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ANNALI 



DELL' ISTITUTO 



DI CORRISPONDENZA ARCHEOLOGICA 



YOLUMK QUINQUAGESIMO SETTIMO 



A NN ALES 



DB L'INSTETUT 



lE CORRESPONDANCE ARCHÉOLOGIQUE 



TOME CINQUANTESEPTIÈME 



ROMA 

TIPOGRAFIA OBLLA B. ACCADEMIA DII LINOBI 
nofBnrX dbl oat. t. sALTnrooi 



BERLINO 

IN COHMISSIOHI FBESSO A JSHEB ■ 0* 

1885 



FOQQ ART MUSEUM 
HARVARD UNIVERSITY 

Or. VI J 3\ 



k r 



ANNALI 

DELLINSTITUTO 

DI CORRISPONDENZA ARCHEOLOGICA 

Aimo 1886 

VOLUMB UNICO 



ANNALES 

DB L'INSTITUT 

DE CORRESPONDANGE ARGHÉOLOGIQUE 

ÀNNÉE 1^ 
VOLUME BNTIEB 



L'AI^TIGHISSIMA NECROPOU TARQDINIISB % 



Quest'articolo avrebbe dovuto esser pol^lipato^el. 

voluue dell' anno scorso, come lesto per le tavole UX-LX 

del volume XI dei MoDumeali. Ma ppichè adeqpó ^i* 

Unto egli ^ pubblica, noo è necessarìp cba io cquUnc^^ 

con la illustrazione speciale dellQ ciU^ tavola e del' 

contenuto di quelle tre toipbe, essendo «tata jwowti^. 

qaesta parte dal prof. H^lbig negli iima/i 1883 pàis/, 

285-293 e nel Bullettiw 1883 pac. 113425. $1 trp-^ 

veranno qui in appresso alcune ulteriori os»ervaziot^ sii- 

queste tombe, sulla loro posizione rispetto jiUo SYìbippp] 

della necropoli cornetana e sui tipi delle aplicàita rìnvjj-] 

nulevi; ora passo senz' altro a considerazioni più ij^ff!^'. 

rali sulla necropoli, sulle diverse spepi^ di toa^e, j^^. 

suUe relazioni che corrono tra loro \ : I 

* Era stftio <M>mbiiisto «li« il a^. Ui^JB^ft «d » ite- QllMr ««9(Hf 
terebbero iosieme la necropoli taiqaiaijase. Ma il primo da longa ma» 
httia era impedito di consegnare a tempo la parte ana. Perciò ìk 
memoria dello Helbtg Ai già pubblicata negU ÀnnaU 1884 p. lee^UBL*' 
Eaia à trovava già sotto toiNihio^. quando il sif.. Qods^t ji^iiò il 4^Nr 
maaoscritto. Cosi si spiega che egli non ha potuto tener j^ipnto dei||la 
espodzione dello Helbig. Lk bisbziokx. 

* Sogli floaTi degli aitimi «ani aelle. parti fìti rnH^ò Mia m« 
crofon dì Gorneto t. partioolfi^eote le! rebsioni deUf Ve^|)f qei ^li^i^ 
ktUno déli'lnst., 1882 pw 10-22. 40-47. 161-176. 209-S16; IWS p* 118r, 
125; cfr. altresì ^ti/^e(4ino 1864 p. 12-16. p. 117 segg. ó spóci4bneQ^ 
p.ll986g.; kottre le ^iigeati memorie del Qhif ai4inl> noli» ilfolM^ 
àtga soavi, 1181 BfcembM e 1882 Àfiilfi: M 



6 L AHnCHI83IHA HECBOPOLl 

Sìd (la quando gli scavi sistematici, incominciati nel 
Novembre 1881 , hanno restituito alla luce gli strati 
più antichi della necropoli cornetana, noi conosciamo 
questa meglio e più compiutamente che qualunque altra 
necropoli etnisca, e possiamo qui meglio che altrove 
abbracciar d' uno sguardo il continuato sviluppo e il 
movìmÈiai/Bd^^MViltèl'di' parecchi sècoli. Qui anzi- 
tutto determinerò con ogni brevità le diverse forme di 
elle parti più antiche della 
'oli i'élazionì e le antichità 

1 di tbmba è rappresentala 
i' pozzo , specie che per 
il suo' contenuto appartiene 
b che viene comunemente 
I Villanova »'da una nota 
Itii buca; cavata nella roccia 
intiche poi trovasi l'ossuario 
) in una stretta incavatura 
ro in un cilindro di nenfro 
/ossuario è un vaso di terra- 
tìna determinala forma li- 
pica (Momtm. XI tav. LX n. 1 è 15), Comunemente co- 
perto da una tazza dì terracotta di forma parimenti 
tì^ ■(iWa.'^^'a+^.HK'ri.'J* é LX, 7); l'ossuario e al 
t^S^^-cOper^hio bèi più antichi tempi sono fregiali di 
0jFe»iB«titi ÌR stile geometrico soltanto incisi, non im- 
pi^^. 1^ le ossa abbrnciate si trovano alcuni pic- 
coli 'oggett?, è particolarmente fibule di una forma spe- 
ciale, ftyenti: un: dJseo (originalmente un disco a spirale] 
irinAnzì' alla^tetffa; o dì tipo comune ad arco semplice, 
nelle quali dna staffa serve a reggere l'ardiglione (come 
n»Ìifi\mùiÌ^J?§iisGat)i 1,881 tav. Y n.ìd-iì ; Moo- 
lelius Spaanen fran brm&lder^- Sg> 3^-33); inol^e 



tABOtrìmESB ? 

f rasoi a forma semiloDare (Uv. LX n. 22); fram- 
menti di catenelle ; spirali per ornamento della capi- 
gliatma: tutto ciò in bronzo ; di più fumarole in terra- 
eoUa; accanto airossuarìo trovansi poi anche spesso dei 
piecoli vasi accessori. Le armi in queste tombe sono 
molto rare , e al più si|rìnviene nn paaUtab od lina 
punta di lancia col^sno sauroter; oggetti di altri me- 
talli air iDfaori del bronzo non vi si rincontrano quasi 
mai. Come ossuario trovasi talvolta nei tempi più an- 
tichi un'urna capanna ;|per coperchio si trova talora 
m elmo di bronzo, in forma di pileu$ \ od un'imi- 
tazione in terracotta di un tale oggetto [Noi. d. scam 
1881 tav. V 23. 18)V 

Uno stadio alquanto più recente è generalmente 
parlando designalo da quelle tombe, dove il cilindro di 
nenfìro è sostituito da un doìium, cioè uno ziro d'argilla; 
anche questi ziri, che racchiudono l'ossuario, sono di 
solito coperti da una lastra di nenfrò. Qui già appa- 

' L*e88ete stati tiovEti gli esemplari in bmiao a lato 4tU*osfeBa^ 
rio, non su di esso, non può essere che un caso ; altri coperchi non 
sì rinvennero in quelle tombe; le imitazioni in terracotta, come anche 
parecchi degli ehni in bromo di forma più recente (a cresta ▼. ap- 
presso) e ^ calotta nella tomba del 21 Mano il tre^vaiio eott» eoper* 
ehi dei reiatiri ossuari. 

' Kella collezione del si)?. Amilcare Ancona in Milano si trorano 
alcuni antichi bronzi dei quali si afferma che < toono troraki tutti 
inneme in una tomba di Cometo »; tra di eni redesi un pugaaiodl 
bronso di una forma molto vicina a quelli delle tenemare; si do* 
Trebbe quindi ritenere che qui ^abbiasi la tomba cometana più sntica 
che si conosca. Ma un confronto con gli altri oggetti che si dicono 
a)yparteii^1i alla medesima scoperta (senza però pirecise iildlcari<»i), 
doè uno scalpello, una punta di lancia, wa-poaUtab con immacina- 
tura tabulare, i due ultimi di forme piuttosto tarde, e finalmente un 
cinturone in bronzo di forma frequente in Apulia e di tarda epoea, 
drca il 4* o 8* sec. a. C, un tale confronto, ripeto^ mostra evidente* 
mente ohe qtii abbiamo a fare con un miscuglio di o^^tti, non con 
una scoperta di cui abbiasi a tener conto. Cf- Catalogo chscrUHvo deUe 
raecolU di Amilcare Ancona , Milano 1880 p. 48 seg. tav* XVI^iìlg. 6-0; 



8- L* ANTICHISSIMA NfiCROPOLI 

rìscoi^ ptà spesso anche dei vasi di bmmo ado^rati 
per ossuari; tutto rarredamento con le anticbità aggtuate 
è più ricco, e gli oggetti mostrano un carattere alquanto 
più tardo. Siecome le tre tombe il cui contenuto è ri- 
portato nelle nostre tavole LIX-LX, appartengono ap^ 
punto a questa specie, avrepo in seguito roccasione 
di trattare di queste più recenti tombe a pozzo, del 
loro carattere e contenuto. 

2) Una seconda specie è quella delle così dette 
tombe a fossa: tombe oblunghe scavate nella rupe 
e grandi tanto da poter contenere uno scheletro ; in 
cpie$te tomhje apparisce pertanto it nuovo costume di 
seppellire i cadaveri. Molto rai*amente si rinvengono 
delle ossa bruciate e chiuse in vaso depoMe in questa 
specie di tombe a fossa, mescolanza delle varie fogge 
di aepoltura oon difficile a spiegare in un periodo di 
transizione (Bullettino 18Si p. 162). 

3) Le towbe a cassa gon sopo gran fatto di- 
verse dalle testé descritte, salvo che il cadavere non 
vi là vede 'd^osto immediatamente nella fossa scavata, 
nìa, racòhìusO in una cassa di tienfro, prrmfitiva foggia 
di sarcofago. In queste tombe non si trovano che 
cadtyeri n^ imicìati; questa ^«^ecie dovrebbe esser 
press' a. poco contemporanea con la pfecederìte, ise non 
che {(xm <;omincia un pochino più tardi. Un rappre- 
sentbiite segnalato di ^Ufosta specie è k ben Mta tomba 
dèi guerriero {Mohum, X tav. X-X*, Amali 1874 
p. 449-2&6; cf. BulL Ì869 pag. 257 segg,).- Su queste 
due spoeto di 4ombe, sul loro oontenoto ecc. avrò in 
seguito occasione di trattenenùi più particolarmente. 

i) Come quarta specie debbono esser considerate 
le 4iombe a camera, cioè camere sepolcrali sca- 
vate oii^zoMalmente nella roccia. Le più antiche sodo 
assai semplici e senza pitture ; e quanto al loro con- 



TABQUINU8S 9 

Mo, ciò che v' ha di caraHeristico sono i rm di Co- 
lìoio. Dello svUappo ulteriore di siffatte cameret che 
è deteriDJoato dalle diverse maniere di |»Uiire murdi e 
dalie fogge diverse di vasi dipinti che vi si rioven- 
gOBo , io non mi occuperò , perchè è argomenlo che 
eooede i iimULi di questa memoria. 

n rapporto cronologico di queste specie di tombe 
ebe ko qai accennalo, può essere rilevato altresì dalle 
loro relazioni topografiche. Le tombe a pozzo che ven- 
Dero esplorale nella stagione 1881-82 e che in gene-* 
n^ appaiono le più antiche, furono trovate neiraltiira 
tìcìqo alle Arcatelle d:^a parie di levaste; da questo 
(osto il terreno si abbassa verso sud-est, e in questa 
direzioDe apparisce essersi ampliata la necropoli: nella 
<iweùone da nord-ovest a sud-est le tombe si rinven- 
gono in generale gradatamente più recenli. Per lavallCi 
^VVe^verso la quale fu condoLto a Corneto l'ac^ipiedotto 
medievale detto le Arcatelle , passa la via più antica 
che da Tarquinii menava alia necropoli ; fu pertanto 
nell' altura a levante di questa via che si cominciò a 
seppellire. Seguendo uaa depressione naturale questa 
antica via passava i Monterozzi e quindi menava al mare. 
Le Ire tombe di cui il conlenuto più essenziale è ripro- 
dotto sulle tavole LIX-LX del voi. XI dei nostri Mom- 
unenti, furono esplorate nel Marzo 1883. Nella stagione 
U8Ì-83 si scavò a sud della strada moderna che va sui 
MoDterozzi; un poco a nord di questa strada trovasi l'al- 
lura dove si scavò nel 1881-82 ; tra questi due terreni 
trovasi un fondo dove nel Nov^nbre 1882 non si potè 
cominciare a scavare, perchè era seminato, e pw quanto 
io so, questo tratto non fu sinora esplorato '. Durante gli 

* Ogniqaalvolta si ha da trattare della importatitissiina ed estesa 
l^ecropoli di Corneto, è da lamentare che di essa non sia stata pub* 
una carta ntiova ed esatta, dove siano potato tutte le sco* 



le L*ANTICtìlSSlMA NECiiOPOLt 

scad del 1882-83 si Irovarono qui verso il nord, vicino 
alla detta strada, per Io più tombe a pozzo, delle quali 
però poche soltanto contenevano cilindri dì nenfro. E gli 
esemplari che vi si rinvennero, avevano di solito una 
forma alquanto diversa da quelli provenienti dal terreno 
scavato Tanno innanzi sulT altura a nord della via; ras- 
somigliavano cioè nella forma più ai dolii o ziri di terra- 
colla, che per solito rinvenivansi qui nelle tombe e 
contenevano l'ossuario. Tra siffatti sepolcri, e tanto più 
numerose quanto più si procede verso il sud, veggonsi 
mescolate delle tombe a fossa e tombe a cassa ; nel- 
restremità meridionale s' incontrano altresì parecchie 
tombe a camera; di queste alcune isolale erano anche 
situate più in alto verso nord, là dove rimaneva dello 
spazio vuoto tra le tombe di altra specie \ Del resto, 
come risulta dal sin qui esposto, confini locali precisi 
Ira le diverse specie di tombe non possono segnarsi; 
anzi delle tombe della specie seconda e terza ci si 
presentano isolatameiìte anche nei tratti di terreno 
esplorati nel 1881-82. E tombe siffatte Irovansi, sic- 
come è noto, anche in parecchi luoghi dei Monlerozzi, 
dove non vi ha traccia di vicinanza o relazione con 
tombe a pozzo. 

Le tombe dell' 8 e del 12 Marzo contenevano dei 
ziri d'argilla come recipienti dell'ossuario: nella tomba 
del 21 si trovò un cilindro di nenfro. Esaminando il 

ptìrte e dove possano indicarci le continnate escavazioni. È da spe- 
rar forse che il municipio di Cometo-Tarquinia, già tanto beneme- 
rito della scienza per gli scavi da esso intrapresi nel suo interessante 
territorio, voglia rendere alla scienza stessa quest'altro servigio di 
far prendere una carta archeologica dei Monterozzi. 

* Quanto qui riferisco intorno ai rapporti topografici del terreno 
esplorato nel 1882-88, potei constatarlo con ripetute visite sol luogo 
durante Ja primavera 1883 e mediante conferenze con gli scavatori 
e pattiCQlarmente col caporale. 



tni«UlHlB8« Il 

mUmiìo di queste tombe, possiamo TnrMMra esservi 
inolio che accenna ad una stretta relazione con le più 
aticlie tombe a pozzo, ma molto ancora che prove- 
rebbe commesse datino da un' epoca alquanto più recente 
ée Don la più parte delle esplorate ne! 1881-82. Come 
coDtnssegni d'età più recente possono notarsi: il con* 
teDDto più ricco, il più copioso arredamento di vasi ed 
allri oggetti in lastra di bronzo lavorata a sbalzo , i 
ti]M più recenti degli oggetti stessi, quale risulta p. e. 
sopratulto dalle fibule: le forme più antiche • con disco 
^si^irale avanti alla staffa e ad arco semplice sparì- 
seono, ed in ciascuna tomba ci si presenta gran copia 
^ moye forme, che hanno per ispeciale distintivo la 
tendenza al rigonfiamento dell'arco (a sanguisuga) ed 
dVdWxmgamento della staffa verso il dinanzi a guisa di 
fodero (cfr. gli esemplari riprodotti nelle nostre ta- 
vole); come i più chiarì indizi di un'epoca più recente 
dobbiamo però addurre i due vasi provenienti dalla 
tomba dell' 8 Marzo: questi son fatti al tornio e do- 
gati con ornamenti dipinti, - oggetti importati senza 
dubbio {Momm. voi. XI tav. LIX 18 e 28). In seguito 
pi ^^porremo la stretta affinità che notasi tra il contenuto 
di queste tombe e le antichità provenienti dalle tombe 
asebeletro, particolarmente da quella nota tomba a cassa 
che di solito è designata come la tomba del guerriero. 
Qui conviene menzionare anebe certe altre tombe 
a pozzo, che si distìnguono per più ricco arredamento 
dalla maggior parte della loro specie, tanto che gli è 
\^urale di considerarle in relazione colle nostre tre 
tombe. Alcune ne furono rinvenute già negli scavi del 
1*81-82, e furono per intero pubblicate, con riprodu- 
zioni, nella seconda memoria del eh. Ghirardiqi. In una 
tomba (del 2i Febbraio 1882) insieme col solito cilin* 
dro di nenfro e col solito ossuario in terracotta si ri- 



12 L*15TlCBISSnU NBGSOPOLl 

travanMMi nft ebtto di bronzo con cresta, una spada 
di bcgiuo» HM pania di lancia con sauroter, div^» 
\a^ di bronza ecc.; una fibula qui ritrovata mostra 
^iw>)(4 lltttiea tipo con disco, ma in una delle sue va- 
i-kHà pMi CMiplicate e probabilmente più recenti ' . Una 
si^NMida tomba (20 Marzo 1882), priva di recipiente, 
i'OiitoMva il solito ossuario coperto da un elmo di 
krouio con cresta, una spada e una punta di Imcia» 
ambedue in ferro, insieme con alcuni oggetti in bronzo, 
tra i quali un paio di fibule di tipo alquanto più re- 
cente '. In una cassa quadrangolare di neafro (del 22 
Febbraio 1882) fu trovato un ossuario di bronzo, co- 
perto da una semplice tazza parimente di bronzo ; v'era 
inoltre un cinturone dì bronzo, una gran quantità (e. 70) 
di fibule dei tipi indicati sofMra come più recenti, spe- 
cialmente con arco largo e grosso (a sanguisuga), 
frammenti di collane di perle, tubetti, dischetti ecc '. 
Qui è anche da ricordare che una tomba a pozzo, dove 
il recipiente di nenfro era sostituito da uno ziro di 
terracotta, fu già scoperta anche negli scavi del primo 
anno \ 

Oltre a queste tombe a pozzo scoperte dapprima, 
le quali si prestano ad un confronto con le tre illu* 
strale nelle nostre tavole LIX-LX, deve qui menzionarsi 
una tomba rinvenuta più tardi, di cui il benemerito 
sindaco di Gorneto-Tarquinia cav. Dasti ha dato noti- 

* BulL 1882 p. 165 segg.; Ghirardini, 2» Memoria p. 34-41 {No- 
tizie 1882) ; gli oggetti principali son riprodotti quivi tav. XII 1, 
2, 3; 6; XIH 8, 17, 20. 

.' f%iU. 1882, 1*75 seg.; la fiMa manìta di disco quivi meiizio* 
nata boq proviene da questa tomba; Gbirardiai 1. e. p. 61 segg. 
tav. XII 4« 

•• Btdl. 1882, 169 segg.; Ghirardini L e. p* 23-33, tav* XII 13-14; 
Xm 1^5. 9rl2. 15. 16. la 19. 

' BuU. 1882, ìBSé j 



TASQUINIBSB 18 

n% '. Questa tomba a pozzo fti seoperta a poMoto 
itìk via die dall'antica città di TarcpiiDii pammdo 
sotto alio Arcatelle condace alla necropoli *; essa con- 
teaeTa uno ziro di terracotta con un ossuario di bronzo 
coperto da una tazza di bronzo, parecchi vasi in argilla 
e ìd bronzo, tra i quali ultimi particolarmente è da no- 
tare una bottiglia di bronzo, inoltre una punta di lancia 
in ihtmzo, vaa coltello, un paahtab e due morsi di cavallo 
inferro, un pettorale in bronzo, frammenti di vasi di 
i^DO con lK>rchiette di bronzo, ecc. ecc. La stretta 
iM\k neir arredamento di questa tomba colla noelra 
deirs Marzo e particolarmente colla tomba del guer- 
^ non poò a meno di non saltar subito agli occhi. 
Si è già notato di sopra, come le traìbe della se- 
conda maniera, le tombe a fossa (i così detti « depositi 
<^i » degli scavatori) , attestino il sottentrare un nuovo 
costume di seppellimento, ed in genere uno stadio più 
tacente. Come si è già detto, esse contengono quasi 
sempre cadaveri non bruciati; e per la loro suppellet- 
\%% sono specialmente caratteristici in diversi generi 
di vasi ': in talune tombe di questa specie, cioè nelle 
pm antiche, sì rinvengono particolarmente quelli neri 
primitivi graffiti; in altre, alquanto più recenti, dei buc- 
eherì neri lavorati al tornio ; inoltre vasi dipinti, in 
ispecie lekythoi con strìsce brunastre e puntini brunastri 
insieme con quadrupedi in cot» . Qua e là Airooo tro<- 
vati in siffatte tombe anche dei vasi greci di Corinto ^ 
La stretta relazione che corre tra queste tombe a 

* BuU. 1884, 12-16. 

* Questo dato topogprafico non 6*accorda con qnanto riferisce 
YHelbig, BuU, 1884, 119-120; — io non so come possano mettersi 
in annonia questi dati. 

' Per questa specie di vasi ▼. Helbig die [kfUkef in ief fineòeMy 
p. 84-86, 

' BvU. 1884, 163 segg. 



Ì4 l'antichissima necropoli 

fossa e quelle a pozzo può provarsi in molte maniere. 
Io già bo acoeimat» eMie esse appariscano in mezzo 
alle seconda mb. solo nel fondo es[donit^ L'anno 1882-«< 
83, ma alcune anche pm in- alto ^ cioè nella parte Wr 
ferìore del terreno del 1881-82. Qui p: e. fu trovata 
una tomba a fossa con dentro uno scheletro, la qwla 
dalia sua forma potrebbe designarsi come formante 
transizione dalle tombe a pozzo; gli oggetti in essa 
contenuti accordavansi perfettamente col contenuto con- 
sueto di queste ultime ' . Una seconda tomba a sche- 
letro conteneva altresì oggetti di quei tipi che son ca- 
ratteristici per quelle antiche tombe cinerarie; tra gli 
altri v'erano due fibule munite di disco, dunque di tipo 
molto antico*. E già si è detto di sopra, come una 
tomba a fossa esplorata nella primavera 1883 conte- 
nesse non già uno scheletro, ma sibbene un vaso con 
ossa bruciate, e per di più un cinturone di bronzo, uqa 
piccola figura di tartaruga, undici fibule, perle ed altre 
simili cose di bronzo e di vetro'. Da un'altra tomba 
a fossa contenente uno scheletro si estrassero un cin- 
turone somigliante (riprodotto Annali 1883 tav. d'agg.jR, 
fig. 2) due paaktab ed un disco di bronzo coperto 
da una foglia d'oro (ugualissimi ai pezzi provenienti 
dalla tomba a pozzo dell' 8 Marzo riportato nei nostri 
Itfon. tav. LIX, 23. 2S), fibule, ecc. \ Una tomba a fossa 
esplorata nell'ultima stagione (1883-84) conteneva fra 
le altre cose un tripode di bronzo con rozze figure 
portanti in capo degli elmi che certamente riproduce- 
vano il tipo degli elmi a cresta rinvenuti in parecchie 
tombe a pozzo^ inoltre un, piccolo orcetto di vetro, 

' Bia. 1882, 161 seg. 

« Bulk 1882, 211. 

* BtdL 1882, 122 sog.; 1884, 162 not 1. 

' Bua. 1883, 122. 



TARQUINIBSB 15 

^etto certamente importato ' . — Anche un paio di 
kmbe di questa specie esplorate diversi anni fa» deb* 
booo esser qui menzionate» particolarmente quella, det^ 
fondo nominato Ripa Gretta; giaceva Bdm. ad ovest 
della ricca tomba (a cassa) del gMrriero, e contenefa 
ano scheletro, diversi oggflM d'ornamento ed altri, fra 
eoi uoa bottiglia di bronzo e tutto ciò di tipi comuni 
per un verso con le più receali tombe a pozso, per 
ÌtSXiq colf le tombe a cassa, segnatamente con quella 
del gnerriero ■ . 

Con le tornile a fossa sono, generalmente parlando, 
ih mettersi a pari le tombe a^cassa, non correndo tra 
^ aWra diversità di disposizione se non che in que- 
A oltìme il cadavere non è deposto nella fossa indi* 
kso, ma racchiuso in una cassa di nenfro, una specie 
di primitivo sarcofago. Anche qui possono addursi 
molti esempi dimostranti la loro stretta relazione con 
te tombe a pozzo. In una tomba a pozzo, che nel 
fondo conteneva in una incavatura uno dei soliti ossuari, 
fa ntrovato più in alto una piccola cassa di nenfro col 
cadavere di un bambino, insieme con diversi oggetti 
Ai oroamento (come p. e. i tubetti e i tondi della 
lav. LIX 21, 22), i quali s'incontrano altresì nelle più 
recenti tombe a pozzo*. Un'altra somigliante cassa di 
nenfro conteneva il cadavere di un bambino e oggetti 
d'ornamento insieme con vasi d'argilla della specie pri- 
mitiva delle tombe a pozzo \ In una tomba a cassa 
saccheggiata già molto tempo innanzi furono trovati 
im morsi da cavallo di bronzo (Annali 1883 tav. d'agg. 
Ji, i) di una^forma molto antica, simili a quelli in 

' BuìL 18S4, 120. 
' Bua. 1874, 55 iegg. 
' Bun. 1882, 42-45. 
* BuU. 1888, 213. 



16 l'antichissima nbgbopoli 

ferro che erano stati rinvenuti la primavera del 1884 i 
in una ricca tomba a pozzo descritta dal cav. Dasti i 
(vedi sopra pag. 1243) '. Una tomba a cassa deHuUima 
primavera mostrava parimente affinità con le tombe a | 
pozzo più riccamente fornite, mentre i vasi d'argilla 
erano in parte d' un alquanto più perfetta manifattura 
che phi avvicinavasi alte stoviglie di bucchero nero V 

Una dì queste tombe a cassa era poi la nota tomba 
del guerriero che col suo ricco contenuto deve esser 
qui descritta un po' più minutamente '. I grandi vasi 
di bronzo quivi trovati s'accordano perfettamente nel loro 
tipo con quelli che nelle più recenti tombe a pozzo 
sono spesso adoperati come ossuari, e che nella loro 
forma tìpica riproducono gli ossuari d'argilla adoperati 
più anticamente ; nella nostra tomba a scheletro tali 
vasi di bronzo eran soltanto vasi accessori come gli 
altri. Al pari che la nostra tomba dell' 8 Marzo anche 
questa tomba del guerriero conteneva una boUiglia in 
piastra di bronzo battuto, due paalstab e un coltello 
di ferro; aveva poi comune con la tomba a pozzo di 
quest'ultimo anno descritta dal cav. Dasti: una botti- 
glia di bronzo, due morsi da cavallo, un paalstab, un 
pettorale e un vaso di legno con borchiette di bronzo. 
Nella tomba del guerriero v'eran per* di più un rasoio e 
una punta di lancia con sauroter, oggetti che s'incon- 
trano spesso anche nelle tombe a pozzo (p. e. nella nostra 
del SI Marzo). Tra le fibule del guerriero debbo segnar 
larne una riprodotta nei Monum. voi. X tav. X^, 6g. 7 '. 

* Bua, 1883, 123. 

* Bua, 1884, 119. 

' Per questa tomba v. BulL 1869, 257 segg.; Helbig negli An- 
nali 1874, 249-266, Monum. X tav. X-X^ 

* Siccome la riprodazìone 1. e. di questa, fibula è insufficiente, cosi 
qui ne pubblico un nuovo disegno. - AUe citate taTole (X-Z'^/nel voi- X 
dei Montmienti) aggiungerò qui alcune osservazioni in seguito a notizie 



TABQDunUB 17 

^ è fornila in alto di una striama <U oro Uvonla 
j giorno io filigrana, identica nello stile e nella tonaca 



ìi QQO dei braccialetti d'argento della nostra tomba 
^ 12 Marzo (tav. LX fig. 8). T' ha pure diversi vasi 
fvgilla della tomba del gaeniero che s'accordano 
Tuttamente nella tecnica e nella pasta con l'antica 
^ di stoviglie delle tonibe a pozzo. Diverse delle 
mìidstà. qui ricordate, le quali son comuni e alle tombe 
'pozzo 6 alla nostra ricca tomba a cassa, ci appa- 
nscono qui ìd certe forme che si discosl^io alquanto 
Inaile corrispondenti in quelle tombe: ì tipi che qui 
incontriamo, ci si mostrano un poco più recenti. Noto 
^H- e. rispetto ai paalslab, ai morsi di cavallo, alle 

u va prese nel Hnseo di Berìino, dove ots d cngtodùee qnel mateiUs. 
Qpeiao ftt&T. X* fig. 10 appartiene come piede ti nw t>T X' flK. 3, 

lineino tav. X> fig. 20 era wldato all'estrsmìti posteriore di X> 8. 

I l''<tt«£Qatora di manico X* 9, il fondo di vaio X^ 14. eon cirooli 

I '■■*■ e toraitì nel lato inferiore, o la Kodella X^ Ifi, con tnc«« di 

I lOanictii di ferro . — tntti questi aggetti looo fasi e moitrano QB 

I matterò del tutto direrBa e notevolmeate pib moderno che gli altri 

^■«i;seHiadnljbio perciò assi sono degli intrusi. Dalaig.Fortwlngler 

iKi i^to che tra i vasi di argilla designati come appartenenti alla 

■coperta egli areva scartato due pìccole taiie con piede, btt« al toniia 

^ un Tcniìce nera; in esse arerà rìconowiato dei larorì etnisco- 

nimani del 2* secolo all'iocirca. Con queste taize potevano accordarsi 

Pn«'a poco i ricordati bromi pih moderni; forse noi abbiamo qnl 

^gettì protenienti da nna tomba molto meno antica,, sitnata in terra 

npeiflcialmente nello stesso pnnto doro più a fondo trorarasi la tomba 

^t goerrìero. Qoaato si riferisce negli J.nnaii 1814 p. 250-261, prova 

Ittgto facilmente qui possa essere avrenata nna mescolausa di og- 

PtticbenoK vi appaiteseyaoo. 

AmAu 1885 2 



18 l'antichissima nbgropoli 

ponte di lancia; un confronto tra le forme delle fibuli 
riprodotte nelle nostre tavole LIX-LXcon quelle de 
guerriero, Monum, X, tavola X^, renderà evidente sif- 
fatto rapporto. Vasi dipinti, fatti al tornio, dei quali 
due soltanto furono r^ivenuti nella nostra tomba deii'8 
Marzo, qui nella tomba del guerriero si rincontrano 
in maggior quantità e mostrano uno stile più svi/up- 
pato. Lo scudo di bronzo trovato nella tomba del guer- 
riero mostra lo stesso stile degli altri bronzi; di sif- 
fatti scudi si parlerà più innanzi, quando si metteranno 
a confronto le tombe del gruppo Regulini-Galassi. 

Rispetto a parecchie tombe esplorate più anticamente, 
dalle quali si ricavarono oggetti e particolarmente bronzi 
di genere arcaico caratteristici del gruppo di tombe dì 
cui qui trattiamo, non si hanno più a cognizione le 
notizie relative allo scoprimento. Molti di questi tali 
bronzi, sopratutto vasi ed altri oggetti in piastra bat- 
tuta e con decorazione geometrica, dispersi in vari 
musei, provengono senza dubbio da Corneto. Accennerò 
ad alcuni di cui questa provenienza è nota. Nel museo 
di Berlino si conservano due ossuari di bronzo della 
ricordata forma tipica dei soliti ossuari in argilla delle 
tombe a pozzo '. Nei Monumenti X, tav. XXIV*, fig. 7, 
è pubblicato un vaso ossuario della medesima forma, 
che mostra però negli, ornamenti a sbalzo uno stile 
alquanto più sviluppato '; la collana riprodotta quivi 
stesso fig. 6, parimente di Corneto, può anche con- 
frontarsi col materiale ricavato dalle nostre antiche 
tombe di cui qui trattiamo ; così i tubetti di elettro e 
la bulla d'oro (cfr. tav. LIX, fig. 22-23) '. Diversi 

' Friederìchs Berlini aniike BUdwerke II n. 1915, 1816. ProTen- 
gono ambedae daUa coUezìone Dorow. 

* Con distinti motiTi orientali (p. e. le rosette). 

* Cfr. Monum. X tav. XSTT 6. 7, BelM; negli Annali 1875, 226. 



TJLSQUIKIBSB 19 

ma ìnteressaati conservati Del museo di Karisruhe. 
MsfraDO affinila stilistiche col testé Dominato ossuario ; 
SODO vasi della stessa forma, tazze, bacini, treppiedi ecc., 
iq^ tatti provengono dalle coUezioDi dei sigg. yod Ma- 
ler e Clarke ; s\ sa poi che il sig. Maler acquistò 
k Gorneto molti oggetti che compoDOvaDO la sua bella' 
ooile&one di bronzi V 

Lo stadio immediatameate posteriore alle tombe a 
fossa e a cassa, è rappresentato, come si disse, dalle 
pi anticbe e semplici tombe a camera (quelle che gli 
Ksvatorì impropriamente chiamano tombe egizie); i 
m di Corinto , che come dicemmo si rinvennero iso- 
teienle in nna tomba a fossa, vi son molto frequenti 
^Àisieme coi buccheri neri son da ritenere come carat- 
(mslici per esse. Lo sviluppo ulteriore dì queste ca- 
ntere sepolcrali attraverso l'età successive può essere 
esattamente seguito con la scorta delle diverse specie 
dei vasi greci che vi s'incontrano. 

Il punto che è di maggior interesse per chi inve- 
stiga lo sviluppo successivo delle parti più antiche 
deWa necropoli, è appunto quello in cui apparisce il 
nuovo costume di seppellimento, che è quello delle 
tombe a scheletro. Da quel tempo in poi il progresso 
sino alle camere sepolcrali del perìodo florido etrusco 
è chiaro e continuo. Com'è noto, alcuni dotti hanno 
opinato che le tombe a pozzo con cadaveri incinerati 
datino da un'epoca anteriore all'etrusca, e siano um- 
bri, e che il primo apparire del popolo etrusco si ri- 
colleghi col nuovo modo di seppellire. Io non entrerò 
qui nella questione etnologica sulla relazione degli 
dmhro-Italici cogli Etruschi e sulla provenienza degli 
ultimi; io cercherò soltanto di chiarire le relazioni 

* Die Qrosshersogliehe AUerihumersammlung m Rarttruhe:. anHke 
Bronwn, neue Folge^ Heft. I, 1888, tav. 1-2, 



20 l'antichissima, necropoli 

archeologiche e di ordinare in guisa i fatti monumen - 
tali che la loro testimonianza possa essere ascoltata. 

Da quanto ho riportato di sopra, può chiaramente 
dedursi che insieme col nuovo rito funebre noD appa- 
risce affatto una cultura del tutto nuova e del tutto 
diversa da quella dominante per lo innanzi. Il con- 
tenuto delle più ricche e recenti tombe a pozzo si 
ritrova perfettamente in quelle fra le tombe a fossa 
e a cassa che son da considerare come le più antiche; 
non vi ha un punto dentro l'intero sviluppo che è 
compreso ed illustrato dalle nominate categorie di tombe, 
in cui possa rintracciarsi una subitanea soluzione di 
continuità; la impressione che si riceve è quella di 
uno svolgimento progressivo determinato da persistenti 
e sempre crescenti influenze trasmarine. 

Il progresso qui come altrove deve aver avuto 
luogo in questo modo : i ricchi e le persone delle più 
alte posizioni sociali debbono aver accettalo per primi 
le forme e le mode nuove provenienti dall'estero, le 
quali poi a poco a poco divenivano d'uso sempre più 
generale; non di rado poi si darà il caso che tombe 
più povere, con oggetti tipicamente più antichi e con 
arredamento più semplice, siano contemporanee alle 
tombe più ricche in cui ci si presentano nuovi e più 
recenti tipi ecc. '. Dove si tratta di stadi! immediata- 
mente succedentisi, non è sempre dato di dedurre dai 
rapporti archeologici conclusioni sicure rispetto alla 
determinata età di ciascuna tomba in particolare; gli è 
forza tenersi più sulle generali e considerare i singoli 
gruppi presi nel loro insieme. 

Per quel che concerne il progresso materiale, uoi 

^ Io ho altra volta messo io rilieTo la differenza tra Tetà archeo- 
logica e la cronologica, ed esposto considerazioni in proposito nel mio 
libro: das erste Auftrelen des Eisens (Hamburg 1882) p. 449 segg. 



TARQUINIBSE 21 

iifTisiamo un avanzamento costante dalle più antiche e 
ie&ipliei tombe a pozzo sino a quelle con scheletro 
oQDteoenti vasi greci dipinti. La cultura diviene a mano 
i mano più ricca e più varia, nuovi materiali e nuovi 
melalli vengono a poco a poco in uso, come altresì nuove 
te e nuove specie dì oggetti, mentre parecchie cose 
pmlmno, e pur sottostando a certi cangiamenti e svi- 
ioppi nei particolari, rimangono tuttavia le stesse in 
^ che è tipo fondamentale; anche nel carattere 
ttomamenlazione e dello stile (geometrico) non è 
ilicile seguire lo sviluppo. In alcuni punti della ne- 
^li si è osservato durante gli scavi degli ultimi 
^y che delle tombe più antiche furono toccate per 
9^e delle più moderne ; i fatti quivi osservati deb* 
^ pertanto esser più da vicino chiariti e discussi. 

l^eW escavazione di una tomba egizia composta di 
(he camere fu osservata presso Y ingresso una inca- 
^^tora semicircolare nella parete, che da tutti si ri- 
tenne per un resto di una tomba a pozzo; parrebbe 
che per far quelle due camere sepolcrali fossero co- 
MU a distruggere una o più tombe a pozzo. Anche 
oel tetto della seconda camera era un buco, attraverso 
'^ ^2Ae poteva vedersi il consueto ossuario d'argilla 
di una tomba a pozzo, il cui fondo era stato spezzato 
idi letto della camera sepolcrale ; questa tomba per- 
iato era stata rispettata e il suo contenuto lasciato ìxh 
l^tto '. Una seconda tomba egizia aveva danneggiato 
^ch'essa una tomba a pozzo, tagliandcme la parte stt- 
peiiore della parete, ma si era cercato di racconciare 
^Uanno, murando con ciottoli l'apertura praticatavi '. 

' Ètdl. 1882, 212; Ghirardini 2« Memoria p. 81-83. 

* Ghiiardini l* Memoria p.. 26. la tomba a pozto di cui 4^ 
^i^tìiasi, si dice che sia stata appunto quella in ctii fa 'trbyato il notgi' 
^o-acceUo in bronzo. Helbig, Bull 1882 f. 18 seg., U dove mei|« 



22 L^ANTICHISSIMÀ NEGBOPOLI 

Lo stesso fatto è stato osservato altresì in una terz^ 
tomba egizia, cbe cioè il danno involontariamente ar- 
recato ad Una tomba a pozzo vi era stato accurata- 
mente risarcito mediante la muratura dell' apertura 
fattavi) senza che la più antica tomba fosse saccheg- 
giata . guastata ^ . 

La tomba a cassa menzionata sopra alla pag. 15, 
contenente uno scheletro di bambino, era stata aperta 
immediatamente sopra aid una a pozzo con ossuario eco . 
di stile arcaico ; la parte superiore del pozzo era stata 
allargata per ricevere la cassa collo scheletro; ma l'urna 
cineraria nel fondo stesso era stata rispettata e lasciata 
intatta sotto la sua copertura della lastra di neufro ' . 

Qualcosa di simile è stato pure osservato presso 
Chiùsi, cioè che la terra scavata per aprire delle ca- 
mere sepolcrali era slata gettata a strati sopra le tombe 
à pozzo. Da ciò si è voluto trarre la conclusione che 
le tombe a pozzo datino da uh popolo anteriore aire- 
triisco, del quale gli Etruschi stessi sarebbero stati 
nemici e non ne avrebbero rispettato le tombe; io tor- 
nerò in seguito su questo punto. Anche qui in Cornato 
si son volute dai fatti esposti trarre analoghe conclusioni. 

2Ì0Ba il ritroviamento di questo carro, non acoenna alla circostanza 
di' coi trattiamo. I rapporti deU'Helbig e del Ghirardini, essendo 
tratti da fonti diverse, si completano vicendevolmente, ed è questa 
ana drcostanza ^à me già rilevata ( nelle Verhandhingen der BerH- 
rur antìupopologisehm GesdUcha^ sedata del 17 Marzo 1888 dove ho 
partitolarmente pubblicato questo carro ad uccello). Le relazioni del- 
THelbig hanno per fonte il caporale degli scavi (cioè il soprastante 
municipare ), queUe del GhirardiBi i giornali del sorvegliante governa^ 
tivo (guardia degli scavi). 

\Helbig baI BuU. 1882, 171. Il pozzo danne^iato in questo 
caso si dice che sia stato queUo che conteneva uB'uma-capanna il 
cui tetto era decorato con borchiette di bronzo. Ghirardini 2* itftf- 
moriai p. 46 ség., inenzionando il ritroyamento di quest'urna capanna, 
ìLtivì dice ittdlà d^a particolarità suaccennata. 
^ • 'Bua. 1882; 42 aeg., Ghirardini 1»^ MerìwrÙi 9-10. 23 seg. 



tkwttmnMsn 18 

Jb è egli lecito da qaeatì fatti dedurre tu td c«h 
di oazioDalità e l'apparire di un popolo del 
nuovo, che non » faceva aleouo Mnpolo di di* 
slrogger le tombe dei primitivi abitatori? Io credo che 
gìodicaado senza preconcetti possa soltanto mettersi in 
sodo quanto segue. Le \^h antiche caldere sepolcrali 
Jle tombe egizie) sono tanto più recenti delle più an- 
Me tombe a pozzo, che il terreno occupato da queste 
iòne, non essendo più esattamente conosciato nei saói 
eoofini, non potè essere esattamente evitato. Potè qmndi 
miere che i costruttori delle camere sepolcrali pren-* 
lessero a lavorare in un ta'atto di terreno già occupato 
^ siffatte tombe più antiche ; ma in sonili casi essi 
eatavwo di distruggere quanto meno potevano; i danni 
mo riparati al possibile. In qualche raro caso potè 
^ accadere che fosse necessaria la demolizione di 
aa' antica tomba cineraria, il che forse potè tanto più 
^\lmente aver luogo, in quanto che il lungo tratto di 
l^po trascorso doveva aver indebolito alquanto il sen* 
^i\\o della pietà verso quei sepolcri. Se pw coU'andar 
del tempo delle mutazioni e mescolanze di elementi na* 
zìonalì abbiano contribuito al fatto, è questione da la- 
sciarsi insoluta. Qui è da notarsi che noi non sappiamo 
ponto, se e come le tombe a pozzo fossero indicate da 
gualche segnale sopra terra , o se lo spazio da loro 
occopalo fosse limitato visibilmente; nulla è stato rin- 
^^uto od osservato che ci consenta delle dedimotd 
positive su questo particolare. Ciò che v'ha di cerio è 
^^to: una demolizione totale è stata osservata sol- 
l^to nell'unico fatto accennato, e può ritenersi con 
sicurezza per una eccezione '; invece è fatfo coslinte 



^ Anche il Ghiraidliii, 2& Memoria /j^. 82, nota esser questa una 
ciwMtwiia ecceaioiiale. ' ' *':''» 



24 L'AKTIOfiiSSiHA NECROPOLI 

che le tombe a pozzo ia cut imbattevansi , furono r 
spettate e risparmiate. Un caso come quello della prim 
tomba della bambina, dove una cassa con lo scbeleli 
fa deposta in un pozzo sopra una lastra di nenfro eli 
ricopre un' antichissima tomba cineraria lasciata trai 
quillamente inviolata, non accenna affatto ad un coi 
trasto tra antichi e nuovi abitatori, ma potrebbe piuttosi 
valere come testimonianza diretta di una continuità nj 
zionale, di un intimo nesso tra generazioni (^he adi 
perarono due diversi riti funebri. Perciò io credo ci 
non trovi fondamento nei dati archeologici la escogita 
teorìa di un assoluto contrasto nazionale tra^ coloro 
cui resti son racchiusi nelle tombe a pozzo e gli Etr 
schi dei tempi storici. 

Se non che , mentre io in questo modo cerco 
assodare che i fatti archeologici non accennano qui i 
un determinato contrasto di due strati etnologici d 
tutto diversi, e mentre insisto sulla continuità dello s\ 
luppo che si ravvisa nella cultura dalle più anticl 
tombe a pozzo sino a quelle a scheletro ed alle p 
antiche camere sepolcrali, non nego però l'importan 
del grande rivolgimento il quale si manifesta nel nuo 
modo di seppellire che si fa strada. Una tale tranj 
zione suppone cangiamenti notevoli nel concetto de 
morte e della vita al di là» con che debbono ceri 
mente collegarsi altresì notevoli innovazioni in tal 
intera la civiltà del popolo. Nella nostra necropoli ce 
netana tutto concorre a dimostrare che il nuovo mo 
di seppellimento si fece strada mano a mano e n 
penetrò tutto in una volta per Timmigrare di un nuo 
popolo: noi vediamo le più antiche tombe a scheletr 
quelle cioè a fossa e a cassa, apparire tra le tombe 
pQZzo^ e spesso con la medesima suppellettile,, vale 
dire non solo con oggetti del medesimo tempo e stil 



TASQUIKIE88 25 

u aoche col medesimo complesso di oggetti ; il che 

firn aperto indizio di unità di concetti e quindi di 

mila nazionale. Sono stati anche arrecati esempi del 

nodo oDde i riti fùnebri possono mescolarsi e sotten* 

Irar l'uno all'altro ; sembra poi indubitabile che ambe- 

àe per no certo tempo abbiano regnato l'uno accanto 

ilfahro, prima che il più antico, quello delle tombe a 

pozzo fosse del tutto andato in disuso. La spiegazione 

iBlorale di lutto ciò mi sembra esser questa, che cioè 

le iofloenze esteriori, le quali rendono, come si è visto, 

sempre più ricca e varia la cultura materiale, ed a poco 

v^o introducono nuove e più ricche materie, oggetti e 

'«ne, fossero altresì abbastanza forfl per produrre di 

v&Q in mano un tale rivolgimento nei concetti e nelle 

^ee, da far sì che un nuovo costume di seppellimento 

yAfis^ sempre più estendersi. La etnologia ci fornisce a 

fo^to proposito gran copia di confronti tolti dal mondo 

tt&co non meno che dal moderno. Se poi le menzio-- 

nate influenze di cultura siano state accresciate per via 

d'un lento e parziale soprav\'enire di nuovi elementi di 

^Qolazione, è una possibilità che io qui non credo 

opportuno di discuter più particolarmente 

Quando in seguito avremo allargato il campo delle 
i^tre osservazioni, investigando l'estendersi di questa 
^We^a cultura e di questi antichi costumi di seppelli- 
mento in altre parti d' Italia e nelle regioni con essa 
confinanti, torneremo di nuovo a considerar questo 
Plinto, a studiar Tintimo nesso tra la cultura e i modi 
^ seppellire, ricercando le origini di ambedue, e come 
^ dove si siano diffusi. 

Qui aggiungeremo un'osservazione sul rapporto cro- 
iiologìco di queste tombe. Come si è detto, le più an- 
tiche tombe a camera (le tombe egizie) sono caratte*- 
timte dai vasi «orinzii ; e le specie in esse rinvenute 



2$. L^ÀNTICHISSIMA NECRÒPOLI 

apparteogOQO press' a poco al principio del 6^ seeok 
A questa epoca pertanto son da attribuire le più an 
tiohe tombe a camera della necropoli cornetaDa. A. 
V secolo poi apparterrebbero la maggior parte dell<! 
tombe a cassa ed a fossa, come anche le più moderne 
tra le tombe a pozzo ; di queste ultime le più antiche 
e primitive sarebbero anteriori a tale epoca : però un 
ierminus post guem non si può affatto stabilir con cer- 
tezza; ed è questo un altro punto su cui ritoriiaremo 
in seguito. 



Quando dalla «nostra necropoli cometana vogliamo 
volger ÌQ sguardQ all' Etruria e più oltre in cerca di 
materiali per istituir confronti, dobbiamo anzi tutto fer- 
OEiarci su di uno splendido gruppo di grandiose e ricche 
ìfffpb^ che furono scoperte nel!' Etruria meridionale e 
presso Palestrina. Sono tombe strettamente affini per 
caratt^e ^ contenuto alla celebre tomba di Caere che 
ramaio 18.36 fu investigata dairarciprete Regulìni e dal 
generale Gal^i e che nella scienza vien designata dal 
nome iiegli scopritori, mentre il suo contenuto forma il 
pip segnalato ornamento del Museo etrusco vaticano '. 

Appartengono allo stesso gruppo di questa tomba: 
a) Alcune altre tombe scoperte presso Caere, del 
cui contenuto tuttavia sono noti e conservati soltanto 
pochi pezzi '. 

* Per qnesta tomba cfr, Bull, dell' InsU 1836; 56-62; Mmumnta 
Musei Elrusci Gregoriani \ OaBÌna Etruria marilima; Grifi Monu^ 
menti di Cere antica ; un riassunto generale nel Dennìs CiHes and 
Cemeteries of ameni Etruria (2*^ ed.} I p. 264-270. 

* Goà qneUo di coi si parla BuU. deU'Inst, 1836, 62; inoltre Id 
tomba da cui il sig. Calabresi trasse la sua bella agrafe d'oro {BuB. 
186>^, 179. S€|g, Àrch(Wìlogia 41, 1. p. 203 nota) ; la tomba donde prò- 
tien.e te fibiil^ d'oro Micfili Monummli ineéUU tay. di, % 6-7 (m 



tABQÙINIBSR 17 

h) Due ricche tombe presso Vuld, cioè una sco- 



;rta nella Polledrara, la così delta grotta dell' Iside, 
e ud' altra scoperta presso Ponte Sodo, il cui contenuto 
\ coDservatG nell* AntiqrMTxum di Monaco di Baviera ' . 
e) Due tombe presso Veji ". 
à) Ud intero gruppo di ricche tombe presso Pre- 
yi^, specialmente presso S. Rocco, tra le quali si ri- 
()onferà particolarmente la tomba degli scavi Bernardini, 
il cu conteauto è stato pubblicato nei nostri Monumenti 
àinmli, ed ora trovasi in Roma nel Museo nazionale 
freislorico e kircheriano *. 

Alcune tombe presso Chiusi, che in parte diedei;Q 
t^tti somiglianti , ma il cui rito funebre (tombe a 
^ h del tutto diverso, saranno nominate in seguito 
«Ho Chiusi. 

Walterislico di queste tombe è il ricco contenuto 
^^ oggetti preziosi di raffinata tecnica in argento ed oro, 
^i\ qwa\\ si è creduto di dover riconoscere in gran. 
9^e prodotti dì un'arte industriale fenicift o cartagip 
^<^e. Siffatta provenienza sembra esser constatata per le 

sd Mas. brìi.); la tomba donde si ebbero i due grandiosi. braccia- 
letti d*oro dol Mas. brìf.., riccamente ornati con figaro di leoni^ e sfingi 
(SoW. ùmam. n. 699. 700; cedati dal sìg. Alessandro Castellani), ecc. 
Salla tomba scoperta nella Pòlledrara (gli oggetti ora nel Mas. 
^"^^^ "v, MicaH Monumenti inediti, p. ZI segg. Atlanta tàv. 4-8 ; soUa 
tomba presso Ponte Sodo v. Micali Monummti per servire aUa sto- 
^ ecc. tav. 45-46. 

' V. Garracci e Wylie, on (he discovery of sepulchràl r$imainf 
fl^ Veii and Praeneste uelTArchaeologia 41. I p. 18T-206. 

^ 'Bn tombe trovate anteriormente ^ contenuto posseduto in parte 
^ principi Barberini, in parte dal sig. Angasto Castellani) y, Òar- 
^<aà-Wjlie nella citata memoria; Monumenti ddVInst. Vili tay. 2^; 
SchOne negU Annali 1866, 186-189. 206-208 ; Brnnn SuU'antiehissitm 
^ italica ibid. p. 401-421 ; t. ancbe CoUection Alessandro Castellani 
(Soma 1884) tar. XX p. 101-103. Salla tomba degli scavi 'Bernardini 
(ora nel Kircberiano) Y.Bull. 1876, 117, Monum. X, tav, 31-3&, XI * 
^^•2, Helbig, Annali 1876, 197-257; 1879 p, 5-18 e tav. d'ag^. a 



28^ l'antichissima necropoli 

notevoli tazze d'argento con figure dorale e lavorate , 
sbalzo, di cui si rinvennero piirecchi esemplari nella fom 
ba Regulini-Galassi e nell'altra scoperta ìq Preneste negli 
scavi Bernardini. Un esemplare proveniente da questa 
ultima tomba porta un'iscrizione fenicia, in cui uà cono- 
scitóre ha voluto ravvisare certe particolarità cartaginesi '. 

Caratteristica è inoltre la mancanza di oggetti i quali 
possano con sicurezza attribuirsi a fabbriche greche, 
mentre vi si ritrovan molti di quelli che mostrano la 
loro connessione coU'arte e la cultura egizia ed orientale. 

In queste tombe è contenuto anche molto che prova 
relazione e parziale contemporaneità con la nostra ar- 
caica necropoli di Cornefo '. Ciò vale meno per i 
riti funebri osservativi che per gli oggetti in esse rin- ' 
venuti. Oggetti in piastra di bronzo lavorata a sbalzo 
con decorazione geometrica sono frequenti in queste 
tombe ; segnalerò particolarmente : vasi di quella form^ 
che sopra si è dimostrata esser tipica per gli ossuari di ' 
argilla delle tombe a pozzo *; tazze della forma ripro- 



* Helbig Annali 1876, 197-257; Renan Gasetle archMogique 
1877 p. 18; cfr. Helbig das homerische Epos p. 19. 

* Conestabile nella eoa memoria Sovra due dischi in bronzo 
antieo-4talici (nelle Memorie deUa R. Accademia di Torino y ser. Il, 
tóm. XXVIII, Scienze morali) p. 53, nota 1, dice che certi ossuari 
in terracotta del tipo di Villanova, conservati nel Museo Vaticano e 
pnbbUcati dal Pìgorini e Lnbbock néìTArchaeologia 42, t&v, 9 pro^ 
vengono dalla tomba Begulini-Galasst; e ciò fa ultimamente ripe- 
ttito dal Yirchow; ùber die Zeitbestimmung der italisehen u. deutsohen 
Bausumen p. 30. iPetò questo è un errore, notato e corretto già 
dal Qbirardini, 2^ Memoria p. 11 seg. 

* P. e. un esemplare completo da una deUe tombe prenesiine 
(nel Museo capitolino) ; un altro frammentario, senza piede né collo, 
patimente di Preneste (Aug. Castellani, rìpr. inno/i 1866 tav.d^agg. 
GB fig. 10) ; uno intero dalla tomba Begalini-Galassi {Museo Grego» 
riano I tav. 5,2), tre o quattro in frammenti dalla tomba Bernar- 
dini Ael Eirclieriano ; due di uha forma alquanto singolare dalla groita 
d'Inde ptem Ytiicl 



TABQUiNlSa ad 

Iti» nei JfM. XI tav. LI fig. 8; botttgUe carne qMlla 

àM(m. II Uv. UX, 2 '; grudi scodi come quelli 

scordati più sopra trattandosi della tomba del gaer- 

liero eec. '. Il nostro fuso dei Mon. II tav. LII, 1( trovasi 

iombdlo esemplare dentro ona tomba Triente (rìpr. 

bùmlogia 4t , 1, tav. 5, 3) e in due esemplari prò- 

^m& da una tomba preoestiDa (coli. Ang. Gastellaai); 

le km delle punte (U lancia e del pugnale col fodero 

£ IroDzo provenienti dalle nostre tombe cometane ri- 

tiQTaosi in alcune delle prenestine ; i pettorali della 

hoia del guerriero e di queir altra investigata dal 

^ Dastì, possono confrontarsi col magnifico pettorale 

h della tomba Regulini--Galassi. 

lÀ^etto alle fibule che s'incontrano in queste tombe» 

' da notarsi quanto segue : per la maggior parte di 

ì^ \ombe è caratteristica una forma con arco corto 

\ grosso e con lungo canale per T ardiglione \ ed 

iooHre la cosìdetta fibula a cornetti \ e il consueto tipo 

^sangQìsuga '. Le forme delle fibule tendono a provare 

die le tombe di questo gruppo sono in generale presso^ 

^^ contemporanee con la nostra tomba cometana 

^^ guerriero ; cfir. le fibule di questa tomba Jfon. I 

^^.V. Ed anche i punti di confronto sopra accennati 

' Kella grotta dlnde 6 taU taiM ed onaboltigBa (HkaU Ifo. 
^*"». ined. Vm 3.9). 

' ^ella tomlNk Regrolini-Galassi in tatto 8 esemplari, parecchi neUe 
^l»e di Veji e di Preneete; p. e. 8 in frammenti provenienti dalla 
^^ Bernardini nel Eircherìano. 

' Tomba Begnlini-Galassi; tomba preseo Ponte Sodo; alomie delle 



^ Particolarmente nella tomba Bernardini nel Kircherìano (lànu 
I tav, 81', n). 

' Pieneste, ripr. Amaii 1866 taT. d'agg GH flg. 8. La ftbnla qiii 
riprodotta sotto la fig. 2 non pnò proTenire, come le limanenti, dalla 

'^ tomba; essn è infatti d'nn tipo che appartiene aU*impeib 

romano. 



80 L* ANTICHISSIMA NECROPOLI 

attestano il medesimo. Nella tomba di ponte Sodo sì 
rinvennero anche parecchi oggetti in oro, che mostrano 
la medesima tecnica di lavoro a giorno che la fibula 
Mon, X tav. X^ fig. 7, proveniente dalla nominata tomba, 
e che il nostro braccialetto Mon. Xf tav. LX fig. 8. 

Meritano di essere particolarmente ricordati due pezzi 
che per lo innanzi non erano di solito riguardati come 
fibule. Il primo è quel magnifico pezzo ornamentale in 
oro Ad Museo Gregoriano I tav. 84-85 proveniente dalla 
tomba Regulini-Galassi. Questo fu generalmente rite- 
nuto per una specie di ornamento del capo, ma evi- 
dentemente non è altro che una grande fibula, la cui 
forma è una modificazione dì quella spesso ricordata 
dì sapra e che fu indicata come caratteristica per le 
più antiche tombe a pozzo, cioè con un disco dinanzi 
alla stafifa (la forma tipica Nothie degli scavi 1881 
tav. V fig. 22) ; l'ardiglione è perfettamente conser- 
va; l'arco è divenuto largo e piatto, il pezzo tras- 
versale che è dinanzi sul disco qui è raddoppiato ed 
è stato trattato in una maniera particolare; il disco è 
ingrandito, riccamente ornato, e vi sono messe, come 
anche sull'arco, piccole figure d'animali. Un secondo 
pezzo molto somigliante, anch' esso tutto di oro, pro- 
viene dalla tomba presso ponte Sodo e fu riprodotto 
dal Micali Monum, per servire alla storia ecc. tav. 45 
fig. 3 '. 

Come sì è detto i tipi di fibule più frequenti in 
queste tombe attestano che il gruppo è press' a poco 
contemporaneo alla tomba del guerriero , e perciò in 

* MicaU (Storia degli antichi popoli italiani, Firenze 1832, III 
721*78) xiooQobbe il peeso* siccome tm € affibia^Ho », e lo ritenne lavo- 
rato per i Teitimenti sepolcrali. D primo pezzo, della tomba Begnlini- 
GalasBi» ili rìoonoscinto e pubblicato per fibula anche ésà, Montelins 
{Spànnen firan bronsaldern, fig. 148). 



TABQUnnBSK 31 

Mcnle alfe tombe eonieUiDe a fMm e a cassa e 
& pia recenti tombe a pozzo [Vedi sopra) *. Tal* 
aria il modo di seppellire era qai dissimile: la tomba 
legiiliiii-^xalassi ave^a dae eamere, Tana dietro l'altra, 
la ^tta d'Iside dae camere situate di qua e di là di 
ifio spazio centrale, e per di pia nn vestibolo dinanzi ; 
le hmbe di Yeji e di Preneste erano spaziosi ambienti 
ftttrilaterali riempiti di terra e di pietre. Le prime 
Mninale , appartenenti a territorio etnisco » nosirano 
donqae già una forma di tomba die quivi solo più 
Hrfi divenne comune come naturale sviliqypo ulteriore 
Ula forma a fossa. 

Alla determinazione di tempo da noi ammessa non 
àio obbiezione le due nominate grandi fibule d'oro» 
ébene, come si disse, appartengano ad un tipo che 
è caratteristico per le più antiche tombe a pozzo. An* 
liiaUo in quella forma notevolmente sviluppata e lontana 
dai tipo primitivo che esse ci presentano, abbiamo una 
testimonianza deirintercedere di un lungo tratto di tempo; 
ìooltre considerando più da vicino siffatti costosi e poco 
pratici oggetti di parata, si è condotti a ritenere che 
essi fossero fabbricati per iscopo sepolcrale o sacrale, 
Ciò posto si ammetterà facilmente che dei motivi rituali 
bastano a spiegare la conservazione d'un cosi antico 
tipo in un tempo in cui le fibule adoperate di solilo 
avevano un tipo tanto più moderno. Ammessa poi questa 
ipotesi, nulla potrà meglio indicare V intimo nesso che 
corre tra la cultura di questo stadio e quella delle più 



* Tra le più recenti di questo grappo sarebbe forse da contare 
la prenestìna degli scafi Bernardini; neUa terra doè aeenmnlata 
•opra gli oggetti deposti sul fondo di qnesta tomba si troTarono 
aacbe i peni di uno (o dae) piccoli Tasi dipìnti, della spedo spesso 
rieoidata, cioè qaella ddle lekythoi con strisce bmaastro e qoadrapoM 
in corsa. 



3^ L*AKTICBI3SlMà KECROPOU 

antiche tombe a pozzo, se non appunto la couBervazioa 
rituale attraverso i tempi di una forma antichissima. 

Lo stesso strato di cultura che incontriamo nelk 
suaccennata più antica parte della necropoli cornetana, 
ora ci è noto anche per scoperte fatte in parecchi sdlri 
luoghi d'Etruria. Qui appresso passeremo brevemente 
in rassegna tutto quel materiale proveniente dairjEtnirìa 
propria che per epoca e carattere corrisponde al cor- 
notano, oggetto di questa ricerca. 

Caere. Nel Museo vaticano etrusco Gregoriano si 
conservano molti (circa 40) ossuari in terra colta, della 
forma tipica sopra descrìtta detta di Villanova; di tutta 
quanta la raccolta si sa solo che provengono dagli scavi 
(Nraticati durante il 1828-39 in Caere, Yulci, Bernard 
ed Orto, senza che possa determinarsi il luogo di rì^ 
trovamento di ciascun vaso in particolare '. Più esatte 
notìzie intorno a tali scavi mancano» cosicché nulla si sa 
delle antichità probabilmente rinvenute in questi ossuari. 
Da tali ossuari e precisamente da tombe a pozzo pro- 
vengono senza dubbio alcune antiche fibule « di fer- 
vetri D della collezione Aug. Castellani in Roma; alcune 
sono ad arco semplice e tre con disco sul dinanzi, cioè 
della forma speciale che ravvisiamo nelle Notizie degli 
scavi 1882 tav. XIII fig. 20, per la quale è caratteristico 
Ufi arco perpendicolare e serpeggiante. Lo stesso vale 
altresì a proposito di due antiche fìbule ceretane del 
gabinetto di antichità di Copenaghen. Esse sono parti- 
colarmente interessanti per l'antichità dei tipi, poiché 

* Jtueo Gregotiam II tav. XCIV ; Pigorìni-Labbock nell' Archa&h 
ìo(pn 42, I taY. IX riproducono anche alcuni di questi ossuari, dandoli 
emneamente pei proveinenti da Albano ; C<«estabile 1. e. ba corretto 
quiNto errore^ iBa egli etesso ne ha commesso un altro; cfr> sopra 
pag. 28 noi 2. 



TAMqmmMa 88 

lAedae hsamo sai dinanzi non già un disco piatto, ma 

j^giato rea/mente a spirale» e rassomigliano assai a dae 

miplm fproveDienti da Albano) da me pubblicati nel 

M dipaletnoL ital. IX tav. TI fig. i e (. Ad una sono 

mìa saldamente altaccati mediante l'ossido dei fram- 

di ossa braciate - prova evidente che esse prò- 

da ana tomba cineraria. - Qui sono da ricordare 

mk due braccialetli d'oro, lavorati a giorno, accor- 

daoiisi nella tecnica e nella forma essenziale col nostro 

Ygenieo della tomba del 12 Marzo, M(m. XI, tav. LX 

ig. 8 ; si trovano nel Museo britannico , GolA-amam. 

vfi93. 696 (prov. dalla coli, del sig. Aless. Castellani). 

korsi simili a quelli degli Annali 1883 tav. d'agg. È 

I 4 ci sono noti parecchi esemplari provenienti da 

ikte, l nel Museo Gregoriano, 2 presso il sig. Angusto 

Caslellam ' . — Della tomba Reguliui-Galassi e di altre 

m quella affini si è parlalo più sopra in particolare. 

Allumiere, Tot fa. In questi luoghi, nei monti ad 
oriente di Civitavecchia, si è scoperto ultimamente, per 
opera sopratutto di una sola persona, un particolare 
grappo arcaico di tombe, che merita d'esser qui ricor- 
dato. Sin da qualche tempo fa s'incontrarono qui certe 
I tombe a pozzo »^ che furono confrontate con altre si- 
mili di Marzabotto presso Bologna '. Più tardi il sig. 
Barone Klitscbe de la Grange fece qui delle accurate 
investigazioni, delle quali diede notizia*. Egli ci ha fatto 
conoscere, còme qui esistessero delle tombe a pozzo, 
dove le ossa bruciate erano racchiuse in urne tuifacee, 

* Gozzadini de quelquet mor^ de eheval italiques p. 17 seg. tav. I 
fig. 10. 11. 6. 

* BuU, 1866, 228 ; Dennis L e. I p. SOO. 

' Adolfo Elitsche de la Grange intorno ad akuni sepolcreti ar^ 
taid rinvenuti nei monti delle Allumiere presso Givitaweehia 1878 ; 
Muovi rUrovamenii ecc. 1881; Notisie degli scavi 1880 p. 125; 1881 
p. 245; BuìL ddl'InsL 1883, 209-^12; 1884, 110-112. 189-192. 

AhkìLI 1885 3 



ài l'antichissima necropoli 

in vasi con coperchio conico deposti in recipienti e 
tufo più regolarmente lavorati , o in ossuari d' altr 
forma coperti da una ciotola capovolta e custoditi ij 
piccole cassette formate di lastre di pietra; talvolta k 
ossa bruciate son riposte in una di tali cassette coperlsi 
soltanto da una ciotola rovesciata a guisa di coperchio, 
senza esser chiuse in un ossuario. Egli menziona al- 
tresì delle tombe nel dolio, analoghe pertanto alle nostre 
più recenti cornelane in ziro d'argilla; contemporaneo 
a queste o di poco più recenti sono le più antiche 
tombe a fossa con scheletro. Queste tombe presso Ai- 
lumiere in generale sembrano povere: oggetti di metallo 
vi sono abbastanza rari, pur tuttavia vi si trovai*oiiO 
dei rasoi lunati, alcune fibule ad arco semplice ed a 
sanguisuga ecc. L'ossuario per esse caratteristico di- i 
scostasi alquanto dalla forma tipica dell' ossuario di 
Villanova, sebbene corra tra ambedue qualche affinità 
ed abbiano comune la particolarità di aver per solito 
un solo orecchio. Certi ripostigli qui scoperti hanno 
dato alcuni oggetti che mostrano una stretta relazione 
con la civiltà di Villanova. In generale si può dir tut- 
tavia che questo gruppo tiene una posizione intermedia 
tra le necropoli della specie di Villanova e le albane, 
delle quali parleremo in seguito. 

Corneto Tarquinia. Della civiltà di Villanova in 
questo luogo si è già trattato di sopra. 

Vaici. Alcuni degli ossuari Villanova del Vaticano 
provengono da questo luogo; cfr. il già accennalo soKo 
Caere. Intorno a certi resti di scoperte in un gruppo 
di tombe a pozzo, analoghe alle nostre cornelane, sca- 
vate in un fondo chiamato Campomorlo, ha già riferito 
il Ghirardini '. - Sono soprattulo le esplorazioni degli 

* Ghirardini, fi' Memoria p. Ì2 wg. 



TABQimnXSB 8ft 

ÉBà aDDÌ che à hanno fatto eonoieere le più aotiche 
!fecie dì tombe presso Vaici. Nel fondo PoUedran, 
A Doio per la scoperta della ricca tomba del grappo 
ÌegpHni-4j2aassi, delta comuDemente la grotta d'Iside, 
fi Irovato ancora un intero gruppo di tombe a pozzo *. 
^^ erano neirinsieme analoghe alle cometane; era 
peri da notarsi questa differenza, che cioè i vasi di* 
luti iaYorali al tornio e eoa decorazione geometrica, 
ometti senza dubbio ionportati, qoi nelle tombe a pozzo 
nlcenti erano abbastanza frequenti, laddove, come si 
àse in Corneto non se ne conoscono che due pro- 
menti da una tomba a pozzo (la nostra tomba dell'8 
teo, Mon. XI ia^- ^^^^ ** ® ^*) » ^^^ Corneto 
(Ksti tali vasi dipinti importali cominciano ad apparir 
in frecpienlemente solo nelle tombe a fossa ed a cassa. 
Ciò prova che Va, forma primitiva delie tombe a pozzo 
in Mei si mantenne più a lungo ohe non a Cor- 
wto U qna\e per esser più vicino alla costa era più 
esposto ad accoglier novità importategli d' oltremare. 
S^bra anzi cbe tale modo di seppellire siasi conser- 
valo in Vaici sin dopo l'introduzione deiralÉabelo, giacché 
alcuni copercbi di nenfpo che probabilmente servirono 
a coprire dei recipienti di ossuari dentro le tombe a 
pozzo, portavano iscrizioni etnische V Anche qui in 
Vttlci ' aWe tombe a pozzo succedono le tombe a fossa. 
Sonra si ^ detto come questa forma di tomba; sia na- 
tarale per contenere uno scheletro; in Volti accade 
spesso di trovare dentro siffatte tombe anche degli os-i 
snari con ossa bruciate, secondo Tanlico ooslmne, caso 
che presso Corneto è stalo ot^ervalo «na sola volta 
iv. sopra 8) . Da una tomba a fossa p. e. si è cavalo qui 

» Helbig 5ui/. 1888, 168 segg. ... . 

' Heibig MI. 1^3, W&^m. 



68 l'aktichiSSima nbcropoli 

im ossuario ìd bronzo perfettamente silDìle a queli 
della nostra tomba dell' 8 Marzo [tav. LIX 1) . Press 
Gorneto i vasi dipinti cominciano ad incontrarsi pii 
frequentemente nelle tombe a fossa alquanto più recenti 
particolarmente lekythoi cì)n strisce brunasfre, puntini 
brunastri e quadrupedi in corsa; i vasi corinzii qui sono 
affatto un'eccezione (v. sopra pag. 13 ). Nelle tombe a 
fossa presso Vulci tanto la specie soprannominata quanto 
i vasi di Corinto sono numerosi. Oltre a ciò può os- 
servarsi in queste tombe, come il vasellame nero pri- 
mitivo graffito vada nel suo sviluppo avvicinandosi alia 
ordinaria specie etrusca dei buccheri neri. Aoc&e (a 
seconda specie di tombe , quelle a fossa , qui presso , 
Yulci si mantenne più a lungo in uso che non presso 
Gorneto'. La sùocessiva specie è rappresentata daìle 
tombe a cassone , particolari a Yulci , le quali nella 
loro forma più sviluppata ei mostrano già una semplice ] 
camera; pare evidente però la loro relazione con le , 
tombe a fossa, da cui gradatamente si svilupparono. In 
queste tombe trovansi tuttora i prodotti, della più antica 
industria ceramica , vasi lavorati a mano » ma dnche 
hticcherì neri coti ornamenti a rilievo di maschere ecc., 
e Beile più recenti si rinvennero perfino dei vasi attici 
deirepoca periclea V 

Jl periodo del commercio fenicio-cartaginese è rap- 
presentato in Vulci sì nelle tombe a pozzo ed a fossa, 
cóme anche .nelle più antiche tombe a cassone. Una 
ricca tomba di questa maniera, parimente del fondo 
di PoUedrara, è quella descritta nel BuUetlino 1882, 
10&-101. DeUa grotta d'Iside si è parlato di sopra*. 

* Helbìg BuU. 1884, 162 segg. 

* Helbig BuU. 1884, 163 segg. 

' Approfitto deiroccasione per avvettiffe 6he una cista a cordoni 
(cordoni stretti) fa realmente trovata in Ytilci» OomUnetaieAte dicerasi 



TABQUUdlSB 87 

Cosa. Cna botliglia in lastra di bronzo latorala a 
Mio, press' a poco come quella della nostra tomba 
i^% Ibrzo (tav. LIX fig. 2), fa trovala qiù e con- 
servasi nei Museo etnisco del Valicano ' . 

fir0»eto. Rosselle. Nel Museo mnuicipale di Gros* 
«ilo trovansi diversi oggetti della specie di Villano va» 
IvoremeaU da quei dintorni e da Rosselle; cosi pa- 
Rccid ossaari della forma pia volte ricordata; fibule 
(Sbronzo dei tipi corrispondenti; un fodero di spada 
BlffODzo come quello dei Man, XI tav. LX fig. 19 e 
m dicendo . Di un morso da cavallo come quello degli 
Imli 1S83 tav. d'agg. R i, si dice espressamente che 
^trovalo nelle rovine di Rosselle. Lekythoi con strisce 
ikiastre e quadrupedi in corsa, come anche balsamari 
^nràmi conservansi in esso museo in parecchi esemplari. 
Yetulonia. Nel Museo etrusco di Firenze si trova 
m CroVlezione di piccoli bronzi coli' indicazione : « Ve- 
tdonia 1881 », i quali appartengono allo strato di Ci- 
cilia AeUe nostre tombe a pozzo. Nominerò tra gli altri 
dei rasoi lunati; delle spirali di bronzo come quelle 
della lav. LIX fig. 21; una. fibula con disco spirale 
<i\aanzi e con arco a serpeggiante (presso a poco come 
quella del Bull, di paletn. IX Uv. VI fig. 6) ; una 
%ila di forma più recente (come quella della tomba 
del guerriero Man, X tav. V fig. 7). Se questi oggetti 
àd&o stati trovati nei luogo dove ora si è definitiva- 
mente fissata la situazione dell' antica Vetulonia, cioè 



^ questi tali vasi in bronzo non erano stati mai trovati nell* Etra* 
ria propria (cosi anche negli Annali 1880 p< 264). L'esemplare in di- 
acono proveniente da Vaici ò conservato nel Mas. brit., segnato W,T, 
1078» apparteneva quindi alla collezione William Tempie; b^ 9 cor* 
doni;, è da. notarvi la particolarità che le pareti laterali sono un poco 
emate in dentro. 

* Museo Gregoriano I tav. 10« 



38 l'aktichissikà necropoli 

presso Colonna nel Grossetano, io non so; ma anche ì 
questo luogo si trovano « sepolcri primitivi a pozzo i 
gran numero, simili a quelli di Tarquinia e Villano va » ' 

Elba. Di materiale affine a quello di cui mi occup 
proveniente da quest'isola io conosco i frammenti d 
un vaso di bronzo dellaccennata forma più reeeoK 
svoltasi dall'ossuario di Villanova, e per di più un^ 
fibula ad arco semplice di tipo assai antico *. 

Volterra, Nel Museo pubblico (Guarnacci) io vidi 
diverse cose di questa specie provenienti dai dintoroi. 
Ricorderò prima di tutto ossuari della ripetuta forma; 
parecchie fibule ad arco semplice, una delle quali 
(Mus. n. 137) deve avere avuto certamente un disco 
dinanzi ; oltre a ciò molte fibule dei tipi delie più re- 
centi tombe cornetane a pozzo; ve ne erano anche 
alcune in oro della specie di quelle del gruppo Ke- 
gulini-Galassi . Fra gii oggetti di bronzo vi si trova- 
vano rasoi Innati, spirali e tubetti come quelli delia 
tav. LIX 21. 22, diversi più piccoH oggetti che son 
da riferire al nostro gruppo archeologico. Segnalerò 
inoltre: n. 511, un morso da cavallo come quello 
Amali 1883 tav. d'agg. R 1; n. 539-iO, parti di 
un altro analogo morso'; n. 758-59, evidentemente 
le pareti laterali di una bottiglia in lastra di bronzo 
lavorata a sbalzo come tav. LIX 2 ; n. 760, piccoli 
frammenti probabilmente di uno scudo come quello 
della tomba del guerriero e gli altri del gruppo Re- 
gulini-Galassi. È qui da ricordare anche una cateua 
di bronzo come quella della tomba del guerriero \ 

* Falchi Bull. deWInst, 1884, 29. 

* Nel Biusée de la Ville de Genève. 

* Una parte dì qnest» pezzo è riprodotta presso Goizadioi sur 
quetques mors de chevcU II 2, dove però a pag. 19 si diee erronea'» 
mente che è conservato in Arezzo* 

' Annali 1874, 259. 



xABQumiisK 99 

Aulìcolarmente interessante è il eoQlennto di una 
2«a tomba che io ^idi Tanno 1883 presso il sig. An- 
golo Manetti in Volterra. Secondo le sue informazioni 
iiattarasi di una tomba a pozzo scoperta per caso lungo 
i& costa del monte Pradoni a nord dei luogo detto la 
Badia; presso l'ossaarìo non si erano notale tracce di 
HA recipiente pm grande o di pietre che lo atiomias- 
m. Faceva parte della scoperta un ossuario della 
solita lorma di Yillanova senza la tazza-coperchio; 
yà dentro la tomba si erano osservati dei « frammenti 
esemplici vasi » che non furono raccolti; v'erano 
làat due morsi da cavallo della forma arcaica sa 
«eoData, con figure di cavallo aitati; uno spuntone; 
imuToter (non v'era però la punta di lancia); un 
^io lunato; una fibula ad arco semplice; alcuni 
^cìa\^U\; -cinque falere; due pendagli a forma di 
mola (cfr. Man. X lav. X^ 24, 25 della tomba del 
goerrìero); un paalslab coir immanicatura tubulare; una 
^a di bronzo e via dicendo. Fu trovata solo questa 
tomba, gii è vero però che in questo luogo non furono 
^^?fiUe ulteriori escavazioni '. 



' Bìferìsco così miniitamente intorno a qnesta tomba basandomi 
>Qlle comnnicazioni orali del sig. Manetti, che snl Inogo stesso posi 
m txtfv6^ — e ciò perchè questa notizia ò affatto in opposizione a 
franto riporta il Chierici nella sua pubblicazione di questa scoperta 
^l fit<//. di paUtn, ital. 1, 155-160; U, 149-157, tar. V. Al sig. Chie- 
da lo stesso Manetti aveva detto che tutti questi oggetti proveni- 
vano da un ipogeo della medesima specie che le camere sepolcrali con-* 
unenti di solito le ciste cinerarie di terra cotta od alabastro ornato 
* lilien dell^epoca tarda etrasca. Quando io interrogai esattamente 
^^^esto punto i) sig. Manetti, egli mi rispose che < la tomba do* 
v^Ta essere stata distrutta già da prima ; Tossuario doveva essere stato 
deposto in terra, perchè non vi erano attorno tracce di pietre ». Ipogei 
^ urne a rilievo disse che fossero trovati solo alquanto lontano da 
questo Inogo. Si riconoscerà certamente che la notizia a me comuni- 
^ secondo la qiuile si ha da pensare ad Una tomba a pozzo» 



i 



40' l'anticbissima i^cropou 

Livorno, Nelle vicinanze furono scoperte ulf ima- 
mente delie tombe a pozzo con ossuari del nostro tipe 
di Villanova e con altri oggetti caratteristici di questo 
gruppo. Quanto ad oggetti metallici, di cui sia certa la 
provenienza da queste tombe, non se uè conoscono 
molti ; merita tuttavia d'esser ricordata una fibula con 
disco dinanzi sulla staffa, tipo che è stato segnalato 
come caratteristico per le più antiche tombe a pozzo. 
Quanto ad ajtre fibule di tipo molto più recente pos- 
sono sollevarsi dei dubbi ' . 

Siena, Nella ricca collezione del sig. marchese Chigi i 
di Siena trovansi oggetti abbastanza numerosi del gè- 
nere di cui stiamo occupandoci, rinvenuti nella provincia. 
Da certe tombe presso « le Gabbra » proviene una 
tazza d'argilla quivi esistente di quella forma che di 
solito serve di coperchio all'ossuario di Villanova 
(tav. LIX 29) ; di bronzi v' ha inoltre della stessa pro- 
venienza: molte fibule ad arco semplice e di altri tipi; 
un fuso come tav. LIX 16; spirali come LIX SI e 
altre cose simili. Fanno parte della stessa collezione 
degli oggetti di somigliante specie che provengono da 
un'altra necropoli presso Pieve al I^oggiolo. Vi si trova 
eziandio un ossuario di Villanova, di cui però non 
conosco la provenienza. 

AreMo, Nel Museo municipale si trovano alcuni 
piccoli oggetti che qui sono da accennare: un rasoio 
lunato; fibule ad arco semplice; dei paa/$fa6 press' a 
poco come quelli della tomba del guerriero; spirali 
come LIX 21 ; alcuni pezzi di morsi come quelli degli 
Annali 1883 tav. d'agg. R i ed altre cose. Sul luogo 

apparisce più yerosimile che Taltra; oggetti ài tipo così arcaico e pro- 
venienti da camere sepolcrali non si conoscono in Etmria. 

* Chierici nel BuUettim di paktn, IX, 22-26; Mantovani ibid. 
X, 8».96, tav. IV. V. 



TAiQtmnisB 41 

iibonmento non potei aver notine precise, ma è 
Male che gli oggetti provengano dai dintorni. 
CorUnui. Nel Museo etnisco di Firenze trovasi nn 
ffioario del tipo di Yillanova proveniente da questo 
Ingo ' ; antiche fibule con disco di spirale alla staffi 
e ad arco semplice » ecc. sono abba^budza numerose 
Dd Museo municipale di Cortona. Anche il Museo di 
Uida possiede fibule ad arco sraiplice, spirali come 
bT. IH 21 ed altri oggetti provenienti da Cortona. 

Penig\a. Un paio di ossuari della forma spesso 
lieordata, custoditi nel Museo di qui, provengono forse 
ili Moim ; siffatta provenienza è poi sicura per molti 
W bronzi aventi il carattere dd gruppo di Villa- 
ni come rasoi lonati, fibule ecc. che si conservano 
i^recchie collezioni in Perugia '. 

Chiusi, Di questo luogo e del territorio circonvi- 
^ molto è il materiale di questa specie, che si co- 
A^e. Nel fondo di Poggio Renzo, vicino a Chiusi, fu 
^f^^sficò, molto tempo fa una quantità notevole di tombe 
^ pozzo, con ossuari, coperchi a tazza e altri oggetti 
OSSOTI della medesima specie da noi sopra descritta 
io Cometo. Anche qui si è creduto di dover dìstin- 
{oere un gruppo più antico con ossuari più rozzi e non 
idrati, ed uno più recente con vasi meglio lavorati, al- 
^iali e con decorazione geometrica '. Parimente si fece 
gl'osservazione di cui si è partalo sopra a pag. 22, che 
cioè nel fare tombe a camera dell'epoca etnisca completa- 
^^^\^ sviluppata si gettò la terra estrattane sopra tombe 



* CooeBtabile L e. p. 51. 

