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Full text of "Annali dell'Islam"

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9 



ANNALI DELL'ISLAM 



Annali dell'Islam 



Già pubblicati : 

Volume I. - Introduzione. - Anni 1.-6. H. ^Milano, 1905, xvi-740). 

Volume II. — Tomo I. - 7.-11. a. H. (Milano, 1907, Lxxviii-719, con sette illustra- 
zioni e quattro carte topotjrafiche). 

Tomo II. — 12. a. H. e Indice alfabetico dei voli. I e II (Milano, 1907, 
721-1567, con tre carte geografiche, due piante e parecche illu- 
strazioni). 

Volume III. — 13.-17. a. H. (Milano, 19 io, LXXxin-973, con nove carte geografiche 

e molte illustrazioni). 

Volume IV. — 18.-22. a. H. (Milano, 191 i, xxxv-701, con quattro carte geografiche 
e molte illustrazioni). 

Volume V. - 23. a. H. (Milano, 19 12, xxxvi-532, con una carta geografica e varie 
illustrazioni). 

In corso di stampa: 

Volume VI. — Indice alfabedco dei voli. 111. I\' e \'. 
Volume VII. - 24.-32. a. H. 

In preparazione: 

Volume VUI. - 33.-35. a. H. 

Volume IX. — Indice alfabetico dei voli. VII e Vili. 

In corso di stampa: 

Volume X. — 36.-40. a. H. (Volume di circa 700 pagine). 

In preparazione: 
Volume XI. - 41.-50. a. H. 

Gli altri volumi usciranno in se^ito con la massima sollecitudine possibile. 




ANNALI DELL'ISLAM 



COMPILATI 



DA 



LEONE CAETANI 

PRINCIPE DI TEANO 
DEPUTATO AL PARLAMENTO 



VOLUME V. 

Anno 23. H. 
Con una carta jreografica e quattro illustrazioni 




LìVl^'r 



ULRICO HOEFLI 

EDITORE-LIBRAIO DELLA REAL CASA 
MILANO 

1912 



Roma, 1912 — Tipografia dell'Unione Editrice. 



Edizione di 300 Esemplari numerati. 



r:7 



01. bl 



^^^6Va. (^^^ 



GIUSEPPE GABRIELI 

BIBLIOTECARIO DELLA REALE ACCADEMIA DEI LINCEI 

IL PRIMO 

PIÙ FEDELE E PIÙ COSTANTE COLLABORATORE 

CON VERA AMICIZIA 

E CON IMMUTABILE GRATITUDINE 



L'AUTORE. 



INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI E CARTE 



Papiro arabo del Salar 91. H Tra le pagq. 620-321 

Papiro arabo del Salar 91. H 386-337 

Papiro arabo-greco del Salar 91. H 352-353 

Papiro arabo-greco del Safar 91. H 448-449 

Carta della Tripolitania, Egitto, Siria. Arabia e Persia. . . . 488-489 



PREFAZIONE 



L'abbondanza della materia continua a sconvolgere le ripetute previ- 
sioni sul numero dei volumi degli Annali. Avevamo creduto di raccogliere 
il Califfato di Umar in soli due tomi, ma l'esame minuzioso delle fonti 
e la versione di tutto ciò che ci sembrava utile per l'intelligenza di tanti 
difficili problemi, hanno imposto la necessità di suddividere in tre grossi 
volumi il corpus delle tradizioni sul regno di Umar, e di trasportare in 
un quarto l'indice alfabetico dei medesimi. 

Alcuni ti'overanno ragione di criticare le dimensioni che vanno assu- 
mendo gli Annali, perchè la continuazione del lavoro sopra una scala così 
vasta rende sempre più remoto e difficile il compimento dell'opera. È certo 
che, se venissero ridotte di molto le versioni dei materiali storici, sarebbe 
più facile garantire la pubblicazione intera, promessa nel prospetto appros- 
simativo del primo volume degli Annali. 

Mi son dovuto altresì convincere che la compilazione integrale degli 
-4«na// dall'anno 1. al 922. H. in dimensioni più modeste, con trattamento 
assai succinto, sarebbe forse di maggiore utilità generale per lo studioso, che 
non la pubblicazione annalistica completa d'un breve periodo di anni, 
secondo U sistema sinora seguito. Ho fatto i calcoli che, se potessi contare 
su altri venti anni di lavoro proficuo, con il costante sussidio di alcuni 
valenti collaboratori, potrei forse dare ancora alle stampe circa venti 



XI. 



PREFAZIONE 



volumi come quelli già usciti. Ho voluto indagare con molta cura e con 
dati precisi quanti anni della Higrah potrei includere ir^ questi venti volumi, 
seguendo senza variazioni di sorta il metodo e le proporzioni dei prece- 
denti. Fatti i debiti calcoli approssimativi, tenendo conto dei materiali 
raccolti e da raccogliere, sono giunto ai seguenti risultati, che credo oppor- 
tuno di riferire per disteso come programma di lavoro: sicuro che, qualora 
il Destino mi conceda di vivere, lavorando come per il passato, per altri 
venti anni, i risultati finali potranno variare di ben poco. 
Voi. VI. Indice dei voli. Ili, IV e V. 

» VII. 24.-32. a. H. ('Uthmàn). 

Vili. 33.-35. a. H. (id.j. 

» IX. Indice dei voli. VII e Vili. 

» X. 36.-40. a. H. ed Indice ('Ali). 

» XI. 41.-50. a. H. (Mu'àwiyah). 

> XII. 51.-60. a. II. (id.). 

* XIII. Indice dei voli. XI e XII. 

» XIV. 61. -U5. a. H. ('Abd al-malik). 

* XV. 66.-73. a. H. (id.). 
» XVI. 74.-82. a. H. (id.). 
» XVII. 83.-86. a. H. (id.). 

» XVIII. Indice dei voli. XIV-XVII. 

* XIX. 87.-96. a. H. (al-Walid 1). 
» XX. Indice del voi. XIX. 

» XXI. 97.-101. a. H. (Sulaymàn.e 'Umar IIj. 

» XXII. 102.-105. a. H. ed Indice dei voli. XXI-XXII (Yazid II). 

» XXIII. 106.-115. a. H. (Hisàm). 

» XXIV. 116.-125. a. H. (id.). 

* XXV. 126.-132. a. H. (Walid II, Yazid III, Marwàn II). 
» XXVI. Indice dei voli. XXIII-XXV. 

La conclusione è evidente: tutta la vita di un uomo, dedicata a questo 
lavoro, porterebbe gli Annali soltanto al principio del Califfato 'Abbàsida 
e lascerebbe intatti altri otto secoli di storia. È vero che il Calififato 
Umayyade racchiude sotto molti aspetti il periodo di maggiore interesse 
dell'Isiàm ; ma la parte che rimarrebbe fuori è sì grande e complessa, che 
gli Annali non potranno mai, in proporzione della promessa fatta, compa- 



PREFAZIONE 



rire come un lavoro completo. La mole inoltre dell'opera è tale da ren- 
derla adatta soltanto a biblioteche, e non accessibile alla maggioranza degli 
studiosi. 

Per queste ed altre considerazioni, che risparmio al lettore, sono venuto 
alla conclusione di iniziare la stampa d'un altro lavoro, complementare o 
meglio integratore, quasi il disegno o schema analitico dell'opera mag- 
giore : pubblicazione che non intralcerà in alcun modo quella ininter- 
l'otta degli Annali, e porgerà agli studiosi, in un tempo non lungo, una 
specie di estratto concentrato delle vicende storiche dei primi nove secoli 
della Higrah. 

Mentre scrivo queste righe, sono già stampati cinquanta fogli della 
Cronografìa islamica, in cui si narrano con fi"asi brevissime, simili ad inte- 
stazioni di capitoli i tatti delle singole annate, corredati da ricca biblio- 
grafia di tutte le fonti edite e manoscritte che sono a mia disposizione. 
È opera sul genere di quella ormai antiquata del Muralt per la storia 
bizantina, ma con copia assai maggiore di notizie e d'indicazioni biblio- 
grafiche, e con necrologia completa di ogni annata: il tutto disposto tipo- 
graficamente in modo da facilitare assai la consultazione. Un valente 
editore orientalista straniero è ora m trattative con noi per allestii-e una 
edizione tì-ancese, economica e commerciale, che uscu'à probabilmente a 
breve distanza da quella italiana (di lusso, in soli trecento esemplari). 

Salvo casi imprevisti, ho speranza di presentare agli islamisti nell'in- 
verno venturo un paio di volumi — dall'anno 1. al 132. H. - — di questo nuovo 
lavoro, che potrà essere considerato come lo scheletro degli Annali, nei volumi 
già pubblicati o di là da venire, ed avere una diffusione ed una utilità pratica 
maggiore. La Cronografia islamica, — provvista di complete tavole cronolo- 
giche, di prospetti e tabelle genealogiche delle varie dinastie e famiglie prin- 
cipesche, governatori delle grandi provinole, imam, sultani, emiri, ecc.. — 
darà agli studiosi di storia musulmana, dalle origini sino alla fine del Medioevo, 
non solo lo schema preciso e completo delle vicende storiche di tutti i popoli 
dell'Asia Anteriore, ma anche l'enumerazione delle fonti principali, alle quali 
si può attingere per lo studio diretto di ciascun periodo o particolare argo- 
mento. E il primo lavoro di questo genere che vegga la luce per l'Isiàm, ed 
avrà per i veri studiosi il pregio di dare anche le indicazioni bibliografiche 
precise delle principali opere manoscritte arabe e persiane, tanto storiche che 

XIII. 



PREFAZIONE 

l)k»giatiihe, conservate uelle biblioteche d' Europa, d'Asia e d'Africa. Ciò 
è stato possibile mercè l'impiego del processo fotografico diretto (bianco su 
nero) su rulli di carta sensibilizzata con preparati d'argento. Con una spesa 
non soverchia è stato possibile formare qui in Roma una raccolta quasi com- 
pleta di riproduzioni fotografiche dei principali manoscritti storici e biogra- 
fici arabi delle maggiori biblioteche del mondo. 

* * 

Il presente volume degli Annali contiene, oltre il materiale riguardante 
l'a. 23. H., anche un tentativo di studio sintetico sul Califfato di limar e sugli 
intricatissimi problemi che esso porge allo storico. La grossezza del volume 
darà forse a taluni l'illusione che il trattamento offerto sia stato esauriente; 
ma invece l'autore è il primo a riconoscere quanto l'esame sia incom- 
pleto ed imperfetto. Molte questioni religiose, fiscali, giuridiche ed ammini- 
strative sono soltanto sfiorate, perchè nìancano i documenti, e perchè l'esame 
nostro si riduce quasi esclusivamente a quanto riguarda i primordi del- 
l'Isiàm. Né forse tutti approveranno il modo di presentare la materia ed 
il trattamento della medesima. Del resto, quale che sia, esso è un risultato 
del sistema storiografico inaugurato con questa opera, e proseguito dall'au- 
tore con immutata costanza, e identici metodi. La qualità è sempre la 
medesima: la botte purtroppo dà soltanto il vino che contiene. 

Per sollecitare la pubblicazione del volume è pai'so più opportuno scin- 
dere dal testo l' Indice completo dei nomi e delle materie dei volumi III, 
IV, V, e darlo alle stampe in tomo a sé, che non tarderà molto a veder 
la luce, perchè le schede sono quasi tutte jaronte ed ordinate e saranno 
consegnate al tipografo non appena terminata la stampa di questo vo- 
lume. Contemporaneamente alla composizione tipografica dell'Indice si pro- 
cederà alla stampa del volume VII, che conterrà la prima parte del 
Califfato di Uthmàn. Intanto, presso una seconda tipografia, si sta compo- 
nendo il testo del volume X, che si spera potrà contenere i cinque anni 
del Califfato di 'Ali (36.-40. H.). Facendo lavorare contemporaneamente due 
stamperie, contiamo di raddoppiare la velocità di pubblicazione degli Annali. 
Se il piano riesce, e se mi sarà concesso di contare sempre sugli stessi 
diligenti collaboratori, gli Annali potranno prendere uno sviluppo assai 
più rapido e maggiore, e includere un giorno anche la prima parte del 
Califfato 'Abbàsida. 

XXIV. 



PREFAZIONE 



* 
* * 



Debbo rinnovare i miei ringraziamenti al dott. Giuseppe Gabrieli, 
Bibliotecario della R. Accademia dei Lincei in Roma, al quale con speciale 
affetto questo volume è dedicato, per la sua instancabile e diligentissima 
collaborazione e per il prezioso lavoro di revisione di bozze, da cui gii Annali 
traggono tanto vero profitto. Voglio anche cogliere questa occasione per 
comunicare agii studiosi che il dottor Gabrieli sta ordinando e comple- 
tando un fondo di oltre 200,000 schede onomastiche arabe, persiane e 
turche, — tratte da fonti storico-biografiche e geografiche, stampate o mano- 
scritte. — schede oggi da noi depositate nella Biblioteca della R. Acca- 
demia dei Lincei, per l'imminente pubblicazione d'un Onomasticon Ara- 
bicum, un prodotto indiretto degli Annali. Di' questo nuovo e voluminoso 
lavoro, di cui sono già stampati circa ottanta fogli, avremo occasione di 
parlare più ampiamente in altra occasione. 

Purtroppo per quasi due anni sono rimasto senza collaboratore nella 
preparazione dei materiali per gli Annali. Il dott. G. Meloni, che mi aveva 
validamente aiutato nelle annate del Califfato di 'Utjimàn (24.-35. H.), 
fu chiamato due anni or sono ad insegnare Storia dell'Antico Oriente nel 
r Università Egiziana al Cairo ; dove pui'troppo, con vivo dolore mio e 
dei suoi molti amici ed ammiratori, è improvvisamente spirato il 28 feb- 
braio 1912. L'Italia perde in lui un giovane orientalista che dava grandi e 
felici promesso per l'avvenire, o la sua scomparsa è non solo una perdita 
grave per gli Annali, ma un vuoto doloroso nella esigua schiera degli orien- 
talisti italiani. Come e quando sarà mai possibile che un altro prenda il 
suo posto? 

Alla sua memoria sarà dedicato il VII volume degli Annali (anni 24.- 
32. H.), al quale fu maggiore il contributo della sua coltura e diligenza. 

Alla gi-ave mancanza inflittami dall'allontanamento e morte di Gerardo 
Meloni, mi è stato fortunatamente possibile di supplire nello scorso autunno 
con un nuovo collaboratore, il dott. Giorgio Levi Della Vida, valente e 
colto arabi.sta, il quale, con rara competenza ed intelletto d'amore, uii aiuta 
nel completare la parte bibliografica della Cronografia islamica, e la parte 
storica del Califfato di Ali. Ho ragione di sperare che il dott. Michelangelo 
Cruidi. degno figlio del nostro maggiore orientalista, prof. Ignazio Guidi, ed 



XV. 



PREFAZIONE 



auch'egli aj)passionato e distintissimo cultore di discipline orientalistiche, 
potrà apportare fra breve alla opera nostra il prezioso contributo della sua 
intellif^enza e coltura. Se questa speranza si avverasse, la pubblicazione 
degli Annali e della Cronografia ne sarebbe agevolata e sollecitata. 

11 prof. J. Horovitz (Aligarh, United Provinces, India) ci ha favorito, 
come per il passato, anche in questo volume, alcune pregevoli correzioni 
delle bozze ; e cosi anche l' illustre islamista H. Lammens, che da due 
anni risiede nella nostra città, professore di lingua e letteratura araba nel 
Pont. Istituto Biblico Romano. 

A tutti i miei giovani e anziani amici e colleghi di studio e di lavoro 
piacemi mandare un saluto di riconoscenza. 

Alla fine dei brani tradotti dal dott. Giorgio Levi Della Vida trovasi 
apposta la sigla [LV.]: per quelli che dobbiamo al dott. Michelangelo Guidi 
la sigla [MG.]. Le altre sigle [M.] per Melóni, [T.] per Tripode, [G.] per 
Gabrieli e [H.] per Horovitz rimangono naturalmente invariate. 

Nel testo sono pubblicate le fotografie di alcuni papiri arabi datati del- 
l'a. 91. H., ora conservati nella Biblioteca Kediviale al Cairo. Io debbo la loro 
pubblicazione e trascrizione alla somma cortesia del dott. Moritz, già bibliote- 
cario della Chediviale, e gliene esprimo pubblico e sentito ringraziamento. 

Mentre si stampano questi fogli l'Italia stabilisce il suo dominio sopra 
due delle più antiche provincie dell'Isiàm, sulla Cirenaica (al-Barqah e 
Antàbulus) e Tripoli (Taràbulus al-Gharb) con gli annessi territori : e nel- 
l'accingersi a diventare dominatrice di circa un milione di musulmani, è 
venuta in conflitto con le più torve forze della reazione islamica. 

Poco più d'un anno fa quelle pochissime persone che si occupavano 
in Italia degli Ai-abi e dell'Islam erano considerate come gente che aveva 
tempo e denaro da perdere in studi inutili e noiosi. Oggi tutta l'Italia, 
travolta da improvvisa febbre d'espansione, scossa dall'insospettato ardore 
fanatico degli Arabo-Tm-chi, che difendono il loro paese, è agitata anche 
da un effimero capriccio arabista: si aprono corsi d'arabo dove insegnano 
persone che, talvolta, ignorano persino gli elementi fondamentali della 

XVI. 



PREFAZIONE 



grammatica e della prouuucia. Alle lezioni accorrono centinaia di dilet- 
tanti, attratti sovrattutto dalla curiosità per il nuovo, e da una vaga 
speranza d'imparare qualche cosa che faciliti un'andata a Tripoli e la con- 
quista d'un qualche vantaggio economico in quella regione. 

Il Groverno sembra trascinato da questo medesimo andazzo leggero 
el incosciente, perchè, immemore del noto insuccesso nell'insegnamento 
delle facili lingue modeine nelle scuole medie, ha inaugurato in queste, 
con maestri in larga parte incompetenti, anche corsi di lingua araba, di 
cui son ben note tutte le gravissime difficoltà d'insegnamento. Inoltre in 
quasi tutti i casi gl'insegnanti non conoscono il dialetto tripolino, ed altret- 
tanto varrebbe insegnare il dialetto siciliano per mezzo d'un bravo villico 
piemontese. Questo sistema imperfetto e leggero, privo di concetti orga- 
nici, chiari e costruttivi, genererà fatalmente delusioni e stanchezza e 
quindi reazione ed abbandono. Dopo che per lunghi decenni si è vergogno- 
samente trascurato dal nostro Groverno tutto ciò che riguarda la conoscenza 
dell' Oriente, dopo aver lasciato morire d' inedia didattica e scientifica il 
R. Istituto Orientale di Napoli per insipienza legislativa ed inettezza am- 
ministrativa, dopo non aver mai provveduto a creare in Italia un corpo 
di interpreti e di consoli intelligenti, specialmente preparati e adatti alla 
difesa degli interessi nostri in Oriente, è manifesto quanto debba essere 
grande la nostra impreparazione, e quante belle, nobili e generose inizia- 
tive si vadano a perdere inutilmente in sterili conati, come l'acqua pio- 
vana sulle mobili dune dell'Erg sahariano, di cui oggi l' Italia ha dichiarato 
di far suo l'estremo lembo orientale. 

Queste constatazioni, così dolorose per noi che amiamo la patria di 
tanto profondo e sincero affetto, fanno purtroppo temere l'imminenza, per 
parte di chi è al governo, di altri ben più gravi errori, quando si prov- 
vederà in via legislativa alla sistemazione amministrativa, fiscale, giuridica 
ed economica delle colonie. 

In un discorso alla Camera dei Deputati il 7 giugno 1911, in vari 
articoli nei giornali e con un voto aperto contro il decreto d'annessione il 
23 febbraio scorso, ho manifestato il mio pensiero decisamente avverso alla 
grande - avventura da noi intrapresa ad occhi chiusi, con una stupefacente 
leggerezza, di cui nessuno può calcolare le ultime conseguenze. Nessuno 
ha dato ascolto alle nostre parole. Il mondo non ama la severa e fredda 



PREFAZIONE 



verità, preferisce gl'iugHiini e le illusioni, perchè con queste è più facile 
sollecitare gli appetiti ed inebbriare i sensi. Mi astengo, in una prefazione 
ad opera di carattere scientifico, da altre considerazioni, che potrebbero 
portare nel campo sempre sereno dei veri studi le pungenti discordie di 
polemiche politiche. Esprimo soltanto il voto che le dure prove passate e 
quelle ancora più dure che ci attendono, mettendo a nudo le gravissime 
deficienze del nostro insegnamento orientalista, e dei nostri servizi conso- 
lari in Oriente, diano forza alle ragioni da me addotte più volte alla Ca- 
mera dei Deputati in favore della creazione d'una scuola seria ed eflScace 
di lingue orientali moderne, generatrice d'una classe di buoni interpreti, 
consolari e diplomatici, e di esperti funzionari coloniali. Finora il Ministero 
degli Esteri sembrava aver ignorato quanto sia delicato l'ufiicio di assi- 
stere in qualità d'interpreti la nostra rappresentanza diplomatica e con- 
solare nei paesi d'oltremare: oggi dovremo dare prova di saper reggere 
con tatto, intelligenza e fermezza i nostri nuovi sudditi, rispettando le loro 
millenarie consuetudini di vita sociale e la loro profonda fede religiosa. 

Se l'alta amìninistrazione dello Stato si ravvedrà degli errori passati, 
non tutto il male tornerà a nuocere: forse il dominio di queste immense 
Provincie afi-itane segnerà anche tra noi il principio d'un sano e largo 
risveglio di studi e di lavoro nell'inesauribile campo del mondo musulmano, 
e la formazione, nella coscienza nazionale, d'un apprezzamento più cor- 
retto e più giusto del diritto alla vita da riconoscersi anche ad altre civiltà 
oltre la nostra. 

Noi studiosi dell'Islam non avremo, per questo riguai'do, che a ralle- 
grarcene. 



Roma, Palazzo Caefcani. Maggio 1912. 



INDICE ANALITICO 



DKLLA MATERIA CONTENUTA 



NEL QUINTO VOLUME 



23. a. H. 

(19 novembre 643—6 novembre 644). 

Tavola r.ronologica comparativa musulmano-gregoriana dell'annata, p. 2. 

'IRAQ-PERSIA. - Governo di al-Kufah e dì al-Basrah, — § 1. tenuto il primo da Sa'd b. abi Waqqàs 
o da al-MugJbirah; il secondo da abù Musa al-As'ari, p. 3-1. 

PERSIA. - Ragioni del lento progresso delle armi musulmane nell'altipiano dell'Iran. — § 2. La 
maggior ripugnanza e resistenza dei Persiani alla invasione araba, rispetto al contegno dei Cri- 
stiani di Siria e d'Egitto, si spiega con ragioni etniche e morali (Ariani niazdeisti contro Semiti 
islamizzati), oltre che militari e climatiche, per la natura montuosa e il clima rigido del paese, 
p. 4-6. 

'IRAQ-PERSIA. - Operazioni militari degli Arabi sull'altipiano iranico, — § 3. ad oriente ed al nord, 
che, condotte t'urse d'accordo tra i governatori di al-KfitiUi e di al-Basrah, riescono ad assogget- 
tare, ma non definitivamente, il lìabal, p. 6-8. 

PERSIA. - Presa di Hamadzàn, di al-Rayy e di Isbahàn, nel 23.-24. H., per opera di 'Àbdallah b. 
Badavi e di al-Mughirah o di Garir. Vano tentativo contro Istakhr: — § 4. (al-Tabari: da al-Wàqidi, 
e ibn al-éawzi), p. 8. — § 5. (al-Ya'qubi), p. 8. — § 6. (al-Khu\vàrizmi), p. 8. — §§ 7-8. lal-Balà'jzucii, 
p. 8-9. — § 9. (al-Tabari: da Sayf), p. 9. — §§ KJ-13. (al-Balàdzuri), p. 9-11. — § 14. (al-Dzahabii, p. 10. 
— §§ 15-lG. (al-Bala<]zuri), p. 11. — § 17. lYaqut), p. 11. 

Conquista di Isbahàn, Hamadzàn ed al-Rayy versione di Saijf b. 'Untar). — §§ 18-25. (al-Tabarii. Ver- 
sione confasa e prolissa, di trama complicata e molteplice del tutto diversa dalle altre fonti, ricca 
di particolari geografici e personali, di versi e documenti, specialmente trattati, di cui si pretende 
di dare il testo, nella resa delle varie città, p. 11-19. 

■IRAQ-PERSIA. - Presa di Qumis, — § 26, (al-Tabari: da Sayf) per opera di Suwayd b. Muqarnii, p. 19. 

PERSIA-FARIS. - Prima invasione del Paris e prima presa di Istakhr, — §§ 27-31. (al-Tabari, e al- 
Balàijzarii per opera di abu Miìaa al-A.^'ari e 'Utjiiuàn b. abi-l-'As, p. 19-21. -^§32. (ibn al-Athir). 
Espugnazione di Kazarùn e Nubandagàn, p. 21. — § 33. lal-Tabari). Istruzioni date dal Califfo a 
Salamah b. Qays che muove contro ì miscredenti [Kurùi':']. 'Umar respinge il dono di una cas- 
setta di pietre preziose, p. 21-24. 



23. a. H. $§ 34-t)7. INDICE ANALITICO 



IRAQ PARIS. - Seconda presa di TaviwaLg « presa di \s\akhr ner.iione di Sayf b.Umfir..— %3i. Un- 
enti b. MaHiìd ripr.-ii.lo TiiwwHg, \). 21-25. — § ^5. 'Uthraàn b. al-' Ah espugna Istakhr, p. 26-26. 

§ 3H. Sàrivah b. Ziinnym al-Di-ali, movendo contro Fasà e Daràbgird, combatte contro i Kurdi, 

che riesco a vincere per un inicacoloso avvertimento di 'Uraar, p. 2G-27. 

KHUZISTAN-'IRAQ. - Presa di Bayrùdz. — § 37. Contro le schiere dei Kurdi combatte accanitamente 
alni Miìsii n!-.\s:iri, e<[ al-Ralii' b. Ziyàd espugna Bayriulz. Ritorno generale ad al-Basrah, p. 27-28. 

PERSIA-KARMAN. — § 38. abn-l-Mahiisin anticipa al 23. H. la conquista del Karman, che fu del 29.- 
;'.l. li., i'. 28. 

'IRAQ-ARABIA. - Accuse contro abu Musa al-As'ari, — § 39 (al-Tabari: da Sayf ), per mal governo e 
vita aregolata. 'Umar lo assolve e approva la nomina di Ziyàd b. Abihi a vicegovernatore di al- 
Rasrah, p. 28-31. — § 40. ild. id.). Pretesi mutamenti nel governo di al-Kùfah e al-Basrah, p. 31. 

SIRIA-PALESTINA. - Presa di 'Asqalàn — § 41, al-Tabarii, per opera di Muawiyah. p. 31-32. 

SIRIA-BISANZIO. - Incursioni greche sulla costa Siria, — § 42. respinte da Mu'àwiyah, p. 82. 

SIRIA. - Occupazione e compera di fondi fuori d'Arabia — § 43. (al-Balàdzurii, in Siria, già prima 
dell'Isiàm':', p. 32. 

SIRIA-ASIA MINORE. - Incursione estiva nel territorio bizantino, — § 44. (al-Tabari) fatta da Mu'à- 

wiyali. ]i. H2-i'>:\ 

SIRIA-ASIA MINORE-ARMENIA. - Guerra tra Arabi, Bizantini ed Armeni. — § 45. (Dionigi di Teli 
Mahrèi. Il patrizio Valentino respinto dagli Arabi; Procopio e Teodoro li battono e depredano, 
p. 33. — § 4C). i Theophanes). Spedizione di Valentino. - Incertezza di tutta la cronologia nelle 
fonti bizantine, p. .33-34. 

SIRIA-ARMENIA. - Spedizione in Armenia, — § 47. lal-Ya'qubij, mandata da 'limar sotto Habib b. Mas- 
lamah," p. 34. 

EGITTO. - Cronologia della [seconda) presa di Alessandria. — § 48. fal-Balàdzuri ), p. 34. 

Viaggi di Amr b. al-'Às a Madinah: — §§49-52. jibn 'Abd al-hakam e al-Kindi), due volte, per visitare 
il Califfo, p. 34-35. 

Primo qàdi nominato in Misr. — §§ 53-55. (al-Kindi, ibn 'Abd al-hakami: Qays b. abi-l-'Às ai-Salami, 
p. 35-36. 

Amministrazione fiscale. — § 56. (Yàqiìt, da ibn 'Abd b. al-liakam). La tassa maks, p. 36. 

EGITTO-NUBIA. - Spedizione contro i Nubiani. — § 57. lal-Tabari}. Rumàt al-liadaq, p. 36. 

La piena annuale del Nilo. — § 58. (abfi-l-Maliàsin), p. 36. 

AFRICA. - La presa di Tripoli — § .59. è messa da al-Bakri nel 23. H., con la spedizione del Waddàn, 
p. 36-37. 

ARABIA (Makkah-Madinah). - L'ultimo pellegrinaggio del Califfo Umar, —§ 60-62. (ibn Sa'd, al-Ya'qiìbi) 

compiuto anche dalle vedove del Profeta e dai Musulmani, con spirito religioso e concorde, p. 3(5-37. 
— §§ 63-66. (ibn Sa'd). Sermoni di 'Umar: ammonimenti; sogno e previsione della sua prossima 
morte, p. 37-40. 

ARABIA-MADINAH. - Introduzione crìtica alle tradizioni sulla uccisione di 'Umar e sulla elezione 
del Califfo 'Uthmàn. — § 67. La nostra riproduzione integrale delle fonti aiuta anche <iui a dare 
del dramma ili Madinah una versione nuova, che rompe il quadro patriarcale ed idillico con cui 
la tradizione ha rappresentato le condizioni dello Stato madinese intorno ad 'Umar. p. 40-41. — 



ODICE ANALITICO §§ 68-173. 23. a. H. 



§ 68. Il Calittb fu ucciso per una congiura di Compagni - forse quelli stessi che poi fecero assas- 
sinare 'Uthmàn -, i quali sobillarono e spinsero all'omicidio uno schiavo mezzo matto, p. 41-42. — 
§ 69. Conflitto sordo, ma aspro, profondo e continuo, sin dalla morte del Profeta, tra il Califfo e 
il partito di opposizione dei Compagni delusi nelle loro speranze di successione, p. 42-43. — 
§ 7(1. Questo conflitto di politica, d'interessi e di partito, era inasprito dalla natura imperiosa, 
autoritaria e violenta di 'Umar: donde ebbero origine gelosie, rancori e ostilità, e la decisione di 
abilmente colpirlo, lentamente maturatasi nell'anima degli ambiziosi ed invidiosi Emigrati mak- 
kani, p. 43-45. — § 71. Il proposito criminoso, forse previsto da 'Umar, che si appoggiava ai Quray.s 
e colmavali di favori, fu preparato con abile lentezza e messo in atto mediante l'opera incosciente 
di un persiano sconosciuto, che si ebbe cura di sopprimere immediatamente, simulando un suicidio, 
perchè portasse nella tomba il segreto della congiura, p. 45-46. — § 72. Confusione e segni di anarchia 
che seguirono al delitto: è impossibile che 'Umar moribondo nominasse i membri del Consiglio 
elettivo, in gran parte suoi nemici. La SCira si costituì da sé, mediante accordo provvisorio tra i 
partiti in conflitto, p. 46-47. — § 73. Evoluzione nel valore reciproco delle due principali funzioni 
della successione, la scelta cioè del candidato nell'adunanza privata e preparatoria, e la procla- 
mazione pubblica del popolo ibay'ah al-khàssah e bay'ah al-'àmmah): dalla elezione del 
capo-tribù nell'età preislamica, alla successione dinastica sotto gli Ommiadi e gli 'Abbàsidi, quando 
rimase solo la parvenza dell'antica procedura democratica, p. 47-48. — § 74. Due correnti o mire 
tendenziose falsano le tradizioni sulla elezione di 'Utjimàn: l'una è di affermare l'ingerenza diretta 
del Calift'o 'Umar nella scelta del successore; l'altra è di rappresentare il predominio assoluto della 
decisione della Sura sul voto dell'assemblea popolare : tendenze, concetti e consuetudini svoltesi 
soltanto più tardi, sotto gli 'Abbàsidi, p. 48-49. — § 75. 'Abd al-rahmàn b. 'Awf, dopo aver scan- 
dagliato bene la forza e la consistenza dei due maggiori partiti, quello dei congiurati disgi'egato 
da molteplici ambizioni, e l'altro dei Quraj-s tutto unito, p. 49-50, — § 76. giocando d'astuzia, ma 
con l'apparente ossei-vanza scrupolosa delle forme elettive consuetadinarie, presentò ai preparati 
suffragi dell'assemblea il nome di 'Uthmàn, p. .50-51. 

ARABIA-MAOÌNAH. - Tradizioni sulla uccisione del Califfo 'Umar mercoledì 26 Dziì-l-Higgah 2.3. H.= 
= 3 novembre 644. — § 77. lal-Tabarii. abu Ln-luah: sue minaccie. Predizione di Ka'b al-Ahbàr. 
'Umar, colpito mortalmente, elegge la S u ra. Seppellimento del Califio, p. 51-53. — § 78. (ibn Sa'di. 
Testamento politico di 'Umar, p. 53-54. — § 79. (Id.;. Debiti di 'Umar; chiede ad 'A-isah il per- 
messo di esser sepolto accanto al Profeta e ad abù Bakr. Sue raccomandazioni estreme, p. 54-57. 

— § 80. ild.i. Altra versione dell'assassinio, p. 57 -.59. — § 81. (Id.). Reclamo e minaccie di abù Lu-- 
lu-ah, p. 59-60. — §§ 82-92. (Id.). Altri particolari sull'uccisione del Califfo, p. 60-64. — § 93. (ibn 
Hisàml E sunnah eleggere, ed anche non eleggere un successore, p. 64. — §§ 94-107. (ibn Sa'dj. 
Altri particolari, p. 64-*j8. — §§ 1"8-111. ild.i. Come "Ubaj-dallah b. 'Umar trasse vendetta della morte 
del padre, ed è impedito di far altre vittime, p. 68-70. — § 112. (al-Bukhàri). Uccisione di 'Umar. 
Suo testamento e raccomandazioni politiche, p. 70-73. 

Seppellimento di 'Umar — §§ 113-124. libn Sa'd'. Esequie, p. 74-75. — §§ 125-131. (Id.). Compianto ed elogi 
SII di lui, p. 75-76. 

Età e data della morte di Umar: — § 132. (ai-fabari) fra 50 (età realej e 63 anni, p. 76-77.— §§ 133- 
139. (Saad , p. 77-78. — § 140. lal-Mas'ùdi), p. 78. — § 141. (al-Ya'qùbil, p. 78. — § 142. (Eutichio), 
p. 78-79. — § 143. (abu Hanifah), p. 79. — § 144. lal-Khuwàrizmii, p. 79. — § 145. (Michele Sirio), 
p. 79. — § 146. (Teofane), p. 79. 

Ultime istruzioni di Umar: il consiglio elettivo: elezione di 'Uthmàn. — § 147. Lunga narrazione 
compilata da al-'fabari sulla fusione di molte tradizioni. Abilissima arte di 'Abd al-raliraàn b. 'Awt 
nel carpire l'arbitrato, preparar bene il terreno, ed eleggere 'Uthmàn. - Illustrazione verbale e 
interpretazione dei passi più oscuri della tradizione, p. 79-89. — §§ 148-151. (al-Ya'qùbij. Versione 
si'ita delle istruzioni di 'Umar per la elezione, p. 89-91. — § 152. Racconto di al-Bukliàri, p. 91-93. 

— § 153. I al-'fabari I. Giudizio e assoluzione di 'Ubaydallah b. 'Umar, p. 93-94. — §§ 1.54-1.55. fid.). 
Altre tradizioni sulla vendetta di T'baydallah, p. 94-95. — § 156. (Id.). Lunga tradizione sulle 
pratiche e convegni che condus.sero alla elezione di 'Uthmàn. Discorsi elettorali-omiletici dei cin- 
que candidati, p. 95-101. — §§ 157-167. (ibn Sa'd). Omaggio prestato ad 'Umar, p. 101-108. — § 168. (al- 
Mas'fidii. Attentato ad 'Umar, il quale non si lascia indurre a nominare un successore, p. 103-104. — 
§§ 16t>-171. ^al-Dzahabi). Adunanze della Snra, p. U>4. — § 172. al-Bayhaqi). Condotta passiva a 
poco leale di 'Ali, p. K>4-10<;. — § 173. La lunga versione persiana di al-fabari mira a coordinare 



23. a. H. §S 17».%1. INDICE ANALITICO 



e ftiuplinre in senso •iilidii gli eli-menti iradizionistici del racconto tabariano, p. UNl-lllO. — §§ 174- 
175. Mirkhiiwi'ind e altre fonti secondarie, p. 109-111. 
ARABIA. - Il Califfo Umar: sue caratteristiche personali. — §§ 17i;-178. lihn Sad e »1-Tatiari . Nome, 
p. 110. - §§ niMtKi. ild. id.). Mogli .• tigli, p. 110-113. — §§ 181-186. ild. id.). Aspetto fisico, 
p. 113-114.— §§ 187-194. (ibn Sa'd e ibn Khaldfml. Modo di vestire: pretesa semplicità di 'Umar, 
p. 114-117. — §§ 195-1%. (Id. id.i. Età e nascita, p. 117. — §§ 197-200. (ibn Sa'd e Bajhaqi). Di- 
mora in Makktth: infanzia, p. 117-118. — §§ 2f)l-208. (al-MasTidi, ibn Sad, al-Bukhàri). Conver- 
sione uirislani, p. 118121. -§209. (ibn Sa'd, al-Tabari, al-Biikliaril. Incidenti biografici, consue- 
tudini, sentenze, tratti caratteristici, p. 121. — §§ 210-211. Vita madinese: spedizioni, kliittah, 
fratellanza, p. 121. § 212. Influenza di 'Umar nelle rivelazioni quraniche, p. 121-122. — § 213. Scru- 
polo nell'amministrare i beni pubblici, p. 122. — §§ 214-215. Natura caritatevole e generosa, p. 122. — 
§§ 216-217. Presiede a pubbliche rogazioni, per ottenere la pioggia, p. 122-124. — § 218. Dà la pensione 
anche ai fanciulli lattanti, p. 124. — §§ 219-22(.). Come .sceglieva i governatori, p. 124-12.Ì. — §§ 221- 
226. Come preparava animali e munizioni per la guerra, p. 125. — §§ 227-228. Voleva essere khalifah, 

non malik p. 126. §§ 229-232. Spese pel suo mantenimento, p. 126-128. — §233.Facile all'ira, ma 

padrone di sé, p. 128. — §§ 234-246. Semplicità di costumi; severità per sé e per i suoi, p. 129-131. 
§ 247. (ibn Sa'd). Accusato di malversazione del denaro pubblico. Natura artificiosa e tendenziosa 
delle tradizioni che esagerano la sua integrità, p. 131-133. — § 248. (Id.ì. Semplicità patriarcale 
e rusticità di 'Umar. - Correnti tendenziose della tradizione, p. 133-134. — § 249. i al-Bukhàri). Ge- 
losia muliebre di 'Umar, p. 134. — § 250. ild.i Litigi con abù Bakr, p. 135. —§251. ild.l. Energia 
fattiva di 'Umar, p. 135. — §§ 252-253. (Id.). 'Umar ispiratore di molte rivelazioni quraniche, p. 135- 
136. — §§ 254-255. (al-TaVjari, ibn Sa'di. Viveva in pubblico, p. 136. — §§ 256-269. ild, id. . Sue 
sentenze, p. 137-139. — g§ 280-272. (ibn Sa'd, ibn Khaldun, al-Bukhàri) Ha ripugnanza per il mare, 
p. 139-140. — §§ 273-281. iKitàb al-Aghàni). Giudizi di 'Umar sui poeti, p. 140-144. — §§ 282-284. (al- 
Tabari e ibn Sa'di. Titoli d'impero assunti da 'Umar, p. 144-145. — § 285. (ibn Sa'd). Aneddoti e 
atti speciali di "Umar. "Umar e Awf b. Màlik, p, 145, — § 286. (Id.), e Ka'b al-Ahbàr, p. 145-146. — 
§§ 287-291, 293. (ibn Sa'd e al-Tabari). Che cosa egli fece o vietò per primo, p. 146-148. — § 292. (al- 
Mas'udi). 'Umar e ibn al-'Abbàs, p. 148. — § 294. (ibn Sa'd). Suoi pellegrinaggi, p. 149. 

Norme seguite da 'Umar nell'amministrazione dell'impero. — §§ 295-297. (al-Tabari i. Severità con i 
governatori, p. 149-150. — § 298. (ibn Sa'd). Perchè non nominasse al governo delle provincie i 
più antichi Compagni, p. 150-151. — § 299. (al-Ta'qubi\ Confisca metà degli averi a vari luogo- 
tenenti, p. 151. — §§ 300-306. (ibn Sa'd e abii Yùsuf). Responsabilità dei governatori: giustizia 
inflessibile di 'Umar, p. 151-154. — § 307. lal-Tabari). Sorveglianza e pubblica sicurezza, p. 1.54. — 
§ 308. (ibn Sa'd). Ancora dei governatori, p. 154. — g§ 309-310. (ibn 'Asàkiri. Contegno verso i 
Cristiani e i non Arabi, p. 155. — § 311. (al-Tabari). Proibisce l'uso di lampade ad olio nelle moschee, 
p. 155. — § 312. (ibn Sa'd). Provviste alimentari e magazzini dello Stato, p. 155. — §§ 313-315. (Id.l . 
Severità e ingerenza nelle faccende dei privati per il rispetto del buon costume, p. 155-157. — 
§ 316. (Fàkihi). Tollera il giuoco della kurrah, p. 1.57. —§§ 317-320. (ibn Sa'd, al-Tabari, Bayhaqil. 
Suoi modi violenti e maneschi : timore che incuteva, p. 157-159. — § 321. (ibn Sa'd). Insofferente 
di quiete, p. 159. — §§ 32-2-323. (Id.). Suoi gesti quando s'adirava, p. 159-160. — § 324. ild.). Sue 
udienze, p. 160-161. — §§ 325-327. (Id.). Sue norme di parsimonia e sue sentenze, p. 161. — §§ 328- 
829. (ibn Sa'd e Azraqi). 'Umar e la compilazione del Qur àn, p. 161-162. — §§ 330-338. (Azraqi). 
Opera edilizia del Califfo in Makkah, p. 162-166. — §§ 339-341. (ibn Sa'd). Suo testamento: legati, 
debiti, p. 166-167. — § 342. (Bayhaqi). Aneddoto del figlio della madre morta, p. 167. — § 343. Altre 
fonti sulla vita di 'Umar, p. 167-168. 

ARABIA-ASIA ANTERIORE. - Luogotenenti, segretarì_ed altri ufficiali di 'Umar. — §§ 344, 35L (al" 
'i'abari e al-Ya'qiìbi). Governatori delle provincie, p. 168, 170. — §§ 345-346, 349. lal-Tabari e 'Iqd). 
Kuttàb di 'Umar, p. 168-169. — §§ 347-348. dd., id.i. Giuristi e giudici, p. 169-170. — § 350. ('Iqd). 
Ciambellano, p. 170. — § 352. al-Ya'qubi). Pellegi-inaggi di 'Umar, p. 170. 

ARABIA-MAKKAH. - Governatori di Makkah durante il Califfato di Umar. — § 35-3. (Fàsii, p. 171. 

•UMAR B. AL-KHATTAB. - Elenco delle tradizioni contenute nella sua biografia nel Tarikh al-Sàm 
di ibn Asàkir, §§ 354-355, p. 171-181. 

NECROLOGIO dell'anno 23. H., e cenni biografici di persone vissute e morte sotto 'Umar di cui 
s'ignora la data precìsa di morte: 
al-'Abbàs b. Mirdàs, S§ 356-360, p. 181-186. 
'Abd al-rahmàn b. Ka'b b. Amr, § 361, p. 186-187. 



INDICE ANALITICO §§ 362482. 23. a. H. 



Abd al-rahmàn al-Awsat b. 'Umar, § 3G2, p. 187. 
Abdallah b. Hi mar, § 363, p. 187. 

Abdallah b. Suhayl, § 364, p. 187. 
Adi b. Nawfal, ^ 'Mn, p. 187. 

Adi b. abi-l-Zaghbà, § 3(56, p. 187-188. 

al-Agda' b. Màlik. § 3()7, p. 188. 
Alqamah b. Mugazziz, § 368, p. 188-189. 
Alqamah b. Ulàthah, §§ 36!»-372, p. 189-192., 

'Àmir b. abT Waqqàs, g 373, p. 192-193. 

'Amr b. Awf, j 374, p. 193. 

'Amr b. Hazm, § 375, p. 193. 

'Awn b. Óafar, § 376, p. 193-194. 

Buius al-Agàniti, § 377, p. 194. 

abu Fati mah al-Ansàri, § 378, p. 194. 

Gabalah b. al-Ayham, §§ 378-381, p. 194-200. 

abu Gandal b. Suhayl, § 382, p. 20a201. 

Ghaylàn b. Salamah, §§ 3KÌ-386, p. 201-204. 

Òuz- b. Dlràr, § :-i87, p. 204-206. 

abù Hafs b. Amr, § 388, p. 206. 

al-Haggàg b. Ilàt, § 389, p. 206. 

Hamal b. Màlik, S .390. p. 207. 

Hanzalah b. al Sarqi, §§ 391-395, p. 207-209. 

al-Hàrith b. Qays, § 396, p. 209. 

Hind bint Utbah, § 397, p. 209-210. 

al-Hubàb b. al-Mundzir, § 398, p. 210. 

Humayd b. Thawr, §§ 399-400, p. 210. 

al-Hurmuzàn al-FàrIsI, §§ 401-405, p. 211-213. 

Khàlid b. Hilàl, S 4rt;. p. 213. 

Khawli b. abi Khawli, § 407, p. 213-214. 

Khubayb b. Isàf, §§ 408-109, p. 214. 

Khufàf !.. Ima, g 410, p. 314-215. 

Khufàf b. Umayr, § 411, p. 215. 

Khuwaylld b. Murrah, § 412, p. 215. 

Kulayb b. al-Bukayr, «i 413, p. 216. 

Kuthayyir ibn al-Gharirah, §§ 414415, p. 216-217. 

Maghnùs al-tabib, § 416, p. 217. 

ibn umm Maktum, §§ 417-418, p. 217-219. 

Marnar b. al-HàrIth, § 419, p. 219. 

Manzur b. Zabbàn, §§ 420123, p. 219-223. 

Mas'ud b. Aws, » 424, p. 223. 

Maysarah b. Masrùq, § 425, p. 223-224. 

abù Mihgan. — § 426. Pregio di questa biografia per la storia dell'Isiàm primitivo, p. 224-225. — 
§§ 427-j;JO. Nome, età, antenati: conversione all'Islam, passione perii vino: ribelle ad ogni 
freno, p. 226-229. — §§ 431-433. Esiliato per vino o per illeciti amori, dal Califfo, nell'isola 
Hadawila, p. 22;i-231, — §§ 434-437. fugge presso Sa'd b. abi Waqqàs, e prende parte alla 
battaglia di Qàdisiyyah, p. 231-236, — §§ 438-439. e a quella di Quss al-Nàtif, p. 236-237. — 
§ 44<i. Esame cronologico della sua biografia, p. 237. — § 441. Suo tardo ma verace penti- 
mento, p. 238-239. — §§ 442-446. Sua morte. - Altre fonti, p. 239-241. — §§ 447-450. Egli è 
saggio e documento del vero spirito irrequieto, gaudente, battagliero e pagano, che animava 
:iiirorft i Musulmani sotto i primi califfi, p. 241-246. 

Mu'awiyah b. Mirdàs, § 451. p. 246. 

Mutammim b. Nuwayrah. — §§ 452-466. Storia del fratello Màlik con Khàlid b. al-Walid, p. 246-265. 

Muzahhir, ? IlT, p. 2.")5. 

Qatàdah b al-Nu man, § 468, p. 255-256. 

Qays b. abi-l-As, § 4fi9, p. 2.56. 

Qays b. Asim, — §§ 470-472. Perchè aveva seppellite vive le sue figlie nella Uàhiliyj'ah, p. 266- 
258. — §§ 47ii-t77. Liberale e clemente: perchè giurò di non bere più vino, p. 268-261. — 
§§ 478-479. Sue gesta nelle giornate di éudfid e di al-Kilàb al-tjiàni, p. 261-263. — §§ 480- 
482. Sua conversione all'Islam: suoi versi, p. 263-268. 



23. a. H. §§ .»«?-5:U. INDICE ANALITICO 

Rabi'ah b. Diràg, S lis:i, p. -'"iH. 
Rabiah b. al-Hàrith. §§ 48-t-J85, p."268-270. 
al-Sa'b b. Óaththàmah, § IB*"., p. 270. 
Saràhil b. Ghaylan, S 1H7, p. 270. 
Sawdah bint Zartiah, §S 'W8-500, p. 270-274. 
Suhayl b. Ràfi', S ^"li P- 274. 
Tàriq b. al-Muraqqa', § 502, p. 274-275. 
al-Tufayl b. Amr, § 503, p. 275-27tS. 
'Ubayd, ;? .'.(il, p._27<;. 
•Umàrah b. al-Walid, § 505, p. 277. 
'Umayr b. Awf, S 500, p. 277. 
Umayr b. Sad, § 507, p. 277. 

Umayr b. Wahb, § .508, p. 277-278. , 

Utbah b. Mas'ud, §§ 509-512, p. 278. 
Uwaym b. Abdallah, § 513, p. 279. 
Wàqid b. Abdallah, §§ 514-515, p. 279-280. 
Zayd b. Wadiah, § 516, p. 280. 

ARABIA. - I problemi del califfato di 'Limar b. al-Khattàb. — § 517. Quali e quanti sianci, specialmente 
d'indole giuridica e politica, quanto difficili a risolvere, p. 280-281. — §518. Contrasto fra il moto 
evolutivo reale di reciproco adattamento tra i vincitori e vinti per effetto delle conquiste, ed il processo 
teorico o intellettuale che portò alla codificazione del diritto islamico nelle grandi scuoletradizioni- 
stiche. L'arma prediletta di questa lotta fra il governo e le scuole fu la tradizione (hadith), la 
quale ricostruì secondo uno schema teorico e ortodosso l'Isiàm primitivo, falsandolo storicamente, 
p. 281-284. — § 519. Problema personale della figura storica di 'Umar, travisata e idealizzata da 
preconcetti religiosi delle scuole tradizionistiche, tanto nell'attività politica e legislativa, quanto 
nel suo carattere e rapporti personali. - Eccessi critici della recente scuola storica sul giudìzio 
intorno ad 'Umar. In sentenza l'Annalista considera il grande Califfo quale un vero grande uomo, 
i cui difetti furono in certi momenti le conseguenze delle sue stesse buone qualità, p. 284-286. — 
§ .520. Piano e divisione del nostro studio sintetico sull'opera e la persona di 'Umar, p. 286-287. 

La zakàt, la sadaqah e le istituzioni fiscali lasciate dal Profeta in Arabia. — g 521. Evoluzione 
del primitivo sistema tributario islamico, secondo gli studi dello Suouck-Hurgronie, p. 287-288. — 
§ 522. Maometto, nella evoluzione della sua predicazione religiosa sociale, aggiunse ai doveri religiosi 
personali, di culto e di rito, un dovere sociale, l'elemosina, usanza già nota ai Semiti ed espressa con 
termine non arabo, p. 288-289. — § 523. Al termine s a t-t u k delle iscrizioni babilonesi dei secoli vu-vi 
a. C, indicante una specie di offerta o tributo al tempio, corrisponde la sadaqata aramaica signi- 
ficante un reddito regolare di cui era dotato un tempio, e il termine biblico sidqah «giustizia 
e virtù», inteso nell'età rabbinica come «elemosina» o atto propiziatorio verso la divinità. Dagli 
Ebrei madinesi Maometto prese la parola e la istituzione della sadaqah, come offerta di carat- 
tere non solo giuridico e sociale, ma anche religioso, p. 289-290. — § 524. D'origine makkana, 
popolare e cristiano-aramaica, è invece il termine zakàt (arani. zekòt), usato da Maometto in 
Makkab nel senso prevalente di'elemosiua. - L'altro termine fiscale musulmano, al -'usr ^decime), 
discende, come parola e come concetto, da is-ru-u delle iscrizioni cuneiformi, e ma'asher della 
Bibbia: era già tra gli Arabi pagani un tributo dei prodotti dei campi e dei bestiami ad Allah 
o agli idoli, p. 290-292. — § 525. Linee generali dello svolgimento del primitivo istituto fiscale 
islamico, da elemosina volontaria, quasi per comunistico disprezzo della ricchezza, ad obbligo sociale 
e giuridico, p. 292-293. — § .526. Il precetto di donare agli altri come virtù religiosa, sorge nel- 
l'Islam primitivo dalle tendenze antimaterialistiche dift'use nei centri abitati d'Arabia, come impor- 
tazione religiosa dall'estero, p. 293-294. — § 527. Esame analitico dei passi quranici che si rife- 
riscono alla zakàt ed alla sadaqah nel periodo makkano. Esso rivela come la zakàt, da principio 
astratto (virtù, giustizia, caritài, divenne la prima istituzione musulmana, anteriore anche alla 
preghiera, non in forma d'imposta, ma come atto essenzialmente religioso e spontaneo, raccoman- 
dato da Dio. Nella tendenza comunistica dell'Islam primitivo la zakàt rappresentava la più alta 
espressione della coscienza religiosa, ma era interamente libera, p. 294-299. — §§ .528-529. Divenne 
obbligatoria, in un certo senso, solo dopo la migrazione a Madinah, p. 299. — § 530. Esame dei passi 
quranici madinesi intorno alla zakàt ed alla sadaqah, p. 299-304. — § 531. Quivi il dare, la cui 
■raccomandazione è ripetuta più frequentemente, appare come un obbligo morale, non ancor come 
obbligo fiscale od imposta. La zakàt quasi si identifica col nuovo termine giudaico sadaqah 



INDICE ANALITICO §§ 631-564. 23. a. H. 

appreso a Madinah, p. 304-300. — § 532. Il Qui- àu non accenna inai all'esistenza di veruna tassa 
obbligatoria con norme fisse e costanti, p. 30«i-308: — § 533. tuttavia il dovere religioso della carità 
o zakàt-sadac^ah, in senso originariamente comunistico, incombe a tutti fedeli per quanto 
poveri: ma l'applicazione di esso ha carattere volontario e libero, sia nella misura sia nella scelta 
delle persone cui dare, p. 308-3fJ9. — § 534. Una modificazione precipua apparta il Profeta in 
Madinah, sollecitando e incoraggiando prevalentemente il dono per se, cioè per i bisogni del 
novello Stato, nelle sue mani, p. 309-31ii; — § 533. e nei trattati con le varie tribù, fra gli anni 
8. e 9. H., determinando la quantità e il modo di riscossione delle prestazioni annue imposte ai 
beduini come primo dovere islamico, p. 310-311. — § 53^. Se non che detto contratto, ritenuto di 
carattere personale e temporaneo, fu da abii Bakr, alla morte del Profeta e nei torbidi sangui- 
nosi della Riddah, dichiarato fisso e perenne, L'obblifratorietà della zakàt fu nei primi tempi 
valevole soltanto per le tribù e le genti domate con le armi, ma limale come atto volontario 
per lutti quelli che spontaneament* rendevansi musulmani. L'obbligatorietà fiscale della zakàt 
per tutti i Musulmani si ebbe dopo 'Umar, quando - dilapidate nelle pensioni le ricche entrate 
provenienti dalle conquiste - l'erario dello Stato umayyatle ebbe bisogno di assicurare la sua vita 
finanziaria, imponendo alla proprietà musulmana, in .\rabia e fuori, il pagamento regol.ire di una 
ta.^sa, per lo più corrispondente alla decima parte del reddito, e che fu chiamata zakàt, p, 311-314, 
— §§ 537-546, Tradizioni sul preteso regolamento della zakàt, attribuito al Profeta, nelle opere di 
Yahva e di abiì Yusuf, p, 314-318, — §§ 547-548. Altre fonti, p. 318-31!». 

Le condizioni fiscali delle Provincie conquistate al principio del dominio arabo, e in particolare 
sotto il regno di Umar: 

I. Osservazioni preliminari. — §§ .>40-.55U. La ricostruzione dell' Isiàm primitivo nei 
suoi tre indissolubili aspetti, religioso, politico e giuridico, compiuta dai teorici del ii e iii secolo 
dell'Egira sulla base del Qur°àn e del Hadith, è fondamentalmente viziata dalle seguenti prin- 
cipali cause d'errore: preconcetti personali di contenuto dommatico, politico, dinastico e naziona- 
lista; groviglio di opposti ordinamenti legali e amministrativi esistenti al loro tempo: scarsezza od 
assenza d'ogni senso critico e storico. Da ciò la nece.ssità di studiare direttamente gli eventi della 
vita di Maometto dal punto di vista fiscale sulla base del Quràn, delle più antiche e sicure tra- 
dizioni e dei papiri, facendo astrazione dai principi generali o definizioni enunciati dai teorici 
sistematici dell'Islam, p. 319-325. — § 551. Le cui teorie unificatrici, che poi gli storici accetta- 
rono senza -discutere, non tengono conto delle innumerevoli differenze etniche, storiche, religiose, 
tradizionali, geografiche dei vari paesi conquistati dall'Islam, per i quali una sola e medesima 
legge o ordinamento fiscale non era né conveniente né concepibile, p. 325-.326. — § 652. Tanto più 
che i primi tre grandi paesi conquistati dagli Arabi, Siria, 'Iraq, Egitto, passarono in maniera 
diversa sotto il dominio musulmano, e con processo diverso di trasformazione e adattamento dei 
propri ordinamenti fiscali, p. 326s327. 

n. Contegno del Profeta verso i vinti non musulmani: passi quranici 
sa questo argomento. — § 553. Norma consuetudinaria vigente nel deserto prima dell'Isiàm 
per il modo e la misura della divisione del bottino: come Maometto la confermò con lievi modifi- 
cazioni a vantaggio dapprima dei seguaci, ]>. 327-329. — § 554. In tutta la sua attività militare e pre- 
datoria. Maometto ebbe scopo e norme assolutamente pagani, mirando cioè a preda ed a conquista, 
non a conversione dei vinti né a propaganda di proselitismo religioso, p. 329-330. — § ,355. Inter- 
pretazione e discussione dei passi quranici relativi al tanfi 1, o facoltà attribuitasi dal Profeta 
di concedere gratificazioni particolari iQur'àn, Vili, li dal sopravanzo del bottino, o di serbare 
per sé quanto di roba dei nemici, specialmente terre, fosse venuto in suo potere senza la coopera- 
zione materiale e militare dei fedeli iLlX, 7-S, 9-10), p. 33IJ-332. — §§ .5.5(>.557. La falsa interpretazione 
di qaeeti nltimi versetti quranici, erroneamente connessi, portò i teorici islaiiici a ritenere f ay 
o proprietà collettiva dei musulmani le terre dei vinti, e fu, infondatamente, addotta a spiega- 
zione del diniego di TJmar a dividere queste terre tra i guerrieri conquistatori, p. 3.32-3.33, — 
§5 .5.58-561, In realtà Maometto, con grande larghezza d"idee e spirito di tolleranza, riconobbe il 
diritto di proprietà sulle proprie terre ai vinti, anche se restavano pagani o ebrei ispecialmente 
di Khaybar, Fadak, ecc. , purché fossero politicamente e moralmente sottomessi: del pari riconobbe 
nei pagani il diritto di solennizzare insieme con °i Musulmani le feste annuali di Makkah, sino 
all'anno 9. H., p, 333-838. — §§ .562-564, Allorquando, per censervare il carattere religioso qual 
principale forza di coesione del nuovo Stato e per influenza probabilmente dei più avveduti Com- 
pagni ifra cui 'Umari, la rivelazione della surah Barà'uh prescrive di combattere gli Ebrei e 
i Cristiani «finché paghino la gizyah»; della quale tuttavia né si determina l'ammontare né si 
delinca veruna distinzione giuridica fra genti che si rendono a patti, sulh'^», o genti assogget- 

XXV. IV 



23. a. H. §§ W54^!9<.. INDICE ANALITICO 



,H.e con 1« forza e senza verun patto, 'anwata.., p. 338.342. -§§ 565^74. Tradizioni di Yal,ya 
,. di Yusuf che trattano dei prin.odi del sistema fiscale islamico, specificando 1 impiego del quinto 
di Dio, specialmente in rapporto »1 Profeta e ai suoi parenti, p 342-344. - § .575 Gli ahi al- 
Kitàh (giudei e cristiani) soggetti alla gi-yah, p. :^. - §§ 5..;-57a Agli apostati « 'dolatn a 
scelta fra la morte e l'Isiàm: teoria giuridica del il secolo della Higrah, p. 344-345. - §§ bi'.>.oS4. Mi- 
sura e modi della gizyah imposta agli Ebrei, Cristiani, Magiìs o Mazdeisti, Sabei e Samaritani, 
p 345-;ì47 — §§ 585-591. Definizione giuridica della ghanimah o bottino di guerra (dei beni ste- 
bili), e del fay o importo di tutte le tasse, specialmente fondiarie, esatte ai non arabi e non 

musulmani, p. 347-349. ■ , , • j • 

III. Le nuove condizioni fiscali create dalle conquiste ed i provvedi- 
nti di 'Umar. — § 692. Mancava ai primi successori di Maometto una norma o precedente 
^curo per la divisione delle terre conquistate e delle imposte riscosse dai vinti, p. 349-350. — 
ss .593-504 Dopo l'incerta misura egualitaria di abiì Bakr, 'Umar, vedendo per causa della enorme 
confusione abbandonata l'agricoltura, e l'impero negli anni 16. e 17. H. devastato dalla carestia e 
noi dalla peste, mirò a rendersi conto dei redditi riscossi dalle provincie e fissare l'ammontare delle 
eusioni p ^50-353 — §§ 595-600. Episodio dei Bagilab e della parte straordinaria del bottino di 
Ldisivy'ah, loro concessa e poi tolta da 'Umar. Tradizioni di Yahya e di al-Balàdzuri su questo 
■„,.:a^^,^ IV 3Ó3-S55 - 5 601. La memoria di una particolare transazione tra Gara- e "Umar deve 
essere il nucleo di verità in questo oscuro episodio che, stando alle tradizioni, si spiegherebbe o 
con la divisione delle terre al momento della conquista, o con la presa violenta ed arbitraria di 
Dossesso da parte dei Bagilah, nell'anarchia economica ed amministrativa che imperversò special- 
mente nel Sawàd, nocendo ai vinti ed ai vincitori, p. 355-856. - § 602. Perciò l' intromissione del 
Califfo come rappresentante della comunità islamica fu atto necessario, opportuno e gradito dagli 
stessi cruen-ieri conquistatori, che avevano abitudini nomadi e randagie, nessuna attitudine o gusto 
per' l'agricoltura, p. 356-357. — Tradizioni intorno all'opera e l'iniziativa di 'Umar nella questione 
sulla dfvisione delle terre: §§ 603-604. (Yabya). I Musulmani non turbarono il regime della proprietà 
esistente nel Sawàd, rispettando i Nabàt ei Dahàqin,p. 357-358. - §§ 60^08. ,Balàd_zuri, 
YCisuf Yahya). Lettera di 'Umar a Sa'd b. abi Waqqàs. Il concetto della indivisibilità della terra, 
più che a iniziativa personale del Califfo, corrisponde all'uso tradizionale vigente nel paese, p. 3.58- 
360.— §§ 609-611. Il Sawàd conquistato senza patto. La distinzione tra paesi resisi ai Musulmani 
sulh»ìi o 'anwatan, non ha fondamento né importanza nel primo periodo, quando ai Magus 
o Mazdeisti persiani si fece lo stesso trattamento ohe agli Ebrei, ai Cristiani ed ai Pagani, p. 360-361. — 
SS 612-618.(Yusuf e Yahya). Come 'Umar re.sistesse alle insistenti richieste dei guerrieri per la divisione 
delle^erre nell' 'Iraq e in Siria, dichiarandole capitale collettivo della comunità musulmana e assicu- 
rando cosi gV interessi dello Stato contro l' individualismo egoistico dei suoi dipendenti, p. 361-364. — 
§§ 619-623. (al-Balàdzurii. Condizione particolare delle terre del Sawàd : se e perchè inalienabili, p. 364- 
366. — §§ 624-629. (Yahya). Altre tradizioni sullo stesso argomento, p. 366-367. — §§ 630-641. (Yusut). 
Id. - Lavoro catastale, misure, disposizioni tributarie di 'Utlimàn b. Hunayf nel Sawàd, p. 367-373. — 
§§ 642-646. (al-Balàdzuril. Terre s a wàf i o incamerate dallo Stato musulmano. I due sistemi tributari : 
secondo misura di superficie ('ala al-masàhah), e secondo quantità e qualità dei prodotti l'ala 
al-muqàsamah), p. 373-374. — § 647. (al-Gawzi). Superficie e reddito del Sawàd in rapporto a 
quello delle varie provincie, p. 375. - § 648. ial-Ya'qf.biì. Esposizione sommaria -e contradittoria - 
del sistema fiscale di 'Umar, p. 375-376. -§§ 649659. (Yùsuf e Yahya). Specificazione delle_sawafi 
o beni demaniali. Tributi gravanti sulle terre di proprietà privata e sugli abitanti, p^ 376-379. — 
§§ 660-673. (al-Balàdzuriì. Ancora della misurazione del Sawàd in rapporto al kharàg. Specifica- 
zione dell'ammontare delle tasse per ogni genere di cultura (kharàg) e per le varie classi degli 
abitatori (gizvah), p. 379-383. — §§ 674-678. (Yahyaì. Condizione fiscale del suddito dzimmi 
quando si converta all'Isiàm, e del musulmano quando venga in possesso di beni dei protetti. - 
Confusione di concetti e d'espressioni negli antichi giuristi musulmani: tentativo di districare il 
filo conduttore che spieghi il gTOviglio quasi inesplicabile, p. 383. - §§ 679-680. Conclusione che 
si può trarre dalle precedenti tradizioni. 'Umar ed il senato islamico provvidero saggiamente alla 
sicurezza e concordia dei conquistatori e dei vinti, decidendo di non dividere le terre, neppure le 
demaniali, e accettare e conservare il sistema fiscale bizantino e sassanida, contentandosi cioè di 
riscuotere dai popoli vinti quelle medesime tasse annue, in danaro e in natura, che già paga- 
vano ai caduti governi, ed esigere dai Attuari o feudatari delle terre confiscate o demaniali una 
percentuale fissa del reddito. - La decisione del governo madinese fu accettata senza contrasti 
da tutti i Musulmani, p. 38.3-388. 

IV. La sorte dei popoli vinti della Babilonide secondo Sayf b. 'Umar. — 
§§ 681-690. Condizione legale del Sawàd nei rapporti fiscali verso i vincitori. Beni della Corona. 



XXVI. 



INDICE ANALITICO §§ 6ÌH1.771 23. a. H. 



ed auche dei templi mazdeisti, confiscati. Altri obblighi dei contadini e dei loro jfovernatori 
dahàqin, p. 38a392. 

V. La proprietà fondiaria ai tempi di 'Umar, e le «qatà'i*» o concessioni 
d i terre. — § 691. La teoria giuridica, clie la proprietà della terra spetta soltanto a Dio e quindi 
ai Musulmani, i quali possono lasciarne il possesso ai popoli vinti, è ignota ai guerrieri conquista- 
tori, p. 392-394. — g§ 692 693. In realtà gli Arabi, vivente 'Umar, adattandosi al nuovo ordine di 
cose, trattarono tutti i loro nuovi sudditi non arabi e non musulmani come «Gente del Libro», 
in qualsivoglia modo fosse avvenuta la loro sottomissione, con o senza resistenza, pagani o non 
pagani. La sodisfazione agli obblighi fiscali verso i nuovi padroni diede diritto al po!=sesso delle 
ten-e ed alla protezione da parte dei Musulmani, p. 394-396. — §§ 694-697 Qual fondamento abbia 
nelle tradizioni l'ordinanza, attribuita ad 'Umar dal Kremer, per la quale era vietato ai conqui- 
statori ai-al)i <!i comperare f di jiossedere tmTe fuori d'Arabia. Opportunità di ritracciare la storia 
delle concessioni di terre o qati'ah (feudo, enfiteusi), p. 397-398. — § 698. Le concessioni di terre 
fatte dal Profeta a Compagni, seguaci e ambascerie o famiglie e tribii, nel territorio di Madinah 
e fuori, hanno vario carattere (doni, riconoscimento di diritto a possesso o di proprietà): senza 
obblighi fiscali o compensi, non possono considerarsi come qati'ah, termine legale di tempi po- 
steriori, o cessione di beni demaniali con obbligo di corrispettivo fiscale, p. 398-399. — §§699-7ii7. 
\'ali\a e Yusuf 1. Tradizioni sulle concessioni territoriali del Profeta in Arabia a Compagni e a 
tribù, p 4<KJ-4'.i2. — §§ 7t»8-7(W. (Yùsufi. Feudi tsu terra di decime (ard al-'usr), o su teiTa gra- 
vata da imposta fondiaria (ard al-kharàg). I feudi si concedevano soltanto su terre demaniali 
o sawàfi, p. 402. — §§ 710-719. (Yahya, abii Yfisuf, ibn 'Abd al-hakam). Poche concessioni di 
abù Bakr: moltissime di limar nell'Egitto, nel Sawàd, in Siria. - Grandi proprietà fondiarie e 
latifondi costituitisi sotto di lui: immen.se fortune e poderi formati ptr enfiteusi o per compera 
dai Compagni. - In origine le khitat erano vere qatà'i': quelle erano propriamente aree fab- 
bricabili nei nuovi centri abitati, queste eran campi coltivati o concessioni di proprietà fondiaria 
agricola, p. 402-410. — § 720727. (Id., id., al-Balà4zuril. Feudi innumerevoli concessi da 'Uthmàn, 
specialmente ai suoi parenti, p. 410412. — §§ 728-732. (Id., id.) Posizione legale del feudo o qati'ah 
rispetto al fisco, p. 412-413. 

Xatura delle (erre che furono oggetto di concessione enfiteutica. — §§ 733. Le terre confiscate 
dallo Stato musulmano abbracciavano le sawàfi propriamente dette o già demaniali sotto il pre- 
cedente governo e quindi redditizie, e le mawàt o terre morte, sia incoltivabili per ostacoli 
naturali, sia suscettibili di coltura ma abbandonate dagli antichi proprietari morti o fuggiti. Nelle 
concessioni si trattò spesso di queste mawàt, scarse in Siria, numerose nel Sawàd. Grandi boni- 
fiche e colossali fortune nel territorio di Basrah, p. 413-416. — § 734-736. Ma per la maggior parte 
\f concessioni dei Califfi furono costituite di terre demaniali già sotto cultura intensiva, abban- 
donate dai primitivi proprietari. Ne è prova la giurisprudenza islamica sulle terre morte, che assi- 
cura il diritto di possesso e proprietà a chi abbia messo in cultura per tre anni un terreno qual- 
siasi. Queste qatà'i', o parcelle di terreno coltivato demaniale, divenendo proprietà dei Musul- 
mani, diminuivano anche indirettamente il reddito dell'erario giacché il musulmano, come il 
suddito convertito, da principio non pagavano nemmeno il tributo gi zyah-kharàg o tassa fon- 
diaria allo Stato. Da ciò nacquero le opposizioni e misure restrittive alla conversione, che per i 
sudditi era un ottimo aftare, pessimo per lo Stato islamico, p. 416-419. — §§ 736-704. (Yahya, abù 
Yiisuf, al-Balàdzuri ). Ancora tradizioni contenenti notizie, spesso confuse e contradittorie, sul- 
l'ard kharàg e ard 'usr nei rapporti della conversione dei sudditi e nei casi di acquisti fon- 
diari da parte di musulmani. In quel senso e misura si disapprovava la compera di terreni gravati 
da kharàg. Espedienti escogitati per risarcire l'erario dalle defraudazioni 6 diminuzione d'in- 
troiti prodotte dalle conversioni, p. 419-427. 

Di qual natura fosse la proprietà rimasta in mano ai sudditi iwn convertili. — §§ 765-768. 
Dai fatti concordemente attestati dalle tradizioni, e dalle afiermazioni di abfi Yiisuf si deduce 
che, nella pratica dei primi tempi, quelli che pagagano la ta.^sa kharàg sopra un fondo erano 
considerati come proprietari del medesimo. Solo piii tardi, teoricamente, si venne a considerare i 
proprietari di codeste terre quali semplici usufruttuari, possessori e non veramente proprietari. - 
Diritto dei non musulmani di acquistare beni immobili in Arabia, p. 427-429. 

Condizioni giuridiche delle qatà-i'. — §§ 769-770. Erano concessioni di proprietà inaliena- 
bile, effettiva: solo più tardi, nelle scuole giuridiche, prevalso il concetto che la qati'ah imidi- 
plicasse soltanto un usufruito e non una proprietà, p. 429-431. — § 771. Il divieto ai Musulmani 
di acquistare o possedere come che sia terre fuori d'Arabia, attribuito ad 'Umar, è dunque una 
pia invenzione delle scuole giuridiche sotto gli 'Abbàsidi. Poiché l'istituzione umariana delle pen- 
sioni, e il regime fiscale da lui continuato, che esentava gli Arabi e i Musulmani tutti da ogni 

X.XV11. IV» 



23. a. H. ^ 771-8<»9. INDICE ANALITICO 



IIIIL 



ipi>stii iil che fu causa di sempre pifi numerose conversioni), esaurendo le energie finanziarie 
ilellVrario, e rovinando l'agricoltura, minacciavano di portar lo Stato al fallimento, li Umayyadi 
ricorsero al necessario spediente di costringere i Musulmani a pagare le medesime imposte dei 
Cristiani e degli Ebrei. Per salvare da grave accusa il grande CalifTo, autore e cooperatore in- 
consapevole di questa imminente rovina nelle generazioni posteriori, i teorici islamici attri- 
buirono ad esso leggi e principi cbe in realtà si affermarono solo quasi due secoli dopo di lui, 
p. 429-133. 

VI. Le tasse pagate dai popoli vinti, ed i primordi dell'amministrazione 
fiscale degli Arabi. — §§ 772-773. Per intendere quale propriamente fosse il primitivo orga- 
namento fiscale ed amministrativo delle terre nelle provincie arabe, gioverà riassumere le condi- 
zioni fiscali e territoriali delle diverse provincie prima della conquista. - Nel Sa^vàd predominava 
il sistema della proprietà individuale, fondata sopra antichissimo cadasto, divisa tra demani della 
Corona, latifondi della grande aristocrazia, e poderi dell'aristocrazia campagnola o dei dihqàn. 
Sotto queste classi dominatrici d'origine ariana, viveva la popolazione semitica, deca<luta alla con- 
dizione di poveri agricoltori, servi della gleba, operai, artigiani, p. 433-436. — § 774. Norme del 
diritto e organamento fiscale sassanida, rifeiite dal Tabari. La revisione ultima del ruolo catastale 
fissava la tassa fondiaria obbligatoria per tutti, da pagarsi in tre rate annuali, e una tassa per 
testa da cui erano esenti le classi privilegiate. Tali norme furono consei-vate da TFmar, sotto del 
quale il Sawàd rendeva allo Stato madinese 400 milioni di dirham, p. 436-438. 

§ 775. Analogie e somiglianze tra il diritto fiscaie sassanida ed il romano, p. 138. — §§ 776- 
777 Ben diverse le condizioni vigenti in Siria ed in Palestina, dove la grande proprietà fondiaria, 
- sia quella dei privati latifondisti o possessores, sia le terre dei demani (imperiali, municipali ed 
ecclesiastici) locate per un tenue canone in conductio perpetua ai conductores o proprietari effet- 
tivi, - si reggeva sul sistema del «colonato»: era cioè affidata ai contadini o coloni, uomini liberi, 
ma attaccati al suolo. La piccola proprietà era rappresentata dai contadini liberi e proprietari del 
suolo. Solo i demani imperiali ed alcune tene abbandonate dai proprietari passarono, in Siria, in 
potere degli Arabi, p. 438-440. — § 778. La tassa fondiaria era fondata sulla divisione del suolo 
in capita o juga, ciascuno dei quali - comprendente vari jtigera, secondo la qualità della terra e la 
specie di cultura, - era gravato d'una egual somma d' imposta : il tutto registrato da un completo 
cadasto, di cui dovette valersi l'amministrazione araba, che continuò la bizantina, p. 440-441. 

§§ 779-780. Nell'Egitto, che era demanio pei-sonale dell'imperatore romano e poi bizantino, e 
dove la proprietà del suolo era ancora abbastanza suddivisa tra gli abitanti, vigeva un sistema fiscale 
carattei-istico, comprendente varie tasse in natura ed in denaro : annona civica e annoila o tasse 
del grano, tasse diverse per diverse coltivazioni del terreno, tasse sulle case e sul bestiame, tasse 
a capo per gli adulti di ambo i sessi senza distinzione di grado e di fortuna, gabelle diverse, ser- 
vizi e pi-estazioni obbligatorie, p. 441-444. — § 781. Lo Stato arabo, con la sua costituzione estre- 
mamente primitiva, si adattò alle complesse e diverse condizioni delle provincie conquistate, 
secondo i diversi modi di conquista. Nel Sawàd si lasciò tutto l'organamento amministrativo e 
fiscale esistente sotto i Sassanidi, incassando le rendite dei beni demaniali, riscotendo le tasse 
dai proprietari delle terre, esigendo la tassa per testa da tutti gli abitanti, p. 444-445. — § 782. Del 
pari in Siria e in Palestina il governo arabo, sebbene là si fosse compiuta la conquista pattuendo 
diversi trattati e condizioni con le varie città, tuttavia, con un lento processo livellatore, incorporò 
nel suo organismo politico tutte le istituzioni burocratiche, amministrative e fiscali dello Stato 
bizantino, p. 445447. — § 783. Anche in Egitto gii Arabi si valsero del congegno amministrativo 
dei Romani già esistente (lingua, ruoli, impiegati, denominazione di cariche e di circoscrizioni 
territoriali), contentandosi di trasformare i tributi romani in tributi islamici, p. 447-448. — §784.1 
papiri greco-arabici ci mostrano in Egitto nel i secolo due sole specie di tributo: la gizyah o 
tributo in danaro = Ti Sraioto, destinata al soldo delle milizie, e la daribah al-ta'àm in na- 
tura = T. £u.io).T,, da servire al vettovagliamento dei dominatori. - Le fonti papiracee non serbano 
menzione di kharàg, parola aramai ca che in Persia significava tassa a capo, e che gli Arabi 
usavano prima in senso di tributo in generale, e poi specializzarono nel senso di tassa a capo 
riscossa dai popoli non musulmani, p. 448-450. 

§§ 78.5-793. (Maqrizi). Altre tradizioni sulla gizyah in generale e sul modo di esigere le 
imposte, specialmente in Egitto. - Corrispondenza epistolare di Tlmar con 'Amr b. al-'As e con 
Hayyàn b. Surayli, p. 450456. — §§ 794-797. labu Tiìsufl. La gizyah dei politeisti. - I Magiìs o 
pirolatri equiparati ai Cristiani ed agli Ebrei, nel riguardo fiscale, p. 456458. — §§ 798-803. (Yahya . 
Raccomandazioni di mitezza e clemenza fiscale verso i dzimmi o sudditi non musulmani, p. 458- 
459. — §§ 804-809. {abu Yùsuf ì. Ciò che era loro permesso e ciò che era vietato per distinguerli 
dai Musulmani, p. 4.59-460. 



INDICE ANAUTICO §? ì^KMWS. 23. a. H. 



Riassunto e conci u sioni: — §§ 81<>-8U. nei riguardi della zakàt-sadaqah, del trat- 
tamento dei popoli vinti e delle terre conquistate. Sotto 'Umai- lo Stato musulmano s'appropriò 
nelle provincie con naturale processo d'adattamento tutto l'organismo amministrativo e fiscale 
dei Persiani e dei Bizantini, iniziando una complicata evoluzione per la necessità di unificare ed 
unitbrraare le sue varie meinhra, in conformità del liadìtji e della sunnah, p. 460-U)5. 

Il Califfo Umar: l'uomo ed II sovrano; sintesi della sua vita e del suo califfato. — §§ 812-S14. Aspetto 
e portamento esteriore del grande Califfo: alta statura, straordinaria foi'za muscolare, passo fermo 
e concitato; contrario al lusso nel vestire, ma lontano anche da quella predilezione ])er gì' indu- 
menti negletti e laceri che la tradizione gli attribuisce, tacendone quasi un asceta o santone cri- 
stiano, p. ■lfi.>4tìi>. — § 815. Primi cenni biografici di 'Umar: nato povero, di famiglia oscura e plebea, 
anelante a distinguersi >: sollevarsi, impulsivo, giudicò prima con disprezzo il conlegno del rifor- 
matore meccano; poi, forse specialmente per reazione contro la. condotta ingiusta degli oppositori, 
si converti con ardore all'Isiàm, p. 469470. — § 81(i. La conversione di 'Umar dà al nascente 
Isiàm nuova energia di combattività e di disciplina: confuse aspirazioni a grandezza morale e 
politica nell'animo del plebeo neomusulmano, p. 470-47'2. — §§ 817-818. E diffii;ile stabilire con 
sicurezza il vero posto di 'Umar nei sentimenti e nel giudizio del Profeta: certo egli, comple- 
tando alcune deficienze pratiche e organizzatrici nello spirito di Maometto, cooperò alla ispira- 
zione e promulgazione delle leggi quraniche, ed alla fondazione della comunità islamica, in misura 
pili larga che non si creda, particolarmente nella preferenza di Madinah a Makkah come capitale, 
e nella rescissione di tutti gli accordi con i pagani: nell'avversione insomma, senza transazioni, 
a quanto non fosse arabico e musulmano. Parallelo tra Maometto ed 'Umar, p. 472-47ri. — § 819. 
Appartenendo alla classe umile e povera di Makkah, 'Umar non ebbe tradizioni o tendenze mar- 
ziali, ma ebbe mente di uomo di Stato e di giurista, con tendenza all'autocrazia ed alla rigida 
disciplina nei costumi, nella fede e nei rapposti sociali, p. 475-47(5. — § 820. Nella convivenza 
assidua, quasi aggressiva talvolta e importuna, col Profeta, 'Umar crebbe e s'adattò alla società 
islamica di Madinah in modo da immedesimarsi con essa, cosi da spianarsi la via al potere, e 
ritenei-si quale naturale e legittimo continuatore di Maometto, p. 47i'>-477. — §§ 821-822. Ail otte- 
nere tale intento, egli prepara la successione mediante un accordo segreto o triumvirato : 'Umar- 
abii Bakr-abd 'Ubaydah: specie di comitato di salute pubblica che, aiutato da 'A'isah e Hafsah, 
isola accortamente il Profeta, e favorisce la sua noncurante indifferenza per l'avvenire. Cosi, guidato 
dal suo sicuro fiuto politico, 'Umar, alla morte di Maometto, s'adopera per la elezione di abu Bakr 
e con lui collabora, apprendendo da lui ad imprimere tenacemente al moto politico, economico e 
morale dell'Islam un carattere religioso e disciplinare, p. 477-182. 

§ 823. Rapporti tra 'Omar e Khàlid b. al-Walid: aspetti morali dell'intricato problema. Come 
e donde nacque propriamente l'antagonismo tra i due: non certo secondo la genesi voluta dalla 
tradizione, p. 482-484. — § 824. Il califfato, istituzione politica mancante d'ogni dignità tradizionale, 
si appoggia al suo inìzio specialmente sull'elemento intelligente ed energico, ma ancora pagano, 
dell'aristocrazia makkana, favorendo le due potenti famiglie dei Makliziìm e delli Umayyali, p. 482- 
48<j. — §§ 825-826. L'opera di Khalid, sempre più necessaria e preziosa via via che la razzia delle 
terre persiane e bizantine tramutavasi in conquista, sempre più potente ed ammirata per lo molte- 
plici strepitose vittorie da lui riportate, parve quasi una minaccia, un pericolo per la compattezza 
del ntiovo edifizio politico musulmano al sospettoso e geloso Califfo, da cui dividevalo anche opposi- 
zione e incompatibilità di carattere, p. 48G-489. — §§ 827-829. Per ottenere dalle schiere combattenti 
in Sirla un riconoscimento più che nominale della sua autorità, senza destare sospetti e rancori - 
fallito col disastro del Ponte un tentativo di distrarre l'attenzione degli Arabi dalla soverchia 
attenzione ai fatti della Siria ed alla gloria di Khàlid - 'Umar colse il destro di alcuni scacchi subiti 
dai guerrieri musulmani e della rapida ritirata davanti all'avanzare dell'esercito bizantino, per entrare 
personalmente nella direzione della campagna ed affermai-vi la sua autorità. Ciò ottenne mandando 
in .Siria il suo fido abfi "Ubaydah con la funzione di paciere ed organizzatore, poi comandante 
generale delle forze musulmane, e finalmente,- otleinita un'altra grande vittoria in Persia, ad 
ai-Qàdisiyyah, con Sa'd b. ahi Waqqàs, - relegando Kliiiiid ad un utìicio secondario ed ozioso in 
<iinna«rin. Cosi, soppresso Khàlid, 'Umar riusciva ad imbrigliare il movimento d'espansione, dando 
unità politica al novello Stato e fortificando il potere centrale esecutivo, p. 48!t-494. 

§§ 83rvS31. II problema della successione, in vista del quale il Califfo aveva eletto abiì 
'Ubaydah al supremo comando militare, recandosi poi lui stesso in Siria a riconfermarne l'autorità 
fra le cont«nzi<;ni personali dei vari capitani, si ripresentò più arduo che mai ad 'Umar dopo il 
flagello sterminatore dell'anno 18. H. Conferita a Mu'àwiyah la più alta carica in Siria, e abil- 
mente rìafl'ermata la propria autorità sull'indocile e ambizioso 'Amr b. al-'As, aiutandolo nella 



23. a. H. §§ 831-84». INDICE ANALITICO 



comiuista dell'Egitto; e veduto spegnerai nel 21. H., oscuramente ed ignobilmente, il grande Khàlid 
rimasto pagano e refrattario al germe religioso dell'Islam: limar restava solo, solitario al vertice 
ilei potere, p. OJ-óOO. — § 8:V>. 11 contegno freddo, guardingo e sospettoso di 'Umar verso gli altri 
Compagni, di paleso incompetenza politica e d'insaziabile avidità, la sua riluttanza a voler pre- 
parare la successione, più che l'effetto di sentimenti personali, fu il fratto di alte e chiaroveggenti 
considerazioni politiche. Il tristo califfato di 'Uthmiin e di 'Ali costitnisrf.iin il rommento più 
lusinghiero che si possa fare all'opera politica di 'Umar, p. 500-502. 

§ 833. All'organamento amministrativo e fiscale delle provinole conquistate L'iiiar provvide, 
nei limiti della sua autorità effettiva, e seguendo con vigorosa iniziativa i principi direttivi del 
Profeta, mantenendo quasi per intero le istituzioni dei vinti. Le istituzioni propriamente uma- 
riane a vantaggio dei guerrieri conquistatori, ebbero breve durata, perchè determinarono la non 
prevista e non voluta conversione in massa dei vinti, p. 502-504. — §§ 834-835. Queste istituzioni 
(ègira campi militari, pensioni ai dominatori, pene comminate al lusso ed al vino, privilegi fiscali, 
e simili) s' ispiravano al concetto fondamentale di un Islam ad esclusivo beneficio della razza 
araba, e s'accompagnavano a una costante cura d' in-eligiosire il grande moto arabico, resosi, dopo 
la morte del Profeta, più che mai politico e militare, p. 504-507. — § 836. Con un'attività preci- 
puamente politica, 'Umar si adoperò a indurre gli Arabi a divenire musulmani anche negli atti, 
ed a riconoscere un'unità aràbica nazionale distinta e superiore a tutto il resto del mondo: il 
sentimento religioso ed il nazionale, fusi in un unico vincolo morale che tenesse insieme l'anar- 
chica "erite del deserto. Come da questo tendenza, si spiccatamente nazionalista, si passò poi al 
carattere internazionale dell'Isiàm, p. 508-509. 

§ 837. All'ultimo periodo dell'attività legislativa e disciplinare di 'Umar appartengono le 
misure per infrenare la disonestà amministrativa dei governatori, ora che il prevalente successo 
delle armi musulmane ed il prolungato uso del potere avevano assai aumentato l'autorità reale 
del Califfo, p. .509-513. — § 838. Il silenzio assoluto di 'Umar rispetto alla successione, oltre che 
effetto della scarsa stima che egli faceva dei Comptigni in generale, provenne anche dall' intento 
di tenerli disuniti, neutralizzando cosi la loro malcelata avversione e sospettosa invidia, p. 513-515. 

— § 839. Il problema della successione rimase insoluto per 'Umar, allorché cadde vittima, in appa- 
renza, della esaltazione antiaraba di uno schiavo cristiano d'origine persiana, assassinato in realtà 
per segreta congiura dei principali Compagni madinesi : quelli stessi che poi scavaron la fossa, 
in forma più popolare e drammatica, al Califfo 'Uthmàn, p. 515-516. 

§ 840. Aspetti del carattere intimo e personale di 'Umar, la cui ruvidezza e violenza prepo- 
tente è certamente esagerata dalla tradizione. - Felice fusione in lui di ambizione personale e 
d'interesse pubblico, p. 516-518. — § 341. Quanto egli propriamente intendesse e praticasse della 
religione, appresa più come disciplina di vita severa ed attiva, anzi che come elemento trascen- 
dente di vita spirituale, p. 518-521. — § 842. Cooperando alla formazione del rito islamico, e insistendo 
sulla rigida osservanza delle prescrizioni quraiiiche, Umar diede nuova forza alla compagine musul- 
mana: la quale vide nello immenso successo delle armi arabe la riprova della divinità delle dottrine 
predicate da Maometto. Dove e come ebbe origine il fanatismo religioso, p. 521-522. — §§ 843-844. Per 
assicurare il dominio della minoranza araba sulla maggioranza dei nuovi sudditi, 'Umar provvide 
all'ordinamento militare dell'impero, organizzando i centri militari e amministrativi delle nuove 
Provincie, in maniera che i vincitori vivessero appartati con la loro disciplina e il loro orgoglio 
da privilegiati rispetto ai vinti, p. 522-524. 

§§ 845-847. I popoli vinti mutarono solo di padrone, ma nella loro vita quotidiana, spe- 
cialmente amministrativa ed economica, non risentirono alcun mutamento manifesto, nella indif- 
ferenza e tolleranza amministrativa e religiosa dei conquistatori. La vecchia macchina (con la 
sua burocrazia, la lingua, culto, monete, ecc.ì fu lasciata funzionare tranquillamente come per 
il passato, purché naturalmente le entrate affluissero entro le casse dello Stato islamico, p. 524-527. 

— § 848. La grandezza di 'Umar, quasi sempre fraintesa dalla tradizione musulmana e dagli storici 
occidentali, non consistè nell'essere egli un modello di perfezione musulmana né un uomo di 
genio creatore d'una civiltà, sibbene nella sua attività previggente ed organizzatrice, che unificò 
ed armonizzò in un vitale organismo politico e sociale le istituzioni di tre diverse civiltà mille- 
narie, con un indirizzo spiccatamente liberale e progressivo, p. 527-529. 

§ 849. Effetti principali e più generali dei grandi avvenimenti maturatisi sotto 'Umar. Alla 
prepotenza di una burocrazia insenilita, o di una rapace soffocante gerarchia ecclesiastica, agli insa- 
nabili conflitti di dottrine nel campo religioso, all'infinita tristezza dominante nelle provincie 
bizantine e persiane dell'Asia Anteriore e dell'Egitto, la tempesta della invasione araba sostituì 
una giovane e intelligente casta dominatrice, una religione semplicista, una irruente e barbarica 
vitalità, e una capacità illimitata di assorbire e assimilare tutte le forme più elevate di cultura; 



XXX. 



INDICE ANALITICO § 849. 23. a. H. 



mentre l' incrocio delle razze, nella sconfinata libertà della poligamia sanzionata come legge divina, 
producendo copia innumerevole di meticci arabici, affinava le qualità e colmava le deficienze dei 
Semiti dominatori. Accanto a questi aspetti sani e telici della grande rivoluzione non tardarono 
a riapparire fattori perniciosi di regresso, manitiestazioni di oscurantismo e di tanatismo ; i quali 
non all'Isiàm sono da addebitai-si, ma alle sopravviventi millenarie tradizioni dei popoli vinti, che 
profondamente elaborarono, trasformarono e completarono la nuova fede rendendola cosmopolita, 
mentre arabica avevala bandita Maometto, e arabica l'aveva propugnata e difl'usa il suo massimo 
successore, il Califtb TJmar, p. 529-532. 



XXXI. 



CORREZIONI E AGGIUNTE 



Pagina 93, § 153, linea 21, leggi: 

(1 O 'Ubaydallah non avrai scampo e non 
avrai milizie d'aiuto contro ibn Arwa; 

r2l tn hai versato sangue, in modo non 
lecito, proibito. E l'uccisione di al-Hurmuzàn 
gli è venuta in mente 

i3. per nessun motivo, se non che uno 
ha detto : < Non sospettate voi di al-Hurmuzàn 
«nei riguardi di TTmar?». 

(4) E disse uno stolto — le circostanze 
si sono accumulate — « Si ; io Io sospetto: 
«egli ha dato il consiglio: egli ha dato l'or- 
> dine >. 

(5i Eppure le armi dello schiavo erano 
nell'interno della sua casa ed egli le maneg- 
giava: una cosa viene presa in considera- 
zione per l'altra [H.]. 
93, § 158, linea '28, leggi: 

ilio abu 'Amr, 'Ubaydallah è un pegno; 
non aver dubbi sull'assassinio di al-Hur- 
muzàn. 

;2) Se tu lo perdoni per il misfatto — le 
cause dei peccati sono come due cavalli da 
corsa — 

i3) Vuoi forse perdonare, quando tu per- 
doni senza ragione? Che' coaa vuoi fare di 
quella cosa di cui narrano ben due mani? 

[H.]. 

96, linea 10, correggi e sprecare ecc imam, leggi 

non danneggiate le vostre azioni: og^i fato 
ha il suo Libro, ogni ca.sa il suo Imam. 
100, nota 4, comma 4°, linea 10, cùrr. sayablugb 

al-Kitàb..., /. sayablugb Kitàb. 
102, § l^ió, alte parole =: al più religioso?) aggiun- 
gere: Dzù fiiq = e dotato di cocca • : è forse 
un soprannome ili 'Cthraàn. 
104, § l'ìt*, linea 3, correggi ...y a t a- fina...! leggi 

(■...yatbaTi na...'. 
HO, § 177, aUa parola al-FàrCiq aggiungere (perchè 
seppe discemere, faraqa. il vero dal falso: 
Masiìdi, IV. 192. 



113, § 183, linea 3, si canceili i? nella faccia?). 

113, § 184, linea 6, correggi lo zio materno un po' 
calvo alle tempie, leggi lo zio materno im- 
prime maggiormente la sua qualità sui figli. 

113, § 184, linea 7, eorr. (? al-budu') /. lal- 
bud'u). 

115, § 189 (c), linea 3, corr l'adam) /. (adam). 

116, § 190, linea 6, corr. (a strascico? a spiga?), 

l. (da Sunbaiau un luogo di Isbahàn: Yà- 

qut, ni, 156). 
116, § 191, linea 4, corr. luiniin;, /. lusnàn). 
116, § 191, linea 5, corr. qa far iti, /. qitriti 

[cfr. ZDMG., voi. LIX, pag. 393]. 
118, § 199, linea 10, corr. eccitato via (? ut a- tiy a), 

l. umiliato (uta'tiya). 

121, § 211, nota 1, aggiungere: ; la quale, appunto 

perchè non autentica, scompare subito, senza 
lasciare veruna traccia. 

122, § 213, linea 8, corr. abl, /. ibi. 

! 123, § 216, linea 9, corr. ogni (?) quindici, /. ogni 
quindici. 

123, § 216, linea 9, corr. io vidi . . . ecc , /. io vidi 

le lepri mangiate dai giovani cameli dietro 
i giovani cespugli di 'urfut. 

123, § 216, linea 19, corr. Tre camele di, l. Cespugli 

di 'urfut di. 

124, §217, linea l,copr. Josephus Antiq., XXIV, 

22, l. Josephus Antiq., XXIV, 2, 1. 
124, § 217, fine della nota 1, aggiungi: [Horovitz] 
Le tradizioni presso al-Bukhàri sulle conse- 
guenze felici delle preghiere del Profeta sono 
imitazioni della leggenda di Hòni ham-me'- 
aggel (Talmud Babilon., Ta'anitji 23,a). Questo 
Hòni è identico con l'Onia di Josephus nel 
pa.sso succitato. 

128, § 233 i6i, linea 2, corr. Mi gridò... ecc. Ram- 

mentati, /. TJmar un giorno gridò contro di 
me e mi aggredì con il nerbo idirrah). Io 
dissi: «Rammentati. 

129. § 24^', linea 3, corr. Ci tunfusah, /. tun- 

f u sah . 



CORREZIONI E AGGIUNTE 



129, § 240, linea 7, cor;-, con altra gente, l. e tor- 
turatelo. 

129, § '240, linea 8, corr. avanti alla presenza di 
altri, /. dopo che era stato torturato. 

134, § '249, linea 7, corr. al-Munkailar, /. al-Mun- 
kadir. 

139, § 2W, linea 5, corr. chi io sposo ed a chi do 
in matrimonio (versione non sicura!), l. in 
quale famiglia io scelgo una moglie ed a 
quale famiglia io do (mia figlia, sorella, ecc.) 
in moglie. 

La tradizione è anche una protesta contro 
l'orgoglio aristocratico di alcune famiglie 
arabe nei tempi pagani. 

146, § 287, nota 1, linea 4, corr. al-ganàzah, 
l. al-ginàzah. 

146, § 288, linea 1.5, carr. Ruwaysad, l. Ruwaysid. 

152, § 3(11, linea l, rorr. Kiddàn, /. Kidàm. 

152, § 3')1, linea li, cancella a favore. 

153, linea 9, correyc/i «ed esigerla», leggi «ad esi- 

gerla • . 

153, § 3()4, linea 19, corr. iribdah?), J. (ribdah). 

154, linea .5, alla parola «Ghanm», agginngere: 

(da cui il nome teoforo 'Abd Ghanm, accor- 
ciato poi in Ghanm). 

156, § 315, linea 2, corr. Buraj^dah, l. Barid. 

157, § 31.5, linea 5, corr. (? di nascosto), l. (una 

donna il marito della quale è assente). 

157, § 317, linea 1, corr. Qarqasàni, l. Qarqasàni. 

157, § 317, lin^a 12, correggi «riservato », leggi « ri- 
versato 1 ■ 

157, § 317, ult. linea, corr. Saad, 111,2, l. Saad, 

m, 1. 

159, § 328, linea 5, con: Ora tu ce ne hai, l. Ora 

a noi è stato. 

160, § 324, linea 18, Il De Goeje [ZDMG., voi. LIX, 

pag. 391], corr. il testo (hathà), l. (gathà) 
che significa inginocchiarsi. — Cfr. Zamakh- 
sari Fà-iq, s. v. 

165, § 337, linea 9, corr. ('arsati, l. l'arasàt). 

166, § 340, linee 15-16, corr. m utamawwal . . . 

muta'aththal, l. mu tamaw wil.. . mu- 
t a • a tji th i 1 . 

167, § 341, Un. 7, corr. s a h lì d a h , /. s u h ù d a h . 
177, linea fi dalla fine, corr. al-Na'l, ?. al-Nahl. 
177, linea 18, corr. À'dzarbaygàn l. Àdzarbaygàn. 

181, § 356, linea 4, corr. audacia (?), l. abilità. 

182, linea 8, leggi « E perito il Compagno (al-Anis, 

l'idolo famigliare?)». 

183, § 358, linea 11, corr. 'Awf, l. Aws. 

183, § 359, linea 2, corr. al-Musibi, l. al-Musayyabi. 

186, linea 8, aggiungi: cfr. 8 a. H., § 173. 

186, linea 7, dalla fine, aggiungi: Caussin de 
Per ce vai, in, 261-263. 

194, linea 5, aggiungi: (Paulus Aegineta — 
cfr. D i e 1 3 , Handschr. der Ani. Aerzte, II, 77. 

194, linea 14, aggiungere: Usaybi'ah, I, 103, 20O, 
II, IfX); Qiftì, 95, linea 8 e segg. (?) 171, li- 
nea 10. 



196, § 380, linea 23, leggi: praticando la legge re- 
ligiosa (ai-sari 'ah) che essi praticano; e 
ritenessero pure (costoro in mezzo a cui mi 
trovo) dietro ecc- 

198, linea terz'ult., cancella \segue un verso incom- 
preso]. 

198, linea ult., c07*r. spingendo attorno (? o avendo 
perduto/, l. avendo pei-duto. 

206, linea 3, aggiungi: , luogo tra Makkah e Mina 

(Yàqùt, IV, 426). 

207, § 392, ultima linea, aggiungi: (Aghàni, XI, 

132, linee 2-5). 

207, § 393, linea 1, corr. al-Hizanbal, l. al-Ha- 

zanbal. 

208, § 894, linea 8, leggi Raymàn (castello nel Ya- 

man : cfr. T a q ii t , II, 888). 
208, linea 15, aggiungere: (Aghàni, XI, 132, li- 
nee 5-18V 

208, § 395, linea 4, leggi liarb al-fasàd (guerra 

della depravazione o del disordine : cfr. Caus- 
sin de Perceval, II, 629-632). 

209, § 395, linea 5, corr. che incontrano, dalla pelle 

lacera (?), l. dove incontrano alberi di s i - 
briq . 

215, § 411, linea 1, leggi abiì Khuràsah, Khutàf ecc. 

216, § 415, linea 21, corr. di...?, /. di ghanza- 

wàn [una pianta salata, che è foraggio per 
i cavalli]. 

217, § 416, linea 1, aggiungi: (Magnus Emesenus ? 

cfr. D i el s , Handschr. der Ant. Aerzte, II, 59). 

219, § 420, linea 1, leggi 'Amr ecc. al-Ghatatani. 

219, § 420, linea 3, corr. Hàsim b. Harraah, il cui 
padre (?) era Zuhayr, leggi Hàsim b. Harma- 
lah, di cui era anche figlio Zuhayr — cioè 
Zuhayr era fratello uterino di Manzùr. 

223, § 424 1 a), linee 4-5, corr. donna . . . (m u b a y i ' a t), 
l. una delle donne che giurarono fedeltà al 
Profeta (mubayi'àt). 

226, § 427, linea ult., aggiungi: (cfr. Goldziher 
nel ZDMG., voi. LI, pag. 256 e segg.l. 

230, § 482, lin. 29, corr. A cui 'Uraar rispose : .... è 
«vero credente», /. A cui 'Umar rispose: 
« Ma Dio ha fatto un'eccezione, ossia tranne 
« quelli che credono veramente e compiono 
« opere buone » [XXVI, 227] (questi cioè 
fanno conformemente a quanto dicono; sol- 
tanto i poeti miscredenti non fanno confor- 
memente a quello che dicono). — « Ma questi 
« [ossia i poeti che bevono vino] » , redarguì 
'Ali, « appartengono forse a costoro [ossia ai 
« poeti credenti] ? Dio ha detto : « Nessun 
« uomo beve vino, che durante il bere sia 
un musulmano credente». 

230, § 432, linea penult., corr. L'ultime parole... 
chiaro, l. [Horovitz]. Il senso delle ultime pa- 
role è il seguente: i poeti che bevono vino, 
in quel determinato momento, anche se hanno 
abbracciato l' Isiàm, non possono considerarsi 
come credenti, e perciò non appartengono a 



xxxiv. 



CORREZIONI E AGGIUNTE 



quei poeti credenti citati nel Quràn come 
eccezione. Per essi vale invece quello che 
vien detto in generale dei poeti nel Quràn, 
ossia «essi dicono ciò che non fanno». Ben- 
ché dunque ahu Miligan dica che vuol bere 
vino, le sue parole non sono prova che egli 
veramente l' avrebbe bevuto. Non merita 
quindi di esser punito per le sue sole parole. 

231, linea 2, leggi Hadawda (Yàqut, II, 28t>, non 
sapeva nemmeno lui dove fosse). 

231, § 433, verso 3, corr. ab abii, l. ad. 

237, § 439, verso 4, corr. Al mattino. . . (senso oscuro), 
/. Le generosità ed i doni dei baniì 'Amr sono 
andati, nel giorno di al-Gisr alla dimora tran- 
quilla i = la tomba. 

247, § 453, linea 7, corr. Dziì-l-Kliimàr . . . fame, 
l. Dzu-l-Kliimàr non ha ricompensato le mie 
cure e la mia assistenza, (prodigategli) mentre 
i miei piccoli figli passavano la notte affa- 
mati icfr. Hamàsah, pag. 102i. 

247, § 453, linea 11, corr. i colui che disperde le nu- 
vole, /. icon le chiojue svolazzanti). 

250, § 456, linea 4, corr. dara'ayh, l. waza'a- 
tihi le i saoi comandanti!. 

252, § 46'2, linea 16. corr. Che . . . Muhammad, leggi 
Quando qualcuno vuole eseguire la cosa te- 
muta ila punizione I, lo tratteniamo e gli di- 
ciamo: la religione è la religione di Muham- 
mad. 

259, § 475, linea 4, corr. coloro che... pelli, /. co- 
loro che abitano entro tende fatte di lana. 

259, § 475, linea 5. correggi Un profumiere, leggi 

Un mercante di aromi (dàri, cioè un uomo 
di Dàrin nel Bahrayn, donde si importava 
nella penisola il muschio proveniente dal- 
l'India). 

260, § 477 CI, linea 2, corr. Cra'dabah [? o éa'dij^^'ah], 

/. (iu'dubah. 

261, § 478, linea 1. corr. Dimàdz, /. Damàdz. 

261, § 478, linea 3, leggi óadiid (luogo nel terri- 
torio tamimita sulla via della Yamàmah: 
cfr. Yàqùt, n, 40). 

263, § 479 |6i, linea 1, corr. Dimàdz, /. Damàdz. 

263, § 479 (6), linea S'i, corr. l'esperienza... neces- 
sario, /. il piccolo torturato raggiunge la sua 
maturità iliiut_h). 

263, linea 32, correggi 'Abidah, leggi 'Abdah. 

263, § 4»!. linee 3 e 4, corr. 'Àbidah. /. Abdah. 

264, linee 8 e 7, corr. 'Abidah, /. 'Abdah. 

264, § 4ft'Jic), linea 2-8, corr. mercante (day yàfi'/), 

/. mercante di Dìyàf. 

265, § 481 (CI, linea 4, corr. (_ìhudr, l. Ghadr. 

266, § 481, linea 1 e 5, corr. al-Namir b. Tawlab. 

266, S 481, linea 6, corr. Ghudr, /. (ihadr. 

267, § 4KJ, linea 7, corr. Munnabbih, /. Munabbih. 
270, § -l.-*, linea •_', corr. al-.Sumris, /. al-Samùs. 
273, § 49<;, linea 1, corr. Tiìmah. /. Tawaraah. 
275, § 5<J3, linea 4, corr. HizanbiI, /. Hazanbal. 
280, § 516, linea 1. corr. Óuza, l. (inzay. 



283, linea 25, corr. contradicono, /. contradice. 

285, linea 10, corr. alcuun, /. alcun. 

290, § 523, linea 16, aggiungi: È il concetto che 
ispirerà più di mille anni dopo Giovanni 
Ciudad, fondatore dei « Fatevi bene, fra- 
.telli!. [G.]. 

293, § 525, fine, aggiungi : Il Horovitz mi scrive 
che con la zakàt musulmana v'è da para- 
gonare il termine zak ù t Q, che appare anche 
nei documenti giuridici della Babilonide an- 
tica. Su questo argomento mi riserbo perciò 
di fare ulteriori ricerche, e ritornare su di 
esso in una futura occasione negli Annali. 

293, § 526, linea 6, aggiungi: La poesia stessa an- 
teislamica, magnificando con tanta insistenza 
la generosità e la prodigalità, specialmente 
verso gli ospiti, prova la rarità anziché la 
frequenza di questa virtù, la quale in ogni 
caso nascerebbe più dall'orgoglio egoistico 
anziché da compassione per gl'indigenti e 
tanto meno da umile riconoscenza verso la 
divinità [G.]. 

297, linea 17, corr. altre... e le, l. altri... ed i. 

298, linee 2021, corr. sabah, /. salàh. 
301, linea 28, corr. (18), /. (15). 

304, § 53(1, a capo (39i, linea 1, corr. àtaw u, l. àt lì. 

315, § 537, linea 5 dalla fine, corr. khadr, leggi 
kh u d a r . 

317, § 543, linea penult., corr. bakht, /. bukht 
(= cameli della Bactriana). 

325, linea 20, corr. contributo, l. contribuito. 

329, § 553. nota 2, linea uh., corr. diritto musul- 
mano nella giurisprudenza musulmana, l. di- 
ritto romano nella giurisprudenza musul- 
mana. 

329, § 553, nota 1, linea 2, corr. degno, l. degna. 

330, § 555, linea 12, aggiungi: gli anfàl erano i 

regali che Maometto faceva oltre la quota 
spettante a ciascuno. 
333, § 558, linee 5-6, cancella con intento di pro- 
selitismo. 

342, § 568, linea 1, corr. Musayyib, l. Musayyab. 

343, linea 12, alle parole « della comunità » aggiun- 

gere: «e nulla ebbe più negli anni seguenti». 

346, linea 7. alle parole «o lavoro;», aggiungere: 
• gli storpi senza mezzi >. 

357, § 603, linea quart'ult., corr. feudatori, /. feu- 
datari. 

365, § 622, linea 6. Nel testo arabo v'é d a y r y a z i d. 
In altri passi abbiamo dayr barid. Il pro- 
fessore I. Guidi mi suggerisce che forse i 
copisti arabi hanno scritto una parola non 
araba a loro sconosciuta, probabilmente per- 
siana, e le hanno dato, per ignoranza, una 
forma araba, senza curarsi se corra il senso. 
Egli ))erciò, fondandosi sulla incerta grafia 
dei più antichi copisti, propone che la parola 
oscura si legga mnbad (= prete mazdeista). 
Dayr mùbad sono dunque i beni del clero 



ixxv. 



CORREZIONI E AGGIUNTE 



inazdeisU. La correziuue è coai geuiale, che 
l'abbiamo accettata senza discusBione e credo 
che ogni paleografo arabista dovrà convenire 
con noi. — (;fr. oorr. a pag. 373. 

368, linoaTidal basso, maìica : un garib di li intah, 
quattro d i rham. 

373, § 641, linee 5 e 10-11. Il testo arabo ha lette- 373, 
Talmente « colui su cui sono passati i rasoi » 
[garat "alayhi al-mawàsi]». È cosa 376, 
cognita che in Oriente, sin da età remo- 
tissima, esistesse la consuetudine, diffusa 
anche nella Grecia antica, — e prova ne sono 
le statue femminili nude, — di radere il 376, 
pube alle donne. Tale consuetudine vige an- , 
Cora in Oriente tra le donne musulmane, ed 377, 
è resto di antichi riti pagani d'iniziazione 382, 
alla pubertà. Ai tempi di Maometto e nei 
secoli immediatamente successivi la consue- I 382, 
tudine pare fosse estesa anche al sesso ma- \ 458, 
sellile ed era collegata con la circoncisione 
e con la soppressione del pelo sotto le ascelle 
e sul petto. (Cfr. Wellhausen Reste, 
pagg. 167, 172; J.A., serie IH, voi. XU, 481, 
pag. 165; Tabari, I, 311). Il suo carattere | 482, 
religioso in origine, vien fuori dal fatto che 488, 
gli Arabi antichi si radessero il pube prima 504, 
di essere giustiziati (Bukhàri, II, 259, li- 513, 
nea 6-7: UI, 62, linee 1; 89, linee 14-15). È 518, 
anche il dovere di buon credente in molte 532, 
parti del mondo musulmano (cfr. J.A., se- 



rie III, voi. XII, pag. 165). Pare fosse uso 
anche degli Ebrei contemporanei di Mao- 
metto (cfr. 5. a. H., § 49). Non è perciò inve- 
rosimile che tale norma di sana igiene cor- 
porale fosse comune fra gli abitanti del 
Sawàd. 

§ 642, linea 6, cfr. poc'anzi aggiunta al § 622, 
linea 6. 

linea 8, dopo i puntini ... aggiungere: un 
dirham ed un qafiz e sulle vigne dieci 
dirham e sui ri t ab (legumi freschi) 50 di- 
rham. 

ultima linea, cfr. quanto è detto poc'anzi nel- 
l'aggiunta alla pag. 365, § 622, linea 6. 

lìnea 12, come sopra. 

linee 2-4, cfr aggiunta a pag. 373, § 641, 
linee 5, 10-11. 

§ 672, linee 3-4, come sopra. 

§ 798, linea 5, correggi • io sarò testimonio di 
difesa (hagig) dell'oppresso», leggi «io sarò 
per l'oppresso la ferita in cui è posta la sonda 
fino eoe ». 

§ 822, linee 12-13, /. qualunque. 

§ 823, linea 9, coi^. la riveste, l. lo riveste. 

§ 825, nota 1, linea 3, corr. le soli, l. le sole. 

linea 13, corr. nelle, l. nella. 

§ 838, linea 9, corr. consegnito, /. conseguito. 

§ 849, linea 4, corr. successoze, l. successore. 

linea 10 dalla fine, corr. fossero, l. fossero. 



MLXVI. 



23. a. H. 



19 Novembre ©4:3 — 6 Novembre 64:4: 



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23. a. H. 



IRAQ-PERSIA. —Governo di al-KQfah e di al-Basrah. 

§ 1. — (abù Mikhnaf Lùt b. Yahya). Il Califfo 'Umar concesse il go- 
verno (di al-Kùfah) prima a Sa'd (b. abì Waqqàs), poi ad 'Animar (b. Yàsir), 
poi ad al-Mughirah (b. Su'bah): quindi rimandò Sa'd (b. abì Waqqàs). Nel- 
l'anno però in cui egli cessò di vivere, il Califfo scrisse a tutti i suoi- 
luogotenenti nelle provincie (umarà- al-amsàr) di presentarsi in Ma- 
dinah: per questa ragione Sa'd fu presente all'assemblea elettiva (al -Stira). 
'Umar morendo lasciò in testamento che Sa'd dovesse ritornale (ad al- 
Kùfah). 

Altri però sostengono che, quando morì 'Umar, in al-Kufah era luogo 
tenente al-Mughirah, e prima di morire ('Umar) lasciò istruzioni che Sa'd 
(b. abi Waqqàs) fosse mandato a governare quella città, ed abii Musa al- 
As'ari in al-Basrah. Il nuovo Califfo 'Uthmàn esegui questi ordini, ma }uii 
destituì ambedue (B a 1 à dz u r i , 326-327). 

La nomina di Sa'd b. ahi Waqqàs al governo di al-Kufah. dopo gl'in- 
cidenti che furono causa della sua prima destituziojjo dalla medesima ca- 
rica (cfr. 20. a. H., §§ 1 e segg.), mi sembra ben poco verosimile, dacché 
erano trascorsi soli tre anni e l'irrequietezza dei Kufani, come vedremo, 
era cresciuta anzi che diminuita. 

Egualmente poco probabile è che 'Umar morente la.scias.s«^ ordine di 
nominare Sa'd: gli eventi con cui 'Uthmàn cominciò il suo regno non con- 
tiprmano l'affennazione di abii Mikhnaf 

In al-Basrah non vi fu poi nessun mutamcniti» di governatole: tutto 
induce a credere che abù Musa, protetto da Umar, godesse tutta la sua 



Basrah.l 



§1 1 2. ^ó. 3.. ria 

23. a. H. lidiicia c limaiioam' in carica per lungo tempo, dal 17. H. (ctr. ]7. a. IL, 

overno di al- Ì^S ^6 c negg.) al 29. H. abù Musa fu uomo di larga autorità ed assai po- 
Kufah e di al- polare nell' 'Iraq : negli ultimi anni di Uthmàn i Kufani lo vollero loro 
governatore: più tardi regnante 'Ali, lo vollero arbitro nella famosa ver- 
tenza con Mu'àwij'ah dopo la battaglia di Siifin, nell'anno 38. H. — Per 
(pianto siano oscure le ragioni di tanto favore popolare per abù Musa, 
esso esisteva in forma assai visibile, e in tanta forza da imporsi all'auto- 
rità del Califfo. Non si comprende perciò la ragione di questa breve inter- 
luzione nel governo di abù Musa in al-Basrali, di cui ci dà notizia abù 
Mikhnaf, interruzione che in ogni caso fu brevissima e non è confermata 
da veruna altra tonte. 

PERSIA. — Ragioni del lento progresso delle armi musulmane nel- 
l'altipiano dell'Iran. 

§ 2. — La resistenza opposta dai Persiani all' invasione araba fu assai 
più tenace e valorosa che non quella dei Cristiani in Siria ed in Egitto. 
Sull'argomento abbiamo già discorso in vari passi precedenti (cfr. 19. a. H., 
§§ 1, 6; 21. a. H., §§ 5, 32-34: 22. a. H., § 1), ma tuttavia gioverà ripe- 
tersi ed insistere per maggior comodo degli studiosi, ponendo ora in rilievo 
come la maggioi' ripugnanza dei Persiani a sottostare al donxinio arabo pro- 
venne da varie e forti ragioni. 

1 Cristiani della Sii-ia e dell' Egitto si consideravano sottomessi a Bi- 
sanzio quasi nello stesso modo con cui erano ora sottomessi agli Arabi. 
Il governo greco non fu mai per i Semiti dell'Asia Anteriore un governo 
nazionale : lo stesso dicasi per gli abitanti dell' Egitto, dove i Copti erano 
le vittime ed i sudditi dei Bizantini. In materia religiosa tra Bisanzio e le 
sue Provincie in Siria ed in Egitto, v'era un distacco quasi altrettanto 
profondo quanto poteva essere tra quelle provincie e pressoché qualunque 
altra regione. La prova n'è il numero e l'intensità delle persecuzioni reli- 
giose ordinate da Bisanzio contro i monofisiti in Asia ed in Egitto. Gli 
Arabi nei primi anni non perseguitarono invece alcuno per ragioni di fede, 
non si diedero pena alcuna per convertire chicchessia, sicché sotto l' Islam, 
dopo le prime conquiste, i cristiani Semiti goderono d'una tolleranza reli- 
giosa quale non si era mai vista da varie generazioni. Infine, nonostante 
il divario di fede, Arabi e Cristiani in Sma erano d'una medesima razza, 
erano Semiti tutti, e le numerosissime tribù arabe immigrate in Sii'ia prima 
della invasione musulmana avevano conservato tutte le caratteristiche 
proprie del loro paese d'origine. L'affiatamento fu quindi pronto e completo, 
e si comprende come la conquista morale quasi procedesse quella militare. 



23. a. H. 12. 

Ben altro fu il caso, quaudo gli Arabi ifiunst-ro ai piedi dell'alti- 23. a. h. 

, . , ,, r? • ■ • IPERSIA. - Ragio- 

piano iranico e tentarono la conquista della Persia. C^ui viveva una razza „, ^ei lento pro- 
ariana, fiera, aristocratica e patriottica, che per secoli era avvezza a con- gresso delie armi 

. . , „ T-> 1 -1 ■ 1- 4 1 • musulmane nel- 

siderare i temiti della tJabilonia coniti gregge umano, e che per gli Ai-abi raitipiano dei- 
del deserto aveva un orrore istintivo, un disprezzo illimitato. I Persiani riràn.) 
quindi misero a.ssai minor amor proprio nel difendere la pianura babilonica, 
la quale non era terra patria, ma paese di conquista, che non nel difen- 
dere il paese natio, il Fàris. Quando i già sprezzati ladroni del deserto osa- 
rono tentare la conquista della sede della razza e della dina.stia persiana, 
i superstiti della gloriosa nazione trovarono nel fondo dell'animo un resto 
delle virtù antiche e con nobile e generoso slancio oppósero .strenuissima 
resistenza agli Arabi invadenti. 

