 
Berìiuo 6S1 (cfr. anche C. I. G. 7686) conosciamo per 
ramante di una Stesias, con che s' accorda io stile, 
relegante serìttUra e perfino la disposizione delie letr 
fere V TulVe due le anfore appartengono probabilmente 
ai primi tempi deirartista, nftotre quella con OmoptJkg 
xoAo^ sì nella forma del Taso come nelle figure mostra 
notevole progresso. Gen ciò s accorda benissimo il 
ì^rattere paleografico delle- iscrizioni, dove predomi- 
nano le forme AA ^^ su le altre M N, ed una volta 
V! si vede anche il koppa (Ber). 661). Queste forme 
ha si che possa con sicurezza assegnarsi alKartista it 
suo posto nella 66. olimpiade', probabilmente neUa 
seconda metà. Attesa V importanza di questo punte per 
la pittura vasculare greca, to debbo rilevare elle 11 
principio del V. secolo ai più può considerarsi ^me 



< Lft parte poateiiore lipr* dallo Stephani Theseus tmdMinotaur 
t. I; Gonze Vortegeblàtler III 7. Nel C. 1. G. IV 7691 le lettere sparse 
sopra la medesima vengotio leite 'Ef>$xid? sTroirìo-sv, sefìza fondamento, 
■epme }o è k naggbv part«t.di tali tentatavi in quatta parte doll*Dp6ta. 
Il disegao e cosi ancha la sorittiuB laìi credazQ cbe il xiofeeoio §ia 
la?oxo di fabbrica. 

* Gfr. Schtlts de tàj^iabeio atHeo p. 62-64. 



2S6 lue» B OASBAHi^Sl 

il punto filiale deUa raa attività artistica. L' opinioDe 
sìm ad ora ricevuta, (la metà del medesiaia) oon riposa 
per Qulla eu CaodaaieQto A sioaro da potervi edificar 
su, oome fa il Klrchboffi Ge$ch. d. grieck. Alph. p. 91 
dell'ed. 3. 

Queste cooaderaziotti ci obbligaoo aozi tutto a 
riounziare a tutti i ripieghi., quali sod quelli della roz- 
zezza e deirioiperizia deirartefice; dobbiamo per coAtro 
rintracciare le sue ioleozioQi, ancorché tradotte in atto 
con mezzi ioeufiEieienU. Golia rappresentazione di Atena 
è certamente accennata la sua immagine, e precisamente 
quella deiraltica Poliade che appu9to così ricorre nei 
vasi panatenaicl. L'azione che si credeva di dovere 
ascrivere alla dea, si riduce alla nota posizione deirim* 
magine. Attesa la sua grandezza razione avrebbe po- 
tuto compiersi dietro lo scudo , e sottrarsi all' occhio 
del riguardante. In quel punto ove Aiace realmente pro^ 
tende la sinistra, potrebbe afferrar la fuggitiva ch'egli 
minaccia colla spada che ha nella destra. Questi movi- 
menti bastano per mostrare il coneetto; ma perchè il ri- 
guardante non sia defraudato, Cassandra apparisce di- 
sotto allo scudo, naturalmente in figura rimpicciolita, 
Aiace afferra e colpisce nel vuoto. L'artista, che non era 
capace di rappresentar 1' azione nel suo insieme, si 
limitò ad esprimerne con piena chiarezza gli elementi; 
il riguardante, da lui aiutato mediante. le iscrizioni, 
dovea colla propria immaginazione completar la s«*.ena. 
É questo appunto il procedimento arcaico. Le metope 
selinuntine con la Medusa, una gran quantità delle 
così dette terrecotte meliche richiedono il medesimo 
lavoro del riguardante. Tra le figure vasculari basti 
ricordare Tetide assoggettata da Peleo; anche qui si 
vede Tbtide insieme con le fiere in cui essa si è ira- 



AUCB X CàSSÀMDKA 257 

mutata*. Per far risaltare rimportanzadell'avvenioiento, 
vi si SODO introdotti d6gli spettatori. Un Qomo, ima 
doDDa^ UD ragazzo sono i rappresentanti assortili del gran 
pubblico. L'interesse ch'essi prendono al fatto, si mostra 
nei loro movimenti. Nei nomi UoXvx^j^^ . Avriko/p^ 
laKaiiMipofikog si scorge la tendenza ad un tuono locale» 
dovendosi escludere qualunque significazione mitica. 

All' a si riportano prima di . tutto e fhi op.ln 
i quali A o ci danno un nuovo indizio per T intelli- 
genza dell'a. Aiace afferra Cassandra pel braccio ch'essa 
tiene alzato; così ora s'intende, perchè appunto il braccio 
destro proteso rimane colà nascosto dietro lo scudo. 
Così noi dovremo giudicare il tipo molto a£Bne a quello 
delle arcaiche scene di rapimento^ alle quali noi ritor- 
niamo ancora. 

Anche nella cassa di Cipselo, per quanto è at- 
testato dairiscrinone» non si trattava che di un rapi* 
mento; è nell'arte più tarda dove apparisce per la 
prima volta il rovesciamento deir idolo *. L' afferrare 
xup'iim wpn^^ il minacciar colla spada non sarà man- 
calo neanche là. Che ToyoXjuux non fosse tanto più 
piccolo, appar verosimile anche da ciò che non doveasi 
render sensibile il rovesciamento dello stesso; circo^ 
stanza che produsse nelle altre la forma più leggera 
del Palladio. 

Un tentativo per rendere io maniera più viva 
l'azione scorgesi in quelle, rappreseetazioai, nelle quali 
la testa di Cassandra è nascosta sotto Ip scudo, coi 
qual ripiego s| diminuisce di poco la sproporzione della 

« 

^ SoUie ;|tt d^ Otfprkn p., 21. 

2 VicèTena poi nella tradizione letteraria questa variante età 
conoscinta sino ab anticjno, mentre Stedcoro, come attidsta la tabtda 
lUatìà^fer ra^^loai fa<tii ad intendere preferi la Tensione' gfìù senij^lioe; 
JiÉB gr. Bikkrekr. nota 211. 

Annali 1877 17 



aSS MAGB B CASBAVMU 

grandezza, ma va dei tutto perduta la ingeDua fre- 
5cli6zza delta scena. Io generale di quésti vasi può 
dirsi che essi appartengoDO all'arte arcaica posteriore 
(per evitar là denoiiiiDaziooe spesso abusata d' « imi^ 
fazione »' ). li die risulta specialmente dalla tipica ri- 
gidezza degli accessori, delle figure amfiHtntellate, def 
guerrieri in Allo di partire^ delle donne- ritte e stec- 
chite ecc., senza vedervisi più nulla della vivacità anche 
nelle figure accessòrie, che abbellisce i vasi più s^nlichi. 
In quanto all'aggiunta senza senso di Mercurio si con-i 
fronti Gerhaixl i;T. 66 e 217. ^ 

Mentre cosi il tipo in discorso segQibiva a vege- 
tare neir antica tecnica, quella nuova se ne astenne. 
Su vasà del più nobile stile Cassandra è molto rara. 
Tolta la nostra tazza, non abbiamo che la scena del 
vaso di* Yivenzio, la quale ci ricordi chiaramente la 
precedente maniera arcaica. Gli elementi sono aniichi, 
lo spirito è nuovo, e alcuni tratti accennano ad un 
posteriore svolgimento. Aiace afferra Cassandra per la 
chioma; ella abbri»ccia l'immagine del nume, presso 
il cui piedistallo siede un'altra donna piangente e coi 
capelli disciolti: elementi drammatici che in seguito 
doveane esser «volli più ampiamente! Anche in «'Sy^t? 
troviamo una seconda donna rifuggitasi presso il Pai- 
ladio, un secondo persecutore in fi 7, una sacerdotessa 
in atto di fuggir via in jS y ) d, Atena che riguarda 
dall'alto In /9 Y d; in quest'ultimo poi dirimpetto a lei 
vedesi altresì una donna dolente (Afrodite?). Il più 
importante esemplare di questo gruppo èj|3, t^ioè il vaso 
Blacas, tanto diversamente interpretato. Ultimamente 
TH^ydemann I. e. p. 36 ha accettato la spiegazione 
dell'Overbeck I. e. p. 643-651, il quale nel gruppo 
intorno al Palladio a destra ravvisava Aiace che inspgue 
Cassandra, in quello a sinistra ^otlolemoi^cbeeoii 



.f. 



AÙCS S OASèAÌIDftA 26d 

tfòld paMié cerca di Urar giù Peli^na dairaifftre «d 
eoi èssa si d cdioeata. (^dablo Ad Aiàeb e Gassandr» 
DOD vi sarebbe sialo luogo, a dir Vei'O', al ni0n6«Kii 
dtibbio, ^ebbéfte Weiékef A. B. Ili p. liS é Koéhelte 
Mon. inéd. p. 900 ss. abbietto mostrato di dubiìafrie. 
Ma l'ulteriore spiegazione di Over beclc non è possibile 
se non volendo trascurare tulli ì fuótiti artistici, «he 
qui son 60^ evidenti che IMnlerprelazione altro oòb è 
se non « raltima pafola della descriìiobe ». Là fiig^ 
gitivi stribge coti ambedue le nttani il siaiulacro^ ti 
suo bel voltò afifkbnato ^i rivolge pienamente al sud 
insecoloi'e In aWf di riguai'darlo. I capelli cadono ó'y 
sciioltl siutle spalto, le vesti sdrucciolano giù dalla foirte 
superiore del corpo ^ lasciano scoperte aitrattìtè che 
aiutano efficacemetiie quella sgifaCrdo supptt<3iet<ie , 
sicéhè il nostro eroe lasciasi sdrucciolare a terra la 
lancia e lo scudo 

i yw Mjp^ÙMg rSi '£X/v^$ rà ftSXde noe 

Il Palladio, fasciando Cassandra, ormai perdiltay si 
rivolge ad Elena e tiene il suo scudo sopra di lei; la 
lancia è rivolta indietro, poiché non è colie armi che 
voglia difenderla V ma l'aiuta a riportar vittoria, ac- 
crescendo la forza della sua bellezza *. 

Àncora una parola suirultimo episodio di quésta 
scena, iin vecchio che porta via un fanciullo. Non pos- 
siamo pensare ad Aocbise, perchè esso è chiaramente 
caraUerìzzato per un pedagogo. Io penso che si debba 
rinunziare ad t)gn! denominazione, e che sia meglio 

* ArìÉt. Ly sisifi. ▼. Ì55. 

' Atene che concede la bellezza a Ulìasa: Odissea ( 229. 



200 AUCB B CASSAVDfii 

limUarsi \ad' ammettere «asi voluto esprimer questo 
semplice penderò; che della famigUa' distratta si è sal- 
vato un solo tenero germoglio ^ 

Ciò che abbiamo s4)preso in qiiesto vaso ci tor 
nera in acconcio per l' illustrazione dell' idrm Albert 
gatti (y), la quale, coli' eccezione della scena finale, 
coQti.ene il medesiuio apparato di figure, senza però 
la fin^^za di esecuzione che distingue l'altro. Ad Elena, 
che. apche qui noi ravvisiamo nella seconda inseguita, 
molto bene s' addice^ Y atto di opppr da lontano le 
braccia al marito che s'avanza minaccioso. Quando 
nelle addotte pitture vascolari vorremo^ denominare la 
seconda supplicante insieme con Gassandravnon potremo 
IP essa ravvisare aitro personaggio all' infuori di Elena, 
come appunto nel vaso di Yivenzio. 

Sin nella enumerazione dei monumenti si è veduto, 
come siano strettamente collegati trva loro i tipi del* 
r inseguimento di Cassandra e del riacquisto d'alena, 
ond'è che per intender pienamente il primo .è indispen- 
sabile Qhe qui ci fermiamo, almeno un poco, nel 
secondo'. 

La più antica rappresentazione che noi. conosciamo 



I Al vaso dìBUcaspar chenavnciDiqaeilodiCoDzeif. tf. /..VI 
VII t. 71, 2 e Vorlegeblàtler III 3, 2; laddove 1» relaùone con Br^lL 
arcK nap.n7 = Arch. Zig. 1845 t. 28 (cf. CaU Jalta 4H p, 162-180) 
e B. d. L 1862 p. 130 non mi par evidente; tuttavia riconosco di non 
poter dare nna ooliuione fioddis&cente di tntte le •difficoltà. Heyde* 
maiDii L e p. 119 propone senza alcun fondamento Elena ^ Poli^eni^ 
per Je snpplicheyoU. 

« Cfr. Overbeck BUdw, p. 626; Heydemann lUttperns p."22,*3; 
Keknltf A, d. L 1866 p. 899 segg.; von Dnlm CkmxnentationBi in hùwfmn 
F, BQchelerì et H, Usmeri p. 99 segg.; Dilthey Arch.Ztg. 1873 p. 75aegg. 
Escludo di qui quelle lappresentazioni che mostrano Elena ricorrente 
al simulacro d'Apollo o protetta da Apollo, alle quali tiltiine appar- 
tiene anche Àreìi Zig. 1852 t. 37, oenochoe nel mnseo di Cassel, 
spiegata da Gerhard per Jon e Creusa. 



AIACE E CASdANBKA 26l 

del riacquisto dì Eleoa, è parimente una pittura della 
cassa di Cìpseló: Tains." V 18, B Mevtkaog SiSpókà n 

aS; SkìàiKóixévvg IX ^w. Con questa descrizione y la quale 

accenna tton pròpriamente ad un inseguimento, ma solo 

' '' airàlto in ()ur' Menelao si scaglia sulla sua sposa, si 

' accordlano pafeccht vasi a figure nere\ i quali pre- 

' sentano un g\ierrìero mitaacciante colla spada o colia 

landa una donna tranquillamente seduta dinanzi a lui 

e che èollevaridtf it suo velo lo riguarda; a, che col- 

'Tèga'Ia nbsltra-soena colta' morte di Priamo, dà chia* 

' ram'enie a vedere, di qual fina caratteristica sia capace 

Tarlè arcàica ed' suoi semplici mózzi. La bellezza d'Elena 

' è designata mediante una straordinaria ricchezza della 

■ vesle;''sul che/ Irallandosr di questo periodo deirarte, 

è a giudicarsi diversamente che ai tempi di Apelle V 

ISeiràtléggiametìlo di Menelao è egregianiente impron- 

^ lata r irresoluzione momentanea; con non minor sen- 

-' timento è io séguito esprè^a -la crudeltà di Neoltolemo. 

' Avolo riguardò al carattere generale dello siile io ri- 

. terrei questo vaso di origine calcidica. 

'^**'* T)à qiieàtfr gruppo deve distìnguersene un altra 

' - ii&nty il quale ha sì molte cose comuni con es^o, ma 

^' sb"ne ^ifferéfìzia io ciò che non è rappredeoUto un 

incontro, ma una donna che vien portata via *. De Witte, 



V • « 



^ a) Berlino 1642 rìpr. Gerhard etr» u, oamp. Vasenb. t. 21; 
Overbcck t. 26, 1. b) Durand 809, ri'pr. Gerhard A. V, U 129. 
e) Museo Gregoriano 11 47 2 a (49' 2 a). Il numero posto tra parentesi 
è ir più coniTinenieiìte citato; Tesemplare della biblioteca del Museo 
austriaco, Tanico da me avuto a mano, si scosta in più punti dalla 
ediiione conosciuta, d) Mus. brìi 507. e) Arch: Ztg. 1876 p. 116. 
2 Overtèck Schriffqu, n: 1842." 
• a) Mus. brìt. 510 rìpr. Gerhard A, K 1 2 = Overbeck p. 628 n. 112. 
b) > 512. * 

tf) . > 595. 



'. , 



C^. Ifurmd p, JO^, {iroposa p^reoejii^ jivlerpr^tfttioRM 
Èlep^ r^pil^ d^ Tf^ Q pirjloo o nacquisiata c^i 0|(h 
$curf, j&tr^ liberai^ V^uoi figli (il che fu ^cc^^tmo 
nel catalogo ()el Hiiseo brit.) e {Cai. B^ugnot p. H) ^cnì^ 
9Pfldò«a V cpapeUo dj NeoHolewo; QfirWd, i^.. F- M 
P^ 1S5, ^(r. tt. camp. Yasenb^ p. 1$, n^^rio. Denkm. 
171 i, ammise il rapimenla di Sri^ide; Overbeck, ircA. 
Jl^ig. ^851 p, S559 e BUdw. p, 6J}« vi ravvjs^ il n»c- 
(|^slò d'Eleo^ ^ Kekulé 1. e. jfu ii primo che« rilevali 
I traUi di^ere^U (le'v^i p\\^ $opf4 d^ OQi poupiecati^ 
mi$^ in sodo il loro accordo col 1^ descn?;ione delle 
Qgure adoroanli la cassa, di Gìpselo, senza però rav- 
visare io essi allro che una variaole del medesima 
tema. TuUavia sarebbe strano di porre accanto ad un 
tipo così antico, che a suo modo bene esprime il trionfo 
della bellezza, un altro che rappresentasse Elenà por-, 
lata vi^^ tanto più che l'asserzione di Overbeck di una 
doppia versione corrispondente nella poesia è copip^e- 
lamente arbitrari^ '. 

Non è verosimile che una spiegazione basti per 
tutte le scene di donne portate via; mi sembra che 
possano spiegarsi quella soltanto, le quali han comune 



d>, BeriÌBo 1714, Arck. Zig. 1851 U 00, 9, Overbeck p. 6?7 n. 1 1 1. 
ty^iouco 579. 
' /Ó. > * 1142. 

g) » 1269, OTerbeck p. 627 n. 110. 
. hy > 1354. 
t) Napoli ^486. 
k) Bengoot 52. 

l > "Gerhard A. V. Ili t. 17 (impiccoUto) 0?erbflck p. 627 b. 109« 
m) Napoli SA. 184. 

n) Fioxelli vasi del (kmte di Siracusa t. IO == Minerrinjl BuH. 
nap. N, S. VI t. 10 n. 14. 
< Contrarìanent^ 0. Jakn arcfu Beiir. p. 36;Qejde9iaDD L€.|}. 92. 
^ Cf. Dilthey Arck. Ztg. 1873 p. 77. Per 1» ^rsionuo omeric» 
Lehn pop. Atift. 3^ ed. p. 9 Mgg. 



ii twIlD milito caratieiislico che il goera«ro Biinaoci 
colla «pad* la, prigioDiera da lai Iraspòrlala. Ciò ai- 
gnificft che iesSa sari coodolla a morte, ed è pertanU) 
che IO tì<*po8co Polissena e Neotlolemo. L' aoioa ràp. 
p^ese^tóz|on«f arcàici acoetlala, lo tin'itìria del museo 
berlinese U9t, ripr. Gethard Tmhdt. «. Gefaise li 
16 =^.Overbeck 27, 17, nostra a dir vero un ulteriore 
svolginiento mediante l'aggiunta della scena^ mentre 
la primitiva allusiope deUa spada sparisce, tulUivia co^ 
nspo^rfè «1 tipo. Lasciando ora quesU serie di mono* 
menti vqlglamoci alle rappresentaziofti in figure ro9^~ 
le quali ci porgono il riacquisto d'Elena, e cominciamo 
dalla più antica che sin qui éì conoeca, cioè dalfanfora 
di Pamphaios '. 

fisa ricorda melto da vicino i vasi a figure nere, 
nel tempo glesso che vi sì ravvisa già il nilovo modo 
di cÓncep|ire rinsélgoimentp d'Elena. Mentre ella cérca 
di fuggire, Menelao l'ha afferrata pel polso destro, e 
ala in prociillo di colpir colia spada lei, che supplì- 
ebevole gli rivolge la faccia. L'alto del ricoverarsi pre^ ' 
il Palladio vien mostralo dà una serie dimdnumenli 
bea éoqosciuir, i quali a un tempo stesse ..esprìmono 
fortemente li subitaneo cangiamento d'animo che av- 
viene nell'inseguente Menelao*. Innaoai tutto l'orcio 
volcénte Mus, Greg. II li. i a (S, ia) = Overbeck 
ta, 12*. Concordano micabllméide eoo esso due melope 

• Collega Campuift Vin TO^Bnmn Ktìnsaerg. n p. 726, on in 
Fangi. 

* Kekotó 1. e. p. 395; Dilthey Arch. Zig. 1873 p. 76; Purtwangler^ 
«w in der Vasentnalaei p. 12. Io credo di riconoscere nna corrispon- 
dente desigiHuione locale ancbe nel raso d'Elena a figure nere (6). La 
oolotina col galle, che ricorre cori spesso accanto al simniaoro d'Atena 
nei Tibi paowbesaioi, qoi potrebbe essere una abbreviatora per qneeta 
figura, riconosciuta andie nelle rappresentaùoni relative a Cassandra. 

' B. d. I. 1862 p. 52; Orerbeck % 2% B, 



264 AlACfi B OASSAHmA 

del Parleaono, Mìohaelis t. IV U e 2S p. 189. Ri- 
tenerle per Torigioale noo me Io permeU'e te divisone 
in due scene, la qtiale inoslra che un tipo già fallo 
dovette adattarsi air esigenze dello spaxio. Sullo spee- 
Ohio etrusco M. d. I. Vili t. 83 = Gerhard etr. Sp. 
iV 3SS trovasi 11 Palladio e Afrodite, manca Eros, e 
Menelao in cambio di gettar via là spada è impedito 
di colpire da una figura muliebre. 

Qui appartiene ancora uno specchio a (orto dis* 
conosciuto, Gerhard li 197 s Overbeck Bildw. t. 18, 
7 = Hiiller •- ^ieseler Denitm. à. a. K. 1 306. L'in- 
terpretazione che vi ravvisa il primo convegno amo* 
roso di Menelao (MENLE) ed Elena (EI^INA scritto da 
d. a sin.), per opera di Afrodite, non riesce a dar ra- 
gione del fatto che Elena siede su d'una base a tre 
gradini, che alza le mani in atto supplichevole verso 
Afrodite, mentre Menelao porta un fodero vuoto, es- 
sendogli sdrucciolati al suolo spada e scudo; a dispo- 
sizione amichevole accenna il dono che porge la 
destra. Sono questi i tratti caratteristici deHa scena 
presso il Palladio, un po' confasi per esser lutto ri- 
stretto dentro la superficie circolare dello specchio, 
tuttavia perfettamente riconoscibili. Due altri specchi, 
Gerhard li 236 e IV 399, sono già sUti menzionali 
prima come qui appartenenti. Anche una gemma esat- 
tamente interpretata dal Brunn lasciava riconoscere 
Elena presso il Palladio, e verosimile è il compie- 
menlp di un rilievo in terracotta secondo il suo mo- 
dello ^ L' intervallo di tempo che divide dagli aliri 
questi due monumenti nominali da ultimo, viene riem- 
pito in parte da quei vasi, dove si veggono insieme 
Cassandra ed Elena. Essi colmano questa lacuna. Noi 

* Dilthey 1. e. i 7. 2. 



AIACB E CASSARDBA 265 

vi vediamo le éììe àoèfiò cobtemporaoee compiersi nello 
sU^M luogo: niente di più naturale ^e il congìtaogerle 
ii»ieme. Finché Elena ricoveraftlesi presso il Palladio 
era conosointa soltanto nel vaso del Mus. Greg., po- 
(evasi ritener questo trailo per una singolarità \ ma 
ora che noi lo rinveniamo in si numerosi monumenti, 
e sin neirarle elrusca, siamo obbligati ad ammettere 
resistenza di una tradizione poetica che riuniva tutti 
e due gli avvenimenti e li esprimeva io vivo contrap* 
posto. Se abbiamo rettamento spiegato la designazione 
locale nel vaso a figure nere Overbedc l. 26, 3, dob- 
biamo supporre molto antica questa versione^ ma visto 
lo slato della tradizione noi non possiamo venir che 
a una conclusione negativa. Ulliupersis di Arctinos 
come quella di Stesicoro è da escludersi, insegnandoci 
rispetto alla prima il compendio di Proclo che Elena 
fa riacquistala dal suo marito nella casa di Deifobo, 
rispetto al secondo rilevandosi dalla tabula Iliaca che 
esso raccontò T avventura sì di lei cbe di Cassandra 
in una maniera diversa dalle nostre rappresentazióni 
arlisliche *. La versione di Lesches non la conosciamo. 
D* Ibleo possediamo soltanto un breve frammento re-' 
lativo a Cassandra, Bergk 9: 

Tìmìmnilz Kaaaóyd^ian/, ifoarnXoxde/xov Xdupoy npioiioto 

Rispetto poi alla sua versione del riacquisto d'Elena sono 
molte le voci. Schol. odÀrist. Lysistr: 165; Vesp. 714; 
ad Eurip. Andr. 629. Neil' ultimo passo dalle parole 
frammentarie può ricavarsi, dove abbia luogo la scena, 

i Minemni5uK.nflp.Jir. 5. VI p/l 14. € Noi altrove attribuimmo 
qnest'oltima rappresentaiiEa ad un'imitazione del soggetto li Cassandra 
che ricorre al PaUadio ». BvU. arch. nap. d'Avellino VI p. 161. 

2 jjihn gr> BUdmshr. p. 38 sg. 



906 MàCH B CAS9AKDBA 

* 

val9 a.dirQ Dal taoipio di Afrodite ^ ìhm dapqqesagaa 
anche qui SteBicarp. Dunque de* qomi che noi ponor 
sciaoiQ nop rioiane altro all' infuori di quello di liesclies. 
L' arte figurativa tuttavia non si è valsa dapprima, e 
neppure in ignito sempre, di questa aggiuqta, iiemnienp 
quando ocminciò ad av^r bisogno di sollevare relemèntò 
drammatico, e se es^ non ha accettato lutto quello 
ebe poteva soddisfare tale tendenza, ciò le torna a mag-* 
gioie onoi'e^ Anche nei parlicplari può seguirsi lo 
svolgimento neir espressione dell' affetto, e maglio di 
tutti nella figujA di. Cassandra, Sin nei vasi arcaici' ella 
apparis(^ mezzo svestita (a) o affatto nuda (o). Con ciò 
si allude ad un immediato succeder della cataatrofe; 
ed il vaso di Vivenzio segiie appunto in questo tratto 
un'antica tradizione. Nei vasi d' età posteriore, nella 
gemina 1, in grado minore nel rilievo Borghese, il 
vestitnento fa le veci di una foglia pel corpo che nel 
violento agitarci mostra tutta la sua bellezza. Uno 
sguardo a questa soluzione perfettamente riuscita io 
tutte' le sue linee può bene avere aiutato, quando l'arte 
greca, nel secolo IV, espresse in un capolavoro tutto 
il pathos onde a queirepoca era animata, intendo par* 
lare di quella Menade che salita con un piò suiraltare, 
gettasi addietro estatica, agitando nelle mani un idolo ^ 
Ritorniamo ora alla nostra pillura. Un coofroato 



*■ John L 0. note 215. 

*< BisjJtttto a due gemme, neUe qnali'.si' credette di tawìsare 
QU^aUaatoaie alia violazione yd. Overbeck 652 seg. n. 141. 148; cfr. fi 
cataloge dei monumenti; la terza n. 147 è stata messa da parte per- 
r interpretazione di Bninn 1. e. SuU* origine alessandrina di questa 
yeisioné cfr. Jahn L e. nota 211; cfr. ancora arch, Bdtr, p. 297 seg. 

> Otfr. Moller Handbuch § 388, 8. Tra le gemme Cai. Biehkr 
(Wien. 1866) Chat. Ili, intaglio in calcedonia: incontro aU'erme fl*in- 
ginocchia un uncinilo ohe bere ad un vaso. Chat II 11 laigorA 
principale ifenza F idolo. 



94L y«w dj Vivena^o fpaslri^. «UiBfWQC^ilQ, ooms «sm sia 
HidtfiencièQifi rimp^ttp al (ipo trfùdizioaale e travi il 
sao posto fuori dì esso. Noi ^eceim»mQiQ ad uD*ifìQuen2a 
df|r^(a poligooMc^k, e cerlamerile ^ppartieiìQ a quel 
p^oid pómero di pittare netrintarno di Tazze, le quali 
mipfiK^iìO teo^r^i ÌQ coQto di segnatali laTOrì detta {kù grao' 
d epoe« dvlia piiiura grecai Tra queste merila d'e^ier 
' QVHnoDattp per prìino il dipiqlo di EufroBÌo, Teseo JQ 
ajlo iqare, principatoeole pe^ la relazione diretta che ba 
eoirarte monuméptaie \ Non meno straordinart di que^ 
sto si per l'tosplila grai)^ezza, come anche per la be|- 
l93^¥ del disegno son due tazze di un arlisla scooò* 
sqiuto (Monaco 370 9 402, ripri Gerhard TrinhcL ma 
(ri//t C 1-6): Achilie e Penlesilea, Apollo e Tizio. 
Quale rappresentante della telasse delle pitture policroo^e 
ricor4i&f'e)|iQ ,;ia creazione di Anesidora '. Notevole è 
una certa sooììglianza dei fregi esterni: nelle lazze della 
Pentesilea e di Anesidora sono guerrieri in allo di 
partire. Allude qfeatp onvaiDenlo ad una dpHe più sacre 
funzioni dQi y^i , .cipè al i^ioobiere del <H»ttg4)do. La 
tazza di Cedro e il cantaro di Epigene portano lo 
slesso ornamento c#)lo slesso s«gni6caU»« Più che tulli gli 
esempi arrecati sì accosta al nostro vaso il bel cratere 
firaminentarìo di Taranto (ora a Parigi), Luynes Ya$esl3. 
\é9k iQeravigliosa somiglianza ded disegno , la perfetta 
ugoagtiauza delta scrittura caratteristica mostrano come 
aml)edue i yasi'sian di mano del medesimo artista, 
KUigmann, die Amo^imen p. I7 seg., ha rettamente 
posto in chiaro la relazione che il cratere tarantino ha 
col di[pinlo di Micene <}el camballimento delle Amah 



' De Wltte M(m, pubi par r(us.pmtrVen(merag$ìneTUdesétud&f 
greeqxt^. I e II. ' 

s, Qevhufi F^tpài. an WindselmV i9,v. F; Jlftti cerami III ii. 



r:- 



» * ) 






268 BTTOHB RIPORTATO A TROIA 

zoni nella St^a poikile. Quivi stesso noa parete era 
adorda di (juella pittura di Polignolo^ onde T artista 
trasse n^pì razione del nostro dipinto/ -^ 

Coii (juel che'si è detto ée n'è gfìf <fewrhiiinata 
^ l^énerale l'epoca, la' quale può aséegnìrsi stfltanto 
approssimativamente. Al carattere paleografico delle 
dup parole si conviene la fine delle seltantesTièe o il 
principi^ (ielle òllanlesime olimpìadi. Le ferme kHA/^ 
(due volte contro £ una volta sola) spariscono tlefini- 
tivamentjB dalle liste dei Iribuli' neirolimpisìdb '93, 8, 
subentrando le più recenti AKNJI. Se*tìtfenslv come 
^ mia opinione, che non corra essenziale diflferénza tra 
la paleografìa dei marmi e queilà deKe'iséfifiqni va- 
sculari, saremo disposti ad ammettere come 'estremo 
termine posteriore Tanno liO, olimpiade H. 

W. Klkin 



*• * 



ETTORE RW»ORTATO A TROIA ' 
PITTURA PAÈETARfA DI fOM*PEI 

(Tarn, a^aóg. 0, P.^:' '^ - ''^ 



''■•••:? • v> 



r.'\ -.', 



'•;i. 



« 



.11 frammento di pittura murale cTitì ìsf pfSbbilca 
. sulle tavv. d'àgg. 0. P, esiste jn' una casà'dl Pompei 
.ben conosciuta agli archeologi perii prezióso* ritrova- 
mento delle tavolette cerate di li. Cecilie "^Gfocondo, 
-pubblicale dal de Petra (le tavolette ceràie d{ Pompei, 
Homa 1876) ed illustrate dal Mommsén (Hermes 1877 
Pr SS, et Bull. d. Inst. 18l7 p. 41 tó.) e per la 
scoperta eli. altre belle ed inieressànlì pillila ffiu//. d. 
inst. 1876 p. 163 ss.). ' - - 

Il nostro quadro occupa il centro della parete 
destra del lablioo (Bull. ì. e. n. 9),r niepUne ciascuno 



PITTURà rAEBXABU PI POMPII 260 

de' q«»dn e^istopti . ne'cQinpartimeQli )aleraili rioqisce 
i busti d'uDa fi^^aote e.d'uD Satiro (Le. 10. 11). 
Dirimpetto evvi in mezzo al m^ro 8ìd. il quadro d' IGge- 
Dia, pubblicala da G. Robert, arch. Ztg. 1877 tav. 1 
of. pag. 1 ed ì coiBpartimeDti laterali recano due altre 
pitture riferibili al ciclo bacobwo e simili a quelle del 
muro d. {sd, Bull. 1876 pi 241 s.). Le pitture del 
labliQo e^ di tutta la parte aoleriore della casa sooo 
eseguite nel 3^ ^tiie decorativo, apparteugouo cioè 
air epoca iac. de' primi tre imperatori (Bull. à. L 
1874 p/ 111 sgg. Giom. d. se. di F^mp. N. S. Ili 

p,108sg.). 

.Delle nostre tavole la prima (0) presenta tutto 
quello, che è rìmaelo del quadrp sulla scala di 2:13; 
nella 9eeonda sono ripetute in grandea^za dell'originale 
le doet te9t6, nelle quali sta il merito principale di 
questo frammento e che doq potrebbero essere degna- 
mente ripetfile tu dimensioni più piccole., Jutte e due 
le tavole sono eseguile dietro egregi disegni det eig. 
architetto A. Sikkard. 

. La Mena rappresentata avviene entro una casa o 
palazzo ed è rappresentalo precisamente l'ingresso alla 
parte più interna di essa. Il primo piano ò diviso in 
tre parli mediante 2 colonnei alle quali neirestremità 
sin. - e cos\ probabilmente anche a d. -corrisponde un 
pilastro. L'intercolunnio fra il pilastro a sin. e la prima 
colonna è chiuso fino ad un. terzo dell'altezza da. una 
tavola muricciolo che. sia» e qui pure lo stesso può 
supporsi per T intercolunnio d. Invece T intercoluonio^ 
medio forma l'ingressa dì «una località analoga a( la* 
blina delie case pompeiana, fi per il quale si ha rac* 
cesso ad uno spazioso, viridario, sul cui lato sin. e 
posteriore k visibile un portico, che dobbiamo supporre 
anche a d. 



Ì7Ù BTTOlUfi BlPOEf ATO i tÉOlA 

Dietro alla tavola che thvih la parte iDÀriofè dll^ 
rintereòlonnio sin. abbiamo a supporre qaakbé cosa 
so cui stanno le due donne ivi visibili, sia il pianerot- 
tolo di nna seala, sia un altro rialzo qtialttnque. 

Poco è rimasto delle persone rappresentate. Ve' 
diamo nel primo piano a^ sin. una figura eolla vestt 
lunga che s^incammina verso il summeatovaio ingresso 
fra le due colonne. Tutto induce a ritenerla masdiHo: 
Taitezza della persona, la larghezza delle spalle^ i ca^ 
pelli d'un color biondo rossastro che, come ho potuto 
convincermi con certez^, sono corti; anche il modo 
di camminare non pare femminile. Ciò ammesso ab- 
biamo a riconoscere nella sua veste lunga il costume 
frigio. Ha la parte superiore del corpo chinata un poc^ 
avanti e abbassate tutte e due le braccia; la gamba 
che sta indietro, è leggermente piegata. Vesfe, oltre 
il lungo chitone paonazzo coirorlo verde, un corto 
mrahtelio che coprendo le spalle gli scende fino alla 
vita; inoltre però accanto alla mano sin. si .scorge un 
lembo svolazzante d'una veste di colore azzurrognolo, 
éhe non ha niente a che fare con quel mantello, né 
si può immaginare che relazióne possa avere avuto col 
suo vestiario. Ora riflettendo a tutto il suo portamento! 
alle spalle e braccia abbassate, alla gamba un po'pie^ 
gala, pare assar probabile che egli, unitamente forse 
ad un altro che doveva precederlo, portasse qualche 
cosa, e che la cosa talmente portata fosse coperta d'nnf 
panno di cai un lembo poteva svolazzare addietro. E 
queste due persone erano precedute da una terza mu-^ 
sita di due lancio, fe cai punte sono conservate. ^ 
Rimangoiio le due donne che colta parte superiore del 
oorpà sono visibili neir intercolunnio a sin. Lo vedo 
ognuno che fra esse quella ad. è la persona priiH 
cipalOi l'altra d'un' importanza secondaria. 



piirrtrsA pasbtaiiia di pompei 2fl 

Qoella prima è rimarchevole sotto più riguardi. 
Essa ha i capelli biaodii: an ripetuto e scrupolosissimo 
esame delP originale non mi bja lasciato alcòo dubbio 
che tale era rintepzione del pittore. Però, mentre le 
forme sod decisamente matronali, il viso non mostra 
verona traccia della vecchiaia: è ii viso d'una donna 
matura sì ma che non ha ancora perduto niente della 
sua straordinaria bellezza. Siccome! capelli bianchi non 
lasciano dubbio alcuno suir intenzione di rappresentare 
una donna vecchia, cosi tale freschezza del viso avrà a 
spiegarsi da un certo idealismo, secondo il quale II 
pittore si contentò di accennare soltanto alla età della 
persona rappresentata invece di mostrar forme già di- 
strutte dagli aont. 

Non crédo cioè che qui si abbia a pensare' a 
polvere o cenere che talvolta in pegno di lutto si 
metteva sulla testa. Tale manifestazione d'un lutto 
violento, di origine orientale, la troviamo presso Omero 
(2 23 sgg. Ù 162 sgg.), ma che io epoca pia tarda 
questo uso si sia mantenuto presso i Greci, non ne 
conosco una bastevole testimonianza. Se presso Euri*» 
pido {Bec. i9&} Bcuba y&irat xdvst fùpooòcc dii^vov 
i^&pa, gli è perchè essa sta sdraiata sul suolo; Flavio 
Giuseppe (Il 15, i; 21,3) parla di Giudei; Luciano (de 

luctu ti: xaé nov xae gVSiJg ìtocrccppYffvv'tat xa/ x^veg 
ini t^ xsyoX^ nàxrtxoci) dice chiaramente che ciò non 
era nn uso geuerale, e potrebbe darsi benissimo che 
anch'egli parlasse di Orientali: si avverta che anche 
tie'due passi di Giuseppe la polvjsre messa sulla testa 
va congiunta colta veste stracciata, e si noli inoltre che 
Giuseppe, l'Ebreo^ per sìgqiflcarin greco quet costume 
orientare, ricorse ad Òmero, ed in ambedue i passi ci* 
tati si seni della parola omerica ^otxaixàffòai^ non tro- 
vando, come [^re,. uo anonimo nella letteratura poste- 



372 XTTOEIE BIPOBTATO A TBOU 

rìore. Ma ^apposto aocbe ohe tale uso aia alalo pia 
diffoso di quello che pare, e ammesso che TarUiBla 
abbia potato raffigorare ud costume orieotole, tratlaadosi 
di Ornatali, ooDdimeDO la supposizioDe in dsooreo 
dev'essere rigettata. Presso Omero quelli che ricQvooo 
una triste notim, sotto la fresca impressione di essa, 
piaogeodo e kmeolaiido, voltolandosi per terra, piglia- 
no cenere o polvere, e se la mettono in testa, impol* 
verando talmente non soltanto i capelli ma puranco il 
viso ed i vestili. Il loro aspetto poi è quale Omero 
(Q 168 sgg.) ci dipinge Priamo: 

* ■ . • 

XOnp^ ÌÌJV HfBfCik^ TE KXÌ aÙxévt X^ÌO 73f39VT^ 

e cosi rimanevano per quel tempo durante il quale 
la freschezza del dolore non permetteva loro di peo? 
sare alla cura del corpo. Ma sìflfatte manifestazioni 
violente del dolore sono estranee all'arte greca, la 
quale, com'è ben noto, in casi simili saviamente si 
contenta del velamento del capo. E speeialmente un 
artista del valore e delle tendenze idi quello che inventa 
il nostro quadro, presentando una donna come questa, 
non* è credibile che abbia voluto rappresentarla in 
uno stato ìsimile a quello di Priamo (I. e.) o anohe 
ricordare, moslfrandone le traccie, una scena come 
quella di Achille (2 23). Finalmenle una testa impolve^ 
rataòel modo sudelto doveva presentarsi luU'aUrimenti*; 
la polvere, o cenere che sia, non poteva co^ completa* 
mente alterare ooasiiondene il color naturale de'capolli, 
mentre tuveee tutta la persona doveva comparir sppiroa 
ed orrida^ ^fi era ooslunie certameple; di. tenete pu- 
liti nel resto, ed aver i capelli quasi incipriati di 



FirruEA rAAKTiBu PI roMPBi 373 

MMTB polvere: e.qa«sto sarebbe ilttào della donna 
qui m^ireteDiata.. 

Oflserviamo poi che i capelli di eisa 8odo tagliali 
nella stessa maniera della Elellra, o che altro nome 
gii si voglia dare, del nolo grQt>po della Villa Ludovisi: 
segno ben nolo di lutto. E questo luUo lo vediamo 
ammirabilmente espresso nella fisionomia, la cui con^ 
eesione ed esecuzione sono superiori ad ogni lode: vi 
A vede un profondo dolore, che però noti è più re- 
cente kna ha già trapassalo i.priuH spasimi ed ha trovalo 
il tempo di tranquillizzarsi. Si osservino questi ;occtà 
mezzo velati, questa . immobilità io un viso che di 
natura sua doveva eieere de più espreteivi, una certa 
rìlascia(ez2a intorno alla bocca, e si converrà che in 
questo. frammento ci è rimasto uno de'piu belli avanzi 
della pittura antica. 

Con tale espressione dolorosa e col segno di lutto 
già osservalo sta io perfetta armonia lutto 1 abbiglia* 
mento della persona. Ha coperta la testa non d'un velo 
fino ma d'una veste greve ^ come si deduce oon evidenza 
dalla caduta* perpetadicolare delle pieghe - e doppia,d'uo 
colore chiaro azzui^rognolo al di fuori, e foderata di 
paonazzo. E di siCEatta veste ne stava coperta ancora 
più completamente: chiaro si vede che appunto nel 
momento .rappresentato ella la rimuove per osservar 
meglio le pensoue che le pascne avanti per entrar 
neir interno della casa. -— Siccome poi quella veste 
doveva coprire tutta la parte superiore del corpo, così 
non ci deve recar meraviglia il vedere alquanto in 
disordine l'abbigliamento che in tal modo doveva rima* 
ner nascosto. Perchè non evvi^cun dubbio che Tartista, 
rappresentando la collana in quel modo che. la vediamo, 
QOft 1 abbia fallo con intenzione e per esprimere una 
qualche idea: altrimenti era più semplice e più belio 

Annali 1877 18 



274 srrou eipobtato a tRou 

di dipiigerla bene ìBttstota. E ufia e«1a oegligent 
si manifesta pure nella veste caduta giù dalla spali» 
i.j che lascia Ubera quepta spalla sttssa e parte del 
petto. 

Ona donna profoodaneote attristata come questa 
doveva passar le giornate ritirata nelle sue stame, e 
soltanto da na motivo speciale può essere stata indotta 
ad affacciarsi allMngrespo della parte interiore della 
casa. È chiaro poi che tale motivo deve cercarsi nel- 
l'azione delle persole sommentovate, di cui «i è rimasta 
qualche debcrfe traoda, e che la sua atlenziooe e i 
suoi occhi SOM rivolti a quoH'oggelto che da essi 
vien portato e die dovea avere tanto interesse per essa 
da strai4)arla alla sua solitudine, da attinir l' alteazione 
d' una persona, che sembra insensibile a (Mio fuorché 
al dolore che la opprime, da indurla a rimuovere dal 
suo viso quel veto cade stava coperta. Ora di qual 
genere è questo interesse? Osservando l'espressione 
del viso possiamo affermare che le sue sensazioni in 
questo momento non dipendono da un ordine di idee 
diverso da quello ond'ò cagionato il doloro che, mb 
v'è dubbio^ ella sente già da qualche tempo. Non tiiat^ 
tasi d'un avvenimento lieto: se ne scorgerebbe qualcbo 
riflesso su questo viso, ed era inevitabiie che i4 pittore 
meltosse gli spettatori in relazione ootraaaove rappresen* 
tata^ specialmente una spettatrice la quale, a giudicarne 
dalla straordinaria diligenza dell'esecustione; doveva 
occupare una parte principale nel quadro. N^ si tratlh 
d' altra parte nemmeno d' una nuova ed toaspeltaia 
disgrazia, ohe anch'essa avrebbe dovuto proddrre idtt'at 
Irò effetto nel viso di quella donna. In sonima si può 
dire che non si tratta di un oggetto, di un awenimeiM 
estraneo à quel dolore dal quale ella già da quatehe 
tempo è stata oppressa, ma d'un oggetto, d'un (atta. 



;.i 



PIXTDftA PABITABIA 01 FOMPBI 275 

cIm €00 questo nedesinio dolore deve stare io nna 
atiretta relasioDe. L'aspetto che le si offre, il fatto 
che si eompie, ooo può veoirte ioaspetlalo. 

£ difficile poi a credere che un dolore come quello 
che si dipioge io qoel viso sia cagiooato da altro che 
dalla morte di ooa persona amala. 

Ora UD oggetto, che deve slare io islrelta relaziooe 
000 quel tristo avveoimeoto^ uo oggetto pesaote, ohe 
secoodo ogoi appareoza vico da doe uomioi portalo 
oeir iotoroo della casa , che poteva chiamar fuori 
quella doooa, che altro poirebb'essere se ooo il corpo 
stesso del defuoto? 

Ciò ammesso abbiamo tatti gli elemeoli oecessari 
per la spiegaziooe del qoadro.Trattaodosi probabìlmeote 
d'Qoa sceoa del mito troico - ce lo iosegoa l'uomo 
vestito alla foggia orieotale - uoa donoa dai capelli 
biaochi, d'aspetto distintissimo, immersa io profondo 
lotto, noo può esser altra che Ecuba. Ella vede rìpor* 
tare il corpo di uoo de'sucN - probabilmente d'uo figlio- 
ucciso dù Greci. Però ella ooo riceve o ha ricevuto 
io questo stesso momento aoche la ootizia della sua 
«lorto, anzi bisogna che questo le fosse ooto già da 
vario tempo. 

Tutto queste ciroostaoze unite non ammettono che 
uoa sola spiegaziooe: Ettore ohe vieoe da Priamo ri* 
portato dal campo de'Greci. Nel primo piano a d, era 
probabilmente rappresentato Priamo stesso e forse anche 
altre persone che gli eraoo andate ioconlro. Se nel- 
r intercolunnio a d. corrispondenti ad Ecuba e la sua 
compagna, siano stale visibili delle altre persooe, non 
può decidersi. In quella compagna siamo liberi di ri- 
conoscere sia una figlia sia una serva: è chiaro che 
oerca di consolarla^ ma che i suoi sforzi ncm producono 
alcun effetto. 



276 ETTOBE BIPOETATO A TROIA 

Alla spiegazione proposta si potrebbe fare un'ob- 
biezione di cui non disi[;oDOsco l' importanza: che cioè 
in quel momento ove Ecuba vedo riportare il corpo 
dell'ottimo de'sooi figli, ci aspettiamo di vederla molto 
più commossa, ed infatti sarebbe naluralissinia una forte 
recrudescenza del dolore. Ha le ragioni sopra esposte 
sona tanto stringenti, mi pare, da non lasciare altra 
possibilità, e conviene accettare il fatto che Ecuba qui 
sia stata rappresentata in una maniera diversa da quella 
che ci saremmo aspettata. Per spiegare il qual fatto 
possono immaginarsi diversi motivi. 

L'oggetto principale della rappresentanza, il prò- 
blema cioè su cui dovevano concentrarsi gli sforzi del- 
l'artista, non era tanto l'azione che si compie nel primo 
piano, gli uomini che portavano Ettore e Priamo che 
probabilmente lo accompagnava, giacché questi do- 
veano esser veduti più o meno da dietro, quanto le 
spettatrici e forse qualche persona venuta incontro a 
quelli che arrivavano. Ora non dubito che fra queste 
slesse persone Ecuba occupava il posto principale e che 
sopra essa doveva concentrarsi lo studio del pittore e 
r interesse dello spettatore. Anzi crederei che questa 
figura fosse il punto di partenza per T invenzione del- 
l' intiero quadro, che cioè l'artista incontratosi con 
una donna di questo tipo, o immaginatala in qualunque 
altra modo, abbia concepita l'idea dì rappresentarla 
come Ecuba, e che poi, trovata una situazione che gli 
sembrasse conveniente, abbia completato la composi^ 
zione. 

Ciò non basta per altro per spiegare che la con- 
cezione d'una testa coll'espressione d'un dolore tranquillo 
abbia dato origine alla rappresentanza d'una scena che 
sembra richiedere un'emozione più violenta. Ha qui 
forse sarà ammissibile un'altra supposizione. Fra le 



nrttJKk PASKTABIl DI POX^I 277 

peredoe che aodavana iDoontro al corpo di Ettore ri- 
portato, a Troia difficilmente poteva mancare Andromaca. 
Forse essa era visibile nel primo piano a d. vicino a 
Priamo ed al marito defnnlo, e allora senza dubbio il 
suo dolore manifestavasi in una maniera più violenta. 
Hi pare adunque non/tanto improbabile che l'artista 
a bella posta abbia messo in contrasto il dolore violento 
della moglie con quello più posato. e tranquillo della 
madrO' che già ha perduto tanti figli e alla quale le 
sofferenze di questo genere non riescono più nuove. 

Aggiungerò ancora che la rappresentanza di Écnba 
senza altri indizi della vecchiaia all' infuori de'capelli 
bianchi non è punto senza analogie. La troviamo per- 
fino senza i capelli bianchi, rappresentata come una 
donna bella e giovane in due pitture vascolari a f. r. 
rappresmtauti Menelao ed Ulisse che vengono per 
ridomandare Elena (Overbeck 6alL her. B. p. 33S 
n. 1 s= Dubofs-Maisooneuve /n^od. tav. 68 = Inghirami 
G(UL Om. I 57; Overbeck I. e. n. 2= lis^hìmnVam 
d'Bumiltùn l IK == Inghirami 1. e. 1 S8), in due altre 
pitture vascolari a f. r. rappresentanti Ettore in Troia 
coi suoi genitori (Overbeck Gail. her. B. p. 398 n. 2j 
tov. XVI B. 16 =^ Mus. Greg. II 60, 2 = Gerhard ^nis^/. 
Yasenb. HI 189; Overbeck 1. e. p. 100 n. 22:= Gerhard 
I. e. Ili 188) e io una rappresentante il combattimento 
fra Achille ed Ettore (Overbeck I. e. p. il9 n. 100 rs 
Gerhard Mserl. VasenL III 203). Ma più analoga ancora 
è la rappres^tanza vascolare Overbeck I. e. p. 170 
n. Ì8S = Jtfon. d. Inst. II lav. XII, interpretata dal 
WeIcker (Ann. 1837 p. 297) per Edipo e Jocasta, 
jneglia ila G. 0. Mùller (Am. 1835 p. 222) per Ecuba 
ie Polimestore. Ma sia la donna ivi rappresentata Joca^ 
b Eouba, in ogni modo il pittore V ha caratterizzata 
da vecchia per i capelli bìainchi e per un bastone cur- 



278 BfTOtB BiranAflo i nou 

mto mi qaile ella s'appoggia; dal retto oè aelio faina 
del €orpo aè nel viso scovi ioditt d'età avaoula, ali* in- 
fuori forse d'una roga oriszontale oeHa Ironia 4a quale 
per altro può dipendere anche dallo s^nanlo altenlo 
cb'elk fissa su •quella figura cbe seoondo G. 0. Hùller 
sarebbe PoHmeetore, seoondo Walckw Edipo. 

Resiaoo a manzionarsi d«e rilevi rappresenlanli 
larrivo delle Amazoni a Troia^ sui quali una figura, 
spiegala generalmente per Aadromaaa, foreè avià a 
chiamarsi Ecubàw 

1. Overbeck Gali. her. B. p. 4»5 n. 3, tav. XXI 
I = Wiockelmaon M. tn. 187. 

8. Overbeck 1. o. n. 4 s= Winc^lmann 1. e. 138 = 
loghiratti Gali. 0m. iU. 

lo 1 (fregio di marmo di Vilb Borgheaa) troviamo 
neirestremilà sin. indubitatamente Andromaca sedata 
(v. 8.) con Asliaflalle in seno; le stanno dirimpetto dna 
donna piangenli, da dietro si avvicina una veochia* 
annunziando probabilmente T arrivo dello AiiazonL 
Seguono ad. le Amazoni e poi un'altra donna sedata 
(Vi. d.)« colla testa velata come la prima, che appoggia 
Tavambraccio rio. sopra un'urna» Le sta dietro una 
giovane donna in atteggiamento mesto, d'avanti le v^ 
av.vieioa un giovane col berretto frigio, che toccandole 
il manto eolla sin. cerca di oonsolarla, annunziando 
senza dubbio anch'egli il nuovo soccorso arrivato. In 
quest'ultima donna vorrei rioonosoore Eeuba, invece 
di veder ripetuta Andromaca^ ed in dò dopo le analogia 
addotte sopra non ci farà difficoMà l'asseasBa di qclah]n<^ 
quo indizio di vecchiaia, 

. S ripete il gruppo ulliBamenle descritto colla dtfEa^ 
ronza che dietro alla donna seduta (ir. d.) ne stanaò due 
in simile alleggiamento coma in 1, ed una terza ohe si 
rivolge.a sin., e che il giovaaa non ha il barrotto frigia. 



PITTDU nftOTAKU VI JP0ICP2I 9f ft 

. Il notkt9 qntdrcH ootito lo {^Baerato le pHbm del 
S^ ttìi0i è: d'uo'eseewiOBd mplto piii aoeuraU di qaeUa 
delle pittare degli nltimi tempi di Pompei. Qeeete 
GJoè vogttoQO emir guerdate de vm eerle disteeze 
(0^aO*r^t,(^ alhoc), meblre il oeMfo fraanneAlQ^ col 
qoale peraltre in q|iMfila rigiiaiHlQ anche fra i qpadri 
del S"" etile forse eesMuo pn^ e»er paragonato, più lo 
si esamina db vtdiM» e piv ai ècoelrette di aiQPiii^re 
la finezza e deliealetza di talli i dettagli; Ja nosti^ 
lav d'agg. P è ancbe la questo riguardo una fedele 
copia deiror^tèAle* ^ Mmhf> pelle fonpq ideali de'.viei 
abbiamo a riconoscere una particolarilà del 3^ .stilisi 
fjb» iti questo sema deblno seguiva una buona tradì- 
m&e greca, uienUre le ultime piHure pompeiane vann^ 
coalradialiite per iljoalaraliMQo eper la riproduooae 
di certi tipi sensuali» ue'qnali con mqlta prot>abiUti^ ei 
può. ravvisare un' influenza locale* 

A. 1ÌAU 



» ' 



UNA TAZZA DI COLIADE. 

(Mon; delttnst. voi. X ftw. XXXfW; tav. d'agg. Q) 

NeHa Iwola IXXyU^ dei Hoiiumeqtl inediti viep 
r^eodetha.una iMM^greqa dipieto flel Museo di (SkiitbA« 
la quale leire grande interiesse e pel luogo ove fu rilm* 
vAla^eperle.rappireipntanQn] obe ecotiene, come ancbe 
per la. leenioa.eaeenzitfia; e (merita pieaaiQenie |a npr 9- 
^usiìMe non metto bella eie esatta; sella grsuidezza e eei 
colorì deir originale ebe risaluto le ba vqIqIq coasir 
ciure» ,:. 

i.' .1 il iaogOi (nw fu riirwral» 1» la2^« lehfl è tti»!^ 
8|MttaM «ì «BOUlK». «aft. e li dei. ^oM, ì^pnM^ii:pn» 



280 mu tAZZA PI OOLIADB 

airantfco promontorio K&Has, aeoMido chie Y Olrìchs 
{Reisen uni Porsch. II. p. 1<2 8^.} ha fiiistùieDfte 
nesso fuor di dubbio. Quel iiiogo era celebre per 
Targiiia die ti ^ cavava, la quale era partioolarmeDle 
aeeoDcia alla febbrìcàziooe dei vasi per la proprietà 
che avea di ritenere i «olorì di mfaiie: Eratosteoe presso 
Ateneo p. 188 il e Maerob. 5iri. V 2t, 10; Plttlah^o 
dereeta'aud. ratj 9; Svia. s. v. KcAia9;SchoU Ariilopb. 
lysistr. Ì2. Nello slesso luogo furoii ritrovati moUi 
oggetti, tra i quali; a citarne un esempiOv la pinoa^ 
che Bebndorf riproduce nei 6rieck. Skil. Va$enìnlder 
tav. 1. 