* C£r. p. e.gU antichi tipi con diaoo di spinlei riprodotti praito 
<^»e8talnle L e. pi. YH fig. 1. 2. 

' Brogi BuU. ddtinsl. 1815, 21«-a20. SMbig Amali 1876, 24S^ 
^. Bertxaad JìeìTAreìMogta cMquc U gavMw p. 228 aegg. BvU. 
^, 28^6. 



42 L^ANTIGHISSIIU MBCBOFOLI 

a pozzo, donde volle arguirsi che le tombe s^ pò; 

derivino da una popolazione preelrusca, rispetto a 

quale gli Etruschi si misero in opposizione, e di < 

non rispettarono le tombe'. Ma siffatte relazioni, coi 

ho già mostrato, si spiegano molto semplicemente e 

la grande distanza di tempo: le antichissime tomb( 

pozzo, quando si costruirono le grandi tombe a carne 

non erano più note , né indicate da alcun segno so 

terra. - Anche presso il vicino Sarteano è stata scope 

una simile necropoli, dove altresì si riconobbero ( 

specie di tombe: Tuna di semplici tombe a poz 

l'altra in cui T ossuario è rinchiuso in uno ziro di I 

racottaV Molto materiale di questa specie, di cui i 

è esattamente noto il luogo di ritrovamento, ma si 

che proviene dal territorio di Chiusi, è sparso in 

recchi musei. Nel Museo preistorico di Roma si cuj 

discono molte cose, tra cui antiche fibule con dis< 

alcune simili (quasi come quelle del Bull, di paletti. 

tav. i e 6) trovansi anche nella collezione Ancona 

Milano. Un pezzo chiusino particolarmente interesse 

trovasi in Inghilterra nella collezione Evans: è 

paalstab della forma di quei delle tombe a pozzo < 

notane, meravigliosamente ben conservato col suo 

nico; tuttavia non è probabile che sia stato trovai 

una tomba *. — Da tombe a pozzo o da altre di 

qui appresso tratteremo debbono provenire : un vas 

bronzo della forma dell'ossuario di Yillanova (nella 

lezione Servadio, Firenze) \ e una bottiglia di brc 

^ * Cfr* particolarmente Brizio gli Umbri ^^^ regione circu 

dana (nella Perseveranza^ Milano 1877, 31 Marzo 7 Aprile). 

• Bua. deirinst. 1875; 233-235, 1879, 233-230. BargagU | 
Gozzadini Soavi Amoaìdi Veli p. 20 seg. nota 2. IfoHxie d^li 
1879 p. 329 seg. 

' Evans Age du bronse fig. 187. 

* Gozzadini Sea^ Àmoaldi Véli p. 21. 



tUQtnmBSB 48 

imAcotarsi colla nostra tav. LIX 2 (posseduta da 
ipiÌYato in Ingbilterra, '. 

Una forma più. tarda dì tombe a pozzo era rsq^resen* 
bb ÌQ Corneto, lo ricordiamo, da quelle in cui T os- 
sario era raccliitiso in un grande ziro d'argilla. Presso 
Ohm abbiamo altresì siffatte tombe ; ma qui le tombe 
a aro » sono parlicolannente sviluppate, e formano un 
b» deXenmoato gruppo * . L'antico ossuario di Villa- 
lOTa, annerito e con decorazione geometrica, sparisce 
fo, ed è sostituito da vasi di bronzo della stessa forma 
edificali su sedie e talvolta fomiti di una maschera di 
too legatavi sopra, che probabilmente doveva ripro* 
W V lineamenti del defunto '; spesso tali vasi di 
iazo son d' una forma più recente svoltasi dal nomi- 
ti^ >à^ di YiUanova\ Frequentissimi sono in queste 
tabe i cosi detti vasi-canopi in terracotta, con co- 
perai a testa umana ed anche con altre parti del 
corpo aggiunte al recipiente. Quanto ad antichità, tro- 
vaosi in queste tombe oggetti del tipo più recente della 
^\Vk di y ìUanova e spesso anche oggetti che attestano 
d'essere approssimativamente contemporanei al gruppo 
^^Uni-Galassi ; nello sviluppo ulteriore di queste 
tombe noi possiamo seguir la transizione alle vere 
Wti^ a camera e all' introduzione del seppellimento di 
cadaveri non bruciati. Come esempi riporterò una 
tomba con dentro una sedia di bronzo con ossuario di 
bronzo della forma di Yillanova e con la solita tazza 
coperchio di terracotta, insieme con altri vasi di bronzo, 
%A^ della forma più recente di Yillanova ecc. V 

* Mkali MonmmH inediti ta?. 52. 
' Helbig BuU. deU'lnst 1875^ 218-220; 1882, 230-232. 
' BuU. 1875, 218; 1879, 80, 

* Qaestft forma yedesi p/e. Annali 1878, tav. d*agg. S>fig«l« 
' Nvtìaì6 più iM:tÌQol(^rì intorno a q^aesta tomba Bt^. Ì883, 198, 196. 



L 



44 l'antichissika i^ìcbopoli 

Un altra tomba a ziro conteneva pure no ossuario d 
bronzo della forma di Yillanova collocato su d' um 
sedia di bronzo della stessa forma che la sedia prò 
veniente dalla tomba Regulini-Galassi , ripr. Muset 
Gregoriano I tav. 57, 6, insieme con parecchi altri 
oggetti '. Un'altra sedia di bronzo affatto siniile prò* 
veniente da un'altra tomba chiusina a ziro portava un 
vaso di bronzo della delta forma più recente con un 
coperchio a testa in bronzo lavorato a sbalzo, del tutto 
simile ai soliti coperchi dei canopi in terracotta. In 
questa tomba era anche un fuso di bronzo, come quello 
della nostra tav. LIX 16*. -Lo stesso ossuario, ma 
senza coperchio, abbiamo noi anche nella nota tomba 
di Poggio alla Sala (comune di Montepulciano) ora nel 
Museo etrusco di Firenze ; in una semplice camera po- 
sava il nominato ossuario su di una sedia, con aJtrì 
vasi ecc.; alla parete erano appesi due sottili scudi di 
bronzo come quello della tomba del guerriero ; tra gli 
altri oggetti son da nominare parecchie lekythoi dipinte 
ed altri vasi della specie suaccennata con strisce bru- 
nastre ecc. V Con questa tomba è da confrontarsi 
una del podere di Pania, che dentro una camera co- 
struita di massi di travertino conteneva due depositi : 
uno più antico con un ossuario di bronzo (della forma 
più recente) con ossa bruciate, riposto in una grossa 
olla di bronzo (una specie di ziro insomma), con una 
sedia e un dolio in bronzo, - in generale un insieme 
press' a poco contemporaneo ^a testé nominata tomba 
di Poggio alla Sala ; oltre a ciò vi era uno scheletro Bella 

* La suppeUettUe di questa tomba della « Vigna glande » presso 
Chiosi si trova nel B. Antiquario di Copenaghen. 

* La suppellettile di questa tomba ta vista da me Vmbo 1883 
nella collezione Bourguignon in Napoli* 

' Belbig Armai 1878, 296-301 ; ci BuU. IWIr 198-m 



TàRQUlNUBSB 45 

siessa caaiera accompagnato da uoa magnifica fibula 
d'oro, da una secchia in avorio con figure di stile feni- 
do-cartaginese, e da buccheri a fregi figurati; alcune 
lekfthoi dipinte della qualità di quelle contenute nella 
tomba di Poggio alla Sala possono avere appartenuto 
laoto all'uno come all'altro deposito. Questa tomba ci 
pertanto come i due modi di seppellimento 
cronologicamente in contatto fra loro; quanto 
ad epoca» è da riferirsi press' a poco alle tombe più 
Doderne del gruppo Regulini-Galassi \ 

Possiamo pertanto seguire anche qui presso Chiosi 
fìitero sviluppo dalle tombe a pozzo sino al seppel* 
kaoto di cadaveri non bruciati in camere sepol- 
é con buccheri figurati ed altri ^getti caratteri- 
Éi della civiltà etrusca nel suo proprio e completo 
svolgimento. Anche qui in nessun punto ci è dato di 
mvisare una distinta soluzione di continuità che d 
roseola dì ammettere il sopravvenire di un nuovo pò* 
polo immigrato. Le tombe chiusine a ziro per una pùte 
si coUegano con le tombe a pozzo e ci mostrano nelle 
tombe-canopo sicoramente etruscbe ancora una quan- 
tìtà di forme e di oggetti dell'antica civiltà di Villanova: 
per altra parte si approssimano già come vediamo alle 
tombe a camera dell'epoca più recente, dove seppellivasi 
il cadavere senza bruciarlo. Si noti poi come qui nel^ 
l'Elrurìa interna lo sviluppo proceda tutto altrime&ti dio 
presso Coroeto: a Chiusi non abbiamo tombe a fossa e ft 
cassa, nelle tombe a ziro troviamo qui gli oggetti carat- 
teristici per quelle tombe cornetane. À Chiusi ossermmo, 
come a proposito di Vulci, che il più.antìpo ritqfune- 



' EaVtng -OffgM ItevaH im wmimàaiMtuitm, AnàaU 1877, 
^'7-410, (ay. à'zgg. (TV; e jtfimiiiii. X taY.iXXXIS';jof. BulLimi 
203-21O. . ,. 



46 l'antichissima ksoropoli 

bre, rincinef azione, dura più a lungo che non a Gor- 
neto; le lekythòi con strisce brunastre qui si rinvengono 
spesso in tombe cinerarie, laddove in Gometo comin- 
ciano ad apparire soltanto nelle tombe a scheletro. 

Orte, Gfr. ciò che si è detto già sotto Gaere nel 
principio p. 32. 

Orvieto. Anche qui è rappresentato lo strato di ci- 
viltà delle tombe a pozzo. Noi conosciamo di questo 
luogo ossuari di Yillanova, tazze*coperchi della relativa 
specie e molti piccoli bronzi, come rasoi lunati, fibule 
ad arco semplice e di altri tipi *. Le tombe a fossa 
con scheletro ci rivelano anche qui una forma alquMté 
più recente del medesimo strato di civiltà; né numeaaò 
buccheri a rilievo di tipo {»ù antico a fianco d'oggetti 
tramandati da uno stadio più primitivo V 

Da una simile tomba proviene eziandio un vaso di 
bronzo della forma degli antichi ossuari in argiHa. Io 
vidi i frammenti di questo vaso presso il sig. Mancini 
insieme con un pezzo di piastra di bronzo lavorata a 
sbalzo, che certo è di una bottiglia come quella della 
nostra tav. LIX 8. Un paio di queste tombe orvietane 
a scheletro con oggetti del tipo di Yillanova sono state 
descritte nel nostro BulletlinoV 

Somna. Di qui è menzionata una tomba il cui con- 
tenuto ricorda in parte le tombe del gruppo Regdlini-^ 
Galassi: una collana doro; un unguentario in forma 
di busto femminile (come molti nella grotta d' Iside) ; 

* Vn siffatta Maatio del Moseo etrusco di Firenze presso Cone^ 
stabile Le. IV. Tazze-coperchi vidi in Orvieto nel maseo muni- 
cipale e presso il sig. Mancini; bronci nelle nominate collezioni 
e nel museo Faina ; in Milano neUa collezione Ancona ed anche in 
altri Musei. 

. ' Oosi.ih unvtepòsito éonÀeivato ^ess» ti sig. ifonoiìii, vidi nel 
1888 'uii& ixam simile alle ilizze<»ooiMrdhi delle tombe a pozao. 

' Helbig BidL 1878, 225-229. 



TABQUINIBSB 47 

una figura egiziana di smallo (dell'epoca della 26^ di- 
nastia) . In qaesta tomba erano però anche delle « lekythoi 
corinzie con figure d'animali » '. 

Viterbo. Di questo luogo non posso ricordare che 
alcuni pochi vasetti di specie arcaica (della collezione 
Falcioni) , presso a poco come quelli delle Notizie 1881 
tav. y n. 10*11 (urne gemelle) provenienti dalle pie 
antiche tombe cornetane a pozzo; oltre a ciò alcune 
fibule ad arco semplice. Questi oggetti furono rinvenuti 
nei dintorni ; non si conoscono però le circostanze del 
ritrovamento. 

Bomar^o, Rispetto agli ossuari di Yillanova trovati 
in questo luogo cfr. quanto si è detto sotto Caere p. 32. - 
Un morso di cavallo arcaico di qui proveniente (come 
quello del Gozzadini Mors ie ckeval pi. li fig. 7) si 
trova nella collezione Falcioni in Viterbo. 

Veji, Sulle ricche tombe qui scoperte della spede 
Regulini-^alassi si è parlato sopra a pag. 27. 

Dopo aver così passato in rivista TStrcyria propria 
ci rivolgereoK) alle regioni attigue ad est e a sud dd 
Tevere. 

Dalla regione ad est del Tevere e precisamente 
dall'Umbria provengono diversi oggetti identici o almeno 
assai affini a quelli estratti dalle tombe a pozzo apparte- 
nenti alla civiltà di Villanova. Come tali io nominerò: 
rasoi lunati, fibule munite di disco alla staffa, ad arco 
semplice ecc.; particolarmente caratteristico è qui un 
tipo di fibula con disco, ad arco largo e piatto, 1 cui 
lati spesso son ^guarmli di piccoli anelli * . Tuttavia qui 

• Annali 1876, 242 sefe. 

* Gir. ^aftrdftbaaAi NoUiiie dBgU sea^ 18M ^. 28, dofB àUa «st. Il 
H % rì^deitta Qua siffatta ^fibulft, dia qttale pei^ ìMa rì^trotanonto 
è aggiunto erroneamente aUa parte di dkita>«&*<)£tti«dii<fo ^fjfKtkh 



48 l'antichissima necropoli 

nell' Umbria questi oggetti non s'iocontrano io tombe ej 
n^rarìe, ma in tombe a scheletro. In tatta i'U mb ri ; 
io DOD conosco na ossuario del tipo d 
Villanova. Rispetto alla maniera di seppeliimentc 
sembra che le necropoli di quesìa regione si accordino 
più con quelle più orientali nel Piceno, sul che mi fer- 
merò più particolarmente in seguilo. Qui come là pare 
che le forme arcaiche e in generale uno strato di civiltà 
più antico siasi mantenuto più a lungo che non in Etrurìa . 
Di siffatte necropoli citerò quelle di Terni, Norcia e 
Amelia ' . 

Ocando nella regione situata immediatamente a sud 
del Tevere, cioè nel Lazio, cerchiamo delle antichità 
arcaiche, ci si fa subito dinanzi quel grande gruppo 
ben noto che è particolarmente rappresentato nelle ne- 
cropoli albane V Qui troviamo, sopratulto nella parte 
più settentrionale e più antica della necropoli presso 
Castel Gandolfo, molte cose che mostrano, non ostante 
qualche diversità, la più stretta relazione con quel pe- 
riodo di civiUà che ci apparisce nelle più antiche tombe 
a pózzo deirEtrmria e del Bolognese. Pare soltanto che 
qui sia in parte ben rappresentato uno stadio anche più 



nento ad nn^alt» fibula. Cfìr. anche Mooteliiis Spànnen fran bromal- 
dem p. 146 seg. 

* n materiale neUe diyene collesioni in Perugia. Cf. anche i 
laoglii citati nella nota precedente e BeUucci Bull, deU'Insl. 1881, 
210-215. 

^ Qoanto vi è di più importante nella notevole letteratura rela* 
tiTa :a questo gmppo, è riferito dalFHelbig die ItaUker in der Poeben» 
p. 82, nota 8, al qnale io rimando. Vi aggiungerò soltanto: Bf. S. 
de Rotei nel Bull. dtXtlnsU 1883 p. 4-5; Virchow nei Sitsmgsber. 
d. k. Preusi. Akad. d. Wiss, 1883. (XXXVl) ; Undeet BuU. di paUm, 
iicU, IX, 136-141. — Il materiale deUe oiecropoli albane trovasi di- 
Bpemo iti moltiSsmi mtuei; ne ho rinToonto neUe collezioni di Boma, 
Parmay 8t Qexmain, Londra, Leida, Berlino, Monaco, Angabaig, 
6enHh Oinerra, CopenagbeQ. 



TARQUINIESB 49 

antico, che sino ad ora non abbiamo riscontrato abba* 
^anza copiosamente nella regione a nord del Tevere. 
Il modo di seppellimento è approssimativamente lo 
slesso; le ossa bruciate erano raccolte in un'urna, la 
qoale deponevasi in terra, o senz'altro, o racchiusa in 
imo ziro d'argilla ovvero in una piccola cassa di pietra \ 
C'è però una differenza che salta agli occhi, ed è che 
m ossaario villanoviano non è stato ancora constatato 
\d nessuna tomba albana. Per taluni dì siffatti ossuari 
si sospettò una tale provenienza, ma non può dirsi ac* 
citata ^. Frequenti sono qui le urne capanne adope- 
nte per ossuari. Però anche qui troviamo un nesso 
i vasi di Villanova: sebbene, come si è detto, nessun 
«uario di questo genere sia slato sinora qui consla- 
bio, tuttavia la forma del sopradello vaso non è del 
lotto ignota in Albano. Un vaso più piccolo che qui 
spesso s'incontra come accessorio, ci mostra essenzial- 
mente lo slesso tipo , soltanto in proporzioni più pic- 
cole fp. e. Bull, di paletn. IX tav. VI 13 j - Questo 
grappo albano non si trova soltanto nei monti albani, 
ma è diffuso ulteriormente nel Lazio. Vasellame dello 
slesso genere si è rinvenuto in Ardea', in Civita La- 
vinia * e forse anche appiè dei monti Sabini presso 

* La designazione adoperata dal sig. Af. S. de Bossi, dolmen , 
qui non è opportuna e può condarre io errore. AnnaU 187], 242. 

' NeUa coUeiione Mi S. de Rossi: efr. BuiL dipcdeln. IX, HO 
sa due esemplari in Copenaghen. La proTenienza non è sicura neppure 
per Vesemplare presso Lindenschmit die Alter ihùmer uns, heidn. YorxeU 
Ifasc. X3, 5. Qaanto al notevole vaso riprodotto 1. e. fig. 3, che fu 
parimente pubblicai» siccoine provemeate da Albano, ora è noto eh* esso 
proviene dall'isola di Melos: Bull, di paletn, iUd. IX, 140 seg. Quanto 
ad UQ vaso che presenta una forma mista di uma-dapànna , e di 
ossaario v. BvU. di paletti, IX, 136; ripr. Bonstetten Beoueul d'antiquiUs 
mwejtav. XVI fig. 4. 

* Nel Museo preistorico di Roma. * • 

* Nel Museo Fol in Ginevra. 

Annali 1885 4 



5Ò L^ÀNTICHISSIMA NECROPOLI 

Tivoli*, e particolarmente nel terreno della città dì 
Roma. Qui e segnatamente sulfEsquilino sono stali fatti 
numerosi ritrovamenti di questo genere *,* nei grandi scavi 
sul Palatino, di 10 a 15 anni fa, s'incontrò molto di 
questo vasellame neirinfìmo strato coltivato; disgrazia- 
tamente non fu raccolto e custodito; anche nel Campi- 
doglio furono trovati cocci di questo genere '. È in- 
teressante l'osservare che suU' Esquìlino insieme con 
una massa di oggetti del tipo albano ne troviamo pure 
altri che ci ricordano come qui noi siamo più vicini ai 
gruppi propri dell' Etruria. A mo' d' esempio , mentre 
nelle necropoli albane non si trovano rasoi lunati, ma 
sono sostituiti da altre forme di coltelli più vicine al- 
l'età del bronzo, di questi siffattijrasoi furono rinvenuti 
nell'Esquìlino dove v'hanno anche tazze-coperchio per- 
fettamente uguali a quelle dei Man. lav. LIX 29. - Il 
periodo del commercio fenicio-cartaginese qui nel Lazio 
è rappresentato da numerosi idoletti di smalto e sca- 
rabei (coli. Nardini e Museo capitolino); le lekythoi im- 
portate con strisce brunastre e quadrupedi in corsa, che 
in Etruria appariscono nelle tombe a fossa ritenute per le 
più recenti, immediatamente innanzi ai vasi di accertata 
origine greca (corinzii), si trovano anche in Albano 
nella parte meno antica della necropoli, e nell'Esquìlino, 
dov« p. e. furono scoperti sotto il muro servìano. - 
Com6 appartenenti al territorio romano nominerò inoltre 
uri pàio di oggetti in bronzo, cioè un morso da cavallo 
comQ Annali 1883 tav. d'agg. R 4, che fu trovato 
« vicinissimo a Roma * » e un cinturone press'a poco 

. • BuU. di'palein, U, 139-140. 

. ' Il materiale neUa collezione Leone Nardoni in Eoma e nel 
Mnseo capitolino. Cf. gli articoli di L. Nardoni e di M. S* de Bossi 
nel Buonarroti 1872-75 e nel BitU. della Comm, areheol. mimie» 1878. 

' buU. deWInsL 1882, 225-230. 

* Go^zad^ni Mors de eheval ilaliques p. 17, tav. I 4-9. 



tAKQUlNlESE 51 

eoffle quello della citala tavola d'aggiunla fig. 2, che 
fb scavato presso l'an^teatro castrense '. - jntorpo a 
Areoesle si è parlato di ^pra , a proposito delle tomlie 
del genere Regulìni-Galassi quivi scoperte. Qui è da 
OQlare ancora clie colà si può rintracciare uno strato 
piò aoUco, corrispondente alle nostre tombe a pozzo. 
Si ha da Frenesie una fibula con disco e con arco 
IfiE^endìcolare , serpeggiante fpress'a poco come quella 
<ftlte Notùfie t Wi lay.. IH! 20) e un morso da cavallo 
(OD pezzi laterali a foggia di eavallo (come Amali 1883 

^i è accennato di. sopra, come suir £sqttilittQ Ira 
N^&^Uame laziale Irovi^mo parecchi tipi che sono spe- 
ali ^ella civiltà di yi}lanova difTusasi in Etruiia, e 
c^e^maiK^QO affatto '^ ^Ibaoo. Per contro noi troviamo 
ometti del cs^att^re albapp abbastanza in su neirEtinria, 
il che può provarci quanto strettamente affini siano i 
^^e gruppi, e come si .confondano quasi. Parlando 
d^ile Si9ppei;t^ fatte ad Allumiere (pag. 33-34) dissi 
S^, coaie qi^anlq v| si rinvenne (enga una certa po- 
sizione intermedia tra i due gruppi ; Y ossuarioi che 
q\ùV\ è frequente è un poco diverso dall' ossuario di 
Yjllanova , ma molto .soiQig|iante ; qui abbiafno delle 
Qroe a capanna e pQp poqhe forme di vasi accessori 
che sono specialmente albani. Trattandosi della nostra 
necropoli cornetana si accennò, come nelle tombe più 
natiche TossiiariQ di Yillappva sgesso vi è ^«iOstituilo da 
uD;uroa a capanna c^me in Albano. Anche tra i vasi 
'messori vi hanno qui molte forme che s' incontrano 
identiche in Corneto e in Albano. Vedemmo già, come 



* Qt^^fita RecueU/Tantìquités.Y àM;r. XCVI L 

' Nella collezione Ang. Castellani ; cf. Qonadiai % h e. p. 18, 

Ut. I 3. 7. 



52 l'antichissima necropoli 

presso Cornelo nelle tombe più antiche gli ossuari sono di 
sovente coperti da coperchi a forma di pileus, imitanti 
* la forma dell'elmo in bronzo quivi parimente scoperto * ; 
in uno di questi tali coperchi il picciuolo è -foggiato 
come il tetto di un'urna a capanna, sotto il quale è ac- 
cennata una rozza faccia*; molti altri coperchi ^pileus 
hanno il picciuolo fatto allo stesso modo. In un coperchio 
perfettamente analogo di un ossuario di Villanova, tro- 
vato presso Vulci, tale forma di picciuolo rilevasi più 
distintamente, essendovi riprodotti ad alto rilievo anche 
i travicelli del tetto *. Anche altri pezzi trovati presso 
Vulci ricordano il gruppo di Albano, cioè due piccoli vasi 
accessori della forma dell' ossuario di Villanova (confir. 
sopra, e la citata figura Bull, di paletti. IX tav. VI 13j. 
Né manca un vaso albano di provenienza sabina : un 
vasettino piatto e oblungo a quattro piedi trovato presso 
Rieti; pezzi identici si trassero dalle necropoli albane *. 
— L'essersi trovali in Romagna dei vasi fregiati di cor- 
doni a rete; come quelli di Albano, è un fatto che 
sarebbe meglio riportare, dove si tratta dei rap- 
porti tra queste necropoli e le terremare della valle 
padana *. 

La rassegna da noi fatta dell'EIruria ci ha mostrato 
che queir arcaico strato dì cultura da noi imparato a 

* Sopra pag. 12: cfr. le riproduzioiii neUe Notizie degli icani 
1881 tav. V 18, 23. 

' Bull. deU'Iìist 1882 173. Ghirardini, 2* Memoria 48. 

' Nel Museo dì Schwerin nel Meclemburgo. — *Ua terzo esem- 
pliktOf che ricQopre parimente un ossaario di Villanova, conservasi in 
Venezia; provenienza ignota, forse da Chiusi. 

* KeUa' collezione Nardoni in Koma. Rispetto alla forma può 
confrontarsi con quello delle Notizie degli scavi 1882 tav. XII 8, di 
Cometo; questo però ha piede rotondo. 

* SantareUi di uha stazione preist, scoperta a Vecehi(^zsano nel 
ForUvese (1884) tav. IH, 



tARQtlNIESE tÈ 

conoscere nelle tombe a pozzo presso Comelo, erasì ' 
disteso per lutto il territorio etrusco, poiché in tulle le 
località sopra nominate o lo abbiamo distintamente rav- 
visato., vi abbiamo incontrato indubitabili indizi della 
sua esistenza. In Yulci e in Chiusi sopratutto noi pos- 
siamo, come in Corneto, seguire uno sviluppo costante 
per via di parecchie specie successive di tombe, che 
fra loro si confondono, da quelle antichissime a pozzo 
sino alle camere sepolcrali deir epoca etrusca nel suo 
fiorire, con vasi greci importati e con iscrizioni etru- 
sche ecc. Neppure in Vulci e in Chiusi può rintracciarsi 
^ punto che segni una brusca soluzione di continuità in 
Jatto sviluppo, né constatarsi l'apparire subitaneo di un 
qaalciie elemento affatto nuovo da doversi spiegar colla 
ipotesi (Jeirimmìgrazione di un nuovo popolo. Per contro , 
i fatti archeologici messi in sodo nei luoghi nominati ci 
porgono testimonianze evidenti contro la teoria di cui era ' 
parola a proposito di Corneto, che cioè l'apparire delle 
tombe a scheletro coincìda con rimmigrazione del popolo 
etrusco. Ammessa la validità di tale teoria, quella nuova 
maniera di seppellimento dovrebbe apparire quasi contem- 
poranea ed essenzialmente simile nei luoghi accennati, 
che sin dairantichilà contavano tra le città principali 
degli Etruschi. Ma abbiamo veduto che non era questo il 
caso: tanto in Vulci come in Chiusi abbiam dovuto ac- * 
certare che Tinumazione era notevòlmenle più tarda e 
alquanto diversa da quella universalmente usata in Cor- 
neto. Ciò vale decisamente a confermare la giustezza del- 
ropinione da noi emessa a proposito della necropoli di 
Corneto, che cioè delle influenze esterne costanti, le 
quali resero più ricca e più varia la cultura materiale, e 
a poco 4 poco introdussero nuovi è più preziosi materiali, 
nuovi oggetti e forme, furono anche forti abbastanza per 



54 L'ANIICHlSSlStA HGCROPOr,! 

aprir la strada ad un totale eangiamenlo ne) dominio 
delle idee, tanto" da' poter gradatamente prevalete ù'ti 
nuovo l'ilo funebre. Ciò posto s'intende facilmente, coqie 
lalì 'influenze fossero più ràpidamente efficaèi presso 'la 
costa in Go'rnetó cb'é non iiéllé ciUa déolró terra come 
Viifci e Cliiusi. Del resto quando' si potesse p'rendfer 
per fondam^n'fò ciò' che fu accennato come' probàti'ife 
solfo Vuici"[p. 35), che cioè' quei coperchi di henfrd 
con iscrizioni elrusche quivi trovati àbbiiin servito 'a 
coprire dei vasi' ossuari h'elle tombe a (iozz!o', allora lat 
questione' coiiceriienie quesfe slésse tomb'e^come pree- 
trusche e lio'n élrusche sarebbe '^éfìnitiviunénte risoluta. 

Se ora noi vogliamo ricercare io altre parti d'Italia 

nuovi materiali per islftuir confronti , dobbiamo aXiiì 

tutto rivolgerci al nord al di là déll'Apeiiiiìiiòte quìtìdì 

fermarci" nel territorio di Boì'ognà."'A'cÌ"6 gìU ^ fe"àc- 

cennàl'o' più sopra; già sin dal princìpio' si è' deità che 

lo' strato di'^civlltà da noi inciìntràtò nelle tombe i i^bzzb 

córneta'ne eràsi per la priiha' v'oWa rÌvélafò''j)resso'I{o- 

av'eva ricevuto il ^uo nome di civiltà'di 

nel 1853 che il conte 'Gi^izàdini scopri 

di Vitlanóva presso"B'olo^na ctnélla hè- 

rese per la' prima volta nòto quel pe- 

1 e gli diede il home '. In seguilo fu 

lérìe continuata dì necropoli 'ad 'otóìdénte 

il della porla S. Is^là;' è'i scavi estèsi 

mivi tìraticàli ci h'àilno cfalo à'feonosfeferè 

rc'aica cìViltà meglio 'e'"più èonijiìulimenfè 

i"cfi Villariova" stessa, e qui noi possiamo 

' Goizidinì di un tepolereto etrutco lesperlo presto Jktogaa, 1834 ; 
1^, tntortio-«d atlre teUaniana tombf- del tepokrelQ etrxixco, 1856 ; lil. 
la nèenipo!'. ite Vi/lurnva, 18*0, 



TARQUINIBSk 55 

seguir Io svolgimento costante di essa civiltà durante 
UD periodo di tempo assai lungo '. 

Le tombe più antiche trovansi nel lato orientale del 
fondo Benacci, vicino alla porta; quanto più ci allon- 
laniamo dalla città, tanto più recenti divengono in ge- 
nerale le tombe; a questo modo traversiamo nella di- 
rezione di oTOSt i terreni che prendono nome dai ìqvo 
ì^ssessori Benacci. De Luca, Arnoàldi, Tagliavini e il 
tratto Stradello della Certosa; arriviamo al Camposanto 
Mia città, presso la Certosa, dove molto profondamente 
sotto le moderne sepolture incontriamo le tombe di 
l%\s\wa, di epoca prettamente etnisca con vasi greci a 
5?ure nere o rosse ecc. '. 

1\ contenuto delle più antiche tombe Benacci s'ac- 
^rda essenzialmente con quello da noi ritrovato nelle 
tombe a pozzo presso Corneto; certe diflfererize, còme 
9. e. il non incontrarvisi urne a capanna e coperchi ad 
elmo o pileus, sono d'importanza secondaria; l'accordo 
"i^^l modo di seppellire e negli oggetti più caratteristici 
costituisce il nesso intimo. Devesì tuttavia avvertire che 
queste tombe Benacci appaiono un poco più recenti che 
le più antiche cornétane: a mo' d'esempio, la forma 
di fibula con disco alla staffa, che ivi abbiam ricono- 
sciuta per caratteristica delle più antiche tombe, qui 
^ stata rinvenuta in una sola delle tombe Benacci (in 



* Cfr. particolarmente Zannoni gH scavi deila Certosa, e inùeme 
diyeisi scrìtti del Gozzadini e particolarmente: intorno agli scavi 
archeologici fatti dal sig. Arnoaldi-Veli, 1877; Brizio MonumnU ar* 
<^Heoto(;ict ddla provincia di Bologna (VApenrìino Boiognese 1881 ). -^ 
Mediante i risaltati ottenuti possiamo riconoscere come anche là ne- 
cropoli di Villanova abbraccia nn lungo sviluppo, attraverso a pa- 
recchi periodi successivi. 

' Posso qui lasciar da parte la circostanza che ^dei gruppi di 
toml)e più recenti anche in vicinanza della ci^ s* incontrano negli 
strati più alti sopra le* più antiche. 



è6 L^AKTICHISSIMA nécbopolì 

due esemplari); la forma ad arco semplice, in molte 
varielà, è qui la più frequente. Ora io non entrerò a 
caratterizzare minutamente i diversi gruppi di tombe ; 
basta il dire che nei più recenti gruppi Benacci e più 
ancora nel fondo Arnoaldi le tombe appariscono sempre 
più ricche, le forme sempre più recenti, come qui si 
presentano nuove materie e forme ecc.; il trasformarsi e 
Tammodornarsi dei tipi può studiarsi particolarmente 
bene nelle fibule; ciò che si disse a tal proposito a 
pag. 11 parlando di Corneto, vale anche qui \ Mi con- 
tenterò di rilevare che qui non s incontrano quelle 
specie importate di vasi dipinti a decorazione geome- 
trica da noi spesso ricordati nella regione cisapenninica; 
né quelli della tomba del guerriero, o della nostra 
tomba deirs Marzo, né quella specie che è caratteriz- 
zata dalle ripetute lekythoi con strisce brunastre e qua- 
drupedi in corsa; e neanche vasi corinzii della specie 
più antica {furono qui ritrovali. Tutto il vasellame qui 
esistente è indigeno, con ornamenti geometrici dapprima 
graffiti, più tardi impressi: in parecchi vasi la decora- 
zione geometrica propria del paese è espressa per mezzo 
d una pittura primitiva gialla chiara sulla massa oscura 
dell'argilla. 11 periodo del commercio fenicio-cartaginese 
può afìche qui rintracciarsi, ma debolmente: alcuni ido- 
letti e scarabei di smalto, come anche alcuni pezzi di 
avorio scolpito furono rinvenuti nel gruppo Arnoaldi e 
nelle tombe contemporanee. — Qui presso Bologna 
tombe a scheletro trovansi solo raramente fornite di 
oggetti del periodo arcaico e allora per lo più queste 
tombe nel loro carattere totale differiscono talmente da 

* Un ecceUente esposizione di questa trasformazione delle forme 
di fibula nelle necropoli bolognesi è stata data dal Montelius Spànnen 
fran bronsaldern, e specialmente ap. 121 seg<, do v' egli presenta ano 
tabelle statistiche molto istrattive. 



tABQUINIESB 5? 

tallo ciò che s'ìncoDlra nelle tombe ad incinerazione, 
cbe si è credulo dì dover pensare ad un' altra nazio- 
naiità ; verso il fine del periodo Arnoaldi si fanno tut- 
tavia alquanto più frequenti. Quando però l'iuuma/Jone 
diviene costume generale, noi ci troviamo in un'epoca 
abbastanza più tarda, e ravvisiamo una cultura del 
tatto nuova. 

I due punti d^lo sviluppo illustrato da queste ne- 
cropoli bolognesi, che debbono particolarmente fissare 
la nostra attenzione, sono il principio e la fine. Si è 
^ accennato di sopra cbe il più antico periodo Benacci 
¥mbra alquanto più recente che le più antiche tombe 
isso Cornato. Gli è però da osservare che può darsi 
ie la parte più antica della necropoli di Bologna non 
h sY^Lla ancora scoperta. Infatti una parte del fondo 
Benacci, la più vicina alla porta S. Isaia, non è stala 
ancora esplorata. E il noto grandioso ripostìglio di 
S. Francesco in Bologna, che è da riportarsi presso a 
poco al secondo periodo Benacci , contiene molti oggetti 
^cennanli ad un'epoca più antica che non le più au- 
liche tombe sinora ivi scoperte. Nominerò, a mo' d'esem- 
pio, \ naolti frammenti di fibule con disco o con vera 
spirale alla stafi'a. Siccome poi gran parte di questo 
rìposliglìo è da ritenere come una raccolta di vecchio 
metallo destinalo alla rifusione, è molto naturale che 
io quei frammenti si ravvisi una conferma deiripotesi 
che le tombe appartenenti alla fase più antica della 
ci villa di Villanova non siano stale ancora scoperte. 

Rispetto airàltro punto servono d'illustrazione i falli 
rilevali nel fondo Arnoaldi-Veli. Qui nella parte più 
orientale noi abbiamo delle tombe che si mostrano le 
più recenti in quello sviluppo di civiltà, i cui più bulichi 
periodi conosciamo nei terreni situati più verse est: Slra- 
dello della Certosa, poderi de Luca e Benacci. Dall' est, 



&8 L* ANTICHISSIMA NECROPOLI ^ 

cioè dal podere BcDacci, procedendo verso ovest sino alla ^ 
parte orientale del podere Amoaldi, noi possiamo se- ^ 
guire UD sepolcreto continuato, nel quale quanto più '» i 
ci avanziamo in quella direzione, tanto più discendiamo *Vi 
in ordine al tempo. Nel gruppo più moderno sono anche %\^ 
qui abbastanza frequenti le tombe a scheletro con una ri 
suppellettile la quale corrisponde con quella delle tombe «« 
ad incinerazione e ci mostra la fase più recente della i^ 
civiltà di Villanova. Per contro nella parte occidentale w 
del medesimo podere Arnoaldi noi troviamo tombe di /ri 
tutt' altra specie, cioè tombe a scheletro con vasi greci ^i 
dipinti, specchi, candelabri, stele scolpite ecc., tom^e ^ 
insomma d'innegabile carattere etrusco. Siffatte tombe ^ 
continuano verso ovest fin sotto la Certosa. Nel fondo 
Arnoaldi, dove queste due necropoli sono più vicine, 
non giungono tuttavia a toccarsi, essendo separate per 
uno spazio libero, senza sepolcri , di 56 metri di lar- 
ghezza; una fossa larga metri 2,S sembra che limitasse 
l'antica necropoli verso occidente ^ 

La civiltà di Villanova non è diffusa soltanto nel Bo- 
lognese ', ma si distende anche* più oltre nella regione 
a mezzogiorno del Po, e giunge ad ovest fino al fiume 
Panaro, e ad est sin presso Ancona '. 

Toccherò con la massima brevità anche gli altri 
gruppi dell'Italia settentrionale che si prestano a 
confronti. 

A nord del Po troviamo un altro gruppo affine, che 
ha il suo centro nei monti euganei, specialmente presso 

* Gk>z8adiiii nuovi scavi nel podere S. Polo presso Bologna ( No* 
tizie degli scavi 1S84 Febbraio e Settembre) ; Brizio suUa nuova 
sitala figurata p. 16 segg. 

' SolU'sna diffusione nel Bolognese cfr. Gozzadini néiV Apennino 
bolognese ,19SI, parte seconda, passim. 

' Chierici BulL di paUtn, lY, 76 seg, ; Pigorini ìbid. IV, 122 seg. * 
Zannoni Oli scavi della Certosa, passim. 



TAkQUlNIBSB 59 

Este, dove delle importanli escavazioni pralieate negli 
Mim anni ce lo hanno rivelato*. Il perìodo più au- 
lico qui accertalo nelle tombe mostra affinila col più 
ufieo perìddo Benacci; il suo ossuatrio di presenta una 
(oribà alnalbgà a qulello di Yillanova; sembra tottavia 
chei' quésto periodo I estense, del quale per altro non 
possediamo ancora un grande materiale, 'sin in complesso 
ilquanto 'più reéente che il perìodo I Benacci. Nel pe- 
iMlb II euganed all'ossitorìo sopra nominato ne sottentra 
maltrtt a forma di sitiila; la quale è particolarmente 
^ralierislica del gruppo euganeo. Inoltre certe forme il 
id 'uso cèssa abbastanza {ireste nel Bolognese, qui du- 
ne a lungo, e subiscono un particolare svolgimento ; 
Àimin(irò*^iQo' d'éèempio i graddi cinturoni di bronzo. 
.^el perìodo IR qui troviamo spesso riuniti nelle mede- 
sime' tómbe degli oggetti fehe presso Bologna nel fondo 
Amoaldi rìnvengonsi separatamente nelle tombe etrasche 
6 nelle più recenti tra le arcaiche. Quabto al principio di 
questo tet^o periodo edganeo, THelbig 1. e. ha stabilito 
if'dato croDoìòfglòo, cbe'sia da' riferirsi alla seconda 
metà del 5^ s'écòlò/ 

' Questo grùp^b euganeo è abbastanza diffuso nel- 
VUatìà nòrd-est ; verto ovest si fecero deHe scoperte 
ad esso relative sino nel Comasco (p. e. presso Mon- 
lorfàrio, Giviglio); vèrso est' giurlge sino alla regione al- 
^ìfài^^ si rì(5óhnetfe 6on le sdoperté fatte nell'Istria, 
GSrììiola eco., éoófòndendosi col gruppo alpino cosi- 
detlòdlHanslatt!' •' ^ • 

Verso occidente collegasi col gruppo euganeo un 

* Completa indicazione deUa relativa letteratura presso Benve-> 
irati Indicazione del museo di Este^ Bologna 1882; pubblicazioni prin- 
cipali; Prosdotimt^Aoiriife delle 'neerofoU^uganaediSiiie, (Mine degli 
jcaui, Qeonaio 1882); Helbig la necropoli di Sste (nel BuU. dell' fm. 
m% 7^81} ; Cordenofl» Amati 1882^ < 99*1154 



■■■ 



ÓO L*AKTICH1SSIMA NECROPOLI 

altro gruppo distìnto, copiosamente rappresentato so- 
pratutto nella valle del Ticino e noto sotto il nome di 
gruppo di Golasecca \ Anche in questo gruppo si di- 
stinguono diversi periodi; esso è più affine all'euganeo 
che non a quello di Yillanova: il modo di seppellimento 
(incinerazione) accordasi nei suoi tratti generali, ma 
l'ossuario e i tipi più caratteristici sono diversi. I pe* 
riodi di Golasecca sembrano paralleli agli euganei , forse 
un poco posteriori, come eran gli euganei a quelli di 
Bologna. 

Qui dobbiamo menzionare ancora un altro piccolo 
gruppo dell' Italia settentrionale, che è designato dalla 
necropoli di Bismantova (prov. di Reggio d'Emilia) '. 
Qui rincontriamo il medesimo rito funebre : vasi, 
con dentro ossa bruciate ed alcuni oggetti in bronzo, 
deposti sotto terra e di solilo protetti da una piccola 
cassa in pietra. Queste tombe portano il carattere di 
un'alta antichità: qui non troviamo nessun vaso acces- 
sorio accanto air ossuario, soltanto alcune fìbule ad 
arco semplice, coltellini di bronzo, la cui forma ricorda 
più le tercemare e le palafitte che non il tipo di Yil- 
lanova ecc.; rossuario qui comune è affine a quello 
di Villanova, ma forse più antico. Neil' insieme queste 
tombe hanno l' impronta di una maggiore antichità che 
il periodo I Benacci. Tombe dello stesso carattere 
sono inoltre rintracciate nella provincia di Como (presso 
Moncucco e Capriano) e nel circondario di Varese (presso 
Robarello e Bi^ndronno). 

Tra le scoperte isolate nell'Italia settentrionale io ne 
ricorderò qui alcune di speciale interesse, perchè con- 

* Lavori principali di Castelfranco nel BuiL di paletru II. III. 
VIHi IX; 

' Chierid: BuU. di paletn, itoL 1 p. 42 segg. tav. II; II, 242 
segg. tav. Vni; Vili, 118 segg. tav. VI. 



TARQUINIESE 61 

tenenli tipi mollo antichi ; per molte di queste scoperte 
è tuttavia da notare che le relative notizie non son da 
ritenere assolutamente esatte. Una fibula con disco di 
spirale sul dinanzi è stata pubblicata siccome rinve- 
nuta nel Modenese *; nei dintorni di Piacenza sareb- 
bero slati trovati alcuni antichi coltelli di bronzo, tra 
i quali un rasoio lunato, e una fibula di tipo cornetano 
[Notizie 1881, tav. V 22) con disco e bastoncino 
Iransversale * ; presso Oderzo (non lungi da Treviso] 
sarebbesi trovata ancora una fibula con disco i^come 
quella del Montelius Spànnen fig. 23) V Nel Trentino 
ora conosciamo bene la necropoli di Vadena, la cui 
parte più antica ci mostra una civiltà che offre 
molti punti di contatto con la civiltà di Yillanova e 
col gruppo euganeo ; pare però che anche qui for- 
me più antiche siansi lungamente conservate *. In- 
torno a certe fibule dei tipi comefani più antichi che 
sono nel Museo di Verona, non si sa nulla ; esse po- 
trebbero provenir da altra parte. A questo proposito 
ricorderò anche che una siffatta antica fibula con disco 
di spirale fu trovata nella Svizzera nel Canton Vallese V 

Per finire. di passare a rassegna l'Italia in cerca 
di materiale che si raffronti con la civiltà delle più anti- 
che tombe cornetane , ci rimangonp a percorrere le 
regioni orientali e meridionali. 



V Catalogo descriltivo delle raccolte cU Amilcare Ancona in Milano, 
tav. XIII 21. 

*.Nel Musée de la ville de Genève, catal. n. I, 62-66. 

* Vidi un disegna di questo pezzo dal sig. Prosdocimi in Este; 
dove si trovi Toriginale, non so. . 

* V. la meritevole monografia di P. Orsi la necropoli italica di 
Modena, Rovereto 1883. Vedi anche Oberziner i ^dft', Roma4883. 

* Del tipo Montelius 1. 0' fig. 19; ^el Musée <;anlon,al 'd^-lAU- 
smne. 



62 L*ANTICHISS1MA NECROPOLI 

Nella costa orientale dell' Italia è a nostra notizia 
dal Piceno sino giù neirApuIia una serie di scoperte 
contenenti in parte degli oggetti che s'accordano con 
quelli attinenti alla civiltà di Yillanova. Non posse- 
diamo tuttavia notizie esatte intorno alle necropoli di 
questa regione, ad eccezione del territorio di Tolen- 
tino nella parte settentrionale e dell' Apulia nella meri- 
(tìonale *; della contrada intermedia si ha materiale 
in abbondanza; ma sinora non fu reso accessibile me- 
diante buone pubblicazioni che c'informino sulle cir- 
costanze della scoperta, sulle forme delle tombe ecc. 
In questo territorio si ravvisa al primo sguardo una 
differenza essenziale ; qui non troviamo tombe cinerarie 
a pozzo ma solo tombe a scheletro ; l'ossuario di Yil- 
lanova e il relativo vasellame di buccheri primitivi 
graffiti qui manca affatto. Di stoviglie ve ne ha molte 
in queste tombe a scheletro e nelle forme scorgiamo 
parecchie analogie con quelle del grnppo di Yillanova, 
ma la massa, la fabricazione, il carattere generale del 
vasellame è qui del tutto diverso. E^li è particolarmente 
tra gii oggetti di metallo che noi troviamo l'accordo; 
anche qui vediamo molte fibule dei tipi antichi con 
djsco e ad arco semplice, rasoi lunati ecc. *. Si è 
distinto un periodo più antico ed uno più recente. 



* Cfr. partìcolannente SiWeri Gentiloni Btdl. di paletn. VI, 155 
segg.*^ U. Annali 1880, 214-20; Id. Ihtisie degli scavi 1883, Settem- 
bre; Aileri Bull, di paletn. II , 19-25; Chìapetti Notizie degli scavi 
1880, 34 ) segg, SoirApolia vedi particolarmente Angelo Angelacci Ri- 
cerche preistoriche e storiche, 1876 ; Id. gli ornamenti spiralifonni, 1876. 

* Il materiale soprattutto nel Museo di Ascoli Piceno; molto 
anche noi Moseo preistorico di Boma, qai tuttavia la maggior parte 
alquanto più recente. Bronzi del menzionato antico tipo i pia in 
Ascoli, Piceno; deU*Apnlia qualcosa è in Torino ; cfr. i pezzi riprodotti 
in MoQteUas is^nnen fig. 16. 24- 115, 



TABQUINIBSE 63 

E verso il punto dì divisione cominciano ad apparire vasi 
greci dipinti a figure nere o rosse, il quale fallo prova che 
il periodo più antico scende cronologicamente abbastanza 
giù, fino nel 5"" secolo, serbando in uso certe antiche 
forme che dall' altra parte dell' Spennino noi incon- 
Iriamo soltanto negli strati più antichi delle tombe a 
pozzo '. L'essersi conservalo qui nella costa orientale 
della penisola uno stadio primitivo più a lungo che 
nell'occidentale è un fatto che sia ccorda perfettamente 
coi dati a noi noti della storia V 

Quanto si dice qui, vale non solo per la regione 
costiera, ma in gran parte anche per la contrada mon- 
tuosa nel centro della penisola. Deir Umbria si fece 
già parola sopra (pag. 47-48) ; anche negli Abruzzi fu ri- 
trovalo siffatto materiale '. 

Neir Italia inferiore , specialmente nella Campania, 
troveremo diverse cose che qui debbono esser prese in 
^Dsiderazione. Presso Suessola fu esplorata in parte 
an'estesa e mollo interessante necropoli, che deve es- 
sere stata in attività per parecchi secoli ^. Oltre a 
vasi greci di molte specie ed epoche qui si trova una 
quanlilà di bronzi di carattere arcaico strettamente 
affini con molli oggetti del perìodo di Villano va. Le 



* Cognizioni più esatte del materiale permetteranno forse nna 
divbione più minata soprattatto dei periodi più antichi. 

' Gfr. anche Helbijg; Osservazioni sopra il commercio deW ambra 
p. 16; Id. das homerische Epos p. 32. 

' Materiale in Snlmona ed Àqula; flbola con disco di Àgnooe 
(nel B. Antiquario di Berlino, n. 7178); an*altra somigUante con una 
spada di bronzo del tipo italico meridionale trovata nella prò?, di 
Aquila (nel Mns. preist. di Roma) ; scoperte dei dintorni di Anfidena 
{Misie d^U scavi 1877 e 1879). 

* Cfr. F T. Daha Ball, deltfnsL 1878, 145-165, particolarmente 
152 segg.; NolUie de^ scavi 191B, 97-110. 141 -145. 170*175» tav. fV- 
VI; 1879, 69-70. 187-188. 207. 



»^ .»» -V 



àlias) sufficienti informazioni 
a ntiDvamento del materiale 
. .j. luaù, lì sul luogo stesso, aCaa- 
. -,-,^111 ritrovali erano conservali presso 
• ..L Xaivello Spinelli, di ottenere notizie 
v. jiiiaie in proposito. È certo tuttavia che 
..Olialo a fare con tombe cinerarie a pozzo, 
'Ki\ si trova tra i vasi nessun tipo speciale 
uciiio; sembra invece che le più antiche tombe 
lios^ho cadaveri deposti immediatamente nella 
tiia e coperti di pietre, sotto alle quali trovansi gli 
;^oUi. Tra i vasi primitivi v'ha di quelli che pre- 



V>J 



'- HIV, iJ 



{) 



sentano una certa somiglianza con la specie del tipo 
di Yillanova che si trova neir Etruria. Ma sono partico- 
larmente i bronzi quelli che qui c'interessano. Qui si 
trovarono fibule con disco alla staffa in gran quantità '; 
altre ad arco semplice, e parecchie dei tipi che s in- 
contrano nelle più antiche e nelle più recenti tombe a 
pozzo cornelane. Rilevo però che qui non mi è occorso 
d'osservare il rasoio lunato. Del resto abbiamo qui 
anche molti bronzi arcaici che in Etruria non si tro- 
vano affatto solo per eccezione; p. e. le fibule spi- 
rali a guisa di bulla qui rinvenute in forme riccamente 
sviluppale. - Qui furono ritrovati pure molli scarabei 
ed idolelli egizi di smalto. - 1 vasi cometani primitivi 
già nominali, dipinti con decorazione geometrica, son 
qui notevolmente numerosi ; segnalerò una specie di 
orci, che in Gorneto s'incontrano nelle tombe a fossa. 
La specie spesso menzionata che è caratterizzata dalle 

* MonHUiia Sp^nnm eco. riproduce fig. 5 una fibula con disco 
di una variotà tardm del Museo di Cracovia; questo peno proviene 
eertamoute diUk Gaiopanla, dove se ne trovarono moltissime somi- 
gliaiitl (nei muiei di C^qoeUo, Gapua, Bologna, coU. Boorguignon in 
Napoli), 



TABQUIKIKSE ^ 

ìekythoi con strisce bninastre e quadrapedi io corsa, è 
qui molto numerosa. Questi vasi si trovarono in tombe 
del tipo più antico, ma dalle notizie non risulta chia- 
ramente, se anche i più antichi tipi di bronzo furono 
ritrovali insieme con questi vasi dipinti. La parte più 
antica della necropoli sembra essere stata in uso sin 
quasi air anno 500. Forse anche qui sarebbe a veri- 
ficare che le forme antiche perdurarono sino ad un'epoca 
abbastanza tarda. - Del tutto diversi da questa specie 
più antica erano le altre forme di tombe, in cui con- 
tenevansi vasi greci del 5^, 4** e 3*» secolo. 

Bronzi simili a quei nominati di Suessola, di cui è ricco 
il Museo di Cancello, particolarmente fibule con disco, si 
trovano anche in altre collezioni deiritalia inferiore e so- 
pratutto della Campania. Così v'hanno nel Museo di Capua 
alcune fibule identiche alle più antiche di Corneto; nella 
collezione Borguignon in Napoli vi sono anche parecchie 
%bule con disco e un elmo di bronzo come quello di 
Corneto con crista, trovato presso Capua *. Di tali 
fìbule con disco sì conservano in varie altre qolle- 
zionì '. Segnalerò particolarmente un paio di oggetti 
trovati in Pesto, ma non insieme, molto affini ai nostri 
oggetti cornetani, cioè una fibula con disco e baston- 
cino Iransversale (come Notizie 1881 tav. V 22) ed 
nna situla di bronzo, della forma dei nostri Mon. 
tav. LX 5 *. - Fibule con disco furono ritrovate inoltre 



' P. von Dtthn Annali 1883 p. 188, tav, d'agg. N n* 2, 
* Una come quelle di Corneto nel Maseo preist* di Boma (di 
Terra di lavoro o degli Abruzzi) ; parecchie di diversi tipi con di^o, 
nel Mus. brit (della coli. Tempie < certamente delllt^ìia jueridio- 
naie ») ecc. 

' La fibula si trova nella coli. Ancona in Milano (n. 810); ftam.^ 
menti di diverse altre simili nella medesima collezione < anche dell^Itialia 
meridionale ». La situla nel Museo di Napoli (n. 68, 874» antico, 
n. 7348); essa è più alta e svelta che la nostra cornetana ed ha solo 

Annali 1885 $ 



66 l'antichissima necropoli 

anche nelle regioni più meridionali, in Calabria e in 
Basilicata \. 

Della Sicilia io non conosco sinora altro materiale 
da potersi confrontare con le più antiche tombe a 
pozzo, se non delle fìbule in bronzo del tipo antico ad 
arco semiilice *. 

Abbiamo passato in rivista tutta \ Italia rintracciando 
il materiale da confrontare con quello che incontriamo 
nella parte arcaica della necropoli di Corneto ; con ciò 
noi abbiamo abbracciato d'uno sguardo quello strato 
di civiltà italica, che i paletnologi italiani chiamano la 
prima età del ferro. 

Abbiamo già potuto rilevare che quel complesso di 
forme costituenti il gruppo di Villanova, al quale deve 
riferirsi anche II nostro materiale cornelano, non è 
proprio e particolare di questo solo gruppo. Abbiamo ve- 
duto, come molti dei tipi più notevoli di quel ciclo siano 
rappresentati presso a poco in tutta quanta \ Italia, ap- 
parendovi non già identici e nelle slesse circo.^tanzc, 
ma pure, in guisa che alcuni fra i tipi più antichi e 
fondamentali, come p. e. le più antiche, forme di fibule, 
s* incontrano nei luoghi più , di versi, sebbene in mezzo 
a diverse suppellettili e riti funebri differenti. 



un manico ; ha pareti lisce, ma an piede come il citato; il direttore 
8ig. de Petra ^ mi comanicò gentilmente ch'essa < proveniva da Pesto 
insieme con altri vasi in bronzo ». 

*'I1 prof.- Barnabei menzionò nelle adunanze delllnst. de' 12 
e 1^ Qeim. 1883 la scoperta di siffatte fibule in due diversi luoghi 
nella costa occidentale delPApalia; oltre a ciò un'altra simile nella 
collez. nietapontina, trovata presso Castelmezzano insieme con fram- 
menti dt vasi primitivi con ornamenti geometrici graffiti; cfr. Notizie 
degli scavi 1882 p. 388. — Una fibula di Nicotera neUa prov. di 
Catantarò h pui>bl. nel tìnlL 4i pakin. X p. .50 seg. tav. hi 3. 

^ Virchow VerhandL d. Derliner arUhr. Gesellsch. 1884 p. 214. 



tABQUINIK» 67 

Volando valerci del materiale archeologico appar* 
tenente all'epoca preistorica, per trarne deduzioni etno- 
logiche, dovremo anzitutto chiarire alcuni principii gè* 
Dorali , che in parte potrebbero sembrare owii ma 
di cui spesso non si tenne il dovuto conto. Primiera* 
mente non è da dimenticare che l' affinità nell'apparato 
esterno della cultura non prova nulla per la maggiore 
o minore affinità nazionale. Nella storia non mancano 
esempi di popoli diversi che pur sono in possesso 
d'una civiltà analoga , delle medesime forme e stili ; 
anzi questo caso si verificherà ogni volta che tale 
civiltà e tale stile sia venuto dal di fuori , per influenza 
di un medesimo popolo di cultura predominante. So- 
prattutto poi allorché si tratti di un grado inferiore di 
civiltà, la vita svoltasi nelle medesime condizioni na- 
turali, in contrade affini, imprimerà facilmente una 
certa uniformità nella cultura esterna dei più diversi 
popoli. Vuoisi che si siano accertati ben più profondi 
accordi nella cultura spirituale, nelle credenze popo- 
lari, nei concetti e nei costumi, perchè il paletnologo 
possa dedurre dal suo materiale delle conclusioni che 
abbiano aspetto di verosimiglianza. Se non che, anche 
in questo caso, egli deve procedere con la massima 
cautela, potendo bene accadere che dei popoli vicini, 
rimasti a lungo sotto le medesime influenze civilizza- 
trici, assumano un aspetto somigliante nella cultura 
spirituale, in quanto essa manifestasi in quegli usi e 
costumi rituali che Tinvestigatore dei tempi preistorici 
paò rintracciare mediante il suo materiale. Affinchè 
poi i risultali ottenuti per tale via meritino qualche 
fede, debbono essere stati dedotti da un grande mate- 
riale di diversa specie, materiale che valga a chiarirci 
non solo delle forme, degli stili e dei riti funebri ma 
anche dei luoghi di abitazione e dei modi di vive- 



W L*ANTlCfilSSlkÀ NECKO^Oti 

re , in guisa da permetterci di congetturare fino ad 
UD certo grado anche le istituzioni e i rapporti so- 
ciali. Quando si tratti di epoche che sono a contatto 
dei tempi storici, allora debbono, naturalmente, con- 
sultarsi le fonti scritte con le loro antiche tradizioni ; 
quando queste attestino a favore dei risultati archeo- 
logici ottenuti, richiedesi ancora per conferir loro una 
certezza perfetta la conferma dei risultati linguistici, 
tratti, dove sia possibile, non solo dalle iscrizioni e 
dai testi, ma anche dai nomi locali e dalle parole atti- 
nenti alla cultura ecc. V - E poiché sono su queste 
osservazioni generali, toccherò anche un altro punto 
dove i paletnologi spesso s'ingannano. Prendendo le 
mosse da diversità nazionali esistenti in un tempo sto- 
rico, si cerca spesso di rilevarle ancora in un materiale 
proveniente da quella lontanissima epoca, quando forse 
siffatte diversità non erano osservabili per non essere 
ancora tanto olire progredita la differenziazione. 

Ricordiamo che noi caratterizzammo il gruppo di 
Villano va non solo mediante certi tipi di oggetti, uten- 
sili ed ornamenti, e mediante un proprio stile di de- 
corazione, ma anche mediante una determinata maniera 
primitiva di seppellimento con una data forma dì vaso 
adoperata come ossuario tipico. Questo gruppo carat- 
terizzalo in siffatto modo fu da noi ritrovato in una 
regione ristretta, i cui limiti possono assegnarsi con 
notevole precisione : nel Bolognese , a sud del Po , 
verso est sino al mare, verso ovest fino al Panaro; 
nell'Etruria verso il nord sino all'Arno, verso est e 
sud sin presso al Tevere. Di gruppi che specialmente 

* Io non parlo qui dell'antropologia, perchè mi sembra provato 
clie le affinità antropologiche non sempre corrispondano ad affinità 
^azionali. 



TABQUIKIB8S 69 

nei più antichi periodi mostrassero eoo esso uDa stretta 
affinità, noi trovammo uno al nord del Po nell'euganeo, 
uno a sad del Tevere nel laziale. Incontrammo ancora 
lo stesso modo di seppellire, almeno nei suoi tratti 
principali, negli altri gruppi dell'Italia settentrionale 
appartenenti alla prima età del ferro. 

La questione che ora dobbiamo poire, si riferisce 
airorìgine di questo gruppo archeologico, al modo 
onde si è formato e diffuso. Per rispondere a questa 
questione noi dobbiamo anzi lutto ricercare, se in ({ueste 
regioni trovasi qualcosa di epoca più antica, che possa 
darci le premesse e contenere i germi di quello svi- 
luppo che noi osserviamo nelle necropoli del tipo di 
YìUanova. Siffatto più antico gruppo è, a parer mio, 
quello che noi troviamo nell'Italia sellentrionale nelle 
lerremare e nelle palafitte della età del bronzo '. Nelle 
necropoli dei terremarìcoli rileviamo le premesse ed 
i primordi degli usi sepolcrali del gruppo di Yillanova: 
\^ ossa bruciate dentro ossuari, qualche volta con vasi 
accessori e con scarsa suppelletiile di bronzo. E fra 
le forme di questo gruppo del bronzo deirilalia set- 
tentrionale troviamo gli antecedenti tipici di molte cose 
appartenenti al periodo di Yillanova, p. es. il paalstab, 
il doppio rasoio, da cui poi derivò il rasoio lunato; 

* Cfr. Helbig die Italiker in der Poébtne^ 1879, dove sono rias- 
sunte le investigazioni dei ricercatori italiani (specialmente Chierici, 
Pigorìni e Strobel) e i risaltati condotti più innanzi. Per quanto con- 
cerne ì rapporti tra le terremare e la prima età dei ferro, io devo 
accettare essenzialmente le opinioni sostenute dai nominati dotti. 11 
eh. prof. Brizio in Bologna (come anche il prof. Sergi quivi stesso, 
dal punto dì vi«ta antropologico) in una seiie di lavori ha csifosto 
altre opinioni; ainmetto il valore di alcuni suoi argomenti e rico- 
nosco che la questione delle terremare presenta ancora alcuiìi dati 
difficili, non ascora ben chiariti; qui tuttavia non è il luogo per 
discuterli ; e spero di poter presto trattar particolarmente tale que- 
stione in un altro lavoro. 



70 l'antichissima necropoli 

anzi col Gozzadini e col PigoriQi credo anche io che 
in certi ossuari delle terremare debba ravvisarsi il 
prototipo deir ossuario di Yillanova ^ una forma in- 
termedia trovasene poi neirossnario dell' antichissima 
necropoli di Bismantova V La civiltà di Villanova tro- 
vasi nellìtalia settentrionale dentro confini molto più 
stretti ohe la precedente civiltà delle terremare, e questo 
è un fatto per cui io non trovo ancora una spiegazione 
soddisfacente. 

La civiltà delle terremare si collega con tatto il 
perìodo del bronzo dell'Europa media, e certamente 
si è distesa neir Italia settentrionale provenendo da 
nord-est. Sembrando ora accertato che nell'Europa 
media orientale e specialmente in Ungheria noi abbiamo 
terremare e sepolcreti ad incinerazione spettanti all'età 
del bronzo, ci è dato di rilevare il nesso e la diffu- 
sione di una cultura che nell' età preistorica abbrac- 
ciava estesissime regioni V Da quanto abbiamo qui ri- 
ferito, possiamo ^ià trarre una risposta alla questione 
proposta di sopra : gli antecedenti immediali delle ne- 
cropoli del tipo di Villanova s'incontrano nell'Italia 
settentrionale e i più rimoti nell'Europa media orientale. 
Dobbiamo pertanto concludere che il diffondersi in 
Italia della civiltà di Villanova è da concepirsi come 
un movimento dal nord al sud. 

A voler poi entrare più addentro nella questione 
ed appurare altresì l'origine del complesso di forme 
appartenenti al gruppo di Villanova, dobbiamo volger 

* Bull, di paleln. X p. 46. 

* Anche la forma dèi rasoio qaì trovato è intermedia tra la 
forma delle terremare e il rasoio lunato giunto al 000 pieao sviluppo. 

* Intorno a questo pnato io mi sono particolarmeute dichiarato 
in un «rtiéolo: di alcune relazwni paUtnoìogiefi» fra l'IìaUa e l' Eu- 
ropa emlraUy nel BuU. di paktn. Uai. YHI 86-44 ; cfr. anche Undset 
das erste Auftrelen des EUens p. 505 seg. 



TARQDJNIB8B 7| 

lo Sguardo anche fuori dìlalia, per ricercare fiso a che 
punto questo ciclo dì forme, in tutto o in parte, fosse 
couosciulo anche in più lontane cotìtrade. 

Id Grecia ci volgeremo subito ad Olìmpia» donde 
in questi ultimi anni venne alla luce un cosi ricco 
materiale di oggetti in metallo. Qui rincontriamo, par- 
ticolarmente tra le fibule , un gran numero di forme 
già conosciute in Italia ': così l'antica forma a^l arco 
semplice. Oltre le forme primitive più semplici qui ne 
abbiamo parecchie sviluppatesi con carattere partico- 
larmenle greco, come quelle in cui la staffa è fornita 
di diversi nodi o in cui la staffa slessa si è ampliala 
in'uua piastra alta, spesso decorata (cfr. Annali ISSO 
tav. d'agg. G). Qui troviamo inolire fìbule con Tarco 
a sanguisuga, e con staffa più o meno allungata, 
fibule a cornetti e parecchie altre forme affìni a questo 
tipo (cfr. Monum. X. X*, 7-8). Tra i pìccoli bronzi, 
come braccialetti, aghi, bottoni ecc. qui troviamo al- 
Iresi mollo (iella stessa specie di quanto abbiamo ve- 
duto in Italia. Se non che coosìderando nel suo in- 
sieme il materiale di Olimpia, T impressione, piò forte 
è quella della diversità ; qui infatti non ci è dato di 
ritrovare quello stile tutto speciale, soprattutto nella 
tecnica e nella decorazione della lamina di bronzo 
lavorata a sbalzo, che era si distintiva del nostro pe- 
riodo italico V . 



* Cfr. Furtwangler die Bronsefunde am Olympia p. 33 segij. 
Nel 1883 io ebbi occasione di studiare in Olimpia il materiale di 
molto già accresciutosi dopo il termine del citato lavoro; potei anch • 
nello stesso anno visitare parecchie collezioni greche. 

' Un pezzo che si trova tra gli oggetti gianti a Bc,rl:no , po- 
trebbe forse citarsi come eccezione : un frammento di un grande . disco 
in lamina di bronza (scudo?) lavorato a sbaho, decorato con cerchi 
concentrici, divisi da serie di borchie e linee trasversali; Torlo estern-) 
è ripiegato su 4*una striscia di bronzo che serve di sostégno. 



y 



7S l'antichissima necropoli 

Id altre collezioni greche si trovano diverse fibule 
degli accennati tipi, specialmente della forma ad arco 
semplice co' suoi sviluppi greci. Di singolare interesse 
è per noi un esemplare che era fornito di disco di 
spirale, come quello del Moutelius Spàmen fig. 21; pro- 
viene esso da Atene, e conservasi nel museo di Leida. 
Deir Attica è da menzionare ancora un rasoio lunato iden- 
tico ai nostri italici ' . I cinturoni spesso ricordati di sopra 
[Mon. lav. LIX 4; Annali 1883 tav. d'agg. fi, 2j hanno 
un riscontro perfetto in un esemplare dell' £ubea'. 

Parallela sino ad un certo grado al nostro gruppo 
italico è da ritenere la nota necropoli attica del Dipy- 
lon •. E ciò vale non solo rispetto all' accordarsi nei 
riti funebri e ad una certa somiglianza nella decora- 
zione geometrica \ ma anche rispetto a molte minute 
particolarità, quali sarebbero i primordi di una plastica 
in argilla, che ambedue i gruppi ci mostrano nei ma- 
nichi ecc., alcune forme dei vasi di terracotta, p. e. il 
gullus in. figura d'animale, di cui v'ha un esemplare 
di Cornelo [Notizie degli scavi 1882 tav. Xlli bis, fig. 1); 
parecchi esemplari di Bologna del periodo Benacci II , 
p. es. un esemplare della tomba Benacci n. 525, ripr. 
presso Zjannoni gli scavi della Certosa XXXV 42 
un altro della tomba De Luca n. 70) ecc. 

Da una tomba del Dipylon proviene una primitiva 
rappresentazione plastica in terracotta di un uomo su 
di una quadriga " : delle rappresentazioni aflatto somi- 

' Annali 1874 p. 258. 

* BrOndsted Ihe bronzes of 'Siris, pi. VII ; anche presso Helbìg 
das homerisehe Epos fig. 67 p. 200 seg. 

* G. Hirschfeld Annali 1872, 131-181, iJ/on. IX tav. XXXIX.XL. 

* Per una caratteristica di qaeste due ed altre specie di stile 
geometrico v. Furtwàngler die Bronsefunde aw Olympia p. 9. 

' Nel MUnS'U, Anliken-Kabinet in Vienna; questo pezzo interes- 
sante, di cui ho un disegno che debbo aUa cortesia del custode , 



TARQUINIESE 73 

glìanli si rinvennero anche nelle tombe italiche del 
nostro periodo (p. e. in Corneto bighe e quadrighe *; 
in una tomba a ziro presso Chiusi una biga che ora si 
conserva nel Reale Antiquario di Copenaghen, ecc.). 

Tra le forme nominate di provenienza greca quella 
della fibula ad arco semplice, designata spesso come 
la più antica e primitiva, trovasi anche in regioni molto 
più rimote. Nelle antiche necropoli del Caucaso sco- 
perte durante gli ultimi anni, questo tipo è Y usuale 
e il caratteristico '; altre forme, che sono derivazioni 
più meno prossime della stessa forma primitiva, si 
rinvennero altresì nella Troade *, in Rodi, in Cipro * e 
nelV Africa settentrionale '. 

Riferirò altre concordanze : nel Louvre conservasi 
uno scudo in lamina di bronzo lavorato a sbalzo pro- 
veniente da Dati in Cipro; esso è diviso mediante 
certe linee a sbalzo in zone concentriche ; ciascuna 
seconda zona è riempita da una linea arcuata che ser- 
peggia fra piccoli cerchi. Per siffatta decorazione io non 
saprei trovarle un parallelo nel nostro gruppo italico ; 
ma il campo rotondo nel mezzo dello scudo ha da un 
lato una solcatura sommamente caratteristica, e questa 
trovasi identica in uno scudo di bronzo lavorato a sbalzo, 
che fu rinvenuto a dir vero nell'Europa settentrionale, 
la cui tecnica e lo stile prova tuttavia che vi fu impor- 



sig. Bobert Schneider , sarà da me presto pubblicato coi ricordati 
somiglianti pezzi chinsini e d*altri luoghi in nna monografia sulle 
rappresentazioni simboliche di carri. 

* BuU. 1882, 173 sèg., Ghirardini 2» Memoria, 49. 
" Yirchow das Gràberfetd von Koban, 1883. 

* Virchow 1. e. p. 27 seg.; alcune nel Museo di Leida. 

* Il materiale nel Mus. brit. 

* Un esemplare con arco a sanguisuga, trovato certamente in 
Algeri, ▼. nel Recueil des Nolices et Mémoires de la sociélé archéolo^ 
gique de la province de Chnstantine 1863 tav. XX. 



74 L*ANTICH1SSIMA NECROPOLI 

tato, e forse dal nostro gruppo italico '. - Le copiose 
scoperte fatte io Rodi nelle necropoli di Kameìros e 
Jalysos ' hanno fruttato molti oggetti d'ornamento per- 
fettamente corrispondenti ad altri del nostro gruppo 
italico; p. e. spirali da capigliatura in bronzo, fogli 
rotondi di lamina d'oro con decorazione geometrica *, 
vaghi a forma di cannello (come Monum. LIX 22 o anche 
più simili a quelli con orli rilevati alle estremità, Mon, X 
tav. XXIV* 6; e via dicendo. 

Queste concordanze che ci è dato di accertare nel 
materiale pur così scarso di piccoli oggetti provenienti 
da tombjB poste nella regione interna del Mediterraneo, 
ci fanno tosto pensare ai Fenici quali mediatori della 
sua diffusione. Qui è il caso di riportare alcune altre 
forme che hanno relazione con questa questione. Gli 
è soprattutto nel gruppo Regulini-Galassi che s'incon- 
trano, come già dicemmo, assai numerose le testimo- 
nianze delle importazioni fenicie o cartaginesi. Nelle 
tombe di questo gruppo noi trovammo una quantità di 
oggetti d oro lavorali con meravigliosa abilità con orna- 
menti a granaglìa, con figure staccate di leoni, sfingi ecc. 
Il fatto che degli oggetti somigliaqti, lavorali secondo 
la stessa tecnica e nel medesimo stile, si trovano al-r 
tresì in Rodi e in Sardegna *, prova decisamente che 
quei lavori in oro furono importati in Etruria e forse 
son prodotti deirindustria fenicia. Se non che molti 

* Worsaae Nordiske Oldsager fìg. 204. Qaesta relazione tra il 
nostro grappo italico e il pezzo citato giunto nel Nord è chiarita no.n 
solo per criteri intrinseci, ma anche per via di altre namerose sco- 
perte nelFEnropa media e nei paesi del Baltico. 

y. particolarmente il materiale del Mas. hrit. proveniente 
dagli scavi Salzmann e Biliotti. 

' Arcfiaeologische Zeitung 1884 tav. 9 n, 6. 7. 

* Il materiale specialmente nel Mns. brit.; di Rodi dalle nomi- 
Bate escavazioni, dalla Sardegna, dalla coli, del duca di Blacas. 



tàrqoinisse 75 

degli oggetti in oro trovali nelle acoeDoate tombe ita- 
liche sono per l'appunto fibule di quei tipi che noi al- 
trimenti conosciamo come affatto comuni in Italia e ad 
essa propri : segnalerò particolarmente un esemplare di 
Caere, che è una varietà del tipo della fibula a cornelli ', 
e i pezzi nominati a pagina 29-30 della tomba Regulini- 
Calassi e deiraltra presso Ponte Sodo, i quali ripro- 
ducono lanlico tipo col disco dinanzi. Qui bisogna 
domandare : sono questi tipi di fibule non solamente 
italici, ma erano essi in uso dovunque signoreggiava 
il traffico e l'industria fenicia ? ovvero l'industria fenicia 
lavorava per Tesporlazione in Italia secondo i tipi quivi 
io voga? ovvero è egli da credere che degli artefici 
fenici si stanziassero in Italia, trapiantandovi la loro tec- 
nica e il loro stile ? Egli è da ricordar qui a questo 
proposito anche im' altra fibula d'oro, che può essere 
soltanto di poco posteriore a quella di Caere, con la 
quale si accorda nella forma e nella tecnica, essendo 
ornata non così riccamente, ma sempre allo stesso 
modo con graneUtni d'oro saklaiivi sopra e mostran- 
do sulla staffa un' iscrizione etrusca eseguita nella 
slessa tecnica * . ,Ad ogbi modo questa tecnica fu ben 
presto adottata dagli Etruschi; e fra i loro lavori in 
oro quelli che sono tecnicamente i migliori, datano ap- 
punto dalla loro epoca più antica e più vicina al pe- 
riodo del commercio fenicio-cartaginese. 



* Il pezzo riprodotto dalMicali Monum, Inediti^ tav. XXI fig. 6. 1 , 
ora nel Mus. brìi; i leoni eammiuMiti, isolati, a tutto rilievo, vol- 
genti la testa per guardare indietro che adomano questa fibula , si 
trovano identici in certe piastre ornamenjbali di Eodi, parimente nel 
Mus. brit. Bicorderò qui anche una fibula d'oro, tipo sanguisuga , di 
BoWgua, periodo Arao^di, la quale è i^itenuta anoh*essa per lavoro 
fenicio, V. Gozzadini intomo ad alcuni sepolcri scavati neW arsenale 
mUilare 1875, fig. 6. ì. 

' Monumenti ed Annali deWinsL 1855 tav. X. 



76 L^ÀNTIGHISSIMA NECROPOLI 

Alle medesime considerazioni siam condotti dal- 
l'esame di alcune altre fibule del tipo a sanguisuga, 
il cui arco è composto tutto di pezzi di vetro di vari 
colori fusi insieme, lavorati senza dubbio appòsitamente 
per sifTalle fibule '; questo tipo vedesi per esempio 
incesso Gozzadini Scavi Amoaldi XI 8. In Etrurìa si 
trovan di queste fibule p. e. nelle tombe chiusine a ziro *; 
presso Bologna ne conosco esemplari appartenenti al 
termine del periodo Benacci II (tombe De Luca) e spe- 
cialmente del periodo Arnoaldi. Queste fibule in vetro 
si accordano perfettamente nella tecnica, nella massa 
del vetro e nella composizione dei colori con certi 
piccoli balsamarì vitrei, che presso Corneto cominciano 
ad incontrarsi nelle tombe a fossa * , quivi certamente 
d'importazione fenicia, e che si rinvengono identici 
quasi dappertutto presso le coste del Mediterraneo. Se 
questi balsamari sono prodotti fenici, come sembra 
certo, dobbiamo noi ritenere il medesimo anche per 
quelle fibule vitree? La forma di queste fibule è una 
di quelle che più frequentemente s'incontrano in Italia 
lavorate in bronzo, ed è una forma che, come si disse, 
troviamo ancora in Rodi, nell'Asia minore, nella Grecia 
e nell'Africa settentrionale, per ora però in pochi esem- 
plari. dobbiamo anche in questo caso pensare ad un 
antichissimo trapiantarsi in Etrurìa dell'industria vetraria 
dei Fenici? 

Anche altre forme ed altri oggetti appartenenti allo 

* Diverso pertanto dalle perle di vetro che in epoca più antica 
adornavano gli archi delle fibule. 

* P. e. la tomba nominata a pag. 48 not. 5, ora nel B. Anti- 
quario di Berlino, cfr. Bull, 1883, 193-196; i pezzi di scorie quivi 
accennati a p. 196 sono frammenti abbruciati di 3 o 4 siffatti archi 
dì fibula. 

" P. e. presso Comete BuU, 1884, 120; presso Vulci Bull, 
1882, 101. 



strato di civiltà rappresentato da queste scoperte ita- 
liche di cui ci occupiamo, ci faoDO sospettare un'influenza 
delle civiltà orientali, di cui furono intermediari i Fe- 
nici. Già nelle antiche tombe a pozzo presso Cometo 
noi trovammo elmi del tipo di un jnteus con apex, 
forma la cui relazione con altre appartenenti alle ci- 
viltà orientali sembra ora dimostrata, e che in Roma 
si continuò sino ai più tardi tempi in una copertura 
dei capo sacerdotale ' . L'altra forma d' elmo delle 
nostre tombe a pozzo, quella con cresta, mostra una 
particolare affinità con le forme d'elmi assiri (cfr. più 
sotto, dove si dà dichiarazione delle riproduzioni). 11 
costume già menzionato a proposito di una tomba del 
Bipylon e di tombe italiche, di racchiuder nella tomba 
delle rappresentazioni plastiche di uomini su bighe o 
quadrighe, s'incontra identico nei sepolcri di Cipro e 
della Fenicia stessa *. A questo proposito dobbiamo 
qui richiamare a confronto anche certi oggetti trovati 
a nord delle Alpi, i quali sono da attribuire allo strato 
di civiltà di cui trattiamo, intendo parlare dei cosid- 
detti (( carri a caldaia », piccoli carri di bronzo, pro- 
babilmente d'uso sacrale. Alcuni a forma d'uccello sono 
stati trovati in Italia» un esemplare anche in Comete '; 
i due che qui si prendono particolarmente ad esaminare, 

* Gir. Bull. 1882 , 20 seg. e particolanaente Helbig ùber den 
pileus der àUm lialiker (nelle Siisungsber. d. k. bayr. Akad, d, Wiss, 
PhU.'hist. CI. 1880). 

' Molto materiale in Parigi e Londra e in altri luoghi. Y. p. e. 
Heuzey Catalogue des figurines aniiques de terrt cuite du musée du 
Louvre^ p. 66 seg. 151 aeg., 201; Cesoola-Stern Oypem pi. LXYII. 
In Londra on somigliante esemplare di Eouyonjik. 

' Bull, 1882 p. 18 seg. Io ho pubblicato questo pezzo separa- 
tamente nelle Verhandl. d. BerUner anthropol GeséUsch, 17 Màrz 
1883. — Non mancano delle forme intermedie^ provenienti dallltalia 
e dalla TransUvania, tra questi cam-uccelli e quei settentrionali no- 
minati nel testo. 



18 L*A1ITICHISSIMA NECROPOLI 

fmrono trovati nel Meclemburgo e nella Sconìa; essi soiio 
formati come vasi sorretti da quattro ruote. Si è ripe- 
tutamente richiamata l'attenzione sulla somiglianza sor- 
prendente che corre tra questi due bronzi trovati nel- 
l'Europa settentrionale e i gran carri di bronzo che il 
fabbro di rame Hiram di Tiro lavorò per il tempio di 
Salomone in Gerusalemme, e che sono descritti nel I 
Re 7, 27-39. Ora essendo evidente la relazione di 
questi bronzi con quelli del nostro gruppo italico, da 
cui verosimilmente provengono» ed essendo inoltre in- 
dubitabile Tìniuenza fenicia esercitatasi sul gruppo ita- 
lico stesso, una chiara luce viene a spandersi su quella 
strana rassomiglianza che fu ravvisata tra i grandi 
carri del tempio dell'antico testamento, e i piccoli carri- 
modelli trovati nell'Europa settentrionale '. 

Credo inoltre di poter ammettere che un motivo 
ornamentale assai frequente nello stile geometrico pie- 
namente sviluppato del nostro gruppo è da derivare 
dall'oriente per via dei Fenici. Un motivo che s'in- 
contra spesso nei nostri oggetti di bronzo lavorati a 
sbalzo, è un disco rotondo attorniato di solito da pa- 
recchi circoli, dal quale partono di qua e di là sim- 
metricamente uno due serpenti che si attorcono, spesso 
tuttavia caratterizzati apparentemente come colli di cigno. 
L'origine di questo motivo si ha , a parer mio , nel 
primitivo simbolo egiziano del disco solare coi serpenti 



* Vedi il mio libro das erste AufireUn dss Sisens in Nord- 
Europa p. 195 segg. 258. Cf^. anche MeóMànburgische Jahrb&cher 
IX e XXV, dove il noto orientaUsta prof. Ewald di Gottinga ha dato 
nna tradazione esatta di qnel passe nel I dei Re. Ofr. anche Ewald 
nelle NaóhHehten d. GeseUschHft d. Wiss, su GòUingm 1859 p. 181-146.— 
Anche di iqnesti piccoli carH di hronzo tratterò neUa monografia che 
ho anunziato sopra, e pubblicherò del materiale sinora ignoto. 



TARQUINIESB Ì9 

Ureo, sìmbolo che apparisce altresì non di rado nei 
monumenfi fenici '. 

Dopo che abbiamo esposto, come in parecchi punti * 
la nostra cultura italica si riallacci coli' orientale, cer- 
cheremo di abbracciare in uno sguardo, quanto si è 
detto sin qnì, ricapitolando tutto ciò che il nostro mate- 
riale ci ha dimostrato, precisando il fondamento delle 
deduzioni etnologiche quale questi fatti archeologici ce 
lo porgono. 