Tra l'Isiàm ed il Mazdeismo, o il culto deL fuoco, non esisteva legame 
di .sorta. Il Mazdeismo fu anzi ignorato del tutto da Maometto, gli sguardi 
del quale non si volsero mai venso la Persia: egli non incontrò mai adora- 
tori del fuoco nel Higàz, e con i pochi del Yaman, in Sana, non ebbe alcun 
continuato rapporto. Il Mazdeismo era religione nazionale, rappresentava 
tutte le tradizioni gloriose del passato antichissimo, e sebbene cristalliz- 
zato entro una gerarchia rapace ed esosa, aveva an(!0ra grandissima in- 
fluenza e vasto prestigio su tutte le classi persiane della popolazione, di 
cui essa appariva il più valido presidio morale, in ispecie dopo il tracollo 
della dinastia regnante. Nell'entrare in Persia gli Arabi ebbero schierati 
innanzi in fiero contrasto razza, lingua, religione, tradizioni, pregiudizi 
atavici, rancori secolari contro gli abitanti del deserto, e la co.scienza di 
un popolo, che, sebbene governato da una monarchia a.ssoluta autocratica, 
sentivasi razza dominatrice. Se anzi noi teniamo bene presenti i veri coef- 
ficienti della opposizione persiana all'avanzata aralnca, saremmo quasi di- 
sposti a maravigliarci non già della resistenza dei Persiani, ma della rela- 
tiva rapidità con cui gli Arabi fecero la conquista militare prima, e morale 
e religio.sa poi, dell'altipiano. La conquista militafe fu di gran lunga la 
più facile: ardui.ssima fu quella morale e religiosa. Su quest'ultimo argo- 
mento avremo a ritornare assai sovente, perchè sta alla radice, per così 
dire, di tutti i problemi politici e religiosi dei secoli successivi. Il perpetuo 
■ ontrasto tra arabo e persiano, tra lo spirito semitico e quello ariano, è 
la chiave con la quale penetreremo nel cuore di molti tra i maggiori pro- 
l>lfmi storici delle annate posteriori. 

A queste ragioni etniche e morali se ne aggiunsero altre militari e 
climatiche. Il Fàris è pae.se a.ssai montuoso e difficile, mentre è noto che 
<<li Arabi in particolare ed i Semiti in genere j«-eferiscono il piano, come 



•e i> t^ ^«5* a.* ri- 

23. a. H. 1,, Ht.t»'st.;in() li' canittcristicho genornli riolla lom ••spansinne in Asia An- 

'ni"d^eMento^*)o- ti'riorc (Jraiidi furono (|uin(li le difficoltà frapposte all'ava nzata araba nel 

grosso delle armi Faris dalle condizioni montuose della regione, difficoltà aggravate dalla in- 

musuirìiane nel- ^.|^,„^,,„j,., ,|pi ^.jjma sul l'altipiano, dove l'inverno è rigidissimo. Gli Arabi 

l'Iran. j ,jol deserto rifuggivano dai geli e dallo nevi e non amavano per nulla 

gl'inveini artici dell' tran. 

IjH vera avanzata avvenne, come chiariremo meglio di poi, quando 
le nuove turbe emigrate dalla penisola arabica sospinsero necessariamente 
le genti dell'Islam al valico ed alla conquista delle Alpi persiane; le Pro- 
vincie sottomesse nelle prime conquiste non erano più capaci a contenere 
e sostentare tutte le tribù omigi-ate, ansiose di godimenti e di agi quanto 
i primi combattenti dell'età, eroica. Ma ciò si svolse principalmente sotto 
il califfato di 'Utjhmàn: gli ultimi anni di 'Umar ne videro solo il debole 
princ-ipio, in cui i comandanti arabi più volte tentennarono e si ritrassero 
turbati dalle gi-andi difficoltà che incontravano. Quando alfine si decisero 
ad avanzare, agirono perchè sospinti, loro malgrado, da forze interne alle 
quali non potevano reagire, come quelle che premevano sempre più forti 
e incalzanti -<ille spalle. 

I fatti accennati nei paragiafi seguenti, non è certo se si svolgessero 
o prima o dopo la morte di 'Umar. Su tutta la cronologia, assai oscura ed 
incerta, delle conquiste della Persia, torneremo più ampiamente a discor- 
rere al principio del califfato di 'Uthmàn. 

'IRAQ- PERSIA. — Operazioni militari degli Arabi sull'altipiano 
iranico. 

§ 3. — Nel 23. H. sembra dunque che Isbahàn venisse espugnata, e 
che allo stesso tempo abù Musa al-As'ari, con le schiere <li al-Basi-ah, 
avesse terminata la conquista definitiva di tutto il Khùzistàn, dove fórse 
qualche insurrezione aveva inceppato di nuovo il continuo progresso delle 
armi arabe. Sottomesso il piano, giunse ora il momento in cui abù Musa 
potè volgere la sua attenzione al Fàris, contro una parte del quale ave- 
vano già guerreggiato con vario successo le milizie arabe del Bahrayn, 
principalmente sotto 'Uthmàn b. ìibì-l-'As (cfr. 19. a. H.. §g 6 e segg.). 
Questi era stato governatore del Bahrayn per lo meno dal 17. Tf. in poi 
(e continuò ad esserlo sino al 29. H.), ed aveva subito incominciato le 
operazifmi contro il Fàris. Già suo fratello al-Hakam aveva conquistato la 
grande isola di Abar-Kàwàn (cfi". Balàdzuri, 391 e Yàqùt, TI. 79) (*), e 
poi aveva sconfitto ed ucciso, nel 19. H., presso Ràsahr (^). il marzubàn 
Sahrak: quindi 'Uthmàn stesso aveva passato il mare, e stabilitosi in Taw- 

6. 



23. a. H. 5 3. 



wag (^^), aveva iniziati» spedizioni ((tiitro l'intcniti del paese. Nel 23. H., 23. a. h. 

IRAQ- PERSIA. - 
Operazioni mill- 



altìne, vediamo come alni Musa, superate tutte le ditticoltà che ancora 
inceppavano i suoi movimenti nel Khùzistàn, rinforzato fbr.so da nuovi <ari degli Arabi 
contingenti venuti d'Arabia, iniziò le operazioni per la conquista dell'alti- iranico ]'" 
piano del Fàris, operando con le milizie di al-Basrah. ma validamente 
aiutato anche da 'Uthman b. abi al-'5s con quelle del Hahrayn. 

Allo stesso tempo gli Arabi tentarono di penetrare nella parte setten- 
trionale dell'altipiano iranico occupando — non è certo se in modo defi- 
nitivo o solo temporaneo (ctr. § 7) — le principali città dell'antica Media: 
Hamadzàn ed al-Rayy. Qualche tentativo era già stato fatto nel 21. H., 
dopo la battaglia di Nihàwand (cfr. 21. a. H. §§ 7()-78, e 22 a. H., §§ 1 
e segg. ; G e segg.j, ma è certo che non ebbe effetto felice: la riconquista 
nel 23. H. è prova che gli abitanti di al-Rayy e di ilamadzà,n debbono 
aver cacciato gli Arabi tra il 21. ed il 23. H. — Forse la presa delle città 
iraniche, naiTata nel 21. IL, è un errore, un'antici{)azione cronologica dei 
tradizionisti, o forse devesi intendere solo come una scorreria di milizie 
vittoriose: già dicemmo altrove (eli'. 21. a. H., § 33) come la vittoria di 
Nihàwand fosse meno completa che non ci sia descritta dalle fonti. Mag" 
giore probabilità, o sicurezza storica, hanno le seguenti tradizioni, che pon- 
gono esplicitamente la presa di Hamadzàn e di Lsbahàn nel 23. H. (con" 
t'rontisi §§ 6 e 10): connesse con quanto era accaduto nel Khùzistàn' 
assumono anche maggiore sembiante di vero : anzi abbiamo così qualche 
motivo di credere che l'avanzata araba, simultanea da ambedue i lati, tra 
il 23. ed il 24. IL. fosse parte d'un piano concertato tra i due governatori 
arabi di al-Basrah e di al-Kùfàh. Vedremo però che la campagna militare 
non ebbe, nemmeno questa volta, risultati molto sodisfacenti (cfr. §§ 7, 23), 
perchè durante il califfato di (Jtiimàn vi fu una so.sta, dovuta sicuramente 
a rovesci che la tradizione ha preferito diuKUiticare. Vi fu una insurre- 
zione nell'altipiano iranico alla line del 23. FL e gli Arabi dovettero ricon- * 
qyistare nel 24. H. le città già prese una prima volta nel 23. H. Ma 
dopo questi fatti non osarono avanzare per vari anni. La vera ripiesa 
conquistatrice degli Arabi avvenne nel 29. H. e seguenti annate, quando 
d(jpo cinque anni di dul)bì e di esitanze, con il mutamento dei governatori 
e (;on l'arrivo di nuove turbe d'emigranti, e spezzata l'eroica resistenza 
del Fàris, fu ripresa definitivamente la marcia trionfale in avanti. 

Nota 1. — Abar-Kawàn lUazirah baili Kàwàn o ibn Kawau, o Gazirah Làfit;, grande isola del- 
GollV) Persico, posta a mezza strada tra 1' Uiiiaii e il Balirayi-. (Yàqùt, II, 70; IV, 342). 

Cfr. Istakhri, :-i2, 107: Hawqal, :^8, ISS); Hama(lzani, U; Khurdàdzbih, 62. 

Nota 2. — Rà.sabr o Kl^^ahr (.sarebbe uuiitrazioiio di Riv Arda.sir), località nei dintorni di Arragàn 
lYàqùt, ir, 887. 

Cfr. Istakhri, 112, U'J; Hawqal, lb5, V.ll; .M ii q adilas i , 42t;, 453; Kloi rdadzbi h , 47). 



}f 9-7. 23. a. H. 

23. a. H. Nota 3. TawwHR [Tuwwhz; ijiccola <;ittà del Fàris vicina a KàKaruri, posta in una rlepressione 

IRAQ- PERSIA. - <li terreno e celebre per i suoi tessuti (Yàqfit, I, 89(J). 

Operazioni milì- Cfr. Istakfari, Hawqal e Mmiaddasi, Index, 41; Hamaclzàni, 201; Khnrfià<lzbi h, 44, 

tari degli Arabi 127, IWì, '242; Rnutah, 176, 205; Ya'qnbi Buld., 312; Tanbib, 43; Barbier Meynard, 142-143. 
sull'altipiano 
iranico.; 

PERSIA. — Presa di Hamadzàn, di al-Rayy e di Isbahàn. 

§ 4. — Secondo al-Wàqidi la presa di Hamadzàn e di al-Rayy avvenne 
nel corso dell'anno 23. H. : narra egli che la città di al-Rayy fu espugnata 
da Qarazah b. Ka'b, e la città di Hamadzàn (al-Wàqidi, da Rabi'ah b. 'Uth- 
màn) nel mese di Gumàda T. del 23. H., sei mesi prima dell'uccisione del 
Califfo 'Umar, per opera di al-Mughirah b. 8u'bah governatore di al-Kùfah. 
Altri però affermano che la presa di al-Rayy avvenisse due anni prima 
della morte di 'Umar, ed altri infine sostengono che il Califfo 'Umar fosse 
ucciso mentre i suoi eserciti stavano assalendo la detta città (Tabari, 
I, 2650). — Cfr. § 17. 

Cfr. Athir, III, 17, il quale aggiunge che secondo alcuni Hamadzàn 
venne espugnata da Grarir b. 'Abdallah al-Bagali per ordine di al-Mu- 
ghirah b. Su'bah, agli stessi patti di Nihàwand (cfr. più avanti § 7). Altri, 
infine dice che al-Mughirah stesso fosse il conquistatore e Grarir coman- 
dasse soltanto l'avanguardia (Grawzi, I, fòl. 68,r.). 

Cfr. anche § 17. 

§ 5. — (al-Ya'qùbi). abù Miisa al-As'ari sottomise nell'anno 23. H. le 
contrade di al-Ahwàz (Kuwar al-Ahwàz) (Yàqùt, I, 410) ed Istakhr. 
Il Califfo 'Umar gli scrisse di imporre al paese il kharàg come aveva 
fatto negli altri paesi dell' 'Iraq. In questo stesso anno 'Abdallah b. Budayl 
b. Warqà al-Khuzà'i conquistò Hamadzàn ed Isbahàn, mentre Qarazah b. 
Ka'b al-Ansàri espugnava al-Ray}' (Ya'qùbi, II, 180). 

§ 6. — (al-Khuwàrizmi). Nell'anno 23. H. furono espugnate Hamadzàn, 
Isbahàn e al-Rayy. 

Baethgen, 111: la stessa fonte però, sotto l'anno 24. H., narra che 
al-Mughìrah b. Su'bah espugnò Hamadzàn nel Gumàda I. e aI-Ra3'y nel 
Dzii-1-Higgah (id. ibid) [cfr. il paragrafo seguente]. 

§ 7. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). al-Mughìrah b. Su'bah, luogote- 
nente di 'Umar b. al-Khattàb in al-Kufah dopo la destituzione di 'Ammàr 
b. Yàsir, mandò Grarir b. 'Abdallah al-Bagali contro la città di Hamadzàn : 
questo accadde nel 23. lì. Gli abitanti si difesero con valore: lo stesso 
Garir- vi perdette un occhio, forato da un dardo. Gli abitanti nondimeno 
scesero poi a patti e conclusero un trattato simile a quello di Nihàwand. 
Questo accadeva negli ultimi giorni del 23. H. Poi gli abitanti (si ribel- 
larono e) combatterono contro Garir, costringendolo ad allontanarsi. Garir 

8. 



23. a. H. 



S§ 7-11. 



allora sottomise tutto il paese circostante ed alfine [ri|pn^se (Haniadzan^ 
d'assalto (Balàdzuii, 309). 
Cft-. Yàqùt, IV. 981. 

Le ultime parole della tradizione fauno supporre che l'esito poco felice 
della campagna del Fàris, destasse una commozione anche nelle adiacenti 
regioni dell'altipiano iranico, gli abitanti del quale si ribellarono pronta- 
mente agli Arabi: la riconquista avvenne nel 24. H., ma non è chiaro se 
egualmente per opera di al-Mughirah, o di un suo luogotenente. 

g g^ — Secondo altri tradizionisti, al-Mughìrah 1). 8u'bah mosse in 
persona contro Hamadzàn, avendo Garir b. 'Abdallah al-Bagali quale co- 
mandante dell'avanguardia. Presa la città, al-Mughiiah la consegn(^ a 
Kathir b. Sihàb al-Hàrithi (Balàdzuri, 309). 

§ 9. — Secondo Sayf b. Umar (senza isnàd) la presa di Hamadzàn 
e di al-Ravy avvenne al principio dell'anno 16. H., nello .stesso anno della 
battaglia di Nihàwand (T abari, I, 2647, lin. 9-11). 
Ctr. Athir, III. 16. 

Di questi errori cronologici della scuola iraqense, per non lipeteici 
troppo, non mette il conto di discutere: non hanno alcun fondamento 
di vero. 

§ 10. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Nel 23. H. il Califfo "Umar mandò 
'Abdallah b. Budayl b. Warqà al-Khuzà'i contro Isbahàn. Altri affermano 
che il Califfo scrivesse ad abiì Musa al-As'ari di mandare un esercito 
contro Isbahàn, e che abù Musa ordinasse ad 'Abdallah b. Budayl di ese- 
guire gli ordini di 'Umar. 'Abdallah b. Budayl ottenne la resa a patti 
(sulh"") di G-ayy (- Isbahàn) ''), dopo un (breve) combattimento; gli abi- 
tanti avevano salvi la vita e i beni, dovevano pagare la gizvab e il 
kharàg, e ritenevano le armi che possedevano. 

Abdallah b. Budayl mandò allora al-Ahnaf b. Qays, che era veniito 
con lui, contro al-Yahùdiyyah [altro sobborgo di Lsbahàn, Yàqùt, IV, 1046], 
gli abitanti della quale conclusero un trattato simile a quello di óayy. 

'Abdallah b. Budayl sottomise cosi il territorio di Lsbahàn ed i suoi 
tasàsig, o distretti, e vi rimase come luogotenente, fincliè 'Uthmàn b. 
'Affan ebbe regnato per un anno (ossia 24. H.). Allora fu nominato al- 
Sà'ib b. al-Aqra' (Balàdzuri. 31 2j. 

Nota 1. — Oayy, villaggio, in rovina ai tempi di Yàqnt, a Jue uiigliti ila Isbabàii, sul sito del- 
l'antica cittÀ: viene comunemente designato col nome di al-Madinah 'pera. Sahrastàn) (Yàqfit, li, 181). 

Cfr. Istakhri, 198 r», 199; Hawqal, 261; Mnqaddaai , 2H. 51, 388, 389; Hamadzani, 262, 
•2fi3, 267: Rnstah, 1.52, 1.5.t; Ya'qiìhi Biild., 274, 27.5; Barhier Meynard, 188-18!». 

§ 11. — (al-Wàqidi, da Musa b. Ismà'il, da Sulaymàn b. Mu.slini, da 
suo zio materno Basir b. abi Umayyah). Isbahàn fu assediata da abu Miisa 



23. a. H. 
iPERSIA. - Presa 
di Hama(lzàn, 
di ai-Rayy e di 
Isbahàn. I 



ss u-13. 23. a. H. 

23. a. H. iil-A.s'ari. o gli abitanti si riKutaioiui di convertirsi, ma accettarono di pa- 

fPERSIA. - Prosa , ^ ,. , , , • ,,,...• 

di Hamadzàn. j^arc la gizyah. La mattina dopo la conclusione del trattato npre.sero 
dì ai-Rayy e di ],. armi, ed abù Musa (di nuovo) li sottomise. — ibn Sa'd però aggiunge 
elio, a suo parere, la notizia si riferisce alla gen'te di Qumm (Balà- 
(jzuri, yi2). 

Anche questa tradizione — sebbene molto sommariamente — con- 
serva memoria dei grandi contrasti con cui si svolse la conquista della 
Persia. 

§ 12. — (ibn Sa'd, da al-Ilaythaiu b. Gramìl, da Hammàd b. Salamah, 
da Muli. b. Ishàq). Il Calififo 'Umar mandò ('Abdallah) b. Budayl al- 
Khuzà'i contro la città di Isbahàn, il vecchio marzubàn della quale chia- 
ma vasi al-Fàdùsfàn (cfr. § 21). I Musulmani assediarono la città ed entrarono 
in segrete trattative con gii abitanti, che si prepararono a tradire il loro 
capo. al-Fàdùsfàn, vedendosi abbandonato, si scelse trenta arcieri di fiducia, 
noti per il loro valore, e si accinse a fuggire con loro per raggiungere il 
re Yazdagird nel Karman. 'Abdallah b. Budayl informato di questo, non 
■ appena il vecchio marzubàn ebbe presa la fuga, lo inseguì con una pic- 
cola schiera di cavalleria e lo raggiunse, ibn Budayl venne alle mani con 
il persiano e con un colpo di spada gli tagliò il dorso della sella (qara- 
bùs) e la cinghia della medesima. Il persiano scese allora a patti con Bu- 
dayl ed ofÉrì di ritornare con lui ad Isbahàu e concludere la resa della 
città con le solite condizioni di pagamento della gizyah in compenso 
della dz i m m a h , o protezione, dei Musulmani, e con la licenza di poter 
emigrare per chi non voleva pagare la tassa. Le condizioni furono accet- 
tate e Cxayy fu sottomessa. 

Poi ibn Budayl sottomise i dintorni tanto piani quanto montuosi di 
Isbahàn, e pattuì con tutti il pagamento del kharàg ('àmalahum fi-1- 
kharàg) allo stesso modo che aveva fatto con la gente di al-Ahwàz. 

La presa di Isbahàn e del suo circondario fu compiuta in parte nel 
23. e in parte nel 24. H. (Balàdzuri, 313). 

§ 13. — (al-Balàdzuri). Da altri si racconta che il Califfo 'Umar mandò 
'Abdallah b. Budayl con un esercito ad unirsi con abii Musa al-As'ari, che 
aveva intanto sottomesse Qumm e Qàsàn. Riunite le loro forze i due ca- 
pitani irruppero nell'Ard Isbahàn: l'avanguardia musulmana era co- 
mandata da al-Ahnaf b. Qays, il quale con essa sottomise al- Yahùdiyyah : 
intanto ibn Budaj-l sottomise Grayy, e poi insieme con abii Musa s' impa- 
dronì di tutto il territorio di Isbahàn. Nondimeno è più certa la notizia 
che abù Musa conquistasse Qumm e Qàsàn, e che ibn Budayl espugnasse 
(iayy e al- Yahùdiyyah (Balàdzuri, 313). 

10. 



23. a. H. ^ 13.17. 

Il particolare che le schiere di 'Abdallali b. Budayl fossero mandate dal 23. a. h. 

CaliflFo 'limar potrebbe forse essere una memoria travisata di una nuova jj Hamadzàn 
ondata emigratoria di Beduini, che fu la causa prima e immediata della «i' ai-Rayy e di 

, 1 OQ TJ Isbahan.] 

campagna del 26. li. 

§ 14. — fal-Dzahabi). Nell'anno 23. H. abù Musa al-As'ari ritornò ad- 
dietro da Isbahan, di cui aveva sottomessa tutta la provincia (Dz a h a b i 
Paris, I. fol. 139,v.). 

§ 15. — (a) (abù Hassàu al-Ziyàdi, da un Thaqafita). In Isbahan v'i-ia 
un santuario (mashad) di 'Uthmàn b. abi-l-'As (Balàdzuri, 313). 

(6) (Muh. b. Yahya al-Tamimi, dai suoi dotti). Ai nobili (asràf) ili 
Isbahan appartenevano varie fortezze fma'àqil) in G-afrabàd, nel rustàij 
di al-Thaymarali al-Kubra in Bihgàwarsàn (anche Qahgawarsàn), ed in 
Màiabin. Quando fu espugnata Grayy, questi nobili si sottomisero pure, 
obbligandosi al pagamento del kharàg, e ripugnando a loro di pagare 
la gizj'ali. si resero musulmani (') (Balàdzuii, 314). 

Nota 1. — II valore storico di questa tradizione è dubbio: ha riui]>riintH di «luelle tradiziuui 
Toniate per dimostrare che i non arabi nel rendersi musulmani erano obbligati a continuare il paga- 
mento del kharàg. Si vuole insisttìre nel fatto che la conversione non portava con sé l'esenzione Ah 
tutte le imposte pagate dai non musulmani. Sospetta è la ragione addotta per la conversione, ossia 
la ripugnanza a pagare la gizyah: questo è sentimento di tempi posteriori. I Persiani del 2.S. H. jivi-- 
vano tutt'altri concetti e sentimenti nei riguardi dell'Islam e degli Arabi. 

al-Tliaymarah ipiù spesso al-Taymarah, anche al-Tayraara e al-Taymurah) (Yàqiìt, I. 9(l8). 

Cfr. Muqaddasi, H97; Hamadzuni. "263: Kh u rdàdzbi h , 21: Rustah, 154; Ya'qilhi 
B u 1 d . , 275. 

Bihgàwarsàn o Qahgàwarsau ipers. Oah Gàwarsanl lYàqut, li, 111. 

Per Màrabin si vegga Muqaddasi, 402 [Sàrimin]; Hamadzàni, 2H0, 263; Khurdàdzbih, 20, 
anO; Rustah. 152, 155; Ya'qubi Bnld., 275 [Mirabin]; Yàqut, IV, 382 [Màrabnnànl ?? 

§ 16. — (al-Balàdzuri, senza isnad). Il re Yazdagird dojxi la sua Tuga 
da al-Madàin. erasi ricoverato in Isbahan: ma quando i musulmani triun- 
farono a Nihàwand, egli lasciò Isbahan e si ritirò in Istal<hr. 'Ahdallab b. 
Budayl b. Warqà al-Khuzà'i, dopo la presa di Isbahan, seguì il re per- 
siano (assalendo IstakhrV), ma non liusci a prenderla. Di poi tanto abù 
Musa al-As'ari. quanto 'Utjimàn b. abi-l-'A.s tentarono impadronirsi di 
Istakhr, ma riiuno dei due vi riuscì (') (Balàdzuri. 315). 

Nota 1. — La tradizione ha valore per noi, perché ricorda e contessa l'esito infelice della prima 
campagna araba entro il Fàris. Nel corso del califlato di 'Uthman avremo a notare altre campagne egual- 
mente sfortunate. La forma laconica del testo cela sicuramente qualche rovescio militare. Le vittime 
furono forse reclute nuove venute dal deserto, e nessuno si curò di tramandarne la memoria. 

Sulla campagna nel Fàris nel 2.S. H. leggansi gli altri particolari più avanti ai §§ 27 e segg. 

§ 17. — Secondo Rabi'ah b. 'Uthmàn, la presa di Hamadzàn avvenne 
nel Gumàda I., .sei mesi dojìo l'uccisione del Califfo 'Untai- b. al-Kliattàb' 
(cfr. § 4) e per opera di al-Mughìrah b. Su'bali, nel 24. H. Secondo altre fonti 
al-Mugliirali b. Su'bah, quale luogotenente di 'Umar b. al-Khattàb in al- 

II. 



§§ n-m 



23. a. H. 



23. a. H. 
PERSIA. - Presa 
dì Hamadzàn, 
di al-Rayy e di 
l8b«hàn.1 



l\iital\ (lo|>() la (l(!|>.>HÌzi()iii' (li Ammài' b. Ya.sir, mandò Garir b. 'Abdallah 
al-Hai>ali lontro Hamadzàn noi 2'ó. 11. Duiante l'aNsedio (xarir fu ferito in 
UH occliii» da una ft-eccia. Hamadzàn subì la medesima sorte di Nihawand 
alla (ino diill'anno 23. H., ossia fu sottomesso il territorio con la forza e 
poi consegnato da al-Mughirab a Kathir b. Sihàb, governatore di al-Di- 
nawar. Da questo Katliu' prese poi nome il Qasr Ivathir nei pressi di al- 
Dinawar (Yaqiìt, IV, 981, hn. 11 e segg.). 
Cfr. t? 4. 



PERSIA. — Conquista di Isbahàn, Hamadzàn ed al-Rayy (versione di 
Snyf h. Umar). 

§ 18. — Diamo qui appresso, per dovere di annalista coscienzioso, le tra- 
dizioni di Saj'f sui primi tatti d'arme nell'altipiano persiano dopo la bat- 
taglia di Nihawand (cfi-. 21. a. H., § 24), ma sarà facile avvertire che la 
loro soppressione non avrebbe significato veruna perdita per la chiarezza 
e la verità storica. — Anzi il contenuto confuso e prolisso di esse genera 
confusione nella mente, ed i numerosi, ma prosaici particolari che aggiunge, 
sont) tutti di natura sospetta. La trama della narrazione è così divei'sa da 
quella delle precedenti tradizioni, che non è possibile mettere tutto d'ac- 
cordo. — Alla menzione di ogni trattato Sayf unisce il preteso testo auten- 
tico del medesimo: il carattere apocrifo di questi documenti è così mani- 
festo in sé da non richiedeie veruna dimostrazione. È sempre una formola 
elastica di trattato, alla quale basta mutare pochi nomi e qualche parola, 
per poterla ripetere ad libitum per tutte' le città occupate dagli Arabi. 

§ 19. — (al-'Tabari, senza isnàd; probabilmente da Sayf b. Umar). 
Nell'anno (21. H.), secondo al-Tabari, il Califfo 'Umar diede ordine alle 
milizie dell' 'Iraq di aggredire gli eserciti persiani, dovunque si trovassero, 
ordinò alle schiere di guarnigione in al-Basrah e nei dintorni d' invadere 
il Fàris, il Karman e Isbahàn. Alla guarnigione di al-Kùfah comandò di 
assalire oltre ad Isbahàn anche l'Adzarbavgàn ed al-Rayy. 

Sayf b. 'Umar pone però questi fatti nell'anno 18. H. ("T a bari, I, 
2654. Un. 1-6. 

§ 20. — (Sayf b. Umar, da Muhammad e da altri). Quando il Califfo 
'Umar si accorse che, vietando ai Musulmani di estendere le loro con- 
quiste verso oriente (cfr. 16. a. H., § 220; 19. a. H., § 16; 20. a. H., § 22), 
permetteva al re di Persia, Yazdagird, di allestire ogni anno nuovi eser- 
citi e di portare grave molestia ai Musulmani, diede alfine il permesso ai 
suoi di estendere di nuovo le conqiiiste e d'invadere la Persia per sot- 
tometterla tutta. Perciò, dopo la vittoria di Nihawand egli inviò ordini 



1-2. 



Al governatori di al-Kiìtàh e di al-Basrah per l'Hllestimeuto di nuove genti 23. a. h. 

d'arme che dovevano marciare alla conquista della Persia. • . j , f"' 

^ quista di Isba- 

In al-Kufah (cfi-. 20. a. H., §§ 1 e seuig. ), Sa'd b. abi Waqtià?! era *'«"■ Hamadzàn 
stato deposto dal governo: per breve tempo l'amminisitraziouc tu retta da *' *""'' 

'Abdallah b. 'Abdallah b. 'Itbàn, durante il governo del quale avvenne la 
battaglia di Nihàwand. L'ordine d'invadere e di conquistare la Persia fu 
dato dal Califfo 'Umar subito dopo la battaglia di Nihàwand, allo stesso mo- 
mento in tui toglieva ad 'Abdallah il governo di al-Kufali e lo conteriva 
a Ziyàd b. Hanzalah, un halif dei banù 'Alni b. Qusayv, uno dei Mu- 
hàgirùn, o Emigrati, Compagni del Profeta. Questi però rimase pochissimo 
tempo in quel posto, perchè diede in breve le sue dimissioni, che tiirotio 
M'cettate dal CalitYo: gli successe 'Ammàr b. VàsirC). 

Il Califfo 'Umar mandò soccorsi alla gente di al-Hasrah con Abdallah 
b. Abdallah b. 'Itbàn: mandò soccorsi alla gente di al-Kùtàh con abù 
Mu.sa al-As'ari. conferendo la carica di governatore di-al-Hasrah ad 'Umar 
b. Suràqah (^j. 

Segue l'elenco degli stendardi e comandi concessi dal Califfo Umar: 

Alla gente di ai-Kùfah, mentre era ancora governatore Ziyàd b. Han- 
/alah. mandò i seguenti comandi: 

I) A Nu'aym b. Muqariiii. una spedizione per reprimere un' insur- 
rezione degli abitanti di Hamadzàn, i quali, dopo aver conclusa una pace, 
avevano violato i patti e ripreso le armi. Se questa impre.sa gli riusciva, 
doveva spingersi oltre fino al Khuràsàn. 

(2) A Utbah I). Farqad ed a Bukayr b. Abdallah. diede il comando 
di due spedizioni, clie dovevano invadere lAdzarbaygàn : Utbah dalla 
parte orientah:-, partfndo da Hulwàn: e Bukayi- dalla parte occidentale, 
partendo da al-Ma\vsil. 

Co) Ad 'Abdaliali b. Abdallah b. ■ltl)àn diede l'ordine di espugnare 

Isbahàn. e gli mandò in soccorso abfi Mù.sa al-As'ari da al-Ba.srah. Con 

Abdallah, eh»- era un valoroso guerriero, halif dei banù-l-Hubla, ed ap- 

tenente ai banù A.sad, andarono altresì 'Abdallah 1». Warqà al-Riyàhi, ed 

Abdallah b. al-HàritJj b. Warqà al-Asadi ("j. 

Il Califfo 'Umar aveva conces.so ai due fratelli Nu'màn b. Muqarrin 
e Suwayd b. Muqairin l'amministrazione della regione irrigata dall' Eu- 
frate e dal Tigri: al posto loro, durante la spedizione di Nihàwand. furono 
mc!s.si Iludzayfah b. Asid al-Ghitari e 6àbir b. Ami- al-Muzani. Quando 
anche questi ebbero dato le loro dimissioni, il (Jalitìb alHdò a Iludzayfah 
b. al-Yamàn l'amministrazione delle teire irrigate dal Tigri, e ad Uthmàn 
b. FTuuayf quelle inigate dall' Eufrate. 

18. 



Il 30-ai. 23. a. H. 

23- a. H. Iiisionie con 'Ammàr b. Yàsir, il Califfo 'Umar mandò ad al-Kufah 'Al*- 

quista di Isbà- 'ìallah b. MasTid comc insegnante e consigliere (mu'allim '*'" wa wa^ir""): 
hàn, Hamadzàn tutte le (^uali nomine avvennero allo stesso tempo della nomina di 'Ammàr 
ed ai-Rayy.i ^^ ^àsi,- a governatore di al-Kufah (T a bari, I, 2634-2637). 

Cfr. Athìr, III, 13. 

Nota 1. — Non è possibile garantire la sicurezza di queste DOtizie sulla sola autorità di Sayt. 
Nessun'altra fonte ricorda questi mutamenti di governatori (cfr. più avanti § 4'h. E la ripetizion» 
di quanto è già detto altrove (cfr. 21. a. H., § 68). 

Nota 2. — Anche queste notizie sono senza conferma di altre fonti. 

Nota .3. — Quelli die non conoscono la verità, aggiunge Sayf, affermano che uno di questi due 
uomini fosse 'Abdallah h. Budayl b. Warqà al-Khuzà'i: questo è un errore generato dal nome di Warqà, 
perchè 'Abdallah b. Budayl b. Warqà, che fu ucciso alla battaglia di Sitìui (nel 'M. a. H.) nell'età di 
24 anni, era un giovanetto di otto anni'* quando fu ordinata l'invasione dflla Persia iTabari, I. 2fi36. 
lin. 7-1 lì. 

§ 21. — (Sayf b. 'Umar. senza isnàd). Quando 'Animar b. Yàsir 
venne ad al-Kufah come amir, o governatore, il Califfo scrisse a 'Al> 
dallah b. 'Abdallah b. 'Itbàn. ordinandogli di marciare immediatamente su 
Isbahan, dando il comando dell'avanguardia a 'Abdallah b. Warqà al -Kiy ahi. 
e quello delle due ali, l'uno a 'Abdallali b. Warqà al-Asadi, l'altro ad 
'Ismah b. 'Abdallah b. Ubaydah b. Sayf b. 'Abd b. al-Hàrith. Il generale 
'Abdallah partì da al-Kufali ed andò a raggiungere Hudzayfah b. al-Ya- 
màn nel campo di Nihàwand, e mentre Hudzayfah ritornava al suo posto 
di governatore (cfi*. paragrafo precedente), 'Abdallah continuò l'invasione 
della Persia alla testa delle genti, che avevano vinto la battaglia di Ni- 
hàwand. La prima mossa di 'Abdallah fu di aggredire un forte esercito 
proveniente da Isbahàn e comandato da al-Ustandàr, l'avanguardia del 
quale era sotto gli ordini di Sahrbaràz Gràdzawayh, uno dei grandi signori 
(sa.ykh kabìr) dell' impero persiano. L'esercito musulmano venne in con- 
flitto con l'avanguardia presso uno dei villaggi (rustàq min rasàtiq) 
di Isbahàn : in un combattimento molto sanguinoso, nel quale 'Abdallali 
b. Warqà al-Riyàhi. comandante dell'avanguardia araba, uccise in duello 
il generale pei'siano Sahrbaràz, i musulmani riuscirono completamente vit- 
toriosi. Scoraggiato da questo scacco, il generale in capo persiano. al- 
Ustandàr, mise innanzi proposte di pace, che vennero accettate: quello 
fu perciò il primo villaggio di Isbahàn, che cadesse in mano degli Arabi, 
e fu chiamato in seguito Rustàq al-Saykh, in memoria della uccisione di 
Sahrbaràz. 

'Abdallah b. Abdallah b. 'Itbàn si avanzò ora in direzione di (rayy, ossia 
Isbahàn, ove governava al-Fàdzusafan (cfr. § 12), e j)ose asseilio alla gi-ande 
città. al-Fàdzusafan invitò allora a singolare combattimento il generale in 
capo arabo, con la proposta che colui dei due che fosse vincitore, dettasse legge 

14. 



23. a. H. J5 21, 22. 

Hll'altro. 'Abdallali b. Abdallali b. 'Itbàn accettò ed i due uomini vennero 23. a. H. 

alle mani. al-Fà4zusatan attaccò pel primo e con un colpo di lancia nel quista di isba- 
pomo della sella dell'arabo, rup})e quello, tagliò il pettorale e la cinta della ►'àn, Hamadzan 
sella e fece cadere in terra il generale musulmano. 'Abdallali l>. Alxlallali * * '^^ 
b. 'Itbàn, per nulla intimorito dall' incidente, saltò allora sulla schiena 
nuda del suo c;avallo per riprendere la lotta, quando al-Fàdzusatan lo fermò 
e gli disse: « Non voglio battermi con te, perchè ho visto che sei un ca- 
« valiere perfetto: ritornerò con te al campo tuo e tratteremo la pace ». 
Le proposte del persiano .soddisfecero completamente il genei'ale musul- 
mano ('), e la pace venne conclusa. In quei giorni arrivò aVm Musa al- 
As'ari con le genti venute da al-Ahwàz, ma la pace era già conclusa: tutti 
gli abitanti di rsl>ahàn (Grayy) accettarono di passare sotto il dominio mu- 
.sulmano e di pagare la tassa gizj'ah; sole trenta persone preferirono 
valersi del permesso di emigrare, e lasciata Isbahàn si ritirarono nel Kai- 
man. Abdallah 1). Abdallah b. Itbàn, accompagnato da abù Musa al-As'ari, 
fece allora ingresso in Isbahàn. 

Giunse di poi una lettera del Califfo 'Umar per Abdallah b. 'Abdallah 
b. 'Itbàn, con l'ordine di andarsi ad unire con Suhajd b. Adi e di in- 
vader con lui il Karman, lasciando una guarnigione sufficiente in Isbahàn. 
'Al^dallah obbedì .senza indugio agli ordini avuti e partì lasciando al-Sà-ib 
1». al-Aqra' suo luogotenente in Grayy (Isbahàn) (T abari, I, 2037-2640). 

Cfr. Athir, III, 13-14; Khaldùn, II, App., 117-118. 

Nota 1. — ^nyt •>. TJniar, in un'altra tradizione (da Muliaiiiiniid e ila altri) pieteiule di duici il 
t«8to del trattato concluso fra 'Abdallah ed al-Fiiiizusafan come capo degli abitanti di Isbahàn e dei 
<iintorni. SuH'autenticitÀ del testo è lecito avere molti dubbi: si compone delle solite condizioni del 
pa)];anientu della j!;izyah in proporzioni- ilei redditi (e non a ta.iiso (isso), dell'nspitalità da concedersi 
ai Musulmani, mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblii'a sulle strade della provincia, ecc. 
K aggiunto che chiunque insultasse un musulmano era passibile di pena di morte. Testimoni furono 
•Abdallah b. Qays, Abdallali b. Warqà ed 'Ismah b. Abdallah (Tabari, I, 2641, lin. 2-11). 

§ 22. — al-Tabari registra un'altra versione della presa di Isbahàn 
(da N'a'qùb b. Ibràhim, da Arar b. 'Ali, da 'Abd al-rahmàn b. Mahdi, da 
Tlammad b. Salamali. da abù 'Imràn al-Gawni, da 'Alqamah b. 'Abdallah 
al-Mvizani, da Ma'qil b. Ya.sàr. presente ai fatti;, nella quale peiò si vede 
che si sono confu.se in un evento solo la battaglia di Nihàwand e la pi'esa 
(li Isbahàn. Interrogando al-Hurmuzàn sulle condizioni della Persia, il 
Califfo 'Umar venne a sapeie che il Fàris e l'Adzarbaygàn erano come 
le ali. mentre l8l)ahàii era come la testa della Persia: se egli voleva ab- 
battere in un colpo .solo il regno persiano, doveva assalire Isbahàn (con- 
frontisi 21. a. H., 4} 42 e nota 1). Seguendo questo consiglio, il Califfo 
nominò al-Nu'màn b. Muqarrin comandante in capo della spedizione, lo 
mandò con un forte esercito, nel (|iiali' si trovavano al-Mugliirah b. Su'bali, 

1."). 



fi 23-28. 23. E. H. 

23. «. H. al-AKatji 1>. Qay.s. 'Abcla]la.h h. Limar, 'AbdalUih b. nl-Ziibayr (in Egitto!), 

q^uilfa'^di Isbà- Aiiir b. MaVlikarib (efr. 21. a. H., §§ 276 e segg.) e Hudzayfah b. al-Yamàn. 
hàn, Hamadzan [) rimaTìpnt« (Iella tradizione è una ripetizione storpiata di particolari già 
"^''' narrati da Sayf- Crii Arabi arrivano ad Isbahàn, ed il loro campt) è separata» 

da quello persiano dal corso di un fiume. al-Mugliirah b. Su'bah (al solito!) 
va come ambasciatore arabo Jiel campo nemico ed è ricevuto in udienza 
dal comandante in capo persiano, Dzù-1-Hagibayn: seguono i soliti discorsi 
sulla miseria primitiva degli Arabi ed il profondo mutainento nelle loro 
condizioni per effetto della predicazione di Maometto. I Musulmani var- 
cano il fiume e s' impegna la battaglia, con la solita de.scrizione dei tre 
tak bir prima dell'assalto generale. L'uccisione del generale persiano, Dzù-1- 
Hàgibayn, decide la sorte in favore degli Arabi. Nel momento della vittoria 
cade il generale arabo, al-Nu'màn b. Muqarrin, il quale con il suo ultimo 
respiro dà le estreme istinzioni per iscritto a Ma'qil b. Yasàr, ecc. Nessuna 
menzione della presa di Isbahàn CTabari, I. 2641-2645). 
Cfr. Athir, HI, 14-15; Khaldun. IL App., 118. 
§ 23. — (Sayf b. 'Limar, da Muliammad e da altri). La <ittà di Ha- 
madzàn si era arresa ai Musulmani subito dopo la battaglia, di Nihàwand: 
ma appena gli Arabi si furono allontanati, gli abitanti si erano ribellati, 
ripigliando di nviovo le armi e dichiarandosi indipendenti (eli". § 7). Mentre 
gli eserciti musulmani si trovavano presso al-Màhayn, rlopo la battaglia di 
Nihàwand, giunseio lettere del Califfo 'Umar, cheordinava.no a Hudzayfah 
b. al-Yamàn di ritoinare nell' Iraq, e a Nu'aym b. Muqarrin di riconqui- 
stare la città, di Haraadzàn: inoltre per ordine del Califfo, l'avanguardia 
doveva essere comandata da Suwayd b. Muqarrin e le due ali da Hib'i 
b. 'Amir al-Tamimi e da Muhalhil b. Zayd al-^ài. Hudzayfah ritornò al- 
lora in al-Kùfah, e Nu'aym b. MuqaiTin, assumendo il comando della 
campagna militare, e lasciato 'Amr b. Rilàl b. al-Hàrith come luogote- 
nente in al-Màhayn. si avanzò in direzione di Hamadzàn. pas.sando per la 
celebre collina Thaniyyah al-'Asal, ove, come abbiamo già narrato (confion- 
tisi 21. a. H., § 65), era perito il generale persiano al-Fayruzàn. Presso KLn- 
kawar (*) vennero rubati alcuni animali agli Arabi, i quali perciò diedero 
al sito il nome di Qasr al-Lusùs. Gli abitanti di Hamadzàn avevano in- 
tanto fatto mostra di difendersi, fortificandosi entro la cittA, ma quando 
Nu'aym fece occupare tutta la regione fra Hamadzàn e Grarmìdzàn e depre- 
dare tutto il paese circostante alla città, i Hamadzàn i si peidettero d'animo 
e misero avanti proposte di pace, che furono accettate: gli abitanti prò- 
mettevano di pagare il tributo gizyah, ed i Musulmani garantivano loro 
la sicurezza personale (al-mana ' ah). Nu'aym fece allora occupare militar- 

16. 



ed al-Rayy.{ 



23, a. H. §j .ia-ijf). 

mente e munire di varie guarnigioni Da.stabay(*): egli distribuì i var! 23. a. h. 

posti fi"a gente di al-Kùfah, ossia fi-a 'Ismah h. Abdallali al-Dabbi, Mu- qui»ta di isba- 
halhil b. Zayd al-Tà-i, Simàk b. Kharasah al-Ansàri ed altri. Questi furono han, Hamadzàn 
perciò i primi a comandare le guarnigioni (ma sài ih) di Dastaba}', ed i 
primi a battersi con i Daylam ^Dilam) (Tabari, I, 2647-2«50). 

Gir. Athir, 111, 16, il quale aggiungo che, a parere di alcuni, la i^m- 
l'onda) presa di Hamadzàn avvenne nel 24. H., sei mesi dopo l'uccisione 
di "Umar. 

Nota 1. — Qa.sr Kankiwar, o Kinkiwar, detto auche <4a8r STrin, celebre fortezza costruita da 
Cosroe II Abarwiz (Parwezi tra Hamadzàn e Qamiisìii (Yàqut, IV, 120, 121. 312). 

Cfr. Istakhri, 195, 197; Hawqal, 257, 259; Muqaddasi, -29,293,401; Hamadzàni, 61, 21iS, 
255, 267; KLurdadzbih , 21, 198; Ru8tah, 166, 167; Barbier Meynard, 496. 

Nota 2. — Dastabay, regione estendentesi tra al-Rayy e Hamailzàn (Yàqiìt, li, .573). 

Ctr. Istakhri, 214: Hawqal, 274; Hainadzàni, Index, 839; Barbier Meynard, 2.92. 

§ 24. — (Sayf b. Umar, senza isnàd). Dopo la presa di Hamadzàn, 
i signori delle contrade vicine si collegarono per arrestare la marcia vit- 
toriosa del nemico musulmano. Nel periodo nel quale Nu'aym b. Mu- 
qarrin con i suoi 12,000 uomini assestava le faccende in Hamadzàn, i 
Persiani si davano convegno in Wàg-i-Rùdz: ivi accorrevano i Daylam 
sotto il loro capo Muta, le genti di al-liayy sotto il comando di al-Zay- 
nabi, padre di al-Farrukhàn, ed Istàndiyàdz, un fratello di Rustuin, alia 
testa delle schiere dell' Adzarbaygàn. Le guarnigioni mu.sulmane di Da- 
stabay mandarono ad avvertire Nu'aym b. Muqarrin in Hamadzàn, il quale 
lasciato nella città Yazid b. Qays al-Hamdàni come suo luogotenente, 
mosse ad aggredire i Persiani in Wàg-i-Riidz [tra Hamadzàn e Qazwin, 
Yàqut, IV, 872|, impegnando con essi una battaglia sanguinosa e feroce 
quanto quella precedente di Nihàwand ('). Vinsero alfine i Musulmani, apren- 
dosi così la strada ver.so al-Rayy, contro la quale Nu'aym si mosse ora, in 
conformità degli ordini del Califfo Umar (Tabari, I, 2t)60-266;i). 

Cfr. Athir, 111. 16-17. 

Nota 1. — Queste asserzioni sono in aperta contraddizione con le più esplicite affermazioni di 
ibn iMhàq ictr. 21. a. H., § 4^) in bnei, che dopo 1^ battaglia di Nihàwand, i Persiani fiaccati non riunirono 
più un esercito per resistere all'invasione araba: alla stessa conclusione ci portano le espressioni anche 
di altre fonti (Tabari, I, 2600, Un. 17 e segg.; cfr. 21. a. H., § 42 e Tabari, 1, 2642, lin. 2 e segg. ; 
cfr. il precedente § 21), che cioè in Nihàwand fossero riunite le ultime forze della Persia, distrutte le 
qnali 1' impero sassanida sarebbe caduto come un ca<lavere decapitato. Abbiamo perci/i ragioni di 
temere che questa pretesa battaglia di Wàg-i-Rùdz sia, o inventata di sana pianta, o la memoria di 
qualche scaramuccia, ingigantita dalla fantasia popolare iraqense fino a farne una battnglia campale. Sayf 
adduce dei versi, attribuiti a Nu'aym b. Muqarrin, nei quali si fa menzione di un assalto arabo contro le.'po. 
sizioni persiane in Wàg-i-Rndz, ma questi, come quasi tutti i versi e tutti i documenti sayiìani, fanno parte 
di quell'epopea popolare dell' 'Iraq, alla quale Sayf ed i suoi colleghi attinsero per fompilare la storia 
fantastica delle conqaiste che noi possediamo, e che pur troppo ha preso il posto delle «ntorità migliori. 

§ 25. — (Sayf b. 'Umar, senza isnàd). Da Wàg-i-Rudz il generale 
Nu'aynj b. Muqarrin avanzò su al-Rayy passando per Dastabay: lungo la 

17. 3 



E •2P, ^ó. £1. H. • 

23. a. H. stiiiila u-li V'Olino iiiooutro il porsiano al-Zaynabi, padre di al-Farrukhàn, 

IPERSIA. - Con- ... ,.., _ ,, , . -i • ne i • t 

quista di Isbà- '" "" «'^o ihiamato Qiha ('), e SI associò ai Musulmani per odio verso 
hàn, Hamadz:^ Siyawakhs ibn Mihràn b. Haluàm Sùbin, signoro di al-Rayy. Questi, vistosi 
(■<isì ^rravementc minacciato, si rivolse per aiuto a Mardànsàh, ilmasmu- 
ghàn di Dnnbàwand (^), ed agli abitanti di Qùmis e del (xurgàn. Tutte 
queste schiere si riunii'ono sotto le falde estreme dei monti, fra essi e 
la città di al-Ray}', presentando una fronte cosi temibile, che Nu'aym 1). 
Muqarrin esitava di assalire per il numero scarso dei suoi soldati. Gli 
velino allora in aiuto al-Zaynabi il quale, conoscendo perfettamente i luoghi, 
otìrl di penetrare per una via ignota in al-Rayy con una schiera di cava- 
lieri musulmani, se Nu'aym avesse impegnato battaglia con il nemico 
di fronte e distratta così la sua attenzione. Nu'aym accettò il piano, 
formò una schiera di cavalieri scelti, ne affidò il comando a suo nipote, 
al-Mundzir b. 'Amr (b. Muqarrin?), e li mandò via di notte guidati da 
al-Zaynabi. Questi compiè esattamente il piano da lui ideato: mentre 
Nu'aym aggrediva di fronte i Persiani nel piano, i cavalieri con al-Zay- 
nabi, dopo essere penetrati di notte tempo entro la città di al-Rayy inav- 
vertiti e per una via sconosciuta ad altri, piombarono alle spalle dei Per- 
siani combattenti, gridando il t a k b i r , onde spandendo fi'a essi un panico 
genei-ale, li volsero in precipitosa fuga. Il bottino preso in al-Rayy fu quasi 
eguale a quello fatto in al-Madà'in: al-Zaynabi stipulò con Nu'aym b. 
. Muqarrin un trattato speciale (*), secondo il quale al-Zaynabi diventava 
marzubàn o governatore della città, surrogando la famiglia degli Al 
Bahràm, che avevano governato fino a quel giorno. La nuova famiglia 
tenne lungo tempo il governo di al-Rayy, e famosi furono specialmente i due 
figli di al-Zaynabi al-Akbar, ossia Saràm e Farrukhàn. Siccome la vecchia 
città di al-Rayy, al-Rayy al-'Atìqah, aveva molto sofferto con la conquista 
mu.sulmaiia, al-Zaynabi costruì una nuova città nelle vicinanze, che fu 
chiamata al-Rayy al-Hudtha, o la nuova Rayy. 

Dopo la presa di al-Rayy, il m a s m u gh a n di Dunbàwand, per nome 
Mardànsàh, scrisse al generale arabo chiedendo di trattare la pace, e venne 
infatti concluso un accordo per iscritto (*). 

Il quinto del bottino fu mandato a Madinah per mezzo di Mudàrib 
al-'Igli, insieme con il quale andarono anche 'Utaybah b. al-Nahhàs, abù 
Mufazzir e molte altre persone eminenti di al-Kùfah. 

Nu'aym, conformandosi a nuove istruzioni del Califfo, inviò ora Simàk 
b. Kharasah al-Ansàri nell'Adzarbaygàn in aiuto di Bukayr b. 'Abdallah 
(T abari, I, 2663-2055). 

Cfr. Athir, III, 17-18. 

18. 



23. a.. H. §g ss-'-'T. 

Nota 1. — Qihà è un grosso villaggio tra al Rayy e Qazwin (Yàqiìt, TV, 20S1. — Saj-f ci àk 23. a. H. 

Della medesima tradizione anche il preteso testo di questo trattato ct'r. Tabari, I, "^nSò, lin. 9 e segg.i, [PERSIA, ■ Con- 
ia natura apocrifa del quale, ed il contenuto identico a quello di tanti altri pretesi trattati di sottomis- quista di Isba- 
sione, ci dispensano dal darne qui la versione. hàn, Hamadzàn 

Nota 2. — Dunbàwand iDubàwand, Duraàwand), distretti.) posto tra iil-Rayy e il Tiiharistàii ed al-Rayy.J 

Yàqut, U, 544 e GCKJ). 

Cfr. Istakhri, IJa^wqal e Mu qaddasi , 7»idex, 63; Hamadzàn i, 2(58, 274-279, 307-3<iH; Khur- 
dàdzbih, 118, 244, 25<J; Rustah e Ya'qùbi Buld., Index, 420. 

Nota 3. — Anche di questo trattato Sayt' preteude darci il testo autentico (cfr. Tabari , 1, 2tJ5G, 
•lin. 3 e segg.'. Il trattato abbracciava oltre agli abitanti di Duubiiwand, anche quelli di al-Khu\vàr, di 
al-Axiz e di al-Siriz. (Per questi nomi cfr. Faqih, 210, Jin. 8; 3<13, lin. 5: Istakhri, 2<X); Yaqut, 
II, 479; IV, 208, lin. 2; Khurdadzbih, 119, lin. 1, ed infine anche Tabari, lÙ, 101.% lin. 1). In questo 
trattato le due parti promettevano di non inolestai-si a vicenda, mentre i Persiani si obbligarano al ' 

pagamento di un tributo fisso di centomila dirhani. 

Nota 4. — Si dà anche qui il testo apocrifo del trattato. 

IRAQ-PERSIA. — Presa di Qarais. 

§ 26. — (Sayt b. 'Umar, senza isnàd). Seguendo nuove istruzioni 
venute dal Califfo 'Umar, Nu'aym b. Muqarriu distaccò una parte del suo 
esercito, ed affidatone il comando al fratello Suwayd b. Muqarriu, la mandò 
ad occupare il distretto di Qumis. L'avanguardia del drappello era coman- 
data da Simàk b. Makhramah, e le due ali da 'Utaybah b. al-Nahhàs 
da Hind b. 'Awr al-Gramali. Gli abitanti di Quini.*! non opposero resi- 
.stenza alcuna e si arresero pacificamente ai Mu.sulmani: questi arrivando 
sul luogo fecero uso di una sorgente lì vicina, di nome Malàdz (?), che pro- 
dusse nei soldati una fortissima stitichezza (qasar); non se ne poterono 
guarire se non facendo uso di altre acque, esistenti nelle vicinanze. Quegli 
abitanti, che fuggendo dinanzi ai Musulmani, si erano ricoverati, sia nel 
Tabaristàn, sia nel deserto centrale persiano (a 1 - m a fa \v i z), scrissero ora 
per essere ammessi sotto il dominio musulmano agli stessi patti degli altri. 
A ciò Suwayd b. Muqanin diede il suo consenso, ed i fuggiaschi ritorna- 
rono alle loro dimore. Sayf ci dà anche il testo del trattato di Qùmis, che 
non contiene nulla di notevole (Tabari, I, 2650-2057). 

Cfr. Athir, III, 18. 

PERSIA-FÀRIS. - Prima invasione del Fàris e' prima presa di 
Istakhr. 

§ 27. — Il contenuto delle seguenti tradizioni si riconnette con quanto 
si è detto nei primi paragrafi della presente annata. E.sse sono la prova 
delle incertezze cronologiche e storiche, generate dalle ripotute e intelici 
.spedizioni per la conquista del Fàris. — La grande importanza che si dà 
in tutte alla fortezza di Istakhr viene da ciò : in questo luogo era il centn» 
morale ed ammini.strativo della provincia, era il cuore della provincia per- 
.siaiia per eccellenza, Istaldir. sede prima •; più antica della dinastia pel- 
li». 



H "i^-Hl. 



23. 9.. H. 



23. a. H. 
[PERSIA-FARIS. ■ 
Prima invasione 
del Paris e pri- 
m a presa d i 
Istakhr.l 



siiina degli AchenK-nidi, t-oiiHeivava perciò una .speoiale santità ed irapor- 
r;in/.a nel sontimeuto na/.ionale dei Persiani (ofr. "21. a. H.. § 23). 

§ 28, — Tanto abiì Ma'yar che al VVàqidi pongono la prima pre.sa di 
israishr e l'espugnazione di Hamadzàn nel 23. H. (T a bari, I, 2«)94, 
lin. 2 e stìgg). 

Cft-. Ò-awzi, I,.tbl. lJ9,r. e § 36.5 [pag. 578]. 

§ 29. — Secondo abiì Ma'sàr, la prima conquista del Fàris (Fàris al- 
ù 1 a) avvenne al momento della seconda presa di Istakhr, e precisamente nel- 
l'anno 28. H.: la stessa autorità aflferma che la seconda conquista del Faii.se 
quella di Ó-ùr seguì poi nell'anno 29. H. fTabari, I, 2698, lin. 4). 

Cfr. (rawzi, 1, fol. 69,r. 

§ 30. — (al-Khuwàrizmi). Neil' anno 23. H. abù Musa al-A.s'ari ed 
'U^iimàn b. abi-l-'5.s conquistarono la città di Istakhi' (Baethgen, 111). 

§ 31. — (al-Balàdzuri, senza isnàdj. Negli ultimi giorni del califtato 
di TTniar, abù Musa al-As'ari (governatore di al-Basrah) ed 'Uthmàn b. 
abi-l-'Às (che combatteva i Persiani in Tawvvag, Fàris: cfi\ 19. a. H., 
§§ 6 e segg.) unirono le loro forze ed assalirono Arragàn (Yàqùt, I, 193j, 
che si arrese a patti, obbligandosi al pagamento della gizj-ah e del 
Icharàg. Di poi sottomisero anche Siràz (Yàqùt, III, 348: cfr. I, 199), 
che faceva parte del territorio (ard) di Ardasir Khuri'ah, e gli abitanti 
si obbligarono al pagamento del kharàg, diventando con ciò ahi al- 
dz i m m a h , ma si riservarono la facoltà, che chiunque tra loro avesse de- 
siderio di andarsene, fosse libero di farlo: nessuno di loro doveva essere 
ucciso o ridotto alla schiavitù. I due generali sottomisero poi Sìniz (Yà- 
qùt, III, 221), pure nel territorio di Ardastr Khurrah, ma lasciarono in 
essa gli abitanti, affinchè coltivassero la terra. Uthmàn b. abi-l-'5.s ottenne 
anche la resa del castello di Grannàb('), promettendo agli abitanti Fa man, 
o sicui'tà nella vita e nei beni. 

'Uthmàn mosse allora conti'o Daràbgard (^), la scienza e la religione 
della quale era Sàdirwàn ("? sic) {^) : al-Hirbadz comandava nella città ed 
egli trattò con il generale musulmano, ottenendo, mediante il pagamento 
di una somma di danaio, che gli abitanti avessero le medesime condizioni 
degli altri paesi del Fàris (che si erano arresi a patti). Quindi 'Utjimàn 
assali e disperse un esercito nemico che si era radunato nei pressi di 
G-ahram (Yàqùt, II, 167), e conquistò anche il suo territorio (ard ó-ahram). 
Avvicinatosi poi a Fasà (*), il governatore di quella città ('azimuha) offrì 
ed ottenne da 'Uthmàn di sottomettersi alle medesime condizioni di Da- 
ràbgard. Alcuni dicono che al-Hirbadz trattasse anche per Fasà, quando 
concluse la resa di Daràbgard. 



•2C). 



23. a. H. 5^ si.83. 

Uthmau b. aln-I-'i^s ai^giedì ik)Ì la città d\ Sàbur lYaqut, III, 6) 23. a. H. 

nell anno 23. H., oppure, secondo altri, iiell anno 24. 11., prima clie abù Pnma invasione 

Musa (al-A.sari) venis.se riconfermato governatore di al-Hasrah dal Califfo •'*' ''"''^ « p''- 

Uthmàn b. 'Affàn. Uli abitanti di Sàlmr. spaventati da tanti .successi istakhr.i 
felici degli Arabi, non opposero veruna resistenza (Balàdzuri, 388). 

Nota 1. — (Cannài) o Gunnàbah o Gannàha (cfr. 1» nota e al testo ili iil-Haladzuri|, piccola città 
» nord (li Siniz a nirca tre inia;lia dal mare lYaqfit, II, 123). 

ClV. IstHkhri, Ilawqal e Miiqaddasi, Indej-, 47; Uitiua<l/aiii , 19ti, -210; Khurdàdzbih, 
•J42; Rustah, !>7 : Tftubih, 43: Barliier Meyiiard, llicMGT. 

NivTA 2. — Darabgird o Daràbganl (anche Dàriibgard), regione e città della Persia: il suo nume 
significhereblie, secondo l'etimologia popolare, « Daràb fe'ce (pers. Uaràb Kurd : invece ^ distretto di 
nario) ». poiché la città, secando la tradizione, sarebbe stata fondata da Dartib b. Faris (Yaq ut, II. SUO). 

Cfr. Istakliri, llawc|al e Muqaddasi, index, tìO; Haraadzani, Index, 'òS^; Khurdàdzbih, 
Index, 281; Rustah, 10(5; Barbier Meynard, 2-26-227. 

Nota 3. — L» frase nt?l testo è molto oscura o lo stesso De (roeje, l'editore non l'ha compresa, 
omettendo persino la parola « .Sadirwàn » dall'indice dei nomi sia delle persone che dei luoghi. Sàdrawàn 
(Sadziravàn), è una grande chiusa del fiume Kanìn, destinata all' iiTigazione, costruita da Sabnr I di 
Persia 'Spi e gel, Eranische Alterthumskunde, III, 254). 

Geiger- Kuhn, Gnmdriss der Iran. Philologie, II, 518, nota 7, dA le fonti, tra cui: T a bari. 
1, 827; I.stakhri. H9-92 ; Rustah, 83, lin. 11. — Nel testo di al-Balàdzuri la parola è usata come un 
femniiuile, mentre in Istakhri e Utistah il nome della chiusa è maschile! 

Nota 4. — Fasà (Pasà), la città principale della regione del Daràbgird Yàqut, HI, 891). 

Cfr. Istakhri, Hawqal e Muqaddasi, Index, 101; Hamadzàni, 34t>; Khurdàdzbih, -Ki, 
47, 52; Rustah, 97, 106; Barbier Meynard, 422-423. 

§ 32. — (ilni al-At_hir). 'Uthmàn b. abi-l-'A.s proseguì la marcia nel- 
rint(!rno del Fàris. Pjspugnò Kàzariin e Nìibandagàn ('), sottomettendo tutto 
il t.erritorio circostante, poi insieme con abii Miìsa al-As'ari, il governatore 
di al-Basrah, prese anche Siiàz, Arragàn e Siniz. 

Presso ^rahram 'UtXnnàn trovò un altro corpo di Persiani, che egli 
completamente sconfisse; prese quindi anéhe possesso della città di Galiram 
(Athir, III, 31). 

Nota l. — Kàzaròn, ritta nel territorio di Sébiìr, tra .Siràz o il mare (Yiiqùt, IV, 225). 
Cfr. Istakhri. Hawqal e M u q add as i, /ndear, 110-111 ; Ham adzàn i, 202; Kliu rdàdzb ih, 46. 
al-Nùbaudagàii, città nel territorio di Sàbur, vicina al passo di Bawwàn (Yàqut, IV, 817). 
Cfr. Istakhri, Hawqal e Muqaddasi, Inde.r. 143: Hamadzàni, 200-203; Kh u rdà<]zbi K , 
Index, 302; Tanbih, 190; Barbier Meynard, 568. 

§ 33. — TAbdallali b. Kathir al-Abdi, da G-a'tàr b. Awn, da abù 
Uanàb, da abù-1-Muhaggal al-Hudayni, da Makhlad al-Bakri, ed anche da 
Alqamah b. Martjiad, da Sulayman 1). lìuraydahj. Quando il Califfo Umar 
mandava una speflizione militare contro gl'infedeli, aveva sempre cura di 
.scegliere il comandante fra lo persone dotte ed intelligenti, Così mandò 
una volta Salauiali b. Qays al-A.sga'i <• gli ordinò di marciare contro i 
miscredenti, dandogli h; seguenti istruzioni: doveva cioè tenere a mente 
tre regole fisse nel trattare con le popolazioni non ancora sottomesse alle 
armi mu.sulmane. e perciò non ancora convertite all'Islam. Doveva innan- 
zitutto invitar»' le popolazioni ari abbracciare la fede, e qualora il suo 

21. 



ma presa di 
Istakhr. 



£ 3y Zio» 2i» 11* 

23. a. H. invito era {ucettatt», informarsi se i neo-conveititi volevano unirsi alle 

'''prima invasione *"orze musulmane, oppure rimanere a casa. Nel primo caso i convertiti 
del Fàris e pri- entravano a godere pienamente di tutti i diritti degli, altri Musulmani, 
e in primo hu»go ricevevano anche la loro quota del bottino di tutta la 
spedizione, fcìe invece i convertiti preferivano di rimanere a casa, allora 
non avevan più diiitto ad alcuna parte del bottino, ed erano obbligati 
al pagamento della tassa zakàt (*). Se le popolazioni non abbracciavano 
l'Islam, ma si sottomettevano al dominio dei Musulmani, erano tenuti a 
pagare la tassa al- kh a rag nella sua interezza, ma i Musulmani non 
dovevano aggravare soverchiamente i vinti con imposte rovinose e dove- 
vano difenderli contro i nemici, perchè i non mu.sulmani non potevan 
far parte dell'esercito e non avevano perciò mezzi per difendersi. Se infine 
le popolazioni pigliavano le armi, e non volevano né convertirsi, né sot- 
tomettersi, allora bisognava decidere il conflitto con le armi. In questo 
caso potevano verificarsi due risultati diversi: sia che i non musulmani 
fossero completamente sconfitti, sia che vinti* soltanto in parte, si riti- 
rassero nei castelli e, proseguendo a difendersi, mettessero innanzi pro- 
poste di pace; potevano chiedere di arrendersi 'ala hukm Allah \v a 
hukm Rasùlihi, ossia secondo la legge di Dio e del suo Profeta; ma 
a questo i Musulmani dovevano rispondere con un netto rifiuto, « perché 
* voi non sapete che cosa sia la legge di Dio e del suo Profeta ». I mis- 
credenti potevano però chiedere di arrendersi ala dzimmah Allah 
wa dzimmah Rasùlihi, ossia sotto la protezione di Dio e del suo Pro- 
feta. Anche queste offerte dovevano essere respinte e i Musulmani dove- 
vano concedere soltanto la protezione personale, dzimam anfusikumf). 
Infine il Califfo raccomandava ai suoi di non usare l'inganno, o il tradi- 
mento, di non mutilare i vivi e i morti, e di non uccidere i bambini. 

Salamah b. Qays al-Asga'i partì dunque con queste istruzioni e com- 
batté vittoriosamente contro i misredenti (Kurdi), i quali non volendo 
accettare alcuna delle condizioni proposte da Salamah, furono domati con 
le armi. Fra gli oggetti trovati nel bottino, v'era una quantità di pietre 
preziose, che Salamah propose ai soldati d'inviare in dono al Califfo come 
un'offerta spontanea delle schiere vittoriose al loro capo venerato. I sol- 
dati accettarono e un messo .speciale fu inviato con le pietre preziose, ri- 
poste in una cassetta speciale (cfr. anche 21. a. TI.. § 47). Il messo fu però 
autorizzato a servirsi di parte della roba per provvedere alle spese della 
missione e perciò si comperò un paio di cameli e con essi giunse sollecita- 
mente a Madìnah. Arrivando in città il messo trovò che 'limar era in pro- 
cinto di dare un grande banchetto ai poveri, e girava con il bastone in 

22. 



23. a.. H. } ss. 

mano fra i commensali, sorvegliando die il servizio procedesse resrolar- 23. a. h. 

?.. _ , • ■ T^ ,r ■. [PERSIA-FÀR1S. - 

mente e dando continue disposizioni: « Dà a lui più carne! Dà a quello più Prima invasione 
« pane! Dà a quello il brodo! ». Vedendo che tutto procedeva bene, il Ca- «^«' ^'^"^ « p"- 

. mapresadi 

liffo si ritirò in casa seguito sempre dal mes.so, ed invitò questo a parte- istakhr.) 
cipare al suo pasto. Il messo fii sorpreso nel vedere l'estrema semplicità del 
sovrano, nella camera del quale un rozzo sacco e due cuscini erano i soli 
mobili. Fu più maravigliato ancora, quando constatò la rozza semplicità dei 
cibi, di cui 'Umar si nutriva, tanto rozza anzi, che il messo osservò più 
volte che le proprie provviste di viaggio erano molto migliori delle vivande 
con cui si nutriva il Califfo. 'Umar mangiò invece con il migliore appe- 
tito, ed espresse la sua maraviglia che il messo fòsse un sì cattivo man- 
giatore e bevitore. Le vivande erano composte di pane, olio e sale, e, 
sola bevanda, acqua orzata ('us.s min sult). Terminato il pasto fru- 
gale, 'Umar cominciò ad interrogare il messo, s'informò delle condizioni 
dei Mu.sulmani e voUe specialmente sapere, se i .soldati trovavano i cibi, 
e specialmente la carne, a buon mercato. Il messo narrò quindi i partico- 
lari della spedizione e concluse la sua nai-razione con l'offerta del dono delle 
genti d'arme al Califfo. 'Umar respinse fieramente il dono, non volle ac- 
cettare cosa alcuna, e ordinò al messo di ritornare immediatamente all'eser- 
cito e dividere l'importo delle pietre preziose fra i soldati della spedizione, 
prima che essi si disperdessero nelle loro dimore, perchè altrimenti una 
sventura avrebbe potuto colpir lui e il generale Salamah. Il messo pron- 
tamente obbedì, ritornò in al-Basrah, vendette le pietre preziose come 
meglio potè, e benché il prezzo di qualcuna non superasse i cinque o sei 
dirham, riusci a mettere insieme 20,000 dirham, che vennero distri- 
buiti fra i soldati TTabari, I, 2713-2720) ('). 
Cfr. Athir, IIL 37. 

Nota 1. — Uà, queste parole è chiaro che coloro i quali servivano la causa ^ell' Isiàm come sol- 
dati nou pagaviino la zakàt che incombeva come tassa, seppure spontanea, su coloro ohe nulla face- 
vano per la fede. Al guerriero si pagava la pensione (cfr. 2(). a. H., §§ 247 e segg.) e si condonava il 
tributo come musulmano, giacché lo dava in natura con l'opera propria di milite. 

N'fJTA 2. — La tradizione è soltanto una prolissa ampliScazione di un'altra, che abbiamo già data 
in altro luogo (cfr. 21. a. H., §§ 41, 47, 52, nota 1). Essa è molto probabilmente apocrifa dal principio 
alla line; pertino è dimenticato nella versione di 'Abdallah b. KatJ;iir di dire contro quali nemici si 
Viattessero i Musulmani. Tabari, I, 2720-2721, ha conservato però anche le varianti di due altre ver- 
sioni della medesima tradizione: in una, attribuita a Sayf (cfr. § 36), è detto incidentalmente e in 
modo vago, che i nemici vinti fossero Kurdi. La tradizione, io credo, è stata inventata por tramandare 
memoria delle condizioni che i Musulmani solevano offrire ai nemici nei primi tempi dell' Islam, e 
perciò la prima parte ha un vero interesse storico, perchè le istruzioni avute da Salamah in questa spe- 
dizione ipotetica, sono le i.struzioni con le quali, si dice, i generali musulmani andavano alla con- 
quista di nuove provincie. 

Non fe facile intendere in che cosa consista la differenza fra le tre condizioni chieste dai nemici, 
né la ragione per rifiutare le prime due. Il fatto però che i Musulmani dovevano soltanto concedere 
le lizimani anfusiliim, o protezioni personali, panebbe significare che il Califfo vietasse ai suoi di 

28. 



§} ;«, 34 28. a. H. 

23. a. H. comproiuettert' Ih parola, e In leggi Hi l>io, del Profeta e dei mioi rappresentuiiti nei trattare i;<iii i ne- 

|PERSIA-FARIS. - mici, e che i Musnlninni dovessero aasnmere soltanto responsabilità personali per quello che concia- 
Prima invasione deviino con il nernico. Non rimiinendo impegnato l'onore o la parola del Califfo, (|iiesti poteva can- 
del Paris e pri- celiare i patti loncliifi, se non corrispondenti alle leggi dell'Islam che i guerrieri non potevano ben 
ma presa di conoscere. 

Istakhr.] Nota H, — La seconda parte della tradizione è una invenzione esagerata di tempi molto posteriori, 

avente Io scopo di porre in rilievo le grandi virtù e l'estrema semplicità dei primi ChIìHì. (Questo è 
uno dei soggetti prediletti della tradizionistica musulmana, ma tali aneddoti devono essere a<;cettati num 
>/rano salis. La presente tradizione, che ha subito certamente torti manipolazioni posteriori, consta in 
verità di due tradizioni diverse, rozzamente confuse insieme: la prima partt nulla ha i;he fare con la 
seconda. 

IRÀQ-FÀRIS, — Seconda presa di Tawwag e presa di Istakhr (ver- 
sione di Sayf h. ' limar). 

§ 34. — (Sayf b. 'Umar). In questo anno (23. H.) vennero mandati 
da al-Basrah nel Fàris vari corpi di milizie sotto diversi capitani, fra cui 
Sàriyah b. Zunaym, ognuno dei quali aveva la .sua pnjpria destinazione; 
parecchi distaccamenti erano anche diretti ai paesi al di là del Fàris, 
già presidiati dai Musulmani. I Persiani ancora indipendenti del Fàris, 
allarmati dal comparire di tante schiere, si erano riuniti in Tawwag, con 
lo scopo di respingere qualsiasi tentativo di aggressione dei Musulmani, 
ma siccome i vari distaccamenti, che passavano per il paese, avevano 
ordini di raggiungere i loro luoghi di presidio e non istruzioni per assa- 
lire i Persiani in Tawwag, non li molestarono e li lasciarono tranquil- 
lamente in disparte, proseguendo ognuno per la meta loro assegnata. Tale 
contegno dei Musulmani ispirò un'eccessiva fiducia nei Persiani, i quali si 
illusero che non sarebbero stati molestati, e lentamente si dispersero. Di 
tanta negligenza dei Persiani si approffittò Mugàsi' b. Mas'ìid. che si recava 
con un corpo di genti d'arme a Sàbùr e ad Ardasìr K hurrah. Egli assali i 
Persiani in Tawwag, e dopo un vivo combattimento li fugò completa- 
mente, uccidendone un gran numero e impadronendosi di tutto quello che 
avevano nel loro accampamento. I Musulmani inseguirono i vinti fin entro 
la città, la quale si difese un tempo contro gli assalti, ma poi soccombette 
e cadde in mano ai vincitoiù, che la saccheggiarono tutta. La punizione 
inflitta ai Persiani fii sì grave e sanguinosa, che dopo questo fatto d'arme 
i Musulmani non ebbero più molestia dai Persiani del luogo. Tawwag era 
etata presa già un'altra volta dai Musulmani, ai tempi cioè di Tàwùs, 
quando le schiere di al-'Alà b. al-Hadrami si ricoverarono entro le sue 
mura. I superstiti Persiani furono costretti al pagamento della gizyah e 
vennero inclusi fra gli ahi al-dzimmah. Nella divisione del copioso bot- 
tino, Mugàsi' volle uniformarsi rigorosamente alle norme indicate dal Pro- 
feta e ordinò a tutti di deporre nella massa comune tutta la roba che 
avevano trovata, rammentando le gravi pene che aspettavano il colpevole 

24. 



23. a. H. 



89 3-1, -Xk 



nell'altra vita, se trasfugava una parte del bottino |)er proprio uso. Si 
narra che uno dei soldati, durante la battaglia, si era lacerata la camicia 
(qamis), e si accingeva a raccomodarla con un ago o un po' di tild. 
quando osservò fra i cadaveri dei Persiani, uno che aveva una l)ella e 
ricca camicia. Il soldato lasciò andare il lavoro di cucitura, tolst^ al ca- 
davere la camicia, e andò al fiume a lavarla e nettarla comprinnmdola 
e battendola tra due pietre. Lavato il sangue e il sudicio, egli la ind()ssò 
e si andò pavoneggiando in essa, ma quando udì il bando severo di Mu- 
gàsi', non osò tenersi la camicia, se la tolse da dosso e la gettò sul muc- 
chio comune, rimanendo così senza camicia. Mugàsi' fece dividere il l)ot- 
tino in cinque parti eguali, e ordinò di portare (a Madinah?) il quinto di 
di Dio: esso fxi portato dai latori stessi della notizia della seconda presa 
di Tawwag e. .secondo l'uso stabilito nella sunnah, gli ambasciatori sop- 
perirono alle spese della missione e del viaggio, con la parte «lei liottiim 
che portavano con loro. 

La seconda presa di Tawwag avvenne, dice Sayf, prima che si espu- 
gnasse Istakhr, che fu presa in que.sto anno per la prima volta dai Mu- 
sulmani (Tabari, L 2694-2696). 

Ctr. Athir. Ili, 30. 

§ 35. — (Sayf b. Umar). In questo anno, dopo la presa di Tawwug 
(cfi'. § 34), avvenne l'espugnazione della fortezza di Tstakhi- ])or opera 
di ■Uthmàn b. abi-l-'As: i Musulmani, sotto il comando di que.sto gene- 
rale, penetrarono fra i monti del Fàris, dirigendosi su Istaklu". che era loro 
intenzione di espugnare: gli abitanti della fortezza si prepararono alla 
difesa, e senza attendere il nemico dietro le mura, gli andarono incontio 
e diedero battaglia a Griir, non lontano da Lstakhr (Yàqùt, II, 149j. 
La battaglia ebbe esito infelicissimo per i Persiani, i quali furono comple- 
tamente disfatti, e la fortezza di Istakhr cadde nelle mani dei vincitori. 
Per richiamare la popolazione fuggita sui monti dopo il lovescio, Uthmàn 
b. abi-l-'A.s al-Thaqafi fece offrire ai vinti i due patti .soliti, al-gizyah 
wa-1-dzimmah, ossia la protezione della vita e dei beni, se accetta.vano 
di pagare la tassa a capo. Su (jueste basi furono aperte le trattative, e 
dopo scambio di ambasciate, le condizioni del generale arabo furono ac- 
cettate da al-Hirbadz (') e da tutti quelli che erano fuggiti sui monti. La 
pacificazione del paese fu facilitata dalla moderazione e dalla di.sciplina delle 
genti d'arme, che 'Uthmàn tenne .severamente in freno e non volle chi- 
eccedessero nelle rapine e nelle violenze. Il bottino venne difatti regolar- 
mente riunito e diviso nelle solite cinqtie parti, "delle quali una fu speditM 
al Califffi Umar (T a bari, I. 269H 2697j. 



23. a. H. 
i'IRAQ-FARIS. - 
Seconda presa di 
Tawwag e presa 
di Istakhr.l 



26. 



9$ ^«>, 9«. 23. a. H. 

23. a. H. Nota l. — ITirlmilz iimi i)in'> esHore conaidprnto coiiip un nome proprio, ma r^me un titolo an- 

|IRAQ-FARIS. - iiiriso h qualche speciale l'unzione: liirbad, in persiano significa prete, e nel presente caso abt>iamo 

Seconda presa di r.rsp un sBcerdote della religione Magica, che trattò i patti della resa con il generale arabo (cfr. § 31;. 

dr'utakhrl"'" § 36. — (.Sayf h. Umar). Sàriyah b. Zunaym al-Diali (sic: Duali) pe- 

uetiù aiuiregli, corno abbiamo visto in un paragrafo precedente (confron- 
tisi § 'ò4), alla testa di schiere arabe nella provincia del Fàris; egli si volse 
contro le due città di Fasà e di Daràbgird. Superando tutte le dittic(jltà 
che gli si presentarono innanzi, arrivò tino al sito, ove erano riunite tutte 
le forze dei Persiani, in accampamento fortificato, al quale Sàriyah pose 
assedio, i Persiani stretti davvicino, si volsero per soccorso alle bellicose 
tribù di montanari Kurdi, che vivevano nelle vicine regioni montuose. 1 
Kurdi. rispondendo prontamente all'appello, si riunirono in numero tanto 
grande e assalirono i Musulmani di sorpresa e con tanto impeto, che le 
schiere comandate da Sàriyah si trovarono in imminente pericolo di restar 
sopraffatte. Per fortuna, vista la gravità del pericolo, Sàrijah ebbe l'idea 
felice di ordinare ai suoi di ritirarsi addosso ad un monte lì vicino, donde 
potè, con le spalle validamente protette, riprendere la battaglia e final- 
mente fugare tutti gli avversari. 

Esiste la tradizione che, mentre si combatteva sui monti della Persia 
con l'accanimento della disperazione, il Califfo 'limar si trovasse nella 
moschea di Madinah, dirigendo la funzione religiosa del venerdì ed avesse 
una visione, che gii permise di vedere chiaramente la situazione pres- 
soché disperata delle sue schiere. 'Umar intuì che il ritii'o sul monte era 
l'unica via di salvamento da certo disastro, e si mise a gridare: « Ya 
Sàriyah! al-gabala! al-gabala! », ossia: « Il monte! il monte! ». La 
voce del Califfo fu mu'acolosamente udita da SàrÌ3ah in Persia, e il con- 
siglio prontamente eseguito salvò l'esercito da distruzione sicura ('). 

I Musulmani riuscirono dunque completamente vittoriosi e nelle loro 
mani cadde un copioso bottino, nel quale fi-a le altre cose era anche una 
grande cassetta piena di pietre preziose (cfr. § 33). Su proposta di alcuni, le 
schiere vincitrici accolsero favorevolmente l' idea di offrire la cassetta in 
dono al Califfo e di mandarla in Madinah con un ambasciatore speciale 
latore della notizia della vittoria. Secondo la consuetudine, il messo ebbe 
l'ordine di sopperire alle spese di viaggio prelevando una parte della 
roba che doveva portare al Califfo. Il messo partì, passò per al-Basrah, e 
giunse a Madinah, ove trovò il Califfo Umar occupato a dare un festino 
ad una quantità di gente povera, e a soi-vegliare l'andamento d' ogni cosa, 
reggendo un bastone in mano. Il messo accompagnò quindi Umar fino 
in casa, ed assistè alla sua modestissima cena, composta di pane, olio e 
sale grossolano. Terminato il pasto frugale, Umar invitò il messo ad av- 

2*5. 



di Istakhr. 



23. a. H. ;§ 3»i, ;ìt. 

vicinarsi e volle seutirt' da lui come erano andate le cose. Quandc) il messo 23. a. h. 

venne a narrare l'offei'ta della cassetta piena di pietre preziose, il Califfo seconda presa di 
si adirò, non volle accettare il dono o (ordinò di restituire ogni cosa ai Tawwag e presa 
soldati, ai quali spettava di legittimo diritto. Il messo dovè ritornar»* in- 
dietro tino ad al-Ba.srah e compiere gli ordini del Calitì'o(-;. 

Si vuole che alcuni madinesi domandassero al mes.so, se durante la 
battaglia avesse udita la voce del Califfo, che gridava a Sàriyah di ap- 
poggiarsi al monte, e si dice che il messo rispondesse di aver sentito be- 
nissimo la voce di 'Umar (T a bari, I, 2700-2703). 

Cfr. Athir, III, 32-33: Ma ha sin. I, 86. 

Nota 1. — L'incidente favoloso di 'Umar the vede da lontano il combattimeli to delle 8Ue genti d'aiiiie, 
è una delle tante ripetizioni di tradizioni, che troviamo nelle cronache nuisiilraane icfr. 21. a. H., § .51,. E 
lo stesso incidente narrato a proposito di Maometto e delle schiere, che furono disfatte alla battaglia di 
Ma'tah cfr. 8. a. U., §14). 1 tradizionisti poi hanno avuto tanta premura di narrarci (|uesta favola, che 
hanno dimenticato di dirci se Sàriyah, dopo la battaglia, occupasse o no le due città di Fasà e di Dariib- 
gird. Siccome però il capitolo è intitolato in al-Tabari « conquista di Fasà », è da presumerai che le due 
città venissero eflettivamente occupate, o soggiogate, dai Musulmani in questa occasione. 

Nota 2. — .\nche l'aneddoto della ca.ssetta piena di pietre preziose ed offerta dai militi musul- 
mani al Califfo 'Umar, è una di quelle tante tradizioni ripetute: quasi certamente è apocrifa. Una ver- 
sione identica, ma con particolari molto più copiosi, trovasi poc'anzi al § 83. 

KHUZISTÀN- IRAQ. - Presa di Bayrùdz. 

§ 37. — (^^ayf h. Ijuiarj. Allorché le varie schiere di cavalieri arabi fu- 
rono spedite in diverse direzioni ad occupare i paesi (kuwar) dell'altipiano 
persiano, numerose tribù Kurde si riunirono in Bayrudz, nella provincia di 
Ahwàz (Yàqut. I. 786), con intenzioni ostili verso i Musulmani: con lom 
fecero anche causa comune molti abitanti di quelle regioni ed insieme a.ssun- 
sero un atteggiamento minaccioso, che metteva in pericolo le comunicazioni 
fi*a le varie spedizioni penetrate nell'interno della Persia e il quartiere ge- 
nerale di tutte le operazioni militari, ossia la città e il distretto di al-Hasrah. 
In .seguito alla partenza delle varie spedizioni (cfr. poc'anzi § 20), il Ca- 
liffo Umar aveva ordinato ad abu Musa al-As'ari, governatore di al-Basrah. 
di seguire a distanza i distaccamenti, con lo scopo di proteggere le spalle ai 
partenti, di poter venire prontamente in soccorso di quelle schiere, che 
fo8.sero circondate dai nemici, o aiutare i distaccamenti rimasti indietro, 
e mantenere aperte le comunicazioni fra i vari corpi di spedizione e il 
quartiere generale, abù Mù.sa fu perciò subito messo in guardia contro lo 
agglomeramento di tribù ostili in Bayrùdz, ma egli preferì di temporeg- 
giare un pezzo e attendere che il nucleo si fosse del tutto formato e rac- 
chiudesse tutti gli elementi ostili, nella speranza di p<;terli .schiacciare tutti 
insieme, abù Mù.sa si mosse alfine contro i Kurdi e i loro alleati avanzando 
fino al loro campo pres-so Bayrùdz e precisamente tra il canale Th-a (Yàqùt, 

27. 



H 37-aa. 23. a. H. 

23. a. H I yotìj e Majiàd/.ir ('). Qui avvenne una grande e sanguinosa battaglia, 

IRAQ - Pr d ""lift quale i MuHulinani strapparono soltanto con grande ditìicoltà la vit- 
Bayrujz.i toria, e nel consef^uirla ebbero perdite rilevanti: fra queste viene menzionato 

al-Muliagir b. Ziyàd al-HaritJii, il quale, per salvare le sorti della niiscliia, 
si votò alla morte e, gettatosi con irresistibile impeto sui nemici, vi trovò 
una tine gloriosa. Le schiere dei Kurdi e dei loro alleati furono resjMnte, 
ma la vittoria non fu definitiva, perchè i supei'stiti si rinchiusero entro 
Bayrùdz e costriiisero abii Musa a porre assedio regolare. Alloi'chè furono 
sistemate tutte le forze necessarie per cingere la città e mandare avanti ef- 
ficacemente l'assedio, abù Miisa ne lasciò la direzione al fratello del prode 
al-Miihàgir, ossia ad al-Rabl' b. Ziyàd al-Hàrithi, e prosegui con il rima- 
nente dell'esercito verso Isbahàn. In questa parte del paese trovò le genti 
d'arme venute dalla provincia di al-Kiifah (e perciò non dipendenti da lui), 
le (£uaìi stavano assediando óayy. (Sottomesso tutto il paese), abù Musa 
fece ritorno nell'Iraq, riunendosi per istrada con al-Rabì' b. Zij'àd, il quale 
in quel frattempo aveva espugnato Bayinidz e raccolto un copioso bottino. 
Tutto l'esercito fece ora ritorno ad al-Basrah. 

La spedizione contro Bayriidz era partita nel Ramadàn ("^), ma non è 
detto in che mese ritornasse ad al-Basrah ("Tabari. 1, 2708-2710). 
Cfi-. Athir, m, 35. 

Nota 1. — Mauàdzir: si conoscono due villaggi di questo nome, l'uno detto Manadzir al-Kubra 
e l'altro Manadzir al-Sugljra, ambedue nella provincia di Ahwàz (Y.àqut, IV, 644). 

Ot'r. I s t, a kh r i, H a w q a 1 e M u q a d d a s i, Indice, pag. 132 ; Kh u r d à dz b i h, Index, 42 ; K u a t a h, 
188; Yaq'Qbi Buld., 248; 274, 361; Barbier Meynard, 641-542. 

Nota 2. — Tutta la spedizione deve essere terminata ]iareccliio tempo prima della fine dell'anno, 
per lasciare campo all'incidente dell'accusa narrato nei paragrafi seguenti (cfr. §§ 39-40), il quale, se 
vero, deve aver occupato per lo meno un paio di mesi, gli ultimi della vita di limar: il Califfo tu assaa- 
sinHto nel mese di Dznl-Higgah. Cfi-. § 77. 

PERSIA-KARMAN. 

§ 38. — Nell'anno 28. IL. avvenne la conquista del Karman per opera 
di Sahl b. Adi (Mahàsin. I, 86, lin. 6). 

Questa notizia è cronologicamente errata, perchè la conquista della 
Persia meridionale e centrale, del Makràn e del Sigistàn. seguirono, come 
narreremo, tra gli anni 29. e 31. H. 

IRAQ-ARABIA. — Accuse contro abu Musa al-As ari. 

§ 39. — (Sayf b. 'Umar, in due versioni: una breve, ed una prolissa). 
Il bottino preso a Bayrudz fu causa di un grosso scandalo a carico di abù 
Musa, il quale venne accusato di agire disonestamente, e di tenere una 
condotta riprovevole e immorale ('). Appena conquistata Bayrùdz, il go- 
vernatore abù Musa aveva allestito un'ambasciata di varie persone, che 

28. 



Asari.) 



23. B.. H. j 39. 

secondo l'uso del tempo, doveva reiarsi a Madiuali [k-v apportare al Ca- 23. a. h. 

litfo la quinta parte del bottino e dargli ragi^uaglio del modo come si era Accuse contro 

svolta la spedizione, perchè 'Umar amava informarsi di ogni cosa ed essere *''" Musa ai 

messo a giorno di ogni particolare. LTn certo Dabhali I». Milisan al-Anazi 

desiderava vivamente far parte di ipiesta ambasciata, e ne lece domanda 

ad abù Musa; ma il governatore non solo non gli volle dare il permesso, 

ma, se possiamo credere alla versione più prolissa di Sayt. disse che aveva 

nominato a far parte della missione gente molto più degna di tanto onore. 

L'arabo, vivamente otfeso dalla repulsa, decise di vendicarsi : lasciò intatti 

l'esercito e andò direttamente a Madinali a denunziare il governatore, abù 

Musa, informato di ciò, si atìft-ettò a preparare il C'alift'o contro l'arabo 

itìlatore, pregando 'Limar di non prestargli a.scolto. L'aralio arrivò infatti 
a Madinah e tentò ottenere udienza dal C'alitlò. ma ' Limar, mal disposto 
venso di hii dalla lettera di abù Mù.sa, non volle riceverlo. Dabbah non si 
diede per vinto e ripetè ben tre volte la domanda, tìiuhè alla quarta volta il 
Calitl'o. cedendo all'insistenza dell'arabo, acconsenti a riceverlo in udienza 
e a .sentire quello che egli aveva a dire sul conto di abù Musa. Dabbah 
presentò una lunga lista di gravi accuse contro abù Musa. Innanzi tutto 
narrò, che dopo la presa di Bayrùdz, abù Musa si era scelto fra i prigio- 
nieri ses.santa giovani fi-a quelli appartenenti alle famiglie più doviziose 
dei dihqàn persiani, e fra quelli che potevano pagare i più \ istosi ri- 
scatti e se li era ritenuti per sé nell'intenzione di appropriarsi il frutto 
dei riscatti, invece di devolverli al vantaggio romune di tutti i membri 
della spedizione. Di.s.se che abù Mù.sa teneva una schiava per nome 'Aqilali 
e menava c<m es.sa una vita immorale, ai)bandonandosi con lei a crapule 
X gozzoviglie e mangiando a tutti i pasti tpiantitìi inusitate di cibo, a sco- 

ielloiii pieni (gafnah), che nessun altro avielibe potuto trangugiare. Af- 
fermò che abù Musa facesse u.so di due uìisure iqafiz) (di grandezza cioè 
diversa a .seconda che servivano per sé o per gli altri). Disse che aveva 
anche due anelli sigillari (insegna suprema del potere), di cui uno aveva 
ceduto a un certo Ziyàd b. Abihi (il testo ha erroneamente b. abi Sufvàn : 
la paternità presunta di Zi^'àd fu lis.sata .solo molti anni dopoj e che questo 
Ziyàd dirigeva con l'anello tutti gli affari della provincia, come se fosse 

•i^li il governatore, infine Dabbah accusò abù Musa di aver fatto un dono 

li mille dirham al poeta arabo al-Hutayah, famo.so .satirico temuto da 
tutti : (juesta .somma era la più grande che si fo.s.se mai data a un poeta 
nella società mu.sulmana, e costituiva un gro.sso .scandalo, perchè è noto 
in quanto poco conto Maometto aves.se tenuto i poeti e la poesia. 11 nu- 
mero f la iiaturH delle accu.se indussero il Califfo 'Limar ad investigar 

29. 



I ivj, 2ió. 3.. Il* 

23. a. H. Ijj qxi^-a e abiì Musa fu invitato a picsentar.si in Madiiiah jmjc .subire un 

IRAQ-ARABIA. - . , . . t\ i u i £• i • ^ i 

Accuse contro inteiTogatorio in presenza del suo accusatore. JJabbah ru chiamato a leg- 
abu Musa al- gg^e Tatto di accusa, e per ogni capo fu richiesto abu Musa di giustitì- 
''. carsi. Egli spiegò che aveva fatto la scelta dei sessanta prigionieri per- 

siani mirando ad ottenere per essi un riscatto molto maggiore che pei- 
gli altri prigionieri, ma affermò che aveva versato l'importo dei riscatti 
a favore della massa comune della spedizione: sostenne poi che le due 
misure (qafizànj da lui usate erano di identiche dimensioni e che .si 
.serviva di una per le faccende proprie, mentre l'altra era sempre a di- 
sposizione dei Musulmani. Nulla osò rispondere, quando fu interrogato sulla 
sua condotta con la schiava 'Aqilah, e confessò in questo modo la propria 
colpa e la giustezza della accusa. Difese invece vivamente la scelta di 
Ziyàd b. Abìhi, e di lui fece i più vivi elogi per abilità e giudizio. Infine 
disse che aveva dato mille dirham ad al-Hutayah, perchè temeva le sue 
satire: « Gli ho chiuso la bocca con i danari miei, per non essere da lui 
ingiuriato ». 'limar si contentò delle risposte e rimandò abù Musa assoltd 
ad al-Basrah, ma con l'ordine di mandargli a Madinah la schiava 'Aqilah e 
Ziyàd b. Abìhi. La prima ad arrivare in Madìnali fu 'Aqilah, e per ordine 
del puritano Califfo, venne rinchiusa in una casa ed ivi detenuta in pu- 
nizione per la sua condotta. Ziyàd si presentò anch'egli in Madinah e 
andò ad aspettare il Califfo innanzi alla porta, con indosso un semplice 
vestito bianco di lino (kattàn). 'Umar lo scrutò da capo a piedi, gli do- 
mandò di che cosa era fatto il suo vestito, perchè in Arabia il lino non 
era conosciuto e gli Arabi usavano sempre stoffe di lana. Avuta la risposta, 
chiese che valore avesse e Ziyàd menzionò un prezzo molto vile, che 'Umar 
riconobbe per vero : domandò allora che paga ricevesse. « Duemila d i r - 
« ham », rispose ZÌ3^àd (ossia all'anno). — «Che cosa facesti della prima 
« paga da te incassata? ». — « Comperai la libertà di mia madre ». — « E 
«che cosa facesti della seconda paga?». — «Comperai la libertà di mio 
« figliastro (rabìb) 'Ubayd ». 'Umar mostrossi sodisfatto ed espresse la sua 
approvazione, ma poi volle anche interrogarlo sulla legge di successione o 
eredità (farà"id) che richiede, come è noto, una certa conoscenza della 
matematica e della contabilità; quindi gli fece anche domande sulle tradi- 
zioni (al-sunan) e sul Quràn e trovò che egli era versato in tutti i sog- 
getti (faqih): perciò approvò la scelta di abù Musa e confermò Ziyàd nel- 
l'ufficio che teneva in al-Basrah (') (Tabari, I, 2710-2713). 
Cfi-. Athir, III, 36-37. 

Nota 1. — Delle due versioni date da Sayf b. 'Umar, noi abbiamo riassunto quella più ampia, 
la quale, benché più ricca in particolari, è probabilmente molto interpolata e ornata. Nella prima ver- 

30. 



23. a. H. ^ 39.11. 

-ione, la lireve. Sajrf si contenta Ai dirci ohe un nomo degli 'A^anah mon ci dà nemmeno il suo nome), 23. a. H. 

IHirtasse delle accuse contro abù Musa dinanzi al Califfo, e che 'Uniar avuta la necessaria spiegazione j'IRÀQ- ARABIA. - 
dal governatore, gli permettesse dì riprendere il suo urticio, alla condizione di non ricadere negli stessi Accuse contro 

errori. Il tenore delle accuse, la menzione della schiava 'Aqilali, e il viaggio di Ziyàd a Madinah non abu Musa al- 

sono nemmeno accennati. È molto probabile che Sayf con il suo solito sistema di parafrasi delle no- As'ari.^ 

tizie storiche, abbia rimpinzato la versione maggiore di fatti di sua invenzione. Bisogna andare sempre 
molto guardinghi nell'accogliere i particolari dati da Saj-f: possiamo fidami di lui nelle linee generali 
in molti ca-si, ma non mai ciecamente nelle altre cose. Per esempio, 'Ubayd non era rabib o tigliastro 
di Ziyàd, ma lo schiavo marito di .Suuiayyah, la madre di Ziyàd, e prostituta di al-Tà it', secondo tradi- 
zioni posteriori: cfr. il dotto studio del Lammens su Ziàd ibn Abihi, recentemente apparso nella 
HivMa degli studi orientali, IV, 1S*11, pag. 22. 

La ti-adizione contiene però un significato molto più profondo, abù Musa fu più tardi impigliato 
nei gravi conflitti che scoppiaron^i dopo la morte di 'Dthmàn, e, come narreremo, ebbe una parte assai 
importante nelle vicende drammatiche del 36., 37. e 38. H. e specialmente nel celebre arbitrato di 
A.Uruli, dopo Siffin. — Il pai-tito più devoto a<l 'Ali, per ragioni che diremo a suo tempo, ha voluto 
far comparire abu Musa come un traditore della causa alida, e lo ha dichiarato responsabile di molti 
errori di 'Ali. — Sayf b. 'Umar invece vuole accomodare ogni cosa per togliere ogni possibile scredito 
dalla memoria dei primi Compagni, e perciò cerca di travisare tutti i fatti più brutti, facendoli compa- 
rire come macchinazioni malvagie di alcuni pochi agitatori e malfattori. In queste tradizioni si cerca 
yreveniivatnente di preparare l'animo dei posteri a considerare abiì Musa come vittima di calunniose 
insinuazioni. Di lui abbiamo già parlato in un passo precedente itfr. 22. a. IL, §§ 1, 4j e vedremo più 
avanti che i suoi meriti furono probabilmente superiori alla fama che la tradizione più ortodossa fquella 
meno infatuata per 'Ali! si é degnata tribatargli. 

§ 40. — (Sayf b. 'Umar. L'isnàd è però diverso da quelli prece- 
denti: Sayf afferma aveie avuto le seguenti notizie da fonte Taraimita. 
ossia da al-Ha.san, da Aaid b. al-Muta.samma.s. un nipote del celebre capo 
Tamimita al-Ahnaf. b. Qay.s). abù Musa dopo la presa di Isbahàn lasciò 
in queliti parti '.Ahdallah b. Warqà al-Riyàhi p 'Abdallaii b. Warqa al- 
Asadi p ritornò ad al-Basrah: il Califfo 'Umar lo trasferi ad al-Kùfah e 
diede per un tempo il governo di al-Basrah a 'Umar b. Suràqah al-Makh- 
zumi un arabo nomade (badawi). ma poi prima di morire il Califfo rimise 
abù Mù.sa al governo di al-Basrah. affidandogli di nuovo la direzione della 
preghiera pubblica nella moschea. L'amministrazione di al-Basrah era di- 
visa fmuftariq) e non unita fmagmù') sotto una .sola persona (Ta- 
bari, I, 27131. 

Di questi pratesi mutamenti di governatori in al-Basrah non .sappiamo 
se sia possibile stabilire con sicurezza la verità. Sono dati sulla sola auto- 
rità di Sayf. non confermati da altri, e fanno riscontro con quelle ana- 
loghe notizie sui mutamenti in al-Kùfah. su cui si ("■ fatto già altrove un 
cenno f^cfi-. poc'anzi § 20 e nota I). 

SIRIA-PALESTINA. Presa di Asqalàn. 

§ 41. — fal-Tabari. senza isnàdj. in questo anno (23. H.) Muàwiyah 
b. ahi Sufyàn prese ijossesso di "Asqalàn per «-apitolazione dei difensori 
Tabari. I, 2708j. 

Cfr. Athir, III. tJO; Vaqùlji, li, 180. 

31. 



iti 41-4-t. 23- 3* H. 

23. a. H. QuesUi MÌn<^()lar<' notizia va iiiessa in ladVontu ((mi quanto abbiamo 

NA Presa di <lpttfi snU' invasione (IflT Egitto per opera di 'Amr b. al-'As alla fine dpi 
Asqaiàn.i jg. ||. (ctr. 20. a. H., § 200) e sulla presa di Cpsarea di Palestina. — Ve- 

diamo come gli Arabi agissero ognuno nella propria regioin; senza curarsi 
dei propri colleghi nelle altre. Così 'Amr .sottometteva l'Egitto e non si 
dava verun pensiero della Palestina, ne si curava se tra l'Egitto e la Pa- 
le.stina restavano città fortificate in mano del nemico. Ciò dimostra altresì 
come gli Arabi riconoscessero i confini amministrativi delle varie provincie, 
tali quali erano sotto i pas.sati governi. Così 'Amr per non (offendere la 
.suscettibilità di Mu'àwiyah non offerse a que.sto alcun aiuto, ma la.sciò che 
egli sbrigasse da sé tutte le faccende che riguardavano la sua provincia. 
In compenso 'Amr b. al-As intendeva e.ssere lasciato solo in Egitto come in 
territorio tutto suo. 

Tanto poca era la coesione delle varie parti dell'impero arabo, e su- 
perficiale ed effìmera l'autorità del Califfo. 

SIRIA-BISANZIO. — Incursioni greche sulla costa Siria. 

§ 42. — (Sa'ìd b. Abd al-'aziz, da al-Wadin). Alla fine del califfato 
di 'Umar, o al principio di quello di 'Uthmàn, i Greci comparvero con la 
flotta sulla costa siria, al-Sawàhil, e ne ripresero una parte. Allora Mu'à- 
wiyah b. abi Sufyàn assalì gl'invasori e riprese tutto il territorio perduto. 
Egli riedificò (le fortificazioni delle città della costa) e le munì di buone 
guarnigioni di soldati, concedendo feudi (al-qatà-i') speciali (per il loro 
sostentamento) (Balàdzuri, 127). 

Cfr. Wellhausen Romàer, pag. 217. 

SIRIA. — Occupazione e compera di fondi fuori d'Arabia. 

§ 43. — (Da molti dotti, fra i quali un protetto, g a r , di Hisàm b. 
'Ammàrj. abù Sufyàn b. Harb, nei tempi del paganesimo (al-Gràh i 1 iy y ah), 
quando venne in Siria per affari commerciali, si era comperato un fondo 
(day' ah) nel Balqà. che aveva nome Qubbas (? cfr. Balàdzuri. 129. 
nota a). In appresso detta proprietà passò a Mu'àwiyah ed ai suoi discen- 
denti, ma, quando vennero al potere gli 'Abbà,sidi (al- Da wl ah), fii con- 
fiscata e passò poi in eredità ad alcuni disc;endenti del Califfo al-Mahdi : 
dai quali finì in possesso di certi mercanti d'olio, che avevano nome i 
banìi Nu'aym, oriundi da al-Kùfah (Balàdzuri, 129). 

SIRIA-ASIA MINORE. — Incursione estiva nel territorio bizantino. 

§ 44. — (al-Tabari. senza isnàd). In questo anno (23. H.) Mu'àwiyah 

b. abi Sufyàn, governatore di Damasco, fece \in' incursione estiva in Asia 

32. 



23. a. H. 55 44-46. 

Minore, penetrando nel territoi-io greco fino ad 'Ammfniyvah: con Ini mili- 23. a. h. 

tavano i segnenti Compagni del Profeta: 'LTbàdah b. al-8àmit, abù Ayvnl' nore -' incur- 

Khàlid b. Zayd, abu Dzarr. e Saddàd b. Aws (Tabari, I, 2798). sione estiva nei 

Cfi-. Athir, III, GO; Ivhond, I, 4, pag. 18, lin. 21 e sfgg-, pone in tino i "° 
questo anno la presa di 'Animnriyyah e di 'Asqalàn; Dz a li a hi Paris. 
I, fol. 139.V.: Mahàsin, I, 87. 

SIRIA-ASIA MINORE-ARMENIA. — Guerra tra Arabi, Bizantini ed 
Armeni. 

§ 45. — (Dionigi (li Teli Mabré). Neil' anno 965 (r. 643-644 del- 
l' È. V. = 23.-24. H.) il patrizio Valentino venne (in Mesopotamia ? — Ar- 
menia?) per combattere gli Arabi. Fu preso dalla paura dinanzi agli Arabi 
e fuggi abbandonando tutte le ricchezze che aveva menato con sé : di esse 
s' impadronirono gli Arabi. 

Nello stesso anno Procopio e Teodoro (il Rasdunita) fecero (dall'Ar- 
menia) un' incursione devastatrice sino a Batna-Sarug (città posta al sud 
di Hierapolis |= Mabug] all'ovest dell' Euft-ate): devastarono e .saccheggia- 
rono la città, ed impadronitisi di tutto ciò che volevano, ritornai-ono nel 
loro paese. 

Il patriarca Atanasio ebbe per successore San Giovanni suo discepolo 
(cfr. anche Barhebraeus, I, 276). 

In que.sto tempo fiorirono San Giovanni patriarca d'Antiochia; Gio- 
vanni vescovo degli Arabi ; Simeone [vescovo] di Edessa ; Matteo vescovo 
di Halab fAleppo) del mcmastero di Zuqanin (pre.sso Amid = Diyàr Bakr) 
e Mar Tommaso vescovo di Amid. dello stesso monastero (Denys de 
Teli Mah ré, pag. 6-7). 

§ 46. — Il cronista pone la uccisione di LFmar nell'anno 966 (= 644- 
645 dell' È. V. = 24.-25. H.) (ibid., pag. 7). ossia nell'anno dopo i fatti pre- 
cedenti. Egli erra quindi cronologicamente di un anno, ma se intende con 
ciò affermart! che gli eventi del precedente paragrafo vadancj posti l'anno 
prima della morte di 'Umar. allora cadrebbero sotto l'anno 22. H. invece 
che in questo in cui appunto 'Umar cessò di vivere. Anche Teofane 
(Chronografia) narra la spedizione di Valentino sotto l'anno del mondo 6136 
ossia nel 23.-24. H. (Theophanes, pag. 524-626) e precisamente nel- 
l'anno precedente a quello in cui narra la uccisione di 'Umar. Tutta questa 
cronologia è però assai vaga e irta, di dubbt e d'incertezza, onrle non osiamo 
tentare per ora precisarla con sicurezza per mancanza di punti d'appoggio e 
di legami storici con altri eventi contemporanei. Il brano introdotto dal 
De Saint Martin nella storia del Lebeau (cfr. voi. XI. pag. 332 e segg. ) 

.S3. S 



§§ 4G-1». 



23. a. H. 



23. a. H. 
[SIRIA-ASIA MI- 
NORE-ARME- 
NIA. - Guerra tra 
Arabi, Bizantini 
ed Armeni 1 



non ci pofge grande luiiif e ci lascia al buio .sull'ejjisodio di liatna-Sarùg, 
fili' anclu' i cioni.sti arabi ignorano. 

K probabile però che Bizantini ed Armeni fossero più aggressivi verso 
gli Aral)i ed infliggessero a questi perdite maggioii di quelle che i cro- 
nisti musulmani ammettono. 



SIRIA-ARMENIA. — Spedizione in Armenia. 

§ 47. — (al-Ya'qubi). Nell'anno 23. H. il Califfo Limar mandò Habib 
1). Maslamah al-P'ihri in Armenia: appresso a lui andò Salmàn b. Rabl'ah 
con i .soccorsi, ma non raggiunse Habib se non dopo l'uccisione di 'Umar 
(Ya'qùbi, II, 180). 

La cronologia di questa notizia è assai dubbia: perciò ci riferiamo a 
quanto abbiamo raccolto dalle fonti sulle campagne arabe in Aimenia in 
un'annata precedente (cfr. 21. a. 11., §§ 90 e segg.) e a quanto diamo ed 
in parte ripetiamo più avanti sotto l'annata 25. H. 

EGITTO. — Cronolcgia della presa di Alessandria. 

§ 48. — Secondo alcuni tradizionisti la seconda presa di Alessandria 
avvenne in questo anno: altri dicono avvenisse nel 26. H. (Balàdzuri. 
221, penulk lin. e segg.). 

Cfr. 26. a. H. 

EGITTO. — Viaggi di Amr b. al- Às a Madlnah. 

§ 49. _ ('Uthmàn b. Sàlih, da al-Layth b. Sa'd). Il Califfo 'Umar b. 
al-Khattàb visse ancora tre anni dopo la conquista dell' Egitto, ed in questo 
periodo 'Amr b. al-'As venne due volte a Madinah per vederlo. La prima 
volta lasciò come suo luogotenente al comando delle milizie. Zakarijyà b. 
abi-l-Grahm al-'Abdari, ed affidò la esazione del kharàg a Mugàhid b. 
Habr mawla dei banù Nawfal b. Abd Manàf, l'avo di Muàdz b. Musa 
al-Naffàt e bisavolo del poeta Ishàq b. Mu'àdz b. Musa. — La seconda volta 
lasciò come luogotenente (il proprio figlio) 'Abdallah b. 'Amr b. al-'As, ed 
in questa circostanza menò con sé un'ambasciata della gente d' Egitto ve- 
nuta per vedere il Califfo C) ('Abd al-hakam, 241-242). 

Nota 1. — La tradizione contiene vari particolari sul modo come il Califfo ricevette 'Arar nelle 
due circostanze. Nella prima 'Umar approva la nomina del mawla e saputo che era uno scrivano 
kàtib, esclama: «La penna eleva chi l'adopera!» notizia tendenziosa coniata a favore dei mawàli 
e memoria delle critiche mosse alla classe burocratica sotto gli 'Abbàsidi [un tema dibattuto era la supe- 
riorità della spada (sayf) sulla penna (qalam)]. — Nella seconda circostanza 'Umar riceve 'Amr, mentre 
stava desinando e gli offre un poco della pasta inzuppata di brodo (tharìd): 'Amr la prende nella palma 
della mano sinistra e la mangia con la dritta. L'ambasciata egiziana si maraviglia di tanta semplicità di 
costumi, e più tardi 'Amr confessa a loro che, se non avesse accettato la parca offerta, avrebbe avuto 
a soffrire dallo sdegno del sovrano ("Abd al-hakam, 242-243 1. 



34. 



23. a. H. $§ 49-5.'). 

e è poi una tradizione ida abù-l-Aswad Nasr li. 'Abd al-gabbar, da ibn Lahi'ah, dii «luì Qabil) se- 23. a. H. 

condo la quale 'Aiur b. al-'As si presentò al Califfo con i capelli e la barba tinti in nero. 'Utuar non [EGITTO. - Viaggi 

lo riconobbe e chiese chi tosse: «Sono 'Auir b.' al-'AsI». — «A tempo mio eri un vecchio, oggi sei un di Amr b. al-Às 

«giovane! Ti consiglio di uscire e di levarti quella roba!- CAbd al-hakam, 243, lin. 1-1). a Madinah.] 

§ 50. — Secondo al-Layth b. Sa'd, '.Arar b. al-' Ah dacché divenne 
goveniatoie d'Egitto fece due visite al Califfo 'Umar in Madinah : la 
prima volta, aggiunge ibn Ghnfayr (sic), lasciò come luogotenente Zaka- 
riyyii b. óahm al-'Abdari, e la seconda volta il proprio figlio 'Abdallali 
b. "Arar (Kindi. fol. 3,r.). 

§ 51. — (Abd al-rahmàn, da 'Abdallah b. Sàlih, da al-Layt_h, da 
Yazid b. abi Habib). 'Amr b. al-'As andò una volta a far visita ad 'Umai-, 
e lo trovò sul rainbar un venerdì. Ed egli disse: « 'Amr b. al-'AsI Non 
«conviene ad 'Amr di peregrinare sulla terra, se non come amir (Abd 
al-hakam, 243, lin. 4-7; e con altro isnàd, lin. 7-9). 

§ 52. — (al-Layth j. Disse Amr b. al-'As: «In nulla sono stato più 
«commerciante che nella guerra» ('Abd al-hakam, 243, lin. 9-10). 

EGITTO. — ^ Primo qàdi nominato in Mi§r (cfr. 21. a. 11., 4}§ 265-261). 

§ 53. — (al-Kindi, da Yahya b. abi Mu'awiyah al-Tugibi, da Khalaf 
b. abi Rabi'ah, dal padre, dal nonno al-Walid al-Hadrami, da 'Ali b. al- 
Hàrith b. 'Uthmàn). Il Calitfo Umar b. al-lvhattàb nominò Qays b. abi-1- 
'As qàdi in Mi.sr nel Rabi' I del 23. H. (Kindi Qudàh, 3, lin. 7-S: 
13, 4, lin. 6j. 

Alle notizie di questo e dei seguenti paragrafi toglie molto valore il 
fatto che l'istituzione ufficiale dei qadi è fatto posteriore ai tempi di 
'Umar, come abbiamo già ripetutamente osservato in precedenti occasioni 
(cfr. 11. a. 11., § 200; 13. a. H., §§ 94 e nota 1, 230; 21. a. IL, SJ 256Ì. 

§ 54. — (Sa'id b. Ghufayr). 11 primo che assumesse in Egitto le fun- 
zioni di qàdi fu Qays b. abi-l-'As ai-Salami: quando questi morì, il C'a- 
liflfo Umar scrisse ad 'Amr b. al-'As di dare quella carica a Ka'b b. Yasài- 
b. Dannah al-'Absi, il figlio di una sorella di quel celebre Khàlid b. Sinàn 
al-'Absi, il quale fu profeta nel tempo che corse fra Gesù e Maometto: Ka'b 
non volle però accettare: «Io fui qàdi nel paganesimo e non voglio ri- 
« tornarvi nell' Isiàm » (*) ('Abd al-hakam, 313). 

Cfr. Kindi Qudàh, 4, lin. G-13. 

Nota 1. — Secondo la medeaiina autorità Ka'b, che era Htatu giudice thakaiuj nel tenip» pa- 
gano, aveva la sua khittah in Misr nel Siiq Barbar, nella casa detta Dar al-Naklilali ('Abd al-liH- 
kam. .3141. 

§ 55. — (Sa'd b. Ghufayr). Quando Ka'b (b. Yasàr) b. IJannali litìutò 
di essero giudice (qàdi), 'Amr b. al-'S.s nominò a quella carica 'Utjimàn 

36. 



a 55-09. 23. a. H. 

23- a- H. I, Qays lì. abi-l-'Às, od il Califfo Uinar scrisse ad Amr b. al-Às di con- 

(EGITTO. - Primo • i , " •. i i- . - /.^ /• a i T i i 

qàdi nominato l'Tirglila pensiono pm elfvata (}' a 1 1' 11 rj I a li n f i- ! - sa ra f) ( Abd a 1 -li a - 
i" Misr.) kani. M4:). 

EGITTO. - Amministrazione fiscale. 

§ 56. — (ibn 'Abd al-hakam, senza isnàdj. 'Amr b. al-'As volle dare 
a Khàlid b. Thàbit al-Fahrai la .sopraintendenza sul maks (tassa d'im- 
portazione sulle merci, diritti di dogane, imposte indirette ed altri gravami 
fisraìi distinti dal kharàg e dalla gizyali), ma egli non volle accettare: 
allora la carica fìi assunta da Surahbil b. Hasanah. Maslamah b. Makhlad 
fu preposto ai molini al-tawàhin,e precisamente ai molini di al-Balqas 
('Abd al-hakam, 314). 

Cfi-. Yàqut, V, 16. 

Nota 1. — ibn 'Abd al-hakam fa seguire varie tradizioui per dimostrare che i-hi amminiiitra la 
tassa maks va all'inferno (perchè taisa illegale) ''Abd al-Iiakam, S14-815). 

EGITTO-NUBIA. — Spedizione contro i Nubiani (cfr. 21. a. B.,§§102-110j. 

§ 57. — ('Ali b. Sahl, da al-Walid b. Muslim, da ibn Lahi'ali, da 
Yazid b. Habib). Quando i Musulmani ebbero conquistato l' Egitto, alle- 
stirono una spedizione contro la Nubia ['■); ma i Musulmani ritornarono 
con molti feriti, ed un numero considerevole dei combattenti perdette la 
vista (lett.: « perdita della pupilla », dzihàb al-hadaq), per effetto del 
tiro preciso dei nemici. I Nubiani vennero perciò chiamati i E u m a t a 1 - 
Hadaq, ossia «i dardeggiatori delle pupille». 

La pace con i Nubiani fu conclusa ai tempi del Califfo 'Uthmàn per 
opera del governatore 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh. Le condizioni furono 
che ogni anno i Nubiani dovessero consegnare un certo numero di schiavi, 
ed i jMusulmani in cambio far loro dono di alcune vettovaglie, e di alcuni 
vestiti completi (T a bari, I, 2593). 

Nota 1. — Questa tradizione è messa da al-Tabari sotto l'anno 20. H. senza indicarne però la data 
precisa: è improbabile tuttavia che la spedizione possa essere avvenuta prima dell'anno 21. H., perchè 
gli Ar.ibi avevano ben troppo da fare nel settentrione per aver anche agio di lanoiai-e una spedizione 
nell'arido ed ignoto mezzogiorno. 

EGITTO. — La piena annuale dei Nilo. 

§ 58. — La massima piena delle acque raggiunse Id dzivà,' e 12 asbà", 
e la massima magra scese a 3 dzirà' e 18 asbà' (Mahàsin, I, 87-88). 

AFRICA. — Presa di Tripoli (cft. 22. a. H., §§ 66-63). 
§ 59. — Alcuni pongono in questo anno, 23. H., la presa di Tripoli, 
di cui l'assedio sarebbe stato incominciato nel 22. H. — Tale è il parere 

36. 



23. a. H. §5 59^3. 

di al-Hakri iBakri al-Masàlik, pag. 12, lin. 20-22; J. A., .serie V, vo- 23. *. h. 

lume Xll. pag. 446; Fouruel, I, 18), il quale aggiunge che egualmente sa di Tripoiuf* 
nel 23. H., dopo la caduta di Tripoli, Amr h. al-'As maiidù Rurs h. alù 
Artàh a Waddàn. 

Waddàn giace un poco all'est dalla via clie conduce da Tripoli a 
Murzùk. a circa quindici o sedici giorni di viaggio da Tripoli (Yàqùt, 
IV, 911, lin. S). 

Cfr. Maràsid, III, 281, lin. 4; Fourncl. L, is, nota 7; Caudel, 
Prera. Invas. Arab.. 45-47. 

ARABIA (Makkah-Madlnah). — L'ultimo pellegrinaggio del Califfo 
Umar. 

§ 60. — (ibn Sa'd, da al-Wàqidi). Il Califìo 'Umar diresse in questo 
anno il pellegrinaggio annuale in Makkali, accompagnato dalle mogli del 
Profeta, e fu l'ultima volta che assistesse alle teste religiose in Makkah 
(T a bari. I, 2721). 

Cfr. Athir, III, 87: Mahàsin, I, 86. 

§ 61. — fal-Ya'qubi). Nell'anno 23. H. il Califfo 'Umar permise alle 
vedove del Profeta di prender parte al pellegrinaggio, ed egli stesso le 
accompagnò. Uno dei pre.seuti narra che vide pa.ssare le donne di Mao- 
metto entro quei veicoli detti al-hawàdig (.selle coperte, fissate sul dorso 
dei cameli: .somiglianti in certo modo al fels delle nostre gondole) e ve- 
stite del velo taylasàn di colore azzurro. Innanzi a loro camminava 'Abd 
al-rahmàn b. 'Awf, ed 'Uthraàn b. Affàn veniva dietro, ma né l'uno né 
l'altre permetteva a chicches.sia d'avvicinarsi alle donne 'Ya'qùbi. TI. 
180-181). 