Le figure che adornano il vaso parie sono di sog* 
getto erotico, parte rappresentano scene di simposio^ 
quali ben s'addieoao ad una tazza. La scena eròtica si 
trova neir interno. Un giovinetto a cui sputa ora la 
barba abbraccia e bada un ragazzo; il primo è coronato, 
nudo salvo il mantello che a mo' di scialle è gettato 
sulle due braccia; ha nella sinistra un bastone a guisa 
di gruccia. L'altro è coperto d'un largo mantello e 
tiene nella sinistra una cetra. Gie la scena abbia luogo 
in una palestra, ci è additato dagli jutenaili ad essa 
propri pendenti da un uncino dietro il ragazzo, vale 
à dire da una boccettina per olio, da una Otmgù e 
da una spugna, il lotto legato assieme da una' striscia 
di cuoio, come spesso s'incontra (p. e. Gerhard otiierj. 
Yas. 281; ani. Bildw. «7 [vaso di Berlino 797]; e altri). 
Vicino airuofflo più anziano trovasi un cane, ceriameiite 
a lui appartenente, di color bianco efornlto di ooUare, 
il quale abbaia contro un coniglio che se ne sta dentro 
una gabbia; questa ha la forma di un' uccelliera, quale 
si ¥6de, a mo' d' esempio nel bel vaso del museo di 
Pietroburgo (n. 1791, rìpr. nd Campte^endu 18M 
tav. 1) dove, nella parte superiore, è visibile' aoMAe 



vnx TAZZA m ooludb 281 

rraelk) eòo mi poteva sotfeném trasporiaòdola; cfr. 
8lei4iaDÌ I. e. 1860 p. 31^8. li coniglio o forse anche 
ia lèpre -* daediè in sìfiaUe n^^preseotazioDi riesce per 
lo più dfffieile e anche. ioalile il dietingaerli * era, come 
tmibraii nòstri giórni, niio dei prediletti traslalli della 
gioventù. Molto spesso vediamo fotlo dono di ({uesta he- 
sthiola ai faneiuili (p. e. Gerhard miseri. YasenL 278,1. 
S80; Berlino 896; Pietrob. 1721; Napoli 2»61; e altri 
molti), ' vediamo e<une con gioia la mostrano (p.; e. 
come Gerhard ms. Vas. 290; Napoli 3178; e altri) o 
la òoodacono alla corda (Berlino 1766: rìpr. Gerhard 
Trinksch. u. Gef. 11.12; e altri). È noto il significato 
erotico di quell'animale - si consultino soprattntlo i co- 
piosi ràffroDti presso Stophani C. R. 1 862 p. 65,ss. -e noi 
non andremo errati riferendovi anche la nostra pittura 
vascoU^. In ringraziamento pel dono del coniglio 
ruomo riceve dal ragazzo un bacio e forse anche - per 
osar le parole deirEschilo (fr. 131 Naock is Ateneo 
p. 602 E) il 9i§^ ixnpw éyvó)^. Nello spazio i libero 
trovansi delle lettere dì un' iscrizione illeggibile, le 
qioali.det reslo non furon po^te più ravvisare dal 
sig. doti. Aldeiohoveo, che con somma gentilezza ha 
confrontato per ndo conto l'originale esistente io Gotha; 
è probabile pertanto che nell'imballaggio o nel tras- 
porlo si.sian del tutto cancellate. 

Su tulle e due le facce esterne sono dipinte scene 
()i bevitori. Su d'una mela della tazza v'è nello (r/joiix 
(T^ xocrflsxXiams un uomo anziano, barbato,, un po'calvjo 
sopra la froofe - si direbbe un Satiro, se non avesse 
le orécchie di. forma ìndubilatameote umana - che so^ 
bisce da una tazza da lui tenuta colla destra per un 
dei manichi; la sua sinistra posa sul suolo v col gomito 
appoggialo ad un cuscino ricamato; è vestito d'un 
mantello che a mo' di scialle dal braccio sinistro si 



Wà tàZZA 91 oou&n 

ripiega ni tergo e éirili parte iftfèrìArt del tbrpt, 
Pib per rìeiipir lo spazio che per caralteriaier la 
scapa peode aopra le aw gamba on aatuceia da flauU 
{m^ti) eoo la casseltioa per riporti le inboccatara 
ItìmxùtoiJisiw) : cfr. so dò Slepbani C. H 1869 
p. 881 18* ^ Nello spazio libero v' è un* iaerìziooè: 
Eoocfopag, ma al preseote (aeoojido che il dòti. AUen^ 
hoveo mi comomca) le «ugole lettere noa si veggano 
cosi chiarameDte come ael diaegno* sollaayiò la secoada 
lettera non era cerlamealB no (come appaiiade iisUa 
rìprodttziooe) \ ma ao T, <K om una delle aste oMìque 
aacor rìmaae« 

Aacbe eoiraltra parte esterna della tazta o'è xm 
mnè sdraiato so d'uba materassa a righe di vàri colori 
a 8tt d'ao CQsctoo rotoodo; la sua clamide è avrolta a 
mo'di scialle ialorno alla parte ialsriore del coqpe; per 
f9if contrapposto alFalini parte esso è giovane ed imberbe. 
11 bilaccio destro è disteso, e, sebbene qui appetito m 
manchi «o pezso, toUavìà quel cbe resta della manq 
ci basta aiuolo perchè poesiamo afsrmar eoo sìsorena 
die egli teneva druvarrpafxfavy t$ x^P'' ^ ^* ^éyiu^ 
nna tazza (di eoi rimaflo il mamoo) in proeWlo . di 
lanciar 11 colpe nel gbiobo del cotto^ ^ èesnaa 



* Dagli eiempl iti raéeoltl è 4a enoAm !■ plttm «Mtt^hue 
p^aSS, 8 (Mofu mhiM. IV 10; MiiMo di Palenpo» Àrah. Z$a. 1871 
p. 55, 46), poiché la Menade quivi effigiata Bpn porta sql onccio 
tflcoti àstaccio da flauto, ma soltanto la sua nebride, e su ciò' non 
4fed» dÌMi<H «LàitMM p. e. Qètbaid qpiC VàtM. X fSltlbf», tt.1(»09 
^, altri.; jPev contro sema, alimii fondamento lo Stephaai infletto in fMiii^ 
r^tnccio da flauto nelle rappreaentaxioni di Mania (p. e. latta ni 1864; 
mu air, IX 68; Napoli 8281: Ardi. Ztg, 1869 tar. \i\ e a.): €, H 
18S2'p^llI ea.^ 18S9 p. 283. 

t là «ipiesto oaao H dittooigo aMPel>bo.atato aenito pffr è » « 



fp^ooxne.n^Ue Ì3crìzÌQiu. ioniche di Amflpoli (C, L Gr. 2008 = Cauer 
|ie/. inscr, Graec. 185), Fanagcria [Ci t. Gr. 2121), Samb (Catter l. e 
ie4)''è *i tifi. Iktam aea^ SMKm del ÌQ. Òfeatioi ¥ p. 204. 



xnu TAzzà Bi qolulVè 288 

iolereise qMsla particolarità, in qaanlo ohe nel nunero 
stragrande di rapprestootaziooi relative al cottabos ^ 
Stephani oe ta mease iamnnè quante più fai potuto, 
ma, coiq'è.nataraie, la ma raoeoHa non è rinscita 
óeppBfB approamiativameDlo completa (C R. 18^$ 
p. 296 sa.) ^ soltanto pocbìssini nonnmenti con np- 
presentazioni Ji qnésto giooco possediamo proyementl 
sia dalla Sioilìa> dove il ginoeo Ta inventato e per dir 
oosl vi nac((ue (cfr. Aten. p. G6$ B e altri; Jaho 
PhiM. 26 p. 218), sia dalla Grecia propria. Dalla 
Sicilia 10:00» potrei citar sinora ék» tre rappresentazioni: 
la. pittnra vaseolnra nota da gfan tempo presso Gerliard 
èmL Bildw. I&v. TI (:=lahn PkiloL 26 tav. I, 2 
p. 235, K; ecc), una rappresentazione testé pubblicata 
da Bennderf (érf* Sic. Yasenb. tav. Il, 2 p. 86 s.)^ 
e finalmente una torz$ die fu descritta da .Forster 
{BulL ielflfM. 1871 p. 275,S). A queste aggiungesl 
una pittura v^ascolare del museo df Palermo, Mli» 
fnale 6 rsippresentala, se non ahro, la f)a;|S8&$ x^-rtn/fixii 
{Afck. ttg. 1871 p.> 55,i6t ripr. Uom. deiriM. IV 10). 
Sion fSa sono le rappreeenlazidai proveaienti dallA 
Gredi^^ a me note, equandancbe il toro namerèsia, 
some non Vkx dubbio> per aionMnlar0i,(riman tutlivi» 
degno di Mto ìi: fallo ehe i pittori vasooterì A della 
Qrecit come déHa Steilia abbian relalivamente <)i rado 
scelto a «oggeilo^ceae relative al 0«ooe del eal(a6os. 



'.:• .5 



f • 



I ' 



che doè il tener fenno anf secondo raso i)ellaj[inano sinistra» come 
fa il giocatore di hottabas^ fosse probabilmente mia condizione del 
glMÌcoi ut q«68tai ejnp^stribmrvlai Benndorf fu etabOlta come &tto; 
al che io devo contraddire: nnlla intomo a dò ci dice la tradiiione 
e (per quanto io conosca ed annoTcri i monumenti) di gnn Imiga 
fft freqnttite è il càeo opposte, clrà tf oè il giocstote non tengit alcmi 
•econdo taso. 



284 I7NA TAZZA DI GOLIAI» 

Oltre alla la£za di Coliàde qai pnbblieala^ il giuooo 
dei cottabos incoiitrasi io un demos \ proveoieote da 
Atene^ ora nei Umeo biilaDDico {n. 2985)^ dipinto a 
figure ro^, di disegna traaeiiralo, e por troppo molto 
guasto.. V è rappresentato un. simposio: due giovani 
sdraiati sollevano eìàseuno. noa kylie al modo àeU 
Y ccùhirixiis iti xctpxrvovv roòg icnmihìJS (An tifane 
fr. SS = Ateo. p. $66 F); sono presenti tina soonatrice 
di flauto, un fanciullo coppiere con oenochoe e ^mpultm 
ed altri uomini sdraiati; è da osservarsi ancora il cra^ 
tere posto su di uà allo e largo pilastro. Andie l'altra 
rapifresentaziooe attenente ai cottatet' si ritrova nel 
Museo britannico e oella Belazione.del 31 Marzo 187i 
p. IS, 13 è descritla così (cfr. altresì Arck. Ztg. 1874 
p^.113): « A stmlleup of/kiile ware; design a female 
figure ploffing at the game of kott^bos,' painted in 
bìack m a drab gromd.This vose is refMrkàble for 
quamtness of design; from Tanagra in Boeotia ».;Fi- 
nalmentd ba. rapporto coi nominati il vaso pubblicato 
da Stajckelberg GrSb. derHelL tav» t% (= Patofka 
Bild. ant. I.eò. IS, 1), nel quale il bastone del koftaboe 
(cf. AwuUi 1808 p. 2113, 1) trovasi presso un rimposio; 
90 poi r uomo sdraialo, colla destra sollevata « lanci 
sepza dubbio la laUw » coinè spiega, lo Sle|Aani C. A* 
1869 p. 829, li, non è per me cosi certo, poiché 
secondo il disegno di Stackelberg è restauralo il capo 
dell'uomo, non già la mano destra, alla quale il re- 
stauratore aggiunse una mela o altro che di simile; 
mi sembra ancora che non vi si accordi T atteggia- 
mento delle dita. 

Nella tazza di Goliade manca il pilastro del hot- 



* Nel TESO ai trorarono Yestl di ceaeii; cf. Mut, ML n» 5^9; 
Monaco 782; NapoU 878; 2482; e a. 



021 A TAZZA m eouim 285 

laboBj dò in«8lfa ebe iì giovane gtoDW a qnella ma* 
Blera di kotktbos che è la più sempliee dì talle \ vale 
a dire ch'egli getta il residuo del suo vido verso un 
dato punto del suolo (cf. Annali 18S8 p. 280 s.) e 
cerca di colpir questo punto. È vero che il eh. Slephaoi 
{C. R. 1S69 p. Sii) non è di questa mia opinione, e 
crede che i pittori di vasi abbiano sempre inteso di 
rappres«ntare qnella maniera di giuoco che dicevasi 
wtxa^q %cxrceKiós colla fi^og xotrerjSna; (cfr. Annali 
t868p. 223 ss.)ma che, « secondo le leggi fondamentali 
deirantìca composizione », abbiano spesso omesso que< 
sta pd^oq. Io confesso, sebbene le leggi dell' antica 
composizione non mi siano ignote, che non posso ap« 
provare ropinioóe diStephaoi, e che debbo mantener 
la mia divisione e distinzione delle rappresentazioni 
in due diverse maniere di giuoco. Noi sappiamo che 
v'era una maniera semplice e notissima A\ cottàbo^ 
senza pilastro {pd^oq xorTa|3ixi|) nella quale lanciavasi 
il vino a terra (cfr. i passi antichi presso Jaha Pkiloì. 
26 p. 217 e negli Annali 1868 p. 220); ora perchè 
i pittori di vasi non avrebbero mai rappresenlato questa 
maniera, si saretibero sempre tenuti air altra, quella 
col pilastro? 

Nello spazio vuoto vicino al giovane che giucca 
al cottabos vi sono inserite iscrizioni, delle quali quella 
che gli sta dinanzi, conservala bene, salvo le lettere 



^ Non posso eoii?eii!r col Benndorf, U quale tqoIs ricoaosoevs 
il getto del koltabas {Gr. Sic. Vasenb. p. 72 s.) in una flgim Taseolare, 
cooserrata a quel che pare soltanto in nn disegno del Tisehbein 
( Vas. 1 86 = Panofka T^rinhscfk I 8; Beoy de Fotxqnières Mof des Afw. < 
p. 235). Il giorane solleva soltanto nn corno da ben (PégasOi)^ per 
porgerlo alla donna; il < latax » non è altro che nna fo^^ om»- 
mentale destinata a riempir lo spano; non s*ò d*altfa parte- mai par» 
lato del kotiabas ginocato con bicchieri a foggia di corno. 



aSA. ÌJUA TAZZA DI Whimk 

il gìQtaAe v' è il resto di un'iscrizioo^ cba dava seo^ 
dubbio il Bome dell'artista. Certo è vi e {ino)Ba&è;l^, 
terza lettera poò essere stata un ^, come mi. cooiuoica 
il dolt. AldeDhoveD ed è mostrato accora dal dis^fio.^ 
Il medesimo dotto ba» pensalo » , siccome egli mi scrive, 
ff a NIKON EPOE^EN, ma un K non par cbe sia, e 
lo spazio tra questa lettera e Y E^EN a stento potrebbe 
esser sufiSciente. Del primo E di èiros^^io non iscoprcb 
più alcuna traccia ». Se la terza lettera in quesUone 
è realmente un ^, noi abbiamo in essa la finale d'un 
nome di artista (p. e. [Sdivjvcc o [XÌo]vfg) e lo spazio 
tra ...ve; ed ...caev sarebbe da colmare mediante ME- 
nO(cacv); della M è ancora conservata Teslremità in- 
feriore delia prima asta. Comunque sonasse il nome 
dellartista, il fallo ò che riesce nuovo nella serie dici 
pittori vascolari della Grecia propria sinora conosciuti v 
la cui lista ^ da me presentata nella mia opera Grie- 
chmhe VoBenbilder p. 1 s. si è frattanto aumentata dei 
nomi Kittos {Catal. of Vases in the brit. Mus. II 
Cyr. Ili) Nikosikenes (Benndorf Gr. Sic. Vas. 28, S2} 
Ckelis (ib. 29, 20) e Teisiw^{Rev. arché^l. N..S. 29 
p. 173 = Lìitzow Ktmtckronik X p. 301) *. 

i n noiiie d«U*«rtiata Pammedes (quivi tteiw p. IO) dote piiit- 
tosto leggersi Gamfides (altri leggono Gameres)\ egli incontrasi sin qoi 
sn dne-Tasi: a, nel Mus. brìi,: ripr. Giieeh, Vasenb. X 7, cf. Arch, Zig. 
1874 p. 118. Il dubbio di Benndorf nella sua autenticità è ingiosti- 
ficato (GòU, géL An%, 1870 n. 39 p. 1545) - 6, nel Louvre: Heniey 
Bùì>. arch. N. JS. 26 p. 334; Dumoqt PeinL céram.d$1a Grece propre 
p. 62 <=» JowTL des Sa/o. Sett. 1873 p. 687); JSajet Hw. arali,. N. S: 
89 p. 173; Ltltiow Kurutehrcnik X p. 301. 

' Pone, qualcuno si maraviglierà che qui manchi il nome di 
Prohki (Bajet Mm. arch. N. S. 29 p. 174: Lataow Xunsfchr. X p. 301); 
ma io non posso ritenere per antica F iscrizione, che credo grai&ta 
modernamente, mentre il yaso stesso (esistente ora nel museo di Berlino 
n. 7419, dove io h^ potuto esaminarlo e studiarlo) è certamente antjkijK 



OMA thZZk DI COUAU 2SI 

Ao(die ptè ittteràsanto che queste n4)pre8eirtùioiii , 
le quali sono chiose ad ogni parie da graziose pai- 
mette, è la tecoica della pittura. Mentre la pittura 
ioterna mostra le solite figure rosse su foodo nero, le 
figure esteme sono dipinte a contorni bruni su fondo 
di argilla bianca. Questa maniera di pittura -• se ne 
togli le lehjthoi attiche con rappresentazioni quasi esclu* 
sivamente funerarie « che « in numero di parecchie 
centinaia sono già venute alla luce neirAtticat a Salar 
mltta« Egina e Corinto » (Benodorf Gr. Sic. Ybs. 
p. 27 &.) - s'incontra solo assai di rado cosi Mlle lekg- 
Ihoi stesse fuori della Grecia ^ come in vasi di attra 
forma, sia nella Grecia propria, sia in Italia o in altre 
contrade deiranlica oikumene. A me (oltre le lehfthoi) 
son note soltanto le seguenti diverse forme di vasi nei 
quali questi disegni lineari * monocromi o policromi su 
fondo d'argilla bianca si ritrovino (cf. anche Benndorf 
6r. Sic. Vas. p. 87): 

. Cosidetto aryballos (Jahn Munck. Ya$ens^ li 73): 
Pietroburgo n. 16li (ripr. C. R. 1868 p. 19. 1 e 
p. ft6); n. l$iK-lfii8';e a. 



i P. e. dd Locri (Lnjnes Descr. de Vas.peints pL 17; pL 18; De 
Vnttd Col. Durwid 578 ed altri); dalla Sicilia (Come Arch. Anx. 1864 
p. 168; Benndorf Bu{/. detf'/fu(. 1867 p. BS?; e a); e aHrf. 

* Su fondo biaaeo, ma del resto eoUe aolite figure neoe me 
condotti i disegni p. e. in lyi vaso -a colonnette (da Locri nel mnseo 
di Karlsmhe n. 82, cf. BuiL 1884 p. 165 s. ecc.): in un aUbastro 
(da KertBch, in Pietvoìmrgo n. S211); in un' idiia (da Tnlei, mi tempo 
OaL.MagrumcQvrt n. 10, poi nella Óollek. Ootterean a PtfdgL* f^r, 
Gecbafed aus. Vasmib. ijar. X9y 1;. il, cér. Ili 85); in nna tazza (da 
Conieiò; Berlino'lOdt, xipr. Gerhard Trinkst^. 4); in nna (dkytho^ (da 
Ynld, ripr. Gerhard aus. Vai, 69, 5) e a.; cf. sa dò Jahn SinùiL 
p. CLXXII 8. ' 

* È ttDa STistii del Bemiddrf il Air troTSti in Criaiéa questi 
èioqae Tasi (L e. p; 87, 10^ essi propongono dalla colléaione Pillati^ 
e fnroB per 'i^nsegoenu 4iOT«ti in ItaUa, psobahiUncHia te Stvnm» 



288 0MA TAZZA m QOUAPB 

OtMiàoe (Jthn II 60): nel MwM bri^. (n. 2835; 
dall'Etrarìa: De Witte CàtaL ètr. p. 64, «9; Weioker 
A. D. lU p. 34)'; e a. 

Krater (Jaho II S(): nel Museo Gregeriano II 20. 

Ttme (Jahn 1 18), il cui oootoroo è sempre me- 
diocremetìle grande, sono stale trovale in diverbi luoghi: 
a, in Atene (Benndorf lav. XI 3) - b, in £gina(Mo- 
naeo 808: ripr. Jahn Eurepa lav. 7; Oyerbeck Alias 
mr Kunstmyth. VI 19) - e, in Gamiro (Mus. brìi.: 
ripr. Salzmann Necr. de Kcmeiros; The fine Arb, Quar- 
terly Rev%ewì%U) - d, in Ruvo (Goliez. Jaita n. 1539: 
ripr. per la prima volta nella lav. d'agg. Q cfr. anche 
CataL latta p. 1134) -«, in Nola (un lempo coUez. 
Magnoncourl o. 9: ripr. Gerhard Fesf^^danìen lav. I; 
Élite cèr. Ili ki)-f^ g, ivi stesso: descrilla breve- 
meiite nel Bull. dell'lnH. 1889 p. 19 - ft, in Vulci 
(Berlino 1780: ripr. Gerhard Trinks^h. ti. Gef. 14, 5; 
ecc.)*-t^ quivi slesso (Monaco 332: rrpr. IhktscìiHelL 
Vas. tav. 4; Mìiller-Wieseler II 45, 573) - k, quivi 
stesso (Monaco 336: ripr. Thiersch 1. e. lav. 3; Over* 
beck Atlas 9, 19) - /, quivi stesso (Monaco 341) - ffkt 
Laborde Vas. Lamberg 1 28 (questa notizia io tolgo 
dal Benndorf I. e. p. 27, 129, 7) - e altri. 

Utensile problematico a doppio disco, sia un co: 
sidello jùtk-jou, sia un rocchello per filo (cf. Benndorì 
Gr. Sic. Vas. p. 61 s.) trovato in Attica e descritto da 
Malz presso Jahn DarstelL der Europa p. 15 s. 

Le più frequenti sono adunque, come si può de- 
durre da qnanto si è dettò, le tazze con disegni a 
contorno su fondo bianco; ma mentre la tazza del Museo 



*■ Dae altcìB rappresentadoni molto somiglianti cf. nel JSulT. 
cUU'^nH,, 1869 p. 146, 6 (qaeUa dio prima apparteneja a Mepgs è 
QjEa .probabilmente noi Louvre: Yiicoiiti.o;{^ wr. lY p. 261, 5}. 



UNA TAZZA BI GOLIADK ' 289 

di. Gotha preseota siffatta pittura sol due lati esterni, 
e Dell'ioierDO ha per cfpiro figure rosse su faodo nero, 
nelle lasze sopra citale ha luogo il contrario: i lati 
esterni ^ sono adorni di figure rosse su fondo nero, la 
fii^iepficie interna poi contiene una {d i k), al più due 
[abcfghl) figure su fondo d'argilla bianca - soltanto 
una voUa Irovansi tre figure {e) -^ ^ esse per lo più 
riempiono (ulto lo spazio (fanno eccezione p. e. adi) 
e fanno impressione per la ilelioatezza del disegno, per 
i'apparen^ nobile e per la grandezza. Quesl' ordino 
poi ^ bianco dentro, nero fuori - al parer mio, riesce 
più esletico che la disposiziono dei colori nella lazza 
di driiade. 1 iati esterni neri con figure rosse, a guisa 
dell' osi^nro calice d'un fiore, dan risalto e spicco al 
color Wanco della più delitata figura interna la quale 
t^rilia eome la perla risplendente sul nicchio oscuro; 
laddove i( colore cupo alPinterno poco armonizza col 
disegno chiaro all'infuori; il campo nero colle figure 
rosse opprime, direi quasi, col suo peso il fondo biaaeo 
delle fijg^re eslerne. 

Il disegno delle figure della tazza qui pubblicata 
è altrettanto disinvolto e scorrevole, quanto sicuro e 
. ioteUigeBl6y Come ben conosceva il disegnatore il corpo 
umano e come sapeva figurarlo in pochi contorni e 
dargli vita con pochi tratti all' jnternol Nessun atteg- 
giamento gli è troppo difficile, perfino nello scorcio 
mal riuscito del corpo del vecchio bevitore, e nel suo 
yoilo diaegpaio di faccia - cosa che oltrepassava i limili 
della tecnica - noi dobbiamo ammirare la potenza e 
l'ardire del pittore. Con uno scrupolo singolare egli 
ha reso perfino i peluzzi delle sopraciglia e delle 



i La tasfla b (ed anche n, come pare) non mostra aU* estemo 
aloan ornamento di Agore, ò soltanto rÌFestìta di yentice nera. 
Amnau 1877 19 



200 0HA TAZZA m COLIADB 

ciglia, e fmiicato il disegm del gtiadclate; wd certi 

tratti fossi e gialli Mù vivificati i cotttoriìi Medi*!; 8f«riO 

ben riuscita è là figura interUa malgrado l'accuratezza 

dei particolari, che apparisce a mo' d' esemplo nette 

ciglia, le quali nelle Bgufe vascolari ben di rado sln^ 

contrano rappresentale \ e nel modo con cui è Irslltata 

la barba; il disegno ha piuttosto nn aspetto schematico; 

è anche singolare il difetto di disegno idlerno nel corpo 

nudo del vecchio paiderastes, se si contrapponga sA 

disegni dei corpi nelle figure esteme. Tullavia alle iine 

e alle allre è comune la disposizione convenzionale 

delle pieghe. Sembra che il pittore del vaso ^ séppui* 

non sì debba ammettere che vi abbian lavorato due 

mani - fosse più abile nella tecnica delle kkylhoi fiitte" 

rarie attiche che in quella dei vasi a figure nere o rosse. 

11 disegno del Vaso di C!oliade è da ripof tardi a 

un di presso tra l'Olimpiade dO* 6 106' (180-380 a. d.), 

forse anche un po' più tardi , in nessun caso ad un 

tempo anteriore. 

Eé Hbtdikavk 



ERCOLE DI BRONZO TROVATO NELLA MACEDONIA 

(Man. delllnst. wl. X m. XXXYIII) 

Le fotografie esposte sulla tantlaXiXVlII del Mono^ 
menti rappresentano un bellissimo bronzo di Ercole in 
grandezza piuttosto insolita (alto 6B cenlim.), il quale fu 



^ Parimente p, e. sella tazsa ^ e In àlcmie pittme vascolAti 
a fignre rosse deUo stile severo ed elevato: Mon. ddCInft. I 25 (tassa 
di Sosia); 54 e 55 (vaso di Creso); Vili, 15 (vaso viennese d'Egìsto) 
e 41 (tatza di Duris); Moti, 1856 tav. 11 (vaeru di Pityos); Monaco 
376 (anfora di Borea); e a. 



KBCOU PI BRONZO TEOYATO MBLIA MACBDONU 291 

oelNovambro dell'uDO 1867 trovato arandosi ud campo 
dei villaggip di Lekaut distanlo e. 40 miglia inglesi 
dalla città macedonica di Monastir. Si sa, che io quelle 
contrade anticamente esisteva la città di Heraólea Lyn* 
cealis fondata dal re Amiota, avo di Atessaodro Magno, 
e rilevo da due iscrizioni votive scoperte dal Heaiey 
{Mwiim de Macédoine p. 329. 341), che Ercole vi 
aveva un callo sotto il nome peraltro sconosciuto dì 
^EpcatX^ MÉ7((rT0(« li sig. Galvert, che era in quel tempo 
consolo brilaooico a Monastir, ebbe roocasione di far 
fare le fotografie, onde le nostre sono state riprodotte, e 
ci ha per T intervento del sig. Perry gentilmente com* 
municate notizie circostanziale solle prime vicende della 
statuetta, che da Monastir si trasporti^ a Costantinopoli. 

Il bronzo non è rimasto senza lesioni. Manca una 
parte degli attributi ed al fianco d. c'è un buco. Il braccia 
d. era rollo e quindi fu accommodato, né vorrei, senza 
aver esaminato roriginalCf predisare, se questo braccio 
sia slato correttamente riallaccato. In ogni caso per6 
è certo che l'eroe resse nella mano d. la solila sua 
arma, la clava, la quale anzi nella classe dei bronzi 
si può dire attribulo obbligatorio di Ercole. La pedo 
leonina gli pende dal braccio s., nella mano s. si è 
conservata una parte dell'arco e io ^zio vuoto^ che 
vi si vede sotto il dito mediOf originariamente era 
forse occupalo da una o due freccio. Cinta la lesta 
d'un grosso cerchio Ercole si avanza con lungo passo 
maneggianda le armi e pronto a combaliere. 

11 carattere del potente eroe ò bene spiegato 
dall'artisla. Lo vediamo dotato di statura robusta sì^ 
ma non troppo pesante; le membra sono convenienti 
a chi sia celere, spedito e nello stesso tempo non si stan* 
chi mai dal combattere. La testa poi è dì forma molto 
noòile tanto nelle fattezze quanto nella oapellatura. U 



293 0H€Ofifi 01 BRONZÒ ^rROVA'TO NBLLJL* MAGfiDOmÀ^ 

volte'-eftprtttìeAWi solo energia rnfléssiblleV mà^ ptiré 
altre q sai ila degnissime del gran 'figlio "di Gtove, cioè 
fFrle^lligeoza e bootà. 'Guardando it prdfilb ogntìnd 
co6<$ederà ch« Vi ii odal^i {ostano i eontra«isegm ^llfibnrt! 
genèraliBehte èttaàcuoVa di Lislppoj Perallro mi pare; 
che' h fesla olfria belf ao'aTftgia con quelle ehfe 'slìmweì 
le piiT' nobllr fra Itìle le testé erculee cinservéleci 
neirarie slaluaria: qMlla delia datura ^Albani '(Clàraè 
ph 8DI b n. 2M7 a) ^ l'altea del lAà^BU Gfìiaratnbmi 
tClarac |>L SM n. 9NNI8). Bi^éébme però ì)m' U« esistòfiti 
pabblìèa^ìoni e^tle, tmtàsclo'dl eMrare bei meriti 
di'SlfiSaia'tatialogiai:.^^ ; 

^ ' Secóndo l'Opinione' tfel Prléderlcte (Ktasteine il- 
p. 448) il tipo greco dr Ercole C'olia clava alzala- e 
ooirarro proleso è-^disrivaio rfalle rapt)resei>tanze del- 
TErtole T4rit>r * -benchè^^ te medaglie, Sulle quali fi 
Friedericli*^ si fiondò |)articolArinénle,4ìon appartengano, 
coflie egtr oncdetle, alfa «Illa di Tiro, ma a'CHio tri 
Cipro; uè rimonlihoad e^ootlpìii anlìfa deffabno 48# 
(Vdgtté Reìf. ntmi^rt^.^ASM^'p: 964 sgg.), resta però 
tnoiM [lìróbabtlo, che fi tìpo^ia dVigìne asiatica. Nella 
serie dei bronzi ra'Riguranti colai tipo i^imasé finora una 
grande lacuna, fc vero, che ogiii 'museo abbonda di 
piccoli bronzi che ritraggono Eircole giovane corie sue 
armi'ln alliUidioé più o meno posata, ma tutti questi 
inMuÉientini) almeno- quanti io né concfscós sono stati 
fdlli' n^iPépoca romi»f^ é trovati in Italia o nelle prò* 
vincie occidentali dei!* Ittlpero, In sómma sono da 
rtWoersi privi d'intercise artifidlOo.ripetendoìi medesimo 
cKMicetio 41i maoièra volgane. Pfesoindeo^o^ da i^st il 
tipo 'non si eonobbe «he per il bronzo del sig. Opp<Bp^ 
mann> il qual cimelio deli-arte arcaica greca esiste 
orai^nel< museo del Loovre e meriterebbe una riprodu- 
zione < ben> diversa dalia lìtogf^a pubbiicbta'^al tio^ 



BBCOLB DI BRONZO TROVATO NBLLA MACEDONIA 2|98' 

normaDt^ Rappresenta Ercole imberbe (?) in movimento 
mollo vivace; l'^r4)d fa; irmpaiss^ si sforza 

a protendere l'arco e vibra la clava fino dietro la testa. 
Ora it uuovof bronza S!ippUs€a io maniera, assai ,lettce 
air iDdicata^ Ueuoa fra la sta4iiet(a arcjadca p quelle altre 
romane. Le forme ne sono grandiose e bene sviluppate, 
ra7[»oa« vera 16 sentita. !Non ritrae uè il genuino azzuf- 
la^re d^jl Vt^ priQìUiva Qè la noiosa peuUnella rcNòàiKa^ 
ma uu pelile eroe, la cuiforzafa V impressione di non 
aSatioarsì nel vincere 6' la cui energia vien retta da 
prudenza esenno.-r- , , 

Il g\qrnȓe. inglese t'Mademy n. 853; p^ 21 S r^ca 
la breve iioli^ia che il museo del Louvre abbia ad 
i^l^Ql^j fatto acquisto d'uQ Ercole di bronzQ doratp, il 
quaje.quaotuaque piccolo d mancante del braccio ;S. 
sia uno diui. più beUi campioni dell'arte di Usippo. 
^ebbe molto jnìere^^nte di poterlo confrontarci con 
quello io discorso.. Chiudo dunque questi brevi cenni 
indirizzando ai signori espositori dei giornali ari^faeoto- 
gici francesi .la pregbj^ra.di voler rendere di pobblica 
ragione i due importanli bronzi del Louvre, r quali 
offriranoo. tulli i mezzi per istudiare lo sviluppo d^lo 
da!l;arte.'greca.:ad. un tipo asiatico. 

A, KUJBGMANN 



*\. 



* Les Antiques à Vewposition rélrospeclive Paris 1866 p. 7. Mi 
dispiace cl^ non aver potuto esaminarne ana delie fotografie mandate 
in dono dairantico possessore ad alcuni archeologi; vd. BuUelL 18CI7 
p. 65. 



204 



VASES PAISATHÉNAIQUBS 



{M(m. de rinst. toI. X pL XLVII, XLVH «, 6, e, d, 
.te, f, g, pi. XLVIII, XLVIII a, h, e, d, e, f, g, h) 

RieD de plus conntt que les fétes auxqaelles à 
Alhènes on doonait le Dom de PaDatbéoées (n^vo^vaca). 
Ges fètes étaienl célébrées tous les ans pendant l'été, 
au moÌ9 d'Hécatombéoo ; la troislème année de cfaaqne 
oiympiade, on lear donnaìt plus de pompe et de solem- 
nilé, et alofs elles portaient le nom de grandes Pana- 
Ifaénées (Jlava^ifp^ata [xsrféckx). A celte occasion, on avait 
inslitué des jeux de toute espèce, exercices gymnastN 
ques, conrses à pied, à cheval, en chars, concours de 
musique. Les vainqueurs recevaient des eouronnes de 
feuilles d'olivier ' et des amphores de terre peintes 
de diverses conleurs, Srfpj naiinoinika, d'après les ex- 
pressions de Pindaro ', pleines de Tfanile qu'avaient 
fournie les oliviers saerés nommés [xaphu 

L*amphore panalhénaìque est souvent mentlonnée 
par les écrìvains anciens. Cest cotte memo amphore 
qui figure constammenl, avec la chouette, sur les tètra- 
drachmes atbèniens du nouveau style. Parmi les lypes 
des monnaies de bronzo, on voit la table des jeux avec 
les prix, une couronne et Toiseau d'Athéné; au dessous 



s Nem. X 88-36, ed. Boeddu 

. • • . dStìai yt fiiv a/x|3oXa$av 

«y TfX€Ta7( Slf 'Adayatwy yiy o/A<paì 

xufÀaaav yaia ti xat/Si/cra irv^l xapfrò^ sXai'a; 

tjjLoXiv *Hp«; tÒv svdvopa Xaòv fv àyy iuv fpxteriy irafiffOu/XofC- 

Le schoHaste (ad v. 67) dit: 

«y )reiroixiA/;A«voi( àyygioi^m 



8ièg08 d0 iQarbre, lro^vis à Aibèo^s^ et ^videmmeo^ 
d^i|éf 91ÌX. ^g0iiathè((et q^0i présidaiept aux j6ux daa^ 
|as^Pa^a(héaéQS, soql 4écorés sur bs cdlés d^ basrelùs^ 
qui. repréft^Qlepi ^iQd t^b|e chargée ^1^ ^pur()na«9^ i3t 
ppirlap^ we ampbore ayec une braoeba d'oli vjer, à còlè 
i)q dcs arbres sacrés e( au dessous une palpae; les 
^upiports de ces si^jgqs sont oraés par devant de cbouet- 
tesV Sur un vase peiot de la seconde collecljoq de 
Hawii^n» soal représerilés deux jeupes luiteurs nus; 
p centro pn voit Tamphore panathénaique avec soo 
couyercto •. 

Il a élé plusìeurs ibis queslion dans ces Annales 
des amphores panalhénaì'ques et des jeux célébrés dans 
fiv fètos eo Tbooneur d'Albéné Polias \ Il est donc 
parftitengenl inutile d'^nlrer dans de jgjrands délajls au 
sujel dp ce^ fèles s 

Ud Qonbre assez considérabie d'amphores panathé- 
Qaiques est parvenu jusqu'à qous; la pluparl soni Qrnées 
de peialures d'un style ancien, (.'ooil est dessiné de 
faco d^Qs I9S SgMres d'Albéné, représentée de profiL 
Toules ces ampbores apparli^nnent au cloquième siede 

1 BejUé Monmies ì^AMms, p. 398. 

2 Stuart and B«?ett Àntìq, of Aihens, t. Ili eh. 8, p. 19. — 
Cf. Mlchaelis Parthmon^ p. 29. 

> Tiaelibein, t. IV pi. XLVI, ed. de florance, 1 IV pi. XXIX, 
ed. 4^ Pl»i«. ^ et Kc»iifla QynmaUk ^nd AgonMk dfr Ht^enef^ 
pi. X, n. 28. 

* Voy. m alitele de Gerhard, Ann. t. Il, 1830, p. 209-224, 
Vasi panatenai€i\ nn aiticle d'Ambrosch, Ann. t. Y, 1838, p. 64*^, 
O9f0iy(VBk(mi ii^iiómo fH gfmchi gmmd r^ppnserUati ipi rovesci delle 
anfore panaienaiche; ni> article de Welcker, Ann. t. XXIX, 1857, 
p. 197-211, Anfora panatenaica. 

' Voy. sartoQt Mearsius Panathenaea^ oh aont rassemblés les 
prineipanz passages relatife à eette fdte. — Cf. H. A. MtUle^ PanO' 
thenaica^ Bonn 1887. 



" f " 

290 TASBS PANATHliNAlQUtd 

avant notre ère; Ces sorles de vasès, qae Tón rep- 
contro dans toules ies grandes collectiófts, [iortenl là 
simple iDScriptioD TON AGENEGEN AOI^ON (rov 
odevsdEV aSXov avec les^ voyelles brèves, poor xw 
'Ad^yiid&v 0(dXa»v). La plaparl ont élé Iroavées dàns Ies 
nécropoles de Tllalie et particalièremenl daos letlom*- 
beaux élrasques, car c'esl surlout depuis ies memora- 
bles découvertes de Vulci que le nombre de ces sortes 
d'amphores s'esl considérablemeqt acero dans Ies col- 
leelioDS. D'aulres d'une epoque plus recente porleol 
des notns d'archonies éponymes d'Alhènes; ces noms 
assignent à ces produìls de l'art céramique des dates 
précises, Ies noms qui s'y trouvenl iracés élant lous 
connus. 

li est cnrieux de rapprocber Ies peintures des 
amphores panalhénaiqaes des lypes mónélaires d'Alhè^ 
nes. Sur Ies plus anciens lélradrachmes, f òerl est de 
face dans la tèté de Paìiàs vne du profil ^; plus tard, 
on trouve Toeil de profil dans le lype ancien, arasi 
que dans Ies imìlalions des monnaìes d'Alhènes, Taites 
en Orienl *. Nécessairemeul ces imitalions des lélra- 
drachmes alhénieos ont été - failes poslérieuremeqt a 
rexpédition de Xerxès, quand Ies relatioos des Grecs 
et particuHèrement des Athéniens avec Ies peuples 
soumis à la dominalion du Grand Roi devinreot fré- 
quenles. On est porte à admeltre que Ies létradrachmes 
de i'ancien lype sur lesquels on observe ce changement 
dans le dessin de l'oeU remontent à peu près à l'epo- 
que de Périclès. 

Atbéné est ordinairement placée entro deux co- 
lonoes. Ces colonnes sont surmonlées de coqs, oiseaux 



* Benlé, Monnaies d^Athènss^ p. 35. 
2 Beale, L. di. p. 41, 43 et soir. 



nSfiS PA^ATHÉÀAlQtJSé 29? 

sytfibòiiqiKs qui fonVatlusion ^'là lutlè.Lès coqs sotat 
reóQpIacés quelquefoÌB par'dès cbMeltes, des panthères, 
des béfiers, des Vases sans anses (xdfdbc), des Yictoirés, 
des slatnéUes repfésenta^ts la dées86 Athéoé elle-mème, 
OH Triptolème dans 6on char, el enlin du groupe d'an 
Grec qui terrasse noe AmazoDe \ 

Les grandes ampbores panalhénalques, d après 
Gerhard *, ont 62 à 66 ceotimètres de hanteur, les 
pétiteà el Ie6 moyennes de 21 à 84 ceotìoìètres. Ces 
mésures, indìqaées par Tillaslre archéologae, soot par- 
failemeot d'aocord avec ce qbe f afi pa observer moì- 
Ddème. Leis grandes ampbores (a/i^opsl;) seules portent 
rìnscrìplfon TON A0ENE0EN A0I.ON. Celle in- 
scrìption esl une marque qui fail connattre que ces 
ampbores étaienl données par raulorité publique, et c'est 
poùr celle raison qu'au qualrième siede avanlnolre ère, 
OD volt le nom de l'archonle figurer d'un cdlé le long 
d'une des colon nes qui encadrent la déesse et de Tàutre 
cóle rinscriplion ordìnaire TON A0ENE0EN A0I.ON 
ou TUN A0HNH0EN A0AÌ1N. Les pèliles ampbores 
{Auufopiitoc, àiJLfop(97iot) sans inscrìplioos, élaient don- 
néeSf comme prix, pour des exercices d^une Imporlance 
sécondaire, ou peut-èlre comme prix de seconde classe. 
On esl porle h croire que dans cbaque espèce de jeu, 
le vainqueur recetait une aropbore porlani au revers 
la représeolalion du genre de jeu dans lequel il avail 
remporlé la vicioire. Ainsi sur les ampbores, sur les- 
quelles esl inserii le nom de rarcboule Pylbodélos, od 
volt au revers de Tuoe (pi. XLYllI e, q.^" 2) le pugilat, 



^ Un fragment de vaso récemment trouYé à Athènes ittontre ce 
groape. — Cf. sur les colounes surmontées d'auimaax ou d'autrev 
figares L. Ross Ann. t XIII, 1S41, p. 25 et saiv. et arcìu Aufsàtze, 
erste Sammiurìg^ pi. XIV, Leipzig 1855. 

? Ann. t li, UJO, ]'. 211. 



1 



998 TASS8 ?knAT9t»AÌ(ÌVW 

m revers 4e U Mcooda (pU SUVIU 4, Ot'' 3) te oowse 
arnéo* Sor les Mtj^es wr lesqvellw od IU 1» jqpiq 
de l'arc)iQAl9 Kiicétés^ on voU m revers do Tuoe 
(pi. XLVm /• «, 15) i» IpUe, »a revor» de r*uJrfi 
Opi. XLYUI A n. 6) la course. O'après upe kigcrliKiQQ 
albéoienne dont la dal9 précj39 oa paut p99 Aire di^ler^ 
Buoée^ OD dppreid quo les valaquenrs d»ns \t» jeux 
oélébrós «.ui^ fòtjes das P»aatbéflées« rapevaient de 6 ^ 
IM am(àara$ pJewes d'JMiiJ^ \ Or doU eoleodre 9mì 
doolQ par là x^iw l«s vaioqueors recevaiept de 6 à 140 
me«ur«$ 4'buHe; mh le prìx bonorìfiqua oe devaU 
eoQMsler qp'eo . une couronne et noe seule emph^re 
de terre peiRle, On peot «roìre qoe eet usage de dé^ 
cerner un prix ayant «ne cerlaioe valeur n'a p43 exìslé 
à Tofigine des Paoalbénées. Toulefoìis^ ì( coavieol 
d'ajouler que dè8 le (emps de Solon, il est quesUoOi 
dw3 les graoda jeux de la Grece, 000 de sioH^les cou- 
roooes, nais de prix en argenl acoordés aux vainqueur^r 
Lea avlewjrs ao^iess qui parleot de ces prìx doneenl 
méme à eoleodre que Soies iairodvwii 4aa réfArnes; 
aiosi il Gxait à 500 dracbmes le pm de^Uné w% veip* 



i Oett» iweriftioii a éìé pabliée daa» VE^tAffl^ cif%. 1899 
p. 187 n. 186; Bangabé Àntiquités hdUnique^ t. II p. 167; elle a éU 
très bien expliqoée par Sanppe dans un programme de lITniTersité 
de Gcttingne, 1858; ef. Otto Jahn Besehreibun^ der Vssiiumnmluni 
in der PinakoOuh mu MOncken, p. GC eit CU; Boeokh Slaaiskn4A^Uwf 
der Aihenery 1 1 p. 61 et 800, BerUv 1851. — Boeckh et Otto Jahn font 
observer qne la ralenr da prìx dècerne aax yainqaears ne consistalt 
pM dans ramphon A» terre, maie dai» Hioile tiirée dea oline» 
eacrés. Bs jonissaient dn droit de libre ezportation, comme le dit 
expreasément le Schpliaste de Pindaro {ad Nem, X 64): Oùx lern 

8* i^aytayiò «Xai'oD if 'AStjvwK, fT/xi} toTj vika^o*!. — Cf. BoOcUl l. dL Ot 

BrOndsted Mimoire nar Us vases pamtì^énaìques^ p. 21, Paris 1883. 
Ce méinoire ayait pam anparayant dans les DransadiansofthifRottàl 
Soàeiy of LUeraturey t. Il p. 102-135. 



TASIB PANAlSAHAAiniS 2M 

qiMm daB8 ios jmx oiympiques el à |00 dradhmes 
celai des vainqaeors daos les jeax teUmiiqoes K 

Il edt bien difflcile, d'après ce qoe dll Gerhard *, 
de se rendre compie d'une manière exacte de 1i^ oa- 
pacité des amphores qii soni parvonues jusqu'à nous. 
Toaterois, Brdndsted ' a troufVó la mème capaoité poar 
le vase Bargon el ponr une des amphores da Frince 
de Qaniao. 

Sur les amphores les plus aoeiennes, qui ne por- 
toni qae rinscriplion TON A0ENeeEN AeU>N, la 
déesse proteetiloe d*Alliènes est représentée d'ano taille 
moins grande quo sor les amphores qal portoni des 
noms d^arohontes. 

Le célèbre vase Borgon est la plus ancienne de 
toates le^ amphores panalhénaiqaes qui soient par? enues 
jusqu'à nous^ « Son épaissear, dit€h. Lenermant*, sa 
forme lourde et ramassée, la rudesse de la peinture qui 
le dècere, Tabsenoe de oe vernls fin qui n'apparait 
qu'aax approches des belles époqoes de Tart, lont 
conoourt à prender que ce momimenl, s'il ne remonle 
pas jusqu'k l'àge de Pisislrale, a élé au moins exécuté 
avant la guerre des Perses (1^0 ans av. J. G.) »• Sa 
hauteur est ée 0,<I1. L'Athéné n'a qu'uQ pea plus 
de 2i cealifflètres de haulenr. 

Voici les mesures de quelques flgures d'A^h^ 
sdr des amphores appartenant teutes aa cinquième 
siècie as'anl J. G. el sur lesquelles (a déesse est toamée 
à gauche: 



*■ FMMch. Monti. ^ Diogen. Lafttt. I 55. 

* Ann, t n, isae, p. 212. 

* L. cit. p. 92. 

^ MUliDgen, Andmi unedlM monumenis^ pi. I, II 0I HI. 
» Iktme areh. i848 p. 235 — Cf. thmptes^endus de l*AeadimU 
ées huer, et MIes iettree tSSS p. }f9. 



0;94. .B^isèiM fitt bpuelier, ud ^eg^AL -* C/^mi 
des médaillesà Paris/ 

* .ù,\%9. Épteòme du j^aclier^ noe jaiobe* - Alusée 
du» Louvre* • . 

0,33* Épifièoia, Pég^se. - Idem.. 

4,34. Mftflieépisèaie. - Idem. 

HM' Èpt^km, Ito d^wphjo. -.Id§iQ.. 

0,30. Épisème. Irois feuiiles d'ache. -. Idem. 

0,33. Épia^me, Pégasow - Vasép BriU^oìqoe. 
Voy^ Catal; of nases in British Mu9fium, d.:87Ò. . 

ft,32. Meme épisème. -Idem. Voy. Calo/, b. 671. 

0.,35. Épisème, uo serpeoL-ldem. Voy. C^a^D.572. 

0,31. Épisème, une roue, avec Tin^pUoQ EV- 
<WI.ETO^ KAtO^. ~ Idem. Voy. Colli/, d. 573 - 
Cf* Gerhard etru^k. und kampoA. Vase9Ù^Hdfr dei K. 
Museums ^v Berlin^ pi. A n. 5 el 6- 

0,34 Vase du géuéral Kolier atU Musée de Berlio. 
L'épisème du bauclier a élé repeinl; oo croil y avoir 
relrouvé des Iraces du Gorgooium. — Gerhard floUike 
Bildioerke pi. V el Berlin s ant. Bildwerkè, a. &44. 
. 0>29. Épisème, cerf devoré par une panlhère. - 
llusée de Leide. Yoy. Monumenti inediti dell' In^t. qrch. 
1. 1 pi. XXI, la. .— Cf. G. Leemaos Asi^ifMi4/oer»iwies 
in Mus. ant. Lugduno-Batam inscript, gr.et lat. p. 24, 
bMjé. Batav. 1842. 

. Les figures. d'Alhén^ daus oos plaoches, où soni 
dessiuées de la grandear originale les peinlures avec 
noms d archonles, ont de 38 à 51 cenlimèlres de liaul \ 



i La figaro d*àthéné, sur le rase !• |to ancien d« «ette espèce, 
celai qai porte le nom de Tarchonte Poljiéloe, est li^ plus petite, 0,38 
(pi. XLVII). — Qerhard a réani an grand nombre d'aTophores pana- 
thénaignes xbns les- MimwmnH inecUH^ 1. 1 pL XXI et XXII et dans 
9p& (ifrufk. una kampan. VasenbUder^ pi. A et K On troaye dans cee 
qnatre plaoches ano grande vané^ de xepfésentations d'Athéné .et /de 



VAdSS PANATHtKAlQUGS SOI 

't Od^ dit cjue les dnophores peintes/t^oÙTéed eii 
tulle et dans d'aulres contrées o& s'étaienl élabUes des 
ooionies grecques élaient des imitetions des vasds pi^ 
naIhéoaTques, doonés en prix à Alhènes. Sans revenir 
snr'celte queslioa el sur tes diseussìond qui ont oocupé 
teS'Sjivant$, lors de^ déeoaverles de Voici ^ on petit, je 
cnois, sottletiìp hardimettl TbpiDiòn cdnlraire et regardér 
coittqiede^vAriUbles vas6« de fobrique alhénienne, tdot^s 
les aBìphòres, grand es et pelites, troavées eir div^rseÉ 
localités, en Italie V en.Sie1te^ eb Grece S et jusquì'eh 



r«v«K8 «ehitifii au Jéni; ^-^ Ob ne cdnnail qn'tiie sesie amfftDn 
d^ttie {m>{Kirli^ Ineolite (baiit 0;68) offnntdeot fon la figure d*Athé^ 
Bé aveo rinseriptioii ro> aSfvs^s»- et^Xov, tletn fbb repélée: o^est 
Tamphore qo» Ton eoìwiflòre corame une doublé mesare. Man, inaUd 
t TI pi. IX et X. ^ N^el Dee Veigen VÈlrvrió el lès Órusques 
|A« y.: ^^ Ihtmt boti d*Avertir qaè da revers evtìèremeat tefkit.^ 
Tepeffttfftl n^ a de poBitiTeffient antique qae la pi^rtie antérieare dee 
qaaire chevaiu. — Voy. Heorì de Longpérier,» Gal- de la coUecHon 
de M. N:Des Vetgertn. 99, Paria 13d7. — Gerhard {Ann:t li p. 211, 
ttl et -23d) oite qnelqoee rare» ex«nples de sajets panathénalqnee 
peibts ior dee «alpia on hydrien à trois an«ee. — I<e Scholiaete de Fin» 
dare. {€kL Nem, X, 64) parie anesi d^ydriee, en oitant CaUimaqoe. 

' BrOiKkted Mémoire sur io vases panalhénaiques, Ptoìi .183& -«• 
Milfingea on Ihe iaU discowtiet in Etruria (1880 et 1884) dana le 
seoond T^lnme dee 7\ran$aetìom of (he Eoyal Sociely.of LUerahart^ «-^ 
SmcMi BìM. 1832 p. 91 et «niv. -^ E. 0. MQiler Oonvrneni. soc. re^ 
seierU. 6<m. t Vti, Clasf. kiit. p. Ili et «uiv. et on eitnàt dana le 
AiU.4882 p. 98 et snir. *- F.G. Wekker J^hein Mupsum 1888 
p. dai et anìY. •-*' Kaoni Bochette Journal dee Sawmts^ F.éyiw et 
MaA I83& p. 122 et la*). — Qerhaxd dane plaaienn endioits da 
BtdMm 4t austont dane eoa Rapporia tvleerUe. •*- On pant roir on 
résumé de catte polémiqne dMisr/n/rQe2i4c^'on da premier rvolaipe de 
VÉHU dee. tnonuments eéramographiques, 

... 2. Daas k coUection du Prince de Caom, il y avait dix a»- 
phores panatbénalqnes entiòres et plus de TÌngt ea piòces. Voy. iCtt-> 
jetim élrusque du Prince de Canina p. 48 -^ cf. le Rapporto vcioenle 
de Gsriiaid, dane le toipe III, 1881, dee Annalei, 

' Otto Jahn Seschreibung der Vasensammlung in der PinaìuHhsk 
Bu imn^ien,.xì. 767 et p. XXXin. 

^ Voici les reDseignements recneillÌB an aqjet dea amphoces y«c 



802 VASBS PANàTBiMAl^UBS 

Crimée ^ On « Mt de nouveliM obaervaliQos sur le 
oommerce et le irMflporl dee vaeee d 'ergile dans iet 
lempe eDcieos. On ooMail des vates perlaot les sigDa* 
Ittres des fabrìcaDte Nieoslhènea et Taléìdé», lrouvé$ eo 
Stelle et eo Élrarie \ d aulres sigDés par Épjctète, Uiìès 
des tombeaux étrusques et de ceux de Kertch ^ Dee 
deux vases qoe je publie ici avec le ootn de rarchoote 
Nicétés, l'ali (pi. ILVII i) vieet des fotiilieè de GapoM, 
Taulre (pi. XLVU e) a été trouvé daos la régenoe de 
Trtpoii) l'aDcienne Gyréntfque. 



■tttMnalquftì trouTées ea cli?era endrolts àt ìà Grece. -^ Indépen* 
«ÉdUtieiit du mae Bmgon, iroiiTé an 1%Ì$ à Athèaet, on doli filate 
iMBtioii id d*aie petite amphore (haui 0^) aatofois dana la cclk* 
leetìon Hetiy, à AiiTere, tendae eo 1846 {GaL de im^ n. 839). On 
y foit Athéné debont à gaaehe, eotxe deax colonnet d*otdte dod^ne^ 
aariMiito de eo^a Sur k boaelier le ITd^èle. B«t. Tioìb eoa* 
lefan. -— Catte amphoce a été faroavée daaa lee entiiieiie d'Atdàèaas. — 
Voy. BvU. 1880 p. 193 et BvU. 1882 p. 170. -* Gerhard {B\M. 1880 
pk 129, aote, et BidL 1881 p. 217) a^ait indiqué SaiAos eomme lieti 
de la dtfeottTerte et mol (BuXL 1881 p. 96) figine^ d'apiés dee r«^ 
eeignemeats ineiactiu — Qt BuU. d$ corretp. hMMqm Man 1877| 
p. 178». •««- M. BhoiuopoaloB (B^ 1864 p. 41) indiqtie des fìagiueiite 
de troie ao^tora tronvés aa oécamiqae à AtiìÒDei>aTee des inscrtptions: 

rm »^v¥il^i¥ «dXwv, ftdn>«)^<v et r]oy a^rvrdtv c»dA«v. •— C£ ButttHti 

de óortttp. hMniq^ Man 1877 p. 175 et gutt. — • M. PerraDO^ 
(Arch, Zéihmg 1864, Àmeìget p. 284) déctit nae petite aa^ylieie 
paaatbénalqtie troarée à Égìne (haat. 0,19) à figtu<é8 roages (9) «t 
portante rinscriptioB deax foie tépétée: AtfrokAf? ««Xo^. <— J*ai 
déerit [hnk ar4^ 8ept. 1870 p. IbO et ArOi. Mkm^ 1870 p. 5^ 
«fte pelile amphoiie (baai 0.42) atyle dn dnqnièine siècle at. J* 0. 
Itontée à Oamiiros daos lìle de fihodes. On j veit Athéné toitiée A 
gHik)hei "ffoim lee deux colenaes sarmoDtées de vases ^««Sbi) et aa 
reven nn éphèbe qui se livre à dee exercÌMe d'éqilìtatioB.L*a9eoot]kàté 
in lei «pèt^tatears apphradlssent et devaat eoe ert tracie riOBcription: 
KAA02 TOI KVaiSTBI TOI (xàHg r« Ku|34<rfi! vù}. 