Dal nord-est procede quel gruppo di civiltà che noi 
\ediamo svolgersi nelle tcrremare e nelle palafitte del- 
l'Italia settentrionale, con la conoscenza del bronzo, con 
un certo corredo di forme e col costume d'incinerare 

* Una indicaiìone più particolareggiata non può darsi senza 
riprodozioni. — Qui citerò soltanto lo scarabeo fenicio Gesnola-Stem 
Ct/pern tav. LXXX, fig. 1 1 insieme coi monumenti fenici specialmente 
del Louvre ; il motivo incontrasi anche in monumenti cartaginesi. — 
Nei monumenti di Comete pubblicati esso motivo trovasi , p. e. 
beUo e in forma primitiva nel vaso di bronzo Notixie 1882 tav. XII 
fìg. 14, il quale però ivi è stato disegnato tntt*altro che esattamente 
ne* suoi ornamenti ; nel cinturone ibidem tav. XIII fig. 19 (presso 
Helbig das homerische Epos fig. 69); il motivo vi è mutilato, daccbè i 
serpenti vi si trovano solo da un lato. 

* Presso G. e A. de MortiUet le Musée préhisioriquei trovasi sotto 
il n. 1152 riprodotta una Jiache votive puniqueou phénieienne, prò* 
▼eniente dltalia; essa è una specie di ornamento a pendaglio, la 
cui forma è affine a quella d*on paalstad, e che è frequente nei pe- 
riodi Benacci ultimo ed Amoaldi (c£r. p. e. Gozzadini Scavi AmoMi 
X 5 ; XII 16) ; quivi presso de Mortillet è paragonata ad un simbolo 
che vedesi spesso nei monumenti « numidici » di Algeri e Tunisi; cfr. 
p. e. Euting Punische Steine {Mémoires de l'Acad. d. Si, Pétersbourg 
VII sèrie, XYII). Quel ciondolo italico si riconnette tipicamente con 
una forma di pacUslab propria dell* Italia, e può seguirsene esatta- 
mente lo sviluppo; io credo pertanto che la somiglianza con quel 
simbolo punico sia soltanto casuale. Oltre che nelle stele quest*ultimo 
apparisce altresì in parecchie monete ; appartiene ad un' epoca più 
recente, dal 4* sec. a. Or. sino ad 1* secolo d. 0.; cf. L. Mtlller Aeh- 
giòse Symbokr (1864) p. 43-47. 



éo l^àntichissima necropoli 

i morti e rìporoe le ossa in tombe ad urna collocate 
l'una vicina all'altra. Da questo stadio deriva l'altro 
che noi incontriamo nell'epoca più antica della civiltà 
di Yillanova. Il nesso fra questi due stadii è evidente, 
sebbene il materiale non ' sia ancora sufficientemente 
copioso per poter esporre nei suoi particolari la tran- 
sizione dall'uno all'altro. Egli è verosimile che la civiltà 
dei bronzo delle terremare si sia estesa molto più in 
giù dentro la penisola; delle scoperte isolate son là 
per appoggiare questa ipotesi; però quella maniera 
speciale di stanziamento non fu mantenuta procedendo 
più oltre a mezzogiorno per le mutate condizioni natu- 
rali. Al sud dell' Apennino non furono sinora scoperte 
né abitazioni né necropoli di questo stadio ; è proba- 
bile che qui avesse soltanto una breve durata e che lo 
stadio seguente qui presso le coste del mar Tirreno, 
frequentale sin dai più antichi tempi, cominciasse a svi- 
lupparsi molto presto. Ma, come già si disse, non ci è dato 
per ora di abbracciar con uno sguardo siffatte relazioni. 

Come non possiamo ancora seguire lo sviluppo dalle 
necropoli dei terramaricoli a quelle della civiltà di 
Yillanova, altrettanto ci è difficile il tener dietro alla 
graduale diffusione di quest'ultima nella regione ben 
limitata, entro la quale noi ne ritroviamo le tracce. Noi 
non possiamo ancora decidere con sicurezza se questa 
caratteristica civiltà, col suo ossuario tipico e col suo 
speciale sistema di decorazione geometrica, si sia svolta 
da uno stadio più antico abbastanza ugualmente in tutta 
la regione, il che tuttavia sembra alquanto inverosimile, 
ovvero se questo sviluppo abbia avuto luogo spe- 
cialmente in un punto, donde poi sarebbe avvenuta la 
diffusione. 

Molti fra i fatti di ritrovamento accennate in an- 
tecedenza sono importanti per agevolar la risposta alle 



TABQUINIBSB 8Ì 

questioni testé messe innanzi; se non che essi non 
si collegano insieme in tal maniera da risultarne 
piena chiarezza. Ricordiamo, come nell'Italia settentrio- 
nale il gruppo di Yillanova s'incontra solo ad oriente 
del Panaro, laddove le terremare erano le più nume- 
rose ad occidanle di questo fiume, ed è un fatto questo 
di cui non si è ancora data una spiegazione soddisfa- 
cente. La necropoli di Bismantova, che rappresenta uno 
stadio intermedio tra le due, era anch'essa ad ovest del 
Panaro. Nella regione bolognese noi tenemmo conto delia 
possibilità che la parte più antica di quella necropoli, 
corrispondente alia parie più antica della nostra cornetana, 
non fosse ancora stata trovata. In Etruria trovammo 
presso Poggio-Renzo, presso Chiusi, un gruppo di tombe 
a poz^o dove rossuario di Yillanova non era ancora 
perfettamenle sviluppalo e dove T ornamentazione geo* 
metrica mancava. Parlando del Lazio si è osservato, 
come anche la più antica parte delia necropoli di Al- 
bano sembrasse appartenere ad uno stadio più antico 
della nostra necropoli cornetana e più vicina al periodo 
delle terremare; presso Allumiere parimente si dovè 
constatare qualcosa di molto antico. Fibule con veri 
piccoli dischi di spirale, simili alle antichissime di Al- 
bano, furono menzionate siccome scoperte presso Cere, 
Velulonia, Perugia e Chiusi: derivano queste da tombe 
dì un carattere più antico che le più antiche sin qui 
conosciute presso Cornelo, dove le fibule non avevano 
più un vero disco di spirale, ma solo un disco liscio 
che lo ricordava, e dove l'ossuario mostra già lo stile 
geometrico col meandro ecc., derivano, ripelo, da tombe 
di carattere affine alle più antiche di Poggio-Renzo? 
Disgraziatamente la suppellettile speciale ritrovata in 
quest'ultime non è conosciuta esattamente. Noi possiamo 
congetturare che siffatto stadio intermedio tra le necro- 

Annali 1885 6 



82 l'antichissima nbcropoli 

poli delle terremare e quelle di Vìllanova fosse diffuso 
per tutta rEtniria. Ammesso questo intermediario, anche 
la più antica parte della necropoli albana, con le sue 
analogie alla età del bronzo e allo stadio delle terre- 
mare, potrebbe collegarsi coi fatti osservati nella valle 
del Po. Tali probabili ipotesi non possono però rag- 
giunger la certezza, se non mediante nuove scoperte 
e più copioso materiale. 

Qui dobbiamo accennare ad alcune scoperte le quali 
possono sino ad un certo grado riempir la lacuna tra 
le terremare e le necropoli del tipo di Villano va. Intendo 
parlare di certi ripostigli o collezioni sotterrate di bronzi 
interi spezzati, che eran certamente una provvista di 
metallo per commercianti od artefici. Son da ricordare 
particolarmente tre di questi ripostigli : quello di Pie di 
Luco presso Terni, Taltro di Goluzzo presso Chiusi e 
il terzo di Monteneio presso Livorno ; ì tipi rinvenutivi, 
quelli p. e. di paalstab e di coltelli, sembrano più re- 
centi che quelli delle terremare, ma più antichi che quelli 
del gruppo di Yilianova; qui non si trova ancora il 
rasoio lunato, ma è da osservare che il suo prototipo, 
da noi incontrato nella necropoli di Bismantova, si trova 
anchS nel ripostiglio di Montenero. Questi ripostigli 
contenevano ancora numerose fibule dei tipi più antichi 
ad arco semplice ed altre con vero disco di spirale, 
nessuna invece di quelle dove la primitiva spirale è 
sostituita da un disco piatto. Oggetti di sottile lamina 
di bronzo lavorala a sbalzo con decorazione sviluppala 
non vi appariscono ; ma nei ripostigli di Goluzzo e di 
Montenero si rinvennero frammenti dì più grossa lamina 
adornati con punti e linee e lavorati a punzone. Io 
credo pertanto che questi depositi sian da ritener come 
paralleli presso a poco alla necropoli di Bismantova, e 
servono a darci un' idea dell'accennato periodo di tran- 



TABQUINIBSB 03 

sizione. Essi ci porgono cosi importanti supplementi 
alle tombe di questo periodo , scoperte ancora in si 
scarso numero * . Il fatto che due di essi appartengono 
airEtmrìa, vaie a codfermare la sopraesposta ipotesi clie 
cioè uno strato di civiltà affine ed anteriore a quello 
di Villanova fosse diffuso per tutta quanta rEtrurìa*. 
Ora se valendoci dell'esperienza acquistata nel ra* 
pido sguardo gettato sulle scoperte delle altre regioni 
mediterranee, insieme coi risultali dedotti. dal nostro 
materiale qui trattato, vogliamo renderci ragione del^ 
l'orìgine da assegnare al corredo di forme del grup- 



* Q«i richiamerò raitentioiM sa d*«iA eiroostania di eoi tpeaso 
non si è tenuto conto abbastanza. La cognizione deU*appaKato di d- 
▼iltà deUe epoche più astiche che noi possiamo acquistare neUe necro- 
poli, non pnò esser che mancheróle asód, perchè le più antiche tombe 
sono molto porere di snppeUettile. NeUe necropoU delle terremsre b 
snppeUettile è estremamente rara; alquanto più frequente nella necropoli 
di Bismantova; nel gruppo di Villanova il fornimento è tanto più ricco 
quanto più si scende in ordine di tempo. La spiegazione di questo fktto 
non è da cercarsi soltanto nella maggiore soarsezsa e preziosità dei me- 
talU durante le epoche più antiche, ma ò da riferirsi altresì ad usi 
ritaali, quali possiamo yerificarU in parecchi punti nella paletno- 
logia. DaUa scarsità della suppellettile funebre in un determinato 
periodo non ci è lecito dedurre senz'altro una povertà di coltura. 
Anche rispetto alle terremare ò da. ricordare che gli oggetti che fi 
rinyeniamo sono soltanto quelli che per caso andarono perduti e non 
furoùo ritrovati, o che a bella posta foron gettati via come rotti o 
inservìbili; anche qui pertanto è da adoperar somma cautela neU* in- 
ferire da quanto non vi fu trovato, quanto non doveva esistervi. 

* Il noto gran ripostiglio di S. Francesco di Bologna fu ricor- 
dato sopra; esso fu messo insieme in una tarda epoca (periodo 
Benacci II) ma contiene, come già ho osservato, tra U suo aes eoUeeta" 
neum numerosi frammenti di cose assai più antiche. — Si conoscono 
in Italia parecchi altri ripostigli, quali più antichi, quali più recenti; 
in gran parte tuttora' non si consertano più nel loro insieme, nò fb- 
rono rési accessibili mediante buone pubblicazioni; una trattazione 
compita di queste scoperte e dei tipi rinvenutivi non è stata ancor 
fatta; una lista se ne trova presso P. Orsi Ripostiglio di bronzo tfo-' 
voto presso CkMaro (Boyereto 1882) p. 20-215, 



84 l*antiohissiicà necropoli 

pò di YiUanova, dobbiamo tener conto delle seguenti 
tre fonti : 

1. Alcune forme possono essere state tramandate 
dall'età del bronzo delle terremare ed essere ulteriore 
sviluppo dei tipi di quell'epoca. 

2. Molte possono essere state apportate per vìa 
di mare alle coste dell' Italia. 

3. Altre finalmente possono esservi state intro- 
dotte dalla penisola dei Balcani mediante relazioni av- 
venute per via di terra al nord dei mare adriatico. 

Esaminiamo più da vicino queste ipotesi: 
I. Già si è detto di sopra, come il paalstab delle 
terremare mostri un tipo di cui le forme di paalstab 
del periodo di Villanova non sono che un ulteriore 
sviluppo: forme intermedie provennero dai ripostigli. 
Altrettanto fu detto del rasoio lunato * : forme inter- 
medie se ne trassero dal ripostiglio di Montenero e 
dalla necropoli di Bismantova. Dell'ossuario di Villa- 
nova^ si disse il medesimo. Del vasellame può in ge- 
nerale asserirsi che il nesso è evidente nella massa, 
nella tecnica e in molti particolari : l'ansa lunata, tanto 
caratteristica per le terremare, si rincontra altresì in di- 
verse varietà e in diversi punti appartenenti al gruppo di 
Villanova. Anche parecchi piccoli oggetti dello stésso 
gruppo sono eredità dello stadio delle terremare, p. e. un 
pezzodi finimento a mo' di ruota per gli aghi crinali. 
Della fibula è da trattare particolarmente. Era opi- 
nione universale sinora, che questo arnese fosse asso- 
lutamente straniero allo stadio delle terremare; per 



* Quanto air esemplare su ricordato proTeniente dair Attica 
(pag. ^2) i dati relativi alla scoperta non sono molto certi , cosicché 
non possiamo sa di esso fondarci; di altri simili pezzi in corso nel 
commercio antiquario in. Grecia è quasi certo che vi f areno portati 
dallltalia; cfr. Helbig das homerische Epos p. 171 not. 4. 



TABQdlNIBSÉ 85- 

contro io ho cercato di dimostrare^ poco tempo fa, 
che l'uso delia fibula fd introdotto nell- ultima epoe^ 
del perìodo delie terremare, pubblicando alcune fibule, 
dì tipo aolichissimo trovate deatro o sopra di queste \ 
Queste fibule ci presentano i tipi ptù primitivi ohe si 
conoscano, dai quali possono essersi sviluppati tanto il 
tipo ad arco semplice, quanto quello con disco di spi- 
rale dinanzi. La questione relativa airorigìne di queste 
tati fibule coofondesi con quella suirorìgine della fibula 
in generale. Qui è da ricordare che nei più antidki e 
co{»osi complessi di oggetti appartenenti all'età dei 
metalli scoperti nel mondo greco, nel primitivo stadio. 
d'Hissarlik e in quello molto più progredito dei se- 
polcri di Micene, la fibula non apparisce ancora; il 
posto cronologico delle tombe di Micene è da fissarsi, 
secondo l'c^nione comune, nell' ultima metà (kl 2"* mil- 
lenmo innanzi aC. Dove la fibula sia stata primitiva- 
mente inventata, non lo possiamo dire ancora; ram« 
mentiamo d'aver già notato in antecedenza, che uno, 
dei più antichi e pà semplici tipi, quella ad arco 
semplice, incontrasi quasi identico nelle {hù disparate 
regioni, cioè in tutta l'Italia, in Grecia, nelle isole 
greche, nel Caucaso. Il lipq predominante nella parte 
più antica della nostra necropoli cornetana, quella a 
disco, fu incontrato anche in un esemplare proveniente 
da Atene ; però questa provenienza non prova che sia 
stato ritrovato precisamente in Grecia (cfr. quanto $i 
disse pag.' 8i nota 1 m rasoi). Ricordisi aiiche qui 
quanto si è già detto di due tarde fibule; lavorate se^ 
coddo la tecnica dell'oreficeria fenicia. 

Ora indicheitò br^ifediente, quade spieg^one io darei 
per ora a questi fatti, valendomi dei materiali di cui 

' BuU. di paietn, IX 131-135. 



86 L^ANTICHISSIIIA NBCROFOLl 

al presente disponiamo. Che tatti i meozionati tipi di 
fibota siaDO staU creati in Italia, e di qui diffusi nel 
mondo, come vuole il Monlelius nell'opera spesso citata, 
io non posso crederlo. Io m'immagino l'invenzione 
della fibula avvenuta (verso l'anno 1000 a. C.?} in uno 
dei paesi attornianti il mare egeo (nella parte setten- 
trìofiole deibt penisola dei Balcani?). I tipi dapprima 
inventati ^no i due fondamentali e facili a brovarstt 
derivanti dal semplice ago, quello oioè con sfìmpliee 
staffa e l'altro con disco di spirale dinanzi ad essa, 
quaJi io gli ho descritti Bull, di paletti, itaJi, IX p. 134. 
Il suo liso si diffuse di buon'ora nell' Italia settentrionale, 
dove la fibula giunse verso il termine dell' età delle t^r- 
remare: in Italia noi conosciamo una grande quantità di 
tipi e varietà derivate da questi due li]» fondamentali; però 
i tipi con disco dinanzi non rimasero in uso molto a 
lungo, cosiccliè 6S« in generale appartengono ad ime- 
poca antica. Fuori d'Italia la serie dei tipi con disco 
dinanzi incontrasi soltanto procedendo a nord della 
penisola dei Balcani, nei gruppi dell'età del bronzo in 
Ungheria e neir Europa settentrionale '. Nella direzione 
opimsta l'uso della fibula si generalizzò nei paesi co- 
stieri attornianti il Mediterraneo intemo, dalle quali 
contrada però non si ebbe fino ad oggi che uno scar- 
i^simo materiale per tracciarne la storia. Non sappiamo 
ancora pertanto, se molti dei tipi che sinp ad ora 
s^ incontiiano soltanto in Italia, fossero in uso anche in 
altre contrade, se gli antichi trafficanti, Fenici prima, poi 
Greci, mediatori di vivaci rapporti tra i paesi costteri 
del Mediterraneo, potessero aver conlriteito ad intro- 
durre una certa comunanza di mode in relazi(me alle 



^ C£r. il mio libro Èludes sur tàge de hronte de ta HonQrie t 
Chrisidania 1880^ 



tjOlQUlNiÉSÉ 8? 

forme delle fibule. Nella nostra rassepa della priina 
età del ferro io Italia trovammo appunto parecchi dei 
più antichi tipi di fibule (ad arco semplice e le cornetane 
con disco) così identici nelle più diverse parti d'Italia, 
da dover pensare ad un'unica fonte e all'importazione 
dagli stessi centri di fabbricazione. Dobbiamo noi im- 
maginar questi centri fuori d'Italia? Qui dobbiamo 
pensar di nuovo a quella fibula con disco trovata in 
Atene e ai pezzi suaccennati rinvenuti in Italia, la cui 
tecnica s'accorda in tutto e per tutto coi prodotti del- 
l' industria dell'oro e del vetro certamente fenicia. Se 
non che il materiale disponibile è tuttora si scarso, che 
non possiamo ancora formulare una determinata opi- 
nione su questi punti della storia della fibula e dob- 
biamo contentarci di accennare ad alcune probabilità e 
ad alcune questioni da risolvere. 

II. Per quanto concerne le forme e le influenze che 
il nostro gruppo italico può aver ricevuto per via di 
mare, si è toccato testé di alcune forme di fibule ri- 
spetto alle quali tale ipotesi è ammissìbile. Nello sviluppo 
posteriore di questa nostra civiltà, siffatte importazioni 
ed influenze sopo evidenti. Lasciando da parte il gruppo 
Kegulini-Galassi, nelle tombe a fossa e a cassa presso 
Gorneto sono frequenti i vasi importati, gli scarabei e 
le furine chiane di smalto. Ma anche nelle più antiche 
tombe a pozzo le influenze tranmarine sono verifica- 
bili : uno S€aral)eo fu trovato in una tomba a pozzo con 
fibule del più antico tipo cornano * ; cosi ancora per 
altri oggetti può ammettersi un'origine d'oltremare. Ciò 
vale p. e: per le perle di vetro, che appariscono molto 
presto e sono frequenti anche presso Bologna nelle più 

* BuUeUmo 1882^ 211 ; c£ BuU. L862, 214 aeg. sopra tok" alila 
tomba a pozzo con idoletti egìzi; cf. anche Helbig das homéfiseh» 
Epos 16 seg. 



88 l'antichissima necropoli 

antiche tombe Benacci ' . Qui sono parimente da nomi- 
nare altri piccoli oggetti d'ornamento che incontrammo 
di sopra p. e. nelle scoperte fatte a Rodi. Dobbiamo 
poi rammentarci anche delie affinità dimostrate tra le 
forme di elmo e dei piccoli carri in bronzo, e della 
presenza nelle tombe di piccole bighe e quadrighe di 
terracotta. Anche per quel che riguarda la formazione 
e lo sviluppo dello stile decorativo proprio di questo 
gruppo, è da tener conto d'influenze transmarine. Seb- 
bene negli ornamenti primitivi a punti e linee, che ve- 
demmo nelle terremare e nello stadio intermedio a 
queste posteriore, potessero ravvisarsi alcuni elementi 
di una decorazione geometrica, si era tuttavia ben lon- 
tani dal sistema decorativo sviluppato che è proprio del 
gruppo di Yillanova. Vedemmo di sopra come uno dei 
motivi che apparisce molto presto ed è molto usato 
in questo sistema, è senza dubbio la trasformazione di 
un simbolo egizio-fenicio. Quando poi si veggono uccelli 
acquatici e figure schematiche di uomo divenire ele- 
menti tanto cospicui sì dei nostro sistema come dello 
stile greco del Dipylon, noi non possiamo altrimenti 
spiegare questi ed altri parallelismi se non ammettendo 
che ambedue subirono T influenza dello stesso popolo 
marinaresco. Non possiamo ancora determinare esatta- 
mente, sino a qual grado la tecnica metallica propria del 
nostro gruppo sia debitrice a quella influenza: intendo qui 
di accennar particolarmente atta notevole abilità con cui 
è trattata la lamina di bronzo lavorala a sbalzo, e al 
buono stile della sua decorazione. Se in questa tecnica 
di metalli gl'Italici hanno appreso qualeosa dall'estero, 

* Uno stadio speciale e profondo deUe perle di vetro negli strati 
atèheologiei antichi della regione mediterranea, studio che non fa 
iktfto aBC<)ra« darebbe senza dabbioi pia pregeroli lìsaltati e sarebbe 
di grande importanza specialmente per la cronologia dei troTamei^ti. 



TAÌtQDlNIESÉ 89' 

seppero però ben presto appropriarsela e darle ud carat- 
tere paesano: tra i loro più antichi prodotti si contano 
in fatti grandi vasi che sono rìprodozioni del tipo indi- 
geno dell' ossuario in terracotta. 

Quando nello sviluppo del nostro gruppo le influenze 
straniere divengono all' ultimo così forti da sostituire 
un nuovo rito funebre all'antico della incinerazione, e 
ciò prima nella costa, come in Gorneto, più tardi entro 
terra, noi dobbiamo ricordarci che l'inumazione era 
il rito funebre usuale di tulte le antiche civiltà orien- 
tali che qui possono essere prese in considerazione. 

Le ripetute influenze Iransmarine operanti sul gruppo 
di Villanova, son d'attribuir senza dubbio anzitutto ai 
Fenici, i quali tra£Bcavano colle coste dell' Italia molto 
tempo prima che i Greci giungessero in queste acque '. 
Allorquando sul finire del secolo Vili cominciò la co- 
lonizzazione greca, possono costatarsi anche le greche 
influenze ; per Y Etruria è particolarmente da tener 
c<»nto di Kyme , fondata circa il 730 ^ di lì sì dif- 
fuse l'alfabeto, e di lì probabilmente derivano le specie 
più antiche dei vasi dipinti importati . Alla prima metà 
del VI secolo appartengono le tombe del gruppo Re- 
gulini-Galassi *, le quali designano certamente un pe- 
rìodo in cui i Fenici occidentali, cioè i Cartaginesi, 
dominavano nel mar tirreno. 

Queste primitive influenze d'oltremare possono ri- 
levarsi distintamente nella costa tirrena; gli è perciò 
che sin dall'epoca di Villanova come ne) periodo sto- 
rico seguente l'Etnirìa progrediva nello sviluppo della 
civiltà, laddove la regione a nord dell' Apennino la segifi 

* Cfr. Helbig das homerUche Spos^ pag. 21, dove tra altre cose 
•rìeorcfasi U primitivo nome semitico di Caere, cioè Agylia. 

' Cfr. Helbig 1. e. p. 321-323. 

* Helbig Annali 1876, 226 segg.*, das homerisehe Èpos p. 67< 



90 L*ANTICHI6SI1IA llBCROPOLl 

più tardi. Ma nel periodo del commercio fenicio pfeel- 
lenioo i Fenici certamente approdavano anche alle coste 
dell'Adriatico sino alle bocche del Po ; ed anche la paite 
bolognese del gruppo di Yillanova può fino ad un certo 
grado aver ricevuto influssi diretti dal littorale ; dei cenni 
ben distinti in questo verso ci sono inlatti dati da al- 
cuni momimentì in pietra colà rinvenuti. Ricorderò certe 
stele scolpite ritrovate lungo la costa e una lastra a ri* 
lieve , che ricorda i leoni di Micene, trovata in Bolo* 
gna e precisamente là dove deve essere stata una 
porta della primitiva città ' . Neir epoca della colo- 
nizzazione greca sembra che la navigazione lungo le 
coste dell'importuoso Adriatico cessasse per lungo tempo. 
Le più antiche specie già nominate di vasi dipinti non 
si trovano nel Bolognese. 

III. Dalla penisola dei Balcani seguendo la via di 
terra al nord del mare adriatico possono essere pene*- 
trate delle influenze le quali furono di gran momento 
per lo sviluppo della civiltà di Yillanova. Questo puitfo 
è stato particolarmente messo in luce dall'Helbig, il quale 
ha raccolto le testimonianze delle antiche tradizioni accen- 
nanti a siffatte relazioni per via di terra tra le due pe- 
nisole •; 

Ma ad acquistare una conoscenza più chiara di questo 
particolare è d'ostacolo il fatto che la parte più setten- 
trionale della penisola dei Balcani sotto il punto di vista 
archeologico è terra incognita. — Che alcuni tipi che 
s'incontrano nel gruppo di Yillanova sian venuti dal nord 
lungo tempo dopo il fine dell'epoca delle terremare, è 
un fatto che può constatarsi. Ciò vale p. es. per il tipo 
della spada di bronzo con manico ad antenne, forma 

* Io ho tiatiaio partìcolanaente qaesti momundnti in un articolo : 
Zfvei GrabstOen von Pesaro nella Zeiischriftfiìr Effmoloffie XV, 1883. 
' Helbig das ìiomerische Epos p. 61 segg. 



TABQUIRIBSll 91 

del periodo del bromo dell' Europaceiitrale (trovata presso 
Bologna nel periodo Benacci I, presso Gorneto nelle tombe 
a pozzo ' ; ma questi sono dei pezzi rari. Quando 
UD oggetto che s'incontra già nelle terremare, cioè un 
finimento a forma di ruota per aghi crinali, si rìlroya 
altresì in Grecia, noi dobbiamo spiegare questo fatto 
ammettendo una relazione tra i popoli abitanti la parte 
seUentrionale delle due penisole, al tevofo delle immi- 
grazioni italiche. Similmente dobbiamo immaginarci re- 
lazioni per via di terra, quando dei piccoli oggetti d'uso 
che ritroviamo in Dodona, ci si presentano altresì nel 
gruppo di Villano va V Quando in Olimpia ritroviamo 
ajkHine delle forme di fibula del nostro gruppo italico, 
per intender questo fatto non siamo forse obbligati ad 
ammettere delle relazioni per via di terra. Abbiamo con- 
getturato che i prototipi della fibula sian venuti in Italia 
da nord-est; ma la forma tipicamente sviluppata ad 
arco semplice s'incontrò diffusa in regioni tanto dispa- 
rate, da non potersi spiegare questa diffusione se non 
per mezzo del traffico marittimo ; spiegazione che deve 
forse valere anche pei citati tipi più recenti, quello a 
sanguisuga e la fibula cornuta. Nel materiale che io 
conosco proveniente dalla Croazia, dalla Bosnia e dall'Er- 
zegovina (specialmente del Museo di Agram) le diver- 
genze dal materiale italico danno molto nell'occhio, 
molto meno osservabili sono le analogie ; per contro 
erano notevoli le affinità col materiale greco a me noto 
di Dodona, di Oliiqpìa e di diversi musei. M sembra 

' Bipr. Notìzie degli scavi 1882 Uv* XII, 1. ; GhJura]:^!^ 2* Me^ 
moria pu 36-89. 

* P. e. piccoU bottoni di forma cjpeeiaU; cpn Carapa^ps Dodow 
iav. 52 fig. 18. 19 ^, p^ri^onarsi Momm. X tav. V> fig. IS, dal^a 
tamba del guerriero ; questi 0oao frequenti anche nel grappp deU'Eu- 
rppa ce|itTfi.le det^ di HalUtatt ; cfr. t. Saci^en dar Gràberfdd von 
BqUftall ta?. 18 ag> li. 



92 l'antichissima necropoli 

che ciò debba avvertirci di non attribuire troppa im- 
portanza per lo sviluppo della civiltà di Yillanova alte 
relazioni per via di terra a settentrione del mare adria- 
tico. Mettendo in relazione il cinturone trovato in Eubea 
con quelli trovati in Italia, avremo a pensare piuttosto 
al commercio marittimo che a relazioni per via di terra. 
E il ritrovamento di un rasoio lunato in Attica non è 
da prendersi in considerazione per non essere abba- 
stanza certificato. 

Soltanto quando la nostra conoscenza del materiale 
appartenente soprattutto alla Grecia e alle regioni set* 
tentrionali della penisola balcanica sarà notevolmente 
aumentato, potremo qui pronunziare dei chiari giudizi 
e provare qualche cosa '. 



Sopra, a pag. 25 seg. si esposero alcune osservazioni 
preliminari sulla cronologia della nostra necropoli cor- 



* Le numerose scoperte &tte dorante gli ultimi anni nei paesi 
alpini deU' Austria hanno dato occasione air ipotesi che la civiltà di 
VillaUova in Italia sia un rampollo della civiltà di Hallstatt neirEu- 
Topa media, la quale alla soa volta sarebbe da considerare oome ci-^ 
viltà ariana comune (Hochstetter Denkschriften d, Wiener Akad, d, 
Wiss., math,'naturmss. CL Bd. XLVTI). Io debbo concepir siffatte rela- 
zioni nella maniera direttamente opposta. Dopo il movimento dal nord 
Al sud che ebbe luogo neirimmigrazioae dei terramaricoli, io non 
posso riconoscere in queste regioni altro che un costante movimento 
della civiltà da sud verso nord, e persistenti influenze della civiltà 
italica su quella deirSuropa media; nel gruppo dì Hallstatt lo svi-' 
luppo della coltura è determinato in gran parte da influenze del no- 
stro gruppo di Yillanova; quello è tutto più recente, i suoi periodi 
tengono dietro in determinata distanza ai periodi del nostro gruppo 
italico. Ciò che del resto dà al gruppo di Hallstatt la sua impronta 
sj^eciale diversa daUMtaUeo, sono le forti influenze deUa penisola 
greca, che possono accertarsi; qui mi limiterò ad accennare il pte^ 
Vftlere della fibula a nodi, forma schiettamente gi^eca-antica. In un 
t^mpo quando in Etrutia (e in parte anche nel Bolognese) aveva bgr- 



TABQUIN1B8E 93 

netaua. Sul foDdamenlo dei vasi corinzii che s'incon- 
traDO nelle più anliche tombe a camera, si assegnò ad 
esse tombe l'epoca del VI secolo. Potremmo forse dire 
con più precisione la seconda metà del VI secolo. Alta 
prima metà di questo secolo appartengono le tombe del 
gruppo Regulini-Galassi, per le quali questa determi- 
nazione cronologica è attestata dalle iscrizioni trovate 



minciato a fiorire la cinltà delFepoca storico-classica, fondata sulla 
greca, continuava tuttora nelFItalia del nord-est (Veneto] e nei 
paesi alpini dell* Austria lo stadio di civiltà più antico, che si sol- 
levò ad nna certa floridezia; in qae^*epoca le relazioni di qaeile 
contrade fìra loro erano cosi forti, che la civiltà della regione enga- 
nea e della Carniola presentasi in generale come perfettamente 
unita. - Hochstetter dà gran peso alla circostanza che dì certe forme 
d*elmo effigiate nella nota sitala della Certosa fturono. ritrovati effet- 
tivamente alcuni esemplari neUa Carniola, ma in Italia no, e vuole 
in ciò ritrovare un particolare appoggio alla sua ipotesi. A questo 
proposito è anzi tutto da notare che le tomhe italiche di quelPepoca 
non contengono certo elmi di quella forma, ma non contengano nep- 
pure altri elmi, perchè aUora non regnava qui il costume di riporre 
elmi nelle tombe; del resto noi abbiamo dei determinati indizi per 
credere air esistenza di quegli elmi nelle contrade d'Italia ancora 
semibarbare in quel tempo. Quei lavori* in bronzo figurati (sitale ed 
altre lamine) mostraoo tuttavia nel loro stile e nelle loro rappre- 
sentazioni, che la loro arte è prodotto d'influenze italiche; oltre a 
tutto quello che salta, per così dire, agli occhi, io accennerò ad un 
paio di tratti sin qui non osservati. Quel motivo tanto frequente in 
esse situle di una belva che divora un piede umano, rincontrasi in 
lavori di bronzo provenienti da tombe chiujsine a ziro ; lo schema che 
si osserva nelle situle dì Watsch, Matréi ed Arnoaldì, cioè quello 
dei due lottatori divisi da un palo su cui è aggruppato il premio 
della lotta, si trova altresì in un monumento marmoreo italico, cioè 
nella nota sedia Corsini (Monum. XI 8, Annali 1879, 312-31*7), "che 
sarebbe da confrontare anche per altri rispetti; la forma ricorda le 
sedie nelle tombe chiusine a ziro e lo stile le lamine di bronzo la- 
vorate a sbalzo. - Del resto io non posso qui entrare a trattar mìBu- 
tamente delF interessantissimo gruppo dì Hallstatt ; spero di poter 
presto trattare in un lavoro speciale di questo importante gruppo di 
civiltà e segnatamente mettere in luce i suo; rapporti oon grimpuM 
ricevuti daUa penisola greca. 



04 L^ANTICHISSIMA NECROPOLI 

nella celebre tomba cerelana * . All'epoca stessa accen- 
nano p. es. anche le uova di strozzo ritrovate nella 
grotta dell'Iside, la cui decorazione accordasi coi più 
antichi vasi corìnzìi % e la rimanente suppellettile delle 
tombe. Contemporanee a queste tombe possono essere 
le più recenti tra quelle a fossa e a cassa ; ma la massa 
principale di queste ultime specie è da riferirsi certa- 
mente al secolo VII; accanto a queste e più indietro 
abbiamo noi le tombe a pozzo. Nella nostra rasse- 
gna del materiale proveniente da altri centri principali 
dell' Etruria noi vedemmo, come gii stadii più antichi 
durassero più lungamente dentro terra che non j^esso 
Corneto. 

£ nel corso del VII e specialmente del VI secolo che 
cominciano le direzioni particolarmente etrusche, ohe nella 
loro successione danno alle antichità etrusche un'im- 
pronta tutta sua: ricordo qui la incipiente fabbricazione 
dei buccheri neri fatti al tornio, che ricevettero di mano 
in mano omaroenli a rilievo, le due figure della grotta 
dell'Iside, che sono certamente i prodotti più antichi con- 
servati dell'arte statuaria elrusca, l'uso dell'alfabeto, e le 
camere sepolcrali dipinte. Durante questi due secoli, 
mentre nell'Etruria propria le influenze straniere sono 
cosi dominanti e si effettuano gradatamente tali inno- 
vazioni, nel territorio di Bologna continua tranquilla- 
mente lo sviluppo deir antica coltura, sul finire del pe- 
riodo Benacci II e nel periodo Arnoaldi. Allorquando a 
mezzogiorno dell'Apennino questo perìodo di trasforma- 
zione era essenzialhiente passato, la nuova civiltà passò 
come un tutto completo nel paese a nord dell Apen- 
nino, e presso Bologna s'incontrò con l'antica nel periodo 
Arnoaldi. Tuttavia le due civiltà quivi non si mescola- 

* Helbig 1. e. p. 67 seg. 
' Snmn AnmU 1866 p. 419. 



TABQUINIS8E 05 

roDO : noi abbiamo già veduto, come nel fondo Arnoaldi 
le due necropoli siano nettamente separate ; probabil- 
mente continuarono parallele per qualche tempo » prima 
che la nuova civiltà soffocasse l'anteriore. 

Basandoci fra le altre cose sul fatto che dei vasi 
corinziì della più recente specie sono stati trovati rara- 
mente nelle tombe Arnoaldi (due esemplari) e pre^o 
Marzabotto (un esemplare) , possiamo ritenere che l'in- 
troduzione della sviluppata civiltà etrusca attraverso 
dell' Apennino abbia avuto luogo verso l'anno SOO. 
Come poi accada che qui entro i Kmiti dello stadio deci- 
samente etrusco troviamo molto che non si rinviene 
nell' £truria propria, ma che di certo rampolla da quanto 
qui esisteva anteriormente, p. es. le stele scolpite, è 
questo un punto che qui non tratterò più in particolare ' . 

* Qni è da ricordare la notevole tomba Anioaldi descritta dal* 
THelbig nel Bull. 1884 p. 197-201 (cfr. Brizio suUa nuova silvia ecc. 
taT. n), dove un frammento di stela scolpita copriva un dolio con- 
tenente un oseaarìo della specie Arnoaldi più recente con ornamenti 
geometrici impressi. La circostanza stessa che qui troviamo soltanto 
un frammento di stela, contradice apertamente Topinione ch^essa stela 
abbia nn originale ed intima relazione con questa tomba ; se il fram- 
mento fosse stato posto sul dolio, quando esso fa deposto in terra, 
dovremmo pensare che questa stela scolpita fu lavorata in un* epoca 
molto anteriore aUa fabbricazione deU'ossnario a decorazione geome- 
trica ; ma non potremmo immaginarci coeostenti per tanto tempo le 
due civUtà. Il più verosimile è il supporre con THelbig che questo 
frammento di stela non sìa stato posto come coperchio sul dolio che 
molto più tardi Sotto U rispetto stilistico questa stela è da con- 
siderarsi in relaiione con quelle del sepolcreto etrusco, se non che in 
confronto di quelle è certamente la più antica; la sua forma qua- 
drangolare trapezoide e la sua rappresentazioue tradisce il suo nesso 
con gli strati di civiltà più antichi, tra i quali sifiàtte stele slneon- 
trano, sebbene di rado (cfr. il mio articolo già citato nella Zgiùekrifl 
f&r Bihnologie XV). Io mi spiego U fatto a questo modo : la tomba a 
dolio sarà stata danneggiata e risarcita in un tempo in cui la civiltà 
etrusca aveva passato TApennino, e anche gli < Umbri » V avevaao 
accettata, fitcendo adornare le loro stele quadrangolari con scultura 
dì stile etrusco; così un discendente degli < Umbri »4ri^6 c^ tamm 



96 l*àntichis8iuà necropoli 

Mentre adunque presso Bologna noi troviamo due 
strati di civiltà in vicendevole opposizione, nell'Etruria 
propria non si dà questo caso. Quivi vedemmo, come 
l'elemento nuovo speciale all'Etruria si derivasse dal 
periodo di Yillanova sotto razione continua d'influenze 
straniere. L'ipotesi di una immigrazione degli Etruschi 
nel paese già abitato dagli Umbri coincidente coli' ap- 
parire delle tombe a scheletro fu da noi dimostrata non 
aver fondamento nei fatti archeologici '. E tale ipolesi 
è anche istericamente insostenibile, quando si osservi 
che le tombe a scheletro presso Corneto cominciano nel 
VII secolo , e dentro terra molto più tardi. Nel mate- 
riale esistente in Etruria, anteriore a quest' epoca, non 
ci è dato di distinguere due gruppi da doversi designare 
come etrusco e come umbro: alla civiltà di Yil- 
lanova noi non possiamo esclusivamente as- 
segnare nessuno di questi due nomi. Ad evi- 
tare malintesi, quando si vogliano designare con nomi 
etnologici dei gruppi di civiltà, io credo che sia il par- 
tito più corretto quello di adoperare la denominazione 
di civiltà etrusca soltanto per quello strato, dove sono 
riconoscibili le particolarità di essa civiltà etrusca, quali 
ci sono noti per la storia; la civiltà di Yillanova po- 
trebbe piuttosto qui caratterizzarsi come paleoetrusca 
ovvero umbroetrusca. Dovremmo poi evitare parlico- 

mento di un'antica stela una tomba de' suoi progenitori. Ulteriori 
scoperte è a sperare che getteranno pia -chiara luce su questa note- 
vole tomba. 

* Quando sopra a pag. 25 ammisi come possibile il fatto d*una 
parziale immigrazione di nuovi elementi etnici, per la quale si sareb- 
bero accresciute le accennate influenzo del di fuori, io aveva segna- 
tam^te dinanzi agli occhi, come qui si fosse presto naturalizzata una 
molto progredita tecnica deirindustria delVoro e del vetro, quale ci 
è nota nelle regioni del Mediterraneo intemo, e come questa tecnica 
riproduca fin da principio i tipi indigeni locali ; di questo punto, chQ 
è antcpra da chiarire, si parlò anche sopra. 



TABQUIKIBSS 97 

larmente il nome di etnisca per la civiltà di Villanova 
nel territorio di Bologna, dove così nettamente è impresso 
il contraccolpo dello sviluppo elruàco che aveva avuto 
luogo a sud dell' Apennino. Ma quando si voglia cer- 
care un altro nome, quando si vogliano ottenere risul- 
tati etnologici precisi e definitivi, e chiarire particolar- 
mente la relazione tra Etruschi ed Umbri, il materiale 
fornitoci dalle tombe non è più sufficiente. Si rammen- 
tino le osservazioni esposte di sopra a pagina 67 seg. , e 
si ammetterà esser necessario di sottoporre ad investi- 
gazione, di provare e discutere molto altro materiale: 
l'archeologico, che rileviamo nella configurazione e for- 
tificazione delle città ecc., il linguistico, e sopratutto 
lo storico, che si conserva nelle tradizicmi degli antichi 
relativi ai movimenti di popoli in Italia avvenuti ai primi 
albori della storia. Ma tutto ciò è fuori dei limiti della 
presente memoria. 

Mediante il materiale scoperto e qui da noi anno- 
veralo potemmo verificare un solo gran inovimento, 
e certamente un movimento di popoli proce- 
dente dal nord al sud ', quello cioè per cui giunge 

* In nn articolo Necropoli tipo ViUanova tn Ungheria il eh. prof. 
Brizio (negli Atti e Memorie della R. Deputazione eto. di Romagna 
ser. Ili Yol. I, pag. 320-824) ha messo fuori F ipotesi di un'immi- 
grazione (indipendente dal grappo delle terremare) dalFEnropa cen- 
trale ?erso r Italia settentrionale, che avrebbe portato la civiltà 
di Villanova. Egli -si appoggia ad nna mia comunicazione (nella 
mia opera das erste Auftrelen des Eisens in Nordeuropa) coucernente 
urne ritrovate in Ungheria, le quali ricordano l'ossuario di ViUanova. 
Tutto ciò è contro il mio modo di vedere: io penso che quando tra 
le urne appartenenti alVetà dei bronzo neirEuropa centrale troviamo 
degli ossuari che ricordano nella loro forma essenziale quello di Vil- 
lanova (e la somiglianza non va più in là), questa circostanza possa 
spiegarsi in parte pel fatto che i terramaricoU hanno portato daU'Eu- 
ropa media appunto una forma simile (cfr. sopra, quanto si dice di 
certi ossuari neUe necropoli delle terremare), in parte poi riflettendo 
che reta del bronzo durò neU'Europa centrale molto yìò, a loBgOt 

Annali 1885 7 



98 l'antichissima necropoli 

nell'Italia seUentrìonale l'età del bronzo delle terremare: 
Tulleriore diffusione di questo movimento può rintrac- 
eiarsì sino al Lazio. A cominciar dall'epoca in cui questo 
strato era giunto sino al mar tirreno, può notarsi un 
movimento di civiltà dal sud verso il nord ; 
lo sviluppo della civiltà precede nel sud, segue poi nel 
nord, e tanto maggiore è il divario, quanto più verso 
nord ci avanziamo. 

Più precise testimonianze ci saran date dal nostro 
materiale, quando egli sia di molto accresciuto; ricor- 
disi specialmente, quanto mai scarso sia quello esistente 
in relazione allo stato intermedio tra la civiltà delle 
terremare e quella di Yillanova, e come soltanto recente- 
mente questo antico strato di civiltà sia stato conosciuto 
in Etruria. 

Per.terQììnare farò alcune brevi osservazioni su certi 
tipi riprodotti nei . Monumenti tav. LIX e LX e nella 
tavola d'aggiunta R degli Annali 1883. 

La tav. LIX flg. 1 ci dà un vaso di bronzo che 
è una più recente varietà del tipo riprodotto nelle No- 
tizie 1882 tav. XII fig. li, e ritrae in bronzo il solito 
ossuario di Mllanova; il nostro esemplare è di forma 
più tozza ; il collo sopratutto si allontana dalla forma 
primitiva. Ghirardini, nella 2* Memoria, pag. 24-27. 87 
dà una lista dei vasi dì bronzo a lui noli riproducenli 
questo tipo, lista che potrebbe esser , notevolmente accre- 
sciuta; qui frattanto mi limito ad alcune osservazioni 



dopo che in Italia erasi svolta la civiltà di Yillanova, cosicché sono 
ben riconoscibili le Inflnente jdeUa prima età italica del ferro snl 
progredito periodo del bronzo neirEuropa centrale e settentrionale ; in 
questo senso mi sono io espresso anche nel citato libro a pag. 506. 
Tlràtterò del reste più particolarmente di qnesti rapporti in un f^ti-r 
colo dei nominati Atti dell'anno corrente. 



TABQtJlMlBSE 99 

tipologiche. Come il nostro esemplare (allato al quale è da 
mettersi quello riprodotto nel Museo Gregariaino 1, lav.Y S) 
ci mostra una varietà più tozza del tipo primitivo, così 
se ne possiede un' altra varietà sviluppatasi nella dire* 
zione opposta, divenuta cioè più alta e sottile : due sif- 
fatti esemplari erano nella grotta dell'Iside (Micali Monu- 
menti inediti tav. Vili Qg. 5). Un tipo speciale di vasi 
di bronzo aventi piede alto, corpo roloodo, e corto collo, 
è anche certamente un più recente sviluppo della forma 
dell'ossuario di Yillanova : intendo il tipo che è ripro- 
dotto p. es. nel Mus, Greg. I, Y 3 ; questo tipo sembra 
particolarmente frequente presso Chiusi, e fu menzio- 
nalo di sopra come proveniente da parecchie tombe 
chiusine a ziro. 

Yicino alla qui nominata forma di vaso è il tipo di 
silttla riprodotto nella stessa tavola dia fig. 3 e nella 
tav. LX fig. S. L'esemplare riprodotto nelle Notim 1882 
tav. XIlP^ fig. 13 mostra la più frequente forma di 
situla, più sottile ; s'accorda con essa l'esemplare accen- 
nato del museo di Napoli, che si dice ritrovato presso 
l^esto. Analoghe situle sono frequentissime nell'Italia 
settentrionale, e si trovano parimente spesso neir£aropa 
centrale nel gruppo di Hallstatt e più oltre sino in Da- 
nimarca e in Irlanda; alquanto di queato materide è 
ricordato dal Ghirardini 1. e. p. 69. . , 

Pezzi identici alle tazze di bronzo, fig. LIX tav. 7 e LX 
2 (cfr. anche Notizie 1882 XIU^^, 24) si trovarono nella 
grotta deiriside (6 esemplari con la parte inferiore biM^- 
cellata come sul nostro esemplare illustrato tav. LX 2), 
e nel Museo profano della Biblioteca Yatican^ (un esem- 
plare d'ignota provenienza) . 

Tav. LIX fig. 2: la fattura tecnica di qu^gta bot- 
tìglia di bronzo è questa : su di una tazza fu posto 
un coperchio, gli orli furono ripiegati e ribattuti l'uno 
«uU'altro ; di sopra vi fu aperto un foro , e vi fu 



lÒO L^ANTICHISSIMA NECROPOLI 

adattato e inchiodato il collo. Analoghe bottiglie in 
bronzo furono trovate ancora presso Corneto : un esem- 
plare proveniente da un'altra tomba a pozzo, quella 
descritta dal cav. Dasti e già ricordata ; un esem- 
plare fu tratto da una tomba a fossa presso Ripa Gretta; 
un esemplare parimente si ebbe dalla nota tomba a 
cassa « del guerriero ». Dalla grotta dell'Iside presso 
Vuici) proviene anche un esemplare ora nel Museo 
britannico ; un esemplare fu trovalo presso Cosa [Mus. 
Gregar. 1 lav. 10). Anche di Chiusi se ne conosce 
un esemplare di carattere alquanto più recente, con una 
gorgone fatta a sbalzo nel mezzo (posseduto da un pri- 
vato in Inghilterra, cfr. Micali Mm. ined. tav. 52). Dei 
frammenti appartenuti probabilmente ad analoghe bot- 
tiglie sono stati annoverati di sopra tra le provenienze 
di Volterra e di Orvieto. Un esemplare trovato presso 
Rodenbach nella Baviera renana ( Lindenschmit die 
Atlerthumer eco. III, V tav. 2), è alquanto singolare, 
presentando nella forma e nella decorazione incisa a 
punti un carattere assai più recente. — Queste bottiglie 
di bronzo sono da osservare in relazione coi vasi di 
terracotta della medesima forma così frequenti special- 
mente in Cipro. 

la tav. LX fig. 8-9 presenta due bei braccialelti 
d'argento lavorati a giorno. Sopra si è accennato, come 
una fibula della tomba del guerriero mostrò del tutto 
la stessa tecnica (riprodotta insufficientemente nei Mo- 
num, X tav. X^ fig. 7 ; meglio presso Montelius Spannen 
fig. 1S5). Un'altra fibula d'argento della medesima 
forma (Antiquarium di Berlino n. 275) mostra lo stesso 
lavoro; ne è ignota la provenienza. Posso riportare 
parecchi braccialetti d'oro perfettamente analoghi nella 
tecnica e in parte anche nella forma col nostro cor- 
netano: due paia (n. 378. 379 e 384. 385) mUSatle 



TARQUINIESÉ lOl 

des injùux del Louvre (collezione Campana) e diversi 
in Londra, di cui un paio (693. 696) proveniente di 
Cere (Aless. Castellani). Anche nelf Antiquarium di 
Monaco si trovano alcuni oggetti d'oro somiglianti, pro- 
venienti in parte almeno dalla tomba vulcente presso 
Ponte Sodo , di cui si tenne parola a proposito del 
gruppo Regulini^Galassi. Cf. anche per Bologna Goz- 
zadini intomo ad alcuni sepolcri ^scavati neW arsenale 
militare (1875) flg. 4. 9. 13. 

Tav. LX Gg. 19. Spada di bronzo in fodero di bron- 
zo. Per quanto riguarda le spade dì bronzo italiche 
della prima età del ferro e dell'età del bronzo, possiamo 
in generale riferirci ad una memoria del Pigorini nel 
Bull, di paletn, IX pag. 81-107. Il tipo qui ripro- 
dotto appartiene particolarmente all'Italia meridionale, 
importatovi, per quanto sembra, dalla Grecia (cf. il mio 
libro Etudes sur Vàge de hron^ de la Hongrie I pag. 150) . 
Però questo tipo di spada di bronzo è stato trovato 
anche in parli più settentrionali d'Italia, cioè non solo 
in Cornéto, ma anche presso Grosseto fv' ha uno di questi 
foderi in quel museo), presso Norcia (Not. d. scavi 
1880 tav. II fig. 20), e presso Teramo, (un esemplare 
nel Museo preistorico di Roma * ]. 

* Insieme con questo tipo di spada deUltalia inferiore è da ri- 
cordare altresì nn tipo di fibala proprio della stessa regione : cioè 
fibule composte di dae o qnattro dischi di spirale legati tra loro, sotto 
i quali è attaccato Tardiglione e il suo canaletto. Un esemplare 
fa ritrovato in Gometo, ripr. Notizie 1882 tav. XIII ^ù fig. t4. Questa 
forma di fibula molto frequente nelFItalia inferioTe fu ritrovata verso 
il nord sino in Chiusi (un esemplare con due spirali si conserva nel 
museo di quella città), e inoltre a Monteroberto presso Ancona {No- 
tizie 1880 tav. IX). Come quel tipo di spada dell*Italia inferiore, 
così anche questa specie di fibula è stata importata dalla penisola 
greca, dove s'incontra assai frequentemente; cf. la mia succitata 
opera p. 63 : in questi ultimi tempi però il materiale greco si è dì 
molto aumentato, segnatamente con le scoperte di Olimpia, 



102 l'aiItichissima necropoli 

Un tuli' altro tipo di spada dì bronzo si rinvenne 
parimenti presso Corneto, cioè un esemplare del tipo 
ad antenne, riprodotto nelle Notizie 1882 tav. XII fig. 1. 
Siffatto tipo incontrasi frequentemente neiritaìia setten- 
trionale, ed è usuale e tipico nell'Europa di mezzo; questo 
ritrovalo presso Corneto è il più meridionale di certa pro- 
venienza ; un esemplare della collezione Bourguignon in 
Napoli « si crede » ritrovato nell'Italia meridionale, ma 
questa provenienza non è conosciuta con sicurezza. 

Nella tavola d'aggiunta R degli Annali 1883 sotto 
la fig. 1 è riprodotto un elmo di bronzo, appartenuto 
un tempo alla collezione Campana in Roma ; ora è nel 
Louvre (è appunto l'esemplare menzionato a pag. 188 
degli Annali 1883) ; esso è stato trovato certamente 
neiritalia centrale d meridionale. Di tali elmi in bronzo 
di provenienza italiana sono noti inoltre i seguenti : 
uno «di Capua (coli. Bourguignon in Napoli, pubbl. An- 
nali 1883 tav. d'agg. N fig. 2, pag. 188) ; due di 
Corneto (Ghirardini 2* Memoria, Notizie 1882 tav. XIII 
fig. 8 pag. 33 seg. 51; Bullettino delVlmi. 1882, 
166. 175) ; uno trovato nel fiume Tanaro presso Asti 
(Museo civico di Torino, pubbl. presso G. e A. de Mor- 
tillet le Musée préhistorique fig. '955). Rispello alla de- 
corazione può confrontarsi col nostro esemplare la ca- 
lotta riprodotta nei Monumenti tav. LX fig. 16; alla 
quale manca soltanto un apex per presentarci un elmo 
dell' antica forma a pileus summenzionata , rinvenuta 
del pari presso Corneto. 

Élmi somiglianti sono stati trovati anche nell'Europa 
centrale; questi però presentano qualche diversità e 
formano due varietà del nostro tipo itàlico. 

Un^ varietà ha la calotta non emisferica, come la 
nostra italica, ma più appuntata in alto eoa Ip ,pàreti 
curvale in dentro, come la cresta; ai lati si trovano 



TARQUINIESE l03 

qualche volta anse sporgenti ; la cresta è più stretta e 
la forma è in generale più debole. A questa varietà 
appartenevano i nove esemplari trovati presso Falaise 
in Normandia, come ancora un esemplare proveniente 
dal Reno pressò Magonza (Lindenschmit die Alterihii- 
mer etc. Ili fase, I tav. 3 e III fase. XII lav. 1 fig. 2). 
Singolare è l'esemplare ritrovato in Pass-Lueg presso 
Salisburgo (Lindenschmit I. e. III fase. XII tav. 1 fig. 
1) ; per la calotta semisferica si ricollega con Titalico, 
ma ha tuttavia un carattere un poco più recente ed è 
fornito di guanciali. 

Anche Taltra varietà ha la calotta non emisferica ma 
conica; non è così puntuta come la precedente, con 
pareti ricurve. Questa forma è in generale piuttosto mas-, 
siccia, e gli esemplari mostrano in parte anche un rozzo 
lavoro. A questa varietà appartengono : un esemplare 
della Pockinger Haide presso Indling in Baviera (nel 
Museo nazionale di Monaco, Lindenschmit I. e. Ili fase. I 
lav. 3, fig. 1-3) ; quattro esemplari di Francia: uno 
di Theil (Loir et Cher) , uno della Senna presso Pa- 
rigi (Morlillet, Mmèe préhist, n. 956), uno della Saone 
presso Ponlarlier ; questi tre trovansi nel Museo di 
St. Germaìn-en-Laye ; un quarto esemplare, posseduto 
da un privato, è una imitazione più tarda di questa 
forma: esso è fuso, non composto di due lamine la- 
vorate a martello ; fu trovalo nella Senna presso Font 
de la Mante, non lontano da St. Germain-en-Laye. 

Queste varietà trovate neirEuropa centrale non sono 
altro, a parer mio, che più recenti modificazioni del 
tipo che s'incontra in Italia. Questo ha sempre la de- 
corazione a sbalzo nello siile di Villanova ; in quei 
dell'Europa centrale vedonsi spesso ornaménti incisi ; 
i più poi non sono ornati, mostrano un'inferiorità tecnica, 
ed hanno costantemente l'impronta d una imitazione bar- 
barica e d'un' epoca più tarda. 



104 L^ANTICHISSIMÀ NECROPOLI TÀRQUINIESB 

Qui sonp da menzionare altresì alcune figure di bronzo 
trovate in Italia, che portano siffatti elmi. Si accennò 
di sopra ad un treppiedi trovato in una tomba a fossa 
cometana, adorno di rozze figure portanti in capo questi 
tali elmi. {Bull. 1884, 120) ; nell'Italia settentrionale 
fu trovata certamente un'altra del pari rozza figura 
con elmo (museo di Bologna, menzionata da F. v. Duhn 
negli Amali 1883, p. 189). 

Donde deiiva questa forma d'elmo ? Da quanto ho 
riportato, si dedurrà che io faccio derivare le varietà 
trovale nell'Europa centrale dal tipo che apparisce in 
Italia. A proposito dello stile del bronzo nel gruppo di 
Yillanova si trattò della sua probabile connessione con 
influenze transmarine. Rispetto alla figura in bronzo di 
Bologna osserverò ch'essa ricorda alcune figure puniche 
nella sua posizione con le gambe aperte, con le braccia 
pendenti, e con le palme delle mani piatte, volte in 
fuori ; le ricorda ancora nella sua rozzezza e mancanza 
di qualsivoglia caratteristica anatomica ed organica. Di- 
varia tuttavia dalle figure puniche nella grossezza e robu- 
stezza dell'intera forma. — In rilievi assiri s'incontrano 
degli elmi che ricordano il nostro tipo; una perfetta 
concordanza nei particolari non può certamente verifi- 
carvisi, ma tale è la somiglianza nella forma essenziale, 
che io vi sospetto un legame. Anche qui pertanto è da 
pensare ai Fenici quali intermediari, come si è detto 
più volte di sopra. 

L'altra forma di elmo trovata in Corneto [Notizie 1881 
lav. V, 23) , dì'pileus od apex, ha parimente delle 
affinità nei rilievi assiri. Anche questa forma fu ritrovata 
spesso neir Europa centrale, cioè in Ungheria, Lausitz, 
Meclemburgo ecc. 

Febbraio 1885. InGVALD UndSET. 



STATUA VATICANA DI SEMONE SANCO. 

{Tao. étagg. A) 

Ho stimato opportuno, anzi mio dovere, il rìpub- 
biicare la statua ora vaticana di Semone Sanco ' con 
disegni esatti del sig. E. Eichler, avendo io avuto 
l'occasione non soltanto di esaminarla attentamente 
fneiraprile di quest'anno 1885) e di riconoscere l'in- 
sussistenza di qualche dubbio su di essa sparso di qua 
e di là ed altra volta da me riferito, ma eziandio di 
sentir i racconti riferibili al suo ritrovamento da per- 
sona onesta e secondo ogni apparenza degna di fede. 
E comincio col ripetere questi racconti. 

Fnron trovate, mi fu detto, la statua e la base di 
essa coir iscrizione di Semone Sanco nel 1879 sulle 
alture fra la porta del Popolo e la piazza Barberini. 
La statua è rotta in due pezzi, la testa e la persona, 
e di questa non manca altro che l'avambraccio destro^ 

' È stata pobblicata la prima volta con fototipia ed illustrata 
dal eh. comra. Visconti negli Studi e doeumenti di storia e dirUtOy 1881 
p. 105 segg. Ne ragionò brevemente il eh. Dressel (v. la nota p. 108,1). 
Non terrò conto. nelle pagine seguenti delU monografia di E. Jan- 
Betaz,.é/udc; sur. Sema Saneus dieu Si$bin repjcésentant te pm^ Par 
rigi 1885, la qnale olire alcune etimologie false e teorie di mitolo- 
gia comparativa mal appropriate, non contiene niente di nnovo : v. le 
mie osservazioni nella Deutsche Litteraiurzeilung 1885, p. 680. Una 
ditisertazione di À. Densndanu sopra Semoiie Sanco (pubblicata a 
Bacarest 1884) la conosco soltanto dalla Biblioteca phitologica classica 
1885, p. 85, ^ 



106 STATUA VATICANA 

e la mano sinistra coir artìcolo fino al polso. Inoltre 
fu- ritrovato allora nello stesso terreno un paniere dello 
stesso marmo, pieno di frutti diversi, raffigurati ji guisa 
di quelli che sogliono sporgere dalle cornucopia. Vi si 
vedevano da ambedue i lati i pollici delle mani che 
sostenevano i margini del paniere, mentre le altre 
dita rimanevano al disotto di esso. La grandezza di 
questo paniere combinava bene col vuoto da raffigu- 
rarsi fra le due mani della statua. Questo frammento 
ben presto andò perduto, e non si potè ritrovar dal- 
l'esperto narratore, malgrado le sue ripetute e diligen- 
tissime investigazioni. 

Conferma questo racconto quel che si è detto finora 
sul luogo del ritrovamento secondo testimonianze se- 
condarie '.Ma in quanto alla notizia deir esistenza di 
un frammento che quasi con certezza si dovrebbe 
assegnare alla statua, debbo fare un' osservazione, la 
quale limita il valore della notizia, benché - lo ripeto - 
degna di ogni fede. Il paniere in quislione dovrebbe 
aver avuto un diametro, fra le mani, di m. 0,45 incirca. 
Lo spessore di esso compresi i frutti, necessariamente 
dasupporsi, dovrebbe calcolarsi a m. 0,10 fin a m. 0,20 
al menomo. Un tal pezzo di marmo nelle mani di 
una statua di forme sveltissime costituirebbe un peso 
assai forte e difficilmente sostenibile dalle due mani 
col solo aiuto, poco efficace , dei due sottili puntelli, 
()Osli a sostegno delle avambraccia vicino ai polsi. Né 
vi potrebbe aver servito la spran ghetta di ferro sporgente, 
come si vide prima delristauro moderno, dal braccio sini- 
stro ; con maggiore probabilità si giudicò aver essa ser- 
vilo ad un rìstauro antico. Invece l'artefice avrebbe 



* < Sembra che il simulacro provenga da luogo adiacente aUe 
pendici del monte Pincio verso U Quirinale ». Visconti, 1. e. p. 106« 



DI SBMONE SAHCO 107 

dovato secondo ogni apparenza o dare un appoggio al 
paniere piantato sul ventre della statua o farlo sporgere 
dallo stesso blocco di marmo, col quale si è fatta la 
statua. Ma né dell'uno né deiraltro si rinviene traccia 
alcuna sulla superfìcie perfettamente conservata del ven- 
tre. Si dovrà dunque lasciar in dubbio, se questo fram- 
mento veduto dal mio testimone abbia realmente apparte- 
nuto alla statua; ed in seguito terrò conto di questo dubbio. 
Finalmente si è parlato di una grande lucerna a più 
becchi, molto antica, la quale si sospendeva per via 
di catenelle di bronzo, ancora ben conservata, trovata 
insieme colla statua *. Quest'oggetto, lo posso assicu- 
rare, fu un vaso, e non una lucerna, e si conserva 
tuttora a Roma in una collezione privata. Ma il mio 
testimone non ne fece menzione ed al possessore odierno 
fu detto, che proveniva dairEsquilìno, e questo gli parve 
molto probabile per ragioni diverse. Lasciamo dunque da 
parte questo vaso. 

Mi rivolgo ad un esame particolare del monumento 
stesso, il quale essendo stato fortunatamente acquistato 
dal Museo Vaticano, l'ho potuto esaminare, dietro un 
permesso gentilmente favoritomi dalla direzione di que* 
sto Museo, nella galleria dei candelabri ; la quale adesso 
si prepara ad esser riaperta al pubblico , quando le 
nuove pitture murali vi saranno terminate. 

Correva voce che non fosse del tutto certo che la 
base appartenesse alla statua *. Invece posso assicurare 
esser questo un fatto indubitabile. Imperocché il perno 
al disotto del plinto della statua entra adesso nel 
buco praticato nella superfìcie della base in modo da 
poter osservare per mezzo d' un piccolo ,vano rimasto 



* Visoonid, 1. e* p. 127, nota 2. 

* Uo accennato questo dubbio tfel PreUer 2^^ 2173, nota .3c 



108 



STATUA VATICANA 



altomo e massimamente dalla parte di dietro, le cir^ 
conferenze di ambedue: sì vede benissimo che sono 
al tutto identiche. Se la statua si movesse un pochino 
più avanti, il combaciamento del plfnto e della base 
sarebbe perfetto. Rappresenta dunque la statua Semone 
Smeo, al quale l'iscrizione della base (alta m. 1,11) la 
dedica in questi termini : 



SEMONI SAN CO 
SANCTODEO-FIDIO 
SACRVM 

DECVRIA- SACERDOT 

BIDENTALÌVM 



'Mancfa il punto soltanto nelki prima riga, le cui 
lettere sono '«Ite m. 0,035. I tre Ulti lati tfélla base 
sono lisci. Le lettere dell'iscrizione sono 'lettere « non 
btH>iie del sfècoio tèrzo », secondo il beii foAdalo giudi- 
zio del eh. sig. dottor Drèssel '. La statua adta m. 1,23, 
còl pHtito'm. 1,-28, di marmo bianco venato % rap- 
presenta, aMHfe si è osservato dal sig. DrèssJèl e da 
aiffi, Il U]^ di Wn' Apolli ne ignudò arcaico. Sta 
ritto in '{Kedi òolla gamba sinistra un po' avanzata ,- 
innalza gli occhi, le cui pupHte furon dipinte con un 
colore, dèi tfHaieie vestigia benéhè molto svanite si con- 
se^VMio^tuttidlvia lùaàiìitaamenle suirocchio deàtro ; ritrae 
lef'braècia un][K)'ifKlletro e te stringe al corpo; l'avambrac- 

* y. BuU. deU'Ingt. 1881 p. 58. 

• Il signor Tfùrchi ( T. Visconti, p. 108, tlÌ \) lo chiama gre- 
cHètfo daro."Ma' Méi»ndo che mi si-è dèitto da pèréòna est^erta^ il 
grecbetto non è mai renato. Adesso essendosi tinta tntta la statua 
da nna specie d* intonaco o color grìggio, riesce difficile asmi il 
riconoscere il grano del marmo, tiiétttre le tene si dSsti(^gaono 
molto bène. 



DI SBMONE dAKOO lOO 

ciò conservato, abbassato alquanto, si dirìgeva al di fuori. 
L'acGODcialura de'capellì, benché imiti nell' insieme il ca- 
rattere arcaico, tende però ad una maniera piuttosto 
sciolta e libera tanto nella parte che cade soprala fronte, 
<che in quella, che cuopre la nuca. Il lavoro anatomico 
è esatto: invece il trattamento delle forme dei muscoli, 
della carne e della pelle è leggiero e superficiale. Tutto 
l'insieme fece, a chi lo vide, l'impressione di una replica 
di un originale arcaico del sesto o quinto secolo avanti 
Cristo fatta nei tempi avanzati dell'impero, cioè ai tempi 
deir iscrizione sottoposta. Abbiamo un tipo arcàico di 
Apolline quasi perfettamente corrispondente al nostro, 
conservato in più esemplari, e fra essi il più somigliante 
è la celebre statua in brónzo del Museo del Louvre. 
Anche in questa statua vediamo la chioma coprire la 
nuca a metà ; è somigliante tutto l'atteggiamento della 
persona ignuda, tanto delle braccia, quanto delle gambe, 
le quali però distano fra di loro un poco piii. Teneva 
nella sinistra chiusa l'arco, sulla destra stesa un sim- 
bolo sconosciuto. Anche il piccolo bronzo di B<^rlinp 
proveniente da Naxos è somigliante in qtfanto all'at- 
teggiamento generale: teneva anch' esso nella Ministra 
l'arco e tiene sulla destra un piccolo oggetto sferoide, 
il quale dagli tini si vèlie sia uu vasétto, dagli altri 
un melogranato. É diversa la chìoàna, delta qnate tre 
rìcci cadono sopra ogni omero '. Da questo cónfìronto 
rìmilta che probabilmente anche la statua vaticana 
teneva nella sinisttia Farco, nella destra un altro sim- 
bolo : e così è sMta ristaurata nel Museo Vaticano. 
Prìma di tutto cominciamo dall' esamiÉiare le tesli^ 

* y. la stataa del Louvre presso Orerbeck Gesch. der Plaslik 1^, 179^ 
quella di Berlino presso Fottw&ngler neWAiuf, Lexicon der griech, 
u. ràm^ Mafiologie 1, 452, il quale ragiona amplvneiite e c^uarf^-» 
mente delio sriloppo di questo tìpo« 



Ilo STATUA VATICANA 

moDianze epigrafiche relative al Semo Sancus. Ne cono- 
sciamo oltre la nostra cinque, tre provenienti da Roma 
e dal suo circondario, una quarta di origine incerta, 
ma probabilmente urbana, finalmente la testimonianza 
del calendario di Venosa. 

La prima è la base trovata in hortis clericorum 
regularium apud ecclesiam s. Silvestri , cioè presso la 
chiesa di s. Silvestro attigua al giardino del palazzo 
Colonna. E concepita così: Saneo Sancto Sem<m{i) \ deo 
Fidio sacrum | decuria sacerdotum | bidentalium reci- 
peratis \ vectigalibm ' . Le lettere secondo il Baronio 
sono a grandi ed accurate » ed appartengono « forse 
al secolo secondo ». Pare che questo giudizio sull'epoca 
del titolo non abbia destato dubbi a chi lo vide nel 
Museo di Napoli. Il sito del ritrovamento pare che cor- 
risponda al sito del sacello del nume ; e potrebb'esser 
che la statua vaticana sia stata ritrovata in un sito 
non troppo discosto. Ma delle topografiche circostanze 
non occorre parlar in queste pagine dedicate all'esame 
dell'indole della divinità italica. La seconda è la base 
tanto rinomata «trovata a s. Bartolomeo dell'isola vi- 
cino alla clinica davanti alla porta del convento » e 
dice così : Semoni \ Sanco \ Deo Fidio \ sacrum \ Sex. 
Pompeius Sp. f,\ Col [lina] Mussianus \ quinquenna- 
lis I decurdae] \ bidentalis \ donum dedit *. Non ho vi- 
sto questo titolo ora esposto nel Museo Vaticano: ma 
tengo conto del giudizio del eh. comm. Visconti ' che 
la paleografia in esso al pari di quella della prima 
iscrizione accenni all' epoca del secolo secondo e la 
superi alquanto in eleganza ed accuratezza. Anche 
questa base ha avuto il suo posto in un santuario di 

(7. /. L» 6, 568. . 
• G. 1. L 6, 567. 
' A p. 125 seg. deUa disdertazioiìe pia volte citata. 



m SEMONE SANCO 111 

Semone Sanco. Segue la terza ora conservata nel Mu- 
seo di Verona e dice così * : Sancio Sondo ] T. Ae- 
li{u]s Heli{us d[onOj d{edit). Lesse così giustamente 
il Maffei, mentre adesso della i der primo nome non 
rimane altro che la parte infima deir asta. È quasi 
certo che riscrizione provenga da Roma, come lo so- 
spettò il Mommsen, non trovandosi il menomo vestigio 
monumentale del culto di Sanco, fuori di Roma e del 
suo circondario. Al circondario appartiene la quarta, 
trovata * « in territorio Marini » e dice così : Phileros 
ex decreto XXX virum \ sacellum Semoni \ Sanco de 
sua pecunia fecit. La significazione controversa dei 
XXX viri Ib, possiam lasciare da parte. Finalmente sì 
ha nel calendario di Venosa al S giugno la nota se- 
guente: Dio Fidio in colle *. 

Confrontiamo adesso i fatti contenuti in queste iscri- 
zioni colle testimonianze letterarie e cominciamo coi 
nomi. Le iscrizioni ci testificano i seguenti : 

Semo Sancus sanctus, deus Fidius 

Sancus sanctus SemOy deus Fidius 

Semo Sancus, dem Fidius 

Semo Sancus 

Dius Fidius 

Sancius sanctus. 
Le conseguenze da trarre da queste varianti sono 
le seguenti : 1. Le due coppie di nomi, che talvolta si 
usano congiunte, talvolta staccate, sono Semo Sancus e 
Dius Fidius. 2. Una volta sola nella prima coppia si 
cambia l'ordine delle voci, Sancus Semo, una volta sola 
la seconda voce comparisce sola, Sancius, alterata però 
nella forma e congiunta coli aggettivo sanctus. Laonde 

* G. I. L 6, 569. 

' Henzen OréU. 6999. 

* Cl.Lli^ 301,. 



112 STATUA VATICANA 

si deduce che Sema e Dius hanno la funzione di so- 
stantivo, Sancus e Fidius quella di aggettivo. 3. Il 
quinto vocabolo sanctus pare sia piuttosto un accesso- 
rio arbitrario. Dall' altro canto le testimonianze lette- 
rarie c'insegnano i fatti seguenti : 1 . Il tempio del dio, di 
cui trattiamo, si chiama volgarmente templum Sancì (tanto 
Turbano sul Quirinale quanto quello di Velletri), ma 
due testi provenienti Tuno direttamente, Tsdtro indi- 
rettamente dair archivio pontificio, chiamano il tempio 
sul Quirinale aedes dii Fidii, ed un testimone greco 
dell'epoca dì Augusto ci assicura che il dio romano 
Sancus da alcuni si chiamava Zevg niaTiog, la quale 
inesattezza di traduzione è fondata sull' etimologìa inven- 
tata da Elio Slilone: Diavis ftim '. 2. I dotti del se- 
colo settimo cadente ci assicurano che tre erano i nomi 
del dio : Semo Sancus e Fidius * : questa asserzione ci 
conferma in modo positivo , che in realtà ve n' erano 
i quattro sovraccennati, fra i quali però dius non si 
stimava un nome proprio, ma piuttosto Tindìcazione 
appellativa del nume. 3. Né quelle né queste testimo- 
qianze fanno motto dell'aggettivo sanctus: comparisce 
però in versi dell' epoca di Augusto ed ivi alterna con 
Sancus , evidentemente per ragioni di paronomasia '. 

* Tenqdum Sanci il tempio del Quirinale presso Livio 8, 20; 
Pesto 241^ Pfinio 8, U9 ; Plutarco qu, rom. 30 ; il tempio di Vel- 
letri presso Livio 32, 1, 10; aedes dii (o dei) Pidii quello del Qui- 
rinale nei frammenti degli Argei. presso Yarrone 5, 52; dio Fidio in 
colle il calendario. — Dionigi dice 2, 49 che Saneiu da < alcuni » 
si chiamava Zevs nunios e 4, 68 che questo dai € Romani » si chia- 
mava Sancus, Cfl tiota p. 118) 1. 

* Ovidio nei fasti 6, 213: quaerébam nonas Saneo Pidione re^ 
ferrem an tibi^ Semo pater ; tum mihi Sancus aiti euieumque ex illis 
dederis^ ego munus habebo; nomina terna fero^ sic voluere Oures, 
Pesto p. 241: in aede Sancus qui deus Fidius vocatur. Tutto questo 
proviene daUe antichità di Yarrone. 

' Properzio 4, 9, 71. 72. Si scriva; Sance pater (sanete i co- 
dici) — Sanete, veUs etc. Posso aggiungere che secondo il lavoro di 



DI SEMONB SANCO 113 

Aggiungiamo in terzo luogo alcune osservazioni 
relative alle forme di Sancus e di deus, dius. 1. Il nome 
Sancus, il quale benché occupi il posto dell' aggettivo, 
secondo la sua forma non è altro che sostantivo, si 
scrive Sancus, in tutte le iscrizioni (della variante San- 
cius si ragionerà in appresso) , ed in quasi tutte le te- 
stimonianze letterarie . solo nei codici di Livio si trova 
tre volte la lezione Sangi, Sango, ed è questa un mero 
errore degli amanuensi , essendo la tenue garantita 
dagli aggettivi sanqu-alis (avis, porta) e sanc-im, e 
dall' etimologia ' (v. in appresso) . È un fatto assai 
strano, ina accertato, che si. declinava non soltanto 
Sancus, Sancì, ma anche Sancus, Sancus: potrebb' essere 
che quest'ultima forma abbia da fare colia stirpe sancu 
dell' aggettivo sancu-alis, Sanqu-alis, ed avrebbe così 
un^ riscontro nelle forme lanus, gen. lams, confrontate 
con ianu'a\ 2. La nota del calendario di Venosa e la 
più parte delle testimonianze letterarie del secolo settimo 
non lasciano dubitare che dius era la forma originaria; 
il deus delle iscrizioni recenti e di alcune fonti lettera- 
rie è una sostituzione posteriore (v. in appresso la nota 
p. 117, 1). 3. Alcune volte nelle testimonianze letterarie 
sanctus si trova sostituito a sancus per solo equivoco ^ 

un mio scolare non ancor pubblicato, Tepiteto sanctus, rarissimo 
prima dell'epoca di Angusto, diffondesi poscia rapidamente e si aggiunge 
in Roma massimamente a Silvano, nelle provincie in parte a^'dei 
della salute (Esculapìo ed altri}, in parte ai numi barbari o semi- 
barbari. 

' L'ho osservato al PreUer 2, 371 n. 1: y. Lìyìo 8, 20, 32, 1 ; 
! in Feste pag. 317 la forma Sangt appartiene ai supplementi, il co- 

; gnome Sanga non ba niente da far col nome del dio. 

* La forma del genetiro Sancus presso Livio 11. ce. {sangus i 
codici) e presso Feste 241^ {sctus, cioè sanctus^ il codice) ò giusta- 
mente difesa dairAlschefski nella nota a Livio 8, 20: manca presso 
Neue L Formenlehre 1^, 526. 
I ' Cosi nei codici di Varrone 5, 66, di Feste 241% neU' urbinate 

Annali 1885 8 



114 aTATUA VATICANA 

Mi rivolgo adesso ai nomi mnbrici cont^;^ uegli 
atti del collegio saero di Gubbio. Ivi comparisce spesso 
in vari casi l'aggettivo sanctus, scritto nei lesti più 
antichi con omissioni^ della nasale soci, mi recenti in 
alfabeto latino sansi (ovvero sansi). Abbiamo i dativi 
Sagi Sage, il vocativo Sage in quelle, i dativi e vo- 
cativi Sansie o Sansi (ovvero Sansie, Sanéi) in queste, 
e sappiamo che la g dell'alfabeto nazionale e la ^ (o i 
del latino corrispondono alla e neirumbrico avanti alle 
vocali e i. Una sola volta nelle tavole antiche compa- 
risce il vocativo Sage, il quale non appartiene al solito 
aggettivo 5a'n;f-i*ma al sostantivo Sa{n)C'Sancus. È 
evidente che invece il latino non conosce la forma del 
l'aggettivo, meno una sola volta nell' iscrizione di Ve- 
rona, dove il Maffei lesse giustamente Sancius Sanctus, 
È dunque assai preziosa questa forma, porgendoci una 
testimonianza ìrrefregabile dell'uso volgare dell' agget- 
tivo sancius oltre i Umili del dialetto umbrico, e pos- 
siamo ora fermarci su questa tesi: che nei dialetti 
umbrico e latino esistevano le forme del sostantivo 
sancus e dell'aggettivo sancius, ma che quello prepon- 
derava neir u§o sacro dei Latini, questo in quello 
degli Umbri. Non sarà chi vorrebbe dividere le parole 
umbriche dalle latine : e chi lo volesse, dovrebbe aste- 
nersene osservando l'uso delle umbriche. 

Nei testi di Gubbio ^a»cm si chiama lupater ed 
un nume il cui nome è Fisus, donde Fis-ius e con una 

ampliazione di suffisso nota da altri esempi, p. e. dal- 

*» 

di Dionigi 4, 28 [aaxtjroy ha il chigiano) ; nei codici di Proper- 
zio 4, 9, 74, dove la restitazione di Heinsio è necessaria, e forse nel 
V. 71* (v. nota p. 112, 3). 

* V. Aufrecht e Kirckhoff Umbr. Sprachdenkvnàleì" 2, 187 e 
350, dove spiegano bene il valore del vocativo Sape , Sance e non 
Sancì, come, lo tr.adusse poscia il Bftcbeler; Uìnbrica p. 7. 



r' 



DI SEMONE SANCO 115 

... ■ . • . . • t ... V. ; 

Tumbrico Grab-ovius, d^l latino Vitr'Wj^f:^Fi8'Wm, 

Il semplice Fisus è forma ambrìca scambiata da Fidius 
per mezzo deirassibiiazioqe consueta della dentale dQj 
con un I seguente. È dunque evidente che un latino 
Sema Sancus dius Fidius e un umbrico Fidm Smcius 
contengono gli stessi elementi principali, i quali nel- 
l'Umbria formano un nome solo, mentre nel Lazio, ^i 
dividono in due coppie fra di loro congiuntissime. Pos- 
siamo inolire sospettare con qualche verosimi^ianza, 
che il dio umbrico Fidius Sanctus, il quale era Tepo- 
nimo dell'arce di Iguvio, ocris Fisius, fosse fra i numi 
superiori della città e cognato al sommo Giove, col 
quale avea comune l'epiteto sancitiSs 

Fortunatamente Tetimologia dei due nomi italici 
SanC'Us, Sanc-iuSy Sac-ius, Fid-ius non reca. diflScoltà 
serie. Che la stirpe del primo .nome gli sia comune 
col Ialino sancire e coH'ilalico sae-aros, sac-er{us), 
la stirpe del secondo colla stirpe dei latini fìdres, fid-us, 
foed'Us è un fatto positivo, non potendovisì oppon*e 
un solo argomento ricavato dalie leggi della lingua, ed 
il senso consentendovi perfettamente: non è altfo-lo 
vedremo in appresso - il sanco o sancio che un nume 
sa e r in un modo speciale, né il fidio, altro che un.nume 
della Tede '. Ma prima di esaminar più particolar- 
mente lo sviluppo delle idee contenute in queste pa- 
role bisogna spiegar il sostantivo sento, fornitoci dal solo 
latino. 

' È indifferente per noi se sancus, saoire,, saeer si debbano 
dedurre dalla radice indica laft, sag, € attaccare », o siano affini del 
greco aàog, del latino sSnm (?. le notizie presso Vaniì^ek atym. WSr* 
lerbuch p. 986 segg. e Cortias Grundzùge p. 378), non potendosene 
dedurre una dlcbiarazione piti speciale del senso di questa € santità •^, 
Che la stirpe italica finisca in k, non in g, lo dimostrano gU agget- 
tivi sanc-ius sanq-ucUis» Della falsa etimologia saneus, cadum e del- 
retimologia di ftdius si parlerà in appresso. 



116 STATUA VATICANA 

1 senmes (o semunes) ci sono fortanatameote noli 
non soltanto da certi passi degli antiquarii, i quali, 
mentre non c'insegnano nulla sopra il vero valore della 
lord divinità, ne hanno inventata quell'etiinologia falsa, 
che fino ai giorni nostri è applauditissima : semones, 
semihomines , ovvero rjiiCd^soi,. Invece sappiamo da te- 
stimonianze autorevolissime, vuol dire dalla forma del 
vocabolo e dall'uso di esso nei testi autentici sacri (la 
preghiera degli Arvali ed il carme sacro di Corfinio], 
che i semmes furono numi italici tutelari del semen e 
chenoufuron diversi dai /o^a^ o lares agrestes *. Ma come 
la nozione dei lares non era circoscritta da limiti 
troppo angusti, anzi si estendeva in modo da poter 
ricevere le nozioni omogenee e fra esse quella della 
tutela della casa, in quanto al possesso ereditario di 
essa - laonde si distìnse nel culto fra i lares innume- 
revoli un lar familiaris -; così anche uno di questi se- 
munes distinto coU'epiteto sancus o sancius, indizio di 
santità particolare ed inoltre propria al sommo Giove, 
acquistò a Roma uh culto separato. È dunque chiaro 
che la sua denominazione semo sancus y cioè genio 
santo, non ha un significato più speciale che quello 
per esempio del nume venerato dagli Arvali, dea 
dia. Ma iìbndatori di questo culto separato, voien- 
done accentuare vieppiù la specialità, aggiunsero iu 
apposizione un nome secondo, dio Fidio: e così si 
formò il doppio nome semo Sancus (o meglio Sema san- 
cus) dius Fidius (forse Divus fidius), denominazione 
quasi identica con quella del nume iguvino Firn* 
Sancius. 