§ 62. — (al)u-l-Walid Hi.sàm b. Abd al-malik al-Tayàlisi, da abù 
Awaiiah, da Abdallah b. O-afar al-Raqqi, da Ubaydallab b. Amr. e 
tutti da 'Abd al-malik b. 'Umayr, da Rib'i b. Hiràs, da Hudzaytàh). .Stavo 
con 'Umar b. al-Khattàb su Arafat, la mia cavalcatura accanto alla sua, 
e il mio ginocchio toccava il suo. Aspettavamo i! tramenio del .sole pei- 
compiere la ifàdah. Or quando egli udì le grifla di takbir dei fedeli, 
e le loro invocazioni, e vide quel che facevano, ne riraa.se stupito, e dis.se: 
«<) Hudzayfah. quanto stimi tu che durerà questo (concorde contegno 
«religioso?) degli uomini?». — « La discordia (ai-fi tn ah; », risposi io. 
« sta dietro una porta, e quando questa sia rotta o aperta, essa verrà 
« fuori ». — « Che porta è codesta, e in che consiste il suo rompersi e 
« aprii-si ? ». — « h. un uomo che muoia o che sia ucciso ». — « O Hu- 
« dzayfah. chi credi tu che i Musulmani eleggeranno a ani ir, dopo di 

»7. 



IS 62, Ga. '*' 23. a. H, 

^3- »■ yf- «me?». — «Io prevedo eli'e.ssi appoggeranno la lor cosa (pubblica) su 

''^M^dmaC-'L-ti-' * 'Uthinàn !.. -Affan» (Saad, III, ], pag. 240, lin. 18-28) [G.]. 

«ìmopeiiegrinag- jj^ (jnesta tradizione, sotto il velo aneddotico, si asconde chiaramente 

^imar ^ ' ° la coscienza, che la uccisione di Umar fn il primo sintomo manifesto della 

discordia che corrodeva le viscere dolio vStato islamico, pronta a scoppiare 

appena l'occasione si fosse presentata. 

§ 63. — (Amr b. 'Àsini al-Kilabi, da Hammara b. Yahya ; 'Amr 
b. al-IIayt-ham abu Qatan, da Hisàm b. abì 'Abdallah al-Dastauài ; Sa- 
bàbah b. Sawwàr al-Fazàri, da Su'bah b. al-Haggàg, e tutti da Qatàdah, 
da Sàlim b. abi-l-Cxa'd, da Ma'dàn b. ahi Talhah al-Ya'muri). 'Umar 1). 
al-Khattàb tenne sermone al pubblico nel venerdì, e menzionò il Profeta 
e menzionò abii Bakr, e disse : « Io ho veduto un gallo che mi beccava 
« due volte, il che non con.sidero altrimenti che come imminente il mio 
« termine. Or vi è chi mi dice: Eleggi un successore! Ma Dio non lascerà 
« perire la sua fede, né il suo califfato, riè quanto mandò al suo Profeta. 
« Ma se rapido s'assolve il mio destino, il califfato saia da deliberarsi in 
«consiglio (sur a), (scegliendo uno) fra quei sei individui di cui si com- 
« piacque l' Inviato di Dio nel suo dipartirsi (cioè 'Utlimàn, Ali, Talhah. 
« al-Zuba}'r, 'Abd al-rahman b. 'Awf, Sa'd b. abi Waqqàs). Io so che sorge- 
« ranno contese su questo affare dopo di me, che pur li ho con questa 
« mia destra disciplinati all' Isiàm. Or se faranno ciò, costoro saranno ne- 
« mici di Dio, i miscredenti, i traviati. Io poi non ho lasciato cosa che 
«più mi stesse a cuore dell' al -k al ài ah (= partecipazione all'eredità), e 
«non iterai il discorso con l'Inviato di Dio su altro ajgomento quanto su 
« questo, né mai, da che gli fui compagno, mi fece la voce grossa quanto 
« a proposito di ciò, sino a battermi col dito nel ventre dicendomi : — O 
«'Umar, ti basti il versetto che è in fine (alla sur a) delle «Donne» 
« (IV, 175). Se io vivo, darò su di essa una disposizione da osservarsi da 
« chi legge il Qur'àn e da chi non lo legge. — O mio Dio, io ti invoco a 
«testimonio sui governatori dei campi militari (anisàr), che io ho man- 
« dati perchè insegnino alle genti la loro religione e la regola tradizionale 
«(sunnah) del loro Profeta, e faccian loro giustizia, e dividano fra essi 
« il loro reddito di conquista (fay), e m'informino dei loro affari più dit- 
« ficili. — O gente, voi fate uso di due vegetali che io considero cattivi, la 
«cipolla (al -basai) e l'aglio (al-thùm). Io vidi una yolta l'Inviato di 
« Dio che, sentito su di un uomo, nella moschea, il puzzo di codesti erbaggi, 
« ordinò che fosse preso per mano codesto uomo, e messo fuori della mo- 
« schea (e mandato) ad al-Baqì'. Or chi ne mangia, non può a meno di 
«farli prima morire nella cottura (cocendoli) » (Saad, III. 1, pag. 242. 
lin. 23-243, lin. 15) [G.]. 

38. 



23. a. H. §§ 64-66. 

§ 64. — (Yazid b. Kàrùn, da Yahva b. Sa'id, da Sa'id b. al-Mu- 23. a. h. 

>. , .»T ," 1 / /. -1 »r- 1 ,ARABIA(Makkah- 

sayyab). Quando Uniar si ritrasse con la turba (a ràda) da Mina (dopo Madmah). - l'uI- 
il pellegrinaggio), fece inginocchiare il camelo in al-Abtah, ammassò un timopeiiegrinag- 

11- 1 • • j 11 11 / • 1 1 - * 6Ìo del Califfo 

tumulo di terra ghiaiosa delia valle (min batha), e, gettatovi sopra un umar.l 
lembo della veste, vi si sdiaiò. Quindi, levate al cielo le mani, pregò: «. U 
«mio Dio, la mia età s'è invecchiata, s'è debilitato il mio vigore, s'è 
« sparso il mio gregge: or prendimi a te (mentre ancor sono) non disper- 
ditore lYfr. il paragrafo seguente) e non scialacquatore (?) ». Tornato poi 
a Madinah, tenne alle genti un sermone: « O uomini, vi furono prescritti 
« i vostri doveri obbligatori, e fissate le norme tradizionali, e voi foste la- 
« sciati sopra una via aperta ». Quindi battè la mano destra nella sinistra, 
(continuando:) « Non deviate a destra e a manca. Badate a non andare in 
« perdizione a causa ('an) del vensetto della lapidazione (cfì-. 4. a. IT.. § 19; 
« 8. a. H., § 67, nota 3; 9. a. H., § 94 e nota). E se qualcuno dirà: Noi 
« non distinguiamo nel Libro di Dio due (diverse) pene (comminate contro 
« un medesimo peccato); ecco che io ho veduto l'Inviato di Dio eseguir la 

- lapidazione e noi dopo di lui. Per Iddio! che non dicanogli uomini: 'Umar 

- ha inventato alcunché (a h d a t_h a) nel Libro di Dio ! Or io lo scrissi nel 
volume (al-mushaf) e già lo leggemmo: Se un uomo e una donna 

« commettimo fornicazione izanayà), lapidateli entrambi senz'altro (al- 
« ba 1 1 a h) ». 

Né passò Dzu-1-Higgah. ch'egli fu pugnalato (Sa ad. III. 1, pag. 241, 
lin. 27-242. Un. 10; [G.J. 

§ 65. — l'Amr b. 'Asim. da abù-1-A.shab, da al-Ha.sanj. 'Umar b. al- 
Khattàb disse: «O mio Dio, la mia età è già avanzata, e rammollite le 
* mie ossa. Io ho temuto la dispersione del mio gregge C). Or prendimi a 
«te. avanti ch'io diventi inaliile e rij)rovevole » (Sa ad , III, 1, [mg. 242, 
lin. 10-12) [G.J. 

N<iTA 1. — Se que»te parole tiirono veramente dette Ja 'Umar, iudicauo che il CalifTu era con- 
«apevole delle tendenze vivHmMnte Hntagoiii.ste tra loro, die avevan cominciato ad agitare il mondo 
miinalmano. Comprese egli forse che nessuna forza umana avrebbe potuto lungamente contenerle? 

§ 66. — (a) (Muli. b. Ismà'il I). abi Fudayk al-Madani. da llisàm b. 
Sa'd, da Sa'id b. abi Hilàlj. Umar b. al-Khattàb tenne .sermone ai fedeli 
nel venerdì, e, dopo aver lodato e magnificato Dio, giusta il suo merito 
(bima huwa ahluhu), continuò: «0 gente, io ho avuto una visione 
« che con.sidero quale fannunzio dell'j imminenza del mio termine. Ho 

- veduto un gallo ru.ssu, che mi beccava due volte. Ed Asma bint Umays, 
a cui ho narrato il .sogno, mi ha annunziato che mi ucciderà un uomo 

. non arabo »(') (Saad, III, 1, pag. 242, lin. 16-20). 

8». 



$s m, 67. 23. a. H. 



23. a. H 
|ARABIA(Makkah 



gio del Califfo 
'Umar-' 



(h) ('Arim ì). al-Fadl, da Haminad b. Zayd. da Ayyub, da Mah.). 
Madinah). -L'ui- (Esposto il sogiKj, Umar soggiunge:) «Dio mi manda il martiruj. Mi nc- 
timop«iiegrinag- , ciderà lino non arabo, o un barbaro» (Saad, III, l^pag. 242, liii. 20-23) 

[G.J. 

Nota 1. — È noto elio i non arabi erano 'hiamati roKsi (hanirà): perciò il gallo era rosso (con- 
frontÌBÌ Introd., § 347, nota 1;. Gli Arabi vantavansi (H essere neri. — Cfr. lo stmlio del VoUerB 
in «('entenario per M. Amari», I, pag. 84 [flber Ranstiìfarhen in il. arab. IAteratnr\. 

ARABIA-MADlNAH. — Introduzione critica alle tradizioni sulla uc- 
cisione di Umar e sulla elezione del Califfo Uthmàn. 

§ 67. — Il sistema da noi piaticato di raccogliere tutte le tradizioni 
riferentisi ai vari avvenimenti storici dell'Islam e darne la integrale versione, 
seguita da metodica analisi critica, ci è riuscito assai utile in molte cir- 
costanze anteriori per rintracciare il vero corso e carattere degli eventi, e 
per dimostrare come e perchè questi siansi presentati agli storici occiden- 
tali sotto una luce falsa, conseguenza d'un incompleto e superficiale studio 
delle fonti. La riunione materiale di tutte le fonti in una sola veste ha 
facilitato grandemente il lavoro di esame, porgendo spesso, quasi senza 
fatica, la corretta interpretazione degli eventi, sebbene talvolta alcune 
tesi generali possono esser sembrate nuove ed insolite: le fonti stesse son 
bastate, il più delle volte, a porgere una sufficiente dimostrazione della 
tesi, tale da renderla un fatto sicuro acquisito alla scienza storica. 

Altrettanto possiamo dire delle vicende che accompagnarono la uccisione 
del Califfo 'Umar e l'elezione del suo successore, due avvenimenti da guar- 
darsi in una luce molto diversa da quella che è stata sinora, per parte degli 
scrittori occidentali, presso molti dei quali è stata consuetudine non discussa 
di accogliere la narrazione tale quale la tradizione l' ha tramandata. Uno 
studio molto minuto e coscienzioso di tutti i materiali conosciuti ha rive- 
lato alcuni punti finora non sospettati, e che meritano di essere posti in 
grande rilievo, perchè noi li consideriamo di singolare importanza per 
l'intelligenza delle vere condizioni interne dello Stato musulmano. 

Le nostre conclusioni danno una rude scossa alla versione tradizio- 
nale delle condizioni patriarcali e quasi idilliche che la leggenda storica 
ha voluto creare intorno alla persona di 'Umar; ma se spezziamo un .sogno 
artificioso e se poniamo fine a questa fittizia età aurea dell' islamismo pri- 
mitivo, guadagnamo d'altra parte in verità e sincerità narrativa e abbiamo 
r intima soddisfazione di vivere un po' più veramente in quei tempi remoti, 
nei quali ritroviamo gli uomini non diversi da quello che furono di poi e 
sono ancor oggi. L' idillico e l'eroico è tutto fregio aggiunto dalla pietà 
delle generazioni successive : riflesso di lontananza e di tramonto. 

40. 



23. a. H. 55 07, ob. 

Purtroppo la verità che noi abbiamo rintracciata iimi si prusoiita pri- 23. a. h. 

lettameute limpida e chiara, ma avvulta in un littissimo velo di nuzioni e ^^^^^ . inirodu- 
xi'artifici di tempi posteriori, miranti a nascondere la vera natura dei fatti, la J^'one critica aite 
quale è oscurata altresì dagli imbrogliatissinii intrighi die accompagnaroiiu uccisione di 
l'elezione di Urhmàu ed hanno confuso la memoria persino dei eonteni- Umar e suii'eie- 
porauei. Del fatto sostanziale, che noi riteniamo di aver rintracciato, ab- uthmànl 
biamo, è \ ero, nelle fonti solo un cenno molto generale, ma tale cenno 
ha caratteri abbastanza spiccati da mutare sostanzialmente la versione 
comunemente accettata del dramma di Madìnah. La nuova versione si 
trova poi confermata da molti eventi posteriori e vale in singoiar modo 
ad illuminare le vicende storiche successive ed in particolare il grande 
dramma madinese, l'a-ssassinio del Califfo Uthmàn nel 36. H. 

§ 68. — La versione tradizionale, generalmente accettata amhc dagli 
storici occidentali, vorrebbe far credere che 'Umar perisse vittima di un 
.solitario schiavo cristiano (cfi-. però § 387, nota Ij, un mattoide malcon- 
tento, il quale avrebbe ucciso il Califfo per vendicarsi delle proprie ristret- 
tezze economiche. Ai tempi nostri, in cui abbiamo avuto tanti funesti 
attentati alla vita di capi dello dello Stato, in Italia e altrove, tale ver- 
sione degli eventi è sembrata un fenomeno purtroppo assai comune e natu- 
rale : non ci .sorprende più che uno .scontento, non sapendo come salvar.si 
da una condizione diflScile e penosa, cedendo a ciechi e feroci istinti, se* 
la prenda con il capo rappresentativo dello Stato e vendichi in lui, inno- 
cente, le ingiustizie inevitabili della società che rappresenta. Ma tali atten- 
tati sono in realtà fenomeni di tempi e di genti più civili, in cui teorie e 
principi astratti e generali di ingiustizie sociali, o politiche o religiose, 
hanno una larga diffusione nel popolo ignorante. Nei tempi, di cui discor- 
riamo, i .sentimenti erano diversi, e diversi i moventi. Gli assassini di 
sovrani o di eminenti uomini di Stato agiscono sempre per ragioni con- 
crete, dirette, personali, o per vendetta o per perfido suggerimento altrui, 
o per abbattere la tirannide di un uomo e lacilitare la sutcessione di una 
nuova per.sona alla carica occupata dall'ucciso. 

L'esame dei documenti che diamo qui appresso in extcnso, collegato 
con i numerosi appunti sulla politica interna di Umar che abbiamo sparsi 
nel corso delle precedenti annate, rivela, io credo, senza artifici di esegesi, 
l'esistenza d'una volgare e brutale congiura per sopprimere il molesto Ca- 
lifiToC). Né può essere ragione di dubbio il carattere soltanto indiretto degli 
indizi, perchè la Jiradizione, non volendo compromettere emineuti-ssimi Com- 
pagni, ha tentato di snaturare i fatti e di porgerli nella luce che sembrava 
più dt corosa per l' l.slam. e più contorme alla riputazione degli antichi Com- 
pagni del Profeta. 

41 « 



5§ tiH, tJ9. 



23. a. H. 



23. a. H. 
[ARABIA MADI 
NAH. - Introdu- 
zione critica alle 
tradizioni sulla 
uccisione di 
Umar e sull'ele- 
zione del Califfo 
'Uthmàn.l 



Aiulu' IclozioiK' di 'UthraAii si svolno in nioflo divergo da quello vo- 
luto dalla tradizione, ossia in maniera disordinata e tumultuaria, non già 
preparata e diretta dalle ultime disposizioni di 'Umar. Infine quanto succe- 
dette in questa elezione ci permette di chiarire meglio vari eventi anteriori 
' liiadare molti punti oscuri che verranno sotto esame nelle annate se- 
guenti nella spinosissima questione della successione alla somma carica dello 
Stato islamico. 

Nota 1. — Par ohe anche ii hadith abbia conservato una irieinoria che la fine di 'Uuiar alibia 
avuto i niedusimi caratteri di quello «li 'Tltbmàn : infatti una tradizione che afferma essere 'Umar e 
'iJthmàn egualmente due martiri nella causa dell' Isiàm (B u khàri , n, 424, lin. 10). — L'indizio 
Jia valore, perchè siccome si afferma che limar subisse lo stesso genere di morte di 'Uthmàn, e sic- 
coMie 'Uthiniln fu ucciso da musulmani, ne risulta che anche 'Umar debba esser perito per mano 
musulmana. 

§ 69. — La verità fondamentale, che la tradizione ha cercato di na- 
scondere ai posteri, è questa : il Califfo 'Umar fu ucciso per una congiura 
di Compagni del Profeta, forse dagli stessi che fecero poi assassinare il 
Califfo 'Utlimàn, ed i congiurati si valsero come istrumento di uno schiavo, 
mezzo matto, che aveva tendenze omicide molto spiccate per affermazioni 
pubi)liche più volte manifestate. La trama riuscì inoltre in modo fortu- 
nato, perchè nella confusione del momento, vi fu chi prontamente tagliò 
a pezzi l'omicida ed impedì che, arrestato ed interrogato, rivelasse il nome 
dei sobillatori. Perciò si disse, fatto insolito, che egli abbia commesso suicidio. 
L'elezione di 'Utlimàn, che seguì la tragedia, si svolse poi in modo e con 
formalità diverse da quelle dei due suoi predecessori, abù Bakr ed 'Umar ; 
rivelossi cioè come un accomodamento tra le tendenze ultra-democratiche 
della società antica dell' Islam, le nuove esigenze di una grande comunità 
agitata da acuta febbre di sviluppo interno, e il cozzo di partiti ed inte- 
ressi nuovi e vecchi entro uno Stato, in cui eransi già delineate fortissime 
le forze che volevano il disfacimento dell' impero ed il ritorno all'antico. 
Dagli incidenti dell'elezione di Utjimàn veniamo perciò a comprender 
meglio che cosa avvenne nelle due precedenti elezioni, e qual fu l'origine 
e la natura delle gravi complicazioni che sorsero quando gli Umayyah ten- 
tarono di tramutare il califfato da elettivo in ereditario. 

Illustriamo ora il primo punto. 

Nel narrare l'elezione di abù Bakr insistemmo sul fatto che essa in- 
contrasse molta opposizione, e rilevammo come i più antichi e fidi Com- 
pagni del Profeta fossero appunto i capi dell'opposizione che non volevano 
riconoscerne l'elezione, perchè ritenevala illegale e strappata al popolo 
quasi di sorpresa (cfif. 11. a. H., §§ 37 nota 3, 44, 59, 66, ecc.): alcune 
notizie sembrano perfino accennare ad atti di violenza tra i partiti che 



42. 



23. a. H. s; 6!i, 70. 



SI contesero l'eredità politica del Profeta (cfi-. 11. a. H.. ^ 44). n.Il'e.si- 23. a. h. 

, , ^.^ j, . . . " .. [ARABIA MADl- 

stenza del partito d opposizione avemmo ripetuto prove durante tutto il nah. - introdu- 
califfato di 'Umar, nel contegno del Califfo verso i Compagni, forzosamentf zione crit ca aiie 

tradizioni sulla 
uccisione di 



trattenuti ed isolati in Madinah. Rilevammo anche il fatto, non avvertita 



prima, che l'autorità di Umar sui suoi dipendenti e capitani era assai su- Umar e suii'eie- 
perficiale ed effimera, e che essi gli obbedissero solo in quanto a loro con- uthmàn.i 
veniva. Così si ebbero le campagne arabe in Siria ed in Babilonia fatte 
dai capitani per proprio arbitrio (cfr. 13. a. H., §g 32 e segg., 147 e segg.) 
con piani propri, la conquista dell'Egitto per opera di Amr b. al-'5s 
(cfr. 18. a. H.. ì?§ 176 e segg.), e del Fàris meridionale per opera di 
'Utjimàn b. abi-l-'As a dispetto e contro gli ordini del Califfo (cfì-. 19. a. TT.. 
§§ 6 e segg.). Così pure osservammo che l' invio di abù 'Ubaydah b. al- 
Grarràh in Siria nel 15. H. (cfr. 15, a. H., §§ 31 v segg-) e di Sa'd b. ahi 
Waqqàs in Babilonide (cfì-. 16. a .H., §§ 126 e segg.) alla vigilia della bat- 
taglia di al-Qàdisiyyah, fossero tutti tentativi del Califfo 'Umar per prendei- 
in mano effettivamente il potere e combattere le molte forze che gli con- 
trastavano l'esercizio della sua volontà direttrice e regolatrice. 

Ma le forze in opposizione all'autorità suprema od imamato, valide 
in Madinah .stessa ed attivamente vive già negli ultimi anni del Profeta, 
scoppiarono aggressive all'elezione di abvi Bakr. quando si vuole che 'Umar 
quasi venisse alle mani con Talhali ed al-Zubayr, perchè non volevano rico- 
noscere il primo Califfo. Il contrasto tra abii Bakr ed 'Ali per l'eredità del 
Profeta (cfr. 11. a. H., §§ 202 e segg.) ed il rifiuto di abii Bakr di f'aic 
veruna concessione ad 'Ali, è prova dei rapporti ostili che regnavano in 
Madinah tra gli stessi piìi antichi e più fidi Compagni sotto il manto in- 
gannatore della pace domestica. La tradizione afferma che dopo sei mesi 
di resistenza i Compagni cedettero e si acconciarono a riconoscere abii 
Bakr: sarà veio? È permesso avere dei dubbi. Sappiamo tra le altrf co.sp 
che alcuni, come Sa'd b. Ubàdah fcfr. 15. a. H., § 132), non si .sottomisero 
mai, ma respinsero ogni concessione, preferendo persino l'esilio, dove, se i 
nostri sospetti .sono giustificati, parrebbe che il Califfo 'Umar riuscisse a 
farli a.ssassinare. Il conflitto era dunque aspro, profondo e continuo, ed 
ambedue le parti non guardavano per il sottile nella scelta dei mezzi. Li.so- 
lamento dei Compagni in Madinah fu quasi una prigionia, e coloro che si 
allontanavano senza il permesso di Umar lo facevano a rischio della vita. 

§ 70, — Il contegno di 'Umar verso i Compagni più insignii), tenuti 
in Madinah .sotto severa sorveglianza, esclusi da ogni parte diretta nella 
gestione degli affari dello Stato e, tranne rare e<!cezioni, privati di ogni 
governo civile e di ogni comando militale, è la prova evidente non solo 

4S. 



9 70. 



23. a. H. 



23. a. H. 
[ARABIA-MADÌ- 
NAH. - Introdu- 
zione critica alle 
tradizioni sulla 
uccisione di 
'Umar e sull'ele- 
zione del Califfo 
'Uthmàn.) 



cliH i (Compagni oiaiio ritenuti nemici personali dal Calift'o, ma altresì che 
(piesti non in- facesse mistero. È evidente perciò che la posizione di 'Uinar 
in MaHinah fosse tutt'altro che tacile e piacevole, ond'egli in città sentivafli 
non circondato da soli amici. 

Alle questioni di principio, di politica o di partito si aggiunsero anchf 
coefficienti personali, perchè Umar era anche uomo fòrte e violento, il quale 
aveva bisogno d'imporre la sua volontà su tutti quelli che lo avvicinavano, 
a qualunque condizione Bssi appartenessero. Kra di natura imperiosa ed 
autoritaiia, nella quale ogni sensazione si tramutava immediatamenti' in 
azione. Da ciò asprezze e conflitti, che accrebbero la tensione dei rapporti 
tra limar ed i suoi avversari politici e personali, i quali vedevano in lui 
un avventuriero, usurpatore del governo per un abile ed energico quanto 
improvviso spediente, anche assistito di molto o dalla fortuna o dall' inet- 
tezza degli avversari. Ma Umar era un uomo che sapeva valersi di ogni 
buona circostanza con caratteristica energia e tenacia, e, mosso da elevato 
spirito piibblico, volle agire sovrattutto per il bene della comunità. Ije sue 
virtù e la bontà dell'opera compiuta rifìilsero sopra i suoi difetti, gli eiTori 
e gli arbitri, sicché in breve il colpo di mano fu dimenticato dai più, quando 
nel delirio della vittoria emerse il grande pregio della sua azione mode- 
ratrice, e quando la fortuna meravigliosa delle armi islamiche fece com- 
parire i ladroni del deserto quali martiri ed eroi. 

L'ebbrezza dei continuati trionfi e la voluttà delle grandi ricchezze 
rapite e godute attutirono molte passioni, specialmente tra quelli che nulla 
avevano a guadagnare da un mutamento di governo ; ma nel cuore degli 
altri ambiziosi che vedevano accumularsi gloria, onori e ricchezze sulle 
spalle del fortunato Caliifo, ogni nuovo felice successo diventava ragione 
sempre più forte di gelosia, di cruccio, di rammarico e di ostilità verso 
Uuomo che con mano cosi ferma e felice aveva saputo affermare e far pre- 
valere la sua autorità nel trionfo politico dell'Isiàm sull'Asia Anteriore. 

Purtroppo, mancandoci i particolari, non possiamo seguire le fasi at- 
traverso le quali passò questa opposizione al Califfo in Madinah: ne scor- 
giamo soltanto le grandi linee. Alfine giunse un momento in cui alcuni tra 
gli Emigrati Makkani, ossia 'Ali, Talhah, al-Zubayr, Muhammad, il figlio del 
Califfo abu Bakr, e forse anche al-' Abbàs o suo figlio, decisero di liberarsi del 
Califfo 'Umar e tenere, nei modi e nei termini voluti dalla consuetudine e 
dai precedenti, una vera e regolare elezione. In questa ognuno sperava di 
far valere le proprie ragioni e farsi proclamare Califfo. Ma come riuscire? 

Nota 1. — L'esistenza di un conflitto tra 'TJmar ed 'Ali era si palese e noto a tutti, che la tra- 
dizione ha creduto dovervi porro riparo, e con episodi e aneddoti fittizi creare l'impressione contraria. 



44. 



23. a. H. jj 70 7j 

Si è iiie^io perciò iu bo<-ca ad Ali alcuni altisRimi elo^i «li 'Umar. »lo!;i che nou hanno venina ragioni- 23. a. H. 

d'esser» né alcun intrinseco valu^' se non per il fatto che li ha pronunziati 'Ali. Cosi, ad esempio ^omet- jARABIA MAOI- 

t«ndo altre citazioni;, è nota la tradizione in cui si fa dire ad 'Ali un alto elogio funebre sul cadavere NAH. - Introdu- 

■li 'Umar, arrivando sino ad affermare di Maometto che egli preferiva la compasnia esclusiva di abiì Bakr zlone critica alle 

e di 'Umar (Bukhàri, U, 429-430). Questa triwiizione è stata inventata appunto perche ad Wli i suoi tradizioni sulla 

seguaci attribuirono — forse correttamente — opinioni i- giudizi del tutto dissimili. Si veggano anche uccisione di 

le tr«.lizioni raco^jlt* in T5anbal Mnsnad. I, 128. l.S-2, ecc., e § liS. Umar e sull'ele- 

§ 71. — 11 proposito erirainoso era di difficile raggiungimento, "perchè ^u'Jmàn!]^*'"*' 
Tiimr. consapevole delle ambizioni e dell'ostilità degli Emigrati suoi an- 
tichi oolleghi ed amici, si era abilmente appoggiato sulla tribù più influente 
e ricca del nascente Stato islamico, sui Qurays, che pei- le concessioni 
straordinarie strappate al Profeta al momento" di occupare Makkah. avo- 
vano acijuistato iiell' Islam una posizione prépondérante, anche maggiore 
di quella goduta tra gli Arabi ai tempi pagani, quando erano semplici cu- 
stodi del tempio della Ka'bah. In compenso di questo appoggio morale e 
materiale in Madinah ed altrove. Umar era stato largo e generoso nelle 
conce.s.sioni : aveva dato ai figli di abù Sufyàn il primato in Siria, prima 
a Yazid, e poi a Mu'àwiyah : aveva perdonato tanto 'Uthraàn b. abì-l-'As 
per la sua non autorizzata spedizione nel Fàris, quanto 'Ami- b. al-'As per 
la conquista dell' Egitto, confermando anzi a quest'ultimo il governo della 
provincia e l'amministrazione degli ingentissimi redditi della medesima. 

Il compito dei congiurati — potremmo chiamarli così — non era facile 
anche per la ragione che Tmar ed i membri della sua famiglia, o.ssia in 
particolare la figlia Hafsah ed il figlio Ubaydallah, non solo erano consa- 
pevoli dell'esistenza (li questo partito, ma .sorvegliavano altresì la loro con- 
dotta, sospettando da essi ogni sorta di insidie e di pericoli. 

Ma i nemici di Umar erano uomini avveduti, che sapevano prendere 
le dovute precauzioni ed agire in modo da salvaguardarsi da funeste re- 
sponsabilitii dirette. Nfadinah era allora piena di avventurieri e di scono- 
sciuti, prigionieri, schiavi di ogni nazionalità e di ogni religione. Non rin.scì 
impossibile, con mezzi indiretti, induire un fanatico odiatore degli Arabi. 
di mente forse un poco squilibrata, amico di una piccola colonia di Persiani 
in Madinah, a farla finita con il Califfo, raffiguratogli come un cnidele 
tiranno, un persecutore degli umili e un conculcatore delle libertà nazio- 
nali dell'Iran. La severità e durezza di Umar potevano a volte giustifi- 
care le malvagie insinuazioni. L'a.s.sa.ssino si gettò .sul Califfo e Io ferì a 
morte senza rendersi conto né di quello che faceva, né dello vere ragioni 
di coloro che lo sospin.sero al delitto. Compiuto il misfatto, vi.stosi perduto, 
poiché tutti si gettavano su di lui. — cosi almeno narra la rradizi<me — 
.si ucci.se con la stessa anna con la quale aveva trafitto il Califfo. Non è 
improbabile però che il suicidi») sia finzione tradizionistica, e che gli altri 

V,. 



« 71, 72 23. ^ 

23. a. H. roiigiurati uccidessnio il Persiano per eancfllare ogni traccia dei veri col-' 

lARABiAM^Am- ^^^^.^^j Q^^^, avvenne che abu Ln-lu-ah portò neUa tomba il segreto della 

zione critica alle con'J'iura. 

tradizioni sulla " 72. — Appena SI sparse la notizia del delitto, i più intimi di 'Umar 

•Umlr'e°sun'eie- sospettarono immediatamente che dietro lo schiavo omicida si ascondesse 
zione del Califfo congiura locale contro il Califfo; onde il figlio •Ubaydallah, uomo im- 

Uthmàn. """" '^^ & . , . t i j.x i • 

petuoso come il padre, non frappose mdugi a vendicarlo, gettandosi su 
quelli che egli sapeva amici più intimi dell'assassino e quindi sicuramente 
gl'ispiratori più diretti del misfatto. 'Ubaydallah era si acceso d'ira che 
fece una vera strage, ed a stento fu fermato dagli amici, quando, uccisi 
due forestieri ed una bambina innocente, manifestò senza velo l' intenzione 
di risalire più in alto ancora e far giustizia dei veri colpevoli, quegli al- 
Muhàgirùn che erano i sobillatori degli amici dell'assassino (cfr. Saad, | 
III, 1? pag. 268, lin. 15, e §§ 84, 85, 109 e 153). 

Le passioni furono sì accese, che si ebbe il timore di altre e mag- 
giori violenze: fu allestita una guardia di cinquanta madinesi alla con- 
servazione dell'ordine, per impedire violenze che avrebbero potuto turbare 
le formalità procedurali per la scelta del successore. 

Seguì un momento di grande confusione: morto 'Umar, per alcuni 
giorni, — tre giorni, dice la tradizione — tutto rimase in sospeso; lo Stato 

rimase senza capo. 

La tradizione afferma che 'Umar moribondo nominasse un certo nu- 
mero di Compagni, i quali avrebbero dovuto scegliere tra loro .stessi il suc- 
cessore: l'analisi che faremo di alcune tradizioni (cfr. §§ 147 e segg.) inge- 
nera però il sospetto che tale nomina non venisse fatta da 'Umar, ma che 
il consiglio elettivo, la celebre Sura, si costituisse da sé tra i più influenti 
della comunità. È da notarsi come tra i membri del consiglio elettivo erano 
appunto i maggiori nemici di 'Umar, i capi dell'opposizione alla sua am- 
ministrazione : è presumibile che proprio questi venissero chiamati da 
'Umar alla nomina del successore? 

La scomparsa di Umar rivelò agl'imprudenti ispiratori del misfatto 
tutti i non previsti pericoli dell'assetto politico interno, sì precario e dif- 
fìcile. Pare che un partito — forse quello dei nomadi e meno islamizzati 
— volesse addirittura la soppressione del califfato ed il ritorno allo stato 
anteriore a Maometto: ognuno doveva fare da sé senza curarsi d'altro. Il 
pericolo dell'anarchia e di disordini interni, e il timore di perdere tutti i 
benefici ottenuti dalla costituzione dell' impero, suggerirono ai più consigli 
di moderazione e sospinsero i partiti tra loro in conflitto, ossia da una parte 
i Quray.s e gli amici di 'Umar e dall'altra i legittimisti raakkani ed altri 

46. 



23. a. H. 5§ 70 7;(. 

aniini di 'Ali, Talhah ed al-Zubayr, ossia i uiombri delle minori tribù qu- 23. a. h. 

.•1 • ■ • »j- 1 1 , , ,,. . , ,. . . (ARABIA MADI- 

rasito, antiche avversane u\ Makkah doli egemonia degli aristocratici nah. - introdu- 
(Jmayyah e Makhzum, sospinsero, dico, questi due partiti, i soli diretta- zione critica alle 

. 1 i. • i i- 11 .... tradizioni sulla 

mente e personalmente interessati alla successione, ad unirsi in temporaneo uccisione dì 
accordo per la scelta del successore. Umar e suireia- 

F^d ora veniamo al secondo punto che dobbiamo preliminarmente illii- uthmàn. 
strare, ossia al modo con il quale fu eletto 'Uthman. 

§ 73, — Se paragoniamo gì' incidenti delle varie elezioni già narrate, 
vediamo che esse si svolsero nel seguente modo : in una riunione più ri- 
stretta venne scelto il candidato da presentare al popolo, e la vera procla- 
mazione utHciale, la vera assunzione al potere avvenne quando il popolo 
riunito acclamò eletto il candidato e lo riconobbe per capo della comunità: 
tale riconoscimento consisteva in una specie di promessa di fedeltà fatta 
stringendo la mano dell'eletto. Così raccolse Maometto l'omaggio dei suoi 
fedidi sotto l'albero di al-Hudaybiyyah (cfr. G. a. H., § 33), così fecero i 
Makkani quando il Profeta s'impadronì della loro città (cfr. 8. a. H., § 69): 
così fecero i sudditi dei primi duo Califfi dopo morto Maometto. Era l'antica 
usanza araba, alla quale prendevano parto anche le donne, retaggio di 
tempi in cui la donna era più libera e padrona. 

L'evento vero, grande, decisivo, quello che stabiliva irrevocabilmente la 
nomina era l'adunanza del popolo in a.ssemblea generale: le riunioni prece- 
denti avevan soltanto carattere preparatorio. Le tradizioni che noi posse- 
diamo provengono però dall'epoca abbasida. quando da lungo tempo eransi 
abl)andonate le consuetudini democratiche dei primordi, e quando al sistema 
elettivo era succeduto quello dinastico: e.sse travi.sano i fatti, perchè mi- 
rano ad offu.scare la verità. La tradizione ha voluto attutire l' importanza 
primitiva della bay a li, o votazione e proclamazione pubblica, ed ha cer- 
cata) di mettere in prima linea quale cerimonia decisiva l'adunanza pre- 
paratoria, alla quale la bay 'ah pubblica nella moschea doveva, secondo 
i tradizionisti, dare soltanto un consenso formale. Il contrario invece era 
la con.suetudine, la legge non scritta del deserto; quando si procedeva alla 
nomina del capo-tribù, questi non poteva a.s.siimere le sue funzioni se non 
aveva il pubblico solenne conseii.so di tutti i membri della .stirpo. E i primi 
CalitTi furono eletti con le formalità dei semplici ('api-tribù, perchè non 
esistevano altri precedenti, sui quali regolarsi per fissare la successione. 
Togliendo con arte ogni valore reale all'adunanza pubblica, e rimettendo 
tutto il potere e la decisione all'adunanza preparatoria dei principali 
membri della famiglia regnante, i Calififì Umayyadi prima e poi gli 'Ab- 
bà.HÌdi [loterono mantenere le apparenze di os.servare la tradizione e, pm- 

47. 



i% 7a, 74. 23. a. H. 

23. a. H. .segutaido Mtifttanieiite mgole diuastiche, laaciare una vuiih parven/a di 

NAH introdu- procedura democratica. Sotto gli 'Abbasidi, durante la decadenza del r^. 
zione critica alle lifìfatu, i magnati dell'impero, liimiti in comitato di salute publ)lica. sce- 

tradizioni sulla ,. ., /-, Tjyy ,■ > < j j.x i 

uccisione di glievano il nuovo Calirio e tacevano la cosi detta proclamazione pjivata, 
Umar e sull'eie- |a bay'ah al-khàsisah, alla quale seguiva la formalità ufficiale della 

zlone del Califfo , i i i- i. • i i ■ - i ■ • -i i • 

Uthmàn 1 proclamazione pubblica, o bay ali al- ammali, in cui il popolo rice- 

veva la comunicazione della elezione e l'acclamava, avendo dimenticato chr> 
anticamente questa funzione era la principale e decisiva. 

Quando fu eletto abù Bakr, la riunione nella Saqifah dei banu Sà'idah 
(cfr. 11. a. H., §§ 3G e segg.) mirò soltanto a scegliere il candidato, e Ih 
vera elezione di abù Bakr avvenne il giorno dopo nell'assemblea -popolare. 
Quando morì abu Baki', per l'elezione di 'Umar non fu necessaria la riu- 
nione preparatoria, perchè, come già mostrammo, la sua successione ad abù 
Baki- erasi implicitamente stabilita nella stessa riunione nella quale era 
stato proclamato abù Bakr: abù Bakr ed 'Umar erano talmente uniti da 
costituire un vero duumvirato morale, e la proclamazione del primo significò 
la dichiarazione che l'altro doveva essere il suo successore. Se però fu pos- 
sibile fare a meno della riunione preparatoria, perchè inutile e meno im- 
portante, 'Umar dovette tuttavia farsi proclamare eletto nell'assemblea 
generale dei fedeli, e farsi consacrare con la bay'ah al- 'ammali: altri- 
menti non sarebbe stato legalmente capo della comunità. 

§ 74. — Nelle tradizioni sull'elezione di 'Uthmàn, che segui l'inat- 
tesa uccisione di 'Umar, notansi due correnti tendenziose miranti a falsare 
le notizie che trasmettono. L'una è di affermare che il morente Califfo ha 
diritto ad un' ingerenza diretta nella scelta del successore. Questa divenne 
consuetudine nella corte dei califfi Umayyadi ed 'Abbasidi in omaggio alle 
costumanze greche e sassanidi, ereditate dall' Isiàm, ed a necessità di 
fatto che rendevano impossibile l'osservanza immutata della legge del de- 
serto. Invece Maometto più correttamente, e più conformemente alla tra- 
dizione del deserto, non aveva lasciato istruzioni di sorta. Quindi la tradi- 
zione cerca di stabilire che il consiglio elettivo, la Sùra che scelse Uthmàn, 
fosse di nomina di Umar, con lo scopo di porre un precedente prezioso per 
giustificare la condotta dei califfi successivi, i quali prima di morire ave- 
vano genei'almente cura di assicurarsi, per quanto era possibile, la succes- 
sione, determinando l'erede e vincolando con il giuramento alcuni magnati 
a eseguire la loro volontà dopo morte. Nel caso presente abbiamo inveire 
sufficienti indizi per ritenere che 'Umar non nominasse il consiglio elettivo. 
ma che egli, come Maometto, lasciasse alle cose di andare secondo la loro 
china. Il consiglio elettivo si formò da sé delle sole persone che potevano 

48. 



23. £U H. 



ss '**, 7i». 



costituirlo, ossia dei superstiti emigrati makkani : ma lo tradieioui che se- 
guono lascian trapelare come molti altri Compagni iuflueiiti. mnuo an. 
ziani. s'immischiarono della faccenda e allacciarono intricatissimi e subdoli 
intrighi. 

La seconda coi-rente tendenziosa che vizia tutta la narrazione dei pa- 
ragrafi seguenti, è quella che vorrebbe stabilire il predominio assoluto della 
decisione della Sùra, o consiglio elettivo, sul voto dell'assemblea popo- 
lare. In altre parole si vorrebbe dimostrai'e che la decisione dei sei elet- 
tori fu quella definitiva, inappellabile, e che la grande lotta fosse circo- 
scritta a quelle sei persone. Il voto della grande assemblea popolare viene 
narrato come se fosse una pura formalità. La verità invece scaturiscf' da 
molti ed esplici indizi: la condotta di 'Abd al-rahmàn fu ispirata al con- 
cetto di presentare all'assemblea del popolo una proposta unanime ed im- 
pedire quindi una scissione nell' as.semblea, .scissione che poteva avere 
conseguenze fatali, irrimediabili. Ma 'Abd al-rahman non si contentò di 
ingannare i colleghi del consiglio elettivo: egli fece un'attivissima inda- 
gine presso tutti i capi nella città per sentire i loro umori e raccogliere i 
voti e le speranze dei veri elettori. Se la decisione dei sei elettori della 
Siìra fosse .stata la vera ed unica determinante, tali indagini non erano 
necessarie. Secondo il concetto abbasida. che domina nella tradizione, il 
popolo non aveva altro compito che di accettare ciecamente quanto deci- 
devano i membri della Sur a e nulla più: i tradiziouisti tentano gelo.sa- 
mente nascondere il fatto, che il popolo avrebbe potuto respingere la 
candidatura proposta dalla Sùra e proclamare eletto un altro. Guai se tali 
verità si fossero infiltrate nel popolo di Baghdad nel ii secolo della Higrali : 
ogni elezione di califfo avrebbe significato torbidi e pericoli incalcolabili, 
oltre quelli già gravissimi che, anche con il sistema perfezionato, getta- 
vano si spesso lo .scompiglio nella corte imperiale. 

Le manovre dunque di 'Abd al-rahmàn miravano a .scoprire la rela- 
tiva forza dei partiti ed a proclamare il candidato che aveva maggiori 
probabilità di riuscita. 

§ 75. — Dal contestf) generale dei fatti noi crediamo di arguire che 
'Abd al-rahmàn .scoprisse con .sufficiente esattezza la relativa forza dei 
partiti: egli appurò che esisteva un fortissimo partito anti-'umarida. che 
era unito e compatto finché viveva 'Umar ed era riuscito a farlo scom- 
parire, ma questo stesso partito, .soppres.so l'avversario unico, erasi scisso in 
tanti piccoli partiti in quanti erano gli aspiranti al potere, e principalmente 
i seguaci di "Ali, di Talhah e di al-Zubayr. gli uni gelosissimi degli altri 
e pieni di recipnica invidia e di .sospetti. Quanto avvenne dodici anni 



23. a. H. 
ARABIA MADI- 
NAH. - Introdu- 
zione critica alle 
tradizioni sulla 
uccisione di 
Umar e sull'ele- 
zione del Califfo 
'Uthmàn.l 



<;». 



§§ 75, 76. 



23. a. H. 



23. a. H. 
[ARABIA MAOI- 
NAH. - Introdu- 
zione critica alle 
tradizioni sulla 
uccisione di 
'Umar e sull'ele- 
zione del Califfo 
'Uthmàn.i 



piii tardi. doiH) ucciso Uthmàn, è prova sufTicieuto di qup) che diciamo. 
Dall'altra parto Abd al-rahiiiàn trovò un partito saldamente costituito, forte 
per censo, per lama, per disciplina e per estese influenze, il partito dei 
Qiuays, sul quale Umar si era principalmente appoggiato nel suo governo, 
partito cui egli aveva conferito le maggiori cariche nello Stato e che do- 
minava già l'impero in mille modi diretti e indiretti. 

Il candidato di questo pai'tito era uno solo. Tthmàn, per tutte quelle 
ragioni che sono le più valevoli in Arabia: età, parentela con il Profeta, 
consanguineità con la classe regnante, ed anzianità di servigi resi alla causa 
comune. Egli era il solo vero qurasita tra i più antichi Compagni di Mao- 
metto. Quali che fossero i meriti personali di 'Uthmàn e le sue attitudini 
al potere, 'Abd al-rahmàn non aveva da scegliere, e quando venne il mo- 
mento decisivo egli non potè più esitare. 

Della triatle, 'Ali, "Talliah e al-Zubayr, il primo, 'Ali. aveva arabica- 
mente la precedenza come diritto sugli altri due, ma risulta dal contesto 
delle notizie, che il partito di 'Ali fosse assai poco numeroso, e che 'Ali 
stesso, per gravi difetti del suo carattere, non godesse di veruna sicura 
popolarità presso le turbe in Madinah né fuori. Aveva modi sgarbati, era 
calvo, amante del dormire, con gli occhi rossi infiammati di congiuntivite 
cronica, pancia protuberante ed una rilassatezza di modi e di costumi che 
lo rendeva suscettibile d'influenze non buone. Era anche politicamente 
inetto e, almeno negli anni maturi, privo del fascino di ardimenti fisici 
e di slancio bellicoso. Con gli anni era divenuto più che mai incerto e 
titubante. 

§ 76. — Quando si venne alla giornata decisiva, in cui 'Abd al-rahmàn 
doveva annunziare a nome di tutti i colleghi la candidatura prescelta, 
l'accorto makkano giocò d'astuzia con una grandissima abilità, e seppe 
ingannare 'Ali e renderlo del tutto innocuo. Non solo si fece aiutare da 
terze persone, che indussero Ali, con stratagemma quasi infantile, a com- 
promettere la propria nomina con una errata risposta, ma seppe anche ac- 
conciamente preparare il terreno. Convocato il popolo a comizio in ora 
mattutina, forse d'accordo con amici e conniventi (tra i Qm-ays), quando 
il luogo di riunione (la moschea di Madinah?, o la Musalla?) era tutto 
occupato preventivamente da fautori di 'Uthmàn e dei Qurays, 'Abd al- 
rahmàn, pronunziato il nome del candidato, potè ottenere per esso i 
.suffragi dei presenti tutti prima che i seguaci di 'Ali, ed 'Ali stesso, aves- 
sero tempo di riaversi dallo stupore. Pare che gli 'Alidi fossero sicuri della 
loro vittoria, e forse non capirono che i seguaci di "Talliah e di al-Zubayr, 
non appena convinti che la lotta era tra 'Uthmàn ed 'Ali, non si eran dato 



50. 



•I 



23. a. H. gg 70, 77. 

più verim pensiero di appoggiaiv Ali e lo avevano lanciato solo con cpu-I 23. a. h. 

,. . . .■ ;, i- ■ I- 1- A.u- 1- . • [ARABIA MADI- 

puguo di amici e parenti (la tainiglia di Abbasi su cni ogli poteva suii- ^^^ . in,rodu- 
lameiite eccitare. zion*. critica alle 

Ti_ j 1 i 1 •! 1 . , , . . , tradizioni sulla 

t\i dunque aiichci questo un abile colpo, ma riuscì beuissimo, avendo uccisione di 
anche il vantaggio di essersi svolto con l'osservanza sì coiretta e scrupolosa Umar e suii'eie- 
delle forme volute dalla consuetudine, che, come vedremo in appresso," Uthmàu. ^)°hman 
appena salito al potere, si considerò più legittimamente eletto dei suoi due 
predecessori, e tentò novità che questi non avevano osato nemmeno pensare. 
Tale era l'apparenza di legalità della cerimonia, che gli oppositoii di Umar 
e dei Qurays furono sopraffatti e momentaneamente ridotti all'impotenza. 

ARABIA-MADlNAH. — Uccisione del Califfo Umar (mercoledì 2(5 Dzù-1- 
Higgah 23. H. = 3 novembre 044). 

§ 77. — (Saliraah I). Gimàdah, da Sulaymàn b. Abd al-'aziz b. abì 
Thàbit b. 'Abd al-'aziz b. 'Umar b. 'Abd al-rahmàn b. 'Awf, da suo padre, 
da 'Abdallah b. Ga'far, da suo padre, da al-Miswar b. Makhramah). Il 
Calittb Umar pas.seggiava un giorno nel mercato di Madinah. ijuando tu 
incontrato da abù Luluali. il gliulàm o servo di al-Mughirali h. Su'bali. 
che professava fede cristiana. 11 servo fermò il Califfo e gli disse: « Aiu- 
« tami contro al-Mughiiah b. Su'bah, perchè egli m'impone una tassa 
«(kharàg) gravosa». — «Quanto gli paghi?», chiese il Califfo. — «Due 
« dirham al giorno », fu la rispo.sta del .servo. — « Quale è il tuo mestiere'? ». 
— « Faccio il falegname, lo scalpellino ed il ferraio ». — Il Califfo 'Umar 
osservò allora che il saggio da lui pagato al padron'te non era affatto ec- 
cessivo, considerando i numerosi mestieri che egli faceva, ed aggiun.se : 
« Mi hanno detto che tu ti .sei' vantato di poter fare un molino mosso dal 
« vento ». abù Luluah rispose che era vero, ed il Califfo soggiungo: « Al- 
« lora fanne uno! ». — « Se io fossi libero », esclamò abù Luhrah. « ti farei 
« un molino del quale parlerebbero quanti vivono in oriente id in ocii- 
« dentei », e con queste parole oscure si allontanò dal Califfo, il i piale 
osservò che nelle parole del servo v'era un senso di minaccia di cose ter- 
ribili. Il Califfo ritornò quindi alla sua dimora. Il mattino seguente di 
buon'ora si presentò Ka b al-Ahbàr in casa di 'Umar e gli disse brusca- 
mente: « O Principe dei Credenti! Scegliti un successore, perchè tu sei un 
« uomo moi-to da qui a tre giorni! ». Il Califfo maravigliato gli chiese 
donde avesse questa notizia, e Ka'b gli rispose: « L'ho trovata nel Libro 
€ di Dio, nella Tavvrit! ». 'Umar non voleva credere che in (jucl testo 
.sacro degli Ebrei vi potesse essere menzione del proprio nome. Ka'b in 
risposta ammi.se che il nome di Umar non era menzionato nel lil)ro, ma 

51. 



Umar.j 



K •j'j Ad. 3,. rl> 

23. a. H. sostenne clit' ivi la .sua persona era esattamente descritta con la predizione 

lARABIA MADI- , ,, . • ■ ^ ti n irr j- • P 

NAH. - uccisio- 'l<'Ha «•'« 'i»>« inuninente. Il Califfo non si persuase e dismise 1 animoni- 
ne del Califfo mento sonzìt darvi importanza, perchè non sentiva alcun male od alcun 
iloloro, ma era in ottima salute. 11 giorno dopo Ka'b ritornò da Umar 
alla .solita ora del mattino, gli ripetè l'ammonizione, aggiungendo: «Ti 
« rimangono ancora due giorni soli! ». Anche que.sta volta 'Umar non si 
commosse, ed il giorno seguente Ka'b ritornò per la terza volta dicen- 
(loirli: « Ti rimane soltanto un o;iorno ed una notte! La sventura ti lol- 
« pira al mattino! ». 

La predizione si avverò: il mattino del terzo giorno il Califfo si avviò 
verso la moschea per dirigervi la preghiera, e quando ebbe visto che tutti 
i fedeli si erano schierati in ordine, gridò, come al solito, Allah a k b a r I 
come segnalo che la funzione stava per incominciare. In quel momento 
entrò nel tempio il servo abù Lu-luah, tenendo in mano un pugnale con 
due lame ed il manico nel centro. Spintosi tra i fedeli, ed avvicinatosi 
al Califfo gii vibrò sette pugnalate, una delle quali, sotto all'ombellico, fìi 
quella mortale che lo uccise: nella lotta il servo uccise anche Kulayb b. 
abi Bukayr al-Laythi, che stava dietro alle spalle del Califfo e che tentò di 
proteggerlo. 'Umar, appena avvertito il bruciore dell'arma, sentì mancargli 
le forze e si accasciò in terra: la sua prima parola fu di chiamare Abd 
al-rahmàn b. 'Awf e ordinargli di dirigere la preghiera. 'Abd al-rahmàn 
obbedì e la funzione religiosa venne compiuta, mentre il Califfo .stava 
steso in terra morente. Solo al termine della funzione volle essere traspor- 
tato a casa: mandò subito a chiamare 'Abd al-rahmàn e gli manifestò la 
intenzione di nominarlo suo successore: 'Abd al-rahman non volle accet- 
tare l'offerta e gii consigliò di nominare 'Ali b. abi Tàlib. Umar si rifiutò 
e, mutando consiglio, diede ordine di convocare 'Ali, 'Utiimàn, al-Zubayr 
e Sa'd b. ahi Waqqàs come le persone allora viventi, che erano pivi amate 
dal Profeta al momento della sua morte, e lasciò ordine che essi insieme 
con Abd al-rahmàn b. Awf, dopo un intervallo di tre giorni, procedessero 
alla nomina del successore: se entro quei tre giorni fosse arrivato anche 
Talhah, doveva pur lui far parte del collegio elettivo (Sur a), ma se egli 
non arrivava a tempo, potevano decidere senza di lui. 

Il Califfo trovò ancora forza di indirizzare alcune parole di consiglio 
ad 'Ali, ad 'Uthmàn ed a Sa'd b. abi Waqqàs: a tutti e tre si raccomandò 
egualmente che, ove fossero eletti al califfato, non permettessero ai loro 
consanguinei di pesare sul collo dei fedeli, ossia li scongiurò di non far 
prevalere i sentimenti di famiglia nell'amministrazione dello Stato. Finché 
non fosse stato eletto il nuovo Califfo, la preghiera pubblica doveva essere 



52. 



23. a. H. j9 77, 78. 

dirotta (la Siihavb. Ad abiì Talhali al-Ausàii iliinio poi ordine di mon- 23. a. h. 

,. " ,, ;. , . , . . . ,. lARABIA MADI- 

tare la guardia alla porta ove gli elettori .si sarebbero riuniti e di non fj^n . uccìsìo- 

permettere ad alcuno di entrare. Si raccomandò intine che il suo succea- "« <*•! Califfo 

sore usasse speciali riguardi verso gli Ansar, e si rammentasse che gli 

Arabi erano la forza dell'Isiàm; le tasse riscosse da loro dovevano andare 

tuttt' a beneficio dei loro poveri. Si raccomandò anche che il successore 

o.s.servasse fedelmente i patti conclusi con i popoli tributari dell'Isiàm 

(al-dzimmah). Terminate queste raccomandazioni, si volse al proprio 

tìglio e gli ordinò di usf.ire ed informarsi chi fo.sse il suo uccisore. Saputo 

rhe era il cristiano abù Ijirluah, L^inar ringraziò Dio di non dover morin; 

per opera di un musulmano e mandò di nuovo suo figlio presso 'A'i.sah, la 

vedova del Profeta, per ottenere il permesso di essere sepolto presso il 

Profeta ed abù Bakr. Al medesimo figlio fece anche altre raccomandazioni: 

« Se fra la gente scoppia discordia, segui la maggioranza: se la gente si 

« divide in tre partiti, segui quello nel quale si tioverà Abd al-rahmàii 

• b. 'Awf ». 

Essendosi spar.sa intanto la notizia dell'attentato, i Compagni del 
Profeta, tanto Emigrati che Ansar, accorrevano presso il letto del morente 
per portagli un ultimo saluto: accorse anche Ka'b al-Ahbàr, vedendo il 
quale Umar si rammentò degli ammonimenti avuti dal medesimo e de- 
clamò alcuni versi improvvisati: « Ka'b mi ammoni tre volte: le contai: 
« non v'è dubbio che quanto egli mi disse era vero: ma io non sono mai 
«stato in guardia contro la moitc, perchè sono un mortale: sono stato 
« però in guardia lontro il peccato, che segue sempre l'uomo! » Gli amici 
del Califfo chiamarono un medico, un aralx) dei banu-1-HàritJi b. Ka'b, il 
quale ordinò di dare da bere al Califf'o un poco di bevanda alcoolica 
1 n a b i dz), che però gli usci subito dalle visceri lacerate; iirovarono anche 
un po' latte, ma con lo stesso risultato. 

Intanto le forze del Califf'o andavano .sempre diminuendo, ed egli cessò 
di .vivere durante la notte fra il martedì ed il mercoledì, quando rima- 
nevano ancora tre notti (26-2G) del mese di Dzu-1-Higgah dell'aniif) 23. II. 

(Quando spuntò il giorno .seguente, mercoledì, pc^rtarono il cadavere 
tuori della sua dimora e lo seppelliron<i nella ca.sa di 'Ai.sah, pres.so la tomba 
del Profeta ed a quella di abù Hakr. Suhayb recitò sopra di lui le pre- 
ghiere dei morti, e cinque Compagni, fra i quali 'Ali ed 'Utjimàn, calaiono 
il cadavere nella fos.sa (Tabari, 1, 2722-272';j. 

Cfr. Athir, Ili, :J8-40; Khaldùn, II, App., 124-126. 

§ 78. — (Yazid 1». Hàrùn e abù 'Amir 'Abd al-malik b. Amr al- 
Aqadi, e abù-1-Walid al-Tayàlisi. da Subah b. al-Haggàg, da abù Hamzah 



9$ 7«, 79. 23. a. H. 

23. a. H. Icioè 'Abd iil-ialinian 1». 'Abrlallah (a b. ahi 'AVjdallah) al-Màziiii al-Uasri, 



[ARABIA MAO 
NAH. - Uccisio- 



(letto ibn Kay.saii f ^02. a. FT.], da Gruwayriyah b. Qudàinali al-Tainìmi 
ne del Califfo \i quale racconta:) Feci il pellegrinaggio solenne nell'anno in cui fu uc<i.so 
'Umar. Tornato a Madinah, egli raccontò in una predica il suo sogno del 
gallo che lo aveva beccato, e fu quello l'ultimo venerdì avanti che fosse 
assassinato. Andarono da lui i Compagni del Profeta, poi i Madinesi, poi 
la gente della Siria, poi quella dell' 'Iraq. Noi fummo gli ultimi a entrare 
da lui. Ognuno che entrava, piangeva e faceva le sue lodi. Quando noi en- 
trammo — egli aveva fasciata la sua ferita — gli chiedemmo le sue ultime 
istruzioni (wasiy yah), e fummo noi soli a chiedergliele. « V^i lego in te- 
« stamento », egli disse, « il Libro di Dio, perchè non cadrete in errore 
« finché lo seguirete. Vi lascio gli Emigrati (M uh agir un), perchè la gente 
« aumenterà e diminuirà. Vi raccomando gli Ausiliatori (Ansar), che sono 
«la grande stirpe (si'b) dell' Lslàm, il quale trovò fra essi il rifugio. Vi 
« raccomando i Beduini, che sono la vostra radice e il vostro elemento 
« (màddah), i vostri fratelli e i nemici dei vostri nemici. Vi raccomando 
«i protetti (ahi al-dzimmah), perchè sono i protetti del vostro Profeta 
« ed il sostegno (arzàq) delle vostre famiglie (con il pagamento della 
«tassa): (ora) andatevene» (Sa ad, III, 1, pag. 243, Un. 15-28) [G.]. 

§ 79. — (Muh. b. al-Fudayl b. Ghazwàn al-Dabbi, da Husayn b. 'Abd 
al-rahmàn, da 'Amr b. Maymùn) il quale racconta: Trovai Umar che 
s' intratteneva con Hudzayfah e 'Utjimàn b. Hunayf (suoi luogotenenti), 
e diceva: «Temete d'imporre alla terra più tasse che non possa soppor- 
« tare ». Disse 'Uthmàn: « Se io avessi voluto, avrei potuto raddoppiare la 
« tassa sulle terre da me misurate (senza creare aggravio) ». E Hudzayfah: 
« Io ho imposto alla terra un onere sopportabile, e ciò che [resta] in essa 
« è di molta abbondanza ». Il Califfo riprese: « Abbiate cura della vostra 
« amministrazione e non imponete alla tena ciò ch'essa non è capace (di 
« sopportare). Per Iddio! Se Iddio mi salva, io farò che gl'indigenti del- 
« r Iraq non abbiano mai più bisogno di alcuno dopo di me ». Né passa- 
rono quattro giorni che egli fri colpito. Egli entrò nella moschea tra le 
file (dei Compagni) ai quali disse di mettersi in ordine; e quando ftnono 
ordinati, si avanzò e recitò il takbìr. Allora fu colpito. Lo sentii dire: 
« Mi ha ucciso, o mi ha morso » — non rammento bene — « il cane ». Il bai- 
baro s'avvicinava intanto con in mano il coltello a due tagli colpendo a 
destra ed a manca chi gli si accostava. Tredici ne colpì, di cui nove mo- 
rirono. Veduto ciò un musulmano gli gettò addosso un burnus per pren- 
derlo; e quando egli si sentì preso, si trafisse con una pugnalata nel 
petto (/). Tra me ed Umar, quando fu colpito, non vi era altri che ibn 

64. 



23. £1. H. § 79, 

Abbas. K<ili ('L'amar) prese per mano Abd al-rahmàii li. ' Aut e 1») fece 23. a. H. 

. T 1 • j 11. 1. 1 • - [ARABIA MADI- 

venire vicino a se. Lia pregluera aell alba, ([nel giorno, tu tatta mentre ^ah. - Uccisio- 
v'era poca gente nella moschea, e i vicini jion sapevano nemmeno quel "* <^'' Califfo 
che foase accaduto; ma quando non udirono la vo<u di L-mar, ruppero 
in esclamazioni di .sgomento. 

Quando fiirono ritornati [nella casa di 'Uiuar], il primo ihe entrò da 

Linar fu il)n 'Abbàs. Il Calififb gli di.s.so: « Guarda chi mi ha ucciso »; e 
poiché abu Abbàs, u.scito, rientrò poco dopo dicendo: « La .schiavo di al- 
* Mughirah b. Su'bah, l'artigiano » — era infatti falegname — ; riprese 

Umar: « Perchè raai? Dio lo maledica! Per Iddio, io inm avevo coman- 
« dato, a suo riguardo, altro che rettamente ». Poi soggiunse: « Lode a 
« DioI il quale non ha permesso che la mia morte fosse pei- uno chiamato 
«all'Isiàm». Voltosi quindi a ibn Abbàs: «Tue tuo padi»;, disse, amate 
« clie si moltiplichino gli .stranieri in Madinahl ». Rispose quello: «Lo 
« facciamo soltanto se tu lo vuoi ». Ma 'Umar: « (Come è più possibile, 
« rimediare) dopo che essi hanno imparato a parlare la vostra lingua, a far 
« le preghiere che voi fate, e ad eseguire i vostri riti? » ("j. 

La gente (raccoltaglisi intorno) diceva intanto: «Non disperare!». 
Egli chiese del nabidz, e ne bevve, ma gli u.sci dalla ferita (che aveva 
lacerato lo stomaco); chiese del latte e ne bevve, ma gli venne fuori egual- 
mente. Vedendosi allora imminente la morte, rlisse al figlio 'Abdallah: 
« Guarda a quanto ammonta il mio debito ». Quello fece il computo, e 
trovò 86,000 dirham(*). Di.sse 'Umar: «Se le sostanze della famiglia di 
« "Umar bast*'ranno a pagare, paga con quelle il mio debito; se le loro 
« .sostanze non bastano, chiedine ai banù Adi I). Ka'b. e se non bastano 

- nemmeno (pielle, chiedine ai Quray.s(*j, ne volgerti ad altri invece che 
« ad es.si. Or, figlio mio, va da 'A'isah, la Madre dei Credenti, e dille: Sa- 

- Iute a te da 'Umar — non dire dall'* Emiro dei Credenti >, che oiinai non 
« è più tale per essi — ; gli permetti tu di esser sepolto insieme con i due 
« suoi Compagni':' ». 'Abdallah andò da lei e la trovò che .sedeva r [)ian- 
geva. La salutò: « Umar b. al-Khattàli ti chiede il perme8.so di e.s.ser se- 
« polto con i suoi due Compagni ». — « Per Iddio », di.sse ella, « io lo desi- 
« deravo già per me (questo posto;, ma in ciò antepongo oggi bii a me 
« stessa ». Al ritornò del figlio, Umar si fece .sollevare (da 'Abdallah b. 

Abbàs e Sa'id b. Zayd?), e quando seppe del consenso ottenuto: « Niente », 
di.sse, • mi sta più a cuore di codestcj giaciglio. Or, guarda, Abdallah b. 
« 'Umar: quando .sarò morto, tra8f>ortami siiUa mia bara, e fermati con me 
« sulla soglia (della casa dove è sepolto il Profeta); e di', 'Umar b. al-Khattàb 
« chiede il permes.so (di esser .sepolto nella tomba di Maometto). Se lo per- 



§ 79. ^^* ^* H. 

23. a. H. «metterà ("Aisah), calami (Ifiiitro; se non lo permette, seppelliscimi nelle 

NAH. - Uccisio- * .sepolture (comuni) dei Musulmani ». Or, quando fu trasportato, fti come 
ne del Califfo gp j^.^\ sciagura avesse t,'olpito i Musulmani altro che quel giorno. Assen- 
tirono (tutti), ed egli fu sepolto col A dove Iddio gli fu generoso, insieme 
col Profeta e con abù Baki-. 

Quando fu per morire, gli dissero: « Scegli un successole >. Ma egli 
rispose: « Io non trovo alcuno che ne sia più degno di quelle persone, delle 
« quali si compiaque il Profeta nel suo morire {"). Chiunque di essi sia scelto, 
« egli .sarà Califfo dopo di me ». E nominò 'Ali, 'Uthmàn, Talhah, al- 
Zubayr, 'Abd al-rahmàn, Sa'd. «Se eleggeranno Sa'd, sta bene; se altri 
« qualsiasi di essi sarà scelto, chieda l'aiuto di lui, giacché io non lo revocai 
« già per incapacità né per tradimento » (•*). Aggiunse poi (il proprio figlio) 
'Abdallah con loro, da essere consultato da essi, ma non da essere eletto. 
Quando si radunaronf), 'Abd al-rahmàn disse: « Deferite la cosa a tre 
« di voi ». Allora al-Zuhayr si rimise ad Ali, Talhah ad 'Utjimàn. Sa'd 
ad Abd al-rahmàn. Questi tre candidati alla elezione si raccolsero a con- 
siglio, e 'Abd al-rahmàn disse: « Chi di voi rinunzia alla scelta e la de- 
« ferisce a me? Dio vi assiciari che io non mancherò dal (proporre) ai Mu- 
« sulmani il più illustre e migliore di voi*. Tacquero i due saykh. Ali 
e 'Uthmàn. Riprese allora Abd al-jahmàn: « Deferite a me entrambi la 
« cosa, e io me ne uscirò, e per Iddio! non mancherò dal proporre ai Mu- 
« sulmani il più illustre e migliore fra voi ». I due assentirono. Egli, tratto 
in disparte 'Ali, gli parlò: « Tu hai in tuo favore la parentela del Pro- 
« feta e l'anzianità nella fede. Or, Dio ti protegga!, se tu sei eletto, go- 
« vernerai con giustizia? E se è eletto 'UtJbmàn, ubbidirai e sarai sotto- 
« messo? ». — « Sì », rispose 'Ali. Poi trasse in disparte Utlimàn, e fecegli 
la medesima dimanda, e ne ebbe la stessa risposta. Allora 'Abd al-rahmàn 
disse: « Stendi la mano, o 'Uthmàn ». Quello la stese, e gliela strinsero»' 
(in atto di riconoscimento) 'Ali e gli altri (^). 

Nel dare le ultime istruzioni "Uniar disse: « Paccomando al Califfo 
« mio successore il timor di Dio. e gli Emigrati (per) primi, ai quali conservi 
« ciò che loro spetta e riconosca la venerazione ad essi dovuta. Paccomando 
« che tratti bene gli abitanti degli accampamenti militari nelle provincie 
« (ahi al-amsàr) che sono il sostegno (rid-) dell'Isiàm, e (causa di) col- 
« lera del nemico, e cespite d'entrata per l'erario: non esiga da essi se non 
«quel che loro sopravanza (fadlah um) (^) e con loro beneplacito. Gli 
« raccomando gli Ansar, che hanno dato asilo al Profeta e alla fede, (con- 
« fronti si Qur-àn. LIX, 9): faccia buona accoglienza a chi fa. bene di 
« essi, e distolga lo .sguardo (perdoni) da chi faccia male. Gli raccomando 

66. 



23. a. H. 



79, i¥>. 



« di esser buono con i Beduini, che sono l'elemento oiif^inaiio della razza 23. a. h. 

« araba ed il materiale incremento (màddah) dell'Isiàm: si esijra imposta '*"^?'*;^"^°'' 

^ I- ! MAH - Uccisio- 

« dal sopravanzo (hawàsij dei loro averi, e si restituisca ai poveri tra ne dei Califfo 
« essi. Gli raccomando i protetti di Dio e protetti del suo Inviato, acciò Umar.) 
« che sia osservato il jiatto conchiuso con essi, e non vengauo. aggravati 
« di oneri oltre la loro possibilità, e sia lombattuto chi è dietro di essi (ai 
«confini dell'impero)» (Saad, III, 1, pag. 243, lin. 28-246, lin. 6) [G.). 
Cfi-. Bukhàri. I, 351, lin. 5 e segg. 

NfiTA 1. — Si osservi che la tradizione non fa cenno di alcuno che tentasse di uccidere ahO Lu-- 
la-ah, sebbene questi avesse steso in terra tanti fedeli. Il suicidio, perché uno gli getta sul capo an 
barn US non è verosimile. — La tradizione nasconde poco felicemente fatti di cui non vuole conser- 
vare memoria. — Più aranti Sayf ricorda che l'assassino fu ucciso nelle vie di Madiiaah, mentre fug- 
giva. Questa è forse la vera versione. 

Nota 2. — Già allora cominciava la questione dei non arabi, e il sentimento nazionalista dei vin- 
citori non tollerava che i vinti, abbracciando la fede islamica, si equiparassero agli .\rabi. — IjC parole 
messe in bocca ad 'Umar racchiudono però anche un'altra insinuazione più lungi-mirante: gli 'Abbasidi 
salirono al potere nel 182. H. valendosi dell'appoggio dei non arabi: la tradizi(>ne li accusa ora di aver 
favorito gli stranieri sin dai tempi di 'Dmar a danno degli Arabi. — Queste erano le armi con cui l'op- 
posizione agli 'Abbasidi tentava sfogare il suo malcontento. 

Nota 3. — Dunque 'Umar spendeva per proprio uso i danari pubblici ed aveva contratti debiti 
verso il tesoro islamico. 

Nota 4. — 'Umar non apparteneva ai veri Qurayi: se le parole sono autentiche, sono una prova 
dell'intimità dei suoi rapporti con gli Umayyah (Qurayìi). 

Nota ó. — Questa norma era quella alla quale i Musulmani per consuetudine tr.sdizionale si .sa- 
rebbero attenuti, anche se 'Umar non lo avesse detto. I sei menzionati erano i più anziani e non era 
possibile scegliere un califfo all'infuori di essi. La costituzione della Sura fu quindi spontanea, e cir- 
coscritta la scelta del successore, senza alcun bisogno che 'Omar lo deterinina.sse. Il suo preteso inter- 
vento, rappresentato quasi in forma di iniziativa, è aggiunta posteriore. 

Nota <>. — Tutte le fonti sono concordi nel riconoscere il completo disinteresse di Sa'd !■. ahi 
Waqqas: non aveva però le qualità necessarie all'elevata carica, ed ebbe la grande sapienza di ricono- 
scerlo e di rinunciare ad ogni ambizione. 

Nota 7. — Questa versione è semplice: sopprime tutti gli aspetti poco belli nel cozzn delle ani- 
bizioui, e mira a togliere ogni minaccia di scredito sulla condotta dei Compagni. 

Nota 8. - Le renditn delle provincie dovevan servire a pagare interamente quanto era dovuto 
alle genti d'arme che le custodivano, e soltanto il sopravanzo (fadl) doveva esaere mandato a Madinaii 
(cfr. 2<». a. H., § 252). 

§ 80. — (Ya'tiùb b. Ibràhim b. Sa'd al-Zuliri, da suo padre flbràhim]. 
da 8àlih b. Kaysàn, da ibn Sihàb). 'Umar non permetteva a uno schiavo 
(saby, perciò non musulmano), di età pubere, di entrare a Madinah 
(cfr. § precedente nota 2). Ma al-Mughirah I). ISu'bah gli scrisse da al- 
Kùt'ah, informandolo di aver con sé un garzone artigiano, pel quale gli 
domandava il permesso di venire a Madinah, giacché, essendo fabbro, pit- 
tore e falegname, .sapeva far molte cose utili alla gente. Avendone ottenuta 
licenza, dal Califfo. al-Mu^birah mandò a Madinah il suo schiavo, fissan- 
dogli (o prelevandogli) una tassa di cento dirli a m al mese. Colui si pre- 
sentò ad 'Umar e si dolse della grave/.za della in)posta (a I-kharàgj. « Che 
« cosa sei tu buono a tare? », domandò 'Umar. Quello gli di.sse ciò che sa- 
peva fare; e '-Umar: « Il tuf» kharàg non è troppo in rapporto alla misura 

57. 8 



Umar.] 



e ^1 ^ò> R> ria 

23. a. H. , dulia tua oixMo.sita io ili'l tuo talento) ». Egli se ne andò stizzito e brou- 

NAH. - Uccisìo- lolando. Qualclie giorno dopo, limar, vedendolo passare, lo chiamò: « Non 
ne dal Califfo „ ,„j ^, stato lòrse riferito che tu ti vanti di saper costruire, se vuoi, un molino 
« a vento? ». Lo schiavo si volse impermalito ed arcigno al Califlfo, che era 
con altri, e disse: « Io ti farò una mola, di cui parleranno gli uomini ». — 
«Costui mi ha minacciato», disse Umar, volgendo.si a quelli che erano 
con lui. quando lo schiavo si fu allontanato. Passato qualche giorno, abù 
Luluali pri'se un pugnale a due lame con il manico nel mezzo, e si mise 
in agguato in una delle celle della moschea, mentre era buio avanti il 
mattino; né si mosse di là, jìncliè 'limar uscì, secondo l'usato, per destare 
gli uomini alla preghiera dell'alba: quando gli fu da presso, quello gli 
saltò addosso, e lo colpì di tre colpi, dei quali uno sotto l'ombellico, che 
gli squarciò il peritoneo, e fia mortale. Quindi si volse nel ritrarsi (inhàza) 
verso la gente (che accorreva) nella moschea, e colpì, oltre 'Umar, undici 
persone; poi si trafisse col suo pugnale. Quando 'Umar fu polto dall'emor- 
ragia, e che la gente gli si accalcò d'attorno, disse: « Dite ad 'Abd al- 
« rahmàn b. Awf di dirigere la preghiera»; poi, estenuato dalla perdita 
di sangue, svenne. Mentre 'Abd al-rahmàn b. 'Awf — la cui voce non 
fu riconosciuta dai fedeli — dirigeva la preghiera, ibn Abbàs con altri 
trasportò Umar in casa sua e gli stette accanto, finché durò il deliquio, 
che fu (continuo) e si protrasse sino all'alba. Quando l'aurora rosseggiò, 
il Califfo rinvenne, e guardò in prima le persone che gli stavano d'at- 
torno; poi domandò: « Hanno fatto la preghiera? ». abu-1-' Abbàs rispose di 
sì. « Non v' è Isiàm per chi tralascia la preghiera». Chiese quindi del- 
l'acqua, e fatta l'abluzione pregò; poi disse ad Abdallah b. Abbàs: « Esci 
« e domanda chi mi ha ucciso ». Quello uscì, ed aperta la porta del dar. 
trovò la gente raccolta che aspettava notizia di 'Umar. « Chi colpì l'Emiro 
« dei Credenti? ». — « Lo colpì il nemico di Dio abù Luluah. garzone 
« di al-Mughìrah b. Su'bah ». — Rientrato ibn 'Abbàs, 'Umar allungava su 
lui lo sguardo (yubiddu fiy.va al-nazara) aspettando la risposta. 
« Ho parlato con la gente: essi credono che ti abbia colpito il nemico di 
« Dio abù Lu'lirah, che dopo aver colpito vari altri, si é dato da sé la 
«morte». — «Lode a Dio! », disse Umar, «che non ha permesso che 
« il mio uccisore possa addurre presso Iddio nella contesa contro di me 
«(yuhàgguni) nemmeno una prostrazione (o preghiera) che abbia fatta. 
« Non sono dunque stati gli Arabi ad uccidermi ». Vennero poi, richiesti da 
lui e dal figlio, tre medici, prima uno arabo o beduino, poi uno degli Ansar, 
da ultimo uno dei banù Mu'àwiyah: Umar bevve nabidz e latte, e lo 
emise. Allora il medico ultimo gli disse: « O Emiro dei Credenti, disponi 

58. 



« 



23. a. H. §§ 80, «1. 

«(i'hail) delle tue cose». Disse 'Umar: « Kcoo vhv iiim dei bauù Mn'à- 23. a. H. 

. , , . , ,. -. (ARABIA MADI- 

« wiyah e stato sincero con me; e se tu avessi detto diversamente di così, n^h. - Uccisìo- 
« ti avrei chiamato bugiardo! ». Udendo ciò la gente prese a piangolo su "« «i«' Califfo 

.... , xT , . . 11- 'Umar. 

lui; il quale .soggiunse: « xson piangete su di noi, ma se ne vada chi 
«piange. Non udiste le parole dell'Inviato di Dio, che il morto è punito 
« per il pianto dei suoi? ». — Perciò 'Abdallali 1). 'Umar (negli anni sucios- 
sivi) non lasciò che alcuno dei suoi figli od altri fosse presso di lui oggetto 
di pianti funebri. 

Ma 'Àùsah, a cui fu riferita la cosa, mentre assisteva al corrotto sopra 
un morto della sua famiglia: «Dio abbia misericordia», disse, «di 'Umar 
« e del suo figliuolo. Per Iddio, essi non hanno mentito; ma 'Umar non ha 
«ben ricordato. L'Inviato di Dio passò innanzi agente (idolatra) che ta- 
« ceva corrotto sopra uno di essi che era ferito, e disse: Costoro piangono. 
« ed ecco che il loro compagno sarà tormentato ». Ed 'Umar ne aveva in- 
vece conchiuso ciò (cioè che il pianto dei superstiti fosse la causa (lolla 
punizione del morto) (Saad, III, 1, pag. 250. lin. 7)-2'ì\, Un. 22) [G.]. 

§ 81. — (al-Waqidi, da Hisàm b. 'Umàrah, da abù-l-Huwayrith). Quando 
lo schiavo di al-Mughìrah b. Su'bah venne (a Madinah), il padrone gl'imposo 
una tassa di 120 dirham al mese, quattro dirliam al giorno. Egli <ra 
un tristo: quando vedeva .schiavi in piccola età, andava, carezzava loro la 
testa, e diceva piangendo: « Crii Arabi ini hanno mangiato il fegato ». 
Quando 'Umar tornò da Makkah, abù Luluah venne a cercare il Califfo 
e lo trovò una mattina che andava al mercato appoggiandosi al braccio 
di Abdallah li. al-Zubayr. «O Emiro dei Credenti, il mio padrone al-Mu- 
« ghirali mi ha imposto una ta.ssa superiore alla mia capatiità ». — « Quanto 
« ti ha imposto "r* ». — « Quattro dirham al giorno ». — « E che cosa fai? ». 
— « Fabbrico mulini a mano », e tacque degli altri suoi mestieri. « In 
«(pianto tempo fai tu una mola?». E glielo disse. «Quanti) la viridi?». 
K glielo di.sso. « F^gli ti ha imposto una mite contribuzione. V^a, e sbcusa 
« al tuo padrone quel die ti ha richiesto ». Poi gli disse mentre s'alloii- 
t<inava : «Non vuoi fare una mola per noi?». — «Si», rispose abù Lu- 
hrah, « ti farò una mola di cui parlerà la gente delia città ». 'Umar a 
queste parole n'ebbe timore, e voltandosi ad Ali che era con lui : « ('ho ti 
« sembra ch'egli abbia voluto dire? ». — « Egli ti ha minacciatt), o Principe 
« dei Credenti ». Soggiunse Umar: « Basta Dio a difenderci contro di esso. 
« Io credo ch'egli al)bia intoso di osprimoic un (suo) profondo (disegno: 
«ghaur'"j» (Saad, III, 1, pag. 251, lin. 22-252, lin. C>) |(Ì.J. 

Nella tradizione che precede è palese la tendenza di voler gettare lo 
scredito dell'uccisione di Umar .sopra un persiano e di far comparire il 

6H. 



§§ Hi-Hd. 23. a. n. 

23 a- H. sud atto come la vendetta d'un nazionalista persiano, che aveva in (»dio 

fARABIAMADI- , -,,,,*•.,• 

NAH. - Uccisio- ' MUOVI [ladroni dell Asia Anteriore. 

ne del Califfo (5) (al-Wàqidi, da Abd al-rahmàn I). 'Abd al-'aziz, da "Abdailali b. 

abi Rakr b. ITazm). abfi Lu-luah era uno schiavo (prigioniero della bat- 
taglia di Nihàwand) (Saad, III, 1, pag. 252, Un. 6-8) [G.]. 

§ 82. — (Mu'àwiyah b. 'Amr al-Azdi e al-Hasan b. Musa al-Asyal» e 
Ahmad b. Abdallah b. Yùnus, da abù Khaytliainah Zuhayr b. Mu'àwiyah, 
da abù Ishàq, da Amr b. Maymun). Ero presente quando 'Umar lu col- 
pito, abù fju-lu-ah gli venne addosso, mentre egli ordinava le file, <• lo 
colpì, e colpi del pari con lui altre dodici persone. Vidi ' Umar stender la 
mano e gridare: « Raggiungete il cane che mi ha ucciso ». La gente on- 
deggiò, fijicliè venne uno di dietro e lo prese (cioè l'assassino). Dei feriti 
sei sette morirono. Umar fu trasportato nella sua casa. Venne il medico 
e gli domandò: « Quale bevanda ti è più gradita? » — «Il nabidz». Fu 
fatto portare il n a b i dz , ed egli ne bevve, ma gli riusci da una delle 
sue ferite. Dissero (i presenti): « E soltanto scolo di sangue? ». Bevve poi 
del latte, ma anche questo venne fliori. Allora il medico disse: « Da' le di- 
« sposizioni che intendi di dare; che non ti vedrò più stasera ». Venne Ka'b 
e: « Non te lo dicevo che tu non saresti morto altro che da martire? e tu 
« dicevi: Come è possibile, se io sono sempre in Arabia? ». Poi disse uno: 
« La preghiera, o servi di Dio » ; e stava per spuntare il sole. Allora si 
contesero l'un l'altro (chi dovesse dirigere la preghiera: tadàfa'ù), finché 
mandarono 'Abd al-rahmàn b. Awf, il quale recitò (qara) le due più 
brevi su re del Qur-àn: «Per il pomeriggio» (CHI), e «Noi ti abbiamo 
« dato al-Ka\vthar » (CVIII). Allora disse 'Umar: « O Abdallah. portami 
« l'omoplato su cui scrissi ieri l'affare del gadd. Se Dio vorrà portare a 
« compimento quest'affare, lo porterà ». — « Basteremo noi », disse 'Abd- 
allah, « a far ciò (cioè a cancellare) ». — « No », soggiunse Umar, e preso 
l'omoplato ne cancellò (lo scritto) con la sua mano. Poi chiamò sei per- 
.sone: Utjimàn, Ali, Sa'd b. ahi Waqqàs, Abd al-rahmàn b. Awf, Talhah 
b. 'Ubaydallah e al-Zubayr b. al-'Awwàm. Primo fra essi chiamò 'Utiimàn. 
e disse: « O' 'Uthmàn, se i tuoi Compagni ti (eleggono) in considerazione 
« della tua età, temi Dio, e non imporre i figli di abù Mu'ayt (= Umajyadi) 
« sul collo degli uomini ». Poi fece ad 'Ali le sue raccomandazioni. Quindi 
ordinò che Suhayb (dopo la sua morte) dirigesse la preghiera (Saad, III. 
1. pag. 246, lin. 6-25) [G.]. 

§ 83. — (Ubaydallah b. Musa, da Isrà-il b. Yùnus. da abù Ishàq, da 

Amr b. Maymùn). Ero presente il giorno dell'uccisione di 'Umar, e solo 

per la riverenza e timore di lui — che era un uomo venerando — non mi 

- • 

60. 



UmarJ 



^o. à. H. § 83. 

riovai nella prima Hla, ma in quella contigua. P^-ijli non pronunziava il 23. a. h. 

takbir se non quando si tosse messo di ti-ontc alla [nana hla: e se vedeva nah. - Uccisio- 

quahuno uscii-e dal suo ordine innanzi o indietro, lo batteva nm il nerbo. "^ <*•' Califfo 

Questo anche mi teneva discosto da lui. Or egli s'avviò (a qba la), quando 

gli si parò davanti abii Lu-luah, schiavo di al-Mughhah b. JSu'bali: il quale 

disse qualche parola ad 'Umar non lontano (nàga Umar gli avrà 

ba'id), e gli vibrò tre colpi. Vidi Umar che diceva, con la mano distesa: 

« Prendete il cane, egli mi ha ucciso ». La gente ondeggiò, e l'as.sassino 

feri altre persone, finché un uomo gli fu addosso da dietro, e lo serrò tra le 

braccia. 'Umai* fu trasportato via, e la gente ondeggiò gli uni su gli altri, 

tinche qualcuno disse: « La preghiera, o servi di Dio: il sole è giri spun- 

«tatol». Spinsero allora (fadafa'u) 'Abd al-iahmàn 1). 'Awf, il (piaif 

• pregò con noi (recitando) le due più brevi suro del Quràn : «Quando 
« verrà l'aiuto di Dio e la vittoria » (CIX), ed « Ecco ti abbiam donato 
. il Kawthar» (CVIII). 

Trasportato 'Umar, la gente entrò da lui «. O Abdallali 1). Abbàs », 
egli disse, « va fuori e grida tra la gente : O uomini, il Principe dei Credenti 
«domanda: K for.se ciò (avvenuto) per deliberazione (mala) da parte 
« vostra? » — « Dio ci scampi », essi l'isposero, « nulla .sappiamo, o di nulla 
« abbiamo avuto sentore »('). — Chiese allora un medico, il quale venne, ecc. 
(come nella versione precedente)... 'Umar si lece portare l'omoplato sui cui 
aveva scritto la disposizione relativa all'eredità (faridah al-gadd), eia 
cancellò da sé con la mano... Poi fatti venire a sé i sei candidati, parlò 
soltanto ad 'Ali ed 'Uthmàn. Al primo disse: « O Ali. tòrse costoro rico- 
« nosceranno in te (quali prerogative per la elezione a Califfo) la tua con- 
« sanguineità e l'attinità col Profeta, e quanto sapere giuridico e dottrina 
« Dio ti ha dato. Se sarai preposto al governo, temi Dio in esso ». Poi 
parlò ad lltlimàn: « Foi-se costoro riconosceranno in te la tua affinità al- 
« l'Inviato di Dio, quale suo genero, e la tua età e nobiltà. Or, se tu sali 
« al governo, temi Iddio, •' non sovrappone ai c<illi degli uomini i figli 

• di abù Mu'ayt (= Umayvadi) ». Poi fece cliiamare Suhayb ordinandogli 
<ii dirigere la preghiera jier tre (giorni), e che i sei elettori-candidati re- 
stassero in disparte in una casa. « Quando si sono accordati .sopra uno. (hi 

'i cuntraditta, tagliategli la testa ». 

(Quando furono usciti. 'Umar disse: «Se eleggono il calvo (Ali ), egli 

• li c<jndurrà per la (retta) via ». — « Or che cosa t' impedi.sce », domandò 
il figlio di '['mar, .« (dal nominarlo o indicarlo alla successione?)? ». — 
€ Mi ripugna », rÌ8|X)se Umar, « di a.ssumermi la responsabilità di essi, vivo 
« e morto ». Venne poi a lui Kab e gli dis.se: « La verità (al-liaqq) vien 



•il. 



§f 8*«. 23. a. H. 

23. a. H. ^ ^.^\ t,i() Padrone! Or non sarai più dei dubitanti. Ti annunziai già che' 

(ARABIAMADI- ^. ^ t • t^ i • , -, . 

NAH. - uccisio- * tu saresti morto martire, e tu dicevi: Donde mi verrà il martino, se i<i, 
ne del Califfo « squo nella penisola degli Arabi (in Arabia)?» (Saad, III. 1. pag. 24(;j 
"'"*'■' lin 25-247, lin. 28) [G.]. 

Nota 1. — E palese che questi discorsi sono iutrodotti nella narrazione per cancellare la me-' 
moria della congiura ed ogni sospetto della complicità dei grandi Compagni. Ma non i- esclniio affatt'/ 
che 'limar sospettasse realmente di essere vittima d'una congiura dei Compagni. La tradizione {acre-: 
dere che 'Umar si tranquillasse, quando seppe che l'assassino non era musulmano: ne <lubitiamo! Ne 
è prova la tradizione che segue. 

§ 84. — (al-Wàx}idi, da abù Bakr b. 'Abdallah b. abi Sabrah. da Gra'far 
b. Muli., da suo padre jMuh.J). Quando 'Umar fu colpito, si adunarono 
presso di lui (ilayhi) i Compagni, reduci da Badr, Emigrati e Madinesi. 
Egli disse ad ibn ' Abbàs : « Va da essi, e domandali se ciò mi sia acca- 
« duto per loro deliberazione e consiglio ». Uscì ibn 'Abbàs e li domandò. 
« No, per Dio! », rispose la gente, « noi vorremmo che Iddio accrescesse 
« (prolungasse) a te la vita con le vite nostre! » (Saad, IH, 1. pag. 252. 
lin. 19-23) [G.J. 

La tradizione non ha potuto celare il fatto che 'Umar, morendo, ac- 
cusò i Compagni suoi oppositori in Madinah di averlo fatto assas.sinare : 
è palese che la morte di 'Umar è stata attribuita ad una congiura di 
Musulmani in Madinah e il tenore di questa tradizione che vorrebbe 
negare il fatto, invece tradisce la verità. L'accusa è stata così insistente 
e fondata, che dalla tradizione si è sentita la necessità un tempo di 
oppoiTe un diniego formale. Se questa voce non fosse esistita, se non si 
fosse propagata e se non avesse trovato molti che l'accettavano come 
vera, è manifesto che nessuno avrebbe pensato a confutarla con una spe- 
ciale tradizione (cfr. §§ 72, 109, 153). 

§ 85. — (al-Wàqidi. da abii Bakr b. Ismà'il b. Muli. b. Sa'd, da suo 
padre [Ismà'il]). Quand Umar fu colpito, abù Lu-hrah tentò di fuggire. 
Ma 'Umar prese a gridare: « Il cane! il cane! ». L'assassino ferì altre per- 
sone, finché fu preso da alcuni Quraysiti, 'Abdallah b. 'Awf al-Zuhri. Hisàm 
b. 'Utbah b. abi Waqqàs, ed uno dei banù Sahm, mediante il qamis che 
'Abdallah b. Awf gli gettò addosso. Quando egli si sentì preso, si trafisse 
col pugnale (al-khangar) (Saad, III, 1, pag. 252, liu. 8-13) [G.]. 

I nomi di coloro che tentarono arrestare e non uccidere abù Luhrah, 
nomi di uomini appartenenti alle tribù meno aristocratiche di Makkah e 
presumibilmente amici del Califfo, percliè Qurays convertiti dopo la presa 
di Makkah (cfi-. Athìr Usd, III, 240; Hagar, II. 861, n. 9239) potreb- 
bero significare il tentativo dei fidi ad 'Umar, di far prigioniero l'assassino 
ed interrogarlo sui mandatari e sobillatori (cfr. §§ 112, 164). 

62. 



'Umar.l 



23. a. H. §g 86.90. 

§ 86. — (al-Waqidi. da Abdallah b. Nàti', da suo padre [Natì'J). abiì 23. a. h. 

Lirlu'ah si colpi da sé, tinche si uccise; e 'Abdallah l). Awf al-Zuhii gli ' ^ah - uccìsici 
mozzò la testa (Saad, III, 1, pag. 252, lin. 13-U5) [G.]. ne dei Califfo 

§ 87. — (al-Waqidi, da Israa'il b. Ibrahun b. Uqbah, da Muh. b. "Uqbah, 
da Sàlim b. 'Abdallah. da suo padre [Salimi). Udii 'Limar che gridava: 
« Mi ha colpito abiì Lu-hrah. Né poteva essere altri che un cane, a col- 
« pirmi tre volte!» (Saad, III, l, pag. 252. lin. Ui-18) fCf.]. 

§ 88. — CWaqi' b. al-Cxanàh, da al-Aiua.s, da Ibràhim al-Taynii. da* 
'Amr b. MaymQn). Il giorno che 'Uraar fii colpito, aveva indosso un izàr 
giallo. Entrato (nella moschea) disse: « La preghiera, o servi di Dio: state 
«dritti (in fila) al vostro posto (istawù) ». Poi intonò il.takliir, e al- 
lora fii colpito una o due volte. Alzò siU i)etto l'i zar giallo, e cadde, 
dicendo: « Il comando di Dio è ordine prestabilito (sarà XXXIII, 38)». 
tabu Ludu-ah) si volse verso la gente e uccise e feri parecchi: poi, quando 
la gente gli si strinse contro, s'appoggiò al pugnale e si trafisse (Saad, 
UI, 1, pag. 252, lin. 24-263, lin. 2) [Q.]. 

§ 89. — ("Abdallah b. Bakr al-Sahmi. da Hàtim b. ahi Saghirah, da 
Simàk). 'Umar b. al-Khattàb, quando fii per inorile (h ud ira), disse: «Se 
«io scelgo un successore, è sunnah; e .se non scelgo un successore, è 
«sunnah. L' Inviato di Dio mori senza lasciare un successore: mori abù 
« Bakr e nominò un successore ». 

Or disse Ali: «Io .so, per Iddio! ch'egli non si di.scosterà dalla sun- 
« nah dell'Inviato di Dio ». Ciò avveniva quando 'limar affidava la succes- 
sione alla deliberazione consigliare (sùra) di 'IJthmàn I). Affàn, Ali b. 
abi Tàlib, al-Zubayr, Talhah, Abd al-rahmàn b. Awf, Sad b. ahi Waqqàs; 
e disse agli Ansar: « Menateli per tre giorni entro una casa. Se regolano 
«la faccenda, (sta bene); .se no, entrate e tagliate loro la testa » (Saad, 
IH. 1. pag. 247, lin. 28-248, lin. 7) [G.]. 

§ 90. — ('Affan 1). Muslim, da Hamraad I). Salainah, da Ali b. Oud'àn, 
da al)u RàH'). 'Umar I». al-Khattàb. appoggiato ad ibn Abbàs, e avendo 
presso di sé ibn 'Tmar e Sa id b. Zayd: « Sappiate ». disse, « che io non 
« vi lascio alcuna prescrizi<me relativa alla parentela indiretta (al-kalà- 
«lah, nei rapporti dell'eredità), né eleggo alcuno a mio .succe.s.sore. Sol- 
« tanto, quale degli .schiavi di guerra di stirpe araba sopravvivrà a me, 
« sia libero, di quelli che sono proprietà di Dio (min mài A 1 1 ah = tesoro 
« pubblico) ». Di.sse Sa'id b. Zayd 1). 'Amr: « Se tu indicassi uno dei Mu- 
« sulraani (a succederti), la gente avrebbe fiducia in te ». Rispose 'Umar: 
«Io h(» veduto da parte dei miei Compagni avidità e cattiveria: perciò 
« io deferi.sco la cosa a quelle sei persone di cui fu contento l'Inviato di 

Ki. 



89 90-94. 23. a. H. 



23. a. H. « Dio quando morì. Se vivesse ancora uno dei due uomini, Salini mawla 

'*l^^'*„r"^°'" « di abù Hndzavfah o abu 'Ubaydah b. al-Garràh, lascierei a lui il govf-rnr, 
ne d«i Califfo ,, (.(.u fiducia* (Saad, 111, 1, pag. 248, Im. 11-20) [Cr.J. 
"'"*'l Nelle paiole di 'Umar in questa tradizione è abbastanza esplicito il 

cenno ai partiti d'opposizione al suo governo. È manifesto che Sàlim ed 
abù 'Ubaydah erano superiori a tutti gli altri Compagni nella stima di 
'Umar, e non colpevoli di « avidità e cattiveria », ossia di sorda guerra al . 
Califfo e di malevoli intrighi. 

I 91._(Wakr b. al-Crarrah, da al-A'mas, da Ibràhim». Di.sse 'Umar 
b. al-Khattàb: « Chi posso io nominare mio successore? Magari fosse in vita, 
« abu 'Ubaydah b. al-Garrah (sceglierei lui!) ». Uno gli dis.se: « Perchè 

* non tieni conto di 'Abdallah b. Umar? ». — « Iddio ti maledica! Per Iddio. 
« Non sia mai che io scelga a successore un uomo, che non è stato buono 

* a ripudiar la sua donna » (Saad, III, 1, pag. 248, lin. 20-24) [G.j. 

Si è voluto dare in esempio ai posteri l'abnegazione di 'Umar, che 
uon volle lasciare il potere al proprio figlio, ma preferi che il popolo dei 
fedeli si scegliesse liberamente il capo che preferiva. 

I 92, _ CArim b. al-Fadl, da Hammàd b. Zayd, da Ayyùb, da Abd- 
allah b. abi Mulaykah). ibn 'Umar disse a suo padre 'Umar b. al-Khattàb: 
« Perchè non nomini tu il successore? ». — « Chi mai? ». — « Tu ti .sforzi 

* di fare il meglio che tu possa (tagtahidu): non sei tu per essi un 

* padrone. Eitìetti: se mandi a (ckiamare) uno preposto a una tua terra, 
« non ti piace ch'egli lasci qualcuno al suo posto finché ritorni? ». — « SI ». 
— « Ancora, se mandi a (chiamare) un pastore del tuo gregge, non ame- 

* resti ch'egli lasciasse qualcuno (in guardia), finché egli sia di ritorno? ». 

Secondo alcuni 'Umar avrebbe risposto al figlio, dicendo: « Se scelgo 
« qualcuno a successore, fece cosi uno migliore di me; e se lascio (che la 

* gente se lo scelga da sé), fece altrettanto uno migliore di me » (Saad, 
III, 1, pag. 248, lin. 24-249, lin. 3) [G.]. 

§ 93. _ (ibn Ishàq). Al momento di morire, si dice che il Califfo 'Umar, 
chiamato a decidere della successione, .si esprimesse nei seguenti termini: 
« Se io stabilisco un successore, (potrei addurre come giustificazione che) 
*lo ha fatto uno (= abù Bakr) migliore di me: se invece ne affido ad 

* essi (= ai Compagni) l' incarico, (posso dire che) lo ha fatto anche uno 
«(= Maometto) migliore di me» (Hisàm, 1010). 

Cfr. anche Tabari, I, 2777, lin. 9-11. 

I 94. _ (Sihàb b. 'Abbàd al-'Abdi. da Ibràhim b. Humayd. da ibn abi 
Khàlid [Ismail al-Ahmasi, mawla t 146. a. H.J, da (>ubayr b. Muh. b. 
Mutim b. Gubavr b. Mut'im). Disse 'Umar ad 'Ali: * Se mai tu sali al 



M. 



23. a. H. gg ,^.9^. 

« govenio dei Musulmani, bada di non sovrapporrt' al collo della <^ento i 23. a. h. 

«banu Abd al-Muttalib (= i Hiùsimiti) *. E ad Llthman: * So prendi il ''^nak'*u^c1^<I. 
« potere sui Musulmani, non sovrappore al collo della gente i bamì ahi "e dei Califfo 
<Mu'ayt (= gli Umayyadi) » (Saad, IH, 1, pag. 249, lin. 1-1 1 i [(J.J. ^'"*'' 

Questa tradizione coraggiosa condanna tanto gli Umayyadi quanto 
gli 'Abbàsidi ed è di quelle coniate, nel ii secolo della Higrah, dai partiti 
di opposizione ai Califfi di Baghdad. 

§ 95. — (Ya'qùb b. Ibràhìm b. Sa'd al-Zuhri, da suo padre [Ibràlum], 
da Salih b. Kaysàn, da ibn Sihàb, da Salim b. 'Abdallah, da Abdallah 
b. 'limar). Entrò chi 'Umar, poco prima ch'egli spirasse, un crocchio (com- 
posto da) 'Abd al-rahmàn b. 'Awf, 'Uthmàn, 'Ali, al-Zubayr e Sa'd. Il Ca- 
lifif'o li guardò e disse: « Ho guardato a voi pel governo degli uomini, e 
« non ho trovato presso gli uomini discordia (siqàq), tranne che .sia presso 
« di voi. E se discordia vi è, essa è tra di voi. La cosa è deferita a sei: 
« 'Abd al-rahmàn, 'Uthmàn, 'Ali, al-Zubayr, Talhah (che era assente, sui 
« suoi poderi, in Sarah). Le vostre genti porranno a capo un di voi tre », 
disse rivolto ad Abd al-rahmàn, 'Uthmàn ed 'Ali. « Se tu avrai dominio su 
« qualche cosa o 'Abd al-rahmàn, non dar prevalenza ai tuoi congiunti; né 
« tu, Uthmàn, se ne avrai, ai banu abi Mu'ayt; né tu, "Ali, ai banù Hà- 
« .sim. Andate ora, e tenete consiglio, ed eleggete uno di voi ». 

Usciti a consultarsi — narra Abdallah b. 'Umar — Uthmàn mi chiamò 
una o due volte perchè io entras.si nella faccenda; ma per Iddio, io non volli 
prendervi, parte .sapendo che doveva accadere quel che mio padre aveva 
detto. I^are volte, per Iddio! io l'ho veduto muovere labbra su qualche cosa, 
che non fosse proprio cosi. E giacché 'Uthmàn insisteva, gli dissi: « O non 
«intendete! Eleggerete voi un amir, mentre il Principe dei Credenti è 
«vivo?». Fu, per Iddio!, come se avessi destato dal letto 'Umar; il quale 
di.sse: « Aspettate, che mi è venuto un altro pensiero. Vi diriga la preg!iioi;i 
« Suhayb per tre giorni. Poi decidete del vostro governo. E chi di voi salga 
«al potere senza plebiscito ('ala ghayr maswarat'" min) dei Musul- 
« mani, tagliategli la testa » (Saad, III, 1, pag. 249. lin. 11-250, lin. 2) [G.]. 

Ancor questa tradizione ricorda come la di.scordia ('si<|àq) regnas.se 
tra i Compagni in Madinah : ciò è chiara allusione al conflitto dei partiti 
nel grembo dell'Isiàm intomo e contro 'Umar, vivacemente discordi tra 
loro per il potere! Le ultime parole della tradizione! .sono probabilmente 
anch'esse la voce dei partiti di opposizione agli 'Abbàsidi. perchè condan- 
nano chi aasume il potere .senza i diretti suffragi del popolo. 

§ 96. — (abù 'Amir Abd al-malik \>. 'Amr al-'Aqadi, da Misar. da 
Simak. da il>n AbbAs). ibn 'Abhà.s entrò da Umar. qiia(idf) (piesti fu ff- 

65. g 



Umar. 



§§ !H>-ioi. 23. a. H. 

23. a. H. i-jt,, ,3 prese a dirteli parole di lode. «Per quale cosa mi lodi tu?», do- 

lARABIA MADI- , ,., , -, • /• i \ li. o r. 

NAH. - uccisio- mandò (il morente), « per il mio governo (imrah) o per altro? » — « Per 
ne del Califfo « tutto ». — «0 volosse il cielo chc io u.scìssi (almonoj in pari, senza me- 
« rito senza colpa» (Sàad, III, 1, pag. 254, Un. 26-255, lin. 1) [G.]. 

§ 97. — (Muh. b. 'Ubayd al-Tanàfisi, e 'Ubaydallah b. Musa, da Misar, 
da Simàk, e. s.). ibn 'Abbàs dice ad 'Umar: « Con te (per mezzo tuo) Dio 
« costruì le grandi città, e compiè le grandi conquiste, e fece e fece... ». 
Ma 'Umar lo interruppe: « Potessi io scampare senza guiderdone e sonza 
«peso!» (Saad, III, 1, pag. 255, lin. 1-4) [G.J. 

§ 98. — (Wahb b. Grarir, da Su'bah, da 'Asim b. ''Abdallah b. 'Amii- 
b. Rabi'alij. Disse 'Umar al figlio 'Abdallah, nel cui seno posava la testa : 
« Colloca la mia guancia sulla terra ». — « Che t'importa che stia per terra 
« o nel mio seno? ». — « Collocala per teira », ripetè 'Umar; poi disse tre 
volte: « Guai a me e alla madre mia, se Iddio non avrà misericordia di 
«me!» (Saad, III, 1, pag. 261, lin. 25-262, Un. 1) [G.]. 

§ 99. — (Yazid b. Hàrun e Wahb b. Garir e Kuthayr [Kathii'?] b. Hisàm, 
da Su'bah, da 'Asim b. 'Ubaydallah b. Asim, da 'Abdallah b. 'Amir b. Ra- 
bi'ah). Vidi Umar b. al-Khattàb prender da terra un fuscellino di paglia 
ed esclamare: « O fossi io questa pagliuca! e non fossi stato creato, e non 
« m'avesse generato mia madi-e, e non fossi io mai esistito, e fossi io cosa 
«dimenticata e perduta!» (Saad, III, 1, pag. 262, lin. 1-5) [G.]. 

Le tradizioni con questi sentimenti di umiltà esagerata sono finzioni 
posteriori: gli Arabi di Maometto ignoravano simili debolezze, sentimen- 
tali e non analizzavano mai il loro passato [Lammens]. 

§ 100. — (Arim b. al-Fadl, da Hammàd b. Zayd, da Ayyùb, da ibn 
abi Mulaykah). Quando 'Umar fu ferito, venne Ka'b e si mise a piangere 
sulla ])orta e a dire: « Se il Principe dei Credenti scongiura Iddio di ritardar 
« la sua fine, egli la ritarderà ». Entrò allora ibn 'Abbàs (da 'Umar) e 
disse: «O Principe dei Credenti, questi è Ka'b, che dice cesi e così». — 
« No, per Dio », rispose 'Umar, « io non farò questa preghiera ». Poi sog- 
giunse: « Guai a me, e guai alla madre mia, se Dio non mi farà miseri- 
« cordia » (Saad, III, 1, pag. 262, lin. 22-28) [G.]. 

§ 101. — ('UI)aydallah b. Musa, da Isrà-il b. Yùnus, da Kutjiayr [Katiiir] 
al-Nawwà [abù Ismà'il Kuthayr [Kathir] b. Ismà'il (o b. Nàfi') al-Taj-mi al-Kufi], 
da abù Ubaydah, mawla di ibn 'Abbàs, da ibn 'Abbàs). Stava costui con 
'Ali allorché udirono delle grida su di 'Umar: si levarono ed entrarono in 
ca.sa sua: «Che grida sono codeste! ». Una donna raccontò delle cure in- 
vano prodigate dal medico, e di quel che costui aveva detto, umm Kulthùm 
(= figlia (ii Ali) gemeva: «O 'Umar!», e con lei piangevano altre donne; 



66. 



£.d. a. H. gj ioi-i<M. 

sì che la casa era scossa dai singhiozzi. Disse Umai-: « Se fosso juia tutta la 23. a. h. 

« terra, la darei per redimermi dallo spavento del Im.iro di ascensione lai- '*rAif' *.I^*°'' 
« muttala', o matla', cioè del luogo del giudice) ». — « Per Iddio! ». sog- ne dei Califfo 
giunse ibn Abbàs, « io spero che tu non la vedrai che per un momento, per ^"^^'-^ 
0. quel che Dio ha detto « Non vi è di voi chi non vi scenderà » (XX, 72), 
« se tu sei stato quel che noi abbiamo saputo, Principe dei Credenti, e fido 
« dei credenti, e signor dei credenti, che stabilisci secondo il Libro di Dio. e 
« scomparti (giudichi) con equanimità ». Le parole di ibn 'Abbàs meraviglia- 
rono 'Umar, il quale sedè e disse: « Mi attesti tu questo, o ibn 'Abbàs? ». 
Egli indugiò a rispondere. Allora 'Umar lo battè sulla .spalla e disse: « At- 
« testami ciò, o ibn Abbàs ». — « Si, te lo attesto » (Saad . Ili, 1. pag. 2n5, 
lin. 13-24Ì [G.]. 

§ 102. — (Affàn b. Muslim, da Hammàd b. Salamah. da 'Phàbit b. 
Màlik). Quando limar b. ai-Khattàb fu pugnalato, (la figlia) Hafsah si 
mise a piangere ed a gridare. Ma 'Umar disse: « O Hatsah, non udisti tu 
« dal Pi"ofeta che colui su cui vien fatto lamento sarà punito"? ». E a Su- 
hayb, che piangeva del pari, 'Umai- ripetè altrettanto (Saad, 111. l. 
pag. 263, lin. 7-10) [G ]. 

§ 103. — (al-Wàqidi, da Muh. b. Musa, da Ishàq b. Abdallah b. abì 
Talliah. da Anas b. Màlik). Umar b. al-Khattàb mandò a chiamare abii 
Talhaii al-Ansàri prima della sua morte, e disse : « abù Talhah, sii con 
« cinque Ansar della tua gente insieme con i Compagni del Consiglio elet- 
« tivo. Essi, a mio credere, si raduneranno nella casa di uno di loro: tu fissati 
« con i tuoi a quella porta, né lasciare che alcuno entri od esca per tre 
« giorni, finché abbiano eletto tra loro un successore. mio Dio, sii tu per 
«essi mio vicario! » (Saad, III, 1, pag. 264, lin. 28-265, lin. 7) [G.J. 

Si noti come era già mutato l'ambiente in Madinah : gli Ansar non 
hanno più veruna pretesa a porre un candidato, e nessuno si sogna di so- 
stenere veruna loro ambizione. Si sono rassegnati a rimanere soccombenti, 
e le velleità che ebbero nell'll. H. alla morte di Maometto .sono spente 
per sempre. 

§ 104. — (al-Wàqidì, da Màlik b. abi-1-Rigàl, da Ishàq b. Abdallah b. 
abi Taihahj. abù Talhah assistè con i suoi al seppellimento di Umar, poi si 
attaccò agli elettori; e quando essi ebbero deferito l'incarico dell'elezione a 
ibn Awf, abù 'ralhah vigilò con i suoi compagni alla porta di ibn 'Awf, 
finché questi non ebbe riconosciuto 'Ut^unàn b. 'Alfàii (Saad. Ili, 1. 
pag. 265, lin. 7-llj [G.]. 

Non potremmo avere indicazione più chiara che in Madinah si temes- 
sero violenze per imporre un candidato piuttosto che un altro. Si osservi 

67. 



§§ iin-108. 23. a. H. 

23- a- H. , ipiiic la guardia fii aasegnata ad un i^nippo di Ansar, e non di Makkani: 

NAH. - Uccisio- ''^ questi perciò poteva venire u pencolo di minacele armate. Siccome 
ne del Califfo ^^[ elettori erano i soli che potessero aspii-are alla successione di 'Umar, e 
siccome erano tutti Makkani, è chiaro che Makkani sarebbero stati quei par- 
tigiani, che avrebbero voluto imporre con la fòrza un candidato piuttosto che 
un altro. Da ciò la necessità di dare ai Madinesi e non ad altri la tutela del 
consiglio elettivo. 

§ 105. — ('Arim b. al-Fadl, (ia Hamraàd b. JSalamali, da Ali b. Zayd, 
da abù Ràtì'). 'Umar b. al-Khattàb disse a Sa'ld b. Zayd e Abdallah b. 
'Umar e 'Abdallah b. Abbàs: « Voi sapete che io non ho eletto un suc- 
« cessore, e che dopo la mia morte ogni prigioniero arabo di proprietà di 
«Dio dovrà esser libero» (Saad, III, 1. pag. 261, Un. 12-16) [G.J. 

§ 106. — (al-Wàqidi, da Abdallah b. Umar, da Hafs b. Nàti', da ibn 
'Umar). Umar morendo dispose che fossero dichiarati liberi tutti gli schiavi 
del governo (min raqiq al-imà,rah) i quali sapessero far la preghiera con 
(almeno) due inclinazioni, ma se il successore voleva che servissero ancora 
per due anni, poteva ben esigerlo (Saad, III, 1, pag. 261, lin. 16-19) [G.]. 

Il Lammens mi fa rilevare V importanza di questa notizia, che dimostra 
come il governo musulmano possedesse non solo molti bestiami e pascoli 
riservati (hi ma) per i medesimi, ma anche una quantità di schiavi al ser- 
vizio dello Stato. 

§ 107. — (al-Wàqidi, da Rabì'ah b. Utlimàn). Umar raccomandò che 
i suoi governatori fossero confermati per un anno; e 'Utjimàn li confermò 
per un anno (Saad, III, 1, 261, lin. 19-21) [G.]. 

§ 108. — (Wahb b. Grarir e Sulaymàn b. Harb, da Grarìr b. Hàzim, 
da Ya'la I). Hakìm, da Nàfi'). 'Abd al-rahmàn b. 'Awf, quando vide il col- 
tello con cui 'Umar fu ucciso, disse: « L'ho veduto ieri presso al-Hurmuzàn 
« e Grufaynah. Li domandai : che fate voi con codesto coltello ? Mi rispo- 
« sero : Tagliamo la carne, che noi non tocchiamo con le mani». Disse 
allora 'Ubaydallah b. 'Umar: « Lo vedesti tu presso di loro due? ». E udito 
di sì, prese la spada, li andò a trovare e li uccise. 'Utiimàn allora, fattolo 
chiamare lo domandò: « Che mai ti ha spinto a dar la morte a due uomini 
«che sono nostri protetti?». Ma Ubaydallah si gettò addosso a Utjimàu 
e lo atterrò. Accorse gente e glielo levaron da dosso. 'Uthmàn, quando 
mandò a chiamare 'Ubaydallah, si era cinta la spada; talché quello pensò 
che volesse colpii-lo, e lo colpì lui (per primo) (Saad, III, l, pag. 263, 
lin. 27-254, lin. 7) [G.]. 

L'atto di 'Ubaydallah fa forse ispirato dal sospetto che 'Uthmàn avesse 
approvato l'omicidio e volesse difendere i colpevoli. 



liH. 



23. a. H. j 109. 

§ 109. — (Yaqub b. Ihràhim b. Sa'd al-Zuliri, da suo padre llbràhiml, 23. a. h. 

- ARABIA-MADI- 

da Salili b. Kaysàn, da ibn Siliàb, da Sa'id b. al-Musayyab). "Abd al-rahmàn ^ah. - uccisio- 
1). abi Hakr al-Siddiq (imo o più giorni prima deU'uccisiouo di 'LI mari, pas- "• "i»' Califfo 
sando dinanzi ad abfx Lulu-ah. lo trovò che confabulava segretamente con 
(jrufaynah e al-Hurmiizàn. Sorpresi da lui. quelli si turbarono (^thàru). e 
cadde tra loro un pugnale a due lame, col manico nel mezzo. Quando 
l'mar tu assassinato, si notò che il ferro era ap|)unto quello che 'Abd 
al-rahman ave\a descritto. Allora Ubaydallah I). limar prese la spada, e, 
chiamato al-Hurmuzàn. lo invitò a andar ceni lui per vedere un suo ca- 
vallo; I' trattolo in disparte, quando l'ebbe .solo a solo, lo colpì con la 
spazia, mentre egli, provando il caldo del téiTO. gridava : « Non v' è Dio 
« altro che Allah ». Poi andò a chiamare (jfufaynah. che era cristiano di 
al-Hhah, congiunto di latte ('zir*°) di Sad 1). abi Waqqàs, da lui con- 
dotto a Madinah per i loro rapporti, e che insegnava colà a scrivere ; 
avutolo dinanzi, gli menò un colpo di spada, mentre egli si segnava con 
la croce tra gii occhi. Poi uccise una figliuola piccola di abù Lu'lu'ah che 
aveva abbracciato l'Islam; e voleva non lasciar vivo alcuno schiavo pri- 
gioniero 1 = straniero) in quel giorno in Madinah. 

8i riunirono allora i più anziani Emigrati, e cercarono di trattenerlo e lo 
minacciarono: ma quello disse: « Io li ucciderò tutti ed anche qualcun altro », 
alludendo a qualcuno degli Emigrati (s/cf pag. 268, Un. 16; cfi-. §§ 72. 
84, 153). Ma 'Amr b. al-'As insistè tanto, che si fece consegnare la spada 
Allora venne Sad b. abi Waqqàs e si accapigliò con 'Uba3dallah, finché 
furono separati. Sopraggiun.se Cthmàn, che non era .stato ancora procla- 
mato Califfo, e assali Ubaydallah e s'accapigliarono. E la terra s'oscurò 
quel giorno che 'Ui^aydallah uccise 6ufaynah e al-Hurmuzàn e la figliuola 
di abu Luluah. Ubaydallah fu separato da Utlunan; e quando questi fu 
eletto Calill'o. chiamò gli Emigrati e gli Ausiliari, i' disse: «Consigliatemi, 
« ise dari la morte a quest'uomo che è colpevole d'infrazione alla religione 
« (fataqa fi-l-din ma fataqa; ». Ad una voce gli p]inigrati (gli oppo- 
sitori di Umarl) s'unirono ad appoggiare 'Utjimàn nel (suo disegno di con- 
dannarlo a) morte. Ma di gran lunga la maggior parte (degli altri fedeli), 
favorendo 'Ubaydallah. dicevano: «Iddio maledica Oufaynah e al-Ilur- 
«muzàn; volete voi far seguire a Umar (nella morte) il suo figliuolo y ». 
Crebbe il fiaca.s.so e la discordia, finché 'Amr b. al-'As (un amico di Umar) 
dis.se a Uthmàn : « O Principe dei Credenti, il fatto é avvenuto prima che 
tu avessi potestà (sultàn) sugli uomini. Perciò non te ne occupare (o, la- 
« sciali dire! fa-a'rid anhum;». La gente accolse con diverso animo 
il discorso di Amr. Ma Uthmàn fini per a.scx.ltarlo. E (la cosa si acco- 



« 



ioy-112. 



23. a. H. 



23. a. H. luodò), e fu pagato il prezzo del sangue per i due uomini e la fanciulla 



[ARABIA MADI 
NAH. - Uccìsio- 



(Saad, III, 1, pag. 268, lin. 9-269, lin. 9) [G.]. 



Umar. 



ne del Califfo £ evidente che la famiglia del Califfo sospettò la complicità di alcuni 

Emigrati makkani Compagni del Profeta nell'assassinio di 'Umar: il cenno 
ad alcuni Emigrati che 'Ubaydallali 1). 'Umar avrebbe voluto uccidere è 
prezioso, perchè può riferirsi soltanto ad Ali, o Talhah, o al-Zubayr, ossia 
a quelli che raccolsero o tentarono raccogliere l'eredità di 'Umar. Non può 
essere stato Sa'd b. abì Waqqàs, perchè uno dei protetti di 'Umar, né 'Abd 
al-rahmàn b. 'Awf, perchè ciò sarebbe in completa contradizione con quant^j 
fece durante i precedenti dell'elezione di 'Utjjmàn. Né può esser allusione 
ad 'Uthmàn perchè 'Umar era d'accordo con i Qurays, ed in parte dominato 
da essi, né senza il loro appoggio avrebbe potuto governare. Di altri Com- 
pagni del Profeta tra gii Emigrati non v' è nemmeno ragione di parlare, 
perchè persone molto meno importanti, le quali non avrebbero mai potute 
aspirare al sommo onore del potere. Tutto al più avrebbero potuto essere 
i docili istrumenti dei Compagni maggiori. I sospetti convergono fatalmente 
sui tre, 'Ali, Talhah ed al-Zubayr, e ciò si riconnette con quanto essi fe- 
cero all'elezione di abù Bakr rifiutando di riconoscerlo per più di sei mesi 
(off. 11. a. H., § 37, nota 3). La successione di 'Ali dopo l'uccisione di 'Uthmàn 
ed il contegno equivoco di Talhah ed al-Zubaj'r, tradiscono su quali per- 
sone dovessero cadere i sospetti della famiglia di 'Umar, perchè erano i capi 
dell'opposizione al defunto e vivamente bramavano succedergli al potere. 