^ Otte Jaha l (At p. XXVIII. 

s BeùUé de phiMc^ t. Il p. 484 et 698. — Ct Albert Dnmoal 
MMuru cérmniqms de la Gr^ propre p. 12 et 13, Parìe 1874. 

s Otto Jahn /. dt, p. XXVIII note 116. — Gf. mee Étudee 
si0t i$i aoiet-peinlf p% 18L 



fui dit uft ttìòt deS pnétetìdués idiilàlhyM ()«i 
attrairat été fàites, durtodt e» Fùlie, de» véfiiables v&siM 
pafiarthéaalqaes dislrìbnés aux fèles annaeHés qit6 Tod 
eélébraitàAlhèbes. Celle opfnioo inep&raìt ioMulenable. 
J'ajouiefai qne si ie vase Bargon esl ie sedi et liDiqoe 
de sòn espèceS ced tióot à sa grande andeotaété^ PéN 
SOt)tt« 6e conteste Son orìgine aibénieode. O^si Vm 
(nocive pea d'amphores pabatliénafqaes à Alhènes, ott 
dàAS leS énvìrons, on doìl aftrìbder cMi k té qoe toUlr 
lesGrecS ed generai élaiebt addili a concòHrir acix «t«^ 
ciMs e( aiix Jeat dans les Panathénées^. Eés vàiòéfiiébHi 
ettpdrtaleht dàns letir patrie TeS vaséS qolls aVat«At ra« 
f tts eomtite récòDdirehSe. Et d'aitlieurs n'esi'^il pas perdils 
de tttAt^ que par Cdtirtóisié les agonollètéìi ddùDrMad^ 
ent soavent les pilx aufL Qrecs étrangers à i'AMiqiié? 

ti est vrai que d'aprfeìt le témoignage des atoietiM 
ancìens et d^après quelques inscfiptfons, ott efildbrtM, 
ailfeurs qii*à Alhènes, des fèles panalbénbfqties; éiablies 
à TiinHalion de eelles de l'Alliqué. Aiosi do icàfiitì 
gfec òlle par Atbénée ^ parie des Panathénées iMtttiiéM 
à Magnèsie du Méabdre pàf Tbémisloele, lorsqtie tè 
eéllbre generai atbénién vìnt se réfugier k la totit én 
Grand Róì. Il est encore qnesttoo de Panathénéed célé« 
bréps à TéoS^ et à Iliunk novntt V Ouanl à la ftiimi^ 

i Yoy. Gerhard Ann. t. Il, 1830, p. 214. 

2 On ne connait en efTet que ttè^ p^n àe taséa dò ócftfo espèce; 
je me contente d^en citer ici seolement trots, etftoil': le Jngtiàent de 
Paris pnbllé par Gerhard, Vasenbildèr pi. LXt; h combat de Théeée 
et dn itinotatire publlé par M. Ronlez, Chai^e de vasés pàfUs du Musée 
de Uide^ pi. ^; Ics nocca d^Hercnle et d*Hébé, Cat. Durand, n. 9SK 
el Areh, Xeitung. I8tf6, pi. CCIX. 

' yo:^. Amb^oflch Anii, t. Y, 18Sà, p. 60 ^ t!f. Boe<ft!h Ami, 
t I, 1829, p. 159 et BuXL 1832 p. 96. 

^ Possls ap, Athen. IH p. 583 D et B. 

* Boeckh Corpus inscr. Gr. n. 3073. 

« Idem ibid. n. 2810 ^ t II p. 1112 et n. 8598. 8001. 8680. 



904 YASBS FAHìTHÉNA!QUK9 

• « 

iMtìque, ok VoD reacoolra le& ooiQs.d' uà grand nombre 
de fèt«Sf.je De c^Doais q^unes^ub moanaie de bronzo, 
fr^ppée à Syo&ada de Phrygie, du leéps d'AdrìeD, sur 
laquelle m Hi: /)^/^PIANIA nANA0HN/VA \ Enfia 
dans la fj^meose pompe de Ptolémée PhiMelphef il est 
dil quony porta seize amphores panalhéoàiqQes d'ar^ 
geni '. C'éiaienl là évidemmenl des imitations en metal 
des ajnpbpres panalbénaiquea d argile. Mais la renommée 
de la polerie alhénienoe élail Irès grande el.on Irouve 
daps les auteuni ancien» les. expressìon» tm^i^ dmw 
et ÀTXA^ ^^ipn^ '.Prélfeadqe» oojuaie G. Krainer \ qm 
to\iB lès vases peinU onl élé fabriqués à Alhèhes, n'adm^l- 
Ire aucuoe fabyrique locale, ^oe serail aller Irop lo^jn^ 
Maisje croia qu'il n'esl pas trop témèraire de dire qse 
le connieroe enlre Alhènes et les villes grecques de 
l'balie» deJa Sicile el des iles a élé.trè^ actif, mème à 
line époqne fori anoienne \ 

., Bken des vasas peinl3 onl élé restaurés dans Tanti^ 
q^tié. Ce qoi prouve qu'on àUaebajl da prix à ces 
soctes .da potories. On a dea eiiemples de ce9 restaiir 
rations.dans loutes les grandes colleelioDs\ Les deux 
amphores perfanl Le nom de Pylhodélos(pI.XLVIÌ«el 
pi. XLVII b) offrent des Iraces de reslauralions faitea 
dans Tantiquilé. Je citerai ici un curieux passage de 

. * Ifionnet t IV p. 367 IL 983. 

« Athea. V, p- 199 D,. 

» ,Atlien.lI p. 484 F et I p. 28 C. 
/ . ^ Ueb^ dm Styl und die Herkunft der bemallen griechUchm 
Tf^n^efàs^B&vMn 1837 ^ 

B Yoy. ce qu*a dit M. Albert Dumoiit sur le commerce des vases 
de terre^ dime Viuitiqaité, PeirUures céramiqties de la Grece propre 
p. 14 et soiv. 

^ Yoj. Samuel BircK Bistory of anàerU poUery p. lod, 2*»« ed. 
Lond. 1873. — Cf. Gerhard VasenbUdet' pi. CXLV. — Cai, Ihirand 
u, 819 .et Col étnaque ». 134. , 



YASBS PAKATHÉNAlQUES 805 

DfOQ Chrysostpme ', dans lequel Toraleur compare ie 
sort de ses écrìls à la poterle brisée de Ténédos: 
2;J6^o^; o5v nocpccTc%ffiftov mnpviafftv ol ktioi Xóyot r^ 
TfCip&pxù T4J Tev£9^9' %od yàp ixer^sv noe; [liv ò notpanXiw 

Plutarque ' parie des poterieè qùe Ton fabriqnait à 
TéDédoe,«t Weleker* sigoale od vase IroQvé dans celle tle« 

Daos la pompe des Paoathénées on portai! toiis 
lesr ans ud volte (mTcXpg) qui élaìt destine à èlre offerì 
à Atbéné Polias^ la dée^e protéctrice de la cUé. Sur 
ce péplus élaient brodés des sujets mylhologìqnes et 
les auteurs ancieos oons apprennent qu'on y figarait 
la gigantomachie, c'est à dire la défaite des géants par 
les dieux de Tolympe ^. La célèbre statue de Minerve 
ooDservée au Husée de Dresde * est revètue par dessos 
la luBique lalaire d'un péplus qui dèscend presque 
j«squ'aux pieds. Sor ce péplus on remarqoe une bande 
enrMiie de sujets brodÀ qui se rapportent au combat 
des dieux contro les géants. Mais, sur la plupart des 
amphores panathénaìques^ Atbéné n'a pas de péplus. 
Gotte remarque a déjà été fatte par Gerhard * et H. Mi* 



^ Orai. XLn, i n p. 187 ed. Beìske. 

s De viUmdo aere oMenù t. IX p. 291 ed. Belake. 
^ s Rhfin. Mtueum 1848 p. 485. 

* Schol ad Fiat Bempubl. p. 895 ed. Bekker. — SchoL ad £a- 
fipid.' ffecub. 466. — SchoL ad Anstophan. Equil. 566. — Schol. ad 
Arirtid. t. ni p. 828 ed. DindorC -r Svàà. v. Hf^Xo;. — Gf. Otto 
Jahn, De onL Minervae simtdacris atUds^ p. 12 (Bonn 1866) et VÈiU 
des monum, oiramogr. tip. 17. 

' Becker Àugusteum I pL IX. — Clacac Musée de sctdpture 
pL 460 n. 855. — X. 0. HtUler et V^ieselex AnL Denkmaler t I 
pL X, n. ^. 

« Ani. BOdwerke^ Prodrcm p. 128, 124 et note 61. — Cf.H. A. 
MtUler, PanaUmaioa^ p. 69. 

Annali 1877 20 



^.^ 



a06 YASBS FANATHtVAlQUBS 

cbaSlis ^ coiifirm6 eette observaUon, eo ajouUBl qae^ 
daoe la slatue de Dresde aossi bìeo què sur les va^, 
|e péplus est plaldt la tuniqae ixfTciif). Oa pourraU 
doirc croire, et celle idée noQS asl 8i2^;g^epar M^ 
Cb. NewtOQ, que la variété dee ornemeats 4aD8 le 
véUMoenl de la déeeee mr les ampliores, faH allBSiea 
aux broderies plus ou moins ricbes du péptos, offerì 
chaqùe aouée à Albéné. 

Od se rappelera en celle oecàsioD un pasnge de 
Servine qui f en faisàot alluston au péphis quo les femmes 
Iroyenoes vont offrir àAlhéné ^ parlo desfétes athé- 
uienDeS et dil': Ptphumque ferehant. Peplum pròprie 
est palla pietà femine^, Minervae ctm^eerata^ ut Plàutus: 
a Nunquam ad civitatem venio nisi cu» iafertwr p^ 
pluim ». Hodie tannèn multi abutuMur hbe nomine. 

Je n'iusìsterai pas ici sur Tabsencedu péplus dans 
la plupart des l^epréseolalioos d'Alhéoé sur les' ami^O'^ 
ree panalbénalques ; car celle absence o'èsl peulr^re 
qu apparente, le vètemenl de dessus, plus court quo 
ia tUDique, ne pourrait-tt^ pas ótre eràsidéré cornine 
le péplus? 

Maioteoaol si hoùs examinòns la numtsmaifque 
d'Alhènes, il y a lieu de se demandar à quelle épò- 
que a eu lieu le changemeot de lype. L'hisloire est 
muclte à cel égard et oo eu est réduit aux conjeclures. 
Eckhel ^ pejisait que l'ou ponvail piacer le nouveau 
lype au temps de Périclèsi après la dedicato du Parlhé- 
non, qui eut lieu Tan 138 av. J. C. olymp. tlXXV, 3, 
sous larchonlal de Théodoros, comme nous Tapprenons 



^ ParOienon p. 257. 
^ Homer IKàd. 2S, 67 èqq. 
> Ad Yirg. Aen. I 480. 
* Do(^ num. II p. 210. 



VÌ9198 PANiXJUlNAlQUEB 807 

■ * ■ . * . • 

de Pl^oèhiirei Cile par l« Scholiasle d'Arìstophane \ 
Beulé * itidiqae. oomme date probablè TaoDée de la 
mori d'AleuQdre (323 av. J. G.) et le comtaieiiceméDt 
dela.gaerre Lamiaque. Màis ne penl-on pas peoser 
k iiDe autre dale» k raonée 838, olymp. GX, 3, un siècle 
après la dédicace dn Partbénon, alors que les Athé-* 
Dieos se préparaieol à réunir leurs fòrces pour combattre 
Philippe de Macódoioe, guerre, comoie od sait, qui 
aboutit à la bataille de Ghérouée'? 

Si celle hypolhèse sètuble probable el admissible, 
OH (4)lieotpeulrèlreQD autre TÀsultal, dans l*ét»de que 
naus faisoQS ici des amphores paDathéoaiqués. Od u'a 
pas d'amphores de lau 338, olymp. GX, 3, aroboòte 
épooyme Cbarondas. Mais o'est-il pas sìngulier et digne 
de remarque que dès Tao 336, olymp. GXl, l,sou8 
IV^bonte Pylbiodélo^, deux ans après la bataille de 
GhjàrpDée, le typerOl la pose de la déesse cbaogeDt? 
A,u lìeu d'ètre iovruée vers la ^aucèe, dous \òyoD8 
Alhéqé se noutrer daas le seus oppose. Ne peut-on 
pas croire quele cbaogemeut dans la pose de la déessé 
sur les vases d0 pnx, colfocide avec l'inlroduclioD da 
Douveap type Aiooétaire? Qooiqu'il eti ctoit, cotte eoiD- 
cideoce est siDgiilijère« 

Les amphores qq^doms jusiqu'à ce jour ae fovr^ 
oifiiseDt que oeuf ooms d'ardidotes athéDieas, depàis 
l.ao 367 av. J. G, jusqu'à Faa 313 av. J. G. Par con- 
séq^ueqt. ces neuf doois loiàbeot dans une periodo de 



* Ad Poe. 603. — Cf. ìi. 0. MfÒIer Jh Phidiae vite ttoperUm^ 
iJ^'SSet 86. 

^ Jfonn. d^Atfièmt p. 98 et buìy. 

^ C'était Topiiiion da Bue de Liiy&es et de Oh.. LenennasDA» 
Mais 068 deuz sayantg'n'ont rìen ^crit sar-ee sajet. Yoy.Fr. Lenor- 
mant, la Minerve du Pòrthénon^ daos la Gaiette des beaux-arts Noy. 
1860 p. 280 et dans le tirage à part p. 42. 



/ 



V 



308 TASK PAMATHiNAlQUSS 

cinquanta cinq ans, un peo plus d'un demi^ècle. 
Ch. Lenormant * en parlant de l'amphore sur laquelle 
66t insorit le aem de Cé()hÌ8odoro8 (pi. XLYIl ^) faìt re- 
marqaer que ce nom d'archonte fournit un préeieux ren- 
eeignement chronologique, mais de plus que la présence 
de ce nom au nomiiiaUf ìndiqne que Tarchonte épionyme 
présidait aux PanaOiénées et dislrìbuait les prìx. 
Je passe à la descrìpUon dee planches. 

PI. XLVII. 

IIoXv^iqXo^ òf^fwà, olymp. GUI, 2, an. 367 av. 7. C. 

Athéné debout vibrant la lance et se couvrant de 
son grand bouclier argien est tournée à gauche, comme 
dans les plus ancienoes peinlnres qui décorent les vases 
panalhéoalques. La déesse est casqnée, vètue d'une 
doublé tunique à manches courtes, à moins qn'on ne 
prenne pour un péplus le vètement de dessiis, et armée 
de l'ègide sans le Gorgonium et dont les écailles et 
les serpents ràppellent le slyle ancien. L'éplsème du 
bouclier est un grand astro rayonnant. La noblesse du 
profil, Patlitude donnée à là déesse, la sobriété dans 
les ornements, tout annonce une bonne epoque de Kart. 
L'oeil dessiné de profii conflrme cotte appréciation. 
Les coionnes d'ordre dorìquo qui encadreot la figure 
d'Atbéné sont surmontées de rimage de Trìptolème, 
tenant dans la maio droito des épis, et assis dans un 
ehar ailé, traine par des dragoos. Getto représentation 
de Trìptolème annonce une epoque relalivement recente. 
On y reconnait le dessin empioyé dans les vases à 
peinlures rouges sur fond noir, où la roideur disparait 
pour donner place à une plus grande liberlé dans les 
moQvements et les attitudes. A gauche, devant la déesse, 

1 f^wm areh. 1^48 p. 8S7. 



TASIS PAMATHÉH&lQDBB 309 

onllR TOM AGBNEOEN AOAON, à droite: POAV- 
XHAOZ APXflN (noXu^Xo; àf)xan>).Ces iDSCrìpUoDS 
soni Iracées eo ligoe parallèle sax colooaes, comme 
sor les anolenoes amphores. 

Od remarqaera qoe daas l'iBscrlpIioD ordinuce 
Tw aSntdiy t&kn^ od a coDservé les voyellw brèves, 
tandis qoe les voy«tl« longDes H et fi, iDlrodailes 
par Siniooide, mot employées dau la socoade inscrìp- 
Uea HoXvf^ijXs; ópx?"'. Les ioscrìptioos d& l'AtUque, 
poslérìenres à rarchootal d'Eaclìde (olymp. XCIV^ 2, 
ao 103 av. J. G.) ofFrent très sonveDl dee exemples de 
t'empiei simaltaDé dee letlres \oag 
brèves, aiosi que la namìsmaliqoe 

Aa revers ■ de celle amphore soi 
jeuDes lullenrs, à droite vn troisièn 
DO, lenaot ddc pahoe, à gauche ai 
et drapé teitant égalemeDt noe palm 
e, 0. 1). 

Haot. 0,61. 

Celle amphore Iroavée à Teokii 
cbira ou Araiooé, dans la régeoce i 
servée aa Hasée BrìUuiDiqae *. 



* Yof. Cbnpiw-nndw de tAcadémie du tntaript. et Mtef Uitret 
1868 p. 184. ^- Duo de LnynM Revtu numùmatiqtie 1848 p. 7. 

* Toh* In rarere (pL XLVni «. f. g. h) tont lédnito i li moiUd 
da U gnndear originai*. 

' Cat. of tatti in BriHA Mutevm n. 113. — Dennù Tramao- 
tioni of tìielL Soàtty of Littratun, 2 Ser. t. EC part. I, p. 167 n. 1. — 
CmI gtie« à TobligeuiM de H. Ch. Newton, rdadnent ooDMTTftteni 
dn HniM BrìtanDÌqae qne nona Kvona obtena It brenr do pnblier 
dau leB MonumtnU inidiU de tlmtUtU mvhéologique tona lee Tuea 
pNuthdnftlqaea aree noma d'arcbootea, conaaTTée à Londies, unti <iae 
lea troia «MphoiM pi. XLVIII ho.it 



310 T1B88' PAMiinlNArQetB 

Deax fragmeólB d'amphórwlroOréc àAHiènteel. 
doDt je donne lei des tralques^ exMts de \x grandetir 
originale, doonent le nom de^OtjuuoToiAite: Sur le prò* 
takr, OD lil en'iéttres'sBpeqHwérà et en cotonnÌB ver- 
\m\eiytKVtfiiv): OEMIETOK..... A gsóthevo sperai 
le débró d'uoe des coloDBoa «tttrelraqnelled est plùée 
d'ordlsaire ithéoé; i dtxttte ite nssld de.pebiure qui 
doli iodiquer l'exlrétnll^ de te 1aBÌ(^-diiiiit èst vfitw 
la dóefise. /' -, - ■ ■ ■■■:-;■ ' 



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YASES PANATHÌNAIQUBS 



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811 

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Le secoDd fraginèhl doojie les'qualre lellres OEMI.... 
èo lignè parallele 3tl^ cqIooDe.lt reste à edtè à gauche 
des tracés de la còtònne èl à droilo un débri$ de 
vélemeot.., ' 



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Od De renootatrfe le noti de ^^urtaìùSs qoe guar- 
ire fois dan^ la Usto dès àrckontes d'Alhèìes. Le Thé- 
mislocle doni il s'agit ioi oe peat ^e ni le célèbre 
Tbémiisloele, archonte en Tao 198 av. J* G. dymp. 
LXXI, i et eD Tao 188 m i8i; olymp. UKIV, 8 
oa i \ oi rsirchonlé de la seeonde année de la CCiX^ 
olympiade, an 58 de l'ère chrétieDDe *. 

* Dionys. Halicam. Ani. ronu VI 34. — Thucyd. I 93. 

> Albert Dunont Essai sur la chronologie des archontes oM- 
nièns postérieurs à la CXIII*^ olympiade et sur la successim 4es ma- 
gistrats éjMriqws, p. 65, Paris 18)0. 



9\i,_ TASBS PANATHilTiltìUn 

eoi l'ar^hoale Thémistoele qal eotra 
ew. 1 av. J. C. olymp. CVIII, 2'. 

■a i]ue sur le premier fragmeot les 
lelU ) OD colonne verticale et dans la 

second 8ar nne tigne parallèle à la colonne. Cefali est 
curìeux à conslater, car il est à presumer qua les 
deni fragmeots se rapportent Tuo et l'anlre aa mème 
personnage, à l'archonle de la seconde annév de la 
CVI1I*~ olympìafte. Ce serait dooc vero cetle époqae 
que l'oD auraìl hésilé à adopter la aouvelle maoiire 
d'inserire les iascriplions sur les amphores panatbé- 
naiqnes, en abaodoonanl l'ancien asage de Ih ligae 
parallèle ^ la colonne pour employer la dìsposilioo eo 
forme de colonne (xievqSsv). 

PI. XLVII a 
TlvBóJbìyo; apxav, olymp. CXI, 1, an 336 av. ). C. 
Alhéné debout tournée à droile, se couvrant de 
son bouclier daas la pose ordintJre. Le Gorgoniom 

entouré de serpents est flxe sur la poitriae, sans qo'oo 
aper^oive l'ègide. Sa doublé tunique ò. manches courtes 
est serrée par une ceinlure enrichie de feuilles d'olivìer. 
Sur ses épaules flotte le péplus en forme d'ailes peo- 
daoles, itupvyta ^iziaktità, de l'Athéné Itonienne, figu- 
rèe, sor quetqties rarefi moaMÌe& de brooi», frappées 
à Alhènes *. L'oell est destine de profll. 

, Toales les ant^ihoree que.nous publlens ìci, à par- 
tir, de-la CXL>"'.olyii)piaJe à l'an I de la CXYl'» in- 
cl«siyeiQe/tI, donneot la mèms altttude et le mteie co- 
stame. On. a changé le type- de la déessequi reg&rde 

1 V07. ^40. de oarresp. heUéniqw, Aviil et Mai 18TT p. 314 
et iDÌv. et pi. X D. 1 et 2. — Cmpla-rtndus de l'AcadimU dti 
itucripl. et bdUs Wfrw 1877 p. 163.— Revue arch. iaia 1877 p.881. 

' Bealj ìlormaiet d^Alhènet p. 886. 



TASBS PANiTBiNAlQVSS 31 S 

9 

à droile^ Uodis qae dao^ les .aocieooos pejnlui^es^ «lU 
est coDSlammeat tournée à . gauche. La laoce passe 
derrièrQ la téle et coaime elle est tenue par la maio 
droìte, celte dispositiou cause uu cerlaiu embarras 
qui gène l'artiste; aussi n'apergoil-o^ pas la ppiote de 
la lance qui devrait reparaitre au delà du. bouclier. 

A gaucb^ .est une colonne d'ordre iooique, au 
dessus de laquelie parait Athéné, casquée debout, vètue 
d'une doublé tunique sàns manches, tournée à dròile, 
tenant dans la maio droite une petite branche*, proba- 
bleident d^^^livìer, suf (aquelle .^t posée \^ chouette, 
et dans la gauche un inslrumeot qui nojus semble èire 
une anpre plutòt qa'un jsoc de eharnue òu une armature 
de tFophèe. A cóle de celle colonne, on lil de haul en has* 
(xi^vn^év): rvOÒAHAOZ: APXXIN. A droite une. 
aulre colonne d'ordre ionique,:au dessus de laquelie. 
est place Trìplolèn^e, assis dans un char ailé; jun ser- 
pent peinl en blaac est à cóle du char,. pour iodiquer . 
l'altelage de dragons. Devant Triptolème on voit des 
épis. Derrìère le char s'élève une toufTe d'une Torme 
assez confuse et ^en parlie effacée qui me semble.èlre. 
une gerbe d'épis. Derrìère la colonne est Iracée de haut 
ce bas (xwvjjoòv) rinscrìption ordinaire: TON A0Et • 
NEGEN A0AON. 

Le nom de Tarchonle que nous lisons sur celte 
amphore est celui de Uvioènkog qui exer^asa magistra- 
ture la pri^mière anoée de la GXP"''' olympiade, 33$ ans 
avanl noire ère, lannée où pérìt Philippe li, roi de 
Macédoioe. Ce nom écrit Uv^óiioyLos dans loules les 
lisles, doit se lire, d'après une observalion de Boeckh \ 



t Vrkunden ùber das Seewesen des Àtlisehen StaaUs^ Berlio 1840, 
p. 19, 191, 22&, 439. — Cf. SimtshaushaUung der ÀOurwr t. II 
p. 317, 2*»e ed. Berlin 185Ì. 



•' . 



314 VASES PANATHÉNArqUSS 

llv36inkàg. Les inscrìpUoDS cilées par le célèbre épìgra- 
phrste sont daccord, pour la forme da Dom; avec 
Tamphore de Cervetri, décrile lei et avec celle repro- 
daile dabs la planche suivante/ XLYII b. 

Au revers est représenlée la Itilte de deux ptrgiles; 
à dròìte paratila Victoire/reconDaissablb à ses graodes 
aìles; la dées^e 9Sl couronnée de laurler et vètcìe ^'uDe 
tÙDÌqae talaire él d'un pépitis; elle tient de la maio 
droile noe palme; k gauche no troisièinei pugile regarde 
le groupe des^deux combaltaQts et tiepl, à ce qu'il 
parai», un 8lrigììe"(voy. pi. XtVlli e.h. t). 

Haui; 6,77. 

Les vasés paDàihénaTques de cette espèce ^nt les 
dernières imitatiqos dù ^tyle, aucieo à O^urés ooires 
sdr food claif, faifes, la plupàrt du temps, par des 
artistes d'QU taleut mediocre. Rien ne rèssemble feQÒins 
dabs CCS dessius au'caractère grave et sevère des vases 
dn cinquième siede avaut nolre ère. II n'y a plus 
d^arl; ce soni des pbjets de fabrique. Màis le respèct 
pòur d'anciens lypès et d'anciens usages avait fait cod- 
server, jusque dans les deruiers lemps de TautoDomie 
d'Atbènes, les 6gures ooires rehaussées de blaoc sur 
fond jaune *. ' * 

PI. XLVII b. 

nv5é^\og ?px^v, olymp. CXI, 1, an 336 av. J. C. 

Athéoé debbul tournée à droite, les pieds serrés 
Tuo coDlre t'aulre et vètue d'une doublé tuoique avec 
le petit péplus en forme d'ailes et le Gorgonium, vibro 
la lance de la main droite et porle au bras gauche le 
bouclier argieo. Une ceinture eorichie d'oroemente 



* Of. ce qae dlt Gerhard dans ses ani, Bltdwerkéj, Prodrcm. p. 119 
et dans lee AtmaUi t. II, ]830,p. 218. 



V^8 PAHATMNàlillTES 315 

oA<ttìtéM8èi*rb fa faille. La posfò de la déesse èst total 
à fait archaiqiYe, m^fs' lee tignes intérieares qui desst- 
Debt tefi'plìis^'dèS'vAteflìeols, annonceDt un art avance; 
l-i»l!c:eis(i dessìné* de pirofir. 

A gauche ^''utaé toldnDed'ordre ionrique au som- 
iii«t d» lifiaéHè «$t liepréseuté Triplorèioie assìs dans 
ttft «bSii^ aflé; Irtitté pAi«>d6ux dragoos. Le héros, vu 
4^ ftòe, est jeube, la lète ^eiute d'une couronne foroiée 
jj^MèUeÌBleèl. 'd'épid. Il iieét aussi des épìs de la mam 
droile. De chaqiie^dlé dii cbar, U y a des geirbes de- 
blé. Le long de la colonne on Ut en leltres dfsposées en 
Wtón tiè-{ìtì<?*j«(}v> j TO. . . AeENEOEN A€K OH {sic). 
ttì IdtAbda, éans le m«t a9X&v, n-a pas la forme ancienne 
1^;' d'est 6n lambda ordlhaire mais còuché. 
'-• A'drotlé ube àdtre' cMbnM . d'ordre loniqoe est 
surmontée d'une Victoìre ailée, vélue d'uite doublé 
tunique sans manches; leiiabt de' la main droite une 
petite ^rfa&cbe, pFÒbablemienl d'oH^èri è¥<)e la gauche 
une àFfmature' de^ trophée^ en sforine' de droìx, bomme 
1* VititÒfre'Bg^réé éu ré^ers deS slatères d'or d'Alexan- 
dre: :A -éétè de^ lii éblonne est i'insferipliòn^ 



* i 



PV0OAHAOZ NPXEN (sic) 

'«■*•■• # ^^. F 

jLes l^tlFe& soni diaposées en colooue vertiMle 
coi&lÉe dans rinscrtpl4on précédente. - - 

Le yerbe ^/s, S/^x^v,' à' la Iroìsième personoe de 
riisparfaitv renirplace le litre a^x^v* ^U^ .forme; se 
rencontré dans quetques inseriplions de TAttique et 
nbtailQmént sur le monament choragique de Lysicrale, 
où se liV le nom d'Événèle, archonle éponyme de Tan.ì,. 
oiyoÉpradé GXI, 38S ans avant nolre ère ^ Seulement 

* Boeckh -Gorpus {nset\ Gr. n. 22i, Evaifero^ vpx'» "^ ^ tiowTe 
dVÀtM ttetaple» dans les iiiscrìplioiitf de TAttiqtte, par ezempld: 
Boeckh l, ciL n. 226 d, Add. t II p. 909, ^^o)rpépì^ ip^ty iAfiap. 



816 VA8B8 PAHATHtflIAlQiaS 

dans riDscrìption de Tamphore (pi. XLVII b) le peinti^ 
s'esl trompé; il a mis uà N pour m H. 

Sur les deux amphores que dou9 veooos de décrire 
la lète de la déesse se troupe eogagée dans lea orne* 
ments de la bordure supérieure du v^fe. 

Au revers soni repn^otée qnatre éphèbes qqs el 
casqués qui courent de droite à gauche; ils sont armés 
de baucliers argieus; }e8 épìsèmes de oes boucliers soni 
un astre rayauiqiitfi la lettre A, un serpenl el enoore^ 
uà astre. Voy. pU; XLVIII, ^, n. 3. 

Haut. 0,77. 

Lps dwx/^Di^i^res qui portent le.non de Pylho- 
délos ont élé Ironvées à Gervetri, Tancirane Caere, et 
sont conservées au Musée Brìlaonique. A Tupe eomine 
à Taiulre oo remdrque d^ reelauralions faUes.dans 
Tantiquilé^ 

PI. XLVH e. 

NcxpKp^s apx^Vji olymp. GKI, l« an 333 av. 1. CL 

Albéné debout à droUe dans ralUtude ordinaire, 
entro deux colonnee d'ordre dorique, aunnontées Tuno 
et 1 autre de flgures d'Alhéoé deboul et oasquée, ayant 



XCIX, 1, 384 ay. J. C. — Boeckh n. 222, Eù^uxftroi jpx*> o^p. 
GXm, 1, 828 «T. J. C. — BoeoUi b. 288, Kn^t^tód^^ot {px*^* djmp. 
CXIV, 2, 828 ET. J. C. — Boeckh n. 284, Na«ixfi«« vx<^ ^>^Ì¥I^ 
CXV, 1, 820 ar. J. C. — Boeckh n. 225 et 226, nu3o^aTo«^«», 
olymp. CXXVII, 2, 271 ar. J. C. — Nix/a . . g ipx^, olymp. CLXXXVIII, 
2, 27 av. J. 0. Voy. Eoamanondis, PkUistor t. Ili p. 589, AthèMtlSes^ 
GÌ Albert Domont Essai sur la chronologU des arduMes atìiénùnspa^-^ 
rieurs à la CIIll^^ dympiade p. 128, Paria 1870. — Enfln Platan^ne 
dans la YÌe de Périclès (cap. 5} nomme 'A^sZ/xavro; ip^s^t olymp. LXXV, 
4, 477 aT. J. C. 

^ Cmpt9s-rmiusd5VÀeadémUdesin»e^^ kttnt 1878 

p. 238 et 8QÌY. et 1875 p. 58 et boìt. — Cf. P. Bosa suBe scoparis 
areh, della città e pnwinda di Rama negU anni 1871-72, p. 108, Boma 
1878. T- L. Urlichs der Vasenmakr Brygos p. U programme piiblié 
à Wtnbourg en 1875. 



VASI8 panathéhaIqubs 817 

pour attrìbof iine branche d'olivier. Les cliairs de ces 
deox flgores soni noìres, soil que la couleor bianche 
alt disparu, soit que dans l'origine le peinlre ait oablié 
de l'appliquer. Il règne beancoup de négligence dans 
le dessin. 

A gauche on lit: APXfìN NIKOKPATHE 
à droite: TIIN AeHNH0EN AGAIIN. 

La téle d'Aihéné est engagée dans la bordure, 
commjB sur les deux amphores qui porient le nom de 
Pylhodélos. 

An revers (pi. XLVlIIe, n. I) on voìl Irois éphè- 
bes nus couranl dans la palestre de gauche à droile. 

Haul. 0,67. 

Cette amphore trouvée à Benghazi, lancienne Be- 
renice, dans la Gyrénaique est conservée au Musée Bri- 
tannique \ 

Arrìen * donne à cet archonle le nom de tftyKhrpcc- 
xog, ce qui est une erreur. Nicostrato est Tarchonte 
de Pan 295, olymp. GXXI, 2 \ 

PI. XLVII d. 

N(xi9Tì9? ipx^v, olymp. CXII, 1, an 332 av. J. C. 

Athéné dans la pose ordinaire à droite. entro deiix 
colonnes d'ordre dorìque surmontées de Yicloires ailées, 
Yues de face, la partie supérieore dn corps nue et tenant 
des deux mains des couronnes d'olivier. Ces Yictoires 
soni debout et posées sur des proues de vaisseau; deux 
yeux décoreul chaque proue. 



A Col. of vases in BritM Miueum n. 118. — Cfl Samuel Bireh 
andent poUery t II p. 174, planche da titre, Londl 1858 et 2*^6 
éditìon p. 430, Lond. 1878. — La eoolenr bUnefae ayant (fispani, le 
braa de la déeaae est couleor janne do food dans ForìgiiiaL 

2 Anab. U 11, 14. 

* DioBjB. HaUcam. de Bimrcho Judidwn 9. ^ 



818 VàaW PAÌIATBilf AlQUSS 

A gauche od IU: NIKHTHZ APXAN «t à dr^^te: 
TilN A0HNH0EN AGAilN, ÌDScri4>lioB« traoéos eo 
ietlres 8uperposóes {mavioìh). 

Bevers (pL XVfMl ^ n. S). Depx [itUeors; Vm 
des deux esl barbu. A gauche un Iroisìème atblète ìm^. 
herbe, qu el vu deiaoe; à droile un pédoUibe barbu, 
courooné de laurier oa d Olivier, drapé :dftDS 9011 man: 
leau et lenanl une coaronne d'olivier ci me p^lme. 

Haul. 0,88, 

Celle amphore Irouvée à Gapoue esl con^ervée ad 
Nusée Brilaonique \ 

Les Victoires navales représeatées iei wr lee co- 
lonoes foni aliusion au nom de Tarchoote Ncx^^m;. Il 
esl à croire que le pére ou no (k$ aocèlres de Nicétés 
avait commaodé la flolle alhórri^nne et remporté una 
vicloire navale, et en souvenir de celle vic^oire avait 
donne le nom de Nixivqg k sob QU ou petit-rfìjs: Mais 
rhisloire ne nous apprend rieo sur ce faiL -^ 

PI. XLVII e. 

N{X)9T)7^ opX^V' olymp. CHI, 1, an 332 av. J. C. 

Alhéoé dans la pose ordinaire, dehout à droile, 
enlre deux cotonnes d'ordre dorique surmODìlées de 
Yieloires ailées qui soni représentées volant au dessu» 
de proues de vaisseau, ornées de deux yeux. Les Victoi- 
res ont le mème costume que celles du vase précédent 
et liennent des deux oiaios des couronnes d'oliviens. 

A gauche on lil: [tou] AOHNHOBN AOAflN^: 
à droile: Alpxfav N{]KHTHE. Les lacunes dans les 
deux ìnscripUons soni faciles à suppléer. 

Quoique les peintures qui décorent les deux am- 
pkores porlant le som de Nicélés aient beaucoup de 

i BuU, 1872 p..88..-*r Uztìcbft i. dU 



rapporta, quant au style, il y a plus de négiìgence 
dans les détaik de la secoode; le profli de la déesse 
est idqoìds bleo dessiné, roeìl est presque de fa^e, soli 
par affeclatioo d archaisme, soit par suite de malad resse 
et d'iohabilité. 

Au rcvers (pi. XLVIII /, o. 6) od volt quatre 
éphèbes oos courant de gauche à droile. 

Haut. 0,80. 

Cette amphore qui appartieut à M; Feuardent a 
été trouvée dans la Cyréoaique. 

C'est par erreur què Diodore de Sìcile ^ donne à 
cet archonte le oom de Niynópurog et Arrien ' colui 
d'Avtxqro^. 

PI. XLVII f. 

Eii&uxpcTo^ &px<^y^j olymp. CXIII, 1, an 328 av J. C. 

Alhéné dans la pose ordinaire à droile, entro deux 
colonnes d'ordre ionique, surmonlées de slaluelles re* 
présentant Alhéné Nicéphore, debout, casquée et armée 
d'une lance. Les cbàirs soni noires. A gauche oo lit: 
APXriN EVOVKPITOZ, Quoique plusieufs leltres 
soient plus ou moins ^ffacées, la lecture du nom de 
FarchoDle est certaine. A droilé est TinsoripltOD or- 
dinaire XnN A0HNH0EN AOAttN. Les deux in* 
serì^lions se lisent de haut en bas (tuovìjÌgv). 

. Revers (pi. XLVill f, n. 7). Quatre éphèbes nus 
Qouranl de gauche à droile, là maia gauche levée. 

Haut. 0,79. 

Celle amphore trouvée à Teuchira est conservée 
àu Musèo Britannique '. 



• XYH 40. 

» Anàb. n 2'!, 12. 

> CkU. of vases in British Museum n. 117. — Dennis^ /. ciL 
p. 175 n. 6. — Cf. Comptos-rmdus de VAcadémie des inscripL eì beUes 
kttra 1868 p. 181. 



flt ,^' . » < i. 



320 VASE8 PÀNATHBNAlQCBS 

PI. XLVIII /, n. s; 
K ^Bytì^iag apx^'^9 olymp. CXIV, 1, an 324 av. J. C. 

Athéné dans la pose ordinaire tournée à drorte, 
eolre deux colonnes d'ordre doriqae, surmontées de 
staluetles représentanl des Vicloires aìlées qui tienDent 
des branches d'oIivier. A droìte od lit: MPHEIAZ 
APXXIN, à gauche: TUN A0HNH0EN A0AX1N. 

Revers. Deux jeunes lutleurs; à gauche un Iroi- 
sìème alhiète nu regardant à droite; à droite un pé* 
dotrìbe barbu, drapé dans son manteau et tenanl dans 
la main droite une palme. 

Haut. 0,61. 

On ne sait ce qu'est devenue cette àmphore qui 
n'est coonue que par un dessin fort reduft et très peu 
fidèle, publié dans le second voyage de Paul Lucas, 
I. II p. 108. ed. de Paris 1712. Je donne ici (pi. XLVIII / 
n. 8) un fac-sìmìle de ce dessin. D'après la gravure, il 
semble que le pied du vase manque. 

Rien de plus singulier que rbìstoire de cette àm- 
phore, au sujet de laquelle Gb. Lenormant ^ a relevé 
une suite d'erreurs, commises par les hommes les plus 
eminente de la science. 

On tronve dans le second volume du recueil de 
Muratori (p. DCXI, 1) Tinscriplion snivante: APAZIAZ 
APXnN TfìN A0HNHOEN AOAfìN, avec la men- 
tipn que cette inscriplion, tracée sur un vase d'argile 
qui est à Péra, lui a été adressée par Bimard de la 
Bastie qui l'avait recuc de Paul Lucas '. Boeckh ^ etf 

> Revue arch, 1848 p. 231 et soìt. 

2 Oa tirée des papiers de Paal Lacas. Voici le texte de cette 
note: Feroó in urna ftclili, ex Paulo Luca misit Ci. F. Joseph Bitnardus^ 
MonHs Sdeuci Baro. 

* Corpus insor. Gr. t. Il n. 8035. 



TASB8 PlXAUCÉHAlQilEB 821 

reproduisant ie lexte donne par MoralorK avec ta note 
qui l'accompagne, en a òonclu qoe le vase en qneslion 
avait été Irouvé à Gonslanlinople et a rangAfkiserìifiUon 
parmi celles de Byzance. 

Baoal Rochette en ÌS34S toni en retevanl les eN 
renrs qui se lisenl dané ces deax mentions e» contaiit 
d anlree; mais il fut le premier à faire connallre qòe 
rinscripUon pabliée par Muratori élail tracéè sur un 
Vaso Iroùvé dàns la hécròpole de Cyrène, qoe.ce vase 
appartenant ìk M. Lemaìre, consul de Francè à Tripoli, 
avait été publié dans le second vayage <Ie Paul Lucas 
d'où, selon la remarque de Cb. Lenormant, Bimard de: 
la Bastie lavait tire pour en commubiqiier les inscrip» 
tions à Muratori. En effet o'est à la p. ÌOS ed. de P^ 
rìs 1712 que se Irouve la gravure reproduite dans la 
pi. ILVUl / n. 8 et à la p. lU od Hi la narràtìòn de 
la découverte. Od y apprend que ce vase, comme ' le 
vase Buffon , était rempli de cendres lors de la dé- 
couverte. 

Eóflo Letronne *> aveo la prétention de relever les 
erreurs de Baoiil Bochètté, soutienl que le vase de Péra 
ne doit pas ètre assimilò à celili de Gyrène/que ce soni 
deui vases parfsutement disliocts. G'est Gh. Lenormanl 
qui, en ref ulani toules ces asserlions mài fondées^ a 
rétabli là véritable forme du nom de rarchonte qui 
doit se lire HrHZIAE, archonle de la première ànnée^ 
de la GXIV^"^ olympìade, 324 ans av. J. G. '. La plan^ 
cbe gravée de Paul Lucas ne permei aucun doule à 
cet égard \ 



< Ann. t. VI, 1884, p. 387. 
2 Betme areh. 1846 p. 879. 

< Diarie ite Sidle (XVII 113) le nonmit 'AynfTÌ»(. 

^ Yoy. Ch. Lenonnant Rwue arch. 1848 p. 288 et pi. 93 B. 
ÀNiiAU 1877 21 



322 TA&Wa PèWATrtNAtUPgS 

fi XLVH g. 

KriftMikipaf cfp/p^^ olymp. CIIV, 2, an 328 av. J. C. 
AlhéDé deboùl à droite, dans la pose ordinaire, eo* 
tre deux colon oes d ordre doriqae, surmonlées de sta- 
toelles de Victoires ailées et vèlaes, éteùdanl les deux 
bras, eomme si elles lenaieol des couronnea. Les chsdiiB 
soal leiDlès en ooir. 

A gauche on lil KH4>l£0ZinP0£ APXQN; à 
droite TAN A0HNH0EN AGAAN. 

Revers (pi. XLVIII g, o. 9). Troia éphèbes ous, 
armés de casques et de boacliers argiens couraut de 
gauche à droile. Les épisèmes des bouclìers scoi des 
aslres et peat-èlre la lettre A sur celili da milieu. 

Haut. 0,66. 

Gotte amphore trouvée ìi Beugliazi, rancienoe Bé* 
rénice, est cooservée au Mnsée da Louvre ^ 

Je place ce vaso à Tan 323» olymp. GXIV , 2^ l'auiiée 
de la mort d'Alexandre le Grand, a cause de lanalogie 
que Ton remarque entro les peintures qui le décorent 
et celles de l'ampbore d'Eulbycrilos, an 328, olymp. 
GXIII, 1. De plus des Victoires ailées se trouventau 
dessus des colònnes dans le vase d'Hégésias et dans 
colui de Géphisodoros. On trouve le nom de K'ìsftaó- 
icàpoq. comme archonte, Tan 346, olympJ GII!, 3 'et 
aussi l'an 8S8, olymp. GV, 3. Ce dernier arcbonle est 
nommé Kt^ipeoróSor^ par quelques auteurs *. Mais ces 

^ Ch. Lenormant Reme arch. 1848, p. 230 et sniv. et pL 93i — - 
Je m^empreese de remeroier ici les eonserrateun, M. M. Bavaiseon, 
Henzej et Héron de ViUefosse qui, aree la plus grande obligeance, 
m*ont fonrni lei moyens d*aToir des calqnes fidèles des amphores 
panathénalqnes coDseryées an Mnsée dn Lonyre. 

« Diodor. SicnL XV 76. 

> Diodor, SicoL XVI 6. — Dionys. Halicarn. de Dinarcho 



VASB8 PANàTHÉMAlQUBS 823 

déux dales se rapproeheot Irop de l'epoque où nous 
trouvoDS Polyzélos, archonte de Tao 867,olymp. CHI, 2, 
dont l'amphore (pi. XLVII) noos otfre uq toul autre 
lype. La déesse est toarnée a gauche el od y Iroave 
des reminiscences proooncées de ['ancien slyle. lei elle 
est tournée a droite et du premier coup d'oeil, on 
s'aper^^oit que cette figure renlre dans la sèrie des 
péintures de Tépoque macédopienne. L'archoote Géphi- 
sodoròs de Fan 323, olymp. GXIV, 2, est dono le ma- 
gistrat qui a laissé son nom sur cette amphore. Colte 
derhière date, commè Ta fait observerCh. Lenormant \ 
est incoQtèslable. 

PI. XLVIII 

"Apx^tnnos apX^^» olymp. CXIV, 4, an 321 av. J. C. 

Athéfié debout à droite, dans la pose ordioaire, 
entro deux colonoes d'ordre dorique, surmontées de 
Tictoires ailées et vètues, tetìant Tune et Tautre un 
altribut qui sembte ètre un aplustre. Los chairs sont 
Doìres ^. 

A gauche on lit: APXinnOE APXfiN; à droite: 
TX2N A0HNH0EN AGAfìN. 

Revers (pi. XLVIll g, n. 10). Au milieu un disco- 
bolo entièrement nu, vu presque de face, à gauche un 
pédotribe barbu, enveloppé dans son manteau; il est 
couronné d Olivier et lient une palme; à droite un jeune 
athiète nu. 

Haut: 0,67. 

Cette amphore trouvée à Beoghasi est cooservée 
aa Musèo du Louvre. 



\ 
\ 



1 Reoue areh. 1848 p. 235. 

*^ La colonne et la Yictoire de droite sont en partie engagées 
dans le boaclier de la dtose. 



S24 YA8^ ?iHAn*IIAÌ(|qBS 

Je piace cette amphore à Viu ^21, olyoip. CXIV, L 
Toatefois oq peat hésiler, oar il se poùrraif qae celle 
aoiphore eul été donnée eo prix, aux PaoatliéBées, troia 
ans plus lard, Tati 318, olynp. GXV, 3 où le taènM 
iDagislrai on ud perdonoage homonyaie fot àrchonte \ 

K. XLVHI a. 

Qiéjfotat^ &PXW, olymp. GIVI, i, ao 313 av. J.G. 

AlhéDé deboul à droile dans la pose ordinaire, 
eotre deux colonnes d'ordre dorique. Sur celle de gait» 
che est placée une statuette d'Alhéné casquée Bt vètue 
d'une doublé tuuique. L'attrìbut que la déesse lieul 
dans la maio droite nous semble ètre ud gouvernail. 
Les chairs, c*est à dire le visage et le bras droit aiosi 
que 1 attribat sont peinls en blaoc* Les pieds sont-ooirs. 
A coté de cette coloooe on lil: TQN AGHNHeEN 
AGAfiN. Sur la colonne de droite, on voil une sta^ 
tuette entièremenl drapée dont le sexe est difficile à 
déterminer. Lépaule droite est nue; les chairs sont 
noires. Celle statuette porte sur la main ganche une 
petite Vicloire peinte en blanc. Le long de cette colonne 
on Ut: ©EO0PAZTOE APXIIN. 

ttevers (pi. XLVIII g, n. 11). Deux jeunés atblètes 
bus, la tòte ceinte d'une couronne d Olivier et tenant Tuo 
et l'aulre une palme. L'un dessiné de profil court de 
droite à gauche, tournanl le dos à soo compagnoo. 
Le second vu presque de face tient, outre une longue 
palme, une pelile branche d'olivier, placée dans sa 
main gauche. A droile deux personnages barbus^ cou* 
ronnés d'olivier. Le premier vèlu d'un ampie manteau 
s'appuie sur un balon; le second vèlu d'une lunique 
courte et d'un manteau et cbaussé de brodequins s'éloi- 

i Diodor. Sicol. XyiII 58. 



YASIS pàhathìkaIqubs 325 

gné des antres persoonageg, loul ea retoorDant la tètéi. 
Il porte poar altribat une grande Irooipette^X'iio som- 
bie èlre .aD pédakribe, Tautre un héraut. 
JETaiiU 0J6. 

Gotte amphore tronvée à Beoghazi eA coosorvée 
au Masée da Lonvre. 

J'attribue lampbore (pi. XLYIII a) à Théopbrasto, 
rarcboDle de Taa 913, oLymp. GXVI, I, à caoae da 
slyle des peiotares et sartoot à caase des Toyelles lon- 
gttoe.H et fìj employéeB daos Vìoacrìptioo TAN A6H« 
NH0EN AeAfiN^Al'an 3M avaatoolre ère, olymp, 
ex, 1, noas trouvoDS dans la Uste des arcbootes an 
autre Théophraste ^ Qaatre aos après en 836; olymp. 
GXi, 1^ flQus rareboBte Pyttiodélos (pK ILVila et^i) Ics 
YO^litti brèves soqt : eocore od osage^ poun iDdìqaer 
les prU dDD0(M4aiia les Panalhénée^^ TON A0^N& 
QI^N AQAON, tandis qaa l'oo trouve déjà les rayellos 
Ifogitos dass rrascjriplio&^.quir donoe le oom de rarchoD* 
le, PVeOAHAOE APXaN, 

La lète de la dèesse snr jes troia ampbores. da 
Louvre se, troaye .eoc^^ daaa les diéieor^tioos de la 
bardare ^ 



1 Diodox. Bieul. XYI 77. *- Dionyi. BOfearn. de Dinareko ju- 

dicium 9. 

2 Dans la coUed^on de Lnynét, aa Cabinet des médaiUesi elìsie 
un fragment d*aniphore, sur leqnel on voit la déesse à droite, dans 
1^ coetnme de VAtbéié Itónleniìe. Le long'de la eolonne à droite 
est traédé en letties snperposéee jxtoyTiBw) nnscriptioiD ordiiìaira: 'rON 
A0HNHOKN A0ADN. La fteconde eolonné manqne^ ainsi qne le nom 
de Tarchonte, d tontefois il j en aVait un. Aa leyeis est Hgmée la 
connè armée; il n*en rèste qii*tui seni conrenr. — On ne conoait pia 
Teodroit òù a été tronvé ce fragmeot qui certainement sppartient à 
irne amphore panathénatqne de la fin dn qitatrième siòcle avant notre 
ère, de Tépoqne d'Alexandie. 

Dans le BuUetin de correspondance helUniqiie^ Mais 1877, p. 175^ 



/ 



380 VASIS PAKàTHÉHàIdirB8 

J'ajoiile ici troìs piancbes daos lesqvelles j'ai Mt 
dessmer Inois aoi|^Hires panalhénaiqoes; ces troÌ8 atBfdio^ 
res cooservées aii Mbsée Britaooìqoe de portenl pas de 
noms darchoDles, mais elles offreiil dds partìeularilés 
qui méiiteol d'Mre étudiées. 

TK XLVIII 6. 

Albéoé deboul à gawke dibs la pose ordioaire^ 
avee Tégide entoorée de serpetits. L'épisteie da bouciìej 
est un grand astre rayonBaul. Autoor il y a quélques 
lelirea gravées à la pointe, enira lés uyotis PIS ek' 
plus bas YHY. 

De ehaque eAté de la déessé est uoe colooiie 
d'srére dsrique^ suitOMiée de rima^ de Trìplolème 
(MaDl des épis, dam un ch«r ^ìlé, atleié de dragoos. 
A gauche, 00 lil, ies'Iettres disposées eo colonne 
(w^yudiJv): TON AOENEOEN : AQAON; à Arèite: 
KITTOE EPOiHZEN. Qnoiqn'iine fracture ait faM 
disparaUre la partie supériéure de li première feltro 
dn nom, la leolure me paratt iéeonlestsible \ 

est décrit tm fragment troaV^ à Athònes qui paralt appaitenir à' 
une epoque plus ancienne, puisque la déesse est tournée à fatcbe. 

Un autre fragment sur lequel est figurée Àthéné, tournée à 
droite, a été trouvé à TAcropole yers 1871. Dans ce fragment Tatti- 
tude de la déesse lappelle tout à &ìt les figures de Tépoque macé- 
deaieDAe. Giice à VoìÉSif^ncB da ÌL Albert Pumoitt, je possedè un 
bon dessin de ce fragment. 

Enfio je troure dans le Btdkim de comspQndamkA kéUénique 
(iknil et Mai 1877, p. 261) la desosiptioo d*ua Ifagment d^am^liore 
détouTert, il y a quelquea années, dans les i^daffions de Thòtel 
d^Athènes, me du stade. Sor cotte amplieie qui appartient' à H. Ka^ 
ligM, on Toit Atbéné touxnée à gaucèe^ entro les deux colonnes, sur- 
montéos de ooqs. Sur le boud&sr est peiùte en bUbo une-ootaronne 
de fenillage. A cdté d*ane des oolonnes on Ixt en ligne parallèle; 
TON AGENEOEN A0l'O[v. Le style dea peinturos n^est 
pas très bon. 

* Le nom de Ktacró; est connn. Demostken. Orai, XXXIV 6, 
p. eoe, ed Beiske. --*• Isocrat. Orai. X?1I 14. 



.ftiven (pi. XLVHi g, m IS). Deax jèuQés lut* 
lem; à droite un alhiòte m; à gauche un pédotribe 
barbUv ie bbsle an, la partie inférienre do corps 6d« 
veloppée daos un manleaa, lenant à la main une palme. 

HauL 0,70. 

Calte amphore troiKée h Teuclìira eA oonservée 
àu Muséé BrìtaBniqué.;. Jé. le ciiofs un peu moins 
aoeientte qua celle reprodnìta dàds la pi. XLVII, où 
i'òD lU le Dbm da Uarcbonfie Polyzélos. On observera 
qoe le caraclère de l'image représentant la déesse est 
moins distinse, moins noble, et déjà lon volt ìd les. 
inscriptioos disposées en colonnes verlicales (wovnòa^)^ 
comme sor les amphores panathénaiqoes pesiérieores à 
la GVIII^* oiympiade. Il y a du reste de Tanàiogie 
daos les ornemenls do costume, daos l'épisème du boa* 
clier, dans rajuslemenl de l'ègide. Jusqu'a ce jour on 
ne connati qoe Tamphona pi. XLVIll b qui porle une 
signatare d'ariate», tiacée ài U piace du nòm^ ùi Tar- 
chonte;' 

« • 

m. iLViii e. 

Athéné detoni à ganlohe, dans la posò òrdinam 
L'épisème du boudier est un astro rayonnant. On re^ 
marquera ioi la richesse des ornements, rèbaussis de 
teintes blanohes et violettes, tanl dans la tunique.de. 
dessous qua dàns le péplus ou seooad vèlement. Sur 
la manche droite est trace na grand aslre. L'ègide à 
éoailles et gafnie de serpents s'ajustè par dessus le 
doublé vétemenl. Le péplus est coutert de fleurs blauv 
ches et gami d une largé bordure violétte. Des étoiles 
couvrenl la loogoe tunique; à la parile inférìeure, enlre 



« OaL of vam in BritM Éiumm n. 114. •— DenaiB l, di. 
p. 170 n. 3. 



S38 YàtMS PAVAnteAAiras 

devx bQrdpnes de flou, oo mtmx danaBUsei dMB des 
pokeavariées. Lés deux eoloanes d*ordre dioriqàe, codum 
sor la phijp^rt des ancienDeas amphores, soDt sumoolées 
de ooqs; mais ;i9es otseaox boi une lòuroiire loute par* 
liculière. A gauche on Ht en ligoe parallèle & la'cotoone: 
TON A0ENBQEN AOVOf* (sic). 

Revers (pi. XLVllI A/n. 18), Uo quadrile Jancé 
ah galòp à tfroitó. L'àurige qui eòDduit ies cbevaux 
est barba; il eet' yèiu d'iioé toDiqàe talairé, sèrrée 
amtoiir dès reids par une eetnlare de codlear violette. 
Devani les cbevaux lesi uoè home oii inéta peiole eo 



Haut. 0,68. 