* L'ho dimostrato a lungo nel mio libro KriUsche Beiiràge zur 
Geschichie der lat. Sprache p. 204 e segg. e nelle annotazioni al Prel- 
ler 1, 3a 90. 



DI SEMONE SANCO 117 

Rimane da spiegar T origine ed il senso di que- 
st'ultimo. Lo scrivono deus Fidius le tre iscrizioni di 
epoca recente ed alcune fonti letterarie, mentre tanto 
il calendario venusino, quanto una parte delie citazioni 
lo scrivono dius Fidius: e che questa scrittura sia l'ori- 
ginaria, ce lo assicurano i grammatici, traendone l'eti- 
mologia a confronto colle parole dium, dialis, Diovis, 
Diespiter, e Tuso antico della formola medius ^ius, 
cioè me dius Fidius \ La forma dius potrebbe esser 
una variante di deus o l'aggettivo dims privo della ^ 
spirante. La quistione sarebbe decisa, se nel verso di 
Plauto (ovvero dell'interpolatore di esso) Asin. 23 TEr- 
molao avesse restituito il vero scrivendo : 

per dium Fidium quaèris iurató mihi 

(dove i codici danno deum) : e sono disposto a cre- 
derlo, tanto più che il nome antico della dea dia o del 
fulgur dium ci presentano altri esempi della stessa forma, 
mentre di un dìus non ne abbiamo alcuna. Però è 
sempre vero che rimane da spiegare l'insolita posi-* 
zione dius Fidius, invece di Fidius dius. Ma anche 
questa difficoltà non è insuperabile, se si consideri che 
divus e diva nei tempi antichi si usavano ugualmente 
come sostantivi e come aggettivi. Laonde non esito più, 
come feci uu tempo *, a spiegare dius per dwus. Il 
senso di Fidius recava grandissimi dubbi agli etimo- 

* Scrivono dius Fidius Pesto 241 e Yarrone 5, 66 , dove 9i dà 
Tetimologia accenData ; deum Fidium si legge nei codici di Pianto 
Asin. 23 e di Nonio p. 494 e forse cosi stava scritto neiresemplare 
di Yarrone, donde il librario del codice mediceo trascrisse de i de 
fidi [L. L 5, 52). Snlla formola me dius fidius, v. la nota p. 118, 4. 

' y. l'annotazione al Preller 1, 50 La nota di Servio alFEneide 
8, 301 hic divus Fidius solus dieitur quod solus fidem feeit esse se 
lovis filium è troppo confusa per esser presa come punto di partenza. 



118 STATUA VATICANA 

logi antichi. Elio Stilone volle prender /idius per f{lius, 
spiegando bo^ dius fidius: Viovis film; gli atlH, e fra 
essi i <3reci, dedussero il vocabolo fidius da fiàes ^ Le 
ragioni che m'ihducono a stimar vera quest'ultima opi- 
nione - del resto approvata dalla maggioranza dei dotti - 
sono té seguenti. Dalla radice indica hhidh discendono 
ritalicó fìd-es, fid-us, fid-o, ed il greco nld^-og^ neC^-tù *: 
l'aggettivo fìd'ius (v. Ovidio nella nota 2 pag. 112) , ben- 
ché non àia usato come appellativo, sì deduce senza verun 
ostacolo dalla slessa radice, ed è certo che lo stesso 
aggettivò pei* nìézzo di un'assibilazìone d'altronde nota 
si trasforma nel dialetto umbrico ih fisus. Ov^ cono- 
sciamo sut Campidoglio la Fides puhlica, vicina lovis 
optimi maximi; protettrice dei giuramenti, coi quali 
si consacravano gli atti internazionali chiamati con 
un vocabólb^ dedotto dalla stessa radice)) fdèiera. Dal- 
l'altra parte sappiamo che di{v)m Fidius era una divi- 
nità del ^furaMento/ Ce lo dicono non soltanto te lèstì- 
moniatt^e ^letteràrie "", ma òe lo assicura anche l'antica 
formofa me dius Fidius molto comune , coinè pare, nel 
linguaggio rettorico dèi tempi dV Cicerone, ed anche 
usata da Catone ^ , ma del tutto sconosciuta a Plauto : 



' Varrone LL 5, 66: Aelius Dium fidiwn dieebat Diovis fUium^ 
cioò fidintm prò filioj quod saepe aniea^liiUra Ipro d utebantur (F^. 
epit. p» 147). Dionigi chiama il tempio di Sanco sai QnirÌBale ròy 
psiàv xovniaxlov Jióg (9, 60), tradncendo falsamente dius Zevs» Se 
Catotte'^'iHsse nelle àrigines '\she Saneo da taluni fa chiamato Zsvg 
ni^kàt secondo \6 stoiso 8, 41^ si intende che non scrisse altro dhe 
IHus Fidius, 

\ V. Curtius Grund^&ge • p. 261. 

' Varrone nel Catus presso Nonio p. 494: qui per dium fidium 
iurare vuU; cf. Dioniis^ nei passi citati nella nota l di qoesta pag'^ 

■* Catone presso Gelilo 10, 14 (in an*orazione); Cicp. StiUa 30,83} 
Tusc. 1, 30, 74,1 ad AU. 4, 4>, 2; famil. 5, 21, 1; Sallnst. Cat. 85, 2. 
(in un* orazione). Ip altri passi (Livio 5, 6, X. 22, 59, 17 ; 'Plinio 
^isL 4$ 3; Appulelo apoL 1) è evidente rimitaw&o di un oso piti 



bl SEMOKB SAHCO ^ lìÒ 

laonde st ricava con certezza che il cqKo di Fidio non 
eri molto popolare ' . Finalmente è molto facile che il 
culto di lùvis iurarim suH'isola tiberina, dove si vene- 
rava anche il dio Fìdio, abbia da far con questo dio V 
La ooruposizione dei due notni Semo sancus e iius Fi- 
diìÉs, l'uno accanto l'altro in modo paratattico, ha dei 
riscontri nei nomi di luppiter LibertaSy luppiter luventus 
ed altri V 

Siamo arrivati all'ultimo grado da passare per ad- 
dentrarci nel nostro problema, cioè nella spiegazione 
del ciAo e dd significato dì Semone Sanco 0io Fidio. 
GII antichi antiquari! e mitologi, vud dire i dótti del- 
l'epoca fira la rivoluzione dei Gracchi e lo sconvolgi- 
mento delta repubblica, volendosi render conto delle 
stranezze di queste vóci nonché dellorigine del culto; 
trovarono due modi diversi da spiegar ambedue le diffi-- 
colta e ne fecero una mescolanza assai curiosa. II 
culto di Stmms secondo Catone il vecchio era indigeno 
presso i Sabini, e dalia città sabina Cures fa traspor- 
tato sulla collina del Quirinale, colonizzata dai Sabini. 
Anche la parola Sancus dovea dunque credersi propria 
del linguaggio dei Sabini; e siccome il Sanco pareva 
aver certe relazioni col cielo, stantechè chi voleva in^ 
dirizzargli una preghiera, dovea pronunziarla sub divo, 
ed il tetto dèi suo tmnpio a Roma era pèrfofatum per 



antlcow Se non mMngànno, i recenti filologi non se ne sonò oocafMtti 
molto. Cf. Brissonins form. S, 1. 

* La ma^ncanea presso Pianto è nn fatto molto striano, se si 
consictem T^iiorme qnantità di forinole di glnrainènto da hd nsate 
(per esempio heròk rìóanB saoentb e cinquanta Tolte : r. la statistica' 
presso Hnbfteh, de diis PìàuHnii Terentianisqve , diss. di ECnigs- 
berg; 1883 p. 125). Deiruoico vestigio presso Pianto, del Verso forse 
interpolato^ deirAsinaria (28), abbiamo parlato piti sopra. 

• V. Pr«U«r 1^267, 1. 

' y. la mia nota al Prèller 1, 195; 



120 STATUA VAtlCAKA 

far entrar la luce celeste» così i glossografi dell'epoca 
sovracceuuata inventarono la spiegazione del supposto 
vocabolo sabino: caelum \ Ma tutta questa combina- 
zione è al lutto insussistente, primieramente perchè 
il nume Sanco è ugualmente proprio agli Umbri ed ai 
Sabini; poi perchè a Roma non era venerato soltanto 
sul Quirinale , ma anche neir isola tiberina; finalmente 
perchè il vocabolo Sancus non ha niente che fare col 
cielo, ma colla nozione di « santo », come abbiam 
veduto di sopra. Un sol granello di verità si nasconde 
fra questo guazzabuglio dì ipotesi immature: che cioè 
il dio Sanco avea relazioni con Giove, dio celeste, ossia 
della luce celeste. E su queste relazioni tornerò in 
appresso. V altro modo di spiegar V indole del dio 
Sanco era il tentativo di identificarlo con Ercole *. Ma 
questo tentativo non mira ad altro che alla suppo- 
sta indole eroica, ossia di i^pU^eat, di ambedue i numi; 
ed il ritrovamento della statua vaticana serve ad abban- 
donarlo formalmente. Torniamo adesso ai lumi fornitici 
dall'atteggiamento di questa. 



* V. il racconto di Catone presso Dionigi 2, 49; lo ripetono 
Ovidio e Properzio nei passi surriferiti, Silio Italico 8, 412 e Lat- 
tario div. 1, 16, 8. La ((lossa presso Ljrdo mens. 58: rò 2éyxog 
ovofia ovQovòv cfjfuUyet tj 2afilptoy yXiÓ04X^ potrebb* essere ricavata 
da Yarrone (Mommsen Dialekle p. 354). Anche le notizie relatire 
aUa preglùera ed al tetto del tempio si trovano presso Varrone, 
L* L 5, 66 e nel Catu9 presso Nonio pag. 494 s. v. rUvis, Non è ben 
chiaro, se la fonte di tutte queste notizie sia il maestro di Yarrone, 
Elio Stilone, le cui parole sono riferite dallo scolare L I. 5, 66; 
Aelius Dium Fidium dicebat Diovis /Uium^ ut Graeci Jìócko^v Castxh 
remjet putabant {putabcU sostitoirono gli editori) hune esse Saneum 
(sanetum il codice) ab Sabina lingua et HercuUm ab Graeca. 

* Y. Yarrone nel passo citato nella nota 1 p. 118, e Feste p. 229 : 
propter viam ftt sacrifidum^ quod est proficiscendi gratta, HercvM aut 

Sanco, quiscUieet idmt est ddui. Lo stesso epit p. 147 : Meditù fidius 

lotyis fUius, id est Berctdes. Cf. Tertoll. de idot* 20.* 



r 



Di SEMONE SANCP 121 

Conosciamo un gruppo di divinità, alle quali i Ro- 
mani attribuirono tipi più o meno convenienti dell'arte 
greca. Ho dimostrato altrove che le rappresentanze dei 
Lares, a guisa di un Dionysos bevente e danzante, della 
Vesta nel costume di una Giunone sedente con accanto 
rasino del pistrino, della Bellona in perfetta somiglianza 
all'Enyo, sono esempi di questo modo di procedere, e 
che il primo e l' ultimo rimontano di certo all' epoca 
in circa della seconda guerra punica ' . Anche il tipo 
di Silvano tradotto da quello di un Giove greco pare 
entri in questo cerchio di rappresentanze *. E evidente 
che pure il tipo di Semone Sanco ricavato da un ar- 
caico simulacro greco di Apolline dovrà annoverarsi 
fra i più antichi esempi del movimento artistico intro- 
dottosi a Roma. Imperocché la statua vaticana, opera 
del tempo degli Antonini ed allora dedicata dal col- 
legio dei sacerdoti bidentali, non può esser altro che 
una copia di uno degli antichissimi simulacri sacri ve- 
nerati nei due templi del nume esistenti a Roma. Ora 
il tipo e le particolarità di questo simbolo accennate di 
sopra ci mettono in caso di apprezzare giustamente le 
notizie letterarie relative a questo nume purtroppo diverse 
fra loro: vale a dire è certo che in quei tempi anti- 
chissimi la Roma pontificia non stimava identico 
il Semone Sanco con Ercole, invece gli 
appropriava buona parte delle qualità di 
Apolline: e che questa opinione non fosse esclusiva- 
mente urbana, ma italica, Tho conchiuso altrove dagli 



* Basta per ora richiamare Tattenzione sntie notizie da me 
esposte circa i Lares e la Vesta nel PreUer 2, 119 n. 1 e 164 n. 1. 
Della Bellona rappresentata sopra nno dei vasi fittili letterati indi- 
cai il prototipo greco neW Index leetionum aesHv. Regim. 1885, pag. 15. 

* y. Beifferscheid, Annali 1866, 210 e le mie annotazioni al 
Preller 1, 195 n. 1, 392 n. 3. 



1^^ STATUA VATICANA 

£^QQ£^i del secolo sesto, nei qaali si fa meazioiie di 
due templi di A pò Ili ne e di Sacco a Velietrì. 
Mi parve molto probabile che questi templi stessero in 
relazioni locali o, per meglio dire, che formassero un 
solo binao dedicato a quei numi di senso identico '. 
Ma neanche questi fatti benché assai importanti ci tol- 
gono ogni dubbio suirindole individuale del mmie italico, 
essendo TApoUine un dio di qualità assai svariate. Ve- 
diamo intanto, se possa fissarsene il tipo più speciale, il 
quale si volle paragonare con esso nume. 

Fin dal quarto o terzo secolo avanti l'èra nosbra il 
culto di Apolline era sparso sopra tutta V Italia * : lo 
troviamo nell'Umbria a Pesaro, a Palestrina, a Roma, 
fra i Sanniti nella Campania a Gales e a Pompei ; final- 
mente i Mamertini si misero in via dietro l'oracolo di 
Apollioe *. A Roma le vergini vestali lo chiamavano 
medicus e paean nelle loro preghiere; e spesse volte il 
suo aiuto si ricercò e si ottenne contro le pestilenze 
altri mali straordinari accaduti alla salute pubblica. 
La quale virtù preponderante di medico si dedusse bea 
tosto dal dio antico solare, o piuttosto dalle forze di 
Apolline palesatesi nel maneggiare i calori stravaganti 
deir estate \ Sarebbe stata un'idea assai conveniente, 
che i pontefici avessero immaginato il Semme sanco, 
cioè un genio santo del semen, sotto il tipo dell' Apol- 
line àXB^CxccKog^ e contribuirebbe vieppiù a compùre 

' NeU*aiu)otazione al PreUer 2, 273, 5. Dice Livio 32, 1, 10 che 
i legati di Yelletri annanziarono fra i prodigi! ApoUinis et Sancus 
aedes [de cado taetas). Chi sa se Livio non scrisse iiedem e che fosse 
nn tempio di Apollioe con nn*edicola di Sanco ? 

' y. il mio libro Krilisùhe Untersuchungen p. VI segg. e la^nota, 
al PreUer 1, 302 n. 4, 2 prefazione p. V. 

' V. Pesto p. 158*. 

* Si vedano i doe brani dell* antica dottrina pvesso Macro- 
Mo 1, 17, 18 e segg. 



DI SEMONE SANGO 128 

quest'idea, se fosse vero quel che abbiam sospettato 
di sopra, che cioè la statua vaticana sosteneva fra ie 
mani un «r paniere » pieno di frutta : imperocché con 
questo simbolo l'Apolli ne greco acquisterebbe un attri- 
buto parimenti italico, come alla Vesta si congiungeva 
Pasino ; e questo attributo, ben conosciuto dal tipo del 
Silvano italico S non lascerebbe alcun dubbio sul vero 
senso del nume. Confesso che il ritrovamento di quel 
« paniere » vicino alla statua mi fece un tal effetto, 
che la combinazione testé esposta mi parve piuttosto un 
fatto assicurato. Ma tornato su questo pensiero ripetute 
volte m'imbattei in dubbi tanto gravi, che ho stimato 
necessario di abbandonarlo definitivamente. L'uno di 
questi dul)bi l'ho indicato di sopra : che cioè ragioni 
tecniche assai stringenti rendono press'a poco impossi- 
bile il ritenere, che il « paniere » colle frutta abbia 
appartenuto alla statua vaticana. L'altro mi si presentò 
subito, allorquando esaminai più da vicino la strana con- 
giunzione dei due, o come vogliono gli antichi, dei tre 
nomi Semo sancus e dius Fidius. Credo di aver dimo- 
strato di sopra che mentre il primo accenna ad un 
individuo di santità speciale fra gli innumerevoli ^^- 
mones ossia lares, il secondo ne circoscrive più netta- 
mente il genere di santità, chiamandolo «dìo della fede», 
cioè dei giuramenti ; anzi rappresenta il vero determi- 
nativo del senso del primo. Si dovrà dunque cercare 
un Apoliine più adatto al senso di questo determinativo, 
mentre la nozione di «r genio agreste » svanisce affatto 
nel primo nome usato come sostegno del secondò. É 
facile che 1^ soluzione dell' enimm^ si nasconda nelle 

* n Silvano porta le frotta accnmulate nel sinut , che forma la 
pelle caprina, la qnale gli copre gli omeri ed è sostenuta d^\ braccio 
ginifitro: come per esebipiò sol rilieyo pubblicato negli Annali lS6§i 
tav. d*agg. II. 



124 STATUA VATICANA 

scarse memorie del collegio dei sacerdoti, i quali nei 
secoli dell'impero veneravaDO il dio Fidio dedicandogli 
statue ed altari. 

Le iscrizioni surriferite ci fanno conoscere la decuria 
sacerdolum bidentalium o decuria bidentalis ed un quin- 
quennalis di essa. Lo stesso (un Sex. Pompeius Mus- 
sianus) si chiama [quinque]nnalis [sacerdo]tium viden- 
talium, in un titolo da lui e dalla sua moglie dedicato 
al figlio [scrih]ae quae[storio scrib]ae aedil[icio]y tro- 
vato « nel territorio di Gallicano sul colle Acquatra- 
versa » al decimosesto miglio della via prenestina '. 
La menzione degli impieghi del figlio non ci vieta asso- 
lutamente di stimar il titolo molto più antico degli 
altri V Rimane dunque incerto, se la decuria sacerdotum 
bidentalium sia un collegio antico ovvero sia stato isti- 
tuito proprio al tempo delle iscrizioni, cioè nell'epoca 
degli Antonini. L'unico personaggio del collegio cono- 
sciutoci di nome, il quinquennale sovraccennato, appar- 
tiene all'ordine equestre. Sono noti da altri esempi i 
magistri quinquennales o quinquennales di collegi sacri *, 
invece unica è, se non m'inganno, la denominazione del 
collegio stesso colla parola decuria, la quale d'altronde 
si trova usata nel senso delle parti dei collegi fino agli 
impieghi dei singoli sacerdoti \ È unico del pari l'esempio 
di una dedica fatta da sacerdoti reciperatis vecligalibus, 
come si dice sulla base ritrovata sotto la chiesa di s. Sil- 
vestro. E quanto a quest'ultimo, si volle spiegar la parola 
vectigalia sostituendogli il senso generale di reditus '. Ma 

' Henzen BuU. deU'inst. 1856, 148; Wilmanns Bxempla 1300. 

* y. Mommsen Slaatsrecht l\ 354. 

' Si veda per esempio quel che ne dissero lo Henzen, Annali 
1866, 129, ed il Mommsen» BuU. 1873, 52. 

*■ y. Mommsen, de colkgiis p. 57 sg., e neU' Ephemeris epigr. 3, 
75 n. 1. 

' yisconti neUa dissertazione citata p. 125 segg* 



DI SEUONB SANGO 125 

r USO costante di essa in significato di « dazi » e la man- 
canza assoluta di analogie per il senso supposto mi 
fanno sospettare, che il collegio dei bidentali sia stato 
ricostituito dietro l'ordine di uno degli imperatori del 
secolo secondo o terzo, ed in seguito dì questo atto 
abbia ricevuto per le spese cagionate dall' esecuzione 
del culto certi dazi che gli erano stati accordati anche 
prima. Ma in assenza di ogni testimonianza positiva è 
impossibile dimostrarlo in modo più certo, né saprei 
spiegar il nome insolito di decuria. Comunque siasi 
di ciò, il carattere del collegio si palesa chiaramente 
dal nome di bidentales. Imperocché confrontando i sa- 
cerdotes bidentales coi flamines volcanales, pomonales, 
ed altri arriviamo ad un culto o di bidentalia, o di 
bidentes ossia per mezzo di bidentes. E siccome la 
denominazione delle vittime usate nel culto - ed a que- 
ste dovrebbe pensarsi, se si scegliesse la seconda eti- 
mologia - sarebbe senza analogia, non esito punto a 
credere la decuria sacerdotum bidentalium un collegio 
destinato alla sorveglianza speciale del bidentalia ovvero 
delle coside^^ tombe dei fulmini. Sappiamo che il 
condere fulgura dei due generi, dia e summana o 
summania, si eseguiva sotto la direzione dei pontefici 
dal collegio degli harmpices * : si costruivano dei 
pozzi, che doveano star aperti di sopra, per aver sem- 
pre libera la comunicazione col cielo. Ora abbiamo 
veduto di sopra che anche il dio Fidio si venerava in 
un tempio, il cui tetto attraverso un'apertura lasciava 
entrare la luce celeste, e che chi voleva nella propria 
casa indirizzargli una preghiera, dovea avanzarsi sotto 

^ y. Mommsen nei Berìchte der sàchs. Gesellsehaft 1849, p. 292 
e segg. e Marquardt Slaaisverwaltung 3, 253. L^iscrizione urbana di 
nn summanium fulgor condiium Tho trascritta daUe Notìzie 1880, 465) 
nel PreUer 1, 246, 4. 



126 STATUA VAl^ICÀNA DI SEJMONE SANCO 

il compluvio. Da questi confronti risulta, se non erro, 
con sufficiente chiarezza, che i cultori del dio Fidio 
avevano T incarico speciale di sorvegliare, allato degli 
aruspici, la cura dei bidentalia, e che l'indole del nume 
tanto bene rappresentata dairApoHine greco aveva per 
fondamento proprio l'idea della luce celeste, adatta a 
far conoscere tanto i fenomeni fisici quanto il simbolo 
etico, la fede del giuramento. 

Così il santo genio, dio della fede ci si 
presenta in stretta relazione col sommo Giove, il padrone 
dei fulmini e nello stesso tempo Teterno protettore del 
giuramento. Infatti il genio italico gioviale aveva una 
eminente somiglianza coir Apolline greco , moderatore 
dei raggi del sole e vendicatore d'ogni oltraggio alle 
leggi di giustizia celeste. 

H. JOBDAN 



DE AMPHORA CORINTHIA CAERE REPERT^A 

( Tav, (Tagg, D, E). 

Amphora quam nunc primum edimus el ob ve- 
tustatem et ob pioturae singularitatem ìnsignis in ne- 
cropoli Caerile effossa e museo Campanae Lutetiam 
Parisiorum pervenil *. E forma lìUerarum quibus no- 
mina Iria scripta sunt apparet eam ex officina Gorinthia 
prodisse non facile post decem priora lustra saeculi 
a. Chr. n. sexti absoluta, omnes enim litterae antiquis- 
simum e titulis notum charactera Gorinthium prae se 
ferunt, una excepta littera e; sed hoc leve, cum pro- 
babile sit formam rolundam (B), quae penicillo marito 
sit aptior, scriptam esse a figulis etiam cum forma prisca 
aiiguiata (^) in .titulis incideretur. 

Divisa est amphorae pictura in partes duas quae 
inter se non cohaerent : ordiamur ab ea parte quae 
habet nomina adscripta, quamvis levioris sit argumenti 



* Forma amphorae et ratio qua pictura et ornamenta sìnt dispo- 
sta agDOBcLtur e figura 2 tabulae E. Oroatus foliaceus tab. D '2^ 
recurrit in parte plaua utriusque ansae. Cignus ibid. 3 desamptus 
est ex animalibus, quae inferiorem amphorae zonam exornant. Dispo- 
sitio igitur similis est atque in amphora quae morte Ismenae ornata 
est edita in Moaumeatoram volnmine VI tab. 14, quam Loeschcke 
(Ann. 1878 p. 307) exeunti demum saeculo a. Chr. n. YÌ tribuit. 
Sed non eredo ex hac disposittone de tempora qnidquam posse con- 
cludi cnm vel epigraphiae rotiione prohiberi videatur ne parum anti- 
quas has amphoras dncamus,. 



128 DE AMfflORA COBINTHIA CAERE ESPERTA 

(tab.D).yides (a sinistra incìpiens] homiDem stantem lon- 
gè prorecto podice tibiis ludentem, ad quarum strepitum 
alter homo barbatas lascivum quoddam exercet salta- 
tionis genus, dextram proiciens, laevam cluDibus admo- 
vens simaique cantileDam fundens. Uterque vestitus 
est tunica perangusta non manicata quae utrum in 
inguinìbus cincta sit an desinai et excipiatur separato 
subiigacuio discernere nequeo. Grines eius qui saltat 
vitta sunt redimiti. Ad Iios caput retorquet homo nudus 
armìUa omatus qui cum socio ex adverso stante ca- 
dum - vini probahiliter - sublevare vel deponere studet. 
Post socii tergum terlius homo, et is nudus, ingenti 
pene dislinctus custodis vice fungi videtur; tenet enim 
utraque manu flagellum. Prorecta dextra illis locum si- 
gnare videtur ubi cadum sistant. 

Adscriptum est huic nomen MO<l LM A4a<t>0 '; alteri 
sociorum nomen MO^^ \ alteri 0r^Pi90M cui aut 
error figuli aut eius qui descripsit insit oportet, Grae- 
cum enim non est. Latet autem vitium in litteris jtt et 
^ coniunctis. Si legis Vfiq>MÒg habes nomen, quamvis 
adhucnon auditum, quod taoien interpretationem Grae- 
cam admittat. Sed inutile captare coniecturas cum ipsa 
forlasse amphora rectam léctionem habeat. Denuo igitur 
examinanda. 

Jam interpretatio huius spectacuU facilis est, cum 
descriptione fere contineatur. Ncque enim opera neque 
corporum species atque habitus aliìs conveniunt ac 
Bacchi ministris: id solum potest ambigi utrum homi- 
nes agnoscas an daemones quosdam Silenis Satyrisque 

* Occiirrìt hoc nomen bis in titulis Bo^otiU: et KeilsyU,inscr. 
Boeot XXI 2 et LIX e. 

* Memorabile est diphthongom spuriam ezpressam esse sola lit- 
tera cmn in aliis tituUs Oorìathiis a genuina non soleat distingui : 
cf. Eirchhoff Studien zur Gesch, d. griech, Jjlph, ed. Ili p. 91 et 93. 



Ì>B AMPHORA COBINTHIA CAERE RBPBRTA 129 

cogDatos. Similia baccbanalia a figalis Gorìnthiis saepe 
SQDt picla, Dallum tamen extat exemplar aeque ve- 
lustum. Invenlas tamen esse has compositiones tem- 
pore vetustissimo inde apparet quod ab exemplaribus 
Goriothtts transierunt in officinas Cyronenses, quae quam- 
vis non ante saeculum a. Ghr. n. quintum floruisse vi- 
deautur, tamen antiquissima . quaeque exempla Gorinthia 
maxime sunt imitatae '. Homines docti qui baec bac- 
cbanalia interpretati sunt omnes intellexerunt convi- 
vas humanos; Silenos aut Salyros Gorinthi cultos aut 
pictos esse negaverunt * . Atqae id sane concedendum 
^st bacchantes iilos qui in fictilibus Gorinthiis occorrunt 
a solita Sìienorum Satyrorumque specie abhorrere cum 
ncque aurìbus nec caudis equorum vel hircorum sint 
ornati, tamen confitendum nomina Ophelandri et Eunoi 
ad phaliicam Ophelandri speciem melius convenire 
daemonibus homines bene facìentibus, sive Silenos sive 
Satyros sive aliter eos appellare vis, quam ipsis mor- 
talibus. Sed nolo certi quidquam afflurmare; sat habeo 
difficultates utrique interpretationi obstantes notasse. 

Jam ad alteram pìcturae partem transeundum, intelle- 
ctu multo difficiliorem (tab.E 1) . Yides (a dextra incipiens) 
duo homines barbatos, alterum nudum dextro brachio 
armillam gerentem, alterum angusta tunica vestilum, 
quorum capila eadem machina e lignis Inter se trans- 
versis constructa ita tenentur ut alter humi prostratus 
iaceat alter stet curvato corpore pedes gravissimis com- 
pedibus vinctus. Ad hunc a sinistra accessit mulier 
cincto chitone vestita laevam manum levans, dextra 
portans patinam in qua sunt globosae quaedam res 

* Cf. ephemeridis archaeologieae Berolìnensis anni 1881 p, 225 ss. 
tab. 12,l6tl3, let4. 

* Of. Loeschcke in hisaonaUbiu anni 1878 p. 218 ss. Fortwaengler 
der SoUyr von Pwffamon p. 93 ss. 

Annali 1885 9 



130 DE AHPHOBA GORINTHIA CAERE REPBRTA 

forlasse' panes vel placentae. Post hanc feminam aspicis 
ter binas amphoras ventrìosas alteram alteri superim- 
positam. 

Jam in tam vetusta pictura expiicanda primo loco 
lustrandaesuntfabulae, eaeqae potissimum qaae heroicis 
carminibus sunt celebratae , num quid praebewt ande 
pictura iDtellegatur. 

Sed frustra quaeres heroes qui tam indigno modo 
unquam fnerint habiti . in similem calamitatem inter 
omnes soli inciderunt Trophonius et Agamedes. Hos 
enim Paasanias ' narrat, cum Hyrieo regi thesaurum 
aedificarent, unum lapidem .sic instruxisse, ut facile 
posset demi ipsisque ad Hyriei copias aditum prae- 
beret. Illum cum in dies minui opes vidisset posuisse 

VTzàQ .xAv àyyéUùv iv olg o ré uQyvQog svijv ikcA o x^vcxóg 

ol nayag ^ xa( ti> allo, iisque Agamedem cum iterum 
thesaurum tentarci esse retentum. Trophonìum, ne in 
ignominiam Agamedes inciderete fratris caput desecuisse 
deinde terra hiante esse absumptum. 

flanc fabulam postea e Boeotia io Peloponnesqm 
esse tralatam ita ut prò Hyrieo Augias substitueretur 
testantur Gharax et ol TtaXcuoi, qui sunt grammatici 
Alexandrini, in scholiis ad Aristophanis nubium ver- 
sum 508. Hoc factum esse ante olympiadem LIU inde 
apparet quod Eugammon Gyrenensis eam fabulae for- 
mam in Teiegonia receperat '. Dudum demonstravit 
Miiller \ simiiem Herodoti narratìonem notissimam " non 
in Aegyptoesse oilam sed e fabulis Graecis derivatam ". 

' IX 87, 3. 

* Vide Procli excerpta Photiana presso Einkel Epic. Graec. ftag, 
p. 57. 

' Orehomenos und die Minyer p. 93 n. 

* n 121. 

. ' EagammoBem e fàbnlis Aegyptiis hansisse nnper U. de Wila- 
rnowitz-Moellesdorf affirraavit {Homerische Unkrsuehungen p. 186), 
nec tamen mihi persaasit. 



DB àmphora COBINTHIà càere rbperta 131 

Si quis ad hanc fabulam amphorae pìcturam velit 
accommodare, sapponat oportet fuisse fabulam iilam 
apad quosdam sic conformatami ut ambo fratres Augiae 
mactiinìs capti esse dìcerenlur; Trophonius, anteqnam 
subveniret Augias, a femina aliqua - fortasse Augiae 
filia cum qua antea exercuisset amorem-liberatus fra- 
trem necasse et deinde terra absumptus. Cum qua in- 
terpretatìone locus bene convenit : nam et ab Herodoto 
et a Pausania àyyda commemorantar in quibus aurum 
regis fuerit. 

Neque tamen me latet quantae buie explìcationi 
obstent difficultates, cum minime sic inlellegatur quo- 
modo alter fur in compedes inciderli, nisi forte ma- 
gnam figulo iribuere vis neglegentiam vel stultìtiam. 
Sed difficilius etiam moveor ut fabulas valere iubeam 
et nil agnoscam nisi servos furca ligatos quibus ancilla 
ferat alimenta. Neque enim id picturae genus tam 
prisco tempore colebatur neque in carcere amphorae 
servari solent. Utut est, quamvis dubitationes undìque 
surgant, edi disse priscum hoc artis Gorìnthiae monu- 
mentum in quo alii ingenia exerceant non me paenitet, 
quod in interpretando studium consumpsi quo prius 
inutile videbitur eo magis ìpse iaetabor. 

Atbenis mense januario 1885. 

Fekdinandus Dueumleb 



I ■ l ] < 



182 LE FITTUBB DELLA T0M9A GORNBTiKA 



LE PITTURE DELLA TOMBA CORNETANA 
DETTA DELLA PESCA E DELLA CACCIA 

(Man. deW InsL yoL HI taw. XUI, XIV, XIY*) 

Nella serie delle tombe dipinte trovale a Comete 
dopo Tanno 1870 occupa, un posto distinto quella, che 
vien detta ^ della pesca e della caccia ». Avendo già 
dato il eh. Brìzio una esatta descrizione di tutte le par- 
ticolarità di quell'insigne monumento [Bull, d, Instit. 1873 
p. 79 e segg. ; v. anche p. 97, 98), io mi limiterò 
ad accennare in poche parole i soggetti delle pitture. 
Per quelle però della prima camera, che ora sono guaste 
quasi totalmente e solo in parte vengono pubblicate nei 
nostri Monumenti (tav. XIII) , credo utile di ripetere per 
intiero la descrizione fattane dal Brìzio (i. e. p. 79): 
« Tutt'intorno alle pareti della prima stanza gh*a 
una larga cornice fatta a sedici striscio di varìi colori : 
lo zoccolo è dipinto ad un fonda rosso, e nel campo 
di mezzo sono in gran numero jbellì e fronzuti alberi, 
quali d'ulivo e quali di lauro, alternati fra loro, parte 
col fusto grande avvolto da foglie, e parte coi gambo 
piccolo e delicato. Ai rami sono appesi qua nastri e 
ghirlande, là fascio e corone, il tutto con molto gusto 
e semplicità, cosicché sembra una festa di campagna. 
Sotto gli alberi e negl'intermezzi la scena è avvivata 
da figure che danzano, suonano e saltano in balìa alla 



DStTA DELLA. PESCA E DELLA CACCIA 13 

gioia più sfrenata. Sìhìo tutte figure aiaacfeili, nude, 
solamente coperte di un breve drappo intorno i fianchi, 
ed agitano le braccia, alzano le gambe, sollevano le 
teste .come pazzi d entusiasmo. Tutto ciò si vede nelle 
due pareli laterali >>. 

La parete di fronte all'ingresso è rimasta liscia; 
ma nel frontone v' è rappresentata con vivacità una 
caccia al lepre, che al Brillo piace dividere in due 
scene, cioè la caccia stessa ed il ritorno dei cacciatori. 
A me non pare ammissibile questa duplicità di soggetto, 
perchè T artista non solamente non ha accennato in ve- 
runa maniera la supposta divisione della scena; ma 
anzi dipingrado una pianta dietro il piede anteriore 
della seeonda figura (da sin. ) , volle chiaramente dimo- 
strare, che costei non esce fuori dalla selva. Vi è piut- 
tosto da; riconoscere una sola compagnia di cacciatori; 
la quale componesi di tre personaggi a eavallo e di 
tre schiavi, il cui ufficio era di guidare i cavalli per 
i boschi e di portare tanto gli arnesi deUa caccia, quanto 
ancora la preda. 

Pitture egualmente considerevoli si trovano nella se- 
conda camera (tavv.XlVyXIV). Ai due fianchi deiruscio 
vedesi una pantera: la parete di fronte è coperta da 
una grande pittura, ove è effigiato un uomo che, stando 
sopra uno scoglio in riva al mare, lancia sassi eon la 
fionda contro uccelli svolazzanti in alto , mentre alcuni 
pescatori dalla loro barchetta gittano nelle onde una rete 
(tav. XIY) . Sulla parete d. è ripetuta una rappresenta- 
zione molto somigliante (tav. XIY^ 2) , senonchè i pe- 
scatori sono in atto dì puntare il tridente contro delfini. 
Anche il lato sin. presenta una scena analoga: sullo 
scoglio è un uomo che si arrampica in alto; e che abbia 
in mira, Io argomentiamo guardando quell'altro, che 
spogliatosi salta nelle onde, evidentemente per compiere 



134 LB PITTUR8 DELLA TOMBA OOBNBTAHA 

qualche lavoro alla rete stesa fra la rape e la navieeHa 
lav.IlV* 1) '. Potrebbe forse conoscersi meglio quale sia 
il suo ioteodioiento, se potessitno designare esattamente 
l'oggetto, che ha in mano il primo degli uomini assisi 
nella barca. L'altro sta in piedi, e chiama il marangone V 

Finalmente nel frontone apparisce una coppia mari- 
tale coricata per la cena, che ha molta rassomiglianzajcol 
gruppo analogo della tomba « del vecchio » (lav. XIV) '. 

Le pitture della tomba, di cui parto, hanno pro- 
dotto impressione massimamente per la novità dei sog- 
getti rappresentati ; poiché nelle tombe di rimota anti- 
chità gli archeologi nuHaltro avevano trovato dipinto, 
se non che banchetti, giuochi o ceremonie funebri. 
Ma se fra le pitture del medesimo stile non scorgiamo 
alcuna rappresentanza di simii carattere, conviene pur 
ricordare, che pochi sono gli avanzi dell'arcaismo. Ciò 
nulla meno rappresentazioni di caccia non mancano asso- 
lutamente nelle pitture di età alquanto più avanzala. 
Tutti conoscono la caccia del cinghiale nelle tombe chia- 
mate « Querciola » e « della scrofa nera » : anche sulle 
pareli di due grotte chiusine, ora inaccessibili, si vede- 
vano scene somiglianti , cioè una caccia dì animali 
selvatici nell'una (Gori Mus, etr, II ci. 2 t. 6), una 
caccia al lepre nell'altra (Dennis II* p. 335 1. Più esalto 
adunque è dire, che la pittura antica rappresentava 
solamente soggetti tolti dalla vita privala; ma non 

^ ^' Costui dunque non merita la commiserazione che ne ha il 
Brizio (p. 82} ; t. Dennis p. 312. 

' Perchè dice Brizio (p. 82] : < nna barca in cui dne uomini 
sono occupati a stendere le reti in mare : dentro esse mirasi già caduto 
un delfino rappresentato con la testa in alto e come dibattentesi per 
dlsi^itioarsi dai fili > ? 

. ' Non so da che Brizio sia stato indotto a. dire, che una fan- 
ciulla suoni le tibie. Il vestimento è diverso da quello delle fanciulle; 
ed anche qui Dennis (I*' p. ai3) ha veduto il vero» 



DETTA BKLLA PfiSGA E DELLA CAGCU 135 

ammeUeva 8cene di mitologìa né indigena nò greca. 
Imperocché le figure fantastiche degli orientali e dei 
Greci (per es. i Satiri ed i Centauri) servivano soltanto 
alla decorazione, senza che gli Etruschi s'occupassero 
della loro significazione mitologica. Per contrario le 
scene mitologiche sono un segnò caratteristico del tempo^ 
in cui l'arte etnisca si sottomise al dominio della greca. 
Gli Etruschi non dovevano ricorrere ai Fenicii od 
ai Greci per imparare la scelta di quei seniplici e na- 
turali soggetti, che servissero alle loro figurale rappre- 
sentazioni. Già negli antichissimi tempi, siccome dimo- 
strano la secchia di Bologna e somiglianti avanzi dell'arie 
circumpadana, gli Italici cercavano di riprodurre cose 
attinenti alia vita quotidiana. Inoltre colui, che fece 
costruire la nostra tomba, forse aveva ancora un' incli- 
nazione personale per la caccia e la pesca. Erano quéste 
un passatempo per gli Etruschi di agiata condizione, 
e servivano a render variata la lista della cena ': la 
pesca dei tonni e dei delfini produsse senza dubbio la 
ricchezza di più d'una famiglia. Perciò gli Etruschi ave- 
vano vedette presso Populonia * ed a Cosa, per guar- 
dare le schiere di quei pregevoli pesci (Strab. 5, 223. 225) ; 
anche gli abitatori di Pyrgi loro tendevano insidie (Athen. 
6, 224 e) . Lo stesso è da presumere pel porto di Vetu- 
lonia, dacché su monete di rame appartenenti a cotesta 
città si vede efSgiato come segno un delfino '. È no- 
tissimo finalmente, che delfini ed altri animali marini 
erano adoperati dagli artisti nel tempo più recente a 

* NeUa conserva d*iui nobile Etnisco (Oonesiabile Pitture jpar. 
di Orvieto p. 4) troriamo, oltre ad un bove, ub capriuolo, mi lepre 
e due grandi uccelli acquatici. 

' Un mnsaico trovato a Populonia contiene diversi pesci (Bull, 
d. Ist. 1843 p. 150). 

' Deeoke eir, Pbrsehungen II 41 sg.» v. p. 14fl sg. 



186 LE PITTUBK DELLA TOMBA COBNBTANA 

scopo di decorazioDe. Gli strumenti dei pescatori etru- 
schi erano quegli stessi, che usavano i Greci e i Ro- 
mani ; cioè la rete, l'amo ed il tridente, che fu importalo 
dall' Affla o direttamente dai Fenicii o mediatamente dai 
Greci, essendone testificato luso presso i Fenicii \Diod. 
17, 48), mentre gli Egiziani si servivano di bidenti '. 
Nella Grecia poi e neirilalia ' il tridente viene spesso 
ricordato dagli autori e rappresentato sui monumenti : 
anzi ad Ostia ne è stato scoperto uno di bronzo V 

Per quel che concerne lo stile, le pitture più an- 
tiche di Comete sono comunemente divise in due gruppi 
di epoca diversa. Nemmeno può essere dubbioso, che 
i nostri dipinti appartengano alla prima classe , ben- 
ché non siano dei più antichi , ma già s' inclinino, 
come a me sembra, alle opere più recenti. Segni di 
antichità sono : le facce rigide con occhi obliqui, i piedi 
eccessivamente lunghi, la rigidezza delle mosse ; e mag- 
giormente si conosce l'arcaismo nel frontone della se- 
conda camera, mentre le piccole figure, presentando al 
pittore un problema meno difficile, come nella tomba 
« Querciola » , mostrano a primo aspetto un' espres- 
sione più avanzata. D'altronde non deve tacersi, che 
la scala dei colori è copiosa, ed i chiari e lucidi non 
cedono il rango agli oscuri ^ : anche la studiata va- 
rietà nelle scene di pesca, e la vivace naturalezza in 
quelle della caccia al lepre provano che l'arte non era 
da poco tempo esercitata. Oltre di ciò l'artista è degno 
di lode per l'ingegnosa maniera, con cui ha accomo- 

* Wilkinson Manners and Cusloms III p. 332. 

' Boettiger AmaUhei II 302 sgg. ; Stephani Compie renda 1866 
p. 88 sgg. ; Wieseler de vario iisu Iridenhs apud Graecos ei BomanoSy 
ind. lectt. hib. Gotting. 1872, e de diis Grasd» BomanUqw tridmtmn 
gerenlUnu^ Gottinga 1879. 

' Musée de Bavestein I n. 568. 

* Per sifhtto motivo le pittore si pubblioftno in oplori* 



l>BTtÀ DELLA PESCA E DELLA CACCIA l3? 

dato le figure allo spazio offertogli dal triangolo del 
froDtone ; il che, a mio parere, rende necessario sup- 
porre che molti esperimenti di questo problema ave- 
vano già preceduto neirElruria, o che un artista d'in- 
gegno era giunto a quel risultato direttamente ispiran- . 
dosi all'aspetto dei traipli greci: e dico greci, perchè 
i templi tuscanìci non sembrano aver contenuto nei fron- 
toni prima dell'epoca romana vaste rappresentazioni, 
quali li adornavano intieramente. Ciò nondimeno, non 
vorrei che si pensasse tròppo favorevolmente di quell'ar- 
tista. Perocché mentre tutti gii altri destinavano, com' è 
naturale, le grandi pareti alle pitture principali e la- 
sciavano per i frontoni le pitture decorative ; il nostro 
artista, volendo ad ogni conto introdurre una nuova 
maniera, rimandò le principali rappresentazioni ai fron- 
toni, e dipinse le pareti con scene più o meno de- 
corative. 

Supponendo pure la possibilità di una influenza greca 
per la prima classe delle pitture etrusche, sono arrivato 
ad un problema, che l'arte arcaica degìi Etruschi pro- 
pone agli archeologi. Il fondamento della pittura etnisca 
è senza dubbio schiettamente nazionale ; onde tutti i * 
monumenti veramente arcaici non sono in alcun modo 
una derivazione dello siile orientale o greco, ma sono 
i tentativi proprii e spontanei di un popolo, che avendo 
veduto molte e varie opere d'arte, osserva nondimeno 
la natura coi proprii occhi. D'altronde la popolarità dei 
soggetti presi a trattare metteva gli Etruschi fuori d'ogni 
necessità di assoggettarsi ad uno stile straniero. Ma to- 
stochè essi cominciarono a rappresentare miti greci ed 
altri somiglianti soggetti, s'incontrarono subito in mo- 
delli greci, che li invitavano a farne una pura imita- 
zione ; e di cotal guisa l'arte etrusca fu grecizzata. 
Questo c'insegna l'archeologia; ma possiamo anche dalla 



138 LEPITTUR6 DELLA TOMBA CORNfitAKA 

filologia imparare, quali influenze abbia avuto la coltura 
etrusca innalzi al periodo alessandrino. 

Gli Orientali importavano massimamente cose di 
lusso : gioielli di metallo prezioso, di ambra o di smalto. 
Così gli Etruschi conobbero il tutulux , che essendo 
portato da persone nobili era senza dubbio decorato 
sontuosamente ' ; e si accostumarono senza diBérenza 
di sesso a portare orecchini ' e braccialetti '. L'im- 
portazione di tela fina ^ , o bisso, e di stoffe porpo- 
rine, determinava insieme il taglio degli abiti ; onde, 
per es., i Romani presero dai Fenici la parola tunica V 
Scarpe di cuojo fino e colorato avvezzavano gli Italici 
alle punte lunate ^ Riguardo poi alle armi, Torigine 
orientale non è chiara e certa, se non per una forma 

* Due intuii d^oro furono trovati a Sohifferstadt (presso Speyer) 
e ad AvantoD (presso Poitiers) : y. Lindenschmit, Alter Ih. unserer 
heidn. Vorseit I fase. 10 tav. IV 1, 2, che non li riconobbe per tali. 

* Ha orecchini nn nomo snl sarcofago < del pontefice » nel museo 
di Coraeto. Dennis I* p. 269 afferma, che anche nella camera interiore 
della tomba Begnlioi-Galassi, ove furono trovati orecchini, giaceva 
sepolto un uomo. Per gli Assiri v., per es. Layard Mon. of Niniveh, 
second series pi. 5. La testa giovanile, che si vede su monete di 
Siracusa (Numism. chton. 1874 pi. 6, 8), una etrusca {Gaiette arehéol, 
1870 pi. 16,8 p. 71) e di Amphipolis (Friedl&nder e Sallet das 
KgL Mùnzkabinèt n. 327') , a motivo degli orecchini deve certamente 
attribuirsi ad una dea. 

' Gerhard Spiegel m, lY 298; Gori Mus. etr. I 32. 

* V. Hehn Kidturpflanzen u. Hausthiere 2. ed. p. 151 sgg. 
' Weise Bhein, Museum 1883 p. 543. 

' Tali scarpe si osservano nella tomba del morto (di cuoio rosso); 
alla statua di Juno Lannvina e a molti bronzi antichi (p. e. QonMw. 
etr. ItS. S. 9, 2. 24. 47. 101, 1. 2; Inghirami Motl etr. 3, 12). In 
tempo posteriore sono portate anche da giovani : Gon Mus, etr. 1 20 ; 
BuU. d. Inst 1869 p. 167. Nemmeno mancano sopra i monumenti 
assiri, i rilievi della Galazia e Oappadooia ( Perrot GakUie p. 160. 
876 sgg.) ed il monumento delle Arpie. Nella Grecia, prescindendo 
da rappresentazioni di barbari, tali scarpe appariscono soltanto sopra 
i rilievi antichissimi di Sparta (MUchhOfer Mitthea. d. deutsek. areh. 
InsiiU II p. 460) e sopra un vaso della raccolta comana (188). 



DETTA DELLA PESCA E DELLA CACCIA 139 

caraUeristica di elmi. Nella più antica necropoli di 
Corneto si trovarono più esemplari di elmi che al di 
sopra, nel mezzo, portavano una bacchetta,* una sta- 
tuetta fenicia di Tortosa presenta egualmente la me- 
desima forma '. Infine Tltalia deve i suoi vocaboli 
i< asino » ' ed « alloro » * alla attività commerciale 
dei Fenici. 

L'ellenismo avanti l'èra di Alessandro Magno era 
privttegio dei nobili e ricchi: ad essi i Greci apportavano 
unguenti fini ed olio d'olivo ^ in vasi dipinti ' , poi belli 
araesi di bronzo "" ed altri « bisogni » del lusso. Ri- 
cordo, a mo' d'esempio, la lettiera artificiosamente inta- 
gliata, su cui giace T illustre coppia di Cervetri, perchè 
l'orìgine greca ne salta all'occhio a prima vista. Gli 
schiavi greci, predati dai pirati tirreni o venduti dai 
loro compatrioti, eseguivano i giuochi dei loro paesi 
per divertimento dei proprii padroni. La musica te- 
neva sempre, naturalmente, il primo luogo. 11 flauto 
patrio degli Itali era corto ed aveva soltanto pochi 
fori ' : perciò si prendeva dai Greci il flauto a due 
canne, e gli Etruschi pure, non avendo gli orecchi 
cosi delicati, si servivano raramente della g>oQfiskc \ 
Quantunque nel tempo sixAìco i suonatori sieno ordina- 

* Musée Nq^oléon III pL 21, 1. 

' Asinus non ò il greco òVo^, ma il semitico athón. 

* Meltzer JahrbOcher f. PhUologie 1875 p. 381. 

* Non si dimenticbi che ToIìto non venne neU'Italia prima della 
seconda metà del secolo sesto. 

" Se ne vedono di cotaii n^Ua tomba dei vasi dipinti (con ma- 
nichi a volate) e in qaella d'Orfeo ed Euridice (Man, d. imi, V 
t. 17). 

* Helbig Ann, d. Insl 1880 p. 235 ss. 

' Friedlaender SUlengexhichte Rom's III* p. 293. 

* BiUevo d'un cippo chiusino (Micali Mon. ined. tav. 25, l); 
pittare della tomba Fran$oÌ8 a Chiusi (Man, d. InsL V tav. 14) ; qual- 
che urna. 



140 LE PITTCBB DBLLA TOlfBA COBNBTAMA 

rìamente uomini , pur tuttavia sopra un rilievo di Chiusi 
vedesi una donzella che accompagna col suono del flauto 
la danza di altre donne ' . Ma nelle rappresentanze di 
cena e di ballo commune non si veggono assistere suo- 
natrici di flauto, che si hanno per la prima volta nella 
tomba d^Ue bighe e Francesca. Fra le tombe del primo 
periodo solamente la nostra e la tomba Bajetti ci pre- 
sentano la lira : in ambedue è sospesa alla parete. 
Di età più tarda sono le tombe Querciola, del citaredo, 
del triclinio, Pulcella * , Gasuccini e Giaja ; poi un sar- 
cofago arcaico di marmo, conservato neUa seconda sala 
del museo Gregoriano. Al periodo seguente spettano 
le pitture della tomba Francois, di Orfeo ed Euridice, 
della porla di bronzo e delle tombe orvietane (Gone- 
stabile tav. ^. 10), alle quali si aggiungono alcuni ri- 
lievi di urne (per es. Dennis II' p. 378) . Secondo Ap- 
piano [Pun. 8, 66), la lira era usata nella pompa trion- 
fale degli Etruschi. Anche i Romani la conobbero per 
• tempo non meno dèi loro vicini ; dacché ritenevano 
ancora l'antica forma del barbilan di Lesbo, quando 
già era abolita da lungo tempo nella Grecia '. Schiave 
suonano la lira primamente, come il flauto, per donne " ; 
manna xt^aqUf^qià in maniera greca, vale a dire una don- 
na pubblica, apparisce solamente nella tomba della scrofa 
nera, ove mezzo svestita essa partecipa al symposion. 
Questa sola circostanza basta, a mio credere, per attri- 
buire tale tomba al periodo del puro ellenismo. Final- 
* 

* Anche neUa tomba < del Ietto fiinebre >/tui gioyane saona il 
flanto (Dennis I* p. 316). 

' Dennis p. 314 corregge il Brizio {BvlL 1873 p. 98), il quale 
confonde i sessi. 

' K. 0. Maeller Elrusker IP p. 201 n. 11. 

* Sa due rilievi chiusini (Inghiramì Mus, Chius. t. 3; Dennis II' 
p, 316). Una snonatrìce di lira vedesi anche sopra nn coperchio di 
vaso pubblicato nel Mus. Gregarian. I t 38, 6. 



DETTA DELLA PESCA E DELLA CACCIA 141 

mente Elilischi nobili tengono la lira nella cena dipinta 
nella tomba a della pulcella \ e nel « deposito degli 
.dei >} (Dennis II' p. 342 segg.) ; onde vediamo die anche 
il costume di <rxó^ non era rimasto loro sconosciuto. 
Oltre della musica, gli Etruschi dilettavansi massi- 
mamente nel vedere i giuochi ginnastici dei Greci. 
E siccome questi non furono tutti introdotti insieme nello 
stesso tempo, così sui monumenti se ne possono osservare 
i diversi periodi d'introduzione * . Il più Ótvorito e perciò il 
pia antico giuoco ' era il combattimento brutale di uomini, 
cioè di lottatori e di pugili, accompagnato ordinariamente 
da un flautista. Intorno alla lotta nulla è da annotare: 
l'esistenza degli altri giuochi è provata da molti mo- 
numenti antichi (tomba delle iscrizioni, quella delie bighe, 
tomba Casuccini ; il rinomato vaso chiusino d'argento 
e un vaso ceretano di bucchero : Micali Mon, ined, 32, 1) . 
L'uso del cesto comincia nel secondo gruppo della classe 
m^cgica (tomba del letto funebre e del citaredo) » e di- 
viene ordinario nel periodo ellenizzante. In questo sono 
introdotte anche le usanze dei ginnasii greci : così un 
ispettore [rvfivaalaqxog] sta osservando la lotta nella tom- 
ba di Chiusi: GorilII 2, 6 ; e lottatori fanno esercizi alle 
ascolta (deposito degli dei a Chiusi). Il primo gruppo delle 
pitture arcaiche non presenta altro giuoco : e la tomba 
Bajetti, ove vediamo il salto sulle spalle d'un altro — la 
corsa dei cavalli, secondo Erodoto 1, 167, è antica — , mi 
sembra da attribuire al secondo periodo, tanto più che 
un ginnasiarco assiste agli esercizi. Nell'altra classe delle 
pitture, prescindendo dai ludi già mentovati, sono rap- 
presentati : il salto nella maniera testé accennata (tombe 

* Ciò è stato già aeoennato dal Eeck Ann. d. IrtsL 1861 p. 11 sgg. 

* Livio 1, 35 non dà alcnn appoggio storico per la determina- 
zione del tempo: il celebre Inogo d*£rodoto 1, 167 prova, ehe almeno 
nel qninto secolo i Ceretaoi celebrayano ayiivu^ yvfwwàif ntìi Irnnxéy^ 



142 LB PITIURB DELLA TOMBA COBNBTANA 

Bajetti, Ga6uccÌBÌ e FraD^ois) ; il salto con dlrijQeg 
nella tomba Gasuccini e nel deposito degli dei ; il tiro 
di dischi nella tomba del letto funebre e nel deposito 
degli dei; in fine la corsa d'uomini sembra esser 
dipinta nella tomba del letto funebre, ma non è eer- 
tamente attestata se non che nel deposilo degli dei. 
Il periodo ellenistico vi aggiunge ancora la corsa d'uo- 
mini armati (tomba Francois) e il tiro di lancio 
eseguito da pedoni e cavalieri (tomba Francois: è 
dubbio nel deposito degli dei e in un rilievo di Chiusi, 
Mioali Man, ined. 24, 1) '. Nel medesimo periodo fu 
introdotto il costume di premiare il vincitore con una 
palma (tomba di Chiusi, Gori III ci. 2 tav. 6). 

All'esteriore appropriazione di costumi greci appar- 
tiene anche il fatto, che nel secondo periodo deÀì^ar- 
caismo i cenanti portano corone di foglie e di fiori 
(cioè di mirto od alloro) , invece delle bendo di panno 
ch'erano usate per l'knanzi * : e ciò è tanto più degno 
d'attenzione in quanto che i Greci tessevano ghirlande 
cogli stessi generi di piante. Se poi nelle tombe del 
triclinio e Fran90is vediama giovani assisi su cavalli 
allasaracinesca? dobbiamo richiamare alla memoria 
siffliglianti scene dipinte sudasi greci. 

Non si può peraltro negare,- "che tutte queste cose 
debbono essere considerate sotto il punto di vista del 
lusso ; giacché non alterano la vita ordinaria del popolo. 
Ma l'accettazione della scrittura greca già manifesta 
una influenza assai intensiva. Non intendo toccar la que- 
stione sttli'origine dell'alfabeto etrusco, che non è così 
chi^a e decisa, come molti credono : xù} basta accen- 

* È iB^afto le la figara arcaica di bronsio nel museo di Vienna 
(Sacken e Kenner das K. L Mùnt - ti. AnHkénkabinet p. 262, 4) tenga 
re%liiMate on* adide im ambedue lelmaai. 



j 



DETTA DELLA PESCA E DELLA CACCIA 143 

nare soIUoto, che vi sono pochissime iscrizioni antiche. 
Al pmodo arcaico dell'arte appartengono con certezza 
solamente le iscrizioni dei vasi ceretani d'argento, quelle 
delle tombe del morto e delle iscrizioni /ed altre di 
qualche rilievo. L'iscrizione d'un sarcofago ceretano di 
terracotta (nel museo britannico, Dennis V p. 227) è assai 
sospetta: ad essa più che a monumenti certamente 
antichi somigliano anche le lettere incise sopra un leon- 
cino d'ossov (Fabretti C. L Italie, 2651) e sopranna 
fibbia chiusina (Fabretti 806). 

Più difficile ancora parmi la questione, come e in 
qual tempo i Greci abbiano modificato le opinioni reli- 
giose e morali dell'Etruria. Le terrecotte, i bronzi e le 
gemme di stile arcaico, che rappresentano divinità od 
eroi deijftreci, non debbono essere molto antiche, perchè 
lo stile «{ tirrenico » si conservò quasi sempre nelle 
opere in materia dura. Ho già detto che Centauri S 
Satiri ' e uomini con testa di toro ', come i mostri 
orientali, servivano unicamente a decorazione fantastica. 
Non esisteva dunque negli antichi tempi un vero e* proprio 
culto di deità greche: in ogni caso gli Etruschi non 
veneravano altro dio che il Dioniso ; perchè sappiamo 
da Livio (39, 8, 3) che il culto di Dioniso fu intro- 
dotto neli'Etruria prima che a Roma \ Ma che la super* 
stizione greca, come è solito, avesse preceduto l'intro- 



* Su Tasi di bucchero (Ingliiiami Mais, ehius. tar. 62. 84) 6 « red- 
ware > (Milcfahoefer Anfaenge d. griech, Kunst, p. 157 ss.). 

' In an tripode {Mus, Gregor, I tav. 56). 
' y. qualche ecodo nel museo Gregoriano; Inghirami iMbn. etr. 
Ili 6 pubblica una testa con coma caduta da uno di cotali scudi. 

* Anche demente AlesiiaQdrino {Oòii. ad gerUei 2 p. 17 a b) ricorda 
essere stati trasmessi neirEtruria i misteri dei CìsuribttBti e Oabiri con 
la ciata mistica. Il j^aoso d*fib»do.to 1,167 non prova ckaf^fitiuschi 
abbiano venerato Apolline come le loro patrie deità, ^. 



>>M 'M rrrr.'^ mx^ji 





U(0n èA ìm kma «Mfai «Mira toakk 
i^tmitf m nm tin^ànX^p d^Ua tomba Fi 
fn^flir flM^ ^.^jfH^ di M esMMppo ehmtuo .Micai 

<>rfffr/rfiltem/^ ora li opuiioni reiìgiOM eia le 
rult, 'tmtffim^f ^Alhen. 12 e. 11/ rìferìsM, cha 
mI mi/i t#mpo ciò); drca il 300; aomim e doaaf 
muf \m\mm. QtimUì costume pareva iodecenle ai 
i^\ Mii^hii «li Ktruncht coiraodar del tempo 
Im mi9<l«Hiiinii opinione. K nella tomba del letto 
tioi valiamo che il pllloro primafoente separò le 
Notila (li (livitmo Medio * ; poi (almeno a Chiosi, la 
Mlli^hl/./iUntn 0illb) lo donne oneste furono escluse dalla 
(«Mtm rtomhfi crOrfeo e d'Euridice, e Casuocini). Dalle 
lillliirn oorni^lAho non pomo allegare un certo esempio 
ili iiil«^ \m i quAnlunquo J>enni8 metta io dubbio la virtù 
(It^lU tlotnm olio fi\ìkCfCi Ara cinque uomini nella tomba 
ilAlk nm)k n^ra. 

Nt^lla {WMiks rottila tatti saniH>, la nudità degli aomim 
om alhi^itanlo o^liiiarìa. quanta abborriU dagli altri 
\\\\\Mi\\ otvilif mU ^<^>rk^ \ìsUaaK> sohmeato schiavi senza 
\M^ n^^lli^ \ì\\[\m M^M^b^ tM periodo wcaioo. Io con- 
iivv^u^ntd \\t\\4k tomba d^ \y«^Im il ngano coUa don- 
M\h UXi (HhN iMW M^ <)<>il^ <^W^ maritale, ma è 
m m\i^ wvtfi^ { «tH^xiMì Mma ^^Sli cka servono i ce- 



^ ^1ir^^ N>^^ ÌV^ Al «91 «k «awt. 10». Ot. «. as f «» labi 
^^"^'^^ ^^ 1*V \\ t\ ^%i «itK 1««. ^Hl. a ì^riilM l,a>. 105; 






DETTA DBLZ.A PESCA E 'DELLA CACCIA 145 

narfU (tombe 'delle iscrizioni, del cacciatore, del vecchio, 
del triclinio). I suonatori portano sempre vesiimenlo, 
eccetto forse il giovane nella tomba Bajelti, che ha 
l'aria di metter la mano ad una lira. Lo stesso può dirsi 
dei danzatori : onde sarei dubbioso, se nella tomba del 
morto gli uomini che ballano sieno stati veramente senza 
alcuna veste. Dionisio d'AIicarnasso ' narra, che gli 
Etruschi e i Romani non permettevano ai lottatori ed 
ai pugili di comparire ignudi sulla scena. Nondimeno 
combattenti ignudi si mirano nella tomba delle iscrizioni, 
nella tomba Francois ed in una di Chiusi (Gori III 2, 6} *. 
Finalmente nella tomba delle iscrizioni due uomini ignudi 
siedono ad una tavola giuocando ai dadi : è peraltro 
possibile, che le due più antiche tombe di questa classe, 



* *rSli ^'^^ quelle del morto e delle iscrizioni, rappresentino 

^\^ un uso eccezionale dell'epoca contemporanea. 



Resta ora a determinare, quali conseguenze possano 
Ci** trarsi da sì sterili osservazioni. Fra le tombe attribuite 

m ^ dagli archeologi al più antico gruppo della classe arcaica, 

it t^ la tomba dei vasi dipinti e quella Bajetti rappresentano 

^^ in confronto colle altre una coltura più avanzata. Nella 

prima si veggono vasi a figure dipinte, che ci conducono 
^, ad un periodo relativamelìte recente, poiché hanno mani- 

^ chi a volute; nell'altra è notevole lo sviluppo dei ludi gin- 

^ nastici, essendovi aggiunto un ginnasiarco e il saltare so- 

pra le spalle. Frale tombe del secondo gruppo accennano 
^ alla coltura del periodo puramente ellenistico le tombe 

della biga e Francesca (per le suonatrici di flauto) , quella 
del letto funebre (per le persone di diverso sesso divise 
fra loro) e quella della scrofa nera (per la donna pub- 
blica che suona la lira). Non intendo dare questi risul- 

* Ant Rom. 7, 95 : y. anche Tucidide 1 6, 5. 

* Le figure analoghe neUa tomba del citaredo sono molto rovinate 

Annali 1885 10 



-^- 



146 105 FITTUia SSUA TOMBA O^BUTÀlfA ECC. 

tati come certi del tutto ; ma mi basta d'insiDuare Beigli 
archeologi la persuasione» che l'aBalisi dello stile deve 
unirsi neirElruria alla considerazione del progresso sto- 
rico della coltura. Ed ai paleografi lascio il ris|K>od6re 
al quesito, se possano anche essere stabiliti successivi 
cambiamenti nella scrittura etrusca, in modo da poterne 
Irar frutto per gli studi archeologici. 

GajBLO SlTTL. 



DDK TASI DI BOVO 



ìli 



DUE VASI DI RUVO 

Lettera al sig, barone J: de Witte a Parigi. 

(Hbn. àeXCÌmt voi. XII tavr. XV, XVI, tav. d'agg. J?). 

Illustre Signore 

Quando nella primavera del 1883 Io scrittore di 
queste linee, mercè la Sua tante volte sperimentata 
bontà, e con la Sua esperta compagnia, fu ammesso a 
visitare la bella collezione di vasi della signora con- 
tessa Dzialynska, il cui esteso catalogo presto ci aspet- 
tiamo dalla Sua dotta penna, potè ivi farle rimarcare 
che il gruppo di Peleo e Tetide sulla magnifica anfora 
fosse una ripetizione il più possibilmente esatta del vaso 
delle Leucippidi del museo Jatta, del quale egli ne pos- 
sedeva un lucido. 

Oggi, mercè la Sua costante sollecitudine nell' ap- 
pagare sempre le mie archeologiche brame e promuo- 
vere con ogni sforzo i miei studi archeologici, sono in 
grado di presentarle pubblicamente in un esatto dise- 
gno sopra le splendide tavole dei Monumenti XV e IVI 
accompagnate da breve testo il bel vaso di Peleo della 
collezione Dzialynska insieme col sunnominato vaso 
Jatta, e mi auguro ch'ìBSse tàvole possano andar liete 
della sua approvazione e del suo plauso. 



H8 DU9 YASI DI RUYO 

I. 

Il vaso della collezione Dzialynska, la cui immagine 
principale è riprodotta sulla tav. XV nella grandezza e 
con i colori deiroriginale, è una bella e ben conservata 
anfora con manichi a volute; la forma precisa in propor- 
zioni più piccole le è stata riportata accanto sulla mede- 
sima tavola. Il luogo ed il tempo approssimativo del 
ritrovamento sono indicati dalla eseguente notizia * ma- 
noscritta sotto un disegno colorato, pervenuto per ere- 
dità al sig. Carlo Lqjodice e che si trova presso di lui 
in Ruvo: ce pittura diligentemente elevata da un fittile 
« vaso apulo-greco rinvenuto in una tomba presso Ruvo 
ce alla scarpetta da Tommaso Ferrierì, Pietro Milani ed 
« altri. Esso fu furato in Giugno 1830 ». II vaso dun- 
que, che fin d'allora venne sottratto, sembra poco dopo 
scavato, e che restò del tutto ignoto alla scienza, fino 
a che Enrico di Longpérier ne diede una breve descri- 
zione nella Revue archéologigue N. S. XVII p. 354 
n. 23, fu trovato nel circuito di Ruvo verso il 1829 
ed è una illustrazione dei giusti lamenti del venerabile 
giureconsulto G. Jalta * che cioè in Ruvo la smania 
degli scavi, che fin dal 1810 è sempre andata crescendo 
e divenuta ognor più lucrosa, c< porlo molta corruzione 
nella morale del popolo ruvestino ». Non si andava so- 
lamente* di giorno e di notte alla ricerca di antichi te- 
sori, ma si scavava anche segretamente, si procurava 
di prevenir gli altri e, all' occorrenza, si rubava solo 
pour corriger la fortune. 

* Già comanicata da me Nereidi con le armi di Achille pag. 19 
nota 89. 

* G. Jatta (^nno- storico ^W anUàhissima città di Ruvo^ p, 57 sg. 

p. 60. ■ , , .. 



DUB VASI DI RUVO 149 

La bella pittura sulla parte anteriore che, raffigura il 
ratte (K Tetide [Mon, deirinstit. Xlltav. XV), non offre 
alcuna difficoltà alla interpretazione, ma diversifica da 
tulle le rappresentanze finora conosciute del mitico fatto 
per la grande disposizione pittorica delle figure, alla 
quale si avvicina soltanto il vaso policromo di Kamei- 
ros \ Peleo, con la spada al fianco,, il mantello svo- 
lazzante sul dòrso, ha con ambedue le braccia afferrato 
la fuggente Nereide e la tira indietro con le mani fer- 
mamente chiuse: la dea, riccamente vestita e riccamente 
adorna, si volge spaventala indietro e agitata solleva 
ambedue le braccia, reggendo cou là mano sinistra il 
mantello. Qai, come in alcuni altri vasi ', non è indicata 
uua trasformazione di Telide A^«v, Sqoìxcov ts niq iSwq 
(Soph. fr. 1S5); tanto più riccamente è caratterizzata 
a spiaggia ove avviene la scena: la terra per mezzo 
di un albero pieno di foglie, l'acqua mediante un grosso 
delfino, un potente dragone marino ed una Nereide, che 
seduta sopra un ippocampo fugge, quando vede la sua 
sorella dai piedi veloci priva di scampo; motivo che si 
trova anche sopra un vaso di Monaco (n. 807, pubbli- 
cato daMillingen Paint, devas, 4. Overbeck Sagenkr. 
Vili 6 *). Inoltre sono presenti altre tre Nereidi a piedi, 
che a 'dèstra ed a sinistra fuggono spaventale - così le 
compagne di Nausicaa fuggirono, quando videro presen- 



1, « 



* Nel Mnseo britannico, riprodotto e trattato in The fine Arts 
Quarterly BetHetv 1864 p. 1 e seg. (Newton); SalEmann Nécr, de Ca- 
miros tay. 58 ; cf. ■ Jahn Vasen mit Goldschmuek p. 17 Bt 

. • Cf. p. e. Overbeck Sagenkr, VII 4 (Museo britannico 828*); 
Vin 7 (Wflrzbnrg'III n, 397) ecc. 

* Ma Toggetto che riempie lo spazio sopra la Nereide snl delfino, 
non è, come ynole Jahn nella sua descrizione, nna « tazza », ma uno 
specchio amano appeso ad nn occhiello (come già De Witte ha giu- 
stamente interpretato negli Annuii tkU'Inst 1882 p. 105). 



tarsi all'ìmprovìso Ulbs^ (c^eWay i'a^vfif Sllfj « 
i^ìovag nQovxoéiSag] ; coD curiosità «d interess6 gaaurdaoa 
in dietro verso la sprella, e per correre più rapide fer* 
mano eoo le maui i svolamDti mantelli o si tirapo m 
le vesti; la meta della loro fuga seipbra essere il mare 
colle cele che si distende avanti e relativamente sotto 
dlloro^ 

Dopo le sottili osservazioni fatte da Lei^ venerato 
signore» e dopo di Lei dall' Overbeck, dallo, Sct^ie e da 
altri sulle rappresentazioni conservate dell' inseguim^n^, 
e del ratto dì Tetide per opera di Peleo ' 8are|)b9 por- 
tar nottole in Atene, se io volessi sottoporre a nuovo 
esame quei monumenti. Per altro mi sia conciesso a 
riguardo della bella rappresentanza, che per la, prima 
volta diviene dominio del pubblico dotto o amico del- 
l' arte, tanto di richiamare Taltenzione sopra alcmie rap-. 
presentanze esistenti ma fino ad ora sconosciute, quanta 
di escluderne altre che riferite al mito molto possibil- 
mente non vi appartengono. 

È abbastanza nolo che i pittori di vasi a figure rosse, 
conformandosi al gusto del loro tempo ed al progresso 
della loro arte, hanno provato con ogni sorta di accessori 
e di figure di rendere più interessante la rappresentazione, 
originaria, quella cioè di Peleo che tiene strfiltfm^nti? 
abbracciata l'amata, non ostante che vari animali Jojattac- 
chino mordano. Il numero delle Nereidi che fuggono 
spaventale (sui vasi a figure nere sono ordinariamente due 
che contornano il gruppo) si aumenta a piacere; arriva 
fino a dieci sul coperchio della lekane diXocri della colle- 
zione di Napoli (2638) . Ben presto accanto allg Nereidi ^i. 
pQPgono delle divinità di ordine superiore o inferiore, 

' De Witte Annali ddl'Insl 1882 p* 20 e se^,.; Overbeck . «Se»*; 
genkr. p. 172 e seg,; Scbìie zuden Kyprien 187^ 'ecc. 



DÙk'TAtìi DI RUTO l5l 

« ■ « 

che Tiarmo pròssimo ò remoto rapporto col inifo rap- 
presentalo. Spesso vi si aggiunge il padre di Telìde, Ne- 
reo, il più delle volte canuto *, mentre la madre Doris 
apparisce più raramente: così per esempio sopra una 
rappresentanza del pittore Duris * e in una immagine 
vasQuIare che ora trovasi in Wiirzburg • (Hi 3M). Alle 
volte è presente il Tritone con la coda di pesce *. Come 
queste persone, e ancora Poseidone ^ staunò dalla parie 
di Tetide, così Ghìrone che apparisce già nella politura 
a' figure nere '/rappresenta il seguilo ed i partigiani di 
Peleo, il quale qualche volta è partito col carro e coi ' 
cavalli per conquistar l'amata \ Hermes, Athena e Pane% 



* Nereo (e non »Giove, come io supposi nel Catalogo ; cfl ancora 
Schlie tsu dm Kyprien p. 37 e segg.) è anche rappresentato sai vaso 
di Napoli n. 2638 insieme con Tritone (xic). 

' Nel Loavre; cf. Klein Vasen mit Meistersigjiaturen p. 67, 15 e 
Wiener Vorlégeblàtter VII 2. 

' Già presso Feoli, n. 11*, cf. Oethard A. V. 182. Non mi sem- 
bra fonduto il dablMO deU^Ovarbeck {Kunstmyth, IH p. 324, 5 e ^4, 
4) intorno alla spiegazione del lato anteriore per Peleo e Tetide, poi- 
ché il Peleo che insegne, raffigurato dal pittore, non è quello, che ha 
già afferrato Tetide, e per ciò potè munirsi d^ona lancia, che in 
simili inseguimenti amorod' i* giovani sogliono spesso pofrtave. Del 
resto s'inganna Eekulé {Arch. Zig, 1882 p. 9], quando crede che la 
rappresentanza del rovescio del vaso di Wtlrzbarg, Gerhard A, V, 182, 
si ripeta esattamente nn^altra volta nella pittura del ?aso presso 
Gerhard A. K. 146. 147; rorìgiaale di quest'ultimo vaso nella colle- 
zione Fontana in Trieste {Arch. epigr, Mitth, aus Oesterrdch II 
p. 120, 58) non contiene le tre figvre di Nereo, di Doride e della 
Nereide: le medesime furono ripetute sulla tav. 146. 147 solo per una 
confusione fra i disegni e le notizie di Gerhard. 

* Per esempio sulla tazza di Eameiros (riprodotta Journal of 
Philology VII p. 215 A; cf. Comment phUoL in hon. Mommseni p, 171, 
30); vaso di Napoli n. 2688 eco. 

• Per esempio Overbeck Sagenkt. VITI 1. 

• Per esempio OVerbèck Vn 5. 8. Vm 4. 5 ecc. 

' Per esempio Overbeck Vili 1 ; Arch, Zig. 1870 p. 82 e segg. ecc. 
' Cf. Overbeck VII 4, 8; Vni 1.. 



152 DUE VASI PI BUVO 

Afrodite, Eros e Peitho ' completano il ciclo degli apet* 
tatorì, solo come divioità che indirettamente vi prea- 
dono parte, a seconda che lo spazio lo permette e la 
fantasia degli artisti lo desidera. Ma di ciò noq si con- 
tentano gli artisti, essi variano anche ora di molo pro- 
prio, ora forse sotto l'influenza della poesia, coirintea- 
zione di indicare il luogo ove, e l'atto nel quale Tetide 
viene sorpresa ed afferrata da Peleo. Così per esempio 
6uris ed altri * aggiungono un altare, forse secondo una 
vecchia tradizione, forse anche a motivo dell'analogia 
con altri racconti; il ratto dunque accadeva in prossi- 
mità d'un santuario; Tetide si accingeva ad una pratica 
religiosa, quando Peleo sopravviene. Cosi essa è sor- 
presa sopra un vaso, disgraziatamente conservato sol- 
tanto in frammejQti *, mentre balla in ridda intorno ad 
un antichissimo xoanon. Il pittore della già menzionata 
anfora policroma di Eameiros fa sorprendere Tetide nel 
bagno; sopra il coperchio del vaso di Locri nel Museo 
nazionale di Napoli (n. 2638) e sopra un'idria di Nola 
che ora trovasi nel Louvre *, Tetide colle sue sorelle è 
occupata a raccogliere fiori. 

Anche a questa categoria appartiene una delie pitture 
(disegno a linee scure su fondo bianco di creta) di un così 



* Questi tre si trovano con iscrizioni snl già citato vaso di Ate- 
ne, Overbeck Vili 1; e soli* anfora policroma di Eameiros; soltanto 
Afrodite ed Eros per esempio Overbeck VII 8; YHI 5. 

' L'altare si trova già in un vaso a figure nere della raccolta 
cumana dì Napoli 207; si trova anche sui vasi a figure rosse Ger- 
hard A* K 180; tazza di Eameiros (pag. 151 nota 4) ecc. 

* Descritto n^WArch, Zig. 1870 p. 82 e seg. 

* Già nella coUezione fiévil (n. 502), poi presso il sig. Paravey 
(n. 62) riprodotto per esempio Mon. deH' InsL I^ 6 ^Or^ihock Sagenkr, 
XXXI 2. et le varie antecedenti interpretazioni Arch. Zig. 1870 
p. 82, ove io diedi la giusta spiegazione. 



DUS VASI Bi BOTO 1S8 

detto jtKi^im ' trovato ia ODà toisaiNi; atti» e fino lui 
ora GODOseiulo solo da una desorìtioBe del defooto Matz 
(presso Jahn EntfUkrtmg der Europa 8, 18 e se^.). 
I^a descra^kme dice : « La ftgara prinoip^e è chiara- 
mente una giòvaneita i|i lungo cbitone a larghe maniche. 
La ^chiotta è raccolta insieme al di dietro. Ella ^de 
all'apèrto riTolta verso destra ed ò intenta ad'intessere 
Qna> ghirlanda. Innatei a lei sfa un'altra &Qciidla in 
doppio vestito, che poggiando la sinistra al fianco, di* 
stendendo la destra in avanti» evidentemente ragiona con 
lei; quindi dietro una psdma una seconda fanciulla con 
diadema similmente rivolta verso sinistra nella stessa 
posizione della precedente stèndendo la destra, e te- 
nendo, la sinistra sotto il mantello. Dopo si veggono due 
lancio incrociate e dietro un giovanetto imberbe con alti 
stivali da caccia e clamide è sulle spalle il petaso pen- 
dente. Dall'altro Iato a sinistra della figura principale 
dietro un nascondiglio espresso per mezzo di spighe si 
muove di soppiatto un giovane ignudo, chiaramente per 
cogliere alle spalle la intessitrice di ghirlande; sul brac- 
cio sinistro disteso sta gittata la olsunide. Sopra questo 
giovane nudo pende il petaso. Più lontano a sinistra 
un uomo barbalo con stivali, chitone e clamide , sul 
capo un cappello con falde, poggiando a terra la lancia 
con la sinistra, stende la destra verso sinistra, ove vedesi 
un cocchio vuoto tirato da due cavalli )» . Mi sembra certo 
che noi qui abbiamo dinanzi Peleo neiratlo di sorpren- 
dere Tetide, mentre con due sue sorelle passa il tempo 
nel cogliere fiori ed intrecciare ghirlande. Tulle le par- 
ticolarità si ritrovano sulle altre rappresentanze vaseu- 
lari del medesimo fatto: il raccoglier fiori sui due vasi 

' Ci Btt d6 Benndorf Gr. Sioik Voimb. p« 61 e seg. 



164 > DOS VA8E DI SUTO' 



téatè diatr, L'ai^Viciim» di soppiatto di Peleo^^oiriMa^ 
del Lowré e sili vKoifnoBSientato di(Ritvo (Artk Ztg. 
1870, p. 8S), dove Paleo sta in ag^lo vicino una 
palma; il cocchio, il cui auriga, probàbilnmté rnoma. 
barbato, si presenta disdeso. su C|«esli medòsimi fràm- 
meuti ruveslim e suU' elegaoie^vaso di k\tm^ ove- 
Taorìga Akastos a stento può frenare grirrèqmeii cah> 
valliile lancie, che qui ha deposte per aver le mani 
libere, sai vaso cdl'ioseguìmento presso Gerhard Am^. 
V.Qsenk. tav. 182 le ha io mano; Tassenza di qualimipe 
iodi^azioike delle irasforoiazioDi si trova aoebe aiiré. volle 
(cf. p. 149 nota 2). 

Ovidio conosce un'altra v^aote ': Peleo sorprènde 
Tellde d<»*nìiente in una fresca grotta snlla riva del 
mare, e la lega laquek vincloque teiuiei.- £ ciò è rap- 
presentato sopra un vaso di Gorneto a figure roìsse ul- 
timamente pubblicalo: iifon. dell* Imi. XI 20, 2 [Wie- 
ner YorlegebtàUer D. Vili 1) '. Veramente ehi ha parlato 
fino ad ora di questa rappresentanza, nmi ne dà alcuna 
spiegazione o ne dà un'altra e senza dubbio a torto, poi- 
ché non vi è raffigurato Teseo che abbandona la dor- 
miente Arianna, ma Peleo che si avvicina alla dormiente 
Tetide. Ella giace sopra uno scoglio e dorme; sopra 
di lei 3i stende una grande vite che riem^Àe lo spaino *. 
Hermes, che Peleo ha condotto verso la dormiente, 

* Ovidio Jlfetom. XI 221-265; quindi Lattanzio Aarra^. /a6. XI 7. 

' Helbig BuU. ddl'IruL 1875 p. 174 e seg^. (senza spiegazione} ; 
Brino Annali deWInslituto 1878 p. 62 L (« probabilmente Tabban- 
dono di Arianna >); Fartwaengler ibid p. 90 (Teseo che lascia Arianna); 
Eeknlé ibid. 1880 p. 150 e seg. 