§ 110. — (Muh. b. Sihàb, da Hamzah b. Abdallah). Disse 'Abdallah 
b. 'Umar : « Dio perdoni a Hafsah ; che fu essa di quelli che incitarono 
« 'Ubaydallah a uccidere quella gente! » (Saad, III, 1, pag. 269, lin. 9-llì 

[G.]. 

Hafsah, la vedova di Maometto, era figlia di 'Umar ed essa fu eviden- 
temente r istigatrice maggiore dell'eccidio compiuto da 'Ubaydallah perchè 
consapevole della trama oscura ordita contro il padre. 

§ 111. — (al-Wàqidi, da 'Utbah b. Grabirah, da Asim b. 'Umar b. 
Qatàdah, da Muh., da Labid). 'Ubaydallah aveva in quel giorno la faccia 
di un leone corrucciato: menò colpi di spada sugli stranieri, finché fu rin- 
chiuso in prigione. E si pensò che se 'Uthmàn prendeva il governo, lo 
avrebbe messo a morte, essendo con Sa'd il più energico (asadd) dei 
Compagni dell'Inviato di Dio! (Saad, III, 1, pag. 269, lin. 19-24) [G.]. 

§ 112. — Sulla uccisione di 'Umar abbiamo nel Sahìh di al-Bukhàri 
una lunghissima tradizione, di cui metterà il conto di riportare soltanto le 
le parti storicamente più importanti e quelle, seppur tendenziose, che danno 
un carattere particolare alla narrazione. 



70. 



23. E. H. I no 



(Musa b. Isma'il. da abu 'Awànah, da Husayn. da Amr b. Mayrnùn). 23. a. h. 



(ARABIA MAOI- 
NAH. Uccisio- 



Umar. 



Qualche giorno prima di esser assassinato il Califfo Uniar s" incontiò con 
Hudzayt'ah b. al-Yamàn e con Uthraàn b. Hunayf (di ritortio dall'Iraq) ne dei Califfo 
e li interrogò per sapere se avevan gravato la ten-a d'un poso soverchio 
(di tasse nell' Iraq) ed avuta l'assicurazione che le imposto erano state 
distribuito equamente^ 'Umar esclamò che sperava un giorno di porre le 
vedove dell' 'Iraq in una tale posizione da non aver più bisogno, dopo la 
sua morte, dell'appoggio di un uomo. Quattro giorni dopo questa conver- 
.sazione egli fu assassinato. Nella mattina dell'attentato il Califfo, accom- 
pagnato dal solo Abdallah b. 'Abbàs, era venuto a dirigere la preghiera pub- 
blica, e dopo aver osservato se i fedeli si fossero posti bene in linea, avan- 
zando in prima linea aveva pi'onunciato i! takbir e recitato una sùrah 
del Qur'àn (forse la XII) durante la prima lak'ah, quando all'improvviso 
si udì un suo gi-ido al momento di esser colpito: « Egli mi ha ucciso! *. 11 
malfattore commesso il delitto con il pugnale a doppia lama si diede a 
precipitosa fuga, menando colpi all' impazzata, a dritta ed a sinistra du- 
rante la corsa: egli colpì tredici uomini, di cui .sette morirono. Vedendo 
(jnesto un mu-sulmano [Hattàn al-Tamìmi : cfr. Iqd, II, 256, lin. 7: con- 
frontisi anche poc'anzi § 85] gettò il suo mantello (burnus) .suU'as.sassino, 
il quale vistosi preso, si segò da sé la gola. Appena ferito Umar prese pei" 
la mano 'Abd al-rahman b. 'Awf e gli fece cenno di mettersi innanzi ai 
fedeli come direttore della preghiera. (\) Tutto ciò avvenne così rapida- 
mente, che quanti erano negli angoli più i-emoti della moschea non si av- 
videro di nulla. 'Abd al-rahmàn terminò la preghiera. Partiti i fedeli 'Umai- 
chiese ad ibn 'Abbàs chi era il .suo feritore e fatta una sollecita inchiesta si 
appurò che fosse uno schiavo di al-Mughirah. 'Umar si mostrò sodisfatto che 
non fosse uno di quelli che pretendevano di es.ser mu.sulmani (cristiani non 
arabi convertiti da poco): « Sei tu, o ibn Abbàs ». proseguì 'Umar. « e tuo 
« padre 'Abbàs che avete voluto tanti forestieri non arabi ('ulùgj in Ma- 
« dinah ». Intatti al-' Abbàs era colui che in Madinah no aveva di questi in 
maggior numero come suoi .schiavi (raqiq). Punto dal limprovero, al-'Abbà.s 
offri di sterminarli tutti, ma 'Umar gli gridò: « Fai male! (lett. tu raentis<i) 
« ora che parlano la stos.sa lingua vostra, che pregano rivolti verso la vostra 
«qiblah e che compiono lo stosso vostro pellegrinaggio!». Dojx) questo 
scambio di parole i presenti accompagnarono 'Umar alla sua dimora. Ivi tra 
l<j sgomento di tutti che temevano una catastrofe, qualcuno apportò al ferito 
un po' di nabidz (liquore fatto con datteri macerati nell'acqua, ma non 
inebbriante, così ha cura d'informarci il commentatore: cfr. 14. a. II., 
45 247'); ma appena Umar ne ebbe bevuti», il liquore gli usci dalla U- 

71. 



'Umar 



§ 112. ^"* ^' "• 

- ■ 

23. a. H. j.jtjj . ],, stesso fu del latte. Allora si riconobbe che era perduto, e la 

NAH. - uccisìo- gente, si affollò intt)rno a lui per fargli i suoi elogi (e porgergli le condo- 
ne del Califfo crlianze?). Dopo aver risposto a varie osservazioni dei fedeli, 'Umar si volse 
al figlio 'Abdallah b. 'Umar e gli ordinò di fare il computo dei suoi debiti 
(verso il tesoro dolio Stato): dai calcoli risultò che 'Umar era debitore di 
86,000 (dìnàr?). Il Califfo diede allora ordine che al rimborso di questo 
debito dovesse concorrere prima tutta la fortuna della sua famiglia: se 
questa non bastava, quella di tutti i banù Adi b. Ka'b, e se nemmeno 
questa era sufficiente, allora 'Abdallah doveva rivolgersi all' intera comu- 
nità dei Qurays, ma non doveva passare anche ad altri. Di poi ingiunse 
al figlio di chiedere ad 'A-isah il permesso d'esser sepolto presso il Pro- 
feta ed abu Bakr: il figlio corse subito a chiedere il permesso e trovò la 
vedova del Profeta in pianti : essa acconsentì al chiesto permesso ed ibn 
'Umar potè ritornare presso il padre con la buona novella che la sua di- 
manda era stata esaudita. Tanta era l'emozione di 'Umar per la lisposta 
di 'A'isah, che quando i presenti gli annunziarono essere in vista il figlio 
di ritorno con la risposta, volle che lo drizzassero a sedere per ricevere 
in tale posizione la risposta di A-isah. Egli si mostrò molto lieto del 
permesso ottenuto. Venne allora a visitare il morente (la figlia) Hafsah e 
gli uomini si ritirarono per rispetto verso la vedova dei Profeta : quando 
chiesero di essere riammessi, Hafsah si ritirò lì vicino in una stanza at- 
tigua donde i suoi singhiozzi erano uditi da quelli riuniti attorno ad 
'Umar. I presenti invitarono allora 'Umar a provvedere alla successione 
ed a nominare il proprio successore, ma 'Umar rispose: «Non veggo al- 
« cuno degno del potere tranne quelle persone di cui il Profeta continuò 
« ad esser sodisfatto fino al giorno della sua morte ». Egli fece allora i 
nomi di 'Ali, di 'Uthmàn, di al-Zubayr, di Talhah, di Sad b. abi Waqqà.? 
e di 'Abd al-rahraàn b. 'Avv^f, aggiungendo che suo figlio Abdallali b. 
'Umar fosse presente alla scelta che avrebbero fatto costoro, dacché egli 
non aveva alcuna ragione per competere alla successione: doveva essere 
soltanto testimonio. « Se la scelta cade su Sa'd », aggiunse 'Umar. « allora 
« va bene : se su altri, questi ricorra sempre al consiglio di Sa'd (^). Se io 
« l'ho richiamato dal governo di al-Kùfah, non fu già perchè lo considerassi 
« incapace o disonesto. Io raccomando al mio successore di aver riguardi 
« per i pili antichi Emigrati, e per gli Ansar ». In altre raccomandazioni 
Umar menzionò anche gli abitanti delle città sostegni dell'Islam, paga- 
tori di imposte, sui quali perciò non bisognava gravare la mano del fisco: 
poi ricordò anche i Beduini come il ceppo del popolo arabo (a si al-'A rab) 
e la sostanza dell'Islam ("màddah al-Islàm): da questi bisognava esi- 

72. 



ARABIA-MADI- 
NAH. - Uccisio- 



Cià. S. fi, gj 112-llT. 

gere le tasse con moderazione, soccoirendo con le loro imposte i povoii della 23. a. h 

stessa tribù (e non distribuirle ad altri). Infine raccomandò di mantener» 
gl'impegni presi con i popoli soggetti sutt« la protezione (dzimmahi dei "« <iei Califfo 
Musulmani (Bukh ari . II. 432-433 1 : il seguito della tradizione ("• dato più '^^'' 

avanti al § 152. 

Per un'altra versione della morte di 'Umar cfi-. Iqd, 11, '255-266. 

Nota 1. — S'osservi questo fatto per spiegarci l'autoritÀ di 'Abd al-rahmàn poi durante la sura. 
Sabito dopo questa notizia (che IJmai- mandasse avanti 'Abd al-rahmàn), il tradizionìsta aggiunge che 
solo i primi di fila — come lui — potevano accorgersi, ma che i più non poterono notar nulla, se non 
la mancanza della voce di "Umar. Potrebb'essere che ciò fosse a scopo polemico, contro chi negava che 
'Abd al-rahmàn fosse stato il vicedirettore della preghiera. 

Nota 2. — Sa'd in altre tradizioni fa una tigura insigniticante. Pare uno sdoppiamento di 'Abd 
al-rahmàn b. 'A\vf. In una di esse anzi 'Abd al-rahmàn si crede persino autorizzato a esprimere un pa- 
rere per sé e per lui. 

Anche di Talhah si fa press'a poco la stessa cosa. Avevano da essere persone molto quotate! 

ARABIA-MADlNAH. — Seppellimento di Umar. 

§ 113. — CAbdallah b. Numayr, da Ubaydallah b. 'Umar, da Natì'. 
da ibn Umari, (Il cadavere di 'Umar) h\ lavato, avvolto nel .sudario e 
imbalsamato (Sa ad, III, 1, pag. 266. lin. 9-10) [G.j. 

Fu lavato tre volte con l'acqua e il sidr (Saad, III, 1. pag. 26f). 
lin. 18-19). 

§ 114. — (abii-1-Walid. Hisam al-Tayàlisi e Sulaymàn b. Harb. da 
Subah b. al-Haggàg. da Fudayl, da 'Abdallah b. Maqil). 'Umar b. al- 
Khattàb raccomandò, morenrio, che non lo lavassero col m i s k . né gli 
mettessero vicino del m i s k . 

Altra tradizione simile (266, lin. 25-27 e lin. 27; pag. 267, lin. Ij: « che 
«non ne accompagnassero le esequie col fuoco (dell'incensiere), né si- 
« guisse il corteo una donna» (Saad, III. 1, pag. 266, lin. 15-18) fG.]. 

§ 115. _ (Wakì' b. al-Garràh e Muh. b. Abdallah al-Asadi, da Sufyàn. 
da 'Àsim b, Ubayclallah, da Sàlim, da ibn 'Umar). Il cadavere fu avvolto 
in tre' sudari: due vesti sahuliti (o, secondo altri, su bàri ti» e mi q h-' 
mis che aveva indosso (Saad. Ili, 1, pag. 266, lin. 20-23) [G.|. 

§ 116. — fal-Wàqidi, da Said b. Basir, da Qatàdah, da al-Hasan, da 
'Umarj. Fu avvolto in un qamis e in un mantello hullah (Saad. III. 
1, pag. 266, lin. 23-25) [G.]. 

§ 117. — (al-Wàqidi, da Kuthayr b. Zayd, da al-Muttalib b. 'Abdallah 
b. Hantab). Quando 'Umar mandò da Aisah a domandare il permesso di 
esser .sepolto con il Profeta e con abù Bakr, e che ella glielo permise, 
disse 'Umar: «La casa è stretta»; e fattosi dare un ba.st<me, misurò la 
lunghezza della sua persona e disse: * Scavate una fossa di <iueste dimen- 
« sioni» (Saad, III, 1, pag. 264, lin. 18-22) fG.]. 

73. 10 



§§ 118-1-24. 23. a. H. 

23- a. H. I jj8_ — fLsmà'U b. 'Abdallali b. abi Uways al-Madani, da suo padre 

NAH. Seppellì- | Abdallali b. abi Uway«|, da Yahya b. Sa'id e da Abdallab b. abi Bakr 
mento di Umar.) ))_ yinh, b. Auir b. Hazm e da altri, da Amrah bint Abd al-rahmàn al- 
Ansàriyyah, da 'A-isah). Non cessai dal portare il mio velo e dall' indos- 
sare sempre il mio vestito in casa mia, finché vi fii sepolto 'Umar b. al- 
Khattàb. Né cessai dall'esser guardinga nel mio vestito, finché feci costniiie 
un muro fra me ed i sepolcri . . . che erano nello scantinato (fi s a h w a h) 
della mia casa (Saad, III, 1, pag. 204, lin. 22-28) [G.]. 

§ 119. — (al-Wàqidi, da Hisàm b. Sa'd, da uno che lo udì da ibn 
'Ikrimah b. Khàlid). Quando 'Umar fu deposto per essere su di lui recitate 
. le preghiere mortuarie, si fecero avanti 'Ali e 'Utjamàn tenendosi per mano. 
Disse allora 'Abd al-rahmàn b. Awf (sottovoce), pensando di non essere 
udito da loro: « Avete fretta (o andate lesti) voi due, o figli di 'Abd Manàf ». 
Ma essi udirono, e dissero entrambi: « Eccita tu le preghiere, o abii Yahya », 
e Suhayb le recitò (Saad, III, 1, pag. 267, lin. 1-6) [G.]. ' 

§ 120. — (al-Wàqidi, da Miisa b. Ya'qiib, da abii-l-Hu\vayrit_h). Tra le 
raccomandazioni fatte da Umar fu che, alla sua morte, Suhayb dirigesse 
per tre (giorni) la preghiera, e poi si procedesse alla elezione del Califfo. 
Deposto il cadavere. Ali ed 'Uthmàn si avanzai'ono a gara per recitare 
le preghiere mortuarie. Ma Abd al-rahmàn b. Awf li fermò : « Questa 
« è avidità di potere: voi sapete che non spetta a voi, e che altri è stato 
a ciò deputato. Allora, ecc. ecc. », come sopra (Saad, III, 1, pag. 267, 
lin. 9-15) [G.]. 

Secondo altre tradizioni simili (lin. 6-9), sono i Musulmani stessi a far 
avanzare Suhayb, il quale recitava con loro le scrittm-e (al-maktìibàt). 

§ 121. — (al-Fadl b. Dukayn, da Abdallah al-'Umari, da Nàfi', da ibn 
Umar). Le preghiere funebri furono recitate nella moschea dell'Inviato 
di Dio (Saad, III, 1,' pag. 267, lin. 15-17) [G.]. 

§ 122. — (al-Wàqidi, da Abdallah b. al-Hàritii, da abù-l-Huwayrith, 
da Gràbir). Scesero nel sepolcro di Umar Uthmàn b. 'Affàn, Sa'id b. 
Zayd b. 'Amr b. Nufayl, Suhayb b. Sinàn, e 'Abdallah b. Amr (Saad. 
Ili, 1, pag. 268, lin. 3-6) [G.]. 

§ 123. — (al-Wàqidi, da Khàlid b. abi Baki-). Umar fu sepolto nella 
casa del Pi'ofeta. abii Baki" era stato collocato con la testa all'altezza degli 
omoplati del Profeta, e 'Umar fu deposto all'altezza dei lombi del Profeta 
(Saad, III, 1, pag. 268, lin. 6-8) [G.]. 

§ 124. — (Suwayd b. Sa'id, da 'Ali b. Mushir, da Hisàm b. 'Urvvah). 
Quando cadde il muro (di divisione ?) tra essi (cioè i sepolcri e la camera di 
'A-isah), al tempo di Walid b. 'Abd al-malik (neir88. H.), si cominciò a rico- 

74. 



23. a. H. g$ 124-12!!. 



struirlo, ed ecco (nello scavar le fomianionta) apparve un piedi'. Si sgu- 23. a. h. 

raentarouo, pensando che fosse il piede del Profeta, né trovarono alciinu ^ah - Sef^eiii- 
che sapesse (mettere in chiaro la cosa), finché 'Urwah disse loro: « No per mento di Umar.] 
« Iddio! non è il piede del Profeta : ^sso non può essere che un piede di 
.'Umar» (Saad, Ul, 1, pag. 268. lin. 8-12) [G.]. 

§ 125. — (Sufyàn b. 'Uyaynah, da G-a'far b. Muli., da .suo padre 
[Muh.J, tòrse da Gràbir « se Dio vuole »). Entrò 'Ali da 'Umar, il cui ca- 
davere era avvolto nel sudario, e gli tenne un bel necrologio; poi di.sse : 
« Non v'ò uomo sulla terra menzionato da Dio nel suo volume (sahifah), 
«più caro a medi questo (cadavere) avvolto nel sudario (al-musagga) 
«tra voi» (versione incerta, forse il testo è corrotto) (Saad, III, 1. pa- 
gina 268, lin. 25-28) [G.]. 

§ 126. — (Waki' b. al-Garràh e al-Fadl b. Duka\Ti e Muh. b. 'Abdallah 
al-Asadi. da Sufyàn b. Qays b. Mu.slim, da Tàriq b. Sihàb). Il giorno che 
'Umar fu colpito, disse umm Ayman : «Oggi 1' Lslàm ha minacciato ruina 
«(wahà)». E 'Tàriq b. Sihàb: «La opinione (ray) di 'Umar era come 
«la ceitezza degli uomini» (Saad, III, 1, pag. 269, lin. 14-18) [G.]. 

§ 127. — (Muli. b. 'Ubayd al-Tanàfìsi, da Sàlim al-Muràdi, da uno 
dei suoi Compagni). Venne 'Abdallah b. Salàm quando sul cadavere di 
'Umai- era già stata recitata la preghiera mortuaria ; e disse : « Per Iddio! 
« se m'avete preceduto nel pregar su di lui, non mi preverrete nel lo- 
« darlo ». E, fermatosi pre.sso la bara, esclamò: « Qual eccellente tiatello 
« dell' Islam tu fosti, o 'Umar, generoso nel retto, avaro nel vano, a suo 
« tempo sodi.sfatto e sdegnato, casto di sguardo, degno di fiducia (? tayy i b 
«al -zar f): non vantatore né maldicente ». E poi sedette (Saad. ITI. 
1. pag. 269. lin. 20-25) [G.]. 

§ 128. — (al-Fadl b. 'Anbasah al-Khazzàz al-Wàsiti, da Sn'luili. da 
al-Hakani da Zayd b. Wahb). Dis.se ibn Mas'ùd ricordando 'Umar e ])ian- 
gòndo (cosi dirottamente) da umettare di lagrime i sassolini : « In vero 
« 'Umar era rocca munita per l' Isiàm, nella quale s'entrava ma non s'usciva. 
« Or quando egli è morto, si apri una bieccia nella rocca, e la gente è 
«uscita dall'Islam. rSaad, III, 1, pag. 270, lin. 7-11) fO.l. 

§ 129. — (al-Wàqidi, da Baradàn [cioè abù Isliàq Ibràhim b. Salini 
b. ahi Umayyah al-Taymi al-Madani t 5.3. a. II.] b. abi-1-Nadr, da Salaniali 
b. abi Salaraah b. Abd al-ralimàn b. 'Awf). Quand(» mori 'Umar li. al- 
Khattàb, [abiì-l-A'war] Sa'id b. Zayd b. 'Amr b. Nufayl pianse, <•, doman- 
dato perchè pianges.se, disse : « Possa non allontanarsi la verità e la sua 
«gente! Oggi l'impero dell'Isiàm vacilla! » (Saad, TU. I. p.-ij:. 270. 
lin. 23-26) [G.]. 



{§ ia»-i32. 23. a. H. 

23. a. H. Del pari : * Piango perchè con la morte di Umar s'è aperta nell'Isiàm 

nXh. Seppellì- " ""^ breccia, che non si riparerà più «ino al giorno del giudizio » (ibid., 
mento di Umar.l pag. 280, Un. 26-281, lin. 1) [G.J. 

§ 130. — (al-Wàqidi, da Abd al-rahmàn b. Ibràhìm al-Murri, da 'l.sa 
I). abi 'Atà, da suo padre [abù 'AtàJ). Disse un gionio abu 'Qbaydah b. 
al-Grarràli parlando di Umar: « Se Umar muore, l'Isiàm si debilita (raqqaj. 
« Io non vorrei sopravvivere ad 'Umar, nemmeno se possedessi tutto ciò che 
« il sole vede al sorger^ ed al tramonto ». — « Perchè mai? », gli fu do- 
mandato. — « Voi vedrete quel che io dico, se sopravvivete a lui. Quanto 
«a lui. (tutti gli obbediscono). Ma chi governerà dopo di lui, se prenderà 
« la gente com'egli la prende (cioè con il modo rude e violento di 'Umar), 
« non l'ubbidiranno né lo sopporteranno. E se sarà debole con loro, lo 
«uccideranno» (Saad, III, 1, pag. 271, lin. 2-7) [Gr.]. 

§ 131. — (al-Fadl b. Dukayn e Muh. b. Abdallah al-Asadi, da Sutj'àn, 
Mansùr, da Rib'i b. Haràs, da Hudzayfah). Ai tempi di 'Umai- l'Isiàm 
era come l'uomo che viene, il quale non fa che sempre più avvicinarsi; 
quando 'Umar fu ucciso, fu come l'uomo che fugge, il quale non fa che 
sempre più allontanarsi (Saad, III, 1, pag. 271, lin. 17-20) [Gr.]. 

ARABIA-MADÌNAH. — Età e data della morte di Umar (mercoledì 
26 Dzu-1-Higgah 23. H. = 3 novembre 644 dell' È. V.) 

§ 132. — Esistono varie versioni sulla data precisa del giorno in cui 
il Califfo Umar cessò di vivere, ma la sola corretta è il mercoledì 26 Dzù-1- 
Higgah, che combina perfettamente con le tavole cronologiche per il giorno 
della settimana : 

(1) (al-Tabari, senza i sn ad). Secondo alguni, Umar morì allo spun- 
tare dell'alba del V Muharram 24. H. 

(2) (ibn Sa'd, da al-Wàqidi, da abù Bakr b. Ismàil b. Muhammad 
b. Sa'd, da suo padre). 'Umar fu ferito un mercoledì, quando rimanevano 
quattro giorni di Dzù-1-Higgah del 23. H. (= mercoledì 3 novembre 644 
dell' È. V.) e fu sepolto nella domenica, allo spuntar del giorno del 1" Mu- 
harram del 24. H. (= domenica 7 novembre 644 dell' È. V.). Aveva regnato 
perciò dieci anni, cinque mesi e 21 giorni, ed era morto 22 anni, 9 mesi 
e 13 giorni dopo la Fuga: il nuovo Califfo 'Uthmàn fu proclamato il lunedì 
3 Muharram del 24. H. (=9 novembre 644 dell' È. V.). 

(3) (ibn Sa'd, da al-Wàqidi, da Uthmàn al-Akhnasi?). 'Umar cessò 
di vivere quando rimanevano ancora quattro giorni di Dzù-1-Higgah del 
23. H., ed il Califfo 'Uthmàn venne eletto e proclamato quando rimaneva 
un giorno solo di Dzù-1-Higgah (= sabato 6 novembre 644 dell' È. V.), ed 
assunse il governo il 1" di Muharram del 24. H. 

76. 



23. a. H. j) 131-136. 

(4) (abu Ma'sar, senza isnàd). LTmar In un iso il mercoledì, quando 23. a h. 

.. • j i^ - 1 if. • 1 ,• lARABIA-MADI- 

nmauevano ancora quattro giorni di Dzu-1-Hi;fgali ; egli aveva reguato NAHEtàedata 
dieci anni, sei mesi e quattro giorni. Quattro giorni dopo tu eletto il Ca- «i»"» morta di 
Jififo Utiimàn. ""'■'•' 

(5) ('Umar b. Sabbah, da al-Madàini, da 8arik, da al-Amas (f 148. 
a. H.], da Óàbir al-Ùu'fi [f 128. a. H.], da 'Awf b. Màlik al-Asga'i [t 73. 
a. ll.J, e da altri). 'Umar fu ferito il mercoledì, quando rimanevano ancora 
«ette giorni di Dzù-1-Higgah, oppure, .secondo altri, quando rimanevano soli ■ 
sei giorni di Dzu-1-Higgah. 

(6) (Sayf b. 'Umar, da Khiilayd b. jjzafarab e da altri). Utjiman 
venne proclamato Califfo il 'i di Muharram del 24. H. 

(7) (Sayf b. 'Umar, da Amr, da al-Sa'bi). Oli elettori (ahi al-sùra) 
ai accordarono sulla nomina di 'Uthmàn il '.i di Muharram, nel momento 
in cui il muadzdzin aveva già fatto l'appelld alla preghiera del pome- 
riggio (al-'asr). 

(8j (ili.sàni b. Mubaiumad, senza isnàd). Umar fu ucciso quando 
rimanevano ancora tre giorni di Dzù-1-Higgah, e dopo un regno di dieci 
anni, sei mesi e quattro giorni (^T a bari, I, 272G-2728). 

Cfr. Athìr, III, 40; Khaldùn, II, App.. 125. 

(9) Iqd, II, 454, riferisce che, dopo ferito, Umar vivesse ancora * 
da tre a sette giorni. 

§ 133. — ('Amr b. 'Asini al-Kilàbi, da II umani b. Yahya, da Qatà- 
dah^. Umar b. al-Khattàb fu ferito il mercoledì, e mori il giovedì (Sa ad, 
111. 1, |)ag. 265, lin. U-IB) (G.|. 

§ 134. — fal-Wàqidi, da abQ Hakr Ij. Isinà'il b. Muli. b. 8ad, da suo 
pa<lre (Isinà'il 1). Muli.]). 'Umar fu a.ssassinato il mercoledì, quando resta- 
vano quattro notti del me.se di DzQ-1-Higgali del 24. H., e fu .sepolto la 
domenica n^attina della luna nuova di Muharram del 23. II. 11 suo calif- 
fato era durato 10 anni, 5 mesi e 21 giorni, dalla morte di alni Bakr. e in 
tutto erano pas-sati 22 anni 9 mesi e 13 giorni dalla Migrali (= 12. Habi' 1. 
l. a. H). 'Uthmàn b. Affàn fu proclamato ('alitfo il hinedi. quando tran 
passate tre notti di Muharram. 

Secondo 'Utjjmàn b. Muli. al-Akhnasi, Umar morì quando restavano 
quattro notti di Dzù-1-Higgah, e Utlimàn fu riconosciuto il lunedì quando 
restava una notte di DzQ-1-Higgali, ed egli iniziò il califfato col Muharram 
dell'anno 24. II. (Saad. III. l, pag. 265, lin. 13-23) [a.J. 

§ 135. — I ^'ahya b. 'Abbàd, da Su'bali, da abù Ishàq f":' Amr b. Ab- 
dallali al-Hamdàni al Sabi'i, padre di abù Isràil Yùnus b. abi Ishàq al 
Sabì'i al-Kufi t 152. a. If.j. da '.^mir b. Sad, d;i Kurayz (Hariz o abù 

77. 



'Umar. 



f$ 1S6-142. 23. a. H. 

23. a. H. Hall/, mawla di Muàwiyah, o Ó^arir [b. Abdallah b. (Jàbir al-Bagali. 

[ARABIA MADI- .' . ^-r , , ,r .- • i x tt . • , » t ^r, • /r-, , ,^ 

NAH.-Etàedata t o4. a. H.|. <la Mu awn'ah). Uraar mori in età di 63 anni (Saad, m. 

della morte di 1 pag. OC.Ó. lin. 23-25) [G.]. 

§ 136. — (al-Fadl b. Dukayn, da Sarik b. 'Abdallah, da abù Ishàq;. 
'Umar morì in età di 63 anni. 

Ma al-Wàqidi dichiara che questa tradizione non era nota a Madinah 
(Sa ad, III, 1, pag. 266. lin. 25-27) [G.J. 

Le tradizioni che danno 63 anni ad 'Umar cercano di attribuirgli In 
stesso numero di anni che ebbe Maometto : gli orientali amano queste 
coincidenze nelle quali veggono la volontà di Dio che tutto simmetrica- 
mente ordina e dispone. Sono infantilità del sentimento religioso. 'Umar 
aveva 60-51 anni (cfr. §§ 138-139, 196): era ancora molto giovane: si com- 
prende che i suoi nemici lo volessero sopprimere! (cfi\ Lammens. L'age 
de Mahomet, ecc., J. A., 1911, serie X, voi. XVII, pag. 209-218). 

■§ 137. — (al-Wàqidi. da Hisàm b. Sa'd, da Zayd b. Aslam, da suo 
padi-e [Aslam]). 'Umar morì di 60 anni. 

E questa, soggiunge al-Wàqidi, è la piìi sicura data per noi, sebbene 
altre siano riferite (Saad, IH. 1, pag. 265, lin. 26-266, lin. 2) [G.J. 

§ 138, — (al-Wàqidi, da Abdallah b. 'Umar al-'Umari, da Nàfi'. da 
ibn 'Umar). Umar morì che contava qualche anno oltre i 50 (Saad, 
III. 1, pag. 266, lin. 2-4) [G.]. 

§ 139. — (Muh. b. Sa'd, da Husaym b. 'Ali b. Zayd, da Sàlim b. 
'Abdallah. e al-Wàqidi, da Muh. b. Abdallah, da al-Zuhri). 'Umar mori 
in età di 65 anni (Saad. III. 1, pag. 266. lin. 4-5) [G.]. 

§ 140. — Secondo al-Mas'ùdi, 'Umar fu ucciso in Madinah il merco- 
ledì quando rimanevano quattro giorni di Dzù-1-Higgah del 23. H. in età 
di 63 anni o meno : perì ucciso da abù Lu'lu-ah al-Fàrisi, un servo di al- 
Mughìrah b. Su'bah, e fu sepolto con il Profeta e con abù Bakr nell'ap- 
partamento privato (hugrah) di 'A-isah (Tanbih, 288, lin. 14 e segg.). 

§ 141. — (al-Ya'qùbi). Il Califfo 'Umar fu pugnalato in un mercoledì 
quando rimanevano quattro notti di Dzù-1-Higgah del 23. H., equivalente 
al mese di Tisrin II. dei non arabi. Il suo feritore fii abù Luluah un 
servo di al-Mughirah b. Su'bah, che lo aggredì con un pugnale (khangar) 
avvelenato. 'Umar aveva in quei giorni sessantatre anni. Altri invece gh 
attribuiscono soli cinquantaquattro anni. Regnò dieci anni e otto mesi 
(Ya-'qùbi, II, 183). 

§ 142. — Eutichio pone la uccisione di 'Umar il 27 Dzù-1-Higgah del 
23. H. nel ventitreesimo anno di Eraclio. Aveva 63 anni e morì nell'ora 
della preghiera a 1 - s u b h . Fu sepolto nella stessa casa in cui fii sepolto 

78. 



23. a. H. §§ ui.147. 

Maometto. Il suo regno aveva durato dieci anni o nove mesi. Abdallah 23. a. h. 

, . . , . - j I j- . .» , x r^ . [ARABIA MADI- 

b. Abbai* comandava la sua guardia personale (surtah), e Baiqa (s/c: NAH.-Eiàedata 
con-eggi Yarfa), suo cliente, gli fungeva da hàgib o maggiordomo (Eu- «^e"» morte dì 
t ve hi US, II, pag. 27, Un. 8-15;. ""*'■' 

§ 143. — (abQ Hanìfah al-Dinawarij. 'Umar b. al-lvhattàb tu ucciso 
il venerdì quando rimanevano ancora quattro notti del Dzù-1-Higgah del 
•2*^ IT., dopo un regno di dieci anni e sei mesi (Han itali, 147). 

§ 144. — Secondo al-Khuwàrizmi, 'Umar b. al-|vhattàb fu as.sa-ssinato 
da abù Lulu- (s/c), e gli successe Utlimàn b. Aftan il 28 Dzix-l-Higgah 
del 23. H. (Baethgen. 111). 

§ 145. — 'Umar, il re dei Tayyàyé, fu ucciso dopo aver regnato 12 anni, 
nel seguente modo: Uno .schiavo, di mestiere imbrunitore (poUsseur), che era 
stato maltrattato dal suo padrone qurasita. andò a cercare (il Califfo) 'Umar 
e si lagnò del suo padrone. Più volte, sia perchè era occupato con gli affari 
dell'impero, sia per dimenticanza, Umar lo trascurò. Lo schiavo si irritò 
contro il re (Califfo i : lo trafisse con un coltello nella pancia mentre pregava 
ed il re mori. Questo accadeva nell'anno 965 dei Greci, quando 'Utjiman 
cominciò a regnare (Michel Syrien, II, 430). 

§ 146. — (Teofane). Nell'anno del Mondo 6137 (= 957 dell'Era dei Se- 
leucidi = 645 dell'Era Volgare = 24.-25. H.), nel mese di Dios, nel giorno 
quinto (= giovedì) Umaros, il comandante dei Saraceni, fu pugnalato da 
up disertore persiano, mentre stava pregando : la spada dell'assassino gli 
squarciò il ventre: Umaros cessò di vivere dopo un regno di 12 anni. Gli 
successe un suo consanguineo 'Uthmàn figlio di Fan (= 'Affàn) (Theo- 
p h a n e 8 , pag. 525). 

L'en-ore cronologico di Teofane è di due anni, dovuto forse all'omissione 
di qualche i)aragi-afo nel testo originale e. ad un accomodamento arbitrario 
delle date tra i paragrafi rimasti. Infatti, dopo narrata l'uccisione di 'Umar, 
il cronografo bizantino pa.ssa a riferire la ribellione di Gregorio il patrizio 
d'Africa, che può essere avvenuta .soltanto nel 26. Ff., sicché probabilmente 
l'omi.ssione nel testo di Teofane è avvenuta appunto tra la notizia «lell'assas- 
sinio di Umar e l'anno della ribellione di Gregorio, un .salto di circa due anni 
e mezz<"). quanto è preci.samente Tensore cronologico commesso. 

ARABIA-MADÌNAH. Ultime istruzioni di Umar: il consiglio elet- 
tivo: elezione di Uthmàn. 

§ 147. — l'iuar l>. .Sabbah, da al-Madàini. da Waki', da al-A'mas, 
(la Ibràhim: anche da abù Mikhnaf, da Yùsuf b. Yazid. da abù Abbàs 
Sahl : nonché altri due isnàd) f'). Quando il Califfo Umar fu mortalmente 

79. 



• ti" £àó% 3.a ri* 



23. a. H. forito, "-li disseio ili nominarsi un successore. — « Clii posso eleggere? » egli 

rispose, e continuò a dire che, se fosse stato vivo sia abù 'Ubaydah b. al- 



,ARABIA-MADI- 
NAH. - Ultime 

istruzioni di u- (^anàh, sia Salim, il m avvi a di abu Hudzayfah, avrebbe scelto uno di 
^«ttivò-'^eiezlone **'^s' f^*)- Perchè del piiino Ma«jmetto aveva detto che era il più fidato 
di uthoiàn! della gente musulmana fa min hadzih al-ummah), e di Sàlim aveva 

detto che amava Iddio grandemente. Allora uno dei presenti gli suggerì 
di nominare il proprio figlio 'Abdallah b. 'Umar. — « Che Dio ti uccida! », 
esclamfS il Califfo, «per ciò che tu desideri: guai a te! come posso io no- 
« minare mio successore uno che non è stato nemmeno capace di far di- 
« vorzio dalla propria moglie? Io mi sono adoperato da me e ho tenuto 
« lontani i miei parenti. Se riuscissi a scamparla senza peccato e senza 
« premio, sarei felice. Ora penso : se io nomino un successore, già ne ha 
«nominati chi era meglio di me; ma se lascio così, ha lasciato così chi 
« era [pure] migliore di me. Iddio non rovinerà la sua fede » (^). 'Umar 
non voleva che più d'uno della, sua famiglia rendesse conto a Dio del po- 
tere (*). Avrebbe avuto l' intenzione di nominare 'Ali, ma una visione du- 
rante uno svenimento, d'un uomo che strappava in iin giardino ben pian- 
tato le piante giovani e le mature per prendersele, lo consigliava di lasciare 
a Dio la scelta. Egli non avrebbe voluto tenere il governo da vivo e da 
morto. Respingendo tutti i suggerimenti, il morente 'Umar stabili di nomi- 
nare un consiglio di elettori, i quali dovessero scegliere fi-a loro il nuovo 
Califfo: scelse all'uopo 'Ali, 'Uthmàn, 'Abd al-rahmàn b. 'Awf Sa'd b. abi 
Waqqàs, al-Zubayi- b. al-'Awwàra e Talhah. A ciò s'inspirava dalle dichia- 
razioni del Profeta riguardo alle persone a cui era destinato il paradiso. 
ma aggiunse: « Anche Sa'id b. Zayd b. 'Amr b. Nufayl; è di costoro tut,- 
« tavia non ce lo metto » (2777-2778) f). Quando ebbe dato questi ordini, 
i presenti uscirono dalla stanza. Appena fuori deUa medesima, al-'Abbàs 
si avvicinò ad 'Ali e gli disse: « Non accettare l'incarico! ». 'Ali respinse 
il consiglio dicendo: « Non amo creare scissioni! ». — « Allora », gli sog- 
giunse al-'Abbàs, « vedrai sventure che ti ripugneranno ». Il mattino se- 
guente il Califfo chiamò presso di sé i cinque elettori presenti in Madìnah. 
ossia 'Ali, 'Uthmàn, 'Abd al-rahmàn, Sa'd ed al-Zubayr (Talhah non si 
trovava in Madìnah in quei giorni), e diede loro le istruzioni sul modo 
come dovevan procedere all'elezione del suo successore. Si raccomandò 
innanzitutto che fra loro regnasse la concordia, perchè ima scissione fra 
essi, che erano i capi più rispettati della comunità musulmana, avrebbe 
generato scissione fra i credenti. Diede ordine che, con il permesso di 
A-isah si radunassero nell'appartamento di lei, e poi, riprendendosi, disse 
che non si adunassero lì, ma in vicinanza (2778, lin. 13). Mentre gli elet- 

80. 



23. a. H. g ,„ 

tori discutevano fra loro sulla scelta, le preghiere pubbliche dovevano 23. a. h. 

essere dirette da Suha\-b: le discussioni non dovevano protrarsi oltiv ai ' n Ahf '-'^ ul ti m' 
ti'e giorni, trascorsi i quali, il nuovo Califfo doveva essere eletto ad ogni istruzioni di u- 
costo. Affinchè si potesse por fine ai dissidi fi-a gli elettori, 'Umar stabilì che ^etViv'l^iez'ione 
suo figlio avesse facoltà di essere presente alla discussione ed assistere gli «^' 'Ut.hmàn.| 
elettori con i suoi consigli, ma egli doveva essere escluso dall'elezione. Gli 
elettori avevano l'obbligo di attendere. per tre giorni l'arrivo di Talhah, 
ma qualora egli non fosse arrivato, dovevano scegliere senz'altro il nuovo 
Califfo C^i. abù Xalliah al-Ansàri con cinquanta C) Madinesi doveva ecci- 
tare gli elettori a eleggere presto il nuovo Califfo, e al-Miqdàd doveva 
radunarli. Se cinque elettori eraiio d'accordo su di un nome ed il sesto 
si rifiutava di riconoscerlo, Suhayb ebbe l'ordine di decapitare il dissi- 
dente (! ?) : se i dissidenti erano due, doveva puro decapitarli, ma se il 
consiglio era egualmente diviso in due gruppi di tre, arbitro fii-a i due 
partiti doveva essere suo figlio 'Abdallah, il quale avrebbe scelto il nuovo 
Califfo fi-a i due nomi in discussione. E se non piaceva la scelta di 'Abd- 
allah, si seguisse la parte nella quale si era schierato 'Abd al-rahmàn b. 
'Awf. E fossero uccisi quelli che non si piegavano alla loro decisione ("*). ' 

Usciti che furono [dalla stanza di 'Umar], 'Ali disse ad alcuni dei 
banu Hàsim : « Se viene ubbidita in mezzo a voi la vostra gente (= co- 
« testa gente?), non otterrete il potere mai più». E s'incontrò con al- 
'Abbàs e gli disse: «Non è più nostro [il potere] ». E l'altro: «Da che 
«lo argomenti?». Ed egli: «M'ha posto insieme con 'Uthmàn C*), ed ha 
«detto: Siate con i più (kùnù ma' al-akt_har), e se due ne scelgono 
« uno, e due altri un altro, siate con quelli dalla cui parte è 'Abd al- 
« rahmàn. Ora Sa'd non andrà contro il figlio di suo zio 'Abd al-rahmàn, 
« e 'Abd al-rahmàn, come affine di Uthmàn, non si staccherà da lui, ma 
« o 'Abd al-rahmàn eleggerà 'Uthmàn, o 'Uthmàn 'Abd al-rahmàn, o se 
« gli altri due fossero con me, non mi servirebbero. Io non mi attendo 
« che uno di loro due ». E al-'Abbàs allora: « Io non ti ho mai spinto a 
« cosa alcuna, che tu non abbia finito per fare il contrario di quello che 
« io volevo. Ti ho raccomandato, quando era vicino a morte il Profeta, di 
« chiedergli il nome del successore, e non hai voluto. Dopo la sua morte, 
« ti ho detto di darti dattorno e non hai voluto. Quando 'Umar ti chia- 
« mava per la s ù r a , ti ho detto di non andar con loro, e non hai vo- 
« luto. Ed ora ti dico questo solo. A quella gente rispondi sempre no, salvo 
« che ti volessero nominare, che quelli faranno di tutto per tenerci lontani. 
«Ma per Dio l'avrà soltanto attraverso il male». E 'Ali: «Se 'Ut_hmàn 
« vivrà, io gli ricorderò quello eh' è stato, e se muore, si passino pure il 

81. 11 



Q ti*? ^ò* 3.» il* 

23. a. H. « noterf tli Ulano in mano, ma mi troveranno dove non mi vorranno ». 

'*r»*tf' *.M.*°'" l'ui recitò alcuni versi di minaccia (?). Voltatosi, vide abù Talhah, e gli 

N AH. U 1 1 1 m 6 

istruzioni di u- dispiacqnp. E abù Talhah gli disse: «Non aver paura, o abù-l-Hasan ». 
mar: il consiglio T g fiigcordie fra gli elettori scoppiarono appena, morto alfine il Califfo, 

elettivo: elezione '^ ^ . 

di uthmàn.] si trattò di provvedere al funerale del medesimo. Tanto 'Ali che 'Uthmàn 

pietesero al diritto di re'citare le preghiere d'uso sul cadavere del defunto, 
ma la questione venne troncata a tempo da 'Abd al-rahmàn, il quale decise 
che le preghiere venissero recitate da Suhayb, come colui, che per ordino del 
defunto aveva avato l' incarico di dirigere le flinzioni religiose pubbliche. 
Sepolto alfine 'Umar, al-Miqdàd b. al-Aswad, secondo le istruzioni 
avute da Umar, riunì gli elettori nella casa di Miswar b. Makhramah, 
oppure nel Bayt al-Màl, oppure nella casa di 'A-isah (non è certo quale 
dei tre), ed abù Talhah al-Ansàri con i cinquanta Madinesi accorse a far 
la guardia quasi come hàgib; si posero poi sulla porta 'Amr b. al-'As 
(che era in Egitto!) ed al-Mughirah b. Su'bah (che era in al-Kùfah!), e 
perciò Sa'd b. abi Waqqàs li fece alzare: «Voi vorrete andar dicendo: 
«Siamo stati presenti ed eravamo della sur a» {^°). Grli elettori incomin- 
ciarono i loro lavori, ma fin dal principio scoppiarono le più vivaci discordie 
e non fu possibile di venire ad alcun accordo. I dissidi si acuirono ma abù 
Talhah dichiarò che non avrebbe permesso che si passasse il termine di 
tre giorni fissato da 'Umar ("). Allora Abd al-rahmàn venne fuori con 
una nuova proposta. Egli invitò uno dei presenti a rinunziare assoluta- 
mente alla possibilità di essere eletto, ed in compenso di ciò sceglier lui 
fra gli altri il futuro Califfo. Nessuno dei presenti rispose, perchè ognuno 
voleva conservarsi la eligibilità. 'Abd al-rahmàn dinanzi al silenzio dei 
colleghi esclamò: «Allora rinunziò io all'elezione». 'Uthmàn immedia- 
tamente soggiunse : « Ed io accetto, perchè ho inteso il Pi'ofeta che di- 
«ceva: 'Abd al-rahmàn è fidato in cielo ed in teiTa ». Tutti gli altri, 
ad eccezione di 'Ali, diedero pure il loro consenso e si rimisero alla 
decisione di 'Abd al-rahmàn. Solo 'Ali rimase taciturno, e quando gli do- 
mandarono perchè non esprimesse anch'egli il suo consenso, rispose che 
pi-ima di dare la sua approvazione, desiderava che 'Abd al-rahmàn desse 
formale assicmazione di fare la scelta con perfetta giustizia ed imparzia- 
lità, e senza lasciarsi influire da sentimenti di famiglia. 'Abd al-rahmàn 
diede tutte le assicurazioni necessarie per garantire l' imparzialità della 
sua scelta e chiese ai colleghi di prendere esplicito impegno di accettare 
la sua nomina e di assisterlo contro chiunque cercasse di modificarla o di 
farvi opposizione. Tutti promisero di sottoporsi interamente al suo arbi- 
trato, ed egli in risposta prese impegno di essere giusto ed imparziale. 

82. 



23. SI. H. § 147. 

Ottenuto questo primo vantaggio, 'Abd al-rahmàn decise che prima 23. a. h. 

di procedere alla nomina gli tosse necessario avere un colloquio privato ^ah - Ultime 
con ognuno degli elettori. Incominciò con Ali, il quale si ci'edeva la per- istruzioni di u- 
soua più indicata alla carica di Califfo per la sua stretta parentela con elettivo- eiezione 
U Profeta e per i grandi servizi da lui resi alla fede : a lui 'Abd al-rahmàn d' uthman.) 
domandò: chi avesse, dopo di lui, i maggiori dnitti al califfato. 'Ali rispose 
che, dopo sé stesso, 'Utjimàn era la persona avente maggiori diritti alla 
successione. La stessa domanda fa rivolta ad ognuno degli altri elettori, i 
quali credevano di essere ognuno la persona meglio indicata come Califfo. 
'Ut^màn ammise che, dopo di lui, veniva 'Ali; al-Zubayr e Sa'd ambedue 
ammisero che, dopo loro stessi, 'Uthman fosse quegli meglio indicato per 
la successione. 

'Ali si presentò a Sa'd e gli disse : « Io ti domando per la parentela 
« di questo mio figlio e di mio figlio Hamzah, che tu non ti stringa con 
« Abd al-rahmàn in favore di 'U^màn {sicché aveva poca fede nella pa- 
« rola data da Abd al-rahmàn !), il quale non ha per famiglia i diritti che 
«ho io». Frattanto durante la notte 'Abd al-rahmàn andò a far visita a 
vari altri Compagni del Profeta e capi d'esercito e asràf al-nàs(i mag- 
giorenti, o notabili della città) presenti a Madinah, i quali tutti si dichia- 
rarono per 'Utjimàn (^). 

Quando fu la notte precedente il giorno in cui scadeva il termine 
fissato da 'Umar per l'elezione, 'Abd al-rahmàn andò a casa di al-Miswar 
b. Makhramah ("), lo svegliò e gli disse: « Su! Vedo che tu dormi, mentre 
« io ho dormito poco tutta questa notte. Va a chiamare al-Zubayr e Sa'd » . 
Ed egli li chiamò. Il convegno fii dietro la moschea nella suffah ac- 
canto al Dar Marwàn. Disse dunque Abd al-rahmàn ad al-Zuba3r: « Lascia 
« il governo ai due figli degli 'Abd Manàf (= 'Ali e 'Uthmànj ». — « Sì, 
« io sono per 'Ali », rispo.se al-Zubayr. Invitò poi Sa'd a cedere a lui il suo 
voto, perchè egli scegliesse a suo piacimento. E Sa'd : « Se tu scegli te 
« stesso, bene; ma se tu fossi per Uthman, io preferisco invece 'Ali ». E lo 
esortò sempre più a sceglier sé stesso ('*). Ma 'Abd al-rahmàn disse che 
non avrebbe accettato a nessun costo, e perché già aveva rinunziato al 
potere, e perchè una visione gli aveva mostrato come il quarto capo avrebbe 
fatto molto male alla comunità ('^). Perciò bisognava far salii-e un uomo 
del quale non fosse contenta la gente. Sa'd gli domandò s'era matto. Ma 
poi aggiunse: « Ma fa come credi; tu sai la volontà di Umar ». Quindi 'Abd 
al-rahmàn mandò al-Miswar a chiamare 'Ali, ch'era certo di salire al potere, 
e gli parlò a lungo. E poi mandò al-Miswar da Uthman, con il quale si 
intrattenne finche l'idzàn del mattino divise 'Abd al-rahmàn , da 'Utjimàn. 

83. 



§ 117. 23. a. H. 

23. a. ti. l^iiaiuk) l'bboro pregato la preghiera dell'alba, egli [Ahd al-rahmàn] 

NAH. - Ultime n""'»' '1'"'' /s'^ipP" (al-i"a'it: (luolh già nominati, cioè Ali, Uthman, al- 
istruzioni di U- Zubayr, Sa'd, tòrse al-Mis\var), e fece chiamare quelli ch'erano presenti 

mar: il consìglio , ,, , n . i - • • - • • • -ii j. • a - -j. ■ 

elettivo: elezione [nella moschea] tra 1 muhagiruu, e i più illustri Ansar, e i capitani 
di uthman.i degli eserciti: si riunirono, e la moschea fii in gran confusione (iltagga). 

( L'elettore arbitro) disse : « La gente desidera che quelli delle provincie 
«non tornino alle loro case senza sapere chi sia il loro amìr» ('®). 

Sa'ìd b. Zayd disse: «Noi crediamo te il più degno». E Abd al- 
rahmàn: «No, consigliatemi altro». 'Ammàr allora: «Se tu vuoi che 
«non nascano discordie, dà la bay 'ah ad 'Ali». al-Miqdàd b. al-As\vad 
confermò, che se dava la bay 'ah ad 'Ali, tutti erano disposti ad ubbi- 
dire. Ma ibii abì Sarh : « Se vuoi che non facciano scissione i Qurays, 
«presta la ba^^'ah ad 'Uthmàn ». E 'Abdallah b. abi Rabi'ah disse: «È 
«giusto: se tu scegli 'Uthmàn, ubbidiamo tutti». Allora 'Ammàr insultò 
ibn abi Sarh: « Quando mai hai consigliato il bene dei Musulmani? ». E 
vennero a parole i banù Hàsim e i banù Umayyah. 'Ammàr protestò che non 
s' avesse da togliere il governo a quelli della casa del Profeta. E un makh- 
zùmita saltò a dire: «Hai passato il segno, o ibn Sumayyah! (= Ammàr 
« b. Yàsii*). Che c'entri tu in una scelta che i Qurays si danno per loro 
« conto? ». Allora Sa'd b. abì Waqqàs invitò Abd al-rahmàn a sbrigarsi prima 
che nascesse una sommossa. E 'Abd al-rahmàn: « Io ho già considerato e 
«.ho chiesto consiglio. Non vi aggravate la coscienza (là tag'alunna, 
«ayyuhà-1-raht, 'ala anfusikum sabilan = non aiutate altri 
« contro voi stessi) » ("). E chiamò Ali, chiedendogli se prometteva di 
seguire il Libro di Dio e la s u n n a h del Profeta e dei due califfi 
venuti dopo. Egli : « Spero di farlo per quanto saprò e potrò {dunque 
« 7ion dà formale promessa) ». Quindi chiamò Uthmàn, e gli fece la 
stetisa domanda. Ed egli disse: «Si». Allora ('Abd al-rahmàn) gii prestò 
la bay 'ah. 

Ma 'Ali (che era sicuro della propria elezione [cfr. T a bari, I, 2784, 
lin. 18]) allora (dopo eletto 'Uthmàn) gli disse (ad 'Abd al-rahmàn): « Gli 
« facesti un dono di chi abusa del potere. Non è questo il primo giorno 
« in cui voi (/ Compagni avversi ai banu Hàsim) ci avete fatto guerra. 
«Ma la pazienza è il miglior partito [Qur-àn, XII, 18]. Per Dio, tu hai 
« nominato 'Utjimàn perchè desse a te il potere. Ma Iddio resta sempre 
« quello! ». E 'Abd al-rahmàn: « Non commetter colpa! Io ho riflettuto e 
« chiesto parere, e ho visto ch'essi non valevano 'Uthmàn ». E Ali uscì 
dicendo: « Il Libro giungerà al suo termine (sayablugh al-kitàb 
«agalahu, cioè: Il Libro di Dio è finito?) » ('*). 

\ tìi. 



23. a,. H. § 147. 

al-Miqdàd allora : « Hai lasciato (da partej l'uomo equo e giusto » 23. a. h. 

[Qur-àn, VII, 159J. — «Ma io ho cercato lutile dei Musulmani», rispose ^^^h . ultima 
'Abd al-rahmàn. E l'altro: «Se ti sei proposto Iddio, ti compensi lui!». istruzioni di u- 
E poi al-Miqdàd disse che si meravigliava del contegno dei Qurays, che ^ettiv'or'^eiazione 
avevano trattato cosi quell'uomo. Ed esclamò : « Oh trovassi qualcun altro «■• 'Uttimàn.) 
«per aiutarlo!». E Abd al-rahmàn: «Temi Iddio, che temo la fitnah 
« (la rivolta) per te! ». E poi interrogato clii intendesse, dichiarò che per 
quelli della casa di Maometto intendeva i banù 'Abd al-Muttalib, e per 
quell'uomo Ali. 

E 'Ali disse : « La gente guarda ai Qurays, e i Qm-ays guardano alla 
« loro casa, e dicono : Se il potere viene in mano dei banù Hà.sim, non 
« ne esce più, mentre se va ad altri, potete averne un po' per uno » ('*"). 

Talhah arrivò il giorno in cui fu prestata la bay ah ad 'Utjimàn: 
invitato a fare altrettanto, egli domandò : « Ma tutti i Qurays sono d'ac- 
« cordo? ». — « Sì ». Ed andò da 'Utjimàn, che gli disse: « Txitto dipende 
« da te, se tu rifiuti, io rifiuto ». — « Rifiuteresti davvero? ». — « Si ». — 
« Proprio tutti ti hanno tatto omaggio? ». — « Si ». — « Ebbene, non 
« voglio io fare il contrario degli altri ». E gli prestò la bay 'ah (*'). 

al-Mughiiah b. Su'ljah disse ad 'Abd al-rahmàn: « abù Muhammad, 
« hai fatto bene ad eleggere 'Utbmàn ». E ad Uthmàn disse: « Se 'Abd al- 
« rahmàn sceglieva un altro, non l'avremmo voluto ». Ma 'Abd al-rahmàn 
ribattè : « Tu menti, guercio, che se io nominavo un altro, tu avresti pre- 
« stato omaggio, e avresti detto a lui la stessa cosa ». 

al-Farazdaq ha detto: 

Suhayb ha pregato tre giorni e poi l'ha fatta giungere (la preghiera V arsalahajC'i 

ad ibn '."^fiin: nn regno non tagliato. 

un califfato da abu Bakr al suo compagno. 

Ed erano stati amici d'un guidato (uiahdi) e d'un comandato (ma-mfir). 

E al-Miswar b. Makhi-amah diceva : « Non ho visto alcuno clic si sia 
« più fortemente di 'Abd al-rahmàn b. 'Awf imposto ad altri per sotto- 
« metterli ad un governo » (T a b a r i , I, 2776-2788). 

Cfr. 'Iqd, II, 260 (ediz. 1293, II, 267); Athir, III, 50-58, citando 
Come autorità 'Amr b. Maymùn al-Awdi ; Khaldùn, II, App., 126-126. 

Nota 1. — (Questa tradizione lunghissima, ette riempie ben dodici pagine del testo stampato di 
al-Tabari, è la fusione di molte diverse tradizioni, compilata molto probabilmente dallo stesso al-Tabari : 
il processo di fusione non è stato perfetto onde in vari punti della narrazione è facile distinguere ove 
finisce una tradizione e ove comincia l'altra. Vedi, per esempio, a pag. 2778, lin. 6-7, ove per unire due 
tradizioni si fa vivere il Califfo più di un giorno, mentre dalla tradizione di un paragrafo precedente 
(cfr. § 133) risulterebbe che 'Umar non vedesse l'alba del giorno seguente a quello, in cui venne ferito 
a morte. Tutta la narrazione è poi largamente adornata di particolari tendenziosi ed apocrifi iper es., 
i consigli di al-'Abbàs ad 'Ali, le istruzioni di 'Umar, ecc.): questi particolari haniici però anch'essi in- 
teresse, benché forse la loro composizione debba essere avvenuta dopo lo stabilimento della dinastia 
abbasida, vale a dire anche dopo la metà del II secolo della Higrah. — Non mancano altresì lo piccole 

86. 



j j^^-_ 2o. a., il. 

23. a. H. contra<lizioni i- confusioni fra i vari particolari. L'episodio dei consigli di al-'AbbiU ed 'Ali è ripetuto 

lARABIA MADi- ,|„„ volte ipag. 277R, lin. 6 e segg. e 278<), Un. 4 e segg.). 

NAH. - Ultime Nota '2. La ragione vera, perchè in questa tradizione noi troviamo menzionato il nome di 

istruzioni di U- Salini il liberU) di ubn IlmlzayfaL, risulta chiara da quanto dice e discute ibn Khaldùn (Khaldùu 
mar: il consiglio Proleg. I 394 e segg.l sulla necessità che l'imam della comunità musulmana sia un qurasita. Egli 
elettivo: elezione aice che nella giornata di al-Saqifah (ossia all'elezione di abQ Bakr) i Compagni del Profeta adotta- 
di Uthmàn.) rono questo principio che solo uno dei QurayS potesse essere imam: quindi egli prosegue notando 

(ibid., pag. 395l, come vari dottori od abili investigatori della verità si sono lasciati ingannare da certi 
fatti quando sono giunti fino a negare la necessità per l'imam di essere un Qurays. Cita la tradizione: 
• Udite ed ubbidite, anche se avete per capo un Abissino .schiavo con la testa riccia » e poi le presenti 
pai-ole attribuite ad 'Uraar. Egli cerca di confutarle, oppure di togliere a loro quel valore che altri vor- 
rebbero ad esse attribuire, arrivando a dire che « tutti sanno come l'opinione d'un solo Compagno del 
«Profeta non sia autorità sufficiente». — Non abbiamo ad esaminare le ragioni prò e contro la tesi dei 
Qurays (cfr. Lammens, MFG., voi. IV, pag. 65 e segg.i: c'interessa invece di scoprire come queste 
parole messe in bocca ad 'Umar siano probabilmente di origine tendenziosa, per combattere le pretese 
dei Qurays e difendere la causa dei non arabi, e dei Musulmani iu genere. Fuori d'Arabia i convertiti 
all'Islam vollero essere considerati sotto ogni rapporto pari agli Arabi, e gli Arabi non Qurasiti pari 
ai Qurays: misero quindi queste parole crudeli in bocca di TJmar per sostenere che limar non rite- 
nesse la origine qurasita una qualità necessaria del Califfo. Non videro che in questo modo facevano 
dire ad 'Umar essere perfino 'Ali indegno del califfato, agli occhi di "Umar, e suscitarono perciò una 
reazione vivissima nel campo ortodosso, che per coerenza dovette sostenere la tesi qurasita. 

Nota 3. — Se questa tradizione è corretta, alibiamo una prova chiara che limar non volle eleg- 
gere nessuno. 

La scelta dei consiglieri sarebbe un compromesso ti'a la nomina del successore e il non nomi- 
narlo; le parole di 'Umar sono una interpolazione nella tradizione, perchè figurano staccate in altre 
versioni. 

Nota 4. — Si mette in bocca ad 'Umar quello che pensarono o^addussero a scusa i Compagni, 
quando esclusero 'Abdallah b. 'Umar. Giacche par chiaro che 'Umar non determinasse precisamente i 
« consiglieri. 

>• Poco dopo la tradizione mostra una poco esperta giuntura a pag. 2777, lin. 11. 

Nota 5. — Sa'id b. Zayd [f 50. o 61. H.] era cognato di 'Umar, perchè aveva sposato Fàtimah bint 
al-Khattàb, sorella del Califfo. Contro lui non si adduce alcun motivo, a spiegarne l'esclusione; ma è 
evidente come andaron le cose: morto 'Umar, prevalse un partito avverso al Calift'o e alla sua famiglia. 
Quando rimasero soli in lotta 'Ali e 'Uthmàn, è noto che 'Amr b. al-'As ingannò 'Ali (cfr. § 166) [come 
di nuovo più tardi all'arbitrato di Adzruh, nel 38. H.] e fece in modo che fosse eletto 'Uthmàn. Se stiamo 
al testo della tradizione, non comprendiamo in che consistesse l'inganno. 'Amr b. al-'As avrebbe con- 
vinto 'Ali che, per salire al califfato, non doveva dichiararsi fedele alla sunnah dei precedenti califfi. 
E invece poi fu eletto ■Utjimàn perchè prestò la bay 'ah con questa affermazione. Entrando più ad- 
dentro, dobbiamo figurarci 'Umar come Califfo non amato da molti Compagni (per la sua rigidità, ecc.). 
Chi si presentava candidato dopo di lui, accettando la sunnah dei predecessori ^e perciò anche quella 
di 'Umar, e forse specialmente questa), si inimicava il partito avverso ad 'Umar. Perciò diventava som- 
mamente imprudente dichiarar senz'altro che si accettava una tale sunnah. Inoltre, — secondo molte 
apparenze — 'Ali aveva da essere tentato a non fare questa dichiarazione forse per avversione ad 'Umar, 
o per compromessi col partito anti-umaride. L'arte. di 'Amr b. al-'As sarebbe stata allora nel far doppio 
gioco: finir di convincere 'Ali di questo pericolo e spingerlo quindi a tenersi sulle generali; d'altra parte 
andar sussurrando tra gli altri, tra quelli del partito di 'Umar specialmente, che 'Ali non offriva ga- 
ranzie, in quanto che non si sapeva quello che avrebbe fatto, non perseverando in una sunnah co- 
nosciuta. 

E molto notevole il fatto che 'Abd al-rahmàn interroga i due contendenti non già in segreto, ma 
in presenza del popolo, nella moschea, e coram, popido decide. Dal che già si possono trarre due osser- 
vazioni. La prima, che l'elezione non doveva essere rimessa esclusivamente ai consiglieri, ma il vero 
elettore aveva da essere anche qui il popolo ; la seconda, che, presenti tutti, e quindi sia i favorevoli ad 
Umar che gli avversari, una dichiarazione di seguirne la sunnah diveniva un affare delicatissimo. 

Nota 6. — Nel testo di al-Tabari (2779, lin. ll-ltii si vede chiara la fusione di molte fonti. In 
poche linee 'Umar confida lo stesso ufficio di conclavista a tre persone diverse, ad abfi Talhah, ad al-Miqdàd 
b. al-Aswad e a Suhayb. Più precisamente, s' impone al primo, ad abù Talhah, di riunire cinquanta 
persone per eccitare gli elettori a sbrigwsi, al-Miqdàd ha da riunirli in una camera; e Suhayb, oltre 
che pregare in pubblico, li ha da «fare entrare» nella stanza. 

86. 



Più giù, alla linea 16, 'Abdallah b. 'Umar, che ha da entrare, ma senza poter essere eletto e 23. a. H. 

senza voto deliberativo, sembra un altro sdoppiamento dello stesso sorvegliante. — È molto probabile (A RAB I A-M A Di- 
che i tradizionisti abbiano fatto essi la limitazione a sei degli elettori, e abbiano date altre funzioni NAH. - Ultime 
agli altri capi intluenti, che pure contribuirono all'elezione. " istruzioni di 'U- 

Un altro segno di tradizione mal compilata si ha nella designazione del luogo del conclave mar; il consiglio 

^2778, lin. U-131, dove si fa indicare prima la stanza di 'Aisah e poi un luogo vicino ad essa. — Ma elettivo: elezione 

su ciò si vedano le altre seguenti tradizioni. jj uthmàn-l 

Riflettiamo. Vi sono gei persone designate da 'Umar, delle quali una, Talhah, è assente. 

Vi sono altre quattro persone, abiì Talhah, al-Miqdàd, Suhayb e 'Abdallah, figlio del Califlb morto, 
che ebbero varie incombenze, ma furono — secondo i tradizionisti — sema voto, almeno deliberativo, 
e senza diritto a candidatura. 

Due persone, 'Amr b. al-'As e al-Mughirah, vogliono intervenire alla sfira, e perciò si mettono 
sulla porta, ma ne sono cacciati. 

Mi pare in questo complesso di attori si possa intravvedere: 

a) Che gli elettori non furono cosi precisati né designati ictr. § 74) da 'Umar, come parrebbe 
dai tradizionisti. (E già un punto oscuro l'aftare di falbah assente'. 

b) Che molte persone ebbero che fare in questa elezione, e i tradizionisti, limitati a sei i con- 
sultori perchè i più anziani e venerandi. tra tutti, furono costretti a variare le occupazioni degli altri, 
ma non ci sono riusciti. ' 

Nota 7. — Il numero delle guardie che dovevano vigilare sul conclave è indizio sicuro che te- 
mevansi violenze, e la condizione che dette guardie dovessero essere raadinesi, mostra che le violenze 
potevan venire soltanto dagli Emigrati makkani. 

Nota 8. — La natura apocrifa di queste istruzioni è palese per l'assurdità delle medesime: è 
inconcepibile l'ordine di 'Umar che l'elezione del suo successore si dovesse inaugurare con la decapita- 
zione di uno o due fra i venerati Compagni del Profeta. L'ordine poi ad 'Abdallah, di rimettersi sempre 
al parere di 'Abd al-rahmàn stabiliva altresì in un certo modo che la scelta di 'Abd al-rahmàn fosse 
quella superiore tutte le altre in importanza: era in altri termini affidare a lui solo la scelta del suc- 
cessore, escludendolo dall'elezione, perchè non era presumibile che 'Abd al-rahmàn eleggesse sé stesso. 
Tutta la tradizione é composta a posteriori su quello che avvenne realmente, attribuendo al morente 
'Umar una specie di divinazione del futuro. E poi inconcepibile che in un governo si strettamente demo- 
cratico com'era, in teoria, l' islamico primitivo, si giungesse a tal estremo di tirannide, che cioè il Ca- 
litfo morente desse ordine lui stesso di uccidere quelli che fossero dissidenti dal parere di tre persone. 
A questo punto non si giunse neanche più tardi: sotto gli 'Abbàsidi la bay 'ah era estorta spesso con la 
violenza; ma almeno era domandata. Qui si passerebbe sopra anche al dovere di bay 'ah. 

Non parrebbe più probabile allora che 'Umar affidasse ai consiglieri un puro valore di proposta'!" 

Queste aggiunte di minacce contro i dissidenti si spiegano con la volontà di legittimare i me- 
todi 'abbàsidi nelle elezioni dei califfi. Ma la giustificazione andrebbe anche più in là della cosa da 
giustificarsi, perchè gli 'Abbàsidi avevano pur una larva di bay 'ah. 

Cfr. §§ 158, 159, ecc. 

Nota 9. — «M'ha posto insieme con 'Uthmàn (qarana bi 'Uthmàn)». Se intendo bene, "Umar 
avrebbe messo alla pari 'Ali ed 'Uthmàn, sicché si avrebbe qui una nuova versione delle disposizioni 
di X'mar. Non più sei elettori pari in tutto, ma un consiglio che scegliesse su due, come successe poi 
in realtà nella pubblica adunanza, presieduta da 'Abd al-rahmàn. Senonché il resto poi smentisce que.sta 
interpretazione. 

Nota 10. — C'è da studiare la parola detta da Sa'd b. abi Waqqà.s ad 'Amr e ad al-Mughirali. 
Egli non voleva si vanta.ssero d'essere stati presenti. 

Parrebbe dalla frase che questi due uomini, per un loro vanto innocente, volessero essere presenti 
un atto di tanta importanza. Una indiscrezione di curiosità e nulla più. Giacché, secondo la tradizione, 
essi non avrebbero avuto il voto. Ma 'Amr e al-Mughirah non erano uomini da contentarsi del fumo. 
Essi non potevano star vicini ad una riunione simile senz'agire. Poco sarebbe importato loro che ai 
sapesse ch'essi erano stati sulla porta del conclave, molto invece che il conclave andasse come loro vo- 
levano. Sicché, se mai quei due astuti furono li vicino, non saranno stati cacciati perchè non si van- 
tassero, ma perchè, con o senza vanto, non agissero. 

Però questa frase di Sa'd, se anche non corrisponde alla natura delle cose, dato il conteato della 
tradizione, può essere un nuovo indizio di quello che si è detto prima, che cioè il numero dei consi- 
glieri non era stato fissato dal Califfo morente. 

Nota 11. — Eppure, secondo il principio di questa tradizione, s'aveva da attender Talhah durante 
tre giorni e, se non fosse venuto, deliberare. Qui invece i tre giorni si riferiscono al tempo massimo 
del conclave. 

87. 



. *An Zio» 3.* H» 

23 3 H. Nota 12. — Quento fatto che 'Al«l «l-i'alimàn sentisse i pareri dei Compagni e dei generali che 

ARAB I A M ADI- erano allora a Madinah, dimostra meglio che il potere degli elettori non era assoluto. 

NAH - Ultime Nota IH. Kcco un nuovo personaggio ch'entra in gioco: al-iliswar Ij. Makhraiuah. 'Abd al- 

ìstruzioni di U- rahniàn sembra dire: «Tu dormi, e io ho dormito poco. Dividiamoci il lavoro. Va tu a chiamare al-Zu- 
mar: il consiglio « bayr e Sa'd: e facci qualche cosa anche tu». Dal tono come parla sembrerebbe dunque che al-Miswar 
eletlivo: elezione fosse in diritti e doveri pari ad Abd al-rahmàn ! 

di Uthmàn.l Q"' «> accenna a fatti che debbono aver preceduto l'accordo di cedere in favore di 'Abd alrahmàn 

il diritto ad eleggere il Califfo. 

al-MÌ8\var era qurasita, sua madre era 'Atikah bint 'Awf, sorella di 'Abd al-ralmiàn b. 'Awf. ibn 
al-Athir dice che non cessò d'aiutare lezio 'Abd al-rahmtin per la sura, e che la teneva da 'Ali (A tj: ir 
Dsd, IV, 365). Ma pare fosse molto giovane al tempo della siira. Fu ucciso nel 64. fl., in età, pare, 
di 62 anni! sicché nel 23. H. aveva 21 anni appena. 

Nota 14. — Cosicché Sa'd, che poi la tenne da 'Utjunàn sarebbe stato di sua elezione per 'Ali. 
È probabils sia questa una versione 'alida, intesa a mostrare come molti sarebbero stati per 'Ali senza 
qualche armeggio poco chiaro ti-a Abd al-ralimàn b. 'Awf e, forse, 'Amr b. al-'As. 11 passo precedente 
mostra tutti 'uthmànidi. Si comprende come i partigiani di 'Ali tenessero invece a mostrare tutti favo- 
revoli ad 'Ali, se fossero stati liberi, e gli altri viceversa tendessero a mostrare il contrario. Mi sembra 
anche the il partito 'alida cercasse di mostrsire l'elezione non libera, e gli 'uthmànidi il contrario. Cfr. ciò 
che avvenne al tempo della elezione di 'Ali. Questo passo ad ogni modo sarebbe di provenienza 'alida, 
e il precedente 'uthmànida. 

Nella stessa tradizione, alla linea 5 e segg. della pag. 2784 è mirabile il modo come gli 'Alidi col- 
legano con le loro pretese il fatto che un uomo degno di rispetto come 'Abd al-rahmàn b. 'Awf avesse 
parteggiato per TJthmàn. Egli ebbe una visione, da cui capi che il spccessore di 'Umar aveva da 
recare gravi danni all'Isliim, perciò egli non voleva salire, e non voleva che un galantuomo avesse 
quel carico. 

Nota 15. — E notevole in questa visione il n^odo come sono descritte le abitudini dei primi capi 
della comunità rassomigliati a stalloni. I primi due (Muh. e abù Bakr; corrono attraverso ad un giardino 
(evidentemente il califfato) come due frecce, senza voltarsi a nulla di ciò che è nel giardino. Il terzo, 
TJmar, è come uno stallone magnifico ('abqari), che traschia il suo fieno voltandosi a destra e a si- 
nistra, ma va sulla direzione dei primi ipag. 2784, liu. 6 e segg. i. Dunque 'Cmar cominciò a tralignare, 
. giacché, pur seguendo la direzione iqasdì degli altri, si voltò a destra e a sinistra. 

Nota 16. — S'osservi: 1» L'assemblea é tenuta di gran mattino. E evidente perchè. Si erano av- 
vertiti molti, ma si contava che parecchi altri non vi prendessero parce. Essa fu in qualche modo una 
elezione per sorpresa. Se 'Umar aveva prescritto di attendere 'Talhah tre giorni e poi procedere all'ele- 
zione, l'ora per l'assemblea della bay'ah era anche più notevole. Chi sa che non si cogliesse l'istante 
preciso in cui spii-ava questo termine? 

Le parole della tradizione lasciano qualche traccia di ciò. Difatti sono chiamati [tntti] i Muhà- 
girùn presenti nella moschea, e pare che gli altri fossero chiamati (i capi dell'esercito, per lo meno, 
giacché il testo arabo é un po' equivoco) sia ohe fossero presenti, sia che non ci fossero. Altro segno è 
la dichiarazione di 'Abd al-rahmàn sul minbar: «La gente (a 1-n a s) desidera che quelli delle province 
«non tornino senza sapere chi sia il Califfo». Evidentemente era una scusa. 'Umar era sopravvissuto 
ben poco all'attentato, e se anche alcuni al primo sentore s'erano mossi per assistere all'elezione, non 
potevano essere giunti dalle province. Al contrario potevano esigere quelli delle province di essere attesi 
un po' più a lungo! (tranne il caso che parecchi fossero complici dell'uccisione del Califfo!!). 

2" Si consideri come 'Abd al-rahmàn non faccia menzione della sua investitura da parte di 
'Umai-, ma inizi una inchiesta sommaria ex novo tra i presenti. 

Nota 17. — Ci troviamo dinanzi alla discussione pubblica. Pare che 'Abd al-rahmàn b. 'Awf avesse 
un'iutiueuza preponderante, probabilmente per la sua onestà e disinteresse, e forse anche per aver di- 
chiarato di non accettare il potere. È possibile anche che, rimasto zoppo e sdentato a Uhud, non desse 
ombra ai pretendenti, nonostante le sne qualità morali. 

Si fa un ultimo tentativo di nominar lui, e lo fa Sa'id b. Zayd (il cognato di 'Umar/. Poi si de- 
lineano due partiti uno 'alida, uno 'utjimànida. 'Ammàr è il più battagliero dei primi, ibn ahi Sarh dei 
secondi. 'Ammàr sarà difatti anche più tardi dei più fieri avversari di 'Ut_hmàn. 

E curioso quello che un makhzumita dice ad 'Ammàr b. Yàsir: «Lascia fare ai Qurays una scelta 
«che è affar loro». Pai'e che il concetto islamico dell'ugual diritto dei [Musulmani a ciò che riguar- 
dava la loro fede non fosse ancora chiaro: che l'Isiàm fosse un affare di Qurays e quindi nella scelta 
del loro capo non avesse da immischiarsi un non qurasita. Or il rimprovero veniva da persona interes- 
sata, giacché 'Animar b. Yàsir, madzhigita e poi 'ansita, era anche halif dei banù Alakhzfim. 



23. a. H. i§ 147^ 14^ 

E che queste idee fossero sparse a Madinah può niostrai-e anche il modo come 'Ammàr ripreD^ln 23. a. H. 

la parola per sostenere 'Ali: e Iddio ci ha onorati col suo Profeta e c« ha rinforzati col suo din; perchè [ARABI^MADI- 
. volete allontanare il governo dalla casa del vostro Profeta?». L'usar «vostro, anziché «nostro, t- N'AH. - Ultime 

un'urbanità ben nota tra gli Arabi. Il preambolo però sembra insistere sul vincolo islamita, e riaflir istruzioni di 'U- 

mare il diritto di 'Ammàr all'intervento. mar: Il consiglio 

Evidentemente si disegna chiara una sommossa. Sa'd b. ahi Waqqàs spinge 'Abd al-ralimàn a far elettivo: elezione 

presto. E 'Abd al-ralimàn prega di non mettersi le mani addosso. Cosi interpreto il • nou ponete sulle di 'Uthmàn.j 

«anime vostre via alcuna». E poi dice: «Io ho riflettuto e mi son consigliato abbastanza ecc.. Pare 
che 'Abd al-rahmàn voglia mostrare che l'espediente a cui ricorrerà gli viene in mente allora come 
se dicesse: «No, non vi bisticciate, mi viene un'idea. Aspettate». 

E poi degna di nota la parola raht, che poco prima pare riferita ai cinque consiglieri elet- 
tori. Qui ay j'uhà-1-rah t sono detti non si sa bene chi, ma sembrerebbe quelli che hanno parlato prima ' 
e si stanno bisticciando. 

Nota 18. — Dunque 'Ali teme che le prescrizioni del Libro, cioè del Corano, svaniscano eletto 
TJthmàn. E si chiariscono i dubbi di 'Ali di non prestar bay'ah sulla sunnah dei suoi predecessori 
e probabilmente di 'Umar. Questo almeno nella mente del tradizionista. 

Ma la frase delFagal può anche voler dire: Il Libro è giunto al suo termine, cioè al termine 
già prefisso nel libro stesso'? Quasi, si verifica la profezia del Corano? 

Nota 19. — Ecco un'altra maniera che serviva a consolare i partigiani di 'Ali. Una s'è vista 
mostrare col soprannaturale ad 'Abd al-rahiuàn b. 'Awf che il futuro Califlo aveva da essere causa di 
guai; e quindi nou doveva toccare il governo ad un uomo dabbene. Ora i Qurays sono rappresentati 
agire cosi, perchè avevano piena coscienza dei diritti dei Hàsimiti e sapevano che, saliti loro, nessuno 
poteva più entrare. 

Nota 20. — Si osservi di qui che la bay'ah non pare fosse valida senza il consenso di 'falliah. 
Questo annullerebbe già la tradizione che i consiglieri disponessero a maggioranza di voti. Nella nostra 
ricostruzione Xalhah doveva essere uno dei tanti aspiranti, e forse uno dei più temibili. Chi sa che 
molti armeggi non siano stati fatti dai due partiti 'uthmànida e 'alida temporaneamente collegati allo 
scopo di mostrare a Talhah un fatto compiuto. Le parole della tradizione sono pacifiche, anzi si tratta 
d'uno slancio di gentilezza; ma chi sa quali lotte ci furono! 

Nota 21. — Dunque, secondo al-Farazdaq, sembra che Suhayb avesse una parte più grande che 
non mostrino i tradizionisti. Suhayb arsalahà, cioè la manda (cosa? la preghiera? o il califfato?'. 
significa soltanto che cedette la preghiera, il suo ufficio temporaneo? Un'altra variante ha anzalahà 
(ha fatto scenderei. — Cfr. Lammens, Mu'àwiyah, 112 e nota 2. 

§ 148. — Prima di naiiare l'uccisione del Califfo 'Umar, al-Ya'qfibi, ci 
porge una lunga tradizione, che pretende provenga dal ben noto ibn 'Abbà.s: 
tradizione non priva di insinuazioni si'ite a favore di 'Ali, .sulla questione 
della successione al califfato. La conversazione in essa narrata tra il Ca- 
liffo ed ibn 'Abbàs in un sito solitario nei pressi di Madinah è forse tutta 
immaginaria, ma i giudizi messi in bocca ad 'Umar sul conto di alcuni 
tra i maggiori Compagni meritano di essere rilevati e conservati, come 
probabile memoria di giuste valutazioni contemporanee sul conto di quelle 
persone. I giudizi sono stati messi in bocca ad 'Umar per dare maggiore 
autorità alle ^insinuazioni: ciò è forse errato, ma siccome il tenore di 
essi corrisponde abbastanza bene con il corso degli eventi, li accettiamo 
quali apprezzamenti probabili di contemporanei. Abd al-rahmàn b. Awl'è 
descritto come un avaro per nulla adatto al califfato, perchè tale cai'ica 
richiedeva, dice 'Umar, uno che sappia dare .senza essere sciupone, e da 
altra parte sappia rifiutare senza essere accusato di lesina. Sa'd b. abi 
Waqqàs è descritto come un « credente debole ». Talhah b. 'Abdallali eia, 
avido di gloria e di lodi, ed era generoso dei beni propri con il solo in- 

89. 12 



§ UH. 2^' ^' ^• 

23. a. H. tinto d'impadronirsi della roba degli altri: era uomo orgoglioso e prepo- 

''^«fif "^.M.^°'' t lite. al-Zubavr b. al-'Awwàm è definito come un grande guerriero, ma 

NAH. -Ultime 

istruzioni di u- (\\ umore instabile: un giorno era un uomo (come tutti gli altri), un altro 
mar: il consiglio .^^^^^^ ^^.^ ^^^ dcmouio (saytàn). Sul conto di 'Uthmàn b. 'Afifàn il Ca- 
dì uthman.i [[ff,j ,si esprime severamente, ma quanto dice è null'altro che una predizione 

ah evento: egli predice che se 'Uthmàn salirà al potere, imporrà i figli di 
ibn abi Mu'ayt ed i banu Umayyah sul collo delle genti, darà in dono 
ad essi il danaro appartenente Dio (mài A 1 1 a h = tesoro pubblico : con- 
frontisi Wcllhausen, Reich, pag. 28) : « Se sarà eletto agirà certa- 
« mente a questo modo, e se agirà così gli Arabi certamente moveranno 
«contro di lui e lo uccideranno in casa sua! ». 

Poi 'limar domandò: « Ti parrebbe, o ibn Abbàs, che il vostro com- 
« pagno [Ali] tratterebbe la cosa con mollezza? ». E ibn 'Abbàs risponde 
che n'era certo, date le sue doti di nascita e i suoi meriti. E 'Umar con- 
ferma e dichiara che in realtà avrebbe condotto l'Isiàm sulla retta via. 
Ma aveva difetti: fa il buffone (du'àbah) nell'adunanza, si ostina nel 
suo parere (istibdàd al-ra-y) e offende facilmente (al-tabkìt li-1- 
nàsi). E poi è troppo giovane. 

E ibn 'Abbàs allora: « O Principe dei Credenti, non v'è parso troppo gio- 
« vane il giorno della trincea, quando uscì fuori 'Amr b. 'Abd Wadd, e si 
«ritirarono davanti a lui gii eroi e gli saykh! (cfr. 6. a. H., § 33). E 
« neanche v' è parso troppo giovane la giornata di Badi-, quando batteva 
« i rivali. E non l'avete preceduto nelF Islam nei tempi torbidi (? passo 
« corrotto), quando i Qurays vi pagavano interamente (= vi perseguita- 
«vano?)». E 'Umar: «Sta attento, ibn 'Abbàs! Tu vorresti fare a me 
« quello che hanno fatto tuo padre e 'Ali con abù Baki-, quando entrarono 
« da lui ». Non volli irritarlo, e mi tacqui. E 'Umar soggiunse: « 'Ali, tuo 
« cugino, è il più degno, ma i Qurays non lo sopporterebbero, e se monta 
« al potere, li tratterà a punta di diritto, senza riguardo alcuno, e quelli 
« allora spezzano la sua bay' ah, e prendono le armi l'uno contro l'altro » 
(Yaqùbi, II, 181-183). 

Da questa tradizione è manifesto che Ali avesse fama di uomo ru- 
vido e di poco tatto, uomo che offendeva facilmente i dipendenti: questa 
notizia di fonte sì'ita, e perciò sicura (perchè favorevole ad 'Ali), ci 
sarà di molta utilità nello spiegare le fasi del califfato di 'Ali dopo 
il 36. a. TI. 

Non so quale possa essere l' incidente, al quale si allude in questa 
tradizione, tra abù Bakr ed 'Ali, tranne che riguardi la eredità del Pro- 
feta in Fadak (cfr. 11. a. H., §§ 202 e segg.). 

90. 



2tò. 3.. H. § l4ij_ 

§ 149. — (al-Ya'qùbi). L'elezione del successore di 'Umar fu l'atta da 23. a. h. 

sei persone: 'Ali, 'Utjimàn, 'Abd al-rahmàn b. 'Awf, al-Zubayr, Talhali b. ^ n^h. . ultime 
Abdallah e Sad b. abi Waqqàs. 'Umar volle esclusi Sa'id b. Zaj'd per la istruzioni di u- 
sua parentela ed il proprio figlio. 'Abdallah b. 'limar, perchè bastava ^ettiv'oi'^eiezione 
quello che aveva avuto la sua famiglia dal califfato e per riguardo al "^i uthmàn.) 
divorzio di sua moglie: ordinò a Suhayb di dirigei-e le preghiere pubbliche 
finché uno dei sei fosse stato eletto. Conferì il comando (delle genti ar- 
mate ?) ad abù Talhali Zayd b. Sahl al-Ansàri con le seguenti istruzioni : 
« Se la scelta di quattro elettori è avversata dagli altri due, taglia la testa 
« ai due. Se i voti sono egualmente divisi, taglia la testa ai tre tra i quali 
« non sia Abd al-rahmàn b. 'Awf. Se passano tre giorni e non sono ve- 
« uuti d'accordo su nessuno, allora taglia la testa a tutti » (cfr. poc'anzi 
§ 147, nota 8). Il congresso degli elettori avvenne negli ultimi giorni del 
Dzù-1-Higgah, e nel corso del medesimo abù Talhah introduceva ogni tanto 
la testa nella stanza di consiglio e diceva: « Presto! Presto! Il tempo si 
«avvicina! Sta per finire il tempo prescritto! » (Yaqùbi, II, 184-186, la 
narrazione rimane interrotta alla lin. 2, e riprende alla pag. 18G, lin. 10, 
nei seguenti termini): 

Quando mori 'Umar, 'Abd al-rahmàn b. 'Awf radunò il consiglio degli 
elettori e li invitò ad escludere lui dalla elezione, con la condizione espli- 
cita che egli avesse a scegliere il successore di 'Umar. Questo fu accettato, 
e le discussioni (intanto si protrassero) per tre giorni, durante i quali 'Abd 
al-rahmàn si appartò con 'Ali b. abi Tàlib e gli rivolse la seguente di- 
manda: « Se ti affido questa faccenda, t'impegni ad agire tra noi secondo 
« il Libro di Dio, la s u n n a h del suo Profeta, e l'esempio dato da abu 
« Baki- e da 'Umar?» Ed Ali rispo.se: «Agirò tra voi secondo il Libro 
« di Dio e la sunnah del suo Profeta per quanto io potrò ». Allora 'Abd 
al-rahmàn si appartò con 'Uthmàn b. Afian, e gli rivolse la domanda me- 
desima che aveva rivolta ad 'Ali, ma Uthmàn gli rispose che avrebbe 
agito secondo il Libro di Dio, la sunnah del Profeta e l'esempio dato 
da abii Bakr e da 'Umar ('). 'Abd al-rahmàn dopo un certo tempo rinnovò 
in segreto la medesima domanda ai due uomini e ne riebbe la identica 
risposta; ma quando per la terza volta rivolse la domanda medesima ad 'Ali, 
questi rispose con un certo risentimento che bastavano il Libro di Dio e 
la sunnah del suo Profeta: e non vi era bisogno della moda (iggira) 
di nessuno, e che Abd al-rahmàn con le sue domande manifestava la sua 
intenzione di negargli la successione. 'Abd al-rahmàn si volse allora per 
la terza volta ad Uthmàn ed, ottenuta la medesima ri.spo.sta delle due 
precedenti, gli diede la mano e lo dichiarò Califfo: usci fuori con lui fan- 
ai. 



§§ 149152. 23. a. H. 



23. a. H. 



uuiiziaiiclo la notizia) e la gente si precipitò per venirsi a congratulare 

[ARABIA MADI- / ts f f f & 

NAH. - Ultime ^^on lui. Qucsto accadeva il lunedì 1" Muhairam del 24. H., nel mese non 
istruzioni di U- arabo di Tisrin II., quando il solo era nella costellazione dello scorpione 

mar: Il consiglio • c< / 

elettivo: elezione P*^^' 13 gradi, Saturno (Zuhal) era nella costellazione del Montone per 

di utjimàn.j 21 gradi e tre secondi sul ritorno (? ràgi'), Giove (Mu.stari) era nella 

costellazione della Bilancia per 50 secondi, Venere era nella costellazione 

dello Scorpione per 21 gradi sul ritorno, al-Ra"s era nella costellazione 

del Toro per 20 gradi (Ya'qubi, II. 186-187). 

Nota 1. — Si notino lo espressioni: quella del Profeta è una sunna h, quelle elei primi Califfi 
sono fi'l (Tabari, I, 2794), oppure sirah (Ya'qùhi, II, 186). 

§ 150. — Anche al-Ya'qùbi mette un discorso in bocca al morente 
Limar e là un cenno ai suoi debiti, raccomandando ai figli di pagarli sulle 
proprie sostanze, e, se queste non bastavano, sulla sostanza di al-Khattàb, 
se no, su quella dei banù 'Adi, e non bastando neanche questa, ricorres- 
sei"0 ai Qurays collettivamente, ma non ad altri. Poi, ricordate le istitu- 
zioni pubbliche fondate da lui, aggiunge: « Se io muoio, sia Iddio mio 
« vicario sopra voi, e delibererete voi (nessuna allusione qui alla sur a). Io 
« temo due uomini per voi: uno, il quale si crede più degno del governo 
«di altri e ci combatta... ». E poi si parla del versetto discusso sulla 
lapidazione degli adulteri (Ya'qiibi, II, 183-184). 

§ 151. — limar, parlando dell'elezione di a bii Bakr, disse ch'essa era 
stata per sorpresa (fai tali) (eli'. 11. a. H., § 37, nota 2-a), e aggiunse: « Chi 
« provocasse lo stesso fatto, uccidetelo » (Ya'qubi, II, 181, 5-4 dalla fine). 

§ 152. — (al-Bukhàri: continuazione della tradizione del § HO). Quando 
'limar ebbe reso l'ultimo respiio, tutti i presenti portarono il cadavere 
fuori della dimora e si avviarono verso la casa di A-isah. Abdallah b. 
'limar si presentò ad 'A-isah ed ottenne senza difficoltà che il cadavere 
del padre venisse deposto presso la tomba dei suoi colleghi (il Profeta e 
abù Baki-). Quando ebbe termine la sepoltura, Abd al-rahmàn rivolgendosi 
alle persone del Consiglio elettivo disse: « Affidate a tre di voi il vostro 
« potere ». al-Zuba3'r disse: « Io affido ad 'Ali », e Talhah l'affidò ad 'Uthmàn. 
Allora Sa'd disse che egli l'affidava ad 'Abd al-rahmàn b. 'Awf Allora 
'Abd al-rahmàn rivolse la parola ad 'Ali ed a Utjimàn ed invitò uno di 
loro a rinunziare ai loro diritti, impegnandosi a cercar lui da sé quale fosse 
il migliore (fra gli altri due). Siccome ambedue tacquero, 'Abd al-rahmàn 
domandò a loro se consentivano affidargli interamente la faccenda. « Dio 
« provvederà che io scelga il più degno ». I due Compagni diedero il loro as- 
senso. Allora 'Abd al-rahmàn, preso 'Ali per la mano e trattolo in disparto, 
gli disse: « Tu sei imparentato con l'Inviato di Dio e uno dei più antichi 

92. 



23. a. H. gg 152, 168. 



« Musulmani. Dio ti protegga: giura che se io ti affido il potere, sarai 23. a. H. 

«giusto, se invece lo cedo ad 'Utlimàn, lo ascolterai e gli ubbidirai». ^ah - ultimo 

Preso poi in disparte anche 'Ut_hmàn, gli ripetè le medesime raccomanda- istruzioni di u- 

zioni ('). Ottenuta così da ambedue la promessa di sottostare al suo ver- riettiv'o-.'eiaz'ione 

detto, 'Abd al-rahmàn disse ad Uthmàn: « Alza la mano, o 'Uthmàn », e gli «*' uthmàn.i 
giurò fedeltà. Lo stesso fece anche 'Ali e di poi la gente di Madinah entrò 
(nella stanza) e compierono le medesime formalità (Bukhàri, II, 433-434). 

Nota 1. — Più tardi, quando la gente si avvide che la scelta di 'Utjjmun non era stata felice 
e cominciarono i primi malumori, 'Abd al-rahmàn tu fatto segno a vivaci rimproveri, ed 'Abd al-rahmàn, 
ammettendo il suo errore e dichiarando che non avrebbe mai creduto che le cose sarebbero andate a 
finire in siffatto modo, si recò in persona presso 'Uthmàn a rimproverargli d'aver deviato dai precedenti 
messi da abfi Bakr e da TTmar ('Iqd, II, pag. 261, lin. 16 e segg.1. 

§ 153. — Il primo atto del nuovo Califfo fu di decidere la sorte di 
'Ubaydallah b. 'limar, il quale, come è noto, per vendicare l'uccisione del 
padre, aveva presa una spada ed ucciso Grufajmah, al-Hurrauzàn e bint 
abi Lu-hrah, ritenendoli complici dell'assassino del Califfo; diceva: «Per 
«Dio, voglio uccidere qualcuno (rigàlan) di quelli che hanno preso 
« parte all'uccisione di mio padre », e faceva allusione ai Muhàgirùn e agli 
Ansar. Ma fti fermato da Sa'd b. abi Waqqàs (*) (cfi-. §§ 72, 84, 109). 

Sa'd b. abi Waqqàs aveva strappato la spada ad 'Ubaydallah e lo 
aveva rinchiuso nella propria dimora in attesa dell'elezione del nuovo Ca- 
liffo. Si dice anche che Sa'd nell'atto di arrestare 'Ubaydallah, lo affer- 
rasse con tanta violenza ai lunghi capelli, da farlo cadere in terra, gri- 
dando dal dolore. Utjimàn, fatto venire innanzi a sé il colpevole, interrogò 
i Compagni presenti quale pena si dovesse infliggere all' assassino. 'Ali 
espresse l'opinione che si dovesse metterlo a morte, ma alcuni Emigrati 
mormorarono: « Ieri fo ucciso 'Umar, ed oggi si uccide anche suo figlio ». 
Sa'd b. abi Waqqàs intervenne per sjiiegare al Califfo come egli non fosse 
Califfo quando il fatto era successo. Ma UtJimàn rispose: «Io sono loro 
« wali (protettore) e scambio la pena in una diyah e ne assumo io la 
« spesa ». Un poeta madinese, Ziyàd b. Labid al-Bayàdi, compose alcuni 
versi, offendendo 'Ubaydallah: 

'Ubaydallah, non avrai scampo da "Uthmàn. 

Hai versato sangue vietato, la morte di al-Hurmìtzàn egli la ricorderà. 
Fu puro sospetto che prese parvenza di vero in mente d'uno sciocco. 
Egli ha guardato e riguardato le armi dello schiavo nella sua casa, e una cosa 
tira l'altra. 

'Ubaydallah ricorse ad 'Ut_hmàn, e questi fece tacere il poeta. Ma il 
poeta attaccò allora 'Uthmàn: 

O abn 'Amr, "Ubaydallah è in pegno, non è da dubitare che al-Hurmuzàn non sia morto. 
Tu l'hai perdonato, ma egli l'ha ucciso per gelosia. 
L'hai perdonatii senza che ne avessi il diritto. 

y:5. 



$§ 163, J64. 23. a. H. 



23- a- H. (Allora Ziyad) fu rimproverato e battuto con verghe per ordine del 

'^ "n AH. - Ultime Califfo (labari, I, 2795, lin. 14-2797, lin. 1). 

istruzioni di U- 

mar: il consiglio Nota 1. — Secondo questa tradizione TTbaydallah sta facendo strage ed è fermato Egli ha in 

elettivo: elezione niente molti Ansar e Muliàgirfin. 

di 'UtJ«màn.] L'episodio dell'intervento di Sa'd b. abi Waqqàs e della parte presa dai Compagni è un po' miste- 

rioso. 'Ali è per l'uccisione di 'Dbaydallah. Il poeta madinese è nello stesso senso. Chi difende "Ubay- 
dallah sono alcuni Muhàgirfin (forse i parenti). Sa'd, facendo osservare che 'Dthmàn non era Califfo 
quando il fatto è successo, consigliava praticamente che la famiglia di al-Hurmuzàn o i suoi amici ne 
assumessero la vendetta. 

§ 154. — (Sayf, da Yahya b. Sa'id, da Sa'id b. al-Musayyab, da 'Abd 
al-rahmàn b. 'Awf). Nella serata del giorno prima di quello nel quale 
venne assassinato il Califfo Umar, Abd al-rahmàn b. 'Awf incontrò per 
istrada abù Lu'lu'ah in compagnia di Cfufàynah e di al-Hui'muzàn, e notò 
che i tre uomini parlavano insieme con grande segretezza. Avvicinatosi 
a loro, fu sorpreso di vederli allontanarsi con precipitazione, lasciando ca- 
dere un pugnale a due lame con il manico nel_ mezzo. Quando venne 
pugnalato il Califfo, 'Abd al-rahmàn si rammentò dell'incidente della sera 
prima e denunziò immediatamente il fatto ai presenti. Le parole di 'Abd 
al-rahmàn destarono viva commozione fra i fedeli nella moschea, ed un 
tamimita, precipitatosi fuori del tempio in cerca dell'assassino, lo raggiunse 
e lo uccise (cfr. §§ 71, 84, 86, 112) per le vie di Madìnah, mentre ten- 
tava di fugghe: il tamimita riportò nella moschea il pugnale di abii Lu"- 
lu'ah, che combinava esattamente con la descrizione fattane' prima da 
'Abd al-rahmàn. 'Ubaydallah b. 'Umar, il figlio del Califfo, informato di 
questo, attese che il padre fosse spirato, e poi afferrò una spada, e andato 
in cerca di al-Hurmuzàn, lo uccise. Questi colpito gridò: «Non c'è Dio 
« altro che Dio ». Poi corse contro Grufaynah, che era cristiano, nativo di 
Hirah, ed era aio di Sa'd b. abi* Waqqàs (che l'aveva fatto venire a Ma- 
dìnah per vincoli speciali di amicizia con gli abitanti di al-Hirah), per 
insegnarvi l'arte dello scrivere (yu'allim al-kitàbah). Grufaynah, quando 
o vide la spada di 'Ubaydallah che scendeva sul suo capo, si fece il segno 
della croce fra gli occhi. Appena Suhayb, che dirigeva le preghiere pub- 
bliche, ebbe notizia del duplice omicidio, mandò 'Amr b. al-'As ad arre- 
stare l'omicida, ma 'Ubaydallah non si lasciò prendere, continuando a 
brandire la spada. Accorse allora anche Sa'd b. abi Waqqàs, ed afferrato 
l'omicida per i capelli, lo disarmò e lo menò in presenza di Suhayb (') 
(T a bari, I, 2797). 

Nota 1. — Suhayb era dunque il capo di Madinah in attesa del Califfo. Si noti che 'Amr b. 
al-'As, il quale più tardi raccomandava (secondo alcuni) ad 'Uthmàn di lasciar fare, fu tra gli arresta- 
tori che condusse l'uccisore al rappresentante del potere supremo. 



23. a. H. §§ 154-1B6. 

Da ultimo si osservi, di volo, che 'Ubaj-dallah aspetta che il padre sia spirato (cfr. quello che 23. a. H. 

successe per 'Alil. (ARA Bl AM A Dl- 

. NAH. - Ultime 

§ 155. — Da iin altra tradizione di Sayf b. 'Umar. che si fa risalire a istruzioni di u- 
Qamàdzabàn. figlio di al-Hurmuzàn, si dovi-ebbe arguire che al-Hurmuzàn '^"- '' "^o^sìgi'o 

11- ... elettivo: elezione 

fosse innocente del delitto attribuitogli: I Persiani si frequentavano l'un di uthmàn.) 

l'altro. Un giorno Fayrùz e al-Hurmuzàn s'incontrarono, e FajTùz aveva un 

coltello a due lame. al-Hurmuzàn lo prese per guardarlo, domandandogli 

che ne face.sse in quel paese. Egli rispose che se ne serviva per la cucina. 

Uno che passava lì per caso, riferì che aveva visto quel pugnale in mano 

di al-Hurmuzàn. 

Quando Ubaydallah ebbe ucciso al-Hui-muzàn (così naiTa questa tra- 
dizione), il nuovo Califfo 'Uthmàn fece consegnare l'assassino di al-Hur- 
muzàn nelle mani del figlio, invitandolo a farne quello che voleva, anche 
a ucciderlo. Tutti i presenti inveivano contro l'omicida, incoraggiando così 
Qamàdzabàn a vendicare il padre, ma questi dopo di aver esitato un mo- 
mento, preferì lasciarlo in libertà. L'atto generoso destò l'ammii-azione e le 
simpatie di tutti presenti, i quali portarono Qamàdzabàn in trionfo sulle 
loro spalle fino a casa sua (*) (Tabari. I, 2801). 

Nota 1. — Con questa tradizione si scuserebbe "Uthmàn dall'avere assolto 'Ubaydallah. Di qui e 
dall'altra tradizione apparirebbe che c'era una forte antipatia per questo figlio di 'Umar. Io non so se 
sia andar troppo in là supporre che coloro i quali se la prendevano col figlio, non dovevano nutrire 
molta simpatia neanche per il padre. Se questo fosse, avremmo in questa agitazione un avanzo dell'agi- 
tazione da noi supposta contro "Umar, e, forse, i partig^'ani dell' uccisione di "Ubaydallah erano i peg- 
giori nemici di "Umar. 

'Ubaydallah si battè poi per Mu'àwiyah a Siffia nel 37. H., perciò la tradizione tenta di nuocere 
alla sna riputazione. 

§ 156. — Esiste in al-Tabari anche un'altra versione del modo come 
venisse eletto 'Uthmàn, versione che pretende rimontare ad uno degli at- 
tori stessi del dramma, ad al-Miswar b. Makhramah: abbondano i partico- 
lari apocrifi ed abbiamo in essa per disteso cinque discorsi per così dire 
inaugurali, dei cinque elettori, pieni di raccgmaudazioni morali, che sono 
(•ertamente creazioni letterarie di un'età posteriore, sebbene forse svolgano 
concetti e sentimenti del tempo. In detta versione (autorità: abù-1-Sà-ib 
Sàlim b. óunàdah. da Sulaymàn b. Abd al-'aziz b. ahi Thàbit b. 'Abd 
al-'aziz b. Amr b. 'Abd al-rahmàn b. Awf da suo padre, da 'Abdallah b. 
(ra'far, da suo padre, da al-Miswar b. Makhi'amah), abbiamo però alcuni par- 
ticolari che mancano nella versione precedente e che hanno un certo inte- 
resse, n testo offre nondimeno varie difficoltà d' interpretazione. 

Il cadavere di 'Umar venne deposto nella sua tomba dai cinque elet- 
tori insieme ('). Scesero nella tomba sua (cioè di 'Umar) i cinque (cioè i 
consiglieri). E poi se ne andarono verso le loro case, quando Abd al-rahraàn 



§ 166. 23. a. H. 

23. a. H. ij chiamò, e quelli l<i seguirono nella casa di Fàtimah bint Qays al-Fih- 

NAH. - Ultime ''^yy^h, che era donna nagud, cioè adire intelligente (dzàt ra-y) (^). 

istruzioni di U- 'Abrl al-rahmàn b. Awf prese la parola e disse (^): « Io vi fo una pro- 

mar: il consiglio , . • J- j. /• • • 1 ■ un • 11 

elettivo: elezione * posta, e sta a VOI a discutere (mna indi ra-y wa-mna lakum 
di uthmàn.] «nazar*"): una freccia debole ma ben dritta, è meglio che una forte 

« ma che non tocchi il suo segno, e un sorso di liquido mezzo salato e 
« fresco è meglio che un'acqua dolce, ma che dia la peste. Voi siete i prin- 
« cipi a cui gli altri fanno capo, non sprecate le vostre forze in dissensi 
« tra voi e non torcete le vostre spade dai vostri nemici, sì da cercare 
« ognuno la vostra vendetta, e sprecare le vostre opere dietro ogni termine 
« (prescrizione?) del Libro e ad ogni casa d'imam al cui comando la gente 
'« si levi in piedi e al cui divieto si riempia di scrupoli. Ma scegliete un 
« amir solo, con cui andiate piano, ma tocchiate lo scopo. Se non ci fosse 
«una fitnah cieca ('amyà-) e un errore da stordire, le cui vittime di- 
* cono quel che pensano e la sciagura li travolge, non avrebbero le vostre 
« intenzioni oltrepassato (oppure oltrepasserebbero) il vostro pensiero (ma'- 
« rifah), né le opere le vostre intenzioni. Trattenete il consiglio della pas- 
« sione e la lingua della discordia, giacché l'astuzia della lingua può andar 
« più in là della spada. E scegliete uno largo nel lecito, fermo nel rive- 
« lato, tutti d'accordo », ecc. (*). 

Discorso di 'Uthmàn: «Sia lode a Dio, il quale ha preso Mu- 
« hammad a profeta e l' ha mandato me.'fsaggero, e gli ha tenuto la sua 
«parola, e gli ha dato il .suo aiuto contro chiunque, lontano di nasab 
« (genealogia) o vicino di rahim (sentimento di famiglia) Iddio ha fatto noi 
« suoi seguaci e guidati dal suo comando. Egli ci è luce, e noi al suo ordine 
« ci leviamo dinanzi alla divisione delle passioni e al contendere dei nemici. 
« Ci ha fatti Iddio per sua grazia capi, e per la nostra ubbidienza amir, 
« e non uscirà il nostro governo da noi e non entra in mezzo a noi alcuno 
« di fuori, tranne che misconosca la verità e si storca dalla rettitudine (^). E 
« quanto é degno, o ibn 'Awf, che il [potere] sia lasciato, e quanto é giusto 
« che sia [accettato]! (?). Se è rigettato il tuo consiglio ed é abbandonata 
« la tua preghiera, io sarò [per sempre] il primo ad ubbidirti e a chiamare 
« verso te, e son garante di quello che dico, ben sicuro » (*). 

Discorso di al-Zubayr b. al-'Awwàm: « Chi invoca Iddio non 
« sarà ignorato e chi gli risponde sarà lasciato solo nel divergere delle 
« passioni e nell'ostinarsi delle cervici; e non può staccarsi da quello che 
« dici se non un uomo ingiusto (e non può lasciarlo se non un disgraziato). 
« Se non vi fossero precetti fissati da Dio che obbligano i suoi servi e che 
« vivono e non muoiono, la morte sarebbe una liberazione dal governo e 

96. 



23. a. H. § 15,; 

« la fuga dal comando una difesa. Ma Iddio ci chiederà conto d'avei- risposto 23. a. h. 

« all'invito e mantenuta la sunnah, affinchè non moriamo di morte ignobile m*u mf ' 

o nAM. - Ultime 

« e non ci accechiamo della cecità della barbarie. Ed io ri.spondo al tuo invito istruzioni dì u- 
« e t'aiuterò in ciò che farai. Ma non c'è forza né potenza se non in Dio » ("V "l^!^'. '' '^°"*'.^''° 

^ ^ / elettivo: elezione 

Discorso di Sa'd b. abì Waqqàs: «Sia lode a Dio che mi ha di uthman.] 
« salvato dall'errore. Maometto ha rischiarato le vie. Guardatevi dal parlar 
« l'eiTore e dalle passioni. Le passioni hanno travolto altri popoli che ave- 
« vano avuto gli stessi doni di voi. E Iddio li ha maledetti (Corano, 
« V, 82). Quanto a me, ho piegato la mia faretra, e ne ho preso la fi-eccia 
« vincitrice, e ho preso per Talhah b. 'Abdallah quello che io desideravo 
« per me. Ed io sono per lui garante e di ciò che ho dato in vece sua le- 
« sponsabile. A te spetta il governare, o ibn abì 'Awf, con vigore e rettitu- 
« dine. Chiedo perdono a Dio per me e per voi, e mi rifugio a lui contro 
« i vostri dissensi » ('). 

Discorso di Ali: « Sia lode a Dio il quale ha mandato fra noi 
« un Profeta. Noi siamo la casa della profezia e la miniera della giustizia 
« e la salute della terra e rifugio a chi è cercato. Noi abbiamo diritto, e 
« se ci si concede, lo accettiamo, se ci si impedisce, ci arrampicheremo 
« sulle groppe dei cameli, sia pur lungo il viaggio. Se il Profeta stesso 
« avesse fatto un patto con noi, lo osserveremmo, e se ci avesse detto una 
« parola sola, la difenderemmo fino alla morte. Nessuno vada avanti a me 
« nel sostenere una verità o nel tener stretta una parentela. Non c'è forza 
« né potenza che in Dio. Ma ascoltatemi. Può darsi che in questo governo 
*■ dopo que.sta riunione si estraggano le spade e si violino i patti sì da 
« esser voi una società [a parte], e siano alcuni di voi capi di gente tra- 
« viata e seguaci di quei dell'errore ». E citò due versi: 

Se éasim è perito, io sono coi banii 'Abd b. Dakhm : 

di giorno sostengo ogni impotente, e vedo (di notte') la strada da ogni stella. 

[De Goeje interpreta : « Interdiu imbecillis operam navo (eos sustineo), 
« noctu directionem viae (Glossarium, pag. cccxliii) cognosco e sideribus 
«(eos duco)]» (Tabari, I, 2791, lin. 13-2792, lin. 7). 

E 'Abd al-rahmàn disse: «Chi \Tiole rinunziare a questo governo e 
«nominare un altro?». E poiché tutti tacevano, dis.se: «Rinunzio io per 
« me e per mio cugino ». E quelli gli diedero il ]X)tere e li fece giurare 
presso il mi ubar, e quelli giurarono che avrebbero prestato ubbidienza 
a lui anche se avesse messo la sinistra nella destra (= avesse eletto sé 
stesso). E rimase tre giorni nel suo dar, ch'era pres.so la moschea, chia- 
mata oggi Rahbah al-qadà, e fu chiamato perciò cosi. Frattanto Su- 
hayb diresse la preghiera pubblica O fTabari. T. 2792. liu. 8-13). 

97. 13 



§ 156. ^*^' S'* H. 

,.„.^^'. f ■.!!'■. ^ *Abd al-rahmàn mandò a chiamare 'Ali e gli domandò chi avrebbe 

[ARABI A-M ADI- ° 

NAH. - Ultime preferito, quando non fosse lui l'eletto. 'Ali disse 'Utjimàn. 'Utjbmàn disse 
istruzioni di u- ■ j^^i. Poi fece partir tutti due (pare che fossero presenti l'uno e l'altro alla 

mar: il consiglio i. \x i. 

elettivo: elezione risposta del compagno). 

di uthman.] al-Zubayr chiamato dopo suggerì 'UtJimàn. A Sa'd disse: « Quanto a 

« me e a te, noi non lo vogliamo [il potere], che mi consigli':' ». — « 'Uth- 
« man » (Tabari, I, 2792, lin. 14-18). 

(Racconta Miswar). Quando fu la terza notte, mi chiamò [Abd al- 
rahmàn] dicendomi : « Tu dormi ed io non chiudo occhio da tre notti, va 
« e chiamami 'Ali e 'Uthman ». — « Mio zio », feci, « da chi comincio? ». 

— « Da chi ti pare ». Andai da 'Ali, giacché avevo simpatie per lui, e gli 
dissi: « Ti chiama mio zio ». — « Ha mandato a chiamare anche altri con 
« me? », mi domandò 'Ali. « Sì », rasposi. E domandato chi fosse l'altro, 
dissi: « 'Uthman ». Ali mi domandò da chi avesse dato Abd al-rahmàn 
ordine di cominciare. Dissi che mi aveva lasciato libero, ma che avevo più 
simpatia per 'Ali, e perciò avevo cominciato da lui. Poi tutti due andammo 
ai sedili (maqà'id) e 'Ali si sedette. Poi andai da 'Uthman, e mi fece 
le stesse domande e da chi dovessi cominciare. Risposi che ero libero di 
cominciare dall'uno o dall'altro, e soggiunsi: «'Ali è pronto». 

'Abd al-rahmàn era volto verso la q i b 1 a h , e pregava. Si volse verso i 
due arrivati e disse loro, che, da informazioni assunte, i più quotati erano 
loro. E poi chiese ad 'Ali : « Sei tu disposto, o 'Ali, a prestarmi omaggio sul 
« Libro di Dio e la sunna h del Profeta, e l'operato di abù Bakr e 'Umar? ». 

— « O mio Dio, no, bensì farò ciò che potrò di tutto questo ». Alla stessa 
domanda 'Uthman rispose: « Sì », accennando con la mano le sue spalle 
(gim'ando). 

E 'Abd al-rahmàn l'invitò ad entrare nella moschea. Uno gridò allora 
la preghiera pubblica. 

'Uthman racconta: « Ed io tardai, per Dio, noiato della premura che 
« (l'arbitro) aveva mostrato per 'Ali. E mi trovavo in fondo alla moschea ». 

'Abd al-rahmàn uscì con T'imàmah (turbante) che gli aveva cinto il 
Profeta, e con la spada alla spalla, montò sul min bar, e stette lì un pezzo. 
Poi fece una preghiera che non si potè udire, e alzò la voce, dicendo: « Io 
« vi ho interrogati in privato ed in pubblico, e non ho trovato chi ugua- 
« gliasse questi due uomini ». Poi chiamò 'Ali, ne prese la mano e gli 
fece la domanda come sopra, e 'Ali rispose lo stesso. Con 'Uthman suc- 
cesse la ste^jsa cosa. E dopo il suo « sì », egli alzò la testa verso il tetto 
della mosclaea, tenendo la mano di 'Uthman nella sua, e poi disse: «0 
« AUàhumma, ascolta e testimonia, o Allàhumma. che io pongo quello che 

98. 



23. a. H. g i5tì 

« ho di potere sul mio capo, sul capo di 'Uthmàu ». E la gente si affollò 23. a. h. 

a prestare omaggio ad 'Uthmàn, e gli fecero ressa attorno al min bar. ^'^NAH^^u\Ume 
Allora 'Abd al-rahmàn si sedette al posto del Profeta, e fece porre 'Uthmàn istruzioni di u- 
nel secondo scalino. E la gente prestava omaggio f) (T abari, I, 2792, ^^ttivo-'^riezion" 
lin. 19-2794, lin. 17). di uthmàn-) 

Ma 'Ali non si mosse. 'Ahd al-rahmàn citò dal min bar un passo 
del Qur-àn (XLVIII, 10) in cui si dice che il dis.senso o il consenso porta- 
vano a pena o a premio presso Iddio: 'Ali « ritornò facendosi largo tra la 
« folla » e prestò omaggio, ma diceva: « È un inganno. E quale inganno! » 
(Tabari, I, 2796, lin. 1-4). 

Secondo 'Abd al-'aziz ecco il motivo dell'esclamazione di 'Ali: 'Amr 
b. al-'As s'era incontrato con 'Ali nelle notti della sur a, e gli aveva 
detto : « 'Abd al-rahmàn è uomo scrupoloso : se tu gli dai una risposta 
« netta, non gli piacerà, ma [parlagli di] sforzo e di possibilità e ti pre- 
« ferirà ». Ad 'Uthmàn disse il contrario. E perciò disse 'Ali ch'era un 
inganno n (Tabari, I, 2795, lin. 4-9). 

Poi — dopo l'elezione — Abd al-rahmàn condusse 'Uthmàn alla stanza 
di Fàtimah bint Qa3-s, e c'erano anche gli altri (wa-l-nàs ma'ahu). al- 
Mughii'ah s'alzò a dire che congratulavasi con 'Uthmàn, e che lui solo era 
degno del governo. 'Ali era presente. 'Abd al-rahmàn lo rimproverò, e gli 
disse : « Qualunque persona io avessi eletto, tu avresti detto lo stesso (") 
(Tabari, I, 2795, lin. 9-14). 

Nota 1. — E possibile che i cinque presenti alla sepoltura di TJmar passassero poi come i cinque 
elettori. Essi avrebbero disposto, in questa ipotesi, tutto, come qutlli più vicini al Califfo e die erano 
stati informati subito della disgrazia. 

Secondo una versione, la prima riunione fu nella stanza di Fàtimah bint Qays al-Fihriyyah. 

Questa donna era sorella di al-Dahhàk b. Qays, donna energica delle prime m uhiigi rat, divorziata 
dal marito abu Hafs b. al-Mughirah al tempo del Profeta, recatasi poi in casa di ibn umm Maktiìra. 
Ne ridomandarono la mano Mu'àvyiyah e ibn Hudzayfah, ma il Profeta le consigliò piuttosto Usàmah 
b. Zayd, che ella sposò lAthir Usd, V, 526-527j. 

Tutto questo fa supporre che Usàmah b. Zayd avesse qualche parte anche lui nella siìra. Usàmah 
era un kalbita, molto caro al Profeta, e favorito anche da 'Umar il quale gli aveva accresciuto lo 
stipendio notevolmente e assai più che se fosse proprio figlio. Degnissimo di nota è che non volle prestar 
fede ad 'Ali neanche quando fu eletto lui e non prese parte a nessuna delle sue guerre (A t;hir Usd, V, 6Bi. 

Se il testo è esatto, una versione vorrebbe sostenere che questa Fàtimah fosse moglie di 'Abd al- 
rahmàn. Ma il passo mostra d'essere mal racconciato, che cosi come sta non si lega. E giusto osservare 
che né in Athir Usd, sotto Fàtimah, né presso i principali biografi di 'Abd al-rahman si accenna a 
questo matrimonio. Ricordiamo anche che questa tradizione è riferita dal nipote di 'Abd al-rahmàn, e 
suo aiutatore. 

Nota 2. — La tradizione originaria dice solo « i cinque > ; • i consiglieri » è una glossa. 

Si consideri bene che questi pretesi consiglieri non pensano affatto a radunarsi per eleggere il 
Califfo, ma se uè vanno alle loro case. È 'Abd al rahman che pensa a chiamarli! 

Nota 3. — Non si può credere che si tratti di veri discorsi pronunciati: sono troppo artistici e 
compassati: qualcuno rivela anche una certa cultura o tintura filosofica. 

Èssi sono però l'opera d' uno scrittore accurato e intelligente, ed hanno anche linguisticamente, 
una grande importanza, come si vede dal Lisàn al-'arab, che ne cita le espressioni rare usate. 

99. 



§ 15G. 23. a. H. 



23. a. H. Ma, <|iialuu<|iic- .sia rorigliu' ili queste composizioni, esse 3ono state scritte avendo davanti agli 

|AR AB I A-M ADI- orchi uno stato di cose diverso dalle tradizioni ordinarie su questi eventi. K perciò hanno unagrande 
NAH. - Ultime importanza. 

istruzioni di U- Nota 1. — Il discorso di 'Abd al-rahman ha una forte impronta di pensiero filosofico (cfr., per es., 

mar: il consiglio ie nìyyàt che oltrepassano lo ma'rifah, e le a'màl che oltrepassano le niyyàt). Ma se spogliamo 
elettivo: elezione di (juesta veste il linguaggio del capo arabo, possiamo vedere sotto parecchie cose: 
di Utjimàn.j 1° Se è giusta la mia interpretazione di ra-y e nazàr (proposta e discussione!, le circostanze 

sono un po' diverse da quelle che parrebbe dovessero essere quando avesse 'Umar designato i cinque; 
ma potrebbe trattarsi d'una pura formola d'urbanità. 

2" Non si accenna affatto al mandato di 'Umar. Sono capi a cui la gente guarda: in altre pa- 
• rolli non si tratta che di persone influenti. 