Ce i'ase Irouvé ^ Teacbiro est conserve aa Husée 
BritaoDique \ V 

PLXLVIH d. 
^ Alhéné debottl à gs^H;1ìe, dafis la pose babitaelle, 
entre deux coloones dordre doriqùe, sormonta de 
coqs. Les ricbes omemeDis de la iuuique et du péplus 
rappellent ceux que oous avons remarqués daos Tarn- 
phore precèdeste. Des teibies violeties el blaocbes 
relèveol ces ornemeots. L'ègide eàtonrée de serpente 
est gamie d'une bordure de flots. Sòr la manche dròilé 
est brode un àstre* Au milieu de la taniqoe^ il y a 
une Urge bande dans laqoelie soni brodées des feuiUes 
d'olivier; èn bas règne une. bordure de flols. Le péplus 
anissi riche que la lunique et serre à la taille par une 
ceìnlure retombe en plis gracieux sur le vélement de 
dessous. A gauche, le long d'une des colonnes, on IH 
en tigne parallèle à la colonne: TSLN A0HNHOEN 

* CtU. of vases in BriHàh Museum n. 116. — Dentiis L dL 
p. 174 n. 5. 



TAfiBS PUrATHÉNilQiaS S29 

AOAANi lei 80Dl employées ìeb voyeUes tongues, 
tàndraqw daos ìi préeMeote inscrìptioD, par affeclatioo 
d'arcbabne^ od a CbDservé Icis voyeUeà brèves. 

Mam ce quii y a de^plos remarquable daiis ceUe 
peiotere, o'«6l l'^iaèAe paini ed blanc qui se détache 
^or U baocUer. Od y voft le grottpe des lyrannieìdes 
fiarmodiiis et ArielogtIOB, tele qv'ils soiit rej^éMdléa, 
à drolte de la ehdiielte, au reirers de certaiaa lélraH 
draelwree d'Albèoes^ LeMuveiiir des tyraottiddes ae 
mttaehe directenreot aiix Panalbénées: Ce futeo effel, 
aeloD le réeil 4éi bistorieos V à Toecasion et peodaol 
la eéKbhiUoa de ce6 fètea que la òoojuration ^ol 
Uau et^ qu'Hipparqtae, no dea fila de PisteUrale, {»t 
lue. Périclèa ' a:vait ioatilué des eoocoars de mttsiqde 
(aanée ii6 av. J. G. l'an 3 de la LXXXIU^ ol^fmi^de) 
et ehaque année, à la féfe des Panatliébéès, oq y cban- 
(ail les ÌoaaD(^es d'Harmodies et d'Ariatogitoo \ 

Ce fot Aoléoòr qm fit les premières slatuea de 
cea deax héros^ auxquelaoD offrait des sacrìfices pu* 
blies ^; elles étàienl de bronze et fureot enievéeg par 
Xerxès, lorsqo'if s'empara d'Athènea. L'infloence d'Hip- 
pìaa, réfugié à la cour du roi de Perse, ne Alt pas 
étrangère à cet eqlSvément. Après kt bataille de Sala- 
mine (ao 489 av« J. C.) Crtlios ^ ftit chargé de acuipter 
de nouveiles statues! pDur remplacer celles qui avatent 



A Stackelberg Gràber der HéUmen p. 88. ^ Bftonl Bodhette 
Mémaires de numùmaHqw et d^aniiquUé, p. 144. — • Beale Monnaies 
d^Àlìiènes p. 835. / 

2 Herodot V 55 et 56. — Thncjd. VI 56 et 57. 

» Plutftrch. fiérìdes 18. 

« Philostrat. ViL ÀpoU. Dfon. Yll 4. 

' PavsAD. I 8, 5; ef. Siebelìs ad hune heum p. 82. 

« PòUuz Onomast Vili a, 91; ef. Demosth. de faha Ugat. p. 481 
ed. Beiske. 

^ Lucìan. Philops. 18. — Paonn. L di. 



330 YMSEB FÈBOBtaàSqfaa 

óté IrtAspertées en Asie. Eii6n plus lard, il ptratt qué 
Praxilète, à sootobr, fitnti gròope de marbré repré- 
senlaot Haniioditt6.el AriKlogtb>ii« O'est Plioe^ qui rap- 
porto ce fail, ma)» Beirlé fail obsenrer avec taisob qae 
oei auteur s'osi peol-ètre Iroimpé, ear il ajonte qne w 
farenl tes :slatues de Praxitète qn^Alexaiidre Iromsc 
eB Asie et renvoya avi Atfaténieiks, èe qui est mi aoa^ 
cbponisofe. Ce fareat les oeuvres d'Ailtéa^r qui farenl^ 
reovoyéetaait Albémetis. Gertains aofottrs priMiiik»it 
qae ee fot par Alexandre % d'aulbes par Séieuóiis ', 
d'avlres: par son ib AttUoohiis K PausaotsB les vit 
au^ès <l'e l'Odéoo. On sera (ente de eroire, dit' Beulé, 
qoe les AibéDieos voùluréot rappeler sor leurs mon*^^ 
otties le retour roéoioralUer dès moDnmeBb de lew 
Hberté. Dans ce i^as, le slytei des l^lradrai^hmes dM- 
nerait raisoQ k' Paxisaniàs et feratt! eroihe que les> star- 
lues d'flamiodids el d'Ari8lo§iloti ool IMé reudues par' 
AfiliOGhosf pluldt que par Alexandre oa par Séleu- 
cusi Le slyte des peiotures qui déoorénl le vase^ 
pL XLVllI d vient à l'apfoi des ingéiiieases dbser- 
vaUions de Seolé. Séleaotis ayant é(é afsassSné par 
Ptoléoaée Géraunus, I an 380 avaol nokre ère, elyiB(^. 
GXXV, 1, aDDée où Gorgias était archonte à Atfa^ 
aes S ce serait eo oeUe aonée, au plus Idt, que lo» 
pourraìt piacer cette amphore \ La négligeoce dans 



« Bist fiat XXXIV S, 19, 10. 

t Aniàa. Amb. UI 16, ì§ et 14; VU 1», 4. 

s Valer. Max. II 10. 

* Paasazu L dL 

' Albert Domont, Essai sur la ehronohgU da ardiaiUes athéniens 
pasférieurs à la CIIII^^ dympiade, p. 117. 

« Cf. ittf les moanmentB qai Tepiéseotent Hatmodiiis et Àri- 
stogitoD «n mémeke de M. Otto Bemdorf; Àmu t. XXXIX, 1867, 
p. d04 et 8QÌy. et Areh, Zeitung, 1869, p. 106 et bqìt. — Voj. ansai 
Friederichs Arch. Zeilung 1859 p. 66. 



\ 



le dedslD, Ifexagéralìoo de^ brodéries et 4te* onie* 
meiìis/et k coté dvcèla dfs délails efui trabneol one 
main exercée, donneol aux dmx ampbores (pL XLVill e 
et pi. XLVlil i{) UD caraclère loal parliculier. Qn ne 
pene p» faveTMidBter ocb deux : ccmpoBiUms jiitqa'à 
répoque de Polyzélos, archonte en lin M? ov. |. (L 
ol;^mp. GW| S (pi. XI1.VIÌ), ili les copfondre aivéc les 
aniphores sor lesqiirilès laé6d8B6 esl loaméèi à drotte 
depili» la GIl^»* olympiade ii»q«'à la fin de la €XVI''>» 
(8M à 313 at. J. G.), cesi à dire peoAaot una péidùde 
de viogMpialre ans. On tttrait qm* Vers te cemmen- 
ceiqeot^ da troiaièifte siècle, k t'époquedes aòccinsetirsi 
d^Aleixaiiére, on a chercbé «n nouveau type, od est. 
ravdou à la foraw aninMiieSqoi mostre la déesae tour- 
née à gauche^ ce qui permetiait de voir rexlérieiir 
du benriier et Té^isème qai y élail place. Il est impos- 
sible de séparer les deux dernières ampbores qae nous 
venons d'étudier, quoique. dans Tinscription, sur lune 
on ail employé Iés voyelle^ longnes et sor l'autre les 
voyelles brèves. Remarquons encore qae sur le dernier 
des deux vases (pi. XLVIII d) ì^ profil de la déesse est 
beaucoup mieux dessiné quo sur Tautre (pi. XLVIII e). 
Ma^ré ces difiéreaces rèiisemble de b. conpoaitìon 
iadiq.iie un iravail de Méme.aatnre, on geùk proooae& 
pour rornementatioii \ 

Itevers (pi. XLVili k, n. Il): Deux athièles nus 
et barbus, les regards tournfc vers la droite^ Fon tèoant 
une lance, l'adire sane altitibat. A droite un pédolribe 

^ Oeci modifle ce qne j*ai dit dans les Comptes-rendus de VAca- 
démie des imcriplions et beUes ìettres 18S8 p. 185. La pose de la déesse 
tonrnée À gi«che, les inscrìptions tmeées en llgne paranòie à M co- 
lonne m^araient &it ranger oette aaipliore apròs cdUes «ree le^ nom 
de Tarchonte Polyzélos et avec le nom do fabrìeant Kirro;. Mais imo' 
étade plus sériense m'a fait ohanger d'opinioii. 



y 



382 TASBS FANATmlNAlqUBS 

barba et drapé, la téle ceiDte d'une bandelette et tenaot 
Ode palme. L'exereice repréeeaié iei me atmble ètre 
cefai de là lanee, ^aegaaea^ 

HauL 0,7i. . . 

Ce vaie trouvé à Teuohira est eonaervé an Ho^. 
sé* Irìtanbiqtie *. 

Att 0/16 (ph XLVIII i), fai fut reprodnire an 
Himplelrait et'de la graodear derorigtnal no fragomit 
de revers d'amphore pàaadiéaaique, troovè à l'aéropote 
d'Alhènes* i)ti y foit mi alhtèle qu) court. Le dimia 
etirt d'im beau slyle et pérmet de croire qie nees avoos 
iei le débrìa d'noe amphore qui peni remobter jiiaque 
vlNis le iDilieii du quatrìème sièole avaot ootre ère. G'eat 
gràce à l'obligeanee de M. Alberi Damool qtae je dois 
la coMaissanee de cet intéreesaot fragment *. 

7 J. DB Www- 



SCOPERTE M ANTICHI EDIFIZI AL LATERANO 

(Team. à'ag^. BS e T) 

Io 8u quella parte del Celio, cbe è oecnpata 
dàlia eoQtttosa basilica lateraneDae , baono inemiki- 
ciato, 6d dal principio dell'era criistiaoa, ad aggruppar» 
le insigni memorie, cbe Than resa celebre a traverso 
lunghi secoli, fhio ai dì nostri. Capo e primo anello 
di quella storica catena è la casa dei Laterani; alle 
eui classiche memorie succedono quelle non meno 
illustri dei tempi costantiniani e della residenza dei 

t Voy. Gh. Lenonnaot Ann. t. IV, 1883, p. 79 et ia?. d*agg. B. 
< Col ofvasu in Brituh Muman n. 115 — Dennii L cU. p. 171, 
D. 4. — Cf. ArefL Zeilung 1869 pi. XXIV. 

* Bìa, de eorresp. hMnìqm Man 1877 p. 176. 



soonBn.Di.AmiOHi editisi al lai^baxo 388 

poDteficL L'epoca cristiaiia pitmilh^ e JBeNKowàle ba 
testò trovato uo dotto illustraiore Dèlia persola d^l 
aìg. Giorgio Rohaidl de Fleury ^; e di easa mi occuperò 
alquanto readeudo altrove conto dell'accurato lavoro 
del eh. autore. Per quello die riguarda la parte da&* 
sica profana, non ha guarì sono avvenute scoperte, che 
Bri consigliano a prender in mano tale argomenlo od 
à brevemente illustrarlo. Questi cenni forniranno locca^ 
sione di dare anche qualche notizia sulla, topografia 
antica dei oelimontani edifici, che col Laterano possono 
aver relaàooe. 

SI. 



« • 



Begli imperiaii edifici lateronensi 

Nlun dubbio mai è sorto sulla posiEÌone della. di* 
mmsL dei Lalerani; tolli i topografi concordeinenle ne 
haivno additalo l'esistenza circa il luogo ove ora sorge la 
basilica ed il suo corteggio di fabbriche. Le notizie sto* 
rìche e monumentali, ed il nome rimasto al luogo, giù* 
stiOcaoo appieno tale attribuzione. Notissime, e riferite 
(te quanti han trattalo questo argomento, sono le testi^ 
mooianze Suirucoisìone di Plauzio Laterano e suiroecu-» 
pazione della sua dimora, tramandateci da Tacita e da 
Giovenale. Il primo insegna che quel persona^io, eoo? 
sole designato, fu travolto nella congiura dei Pìsoni 
contro Nerone e fallo perciò trucidare dal tiranno *. 
Giovenale poi rammenta quei tempi, tempora dòruj in 
cui egregias ùuerananm obsidet aedes tota cohon *; 
ed i dotti hanno ravvisalo sempre in queste parole la 



^ La Latran au Moyen^àeepar G. Bohaali de Fletuj, Par» 1877, 
* Tidt Àm. XV 49, 60. 
' GloT. Sol. X 17. 



884^ soonnK di ahtichi bdifoi al Litnim 

Bi6Diteii6 di ona conlan, a hvoire del patriinooìo impe^ 
lialCf dei beoi di Lateraoo '. 

Nulla di più probabile ohe ana smile confisca 
per parie di Nerone; avuto riguardo specialmente 
al tempo di qaerio avvenimenlo, rbe coincide preci- 
samente coir epoca io cui ebbe massimo bisogno il 
tiranno di aver measi onde far fronte alle immani 
sae spese. A ciò si aggiunga il desiderio forse di 
estendere' da quel lato le proprietà imperiali, che oc* 
cnpavano già gran parte di Roma, ed io coi erano 
convertite tante ville, appartenute già a cospicui per- 
sonaggi, sul Quirinale e l'Esquilino, fino ai lembi del 
Celio. Vero è che, defonto Nerone, e passati i tempi 
burrascosi che seguirono la sua morie, la dòmus aurea 
fu ristretta ai brevi limiti del Palatino; immensi spazt 
con giardini ed edifici essendo stali dai provvidi suc- 
cessori del tiranno rivolti ad altro uso. Ma è anche 
vero che gli orli specialmente deirEsqoìIibo verso il 
Celio, ove tante belle scoperte si sono fatte negli ultimi 
tempi, seguitarono ad appartenere al demanio impe- 
riale; anzi si eslesero dalla parte del Laterano coirag* 
giungersi progressivo degli orti epafrodiziaoi e torqua- 
ziani'-varìani, posti non lungi da s. Croce in Gerusa- 
lemme *. Di modo che non desta maraviglia il veder 
quivi, poscia additala dalla storia e dalle iscrizioni la 
dimora deirimperatrìce Elena *. Similmente, il Laterano 
ebbe nome di iomt» Faustae, come insegna Olialo da 
Miievi ^, e certamente sotto Costantino era proprietà 
imperiale \ Laonde parrebbe che tale fosse sempre rima* 

^ y. Nibby Rama nel 1838 />. / Mod. p. 241. 
« V. Nibby, op. dt. P. Il Ani. p. 818, 3e9. 
» L. e P. 7. AnL p. 369, P. / Mod. p. Id4. 
* Conlr. Parmenian. L. I. 
^ V. Ciampini, Vel. mon. a ConsL consir. p. 18. 



«jontn DI limosa wìfizì ai» laiuano 385 

sto fio dai tempi oeroDiant. Itfai topograft^haniiQ.avTesr-' 
tito UD pano di Aarelio Vittore, nella vita di Sellimio 
Severo, dai qoale è sialo ioferito quest' uUino aver 
restiluito ai Lateraoi l'avita dimora \ Erroneaoieote'il 
Baspani, traendo altri nel medesimo sbaglio^ ^ilòeome 
lesto di quel biografo il passo seguente:: Lateranus ab 
eo wUde ditatus est, ex quibus dimliis' amtas aedes 
[xi(araiioriiflimiigfni/Ecra<mtRi^ refecit in Caelio V Vittore 
realmente disse ciò,, ma in modo più vago e colfo 
parole:. In amicùs mmico$(fue parUer vehemeM; qwippe 
qui Lalerantm^ Cilonem, Anulòium, Basnm ceterogguA 
(Uios ditaret, aedibm quoque memaratu. dignis, quorun 
ffraecipuas videmus, Parihonm, quae dicuntur, oc Loir 
termi *. Settimio Severoy adunque, reslituì. il Laterano 
per amicizia verso uno dei rampolli della crebre fami- 
glia. Quale questi si fosse, non è indicato da Vittore; 
ma dai contesto, e dalle notizie serbateci da Dione, 
è chiaro che fu T. Seslio Lalerano, console nel 197 \ 
Ammesse siffatte cose, è mestieri sopporre, che per 
ragioni da noi ignorate, i'edifizio sontuoso del Celio 
tornasse da capo nel patrimonio imperiale, al quale lo 
vediamo apparleoere circa un secolo dopo i narrati 
avvenimenti, quando sul luogo sorse la costantiniana 
basilica. 

Più vago ed incerto è quanto si sa sulla precisa 
disposizione di quelle aedes Lateraniy e sul quando e 
come avvenne la trasformazione in basilica e fuvvi unita 
la dimora dei poptefici. L'anno preciso di tali cambia-» 
menti dalla storia non è definito; ed in ciò è a deplorarsi 
sopra tutto il silenzio di Eusebio. L'insieme però dei 

> Cf. BuU. deU'Inst. 1S70 p. 68. 

' De bas, et patr. Lakranmsi p. 8. 

> Anr. Vici. EpiL e. 20. 

^ y. Boighesi Oimvres compi. T. YIII p. 264. 



S36 SCOnni DI ANTIGHI BDiriZl AL LittSàXO 

fatti che lo slorica narra, unito a oifr che sàppiaino 
delle dtsposiziooi di Co0taQrmo verso il cristiaDesimo 
già prima, che debellato Licioio, divenisse padrone 
assolato dell' impero, mostra che la costrmiooe delta 
basilica, con grande verosimiglianza, dovette avvenire 
già circa gli inizi del secondo decennio del IV secolo \ 
Or bene le naove fabbriche distrussero esse il 
palazzo dei Lalerani? Ovvero farono usate, le antiche 
aule, accresciuto, soltanto e mutale in quanto era ne- 
cessario? È noto che le case nobili ebbero talvolta 
basìliche di oso privato e civile'; e s. Girolamo chiama 
la chiesa latoranense battUca quondam Laterali '. Ha 
questo passo non ò da interpretarsi quasi avesse voluto 
esprimere l'idea di una privata basilica preesistente e 
indi concessa all'uso ecclesiaslico e sacro. Per opporsi 
a ciò, tralasciando le altre ragioni, basterebbe osser- 
vare l'ampiezza dell'aula, soverchia per una abitazione 
anche imperiato. La tradizione fa principiare la resi* 
denza dei pontefici da s. Silvestro \ Ma la àwmà 
Famtae fio dal 313 fu ceduta ad essi; poiché Milziade 
in quell'anno vi convocò un concilio, che altrimenti 
avrebbe potuto tenere nei luoghi appartenenti alla 
chiesa. E la medesima dimora Vittore vide, e citò col 
nome di aeàe$ Laterani, nella metà del secolo quarto *. 
Perciò, nell'erezione della basilica, il palazzo ritenne 
il pristino nome e almeno in parte dev'essere rimasto 
intatto, ricevendo solo le modificazioni dalla nuova 
destinazione rese necessarie. Queste , nozioni saranno 
chiarìto dalla descrizione degli odierni scavi, dai tro- 



^ y. De Soni BulL iTaràh. crisi. 1868 p. 52. 

s y. De Bo«d R. sotL t. HI p. 495. 

> S^iiopk. FabMae, epUL 80. 

« y. Fleniy le Lairan p. 14 e scgg. 

' Anr. Vict L c« 



soozsBix DI AinneHi sfflf m all'Uub&iio 387 . 

vamenti attUriori e daile sloriehe Dolizie eh* m'aoeiogù 
ad aoDoverare ordinataoifinte. 

Scavi fatti sotto l'abside della basilica. 

Noo ha guari U Irìbuoa ^lla basilica ed il por- 
tico, detto leonino, cbe la cinge all'esterno^ destarono 
seri timori circa la loro solidità. Ij^rghe fessiiro ma* 
nifeslatesì in vari punti consigliarono energici provve- 
dimenìi, alti a salvare dairimmtnente rovina quelle psirtii 
deU'edlficio. 1 lavori intrapresi hanno condollo al di^i 
sterro delle fondamenta all'interno ed airesteroo deU 
Tabside, ed alla scoperta di antiche costruzioni, il ctii/ 
piano è alla profondità di circa m; 7,S0. Diano i lettori^ 
una occhiala alla tav. d'agg. T e quivi vedranno se- 
gnala esatlameote la pianta delle scoperte, dovuta alla 
peHzia dei eh. sigg. A. e C. Busiri, ardiiletti direttori 
dei lavori*. 

Un grande mosaico bianco e nero a scomparii--'' 
menti geometrici costituisce il pavimento deUVampia 
cavèdio triangolare A. Nel mezfco si è . trovala una 
piscina circolare B incrostata di marmo, con gradini 
interni, profonda oltre un metro. L'acqua del coltile 
e della piscina avei-a il suo sfogo io una cloaca,! un 
tratto della quale, muuito di due chiusini, è stato es(>lo« 
ralo. Dei lati del cavedio, quello che solo si è potuto 
sterrare ha mostralo una serie di stanze .in. numero 
di sei, l'una accanto all'altra, comiuiioanU Ira di loro 
per' mezflo dell' ambulacro C che sembra aver servita 



} Ho impilato U tinta oerà psr indicare i muri antichi later- 
risi, il graticolato capo per qaei di opera reticolata, la meua tinta 
per dò che appartiene al medio evo; finalmente le costnisioni mo^ 
derae sono a sempUoi eo9torni. 

Annali 1877 22 



388 rjo—ni oi umom Km vi» al hotBÈàm 

(H forti» ttùf&io. Taato le aboid ebe l'aoiNilaim 
aveanoalla loro volta il pavuMitoiDimisatco* del quale 
i pochi saggi riDvenuli sodo stati delÌQeali ai posto loro. 
Il lato che è opposto alia -Mb^oa dovea esser disposto 
in egoal mpdo^ m^ una piccolissima parte oe è visibile. 
Solo è da notare on moro composto di pfìccolì massi 
di U|fa, I qoalA cànt ^nadMe aireatenio deirambu- 
lioro. àknm «tri abhutontt vregolari, ma MifellmU 
alla stessa cortnttiona ùht i yrocedeoli, fiotsoono/di 
chiadeiid U wvadisu La loro di8|iosiziDM iiioMiali«d 
I ffoduiMiti ileila superiore basUira mb parmellODO 
bene 41 ratnvinreéa lorMi ài questa (larte dett'efttBoia. 
Sèmbim «cke D foise la oeilinttasiooe dall' ombulacM 
vietne. Il nwe B ha dalle DiedHe, U cui pianii ò un 
oMliio più pmfovéo dal rimuie»le. Dalia piiria opposta 
si apfrofemla una grande «isoa F a m. 2J£ aotlo al 
Ikallo del cavedio. 

Kél Attuo delbitribttu Ai sodo ^osservali ira 
grossi muri N, 0, P, che corrono paralleli fra di loro, 
H pi«no quivi pare fasae Molla p«fiì>lava(o del rima- 
HaQUi ^ m è ittoarlo qua! ralaakwe seithaasa il Mia 
aol vani adiaoenU. A aioiMra, malgrado i >aslaglia*> 
meffli delia fondaiioni dalia chies%, ai h potuta ri- 
eofitlioire la j^ta di dae caauire aavrapposla, ia 
aomuflieatioae tiot loro par meano di «na saala di 
vari grediiu. Quatta aerala fi è al piapo pfofaiidisaiBia 
di 14l,0# e-, par catìsegtteaip, apiu di 5,90 sMio alU 
staiaa H. La «Muaicanoiie irregalara. si vfeda fiaUa 
awMenteoaaotaiiioaaapo di non pepdar raao del aoUO'^ 
staila vana prafaiileale e divaonila aolftarraMO fona 
per la sovrapposizione dei descritti edi6ci. Infatti la sua 
coslmione In òpera retiaoiata denota uà' epoca ante- 
rl^e a quella in opera laterizia che si osserva Qegìi 
altri muri. Non parlo delle due piccola trihuAO eoa-* 



MNMtn Di AmtGm Bmtttt àL uLtmàso 3S9 
ceatrìcfte L, 1; ime, ft idìo ìwìm, iaìodo ffiire 



relsKiooo colto fàbrica di OoMaiAìfto, « probàbiloMote 
spettaM à lavori fatti posterioraieate neH'iAterDO éeì^ 
rabsMe. 1 lavori Migeiido scavi (profondi ntUTana 
delie seoperle feKe dietro k basilica, ae è derivata la 
paratale disthaziooe dei cavedio e delle cirèoataali 
siaeze. 11 solteBaoIo è apparso Coniato di roUaini di 
ogni spedo, na speeialtteale di anfore, niona delie 
qaàli ho trovato tnsigoita di qnalsivogtia impi'Orta o 
iscri%loiì6 dl(»ÌBta. 

É evideote da ciò che ho narrato, che Tedificìo di- 
soQf erto è parte di uoa astica casa di coi m'acciogo a 
dichiarare il nome e Tetà. La costrtmoale laterisia è di 
mediocre accoratezza e quale suole incontrarsi netle 
fabbriche del secolo secondo, forse . iooUralo. Vero è 
che rinperfelta esecodone non eMejrebhe el pensiero 
di una maggiore antichità; poiché è nolo, che le pareti 
dastiaale ad esser rivestale di stucco non avevano Taocu- 
ratezza di quelle che rimàtievano scoperte. E nel otso 
nostro, i muri, quando furono sterrali, sellavano ancora 
00 intonaco dipinto a grandi fondi di Unte gialle e ros- 
ssÉire, poscia in graa parie caduto. Ma l'aspetto <Mlo 
rovine conviene alTepoca incirca additata. Ed invéro 
i seguenti boIU non ostano al proaunziato giudizio; 
atdiKeBohè io ooft <Ka loro gran peso, essendo essi stati 
ratcooltf fra le macerie, che, come è nolo, restitoflscono 
impronte di età talvolta disparatissime. Il primo sigillo 
EX....SINI£ GfliTiLLiE è rarissimo e deve Mpplini: 
EX Vfiiaeifis) €VSIN1iE GRATf LUE. Va noto al Ma- 
rini, che divulgandolo, die alcuni cenai sopra i bolli 
eiie i^on esso saaArano aver relazioiie ^ Egli atiiBÒ cho 



i Marini Avvali p. 144; Mss. vai éeUe fif^m s. 5Ó4, 50ft, 78a. 

Cii8ÌQi«ihiliilepi«ha1)U»enli fapsittiite M Gmm» Onto^MCod- 



340 SDOnni DI ANTICHI mmZl àTi LàfiUIK> 

h fabbriche ousiniuft poleosero spellare al secbodo seco* 
lo, e nolla impedisce di soUoscrìvefe al giudizio di qqel 
maestro. La seconda impronta è Delissima e spella agli 
iDiil del secolo citato \ La terza è parimente conosciulis- 
sima: L BRVTTIDI AV(9i»)TÀLlS OPVS || DOL EX FIO 
OCBA MIN II GàE!7i U divulgò con qualche varietà di 
Diun conto il Fabretli , che la stimò dellanoo 101 \ 
ma il Marini ha dimostrato che spella al 1 23 '. E va 
concorde il fallo, che il Giorgi ne lesse numerosi esem- 
plari nelle rovine della villa Adriana ^. Questi indizi 

dìo Satriano dei sigilli marìniani, mss. dL n. 246; Arvali 1. o. (V. Pa- 
brettì, /. dam. VII 118; Marat. 3S9, 2; Qhèmco Mus. OapU. DI 131). 
AUa medestma &miglia spetta, se oon- erro, Cosìiiio Mesaalioo, le eoi 
impronte sono state lette nel museo capitolino (Mar. Arv, p. 29; Mss, 
n. 783), sol Viminale {BvU. munic, U p. 222) e nel cimitero di Cal- 
listo (De Bossi R. soU. t m p. 3S9). 

> CN DOMITI AMANDI || GN DA; Amando fo nno dei liberti 
dei Cn. DomisU, Lacano e TnUo» le coi figuline con esatte notiiie 
ha testé illnstrato il eh. sig. comm. Descemet {BuU. deff Imi. 1876 
p. 55 e segg.)- ^® ^St^ ^^^ seconda linea sono le inisiali M nome 
precedente, t. Fàbretti p. 515 d. 201. 

* L. e. p. 501 n. 68. Egli lesse e sappli, nelle nliime parole, 
CAEKmts) N(or/ro et Poeto ocus), tratto dall^altra impronta di Bratti- 
dio, che termina cosi: CM N P.£T || C08 (Leu. 69; Mar. 498, 23; 
Qoaiee n. 1172). Ostacolo cronologìee doftfa £ire però il bollo» 
parimente fkbrettiano, p. 515 n. 218. Nel qnale, oltre il nome del 
citato fignlo, leggesi la meniione dei predii FAVSTIKAE k{ug\ ossia 
di Faustina Seniore, che ereditò per Tappante le officine oceano mi-' 
norL Ma il glande ^rfgraflsCa, o non pose mente alla diUcoltà, o forse 
stimò ano dei Brattidii figlio deir altro, ginstiflcando eoA lo spano 
soverchio che dal 101 corre agli anni d* Antonino Pio. La cosa fd 
messa in chiaro dal Marini, che insegnò dorersi leggere nel nostro 
bollo: Chiarir) K(of«n7, e néUlmpronta citata: PA£T({]io Otf), data 
pih prossima assai ai tèm^ di Faustina. Né osta che PeHao siameB- 
4oiMilo senia Apioniano, poiché solo e con certosa lo ritroTiamo nel 
bollo: PAETINO-COS || BBVTTDP, né mancano esempi di qnest*età 
in coi va consolo designa Tintera coppia (De Bossi lì. soU. I p. 83 
Anal.). Cf. Marini AnaU p. 241: mu. n. 278, 12S, 647-650: Sanclo- 
mente Àmu pùana p. 139. 

* Arv, p. 240; mtt. n. 242. 

* Seh. GtfOfMlspin toL XVII; i fogli non sono nnnMrìiti. 



I 



SC0P8BTA DI AHTIOHI RÙiriZI AL IAT8BA3I0 341 

tendoDo solo a mostrare che i mari scoperti forse non 
SODO di età anteriore i quella accennata di sopra; del 
rimanente le notìzie, che poi divulgherò, ci daranno 
farse miglior contezza degli anni cui dovranno at- 
tribnirsi. 

Le fondamenta della chiesa, messe al nudo dallo 
scavo, appartengono in gran parte al secolo XIII, allor- 
quando parmi fosse almeno rifatto il portico dello Leo- 
nino, e Niccolò IV restaurò ì cadenti muri dell'abside ^ 
Furono allora messi in opera come materiali frantumi 
scritti e scolpiti, che ora in parte rivedono la luce. 
Anche i rivestimenti marmorei dell' interno della tri- 
buna, ed i materiali estratti dalle rovine, hanno fornito 
varie antichità. Citerò, come degni di menzione, due 
pezzi di un rilievo, nei quali son visibìli il torso di una 
figura muliebre in altitudine orgiastica, e le tracce di 
altra simile figura. Ho notato pure lina lesta di Sileno 
scolpita in peperino mollo rovinata, ma di buono stile. 
Un frammento di altro rilievo rappresenta un fanciullo 
ripiegato sulla sinistra; di. esào rimane solo la parte 
mediana, dal petto fin poco sotto* le ginocchia. Sembra 
rilevarsi che i piedi fossero incrociati; alialo scorgesi 
il lembo di un panneggio. Altra scultura^ però di stile 
mediocre, è il torso di rosso antico di una statua virile 
nuda del tutto; chi dessa figurasse è difficile indicare. 
Tralascio un buon numero di frammenti marmorei, fittili 
d altro geoere, perchè di niun conto; noterò solo varie 
monete di epoche diversissime che dimostrano le terre 
e le macerie, d'onde provengono, esser stale sovente 
rimescolate. Una, perfino, ed è la più antica, spetta alla 
città di Pesto; un'altra è consolare. Segue una serie 
di imperiali da Tiberio a Costantino giuoiore. Una è 

^ Fleaiy, Le Lutrm p. 188. 



aia CNNMMM DI Amsm show àJé LMMMM 

éA iMdlò WQ^ ed ba r imi^rMhi di GiovuiDÌ UH; 
aUTefiMih omltfiA appaiHirae T uUmm, che è di Ur* 
hMO YIII \ DeUt memei ^iffifioa^ d'ioiforliMii »U 
c|HA«lii iM||iaffei VM0O n dire ael M^neoto pungiafii. 

iscrizioni scoperte net medesimo luogo 

Taedo delid epigmfi crisliàDei deHe qoali allrave 
^ò ^ Dat rou(t3ffléoti è stalo eairaTta il piccolo fram^ 
mento segoeiìte di fatércòlo atlifare: 

SSEXi'cOL-x.. 

SSIB SRVBBVShVBV* .. 
PF • POIfPROCYLYS PA\ wr. 
•POL • SEVEBYS • PAVE^^ 
a-F ANI > VIT ALIS ^ rcett. 

^ f «re • TjjBnv^.. 

Pbrse spetta a mìtftf delle coorti pretorie, seppcrre 6 
lecito OD giudizio sopra s) mescliioo frantinne: Attro 
pezzo df fatercoto mollo maggiore era adoperato deT rf- 
TestìmentO/Oiarmoreo dette fnlerne pareli della trìbona. 
La doppiezza (fai marmo è molto minore che nel primo 
framoieoto. Tatle le estremità mancano, percbè rise* 
gate quando fix messo in opera. Eccone ta fMefc tra- 
scrizione: 



' llbtt faafro i tipi ^ qwst» mos^Aa, perchè wd le hi» po* 

s Si ò trovata anche nna epigrafi» ebraica, però del medio evo. 
L*ho eomoDicata al eh. sig. can. E. Fabiani, che tr% breve la pnb- 
bucherà. 



tMHBRà n Aim»! tMra» a mttmm 



S48 



«.AYJiBI. MTAVCmmO A T^kl 
..▲YftELMFCLMÀ&TU.ilS NIGOP 
•.VAL££ GF CL YALEfilA^^YS BBYB 
..lyESLlCFTLI»t.ONÓlNT S AlfCS 
*.1TKM UT AM AQTII. Ék TAàl ' 
ulYnVUT QYI OBMm 6 t9llf 
^TBSL Vf AU^MAXIICV S €ARH 
«PAPIBLFABLYKBINY S CARl^ 
..AYSBLMFPO]:.A]^tL01!rnrs CASTft 
..TVLLlT^AF^filUtttfCT 8 tÉTAX MtO 

7 VniATI fll 
•arUySGFTLMABCIAVY aSOI»VA 
..ASLIYS PF lYL ANNAMATY 8 BMON 
.. AYBBL HF FL LAT SISCIA 

.. AYBBL MF VLP YALBIT 8 8BBBI 

..•«nairianj'viBiCY bbaia 
.««^jEnicF Yi^ mxf 8 am 

.r#«<.BBIi Jf F CL ]UJtCEU.Y S HIB9 
...AYBBL MF YLPlYYKNt S BI2B 
...AYBBL MF VLP BUKItY SfilUtt 

^VALiE cr Qti ftcwanv s Ac^ 
.#.AceN0VAYB.ai.!nrBiliVT ^lì^ubcbì 

...YLIYS CF YLP MYCAH; A PBBID 
•UYBEL MF YLP BYFINY S BìZS 

•...COH VX 



88CVF 
8MYBS 

8ClBLXr ÉYOC 
8BI2B 

8 8AY4Ì 
8 8AY4 
B.AY0 
8ZEBM 




.«.LIYSPFQ?XMAXI]|V 
.«.JLYIYTFABLAYITY 
..AYBBL MF CL SBBYATT 
^TLIYS CF lYL MAXIMV 

.. urran M» OL BYSdKf 
..vuYTroL cnspiinr 

..CLAYPTI F ABL.YICTO 
.. . àNTOK MF YLP BASSimr 
..AYBBL VFYLPCLBMBUtm MABlGF 
..BYBBLlCPYLMifirYABIYB IBA» 
. . V YBBL MF QYI M ABCY S SC YP 

. . lYBBL MF YLP CBISH POBT 

. . DBAPI CF ABL SBNILI 8 AYO 

.. lYBBL MF SEB AUTOITTY 8 ABVf 
..^BBLMFAYIASCLEPIADB 8 FOBN 
..BBNI LF ABL YBBBCYNPYS MYB8 
«•BMPB CF QYI I ANYABIY 8 GABTH 

..7 AYBEU MABCI 



1UY«^* 
MAYBB.. 

MAYfiB.. 
ÌCAYBn.. 
MA YAK.; 
MAYBB.. 

a 

7.. 

BtBli«4.«.> 
MAYHIL^ 
MAYBB.» 
MAYBB..' 
MÀYBB.. 
MYI8I.. 
MAY*!.» 

¥AYBI,. 
MAY$I.. 
MAYftl.. 



MAYB^ 
¥AYB.. 
MAYB*. 



....▼HIIT. VIP FAF' 



'VqUwpVB 



CYASI.. 

MSBirr.^ 

LQCTA.. 

7M.. 

MAYIm 

CYAIil- 

MAYBI 

NMAYBI 

*Avr.. 

MA^.* 
MAA.. 
MA>.. 

MAA.. 
MA\.. 
MAY.. 
MA.. 

MAA.. 



844 BoonmTAr m Aimesi mwm ast ustmoKi 

È chiara che si traila di milili pretoriani, dei. quali 
vediamo enuoziate cinque centurie ed nna coorte, la 
sesta'. La menzione di questa è seguita nel marmo da 
una,ri^ura, ove pniò credersi esser slata la sigia 
PRAET ; la quale il ;eli. sig. Henzen ha trovato can- 
cellata in altri lateircoli pretoriani, io odio forse a 
tal milizia, dopo che da Goslanttno lie Tu decretata 
labolizione \ L'epoca del lalercolo è certa, poiché ve? 
dremo pieniìonabi Sùtia col nome di Flavia, e quindi 
è méGflieri riferirlo ad età anterióre a Settimio Severo, 
clie*a qaella diede ìt nomefdi Settimla. La paleografia, 
d'altro Iato, non permeile di pensare a tempo più antico 
di moMo. iftfcatra * ed ifmaiMlifi sono nomi barbari; 
questi pefaitro non abbondano. Le città dei militi sono: 
TRAItwwpo/w nella Tracia: NlCOPote, DHVBrtw, AN- 
CEidlus^ TRlMammium^ sul Danubio, nella Tracia e 
nella' Mesia: CARNunltim e SAYARia nella Pannonia 
superiore: Aelia SOLVA o Flavia nel Norioo: Colonia 
Julia EHONta, SFSGIA nella Panhonia sup.: SERDlca 
nella Itfesia : HADRum^Mm neir Africa, come indica 
il nome Ulpia: lEKHizegelkusa nella Dacia: HIERa? 
nella JAesitt: BIZE... forse £t^ya nella Tracia: SGVPi 
nella Mesia sup.: LAMBaEsù in Africa: PERINfAtis in 
Tracia: MVRSa nella Pannonia inf. : GELEm nel Norico: 

AELia AYGu^to Vindelicorum nella Rezia: MARGiano 

• • • ' . 

Po/is nella Mesia: POETono nella Pannoqia sup.: 
ANTlntim Marsorumf o kNTlochia Pisidiae, a giudi- 
care dalla tribù Sergia: FOEN...?: GARTHen/o in 
Africa, e finalmente ANCYRA di Frigia o di Gàlazia. 
È noli^imo che le sigle GORC ed EVOK sono. ila in- 
terpretarsi Comicularius ed Evokatus. Tra i nomi dei 



^ BuU. arch. mtm. II p^ T5. 

- i nome conoscinto nella Tracia, cf, 1. cit. p. 78. 



VXmmA DI ANTIOHL BBIPIZC Ati LUSBàKO 34S 

cefttdrioDi è. da csscUrvarsi qaello di Aureliis Marcus; 
citerò come coofronto TAarelio Marco di un altro 
lalereolo ^ ed H H. Aur. Marco dell'iscrizìoDe trovata 
negli $qavi della via Lalioa, che ho illustrati ^ 

Uoa epigrafe sepolcrale era infissa nel rivestimento 
della tribiua; essa era oota perchè visibile, quando 
vefiivaoo rimossi i tappeti che coprono l'abside la mag* 
gior parte dell'anno. Ma, tolta dal posto, si è vedalo 
^e era opistografa. La nuova faccia però, cfome Tallfa. 
non presenta che on*iscrizione funeraria di niun mo* 
mento. Le fondamenta hanno restituito un frammento 
di lastra ', ove sotto ad uoa scorniciatura appariscono 
le seguenti lettere di buoni caratteri: 



)■ 




SPAT 
/BFAV^y 



Non oso tentare un supplemento di qualche certezza, 
ma avverto che le parole della seconda riga ninna re- 
lazione possono avere con Fausta, possedilrice del 
Laterano nei secolo IV. É chiaro del resto, che non 
si può far conto topografico veruno di queste epigrafi, 
la cui riunione puramente fortuita è dovuta al fatto, 
che furono scelti ovunque i marmi ed i materiali ne- 
cessari alla basilica* Cùk è noto, che i muri ed i fon- 
damenti medioevali dentro e presso l'ospedale latera- 
nense sono composti io gran parte di antichi frantumi 
ed hanno restituito in vari tempi scolture ed iscrizioni 
anche di rilievo ^ 

A BuU. munte. I p. 23S. 

2 Btdl. ddrinsL 1875 p. 227. 

s È doppia 0,065. 

* !Fea Mise. fi. etxL p. 60; Marini àtwM p. SO. 






L 



I 



346 900KR4 DI AmCHl IBir» AL LiVIBU» 

Gènehiwlis, ckA per queUo cb^ rifMtrda ki àmm 
UiUraM è nartiiirì cooaiderare in gvisa ^»eciate» gii 
eòifloi scoperti solto V abeide. E siccome è tmo éi 
sperare qim luee ialftcìeDte sttH'argoneoto, senza pi^ 
iMltare ■d èmne aeoiindo dì tolte le iotisfo lopogra- 
Sehe relatìive a quel paolo del Celio^ penMi eellegbe* 
rum h eeoperie iweiMi reo quelle arwwate li attrì 
tewpi. H teriioiffe, te «ominaT le velaiioflt Ira gli m^ 
ikU tàiàà peee^eteBtt e fai basiliea, «tefe essere tf 
tesa M sagiMBle dtocono-. Dtppriui» esplorereoio le 
aioe Bine alla òbtoea, e le oo»lfg!ie tisrso il Svi e 
l'EsL Ovivi cf^Mbrinone flMDorie e moottmestl idh 
portanti f ma che seobrane eeekidere la presMsa del fai 
casa dei Laleranì. Qaesta invece saremo condotti a 
ricercare più verso TOvesI. E tali edifici vedremo se- 
parati in grappi anterief!& f* posteriore da una via, 
forse l'Asinaria, la quale fti soppressa e mutata di 
posto, neirereziooe del costantiniano edificio, come fu 
deviafai t'Osfieiw per dar ìmof^ aHa biaiettie» di S. Pa#le. 

$1V. 

Ymtigùt di oMieM edifici 
nelU parte Mteriore ieìia baeiHea. 

Fra le iie4izie serbaleci éa Flamlirfe Vacea ntflfs- 
sintà ai topografi è quella, ìd cui è mnrato, che n^mtà 
tempi volendosi « far abbassale un eert» rialK» innanrf 
al eero ed airaAtare degli àpoisloli, si sceprirooo im 
nicchi assai grandi, uno accanto alPaUro cod ateunl 
muri i quali camminavano in isquadra colla chiesa ....; 
il piano di detti nicchioni dove caimimrsvano gli an- 
tichi, era tutto di serpentini e porfidi con altri mischi); 
solto poi a epie^tai tootaiMo un'altro pa»»uieftti) circa 



9C&nmà Dt AmcHi EDinzi al UTSiuifa S47 

• in\mì più bassa ^ ». R Cmìd» ma li disegnò net 
sao restauro defla cate di Lateraoo; nel c^b^ egli 
suppose che quella oasa^ occupasse uuiteatteule H lata 
posteriore delki basifiòa e Tarea sello al pafitzo K Nod 
perciò 0*rà ila tteitìr^ che quettè iMccMe fbssero parie 
della pri^lìva basffica; sone^ eeuoordf ad eseludere i) 
sospeRe^ tolte le DOffoui obe abbiaoio di (p^le ed^ 
fieio. Me aaefae pofr pentersì alle trìbone di reeentt 
sgMttèérate nel metze dell' abeide; queste Mao cert- 
eentriebe e non disposte Tana a BaneO' deiraUra. 9^ 
mane adttaéfde a cofloeare le aieeiiie d«l Vlicca al di 
fuori del eero e M muri N, 0, F, fra questi e te oo»* 
festteoe. VMro pav?neute, rràvemita ollm sei palmi 
più gf6, potrebbe esser iodMe obe anche in q«el 
p«irto aA fossero slansfie di livello iureriere, quale» è 
quelb^'cbe è segnata G, e^ è a breviseina dfslatiza. 
Vere è cbe (foesna sia ad uaa prefoucHlìk ttotte maggiore 
di sei palmi, na è amfbe vero ctie boa devooo pt^e»- 
derii alla lettera le fa Jii!azieDi d«l Vaèea. Comunque ciò 
sia, ecco tto forti^iiio iadkiitf. eie invila a considerare 
i niechioni come It limile e forse la fronte deiredifMa 
scoperie -sello Tabslde. ffel rffiire, non sono molti annr^ 
la eonfSs^ione d^ila basiltoa, i lavoranti slmbMIereo» 
io una via antica, tastrit^ dìf poligoni, la quale eo9« 
reta io linea perperìdìcolare all'asse delia nofve maggiore 
e pttralleHa a quelle delta eroderà '. Questo risullato è 
dr sommo interesse per le topograOcla rieerebe aulla 
relazione delia coslanliniana basilica cogli anteriori 
edifici. Iodi riesce più diiBcile il quesito sull'area 

;: > T inMcas. fM jartat eé. di. EQma.mU Boom 1806» ^ ì\ 
» ki fiajMb. 

> y. Martinacci fnlomo aOe riparazioni eseguii tH^'iéUam pfk 



348 aOOPBKTA DI AVTICHI BOIFIZI AL LiTBRAKO 

occupala dalla donrn Laterani; per chiarire il quale 
dobbiamo rivolger gli occhi alle costruzioui che occu- 
parono il lato opposlo di quell'antica via. 

Nei primi deceunii del secolo passato fu affidata 
al Galilei T esecuzione della maggior facciata ddla 
chiesa. Io questa occasione gli scavi di fondazione 
fecero scoprire antichi muri, stanze, fistole plumbee 
ed altro cose, che furono giudicate spettare alla casa 
dei Laterani \ Niuqo j^rò, a mia notizia, si curò allora 
di studiare altenlamente quelle rovine K È anche ve- 
rosimile che le fistole non mancassero d'impronte; ed 
Ognuno vede di quanta utilità sarebbe slato per la 
presente disamina l'averle trascritte. Dobbiamo adunque 
contentarci di sapere che l'area della facciata era oc* 
eupata da antichi edifici. Notizie più precise abbiamo 
però delle scoperte avvenute, quando si costrusse la 
eappella Corsini, la prima a sinistra per chi entra nella 
basilica. Dna lettera di Francesco Vettori al Gori ri- 
ferisce una base n^armorea, scritta in tre lati, rinvenuta 
nel Gennaro 1733 « ^a Clmem pp. XllsacfiUum in 
honorem S. Andreae Cor$%nu miifcaJL ' »; della qual 
base poi dirò. Nello stesso tempo e nello stesso luogo 
si intraprendevano vasti sterri, parie per far ricerca di 
materiali atti alla nuova fabrlca, (parte « per fare che 
la chiesa resti sollevata, essendo per così dire fin bora 
stala sepolta, particolarmente dalla parte delle mura 
della città ». Queste parole sono del medesimo Voi* 



> Venuti Descriz. Éop. di Roma ani. 1808 p. 179. 

2 n Lupi a?6a composto nna dinertaiione intitolata: Scrittura 
sopra la facciata di S. GiovantU in LateranOjÉCììttmok rimaata Inedita 
t poi smanìia: t. Zaccaria Diu. ed altre opertUe, Faansa 1785 t I 
p. XV. Ignoro se ci foseero notixie snlle scoperte &tte, ma è prò* 
babìle che nò. 

s (7.7. £at VI sa5;(M. ironie. A. 68,1 fògli BOB tono BmMialL 



SCOPiSBTA DI ANTICHI BDIFIZI AL LATBRAMO 349 

lori, dirette al Gori in altra lettera del 21 Marzo 1733, 
serbala insieme colla precedente. Allora si trovò una 
seconda base che colla prima fu diTulgala dal Venuti \ 
Ambedue furono erette dagli equili singolari, la prima 
pre salute itu reditH et Victoria di Settimio Severo, 
dei duoi figli e di Plauziano dalla partica spediiiione, 
r a. 200 e l'altra prò salute degli stessi personaggi, 
Ta. 202. Ha queste epigrafi non sono sole; dai rac* 
coglitori d'iscrizioni fu sempre notata in S. Giovanni 
in Laterano una base dedicata nel 107 dai medesimi 
militi alle citate persone, la quale base chiaramente' 
vedesi aver fatto un sol gruppo colle precedenti ^ 
L'ultimo editore di questi marmi, il eh. ^g, Benssen, 
ad essi agginnge la nota: viiendum num ibi fuerint 
castra equitumiingularitm. Discuterò il proposto dubbio 
compite le ricerche che mi sono prefisse in quésto pa- 
ragrafo. 

Il risultalo degli soavi non si restrinse alle de-' 
scriKe scoperte. Il Lupi ci dà un conio disteso degli 
altri trovameli fatti in quella occasione mi terréni 
fra la t>asilica e le mura urbane ^ Esso aòcennaa 
rovine insigni da cui furon disèepòlte.^atue, brisli im- 
periali e marmi d'ogni ragione. Còsa singolarissima 
fo lo sboprìmento di un numero stragraade di anforev 
di cui, per testimonianza dèi citato autore, furono tratte 
fuori varie centinaia e lasciato sul posto un numerO' 
per fermo non inferiore. Ofmes ferme^ dice esso, in- 
ventae sunt scriptae prope collum; ma di tali leggende 



^ OMenxuiom sopra una anL iscr, aggiunta ai musealChrnni^ 
17SS^ €. I. LYì92e. 

» a L L. h e. 224* 

3 Lupi, 4'- S' Sisvmie p. 48 e 80gg.; Fiooioni, Keuòri^ a eilo^ 
deUa gemmae lUterafae pi 198. 



350 SCOrUtTA DI ANTICHI BmFIZI AI. LATUAHO 

dìrratgò il Bitdfsitio soli pocbittiiai i«£gi \ On è pola 
che mri fSMnpt d'iBcriào»! cuA dipiote fitfaoo c4Ni<h 
sciali 091 tempi passali; laola da far jmnnoxiare allo 
Sklioaiie la swleaza che aedpere potius luoem a Pmr 
p^om$ debeant^ qmim ipMB ad iqnm eitplicatwnm 
quidqmm confetant ^ Io oo^ggior capi4 se ne Mao 
trovala e vengoosi tetto d) trovando .aeg)i scavi mu- 
nicipali ', ma pur eoo rare* fisse ecaso a^poele onde 
indicare il eoalenoto del vaso, A suo padrone « la d^ta 
ed i ngielrì neeepsait. Ogomn v^kle adunque quanta 
luce af febl)e reoato uà numero si sterminato di iscri- 
zìoui aoforarie, se oe awessimo avuto la serie oom|deta. 
Ed io qvesto caso speoiele si avrebbe ragione 4i quel- 
rinfoBio aecumulaneolo^ sui.qqale le rare leggende 
aoiale dal Lupi 009 permetloae un laudino sicwo. 
Bi^islri d'ordine e di spedizione sono dipinti io nouiero 
rilevante sopra le anfore rotte del Testacelo; ed aspet- 
tìano 11 tratta the su tale argomento prepara il eh. 
sig. Doli. Dressel. Ma questi rottami vengono dallo 
aniore spedile al lisoo imperiale da aloune delle pm* 
viiMM ohe pagavano il .laro tributo in natura: anfore 
spezalft ed ammoaliocUate presso il luogo dello aoalo. 
li caso adunque è del tulio diverso dal aostra, ove 
trattasi di vasi interi depositati in un edifleio ^ Vero 
è the «n tubo di pioaibo colta impronta aegaente osti 
daUe medesime rovine: STATiONIS PATRIMONI AV6G 



« L. e. 

* y. BuU. arch. mtm. Il p. 197. 

.' L. o. • fomim, v 

^ n Lupi riferiBea im sigillo impreno Mpa ito di quii Mi-. 
pienti, ed il eh. P. Bnuza m*aTTerte ch^ene; spetta ad una Mbiica 
di evi In» Anemito im*Altm knyrootv al Ifacae, ma ^ lAaiappaiieoe 
fralle molte centimua di ngiili del Teil»ecio. 



SIN ^ \ Si fwlrebbe qoiodì sapporre m1 luogo ma 4eMe 
«nmjiiislnaziooi del piinmaaio knperiaie i^e porli^se 
seoe no deposito di aoferd. Pei^ (kUa fiatoiA ^ aliro 
iNMi «Itode A Agore « om aqod^lo, cbe oioè'gti in- 
pemtori •wodiwoFO 4leU aoqoa «a qoaielie hio^a di few 
dipfttdMM. JEHebro poi al baitistero della baailica^ ael 
187^, owio narrerò, ai trovarooo allM canei^ ripioM 
parimeote dì Mfore. Queste eiredataii^» mite Agii allrl 
daii ImUU M laono peosare cba il gran éepoaito dei 
fiMìli ipe&io «aaiioQali aia slato dolo dealiiaio airiiaa 
Mìo aplaodtdo edifioio dalla Mi macerie aon vaiiDii 

Atte rovifte oaiervato dad Lupi aooo oootigoi aleooì 
arari riccaoieate decorali di piltona, vieauti alia liee 
sai iSi8, dai foodaoiieoU dflUa sala capitolare. Avroì 
vafaila aegnarli aella piaata, ma ma lo. vieta la dhoefi" 
aioiia di qnaata; basii il éire cbe sono posti dietro la 
capflla LaacallaMu Dalla scoperta diade no rapMo 
eeaop il Beau, ma dopo di lai fieaauao, uè aache U 
Gaaina, vi ba poeto altamioM \ fippira è oecasaarip 
teaMM coato peH'eaaae topagràfie* dei lateoapanai 
adifeL I delti mari sodo tre, tntti parallelti fra ii hrti 
a perf endlcfllafi air asse deila teailtca. Lo epaaiof in 
mataa a due di «aBi i diriarrato e laada wedene: ie d«e 
pareti di faaaia^ <oeD iatonaichi éipintf, on saggio dai 
Hm\\ ho leraduto baae di lar dattaaare^ abbeafihè naia 
si traiti di pittare d'importanza. apeoiale a d'eseeaxioiia 
perfetta* È t'estremila d^tra dalla' parete ^à finaiiila 
da faccia .4 dii entra mi sotterraoio. 81 dJÀ oe'acobiata 
alla tavola d'agg. BS;.«iò val«^ «e^lio di qvalsivogtti^ 



« A èn wnìitAo od jnfl8to£indh«tiftM,n.ttll;Lifi l.c;p.44; 
Uau^ p. 4S0, 7; Karini (kd. Fot 9110 ». U (&Ma}. 
2 BuU.deU:intL IStt pw 6. 



8&2 SOOPBBTA DI ANnCHt BfilflZl AL IiATBEAHO 

descrìzidiie ^ Lo zoccolo, daperluUo di color capo, è a 
livello di terra. In esBO ho scorto tracce di graffiti; 
abbiamo quindi una norma per conoscere la profondità 
deirantico piano. I vari scompartimenti sono coordinati 
ad uno cbe occupa il mezzo, molto guasto, ma in cui 
si discerne un padiglione sostenuto da quadro colonnette, 
sotto al quale era una statua^ ora perita coirintonaco. 
Un simile tempietto ipetro s' incontra pure in altra 
parte, ma il fastigio non trova altri che gli siauo iden* 
ìktl A destra del citato scompartimento ne fan se- 
guito due altri, ornati con ghirlande e coronati di una 
cornice a dentelli. Nel foudo di ognuno si stacca. un 
quadrello. Uno è quasi caduto; neiraitro è rappresen- 
tata una figura femminile stesa in alto di riposo, mentre 
allato è un uomo in mòto. Viene poi un terzo scom* 
partimenlo ove ritorna il padiglione, ma di altra foi^mii, 
coD fastigio triangolare. Nel mezzo, so di una base, è ia 
statua di una figura virile con verga Uì mano. Seguono 
iodi qmlle parti cbe sono ritratte nella tavota. Nella parte 
opposta del padiglione eeotrale, a sinistra, sono tre 
seompartimeoti che fanno riscontro con quelli descritti. 
Il padiglione deirultioio di essi ha in.meaza la statua 
di Hercprìo col petaso alato e il caduceo. Nel menzo 
degli altri sono figure che non si diseernono. Terminano 
la parte visibile di questo lato due scomparlimeati con 
ghirlande e nel mezzo quadretti figurali. U primo qnai- 
dretto presenta una djMina sedeqte in atto di parlare ad. 
m nomo tu pì^di cheje sta di faccia, coite niabi iflvolle 
versò il capo. Del wooodo è caduta la metà; rimane^ 
solo un'altra figura loMnioile seduta. Fra alcune della 



* ÀYHfio cfa« Il qiadx«tto.coii mtMher» seeniche^ tolto d«l- 
revtremità opposte delk fiU6td,^p6roiiè ben «ouferrato; mOEtre ^omì 
perito è qneUo di cai caso prende il pgeto. 