' Questa vite non può esser decisiva per Arianna, poiché Tar- 
tiata Ibrsa la scelse in vece di un altro albero per meglio riempire 
con i tralci il grande spazio vuoto intorno alla donna giacente. Ov- 
vero Tartista scelse la vite come a reminiscenza del sogno di Man- 
dane (Herod. I 108) per aHttdttre al fatavo figlio di Pdeo e Tetrde ?? 



iiataralm^ f^. orAm, àii CSo<rJ9^: si- allinMKaiiekUd e 
a,p^$p l^Q,doQfl.a«0ridaiDpia|o l'ìocarìcd; maPeléo, 
obe. U#Qe ia^wbedaQ. fó mani i sikh sandali * -^ egli 
S9 li è tolti, per pQt<$rsi avviein^TB. inqvveptitoe'di Bop- 
lÀs^ltq^ ' - ^U ai^nto iq procinto di) disporli, per potere 
c^a ie iq;^ni libèrie atferrare la sonnacchiosa- dea. E 
c^'lQgli si» pepr ioipossiessa£8€»M e tenerla forte» ce lo 
mostra, EtqS) il quale vola in alto sopra^ Tetide eomin 
rafnpsp^Uo piagato a cononav come, per indicare ohe quel 
falttqt ^ cagionato dall'amore V Cosine» ravvisiaifio che 
Ovidio segui w'apliQa variante del mito, già divulgata 
alla metà del quinto sec(dQ< 

Mentre posso aggì^mgece -e spero. che il suo con^ 
senso, vweralo signore, mi renda più sicuro - queste due 
immagini vs^sculari alle rappresentanze di T:etì<ile e Peleo, 
nou^ono invece in grad<> di accettare coBiie giusta 1 inter-* 
pi;el9yZfpnp di una rapipresentan]^ sopra d^e vasi a fi^e 
nere, che Overbeck,.voi:rebbe' forse assegnare a Peleo e 
Telide. Veramente mi sembra falsa anche, la S[uega2ione 



* Quindi Aoehe.roggQtto nella, sn» nuinO/ sklstra, <Mra u& poeO' 
danneggiato neirestremità inferiore, sarà e poò eoiero solo nn san-,, 
dalo, veduto interamente di lato^ oggi sono andate perdate le cor- 
regge rossoscnre^ 4jf.'in proposito la tazza di Doris nel Louvre, Kleio 
n. 10, la coi riproduzione pu^ vedersi, nei Wiener Varlegebtàtter VI 
8* ed 8^: ivi si veggono da per tutto sandali o giacenti o appesi, ora 
veduti dairalto o dal basso, ora veduti di lato, ora con corregge, ora 
senza: sulla tav. ò^ al primo paio di sandali mancano le corregge ed esso 
corrisponde. perfettamente all'oggetto che qui Peleo tiene nella mano 
sinistra; cf. inoltre il vaso di Agrigento nel Museo di Palermo {ArcK 
Zig. 1871 n. 41. Politi Cinque vari tav. 1), dove in alto da destra a 
sinistr)^ 8090^ esposti un paia di .scarpOy una spugna {rie) ed un paio^ 
di sandali,, dei quali noo è disegnato dall'alto (o dal basso), Taltro 
di lato;. eco. eco. 

' Seqondp Fuietwa^ngler e Kekuli « per allontanarsi >. 

* Se<}«tA4o Fui twaei^gler e Eekulé L e. Eros accenna airavvicinarsi 
di Dioniso. 



156 mn VAtt m Bir?o 



che JabD, 4opi» l'eaeiiifiio di Lei, crede sieiiiissinia, cioè 
per Telepboe ed Auge; la retaliva rappresentaDzà, òhe 
floo ad ora ci ò conservata dae volte \ deve essere con 
pia ragione interpretata, a mio credere» eone un'ab- 
brevìazione, .causata dallo spazio, della violenza di Aiace 
contro Cassandra *. È rappresentata una donna vesHta 
cbe frettolosa fugge inMBzi un iMino barbato, che 
qui con spada e fodero (A) , là con lancia e scodo '{Bf 
nelle oiani si avventa sa lei; una differenza più grande 
si è che rinsecalore una volta è nudo e porla solo 
un mantello (A) ; un' altra volta al contrario è comple- 
tamente armato [B). In ambedue le rappresentanze 
un serpente si avvicina a difesa della donna, mentre 
tutto lo spazio vuoto è riempito da ramoscelli. Con- 
frontiamo quindi il disegno a figure nere di una leky- 
thos di Gela che Benndorf ha descrìtta nel Bull, del- 
l' Imi. 1867 pag. 228 n. X, e pubblicata nei suoi Griech, 
Sicil. Vasenbild. tav. Li 1. Qui Aiace con elmo ed ar- 
matura, nelle mani la spada ed il balteo con il fodero, 
corre sopra Cassandra, che vestila fugge innanzi a luì; 
ella guarda indietro spaventata e distende ambedue le 
braccia; ai piedi dell'eroe e vicino a lui giacciono scudo 
e lància ch'egli ha gitlato via. Innanzi a Cassandra un 
altare e Minerva, che sta lì con la lancia impugnata, 
come accorsa in aiuto; il grosso serpente del santuario 
furioso assale Aiace ; dietro quest'ultimo un vecchio 
canuto piangente con lo scettro, che Benndorf, certo 

' il. Beri, Vasens. n. 1639, riprodotto ed mnstrato da Overbeck 
SoQenkr. VII 2, pag. 176, 4; Jahn Arch. Ztg, 1853 tar. 60, 2 p. 146. 
£[. Musée céramique de Sèwes n. 2035 (prima Darand n. 384) ripro- 
dotto ed illustrato da Jahn Arch, Zig. 1853 tav. 60, 1 pag. 145 e seg. 

' Questa spiegazione fu data per il vaso di Berlino già dal 
Benndorf Gtieck, Sic, Vasenb, p. 103 not. 516, ciò che prima mi era 
ftiggito. 



PUB VASI PI BDTe 157 

a x^ùw, dftsìgDi!)^ per PriaiEO '. Sopra te due im- 
magini di Berlino e di Sèyres fu ogiedSK) ottré il re tro- 
iano anche il jPalladio e l'altare, eia rappresentamsa fa 
limitata ad Aiace, Cassandra ed il serpente che si erige 
airattacco; sul vaso di Berlino Aiace ha nelle mani la 
3pacl^ 6 fodero con baltao, nel vaso di Sèvres scudo 
e lancia, ch'egli sulla lekytbos di Gela ha messo da 
p^rte. Il fogliame, che riempie lo spazio é che si trova 
nelle due raj^esentai^e afaèreviato, trasferisce l'azione 
nell'aperto, cioè nel tenmos, per giustificare la presenza 
éfi} serpente. 

I^esta a dire qualche parola sul rovescio dell'anfora 
Dzialynska riprodotta m più picicote proporzioni sulla 
lav. d'agg. F. Rappresenta un komos. Innianzi a tutti 
procede un giovane coronato e munito di manletlo, 
con un bastone ne^la destra; $gii ^uirda indietro iVerso 
una suonatrice di flauti vestila, tutta intenta alia musica; 
accanto a lei viene un giovanetto ccM'onato e col man- 
tello come il suo precedente compagno, mentre colla 
destra regge un bastone e poggia la sinistra sulla spaila 
delta suonatrice; il suo sguardo è rivolto vorso un al- 
tro giovane che lo segue, il quale ha nelle mani una 
fiaccola ed un grosso secohio; in luogo ddla corona ha 
intorno al oapo una larga e pendente tenia. Nello 
spaizio libero sono appese a chiodi due corone, foi^e 
nel muro della easa da etti il konM)s escef, o innalzi 
a cui passa. Al contrario àélh piena compo&izioné pit- 
torica della ; parte anteriore, le figure della parte poste- 
riore sono ideate nella maniera antica, disegnate una 
dietro all'altra. La sicurezza e scioltezza del disegno è 

* Gf. in proposito, p. e. quello . indicato dblla iscrizione,' come 
Priamo presso Menelao ed Elena nQU^IUnpéima di Hieron e'Miikron 
Gai. archéol VI 7. .^ Wiepj^er ^orkgmàtier n G h 



158 DOB VASI DI RUVO 

unto ammirevote, quanto la grandiosità del concetto e 
la leggiadria dei movimenti; il bel va&o fb Ea^bbrìcato 
droa la 19»^ olimpiade (900 avanti Grìsto) . 

II. 

Mentre una ddte facce del bel cratere n. 1090 della 
collezione Jatta, rappresentante con molle figure il com- 
battimento di E^ole e Telamone contro le Amazzoni, 
è già conosciuta da oltre 30 anni in un disegno ', l'al- 
tra faccia col ratto delle Leucìppidi comparisce oggi per 
la prima volta pubblicala sulla tav. XYI del voi. Xn 
dei Monumenti nella grandezza e con i colorì dell'ori- 
ginale secondo un lucido che io potei prenderne durante 
le mie varie visite nella casa e nel Museo del mio ono- 
revole amico. 

Di faccia alia bella tavola dei Mmumenti è super- 
flua una minuta descrizione. La rappresentazione, che 
consta di quindici figure e d una quadriga, è divisa 
in due strisce Tuna sovrapposta alt' altra. Nella supe- 
riore uno dei Dioscuri abbraccia una fuggente Leucip- 
pide, mentre dietro di lui verso la sinistra dì chi guarda 
sta il suo cocchio tn*ato da quattro cavalli, e condotto 
da un cocchiere che aspetta per portar via la bella preda, 
appma il rapitore se ne sìa impossessalo. Una compagna 
fugge s^vmtala da quel luogo; vicino a lei siede tran- 
quilla spettatrice una donna che sicuramente è designata 
per Afrodite dall' aver vicino a lei Eros seduto ed in 
egiM modo spettatore * . Nel mezzo della striscia infe- 

* Biprodotfeo er trattato Mihervìni Bull, Àreh. ìfapól. N. S. II 4 
p. 85 6 seg. (ove sono riprodotti la forma e T ornamento del collo 
del Tsso^: «t anche il Catalogo Jaita p. 524 e seg. 

* Solo per teoóbpletwd io mensionò la spiegazione del propriétiirio, 
che nelle due fignré ricOnBi^ ISttnÀ è Oaoodémone: Jàtta. 1. c.p. ^. 



irirs vàsi PI Euvo -159 

iwe eyivi ima larga base con due scédini, satla quale 
$taDDO una eolonna iodica ed un xoanan ^ rìecamente 
vestUo «d ornato, mentre sogli scalini, ove si sofio rì- 
faggiale, seggono due compagne delia figlia del re; una 
di esse abbraccia aifannosa F immagine della divinila. 
Siccome quest'ultima tiene neHe mani lo scettro e ta 
tazza, cosi la spiegazione più semptk^ sarà qij^sta di 
.riconoscervi Hera *. La rappresentanza molto simile 
sopra un vaso della collezione di Napoli (n. 1760, ri- 
prodotta p. e. Millingen Peinl. de ms. ^i ; Miiller^ 
Wieseler ^. a. K. I 2, 11) mostra ohe sulla colonna 
ionica del vaso di latta dovrebbe esservi un'offerta saera, 
verisimilmente un trìpode come sul vaso di Napoli, che 
il pittore ha omesso per mancanza di spazio. 

Di tre altre compagne ohi si rìfuggia al simulacro 
deiia dea, chi al di fuori del temenos; e spaventate le une 
guardano il secondo Bioscuro che tiene affermata in alto 
e ferma nelle sue braccia l'altra Leucippide e ta porta 
via; le altre guardano Atene, cl^ sta ivi tranquilla e, 
come Afrodile ed Eros, protegge e facilita l'impresa dei 
figli di Giove con la sua presenza. 11 Dioscuro porta 
via verso destra di chi vede il suo dolce peso, in ogni 
caso verso il suo cocchio che deve colà supplirsi, ma 
jche per mancanza di spazio fu omesso. 

Atene, armata del resto, come al solito, di elmo, 
scudo e lancia dà negli occhi non tanto per le forme 
virili del suo corpo [virago) , e per l'assenza dell'egida, 
quanto per il corto chitone che le arriva fin sopra le 



* Biprodotfto anche presso Overbeck Kunsimythol in p.lB 4^ 
(secoacU) un Incido ca?ato da oa difl^gaatore rufesiiiio}. 

' Secondo Jatta }. e. p. I»36 ^arebto Artemide; ma of. 8n«id 
Overbeck 1. e. p. 20 e seg. 



160 DUI VASI I>I BOTO 

eosee '; Bon mi -è noto ki un'opert greca* un secondo 
esempio di un vestiario così succinto (che rammenta le 
Amazoni) della vergine divinità: in ogni caso si troverìi 
molto isolatamente; forse quest'abito succinto è vomito 
nel pennello al pittore del vaso Jatta a causa delle Ama- 
zoni dipinte sull'altra faccia del vaso stesso? Col rap- 
presentare l'armata figlia di Giove che guarda in alto 
nella striscia superiore il rapitore Dioscuro, e in con- 
traposto Afrodite che guarda in basso l'idolo, presso 
cui le donne cercano rifnggiarsi, « è aggiunto un legame 
fra le due strìsce, le quali intimamente connesse sono 
così divenute anche estemamento una sola rappresen- 
tanza. Vi sono solo poche immagini vaseutari con il ratto 
delle Leucippidi ', cui ora si aggiunge il vaso Jatta qui 
per la prima volta pubblicato (A) . Bellissimo e nello slesso 
tempo conosciutìi^imo disegno è quello del pittore Mei- 
dias (£) \ che corrisponde in tanti concetti e in tanti 
ponti a quello Jatla, da esser costretti a pensare ad un 
fondamento comune; ma che questo comune fondamento 
fosse il quadro di Polignoto ' nel tempio dei Dioscurì 

* Si potrebbe forse paragonare U vaso di Napoli oon pittura tarda 
e rozza d. 1924 (Millingen PeinL d. vas. 27; ecc.) dove però il chi- 
tone arriva fin sopra la metà della polpa. 

' DeUe rappresentanze etnische cf. p. e. la pietra presso Mflller^ 
Wieseler D. a. K. II 20, 21 6a senza dnbbio identica alla pietra di Pie<- 
troburgo presso Eohler {Ges. Schr. IV 1, 2); la statuetta di bronzo di 
Berlino n. 2Ì80 (riprodotta da Gerhard akad. Abh.^ Àlias 37, 3} ed altri. 

' Le opere d*arte relative al ratto delle Leucippidi furono ulti- 
mamente raccolte e trattate da Bursian Areh. Zig 1852 p. 48S e 
s^ggM aggiunte di Braun Annali 1854 p. 117, Chabouillet Cai. gén, 
des camées etc. de la ìnbl. imp. n. 2808; ecc. 

' Museo britannico n. 1264 ; cf. Klein Vtuen mil MHslersigruUuren 
p. 83. 

' Pausania I 18, 1 : éyTaS&a {éy t^ Uq^ x&v Jip&xovgmv) JToXv- 
yytìtos fièr Ijjrorro èf aitovf iygtnlfs ydfÀoy t/»y &vy9ttiifwv tw 
Awmlnnov xrA. 



DUE VASI DI RUVO 161 

in Atene, sì può forse supporre/ non però provare ed 
affermare \ È comune ad ambedue i disegni vasculari 
ii cocchiere che aspetta sul carro ; comune il gruppo 
di Castore, «che afferra la fuggente Enfile: chò cosi 
sono nominati dalle iscrizioni sul vaso di Meidias il 
Dioscuro e la Leucippide; qui come là il ratto av- 
viene di fronte ad un vecchio xoanon; Afrodite è pre- 
sente mirando tranquilla; sono presenti ancora in am- 
bedue le immagini le compagne che fuggono *. Accanto 
a tali concetti comuni vi sono delle divergenze, intomo 
alla cui sorgente e causa non possiamo decidere: sul vaso, 
di Meidias la presenza di Giove, lo spensierato coglier 
fiori di Chryseis, che io non posso ritenere che per una 
delle compagne ', il fuggire di Polydeukes con la sua 
sposa, sul carro a quattro cavalli galoppanti, il qual 
ultimo con dispiacere non si vede sul vaso Jatta e che 
certo il pittóre ha lasciato fuori solo per mancanza di 
talento nel comporre. Costui ha preferito invece di espri- 
mere largamente lo spavento che invade le compagne 
della figlia del re all'improviso irrompere del Dioscuro; 
in luogo di Giove è presente Atene, e alla dea deiramore 
è associato anche Eros adulto. Il quadro di Meidias è 
composto più simmetricamente e più variato ne' motivi, 
mentre il pittore del vaso Jatta, contentandosi della leg- 
giadra rappresentanza delle donne vestite e fuggenti, 
trascura la simmetria della composizione. 

* Cosi possono (ed a caasa della loro remota anticbità con più 
ragione) risalire all'opera di Polignoto le pitture vascnlari (7. Dy ma 
né neU'ono nò neU*altro caso ciò sarebbe altro che nn" ipotesi e ap- 
prezzamento soggettivo. 

* Io vorrei ritenere che la Peitho del vaso di Meidias origina- 
riamente era nna compagna fuggente deUó Leacippidi (cf. in propo- 
sito la figura fra Atene e la Hiketis sul vaso Jatta), che venne designata 
per una compagna di Afrodite solo per la iscrizione scelta da Meidias. 

* Altri, p. e. Bnrsian 1. e, la spiegano per una delle Grazie. 

Annali 1885 U 



192 DUB TASI m BUYO 

Un terzo vaso (C), trovato in Agrigento e che fa 
già principale ornamento delia collezione Coghill ', nel 
rappresentare il ratto congiunge alla più esatta sim- 
metria, con la quale più tardi fu trattala questa scena 
sui sarcofaghi romani, l'abbondanza delle figure di gio- 
vanetto che si vede nel disegno del museo latta. I due 
Dioscurì si sdlontanano ognuno sulla sua quadriga col- 
l'amata rapita, uno a destra l'altro a sinistra; frammezzo 
sei giovanetto variamente agitate e spaventate fuggono 
qua e là. Sono presenti, oltre Giove*, al pari che sul 
vaso di Meidias, anche Apollo come divinità nuziale e 
un giovanetto compagno dei Dioscuri, che forse poco 
innanzi ha guidato i cavalli. La più rigida movenza dei 
cavalli e delle persone, la più grande semplicità delle 
pieghe, la purezza della composizione a guisa di ri- 
lievo portano il disegno di questo vaso verso la fine 
del quinto secolo, mentre al contrario il vaso della col- 
lezione Jatta, come pure il disegno di Meidias, furono 
eseguiti circa cento anni più tardi. 

Col vaso Coghill concorda generalmente nella com- 
posizione la rappresentanza del ratto delle Leucippidi 
sopra Tattico joujou (D) ', ideila cui scena di « Peleo e 
Tetide » ho già fatto menzione. Sulle loro quadrighe 
fuggono con le loro spose i Dioscuri ambedue in ugual 
direzione, mentre sopra B, come sopra C i carri sono 
rivolti uno verso destra, l'altro verso sinistra e lo stesso 
deve ritenersi per il vaso A. Quattro donne fuggono 
innanzi i felici rapitori, mentre un vecchio calvo s'ap- 

* MiUingen Vas, CoghiU I; cf. Thiersch Vei, art. opera vel, poeL 
earminibus expl II ed Arch, Ztg, 1852 tay. 41. La ginsta interpreta- 
zione fd data per la prima volta da Jahn Arch. Zig. 1845 p. 27 e seg. 

* Jalin e Bursian vi riconoscono piuttosto Leocippo. 
'.Sfattamente descrìtto da Matz presso Jahn Entf, der Europa 

p. 45a. 



DUE VASI DI RUYO 168 

poggia curvo sul suo bastone guardando verso i fug- 
genti: senza dubbio Leucippo. 

Finalmente anche in Karlsruhe si ccmserya un vaso 
[E) rinvenuto a Locri che si riferisce al ratto nuziale 
delle Leucippidi \ Qui la rappresentazione, che si scosta 
dalle altre, è per verilà limitata al più piccolo numero 
di persone: sulla faccia anteriore del bel vaso arrivano 
sui loro cavalli ambedue gli olimpici cavalieri indicati 
dalle iscrizioni, mentre sull'altra faccia Leucippo è ca- 
ratterizzato come re dallo scettro; ha barba e capelli 
bianchissimi come in D, e verso lui vengono con le 
braccia aperte le due figlie fuggenti. 

Non conosco altre immagini vasculàri che rappre- 
sentino il ratto delle Leucippidi fatto da Castore e 
Polluce. 

m. 

Uno sguardo sulle due belle tavole dei Monumenti 
è bastante a far riconoscere che il gruppo di Peleo e Te- 
tide sul vaso Dzialynska proporzionatamente corrisponde 
con esattezza alle figure del Dioscuro e della Leucippide 
da lui inseguita, raggiunta e rapita, cioè tanto esatta- 
mente vi corrisponde quanto in genere lo è possibile nella 
piccola arte dei Greci, che non conosceva e non faceva 
copie esatte e molto meno si serviva di modelli origi- 
nari. Sono quindi solo due supposizioni da fare r o i due 
vasi trovati in Ruvo furono dipinti da un pittore vivente 
in Ruvo, i pittori, ai quali dobbiamo il vaso Jatta e 
quello Dzialynska, ebbero sotto gli occhi e si servirono 
di uno stesso modello, il quale esprimeva un giovane che 

* Descritto da FrOhner Vasen und TeiracoUen zu Karlsruhe p. 30 
n. 40; cf. la giusta spiegazione daCa pel primo dal Gerhard Arch, 4»- 
uiger 1851 p. 34 n. 11. 



164 DITI TASI DI BUTO 

afferra fortemente con le braccia una bnciaHa fiiggente. 
La prima supposizione non sarebbe affiatilo impeesibile, 
l'altara però è forse da ritenersi pia T^iosimile e più 
corrispondente ad una investigazione obiettiva. 

Di modelli comuni, tanto per rappresentare «ngote 
figure, quanto l'insieme del quadro, ne furono già os- 
servati parecchi nella ricca fabbricazione dei vasi greci, 
e nel progressivo aumento di riproduzioni fedeli nello 
stile potranno osser\'arsi sempre più numerosi. Così - per 
rimanere in Buvo o almeno nell' Apulia - la figura di 
Ercole che chinalo avanti si appoggia alla sua clava e 
nella sinistra ha il turcasso, si ripete colla stessa rap- 
presentanza solo raccorciata sul grande vaso di Phrixos 
da Geglie nel Museo di Berìioo * e in un vaso di Ruvo 
nella collezione latta colla stessa rappresentanza solo 
raccorciata V 11 Giove del vaso ruvestino di Marsyas 
nel Museo di Napoli ' si ripete sul vaso Poniatowsky 
con Triptoiemo nella biblioteca vaticana *, il quale fu 
trovato in una tomba presso Bari *. Un comune mo- 
dello hanno ambedue le corpulente lekythoi con ornamenti 
d'oro, che Jahn ha pubblicato a colori, delle quali una 
fu trovata certamente in Buvo V Sui noti vasi con l'in- 
ferno \ uno dei quali, ora in Karisruhe, fu trovato in 

* CoUei. di Berlino n. 1008 riprodotta da Bocheite Mon. inèd, 35; 
Gerhard Apul. Vas, tav. A 6. 6; cf. inoltre Ltlbbert AnnaH 1866 
p. 123 «gg.; Garrncci iyi p. 144. 

* Descr. nel Gatal, JaUa p. 992 n. XIX; ne ho sott*occhi nn disegno. 

* Neap. Vasens. d. 8231; riprodotto nellMrc^. Zig. 1860 ì&y. 17. 

* Riprodotto p. e. Millin GoL myfh. pL 52. ÉHU cérainogr. III 
63. Cf. Jahn EinleiL nota 214. 

* Gf. in proposito Strnbe e Brann Suppl. Bilderkr, Elmsis p. 12. 
' Jahn Vaa. mit Goldsehm. tav. Il p. 6 sgg. n. 10 e 11; cf. an- 
che Cjmmml. in hon. Mommseni scr, p- 164 sg. 

' C£ la raccolta sulla tavola presso Valentin Orpheus und He- 
rakks Berlin 1865. 



DU$ VASI DI RUYO 165 

Rqyo, mentre gli altri due provengono da Ganosa e 
da Altamura, alcune figure sono riproduzioni, come 
pare, di modelli comuni, cosi Megara, Orfeo, Mercurio, 
l'Ercole col Cerbero ' . Si vegga finalmente il Sileno che 
aiutato da una Baccante ascende T altura p^ seguire 
nel thiasos il suo signore e padrone, sopra due vasi 
di Ruvo nel museo di Napoli *; e molti altri. 

A questi e ad altri esempi di modelli tenuti di vista 
da vari pittori vascolari si annoda il gruppo del rapitore 
della fanciulla sui vasi latta e Dzialynska; ma predo- 
mina pure una diversità fra quei modelli e quello che 
qui apparisce. Là i relativi modelli rappresentano sem- 
pre una determinata persona. Ercole, Giove ecc.; qui 
per contro una situazione generale: un ratto di fanciulla, 
è stato utilizzato in vario senso, un pittore se ne serve 
per Castore ed una Leucippide, un altro per Peleo e 
Tetide; e in quest'ultima applicazione mitologica man- 
cano gli ammali che altrove per solito prestanò aiuto 
alla dea, ed il pittore li ha omessi, perchè non erano 
né potevano essere nel modello di carattere generico 
e da lui fedelmente ripetuto. Mi è noto per ora nella 
pittura vasculare solo un secondo esempio perfettamente 
analogo alla varia applicazione del ratto della fanciulla; 
il modello di un uomo sedente In una sedia senza spal- 
liera serve a rappresentare sul noto vaso dei Persiani 

* Cf. in proposito anche Ercole e Cerbero sul raso di Armento 
con rinfemo (Saniang, n. 709; riprodotto Arch, Zig. 1884 tav. 18). 
I copisti da per tutto si sono permesse alcane libertà; cosi il pittore 
del Taso di Àltamnra per riempire lo spazio sopra Cerbero ha nti- 
lizzato arco e faretra , e perciò queste armi non sono dipinte alla si-* 
nistra di Ercole, come è il caso negli altri vasi; il pittore di Buto 
ha rappresentato Teroe senza la pelle leonina; e cose simili. 

* Neap. Vasms. n. 8220 e Santang, n. 687, cf. Heydemann Vllf, 
HaU, Winckdmannsprogr p. 24 sg. 



Id6 DUB TA^I DI RUVO 

un greco seduto nel consiglio di guerra di Dario; ài con- 
trario sul vaso di Monaco con l'inferno (n: 849) rap- 
presenta il. terzo giudice dei morti, con la sola diffe- 
renza che là i capelli e la barba sono neri, qua bianchi. 
La ripetizione di quest una e medesima figura sopra due 
vasi, trovati ambedue a Ganosa, si estende fino al brac- 
cialetto nella giuntura della sua mano sinistra, che nel 
greco alla corte persiana può denotare un distintivo del 
favore del gran re '; ma nei giudici dei morti, - anche 
il secondo giudice porta un braccialetto - quest'or- 
namento orientale non è tanto facile a spiegarsi. Esempi 
più numerosi di una stessa figura adoperata in vario 
senso si trovano sui rilievi dei sarcofaghi o in rappre- 
sentazioni di altra specie*, ed ofTrono analogie della 
comparsa, del resto non sorprendente, di uno stesso 
modello per diverse rappresentazioni, come ce lo mostra 
il gruppo dei giovani rapitori dì fanciulle nei vasi ru- 
V estini delle collezioni latta e Dzialynska qui per la 
prima volta pubblicati. 

Gradisca, illustre signore, rassicurazione costante 
della mia stima e venerazione. 
Halle, luglio 1885. 

H. Hetdbmann. 



*. .Cf. Senof. Cyrop. 1, 3, 2, 8 e altri. 

» Cf. Michaelis Gorsin, Silbergef p. Vi sg,; Heydemann Vii. Hall 
Winckdmannspr, p. 6 sg,; ecc. 



SOPRA ALCUNE STATUETTB DI BRONZO ECC. 167 



SOPRA ALCUNE STATUETTE DI BRONZO 

SPETTANTI 
AD UN ANTICO TIPO GRECO DI TRIPODE 

(Tav, d'agg. B). 

Con la collezione Campana passò nel Haseo del 
Louvre una piccola figura di bronzo ' che mi colpi a 
causa della sua sorprendente analogia con una statuetta 
di bronzo trovata in Olimpia. Rappresenta il Minotauro, 
cioè un corpo umano nudo con la testa di toro. Esso 
sorge sopra una singolare base unilaterale, in modo 
che il corpo apparisce dì profilo, con la gamba sinistra 
posta innanzi, mentre la testa voltata sulla spalla sinistra 
è veduta di prospetto ; ambedue le braccia sono paral- 
lelamente distese innanzi, la parte superiore un poco 
abbassata» quella inferiore, dai gomiti, obliquamente 
sollevata; ambedue le palme delle mani aperte e forate,* 
la parte anteriore della mano sinistra è spezzata fin dal 
foro; tutto il resto della figura è perfettamente con- 
servato. Tutti questi contrasegni esterni sono comuni 
tanto alla figura Campana del Minotauro, quanto alla 
statuetta di bronzo dun giovanetto trovata in Olimpia 
il 5. anno degli scavi all'ovest del Pelopion, la quale 

* Salle des bronzea n. 430. Longpérìtr Brorues antìqyMi du Louvre 
n. 490. Cataloghi Campana 2, 4, II. Taf. d*agg. B, 1. 



168 SOPRA ALCUNE STATUETTE DI BRONZO ECC. 

» 

fa pubblicata in fotografia sul voi. Y, tav. 27, 1 delle 
Ausgrabungen zu Olympia ^ 

Ritroviamo anche qui una figura maschile nuda, 
posta sopra una base della stessa forma, col corpo in 
profilo e con la testa rivolta di prospetto, le braccia 
sollevate: ambedue le mani sono anche qui forale ; nella 
destra trovasi ancora il chiodo che la forava. La mossa 
delle braccia era esattamente uguale a quella del Mi- 
notauro, e solamente oggi alquanto alterata : la mano 
sinistra è dalla giuntura un poco contorta in alto, la 
destra nel gomito assai piegata verso T interno. 

La corrispondenza di tutte queste particolarità, in 
parte del tutto singolari, è tanto sorprendente che non 
può attribuirsi al caso, ma deve rimontare ad una origi- 
naria connessione delle due figure. 11 che innanzi tutto 
è importante per la spiega/ione della figura giovanile 
di. Olimpia, il cui significalo non si è potuto fino ad 
ora stabilire con precisione; poiché non essendo essa 
caratterizzata da alcun attributo, non offre altro punto 
di appoggio fuori del suo atteggiamento e movenza, 
che del resto è tutta particolare. Partendo da ciò il 
Treu ' ha dapprima interpretato la nostra figura per 
un suonatore di timpani, ed infatti la mossa delle mani 
ugualmente distese e forate si spiega benissimo, se si 
ammette, che a ciascuna di esse fosse fissato un piatto 
che il portatore slava battendo l'un contro l'altro. Al- 
cuni timpani che s'incontrano fra i bronzi arcaici della 
Altis ed il loro rapporto col culto di Gibele, che si 
crede stabilito qui fin dai tempi più remoti ', concor- 



• Tav. d'agg. B 2. 

• Die Amgrabungm zu Olympia voi. V p. 17. 

• Cf. FartwAngler die Bronze/Unde aus Olympia p. 83. 



SOPRA ALCUNE STATUETTE DI BRONZO ECC. 1.69 

dano ottimamente con la spiegazione data da Trea e 
potevano esser considerati come nna conferma di ei^sa. 

Meno felice per contro si è la spiegazione della 
nostra figura proposta da Furtwàngier, riportata dal 
Trea ed alla quale sembra che anche egli inclini '. Essa 
proviene ugualmente dalla mossa delle mani, e da 
questo indizio egli spiega la figura per un discobolo, 
secondo una statuetta di bronzo in genere ornile del 
Museo britannico V L'e&ere il disco sorretto dalla mano 
destra sfaegherebbe a sufficienza la mossa ed il foro 
della medesima; ma nella nostra figura ambedue le 
braccia erano ugualmente distese ed ambedue le mani 
sono forate ; deve quindi escludersi assolutamente quella 
spiegazione, poiché ninno vorrebbe supporre che un 
discobolo avesse nelle mani due dischi per servirsene 
nello stesso tempo ; anzi è da supporsi, secondo tutti 
questi crìterii, che ambedue le mani della nostra figura 
fossero impiegate nella stessa azione. 

Ora ritrovando noi nella figura parigina del Minotauro 
lo stesso movimento delle braccia ed il foro di ambedue 
le mani, dovremo cambiare, anche per il bronzo di Olim- 
pia, la base della interpretazione. In quanto alla prima 
la cui spiegazione non può esser dubbia, ninno sarà con- 
dotto a pensare che fosse raffiguralo suonando i piatti 
recando dischi; piuttosto dovremo spiegare quelle sue 
particolarità da un impiego tettonico della figura ; e 
che essa fosse applicata ad un utensile o ad un vaso 
già si ravvisa nella forma speciale della sua base. La 
statuetta di Olimpia stando sopra una base di forma 
esattamente uguale, anche per essa deve supporsi una 

* Questa spiegazione fn adottata recentemente anche da Wolters 
Qipsabgfisse antiker Bildwerke Nro 861. 

* Riprodotta presso Marray A history of gr^ seulpiure p. 234. 



4 
I 



170 SOPRA ALCmiB 8f AT0STTB DI BBONZO lOC. 

fnizioàe anàloga, come già rìooDoMie Trra; ormai 
dvnqao non ci sarà più pcrmefiso di dcsomero la sua 
spiegarione dalla mossa deHe braccia, come fiso ad 
oggi si è fatto. 

D'aKroiide se ci riesce di trovare la orìgiDaria cob- 
nessione delie due figm^, allora la sua relarione col 
Minotauro ci offre im nuovo e più sicaro ai^omeiflo. 
Poiché quando si giunga a dimostrare che queste due 
figure erano destinate in origine a servire di riscontro 
runa air altra , non può quasi restar dubbio che nel 
giovine dovremo riconoscere Teseo ccAnbattente e vin- 
citore del Minotauro. 

Per ottenere la spiegazione del come furono ade- 
prato le nostre figure, dobbiamo anzi tutto esaminare 
la forma molto speciale delle basi, sulle quali sorge- 
vano , il cui prospetto e spaccato è riprodotto nei 
n. 8 della nostra tavola. 

Le medesime sono fuse in un pezzo con la stessa 
figura e consistono di due parli, che si congiungono 
ad angolo quasi retto , delie quali ognuna ha il suo 
proprio profilo. Quella superiore, press^a poco orizzon- 
tale, su cui posano i piedi delle figure, ha nel suo lato 
ioféliore sul davanti un intaglio rotondo, di dietro un 
altro a forma di dente; questa parte posteriore è nel 
mezzo tagliato dal foro perpendicolare di un chiòdo che 
va in basso, mentre la parte anteriore e verticale della 
base, molto curvata in dentro ', presenta due fori oriz- 
zonti, nei quali si trovano ancora i chiòdi con cui 
era fissata. La base dunque era destinata a esser posta 
sul margine superiore di un utensile ed a esser fissata con 
chiodi qui e anche sulla parete dell'utensile stesso ; la 

* Questa carva pare meno forte nella base del Minotanro che 
nella figura di Olimpia. 



SOPRA ALCUNE STATUETTE DI BRONZO ECC. 171 

figura sorgeva completamente isolata sopra questo mar- 
gine, ambedue le statuette essendo eseguite d'ogni 
intorno con uguale accuratezza. 

Per conoscere l'utensile cui appartengono le nostre 
figure, è decisiva la parte anteriore della base, i cui 
spigoli supe!*ioré ed iriferiore sono riprodotti sulla tav. 
d'agg. B,i. Essi non presentano linee dritte, ma sono 
ambedue convessi verso la curva esterna e molto 
schiacciati. Perciò la forma déir utensile cui erano 
attaccate le basi, è determinala per quella di un cerchio 
a grande diametro. Considerando inoltre anche la forma 
dèi taglio interno della base, non può restar più alcun 
dubbio che la medesima appartenesse ad un gran ta- 
cine di tripode, poiché il profilo interno delle basi 
corrisponde esattamente alla forma di un tale orlo 
di bacino sporgente al disopra sulla parete del reci- 
piente in modo che ne nasce immediatamente un ri- 
stringimento in basso sotto il quale poi di sviluppa la 
curva del ventre. 

Tra 1 numerosi orli di vasi trovati in Olimpia ve 
n'ha pure alcuni sopra i quali si adatta perfettamente 
la base della nostra figura tanto in direzione orizzon- 
tale quanto verticale. La base cioè riposava sul margine 
del bacino soltanto coli' intaglio dentato della sua parte 
posteriore, ove si vede un foro di chiodo, che serviva 
appunto per fissarla sopra quel margine, mentre nel- 
l'intaglio rotondo dell'angolo interno della base era 
inserita un'altra aggiunta, della quale parlerò in seguito. 

Dopo ciò ci è lecito ritenere come dimostrato, che 
le figure ritte sulle identiche basi fossero destinate come 
ornamento d'un grande bacino di tripode, e siccome 
esse sul suo margine dovevano sostenere lateralmente 
con le mani protese un oggetto, così questo non può 



> 



172 SOPRA ALCUNE STATUETTE DI BRONZO ECC. 

esser stato altro che uno dei due cerchi attaccati al 
margine del bacino. In Olìmpia furono trovati numerosi 
esemplari o frammenti di tutte le parti di simili trìpodi, 
nella loro struttura generale corrispondono, ma che pre- 
sentano varie differenze nelle forme dei dettagli'. 

La grande massa dei trìpodi di Olimpia presenta 
solidi e pesanti piedi di getto con profili diversi, ed 
. i cerchi ad essi appartenenti hanno ornamenti analoghi 
grossolani, anche di bronzo faso, eseguiti in rilievo o 
di strafforo. A questi le nostre figure non hanno ap- 
partenuto, perchè i loro cerchi sono troppo massicci 
per poter stare nelle mani di una di esse. Di più al- 
cuni di tali cerchi ^ono tuttora completamente conser- 
vati con l'aggiunta inferiore orizzontale destinata ad 
esser sovrapposta al margine del vaso, e si vede che 
erano fermati ad esso lateralmente mediante un corto 
pezzo 'di bronzo fuso, senza che vi fosse congiunta 
alcuna figura*. 

Ma una specie particolare di tali parti di trìpodi 
si stacca dalle rimanenti per la sua tecnica ed il suo 
stile austero; in proporzione è più rara, ma sorpassa 
le altre per la sua antichità e l'interesse che desta. 
Essa consiste in cerchi di lamina di bronzo grossi da 
I-i millimetri con un ornato a sbalzo formato da 
strisce separate concentriche, nelle quali s'alternano 
linee a zig-zag con linee ondulate e file di triplici 
cerchi concentrici congiunti per tangenti. Oltre alcuni 
frammenti esiste qui tra i bronzi un bell'esemplare 
completo '; un altro, rinvenuto pure in Olimpia, tro- 

* Fnrtw&iigler dU Bronzefìtnde aus Olympia p. 12 e seg. 

* Fortw&ngler 1. e. tav. n. 3. 

* layent. n. 9694; diametro estemo 0,313, mtemo (di luce) 0,195. 
la parte superiore ò disegnata saUa nostra tavola d*agg. B n. 5. 



SOPRA ALCUNE STATUETTE DI BRONZO ECC. 173 

vasi ora in Atene'; ambedue sono sormontati da un 
cavallo. 

Di piedi che hanno appartenuto agli stessi tripodi 
come questi cerchi di lamina, non se n'è trovato alcuno ^ 
intero, ma Furtwàngler', senza dubbio a ragione, ha 
riconosciuto le loro parti in una specie di lunghe strisce . 
di lamina di bronzo, che sono fabbricate colla stessa 
tecnica di que' cerchi ed ornati in modo perfettamente 
corrispondente. Le medesime furono rinvenute in gran 
numero in Olimpia in targhi e più stretti esemplari, 
dei quali i primi per solito sono traforati nella loro 
lunghezza da due righe di buchi posti ad uguale di- 
stanza', mentre i più stretti sono da un lato muniti 
di brevi aggiunte. La loro connessione, che Furtwàng- 
ler pensa siasi ottenuta mediante un' anima di legno, 
fu più giustamente ritrovata da Treu, poiché egli rico- 
nobbe che le aggiunte unilaterali delle strisce più 
strette erano destinate ad essere inserite in quelle righe 
di buchi esistenti nelle strìsce più larghe, in guisa che 
tutto il piede del tripode presentava questo spaccato T — r 

La medesima forma di spaccato si riscontra anche 
in un gran numero degli altri piedi di tripodi di bronzo 
fuso grosso \ Ma mentre essa in quelli deriva nutural- 
mente dalla loro costruzione di strisce isolate, messe 
insieme, in questi, fusi in un sul pezzo, si spiega sol- 
tanto per la conservazione di uno schema una volta 
usitato. Da ciò acquistiamo un valido criterio per di- 
stinguere l'antichità relativa delle differenti specie di 

* Pubblicato dal Fartw^ngler negli Annali 1880 ta?. d*agg. F; 
è riprodotto sulla nostra tay. d*agg. B 6. 

* BronzefUnde p. 11 e 16. . . 
' L. e tay. n. 1 . 

* L. e ta?. n. 4a. 



174 SOFBA ALCrai BTATURTE PI BBOREO BCa 

trìpodi adopraU in Olimina; poìeliè un gran numero 
di em h derìvato dal lipo di coi qoi ragioniamo» e 
per dò deve ritenersi come più reerate, mentre non 
troviamo in vemn modo criteri per ritenere pia antico 
alcuno dei rimanenti. 

Neir esemplare perfettamente conservato di nn cer- 
chio di trìpode di tal fatta del Museo di Olimpia è da 
rìconoscersi in parte come esso fosse in orìgine attac- 
cato al margine del bacino. Ambedue l'estremità della 
lamina tagliate per dritto, sono al disotto perpendico- 
larmente poste Tona suUaltra, in tutti e due i margini 
sono forati da ima riga orizzontale di tre chiodi, dei 
quali però solo quello di mezzo unisce Tuna all' altra 
le due estremità del cerchio; i due al di fiiorì ora 
tr^or^o una sola lamina e possono dunque aver ser- 
vito sqIo a fissare il cerchio al luogo cui era desti- 
nato. Secondo l'analogia dei numerosi cerchi di bacini 
completunente conservati, che sono fusi tutti d'un pezzo, 
noi dobbiamo anche qui presupporre che per congiun- 
gere il cerchio ritto con Torlo orizzontale del vaso 
esistesse un'aggiunta orizzontale al cerchio, ad esso 
certo fissata mediante la riga inferiore di chiodi. Sotto 
i tre chiodi superiori al contrario v' è anche ora una 
sottile striscia di lamina rotta al disopra, avanzo di una 
congiunzione perpendicolare fra il cerchio ed il bacino, 
che noi troviamo regolarmente nello stesso punto sui 
cerchi fusi. Nel caso nostro essa consiste di una la- 
mina alquanto più sottile dello stesso cerchio, ed era 
senza dubbio ornata nella stessa guisa,- in fatto fra 
i nostri bronzi esistono anche strìsce che corrispondono 
completamente a questo scopo. 

Tutto questo però, cioè l'aggiunta orizzontale per 
l'imposizione sul margine del vaso e l'aggiunta cur- 



SOPBA ALCUNE STATUBTTB PI BRONZO BOC. 175 

vata in basso per il collegamento col ventre del ba- 
cino, non costituiva una stabilita abbastanza sicura per 
l'alto e sottile cerchio imposto sull'orlo del vaso, Anche, 
i cerchi di tripodi fusi in un sol pezzo, che hanno 
ordinariamente un diametro più piccolo ed uno spes- 
sore più grande, sono muniti regolarmente di rinforzi 
ai due lati ; tanto più dunque erano necessari alla 
forma del nostro cerchio» il quale per di più era com- 
posto di diversi pezzi e tenuti insieme da chiodi. 

In fatti d' un rinforzo analogo gli esemplari completi 
che si trovano nei musei di Olimpia e di Atene, mo- 
strano tracce indubbie, che con^stono in due piccoli fori 
rotondi nella parte inferiore dei margini esterni,, nei 
quali secondo la loro posizione, dovevano essere inca^ 
strati dei sostegni laterali. 

Ora a questo scopo corrispondono perfettamente le 
due figure le cui basi erano fissate sul margine del ba- 
cino in modo da passar sopra l'appoggio orizzontale 
del cerchio, e congiungevano così le diverse parti del 
manico, mentre il cerchio stesso era sorretto dalle 
mani protese che gli davano in tal modo un sostegno 
laterale. 11 foro nella mano della figura di Olimpia 
corrisponde esattamente nella forma e nella grandezza 
ai fori dei chiodi che si veggono sul lato esterno dei 
cerchii di Olimpia e di Atene. In quest'ultimo si tro- 
vano sdla medesima altezza (m. 0,15) dei fori visibili 
nelle inani dello due figure. Non ho dubitato perciò 
di comporre nel restauro le -due figure od cerchio 
ora conservato ad Atene (tav. d'agg. B 6). 

Ma anche più sorprendente^ è la corrispondenza nel 
metodo d'incidere fra la fiigura ed il cavallo posto sul 
margine del cerchio, specialmente quello del museo di 
Olimpia. In questo sulla criniera, e sulta coda si osserva 



176 SOPBA ALCUNE STATUETTE DI BBONZO ECC. 

un disegno di corti e profondi tratti, i quali nella stessa 
identica maniera, e disposti qui pure a due a due, si 
ritrovano sui capelli della figura giovanile, bendiè 
adesso un poco coperti di ossido e perciò non visibili 
sulla tavola. Anche rocchio del cavallo è contornato 
da tratti incisi, nello stesso modo come gli occhi e la 
bocca della figura sono indicati per l'incisione, e le 
rotelle dei ginocchi sono accennale da uno schema di 
quattro brevi tratti in forma di rombo. 

Il paragone della figura del nostro giovane con il 
cavallo conservato sul cerchio non deve limitarsi ad 
un esame di questi particolari esterni, ma dobbiamo 
constatare una più intima e sostanziale corrispondenza 
che si rileva dalla forma data ai corpi. 

Il cavallo mostra le particolarità^ caratteristiche di 
una numerosa classe di bronzi di Olimpia rappresen- 
tanti animali stilizzati, i quali sono per la più gran 
parte posti sopra basi fuse ed ornate nella parte infe- 
riore, adoprati come offerte votive *. Per lo più sono 
cavalli, ma vi si trova pure un certo numero di uccelli 
acquatici e alcuni cervi *, lepri e scarabei. 

La connessione dei medesimi col sistema deco- 
rativo dei tripodi di cui ci occupiamo, fu già rilevata 
dal Furtwangler: in quanto al loro stile egli riman- 



* Fartw&ngler die BronzefUnde von Olympia p. 19 e seg. 

* Sono senza dubbio cervi di questo stile (da non scambiarsi 
con qneUi menzionati da Fnrtw&ngler 1. e. p. 27), caratterizzati dalle 
coma ramose, i n. 2233 e 6912 dell* inyentario. Dna volte si trova 
il grappo d*aa cervo assalito dai cani, il quale è riconoscibile per 
gli avanzi delle coma spezzate: inv. 1106 mostra il cervo attaccato 
al di dietro da due cani e sul dinnanzi da uno; Tinv. 2021 (riprodotto 
nelle Àusgrabungen su Olympia tom. II tav. 31), un cervo knorso 
in ogni parte da un cane. Di lepri si rinvennero alcuni esemplari 
fuori di Olimpia nei suoi dintorni 



SflFM. ALCUNE ^TAWEDTB DI BRONZO ^pC. 177 

da / cofoe ad unica analogìa , aite immagiar raflS^u* 
rate sui vasi con decorazioni geometriche del così dello 
stile « del Dipylon ». In fatto esiste una certa con- 
cordanza in alcune particolarità essenziali nella forma 
del corpo ; mi sembra però che \a troppo oltre il 
Fnrtwàng}er, quando deriva dalla stessa origine questi 
oggetti del tutto differenti, e fa dipendere la<|uesUone 
sulla origine dei bronzi di Olimpia da quella dei vasi 
del Dipylon. 

Mi sembra piuttosto che lo sUle speciale di questi 
animali siasi fonnato in altra guisa, e che esso debba 
direttamente la sua origine alla tecnica dei lavori in 
bronzo indipendentemente dalla influenza di modelli 
dipinti. La caratteristica di questo stile cenaste nello 
schematico trattamento delle singole parti del corpo con 
superficie piana senza prendere a modello il vero, 6 nella 
predilezione per un prolungamento sproporzionato ed 
in una sola dimensione delle diverse membra del corpo, 
specialmente delle gambe. Nei cavalli il corpo è sottile, 
liscio e rotondo, il collo e la giuntura superiore delle 
gamb^ molto larghe ma non grosse, la testa ugual-^ 
mente liscia e cilindrica^ per lo più puntuta un poco 
solo airt^tremità, che però è tagliata a Hnea retta ; 
gli . uccelli stanno sulle loro basi con piedi dritti e ro- 
tondi, corpo e onda sono schiacciati e larghi, cosi pure 
il becco, mentre il collo e la testa sonò lisci e rotondi. 

Questo sistema nel trattare le forme non dà ai 
relativi animali l'aspetto di figure modellate liberamente, 
ma fa Timpressione di una figura schematica tagliata 
da una lamina di bronzo, quindi messa insieme cur- 
vandola. 

In fatto fra i più primitivi degli animali in bi^onzo 
di Olimpia se ne trova un certo numero che fu eseguito 

AnnAIiI 1885. 12 



178 sonu ALcuHB STAftmi m bronzo Boa 

in tal guisa, e sooo in parte figuro piatte, semplice- 
mente tagliate a contorno da ima lamina piana \ in' 
parte col ventre tondo formato dalla lamina cm^ata, 
mentre le gambe sono strisce rimaste dritte e pie- 
gale in giù '. Che la strana formatone dei corpi de- 
gli animali stilizzati di cui parliamo , si riferisca a 
modelli di quest' nltimo genere, lo mostra chiaramente 
la forma piana dei collo e delle gambe dei cavalli, i 
quali sono concavi nella parte interna in modo che, 
come in quelli di lamina curvala, mancano completa- 
mente del ventre e dei genitali. È per ciò caratteri- 
stica anche la forma del grande scarabeo (inventa^ 
rio 413.S ), citato da Furtwàngler, il cui corpo rotondo 
consiste solo di una sottile lamina poco riateata, con 
un' aggiunta anteriore anche più sottile che rappresenta 
la testa: il luti' insieme, con le sei gambe rotonde e 
lisce, fa Timpressione di un semplice pezzo di bronzo 
posto sopra sostegni di fil di ferro o di lamina rotonda. 
Gli animali di questo genere fissati su basi sono 
d'altronde generalmente fusi, e la loro derivazione da 
modelli tagliati dalla lamina si riconosce soltanto 
dalle citate particolarità della struttura del loro corpo, 
che ne' vari esemplari si manifesta in grado differente, 
e che in proporzione minore si ritrova anche in una 
gran parte degli altri animali di bronzo raccolti in 
Olimpia, il cavallo posto sul nostro cerchio di bacino 
ha le forme caratteristiche di questo stile in maniera 
più mitigata, ma abbastanza chiara da non potersi 
(Msconoscere; egli non ha più l'aspetto sproporzionata- 
mente alto, òhe è proprio alla maggior parte dei cavalli 

■ 

' P. e. invent. n. '3059. 3347. 3628. 7838: 8250. 8296. 
' P, 5e. àtteàt. II. eia?. tf9S0, 8336. 8417. 9108. 



sop&À kwasE sTismem in bronzo Boa 179 

di questo stile, però il f^fs^pb è anoora' nolevolcdent^ 
sottile, rotondo e pianò, eome anche la testa; H eoUo 
e le gambe non sono veramente così piatte eoine negli 
esemplari salle basi, ma sono sempre HMitte Jontane 
da una forma schiettamente naturale. 

Ora dairaltro Iato una simile forma soheoiatica mo- 
stra anche la figura giovanile appartenente al cerehie dei 
tripode. Noi traviamo qui anzitutto ia stessa liscia roton- 
dità del eorpo e delle membra, che rende soltanto te for«^ 
me principali in uno stile determinato, esclodenéo però 
ogni dettagliò ohe richiegga la modeilattione della super- 
ficie. Il corpo superiore è semplicemente cilindrico sen^i 
la menoma traccia detta interna membratura, o di una 
riproduzione organica delle forme e parti del corpo o 
del petto. In questo rassomiglia completamente al sot- 
tile e lisciò corpo del cavallo, il quale fiu le larghe 
giunture superiori delle gambe presenta un aspetto non 
meno OTigìnale di quello che presenta il corpo del gio- 
vane fra le coscio molto sviluppate e le spalle larga- 
mefite disposte. Nella parte posteriore il dorso del 
giovane è completamente liscio e piano, neH' anteriore 
il corpo si perde schematicamente fira le linee delle 
giuntare delle cosce. 

Per quanto è possibile di fare un paragone fra la 
figura di un bruto e quella <iel corpo umano, troviamo 
qui adoprati gli stessi principìi nel trattamento delle 
forme. E lo stesso vàie pure per la figura dd Mino-* 
tauro, la quale anche in queste particolarità stilistiche 
concorda completamente con ia stataetta di Olimpia. 

Qui p^ tanto pia può estendersi il paragone, hi'< 
quanto che nel Minotauro ci sP presta anche la testa. 
La testa di toro mostra di fatto nuovamente una strut- 
tura del tutto analoga alle teste deg^i altri animali di' 



180 SOnU ALCUHB STATOSnS DI BMWZO BOC. 

questo stile. Essa è di forme grossolane lisce e arro- 
tondate, in avanti nn poco puntata e tagliata a linea 
retta, col muso appena accennato, le coma e le orecchie 
dritte e mdto sporgenti. Il ooHo sa cui riposa qae^ 
testa di toro è formato soverchiamente forte e di dia- 
metro molto maggiore di qaello della figura di Olimpia ; 
anche le altre forme del corpo sono un poco più tar- 
chiate e massicce che in quella, senza diAbio p^ 
accennare la natura semianimalesca dell' uomo-toro ; 
del resto troviamo in lui la medesima movenza dritta 
del corpo col dorso incavato e le medesime membra 
lisce e rotonde con le rimarchevoli proporzioni, pro- 
lui^e, che nelle due figure sono identiche a quelle 
degli animali di cui abbiamo sopra parlato. 

Anche senza i contrassegni estemi, che abbiamo di 
sopra rilevati, basterebbe l'accordo in queste partico- 
larità stilistiche del tutto speciali per stabilire un legame 
fra le due statuette. A tutto ciò si aggiunge, come ul- 
tima conferma, l'assoluta e perfetta concordanza delia 
loro grandezza'; ambedue le figure, senza la base, 
sono alte 0,15, l'altezza della bsse sol lato anteriore 
è di 0»03, la profondità del loro piano orizzontale 
di 0,033. Se tutte le altre circostanze assicurano là 
loro provenienza dalla medesima fabbrica, questa iden- 
tità delle loro misure et autorizza a coiiclad^re anccmi, 
che esse furono destinate in orìgine allo stesso scopo 
e che il Minotauro, se pure individualmente non ha 
servito di riscontro alia figura trovata in Olimpia, è 
almeno uscito dalla stessa forma che produsse questo 
riscontro ; così pure dobbiamo supporre dirimpetto a 



* D^le misure esatte, come pure di altre notizie sulla Agora pa*- 
rifina» vado debitore alla bontà del sig. Hton:de Villefosse. 



9MU jomvA sftàwmm m bxcmo wog. 181 

Ini la figura di Teseo con ^mbianze, ohe eofrìspondano 
fino nelle pia mioate particolarità esatUmenle alla sta^ 
Infitta: del giovane trovata in 01im{»a. 

Il luo^ dei ritrovamento del Minotauro non è più^ 
come sembra, da verificarsi. Io coofesso che al primo 
sguardo p^issù tostor che la ma provenienza fosse da 
Olimpia. E nota una serie di oggetti venuii fuori, per la 
maggior parte. dal letto del fiume Alleò, mollo prima 
degli scavi qui i intrapresi, in seguito di fortuiti ritro- 
vamenti, e quegli oggetti trovM'ono la via dèUe coHe?; 
zioni europee; non sarebbe dunque da ésdudersi che 
anche questo bronzo, o per gli accidenti del commer- 
cio per opwa di viaggiatori , da qui sìa giunto alta 
coUesione Campana. Ma secondo piii^ esatte riflessioni 
ciò non sembra verosimile ; poiché la collezione Cam^ 
pana era composta, se non ìBsclusivamente, almeno in 
massima parte, da oggetti trovati in Italia ; un bromo 
dunque originario direttamente dalla Grecia, dove ai 
tempo della formazione di quella raccolta tali bronzi 
in genere venivano molto raramente alla luce, sarebbe 
slsdo tanto isolato, un tale giuoco dèi caso, che diffi- 
cilmente ci 1^ può credere. la ogni modo il più natu- 
rale è di supporre che la figura sia stata ritrovata in 
Etruria o anchp nella bassa Italia. 

È molto a deplorarsi che su questa circostanza non 
si possa stabilire nulla di sicuro, poiché questo punto 
avrebbe uno speciale interesse per la qmstione del 
luogo di fabbricazione del tipo di questi trìpodi II Furt- 
wàngler, che tratta i tripodi di Olimpia principalmente 
sótto il punto di vista del loro sistema di ornamenti, 
sostiene che la decorazione geometrica, cui quel sistema 
appartiene, non sia stata mai , « né sui vasi, né sui 
bronzi » , venuta in Italia. 



Se i irif#4i di (MuDpia «laoiioinartoè, «nde.egU 
fa^ al tistetna dMorattro ehe appinsoe ani vasi dei 
DipyloQ, allora quetita bsservatioiia è inpertante» alteu 
la vasla eateaaioiie U questo geaere. ÌIÙl dopa che ab- 
biamo ossenrato ìmml essere aflEìtto sicara che gli ani-* 
mali sliliziatì, spettanti al noairo tipo Ai trìpodi» di- 
pendano da qttdlo Me geometrico, non dayromo 
neppire sabordinare la questione ddla diffusione di 
tali tripodi alla diffasione dei vasi del Dìpylon. E 
allora qoeUa osservaaioae perde ogni valore. Quando 
cioè si riftetta cerine raramente sono appaisi fcaia- 
Hieati di tripodi di queeto genere anche in Grecia, 
non si potrà conehidere daUa loro mancanaa in Italia, 
ch'essi non vi siano venuti. La massa degli antichi 
bnoMi etruschi, cai accenna il Furtwàngler, proviene 
quasi esclusivamente dalie tombe, ed in esse tutta questa 
specie di monumenti è in genere relativamente rara. 
Anche i frammenti di tripodi di questo tipo trovali in 
Grecia non vennero mai fuori da toottie, ma per lo 
pih da luoghi, ove, come centri religiosi, accorrevano 
da ogni parte i devoti per recare offerte votive; e ciò 
spiega ancora, perchè fino ad ora si siano ritroTali in 
tanto pochi punti, mentre la distribuzione di tali punti 
fa conoscere eh' essi erano sparsi per, quasi tutte le 
contrade del mondo greco. 

Fuori di Dodona, ove già il Furtwàngler (die Bran- 
de funde tdn Olympia p. 10 e 16) constatò la presenza 
di strisce di lamina e di frammenti di cerchi di simili 
tripodi , i« Dolo negli scavi francesi sì sono tro- 
vali anche i pozzi di un grosso cerchio della specie 
di quello d'Olimpia'; oltre a ciò non conosco che un 

* Presentemente nel museo di Myconos; essi formano più della 
metà di tutto il cerchio, che ha il diametro esterno di 0^48, interno 



pmeQJo: tìmUfi pronsfroote da Gorbia, il qnaW ha io 
9è tatti i ooMrasaegni di cpKlti che p«r solito A ùa^ 
sano ^<^iEi questi oetchi dei baoinit ed i»^^ la pre^ 
senza dei ncslrb tipo anebe in qiie^o toogoi. 

In laU cìrGìdstanzalla.nidiicanzft fra i htovi italici 
di altd frammenti di tripodi oosì fatti non eoBtitttisee 
un argomwto contro la proyepienza itAitwa» ìA nk 
stessa Verosimile, come abbiamo veduto, d^M nostra 
figura del Minotauro. Quindi c.redo cl^e esernpiarì di 
tripodi di q^fisto genere, provenieuti dalla medesima 
fabbrica, siano stati importati in Olimpia ed in Italia, 
d:ei q^ali frammenti corrispondenti p^ caso si sono 
conservati qua e là '. 

L.a questione sulla fabbricazione dei tripodi di questo 
tipo nùQ può ancora risolversi col materiale esistente; 
MxltAvia con la ricostruzione di un esemplare che era 
aflproo delfò figure di Teseo e del Minotauro, noi acqui- 
stiamo almeno un dato sicuro ed importante, d^l quale 
ci è indicata la pura origine groca di questo genere. 



(di Inee) Ofil. Esso dimqa9 lorpas^» di molto in grandesaa gli esem- 
plari di Olimpia ; il suo lavoro mi sembrava alquanto più. grossolaao 
di questi. Al margine inferiore si conservano ancora in parte i fori 
dai quali ti vede ch*eBso era fissato neUo stesso modo ehe i cerchi 
di Olimpia. La sua decoraiione consiste in 4 strìsce, di cui le due 
esterne sono riempite di linee ondulate, le interne di doppi cerchi 
concentrici, le cui tangenti regolarmente divergono. — La scarsezza 
dei bronzi trovati in Delo, ove il pezzo suddetto comparisce quasi 
d^l tutto isolato, si sj^ega prìncipiJmente dalla poca profondità, alla 
quale gli scavi furono condotti. Anche a Delfi, ove senza dubbio il 
tipo in discorso era rappresentato , mancano finora completamente, 
e per la medesima ragione, i bronzi, di cui anche in Olimpia le grandi 
n^sse furono trovate soltaiito sotto il livello classico. 

* Intorno a questo punto offrono analogie le figure dei manichi 
di bacini di stile assiro che furono trovate del tatto concordi in 
Olìmpia ed in Palestrina, come pure nell* interno dell* Asia Minore. 
Gf. Furtw&ngler Àrch. Zeilung 1879 p. 180 e segg. tav. 15. 



184 flOMA ALcms stitram m nano ne 

Forie akttiii troTéranno nel soggetto di qMsta nppre- 
Motazioiìe an argomento per ritenere Greto come pa- 
tria di qoeeto tipo, mentre altri foTBO saranno 'disposti 
a cercare la sua origine in nna^dette i^oie poste intanai 
il mtoralè dell'Asia Minore, fn le quaU CUo é Samo 
fio dai tempi antichi erano specialmente rinomate per 
lavori in metallo di questa specie. Non mi sembra 
però conveniente stabilire intempestive ipolesi sopra 
una questione, la cui soluzione di fette possiamo atten* 
dere col tempo dall'aumento del materiale che ci sarà 
fornito da nuovi ritrovamenti. 

Per contro le due figure conservate ci ofibeno già 
ora la possibilità di ricercare il tempo dei monumenti, 
di cui hanno fatto parte. Considerale dallo stato dello 
sviluppo dell'arte greca prendono esse slesse un posto 
singolare. La loro movenza corrisponde allo schema 
largamente diffuso dell'antica scultura greca, di tran- 
quille figure ritte, che con la gamba sinistra posta 
avanti stanno ugualmente sopra ambedue i piedi pog- 
giandone tutta la pianta. Le statue di questo tipo ap- 
partengono ai più antichi tentativi della plastica greca 
che ci siano giunti, e rivelano, sotto gradi molto di- 
versi di potenza artistica, lo studio di raffigurare con 
la maggior possibile diligenza fedelmente secondo na- 
tura le singole forme del corpo, studio generalmente 
caratteristico dei primordi dell'arte greca. 

In contrapposto però abbiamo trovato nelle due 
figure di bronzo, che lartista si limitò solo a rendere 
le forme principali e le proporzioni del corpo; arro- 
tondò in modo semplice e liscio il ventre e le membra, 
e rinunziò ad una più minuta modellazione. Proporzio- 
natamente le gambe sono meglio lavorate: benché, 
come (ulte le forme , si stendano eccessivamente 



mmuL xL&mE sràsmssm di bboiizo tee. 186 

io; hmglMzza, fliodtraao però Dell' msiaitt^^ ufia gifusla 
configurazione delle single parti, cosicehè qui rimper- 
fesione dette forme apparisce meno che altrove, osser- 
yazio&e che spessa venne fatta nelle opere gredie di 
remota antiehilà. Le mani ed i piedi però dono anche 
Instati del tutto schematicamente ; i piedi pl&tti e senza 
forme, privi deilindicafione delle dita; le mani raffigurate 
come fette schiacciate ; in quelle della figura di Olimpia 
dolo il pollice si stacca in contonio, le dita sono in- 
dicate molto rozzamente mediante incisione solo nella 
parte estema della mano destra. 

Non si può disconoscere ohe questa maniera di 
esprimere le forme delle nosTre figure, la cui aflBnità 
con certe figure di animati abbiamo di sopra rilevata, 
sia adattata aHo scopo tettonico che determinò anche 
il loro atteggiamento ; la destinazione di esse a sostegni 
verticali non era favorevole ad una più precisa confi- 
gurazione delle forme, mentre dall'altra parte doveva 
aumentare la loro tendenza ad uno sproporzionato pro- 
lungamento; la forma delle mani è assolotamente de- 
rivata da tale destinazione. 

E per ciò che le due statuette non destano l'im- 
pressione di una goffa impotenza primitiva, ma piut- 
tosto di una preconcetta limitazione dell'artista ad un 
certo scopo di uno stile determinato. A ciò si aggiun- 
gono i contrassegni esterni di una tecnica già molto 
avanzata; i piani delle superfici perfettamente levigati, 
che rivelano una certa sicurezza nella fusione mo- 
strano la medesima pratica tecnica che le restanti parti, 
i cerchi ed i piedi di questi tripodi. 

Tutto questo ci riterrà dall'assegnare alle due figure 
un'antichità troppo remota, alla quale l'inferiorità nella 
-esecuzione delle loro forme potrebbe condurci. Potremo 



186 80M4 A&evm aiAmtim m marno no* 

qffiwH «MegMrie gfortaiDeito al atito Mcola» m certo 
uoo mollo oltn» la metà del aadeaiino. 

Uoa partloolarìtà nella testa di Teseo, lo sporgente 
naso affilato, si osserva pure in altre opere di qoesto 
leiDpo e sembra ohe sia derivalo dallo stodio di una 
flsiOQomia iadividoale; cosi p. e. nelle figure d'ma i^astra. 
di iKomw di Greta \ neir Apollo di Teoea ed in albi. 
Un'altra singolarità deUa testa di questa statuetta è Tìadi- 
oazione delle orecckie ; dovevano restar nascoste sotto i 
folti capelli, che a guisa di copiosa pamioca coproM 
lesta e tempie e sporgono sulla fronte e dietro la noea; 
ma l'artista * nulladimeno io modo molto ingenuo le ha 
portate esteriormente sopra i capelli, condnoendole a 
tonnine con T aiuto della incisione. Anche per un ornile 
trattamento decorativo di singole parti si possono ad- 
durre analogie di altre opere di remota antichità. 

La determinazione approssimativa del tempo, che 
iti può oUenere dallo siile delle nostre figure anche 
per i tripodi cui appartengono, è importante per limi-- 
lare l'età di una serie intera di lù^mi di 01im{Ma. 
Abbiamo veduto di sopra che il tipo di trìpodi formati 
da strisce di lamina, il cui cerchio era sostenuto dalle 
mani di queste figure, è da ritenersi come il più antico 
fra i maggiori Iripodi .di Olimpia. Assegnando così un 
esemplare di questo tipo al sesto secolo, dobbiamo 
dedurne che la grande massa dei tripodi fusi, eseguiti 
secondo questo tipo, può appartenere al resto del sesto 
ed al quinto secolo, e supporre che dei più antichi si 
trovino soltanto fra i più piccoli e privi di ornamenti, 
che sono in gran numero. 

* Annali 1880 tav. d'agg. T; ci MilchhOfer Anfànge der Kunst 
in Orieehenland p. 169. Qui si trovano anche le identiche prolungate 
proporzioDi delle nwtre figure di brosto , . però questi riaeontd etir 
listici non mi sembrano decisiyi sulla provenienza dei medesimi. 



SOPRA ALCUNH STAffUBBBKK JUL BRONZO ECC. Wf 

Per uiìa completa ricostruzione di an tripode di 
tal guisa nataralmente non bastano le due figure, i cui 
esemplari sono giunti fino a noi, ma dobbiamo sup- 
porre almeno due paia dì tali statuette, le quali erano 
destinate a sostenere, due per due, i due cerchi. Non 
si può con sicurezza decidere se nel nostro caso anche 
il secondo paio rappresentasse Teseo ed il Minotauro, 
un altro gruppo nofrtologico ; sono ammissibili molte 
combinazioni, e tutte conrisponderebbero allo scopo bene 
e forse meglio di quella che ablnamo so tt' occhio, la 
quale per il suo soggetto doveva piuttosto essere ado- 
prata a rappresentare un gruppo di cpmhatteoti, che 
la coppìar di due figure stanti tranquillamente Tum di- 
rnn^tlo all'altrai. Dato però il carattere decoraJiva della 
rappresentanza; che bada più all'atteggiamento estemo 
delle fì^re adatlato alla loro destinazicae che al sog- 
getto, mi sembra più verosimile supporre che qui a 
sostegiM) dei due cerchi def bacino fosse ripetuta la 
stessa coppia di figure. 

A questo poteva limitarsi l'ornamento figurato del 
tfipiode, però è anche possibile che esso non si re- 
stringesse alle figure dei manichi, ma che occupasse 
altro spazio suilorlo del bacino. Un esempio interes- 
sante di un bacino così ornato, pure del medesimo 
tempo, è offerto dal grande vaso fatto fare dagli Spar- 
tani per donarlo a Creso, se riferiamo cioè le parole 

di £rodotO (1,70: noir^aàiisvoi xQtjTfjQa xaXxsov ^(fóiav 

%£ ^^uyd-Bv nXrjtìavTBq nBqì vjò %€tXog) a figure Stanti libere 

gfUl labbro dd vaso, il che mi sembra più verosimile 

ddla supposizione che il vaso fosse esternamente adorno 

di una slirìscia con figure, lavorate a cesello, o a sbalzo, 

la quale corresse in giro sotto il labro del vaso stesso. 

Olimpia 1885. 

Carlo Purgold 



188 IMTAAU AlCAia 



INTAGLI ARCAICI DELLA GRECIA 
£ DELL' ETRURIA 

(Tav, tTagg. Off.)- 

Netla tavoln d'agg. GU è riprodotta una serie 
di intagli greci ed etruschi. Lo scopo di questa raccolta 
è specialmente di pubblicare alcuni tipi non conosciuti 
ancora o almeno solo da copie non baslevoli, e di pre- 
sentare in esempi possibilmente certi la stretta unione 
della glittica greca, etnisca ed orientale. Le pietre sono 
disegnale e incise a punta secondo impronte o secondo 
gli originali da E. Eichler in grandezza naliirale; un 
modo di riproduzione che solo è in grado di rendere 
almeno approssimativamente la straordinaria finezza e 
precisione degli esemplari più accurati, ciò che nelle 
copie fatte sinora non è riuscito completamente. 

1 e S appartengono alla raccolta del sig. dolt. Dres- 
sei a Berlino e sono stati acquistati da lui nel com- 
mercio artistico ateniese. Il materiale è di serpentino 
bruno. 1. [diam. 0.018) ha forma conica \ superficie 
della immagine piana, e un largo foro di trapano, 
attraverso il quale chiaramente si faceva passare un 
nastro, per portarlo come sigillo; L'ornamento intagliato 
con poca accuratezza è uno dei geometrici più sem- 

1 È noto che appunto questa forma di sigilli è specialmente 
preferita nella glittica caldea ed assira. 



DELLA OBBCI A E 0]nXi*ETBUEU 169 

pKci che esistano. Il cerchio irregolare della superficie 
dell' immagiDe è diviso in quattro parti , uguali a due 
a due, da due diametri, che si tagliano in forma d'una 
oroee, e questi sono nuovamente riempiali da angoli 
e linee. Giacché questo ornamentò è semplicissimo e 
sta in strettissima relazione colla forma della superficie 
dell'immagine, non voglio dare un peso speciale alla 
circostanza, che a Selendj (in Meonia) fu trovata una 
fofma di pietra (pubblicata da S. Reinach Reme or- 
chéologique, 1888 p. 5S), la quale ne mostra un ornato 
qna^ totalmente identico insieme a due idoli distar 
(vd. Emmy les figurines de terre cuile du Lotwre, 
tav. 2. I e Menant Glyptìque orientale I p. 172 sg.), 
e che simili motivi di decorazione si trovano su 
scarabei di porcellana egiziani ( Leemans aegyptiscke 
M^numenten ì tav. XIX 17-20 XUII 407). Alqfianto 
più complicato è l'ornamento del n. 2 (diam. 0,015) . 
Andhe qui la forma circolare è divisa in quattro pafti 
eguiàli, che sono riempiate ognuna da un cerchio con 
centro, uno dei motivi più preferiti* dello stile geo- 
metrico. La divisione del cerchio viene prodotta in 
una direzione da due linee rette, che sono congiunte 
mediante un ornamento a zig-^ag, neiraltna da due 
croci irregolari, di cui l'inferiore, siccome la mag- 
giore, è riempiuta nella sua metà inferiore da un an- 
golo, in quella di sopra da una linea. Evidentemente 
la pietra ricevette la sua forma regolare di lente, co- 
me una simile di materiale identico fcfr. Arck. Xeit, 
1883 p. 343 not. 71), al tornio. Questo si scorge spe- 
cialmente da ciò, che la superficie inferiore nel mezzo 
finisfe in una punta. È questo un fenomeno che sta in 
un'opposizione soltanto apparente all'ornato primitivo 
inciso sulla pietra succitata, poiché specialmente in 



IM im&ati ABOAici 

qiKWI« merci di poco valore la primìHvitb del lavoro 

non «e aotorizza per nalU a rìtenerls d'on'epAca molto 

antica. 

Ad un'altra serie delta slessa specie di gemme 
appadeagono gli inUgU 3-7. HaoDO geaeralmente la 
forma rotonda dì leciti, e si trovaoo nella raocoltadel 
sig. 1. 0. Pauvert de la Chapelle a Roma, obe geo- 
tìlmeale pose a nostra JisposiuoDe ìmpro&te dette me- 
desime. É Dolo che spesso su queste pietre soia 
intagliati ammali corauti (becchi, buoi, cervi ecc.). 
Li troviamo isolati, nelle posizioBi più svariata^ trat- 
tando lentamenle, correndo celermente e sallaodo [Àrdt. 
Zeit. 1S83 tav. 16, 1-3, p. 316 '), ma anche a due 
e più, perfino in modo accennante a maodre {Kwp- 
pelgrab con Menidi tav. 6; 5;»ectfnau of ancienttìrwk 
aeuìplure 1 p. LXSXl;; Hilchhdfer Anfànge ier Kwist 
IH Griechenland p. 82 6g. 54 a~c]. lina figura molto 
preferita è un9 di questi animali che è caduto tra^ 
passalo da una freccia. lu questa posizione è intagliato 
un capro selvatico, sul diaspro fbroeialo) copiato sotto 
il u. 3 e proveniente da Greta (diam. 0.43&) *. Benché 
il lavoro sia ancora rozEO, pure la poàzione dell'ani- 
mate ferito mortalmente nel dorso da una freodao da 

I l^aeRte rappxetentAzìonì H iTonno aooha in icaralMì etrosolil, 
ina abb&atanzB raramente in confronto al loio spsBBo ricorrere su 
pietre greche; cfr. i nnmeri 1204, 1231, 1234 e altri delle geame 
del Museo nazionale di NapoK. Analogie wa vmì greci cciIIb fl^e 
nere p. ea. nel Mitiée Blaeas tav, VI n. XVI. 

^ Si deie raccomaa^ue una certa riserratezna dirimpetto alle 
notizie che tali pietre provengano da Creta , la quale isola viene 
speBio indicata come laogo di ritroramento di gemme greche arcaiche, 
poiché sul mercato dì antichità di Parigi ai ritiene per fatto coao- 
acintn generalmente, che commercianti di antiohitì greci per ragioni 
facili a comprendersi dicono che anticaglie della Crrecia steaaa pro- 
vengono 'da qnell'Uola, che età ancora setto dominio taxco. 



im lanoia ' è resa cofii natwdlezza, come em m irKM- 
meRto.coòvuisivo delle gambe e gettando Indietro }a 
testa ioatilmentè si affatica per rialzarsi. IMIe gambe 
posteriori ndn è eseguita che una/ e ì peli sul ders^ 
e sui Golk) sona indicai pooo abilmente a foggia di 
una «btoflia irsuta (vd. n. 8). Questa po^^ione venne 
t^nto preferita, evidentemente perchè le estremità, le 
coraa e la freccia riempiono il cerchio nel modo più 
a^tto. Perciò. non re^a che un piccolo s^mo^ sotto 
le gamb0, il quale viene sjBparato dal redo mediante^ 
una linea orizzontale e gener^dmenle è lasciato viido. 
Ad un grado d'arte più sviluppato appartiene il n. ^« 
(diam. 0,019)., un diaspro trovato egoahnente in 
Greta. Per quanto rimilatione delta natura felice e* 
accurata, che specialmente si deve riconoscere nelle 
rapprc^entazmii d'animali dell arte greca arcaica/ me^ 
rita d'essere notata, pure nella posizione slogata e 
non naturate deli' amnale in questo tipo atfbastan^a 
comune (cfr. nella Revue archéologique, XXYIII 1374 
tav, XII alcune pietre del Museo britannico copiato 
in modo ^manchevole) ai tradisco un certo mantenere^ 
manierato di formo tradizionali , che noi) è seiii^to 
dalla tecnica particolare e dal principio di riempire gli 
spa^ vuoti. Questa è uoa nuova prova che lungo tempo 
si fecero simtti incisioni, e nn nuovo avvertiinento a non 



1 Anche qnesto moiivo-è paiséato su scarabei etrtiBchi. Cfr. il leone 
fèidtd affittto neUlstesdo m&do e <e]ie cosre contro un cacciatore che 
porta una lancia^ neUa grande ec^lefeicne d'impronte del Oadès lOlV, 
111; Gemme etrusche I, II, 1. Due «oambei in ootni^la con l^ni 
correnti laiTioiaril moita rozzamente, « che sono gul dorso feriti da 
freccie, fa troranò nel gabinetto delle cose preziose nel Museo Ifa- 
zionide di Napoifi (n.:^4 «> 1227). Del resto osservo a questo ponto 
che eoi semplice citato « Oades 9 Tiene semps indvcwta la grande - 
raccolta di impronte, - 



IM 



nrcÀOLi ABCàici 



a epoca eocemvimeiito Mlioa. L'antmaie, un 
manco, come lo mostrano le corna e la coda (cfìr. Mitek- 
hitfer p. 98. U, M, 82; \ è caduto sol dorso e 
fa luUi gli sforzi per alzarsi di naovo. Però l' inci- 
sore evidentemente traviato dall' essere abttaato a 
fare delle posizioni meno insolite , ha dimenticalo 
che testa e collo non possono prendere questa posi- 
zione, meglio, dovr^bero essere voHe nella dire- 
zione opposta. Buona è invece f espressione del capo, 
cbe nell'occhio spalancato (anche la pupilla è indicata) 
e nelia bocca aperta lascia scorgere chiari segni di 
angoscia. Per riempire lo spazio cbe restava vuoto 
sotto la rappresentazione, venne scelto un altro mezzo 
che sulla pietra aotecedeate: è cioè aggiunto, come 
spesso ricorre (cfr. Arch. ZeiL 1888 tav. 16, 6, p. 321 •) 
un pesce nuotante. Del resto troviamo lo stesso motivo 
decorativo anche nelle pitture interne di tazze, p. es. 
su una appartenente allo stile « rodio » (Saizmann Kamei- 

1 In altri animali non cornati, secondo il materiale che abbiamo 
fino ad oggi, sembra che tali slogamenti siano più rari. Un simile 
leone di un prisma a tre facce è copiato nei Specimens of aneient 
Oreek tculpture I p. LXXXL ìfJOilieX'WìeBeUit Jknkmàler der aUen 
Kunst I tav. XV 56. 

- ^ Qaesta anione per sé abbastanza sorprendente di dae animali 
appartenenti a dae elementi diversi, si trova anche sa lavori greci 
ed etruschi più recenti ; cfir. lo scarabeo in Gades Gemme etrutohe U 
3, 12 (an delfino sotto an cavallo alato) e on secondo proveniente 
da Taranto (ora nel gabinetto delle medaglie di Parigi, raffigarante 
an delfino e an altro animale irreconoscibile sotto ad an cavallo 
alato) che fece ciliare F. Lenormant, Gaiette archéoL Vm (1883) 
p. 120. La rappresentazione del simile scarabeo pubblioato dallo stesso 
nel medesimo laogo, proveniente daUe vicinanze di Crotone, e che ora 
si trova nella collezione Debacq a Parigi, con on animale marino in 
forma di drago, alle coi mammelle succhiano quattro piccoli pesci, 
si spiega semplicemente come ana. continuazione dèU^antico motivo: 
rincisore voleva portare in ana certa anione reale gli animali prima 
imiti solo nello spazio. 