3» Da tutto il passo scaturisce il sentimento che alla morte di 'Umar fosse compromtssa un'altra 
\(ilta la esistenza dell'Islam come organizzazione politica. Non pare che fosse opinione comune di scegliere 
un altro capo dopo l'ucciso. Ognuno avrebbe operato secondo il Libro per conto suo, seguendo quell'imam 
che gli fosse parso. Che questa tendenza avesse qualche parvenza di verità anche agli occhi di 'Abd 
al-rahraàn, lo provano le immagini usate da lui: una treccia scagliata con gran forza, ma che non tocca 
il segno: un'acqua dolce ma infett-a. È meglio, dice 'Abd al-rahmàn, un sorso d'acqua salmastra, è 
meglio una treccia debole ma che tocchi il segno. Il sorso d'acqua salmastra, la freccia debole, sono 
la monarchia. 

4» E si rifletta ora a pag. 2789, lin. 4-6. C'è una fitnah cieca (accecante), e un male istupi- 
dente. Qual era? Forse una sommossa o la congiura che aveva portato all'uccisione di 'Umar? 

Tutto il brano sembra anche avere importanza linguistica, giacché è citato per due frasi e anche 
per una particolarità grafica (mùbin, anziché mùbi-in) dal Li san al-'Arab. 

ili-kull agal kitàb) «ad ogni termine di libro». Il De Goeje nel Glossario intende ^ 1' ag al 
kit ab come (lecreliini diriiium. Se fosse così, il senso sarebbe, mi pare, assai eterodosso ed iiTeligioso. 
'Abd al-rahmàn condannerebbe che fossero disperse le forze ad ogni decreto divino. Come se Iddio non 
emanasse i suoi decreti per suo conto, e i Musulmani con 'Abd al-rahmàn non vi si avessero ad inchi- 
nare. Il De Goeje vi lega l'altro passo (T abari, I, 2796, lin. 9) in bocca di 'Ali, che deplora la sua 
mancata elezione (sayablug^ al-kitàb agalahu), dove questa traduzione può esser giusta: il de- 
creto di Dio giungerà al suo termine, al suo compimento? Si noti che invece nel nostro passo si dice 
kitàb e non al-kitàb. Che sia da pensare: ad ogni termine di patto (qualunque sia)? 
Si possono intendere kitàb e imam come genitivi e come nominativi. 

Come genitivi: si da sprecare le vostre opere ad ogni scadenza di patto e ad ogni casa d' imam, ecc. 
Come nominativo: si da sprecare le vostre opere [avendo: essendo o no]" un libro ad ogni sca- 
denza, ecc. 

Non si potrebbe torso correggere agal in ahi, e staccare questa frase dal resto del discorso, in- 
tendendo: Ogni gente ha un libro e ogni casa ha un imam di cui ubbidisce al comando e teme il 
divieto? 

Nota 5. — Anche 'Uthmàn non accenna punto alla nomina degli elettori. Egli insiste invece sul 
fatto che Muhammad è stato aiutato da- Dio contro parenti vicini e lontani. Si insiste che v'ha uno 
scatenamento di passioni e una contesa di nemici. Essi sono capi, non per virtù di sangue, ma per la 
grazia di Dio, ma per l'ubbidienza che gli hanno prestato. Essi — gli antichi Compagni — terranno il 
governo e non lo cederanno a nessuno. Egli è pronto a prestare ubbidienza — sembra — ad 'Abd 
al-rahmàn. 

Nota 6. — Aderisce ad 'Abd al-rahmàn e ad 'Uthmàn: ha per ingiusto e disgraziato chi non 
faccia altrettanto. Il momento è grave, e la morte, si raramente invocata dagli Arabi, è preferibile ad 
accettare un tal governo. Ma s'ha da seguire il volere di Dio, s'ha da salvare l'umanità. 

Pare che mantener la sunuah sia nominare un capo. Se non si facesse, tornerebbe lagàhiliyyah- 
Nota 7. — Non si parla neanche qui di 'Umar. Anche qui si allude a gente ricaduta in disgrazia 
di Dio per la discordia e per le passioni. 

S'allude poi a 'l'albah b. 'Ubaydallah: pa.s30 misterioso, da cui parrebbe che Sa'd s' impegnasse ad 
intei-j)retame la volontà. 

Per so.stituzioni nella bay 'ah di un presente ad un assente e co.se simili si può forse ricordai-e 
un gesto del Profeta che mise le sinistra sua nella destra, dicendo che lo faceva per Uthmàn assente. 
E questo fu risposto da 'Utjimàn quando gli oppositori suoi gli rinfacciavano l'assenza sua alla bay 'ah 
della sagarah o giuramento sotto l'albero ad al-Hudaybiyyah nel 6. H. 

Notevole l'ultima formola del rifuggire dalle discordie. Dalle discordie di chi? Se dei cinque pre- 
senti solo 'Ali non aveva ancora parlato? E gli alti-i erano d'accordo? 

10(J. 



23. a. H. 



§§ 166-159. 



Nota 8 — Si può discutere se si tratti d'una tradizione sola con i discorsi precedenti. Questi 23. a. H. 

parrebbero già mostrare gli elettori rassegnati a cedere davanti ad 'Abd al-rahman, e qui a che prò [ARABIA MADI- 
ridomanJare la stessa cosaV D'altra parte 'Ali non doveva essere iiomo, dop.. il suo discorso, da cedere NAH. - Ultime 

facilmente. istruzioni di U- 

Si os3en,-mo: 1» Il tatto che 'Abd al-rahmàn rinunzia per sé e per suo cugino. Che elettori mar: il consiglio 

erano questi i quali impegnavano il voto d'un collega? Si confronti il voto di Talliah usurpato da Sad. elettivo: elezione 

■2° 'Abd alrahmàn ha già rinunziato al potere: che senso aveva allora'dire che l'avrebbero di -Uthmàn.J 

seguito anche se avesse proposto sé stesso? Foi-se è una frase iperbolica. 

N(jTA 9. — I particolari del racconto di al-Miswar possono interpretarsi o col gusto di abbondare 
in narrazioni di cose insignificanti, che aveva da essere più naturale in al-Miswar, giovane poco più che 
ventenne, cui il caso aveva fatto attore in un evento si importante. Oppure vi può essere sotto qualche 
cosa. Nella nostra ipotesi la mattina della chiamata di 'Ali e 'Uthmàn fu il mattino dell'elezione per 
sorpresa. Essere avvertiti prima o dopo di questo disegno di 'Abd aUralimàn era di somma importanza. 
E che fosse cosa importante si vede anche dalle domande di 'Ali e di 'Ut_hmàn, che informano a questo 
proposito; mentre chi stesse alla lettera della tradizione non vedivlil.R qui che una pura questione di 
cortesia cerimoniale, sia pure degna di nota. 

al-Miswar chiamò prima 'Ali perchè, dice chiaro, egli aveva simpatia per lui. Noi interpreteremo: 
egli andò ad avvertire 'Ali di quello che si tramava prima che 'Uthmàn. 

Quando si sta nella moschea, 'Utjiman teme di non essere eletto lui e sta giù in fondo alla mo- 
schea. Ciò fa capir meglio. Di poi 'Abd al-rahmàn sta sul min bar e aspetta un pezzo (si dice) dal 
miubar. — Che sia una scusa non richiesta con cui il narratore cerca di coprire l'elezione per sorpresa? 
Tutto il passo è d'intonazione 'uthmànida. 

Nota 10. — Sarebbe ridicolo che 'Ali se la pigliasse con un terzo perchè gli aveva dato un pa- 
rere non giusto. La cosa poteva aver più senso, se 'Amr b. al-'Às fosse stato in stretti rapporti con 
'.\.bd al-ralimàn b. 'Awf. 

Nota 11. - Dopo l'elezione, nuova visita alla casa di Fàtimah. Si tratta d' un doppione, credo. 
Ma questa visita a Fàtimah parrebbe nascondere grandi segreti. 

al-Mughirah (padrone dello schiavo che aveva ucciso 'Cmar) si congratula. '.A.bd al-rahmàn lo re- 
darguisce. Egli doveva essere uomo adulatore, e curante dei propri interessi. Che la sua connivenza con 
lo schiavo omicida fosse sospettata? [M-]- 

§ 157. — (Muh. b. 'limar, da Surahlnl b. abi 'Awn, dal padre, da al - 
Mi.s\var b. Makhramah). 'Umar b. al-Khattàb fé questa è la verità) fu 
richiesto di lasciare un .successore, ed egli si rifiutò. Montò un giorno 
sul min bar e disse alcune parole, poi: « Se io muoio, il potere andrà a 

• quei sei, che il Profeta lasciò contento di loro: Ali b. abi Tàlib e il suo 

- Il a z i r ( = simile, pari : efr. L i s à n a 1 - ' A r a b s. v., n a z a r a) al-Zul)ayr b. 
« al-'Awwàm, Abd al-rahmàn b. Awf e il suo nazir 'LTthmàn b. 'Affàn. 

• Talliah b. Ubaydallah e il suo nazir Sad b. Màlik. Ed io vi racco- 

• mando di temere Iddio nella equità », ecc. fSaad. III. 1, pag. 41. lin. 25- 
pag. 42, lin. 4) fM.]. 

§ 158. — (Muli. b. 'Umar, da 'Abdallah b. (xa'tàr al-Azhari, da abu Ga'far). 
'Umar di.s.so a quei della .sùra: « Consigliatevi, e se i voti saranno a due 
« per due. ritornate (a tener consiglio); se saranno quattro e due, prendete 

- chi ne ha piìi » (Saad, III. 1, pag. 41, lin. 4-7) [M.]. 

§ 159. — (Muh. b. 'Umar, da Hisàm b. Sa'd e 'Abdallah 1). Zayd b. Aslam, 
da Zayd b. Aslam, dal padre, da 'Umar). « Se saranno tre e tre, seguite 
« il partito di Abd al-rahmàn b. Awf. Ul)l>idite » (Saad. FU. I. ).ag. 41, 
Ha. 7-10) [M.]. 

101. 



(SS iai-167. 23. a. H. 



23. a. H. § 160. — (Muh. b. 'limar, da al-Dahhàk b. ■Uthmàn b. 'Ubayd, da 'Abd 

NAH. - Ultime al-rahmàn b. Sa'ìd b. Yarbù"). Quando 'limar fu ferito disse: « Preghi per 
istruzioni di U- <( voi Suhayb. per tre volte. E prendete consiglio. Il potere sarà di quei 
elettivo: elezione * Sei. Se uno ba'ala, tagliategli la testa» (e voleva dire, se uno vi sarà 
di Uthmàn.] hi disaccordo) (Saad, III, 1, pag. 42, lin. 10-14) [M.]. 

Cfr. § 147 e nota 8. 

§ 161. — (Muh. b. 'Umar, da Muh. b. Musa, da Ishàq b. Abdallah b. 
abì TaJhah, da Anae b. Màlik). 'Umar b. al-Khattàb mandò a chiamare 
abù Talhah un'ora prima di morire, e gli disse: «O abù Talhah, poniti 
« con cinquanta della tua gente, tra gli Ansar, con quei sei. Non lasciare 
« che passi il terzo giorno senza che abbiano eletto qualcuno. Allahumma, 
« sarai il mio vicario .sopra di loro » (Saad, III, 1, pag. 42, lin. 14-19) [M.]. 

§ 162. — (Muh. b. 'Umar, da Màlik b. abi-1-Rigàl, da Ishàq b. 'Abdallah 
b. abì Talhah). abù Talhah si unì ai sei il giorno che fu sepolto 'Umar. 
E quando fu deferita la scelta ad 'Abd al-rahmàn b. 'Awf. perchè sce- 
gliesse tra loro, abù Talhah si tenne alla porta di 'Abd al-rahmàn b. 'Awf 
fino alla bay* ah di 'Uthmàn (Saad, III, 1, 42, pag. 21-26) [M.]. 

§ 163. — (Muh. b. 'Umar, da Sa'ìd al-Mukattab, da Salamah b. abì 
Salamah b. 'Abd al-rahmàn, dal padre). Il primo a prestare omaggio ad 
Uthmàn fu 'Abd al-rahmàn, poi venne 'Ali b. abì Tàlib (Saad, IH, 1, 
pag. 42, lin. 26-27) [M.]. 

§ 164. — (Muh. b. 'Umar, da 'Umar b. 'Amìrah b. Hunayy, mawla 
di 'Umar b. al-Khattàb, dal padre, dal nonno). Vidi 'Ali prestare omaggio 
ad 'Uthmàn per primo, poi vennero gli altri (Saad, III, 1, pag. 43, lin. 27, 
pag. 44, lin. 3) [M.]. 

§ 165. — (abù Mu'àwiyah, da al-A'mas, da 'Abdallah b. Sinàn al-Asadi). 
Quando fu eletto 'Uthmàn, non siamo venuti meno a quello dalla freccia 
più alta (= al più religioso?) (Saad, III, 1, pag. 43, lin. 7-9) [M.]. 

§ 166. — (abù Mu'àwiyah al-Darìr e 'Ubaydallah b. Musa e abù Nu- 
'aym al-Fadl b. Dukayn, da Mis'ar, da 'Abd al-malik b. Maysarah, da al- 
Nazzàl b. Sabrah, da 'Abdallah). Quando fu eletto 'Utjhmàn, avemmo il 
migliore che rimaneva, e non lo abbandonammo (Saad, III, 1, pag. 43, 
lin. 9-12) [M.]. 

Queste tradizioni rappresentano la tesi dei sunniti ortodossi, per i quali, 
alla morte di 'Umar, 'Uthmàn aveva su 'Ali precedenza nella successione. 
I diritti di precedenza di' Ali furono inventati in tempi posteriori : erano 
sconosciuti nel 23. H. 

§ 167. — ('Affàn b. Muslim, da Hammàd b. Salamah. da 'Asim b. Bah- 
dalah, da abù Wà-il). 'Abdallah b. Mas'ùd andò da Madìnah ad al-Kùfah 

102. 



23. a. H. 5§ 167, 168. 



in otto giorni quando fu eletto 'Uthmàn, e lo lodò. Poi disse: « Il Prin- 23. a. h. 

< cipe dei Credenti è morto e non abbiam visto giorno più pieno di pianti n Aff '-^ ul fi m e 
« di quello. Or noi abbiamo riunito i Compagni di Maometto, e non ver- istruzioni di u- 
« remo meno al migliore tra noi con la freccia (? al più religioso) » (Sa ad, rirttiv'o:'e°iM'ione 
III. 1. pag. 43, Un 15-21) [M.]. di uthmàn.] 

§ 168. — (al-Mas'ùdi). Il Califfo Umar non permetteva ad alcuno non 
arabo ('agam) di entrare in Madinah. Ora al-Mughirah b. Su' bah scrisse 
al CaliflFo chiedendogli il permesso di mandare a Madinah un suo servo 
(ghulàm) che era un abile artefice, falegname, pittoi'e e ferraio, e perciò 
capace di essere utile agli abitanti della città. Umar concedette il permesso, 
e il servo venne a Madinah a lavorare, dovendo però pagare due d i r h a m 
al giorno al suo padrone, abù Lu*lu-ah, come aveva nome il servo, era un 
mazdeista (m a g ù s) di Nihàwand. Dopo qualche tempo dacché era in Ma- 
dinah, trovando onerosa la contribuzione che doveva pagare al suo padrone, 
venne a sporgere lagnanze al Califfo; il quale saputo quanti mestieri il servo 
cono-scesse, rispose che il contributo non era eccessivo, abù Lu"lu"ah si ritù'ò 
manifestando chiaramente il suo malcontento. Qualche tempo dopo questo 
incidente il Califfo s' imbattè nel servo e gli domandò se fosse vero che 
egli si era vantato di costruire una mola mossa dal vento. A ciò abù 
Lu"lu'ah rispose: « Per Dio! io costruirò una mola, di cui si parlerà nel 
« mondo! ». Quando il persiano si fu allontanato, il Califfo Umar rilevò 
che la risposta era stata data in tono di minaccia. Allorché abù Lu'lu'ah 
ebbe deciso di compiere il misfatto, nascose un pugnale (khangar) sotto 
il mantello ed andò a porsi in uno degli angoli (zàwiyah) della moschea 
nelle ultime ore della notte, poco prima che il giorno cominciasse ad albeg- 
giare. Il Califfo 'Umar aveva la consuetudine di alzarsi assai per tempo 
per svegliare la gente e riunirla per la preghiera. L'assassino si gettò sul 
Califfo e gl'inferse tre colpi di pugnale, dei quali uno sotto l'ombelico, 
che era mortale: poi ferì altre dodici persone nella moschea, sei delle quali 
morirono dalle ferite, e poi si trafisse col proprio pugnale e morì. 

'Abdallah b. 'Umar, il figlio del Califfo, si precipitò presso il padre 
e gli disse: « Principe dei Credenti, nomina un successore per il popolo 
« di Maometto! Se ti veni.sse un pastore o di cameli o di pecore, che avesse 
* abbandonato gli animali affidati alla sua custodia senza lasciare alcuno 
« a curarli, non gli moveresti tu forse un rimprovero di aver abbandonato 
« quanto egli aveva in consegna "r* Cosi, o Principe dei Credenti, egli è con 
« il popolo di Maometto: nomina un Califfo per esso! ». A tali esortazioni 
Umar rispose: «Io potrei nominare un successore: cosi fece abù Bakr; 
« potrei anche abbandonare (i fedeli) a loro stessi, perchè così fece il Pro- 



103. 



5§ 168-172. 23. a. H. 



23. a. H. ^ feta ». Quando udì queste parole, 'Ahdallah b. 'Umar disperò di persna- 

NAH. - Ultime '^^l'G i' padre (Mas'udi, IV, 226-228, dove la narrazione cessa, omettendo 

istruzioni di U- Qg^j ulteriore menzione della morte di 'Umar e dell'elezione di 'Uthmàn). ■ 

elettivo: elezione § ^^^' — (Humayd b. 'Abd al-rahmàn, da al-Miswar). (Abd al-rahmàn 

di uthnnàn.] s'è già offerto di scegliere il candidato). Dice il tradizionista : «Per Dio, 

« non ho visto alcuno il quale allontanasse la gente, come 'Abd al-rahmàn 

« b. 'Awf quando fu deputato alla scelta del Califfo, tanto che non ci tii 

« chi facesse qualche pressione su alcuno dei consiglieri, che egli non uè 

« seguisse le orme (là j-ata-ùna 'aqibahu). Tutti si volgevano ad 

« 'Abd al-rahmàn per chiedergli consiglio e parlargli all'orecchio in quelle 

« notti, ma egli non parlava con alcuno avente senno, che non fosse per 

« 'Utjimàn ». E poi seguita il hadith fino a che, chiamato Iddio in testi- 

« monio, 'Abd al-rahmàn disse : « O 'Ali, io ho chiesto parere tra la gente, 

« e non ho trovato favoi'e che per 'Utjimàn. Non t'aggravare la tua co- 

« scienza ». E poi, presa la mano df 'Uthmàn, gli disse: « Ti prestiamo la 

«ba3''ah sulla sunna h di Dio e la sunna h del suo Profeta e la 

«su un ah dei due Califfi dopo di lui». E gli prestò la bay 'ah 'Abd 

al-rahmàn b. Awf, e i Muhàgirùn e gli Ansar dopo di lui (Dz a h a b i Paris, 

I, fol. 148,r., Mn. 17-25) [M.j. 

§ 170. — (Anas). 'CFmar mandò a cliiaraare abù Talhah al-Ansàri e gli 
disse: «Va con cinquanta Ansar tra quelli della sur a, giacché quelli, a 
« quanto vedo, si raduneranno in una casa (^) [fol. 148,r., lin. ult.j. Or tu 
« sta a quella porta con i tuoi compagni e non permettere a nessuno 
« d'entrare, e non lasciare che passi il terzo giorno senza che essi abbiano 
«eletto uno di loro» (Dzahabi Paris, I, fol. 148,r., 148,v.ì [M.]. 

Nota 1. — Mi par notevole che 'Umai- non sappia tli positivo che i cinque consiglieri si sarebbero 
radunati in una stanza! 

§ 171. — (Da 'Abdallah b. abi Rabi'ah). Uno disse della sùra: «Se 
« date il voto ad 'Uthmàn, ubbidiremo; se date il voto ad 'Ali ubbidiremo 
«♦e disubbidiremo» (Dzahabi Paris, I, fol. 148,r.) [M.]. 

Quando 'Abd al-rahmàn fece la sua khutbah dal min bar. disse tra 
le altre cose: «Ho visto che tutti sono per 'Utjimàn.» (Dzahabi Paris, 
I, fol. 148,r.). 

Parrebbe dunque che sul nome di 'Uthmàn fosse possibile la unani- 
mità, ma che sul conto di 'Ali vi fossero invece vivi contrasti: ciò spiega 
la scelta di 'Abd al-rahmàn b. 'Awf. 

§ 1 72. — Qual riassunto delle ragioni addotte dai difensori della con- 
dotta passiva e (come vedremo) poco leale di 'Ali in tutti i maneggi per 
la successione, ha molta importanza la seguente tradizione, nella quale la 



23. a. H. ^ i7._> 

difesa di Ali è posta iii bocca a lui stesso, che parla perciò in prima 23. a. h. 

ìARABIA MADI- 

Persona: nah. -ultime 

Il nostro Profeta uou fu ucciso violentemente, uè mori all' improv- istruzioni di u- 
viso; al contrario, fu malato per varie notti e giorni. Venne a lui Biliìl ^ettiv'o:'^eiel'ione 
per chiamarlo alla preghiera, e gli disse (il Profeta) : « Fa venire a me <^' uthmàn.i 
« abù Bakr ed egli (prov)vederà in mio luogo ». Quando morì, conside- 
rammo la situazione, e come la preghiera è il segnacolo dell'Isiàm e il 
sostegno della religione, fummo contenti per le cose temporali di quello 
del quale era stato contento l'Invàato di Dio per le spirituali. Cosi affi- 
dammo i nostri interessi ad abu Bakr il quale mantenne fia di noi la con- 
cordia: la religione ci univa (o l'interesse ci univa) e non contrastavano 
circa di essa due di noi, fra noi non si portava l'un contro l'altro testi- 
monianza d' idolatria. Quando egli mi dava prendevo, (piando mi mandava 
in spedizione andavo, e punivo innanzi a lui le trasgressioni con la mia 
spada e la mia frusta, anche se ciò gli dispiacesse. Poiché egli avrebbe 
desiderato che qualcuno di noi lo avesse sostituito (nell'esercizio del po- 
tere;. Quando abù Bakr fu prossimo a morire, io ritenevo che egli (nella 
scelta del successore) non si sarebbe scostato da me, per la mia parentela 
con l'Inviato di Dio, la mia precedenza nell'Islam e la mia superiorità. 
Ma abù Baki- credette che 'Umar fosse di me più forte per tale ufficio : 
e se fosse stata parzialità, l'avrebbe ben usata in favore di suo figlio. Elesse 
dunque 'Umar, sebbene ciò a molti dei suoi Compagni dispiacesse. Ma io 
fui tra chi ne rimase contento, non fra chi se ne dolse; e, per Dio, non 
uscì 'Umar dal mondo che molti cui non piaceva non fossero di lui con- 
tenti. Umar mantenne fra di noi la concordia ; e l' interesse era uno 
solo, e non contrasta van su di esso due di noi. Io prendevo quando- mi 
dava, e quando mi mandava in spedizione andavo, e punivo pur innanzi a 
lui le trasgressioni con la mia spada e la mia friista (*); seguivo la sua orma, 
come lo svezzato segue la mamma. Egli non piegava dalla via dei suoi due 
predecessori, e non si allontanava dalla loro sunnali. Quando 'Umar fu 
presso a morire, credetti che egli (nella scelta) non si sarebbe scrostato da 
me, per la mia parentela, la mia precedenza nell'Isiàm e la mia superio- 
rità. Ma 'Umar pensò che, scegliendo un successore, avrebbe commesso un 
peccato, che lo avrebbe raggiunto nella tomba. Escluse perciò dal (diritto 
alla successione) suo figlio e i suoi parenti, e stabilì che l'elezione fosse 
deliberata in Consiglio fra sette uomini, fra cui 'Abd al-rahmàn b. 'Awf. 
Or questi disse: « Siete contenti se vi cedo la mia parte (califFatoj, a con- 
« dizione che io scelga (il migliore) per (la causa di) Dio e il suo In- 
Dicemmo: «Sì! ». Egli si prese la nostra promessa, che avremmo 

105. 14 



§§ 173, 173. 23. a. H. 

23. a. H. udito ed obbedito a chi avrebbe eletto, ma noi avemmo la sua che avrebbe 

NAH. - Ultime scélto (il migliore) per (la causa di) Dio e il suo iuviato. La sua .scelta 

istruzioni di U- tadde su 'Uthmàn. Considerai, ed ecco che la (promessa della) mia ubbi- 

eiettivo: elezione dieiiza avea preceduto la mia elezione e la mia parola era stata impegnata 

di uthnnàn.] ^q^. m^ altro. Perciò io seguii Uthmàn e compii il mio dovere verso di lui 

nonostante le parzialità e la sua inferiorità" in paragone della s u n n a h dei 

suoi due predecessori. Quando fu ucciso Utlimàn, considerai e mi parve 

essere fra tutti il più degno alla successione. Allora dissero ('Abdallah b. 

al-Kawwà- e Qays b. 'Ubàdah, pag. 50. lin. 4-5j : «Hai detto il vero, e 

« sei uomo giusto. Ora dicci di Talhah e al-Zubayr, perchè credesti lecito 

« ucciderli ? Eppure furon con te nella h i g r a h insieme con il Profeta, e 

«nel Consiglio istituito da 'Umar ». Disse: «Furon con me uell'higrah 

« e nel Consiglio ; ma mi hanno eletto nell' Higàz e deposto nell' Iraq. Or 

« se essi avessero così agito con abù Bakr o con limar, certo questi li 

«avrebbero uccisi». Dissero: «Hai detto il vero, e sei giusto: tu sei il 

« Principe dei Credenti » (Bayhaqi Mahàsin, pag. 50, lin. 11-51, lin. 17). 

Nota 1. — L'artificio si svela ricordando che, regnante 'Umar, Ali non comandò mai veruna spe- 
dizione ! 

§ 173. — La lunga narrazione nella versione persiana di al-Tabari 
appare un tentativo per coordinare e ampliare in senso alida molti degli 
elementi tradizionistici di al-Tabari (cfr. Tabari Zotenberg, IH, 546 
e segg.). 

'Umar ha realmente dato mandato ai cinque elettori. 'Abd al-rahmàn 
cede il suo diritto di eligibilità. Ma Ali non s'impegna, se non quando 
è assicurato da Abd al-rahmàn, che egli non guarderà i vincoli di fa- 
miglia. 

I capi delle tribù tòrestiere sono in gran parte per 'Uthmàn. Ma che 
contava il parere di questi di fronte agli elettori? 

Giacché gli elettori alla vigilia dell'elezione sono ormai tutti per 'Ali, 
salvo 'Abd al-rahmàn, che non s'è scoperto, e 'Uthmàn. A rigor di giu- 
stizia Ali aveva dunque la maggioranza, ed era implicitamente eletto. Ma 
egli s'è perduto per troppa coscienza. Protesta più tardi contro l' inganno, 
ma finisce per cedere, ricordando la parola data. 

Tale è la tessitura maestra della narrazione della versione persiana 
in al-Tabari Zotenberg. 

A dire il vt^ro, le cuciture sono anche qui alquanto evidenti. Sulla 
fine della pag. 551, 'Ali dice ad Abd al-rahmàn che, nel caso non fosse 
eletto lui, sarebbe stato contento di 'Uthmàn, e poi a Sa'd dichiarava che 
avrebbe dato il voto a lui, se si presentava candidato, ma gli raccoman- 

106 



Zò. Si, il. e |"jij 

dava, se fosse deciso a rinunziarvi, che non desse il voto ad 'l^^thmàii. 23. a. h. 

A pag. 562 Sa'd e Zubayr hanno però già rinunziato al califfato. Ciò non nah '.^u^fime 
impedirà all'autore di farli rinunziare di nuovo a pag. 563. istruzioni di u- 

Nel giudizio che 'Umar dà di Sa'd si dice : « Sa'd sarà degno del pò- ^rttiv'ot'^riel'ione 
« tere, se glielo date. E se nominate altri che lui, raccomandate a questo <^' uthmàn.] 
« eletto di consultare Sa'd in ogni affare, giacché, chiunque egli sia, i 
« consigli di Sa'd gli saranno necessari. Se ho tolto a Sa'd il governo di 
« al-Kufah, non è stato per causa di slealtà ». 

Poi raccomanda anche all'eletto di tenere in conto il consisrlio di 
' Abd al-rahmàn (T abari Zotenberg, III, 648). 

La riunione doveva aver luogo nella casa di 'Ai-sah nella parte dove 
è il tesoro pubblico (pag. 648). 

Dopo che 'Abd al-rahmàn ha fatto la sua proposta di rinuncia, e do- 
manda che gli altri s'impegnino di seguire la sua scelta, 'Ali gli dice: 
« Alla condizione che non cerchi di favoru'e quelli della tua famiglia ». 
E Abd al-rahmàn. ch'era della tribù di 'Uthmàn, rispose: « Se avessi vo- 
« luto favorire qualcuno, mi sarei favorito da me!» (pag. 661). 

Quando 'Abd al-rahmàn viene a colloquio con 'Ali per sapere chi propor- 
rebbe, quando non fosse eletto lui, gli parla così : « Tu dici d'essere il capo 
« dei banù Hàsim, il cugino e genero del Profeta, e che tu hai più diritti 
« al potere d'ogni altro. Tu hai ragione, è la verità. Ma se non l'ottenessi, 
« chi altro accetteresti tu? ». Ed 'Ali risponde: « 'Uthmàn » (il linguaggio 
sarebbe allora un po' subdolo) (pag. 661). 

Prima della fine della notte (a cui seguì poi l'elezione), 'Ali vide Sa'd 
b. ahi Waqqàs e gli disse: «Tu sai le mie disposizioni! Se vuoi il calif- 
« fato tu, voto per te. Ma se ci rinunzi tu, bada di non votare per 'Uth- 
« man, perchè io ho più diritti di lui. Tu sai pure che 'Abd al-rahmàn 
«inclina ver.so lui: tu dunque hai da inclinare verso me». Sa'd lo pro- 
mise e al-Zubayr, con cui parlò dopo, gli fece la stessa promessa [ecco l'in- 
ganno] (pag. 662). 

I capi di tutte le tribù alle quali era giunta la novella deHa morte 
di 'Umar, erano arrivati a Madinah per vedere chi sarebbe nominato Ca- 
liffo [vedere soltanto?]. 'Abd al-rahmàn li va a trovare, ecc. E sa che la 
maggior parte propende per 'Ut_hmàn (pag. 662). 

Tra i capi che 'Abd al-rahmàn aveva interrogati erano abù Suf\'àn 
ed ■ Amr b. al-'As. Durante la notte abu Sut'yàn andò da 'Amr e gli disse : 
« 'Abd al-rahmàn mi è venuto a trovare e mi ha chiesto chi volessi a Ca- 
« liffo. Ho risposto che volevo 'Uthmàn ». E 'Amr di.s.se: « È venuto anche 
« da me, e anch'io mi sono dichiarato per 'Uthmàn ». abù Sufyàn riprese: 

107. 



§ \TX 



23. a. H. 



23- a. H. ,^ Qj^p fgj.g allora? Utlimàn e mite, e temo che perda il eroverno e che 

NAH. - Ultime « 'Ali glielo prenda con la sua leimezza ». Segue 1 episodio di Amr n quale 
istruzioni di u- , uiisiirlia ad 'Ali di non essere categorico per non farsi vedere avido di 

mar: il consiglio i ■ t » i i i 

elettivo: elezione potere, la qual cosa avrebbe disgustato la probità di Abd al-rahmàn 
di Uthmàn.l , p.^g. 252-253). 

Il giorno dopo (la mattina stessa dell'elezione) 'Abd al-rahraan tece 
chiamare al-Zubayr e Sa'd, e disse loro: «Quest'affare va per le lunghe. 
« Bisogna che rinunciate in favore d'una sola persona ». al-Znbayr rinunciò 
in favore di 'Ali, e Sa'd anche lui rinunciò in favore di Ali, aggiungendo: 
« Io rinuncio solo alla condizione che tu nomini 'Ali e non 'Uthmàn » 
(pag. 453-454). 

Segue il discorso dal m i n b a r . Qui si mette in principio alla kh u t b a h 
vma dichiarazione che ricorda il mandato avuto dai cinque elettori (pa- 
gina 554). 

È notevole come viene poi travisata la lotta nella moschea. Alla do- 
manda di 'Abd al-rahmàn, se volessero 'Ali o 'Utjimàn, Ammàr b. Yàsir 
prese la parola e disse: « Se vuoi che non ci sia discordia, proclama 'Ali ». 
al-Miqdàd allora disse: « Ammàr ha ragione, se proclami 'Ali, non ci sarà 
« discordia ». 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh (fratello di latte di 'Uthmàn, 
già segretario del Profeta, poi apostata : condannato a morte dal Profeta, 
il giorno della presa di Makkah, quindi graziato per intercessione di 'Uth- 
màn, era tornato musulmano), si levò e disse : « Se vuoi che non ci sia 
« discordia, proclama 'Uthmàn ». 

'Ammàr lo apostrofò severamente : « Come mai, tu, rinnegato, osi me- 
« scolarti negli affari musulmani?». Uno dei banù Makhzùm ingiuriò a 
sua volta Ammàr. E allora tutti i banù Hàsim. presenti nella moschea, 
insultarono quel makhzùmita e tutti i banù Makhzùm (pag. 554-556). 

'Abd al-rahmàn chiama Ali e 'Uthmàn. Notevole che, quando Ali fil 
interrogato solennemente, se avrebbe seguito il Qur'àn e la sunnah, ri- 
spose : « Sarà una cosa difficile, perchè, chi conosce tutto quello che pre- 
« scrive il Libro di Dio e tutta la tradizione del Profeta? Pur tuttavia, 
« io mi adoprerò, per quanto mi sarà dato,^per seguirli, e domanderò l'aiuto 
« di Dio » (pag. 555). 

Come si vede, la troppa ortodossia avrebbe perduto Ali, secondo 
questo racconto. 

Quando 'Ali protesta contro l'inganno, Abd al-rahmàn gli dice: « Dove 
«vai, 'Ali? Non vuoi prestare omaggio? Non è detto nel Corano: Chi si 
« rivolta, si rivolta contro sé stesso? (XLVIII, 10). Non ti sei obbligato 
«a sottometterti alla mia decisione? E 'Umar non ha forse detto: Ucci- 

108. 



23. a. H. gg 173-175. 

« dete quello che non si sottometterà alla decisione di 'Abd al-iahmàn? ». 23. a. h. 

Udito ciò. Ali venne a prestare la bay 'ah ad TTthmàn. E poi rientrò, '^nah^.'-'^ Ultime 
E tutto il popolo fece omaggio ad Tthmàn (Tabari Zotenberg. III. istruzioni di u- 

\ mar: il consiglio 

nas. o.ìo). , „. , . 

r •'^ elettivo: elezione 

§ 174. — Mukhawànd, dà due versioni dell'elezione di 'Utjimàn, ani- di uthmàn.) 
bedue con ampi particolari, ma senza veruna differenza tra loro sopra alcun 
punto essenziale: ambedue combinano nelle grandi linee con le vei'sioni 
date poc'anzi dalle nostre fonti arabe, dalle quali certamente provengono 
entrambe. Nella prima versione Abd al-rahman e Sa'd b. abi Waqqàs 
rinunziano ad ogni diritto al califfato, e 'Abd al-rahmàn. fatta un'inchiesta 
tra gli altri elettori, trovò che i loro voti erano egualmente divisi tra 'Ali 
'Uthmàn. Abd al-rahmàn al momento finale si decise per 'Utjimàn, perchè 
questi accettò del tutto la formola di giuramento proposta da Abd al- 
rahmàn: 'Ali invece mise la riserva: «Secondo la mia capacità e il mio 
- potere ». 

La seconda versione poco diverge dalla precedente nei particolari: 
soltanto fa intendei'e che non solo nel consiglio degli elettori, ma anche 
nel pubblico dei fedeli i due soli candidati possibili orano 'Uthmàn ed 'Ali. 
Si vuole altresì che 'Abd al-rahmàn abbia interrogato i capi dei Quray.s 
ed abbia trovato che la maggioranza era favoievole ad 'Uthmàn. Quando 
'Abd al-rahmàn chiese ad 'Ali il noto giuramento, 'Ali rispose : « Io spero 
« di agire nel modo che mi indichi, sebbene io non abbia conoscenza pra- 
« tica dell'amministrazione pubblica ». Tale risposta dubbio.sa decise 'Abd 
al-rahmàn in favore di 'Uthmàn (M iridi.. II, 285-287). 

Cfi-. anche Khond., I. 4, pag. 37, Un. 12 e segg. 

§ 175. — Sugli cpi.sodi drammatici della morte del Califfo 'Umar e 
MI (juelli che portaiono all'elezione di Uthmàn abbiamo molte altre tradi- 
zioni con paiticolari leggermente diversi, ma nel maggior numero dei casi 
i divari sono cosi piccoli e poco meritevoli di speciale menzione, che non 
mette il conto di darne un riassunto. Nei paragrafi precedenti abbiamo 
raccolto tutto ciò che aveva qualche importanza. Chi volesse però esami- 
nare tutta la letteratura, comprese le ripetizioni dei brani qui tradotti, 
cfr. i seguenti pa.ssi di autori diversi: 

'Iqd. IT, 266-258, dove in un passo (pag. 269, Un. 4-5j si afferma 
che, se Umar avesse seguito l'esempio di abù Bakr, e nominato un suc- 
cessore, non .sarebbero venute di poi le guerre civili. 

Cfr. anche Khond., I, 4, pag. 30, Un. 4 e segg.; A bui fé da, I, 260- 
260; Khaldùn. II, App., 126-126; Khaldùn Proleg., 1,395; Fakhri, 
134-135; Athir. III, 38-40. 50-60; abu-1-Farag, 174-176, 177; Miska- 

KIO. 



55 176-178. 23. a. H. 



23. a. H. wayh, I, 453, 460-466; Khamìs, II, 276-279: Tanbih, 200-291; Su- 

NAH. - Ultime vùti, 61-53; Kh a 1 1 i k à n , ed. Wiist., n. 266 (fase. Ili, pag. 260); Khal- 

istruzioni di u- likàn, vers. De Slane, I, 577; Mas'udi, IV, 191; Dozy Musul- 

eiettivo: elezione maiis d'Esp., I, 121: al-Makin, pag. 25. 32-35; Nawawi, 469; 

dì utjhmàn.i Mugir ai-din, I, 229-230; Kindi, fol. 3,r. ; Nuwayri Leid., I, 

fol. 89,v.-94,v.: Muir; Annals, 278-283, 286-291; Miiller, I, 283-286, 

287-288; Weil, I, 146-166; Wellhausen Reich, 25-27: Wellhausen 

Sk. u. Vorarb., VI, 113-114; Rampoldi, H, 47-62; Kremer Cul- 

turg., I, 15-17; Fournel, Berbers, I, 19-20. 

ARABIA. — Il Califfo limar: sue caratteristiche personali. 

§ 176. — (Nome). 'Umar b. al-Khattàb b. Nutàyl b. Abd ai-Uzza I). 
Eiyàh b. 'Abdallah b. Qurt b. Rizàh b. 'Adi b. Ka'b [b. Lirayy b. Ghàlib 
b. Fihi- b. Màlik]. Suo cognome tecnonimico era abù Hafs, e sua madre (') 
era Hantamah bini Hà.sim b. al-Mughìrah b. Abdallah b. 'Umar b. Makhzum. 
Per parte di madre egli era perciò imparentato con tutti i Makhzum, come 
Khàlid b. al-Walid (Sa ad, III, 1. pag. 190). 

Cfr. Athir, III, 40-41; Iqd, II, 264. 

Nota 1. — In al-Mas'ùdi (IV, 192, lin. 5) abbiamo la singolare notizia cbe la madre di 'Umar 
fosse sawdà-, ossia negra di pelle. Il Lammens (Zi ad b. Ab ibi, pag. 18; cfr. Rivista degli stìidi orien- 
tali, 1911, anno IV, voi. IV, fase. I) afferma addirittura cbe la madre fosse una «negresse», o africana. 
Forse questo non è corretto, visto che la tradizione è concoi-de nel darle una nobilissima genealogia, 
ma nulla esclude che la nonna di 'Umar, la madre di Hantamah, fosse una sudanese o aftricana, e 
Hantamah quindi una specie di mezzo sangue. In Makkah v'era molto sangue negro nelle famiglie 
qurasite; al qual proposito il Lammens (1. e.) ricorda anche un passo di Gàhiz Rasail (75, lin. 4 e segg.) 
•' da cui risulta che i banii Hàsim avevano anch'esse sangue negro nelle vene. 

§ 177. — Aveva anche il soprannome di al-Fàrùq, che si dice gli venisse 
dato dal Profeta (ibn Sa'd, da al-Wàqidi, da abù Hazrah Ya'qùb b. Mu- 
gàhid, da Muhammad b. Ibràhim, da abii 'Amr DzakwÉLn, da 'Ai-sah). 
Altri però affermano che il cognome gli venisse dato soltanto dalla gente 
del Libro (ahi al -kit ab, ossia dopo la sua morte). Di que.sta opinione 
fii il celebre tradizionista ibn Sihàb al-Zuhri, secondo una tradizione tra- 
mandata da al-Waqidi (T a bari, I, 2728-2729). 

Cfr. Athìr, III, 41. 

§ 178. — (al-Ya'qùb b. Ibràhim b. Sa'd, da suo padre Ibràhim b. Sa'd, 
da Sàlih b. Kaysàn, da ibn Sihàb [al-Zuhri]). La gente del Libro (ahi ai- 
kit ab), secondo quanto constava ad al-Zuhri, furono i primi a dare ad 
"Umar il nome di al-Fàrùq, e i Musulmani incominciarono a dargli questo 
nome accettando l'appellativo di quella gente : non ci consta, aggiunse 
al-Zuhri, né che il Profeta dicesse mai nulla di questo genere, né che mai Io 
dicesse il figlio 'Abdallah b.'Umar (Saad, III, 1. pag. 193, lin. 23 e segg.ì. 

110. 



23. a. H. 



§ 179. 



§ 179. — (Mogli e figli). Il Califfo 'Umar ebbe varie mogli e 
molti figli : 

I. Dalla moglie Zayuab biut Mazun b. Habib b. Wahb b. Iludzàfali 
b. Griimab, egli ebbe: 

(I) 'Abdallah, (2) 'Abd al rahmàn al-Akbar e (3) Hafsah, che di- 
venne sposa del Profeta. 

II. Dalla moglie umm Kultjiùm bint Ali b. abi Tàlib b. 'Abd al-Mut- 
talib b. HàSim, della quale fu madre Fàtimali la figlia del Profeta, egli ebbe : 

(4) Zayd al-Akbar, e (6) al-Ruqaj-yah. 

III. umm Kultjiùm bint Grarwal b. Màlik b. al-Mussayab b. Rabì'ah 
b. Asram b. Dubays b. Haràm b. Hubsiyyah b. Salùl b. Ka'b b. 'Amr b. 
Khuzàah gli generò: 

(6) Zayd al-Asghar, (7) 'Ubaydallah, ucciso a Siffin combattendo 
per Mu'àwiyah contro Ali. E lo stesso che uccise al-Hm'muzàn per ven. 
dicare il padre. Questa moglie (umm Kultjiùm) rimase però sempre pagana, 
e perciò i due coniugi si separarono (cfr. 6. a H., § 42). 

IV. Gamilah ('j bint Thàbit b. abi-1-Aqlah Qays b. 'Ismah b. Màlik 
b. Amali b. Dubay'ah b. Zayd b. al-Aws al-Ansàiiyyah (cfi-. 6. a. H., § 43) 
gli partorì : 

(8) 'Asini. 

V. Luhayyah, una concubina (umm walad), dalla quale ebbe: 

(9) 'Abd al-rahmàn al-Awsat, il padre di al Mugabbar [quello che 
tu punito per aver bevuto vino e che aveva cognome abù Sahmah, il 
gras.so(?) Mas'udi, IV, 228]. 

VI. Una concubina (anonima ?), dalla quale ebbe : 

(10) Abd al-rahmàn al-Asghar. 

VII. umm liakim bint al-Hàritli b. Hisàm 1). al-Mughirah b. Abd- 
allah b. 'Umar b. Makhzvim, dalla quale ebbe: 

(II) Fàtimah. 

Vili. Fuka3'hah, una concubina, gli partorì : 

(12) Zaynab. la più giovane di tutti i figli di 'Umar. 

IX. 'Atikali l)int Zayd b. Amr b. Nuiàyl (la vedova di Abdallah 
b. abi Bakrj (cfr. 12. a. H., § 428), dalla quale ebbe: 

(I3j lyàd. 

X. Fàtimah bint al-\Valid, sposata nel 20. 11. ^cfr. 20. a. H., §243). 
^.Saad, III, 1, pag. 190j. 

Cfr. Athir. lU, 41; Yaqùbi, 11, 185, dice che Umar lasciò sei 
tìgli maschi: 'Abdallah, 'Ubaydallah, Abd al-rahmàn, Asim, Zayd ed abii 
Ubaydallah (cfr. Mas'udi, IV, 226). 



23. a. H. 
[ARABIA. - Il Ca- 
lino 'Umar: sua 
caratteristiche 
personali. I 



111. 



§§ 179, 180. 23. a. H. 

23. a. H. Nel dare questo lungo elenco ricordiamo quanto si disse in un passo 

litio Umar: su^ precedente sul numero delle mogli legittime (cfr. 17. a. H., §§ 75, 76). 

caratteristiche Maometto non limitò affatto il numero delle mogli: ogni musulmano ne 

può prendere quante ne può sostentare. Il numero delle legittime non è 

limitato a quattro sole, come vuole la tradizione fondata sopra un'erronea 

interpretazione del Qur-àn. 

Nota 1. — Secondo uua tradizione (di abù Bakr b. 'Abdallah b. abi Uwaye al-Madani. da Su- 
layinàn b. Bilàl, da 'Ubaydallah b. 'Umar) il nome di Gamilah era anticamente 'Àsiyah, ed il Profeta 
glielo volle mutare in Oamilali (Saad, III, 1, pag. liKi, lin. 17-20). 

§ 180. — (al-Madà'ini e ibn al-Kalbi). Prima di convertirsi Umar sposò: 

(I) Za^nab bint Maz'ùn b. Habìb b. Wahb della stirpe di Grumah, 
la quale gli partorì : 

(1) 'Abd al-rahmàn al-Akbar, seniore, e la figlia (2) Hafsali. 

Sposò anche (II) Mulaykah bint Grarw^al al-Khuzà'i, che gli partorì: 
(3) 'Ubaj^dallah. Umar fece divorziò da Zaynab dopo il trattato di 
al-Hudaybiyyah (cfi-. 6. a. H., § 42): essa passò in seconde nozze con abù-1- 
Hagm b. Hudzayfah. Invece al-Madà-ini afferma che la madre di 'Ubay- 
dallah b. Umar (che perì alla battaglia di Siffìn, combattendo per Mu'- 
àwiyah, nel 37. H.); fu (HI) ^imm Kulthùm bint Grarwal b. Màlik, della 
stirpe di Khuzà'ah, dalla quale appunto 'Umar fece divorzio dopo al-Hu. 
daybiyyah, perchè non era convertita. 

al-Mada-ini afferma inoltre che prima dell' Isiàm 'Umar si unisse in 
matrimonio con (IV) Quraybah bint abi Umayyah al-Makhzvimi, dalla 
quale pure si divise dopo al-Hudaybiyj^ah, perchè rimasta pagana. Essa 
passò in seconde nozze con Abd al-rahmàn b. abi Bakr al-Siddiq. 

Tutte le autorità precedenti sono concordi nell'affermare che dopo 
convertito 'Umar sposasse (V) umm Hakim bint al-Hàrith b. Hisàm b. 
al-Mu gh irah b. 'Abdallah, una della stirpe Makhzùm, la quale gli partorì 
la figlia (4) Fàtimah: egli rimandò via anche lei. 

(VI) Gramilah bint Thàbit b. abi-1-Aqlah, sorella di 'Asini b. Thàbit, 
e nativa di Madinah, della stirpe dei banù-1-Aws. 

(VII) umm KultXium bint 'Ali b. abi Tàlib, figlia di Fàtimah bint 
Rasùl Allah e perciò nipote del Profeta: il suo dono nuziale fu di 40,000 
dirham. Essa gli partorì (5) Zayd, e la figlia (6) al-Ruqayyah. 

(Vili) Luhaj'yah, una donna del \^amau, che gli partorì (7) 'Abd al- 
rahmàn, iuniore. Essa era una concubina (umm Avalad). Non tutti però 
sono d'accordo sui figli di Luhayyah (cfi-. Tabari, I, 2733. lin. 14 e segg.). 

(IX) 'Atikah bint Zayd b. 'Amr b. Nufayl, vedova di 'Abdallah b. abi 
Bakr, la quale, morto 'Umar, passò a terze nozze con al-Zubayr b. al-'Awwàm. 

112. 



23. a. H. 



§§ 1WHH4. 



Umar volle anche sposare (X) umin Kulthum bint abi Bakr, ma 
questa si rifiutò di dare il consenso, perchè affi-rmò che il Califfo fiosso di 
modi duri e terribile verso le donne. 

Anche un'altra donna (XI), umm Abàn l)int 'Utbab b. Rabi'ah, si ri- 
fiutò di sposare il Califfo, perchè « teneva la porta chiusa, vietava l'accesso 
«delle cose buone, ed aveva sempre aspetto duro e severo» (T ab ari, I, 
2732-2734). 

Cfi-. Athir, III, 41-42, il quale invece di Luhayyah ha Fukayhah. 

§ 181. — (Aspetto di 'Umar). (Hannàd b. ai-Sari, da Wakì', da 
SulViln, da 'Asim b. abi-1-Nugùd, da Zirr b. Hubays). 'Umar era uomo di 
statura alta, che dominava la folla come se fosse a cavallo: era calvo, e 
poteva usare con la stessa facilità tanto la mano dritta che la sinistra. 
Durante le cerimonie festive camminava scalzo, sollevando con la mano 
il lembo d'un grande mantello di lana rigata (burd*° qitriyy"") (Ta- 
bari, I. 2729). 

Cfr. Athir, III, 41; 'Iqd, II, 254: Yaqùbi, II, 185. 

§ 182. — (ibn Sa'd, da al-Wàqidi, due tradizioni). La pelle di 'Umar 
era bianchissima (cfr. però §§ 184 e 185 d), ed il pallore smorto della sua 
faccia era reso più marcato da due macchie rosse sulle guancie: la baiba 
era grigia, ma soleva tingersela in giallo: anche i suoi pochi capelli grigi 
erano tinti con hinnà (T abari, I, 2730). 

§ 183. — (al-Wàqidi, da Su'a3b b. Talhah, da suo padre [Talhah], da 
al-Qàsim b. Muh.). Udii il figlio di 'Umar descrivere 'Umar qual uomo di 
carnagione bianca con rosso in alto (? nella faccia?), hingo di statux-a, calvo 
sul davanti, canuto (Sa ad, III, 1, pag. 234, lin. 26-28) [G.]. 

§ 184. — (al-Wàqidi, da Musa b. 'Imràn b. Abdallah b. 'Abd al- 
rahmàn b. ahi Bakr, da 'Asim b. 'Ubaydallah, da Sàlim b. 'Abdallah). 
Udii il figlio di Umar che diceva : «La tinta ros.sastra (al-udma h) (') ci 
« è venuta da parte dei miei zii materni — madre di 'Abdallah b. 'Umar 
« era Zaynab bint Maz'ùn b. Habib b. Wahb b. Hudzayfah b. Grumah — , 
« e lo zio materno era un po' calvo sulle tempie. Dai miei zii materni 
« ci è anche venuta la tendenza a voler essere ammogliati (?al-budu'). 
« Queste due qualità non furono in mio padre, che era bianco di carna- 
« gione, né tolse donne per altro desiderio che per amor di prole» (-) 
(Saad, III, 1, pag. 235, lin. 1-7) [G.]. 

Nota 1. — il Lammen.s sostiene che 'Umar avesse una pelle oscura, addirittura negroide, perchè 
sua madre era di origine hamitica e servile. — Cfr. poc'anzi § 170, nota 1. 

Nota 2. — Intendesi forse che i figli di TJmar amavano essere ammogliati e la compagnia delle 
donne. 'Umar vedeva nelle donne soltanto un mezzo per aver figli e della lc>ro compagnia non si cu- 
rava affatto. 



23. a. H. 
[ARABIA. - Il Ca- 
liffo 'Umar: sue 
caratteristiche 
personali.] 



118. 



15 



§§ iaH87. 



23. a. H. 



23. a. H. È degno di nota qaauta importanza gli Arabi pongono mii caratteri ereditati per via di madre: 

[ARABIA. - Il Ca- ciò devesi collegare con la memoria del matriarcato antico. — Anche gli Arabi avevano notato come 

liffo 'Umar: sue i ligli maschi maireggiassero e le femmine invece ritraessero le caratteristiche della famiglia del padre, 

caratteristiche — CtV. ^ 385 e nota 1. 

personal.] ^ ^g^^ — ^^^ (al-Wàqidi, da Hizàm b. Hisàm, da suo padre [Hisàmjj. 

Non vidi mai 'Umar tra la gente, ch'egli non li sorpassasse tutti (di sta- 
tura) (Saad, III, 1, pag. 235, lin. 7-8) [G.]. 

(6) (Sulaymàn abù Dàwud al-Tayàlisi, da Su'bah, da Simàk b. Harl>, 
da Bisr b. Quhayf). Io vidi 'Umar (che era) uomo grande e grosso (dakhmj 
(Saad, III, I, pag. 236, lin. 16-18) [G.]. 

(e) (Sulaymàn abù Dàwud al-Tayàlisi, da Su'bàh, da Simàk, da Harb, 
da Hilàl). Ho veduto Umar, uomo corpulento, come fosse uno dei banù 
Sadus (Saad, III, 1, pag. 236, lin. 18-20) [G.]. 

(rf) ('Utbmàn b. 'Umar, da Su'bah, da Simàk, probabilmente da uno 
della sua gente di nome Hilàl b. 'Abdallahj. 'Umar andava lesto nel suo 
camminare, ed era di color bruno rossastro, come fosse uno dei banù Sadùs; 
e aveva i piedi divaricati (rawah) (Saad, III, 1, pag. 235, lin. 20-23) [G.]. 

§ 186. — (a) (Yazìd b. Hàrùn e Muh. b. 'AbdaUah al- Angari, da Hu- 
mayd al-Tawil, da Anas b. Màlik). 'Umar si tingeva con la hinnà (Saad, 
III, 1, pag. 236, lin. 13-16) [G.]. 

(6) ('AbdaUah b. Numayr, -da 'Ubaydallah b. 'Umar, da Khàlid b. 
Makhlad al-Bagali, da 'AbdaUah b. Umar, da Humayd al-Tawil, da Anas 
b. Màlik). 'Umar si pettinava (o ravvivava i capelli, la barba? yuraggil) 
con la hinnà (Saad, III, 1, 236, lin. 15-17) [G.]. 

§ 187. — (Vestiti di 'Umar). Diamo qui appresso una quantità di 
tradizioni sul modo di vestire di 'Umar, delle quali potrebbe qualcuno os- 
servare che il numero sia eccessivo. Abbiamo voluto abbondare, perchè nel 
loro insieme e nella loro varietà porgono un documento, di non sprezza- 
bile valore, della psiche islamica nel ii secolo della Higrah. Qualche par- 
ticolare narrato sarà sicuramente vero, ma tutto lo spii-ito che pervade le 
seguenti tradizioni ritrae condizioni morali non corrispondenti alla verità 
storica. — 'Umar non era un asceta, o un mistico, che, seguendo l'ideale 
cristiano, facesse mostra di povertà ed umiltà per ingraziarsi il favore di- 
vino. Era uomo d'azione sino alla brutalità, il quale tanto poco si curava 
di fare l'asceta, che non esitava di prender sempre nuove mogli, violen- 
tandone alcune (cfr. 12. a. H., § 428, nota 1), e chiedendo persino fan- 
ciulle appena giunte all'età della pubertà (cfr. 17. a. H., §§ 194-196). Le 
vistosissime doti conferite ad alcune mogli (cfr. § 180, (VII)) e l'ammon- 
tare cospicuo dei suoi debiti al momento di morire (cfr. § 112), rivelano che 
egli spendesse con larghezza e non fosse povero (cfr. anche § 192). 



114. 



23. a. H. i§ iB7-i8;t. 

A questo proposito potremmo anche aggiungere che Umar in alcune 23. a. h. 

,. ,. j 1 • V (ARABIA. - Il Ca- 

circostanze assumesse modi regali o pomposi, per dare maggiore soleunitù ijff^ umar: sue 
ai suoi atti. Ricordiamo, per esempio, che durante la grande siccità del- caratteristiche 
Tanno 18. H. egli compiè con grande sfoggio di cerimoniale la funzione P^^^ona i.| 
dell' istisqà per ottenere da Dio la concessione di pioggie. In quella cir- 
costanza egli indossò, si dice, il burd del Profeta (cfr. 18. a. H., § 26). 
Questa notizia è attendibile, o è interpolazione di tempi posteriori, quando 
dai Califfi Abbàsidi fu esumato un vecchio mantello attribuito a Maometto 
da mostrarsi nelle maggiori circostanze ? Fu Umar l' inauguratore di questa 
usanza? Ne dubito. 

§ 188. — (a) (Waki' b. al-Garràh, da al-A'màs, da Ibràhim al-Taymi, 
da 'Amr b. Maymùn). 'Umar il giorno che fu colpito aveva indosso un 
izàr giallo (Saad, III. 1, pag. 237, Un. 22-24) [G.]. 

(6) (Muli. b. 'Ubayd, da al-A'màs, da Ibràhim al-Taymi, da 'Amr b. 
Mayrniìn). Vidi 'Umar nel giorno quando fu trafitto comprimersi sulla ferita 
la gialla milhafah che indossava, e dire: «Il decreto di Dio è destino 
«destinato (qadar"" maqdùr"") (Saad, IIL 1, pag. 238, Un. 6-8) [G.]. 

§ 189. — (a) (Ma'n b. 'Isa, da Màlik b. Anas, da Ishàq b. 'Abdallah 
b. abi Talhah, da Anas b. Màlik). Un giorno, quando 'Umar b. al-Khattàb 
era già Principe de Credenti, lo vidi che portava tra gli omoplati tre rattop- 
pature, una sovrapposta all'altra (Saad, III, 1, pag. 236, Un. 20-24) [G.]. 

(6) ('Affan b. Muslim, da Sulaymàn b. al-Mughirah, da Thàbit al-Bu- 
nàni. da Anas). Un giorno, quando 'Umar b. al-Khattàb era già Principe 
dei Credenti, lo vidi che portava quattro rattoppature sulla tunica interna 
(qamisj (Saad, III, 1, pag. 237, Un. 1-2) [G.]. 

(e) ("Arim b. al-Fadl, da Hammàd b. Salamah, da 'Ali b. Zayd. da 
abù 'Uthmàn al-Nahdi). Vidi l'i zar di 'Umar rattoppato con un pezzo di 
cuoio o pelle (*adam) (Saad, III. 1, pag. 237, Un. 11-13) [G.]. 

Cfr. anche Kh a 1 d ù n P r o 1 . , I, 415. 

(rfj (al-Wàqidi, da Usàmah b. Zayd, da suo padre [Zayd], da suo nonno). 
Vidi 'Umar Califfo con un izàr rattoppato in quattro punti sovrapposti 
l'uno all'altro, nò seppi mai che ne avesse altro (Saad. Ili, 1, pag. 238. 
Un. 22-25) (G.J. 

(e) (al-Wàqidi. da abu Ismà'il cioè Hàtim 1). Ismà'il, da 'Ubaydallah 
b. Walid, da al-'Awwàni b. Guwayriyah, da Anas b. Màlik). Vidi addosso 
a 'Umar un izàr con 14 toppe, alcuna di pelle. Senza qamis e senza 
rida avvoltolato sul capo a turbante (mu'tamm°"j, col nerbo in mano 
girava per il mercato di Mad'mah (Saad, III, 1, pag. 238, Un. 25-239, 
Un. 1) fG.]. 

115. 



§g i<'i-iiir<. 



23. a. H. 



23. a. H. (/-^ (Khàlitl, b. Makhlad, da 'Abdallah b. Uinar, da Ishàq b. 'Ab- 

liffo umar: sue dallah b. abì Talhah, da Alias b. Màlik). Un giorno, quando 'Umar era 

caratteristiche ^j^ .^\ govemo (wàl'"), lo vidi gettare i sassolini in al-'Aqabah, con in- 
personali. j 

dosso un izàr rattoppato di pelliccia, o (Saad, III, 1, pag. 2B6, lin. 24-27) 

(f/) (abu Walid Hisàni al-Tayàlisi, da abù 'Awànah. da abu Bisr, da 
'Atà, da 'Ubayd, da Umayr) rattoppato sul sedere (Saad, III, 1, pag. 2.'37, 
lin. 18-20) [G.]. 

[h) ('Affali b. Musliiu, da Mahdi b. Maymùn, da Sa'id al-Gariri, da 
abù 'UtXuuàn al-Nahdi). 'Umar faceva i giri rituali attorno alla Ka' bah 
indossando un izàr con 12 toppe di pelle rossa (Saad, III, 1, pag. 237, 
lin. 15-18) [G.]. 

§ 190. — (Muslim b. Ibràhim, da Salàm b. Maskin. da Abd al-'aziz 
b. abi (jrumaylah al-Ansàri). 'Umar si fece aspettare dalla comunità (rac- 
colta) per la preghiera. Uscì finalmente (di casa), e, salito il min bar, 
si scusò con gli uomini, dicendo: «Mi ha trattenuto questo mio qamis, 
«fuori del quale non ne ho altro». Gli era stato cucito un qamis su li- 
ba làni (a strascico? a spiga?), la cui manica non oltrepassava il pugno 
delle sue mani (Saad, III, 1, pag. 238, lin. 8-12) [G.]. 

§ 191. — (abù Ghassàn ai-Hindi, da Màlik b. Ismà'il, da 'Umar b. Ziyàd 
al-Hilàli, da al-Aswad b. Qays, da Sa'id b. Amr b. Sa'id b. al-'As, da 
Yannàq b. Sulaymàn dihqàn di Yannàq [?]). 'Umar b. al-Khattàb passò 
da me e mi gettò il suo qamis: « Lavamelo con la liscivia (al-usnùn) ». 
Io presi due drappi q a t a r i ti , e ne tagliai due qamis, una da ciascuno, 
poi glieli portai e gli dissi : « Indossane, che è stoffa più bella e più mor- 
« l)ida ». — « Sono del tuo? ». — « Del mio ». — « Ci ha avuto parte cosa 
« alcuna dei protetti (al-dz immah) ? ». — « Niente altro che l'ago ». — 
« Portalo via, e dammi il mio qamis ». — E se lo rimise addosso, tutto 
verde della liscivia (Saad, III, 1, pag. 238, lin. 15-22) [G.]. 

§ 192. — (abù Dàwùd Sulaymàn b. Dàwud al-Tayàlisi, da Su' bah, 
da Amir b. 'Ubaj^dallah al-Bàhilij. Domandai ad Anas della seta cruda 
(al-khazz), ed egli mi disse: « Vorrei che Iddio non l'avesse creata. Non 
« v' è nessuno dei Compagni del Profeta che ne abbia vestito, tranne 'Umar 
« e il suo figliuolo ». (Saad, III, 1, pag. 239, liii. 3-tì) [G.j. 

Si noti come questa tradizione sull' impiego della seta nei vestiti, e 
quindi un lusso persino riprovevole, sia in contradizione con le tradizioni 
sulla pretesa semplicità e rozzezza patriarcale di 'Umar. 

§ 193. — (Man b. 'Isa e abù Bakr b. 'Abdallah b. abi Uways, da Su- 
laymàn b. Bilàl, da (jra'far b. Muli., da suo padre [Muli.]). 'Umar b. al-Khattàb 
portava un anello nella mano sinistra (Saad, III, 1, pag. 239, lin. 6-8) [G.]. 

116. 



23. a. H. 



§§ 194-197. 



§ 194. — Quaiidu il CalirtV) Umar b. al-Khattab veune in Siria, vi 
trovò Mu'àwiyah vestito come un sovrano, cinondato da un uumeroso se- 
guito ed alla testa d'un corteo veramente regale. Turbato da tale spetta- 
colo, il Califfo gli domandò: <^ Non è questo imitazione dei re persiani 
« (kisrawiyyah)? ». E Mu'à\vÌ3ah rispose: «0 Principe dei Credenti, 
« noi siamo sui confini in taccia al nemico, ed è necessario per noi emu- 
« larlo in pompa militare bellicosa ». 'Umar non disse più niente e non 
gli fece più rimproveri (Khaldùu Prol.. I, 413: testo arabo, I. pa- 
gina 366). 

La tradizione è reminiscenza del fatto che un tempo gli Arabi — spe- 
cialmente gli 'Abbàsidi — adottarono i costumi dei Sassanidi, sollevando 
cosi vivissime critiche dei Musulmani più puritani, ibn Khaldmi difende 
questa mutazione ed in un altro passo della sua celebre opera (Kh a 1 d ù n 
Proleq., II, 50) descrive pili minutamente il modo e le cose, nelle quali 
i califfi ed i loro luogotenenti adottarono consuetudini, vestiti, insegne e 
distintivi dei Sassanidi. 

§ 195. — (Età di 'Umar). (Cfr. poc'anzi i §§ 136 e segg.j. (Zayd 
b. Akhzam al-Tàù, da abù Qutaybah, da Grarir b. Hàzim, da Ayjùb, da 
Nàfi', da ibn 'Umar). 11 Califfo 'Umar fu ucciso in età di 55 anni. Altre 
(lue buone tradizioni confermano questo fatto. 

Invece Hisàm b. Muhammad ibn al-Kallii ed altri gli danno 53 anni 
di età. 

Altri tradiziouisti fabù Salamah al-Tabùdzaki, da abù Hilàl, da Qa- 
tàdah, ed ibn Sa'd, da al-\Vàqidi) affermano invece che morisse in età di 
60 anni : e questa è la notizia più sicura, aggiunge al-'l'abari. 

al-Madàini infine gli dà 57 anni (T a bari, I. 2730-2732;. 

§ 196. — (Nascita di 'Umar). Secondo una tradizione di al-Wà- 
qidi (da Usàmah b. Zayd b. A.slam, da suo padre Zayd 1>. Aslam, da suo 
nonno Aslam, da 'Umar I). al-lvhattàb, che parla in prima persona) 'Umar 
nacque quattro anni prima dell'ultima e massima guerra di al-Figàr (con- 
frontisi Intr., 4j§ 139, 140j: si converti nel mese di Dzù-1-Higgah del 
sesto anno della missione di Maometto, e quando aveva ventisei anni. 
Quando si converti 'Umar, suo figlio 'Abdallah b. Umar aveva sei anni 
(Saad, III, 1, pag. 193, lin. 10-14). 

Cfi-. T a bari, I, 2730; Athir, UI, 41. 

§ 197- — (Dimora in Makkah e infanzia di Umarj. (ibn 
Sa'd, da abù Bakr b. Muhammad b. ahi Murrah al-Makki, dottissimo nelle 
cose di Makkah). Ai tempi pagani l'abitazione di 'Umar in Makkah era 
ai piedi d.-l monte che più tardi fu chiamato (Jabal 'Umar: nell'al-Grà- 



23. a. H. 
[ARABIA - Il Ca- 
liffo Umar: sue 
caratteristiche 

personali.) 



117; 



§§ 197-202. 23. a. H. 



personali.! 



23- a. H. hiliVN ah il luoiite aveva nome al- Aqir, e poi fu chiamato da Umar: 

[ARABIA. - Il Ca- . . • , • , - . » t T tt .i o. i ttt 

liffo Umar: sue IVI eraiio le dimore dei banu Adi b. Ka b (Saad, III, J. pag. 190, 

caratteristiche Jjji 20-24) 

§ 198. — (Yazid b. Hàrùn, e 'Affan b. Muslim, ed 'Arim b. al-Fadl, 
tutti e tre da Hammàd b. Zayd, da Yazid b. Hàzira, da Sulaymàn b. 
Yasàr). Da fanciullo 'Umar soleva menare al pascolo il gregge ed i ca- 
meli del padre al-Khattàb in Dagnàn (Saad, III, 1, pag. 190-191). 

§ 199. — (Ahmad b. Muhammad b. al-Walid al-Azraqi al-Makki, da 
abù 'Umayr al-Hàrith b. 'Umayr, da un tale). 'Umar salì sul minbar, 
e quando la gente si fu radunata, tenne una predica, nel corso della quale 
disse : « Io mi ricordo del tempo, quando io non aveva di che mangiare 
« di che mangia la gente : ma io aveva alcune zie materne tra i Makhzùm, 
« per le quali io andava ad attingere acqua dolce, ed esse mi ricompen- 
« savane con manciate di uva secca ». 

Poi discese dal minbar: qualcuno gli chiese quale era la ragione di 
questo ricordo, ed egli rispose : « Io ho trovato una cosa sola nell'animo 
«mio, ed io voleva essere eccitato via (? uta'tiya) da essa (minhà)> 
(Saad. III. 1, pag. 210, lin. 22-28). 

§ 200. — Disse 'Umar b. al-Khattàb: « Ancora mi ricordo nella Grà- 
« hiliyj'ah, io e una mia sorellina : pascevamo dei cameli per i nostri 
« genitori e la mamma ci provvedeva di due porzioni di coloquintide. 
«Quando il sole ci riscaldava, gettavo la s ami ah a mia sorella, e mi 
« mettevo nudo a correre. Passavamo il giorno pascendo i cameli, e a sera 
« tornavamo dalla mamma ; ed essa ci aveva già preparato una zuppa di 
«quella coloquintide e cenavamo, e che abbondanza!». Disse uno dei 
presenti: «Per Dio, mi desti invidia per ciò!» (Bayhaqi Mahàsin, 
pag. 300, lin. 18-301, lin. 6). 

§ 201, — (Conversione di 'Umar). Secondo al-Ma.s'ùdi, 'Umar si 
convertì alla fede musulmana quattro anni prima della Higrah (Mas 'ù di, 
IV, 228). 

§ 202, — ibn Sa'd cita in un passo varie tradizioni (cfi*. Saad, III, 
1, pag. 191, lin. 11 e segg. con diversi isnàd, ma ninna proveniente da 
al-Wàqidi), nelle quali si dice che il Profeta esclamasse una volta: « Dio, 
«fortifica l'Islam con quello di loro due che ti è più caro!», vedendo 
'Umar b. al-Khattàb ed abù Grahl b. Hisàm. 

Come risulta da un'altra tradizione, che diamo più avanti, e che pro- 
viene da al-Wàqidi, tale esclamazione del Profeta fu fatta prima che 'Umar 
abbracciasse l' Isiàm. Siccome abù Grahl, come sappiamo, è considerato dalla 
tradizione musulmana come uno dei più accaniti oppositori del Profeta e 

118. 



23. a. H. §§ •i02-2<.»5. 

dell' Isiàm, si deduce che anche 'Umar dovesse essere un fiero oppositore, 23. a. h. 

e che quindi l'espressione attribuita a Maometto asconde la memoria del ijf^j, Uniar: sue 
tempo, quando abù (xahl ed Umar erano considerati i più fieri nemici caratteristiche 

... personali. 1 

della nuova religione. 

§ 203. — Sulla conversione di Umar alTLslàm abbiamo già dato al- 
trove particolari completi (cfi". Intr., §§284-285): non occorre perciò ri- 
peterli. Aggiungeremo solo che nessuna delle versioni ampie e particola- 
reggiate proviene da fonte veramente buona e sicura. Nello Tabaqàt di ibn 
Sa'd abbiamo (Saad, III, 1, pag. 191-192) anche un'altra versione prolissa 
e particolareggiata, ma essa pure non è di al-Wàqidi, sibbene trasmessa 
da Ishàq b. Yùsuf al-Azraq, da al-Qàsim b. 'Uthraàn al-Basri, da Anas 
b. Màlik. il quale ultimo è noto come autorità fantastica, sulla quale lo 
storico critico dell' Isiàm non deve fare grande assegnamento. Merita perciò 
a questo proposito, e considerando altresì come il testo di ibn Sa'd era 
ancora inedito quando usci il primo volume degli Annali, di dare qui ap- 
presso la versione di al-Wàqidi : il quale, come si vedrà, ignora del tutto 
gli immaginosi particolari delle altre versioni meno sicure, da noi già rife- 
rite per disteso. 

§ 204. — I al-Wàqidi, da Ibràhim b. Ismà'il b. abi Habibah, da Dàwùd 
1). al-H.usayn, come pm-e Ma'mar, da al-Zuhri: dunque due buone fonti in- 
dipendenti). 'Umar b. al-Khattàb si rese musulmano dopo che il Profeta 
ebbe fatto ingresso nella casa Dar al-Arqam, e dopo che quaranta, o poco 
più di quaranta persone, tra uomini e donne, avevano abbracciato l'Isiàm. Il 
gioi-no prima della conversione di 'Umar, il Profeta aveva detto: « O Dio!, 
« fortifica r Lslàm con quello dei due uomini che ti è più caro, 'Umar b. 
« al-Khattàb, o (abù Gahl) 'Arar b, Hisàm ». Quando 'Umai- si rese mu- 
sulmano,* l'angelo Gabriele disse a Maometto che gli abitanti del Para- 
diso si ei-ano rallegrati della conversione di 'Umar (Saad. III. 1, pag. 192, 
IÌ!i. 22 e segg.). 

Vj notevole come in questa tradizione di al-Wàqidi non si faccia allu- 
sione al prete.so incidente che sarel>be stato il motivo della conversione 
di Umar, il conflitto con la sorella, episodio, che pur essendo pittoresco 
e drammatico, ha in .sé molti elementi d'improbabilità e di inverosimi- 
glianza. 

§ 205. — Nell'Introduzione degli Annuii, noi già notammo come la 
tradizione attribuisca alla conversione di Umar un mutamento radicale 
nelle condizioni dei Musulmani in Makkah e nel loro att<3ggiamento ri- 
spetto ai pagani loro avversari Ccfr. Introd., § 286). Nel testo ora di 
ibn Sa'd abbiamo molte e varie tradizioni che confermano questa memoria 

119. 



§§ 2(»f>2(i8. 



23. a. H. 



23. a. H. 

[ARABIA. - Il 

liffo 'limar: 

caratteristi 

personali.] 



Ca- 

sue 
che 



dei primi tempi dell'Islam in Makkah. Una prima tradizione di al-Wàqidi, 
afferma che dopo la ctmversione di 'Umar. l'Islam trionfò (za h aia oppure 
«divenne manifesto») in Makkah (Saad, III, 1, pag. 193, lin. 1-3). La 
stessa fonte afferma che, dopo la conversione di 'Umar, i Musulmani osa- 
rono pubblicamente manifestare la loro fede in Makkah, pregare aperta- 
mente, sedersi in circolo intorno alla Ka'bah, fare i giri prescritti, ed ottenere 
ora piena sodisfazione da quanti osavano insultarli (ibid., lin. 4 e segg.). 
Una terza tradizione di al-Wàqidi riferisce che la conversione di Umar av- 
venis.se dopo quella di quaranta uomini e undici donne (ibid., lin. 9-10). 

§ 206. — (Muh. h. 'Ubayd). V'era un tempo quando i Musulmani non 
potevano pregare presso la Ka'bah : questo durò fino a quando si converti 
'Umar; allora i Musulmani osarono fare resistenza ai loro avversari ed imporsi 
in modo da poter liberamente pregare (Saad, III, 1, pag. 193, lin. 17-18), 

Dubito che queste tradizioni rispecchino la verità. Nell'antico paga- 
nesimo arabo era ignoto il fanatismo, e persecuzioni religiose erano mo- 
ralmente impossibili. La caratteristica del paganesimo arabo era la licenza 
e la tolleranza di tutti i culti. Non v'è persino memoria che entro la cap- 
pella della Ka'bah fossero pitturate le effigie di Abramo (o Hubal?), a 
lato di quelle della Madonna e di Gesù? (Azraqi. 112, lin. 9, 13,16. ecc.; 
Wàqidi Wellhausen, 337). I Qurays combatterono Maometto perchè 
compresero tutta la importanza politica dell'azione religiosa di Maometto. 
L'accettazione dell' Islam da parte degli abitanti di Makkah avrebbe signi- 
ficato l'elevazione del Profeta a capo, o sovrano di Makkah. — L'osservanza 
dei riti intorno alla Ka'bah era invece un omaggio al culto pagano, ed i 
Qurays non avevano ragione alcuna per volerla vietare. — La [leggenda 
è nata dal desiderio di magnificare il contributo. di 'Umar nell'incremento 
dell'Islam primitivo; così pure per elevare l'opera riformatrice di Maometto 
e creare l'illusione che l'Isiàm modificasse sostanzialmente il culto intorno 
alla Ka'bah, si è inventata la fiaba della distruzione degli idoli, quando 
Maometto conquistò Makkah (èfr. 8. a. H., §§ 66, 70). 

§ 207. — (Sulaymàn b. Harb, da abù Hilàl, da abu-1-Tayyàh (cioè 
Yazìd b. Humayd al-Duba'i al-Basri [t 128. IL]), che lo raccontava). Un 
tale incontrò un pastore e gli disse : « Hai saputo che questo mancino am- 
« bidestro (dz à k a 1 - a ' s a r a 1 - a y s a r), cioè 'Umar, s' è fatto musulmano? ». 
— « Quello che s'è battuto nella fiera di 'Ukaz? ». — « Sì, e per certo ei 
«porterà loro incremento di bene o di male» (Saad. Ili, 1, pag. 236, 
lin. 12-15) [G.]. 

§ 208. — V è una tradizione che ha molta importanza per compren- 
dere la condotta di 'Umar nei riguardi della sua politica interna. 



120 



23. a. H. §§ 2(«-2ij. 

(Yahva b. Siilavmàn, da ibu Wahb, da 'limar b. Muhammad, da Zavd 23. a. h. 

, '.^ ■ , .T^ ' V >T • • , -x -, ' , 1, -, . ì ■ (ARABIA. - Il Ca- 

b. Abdallah b. Lmar). ìsei tempi pagani al- As il capo della tribù dei ii«o Umar. sue 
bauù Sahm (in Makkah), era lialìt della tribù cui apparteneva Umar. caratteristiche 

, -Il •. i!T 1 • 1. 1 1- • <• personali.; 

e protesse Lmar quando questi abbraccio 1 islam e impedì «lie gli si ta- 
cesse violenza (Bukhàri, III, 25. lin. 2-8). 

al-'As era il padie del poi celebre Amr b. al-'As : ciò può spiegare 
il contegno sì indulgente di Umar verso 'Ami-, e la ragione per la quale 
lo elevò a cariche tanto cospicue. 

§209. — (Incidenti biografici, consuetudini, sentenze 
e caratteristiche personali di Umar). Il Califfo Umar fu pre- 
sente alla battaglia di Badi-, ed a tutte le spedizioni successive coman- 
date dal Profeta: nello Sa'bàn dell'anno 7. H., guidò una piccola spe- 
dizione di trenta uomini contro gli Ugz Hawàzin in Turabali (cfi*. 7. a. H., 
§ 61), ed alla spedizione di Khaybar il Profeta gli affidò uno stendardo 
(liwà) (Sa ad, III, 1, pag. 195, lin. 12-19). 

§ 210. — Secondo al-Wàqidi (da Muhammad b. Abdallah, da al-Zuhri, 
da Ubaydallah b. Abdallah b. Utbah) la dimora di 'Umar in Madinah 
fii in un teireno delimitatogli (khittah) dallo stesso Profeta (Saad, III, 
I. pag. 195. lin. 9 e segg.;. 

§ 211. — Facemmo già cenno in altro luogo dell'istituzione della fra- 
tellanza tra i Musulmani nel primo anno di Madinah (cfi-. 1. a. H., § 50), 
ma le notizie che ivi demmo sul conto di Umar non sono le .sole che 
abbiamo: nel testo di ibn Sa'd, sull'autorità di al-Wàqidi, abbiamo varie 
tradizioni tra loro in contradizione, perchè ci danno ben quattro nomi 
diversi di persone, con le quali si vuole che il Profeta unisse in fratel- 
lanza 'Umar b. al-Khattàb ('). e precisamente con abii Bakr al-Siddiq, o con 
Uwaym b. Sàidah, o con 'Itbàn b. Màlik, o con Mu'àdz b. 'Afra- (Saad, 
IH, 1. pag. 196, lin. 1-9). 

Nota 1. — Il Lammens iQoriin et tradition, in Hecherches ile scieiice religieiise, n. 1. 191ii, pag. 15 1 
sostiene con bnone raRioni che la famosa istituzione della fratellanza (Mu ■àkhàhi tra Emigrati e Ansar, 
9Ìa finzione trarlizionistìca scaturita da un'esegesi letterale di alcuni brani del Qar-àn lUI, 102; Vili, 
72; XXIX, l'I; LIX, !ii, nei quali si insiste sulla fraternità esistente tra le due classi di Compagni: i 
trsdizionisti hanno trasformato nn sentimento in una vera e propria istituzione. 

§ 212. — Non vi tii mai un divario di opinioni, cosi dice una tradi- 
zione riassunta dal Weil (cfi-. anche §§ 263, 365 [pag. 64]), e completata 
con altre, tra i Musulmani, .senza che apparisse un versetto quranico che 
statuiva sempre a favore di Umar. 'Umar consigliò al Profeta di accet- 
tare il Maqàm Ibiàhiin (hi Makkah) come luogo di preghiera, ed usci un 
versetto quranico che confermò questa decisione. Lo stesso accadde quando 
'Umar fece os.servare la sconvenienza che le m<jgli del Profeta venissero 

121. 16 



§§ 212-316. 23. a. H. 



23. a. H. riconosciute da tutti, quando la .sera andavano a sodi.sfare ai loro bisoeni 

[ARABIA. - Il Ca- .^. ,-,,,, .. , . . ., . 

liffo Umar: sue "l'elitre Dio aveva ordinato che le donne fossero velate. Anche il rimpro- 
carattaristiche ycio di 'Umar che i prigionieri di Badr avessero ottenuta la libertà, fii 

personali.] . . , . n -, •,• -, 

poi ripetuto da un versetto quranico, ed un tempo fu legge di mandare a 
morte i pagani (eli-. Sùrah, Vili. G9-70). Quando le donne di Maometto 
divennero gelose, 'Umar consigliò al Profeta di minacciarle tutte con il 
divorzio, ed apparve il versetto quranico, in cui Dio promette al Profeta 
mogli migliori nel caso cho egli aves.se ripudiate quelle che aveva. Si vuole 
clic anche il divieto del vino provenga da 'Umar, al quale si addebita pure 
il divieto di pregare per i non musulmani e quello di entrare in una casa 
senza farsi prima annunziare. 

§ 213. — In tre diverse tradizioni (con vari isnàd di nomi poco co- 
nosciuti) è detto che 'Umar compiesse con il massimo scrupolo i suoi do- 
veri di amministratore dei beni comuni dei Musulmani ; talvolta perfino 
nelle ore più torride, nei giorni più caldi dell'estate, quando tutti cerca- 
• vano l'ombra per ripararsi dai raggi ardenti del sole, egli solo, con il capo 
avvolto in un mantello, andava al recinto ove si tenevano i cameli dive- 
nuti proprietà dello Stato, perchè consegnati qviale pagamento della tassa 
sadaqah (hazirah abl al-sadaqah), ed attentamente li contava, ne 
prendeva nota ed appuntava i tratti che distinguevano fra di loro i vari 
animali (Tabari, I, 2736-2737). 

§ 214. — 'Umar aveva, cosi narrasi, una natura molto caritatevole e ge- 
nerosa. Racconta una tradizione (da Ahmad b. Harb, da Mus'ab b. 'Abdallah 
al-Zuba3'ri. da suo padre, da Rabì'ah b. Uthmàn, da, Zayd b. Aslam, da 
suo padi-e), come egli di notte tempo andasse a piedi in mezzo alla Harrah 
Wàqim a soccorrere una povera donna con due bambini, che morivano di 
fame. Non solo le portò tutto quello che occorreva per farsi una buona cena, 
ma l'aiutò ad accendere il fuoco, soffiando nelle fiamme sotto il caldaro, 
ed empiendo di fumo la sua bella barba fluente. La donna non seppe mai 
che il suo generoso benefattore fosse il Califfo (Tabari, I, 2743-2745). 

§ 215. — (ibn Sa'd, da al-Wàqidi, da Usàmah b. Zayd, da Nàfi' mawla 
di al-Zubayr, da abù Hurayrah). Durante il terribile anno della Carestia 
(cfr. 18. a. H., §§ 9, 15 e segg.), il Califfo 'Umar diresse in persona la 
distribuzione dei soccorsi, recandosi perfino fra le tribù delle vicinanze a 
portare i viveri a quelli che, per mancanza d'altro, divoravano le carogne 
degli animali morti d'inedia e si nutrivano con ossa cariate, che avevano 
ridotto in polvere e trangugiavano come medicine (Tabari, I, 2753). 

§ 216. — (al-Hasan b. 'Ali, da Muhammad b. al-Qàsira, da 'Abdallah 
b. Amr, da Ali b. al-Sabàh. da Hisàm b. Muhammad, da suo padre, da 

122. 



23. a. H. 



S§ 210, 217. 



abù \\agzah al-Sadi, da suo padi-e ; diceva costui ) : « Ero presente quando 
« "Uniar b. al-Khattàb uscì alla testa del populo per invocare la pioggia 
« l'anno detto di al-Ramàdah. Egli si levò e con lui la gente che gli vo- 

* niva appresso e si mise a domandare perdono ad Allah ad alta voce, 
« senza chiedere altro. Tanto che io diceva tra me : Come mai egli non 
« viene a parlare del bisogno che lo urge? senza accorgermi che il chiedere 
« perdono significava l'invocare la pioggia. Non c'eravamo ancora allonta- 
« nati, che una nuvola spuntò e ci coperse d'ombra, e il cielo ci diede la 

* pioggi"* ogni (?) quindici giorni in tale misura, che io vidi le lepri morte 
« (annegate) venir divorate dai piccoli cameli che andavano dietro alle 
«loro madri (? hiqàq al- ' urfut?) ». 

Narrò lo stesso hadith anche abù-1-Hasan al-Asadi e con lui Hàsim 
b. Muhammad al-Khuzà'i ; ambedue da al-Riyàsi, da al-Asma'i, da Abdallah 
b. 'Umar al-'Umai"i, da abù Wagzali al-Sa'di, dal pache di costui, negli 
stessi termini del precedente. 

Parimenti lo narrò Ibràhim b. Ayyùb, da Abdallah b. Muslim b. 
Qutaybah, in una versione simile. al-Riyasi soggiunge nel suo racconto: 
«Io domandai ad abii Wagzah: Che cosa sono hiqàq al- 'urfut?». Ed 
egli mi rispose: «Tre camele di due o tre anni» (Aghàni, XI. 80, 
lin. 21-31J [T.J. 

§ 217. — (al-Harami b. abi-I-'Alà e al-Tùsi, da al-Zubayr b. Bakkàr, 
da Muhammad b. al-Hasan al-Makhzùmi, da Abd al-rahmàn b. Abdallah, 
da suo padi-e, da abù Wagzah al-Sadi, da suo padre; raccontava costui:) 
« 'limar b. al-Khattàb invocò la pioggia, e salito sul pergamo, si mise a 
« domandare perdono dei peccati. Ed io dissi tra di me : Guarda un po' 
« costui che non pensa a esprimere ciò di cui ha bisogno. Egli chiuse il 
« suo discorso con queste parole: « O Allah, io sono incapace, ma tu hai 
« presso di te per essi assai di più ». Poi prese al-'Abbàs per la mano e 
« disse : « Questi è lo zio del Profeta, noi ci raccomandiamo a te per mezzo 
« suo ». Quando 'Umar stava per scendere, rovesciò il suo mantello ('), 
« poi scese, e tutta la gente aveva gli occhi verso l'occidente. A un tratto 
« dissero: Che cosa è là? Non vediamo un pezzo di nube da quattro anni. 
« Dopo sentimmo tuonare, quindi le nubi si diffusero, l'aria si agitò, e la 

* pioggia si rinnovò ogni quindici giorni, tanto che noi vedemmo le lepri 
«che uscivano attraverso gli arbusti di urfutah venir divorate dai ca- 
« meli giovani» f A gh à n i , XT, 81, 7-14) [T.]. 

Nota 1. — La preghiera speciale dell'ist isqa, o domanda di pioggia, era un autico uso pagano, 
compinto lina volta, fii dice, anche dal Profeta ict'r. 6. a. H.. § 19,: al-Bukhàri ne tratta, per esempio, 
in un lungo capitolo .speciale 'cfr. Bukhàri, 1, 2.55-264). La funzione poteva essere diretta soltanto da 
una persona d'altissimo rango, da una persona molto viriiui ..Uh divinità: santi, re, parenti del Profeta 



23. a. H. 
[ARABIA. - Il Ca- 
liffo Umar: sue 
caratteristiche 
persorìali.l 



123. 



s$ 2iT-2i;>. 23. a,. H. 



23. a. H. <■ vili discorrendo jctV. Athir, 11,435; Tabari, 1,2673: Joaephns Antiq., XIV, 22: Wellhausen 

jARABIA. - Il Ca- Keste, 138-i:W e nota 1). Uno dei riti \nn singolari nella solenne funzione era il rovesciamento dei 

llffo 'Umar: sue vestiti, come pure l'accensione di torcie attaccate alla coda di certi animali. — Perciò si comprende 

caratteristiche pprchè in questa tradizione si fa dire ad 'Umar, nel prendere al-'Abbàs per la mano: «Questo è lo zio 

personali.] «del Profeta!». — Non era per il popolo, uia per la divinità che parlava 'Umar. Ciò rispecchia l'anti- 

clii.s,-*inio preconcetto che Dio si lasci piii facilnionte persuadere da una certa classe di persone, che da 

altre, né più né meno che un re qualunque che presta più ascolto a cortigiani favoriti anzi che al 

povero uomo della strada. 

Osservo però che queste tradizioni hanno servito, in modo assai subdolo e nascosto, a dimostrare 
ohe al-'Abhàs era zio del Profeta: tesi, noi crediamo, leggendaria (cfr. Introd., §§ 33 e segg.). 

Per chi volesse approfondire l'argomento sulle superstizioni collegate con la virtù propria dei re 
e dei maghi di far cadere la pioggia, raccomandiamo di leggere I. G. Frazer, T/ifi Golden Boìiyh 3» ed. : 
Thp Magic Art., voi. II, pag. 247 e segg., a pag. 3<')3 e segg. si notano vari modi usati in Arabia per 
avere la pioggia. 

§ 218. — (Yazid b. Hàrùn, da abù 'Aqil Yahya b. al-Mutawakkil, da 
Abdallah b. Nàti', da suo padre [Nàfi'j, da ibn 'Umar). Passò (da Madìnah) 
una comitiva di mercanti e scesero alla Musalla. Disse allora 'Umar ad 
'Abd al-rahmàn b. 'Awf : « Vieni con me a far loro la guardia questa notte 
« dai ladri ». Passarono così la notte a vigilar per essi {cfr. § 307), facendo 
le preghiere prescritte da Dio : quando 'Umar udì piangere un bambino, 
• andò a quella volta e disse alla madre: « Temi Dio e sii buona col tuo pic- 
« colo » ; poi tornò al suo posto. Udì poi un'altra volta il suo piangere, e, 
venuto alla madre, le fece la medesima raccomandazione, e tornò al suo 
posto. Verso la fine della notte nuovamente udì piangere il bambino, e 
andatosene dalla madi'e, le gridò : « Guai a te, vedo che sei una mamma 
« cattiva. Che ha il tuo bambino che non s'è chetato in tutta la notte? ». 
Eispose quella: « 'Abdallah, tutta la notte tu m'hai importunata perchè 
« io cercassi di svezzare il poppante, ma egli non ne ha voluto sapere ». 
— « perchè mai? ». — « Perchè Umar assegna le pensioni solo ai figli 
« svezzati » (cfr. 20. a. H., §§ 291 e segg.). — « E che età ha (codesto 
« bambino)? ». — « Tanti e tanti mesi ». — « Su via, non lo pressare ». 
Poi il Califfo fece la preghiera dell'aurora, ma piangeva tanto che non 
era possibile capire le parole che diceva. Poi esclamò : « Sciagura ad 
« Umar! quanti figli dei Musulmani egli ha uccisi! ». Poi ordinò al ban- 
ditore di gridare : « Non v'affrettate a svezzare i vostri bambini. Noi" sta- 
« biliamo la pensione ad ogni nato nell'Isiàm ». Quindi ne scrisse ai paesi 
(cioè a tutte le provincie dell' impero), estendendo il medesimo ordine 
(Saad,III, 1, pag. 217, lin. 3-16) [G.]. 

§ 219. — (al-Wàqidi, da 'Asim b. Abdallah b. As'ad al-G-uhani, da 
'Imràn b. Suwayd, da Sa'id b. al-Musayyab). Disse 'Umar: «Qualunque 
« mio governatore ('àmil) faccia ingiustizia ad alcuno, che mi sia riferita 
«ed io non vi ponga rimedio, l'avrò fatta io stesso» (Saad. III. 1, pa- 
gina 220, lin. 4-6) [G.]. 

134. 



23. a. H. 



§§ 2-^236. 



§ 220. (al-Wàqidi. da Mainar, da al-Zuhii). T^isse limar" b. al- 

Ivhattàb : « lo non nomino mai un uomo governatore, se ne trovo imo 
mii^lioiv di lui rSaad. III. 1, pag. 220. lin. H-8) [G.]. 

§ 221. — (al-Wàqidi, da 'Asim b. 'limar, da Muh. b. Amr. da Yahva 

b. Abii al-rahman b. Hàtib. da suo padre [Abd al-rahmàu]). Disse 'Uniar: 

- Se muore un camelo abbandonato (dava''") sulla riva dell' Euftate, io 

ne ho paura perchè Dio certamente me ne domanderà conto » (S a a d , 

III, 1, pag. 220, lin. 8-11) [G.]. 

Cfr. § 269. 

§ 222. — (al-Wàqidi. da 'Ikrimah b. 'Altdallah b. Farrukh. da abu 
NVa.!>zah, da .suo padj-e). 'Umar b. al-Khattàb teneva i pascoli al-Naqi' ri- 
guardati per il solo uso dei cavalli dei Musulmani ; riguardò egualmente 
i pascoli di al-Rabadzah e di al-Saraf per i cameli della sadaqah, e te- 
neva circa trentamila cameli l'anno sulla via di Dio (cioè in servizio delle 
spedizioni militari) (Saad, III, 1, pag. 220, lin. 11-14). 

Un'altra tradizione qua.si identica (al-Waqidi, da Yazid b. Firàs, da 
^'azid l). Sarik al-Fazàri) aggiunge che 'Um^r teneva anche trecento ca- 
valli per il servizio di Dio, e che questi pascolavano in al-Naqi' (ibid., 
lin. 14-17). 

Cft-. anche Bukhàri. II. 263, lin. 1 e segg. 

§ 223. — al-Wàqidi. da Muh. b. 'Abdallah al-Zului, da al-Sàib b. 
Yazid). lio veduto pres.so 'Umar b, al-Khattàb cavalli bollati a fuoco (maw- 
sùmah) sulle coscie e riservati pel servizio militale (habis"" fi sabil 
Allah) rSaad, ITI. 1. pag. 220, lin. 17-20) fG.]. 

§ 224. — (al-Waqidi, da Ikrimah b. 'Abdallah b. Farmkh. da al- 
Sà'ib, da Yazid). Ilo veduto un anno 'Umar b. al-Khattàb aggiustare at- 
trezzi da sella dei cameli adoperati nelle spedizioni militari (fi sabil 
Allah), basti e bardelle (baràdzi', aqtàb): quando il camelo serviva 
l»er trasportare un uomo f= guen'iero per la causa dell'Isiàm) il Califfo 
consegnava anche gli attrezzi da sella (Saad, III. 1. pag. 220. lin. 20-23) 

[G.]. 

§ 225. — (al-Wàqidi, da Qays b. al-Rabi', da 'Asim al-Ahwal, da abu 
Uthmàn al-Nahdii. 'Umar b. al-Khattàb preferiva .spedire alla guerra il 
celibe invece del coniugato, e mandava il cavaliere piuttosto che il seden- 
tario fal-qà'id) (Saad. III. 1, pag. 220, lin. 26-221, lin. 1) [G.]. 

§ 226. — (al-Wàqidi, da ibn abi Sabrah, da Khàrigah b. 'Abdallah 
b. Kab. da suo padre ['Abdallah]). 'Umar b. al-Khattàb dava il cambio tra i 
guerrieri (cioè li alternava nelle spedizioni), e proibiva c;he si porta.ssero i 
bambini (dz urr iy yah) alle fiontiere (Saad, III, 1, pag. 221, lin. 1-3) \G.]. 



23. a. H. 
ARABIA. • Il Ca- 
liffo 'Umar: sue 
caratteristicfie 
personali.] 



125. 



§§ 227-23fJ. 



23. a. H. 



23. a. H 

[ARABIA. - Il 

liffo 'Umar 

caratterist 

personali.] 



Ca- 

: sue 
iche 



§ 227. — (al-Wàqidi, da Qays b. Rabi'. da Atà b. al-Sàib, da Zadàn, 
da ISalmàn al-Fàrisi). 'Umar domandò a Sai man : « Sono io un re (malikj 
«o un vicario (kha 1 ifah) ? ». Rispo.segli Salmàn : «Se tu hai percepito 
« dalla terra dei Musulmani un dirham o meno o più, e lo liai dato poi 
« a chi non gli spettava, allora sei un re, non un vicario ». Ed Umar 
scoppiò a piangere (Saad, 111. 1. pag. 221. liii. 4-7) [G.]. 

§ 228. — (al-Wàqidi, da Abdallah b. al-Hàrith. da suo padre [al- 
Hàrith], da Sufyàn b. abì-l-'Avvgà). Disse Umar b. al-Khattàb: « Per Iddio, 
« io non so se sono vicario (kh al ifah) o re (malik). Che se fossi re, sa- 
« rebbe un affar grave ». — « O Emh'o dei Credenti », disse uno. « v"è 
« differenza tra i due ». — « Quale? ». — « Il vicario non toglie se non 
« il giusto, e non spende se non in ciò eh' è giusto, e cosi fai tu. sia lode 
« a Dio I II re invece fa violenza agli uomini : prende (con arbitrio) dal- 
« l'uno e dà all'altro ». Allora 'Umar tacque (Saad. III. 1. pag. 221. lin. 7-Vi) 

[G.]. 

Si comprenderanno meglio il valore di queste tradizioni ed il loro 
significato intimo, quando verremo al califfato Umayyade. La tradizione 
ortodossa ha cercato infirmare la legalità del loro titolo di khalifah o 
successori del Profeta, e perciò capi spirituali dell'Isiàm, e ha voluto che 
siano stati semplicemente re, malik, o sovrani temporali come tutti gli 
altri, senza veruna funzione o autorità spirituale (cfr. Lammens, Mo- 
'awia 1*", cap. X, «Le Mulk des Omaiyades »). 

§ 229. — (al-Wàqidi, da Sufyàn b. 'Uyaynah, da Mutarrif da al-Sa'bi). 
Quando Umar nominava un governatore, faceva l'inventario (kataba) 
dei beni di lui (Saad. m, 1, pag. 221, lin. 16-18) [G.]. 

In questo modo verificava poi se avesse rubato nell'ammiuistrare la 
provincia. La corruzione fu uno dei primi e maggiori vizi che s'infiltrò 
nell'organismo islamico (cfr. §§ 296, 298). 

§ 230. — (al-Wàqidi, da 'Utfimàn b. Abdallah b. Ziyàd mawla 
Mus'ab b. al-Zubaja-, da Ayyùb b. abi Umàmah b. Sahl b. Hunayf. da 
suo padre [abù Umàmah]). Stette 'Umar per qualche tempo senza prender 
nulla per sé dell'entrate pubbliche, talché gli sopravvenne la povertà. Mandò 
allora a chiamare i Compagni dell' Inviato di Dio, e si consultò con loro, 
dicendo: « Io mi sono occupato in questo affare (cioè nel governo): orbene 
« quanta parte mi spetta delle rendite? ». Disse 'Uthmàn b. Afian ovvero 
Sa'id b. Zayd b. 'Amr h. Nufayl : «Mangia e cibati». Domandò allora 
(il Califfo) ad 'Ali: «Che ne dici tu?». — «(Il cibo della) mattina e 
«(quello della) sera», rispose 'Ali. E 'Umar ne prese (Saad. III, 1, pa- 
gina 221, lin. 18-25). 



126. 



23. a. H. §§ 230-232. 



Più avanti un'altra tradizione quasi identica (isnàd: al-Wàqidi. da 23. a. h. 

'Abdallah b. Ga't'ai-, da 'Abd al-wahid b. abi Awn, da Muh. b. al-Mnn- ij^^^, uniar: su» 
kadar, da Sa'id b. al-Mu.savvabj (ibid.. lin. 25 e segg.) [G.]. caratteristiche 



Tutto ciò è leggenda: queste tradizioni tanno il paio con quelle sul 
modo di vestire di 'Umar. Sono composte non già con lo scopo di conser- 
vare memoria di una caratteristica del Califfo, ma per criticare la con- 
dotta dei successori di 'Umar che trattarono il tesoro pubblico come loro 
proprietà personale e ne disposero a capriccio come faceva loro più comodo. 
— Non è improbabile che 'Umar ed i suoi colleghi in Madìnah fossero i 
primi a peccare in questo senso. Ne aveva già dato l'esempio lo stesso 
Profeta, con i suoi doni fatti persino ai pagani. Altri fatti, su cui torneremo 
più avanti, parrebbero indicare che 'Umar avesse molti danari e lasciasse 
morendo un grosso debito. 'Umar nacque da famiglia povera ed umile : fu 
forse -mantenuto ed assistito dal Profeta, morto il quale, dovette sosten- 
tai'si necessariamente con danari presi dal tesoro pubblico. Secondo la tra- 
dizione egli ne prese in quantità minime: noi dubitiamo di ciò anche per 
la ragione che la tradizione ha sicuramente esagerato le virtù ascetiche di 
Umar. Egli era uno degli uomini forti, che hanno bisogno di godere e di 
fare, ma per i quali il godimento non è Io scopo della vita, sibbene sol- 
tanto un sollievo, un conforto per animarsi meglio alla lotta. 

§ 231. — (al-Wàqidi, da 'Abdallah h. Nàfi'. da .suo padre [NàE'], da 
ibn Uuiar). Umar nutriva sé e la sua famiglia, e nella .state indossava 
il mantello al-hullah, e spesso l'izàr gli si strappava tanto che doveva 
rappezzarlo, ma non per questo lo mutava di posto finché non venisse il 
momento opportuno, nemmeno in un anno in cui s'accresceva l'avere pub- 
blico: egli mutava soltanto la sua veste (kiswahj. che però era più umile 
ancora fa dna) di quella dell'anno precedente. r)i ciò gli fece parola Hafsah; 
ma egli rispose: « Io nrtn mi vesto che dell'avere dei Musulmani: e questo 
«mi è sufficiente» (Saad, III, l. pag. 222, lin. 1-6) [G.]. 

§ 232. — (a) fal-Wàqidi, da Musa b. ^luhammad b. Ibràhim, da suo 
padre [Muhammad h. Ibràhim]). 'Umar 1). a l-Khattàb spendeva per sé e 
per la sua famiglia due dirli a m al giorno, e solo .spese 180 dirliam 
poi suo pellegrinaggio (Saad, III, 1. pag. 222, lin. 6-8) [G.]. 

(b) (al-Wàqidi, da Umar b. Sàlih, da Salili m a \v 1 a di al-Tawamah, 
<la ibn al-Zubayr). (Durante il pellegrinaggio) 'I^mar .spese 180 dirham, 
e di.sse : « Abbiam fatto scialacquo con questo danaro» (Saad, III, I, 
pag. 222, lin. 8-10) [G.]. 

(e) fal-Wàqidi, da 'Ali 1). Muhammad, da suo padre [Muhammad], da 
ibn 'Umar). Umar spese nel suo pellegrinaggio 16 dinar — in ragione 

127. 



personali.) 



ss 232-287. 23. a. H. 



23. a. H. ^1, 12 diiliam per dìnàr — . e disse (a suo hello): « () Abdallali I». 

[ARABIA. - Il Ca- , _ • ,, • ■,•, -, , ,T, -, ttt 

liffo Umar: sue * Limar, noi abbiam dilapidato questo denaro» (Saad, III, 1. paj?. 222. 

caratteristiche Un 11-14) fG.l. 

§ 233. — (al-Wàqidi, da Abdallah b. 'Umar, da Zayd b. Aslam, da 
suo padre [Aslam]). Venne Bilàl a chiedere udienza da Umar, ma io gli 
dissi: «Dorme». — «0 Aslam, come trovate voi 'Umar?». — «E mi- 
« gliore degli uomini; ma, quando .s'adh'a, è affar tremendo ». — Ripresf 
Bilàl: «S'io fossi presso di lui, quando s'adira, gli reciterei il Quj"àn, 
«finché l'ira svanisse» (Saad, III, 1, pag. 223, lin. 7-12 j [G.]. 

(6) (al-Wàqidi, da 'Abdallah b. Awn b. Màlik al-dàr, da suo padre 
['Awn], da suo nonno [Màlik al-dàr]). Mi gridò 'Umar un giorno: « A me 
« il nerbo! (al - dir r ah) ». Io dissi (porgendoglielo): « Rammentati di Dio». 
Allora egli gettò via la frusta: « Tu mi hai rammentato una terribile cosa » 
(Saad, III, 1, pag. 223, lin. 12-14) [G.]. 

(e) (al-Wàqidi, da 'Abdallah b. Nàfi', da suo padi-e [Nàfi'], da ibn Umar). 
Non vidi mai 'Umar (tanto) adirato, che, se gli si rammentava Iddio, o gli 
si dicesse: « Temi Dio » (khu wwifa), o qualcuno gii recitasse un versetto 
del Qur-àn, egli non smettesse (immantinente) da quel che aveva in animo 
di fare (Saad, III, 1, 223, lin. 15-17) [G.]. 

§ 234. — Le tradizioni, incidentalmente ed a proposito di altri argo- 
menti, rilevano la grande semplicità nel sistema di vita di 'Umar, e così 
dicono che egli, in casa propria, soleva starsene seduto sopra un letto roz- 
zissimo fatto con un tessuto di foglie di palma, non coperto da alcun tap- 
peto, e si appoggiava ad un cuscino di cuoio (Bukhàri, II. 272, lin. 10-1). 
— Anche se la notizia non è del tutto esatta, descrive il genere di mo- 
bilio domestico allora in uso. 

§ 235. — (al-Wàqidi, da Muhammad b. 'Abdallah, da al-Zuhri, da 'Urwah, 
da 'A'isah). Quando 'Umar fu preposto al governo, mangiò lui e la sua 
famiglia a spese dell'erario, e s.' ingegnò di guadagnare qualche cosa col 
suo proprio denaro (Saad, III, 1, pag. 222. lin. 14-16) [G.]. 

§ 236. — (al-Fadl b. Dukajai, da Sufyàu b. 'Uj'aynah, da Asim b. 
'Ubaydallali b. Asim). Umar si asciugava le mani ai .sandali, e soleva 
dire: «Gli asciugamani (man ad il) della famiglia di 'Umar sono i loro 
«sandali» (Saad, III, 1, pag. 230, lin. 10-12) [G.]. 

§ 237. — (Sa'ìd b. Mansur, da 'Abd al-'aziz b. Muh., da Muh. b. Yùsuf 
da al-Sà-ib b. Yazìd). Più volte ho cenato da 'Umar b. al-Khattàb. Egli 
mangiava il pane e la carne, poi si asciugava la mano al piede, e diceva: 
«Questo è il tovagliuolo di Umar e della famiglia di 'Umar» (Saad. 
Ili, 1, pag. 230, lin. 12-15) [G.]. 

128. 



23. a. H. 



237-242. 



È singolare uso orientale, anche odierno, asciugarsi talvolta le mani 
bagnate d'acqua, sul dorso delle ciabatte. 

§ 238. — (Affàn b. Muslim, da Hammàd b. Salamali e Wiihayb l». 
Khàlid, da Humayd, da Anas). Il cibo più gradito di 'Umar era il residui) 
duro e secco (a 1 - th u fi), e la più gradita bevanda la birra di datteri (n a- 
bidz) (Sa ad, III, 1, pag. 230, liu. 15-17) [G.J. 

A proposito del u a b i dz rimandiamo a quanto si è scritto altrove sul 
suo uso in Arabia (cti-. 14. a. H., § 250). 

§ 239. — ('Affàn b. Muslim e Muslim b. Ibràhim, da ó-a'far b. Su- 
laymàu. da Màlik b. Dìnàr, da al-Hasau). 'Umar non si unse mai finche 
mori altro che con burro o grasso liquefatto (ih al ah), o con olio cotto e 
aromatizzato (zayt muqattat) (Sa ad, III, pag. 230, lin. 17-20) [G.]. 

§ 240. — (al-Wàqidi, da 'Abdallah b. Sulaymàn. da 'Abdallah b. 
Wàqid, da ibn 'Umar). abù Musa al-As'ari regalò ad 'Atikah bint Zayd 
b. 'Ami- b. Nufayl, donna di 'Umar, un tappeto (? tunfusah) che era 
(lungo) un braccio ed una spanna. Entrato da lei e vedutolo, Umar do- 
mandò: «Donde a te codesto?». — «Me lo ha regalato abù Musa al- 
« Asari ». 'Umar lo prese e glielo die' sul capo, finché la donna vacillò 
intontita. Poi disse : « Menatemi innanzi abù Musa al-As'ari con altra 
« gente *. E quando gli fu condotto avanti alla presenza di altri, disse 
quegli : « Non ti affì'ettar contro di me, o Principe dei Credenti ». Domandò 
allora 'Umar: « Che ti ha mosso a far regali alle mie donne'? ». Poi tolse 
il tappeto, e sbattutoglielo sul capo, disse : « Portalo via : noi non abbiam 
«bisogno di codesta roba» (Saad, III, 1, pag. 222, Un. 16-23) [G.|. 

§ 241. — E fatto specialmente (^egno di nota, come comprovante la 
fusione stretta di paganesimo e d' islamismo che era negli animi dei con- 
temporanei di Maometto, dei suoi seguaci e dello stesso Profeta, che il 
tesoro della Kabah, offerto da pagani alla divinità pagana del luogo, ri- 
mase intatto sotto il Profeta e sotto abù Bakr, ed 'Umar fu facilmente 
indotto a rispettare questo precedente ed a lasciare le cose come stanno, 
resistendo alle pressioni di qualche puritano che avrebbe voluto fare la 
distribuzione degli oggetti d'oro o d'argento conservati nella cappella della 
Kabah (Bukhàri, I, 403, lin. 15-20). 

§ 242. — (al-Wàqidi, da Abdallah b. Umai-, e Abdallah b. Zayd, 
da Zayd b. Aslam, da suo padre [Aslam| [che era uno schiavo del Ca- 
liffo: cfr. 12. a. H., § 429]). Mi di.sse 'Umar: «0 Aslam, resta alla (mia) 
« porta, e non prender cosa da alcuno ». Mi vide addosso un giorno un 
vestito nuovo, e domandò: « Donde t'è venuto codesto'? ». — « Da 'Ubay- 
« dallah b. Umar».— «S'è da 'Ubaydallah, prendilo pure; ma da altri 



23. a. H. 
(ARABIA. - Il Ca- 
liffo Umar: sua 
caratteristiche 
personali.) 



\». 



17 



§^ '242-245. 



Zó. 3.. H. 



23. a. H. 

[ARABIA. - Il 

liHo Umar: 

caratteristi 

personali.] 



Ca- 

sue 
che 



« non prender che che sia ». Venne — continua A.slain — (una volta) al- 
Zuhayr e mi richiese di entrare (dal Califlfoj. « Il Principe dei Credenti 
« è pel momento occupato ». Allora egli alzò la mano e mi battè (uno 
scapaccione) dietro l'orecchio che mi fece gridare (dal dolore). Entrai da 
Umar: « Che c'è? ». — « Mi ha picchiato al-Zubayr », e lo informai della 
cosa. 'Umar cominciò a dire: « al-Zuba3r, per Iddio! male! ». Poi mi ordinò 
di introdurlo, e quando l'ebbi fatto entrare, domandò 'Umar: « Perchè hai 
«battuto questo garzone?». — «Perchè ci'edevo ch'egli c'impedhebbo di 
* entrar da te ». — « Ti ha forse mai respinto dalla porta? ». — « No ». 
— « E se ti diceva, pazienta un momento, che l' Emiro dei Credenti è 
« occupato ; non me ne scuserai tu ? Per Iddio, anche il leone, soltanto 
« che sia insanguinato, lo mangiano i leoncelli! » (Sa ad, III, 1. pag. 222, 
liu. 24-223, lin. 7) [G.J. 

§ 243. — (Ahmad b. Umar, da Ya'qùb b. Ishàq al-Hadrami, da Ikrimah 
b. Ammàr, da lyàs b. Salamah, da suo padre). Una volta il Califfo Umar, 
passeggiando per le vie di Madinah, incontrò Salamah : siccome si trovava 
in mezzo alla strada, Umar lo battè col suo bastone (dirrah), ed affer- 
ratolo al lembo del vestito, gli disse: «Levati dalla strada». L'anno se- 
guente Salamah incontrò di nuovo il Califfo, il quale questa volta lo ac- 
colse benevolmente e gli domandò se avesse desiderio di fare il pellegri- 
naggio. Avendo avuto una risposta affermativa, il Califfo lo condusse con 
sé a casa sua e gli fece dono di 600 d i r h a m : « Questi ti devono aiutare 
« a pagare le spese del pellegrinaggio e sono un'ammenda del colpo di 
« bastone che ti diedi l'anno scorso ». Salamah maravigliato rispose che 
egli non se ne ricordava. « Ma io non me ne sono dimenticato », disse il 
Califfo (T a bari, I, 2771-2772). 

Questi doni erano fatti da 'Umar con danari del tesoro pubblico, perchè 
'Umar non possedeva nulla del proprio. Ricordiamoci di quanto si è detto 
poc'anzi al §§ 230-232. 

§ 244. — • ('Umar b. Sabbah, da al-Madà-ini, da 'Awànah, da al-Sa'bi). 
Il Califfo 'Umar soleva costantemente girare a piedi per i mercati di Ma- 
dinah, recitando pubblicamente il Qur-àn, e giudicando nelle questioni che 
sorgevano fra la gente, fino al giorno in cui fu assassinato (T a bari, 
I, 2755). 

§ 245. — (ato Kui-aj'b Muhammad b. al-'Alà, da abù Bakr b. 'Ayyàs, 
da 'Ubaydallah b. Umar). Quando il Califfo 'Umar voleva sia ordinare, sia 
vietare qualche cosa ai sudditi nell' interesse generale della comunità musul- 
mana, aveva sempre la consuetudine d' imporre l'obbligo prima ai membri 
della propria famiglia, e solo di poi comunicava il medesimo ordine al 



130. 



23. a. H. §§ 346-247. 

resto dei Musulmani. Egli teneva moltissimo che i membri della sua fa- 23. a. h. 

miglia de.ssero il buon esempio: « La gente », soleva dire ai suoi, vi guarda ijf^o umar: sue 
« come gli uccelli di rapina guardano la carne, e se trovo che uiki di voi caratteristiche 
« commette una mancanza, giuro per Dio che lo punirò il doppio degli 
«altri!» (T a bari, I. 2745-274G). 

rtV. più avanti §i? 247, 262. 

§ 246. — (al-Tabari, senza isnàd). 'Umar era temibile contro la gente 
che dubitava della verità dell'Isiàm, ed inflessibile nell'opera sua finché 
questa verità fosse dimostrata : d'altra parte era molto indulgente e facile 
verso quelli che dovevano danari (al tesoro pubblico), e verso i deboli era 
pieno di pietà e di misericordia CTabari, I, 2746). 

§ 247. — (a) Non mancano memorie di critiche mosse al Califfo durante 
il suo califfato, e perfino di pungenti accuse di disonestà nell'amministrare 
i beni dei Musulmani: così, per esempio, in una tradizione (da Ismà'ìl b. 
Ibràhim al-Asadi, da Ayyùb, nonché da ibn 'Awn, Hi.sàm da Muhammad 
b. Sìrin, da al-Alinaf b. Qays al-Tamimi) si afferma che certi Arabi seduti 
in circolo, nel veder passare una schiava che faceva parte del quinto di 
Dio, e quindi del bene comune di tutti i Musulmani, esclamarono: « Ecco 
« passa una concubina del Principe dei Credenti! »: insinuazione malevola, 
che il Califfo credette necessario immediatamente redarguii'e, facendo chia- 
mare a sé quelli che avevano pronunziato le male parole e sermonizzarli, spie- 
gando che nulla egli prendeva dal bene pubblico piìi di quanto gii era 
.strettamente necessario: ossia egli concedeva a sé stesso un trattamento 
come quello di un qurasita qualunque, di media condizione, né come un 
ricco, né come un povero tra i Qurays (Sa ad, III, 1, pag. 197, lin. 15 
e segg.). 

(6) Questa tradizione nonché altre che seguono nel testo di ibn Sa'd e che 
hanno contenuto simile, stanno evidentemente a provare, ammesso che 
contengano qualche elemento storico sicuro, come non mancarono al Califfo 
accuse di malversazioni di fondi pubblici. Notevole assai nelle rispo.ste del 
Califfo è che in ogni caso egli non nega di aver preso dai fondi pubblici, 
anzi lo ammette esplicitamente, ma insi.ste solamente sulla misura in cui 
ha attinto: egli afferma in un caso (Sa ad, III, 1, pag. 197, lin. 28) d'aver 
preso solo quanto gli era necessario ... « se non aveva bisogno, mi sono 
« astenuto dal prendere ; ma se aveva bisogno, ho mangiato in giusta mi- 
€ sura (bi-1-ma'riìf) ». Tale risposta di 'Umar ritrova.si in varie altre 
tradizioni raccolte da ibn Sa'd (Saad, III, 1, pag. 198. lin. 1 e segg.), 
ma nessuna di esse proviene da al-VVàqidi. Le autorità prime per queste 
tradizioni sono: Waki' b. al-6aiTàh. Qabi.sali b. 'Uqbah, Ishàq b. Yusuf 

131. 



§ -347. 



23. a. H. 



23. a. H. al-Azraq, Ahmad b. Abdallah h. Yunus, 5.nm b. al-Farll. nella cui tra- 

[ARABIA. - Il Ca- ^. . , ■ , ,. 

iiffo Umar: sue 'iizioue le parole sono diverse, ma il senso lo stesso: Umar afferma di aver 
caratteristiche diiitto a prendere quanto gli era necessario per mangiare (Saad, ihid.). 

personali.] ... _ _ _ _ 

(c) In un'altra tradizione (di Yazid b. Harun, e di abu Usàmali Hammàd 
b. Usàmah da Ismà'il b. abi Khàlid, da Mus'ab b. Sa'd) si nan-a come 
Hafsali bint 'Umar la figlia del Califfo, e vedova di Maometto, pregasse 
il padre di concedersi una maggiore abbondanza e bontà di viveri e di 
lussi nel vestire, ma che il Califfo rispondesse respingendo le proposte e 
dichiarando di voler imitare l'estrema semplicità di vita, di cui il Pro- 
feta ed abii Bakr avevano dato esempio (Sa ad, III, 1, pag. 199, lin. 1 
e segg.) 

(d) In un'altia tradizione, trasmes.sa da ibn Sa'd immediatamente ap- 
presso alla precedente, si narra un episodio in sostanza identico al precedente, 
ma in cui i promotori della preghiera al Califfo sono i Musulmani, che si 
presentano insieme a Hafsah e la pregano di farsi interprete dei loro voti, 
e indurre il Califfo ad esser meno severo verso sé stesso e attingere nel 
bene comune di tutti i Musulmani (fay) quanto desiderava (senza ren- 
dere conto ad alcuno), perchè in ciò aveva l'approvazione della comunità 
(gamà'ah al-muslim in) dei Musulmani. Questa volta il Califfo rispose, 
rimproverando alla figlia di volerlo trarre in inganno ed aggiungendo: 
« In verità il mio popolo ha diritto su di me e sui miei beni, ma non ne 
«ha nulla sulla mia religione e sulla mia fede» (Sa ad, III, 1, pag. 199, 
lin. 9 e segg. ; autorità Muslim b. Ibràhim, da abù 'Aqil, da al-Hasan). 