éCÒFBBTA DI ANTICHI KDIFm AL LAtSBANO èSS 

divUiòiirdeA' affresco sodò appesì quadi'étti cod ona* 
schere scenithe. Vengo alla parete opposta. Essa è ta* 
girala da tre porte^ fra ognuna delle quali T antico 
artista dipinse uno ècomparto centrale, ornato dei solili 
padigUoni or circolari or quadrati, e fiancbeggiato da 
due altre divisioni decorate di ghirlande e di figurine. 
Una rappresenta un uomo ed una donna danzanti; le 
altre mal tà distinguono. Nei padiglioni una sola figura 
S visibile chiaramente, e rappresenta una statua muliebre 
Vestita con una mano alzala. 

LMnsieme della decoratone non è dispregevole; 
gH ornati 'son graziosi e svelti. L'esecuzione senza 
esser molto accurata è di un beir effetto. L'impronta 
propria di queste pareti viene costituita dalla disposi- 
zione speciale degli ornati e del loro colorito sopra 
grandi fondi di color bianco; stile che non è preva- 
lente nella serie numerosa di affreschi antichi conosciuti, 
e che, forse noq senza ragione, può attribuirsi ad epoca 
non anteriore alla metà incirca del primo secolo. L'esame 
dei muri sui quali è condotto rintonaco conferma tale 
ipotesi; essi sono di opera reticolata, rinforzata agli an- 
goli e fasciata da opera laterizia. Del terzo muro, e se 
avesse anch'esso pitture, nulla so dire; Tinterramenlo 
ne fa scorgere solo la sommila. Nelle macerie estratte 
dal luogo giaceva un numero grande di marmi scolpiti. 
Il limite dei muri non ci è noto, però si vede che 
essi s'estendono oltre Tarea della sala capitolare; nel 
tempi andati certo se ne saranno vedute altre parti. 
Dalle cose narrate è evidente che abbiamo da 
fare con un grandioso edificio dell'età imperiale. Ed 
ecco che muri dello stesso genere ci si manifestano 
nella opposta parte della basilica in una linea normale 
a quella seguita dai muri sopra descritti. Il sig. DeFleurf 
ha dimostrato che la gran sala conciliare di Leone 111 
Anhau 1877 28 



8$4 s^oteBàTA Bi AimiJHi. BoiBui AL. Lmuva 

era féftlfflQDte perpeodicplare alla chiesa^. Orj])e^ i 
foDdamenti di uoa parte di della sala, i qualìadesso ser- 
TODQ anche al palazzo di Sislo V, sqoo cosUlaili da 
anfjchi muri della medesima oper^ misla/di ^elicolalo 
eialerizio *. Ed è probabile, che per.4ello.scópoi;si.sia 
fallò dei ciìati muri 4Qche maggior uso di quello che 
è dato, di vedere coi noslri occhi?. 

Nell'area occupala da quesle rovine non ho memoria 
che sia mai apparsq verun documento epij^afico. Per -con- 
Irapposlo, sotto e presso la cappella Corsini, giacevano 
le basi {li che ho isopra fatto parola; Nello stesso luogo 
piuttbslo nell'area contigua, fra la chiesa e le mpra, 
il Lupi notò varie fistole acquarle munite d'impronta \ 
Ho riportato quella spellante alla stazione del patrimonio 
imperiale, tn'allra presenta nudi nomi e non ha valore 
nella questione. Dna terza ed una quarta qui riferisco 
dagli t)rigi|iali ^: 

MOPELL! MAGRINI PRPRCV<|f 
M0PELLIDIADVAI£NIAIICP(5 

• * 

L'impronta male riuscita ed anche molto rovinata fece 
prendere al Lupi per un R Tultima lettera del seconda 
piombo. Sia e T originale ed il senso esigono quivi la 
lettera P; e ben se ne accorse il sagace ]^arini^ Ab- 
biamo adunque i nomi dei due Ópellii, di Macrioo, 
cioè,. che fu poscia imperatore, e di Diadumeniano» 
creala poi Cesarei appena decenne. Non lungi dal La- 



1 U'iatran p. 44Ò. . 
. 2 L. e- p^ 8. 

> y. la taY. d'agg. T. 

:y S. Sever, p. 48. 44; Marat. 480, 2; cf. Pabr. p. 8«5, 

> Mvjl: Kiteh. nn. 581, 583. 
^.ÀrveUi p. 550; mss, fist. n. 83 e 84. 






SMfBBTA. DiAXcnan mnaiu al latbbaho 355 

lérano è ranfileatfà gintameBle cbiamato castrense ^ 
si (iolhebbe quindi credere che i condotti surriferiti fos- 
sero stati disposti per l'uso di quell'edificio* CoA tro- 
viamo associati quéi due nomi in fistole acquario del 
castro pretorio *. L' acqda però fu quivi condotta per 
eiira di IKacriDO, allorquando egli e suo figlio erano 
rivestiti deiratitorilà suprema; e questo non è il caso 
nostro^ ove Macrino è soltanto prefetto del pretorio e 
DiadumeoiaDO Clmissimus Puer di pochi anni. Laonde 
potrebbe anche cadere iocerlezza nel, decidere, se le 
fistole addotte furono destinate a pubblico o a privato 
ediicio. La prima ipotesi è pia verosimile, ma non ò 
da pensare airanfileatro castrense che per la sua pò- 
9Ì2Ì00À dovea ricever l'acqua più direttamente dagli ac- 
quedotti vìcìbì. Piuttosto sarebbe da rivolgere il pen- 
siero ad lU) luogo più prossiìno, an2i contiguo: a quello 
cioèy d'onde veogono le basi, spesso citale, dedicate 
HereuHinnicto ob redibm Miimi, Genio lurmàe. Genio 
fmfmti eq. sing. E notissimo che siffatte dedicazioni 
dalle milizie. erano fatte di consueto nei propri ac- 
campamenti. Dico di consueto, perchè non mancano 
esempì di. basi erette altrove; anzi, una se ne può 
menzionare del tutto simile alle nostre, la quale fu 
riEvenula suil* Appla K Nel caso presente però è da 
prendersi in seria considerazione il quesito, proposto 
dal sig. Henzen, se abbiano da ravvisarsi, nel luogo 
di che ragiono, i castri degli equili singolari \ E tanto 
più grave sarà il quesito considerando la scoperta 
avveòuta non ha guari, al crocicchio delle vie Me* 
rukìaa e Labicana/ presso ai ss. Pietro e Marcellino, 

r 

1 CU il eh. caY. Lanciani nel Bull, mun. 1876 p. 189. 
s y. Nibby Roma nel 1888 f, I Ani. p. 580. 
» a /. I. VI n. 227. 
« L. e n. 226. 



a56 doopsBTi DI AraicHX mata • Ah LAtmiHo 

Af ooa base sicra à Silvano ed al geoio degli equili 
singolari: base la quale en in meEZO ad iedi§ci che, 
dal eh. 8ig. Bar. Visconti, sono siali riguardali come 
acoampamenU della detta milizia K Se quella base non 
fo trovala io pósto div^w dal suo, dovremo leber 
conto di due luoghi, Tra loró vicini, nel quali si avrebbe 
Delizia di una stazione dì equili «bg<itari. Si dovrà 
pensare che il loro campo giungeva dall' uno allaltro 
di quei punti, occupando tutta l'area ìnlerposla, die 
non era mediocre? La cosa non è verosimile, benché 
sia conoscìnla la vastità degli edifici destinati a scopi 
siiTatli, e l'ampiezza e ricchezza delle stesse stazioni 
dei vigili. Le notizie di scavi fatti in quell'area sembrano 
indicare una linea di separazione. Il Ficoroni ricorda 
una via antica veduta, cinque piedi sotlerra negli orti 
ora Massimo, e la chiamò via Tusculana V Bla una via 
Tiisculana che partiva da Roma giammai ha esistilo; e 
slimo che i poligoni scoperti spellassero^ ad una via, 
che, uscendo dalla porla Querquetnlana/ andasse a 
raggiungere l' Asinaria, seppure non era V Asinaria 
siessa. Presso la Scala Santa si riavennero^ aicuni 
anni fa, musaici e fabricali appartenenti ad nn edificio, 
il quale forse occupò il lato sinistro dAlla via esser* 
vaia dal Ficoroni *. Quivi giaceva il gruppo mitriaco, 
ora nel museo profano làleranènse, ma del nome del 
luogo nulla si sa. 

Se non viene <;onfermalo il pensiero deirestensiooe 
del castro, rimane a congetlurare un doppio accampa- 
mento; il primo presso la porta Qoerquetnlana; il se- 
condo circa il luogo ove ora sor-ge la cappella 



1 Btdl. mun. U {k 1S2. 192. 
< Gemmae ìilter. a calce, p. 183. 
* Cf. Fleory le Latran p. 8. 



aDonsTA^rDiiAngron mmaixì^ ULnzkvo 3S7 

persele (ipaeribilet; infatti nel bremariwn delia 
PhittioìM' ìgg^Qì CgstM equikm Mngulariarum (sic) 
cJtfo ^ È vero che i codici, oai.qiiali ei. trova diffatlo 
raddoppiameDto, haoDO per fonte Tunico valicano 1984. 
Ma Taatorevole teslimooiàAziif: di questo è confermata 
dalle iscrizioni sepolcrali dei militi di quel corpo, che 
distiagQiliaéspréaiaifeeoid mtmnùMk cèstra priora*. 
Due adunque ifiHmnftiràrimeAle gli àecaiBpamenti; più 
afitlco TuDO, posteriore l'altro. Ai castri nuovi il eh. Vi- 
80{mià; kajri|lacÌiQ:lftìlnise{daIuiillaslrabi'. 6n diploma 
|AÌHlftrbviedÌi)'4aU'i:y9llino/fo concessa e^tHus qm 
tUMr) Htignlóvei m^itMeìHjM ,oa9tfÌ8.maoisSei)e^^ 
ladi sevei^aiii crédette l'Anreitiqo eflmr «tati detti] nuovi 
qiiaKliiti periioàséc stati edifioati da SeUÉnio Severo ^' 
PSrò il pbof.. flepzoa dubita se. ^éP nome sia. stato 
dato soteftto.per .siffatta ragione^.AdiOgni modo Semr 
bra. vefadua fiorganizmioiie dei singolari sotto Setti- 
ano Severo, fi per tutto dò stino assai probabile cbe 
queir imperatore abbia edificato nuovi quartieri degli 
i^ittì èmgfàtàfmr là dove vediaiM le basi erette da 
quella attizih prn) siUuie et rediUi Septmii SenerL 

'. Ho intrapreso ^questa lungo 'discorrso per 'dUàrìIre 
U - abmì» '0 :ritto delle fii)rìeba the i oi^eapava»ò T area 
ibtdrÌQr6;dèlla basittca e delle sue adiacemue, all'opposto 
lato della via trovata solto la confessióne, l lellorl veg^ 
gouo però ohe OH giudizio' sicuro sul complèsso 4ellé 
medesrnieie Mila casa dei Lalarani npn può darsiy sanea 

rivolgere 'l'allaolziooa all'(Mest della basiliea^ ^ neiresa^ 

... I . . . • . • ' 



\ • 1 



' ' ^ VtMà,' Ood. t. /j. Tbp. p. 27. 
s P. E. Visconti 1. e. p. 198; Marini ArvaU p. 269. 
» L. e. .' ' ' ^'■'. .• , •' * ; • •''! 

4 AìreUilM (^pmM divani: Nàpoli 1S8$ III p.<178. 

s Ann. cM'InsU 1850 p. SS, ^ 



3S8 scoPBBTA. DI AMncm mata Ah latbbìot 

me intn^reèo abbtwcitfe le rovìbe poéte^D quèiiìureav 
che diretUmeDte si eotle^ cu qiìeila oro sooa avve- 
nute le DOTelle scoperte. . ! .' 

■ 



$v. 



i . 



IToetm degli edifUi dV OveA della ìmiiwa. 

Qmvi le aedes Lateruoruin . ''' 

r • I ■• ••• 

Flavio Biondo, narrando i ristauri fatti dal pbnte* 
Ree Eugenio IV nel Laterano, agéiun^exfté nà'titéi 
fòndainenU del monastero, bì trovarono a nìte^ iS pléd^ 
di' profondità, camere, pavimehli, colonne, statue eie. 
II luogo, come è nolo, è cootignii al famoso cMòistro, 
opera di Yassaletus \ non lontano quindi dal cortile 
posteriore della baéìlica. Pòco più verso ponente, dietro 
al battistero, posso additare scoperte di non minore rilie- 
vo. Quivi i lettóri vedranno segnata nella pianta l'indi* 
cazione di fabricbe, ora non più visibili, ma sterrate ed 
esplorate nel 1873 dal cb. sig. Costantino Oorvisieri V 11 
quale illustre conoscitof^e. della nostra età di mezzoj con 
isquisìla cortesia mi ha confidato il frutto delle sue 
escavazioni e dato licènza di divulgarlo. Alfangolo della 
via della Ferratella sono visibili i grandiosi avanzi di 
almeno tre Sale (a, b, e) di costruzione laterizia; dietro 
le medesime cominciano orti , i quali ^oi^ vaooo a 
eongiudgersi con quelli posti a fianco del monastero 
e della chiesa, fio presso alle mura urbane.* Non lungi 
dall'ingresso di delti orti il eh. sig. Gorvisieri ha sca- 
vato una zona di circa 50 m^tri per lato. Ed a}lora si 



•I 



' Gf. De Bosd BvU. iTareh. crisi, 1875 p. 129. ! 

< ÀTferto «he aUora' tìùn fìi fiiita» una geometrie^ ialografia; 
quella che adduco e che comprende anche le sale it, ^, 9, è' solo di- 
moatatÌTa, ma snfiiciente allo scopo. . ^ ^ 



M6MtH > Di ' ÀKYJftttl flé^FiZl AL LATBBAKO 359 

fiitttQse^Nri^bìti sopra terra. 1 -^irnv^à^ e non cotoubi- 
cHiVàM fì^'toròi-irpl^tfó era («fp6ria '41 atiforè poste 
iff ' piedi; àddoèbaM l'ookairallf^a. fi cosà dbYetie* essere 
nelle' rovine esplorale dal L^i/ delle qtiali sopra boi 
hgitnatoJQuI.'-pdr^; non ho veddla neèsnoa IscriViong 
dipinta, menire là abbondavano. Seguono altre canàerQ 
{> g> K h che sono del medio evo, ma fondale ed 
innestate 8ful||ie<>osif*t)zi0ni prkttHiive. In quella regnata p 
è an forno che servì ^ f iss^ldare acqua. Difalli osser- 
veremo à()esso cbe. il luogo s^vì 4^ uso di bagni. Im- 
portaqlìssitno ^ il, vedere iQSerila nel mezzo di quelle 
eostraìsioni, in secoli tardi, una stanza circolare \ de- 
corata' nel grandi()i3Q' ^uo ingresso da due splendide 
colonne dj verde antico della più iella macchia, le 
quali ìgiactovaM-rovesdate presso alle loro basi. Le 
pareti erano foderale di tubi per l'emissione del calore; 
il pavimento composto di vari marmi commessi a caso;. 
la volta caduta. Nulla aggiungo sopra questi bagni né 
galle var4e altre scoperte non riguardanti re|;)oca clas- 
«cai pnde non preoccupare il campo al dottissimo sco- 
pritore, che di squisite e peregrine notizie saprà illu- 
strare questi suoi IrovameDll.. ,. .^ _ . 

Dallo scavo si sono estratti marmi in gran copia 
e frammenti di scolture de€oraltve''e'f)gurale. Tra queste 
ultime va notato il tbfso^di un^ statua femminile di 
buon lavoro, rappresèninnle forse 4i^a Musa ^ alcuni 






^ V. la pianta, lettera r. I^eUa pianta di&I Bofàlini si vedono, 
segnate, in eirca neUo stesso hiogo, le roviiie d^ una starna grandis- 
sima, di forma esagona, con ante airingresso (questa parte manca nel- 
Tesemplare barberiniano, perciò ▼. qdello interìssino scoperto a Cuneo, 
dM tara dirnlgato dal sig. Lanciani). 

* Travato nel ponto segnato i. 



890 soewNA DI unuaa awrun al utufAH): 

torsi di MiOMli <lÌvefHi h irfcMibHH- di.iM*4Mitt<,<U 
Sìleoo di picooljs du^en^iopK « qcKtlli: dlup. ba«lo vìr 
rìl« « d'uM t««ta pMìnente virile di . belUsiiM \v/fir». 
Nell« maeerìe giacevaiM aloani pecEsi. di'Opigrffe, Im 
i quali è una lastra opistpgrafa biliogoe, «»Mwt» 9lr. 
qnaDlo ia od lato per essere stata -ifori» adopratanel 
pavimento. . . . 



...INTtAN • nP€ICKAN 

...yeoYCAN- 
«fxiepevc- 

iTAPYCAMHN 
...fì>J€MHC 
XÓpn . . . N'APNHN • 

\ 



(sic) 



Le lettere sodo belle e beo incise; probabilmente po- 
steriore ò l'iscrizione segnala sulla faccia opposta, di 
paleo^raGa del III secolo *. 



STATILIiie 

neratia)« 

SÀNGTIS^nflMK 
MAEMORl/«e/Mi? 

vnivsexemH»/» 
laevonis'. . . 



^ ]GUiiT6Dnto nella starna p, 

s n eh. comm. De Boari stima probabile però che J*iaerlai<M lostt 
dedicata, nelle dae lingue, alla stessa persena, foM veryioe ,mtale. 



Uà jMMèiiiiii fnUB^moiito «uba .le tMgnArticMjUfe^ .k 
cui paleografia è ioelnia M «eeoloIiV \*.. ; ;.) 





Q • VICTO) 

. ,. SsTAun , 




• 


■ • ;■■ -. '•,. -. tj 


. /.il./. 'L 1 








'li;!) 


•••,■. v>';.v • -• ; 



Up^roia iacQiDj[)leta ci)ie^ sì . legge nella, seconda riga 
ed illuogo'del iròvamèftto cUigmaDo'^itò'alU me^ 
moria i primi imperatori .«riB|iani;>e:^fèÌRe^'GaétiMiUiii' 
stésso, eétotiWDii^altoulaDe 61 queslarifaióuto fram- 
neirio. Ite priM' lettile 'iMA^bUert/sappUiii^^ àXQJ 
VICTOrtV le dliÉt ilRlVA^^AaUri; teiD saprei, for^ 
eOffla rwrvisarcl P orditté seguita lei: liUdiiMleiìsorFi 
zumi impanali di ifael teinpo. 

La scavo ha Mnoilo. bolli di mattoni in ospia, ed è 
Meessarioesporre il risaltato eronelogieo< che danno.Doo 
sigilU.soao di data corta; il primo è deU!aiiiio iU V 
l'altro del ISi^.SegwQO' vari altri, die pongo Jn nolav 
ed apparumgOM a^ secondo secolo'^ o ài eli iscertai 



' i ♦ 



. : * Lastla diqipk O^lia^ \ r • i 

V ,2 OP DOhJSl Ea£>OMLTOI>IONY9L¥CI |I PAiBTINlBAPfiO 

QOE Mkè deo«9Ba!k6. Due MmfLti, JML rnuui U pi S19v^I¥ p. li& 

, . > £X PB LYCILL YSOL 0PV6 DOL^.... COlOfODO ET Làl£ 

OOS in métto tfioee eoa coxasAldmiiiicfl^. et Ftìmtlà, 506: l'ottonati 

Soavi deOa.vialai. il 98» . .'; > r. > 

^ BX KKf OCEàlfALGàESKiOP/BO IhQ. PBBYHE^VBE || ^ 
2 eflflttii>L (ML defflnsi. 1S70 pi 5a;Màr. }lf»i p. S41). Ablrism» ìbh 
piontedi ^MtoPìideKta coHa 4al»dBl 14a^aPi>0I. BX FIGLINE 
OAJSBSTjl OOiLP MNE8T t. BuO. ifii«nL 1872 p. 8. «- BX - FIG Q- 
CA]^ CA|!CIZi * SALAB H A6».;.<^CA8 pare iaeò^ na eon opportoal 
confronti pn6 dimostraiBi deUo stano «ecole (ef« Borghesi. OtfMrer< 
eoo^ VI p. 70,. SO; FoitiiBati l e. n. 20) -^ BX Q JIG AAGBDO- 

NIAiNIS ANTO^fIiE || . ii?llIoE» ^ * '*'^* P*^ ^^^^' ^® '^^ *^^ 



1 



^i sMtmti 'DI ' AiRveat mma >^t • utsmni: 

ala lnfllààn(é9t»»4at^m9MiMù<^^enÀ^ 
conserva parte della ^«0» l%|;gnrdat' • : -\ ■' 

LPlSQtitt? 



* t - ' 



e sarebbe notevole coii^. 4ai tiwtté^ in qael luogo. Ho 
osservato alcune impronte di vasi aretini g^_ 

(varie Iettare in; nessi?); KA^tf', Rgsinii: AtEI: ^ '^\ 

Tnalascio' ie^allire .qtiisqeilie. . ; ii;i ■•,., 

. .Ora è (tempo» 4i raccogliere: .nàia oocmeldQaiQM dik 
tanlt: sparii; matemU.iJLo scoperte delisig. Corvijsiert 
tA raonoiiaiio evtieolMieAte con quatte fatte: dìAtno Talv 
ài% leitualì alla ione toHa^insiemei edile aline^^oo^pimtd 
dal Biondo, sono un anello ohe ciiSf.viib aicivigiun^CMriJB: 
éon (\\èH^ diisoriltofdal Lbpi- Gvio! èliche,, glkjodizt 
ertfaologioi fotoiii 4aii btili idi. mattone' e. dall' esasM 
dèlta coslrazione lalariti^, co|[ieardaaù à aiffieieoza per 
&re stimare un aoto Mifiti». le sale dietro il batlìsiero^ 
ed il cavedio triangolare ne) owriito del««deeino^^4^4Ì4 



Tnlgato testé pel primo il Comm. De Sossi: jfAmui'ratfMn p. 675); ine- 
dita 'fkMìkh ìiMt'Bltta: 4^ JBX FIG HÀGEDOSflAlfllS AlSTOmM ^. 
àmheèaè Mna eertamente 4el seeoado eeeoto.! Dei pria! AatoiBttl:^ 
:SDaL EX "R AVaK' FIGLIN.. || DOMITIÀNAI If AIOB (sic) pigna 
(▼. Mar. imi. fig. ft. 799^04): ^iJVLDia sù^ (Fabtv MI u. 160;> 
▼. De Bossi Bvtt. ^a, cr. 1865 p. ^. R. soH.ìR > '3^- 

'* A IIBXXSL.:. tm! (foglia di aX/Si.H JEtMiSa^ (il) «he si 
siMJliOttio tioetadeToUiMte L Smium Plò0*frtr^€ALFV(RNlAS S& 
CVNDAE n ^ JIPXSINA^4 11 sig. oontaiw Descetasl ae coaosoe tre «Uri 
es^mpliurr, ina lo stima inedito^ inedito pariménte è il Mio ..ObODI' 
CLBM 19NT1S. Fii^litiéDtir BOflCE-BOSOIANI {| DS' N JL B'(Fortiuurtl 
B. 14; ef. BùU. ftiunic. II p. 298). ' 

' s Gauairiai ftcfv-di flon^orsiLRoBsa 1859 b. 97. Leggi 'IV«ote# 
5Eiti/0it; cf. 1. e. n. 125; 1. e n. 850 {Btdl.éMTlnsL 1875 p. 268 n.^ 
Hnebnér C. 7. JL H. 4970. 51); et diift.'eit; n. 114-116. 



' . .j 



MwnrAì ni ^Awanom. vmrm /av \ tktnAm. 968: 

se non .errò, no kto del Criasgéio piunnì j^erfetttneile 
tlttoeahsi oòHaidireiiojIe.MgtéUdagir edifici (dair>arlo; 
Tutto .denota iim» epIenWa e ricca dtiBora; U iinile 
Mk <)tiale voMd l'Ovest scmbrii eisec^ stala l'aMìoa via' 
MfflKto mi 1S7tt, iron'erlt) deHVospedoài, prostiiiià e 
pàralMa airoftltaéle fleifa Ferfatelia.\ Oredco che ds 
questa jHirto ap|Miato tippaifisee il (Home celeberrijno. 
derLateraói. Airìo^seÉÉr della tsaérisUa, ora difiln^ld^' 
fiitt)Db affisàe due inproiile di ;ttldle ^l«aibee^ dlvnlf 
SM dal NaMIdrM io emufWktì! ìfì^élyiìlb^.'iiùmù 
tmvatè fifl' A9àì±fi%S*pmpe .^eéfotÉM!:.La>iJriiBa porla: 
H' ! nome» ridente ;*: . -V ."ri ?• {,.• 



> * È 



SBETI ■ LAfERANU 






Lft seeoada- leggenda mai è stati Hprddottà oill» éaa 
ittfegrM. Aleuiti lenero«olo:TOftQ.VA:Tl BfFLATBBiàKl, 
attui Urièrpralaroiio paBsiìrtaneaia TOBQVAIl ETIAK 
LATEBANl «. ita rorigiMte ha DUaraiuolet . ( 



j\ 



SfiKTIO&VII 
TOBQVATi fiT LATEBAM* :. 



I «■ 



Questa lettura concorda col gentilizio ^^ctal mente por- 
talo da chi usò il cognome Lateranut ^ Il console col- 
lega di L. Vero nel 131 dal Panvioie, eegeltò dal 



1 \ 



i LiodaHi BuU. d^fmL 1870 p. 51. 
( - ^ Gkmpftni d» «tur. Old». {>. 5. 

f 9ite. AUMT. :dim. p. 64S.il. 405. [ . . 

.. ^ Biupent dU te. e^polr. laimmwnti p^ Sì Cod.. VaUia & 60 
a. 45; (Hainpioi Le* . /.. .f s^^. 

' Il piombo ò tagliato a metà dèlta p^na .iliMat, e 4oé sono 
Tirilnli solo le estremità' itiferiond^a leitakisi^ae^^ oùmponeTano. 
Ma la lestitaàona è certiasima. < 

• T. So^hiii ùnmtmwmpL T. THI p..SSa.<9 aa^ 



384< «sùvnxkU'ìMaamwmMWLAìijjamMm 

Sàtonio 5 da (iDcrtli iHri^ 1U iiliisAiAlo fi^^ 
Gapitòlioo ^ SecAiUui LatmamsK Maiài)ra^ioiieil Ko^it 
eonrelséi il pami' di quel U(iftntfbfc : iwUti;EéDdo^)ilo|iiiìP 
ìkìhw Snétim^: AL làtoràOD-^dBDsélè debiMvC^ s6M 
attribuiti r nomi di Appio GUMÌdÌ0\ pére -seMa iftiiiéa4 
meolo; i^li ccfeiaAiebte fa detto T/ Badie ibalériiBo^ 
ed Appio Claudio' foxofnolemiffelto'' di AD•taìl|ctft0{^ 
Il piombo di' cai ragÌ6DeMè!ev«ieMtomeifte.ida''parbgOH 
Darsi' eoo qveUijddUà ii/^ia Apps' e di Frtikatic il *. 
QVINfTILlOBVK ti GOiNMNi ET HAXkMti^ TròviaiMi 
adunque due 'fràt0Ìlid«Uav|[^(^; SèAia^i uod igmtd 
che usò il cognome Torquatui; metitilsi'»U'.|d(ro!i8flrbò 
quello celeberrimo dei Laterani. Ambedue segnarono 
il loro nome, eomìe'iQi]iàtilii,:siìllé fistole che con- 
ducevano l'acqua alla loro dimora del Celio. 11 Ma- 
rina 6 fer&'aoch» il ^sbreltii.'aiinKiiiona éhe TotqMId 
e LateraD6 fossero la coppia dei oonsoli dA M^ ohe 
difotti furono così ciiiaimiti ^v in^ k prima rìga^ ^ehe 
sfuggì alla loro alteosloiiè , pone fuorf di' doKIAd 
r interpretazione che ho proposta *. L' età delle fistole 
lateranensi non oso fis^re con certezza; la seconda 
ha caratteri che ' con vèolgoùa còn'epoca di Settimio Se- 
vero, la prima forse è più antica. 11 preciso luogo 



. ' y , . . li . t t i) ì : 

V Far. e IIL > _ ; 7 

^ PanV. Fast a. 907; t. Noris, Ep. consularis p. 95. 

» L. e 

* Orelli 2825. Costili teM^o pià.ptobaliilitteiitoilyrèeidaiite, 
dovette ponedere dei beni nelle .«ìdoatan di-Oettaime^ ae' a Tane 
di ee ri pnstamente riferìeceà IMsefitienedi Jfaiiiaia 6B -iiiBXTI • LA- 
TEOilif VHiID % qfivi. nuBregnlfe (Gtidio p. 299; 5; tanii ifem. di 
Qenaxtano p. 879, cf. p. 78). .!i 

« B(«8lMaX.«. pw 583. 
: « •?• U odo «imi«m dì gaUè^^ p. lea 

' OrelU 4240. ... 

< Sai»; f.M4.qi. il6;.Kali|iii iim'at:4iM^ 462. ' 



w <• 



soonuA. ratAKSom ediuzi ac iLusaAno M5 

ddve furoD&lrdvtld è tscralo; mat credo cbe 01 sarà 
suggerito dàtroissenrarioDe segamle. ÌjSl data del 1895 
ci eondaeie ài' lavori eseguiti nel Lalerano dal pontefice 
Glenentei Vili. Questi iolniprese grandi ristauri nella 
nave di crociera espeeialinente neirabside, ove il Vacca 
ebbe allora a vedere le antiioliil& notate di sopra. Uà 
aodie il baltislero eìikt parte di quei Uvori; poiché 
doe absidi ifvrooo aggiiinte all'oratorio di S. Giovanni 
Ballista, il "qnale ebbe nA aiutala lantiea forma \ La 
noìhpr0pe bmikmmtMde molto probabitie il pensiero, 
che da queMùog^, in tale occasione^ sieno usciti i piombi 
scritti, dei quali ko' ragionato^ 

Poste qifeste cose, punto non dobilo die le aedes 
LatefOfMfim fossero quelle le cui rovine sono state 
notate dietro la basilica fino all' antica via prossima 
alla Ferratelia, sotto l'abside e fors'ancfae nel fianco 
che rìgnarda le mura, raggiungendo le noie gran* 
diose soslrnzioni dei migliori tempi imperiali , delle 
quaK vediiano essersi approfittato Aureliano neirerigere 
la nuòva sua cinta ^ Le stile dell'opera laterizia di quelle 
rovine nella maggior parte non del tutto si discosta 
dall'età cK Settimio Severo, ed i bolli raccolti non ren- 
dono improbabile Siffatto giudizio. L'apparire gli avanzi 
di un edificio grandioso in opera reticolata con ricche 
decorazioni, qua e là net lato opposto airantica via, 
i etti poligoni sono stati osservali sotto la confessione, 
rìehiàna alla mente la «asa. degli Annii, ossia la iowim 



. i Flenry le Latran p. 275. 276. 

2 7. Nibby, Ihmd nel 1838 P. I Ant. p. 148. Fr. di Giorgio 
Martini, i cai numerosi disegni di antichità nel sec. XV saranno fra 
breve dirnlgati dal comm. De Bossi, fece anche la pianta del battistero 
e sue Ticinanse. Ma non notò I che gE edifici del medio evo, conten- 
tandosi di aggiungere, confonne alla tradiiioiie. di gnelVetày la nota: 
fondo de la duua di qhostantino. 



Mt mmmmt.M aiitxìhi BMfm At utnao» 

Y0fK Mtiwla, per'tesiìnoQiMttKtt GifutoÉlMr, m «n^itt 
Ciotio, Juana a$d^s Istermi, imggr oir« aicctue • f» 
ediìOflloM. Aur^io («); Gomuiupie sia, ppithè imi credo 
ode lei fiiMiO^iSttffieiaolt :elQMoti per uoai afléniiafzaMie 
pitt pib«tltv.a, fkNDttoqiM sìa, dieOv Mcli'eaflo vedo» ad 
affpartaqcffd al palaixzó imperiala. 

; Uoq.dai fliù antichi docómeÉli reUti%i aUa diMim 
iMfioia, è kiMBSone' della basilica fiiiilia, dot dagli 
ioitt del flBOok) Y \ .Nell'eia, di mezio quiriala fi creduta 
aia ielle aule cooeosse ai papi, dalla coaiaaliniatiftt mwi* 
flesDza; e si peoaa adesso che occupasse' iocircit il sii* 
della sala conciliare di Leone 111 *. Ora quivi precisa* 
nMe abbiamo veduto, cke sono ìa piedi e sertoud lut- 
lorSiSottemt di foodamento muri che eoo parìe di quelli 
il retioolato su cui cade spesso il discorso \ Ciò poslo^ 
faetkieato 91 aouDelterà che all'oso del psto» poofi- 
ficio: potessero esser state realmente rivolte fin dal prior 
cipio alcune delle (^icbe preasidtenti io quel posto^ 
cooinMll'allo* medio avo certamente, e fors*ancbe pritMu 
ciò accadde per jquelle situate airOvest; e con of:ai evi- 
densa lo dimeetrerà il eh. sig. Gorviaieri. La basilica hi 
eretta a cavallo dei due ediGzl, che le cose éetle mo^ 
strano esser siali nella sua area distrutti e sotterrati. Ansi 
splendida testimonianza della distruzione allora opeiata 
ci viene dalà fln dal secolo V. Nel battistero era posta 
una epigrafe, quivi letta intera da uno dei coUetlori 
epigrafici dell'eia d'Alenino, posala veduta speaaaU e 
mancante innanzi la basilica ed ora smarrita. Essa c'in- 
segnia che: hic locus olim sardefUis cumuli squallore 
cangestus sumplu et studio... Eilari episcopi... tanta 

• « 

«• 0$^. 0. L 

3 y. Zi». Poni. ad. VlgiioH I p. ISS* 

' Vltoiy ùp. di p. SS. 

* y. lopn p. 85S. 



ornali» atgue iiedfcatm fst \' Taola fu dduoqaer la moie 
delle macffrie ehe fioq airelk d'Ilario una gran j^rte ne 
naia^»^ ^camqlaitoia gninde al|«zza presso il-baUistoro» 
e solo allora Yenoe rimossa. TuUi questi fiaUiJUasInaiia 
IP pood(^; mirabile le rolazioDidd cosUDlioianp edificio 
coQ ^g«lli aoleriori; i quali vediama esaeie stati io 
potere dell'imperatore^ cbe parie ne distrusse, parte, 
ne dovette cooaervare;, quaudo iouaizò. quella, sontuosa 
basilica ^ 

S VI. . ' • . 

Cenni topùgrafici sùUe aiiaienze del LàUrwM, 

La pianta del Bufalioi ', benché mollo imperfetlay 
è biiQoa a dimostrare ijoanli ruderi vedeausi ;ai suoi 
tempi attorco al Lalerago^ Di. quelli verpo il pieuodì 
e rOvest bq parlato* a sazietà. Degli altri presso Kao 
quedotlQ ueroaiaDO abbiamo scarsissime ootiùe, ora 
almeno dod ricordo cenno di maggior rilievo che 
quello lasciatoci da Giulio Mancini \ ohe vide io qwl 
luogo aicune stanze TÌcopej:te d| affreschi. Circa i 
ss. Quattro corooali fu silu^^ta la porta celimootana . 
del recioto di Servio \ e noa .h dubbio che Q€| uscisse. 



* Gnifér. 1168^, 11. L* tfdlsicM Ita twMSi, fl wctiee origiaidr 
emmili^ come esige U eenao. 

s Un insigne bassorilievo del sec. IV rappresenta la scenografia 
della porta Asinaria e della basilica e battistero lateranenà; ▼. Fleory 
L e. tav. LVL 

* Se ne vegga la lidazioné del Nelli neU' atlante del Fleoiy 
op. cit. ta?. LVI. 

* Cod. Bàrb. l027 té\ sopra GìaUo Haadni cf.il Bvm/canroHy 
1867 p. 1 e %Qgg.^ ed il mio Oimil/ero di ZoHco p. 79. 

» V. Lanciani, PorU e mura di Servio^ Ann. deWlnst. 1871 p. 78. 75. 

• • - » > 



S68 ÉoùttÉtk DI AitnoHi BDirm "al LàUaùÉo 

uB'Aélk»^ vih. Tleì lato S. 0: détf* (^spedate hd Ì6* 
oefioato' lai presenza di un'allrft ria '. Tra qaedti due 
HiilUi M'g^Vaoo' grandi fabriché, le raviae delle quali 
fbrMO veduto Id alcuoì scavi sfatti *oto1 1870 oegK orti 
[tosti dietro al èìtato ospedale. Il dolio topografo, si- 
ghor cav. LaDCìaoiv le ha esamìbate e deserìtte nel 
Ballettino dèi ntoslro Tslìtuto in queU'anno medesimo/. 
Quivi venne alla luce il torso di una statua imperiale 
in porfido. È noUsshno che questa pietra preziosa fa 
molto usala dagli imperatori nell'epoca costantiniana e 
dopo *. Onde ò che la maggior parte delle scolture io. 
porfido spetta a queir età. Ma anche in epoca molto 
anteriore si usarono statue pi^&retidìiQ, e Phmo narra 
che ne furono spedito varie sotto Claudio dall' Egitto 
in Roma^. Però egli soggiunge che tal genere non 
piacque; infoiti, dipoi si cessò per solito dallo scolpire 
statue ili quella piètra. 11 torso citato non è dell'epoca 
di Claudio, e parmi precedere alquanto i tempi dei 
primi imperatori cristiani. Laonde sarà uno dei rari 
esempi di statue di porfido eseguite circa il terzo secolo 
deirera volgare. 

In quei medesimi orti dell'ospedale, circa un 
secolo prima, furono fatte scoperte di molto maggior 
rilievo, che dovrebbero servir di sprone per ritentare 
il suolo e farvi nuove ricerche. Nel 1780, il pontefice 
Pio Sesto vi ordinò degli scavi, dei quali diede re- 
lazione r Amaduzzi ^ Apparvero allora aloaoe stanze 
in opera reticolata ornate di pitture fra cui spicc^ivano 



« V. BuU. deiriml. 1870 p. 51. 
- L. e. p. 50 e segg. 

s V. Pe Boasi BtdL ìT arch. cr. 1864 p. 17, 1^. 
* Nat. Bùt. XXXVI 11, 7. 

' 0. M. Cassini Pitture antiche ritrovate in ima iHgna ùeeomlo 
àffosp, di S. Gio. in LaX. Bòma, 1788 iki 4. 



SOOSBBTA DI ANTIOHI BDIFI2I AI* LiTBBAKO 389 

dei quadretti rappresentanti figure sorreggenti un calino: 
con vivande d'ogni falla, e calici di vino. Una scenro- 
grafia dello scavo ed i disegni di dette figure furono 
incisi e divulgati da 6. M. Cassini. Il silo fu giudicato 
una sala da convito; le rappresentanze credute del- 
r epoca classica ed allusive perfino ad epali saliari.: 
Per mala ventura i dipinti perirono tulli, eccetto due^ 
figure e parte di una terza che furono staccale dal 
muro e donate al card. Pai lolla promotore dello scavo \ 
Queste ultime dal museo Borgiano di Roma sono pas- 
sate a Napoli, nella cui pinacoteca ho avuto agio di 
osservarle. Or bene esse non sono punto di epoca clas- 
sica; appartengono invece al secolo terzo cadente o. al 
quarto, tantoché sono stimale erroneamente della più 
antica 'scuola fiorentina \ Ed ognuno che dia un' oc- 
chiata alle tavole del Cassini, s'avvedrà tulle le altre 
figure esser del medesimo tempo. Una delle superslili 
indossa una dalmatica, di maniche slrelle, ornata di 
callimle e fascio ricamate, somigliantissima a quella 
di cui è rivestita l'ancella flabellifera di uno fra i 
più noti vetri figurati, maestrevolmente illustralo dail 
p. Oarrucci '. Le altre figure hanno un vestimento so- 
migliante ed ornato allo stesso modo, ma più ampio e 
di maggior lunghezza ^ Statue insigni, bronzi e marmi 
uscirono in copia dallo slesso luogo *, che dovremo 
stimare perciò una delle più splendide abitazioni del 
Cetio. S'affaccia subito, alla mente il sospello che Tedi-' 
ficio primitivamente fosse la domus Veri. Incerto ho 



* L. e. tav. in, VI e VII. 

' Numeri S&-80, «dotto dei quadrìbiuntinì ed aaiichi toscani. 
» Vetri am.'di flg, in oro:i ^ ed. p. 161. 
^ Cf. De Bossi R. i. III p. M. 

» V. E. Q. Vkéonti M. PiihCUm, I p. 89. 901» tav. LII; Oas^ 
siili, 1. e. frontespisi. *i ,. 

Annali 1877 24 



39Ò aoonmPB di àNnon emiizi 4l LAfnàm 

ìmÌMto se 0«a si deveaso ravvisare salto la parte aa- 
tsriere della bastilca; incerto aache lasoio le la deb- 
UaiM perre nel luogo di ohe ragiono. Ad ogni modo 
q^kesto fq decorato splesdidamaote nei tempi ioeirea 
di DioóleziaDO e di Coslaqlìno, ed alMlato allora cert 
taneato da qualche illustre personaggio. Cosa nuova 
e dì somma importanza sarebbe di trovare nelle altre 
pitture e decorazioni di quella dimora piena contezza 
della religione prefessala da lui. Del resto vedremo, 
che m prefetto di Ronoia preeisameoto nel secolo IV 
ebbe stansa sul Celio e nelle vicinanze della basilica. 
Ua'ipcrizione, trovata mila villa Massimo presso 
alla via Strozzi, e dedieala da ui Crsse^iontn cuior 
Orfiti t(l(Knmm) pfueri), ha fatto stimare che quivi 
fosse rabitaztone di un Memmlo Vitrasió Orfito \ forse 
H console del 27d ^ Ed in vero la natura di quel- 
l'epigrafe induce a tal cMgeUnfa. Però delFabìlazionè 
del eelebre Memmlo Vitrasió Orflto, più volte prefetto 
di Roma nel secolo IV, le raeeoltè epigrafiche mano* 
scritte paiono darci certa contezza presso al Lalerano *. 
Maffeo Vegio, nel secolo XV, trascrisse te iscrizioni 
di sei basi marmoree nascosto fra rovine ammontic- 
chiate fost baiilicam laUnmensem jmiAa saeelhm quod 
imtar Saneta Santterum. £ quivi erano posto prò 
kasibui eolumnùmm eujmdam templi qmd erat illi con- 
Hguum. Nwnc autem étt pemitus iiruiMm. La fonte di 
tali preztose indicaziom è Ciriaco d'Ancona; da evi 



1 BidL mim. II p. 222. 

< L. e. I p. 1S8. 

« ?ieiiM aOft Beala Santa miio gii otti Manitei «Ut Qiiuti- 
niaDL Indi potrebbe naseeza U eo^tfeo, eke rhorìuoiie del Oreseen- 
Uanus actor Orfiti da questo loo^o ibeae stata trarfetita aU\Atn> poa- 
aeiiaiAite éà Mafliiod saUflstaiUnA, cba pei fMtoe stata amantta, ed 
ai di noetii ricomparsa. Ma non lo credo probabile. 



S0MMW PI ^Hjwm ^9urw iL,.^iLTWmK> 37 V 

qaeUe iMrìzkMi/sooo ptMsale nelle poeteriori raccoiia. 
epigrafiche ^ Dì Ire delle citale basi abbicavo le copie, , 
cba ce le mofilrano dedicate ai Memmio Viirasio Ordio • 
del secolo IV. Ma aoche due altre, che doo furono, 
tniseriliie dal V^egio, quia magna pars non potest le^i, 
portavano il nome di quell'illustre personaggio; e lo. 
tesiifiea questa, frase pj%ines$a alle parole citale: qumque 
lapides mU in Aonorm cujusdam Menmii. La «està l^ase . 
ttra io onore deirimperatrice Glena^ oiadre di Gostan- 
tllio^ Tale circostanza dimostra che quei mfiriDi furoop . 
tolti dai luoghi circostanti, ond' essere usati nella far. 
brica di un portico. Infatti è evidente la proveguenza 
della lapide di Elena dalle rovine del Sessorìo, che 
altre iscrizioni e veiBorie di queirimperatrice ha re- 
stituito ', e sappiamo esser stato la 3ua dimora \ Laonde 
non parrà inverosimile la congettura che dalle vici- 
nanze, sia del Sessorio, sia del Laterano, provenga quella 
serie coeì ragguardevole di basi erette certamente nella 
dimora d'Orfito ^. Qual portico poi fosse quello iodì^ 
calo dalle addotte notizie, è difficile il precisarlo; ma 
è chiaro che fii una parte del fatiscente iaterano me^ 
dioevale. Ed appunto penserei alla faccialav|^rinGÌpald 
del patriarohio, eh era contigua al Sancia Sanctofum, 
ed era munita di portico, se noo me ne dislogjiesse 
la testimonianza del Panvìnio, che accenna la detta 
faceiala a'sttoi tempi esser ancora in piedi, ma i vani 



i a I. LaL Yl I73e-1741. 

s L. e. 1185. 

s L. e. 1184, 1186. 

« Nibby Rmna P. fMod. p. 195; et. De SoBfA B.JoO. lU p. 408. 

> Un^altra .bmiQ «infle «Ife dWe, dedicata iaì cofpui omnium 
maneipwn^ fa veduta da Pietro Sabino e .4a iltii 9k S. Msea siil- 
rAventino; v. C. l L VI. ÌT42. . ' 



372 8G0PBRTB PI iimOHI B01P1ZI ÌL LATHBANO 

* r 

delle arcale essere siali chioei da muri \ Del rimaneiìle. 
Del luogo medesimo poteva essere qualcb'àllro porti- 
caio; e che fosse sotto il Vegio ridotto a rovina» doq 
desta meraviglia, sapendo noi il miserando stalo in che 
queir età vedeva persino l'aula stupenda del Iriclittio 
leoniano '. 

La sommità laleranense del Celio fu anche dimora 
di un'altra illustre famiglia, quella dei Dasùmii. Nella 
Galleria lapidaria del Valicano evvi una base marmorea 
ove in grandi caratteri è scolpita V iscrizione onoraria 
seguente: 

M • DASVMIO 

L • F • STELUTINA 

TVLLIO • VARRONI 

LVGDVNENSES 

r ■ : ' 

Al Marini dobbiamo la notizia che quel monumento 
onorario fu trovato prope S. lohannis in Làterano '. 
1 Dasumii Tulli fiorirono specialmente in Cornelo e 
nei luoghi circostanti ^ Ma il nostro Dasuinio Tullio 
Varrone fece parie evidentemente del ramo di cui il 
comm. ()e Bossi ha mostralo le romano memorie se- 
polcrali, profane e cristiane, sulla via Appia, al primo 
miglio e dentro la callisliaria necropoli '^. Non deve pas- 
sare inosservato che Capitolino, raccontando degli an- 
tenati di M. Aurelio, lo dice discendere a rege Sallentino 
Malemnio Dasummi filio ^ Ed è notabile coincidenza 



^ Fleary op. di p. 516. 

s L. e. 

» C. L L VI 1400. 

^ V. De Rossi BiM, éTafth. crisL 1874 p. 86. 

> Bomà MiL ni p. 635. 

« M. Àur. Pha. ed. Jordan I l4, 15. 



SGOPVBn DJ ANTICHI BDlFIZi Ali LATKBAMO 373 

questo aoma Diasaolio tra gli antenati di an imperatore, 
presso alla cui casa avita troviamo precisamente una 
memoria dei Dasumii. 

Prima di por termine al discorso, che quasi a 
eomplemenla delle cose precedentemente discusse ho 
sommariamente dettato, dirò alcune parole sopra tré 
insigni monumenti profani legali intimamente colle la- 
leranensi memorie. Intendo parlare della statua equestre 
di M. Aurelio, della lupa io alto di allattare i gemelli 
e della lesta e mano colossali che ornano gli atldalt 
ediftzi capitolini. L'argomento è stato molte volte discusso 
ed in parte anche recentemente chiarito; ma stimo ne- 
cessario di epilogare i risultati ottenuti , aggiungendo 
e svolgendo ciò che riuscirà nuovo o necessario. 

'• Il Fea, che trattò distesamente della statua di 
M. Aurelio, stimò che nel secolo X essa fosse nel foro 
romano ^ Base di tal opinione fq la vita di Giovanni Xlll 
ed il catalogo deirEecardo» dai quali documénti sap- 
piamo che nel 966 fu appeso un prefetto di Roma in 
eamptm ante caballum Constantini '. Ma il Papencordt 
ben s'avvide che il detto campo non era quello che 
dicesi Vaccino, bensì il campus lateranemis, ossia la 
ptazsa che si svotgea innanzi al patriarchio', della quale 
son pieni i documenti e le cronache dell'età di mezzo ^ 
Fin dalla prima redazione divulgata delle Mirabilia^ 
trovasi su quel cavallo la notissima leggenda, che nega 



t Fea Diss. sìdle rov. di Boma, neUe Note $X WiiMkelinana 
St dèUe arti t. HI p. 410 e segg. Mise. fL cr. II p. 1 e ^egg. 

* y. Giegoroirìiis, St di Bama nd m, a. Ili p. 44S. 

» V. L e. 

« y. Kibby Roma P. I anL p. 108; Cod. Caouiat. X. y. 25. 
Qqìtì era anticamente il eamput eadìnunUamu deU^iecrix. Qni 645,4^ 
faorì del recinto serriano, come il campo vimiipale ed il campo eeqai- 
Uno (Cic PhiUpp. IX 7). 



d^4 SCOPBItTB DI AHYICHI EDIFIZI AL LATIBAKO 

il nome di CoslftQltoo dalo al CàN'Aliere ò gli dà quello 
del gran villano \ D'allora io poi tediamo frequenti 
iDODzioni della statua equestre, sempre ionaoKl al 
Laleraoo, pì^sso Beniamino di Tudela % nelle piante 
di Rdtaia del secolo XIII « e del XIY \ nella vitn di 
Gola di Biensi eie. etc «. ti Tacca narrò che il grappo 
fu rìntenuto ili una vigna mcontro alla Scala Santa *. 
Ciò vuol dire Mllanlo che quivi giaceva lo abban* 
donò, fihcbè venne ad esser rislaurato* Il Fea stimò 
Sisto IV esset^ stalo il primo a prenderne cura; e ve* 
ramenle furano fatte allora vaile spese a tal uopo negli 
anbr ti7a e 1171 \ Però II cb. sig. Miiftlz ha sago^ 
lato riMauri pib antichi, sotto Paolo li, nel 1U6 e 
1467 '.Finalmente nel 1538 il leriso ponleflee di quel 
noDoe ne fece eseguire ti trasporto sul Campidoglio. 
Queste cose sono chiarissime; ma man chiaro è^ dove 
k il preziose monumento fnaanai al secolo Te qoale 
ebbe ad èssere il suo posto primiero. Dalla Nolilia 
sappiamo aver esistilo nel foro romano un equas Con* 
itamini *. Il cod. elosiedleose serba riscTiTnone aeolpito 
sulla base d'una atatua di Coetanlino erettagli nel 384, 
eolla noia in basi CorMantini ^. Che questa fosse nel 
foro r insegna Y ordino serbalo dall' anonimo; V asser 
stala equestre lo si 6 argomentalo da ciò^ che Titino* 



> y. Archìvio della Soe. rom. di SL patria I p. 12. 
2 Fleuy L e. p. 457. 

> Hoefler die deuUchm Pàpste toI. Il; Ftoary Latr. tav. XY. 

♦ Ketty !. ^: tav. LfL 
» L. e. p. 461. 

« Meo. 11. IS ia P«a Mise. /& dr. I p. «I, d>»db il Ciampiiii 
(t. Lupi, S, Sev* p. 48) ed altri 
' Miio. eiu li p. 1. 
< Anm» archMogé^m, S^ ISTa p^ 16E2. 

• UtIklM, a U. H. top. p» 11. 
" 0. l. Io/. VI 1141. 



aoQimR m kìmcm aura» al LAnsAHO 875 

rarip. aggiunto ala silloge epigiafiea pone aol luogo 
Messo: ematlus CbmtaMtini \ Peds^ il Fea ohe i detti 
docoilieDtì àlla^essero dia statala di M. Aorelio» credala 
di GostaotiM K Ma il eh. Gregorovios ha sagacemente 
osservalo IMmpossibilitk di no errore slffallo nelli 
Notitia, che fo doeoiaeDlo officiale del sedolè IV *. Bl^ 
nane la sdpposisioDé, però poco probabile, ehe Terrore 
sia reàlmento aeeadifto air Einsiedlense; lÀIora farebbe 
d'uòpo ammrttere elie« perita la siatoa di CestaotÌM< 
fosse siala sosUluita sulla stesela base qoella di M. Aure* 
He. Ciò podio, viene, cerne conseguenza una Itasìasiene 
al Lalerano fr^ TVIII ed il X seoolé. Poiché la sentoMa 
del Fea, che detta traslazione avvenisse nisl secolo Xll^ 
dalle cose riferite nella stessa testimonianza ch'egli 
adduce» viene impugnata: la vita di Gleniente III a 
luti altro allttdeado ehe a qeel fatto \ Esce però in campo 
il pensiero, da aleani vagheggiato^ che il bellissime 
bronco abbia avuto sempre il Laterana per residenza^ 
e forse provenga dalla casa degli Annii ove nacque e 
fQ educato M . Aurelio K Nella presente incertezza ame 
meglio nulla proporre suirantica sede della statua eque^ 
Sina di M. Aurelio. 

Anche della lupa di bronzo si è molto disputate 
e si dìsputa Iutiera. Livio narra che i fratelli Ogulnii^ 
edili, eressero nel 296 a. C« col danaro ritratto dalle 
BHilte fogli usurai: ai fiam ruminalem sifmUaera ut 
fantitm conditùnm Urini sitò uberibus lupae *• Dionigi 



^ XSiììchB L e. p. 71; cf. JoTdan Sj^hmeris HI, p. S18. 
' Nelle citate note al Winckelmaim p. 411. 
* Si. diR.ndm.e.l p. 48; Jordan Tàp. éhrSmiéMan^Up* S70 e a. 
« Flenry Lair. p. 468. 

» VTindiebmnin SL Mie (mH iW dìf . ed. Fea i. H p. 805; r. 
Gnidi ÀrMwo di SI. palria I p. 810. . ' ^ 

« X 24. 



879 800MRTB DI ANTICHI BDIfiZI Ali LiTSEANO 

riferisce an luogo passo di Q. F^bio PiUore> chi narra 
d'aver veduto nel Lupercale una lupa di bronzo coi 
fanciulli gemelli « nGtiìfiaxa itcù^tag if^aaiag \ FabiOt 
còm' è noto, visse durante la seconda guìerra punica. 
Un passo di Plinio ha fallo credere che il simulacro 
fosse visK>ile nel foro, presso il fico ruminale quivi 
miracolosamente trasferito sotto Tarquinio Prisco per 
opera di Alta Navio *. Ma, oltre che detto passo è osco* 
rissimo e fors anche corrotto, Livio parla della lupa 
comò posta dagli Ogulnii ad ficim ruminalem, inteo* 
dendo del luogo dove la vide Fabio Pittore. Di un'altro 
simile gruppo della lupa parla più volte Cicerone come 
colpito e schiantato dal pósto, sul Campidoglio, per 
opera di un fulmine ^ li Fea discusse il dubbio se il 
monumento ora esislenle fosse quello menzionato da Ci* 
cerone, ovvero quello degli Ogulnii ^ Aicuoe lesioni ad 
una gamba della lupa furono credule effetti del fuimine; 
ma il citato archeologo nulla volle decidere. Il Bacbofen 
rifiutò le ragioni addotte dal Braun e da altri per ne- 
gare che la grande amichila del bronzo risponda al- 
Kepoca degli Ogulnii ^. il parere ormai comune è, che 
il prezioso bronzo sia quello eretto già nel lupercale, 
e che. non lungi da questo esso sia siato scoperto. Per 
conlrapposto un dotto archeologo ha recenlemente mosso 
dubbi sulla sua autenticità, tali da giudicarlo opera 
del medio evo. La controversia dalle cose che sarò 
per dire sarà in parie chiarita, in parte risoluta. 

Tra i topografi e gli archeologi antichi prevalse 
anche l'opinione che la lupa fosse quella menzionata 



A IHon. HaUc. I 79. 

2 Nat. hisL XV 18. 

« V. Nibbj Boma nd 1888 P. // Mod. p. 028. SS4. 