DELLA 6BBCIA E D£LL*ETRUKIA 193 

^, rosi, i9), da cui si scorge che il modo di adornare le 

I gemme a forma di lenti trova analogie anche in altri 

stili, fuori del geometrico. Una simile immagine mostra 
l'esemplare copiato sotto il n. ff e alquanto danneggialo 
(diametro 0,023), che si dice proveniente da Atene. 
Come si può dire senza esitare, è uno dei più bei lavori 
della glittica greca più antica, e, benché compaia la 
tecnica a globolo tondo in alcuni pochi luoghi, mo- 
stra tanta perfezione che in nessun modo può ap- 
partenere a un tempo molto antico. L'animale si rico- 
nosce con certezza per un capriolo alle coma brevi, 
forcute una sol volta e con protuberanze traverse. L'ana- 
tomia del corpo elastico e muscoloso e del collo e dei 
piedi lendinosi è osservato ed imitato veramente in 
modo ammirevole. L'incisore ha almeno in parte evitalo 
anche l'errore del vecchio tipo, cioè lo slogamento del 
collo, essendo la testa talmente piegata verso il basso, 
che si può ancora almeno immaginare la possibilità di 
questa posizione. Le gambe posteriori, come nella 
pietra antecedente, sono tirate in su quasi fino al capo. 
V Da ciò che l'artista ha osato incrociamenti di parti 
del corpo, si riconosce pure l'epoca relativamente non 
antica della sua opera. Egualmente come vedemmo 
nel n. i, la pupilla dell'occhio, il quale molto spicca, 
è indicata in un modo che lascia inferire la grande 
finezza degli strumenti usati. I luoghi vuoti della su- 
perficie non sono più in questo esemplare occupati dagli 
ornamenti aggiunti nei lavori più antichi talvolta in 
modo che disturba. All'incontro ritornano sulla ser- 
pentina O (diam. 0,018) intagliata con tecnica molto 
più rozza, e che proviene pure da Greta. Le forature 
non sono quasi punto nascoste da lavoro posteriore, e 
fatte con tanto poca cura, che si vedono ancora i cerchi 

Annali 1885 13 



194 miAU AKtfCi 

coDceBlrici prodotti dai giri; al ginoecUo ddla gamba 
anteriore nnistra noo sodo neiDveiio attaccale al corpo. 
La ponzione dell'animale cadalo è mollo simfle a 
quella del n. I, all'incontro le gambe anteriori sono 
piegale e le posteriori sono meno vicine al capo. Uno 
speciale interesse desta la forma del corpo. Come 
il forte ristrìngimento nc4 meno del corpo, indicalo 
mediante una specie di anello ', e la forma della coscia 
saperiore ed inferiore chiaramente fanno scorgere, alla 
parie superiore del corpo d'on capro è adattata la parte 
inferiore di nn nomo, che però è piegata affatto nella 
slessa guisa che negli animali. Sarebbe errato il cer- 
care nella mitologia una simile figura mista, o rico- 
noscervi un qualche demone preomerìco, piuttosto noi 
abbiamo a che fare con una creazione fantastica del- 
Tincisore, fornita dalla perfezione ancora piccola della 
tecnica e dalla posizione contorta. Lo stesso principio 
riconosciamo nella rappresentazione della {nelra del 
Museo britannico copiata presso Hilchhofer p. 78 fig. 50, 
che dicesi provenga pure da Creta. Là alla metà infe- 
riore d'un uomo sono adattate le parti anteriori di due 
buoi, TuoG figurato di fianco, l'altro in prospetto. Anche 
qui si può seguire perfettamente la genesi della forma- 
zione mista. I corpi degli animali pendono cioè ali' ingiù» 
non sono sollevati, come dovrebbe essere il caso se- 
condo la natura in una figura mista. Nello stesso modo 
sulla corniola egualmente cretese copiata nello slesso 

^ Nel BulUttino 1885 p. 49 nota 3 ho spiegato come una specie 
di cintura questo strano anello, che ricorre in figure nude e special- 
mente umane dell'arte greca ed orientale, e ha mostrato delle ana- 
logie anche per le figure d^animali, che ne sono provviste nell'arte 
orientale. Senza voler rigettare questa possibilità, propendo adesso 
a vedervi in una serie di casi piuttosto un'indicazione della vita 
divelluta scei4atica. 



y 



DELLA anCfU S D1SLL*BTRURIA 1^5 

libro p. 5S fig. Ub, il mostro porta due teoni ; si 
vede qal però il baslooe dal quale pendono, mentre 
sull'aUra pietra più piccola è sparito insieme alla testa 
dell'uomo. Sulla nostra pietra i luoghi non rìemj^iiti 
dalla iigura, dietro il d<»rso e sotto le gambe, sono occu- 
pati da due di quegli ornamenti sferici, frequenti spe- 
cialmente in queste gemme. 11 superiore consta di due 
tondi posti l'uno vicino all'altro, che lasciano ancora 
scorgere le tracce della rotazione del trapano ; l'iirfe- 
rìore consta d'un unico foro, che è trasformi^' in una 
specie di stella da parecchi intagli. Più semplice è la 
rappresentazione deirematile eretico n.V (diam. ft,026). 
Nella dura pietra sono intagliati con lavoro piuttosto 
piano ma accurato due tori pascenti affatto simiti, di 
quella razza forte dalle coma ricurve propria dell'Europa 
meridionale e che ricorre su monumenti egiziani, e a 
quel modo, che appunto nella nostra specie di monu- 
menti si può osservare tanto di frequente, posti l'uno 
contro all'altro. Bene e secondo natura sono fatti i 
muscoli sul dorso e sulle natiche ; anche è chiaramente 
imitato quel trarsi dietro le gambe, che Omero esprime 
per l'epiteto elXtnavg, Accanto a ciò si presentano ancora 
chiare vestigio di arcaismo ; mentre i corpi sono figurati 
in profilo, i visi presentatisi di prospeito e veduti dall'insà 
(cfr. Arch. Zeit. 1883 tav. 16, 4 p. 3W); e le unghie e 
le giunture dei piedi sono indicate dai noti fori. Senza 
dubbio lavoro greco è il sardonico copiato al n. 9 
(diam. 9,02i}, che, secondo la certa indicazione del 
possessore Augusto Castellani, è stato ritrovato ad 
Orvieto * . Nelle relazioni industriali si vive tra la Grecia 



1 tn poflsesso di Castenani è Tenuto dalle mani di uno dei più 
noti commercianti di oggetti aatichi di Orvieto, che non Tendono 



196 INTAQU ARCAICI 

e l'Etmria, e potendo qoesti oggetti arlistiei venir facil- 
mente trasportati, non c'è ragione a dubitare di queeta 
notizia sul ritrovamento» che non pare sospetta, benché 
flnora sia l'unica gemma di questa specie trovata su 
suolo italico '. É legata in un anello di bronzo, mostra 
dunque, che anche questa specie di intagli s'usava per 
sigillare, come ho già supposto néiV Arck, Zeit. 1883 
p. 3iO (cfr. inoltre l'annoi. 6i). Mollo interessante 
è la rappresentazione. È la nota figura assira di due 
esseri misti domali da un uomo, ma in una imitazione 
greca, che mostra ancor più chiaramente delle {HOlre 
note finora con rappresentazioni simili ' , che noi ab- 
biamo da fare con malintese trasformazioni di tipi 
orientali, ma non con immagini sconosciute della mito- 
logia greca. Il dìo o eroe della figura assira, vestito 
riccamente, è divenuto un uomo gracile e nudo con 
profilo simile ad ud uccello, come lo suole figurare 
l'arie greca ne' suoi prlncipìi nel modo più primitivo. 
Nemmeno manca l'anello intomo ai fianchi, sia a lui 
i»a ai suoi avversari animaleschi. Si volge verso quello 
a destra, ma precisamente come nei modelli orien- 



che anticliità del luogo. In ogni modo non potrebbe ritenersi di pro- 
venienza greca, perchè questa circostanza snoie accrescere il preizo 
dell*oggetto, . e per conseguenza, quando è nota, viene per certo 
indicata. 

^ Genune in forma di lenti si trovano anche nel gabinetto degli 
oggetti preziosi del Museo nazionale di Napoli, la cui formazione 
cade lungo tempo prima dell'epoca dell*importazione di oggetti arti- 
stici dalla Grecia. È facile quindi di pensare che almeno taluni 
di essi sono stati trovati proprio in Italia, tanto più che la pietra 
quasi sempre non preziosa, e le rappresentazioni rozze dovevano 
escludere quasi assolutamente un trasporto casuale. 

* Cfr. MilchhOfer p. 54 e seg.; all'incontro la mia esposizione 
neWArch. Zeit 1883 p. 173 e seg*, e contro le obbiezioni sollevate 
da MilchhOfer (p. 247 e seg.), p. 352 nota 32. 



DELLA O&ECIA B DELl'eTRUIIIA 197 

tali afferra ambedue per le orecchie. Le leste colle 
fauei aporie mostrano il piò chiaro tipo dì uùmali 
rapaci, mentre-i piedi sono evidentemente qadli degli 
Qocelli. Sono altrettanto sottili, e nelle loro eslre- 
milà indicate da fori, fanno scorgere artigli (cfr. il 
crìst^lo di rocca, Milebhdfer pag. 55 fìg. 44 a). Nei 
piedi anteriori i, mostri ad onta della lotta portano dei 
bocciJi, coi quidi esà erano finora conosciuti solo da 
flgnre isolate ' (Milchhdfer p. 68] . Questa circostanza, 
ma ancora più i rami dietro alle loro spalle, colle 




' Benché non afuggiBso h MilchhOfer (p. 68), che questo atttibnto 
u sta in notevole conformità coi demoni egiziani e aBsiri portatori 
di vasi, 1 pare rinoncia a esanrire la questione su di qneata paren- 
tela. Nell'^rcft, Zeit 1883 p. 339 nota 60 lio parlata della forma 
dei vasi, che non è poni* tanto antica qnanto anppone il MilchhOfeir 
p. 67 nota 1, ed oia la nostra pietra insieme ai manico di bronzo 
ciprico, di cai anhito parleremo, indica colla massima chiarezza che 
È una oinochoe della forma comune. 



198 IMTASU ABOAIOl 

foglie da niu parte sola e cht cerio proTeog^BO d 
chiome mate visibili sulle altre pielra, moelnu <| 
loenle iiaesla forma venga adoperata «Salto sch« 
camente e Benza senso, mentre secondo la spiegas 
di Hiichbdfer boi avremmo a neonoacervi « dae proli 
della faide greca » in iotla ooa un essere in Co 
d'uomo. Da aa monumeolo rMo mio receotemi 
siamo in grado di formarci sai modali coi rimonl 
i mosb-i, an' idea più determinata di qaello che f 
possìbile qualche tempo fa. 

I manichi d'un gran vaso dì bronzo trovalo 
CesDola a Cipro (copialo nell'opera di Perrot-Ghi 
Histoire de l'art dam l'antiguité III fig. &55 e S5^, 
quìUe è tolto lo schizzo riprodollo sulla nostra paj 
antecedente) , che se non è proprio lavoro fenicio, ] 
sta sotto forte influenza fenicia ' , mosU-ano la stessa fo 
e precisamente il lipo d^le gambe di leone, col boc 
nelle zampe anteriori, ma in lavoro molto più chi; 
L'unica differenza dalle rappresentazioni delle geo 
greche col tipo dalle gambe leonine, è quella, eh 
parte del corpo che pende dalla nuca e finisce* infei 
mente iu una punta, non ha nel mezzo alcun risi 
gimeolo '. Perrot lo crede una pelle di pet 
come la porta il dio assiro Anu o Dagon, però 



' L I&Toro natnraliatico non deve fare"diffiooltà ; cfr. Helbì) 
honuriiche Epos p. 58. Anche le toste dì tori che adornano la 
inferidie del manico, e In serie dei tori che saltano uno dietro 
altri sull'orlo del toso, non conosco da alcun monumento gre> 
questa guisa. 

* Sulle gemme IGlchhOfei lo ritiene pel corpo d'un nci 
mentre io V ho spiegato {Arch. Zeit. 1883 p. 352 nota 32) pei 
malintesa trasformazione delle ali pendenti dei leoni alati e 
gambe di uccelli, una mescolanza ohe ha la matslma somigli 
cogli esseri meazionati dalle teste di leone. 



DELLA aUCU. E ]»LL*STRUBIÀ 199 

finisce iD ima GÒdà di pesce, nò vi si scorgono dette 
pinne. Ha la più grande soinigiianza col rirestiménto del 
dorso di dnò esseri dàlie teste di leone, che si trovano 
su un rilievo assiro in Làyard Monmmts òf Nimve I 
t. 30, dalie cni teste pende su hiHo il dorso fino ai 
piedi una pelle di leone con forte chioma. Un simile 
essere mislo era certo nnitato da chi fece il vaso di 
bronzo; indicò però la chioma mediante una serie dì 
bozze tanto usate nella metalloteraìca, e questo tipo 
così modificato divenne poi il modello ddle pietre coi 
tipo dalle gambe di leone, mentre nelle figure dalle 
gambe di uccello è evidente Tinfluenzà dei leoni abti 
assiri con unghie di uccelli di rapina. 

Uno stile di gran lunga diverso è rappresentato dalia 
pietra copiata sotto il n. & (lungh. 0,036, largh. 0,029). 
Pur troppo roriginàle è sparito, ma si trovano due 
ottime impronte della mano di E. Schaubert nel museo 
archeologico di Breslavìa. Si può accogliere con cer- 
tezza, come delle altre anticaglie di Schaubert, che anche 
quella gemma proviene dalia Greda. La rappresenta- 
zione molto primitiva mostra la più grande varietà. 11 
centro è occupato da un grande annuale, che si riconosce 
come apparleneide alla razza dei gatti, specialmente 
dalla coda lunga, piegata e munita con fiocco. Su o me- 
glio accanto a quest'animale - un'arte così rozza non co- 
nosce ancora incrociamenli ' - sta una figura umana in 

* Così snUe stele dì Micene ruomo che ccmduce i cavatili attao- 
cstì al cocchio non procede accanto a loro, ma dinanzi. Anche in 
queUWanzo meglio conservato delle pitture parietali di Tirinto, 
Tnomo col toro (Schliemann, Tiryns tav. 13), non si deve vedere nn 
cavallerizzo, (at^Q innoici xeXfjrlCsw sS elàùtg, 11.0,679) che stia 
inginocchiato, anzi balli sai dorso del toro, ma Tartìsta non ha an- 
cora osato di coUocare accanto al toro fdgglto Tuomo che gli è corso 
dietro e raggiuntolo lo ha afferrato pel comò. La posizione delle 



200 IHTA8U ARCAICI 

UQ lungo ^to e lo conduce ad una brìglia quadruplice. 
Sopra il c^)o di essa si vede ana croce ansala della 
EnW che è comoae sulle stoviglie trovale nella ne- 
cropoli di Kaueiros, le quali prendono una posìsione 
intermedia tra le meliche e le corinzie '. Egoalmeale 
tutu i posti cfae restano in qualsiasi modo vuoti, sono 
ocoapati da oraameuti a sfere ed a linee o da ani- 
mali {HÌi piccoli, egualmente eseguili in modo rozzo 
- un cervo, un bne (?) e tre uccelli - la cui dire- 
zione sta parecchie volte in contrasto con quella del- 
l'immagine principale. Una semplice lìnea accompagna 
l'orlo dell' ovale e sotto u piedi del leone vi è un 
segmento di cerchio ornato di ornamenti lineari. Parti- 
colare e totalmente diverso dalla maniera delle pietre 
finora descrìtte è il modo come sono riempioti gli spazii 
piti grandi, specialmente quelli dell'interno dei corpi 
e anebe quello Ira le gan^e anteriori del leone, me- 
diante linee parallele, rette e curve. Una tecnica a 
scalfiluro appunto dì siffiitla specie è propria agli sca- 
rabei egiziani di smidto bteu o verde e di pietra molle, 
ed anche la nostra gemma era probabilissimamente uno 
scarabeo, come lo mostrano la superficie dell'imma- 
gine, piana secondo l'impronta, e le jMetre simili '. Cosi 



gambe dell" nomo mostra nel modo più evidente la nota forma del 
correre. Cfr. Zuidodì Soavi della Certosa di Bologna taT. 69, 36, 
dove BD nna delle trtele primltìve è dipinto in on rosso brano un 
nomo giaeente al disopra dì cn cavallo trottante, mentre dobbiamo 
figurarcelo evidentemente in corsa accanto a Ini, Del resto nell'arte 
diUicene, generalmente così ricca di colori, ei dovrà supporre ohe 
similmente siano state dipinte le stele fatte in rilievo bassissima. 

' Cf. Salzmann Nécropole de Camiroi t. 42 seg. Una raccolta 
dei vasi oorrispendenti ha dato 0. Pnclistein Annali 1883 p. 179 nota 2. 

* K vero che MilchhOfer p. 52 nota 1 ritiene qneati scarabei per più 
recenti che gli inta^ biconvessi, ma ho addotte già neìl'Areh. 



DELLA ABBCIA B DBLL'STBUBU 201 

troviamo in Cades LVl 92 uno scarabeo di pietra 
molle, egualmente grande e rozzo, che mostra una 
scìmmia coi piedi anteriori alzati sedata innanzi ad un 
cavallo, i cui contorni sono graffiati in modo egnal- 
mente rozzo, e poi compiuti con linee parallele. Sul- 
l'immagine si trova un cartello col {H'enome del re 
Tbulmes IV fHoerìs) appartenente ^ia 18' dinastia. 
Cfr. altre pietre simili in Cades LTI 9 e LVII 30, 31. 
Ha non soltanto la tecnica, anche l'immagine stessa 
rimonta ad un modello egiziano. È nolo, come su 
pitture e rilievi egiziani nelle lunghe schiere dei messi 
dei popoli stranieri che portano tributo, ricorre spesso 
un uomo che conduce animali rari o rapaci [Hoskins 
Travels in Aethiopia tav. alla pag. 328 ; Wilkìnson 
Manners and customs I lav. IV}. Questo tipo passò 
poi in monumenti più piccoli, e per mezzo dell' arte 
e del commercio dei Fenici fu ditTuso sulle coste del 
mediterraneo. Cosi to rinveniamo in uno scarabeo in * 
smalto proveniente da Rodi, ora conservalo nel Museo 
britannico, la cui copia allego pel confronto secondo un 



2eit. 1883 p. 313 nota 9 e p. 336 sg. le ragioni, che pulano contro que- 
sta opinione. Inoltre spero che appunto gli esempi qni pubblioatì e 
menzionati chiariranno benissuno l'alta antichità di questa specie di 
monumenti. Essa specie si trova vicina ai più antichi Ertili vascolari, 
noQ meno vicina almeno che le pietre in forma di lenti, e HilchhOfer 
stesso (p. 45) menziona, che i tre esemplari di qnesta specie (Inv. 
dell'Antiquario di Berlino 7543-7545) vennero trovai* in Atene in 
una tomba del Ceramico, insieme con vasi di terracotta adomi di flgnie 
geometriche. 






SQ9 «mau aioaici 

impronta dell' Antt^oarìo di Bertiao'. La^gara, questa 
volta nuda, che coodace il leone, procede qui iDoaioi 
a loi; la confoTmazioDQ del suo corpo è più fedele 
alla oalura che mila [rietra di Sehaubert, ma i graodi 
piani del corpo sono qui pure coperti da scaifltare. Gli 
ornamenti da rìeQi[H]nentò pore sono simili, ma meno 
numerosi. All'Incontro sopra il dorso dell'animale in 
uno scarabeo in ismalto delta raccolta Bmschi, trovalo 
in Comelo, non resta di loro che un foro rotondo. Ne al- 



lego pure una copia secondo un' impronta che debbo alla 
cortesia di Cr. Bulsen. L'immagine rassomiglia molto a 
quella dello scarabeo dì Kameiros, ma il lavoro è già più 
compito. Solo col capo volto all' indietro, ma nella 
forma del corpo molto simile all'impronta di Schaubert, 
è figuralo il leone su uno scarabeo di diaspro del Museo 
britannico di provenienza ignola (copialo in Tassie- 
Raspe Catatogue t. XVI 12806] . Lo spazio sopra il dorso 
è riempiuto da un uccello seduto, quello tra le gambe 
posteriori da un piccolo quadrupede corrente. Le gaoabe 
anteriori sono anche qui unite da linee orizzontali e 
verticali in modo oraamenlale ed il segmento inferiore 
del rotondo adornalo da linee verticali V 

1 Devo il disegno alla benigna intromÌBBioDe del eig. prof. Fnrt- 
wlngler. 

■ L'ano e l'altio si vede pare Bn nn diaspro macchiato del B. Mnieo 



1 



DBLLA aBSOlA B D]||^*BTRUBIA 203 

L'Momagipe d'ima fK^^rabeo di serpentino deU'lstea»a 
tecnica (raccolta ^chaubert, iangh. 0,021, largb. 0,015) . 
sorta egualmente sotto l'influenza di modelli egiziani, 
è copiata sotto il n. io. È esognita solo col toro da 
intaglio senza uso del trapano. Vediamo in profilo un 
uomo seduto di forma^ abbastanza primitiva, che. sol^ 
leva il braccio destro, menti*e il sinistro gli pende 
al lato. Di sotto e a destra di lui, adattato completa- 
mente allo spazio vuoto, si trova un animale, dhe a 
prima vista difficilmente si riconosce. Però se si con* 
sidera che nella tecnica delle gemme più antica tal- 
volta sìngole parti del corpo non sono congiunte colto 
stesso (cfr. Àrch. Zeit. 1883 tav. 16 fig. 9. 10. 13. 
14. 24, pag. 324), si vede che ha la massima so- 
miglianza con un coccodrillo. Ora questo ric<Nrre su 
scarabei egiziani come simbolo religioso, isolato e in 
unione con figure umane o scimmie sedute similmente 
formate colle gambe anteriori sollevate (Cades LYII 
21. 23; UX, 62; Leemanns , Ofegyptische Mommen- 
ten I t. 29, 1520). Lo scaraboide di vetro azzurro 
di Tànagra copiato sotto il n. 11 (lungh. 0,019, 
largh. 0,012), che pure appartiene alle pietre raccolte 



d6Q*Aja(egaalmeiìte di proveMenza sconosciuta, copiato in Lajard Culte 
de Mithra tav. XLIV 11) che mostra due sfingi aggrappate intomo àl- 
ràlbero sacro. Avendo noi dne immagini di questo stile in pietra dura, 
si presupporrà lo stesso materiale anche per Timpronta di Schaubert, 
che mostra forme specialmente acute. Una sfinge isolata con le gambe 
anteriori unite in modo ornamentale è copiata nel Musée FqI, deur 
xième année tav. n fig. 7 da uno scarabeo in diaspro. Pure, per 
quanto la copia permette di giudicare, lo stile di questa pietra è 
senza confronto più sviluppato, che quello delle altre. Finalmente 
due sfingi maschili, barbute, in cui Tunione delle gambe anteriori 
con ornamenti a linee sembra caratterizzata come una specie di gual- 
drappa, si trovano su un grande pithos variopinto del Louvre, che 
venne trovato a Cervetri ed è certo di tecnica locale. 



204 IKTAOU ARCAICI 

da Sehanbert, venne da me già in breve descrìtto nel- 
l'Are*. Zeit. 1883 p. 313 nota 7 \ Ripeto che 
r incisione circondata da una semplice linea mostra 
tre rappresentanze , l'una sotto all' altra , una sfinge 
alata giacente con una cornucopia, il simbolo alato 
del sole e una cartella con una incomprensibile imi- 
tazione di geroglifici, circondala da due serpenti urei . 
La testa del serpente a destra è danneggiata da una 
crepatura. 18 e 13 sono le immagini di due sca- 
raboidi appartenenti all' istessa raccolta ; il n. l& 
è di vetro bianco , che tira un po' di verde ( lungh . 
0,019, largh. 0,012}. L'animale cornuto, inciso 
rozzamente; sembra un becco o un capriolo. 11 corpo 
e il collo alquanto troppo grossi per un tale animale 
non fanno caso in tali immagini primitive, e sono certo 
solo cagionate dal lavorare inettamente il duro materiale 
per mezzo del trapano. Il corpo consiste di due grandi 
rotondità, unite debolmente tra loro, a cui sono atta- 
cate le gambe e la coda, fatte come scalfiture diritte *, 
Tutta l'immagine, come quella della pietra seguente, è 
circondata da una semplice linea. Questa (n. 13; 

^ Agli esempi là addotti di cilindri orientali troTati su suolo 
greco aggiungo ora il frammento di nn tale trovato nella piannxa 
di Maratona e copiato in Lajard CuUe de Mithra tav. XLII 2, e 
che si trovava in possesso di L. Boss. « Uno scarabeo babilonese o 
fenicio dì pietra verde », menziona, 8Ìcc(»ne da lui comprato a Egìna, 
G. Finlay nel Bullettino del 1840 p. 140, e seg. Lo stesso possedeva 
(cfr. 1. e.) uno scarabeo di agata, trovato pure a Egina collHscnzione, 
dimenticata da Eohl nel /. G. A, KDEoNTiAAEMI (menzionata 
poco esattamente nel C* I. G, 7097 e), dunque una pietra simile 
al sigillo di Thersis (Arch, Zeit 1883 tav. 16, 19 p. 337 e seg.). Colgo 
quest'occasione per ossenrare che sulla citata copia di quest^ultima 

la linea orizzontale inferiore dell'E nella parola (jlb fu omessa dal 
disegnatore. 

» Per questa tecnica cfr. ArcK ZeiU 1883 p. 343 e nota 71, 



DELLA GRECIA E BSLL'BTBURIA 205 

diam. 0,019) è forata e incisa con una tecnica, dov'è 
possibile, più rozza ancora, in un pezzo di quarzo nero 
con macchie bianche. Corpo, gambe e collo hanno 
completamente la stessa grossezza. Secondo la forma 
delle gambe posteriori e della coda lunga e curva, che 
finisce in un fiocco, sembra che, il lavoratore voleva 
rappresentare un animale rapace appartenente alla razza 
dei gatti, benché la testa sia riuscita oltremodo piccola ed 
acuta e le orecchie mollo lunghe. Lo spazio sopra il 
dorso è riempito da una foratura, quello avanti al collo 
ad ai piedi anteriori da un angolo ottuso , che corre 
parallelo a questi. La tecnica e l'immagine di queste 
pietre coincidono affatto con quelle a forma di lente, 
e non vedo la ragione dell'idea di Milchhdfer (p. i2 
nota 1], che la forma di scaraboide e l'essere T im- 
magine limitata da linee siano in ogni caso certi cri- 
terìi di origine più recente. Più per la forma che 
per la rappresentazione è interessante una corniola pro- 
veniente da Creta, ora a Roma nella raccolta De LaCha- 
pelle (n. 1^; lungh. 0,013, larg. 0,01). £; un sigillo 
in forma di due leoni seduti l'uno accanto all'altro in 
direzione opposta e uniti tra loro in una maniera che 
ricorda la simile unione di due animali sulle pietre 
a forma di lenti. Sigilli e oggetti d'adornamento in 
forma di leoni isolati giacenti ricorrono, com'è noto, 
abbastanza frequentemente in Grecia e Etrurìa '. 

^ Così p. es. in una tomba della necropoli ceretana si rinvennero 
sette leoni di smalto verde e rosso, di cui si trovano disegni nel- 
l'apparato dell'Istituto romano. Secondo gli ornati che si vedono sui 
piani orizzontali delle basi — geroglifici mal intesi — sembrano di 
lavoro fenicio. Sono noti i due leoni d'oro giacenti, che furono tro^ 
vati da Schliemann in Micene (Mykenae p. 288 fig. 365 e p. 410 
fig. 532). Anche questo schema ha i suoi modelli orientali Così 
p. es. Lajard Afanum, of Ninive I tav, 96 ~, 



2M INTAGLI ABCAICI 

L'immagine del sigillo sembra che mostri quattro an- 
fore lavorate rozzamente. I manichi , come ho già 
osservalo qualcosa di simile in pietre a forma di lenti 
wM'Arch. ZeiL 1888 p. 816 e seg., sono incisi con 
un istrumento a forma di canna, affilato all'estremità. 
Il ventre dei vasi, diffiM*entemente dalla solita tradi- 
zione, non è fatto come foratura, ma abbozzato con 
incisioni più profonde delio slesso istrumento e poi 
lavorato irregolarmente colto scalpello. 

Le figure di animali incise sulle pietre da ultimo de- 
scritte ci conducono agli intagli di provenienza 
etrusca. Quelli che sono copiati, meno poche ecce- 
zioni, provengono dalle tombe della necropoli di Tarqninii 
e eccetto che dove si indichi il contrario , si trovano 
nel museo municipale di Cometo. Purtroppo non si potè 
più investigare la loro appartenenza a certe tombe, e 
datarle con più sicurezza. Ma in generale h assodalo che 
gli scarabei in smalto e gli smalli rotondi, perforati dal- 
l'una parte all'altra, con ambedue le superficie piane ven- 
gono trovate ancora nelle più recenti « tombe a pozzo », 
dunque risalgono fino nel 7 . secolo, forse ancora più in 
là ', mentre gii scarabei e gli scaraboidi di pietre dure, 
specialmente di corniola, cominciano a comparire nelle 
tombe posteriori « a camera » insieme a vasi dalle 
figure rosse e vasi posteriori dalle figure nere, e perciò 
non oltrepassano il secolo 5 V All'incontro pietre della 
forma rotonda e biconvessa ovale, meno quella copiala 
sotto il n. 8, non vennero osservate ancora in nessuna 
tomba italica, sebbene siano note delle consimili, ma 
senza immagini, dall'Assiria (Perrot-Chìpiez III p. 762 

1 Cfo. Helbig nel Bfdlétt, 1882 p. 174 e «eg. e Ghirardini 
nelle Notizie degli icavi 1882 p. 194 e aeg. 

« Cfr. p. eB. Bullett. 1877 p. 64. - 






DELLA QBEOU E DBLL^ETRURIA 207 

fig. 425-127) '. Dò dapprima esempi delia prima specie. 
I num. IS e 16 sono scarabei dì smalto verde ctiiaro, 
di grandezza affatto eguale (Imigh. 0,01, largh. 0,009) 
con ornamenti geometrici, che sono così semplici, che 
ad onta di varie analogie nell'arte egiziana (cfr Lee- 
manns aegyptische Monumentén I t. 30, 1687. 1727. 
1710, 1741) non si potrebbe con sicurezza determinare 
un legame più stretto, se non si aggiungessero altre circo- 
stanze (vedi più sotto). Il n. XS è diviso da linee, a due 
a due, in tre sezioni, di cui ciaseana è riempiuta da 
una croce giacente attorniata da due forature irre- 
golari. Egualmente il n. IT" (lung. 0,011, largh. 0,008} 
è uno scarabeo, di cui la faccia mostra un leone gia- 
cente di forme mollo agili, un tipo dunque, che è 
tutto orientale. La sua coda piegata air insù, ed una 
foratura rotonda e terminante in punta riempiono lo 
spazio sopra il suo dorso. Le tre pietre seguenti lianno 
la forma d' un cilindro di piccola grossezza e con 
facce piane di sopra e di sotto e sono traforate come 
quasi tutte le gemme arcaiche. Il n. 18 (diam. 0,013) 
e il 19 (diam. 0,014) ambedue di smalto azzurra, pre- 
sentano il medesimo animale con corna lunghe, nd 18 
un po' meno ricurve, forse una specie di capra selva- 
tica. La forma del corpo è oltremodo primitiva e sot- 
tile ; l'animale sembra che lentamente proceda. Lo 
spazio libero innanzi alle gambe anteriori è occupato 
neln. 18 da una croce giacente, nel 19 da un ovale. 
Tra il corno e il capo si trova nel n. IS una piccola 
profondità, nel IQ sopra il dorso una foratura rotonda. 

^ Un gnoi mmero di queste pietre trovate in Assiria, per fonna 
e materiale simili tale gemme greche a fonna di lenti, si trova nella 
sezione assira del Louvre. È con ciò chiaro che i Greci tolsero 
dall'oriente anche la lorma di queste pìetw* 



1 



206 INTAGLI ARCAICI 

L'orlo di qoart'aUima pietra è circondato da una semplice 
KMa. Il D. fSO (dìam. 0,013, smalto verde) ha per 
immagine un'oca che cammina, anch'essa di forma 
molto primitiva, un'animale, il quale, benché compaia 
Ispesso su va^i corinzii e rodii, non è passato nel tesoro 
dei tipi degli intagli greci arcaici. AUmcontro ricorre 
spessissimo su pietre egiziane in forma quasi eguale 
efr. Cades LIX 4 e seg. Leemanns aegyptische Marni- 
menten 1 tav. 27 fig. 1157 e 1160 e tav. 28 fig. 1282). 
Il tipo egiziano si trova anche sopra un numero de- 
gli scarabei descrilli e pubblicati dall' Helbig e dal 
(fhirardioi fi. e.) , sebbene di loro sia stato a ragione os- 
servalo, che sembrano imitazioni fenicie o cartaginesi V 
Per la medesima provenienza di tutte queste gemme 
parla anche il materiale, che suppone una tecnica ben 
perfezionata, ed il quale è introdotto in Etruria in parec- 
chi casi noti dalla Fenicia o da Cartagine V 11 modo di 
confezionarle sembra sia stalo d'imprimere le immagini 
nella' argilla non ancora cotta con istrumenti appuntati 
e tondi e di fornire il tutto poi dell'invetriatura e cuo- 
cerlo. Per alcuni esemplari è possibile di pensare anche 
a forme. 

Le altre gemme riprodotte sono scarabei di pietra 
dura. Le loro rappresentazioni sono in parte orientali 
e in parte greche. Alle prime appartiene un motivo 
egiziano, la barca sacra sul n. 2X (quarzo nero, 
lungh. 0,015 , largh. 0,012 , manca un pezzo dei- 
Torlo superiore). In essa stanno alzati i due serpenti 
urei, sopra i quali si vede il simbolo del sole alato. 

1 A proposito dello scarabeo alato nella pag. 194 di Ghirardini 
cfr. le pietre egiziane in Cades LYII 27 e Leemanns I tay. 20 
fig. 189 e tav. 28 fig. 1289. 

* Helbig das homerische Epo9 p. 79 e seg. 



BELLA OBECIA E PELL'STRURIA 209 

Lo spazio libero sotto alla barca è occupato da un 
segmento con ornamenti lineari. É noto, quanto spesso 
ricorra questa rappresentazione su pietre trovate in 
Italia *. Tipi assiri mostra la corniola della raccolta 
Bruschi in Gòrneto (n.,83, lungh. 0»017, largh, 0,01, 
cfr. Helbig nel Bulletiino 1881 p. 91 seg. e 95 seg.)« 
tagliata con cura e finezza meravigliosa e legata in 
oro. La rappresentazione principale è il solito schema 
dell'eroe che combatte con un leone. Il tipo del suo 
viso ed il suo costume corrispondono a quelli di simili 
figure assire. Ha afferrato colla mano sinistra il leone 
fuggente per la coppa e lo minaccia con un'arme, la 
quale sembra un' azza che brandisce colla destra. Lo 
spazio dietro al suo dorso è riempiuto da una foratura 
ovale, quello sopra di lui da un uccello in atto di volare, 
che è figurato affatto nella guisa degli uccelli di rapina 
che su rilievi assiri si librano sopra rappresentazioni 
di combattimenti (cfr. Layard Monuments of Ninive I 
tav. 20. 22. 26. 64 e spesso). Una seconda figura si 
trova sotto alla prima, cioè un uomo che giace su un 
otre, e che colle braccia e colle gambe fa movimenti di 
nuoto, una rappresentazione, che subito rammenta scene 
uguali di passaggi di fiumi su rilievi assiri (cfr. Layard I 
tav. 33; II tav. 28. 41). Per la provenienza di queste 
due gemme vi sono due possibilità : o sono lavoro fe- 
nicio (forse cartaginese) o esatta imitazione etrusca di 
modelli fenici. Sebbene l'ultima alternativa non sia com- 
pletamente da escludersi, pure la prima pare più pro- 



1 Cf. Cades XXI 102. 104 e gli scarabei sardi copiati negli 
Annali 1883 tav. d'agg. fig. 19-21 e descritti da G. Ebers. Perfino 
tra i sigiUi di terracotta (crettUae) di Selinonte pubblicati da Salinas 
neUe Notizie degli scavi 1883 tav. VII-XV, che mostrano per lo piit 
tipi posteriori, si trova la barca sacra (tav. XY fig. 403-413). 

Annali 1885 14 



210 INTAOU ARCAICI 

habilc, polche specialmente il tipo del vìge e la foggia 
dello sgozzatore del leone non hanno niente d'etnisco. 
Sa simili pietre cfr. Helbig nel Bullert. 1878 pag. C8. 
p. 83 seg. ; 1870 pag. i3 seg. e Fabiani 1881 p. 83. 
Mù spesso sugli scarabei si trovano tipi greci, che 
lalvolla vengono modificati nel modo deir arie etnisca. 
Il n. fza (corniòla, lungh. 0,013, largh. 0,01) è 
afTatto eguale ad una gemma greca. In modo molto 
rouo h inciso un animale cornuto; forse un capriolo, 
che b caduto sui piedi anteriori. Una corniola ovale 
del Museo archeologico di Breslavia, proveniente dalla 
<irccia (descritta MÌYArch, Zeit. 1883 p. 318 n. 9; 
cfr. la simile agata rossa presso Schliemann Mykenae 
p. 120 flg. 178) , mostra la stessa rappresentazione. 
Anche la tecnica è la stessa, in quanfochè le maggiori 
profonditH non sono fatte coir aiuto del trapano, ma 
incido colla rola. Uno stile alquanto meno arcaico mostra 
lo scarabeo di serpentino copialo al n. d4L, e alquanto 
danneggialo nell'orlo inferiore (lunghezza 0,015, lar- 
ghezza 0,012; . L'immagine viene limitata dal cosidetlo 
orlo etruHco, cioò da due linee parallele, unite da pic- 
colo lince trasversali oblique , orlo che ricorre però 
anche in pietre greche, e, se è inciso elegantemente 
corno qui, innalza di molto l'impressione dì finezza nei 
lavori più accurati'. L'animale sembra un cane snello 
e dalle gambe alte. Cammina adagio ed è presentato 
colla zampa sinistra anteriore sollevala, ma volge al- 
r indietro il capo, come se un qualche rumore avesse 
eccitato la sua attenzione. Lo spazio libero fra e dietro 
alle gambe è riempiuto da due rami con foglie da 
ambedue le parti (cfr. Arch, Zeit. 1883 pag. 346), 
motivo di decorazione noto dalle pietre greche, ma 
che qui è eseguito in modo più naturalistico che sui 



nSIiU GBECIA B DBU'RBUBIA 211 

modelti greci. La corniola n. £SS (laiigh. O.OIS', 
largh. 0,09), con orlo etrusco poco accorato, offire 
completamente l'imitazione d'an tipo greco ; rappresenta 
un leone che scappa con rapida corsa, ma nella fliga 
guarda airindietrq (cfr. Arth, Zeit. 1888 tav. 16, 6 
pag. 320) . Le sue fauci sono spalancate in modo mi- 
naccevole e la coda arcuala in forma d'una S. La 
chioma e le coste dell' animale sono indicate chiara- 
mente '. Considerevolmente più accurata, sebbene 
non arrivi a rappresentazioni come quella della pietra 
copiata al n. 5, è l'onice n. 20 (hinghezza 0,012, 
larghezza 0,009). É rinchiuso da un orlo m parte 
punteggiato, in parte tratteggiato, e presenta un mon- 
tone in un momento tolto molto felicemente dalia na- 
tura. L'animale volge all'indietro il capo e lo si gratta 
colla gamba sinistra posteriore sollevala V L'espressione 
del capo ed il gonfiamento dei muscoli sul dorso pro- 
dotto dal movimento sono resi molto bene. La lana 
ruvida della pelle è indicata nel modo più adatto da 
forature debolissime. - Non meno frequentemente che 
in intagli greci ricorrono su scarabei etruschi esseri 

1 Altri tipi d^aniiiiali ohe da pietre gieche sono passati sa scairabei 
etnischi, sono il capriolo in corsa o in atto di precipitare; il primo 
in un anello d^oro della raccolta Bruschi . a Cometo (disegno aU*Isti- 
tato) e nel museo di Napoli ; il secondo sa ano scarabeo di sardonica 
della raccolta Maskelyne (copiato in Song antique g^ms and rings H 
tav. XVm, 7); inoltre il leone in atto di camminare volgendo in ^etro 
la testa^ il cervo o toro assalito da on animale di rapina, la vacca 
che allatta on vitèllo: questi ultimi tutti nel museo municipale di 
Cometo. Finalmente si trovano due capri alzati Tuno di i^onte 
all^altro, affatto come sulla gemma di Micene (Schliemann Mykenae 
p. 412 fig. 539, ritenuti falsamente per due cavalli) su uno scarabeo 
etrusco presso Cades XUX 130. 

* Lo stesso movimento si trova trasferito alla sfinge su gemme 
posteriori, spesso eseguite colla massima rafiSnatezza (Cades XXYI 
83^5). 



212 INTAQU ARCAICI 

mtoli di tulle le specie, che corrìspoiidono al carattere 
fantastico dell'arte etnisca, essendo le loro unioni an- 
cora più avventurate e strane (cfr. la « Chimera-Trì- 
tone » presso Gades XVIII 16 - anello d'oro della 
collezione Luynes n. 322 -, la Chimera dalla testa 
d'aquila Cades XXYII 176, e il « Centauro leone » 
IX 79. - Impronte gemmarie dell' Inst. Ili 82 = Muller- 
Wieseler D. A.K. Iltav. 47, S99; che sugli esemplari 
greci ' Così la faccia deirimmagine del n. 27", un'agata 
con orlo etrusco (lungh. 0,01i, largh. 0,01) tagliala 
con poca cura e danneggiata da una screpolatura, 
mostra il cinghiale alalo, noto da monete greche. Alla 
parte anteriore del corpo deiranimale, che su pietre 
etrusche ricorre frequentemente anche nella sua forma 
naturale, e che in quest ultimo caso è sempre fornito 
di una chioma irta * e nel mezzo del dorso per lo 
più interrotta ', sono aggiunte due potenti ali, mentre 
i piedi anteriori sono distesi al modo del noto schema 
di corsa dell'arie arcaica. Precisamente lo slesso tipo ri- 
corre, come si è dello, su monete greche del S^" secolo 
a. Gr., su quelle cioè di Jalysos (Gardner Types ofGreek 
coins tav. lY II) e pare che risalgano a modelli se- 
miliei, giacché pef uno scarabeo affatto simile della 
Biblioteca nazionale in Parigi (prima raccolta de Luynes, 
pubblicalo da Perrot Histoire de rari dans rantiquilé III 
p. 633) viene espressamente indicata la provenienza feni- 

^ L*Tiltimo è imitato da un tipo assiro, cfr. Perrot-Chìpiez II 
fig. 278. 

* Gir. i versi dell'Odissea (r 445 seg.) che dicono del cingMale 
che assale Ulisse ó cf' dytios ex ^vXóxoio (pQi^ag ev Xog)ltjv , nvQ 
ofpd-aXfÀoTai óedo^xvSg axrj ^ avrtSy a/ccTó^fj'. 

3 Cfr. per queste particolarità Cades XLIX 213. 215. 216. 221. 222. 
225; L 365; due scarabei di corniola della raccolta municipale di Cor- 
neto e Gardner Types of Oreek coins tav. IV lÒ. 



DELLA GRECIA B DELL*ETRURIA 2l3 

eia *. AirìQGontro il rappresentare animali alati è così ge- 
nerale nell'arie arcaica e greca e semitica, e così poco un 
nn segno della divinità o del demonico, che io non possa 
accettare la spiegazione data da G. W. Mansell [Gazette 
archéologique 1878 p. 50 e seg.), che si debba vedervi il 
cinghiale che uccise Adone. Un mostro solito nell'arte 
etnisca viene presentato da un'agata fasciata copiata al 
n. S8 (lung. 0,011, larg. 0,008), la Chimera cioè. 
I monumenti etruschi dei diversi tipi spiegati nel BulL 
1885 p. 49 e seg. (cfr. Neue lahrbucher fiìr Mass, Phi- 
Mogie 1885 pag. 36 nota 3) rappresentano con una sola 
eccezione (una fibula d'oro della raccolta Fonld in Gha- 
bouillet Antiquités Fould tav. XI n. 1186; un esemplare 
analogo nella raccolta Augusto Castellani) soltanto il più 
noto, che corrisponde al verso deiriliade. Anche sulla 
nostra gemma lo troviamo corrispondente al tipo delle 
gemme greche (Milchhofer p. 81 fig. 52 b, Arch, Zeit. 
1883 p. 323). Dal dorso della leonessa, che è in atto dì 
camminare e lascia pendere la lingua lunga fuor dalle 
fiauci, si eleva una testa*di capra che posa su un colio 
sottile, mentre la coda piegata dietro al dorso in forma 
d'una S finisce in una testa di serpe. L'immagine e 
« l'orlo etrusco » sono lavorati abbastanza accurata- 
mente. Del resta appunto il tipo della chimera mostra, 
quanto poco le gemme greche più antiche, sebbene 
risalgano coi loro principii ad epoca antica, meritino 
il nome di una specie «e preistorica » di monumenti 
(Milchhofer pag. 39). Già nell' Arch, Zeit. 1883 
p. 321 nota 39 e altrove ho accennato le analogìe 
che ci sono tra le loro rappresentazioni e quelle di 

1 Altre pietre con simile immagine sono secondo lo stesso autore 
trovate in Sardegna e Siria. Un olteriore esemplare etrusco in Ca- 
des Ln 43. 



214 IUTAeU ARCAICI 

certe specie di vasi, ma specialmente con quelte delle 
monete più antiche. Sebbene poi le figaro sacdlate della 
Chimera siano rappresentate su pietre greche abbastanza 
primitive, pure una che si trova su una moneta di Zeleia 
con quadratum ineumm (Gardner Types of Greek coins 
tav. IV 9) è molto più rozza e molto meno sviluppata, 
specialmente se si confrontano le forme del corpo straor* 
dìnarìamente rigide colle linee flessibili visibili sulle pietre. 
Ora la moneta viene posta dai numismatici nel secolo 
settimo, e poiché di questa data difficilmente si potrebbe 
dubitare, perchè nella Troade, dov'è stata coniata, per 
nulla ebbe luogo uno sviluppo artistico particolarmente 
lento, le gemme sono certo più recenti e perciò stsmno 
completamente nello sviluppo istorico dell'iurte greca \ 
Un essere misto della forma più strana ci mostra l'onice 
n. SO (lungh. 0,012, largh. 0,01), una pietra incisa 
con poca cura e alquanto danneggiata, che è circon- 
data da un orlo fatto egualmente con poca preci- 
sione. La rappresentazione acquista luce soltanto ti- 
rando in confronto pietre simili. Il corpo è eviden- 
temente tolto da un' immagine simile a quella di 
un cavallo caduto sul dorso (Gades XLYIII 43-46), 
poiché le natiche e le tre gambe distese air insù ed 
air ingiù sono formate affatto nell' istesso modo. 

^ Come ulteriori consonanze colle monete, istmttìre per datare 
le gcnune greche, cito, oltre qnelle^già menzionate e che restano 
ancora a menzionarsi, la moneta di Siracusa del secolo 5. con ima 
quadriga (Gardner tay. Il 32), che mostra sotto ogni rapporto la 
massima somiglianza colla rappresentazione dil[ana pietra a forma 
di lente incisa da due parti in Lajard Mithra tay. 49, 8 ; inoltre 
il becco in Gardner UI 12, l'aquila in atto di volare I Ì2 e DI 52, 
il cervo IV 18 cplllscrizione analoga a quella del sigillo di Theipsis : 

^ i pesci sotto tori n 39 e V 24. 



DELLA GRECIA E DELL^ETRURJA 21$ 

.Qvipdi peifò il nostro incisore, come sembra , ha mal 
capito il suo modello e V impressione dell* immagi- 
ne, già per sé sprpcen^QDte, diventa ancor più mo- 
struosa per questa circostanza, che egli .po$e sul collo 
una testa di cervo e una di leone. La quarta ga^ba 
doveva venire perciò soppressa. Di nuovo rio^itjazione 
certissima d'un tipo che ricorre su pietre greche, 
è r unione di due cavalli ' sibila corniola copiata al 
n. 30 con un orlo lineare semplice (lungh. 0,01^4 
largb. 0,01]. I modelli greci (Milcjihdfer pag. 81 
fig. 52a; Arck ZeiL 1883 tav. 16, IH] si dislin- 
jguono solo per essere più stilizzati e perchè hanno 
ali. Inoltre i cavalli del nostro scarabeo ^ono imbri- 
gliati e guardano airindietro. 

L'essere misto preferito nell'arte greca ed etrusca, 
pel cui corpo sono usate parti di un cavallo, è il Gen- 
lauro. Lo troviamo nella lorma pon quattro gambe di 
cavallo ^u,i due .scarabei di qj^arzo al n. 31 (lung. 0,01S, 
largh.0,00) e3S (lung. 0,013, largh. 0,011), eseguiti 
a globolo rotondo', con orli lineari lavorati negligen- 



^ Del principio di queste unioni ho parlato neWArch. Zeit» 1883 
p. 328. Ulteriori e&empi etruschi ne fornisce Cades LII 4648. Un 
simile cervo doppio ci viene mostrato da uno scarabeo in corniola 
(n. 1207) del Museo nazionale di Napoli, un cavaUo doppio, per 
quanto il lavoro oltremodo primitivo permetta di riconoscere, da 
una simile pietra 4el Louvre. Una sfinge e un cavaUo senz^àli sono 
uniti allo stesso modo in una terza pietra, lavorata più accuratamente, 
della stessa forma e dello stesso materiale nel gabinetto delle me- 
daglie di Parigi (n. 1811 delle [pietre esposte). Analogie su monete 
greche cfr. in G^ffdner Type^ tav. lY 13. 14. 39. 42. 

^ É noto da lungo tempo, quanto poco tale tecnica oltremodo 
primitiva, ma usata ancpr oggidì da incisori italiani per lavori più 
ordinari, dimostri per Vepoca di queste pietre molto comuni in Etruria. 
Yd. p. es. Friederìchs Ntibove Memorie delVJnstituto p. 185. Quanto 
coxyLune Ma 9$ìlf9^ ^^uee^to tipo di Centauro, lo mostra Chabouillet, 



216 INTAOLI ABCAICI 

temente, in situazione molto simile alla pietra pub- 
blicata neir ircA. Zeit. 1883 tav. 16, 16 (cfr. 
pag. 332). Abbiamo cioè anche qui il tipo del Cen- 
tauro della battaglia di Polo, che si dà a precipitosa 
fuga e si volta verso il suo terrìbile avversario, Ercole. 
Soltanto ambedue non sono feriti, come quello della 
pietra greca, ma ancora minacciosi vibrano corti rami 
^'albero, la solita rozza arma dei Centauri, Tuno con 
una mano, l'altro con ambedue '. Del resto si distin- 
guono le due rappresentazioni solo in ciò, che Tuna 
è composta nell'ovale del piano nella direzione della 
lunghezza, l'altra in quella della larghezza. Contro la 
supposizione finora abbastanza comune, che il Centauro 
sia una figura mista d'invenzione greca, colla quale 



Pierres gravées'de la bibliothèque imperiale (Parigi 1858), che enu- 
mera una intera serie (1680-1688) di simili rappresentazioni. 

1 Nella posizione e nel movimento ancora più simile al tipo 
greco ò nno scarabeo in corniola presso Lajard Mithra tay. LXViii 12 
(sul quale il Centauro ha pure gambe anteriori umane) e un lavoro 
più compiuto in Cades XXV, 216. — Adesso soltanto vedo che con- 
tro la gemma greca menzionata di sopra è stata sollevata neU'^rc^ 
Zeit 1885 pag. 226 nota 6 Tobbiezione (che mi era nota anche prima) 
che il Centauro sia stato inciso più tardi che i pesci deU^altro lato; 
però, dopo aver nuovamente esaminato Toriginale, non posso in alcun 
modo ritenerla per fondata. La tecnica e lo stile sono affatto identici ; 
soltanto Tun lato (ma precisamente quello dei pesci) è un permeglio 
conservato che Taltro : sarebbe dunque questo che, se mai vi fosse una 
ragione, dovrebbe credersi più recente. La pietra poi ha un maggiore 
spessore, qualità caratteristica quasi sempre degli esemplari incisi da 
ambedue i lati. È un simile ripiego d*imbarazzo, quando ivi stesso 
a pag. 225 sg. le « pietre delle isole », che secondo lo stile e le 
rappresentanze non possono essere monumenti « preistorici », vengono 
divise, come un gruppo appartenente al 7. e 6. secolo, didla massa 
rimanente, che dev* essere « considerevolmente più antica». Dove 
rimangono in tal modo i membri di collegamento, storicamente ne- 
cessari ? e quanto poche delle cosidette « pietre delle isole » ci pre- 
stano un appiglio, per poco che sia sicuro, onde fissarne la data ! 



DELLA GRECIA E DBLL*ETRURIÀ 217 

aitimamenté Milchhofer ha tentato di sostenere spe- 
cialmente la sua teorìa di un'arte e demonologia indo- 
germanica, si è' pronunciato Perrot {Histoire de l'art 
dans l'antiquitè III, p. 600 eseg.). E sebbene né l'ac- 
cennare ad un passo dette Chatdaika di Beroso (rìfe- 
rito in Sincetto p. 28 5 =« Miilter F. ff. G. II p. 496 
seg.] né il tirare in campo un rozzo Centauro di ter- 
racotta con gambe anteriori umane di Alambra di Cipro 
(copiato pag. 600 fig. ili ) ', bastano per provare 
Torigiue semitica di quest' essere misto ; pure il ri- 
lievo di una stele con iscrizione cuneiforme, che si 
trova nel Museo britannico ed è copiata a pag. 604 
fig. 412, dimostra che il tipo d'un Centauro alato con 
quattro gambe di cavallo era usato già neirarte assira 
del secolo 12 V Con ciò abbiamo la massima pro- 
babilità , che r arte greca debba air Oriente anche 
questa figura mista, come circa tutte le altre. Se T altro 
tipo di Centauri, colle gambe ^ulteriori d'uomo, che, 
a quanto sembra, compare nell'arte greca anteriormente 
al primo, sia pure dell'istessa origine, o una trasforma- 
zione greca o deir Asia Minore, difficilmente si potrà de- 
cidere colla scorta dei monumenti noti fin ora. Pure mi 



^ Due simili figure in tecracotta, pure mo]to rozze, che anch'esse 
si trovarono a Cipro, sono oggi nella raccolta del Louvre. Cfr. L. 
Heuzey Catalogne dea figurines antiqties de terre cuite du mnsée 
du Louvre I p. 155. Le loro gambe anteriori non sono differenti da 
quelle dei cavalli deUo stesso stile che si trovano nell*istessa raccolta. 

^ Le leggiere differenze dal tipo solito del Centauro non ven- 
nero «piegate bene da Perrot. La testa di « una specie di liocorno n 
che si vede dietro a quella umana, sembra piuttosto la testa della 
peUe di un animale di rapina, che spesso nelle figure dei Centauri 
compare dietro al dorso. Quell' oggetto somigliante ad una coda e 
che compare al di sopra della coda del cavaUo, non mi è chiaro; 
non fa d'uopo che sia una coda di scorpione, come crede Perrot* 
Sarebbe desiderabile una revisione deU*or%inale, 



218 llfTAOLI ABOAICI 

sembra abbastanza sicuro » che le rappresfpUiziooi di 
tauri colle gambe d uomo su frammenti di un grande 
pithos con rilievi calcati e sopra il coccio di un vjvo di ter- 
racotta dipinto molto rozzamente (ambedue da Kametros 
e copiale in Salzmann Camiros lav. 2jB e 27)» ire- 
sentino uno stadio di transizione, poiché non è nolo 
alcun monumento greco che mostri i Centauri armati 
di tali armi samili ad una saetta (cfr. però Layard 
MonuiMnU of Ninwe l tav. 65 ; Il tav. 6) , o dove 
siano uniti con cavalli dalle leste umane ma senza 
braccia (cfr. le monete che stanno sotto influenza fe- 
nicia, presso Carter Stirvey from Gibraltar at Malaga II 
tav. 2j . - Un secondo essere misto, nella sua forma più 
antica pure colle gambe di cavallo e ifnilato da rap- 
presentazioni orientali (cfr. BuUett. 1885, pag. ii e 
seg.) ci presentano l'agata fasciata n. 33 (lungh. 0,009, 
largh. 0,007; e il quarzo n. 34: (lungh. 0,017, largh. 
0,012). Ambedue sono provviste di orlo etrusco e mo* 
strano un Satiro inginocchiato del tipo posteriore dalie 
gambe umane con barba e capelli lunghi, e che nella 
figura più completa (n. 33 ; cfr. Tassie-Raspe tav. 38, 
4658 ; Cbabouiilet Catalogue n. 1059 ; Gades II 156; 
X 216) ' tiene nella sinistra un oinochoe, nella destra 
un cantaro, che egli piega veitso il suo capo come per 
bere. Nel n. 84 ad onta del lavoro più accar,ato sono 
omessi gli attribuii. Che questa non sia però unasem- 

1 Giacente e ancora con gambe e coda dì cavallo koTÌamo lo 
•tcMO -Satiro un uno scarabeo arcaico molto bello della collezione 
Fraigi, copiato in B. £ing Antique gems and ring* H tav. XXVn 
8; nel campo Yicino a Ini un cantaro. Uno scaraboide molto bello 
di stile simile, che dicesi trovato a Sparta ed ora si trova nella lao^ 
colta Damconrt a Parigi (vd. Catalogne de la vento Al. Castellani 
p. 104 n. 985), mostra nn -Satiro in atto di camminare con eguale 
conformazione del corpo, e.«lifi.j>eita Jieya.ainistEa il cantaro» . . 




DSLLA Q]B^{ilA E DS^L* BTBUBIA 219 

plificazione fatta soUai)to dagli iuicUpri etruscf^i 1^ di- 
mostra la copia che si vede qui accanto di un'impronta 
tolta da Scbaubert da imo scarabeo di corniola 
di Milo, che nello stesso tempo dimostra che 
il tipo è (jli provenieoza greca. La sua più 
completa 9 bella formazione si trov^ sulle 
moi^ete di Na^^ di Sicilia (Gardner Types 

tav. II 20), dove penò dall' essere messo io profilo 
passa al prospetto, t Un' aquila in lotta con una 
vipera» altra rappresentazione nota da gemme e mo- 
nete greche [dr. Arch, Zeit. 18$3 tav. 16, 23, 
pag. 341 e seg.) ci vien mostrata da una corDioUdi 
Corneto (n. 3ff ; lungh. 0,016, lai'g. 0,j013) apparte- 
nente prima ad Alessandro Castellani, che mi è nota 
soltanto mercè il disegno qui riprodotto di JJlicibler, 
ma che deve essere di segnalata finezza di taglio. 
L'uccello posa su un pezzo di rupe, e minaccia col 
becco e coli' unghia alzata il serpe che striscia sotto 
la rupe e dirige la lisgua contro di lui. È noto del- 
r Iliade {M 200 e segg.), che la lotta tra uccelli e 
serpi era un oggetto della éonoscopia, e si potrebbe 
pensare anche ad un presagio favorevole, se si sce- 
glieva una tale rappr^seutazione per T immagine del 
sigillo '. L'orlo etrusco di questa pietra, come più spesso 
ricorre in lavori accurati, è modificato in guisa che 
le lineétte trasversali, che di soHto uniscono le due linee, 
sono supplite da piccole forature. - Come ultimo esempio * 

' Anche lo stemma di Agrigento, come lo mostrano le monete , 
dae aquile che divorano una lepre (Gardner Types tav. VI 81 e 
vignetta del titolo) è un angario ed illastra colla massima precisione 
Bachile Agam. Ili e segg. Simili monumenti posteriori colla me- 
desima rappresentanza ha già radunato a questo passo 0. Prien 
(I^eues Hhein, Museum Vn p, 878 nota 1). 



220 INTAQU ABCAICI 

dell'oso degli iacisori etruschi di riprodare tipi greci tal- 
volta molto antichi possa servire la corniola al n. 30 
Jangh. 0,016, largh. 0,012). Fra le gemme trovate da 
Schliemann nella terza tomba deiracropoli di Micene, si 
trova un sardonico inciso in modo molto primitivo, di coi, 
dopoché Milchhdfer (p. 38 fig. 43) aveva ripetuta Tin- 
sufficiente copia di Schliemann (p. 233 fig. 313), alla 
fine l'Helbig [Dos komerische Epos pag. 220 fig. 79) 
ha dato un disegno esatto. Mostra due guerrieri eoo 
grembiule ai lombi e grandi scudi, che pendono sol 
dorso, di cui quello a destra spinge, adoperando tutta 
la forza, nel petto al suo avversario già caduto a terra 
una lunga spada. Appunto questa rappresentazione ri- 
torna sulla nostra pietra, trasferita in uno stile più svi- 
luppalo ; anzi lo scudo dietro alla schiena del combat- 
tente che si trova a destra, è mantenuto in un modo 
che mostra chiaramente che l'antico modo di reggere 
lo scudo con una correggia sulla schiena non si capiva 
più. Del resto questa pietra dalla pietra di Micene non 
di(Terisee che per la circostanza, che l'assalitore non 
adopra la punta della spada ma vibra un colpo. 

In fine sono qui copiate tre pietre del museo municipale 
cometano che mostrano mia accuratezza di lavoro vera- 
mente meravigliosa, se si considera la piccolezza delle 
proporzioni , tutte ad eccezione del n . 39 , con un orlo etrusco 
molto accurato. Nel n. 37" (corniola; lungh. 0,012, 
largh. 0,009) vediamo un uomo seduto, barbuto e at- 
tempato giudicando dal profilo pronunciato. La parte supe- 
riore del corpo, anatomicamente ,ben lavorala, è nuda, 
mentre il grembo apparisce copèrto da un vestito. Dirige lo 
sguardo all' insù, dove è teso un tessuto a larghe maglie, 
cioè una relè. Da questa parte un lungo filo, che egli 
tiene colla mano destra, mentre la sinistra evidentemente 



DELLA QBECU E DBLL*BTRURIA 221 

intreccia la rete. Dobbiamo quindi riconoscervi un tessi- 
tore di reti nel suo lavoro, come sullo scarabeo egualmente 
bello presso Gades Gemme etnische l\ 161 abbiamo un 
lavoratore di metallo, che picchia col martello su un 
elmo. II nostro scarabeo è tecnicamente importante per 
questa circostanza, che il piano dell'immagine, di una 
grossezza di un millimetro, è incerito molto elegante- 
mente nella pietra e consiste|inoltre di due pezzi, poi- 
ché la parte che contiene la rete è un pezzo a parte. 
Con ciò si ha un nuovo esempio di un restauro an- 
tico (v. G. Korle nel BulletL 1885 p. 5], o il lito- 
glifo cercò in questo modo di rimediare ad un errore 
commesso, come ricorre qualcosa di simile nella plastica 
molto spesso. -Una rappresentazione mitologica ne pre- 
senta la corniola n. 3S(lungh. 0,016, largh. 0,011). È 
il noto schema che ricorre su monete tessaliche (Gardner 
tav. Ili 1 e 2) di un Satiro nudo dalla coda lunga che 
insegue una ninfa in abito kngo. Egli Tha afferrata e cerca 
di tenerla ferma, mentr'ella s'affatica per liberarsi da lui. 
La formazione del corpo è simile a quella che ricorre sui 
vasi dalle figure rosse, di stile ancora inceppato, come 
su quelli di Duris. Anche le forme del corpo della 
donna, che si scorgono attraverso al vestito lungo e con 
fine pieghe, corrispondono alla maniera di questo maestro. 
Nel campo dietro al dorso del Satiro si scorge un oggetto 
accennato soltanto debolmente, e che sembra una lancia. 
Se il litoglifo voleva rappresentarvi realmente una tale, 
allora la situazione si può precisare ancora di più. È 
Amimene, che è assalita dai Satiro, che ella per errore 
scagliando la lancia ha desiata dal sonno. Non si deve 
mollo attribuire alla circoslanza che mancali vaso d'acqua 
della Danaide. Una seconda immagine mitologica la 
troviamo sulla corniola copiata al n. 30 (lungh. 0^013, 



222 INTAaU ARCAICI 

largh. 0,009). Ercole, determinato certamente dalia pelle 
di leone e dalla claya, con un movimento abbastanza ener- 
gico conduce seco una donna in abito lungo e trasparente. 
Anche questa rappresentazione mostra un arcaismo già 
maturo e la massima ^curatezza di lavoro, specialmente 
nelle pieghe dell'abito della donna. Come noi dobbiamo 
chiamarla, non credo che si possa giudicare con certezza. 
Vedendo queste ultime rappresentazioni e altre simili, 
che nella loro maniera e tenendo conto dell'epoca cui 
appartengono hanno raggiunto un'alta perfezione, mi è 
sempre venuto un pensiero, il contrario dell'ipotesi di 
Kohler, confutata da posteriori ritrovamenti, che cioè 
tutti gli scarabei siano lavoro etrusco. Non dovrebbero 
piuttosto alcune delle pietre trovate in Etruria essere pro- 
dotti diarie greca? L'importazione delle pietre incìse era 
ancor più facile che quella delle stoviglie ed è veri- 
ficala in un caso certo dalla gemma Castellani a forma di 
lente. I difetti che vengono attribuiti alla tecnica etnisca 
delle gemme in opposizione alla greca, come durezza nel 
rendere i muscoli, inadatto riempimento degli spazii e 
cose simili (v. p. es. Friederichs Nuove Memorie del- 
rinstituto p. 182), non posso trovarli, almeno nelle rap- 
presentazioni di cui parlammo da ultimo e in una lunga 
serie di altre. 

Ottone Rossbach 



LB HÒBRfe'A SOTTO t'AVENTflffè BCC. 2^3 



LE HORREA SOTTO L' AVENTINO 
E LA STATIO ANNONAE USBIS ROMAE 

(Tav. d'agg. I) 

Nel nostro Islìlulo mollo si è ragionalo delle Horrea 
Galbiana, isolalamenle considerale * : slimo ulile chia- 
mare Tallenzione degli studiosi di topografia romana 
sulle relazioni loro con i circostanti edifici delle re- 
gioni XII, XIII e IX. Il tema è assai ampio: non 
avendo ora il tempo e Tagio di svolgerlo, mi basterà 
giltare in carta pochi cenni, che dichiarai a viva voce 
in una adunanza del nostro Istituto. Altri potrà da cfuesto 
seme raccogliere il frutto d'una compiuta dimostrazione 
topografica. 

Primo capo del filo del mio discorso fu la base di 
statua dedicala al divo Costantino daF/. Crepereius Ma- 
dalianusw e. praefectus) ann[onae] cum iure gldd'Ji) ', 
il cui sito e rinvenimento al livello dell' antico piano 
della città, poco lungi da un cippo tuttora eretto ài 
posto primitivo, collocalo dai censori dell' anno di C. 
47 ', sono esattamente indicati dal Grescimbeni , che 

1 V. Stevenson, BulL delVInst. 1880 p. 99; Henzen, Le. 1885 
p. 139. 

8 a L L. VI 1151; Borghesi Oeuvre^ IH p. 1611: cf. G. L L, 
XIV, 135. 

3 C. L L. VI 919. 



224 U HOBBIA SOTTO Ii'àYKNTIHO 

descrìsse quanto fa trovato nello sterrare ed abbassare 
la piazza di s. Maria in Cosmedin Ta. 171S '. La ci- 
tata base di statua dedicata da un prefetto dell'annona 
ha in quel luogo relazione manifesta cogli edifici cir- 
costanti a destra ed a sinistra. Tra s. M. in Cosmedin 
e la piazza Montanara erano i celebri portici Minucìi, 
vetere e frumentario % con il contiguo foro olitone; 
destinati alla gratuita distribuzione del grano '. D^ 
lato opposto verso la porla Trigemina e per lungo tratto 
fuori di essa alle falde dell'Aventino erano la porticus 
fabaria \ il vicus frumentarius ' e l 'ampia distesa 
delle horrea ' coi portici Emilii e l'emporio \ coll'uf- 
ficio dell'esazione dell' ansarium (dazio) degli aridi e 
dei liquidi portati per acqua all'uopo di vettovagliare 
la città '; finalmente il forum pistorium e la stazione 



^ Crescimbeni Stato della basilica di s. Maria in Cosmedin 
Roma 1719 p. 27-31. 

^ Notitia reg. e Ctfnontflireg^. IX; Yelleiiu Patercnltu II, 8, 3 ; 
Apuleìus de mundo 85; Preller Die Regùmen p. 168; Marquaidt, 
R, Staatsverwaltung 2 ed. n p. 128 e aeg, 

^ V. Hirschfeld, R. Verwaltungsgesch, 1 p. 134 e segg. Per le 
tesserae frumentariae y. Benndorf, Beitràge zvr Kenntniss des 
Attisc hen Theaters (Zeitsehrift far die óstreichischen Gytnnasien 
XXVI 1875 p. 592-94). 

* Notit reg, e Curiosum reg. XDI: cf. C. I. L. VI 18. 

* C. L L. VI 975 p. 180 col. 2, v. 36. Cf. la negòtiatris 
firumentaria et leguminaria ab scala mediana (1. e. 9688); cotesta 
scala sembra una di quelle, che davano accesso air Aventino dal lato 
del Tevere. 

« V. PreUer , 1. e. p. 101-105; Bruzza nel BuU. deWInst 1872 
p. 140 e seg.; Jordan lìiòYCArch. Zeitung XXVI p. 18; Topogr. H 
p. 68, 104; Stevenson Bull delVInst, 1880 p.99; Mommsen Ejohem. 
ep, IV p. 260; Henzen, Bull cit. 1885 p. 139 e Bull arch. comi 1885 
p. 51 ; Gatti, in Bull arch, com, 1885 p. 112 e seg. 

•» Liv. XXXV 10; XLI 27. 

« C. /. Z. VI 2 n. 8594: cf. le mie Piante di Roma p. 47. 



E LA STATIO ANNONAE URSIS ROHAE 225 

del coUegium o corpus pistorum \ Laonde le horrea 
Galbae, Galbana^ Galbiana, più celebri o più antiche 
delle altre in questa sene di magazzini ed edifici pub- 
blici annonari, debbono avere servito piuttosto ali an- 
nofH^ publica, che a qualsivoglia specie di depositi e 
di usi a vantaggio privato dei cittadini. Il prefetto del* 
Tamiona aveva in Roma per la sua amministrazione 
gigantesca una propria statio \ fiscus % offkium \ ratio 
e tabutarium*. Il centro e la sede urbana di celesta 
immensa prefettura e ragionerìa *" erano evidentemente 
nel luogo, ove fu trovata la base dedicata a Costan- 
tino dal praefectus annonae, in mezzo ai grandi portici 
ed horrea, fon ed edifici d'ogni maniera appartenenti 
allazienda frumentaria ed alimentaria della metropoli 
del mondo romano. La quale era sotto l'alta sorve- 
glianza del prefetto della città: ma gli officiales urba- 
niciani (della prefettura urbana) non dovevano punto 
intromettersi nell'amministrazione dell'annona, riservata 
tutta ^W'officium annonartum ed alla praefectura anno- 
nae ' ; che ora intendiamo avere occupato ampio tratto 

1 Canina, Ind. topogr. di Homa ant. 4 ed. p. 345; Jordan T(h 
pogr, n p. 105. Sul corpus pistorum di Boma , Aur. Victor, De 
Caes, e. 13 ; Fragmenta Vat iuris anteiust, § 233 ; Marqaardt, Dos 
Privatleben der Ràmer II p. 400402; Qnidi nel BoU. arch. com. 
1884 p. 228. Sai pistores annofiae pubhcae nei manicipii C- L L, 
Vm, 8480 ; cf. Houdoy, Le droit municipal p. 469. 

« C. I. L. n 2, 9626. 

3 L. e. 8474-8477. 

* L. e. n. 8473. 

5 L. e. 8476, 8476>, 8477. 

^ Sulla cura annonae e suoi officiali t. Mommsen, Staatsrecht 2^ 
ed. n 1 p. 468471; Marquardt, R, Staatsverwaltung 1. e. p. 132 e segg.; 
Hirschfeld, 1. e. p. 128-142. Un ìubpraefectus annonae Urbis è ricor- 
dato in iscrizione onoraria di Sardegna, Fiorelli, Notisie 1881 p. 202. 

'^ Vedi i frammenti d^una legge deU*a. 364 o 365 nel codice 
Teodosiano 1, 6, 5; XI, 14, 1 : cf. Seeck neWEermes XYIII'p. 293, 294. 

ÀmfAiii 1885 15 



22G LB HORMA sono VATtmnfo 

presso le rive del Tevere entro e ftiorì l'antica porta 
Trigemina, ove approdavano ki navi portanti le derrate 
alimentari alla città. 

Né dò fa novello istitato dei tempi impefiali. Fino 
dal 314-815 di Roma si fa menzione della straordi- 
naria praefectura amonae di L. Minncio e di ma- 
nnmenti ad onore di lai e della saa ammiristrazime 
annonaria eretti presso la porta Trigemina ^ La verità 
di cotesta anlichìssìma praefectura amonae è impagliata 
dal Mommsen ^. Qualunque sia rorigine di qo^a no- 
lirJa, certo è che (aori della porta Trigemina da tempo 
antichissimo fu eretto un monumento ad onore di on 
Minucio per la cura dell'annona della cHIà '. La co- 
lonna onoraria era composta di [Àetre cifindrìche di 
mole per macinare il grano, come cpselle del sepolcro 
di Eurisace appaltatore di forni di pane ^. La cura 
dell'annona dapprima fu commessa di legge ordinaria 
agli edili; e tali furono i due Emilii, che fondarono 
i portici appellati dal loro nome e l'emporio fuori della 
porla Trigemina sotto l'Aventino ^. 

È notissimo, che il praefectus annonae d' ordine 
equestre fu isliluilo da Augusto. 11 quale dovendo prov- 
vedere all'alimentazione della città nel tempo del mas- 
simo numero dei suoi abitanti, né bastando airuopo 
i magazzini, portici, uffizi e stazione presso la porta 
Trigemina, dispose anche delle horrea e dei corpi di 
mensores frumentarii e di altri addetti allo sbarco ed 

» Liv. IV, 12, 16. 

* Hermes V p. 266 e segg. 

3 Plin. E. a. XVm, S, 15 ; XXIV, 5, 21 ; Dioayg. XH, 4; Liv. 
IV, 16: cf. BèckBT.Eandbuck IpA^', Mouxmae^ R. Mùnzw. p. M9 ; 
e nelV fferffies, 1. e, p. 2$&. 

* V. Canina, L e. p. 'h4&, 

5 Liv. XXXIV, 10, cf; XXXV; 41 ; XL, 51 : Becker, l e. p. 464. 



E LA BTA'flO ANN0HAE UBKS BOMAE 227 

alla cura e custodia delle vettovaglie ì» Ostia e Porlo '; 
^ìbe a^nUt selle provìnce, che forDivana il graiK>, 
l'olio, il vino alla metropoK ; segnatamente in Sicilia, 
neir Alrica ed in Egitto * . Il singolare sarco£ago> trovalo 
nella vigna Aquari^ sul quale il voa Duhn ha riconoscialo 
le personifieazioni di Poirlo, della Sicilia e dell'Africa 
(sm queUa d^' aniMma ', mi sembra alludere alla ma- 
gistratura d'un praefectus amonae. 

Il canone in natura frumentario, oleario, vinario 
cbei dappriiua fu contribuito a Roma dalla Sicilia, Spa- 
gna, Africa, Egitto *, veniva per mare e pel Tevere 



1 V. Dessau nel C. L L, XIV p. 7 e seg. : cf. il taòul(aritts) 
Ostis ad emnona(m) (7. /. L, VI, 8450. 

' Pelle horrea Romane populo destinata y. Ammian. Marcel- 
lin. XXVm, 1, 17, ed ivi il ViJesio : le horrea ad securitatem populi 
Romani a Rusicade neir Africa sono ricordate neir iscrizione ricom- 
posta dall'Héron d» TiUefosse, Bulh ép, de la Cfaule 1881 p. 167, 
168 ; Ephem, epigr. V p. 446 : cf. horrea ad utilitatem populi Ro- 
mani C. L L. Vili, 7975, e la statua del genius annonae sacrae Urbis 
(1. e. n. 7960) nella medesima Rnsicade. Un adiutor praefecti anno- 
nae ad oleum Afrum et Hispanum recensendum è ricordato in Si 
viglia (CXL. n, 1180); cf. i frumentarii et olearii Afrarii {CLL. VI, 
1^0). 'Delprvmag. finimenti munieipalis in SìoiGa C, I. L, m, 6065 
Della flotta frmnentarìa Alessandrina, C. L. Visconti nel BnlL com 
1881 p. 52. 

^ Mate e ren Bn&n, Antike B^werkcviah i?om IIp. 334, 335 
cf. Acpxaxi in BilL arck. com. 1877 tav. XVHI p. 150^6 ; Lnm- 
bioso, in BnlL dell'Ioust 1878 p. 66,67. 

^ Aureliano, che ebbe cura speciale àiòWannona Urbis, impose 
aé- aleoite provìnce d'Bal» ili canone mrbicarìo ; ed al pane , vino, 
olio,, aggiunse anclte la cajne suina : v. Mommseny R. Feldmesser U 
p. 199 e seg.; Jullian, Les transformations politiques de VRalie sous 
le» empereurs (BibL des éeoìes fr\ d'Athènes et de Rome XXXVH 
p. 188, 189). Cf. le iscrizioni C, L L, VI, 1747 (vedi in fine del 
volume le Addendia)x 1771, 1784, 1785. Nel codice Vaticano 8066 E 
scrìtto da mano del secolo XVm si legge nna cBssertazione anonima 
De canone firumentario. 



228 tB HORRBA BOTTO LVVENTINO 

aircmporio scilo rAvenliDO, in anfore ansate '. 1 fran- 
tumi dei vasi fittili , entro i quali erano custoditi 
i liquidi e gli aridi portati all' emporio, formarono 
a poco a poco nei secoli dell'impero il monte ap- 
pellato Testacelo *. Quelle derrate erano deposte nelle 
harreaii Roma e Porto in quantità sufficiente all'alimen- 
tazione del popolo anche per più anni '; distribuite poi 
nei portici Minucii e vendute nei mercati, macelli, fori 
speciali in varìi punti della citta. Cosi dagli ultimi 
confini della regione XI alla XIII e XII, lungo la riva 
del Tevere ed ai pie' dell' Aventino, per ampio tratto 
lutto era occupato dagli immensi edifici spettanti al- 
l'annona Urbis ed alla sua amministrazione. Alla quale 
ed ai suoi edifici probabilmente appartenne il sigillo 
anepigrafo figulino rappresentante l'abbondanza o la 
medesima annona personificata V Altre impronte di 
malloni da me edite ed illustrate appartennero certamente 
ad ufilcii dipendenti dalla prefettura dell'annona; quelle, 
cioè, del Hmenarcha, che furono proprie delle navalia 
. di Porto, non dell'emporio urbano". 



i Non ho letto il trattato speciale del Pigonneau, De convectione 
uròanae annonae, Paris 1877. 

* Vedi l'appendice a questo articolo. 

' n Lanciani, Vicende edilizie di Bonia (Roma 1878 p. 24) cal- 
cola sopra dati certi, che al tempo di Angusto la città consumava 
sessanta milioni dì moggia di grano (dae milioni e mezzo di mhbia 
dell'odierna misura) ogni anno. Settimio Severo provvide la quantità 
necessaria a dare per sette anni 75,000 moggia di frumento gratuito 
aUa plebe romana ogni giorno (Spartian. Sever. 28): cf. Marquardt, 
1. e. p. 127. 

^ V. Boma sott. ni p. 375 e la mia prefazione alle Iscr. dollari 
del Marini p. VII. 

^ Bull, della comm. arch. com. 1873 p. 123-130: Boma sott. 
m p. 847, 672. Un Umenarcha non di Roma, ma di Cipro, è no> 
minato nell'iscrizione (7. /. L. VI, 1440. 



E Là STATIO AMKONAE UBSIS ROMAE 229 

L'AvenUno colle regioni civili XIII e IH costituì 
la regione prima ecclesiastica, chiamata per antono- 
masia Borrea ' ; alla quale spettarono i cimiteri cri- 
sUanì suburbani delle vie Ostiense, Ardeatina e della 
parte destra dell' Appia '. Nei sepolcri della basilica 
di s. Paolo sulla via Ostiense è notabile la menzione 
d'un pistor regionis Xll coli' insegna del moggio % d'un 
horrearius " e d'un s{ub]ce{ntuno?) praef{ecturae) an- 
n(onaé) '. Anche più notabile è nel cimitero di DomiUlIa 
presso TArdeatina la frequenza del moggio nei titoli 
sepolcrali ^ Nel cubicolo principale a due absidi di quel 
cimitero sulla parete intermedia alle absidi è dipinta 
una figura, cui il Bosio ed i seguaci di lui avevano 
dato una veste stranissima a guisa di guardinfante '. 
Oggi da tutti è riconosciuto, che quella pretesa veste 
è un moggio di forma conica. Colui, che se lo tiene 
dinanzi, deve essere stato uno dei principali del coUegium 
pistorum della prossima regione XIL Nella fascia infe- 
riore delle pareti di quel cubicolo è dipinta una scena 
fino ad ora unica, rappresentante facchini che salgono 
e scendono per scale di legno con grandi sacchi sugli 



^ Regione /, qime appellatur , horrea — regione in loco qui 
dicitur horrea iuxta Aventinum, Mittarelli, Ann. Carnai, docum. 
n. 120, 121; Stevenson, 1. e. p. 98. Cf. Galletti, Primicerio p. 101. 

^ y. Berna sott. ITE p. 515. 

3 V. Inscr. christ. U. R. I p. 213. 

* L. e. n. 1026. 

^ C. I. L. VI, 8471 : questa lapide non sembra cristiana. 

^ n Bosio in due epigrafi di questo cimitero ha delineate le 
spighe, di che è colmo il moggio, come fiamme uscenti dalla bocca 
d^una caldaia (Boma sott. p. 214). L^errore del Bosio è stato già 
notato dal Garrucci nel commento alle Hagioglypta di Macario (Pa- 
ris. 1856 p. 107). Altri moggi graffiti sugli epitaffi ho io medesimo 
trovato nel sotterraneo cimitero di Domìtilla a Tor Marancia. 

'^ Bosio, Boma sott. p. 227. 



280 LI BOOBA 80R0 Vkmtao 



omeri. Se oe è tentata ii vario modo HatorprelazioDe ; 
specialmente si è pensato af^i ESsrei proTwdoiltsi al 
grano in Egitto ^ Dato eàaoAio , che 1a^ pittara rap* 
presenti m soggetto biblico, questo per la aingohrità 
saa ed in qael luogo non pami debba essere stimato 
estraneo alle reminiscenze del grano «caricato all' em- 
porio tiberino e portato ai forni dei pistores, cbe ebbero 
sepolcroto loro proprio' in quel cimitoro. 

Finamente esfljirò il disegno d'mia coppa di vetro 
(v. tav. d'agg. I) oggi perduta, stata già nel museo del 
cav. Gualdl, delineata tra te carte del Suarez nel co- 
dice Vaticano 9186 f. 217 a. É adoma di figure rap- 
presentanti, probalrilmeale a graffito, nel piano superiore 
due coniugi in piedi in mezzo a due figlinoli, un gio- 
vanetto ed una fanciulla. Il coniuge è vestito d'ampia 
penula» così anche il giovanetto, che tiene nella sinistra 
i pugillari. La matrona solleva ed agita colla sinistra 
il sudarium ossia mappula ; come i magistrati nel dare 
il segnale alle corse del circo. Tra le immagini dei 
componenti celesta famigUa sono intercalate le figure per- 
sonificanti le stagioni: la primavera col vaso dei fiori; Te- 
stale col fascetlo delle spighe; l'autunno colla coppa del 
vino; l'inverno con l'oca. Sopra i due coniugi allrettanti 
geoii alati volanti agitano serti sciolli di fiorì. Nel piano 
inferiore è effigiato dinanzi ad una porta adoma di co- 
lonne un penulato simile a quelli dell'ordine superiore. 
Egli è nell'atto di esercitare la funzione del suo ufficio 
e sta dinanzi ad una grande bilancia eretta sopra li- 
gnea machina (cavalletto) : un facchino trae una car- 
riola, della quale si veggono solo le stanghe, due con- 
nlullori di bestie da soma guidano altrettanti cavs^tì 

* V. Bottari, Roma sott. n p. 21. 



Nv 



B LA STATIO AHtfOHlII UBBIS BOHAE 231 

portanti il carico, che deve essere pesalo. Il quale 
noQ si scorge sia per difetto dei disegno, sia perchè 
il carro era e£Bgiato nell' sdiro lato della coppa. Io 
propongo di ravvisare in celesta rappresentanza un 
proefectus ann&me e nel piano inferiore un suo pri- 
mario officiale, forse il figliuolo ', neiratto di pre- 
siedere alla verificazione del frumento ricevuto dai 
suseeptores del canone urbico e pesato dai mensòres 
ffiocAinani V La penula era propria dei personaggi 
di grado anehe senatorio od equestre, esercenti fun- 
zioni civili. Le figure personificanti le stagioni, dalla 
cui regolare vicenda, dipende il felice raccolto dei frutti 
della terra, bene convengono ad una coppa dedicata a 
chi amministrava l'annona. U rozzo stile del graffito e 
la forma delle vesti accennano al secolo quarto eadente 
od al qaioto, quaado il prefetto dell'annona spiegò auto- 
torità sempre maggiore in Ostia e Porto e sembra avere 
(fsÀvì tenuto la residenza ordinaria. 

Pongo fine a questi brevi ed imperfetti cenni intorno 
ad un argomefHo, che merita studio accurato e completo, 
ripetendo T invito ai topografi dell'antica Roma di svol- 
gerlo in ogni parte, e dichiararlo con tavole grafiche 
delle vestigia di edifici in tutto il tratto della regione 
subaventina, 4eì portici Hinucii e del foro olitorio. 

* Lo crederei il procurator annonae in Ostia e Porto, se quel- 
Pufficio avesse durato fino al secolo quarto e quinto, età del vaso. 
Sol procurator annonae in Ostia v. Henzen in Bull, delllnst. 1875 
p. 3 e seg. ; Fiorelli, Notizie 1880 p. 470 e segg. 

* C. L L, VI, 85. Nel museo Campano è serbato un basso ri- 
lievo da paragonare con la parte inferiore del vaso sopra descrìtto. 
Bappresenta un magistrato sedente sul bisellio ed assistito da un 
officiale, che tiene i pugillarì nella sinistra ; il quale verìfica il peso 
di grandi pani posti sul piatto d^una grande bilancia. Ne ho sotto 
gli occhi un abbozzo di disegno favoritomi dal oh. sig. can. lannelli 
direttore del predetto museo. 