(e) La somiglianza delle due tradizioni là nascere il legittimo sospetto, 
che non siano tanto una memoria precisa di un fatto avvenuto, quanto 
due elaborazioni diverse di uno stesso « tema tradizionistico », secondo il 
qv;ale, dovendo pur ammettere che il Califfo attingesse liberamente nei fondi 
pubblici senza render conto ad alcuno, supponesi agisse tuttavia in tal modo 
da precludere fin l'ombra più lontana di un sospetto sulla quantità e sull'uso 
delle somme prese. Questo stesso tema ritorna sotto molte altre forme più 
o meno artificiali, che non mette il conto di riprodurre tutte in qviesto 
luogo : ma sarà bene fare cenno almeno di una, più singolare, ed appa- 
rentemente più artificiale delle altre. Vale a dire in una tradizione (Yahya 
b. Hammàd, ed al-Fadl b. 'Anbasah, da abù 'Awànah, da al-A'mas, da 
Ibràhim), si naiTa che 'Umar continuasse a fare commercio mentre era 
Califfo, ed allestì una cara vana di merci per la Siria : siccome gli man- 
cavano i fondi necessari, si rivolse per un prestito di favore ad Abd al- 
rahmàn b. 'Awf, oppure ad un altro di cui non si vuol dare il nome: il 
Compagno interrogato suggerì allora al Califfo di pigliare in prestito i 

132. 



23. a. H. j5 247, 248. 

fondi uecessaii dal tesoro pubbliio. suggerimento ohe 'Uniar respinse con 23. a. H 



ARABIA. - Il Ca- 
liffo 'Umar: suo 



isdegno, adducendo come motivo, che se egli fosse morto prima di aver 
ripagato il debito verso il tesoro pubblico, questo gli sarebbe stato com- caratteristiche 
putato nel giorno del giudizio, mentre se contraeva il debito con un pri- p"'*"»""''! 
vato, questi alla morte di lui a\Tebbe potuto riavere 11 suo dall'eredità 
Sa ad, III. 1, pag. 199, Un. 19 e segg.). 

if) La natura artificiosa e tendenziosa di questa tradizione è tanto 
evidente, tanto palese il sofisma ascoso nella risposta del Calitfo. da per- 
metterci con sicurezza di mettere anche qviesta notizia fta quelle coniate 
in appresso per difendere la memoria di T^mar. e non già per nan-are la 
sua vita. È manifesto che un tempo, tòrse quando i tradizionisti si'iti 
estremi tentarono denigrare la memoria dei primi califii. detti usurpatori 
dei diritti di Ali. furono rivangato tutte le memorie del passato sul conto 
di 'Umar, si ricordò che egli aveva preso somme dall'ei-ario pubblico, senza 
renderne conto ad alcuno, e lo si accusò di averne fatto illecito uso per 
nutrirsi meglio, vestirsi con piti lusso, e per speculazioni commerciali, sia 
dii'ettamente, sia per via di terzi. 

Dello ste.s.so ordine d'idee, vale a dire miranti ad un'apologia 'Umar, 
.sono le tradizioni, che affermano aver egli, durante il pellegrinaggio a 
Makkah, speso per .sé, in tutto il viaggio, soli 15 dinar, e di non aver 
mai voluto nemmeno il lusso di una tenda, bensì si contentasse rustica- 
mente di una tela gettata alla meglio .sopra i rami di un albero (Sa ad, 
III. 1, pag. 200, Un. 1 e segg.). 

§ 248. — Le stesse considerazioni si possono fare sulle tradizioni che 
pretendono descriverci minutamente la natura delle pietanze con cui il 
Califfo comunemente .soleva nutrirsi. Si narra (abù Usàmah Hammàd b. 
Usàmah, da Crarir b. Hàzim. da al-Ha.san) che quando vennt- a Madinah 
abu Musa ai-Asari, accompagnando l'ambasciata degli abitanti di al-Basrah 
(wafd ahi al-Ba.srah), fu o.sservato (nel corso delle trattative) che 
'Umar ogni giorno si contentava, come cibo, di tre pani .semplici, conditi 
o con olio d'oliva, o con burro fsamn), o con latte, odi carni disseccate 
al .sole (qadà-id al-yàbisah) e macinate e poi bollite, oppure, ma ' 

molto raramente, di carne fresca. Nel riferire questi particolari i tradizionisti 
si danno anche la pena di porre in rilievo come il Califfo ne mangias.se volen- 
tieri, mentre gli amba.sciatori basrensi, abituati a vivere con maggior lusso 
e raffinatezza, risentivano una manifesta ripugnanza a toccare quei cibi, 
quando Umar ne offriva loro CS a a d , III, 1, pag. 200, Un. 11 e segg.). 

In un'altra tradizione flsmà'il b. Ibiàhim al-Asadi, da Yùnus, da Hu- 
mayd b. Hilàl) si narra come Hafs b. abi-I- A.s, invitato a cenare con il 

1H3. 



ss 248, 249. 23. a. H. 



ARAmA.': M ca- ^^^'^''' ^''^^'^^^^ ^ ^^'^ì tanto grossolani da rifiutarsi rii mangiarli (Sa ad. 

liHo Umar: sue HI; 1; pag. 201, lin. 5 e Segg.). 

peVsonaii.i'"'' ^° *1"^"^^ tradizioni però, in cui si tenta dare il massimo rilievo alla 

semplicità patriarcale, alla rusticità di 'Umar sono avvertibili altre cor- 
renti tendenziose deUa tradizione musulmana, correnti alle quali abbiamo 
già alluso brevemente, e di cui le principali sono: 

1" opposizione dei partiti religiosi contro il lusso dei califfi 'Abbà- 
sidi, sotto i quali queste tradizioni presero forma definitiva e furono fis- 
sate in iscritto; 

2° influenza cristiana, per effetto della quale alle figure maggiori 
dell' Islam primitivo si vollero attribuire le qualità che i cristiani del Me- 
dioevo ritennero fossero le massime virtù dei loro santi. 

Delle altre ragioni più particolari, ma di ordine secondario, non me- 
rita per ora far parola. 

Infine è bene ricordare una cosa, che neU'addmre ragguagli su questi 
argomenti tendenziosi, la tradizione con la sua insistenza stessa si tra- 
disce e rivela la preoccupazione di voler farci credere appunto il contrario 
di quanto in realtà è avvenuto. 

§ 249. — Una caratteristica dell'indole di Umar sembra sia stata 
la gelosia: ciò risulta oltreché da molte considerazioni suggerite dagli 
eventi del suo califfato, anche da alcune tradizioni, che, seppur apocrife 
nei particolari suppletivi che fungono da ornamento narrativo, debbono 
essere genuine per il fondo. 

fHaggàg b. Minhàl, da 'Abd al-'aziz b. al-Màgìsùn, da Muhammad h. 
al-Munkadar, da Gàbir b. 'Abdallah). Il Profeta ebbe un sogno', in cui gli 
parve di esser in Paradiso e d' incontrare prima al-Rumaysà- la moglie di 
abu Talhah, poi Bilàl ed infine vide un palazzo sulla soglia del quale era 
una donna. Domandato a chi appartenesse, gli fu risposto che era di 'Umar: 
egli si accingeva a penetrarvi quando si rammentò deUa gelosia di 'Umar 
e ritornò addietro. Quando 'Umar udì questa narrazione dal Profeta, esclamò: 
*0 Inviato di Dio! Come mai potrei io esser geloso di te?» (Bukhàri. 
Il, 425, lin. 8 e segg.) ('). 

A , ^"'^t \ -^^^'^"'^ ^'^--l versioni di questa tradizione: una, per esempio (Sa-id b. abi Mar^■am. 
da a.Layt_h, da Uqayl, da ibn Sihàb, da Sa'id b. al-Musaj-j-ab, da abf. Hurayrahì, contiene quasi gli 
Identici particolari e le identiche parole di 'Umar (Bukhàri, H, 425, lin. 13 'e segg . 

Tali reminiscenze tradizionistiche proverebbero soltanto che il Califfo fosse di natura eccessiva- 
mente gelosa in faccende di donne, ma è cosa ben nota che non richiede speciale dimostrazione ^esser 
luomo geloso ,n materia di donna, di natura egualmente geloso anche per altri rispetti, in particolar 
modo nell_^serc.zio del potere su altri uomini. Noi, quindi, da questi e da altri indizi abbiam ragion di cre- 
dere che -Umar fosse gelosissimo anche della sua autorità sui fedeli e delle possibili ingerenze di altri 
Compagni nelle faccende dell'amministrazione pubblica. 

Pei-fino il Profeta aveva timore di destare la gelosia di 'Umar! 



134. 



23. a. H. 



250-252 



§ 250. — Esistono alcune tradizioni, in parte da noi già riprodotte 
(cfi-. 13. a. H., § llOj, nelle quali si nai-ra.come abù Bakr. vivente Mao- 
metto, avesse avuto un litigio con 'Umar e confessasse al Profeta: « Io sono 
« stato molto vivo a suo riguardo ; ma poi mi sono pentito e I" ho pre- 
< gato di perdonarmi, limar ha detto di no e perciò sono venuto da te ». 
Il Profeta ripetè ad abu Baki- che Allah lo avrebbe perdonato, e di poi 
'limar di sua iniziativa andò a cercare abù Bakr e lo trovò presso Mao- 
metto. Questi, vedendo 'limar, ebbe nel volto un'espressione così torva che 
lo stesso abù Bakr se ne allarmò ed intercedette egli stesso con vivacità 
per 'Umar. Maometto rimproverò nondimeno chiunque avesse recato offesa 
o mole.stia ad abù Baki' (Bukhàri, II, 419, lin. 9 e segg.). 

Lo scopo tendenzioso della tradizione è di elevare abù Bakr al di 
sopra di 'Umar, ma non è improbabile che Umar con il suo carattere 
tanto impetuoso avesse vivi dissensi con abù Bakr e che Maometto appog- 
giasse questo contro quello, quando, come spesso, 'Umar eccedeva. — Si 
vuole che un altro litigio tra abù Bakr ed 'Umar fosse sedato dal Profeta 
e producesse una speciale rivelazione (Qur-àn. XLIX, 1) (Bukhàri, II, 
H33-164;. 

§ 251. — Hanno importanza anche altre tradizioni, le quali preten- 
dono narrale un sogno avuto dal Profeta. A Maometto sembrò essere oc- 
cupato ad attingere acqua in un pozzo « e ne trasse quella quantità di 
« acqua che Dio volle ». Poi apparve abù Bakr e presa la secchia la trasse 
due volte colma dal pozzo, ma con una certa fatica. Poi venne 'Umar e 
nelle sue mani la secchia divenne una va.sca ed egli si mise all'opera con 
tanto vigore, che quando si fei-mò per riposarsi, tutti avevano bevuto ed 
erano sodisfatti e contenti. « Non ho mai visto », aggiunge il Profeta, « un 
«uomo più vigoroso di 'Umar nell'attingere acqua» (Bukhàri. II, 420, 
lin. 8 e segg., ripetuto anche in altri passi del Sahih). 

L'epLsodio è simbolico : non si narra un vero sogno di Maometto, ma 
si vuole nella forma di un sogno porre in rilievo che 'Umar ha contribuito 
più di tutti alla propagazione dell'Isiàm (= l'acqua del pozzo), evitando 
di fare un raffronto tra lui ed il Profeta. Si vuol lumeggiare la straordi- 
naria energia fattiva di Umar, si grande che si ha timore di paiagonarla 
con quella di Maometto, per non far scomparire lo stesso Profeta ! 

§ 252. — Di rilievo per noi è anche la seguente tradizione, che rac- 
chiude un'allusione molto intima alla genesi di tante istituzioni musul- 
mane : (Yaliya b. Qaza'ah, da Ibràhim b. Sa'd, da suo padre Sa'd, da abù 
Hurayrah). Ha detto l'Inviato di Dio: « In tutte le nazioni che vi hanno 
«preceduto, vi sono state per.sone ispirate (da Dio) (muhaddathùn, 



23. a. H. 
[ARABIA. - Il Ca- 
liffo 'Umar: sue 
caratteristic he 
personali.! 



1:^5. 



§S 262-265. 



23. a. U. 



23. a. H. 
[ARABIA. - Il Ca- 
liffo Umar: sue 
caratteristiche 
personali.! 



« cssia a chi gli angeli rivolgono la parola in nome di Dio, e che lipe- 
« toiio quello che a loro è stato dettoj. Se ve ne sarà uno anche nel po- 
« polo mio, sarà certamente Umar» (Bukhàri, il, 427, lin. lo e segg.^. 

Secondo un'altra versione (Zakarij-yà b. ahi Zaùdali, da Sa'd, da abù 
Salamah, da abù Hurayrahj, il Profeta avrebbe detto: « Prima dei tempi 
« vostri tra i banù Isrà-il vi sono stati uomini che hanno parlato (in modo 
« ispirato) senza esser profeti : se vi dovi'à essere un uomo di questo ge- 
« nere nel popolo mio, sarà certamente 'Umar » (ibid., lin. terz'ult. e segg.). 

Il significato intimo di questa tradizione nelle varie sue vesti consiste 
nel fatto che 'Umar fu ispiratore di molte rivelazioni quraniche, e che a lui 
r Islam nei primordi fu debitore di molte e molte novità di tale natura 
da sorprendere, e da rendere perplessi i posteri. Questi, che volevano far 
risalire ogni cosa al Profeta, sentirono la necessità di fortificare la posi- 
zione morale del grande Califfo e di dargli attributi semi-profetici, che 
conferissero valore indiscutibile alle sue decisioni e smorzassero l'efifetto, 
poco lusinghiero per il Profeta, della palese ingerenza di Umar nell'at- 
tività religiosa di Maometto (cfr. § 355 [pag. 41]). 

§ 253. — (Amr b. 'Awn, da Husaym b. Humayd, da Anas b. Màlik). 
In tre circostanze Umar ebbe lo stesso pensiero di Allah (!); quando cioè 
SUggeri a Maometto di prendere come luogo di preghiera il Maqàm Ibràhim 
(da ciò la rivelazione: II, 119); di imporre il velo alle donne (da ciò la 
rivelazione : XXXIII, 59), e infine di ripudiare tutte le sue mogli (da ciò 
la rivelazione: LXVI, 5) (Bukhàri. I, 113, lin. 9 e segg.). 

Cfr. §§ 212, 355 [pag. 64]. 

In altre parole in tre circostanze Umar ebbe ispirazione diretta da 
Allah prima che l'avesse Maometto : affermazione singolare che mira a 
nascondere il fatto, aver Maometto tratto alcune sue ispirazioni da sug- 
gerimenti di Umar, non già espressi una volta sola, ma forse ripetuti 
con insistenza finché Maometto li accolse. Forse Umar insistè anche per 
avere le rivelazioni quraniche a suggello definitivo della decisione presa. 

§ 254. — (Muhammad b. 'Awf, da abù-1-Mughirah 'Abd al-quddùs b. 
al-Haggàg, da Safwàu b. 'Amr, da abu-1-Mukhàri q Zuhayr b. Sàlim, da Ka'b 
al-Ahbàr). 'Umar non aveva porta alla sua casa, né tenda che lo nascon- 
desse agli sguardi del pubblico: pregava dinanzi a tutti, poi sedeva e ri- 
spondeva a chiunque fosse venuto ad interrogarlo (T abari, I, 2738). 

§ 255. — (Yazid b. Hàrùn, da Farag b. Fadàlah, da Muhammad b. 
al-Walìd al-Zubaydi, da al-Zuhri). Il Califfo Umar amava sedersi con le 
gambe incrociate, e quando si stendeva a giacere, si metteva sul dorso, 
poggiando un piede sopra l'altro (Saad, III, 1, pag. 211, lin. 20-28j. 



136. 



23. a. H. §5 256-269. 



8 256. — Da una tradizione (Ishaa b. Yusuf al-Azraq, da Muhammad 23. a. H. 

' {ARABIA II Ca- 

b. Qays al-Asadi, da al-' Ala b. abi 'A-isah) parrebbe che il Califfo 'Umar ijffo umar: sue 
avesse la consuetudine di farsi radere tutto il corpo (il pube?) da un bar- caratteristiche 

_ personali.] 

biere e si dichiarasse contrario all'uso di paste depilatrici (') (al-nu rali = 
= calce viva) (Saad, III, 1, pag. 209, lin. 7-11). 

Non possiamo però dire se tale tradizione sia di carattere autentico, 
perchè l'uso di radersi il corpo, compreso il pube, era antichissimo in Asia, 
in Grecia e altrove, e sembra che fosse anche molto comune in Arabia 
ai tempi di cui parliamo. Ricordiamo che alcune tradizioni già da noi 
tradotte confermano 1' uso del rasoio per radersi il pube : alludo, per 
esempio, a quelle sull'eccidio dei Qurayzah, e nelle quali si afferma che 
prima di uccidere gli Ebrei si guardava se il rasoio era mai passato sul 
pube: a quelli ancora non mai rasati, perchè impuberi, fu lasciata la vita 
(cfr. 5. a. H., § 49). Il Wellhausen (Reste, 2* ed., pag. 167, 172) ricorda 
come presso gli Arabi antichi fosse uso radersi il pube e strapparsi i peli 
sotto le ascelle e cita anche le sue fonti: Maydàni, 23, 491; T abari, 
I, 311. — Possiamo aggiungere che ei-a usanza singolare per gli uomini 
radersi il pube prima di andare in guei'ra e prima di subire la pena di 
morte: bisognava morh-e con il pube rasato (Bukhàri, II, 259, lin. 5-0). 
Rammentiamo inoltre anche che il Profeta consigliava ai suoi seguaci di 
non sorprendere di notte le loro mogli : « Date loro il tempo di accomo- 
« darsi i capelli e radersi il pube! » (Bukhàri, III, 456, lin. 10). 

Nota 1. — Un'altra notizia (Hagf^àg b. Muhammad, da abù Hilàl al-Bàsibi, da Qatàdab] afferma 
che né abù Bakr, né 'Umar, né 'Uthmàn usarono mai depilatori (Saad, III, 1, pag. 209, lin. 11-121. 

Leggendo questa notizia, uno si domanda perchè mai è stato omesso il nome di 'Ali : è forse ten- 
denziosa tale omissione? Che cosa si asconde in questo? 

§ 257. — (Khàlid b. Makhlad al-Bagali, da 'Abdallah b. 'Umar, da 
Zayd b. Aslam, da suo padre Aslam). Aslam si ricordava di aver visto 
'Umar b. al-Khattàb prendere l'orecchio d'un cavallo con una mano e con 
l'altra l'altro orecchio, e poi saltare sul dorso del destriero (S a a d , III, 1 , 
pag. 211, lin. 5-7). 

§ 258. — (abu-1-Sà-ib, da ibn Fudayl, da Diràr, da Husayn al-Murri). 
'Umar disse : « Il popolo arabo è come il camelo menato per il naso dal 
« suo cameliere : è solo il conducente che studia ove condurlo : ma io, 
« per il Signore della Ka'bah !, voglio e saprò condurre gli Arabi per il 
«(retto) cammino!» (T a bari, I, 2735, lin. 10 e segg.). 

Cfi-. Athir, III, 42. 

§ 259. — (Yùnus b. 'Abd al-a'la. da ibn Wahb, da 'Abd al-rahmàn 
b. Zayd, da suo padre, da suo nonno). 'Umar dis.se in una predica: « Per 
« colui che ne ha rivelato la verità a Maometto ! Se un camelo perisse 

137. 18 



§§ 259-2fi5. 



23. a. H. 



23. a. H 

[ARABIA. ■ Il 

liffo 'Umar 

caratterìst 

personali.] 



Ca- 
: sue 
iche 



« sulle rive dell' Eufrate seuza che alcuno se ne fosse occupato, temerei 
«che Dio ne chiedesse ragione al figlio di al-Khattàb! » (Tabari, I, 
2739, lin. 4 e segg.). 

Cfi'. S 221; Athir, III, 43. 

§ 260. — (ibn Khaldun). Il primo a far.si un min bar fo pulpito) 
(ittakhadza al -min bar) fu 'Amr b. al-'As, il quale se ne servì allorché 
ebbe terminata la costruzione della grande moschea (gami) in Misr. Al- 
lora gli scrisse il Califfo 'Umar nei seguenti termini : « È venuto a mia 
«conoscenza che tu ti sei fatto un minbar, con il quale ti sei in- 
« nalzato sopra alla testa dei veri credenti. Forse non ti basta di essere 
« in piedi (avanti a tutti) e di avere dietro di te (nel dirigere le pre- 
« ghiere) tutti i Musulmani? Rompi (il pulpito): te l'ordino! » (Khaldun, 
Proleg., IL 72-73). 

Cfì-. 21. a. H., § 172. 

§ 261. — ('Umar b. Sabbah, da al-Madà-ini, da 'Umar b. Mugàsi'). 
'Umar soleva dire, che l'efficacia nell'agire consiste nel non rimettere il 
lavoro dell'oggi al domani, e la vera fede sta nell'evitare contradizione 
fra la nostra condotta in pubblico e quella in privato (Tabari, I, 2755). 

§ 262. — (Abdallah b. Muslim b. Qa'nab al-Hàrithi, da Màlik b. Anas, 
da Zayd b. Aslàm, da suo padre Aslam). Il Califfo 'Umar, dopo aver te- 
nuto una lunga predica alla gente dal minbar, ritornato in grembo ai 
suoi, disse alla propria famiglia: «Avete udito che cosa io ho proibito: 
« sappiate che, se io vengo a scoprire uno di voi quale contravventore a 
«questi miei divieti, a lui infliggerò doppia la pena » (Sa ad. Ili, 1, pa- 
gina 207, lin. 22 e segg.). — Cfr. § 245. 

Lo scopo (tendenzioso?) di questa tradizione è di dimostrare che 'Umar 
lungi dall'avere alcuna debolezza verso i suoi consanguinei, li minacciasse di 
doppia pena, in caso di mancanza, appunto perchè erano imparentati con lui. 

§ 263. — (Abdallah b. Idrìs, da Hisàm b. Hassàn, da al-Hasan). 'Umar 
b. al-Khattàb disse : « I sudditi debbono all' imam quello che l' i m a m 
« deve a Dio : se l'imam vive nell'abbondanza (r a t a ' a), anche i sudditi 
^ vivono nell'abbondanza» (Saad, III, 1, pag. 210, lin. 13-16). 

§ 264. — (Ismà'il b. 'Abdallah b. abi Uways, da suo padi-e 'Abdallah 
b. abi Uways, da Yahya b. Sa'id, da Sa'id b. al-Musayyab). 'Umar b. al- 
Khattàb soleva dire : « La gente non cesserà dal camminare per la retta 
« via, fintanto che i loro capi ^ le loro guide seguiranno essi pure il retto 
«cammino» (Saad, III, 1, pag. 210, lin. 10-13). 

§ 265. — Si dice che un tale fece pervenire a 'Umar h. al-Khattàb 
un foglio in cui accusava uno dei suoi Compagni. Umar vi appose tale 



138. 



23. a. H. 



§§ 265-271. 



scritto : « Hai cercato di avvicinarti a noi con ciò che ti allontanava da 
«Dio, e non v' è ricompensa per chi ha preferenze contro di hii » (Bay- 
haqi Maliàsiu. pag. 126, lin. 14-15). 

§ 266. — (Lshàq b. Yusuf al-Azraq, e Muhammad b. Abdallali al-An- 
sài'i, e Hawdzah b. Khalifah, tutti e tre da ibn 'Awn, da Muhammad b. 
Sirin). Il Califfo 'Umar b. al-Khattàb disse: «Non è rimasto in me nulla 
« dei tempi della Gràhiliyyah tranne una cosa, che cioè non faccio caso 
« alcuno chi io sposo, ed a chi io do in mati-imonio » (versione non sicura !) 
(Saad, III, 1, pag. 208, lin. 6-9). 

Questa tradizione rispecchia la licenza sessuale dei tempi pagani. 

§ 267. — (Ali b. Abdallah b. Ga'far, da Sufyàn b. 'Uyaynah). limar 
b. al-Khattàb soleva dire: «La gente a me più cara, è quella che mi fa 
«rilevare i miei difetti» (Saad, III, 1, pag. 210-211). 

§ 268. — (Abd al-hamid b. 'Abd al-rahmàn al-Himmàni, da al-Nu'màn 
b. Thàbit, da Musa b. Talhah, da ibn al-Hawtakiyyah). Una volta il Ca- 
liffo 'Umar fu. interrogato a proposito di una certa cosa, ed egli rispose: 
« Se a me non ripugnasse che le mie tradizioni vengano o aumentate o 
«diminuite, io vi narrerei di questa faccenda» (Saad, III, 1, pag. 210, 
lin. 2-5). 

Questa è una tradizione polemica, che mira a pungere gl'inventori di 
tradizioni fioriti alla fine e durante il ii secolo della Higrah. 

§ 269. — (Affan b. Muslim, da Hammàd b. Salamah, da Yùnus. da 
al-Hasan). Disse 'Umar: «V'è una cosa, con la quale si tiene facilmente 
« in ordine la gente, sostituendo cioè un governatore con un altro » (Saad , 
IIL 1. pag. 204, lin. 5-7). 

§ 270. — La ripugnanza di 'Umar verso il mare ha trovato la sua 
espressione in varie tradizioni, le quali probabilmente rispecchiano la ve- 
rità, dacché non esiste a mia conoscenza veruna ragione tendenziosa per 
r invenzione di siffatte tradizioni : forse hanno avuto origine dal divieto 
fatto da 'Umar fi-equentemente (cft-. 17. a. H., § 27) ai suoi generali, di 
non frappone mai un corso d'acqua (e perciò tanto meno un mare!) tra 
il Califfo e le sue milizie. 

(Sulaymàn b. Harb, da Garii- b. Hàzim, da Ya'la b. HaKim, da Nàfi'). 
'Umar disse : « (Faccio voti che) Dio non mi chiegga mai di far navigare 
«i Musulmani sul mare» (Saad, III, 1, pag. 204, lin. 18-19^. 

§ 271. — (ibn Khaldùn). Quando gli eserciti musulmani si furono 
impadroniti dell'Egitto, il Califfo 'Umar b. al-Khattàb scrisse ad Amr b. 
al-'As (governatore dell' Egitto) per sapere come era il mare. 'Amr gli ri- 
spose in iscritto nei seguenti termini : « Il mare è un essere immenso, che 



23. a. H. 
[ARABIA. - Il Ca- 
liffo 'Umar: sue 
caratteristiche 
personali.] 



139. 



§§ 271-278. 



23. a. H. 



23. a. H. 

lARABIA. - Il 

llffo Umar: 

caratteristi 

personali.] 



Ca- 

sue 

che 



« porta sul donso un essere debole, dei vermicciattoli su scheggie di legno » 
(L'ir. 16. a. H., § 329). (Colpito da tale descrizione; Uniar proibì ai Musul- 
mani d'avventurarsi su questo elemento, ed avendo appreso che 'Arfagah 
1). Hartjiamah al-Azdi, capo della tribù dei Bagilah, da lui mandato contro 
r'Umàn, aveva allestita una spedizione per mare nonostante i suoi ordini, lo 
rimproverò nella maniera più dura. Questa proibizione rimase in vigore fino 
all'accessione di Mu'àwiyah, il quale diede ai Musulmani il permesso d' im- 
barcarsi in mare per la guerra santa (Khaldùn, Proleg., II, 38-39j. 

§ 272. — (al-Wàqidi, da Hisàm b. Sa'd, da Zayd b. Aslam). I! Ca- 
liffo 'Umar scrisse ad 'Amr b. al-'As interrogandolo a proposito di navi- 
gare sul mare. 'Amr gli rispose : « Un verme sopra un pezzo di legno : si 
« rompe il legno, perisce il verme ». Allora 'Umar disapprovò che i Mu- 
sulmani navigassei'O per mare. Alcuni affermano (sull'autorità di Sa'd b. 
abi Hilàl) che dopo questa risposta il Califlfo 'Umar trattenesse i Musul- 
mani da navigare (quasiché l'avessero fatto fino a quel giorno, forse nel 
Mar Rosso) (Saad, III, 1, pag. 204, Un. 20-24). 

I commentatori del Qur'àn ed i tradizionisti, citando i versetti XVI, 
14, e XXXV, 13, si affrettano però a rilevare che Allah nel Qm-àn ha am- 
messo e permesso di navigare per mare (cfr. Bukhàri, II, 8, lin. 16-20). 
— È proprio dello spirito casuistico orientale lo studio di simili problemi: 
più che il contenuto morale prevale negli animi dei fedeli la voluttà del 
« lecito » e del « vietato » come parte essenziale della vita religiosa. 

§ 273. — Udì 'Umar b. al-Khattàb, quando era Califfo, un vocìo e 
rumore di conversazione sulla porta. Disse allora a qualcuno che era presso 
di lui : « Esci e guarda chi vi è (fra questi) di Muhàgirùn antichi, e fallo 
«entrare». Uscì il messo e fece entrare Bilàl, Suhayb e Salmàn; presso 
la porta erano anche seduti abù Sufyàn b. Harb e Suhayl b. 'Amr in una 
brigata di Qurays. Disse abù Sufyàn : « gente dei Qurays, voi che siete 
« i principi degli Arabi, i più nobili, i cavalieri, siete sulla porta : ed en- 
« frano un abissino, un persiano e un greco ». Disse allora Suha3'l : « O abù 
« Sufj'àn, biasimate voi stessi pure, non biasimate il Principe dei Credenti. 
« Ha chiamato il popolo (all'Islàhi) ed essi hanno risposto: foste chiamati 
« voi e vi rifiutaste. Or essi nel giorno della risurrezione saranno più alti 
« di grado, e maggiormente preferiti ». Disse allora abù Sufyàn: « Non si 
«sta bene in un luogo ove sia Bilàl in onore» (Bayhaqi Mahàsin, 
pag. 106, lin. 13-107, lin. 3). 

La tradizione vuole dimostrare che 'Umar trattasse con eguale rispetto 
tanto gli Arabi, quanto i non arabi : rispecchia condizioni politiche e so- 
ciali, polemiche e rimpianti di tempi molto posteriori a quelli di Umai'. 



140. 



23. a. H. §§ 274-277. 



8 274. — ('Abd al-hamid b. Bavàn, da Muhammad b. Yazid, da 23. a. h. 

^ fARARIAII f*a 

Israà'il b. abi Khàlid, da Salamah b. Kuha}'!). Il Calift'o Umar soleva dire ijffo unìar 



sue 



che Ogni buon sovrano doveva venire in aiuto dei sudditi con i suoi con- caratteristiche 



sigli in questioni di fede (al-ghayb, il mistero), e soccorrerli per arri- 
vare al bene, perchè nessuna saggezza (h i 1 m) era più cara a Dio della 
saggezza del sovrano, e nessuna era più universale nei suoi benefizi : del 
pari però, egli aggiungeva, nessuna pazzia era più invisa a Dio della 
pazzia del sovrano, e nessuna pazzia ed incapacità eiano più universali 
nei loro danni di quelle del sovrano (T a bari, I, 2772). 

§ 275. — (Gr i u d i z i di 'Umar sui poeti). Utilizzando una 
speciale letteratui-a alla quale avremo ad attingere spesso in avvenire, 
aggiungiamo alcuni tratti del Kitàb al-Aghàni sul giudizio che formulò 
'Umar dei poeti. — Hanno importanza perchè dimostrano come, nono- 
stante l'avversione mostrata da Maometto per la poesia, i Compagni amas- 
sero e gustassero i buoni versi dei cantori antichi d'Arabia. Narra Ishàq : 
Mi raccontava un letterato, da ibn 'Aj'vàs, da al-Sa'bi; diceva costui: 
« Sentivo raccontare Daghfal al-Nassàbah, il genealogo, che egli era stato 
« presente quando al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib chiese ad 'Umar b. al- 
« Khattàb il suo giudizio sui poeti. 'Umar rispose : — « Imrualqays è il 
« loro condottiero, egli scavò ad essi la sorgente della poesia, traendo il mi- 
« glior profitto da concetti mediocri », — alludendo al fatto che Imru-alqays 
« era di Kindah nel Yaman ; — ora i Yamaniti non hanno la eloquenza 
« di Mudar, né la loro poesia ha del valore ; perciò chiamò mediocri le 
«facoltà poetiche del Yaman» (Aghàni, VII. 130, lin. 5-11) [T.]. 

§ 276. — Narra un hadit^ marfù': La preghiera del benefattore 
per il beneficato è esaudita. 

Si dice che al-Hutayah recitò ad Umar alla pre.senza di Ka'b al- 
Ahbàr questo verso: 

Chi ta il bene, non manca della sua ricompensa: non perisce il benefizio fra Dio e 
gli uomini. 

Disse Ka'b: « O Principe dei Credenti, questo verso che ha detto (al-Hu- 
« tayah), è scritto nella Tawràh ». Domandò Umar: « Or come ciò? ». Ri- 
spose : « Nella Tawràh è scritto : 

Chi fa il beneficio, non perisce presso di me: non perisce il beneficio fra me e il 
mio servo. 

(Bayhaqi Mahàsin, pag. 129, lin. 6-130, lin. 3j [M. G-.J. 

§ 277. — fAhmad b. Abd al-'aziz al-Cxawhari, e Habib b. Nasr al- 
Muhallabi, da 'Umar b. Sabbah. da abù Nu'aym, da Sarik, da Mugàhid, 

141. 



personali.) 



277, 278. 



23. a. H. 



23. a. H. ^a al-Sabi, da Rib i b. Khiràs). Disse Umar; « popolo di Crhatatàii. (In 

[ARABIA. - Il Ca- ,, , , 

« e 1 autore del verso : 



liffo Umar: sue 
caratteristiche 
personali.] 



Sono venuto a te nudo, colle vesti lacere, temendo che tu debba pensare di me chi 
sa che cosa — ? 

Eispondemmo: « al-Nàbighah ». — « Costui », di.9se 'Umar. « è il piti grande 
« dei vostri poeti ». 

Ci narrarono Ahmad e Habib, da Umar b. Sabbah. da Ubayd b. 
Granàd, da Ma'n b. 'Abd al-rahmàn, da 'Isa b. 'Abd al-rahmàn al-Sulami, 
da suo nonno, da al-Sa'bi : domandò 'Umar: «Chi è il maggior poeta?». 
Risposero: «Dillo tu, o Principe dei Credenti». Diss'egli: «Chi è che 
« ha detto: 

Salvo Salomone, quando il suo Dio gli disse: «Sorgi tr<i gli uomini e allontanali 
• dalla menzogna». 

« E dici ai genii che io permetto loro di fabbricare Tadmur con mattoni e le co- 
« lonne » — ? 

Risposero: « al-Nàbighah ». Riprese: «Chi è che ha detto: 

Sono venuto a te nudo colle vesti lacere, temendo che tu debba pensare di me chi 
sa che cosa — ? 

Risposero: «al-Nàbighah». — «E chi è che ha detto: 

Giurai e non lasciai al tuo animo alcun sospetto, ne vi sono delle vie per l'uomo al 
coperto da Allah. 

Che se a te è stato riferito che io ti abbia tradito, colui che te l'ha riferito, il ca- 
lunniatore, ti ha ingannato e ha mentito. 

Cosi tu lasci un tuo sincero amico, senza provvedere alle sue miserie; eppure qual 
uomo compito egli è! — ? 

Risposero: «al-Nàbighah». — «Costui», conchiuse 'Umar, « è il poeta 
«più grande fra gli Arabi» (Aghàni, IX, 162, lin. 6-22j [T.]. 

§ 278. — (Ahmad b. Abd al-'azìz al-Gawhari, da Umar b. Sabbah, 
da Hàrùn b. Umar, da Ayyùb b. Suwayd, da Yahya b. Yazid, da 'Umar 
b. 'Abdallah al-Laythi). Domandò Umar b. al-Khattàb. la notte in cui si 
recò in al-Gràbiyah: «Dov'è ibn Abbàs"? ». E come questi apparve, 'Umar 
si lamentò con lui della assenza di 'Ali b. abi Tàlib. Disse ibn 'Abbàs: 
« Non si è mandato a scusare? ». Rispose: « Certo ». — « E veramente », 
dissi io, [raccontava ibn 'Abbàs] « come si è scusato! la scusa che egli ha 
«addotta è realmente così». Allora 'Umar disse: «Il primo ad allonta- 
« narvi dal potere è stato abù Bakr ; la vostra gente esita a raccogliere 
« in voi la profezia e il calififato ». Quindi aggiunge una lunga storia che 
non appartiene a questa materia e che perciò noi abbiamo trascurata, poi 
soggiunge: « Sai qualche verso del poeta dei poeti ». Dissi: « Chi è costui? ». 
Rispose : « Colui che dice : 

Se mai lode rendesse gli uomini immortali, essi lo sarebbero; purtroppo la lode degli 
uomini non riesce a fare immortali. 



142. 



23. a. H. 



278-280. 



Dissi: « Costui è Zuliayr ». — « Egli è ». risposo, « il poeta dei poeti ». — 23. a. h. 

«E perchè mai», chiesi, « è il poeta dei poeti?». Rispose: «Perchè non ' uffo umar- su« 
« lusinga in ciò che egli dice, evita le parole superflue, e non ha lodato caratteristiche 
* arcuno .se non per i suoi meriti reali» (Aghàni, IX, 146, lin. 25-147, Persona i.| 
lin. 3) [T.]. 

§ 279. — (Ahmad b. 'Abd al-aziz, da 'Umar b. Sabbah, da Abdallah 
b. Amr al-Qaj'si, da Khàrigah b. 'Abdallah b. Sulaymàn, da Zayd b. 
Thàbit, da Abdallah b. abi Sutyàn, da suo padre, da ibn 'Abbàs; questa 
notizia è data anche da altri, ma qui è nel modo più completo ; diceva 
dunque ibn 'Abbàs): Uscii insieme con 'Umar nella prima delle spedizioni 
da lui intrapresa, ed egli mi disse una notte : « O ibn 'Abbàs, recitami 
«qualche cosa del poeta tra i poeti». Dissi: «E chi è costui, o Principe 
«dei Credenti?». Rispo.se: «ibn abì Salma» (Zuhayr). Dissi: «E perchè 
« mai è divenuto tale? ». Rispose: « Perchè egli non ama le parole superflue, 
« non lusinga nel suo parlare, non dice se non ciò che sa, né loda un indi- 
« viduo se non per i suoi meriti reali. Non è egli che ha detto : 

Quando i Qays b. 'Aylàn si aflfrettano verso una mèta di gloria, perchè chi la rag- 
giunge primo, sia proclamato signore, 

Tu precedi nel raggiungere tutti i magnanimi, i primi, abituati a conquistare le 
le mète, immuni dall'ararizia. 

Come fa il cavallo generoso che precede a suo agio i cavalli, e si afiretta; che se 
poi, egli e gli altri, si mettono d'impegno, li lascia a grande distanza. 

Se mai lode rendesse gli uomini immortali, tu non moriresti ; purtroppo la lode degli 
uomini non riesce a fare immortali. — V 

«Recitami dei versi di lui». Ed io gliene recitai, finché apparve l'alba; 
allora mi disse: « Basta; adesso leggi il Qur-àn ». Di.ssi : « Che cosa dovrò 
«leggerne?». Disse: «Leggi al-Wàqi'ah » (cioè la siìrah, LVI). Io la 
lessi, quindi egli discese, diede l'adzàn e pregò. 

Ci narrò Muhammad b. al-Qàsim al-An.sàri. da suo padre, da Ahmad 
b. Ubayd, da abù Ubaydah, da 'Isa b. Yazid b. Bakr; narrava ibn 'Abbàs: 
«Uscii insieme con 'Umar...», quindi segue il hadith identico al pre- 
cedente (Aghàni, IX, 147, lin. 17-31) [T.j. 

§ 280. — (Ahmad b. Abd al-'azlz al-6awhari e Habib b. Nasr al- 
Muhallabi, ambedue da 'Umar b. Sabbah, e costui, come afferma al-Mu- 
hallabi, da al-Asma'i) : Furono recitati ad 'Umar b. al-Khattàb i versi di 
Zuhayr in lode di Harim b. Sinàn: 

Lascia queste storie, e appresta le parole per Harim, il migliore degli nomini ma- 
turi, e il signore dei cittadini. 

Se tu dovessi essere altra cesa che un uomo, saresti la luna splendente, nella notte 
del plenilunio. 

Tu sei, fra tutti coloro di cui ho sentito, colui che più hai riguardo nei tuoi giovani 
alla parentela o all'affinità! 

Tu riempi interamente l'interno della corazza, quando si dice: Scendete [al combat- 
timento] — e ci si impegna nel terrore [di una battaglia]. 

143. 



§§ •280-284. 23. a. H. 



23. a. H. Tutto ci^ che tu crei (generi), io lo vedo eccellente, mentre molta t^enin crea, ma 

[ARABIA. - Il Ca- non fa nulla di notevole, 

liffo Umar: sue Io ti lodo per ciò che tu sai (forse 'amilta: che tu hai fatto; e per i ricordi che 

caratteristiche tu hai lasciato in ogni prova d'eroismo. 

personali.] Il velo [dell'oblio] va steso dinanzi alle azioni obbrobriose, ma dinanzi al bene non 

troverai velo. 

Allora 'Umar disse: « Costui è il Profeta [per esser lodato a questo modo] ». 
Disse inoltre 'Umar ad uno dei figli di Harim : « Recitami qualcuna dei 
«madih (encomii, elogi) di Zuhayr su tuo padre». Quegli obbedì, ed 
'Umar gli disse: «Egli ha detto delle pai-ole molto belle su di voi». Ri- 
spose l'altro: «E noi gli abbiamo fatto- dei doni molto belli». Soggiunse 
'Umar: «. Ciò che voi gli avete dato è andato via, mentre è rimasto ciò 
«che egli ha dato a voi» (Aghàni, IX, 153, lin. 27-154, lin. 7) [T.]. 

§ 281. — (al-Grawhari e al-Muhallabi, da 'Umar b. Sabbah) : Disse 
'Umar al figlio di Zuhayr: «Che ne è delle vesti che Harim diede a tuo 
« padre? ». Rispose: «Il tempo le ha logorate». Riprese 'Umar: «Ma le 
« vesti che tuo padre ha dato a Harim non le ha logorate il tempo ». Però 
al-Haytham b. Adi afferma che queste parole furono rivolte da 'A'isah ad 
una figlia di Zuhayr (Aghàni, IX, 154, lin. 10-13) [T.]. 

§ 282. — (Titoli assunti da 'Umar). (al-Tabari, senza isnàd). 
'Umar fu il primo che si facesse chiamare con il poi celebre titolo di 
Amìr al-Mu-minìn, o Principe dei Credenti : questo nome venne adot- 
tato in seguito da tutti i califfi suoi successori (Tabari. I, 2748). 

Cu: 19. a. H., §§ 83-84. 

Cfi'. Khaldùn Prol., I, 461-462, sulle ragioni che indussero 'Umai- 
ad adottare tale denominazione : Sa'd b. abi Waqqàs era stato chiamato 
Amìr a 1 - m u s 1 i m i n, ed al Profeta erano stati conferiti i titoli di A m ì r 
Makkah e di Amìr al-Higàz. Il primo che desse il nuovo titolo ad 
'Umar fu 'Abdallah b. (rah-s (? perito a Uhud nel 3. a. H.!), oppm-e 'Amr 
b. al-'As, o al-Mughirah b. Su'bah. 

§ 283. — (ibn Sa'd, senza isnàd). Quando divenne Califfo, abù Bakr 
era stato chiamato Khalifah Rasùl Allah: quando gli successe Umar, 
gli fu dato il titolo di Kh ali fa h Kh a 1 i f a h Rasùl Allah, ma sic- 
come tale* denominazione sembrava troppo lunga, fu deciso di cambiarla, 
e siccome tutti i Musulmani erano mu minun ed Umar era il loro 
a m i r , decisero di chiamarlo A m i r a 1 - M u m i n i n e di dare questo ti- 
tolo a tutti i futuri successori del Profeta. 'Umar fu quindi il primo a 
portare questo nome (Saad, III, 1, pag. 202, lin. 1 e segg.). 

§ 284. — (Alimad b. 'Abd al-samad al-Ansàri, da umm 'Amr bint 
Hassàn al-Kùfiyyah. da suo padre). Quando abù Bakr successe al Profeta, 
venne chiamato con il titolo di Khalifah Rasùl Allah, o Successore 

144. 



23. a. H. 



§§ 284-2»;. 



del Profeta di Dio: quando 'Umar divenne Califfo, la gente lo chiamò: 
Kh a 1 i fa h Kh a 1 i f a h R a s ù 1 Allah, ossia Successore del Successore 
del Profeta di Dio. 'Umar trovò questa espressione troppo tediosa e sta- 
bili che venisse chiamato diversamente : « Voi siete i Credenti ed io sono 
« il vostro Principe (amir)! ». Perciò fu chiamato Amir al-Mu*minni, 
o Principe dei Credenti (T abari, I, 2748). 

Cfr. anche Khallikàn, II, 301, lin. 25 e segg. 

§ 285. — (Aneddoti e atti speciali di 'Umar). ('Abdallali 
b. Gfa'far al-Raqqi, da 'Ubaydallah b. 'Amr, da 'Abd al-malik b. 'Uma3'r, 
da abù Burdah, da suo padre). 'Awf b. Màlik vide in sogno che gli uomini 
s'adunavano sopra un altipiano (sa'id), ed ecco un personaggio che so- 
pravanzava gli altri di tre cubiti. «Chi è colui?». — «È 'Umar b. al- 
« Khattàb ». — « Perchè sovrasta agli altri? ». — « Per tre qualità che ha 
« in sé : egli non teme biasimo di biasimante presso Dio, e saia martire 
« martirizzato, e Califfo eletto (o designato) ». (Destatosi), 'Awf raccontò 
il sogno ad abù Bakr, il quale mandò a chiamare 'Umar, e disse ad 'Awf: 
« Racconta il tuo sogno ». Ma quando 'Awf ari ivo alle parole « Califfo de- 
« signato », 'Umar lo cacciò via e lo fece tacere. Allorché governando 
Umar partì per la Siria, una volta mentre predicava la Khutbah, scorse 
'Awf b. Màlik (tra gli ascoltatori), lo chiamò e fecelo .salire sul pergamo, 
poi dissegli: «Racconta il tuo sogno». E quando egli l'ebbe raccontato, 
'Umar soggiunse : « Quanto a non temer biasimo, spero che Dio mi con- 
« ceda di esser fi-a cotali. Califfo sono stato eletto, e prego Iddio di aiu- 
« tarmi in ciò per cui mi ha preposto. Ma quando e dove potrò io subire 
« il martirio, mentre sono in mezzo alla penisola degli Arabi, e non prendo 
« parte alle guerre, e mi ciicondano gli uomini (a me fedeli)? ». Poi disse: 
« Guai a me ! Guai a me ! Iddio pur lo farà se vorrà » (S a a d , III, 1 , pa- 
gine 239-240, lin. 2) [G.]. 

§ 286. — (Ma'n b. 'Isa, da Màlik b. Anas, da Abdallah b. Dinar, da Sa'd 
al-Gàri mawla di 'Umar b. al- Khattàb). 'Umar chiamò la sua donna umm 
Kultjium bint 'Ali, e trovatala che piangeva le domandò il motivo delle la- 
grime. « Principe dei Credenti, questo ebreo — cioè Ka'b al-Ahbàr — dice 
« che tu sei sopra una delle porte dell'Inferno (gahannam) ». — « Quel che 
« Dio vorrà », rispo.se Umar, « sebbene per Iddio! io spei"0 che il mio Signore 
« mi abbia creato (o de.stinato) a e.sser beato ». Mandò poi a chiamare Ka'b, 
il quale, quando gli fu innanzi, disse: « Principe dei Credenti, non mi ti 
« affiettar contro: per Colui, nella cui mano è l'anima mia, Dzii-1-Higgah non 
« aniverà al suo scorcio, che tu sarai entrato in Paradiso (al-gan nah) ». 
— « Che è code.sto? », dimandò 'Umar, « una volta nel Paradi.so e una volta 



23. a. H. 
[ARABIA. - Il Ca- 
liffo 'Umar: sue 
caratteristiche 
personali.] 



146. 



19 



§§ -286-288. 



23. a. H. 



23. a. H. 

{ARABIA. ■ Il 

liffo 'Umar: 

caratteristi 

personali.] 



Ca- 
sue 
che 



« uei liKnd! ». — «0 Principe dei Credenti, per Colui nella cui mano è 
« l'anima mia, noi abbiam trovato nel Libro di Dio che tu stai sopra una 
« delle porte dell' Inferno, e impedisci agli uomini di cadervi dentro. Ma 
« quando tu sarai morto, essi vi .si px-ecipiteranno senza inteiruzione fino 
«al giorno del giudizio» (Sa ad. III, 1, pag. 240, lin. 2-12) [G.]. 

§ 287. — (al-Tabari, senza isnàd). 'Umar fu il fondatore dell'Era 
Musulmana, e ciò avvenne (secondo ibn Sa'd, da al-Wàqidi) nell'anno 
16. H. nel mese di Rabì' I. 'Umar fu anche il primo che ordinasse di met- 
tere le date sui documenti ed usasse di sigillare con l'argilla (tin). 

'Umar fu anche il primo che nel mese di Ramadàn riunisse la gente 
sotto un imam, affinchè dirigesse le loro preghiere al-taràwih (con- 
frontisi 14. a. H., §§ 229-230). In questo senso mandò ordini a tutti i luo- 
gotenenti nelle provincie. Si dice che ciò avvenisse nell'anno 14. H. Egli 
stabili poi che vi fossero anche due lettori del Qur-àn (qàri'ayn), uno 
che pregasse per gli uomini ed uno per le donne (T a bari, I, 2749) (*). 

Nota 1. — In uu codice di al-Tabari è aggiunto che 'Umar t'osse il primo a creare un tesoro 
pubblico (bayt al-màl): il primo a fare la ronda durante la notte, il primo a punire chi componeva 
poesie satiriche (al-higà), il primo a vietare la vendita delle concubine che avessero partorito figli al 
loro padrone, il primo a riunire i fedeli per la preghiera del funerale (salàt al-ganàzahj con quattro 
takbir, perchè prima convenivano soltanto quattro, cinque, o sei fedeli; ed infine il primo a battere 
la gente col suo bastone {dirrah, fatto con un nerbo di bue) (Tabari, I, 2749, not« /"V 

§ 288. — (ibn Sa'd, senza isnàd). Il Califfo 'Umar fu il primo che 
fissò l'Èra Musulmana (kataba al-ta-rikh) nel Rabi' I. dell'anno 16. H. 
facendola incominciare dalla migrazione del Profeta da Makkah a Madinah. 
fCfi-. 16. a. H., §§ 332-343]. 

Egli fu il primo a riunire il Qur-àn in volumi (suhuf). 

Egli fu il primo a stabilire che fosse sunnah la istituzione del 
qiyàm nel mese di Ramadàn, e radunò la gente per questo scopo, e ne 
scrisse alle provincie, nel mese di Ramadàn del 14. H. 

In Madinah stabilì che due persone diverse dovessero leggere il Qm"àn 
alla gente : un lettore che doveva pregare per gli uomini ed un altro che 
doveva pregare per le donne. 

Egli fu il primo a stabilire la pena di 80 battiture per chi era col- 
pevole d'uso di vino (cfr. 14. a. H., §§ 232 e segg.). 

Infierì contro la gente dubbiosa e sospetta della fede (ahi al-raj'b 
wa-1-tuham): arse e distrusse la casa di Ruwajsad al-Thaqafi che era 
bettola di vino (hànùt). 

Esiliò Rabi'ah b. Umayyah b. Khalaf a Khaybar, perchè beveva vino 
(sàhib saràb), per cui Rabi'ah si ritrasse nel territorio bizantino, nel- 
l'Ard al-Rùm, e rinnegò l'Islam. 



146. 



23. a. H. §§ 2«8-2*jo. 



Califfo. 



personali.! 



Egli tu il primo a faie la ronda la notte in Madìnali mentre era 23. a. h. 

[ARABIA. - Il Ca- 
liffo Umar: sue 

Fu il primo a portare la sferza lal-dirrah) e ad educare e correg- caratteristiche 
gere con essa: più tardi, dopo la sua morte, si soleva dire: « La sferza di 
«'Umar era più temibile che non ora le vosti-e spade» (Saad, III. 1, 
pag. 202. lin. 6 e segg.). 

§ 289. — (ibn Sad, senza isnàd). Il Califfo 'Umar impose ai ricchi 
(nei paesi conquistati) una tassa di 48 dirham: su quelli di media for-. 
tuna una tassa di 24 dirham, e sui poveri 12 dirham, dicendo che 
un dirham al mese non riduceva alcuno alla miseria. 

Durante il suo califfato la tassa a 1 - kh a r a g riscossa nel Sawàd e 
neiral-Gabal ammontò a centoventi milioni (120,000 000) di wàf (un wàt 
pari ad un dirham e due dàniq e mezzo) (all'anno). 

Il Califfo 'Umar fu il primo (dei califfi) a stabilire i campi militari 
(massara al-amsàr) di Madiuah, al-Kùfah, al-Basrah, al-( razùah, al- 
Sàm, Misr, al-Mawsil {^), e vi mandò a stanziare Arabi nomadi, e delimitò 
i confini (khatta) di al-Kùfah e di al-Basrah come quartieri (khatta 
khitat*") per le tribù. 

Egli fu il primo a nominare i qàdi nelle provinole (al-amsàr): egli 
fu il primo a formare gli uffici del registro delle pensioni e della conta- 
bilità pubblica (d a w w a n a a 1 - d i w a n) dei Musulmani, iscrivendo nei 
ruoli la gente secondo le tribù alle quali appartenevano, ed assegnando 
loro le pensioni (al-a' ti yah), prelevate dal bene comune dei Musulmani 
(al-fay), e fece le distribuzioni tra la gente (q a s a m a al-qusùm), as- 
segnando ai veterani di Badr una pensione speciale, con preeminenza su 
tutti gli altri fedeli. Agli (altri) musulmani distribuì pensioni in ragione 
dei servizi resi (aqdàr, letteralmente: misure) e della loro anzianità di 
fede nell'Islam. 

Egli fu il primo a trasportare vettovaglie per piare, su navi, dall'Egitto 
fino al porto di al-Gàr, e da lì poi (a dorso di camelo) fino a Madinah 
(Saad. III, 1, pag. 202-203). 

Nota 1. — In una tradizione (con isnàd Muliammad b. 'Abdallah al-Ansàri, da al-As'ath. da 
al-Hasanj è detto che i campi militari stabiliti da 'Umar (massara al-amsàr) erano: Madinali. al-Basrah, 
al-Kufah, al-Bahrayn, Misr, al-Sàm ed al-tràzirah (Saad, ni, 1, pag. 204; lin. :ì-5). 

§ 290. — (Muh. b. Ishàq, da Yahya b. Ma'in, da Ya'qùb b. Ibràhim, 
da 'Isa b. ibn Da-b, da Abd al-rahmàn b. abi Zayd, da 'Imràn b. Sa- 
wàdalij. Il Califfo 'Umar vietò ai fedeli di contrarre più il matrimonio 
degli antichi tempi pagani, detto al-mutah o.ssia il matrimonio tempo- 
raneo, e quando Imràn b. Sawàdah venne a protestare contro il divieto, 

147. 



§§ 290292. 



23. a. H. 



23. a. H. 

(ARABIA. - Il 
liffo Umar: 
caratteristi 
personali.] 



rammentando che ai tempi del Profeta quella .specie di miatrimonio era 
sue fatata sempre permessa, 'Umar ammise la giustezza di questo ricordo, ma 
elle sostenne che era stato permesso perchè allora era tempo di miseria (za- 
màn fjarùrah), ma aggiunse che dipoi con la prosperità della comunità 
musulmana nessun credente si era più giovato di questa licenza pagana, 
ed egli non intendeva più di permetterla (T a bari, 1, 2772-2774). 

Cfr. 17. a. H., §§ 80 e segg. 

§ 291. — In un'altra tradizione (Yazid b. Hàrùu, da al-ó-ariii, da abù 
Nadrah, da abù Sa'id mawla di abù Asid), che non mette il conto di 
dare per intiero, perchè non mi sembra sicm'amente autentica in tutti i 
suoi particolari (Saad, III, 1, pag. 211, lin. 16-26), afifermansi però alcune 
cose, che forse corrispondono al vero. Pare che il Califfo 'Umar, dopo l'ul- 
tima preghiera della sera, e perciò a notte inoltrata, soleva • girare per la 
città, e tra gli altri luoghi visitava anche la moschea, donde faceva uscii'e 
chiunque non trovava occupato attivamente a pregare. Narrata una cir- 
costanza speciale d'un incontro di 'Umar di notte con alcuni Compagni 
nella moschea, terminasi la narrazione con le parole, che nessuno in Ma- 
dinah versava più lacrime, e piangeva più fortemente di 'Umar: una pa- 
lese reminiscenza dei santi cristiani, sì felicemente rilevata dal Becker 
nel suo lavoro sugli evidenti plagi della tradizionistica musulmana, imbe- 
vuta di reminiscenze attinte dalla vita anacoretica e ascetica dei santi 
cristiani. 

§ 292. — In al-Mas'ùdi abbiamo una lunga tradizione su una conver- 
sazione tra 'Umar ed 'Abdallah b. al-'Abbàs a proposito del governo di 
Hims, che 'Umar voleva conferire ad ibn 'Abbàs e che questi non voUe 
accettare prima d'aver appurato bene l' intimo pensiero del Califfo. Di- 
nanzi alle obbiezioni di ibn Abbàs, Umar ammise di temere che, qualora 
gli avesse datò il governo di Hims, la gente sarebbe venuta a dirgli : « A 
« noi spettano queste cariche e non a loro (ossia a quelli della famiglia 
« del Profeta) all' infuori di voi, perchè abbiamo visto il Profeta che dava 
« cariche a gente e lasciava voi (i banù Hàsimj in disparte ». ibn 'Abbàs 
ammise la giustezza" di questi timori e la correttezza dell'osservazione ri- 
guardo alla condotta del Profeta. Ed il Califfo aggiunse : « Per Dio, non 
« so se il Profeta stimasse più conveniente che non occupaste carica pub- 
« blica per aumentare così il vostro prestigio (? interpretazione incerta!), 
« oppure se temè che vi sareste approfittati delle cariche pubbliche per avvan- 
« taggiare i vostri particolari interessi e che perciò vi sareste attirati i più 
« giusti rimproveri ! ». In seguito a tali considerazioni ibn 'Abbàs si rifiutò di 
accettare il posto di governatore di Hims (Mas'ùdi, IV, 228-230) ('). 



148. 



23. a. H. §§ o<»o.2% 

XiiTA 1. — Non credo si possa dubitare esser la presente tradizione in larga misura apocrifa. 23. a. H. 

È troppo palese l'insinuazione contro certe critiche che non poterono mai nascere ai tempi di Umar, [ARABIA. - Il Ca- 
ma solo più tardi, regnanti gli 'Abbàsidi, quando i discendenti di ibn 'Abbàs si presero tutte le massime llffo Urnar; sue 

e più lucrose cariche dello Stato e ne esclusero in genere tutti gli filtri Arabi. Ai tempi di TJniar esi- caratteristicha 

steva un ordine di cose totalmente diverso, 'limar non tenne in verun conto la famiglia del Profeta, personali.) 

dacché a niuno di essi concesse una carica pubblica, anche la più modesta. Alla famiglia del Profeta 
egli preferi il ramo cugino dei Quray?, gli Umayyadi, come è provato dalla noniiua di Muawiyah al 
governo della Siria, e da tanti altri suoi atti. 

E altresì degno di nota come nella presente tradizione si trovi una eco lontana delle obbiezioni 
fatte dagli oppositori degli 'Abbàsidi; perchè mai il Profeta trascurò tanto i membri della propria famiglia 
nel conferimento di cariche pubbliche? Tale esclusione fu forse eifetto di un segreto ed accorto prin- 
cipio politico, oppure perchè Maometto non ritenne i propri cugini capaci di assumere, con competenza, 
pubblici uffici? Il sospetto più giustificato è il secondo, perchè Maometto, come ogni arabo genuino, 
aveva un' innata debolezza per la propria famiglia, e sappiamo quanto mettesse innanzi Zayd b. Hàritbah, 
il proprio figlio adottivo, e come tale protezione si estendesse anche al figlio di Zayd, ad Usàmah, dopo 
la morte del padre. Perciò se Maometto avesse veramente voluto bene ad 'Ali ed alla famiglia di 'Abbàs, 
e li avesse ritenuti degni di coprire pubblici uffici, non avrebbe esitato di conferir loro cariche elevate. 
Se non lo fece, ebbe le sue buone ragioni, che naturalmente né 'Alidi, né 'Abbàsidi hanno creduto di 
rilevare. Il Califfo 'Umar nel seguire scrupolosamente anche in questo l'esempio del Profeta, fu gui- 
dato da identici principi, e la presente tradizione, conservata da uno stprico noto per la sua partigia- 
neria in favore degli 'Abbàsidi, vorrebbe tendenziosamente provare come non fosse vero che 'Umar 
escludesse gli '.Abbàsidi dai pubblici uffici : furono gli 'Abbàsidi, che, per un sentimento di delicatezza, 
non vollero accettare. Cosi intendono la storia i cronisti musnlmani. 

§ 293. — fal-Tabari, senza isnàd). 'Umar fu il primo che iscrivesse 
la gente in ruoli secondo le tribù alle quali appartenevano, e distribuisse 
le pensioni (T ab ari, I, 2749). 

Cfi-. 20. a. H.. §§ 247 e segg. 

§ 294. — (ibn Sa'd, senza isnàdj. Nel primo anno in cui salì al po- 
teri,-, il Califfo Umar scelse Abd al-rahmàn b. 'Awf come direttore del 
grande pellegrinaggio annuale. Questo avvenne ueirauiio 13. H. : negli 
anni successivi il Califfo 'Umar non cessò mai dal dirigere in persona 
tutti i pellegrinaggi annuali, durante tutti e dieci gli anni, in cui fu Ca- 
liffo. Fece poi il gi-ande pellegrinaggio con tutte le vedove, del Profeta, 
nell'ultimo dei suoi pellegrinaggi, ossia nel 23. H. Egli compiè inoltre tre 
volte il pellegrinaggio minore ('umrah), ossia nel Ragab del 17. H., nel 
Ragab del 21. H. e nel Ragab del 22. H. Egli inoltre mise più addietro 
(nel tempio di Makkah) il Maqàm, che era allora aderente alla Ka'bah, e 

10 rimesse tino al sito in cui era ai tempi di ibn Sa'd (Saad, 111, 1, 
pag. 203-204 j. 

§ 295. — (Norme seguite da 'Umar nell'amministrazione 
dell'impero). (Yaqùb b. Ibràhim, da Ismà'il, da Yùnus, da al-Hasan). 

11 Califfo sapeva che i suoi luogotenenti non amministravano bene le Pro- 
vincie e che non lo informavano dei veri bi.sogni delle popolazioni: era 
con.sapevole che i sudditi, per la grande distanza, non potevano venire m 
Madmah ad esporgli le loro richieste : egli aveva perciò deciso di fare un 
giro (V ispezione per tutte le provinole e di passare due mesi in ognuno 

uà. 



§§ 296-2t»8. 23. a. H. 



personali. 



23. a. H. (jgi seguenti pacai : iu Siria, in Mesopotamia, in Egitto, nel Bahiayn, in 

liHo Umar: sue al-Kùfah, e in al-Basrah, ma la morte gli impedì di mettere in atto sif- 
caratterìstiche fgtto disegno (T a b a r i , I, 2737-2738). 

§ 296. — (abù Kurayb, da abù Usàmah, da 'Abdallah b. al-\Valid, 
da 'Asim, da ibn Khuzaymah b. Thàbit al-Ansàrij. Quando Umar nomi- 
nava un governatore (cfr. §§ 229, 298), lo costringeva a firmare un patto 
scritto, legalizzato dalla testimcmianza di vari Compagni del Profeta, e fi-a 
le condizioni imposte v'erano le seguenti : non doveva mai cavalcare una 
bestia da soma (birdzawn), mai mangiare naqiyy (midolla delle ossa?), 
mai vestile stofife fine, e mai impedire con una porta il libero accesso della 
gente alla presenza sua (T abari, I, 2747). 

§ 297. — fibn Bassàr, da 'Abd al-rahmàn b. Mahdi, da Mansiir b. 
abì-1-Aswad, da al-A'mas, da Ibràhim. da al-Aswad b. Yazìd). Quando 
venivano a vederlo le ambasciate dalle provincie, il Califfo 'Umar soleva 
sempre interrogare i membri delle missioni sulla condotta e sul carattere 
dei governatori, e se appurava che prestavano soccorso ai malati, ai po- 
veri ed agli schiavi e che davano sempre udienza facilmente alla povera 
gente del popolo, rimanendo seduti dinanzi alla porta delle loro dimore 
per essere interrogati da chiunque volesse, allora non li destituiva mai 
(Tabari, I, 2774-2775). 

§ 298. — (ibn Sa'd, senza isnàd). Quando il Califfo Umar mandava 
un governatore in una città, (prima di lasciarlo partire) prendeva esatta 
nota di tutto quanto possedeva. A più d'uno di questi governatori confiscò 
la metà dei beni, quando li destituì dal governo concesso. Tra questi si 
menzionano Sa'd b. abi Waqqàs ed abù Hiirayrah. 

Egli. soleva conferu'e governi a Compagni del Profeta, come 'Amr b. 
al-'As, Mu'àwiyah b. abi Sufyàn, al-Mu gh u'ah b. Su'bah e via discorrendo, 
ma lasciò tranquilli (y a d a ' u) i Compagni più benemeriti di loro, come 
'Uthmàn, 'Ali, Talhah, al-Zubayr, 'Abd al-rahmàn b. 'Awf ed altri loro 
simili, per la forza di costoro (quwwah) nell'agire e nell' intuire (al- 
'amal wa-1 -basar) ed anche per desiderio di onorarli, e per sentimento 
di venerazione. Qualcuno gli domandò : « Pei qual ragione tu non confe- 
« risei governi ai maggiori tra i Compagni del Profeta? ». Ed egli rispose: 
«Perchè mi ripugna di insozzarli nell'amministrazione pubblica » (Saad, 
III, 1, pag. 203, lin. 2-10). 

Abbiamo già detto più volte come e perchè il Califfo 'Umar tratte- 
nesse in Madinah i suoi colleghi antichi Compagni e li isolasse nella ca- 
pitale, togliendo loro ogni ingerenza diretta nelle faccende dello Stato: le 
ragioni di siffatta condotta furono principalmente due, sospetti sulla loro 

150. 



23. a. H. §§ •29»aoo. 



fedeltà ed obbedienza, e gelosia del poteie. — Questa tradizione seppure 23. a. h. 

adduca le ragioni del partito ortodosso e non ci dica la verità, ha per noi mfo uniar: sue 
altissimo rilievo: ci dimostra come anche la tradizione musulmana, si cieca caratteristiche 
su tante cose, abbia sentito come nei rapporti tra Umar ed i Compagni vi 
sia stato alcunché d' insolito, che richiedeva una spiegazione che allonta- 
nasse perigliosi sospetti. 

§ 299. — (al-Ya'qùbi). Il Califfo 'Umar confiscò metà dei beni di vari 
suoi luogotenenti: tra questi si dice fossero: 

(1) Sa'd b. abì Waqqàs governatore di al-Kùfah: 

(2) 'Amr b. al-'As governatore di Mi.sr: 

(3) abù Hurayrah governatore dell'al-Bahrayn; 

(4) al-Nu'màn b. Adi b. Hurtjiàn suo governatore in Ma3sàn ; 
(6) Nàfi' b. Amr al-Khuzà'i governatore di Makkah; 

(6) Ya'la b. Munyah governatore del Yaman. 

(7) abii Bakrah si rifiutò di subire questa confisca della metà e disse 
ad 'Umar: « Se questi beni sono realmente di Dio, non ti è lecito di pren- 
« derne una parte e di lasciarne l'altra : se poi è tutto roba nostra, allora 
« non hai diiitto di pi-endere nulla ». Il Califfo gli rispose che, se era un 
vero credente, non doveva cercar di frodare (la comunità dei Musulmani). 
«Ed io non cerco di fi-odarla » redarguì abù Bakrah (Y a' qù bi, II, 181). 

Cfi-. 15. a. H., § 40; 21. a. H., §§ 247 e segg., e più avanti §§ 308, 532, 837. 

§ 300. — (Yazìd b. Hàrùn, da Abd al-nialik b. abi Sulayraàn, da 
Atài. Il Califfo 'Umar b. al-Khattàb imponeva ai suoi luogotenenti l'ob- 
bligo di esser presenti (ogni anno) alle feste del pellegrinaggio (in Makkah). 
Quando tutta la gente era radunata, egli l'arringava nei seguenti termini: 
« gente, io non ho mandato i miei luogotenenti sopra di voi, affinchè 
« vi tolgano la pelle (con le battiture), o i vostri beni, ma io li ho man- 
« dati affinchè vi separino (in caso di conflitto, giudicando tra voi), e per 
« di.stribuire tra voi il vostro fay*. Se qualcuno è stato trattato diversa- 
« mente, venga innanzi! ». Nessuno si alzò tranne uno, il quale accusò un 
tale governatore di avergli fatto infliggere cento colpi di verga. 'Umar 
fece" chiamare il luogotenente e gli chiese ragione delle battiture. (Avuta 
la spiegazione) il Califfo invitò il battuto a valersi della legge del taglione 
(e vendicarsi sul .suo battitore). Sorse allora 'Amr b. al-'A.s por protestare 
contro tale misura : « Se tu fai questo, casi simili si moltiplicheranno, e 
«diverrà legittima consuetudine (su una li), che sarà .seguita da quanti ti 
« succederanno ». Il Califfo 'Umar .sostenne che tale era l'uso del Profeta, 
ma acconsent'i alfine a che il luogotenente si ri.scattasse con la multa di 
200 dinar, ossia due dinar per ogni colpo di verga Sa ad. III, 1, pa- 
gina 211, lin. 7-16) ('). 

151. 



900«)3. 



23. a. H. 



23. a. H. 

[ARABIA. ■ Il 

liffo Umar: 

caratteristi 

personali.] 



Ca- 

sue 

che 



Sul contegno di 'Umar verso i governatori cfr. anche G-awzi, I, 
fol. 7,v.-8,r. 

Nota 1. — Ho i miei dubbi suH'aiitenticità di questa tradizione, lo scopo della quale, sembrauii, 
si riveli alla fine, vale a dire di stabilire la norma da tenersi nel risarcire i danni morali e fisici d'una 
ingiusta battitura. La narrazione infatti contiene varie inverosimiglianze e si manifesta mal conneMa 
assieme: incomincia come se riferisse un uso costante del Califfo di chiamare i suoi luogotenenti a 
consiglio a Makkah durante il pellegrinaggio, ma poi salta senza spiegazione a un caso specifico, quando 
uno si alzò a protestare. La prima parte perciò sembrami avere qualche forte elemento di probabilità 
in suo favore, e può essere (sebbene l'uso non fu generale, né costante! che durante il pellegrinaggio, 
che doveva nominalmente riunire i devoti musulmani, il Calitìo "Umar amasse vedere i suoi luogote- 
nenti che potevano lasciare le loro provincie, perchè adempievano a un tempo un dovere verso la loro 
fede, e potevan conferire personalmente con il loro capo. Sul resto della tradizione non farei grande 
affidamento. Non è spiegato, perchè il luogotenente avesse inflitto le battiture, ed infine, indizio assai 
sospetto, manca il nome del luogotenente colpevole e del tuo accusatore. 

§ 301. — (Mis'ar b. Kiddàn, da al-Qàsim). Umar disse nel mandare 
i suoi governatori : « Io non vi mando a fare i prepotenti, ma vi mando 
«a dirigei-e (a-immah). Or non battete i Musulmani perchè rischiate di 
« avvilirli ; né li lodate, perchè altrimenti insolentiranno ; né li tenete in 
« impaccio sì da far loro ingiustizia. Ma fate scorrere abbondantemente il 
« latte della camela lattifera (cioè dei proventi) a favore dei Musulmani » 
(Yùsuf, 66, lin. 1-3) [G-.]. 

§ 302, — (Alcuni saykh, da 'Amr b. Maymùn). Umar b. al-K]iattàb 
tenne un sermone alla gente, e disse : « Per Iddio I io non vi ho mandato 
« i miei governatori perchè vi percuotano in viso né perchè prendano le 
« vostre sostanze. Ma li ho mandati a voi perchè v' insegnino la vostra 
«religione e la sunnah del vostro Profeta. Che se qualcuno agisce di- 
« versamento da ciò, sia deferito a me. Per Colui nelle cui mani è l'anima 
« mia, io ne farò prender la pena del taglione ». Sorse allora a dire 'Amr 
b. al-' As : « Che pensi tu, o Principe dei Credenti : se un uomo dei Musul- 
« mani è preposto a un gregge di sudditi, e ne castiga alcuno, tu ne prendi 
« il taglione? ». — « Sì », rispose, « per Colui nelle cui mani è l'anima mia. 

< io gliene farò pagare la pena del taglione, dacché ho veduto che l'Apo- 
« stolo di Dio la pagava sulla sua stessa persona. Perciò non battete i 
« Musulmani, perchè si avvilirebbero, né l' imbarazzate nei loro diritti 

< perchè li rendereste miscredenti ; né li stabilite in luoghi palustri e mal- 
« sani perché li rovinei'este » (Yùsuf, 66, lin. 3-9) [G.]. 

§ 303. — ('Abd al-malik b. abì Svilaymàn, da 'Atà). 'Umar scrisse ai 
governatori, e diede loro convegno alla fiera (di Makkah) ; dove essendo 
essi convenuti, si levò egli a dire: «0 gente, io ho mandato questi miei 
« governatola a governar su di voi secondo diritto ; non li preposi io già 
« perché vi battano in viso, o spargano il vostro sangue, o prendano le 
« vostre ■ sostanze. Se qualcuno ha da sporger querela di patita ingiustizia 



152. 



23. a. H. 5§ 303, 3(t4. 



personali.! 



« contro uno di costoro, sorga ». Per quella \oUa ni^n si levò altro che uno 23. a. h. 

solo, il quale disse: « Principe dei Credenti, il tuo governatore mi ha bat- nff^ unìar: sue 
« tuto con cento colpi di nerbo ». Soggiunse 'Umar: « Gliene vuoi tu assestare caratteristiche 
« altrettanti? Fatti avanti ed esigi il taglione >. Ma 'Amr b. al-'As inter- 
venne : « Principe dei Credenti, se tu apri (questa via) contro i tuoi 
* governatori, saranno guai per essi. La cosa diventerà s u n n a h per chi 
< ven-à dopo di te >. Disse 'Umar: « Come, non gli accorderò io su di lui 
« la pena del taglione, quando ho veduto l'Apostolo di Dio accordarla su 
« se stesso? Vieni dunque ed esigerla ». Rispose 'Amr: « Lascia che noi ci 
« accomodiamo a sodisfarlo ». — « Fate pure ». Vennero a un accomoda- 
mento, pagandogli duecento dinar, due dinar a colpo (Yùsuf. 66, 
lin. 10-17) [G.]. 

§ 304. — (abu Yùsuf, da 'Abdallah b. al-Walid, da 'Asim b. abi-1- 
Nugud, da 'Umàrah b. Khuzaymah b, Thàbit). Quando 'Umar eleggeva 
un governatore, chiamava alla presenza di lui un crocchio di 'Ansar ed 
altri, e gì' imponeva quattro condizioni: non cavalcare cavalcature di lusso 
(birdzawn), non indossare vesti delicate, non mangiare cibi squisiti, non 
chiudere una porta ai bisogni della gente e non avere un ciambellano 
(hàgib). Or mentre una volta egli camminava per una via di Madinah, 
un tale lo chiamò : « O 'Umar, pensi tu a quelle tali condizioni, che debbon 
« salvarti al cospetto di Dio altissimo? Ecco che il tuo governatore 'lyàd 
« b. Ghanm sul Misr (*) veste elegantemente ed ha un hàgib! ». Allora (il Ca- 
liffo) chiamò Muh. b. Maslamah, suo (abituale) messaggero ai governatoi'i. e 
lo mandò ad ('lyàd) con l'ordine di menarglielo davanti così come lo trovava. 
Andò il messaggero dal governatore, e trovò alla porta un ciambellano; 
entrò e vide che ('lyàd) portava indosso un qamis sottile. — « Vieni a ri- 
« spendere al Principe dei Credenti ». — Disse quello: « Lascia che mi getti 
«addosso il mio mantello (qabà*)». — «No, in codesto medesimo tuo 
« abbigliamento », e lo condusse con sé dal Califfo. Il quale, quando lo 
vide, gli disse: « Svestiti codesto qamis ». Poi fatta venire una camicetta 
(m idra 'ah) di lana, un gregge (ribdah?) di pecore e un bastone. « In- 
« dossa », disse, « codesta camicetta, prendi codesto bastone, e va a guardai- 
« queste pecore : bevi (del latte) e dà a bere a chi ti passa davanti, e il 
« resto serba per noi. Hai udito ». — « Sì, ma è meglio la morte ». Il Ca- 
liffo gli ripetè r ingiunzione, e quello ripeteva : « Meglio è la morte ». Do- 
mandò 'Umar : « Perchè mai hai a ciò tanta avversione, mentre pur tuo 
«padre si chiamava Ghanm, appunto perchè pa.sceva il ghanam (cioè il 
« gregge) (')? Credi di star meglio? ». — « Sì, Principe dei Credenti », disse 
quello. — « Ebbene smetti (codesto vestito di lusso) ». E lo rimandò al 

153. 20 



§§ 3f)4-309. 



23. a. H. 



23- a- ^- SUO ooveruo. Né (dopo d'allora) vi fu altro governatore pari a Ini (Y\\- 

[ARABIA. - Il Ca- =" . \ L, n 

liffo Umar: sue «"t, 6(i, Un. 17-29) \G.\. 

caratteristiche Nota 1. — lyàd b. (rhanm non tu mai governatore d'Egitto: egli è il conquistatore della Meso- 

personall.l pciamia. Otr. 18. a. H., §§ 86 e segg. 

Nota 2. — [Lammens]. Qui si fa evidente confusione tra la divinità pagana Ohanm e il termine 
proprio ghanam, o pecora, gregge. — Cfr. Wellhausen, Hesie Arab. Heid. 'II ediz.i, pag. 8. 

§ 305. — (abù Yùsuf, da al-A'mas, da Ibràhim). Quando 'Umar b. 
al-Khattàb veniva a sapere che un suo governatore non visitava gli am- 
malati e non ammetteva nella sua casa i deboli, lo de.stituiva (Yùsuf, 
66. lin. 29-31) [G.]. 

§ 306. — ( 'Uba^'dallali b. abì Humayd, da abù Malih). 'Umar b. al- 
Khattàb scrisse ad abù Musa al-As'ari: «Nel tuo maglis tratta egual- 
« mente tutti alla tua presenza, acciò che non si attristi il debole per la 
«tua giustizia, né goda l'uomo illustre della tua ingiustizia» (Yùsuf, 
66, lin. 31-67. lin. 2) [G.]. 

§ 307. — (ibn Bassàr, da abù 'Amir, da Qurrah b. Khàlid, da abù 
Bakr b. 'Abdallah al-Muzani). Il Califfo 'Umar sorvegliava cosi attenta- 
mente ogni cosa ed aveva tanto a cuore la sicurezza ed il benestare dei 
suoi sudditi, che è noto come una volta volesse passare tutta una notte 
con Abd al-rahmàn b. 'Awf a fare la guardia ad una caravana di pas- 
saggio per Madìnah: i conduttori della caravana si erano dispersi per la 
città a bere ed a divertirsi, ed 'Umar, temendo che i ladri approfittas- 
sero di tale negligenza, spontaneamente e senza dir nulla ad alcuno, cu- 
stodì gli animali e le merci della caravana per tutta la notte rimanendo 
.seduto sopra un poggetto di terra (T a bari, I, 2742-2748). 

Cfr. § 218. 

§ 308. — fal-Wàqidi, da Ismà'il b. Ibràhim b. Uqbah, da Muhammad 
b. 'Uqbah, da Sàlim, da ibn 'Umar). 'Umar ordinò ai suoi prefetti (um- 
màl) di far la lista dei loro averi. Tra essi era Sa'd b. abi Waqqàs. Li 
.spartì, ne tolse metà, e metà restituì a loro (Saad, III, 1, pag. 221. 
lin. 13-16) [G.]. 

§ 309. — (al-Zuhri, da Sàlim, da suo padre). Il Califfo 'Umar ordinò 
che venissero distrutte tutte le chiese (cristiane) che non fossero già esi- 
stite prima dell'Isiàm, e vietò che se ne costruissero altre nuove: fuori di 
una chiesa, egli dispose, non si doveva mostrare veruna croce, nel qual 
caso però bisognava rompere il crocifisso sopra il capo di colui che lo por- 
tava in processione (illà knsira 'ala ra's sàhibihi) ('Asàkir, MS. 
Berlin, fol. 71, r.). 

Questa notizia è palesemente fabbricata in tempi posteriori sotto gli 
Abbàsidi. Il Califfo 'Umar non si preoccupò di simili faccende. 

154. 



23. a. H. 15 310-313. 



§ 310. — ('Ali b. Abdallah al-Madini, da Mu'ammar I). Sula> man, da 23. a. h. 

suo padi-e Sulaymàu, da Hanas, da 'Ikrimah). ibn Abbàs fu interrogato '^unf 'uma!' sue 
per sapere se gli Agam (= non Arabi) avessero il diritto di costruii-e case caratteristiche 
qualuiique altra cosa, che prima non esistesse, nelle città (amsàr) degli pefs°"a''-i 
Arabi. Egli rispose che nelle città fondate dagli Arabi gli 'Agam non 
avevan diritto di costruire una chiesa (kanisah), o una cappella (bi'ah), 
o sonare il nàqùs, bere vino e condurre maiali: nelle città fondate in- 
vece dagli 'Agam e che erano cadute in potere degli Arabi, gli Agam 
avevano i dii-itti fissati nel trattato di resa, diritti i quali gli Arabi ave- 
vano il dovere di rispettare (Asàkii-, MS. Berlin, fol. 71, v.). 

§ 311. — (ibn Bassàr, da abù 'Amir, da Qurrah b. Khàlid, da Bakr 
b. 'Abdallah al-Muzani). Il Califfo 'Umar non permise mai che si facesse 
uso di lampade ad olio nella moschea di Madinah, perchè, secondo lui, i 
sorci potendo asportare gii stoppini dei lumi e farli cadere fi-a le fòglie 
di palma, che formavano la tettoia, vi avrebbero potuto appiccare il fixoco 
(Tabari, I, 2743). 

[Lammens]. In realtà la tradizione è una protesta ortodossa contro 
un uso proprio delle chiese cristiane, introdotto un tempo nelle moschee. 

§ 312. — (ibn Sa'd, senza isnàd). Il Califfo 'Umar istituì i] Dar al- 
Raqiq, che alcuni chiamano invece Dar al-Daqiq, o casa della farina, nella 
quale ripose farine (daqìq), farina fina (sawiq), datteri, uva secca, e 
tutto ciò che poteva servire per soccorrere chi era privo di mezzi di sus- 
sistenza, e per ospitare chi veniva a fargli visita. Sulle grandi vie di co- 
municazione (tariq al -su bui) tra Makkah e Madinah fece depositi di 
vettovaglie necessarie a chi era privo di mezzi e si trasportava di sor- 
gente in sorgente (vivendo di quanto si trovava sul cammino) (Sa ad, III, 
1, pag. 203, lin. 11-14), 

§ 313. — Il Califfo Umar fu anche molto severo in questioni di mo- 
rale, immischiandosi nelle faccende dei privati e ponendo energicamente 
freno alla vita licenziosa dei fedeli, dovunque la sorprendesse: su questo 
argomento abbiamo alcune tradizioni, sul contenuto delle quali possiamo 
forse fare qualche assegnamento. 

(Amr b. 'Asim al-Kilàbi, da Dàwùd b. abi-1-Furàt, da Abdallah b. 
Buraydah al-Aslami). Il Califfo soleva girare per Madinah durante la notte : 
in una di queste passeggiate notturne intese una donna che ripeteva cantic- 
chiando un verso del seguente tenore : « Non v'è forse una via per arrivare al 
« vino e berne? Non v'è forse una via per giungere fino a Nasr b. Haggàg? ». 
n mattino seguente 'Umar fece prendere informazioni sul conto di Nasr 
b. Haggàg e scopri che apparteneva alla tribù dei Sulaym. Lo fece venire 



\-,h. 



§§ -òiósib. 23. a. H. 

23- a. H. jj, ,^i,a, presenza, e .si avvide subito che era un uomo di eccezionale bel- 

liffo Umar: sue It^zza di VISO 6 di Capelli. Ordinò di tosarlo, ma allora si scoprì la fi-onte, 

caratteristiche (^.hp aumentava ancora la sua beltà: ordinò quindi di mettergli un tur- 
personali.] 

bante (nella speranza d'imbruttirlo), ma ciò servi soltanto ad accrescere 

le attrattive fisiche del giovane. Non riuscendo in questo intento, 'Umar 

esclamò : « Non mi conviene che tu stia nello stesso paese in cui io mi 

« trovo *. Fornitolo di quanto gli ei-a necessario, lo mandò in al-Basrah 

(Sa ad, III, 1, pag. 204-105). 

§ 314. — (Amr b. Asim al-Kilàbi, da Dàwùd b. abì-1-Furàt, da 'Ab- 

dallah b. Bm'aydah al-Aslami). Nel girare una notte per le vie di Madinah, 

il Califfo Umar udì varie donne che conversavano insieme e discutevano 

chi t'osse l'uomo più bello di Madinah: una donna sostenne che fosse abù 

Dzi"b. Il mattino seguente 'Umar fece ricerche sul conto di abù Dzi'b, 

e venne a sapere che apparteneva (pure lui!) ai banù Sulaym : fattolo 

venire in sua presenza osservò che era un bellissimo uomo, ond' egli 

esclamò due o tre volte: « Per Dio, ecco il lupo di quelle donne! (scherzo 

« sulla parola Dzi-b, che significa lupo). Per Colui che ha l'anima mia 

« nelle sue mani, non mi conviene che tu stia nello stesso paese in cui io 

« mi trovo! ». A questo il sulamita rispose: « Se la tua decisione di man- 

« darmi via è irremovibile, mandami dove hai mandato quel mio cugino 

« (ossia Nasr b. Haggàg al-Sulami) ». 'Umar accettò e lo mandò fornito di 

tutto il necessario, in al-Basrah (Sa ad,. Ili, 1, pag. 205, lin. 4-11) ('). 

Nota 1. — In ambedue le tradizioui viene fuori il fatto che gli uomini eccezionalmente belli 
fossero Sulamiti : forse in questo particolare si asconde qualche malevola punta tradizionistica contro 
quella tribù un tempo si temuta per i suoi istinti predatori, ed acerba nemica del Profeta: i Sulaym 
erano arditi guerrieri e si batterono poi con grande valore per l'Isiàm. Nelle tradizioni che diamo 
qui appresso è detto chiaramente che le donne arabe dei Sa'd b. Bakr, degli Aslam, dei éuhaynah e dei 
Ghifar avevano una condotta licenziosa lasciandosi sedun-e da un certo Ga'dah, pur egli dei Sulaym. 
Di nuovo abbiamo perciò questa caratteristica dei Sulaym, palesemente tendenziosa : si noti poi che le 
donne che cedono alle arti di questi bei seduttori, sono donne delle tribù nomadi dei dintorni di Ma- 
dinah, ma nulla si dice della moralità delle donne madinesi delle tribù degli Ansar, o di quelle degli 
Emigrati makkani. Anche in ciò v'è forse una punta tendenziosa, con la quale si vorrebbe far credere 
che la vita licenziosa menata in Madinah, già ai tempi di 'Umar non fosse colpa degli Emigrati,o degli 
Ansar, ma sibbene degli Arabi nomadi immigrati nella città. 

È bene ricordare e ripetere che nel hadith musulmano non è facile sempre scoprire la ragione 
prima che ha dato nascita alla tradizione. Talvolta questa è ascosa con molta arte in .alcuni partico- 
lari, che all'occhio poco esperto potrebbero sembrare semplici ornamenti, o inutili aggionte. 

§ 315. — (Ismà'il b. Ibràhìm al-Asadi, da ibn 'Awn, da Muhammad). 
Una volta Bura_ydah nel presentarsi al Califfo 'Umar, fece cadere il suo 
turcasso, donde uscì un foglio di carta: 'Umar lo afferrò e scoprì che vi 
erano scritti alcuni versi: li lesse e vide che si alludeva alla vita licen- 
ziosa di un certo Q-a'dah dei Sulaym con « le nostre giovani camele » 
(ossia con le fanciulle) dei banù Sa'd b. Bakr, e degli Aslam, oppure dei 

156. 



23. a. H. 



§§ 3i&5ia 



Guhaynah, o dei Ghilàr, che egli aveva « incapezzate » (mu' aqqalàt), 
ossia sedotte ed asservite alla sua libidine, sul colle di Sai', di fi-onte ad 
al-Bihàr. Appena terminata la lettm-a, 'Umar mandò a chiamare (jra'dah, 
gli fece intliggere cento colpi di verga mentre era « incapezzato » (m a ' q ù 1) 
e gli vietò d'aver più commercio con una donna m Ughi bah (? di na- 
scosto?) (Saad, III, 1, pag. 205, lin. 11-20) ('). 

Nota 1. — Le enormi ricchezze accumulate nelle conquiste e in parte concentrate in Madìuah, 
generarono immediatamente una grande rilasciatezza dei costumi, e sospinsero la società islamica sovrat- 
tutto nelle città sante a menare una vita di lussi e di godimenti, che si rispecchiò sovrattutto nei rap- 
porti tra i sessi. Prima dell'Islam questi erano, come vedemmo, assai liberi, ed in Makkah sovrattutto, 
durante le feste, erano addirittura orgiastici. Ma altro è una libertà consuetudinaria, radicata nel 
costume e nella tradizione, ed altro è il suo spudorato peggioramento prodotto dalla ricchezza e dalla 
sete di godere smodatamente, senza ritegno di sorta. Le misure poliziesche di 'Umar furono quindi una 
continuazione della politica di Maometto per infrenare non solo l'antica e normale licenza pagana, ma 
anche una nuova licenza, peggiore dell'antica, perchè indizio di corruzione progressiva e di degene- 
razione sociale. 

§ 316. — (Abd al-gabbàr b. al-'Alà, da Sufj-àn, da 'b'mar b. Habib, 
da Amr b. Dinar). Umar b. al-Khattàb giunse a Makkah e vide giuocare 
il kurrah (la palla?) e disse: «Se non fosse che l'Inviato di Dio ti ha 
« lasciato stare, non ti avrei davvero lasciare stare!». Dissero i Makkani: 
« Ma è un giuoco antico, a cui giocava il popolo makkano ». E non cessò 
ano. all'anno 210. H. (Fàkihi, pag. 9, lin. 19-10, lin. 1). 

§ 317. — (Muhammad b. Mus'ab al-Qarqasàni, da abù Bakr b. 'Ab- 
dallah b. abì Maryam, da Ràsid b. Sa'd). Furono portati al Califfo 'Umar 
certi danari, che egli si accinse a distribuire tra la gente: questa si pre- 
cipitò intorno a lui: tra la gente Sa'd b. abi Waqqàs seppe con il suo im- 
peto aprirsi un varco e giungere sino ad 'Umar. Il Califfo (irritato dalla 
ingordigia dimostrata dal Compagno) lo colpì con la sua sferza, dicendogli: 
« Tu ti sei avanzato mostrando di non temere la potenza di Dio in terra, 
« ed io ho desiderato insegnarti che anche la potenza di Dio non ti teme ! » 
(Saad, III. 2, pag. 206, lin. 6-11). 

È singolare la luce che getta questa tradizione sulla .società dei Com- 
pagni in Madinah e su Sa'd in particolare. È però probabile che su Sa'd 
si sia rove.sciato in parte l'odio vivissimo dei posteri contro il figlio 'Umar 
b. Sa'd che prese una parte cosi cospicua alla uccisione di al-Husayn b. 
Ali a Karbalà nel 61. H. 

§ 318, — (Mutarrif b. 'Abdallali, da 'Abd al-'aziz b. abi Hàzim, da 
Umar b. Muhammad, da suo padre Muhammad b. Zayd). Si radunarono 'Ali, 
'Uthmàn, Talhah, al-Zubayr, 'Abd al-rahmàn b. ' Awf e Sa'd (b. abi Waqqàsj, 
ed il più ardito (agra-u) di loro nei rapporti con 'Umar b. al-Khattàb 
era Abd al-rahmàn b. Awf. Perciò i presenti dissero a que.st'ultimo : 
«Perchè non parli tu con il Principe dei Credenti a nome della gente? 



23. a. H. 
[ARABIA. - Il Ca- 
liffo 'Umar: sue 
caratteristiche 
personali.] 



1.57. 



$$ 316, 317. 23. a. H. 

23. a. H. « intatti, se si presenta un uomo the desidera il Calififo per una faccenda, 

liffo Umar: sue * '^ timoie di 'Umar gì' impedisce di parlare al Califfo sulla detta faccenda, 
caratteristiche ^ pgj. modo che alfine egli si ritira senza aver deciso l'affare ». Abd al- 
^ rahmàn b. 'Awf accettò di farsi interprete di questi sentimenti presso 

'Umar, e recatosi da lui gli disse: « Principe dei Credenti! Sii più be- 
« nigno con la gente ! Se viene qualcuno nell" intento di presentarsi a te, 
« è trattenuto dal timore che tu ispiri e non ti parla della sua faccenda, 
« sicché alfine se ne va senza averti parlato! ». Il Calififo rispo.se: « O Abd 
« al-rahmàn, ti scongiuro in nome di Dio di dirmi chi ti ordinò questa 
« faccenda? Forse Ali, 'Utjimàn, Talhah, al-Zubavr e Sa'd? ». — « Sì, per 
« Dio! ». — « 'Abd al-rahmàn! Per Dio! Io sono stato tanto indulgente 
« per gli uomini fino al punto da temere Dio per la mia indulgenza: poi 
« sono stato tanto duro e severo contro di loro fino al punto da temere 
«Dio per la mia severità! Dove è la via d'uscita (da siffatto dilemma?) ». 
AUora 'Abd al-rahmàn si alzò piangendo tanto dirottamente, che le lagrime 
gii scorrevano giù per il mantello, e disse a sé stesso: « Guai a loro dopo 
«di te! Guai a loro dopo di te!» (Saad, III, 1, pag. 206-207). 

Non v' é bisogno di aggiungere che, se il fondo della tradizione posa 
su basi storiche, il colorito è esagerato. 'Umar fu uomo ruvido, autoritario 
e a volte anche violento; ma i grandi Compagni non vivevano tutti in 
tale soggezione verso il Califfo. Quelli che capitanavano l'opposizione, come 
'Ali, Talhah, al-Zubayr e qualche altro minore, preferivano tenersi lontani 
con contegno di sprezzante e invidiosa alterigia, sapendosi spiati e cir- 
cuiti dal geloso e sospettoso 'Umar; il quale però smorzava, o tentava 
smorzare il carattere umiliante di questo atteggiamento, con doni e con- 
cessioni di carattere economico. Egli temeva i loro intrighi, e ne aveva 
ragione, come insegna la sua morte violenta e prematura. Vedi l'ultima 
frase della seguente tradizione. 

§ 317. — ('Ubavdallah b. Sa'd al-Zuhri, da suo zio Ya'qùb b. Ibràhim 
b. Sa'd al-Zuhri [t 208. a. H.], da suo padre, da al-Walid b. Kathir. da 
Muhammad b. 'Aglàn, da Zayd b. Aslam, da suo padre). Una volta certa 
gente venne da Abd al-rahmàn b. Awf e gli disse, che tale era lo spa- 
vento che avevano del Califfo, da non poter fissare su di lui lo sguardo. 
Quando 'Abd al-rahmàn riferì questo discorso ad 'Umar, questi si adirò: 
« Come? Hanno detto questo? Per Dio! Io sono stato verso di loro tanto 
« indulgente, che ho temuto per me stesso l'ira di Dio, e poi sono stato 
« tanto severo verso di loro, che anche per questo ho temuto per me l'ira 
« di Dio! In verità sono io che ho più paura di loro, che non loro di me! » 
(Tabari, I, 2746). 

158. 



23. a. H. §1 320-323. 



§ 320. — Si (lice che tutti i popoli, i primi e gli ultimi, gli antichi 23. a. H. 

e i moderni, non hanno temuto i loro re quanto han temuto Ardasìi- dei uffo umar: sue 
re persiani, e Tmar b. al-Khattàb dei re degli Arabi e dell'Isiàm. Poiché caratteristiche 

, . , . . ... 1 T. • 1 1 . personali.] 

'Umar sapeva dei tunzionan e dei sudditi che eran lontani, quanto .sapeva 
di chi passava la notte con lui in un giaciglio. E in nessuna regione e 
in nessuna parte aveva luogotenente o funzionario, su cui non vigilasse 
uno spione che non lo lasciava mai. Egli aveva le notizie di ogni parte 
mattina e sera, tanto che il funzionario era sospettoso perfino dei suoi più 
vicini parenti ed intimi. ('Umar) governava i sudditi come Ardasii-, scru- 
tando loro come i loro segreti. — Di poi Mu'àwiyah imitò il suo modo di 
governare, seguì le sue orme e le cose gli andaron bene, e fu lungo il 
tempo che rimase al regno (Bayhaqi Mahàsin, pag. 153, lin. 15-154, 
liu. 5). 

§ 321. — (Yahya b. Said al-Umawi, da al-A'mas, da Adi b. Thabit 
al-Ansàri, da abù Mas'ùd al-An.sàri). Stavamo seduti in conversazione, 
quando ecco sopraggiungere un cavaliere a grande galoppo, che per poco 
non ci mise sotto le zampe del cavallo. Balzammo in piedi per paura; ed 
era Umar b. al-Khattàb. Gli domandammo : « Chi t' insegue, o Principe dei 
« Credenti? ». E quello: «Che ci avete a ridire? Mi sentivo vivace e di 
« Imon umore (wagidtu na.sàt*"), ho preso un cavaUo. e 1' ho spinto al 

* galoppo» (Saad, III. 1, pag. 23G, lin. 8-13) [G.]. 

Questa tradizione ritrae dal vero la caratteristica fondamentale di 
Umar, il bisogno irrequieto di fare, l' istancabile energia e il carattere 
aggressivo, invadente della .sua attività, che abbagliava e s'imponeva. 

§ 322. — ral-Wàqidi. da Màlik b. Anas, da Zayd b. Asiani, da Amir 
b. Abdallah b. al-Zuhayr, da Aslam). Ho veduto 'Umar quando s'adh-ava, 
prendersi un baffo e parlare con quello .sulla bocca soffiandovi su (Saad, 
111. 1. pag. 235, lin. 25-28) [(?.]. 

§ 323. — (Ma'n b. Isa, da Màlik I). Anas. da Zayd b. Aslam, da 'Amir 
b. Abdallah b. al-Zul^ayr, da suo padre [Abdallah]). Si presentò ad 'Umar 
b. al-Khattàb un uomo del deserto, e gli di.sse : « Principe dei Credenti. 
« il nostro paese, noi vi ci siamo battuti nell'età della l)arbarie ffi-l-gà- 
« hiliyyali), e vi abbiamo abbracciato la nuova fede nell'Isiàm. Ora tu 

• ce ne hai interdetto l'uso (tuhma alayna) ». 'Umar prese allora a sof- 
fiare e a torcersi il baffo (Saad, III, 1, pag. 235, lin. 28-236. lin. 4) fG.]. 

La tradizione è un poco oscura e potrebbe riferir.si alla pax islamica 
imposta dal governo di Madhiah entro la penisola. Potrebbe non per tanto 
riferirsi all' inderaaniamento di alcuni tratti del deserto, prima aperti ai 
n(jmadi. e da Umar invece riservati esclusivamente (i h i m a) perii man- 

169. 



§§ 323, 324. 



23. a. H. 



23. a. H. 

[ARABIA. - Il 

liffo 'Umar: 

caratteristi 

personali.] 



Ca- 
sue 
che 



tenimento delle cavalcature e dei bestiami riscossi come tributo dai non 
musulmani o come sadaqah da molte tribù rimasto nel deserto e sotto- 
poste agli accordi conclusi con Maometto e più tardi durante la Riddah 
(cfr. 16. a. H., § 344; 17. a. H.. § 200). 

§ 324. — (Sa'id b. Mansur, da Sufyàn, da Asim b. Kulayb, da suo 
padre Kulayb, da ibn 'Abbàs). Il Califfo 'Umar b. al-Khattàb aveva la 
consuetudine, dopo ogni preghiera di dare udienza alla gente, e se qual- 
cuno aveva bisogno di lui, esaminava le sue faccende: avvenne ora che 
'Umar pregasse varie volte senza tenere poi la consueta udienza. Allora 
ibn 'Abbàs si recò alla porta della dimora di 'Umar ed interpellò il por- 
tinaio, Yarfa, per sapere se il Califfo aveva qualche cosa di cui lagnarsi: 
Yarfà negò vi fosse nulla. Mentre discorrevano sopraggiunse 'Utjimàn b. 
'Affàn, e Yarfà rientrò presso il Califfo, poi riuscì e invitò i due Compagni 
lì pi-esenti ad entrare presso il Califfo. I due Compagni lo trovarono di- 
nanzi ad una quantità di mucchi (su bar, plur. di subrah) di danaro, 
sopra ognuno dei quali era un omoplata (di camelo, con sopra un' iscri- 
zione?): egli si rivolse ai due entranti e disse: « Ho esaminato la faccenda 
« ed ho trovato che in Madìnah non vi sono altri aventi famiglia e con- 
« sanguinei più numerosi (akthar al - 'a s ir ah) di voi due, perciò prendete 
« questo danaro e dividetelo tra la gente, ma se vi rimane un sopravvanzo. 
« restituitemelo! ». 'Uthmàn prese una manciata d'oro e scosse il resto 
(hathà). ibn 'Abbàs invece si mise in ginocchio e disse: « Ma se non ba- 
« sterà,. ci rimborserai (quanto diamo per completare?) ». 'Umar esclamò 
allora : « Natura di pietra ! (sinsinah min akhsan = espressione pro- 
« verbiale per significare: ti conosco bene!). Non era questo presso Dio. 
« quando Maometto ed i suoi Compagni mangiavano al-qidd?». — «E 
« vero », ritorse ibn 'Abbàs, « ma se s'impadroniva di qualche cosa, agiva di- 
« versamente da te! Ossia mangiava lui e nvitriva noi! ». Allora ibn 'Abbàs 
vide 'Umar piangere convulsamente e lo sentì esclamare : « Quanto vorrei 
« andarmene da questo mondo in assoluto pareggio, senza debiti e senza cre- 
« diti! » (versione qua e là incerta) (Sa ad. III, 1, pag. 207, lin. 2 e segg.). 

Nota 1. — Questa tradizione, che rimonta ad ibn 'Abbas, non m'ispira grande fiducia e non esi- 
terei nel riporla tra le apocrife; ma forse, se l'isnàd non è finzione posteriore, abbiamo in essa uno 
dei tanti parti della fantasia di quel fallace tradizionista: essa è infatti piena di concetti tendenziosi. 
Noteremo per ora soltanto gli • omoplati » messi dal Calitìb sopra ogni mucchio, quasiché il sovrano 
della parte più ricca dell'Asia Anteriore non avesse altri sistèmi meno primitivi per segnare la roba 
del pari che questi lavori materiali di spartizione di prede fosse fatta personalmente dal Califfo e non 
dai suoi dipendenti. Nella prima parte delia tradizione ascondesi però forse qualche notizia esatta sul 
modo come il Califib impiegava la giornata, in particolare le udienze per reclami od altro, dopo ogni 
preghiera pubblica (forse intendesi però ancora del solo venerdì, e non quelle quotidiane). 

L'ultima parte della tradizione è un'insinuazione diretta contro l'avidità grande degli 'Ab basidi, 
mai sazi di ricchezze: in questo modo innocuo ed indiretto manifestavano il loro risentimento i par- 
titi d'opposizione al crudele e degenerato governo abbàsida nel il e lU secolo della Higrah, quando il 



leo. 



23. a. H. §§ S24-328. 



personali. 



lusso sfarzoso, i vizi, i delitti e l'anarchia amministrativa dei califfi in Bnghdàd e Sàinarrà. erano lo 23. a. H. 

scandalo dei buoni ortodossi musulmani. [ARABIA. - Il Ca- 

liffo 'Umar: sue 

§ 325. — (Yazid b. Hàiùn, da Yahj^a b. Sa'id, da Sa'ìd b. al-Musayj'ab). caratteristiche 
Morto (usiba, fu ucciso per sbaglio?) un camelo del mal (tesoro pub- 
blico) oppure del fay (bene comune dei Musulmani), 'Umar lo fece scan- 
nare e mandò una parte della carne alle vedove del Profeta : il rimanente 
fu per ordine suo cucinato ed offerto ai Musulmani, tra i quali in quel 
giorno v'era al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib. Questi disse al Califfo: «0 
« Principe dei Credenti : se tu ci preparassi ogni giorno (un pasto) come 
« quello odierno, allora, dopo aver desinato con te, e' intratteremmo a 
«conversare teco ». 'Umar rispose: «Io non rifarò più una cosa .simile: 
« i due Compagni fs à h i b à n , ossia il Profeta e abii Bakr) che mi hanno 
« preceduto hanno agito in un certo modo e ambedue hanno seguito una 
« (sola) strada: se io agissi diversamente da quel che hanno agito essi, 
«prenderei una via diversa dalla loro! » (Sa ad, III, 1, pag. 207). 

Questa tradizione ha per evidente scopo di ammettere che al grande 
Califfo si porgessero innumerevoli occasioni per abusare del vasto potere 
di cui era investito e fare uso non sempre corretto della roba pubblica, 
che egli aveva ad amministrare ; ma la tradizione mira altresì a voler per- 
suadere i posteri che 'Umar agisse in tutto conforme l'esempio dei suoi 
due predecessori e forse anche più rigidamente ancora. Insinuasi altresì che 
il capostipite degli Abbàsidi fosse disposto a trattare la cosa pubblica 
come bene privato ed a commettere abusi. 

§ 326. — (Muli. b. Abdallah b. Yùnus, da abii-l-Ahwas, da Lavth, da 
un madinese). 'Umar b. al-Khattàb nel morire fece al figlio 'Abdallah lo 
seguenti raccomandazioni: «0 mio figliuolo, a te (l'eseguire) le viitù ca- 
« ratteri.stiche (khisàl) della fede ». — « Quali sono? » — « Il digiuno nella 
« canicola dei giorni estivi, l'uccisione dei nemici con la spada, la pazienza 
« nelle calamità, il compir le abluzioni nel giorno d' inverno, affrettar la 
« preghiera nel giorno di nuvole, e metter da parte la melma del vizio 
«Cradghah al-khabàl)». — «Che è la melma del vizio?» — «Il ber 
«vino» (Saad, UT, 1, pag. 261, lin. 7-12) [G.]. 

§ 327. — (Wakì' b. al-Grarràh, da abu Ma'sar, da alcuni suoi maestri 
[asyàkhuna]). Disse 'Umar: «Siffatta autorità fcaliffale) non .si esplica 
« bene se non (usando) energia senza oppre.ssione. e dolcezza senza deV-o- 
«lezza» ^Saad, III, 1, pag. 250, lin. 2-5) fCx.]. 

§ 328. — ('Àrim b. al-Fadl, da Haramàd b. Zayd, da Ayyùb, nonché 
Hi.^àm, da Muhammad b, Sirin). Quando fu ucciso il Califfo 'Umar, non si 
raccoglieva ancora il Quràn (Saad, III, 1, pag. 212, lin. 3-4). 

161. 21 



5§ 32H-330. 



23. a. H. 



23. a. H. 

jARABIA. - Il 

liffo Umar: 

caratteristi 

personali.] 



Ca- 

sue 
che 



Se questa tradizione, che .sembra ben fondata nell'isnàd, perchè breve 
. sonza pretesa di giungere fino ai giorni stessi di Umar, ha qualche pro- 
1 labilità d'esser vera, risulterebbero per lo meno erronee tutte le tradi- 
zioni riguardanti la compilazione scritta dei versetti quranici durante il 
califfato di abù Bakr (cfi-. 11. a. H., §§ 225-235). D'altra parte qui ab- 
biamo, per quanto buona, una sola tradizione contro la pletora di quello 
che pongono la collezione del Qur-àn sotto abu Bakr. Anche se molte di 
quelle tradizioni possono essere semplici copie l'nna dell'altra, e perciò in 
gran parte apocrifo, pur nondimeno il loro numero, se non altro, ci im- 
pone di andar guardinghi prima di sacrificarle tutte. Siffatta misura ra- 
dicale, è bene dirlo, ha molte ragioni che militano in suo favore, e molti 
e giavi sono i dubbi sui motivi e sovrattutto sui particolari della pre- 
tesa collezione Bakriana. Torneremo ad esaminare tutta la questione, 
quando tratteremo della compilazione del testo ufi&ciale del Qur"àn sotto 
il Calitfo Uthmàn. È probabile però che vivente abù Bakr, si procedesse 
in via privata ad una collezione non ufficiale dei versetti rivelati, una 
copia né completa né definitiva. È probabile che la vera copia ufficiale 
si facesse soltanto sotto Uthmàn, e che le asprissime critiche destate dai 
provvedimenti del vecchio Califfo abbiano colorito tendenziosamente tutte 
le notizie sulla compilazione scritta dei versetti quranici regnante abù 
Bakr. È forse cagionata da intenti tendenziosi anche questa tradizione? E 
nel caso affermativo, per quale ragione e con quali scopi? 

§ 329. — (abù-1-Walìd, da Sulaymàn b. Harb, da Hammàd b. Sa- 
lamah, da Humayd, da al-Hasan b. Muslimi al-Makki). 'Umar b. al-Khattàb 
prepose a Makkah Nàfi' h. 'Abd al-Hàrith al-Khuzà'i, e quando 'Umar 
venne [a Makkahj quegli gli andò incontro. Disse 'Umar: « Chi hai fatto 
«tuo luogotenente in Makkah?». Rispo.se: « ibn Abza ». Disse Umar: 
«Hai preposto alla gente di Dio uno dei ma w ài il ». E si adirò, tanto 
che sorse sulle staffe. Ma disse [Nàfi'] : « Ho trovato che meglio di tutti 
« sapeva leggere il libro di Dio, e che era il più istruito nella legge di 
« Dio >. Si placò allox-a Umar tanto che ricadde sulla sella. Poi disse: 
« Se dici questo [se è vero che Nàfi' è tale] ho veramente inteso l' Inviato 
« di Dio (lire : Iddio altissimo innalza con questa religione alcuni ed altri 
«abbassa» (Azraqi, pag. 380. Un. 15-381, lin. 1) [M.J. 

Si tratta sempre del solito argomento : vale più un buon musulmano, 
anche non arabo, che un arabo: Sincerità di fede vale più che sangue 
arabo (cfr. § 379). 

§ 330. — (abù-1-Walid, da suo nonno, da ibn Uyaynah, da ibn Cfu- 
rayg, da ibn abì Mulaykah, da ibn Abbàs). Gli disse ibn Safwàn: « Come 



l&2. 



23. a. H. §§ a:«>{fì:'. 



personali.; 



« vi è pai-so il governo dei confederati (ahlàf)?». Rispose: «Quello di 23. a. h. 

« prima era migliore di esso ». Disse ibn Safwàu : « 'limar anche ha detto ,,„„ .,', ' ^' 

r <^^ — Uno Umar: sue 

« COSÌ, a proposito di una cosa, che non ricorda Sufyàuf?] ». Disse ibn 'Abbà.s: caratteristiche 

«Intendi tòrse la sunnah di 'Umar? Da un pezzo è stata abbandonata I 

«E per Dio la sunnah di 'Umar è lontana mille miglia. Uiuar aveva 

«stabilito che il basso e l'alto del wàdi servissero di fermata ai pelle- 

« grini e che Agyàd e Qu'a> qa'àn servissero per chi si fermasse e chi an- 

« dasse. Ora tu e il tuo compagno ne avete fatto case e castelli » (Azraqi, 

pag. 392, liii. 12-18) [M. G.j. 

Questa e le seguenti tradizioni si riferiscono a questioni edilizie nel 
santuario makkano, l'osservanza di leggi locali aventi carattere sacro, 
perchè tramandate ab antiquo. Non di tutte è chiaj-o il significato e lo 
scopo. 

§ 331. — (abù-1-Walìd, da suo nonno, da 'Abd al-rahmàn h. al-Qàsim, 
da suo padre, da Alqamah b. Nadlah). Disse un tale dei banù Sulaym a 
'Umar b. al-Khattàb in Makkah : « Principe dei Credenti, concedimi un 
«pezzo di Khayf al-'Urin [la pendice di Urin: cfr. Yàqùt Mu'gam, I, 
« pag. 230. lin. 1-3], che lo riempia di [palme da] datteri ». Gli disse 'Umar: 
« Si! ». Ma venne tale notizia all'orecchio di abù Sufyàn b. Harb e disse: 
« Lasciate pure che la riempia : vedrà poi chi di noi si mangerà il rac- 
« colto ». Lo riseppe il Sulamita e lasciò il pezzo [di terra], aba Sutyàn 
lo reclamava per sé, ma dopo fu solamente Mu'àwiyah quello che lo col- 
tivò e lo riempì di [palme da) datteri. Questo Khayf aveva un sentiero 
per cui scendeva la gente all'abbeveratoio (Azraqi, pag. 442, lin. 18- 
443, lin. 2) [M. G.]. 

§ 332. — (abù-1-Walid, da suo nonno, da 'Abd al-rahraàn b. Hasan 
ibn al-Qàsim, da suo padre, da 'Alqamah b. Nadlah). Umar b. al-Khattàb 
sali al-Ma'làt per alcuni suoi affari, e passò innanzi ad abu Sufyàn che 
stava impeciando un suo camelo ; e vide alcuni materiali di cui abu Su- 
fyàn aveva costruito una specie di magazzino innanzi al suo dar, ove 
solca sedere all'ombra del mattino. Gli disse 'Umar : « O abù Sufyàn, 
«che cosa è questa novità che hai costruito sulla strada dei pellegrini? ». 
Rispose abu Sutyàn : « Un magazzino in cui sediamo all'ombra del mat- 
« tino ». Gli disse 'Umar: «Non tornerò [cioè: fa che io non torni] da 
« questa parte che tu non lo abbia demolito e rimosso ». E se ne andò 
per i suoi affari. Ritornò e il magazzino era ancora come prima. Disse 
allora 'Umar ad abù Sufyàn: «Oh! non ti aveva dotto: Non tornerò [da 
«questa parte] che tu non lo abbia demolito e rimosso?». Rispo.se abù 
Sufyàn : « Ho aspettato, o Principe dei Credenti, che venisse a me qual- 



§§ 33-,ì-334. 



23. a. H. 



23. a. H. 

[ARABIA. - Il 

liffo Umar: 

caratteristi 

personali. I 



Ca- 

sue 
che 



« (uuo dei miei servi che io demolisse e lo rimovesse ». Di.sse 'Umar: « Ti 
« ordino di demolirlo con le tue mani e trasportarlo sulle tue spalle ». E 
abù Sutyàn non replicò, finché non lo ebbe demolito con le sue mani e 
asportato il materiale sulle sue spalle (Azraqi, pag. 447, liu. 21-448, 
liii. ',)) [M. G.]. 

§ 333. — (abù-1-Walid, da suo nonno, da Abd al-rahmàn b. Hasau 
b. al-Qàsim b. Uqbah, da suo padre, da 'Alqamah b. Nadlah). abù Sutyàn 
b. Harb si fermò sull'aggere jradm] dei ciabattini e battè con il piede 
iu terra dicendo: « Gobba della terra, che ella ha una gobba! ». Afferma 
ibn Farqad (cioè ('Utbah b. Farqad al-Sulamij : « Io so distinguere il mio 
« e il suo diritto ; egli ha la teiTa nera di Marwah e io la parte deserta. 
« Ma invece è mio quanto è fca questo luogo e Tugnà (Tugnà è una pen- 
« dice, tjianiyyah, presso Tà-if)». Riseppe ciò 'Umar b. al-Khattàb e 
disse : « Oh ! abù Sutyàn è vecchio in prepotenza ! Nessuno può accampare 
« dhitti se non per quanto è cinto dal suo muro !» (Azraqi, pag. 448, 
lin. 22-449, lin. 7) [M. G.]. 

§ 334. — (abù-1-Walìd al-Azi-aqi, senza isnàd). al-Khattàb b. Nufayl 
avea un dar, che passò ad 'Umar b. al-Khattàb, ed era posto fra il dar 
di Makhi'amah b. Naw^fal (che passò a 'Isa b. 'Ali) e il dar di al-Walid 
b. Utbah ira al-Safà e al-Marwah. Il dar [di 'Umarj avea due facciate, una 
che guardava fra al-Satà e al-Marwah e un'altra sull'apertui'a fra i due 
dar. 'Umar b. al-Khattàb lo demoli nel suo califfato, e ne fece una piazza 
e luogo di sosta [manàkh] per i pellegrini, dandolo in sadaqah ai Mu- 
sulmani. Ma rimasero di esso dei magazzini [havp^ànìt, botteghe] iu cui 
erano i pellai. Ho udito mio nonno Ahmad b. Muhammad ricordare che 
quei magazzini erano [partej di quella piazza; poi divennero baracche (ma- 
qà'id) in cui vi era della gente che vendeva nelle proprie baracche, e 
nelle baracche vi erano delle casse nelle quali era [messa] la loro merce 
nella notte : le casse erano addossate al muro. Quindi le baracche con travi 
di palma e tetto divennero tende, e rimasero queste tende quanto Dio volle 
I lungo tempo]. Cominciarono poi a costruii-le con mattoni crudi e tiam- 
meuti di cotti tanto che divennero casette che dai pellai nella stagione 
[del pellegrinaggio] [la gente] prendeva iu affitto ad alto prezzo (b i - 1 - d a- 
nànir al-kathirah). Ma vennero a loro (padi'oni di baracche) alcuni 
discendenti di Umar b. al-Khattàb da Madinah e intentarono loro una 
lite a cagione di esse, innanzi a un qàdi del popolo di Makkah, il 
quale le aggiudicò ai discendenti di Umar e concesse ai padroni delle 
baracche un risarcimeuto parziale del prezzo di costruzione. Quindi di- 
vennero magazzini che la gente prendeva iu affitto dai pellai; e fino ad 



164. 



23. a. H. 



§§ ìHA-dda. 



oggi sono proprietà di discendenti di IJmar (Azraqi, pag. 473, liu. 22-474, 
lin. 16) [M. G.]. 

§ 335. — (ibn Grurayg da 'Atà-). 'limar b. al-Khattàb avua proibito 
che si mettessero porte nei dar di Makkali (Azraqi, pag. 391, liu. 20-21). 

Sappiamo che eguale proibizione facesse ai governatori nelle proviucie. 
Si rammenti il caso di Sa'd b. abi Waqqàs in al-Kùfah (cfr. 20. a. H., § iJ) : 
ili Makkali però la ragione del divieto aveva carattere diverso e dipendeva 
da qualche antica consuetudine pagana, quando gii abitanti erano nomadi 
e tutto il territorio era campo aperto per le tende dei pellegrini. — Con- 
frontisi § 337. 

§ 336. — (abu-1-Walid, da suo nonno, da Muslim I). Khàlid, da Ismà'il 
b. Umayyah). Umar b. al-lvhattàb bandi da Makkah schiavi e cavalca- 
tm'e e non permise che alcuno mettesse porte nel suo dar in Makkah, 
finché Hind bint Suhayl gliene chiese il permesso dicendo: « Con ciò voglio 
« custodire le suppellettili e le persone dei pellegrini ». Alloi'a Umar le 
diede il permesso, ed ella mise due porte nel suo dar (Azraqi, pag. 392, 
Un. 8-12;. 

Cfr. Balàdzuri, 43, sul divieto di affittar case in Makkah: tutte 
queste proibizioni sono deduzioni dal versetto quranico (XJI, 26) : il m a s g i d 
a 1 - h a r a m è egualmente aperto per l' indigeno e lo straniero. 

§ 337. — (abù-l-Walid al- Azraqi, senza isnàd). I loro diritti (dei 
banù Amir) cominciano dalla parte più alta del wàdi con la casa di 
Hind bint Suhayl (è il quartiere di Suhayl b. 'Amr). Questa casa fu la 
prima in Makkah, nella quale furono messe due porte. E fu cosi : Hind 
bint Suhayl chiese permesso a ' limar di mettere due porte nel suo dar. 
Ma 'Umar rifiutò il permesso, dicendo: «Con ciò voi non volete altro che 
«chiudere i vostri dar ai pellegrini e a quelli che compiono l'umrah 
« (i pellegrini e coloro che compivano r'umrah solean discendere nei 
« cortili e ars a t) dei dar di Makkah) ». Ma Ilind disse: « O Principe dei 
« Credenti, non voglio se non guaiolare la roba dei pellegrini e custodirla 
«dai furti». Umar le diede allora il permesso, onde ella appese nel dar 
lo due porte (Azraqi, pag. 475, lin. 19-476, lin. 3) [M. G.]. 