« Ètisc. fiL crìL t. II p. 816 e seg^. 

s Arm. deWInst. 1867 p. 188. 



fleonmns di antichi bdifizi al latbbamo 877 

da Livio e da Fabia Pittore nel inpercale; e ciò perchè 
ai loro tempi si stimava generalmente che quell'antro 
fosse sialo salle pendici del Palatino, verso la chiesa 
(il S.' Teodoro \ La confusione generala dall'oscurità 
di Plinio circa il fico ruminale indusse a ravvicinare 
il eomizio al lupercale, ed anche a confondere insieme 
ambedue i luoghi Così Andrea Fulvio pose la lupa 
in camitio ad ficum rtminalem ubi (i gemelli) expositi 
faerunt*. Ciò basta a dimostrare quanto inesatte ed 
oscure fossero allora le nozioni topografiche su questo 
argomento. Omeno perciò le molteplici congetture e 
deduzioni cui giunsero i topografi su quel falso sup- 
posto, poiché riuscirebbe un novero noioso pei lettori 
ed inutile; e chi ne abbia vaghezza può far da se questa 
ricerca. D'altro lato, grande autorità venne alla opinione 
suddetta dal fatto, asserito da alcuni, ripetuto da molti 
anche recenti, che là lupa fosse tornala in luce sotto il 
Palatino '. li Vacca però riferì la scoperta esser avvenuta 
vicino all'arco di Settimio Severo '; ed il Fea interpretò 
quelle parole come allusive all'arco di questo nome 
cretto nel Foro ^. Quanto sia ciò falso, lo proveranno 
le cose che seguono. Ma il Vacca in realtà esprìmeva, 
in modo, è vero, vago e confuso, Topinione che cor- 
reva ai suoi dì. Esso intendeva dell'arco di Severo 
nel Velabro. E lo dimostrano le sue stesse parole; 
poiché asserisce che assieme alla lupa uscì fuori il 
famoso Ercole di bronzo del Campidoglio, come é 
nolo, trovalo nel foro boario. Anche questo é falso, ma 
é evidente che le parole del Vacca furono dettate dalla 

i Nardini Roma antica ed. 1704 p. 230. 

- Aniiq. Bonu ed. Yen. 1554 p. 86. 

' y. Visconti e Lanciani Guida dei Matino p. 14. 

^ Memorie n. 8. 

^ Mise fU, cr. I p. Lni. 



^ 



878 9Q<UWB I>I ANflOqi BD)JrW al LàlSBAiK) 

rifflembraDza iDdelerminaU della proasimilà dal foro 
boario al luperc^le. Coochiudo. adunque, obe quest'ai- 
limo luogo fu quello attorno al quale si aggrupparono, 
per co$l dire, i peosieri degli archeologi aul trova- 
mento della, lupa. 

Si fu copforme a, quegli opinari, che la chiesa di 
S. Teodoro fu siimela perGno un antico templfM B<h 
fmiìii ed il Venuti asserì che ^uivi $ipo al secolo XVI 
si conservò la lupa di bronao « che ai tempi dH Po»- 
cifoli poco prima era in Campidoglio^ ». Tali 
parole dimostrano che il Venuti per queUa notìzia pende 
dall'autore ch'egli cita. Questi infatti del prezioso mo- 
numento disse che era prima serbato nel supposto tempio 
e che « kora ri conserva nel Campidoglio ' ». Or bene 
farò toccar cqn mano, qua} m la chiave di questa an- 
serxione e dell'errore lungamente ripetuto della eco- 
perta della lupa a S, Teodoro. Il PaBcirpli ebbe per 
fonie ciò che innanzi a Ini avea scritto Lucio Fauno 
ftuUo slesso argopienlo '. Il Faijno, a sua volta, pende 
iotierameole dalle parole di Andrea Fulvio, il quale 
perciò è il primo anello della ripetala asserzione, e 
come tale merita d' ^sser riferìto: E^lat hodie.., prò 
aedibus Con$ervalorìm lupa aenea cum infaf^tibuB..^. 
quae prius erat in comitio ad fiam ruminalem ubi 
expositi fuerunt.... unde in Lateranum prius, poslea 
in Capitolium delata ^ Chi osservi pooderataiMento 
questo passo, s'avvedrà facilmente esservi solo espresso 
il {)eosiero che la lupa fossei quella degli Ogulnit,. e 
per > conseguenza fosse stata originariamente posta nel 



i /?oma africa tip. 2; Oregoiovina iS^.dtUfwl .in» «ili p. 142. 

* Tesori nascosti Boma 1025, p. 700. 

* Lado Fanno dette antichità deUa dita di Roma p« 4&. 

* AntiquitL roman. p. 86. 87. 



dCOFisn DI ANTICHI BBlflZI kt LàTUAMO S70 

comizio, deooodo la volgare opinione MènlM^bto eoi lu- 
porcaio e collocato a S.Teodoro '. Del resto doi> uo ceooo 
né della scoperta dò della reale eaislenea del bronco 
in quel luo^o. E poiché il Fulvio non ignorò le &le* 
morie d'un lungo soggiorno di quello al LàieraQO, sup- 
pose Daturalmeote che quivi dal prìmilito posto fosse 
slato trasferito. Il Bofssard rincarò la dose asserendo 
vera la traslazione ^ Il Fauno fraintese il senso delle 
parole del Fulvio, e non curando il soggiorno al La^ 
lerano, ch'egli forse stimò esser stato l^revissimò, legò 
al Paoclrolo ed ai posteriori topografi la falsa notìzia 
che la lupa avea avuto sede a S. Teodoro. D' onde 
Tasseraione del trovàmento attODUlo io quel luogo cro- 
dula liM ai di nostri; d'onde, loalmento, it circolo 
\^z}0S0i in coi si aggirarono gli antichi archeologi sul** 
r esistenza delia lupa pel fallo del lupercale è sulla 
posizione del iopercaie pel fatto della lopa ^ 

Chiarita la fonte e l'origine deH'errore, nulla Ai 
pili facile che il lessero la storia d^l'oDoa rappreeen- 
lanza nei tempi anteriori al trasferimento al Campidoglio, 
fino almeno dal secolo X. Benedetto monaco dei Soratte 
circa il mille scrisse una cronaca in coi narra, che 
nella prima metà del seo. IX furono istituiti del giù- 
dici fa palatio lateranem ad locum ubi iioitur a lupa^ 
quod est materromamrum. 11 medesimo ricorda di nuòvo 
altrove ^iiam loaa ad Later<mÌ8 ubi dieitwr ad lufom 
qm$ mater eie K Nei secoli seguenti continuarono i 
giudizi e perfino le esecuzioni presso alla lupa. Le 



^ Torrìggio S, TMwQi Itonift 1640 p. 14SI 

2 I p. 26. 

^ V. gpedalBiflnte W totteMìMu» éti topograi sei Torriggio, 
ofk cit p. 149-149. 

^ GifgoroYÌss SL « /}em« im{ m 0. i. Ili p. 442; Perts ite. 
Germ. tìist. ScripL t. HI p. 712. 720; Urlichs, Cod, U. H. top. 



38Q SCOPKIU» DI ANTICHI BDIFIZI AL ItATSEAKO 

cronache narrMO di doe ladri le cui mani furone oioz- 
zale e^ affisse « avanti all'opera di melallo » e Paolo 
di Liello speci fica che fu « sopra una lupa di metallo 
che sta nella, delta torre » (degli Anoibaldi) \ Il catasto 
laleraneose delfl iBO ricordafsulia piazza la casa « dova 
sta la lupa et opera de metallo » *. La residenza non 
interrolta de^ooumentQ al Lateraao coolinuò Uno alla 
traslazione al Campidoglio; e di quest* ultima ho sicure 
notizie. Negli ar<?hìvt dello slato romano, agli anni ti7i 
e 1173, è registrato il pagamento fallo ai Conservatori 
d) 100 fiorini d'oro per la fabrica loci in quo sttOaenda 
est apitd eonm palatium ìuppa enea que hactenus eroi 
apud S. lohannem laleranensem '. E precisamente dopo 
quel tempo cominciano i dotti,partendodairAlbertini,a 
notare la lupa nel Campidoglio, ove noi la vediamo ^. 
Dopo oiò non può rimaner dubbio di sorta sulla 
sua pretesa scoperta sotto il Palatino. Parimentev la sola 
storia tessuta di sopra, tralasciando gli argomenti slìlistìci , 
basta per escludere qualsivoglia sospetto sul! autenlieità 
del bronzo. Un grave argomento però si potrebbe ad- 
durre in favore del giudizio che slima la lupa un la- 
voro moderno. Un servo di Taddeo Landioi, architetto 
dei Papa, scultore e fonditore morto nel 1S96, ebbe 
ad esser processalo. Furono allora uditi sul conio del 
padrone e dei suoi lavori io bronzo, vart lesttmont. 
Tra gli allri un tal P. Guarlsio falegname, che depose la 
lupa del Campidoglio esser lavoro del Landini '. Il nodo, 

• 

^ Fleniy Latrati p. 498. 496. 

2 L. e. p. 498. 

> Revue archéohgiqwtt S^ 1876 p. Mi. 
* De Roma prisca $t nova t 45. 

* Queste notizie vengoDO dagli archiTÌ di Stato romani e sono 
state diTolgate in una memoria sugli artisti subalpini dal 8ig# Beiv 
iolotti (ÀUi dèBa Soc di Areh. e B. A. per la prov. di 'forim 1877 
p. 288), 



DI ANTICHI BDIPIZC AL LiTKÉàKO 881 

in apparenza Éiolto inlrìcato, posso sciogliei'e factimente. 
Tra i testimoni eravi Flaminio Ponzi, il quale disse, cosa 
già nota per altra fonte, che il Landini avea fuso le 
statue di bronzo della fontana delle Tartarughe. Ora 
è notissimo che tali statue sono dovute al disegnò di 
Giacomo della Porta; è anche noto che i putti della 
lupa ftirono fatti da Guglielmo della Porta. Non è adun- 
que gran meraviglia, che se il Landini fuse per Gia- 
comO) zio di Guglielmo, servisse anco il nipote, e che al 
lavoro dei putti alludesse il Guarisio. Con queste no- 
tizie h<^ voluto solo chiarire le vicende del celebre 
bronzo nelle sue relazioni col taterano. Perciò ho la- 
sciato e lascio del tutto intatta la quistipne della pri- 
mitiva sua origine. Né giudicherò punto, se sia o no 
una delle lupe inenzionate dagli antichi, e neiripotesr 
affermativa, quale di quella sia dessa. 

Della testa colla mano dì bronzo, che ho nomi- 
nato in terzo luogo, mi sbrigherò con poche parole. 
Nelle recensioni delle Mirabilia^ spettanti al secolo XIV 
e XV, è narrato che S. Silvestro fece distruggere 
il tempio del Sole detto Colosseo, la cui statua avea 
un globo in mano. E di detta statua il pontefice pose 
innanzi al Laterano la testa ed una mano, quod modo 
palla Sansonis vocatur a vulgo ^ In questo garbuglio 
si vede chiaramente una rimembranza del colosso di 
Nerone che Plinio insegna esser stalo poscia dedicato 
al Sole in odio al tiranno *. NelK itinerario di Benia- 
mino da Tudela, scritto circa il 1170, è menzionato 
innanzi alla basilica un Sansone lapideo tenente una 
palla nelle mani *. Confrontando questa notizia colla 



I UriìebB a V. R. (cp. p. 186; d 167. 

« ilTot HisL XXXIV. 7. V. Vacca Mmaria 71. 

> Urlichs 1. e p. 179. 



precedefile, appare maoìfesto trattarsi del medaaiino 
monumento. Il parlare Beuiamino della $laLua come* 
tuttora in piedi e lapidea, dipende dalla maxima ine* 
saltezza chie regna nel suo scritto. Adunque, nel ;8e- 
colo XII, i frammenti di bronzo di che ragiona, già 
doveano alare al Laterano. Cerli^ima notizia di ^ssi 
in quel luogo adducono nel secolo seguente la Gr^hia 
e la pianta- di Roma edita dall' Hoefler^; nel. quale 
ultimo documento è disegnata innanzi alla basilica la 
mano colla testa/ vicino al cavallo di M. Aurelio*. 

11 Laterano fu considerato nel medio evo come 
centro della romana grand^ezza, e perciò possedette tulli 
i bronzi che ho passali in rassegna, quali memorie 
ragguardevoli della città eterna. Per la stessa ragione^ 
al rinascimento delle leUere, volle averli il Campidoglio; 
e come ebbe la lupa e la statua equestre, cosi anche 
ottenne la testa colossale e la mano di cui parliamo. 
Non abbiamo però positive notizie del quando avvenne 
il trasporlo. Ai tempi di Fra Giocoodo e di Manuzio 
la testa già era visìbile sul Campidoglio'; vicevwsa 
un ilinerario del secolo XVI Ta^ccenna neirinlerno della 
basilica di S. Giovanni ^ Di modo che bisogna supporre, 
che fosse rimossa dal Laterano negli inizi del citato 
secolo. Però non farebbe meraviglia che T itineraria 
fosse inesatto, e che 6n dagli ultimi anni del secolo 
o precedente avesse avuto luogo la traslazione. Potrebbe 
indurre a siffatto pensiero il vedere Prospettivo mila- 
nese, barbaro scrìltore in delti anni d'un poema anli* 
quarto, dire, giunto innanzi al Campidoglio: teiroi di 



^ Urlichs, L e. p. 121; cf. p. 136 init. 
a Flenrj tav. XV. 
^ C.L LoLYl 1275, 
^ Fleary p. "528. 



sMf^m- DI AMieai mifizi ab L^nrAMO^ 368' 

hinmao hm pdMa m jumo/faoettclo maotfeftta altodiode 
a quella che prima giaceva ai Laterano \ La teste co^ 
loesale è ora nel pt^rlico in fondo al corlite del paiatza 
dei Gonservatorf; essa rappresenta ehiaramenie le fat* 
leoe di Dointeiano ^ La mano è aerbata nel mdseo dei- 
bronzi dei medesimo palaezi^, priva però éel ^bo che 
sosteneva. Dae grandi patio di bronzo sono nello stesso- 
luogo; una prima decorava la sommità della oolbnoa mik 
Kare trovata in vigna Naro; e vi fa messa a maggior or- 
namento della balauBlrata capitolina *: Porse da ciò fn- 
reno mossi il Harliano e il Panciroli ad affermare che il 
milliarìo aoreo era sormontato da un globo U pensiero 
esteso da altri a tutte le colonne che misuravano le vie ro- 
mane. Certo è che non abbiamo notizia che simili bronzi 
fossero usali in quel BÌQdo> e che verosimile è l'affer- 
mazione del Ntbby che la palla in quistione fosse tolta 
dalla mano spesso citala ^ Poste queste cose non saprei 
acconciarmi all' opinione che stima scolpiti in marmo 
gli avanzi del colosso posti nel medio evo al Laterano, 
e che crede ricoooscerli negli enormi frantami mar- 
morei di statua deposti nel cortile dei Conservatori *. 
La testa che sì ammira fra i medesimi, per testimo- 
nianza dèi Nibby fu trovala presso piazza di Pietra ^; 
delle altre parti ignoro la provégnenza. Vero è che 
Beniamioo da Tudela dice lapideo il creduto Sansone 



i QregoroYiiis St. di R. nd m. e. VII p. 6S4. 

* A torto Al creduta di Oomiiiodo; e tìh perdhè «jUMt^mpeift** 
iict «MlitiA il mo ritmttò «Ut tMla M coloiao amniftOQ. Y.NMj 
Boma P. Il Mai. |k 017. 

• Nibbj 1. e. p. 608. 

4 Marliaoio Top, Urb. Bum, IH e. 16, 17; PandMli 7W. mm. 
S. Jériofio. 
*!.. e 

« Flemy UL p. 22, tav. L. 
' L. e. p. 61T. 



J 

884 aOOFBB» DI ANTICHI BOmn AL UTBBAÌfO 

ed aocenna anche ad uo'alira stalw, cui dà H qoiim 
di AssaloDDe; ma le oolizie raccolte seno ianlo concordi, 
che è mestieri ravvisare nei bronzi dei Conservatori 
quella medesima testa e quella mano medMima che il 
medio evo vide deposte innanzi alla basilica laleranense. 
E qui mi fermo, tacendo ciò che si potrebbe dire 
solle fattezze dì Domiziano e le tradizioni delle JMh 
T^h\lia\ poiché non ho intrapreso d/ illoslrare pien^ 
mente gli insigni bronzi capitolini, ma solo le relazioni 
che ebbero col Inogo che è stalo l'oggetto di tutto 
il discorso. 

E. Stbtbnson 



OGGETTI DI BftONZO 
TROVATI NEL TIROLO MERIDIONALE 

iMeta di A. Gonze a W. Hblbig. 

(Mon. dell'Inst. voi. X tav. XXXYII.). 

Da troppo tempo Le sono debitore d'una risposta 
alla di Lei lettera di sì ricco contenuto « sopra la pro- 
venienza della decorazione geometrica » (Ann, 1^76 
p. 281 sggO. Oggi glie la mando in uno a questa mia 
pubblicazione di alcuni abbigliamenti trovantisi ora 
nel civico Museo di Trento, di cui feci già breve cenno 
nella mia seconda memoria « Zur Geschichte der Anfànge 
grieokischer Ktmstì^ (Rendicmti dell' I. R.Àce. d.sdenae 
di Viennavol LXXIll, 1873 p. 318). Altri. monuménti, 
ch'io allora accennai qual simili a questi e che in allora 
non erano ancora resi di pubblica ragione, sono stati 
pubblicati in questo frattempo: una scoperta nelle re- 
gioni dell' Elba (I. I. p. Sii) dal eh. Hoslmann nel 



OGGBTTl DI BRONZO ECC. 385 

SUO * Vmtmfriedhof bei Darmu, Braunschweìg 1874 
(cf. Zeitscbr. f. oestr.Gymn. 1875, p. i39); i dischi 
(ti broozo di Perugia (I. e. p, 214 sg.) da Giaocarìo 
Goueslabile, la di cui morte dobbiamo oggi pur troppo 
deplorare, nella sua disquisizione « sovra due dischi 
di bronzo antico-'italici ecc. » inserita nelle itfemorie 
della R. Accademia di Torino S. 11 T. XXVIII, 1874; 
r importante scoperta della tomba cornetaua (I. e. 
p. 245) da Lei stesso nei Mon. dell' InsL 1874, X 
lav. X-X^ ed Annali 1874 p. 249-266; di receote im- 
parammo pure a conoscere più esallamenle le lanto 
istruttive scoperte fattesi a Bologna, rdovqte alle solerli 
prestazioni dei sigg. cav. Zannoni e conte Gozzadini. Mi 
basti di nominare precipuamente le «t (kservaa^ioni inr 
tomo agli scavi archeologici fatti dal sig, A. Amoaldi 
Veli presso Bologna^ Bologna 1877, del eh. Gozzadini. 

Ed anche altrove van crescendo i materiali di 
giorno in giorno. P. e. gli oggetti trovati dallo Sohlie* 
mann a Troia; cf. Fr. Lenormant Antiquités de la 
Troade, Paris 1876, pag. 28. Riguardo a Micene non 
avevamo che i cenni inseriti dal Milchhofer nelle JtfitlA. 
des deutsch. arch. Inst. in Athen^ voi. 1 p. 308 sgg, e 
dal Newton nelle Tvnes del 20 Aprile 1877, tradotti 
nell'Appendice della « Zeitsckrift fur bild. Ernst 1877 
p. 605 sgg., mentre appena in quest'ultimi giorni è 
sortita la publicazione dello Schliemann *. 

Gli abbigliamenti in bronzo del civico Museo di 
Trento riprodotti sulla nostra tavola XXXVU mediante 
Teliotipia dietro il disegno del sig. Adolfo Becker vidi 

» 

1 Mercè il materiala Tenuto quivi a giorno non incootriamb 
più in Grecia, come lo era sinora il caso, lo stile geometrico quasi 
esclnsivameote sa pittare vascolari, ma bensì anco so. gran quantità 
di lavori in metallo, appunto cosi come già da lungo ci occorreva 
in Italia e nel Settentiione. :ì 

AmiAU 1877 25 



380 OGGETTI m BBOHZO 

esposti iieHa velrfnd del mudeo con appresso l'aunola- 
zione « trovati nella valle di Non ». II Bibliotecario, 
sig. Ambrosi, da me richiesto per notitie più esatte in* 
torno alla loro scoperta mi rispose: « stanno qui, come 
provenienti della collezione Giovanelli e mancano dei 
particolari relativi al ior ritrovamento ».Non avendo io 
veduto gli originali che una volta sola neiranno 1872, 
mi servirò in seguito delle accurate notizie ebe ho 
ricevute specialmente per ciò che ne riguarda la parte 
tecnica dal disegnatore sig. Becker. 

1 . ColltuM. L' uncino destinato a serrarne V oc* 
chietto è disegnato al n. 1^, veduto di sopra. La parte 
dell'anello battuto a lamina termina, come lo dimostra 
il disegno, nella metà anteriore in un filo, che attor- 
tigliandosi attraversa e circonda ogni singolo anello, a 
ciascuno dei quali poi sono attaccati f ventisei pendagli 
di varia grandezza. I bottoncini sulla lamina deiranello 
e sull'apertura pare siano stali battuti con un istrumento 
tenace. In generale il lavoro Tu eseguito con grande 
perfezione. Quaresemplare modello dell'arte tnetallica 
antico-europea possiamo in certa guisa paragonare alla 
collana di Trento la grande fibula proveniente dai monti 
di Matra, ora nel^ Museo Nazionale ungarico di Budapest 
(v. lUmtririer Puhrer in der Miìn^ und AltherlhurnS" 
abtkeiltmg des ungrischen Nationalmuseums. i Aufl. Bu* 
dapesl 1873, dietro alla pag. 22 fìg. 96), che venne 
pur anco esposta nel 1867 a Parigi (cf. Eù^os. univ. 
de 1867 à Paris. Calalogm special du royaume de 
HongHe, S. HI 2). V'assomiglia pure la collana o la 
parte d'una cintura pubblicala dal Ghantre {Eludes pa- 
lioethnologiques dans le bassin du Rhóne l pag. 180 
flg. 128). 

2. Collana. Anche qui l'uàcino destinalo a ser- 
rarne Tocchietto è disegnalo al n. 2* veduto di sopra. 



TBOYATt NBL TIBOLO MVEIPlONALE 887 

AnoQwriaiDO due altri esettplarì del 4iitlo consimiK di 
(ali abUglianeoU fu». li Pillare di Cervetri {Man. del- 
llnat. X. tav. XXIV* 1^) può s^vire d'esempio che 
(al farina del luUo ovvia Delle scoperte del Setleolrìone 
si iD«8Ura anche neirilalia media. 

3. Pendaglio. La lamina grossa ali'incirca 0,003 
è fosa, fu poscia però battuta e sul margiue incisa a 
buiiMf tteolre la parte anteriore ricevelta degli orna- 
menti cireolarì impressi con degli slampi (a sbalzo). 
Troviamo finalmente nel margine inferiore sei bulle, 
attaccale ad anelli sempre doppi che attraversano al- 
trettanti buchi; un'altra ne riscontriamo pure d'ambedue 
le parli formala nella bocca d'^n cavallo. La forma di 
queste bulle con occhielto è riprodotta al s. 3* veduta 
di profilo. Tanto questa bulla quanto le altre che qui 
ci occorrono consistono di una sottil bandella e pare 
che siano state impresse sur uno stampo. La parte 
posteriore della grande lamina 6 vuota. La rozza testa 
umana, che vi si vede sulla faccia anteriore, non è in- 
castrata ma del pari airinlera lamina fusa. Al di sotto 
della medesima si dovevano senza dubbio trovare e a 
destra e a sinistra dei dischi (airincirca come al n. I) 
fermati nei trafori. 

Al pendaglio havvi unito ancora di sopra un anello 
affine d'appenderlo. La superficie munita d'ornamenli 
non rincaso del latto intatta, la testa mostra special- 
mente nel mezzo alcune lesioni < senza però che il bar- 
barico aspetto ne sia cagionato solo da queste. Fra gli 
altri lavori antico-europei potremmo ali'incirca para- 
gonarvi Lindenschmidl Allertkmer un$erer heidn.Jar- 
zeity voi. IH fase. II, tav. VI n. 1. Woul Pravèk zeme 
ceské Praga 1868 p. 182 fig. 150, 151. Gonestabile 
due dischi eie. tav. IX, fig. 2*. 

I. La piastra rotonda come pure i due penda- 



388 oeasTTi di bbohzo 

gli * triangolari sodo di una sottile lamina di immeo; 
gli ornamenti furono lavorati a sbalzo. In un buco nel 
centro havvi un'anello, congiunto dietro alla piastra 
ad una fibula (v. il n. I* 1^) mediante la quale il 
finimento si poteva fermare sul vestito. Oltre a questi 
due pendagli triangolari troviamo nel dinanzi allaccata 
air anello una catena^ i di cui cerchi sono di varia 
grandezza. Al sesto cerchietto hawi appesa una bulla, 
un' altra ne riscontriamo dopo S6, una 4erza dopo 50 
di consimili cerchietti. La catena va ora a finire in una 
seconda serie di SO anelli, forse che dapprincipio qui 
seguiva altra bulla o ch'essa continuava in qualsiasi. altro 
modo. Nel nostro disegno non la riproduciamo che fio 
oltre alla prima bulla, la quale io quanto alla forma è 
del tutto consimile alle altre (v. il n. I""). 

S. 6. Trento conserva altri tre esemplari di simili 
catene munite di bulle di varia grandezza. Di questi 
corrispondousi due così esattamente, che basta adduroe 
solo il disegno dell' uno (v. il o. S). Si prescelse a 
lal'uopo quell'esemplare, le di cui due bulle maggiori 
mostrano qual fregio del centro che venne battuto, un 
cerchio di bottoncini. Il terzo esemplare, sul quale pos- 
siamo riscontrare nove bulle, è unito nel nostro dise- 
gno (v. il n. 6), così come lo è anche nel museo, ad 
una fibula (v. il n. 7, 7*), senza che ci sia bisogno 
(l'ammettere che in questo caso, così come al n. I, 
tale congiunzione sia originaria. 

Nella di già citata mia memoria (p. 2i8) avea 
richiamata l'attenzione su quest'uso smisuralo di bulle, 
che potrebbe stare in certo nesso coli' abitudine pò- 



' N€l perìodo ooridetto del bronzo risoontrìAmo aesai di speaso 
tali ciondoU triangolari deetÌDati a ba parte d*abì>igliamentL Ct a 
mò d^esempio Ghantre nel libro già mensionato (voi. I p. 183). 



TBOVATI NBL TIBOLO MBBIDIONALB 889 

Merìore degli Etruschi, che aammeUeva ancor sempre 
alquante per un solo individuo* e ODalmenle con quella 
de'RooiaDi, che qual remioiscenza di questo costume 
prisco-ilalico oe portavano una sola. 

8. La metà di una borchia di cintura; ambedue 
^i uoctBi (8*, 8^} portano delle traccio di ruggine. 
Potremmo io certa guisa paragonare Man. deWInst. X 
lav. XXIV, !•• 

9. 10. Quel pezBO che porta la lepre atteggiata 
a corsa (o. 9) ò munito di tre puntelli ond'esser fer-^ 
malo sur altro oggetto. 

Non si sa per certo, se ambedue i nn. 9 e 10 siano 
stati rinvenuti insieme ai nn. 1-8, però il fatto che 
tutti questi oggetti si trovavano riuniti nel museo di 
Trento, potrebbe render probabile questa supposizione, 
che per se stessa non ha niente d' inverisimile. Ed 
invero da parte mia non stimerei, come il sig. Becker 
era inclinato a credere, che 9 e 10 siano d'origine 
medioevale, ma che appartengano bensì ad un periodo 
di stile cosidetto orientalizzante, che in Italia ed 
altrove fece immedialo seguito e fu spesso conlem* 
poraneo al perìodo primitivo, a cui appartengono i 
nn. 1^7 non escluso 1*8. Questo stile primitivo ci si pa- 
lesa mediante quella decorazione ch'Ella volle chiamare 
geometrica, le di cui traccio non mancano punto nel 
nii. 1*7. 

Mi sia adunque concesso di sottoporre al giudizio 
di Lei e di altri colleghi queste mie brevi considera- 
zioni relative a tale stile. Per quanto si abbia scelto 
ora un nome ora un'altro per lo stile decorativo, di 
oui ora trattiamo, le proprietà del medesimo furono 
però chiaramente riconosciute da chiunque abbia preso 
parte alle recenti ricerche. E che ancor per ciò che 
ne risguarda il posto istorico siamo pervenuti ad una 



890 OaOBTTl DI BRomso 

tal quale eoacordaiiaa d'optaione, ft'è testtmooto bèi 
Lei leltera t me diretta. 

Per un Iqogo trailo di ternp^ •- e ti f« davrero 
epoca in cui ciò segnalaTa grao progresso ** si bwfa 
cominciare farle greca eoo quella maniera orien- 
laUzeanlo, che nell'epos serve pure di barn afia 
destrìiioui^ di oggetti d'arte Hgurata e che sta itt rela^ 
zione col commercio dei Fenici. Lungi però dal voler 
ammettere solamente quest'ultimo fattore, lo considero 
eome quello, che io ispecial modo ci viene srtleMalo 
dalla tradizione istorico-lelteraria. 

lo quella vece si è ora coucordi nell'opinione, e 
ciò dicesi anche di me e di Lei« ctie dobbiamo am« 
mettere in primo luogo riguardo alla maaiera deco^ 
raliva ^ in Grecia un periodo anteriore allo stadio s«d^ 
detto; ed è rappresentato un tal periodo in quella classe 
di vasi di cui trattavano le mie citate memorie <Mr 
Geschiehte der Anfimge griechischer Kunst e che si 
mostrò in termini così lampanti in qae' vasi, che trovati 
nell'Attica furono resi di pubblica ragione da 6. Hirsch* 
feld {Mon. deWInst. IX. tav. XXXIX XL. Ann. 1871, 
p. 131 sg.). Ambedue concordi ammettiamo dw il 
medesimo siile abbia esistito anche io Italia prima di 
queHo proprio originale dell'Asia aoleriore. precipua* 
mente prima dall'i nflimead'mia spiegata collora greca; 
ambedue riconosciamo pure che il medesima abbia 
dominato lutto il resto d' Europa, pria che quivi alti- 



*■ A ciò conispoode in ogni modo un perìodo anteriore nell'ar- 
chitettara, sol quale gettano nuova luce le rìceirche del Nldsen, ?dm- 
p^arUsehe Siuàien p. 23. 607 segg* 6^4. 628 9gg. Di tétataiÌTi néflà 
f iM^ea parlai i^Ua mia seconda nen«iia pw 22, SO aegi fiUa f«9la 
qpx ascrìrete una classe d'intagli, i quali di spesso si rìtrovano nel- 
1 isole greche (v. Lenormant BuB, deU'InsU 1875 p. 41, e mi pare che 
sMia ragione!. 



TBOYATI HBL TllOI^ MBWDIONALB MI 

lSO$m% qvellt eivitizztzioDe ete, é'ongme islalico- 
$rtcsL, in tspedal «odo por mezzo deiruiJtfa Italia 
fu importala dappdrtQlla. Noi iiam eooeordi iel mi- 
rare quel grande speltacolo alofioo del finire ciak di 
qM0la primitiva maniera in Europa^ odo speUaeoto, 
clm dal auo principio nel Sadeet wl greco suolo atto 
ai Mo fiaale nel Nordest nelle isole de' beali « riemine 
in eifra rotonda nno spazio di duo mila anoi \ Quaelo 
stile uniforme svanisco nello slenso modo che l'erica e 
le foreste d'Europa dovevaa eedere alle piatte inlméolle 
dall'Asia: cosi pure de' popdi selvaggi non conosciamo 
feralmente clie la storia della loro rovina^ losàscliè 
vennero a contatto con ona eolturn snperiore alla loro. 
Se nelle citale mie memorie mi fossi soltanto limi- 
tato a dare una definizione dello stile, a fissarne l'epoca 
relativa, a dimostrarne l' estensione sa lotta l' antiiia 
Europa, a schizzarne da ultimo la soa leala fine, in 
aHora non esisterebbe tra noi, com'Ella stessa il dì^ 
chiara, differenza di sorla (v. p. 9). Ma come prima U 
Semper (ef. ier Stil p. 3 sgg. ed altróve), così anch'io 
volli subito saperne di più ed investigai soH'origlne 
istorìca, sutla provenieoaa di questo stile, che gik per 
lungo tempo su vaste regioni esclusivo dominò. 



^ Qaal 8ii)f0l«re aatmjÀo elei riviver di certi iMtivi deUa^tik 
geometrico nel lavoro d' un aitìsta longobardo (v. la mi» Moond» 
memoria p. 18) «ito qai la lasi» di marmo lavorato a gcoffito dal 
mastro Ureo, pnbblicata da G. & do Soaù e dallo etaeao aacpitta 
al eeoolo Vili (et BuU. di areh. et. Serie II, anno VI 187d,tov.X{, 
pilg. 161 8g.}. Singolariseimo «gli è pure il Bevente aj^arire d*an'or- 
namentaaone locale apeoialmeote nei psefiU dei monnmeati mmani 
deU*antica Britannia, i quali ora powiamo laivviaaie nel lapidaritim 
M^ntrionsUe^ Londra 187S. Ifi ttm&to eoltanto a citore gU eaempl 
pia BigniScanti p. 10, n. 1. 12d, 244» 1S9, 251. 152, SOI. 154^ 30S. 
215, 424« 281^ 546. Uaa tal' otftflfaMOKtaiiono « moetia qnì eziandìo 
su quelle snperfici, che secondo rnso romano dovrebbero rìmanome 



992 oa0BTnfDi BRomso 

Che ravessero egercilato popoli dì già «aperti nel- 
l'arie d'inlrecctare, tessere e lavorar metalli, ciò riaul- 
tata senza dubbio, come già il Semper Tairea osser- 
vato, dalla singoiar maniera delle sue forme. E che 
le masse indo-germaniche della popolazione d'Europa 
»n dal loro comparire, anzi prima del loro compa- 
rire sulla penisola europea^ avessero di già posseduto 
tali arti, l'ammetteva dietro le asserzioni degli studiosi 
di filologia comparata, lo concludeva adunque, che 
questi popoli importassero seco siffatto stile di già svi- 
luppalo - ed ecco un punto delle mìe ipotesi su cui a 
buon diritto si può disputare - quantunque non inten- 
deva che questo stile non fosse slato coltivato al- 
trove che appo gli Indo-germani, ma voleva soltanto 
considerare quest'ultimi siccome coloro che il posse- 
devano in Europa, oltre la qual regione non tentai 
neppure di penetrare colle mie ricerche. Io un passo 
sfuggilo alla di Lei atlenzione (cf. Zeitsckr. f, d. oestr. 
Gpm. 1878 pag. 836) io avea proposto di caratterizzare 
questo siile a cagione della sua origine qual texliUem/pd- 
9tuch, soggiungendovi: um so wenig wie mglieh dem 
jet0t noch kaum endgùltig erreichbaren Urtheile uber 



prive p. e. p. 282, 547. 883, 548. 287, 558. AUa pag. 22t n. 438 ci 
occorre la seguente omer^taUme deU' editore: < 7^ studmU of or- 
oMieelure anU notice in the capiùd of the aitar a very earìy insianee 
of the tornei omht one of the eharaeteristies of what is eaUed the 
Smiy English style of 4kUhic af'ehileclure ». Qoest* osseirazione mi 
àk motivo di dichiarare che credo di poter sempre piti eoetenere la 
mia eappoelsioDe toccata di volo (ndla mia seconda memoria pag. 18) 
che cioè neNo etìle cosidetto* gotico dobbiamo acorgereTaltimo impo- 
nente bagKore di qocet^arte arcaica. E ciò non solo nello stile gotico, 
«a piir*aaco in qoeUo degli Arabi. Ed egli ò ìvMà dd tatto ginsto 
anche dal ponto di • vista della storia della coltura, di trovare d*am«- 
hedna queste parti segni manìftsti di una rearione d*Qn*antica guisa 
naiionale contro la maniera romana. 



TROVATI USTi TIBOLO VBftTDIONALB 893 

Mne AuBiékmmg nach Undem und VSlkern varzu- 
greifen. 

Sarei quindi sin da bel principio del tutto propenso 
di' lasciar da banda qual prematuro tentativo di fronte 
alle di Lei obbiezioni qualsiasi disputa intorno al voler 
fair derivare questo stile da determinati popoli, purché 
si mantenga ancora in vigore quanto io prima dichiarai 
siccome da noi due ammesso e giudicalo nella slessa 
guisa. 

Ella però non si limita soltanto alla negazione, 
ma arrischia di fare eziandio un nuovo tentativo sulla 
provenienza etnologica della decorazione geometrica, 
ed è questa parte positiva della di Lei memoria, che 
0OD mi può convincere in maniera tale, quale io mi 
neslrai arrendevole dirimpetto alla parte negativa. 

Di doppio genere sono le osservazioni come pure 
le riflessioni a queste connesse, che servirono di pre- 
cipuo fondamento tanto alla critica da Lei usata, quanto 
al proprio tentativo. 

1. Lo stile geometrico non pervenne in Italia del 
tutto sviluppate, quale ce lo mostrano que'vasi anlico- 
grecbi. Sì può dimostrare presso grindogermani del- 
rilalia una maniera di gran lunga più rozza che, sebben 
si raggiri per entro alle medesime forme elementari, 
non si manifesta però ancora elevata ad un fermo si- 
stema di decorazione, il quale non apparisce che ap- 
punto là, dove alcune traccio indicano già un com- 
mercio per via di mare \ sicché sarebbe del tutto ovvia 
la supposizione, che tale stile più sviluppalo slia in 
rapporto colla iafluenza venula d'oilramare. 



^ Tfgnte di Bcimmle riseontransi ora anche tra gD ornamenti 
Impressi dell* aitila elasse de* Vasi flttiU di Bologiia cf. Gozzadini 
Seavi Arnoaldi'Vdi tav. VI. 18. 



S94 OMim w BBomo 

2. EUk lUmMlfò, che «leani fraoHMAli di vasi «oo- 
perii a Nioive corrispoodoDO esalUmeote, aoeh^ in 
quanto alla tecoica^ alta dèeoraaioBe de' vagì aotico- 
greohi; quindi coMbiude che la jaaoiera geometrica 
avrà aoehe neirorteole preceduto T orna4BeQlazioi€ 
più avilttppaia; avrà trovalo quinci campo di estenderai 
io Grecia per raggiunger da hHìao l'Italia, avrà anu 
inondato tutto il reato d'Europa. Ed invero la di Lei 
opinione è tale \ che cioè tanto in Grecia ed in Italia, 
quauto nel reato d'Europa questo stile debba esser 
slato cooUnuato per lungo tratto di tempo, aè cid senaa 
certa relazione eoo uno stalo di coltura del lutto pro- 
prio; cbe questa iafluensa orientale debba esser stala 
poi a lungo lolerrotla, finché un noveUo svUoppo 
dell'Asia anteriore io potenza, coltura ed arte non 
abbia di bel nuovo preso la sua direzione verso l'Eu- 
ropa, il eàe non sarebbe altro che quel gran moto 
accennalo già prima, in cui i Fenici ebhiero gran parte. 

L'ammettere colale doppia epoca d'influenza asia- 
tica sull'Europa, nassiaie il su^korre una luaga inter- 
ruzione tra due periodi d'influeoaa straniera, si appog* 



t Ie guisa «ffiUfto oMuimiU (V cìMi Traoirì a sapere apfeiia adesso) 
giudicò di già Ch. Petersen nel oenao delia mia memoria, eh* e^ 
inserì nel CorrespondmsblaU dar deiUschen GestMsehafì fùr An^iropo^ 
[o§ie Blhnotogie und Urgeschùìhte 1871, pag. ))*8g. Egli sostiene cioè, 
che i vaai di stile geometrico sono stati trovati in taU s^oai della 
Grecia, dove sia del tftto amttiseibiie nn*iii€uen«a leakia (sul qaal 
rignardo però egli avrebbe potato far menzione della gran copia di 
vasi di Cipro, sui qaali domina lo steeso stile, però in quo stadio 
posteriore di degeoeranone e poverià). Sd in allora eotitimia il Pe* 
tersen assai ginstameate e concoide alla di Lei opinione €muss dieser 
« SUI von dm Phoenieiem verbreiM sein^ bevor si9 mit atgyp$isehen 
« tmd <U9yti$cìwi BUdwtrhm vertruul, dUs$ib$n odtr NacMmumgen 
€derjelben dvn^ ihtm Ikwid v&rbrtUeUn. Die Mi t» der 4i4m 
« ifuckthen^ mlsieht siok aUer Ber^chmmg v. 



TROVATI NBL TIBOLO MBRIBIOMALE 89*5 

1{Tà, per otiàDlo io il poflB» rawimire, troppa poco ai 
qualche Mrto avrebimeiilo della storia de' popoli. Il 
dover ammeltere una s» looga interroKiom tteo eoir- 
Bfderato da Lei stesso come «ta qwsKoDe netto com- 
ptieala, perciò oi manda ad apporto iiiiro, cb'to aspetto 
con impazienza. Quanto Ella ha esposto i0 maniefa 
affatto slriogeMe intorno al prtnilm) comnerHo d'am- 
bra {Atti della reale Aceaiemia dei Lincei 1877) mo 
offre finora sn tal riguardo evidenza di sorte. Che ffi 
àbiiaoti deir Asia anteriore, allorché si trof avano nel 
prìfnìiivo stadio detr esercizio detto stile geometrico, 
l' aMMavo importalo in tolta V Europa, m? pare così 
inverosimile, quanto la supposizione di altri dotti, che gli 
Etruschi ancor nello stadio della loro primitiva coltura 
l'abbiano comunicato al SeUentriote d'Europa. Che anzi 
io voglio domandare, se si possa ammettere che questo 
siile, il quale ancora tutto si basa su procedure tecniche, 
oè è ancora fruito d'uo' attivila più lib«)ra dello spirilo 
umano, sia generalmeftle suscettibile di im distacco e 
di un' impoilaziooe da paese io paese, da nazione a 
naiioae. 

D'aMni parte il fatto, quate Ella lo dimostra fim* 
dato satr esame d'una quantità dì oggetti rinvenutisi 
in Italia^ che gli abitanti di razza iodogermaalea di 
questa provincia non abbiano importato sull'italo suolo 
lo stile geometrico io uno stadio di perfezione, ma che 
invece questo siasi in gran parte sviluppalo in Italia, 
mi riuscì dei pari evidente dagli scavi di Bologna, 
quali io ti potei osservare guidato dal eh. Zannoni. 
E mi sembrò pure, che quel popolo abbia raggiunto 
a poco a paco ^ una maggiore perfezìeae in questo 



^ Anehe Biisio «fpoM BeHft itrM^mmta fi MilaM M 81 X«e» 
e 1. 4. 7 Aprile IS77 H tui d*mi'«degiMto sfiaqrpo. 



396 OaQBTTI DI BRONZO 

slUef fiOA però, oom'EIU repula, che udo siile più 9vi- 
luppa(o sia airimprovvìso. pervenuto, dolireaiare a Pel- 
Sina qual ftisiema del tutto fluito \ 

Temendo di allungarmi di troppo nel trattare uo 
tema così vasto» mi limilo a sostenere brevemente 
quanto segue: 

Non ritengo pia opportuno indagar le origini di 
quello stile, ie di cui interessanti 4)roprietà arti- 
stiche ci oeoupano, con metodo etnografico '. Non ap- 
provo il fatto di volerlo rivendicare col Semper ai 
soli Indogermiani, senza voler però negare che i me- 
desimi r abbiano esercitalo. Non so però nemmeno 



> Mi sembrò par degno d^àtlenàone che negli oggetti fifctiU 
deU*aatica necropoU di. EelsÌDa manchi affatto un sUtema di pittam 
bello e terminato, qnale lo rayyisiamo comune ne' prodotti delKarte 
ceramica dell'antica Grecia, di Cipro e negli esempi ch'EUa cita deU^Às- 
Siria. Pare ck'esao manchi affatto in tatta Tltalia prima delfimpor- 
tazione greca, e manca in tntto il reeto déU'antica Europa. Ò rpro 
che come di quando in quando nel Settentrione, cosi anche nei vasi 
fittili di Sologna al osserTa qualche tentati?o dWguime rornamen- 
tazione per via di colori, ma ciò non è che una prova fattad a ten-* 
toni, or* in questa, om in altra guisa, che non perrnme giammai 
ad un metodo seguito con conseguenza, come ciò ebbe luogo neU'O- 
riente, dove durante uno sviluppo evidentemente non interrotto la 
procedura tecnica della pittura vasculare greca presso a poco si rimase 
sempre egoale. A- Bologna troviamo aU*invece, che vi dovdoa reeeen* 
zione plastica di ornamenti impressi, la quale progredendo da semplice 
graffito airuso delle stampiglie segue di pari passo il più ricco sviluppo 
ddle fbrme decorative. Ed infatti TitaU ceramica degli Etruschi e 
de* Bomani si manteime con mirabile tenuità sempre fedele a questa 
decorazione plastica. (colla differenza ohe in seguito gli. ornamenti iv>n 
vennero plii impressi, ma eseguiti a rilievo) di fronte airingente massa 
di vasi dipinti greci dMmportaziòna pure greca; anzi al cessare della 
pnetk maniera essa ai .maatiene ancora (in rigore neUa ^produsioDe dei 
vasi di terra sigillata e nella fabbrica delle lampe fittili. 

^ Stark ne tenta la derivazione dall'Egitto (tf. finrsian Mrs»- 
(mdif 187S p. 1547); iu altra guisa procede Flìgìer nelle NoHsie 
(iella società anirqpoloi/ica di Vimna 1876, pag. 905. 



I 



unsi TTBOLO mtBIDIONAUi 397 

derivairio, com'Ella propone, dagli Assiri. Esso si ma* 
nifesta vertsinilfiienle dappertuUo nel primo stadio di 
ODO sviloppo artistico \ Tale esso ci si manifesta mas« 
Simo in Enropa nella grande massa della sua popola- 
zione indogermanica, la quale né T imporlo del tallo 
sviluppato, né il ricévette dall'Asia, da cui evidente- 
mente trasse origine quel grand' impulso posteriore, 
foriere d'un novello sviluppo deirarte.Neirinlera Eu- 
ropa, dove quella nuova influenza non s'era fatta ancora 
strada, le popolazioni di razza indogermanica non 
progredirono punto oltre a quello stadio primitivo 
dello stile geometrico. Limite mirabile alle prestazioni 
di grandi masse di popoli, il quale sormontato, e noi 
sappiamo ancora bene come, oeir Egitto e neirAsia 
anteriore, non potè venir superato dalle popolazioni 
d'Europa senza un aiuto straniero. 

(TradMione dal tedesco). 



OGGETTI TROVATI IN ONA TOMBA CHIUSINA 

(Mon. delNnst. voi. X tav. XXXVIIIh tav. d'agg. UV). 

Negli Annali dell'anno 1876 p. 198 promisi di 
pubblicare nei Monumenti di quest'anno la seconda 
serie degli oggetti trovati negli scavi che i signori Ber- 
nardini istituirono presso Palestrina. Ma nel frattempo 
hanno avuto luogo diverse scoperte che rappresentano 
uno sviluppo artistico analogo, e sono principalmente 



' Su dò basasi la mia osservazione sullo stile arabo, vedi sopra 
p. d&8 nota. 



399 oooBtn trovati in oma tomba osio^ina 

qoAile (alte dal sìg. Schtienano a Mfoeee \ dalia so- 
cietà archeologica greca a SpaU oell' Attica ' e dal 
8ig. Ceaoola neirisola di Cipro *. Io tali circostanze mi 
sembra ooovenieDle attendere le pobblicaziooi di tutte 
quelle scoperto, per profittarne illustraodo la seconda 
serie preneslina. Credo però opportuno pubblicare in 
quffit'auiata i moouaienli principali trovati in una tomba 
cbiusina, ì quali anche essi in gran parie si raffrontano 
alla niaggieranza degli oggetti scoperti dai sigg. Ber- 
nardini. 

Si tratta della tomba scavala a mezzogiorno di 
Chiosi nel podere di Pania, sopra la quale diedi già 
relazione nel Bullettino dell'anno 187i p« 203 ss. Sic- 
eoBie yi ho descritto l' archilellura del sepolcro e la 
manierai colla quale i singoli oggetti erano in esso 
disposti, così posso in genere rimandare i lettori al- 
l'anzidetto articolo del Bullettino e basleraobo poche 
parole per illustrare le nostre tavole. 

Tavola dei Monumenti XXXVllIK 

1,1*). Pezzo di dente d'elefante, alto m. 0,22, ornato di 
strisele a rilievo. 1*: la forma del pezzo in dimensioni 
ridotte; 1; le striscio a rilievo sviluppale io grandezza 
deirorìginale: Bull. 1871 p. 207-210. Questo pezzo an- 
licamente non può essere slato allro che una situla, 
adattandosi l'apertura inferiore perfettamente ad inse- 
rirvi un fondo sia d'avorio, sia di legno. I rilievi poi 
mostrano una particolare diversità di stile, secondo che 



« MiWtmlun9fn des dBuUchm orMdog, ImtiluU in Atìim 1870 
p. 308 88. Àrch. Zmt. XXXIV (1876) p. 193 se. 

^ MittheUtmgm des deuischen archàolog. InsUluis in Àtìim 1877 
p. 83 8Pi; p. 291 88. 'A3n>«io» VI (1877) p. 167-172 Ut. I-VII. 

> Hewu arehMogique XVHI ( 1877Ì p. 1 ss. 



OOOBTTI TBOTATt IN UNA TOMBA CHTC8INA 399 

essi rappresentano figure di uomiiii o di anintli, essendo 
qoest'nltìmì IrMlali in maniera mollo piò severa e tipica 
dei primi. E se si domanda, dove eolale monvmento 
sia slato lavorato, hanno da ponderarsi le possibilità 
seguenti : 1) che il monumento sia un prodotto dell'in* 
dustria fenicia o cartaginese; 2) che esso abbia da al- 
Irtbuirsi all'industria greca sottoposta ancora all'infinenza 
orientale; 8) che nn Etrusco lo lavorasse imitando un 
prodotto fenicio o arcaico greco. 

Chi spregiudicatamente esamina tolte le circo- 
stanze, relative, presto si convincerà, che la seconda 
ipotesi deve esdodersi. Sopra il carattere dell' indn- 
stria greca dominata ancora dall'influenza orientale 
siamo sufficientemente istruiti mediante i vasi dipinti. 
Ora passando in rivista i vasi greci, di cui a tale scopo 
bisogna tener conto, cioè i più antichi di Milo e di 
Rodi ^ e quelli corinzii e calcidici a Agore bronaibre, 
vediamo, che in tutti quanti la figura omana è trattata 
in maniera più severa che nei nostri rilievi, i quali, 
dove rappresentano il corpo umano, fanno rioooo* 
scere la tendenza d'esprimere forme morbide e too* 
deggìanlì, donde risulta Y impressione di uno stile 
abbastanza rilassalo. Oltre ciò alcune testine sopra 
la situla mostrano una carattetislica individuale ', la 
quale in tal grado non si osserva mai sopra vasi arcaici 
greci. Ai criteri! stilistici s'aggiungono altri di specie 
diversa. Tanto le lunghe treccie che scendono dalle 
noche delle donne *, quanto la Centauressa ^ non tro- 

' Gonze melische Tkangefàsse, Lipsia 1862. SalznuuiD NécropoU 
de Gamiros pi. 28, 81, 53, 55. 

* Si Teda Bpeeialmente neHa strìieia bb la iena Ègjm (per 
chi conia da siDistrò a destra} .ed il guerriero 8eiis*elmo olie proeede in- 
mediatamente dietro la biga rafigarata nal centro déUa steiea sMsda. 

' Strìscia hb a deetra. 

'* Striscia oc. 



400 OMBm TRO¥àU IN UNA TOMBA 0HIU8INA 

vaoo analogia io alcua monamonlo che sicaramente 
possa allribuira all' arto arcaica greca. Ma di speciale 
ìmportaaza mi sembra il fatto, che tulli i guerrieri rap- 
prese&tali nei nostri rilievi sono privi di cnemidi. Im- 
perocché Tepitoto €vxvn/Atd€^, tipico oetl' Iliade per gli 
Achei, prova, che già all'epoca, nella quale nascevano 
le poesie omeriche, le cnemidi presso i Greci erano 
generalmente in uso. E l'arte greca rappresentando degli 
opliti non manca mai d'esprimere cosifalti perni d'ar- 
madura. Già sopra un antichissimo vaso di Kameiros 
Ettore e Menelao combattono, muniti di cnemidi \ e 
protolti nella stessa guisa appariscono due opliti dipinti 
sopra un vaso di Milo, anche esso di epoca mollo an- 
tica V Lo stesso vale per i vasi corinzii, oalcidici ed 
aitici a figure bronaslre, come per le stoviglie a figure 
nere e rosse. Dovunque vi è rappresentalo un oplita, egli 
sempre si presenta con cnemidi. Se dunque ai guerrieri 
della sìtuia manca un contrassegno carattorislico del- 
raraadora greca e che l'arte greca conseguentemente 
esprime, tale fatto certamento conferma il sospetto che 
la situla non sia prodotto ellenico. 

In maniera diversa si giudicherà della prima ipo* 
tosi, che cioè la situla provenga da una fabbrica feni«* 
eia cartaginese. Lo stile proprio alle figure umane 
apparisce analogo a quello, con cui sui beo conosciuti 
vasi fenici d'argento generalmente sono espresse le 
scene della vita reale, come le pompe di fanti e ca* 
valieri '. Oltre ciò, se nei nostri rilievi il corpo umano 
è trattato in maniera più lìbera di quello animale, lo 



^ Sakinann Nécrcpoh de Candros pi. 59. VerKawUungm dertò, 
PhUoìogmversammkmff tar. I p. 37 as. 

^ Ck)iiM mdi$ch6 Thongefatse tav. ìli. 

* Ho dato r elenco di questi Tasi negU Ann, dell' Insi. 1876 
p. 199 88. cf. p. 859. 



OeeBTTl TROVATI IN UNA TOMBA 0HIU8INA 401 

sl«sso feoomeoo ricorre sopra gli aDzideUi vasi, (asta 
esaminare p. e. aoa delle lazze trovate a Larnaca 
suirisola di Cipro ^ lo stile dei coonbaUimenti d ammali 
raffigurali sali' iuleroa striscia vi apparisce molto, più 
lipico di quello, eoo cui è espressa la pompa della stri- 
scia esterna. La stessa impressione risulta, se il lione 
rappresentato sul fondo del cratere fenicio trovato a Fre- 
nesie si confronta colle processioni che adornano la 
periferia del medesimo vaso V Le langhe treccie proprie 
alle donne della silula ricorrono nelle irentatfei figurine 
di terracotta trovate nella tomba ceretana della di 
Regulini e Calassi ', le quali figurine^ mentre la loro 
caratteristica individuale impedisce di attribuirle tanto 
air industria arcaica greca quanto all'incipiente indu- 
stria elruscat con grande probabilità possono dichia- 
rarsi per prodoUi fenicii o cartaginesi. Finalmente com- 
bina colla supposizione, che la silula sia lavorala in 
una città fenicia, anche la sopra, mento vaia mancanza 
delle cnemidi. Imperocché è sicuro, che d^Ue coemidi, 
la. cui invenzione gli antichi attribuivano ai Cari ^ per 
lungo tempo i Fenicii non facevano uso. Ne è priva una 
figura di bronzo rappresentante un guerriero trovata 
a Tortosa in Fenicia * e lo stesso vale per le molte figure 
di guerrieri raffigurate sopra gli anzidetti vasi fenicii 
d'argento. Oltre ciò risulta dall'esame dei mopumenli. 
scoperti nella Mesopotamia e nella vallala del Nilo, che 
anche presso i due popoli, i quali hanno maggiormente 
influito sopra la civiltà fenicia, cioè presso gli Assirii 
e gli Egiziani^ le cnemidi non erano usate. 



> De Longpérìer Musée NapoUon lU pi. X. 
2 Man. dM'Inst. voi. X tar. XXXUL 

> Grifi mon. di (kre tav. IV 8, 4. Jfuf . Ortipr. H tev. GUI 3. 
* PUn. VII 230. 

> De Longpérìer Musée Napolém ITI pi. XXI 1. 