132 APnmiOB 



APPENDICE SUL TESTAGCIO 

Sol TesUccio si vegga il laminoso traUato del Dressel 
negli Annali dell'Instilnto 1878 p. 118-192 \ Nel Ball, 
di arch. crìst. 1870 p. 20, 21, notai che la volgare 
opinione del medio evo, la qaale sopponeva il Teslacdo 
formato dai vasi, entro coi era ogni anno portato dalle 
province a Roma il trìbato, sotto forme poetiche ha 
qualche sostanza di vero. Il Dressel (1. e. p. 177) non 
solo approvò il mio detto, ma volle anche fare nn passo 
innanzi slimando, che quell'opinione sia nata dalK^sere 
slati letti fino dal medio evo su quei vasi nomi di città 
e di province. Imperocché il Bruzza ed il Dressel hmm 
riconosciuto siffatti nomi, segnatamente dell'Africa e 
della Spagna, sui frammenti dei dolii del Testacelo. A 
dichiarazione del qual punto debbo avvertire, che nella 
compilazione di Nicola Signorili, De iuribus et excellenlits 
Urbis Romae, sotto il titolo De monte Testacio, si legge: 
Maximae dignitatis argufuentum est, . . mm Testatiae a 
testis vasorum dictus, quorum fragmenta ad constituendum 
montem kuiusmodi iactabantur, in quibus de orbis parti- 
bus diversis census annuatim portabantur ad urbem et 
ideo mons ipse omnis terra etiam nuncupatur. Si quis 
autem lanlae rei esset incredulus, potest se de hoc faci- 
li ter declarare fodiendo ex dictis fragmentis, in quibus 
reperiet scripta nomina provinciarum, quae census huius 
modi deslinabant (cod. Column. f. 24', 25), Laonde 
è certo, che fu posta mente alle lettere scrìtte sui dolii 

^ Cf. Brazza nel BulL deU'Inst. 1872 p. 188. Descemet, Marque8 
de òrtques de la gens Domitia p, 58, 59. 



SUL TBSTACCIO 233 

ed in esse furono ravvisati o sì credette ravvisare no- 
mina provineiarum. Le allegate parole sono dettato 
proprio del Signorili; imperocché nella più antica De- 
seriptio Urbis Romae eimque e(x>cellentiae, che ho di- 
mostrato essere opera del celebre Gola di Rienzo, ado- 
perata poi dal Signorili, il paragrafo sul Testacelo non 
si legge. Giovanni Cavallini de Gerronibus, contempo- 
raneo di Gola, nella Polistoria de virtutibus et dotibus 
Romanorum (lib. VI e. il) paria del Testacelo come 
formato dai vasi, entro i quali era portato a Roma l'annuo 
tributo in moneta , ma, non fa motto delie lettere e 
dei nomi delle province '. A poco a poco IMnterpre- 
lazione dell'origine di quel monte dai vasi del tributo 
cedette il posto ad una nuova opinione propria dei 
dotti deir età delle rinate lettere classiche. I quali sti- 
marono, che quel campo fosse stato assegnato ai figuli 
da Tarquinio Prisco ; e che dai detriti e rifiuti delle 
loro ofiQcine sia stato formato il monte. Per questa opi- 
nione sogliono essere citati Marliano (17. R, topogr, 
Romae ISii p. 63) ed i seguaci di lui. Ma assai 
prima del Marliano un anonimo della seconda metà 
del secolo IV in un codice elegante della Galleria degli 
Uffizi in Firenze (V. 1. 7*) scrisse così (f. 43) : Di- 
cendum nane videtur quid probabilior sentiat opinio 
de monticulo ilio, qui inter portam sancii PaulietTi- 
berim adiacens Testaceus nunc dicilur, quod testarum, 
laterum et vasculorum fragmentis sii aggregat(us) : non 
quod isdem vasculis populo Romano tributa fer(r)entur, 
ut nonnulti ignari pulanl; sed potius figulorum et 
vitrariorum artium purgamenta fuisse affirmatur, Nam 
colligitur ex Plinio et cUiis autoribus usum fictilium 

* V. Graf, Roma nell'immaginazione del medio eyo I p. 154. 



284 ▲PPBVPiOB Bull nOTÀOCIO 

ajmd vetires maxiwwm Bùviae fuiw etc. L'opimone perà 
degli ignari, come li cfaiama l'anoniiBO, eia (ria yieina 
al vero, che quella dei dodi. Delle offiràie dei fignli 
muneroti indizi ha rìcooosciuto il Dreeeel «eHa eponda 
del Tevere esposta al Teetaocio, iiiDgo la Ripa grande 
l. e. p. 18# eeeg.). 

a B. Da Bossi 



isomiacmi nwnmnwn isoopism scc. B8S 



ISCRIZIONI RECENTEMENTE SCOPERTE 
DEGÙ EQUITES SINGULARES 

Nd BuUettino 188S p. £3 diedi alia face um la- 
pide dedicata da'Traci serventi fra f U eguites Mngula- 
res al genio deil'imperator Adriano ed a varie divinità» 
i cui nomi per la maggior parte sono periii. Fq rinve- 
imta nella prossimità della Scala santa a S. Giovanni 
al Lateraao, vicino al viale dì Emanuele Ciliberto, né 
fMiò più dubitare esser state là una volta ie kastm di 
quella guardia impmale, detta quale altre lapidi anche 
prima eransi ritrovate in quei contorai (1. e. p. Si, 
65; cf. C, L L 6, 224-226). Siffatta opinione ha 
oUeputo ormai piena conferma mediante i recenti la- 
vori eseguiti neUa via Tasso, parallela al ridetto viale 
e prossima ad esso, i quali haufio messo a giorno muri 
con nicchie càe contenevano probabilmente deUe sta- 
tue, ed aocanto ad esse basi ed are scritte di marmo, 
tutte riferibili a quei cavalieri. Lasciando al collega 
Lanciani di trattare de' ruderi scoperti, mi contenterò 
di ragionar delle lapidi rinvenute, ora trasportate nel- 
lameno suo giardino, posto alle falde del Quirinale, 
dal sig. comm. Maraìni, alla cui squisita gentilezza 
debbo di averne potuto trar copia, ajutato da' colleghi 
Gatti e Mau, a' quali rendo le dovute grazie della cor- 
tese loro cooperazione. Quelle lapidi peraltro non so- 
lamente vengono ad arricchire il tesoro già abbastanza 



236 ISCRIZIONI moBirmaimB soopisn 

ricco di documenti che avevamo di quella milìzia (cf. 
p. e. C. /. L 6, 3173-3223, ecc.), ma ci forniscooo 
eziandio lumi non ispregevoli su varii punti finora ri- 
masti oscuri della loro organizzazione ed istituzione. 

Allorquando, sono ormai più di trentanni, trattai 
degli equites singulares negli Annali nostri (1850 p. B- 
53), cercai di rendere probabile, il nome loro dover 
derivarsi, anziché dalle ale e coorti singularium, piut- 
tosto dalle ordinanze così appellale addette a' tribuni 
e prefetti del pretorio nonché a' legati delle Provincie. 
Come questi si circondavano di guardie del corpo, op- 
pure ordinanze, così gli imperatori anch' essi aveano 
un corpo destinato al medesimo servizio presso la loro 
persona, il quale perciò insignivasi del medesimo nome 
(I. e. p. 11). Questa spiegazione, se non m'inganno, 
trova ora una conferma nella circostanza che, quando 
si cita il ridetto corpo oppure il suo genio, esso quasi 
sempre qualificasi come numerus singularium Augusti, 
rade votte come numeru$ equitum singularium (cf. le 
lapidi riferite più tardi). Inoltre gli stessi militi desi- 
gnansi talvolta semplicemente come singulàres, omet- 
tendo la qualità di equites (cf. n. 1. 2. 12) ; ciò che 
combina perfettamente col titolo dato alle ordinanze 
degli alti ufficiali. Nondimeno non può dubitarsi che 
quella guardia non abbia contenuto che soli cavalieri, 
indicandolo tanto gli esempi, in cui havvene espressa 
menzione (n. 11. 14 ), quanto la turma citata in monu* 
lawlì Ai singulares semplicemente detti (p, e. n. 2), e 
gli ufficiali del corpo (cf. n. 11. li. 15), anch'essi 
proprii della cavalleria. 

Riguardo all'epoca dell'istituzione degli equites sin- 
gulares, i quali, al parer mio, entrarono nel luogo del- 
l'abolita guardia servile del collegium Germanorum (I. 



DEGLI BQPITES 8INQULARES 287 

c. p. 14 segg), li avea io riferiti allelà degli inipe- 
ralori Flavii, appoggiandomi su' nomi gentilizi éhé si 
trovano nelle loro iscrizioni, e che non rimeditano più 
in su di cotale dinastia ' . Il Momnisen al contrario pre- 
ferì d'attribuirne l'istituzione ad Adriano, il quale è 
noto aver introdotto molte innovazioni nella milizia ro- 
mana [Hermes 16 p. iS8), e l'indusse a quell'opinione 
in ispecie l'espressione di Tacilo ann. 1, 24, dove fa 
menzione delle robora Germanorum, qui hm custodes 
imperatori aderant.Se a tempo di Tacito ci fossero stati 
gli equites singulares, anch'essi composti in gran parte 
di Germani, quell'autore, cosi crede egli, non si sa- 
rebbe espresso in cotal modo. A parer mio peraltro Tacito 
parla in quel luogo de' veri Germani corporis custodes 
de' primi tempi dell'impero che infatti all' età sua non 
esistevano più; e confesso di non aver osato mai ac- 
cettare r opinione del Mommsen a cagione de' molti 
Ulpii ricorrenti nel numero de' singolari. Ora le nuove 
scoperte mi sono venute in soccorso, aveado dimostrato 
che almeno sotto Traiano esisteva di già la nuova guar- 
dia. Ce ne fornì la prova abbastanza sicura l'ara da noi 
riferita al n. 3, dedicata nell'a. 118 da' veterani conge- 
dati nel numero dei singolari dall' imperatore Adriano» 
appena ottenuto l'impero; giacché è chiaro che non po- 
teva* concedere la onesta missione a quei militi, se 
soltanto pochi mesi prima li aveva arruolati. 

Decisive peraltro sono due lapidi testé venute alla 
luce, poste l'una da un d[up']licuf^ius2 sing{uhri$) 
i[f»p.] Traiani; V altra da un semplice singtUaris del 



* Se ne trovano, è vero, anche Giulii e Clandii, ma sempre uniti 
a nomi d*età più recente, o per altre ragioni non convenienti al primo 
secolo. 



298 iscBuioin BicmEifum sooRsn 

medesimo, il qvale mediante l'aggianla turnui; Ma- 
rmi Tien leslificato aver fatto parte delia stessa guar- 
dia equestre. Nob è poi improbabile eh' egli sia slato 
il medesimo M. Ulpio Mansueto che fu arraoiato in 
essa Dell' a. lOC ed ottenne l'onorevole missione nel- 
la. 133 (cf. u. Se 12). 

1. Ara marmorea litteris 2. Stele ex lapide Tibur- 
ex parte valdeevanidis, tino, litteris bauis, 

MARTI 

M • VLPIVS VI* (?) m. u Ip ius 



VLLVS • Dwp ^i^rsTrsrxTETv 

hlC Klriu8{Ì) SINGVLARI 

5 SlUGlmp IMPTRAIANI 

TKKlhni T • MARINI 

VSL-M 5 V • S • L-M 

Speriamo che ulteriori scoperte vengano a dichia- 
mrei, se veramente Traiano debba ritenersi per fon- 
datore della nuova guardia, oppure possano riportarsene 
le origini air epoca de' Flavi! . La ricorrenza d' alcuni 
Coeceii (d. 4rf. 9. 10; 5ft, 13; 14c, 8. 11>, ricor- 
danti t'imperator Nerva, danno un appoggio a questa 
ultima opinione, quantunque non possa assicurarsi con 
ogni certezza ch'essi siano stati reclutati fra gli equitì 
singolari dal ridetto imperatore, il cui nome possono 
aver ottenuto anche in altra maniera. 

U più gran numero delle iscrizioni testé rinvenute 
ccmsiste in are dedicate a molte divinità romane e bar- 
bare, nonché al genio dello stesso numero degli equiti 
singolari da' veterani dimessi con onesta missione (n. 3- 
10. 12. 13; cf. n. 16. 17. 18), oppure in basi di 
statue erette da' medesimi al genio dell'imperatore uBih 
tamente a Giove, Ercole o Marte (n. 11. 14. 15). Le 



DBQLI EQXntSS sni69LÀRBS 280 

proporremo qui in ordine cronologico, aggiadgendovi 
poche altre lapidi simili e cerredftDdeie deller ossenra* 
zioai, di cui baoM bisogao. 

3. Ara magna marmorea litteris bonis. 

secespita lituaé 

lOVIOPTlMO -MAXIMO 
IVNONI • MlMÉItVAB 
HERCVLI • FORTVNAB ^VOACìTATÌ 
urceus SALVTI • FATIS • GEI^rO • SII4G • AVG = patena 
5 EMERITI * EX • NVMSltOÈdtMlOM C 
MISSI • HONESTA • MlSSÌONÈ- 
ABIMPTRAI A»K> • HAORIANÒ • AVG 
IPSO • II • COSLLM- V-S 



118 



5 litterae HO in lìtara. 



Ara marmorea, 

a. in antica: 

lOVl • ÒPTVMO • MAXIMO 
IVNONIMINERVAE 
MARTI • VICTORÌAÉ • HERCVlI 
FORTVNAE • MERCVRIO 
5 FELICITATI- SALVTI • FATIs 
CAMPESTRIBVS • SILVANO 
APOLLINI • DIANAB • EPONAE 
MATRIBVS • SVLEVIS • ET 
GENIO • SINO- AVG 
10 VETERANI • MISSI 
HONESTA • MiSaiONE 
EX • EODEM • NVMBRO • AB 
IMP • TRAI ANO • HADRIANO • AVG • P • P 
C • SERIO • AVGVRlNO • C • TREBIO 
15 SERGIAN0-C08«LL'MVa a- 132 



1 



240 ISCRIZIONI RBOUnrBMBllTE SOOFUTE 

b. in ìaUre iiniitro: e. t» averta: 



10 



16 



20 



25 



dO 



/RANO* ET 
MARRAD 
MVLP 
MVLP 


' • MARCELLO COS 
•PRISCVS TRAIA 

FREQVEN S 

LVPV S 


a. 104 
NENSES-BAETASIVS •<- 


MVLP 


TERTIV S 




MVLP 
ClVL 
MVLP 


SANCTV S 

avvidianvs 
firmInv S 




P- AEL 


FLAVINV S 




PAEL 


MERCATO R 


_ 


MVLP 


prImv S 




MVLP 
MVLP 


OPTATV S TRAI 
VERECVNDVS 


ANENSIS • BAETASIVS 


MVLP 


DASMENVS 




M.VLP 
MVLP 
ClVL 


DASIV S 
SINGVLARIS 
CRESCENS TRAI 


ANENSIS • BAETASIVS 


M-VLP 


CRESCEN S FLSIR 


MI 


MVLP 
MVLP 


AMABILI S 
CRESCEN S 




MVLP 
MVLP 
MVLP 


CLARV S 
VELO X 
OPTATV S 




P- AEL 


PASTV S 




M'VLP 


ANTONTVS 




MVLP 


FIDELI S 




MVLP 
MVLP 


MARTIALIS 
MERCATOR 


• 


MVLP 


AGRIPP A 




MVLP 


CALLI O 




MVLP 


AGIU- S 




MVLP 


RIDANV S 




MVLP 


ARRVNTIVS 





DEGLI RQUITES SINOULARES 241 

d. in lettere dextro: 

Dlvd • TRAIANO • V • Cllll 

MYLP IVLIV S 

M • VLP DOLVCIV S 



a. 103 



10 



M 


•VLP 


eLEMEN S 


M 


•VLP 


marInv S 


CL 


OCT 


MARCIANV S 


M 


•VLP 


Ianvarivs 


M 


•VLP 


ISAVRICVS 


M 


cocc 


VieTO R 


M 


eoe 


FLAVO S 


M 


VLP 


PROeVLV s 


C 


IVL 


INGENV S 


M 


•VLP 


eALVENTIVS 


M 


•VLP 


MASS A 


M 


VLP 


IVSTV S 


M 


•VLP 


CASSIV S 


M 


•VLP 


VRSVLV S 



15 



5. Cippus marmorevs. 

a. in fronte: aquila 

lOVI • OPTIMO 
MAXIMO • I VNONI 
MINERVAE • MARTI 
VieTORIAE • MERCVRIO 
5 FELICITATI • SALVTI 
FATIS • eAMPESTRIBVS 
SILVANO • APOLLINI 
DIANAE • EPONAE • MATRIBVS 
SVLEVIS • ET • GENIO 
10 SINGVLARIVM • AVG • 
VETERANI • MISSI • HONESTA 
MISSIONE • EX • EODEM 

N V M E R O • AB 
ImP • TRAIANO • HADRIANO 
15 AVG • P • P 

L • L • M • V • S 
HIBERO • ET • SlSENNA • CoS a, 133 

V. 10 antea scriptum erat SINGVLARIV • AVG 

V. 11 antea scriptum erat VETERANI • MISSIONE. 

Annali 1885 16 



242 



ISCKIZIOMI HKCBNTeMBNTB SCOPERTE 



b. in UUerc dextro : 

CANDIDO • ET • QVADRATO 

COS 



M 

P 

P 

M 

M 

M 

M 

TI 



VLP 
AEL 
AEL 
VLP 
VLP 
VLP 
VLP 
CL 



10 M • VLP 



• licinivs 

• valenTinvs 

• octavivs 

G A L V S 

VICTOR 

PRIMVS 

SECVNDVS 

GAIANVS 

PRISCVS 



M • ANTONIVS • COCCEIANVS 
COMMODO ET • CERIALE • CoS 



105 



a. 106 



M • COCCEIVS • IVSTVS 

M • VLP TREVER 

16 L- LICINIVS- SALVTARIS 



M 


• VLP 


TERTIVS 


T 


• F L 


DATIVOg 


M 


• VLP 


VITALIS 


M 


• VLP 


GENIALIS 


20 M 


• VLP 


DOMITIVS 


P 


• AELIVS 


• BASSVS 



MS6LI EQU1T88 SINOULARES 



243 



10 



15 



20 



e si 


nistro : 




M- 


VLPSIM^ 


M 


• VLP • 


gK 


P 


• AEL 


•GEi\ 


M 


• VLP 


•PRiX 


M 


• VLP' 


SILVA! 


M 


. VLP 


INGENVS 


P 


AEL 


; i VST VS 


M 


' VLP • 


SECVNDVS 


M 


•VLP • 


DASIVS 


P • 


AEL • 


TI T VS 


m 


• VLP 


• FIRMVS 


M 


• VLP- 


mansveTvs 


M 


•VLP 


' GRATVS 


M 


• VLP^ 


' NONIVS 


M 


•VLP • 


CAMPANVS 


M 


VLP • 


CANDlbVS 


M 


•VLP • 


MAXIMVS 


M 


•VLP • 


MARCVS 


M- 


VLP • 


VALERIVS 


M 


•VLP 


TVLLIVS 


M - 


' VLP . 


GERMANVS 


M 


•VLP' 


OCTAVIVS 



M . 9VLPICIVS-CRESCENS 



V. 23 primo scriptum erat M • VLP, post«a correctum M • SVPI- 
CIVS, deniquc M • SVLPICIVS. 






244 « ISCRIZIONI BBCBNTBMBNTB 800PEBTB 

8. Cipptis mar morena. 

a. in adversa: 

lOVI OPTIMO MAXIMO 
IVNONI MINERVAE MARTI 
VICTORIAE MERCVRIO 
FELICITATI SALVTI FATIS 
5 CAMPESTRIBVS • SILVANO 
APOLLINI • DIANAE 
EPONEMATRIBVS sic , 

SVLEVIS . ET GENIO 
SINGVLARVM • AVO sic 

. 10 VETERANI • MISSI • HONESTA 
MISSIONE EX EODEM NVMERO 
AB IMP TRAIANO HADRIAN 
AVGPPLLM-V-S _ 

L • IVLIO • VRSO • SERVIANO • fìl 
15 T • VIBIO • VARO CoS a. 134 

b. in lettere sinistro: ' 

MVLPIVS CARISTIANVS EX SIG 

P AELIVS BELLICHVS sic 

P AELIVS BASSVS 

MVLPIVS PRIMVS 

5 M VLPIVS LONGINVS 

MVLPIVS SEXTVS 

M VLPIVS OCTAVIVS 

M VLPIVS R V F V S 

M VLPIVS CRESCENS 

10 M VLPIVS PATERNVS 

M VLPIVS PATERNVS 

M VLPIVS MONTANVS 



DEGLI BQ0ITBS SINGUFiARES 

e. in latere dèxtro: 
M - VLPIVS ' CANDIDVS • EX - SIGNIF 
M • VLPIVS • VALENS • EX • ARM • CVST 
T-FLAVIVS FLORENTINVS 



245 



p • 


AELFVS 


M AR I VS 


5 M- 


VLPIVS 


D O M I T I V S 


M . 


. VLPIVS 


I AN V A RI VS 


M • 


VLPIVS 


RESPE CT VS 


M- 


VLPIVS 


V R B I C V S 


M ■ 


VLPIVS 


P R I S C V S 


M' 


VLPIVS 


T E R T I VS 


^ M- 


VLPIVS 


RESTITVTVS 


M 


VLPIVS 


BEL L I CVS 


M 


' VLPIVS 


V I A T O R 


LI 


CINIO • 


svRA in Co 



15 



ET • SOSSIO -SENECIONE 



7. Parvm cippus marmoreus: 

a. in fronte: 

I OMIVNONI 

MINERVAEMARTI 
VICTORIAE • MERCVRIo 
FELICITATI SALVTI'FATIS 
5 CAMPESTRIBVSSILVANOAPOLLI 
DIANAE • EPONAE • ET • GENIO 
SINGVLARIVM • AVG • VETER 
MISSI • HONESTA- MISSIONE 
EX • EODEM • NVMERO • AB • IMP 
10 HADRIANOAVG 

P-P-L-LMVS 
PONTIANO • ET- ATILIANO • CoS 
Q_V I MILITARE 
COEPERVNT 
15 GALLOETBRADVACoS 



a. 107 



a. 135 



a. 108 



240 



I^CBIZIOKI RECBNTBHBhTE SCOPEBTB 



b. in laure sinistro: 

VALERIVS 

D E XT E R 

VICTOR 

ALPICVS • EX • TABU 

SATVRNINVS 

TITVSEXASTI 

DEXTEREXARM 

ITEMEX-CAVSA 

PAEL- VALENS 
10 T-FLAVIVSBIZENS 

e. in latere dextro: 



M- 


VLP 


M 


• VLP 


M 


VLP 


M 


VLP 


5 M' 


VLP 


M 


VLP 


M 


VLP 



M 
M 
P 
M 

M 
P- 
M 
P • 

M 



VLP 
VLP 
AEL 
VLP 
VLP 
AEL 
VLP 
AEL 
VLP 



APRILIS • EX • ASTIL 
VICTOR • EX • LIBRA 
RESTITVTVS 
NIGEREXASTI 
FIRMVS • EX • SIGNIF 
ANTONINVS 
EMERITVS • EX • SIGIsF 
A N /// N I V S 
INGENVS • EX . SIGNIF 



8. Cippus marmoreus. 

a. in fronte: 

I-OMIVNONI 
MINER • MARTI • VICTORI 
MERCVR • FELICIT • SALVTI 
FATIS • CAMPESTRI • SILVANO 
5 APOLLINI • DIANAE • EPONAE • ET 
GENIO • SINGVLARIVM • AVG • VETE 
RANI • MISSI • HONESTA • MISSION 
EX • EOIMSM • NVMERO • AB • ImP 
TRAIANO • HADRIANO • AVG • P • P 
10 L • L • M • V • S 

L • CAEIONIO COMMODO 

SEX-CIVICA POMPEIANO 
QVI • MIL • COEPERVNT 
PALMA • ET • TVLLO- CoS 



CoS 



a, 136 



a. 109 



DEGLI SQUIT6S ^^KGULARES 247 

b. in latere sinistro : . ^ 

mvlpsecvndvshx-arm 

MVLP- SVCESSV S sic 
T • FLAV • CRESCE S sic 
T-FLAVÀPVLEIVS-EXSIGN ' 
5 p . AELI • MAXIMVS :/. 
M • VLP • PVDÉNS ÉXSÌGN 
C • VALE • LONGV S 
MVLP-MASVETVSEXSIGN 
M • VLP • CLAVDIV S 



e. in latere decctro: 





ex • ARMOR 


M 


• VLP • SATVRNIN • RAETVS 


P- 


AEL • TVTO R 


M 


VLP • ANNÌV S 


M 


•VLP • MARCV S 


M 


• VLP • VALENS • EX • TA6 LII? 


M- 


VLP • BASSV S 

■ 


P . 


AEL • ROMANI V S 


M- 


VLP MACEDO • EX • ASTIL 


M 


VLP • PIV S 



248 



ISCBIZIOMI RICKNTBHEHTE SCOnSTK 



9. Cippus marmorevt littm$ pulckrit. 

a. in fronte: ^^^j- 

I o V I ■ o rU/CA o 

MAXIMO ' IVNONI 
MINBKVAE MARTI 
VICTORIAE ■ HERCVLI 

5 FORTVNAE • MERCVRIO 
FELICITATI ■ SALVTI ■ FATIS 
CAMPESTRIBVS • SaVANO 
APOLLINI • DIANAE - EPONAE 
MATRIBVS ■ SVLEVIS ■ ET 

10 GENIO' SINO AVG 

CETERISQ^DIS'IMMORTALIB 
VETERANI MISSI 
HONESTA MISSIONE BX BODEM 
NVMERO ■ AB ■ IMP • TRAIANO 

15 HADRIANO ■ AVO ■ P • P 

L-AELtO'CABSARE-II-BT-P-COELIO-BALBlNO>COS 



. in latere litMtro: 




MISSI 


HONESTA MISSIONE 


TI 


CLAVDIV 


s 


LVPI O 


L 


VALEWV 


s 


PESTV S 


P 


AELIV 


s 


SVRI O 


T 


CLAVDIV 


s lie 


PROCVLV S 


T 


CLAVDIV 


S ne 


QyAHTV S 


M 


VLWV 


s 


TITVLLV S 


M 


VLPIV 


s 


DOMITIV S 


c 


IVLIV 


s 


TVTO R 


M 


VLPIV 


s 


FLAVO S 


M 


VLPIV 


s 


VALENTI NV S 


M 


VLPIV 


s 


CAPIT 


C 


IVLIV 


s 


FIKMV S 


M 


VLPIV 


s 


VERV S 


L 


ATTIV 


s 


INCENV S 


C 


BARBIV 


s 


ROMVLV S 


M 


VLPIV 


s 


DASIV S 


M 


VLPIV 


s 


MVCAPO R 


T 


FLAVIV 


s 


PRAESEN S 


M 


VLPIV 


s 


SECVNOV S 


M 


VLPIV 


s 


MARTIALI S 



DEGLI BQUITBS SlHeULABBS 

e. in latere dextro: 



coeper 


^NT-MILIT-ORFITO-ET-PRISCINO CoS 


missi 


^ONESTA 


MISSIONE * 


Vili 




VS 


TACITV S 


Idvs 


X 


/ S 


E(^VESTER 


lAN 


5 M «^-N. 


f S 


MARCV S 




M-VLPIV S 


VIATO R 




M'VLPIV S 


PRISCV S 




M'VLPIV S 

» a V # V w% V V 9. ^ 


t kuvincialIs 




M • VLP I V S 


S AC E -zr 


lU" 


C • IVLIV S 


VICTO R 




M'VLPIV S 


INGENV S 


ARM 


TPCLAVDIVS 


CANI O 




T FLAVIV S 


LVCIANV S 


AST 


M-VLPIV S 


DASIV S 


SIC 


.5 M'VLPIVS 


QVINTV S 




M'VLPIV S 


VICTO R 


ARM 


C • IVLIV S 


EQJ/ESTER 


SIG 


M'VLPIV S 


MARCV S 




M'VLPIV S 


SIMILI S 


SIC 


JO M-VLPIV S 


,LICINIV S 




M-VLPIV S 


SATVRNINVS 




M-VLPIV S 


BACORV S 


sic 



10. Parvm cippus marmoreus, 

a. in adversa: 

lOM-IVNONIMINERVAE 
MARTI VICTO RI AEHERCVLI 
FORTVNAE MERCVRIO FELICITATI 
FATISSALVTICAMPESTRIBVS 
5 SILVANO • APOLLINI • DIANAE 
EPHONAE MATRIBVS • SVLEVIS 
ET GENIO SINGVLARIVM • AVGVSTI 
CETERISQVE • DIS • IMMORTALIBVS 
VETERANI MISSI • HONESTA MISSIONE 
10 EX EODEM NVMERO • ABIMP 
TRAIANO HADRIANO -AVGPP 
CAMERINO ETNIGROCoS 

Vili -IDVS • lANVARIAS • C^yi • MILI 

^ic TARE • COEPERVIT • PISONI - ET • BOLANO Cog 

L • L • M • V • S 
V. 5 APOLLINI corr. ex APOLLINE . 



249 



a. 110 



SIC 



a. 138 
a. Ili 



1 



250 



ISCBIZIOMl BECBNTraBMTE SCOFfeRTE 



b. in latere sinistro: 

M • DECIMIVS • PROCVLVS • EX • DVPL- FL • SIRMI 
TFLAVIV SMARTIALISEXDVPLVLOESC 
PAELIV SCANDIDVSEXSIGlJF.FL-SIRyl 
MVLPIVSPVDENSEX ARMOR CVSTFLSIRM 
MVLPIVS QVINTVSFL- SIRMI 
TAELIVS- NASOVLOESCI 

Lotus dextrum scriptum non est. 



11. Cippus marmoreus lilleris bonis, 

a. in fronte: 

lOM ETGENIOIMP 

TITIAEL/ HADRzANIANTONIlf 
AWG'Vii PPCIVES • THRACES 
M ISSI • HONESTA • MISSIONE • ADDIEM ■- 
5 E;r NVMERO • EQVITVM • SING • AVO 
Qi)/ORVM NOMINA • IN LATE RIE VS 
D^icRIPT A . SVNT • LAETI • LIBENTES 
Po/sVERaNT • STATVAM 
MjARMOREAMCVMSVA-JASE 
10 Il^jlP . ANTONINO . AVGj^II- ET 

èfRVTTIo- PRAE SENTE- II COS a. 139^ 
KMarT- SVB- PETRONIO 
A M E rTINO • ET GAVIO MAXIMO Pr 
prdET • ALERIO MAXIMO • TRIBVNO • ET 
15 JCENTVRIONESEXERCITATORES 
LINGENVOIVL (?ERTOVLPAGRIPPA 
/ALBASSO • Q VeMiLITARECOEPERV 

VOPISCo'ET HASTA • COS a,lU 



PBGLI KQUITSS SINQVLÀBBS 



251 



b. in latere dewtro: 



10 



15 



20 



10 



15 



M 


• VLP 






TERENTIV 


S 


• 


L 


• CASS 






PVDEN 


s- 


SIC 


M 


• VLP 






MVNATIV 


S 




M 


• VLP 






BITHV 


S 




P 


• AELIV 


s 


VALEN 


S 




P 


• AELIV 


s 


ATTICV 


S 




P 


• AELIV 


s 


AVITV 


s 




P 


• AELIV 


s 


DECVMINV S 




P 


' AELIV 


s 


DEXTE 


R 




P 


• AELIV 

$ 


s 


SEVERV 


S 




P 


• AELIV 


s 


MES//// 


// 




P 


• AELIV 


s 


EMEReTV 


s 




M 


• VLP 






TEREwTIV 


s 




P 


. AELIV 


s 


ATTIé?V 


s 




P 


• AELIV 


s 


AVDA 


X 




M 


• VLP 






BELLICV 


s- 


AC 


P 


• AELIV 


s 


VALEN 


s 




M 


• VLP 






DOCILI 


s 




PAELAVRELIVS 


DVPLIC 






P- 


AELIV 




s 


DE^TE 


R 




in 


latere sinistra: 










M' 


VLPIV 


& 




DOMITIV 


S 




P • 


AELIV 


S 




AMANDV 


S 




P • 


AELIV 


S 




ROMANV 


s 




M- 


VLP 






MASVETV 


s 




P 


AELIV 


s 




DRVSIANV 


s 




P • 


AELIV 


s 




QVINTV 


s 




M- 


VLP 






MONTANV S 




P • 


AELIV 


s 




IVLIV 


s 




P • 


AELIV 


s 




FLAVINV 


s 




P ■ 


AELIV 


s 




BITHVS 


s- 


TVBIC sic 


P ' 


AELIV 


s 




MASCVLV 


s 




P . 


AELIV 


s 




DEXTE 


R 




P • 


AELIV 


s 




DEXTE 


R 




P ■ 


AELIV 


s 




SEVTHEN 


S 




P 


• AELIV 


s 




FRONT 


O- 


HAST 


P 


' AELIV 


s 




DOCILI 


s 




P • 


AELIV 


s 




DIGNV 


s • 


BVC 


M' 


VLP 






AVRELIV 


s 




P • 


AELIV 


s 




AVGVSTINVS 





252 ISCRIZIONI BICBNTSÌISim 800PBRTE 

12. Cippus marmoreus. 

!• O . M • IVNONI • MINERVAE 
MARTI • VICTORIAE • HERCVLI 
FORTVNAE • MERCVRIO • FELICITATI • FATIS 
SALVTI CAMPESTRIBVS • SILVANO • APOLLINI 
5 DIANAE • EPONAE • MATRIBVS SVLEVIS • ET 
GENIO SINGVLARIVM • AVO • CETERISCL: DIS 
IMMORTALIBVS • VETRANI • MISSI • HONESTA ^ie 
MISSIONE * EX • EODEM N VMERO • AB 
IMP • TITO • AELIO • ANTONINO AVO • PIO • P • P 

10 TITO • AELIO ANTONINO • ET • AVRELIO 

CAESARECOS a.140 

C^yi MIUTARE COEPERVNT • VERGILIANO 
ETMESSALLACOSCELSINIVS INGENVS-SING *ic 
VLPIVS REPENTINVSHASTILIVLIVS CLEMEN 

15 VOTO SOLVERVNT • ANIMO LIBENTIa.115 

13. Ara marmorea. 

a. in frante: 

I O V I . O P T I M O 
MAXIMOIVNONI 
MINERVAE • MARTI 
VICTORIAE HERCVLI 
5 FORTVNAE • MERCVRIO 
FELICITATI • SALVTI • FATIS 
CAMPESTRIBVS • SILVANO 
APOLLINI • DIANAE • EPONAE 
MATRIBVS- SVLEVIS ET 
10 GENIOSING AVG 

CETE RISQj DIS • IMMORTALIB 
VETERANI MISSI 
HONBSTAMISSIONE EX EODEM 
NVMERO • AB IMP • HADRIANO 
' 15 ANTONINO AVG P'P'P 

PRISCINO • ET STLOG A • COS a. 141 

L • L- M- V- S 



DEGLI EQUITES SINGULARBS 



253 



b. in latere sinistro: 
QVICOEPERVNTMIL • L- LAMIA- AELI 
SEX • CARMI • VETERE • COS 
MISSI • HONESTA • MISSION • NO • lAN 



a. 116 



r • AELI VS 
5 M • VLP 
P- AEL 
P AEL 
L • PETRON 
P -AEL 

10 P . AEL 
T-FL 
M- ANT 
P -AEL 
P -AEL 

15 P . AEL 
M- VLP 
P- AEL 
P- AEL 
P- AEL 

20 M • VLP 



AVGVRINVS 
BRVTVS SIG 
RESPECTVS 
LVCIVS • ARM 
GRATVS 
SEXTVS 

SERVANDVS • TVB 
VERAX • SIG 
NICER V 
NIGRINVS 
FIRMINVS 
MESSOR 
VALERIVS AST 
CELSVS ARM 
MARCVSSIG 
VIVENVS 
LVCANVS 
CAMPANVS SIG 



SIC 



M- VLp 
e. in latere deatro: 

MISSI • HONESTA • MISSIONE 



10 



15 



P 

P 

C 

P 

P 

P 

T 

C 

P 

P 

P 

P 

P 

P 

M 

P 

P 

P 



AEL 

AEL 
IVLIVS 

AEL 

AEL 

AEL 

FL 

IVL 

AEL 
-AEL 

AEL 

AEL 

AEL 

AEL 

VLP 

AEL 

AEL 

AEL 



PLACIDVS 
MVNATIVS • SIG 
lANARIVS 
VANGIO • SIG 
FELIX • SIG 
BRIGO • ARM 
CRESCENS 
BASSVS 

VALENTINVS 
LATINVS • SIG 
NIGRINVS • ARM 
INGENVS • Vie 
IVNIVS 

PRAESENS EQ_ 
EQVESTER 
SERVAEVS • ARM 
CALVENTIVS 
SVPER 



Sto 



SIC 



254 fSCBIZIOill RICBlfTBlflirTB SCOPBKTB 

Il Ara marmorea. 

ft, in frante; 

HBRCVLIET. GENIO 
IMP'TITI • AELIHADRIANI 
ANTONINIAVGPlI • PP 
VETERANI • MISSI • HONESTA 
^' MISSIONE • EX • NVMERO • EQVITVM 
SINO • AVO • OyORVM • NOMINA • IN 
LATERIBVS • INSCRIPTA • SVNT • LAETI 
LIBENTES • POSVERVNT- ST ATVAM • MARM 
CVMSVABASI-OyADRATOETRVFINOCoS a. 142 

IO SV» ' rtTRONIO • MAMERTINO • ET • GAVIO • MAXIMO 
riUtF ' rii • ET • TATTIO • MAXIMO • TRIB • ET • CENTVR 
fXBRCITATORBS'PLAVlO'lNGENVO-IVLIO-CBRTO-VLFlO 9ÌC 
AOKtPfA * POnrtO ' MAXIMO'QyPMlLITARE-COePBliyNT 

MIGRO • ET • APRONIANO • COS R. 117 

b« in latóre sinistro: 



10 



15 



20 



COCCEIV S 


MACER • DVPLlt 


AELIV 


S 


SIMILI S 


AELIV 


S 


ROMANV S 


VLPIV 


S 


OyARTI O 


AELIV 


s 


PAVLV S 


FLAVIV 


s 


DVBITATVS 


VLPIV 


s 


CANDIDV S 


AELIVS • ' 


/ALENTINVS-SIGNIF 


AELIV 


S 


VALER IV S 


AELIVS 


MARTIALIS • TVRMAR 


AELIV 


S 


SIMPLE X 


AELIV 


S 


PAVLINV S 


AELIV 


S 


TITVTHES 


AELIV 


S 


SEVERVS 


AELIV 


S 


CARET A 


AELIV 


S 


BELLICVSSIGNIF 


VLPIV 


S 


VALEN S 


AELIV 


S 


GENTILI S 


AELIV 


S 


SPVRINNA 


AELIV 


S 


FREQVENSSIGNIF 



DEGLI £QUIX£S S1N6ULARES 25^ 

e. in latere dextro: 

AELIV S DOMITIVS 

CLAVDIVS AVI TV S 

AELIV S NIGRINVSCDS 

AELIV S TE RTI V S 

5 AELIV S VALERIV S 

AELI VS • LICINIVS • ARMOR • CVST 
AELIVSINGENVVS-SIGNIF 
COCCEIVS CRESCENS 

AELIV S TACITVS . SIGNIF 

10 AELIV S OCLATIVS 

COCCEIVS PROBVS 

AELIV S DECIMVS 

FLAVIVS FLORENTINVSSIGNIF 

ÀELIV'S AVITV S 

15 AELIV S LONGINV S 

AELIV S GEMINV S 

AELIV S / FIDELI S 

AELIV S DECIM V S 

AELIV S DOMESTICVS 

20 AELIV S BITHV S 

V. 13 il nome di Flavius è posto in litnra. 

15. Basis marmorea litteris magnis et bonis. 

a. in fronte: 
MARTI • SANCTISSIMO • ET 
GENIO • PMPTAELI • HADRIANI 
ANTONINI • AVG • PlI-PPET 
AVRELIO • CAES • VETERj;^ MISSI 

5 HONESTA • MISSIONE • EX • N • SING 
AVG • QVI • MILITAR^ • COEPERVNT 

IMP-HADRIANO • II • COS • QVOR a. 118 
NOMINA • IN LATERIB • INSCRIP • SVlST 
LAETI . UBENTES • POSVER • STATVA- 

10 MARMOREA • CVM • SVA • BASI 

TORQVATO- ET • HERODE • COS a. 143 

IDIB • MART • SVB • PETRONIO 
MAMERTINO • ET • GAVIO • MAXMO sic 
PR • PR • ET • TATTIO • MAXIMO • TRIB 

15 ET • CENTVRION • EXERCITATOR 
FL • INGENVO IVLIO CERTOVLPAGRIPPA 
PONTIO MAXIMO • MISSI • PRID NONAS 
lANVAR 



256 



10 



15 



ISCRIZIONI RBCBNTElfBHTE SCOPERTE 

b. in latere sinistro: 

P • AELIVS VALENS • DEC-F-EX-N* 
EQ^SING- AVG 
DASIVS- ARC 
PERPET VS 
SEREN V S 
ROM AN V S 
SVCCESSVSSIG 
AVGVSTALIS 
FLAVIVS V A L E R I V S 
AELIVS G E N I A L I S 
IVLIVS MARCELLINVS • SIG 
AELIVS • PEREGRINVS • AST 
AELIVS VALENS 
rVLIVS LATINVSARC 
FLAVIVS MARCELLVS 
AEUVS M A X I M V S 



P 
P 
P 
P 
P 
P 
T 
P 
C 
P 
P 

c 

T 
P 



AELIVS 
AELIVS 
AELIVS 
AELIVS 
AELIVS 
AELIVS 



SIC 



e. in latere dextro. 



10 



15 



P 

P 

P 

P 

P 

P 

M 

P 

P 

P 

C 

P 

P 

P 

TI 



AELIVS 
AELIVS 
AELIVS 
AELIVS 
AELIVS 
AELIVS 
VLPIVS 
AELIVS 
AELIVS 
AELIVS 
IVLIVS 
AELIVS 
AELIVS 
AELIVS 
CLAVDIVS 



VETTI V S 

SECVNDVS 

SATVRNINVS 

TVENDVS SIG 

VICTOR 

LVCIVS 

MARCELLVS- ARC 

INGENVS 

SILVANVS 

VI ATOR 

FINITVS 

DEXTER 

TAVRINVSSIG 

BITVS TVB 

IVSTVS • SIG 



SIC 



DB€IU BQHmS SINaULABBS 257 

16. Fragmentum arae marmar eoe. 

I O • M • IVNOljli mineruae 
MARTI ' H \eretdi cet. 

17. Fragmentum cippi m^armorei, 

a. in fronte:. 

IMP • CAEsJ^ . ael 

HA//DKl/ano sic 

ANTO nino 

AWG'VIO p.p. et 
6 Nl'AEUOaurelio 

CAESARlj 

PR-NON/ 

VETERAlm mis8i ex 

NVMERjo sing.cmg.ab 
10 ^ M Vjt. aelio hadriano 

antonino . atig .pio .p.p. cet. 

b. in latere décstro: 

PAELIVSSENILIS 
CIVLIVSSENILIS 
CIVLIVSSAEPINVS 
L • CASSIVS • TERTIVS 
5 PAELIVS-NEOSIGN 
P • AELIVS . OPTATVS 
P . AROVS i^VMRRrv<; 

18. Fragmentum barn vd arae mcàrmùreae. 

in latere: 

5^KlLIS PVPLIC 
E M E L L V S 

^ V^R M A N V S . 
M V S 
N^V S 
Annali 1885 ^'^ 



258 ISCKIZIOMI 1 

19. Fratjountum cipj 
QyiNTiu 

I nppltndtm: Ututi) 

IO. Cipput marmorei 
I 

I V N O N 

MARTI VI 

FORTVN 

» FELICITA 

CAMPES' 

APOLLINI 

MATRIBVS 

DIS IV 

10 GENIO • NV 

PAEIIVSLV' 

V ■ S 

6 littfra 8 ertua. 

ìi. Cippus marmorei 

Io-M- 

MARTI- 

uram' MERO 

SALVTM 

5 SILVANC 

EPONAE 

ET -GB 

M-VLPIVi 

EQ. ■ 



5 A tfi nomine Apolli 
repetita. 



DfiOLI BQUITSS SUTGULARE^ 259 

22. Ara marmorea, 

a. in adversa: 

urcens bucranium patera 

VOTO • SVSCBPTO • SACR 
lOVl • OPTIMO ' MAX- SOLI 
dIvINO- MARTI -ME RCVR 
HERCVLIAPOLLIN SILVAN 
5 ET • dIS • OMNIBVS • ET • GENIO 
IMP • HADRIANI • AVO • ET 
GENIO • SINGVLARIVM 
M- VLPIVSTERTIVSCiVES sic 
TRIBOCVSCLARAMISSVS 
10 HONEST • MISSIONE EX • NVMER 
EQ. • SING • AVG • VIII • ID • lANVAR 
ASPRENATE II ETLIBONE „CoS a. 128 
VOT • SOLVIT • LIBENS • MERITO 

in iatere deatro figura lovis, in sinistro Martis 

b. in aversa: 

VOTO SVSCEPTO • SACR 
IVNVICTORIAEFORTVN 
FÉ LI CITATI- MINE RVAE 
CAMPESTRIB • FATIS • SALVT 
5 ET- OMNIBVS DEABVS ET 
GENIO- IMP- HADRIANI 
AVG ET GENIO SINGVLAR 
M-VLPIVS TERTIVS ClVES 
TRIBOCVS CLARA- MISSVS 
10 HONEST MISSIONEX NVME 
ROEQ:SING-AVGVIIllD-IAN 
ASPRENATE. II- ET -LIBONE CoS 
VOTVM • SOLVIT • LIBENS - MER 



y 



260 (soBiaaNi BBOSimiciim soopbete 

23. parvus cippus fMrmoreus. 

lovi • ivnonI 

SOLI • LVNAE 

urcetu HERCVUMJNERVA p(Uera 

MARTI • MERCVRIO 

6 CAMPESTRIBVS 

TERRAE • CAELO 

MARI • NEPTVNO 

MATRIBVS • SVLEIS 

GENIO • IMP 

10 M • VLPIVS • NONIVS 

VETERANVS • AVO 

CIVES • NEMENS 

V • S • L • M 

Le lapidi sopra riferite ci forniscoDO i latercoli de-^ 
gli equiti singolari congedati negli anni 132, 133, 13i, 
138, 136, 137, 138, 139, 141, 142, 143, che, ad 
eccezione de'dimessi in quest'ultimo anno, arruolati nel 
secondo deirimperatore Adriano (a. 118), lotti erano 
entrati nella milizia sotto l'impero di Traiano. E rice- 
vettero l'onesta missione nell'anno 

132 i veterani entrati nel servizio 103, 104 



133 


» 


» 


» 


105, 106 


13i 


» 


)) 


» 


107 


135 


» 


» 


» 


108 


136 


)> 


» 


». 


109 


137 


)> 


» 


x> 


110 


138 


» 


» 


» 


111 


139 


» 





» 


114 


liO 


» 


» 


' » ' 


115 


141 


» 


» 


» 


116 


li2 


» - 


x> 


» 


117 


li3 


. n 


» 


» 


118 



DBeU BQUITSS SINaULABES 261 

Risulta da qu^ta tavola cbe il numero degli sU- 
pendt, a cui erano obbligati i singolari^ non era fin da 
origine quello stesso palesatoci dal noto diploma det- 
l'a. 230 (C. /. L 3, LI p. 893) che fissa U lóro ser^ 
vizio ad anni venticinque, tempo identico a quello di 
tutte le miijzi^ ausiliari (cf. 1. e. p. 906) . Imperocché, 
mentre i veterani congedati nell'a. 132 contavano anai 
28 e 29 di servizio, e quei dell'a 133 aveano servito 
gli uni 28, gli altri 27 anni, tutte le classi dimesse 
negli anni 134 a 138 numeravano 27 stipendi, e solo 
coiranno 139 principia un servizio d'anni 25, rimasto 
poi normale fino almeno all'impero di Severo Alessan- 
dro. Né voglia credersi che qui si tratti d'una irrego- 
larità, supponmdo che i militi sìansi ritenuti sotto le 
armi oltre il termine legalmente stabilito; il che, se è 
probabile negli anni 132 e 133, non può ragioiievoi- 
mente credersi verosimile negli anni cinque seguenti, 
tutti concordanti nel numerò di anni 27. Questo adun- 
que sembra essere stato normale ne'primi tempi dopo 
Tislituzione del corpo, e se se n'era deviato negli anni 
132 e 133, ne' quali inoltre ì veterani di due arruola- 
menti diversi si congedarono, saranno state circostanze 
particolari a noi incognite che indussero l'imperatore a 
ritener nel servizio fino alfa. 132 i soldati che ne 
aveano compiuto il tempo legale negli anni 130 e 131, 
ed a non licenziare che nell'a. 133 quei che l'aveano 
terminato fin dall'anno prossimo precedente. Ora è noto 
che negli anni 130-13Ì Adriano trovavasi nell'oriente, 
dove alla fine del 131 o al principio di 132 scoppiò 
la rivolta giudaica che lo ritenne in quelle regioni per 
tutto l'anno 133 (cf. Diirr Reisen des Kaisers Hadrian 
in Abhdndlungen des arch. epigr, Seminars der Univ, 
Wien, II, p. 6i seg.) . Vi era senza dubbio accompagnato 



262 ISC9JZI0MI USOBNTBMSIITE SOOHBRTB 

dalla guardia de cavalieri siogobrì o da qoaldte distac- 
camento d'essi, e può beo essere che la fiera guerra con- 
tro i Giudei ùa stata la eansa del non essersi essi li- 
cenziati a tempo giusto. 

Adriano mori il dì 10 luglio dell' anno 138, nel 
quale l'onesta missione de'singolari avea avuto luogo 
al giorno 6 di gennaio (cf. n. 10); ed era questa la 
ultima accordala dopo un servizio d'anni ventisette. La 
prossima seguente, di cui abbiamo notizia, cade nel prin- 
cipio deiranno 139, e fu per conseguenza accordata dal 
nuovo imperatore Antonino Pio. Ora la missione data 
nei 138 si riferisòe agli arruolati nel 111; quella del 
139 a quei dell'a. 114. Ci manca dunque una no- 
tizia relativa agli arruolati degli anni 112 e 113, ma 
si può ritener per certo, essersi essi dimessi per una 
misura estraordinaria nell'intervallo di tempo fra la mis- 
sione dell'a. 138 e quella dell'a. 139. Questa poi es- 
sendosi fatta ne'primi giorni dell'anno, gli arruolati degli 
anni ridetti secondo ogni probabilità furono congedati 
nell'a. 138, nel quale quindi si dimisero i contingrati 
de'tre anni 111, 112, 113, ossiano militi 120 incirca. 
È probabile che l' imperatore Antonino Pio fu queUk) 
che diminuì la durata del servizio di questa sua guar- 
dia, uniformandola a quella degli stipendi di tutta la 
milizia ausiliare ^. 

La missione dell' a. 139 dicesi data ad diem, ciò 
che indica probabilmente ch'essa siasi data nel giorno 
preciso stabilito per quella misura. Notammo di già che 
nell'anno 128 il giorno della missione era il 6 gennaio 

* Merita d'esser osservato che i soldati delle flotta, paragonati 
Ir eerto modo co* singolari dal Mommsen (Hermes 16 p. 463 seg.), 
servivano 26, e più tardi 28 anni, anch'essi dunque più lungo tempo 
della milizia ausiliaie. 



HROU BQUITB8 SINaDIAEES 268 

(n* 10): nello stesso di fu data negli anni 138 (n. 22] 
e 137 (b. 9j , ed un giorno prima, vuo' dir nanis la- 
nuariis, nell'anno 141 (n. 13). Pare perciò che a quel- 
l'epoca il principio di gennaio era il termine stabilito por 
la missione almeno deUe truppe della guàrdia impe- 
riale; giacché nell'anno 150 ì pretoriani diconsi missi 
a. d. VII idus lanuarias, ossia a' 7 di quel mese {C. 
L L 6, 209), vale a dire un giorno dopo il termine 
allora ordinario per gli equiti singolari. Quel giorno 
poi, divontato posteriormente legittimo tanto per questi 
(dipi. mil. C. L L. 3, U), quanto per le coorti pre- 
torie (1. e. XLIX. UI. Liy. LYII) , rimase in uso fin 
a tempi di Diocleziano, benché se n'abbia un'eccezione 
ancora neiranno 2Si, nel quale si cita il giorno ii. 
Im, se non vuoisi col Mommsen credere ommesso per 
isbaglio il numero VII [Eph. epigr. i, p. 813). E un 
merito delle nuove scoperte l'averci reso noto il ridetto 
termine fin da epoca tanto antica, mentre finora egli 
non si conosceva che in documenti del terzo secolo 
(<;f. Mommsen 1. e. p. 913; Eph. epigr. i p. 185; 5 
p. 104. 610}. Anzi, non mancava qualche documento 
ohe vietasse di crederlo tanto antico: giacché le coorti 
pretorie ed urbane almeno ricevettero nell'a. 76 il gius 
conubii a' 2 di decembre {C. I. L 3, X), sotto M. Au- 
relio e L. Vero a' 6 maggio (1. e. XLYIl), se qui non 
sì tratta di un caso estraordinario. Ma abbiamo ormai 
una serie abbastanza considerevole di anni, ne' quali, 
se vi si nota una data precisa, vi é sempre indicato 
un giorno de'primi di gennaio che corrisponde, come 
dicemmo, colle date conosciute di epoca molto più 
recente. 

Non meno importante riesce quella serie, in quanto 
che ne risulta il fatto che i veterani degli equiti 



264 iscBiziONi HBCBMf BMi&irrs soonsTE 

siDgdarì furono congedati annualmente. Io, molli anni 
sono, avea esternato l'opinione che diversamente da quel 
che usavasi negli eserciti provinciali, a' pretoriani ed 
a' classiarii l'onesta missione siasi regolarmele conce- 
duta [Bhein. Jahrbb, 13, 18i8, p. 105; cf Mommsen 
C /. L 3 p. 913). Se ora consta che la guardia estera 
dell'imperatore godeva di un tal privilegio, cresce d'assai 
la probabilità che non ne siano slate prive le coorti 
pretorie, con quella differenza peraltro che queste, giusta 
le recenti ricerche del Bormann {Eph. eingr. i p. 318 
seg.), non si dimettevano se non in ogni altro anno, 
mentre i singolari annualmente si congedavano. Vero 
è che anche di questi negli anni 13S e 133 si dimi- 
sero i veterani di due reclutamenti, ma fu già detto 
che qui sembra trattarsi di una misura eccezionale ; 
giacché in caso contrario si sarebbe dovuto interrom- 
pere la serie degli anni medesimi. 

Se ci volgiamo ora a considerar le liste de' nomi 
riferiti ne'latercoli nuovi, ci accorgeremo subito che 
abbiamo da far esclusivamente a personaggi ingenui, 
visto che tutti portano i tre nomi romani, se non per 
avventura ne vien ommesso il prenome per amore di 
brevità, o per esser superfluo, trattandosi di soli nomi 
derivati da quei d'imperatori (cf. n. 14). 

Voglia notarsi però che in tutte le iscrizioni degli 
equiti singolari mancano quasi sempre il nome paterno, 
e sempre l'indicazione della tribù, vale a dir ì veri 
contrassegni della cittadinanza romana i, che ne'later- 



^ I due esempi che io citai altra Tolta {Ann. 1850 p. 22) di 
equites siìigulares muniti della cittadinanza romana, sono in iscri- 
zioni spmie, nna Ligoriana {C. L L, 6, 1493*), Taltra Qallettiana 
(L e. 3343*); cf. Mommsen Herme» 16 p. 460, 3. Un terzo hawi in 
altra Gallettiana 1. e. 3336*. 



MOLI EQX7ITBS SIHOULABSS 265 

coli deHe coorti pretorie ed urbane, non cbe in quelle 
de' vigili, vengono riferiti tanto di frequente. S'osservi 
inoltre che nel diploma dell'a. 230 (C. /. L 3 n. LI 
p. 893j sono trattati nella stessa guisa con tutte le 
truppe ausiliari. A ragione adunque ha conchiuso il 
Mommsen, diversamente da quanto io avea proposto 
nell'articolo più volte citato {Am. 1880 p. 22 seg.} 
eh' essi, almeno regolarmente, non possono esser stati 
cittadini romani, e siccome dall'altro lato i loro nomi 
mostrano che non erano neppure peregrini, così non 
resta altro fuorché crederli muniti di diritto latino [Her- 
wesl6p. 467; cf. p. 461). 

Confrontando poi più esattamente i nomi delle iscri- 
zioni tanto de' singoli militi, quanto delle liste sopra 
mentovate, ci accorgeremo subito, quanto siano più 
numerosi i gentilizi derivati da quei d' imperatori, a 
paragone de' nomi evidentemente ereditati dagli ante- 
nati. Fra gli equiti singolari riuniti p. e. nel relativo 
capo del Corpus inscriptionum che sono in numero di 
142 (6, 3173*3314), ve ne sono Aelii 12 (3173-3184), 
Aurelii 52 (3189-3239a), Flavii 9 (3252-3260), Ul- 
pii 20 (3292-3311), in tutto 93, cosicché per gli altri 
rimangono soli 49, fra essi 15 tra Claudii e Giulii, i 
cui nómi provengono, é vero, da imperatori, ma non ne 
possono essere stati assunti direttamente da quei militi, 
perché più recenti dell'epoca di tati principi. Fra' ve- 
terani quindi registrati ne' nuovi latercoli troviamo fra' 

congedati arraolati FlaTÌi ^Cocoeii Ulpii Aelii varii 

2 12 2 



132 



103 




lOi 




lOS 


i 


106 


1 


107 


1 



2 3 



ì 47 



133 \t- . 1 24 4 2^2 

134 107 1 21 3 2S 



206 ISCRUDONI BlCHrmiBllTB 80MIBTB 

Cocoeii. 



congedati 


amu^ti 


FtoTii 


135 


108 


1 


136 


109 


2 


137 


110 


2 


1B8 


HI 


1 


139 


114 




141 


116 


2 


li2 


117 


2 


li3 


118 


2 



myu 


1^ Vadi 




13 


4 


18 


12 


3 1 


18 


24 


1 11 


38 


2 


2(?}1 


6 


10 


28 1 


39 


4 


25 5 


34 


3 


31 1 


40 


1 


23 4 


30 



Ora è opinione generalmente adottata che i soldati 
d'origine peregrina che formavano il mmeru^ degli eqniti 
singolari, se non aveano il diritto di cittadinanza ro- 
mana (o in questo caso piuttosto quello della latinità, 
come ha reso probsèile il Mommsen nel luogo indi- 
cato), lo ricevettero nell'atto deiramiolamento, accet- 
tando contemporaneamente il nome del sovrano, come 
i liberti quello dell'antico padrone (Marcpiardl R. A. 5^ 
p. 489). Siffatta sentenza combina bene con gli Ulpii regi- 
strati ne'latercoli degli anni 132-142, che tutti, come 
fa veder la tabella sopra proposta, entrarono nella mi- 
lizia nell'impero di Traiano, e non meno bene vi con- 
vengono i P. Aelii degli anni 142 e 143, arruolati 
negli anni 117 e 118, cioè ne'prìmi anni del suo suc- 
cessore. Vi contrastano però quei P. Aelii, il cui nome 
li rapporta all'impero d'Adriano, mentre le notizie re- 
lative al loro reclutamento li attribuècono al regno del 
suo predecessore. Infatti sembra impossibile che i 28 
P. Aelii che si dicono aver principiato a militare nei- 
Ta. 114, i 25 omonimi del 116 abbiano potuto as- 
sumere quei nomi, se la formola qui militare coeperunt 
deve riferirsi assolutamente alla loro entrata nel corpo 
della guardia equestre, ossia degli equites singulares. 
Vero è che non abbiamo alcuna notizia diretta riguardo 



al reclutamenta di questi; ma m abhiavno però un certo 

numero dr lapidi che parlano di singolari aUecti 010 èia 
» Galhrum [C: I. L 6, 3191. mU), ex ala I Jlly- 
V ricorum (1. e. 3234} , e^ extrciln Baelm eco ala Fla- 
i via pia fidali miliaria (1. e. 3255), ex ala I Thraeum 

1 (1. e. 3308), nonché d'un allectus eques singularis 
i senza indicazione più precisa (1. e 3261), e d'altro 
I colla nota ala Campacon Oc. 3238). I quali esempi 

sehbene non bastino a provare che il corpo degli eqniti 
I singolari si sia unicamente formato mediante soldati 

I estratti da altri corpi di cavalleria ausiliare, tanto più 

perchè il maggior numero di essi è di Aurelii ripor- 
tati dallo stesso loro nome a tempi più recenti, non- 
dimeno non parmi esservi altro modo per ispiegar il 
fatto anzi indicato fuorché di siq^porre che quel mili- 
tare cùeperunt debba riferirsi al tempo, quando per la 
prima volta entrarono nella milizia quei cavalieri, che 
più tardi vennero eletti per far parte della guardia impe- 
riale ^ Essi, intantochè servivano in qualche ala ausiliare, 
conservavano l'antico nome p^egrino, ed assunsero il 
nome imperiale solamente, quando, entrando nel nu- 
mero de'singolarì, ricevettero pur anche il diritto latino. 
Si osservi poi che fra' soldati congedati negli anni 
132-138 ci sono pochissimi?. Aelii^: possiamo adun- 
que supporre che negli anni 103-111, e forse durante 
tutto l'impero di Traiano, il corpo de'singolari si reclu- 
tasse regolarmente ne' paesi a ciò destinati, aggiungen- 
dovi pochi militi desunti da altri reggimenti. Ma cambia 

^ Non Yoglìo celare che anche il IConunaen nu conmnìeò questa 
idea, qaando gli avea scritto d'una delle lapidi relative. 

* Xln T, Aelim nell' a. 188 sembrami orto da errore del qua- 
dratario: visto che difficilmente un soldato del nome deirimperatore 
Antonino Pio può trovarsi fra quei diiaessi ancora da Adriano. 



268 ISCBIZIOKl BBCENTBMBiniS SCOPBBTB 

l'aspetto delie cose coiranno 139. Vi rinveniamo bensì 
10 Uipii che bene adattansi al Ili, anno del loro armo- 
lamento: ma malamente vi convengono i 88 P. Aelii, 
se non vogliamo crederli entrati nella cavalleria ausi- 
liare nell'anno ridetto e trasferiti più tardi nel numero 
de'singolarì, allorquando dall'imperatore Adriano rice- 
vettero la latinità ed il nome romano. In modo simile 
nell'anno lil corrispondono a i Ulpii non meno di 
25 P. Aelii che avranno da spiegarsi nella medesima 
guisa. Gotali fatti non si possono intendere, se non 
supponendo che Adriano abbia in qualche anno a noi 
incognito introdotto nel corpo de'singolari rinnovazione 
di scegliere nelle ale ausiliari almeno il più gran nu- 
mero de'soldati, di cui abbisognavasi per l'annuo arruo- 
lamento; attesoché sembra trattarsi piuttosto d'un isti- 
tuzione stabile, anziché d'una misura temporanea, 
mentre la cosa osservata nell'a. 139 ricorre parimente 
nell'a. lil. Essi poi, quando entrarono nella guardia 
imperiale, ricevettero il diritto latino, nonché prenome 
e gentilizio deil'imperator regnante ^ 

In quanto alla nazionalità degli equiti singolari pos- 
siamo rimandare i lettori all'esatto elenco dei loro paesi 
natali pubblicato dal Mommsen {Eph, epigr. S p. 233- 
235) . Dal quale peraltro non credo che a ragione possa 
dedursi che il loro corpo abbia consistito a preferenza 
di Batavi, come egli dichiarò di recente in un articolo 
inserito nel Korrespondenzblatt der Westdeutschen Zeit- 
schrift (1886 p. 51), illustrandovi l' iscrizione da noi 

* Non paxlo degli anni 142 e 143, mentre fra^ veterani, che negli 
anni 117 e 118, cioè sotto Adriano, entrarono nella milizia, non 
fanno alcuna meraviglia i 31 e 38 P. Aelii aUora congedati, i quali 
non si pilo sapere se siano stati arruolati direttamente per la guar- 
dia, oppure eletti da altri corpi equestri. 



DSOIiI BQDITES SINQUUlBBS 269 

riferita sotto il n. 2i. A me sembra piattosU) rìaiiltame 
che il viemmaggior namero d'essi erano nativi della 
Pannonia (36), della Rezia (12), del Narìco (11), della 
Tracia (11), della Dacia (10), della Mesia (6), mentre 
delle varie nazioni delle Germanie, compresa l'Elvezia, 
non vi sono registrati che 21 e fra essi fiatavi soli i. 
Le nuove iscrizioni citano rade volle l'origine de'vete- 
ranì che le dedicarono; ma non sembrami senza im- 
portanza eh' essa in alcune s' aggiunge per eccezione. 
Neir elenco de' veterani dimessi nel 132 fra iB^ militi 
ne sono tre che si dicono cives, Traianenises Baetasii 
(4 e, 2. 12. 17), uno nativo di Sirmio (e, 18) ; in 
quello de' congedati nell'a. 136 uno qualificasi come 
Raetus 8 e, 1) . £ probabile adunque che gli altri an- 
noverati neVidetti latercoU siano tutti d'una medesima 
nazionalità. 

Ora voglia nQtarsi che i congedati nell'à. 139 sono 
tutti Traci (n, 11), il gran nuixiero de quali (sono 39) 
fa credere ch'essi siano stati l'intiero contingente d'im 
anno; giacché difficilmente il corpo, de' singolari avrà 
superato il numero di 1000, al quale ci condurrebbe 
ad un dipresso un annuo contingente di circa iO militi 
dimessi dopo un servizio di anni 25 . Considerando poi 
che negli anni precedenti l'origine de'vQterani s'a^ive 
solo per eccezione, e ricordandoci inoltre che. una 
lapide pubblicata da me nel BulL 1885 p. S3 si dedicò 
al genio dell' iqiperator Adriano ed al loro proprio 
àB,'cives Thraces eq(u%tes) sing(ulare$) ipsius^ non è 
forse troppo ardito di supporre che sotto Traiano ed 
Adriano la guardia equestre ^a stata reclutata di pre* 
ferenza fra' Traci, seiM&a escludere soldati d'origine 
diversa, siano nativi delle regioni renane, come oltre 
i Baetasii prima notati, anche un Triboco ed un 



270 ISCRI210N1 RICBNTBIfBlltB SOOPtRTB 

NemetwiÉ; (n. IS. S8), oppure abitanti di qoette del 
DaDQbio, in ispecie Paononii. Oltre quei sopra nomi- 
nati ne abbiamo neil' a. 138 ancor quattro nativi dì 
Sirmio della Pannonia e due d'Oescus della Mesia in- 
feriore (n. ÌHb), i quali siecome difficilmente possono 
formare l'intero contingente allora dimesso, così forse 
erano incaricati da' compagni di dedicare l'ara consueta. 
Questa poi suoieva esser consacrata ad un complesso 
di divini^ parte romane, parte barbariche. L'esem- 
plare più antico che ne abbiamo, I' ara dell' a. 118 
^n. 3), non aggiunge agli iddii capitolini. Giove, Giu- 
none e Minerva, altri fuorché Ercole, Fortuna, Felicita, 
Sdute, i Fati ed il genio degli equiti singolari, vuo' 
dir tutti numi romani. Vi accedrao nell'a. 132 Marte, 
Vittoria, Mercurio, Silvano, Apolline, Diana, nonché le 
Campestri, TEpona, le Matres, le Sulevine (n. i], che 
tutti ritornano negli anni 137, 138, 110, lil (n. 9. 
10. 18. 13), come pare in un monumento posto da 
un centurione della legione VII gemina, probabilmente 
esercitatore degli equiti singolari (n. 20), ed in un altro 
di un decurione de'mederimi (d. 21). All'incontro s'om- 
mettono di quel complesso negli anni 133 e 134 (n. 5. 
6) Ercole e la Fortuna, ne^ anni 135 e 136 (n. 7 e 8; 
anche le Matra; detta qual cosa non conosco il motivo. 
Nell'anno 128 invece un Triboco della colonia Claudia 
Ara eresse un'ara aUe medesime divinità, delle quali fece 
inscrivere le maschie nella £aM)ciata anteriore, le fem- 
mine nella posteriore, aggiungendo poi a quelle il dio 
Sole diviao e tutti ^i iddii che per caso potevano ess^ 
diuMitìcati, a queste le sole dee dì quest'ultima cate- 
goria (n. 22). In ultimo voglia aggiungersi un piccolo 
cippo dedicato da M. Ulpio Nonio detto ems Nemens 
(forse Nemete$? o Nemetenns? della Germania),* oltre 



DBOLI KQUITfiS SINGULARES 271 

alle deità capitoiioe, ad Ercole, Marte, Ifercttiio, alle 
Campestri, le Maires e le Sulef>iae, anche al Sole, alla 
Looa, alla Terra, al Cielo, al Mare ed a Nettuno (n. S3). 

Fra queste divinità sono le sole Matres e le Sutt- 
viae che permettono qualche conchìusione intorno al- 
l'origine degli equiti singolari. Quelle, al pari delle Ma- 
tronae, sono abbastianza note come numi di provenienza 
celtica, spesso mentovati in iscrizioni delle provìncie 
renane, della Gran Bretagna e della Spagna (cf. Bram- 
bach/. Rh. index p. 381; C, /. L 2, 276i. 2766, 5 
imi. p. 1180; 7 ind, p. 331); queste ricorrono tanto 
in alcune iscrizioni urbane di soldati di nascita estera 
(1. e. 6, 767. 768), quanto nella Rezia (I. e. 3, 8900) 
e nella Germania (Brambach 1. e. 673). 

Di particolar interesse per le une e per le altre di- 
vinità si è la lapide seguente posta per la salute degli 
imperatori Settimio Severo ed Antonino suo figlio nel* 
l'a. 207 e pubblicata senza la parte superiore nelle 
Notizie degli scam di antichità 1888 p. 474: 

24. Ara marmorea. 

DED III I ^ XAS 

APRO ET • M/ÒCIMU^COS a. 207 

• », 

PRO • S ALVTE ' IMPP • NN • AVGG • 

^ — Il > ■ I ^ 

MATRJBVS • PATERNIS 
ETMATERNIS-MEISQ^ 
SVLEVIS • CANDIDINI 
. VS • SATVRNINVS . DEC- 
. EQJ.S-IMPFNN- 
VOTO • LDBBNS • POSVI • 



272 IflCUZIOm BIOIHTIMINn SOOEUTB 



Matres patemae abbiamo in iflcrìuoni ramie (Brambach 
i. e* 3St e 1970), maire* patemae 9Ì9e iMtemae in 
altra (1. e. 1969), e mabribae mi$ sono dedicate dae 
lapidi della Grao Bretagna {C. ILI, 950. 1342 j ; 
ma malgrado questo confronto sembrami conginngersi 
nella lapide nuova la parola meieqae piuttosto colla se- 
guente Sutevii anziché colla voce matrilme che precede. 
Ne presenta un confronto il Sule^ié tuis, che si legge 
in una lapide conservata nel museo dì Lausanne (Momm* 
sen Inscr. Hehet, n. 184). Per le ricerche nostre è 
di qualche importanza che, siccome il nome Candiii- 
niue vien portato da due equiti singolari di nazionalità 
batava (C. 1, L 6, 8240), così anche il Candidinius 
Satumitm della nostra iscrizione potrà ritenersi per 
Datavo. 

Baiavi di poi e Traci formavano puranche in tempi 
più recenti una parte considwevole del corpo de' sin- 
golari. Ce Tattestano due lapidi anch'esse testé disco- 
porte che proponiamo qui giusta la copia da noi trattane. 

26. Ara marmorea. 

H B R e V L I • MACVSANO 
OBREDltVM DOMINI NOSTRI 
M • AVRELI • ANTONINI • PII 
FBLICIS • AVO • BQyiTES • SINGVLARES 
« ANTONINIANI EIVSCIVBS- 
BATAVI • SIVE • THRACBS • ADLECTI 
EX • PROVINCIA • GERMANIA- 
INFERIORI VOTVM • SOL^W.^NT 
LIBENTES * MERITO • IH KAL • oCT 
10 IMF • DN • ANTONINO AVO -lì ET- 
TINEIO SACERDOTE ITCOS a. 219 



26: Afa ìt^arnmeù, 

I O M 

. . »i^ ■■■ >■ IH I ■■ ■ < HI «1 >> » ■ I V ili ■ I 



DEO • SABADIO • SACRVM + 
IVLIVS r FAVSTVS - DEC • N + 
EQQliSING-DNEX VOTVM+ m 

5 POSVITETCONALARIVM + 

NOMINA -INSERVIT* 

< 

Ex* ALA PKIÀA DAR&A PROVtMQQ^I AE INF 

' h. In Mere sinistro: 

FL BASSVS DKC 

FL VALBNS DVPL 

AELÌVS BONVSDVPL 

AVRÈL VITALIS^ ©VCL sic * 

5 IVLIVS LONGINVS TAB 

AELIVS SBVÉRVS SIG 

■' AVRELIVS VICTOR TVR 

IVLIVS VALE NT IN VS 

' AVRXL ' PISTV- S 

10 AVREL ' SVDJV S 

AVREL MEISIBIV S 

AVREL MVCIANVS 

AVREL BIOGENESI ^ 

e. In lèttere dextro: 

DEDICATA 

lill NON AVG 
DOMINO N GORDIANO AVO ^ ^41 
II ET POMPEIANO COS 

L'imperatore, pel ritorno del quale si sciòlse il volo 
mediante Térèzìone dell'ara n. 2f5, è Elagabald. Col- 
lega di lui nel secondo suo consolato fu quel Q. Tinèio 
Sacerdote che. coottato fra' Salii nell'a. 170 (C. /. L. 
6, 1975), resse un primo consolato suffelto verso la 

Annali 1885. 18 



274 iscRiawi wumv m m tn sooftBTE 

flne dell'impero di Commodo, come iMte 4«1 9» prò* 
consolato asiatico cadente sotto Settimio Severo (cf. 
Borghesi Ann. Ubì p. 147 =^ oemr4&% p. 189 seg. ; 
Waddington fasle$ p. US $eg). Hagabalo assunse i 
secondi fasci consolari nelKa. H^ neMa città di Nico- 
media (Dio 79, 8), dove passò hnveoM^. Deve esser 
arrivalo a Roma verso la fine dei mese dr settembre, 
se il voto formalo pel sne ritorno si seiolse nel giorno 
29 di quel mese (HI kat. Od.}, ei è probabile cliegli 
equites singulares, i quali Taveaoo (^otratto» erano un 
distaccamento di qwHa gvacdìa <^he avea aei^ompagnato 
Caracaila neirespeiiissi^ns partila, in cui fvk ucciso da 
Macrino. Racconta. Erediaiu><4> 13): r^ft^f^m iè irmOg, 

Jg ó 'Avtiovbog Ix^ìftfm VglQVtoh ."^^ ^^^ ^4l^atog éxft^^o, 
oi TiMfovTov à^sfffmeg aotd» «^ lomoìj • . . ^^ MccQvia" 

Xiov nattjHÒvt^aav^r e III' già notato d^ ^foiKnsen (Her- 
mes 16 p. 169» 4) che tanto questì, quant» i Germani 
mentovali come guardie Aeì cotpo degli imperatorì Mas- 
simo e Balbino Vivila e. td), wn posso» €S9er sdtrì che 
gli stessi equilei singìUareSi che portano qui il nome 
d' Antoniniani in oftbre del (frincipe regnante. 

Quei della nuova lApidè vengono diilS tkes Batoli 
sive Thraces adkcH ex pròì>tìicia Germùikia inferiori. 
Siccome è noto che fra' singolari mflitavana numerosi 
soldati originarii della (>erm,ania seUenlrionale e della 
Tracia (C. /. L 6, ai7^ »)gg.; dx Am, 1860 p. 21 
e Mommsen BjmM^ 1. e. p.. IS8), ^^ dou potrebbe 
recar maraviglia it^ 1rQ3FarU riunili \a u» monumento 
dedicato da quella truppa. ,J)la essi dicoo^i o^iClti ea; 
Germania, inferiori e iiominansi evidenliemente Ux una 
relazione viceQdevQle, ciò che ai (w:imo momento sem- 
bra presentar qualche difficoltà* Wanto abbiamo veduto 
che quelle guardie,. $ebbe«e r^l^tale ìj^ parte fra la 



DEGLI EQrftÈS SINGUEABBS ^ àM 

• • • ! 

^e^fefhth dWle nfazlbm éèlei^, iti jJirte pferò Vèiiìtano ari- 
che lolle lieliè file della càvafleHk ausiliare (^. ìtÉ ség.) : 
H che sebbene H (Hfi delle volte ricorra in epoca poste- 
riore (ef. C: /. I. 8, 81«1. 3J3S. 323«. 3l2a&(t), tro- 
vìasiperò di già, come sembra, fin dall'epoca d'Adriano. 
La pajrola adlecti Della nostra lapide rende certo che 
ànclie i òaYàlieri ih essa commemorati erano prèsi 
nelle file & un' ala ausiliare che àvea i suoi quartieri 
neHa Germania inferiore; e cpaiitùnque risguardo a' Ba- 
iavi dhhoranti in qùelht provincia ne potesse dubitata 
tóluno, preferendo di crederli coscritti direttamente 
fra la gioventù della loro nazione, i Traci almeno non 
potevano irovarvisi fuorché in qualche corpo ausiliàt*e. 
Quale sìa stato questo corpo, non si può accertare; 
giacché sebbene sia mwtdvalo neffa Germania infe- 
riore un veterano d' un' ala 1 di Traci (Brambacii 
/. Rh. S6), la stessa qualità di veterano gli' toglie gran 
parte deità sua importanza per lo scopo nostro, meuT 
tre egli pófeta esser venuto da tutr altra parte del-^ 
l'Impèro. Vi erano almeno altre ale prinde dì Tràci 
nel!e proviticie danubiane e neHa Britannia (cf. ind. 
ad C. l L 3, p. 1147). Cómtfnque ^iàsi dì ciò, quef 
aite rendè assai importante questa lapide, 'éi è il modo, 
in cui Baiavi e Traci vi si congiuhgono mediante la 
particola sive, la quale in certo modo ne ìdenliflca gli 
uni cogli altri i. Il Mommsen, iHustrandò testé l'epi- 
grafe da me comunicatagli {nei É^oi^réspondenzblcctt dér 
Westdéutschén Zeitschrift 1886 p. 5f . 52), ha proposto 
trattarsi o d'indigeni della Tfafeià servienti m un'ala 
stanrianlé nefia Germania itìTerioré, o, ptti probabile 



^ Non può attriboirsl BÌsive il senso della particola &^, prestf|- 
togli spesso in tempi più recenti. 



276 ISCBIZIOHI BSGBNZBIUBHtB 800FBBTE 

mente secondo lui, di soldati n^ in quella provincia 
in castris da genitori tracii ivi acquartierati. 

A me sembra più probabile una tenta ipotesi. Fu 
dimostrato ampiamente dal Moqimsen {Hermes 19 p. 1 
segg.) che fin dal tempo d'Adriano le legioni si leva- 
vano per la più gran parte nelle provincie, di cui for^ 
mavano il presidio. Ciò che per la Numidia e per la 
legione terza Augusta provano i latercoli lambesitani, 
e che per la legione seconda Traiana fortis d'Alessan- 
dria risulla dalla lapide Èph. epigr. 5 p. 269, non era 
una misura limitata a quelle provincie» ma estendevasi 
a tulio l'impero. In quanto alle ale e coorti ausiliari, 
è noto che quasi tutte portavano il nome del popolo, 
nel quale in origine furono coscritte, e nel cui terri- 
torio erano spesso anche acquartierate. Ma bentosto 
.quei corpi furono dispersi per tutte le provincie (cf. 
Mommsen, Hermes 19 p. 213 segg.), e fa vedere il 
confronto delle iscrizioni che la nazionalità che lor dava 
il nome, non era s^fnpre quella di tutti i militi che li 
companevaao (1. e. p. 211). Dopoché, molti anni sono, 
accennai a questo fatto, facendo osservare ch'esso riesce 
naturale, se in un corpo trovansi soldati arruolati nello 
stesso circoui}ario della sua stazione (della qual cosa 
arrecai parecchi esempi Ann. 1850 p. 13, 1), fii con- 
tinuata colale ricerca dallo Harsteir (die Nationen des 
Romerreiches in deu Heeren der Kaiser 1873, 8 p. 48 
segg.), e confermata recenteinenté dal Mommsen nella 
dissertazionf» testé citata. Ora, se è vero che soldati 
nativi di paesi in cui stanziava qualche corpo ausiliare, 
ad onta della nazionalità differente potevano riceversi 
in esso, non impedisce niente di credere che un'ala di 
Traci di guarnigione nel paese de' Balani, abbia con- 
lato fra' suoi militi anche originari dì quella stessa 



DBWI BQUITBS SOKOULABIS 277 

regiotie ^. Questi Babivì poi, dait^iala tracia» ìd cui ser- 
vivano^ eletti ' per ràtrar nel corpo-più onohilo della 
guardia^ potevano bene conservar lamenMrìa della loro 
provenienza/ àg^ungendò al nome della lóro nazione 
quello degli a^ticbi loro oónalari. Come si chiamavano 
Baiavi dsdl'orfgine loro, così appellavansi Traci a motiva 
del eorpo; dal quale erano usciti; ed unendo i due 
nomi' non potevano farlo sé non servendosi della par- 
ticola stve. 

Pode 11 suggello a questa spiegazione la divinità, 
alla (^ler è decKeata l'ara, di cui trattiamo. Imperoc-^ 
clìè l'Ercole Macusano o Magvsano ndtf ha nulla che 
£àre' 00' Ti^/ essendo piuttosto nume esclusivamente 
baiavo. Ce lo provano^ le poche iscrizioni che ne fanno 
nlenzione, tutte pno venienti dallo stésso paese de' Baiavi 
(Brambaeh /. Rk 51. 130. 134; de Wal mythoL sejh 
tenk". moti. Lat. n, ìi^^H8)\ 

Passando airaltra lapide (n. 26), essa all'incontro 
ci si palesa subito come appartenente ad un personag- 
gio di nazionalità, se non tracia, almeno affine ad essa. 
Egli, qualificato come decfurio) n(umeri) eq(uitum) sin- 
gfiilarium) dfomim) nfostri), avea servito néWala prima 
Bardfi(noTum) prov(inciae) Mdesiae inf(eriorÌ8) , chefiri 
dal tempo della sua istituzione sembra, eà^er ivi stata 
di guarnigione: pacche cognominata Yespasiana evidenr- 
temente dal suo fondatore, vi viene di già mentovata 
MgU anni 99, 105, 134 {C. l L 3, D. IX. XXII: 
XXIV). I Uardani abitavano la regione montuosa nella 
valle superiore del Margus {Morava) ed apfiaurtenevaDii 
alla Media superiore (cf. Kiepert alte Geogifaphie% 298). 



* Si noti atche un civis Frisiatis mentovato come eques aloe 
Tfhoécum^ in nn'iscmione dell'Inghiltena; C. L L. T^ 68. 



278 iscBizioHi nuBWxrmann sontìtn 

F« Dotato dai Moffini&eli {Hermm t9 p. 917) che 1« 
loro ala staosìata nella Mesta «Seriore ferma, im' oeeo- 
ziono dalia Baasima della politiea imperiale che avea 
ritirato dalle proyineie danubiane qnaei totte le troppe 
iodigme, come risalta da' nnmeroti dipiomi miMlari 
spettaoti a quelle regioni. I Dardant appiuriencnraiio aUa 
razza trada (cf. Mommsen, il. G. 5 p. 199), t tiò 
spiega il voto fallo al dio SalMulio oppwe Sabazio, Mme 
orgiastico proprio delle nazioni tracie, il culto del ipiale 
da tempi assai rìmoti si divulgò fin nella Grecia. Ordina- 
riamente identificato eoa Koniso, si Teaerava aiekacome 
Giove Sabazio (ef. PrelUr 6r. Mythai. 13 p^ &77 seg.), 
e che nrila stessa Roma nim ne mancavaiio i cultori» 
ciò apparisce dalla cel^e iscrizione dell'ipogeo cesi- 
detto mitriaco {C. i. L 6, liS; cf. Faretta 1. e. i99. 
486). Da Apuleio {met. S, K) il $mcm Sab^iim ^ìfsa 
unito colla dea Syria, la Belhma, la mater UaeA e 
la Yenus domina cum suo Adme (cf. Marquardt R. 
Slaatgverw, 3' p. 83). 