§ 338. — L'opera edilizia più importante del Califfo Umar in Makkah 
fu il restauro della Ka'bah, T ingrandimento della corte che circondava il 
santuario e la costruzione di un muro di cinta intorno al piazzale. Anti- 
camente le case formavano la piazza e le viuzze che le dividevano, sboc- 
cavano direttamente in essa. Forse il piazzale era molto ristretto e l'af- 
tiuenza sempre crescente dei pellegrini dopo il triouiò dell'Islam, impose 
al Califfo un ingrandimento come urgente provvedimento edilizio nono- 



23. a. H. 

[ARABIA. ■ Il Ca- 
liffo Umar: sue 
caratteristi e he 

personali.) 



165. 



§§ baB-a4i. 



23. a. H. 



23. a. H. 

;ARABIA. • Il 

liffo Umar: 

caratteristi 

personali., 



Ca- 
sue 
che 



stante le proteste vivacissime dei frontisti, che dovettero essere espropriati. 
— A questo fatto abbiamo già fatto cenno, Introduzione. § 35, nota 1 ; 
cfr. anche 17. a. H., §§ 179-186 e Bukhàri, III. 16, lin. 15-18. 

§ 339. — (a) (Yazid b. Hàrùn, da ibn 'Awn, da Nàli', da ibn 'Umar). 
'Umar fece testamento per Hafsah, e, in morte di lei, per i maggiori della 
famiglia di 'Umar (Saad, III, 1. pag. 259, lin. 24-26) [G.]. 

(6) ('Amr b. 'Asim al-Kilàbi, da Humàm b. Yahya, da Qatàdahj. 
'Umar b. al-Khattàb dispose (liberamente) in testamento di una quarta 
parte (della sua eredità) (Saad, III, 1, pag. 259, lin. 26-27) [Gr.]. 

(e) (Ahmad b. Muh. b. Walìd al-Azraqi, da Muslim b. Khàlid, da 
Hisàm b. 'Urwah, da suo padre ['Urwah]). 'Umar b. al-Khattàb nel suo 
testamento non usò la sa li ad a li (o formola di fede) (Saad. Ili, 1, pa- 
gina 260, lin. 1) [G.j. 

§ 340. — (Ismà'il b. Ibràhìm al-Asadi, e Muli. b. Abdallah al-Ansàii, 
e Ishàq b. Yùsuf al-Azraqi, e 'Abd al-wahhàb b. 'Atà al-'Igli, da ibn Awn, 
da Nàfi', da ibn 'Umar). 'Umar ottenne una terra in Khaybar (di nome 
Thamgh), e, andatosene dal Profeta, lo interrogò su di essa: « Io ho avuto 
« (mi è toccata?) una terra in Khaybar, la più cara che altra mai : che 
«mi consigli tu di farne?». — «Se vuoi», disse il Profeta, « eiogane il 
«possesso (aslaha) in pio legato (ha basta) e fanne dono alla comunità 
« (tasaddaqta) ». 'Umar segui il consiglio, ed eseguì il primo legato 
che fosse fatto (biha) nell'Isiàm, con le seguenti disposizioni: «Non sia 
« venduto, uè donato, né si erediti, ma se ne faccia bene per i poveri e 
« per i congiunti (indigenti), gii schiavi, i pellegrini e gli ospiti, o si spenda 
«per la diffusione della fede (fi sabìl Allah). Non sarà peccato (là 
« g u n a h) per chi la tiene (w a 1 i y a h a) che ne mangi in giusta misura 
« (bi-l-ma' rùf), e ne dia a mangiare a un amico, purché non al punto 
«da arricchirsene (?ghayra mutamawwal, o ghayra mutaat_h- 
«thal)» (Saad, III, 1, pag. 260, lin. 2-11) [G.]. 

§ 341. — lal-Wàqidi, da al-Dahhàq b. 'Uthmàn, da 'Utlimàn b. 'Urwah). 
'Umar aveva preso in anticipo (? istaslafa) dall'erario 80,000 dirham. 
Or (quando fu presso a morire) chiamò il figlio 'Abdallah e gli disse: 
« Vendi i miei beni (a pagare il mio debito), e se non basta, richiedine 
«ai banù 'Adi, e se non basta, ai Qurays, non ad altri (wala ba'du- 
«hum)». Abd al-rahmàn b. 'Awf domandò: «Perchè nonio prenderesti 
« (o terresti) a prestito dall'erario, finché tu possa restituirlo ?» — « Dio 
« mi scampi », rispose il Califfo, « che tu e i tuoi compagni abbiate a diie 
« dopo di me: Noi abbiamo lasciato ad 'Umar la nostra porzione, e che 
« mi facciate ^i ciò(?) le vostre condoglianze, e a me resti la conseguenza, 



166. 



23. a. H. §§ 341.343. 



. ed io cada in un affare, da cui solo 1' u.scirne potrà salvarmi ». Disse poi 23. a. h. 

al figlio 'A])dallah: «Renditene tu garante (idmanhà)», ed egli se ne liffo Uniar 



sue 



personali.) 



rese. Né 'Umar fu sepolto avanti che il suo figliuolo assumesse su di sé il caratteristiche 
debito alla presenza del Consiglio elettivo (ahi al -sur a) e di molti An.sai-. 
Né pa.ssò una settimana dopo il seppellimento, che egli portò ad 'Uthmàn 
b. 'Affan la somma, e della restituzione fatta ne ebbe pubblica quietanza 
ahdara al-sahùdah ala al-baràli hi daf'i ai-mal) (Saad. TTT, 

I. pau-. 2<Ì0. Un. 14-24) [G.]. 

§ 342. — Non è priva di valore la seguente tradizione, sebbene il 
( onteiiuto non sia strettamente collegato con la biografia di 'Umar: 

Mentre Limar b. al-Khattàb passava fi'a la gente, ecco incontrò un 
uomo con tui suo figliuolo. Gli disse 'Umar: « O tu, non ho mai visto un 

• corvo .somigliare a un corvo, come codesto a te ». Disse: «0 Principe 
«dei Credenti, per Dio, la sua madre l'ha partorito morta». Umar si 
mise a sedere e disse: «0 tu! narrami». Disse: «Partii per una spedi- 

• zione e sua madi-e era gravida di lui. E mi disse : Parti e mi lasci in 
« questo stato, gravida grossa? — Risposi: Affido a Dio quello che è nel tuo 
« ventre, e me ne andai. Poi ritornai, ed ecco la mia porta era chiusa. 
« Domandai: Che è ciò? che ne é della tale? Mi risposero: È morta. Andai 
« alla sua tomba, e mi fermai pre.sso di essa. Quando fu la notte sedevo 

- con i miei cugini chiacchierando e nulla ci toglieva la vista del Baqi'. 
» Ed ecco si innalzò verso di me un fuoco fra le tombe. Dissi ai miei cu- 
gini : Che cosa é questo fuoco? Disse uno di es.si : O abù Fùlàn (del 

« tale e tale), vediamo ogni notte un fuoco sulla tomba della tale. Di.ssi : 

- Noi siamo di Dio e a Dio ritorniamo. E per Dio essa era donna che 
<* faceva i digiuni e le preghiere, e casta. E per Dio scaverò la sua tomba 
« e vedrò quale è il suo stato. Presi una scure, venni alla tomba. Ed ecco, 

• era aperta, la donna era morta, e questo ffiglioletto) vivo le strisciava 
•intorno. E gi-idò una voce: O tu che hai affidato a Dio il suo deposito, 

• prendi il tuo deposito; e se tu gli avessi affidato anche sua madi-e, l'avresti 

• ritrovata. Allora lo presi, la tomba ritornò come era; e per Dio, o Principe 
« dei Credenti, la cosa .sta co.sì » (Bayhaqi Mahàsin. pag. 308. liii. 11- 
'W.K lin. .-)). 

§ 343. — Per altri particolari sul conto di 'Umar si po.ssono anc^he 
con.sultare le .seguenti opere: Hagar, II. 1231-1235, n. 10099; Bukhàri, 

II. 425 e segg.: Athir. III. 40-50: Ha n bai M u s n a d , I, 14-56; 
Iqd. II, 254-261: Dzahabi Paris. I, fol. I39.v.-145,v. ; Khond.. I, 

4. pag. 2G-30: Gawzi. I, fol. 70,v. ; Musi ini. II. 232-234: Suyùti, 
42-51: Khamis. II. 279-288: Miskawavh. f. 453-460; abiì-l-Parag, 



vn. 



a 343.!U5. 23. a. H. 



23. a. H. 176: al-Isti'àb, 428, n. 1846; Hagai Tahdzib. VII, 488-441; Athir 

'^liflo^'uma'r' L^e ^^^ « ^^ • IV. 52-78: Dzahabi Tadzkirah, I, 5-8; Dzahabi Tagrid, 
caratteristiche i^ 428, n. 4206; Tabari Zotenborg. III, 533-646; Mahàsin, I, 87; 
Mubairad, cfi-. Indice, pag. 932; Hawqal, 113, Iln. 8-9; Yàqùt, 
I, 160, 173, 449, 609, 779, 936; II, 542; Mugir ai-din, I, 229-230; 
Hisàm, cfr. Indice, pag. 249; Balàdzuri, cfr. Indice, pag. 491; 
Mas'ùdi, IV, 190; Nuwayri Leid, I, fòl. 94,v.-97,r. ; Nawawi, 
447-461: Khaldiìn, IL App., 85; Khaldùn Proleg., I, 78, 228, 266, 
303, 337, 416, 449, 460; II, 87, 273, 463; III, 292; Wiistenfeld, 
C h r o n . M a k k a h , cfi-. Indice, pag. 364 ; Damili, I, 42-44 ; D a - 
miri (Jayakar), I, 93-100; Fihrist. 24, 28, 102, 103, ecc., cfr. In- 
dice, pag. 247; Miiller, I, 286-287; Muir Annals, 283-286; Dozy 
Essai, 38-40. 

ARABIA-ASIA ANTERIORE. — Luogotenenti, segretari ed altri of- 
ficiali di Umar. 

§ 344. — (al-Tabari, senza isnàd). Durante l'anno 23. H. nelle Pro- 
vincie erano i seguenti luogotenenti del Califfo; 

(1) Nàfi' b. al-HàritJi al-Khuzà'i. in Makkah ; 

(2) Sufyan b. 'Abdallah al-Thaqafi. in al-Tà-if; 

(3) Ya'la b. Munyah al-Tamimi, halif dei banù Nawtàl b. 'Abd 
Manàf, in San'à; 

(4) 'Abdallah ibn abì Rabì'ah, in al-Granad; 
(6) al-Mughirah b. Su'bah, in al-Kùfah ; 

(6) abù Miisa al-As'ari, in al-Basrah; 

(7) 'Amr b. al-'As, in Egitto; 

(8) 'Umayr b. Sa'd al-Ansàri, in Hims: 

(9) Mu'àwij'ah b. abi Sufyan, in Damasco; 

(10) 'Utlimàn b. abì-l-'As al-Thaqafi, nel Bahrayn e nelle regioni 
con esso annesse (Tabari, I, 2798). 

Cfr. Athir, III, 60; Fasi, pag. 163. 
al-Ya'qùbi afferma che : 

(11) Sa'd b. abì Waqqàs fosse governatore di al-Kùfah; 

(12) Ziyàd b. Labid al-Bayàdi, d'una parte del Yaman ; 

(13) abù Hurayrah dell' 'Umàn; 

(14) al-Hàrith b. abi-l-'As al-Thaqafi, del Bahrayn (Ya'qùbi, 11, 
185-186). 

§ 345. — (Hisàm ed altri). Il primo arabo a scrivere fu Harb b. 
Umaj'yah b. 'Abd Sams, che scrisse arabo. 

IfiS. 



23. a. H. §§ a45^7. 



n primo a scrivere persiano fu BaA^urasb (?), del tempo di Idris. 23. a. h. 

T, ■ 1 1 • j • 1 ^..-1. VI, ,• . ARABIA-ASIA AN- 

II primo che compose la sene dei kuttab e spiegò la loro qualità teriore.-Luo- 
fii Luliràsb b. Kàwghàn b. Kaymùs. gotenenti. segre- 

Si dice che Abràwìz disse al suo kàtib: «Il kalàm è di quattro ciaii di Umar.! 
« specie : La domanda d'una cosa {peto), l'interrogazione d'una cosa (quaero), 
« il comando d'una cosa {hibeo), l'informazione d'una cosa [certiorem facio), 
« e sono queste le colonne dei discorsi, né una di più né una di meno. 
« Quando domandi, usa buone parole, quando chiedi informazioni, va dritto 
« e agile, quando comandi, imponiti, e quando imformi, sii esatto ». 

abù Musa al-As'ari dice che il primo a dire ammà ba'd («venendo 
«al nostro argomento») fu Dàwiìd; essa é il fa .si al-khitàb di cui fa 
parola Iddio (XXXVIII, 19). 

Secondo al-Haytham b. 'Adi, il primo ad usare l'ammà ba'd fu 
Quss b. Rà'idah al-Ivàdi (T abari, II, 835, lin. 9-836, Un. 6). 

§ 346. — Nomi dei kuttàb del Profeta: 

'Ali b. abi Tàlib, 'Uthmàn b. 'Affan scrivevano le rivelazioni e non 
s' ingannarono. 

Ubayy b. Ka'b, Zayd b. Thàbit. 

Khàlid b. Sa'id b. al-'As e Mu'àwiyah b. abi Sufyàn erano suoi segre- 
tari per gli affari suoi privati. 

AbdaUah b. al-Arqam b. 'Abd Yaghùth e al-' Ala b. 'Uqbah scrive- 
vano fra la gente per i bisogni di questa. 'AbdaUah b. al-Arqam per lo 
più scriveva ai re dalla parte del Profeta. 

Furono segretari di abù Bakr: 'Uthmàn, Zayd b. 'Phàbit, 'AbdaUah b. 
al-Arqam, 'AbdaUah b. Khalaf al-Khuzà'i e Hanzalah b. al-Rabi'. 

'Umar b. al-Khattàb ebbe a segretari Zayd b. Thàbit, 'AbdaUah b. 
al-Arqam, 'AbdaUah b. Khalaf al-Khuzà'i, abù Talhah al-Talhàt per il 
diwàn di al-Ba.srah. Per il diwàn di al-Kùfah ebbe abù (Tabirah b. al- 
Dahhàk al-An.sàri. 

'Umar b. al-Khattàb disse ai suoi cancellieri e prefetti : « La forza 
« nel governo sta nel non rimandare al domani, giacché in tal caso, gli 
« affari faranno orrore e non saprete da che parte incominciare » (T a - 
bari, II, 836). 

§ 347. — (al-Ya'qùbi). Regnante Umar erano periti in materia giuri- 
dica (fuqahà) i seguenti Compagni del Profeta: 

(1) 'Ali b. abi Tàlib, 

(2) 'AbdaUah b. Mas'ùd, 

(3) Ubayy b. Ka'b, 

(4) Mu'àdz b. Ó-abal, 

169. 22 



§§ 3^17 352. 23. a. H. 

23- a. H. (5) zayd b. Thabit, 

(ARABIA-ASIAAN- ) ' , ,__ , . ,. . 

TERiORE.-Luo- (^) a»^ Musa al-As ari, 

gotenenti. segre- (7) abu-l-Davdà, 

tari ed altri uffi- u- a •- 1 1 l'i i • 

ciali di Umar.] . (8) abu Sa icl al-lvhudn. 

(9) Abdallah b. Abbàs (Yaqùbi, II, 185). 
§ 348. — (al-Tabaii, sfuza isnàd). Nell'anno in cui ce.ssò di vivere 
il Califfo 'Umar: 

Surayh era primo qà(Ji di al-Kùlah; 

Ka'b b. Sur era primo qàdi di al-Basrah (ufr. poc'anzi § 63). 
Affermasi però da Mus'ab b. Abdallah (Màlik b. Anas, da ibn Sihàb 
al-Zuhri), che finché vissero i due Califfi abù Bakr e 'Umar non venne 
mai nominato alcun qàdi (T a bari, I, 2798; efr. anche 2412). 
Cfr. Athir, III, 60; Tanbìh, 289, Un. 13 e segg. 
Cfi-. anche Vó. a. H., § 230. 

§ 349. — Ai tempi di 'Umar b. al-Khattàb furono segretari per il Ca- 
liffo i seguenti Compagni del Profeta: 

(1) Zayd b. Thabit. 

(2) Abdallah b. Arqam. 

(3) 'Abdallah b. Khalaf b. Asad al-Ivhuzà'i, il padre di Talhah 
al-Talhàt, fu segretario per il dìwàn di al-Basrah. 

(4) abù Habtarah b. al-Dahhàk, fu segretario per il diwàn di al- 
Kùfah, e rimase al suo posto fino al tempo di 'UbaydaUah b. Ziyàd [t 67. H.j, 
quando fu sostituito con Habib b. Sa'd al-Qaysi (Iqd, II, 205, lin. 25 
e segg.). 

(5) Mu'ayqìb (Iqd, II, 266, lin. 13). 

§ 350. — Ciambellano, o hàgib, di 'Umar fu il suo liberto Yarta: 
suo tesoriere (khàzin) fti Yasàr, e custode del suo tesoro privato (bayt 
màlihi) fu Abdallah b. Arqam ("Iqd, II, 266, lin. 13-14). 

§ 351. - (Saj'f b. 'Umar). Quando morì il Califfo 'I^mar, Mu'àwÌ3'ah 
b. abi Sutyàn era governatore di Damasco e dell' Urdunn, Umayr b. Sa'd 
al-Ansàri governava Hims e Qinuasrin, 'Alqamah b. Mugazziz era luogo- 
tenente in Palestina, e Amr b. al-'Às in Egitto (T abari, I, 2866). 

§ 352. — (al-Yaqubi). Il Califfo 'Umar diresse in persona tutti i pel- 
legrinaggi annuali, tranne quello del primo anno, il 13. H., quando fu 
direttore 'Abd al-rahmàn b. 'Awf. Quelli che avevano più influenza su 
'Umar l'al-ghalib 'alayhi) erano Abdallah b. Abbàs, 'Abd al-ra!miàn 
b. Awf ed 'Uthmàn b. 'Affàn. Alcuni sostengono che Abdallah b. 'Abbàs 
fosse al comando della sua guardia personale (surtah), e che il suo cliente 
Yarfa fungesse da ciambellano (Yaqùbi, II, 183). 

170. 



durante il calif- 
fato dì 'UmarJ 



23. a. H. ^ 353, 354. 

ARABIA-MAKKAH. ~ Governatori di Makkah durante il califfato 23. a. h. 

,. ,„ lARABIA-MAK- 

dl Umar. KAH. - Governa- 

§ 353. — fibn Abd al-baiT, ibn Hazm. al-Zubayr b. Bakkarì: 'of' '^' Makkah 

(1) al-Muliriz b. Harithah b. Rabì'ah b. 'Abd al-'Uzza b. 'Abd Sams 
al-Qnrasi, nominato da abù Bakr e deposto da Umar. 

(2) Qunfud^ b. 'Umayr b. Gad'àn al-Taymi. 

(3) Nàfi' b. 'Abd al-Hàrith al-Khuzai, 

(4) Ahmad b. Khàlid b. al-'As b. Hisàm b. al-Mughirah al-Makh- 
znmi (che si vuole governasse nel 23. H.). 

Da altri si dice che, regnante 'Umar. fosse governatore di Makkah 
anche Tariq b. al-Miirtafi' b. al-Hàrith b. 'Abd Manàf. 'Abd al-rahmàn 
b. Abza al-Khuza'i fu un tempo luogotenente in Makkah di Nàfi' b. 'Abd 
al-Hàrith quando questi si assentò da Makkah per andaie incontro ad 
'Umar sino ad 'Usfan (Fasi, pag. 161). 

UMAR B. AL-KHATTÀB. — Registro delle tradizioni contenute nella 
sua biografìa nel Ta*rikh al-Sàm di ibn Asakir. 

§ 354. — Seguendo l'esempio già dato per la biografia del Califfo abu 
Bakr (cfi*. 13. a. H., § 244), diamo qui appresso un elenco riassuntivo della 
materia storica conteniita nella lunghissima biografia di 'Umar nel Ta • rikh 
al-Sàm di ibn 'Asàkir. Diamo l'elenco perchè quest'opera volumino- 
sissima è ancora manoscritta, e, come già si osservò a proposito di abù 
Bakr, trovasi completa soltanto in Oriente : il nostro riassunto è fatto 
sopra una copia del manoscritto cairino conservato nella moschea di al- 
Azhar. ma purtròppo i copisti mi hanno lasciato una hinga lacuna nel 
mezzo del testo e tutte le mie sollecitazioni non sono valse ad ottenere 
il resto del manoscritto, che pur mi consta essere completo. È l'esperienza 
dolorosa di quanti hanno che fare direttamente con orientali : il prometter 
lungo e l'attender corto. 

L'esame però del manoscritto in mio possesso e il seguente elenco mi 
hanno convinto che l' immensa opera storica di ibn 'Asàkir contiene senza 
dubbio materiali di alta valore, ma sono immersi e perduti in un oceano 
di tanti altri materiali, per noi di ninna importanza, che ci è spesso venuto 
il dubbio 86 metta conto di far continuare la copia di tutto il manoscritto, 
alla quale noi ci siamo accinti, e che ora è sospesa per la stanchezza dei 
miei corrispondenti orientali. Né ho in.sistito più a lungo; perchè ho avuto 
dubbi sempre maggiori sul rapporto tra spesa e profitto in questo immane 
lavoro di copia prima e di studio poi, data la scoiTettezza e la pcs.sima 
calligrafia del manoscritto originale e delle copie fattemi in Oriente, copie 

171. 



§§ 354, 355. ■ 23. a. H. 



23- a- H. buttate giù in fretta, per lo più con matita copiativa, su fogli di carta di 

UMARB.AL- ,. ,., ,. 

KHATTAB. -Re- diverse quanta e di vano tormato. 

gìstro delle tra- Debbo alla coltura ed alle pazienti cure del Dr. Horovitz l'elenco che 

te nella sua bìo- ^'''^ V^^ aggiungo, e se tanto dispendio di tempo, di danaro e- d'ingegno 

grafia nel Ta-- i,a dato frutti SÌ poveri, forse la fatica non sarà stata vana perchè gli 

rTkh al-Sàm di ,. . . ,,,-r ,_ ., • t n <• 

ibn Asàkir.) studiosi dell Islam avranno una conoscenza più precisa di quella larragi- 
nosa opera storica e una guida più sicura nelle loro ricerche. Più di metà 
del testo, per centinaia e centinaia di pagine, sono semplici isnàd a 
sostegno di tradizioni identiche o simili. 

§ 355. — (pag. 3) Una tradizione ripetuta più volte, tramandata da 
abù Huraj'rah o Abdallah b. 'Umar afferma: «Il Profeta ha detto che 
« Iddio ha posto la verità sulla lingua e sul cuore di 'Umar ». 

(pag. 13) (Muh. b. Ubayd, da Yahya ibn al-Bawwàb, da Amir b. Wahb 
al-Suwà'i). Quello scellerato (? fàsiq) di Ali (') tenne una khutbah, in cui 
disse: «Chi è il vivente in questa comunità dopo il vostro Profeta? ». Ed 
essi risposero: « Tu, o Principe dei Credenti ». Ed egli: « No, bensì abù Bakr 
e 'Umar; noi credevamo sempre che la s,akinah (cfr. 1. a. H., 21, nota 1) 
«parlasse per bocca di 'Umar» (Amir al-Sa'bi, da Ali: ripetuta). 

Nota 1. — Questa è sicuramente tradizione della scuola siria, la quale fu, probabilmente, di ca- 
rattere anti-'alida e rispecchiò le aspre lotte seguite all'assassinio di 'Uthmàn nel 86. H. 

(pag. 19) (Mukram b. Hakim al-Khath'ami (?), da ibn Muh., da al- 
Hasan, da Auas). Il Profeta era in una casa, dove entrarono donne qura- 
site per interrogarlo : esse alzavano le loro voci più che egli la sua. Allora 
'Umar domandò d'entrare, e quando esse udirono la voce di lui, corsero 
alla tenda (h i g à b). Dopo ciò fu fatto entrare 'Umar, e come questi fu 
entrato il Profeta scoppiò in un gran riso. E spiegò così il suo ridere a 
a 'Umar: «Queste donne qurasite sono venute da me per interrogarmi, 
« e alzavano la voce più della mia; quando però hanno udita la tua voce, 
«allora sono corse alla tenda». 'Umar disse allora: «0 voi — nemiche 
« di voi stesse — temete di me e avete ardire davanti al Profeta? ». E 
una di loro rispose : « Tu sei più rude e severo » (più volte). 

(pag. 21) (Mubàrak b. Fadàlah, da 'Abdallah b. 'Umar da ignoto, 
al-Qàsim b. Muhammad, da 'A'isàh). Tra lei e il Profeta ci sarebbe stato 
un colloquio, e il Profeta avrebbe detto : « Avresti piacere che 'Umar ve- 
« nisse tra noi ? ». — « Chi 'Umar? ». — « Umar b. al-Khattàb ». — « No, 
«per Dio, ho paura di 'Umar». E il Profeta: «Il diavolo (al-saytàn) 
« lo conosce » (più volte e in più forme). 

(pag. 25) abù Khaythamah, da 'Ali b. al-Hasan, da al-Husayn b. Wàqid, 
da 'Abdallah b. Yazid, dal padre). Il Profeta tornava una volta da una 

17-2. 



23. a. H. § 365. 

delle sue spedizioni, quando una ragazza negra gli andò incontro, dicendo: 23. A. h. 

«Profeta di Dio, io avevo promesso, se Iddio ti avesse ricondotto sano, khattab - Re- 

« di sonare il tamburo ». E il Profeta: « Se l'hai promesso, suonalo ». Ed e's'ro delie tra- 

essa si mise a sonare il tamburo, mentre il Profeta le sedeva accanto, abù ^^ ^gna g^g bio- 

Bakr si accostò, ed essa sonava ancora. Ma quando s'appressò 'limar, essa gl'amia nei Ta-- 

depose il tamburo, e vi si assise. E il Profeta allora: « Il diavolo ha paura di [!,„ Asàkir.i ' 
« te (') ; io stavo qui, ed essa sonava, abù Bakr è venuto, ed essa sonava an-^* 
« cora, e quando sei venuto tu, si è assisa sul tamburo » (molte varianti). 

Nota 1. — Tra musica, vino, schiave e peccati le relazioni sono strette nelle concezioni mu- 
sulmane. 

(pag. 29) Il Profeta ha detto: « Non c'è angelo in cielo, che non veneri 
« 'Umar, e non c'è demonio sulla terra che non lo tema » (e altri motivi simili). 

(pag. 31j Lotte di 'Umar col demonio: vince 'Umar. 

(pag. 39) Ibràhim b. al-Haggàg, da Hammàd, da Muh. b. 'Amr, da 
Yahya b. 'Abd al-rahmàn b. Hàtib, da 'A-isali). Andai dal Profeta con 
un minestrone che avevo cotto io, e dissi a Sawdà, mentre il Profeta 
stava tra me e lei, di mangiarne. E poiché essa rifiutava, io le dissi: « 
« te lo dò in faccia ». E poiché essa ancora si restava ritrosa, io misi la 
mano nel minestrone e le impiastricciai la faccia. Il Profeta si mise a 
ridere, ma venne 'Umar e disse: «0 abù 'Abdallah, abù 'Abdallah ». Il 
Profeta credette ch'egli entrasse, e disse: « Alzatevi e lavatevi la faccia! ». 
E 'Aisah disse: «Io non cessai di aver timoi"C di 'Umar, per il timore 
« del Profeta ». 

fpag. 41) Secondo 'A'isah il Profeta avrebbe detto: «Tra i vari po- 
« poli sogliono sempre essere alcuni, le cui facce vedono sempre il vero 
« (y utahaddathùn, cfr. Dozy Supplem., s. v.); se nel mio popolo 
«c'è qualcuno cosi, è 'Umar b. al-Khattàb » (con parecchie varianti). 

(pag. 45) Stesso contenuto (più volte ripetuto) (cfr. § 252). 

(pag. 47) Veridicità di 'Umar. 

(pag. 51) « Per sua bocca parlava la salci nah » (cfr. I. a. H., § 21, 
nota 1) (ripetuto). 

(pag. G4) (Hammàd b. Khàlid al-Khayyàt, da Khàrigah, da Abdallah, 
da Nàfi', da 'Umar). Il Profeta di.sse : «Quando la gente aveva un'opi- 
« nione riguardo ad una cosa, e 'Umar ne esprimeva un'altra, allora il 
« Qur-àn s'accordava con quello che diceva 'Umar » (ripetuta più volte) 
(cfr. §§ 212, 253). 

(pag. 69) (al-'Abbàs b. Qutaybah, da Harmalah, da ibn Wahb, da 
Hayvvah, da Bakr b. 'Amr, da 'Uqbah b. 'Amii). Fio udito dire dal Pro- 
feta: «Se ci fos.se un profeta dopo di me, sarebbe 'Umar W. al-Kliattàl). 

17;ì. 



366. 



23. a. H. 



23. a. H. (pag- 75) (Musa b. 'Abd al-rahmàn. da ibn (xurayg, da 'Atà-, da ibn 

KHATTAB.- Re- 'Abbàs). Il Profeta disse: « Iddio la sera di 'Arafah fu sodisfatto della gentf 
gistro delle tra- ^ jj^ generale, e di 'Umar particolarmente » (ripetuta con varianti). 

dizioni contenu- ti- .tt -i • t ■■ i. • • 

te nella sua bio- (P^g- '^} ^"^ ìiakv dichiara Umar il migliore degli uoiinni. e ad- 

grafia nel Ta-- duce come prova la preferenza del Profeta per Ini. 

rTkh al-Sàm di , r\^ ti r, j:- t -r-i 

ibn •Asàkir.] (P^g- "1' ^^ Profeta disse: «Dopo la mia morte Ja verità .sta presso 

« 'Umar b. al-Khattàb, dovunque egli si trovi ». E anche: « Chi odia 'Umar. 
« odia anche me, e chi ama 'Umar, ama anche me. 'Umar è presso di me, 
« dove io mi trovo ». 

(pag. 113) Gloria di 'Umar in paradiso. 

(pag. 153) 'Ali qjttesta che abu Bakr e 'Uinar lo precederanno in 
paradiso. 

(pag. 169) 'Umar è detto dal Profeta: « Luce degli abitanti del pa- 
« radiso ». Ali as.sicura il paradiso a Umar. 

(pag. 209) Sulla gloria di abii Bakr, 'Umar. 'Uthmàn e 'Ali. 

(pag. 215) 'Umar lodato da abù Bakr. 

(pag. 219) I migliori degli uomini secondo 'Ali ('Umai' ha il se- 
condo posto). 

(pag. 222) Tradizione somigliante. 

(pag. 226) (al-Fadl b. Mukhtàr, da Màlik b. Mighwal e al-Qàsim b. 
al-Walìd, da 'Aniir al-Sa'bi). abù (jruhayfah andò da 'Ali e gli disse: « 
« tu, ottimo degli uomini dopo il Profeta». Ma egli . rispose : «Piano, o 
« abù Guhayfah, t' ho da dir io chi sono i migliori uomini dopo il Pro- 
« feta? Sono abù Bakr. e Umar e, o abù Gruhayfah. l'amore per me e 
* l'odio contro abù Bakr e Umar non possono mai trovarsi insieme nel 
« cuore d'un credente ». 

(pag. 259) Altre lodi di 'Umar. messe in bocca del Profeta (più tra- 
dizioni). 

(pag. 269) (Haggàg b. abi Tàlib, da 'Atiyyah al-'Awfi, da abù Sa'ìd 
al-Khudri). Il Profeta disse: «Nessuno odia gli Ansar se non un mu- 
«nàfiq, e chi odia la gente della casa (A h 1 ai-Bay t) è un munàfiq. 
«e chi odia abù Bakr e 'Umar è un munàfiq», 

(pag. 281) 'Umar proposto a modello. 

(pag. 283) Il Profeta annunzia a Hafsali il futuro avvento al potere 
del padre di lei, 'Umar. 

(pag. 286) Giudizio del Profeta sulla qualità di 'governo di abù Baki'. 
'Umar, 'Ali, particolarmente giudizi entusiastici su 'Umar. 

fpag. 287 ì II Profeta parlando con un beduino, ha occasione di lo- 
dare 'Umar. 

174. 



23. a. H. § 365. 

fpag. 299) Designazione del successore fatta da abù Bakr, su indica- 23. a. h. 

1- .TT , - »,. ^ 1- • ,, 1 ■ ,• .XT ,. „ lUMAR B. AL- 

zioue di utjiman. Altra tradizione sulla designazione di Umar, latta nella khattab. -Re- 
moschea da abù Bakr, ammalato. g'stro delie tra- 

.,_ 1 - T-» 1 • i-j5 1 11-1 TT 1 • 1- dizioni contenu- 

(pag. oOli abu bakr giustuica la sua scelta dicendo Limar il migliore te nella sua bio- 
uomo del popolo di Dio. Lacuna nel testo. grafia nei Ta-- 

___ ^-^ . ,. ,,j- ,- 1 ,-, rikh al-Sànn di 

(pag. ooOj btima di Umar ratta da Compagni. ibn Asàkir.) 

(pag. 5G2j 'Umar contrapposto e preferito ad Ali. 

(pag. 5tì8) Pene nell'altra vita a chi sparla di abù Baki- e 'Umar. 

(pag. 576 1 l'Ali b. Muh. b. 'Ubaydallah, da Hanbal b. Ishàq, da 
'Asim b. 'Ali. da abù Ma'sar). abù Bakr (fu fatto Califfo?) nel Rabì' I., 
quando morì il Profeta, e mori il lunedì 24 Grumàda II. dell'anno 13. H. ; 
il suo califìiato durò due anni e quattro mesi meno dieci giorni. La presa 
di Damasco avvenne l'anno seguente, nel Ragab dell'anno 14. H., la bat- 
taglia del Yarmùk nel Ragab dell'anno 15. H.; poi furono 'Amawàs e al- 
(ràbiyah l'anno Iti. H., e poi Sargh l'anno 17. H. ; poi fu al-Ramàdah nel- 
l'anno 18. H. e nello stesso anno segui anche la peste di Amawàs, poi fu 
la presa di Qaysàriyyah nell'anno seguente ( — abù 'Abdallah, cioè Ahmad 
II. Hanbal dice: e Mu'àwiyah la conquistò in quest'anno — ), il capo era 
Mu'àwiyah b. abi Sufyàii ; poi fu conquistato l' Egitto nell'anno 20. H., 
ed era comandante 'Amr b. al-'As; poi ci fu Nihàwand l'anno 21. H., poi 
Adzarbaygàn l'anno 22. H. : era comandante al-Mughìrah b. Su'bah ; Istakhr 
al-ùla e Hamadzàn furono nell'anno 23. H. 

(pag. 570) (al-Hvi.sayn b. al-Fadl, da Abdallah b. Ga'tàr, da Yaqùb, 
da ibn Bukayr. da al-LaytJi b. Sa'ìd. Nel Ragab dell'anno 13. H. 'Umar 
salì al califfato, avvenne la conquista di Damasco; poi nell'anno 15. II. il 
Yarmùk, poi al-Oàbiyah e al-Gfisr nell'anno 1(3. H., poi Uiyah (Gerusa- 
lemme) e Sargh nell'anno 17. FI. Poi al-Ramàdah e la peste e la spedi- 
zione di 'Utbali b. Suhayl dei banù 'Amir b. Lu-ayy nell'anno 18. H., e 
poi fu Gralùlà- nell'anno 19. H., e poi la conquista di Bàb al-Yùn, sotto 
il comando di Amr b. al-'As, e quella di Qaysàriyyah in Siria sotto Abd- 
allah b. 'Amr, e la multe di Hiraql (Eraclio) nell'a. 20. H. Poi ci fu la bat- 
taglia di Nihàwand sotU) al-Nu'màn b. Muqanin al-Muzani nell'a. 21. H. Poi 
la prima conquista di Ale.ssandria sotto 'Amr b. al-'As, dell'Adzarbaygàn nel- 
l'anno 22. H. : e la istituzione del diwàn. E poi ci fri la prima battaglia di 
Istakhr e di Hamadzàn nel Dzù-1-Qadah. Istakhr non fu presa, e la .spedizione 
di Amr b. al-'Às a Taràbulus nel Maghrib, e la spedizione ad Amùriyyah (il 
comandante degli egiziani era Wahb b. Umayr al-Gumahi, e il comandante 
dei Siri abù-1-A'war) nell'anno 23. H. Poi Umar fu ucci.so nell'anno 23. H., 
e fu lo ste.sso anno della spedizione di Busr b. Artàh nella Xubia. 

ili'x 



9 355. 



23. a. H. 



23. a. H. (pag- f^78) (Ahmad b. Ishàq, da Ahmarl b. 'Imran, da Mù.sa, da Kha- 

KHATTAB^ Re- Utah). L'anno 13. H. fu prestata la ba5''ah ad 'Umar. Sua madre era 
gistro delle tra- Hantamah bint Hàsim b. al-Mughirah h. Abdallah b. Umar b. Makhzum. 

dizioni contenu- ' " ir-<Moii ii i-ti\/^ tt 

te nella sua bio- (Bakr [cioe ibn bulaymànj, da abu Ishàq). Quest anno Umar mando 

grafia nel T a-. 'Ubayd b. Mas'fid al-Thaqafi neH"Iràq. Egli incontrò (?) Gàbàn tra al- 
ibnAsàkir.) Hirah e al-Qàdisiyyah e scompigliò il suo esercito e lo fece prigioniero, 
e uccise Mardansàh. Gàbàn, si riscattò con due schiavi senza che egli (cioè 
il capitano arabo) lo sapesse. Poi ['Ubayd] andò verso Kaskar e attaccò 
Narsà, e lo mise in fuga. Poi andò contro la guarnigione in Ullays, che 
fuggì. Khalifah dice: «Nell'anno 14. H. fu conquistata Dama.sco ». ibn 
«Ishàq ed altri dicono: Quest'anno fl4. H.) fu fondata al-Basrah ». Kha- 
lifah dice: «Quest'anno fu conquistata al-Ubullah ». 

Anno 16. H. ('Abdallah b. al-Mughirah, dal padre). SurahbO b. Ha- 
sanah conquistò l'intera regione di al-Urdunn con la forza, ad eccezione 
di Tabariyyah, la cui popolazione aveva stretto un patto con lui. Ciò fu 
sotto il comando di abù Ubaydah. ibn al-Kalbi dice lo stesso, e tutti e 
due dicono : « abù 'Ubaydah mandò Khàlid b. al-Walìd, e questi conquistò 
le regioni dei Biqà'. Gli abitanti di Ba'labakk strinsero un accordo con 
lui ed egli scrisse loro un trattato, ibn al-Kalbi dice : « Poi abu 'Ubaydah 
« si mosse nella direzione di Hims, i cui abitanti si arresero, chiedendo 
« il mantenimento dei loro beni, la vita, la conservazione delle chiese, pa- 
« gando un tributo di 1 70,000 dìnàr ». Khalifah dice : « Quest'anno s'ebbe 
« la battaglia del Yarmiik, e lo stesso anno nell' 'Iraq fu la conquista di 
« Nahr Tira e Dast-Maysàn e i suoi villaggi. Lo stesso anno fu la batta- 
« glia di al-Qàdisiyyah, in cui i Musulmani furono comandati da Sa'd b. 
« Màlik, e si racconta che questo stesso anno fu conquistata al-Madà'in ». 
Anno 16. H. Khalifah dice: « Quest'anno fu conquistata al-Ahwàz e dopo 
«furono increduli (!? forse intende che gli abitanti di al-Ahwàz si ribel- 
« larono dopo la prima sottomissione o patto) ». E dice ancora 'Ubayd b. 
al-Mughìrah, dal padre : « abù 'Ubaydah mandò 'Amr b. al-'As, dopo che 
« egli era libero dal Yarmùk, a Qinnasrin; questi strinse un patto con gli 
« abitanti di Halab e Manbig e Antàkij^ah, e conquistò il resto del terri- 
« torio di Qinnasrin con la forza ». 

(Bakr b. Siilaymàn, da ibn Ishàq, da Muh. b. Talhah b. Rukànah, da 
Sàlim b. 'Abdallah b. 'Umar). Gli abitanti di Iliyà andarono da 'Umar 
e strinsero un contratto con lui mediante pagamento della gizyah, e 
così (gli Arabi) presero la città. 

('Amir b. Hafs). abù Musa andò verso al-Basrah nell'anno 17. H. ; e 
'Umar gli scrisse: «Va verso il territorio di al-Ahwàz». abù Musa andò 

176. 



23. a. H. g 355 

e lo prese, secondo alcuni con la forza, secondo altri con patto, fissando 23. a. h. 



in 10.400.000 (dirham) la somma da pagarsi. 



■UMAR B. AL- 
KHATTAB. ■ Re- 



Khalifah dice: « Qiiest'anno, cioè l'anno 17. H.. avvenne la battaglia S'suo delie tra 



t>' 



dizioni contenu- 
te nella sua bio- 



« di Gallila- ». E lo stesso Khalifah dice più avanti: « Quest'anno fu tòu- 

« data al-Kùfah ». erafia nei Ta-- 

Dicc pure, riferendolo da ibn Ishàq: «Quest'anno fu presa Edessa >. [b'rf 'AsàkiTi'^' 
Dice Khalifah: « Nell'anno 21. H. fu la battaglia di Nihawand ». Egli 
pure dice che quest'anno fu la battaglia di Istakhr. E dice, da al-Walid 
b. Hi.'iàm, dal padre, dal nonno: Lo stesso anno fu conquistata Alessandria 
da Amr b. al-'As. 

Khalifah dice : L'anno 22. H., secondo abu 'Ubaydah. Hudzayfali b. 
al-Yamàn si volse dopo la battaglia di Nihawand verso la città di Niha- 
wand. e Dìnàr strinse un contratto con lui mediante pagamento di dir- 
ham 800,000 l'anno. Hudzayfàh andò contro la città Mah Dinar (?) e la 
prese; era stata conquistata prima, ma aveva in seguito violato il patto. 
Poi Hudzayfàh andò contro Mah Sabdzàn e la prese : anche questa era 
stata conquistata prima e poi aveva violato il patto. 

Khalifah dice : L' Adzarbaygàn fu preso questo stesso anno : lo stesso 
anno 'Amr b. al-'As prese Taràbulus. 

Khalifah dice: Anno 23. H. In quest'anno fu la prima spedizione di 
Lstakhr. e lo .stesso anno fu ucciso 'Umar (cfr. §§ 16, 27 e segg.). 

(pag. 684) Predizioni e presentimenti della morte di 'Umar. 

(pag. 610) (abii Bakr b. abi-1-Diinya e abii Khaytbamah b. Ismà'il, da 
Garii-. da Husayn. da 'Amr b. Maymùn). abù Lulu-ah, lo schiavo di al- 
Mughirah b'. Su'bah trapassò 'Umar con un pugnale, che aveva due punte. 
Insieme con lui egli trafisse dodici altri uomini, dei quali sei perirono. 
Poi un 'Iràqita gettò un mantello sopra di lui, e quand'egli fu così avvolto 
si trafisse da sé. 

(pag. 612) Racconti sull'uccisione e sugli ultimi i.stanti del Califfo. 

fpag. 624) ('Amr b. Maymun). Io gli ero vicino la mattina ch'egli 
fu ferito; solo 'Abdallah b. 'Abbàs era tra me e lui. Egli soleva passare 
tra le due file (dei preganti), e ogni volta che vedeva un vuoto diceva : 
« Riempitelo ». E quando il vuoto non c'era piìi. andava avanti e recitava 
il takbir. Spesso recitava la siirah yusuf e l'al-Na'l nella prima 
rak'ali , finché si riuniva la gente. Appena aveva egli gi-idato il takbir, 
che l'udii dire: « Quel cane m'ha ucciso », o « quel cane m'ha mangiato! », 
quand'egli lo trafi.s.se. Poi quel barbaro ('ilg) fuggì via con un coltello a 
due punte, e menava colpi a destra e a sinistra, e colpì trédici per.sone, 
di cui nove morirono. Quando quell'uomo lo vide tra i Musulmani, gettò 

177. 23 



§ ^ìH. 23. a. H. 

^^ ^- ^- un 1)11111 US sopra di lui, e poiché quel barbaro si credè preso, s'uccise. 

KHATTAB. - Re- Uiuar prese la mano di Abd al-rahman b. Awf, e se lo pose davanti, 
gistro delle tra- QuoHi ch'erano presso 'Umar videro quello che vidi io, ma quelli ch'erano 

dizioni contenu- • . , i, 

te nella sua bio- "^ londo alla moschea, non s accorsero di ciò ch'era successo, solo non udi- 
grafia nel Ta-- rono più la voce di Umar. E dicevano: « Lode a Dio, lode a Dio (subhàn 

rikh al-Sàm di , _ . ~ ' 

ibn Asàkir.) * Aliali!) », 6 'Abd al-ralimau dires.se lui la preghiera. E quando gli altri 
partirono, disse ['Umar]: « ibn 'Abbàs, guar4a un po' chi mi ha colpito! >. 
Egli andò in giro un poco, e poi disse : « Lo schiavo di al-Mughiiah b. 
« Su'bah ». — « Lo maledica Iddio! Io me gli .sono mostrato amico. Lodato 
« sia Iddio, giacché non mi fa morire (pag. 626) per mano d'un uomo, che 
« si professa seguace dell' Islam. Tu e tuo padre eravate lieti che il numero 
« dei forestieri ('ulùg) fosse grande a Madinali ì ». al-' Abbàs era il loro più 
grande amico ('). E ibn Abbàs disse: « Se vuoi (li faremo mettere a morte, 
« o bandire) ». E l'altro: « Dopo che essi parlano la vostra lingua, pregano 
« ver.so la vostra qiblah, fanno il vostro pellegrinaggio »? Poi fu portato in 
casa sua. Prima di quel giorno la popolazione non era stata tocca da nessun 
infortunio. Uno disse: « Temiamo per lui », e un altro: < E una cosa senza 
« importanza ». Ma egli disse: « Datemi da bere del nabidz », e ne bevve, 
ma usciva dalla sua ferita. Gli fu portato del latte, e ne bevve, e anche 
questo usciva dalla sua ferita. Allora si comprese che la ferita era mor- 
tale. Poi venne la gente a lodarlo, e venne un giovane. Io dissi : « O Prin- 

< cipe dei Credenti, godi della buona novella di Dio : tu sei stato un Com- 
■« pagno del Profeta, sei stato nell' Isiàm uno dei primi, sei stato Califfo, 
«e hai governato rettamente e ti tocca il martirio». Ma egli disse: «0 
« figlio di mio fratello, io speravo che questo governo mi fosse stato rispar- 
« miato, che non ne avrei avuto né vantaggio né perdita ». Quando poi 
quell'uomo si volse indietro, lo vidi toccar la terra e diceva : « Eicondu- 
« cetemi quel giovane ! Figlio di mio fi-atello, leva la tua veste : questa è 
« per te veste più pura e onorata davanti a Dio! ». [Poi] « Abdallah, 
« guarda a quanto ammontano i miei debiti » . Li contarono, e videro che 
ammontavano a circa 86,000 (dir liana o dinar?). Ed egli disse: «Se i 

< beni della famiglia di Umar bastano, prendi quelli, se non bastano, ricorri 

< anche ai banù Adi b. Ka'b ; se anche il loro patrimonio non basta, do- 
« manda ai Qurays, e dopo loro non chieder nulla ad altri. Va dalla madre 
« dei credenti A-isah, e dille : 'Umar b. al-Khattàb ti saluta (non dire il 
« Principe dei Credenti, giacché oggi non .sono un principe dei credenti) 
«e seguita: Umar b. al-Khattàb domanda il permesso di essere seppel- 
« lito presso i suoi due Compagni ». 'A-isah accordò il permesso (pag. 628), 
e 'Umar disse: « Nulla m'è più caro di questo luogo di riposo; se muoio, 

178. 



23. a. H. § 355 

«salutala, e di': 'Umar b. al-Khattàb domanda l'ammissione; e se essa 23. a. h. 

«me la concede, mettetemivi, e se me la nega, deponetemi nelle tombe khattab - Re- 
« dei Musulmani ». Poi venne la madre dei credenti Hafsah. Come noi K's<ro delie tra- 
la vedemmo, ci levammo, ed essa rimase un poco con lui. Poi vennero te^nen'a^uVbio- 
alcvmi domandando d'entrare. Essa entrò, e noi l'udivamo piangere di grafia nei Ta-- 
dentro. Poi tu detto ad 'Umar: «Annunzia la tua ultima volontà, o [trTAsàMT]' 
«Principe dei Credenti, nomina un successore ». Ma egli rispose: Io non 
« credo che alcuno abbia più diritti al governo di questi uomini, dei 
« quali il Profeta mori contento, 'Ali, Talhah, 'Uthmàn, al-Zubayr, 'Abd 
« al-rahmàu b. Awf e Sa'd ». Quando poi 'Umar tii morto, lo portammo 
fuori. E 'Abdallah b. 'Umar salutò ['A'isah], dicendo : « 'Umar chiede 
«di essere ammesso». Ed essa: «Portatelo dentro». Egli fu allora por- 
tato dentro, e deposto coi suoi due Compagni. Come fu finita l' inuma- 
zione e quelli furono tornati, 'Abd al-rahmàn b. 'Awf disse : « Cedete i 
«vostri diritti a tre di noi ». Allora disse al-Zubayr: «Io sto per 'Ali»; 
Sa'd disse: « Io per 'Abd al-rahmàn » (pag. 630), e Talhah : « Io per 'Uth- 
« man >. E così rimasero solo questi ti-e uomini, 'Ali, 'Uthmàn e 'Abd al- 
rahmàn. Disse allora 'Abd al-rahmàu agli altri due : « Chi di voi vuol ri- 
« nunziare al suo diritto, e lasciar l'altro ? ». I due' s a y kh si tacquero, 
'Utjimàn e 'Ali. 'Abd al-rahmàn allora disse: « Lasciate a me la scelta ». E 
quelli acconsentirono. Rimasto solo con 'Ali, gli disse : « Tu sei vecchio nol- 
« r Isiàm e stretto parente del Profeta, come tu sai ; se nomino te tu ac- 
« cetti volentieri (?■?), e se vado controte, ubbidirai e ti sottometterai?». 
Poi s' intrattenne con 'Uthmàn solo e gli disse le stesse cose. Come tutti e 
due ebbero accettato il patto, egli disse a 'Uthmàn: «Alza le tue mani », 
e gli prestò omaggio. Poi gli prestò omaggio Ali. Poi vennero gli alil 
al -dar e gli diedero la bay ali. 

Nota 1. — Anche questa è insinuazioue anti-abbàsida : la rivoluzionu che rovesciò lu àmasiìa 
uniayyade e portò al potere gli 'Abbàsidi, fu opera di non arabi isovrattutto persiani) e gli 'Abbasidi 
chiaramente palesarono }a. loro preferenza per quelli che non erano di origine araba. La tradizione attri- 
buisce identici sentimenti anche al loro capostipite e fa sospettare che ibu 'Abbàs fosse cosi in un certu 
modo responsabile dell'uccisione di "Umar. 

(pag. 630) Altri particolari sull'uccisione di Umar, e sua remissività 
al volere di Dio: non vuol pregare per un prolungamento della .sua vita. 
Desidererebbe di non aver avuto il potere. 

(pag. 668-70j 'Umar è incerto se lasciare o no un sncces.sore (ripetuto 
con varianti;. 

fpag. 676j (Muh. b. al-Khàlid al-Himsi, da Bisr b. Suayb b. abi 

Hamzah, da suo padre, da al-Zuhri, da Sàlim b. Abdallah b. 'Umar, da 

Abdallah b. Umarj. Quando la morte si avvicinò ad Umar, s'accostarono 

179. 



§ 356. 23. a. H. 

23. a. H. Uthman b. Affàn, Ali b. abi Tàlib, Abd al-rahmàn b. Awf, al-Zubayr 

KHATTAB. -Re- ^^- al-'Avvwàm e Sa'd b. abi Waqqàs: Talhah b. 'Ubaydallah era assente, 
gistro delle tra- y^^\ ^qq possediiueiito di al-Saià. Umar li guardò un poco, poi disse: 

dizioni contenu- . , . . .^ 

te nella sua bio- * I' potere e IH mano di sei: utjimàn b. Aiiàn, Ah b. abi Talib, 'Abd 
grafia nel T a ■ - « al-iahiuàn b. Awf, al-Zubayr, Talhah e Sad. Essi sceglieranno in mezzo 

rikh ai-Sàm di .' ' , . . . 

ibn Asàkir.) * ^ ^^^ tre un amir: se tu, o Ut_hman, desideri un pò di potere tra gli 
« uomini, non impon-e i banù abi Mu'ayt sulle nuche degli uomini; se 
«l'ottieni tu. o Abd al-rahmàu, non imporre sulle nuche i tuoi parenti; 
« e se tocca a te, o 'Ali, non imporre i banù Hàsim. Levatevi, tenete con- 
« sigilo, e fate uno di voi amir». E quelli si levarono per tener consiglio. 
'Abdallah b. 'Umar dice: « 'Uthman mi chiamò una o due volte per far en- 
« trare anche me, benché non mi avesse nominato, ma io non volli ; giacché 
« sapevo bene che il governo sarebbe toccato a uno di loro... ». E dopo 
che 'Uthman mi ebbe chiamato più volte, io dissi: «State attenti. Voi 
« nominate un amir, mentre il Principe dei Credenti é ancora in vita >. 
Per Dio, fu come se avessi svegliato Umar da un sonno. E disse: « Aspet- 
« tate ; se mi succede qualche cosa, allora Suhayb, m a w 1 a dei banù Gru- 
« d'àn diriga la preghiera per tre notti ; poi al terzo giorno, riunite gli 
*. uomini più ragguardevoli e i capi di esercito, (pag. 679) e ponete uno 
« di voi come amir. Chi poi si attribuisce il potere senza esser designato 
«dal consiglio, abbia tagliata la testa». 

(pag. 679-81) Griudizi esposti in fin di vita da Umar sui sei uomini 
più illustri, e loro difetti. Ad Ali si rimprovera l'amore degli scherzi 
(? du' àbah). 

(pag. 681) Sogno premonitore ad Umar. Avvertimenti da lui dati sul 
letto di morte agli Iràqensi (ripetuto). 

(pag. 686-87) Altri racconti degli ultimi istanti di Umar. (Egli chiede 
chi sia l'uccisore, per timore che qualche sua colpa inavvertita avesse 
fatto ordire una qualche congiura. Vuol deporre a terra la sua guancia). 

(pag. 691) Altre tradizioni su quest'ultimo fatto. 

(pag. 699) Uffici funebri prestati al Califlb. 

(pag. 701) Preghiere di ibn Suhayb. 

(pag. 705) =Saad, III, 1, 268, lin. 27 (ripetuto). 

(pag. 705-712) 'Ali loda 'Umar, alla presenza del suo cadavere. 

(pag. 717) Lode pronunziata da Abdallah b. Salàm. 

(pag. 723) Varie dichiarazioni in favore di 'Umar. 

(pag. 725-29) Data dell'uccisione. 

(pag. 729) (Ahmad b. Hanbal, da Ishàq b. 'Lsa, da abù Ma'sar). Umar 
fu ucciso il mercoledì quando restavano quattro giorni alla fine di Dzù-1- 

180. 



23. a. H. 



§§ 36&^7. 



Higgah, alla fine del 23. H. Il califfato suo durò dieci anni, sei mesi e 
quattro giorni. 

(pag. 729-31) Altre date. 

(pag. 731) (Abd al-'azLz al-xA.ktàni, da abù Muli. b. abì Nasr, da abù-1- 

Qàsim b. abi-1- da Ahmad b. Ibràliini, da Muli b. Aidz, da Umayr). 

L'mar fu ucciso il mercoledì, a quattro giorni dalla fine di Dzù-1-Higgah 
dell'anno 23. H. 

(pag, 731-35) Altre date. 

(pag. 735) (Yahya b. al-Mu'in, da Sutyàn b. Uyaynah, da 'Amir, da 
al-Zulu'i, da Sa'id b. al-Musayyab). limar morì iu età di 54 o 55 anni. 

(abù Hafs 'Umar b. Ali, da 'Abd al-rahmàn b. Mahdi, da Abdallab 
b. Umar, da Nàfi', da ibu 'Umarj. limar aveva 50 e qualche altro anno 
quando morì. 

('Abdallah, da Ya'qùb, da abù Bakr al-Humaydi, da Sutyàn, da 'Umar, 
da ibu Sihàbj. Umar disse alla gente: « Questo è il mio giorno natalizio; 
« io ho 54 anni. Questa canizie l' ho dai miei zii materni, i banù-1-Mu- 
< ghiiah ». Lo stesso anno fu ucciso. 

(pag. 737-53) Altre indicazioni sulla sua età. 

(pag. 753-61) Versi pronunziati dai Ginn. 

(pag. 761) Elegie di Hassàn b. Thàbit e 'Atikah bint Zayd. 

(pag. 763) 'Umar appare in sogno. 



23. a. H. 
[UMAR B. AL- 
KHATTAB. - Re- 
gistro delle tra- 
dizioni contenu- 
te nella sua bio- 
grafia nel T a • - 
rìkh al-Sàm di 
ibn 'Asàki r.| 



NECROLOGIO dell'anno 23. H., e cenni biografici di persone vis- 
sute e morte sotto Umar di cui s'ignora la data precisa di morte. 

al- Abbàs b. Mirdàs. 

§ 356. — abù-l-'Abbàs [o abù-1-Haytjiam] al-'Abbàs b. Mirdàs b. abi 'Amir 
h. Hàritjiah b. Abd Qa\ s b. Ritaah b. Buhnah b. Sulaym al-sà'ir al-Sulami. 
Sua madre era al-Khansà bint 'Amr b. al-Sarid. al-'Abbàs era cavaliere 
e poeta, di grande audacia ("i*) ed eloquenza, signore della sua gente per 
parte paterna e materna. È uno dei mukhadram, vissuto attraverso la 
<iàhiliyyah e l' Isiàm ; si recò dal Profeta e que.sti, quando fece i regali 
ai Muallafah qulùbuhum — ai nuovi venuti di cui doveva acca- 
parrarsi le .simpatie (cft-. 8. a. H., § 165, n. 30 e nota 1 ; 9. a. H., § 71, 
nota i) — favorì nella divisione al disopra di lui, Uyaynah b. Hisn e al- 
Aqra' b. Hàbis. Allora egli si levò e disse al Profeta dei versi su questo 
proposito, e il Profeta diede ordine a Bilàl di dargli dell'altro finché rimase 
sodistàtto fAghàni, XIII, 64, Un. 25-65, Un. 3j [T.J. 

§ 357. — (Ahmad (?) b. G-arir al-Tabari, da Muhammad b. Humayd, 
da Salamah b. al-Fadl, da Muhammad U. Ishàq, da Mau.siìr b. al-Mu'tamir, 



Ibi. 



Ǥ 367, 868. 23. a. H. 



23- a- W- da Qabisah, da Amr al-Khuzà'i, da al-'Abbàs b. Miidàw 1). abi Amir; rai- 

INECROLOGIO. " . . 

ai-Abbàs b. Mir- coutava costui:) Mio padi'e aveva un idolo chiamato Darnàd, e venuto a 
<*»*•] morire lo raccomandò a me invitandomi di adorarlo e coltivarlo. Io presi 

quest' idolo, lo collocai in una stanza e Io visitavo ogni giorno e ogni notte 
una volta. Quando cominciò la missione pubblica del Profeta, sentii nel 
cuore della notte una voce che mi atterrì. Saltai e andai da Damàd, e la 
voce che partiva dal suo interno mi diceva: 

fi) Dici a tutte le tribù di Sulaym : Sono periti (al-Anisyi e rive il popolo del Tempio. 

(2) Colui che ha- ereditato la profezia e la verità dopo il figlio di Maria, è stato tratto 
dalla tribù dei Qurays. 

(3) al-Damàd è perito, benché egli sia stato adorato per lungo tempo prima che t'osse 
rivelato » il Libro » al Profeta Muhammad. 

Io nascosi il fatto alla mia gente, e non lo raccontai ad alcuno tino a 
quando si compi la spedizione degli al-Ahzàb (= Assedio di Makkali : con- 
frontisi 5. a. H., §§ 21-43). In quel tempo, mentre io ero all'estremità di 
al-'Aqiq fra i miei cameli e stavo a dormire, mi svegliò una voce violenta, 
e, levata la testa, mi vidi davanti un individuo col turbante che diceva: 
« La luce che scese tra il lunedì e la notte del martedì su colui che caval- 
« cava la camela 'Adbà, si trova ora nelle case dei banù Akhi-l-'Anqà ». 
Allora un individuo che gli stava a sinistra e che io non vedevo, gli 
rispose : « I genii e le loro razze hanno avuto la lieta novella, che quando 
« le cavalcature avranno deposto i loro basti, e il cielo avrà fatto piovere i 
« suoi custodi (= le stelle filanti), qualche mercato sarà la loro direzione 
« (anfàsuhà?) ». Allora io balzai impaurito e mi convinsi che Muhammad, 
l'Inviato di Allah, era l'eletto, e montato a cavallo, andai, giunsi da lui, 
gli diedi il giuramento e abbracciai l'Isiàm, quindi andai a prendere Damàd 
e gli diedi fuoco (Aghàni, XIII, 65, lin. 3-19) [T.]. 

§ 358. — Racconta abù 'Ubaydah: al-'Abbàs b. Mirdàs aveva per moglie 
Habibah figlia di al-Dahhàk b. Sufyàn al-Sulami, uno dei banù Ri'l b. Màlik. 
al-'Abbàs, dunque, usci per recarsi dal Profeta, andò dai suoi cameli. vi 
pernottò, e al mattino chiamò il suo pastore, gli raccomandò i suoi ca- 
meli e gli disse : « Se qualcuno ti chiede di me, rispondi che io sono in 
« Yathrib. Io ho l' intenzione di recarmi da Muhammad e di restare con 
« lui, sperando di partecipare alla misericordia divina e alla hice (alla ve- 
« rità). Se sarà bene, non sarò stato preceduto ad abbracciarlo: se sarà male, 
« lo guarderò in faccia, tanto egli mi è parente materno. Senza dire che 
« io ho visto un vantaggio evidente e ogni bene di questa vita e dell'altra 
« nell'obbedirlo, nell'assisterlo, seguirlo, riconoscerlo e preferire la sua casa 
« a tutte le altre cose del mondo, poiché i suoi sentieri sono chiari e i 
* segni della verità ch'egli porta evidenti, ed io vedo che tutti gli Arabi 

182. 



23. a. H. gg 358^ 359. 



NECROLOGIO. - 
al- Abbàs b. Mir- 



« che si dirigono verso di lui, ne ricevono potenza e grandezza; io vedo 23. a. h. 

« altresì che mi è stata inspirata una affezione per lui e che io darei la 

« mia vita per lui. nel desiderio di compiacere il Dio del Cielo e della dàs 

« Terra ». Quindi si recò dal Profeta, e il pa.store si recò da sua moglie 

e gli annunziò ciò che era avvenuto di lui e la sua emigrazione per unirsi 

al Profeta. Essa si levò, disfece la sua tenda e andò a raggiungere i proprt 

parenti. In quest'occasione al-' Abbàs b. Mirdàs compose i seguenti versi 

ricordando d'aver dato fiioco a Damàd e di e.ssere passato al Profeta : 

(1) In fede mia, il giorno in cui io nella mia ignoranza facevo Damàd compagno [nella 
divinità] al Signore dei mondi, 

(2i E lasciavo che gli 'Awf circondassero l' Inviato di Allah, e che costoro fossero i 
suoi sostenitori, — quale onore per costoro! — , 

(3) Ero come colui che abbandona il terreno facile e vuole quello aspro, per segfuire 
delle vie alla cieca. 

i4) Ma ora io credo in Allah di cui io sono lo schiavo, e abbandono chi non desi- 
dera che il potere mondano ; 

(5) E ho rivolto il mio viso ricercando Makkah, e ho seguito fra le due montagne 
(=Madinahi il benedetto. 

(6) Il Profeta che venne a noi con una rivelazione di verità di cui egli dà le distin- 
zioni come esse sono, 

i7) Fedele nel Quràn, primo fra gl'intercessori e ultimo tra i Profeti; egli conversa 
con gli angeli, 

(8) Riparò i manichi della fede prima rotti, e li completò stabilendo i riti. 

i9j Io ti vedo, o migliore fra tutte le creature, collocato come principe in mezzo ad 
una parentela gloriosa. 

(10) Ma tu li superi per gloria, generosità e viitù, e per il limite estremo [che tu 
raggiungi], superando i [più veloci] cavalli. 

(Ili Tu sei l'eletto di Qurays: quando i loro colli si levano, tu fai restare indietro! 
campioni più salienti (??) 

al-' Abbàs si recò dal Profeta in Madìnah quando questi voleva marciare 
sopra Makkah, l'anno della conquista (= 8. a. H.). E il Profeta diede come 
luogo di convegno Quda3'd. e gli disse : « Raggiungimi colla tua gente 
« in Qudayd ». Quando il Profeta si fermò a Qudayd, sul momento di ri. 
partire lo raggiunse al-'Abbàs con mille dei banù Sulaym. E su questo disse 
al-' Abbàs b. Mirdàs: 

(1) Annunzia ai servi di Allah che Muliammad è l'Inviato di Allah, giusto dovunque 
egli si dirige. 

(21 Egli chiamò la sua gente e ilomandò ad Allah il .soccorso, ed Allah gli corrispose 
e glielo largi. 

(3) La sera in cui ci congiungemmo con Muhammad a Qudayd, perchè ci guidasse 
ad un' impresa preparata da Allah, 

'4i Io ho prestato a Muhammad un giuramento sipcero e gli consegnai mille cavalieri 
contrassegnati : 

(5) Squadroni che Allah vedeva marciare sotto il suo comando per attaccare con essi 
nell'interesse della religione i malvagi. 

[i due ultimi versi ci riescono oscuri] (Agli ani, XIII, 65. lin. 20-G(;, lin. 22). 

§ 359. — f Ahmad b. Muhammad b. al-Mad, da Muhammad b. Ishàq 

al-Musibi, da Muhammad b. Fulayh, da abù Mu.sa b. Uqbah, da ibn Sihàb; 

183. 



§ 369. 23. a. H. 

23. a. H. inoltre ci narrò nostro zio Uniar b. Tsma"ìl b. abi Ghavlàn al-Thaqafi. da 

[NECROLOGIO. - ." _ — 

ai-Abbàs b. Mir- Dawud b. 'Amr al-Dabbi, da Muhammad b. Ràsid, da ibn I.shàq ; ci nano 
^^s-1 altresì Muhammad b. Humayd, da Salamah, da ibn Ishàq; noi abbiamo 

compenetrato tra di loro i diversi hadith:) Il rasùl di Allah divise il 
bottino dei Hawàzin (cfi\ 8. a. H., §§ 161 e segg.), e largheggiò nei doni 
con quelli di Makkah, arrotondando la parte nella divisione ad essi e ad 
altri che avevano preso parte alla spedizione di Hunaj^n, al punto da dare 
ad un solo individuo cento cameli, o mille pecore. Invece escluse i suoi 
Compagni da molta parte della divisione. Diede, fia gli altri, delle por- 
zioni ad al-Aqra' b. Hàbis, 'Uj^aynah b. Hisn e al-'Abbàs b. Mirdàs, favo- 
rendo però Uyajmah ed al-Aqra' su al-'Abbàs. Allora al-'Abbàs si recò dal 
Profeta e gli recitò i versi: 

(1) Furono molti i danni che io riparai coi miei ripetuti assalti sul mio puledro sulla 
sabbia 

(2) E col destare la tribù, perchè [non] dormisse ; poiché se gli altri sonnecchiavano, 
io non sonnecchiava. 

(3) E il mio bottino e quello di 'Ubayd fil suo cavallo! è andato diviso tra TJyaynah 
ed al-Aqra". 

(4) Eppure nella guerra io fui un uomo ricco di risorse: ma non mi si diede nulla, 
e nulla mi si rifiuti (?) 

(5) Né Hisn, né Hàbis superavano Mirdàs negli scontri, 

(6) Né io sono al disotto di uno qualunque di loro due: e se tu oggi abbassi un indi- 
viduo, non si eleverà mai più. 

Il Profeta, conosciuti questi versi, lo fece chiamare e gli disse: «Sei tu 
« che hai detto: 

Il mio bottino e quello di 'Ubayd è andato diviso tra al-Aqra' e 'Uyaynah. — ? 

Ma abù Bakr lo interruppe dicendo: « Per carità, o rasùl di Allah, egli 
« non ha detto così (il verso era differente, mentre quello recitato da 
« Maometto, prosodicamente non tornava) ; tu non sei poeta e puoi fare 
« a meno della poesia e di recitarla ». Disse il Profeta: « Com'era dunque 
«il verso?», abù Bakr glielo recitò esattamente, e il Profeta disse: «È 
« lo stesso; non c'è nessun danno, se cominci con al-Aqra' o con 'Uyaynah ».; 
quindi soggiunse: «Risparmiatemi la sua lingua», ed ordinò che gli si 
dessero donne e animali, quanto bastasse per contentarlo e per farlo ta- 
cere. E così ebbe [in seguito altro bottino]. Soggiunse il r a w i : Gli Ansar 
però ne furono malcontenti, e dissero : « Noi siamo coloro che gli abbiamo 
« dato una patria e delle forze, ed egli preferisce la sua gente a noi, e dà 
« a loro tali porzioni quali non ha dato a noi ; evidentemente egli ha fatto 
« ciò perchè intende .stabilirsi fi-a di loro ». Queste parole essendo state 
riferite al Profeta, andò a trovarli nel loro accampamento, li chiamò a 
raccolta, e disse : « Se qui c'è qualcuno che non sia degli Ansar, vada alla 
«sua gente». Poi lodò Allah, e dis.'^e: «0 Ansar, mi è stato riferito un 

184. 



23. a. H. § 35y. 

« discorso che voi avete tenuto in un momento di malcontento dei vostri 23. a. h. 

. . ,. . , ^11. .1,-, INECROLOGIO. - 

«animi: non venni io torse a voi quando eravate nel! eiTore, e Allah vi ai-Abbàsb Mir- 
. guidò? ». Risposero: «È vero». Disse: «Non eravate voi pochi, quando dàs | 
« io venni da voi e Allah vi ha cresciuti di numero? ». Risposero: « Sì ». 
Disse: « Non eravate voi nemici gli uni agli altri e Allah vi conciliò?». 
Risposero: « Sì, è vero ». Soggiunge Muhammad b. Ishàq: Mi narrò Ya'qùb 
b. 'Uyaynah che il Profeta disse loro : « Voi non sapevate cavalcare i ca- 
« valli quando io venni a voi, e ora li cavalcate » Q. Risposero: « È vero ». 
Disse: «Rispondete dunque, o popolo degli Ansar». Ed essi dissero: 
« Allah e il suo Profeta hanno usato verso di noi merito e benevolenza, 
« tu sei venuto da noi mentre eravamo nelle tenebre, e per tuo mezzo 
« Allah ci trasse alla luce ; tu sei venuto mentre noi eravamo all'orlo 
« dell'abisso dell' inferno, ed Allah ci liberò ; tu venisti da noi, mentre 
« eravamo deboli e pochi, e Allah ci fece grandi per mezzo tuo ; perciò 
« noi ci contentiamo di Allah come Signore, dell'Isiàm come fede, e di 
«Muhammad come Profeta». Disse Muhammad: «Voi avTeste potuto, 
« volendo, anche rispondermi diversamente : tu sei venuto da noi cacciato 
« e noi ti abbiamo accolto, disertato e noi ti abbiamo sostenuto, povero e 
« ti abbiamo arricchito, tacciato di mentitore e ti abbiamo creduto, e ac- 
« cettammo dalla tua bocca ciò che gli altri rifiutavano di ascoltare ; ed 
«avreste detto la verità». Ma gli Ansar protestarono: «Di Allah e del 
« suo Profeta è la benevolenza ed il merito verso di noi ». Quindi pian- 
sero e grande fii il loro pianto, e pianse anche il Profeta, e disse: « Po- 
* polo degli Ansar : Voi avete provato in voi stessi del malcontento a pro- 
< posito del bottino, perchè io ho favorito nella divisione alcuni che io 
«io volevo conciliare all'Islam, perchè l'abbracciassero, mentre io ho fatto 
« di voi i procuratori dell' Isiàm : non siete voi contenti che costoro ricon- 
« ducano le pecore e i cameli e voi riconduciate il Profeta al vostro at- 
«tendamento? Per Colui nelle cui mani è l'anima di Muhammad, se gli 
« uomini tutti prendessero una via e gli Ansar un'altra via, io preferirei 
« la via degli Ansar, e se non fosse il fatto della (compiuta) emigrazione 
«(higrah), io sarei uno degli Ansar». Allora essi piansero una .seconda 
volta, inondando di lagrime la loro barba, e dissero : « Noi siamo contenti 
« di avere Allah e il suo rasul come sorte e porzione nostra », e si disper- 
sero sodisfatti assai più lieti del Profeta, che se avessero avuto degli averi. 
Narra abù 'Amr al-Saybàni a proposito di questo avvenimento: Il 
rasùl di Allah diede ad una quantità di Arabi cospicui doni per conci- 
liare all' Islam- il loro spirito e le loro tribù. Cento cameli per ciascuno 
diede ai seguenti : abu Sutyàn b. Harb, suo figlio Mu'àwiyah, Hakim b. 

185. 24 



5§ avj-361. 23. a. H. 



23. a. H. Hìzàm, al-Hàiith b. llisàm, Suhayl b. 'Amr, Huwaytib b. Abd al-'Uzza, 

(NECROLOGIO. -'. ._ . '.^ 

ai-Abbàs b. Mir- l^^t^van b. Umay3'^ah, al-'Ala b. Hànthah al-Thaqafi, lialìf dei banu Zuhrah, 
«"^s-l 'Uya3'uah b. Hisu e al-Aqra' b. Hàbis. Cinquanta o più cameli diede ai 

seguenti: Makhi-amah b. Nawfal. Umayr b. Walib, uno dei banù 'Amii- 
b. Luayy, Sa'ìd b. Yarbù', e uno dei banu Sahm. Diede alcuni cameli 
ad al-'Abbàs b. Mirdàs, ma egli li rifiutò sdegnato, e disse i versi citati, 
in seguito ai quali il Profeta gliene diede degli altii fino a restar sodi- 
sfatto (Aghàni, XIII, 67, Un. 1-68, lin. 18) [T.]. 

Nota 1. — Kìcordiaiuo quanto si è detto a proposito delJa scarsità dei cavalli nell'Arabia occi- 
dentale nei primordi dell'Isiàm (cfr. 12. a. H.. §§ ■272-274-A). E chiara l'allusione che i Madinesi prima 
dell'Isiàm non possedessero, né mai usassero cavalli. 

§ 360. — Dice abu Ubaydah: al-'Abbàs, Suràqah, Hazn e 'Amr figli 
di Mirdàs erano tutti figli della medesima madre al-Khansà bint 'Amr b. 
al-Sarid ; ciascuno di essi era poeta, ma al-'Abbàs fu il maggior poeta e il 
più celebre, il miglior cavaliere e il più considerato fi-a i quattro. Mori nel- 
1" Isiàm (Aghàni, XIII, 72, Im. 5-7) [T.]. 

Per altre notizie su questo celebre poeta e guerriero pagano, di cui 
s' ignora la morte, si veggano le seguenti fonti. Le notizie vere biografiche 
sono scarsissime e per lo più sono cenni poetici o aneddoti di valore sol- 
tanto letterario (cft-. 8. a. H., §§ 23, 24, 27, 105, 122, 164, 165. 171): 

Qutaybah, 171, 174; Hisàm, cfì-. Indice, pag. 244; Nawawi, 
333: Yàqùt, cfr. Indice, pag. 493; Qutaybah Poesis, 34, 166, 196, 
467-470: Hagar, II, 670-671, n. 8986; Dzahabi Tagrid. I, 317, 
n. 3030; al-Istì'àb, 500, n. 2035; Durayd, 188; Fihrist, 158; al- 
Asma'iyyàt, 38; Athir, 11,206, 207; Athìr Usd, III, 112-114; Ha- 
madzàni, 172; Buhturi, 21, 23, 30-31, 41, 45, 77; Hamàsah, 61, 
214, 309, 512; Hanbal Musnad, IV, 14, e segg. ; Khizànah, I, 73, 
166. 423, 558, 673-575, 578; II, 80-82, 230-231, 473; III, 517-521, 636-637; 
'Ayni, II, 55; III, 656; IV, 69, 365, 489, 574; T abari, I, 1676, 1680; 

III, 2358; Hammer Litter. Arab., I, 431-434; Lammeus Mo- 
awia, 50, 295; Mubarrad. 164, lin. 14, 440. lin. 1; Muir Mahomet, 

IV. 151. 

Abd al-rahraàn b. Ka'b b. Amr. 

§ 361. — abù Layla Abd al-rahmàn b. Kab b. 'Amr b. Awf b. 
Magdzùl b. Ann- al-Ansàri al-Màzini, comunemente detto abù Layla al- 
Màzini, fu presente a Uhud ed a tutti i fatti d'arme successivi : fii uno 
degli al-Bakkà-ùn o piagnoni di Tabùk. Morì negli ultimi tempi del 
califfato di 'Umar (Dzahabi Paris, I, fol. 147, v.). 



23. a. H. g§ 3t>i-;vM;. 



Cfi-. Hagar, II. 1007. n. 9557; Dzahabi Tagrid, I. 381. n. 3270; 23. a. h. 

Athir, II, 212; IH, 61; Athir Usd, III, 320: Duravd. 271. lin. 1-2. I'^ec"°'-°G'0 



Abd al-rahmàn b. Umar. 

§ 362, — 'Abd al-rahmàn [al-AwsatJ b. 'Umar b. al-Khattàb b. Nut'avl. 
al-Qurasi. al-'Adawi (abù Sahmah). tìglio del Califfo 'Umar, andò in Egitto 
con 'Amr b. al-'Às ed incorse nella pena della fustigazione per aver bevuto 
vino. Fu punito prima in questo modo da 'Amr b. al-'As in Egitto, e poi. 
menato a Madinali, una seconda volta dal suo padre stesso. La gente del- 
l' 'Iraq afferma che 'Abd al-rahmàn morisse durante la battitura, ma altri 
sostengono che morisse poco dopo, prima del padre (e per effetto delle 
battiture) (Hagar. IH. 143-144. n. 345). 

Cfr. anche al-Istì'àb. 406, n. 1685; Dzahabi Tagrid, I, 379, 
n. 3663: Athir, 111,41; Athir (Jsd. III. 213: Tanbih. 290: Tabari, 
I. 2733. 

Abdallah b. Himàr. 

§ 363. — Abdallah b. Himàr un Compagno del Profeta che fu pu- 
nito, regnante 'Umar, per avei- bevuto vino (Hagar, II, 929, n. 9422 1. 

Abdallah b Suhayl. 

§ 364. — 'Abdallah b. Suhayl b. 'Amr al-Qurasi, Compagno del Pro- 
feta, fratello di abù ó-andal b. Suhayl. assistè alla battaglia di Badi- e 
morì nell'anno 23. H. (Athir, III. 61). 

Cfr. anche al-Istì'àb, 394, n. 1636; Dzahabi Tagrid, I. 340, 
n. 3251: Hagar, II, 785-786, n. 9104; Atliir Usd. III, 181: Tabari. 
I, 1548. 

Adi b. Nawfal, 

§ 365. — Adi b. Nawlal b. Asad b. Abd al-'Uzza b. Qu.sayy al-.sa ir. 
Sua madre fu Aminah bint Gràbir b. Sufyàn, sorella di Ta'abbatasarran. 
"Umar b. al-Khattàb, ovvero Uthmàn b. 'Affàn, lo nominò governature 
del Hadramawt, secondo quanto ci raccontava al-Tiisi, da al-Zubayi- b. 
Bakkàr (Aghàni, XIII, 136, lin. 12-16). 

Cfr. anche al-Isti'àb, 516, n. 2114; Dzahabi Tagrid, 1, 407, 
n. 3963; Hagar, II, 1124, n. 9858; Qutb ai-din, 48; Athir Usd, 
m, 398; Dur.ayd, 54. 

Adi b. abì-l-Zaghbà. 

§ 366. — (a) 'Adi b. abi-1-Zaghbà Sinàn b. Subay' b. Tha'Iabah 1). 
Rabi'ah b. Zuhrah b. Budayl b. Sa'd b. 'Adi b. Nasr b. Kàhil b. Nasr b. 

187. 



Abd al-rahmàn 
b. Ka b b. Amr.] 



§§ :wG-368. 23. a. H. 



^^- '• ^- Màlik b. (rhatafan b. Qays, dei banu Gruhayiiah. L'Inviato di Dio lo spedi 

[NECROLOGIO. -. --t» aA- 

Adi b. abi-i-Za- i'^ avaiiscopeita insieme con Basbas b. 'Amr al-Guhani per cercar notizia 
^''''^•1 della caravana (qurasita) : essi giunsero a Badr e trovarono che la cara- 

vana vi era passata e li aveva precorsi; onde tornarono e ne riferirono 
al Profeta. 'Adi fii presente a Badr, a Uhud, all'assedio di Madinah ed a 
tutti i fatti d'arme con l'Inviato di Dio: morì sotto il califfato di 'Umar; 
e non ebbe posterità (Saad, III, 2, pag. 68, lin. 5-12) [G.]. 

(b) Compagno del Profeta, halif, o confederato dei Naggàr (Ansar) 
prese parte alla battaglia di Badr, e fu mandato dal Profeta, insieme con 
Basbas b. Umar, a spiare le mosse della caravana di abù Sufyàn. Prese 
parte ai fatti d'arme successivi e mori durante il califfato di 'Umar fHagar, 
II, 1120, n. 9848). 

Cfr. Athir, II, 91; III, 60; al-Isti'àb, 516, n. 2114; Dzahabi 
Tagrid, I, 406, n. 3952; Athir Usd, 111,394: labari, I, 1299, 1306. 

al-Agda b. Malik. 

§ 367. — al-Agda' b. Màlik b. Umayyah b. 'Abdallah b. Hasan b. 
Salàmàn b. Ya'mar b. al-Hàiith ecc. abù Masrùq ibn al-Agda' al-Hamdàni 
al-Wàdi'i, nacque ai tempi del Profeta, ma non lo vide mai né si convertì 
all' Isiàm se non dopo la morte di Maometto, durante il regno di 'Umar, 
al quale venne in missione, e ricevette convertendosi all'Islam il nome di 
'Abd al-rahmàn, dal Califfo stesso. Fu un celebre cavaliere, poeta di grido, 
appartenendo a quelli dei mukhadram (che composero versi tanto come 
pagani, quanto come musulmani). 

Morì ucciso durante il califfato di 'Umar (Hagar, I, 199, n. 421). 

Cfi-. Athir, II, 225; Athir Usd (manca); Durayd, 253; Tabari, 
I, 1734, 1994. 

Alqamah b. Mugazzìz. 

§ 368. — Alqamah b. Mugazziz b. al-A'war b. ó-a'dah b. Mu'àdz b. 
'Atwàrah b. Umar b. Mudlig al-Kinàni al-Mudligi, è menzionato da ibn 
Sa'd nella terza classe (tabaqah) dei Compagni del Profeta. Egli prese 
parte in una spedizione mandata dal Profeta da Madinah, sotto 'Abdallah 
b. Hudzàfah, specialmente celebre per un episodio in cui i militi non vol- 
lero obbdedire al capo, perchè ordinava loro cose che erano assurde (sal- 
tare il fuoco, ecc.): questa spedizione, secondo al-Wàqidi, fu mandata contro 
certi Abissini sulle coste d'Arabia, in al-Safinah, nel Rabi' II, dell'a. 9. H. 
Secondo alcune notizie il Profeta avrebbe mandato 'Alqamah con una spe- 
dizione in Palestina da Tabùk, ma l'isnàd su cui la tradizione poggia 

188. 



23. a. H. §§368, 369. 



è « debole ». Altri dicono che venisse mandato ui Palestina da abù Bakr 23. a. H. 

al-Siddiq. Fu presente al Yarmuk ed al convegno di al-Gràbi^-ah : e poi fti Aiqamah b. Mu- 
luogotenente di 'Umar nelle guerre in Palestina. gazziz.) 

Secondo Mus'ab al-Zubayri, il Califfo Umar diede ad 'Alqamah il co- 
mando di una spedizione per mare contro l'Abissinia con trecento guer- 
rieri. Secondo al-Wàqidi. ciò avvenne nell'anno 20. H. ed in essa perì 
Alqamah con i suoi. Dopo questo evento 'Umar non permise piix altre 
spedizioni marittime. 

al-Dzahabi aggiunge che la spedizione peri in un naufragio annegata 
nel mare. Alcuni però ritardano questo evento al califfato di Uthmàn 
(Hagar. Il, 1203-1204, n. 10043). 

Cfr. Dzahabi Paris, I, fol. 146,r. ; manca in al-Isti'àb: Dza- 
habi Tagrid, I, 423, n. 4142; Athir, II, 387, 390, 417, 444; Athìr 
Usd. IV. 14: T a bari, I, 2090, 2397, ecc.; cfr. Indice, pag. 393. 

Alqamah b. Ulàthah. 

§ 369. — Alqamah b. Ulàthah b. Awf al-' Amiri al-Kilàbi, fu uno 
dei Compagni del Profeta della categoria degli al-mu'allafah qulù- 
buhum: era uno degli asràf della sua tribù. Visse nella Tihàmah e poi 
emigrò a Damasco, dove si stabilì essendovi venuto in cerca di una certa 
eredità che gli spettava. Durante il caliifato di Umar venne con una delle 
ambascerie a Madinah. Trasmise tradizioni ad Anas b. Màlik (Dzahabi 
.Paris, I, fol. 146, r.). 

Il suo nome completo era 'Alqamah b. Ulàthah b. Awt b. al-Ah\va.s 
b. óa'far b. Kilàb b. Rabi'ah b. 'Amir b. Sa'sa'ah al-' Amiri. Di lui fece 
una .satira il poeta al-A'sa, mentre lodava Amir b. al-Tufayl, con il quale 
'Alqamah b. Ulàthah ebbe una qui.stione. La sua andata in Siria fii an- 
teriore alla conquista musulmana : egli infatti si recò presso Qaysar (ossia 
Eraclio), quando fu informato della morte di abù 'Amir al-Ràhib, e fu ac- 
compagnato da Kinànah b. Abd Yàlil: egli voleva l'eredità di abù 'Amir. 
L'imperatore poro diede l'eredità a Kinànah, perchè egli era degli Ahi 
al-madar (o gente sedentaria), e non volle darla ad Alqamah. Si vuole 
che 'Alqamah si presentasse un giorno al Profeta e spiegasse al medesimo 
che gli era impassibile imparare a mente tutto il Quràn, a causa la sua 
grave età. Durante i torbidi dell'anno 11. H. Ahiamali apostatò: allora 
abù Bakr mandò a chiamare la moglie ed il figlio di lui per avere spie- 
gazioni. La moglie rispose che suo marito poteva aver rinnegato l'Islam, 
ma che essa e suo figlio non avevano rinnegato la fede. Nella grande que- 
stione che Alqamah ebbe con 'Amir b. al-Tufayl, questi si prese (per av- 

189. 



fs 3C9, 370. 23. a. H. 



23. a. H. vocati i poeti) Labid ed al-Asa. ed Alqamah volle al-IIutayah : tutti 

''^•Akiamah b' uia- insieme andarono da abù Sufyàn e lo pregarono di fare da arbitro tra loro, 
thah.] ma abii Sutyàn respinse la proposta. Allora si presentarono ad 'Uyaynah 

b. Hisn, ma avuto un rifiuto anche da costui, si recarono da Ghaylàn b. 
Salamah al-Thaqafi, il quale li rimandò da Harmalah b. al-As'ar al-Murri. 
Neppur questi volle saperne e li mandò da Harim b. Qutbah al-Fazàri; 
il quale accettò di fare da arbitro, ma riservandosi di dare la sentenza un 
anno dopo: con un'astuzia Harmalah riusci alfine a metterli d'accordo. 

Secondo Sayf b. 'Umar. 'Alqamah quando rinnegò l'Isiàm, andò in 
Siria, poi ritornò e si accampò presso i banù Ka'b : contro di lui abù Bakr 
mandò al-Qa'qa b. Amr: Alqamah fuggì, ma poi, riabbracciato l' Islam, 
si presentò da abii Bakr e fu accolto di nuovo. 

Secondo Hisàm ibn al-Kalbi (da G-a'far b. Kilab), il Califfo "Umar 
diede ad 'Alqamah il governo del Hawràn, dove egli si fissò finché mori: 
ivi lo venne a trovare al-Hutayah, ma quando vi giunse, trovò che 'Al- 
qamah era già morto. Allora ne cantò le lodi in una qasidah. 

Secondo abù Ubaydah, 'Alqamah fu dedito al vino ed il Califfo lo 
punì severamente : allora Alqamah rinnegò l' Isiàm ed emigrò tra i Greci, 
dove l'imperatore lo accolse molto onorevolmente. L'imperatore gli disse: 
« Tu sei il cugino di 'Amir b. al-Tufayl ! ». Di ciò Alqamah rimase as-^ai 
sdegnato, perchè osservò d'esser noto soltanto come cugino di 'Arair, perciò 
ritornò in Arabia e riabbracciò l'Islam. A lui si attribuisce l'episodio datxi 
altrove d'aver scambiato Umar per Khàlid b. al-Walid (Hagar. II. 1196- 
1202, n. 10041: cfi-. 372). 

I 370. — Alqamah raggiunse l'Isiàm e rabbracciò, quindi divenne 
rinnegato con gli altri Arabi che rinnegarono. Quando abù Bakr spedì 
Khàlid b. al-Walid dai banù Kilàb per punirli, Alqamah, che era quel 
giorno il loro capo, fuggì, abbracciò [nuovamente] l'Isiàm, quindi si recò 
da abù Bakr e gli comunicò di aver abbandonato la posizione da lui as- 
sunta, abù Bakr accettò la sua fede, e gli concesse l'amnistia. Così narra 
al-Madà-ini, invece Sayf b. 'Umar registra sulla fede dei Kùfiti una ver- 
sione diversa. 

(Muhammad b. (rarir al-Tabari, da ai-Sari b. Yahya. da Su'ayb b. 
Ibràhìm, da Sayf b. 'Umar, da Sahl b. Yùsuf: Alqamah b. 'Ulàthab 
era capo dei Kilàb e delle tribù vicine. 'Alqamah. dopo aver abbracciato 
l' Islam, rinnegò durante la vita del Profeta, quindi, dopo la conquista di 
al-Ta-if, uscì e raggiunse la Siria sempre in attitudine di rinnegato. Quando 
morì il Profeta, egli venne celeremente e si accampò fra i banù Ka'b, avan- 
zando un piede e ritirandone un altro (restando indeciso). Venuto ciò a 

190. 



23. a. H. 5§ 37(KS72. 



conoscenza di abu Baki-, gli spedi uno squadrone comandato da al-Qa'qà' 23. a h. 

. ,. rx ^ r\ ■ -■ i- • * i i , tti- i i r [NECROLOGIO. - 

b. Amr, a cui disse: «U ai-l^a qa , va e assali Alqamah b. Uiathali, forse Aiqamah b. uia- 
« me lo arresterai o l'ucciderai; sappi che il ristoro dell' individuo è la ci- *-*?**^l 
. sterna (hawd); fa ciò che ti sembrerà opportuno ». al-Qa'qà' usci con il 
suo squadrone e invase l'acqua presso la quale era accampato 'Alqamah, 
che non aveva cessato di star sopra un piede (solo ~ ossia incerto sul 
da farsi). 'Alqamah corse a gara sul suo cavallo galoppando dinanzi a 
loro, e lasciò sua moglie e i figli. al-Qa'qà' rispettò la moglie di Alqamah, 
le sue figlie e lo sue donne e gli uomini rimasti, i quali si premunirono 
contro di lui, dichiarando l' Isiàm. Egli li condusse da abù Bakr, e quivi 
sua moglie e i suoi figli negaj-ono di aver aiutato Alqamah nella sua im- 
presa ; e rimasero nella casa, senza che egli avesse potuto accertare a ca- 
rico loro altro che questo e dissero ad abu Bakr : « Qual' è la nostra colpa 
- in ciò che ha fatto 'Alqamah? ». Allora egli li rimandò, quindi venne 
'Alqamah, professando l' Isiàm, ed egli accettò questa sua professione 
(Aghàni, XV, 57, lin. 22-58, lin. G) [T.J. 

§ 371. — (al-Hasan b. Ali, da Ahmad b. al-HàritJi al-Kharràz, da al- 
Madà ini. da abu Bakr al-Hudzali :) Quando Umar b. al-Kliattàb liberò al- 
Hutayah dalla prigione, questi gli disse: « amir dei Cn^denti, scrivimi 
« una lettera [di raccomandazione] per Alqamah b. 'Ulàtjiah perchè vada 
« a portargliela, poiché tu mi hai impedito di far denari coi miei versi ». 
C^mar ri.spo.se: « Non lo farò ». Gli fu detto: « O amir dei Credenti, che 
■ male può venii'e a te'? 'Alqamah non è un tuo agente, che tu debba 

• temere di comprometterti, egli è un semplice credente (= un privato 

• come gli altri) a cui tu fai una raccomandazione per lui ». 'Umar allora 
scrisse .secondo i suoi desiderii, e al-Hutayah andò con la lettera, ma trovò 
che Alqamaii era morto e la gente tornava dal suo .sepolcro. Allora si 
fei-mò presso di questo, poi disse i versi seguenti : 

(1) In fede mia! qual uomo della tainiglia di (ia'f'ar tu travolto in HawrHn dalle 
reti [del destino) ! 

(2) Se tu vives.si, io non mi stancherei della vita; morendo tu, non n'è nel viveri) 
dopo la tua morte alcun vantaggio. 

(3) Né, .^e t'avessi incontrato 'vivo, vi sarebbe stato fra me e la ricchezza che lo spazio 
di poche notti. 

Allora il figlio (del defunto) gli disse: «Quanto credi che 'Alqaniaii ti 
« avrebbe dato? ». Rispose: « Cento camele ». Di-sse: « Eccoti cento camele, 
«a cui seguii-anno cento dei loro parti». E gliele donò (Aghàni. XV, 
58, lin. 6-ltì) [T.j. 

§ 372. — (al-Harami b. abi-l-'Alà, da al-Zubayi' b. Bakkàr, da 'Umar 
b. ahi Bakr, da Abd al-rahmàn b. abi Zinàd e da al-Dahhàk \). 'Uthman :) 

191. 



S§ 372, 873. 23. a. H. 



23. a. H.) Quando 'Alqamah b. 'Ulàthah venne in Madìnah, dopo avere rinnegato 

Aiqamah b. uia- l' IslAni. ed era amico di Khàlid h. al-Walid, una volta nel tuore della 
thah.] notte incontrò nel tempio 'Umar b. al-Khattàb. 'Umar somigliava a Khàlid 

per il fatto che sua madre era Hantamah (?) bint Hàsim b. al-Mughirah 
b. 'Abdallah b. 'Umar b. Makhzùm. 'Alqamah, credendolo Khàlid, lo salutò 
p gli disse: «È vero che ti lia destituito?». Rispose: «Proprio cesi». 
Disse Alqamah: « Per Allah non è che gelosia e invidia di te ». Gli di.s.se 
'Umar: « E tu che rimedio troveresti?». Rispose: «Allah mi protegga, 
« 'Umar ha tutta la nostra obbedienza, né noi ci leveremmo a contra- 
« starlo ». Quando fu il mattino e 'Umar diede udienza, entrarono Alqa- 
mah e Khàlid, e 'Alqamah sedette a fianco di Khàlid. Allora 'Umar si 
volse verso 'Alqamah e gli disse : « O Alqamah, tu dunque hai detto a 
« Khàlid ciò che hai detto?». 'Alqamah si volse a Khàlid e gli disse: 
« abù Sulaymàn, tu hai fatto questo! ». Rispose Khàlid: « Guai a te, non 
« ti ho incontrato prima d'ora : io credo invece che tu hai incontrato lui ». 
Disse 'Alqamah: « Anch'io lo credo», poi rivoltosi ad 'Umar, gli disse: 
«0 amir dei Credenti, non hai sentito che bene». Rispose 'Umar: «È 
«vero; vorresti tu che io ti dia il governo del Hawràn? ». Disse: «Si». 
E 'Umar lo nominò governatore di questa, e quivi morì. E al-Hutayah lo 
pianse nei seguenti versi: 

(li In fede mia! qual vivente della famiglia di éa'far fu travolto in Hawràn dalle 
reti [del destino] ! 

(2) Esse colpirono la liberalità, la gloria, l'autorità, una prudenza protonda, nemica 
di ogni sciocchezza. 

(B) Se tu vivessi, io non mi stancherei della vita; morendo tu, non c'è nel vivere dopo 
la tua morte alcun vantaggio. 

(Aghàni, XV, 58, lin. 16-69, lin. 10) [T.]. 

Su Alqamah b. 'Ulàthah ctr. anche Yàqùt, II, 358; IV, 660; Qu- 
taybah, 169; Balàdzuri, 128; Hisàm, 883; Nawawi. 432; al- 
Isti'àb, 610, n. 2074; Atjiìr, II, 266, 266; Dzahabi Tagrid. I, 
422, n. 4139; Athir Usd, IV, 13; Mubarrad, 546, lin. 10; Tabari, 
I, 1740, 1899, 1900. 

'Àmir b. abi Waqqàs. 

§ 373. — abu Amr 'Amir b. abi Waqqàs Màlik b. Uhayb b. 'Abd 
Manàf b. Zuhrah b. Kilàb al-Zukri, fi-atello del celebre Sa'd b. abi Waqqàs, 
si convertì, secondo al-Wàqidi, dopo che altri dieci avevano abbracciato 
r Isiàm. Sua riiadre, ibnah Sufyàn b. Umayyah, si addolorò tanto di questa 
conversione, che fece il voto di non mettersi più all'ombra, se suo figlio 
non rinnegava la nuova fede. Questo fu il motivo, si dice, della rivela- 
zione: Qur-àn, XXXI, 14. 

192. 



23. a. H. 



§§ 373^76. 



Secondo al-Balàdzuri, Amir prese parte alla seconda emigrazione in 
Abissinia, e poi venne a Madìnah con Ga'far b. abi Tàlib nell'anno 7. II. 
Secondo Umar b. Sabbah, egli si prese per dimora in Madinah una casa 
nella viuzza deserta (zuqàq khalwah) fra il Dar Huwaytib e il Dar 
bint Sad abi Sarh. Mori in Siria durante il califfato di Umar (Hagar, 
II, 637-638, n. 8900). 

Cti-. al-Isti'àb, 461, n. 1966; Dzahabi Tagrid, I, 311, n. 2967 ; 
Athir Usd, III, 97; Balàdzuri, 136; Sa ad, IV, 1, pag. 91; Dza- 
habi Paris, I, ibi. 127,r.-128,v. 

Cfi". anche 15. a. H., § 117, n. 13 tra i morti del Yarmiik. 



23. a. H. 
[NECROLOGIO. - 

'A m i r b. a b F 
Waqqàs.^ 



Amr b. Awf. 

§ 374. — abu Amr Amr (o 'Umayr) b. 'Awf al-Ausàri, Compagno del 
Profeta, halit degli 'Amir b. Luayy, oppure, secondo ibn Ishàq, di Suhayl 
b. Amr : presente a Badr e a Uhud, era uno dei m u w a 11 a d di Makkah. 
Musa b. Uqbah lo chiama 'Umayr. Prese dimora in Madinah, e morì du- 
rante il califfato di 'Umar, senza lasciare discendenti : trasmise una tra- 
dizione ad al-Miswar b. Makhi-amah (Hagar, IH, 16, n. 44). 

Cfr. Dzahabi Paris, I, fol. 146,r. ; al-Isti'àb, 447, n. 1910; Dza- 
habi Tagrid, I, 445, n. 4399; Athir Usd, IV, 124; Hanbal Mus- 
nad, IV, 137: Hagar Tahdzìb, VIII, 85-86. 

Amr b. Hazm. 

§ 375. — abù-l-Dahhàk Amr b. Hazm b. Zayd b. Lawdzàn al-Ansàri, 
Compagno del Profeta, presente all'assedio di Madinah ed ai fatti d'arme 
successivi, fu nominato dal Profeta luogotenente nel Nagràn, per la quale 
missione egli ebbe da Maometto uno scritto che si trova nelle raccolte 
tradizionistiche di abù Dàwùd, di al-Nasài, di ibn Hibban e di al-Dàrimi. 
Trasmise tradizioni al figlio Muhammad e ad altri. Morì durante il calif- 
fato di 'Umar. Altri però pongono la sua morte dopo il 60. H. (Hagar, 
II, 1264, n. 10211). 

Cti-. anche al-Isti'àb, 450, n. 1919; Dzahabi Tagrid, I, 435, 
n. 4286; Athir, II, 223, 254, ecc., cfr. Indice, 457; T a bari, cfr. In- 
dice, pag. 416; Athir Usd, IV, 98-99; Rustah, 202. 

Awn b. da far. 

§ 376. — Awn b. Gra'far b. abi Tàlib al-Hàsimi, nacque in Al)issinia, 
mentre il padre vi dimorava in esilio, e venne con il pache a Madinah al 
tempo della spedizione di Khaybar nel 7. H. Prese parte alle guerre di 



193. 



25 



s§ 37t>379. 23. a. H. 



^•^- *• ^- roiiquista e fu ucciso a Tustar (iu Persia, uel 21. H.) duiante il califfato 

(NECROLOGIO. - ^ . .. . ,^^ 

Amr b. Gafar.^ f^i Uiiiar, seuza lasciar discendenti (Hagar, ili, 86, n. 226). 

Cft-. Athir Usd, IV, 157; Dzahabi Tagrid, I, 459, n. 4567 ; Qu- 
taybah, 104, lin. 5-6. 

Bulus al-Agànlti. 

§ 377. — Ai tempi di 'Umar fiorì il medico Bùlus [= Paolo] al-Agà- 
nìti, al quale accorrevano le tribù arabe, che andavano a visitarlo ed in- 
terrogailo per le faccende che riguardavano le donne, specialmente le 
conseguenze del parto. E le sue consultazioni riuscivano gradite, perchè 
consigliava bene su ciò che le donne dovevan fare. Perciò fu chiamato 
al-Qaw àbili (dotto nell'ufficio delle levatrici). Egli scrisse : 

1" un'opera sulla medicina in nove discorsi, o maqalàt, che fu- 
rono tramandate da Hunayn b. Ishàq ; 

2" un'opera sulle malattie delle donne (abù-1-Farag, 176). 

abu Fàtimah al-As ari. 

§ 378. — abù Fàtimah Ka'b b. Asim al-As'ari, Compagno del Pro- 
feta, sul nome del quale regna grande incertezza: si vuole che il suo ism 
fosse al-Hàrith, o 'Ubayd, o Ubaj^dallah, o 'Ami-. Dicono che prendesse 
parte alla conquista dell' Egitto e vi lasciasse tradizioni. Morì durante il 
califfato di 'Umar (Suyùti Husn, I, 111). 

Cfr. anche Hagar, III, 596-697. n. 1569; Athir Usd, IV, 243; 
Hanbal Musnad, III, 428. 

Gabalah b. al-Ayham. 

§ 379. — Gabalah b. al-Ayham al-Ghassàni. — (abii Amr al-lSayl>àni:) 
Quando Gabalah b. al-Ayham al-Ghassàni, uno dei re della famiglia di Gathah, 
si convertì all'Islam, scrisse ad 'Umar chiedendogli il permesso di andarlo 
a visitare. Umar acconsentì, e Gabalah mosse alla sua volta con cinque- 
cento dei suoi parenti di 'Akk e di Ghassàn. finché a due marhalah 
di distanza scrisse ad Umar avvertendolo del suo arrivo. Umar, si ral- 
legrò e ordinò al popolo di andargli incontro, e spedì a lui dei doni ospi- 
tali. Su ordine di Gabalah, duecento dei suoi indossarono le loro armi e 
gli abiti di seta, montarono i loro cavalli con la coda legata, e rivesti- 
rono questi di collane di oro e d'argento ; Gabalah indossò la sua corona, 
nella quale erano due orecchini di Màriyah, sua antenata, ed entrò iu 
Madinah, dove non ci fu ragazza o vecchia che non si adornasse e uscisse 
per godere lo spettacolo di lui e della sua magnificenza. Quando giunse 

194. 



23. a. H. § 379. 

da 'Umar. questi gli diede il suo benvenuto, gli usò una quantità di enr- 23. a. h. 

, r. , • • . T •. -TX • IH- INECROLOGIO. - 

tesie e lo lece sedere vicino a se. In seguito Umar intraprese il pellogri- óabaiah b. ai- 
naggio e (jabalah vi si recò con lui, ma mentre egli girava attorno al Ayham.; 
tempio, ovunque noto nella festa, un individuo dei banù Fazàrah pose il 
piede sul suo mantello, facendoglielo cadere. Allora Gra baiali sollevò la 
mano e diede un pugno sul naso al fazài-ita. il quale andò a reclamare 
presso 'Umar. 'Umar fece chiamare G^abalah, e come questi fu venuto, gli 
disse: «Che cosa è dunque .stato?». Rispose: « Sì, o amir dei Credenti, 
«egli mi sciolse a bella posta l'i zar. e se non fosse stato il rispetto per 
« la Ka'bah, gli avrei assestato un fendente tra gli occhi colla mia spada >. 
Disse 'Umar: « Tu hai confessato, cosicché se l'individuo non rinunzia al suo 
« diritto, io devo dargli la rivalsa .su di te ». — « E che cosa vorrai farmi? ». 
Rispose: « L'inviterò a percuotere il tuo naso, come hai fatto tu (il suo) ». 
Disse Grabalah : « Come è possibile ciò se egli è un plebeo ed io un re? ». 
Disse 'Umar : « L" Isiàm vi ha ragguagliato ambedue, e tu non hai altra supe- 
« riorità su di lui fuorché per la pietà e la virtù » (cfi-. § 329) ('). (jabalali 
disse: « amir d^i Ci'edenti, io credevo che nell'Isiàm sarei stato anche più 
«grande che nella Gàhiliyyah ». Ma 'Umar rispose: « Smetti queste idee: 
« se tu non riesci ad ottenere la sua desistenza, io dovrò dargli il diritto 
« alla rivalsa sopra di te ». — « In tal caso », disse Gabalah. « mi farò 
«cristiano». Rispose Umar: «Se ti farai cristiano, ti mozzerò il capo, 
« poiché tu hai abbracciato l'Isiàm, e se divieni rinnegato, ti ucciderò». 
Quando Gabalah vide che 'Umar parlava seriamente, gli disse : « Io riflet- 
« t«rò la cosa dm-ante questa notte ». Intanto sulla porta di 'Umar si era 
raccolta una quantità di gente della tribù dell'uno e dell'altro, tanto che 
pareva volesse sorgere una lotta fia le due parti : ma arrivata la sera. 
'Umar gli peimise di ritirarsi. Allora, dopo che la gente si fu addormen- 
tata e toraò tranquilla, Gabalah partì coi suoi cavalieri e i suoi camoli 
per la Siria, e Makkah la mattina si trovò completamente libera di loro. 
Giunto nella Siria, Gabalah proseguì con cinquecento dei suoi fino a Co- 
stantinopoli, si presentò da Hiraql, e abbracciò egli e i suoi il Cristiane- 
simo. Hiraql si rallegrò immensamente per que.9to fatto, che considerò 
come avesse riportato una grandissima vittoria, e lo stabilì dove volle, 
gli passò una quantità di doni e lo ammise alle sue conversazioni o alle 
sue veglie. Così racconta abù 'Amr. 

ibn al-Kalbi invece racconta che il fazàrita, quando calpestò l'izAr 
di (jabalah, ricambiò lo schiaffo di costui con uno schiaffo, ed allora i 
Ghassàn balzarono e gli pestarono il naso: quindi riferisce il re.«to della 
notizia come l'abbiamo riportato noi (Aghàni. XIV. 4, lin. 15-5. lin. Oì. 

if'."). 



§§ 37!», 380 23. a. H. 

23. a. H. Nota 1. — L'Isiàm i- la più democratica delle grandi religioni: ciò è stato non già effetto dell» 

(NECROLOGIO. - volontà del Profeta, ma il trutte di volontaria, spontanea evolnzione dei popoli asiatici che abbraccia- 

Gabalah b. al- rono la nuova fede con profondo sentimento religioso. E anche la ragione per la quale oggi trionfa 

Ayham.' fHcilmente sul Cristianesimo tra i popoli primitivi in Africa ed in Asia: i proseliti' si sentono elevati 

dall'Islam, e realmente equiparati a tutti gli altri musulmani. 

§ 380. — l'al-Harami b. abi-1-' Ala, da al-Zubayr b. Bakkàr, da Muhammad 
b. al-Dahhàk. da suo padre:) ó-abalah si recò da 'Umar con mille dei 
suoi, abbracciò l'Isiàm. Avendo avuto uno scambio di parole con uno 
di Madiuah, egli insultò il madanita, e poiché questi replicò alle sue in- 
giurie. Grabalah lo schiaffeggiò. Il madanita rispose con un altro schiaffo, 
e allora i compagni di Grabalah gli saltarono addosso. Ma questi disse: 
« Lasciatelo stare, finche io inten-oghi il suo capo (= 'Umar), per vedere 
« che sodi.sfazione saprà darmi ». Si recò dunque da Umar e gli narrò la 
cosa. 'Umar gli disse: «Tu hai agito così con lui, ed egli ha ricamliiato 
«il tuo trattamento in egual modo». Disse Grabalah: «Tu non hai altro 
« da dirmi se non ciò che io vedo? ». — « No », rispose, « e voi che cosa 
« fate in caso simile ? » . Disse Grabalah : « Chi e' ingiuria, noi lo percuo- 
« tiamo. e chi ci percuote, l'uccidiamo ». Ma 'Umar disse: « Il Qur-àn non 
«ammette altro che il qisàs (la pena del taglione)». Allora quegli adi- 
rato partì coi suoi, si recò nel territorio degli al-Rùm, e si fece cristiano. 
Ma più tardi si penti e disse questi versi : 

I nobili si fecero cristiani per [uou subire] l'onta di uno schiaffo... ecc. 

coi versi che seguono {qui omessi perchè sono citati per esteso piìi avanti 
nello stesso h a d ì th), ai quali al-Zubayi- b. Bakkàr aggiunge inoltre 
questi due: 

Potessi io essere in Siria e condurre la vita più modesta, sedendo colla mia gente, 
e spingendo attorno (? avendo perduto) l'udito e la vista. 

Profe.ssando la fede religiosa 'che essi professano, e che si trattenessero pure dietro 
a me il noioso liuto [= che sono stufo di sentire]. 

Quando Mu'àwiyah divenne governatore (della Siria), mandò da lui invi- 
tandolo a tornare all'Isiàm, e gli promise di assegnargli l'intera al-Ghùtah, 
ma egli rifiutò quest'offerta. 

Dipoi Umar ebbe l' idea di scrivere a Hiraql per invitarlo a seguire 
Allah e l'Isiàm, e spedì a lui uno dei suoi Compagni, (xaththàmah b. 
Musàhiq al-Kinàni. e quando l' inviato giunse da lui con la lettera di 
Umar, Hiraql aderì a tutto salvo che all'Isiàm. Quando poi l'inviato vo- 
leva andarsene, Ilii'aql gli disse : « Hai veduto questo tuo parente che è 
«venuto da noi desiderando entrare nella nostra religione?». Rispose: 
«No». Disse Hiraql: « Va a vederlo». Allora, — raccontava l'inviato — 
io mi recai da lui, e come giunsi alla sua porta, trovai tale lusso, bellezza 

196. 



e .splendtJie, quale non aveva visto alla corte di Hiraql. Come fui intro- 23. a. h. 

dotto (la lui, lo trovai in una grande sala (? o magnificenza?), nella quale óabaiah b ai- 
erano quadri di grande bellezza : egli sedeva su di un trono di cristallo, Ayham.j 
i cui piedi erano costituiti da quattro leoni d'oro, ed aveva i capelli tinti 
in biondo, dei i^atfi e una lunga barba. Egli aveva dato ordine al suo 
ma;ili.s di volgersi in direzione del sole, e i vasi d'oro e d'argento che 
si trovavano dinanzi a lui erano tali quali io non aveva mai visto uguali. 
Come l'ebbi salutato, egli mi restitu'i il .saluto, mi diede il benvenuto e 
mi fece una quantità di cortesie, rimproverandomi di aver omesso di abi- 
tare presso di lui, quindi mi fece sedere sopra un oggetto che io non riu- 
scivo a riconoscere e che mi accorsi (dopo essermici seduto) essere un 
sedile di oro. Allora io me ne allontanai ed egli mi disse: « Che hai [che] 
«ti sei levato?». Risposi: «Il Profeta ci ha vietato ciò». Come io men- 
zionai il Profeta dicendo sa 11 a Allàhu 'alayhi wa-sallama, egli 
ripetè le mie parole pronunziando la salàt all'indirizzo del Profeta, quindi 
mi disse: « tu, quando tu hai purificato il tuo cuore, non ti nuocerà ciò 

die indo.ssi, o ciò su cui tu siedi». Poi mi interrogò sulla gente (= sui 
miei compatrioti) e insistette nelle domande su di 'Umar, quindi si mise 
a riflettere, e la tristezza era evidente nel suo viso. Allora io gii dissi : 
«Che cosa ti impedisce di tornare al tuo popolo e all'Islam? ». Rispose: 
- Dopo ciò che è avvenuto [sarebbe ancora possibile]? ». Di.ssi : « Anche al- 

A.s'at_h b. Qays divenne rinnegato, rifiutò la zakàt, e mise mano alla 
«spada, quindi ritornò all'Islam ». Così discorremmo per mi pezzo, finché 
egli fece un cenno ad un servo, e questi si allontanò per far .servire, ed 
ecco non era passato che un momento e apparvero le mense trasportate 
da uomini, che le deposero; poi fu portata una mensa di oro e mi fu col- 
locata innanzi. Ma avendola io ricusata, mi fu posta innanzi una mensa 
.splendida e dei piatti di cristallo, e furono portati attorno dei vini, di cui 
io però non volli toccare. Quando finimmo di mangiare, Grabalah fece ve- 
nire un bicchiere d'oro e lo vuotò cinque volte, quindi fece cenno ad un 
domestico, il quale andò via per fare entrare (= per dar l'ordine di en- 
trare a chi toccava). Infatti, prima che me ne accorgessi, entrarono dieci 
ragazze coperte di gioielli, e sedettero cinque alla sua destra, v cinque 
alla sua sinistra ; poi avendo sentito un susurro dietro di me, mi voltai e 
vidi altre dieci migliori delle prime, ricoperte di vesti ricamate e di gioielli, 
le quali sedettero cinque alla sua destra e cinque alla sua sinistra. Infine 
venne una .schiava sul cui capo era un uccello ammaestrato, bianco come 
una perla; ella aveva nella destra una tazza contenente muschio ed ambra 
mescolati in una polvere (di aroma) delizioso, e nella sinistra una tazza 

197. 



s 3ao. 23. a. H. 

23. a. H. yon acqua di rose. Ella fece cadere ruccello nell'acqua di rose ed esso vi 

(NECROLOGIO. - . . 

óabaiah b. al- ^i avvoltolò coii le ali, il dorso e il ventre; poi l 'estrasse e lo gettò nella 
Ayham.ì tazza del muschio e dell'ambra, e vi si avvoltolò fino a non lasciarvi dentro 

alcun resto. Allora la schiava lo spaurì, e l'uccello prese il volo e andò 
a posarsi sulla corona di (rabalah. e là. scuotendo le ali, spolverò le sue 
ali e tutto senza eccezione andò a cadere sulla testa di U-abalah. Allora 
egli disse alle .schiave: « Fatemi sentire della musica », ed es.se scrollarono 
(= diedero di piglio a) i loro liuti e cantarono : 

Come era nobile quel gruppo di uomini, di cui io fui il commensale un giorno in 
Gilliq al tempo ormai passato. 

Bianchi nel viso, illustre la loro nobiltà, (ieri nel naso (:= orgogliosii, di prima 
qualità. 

Coprivano i loro cani perchè non gemessero dal freddo, non domandavano chi fosse 
all' individuo (?) che si appressava. 

Allora Grabalah passò dal pianto al riso, vinto dall'emozione, poi disse : 
« Ancora » ; ed esse si misero a cantare : 

A chi appartengono le dimore di Mu'an, fra la riva del Yarmiik ed al-Sammàn? 

E il campo di Gàsim, le case di al-Safr. dimore di tribù e di uomini generosi? 

E i villaggi {?) di Balàs e di Dàriyà, e di Sakkà, e i castelli lal-Qusur, vedi XIII, 
170, lin 1 e 14) confinanti? 

Questo era il soggiorno degli al Gafnah quando essi erano in patria; ma è un de- 
stino inevitabile la vicenda delle sorti. 

La Pasqua si avvicina e le ragazze mettevano in fila rapidamente coloro che dove- 
vano mangiare il margàn. 

Io sapevo là di avere per un dritto ormai stabilito il mio seggio e il mio posto 
presso colui che portava la corona (il re della gente . 

Allora Grabalah mi disse: « Cono.sci queste dimore?». Eisposi : «No». 
Disse : queste sono le nostre dimore quando noi regnavamo nei dintorni 
« di Dimasq, e questi versi sono di Hassàn b. Thàbit, il poeta del Pro- 
« feta ». Risposi: «Egli ha perduta la vista ed è in età avanzata. Allora 
egli disse: «O ragazza, dammi qua». Quella si avvicinò e gli prese cin- 
quecento dìnàr e cinque abiti di seta, e (iabalah disse : « Consegna questo 
« a Hassàn, e portagli il mio saluto ». Poi voleva indurmi ad accettare 
altrettanto per me, ma io rifiutai. Egli allora diede in lagrime, quindi disse 
alle sue schiave: « Fatemi piangere ». Ed esse posarono a terra i loro liuti 
('ùd) e presero a recitare i versi di lui: 

I nobili si fecero cristiani per non subire l'onta di uno schiaiFo; eppure in fondo, se 
avessi avuto pazienza, non c'era in esso alcun danno per me. 

In quel momento io ero avvolto in alterigia ed orgoglio, e per esso io vendetti la 
sanità della vista contro una vista obliqua. 

Magari mia madre non mi avesse partorito, magari io fossi ritornato alle parole che 
mi disse 'Umar! 

Magari fossi attorno a un accampamento a condurre al pascolo le caraele, o vivessi 
prigioniero tra i Rabi'ah o i Mudar! [segit^ un verso incompreso]. 

Potessi io essere in Siria e condurre la vita più modesta, sedendo colla mia gente, 
e spingendo attorno (? o avendo perduto i l'udito e la vistai 

198. 



23. a. H. jj 38o_ 381 



Quindi egli pianse ed io con lui, tinche vidi le sue lagrime scorrergli lungo 21 a. h. 

la barba come se fossero perle. Poi lo salutai e partii. Arrivato da 'Umar, óabaiah b ai^ 
questi mi chiese di Hiraql e di Grabalah, ed io gli raccontai la cosa dal Ayham.| 
principio alla fine. Egli mi domandò: « Hai proprio veduto Cfabalah bere 
€ del vino':'». — «Sì», dissi. — «'Che Allah lo allontani da sé», disse 
L'mar. « egli ha voluto assicurarsi il caduco, dando via il dui'aturo; è 
« im affare rovinoso il suo! Ha spedito forse con te qualche cosa? ». Ri- 
sposi: « Spedì a Hassàn cinquecento dinar e cinque abiti di seta ». Disse 
'Umar: « Falli vedere ». Quindi fece chiamar Hassàn, il quale venne con- 
dotto da una guida, e venuto, salutò e disse : « a m i r dei Credenti, io 

• trovo gli spiriti della famiglia di (iainah ». Umar rispose: «Allah gli 
« ha fatto sentire suo malgrado la nostalgia di te, ed ecco ti office un soc- 
■ corso ». Hassàn allora andò via dicendo: 

ibii (iat'aah è l'avanzo di una gente, che i loro padri non nutrirono di viltà. 

Egli non mi dimenticò nella .Siria, quando ne era il signure. anzi nemmeno ora che 
vive cristiano tra i Rum. 

Egli dà il mólto, e lo considera appena come un dono meschino 

Un giorno, recatomi da lui, mi fece sedere vicino a sé, mi diede da bere, dissetan- 
domi, del vino assai forte. 