Annau 1877 26 



l^e rtassomendo^ taHi qwMi fàttt wngfmntB eh» h 
8ft«l« «4 ì4 pfO(V0lto dì UQfÉ fàbbrtftt fèDUia a ctrte* 
gìMM, i&i 9l oppof rin lai scetis r&ffiganiU sulla stri- 
SI0Ì4I aa. La quale* scena sf raffroola ad raocmto del- 
rOéissea, of e Ulisse ed i suoi cempagni uastoslì sotto 
aneli si* salvano dalla grolla dì PotlfeuMi, ed a primo 
aspètto sorge spontanea iar soppesisione d) no' inven- 
zione gféca. rioadimeno dubito che qnelT obMszfofie 
valgsi a scemare la forM dei sopra accennali crìlerir. 
Imperciocché piiò dirsi appena iniziata la critica inve- 
sUgaaioDe isHluila per disceroere nei miti relativi al 
mMm di Ulisse, quali siano gli elementi nazionali elle- 
nici, quali derivino da favole che gli Jonii udirono dalla 
bocca di marinai fenicii. Itfa in ogni case già oggi 
è costatalo che tra i miti dai Greci localizzati nel 
lontano occidente molti, come quelli di Alias, delle 
Esperidi, di Gerione, delle isole dei beati, del Hades, 
di Fetonte, hanno per base una tradizione semilica \ 
Nemmene mancano Iraccie che la stessa influenza abbia 
agito anche sulla composizione del nostos éi Ulisse. Il 
nome cioè dell'isola di Calypso 'Qyvyc')? fuor di dubbio 
è identico con quello di Ogyges^ il quale secondo il 
mito babilonie era f unico dei Titani che netta lolla 
con lei restò salvo e potette fuggire a tarlesso *, men^* 
Ire atta medesima serie appartengono anche h'Stf&ft^t 
niiXott di Tebe, la quale porta insieme con una tomba 
delta di Ogy^es si trovava vicina al tempio dr At^ne 
Onha, divfaiij^ d'erigine eerlamento fenicia*. Se oltre 
ciò Calypso secondo {^Odissea ^ è flglia di Alias: 



> Cf. MiUleDhoff deutàéhé AiterlhénukunìAe 1 p. Se w. p. 221 ss. 
^ MMitf dk MBiiMsr II Si p. S8( MOHèiAòff K s: I p. 61. 
'- BxiUtdfo jieìV Hermes lì p. 280. 

'^ I 52 88. 



v-^* 



OMSTTI TBOYATI IN UNA TOMBA CHiUSINA 409 

itAms ^vdsft oliev, i^ie )^ ts )Ciov«s auro; 

Esiodo ^ Domina come padre di Alias il Tilane 'bcneró;, 
cioè il Japket semilico, mentre dall' orìgine semitica 
del mito perfellameole si spiega il perchè il portatore 
del cielo conosca anche le profondità dell'intero mare *. 
Anche il mito delle Sirene sembra contenga elementi 
fenicii. In prìmo luogo il tipo, col qnal^ i Greci 
raffiguravano le Sirene, cioè come uccelli con lesta 
basto di donna, chiaramente accenna ad un'ori- 
gine asiatica. Simile tipo si trova già sopra antichi vasi 
del cosidetto stile corinzio, genere di monumenti, la 
coi dipendenza dall'arie asiatica è generalmente rico^ 
nosiciuta'. Oltre ciò il duplice carattere delle Sir^oe, 
che in maniera particolare riunisce la voluttà e la di- 
struzione, trova molti riscontri nelle mitologie semiti^ 
che. Concederà poi ognuno che sarebbe molto strano, 
se i Fenicii, popolo marinaio e periato alla supersli* 
zione, non avessero, ideato dei demoni per personificar^ 
un fenomeno che spessissimo dovevano sperimentare 
nelle loro escursioni^ cioè coste .attriienti air aspetto^ 
ma pericolose per le loro secche. In ogni caso il ciclo 
marino della mitologia fenicia conteneva una figura, 



i Tkeogon. 5Q7 ss. . / .. 

2 Con ragione il Mlillenhoff 1. s. I p. 61 not. ** aUega a ,tale 
proposito ciò che Philon di Byblos [Pragm. hxst ^.od. Mllller Iti 
p. 56i7, 668) riferisce secondo Sancbaniathon, che ^cioè Atlas fiffUd 
di Uraoos dal frateUp Sronos dietro il consiglio di Henq^ i^mt) 
sia stato gettato nell^infime profondità della terra («i; ^<»3of 7^). 

' La più completa raccolta delle rappresentanze delle Sirene 
si deve al eh. Stephani C, R. 1866 p. 31-66, 1870 p. 146-155. Sopra 
i tipi oTvii sni Tasi di stUe corinm ▼. specialmente C. B. 1866 p. 64, 85. 



404 OGGirm trovati in una tomba chiusina 

la quale, atlrìbueodosi ad essa una bellissima voce e 
r invenzione della melodia , offriva nn chiaro ponto 
di contano colie Sirene. Ed era Sido figlia di Pootos 
e sorella di Poseidon, h xo3* ùn^fiokJj^ iwpmioù; npéna 
v[ivov^ri^ tipi K Innanzi tali fatti non mi sembra troppo 
ardito di congetturare, che già i Fenici! raccontassero 
una favola, secondo la quale marinari approdati ad 
una costa abitata da selvaggi pastori scampassero alle 
violenze degli Indigeni, nascondendosi sotto arieti, e 
che gli Jonii s'appropriassero questo concetto per or- 
narne il noston di Ulisse. 

Ci resta ad esaminare la terza ipotesi , che cio6 
la situla sia lavorata da un artista etrusco ad imita- 
zione di un prodotto fenicio o cartaginese. Cionfesso di 
non poter confutare tale ipolesi con espliciti argomenti, 
tfa contraddice ad essa la generica riflessione essere 
poco probabile, che un popolo industriale, come era 
il fenicio, avesse importato neirEtrurìa l'avorio grezzo 
invece del lavoralo. Del resto, comunque si giudichi 
del valore di cosifatta riflessione, concesso eziandio, 
che la situla sia lavorata in Eiruria sotto l'impressione 
di modelli fenicii, in ogni caso anche allora vien con- 
fermato il fatto sostenuto da me negli Annali 1876 
p. 2i7, 2i9, che cioè Fenicii o Cartaginesi abbiano 
mollo influito sopra la incipiente industria degli Etruschi. 

Ammessa la possibilità che si tratti di un lavoro 
etrusco, è ancor necessario di rifutare una congettura, 
che forse taluno potrebbe proporre innanzi alla scena 
che si raffronta alla Kyklopeia. La quale congettura 
sarebbe, che larlista etrusco, imitando generalmente il 
fare fenicio, avesse attinto l'anzidetta scena da un mo- 
dello greco. Ma a cosifatta argomentazione si oppone 

I Pliiloii di BybloB I 21 {nxigm hiH. gr. 9à. Mtilar III p. 508). 



OWITTl TBOTAtl IN UHA TOMBA CmUSlNA 405 

uoa circostanza decisiva. Impjerocciiè nelle tombe etni- 
sche del periodo, al quale appartiene quella chiusina, 
non si trovano mai monumenti greci che rappresentino 
scene mitologiche; rindoslria ellenica vi è rappresentala 
soltanto mediante vasi dipinti con ornali e con figure 
di ^animali. 

S) Tre pezzi del lastrico di bronzo posto sni sa^o 
della tomba accanto al letto funebre, incisi nella gran- 
dezza originale {BulL 1874 p. SOS). . 

3*, 3^}. Testina di lìone lavorata in avorio, di faccia 
e in profilo (grandezza deirorìginale). Ne furono trovati 
parecchi esemplari, i quali a quel che pare anticamente 
adomavano una cassetta di legno^ forse quella destinata 
a conservare i dadi trovati accanto {Bull. 1874 p. 207, 
cf. 1876 p. 195). Sopra la lesta di lione impiegata in 
questa guisa cf. Am. 187€ p. 853, 254. 

4). Grande olla di bronzo battuto e chiodato, alta 
m. 0,67, dentro la quale si trovò il vaso cinerario 4^, 
eseguilo colla stessa lecnka ed alto m. 0,54. La nostra 
incisione rappresenta i due pezzi tali quali sono esposti 
nel Museo Terrosi, vale a dire il vaso cinerario impo- 
sto ad un piedistallo moderno di legno che l'alza sopra 
rorìficio dell' olla. Aulicamente il vaso cinerario era 
posto sul fondo deirolla e nascosto dalla circonferenza 
di quesU {Bull. 1874 p. 206). 

S). Una delle due scuri di ferro {Bull. 1874 p. S07), 
lavorala di un solo pezzo di metallo, lunga m. 0,80. 

6). Patera umbilicala di bronzo; diametro: m. 0,27. 
Non fu da me descritta; perchè essa, quando esaminai 
il contenuto della tomba, si trovava nelle mani del 
rislauratore. 

7, 7'', 7^). Fibula d'oro pallido {elektron) con ornali 
lavorati a granaglia {Bull. 1874 p. 206), incida nella 
grandezza deiroriginale. 



406 oaami taotìti ih tjma tomba cnimmA 

Tavola d'aggiunta DV. 

1-8). Atabagtrì con oroati iMnioastri sopra fondo 
4)iaMas(iH> (grandezza naturale). FranunenU di vasi ras* 
sMftiglianU ai nn. 1, 3, i, cioè sempUeèomite ornali 
di striscio, si sono trovali tra la terra, alla quale è 
ìttposto il muro serviaD0\ e sntl'EsquiHno *. t numeri 
i e 5, f quali oltre slriscie sono deeorati con flgare 
di quadrupedi correnti foggiate in maniera trascurata 
col pennello largo, hanno riscontro in una lazzetta 
proveniente dalla parte nierldionaie, cioè più recente, 
della necropoli albana ', e ndla ben conoseinUi ìekytbos 
di Tataie scoperta a Kyme^. Siccome un vaso di questa 
specie proviene da una traiba cumana, così aoche gli 
esemplari analoghi trovati nel Laeio e nell'Etruria deb- 
bono attribuirsi ad oflScine calcidicbe. Uno stadio poi 
alquanto pia avanzato della stessa fabbrica è rappre- 
sentato da nn alabastron trovato suirEsquilino % e da 
alcuni vaselli provenienti dalia necrop^i dei Fusco 
scoperta presso Siracusa ^ 

6-9). Vasi di bucchero nero. 

6). Anfora alta m. 0,83. 6*) rappresei^a in gran* 
dezza naturale la scena di stile asiatico che mediante 



< BuU. deinnst. 1875 p. 232. 

s Sono esposti pAreeeht esemplari nella sala delle terreeotte del 
Mvfleo capitolino. 

s Ann. detamt, 1871 tav. d*agg. U 7 p. 289. 

^ BiM, napoletano (a. s.) II tav. I L 2. 

& BuU. della eomm, ardi, mtnidpaìe III p. 48, tar. Vl-Vni 
fg. 8. Il disegno degli anisiali sopra ^nest* alabastron è alquanto 
più preciso di quello proprio agli altri sopra mentovati esemplari Im- 
perocché le flgnre degli animali dipinte con colore rossastro vi sono 
eiitondate di contorni di brano searo. 

. ^ , ^ 4nn. deU'iml. 1877 tar. diagg. AB 11, IS p. 49 n. 19; p. 51 n. a?. 
CL anche tav. d*agg. CD 7. La parte inferiore del recipiente ti ò 
decorata col ben conosciuto schema di fogliami. 



«lruGÌ«4^ circAi^daao 4» P9f le superiora del i^ipieple. 

7). Q^lice alto W- 0.16^ 7*) |» 4iPem ^^(^«ul 
x)i#e iQ ^raodezftì Mlui^^e. 

li). Piatto, djam, 0^$. S*) 1» scemi sla«ip»ta imllfi 
8iri%|i4, jclie adorna i' ioleoio del pt|.l(o, io £;raQ4fi^ 

9). Calila eeiz'oraaU), «11. 0«2O, 

Gli Blavipi, mediaote i <|uaii su questi vasi i^ro^ 
impreasd le jrappreseotaii;^ storiale, eraoo lavorali coq 
poci» precisione, in maniera che spesso il significalo 
dei coocelU raffigurali resta scoro, ProbabjUQìenle ab- 
biamo da fare colle inamobula deila fabbrica 4i cpsif^lli 
vasi, la quale fabbrica Dell'Elimria e specialmente a 
Chiusi lungo lempo occupava .uno dei primi posti tra 
rindustria iodigena. Dairaltro acanto nessuno aconoscerà 
la stretta parentela eh' esiste tra i rilievi (;lell» silul^ 
d'avorio e quelli delle stoviglie di bucchero. Se dunque 
la silula è un prodoUo fenicio o cartaginese, allerti 
ciò che ho spesso sostenuto, che cioè la fabbrica dei 
vasi di bucchero abbia rìcevnlo il primo impulso da 
influenze fenicie o cartaginesi, trova una nuova con- 
ferma. 

Alia fine sarà necessario d'aggiungere alcune pa* 
rote sopra la relazione cronologica ch'abbia da supporsi 
Ira la nostra .tomba chiusìna ed i sepolcri di contenuto 
analogo già conosciuti. Tra i qu^li terrò d'occhio spe- 
cialinenle quegli esaminali da me .negli inna/t dell'an- 
no 1876 p. 199 ss. , eioò il sepolcro cerelaoo detto 
di fiegulioi e. Calassi e quello prenestino scoperto d$^i 
signori Bernardini, sepolcri attribuiti da ine allfi seconda 
n^età del 7. o alla prima del 6. a. Cr. Alcuni crilerii 
fanno supporre che la tomba. chiusina^ia alquanto j^iù 
recente dqi due anzidetti sepolcri. ISop av^i^cp di far 



408 ooaBm troyati in una tokba chiusika 

valere in questo senso alcanè particolaiilà della pianta 
e dell* architettura. È vero che la tomba chiusina in 
questo riguardo mostra uno stadio più progredito. Cioè 
rarchitetto vi ha saputo costruire mediante ben tagliale 
lastre di travertino un soflStto piano. Airincontro alla 
tomba Regulini-Galassi è proprio un tetto a schiena 
formato in maniera arcaica da lastre che vanno suc- 
cessivamente sporgendo indentro, e la tomba preneslina 
consiste in una semplice fossa oblunga scavala nel ter- 
reno, le cui pareli sono foderate con blocchi di tufa. 
Ma sarebbe imprudente il voler fondare conclusioni 
cronologiche soltanto sopra il tipo più o meno sviluppato 
dell'architettura sepolcrale; perchè, pio si allarga la 
nostra conoscenza delle antiche necropoli italiche, più 
si riconosce che le sìngole città in questo riguardo 
avevano uno sviluppo disuguale, che talune conserva- 
vano ancor tipi primitivi, mentre altre avevano già 
adottato un'architettura più perfetta. Se sotto tali cir- 
costanze deve farsi astrazione dalle particolarità archi- 
tettoniche, restano nondimeno altri criteri!, che accen- 
nano essere la tomba chiusina alquanto più recente 
del sepolcro Regulini-Galassi e di quello preneslino. 
In primo luogo nell'epoca, alla quale appartiene la 
tomba chiusina, sotto l'impressione delle merci fenicie 
p cartaginesi importale si è sviluppata già un'industria 
indigena, cioè la fabbrica dei vasi di bucchero, circo- 
stanza della quale nell'altro gruppo di sepolcri non 
si osserva traccia. In secondo luogo tanto il sepolcro 
Regulini-Galassi, quanto quello preuestino sono privi 
di oggetti che sicuramente possano attribuirsi a fab- 
brica ed importazione ellenica, mentre la tomba chiusina 
contiene vasi dipinti greci. Ora l'osservazione degli 
scavi fatti in Elruria prova evidentemente che all'im- 
portazione di merci elleniche precedeva neirEtruria 



OG0BTTI TBOYATC IN UNA TOMBA CHIUSINA 409 

OD perìodo durante il quale il mercato era esclusi- 
vanente dominalo da prodotti dì fìibbrìche fenicie o 
cartaginesi '. Essendo così, Tessersi trovati nella tomba 
cbiusioa vasi dipinti greci prova che essa tomba appar- 
tiene ad un perìodo nel quale il commercio degli 
Blleni ebbe già cominciato a far concorrenza a quello 



* La tomba corneiana detta del gnerriero (Jfon. d^hat. toL X 
taTT. X^Vy Ànru 1874 p. 249 ss.) ed altri sepolcri di contenuto ansr 
logo scoperti neUa stessa necropoli [Buil. ddC InsU 1870 p. 56, 57; 
1874 p. 54-57) erano privi di qnalnnqoe oggetto che sicuramente 
possa attrilmirsi a &bbrica greca. Nel gruppo delle cosidette tombe 
^egisie > scavato wcentementa presso Cometo (Bvtf. ddVIruL 1877 
p. 57 ss.) si sono trovati soltanto pochissimi vasi di stile corinsio. 
Traccio d^lmportazione greca mancavano affatto neUa < grotta d^Iside » 
scoperta a Ynlci (Micali man. inda. taw. IV, Y 1, d; YI-VIII) ed in 
dae antiche tombe veienti (Archaoobgia 41 t, London 1867, p. 196- 
199), come in qnelk ceretana detta di Begnllni e Galassi. Lo stesso 
vale per le tombe chiusine dette « a ziro » [Bull. deW Inst. 1875 
p. 218 88.}. La statistica monumentale del Lazio è ancora troppo in- 
completa per poter sostenere die anche qui corno neU* Btruria Firn- 
pertaaiono ellenica abbia cominciato dopo un periodo d'importasione 
esclusivamente fenicia o cartaginese. Sull' £squilino si sono trovati 
recentemente oggetti di smalto che chiaramente attestano quest^ultima 
importaiione, ma in numero troppo scarso per poter fondare sopra 
di essi una conclusione come sarebbe quella sovraocennata. Nella ne- 
cropoli albana finora non si è osservato alcun articolo fenicio o car- 
taginese. Piuttosto - secondo le ricerche &tte fino ad oggi - dopo le 
tombe primitive, per k quali sono caratteristiche specialmente le 
uiie*«apanne, seguono nella parte meridionale della neoopoli immo- 
diatamente tombe che contengono vasi gred^ come p. e. quello men- 
zionato sulla nòstra pag. 406 not. 8, che si raffronta alla lekythos cumana 
di Tataie. Cf. M. S. de Boesi seocmdo rapporto nigU ttudii e stille seo^ 
pari» palBoetnóloffidie nd ìfoòno cMi campagna romana (Qiom. atoad, 
n. s. voi LYIXI) p. 28 ss.; Ann. déWInsl. 1871 p. 245 ss. Dall*altro 
canto a Preneste resistenza d*un periodo durante il quale il mercato 
era esclusivameute dominato da articoli dMmportasione fenicia o cai^ 
taginese, è comprovata dal grappo di tombe scavate presso S.Boeoo, 
nelle quali non si è trovato alcun prodotto certamente ellenico. Si 
veda la letteratura Bull, défflnsi, 1876 p. 117 not 1. Cf.iinn. 1876 
p. 197 tt. 



410 (NKaro tBMn^i m uva wuh giw^iim^ 

«h« «ftoteagof^-MPlwivAmeBl^ articoli MifWFlati i Hiiwli 
MMKiiVMM» aUo ^1^ (0U(«ef^,aC«rMigi«e. Pioalnonite 
ci» ^nAwQla le i»ppr«ftintai)«9 ilpnab» 49lU fiUwk 
fOOB 4iwl|« ^vivibili aUa vila i*«ato che (ad^rnaRi» i vm 
lepkH d V«wt9 tramali ^ Cerv^j «4 fi PreuMt^, rlcitif 
Doscerà che ià il Iraltamenlo è più libero e che l'arte 
ha già fallo un passo di pia nella leodeoza di ammor* 

Ridire fi 4i Tfii^Qàai» h twm d»! corpo mmo. 

W. Hhbw 



U SFU)A DI ERCOL? CON LEPREA 

onesto vaseftliBO, ili cvA offriamo ta rappreseala- 
zioae ai lellori di^U Annali dell' Instittkto neUa lay. W., 
4Ì6lila hatt dairaoCora, allo <)ifca ceoUiaetri 25^ di 
figtH*e rosse in Iòndo fiero, fu trovalo 4n A4laiMfa 
verso Tanno 1871 ed acquistalo 4al sig. canonico 
£atelU 4i Ruivo. 

Vede^ 4h tra Islt Ereeie oon la pelile 4eooiBa, 
annodala a mo'di clamide sul petto, 1» cni testa $i 
riversa euUe «palle dell'ecoe a |[0ÌBa di oif^pello: il 
qtiale è in alto di fsiMmare CreUeiosattMle, Meaiid» 
ip ciascuna jnano un'anfora senza piede, l'aeree è bar- 
balo; fé dal lAMKto, oad^ sono wpressj i capeHi di Mil 
f«ò argomeffitni 'Ciw 4a fìHara ^ei vaso <in kUsqoim 
s^pparliene ad uno stadio d'arte ancor alquanto arcaico. 

JÌiair QFtpo^lo lato è ìiba fonie, xiiRpresieiiUia da w 
iromo éi ^bero, Mta ^oui Momiilà «porge ^uaa >«fi«»> 
daia in Torma di testa di mutpo ^ia^no; ed aifietfi 
liei dello Ireneo è il puteale, nella cui l)occa jtare 



LA STIVA m «BOQU COV LHPBIA 4U 

inirodolto tin'ftUra anfora, sMfo a qvetle oha mm 
recate da Ereole; mentri aopra on iato del puteaU 
medesiiiio è dìpiblo di nera uà aerpeote, aia Mine un 
g€nms loci, aia oame un aimboila deN'acqna Aliatile 
4) earreàte. 

Questa rappresenlaziwe ci èa leoati ilongamaate 
in Torse per darle una oonveniente apiegaziiMB. ttav 
è nnovo svgH antichi monumenti il trovaaa Eaoab ja 
cerca di acqua; ma il utederla qui con drne idrie oeUa 
mani, ed in alto di oamminare rrettolosamente verso 
la fonte, o poezo che sia, ci costringeva a peaaare 
che ranista wn volle certamante esprimere «n bisogno 
natarate, che spingease l'eroe a dissetarai in mezao 
atte arìde contrade dell'Africa o 4lelia Libia, ma che 
egli volle piollosto alludere a qualche falto particolare 
della vita di lui, che del resto noi non gìnngevamo 
a ravvisare chiaramente. E pensammo dapprima alia 
espurgo delie stalle di Angea; ma in verità, quantunque 
l'acqua della fonte e le idrie poste nelle mani dì Ercole 
potessero Irotare un qualche riscontro, del resto a 
bastanza lontano, nella tradizione che asserisce aver 
Teroe devialo uno o due fiumi per nettare qnelte 
staile \ tuttavia ci pareva sempre insolita « strana 
cosa ohe un fiume fosse nella pittura altamurana sim" 
boleggiato da un pozzo, e che la deviazione operatane 
da Ercole venisse indicata da due idrie messe «elle 
mani di lui. 

Rimanemmo in questi dubbi per lo spazio di parec- 
chi mesi, quando c'imbattemmo per ventura in un 
luogo di Eliano, che ci porse la chiave della vera inl^r- 
prelasióife del vasellino in parola. Baccoata dunque 



* Hyg. fab. XXX; ApoOod. Il h, 5; fidM>L Arkioph. Aie* t» TiS; 
Dìod. Sic. IT 13. 



412 LA SriDA DI KBOOUS OOH lAPBXA 

questo scrittore, desumeiido al solilo dà AleQeo, dm 
sfida avveoula fra Ercole e Leprea, figlio di Giaacoae 
e di Astidamia, e cosi la descrive. Esisteva Ira questi 
due eroi un'antica ininricjtia, pencM Laprea fu quegli 
che consigliò ad Augea di non dar nulla ad Ercole, 
anzi di metterlo nei ceppi allor die si fosse a lui 
presentato per chiedere la jnercede delle stalle nettate. 
Nondimeno quando il figlio di Giove venne nel paese 
de'Cauconi, ove Leprea dimorava, la madre di costai, 
AsUdamia, si adoprò tanto presso di Ercole, che questi, 
deponendo ogni brama di vendetta ed ogni rancore, 
divenne amico di Leprea, e familiarmente visse con 
lui. Ma una tal quale giovanile emulazione spinse que- 
sto sconsiglialo a misurarsi con Ercole; e dapprìsia 
sfidollo a contendere seco con il disco; poscia ad 
attinger acqua, infine a divorare un loro; nelle quali 
cose lotte egli fu superato: né contento di ciò sfidollo 
ancora a chi bevesse maggiormente; nel che vinto 
allresl pieno di sdegno e di dispetto provocò in ultimo 
l'eroe a singoiar certame con le armi, e ne fu ucciso \ 
Ateneo ha l' islessissimo racconto, aggiungendo di aver 
lo trailo egli da Zenodolo e da Gaucaio retore Ohio '. 
Noi non conosciamo altri antiohi scrittori che 
faocian molto di questa sfida ad altiiigere acqua, la 
quale doveva coesistere in ehi prima eslraesse, tras- 
portandola altrove, una maggiore quantità d'acqua 
contenuta io qualche pozzo. Pausaoia, che dice Leprea 



Xdi( wtpi Sio-xot;, xaì u^aro; ènrX'iffr»^^ xai vi; Kara^ttimim tor^o» 
y^fpof, xai jy 9aer rotfvoif 4rr«Ta< Atirpém^ x. r. X. AéUAIU MT. 

2 Kaì ixtT» TOUT» 6 Aawptvf *HpotxXci <pfC" ^*^x)ii, xaù uSaro^ 

Atbea. M/m. X pag. 412 A. 



hk SFIDA DI BBOOU OON UTUA 413 

figliaolo di Pirgeo, oon parla che della s6da di man* 
giare il toro, e deiroltima a mano armata, nella 
quale Leprea fu ucciso da Ercole; e nella prima gara 
non mostra che Tuno sia rimasto troppo inferiore 
all'altro; perocché soggiunge che Leprea fu alienato 
a sfidare Alcide a singoiar certame appunto perchè 
avea già seco lui rivaleggialo nel mangiare il toro K 
L'antico scoliaste di Callimaco, che chiama Leprea 
figliuolo di Nettuno, si conforma io tutto a Pausania; 
perocché dice che avendo egli provocato Ercole tig 
cShifotyiMy fu vinto ed ucciso da quell'eroe ^ 

Tuttavia noi pensiamo che suiranforetta altamu- 
rana possa benissimo vedersi VHcnog Sanhynq di Ercole 
nella sfida con Leprea. Polluce osserva che per attin- 
ger l'apqua dalle sorgenti naturali non si ricorre a 
veruno istrumenlo od apparecchio speciale; ma per 
libarla dai pozzi e dalle piscine (ex ^axm ìi Xcbocttv) 
vi è bisogno dell'anfora che T attinge e che serve 
eziandìo a trasportarla {dvrXiox^poc;)^ della fune, della 
carrucola ecc. ecc. *. E questa giusta osservazione può 
guidarci ad interpretare rettamente la intenzione del 
pittore, che dipinse un'anfora nella bocca del puteale 
per designare un arnese da attingere; e rappresentan- 
doci Ercole con un' idria in ciascuna mano non volle 
certamente mostrarlo assetato in mezzo ai campi e 
cercante acqua dai fiumi o dalle fonti; perciocché in 
questo caso' non avrebbe avuto bisogno di vasi da 
attingere e trasportare acqua,, né poi le deserte cam- 
pagne erano adatte a fornirgli, non diciamo tre, ma 
neppur uno di quegli utensili. È chiaro adunque che 



' Fm. V 5. 

* SchoL CaUim. hymn, in Jov. ▼. 39. 
' Toìì. OnamasL X 81. 



414 LA sriDA m Hwew oon anMA 

Mclosà la idea ehe l'eroe vada ia cerea di acqua per 
trftpsì la sale, qQeU'aziooe sua debba esser riferita a 
qvalcber fatta iNurlicolare beo Dolo nella viia di lui; e 
poiebè sarebbe strano, come iouanzi si è osservalo, 
di spiegarla con il fatto dello espurgo delle stalle di 
Augea^ DOD resta ohe ricorrere alla già detta sfida 
ch'egli ebbe eoa Leprea, salvo a rendersi 'solameale 
ragJMé di alctooe eircostause. 

▲ questa spiegaziooe infatti potrebbero per avveo* 
tura farsi le due seguenti obbiezioni, delle quali la 
prima starebbe ael dire che il pittore malamenle avreb- 
be pretese di esprimere questo concetto, rappresentando 
il soh> Ercole, in atto di attingere, o trasportare Tacqua 
attinta, senisa introdurre nella scena il competitore Le- 
prea. Alla quale è facile rispondere in più modi. E 
primieramente può osservarsi che Tartisla, a mostrare 
raaioito d la vittoria di Ercole, non avea mestieri di 
i«trodurre nella scena il competitore di lui, non trat- 
tandosi punto d'una lotta o d'un qualsiasi combatti- 
mento a corpo a corpo, in cui avrebbe avuto il bisogno 
e l'agio di mostrare la superiorità delle forze erculee. 
La vittoria in questo caso doveva risultare dal fallo 
cbe l'uno fesse già stanco e già desistesse dall'opera 
dello attingere e trasportar acqua, quando il compe- 
tUore iuveee, più forte di lui, con alacrità ancora 
la continuasse: e se questo concetto appunto, co- 
me pare certo, volle egli esprimere il pittore del 
vaso, ci ò forza confessare che abbia raggiunto il suo 
scopo aensa introdurre Leprea nella scena. Questo 
persoDi^ggiO infatti, se fosse stato dipioto ancb'egii in 
atto di alliogere e trasportar acqua, oltre la mono- 
tonia contraria ad ogni buon principio dell'arte, che 
avrebbe prodotta il ripetersi diìdue figure d'oòmini 
facienli la medesima azione, non avrebbe nemmeno 



ha SVIAA Dì mtMÉ OON htnMit 4tó 

mostniM la ttWéiia & dtof^rìérilit é'AIcMef «d fttvéc» 
VàtM^ ce le àveMe rappreseli l«lò 8HMc(y, éessAMle 
doH'tfpeM, 671. gr cerieato sul suolo, alléps^ te stiat 
fiigdra sarebbe diveoiita inulrte ed oziosa, é vaìevsi^ 
meglrio sopprìfifilerht: perocché Ereole, cbd attioge e* 
trasporta acqua, mentre H competitore non si vede^ 
dice ptrr troppo nell'arlistìco litiguaggio che qMl coM** 
peUtore i slaeco, è Tinto, ha cèssalo dall'opera. L'arte 
poi ha DOfl meno il suo I linguaggio cofttea^ionale, 
dallo ioleudere pìù^ o meno il quale spesso dipende 1^ 
ioferprefazìeoe più o meno giusta dell' anlichilà figu- 
rata ; ma essa ha ancora le sue leggi e coosueludinì, 
che sono ben note a ciascuno che con occhio assiduo^ 
ed amorevole ne va studiando i monumenti. Or quandi 
i pittori vascularì dispongono d'un campo spazio' 
sufficiente, abbenebè abbiano talvolla esauriti' lui*} i 
personaggi del mito che rappresentano, sanno ben 
colmare ogni vuoto con personaggi d'invenzione, esseri 
ideali e personificazioni, che spesso creano delle serie 
diffioollè agl'interpreti; ma quando manca ad essi ii 
luogo, non sdegnano talora di dimezzar financo le loro 
figure, e talora si restringono a rappresentare c^uantO' 
è ptiramente necessario a far comprendere il loro eon^ 
Cellesi lasdaodo poi airossertatore il c&mpiio di eom-' 
pléléi^e il mito ed il quadro, aggiungendo menfalmenter 
cid ohe' manea alia scena \ Questo appMto deve 

^ Quando Tarte antica infatti ci mostra, come spesso, Venere 
c<^n nn pomo neUe man!, o Ercole con ifn ramo delFalbero ctx^dife' 
dalle Esperidi, d AttOatifa eoa la pelle del ^iiiglliak^ ia ^éuntta',- a 
▼asèHinl o in altei aggeUi di angusto spaiio^ tali r^pteM«taaietìi 
non sono da considerare altrimenti, che come abbreviazioni di miti, 
etto !n diverto circostante troviamo poi ampiamente sviluppai in 
tntte le loro ciroostanve eoa eoui^nleiite namero di persoBagfi. C^è^. 
disto» tion «ver bisegolo di afinrtè esctmpl ia prova d^nn Ihtto cbe, 
quando anche sia da noi male appressato^ ^ ovvio par troppo e noto ; 
ad ogni archeologo. 



416 hk SFIDA DI BRCOIA OON LBPBBA 

credersi il caso nostro; perciocché il pittore dod avea 
altro spazio che quello bastevole per uoa sola Ggara: 
e quand'egli vi ha dipinto Ercole in allo di attingere 
trasportar acqua, questo gli è stato sufficieqte per 
farsi pienamente intendere dai suoi contemporanei, 
ai quali doveva essere notissima la sfida di quell'eroe 
con Leprea, com'ancora ch'Ercole adoprò forse sola- 
mente in quella circostanza le sue forze in quel tale 
esercizio; lo che certamente veniva a rendere anche 
più facile la intelligenza del dipinto. 

La seconda obbiezione finalmente potrebbe fondarsi 
nello addurre la mancanza di confronti nella istessa 
arte antica, dai quali possa vedersi più o meno fre- 
quentemente trattato Targomento da noi proposto, che 
in contrario resterebbe quanto più isolato tanto meno 
probabile. È senza dubbio vero che il metodo più 
razionale di accertare una spiegazione dellanlico è 
quello di ricorrere ai confronti; ma ciò non significa 
punto che anche senza di essi non possa talora spie* 
garsi rantico, e che non debba la regola andar soggetta 
a qualche eccezione. Di guisa che questa seconda 
obbiezione non ha valore alcuno positivo, e la si 
potrebbe anche impugnare col solo dire che, non 
possedendo noi al certo tutte le opere dell'antichità sia 
scritte sia figurate, non possiamo nemmeno afi'ermare 
che l'argomento in discorso, o qualsiasi altro, fu preso 
no, e come, a soggetto dell'arte. Nondimeno noi 
osiamo credere che non tornerebbe poi a dirittura 
impossibile il trovare. eziandio de'confronli nella mede- 
sima antichità figurata fin oggi conosciuta, sol che 
qualche soggetto diversamente spiegato volesse piuttosto 
rijferirsi al mito che noi proponiamo. 

Nella Espùsmime infatti di antiche gemme^ che fa 
il Visconti, al n. 227 leggiamo: « Ercole cHe raccoglie 



/ 



LA SnDA DI SSOOCE COH LBPBBA 



417 



in uu vaso l'acqaa che scalarìsce da una rupe: soggetto 
forse allusivo alla sete di Ercole io Libia, dì cui 
Apollonio, a quella che soffrì presso l'Aventino, 
descriUaci da Properzio ^ i» , óve poteva il celebre uonao 
anche scrivere: soggetto forse allusivo alla sfida di 
Ercole con Leprea. Il medesimo sig. canonico Fatelli 
ha venduto al sig. Castellani uno scarabeo, di cui 
duolci non aver presa un'impronta per pubblicarla ora 
insieme ai disegno del vaso, trovato presso Mottola 
e rappresentante Ercole stante, con la testa rivolta a 
sinistra verso una grondaia in forma di protome leo* 
ttina» da cui scaturisce Tacqua in un'idria sottomessavi 
dall'eroe, che ne sostiene il manico con la mano destra, 
mentre con la sinistra si appoggia alla clava; ed allri 
monumenti al certo si presterebbero a siffatta interpre^ 
tazione *. Tuttavia^ quand'anche mancasse ogni con- 
fronto, basta, secondo a noi pare, dimostrare un fatto, 
mercè l'autorìlà degli antichi scrittori, come esistente 
nella popolare tradizione del mito, per essere autorizzati 
a conchiudere che l'arte potea sempre impossessarsene, 
e prenderlo ad argomento dei pròpri lavori. 

G. Iatta. 



i Yfsoontl Op. tarie^ ediz. M Latras, yoL II pig. 9d4. 

s De Witte (M. Ihtrand n. 2190; Millin GaU. my/^ ^. QSSfll 
n. 439 e pL C JXI n. 417. Cf. ancho sol cosidetto Ercole Aquilego 
BvU. deU'lnst IU6 pag. 9S. 

Annali 1877 27 



4181 TàZBà CaSHSTAHl 



TAZZA COBNETANà 
RAPPA£SENTANTE LA KASGITI DI BMCHTHONiOS 

(Mm. deU'Inst. voi. X. Uw. XXXYIII) 

Quella leodeDza * djall'af te antica dei Greci di 
sopraccaricare eoo acpessori ed ornali i suoi prodoUi 
la vediamo manifestarsi non solo neir arcbileltara e 
neirarte plasitca, pia j^re nelle arti del disegno; e 
dò mano mano che l'arte raggiungeva il suo maggiore 
sviluppo. Quindi l tipi semplici e modesti deirarte ar- 
oak» e severa tulli vanno soggetti ad una modiQcaziooe 
io questo seoso e veggono arricchiti per mezzo di 
numerose figure accessorie che debbano servir di fondo 
alle cose principali > eccitando la fantasia ed attirando 
l'occhio mediante forme splendide e ccfmposizioni pi» 
efficaci e spiegale. 

Tali slargameoli e modificazioni peraltro non 
sempre rendono anche pia facile la spiegazione di una 
opera; an^i con ciò si aumentano non di rado le dif- 
flcollà. Imperciocché per l'appunto nelle cose meno 
necessarie Tarlista ha campo libero di girovagare col- 
r imaginazione. Volentieri poi esso segue a lai uopo 
tradizioni oscure o fonti particolari, che non sempre 
scorrono più per chi spiega, ed in queslo modo anche 
il metodo più sicuro può naufragare volendo troppo 
inoltrarsi nelle idee e quasi tastar ogni pulsazione 
dell'ingegno dell'artista, sicché facilmente una spie- 
gazione può essere indubitata in quanto alle figure 
essenziali, meatre le persone secondarie la fanno ap- 
parire irtrana à tal segno che nascano dubbi eziandio 
intorno alla giustezza della spiegazione intiera. 



BAPPBESENTANTB LA NASCITA DI EBICHTHONIOS 410 

Cosi per quanto sia chiara l'azione raffigurala nella 
pillura vascolare della classe delta a figure rósse che 
pubblichiamo voi. X. lav. XXXVIH dei Monumenti, 
tuttavia a pena saremmo in grado di spingere la spie-; 
gazione oltre la metà delle persone, se a tnlte non fos- 
sero aggiunti i nomi. Ora per queste iscrizioni la nostra 
rappresentazione addiventa importante assai, siccome 
essa, ricca di figure, offre tra tutti i monumenti finora 
conosciuti, come osservò il eh. prof. Helbig, la base 
più sicura per spiegare le altre rappresentanze relative 
alla naSbita di Erichthonios. 

La tazza, su cui trovansi le pitture pubblicale, 
proviene dagli scavi cornetani dell' a. 1876 e fu già 
descritta succintamente dalKEelblg in un suo articolo 
del Bullettino 1876 intitolato <> Scavi di Cometa n 
pagi SOS seg. 

Le figure dipinte sui due lati esteriori della tazza 
formano un insieme, cioè una pillura sola. Noi pri- 
mieramente considereremo quel lato, ove osserviamo 
altìvità maggiore e più distinta nel centro. 



1. 



Distinguiamo in questa pittura tre persone rap- 
presentate in azione e tre che stanno guarJando. 
Quelle che stanno iu azione formano il centro, sicché 
le altre sì aggruppano intorno ad esse. 

Le figure centrali sono Gè, la personificazione 
delia terra, il fanciullo Erichlhonios ed Albena. 

Gè (PE) dalle ginocchia airinsù sporge fuori 
dalla terra, che è accennala soltanto per mezzo del 
fregio che adorna la tazza sotto la pittura. La dea, 
avviluppala io uo manto, è distinta con uno scettra 



430 TAZZà GOHNBXANA 

appQggiiàto airomero sinistro e sormonlalo da tin or- 
omento che pare derivante da qualciie pianta \ 

I ^ 3aQÌ capelli sciolti cadono in massa sulla naca, 
mentre che langhe treccie ondeggiano davanti giù per 
il petto. La testa è cinta dallo (iréfwog. 

Colie braccia Gè porge in allo il piccolo Erichthonios 
(EPiXOONIO^) che si mostra già pieno di vita inlel- 
lalluale quasi in età di ragazzo. Sollevato dalla terra 
esso alza la testolina e stende le mani verso Alhena. 
È iullo ignudo, vediamo soltanto una cordellina attra- 
verso il petto, alla quale sta attaccato un amuleto od 
una bulla, ornamento che spesso scorgesi portato dai 
fanciulli sui monumenti cf. Gerhard ant. Bilito. 
t. CCCXII, 2; auserl. Yasenb. Ili ISl; Man. d. Inst. 
Ili 30; Ann. d. Inst. 1811 p. 97. 

Athena (A8 HNAI^) s'inchina verso il fanciullo 
tendendogli incontro le braccia per raccoglierlo. In 
testa la dea invece dell'elmo porta una a^tvòivo; del 
resto è caratterizzala abbastanza per l'egide che contro 
il costume si dislingue sul dorso solo, e per la lancia 
appoggiata alla spalla siqistra. 

Fin qua avremmo potuto spiegare la pittura senza 
pericolo di essere contrariati anche senza le iscrizioni, 
non però le altre persone, le quali abbiamo detto 
essere spettatrici. 

Dietro a Gè dunque, a sinistra di chi guarda, vi 
è un uomo barbuto, vestito di corto chitone, che dalle 
coscio all'ingiù finisce in forma di un grosso serpente 
avvolto. La destra alzata si appoggia sopra di un lungo 
bastone (scettro), la sinistra abbassata tiene il lembo 
di un drappo, la cui altra estremità pende dal braccio 



1 Bigùardo a cotesto oraameato non so trovare snpposiziono al- 
.quanto probainle e cose analoghe non mi xammento di averle vista. 



BAFFUSBHTANTI LA NASOTA DI BBICHTH0H108 4&1 

destro. Tatto attoatp, la testa ud poco chinata, egli 
gaarda verso il gruppo di mezzo. L'iscrizione lo chiama 
Kekrops (KEKPOy). 

Non ha gqarì E. Cartlas, pabblicando una terfa-^ 
cotta del museo di Berlino, la quale pure rappresenta 
la nascita di Erichtbonios in presenza di un uomo della 
medesima configarazione, slimò utile di sostenere con 
nuovi e forti argementi l'essere desso Kekrops. Ora la 
prova incontestabile ci vìeoe fornita dall'iscrizione della 
nostra pittura. 

Kekrops è segnato mediante il corpo, che è mezzo 
uomo mezzo serpe,, quale Aglio della Terra (T^r/sv^): 
Artstoph. Yesp. i38 £ Kiìipeé ìipa^g &\fo£, rà itpòg Ttciw 
ìfocKovriin- Eurip. /on. 11 6S sgg. Kirchb. yóct' ihoiov^ 
ftr Kii^^QcduTfltFS/Miw mXoB^ | tmupOMw lùimovv (cnuipixti 
auvEÙilmovr), 'AÀjvoxcjv xtvòg | avtóvjfXa. ApoHod. HI 
11, 1 KÌX/9Q0 auTÓx9o»v avpjfvè^ b^óìv aSifxa àvipòi; xof ^ 
òpéatovTog. Diod. I 88 JefuìJ?. Ovid. Met II S83 mr- 
ginibusque tribus gemino de Cecrope natis. Hyg. f: 48 
Cecraps Terrae fUius. - Lo scettro indica la dfi Ini di- 
gnità regia. 

In una scena che rappresenta h nascita di Eriche 
tbonioo concediamo" non essere Kekrops una persona 
assolutamente DeceSsarìa, ma serve di molto a diluci- 
dare ta situlizione: egli è il prhno rè, it rè ctùréx^v 
detf Attica; durante il suo regno Àtbena prende possésso* 
dì Atene; in'ques(a stèssa epoca nasce Eriehlbonios, ed 
alte di lui figlie l^aodroses;Herse ed Agtauros viene 
aflBdata la cura del neoiialo. La sm presenza adunque 
non significa solamente il luogo dove/ ed il tempo 
mitioo quando accade il fallo raffigurano, ma lo di^ 
stiiigue pme quaieirappresenttintè delta 'famigliai, nettai 
quale ' ir faneiullosarà^nolriló. • ' / 

Dall'allra parte evvi un uomo'^ure bjrirbuio thè' 



422 TAZZA COtìlBTANà . 

porla oeUa destra up baslooe Gur^*ato al di sopra, 
mentre la sioisira sL appoggia al fianco. La figura è 
tracciata oUremodo nuda; alquanto coperto si è solo 
il fianco sinistro, ove vedesi un drappo messo sulla 
spalla ed altoreigliato al braccio. 

Chi mai sarà questa figura? Il bastone da passeggio 
io mano di essa forse non è insignificante; però sul- 
l'altro lato del vaso lo vediamo della medesima forma 
nella mano di un'altra persona, ed evidentemente un tal 
bastone può trovarsi in mano di ogni viandante. Così 
onde spiegare la figura non oi restano altri indizi che 
1} il posto principale della persona vicino al centro 
stesso della pittura ed immediatamente dietro ad Athena, 
2) la sorprendente nudità di essa. Ebbene il posto 
principale k^ia. supporre, che la persona stia in 
nelazione assai stretta col lallOt o la nudità siccome 
in una pittura, ove gli altri mortali si vedono ben 
coperti del vestito, fa ravvisare piuttosto un dio ohe 
un uomo. 

Efì a qual dio più conviene un posto cosi cospicuo 
se non ad Hophaistos, il padre dì Erichthònios, per il 
quale solo fra gli dei eziandio il bastone da passeggio 
sarebbe attributo assai significante? Infatti Tiscrizione^ 
ci reca il suo nome (HOAI^TO^) cf. Apollod. ili 

li, 6 zcuTov (Eptx^ÌQyùov) ol fuv ^fcc(<Txov xoc r^ 
Kpavo:ov Suyocxfiòg 'Ax^iiog uvcu 'kiycnjaiVf oi ds 'BMitrtw 
yffii *A3-ov5g. Paos. I 2, 5 nofripcc il *'Eipv/^o)fi<ù TSyoìXJtv 

Hyg. f(tb. 166; A^trm. pM. II 13^ 

La nostra, rappresentazione ci è ben nota già da 
diversi monumenti altre volte pubblicali, i quali addi- 
luostrano in generale 41 medesime! iìpo« sicché un con- 
fronto con essi non contrilMiirà poco a dilueidyir le par^ 
ticolarità di ciascuno. 



SAPPBSSBMTANTX Lk NASCITA BI EKIGHTHOKIOS 488 

Man. d. Imt HI t. IXX, Àtmalidllnàt. 1841 
p. 91 8gg. (E. Braun); Élilé dram. I, 8S a p. 277, 
288 6gg; 0. khn archi Aufa. p. 60 sgg.; GotiiQ Kortefafr^/ 
s. ^ t. Il; ftreft.Z6Ìi. 18[7ftp.&5(E. Guitiàs): dipinto 
dì 11» oratore di GhìoBi della. clasBe detta a %. r.^di 
disegno grandioso e rieco. - Ooeela pittura eonttme 
acieh'esta Gè con Erichlhoaios nelle aiàói ed Atheoa 
cotte Sgiina priaoipali, ftBpfaaistoaéKekiìipft. quali apeb 
latori^ Ag^unlevi sono sollaato dbie.S&llofie, ani dt 
slalum iiiidggiore, l'allra miaore, le (|idalt ff olavdp ^jpat 
l'aria ciaschedvea cen una x^ofotìa io maao.BMO in 
procinto di adornarne il fanciullo. 

La Sgura di, Kekrops, beachè «Orrii^onda tn ^ogeè 
parlicolarilà di qualche unportantaia quella del noalm 
vaso, InUayia* da dlYersii aOlori era chiainaia Mereririi' 
riguardata in geaierale per qjnàlcbe dio fliariod MLa 
gitela apiegaa&iooe sostenuta già dagli editori dell'Jèiife 
cérm. ed appcovàla abcbe da ' Como medianle \m\ bas^. 
aorilievo di Alene ora' non è più dubbia*. In contràrio: 
alla pittuca cbe stiano pobblicando Kfkrops <)ui non 
sta guardaado qiml0« i»a fa alti di maraviglia, cioè 
alza la mano colle dita slese e (tasti gli occhi. verso il 
centro. La dignità regia è mardata mediaste uoo scettro 
portato odia siaistni. 



? 



^ Ann, d. bxst. 1841 p. 97 chUmo Ner^ ^ npB J^thtoo il Uui^* 
stoso governatole dell^ onde, il quale, ornato di corona d' alloro e di 
8MitH, da* fiai^efi io giù «i tenaina in «oda di peaee. 

2 AUMT. d\ /nl^. ^aSl p.* de (Cooce).' .bMorilieyo esUtetfU. ìMm, ' 
pinacote^ de* propilei delKacacopoU atemese, in coi rico^obbct Tado^ 
razione ' di Minerva, £e(ro della quale apparisce Cecrope . . . questo ^ 
nliliDo tappreseiitato cvBo ecèitro. e iermiaante nella parte inferióre 
4!iui,MipratGÌ. K« portò: a oqii^iit^ qn; vaio chkisiiia (III:aO)^:dl^ 
chi^randlo che la .figura tutta coadspondente in easa m» jiè Narep^i 
Tritone, ma. essa pure Cecrope, come già aveano voluto i cb. Lenor-' 
mant e 4e Witte, li eoi parere fir adattato etianctie dal PrelIéK 



4f24 TjazL oeiHTAiiai 

Sotto il primo giro del oor^o «erpeolioo sporge 
uoa creste «imife a qèella di uo gaik>*.Qaesta escr^ 
sceosa.ftt presa per uoa pimia^ là qoale sarebbe stata 
aggiQdta daltlarlisfà b cqnsegdeota di mfosione delie 
forme serpeiUiìiè era quelle di oda bestia marina, 
eene le avessero ooofus;^ anche i poeti: Cortias 1. e., 
ohe iaiddttce Menecke Com. gr.Y 1. p. LXXVIII rdt^ 

ree UìtM^Bvvviìhg; Preller Gr. M. II p. t37« A mia 
dire per alkro )a forma di delta eresia non rassomiglia 
in ninte ad nna pinna di pesoe. Essa efbsla si vede 
per lo vero sul dorso di un certo genere di pesci 
seqea .servir di pinna, e scorgesi exiabdia nei dionu- 
mentii sili corpo di. mostri mai^oi come ippocampi. 
Tritoni e simili: Mm. i. Imt. HI t. XIX. XX. LII. 
LUI.' Ghe però la suddetta escrescenza sia propria in 
gederale ai mostri é dragoni; lo apprendiamo dilla 
ptltiina presso Bfilliogeii 'ine. im^d; Min. pi. A, 1, Ove^ 
beck.Gn^/. her. Biliwi Vili, 1 , ove ne vediamo decorato 
un mostro indubi latamente serpeti^no, vale a dire un 
dragone, cosicché non può- recarci maraviglia, se l'in- 
contriamo pure nella formazione di Kekrops. 

Meno . simile a quello della nostra pittura « è 
Hephaìstos, ben distinto per la tetìaglia die porla, 
nonché pel chitone corto e senza maniche, che ca- 
ratterizza più questo dio artigiano che non la perfetta 
nudità sdì vaso ora pubblicato. 

Kel g^^ppo di me%zo Gè r portalo miforv^g nella 
chioma, ctie. parimenti ondeggia sciolta' e riceMssima. 
Athéna st» pronta a ricevere il bambfno, ma questa 
vòlta lenendo sulle mani un.panoQlioo oodo.avv:olgerìo4 
Essa sta ritta e sembra permò quasi indìffierBffte a 
paragone di quella amorevole ed Siffeiìomìi pfemulfa. 
che la djsliogue. npll^ pittura <;orQelana«' l'egide è 



BAPPRBSBNTAim lA HASOin Vt BBICEfEONIOS 425 

porUU come il solito, eioè sol pettOt ma è priva della 
lesta di Medasa; sul cape vediamo Telmo, Tasta nel 
braccioL 

Fra Hephaistos e Gè cresce dn alberello. Sarelibe 
forse UB ulivo in questo luògo espressivo ? Possibile 
che Tarlisla ne abbia voluto aoceunar uno (Élite oéram. 
p. S78), però Tba disegnalo tale che rassomiglia piol- 
losto ad un lauro (Jahn anh. Aufs. p. 67), segno 
chiaro, con quale indifferenza gli artisti vascolari delle 
epodie più Iarde abbiano trattato gli accessori, lascian-^ 
dosi sfuggire con ciò i molivi più fini. Contenti di 
aver raffigurato la favola con qualche sfoggio esteriore, 
essi poco si curano delle finezze. 

Dei tutto contraria in questo riguardo si è Tarlo 
arcaica e quella dei quinto secolo a. Cr., ove nello 
esporre si coltiva uno stile semplice, anzi duro sì, 
ott senfre assennato e ben concetto. Cu esempio ce 
ed offre la mentovata terracotta del museo di Berlino: 
arch. Zeit. 1873 t. 63 p. 51-57 (E. Curtius). 

Ohre le persone necessarie vi è presente II solo 
Kekrops, come a buon diritto il Curtius ha chiamato 
Tuomo a coda di serpe corrispondente tanto nei molivi 
quanto nella formazione a quello del cratere chiusino. 
Anzi la disposizione generale del corpo e Tandamento 
delle spire serpentine, il movimento delle braccia, si 
rassomigliano a tal punto che per tutti e due i mo* 
mittenti debba aver servito II medesimo originale come 
modello. Soia la tecnica di terracotta ha provocalo 
alcune variazioni di pochissimo rilièvo, e queste sono, 
cheU'braeeto destro, steso innanzi nella pittura chiusina, 
nella temcotta è stretto al corpo, come la punta della 
cada; poi Kekrops nel braccio sinistro invece dello 
scettro tiene' ia mano un^ ramo d'ulivo, dono della soa 
protettrieee quindi oon^erevole coMraiBsegno per esso* 



426 TAEZ4 OOMBTANA 

816880, Stolto ti Mi goveroo fu piaiKalo queiralbero nel- 
rAiUea per la prima volta. L'indice della maiio alnia 
è accostato strettamente alla barba, secondo Carlins 
alta bocca, per lo che la sua spiegazione di questo 
gesto riesce poco soddisfocente. Egli asserisce cioè, 
che a suddetto gesto sia il « simbolo pregoaAte » del- 
Viuptifii^ che richiedesse l'atlo solenne, mentre io in 
questo gesto mo vedo espresso altro che la grande 
attenzione ed aspetlaOra del re« quindi nella quio- 
tesseoza lo stesso gesto della pittura di Chiu^, variato 
soltanto a cagione di quel genere di terracotta, il quale 
richiedeva un componimento stretto e serralo con le 
parti accostate il più passibile Tuna allaltra e distaccate 
il meno. Per tale cagione anco il fanciullo vie» porto 
ioisù in linea troppo perpendicolare, cosicché la 6e 
deve ripiegarsi troppo all'iodietro la testa per segirir 
coiroccbto il bambino. Da ultimo aggiungiamo, che 
la dèa Terra anche qui è distinta.ooo lunghi e sciolti 
capelli. 

Inoltre la nascita di Erichthonios si trfrra rap- 
presentala sopra uù vaso proveniente da Vulci econ* 
servalo ora nel Museo di Monaco Mon. d. InsL 1 tO; 
Élite céram. l 8i. 0; Jahn arck. Aufs. p« 60 segg; 
Mullar-Wieseier Denkm. i. olL K. h 211; 0. Jahn 
Yasens. Munchen p. 108, 3IS. — Gè è ornata delb 
solila chioma, Athena, UMAcanle d'elmo, questa volta 
raccoglie il bambino né in un 7)anooliflo né colle sole 
mani, ma nella sua egide decorata eoo dei segni i»- 
crociechiali, che a quel che iembra sigaificaoo delle 
stelle; serpenti attorno all'egide dinnanzi mancano e 
Siorgopsi sollanto sul dorso della dea. Presente ò un 
uomo barbato qw un drappo sulle sfiWi ripiegato 
ips|eme, i| cui braccio (iMitro si appoggia ai fianco^ 
qienirf Taitro alzato riposa 9^prti di un lungo iiastotie. 



SAPPSBSBNTANTX LA VA801TA BZ BRICHTHONIOS ^7 

Difficile pare al primo aspelto It spiegazione di 
questa flgura e lo era ìofaltt finora. Però la imova 
pìtlura meile più io chiaro andie essa. Fra le diverse 
deoomioaziooi che potrebbero venir io discussione, 
due sole mi paiono degne di attenzione, cioè se la 
figura rappresenti Kekrops oppure H^haislos. Ora sic*, 
come la pittura non contiene ohe una persona soia che 
guarda, cosi dessa non può essere troppo secondaria, 
ma deve slare in un certo cooneaso col mito. E Tra 
i tipi maschili che per questo riguardo potrebbero venir 
io considerazione, altri non si prestano se noe it padre 
del bambino o quell'eroe il quale fa le sue veci, cioè 
Kekrops. Questa ultima spiegazione tende a sostener 
il Curtius, dicendo esso 1. e. p. 5S: stante la mancanza 
di attributi decisivi non si può ottenere la sicura in* 
terprelazione se non dal gruppo stesso, e se questo 
riguarilo al nostro rilievo può essere spiegato ancora 
con maggiore sicurezza che prima per Erichthonios, 
così nel primo testimonio della nascita anche qui non 
riconosceremo altro che Kekrops, raffigurato come so^ 
vrano del paese nella più nobile figura di uomo, il di 
cui potere di giudice supremo è significalo dal bastone; 
cf. però Jahn arek. Àufs. p. 82 (Zeus); Élite céram, 
1, 84 p. 267-S86 (Poseidon); Am. d. Inst. 1829 
p. 2»2t298 (Panofka: Yulcain). 