Mostrai nel mio artìcolo sugli eqaàli singolari che i 
comandanti in capo dd numero erano i prefetti del pre- 
torio (ef. Atm. ISSO p. 3i seg.): ne recarono la prova 
le iscrizioni C. L L 6, 221-227 che esibiscono martel- 
lato il nome di Fulvio Planziano, e più espressamente 
la epigrafe 6, 228, nella quale Hecio Leto ed Emilio 
Papiniano si nominano insieme agli ufficiali di queHa 
guardia. Le nuove scoperte presentano in tre basi erette 
ad Antonino Pio fu. 11. 14. IS) negH anni 139, 112 
e 1 i3 i nomi di Petronio Mamertina e Gavio Massima 
prefetti del pretorio abbastanza noti di quell'imperatore, 
quello preffillo d'^lgilto netta. 134 (C. /. L 3, 44. 
77), questo rimasto in uflMo fin al venteàmo anno. 



atAbedm doMtt degli ^HdOténfi eods^il [vkà BH 9 
e VÙ;^C,f. L. % fe88», 9, B3aS-60; Bri«tìJa«Ii7. Eh. 
798*; éf . HirsoliMd Véma4tungi$mk. p. 2iH} deg.}.; 
Solto di essi comandava un tribuno il corpo, di eiil 
Iraltiamo, ed eiti nO a; IM nn. Alernia.Màtiteiis (n. 
11) non conosciiilia dar (altri iMaHmeati; negli anni 142 
e Ìi3 faf^m ikkowm {n. ii, 18)^ il quale, prefetto 
de' vigili nell'anno Iftfi, {C, /. 4.ft, 222), succedette 
a Gavio Massimor oeUa /grcifQkjtnai ^1 pretorio. Sotto 
di Settimio Severo d|ie,tfitw(ù .erane .preposti agli equiti 
singolari {C. L Z. ;fc;Ji8lr,. 2*6^.223), probabilmente" 
amoettlati in quelt^epoc^^.come fanqo credere anche le 
dMe caserma ad ,esfsi assegjiale^ ogpMaa df)lle quali avea 
il proprio tribpae (C. L ,1, 3, D; U; cf. 4?w. 1850 
p. 3$ seg:). Sejgfono gH exercitatores, in nuBiero di 
quatjhfo (n. 11. li. 15), ^en|fe due se ne nominala 
offglia. Ift7 e 202 (C. L L 6,224, 226), tre nel- 
i'a. 205 (1. e. 228); tutti, eenturioiù legionarii deputali 
per quell'ufficio (cf. Ann, l. e. p. 44). Di quei nomi- 
nali nelle nuove lapidi uno, qualidcato espressamente 
come legionario ; dedie^ a jGiove la seguente ara: 

27. 

l • O' • M 

BX • VISO 

urceu» C'^^^rWLIiVS 

CERTVS • > - 
5 EBGtXin^OSI^ 
. . . PRI.MVS. 

, JtfASTATVS. 
PpSTBRIOPi 
V-S • L-W 

Sul prmu; hastatus posterior, si confronta, ^ormai 
Mofomsen Eph. epi^r.^ 4 p. 233 s«g. Se poi troviamo 



280 iscRiziMii uosHTimims eowf btb 

centoriool che dedicano moniiaieQti o aU». slease divi- 
Dita de'aiQgolari (d. 20), oppure nella medeBima loca- 
lità, come r iscrizione seguente di latita abbastaaia 
barbara: 

28. TuAèlla parva ex mannore Caryaio. 

f • AEUyS • LONGINVS 

7 LEG • I • MINBRVIAE 
TABVLAPOSVI EX Mie 

hOStENSVM DBO He 

5 RVM • POSITVM ^ 
V- IDVS OCTOERES 

non dubito di creder anche qitesti simili e(tereHatùre$ , 
Come tutti i corpi equestri, così anche gli eqaiUs 
singulares erano divisi in turme comandate da decu- 
rioni. Di questi alcuni nelle nuove lapidi dicono de- 
€(mo) ffactus) ex n(tmerù) eq(uitum) 9Ìng(ularinm) 
Aug(u8t%) (n. 15fc, 1) oppure dec{urio) f(aetm) ex sin- 
gularib{us) Aìig(nsti) in questa inscrizione: 

29. Parva ara marmorea, 

animai quoddam caput arietis pedihus tenens. 

CAMPESTRIBVS 
urceu8 M • V L P I V S patera 

VEGETVS • DECF 
EXSINGVLARIBAVG 

6 VOTO-POSVIT'LAETVS 
LIBENS 'MERITO • PRO 

SB'ETSVIS 

La quale nota aggiunta non so se non indichi un 
caso eccezionale, cosicché debba conchiudersene che 
ordinariamente i decurioni non siansi fatti per promo- 
zione dì semplici equiti ^ , ma trasferiti nel loro corpo 

1 Si confrotitino anche un decurio factus in provincia Syria 
Foinicfia ed altro factus in provincia Dalmatia (C. L L. 6, 228). 



da altri reggimenti equestri. <P allM» in ^uest'iijiliipiy 
sew$o* .dorremmo Jforfe intefl^^re ìi 'ieciuH^^) Mtifneri) 
eq(ùitum) s%ng(ularium) d(om%%) y^o$tri) :4eì b« 26; 
e potrebbe dubitarsi, se i suoi cona/ar^^ sia^qo; stati 
trasferiti con lui nella ^ardia imperiale i oppure rimasti 
neU!aia, pnm de' Da^r^ani ncilla provincia M09sia infe- 
riore. Nuovo n^i riesce: n^JaiipIde n. SI il. deaifmo) 
prin^,., che non so se dei^ interpretarsi pi^ineeps. 



il 



Gpmpwgo qui in ordine alfabetici v te 4llre cariche 
militali meotovate ne'nuovi documenti^ e sono:. \ v^x* 
ammip mistot: * ; \ 

armar, cust. He, ft; arm 9 bd9;'ic, ti. Ijft; 136, 
7. 17, e, 7. 12. 17; are 156, 3. 14, e, 7;, are»*, 
tO; a e 1:16, t*. — ecuarmor. eusM0 6, 4; ex 
ortncnstGc, %}e($artmfSc\; eoi ami 6, 7; &&, 1. 
bue(cimtor} il e, 17; 15 e, 14. 
CDS 14 e» 3; Qaesta nota, di lettura chiara nel marmo, 
sembra potersi sciogliere in c(am^%) d(éttor) ^in- 
^tf/animj^.benchè jjO non disconosca lei difficoltà 
che s'oppong€t|io a quella spiegazione; Imt>eTOcchè 
il eainpiioielor al pari dell' e.Tercitator suol essere 
centurione deputato per quell'ufficio da qualche 
legione (cf. C. /. L 2, 4083), .mentre i soldati 
annoverali nella t base nostra sono tutti delio stesso 
corpo de' singulares^ CWFre peraltro un esempio d'un 
€ampid(ttU)v di grado più bassp lalapide (7. 7. L, 
, 6, %$97,:neUa ({usde troviamo un ramp^^dctor della 
coorte nona pretoria con aggiunta la cenluna,iche 
dicesi/ av^r servito venUcbique anni fra-pretoriani, 
^opoéhè era .étato dieci anniìnuna legionei Si con- 
fronti pure il CAMD nel latercòio pretoriano £pA. 
epigr, 896 e, 15. 



382 iscBizidm nCEsnìonen soanRn 

iuptarìm ossia énpUcBtius. 

àmpi 26 b, 9. 3. 1; duplic. Uh, 1; 18, 1; dupli- 
carini i; ex éupi. i%b, 1« S. 
ha$tiliariu$. 

kastit. 19, li; hast. Ile, IB; a^(. 9(r, 13; 13 b, 
16; IB ft, 17; — ea> flrttV. ? e, 1; 8r, 8; « «l« 

Ib, 6; e, 4. — La parola leggasi per iotiero nel 
C. /. L 6, 3tM; aMireviata in air. I. e. 3192. 

librariuB. 

ex Ubra(rio) le, 2. — Cf. C. l. L «,. 22S. 

OPV 9 ft, 8. Ho peasalo ad un op(fia) p(àìel9dinari%); 
ci. C. I. L. 6, 175; 8, 2563. 2569; 9, 1«17 e 
Marquandt. R. A. 5t p. 557. 

signifer, 

signif. 14 b, ft. 16. 26; e, 7. 9. 13; ^. 17 b, 
5; Big. 9*, 4. 11. 12. 14; e, 9. 14. 17. 1»; 11 b, 
2; 13 6, 5. 11. 18. 81 ; e, 3. 8. 6. 11; 1» t, 7. 
11; e, 4. 13. 15; «6 b, 6; — ««tjJlt/. 6c, 1, ?c, 
5. 7. 9; 10 b, ^ ; ex $ign. ib, 4. 6* 8; ex $%g. 
%by \. — Si osservi ii gran numero de' signiferi 
che trova la sua spiegazione nella cireoslanza che, 
come Beile ale, cosi net nomerò de'stngoiapi ogni 
torma avea il soo signifero (of. Gauer JEjpA. epigr, 
4 p. 362 seg.; Domaszewski die Pabnen m Baem. 
Heere nelle Àbhtmdlangeu dM arek, epift: Seamars 
der Universitàt Wien V p. 27). 

lab(ularius) db, 7; 2£ò, 5. Intorno d^'tabnkaii mili- 
tari ed it toMmium castrense et. Citoec Eph. epigr. 
4 p. 488. 

tx iaUi 7 ft> 4 ed extablif 8c, 8. Nbn so, se 
vi si nascondano fonse m tabfulartm) li(br4mus) 
ed nn ta(bularius) li(brarm) f(iscij, questo da 
confrontarsi col fisci curaiar. 



lubncen. ; 

tubic 11 e, 10; toft t3 6, 19. 

tmnar U b, 10; tot fifi fr, 7 ; cf. cod: Theod. «, 
35, 3: quique skb castrami inititiml. giiibtù omni- 
. òw cùndonamus, net ean^ùHmm nel tmnmrioru'm 
(guai €afilui»rio$i naèml) cùram suòtmt cet. dorè 
Atta il Go4ofr€ido: tmmarn èrtmk, cfuitmrmas ffifM-* 
num^wigébmit (cf. ad 1, 13, 9(). 
victmarm. 

vk ne. 13; f> 13 é^ 4Ì(?:. 



A^idiiga poche oflsdnraaoiì ^ su quelle fha le wcri^ 
zi<M]i sopra proipaBle che patrdibeco a?eriia bisogno. 

1 . Stirilo logora, ma m sembra eèrta il supple* 
mento JB[up]l%caf^ius] sinff(ulm'ùm)'tXmp(eratoris) cel. 

fi, Ud [ilf. nifiuf] Mansueta, eetralo» nella mi- 
lizia neli'anno 106 e dimesso not 1^3, trovasi, nel h\ S e, 
li; può esser Io stesso cbe^dicò^ qiiesf ara. 

3. Neiraano lift, primo del suo impero, Adriano 
ebbe collega nel consoiato Gn: Pedanio Fusco Salina^- 
toro, sul quale of. Tindice atta mia edizione degli atti 
arvalici p. 199. Si mti che i congedati vengono qui 
chiamati ermriti, hod veteraniy come neite iscrizienv 
seguenti; 

4 6. I consoli della. 104 furonoS^x. Attius-Su- 
buranis II, M. Asimu» filareellus: di quelle cf. Tind. 
agli atti avrai, p. 178; — I MaePasii erano u» pofolO' 
delta Germìama inferiore che PtjtnM^ (». k. 4, 196) no^ 
mina, fra' Firisù^mm ed il Leuci, Tacilo {hht\ 4, S6, 
e 66) insieme co' Nervii e Tungri. Quei che qui ven*- 
gofio^oitalv, chiemansi Traianenses, proèQil)ilmente per- 



284 iscunon wmmvmaan «oofUR 

che trasferiti nella colonia Traiana, sulla quale cf. For- 
biger alte Geogr. 8 p. 950. 

5. I consoli mentovati nel v. 17 con tutti i miri 
oyamavansi C. Antonio Hibero e P. Mommio Stseona, 
come risolta dall' iserìzioM C. l L 6, IMM (cf. 14, 
Sili). Quei a capo del Mo destro, i quali però nel- 
Ta. 106 ressero i fesci ambedue per la seconda volta, 
sono Ti. lulm Cmdiius Ceìsui e C. Àwlim A. hlius 
QuadratuB, e si confronti intorno ad essi Tindìce alla 
mia edizione degli alti de' fratelli Arvali p. 188 e 176.— 
Commodo e Cereale furono i consoli della. 106, quello 
con tutti i nomi chiamato L Ctionius Commodm Aure- 
liu8 Annius Veru$ (cf. vitae Aelii Veri i e M. Anton, 
philos. 4. 6); questo dal Borghesi ne' fasti inediti rite- 
nuto per quel Tuccio Cereale mentovato da Plinio {ep. 
2, U, 9), ciò che fu negato già dal Hommsen nel- 
l'indice airedizione del Keil. 

7.1 consoli dell' a. 108 cbiamansi con tutti i nomi 
Appius Annius Trebanius Gullm e ilf. Atilim Metilius 
Bradua (cf. C. I. L 6, 880); quei del 135 L Tutilins 
Lupercm Pontianus e P. Calpunius Atilianas {Bull, 
com. 1880 p. 21, 177). ~ Si noti nel lato sinistro 
(\. 8) che a P. £Uo Valente e T. Flavio Bieente la 
missione fu accordala, senzachè essi avessero compiuto 
il giusto numero degli stipendi, probabilmente a ca- 
gione di malattia; cf. sulla missio causaria Marquardt. 
R.A. 82 p 384. 

10. I consoli deira. 188 dùanansi con tutti i 
nomi T, lunius Niger e €. Pomponius Camerinus (C. L 
L S, 270 = Eph. epijir. 2 p. 273); quei dell' a. Ili 
C. Calpurhius Piso e M. . YeUiui Bolanm {C. L L. 
6, 222). 

11. I coneolì dell'a. 114 sono Q. Ninnitìs Basta 



SSOIiI aQUCTBS SIN«t71illftVS 28& 

6 P. Hmilm Vafikcui (GrUt. ^Sli ^ Moinnìddn l N: 
6828). 

lì. II. nomi dis'coQSoU deU'a. US L Yipslanius 
(ù Vipstanm) Messalla e M. Yergiliaanm Pedo leggon^i 
C. I.L #, 43. 44: et 543. ?91. 1984 cet. 

13. L'^Daai in cui s'eresse il moBumèDto, è m^ 
gjByatom questo moda: Priscino et Stioga càs., o<^fi er- 
rore evidente del quadratario, iì quale in luogo del 
eouaolato di T. HaeniusSeverus.e itf. PeducaeusStloga 
Prminut i^he ressero i ÈMSéì ordiDari apU'a. 141>(of; 
C. i. vi. 6, 161), n collocò i sofi due cò^nobi dì 
q«Qsl' ottimo, laceadone due consoli; errore forse seu^ 
sabile, perobèM .' Peduceo oomuoemente, coinè sembra, 
non vien cognominato che Priscino (et C. L L 14, 
4<M); BìUt. 1«4S. p. 132). AU'anno.l41 ddla dedica- 
zippe corrisponde sul lato sintetro quello dell' arracia- 
mento, indicato co'nomi di L Lemia AeH(Mo) e Sex. 
C&xvti(nxo) Vetere. Si cono$oev.a il consolato di. Lamia 
e Vetere nell'anno 116 (cf. Mariiii Arf>. p. 2^. 223, 
ùcr. doliari n. 300^. 391), anno preeìsamente richiesto 
qui. Si conosceva ugusdmepte il prenome ed il seeouéo 
cogQOwe di lisuaia da Piegante {mir. 9, eorr. da Ma- 
rini Arv.\ 1. c.)> ma nuovo riesce^il gentilizio ed il pre-: 
nome del collega che finora nefaìsiti nol^vasi col solo 
cognome di Vetere. Vero è però ohe lo stesso nome 
di Sesr. Càrmnm ^ch'es^o vien riferito daFlegonte,: 
e che non.s^Fel)be stato troppo difficile, di rapportarlo' 
al posto. cui appartiene. Queirautore . scrive nèL:o.. 9: 

vnaTsvóvTCDv iv ^P(ófirj AovxCov ^dafiia .xési AiìL^vot Oivé" 

T^fOGy corretto dal Marini colla ^e^pliee trasposizione 
del ^wd ; e coi^ppa nel e. 10: in/je^tepiinm» ^v^^Pmfijj 

xov 0ovlpwv <^kcatxov, dove era fatile di ri(ionosc we 



386 isoRiZMn 

l'anno 6M di Eona: M. Pimtio Éfptcm, M. Fuhip 
Flocco COS., mentre il »eà SéS%ov Kaqpuviov non po- 
teva essere che an passe nabunente ioserìtovì. Ma per 
questo poterà hane trovarsi il posto, se fk riflMteTa 
che nel capitolo precedente uno de'ceesoli si nofliinasse 
con tutti i suoi nomi» l'altro col sole eognome. Ivi 
adunque dovea scrìversi Ac^mh» Aafiki àìUopoì ma 

li. Su' consoli deit'a. 117 cf. act. Art. étìito 
stesso anno; quei dell' a. lift leggonsi co' noni eom- 
pAeti L Cmfriui Ikt/inns e L StétiM Quaitatas aeUa 
iscrizione ostiense (?. /. L 11, 67 {tt^ÀM. IMSp. 7lj 
e nella lapide urbana 6, 160. Su quest'ldtlmo et Wad* 
dington fustes n. 144. 

15. I consoli d<dl'a. 14S sono C. Betlieim Ter- 
qyMm e Ti. Clamiius Herodm AUkus (cf. Mur. SS7, 
6. 7; C. L L 6, W217, cet.). 

19. Il consolato ricorre spesso in questa ferina 
abbreviala. Prisco è il celebre generale <^e sotto gli 
auspici di L. Vero comandft neHa guerra armeniaca e 
partica. Si chiama con tutti i notti M. SttOius M. f. 
Cl(audia) Priscus Licinius Italicus, eowe si rilefta dal- 
riscrìzione C. /. L 6, 1523 (cf. 3, 940. 1061. 1299. 
1416). -~ Qnintillo vien eMamato Plausi da'fastografl, 
non so se su d'altro fondamento fuorché sulla ricor- 
renza di un console M. Plauzio QuiflflSflo collega di 
Gommodo nell'a. 177, che coi6e consolare ed augure 
ricordasi anche nella vita di Didio GitliKàno (6) , e che 
credesi fi^io del nostro. 

32. I nomi dfe' consoli leggonsi più comfrietitiet 
C. I. L. 6, 10048, dove è scrillo Torquato Aspre- 
Mtsll et Amie Lib^tì» eoi., mentre li pr^oftie di 
Bfsrco a Lifooae si dà nel senatnsconstrtfb Eph. epigf. 



3, p. 156. — Sì Doti un TriboGO neUa^ wè^Wk GfieiucKa 
Ara, benché quel popolo abitasse i contorni di Argen- 

loralum, ; , ^. . 

23, Mi rìe^ci^ nuovo il popolo ie Nemenses: il 
perchè ho pensatQ a' I^emetes a Neifietenses. 



Aggiungo infine alcune lapi(U di mjnor importanza 
ritrovate nel medesimo . luògQ; e ^probabilmente tutte 
erette da equiti singolari. 

34. Qipp0 eoa fapHe Tiburtin»: 

,,...< ... , «t 

MVLPIVS 
' BITVS 
BQJ.S AVG 

"•'■ •• ', ' ■ '■ • ÀPOLLINÌ 

5 V-L-R «e 

^ ^ ì^ sigla R deve intendersi per Redàidit. 
3Ì. Parvm cippus marmoreus, 

rovi 

MVLPIVS 
JIARTIALIS 
IQ-SIW'AyG 

6 T • VRBANI 

. V • s-i;- -M 

• • • ■ ■ 

3:2. Ara panna mearmareù. 

! • O • M 

P • AELI VS 
. urcem CEìSVS P^^^^ 

BQVESSING 
5 AVG- TVR- 
VLP • AGRIPPIN 
V • S • L • M 



288 I8CRI2I0K1 BBOBNTKMBMTB 8C0FBBTS 

83. Pana ata marmorea, 

DIS • DBABVSQJ/E 

lOVI • BEELLEFARO 

SACRVM • PROSALVT 

ureeus j . ^y^^ / ROMANI • ET P^^^ 

5 IVLIANI • ET • DIOFANTi 
FRATRESBQJINGIMP?? 
V . S • L • M • 

li nome di Beellefartts dato a Giove ed Altronde oop 
conosciate, indica senza dubbio un'origine orientale. È 
noto che, quantunque il più gran numero degli equiU 
singolari fosse nativo delie regioni danubiane e renane, 
ve n'erano però alcuni ^cbe d'origine africana ed aaa* 
tica. Abbiamo degli Afri nel C. /. L 6, 3212 ed Eph, 
epigr. 4, 932, Mauri nel C. L L 6, 3219. 3262. 
3312, e, quel che per questo Giove è di maggior ri* 
lieve, due Siri 1. e. 3197. 32S1 ed un Palmireno 1. e. 
3174. — Il nome di T. Aurelio, desunto da quello 
d'Antonino Pio e precisamente dui nome che portava 
da privato, riporta la Ispide alla seconda metà del 
secolo secondo, come poranche la circostanza che gli 
equites singulares non diconsi più singuhres Augusti, 
ma imperaXoriB nostri (cf. Ann. 1850 p. 26 segg.) . — 
Dedicano Taretta fratres eq(uites) sing(ulares) %mp(era- 
toris) n(ostri), la qual* espressione, se non m' inganno, 
indica qui non i fratelli carnali, ma gli amici, e, si 
può quasi dire, i commilitoni,. sanzachè a quella parola 
si possa attribuire un senso militare. 



DEGÙ EQUITES SINGULARBS 289 

34. Cippus marmoreus, 

I o V I 

DOLICHENO patera 

PRO • SALVTE • N 
EQj SING • AVG 
Q_- MARCIVS 
6 ARTEMIDORVS 
MEDICVS • CAS 
TRORVMARAM 
POSVIT 

Anche il culto di Giove Dolicheno potrebbe credersi 
accenni ad origine orientale, se non si sapesse, quanto 
egli in tempo dell'impero sia slato divulgato dapper- 
tutto, eziandio nella capitale, dove è nolo il tempio 
sull'Aventino. Il cognome intanto di Marcio può bene 
riferirsi ad origine greco-orientale. — Intorno a'medici 
militari cf. Marquardt R. i. 5^ p. 554 seg. 

35. Parva ara marmorea. 

MA R T I 

SANCTO 
SACRVM 

3S. kra marmorea. 

D A E 

M E N M A 

NHIAE- 

AVRELIVS 

PLACIDVS 

V-S-LL-M 

Nel v. 1 si dovrà senza dubbio leggere iuùie. 
Ignoto si è il nome Menmanhiae, ma ricorda i molti 
nomi di divinità celtiche o germaniche terminanti in 
Aia, che si possono riscontrare neirindice VI alle Iscrì- 

Aiarii.1 1885 19 



SM 



iscBiziom KiciMmaiiTi sodrbtb 



zioDi renane del Brambach (p. 380 Mg.)» e bau con- 
viensi a'milili in parte nativi di quelle regioni. 

37. Parva tabula marmorea, 

NOREIAE 
SACRVM 

Ugualmente bene ammolli indigeni del Norìco ser- 
vienti fra' singolari conviene la dea Noreia, propria di 
quella provincia; cf. C. I. L. 3 ind. p. 1164. 

39. Stele ex lapide Tilmrtino l%tter%$ banis. 

PETIGANVS 
PLACIDVS 
TOVTATI- 
MEDVRINI 
5 VOTVM- SOL 
VET-ANNI ite 
VERSARIVM 

Non SO se ne'vv. 3 e i si nasconda una divinità 
barbarica che allora potrebbe mettersi in relazione colla 
stazione Tutatio del Norico; cf. C. I. L. 3 p. •IS. 

38. Tabula magna marmorea. 



protome Solis 

caput parvum 
Lunae inter 
ftellas duas 



protome barbati 
sive hominis su 
ve dei 



SOLIINVrCTO 
PRO SALVTE IWP 
ET GENIONEQiSING «ic 
EORVMM • VLP^' 
5 CHRESIMVS • SACE^ 
lOVIS DOLlCnfeni 
V • S • L • L • m 

Che nel V. 2 debba leggersi prò salute imp(erato- 
rum), ce lo mostra la parola eerum nel v. 4. — 11 
sacerdos lom$ Doliebeni ^etta senza dubbio al numero 
degli eqditi singolari. Sebbene di sacerdoti militari finora . 



DEGLI EQUITfiS SIKGULARES 291 

non si abbia alcuna traccia, mi sembra noudimeno molto 
verosimile che, come ne'collegi, così nei corpi militari, 
se io essi v'erano, per così dir, confraternite addette ad 
un culto speciale, vi siano stati anche sacerdoti che ad 
esso invigilassero . 

40. Fragmentum tabulae marmoreae. 

T • AVR . CATl 
DVP • PO 

41. Stele ex lapide Tiburtino. 

M fuBLlC 

LCML 
MALCHIO 

G. Henzen * 



* L'articolo precedente era già composto e per la maggior parte 
anche stampato, quando le lapidi contenute in esso Tennero pubbli- 
caie dal coU^^a* Laaooiiuii tanto nelle Notizie degli Beavi del sena* 
tor Fiorelli (1885, fascicolo di Decembre ] 1886 Gennaio e Febbraio), 
quanto nel BiUletttno archeologico comunale 1885 p. 137 segg. e 1386 
p. 94 segg. D che ci serra di scusa per non aver ^citato le ridette 
edttioni nel corto dello stesso articolo. 



•«•«*«i-«i*« 



292 8fATUBTTA PI BROMIO 



STATUETTA DI BRONZO NEL MUSEO DI BERLINO 

{Tav. d*agg, C-) 

Sulla tav. d'agg. C. si esibisce ud disegno, il quale 
riproduce da tre lati uua di quelle figure che, appena 
vedute, colpiscono rocchio e per lungo tempo riman- 
gono scolpite nella mente. 

É una statuetta di bronzo, proveniente da Roma, 
che si conserva nel r. museo di Berlino. Nello stato 
attuale è alta centimetri 15, mancando del piede destro, 
di una parte del piede sinistro, di quasi tutto il braccio 
sinistro e di una parte del panneggio, che svolazzando 
si iunarcava sopra il capo. Nel disegno eseguito con 
maestria dal sig. Eichler furono con buon gusto velati 
alcuni guasti, che una barbara mano produsse nella sta- 
luina, quando tentò nettarla con un ferro tagliente: 
guasti che, quantunque abbiano in più parti seriamente 
danneggiato la figura, non hanno però potuto cancel- 
lare intieramente alcuni bellissimi concetti che ci ofl're 
sopratutto il panneggio. 

Una giovane donna, dalle forme svelte e slanciate, 
dal portamento fiero e risoluto, è rappresentata nell'at- 
teggiamento di chi sta per scoccare una freccia : vero 
si è, che Tarma andò perduta insieme al braccio che 



NBL MUSBO DI BBBLItfO 293 

la sorreggeva ; ma rimane ancora tatto il braccio destro 
con la mano semichiusa, e questo braccio è piegato 
in modo da non lasciar alcun dubbio, che dardeggiante 
era rappresentata la nostra figura e non altrimenti V 

Il capo gittate superbamente in allo, lo slancio e 
tutto il portamento della persona dimostrano, che questa 
non è una donna mortale, ma una dea; e la dea giovane 
e snella che maneggia l'arco ben potrebbe èssere 
Artemide V 

Da questa figura parla uno sdegno fiero ed impla-- 
cabile : non è la cacciatrìce, che succinta e veloce per- 
correndo la selva ha preso di mira un placido animale, 
ma la dea che si accinge a sterminare un essere da 
lei odiato. Poniamo essa da un lato, dall'altro lato un 
Apolline simile a quello di Belvedere, e fra queste due 
figure la prole di quella madre che troppo baldanzosa 
se ne era gloriata oltraggiando Latona: e parmi che 
allora per la nostra statuetta avremmo trovato non dirò il 
vero suo posto e significato, ma certo una situazione, 
cui assai bene risponderebbe l'espressione in tutte le 
sue parti. 



^ Nella stessa posizione vediamo il braccio destro di fig^ore 
rappresentate coU^arco nella sinistra : così sopra una gemma presso 
MtOler-Wieseler II tar. 51 n. 632; Impronte gemmarie della coU. 
Stosch classe II sea. Xm n. 953, sez. XVI n. 1720-22. 

* Nò la lunga veste né il petto per metà ignudo farebbero 
ostacolo a tale interpretazione, trovandosi e Tuna e Taltra partico* 
larità in più di una rappresentanza sicura di Artemide (per es. 
Clarac IV tav. 561 n. 1204, tav. 563 n. 1203, tav. 564 ecc. — Qarac 
tav. 570 B n. 1224C , e spesso in' statuette di bronzo, così in due del 
museo di Berlino n. 1890 e 1893) ; solo la mancanza del turcasso 
deve sorprendere e potrebbe far pensare ad un' altra dea rappresen- 
tata dardeggiante. 




2M mAtvwrtk m bmi» 

QiMlù bronzo sicoraaento ritrme m 
di groca KQUora ed offre perciò, sia b 
iiM Ddb carallerìstica dispoMioiie del panneggio, molli 
ponti di confronto con opere greclie : coél per es. cqb 
la Nike di Samolrace <, con quella di Megera ^ eoo 
noa flgorina di bronzo nel museo di Berlino pioTenienle 
da Cesarea nella Gappadocia, sopratetto però con la Nike 
del Paiooios. 

Enugo 



> R0PUé 4rM. ISSO «air. II. 

* Mittheil d. arch. In$t. zu Athen 1881 Ut. X. XL 



TRE SEPOLCBI ABCàlGI NBLLA VILLA SPITHOBVEB 295 



TRE SEPOLCRI ARCAICI NELLA VILLA SPITHOEVER 
SOTTO LE MURA DI SERVIO TULLIO 

(Tav, d'agg. K) 

Fra le quasi innumerevoli scoperte di tombe ar- 
caiche cui diedero occasione i recenti lavori de' nuovi 
quartieri alti della città, non deve rimanere confusa colle 
altre quella d'un piccolo gruppo di sepolcri apparsi nella 
proprietà SinthSver presso la via Venti Settembre. 

Ivi le nuove costruzioni ed 1 tracciati delle strade 
hanno obbligato a rimuovere del tutto le mura e rag- 
gerò serviano di Roma. Nella tav. d'agg. K la fig. 1^ rap- 
presenta la topografia odierna del punto di cui parliamo, 
che non è lontano certamente dall'antica porta Collina 
dello stesso recinto serviano. Quivi dapprima si pose 
mano alla dolorosa distruzione delle mura e del terra- 
pieno déll'aggere. Questo fu rinvenuto intatto e coi suoi 
soliti strati in tutta l'altezza, ben dimostrando così di 
non aver subito perforazioni od altro genere di rime- 
scolamento. Laonde apparve chiarissimo che gli oggetti 
esistenti al disotto del piano, sul quale sorgeva il mo- 
numentale recinto, avevano dovuto esservì stati deposti 
prima che sorgesse il terrapieno e le mura. In cosi&tte 
condizioni apparvero tre tombe arcaiche scavate nello 
strato vergine ossia in un banco di terra giallastra ed 
argillosa che forma il primo strato geologico superfi- 



206 TM 8BP0LCBI kWOkìOi 

ciale di tutta la regione circostante. La fig. 1 già ei- 
lala mostra la posizione precisa e V orientanone delie 
(re tombe, le quali trovaronsi circa nel mezzo della lar- 
ghezza dell' aggere e per conseguenza ricoperte da 7 
in 8 metri d'altezza del terrapieno. Distavano circa due 
metri l'una dall'altra ed apparvero non punto ricche di 
suppellettile ripostavi. Esse hanno peraltro il pregio no- 
tevole di presentare alcuni caratteri che permettono di 
firtsare nettamente qualche dato interessante per la ero* 
tiologla di questi muti monumenti arcaici latini. 

Una delle Ire tombe conteneva il solo cadavere non 
combusto, inumato e privo di qualsiasi oggetto, anzi 
privo perfino di un contomo e letto di blocchi tufacei, 
come d'ordinario si trova. Gli altri due sepolcri conte- 
nevano uno scheletro, similmente non combusto, con- 
nervato entro un sarcofago fittile di forma non apparsa 
altrove finora e rappresentala dalle fig. 8-9. Esso evi- 
dentemente ha servito insieme come bara e come cassa 
mortuaria. E un cilindro di terra cotta diviso in due 
metà, delle quali una contiene il defonto, V altra lo ri- 
copre come il coperchio nei sarcofagi. Ambedue le dette 
metà del cilindro sono monile di numerosi peduncoli 
od appendici di forma e proporzioni tali che chiara- 
mente indicano aver servito come maniglie pel trasporto 
della bara e per sollevare il coperchio. Si direbbero 
sarcofagi e tombe portatili. 

Le dette appendici, che potrebbero anche' essere 
Assomigliate a bottoni o borchie di esagerata e gros- 
solana fattura, corrispondono in linea verticale nel nu- 
mero e nella positura tsmto sul coperchio quanto sul gia- 
ciglio. Laonde può ragionévolmente supporsi che abbiano 
servito anche per attorcigliarvi cordicelle che collegas- 
sero in una le due metà del fittile cilindro sepolcrale. 



ì^ 



NKLUL VILLA SPITHOXTSB 207 

L'argilla, onde sono formate le due casse, rivela evi- 
dentemente la propria origine dalle rocce vulcaniche 
laziali. L'arte abbastanza rozza e la fattura a mano senza 
stampa veruna e perfino qualche lesione avvenuta prima 
della cottura dimostrano un lavoro molto primitivo. Ma 
la maestria della cottura bene penetrata nell' intiera 
massa manifesta una relativa perfezione dell'opera. 

Descritte così le qualità esteriori del singolai^ sar- 
cofago futile, passiamo ad esaminare e descrivere la 
scarsa supellettile che vi era con lo scheletro sepellita. 

Tomba I* 1. Sarcofago ora descrìtto lungo me- 
tro 1,70 e del diametro interno di m. 0,iO; lo spessore 
della lamina testacea cilindrica è di m. 0,03. È munito 
di cinque paia di capocchie, come si vede nella fig. 8-9. 

2. Scheletro femminile non combusto e giacente 
in perfetta orientazione, cioè volto al levante. Le. ossa 
in parecchi punti apparvero tinte in verde evidentemente 
per effetto dei bronzi collocati sulle vesti del cadavere. 

3. Fibula in bronzo vuota rappresentata dalla fi- 
gura 11 alla grandezza naturale. 

5. Altra fibula più piccola e massiccia rappresen- 
tata pure alla grandezza naturale della figura 5. 

6. Piccolo anello in bronzo alquanto ornato e di- 
segnato in grandezza naturale nella fig. 7. 

7. Altro simile anellino assai guasto e non di- 
segnato. 

8. La figura 13 rappresenta alla grandezza del 
vero un ornalo circolare in bronzo con decorazioni geo- 
metriche semplicissime. Non ho potuto rintracciare, in 
qual punto della cassa sia slato rinvenuto. 

9. Pezzo di filo di rame rappresentato alla gran- 
dezza naturale dalla fig. 6 e che mi sembra un ornato 
muliebre da collocare sui capelli. 



SM TSB tUOLOn ASOAXCI 

14). Fnsaiola io terra cotta laziale rappieBeotala 
dalla fig. 3. 

11. Molti frammeiiti di broiuso, massime in filo 
finissimo. 

Tomba II* 1. Gassa cUifidrìca di terracotta simile 
alia precedente lunga m. IJO, del diametro di m. 0,iO 
e della grossezza di m« 0,03. La 4K)la differenza verso 
l'altra è nel numero delle appendici o maniglie che 
sono in numero di solo quattro paja invece di dncpie fra 
cassa e coperchio. 

2. Scheletro femminile incombusto come l'altro. 

3. Con lo scheletro erano nella cassa tre anelli 
in bronzo semplici e privi d ornato di grandezza simile 
al r^presentato dalla fig. 7. 

i. Altro anellino di bronzo piccolissimo, cioè del 
diametro di circa i o 8 millimetri. 

5. Pezzo di ferro del tutto guasto dalla ossida- 
zione e perciò irriconoscibile; la sua massa forse cilin- 
drica ed alquanto conica suscita l'idea d'una impugna- 
tura manico di pugnalato. 

6. Due anelli di ferro anche essi talmente alterati 
dalla ossidazione che male se ne riconosce la vera forma. 
Essi possono parere anche fibie piuttosto che anelli per 
la figura molto più tendente al quadralo piuttosto che 
al circolo, ma rimane incerto se ciò provenga d»lla 
deformazione subita. Questi due oggetti come il pre- 
cedente servono solo a constatare la presenza del ferro 
iti queste tombe e la sua relativa scarsità. 

7. Fusaiola in terra cotta laziale rappresentata 
alta grandezza naturale dalla fig. 2. 

8. Vaso laziale rappresentato dalla fig. 10 e con- 
tenente nello interno un residuo forse di balsamo. 

9. Altro simile alquanto più piccolo e non dise- 
gnato nella nostra tavola. 



NELLA VILLA 8PITH0ST1R 2M 

10. Altro vaso lazisde (rammeutato e disegnato 
Della fig. 4. 

11. Vaso di terracotta biancastra e rozzo, dipinto 
a sole fasce e linee rosse imitanti grossolanamente i 
vasi corinzi e da noi delineato nella fig. 12. 

€ome bene si scorge dalla descrizione ora fatta delia 
poca supelletUle raccolta in queste tombe, non v' è il 
campo aperto ad istiluire numerosi e larghi cofifronti 
con altri trovamenti di simile natura. Ciò non ostante 
alcune conclusioni sono facili ed evidenti. Queste tombe 
appartengono senza dubbio al perìodo {Hrimitivo laziale, 
e dentro questo debbono essere collocate in un tempo 
nel quale conosce vansi i vasi calcidicì, di cui trovammo 
forse una imitazione od un esemplare di infimo grado. 

Il piccolissimo numero dei vasi laziali, che sono 
delle forme le più communi, non ci permette di fare 
assegnamento sulla assenza de' tipi caratteristici d'uno 
di altro perìodo di quella supellettile. 

Ciò che fra le terre cotte è una vera singolarità, 
sono le due casse eilindrìcbe, le quali per io meno ac- 
cennano concordemente col vaso biancastro e dipinto 
ad uno svolgimento dell'arte ceramica che è uscita dal 
suo stadio più primitivo. I metalli che pure scarseg- 
giano troppo, e la mancanza completa di armi forni- 
scono poca materia d'esame e di confronto. 

La presenza del ferro usato in oggetti non deter* 
minabili ci priva anch'essa di elementi di studio. La 
sola cottctusione da trarre e storicamente a^ai impor- 
tante è la positiva anteriorità di queste tombe verso 
le mura serviane ed il loroaggere, la quale anteriorità, 
quantunque fosse stata già vista in altri trovamenti, pure 
giammai era apparsa così potentemente dimostrata di 
fatto. 



800 tEB 8SF0LCBI ARCAICI 

Volendo peraltro dod mancare al debito di confron- 
tare questo piccolo grappo con gli altri congeneri rìn* 
venuti nello stesso settimonzio romano e nei colli 
laziali, ripeterò il già detto in una notizia pubblicata 
quasi contemporaneamente alla presente, nella quale ho 
dovuto valermi dei dati forniti da questa scoperta di 
tombe anteriori all'aggere presso la porta Collina *. 

Non lungi dal luogo di cui ci occupiamo, cioè presso 
la chiesa della Vittoria, anzi sotto i gradini dell'ingresso 
della medesima, apparve alcuni anni or sono una tomba 
assai ricca di supellettile arcaica laziale con larga rap- 
presentanza del commercio etrusco e dei fittili detti cal- 
cidìci e corinzi. I confronti allora stabiliti mi consiglia- 
rono di riconoscere in quel cumulo di terrecotle una 
collezione tipica della supellettile spettante alla seconda 
mela del secondo periodo delle antichità arcaiche la- 
ziali V Nel citato ultimo lavoro poi ho dato le ragioni, 
massime topografiche, per le quali sembrami che il 
gruppo delle tombe di Villa Spithover debba cronolo- 
gicamente essere avvicinato a questo comparso sotto i 
gradini della chiesa della Vittoria, di modo che, se al 
pari di questo medesimo non vogliamo collocarlo nella 
seconda metà del secondo periodo, esso però al certo 
non esce dal detto secondo periodo delle antichità la- 
ziali. Duolmi di non poter estendere maggiormente 
l'analisi speciale di questa scoperta, ma dico franca- 
mente che I indagine sopra ì monumenti arcaici di questo 
genere non può esser fatta così spicciolatamente sopra 
i singoli trovamenti. È necessario attendere che le sco- 
perte, le quali giornalmente si moltiplicano, forniscano un 

* BuU. archeoL comun, 1885> pag. 39. 

* Dì un copioso deposito di stoviglie ed altri oggetti arcaici 
rìnyenuti nel Viminale. Bull arch, Comun. 1878, p. 64. 



NELLA VILLA SPITHO&TBR 



301 



abbondante materiale da prendere cumulativamente in 
esame complessivo, massime topografico. 

Ciò nondimeno è utile nei casi, come è il presente, 
che giovano a fissare qualche dato positivo, il porlo su- 
bito in luce contentandoci però ^i non estendere l'in- 
dagine al di là del punto cui esso risponda pienamente. 
Fra i punti che ho in questa breve notizia omesso di 
trattare e che forse il lettore vorrebbe veder svolti, sono 
i quesiti relativi alla probabile imitazione indigena dei 
fittili calcidici e circa i riti sepolcrali primitivi, massime 
sulKuso della cremazione e della inumazione in con- 
fronto con le altre necropoli italiche primitive. Questi 
punti io debbo necessariamente trattare nella seconda 
parte del lavoro sopracitato che è in corso di stampa 
nel Bullettino della Commissione archeologica comu^ 
naie, dove analizzando i dati forniti dall'intiera necro- 
poli arcaica romana vi è compreso anche il gruppo ora 
descritto dì Villa Spithover. 



HiGHELB Stefano, dr Rossi 



302: mroBB vBAk QAU amoà 



I 

■ 



il 

PITTURE DELLA CASA ANTICA 
SCOPERTA NEL GIARDINO DELLA FARNESINA 

(Mari, dèirifut voi Xlltavv. XVII-XXXIV) 

Pabblichiamo sulle tavole XyiI-IIXIY dei Monu- 
menti il resto delle pitture dell'aDtica casa scoperta fin 
dal 1879 Del giardino della Villa Farnesina. Rimangono 
a pubblicare soltanto i rilievi di stucco. 

Con la tavola XVII si ripara ad un errore commesso 
Tanno passato. Dissi allora che della parete corta del 
cubicolo le cui pitture si contengono in quell'annata, 
non si era fatto il disegno. Invece esso esisteva ed ora 
si pubblica. Pur troppo non posso dare una completa 
indicazione dei colori, non essendo ancora accessibili 
gli originali di queste tavole; in generale però il si- 
stema del colori è quello della tavola XVIII, che rap- 
prèsenta^ una parete d un'altra camera. II disegno dello 
zoccolo è quasi identico in ambedue le pareti, e non 
v' è dubbio che è almeno molto somigliante anche nei 
colorì. I grandi rettangoli della parte media della parete 
sono rossi. La striscia ornamentale che li divide e ne 
accompagna il margine di sopra e di sotto è gialla con 
ornamento paonazzo-seuro, e vien divisa dalla superficie 
rossa per mezzo di una stretta strìscia verde caratterizzata . 
come listello tondo avvolto di nastri o di qualche cosa 



SCOPERTA MIL OUBDINO DBLLA. FABNBSINA 303 

simile. La parte superiore» conservata sulla parete iimga 
(lav; Y*), qui è distrutta: tutto ciò che è punteggiato 
è ristauro del disegnatore. Il quadro grande è pubbli- 
cato sulla tavola VI a sin., quelli più piccoli che gli 
stanno accanto, sorretti da sostegni ornamentali, e quelli 
dell'attico non sono riconoscibili. 

La parete qui riprodotta, appiè della quale era it 
posto del letto, sta di fronte all'ingresso, rivolta alla 
luce, e perciò l'ombra della parte preminente dello 
zoccolo cade egualmente da ambedue i lati. Sulla parte 
media della parete (fondo rosso) uno dei più antichi 
concetti di questo stile decorativo, Tincrostazione con 
lastre di marmo dal margine affondato, è indicato sui 
rettangoli stretti con linee; ed essendo la parete rivolta 
alla luce, queste linee sono tutte egualmente scure, 
mentre su pareti che ricevono la luce lateralmente so- 
gliono essere chiare di sopra e dal lato dell'ingresso, 
scure sul lato opposto e di sotto. 

Si osservi ancora che nelle estremità mancano quei 
pilastri dipinti che per lo più in quel punto, si trovano 
su pareti di questo stile ', ed i quali, posti o sullo zoc- 
colo sol gradino che lo precede, iimals^Ddosi fino al 
soffitto airepistilio dipinto che lo regge, incorniciano 
quasi l'intera decorazione e separano fra loro le pareti . 
di una stéssa camera. . Essi Biancano qualmente alle 
estremità adiacenti delle pareti lunghe {Mon. Ili tav. Y^) ; 
giacché quel pilastro che ivi si vede posto sullo zoccolo 
e che arriva soltanto airaltozza del basso muro rappre- 
sentato come sorretto dal medesimo,, noapuò aver quella 
funzione, .né corrispondere sia a quello che sta aU'estre*- 

• 

(^) Man Gesch, d. deeorat. Wandnu in Pompei p. 160, tav. 5. 7. S. 9. 
Mon. d. Jnat. XX, ^. 9^ 49ì.^^ ^S« 1^* 23-25. 



«M 



nmtt tmuL CA8à astica 






parete sia a cpieUo die ne di- 

da quella interna. Io tal modo 

pn alrmiiiente mute fra loro danno a 

il carattere di un laogo 
destinazione di conte- 
dei resto che non si ripete 
Ut. XVm. XIX). 
, che satta pianta 
perta il BMaero 2, son rìpro- 
XVm-XXU, atte 
;à im^ iMiiMa sirila ter. XXY a desfra 

Tm a. 4 e 5. 

t, di coi ora pnb- 

& 4. Le pittore doè 

i,3S, e ne manca 

él4» ooBsemtefino 

di m. 2,13- 
strìscia 




TOT. Mòa«D 
die sofie 



SCOPERTE NEL GIARDINO DELLA FARNESINA 305 

pareti langbe nella sezione più grande (anteriore) ia 
parte media è molto pia accentuata nella camera 2 
(tav. XIX) che nell'altra (tav. Y*), mentre invece nella 
sezione corta (intema) si osserva il contrario, che cioè 
il concetto centrale è molto più accentuato nella camera i 
(tav. y*) . E mi pare che in questo riguardo sia più 
felice la composizione della nostra tavola (XIX) , che ri- 
leva fortemente il centro lì ove è formato da un quadro, 
meno forte ove contiene soltanto un ornamento. La sezione 
più corta della tav. Y*, considerata per sé slessa, sa- 
rebbe una bella parete ; si desidererebbe soltanto che 
le parti superiori fossero più leggiere, e che si fosse 
evitata la infelice contradizione fra le loro parti rien- 
tranti, visibili sotto l'epistilio, e Tarcbivolta sottoposta 
a quest'ultimo. Ma ognuno vede che quel grande appa- 
recchio architettonico dovrebbe contenere un quadro, e 
certamente tale fu l'intenzione di chi in origine inventò 
la composizione. Invece sulla tavola XIX la parte media 
della sezione corrispondente è un po' troppo rettango- 
lare e quasi geometrica ; non era poi forse un pensiero 
troppo felice il coprir di ornamenti analoghi a quelli 
dello zoccolo gli scompartimenti laterali della parte 
media. Ma forse questi concetti più modesti s' adattano 
meglio a quelle parti poco visibili a capo e a piedi del 
letto. Della parte superiore è conservato troppo poco 
per formarsene un' idea chisura. Forse i due membri visi- 
bili a d. ed a sin. erano congiunti per un' archi volta 
come sulla tav. XYIII. È curioso che qui le piccole 
architetture colla figura alata appariscono sopra un fondo 
bianco, mentre nella parte corrispondente della parete 
corta (tav. XYIII) lo spazio aperto è simboleggiato per 
un fondo nero. Poco cioè si è badato a mettere in rela- 
zione fra loro le varie pareti e sezioni di pareti di una 

Ahna^i 1885 20 



306 PITTURE DELLA CAfiA ANTICA 

Stessa camera: bastava rarmonia nei colorì e nd carat- 
tere generale, del resto ogni parete, ogni sezione di pa- 
rete è una composizione da sé. 

Paragonando fra loro la sezione più lunga (anteriore) 
dell'una e dell'altra parete, non esito di dare anche qui 
la preferenza alla parete tav. XIX. È ovvia T analogia 
fra le due composizioni. In ambedue quel basso muro 
che sorretto dallo zoccolo arriva fino alla prima cornice» 
si stende da una estremità all'altra, simboleggiando la fun- 
zione della parete di chiudere il locale, interrotto sol- 
tanto nel centro per dar posto al quadro. Sulla tav. V* 
egli è sormontato e quasi preceduto da tre corpi archi- 
tettonici, uno centrale e due laterali ; di tutti e tre la 
parte che salta più negli occhi sono due colonne coir epi- 
stilio, che nel centro rinchiudono il quadro principale, 
ai due lati un grande ornamento e sopra di esso un 
quadretto. Siccome il corpo centrale, ed in ispecie le 
sue colonne coli' epistilio, è poco più rilevato di quei 
laterali, così lo spettatore non ha pienamente l'impres- 
sione di una composizione simmetrica, aggruppata cioò 
intorno ad un centro; gli sembra piuttosto di vedere - al- 
meno al primo sguardo - una composizione ritmica, un'al- 
tornarsi cioè di paia di colonne coli' epistilio e dei loro 
interstizii riempili in qualche modo di architetture: quasi 
il prototipo di molte pareti dell'ultimo stile pompeiano, 
sulle quali i grandi scompartimenti sono inchiusi fra due 
colonne o pilastri col loro epistilio, tutto in proporzioni 
fantastiche, e divisi fra loro da prospetti architettonici '. 

Invece nella parete ora pubblicala (tav. XIX) man- 
cano i corpi laterali ; vi è soltanto quello medio, questo 
però molto più grande, sorretto da quattro colonne e 
due pilastri in modo da non lasciar che un breve spazio 

* lian Ge»ch d, decor. Wandm, p. 458. 



SCOPERTB NBL GIARDINO DELLA FARNESINA 307 

fra sé e le estremità di questa sezione di parete, ii 
quale poi è riempito da^un attico con ornamenti su fondo 
giallo, con la cornice bassa, sormontata da leggieri orna- 
menti, all'altezza dell'abaco dei pilastri che sorreggono 
la parte media. In quest'ultima il centro, formato dal 
quadro, è fortemente rilevato per la larghezza deirinter- 
colunnio e del quadro stesso e per rincorniciatura archi- 
tettonica; all'incontro all'estremità i pilastri hanno quasi 
il carattere di strisce ornamentali , e in ogni modo stanno 
più indietro delle colonne, che poste su basi sporgenti 
dallo zoccolo portano ognuna un membro prominente 
della trabeazione. Ai due lati poi del centro si ripete 
la disposizione simmetrica, ossia la tripartizione, essen- 
dovi su ciascun lato uno scompartimento medio, più 
largo, rilevato per il grande ornamento e sormontato da 
un quadro, e due scompartimenti laterali più stretti e 
vuoti. Di questi ultimi però sono preponderanti quelli 
che stanno accanto al quadro principale, preponderanti 
sia per la maggiore larghezza che per Tincorniciatura 
architettonica e perchè sormontati da quadretti, mentre 
quegli altri si contentano d'un ornamento. Così qui tutto 
gravita verso il centro, con quel saggio temperamento 
però che due centri secondarli trattengono lo sguardo 
e gli danno riposo. Tutto ciò poi è sormontato da un 
basso attico che si stende per tutta questa sezione della 
parete ; esso riunisce la parte media e più rilevata 
con ciò che rimane ai due Iati e forma la base per i 
concetti della parte superiore della parete. Tutte le 
parti sottoposte alla cornice di quest' attico si presen- 
tano come fabbrica chiusa, interrotta soltanto per dar 
luogo al quadro principale, mentre sulla parete tav. V* 
fin dalla prima cornice vi sono due aperture. In tal modo 
l'intera disposizione è della massima chiarezza, sempli- 



308 PITTURB DELLA CASA AKTICA 

cita e tranquillità, ed ìd ciò armonizza pienamente 
con l'egregio quadro che ne forma il centro. 

Pur troppo della parte superiore è conservato pochis- 
simo : pare che alle estremità presentasse una superfìcie 
più meno chiusa, con membri architettonici che reg- 
gevano il soffitto, nel centro un' apertura fiancheggiata 
(la architetture jientranli e interrotta forse sopra il quadro 
da qualche corpo architettonico : disposizione felice anche 
questa e che unitamente ^lle parti sottostanti doveva 
produrre un effetto molto armonico. 

Osservammo sopra che nella camera corrispondente, 
4 sulla pianta (tav. V*. XVII), nella parte interna, desti- 
nata a contenere il letto, fu omesso il pilastro dipinto 
negli angoli, e ci sembrava che in tal modo quella parte 
ricevesse il carattere d'un luogo più chiuso. Ciò non 
si ripete nella camera di cui ora ci occupiamo ; i pi- 
lastri angolari vi sono. Invece le architetture dipinte 
della parte interna sono rappresentate come più vicine 
allo spettatore che quelle della parte anteriore : l'allar- 
gamento prospettico della camera qui è minore, il luogo 
del letto si presenta come una specie di nicchia. Ce Io 
insegnano le case pompeiane, che in una certa epoca, 
quella del primo stile decorativo, si amava molto di 
fare ne' cubicoli una nicchia che a guisa di alcova con- 
teneva il letto ' : ai tempi del secondo stile si preferiva 
anche in qualche casa pompeiana di imitarla per mezzo 
della pittura V 

Dei colori il lettore potrà farsi un' idea paragonando 
la tav. XVIII, che rappresenta in colori la parete corta, 
appiè della quale stava il letto ; altro non potrei aggiun- 

* Oyerbeck-Man Pompeji p. 264. 313. 331. Mftu Oench, d. decor, 
Wandm, p. 63. 71. 74. 86. 88. 

* Overbeck-Mau op. e. p. 363. Man op. e. p. 174. 



SCOPERTE NEL GIARDINO DELLA FARNESINA 309 

gere» non essendo visibili gli originali ; si noti soltanto 
che il basso attico sopra il cornicione è rosso e finisce 
con una cornice azzurrognola. 

La disposizione della parete corta è perfettamente 
chiara e non ha bisogno di commenti. Si noti la strana 
predilezione per figure che invece di piedi umani hanno 
un sol piede d'un animale o d'un uccello : così quelle 
che reggono i quadretti, e quella che sta nel campo 
nero sopra il quadro grande. 

L'osservazione fatta di sopra, che cioè non si è avuta 
cura di mettere in relazione fra loro le varie pareti d'una 
stessa camera, vien confermata dalla parie di parete pubbli- 
cata sulla tav. XXY a destra. Sta questa parete incontro a 
quella riprodotta in colori (tav. XYIII) , ed è tanto stretta 
la parte conservata, perchè il resto di quel lato della 
camera era occupalo da una porta ed è perduto ciò che 
stava al disopra di questa. Corrisponde alla parete adia- 
cente lo zoccolo, ed anche rattezza ed il color rosso 
della parte media ; le due cornici corrispondono in al- 
tezza non alla parte adiacente della parete lunga, ma 
a quella che contiene il quadro ; del resto troviamo con- 
cetti del tutto diflTerenti. La parte media divisa in ret- 
tangoli circondati da una striscia ornamentale ci è nota 
dall'altra camera (tav. XVII), ma in questa qui si trova 
nulla di simile. Altri concetti rammentano le pareti rap- 
presentate sulle tavole V, XXIV, XXV a sin., e voi. XI 
tav. XLIVi altri non ricorrono in alcun' altra camera di 
questa casa; così la forma originale della cornice inferiore, 
i medaglioni colle maschere. 1 colori dello zoccolo sono 
quelli della tavola XVIII; del resto il fondo è rosso pertutto; 
i fregi son gialli, le cornici di colorì svariali : turchino, 
verde, rosso, giallo e bianco. Le figure ne* quadri della 
parte superiora stanno su fondo bianco, e così anche 



310 PITTUBE DELLA CASA AKTICA 

I 

le maschere ; le linieUe degU angoli sono paonazze con 
ornamenti gialli. 11 Giove Aminone con tutta quella specie 
di candelabro di cui egli fa parie, è eseguito in tur- 
chino e paonazzo con poco ^allo (p. es. nelle corna) . Una 
copia in colori di questa parete è posseduta dall'Istituto. 

Pubblichiamo sulle tavole XX. XXI. XXII i quadri 
di questa camera, ai quali si debbono aggiungere i due 
quadretti n. 4 e 5 della tavola VII. Qui come nella 
camera corrispondente il quadro grande ddla parete 
lunga (tav. XX) - e senza dubbio anche quello della 
parete opposia, che qui come neirallra camera è per- 
duto - è eseguilo in quella maniera speciale caratte- 
rizzata Ann. 1884 p. 319: disegno leggermente colo- 
rato e composizione a guisa di rilievo colle teste di pro- 
filo. E due quadretti del medesimo genere (tav.-XXII 
n. 4.S) stanno negli scompartimenti laterali della pa- 
rete corta ; ed in questi la nostra tav. XYIII può dare 
almeno un' idea approssimativa del modo come sono trat- 
tati i colori. Invece il quadro principale della parete 
corta (tav . XXI) qui come nella camera corrispondente 
non differisce essenzialmente sia nella tecnica che nello 
stile e nella composizione dalle pitture di Pompei e della 
casa palatina. La collocazione dei quadretti lav. YIII 
n. 4. 5, tav. XXII n. 1. 2. 3 sì rileva dalla tav. XIX. 

Il quadro grande della parete lunga (tav. XIX. XX) 
dà luogo ad un' osservazione. Potrebbe sembrare cioè che 
quadri come quello della nostra psurete corta (tav. XYIII) , 
come quelli della casa palatina [Mon, XI tav. XXd. XXIII. 
Man Wandm, tav. 9) siano immaginati come prospetti da 
una finestra, lo mi sono sempre opposto a questa idea * 



* Gesch. d. decor. JVandm. p. 169. 199. Ann. d, Inst. 1880 p. 140. 
144; 1884 p. 810 sgg. 



SCOPEUTE NEL GIARDINO DELLA FARNESINA 311 

ed ho dostenuto che anche questi quadri sono imma- 
ginali come quadri a tavola iuchiusi in una grande cor- 
nice architettonica, con parziale confusione fra que' mem-- 
bri architettonici che fanno parte della cornice e quelli 
che le stanno accanto. Evidentemente la nostra tavola XIX 
conferma la mia opinione, giacché qui la indubitabile 
riproduzione di un quadro antico esclude affatto quell'ai* 
tra ipotesi. 

Mi astengo dal dilungarmi tanto sullo stile quanto 
sui soggetti di queste rappresentanze, confidando che, 
una volta tese di pubblica ragione, non mancherà chi 
potrà illustrarle con più competenza. Tav. XX (Vn 
dell'originale) è chiaro che rappresenta Dioniso allevato 
dalle ninfe. Il quadro della tav. XXI (Vs deiroriginale) 

- Aphrodite , Peitho (?) ed Eros - è probabilmente 
una copia di un celebre quadro antico, il cui autore 
nella figura di Aphrodite riprodusse il tipo di antichi 
idoli : possiamo ricordarci della nomU^Qovog ^Ag)^oSlTr] 
di Saffo, della statua criselefantina di Kanachos, se- 
duta in trono col patos in testa, con la mela nell'una 
e col papavere nellallra mano. Fra i monumenti super- 
stiti si può paragonare un rilievo della villa Albani (Miil- 
ler-Wieseler II 257), pur troppo soltanto rn piccola parte 
antico, e una pittura di Pompei (Amore punito, Sogiiano 
u. 380) , nella quale la figura della dea seduta in trono 

- cui però manca la testa - riproduce più o meno esat- 
tamente un antico tipo statuario, il quale nell'altra pittura 
che rappresenta il medesimo soggetto (Helbig 826) ed 
in quella che le fa riscontro (Ares ed Aphrodite, Hel- 
big 325) è confuso. Nulladinmno anche queste due pit- 
ture meritano di esser menzionate, perchè riuniscono 
le stesse tre persone del quadro nostro : Aphrodite in 
trono. Eros, la compagna con la cuffia sui capelli, alla 



312 PITTUBB BBLLA CASA ANTICA 

quale non voglio decidere se abbia a darà il nome di 
Peitho. Àphrodile seduta, Peitlio (con modius) ed Eros 
in piedi, la cui posa rammenta molto quella del quadra 
nostro, troviamo anche sopro un celebre rilievo di Napoli 
{Mus. Borb. Ili 40) . Aphrodite in trono ed Eros in piedi 
avanti ad essa, qui pure in posa somigliante, rìcorrona 
sulle monete di Enee (Mìiller-Wieseler li 258) ; meno 
somiglianti son quelli di Nagido, ove Eros è librato in 
aria (1. e. 258i). Per l'alta corona sostituita al kakuhos 
si può paragonare qualche figura di terracotta, fra 
cui una di Siracusa, con un cigno, rammentai la pit- 
tura nostra anche il velo sopra la corona, che ella con la 
mano destra allontana dal viso ', mentre qui l'ufficio 
di scoprire il viso è affidato alla compagna. 

Non ho bisogno di dire che l'autore del quadro 
nostro non ha copiato l'idolo antico, ma conservandone 
il motivo generale ha saputo infondergli nuova vita se* 
condo il genio del suo tempo, credo del quarto secolo 
av. Cr. ; ma ciò meriterebbe uno studio più profondo. 

Dei due quadretti tav. YIU n. i. S fu parlato Ann. 1884 
p. 322. Quelli della tav. XXII hanno appena bisogno 
di spiegazione. 11 n. 1 (V4 dell'originale) è una scena 
bacchica. 2 e 3 (Vs dell'originale) si riferiscono alle 
recite teatrali : 2 rappresenta l'attore che in presenza 
di due donne riguarda la sua maschera ; a giudicar 
dalla sua testa coronata di foglie possiamo crederlo vin- 
citore nell'agone. Nel n. 3 pare che il poeta istruisce 

* Eekolé Terracotten von Sicilien tav. 2, 3; il medesimo mo- 
tivo (anche il cigno) si ripete in una terracotta del Louvre (Henzey 
tav. 18, 3) proveniente da Corinto, ove però la corona è meno chiara. 
Per la corona cf. ancora Eeknlé op. e. tav. 8, 2; Henzey tav. 15, 1 
(Cipro), 40, 3 (Cirenaica). Altre fignre in terracotta sedute, probabil- 
mente di Venere : Keknlé op. e. tav. 2, 2 ; Collection Lecuyer tav. E ; 
Gerhard Uber Venusidole tav. 8, 5. 



SCOPERTE NEL GIARDINO DELLA FARNESINA 313 

l'attore, che porta la maschera, mentre una dofina la 
accompagna sulla cetra. N. i e S rappresentano due^ 
donne che suonano differenti strumenti di musica, mentre 
una compagna porge all'una, come pare, un caprétto,, 
all'altra un fiore. 

Paliamo ora a parlar della camera le cui pitture 
si pubblicano sulle tavole XXIII-XX VII ' . In essa ciò 
che in 2 è imitalo dalla pittura, esisteva in realtà : 
la parte interna cioè, destinata al letto, era più stretta 
del resto della camera. Però la camera si ristringeva 
da un lato solo, dimodoché la parete a sin. di chi en- 
trava eradiritta, mentre quella opposta formava un angolo. 
La camera era lunga circa m. 5,3, larga nella parte 
interna 2,13. Differiva dai due cubicoli 2 e 4 nei 
colori - dei quali la tav. XXIIl dà una prova - e 
nella disposizione delle pitture. Qui cioè la dispo- 
sizione simmetrica, col quadro nel centro, si trova sol- 
tanto sulle tre pareti della parte interna, mentre sulle 
pareti lunghe della parte anteriore si alternano scom- 
partimenti larghi e stretti, nei quali ultimi son dipinti 
de' candelabri, mentre ognuno di quelli contiene un qua- 
dretto con una sola figura. Delle nostre tavole XXIII 
dà 4a parete di fondo, XXIUI quella sinistra della parte 
interna, XXV a sin. due scompartimenti d'una delle pa- 
reti lunghe della parte anteriore. Quanto a quest'ultima^ 
ognuno vede che la sua disposizione è essenzialmente 
quella della parete dal fondo nero pubblicata Mon, XI 
tav. XLIV, colla differenza che sulla parete nostra è 
più conservato il concetto il più antico di questo stile : 

* Secondo le Not d. Se, 1880 p. 139 sarebbe la camera che 
sulla pianta suddetta ha il n. 5. Ma questa non ha la forma da men- 
zionarsi ; forse era quella che le sta accanto, di cui un angolo è occu* 
pato da una scala e che ha la forma richiesta. 



314 PirruEE dslli casi ahtica. 

i reUaugoU ehe in origim rappresentuo rìBcrostasioM 
eoo lastre di marmo; e essi qui come sulla stessa tav. XXV 
a d. e sulla tav. XYII sono inchiusi in strisce orna- 
mentali. Questo concetto fu tralasciato nella parte in- 
terna, ove invece si ripete, tanto sulla parete di fonda 
^anto su quelle laterali, il concettò dei candelabri sor- 
retti da sostegni posti avanti allo zoccolo, ciò che dà 
all'intera decoratone quella unità che manca negli altri 
due cubicoli. Le figure che sulla tav. XXIIl son col- 
locate nella parte media della parete ;suiraltra, tav. XXIID, 
non ne rimangono che deboli traoee; possono parago- 
narsi cogli ornamenti che in quel punto si vedono sulle 
)avv. V* e X Villi, e trovano più esatto riscontro in una 
decorazione pompeiana '. 

Quella specie di edificio che sulle pareti della parte 
intema contiene il quadro, differisce notevolmente dalle 
parti corrispondenti degli altri cubicoli. Quello della pa- 
rete laterale (tav. XXIIII) rassomiglia a quello delle 
tavv. V^, XVIII, XVUII, con la differenza però che i capi- 
lelli delle ante accanto al quadro non stanno alla mede- 
sima altezza della cornice del basso muro che occupa 
le parti laterali, e che per conseguenza le antejrtesse 
non compariscono come le estremità di quel muro. È con- 
servato cioè il concetto più antico, come Io troviamo, 
benché qua e là oscurato, sulle pareti della casa padb- 
tiìia *, secondo il quale questa parte centrale inter- 
r(mìpe il basso muro ed è immaginata come una cor- 
nice architettonica del quadro, posta avanti ad esso 
(v. sopra p. 311). Invece sulla parete di fondo (tav. XXIII) 
troviamo quel concetto che poi, benché per lo più modi- 



ìiaii Gesch. d. decor, Wandm. tav. 5. 
Man, XI tav. XXm. Man fVandm. tw, 9. 



SCOPERTE NBL 6IAKDUI0 DELLA FARNESINA 315 

ieato ed oBcurato, si ritrova netto stile seguente, il 
terzo pompeiano \ Anche le proporzioni allungate e 
sottili delle colonne rammentano questo medesimo stile. 
Però il concetto stesso non deve credersi più recente 
di quello delle altre pareti da noi considerate, giacchò 
su pareti di quell'altro genere s'incontra alcune volte 
io stesso soffitto a cassette come qui, ma in contradi- 
zione con le altre parti, ciò che si spiega soltanto come 
una reminiscenza dello schema della parete nostra. Se è 
vera la mia opinione suaccennata sul concetto origi- 
nario di queste architetture che in decorazioni di questo 
stile rinchiudono nel centro della parete il quadro - opi- 
nione fondata specialmente sull'esame delle pitture del 
Palatino - allora tale concetto originario, qui come in 
altre pareti di questa casa, è del tutto oscurato e tra- 
sformato dalla teodenza di mettere in relazione e con- 
fondere fra loro i membri architettonici della parte cen- 
trale con quelli delle parti laterali . £ tale trasformazione 
si è fotta in modo coerente e senza cadere in contrari 
dizioni ; qui tutto è chiaro : il quadro sta in una linea 
col muro bianco, sotto un tetto sporgente che riposa su 
due colonne. Non vorrei, cioè dare importanza ad 
una piccola inesattezza: i pilastri verdi sono un poco 
troppo alti per poter immaginare il fregio (che abbiamo 
a supporre anche sui due lati non visìbili del padiglione) 
in continuazione di quello del muro a fondo bianco. 
Prescindendo da ciò nessuno, considerando questa pa* 
rete sola, sospetterebbe trattarsi di un conoetto non 
originario, ma derivato da un altro. E anche sulle altre 
pareti di questa casa abbiamo incontrato in un sol punto * 



> Mau op. e. tay. 12. 19. 

* Ann. 1884 p. 310. Man, Xn 3^ a mn. 



31(5 PITTURB DBLLA CASA ANTICA 

una notevole conlradizione, analoga a quelle delle pa- 
reti palatine. 

Le tavole XXV e XXVI danno i quadrelli di questa 
stanza; i quadri grandi cioè sono troppo distrutti per 
poter esser pubblicati. La collocazione dei quadretti ri- 
sulta dalle nostre tavole : i due della tav. XXYl n. 2 
e 5, ridotti alla metà della grandezza originale, sono^ 
visibili anche sulla tav. XXIII, che dà un' idea almeno 
generale dei loro colori. Gli altri Vs dell'originale> 
stanno, come mostra la tav. XXIIII a sin., ognuno in 
uno degli scompartimenti della parte anteriore delia 
stanza. Si vede anche dalle riproduzioni che né per lo 
stile né per la tecnica nò per i costumi hanno che fare 
con l'epoca augustea, ma sono del medesimo genere 
deirAphrodite e delle altre pitture pubblicate Mon. XII 
tav. VI a d., tav. VII, e tav. XXII, 4. 5, e caratterizzate 
Ann. 1884 p. 319. Sono assai svaniti ; in alcuni nem- 
meno il contorno è completo, e anche in quella figura 
che è la meno svanita (tav. XXV n. 5) è probabile che 
manchino alcuni particolari. Sono nove figure di giovani 
donne, occupate - ciò è chiaro per quasi tutte - in^ 
azioni riferibili al culto. E perciò nell'unica figura virile 
(XXV n. 2) possiamo con probabilità riconoscere unr 
sacerdote. Similmente alle donne con attributi egizii, 
dipinte ognuna nel centro di uno degli scompartimenti 
neri delle pareti d'un triclinio pompeiano d' epoca unr 
poco più tarda, è stalo aggiunto il sacerdote (Bull, 1882^ 
p. 24 sg.). 

Va resta a parlare delle pitture riprodotte sulle nostre 
ultime tavole XXVII e segg.ì. Stavano queste sopra 
una delle pareli di un criltoportico, cioè di un largo 
corridoio diviso in due parti da una fila di pilastri 
parallela alle sue pareli; porla sulla pianta più volte 



SCOPERTE NEL OIABDINO DELLA FARNESINA 317 

citata Un. 1. La sua decorazione era la più archiletio* 
Dica, la meno fantastica di tolte queUe che in qaesta 
casa furono conservate. Sopra membri sporgenti delio 
zoccolo, che ha verdi la cornice ed il termine, stanno 
colonne verdi, che al margine superiore della parete 
sorreggono un epistilio ; più indietro il noto basso muro, 
bianco, con epistilio rosso, fregio bianco, cornice a vari 
colori, e sopra di essa semplici architetture: un corpo 
chiuso (rosso) dietro ognuna delle colonne porta una 
trabeazione che si prolunga ed in ogni estremità è sor* 
retta da una figura e sormontata da una sfinge; una 
statua forma in questa parte superiore il centro di ciascun 
intercdunnio. Abbiamo qui i semplicissimi precursori 
di que' concetti che nel terzo e più ancora nellultimo 
stile pompeiano occupano la parte superiore della pa- 
rete. — Una tavola rossa qui come spesso (Mon. XI 
tav. XLIV, XII tav. V^ ; verde tav. XVIII) è sottoposta 
alle colonne ed al basso muro. La superficie bianca di 
quest'ultimo è divisa in rettangoli : larghi negli inter- 
colunnii, meno larghi dietro le colonne, stretti che sono 
frapposti fra quegli altri e contengono un ornamento. 
Circoscritti da una striscia verde accompagnata su cia- 
scun lato da una più stretta striscia rossa, hanno per- 
duto totalmente la caratteristica, che hanno su pareti 
più antiche, di lastre di marmo, e sono divenuti un 
concetto puramente ornamentale. Su quelli che son tra- 
versati dalle colonne son dipinti paesaggi mouocromi, 
quelli degli intercolunnii contengono i quadri che sulle 
nostre tavole XXYIIII e segg. si pubblicano ridotti alla 
metà della grandezza. 

Ognun vede che questi quadri si dividono in due 
classi. Quellh delle tavole XXVIIII-XXXII ed il primo 
della tavola XXXIII sono contemporanei all'intera de- 



818 nnntB dblla casa antica ecc. 

coraziODe, di cui fin da principio facevano parie. Ptar 
troppo sono assai mal conservati; ma dovunque qoalclie 
figura è un po' più riconoscibile « si vede subito la bd- 
lezza dei concetti e del disegno e l'esecuzione diligen- 
lissima. U significato delie singole rappresentanze non 
è abbastama diiaro : pare che si tratti di scene del 
culto e di «r genere » ; solo nel secondo quadro della 
tavola XXXII si riconosce una figura femminile alata 
(Vittoria?] cbe ^pog^a la mano d. ad una clava, e si 
potrebbe perdo pensare ise non ad una scena mitologica 
almeno ad un fatto determinato: anche io una delle scene 
del fregio pubblicato nei Monumenti dell' anno 1882 
(voi. XI tav. XLYI) , ove certo non si tratta di mito- 
logia, si trova un essere alato. Amore come pare. 

Invece il secondo quadro della tav, XXXJIl ed i 
quattro riuniti sulla tav. XXXIV sono d'origine molto 
posteriore. In uq tempo che non può precisarsi i quadri 
orìginarii, troppo logori, furono rimpiazzati con queste 
rappresentanze rozzamente eseguite e senza alcun va- 
lore artistico. I quadri della tav. XXXIV hanno la 
stessa grandezza degli altri : furono ridotti per poterli 
riunire in una tavola. Ci contentiamo di pubblicarli, 
lasciando ad altri l'mvesligare se per le cose rappresen- 
tatevi possano trovarsi dei confronti. 

À. MAtJ 



LE DIVINITÀ ELEnSlNlB ECC. 819 



LE DIVINITÀ ELEUSINIE RAPPRESENTATE 

IN UN'IDRIA ATTICA 

(Mon. deirinst. voV XII tav. XXXV). 

La nostra tavola XXXV gik da parecchio tempo 
si trova nelle mani di uno dei nostri oótlat)oratori, 
il quale filamento ci ha dichiaralo di non poterne 
dare l'illustrazione nel presente volume. Siccome è 
impossibile di ritardarne ancora la pubblicazione, così 
non mi resta altro che accompagnarla con brevi no- 
tizie di fatto. La tavola riproduce le pitture di una 
magnifica idria trovata presso S. Maria di Capua e 
già posseduta dal sig. Alessandro Castellani (Catalogne 
A, Castellani, Rome 1884, pi. II p. 18 n. 84). Che 
questo vaso sia il prodotto di una figlina attica, è 
chiaro. Nemmeno esiste dubbio alcuno sopra il ciclo 
mitico, al quale si riferisce la rappresentanza che 
sopra vi è dipinta. Nel mezzo vediamo le due prin- 
cipali divinità eleusittie, cioè Cerere seduta, appog- 
giando la d. ad uno scettro, e davanti ad essa Pro- 
serpina in piedi, che tiene in ambedue le mani una 
fiaccola. Debbo rinunciare alia spiegazione delle quattro 
figure aggruppate attorno le due dive. La loro analisi 
esigerebbe numerosi confronti e studi circostanziali 
che ora non posso istituire, giacché un tale lavoro 
molto ritarderebbe la pubblicazione di quest' ultimo 

volume dei nostri Annali. 

W. Hblbig 



820 SUPPLBMBKTO AU'àRTICOLO 



SUPPLEMENTO ALL'ARTICOLO 

INSERITO NEGU ANNALI DEL 1881 

p. 302-332 lav. XXXIV-XXXVI. 

Nel Museo del Loavre a mia non lieve sorpresa 
ho ritrovato il bassorilievo già Aldobrandioi, il quale 
credeva scomparso sino dal 1833, quando rUrlichs 
Tavea veduto per lultima volta nel palazzo di Villa 
Aldobrandinì. 

Il rilievo si trova incastrato nella parete destra 
della sala detta di Settimio Severo, e porta due numeri, 
l'uno iscrittovi con lapis 319, l'altro sopra una cedola 
di carta bianca: 6468. Yi è conservata d'ambo i lati 
una parte di quel taglio ritto cbe indica il fine della 
lastra, cbe risulta lunga m. 1,46. L'altezza non può 
stabilirsi con uguale certezza, essendo perduto piò d'un 
terzo della tavola fin sopra le ginocchia delle figure. 
L'altezza generale però delle medesime è la stessa 
di quelle dei rilievi di Firenze e di Roma; il primo 
fanciullo misura attualmente m. 0,58 dalla cima sino 
al principio delle gambe, donde risulterebbe una al- 
tezza della tavola intiera di m. 1,60, cioè identica 
a quella delle altre tavole. Identiche pure sono fattura ed 
arte: il che si può affermare a prima vista, quantunque 
la superficie sia molto logora e mostri le tracce di 



INSEBITO NEGLI ANNALI 1881 321 

una levigazione crudele. Viene provata dunque per- 
fettamente dal marmo originale la mìa lesi fondata 
sopra altri argomenti 1. e. p. 309-311, che il basso- 
rilievo Àldobrandini faceva parte di quella processione 
maestosa che un giorno cingeva la ara Pacis Augustae. 
Una sola obiezione mi si potrebbe fare da chi 
guardi il rilievo come trovasi adesso nel museo di 
Parigi : cioè la prima testa indubitatamente antica che 
è di certo quella dell'imperatore Antonino Pio. Se 
questa testa vi fosse ab antiquo, questa circostanza 
sola basterebbe a sconvolgere tutta la mia combinazione. 
Fortunatamente posso provare che la testa vi sia 
rimessa per completare Y aspetto del rilievo dopo 
l'anno 1814, quando F. A. Visconti pubblicò il rilievo 
con una testa di donna diademata invece di quella 
dell'imperatore. Anche quella si deve attribuire ad un 
rislauro arbitrario, giacché il disegno vaticano, pub- 
blicato sulla mia tavola XXXIV-XXXV n. l"* mostra 
la spalla destra e quasi tutta la testa di quella figura 
intieramente scheggiata. Ed è appunto l'aspetto del 
marmo originale che conferma la fede assoluta di quel 
disegno; col quale, levati che ora sono tuttti i restauri 
del Malatesta visibili sulla tavola del Visconti (ripro- 
dotta Man. I. e. 1), il marmo s'accorda perfetta- 
mente, fatta astrazione di quelPuna testa d'Antonino, 
runico ristauro tuttora esistente nel rilievo. È un 
vero capolavoro di ristauro come vi è rimessa quella 
testa ; poiché solo coli' aiuto del disegno vaticano sono 
riuscito a rintracciare la linea della scheggiatura che 
termina il marmo antico. É dunque fuori di dubbio 
che quella testa antica o piuttosto maschera di pro- 
filo d'Antonino vi fu rimessa dopo che il rilievo avea 
lasciato Villa Àldobrandini, sia a Parigi sia, ciò che è 



982 SUPPLEIfBNTO all' ARTICOLO E€€. 

più probabile, a itoma stessa da qualche mercante 
industrioso ed abile, ciie credeva più aggradito al 
museo di Parigi un rilievo, senta ristauri moderni sì, 
ma apertamente imperiale. 

Per fornire una buona idea dd marmo originale 
ci vorrebbe una nuova pubblicazione del medesimo. 
Intanto deve bastare il disegno a contorni pubblicato 
dal Visconti confrontato col disegno antico del codice 
Oi*siniano. 

Voglio osservare ancora, che sull'originale la prima 
figui^ mi è parsa maschile, ciò che rende poco probabile 
il mio sospetto {Am. 1. e. p. 308), che questa lastra 
con la seguente originariamente abbia formato un in- 
sieme. Dell'oggetto che il primo fanciullo reggeva con la 
mano, sulloriginale non è rimasto tanto da discernere 
una cassetta come l'avea ristaurato il Malatesla; questi 
però pare che abbia fatto giusto, quando fece guardare 
la donna vecchia V^ ^1 faccia. L'uomo che tocca con 
la mano la testa delia ragazza, è già di età mollo 
provetta, a quanto sembra indicato damile copiose rughe 
sul collo ; le sue dita ora sono rotte, ciò che avvenne 
probabilmente dopo che il rilievo fu disegnalo nel co- 
dice Orsiniauo; le pupille della ragazza sono lavorale 
air incavo. 

F. von DuHN 



INDICE DELLE MATEBIE 



I. 8CAVI E TOPOGRAFI 

L'antichissima necropoli tarquiniese: /. Undset pag. 
5-104. — Le horrea sotto l'Aventino e la statio annonae 
urbis Romae; con appendice sul Testacelo (tav. d'agg. I): 
G, B, de Rossi p. 223-234. -^ Tre sepolcri arcaici nella 
villa Spithoever sotto le mura di Servio Tullio (tav. d'agg. K): 
M. S. de Mossi p. 296-301. 

IL MONUMENTI 

a. Scultura : Statua vaticana di Simone Sanco (tav. 
d'agg. A): JS. Jordan p. 105-126. — Supplemento all'ar- 
tioolo inserito negli Annali ISSI p. 302-332 : F. von Duhn 
p. 320-322. 

b. Bronzi: Sopra alcune statuette di bronzo spettanti 
ad un antico tipo greco di tripode (tav. d'agg. B): C Purgold 
p. 167-187. — Statuetta di bronzo nel Museo di Berlino 
(tav. d'agg. C): E. Dressel p. 292-294. 

(?. Pittura paretaria : Le pitture della tomba come- 
tana detta della pesca e deUa caccia (Mon. voi. XII taw. 
XIII, XIV, XIV«): C. Sita p. 132-145. — Pitture deUa 
casa antica scoperta nel giardino della Farnesina (Mon. 
voi. Xn taw. XVn-XXXIV) : A. Mau p. 302-318. 

d. Pittura vascolare : De Mnphora corinthia Caere re- 
perta (taw. d'agg. D, E): F. DUmmler p. 127-131. — Due 
vasi idi Buvo (Mon. voi. XII taw. XV, XVI, tav. d'agg. P): 



324 INDICE DBLLR MATBRIB 

H. Eeydemann p. 147-166. — Le ditinìtà éleiisiiiie np- 
proBentate in un' idria attica (Mon. yoL Xn lay. XXXY) : 
W. Helbig p. 319. 

e. Pietre incise : Intagli aieaici della Grecia e del- 
rEtmria (tav. d*agg. G, H): 0. Sossbaeh p. 18&-222. 

/. Epigrafia: Iscrizioni recentemente scoperte d^li 
eqnites singolares : 0. Henzen p. 235-291. 



TAVOLE D'AGGIUNTA 

A. Statua di Semone Sanco (Moseo vaticano). 

B. Ornati di tripodi .greci. 

C. Vittoria di bronzo, trovata a Roma (Moseo di Berlino). 
Dy E. Vaso corinzio, trovato a Gervetrì (già della colL Cam- 
pana). 

F. Parte di dietro d'nn'anfora trovata a Buvo (colL Dzia- 

lynska). 
G^ E. Pietre incise di provenienza greca ed etnisca. 
/. Coppa di vetro con rappresentanza del praefectos an- 

nonae. 
E, Oggetti trovati in tombe primitive scoperte neUa villa 

Spithoever. 



ERRATA CORRIGS 

Sulla pianta Ann, 1884 pag. 350 invece di Foro di Cssabk 
leggasi Foro di Auousto. 



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Tao- d'ag^^. J 



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38. 



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