Certamente Kekrops fa rappresentalo anche lutto 
uomo: Ann. d. InsL 1863 p. 31 sg. p. 322 (Michaielìs). 
Ann. d. Inst. 1860 p. 345 (K. B. Slark); Mon. Ined. d. 
Inst. sect. fr. pi. XXll. XXIII; Weicker a/l(? Venhm. Ili 
p. 144--191; 0. Jahn Vasens. Mimheu p. 121 sg. »76, 
Allora il suo carattere di 'pn^^ ^ rimasto non ac«. 
centualo e l'idea prevalse che esso fosse un re. di 
Atene avenle le forim comuni a tutti gii ùomipi, e 
volentieri ooncedo che eziandìo molte volle gli arUsii 



42S TAZZ4 OORHBTANA 

poteiw omeHera qiidla ooofomacioDe moslraosa 
senza alcQo danno per la chiarezza della rappresene 
taziooé. Ha dubito heaA, ohe un pittore l'abbia fatta 
in ifoealo milOt ove le diverse repliche monnmentali 
clnsegnàrio chiaranenle, che era usato quel tipo ca- 
raneristico, lo un certo ciclo di mili, questa è una 
le^ge fondamentale deite airli riprodullive greche, si 
usa per lo slesso carattere la medesima forma fin a 
tal pònto che a noi uiodernl quelle ripetizioni poco 
variate spesso pniono anzi troppo uniformi. Quindi in 
una scena rappresentante il ratto di Orettbyia pos- 
siamo ritrovare Kekrops disegnato in 6gura di uomo, 
mentm in una pittura colla nascita di Erichthonios in 
ogni mode dobbiamo esigere ch'egli si presenti in 
forma- mista, se veramente dobbiamo credere sta desso. 

Neppure posso ammettere che la presenza di 
Kfkrops sia pia indicala che quella di Hephaistos. Per 
dir vero la «lerraccUa di Berlino lo mostra presente 
9à9, qa dò non impedisce per nulla, che un'altra 
volta con non minore ragione Hephaistos possa essere 
scello, imperocché, siccome altre rappresentazioni ci 
mostrano spettatori tulli e due, l'uno incontro all'altro, 
quindi ognuno in primo luogo, chi vorrebbe pretendere 
che quando per cagione dello spazio uno soltanto 
dovesse entrare nella pittura, il padre del fanciullo 
abbia avuto meno dirìllo di essere raffigurato che non 
il rappresentante del paese f 

Se questi punti di vista mi danno motivo di 
riéooosoere nella figura in discorso non altri òhe 
Hephaistos, tale denominazione acquista quasi certezza 
per rassomiglianza della figura con quella wa pubbli* 
cala, rasasmigiiànza talo^ che senza pericolo di correr 
errore ilwbbiamo sopporre un comone modello per 
ambedue le figure. Vodiàmo in oiaseilna la medésima 



BAPFBBSENTANTB LA MASOITA SI ERIGHTHONIOS 429 

slraordioaria Butfilà che indica nu dio, di poi lo stesso 
andamento delle braccia, Tubo appoggialo al fianca, 
l'altro proteso e appoggialo sopra di un bastone, inoltre 
un drappo similmente piegato iotteme e messo sen^a 
coprir il corpo. Qaindi non osilo di tener la figura 
per Hephaislos e stimar meno giusta ogni altra spie* 
gazione. 

Volendo aggiungere ancora alcune parole sui me& 
zi, eon cui la dea Gè dagli artisti sia stata caratterizzata, 
in sulle prime notiamo, che la terracotta di Berlino 
ed il cratere di Chiusi la rafiSgurano in proporzioni 
maggiori delle altre figure, e con ciò si è voluto 
esprimere il carattere gigantesco della Terra, della 
madre dei Titani e dei Giganti iòpmr^o^ nzXtiprf Hes. 
Th. 117. 

Mentre il nostro [Httore ha omesso questo tratto 
nel suo disegno, egli ha rìteanto la significante capi- 
gliatura (cf. pure Mm. d. Inst. Villi ^, Eeydèmann 
Yasens. Neapel. 2883). Tutte le foglie, tutte le piante 
della terra appaiono per metofora quale la chioma di 
essa, in cui geriBOgliano. Rappresentando quindi la 
personificazione della terra, l'artista il lussureggiante 
crescere delle piante bene esprime col rigoglioso crescere 
della di lei chioma. Considerati bene tutti i distrativi 
che abbiamo osservati nelli persona della Terra^ bisogna 
confessare, che l'essere di questa divinità vi si mostri 
improntato con caratteri evidenti, e per raggiungere 
cotesla perfezione del tipo il nostro mito non avrà 
contribuito pooo. 

In qoanto alla Minèrva è uopo dispiegare ancora 
il fatto che la di lei egide talora è portata in maniera 
insolita, talora tralasciala interamente^ talora anche 
disposta al solito, eccetto la testa della Medusa che 
maoc^« Simili divergenze dal solito vestire^ di Minerva 



r'. 



4S0 TAZSCA OOENBTANA ' 

eerlameole sono oagìonate dalla straordinaria posizione 
nella quale la dea quivi trovasi: essa cioè qui non 
agisce quale dea della guerra, ma quale madre o 
}iiovp9Tp9<pog. In questa qualità ad essa poco conviene 
l'egide colla terribile lesta della Gorgone in mezzo. 
Per ciò riputiamo che quegli artisti, che hanno trala- 
sciato sì l'egide che l'elmo, abbiano reso più giustizia 
al di lei carattere momentaneo dogli altri. Ma siccome 
la dea in ogni caso dovea venir distinta come Minerva, 
così non polea venir spogliata del tutto del solilo 
arniamento, ed è perciò che la vediamo ora coir elmo 
ora colla lancia ora anche coll'egide, disposta però io 
tal guisa che il petto volto verso il bambino ne resti 
libero od almeno privo di serpenti e della testa dì 
Medusa. Ingegnosa poi è l'invenzione di quegli artisti 
ehe la fanno servirsi di un pannolino propriamente fallo 
ad avvilupparne un bambino. 

Ora possiamo proseguire colla descrizione della 
nostra pittura. Dietro a Vulcano dunque si è avvicinala 
a passi lunghi una figura di femmina; ia fretta, eoo 
cui è venuta, si esprime benissimo nella drapperia 
mossa. La figura deve rappresentare una donzella, 
siccome è di statura svelta e veste un semplice chitone. 
Questa supposizione si conferma, qualora osserviamo il 
gesto della mano sinistra. Questa cioè la donzella ha 
leggiadramente alzata e ne tiene aldi sopra del seno 
il lembo del vestito, gesto per mezzo d' innomorabili 
analogie conosciuto come gesto esprimente verecondia 
e pudore, qualità caralterisliche delle donzelle. 

Cotesla nap^ivog guarda raccadùlo con meraviglia, 
conre vedesi dalla direzione dello sguardo e dal gesto 
della mano sinistra prolesa. Anche senza iscrizione la 
figura sarebbe facile a spiegarsi, imperciocché il mito 
subito ci rammenterebbe le figlie di Kekrops, alle 



BAPFBBaBUTANTB LL HASGITA M BfilCHTHONIOS 4SI 

quali Erichlhonios dopo essere nato venne aflSdalo. 
Infalti TieetìzioDe la significa come Her8e(E^E). 

Ora siccome è ben noto, che le figlie di Kelcrops 
erano tre, ed anmesBO anche che il pillore oe abbia 
volato dipingere una sola, esso lallavia avrebbe dovuto 
scegliere Paodrosos, la più onorala presso gli Ateniesi; 
sarà dunque necessario che la rappresentazione si 
contìnui sull'altro fianco della lazza. 



8. 



Questa seconda pittura è divisa dalla prima me- 
diante un ornamento di paimetle e contiene cinque 
persone, due femmine e tre uomini. 

Nel centro della pittura si vede una figura fem- 
minile rappresentala di faccia, mentre a destra ed a 
sinistra di lei muovonsi due figure poste di profilo e 
voliate dalla destra verso la sinistra di chi guarda, in 
tal modo che le due figure a sinistra si allontanano da 
quella di mezzo, la prima a destra procede verso essa 
peròf oomesi vede chiaramente, coirintenzione di non 
fermarsi là^ ma di seguire le figure a sinistra. CoA la 
figura di mezzo forma veramente il eentro della com- 
posizione, ma soltanto il centro artistico, non quello 
ittlelleltuale. Il centro intellettuale dunque deve essere 
eeroato fuori delia composieione, cioè nella pittura del 
primo lato. Senna dubbio l'artida merita ibolta lode 
di aver aggruppato cinque figure accesaorì^ che hanno 
il loro centro in un'altra pittura, in lai guisa che que- 
sto cinque figure, henehò si rìferìsoano egnalmento ad 
una cosà fuori della rappresentazione, osservino nondi- 
meno te teggi formali delia sintesi eurltitaica ed abbiano 
almeno un centro forìnàle. 



482. TAZZA GOBMBTINA 

La prima figura a riaistra, donoa^ ripete ii moti?o 
delL'Herse eoa varìanoai: eccitata dal medesimo fatto 
essa accorre a passi lunglii, aitala la man destra e 
teoBUte coir altra ii lembo dei ohiioM di cui solo è 
vestita. Questa semplice vestito, la statara svelta ed 
infine quel conoscialo gesto della sinistra la fanno appa- 
rire quale seconda figlia di Kdcrops («yAÀY^O^). 

Aglauros ha rivolta la testa verso un uomo bar- 
buto che veste chitone ed imatioo, comunicandogli del 
certo la sua meraviglia ed invitandolo ad accompa- 
gnarla. Questo già procede esso pure a passi affrettati, 
portando nella destra protesa un lungo bastone (scettro). 
. Nella figura centrale la commozione si vede giunta 
al colmo : la donsella, benché voltata coi piedi verso 
sinistra, si è fermala e stende ambe le l)raccia, traspor- 
tata certamente dallo stupore e senza saper più a chi 
rivolgersi. Disgraziatamente a questa figura c(ù;ì espres- 
siva è andata penduta la testa. Veste un fino chitone 
doppiamente cinto. La figura rapproseota Pandrosos 

Delle due ultime figure barbate ciascheduna è 
vestita d' imation. La prima cammina ancora a passi 
grandi, mentre l'ultima sta quieta^ Quella colla destra 
fa un gesto che esprime la sua sorpresa, però assai 
moderatamente in confronto colle donzelle. Nella destra 
riposa un lungo bastone (scettro). Con questa figura 
cessa il óiovifflento, Tuliimo pare abbia poco interesse 
per quel ehe accade; sta fermo osservando^ e non si sa, 
se seguila gli altri o no. 

A stabilir i nomi dei tre uomini rappresentati in 
questa seconda parte della pittura non riosoiremmo 
mai; l'unico appoggio nostro sono le iscrizioni. Il primo 
dunque è Erechtheus (EPEX3EYE), il secondo Aigeus 
(acTEYZ), TulUmo Pallas (PAAAA^). 



BAPPRESBKTàinS Lk KÌ88ITA 91 BBICHTHONIOS 438 

Nella tradizione lellerarta oon si trova Boppore il 
roenomo indìzio rigaardo a ciò che l'uno o laltro di 
qaosU eroi .sia stalo in rapporto colla nascila di £ricli- 
tkoRJos. ÀBZì secondo ta croaologìa usala dagli scrittori 
mitici soltanto Aigeus e Pallas, ambedue Ggli di Pandion, 
sarebbero contemporanei fra loro, e nessuno all' allo 
stesso. Ha malgrado ciò ci sta dinanzi il falto^ che il 
pittore ha meni iBsieme questi eroi, come se fossero 
stali contemporanei e fra loro e coH'atto^ senza curarsi 
dei sistemi cronologici fabbricati dagli scriltori per 
allungar la serie degli eroi attici e per mettere in stretta 
relazione temporanea tulli quei nomi di cui si favellava 
qua e là, senza che mai slessero connessi per qualche 
legame cronologico. Il nostro pittore dunque si è disim- 
pacciato di taU sistemi artificiali, che trattano i miti 
quasi fossero vera storia. Egli si è servito piuttosto 
dello stesso diritto dei poeti e degli scrittori e si è 
fabbricato la sua cronologia propria. 

Ma con tutto ciò non si è spiegato ancora il percbè 
ia generale questi eroi siano sfati aggiunli. Ceriamenle 
essi rappresentano Tantica popolazione atlicai cbe è 
accorsa a vedere il miracolo della nascita. Ma perchè, 
dimandiamo <ffa, larlisla stimò utile a far rappresen- 
tare il paese ancora per mezzo di altre persone? Perchè 
non gli bastavano K^krops e le sue figlie f 

Avendo rinlenzione di adomar i due. lati di «m 
taaza con delle pittore, bisogna scegliere o due scene 
di diversi miti o due soene diverse dello stésso mito 
od una scena sola atloroianle tutta quanta la tazzd. 
Neirollimo caso però a cagione dei manichi risalte^ 
ranno nella composizione due caesurae, vale a dire i 
manichi divideranno la rappresentazione in due parti, 
delle quali V una dovrà essere la principale, V altra 
l'accessoria; il primo lato ci farà vedere il centro dellt 

Annali 1877 28 



434 TÉOZk oonmANA 

rapprowntazìoBo, il secondo il suo preludio o te sue 
cousegueoze. 

il pittore della Dostra lasut ha scelto ODa scena 
sola che doVea occupare l'esteriore del vasd. Ma il 
odUo solo non offrì lutto le figure Deoessarie per riem- 
pire io spazio. Anche il secondo lato, che ha la 
medésima estensione del primo, esige lo stesso numero 
di persone, cioè almeno ctnqoe» mentre di persone 
connesse col mito rimanevano a disposìuone deirartista 
soltanto due, vogliamo dire dne Gecropidi. Q«indi esso 
sarà costretto od a cambiar concetto od a ricorrere a 
delle flgure secondiarie, cioè tipi che in generale per 
quaìdiB cagione possano essere ammessi in tale scena. 
Questi tipi suppleiìli dunque il nostro artista li ha trovati 
nefgli accennali eroi aggiunti come ircA^ixot rappre- 
sentanti la popolazione attica. 

Un altro mem da riempire simiti lacune, molto 
usato dai pittori vaosplari singolarmente delle epoche 
pÀsleijori, era quello di (ar presento un certo numero 
di divinità. Ma siccomie la nascila di Erichlhonios era un 
fatto importante pih per TAtlica che pbr r(Hia)po« oo^ 
ranista ha preferito con ragione quel primo ripiego. 

TaK slargamenti adoperati ad accomodar una certa 
rappresentazione onde venir mes^ sopra un vaso di 
altra forma, pel quale da principio non era composta, 
OM vorrei riguardar in ogni caso per l'invenzione 
prepria del' rispettivo pittore. Anzi eredo molto prò- 
bìabile che essi adoperati una volta con destrezza an- 
davano poi da mano in mano, da fabbrica in fabbrica, 
oomei modelli stessi. Andie la nostri^ pittura adunque, 
non ne dubito, originariamente non conteneva più di 
jsetle figure eccettuato il bambina. 1 tre eroi Erechtheus, 
Aigeus e Pallas furono aggiunti allorquando si trattò 
per la prima volta di aggiustar quella composizione 



RAPPBESENTANTB LA KA8GITA Di EBICHTHONIOS 485 

per una tazsa, la quale ricbiedeva assolutamente o 
tre nuove figure od un'allra pittura: 

Noo del tulio però posto approvare la maniera 
in <sui raggìaslameolo fu eseguilo/ A qnella caesura 
esterna, che produce il manico col suo ornamento al- 
[QVùOf dovrebbe corrispondere una caesura interna od 
inteUellaaie nella pittura, mentre la composizione slessa 
vuole essere intesa coerente, come se non ci fosse il 
manico. Però pare il pittore fosse alato più esperto di 
obi, credo atmeno ch'egli, cooosceodo bene il difetto 
delia 60mpo6izione , non l'abbia evitato a cagione 
di un ailro punto di vista. Imperciocché s'egli avesse 
messo insieme tutte e tre le Cecropidi, 1, la pittura sa* 
rebbe, rfùscita più monotona 2. la coerenza fra la 
prima e la seconda parte sarebbe diventata meno 
chiara. Invece mischiandosi le figure femminili colle 
maschili la pittura fabeireSettOrO le due parti si con- 
giungono sabifo -nella fantasia di chi goarda, poiché 
al primo colpo d'occhio le donzelle iper gesti e per 
vìa del conosciulissimo numero delle Cecropidi si ma- 
nilQsstano come apparleoentisi. 

Tali coteideraùoni ci dlnno nno sguardo ^tmi 
istruttivo negli studi dei pittori vascolari, e bisogna 
quindi averne sompre riguardo nelle apiegazioni delle 
pittare, ciò eho ùon feemprei si è fallo. Espressamiente 
però questo modo di procedere in composizioni vaaco- 
lari vanne accennalo già dal Brunn Suppl. 0. d. Stu- 
dien uber d. BUderkreis v. Eleusis 0. Strube p* 9 
(cf. Weldóen alt Denkm. Ili pi t€l): 90 èkiben noch 
fmei imblUht Figurmébrig, jede mit der FackeL.. 
Wir werden ixm ilmen nicht mekr sa^en d&tfen, ak 
dasB $ie mr Famitie dìss /jsfeftrm. . . geklfren. . . Ber Grmd 
dieser Bnoeitenmg ni mhrstàeinlkh nmtip^ in einer 
dem Kiinstler eigeiUìmmlichen Auffassung des Mytim, 



486 TAZZA OOBNETANA 

als in einem Anlcase mehr àagserlicher Art au sitchen. 
Nach der Aufstellung . . . so wie nach Grosse, Form und 
Styl, glaube kk n&nUich behaupten m diirfen, dass sie 
mit einer anderen msammen... ah Seitenstuek derselben 
gearbeitel worden ist eie. 

Palias, fratello di Aigeas (Apollod. Ili IS, 6; 
Paas. 1 22, 2) sorprende per la sua rìtenntezza ed 
ima certa aria poco festiva. Sta quieto e pare non 
abbia voglia di muoversi; non porta neppure una co- 
rona in lesta, come fanno gli altri uomini rappresentali. 

Non c'è dubbio che Tartista con ciò abbia voluto 
accennar il di lui carattere feroce ed inimico alla di* 
nastia residente snWcbiponokg di Atene, cf. la descrì- 
Kione datane netrAigeas di Sofocle, Nauck Trag. gr. 
fr. 13 (Slrabo IX 392): 

T»)^ Ut yf^ rò n(>èg vérov 

o mtk^pog oSrog xftf yiysonm; htvpifos» 

€fXv9XS IXdéXXoe^ 

Anche Y ultimo posto nella pittura gli sarà assegnato 
non a caso, ma riguardo alla sua dignità inferiore in 
confronto cogli altri eroi. 

Confrontando il mito, quale viene raccontato dagli 
scrittori, colla versione recataci dalla pìUura, osser- 
viamo 1) che il fanciullo anche in questa pittura è di 
fórme dei lutto umane, senza accenno della sua origine 
terrestre, mentre la tradizione letterària lo descrive ora 
di forme umane, ora di forme per parti o inleramente 
serpentine; cf. Eurip.,/(m. 20 sgg; Kirclfli. Paus. i 
24> 7; J9[yg. PpeL astrm. 2, 13; Serv. ad Verg. Georg. 
Ili 112; Ebffn. M. v. '£/9ex36tìg; Weicker aU. Denkm. V 
1; Miiiler-Wieseler Jknkm. d. ali. K. Il 231. 232. 
286 (Statua di Berlino); Overbeek Ber. d. s. G. d. 



RAPPBBSENTANTB LA NASCITA DI EBICHTHONIOS 437 

Wiss. 1860 p. 8(h- 8) cbe le figlie di Kekrops (m^5v<9( 
'AypaoXi9iis, 'kypocóXcv Kcpou tpiyovùi (Eurip») nella pil» 
tara sodo preseoU alla nascila e vedono propriamente 
il neonato, mentre secondo la tradizione usata non 
sono punto testimoni oculari del|a nascita, anzi rice- 
vono dalla dea il bambino rìncMuso in una cista 
{noxoq, xlcfvo^ ytifiùnég, texta de mmme cista) col di- 
vieto di non aprirla. Sì conosce Tandamento della favola: 
malgrado il divieto aprono, ispaventale dall'aspetto si pre* 
cipitano dall'altezza deirflrxponc^Xtg, salvo una(Pandrosos): 
Paus. 1, 18, 2 'AvXaupo 9s t,OLÌ xoTiq ad^fceeg ''E/X79 xoec 
tluvipiacù icvvai fMiv 'A^vSév •Ep(;^d6V(9V, xoctcùu^cc^ 

Tzpayfxovttv. Jlavòpóaov (xsv , Òiq Xéyovat TrsrSsaSar, rà; 
Js ivo, dvoì^at yàp (jcpo^g tììv X£]3»tcv, [jjxivsff^où ts, dg 
eTJov tdv 'Eptx^óvtov, noci xaTatij? àxpo7r^X£Ci)g, iv3a?v 
[lukicra dnézoixcv, ocikàg pi^at. Cf. Eurip, Jon. 279 sgg, 
Kirchh.; Apollod. Ili 14, 6; Paus. 1 27, 3; Ovid. 
Met. Il S52 sgg. 

Questa poesia, conosciuta già da Euripide, al no- 
stro pittore forse era ignota, io ogni caso egli non ri- 
sguardandola seguì un'altra versione più semplice, la 
quale allora deve essere stata divulgala oltre quella 
racconlala dagli autori. Infatli quella favola manifesta 
chiaramente la sua origine relativamente larda. Essa 
deve la sua orìgine airantica cerimonia deli' dppìof opta: 
Paus. I 27, 3; Elytn. M. dppìooépoi; Mommsen HeortoL 
4i3; Welcker Gr. Gò iteri II p. 290; M. Duncker Gesch. 
d. Alterili. III p. S9; Pelersen Kunst. d. Pheidias 
p. 305. Michaelis Par tAé^w p. 264; A«A. li, 171-174.- 
II senso di questa cerimonia era quello di proibire du- 
rante la stagione estiva la siccità del paese e di ritenere 
l'umidità. Dall'uso sacro, che le due dppiQtpópoi discen- 
devano dair d'Kpónohg senza ritornarvi, si è stabilito 



488 TàZZA CORNBTANÀ 

fi raijeonlo che due delle prime nap^i^t che slessero 
in servizio della dea.*sttiràcropo!i, si tfano preéipllale 
dagli scogli; e dagli oggetti ioviiiippati che soleano 
porlaré le ippiofpipoi {dvG&fttJ^i (TfpttTiv ini tò? x!^aX«ì 
a Vi tìjg *A5*jv5g iipztct ii9Mt (pip&tv, ovn raig fpzpcé^atq 
èntcxocixiwig) certamente si è presa Tidea della cista e 
del divieto di non aprirla. Siccome p<M una delle figlie 
di Kekrops, Pandrosos, possedea un sacrario neirSrech- 
theion (Paus. I 27, 3) ed una. sacerdotessa della dea 
abitava continuamente suir àìtpónoh^, cosi una delle 
figlie, Pandrosos, si credeva preservala dalla pena 
delle due 'altre/ doveà quindi essere stala obbediente 
ali precetti delta dea. Lo spavento poi dello donzelle 
si fondò sulla forma mostruosa di Erichthonios. 

La nostra pittura adunque prova per certo ciò 
che già dalla composizione della favola slessa erasi da 
conchiudere, vale a dire che fuori della solila novella ne 
esìsteva un'altra, secondo la quale le Cecropidi senza 
altro erano riputale le allevatrici del figlio dì Minerva. 

Ora vogliamo entrare ancora in discussione sopra 
alcuni monumenti, riguardo ai quali possono muoversi 
dei dùbbi, e si son mossi veramente, se rappresentino la 
nascita di Erichlhonios, o piuttosto qualche altra. Forse 
per mezzo della nuova pittura^ munita d'iscrizioni e 
ricca di figure, potremo darne un giudizio più corretto. ' 

In primo luogo si traila di due rilievi frammentati, 
Funo esistente nel museo Ghiaramonti, l*aIlro nel Lou- 
vre: Mus. Chiar. 1, 44. Mon. d. Inslit. I, 12, la (quello 
del Louvre), Ib (quello del Vaticano); Muller-Wieseler 
Denkm. d. alt. K. 11 400; Ann. d. Inst. I p. 298-303 
(Panofka); Ann. d. Inst. 1841 p. 91 (E. Braun); Jahn 
arch. Aufs. p. 60 sgg. Slephani Compie rendu 1859 
p. 68 sgg; Priederichs Baust. p. 279, 493; E. Curtius 
arch. Zeit. 1873 p. 56. 



BAPPBBSBMTANn Ii4 JNUflClTA m ERICHTHONIOS 489 

Iddubilalameote questi dm rilievi looo eot^ie prese 
dal madesimD originale, che apparleone alla scuola 
allica ed era latoralo pcobebilmeale cirioa 380-960 a. 
Cr; ef: Frìederitfas 1. e. « Das Relwf. i$t getvièi (ftlì»fk 
JHe Setoandmtg dér Qaea ut bestmden an atimhen 
Mommmten sehr gew^lich. Die fioche Bekandlung 
des Réliefs^ der grcsMrtige Chmrakter der Formen 
weisen auf die edehte Zeit der gfiechiwhen Kmst ì^, 
osservazioBi alle quali nou fa d'iMpo aggitmgere parojiau 

Aotohe qui èe codsegda un ragazzino* Nell'una 
replica essa porla nei ricci della ricca capigliatura 
«n diadema, nell'altrti ha i capetti torli in grossa 
treccie. Una persona, femdiioile secondo il veslire, ebe 
consiste in un chilane ed un imatìon, conservala in 
ambedue ì rìUevi soltaolo oella parte inferiore,, si 
atteggia a ricevere il bambino. Nella' replica del museo 
Gàiaramonti oltre le persone ora aqoenoale si è con- 
nervato soie un piede; ma nella replifla parigina ve- 
gliamo a destra dì chi guarda una figura conservala 
fin al disopra deirombeilico e ceq^ta di un imation^ 
Dairalira parie poi sta seduto sopra una sedia di sasso 
lavoralo un uomo, vestilo d'ìmalion nella parte inferiore 
del còrpo. La figura dede verso sinistra, si rivolge 
però colla lesta, appoggiando il braccio sopra la 
sèdia, mentre la sinistra riposa sopra di un lungo 
bastone. 

Io questi rilievi non po$$o vedere rappresentato 
altro che la nascita di Erichthonios, imperciocché Tatto 
di mezzo corrisponde perfettamente colle altre rap- 
presentazioni di questo mito: sono Gè nel solito con- 
tegno, il bambino stendendo le mani, una figura fem- 
minile pronta a riceverlo, il cui vestire benissimo con- 
viene a Minerva. Per queste ragioni non accetteretno 
ail^a spiegazione, finche le figure secondarie non con- 



440 TAZKA CORNMAKA 

traddicano assotutamente. In qnaoK^alle ultiifte bisogna 
priitaa annoiare che si è dispulalo del sesso delta 
figura appoggiala sul pilastro. Ranofka la ripalò ma- 
scbile, E. Braan femminile'; Frìederiete crede il piede 
conservato nella replica valifana del cerio maschile, 
Helbig interrogatone da me giudica che un giudi- 
zio sicuro non se ne possa dare, che però it piede 
siccome trattato assai massivameDle, specialmente nel 
malleolo di molto sviluppato, faccia piuttosto Timprea* 
sione di un piede muschile che femminile. A questo 
punto io vorrei attribuire tanta poca importanza cjuanta 
il prof. Helbig. Ma ciò >cbe mi sembra ooncedere qq 
giudizio sicuro, si è che dello piede resta troppo al- 
Tinsù scoperto .dall'abito, ed in secondo luogo chela 
figura è vestita soltanto d'imation, sicché nessuna (mn 
babililà parta in favore di una donna. Quindi ritengo 
la figura per Hepbaistos vestilo non del corto chitone 
da artigiano, ma dell' imalion, col quale lo vediamo 
tante volte, principalmente sui vasi della più bella 
epoca. Anche il motivo di mostrar il dio appoggialo 
sopra di un pilastro, mi pare beo significante per 
Hepbaistos. 

E la fignra sedente, chi è? Zeus, Poseidon, Kekrops? 
La dovremo spiegare per Zeus. Che essa rappresenti 
Kekrops, non è per niente probabile. Imperciocché 
esigeremmo per lui, come già dello, in questo mito 
forme serpentine* Per Hephaislos poi senza badare che 



1 Mentre chiaro è come il giorno che la drapperia che ci 
rimane di qaest'nltima figarà e attribuita al Dio del fìioco, non 
paò per nessun modo riferirsi a tanto artista, percioochò saria per 
lui troppo di losao e d'impaccio alle sie fiuseende, e non n raf&onte 
^coU'addobbamento ordinario dato dagli antichi a Yalcano: piuttosto 
ben si addirebbe ad una fenimina, che pare corrisponda alla com- 
pagna che dalle mani della madre Term accoglie il neonato faneivllo. 



BàPPRESENTANTB XJi NASCITA DI BRICHTHONIOS 441 

rabbtUDO g!a riconosciulo in quella figura appoggiata, 
sarebbe assai strano il sedere svolto 4al centro. Infine 
le zampe di lione che adornano la sedia, ricordano un 
Irono, che poco converrebbe ad Hephaistos^ ed anche 
il lungo bastone (scettro) non rìeBce punto in suo favore. 
Cosi resterà Tunica probabile denominazione quella 
di Giove. 

La medesima figura, rappresentante anch'essa 
Giove, vedo replicata sopra un rilievo conosciulissimo 
del Louvre, spiegato al solito per la visita di Tetide 
pi'esso suo padre Giove: Visconti Op. var. IV t. 1; 
Boutllon itftts. d. ant. I 7S; Overbeek Gali. ker. Bildw. 
t. XVI 12 p. 390; Friederichs BausL p. iS2, 
732; Bruno Troische Mise. p. 86 sgg. (Proserpina 
6 Venere dinanzi a Giove litiganti pel possesso di 
Adonide). -^ Overbeek in una con Bouillon riguarda 
la figura della Giunone copiata da un altro lavoro di 
stile più severo. Allora Friederichs osservò essere la 
figura della Tetide ripetuta sopra un sarcofago^ Museo 
Cap. IV 60 e sul rilievo della villa Albani rappre- 
sentante le Ore, Zoega Bassirilievi II 96. Ora siccome 
apprendiamo che eziandio la figura di Giove sia lolla 
da un altro monumento, que) rilievo perde tutta la 
sua indipendenza. 

Benché dunque la figura sedente rappresenti per 
certo Giove, tuttavìa non credo che le composizioni 
in discorso significhino la nascita di Bacco, ma quella 
di Erichtbonios. Giove in quella prima scena dovrebbe 
essere protagonista; ma qui dalla sua posizione già si 
rileva che esso è presente soltanto come testimonio. 
In questi rilievi, mi pare, più che in ogni altro 
monumento la spiegazione deve partire dal centro, 
non dalle figure secondarie; ed il centro, di ciò non 
c'è dubbio, corrisponde alle rappresentazioni di cui 



443 TAZZA CXmNRANA 

si tratta. Stimo per altro non tanto difficito di trovare 
anche U punto di vista, sotlo cui debba venir piegala 
la pfeéenza di Giove. Il pittore cercò di slargare ia 
semplice scena. k)opb Hepliaistos gii si pre$entò, come 
sappiamo, Kekrops. Ma l' artista, volendo slargare là 
composizione, óltre i rappresentanti del pa^se potè in- 
trodurre anche altre divinità che slassero in qual- 
che relazione od amicizia con Athena ed HephaiMos. E 
principalmente in un caso il pittore volendo amplificare 
la pittura dovette rìcorhBre agii Olimpìi, cioè se la 
nascita Àel bambino vuoi essere riguardata come av- 
venuta senza la sapula degli uomini. Seguendo dunque 
l'artista la solita tradizione, la quale suppone niua 
testimonio mortale, altri testimoni, coti cui amplificar 
la rappresentazione, non erano concessi che divini. Una 
seconda rappresentazione mollo discussa si è quella di 
un'rdria trovata a Chiusi ed ora esistente nel mnseo di 
Londra, della classe detta a flg. r. Élite dram. I 85; 
Jahn arck, Aufs. p. 70sgg; Gerhard atis^/. Va^enh. Ili 
151; Muller-Wieseler henkm, d. alt. K. 11 401; Cat. 
ofthe Greek Vases in the Brit. Mus. 1 p. 218, 749. 
E. Curtius I. e. p. 56. 

Ritroviamo, eccettuato un gruppo solo, tutti motivi 
conosciuti: un pannolino nelle mani di Minerva; la 
cordellina coH'amulelo attorno al petto del bambino, il 
quale stende le mani; la sciolta capigliatura della 6e, 
una Nike con una tenia per adornarne il fanciullo. 
Fin qui dunque la spiegazione non pud essere dubbia. 
Ma il gruppo a sinistra cosa signiGca? Ti vediamo 
Giove col fulmine in mano insieme con una donna 
svelta, vestita di semplice chitone e die sembra quindi 
donzella, la quale con molla famigliarità ^ appoggia 
frulla spalla di Giove. Nella figura maschile abbiamo 
di certo un « bello e deciso Giove » (E. Braun) e non 



BAPPRBSBNTANTE LA NASCtTA DI BBTCHTH0NI08 4tó 

posso quindi acconsenlire alla proposta del Curtius, che 
vi ravvisa Sekrops portante l'attributo di Giove nella 
sua qualità di sacerdote. Anzi la presenza di Giove me 
la spiego nello slesso ^nso come nei rilievi accennati. 
La donzella che sta congiunta con esso resterà difflcife 
a spiegarsi, si spieghi poi la scena come si vuole. 
Almeno quello mi pare probabile per nulla, che essA 
debba star in relazione colIMscrizione al disopra di 
lei OINANOE KAIE. 

Non sciogleremo qui le diflScoltà di un'altra celeber-* 
rima pittura (Stephani Compie rendu 1854 1. 1 p. 92 sgg; 
Gerhard Bilderkr. r. Eleusis t. I). Senza descrivere 
la pittura e senza discutere le spiegazioni tentale mi 
sia lecito di proferire compendiosamente la mia opinione 
riguardo ad essa: 

1) Le tre figure femminili attorno e le due divi- 
nità nel fondo sono persone secondarie, vale a dire non 
stanno in rapporto immediato colla scena rappresentata. 

2) L'uomo seduto sul trono deve essere Giove e 
quella col xóXodo; in testa, su cui si appoggia, Giunone, 
là quale sola con tale distinzione dovrebbe stare ac- 
canto a Giove. * ' 

3) La figura che consegna H bambino, non è Kore, 
ma Gè, imperciocché essa non fa il menomo movi- 
mento a sortire di più fuori della terra (cf. Brunn 
Suppl. %u d. Studien Bilderkr. v. Eleusis v. Strube 
l. Ili p. 17). 

1} La donna colle fiaccole in mani, quanto a queste, 
potrebbe benissimo essere Rekate^ ma l'apparenza della 
figura slessa (si osservi il petto scopertoi) si oppone 
del tutto a tale denominazione. Chiamar inoltre la 
donna col tamburro Echo mi pare interamente arbi- 
trario. Al contrario secondo ogni apparenza tutte e tre 
le donne formano un insieme e saranno delle divinità 



444 TAZZA GORNETiNA 

ioferioii. A' mio parere abbiasio sollaotola scelta fra 
le Ore e le Grazie, le quali iofatli sappiamo presenti 
ia diverse scene di oascita presso i poeti. BÌguarde 
agli allributi ed il tenore sereno delle figure non 
dubito di deeidermi per le ultime. 

5) Nel centro osserviamo un tratto estraneo finora 
al mito di Erichlhonios. Cioè non Minerva, ma Hermes 
riceve il bambino dalle mani della Gè, adempiendo cosi 
gli ordini di Giove. Siccome poi Minerva 'si presenla 
tutta armata fino allo scudo, cosi pare che la pittura 
non abbia da fare con Erichthooios. Ma disaprovala 
tale spiegazione, sarà sempre difficile di riscbiarare, 
perchè Minerva stia tutta agitata fra le persone prin* 
cipali, mentre Giove, persona più interessala, si tiene 
nel fondo. Lascio quindi sospeso il mio giudizio sopra 
questa pittura, fioche nuovi monumenti ci diano alcun 
che più dì luce. 



3. 



Nel centro della tazza vedesi rappresentata fépovcoc 

*HfJi;/}a Ké(puXov Paus I 3,1. Kifok^q ii xov xóXXou^ 
svsxa vnò *HfUpopg iarìv rjpnmidvog Paus. Ili 18, 7. 

Fra le rappresentazioni di questa scena (Jahn 
arck. Beitr. p. 93-121) si distinguono due momenti 
presi dagli, artisti (cf. E. Curtius arch. Zeit. 1876 
p. 166) cioè il perseguitamenlo ed il momento, in cui 
Eos ha afferralo Kephalos e lo porta via nelle braccia. 

11 pittore ha scelto questa ultima scena. Eos (HEAZ) 
colle ali spiegalo attraversa a lunghi passL.il suolo 
sfiorandolo a pena colla punta dei piedi. Veste il solo 
chitone. Kephalos (KE0AAO^), giovine ili forme de- 
licaie^ colla destra abbraccia il collo della dea e si 
dà tutto pacifico in balìa del suo destino. Nei capelli 



BAPPRBSRNTANTfi LA KASCITA DI BEICHTHONIOS 445 

a treccie lunghe egli ha inserta una eorona d'alloro. 

Nelle composizioni analoghe alla nostra Eos ora 
volge la lesta verso il giovine ora la rivolge indietro, 
p. e. Mm. d. hst. \\\ lav. IXIII. ar^ft. Zeit. 1876 
t. 16. Senza dubbio il mnloo guardarsi in faccia 
corrisponde più alle norme cui va soggetto un gruppo 
di due figure sole , mentre la nostra composimne 
ci rimanda ad una cosa che sia fuori della pittura. 
La dea, questa era Y idea dell'artista, ha rapilo il 
giovine e lo porta via malgrado i persecutori , verso 
i quali essa rivolge lo sguardo. Questi dunque per 
l'intendimento della pittura debbono essere supposti. 
Per me risulta da ciò che la composizione dev'essere 
presa da mi originale dove v'erdiio dipinti anche i 
persecutori, e posta, senza eambiar motivi, nel mezzo 
della tazza. L'originale certamente era composta per 
essere messo sopra un'anfora o qualche altro vaso so 
cui dall'uno iato si potessero dipingere i persecutori, 
snirallro Eos col giovane rapito. Il ratto di Kephalos 
si accosta mollo bene al mito di Erìchthonios. Tutti 
e due i miti sono aitici, eziandio il rapito giovane del 
centro è figlio di quella medesima Herse che vediamo 
presente sulla prima pittura (ApoUod. Ili 11,3). La 
coordinazione di questi miti deve essere stala anzi 
ricercala dai pittori; almeno essa si ripete pure in quel 
cratere di Chiusi, di cui si è trattalo inanzi. 

In quanto al disegno la nostra pittura eonta fra 
i migliori monumenti dell'arte vascolare ed è opera 
della prima léetà del quarto secolo a. Cr. Il disegno 
è lungi ancora da quello stile propriamente pittoresco, 
usato più lardi, e la composizione segue ancora i 
principi del rilievo^ vale a dire le figure sono disposto 
una dopo l'altra distintamente^ senza incrocicchiarsi ed 
accumularsi. Oltre dì ciò la pittura, mostrando delle 



4M 



T4ZZA OOBNBUNi 



linee griizioae 6 leggiadre V mostra iQ|siQnM uo aodameBlo 
delle mosse e dei contoroi assai fresco e beo loolaoo 
dalle lioee curve e morbide che faano l'acquisto e la 
caratterisUca dell'arte greca dalla metà del quarto se- 
colo a. Cr. ingiù. A questi orilert si aggiungono le 
proporzioni, in particolare la grandezza delle teste, 
lo siile delle drapperie che si rifrangono in pieghe 
leggiadri e naturali, ma bensì tirate^ molto cantooute 
e quasi severe in confronto colla gonfiezza ed affetta* 
Bìone delle epoche posteriori. 

la pari tempo il nostro monumento è di fabbrica 
attica. Questo addimostra chiarameqle la drapperia sola: 
coirHerae bisogna confrontare la figura GL6 (Michaelis 
Parthenon) del fratone orientale del Parlhenon, col- 
TAglauroe il paoneggiamenlo della Parlhcnos di Fidia, 
eoli' £redlilheu& la conosciuta slatua di Sofocle nel 
Museo LateraneosOt analogie così strette che non toc<;ano 
^Itanto il iagUo degli abili, ma anche la stoffa. Infine 
il portamento ed il profilo delle teste, i gesti e la 
finitezza delle estremità sono indizi sicuri di scuola e 
mano alliea,. sicehìi dopo queste osservazioni per com- 
provare la provenienza del vaso qoo farà uopo di 
mettere io campo ancora i miti rappresentativi. 

. Le iscrizioni mostrano raUabeto ionico misto con 
reqiiQiscenze doirarcaico alfabeto attico, quali sono E 
invece di H nei nomi della 6e e dellHerse, H come 
segno si aspirazione nel nome di Eos, ^ usato prò- 
mieoue cbn £. 

. A. Flasgh. 



U7 



I r 
< I 1 



. , Postilla aWarticolo ifUUolato: 
Ciskk preneHifi^ e teeck di specchio eec. (p. 184-245). 



1. Ai pochi esempt di Amore oob l^li di farfi^llai finora 
noti (vd« p. 19D) posso aggiungerne altri assai interessanti, 
e 8ono le pitture del tablino della casa pompeiana Beg, X 
i8. II n. 16 (Fiorelli Desoriz. p. 48). Negli seompartiaienti 
laterali delle tre pareti si vedono le figaro isolate ritte 
(non TOlanti) aHernatiramente di Amore nudo o di F&iche 
vestita, fra le quali dne volte Amore ò munito di ali di 
fiirfalla, mentre queJle di Psìctae un» volta sono di uocoUq, 
Oome io supposi già dìssopra a p. 190, è un mero €apri<H:ip 
artistico questo scambiare le ali fra Psiche ed Amore. Pare 
importante però dbe tanto queste pitture quanto quelPaitra 
Dotìssimr che dà le ali in discorso ad una degli Amori 
(MtiH6r*^Wie8eler Denkm. a. K. II 691) -— secondo le ri* 
cerche che espanò in altro luogo -» appartengono i^lo stile 
terzo di Pompei^ il qnale confrontato ool quurto ha delle 
relazioni più strette coirarte alessandrina, dalia quale di- 
pende anche. la figura rispettiva della nostra cista*. • 

2. In quanto alla quaetìone intorno ai Satiri cprnuti 
debbo rilevare che il Compie rendu de la oomm, ^ch. 
pour l'ann. 1874, ove il oh. Stephani ampiamente tratta 
del medesimo tema (p. 66-88), mi è venute in m^ui sol- 
tanto dopo che il mio articolo era già stampato* Lasciando 
tante particolarità voglio ritornar soltanto sopra la quistioao 
interessante intomo le figure giovanili cornuta m^ fornita 
della coda satiresca, le quali sopra alcuni, vibsi di Pietra- 
1)U]^o dallo 3t. (p. 79 sg.) vengono spiegate per Satiip, 
mentre io, mettendole nel loco ^K^nn^esso etorioo, le avevo 
fipiflgBte (p. aofi 9g,) f er Panie mtnaiio, ^e neU'ultimo suo 
stadio si avvicina tanto a Pane caprino (oomp sul^^va^p 
attico Compie r. 1861, 1 II) quanto ai Satiri imberbi, nei 
quali poi doveva soompi^rire; n» il periodo di transizione 
s'esprime appunto in ciò che Pftne umano divéuuto bacchico 
riceve la coda dai Satiri; ma dall'altro c^mibcnop era meno 
naturale la conseguenza che i Satiri ricevessero le coma 
da Pane umano. Ed infatti credo di poter addurre frai vasi 
per ciascuna di queste due possibilità, cioè per Pane con 
coda satiresca e per Satiro giovanile cpn corna, almeno un 



448 POSTILLA all'articolo ihtitolato 

esempio certo. Sopra un cratere * del principe del Drago 
(cf. Bull. 1873, p, 118) il giocane cornuto sedente sul 
rovesdo, al quale viene ofliarta una )[>at0ra da un donna, 
dietro cui sta un Satiro barbato, è Pane senza dubbio, ben- 
ché abbia la coda dei Satiri; il suo ?iso nobile, gli onori 
che gli si fanno ed anche il gran fusto di pino nella sua 
mano, ohe i Satiri non tengono mai e che meglio si adatta 
a Pane — tutto ci & riconoscere quest'ultimo. Il contrario 
avriene nel cratere napoletano citato da me già a p. 205 
not. 2, ove la presenza di Pane umano ci costringe a rico- 
noscere un Satiro nella figura rispettiva sulla pantera. 

Bestano * tre vasi tutti a qoel che pare di fabbrica 
attica del secolo quarto: 1) Antiqu. du Bosph. Cimm. t. 68, 
1-8; 2) Mus. brit. C 3, ove la figura rispettiva, suonando la 
siringa è più probabile Pane; 8) Overbeck Atlas zw* KM, 
i 16, 16, ove la fiEtccìa è tatta satiresca. — 

il carattere indeciso di queste figure è la conseguenza 
naturale di un periodo di transizione; benché dunque io 
debba rettiflcare la mia asserziime (p. 210), che i Satiri 
cornuti ancora non esistano affatto nella pittura vascolare, 
resta perb il mio risultato intomo il tempo quando si è 
compiuto il cambiamento in discorso (p. 211). 

8. Oredo infine grave mancanza Taver taciuto di un'o- 
biezione che con ragione si potrebbe fare contro il risultato 
sviluppato da me, che i tratti caprini neirarte. siano tras- 
feriti ai Satiri da Pane e che ciò cominciasse soltanto verso 
la fine del quarto sec. incirca. Debbo avvertire che io con 
dò non volevo negar per nulla che la natura caprina nei 
Satiri non sia originaria. Anzi ce lo dimostra già la parola 
stessa di làxvpog^ essendo essa senza dubbio identica col 
Tìrvpog dei Doni, che propriamente significava capro. E 
che questa significazione in Attica fosse generalmente 
adottata almeno nei tempi d' Bschilo e rifilasse specialminte 
nel dramma satirico, ci vieo provato da quel noto trimetro 
(attribuito con ragione ad EacMlo fr. 202), ove il Satiro 
direttamente vien chiamato rpérfog^ e pure da un altro 
frammento di Ssohilo (fr: 19) ove V cafyfltq tjùixrjpvKn "vi^ 
detta xpoffotiìi ed Infine anche dalia stessa parola rporf^ita, 



^ Lo stile 8i accosta molto a quello dei cxàterì proprio attici 
{lei sec. quarto. 

2 Tndascìo gli esempi non abbastanza certi. 



CISTA PmrflSTSNA. 1^ TBCic PI 8FECCHI0 449: 

ivejfi^so originario coma canto, dei; ca|iironi« doti deiJ^atiiii 
^i ^*dggi0ng^icbe nd dranpins satirico il cofituiae prinoipale 
(faori della vs&^ig) en Vair^n i^oùai ossia rpoy^ (PolL 
Qnotnc IV 1:18) ^» Oontro- tutto < db i. passi d.* autori che 
djHKkp fd Satiri. Io code. di cavallo (v. Stephani C. R. lB7Ai 
S8> Q« 2) non provano ni^ntei» essendo tatti (il più antica 
ò quello di Gteriafl» ed* Midller p.,87).dtTin tempo, quando i 
Satiri eoi Silani ermo già co&fusir ed> il tipo dì questi 
e^ adottato per< quelli» A. tuttìi i sopracitati fatti dunque 
contrarici è il tipo dei Satiri in tutta llarte fin al seCi 
quatto, non j^eoodoDdo mai i suoi tratti caratteristici* (coda 
ed oceecfaìy^l capro ma. dal. cavallo. Sono. invece i Silenir 
che hanno connesso intimo- eoi cavallo. Sa io dunque di'^. 
cevjO p. 22& che l'arte fin*a tntto il sec. quinto non distìngueva^ 
fra Siatiro e Sileno, poteva dire. con piii precisione ed esat^. 
teszia: i Satiri non sono puniko entratiinelTarte figu^ 
ratitva. ed il loro nome si trasferiva soltanto al tipo deir^ 
Sikoi -r- Per spiegarci questo fatfo strano consideriamoj 
Torigine locale dei Sileni> come dei Satiri. Questi ultimi, 
senza dubbio appartengono propriamente al Feloponneao edi 
in ispecio. alla parte settentrionale di esso (cf. la loiò 
genealogia presso. Esiodo e rorìgìne peloponnesiaca dei cori 
di Sfiiiii -. Arion a Corinto -, della xpcxj^ìa e del diaciDiiar 
sfitirico * Pratinas da Fliunie -), 1 Sileni invece ebbero 
origina nella. Macedonia, Frìgia e lidia, ove i loro miti sono 
localizzati (of. anche il Sileno MaXzóiycvog di Findara 
fr. 57, ov'è intesa la punta merid. di Lesbo). Qni dunque 
si formava quel tipo^^ Sileno colle unghie, orecchi q. 
coda di cavallo, dei qiule le pita antiche rappresenta-^ 
zioni per noi saranno quelle note monete di Macedonia e 
dell'isola di Taso, che mostrano Sileno proprio come 
vu/JLfó/Sag (Acheo fr. 51 Nauck). Oli lenii ricevettero . que- 



1 Enr. Oyd, 79 i Satiri si lagnano di dover servire al. Ciclope 
(ùf- rfSi Tfdyou yAa/y« fAékia: in altre occaiioni dunqiM avevano 
v^tiiBenÉi pia nonili, ed infatti il noto epigramma di- Dioscoiide 
(ifUA. PtU, YU 87) ci dice che Sofocle, era quello che dava, ai Satiri 
y^wrm àXaupyiètt^ mentre poi Sositeo ravvivava le. OBanze antic|ie 
{Anlh. Pai. VII. 707), e così anche Poilace 1. e. dice che delie volte, 
portavano abiU tesisnti e splendidi. Noli* arte però non pard che da 
entrato, queato costarne, sa noa vogliamo rifeclTTi quei Satiri ammaiK- 
teUati,d).aicvni vaei dilatile della fine dal qaiato sec. (p. e. Napoli S. A» 
240; Stephani C. lì, 1868 p. 129; 168). 

Annali 1877 29 



450 POSTILLA ALL* ABTIGOLQ INTITOLATO BCC. 

sto tipo, che in conseguensa ditenne proprio dei rasi 
calcidici (fatti probabilmente nella stessa ChalUs d'Ea- 
boea), ove per coi^erma due volte anche il nome ascaritto 
accenna al carattere equino {tnog e InAi^qy II primo raso 
che li riunisce con Bacco è quello purè ionico nei Mon. X 8. 
Segue evidentemente sotto 1* influenza ionica il vaso attico 
del Francois, che ritiene quel tipo equino anche nelle un- 
ghie ed inoltre li chiama espressamente Sileni. Se ci rivol- 
giamo adesso all'arte peloponnesiaca anteriore del sec. quinto, 
ed in ispecie ai vasi corinzii, riesce importantissimo il 
fatto che vi mancano assolutamente e Sileni e Satiri: i 
Satiri nazionali non erano entrati neirarte, ed il tipo dei 
Sileni non era ancora noto. — La combinazione di que* 
st'ultimo coi Satiri del Pebponneso si effettuò nell'Atàca, 
la quale ritenne il tipo dei Sileni consegnatole dagli lenii 
e mano mano nel corso del quinto sec. lo trasferì pure ai 
Satiri del Peloponneso, che finora non si erano ancora rap« 
presentati \ Così poi i Sileni divengono Satiri (benché 
ritengano Tantico tipo di Sileni) ed il Sileno, che già 
nei miti locali antichi esisteva accanto alla pluralità ^ 
ricevendo un nuovo tipo speciale, vien opposto ai Satiri \ 
Rileviamo dal &tto stabilito (pel quale bastino per 
ora questi pochi cenni) che vi potevano esistere nella cono- 
scenza comune, ed eziandio essere rappresentati nelle feste, 
degli esseri i quali però nell'arte figurativa non ricevettero 
un tipo loro proprio; ma ne rileviamo pure l' influenza 
grandissima dell'arte della Grecia settentrionale e dell'Ionia 
e vediamo di nuovo con quanta tenacità un tipo una volta 
«reato fosse conservato nell'arte antica. 

A.. FUBTWAENOLEB 



' Forse nu tAtatWo di rappresentar i Satiri neUa Tera loro 
natura caprina sono quei caproni a faccie umane in compagnia di 
Bacco e Sileni sopra alcDni vasi a figure nere attici (Monaco n. 682 
Jahn; Oaylus receuil II 83). 

2 Sopra Tantichità dei miti accennati cf. Rohde ^iri9ch, Rcman 
p. 204, 8. — Baoohjrl. fr. 2 ne ò ciedote il testimonio pHi antico; 
ma già i. Tersi di Pindaro fr. 12S,0Te il Sileno (probabilmente ìlai^ 
aia) parla ad Olimpo, lo mostrano come disprexzatore della fortnna 
nmana, tratto caratteristico dei sopra nentoTati mìa. 

* Sgraziatamente mancano affatto degli indisi <^rti onde gin- 
diear lo STihippo di qaeeti tipi nel draama satirico, questione ndla 
quale il noto raso, attico {Mon. IH 88) ci aiuta poco, essendo esso 
già del quarto secolo. 



4SI 



INDICE DELLE MATERIE 



* I 



I. SCAVI E TOPOGKAPIA 

* 

Bel&zione sulla necropoli del Fusco in Siracusa (iatv; 
d'agg. AB-E): I. Mauoeri p. 37-53. -t- Sulla necropoli di 
Orvieto (Mon. voi. X tav. XL; tavv. d'^g. K, L): G. Kme 
p. 95-184. — Oggetti trovati in una tomba chiusina (Mon. 
voi. X tav. XXXVnf; tav. d'agg. UV): W. Helbig p. 397- 
410. — Scoperte di antichi edifiz! al Laterano (taw. d'agg.BS, 
T): JB. rS^dmon p. 332-384. 

n. MONUMENTI . . 

dk ArchtM^vira. Bicostruzione cl'un monumento sepol- 
crale chiusino (tavv. d'agg. H I): A. Pasqvi p. 73-80. 

6. ScuUwror. Il fregio del portico del foro di Nerva 
(Mon. v0l. X toW. XI^XLP): H. Blùenmer p. 5-36. ~ Le 
metopi del tempio di Teseo in Ai^e (Mon. voL X taw. 
XLin, XLIV): i. JiOius p. 92-95. 

0. BronxU Brcóle di bronzo trovato nella Macedonia 
(Mon. voi. X tav. XXXYIII): A. Kluegmann p. 290^293. -^ 
Cista prenestina.e teca di specchio con rappresentanze 
bftochiche (Mon. voi. X tav. XLY; tav. d^agg. M): i4. fWt- 
waengler p. 184-245; con postilla p. 447-450. -^. Oggetti 
di bronzo trovati nel Tirolo meridionale (Mon. voi. X 
tav. XXXyn): A Conze p. 384-397. . . 

d. JPith^ra parektriai Ettore riportato a Troia, pittura 
ponipejai^a (tavv. d'agg. 0, F): A. Mau p. 268-279. 

e. PMibra votscolare: Aiace e Cassandra (tav. d'agg. 'S)t 
W. Klein p. ^46-268. — Una tazza di Coliade (Mon. 



452 INDICB DELLE MA.TEBIE 

voi. X tav. XXXVn»; tav. d'agg. Q): H. Heydemann p. 279- 
290. — Vases panathénaiques (Mon. voi. X tav. XLVII- 
XLVm^): J.,d0 y\(Ule p. ?94r332, — L^ sftd^^di Ercole 
con Leprea (tav.- d'agg. W):ff. JaHa p. 41(K417. — Tazza 
cometana rappresentante la nascita di Erichihonios (Mon. 
voi. X tav. XXXVIII|: X Flasch p. 418-446. 

III. OSSERVAZIONI 

Della interpretazione del monogramma 1 che si trova 
n«i' eontorosati enelieiafcrizioni (tav. d^agg. FQ):L Bruzza 
p. S8«72. -^ Sul -monunvento sepolcrale- rom^o pressi^ 
Ghin8i:> F: £amurrinif p. 80-^93. 
• • 

"TAVOLE D'AGGIUNTA- 

\ 

AB. Oggetti trovati nella ne^opoU del Fusco: 1-23, 
26, 27 d'argilla, 23-25 di bronzo. 

CD. Oggetti deUa< stessa provenienza: 1-5, 7-9 vasi 
dipinti, 6 di smalto. 

' E. I) Pianta degli' scavi eseguiti nei dintorni di Si- 
racusa;- 2,^ 3) Planimetria, e spaccato -di v^ tomba seo* 
pedaik in contrada Ma^eofa presso Siracusa. 

FGF. Monogrammi in contorniati ed iscrizioni. . 

HI. lionumei^' sepolerate^ chiusino. 

E. Facsimili di iscrizioni, orvietane.- 
X L. LlBttare' e segni gralftti' ali piedi: di' vasi* trovati 
a4< Orvieto. 

M. !Bep8> dix speoidno trovata ^ Cometo^ 
-.'.. N. Ajaca a Oaa9aild:ra^ vaso. già; delMuseQ OàmpimaL 
i^: ., . OP.- Dipinto pdmpeiano. 

..Q; Dtam, a fondo hianc^^ trovata a fiuvo; 

BS, T. Antichi edifizi scopi^rti al Laterano. 
' . .UT. Stoviglia troyìEkte in. lina tomba chiusina. • 

W. Anfora jcappresentaante uh . fiottò d'Ercoto, troivatai 
a^Si^p;. . 



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