Allora ci fu qualciuio che gli disse: «Come mai ricoi'di una gente che 

regnava e che Allah distrusse e disperse?». Hassàn chiese: «Di che 

« tribù è costui? ». Rispo.se: « Muzanita ». Allora Ha.ssàn replicò: « Se non 

« tessero i meriti della tua gente insieme col Profeta, io ti attaccherei un 

♦ collare [d' ignominia] come il collare delle colombe » ; poi di.sse (rivolgen- 
dosi all'inviatoj: « Il mio amico non avrebbe potuto tradirmi, e che pa- 
« role ti ha detto?». Rispose: «Mi disse: Se lo tro\i vivo, consegnali a 
« lui ; se lo trovi morto, stendi le vesti sul suo sepolcro, e con questi dinar 
« compra delle vittime che .sacrificherai sulla sua tomba » ('). Rispose Hassàn: 
« Magari mi avessi trovato morto e avessi fatto questo I » (Aghàni, XIV, 
5. lin. 0-7. lin. 22) [T.]. 

Nota 1. — Uso pagano vietato dall'Islam, ma ancora osservato frequentemente in Siria ed in 
Arabia. E noto che l'Islam conosce un solo sacrifizio, quello del Dzu-l-Higgah, il giorno dei sacrifizi 
del pellegrinascgio annaale. 

§ 381. — (Alimad 1j. 'Abd al-aziz, da Umar b. Sabbah): Dis.se Abd- 
allah b. Mas'adah al-Fazàri : Mi spedì Muàwiyah dal sovrano degli al- 
Rùm, ed entrato da lui trovai più basso del suo seggio un uomo seduto 
su un trono di oro; egli mi parlò in arabo ed io gli dissi: « Chi sei tu, 

• o servo di Allah? ». Egli mi rispo.se: « Sono un uomo in balìa della 
« sventura, sono Crabalah b. al-Ayham ; quando andrò a ca.sa mia, vieni a 

* trovarmi ». Infatti quand'egli andò via, ed anch'io andai via, gli feci 

199. 



ss 381, 382. 23. a. H. 



23. a. H. ujjjj visita nel suo palazzo, e lo trovai che beveva, mentre duo cantanti 

[NECROLOGIO. - ,. ■ i ■ tt - , rr^, - , • 

óabaiah b al 8'1> cantavano 1 versi ai Hassan b. Ihabit: 



Ayham. 



È divenuto deserto Gàsim sino a Bayt-Ràs. e al-Hawàni e la regione <li al-GawIan, 

e gli altri versi della q a s i d a h . Quando esse finirono di cantare, si volse 
a me, e mi disse: «Che fa Ha,s.sàn b. Thàbit? ». Risposi: «È vecchio e 
« cieco >. Allora egli fece venire mille dìnàr e me li consegnò con l'in- 
carico di darli a lui; poi mi disse: « Credi che il tuo .signore (= Mu'awiyah) 
« mi darà le garanzie che io voglio, se mi reco da lui? ». Risposi: « Dimmi 
«pure ciò che vuoi, ed io glielo riferirò». Disse: «Egli dovrebbe danni 
« al-Thaniyyah dov'erano le nostre sedi, con venti villaggi in al-Cxhutah, tra 
« cui Dàriyà e Sakkà : poi ci assegni a ciascuno di noi gli stipendi legali 
< e ci assicuri laute ricompen.se ». Dissi: « Riferirò ». Giunto da Mu'awiyah. 
questi disse : « Avrei preferito che tu gli avessi dato la risposta afferma- 
« tiva alle sue richieste, io gli avrei dato la mia ratifica ». Allora Mu'a- 
wiyah gli scrisse accordandogli ciò, ma la lettera giunse quando egli era 
morto. Intanto io mi recai in Madìnah. entrai nel tempio del Profeta ed 
incontrai Hassan. « abù-1-Walid », gli dissi, « il tuo amico Gabalah ti 
manda a salutare». Rispo.se: «Dammi ciò che hai per me». — «Come 
« sai », gii dissi, « che ho qualche cosa per te? ». Rispose: « Non mi avrebbe 
« mandato a salutare, senza mandarmi insieme qualche cosa ». Allora io 
gli consegnai il denaro. 

Ci narrò Ibràhìm b. al-Muhammad b. Ayyùb, da 'Abdallah b. .\Iuslim. 
da 'Abd al-rahmàn b. akhi-1-Asma'i, da suo zio, da gente di Madìnah. che 
raccontavano: Gabalah spedì a Hassan cinquecento dìnàr e dei vestiti, 
e disse al messo: « Se lo trovi già morto, stendi le vesti sul suo sepolcro ». 
Il messo venne, lo trovò in vita, e gli narrò la cosa. Hassan gli disse: 
« Avrei preferito che mi avessi trovato morto » (Aghàni, XIV, 7, lin. 26- 
8, lin. 12) [T.]. 

Cft-. Annali, voli. I e II (Indice); T ab ari. I. 2065, 2066, 2347; 
Athir, IV, 127; Abulfeda, I. 234-238: Wùst. Chron. Makkah. 121: 
Istakhri, 45; Hamadzàni, 140; Rustah, 212. 226: Tanbìh, 186; 
Mu bar rad, 266, lin. 20; Caussin de Per ce vai, 111,506-511; Ham- 
mer Litter. Arab., I. 83-87, n. 33; Rampoldi Annali. II, 59-61. 

abu Gandal b. Suhayl. 

§ 382. — abu Gandal b. Suhayl b. Ainr, Compagno del Profeta, fra- 
tello di 'Abdallah b. Suhayl [f 23. a. H.], non potè assistere alla battaglia 
*di Badr, perchè suo padre lo teneva rinchiuso in prigione in Makkah e 

200. 



23. a. H. §§ 382, 3t<5. 

gì' impedì di fuggire a Madìnah fino al giorno del trattato di al-Huda- 23. a. h. 

biyyah. Morì nell'anno 23. H. (Athir, III, 61). '""al^^^óandl^b". 

Cfr. anche Nawawi, 686; Indice dei volumi I e II degli .l;2?<r;//, Suhayi.| 
8. V. abù Grand al; al -Isti' ab, 650, n. "iSòS; T abari, I, 1547, 1548, 
1552, 2103, 2571, 2572. 

Cft-. 18. a. H., § 212 per altre citazioni di fonti, 

Ghaylan b. Salamah. 

§ 383. — (a) Crhaylàu b. Salamah (s/c) b. Mn'attab b. Màlik b. Ka'b b. 
*Amr b. Sa'd al-'Thaqafi, era uno dei cittadini principali di al-Tà-if, prima 
che la città si sottomettesse al Profeta. Esistono numcro.se tradizioni 
sopra una spedizione commerciale nell'Iraq di Ghaylan in società con abù 
Sufyàn b. Harb e vari altri Thaqif e Qura3s, nel corso della quale i mer- 
canti ebbero un'udienza dal re di Per.sia. Egli e tutti i suoi tìgli si coii- 
vertii'ono, quando al-Tà'if si sottomise a Maometto. Sul conto suo esiste una 
quantità di tradizioni per il fatto che, quando si rese musulmano, aveva 
nel gineceo ben dieci mogli, che egli tenne presso di sé fino ai tempi del 
Califfo 'Umar: questi lo costrinse a far divorzio da sei per conformarsi alla 
legge musulmana, che ne ammetteva soltanto quattro (cfì'. però 17. a. H., 
§§ 75-77). Egli morì negli ultimi tempi di 'Umar (Hagar, III, 376-381, 
n. 1040). 

Cfr. Hisàm Scholion a pag. 874, liu 3; pag. 199. 

Athir, III, 61, trasmise tradizione al proprio figlio Urwah, e a Bisr 
b. 'Asim (Dzahabi Paris, I, fol. 146, v.). 

(6) Sua madre era Sabi'ah bint Abd Sams b. Abd Manàf b. Qusay\ . 
sorella di Umayyah b. 'Abd Sams. Egli raggiunse l'Islam e si convertì 
ad esso, dopo la vittoria di al-Tà-if; ma non emigrò. Suo figlio 'Amir ab- 
bracciò l'Islam prima di lui, emigrò e morì in Siria, nella peste di 'Amawàs 
mentre suo padre era ancora vivo. Ghajdàn fu poeta poco fecondo e non 
da annoverare fi'a i maestri (Aghàni, XII, 45, lin. 12-15) [T.]. 

(e) Ghaylan, a quanto si narra, fu uno di quei Qurasiti, che dissero al 
Profeta : « Questo Qm-àn sarebbe veramente una bella cosa, se non fosse 
« stato rivelato ad un individuo di al-Qaryatayn I > (= i due villaggi = 
= Makkah al-Tà-if; cfr. Quràn. XLIII, 30). 

Narra ibn al-Kalbi, da suo padre: Ghaylan b. Salamali sposò Khàlidah 
bint abi-l-'As, e questa gli partorì 'Ammàr ed 'Amir. 'AmmAr emigrò per 
unirsi con il Profeta : un amministratore di Ghaylan, appena ne seppe la 
notizia, andò a rubare del denaro di costui, e portatolo fuori del cast«'llo . 
lo seppellì ; poi riferì a Ghaylan che suo figlio 'Animar aveva rubato il 

2cn. 26 



§§ 383, 384. 



23. a. H. 



23. a. H. 
[NECROLOGIO. - 
Ghaylam b. Sa- 
lamah.l 



denaro e se ne era t'uggito con osso. Ghaylàn diede pubblicità alla cosa e 
prese a lagnarsene con la gente, tanto che la noti/ia giunse ad 'Ammàr; 
il quale non si scusò con suo padre né ci tenne a dichiarare la sua inno- 
cenza di ciò che gli veniva imputato. Quando il fatto fu di pubblico do- 
minio, la domestica di un Thaqafita si recò da Ghaylàn e gli disse : « Che 

< cosa mi darai se io ti faccio trovare il tuo denaro? ». Ri.spose: « Ciò che 
« vorrai ». Disse: « Mi comprerai e mi affrancherai ». Rispose: « Sia così ». 
— « Ebbene », disse la schiava, « esci con me ». Egli uscì con lei, ed e.ssa 
allora gli disse : « Io ho visto nella notte tale il tuo schiavo tale scavare 

< qui una tossa e seppellirvi qualche cosa, che egli non cessa di visitare 
« e vigilare e ricercare più volte al giorno ; io penso che non ha altro che 
« il tuo denaro». Ghaylàn scavò nel sito e trovò il suo denaro; egli lo 
prese, comprò la schiava e l'afià-ancò. La notizia si diffuse fra la gente, e 
giunse ad Ammàr che disse : « Per Allah, Ghaylàn non mi vedrà giammai, 
«né mi fisserà in viso». Poi soggiunse: 

10 giurai loro per ciò che dice Miihammad, e per Allah ; né Allah trascura [ i auoi 
fedeli], 

Che io ero senza colpa quanto al danaro che essi avevano sepolto; io tengo me stesso 
libero dal commettere un'azione condannata. 

Che se altri (qualsiasi della stiqje) di Ma'add che il mio vecchio (padre) avesse for- 
mulato l'accusa, l'avrei afifrontato con una spada non corrosa (ben affinata). 

Ma come posso recarmi colle armi a provocare un individuo, a cui le levatrici si af- 
frettarono a dare l'annunzio della mia nascita? 

Quando Gha3'làn abbracciò l' Isiàm, ' Amii' e 'Ammàr incolleriti con 
lui, andai'ono via con la spedizione di Khàlid b. al-Walìd. Amir morì in 
'Amawàs, mentre era (considerato come) il cavaliere dei Thaqif ; nella gior- 
nata di al-Tat_hlìtji [nel Higàz, vicino Makkah : Y à q ù t , I, 826-827], fu 
lui che uccise il loro capo GàbLr b. Sinàn, il ti'atello di Dihnah. E Ghaylàn 
disse piangendone la morte : 

11 mio occhio versa generosamente le sue lagrime ad ondate, e piange il cavaliere 
(lei cavalieri. 

O gente, chi rincuorerà i cavalli quando indietreggiano di fronte ad un attacco te- 
mibile e alle lance? 

Sa io potessi, io formerei di me tra le mie costole 'Amir; ma ogni vivente è desti- 
nato a perire. 

O vecchio, piangi 'Amir, l'uomo pieno di energia contro i cavalli, quando si urta- 
vano, e le lance. 

Nelle giornate di al-Tathlith egli conta degli attacchi da guerriero insigne, e il colpo 
di lancia dato a Cabir b. Sinàn 

Pareva che egli colla sua spada luccicante, circondato di seguaci, avesse abbagliato 
i Persiani. 

(Aghàni, XII, 46, lin. 19-46, lin. 13) [T.]. 

§ 384. —Citiamo dal libro di abù Sa'id al-Sukkari: I banù 'Amir b. 
Eabi'ah raccolsero una grande quantità di gente tra essi e i loro alleati. 



•202. 



23. a. H. 



§§ 384, ■.m>. 



quindi mossero contro i Thaqif in al-Tànf. I banu Nasr b. Mu'àwij'ah praiio 
alleati dei Thaqif i quali, quando seppero la notizia della marcia dei 
banù 'Amir si rivolsero per aiuto ai banu Nasr. Quindi i Thaqif uscirono 
incontro ai banù 'Àmir, sotto la guida di Ghaylàn b. Salamah h. Mn'attaf. 
e incontratisi con essi, diedero loro una violenta battaglia; i banu 'Amir 
b. Rabi'ah con i loro alleati subirono una rotta completa, e i Thaqif trion- 
farono di essi e fecero un grande massacro. Allora disse Ghaylàn su questo 
fatto e sulla circostanza che i banù Nasr non erano intervenuti : 

Saluta con disprezzo, allorché sarÀ per noi il momento di partire, la gente di 'Àwf 
e Dahmàn che si sta nei propri! recinti 

Quelli che dicono, se devono passare un fiume a nuoto: f segue un emistichio incom- 
preso). 

Quelli che dicono, quando già le loro terre sono minacciate: E la spada di 'Awf che 
tu vedi, o quella di Ghaylàn? 

Orsù, dispensateci da questo genere di mawàli; a noi basta l'appello di qualsiasi gente 

Non impedirà a chi è vittima ili un torto la nerezza igravità) del pericolo, che egli 
taccia vedere chi egli è in realtà. 

Trascriviamo dallo stesso libro : T Khath'am raccolsero una quantità 
di Yamaniti, e assalii-ono i Thaqif in al-Tà-if; ma Ghaylàn b. Salamah 
uscì loro incontro insieme ai Thaqif e diede loro una battaglia sanguinosa, 
li mise in fuga, ne fece un immenso massacro, ne imprigionò un gran 
numero, quindi fece grazia a costoro, e disse sul proposito : 

O ragazza khath'amita, dimmi un poco, dove è il valore della gente di cui ti vanti? 

Noi mettemmo insieme i cavalli dai fianchi di Wagg, ed essi mossero contro di voi 
coi loro cavalieri armati di corazza. 

Li mettemmo in ordine, t'orniti d' insegne, verso la sera, volendo evitare (? i la luce 
del mattino, e pronti all'attacco. 

Ed essi partirono alla sera del quinto giorno (del giovedì?) tutti insieme, correndo 
entro le redini e logorandosi lo zoccolo, 

Intanto i vostri esploratori ci scorgevano con i loro occhi, e noi accertammo la realtà 
delle cose. 

Noi lasciammo le vostre donne piangenti, gemendo sui loro mariti e tagliuoli 

Voi raccoglieste una vostra schiera per venire a ricercarci ; mi sai dire che cosa ni- 
è stato dei nostri ricercatori ? 

(Aghàni. XII, 46, lin. 27-47, lin. 17) [T.]. 

§ 385. — Ci narrò nostro zio, da 'Abdallah b. ahi Sa'd, da Alimad b. 
Umar b. 'Abd al-rahmàn b. Awf, da 'Umar b. 'Abd al-'aziz b. abi Thàbit. 
da suo padre :. Quando la morte si avvicinò a Ghaylàn b. Salamah, egli che 
aveva sposato durante la gàhiliyyah dieci donne arabe, disse ai suoi 
figliuoli : « Figli miei, io ho coltivato bene i vostri averi e ho preso nelle 
« vostre madri delle donne illustri; perciò voi non cesserete di vivere agia- 
« tamente, non avrete bisogno di farvi mantpnere da qualche uomo no- 
« bile, sibbene egli ricorrerà a voi. Vi raccomando le illustri famiglie degli 
«Arabi, esse sono le scale della nobiltà; pi-rciò cercate le donne brune. 



23. a. H. 
[NECROLOGIO. - 
Ghaylam b. Sa- 
lamah.] 



203. 



ss 3854*7. 



23. a. H. 



23. a. H. 
[NECROLOGIO. - 
Ghaylam b. Sa- 
lamah.1 



• grandi, robuste, o le bianchf , pesanti, che vivano all'ombra di una tenda 
« che ha seguito (= appartenente a famiglia di capi) o di avi desiderati. 
« evitate soprattutto le donne corte e molli: non c'è cosa più odio.sa per 
« me, che il difensore dei miei carnei! e il sostenitore del mio onore debba' 
« essere un uomo corto e molle (= i figli di una tale donna) » ('). Quindi 
prese a dire : 

Spes.^o v'i-ra una rionna libera dalle luaniexe distinte, che ritraeva ornamento dalla 
sua razza. 

Io mi mossi verso di lei ed essa non disdegnò la mia offerta; e io la condussi via 
dalla sua gente ed essa partì con me. 

(Agli ani, XII, 47, lin. 28-48, lin. 3) [T.]. 

Nota 1. — Presso gli Arabi antichi il tatto frequentissimo che i figli maschi rassomigliano più 
alla madre che al padre, era assioma indiscusso, che aveva sicuramente un fondamento morale nelle 
memorie del matriarcato antico. — Cfr. § 184 e nota 2. 

§ 386. — (Muhammad b. Mazyad b. abi-1-Azhar, da al-Zubayr b. Bakkàr 
da Umar b. abì Bakr al-Mawsili, da Abdallah b. Mus'ab, da suo padre :) 
Nàfi' b. Ghaylàn b. Salamah al-Thaqafi cadde combattendo con Khàlid b. 
al-Walid in Dumah al-Grandal ; Ghaylàn fii colpito da una immensa tri- 
stezza per la sua morte e lo pianse abbondantemente, e disse in una elegia 
per lui : 

Che ha il mio occhio che non si chiude mai, senza che il pianto venga a me di 
sorpresa ? 

Io sto ad osservare le stelle della notte al loro sorgere, per tutto il corso della notte, 
finché si a%'vicinano al tramonto. 

O Nàfi', chi darà addosso ai cavalieri fuggenti dinanzi ad un cavaliere che minaccia 
le teste degli awersariiV 

Che se io potessi, creerei in me Nàfi', fra l'ugola e il mezzo della mia lingua. 

Siccome egli insisteva nel piangerlo, gli si fecero dei rimproveri, ed egli 
rispose : « Pei- Allah, se il mio occhio è largo delle sue lagrime, non ne 
« sarò io avaro per Nàfi' ». Ma col passare del tempo, cessò anche questo 
suo modo di esprimersi e avendogli qualcuno fatto delle osservazioni, ri- 
spose : « Nàfi' s' è distrutto, e anche il mio dolore è consumato ; egli è spa- 
« rito e anche le mie lagrime sono finite ; è ormai vicino il momento in 
«cui lo raggiungerò» (Aghàni, XII, 49, lin. 4-13 j [T.j. 

Su Ghaylàn b. Salamah cfr. anche Yàqùt, III, 197, 500; Hisàm, 
852; Balàdzuri, 471; Atiiir. Ili, 61; Nawawi, 600; al-Isti'àb, 
530, n. 2200; Dzahabi Tagrid, II, 6, n. 22; Eustah, 216; Buh- 
turi. 42; Hammer Litter. Arab., I, 446, n. 189. 

Guz- b. Diràr. 

§ 387. — ((xuz- b. Diràr, fratello di al-Sammàkh, e alcuni versi sulla 
morte di 'Umar). Guz- b. Diràr è colui che compianse 'Umar b. al-Khattàb 
coi seguenti versi: 



ao4. 



23. a. H. § 387. ■ 

A te il mio saluto, o amir, e la mano di Allah benedica questa tua pelle lacerata 23. a. H. 

Chiunque cammini o cavalchi le ali di uno struzzo per tentare di raggiungere quanto [NECROLOGIO, 

tu hai tatto [sino a] ieri, resterà ^sempre) addietro. óuz- b. Dìràr. 

Ci narrò Ahmad b. Abd al-'aziz al-Grawhari, da Umar b. Sabbah, da 
Sihàb b. Abbàd, da Muhammad b. Bisr, da Mus'ir, da 'Abd al-malik b. 
Umayr, da al-Saqr b. Abdallali, da 'Urwah, da 'A"isah; diceva costei: 
Tre giorni prima che limar morisse, i geni ne lamentarono (= predissero) 
la line coi versi seguenti : 

Forse che dopo [la morte del) l'ucciso di Madinah, a cui la terra è divenuta tene- 
brosa, continueranno le membra ad agitarsi sulle gambe i= gli uomini a vivere e a cam- 
minare |V 

Allah ricompensi l'ottimo imam, e la mano di Allah benedica questa pelle lacerata. 

Chiunque cammini o cavalchi le ali di uno strozzo per tentar di raggiungere quanto 
tu hai fatto [sino a] ieri, resterà (sempre; addietro. 

Tu hai compiuto [grandi] cose, e hai lasciato indietro delle sventure nel cui viluppo 
non sarai lacerato. 

Io non avrei mai potuto temere (pensare) che la sua morte avvenisse per mano di un 
audace — sabaita (') — dagli occhi azzurri e dalle palpebre divaricate. 

Ci narrò Ahmad, da 'Umar b. Sabbah, da Sulaymàn b. Dawùd al- 
Hàsimi, da Ibràlum b. Sa'd al-Zuhri, da Ibràhim b. Abd al-rahmàn b. 
Abdallah 1). abi Rabi'ah, da umm Kult_hùm bint abj Bakr al-Siddiq : nar- 
rava costei che 'A'i.sah le aveva raccontato che 'Umar permise alle mogli 
del Profeta di partecipare al pellegrinaggio l'ultima volta che egli vi si 
recò. Quando 'Umar parti da al-Hasabah (?) ('), si presentò un uomo ben- 
dato, e disse, in modo che io lo sentivo: «Questa è la .sua dimora». 
Quindi fece sosta nella dimora di 'Umar ed ecco l'individuo levò la sua 
voce e si mise a cantare : 

A te il mio saluto, o amir, e la mano di Allah benedica questa tua pelle lacerata 
Chiunque corra o cavalchi le ali di uno struzzo per tentar di raggiungere quanto tu 

hai operato ieri, resterà superato. 

Tu hai compiuto grandi cose, e hai lasciato indietro delle sventure, nel cui viluppo 

non sarai lacerato. 

Allora, racconta 'À'isah, dissi ad uno dei miei famigliari : « Sappiatemi 
< dire chi è quell' individuo ». Essi andarono, ma non trovarono alcuno 
dove egli aveva fatto so.sta. Io cre'do, diceva A-i.sah. che fòsse uno dei 
geni. Quando poi Umar fu ucciso, la gente attribuì questi versi ad al- 
Sammàkh b. al-Dirar. Cosi nel haditji, ma [il nome di costui] è Guz* 
b. al-Uiràr (Aghàni, Vili, 102, lin. 5-26) fT.|. 

Cfr. Hammer Litter. Arab., I, 471, n. 204; Ayni, III, 38; 
Hamàsah, :tì9. 

Nota 1. — Sabaìti furono chiamati i primi musulmani, se sono letteralmente corrette le fonti 
che ne fanno menzione — ctr. 8. a. H., §§ 107, 1<»9 e Wellhausen, Ueiile Arab. Heid., Il ediz., pag. 236 
e 8«gg. - I)a questo ver.SD singolare ri.salterebbe perciò che abu Lu'Iu'hIi fosse un musulmano e non un 

2(». 



f§ 387-389. 23. a. H. 



23. a. H. cristiauo, come attestano con premura suspiciosa tutte le fonti tradizionietiche, per far corai)arire TJmar 

[NECROLOGIO. "' come un martire della fede. 
óuz- b. Diràr.] Nota 2. — ibn Sa'd e Yàqiìt hanno al-Muhassabah. 

abO Hafs b. Arar. 

§ 388. — abù Hafs b. 'Amr [o abu 'Amr b. Hafs] b. al-Mughirah b. 
'Abdallah b. 'Amr al-Makhzùmi, Compagno del Profeta, marito di Fàtimah 
bint Qays; non è certo quale fosse il suo nome proprio. Andò con 'Ali 
nella spedizione del Yaman e mori durante il califfato di 'Umar (Na- 
wawi, 697). 

Cfr. anche al-Istì'àb (manca); Dzahabi Tagrid, II, 170, n. 1864; 
Hagar, IV, 81, n. 282; 259, n. 796; Athir Usd, V, 172-173). 

al Haégàé b. Ilat. 

§ 389. — abù Kilàb (o abù Muhammad, o abù 'Abdallah) al-Haggàg 
b. "Ilat b. Khàlid b. Thuwayrah b. Hilàl b. 'Ubayd b. Zafar b. Sa'd al- 
Sulami al-Bahzi, Compagno del Profeta, si presentò a Maometto durante 
la spedizione di Khaybar, si convertì all' Isiàm, e si fissò in Madinah, ove 
si costruì una casa. La sua conversione sarebbe avvenuta in modo mira- 
coloso, cioè sarebbe stato indotto ad abbracciare l'Islam per aver inteso 
di notte le voci dei Ginn, mentre egli faceva la guardia ai suoi compagni 
viaggiatori nel deserto. Egli fu il primo a mandare al Profeta il contri- 
buto della tassa al-sadaqah dal Ma'dan bani Sulaym. al-Haggàg andò 
poi a stabilirsi in Siria nella città di Hims, e Mu'àwiyah b. abì Sufyàn 
[t 60. a. H.] nominò in seguito il figlio di lui. 'Ubaydallah b. al-Haggàg. 
governatore di Hims. Quando il Califfo 'Umar scrisse al popolo di Hims 
ordinando di mandargli uno dei loro più eminenti concittadini (ragul 
mi in asràfikum), essi gli mandarono appunto al-Haggàg b. 'Ilàt. 

Egli commemorò in versi, secondo alcuni, la morte del fratello al- 
Mu'rid b. 'Ilàt, ucciso alla battaglia del Camelo nel 36. H., ma ibn Hagar 
sostiene che questo non può essere vero, e che la morte di lui debba porsi 
nei primi anni del califfato di 'Umar, cioè non molto dopo il 13. H. e prima 
del 23. H. 

Alcuni dicono che avesse due figli, al-Mu'rid e Nasr, il primo dei quali 
venisse ucci.so alla battaglia del Camelo nell'anno 36. H. (Hagar, I, 
641-643, n. 1615). 

Cfr. anche al-Isti'àb, 132, n. 515; Hisàm. 626, 770; Annoi/, I 
e II (Indice); T ab ari, I, 1586-1588. 3232: II. 99: Aghàni, VII, 124; 
Dzahabi Tagrid. I, 130, n. 1156; Athir. II, 170. 171; III, 217: Athir 
Usd, I, 381-382; Durayd, 187: Mubarrad. 199, lin. 20. 

206. 



23. a. H. . g§ 390393. 



Hamal b. Malik. 23. a. h. 

§ 390. — abù Nadlah Hamal b. Màlik b. al-Nàbighah b. Gràbir b. Hamai b. Màiik.l 
Rabiali b. Kab b. al-Hàiith b. KathU- b. Hind b. Tàbikhah b. Lihj'àu b. 
Hu(j[zayl b. Mudrikali al-Hudzali, Compagno del Profeta, prese parte alla 
battaglia di Huuayii, tu nominato da Maometto esattore delle imposte 
(al-sadaqàt) fifa i Hudzayl, e andò poi a stabilirsi in al-Basrali ove pos- 
sedè anche una casa. Alcuni affermano che egli mori mentre viveva an 
cera il Profeta, ma sembra accertato che egli vivesse tino al califfato di 
"Umar (13.-23. a. H.) (Hagar, I, 729-730. n. 1823). 

Cfi-. al-Isti'àb, 141, n. 559; Dzahabi Tagrid. I, 150, n. 1346; 
Athir Usd, II, 52-53. 

Hanzalah b. al-Sarqi. 

§ 391. — abu-1-T'amhàn Hanzalah b. al-Sarqi dei banù-1-Qayn b. Gri.sr 
b. Abdallah, di Qudà'ah. Era poeta e cavaliere, brigante e mendico vis- 
suto tra la Cràhiliyyah e l'Islam, e in ambedue noto per la sua empietà. 
Nella Cràhiliyyah era compagno e commensale di al-Zubayr b. Abd al- 
Muttaiib, giusta quanto ci narrò abù-1-Hasan al-Asadi, da al-Riyàsi, da abù 
L'baydah (Aghàni. XI, 130, lin. 23-27) [T.]. 

§ 392. — Ci narrò Ibràhim b. Muhammad b. Ayyùb, da 'Abdallah 
b. Muslim; diceva costui: Mi fii riferito che una volta fii chiesto ad abù-l- 
Tamhàn al-Qayni, un dissoluto e delinquente : « Qual è il minore dei tuoi 
«misfatti?». Rispose: «La notte del convento». Gli dissero: « Che cos'è 
« la notte del convento? ». Rispose: « Smontai pres.so una badessa, mangiai 
« da lei una minestra di lenticchie con della carne di maiale, bevetti del 
« vino che essa aveva, le usai violenza, poi le rubai gli aititi e me ne 
«andai» (Aghàni, XI, 132) fT.]. 

§ 393. — Ci narrò mio zio, da Muhammad b. Abdallah b. al-TTi- 
zanbal. da Amr b. abi Amr al-Saybàni, da suo padre: Avendo abù-1- 
Tamhàn commesso un delitto ed essendo perciò ricercato dalle autorità, 
fuggi dalle sue terre e si rifugiò presso i banu Fazàrah, andando ad abi- 
tare pre-sso uno di loro, chiamato Màlik b. Sa'd, dei banù-1-Samakh, il 
quale gli diede rifugio, gli costruì una tenda, e l'associò a sé. Dopo essere 
dimorato là parecchio tempo, un giorno che era ubbriaco per il troppo 
vino bevuto, fu a.ssalito dalla nostalgia dei suoi e disse a Màlik : « Se non 
« fosse che io non .sono in facoltà di pagare il riscatto del mio delitto, 
« tornerei dai miei ». — « Ecco qui i miei cameli », gli disse Màlik, « prendi 
« tra e.ssi il riscatto del tuo delitto, e restituisci quelli che credi ». Al mat- 
tino seguente abù-l-Tamliàn si penti di ciò che aveva detto e temè di 

207. 



Sf 39fta95. 23. a. H. 



23. a. H. abbandonare' il luoy;o dove si tiovava, non essendo .sicuro della .sua vita ; 

INECROLOGIO. 



Hanzaiah b. al- perciò si recò da Màlik e gli disse ; 



Sarqi.] 



lo loderò Màlik fra tutti ì cavalieri che incuntrerò, e lascerò tutti i vili. 

Che cosa ho io da fare con le puledre, o le camele gravide grandi, che hanno com- 
pleti i denti sadas e i bàzil? 

Oramai i vostri cani riconoscono le mie vesti, come se io fossi ano di voi, e io ho 
dimenticato i miei. 

Ti hanno elevato fra i banii Samakh delle glorie, aventi rami e radici quante puoi 
desiderarne. 

Allora Màlik gli ri.spose : « Sei .sempre il benvenuto tra di noi. poiché tu 
« sei un amico la cui affezione cresce. Avendo tu manifestato il desiderio 
« di riunirti ai tuoi e detto che ti teneva lontano da essi la taglia che 
« pesava su di te, io ti ho offerto ciò che tu sai; ebbene io ti prego di ac- 
« cettarlo in qualunque caso. Rimani con noi nella massima libertà ». Cosi 
abù-1-Tamhàn rimase tra loro e mori nelle loro sedi (Aghàni, XI, 1321. 
§ 394. — Soggiunge abù Amr, e ci narrò inoltre Muhammad b. Gafar 
al-Nahwi genero di al-Mubarrad, da Tha'lab, da ibn al-A'ràbi: La moglie 
di abù-1-Tamhàn al-Qa5'ni lo rimproverò per le sue scombande e l'audacia 
con cui egli metteva a repentaglio la sua vita, essendo egli un ladrone e 
brigante pericoloso. Insistendo essa nei suoi rimproveri per lo sfidare che 
egli taceva i pericoli esponendo la propria vita nelle sue intraprese, egli 
le rispose : 

Se io fossi in (RaymanVi le cui porte custodissero soldati di varie razze e i cani fe- 
deli dalle orecchie pendenti, 

Anche allora, ovunque io fossi, mi raggiungerebbe la morte, condotta al trotto da 
una guida che spia le mie mosse. 

Perciò io vado incontro ai pericoli libero da timore: qual'è la terra in cui non vi 
sono pericoli? 

(Aghàni, XI, 132, lin. 2-24) [T.]. 

§ 395. — Ci narrò 'Ali b. Sulaymàn al-Akhfas, da Ahmad b. Yahya 
Tha'lab, da ibn al-A'ràbi : abvi-1-Tamhàu al-Qa3"ni abitava vicino ai óa- 
dìlah tribù di Tayy. Tra gli uni e gli altri (/) si accesero combattimenti 
e scoppiò una guerra che venne detta harb al-fasàd, e i combattenti 
si divisero in due campi, da una parte i Gradìlah e dall'altra gli al-Ghawtli. 
La guerra fi'a di loro si svolse in quattro giornate, tre di esse favorevoli 
agli al-Ghawth e una ai Gadìlah. La battaglia favorevole ai Gadìlah è la 
giornata detta di Nàsifah ; le tre vinte dagli al-Ghawth sono quelle di 
Qàràt-Hùq, di al-Baydah e di ' Arnàn ; questa fu l'ultima e la più violenta 
e finì con la vittoria degli al-Ghawth e la rotta completa dei Gadìlah, i 
quali fuggirono, si riunirono ai Kalb, dichiarandosi loro alleati e dimora- 
rono per venti anni fi-a loro. Durante questa guerra abù-1-Tamhàn cadde 
prigioniero, in mano di due dei Tay}-, i quali ne divennero padroni in 

208. 



23. a. H. 55 895-397. 



comune. Da essi lo comprò Bugavr h. Aws b. Hàrithah, quando conobbe 23. a. h. 

.... ■ ■ [NECROLOGIO, 

questi SUOI versi : ^anzalah b. ai 

Io vegliavo e i dolori mi assalirono nella notte, né altro innamorato ha mai sofferto Sarqi. 

ciò che io soffro. 

A voi, o banii Làm, vanno i loro (di ohi?l cavalli trottando per tutte le vie che in- 
contrano, dalla pelle lacera i^V). 

Voi avete la generosità di un inesperto, la prudenza di dominatori, e lingue elo- 
quenti, quando è il caso di parlare. 

Né alcuno chiama altri che voi per soccorrere alla sventura, quando le catene strin- 
gono le braccia. 

Bugavr allora lo comprò dai due di Tayy per il prezzo che essi vollero, 
gli tagliò le trecce di capelli e lo affi-ancò LA-ghani. XI. 133. lin. 2-16). 
Cfi-. anche Tabari, I, 851; Buhturi, 294. 

X<jTA 1. — 1 Gadilah e i parenti di abù-l-Tamhàn. 

al-Harith b. Qays. 

§ 396. — abu Khàlid al-Hàrith b. Qays b. Khàlid [o Khaladahj, Com- 
pagno del Profeta, fu presente al convegno di 'Aqabah. combattè a Badr 
e nella battaglia di al-Yamàmah ricevette una grave ferita, che più tardi 
produsse un tumore, si riaprì e fu causa alfine della sua morte nell'a. 23. H. 
(Athir. Ili, 61). 

Cfi-. al-Istì'àb, 116, n. 452; Athir Usd, I, 344; Dzahabi Tag- 
rid, I. 114, n. 1008; Hagar, I, 588, n. 1464: lY. 92, n. 330. 

Hind bint Utbah. 

§ 397. — Tra le persone morte durante il califfato di 'limar, al- 
Dzaliabi pone anche Hind bint Utbah b. Rabi'ah b. 'Abd Sams, la madre 
di Mu'àwiyah b. abì Sufyàn. Es.sa si convertì alla presa di Makkah e fu 
presente alla battaglia del Yarmùk. Di lei si è già discorso nell'annata 
14. H. (cfi-. 14. a. TI., § 260) perchè alcuni mettono la sua morte .sotto quel- 
l'anno. In prime nozze aveva sposato Hafs b. al-Mughiiah, lo zio paterno di 
Khàlid b. al-Walid, ai tempi della al-(iàhiliyyah: e.ssa era allora una delle 
belle donne tra i Qurays, e la più intelligente. Poi andò sposa di abù 
Sufyàn, il quale alla fine la ripudiò, lasciandola così nella più triste mi- 
seria. Hind ricorse allora per aiuto al Califfo 'limar, il quale le prestò 
4000 dirham dal tesoro pubblico. Con tali danari essa emigrò nel Bilàd 
Kalb e s'industriò con compei-e e vendite a guadagnare qualche cosa ('). 
Poi raggiunse il figlio Mu'àwiyah governatore della Siria per il Califfo 
'limar. Essa lasciò ottimi versi di sua composizione ('Dzalial)i l^aris. 
I, fol. 147,v.). 

Cfr. CheikhO, Anìs al-gulasà, pag. 188-189. 

21^. 27 



§§ LÌ97-400. 23. a. H. 



23. a. H. Nota l. — È caratteristica degli Arabi pagani fé perciò anche dei primi miisiilinanii che i rap- 

[NECROLOGIO. - porti tra figli e genitori erano assai poco affettuosi, e l'ingratitudine filiale pare sia stato fenomeno 
Hind bint Ut- frequente e doloroso. 

bah.] In questo caso specinle però si deve rammentare che Hind mutilò (ammenoché la tradizione anche 

in ciò abbia falsato il vero!] il cadavere di Hamzah, zio del Profeta, alla battaglia di Uhud fcfr. 3. a. H., 
g 49). (Queste notizie sulla triste fine di Hind sembrano rispecchiare un intento tradizionistico, la prova 
(li una punizione divina per il delitto commesso. E poco probabile, né verosimile che Mu'àwiyah, salito 
a tanta potenza, trascurasse così indegnamente la propria madre. — Il poco affetto per i genitori è però 
aspetto notorio degli Arabi pagani. 

ai-Hubàb b. al-Mundzir. 

§ 398. — abù Umar al-Hubàb b. al-Mundzir !>. al-Gramuh b. Zayd b. 
.Haràm b. Ka'b b. Ghanm b. Ka'b b. Salamah al-Ausàri al-Khazragi ai- 
Salami, Compagno del Profeta, fu presente alla battaglia di Badr. Scrisse 
anche versi, dei quali ibn Hagar cita alcuni, e morì in età di più che 
50 anni durante il califfato di 'Umar (Hagar, I, 619-620, n. 1546). 

Cfi-. Athir, III, 60. 

Alla battaglia di Badr egli diede alcuni pregevoli consigli al Profeta 
sulla disposizione delle schiere. Nella celebre riunione nella Saqifah dei 
banù Saidah (cfr. 11. a. H., §§ 36 e segg.) si vuole che egli proponesse 
l'elezione di due a m i r a succedere al Profeta. Trasmise tradizioni ad abù-1- 
Tufayl. Morì in Madinah (Dzahabi Paris, I, fol. 145, v.). 

Cfi-. Grawzi, I, tòl. 40,r., il quale lo annovera tra i morti del 17. H. 

Cfr. anche al-Istì'àb, 136, u. 528; Aghàni, IV, 23; Dzahabi 
Tagrid, I, 123, n. 1088; Athir Usd, I. 364; Rustah, 214: Du- 
rayd, 274; Mu.barrad, 777, lin. 10. 

Humayd b. Thawr. 

§ 399. — Humajd b. Thawr b. Abdallah b. Amii- al-sàir fu imo 
dei poeti dell' Isiàm ; ibn Salàm lo mette insieme con Nahsal b. Hari, e 
A WS b. Maghra; visse sino ai giorni di 'Umar b. al-Khattàb (o anche assai 
più tardi? cfr. il paragrafo seguente), e compose i versi suoi sotto il governo 
di lui ; ma visse altresì nella Gràhiliyyah (A gh a n i , IV, 98, lin. 5-7) [T*]. 

§ 400. — (al-Harami, da al-Zubayr, da suo zio). Si recò Humayd b. 
Thawr, da uno dei califfi dei banù Umayyah, il quale gli disse : « Che 
« cosa ti ha portato qui ? » Egli rispose : 

Mi ha portato Allah, che è sopra ogni cosa visibile, e il bene e il benefizio mi fu- 
rono guida verso di te, 

E una camela dai fianchi ricurvi, che galoppa le sue giornate, e procede lenta le notti. 

Mentre la notte mi avvolge delle sue ali; io faccio questo, quando gli altri avrebbero 
paura di farlo. 

Allora il Califfo gli fece dei doni e lo rinviò sodisfatto (Aghàni, IV, 98, 
lin. 20-26) [T.]. 

•210. 



23. a. H. jg 401, 4fi2. 



al-Hurmuzan al-Fàrisi. 23. a. h. 

§ 401. — al-Hurmuzàn al-Fàrisi, magnate persiano fatto prigioniero nelle ai-Hurmuzan ai 
guerre dell'Iraq, fii menato in Madinah presso 'Umar e gli fu consigliere Parisi.] 
nelle faccende che riguardavano la Persia. Secondo una tradizione (al-Qàdi 
Ismà'il b. Ishàq, da Yahya b. 'Abd al-hamìd, da 'Abbàd b. al-'Awwàm, 
da Husayn. da Abdallah b. Saddàd) il Profeta Maometto avrebbe scritto 
una lettera anche ad al-Hurmuzàn, invitandolo a rendersi musulmano. 
Anche Yahya b. Adam nel suo Kitàb al-Kharàg afferma che il Ca- 
liffo 'Umar desse una pensione di 2000 (dirham) ad al-Hurrauzàn. Si 
vuole da altri che la conversione di al-Uurmuzàn avvenisse dopo un suo 
naufragio sulle coste d'Arabia (*), ed altre tradizioni descrivono al-Hiu-muzàn 
in atto di pregare insieme con 'Umar, da buon musulmano. 

'Abd al-rahmàn b. abi Bakr accusò al-Hurmuzàn di complicità nel- 
l'assassinio di 'Umar deponendo di aver visto in possesso di al-Hurmuzàn, 
di Grufaynah e di abù Ludu-ah il famoso pugnale con due lame, con il 
quale il Califfo 'Umar era stato ferito a morte. Dopo tale deposizione 
'Ubaydallah b. 'Umar corse ad uccidere al-Hurmv;zàn, ed avrebbe trucidato 
tutti i prigionieri di guerra in Madinah, se gli altri Compagni non glielo 
avessero impedito (Hagar, HI. 1274-1275, n. 8556). 

Cfr. anche Nawawi, 604; Dzahabi Paris, I, fol. 148,r.-149,v. 

Nota 1. — Questa notizia, se vera, dimostrerebbe false tutte le storielle sulla parte presa da al- 
Hurmuzàn nelle guen-e contro gli Arabi, storielle che a mio modo di vedere portano un' impronta roman- 
zesca, e non hanno alcun valore storico. Fanno parte di tutto quel ciclo di leggende, battaglie imma- 
ginarie e prodezze arabe di cui è farcita la tradizione iraijense (Sayf b. 'Umar/ delle conquiste .arabo 
in Persia. 

§ 402. — Era persiano, e quando fii compiuta la campagna di (Jalùlà, 
Yazdagiid andò da Hulwàn ad Isbahàn, e poi andò ad Istakhr, e mandò 
al-Hurmuzàn a Tustar, e questi la prese, e si fortificò nella qal'ah coi 
cavalieri (asàwirah). Molti degli abitanti di Tustar si tennero nella 
parte estrema della città vicina al monte dov'era acqua, e ricevevano 
aiuti da Isbahàn. Così durò lungo tempo, e abù Musa li tenne assediati 
due anni, altri dicono diciotto mesi. Di poi quelli della fortezza si arresero 
alla discrezione di 'Umar. E abu Musa mandò a lui al-Hurmuzàn con dodici 
prigionieri persiani vestiti di dìbàg (broccato) e con cintura d'oro, ecc. 
E fnron condotti a Madinah così vestiti. E la gente ne restava stupita. Li 
condussero alla casa di 'Umar, e, non trovandolo, si diedero a cercarlo; 
come fu poi trovato, ed 'Umar vide al-Hurmuzàn, disse: « Salvami, Signore, 
«dal fuoco!». E soggiunse: «Sia lode a Dio, il quale ha abbassato lui 
« e la sua sì' ah davanti all'Isiàm». Poi disse Umar all'ambasceria: 
« Parlate, e guardatevi dalle troppe parole ». Disse Anas b. Màlik : ♦ Sia 

211. 



§§ 4U24U4. 23. a,. H. 



^^- ^- ^- « lode a Dio, chu ha tenuto la sua promessa e rinforzato la sua tede, ecc., 

[NECROLOGIO. - ... , i , -, . , • • 

ai-Hurmuzàn al- «e CI ha tatto possedere la loro terra e i loro dar e i loro beni e i loro 
^^'■'^'•l « tìgli, e ci ha dati loro in mano nostra, sicché possiamo uccidere chi vo- 

« gliamo e lasciar vivi chi vogliamo ». E 'Umar pianse e disse ad al- 
Hurmuzàu : «Quali sono i tuoi beni?». — «Quanto all'eredità dai miei 
« padri, r ho con me, ma quello che avevo in mano di beni del regno, 
« e di tesori, l'ha preso il tuo àmil ». — «0 al-Hurmuzàn, come trovi 
« ciò che ha fatto Iddio sopra di voi? ». Egli non rispose. — « Perchè non ri- 
« spondi? ». — « Parola di chi vive o di chi muore? ». — « E non sei tu vivo? ». 
Allora al-Hurmuzàn chiese dell'acqua, e Umar disse : « Non vogliam che 
« tu abbia insieme la morte e la sete ». E fu portata acqua in una tazza 
di legno. Egli la prese in mano, e 'Umar gli disse di bere, ecc. (la sto- 
riella nota). Spezzata la tazza, al-Hurmuzàn insulta gli Arabi. E quando 
Umar vuole ucciderlo, al-Hurmuzàn dice che ha già l'amàn. 

al-Zubayr b. al-'Awwàm e Anas b. Màlik e abù Sa'id al-Khudri dàn 
ragione ad al-Hurmuzàn. 

Di poi Umar fé' svestire al-Hurmuzàn dei suoi ornamenti, e disse a 
Suràqah b. Màlik b. Gru'sum, ch'era magro, bi'uno, di braccia sottili come 
se glie le avessero bruciate, di vestire le insegne di al-Hurmuzàn. E Umar 
dis.se: « Sia lode a Dio, che ha depredato Kisra e la sua gente dei suoi 
« ornamenti e li ha dati a Suràqah b. Màlik » (^). 

'Umar chiamò al-Hurmuzàn e i suoi compagni all' Isiàm, ma si rifiu- 
tarono. Ali disse: « Principe dei Credenti, separali dai loro fratelli! ». 
E Umar mandò lui e Grufaynah ed altri alla riva del mare aggiungendo: 
« Allahumm, falli naufragare ! » . Poi li volle mandare in Siria ; ma fe- 
cero nauti-agio: non affogarono però, e si convertirono. Umar die' loro due- 
mila (dirham) a testa di pensione. E al-Hurmuzàn fu chiamato 'Urfutali 
(Saad, V, pag. 64, Un. 8-65, lin. 18) [M.]. 

Nota 1. — Questa frase tradisce tutto il carattere leggendario dell'episodio, o ornato o addirit- 
tnrii tutto inventato per porre in rilievo il contrasto drammatico tra la povertà degli Arabi vincitori e 
l'eiFemmiuata, sfarzosa civiltà dei Persiani vinti. — Ofr. § 401, nota 1. 

Il Lammens mi ta anche giustamente osservare che debba essere pura leggenda l'episodio dram- 
matico della conversione di al-Hurmuzàn. E assurdo che 'Umar volesse uccidere il persiano; è invece 
molto probabile che 'Umar desiderasse tenere presso di sé un persiano colto che lo illuminasse su ciò 
che accadeva in Persia 

§ 403. — (al-Miswar b. Makhramah). Vidi al-Hurmuzàn in al-Rawhà 
invocante Iddio al pellegrinaggio, insieme con Umar, vestito d'un man- 
tello di hi bar ah (Saad, V, pag. 65, lin. 18-19) [M.j. 

§ 404. — (Affan b. Muslim, da Sulaymàn b. al-Mughirah, da Ali b. 
Zayd, da Anas b. Màlik). Non vidi nessuno piìi smilzo di ventre di al- 
Hurmuzàn (Saad, V, pag. 65, lin. 21-24) [M.J. 

212. 



23. a. H. |§ 404407. 



Anche questa caratteristica fisica di al-Hurmuzàn deve avere ima ra- 23. a. h. 

,. . . . , ìnecrologio. - 

gione tradizionistica, ma ne ignoro la genesi. ai Hurmuzàn ai- 

§ 405. — (^Ya'qùb b. Ibràhìm b. Sa'd al-Zuhri, da .suo padre [Ibràhìm], Parisi.] 
da Sàlih b. Kaysàu, da ibn Sihàb, da Sa'id b. al-Mu.sayyabj. al-Hurmuzàn 
tii ucciso da 'Ubaydallah b. limar subito dopo la moi-te del Califfo 'limar, 
per sospetto di complicità con abù Lu-lu-ah. 'Uba5'dallali venne da lui e lo 
invitò ad andare a vedere un suo cavallo, poi quando l'ebbe tratto in 
disparte, gli menò un colpo di spada, e lo fini, mentre egli diceva: « Non 
. v'è altro Dio che Iddio» (Saàd, IIL 1. pag. 258, lin. 9-19) [M.]. 

Cfi-. Dzahabi Paris, I. fol. 147,r. 

Ctr. anche Fihrist, 103; Aghàni, IV, 125; XII. 41: Athir. I. 
115; li, 354, 373, ecc., cfr. Indice, 636; Istakhri, 140; Tanbìh. 
109. 354: Mu bar rad, 118, lin. 16; Qutaybah, 93. 

al-Hurmuzàn è una delle figure tradizionistiche più note dell' Isiàm 
primitivo, ma purtroppo di sicuro, di veramente storico, v' è ben poco da 
dire. — Era persiano e dimorava in Madinali al momento in cui fu assas- 
sinato 'limar, e sospettato di complicità con il regicida, fu trucidato dal 
figlio del Califfo. Di tutto il resto che si narra sul conto suo è bene fare 
parco uso, perchè è probabile ricamo posteriore. I tradizionisti sia perchè 
di origine persiana, sia perchè giovava al colorito drammatico delle prime 
vicende islamiche, hanno intessuto intorno ad al-Hurmuzàn tutta una cor- 
nice leggendaria, che ha servito a un tempo a glorificare i Persiani antichi 
•l'Isiàm eroico dei primordi. A questo gi'uppo, per cosi dire centrale, di 
tradizioni si .sono innestate molte altre minori tendenziose: così, ad es., 
al-Hurmuzàn ebbe (cfi-. § 401) una pensione come i Musulmani d'Arabia 
(eguaglianza nell'Islam fta Arabi e Persiani) e via discorrendo, 

Khàlid b. Hilàl. 

§ 406. — Fu ucciso insieme con al-Muthanua b. Khàrigah, durante le 
guerre di conquista ai tempi del Califfo 'limar [23. a, H.] (Hagar, 1, 
949, n. 2310j. 

Khawli b. abl Khawli." 

§ 407. — Khawli b. abi Khawli b. Amr 1). Zuhayr b. Khaythamali 
b. abi Humràn al-Hàrith b. Muàwiyah b. al-Hàrith b. Màlik 1). 'Awf al-('>u'fi, 
al-'Igli. (lieesi che avesse nome propriamente Umar; egli divenne halif 
<• confederato dei banii 'Adi b. Ka b, unendosi in particolare con al-Khattàb, 
padre di limar [23. a. H.]; secondo al-Haytham b. Adi fuggì in Abissinia 
con i due fi-atelli Tlilàl e Abdallah all'epoca della seconda Emigrazione, 

213. 



§§ 4U7-410. 23. a. H. 

23. a. H. uja, al-Balàdzuri afferma che questo fatto non è sicuro. È certo però che 

[NECROLOGIO. - — . . . 

Khawii b. abi ^gli e i suoi fi'atelli si batterono a Badr, e secondo ibn Mandah egli fti 
Khawli.] mio di quelli menzionati durante il funerale del Profeta, ma ibn Hagar 

dice che ciò sia un errore, e che si debba invece intendere Aws b. Khawli. 

Khawli morì durante il califfato di 'limar, secondo quello che dice al-Ta- 

bari (Hagar, I, 943-944, n. 2288). 

Cfr. anche al-Isti'àb, 166, n. 660; Dzahabi Tagrid, I, 17ó. 

n. 1693; Athir Usd, II, 137. 

Khubayb b. Isàf. 

§ 408. — Khubayb b. Isàf b. 'Inabah b. 'Ann- b. Khudayg b. Àmir 
b. Grusam b. al-Hàrith b. al-Khazrag b. al-Aws al-Ansàri al-Awsi, non si 
converti all' Isiàm quando Maometto venne a Madinah, ma attese fino al 
giorno, in cui il Profeta lasciò Madinah per recarsi a Badr : egli si uni 
alle schiere musulmane, abbi'acciò l' Isiàm e si battè con grande valore 
contro i pagani. Si dice che la sua spada si smussasse per i colpi ripe- 
tuti e che Maometto sputando sull'arma le ridesse il taglio. Secondo al- 
cuni fu egli che uccise Umayyah b. Khalaf, in quella battaglia. Ebbe un 
figlio per nome 'Abd al-rahmàn. 

Il Califfo 'Umar (23. a. H.] lo mandò a governare una delle provincif 
conquistate, non è detto però quale fosse. Egli cessò di vivere mentre 
regnava ancora 'Umar, vale a dire prima del 23. a. H. 

Egli trasmise tradizioni al figlio 'Abd al-rahmàn (Hagar. I, 859- 
860, n. 2208). 

§ 409. — Khubayb b. Yasàf (o Asaf) b. 'Utbah b. Amr al-Khazragi. 
detto anche Habib, Compagno del Profeta, presente a Badr, a Uhud, all'as- 
sedio di Madinah ed agli altri fatti d'arme: morì sotto il califfato di 'Uthmàn, 
ed ibn al-Gawzi lo pone tra i morti dell'anno 26. H. (Grawzi, fol. 81,r.). 

Cfr. Dzahabi Tagrid, 166, n. 1608; al-Isti'àb, 168, n. 664: 
Durayd, 269; Saad, III, 2, pag. 86, lin. 17-86, Un. 20; Dzahabi 
Paris, I, fol. 162,v.; Athir Usd, II, 109-110; Hisàm, 321, 334, 496. 
508, 511; Sprenger, Leb. Mohamm., IH, 111 e nota. 

Khufaf b. Ima. 

§ 410. — Khufaf b. Ima b. Rakhasah al-Ghifari, famoso Compagno del 
Profeta, imam dei banù Ghitar, e loro khatib, fu presente al trattato 
di al-Hudaybiyyah; soleva abitare in Ghayqah e venire costantemente a 
Madinah. Morì, secondo al-Baghawi, dm-ante il califfato di 'Umar [23. a. H.] 
o prima (Hagar, I, 931-932, n. 2260). 

214. 



23. a. H. gg 4104V3. 

Cfr. anche al-Isti ab, 1G8, n. 665; Dzahabi Tagrid. I, 172, 23. a. h. 

n. 1563: Athir Usd, II, 118; Hanbal Musnad, IV, 67; Hisàm| ''^KJ!i"°^°°mà.|' 
440. 927. 

Khufàf b. Umayr. 

§ 411. — Khufàf I). 'Umayr b. al-Hàiith b. al-Sarid b. Riyàh b. Yaqzah 
h. Asabah b. Khufòf b. Imru-alqays b. Bahtah b. Sulaym, detto ibn Na- 
dabali, uno dei più valenti cavalieri e poeti dei Qa\s ai tempi pagani, fu 
detto ibn Nadabah da sua madre Nadabah bint Abàu b. Saytàn b. Hibbàn 
b. Salamah, la quale fu fatta una volta prigioniera dall'avo di al-Hàrith 
b. al-Sarih in una razzia nel territorio dei banu-1-Hàrith b. Ka'b, e poi 
da questo donata al figlio 'Umayr. Khufàf, nato da questo connubio, si 
distinse grandemente come guerriero e come poeta mukhadram, ossia 
nato nel paganesimo e morto musulmano. Egli, convertitosi all' Isiàm e 
divenuto compagno del Profeta, prese parte alla conquista di Makkah e 
alla battaglia di Hunayn, rimase fedele alla causa musulmana durante la 
grande insurrezione dell'anno 11. a. H., tessè in versi gli elogi del Califfo 
abù Bakr [13. a. H.] e mori durante il califfato di 'Umar (Hagar, I, 
932-933, n. 2261). 

Cfr. anche al-Isti'àb, 168, n. 666: Durayd, 188; Athir Usd 
(manca). 

Khuwaylid b. Murrah. 

§ 412. — abu Khiràs Khuwaylid b. Murrah al-Hudzali, conosciuto co- 
mimemente come abiì Khirà.s al Hudzali, e nato ai tempi pagani, fii un 
grande .saykh della sua tribù, poeta, oratore eloquente e cavaliere famoso, 
il quale ebbe molte avventure nei conflitti con altre tribìi: suo fratello 
LTrwah fu ucciso da Thumàlah al-Azdi, e suo figlio Khiràs fu fatto pri- 
gioniero. Egli si convertì quindi all' Isiàm, ma non fu mai Compagno del 
Profeta. La sua morte avvenne durante il califiato di Umar in circostanze 
singolari. Egli era infatti occupato ad ospitare alcuni pellegrini del Yaman, 
e con-endo di notte in cerca di acqua per i medesimi, fu morso da una 
serpe velenosa. Egli non fiatò di questo con i suoi ospiti che passarono 
lietamente la notte banchettando, ma il giorno seguente trovarono il loro 
ospite moribondo. Il Califfo Umai- fu tanto dispiacente per tale caso, che 
commosso dalla condotta generosa di abù Khiràs, ordinò al suo luogote- 
nente nel Yaman di arrestare i pellegrini yaman iti e costringerli a pagare 
il prezzo di sangue, come colpevoli della morte di abu Khirà.s (Hagar, 
I, 966-957, n. 2333). 

215. 



ss 412416. 23. a. H. 

23. a. H. Cfi- Athii, 111, ^1; Dzahabi Paris, I, fol. 147,v.; Gawzi, I, 

'"K'^wa^nd^'b: fol. 60,v.; Aghàni, V, 115; XIV, 73; XXI, r34-70; Athìr Usd, V, 178- 
Murrah., 179; H a m à s a h , 366; Mubarrad, 97, lin. 3; 257, lin. 16-17 ; 337, Un. 2, 

3, 10; 458, lin. 15; 713, lin. 8; 760, lin. 4; Khizànah, I, 211-213, 368; 
li, 316-321, 366, 468-463; III, 229, 498; IV, 415; 'A y ni, IV, 216: Yàqut, 
Indice, pag. 414; Hisàm, 157, 670. 866; Hammer Litter. Arab., 
II, 607, n. 714. 

Cfr. anche 20. a. H., § 380. 

Kulayb b. al-Bukayr. 

§ 413. — Kulayb b. al-Bukayr al-Laythi, fratello di lyàs, Compagno 
del Profeta, fu ucciso da abù Lu-lu-ah nella mischia che seguì rassassinio 
del Califfo (Hagar. Ili, 616-617, n. 1564. 

Kuthayyir b. al-Gharirah. 

§ 414. _ Kuthayyir b. al-Gharirah al-Tamìmi al-Sà'ir, dei banù Nahsal; 
al-Gharìrah era sua madre, egli è un poeta mukhadram, in quanto visse 
nella Gàhiliyyah e nell'Islam, e poetò in ambedue i periodi (Aghàni. X. 

97, lin. 9-10) fT.]. 

§ 415. _ Ci narrò al-Sùli, da al-Huzanbil, da b. abi 'Amr al-Say- 
bàni, da suo padre. Umar b. al-Khattàb spedi al-Aqra' b. Hàbis e suo fra- 
tello a capo di un esercito in al-Tàliqàn, Guzgàn e le regioni circonvicine, 
e parecchi dei compagni di ibn Gharirah lasciarono la vita in al-Tàliqàn. 
ibn al-Gharirah al-Nahsali che era stato presente al combattimento, li 
compianse e descrisse la giornata nei seguenti versi: 

(1) La pioggia delle nuvole, quando cade in abbondanza, abbeveri i valorosi caduti in 

al-Guzgàn. 

(2) Sino ad al-Qasràn nel distretto di KliOt, cui spensero là i due al-Aqra ,al-Aqra 

e suo fratello). 

(3) Io non posso mai esser triste, senza che il gemito del mio cuore si volga verso 
il lampo che brilla all'orizzonte del Taman; 

(4) Molti che si rallegi-avano della nostra vista e speravano incontrarci, non li vedrò 
più e non mi vedranno più. 

(5) Molti fratelli ho pianto, che la morte ha colpito prima di me, e che mi avreb- 
bero pianto, se avessero udito l'annunzio della mia morte. , 

(6| Io mi sentii chiamare da una voce, mentre i cavalli si lanciavano al galoppo, non 
saprei più dire se col nome o con la kunyah. 
" (7| E la mia risposta fu che io volsi verso di lui (di colui che chiamava) le redini 

sciolte. . . . 

(8) Qua! nome invocherai tu più quando se li sono portati via i cavalli torniti di.... 

(9) Qual nome invocherai tu quando io sarò morto, perchè allontani da t« le tolte 

lance che ti assediano? 

(lui Quando io moiTÒ, si ricorderà come io non soleva mai abbandonare i compagni 

neir infuriare della mischia? 

(11) Che io non mi misi mai in viaggio la notte per andare a battere alla tenda del 
vicino, né mi servii della lingua per parlar male della gente. 



216. 



23. a. H. §1 415417. 

(12) Ma invece ogni volta che altri veniva a me, io proteggevo il vicino, e avevo 23. a. H. 

alte (= generose nel dare) le mani. [NECROLOGIO. - 

^13j Mi teme l'avversario quando l'assalto, e dò a ciascun secondo egli mi ha dato. Kuthayyir b. al- 

|I4) Non pensate che il mio giorno sia lontano; è forse imminente la volta che voi Gharirah. 

mi perderete. 
, 1 15) E mi raggiungerà il destino a cui non è possibile sfuggire, se anche io mi attristi 

per paura della tenebra del sepolcro". 

il6i Mi piangeranno delle donne con canti e con gemiti, che resteranno abbandonate 
sul campo (V bi-dàri?i di battaglia della sorte. 

(17) Chiuse nell'Iraq, respinte da tutti, dall'occhio profondo, come le vacche di razza, 

(18) O voi, mie due donne, che mi volete ammonire, risparmiatemi i rimproveri, e, 
se mai, indirizzatemi alla salute evidente. 

(19i O voi che mi ammonite, la vostra voce è vicina, ma la sua utilità ha una bontà 
lontana e debole. 

\2>.>i Allontanate da me [se potete] la morte, quando verrà; purtroppo no, non riusci- 
rete a farlo. 

(Aghàni, X, 97, lin. 12-98, lin. 4) [T.]. — Cfr. anche Yaqut, II, 149; 
Baladzuri, 407: Khizànah, IV. 117-119; 'Ayni. IV, 17. 

Maghnus. 

§ 416. — Tra i medici del tempo di 'Umar è menzionato anche un 
certo Maghnùs. ma di lui ignorasi se abbia lasciato opere .scritte (abù-1- 
Farag, 176j. 

Cfi'. Usay bi-ah (manca): Qifti (id.). Manca altresì nella Gesch. Arab. 
Aerzte del Wtistenfeld. 

ibn umm MaktQm. 

§ 417. — (a) 'Abdallah o 'Amr b. Qays b. Zà-idah b. al-A.samm b. 
Rawàhah b. Hagar b. 'Abd b. Mais b. 'Amir b. Lu-ayy detto ibn umm 
Maktùm. Il suo nome era 'Abdallah secondo i Madinesi, 'Amr secondo 
griraqensi e Hisàm b. Muli. b. al-Sàib. La madi-c di lui era umm Maktum 
'Itikah bint 'Abdallah b. 'Ankathah b. 'Arim b. Makhziàm b. Yaqzah. 

Era cieco, ed abbracciò l'Isiàm in Makkah di buon'ora. Poco dopo 
Badr, emigrò in Madinah, allogiò nella casa dei Lettori n Dai- di Ma- 
khramah b. Nawfal. Servì da mu-adzdzin al Profeta insieme con Bilàl. 
E Maometto, in quasi tutte le sue spedizioni, lasciavalo in Madinah con 
la delegazione di dirigere la preghiera pubblica (Saad, IV, 1, pag. 150, 
lin. 19-151, lin. 1) [G.]. 

(6) Sebbene cieco fin dall' infanzia, ibn umm Maktum non era e.sonc^- 
rato dalla preghiera, e .serviva da muadzdzin al Profeta, alternandosi 
con Bilàl: questi gridava la notte, e ibn umm Maktum il gionio a co- 
minciar dall'aurora (Saad, IV, 1, pag. 152, lin. 1-28) [G.]. 

(e) Quand'egli era ancora in Makkah, povero e cieco, fti una volta ac- 
colto burberamente da Maometto, il rpiale s'intratteneva con ragguarde- 

217. 28 



§§ U7, 418. 23. a. H. 

23- a- H. voli Quiasiti. Onde fu rivelata rn-an parte; della Sur a LXXX (Sa ad, IV, 

(NECROLOGIO. - o r - , i 

ìbn umm Mak- '• pag- 153, lui. 7-14, 14-21) [G.]. 

'""'•l (d) Il cieco ibn umm Maktùm fu delegato dal Profeta a dirigere in sua 

assenza la preghiera pubblica in Madinali, dodici volte o ti-edici volte: 
nominatamente, durante la spedizione di Tabùk [Saad, IV, 1, pag. 161, 
lin. 9], di Badr [lin. 15], di Qarqarah al-Kudr, di Bahràn, di Uhud, di 
Hamrà al-Asad, contro i Nadir, nell'Assedio di Madinah, contro i Qurayzali, 
contro i banù Lihyàn, di al-Ghàbah. di Dzù Qarad, e di al-Hudaybi^-yah 
(Saad, IV, 1, pag. 153, lin. 23-28: 154, lin. 1-3) [G.]. 

(e) Egli radunava i fedeli, dirigeva la preghiera e teneva la khutbah 
stando a destra del mi ubar (Saad. Ili, 1, pag. 163. lin. 26-27) [G.j. 

Secondo altra tradizione [Saad, III, 1, pag. 161, lin. 15-17. 17-22, 
22-25], ibn umm Maktùm venne a Madinah, avanti del Profeta, con Mus'ab 
b. Umayr, e insegnavano la recitazione del Qur"àn ai Madinesi. 

§ 418. — (a) fYahya b. 'Abbàd, da Ya'qiib b. 'Abdallah, da 'Isa b, (jà- 
riyali, da Gàbir b. Abdallah al-Ansàri). L'Inviato di Dio ordinò che fos- 
sero uccisi (tutti) i cani di Madinah. Ma ibn umm Maktùm, venuto da lui, 
gli disse: « Inviato di Dio, la mia dimora è lontana, ed io sono cieco. 
« Ed ho un cane (che mi custodisce la casa) ». (Il Profeta) lo rispanniò 
per qualche giorno, poi diede ordine che fosse ucciso (anche) il suo cane 
(Saad, IV, 1, pag. 153, lin. 3-7) [G.j. 

(6) (Qabisah b. 'Uqbah, da Yùnus b. abi Ishàq, da abù Ishàq, da 'Ab- 
dallah b. Ma'qil). Sostò una volta ibn umm Maktùm in casa di una giudea, 
zia paterna di im Ansar, in Madinah; la quale lo accolse cortesemente, ma 
prese ad offendere Iddio e il suo Inviato. Allora egli la prese e la battè 
sino ad ucciderla. Menato dinanzi a Maometto, ibn umm Maktùm disse 
che la donna gli usava sì gentilezza, ma lo danneggiava in Dio e nel suo 
Inviato. «Perciò l'ho picchiata a morte». — «Dio eccelso la medica! », 
soggiunse il Profeta. « Ella ha meritato che si spargesse impunemente il 
«suo sangue» (Saad, IV, 1, pag. 164, lin. 6-11) [G.]. 

(e) Varie tradizioni presso Saad [IV, 1, pag. 165, lin. 2-13, 13-21, 
21-24] riferiscono come nel versetto qur-ànico (IV^, 92): «Tra i fedeli, 
« quelli che i^estano a sedere non sono eguali -(in merito) a quelli che 
< combattono nella via di Dio », fosse, per rispettosa protesta del cieco 
ibn umm Maktùm, provocata, in una seconda rivelazione, l' eccezione 
« tranne che per assoluta necessità » a favore di chi non poteva parteci- 
pare alle spedizioni musulmane. 

(d) 'AflPàn b. Muslim, da Yazid b. Zuray'. da Sa'id b. abi Uiiibah, 
da Qatàdah, da Anas b. Màlik). Abdallah b. umm Maktùm alla giornata 

■218. 



23. a. H. 



418-42lt. 



di a]-QàdisÌ3-vah vestiva una corazza forte e lunga (aggiungesi in altre 23. a. h. 

tradizioni simili: pag. 155. lin. 27-28: 156, lin. 1, 1-4, 45), e reggeva una "^ibn"u°mm°Mak' 
bandiera nera (Saad, IV. 1, pag. 155, lin. 24-27). <ùm.i 

al-Wàqidi soggiunge: Poi fece ritorno in Madinah e colà morì. Non se 
no ha menzione dopo 'Umar b. al-Khattàb (Saad, III, 1, pag. 166, lin. 6-6). 

Cft-. anclie Annali, voli. I e II {Indice)-, al -Isti 'ab, 444, n. 1898; 
Dzahabi Tagrìd. I, 354, n. 3398; 446, n. 4413; II, 228, n. 2506; 
Hagar, II, 860. n. 9264; 1244-1245, n. 10165; Athir, II, 108, 109, 116^ 
133; IIL 245; IV. 107, 127; Athir Usd, III, 246; IV, 127; V, 330; 
Tanbih, 239, 243-245. 247, 249, 250, 252, 265, 271; Hanbal Musnad, 
111,423; (jrawzi (ms. costantinop.), I, fol. 76,v.-77,r. ; Hisàni, 240, 644, 
659, 689, 663, 674, 684, 718, 722; Sprenger Leb. Muli.. I, 270, 440 
e nota: II, 317, 536 e nota; III, xx, xxxii; Yàqùt, IV, 614; Qutay- 
bah, 33, 148; Nawawi, 784. 

Ma mar b. al-Hàrith. 

§ 419. — Marnar b. al-Hàrith b. Ma'mar b. Habìb b. Wahb b. Hn- 
dzàfah b. Gumah ebbe a madre Qutaylah bint Maz'ùn b. Habìb b. Wahb 
b. Hudzàfah b. Grumah al-Ansàri al-(xumahi. 

(al-Wàqidi, da Muh. b. Sàlih, da Yazid b. Eùmàn). Ma'mar b. al-Hàrith 
si rese musulmano avanti che l'Inviato di Dio entrasse nel Dar al-Arqaiu. 

L'Inviato di Dio lo unì in fi-atellanza con Mu'àdz b. 'Afra. Ma'mar 
fu presente a Badr, a Uhud, all'assedio di Madinah e a tutti i fatti d'arme 
con rinviato di Dio; morì sotto il califfato di 'Umar b. al-Khattàb (Saad, 
HI, 1, pag. 293, lin. 1-8). 

Fratello di Hàtib, fu, secondo ibn Ishàq, uno dei più antichi Musul- 
mani, essendosi convertito prima che il Profeta entra^sse nel Dar al-Arqam. 
Fu presente a Badr, e si dice che sia il padre di Gamil b. Ma'mai-. Morì 
durante il califfato di 'Umar (Hagar, III, 918, n. 4058). 

Sua madre era Qaylah, sorella di 'Uthmàn b. Maz'iin. Il Profeta lo 
unì in fratellanza con Mu'àdz b. 'Afra (Dzahabi Paris, I, fol. 146, v.). 

Cfr. anche al-Isti'àb, 278, n. 1146; Dzahabi Tagrid, II, 96, 
n. 999; Athir Usd, IV, 399-400; Hisàm, 164, 213, 490,785; Spren- 
ger, Leb. Mohamm., I, 446; II, 174. 

Manzùr b. Zabbàn. 

§ 420. — Manzur b. Zabbàn b. Sayyài- b. 'Amr, ecc., e sua figlia 
Khawlah. — Manzùr b. Zabbàn era capo indiscusso della sua gente ; sua 
madre fu Fahtam bint Hà.sim b. Harmah, il cui padre (?) era Zuhayr b. 

21!t. 



bàn.l 



§§ 420, 421. 23. a. H. 

^^- ^ *^- (radziniah. cosicché Manzùr riuniva in so t?li estremi della mAnltk nella 

INECROLOGIO. - ~" ' , . ,•',,-,,, 

Manzùr b. Zab- '^na gente. Egli e uno di quelli che la madre tenne in gestazione per un 
periodo eccezionalmente lungo. 

Ci narrò al-Zubayr b. .Bakkàr, secondo una versione che ci autoriz- 
zarono a trasmettere al-Harami b. abi-l-'Alà e al-Tusi, fra il materiale 
da essi trasmesso sulla sua autorità, da Mugljirah bint abi Adi; inoltre 
dice al-Zubayr: lo stesso hadith, mi riferi Ibràhim b. Zi} ad, da Muham- 
mad b. Talhah ; infine ce lo narrò Ahmad b. Muhamniad b. Sa'Id b. Uqdah, 
da Yaliya b. al-Hasan al-'Alawi, da al-Zubayr: Fahtam bint Hàsim portò 
Manzùr b. Zabbàn nel suo ventre per tre anni, quindi lo partorì che 
chiudeva (?) la bocca ; allora suo padre lo chiamò per questo fatto Manzùr 
(l'atteso), alludendo alla lunghezza del tempo che l'aveva aspettato, e 
disse, secondo la versione di Muhammad b. Talbah : 

(1) Non venisti se non quando si era detto: non verrà più; e fosti chiamato «Aspet- 
tato » pur essendo venuto nel tempo a te assegnato da! destino. 

(2) Ed io spero che tu sii come Hàsim, io spero che tu divenga il signore dei banu Badr. 

(Aghàni, XI, 55, lin. 15-26) [T.]. 

§ 421. — (al-Haytbam b. 'Adi, da ibn al-Kalbi e ibn Ayyàs; narra anche 
una parte di quanto segue al-Zubayr b. Bakkàr, da suo zio, da Mugàlidj. 
Manzùr b. Zabbàn sposò la moglie di suo padre Mulaykah b. Sinàn b. abi 
Hàrithah al-Murri, che gli partorì Hàsim, 'Abd al-gabbàr e Khawlah, e 
rimase con lui fino al califfato di Umar b. al-Kbattàb. Egli beveva anche 
vino e fu deferito ad 'Umar, che lo fece venire innanzi e gli domandò se fosse 
vero ciò che si diceva di lui. Egli confessò la verità e soggiunse : « Non 
« sapeva che tosse vietato ». 'Umar lo fece imprigionare fino all'ora della 
preghiera del pomeriggio, quindi gii fece giurare che ignorava che Allah 
avesse vietato quanto egli aveva fatto. Manzùr giurò, a quanto si racconta, 
quaranta volte, e Umar lo mise in libertà, ma pronunziò la separazione 
tra lui e la moglie di suo padi'e, dicendo: « Se non fosse che hai giurato, 
«ti farei mozzare il capo», ibn al-Kalbi nella sua versione afferma che 
Umar gii disse: « Tu possiedi la moglie di tuo padre, vale a dire la madre 
« tua? Non sai tu che questo è un commercio proibito? » ('j. Quindi li se- 
parò e la donna fu sposata da Muhammad b. Talhah. 

Aggiunge ibn al-Kalbi nella sua versione : Quando divorziò da lei no 
senti dolore, e le dedicò i seguenti versi : 

(1) Ormai non m'importa più che cosa farà di me la sorte, quando mi sono stati tolti 
Mulaykah e il vino. 

(2) Che se essa è andata a dimorare lontana, saluta pure la figliuola di al-Murri, finché 
sorgerà al-Murri. 

(3) In fede mia, non era cattiva Mulaykah, e mai velo si chiuse sopra una donna come lei. 

220. 



bàn. 



23. a. H. • §§ 4.>i_ 422. 

Disse inoltre: 23. a. h. 

,. . , NECROLOGIO. - 

la tede di mio padre, una religione che separa con la violenza noi due, è vera- Manzur b Zab 

mente mostmosa. 

Disse Hugr b. Mu'àwij-ah b. 'L\vaynah b. Hisn b. Hudzayfah, rivol- 
gendosi a Manzur: 

il) In che trista situazione lasciano i padri morendo, le femmine, o Manzur. 
(2) Tu la palpavi quando il vecchio ^tuo padre i le era accanto, ed ora iche è mortoi 
ti è impedito di tastarla più oltre. 

Osserviamo che ibn al-Kalbi erra iu quanto colui che la sposò fu 
Talhah b. 'Ubaydallah^ mentre Muhammad sposò Khawlah bini Manzur, 
che gli partorì Ibràhim b. Muhammad che era zoppo. Più tardi Muham- 
mad la lasciò vedova, essendo stato ucciso alla battaglia del Carnaio, e 
la sposò al-Hasan b. Ali, a cui essa partorì al-Hasan b. al-Hasan. Ibrahìm 
b. Muhammad b. Talhah venne una volta in questione con uno dei figli 
di al-Husayn b. Ali a proposito dei beni che essi avevano in comune coi 
banù-1-Hasan del patrimonio di Ali. Allora il husaynita disse all' am ir 
di Madiuah: « Costui è il prepotente, ingiusto e zoppicante ». riferendosi 
ad Ibràhim. Allora Ibràhim gli disse: « Per Allah, io ti odio ». Kispose il 
husaynita : « Dici bene, ed Allah ama quelli che dicono la verità, e sei 
«nel tuo diritto in quanto a ciò; infatti mio padre uccise tuo padi'e e 
« tuo nonno, e mio zio possedette tua madi-e senza tàr cerimonie ». Al- 
lora Tarn ir ordinò di farli esporre in piedi (col genere di tortura chia- 
mato iqàmah = porre alla berlina; cfr. Yiìsuf, 9, lin. 17; Tabari 
Cflossarium, pag. cDxxxixj alla sua presenza (Aghàni. XI, 55, lin. 26- 
56, lin. ÌS) [T.]. 

Nota 1. — La notizia ha importanza, percliè dimostra l'anarchia nei rapporti sessuali che regnava 
in Arabia nonostante l'Isiàm e l'esplicita prescrizione del Corano (FV, 26) e richiamiamo a quanto si 
è già detto a proposito di questa materia sotto l'anno 17. H. i§§ B4 e segg.) sul matrimonio degli Arabi 
pagani. 

§ 422. — Tornando alla narrazione di ibn al-Kalbi, egli racconta: 
Quando Umar separò i due, e la donna passò nuovamente a matrimonio, 
Manzur l' incontrò un giorno che camminava per la via, e com'essa era 
Isella, di una bellezza che seduceva, le disse: « O Mulaykah, maledica Allah 
« mia religione che mi ha separato da te ». Ma essa non gli rivolse la 
parola, e pa.ssò oltre. Dopcj di lei passò suo marito, e Manzur gli disse: 
« Come hai trovato le tracce del mio membro nella vagina di Mulaykah":' ». 
Rispose: « Come tu hai trovato quelle di tuo padre nella medesima », e 
gli chiuse la bocca con questa risposta. Riferito il fatto ad 'Umar, questi 
ne fece ricerca per punirlo, ma egli si salvò fuggendo. 

Nana al-Zul)ayr nella sua versione: Muhammad b. Talhali b. L'Ijay- 
dallah «posò Khawlah bint Manzur. che gli partorì Ibràhim, Dàwud e umm 

221 



$§ 422, 428. 23. a. H. 



23 a. H. al-Qàsim tutti fis-li di Muhammad b. Talhah. In sesrnito egli fti ucciso alla 

[NECROLOGIO. - - . o o 

Manzur b. Zab- battaglia del Camelo p lasciò suo successore su di lei al-Hasan b. Ali b. 
''^"v abi l'alil), ed essa gli partorì al-Hasan b. al-Hasan. 

Soggiunge al-Zubayr : Narra Muhammad b. al-Dahhàq al-Hizàmi, da 
suo padre : al-Hasan sposò Khawlah bint Manzur, e gliela diede in moglie 
'Abdallah b. al-Zubayr che aveva per moglie una sorella di lei (Aghàni, 
XI, 66, lin. 18-27) [T.]. 

§ 423. — Ahmad b. Muhammad b. Sa'id, da Yahya b. al-Hasan, da 
Musa b. Ubaydallah b. al-Hasan). Khawlah si mise sotto la protezione 
di al-Hasau, il quale la sposò. Manzur b. Zabbàn, saputa la cosa esclamò: 
« Possibile che si faccia a meno di uno come me quando si tratta di mia 
< figlia? ». E recatosi in Madinah piantò una bandiera nera nel tempio del 
Profeta, né ci fu qaj^sita che non venisse a- raccogliersi sotto di essa. 
Qualcuno disse a Manzur: « Dove vai tu? L'ha sposata al-Hasan b. Ali, 
«e non c'è nessuno a lui pari ». Ma egli non volle rassegnarsi; se non 
che al-Hasan, avendo saputo ciò che egli aveva fatto, gli disse : « Eccoti 
€ libero di disporre di lei ». Manzur la prese e la condusse seco, ma giunti 
in Qubà, Khawlah cominciò a fargli dei rimproveri, dicendogli: «al-Hasan 
« b. 'Ali è il principe dei giovani della gannah (= paradiso) ». Allora 
egli le disse: « Rimaniti qui, e se l'individuo ha desiderio di te, ci rag- 
« giungerà qui ». Infatti al-Hasan, al-Husayn, ibn Ga'far e ibn 'Abbàs ven- 
nero a raggiungerlo, e al-Hasan la sposò e se la ricondusse. 

Soggiunge al-Zubayr: A questo allude Grufa3^r(?) al-'Absi. dicendo: 

(1) Jja liberalità e la generosità si trovano notoriamente fra i banù Dzubyàn nella 
famiglia di Manzur b. Sayyar 

(2) Essi piovono dalle loro mani una liberalità continua come le pioggie più intense 
di primavera. 

i3) Le loro vicine visitano nella notte i loro giovani poeti, e i giovani loro le vanno 
a visitare, ma non in segreto. 

(4) Qurays si compiace di averli per affini, ed essi sono accettati come figli di sorelle 
o come generi (^ i Qurays danno volentieri in moglie ad uno di loro le loro sorelle o le 
loro figlie). 

Ci narrò Ismà'il b. Yùnus al-Si.'i, da 'Umar b. Aisah al-mughanni. 
da Ma'bad ; raccontava costui : Khawlah bint Manzur era presso al-Hasau 
b. 'Ali, e divenuta già vecchia, questi la lasciò vedova morendo, o la ri- 
pudiò. Allora essa si tolse il velo, e andava scoperta nella società degli 
uomini. Un giorno mi recai da lei chiedendole qualche cosa e le cantai 
un mio motivo sui seguenti versi composti per lei da uno dei banù Fa- 
zàrah, che l'aveva domandata in moglie senza poterla avere concessa dal 
padre di lei : 

(1) Fermatevi nella dimora di Khawlah e interrogatela; troppo tempo è passato da 
quando l'avete abbandonata 

222. 



^o. 3.. n. se 423-425. 

(2) In un Inogoi?) in cui il muschio, effondendosi per le valli vicine, le profumava. 23. a. H. 

i3) Sei stata come una nuvola che brillò nella notte agli occhi di un assetato, facen- NECROLOGIO. - 

dogli vedere il fulgore del suo lampo. Manzur b. Zab- 

(4) Ma non gli diede pioggia, e l'oltrepassò, dopo che egli l'aveva rimpianta e desiderata. bàn.j 

(5) Ma l'animo mio, sappilo, non si è riempito e soddisfatto col dimenticarti. 

(6) Essa continuerà a pascolare nel nostro recinto, benché ci impedisca di panico- 
lare nel suo. 

Allora la vecchia si commosse e disse : * Schiavo dei banu Qataii. io 
- Lia a quel tempo più bella del fuoco che arde in una notte ft-edda » 
(Aghàni, XI. 56, lin. 17-57, lin. 22, [T.]. 

Cfr. labari. T. 1870: Durayd. 173. 

Mas ud b. Aws. 

§ 424. — (ci) Mas'ùd b. Aws b. Zayd b. Asram b. Zayd b. Tha'labah 
b. Ghanni al-Ansàri, fiatello di abù Khuzaymah b. Aws, entrambi figli 
di 'Amrah bint Mas'ùd b. Qays b. Amr b. Zayd Manàf dei banù Màlik 
b. al-Naggar, donna molto ricercata in matrimonio per la sua bellezza 
(a 1 -mu bay a ' àt). 

Da Habibah bint Aslam b. Haris b. Magda' ah b. Hàrithah b. al-Hàrith 
ilei banù Aws, Mas'ùd ebbe due figli: Sa'd e umm Ami-. 

Egli fii presente a Badr, a Uhud, all'assedio di Madinah e a tutti i 
tatti d'arme con l'Inviato di Dio. Morì sotto il califfato di 'Umar b. al- 
Khattàb; e [al tempo di ibn Sa'd] non esistevano suoi discendenti. 

Quanto alla sua genealogia, a differenza di al-Wàqidi e di Abdallah 
b. Muh. b. 'Umàrali al-Ansàri che danno quella su riportata, ibn Isliàq e 
abù Ma'.sar hanno la .seguente: Mas'ùd b. Aws b. Asram b. Zayd, non 
menzionando dunque Zayd padre di Aws (Sa ad, III, 2, pag. 53, lin. 14-24) 

[G.]. 

(6) Compagno del Profeta, secondo gii uni mori mi 23. IL, secondo 
altri invece visse ancora tanto da essere presente alla battaglia di Siffìn 
combattendo dalla parte di Ali (Athir, III, 60-61). 

Cfr. anche al-Isti'àb. 281, ii. 1174: Dzahabi Tagrid, II, 78, 
u. 809; Hagar. Ili, 834-835, n. 2052 ; Athir Usd, IV, 356 : Durayd, 
pag. 275. 

Maysarah b. MasrOq, 

§ 425. — Massai-ali b. Masrùq al-Absi, dei banù lladm b. Awdz 
b. Qatiah b. Alis. si dice fosse un Compagno del Profeta, perchè fece 
parte di un'ambasceria degli 'Abs a Maometto in Madinah: si vuole che 
foase presente alla Haggah al-Wadà'. Altri però dubitano che fosse Com- 
pagno. Durante la Riddah vogliono che si pre.seutasse con la sadaqah 

223. 



§§ 426, 42t;. 23. a. H. 

23. a. H. (Iella sua tribù rimasta fedele e si unì alle schiere che con Khàlirl h. al- 

'^May?a?a°h°b". Walid andarono a battersi ad al-Yamàmah. Poi andò in Sh-ia e fu pre- 

Masrùq.] sente alla battaglia del Yarmùk; è menzionato anche alla battaglia di 

Fihl ed alla presa di Hims. Si vuole altresì che egli sia stato il primo 

musulmano che varcasse il Darh ai-Rum, o passo attraverso alla catena 

del Taurus, sul confine dell'Asia Minore. In questa spedizione aveva con 

sé 6000 uomini e commise grandi devastazioni in territorio nemico: ciò 

avvenne, si dice, nell'anno 20. H. al-Dzahabi lo annovera tra quelli morti 

dui-ante il califfato di 'Umar: Trasmise tradizioni apprese da abù 'Ubaydab. 

e da lui le udì Aslam, il m a w 1 a di 'Umar (H a g a r , III, 964-965, n. 6092). 

Cfr. Dzahabi Paris, L fol. 146,v.; Dzahabi Tagrid, II, 107, 

n. 1129; Athir. II, 386, 444; Athir Usd, IV, 426-427; Sprenger. 

Leb. Mohamm.. III. 204 e nota. 

abu Mihgan. 

§ 426. — Sul conto di questo famoso poeta arabo abbiamo vari aned- 
doti, ma pur troppo difettano sicure notizie biografiche: ignorasi quando 
nacque -e quando cessò di vivere: della sua vita, tranne il celebre epi- 
sodio della battaglia di al-Qàdisiyyah, ed alcuni altri che riferiamo qui 
appresso, nulla si sa di preciso. Con questi scarsi elementi tenteremo 
di formare un quadro approssimativo dell'uomo, della sua vita e del suo 
significato morale nella storia della letteratura araba, dell'evoluzione del 
pensiero e della coscienza islamica. In siffatto studio il nostro compito i 
stato agevolato dallo studio dell' Abel {ahu Mihgan, poetae arabici carmina, 
edidit, in sermonem latinum transtulit, commentario instruxit Ludovicus 
Abel, Lugduni Batavorum, 1887, E. J. Brill), nel quale abbiamo non solo 
i testi e le versioni di tutte le poesie rimaste del poeta, ma anche i testi 
e le traduzioni dei principali autori che parlano del nostro poeta. Una 
grande parte del nostro lavoro qui appresso sarà di tradurre in italiano i 
precipui materiali raccolti dall'Abel, corredando le versioni con i nostri 
commenti e terminandole con un tentativo di sintesi, alla quale l'Abel. 
occupato dei suoi problemi filologici, non ha creduto di cimentarsi. Tale sin- 
tesi ha però considerevole importanza per noi,- che cerchiamo nell'immensa 
farragine dei particolari, le grandi linee direttive di quel moto etnico, in 
principio schiettamente arabico, e poi islamico ed internazionale, o pm 
precisamente semitico, che è l'essenza stessa dell'evoluzione musulmana 
Vedremo aver abù Mihgan per noi un pregio speciale come document.^ 
umano che illumina le vere condizioni morali del tempo. Rammentiamo ■ 
ancora una volta clie il nostro studio di questo periodo storico incontra 



224. 



23. a. H. §§ 426, 427. 

innumerevoli difficoltà d'ogni specie, e che principale tra tutte ò quella 23. a. h. 

creataci dai tradizionisti .stes.si, trasmettitori delle memorie del tempo. abu Mihgan i 
Essi intatti non ci dipingono gli uomini come furono realmente, ma conio 
avi-ebbero dovuto essere secondo i concetti religiosi, morali e storici di 
generazioni non arabe posteriori, assai partigiane di sentimenti e profon- 
damente, radicalmente, diverse sotto tutti i rispetti da quelle generazioni 
schiettamente arabe che fondarono il grande impero militare dell' Isiàm 
primordiale, abù Mihgan è appunto uno dei mezzi purtroppo ancora molto 
imperfetti, mercè il quale ci è permesso squarciare il velo artificiale tradizio- 
nistico e giungere alla conoscenza della verità sugli uomini, a cui l'Isiàm 
dovette la sua straordinaria fortuna nei primissimi tempi d'espansione. 

§ 427. — Sul nome proprio di questo poeta regna molta incertezza : 
v"è chi lo chiama 'Amr,. chi Màlik, chi 'Abdallah, e perfino di suo padre 
è incerto se si chiamasse Habib. o Hubayb. Il nome con il ([uale era co- 
munemente conosciuto, fu abu Mihgan, vale a dire non un nome proprio 
(ismì, ma bensì un cognome o tecnonimico (kunyah). Noteremo subito 
che tale particolarità ha la sua importanza : non è la prima volta che noi 
incontriamo un personaggio storico dei primordi dell'Isiàm, conosciuto con 
il cognome, ed il cui nome proprio sia rimasto sconosciuto. Neil' introdu- 
zione agli Annali (ctr. Intr., § 26), noi avemmo occasione di parlare di 
quel grande falsario di tradizioni, il loquace e vanitoso abù Hiirayrah, di 
cui pure si ignora il corretto nome e la corretta paternità. Più famo.so «li 
lui ancora è il Califfo abù Bakr, il nome proprio del quale non è sicura- 
mente accertato. 

Senza dilungarci in altri esempi, questi bastano per mettere in evi- 
denza una caratteristica dei primissimi tempi islamici in ciò che riguarda 
l'onomastica. È fatto ben noto che gli Arabi prima di conquistare il mondo 
fossero molto parchi nell'uso dei cognomi (kunyah). Chi scorra le grandi 
collezioni di biografie di Compagni del Profeta, o chi esamini le notizie 
autentiche degli Arabi dei primissimi tempi delle conquiste, osserverà che 
di gran lunga la maggior parte delle persone elencate, per non dire qua.si 
tutte, non hanno affatto kunyah, mentre queste .sono quasi in.separabili 
per ogni nome in età meno antiche: fu un uso che si estese .soltanto dopo 
le conquiste e divenne poi universale in tempi più recenti. Si noti però 
allo stesso tempo che quei pochi personaggi storici, conosciuti soltanto 
con la kunyah, come abù Hura3'rah, abù Bakr, abù 'Ubaydah. abù 
Dzarr. ed infine il nostro abu Mihgan, por non prolungare di .soverchio 
l'elenco, si può dire non avessero altro nome e venissero esclusivamente 
chiamati con il cognome, come se il nome proprio per alcuni (per es.. abù 

22.5. 29 



5§ 127429. 23. a. H. 

23- *• H. Pi.ikr, atm Hurayrah ed abù .Mih<^aii) non esistesse. Se intatti nelle tonti 

[NECROLOGIO. - . . . . 

abu Mihgan.j musulmane noi troviamo, nelle biografie dei detti personaggi, radunati 
alla rinfusa molti nomi diversi, è molto prol^abile che tutti questi non 
corrispondano realmente a notizie autentiche e sicure, ma siano semplici 
supposizioni di vari tradizionisti: niun nome ha maggior probabilità di 
essere quello corretto. Cosi si comprende come scrittori di tempi molto 
posteriori, quali al-Suyùti (cfr. A bel, pag. 4, nota 2) e l'autore, della 
Khizànah (III, 553), perplessi da siffatta anomalia, affermino che in questi 
casi la kunyah fosse l'ism, affermazione che ci dice ben poco e .sembra 
una deduzione logica di tempi posteriori da un fatto per il quale mancava 
una spiegazione. Noi non tenteremo di darla in questo luogo, ma ci con- 
. tenteremo di porre in rilievo tale aspetto singolare: esso ci permette di 
notare come anche nell'onomastica arabo-islamico (un ramo importantis- 
simo di ricerche storiche e filologiche) vi sia stata tutta una evoluzione 
complessa, di cui altri indizi abbiamo, per esempio, nel fatto ancora non 
chiarito, perchè il Profeta (almeno secondo i tradizionisti) non volle essere 
chiamato con una kunyah (Bukhàri, II, 278, Un. 8-9). Ma sorvoliamo 
a questo argomento, perchè altrimenti ci menerebbe troppo lontani dal 
nostro soggetto principale, il poeta abu Mihgan. 

§ 428. — Il nome completo del quale sarebbe dunque : abù Mihgan 
'Amr [o Màlik, o 'Abdallah] b. Habib [o Hubayb, cfr. Khizànah, III, 566] 
b. 'Amr b. 'Uma3'r b. 'Awf b. 'Uqdah [non 'Aqidah, cfr. Abel, pag. 5, 
nota 1, e Durayd, 185] b. Ghiyarah [non 'Umayrah, come ha Khizà- 
nah, III, 553: cfr. Dura5^d, 185] b. 'Awf b. Qasi [ossia 'Thaqìf: cfr. Du- 
rayd, 183] al-Thaqafi. 

Egli apparteneva, dice l'autore del Kitàb al-Aghàni, alla classe 
detta poi degli al-Mukhadramùn, ossia di quelli che naquero ai tempi 
del paganesimo e videro poi il trionfo dell'Isiàm. Fu poeta, cavaliere va- 
loroso, ed uno dei più chiari per virtù ed energia virile : ma fu anche uno 
di quelli più appassionatamente dediti al vino, e tra coloro che per tale 
vizio ebbero a sopportare (ripetute) [amizioni (Aghàni, XXI, 210). 

§ 429. — Non sappiamo quando nascesse: in uno dei suoi versi si 
vanta che un suo zio paterno si presentò con alcune eccellenti cavalle 
alla corte del re di Persia, Kisra (con cui si allude molto probabilmente 
a Kisra Abarwiz [cfr. 12. a. H., §§ 127, 128]) ed aggiunge che fu ricevuto 
in udienza solo e senza i compagni, una particolare testimonianza d'onore 
(Abel, pag. 13, lin. 14-15, poesia XII). Tale indicazione non ci porge 
alcun lume preciso sull'età del poeta. In un altro passo delle sue poesie 
(Abel, pag. 11, lin. 16, poesia III, 1) abù Miligan menziona il fatto di 

2-2(>. 



essere diventato canuto, anzi specifica che ha abbandonato il vino quando 23. a. H. 

Il- • . , . . • n , [NECROLOGIO. 

1 SUOI capelli incominciavano a mutar coloro. Aggiunge infine che cessò abu Mihgan.ì 

di bere non appena desistettero di punirlo per lo sue infrazioni alla legge 

islamica sul vino (A bel, ibid., lin. 18). Siccome la tradizione afferma che 

egli venisse punito incirca nei primi tre anni del califfato di 'Umar, ossia 

tra il 13. ed il 16. H. e non più tardi, si può arguire che verso il 16. H. 

i suoi capelli incominciassero ad incanutire, vale a dire probabilmente in 

quel tempo aveva già passato i quarant'anni. 

Di lui sentiamo parlare la prima volta nell'anno 8. H. all'assedio di 
al-Tàif, quando Maometto tentò inutilmente d'impadronirsi della città. 

In questa circostanza (come già è narrato altrove, cfi\ 8. H., § 148) 
abu Miligan si distinse particolarmente come tiratore d'arco, e la tradi- 

* 

zione musulmana attribuisce a lui l'aver mandato a morte non pochi com- 
pagni e seguaci del Piofeta, perchè egli era allora pagano e difendeva la 
sua città, alla quale molto probabilmente apparteneva per nascita e per 
vincoli di sangue con gli abitanti. La tradizione arriva perfino ad addebi- 
targli la morte di 'Abdallah b. ahi Bakr, il figlio del primo Califfo del- 
l'Isiàm (cfì-. 8. a. H., §§ 148, 157, n. 3; 11. a. H., § 209; cfi-. anche Athir, 
II, 259; Hamàsah, 493,). Non possiam dire' con sicurezza se tale notizia 
sia esatta: in una mischia è difficile dire a chi spetti ogni singola freccia: 
rimase perciò incerto se poi abu Miligan, per uno sfoggio di barbarica va- 
nità pretendesse aver mortalmente ferito 'Abdallah b. ahi Bakr, oppure se 
tale atto gli si sia attribuito dai tradizionisti per metterlo in cattiva luce 
presso i fedeli, appunto per il suo vizio incorreggibile di bere. Ciò è tanto 
vero che, quando veniamo alla pretesa conversione di aVjfi Mihgan, troviamo 
poco accordo tra le fonti, se abu Miligan sia .stato veramente un Compagno 
del Profeta o un semplice contemporaneo, ibn 'Abd al-barr afferma, per 
esempio (al-Isti'àb, 682, n. 2995) che egli fosse Compagno del Piofeta 
nel vero senso della parola, ossia conoscesse personalmente Maometto, fre- 
quentasse la sua compagnia e trasmettesse tradizioni e sentenze del grande 
riformatore. Altri invece, come al-Dzahabi nel Ta-rikh, lo nega e ciò per 
palesi ragioni. Non tardò cioè a venire il tempo in cui ogni Compagno 
del Profeta per opera delle scuole giuridico-teologiche fu rivestito di una 
venerazione speciale per il fatto d'aver conosciuto personalmente Maometto 
e d'aver trasmes-so il Qur-àn e le tradizioni. Agli ortodossi non poteva 
sembrare possibile, o meglio non vollero far credere che un Compagno 
del Profeta desse il pessimo esempio di violare i comandamenti del Qur-àn 
bevendo sfacciatamente il vino, ed incorrendo altresì nelle pene, di cui 
parleremo piìi avanti. Dunque, arguiroud questi, abii Mihgan non \'n Com- 

227. 



§§ 42!», 4ao. 23. a. H. 



23 a H. pallio del Profeta, ma semplicemente contemporaneo, il quale si converti, 

INECROLOGIO. -* . .. ^ 'i 

abù Mihgan.] quaiido si convertirono tutti gli altri Thaqif nell'anno 9. H. (cfr. 9. a. H., 
§§ 55-59). Sulla sincerità di queste conversioni ognuno è libero di fare gli 
apprezzamenti che vuole, ma, come risulta da molte riflessioni fatte e da 
farsi, è più probabile e verosimile che la così detta conversione fosse pura- 
mente nominale, esteriore, in quanto il culto pagano era finito, anzi uffi- 
cialmente vietato e soppresso, ma di reale e di vero vi fosse soltanto la 
sottomissione politica dei Thaqif al Profeta. Nell'animo dei singoli abitanti 
di al-Tà"if continuarono a regnare sentimenti, passioni, superstizioni e per- 
sino culti pagani, su cui l'Islam aveva ancora poca o ninna influenza. Gli 
Arabi sono essenzialmente pratici e materialisti : l' Isiàm fu considerato 
vxn buon affare, e perciò spontaneamente concluso: i Thaqif vennero dal 
Profeta, si dichiararono musulmani, ed accettarono di abolire il culto di 
al-Làt (non senza grandi resistenze, il che conferma la loro pochissima 
sincerità di conversione); ma poi, ritornati in patria, proseguirono a fare 
il comodo loro come per il passato. Così, vivente il Profeta, e regnante 
poi abù Bakr, una persona nota e temuta per il suo gx'ande talento poe- 
tico come abii Mihgan, potè liberamente continuare nel suo vizio "di tra- 
cannare il vino e sfidare apertamente la legge qm-anica. Eccone un esempio, 
in uno dei suoi brani poetici: 

(1) Orsù, mescimi il vino ikhamr), o compagno, perchè io so bene che cosa ha ri- 
velato il Misericordioso (al-Rahmàn ossia Allah) sul vino. 

i2) Versamene puro (non mescolato con acqua) affinchè io commetta peccato anche 
più grande: se bevo vino puro è completa la colpa. 

(3) Il vino è fuoco infernale, ma bevendo io ottengo il mio godimento e sodisfo il 
mio desiderio, anche se il vituperatore f) mi vitupera. 

(A bel, 15, lin. 21-23, poesia XXIj. 

Nota 1. — Allusione o a Maometto o in genere a chi protestava contro le violazioni dei coman- 
damenti quranici). 

§ 430. - Lo stesso carattere ribelle, che deve rispecchiare appunto 
lo stato d'animo del poeta nei primi anni della sua conversione risulta 
anche dalle notizie fornite da ibn al-A'ràbi, che cita i seguenti graziosis- 
simi versi, composti dal poeta tliaqafita : 

(1) Sebbene il vino sia raro (qad 'azzatl e sia vietato, e ad esso inoltre si opponga 
l'Isiàm, e (il berne) sia delitto, 

(2) pur nondimeno la mattina di buon'ora vengo ad esso per dissetarmi e lo bevo 
puro: ma talvolta, quando sono commosso dalla gioia, lo mescolo con l'acqua. 

(3) E intanto talvolta sopra la mia testa ergesi una donna graziosa che, quando 
alza la voce, fa moine d'amore. 

'4) Essa a volte alza, a volte abbassa la voce, come mormora, ronzando nel volo, 
la mosca del giardino. 

(Aghàni, XXI, 216, lin. 14-19), 
Cfr. A bel, 11-12. 

238. 



23. a. H. §§ 4ai_ 432. 



§ 431. — È molto probabile che questi versi appartengano precisa- 23. a. h. 

mente al periodo anteriore al califfato di 'Umar, ossia agli ultimi anni ^bu Mihgan.l 
di Maometto, che chiuse indulgentemente un occhio sulle debolezze dei 
suoi Arabi tmbolenti ed impazienti di autorità, oppure siano del regno 
breve di abu Baki-, il quale occupato a ricostituire l'impero arabico di 
Maometto, non ebbe torse ne tempo né volontà di sorvegliare la condotta 
privata dei fedeli. Incominciamo così a notare che, nonostante il trionfo 
politico dell'Isiàm, il suo trionfo morale e religioso stentava assai più ad 
affermarsi: gli Arabi non solo malvolentieri si piegavano ad osservare le 
leggi rivelate nel Qm-àn, ma spesso, pur dichiarandosi musulmani, aperta- 
mente le violavano. E questa un'osservazione che andremo ripetendo negli 
anni successivi in moltissime circostanze e che ci permetterà di formulare 
più tardi alciine importanti conclusioni. 

Dal contesto delle notizie che seguono parrebbe che il poeta abù 
Mihgan (forse regnante abù Bala')si trasferisse a Madìnah, dove continuò a 
far vita allegra non solo bevendo vino, ma adocchiando anche le donne e ri- 
con-endo a vari sotterfugi per entrare in intime relazioni o con le mogli 
altrui, o con belle fanciulle. Né sembra che i suoi tentativi riuscissero vani. 
L«,' donne pare avessero tutte un debole per questo tipo d'uomo gioviale, dis- 
sipatore, indiiferente ad ogni legge, dedito solo al piacere, insomma un «cat- 
tivo soggetto », ma puranche estremamente ardito, coraggio.so, pieno di 
astuzia e vivace poeta. Ma tale condotta dissoluta non andava a genio al 
Califfo Umar, il quale, come si è visto [cfr. §§ 313 e segg.], cercò anche 
<r infrenare la dissolutezza crescente dei tempi, il prodotto dell'aumento 
grande e repentino della ricchezza in Arabia. Ciò traluce chiaramente dalle 
seguenti tradizioni, che ci poligono curiosi particolari sul!' evento princi- 
l)ale della vita di abù Mihgan. 

§ 432. — (al-Hasan b. Ali, ed Isa I). al-Husayn al-Warràq, da ibn Mili- 
rawayli, da Sàlih b. 'Abd al-rahmàn al-Hàsimi, da al-Umari, da al-Utbij. 
Dinanzi al Califfo Umar b. al-Khattàb fu menata una turba (gamà'ah) di 
{.lersone, colpevoli d'aver bevuto vino. Umar rimprovei'ò ai convenuti le colpe 
commes.se dopo che Dio ed il Profeta l'avevano vietato. (.Hi accuisati, tra i 
quali era appunto abù Mihgan, risposero: « Né Dio né il Profeta hanno vie- 
« tato il vino, perché Dio dice (nel Q u r ■ àn, V, 94): « Per quelli che .sono veri 
« credenti e compiono le opere buone non v'é colpa in quello che mangiano >; 
« fino a trinto che temono Dio, sono veri credenti e compiono le buone opere ». 
Il Califfo Umar, volgendosi ai Compagni (e consiglieri;, chiese il loro parere 
su tale argomento le opinioni furono discordi. Allora 'Umar mandò a chia- 
mai-e 'Ali b. abi Tàlib, e chiese il suo consiglio: Ali dichiarò che, .se il versetto 

229. 



H 432, 433. 23. a. H. 



23. a. H. fjg] Qui-àn era (ossia sii<uiticavaj quello che essi dR-evano, ik^ con.seKUiva (4if 

[NECROLOGIO. - , , . ... ,...,. . ,. , 

abu Mihgan.) sarebbe stato lecito mangiare le carni morte (di animali morti di malattia, 
o in via naturale), il sangue e le carni di maiali. Gli accusati si tacquero a 
queste parole, ed 'Umar rivolgendosi di nuovo ad Ali, gli chiese che cosa 
proponesse di fare con quella gente. « È mio parere », egli rispose, « che se 
« essi bevettero il vino ritenendolo lecito, siano mandati a morte : se però lo 
« bevettero, credendo sinceramente che fosse vietato, allora subiscano la 
« pena (prescritta delle battiture) ». 'Umar si volse agli accusati e li inter- 
rogò nel senso proposto da 'Ali. Essi risposero: « Per Dio, non abbiamo mai 
€ dubitato che fosse proibito il vino, ma calcolammo, che avremmo potuto 
« salvarci con quei versetti che abbiamo recitato ». Allora 'Umar li condannò 
alla pena prescritta, facendola subire uno appresso all'altro e poi rilascian- 
doli in libertà. Poi venne il turno di abù Mihgan, il quale dopo aver su- 
bito la battitura, recitò i seguenti versi : 

(1) Non vedi come il destino fa peccare il giovane, e come l'uomo non possa di- 
sprezzare il fato? 

(2) Ho sopportato con pazienza (la pena); non mi lamento, ne mi vien meno il co- 
raggio per una calamità del tempo, sempre ingiusto nelle sue decisioni. 

(3) In verità io sono uomo dotato di molta tenacia: sono morti i miei fratelli, ma 
non un giorno solo ho cessato di bere Taureo liquore (al-sahbà be il vinoi. 

^4) Il Principe dei Credenti ha colpito (il vino) con la morte, ed i suoi amici pian- 
gono radunati intorno al torchio. 

Quando 'Umar senti il poeta recitare il verso « ma non un giorno solo 
« ho cessato di bere l'aureo liquore », esclamò: « Hai rivelato quello che era 
« nell'animo tuo, e perciò ti aumenterò la pena per la tua insistenza nel 
« bere il vino >. Intervenne ora 'Ali, esclamando: « Questo non ti è lecito. 
« non hai diritto di punire un uomo, perchè ha detto che farà una cosa, chf 
« ancora non ha fatto. Non ha forse Dio detto (nel Q u r • a n , XXVI, 226j, 
« sui poeti: In verità essi dicono quello che non fanno? ». A cui 'Umar rispose: 
« Ma Dio ha fatto una scelta tra loro, ossia( XXVI, 227) tranne quelli che 
« credono veramente e compiono le opere buone ». — « Ma questi appunto >. 
redarguì 'Ali, « ora dinanzi a te appartengono a quella categoria: non diss»' 
« già il Profeta: non beve vino il servo, quando lo beve ed è vero credente» 
(Aghàni, XXI, 219-220). 

In due passi di questa tradizione si vuole artificialmente attribuire 
ad 'Ali una sapienza giuridica maggiore che quella di Umar e dargli un 
primato sul Califfo : sono finzioni posteriori, per riabilitare l' infelice genero 
del Piofeta. L'ultime parole contengono un'insinuazione tendenziosa il cui 
scopo non mi riesce chiaro. 

§ 433. — ('Ali b. Sulaymàn al-Akhfàs, da Muhammad b. al-Hasan al- 
Ahwal, da ibn al-A*ràbi, da al-Mufaddal). Dacché abù Mihgan continuò ripe- 

230. 



23. a. H. 5§ i33, 434. 

tutamente a bere il vino, sebbene il Califfo 'Limar sovente per questo lo 23. a. H. 



punisse, 'Umar lo esiliò in un'isola del mare, detta Hadawda, dandogli 
come custode (in viaggio) un certo ibn G-ahrà-. Giunto però sulla riva del 
mare, abù Miligan si dette alla fuga, eluse il suo custode e andò a raggiun- 
gere Sa'd b. abi Waqqàs (che era allora nel Sawàd, in procinto d' impe- 
gnare la grande battaglia di al-Qàdisiyyah). In occa.sione della sua fuga 
dalla custodia di ibn txahi-à-, abù Mihgan compose i seguenti versi: 

(Ij Grazie sono rese a Dio, che mi ha liberato e salvato da ibn Gahrà' quando la nave 
era già ormeggiata (pronta a partirei 

(2i Se uno si accinge a navigare per mare, e si vale di un naviglio come mezzo di 
trasporto nel dirigersi fino a Hadawda, si è preso un ben tristo veicolo. 

|3) Porta direttamente l'annunzio ab abu Hafs (ossia TJmar b. al-Khattàb) il servo 
della divinità ('abd al-ilàhah) tanto se scende nella regione Ghawr (ghàral, quanto se 
sale nella regione Gals (galasa): 

(4i ^annunziagli) che io un giorao farò ritorno tra le prime schiere idi combattenti! 
quando (i nostri avranno paura e t'uggiranno', mentre io saprò trattenere il 'mioj cavallo 
sotto la bandiera. 

(.5) Verrò alla mischia coperto da una doppia corazza di ferro, finché qualcuno sarà 
ancora rimasto a battersi ('). 

(Aghàni. XXI, 210-211). 

NoT.\ 1. — Se l'interpretazione da noi data ai versi è corretta, risulterebbe che essi non sareb- 
bero tanto ispirati da propositi nell'avvenire, quanto da reminiscenze del passato: parrebbe cioè che 
fossero composte dal poeta dopo una circostanza in cui egli mostrò singolare coraggio e rimase a 
difendere lo stendardo, quando i suoi colleghi e commilitoni erano invasi dallo spavento. Non sarebbe 
altrimenti spiegabile perchè il poeta alluda soltanto al timore ifazi'ù) dei suoi compagni d'arme. 
Non si può dire però se l'allusione sia a qualche momento assai critico della battaglia di al-Qàdisiyyah, 
oppure a quella del Ponte. A questa, finita si disastrosamente per gli Arabi, comandava appunto un 
thaqafita, abu TJbayd, un consanguineo del poeta, ed abCi Mihgan si dice da alcuni si trovasse con lui 
iu quel grande cimento. 

Si noti che il principio del primo verso è evidentemente una reminiscenza quranica, e non mi 
«orprenderebbe se fosse interpolazione posteriore in so.stituzione di qualche altro termine di sapore 
troppo pagano per i puristi di tempi successivi: una certa tinta pagana sembrami ancora rimasta nella 
espressione «servo della divinità 'abd al-ilàhah> invece del più ortodosso 'abd Allah. L'uso 
anche della kunyah per designare il Califib 'Umar, ha in questo caso un significato speciale di risen- 
timento, non scevro di disprezzo, perche il Califio potesse errare di tanto nell'apprezzamento di un uomo 
' di un guerriero par suo, da esiliarlo per colpa si lieve. 

I versi citati non formano una poesia a sé, ma sono certamente un brano di qualche ode più 
lunga: di abu Mihgan, è noto, non possediamo che brani. 

§ 434. — (ibn al-A'ràbi, da ibn Da'b). Sulle ragioni che mossero il Ca- 
litfo Umar a mandar in esilio il poeta abù Mihgan, si narra che il poeta si 
tosse profondamente innamorato d'una donna degli Ansar, detta Samùs, 
ed escogitasse ogni possibile inganno per arrivare a vederla, senza però riu- 
sciivi. Allora immaginò di cammuflarsi da operaio, mettendosi a lavorare 
(con altri operai, che attendevano al restauro^ di un muro a lato della casa 
della sua donna: in questo modo riuscì a discendere da una finestra entro il 
giardino e la vide ('j. Ispirato da ciò, compose i seguenti versi : 

(li Ho visto (la mia donna) al-Samus, nonostante che il Rahmàn dì misericordioso, 
Iddio) mi abbia tenuto lontano (da leii con non pochi ostacoli. 

2S1. 



INECROLOGIO. 

abu Mihgan. j 



s§ 434, 435. 23. a. H. 



23 a H (2) Ora io mi considero pari ftll'iiomo il più ricco, quando trasportato dalla gioia, viene 

INECrÓlÓgIO. - a Madinah dopo aver seminato i fagiuoli (IV senso oscuro) ('). 

abù Mihgan.] j| marito di al Samus (udito recitare questo verso), portò querela contro 

di lui dinanzi al (Califfo) 'Umar b. al-Khattàb, il quale perciò lo mandò in 
in esilio a Hadawda: con lui inviò pure un tale ibn Gahrà-, uomo di cui (in 
simili casi?) soleva valersi anche (il detiinto Califfo) abu Baia-. A questo cu- 
stode 'Umar diede istruzioni, che non permettesse ad abù Mihgan di partir- 
sene, portandosi appresso la spada. Allora abu Mihgan separò la spada dalla 
sua guaina e le nascose ognuna in un sacco di fai-ina (che si portò appresso 
in viaggio). Quando di poi con queste cose giunse alla riva del mare, e si tu 
avvicinato alla nave (per imbarcarsi), abu Mihgan si comperò una pecora e 
disse ad ibn (iahrà: «Ohe. tacciamo colazione!», e si precipitò verso i 
sacchi, come se intendesse estrarne la farina: invece trasse fuori la spada, 
ed ibn Ó-ahi-à- visto il thaqafita con la spada nuda in mano, si diede alla 
fuga, raggiunse il suo camelo, montò in sella e ritornò presso il Califfo 
'Umar. (Arrivato in Madinah) riferì ogni cosa ad 'Umar, mentre intanto abu 
Mihgan andava a raggiungere Sa'd b. ahi Waqqàs. che (in quei giorni) stava 
combattendo i Persiani nella giornata di al-Qàdisivvah (Yawm al-Qàdi- 
siy5'ah). Di tutto ciò essendo 'Umar informato, scri.sse a Sa'd, ordinandogli 
di carcerare il profugo. E così fu fatto, ma quando venne la giornata di Ar- 
màth (Yawm Armàth), (in Abel abbiamo la lezione erronea Quss al- 
Nàtif = battaglia del Ponte), e la pugna era giunta al massimo accanimento, 
abù Mihgan pregò la moglie di Sa'd di dargli il cavallo del marito, di scio- 
gliergli le catene, e così permettergli di battersi contro gì' infedeli. Se gli 
fosse toccato di morire, così diceva, non aviebbe avuto punizione, e se in- 
vece ne usciva incolume, sarebbe ritornato a rimettersi la catena ai piedi. 
La donna cedette alle sue istanze, gli diede il cavallo e lo lasciò partire, dopo 
avergli fatto promettere di osservare lealmente il patto, abù Mihgan prese 
così parte alla mischia, compiè atti di grande valore fino a sera : poi ritornò 
in prigione (Aghàni, XXI. 211-212). 

Nota 1. — Da altri versi (cfr. Abel, 12, lin. 17 e segg., poesia Vili) risulta che abù Mihéai. 
los^e anche innamorato della tìglia di un rabbino giudeo di Madinah, amore, a quanto pai-e, corr.spostu 
dalla donna, ed il poeta ha cura di affermare che, se non fosse stato per lei, sarebbe già da tempo par- 
tito con i suoi cameli attraverso la gola di Naqb Gusmàu. 

Osserviamo altresì che un rabbino in Madinah implica l'esistenza d'una comunità israelitica, i- 
allora che cosa n'è della espulsione degli Ebrei ordinata da -Umar? Fu atto soltanto parziale e limitato. 

Nota 2. - L'ultimo verso non è chiaro, perchè non si comprende come un uomo debba esser 
felice se ritorna a casa dal lavoro avendo seminalo fagioli: entro questa frase (se la versione è cerreti») 
si asconde qualche allusione a fatti a noi sconosciuti, dai quali forse quell'espressione aveva preso un 
significato proverbiale di felicità. 

I 435. Riportiamo qui appresso la versione completa della tradizione 

sulle gesta di abù Mihgan alla battaglia di al-Qàdisiyvah, della quale altrove 
abbiam dato solo un sunto. 



232. 



23. a. H. s 435. 

fSayf b. 'Umar. da Muhammad h. Talhah e da Ziyàd b. Muldiàriq, da 23. a. h. 

un uomo dei Tayy). Quando maggiormente infieriva la mischia, in quella abu Mihgan.i 
notte che precede la giornata di Armàth, abù Mihgan, per una lettera scritta 
dal Califfo 'Umar a Sa'd b. abì Waqqàs, era rinchiuso in carcere e carico di 
catene, nel castellcì. abu Mihgan salì (nel castello) fino a Sa'd e gli domandò 
licenza di essere messo in libertà. Sa'd respinse con burbera violenza la do- 
manda e lo cacciò via: allora abù Mihgan discese presso Salma bint abi 
Hafsah e le disse: « O figlia di abù Hafsah, mi vuoi tu forse fare un'opera 
« buona? ». — « Clie cosa è questa? », chiese la donna. « Saresti tu disposta 
« a rilasciarmi in libertà ed a cedermi quella cavalla con mantello balqà? 

< perchè ti giuro che se Dio mi conserverà incolume, ritornerò a te, affinchè 

< tu possa rimettermi i piedi nella catena». A cui la donna rispose: «In 
« nessun modo farò io questo ». Allora il poeta, zoppicando, con le catene 
al piede si allontanò recitando i versi: 

(1) E già triste abbastanza che i cavalieri si battano con le lance, mentre io sono 
lasciato, fortemente avvinto, carico di catene. 

(2) Quando tento alzarmi mi trattiene prigioniero il ferro e mi sono chiuse le porte 
dinanzi, per modo che non si odono le mie grida. 

(Sì Un tempo io era possessore di grandi ricchezze e di (molti) fratelli, ma ora sono 
rimasto solo : non ho più un fratello. 

i4i II mio corpo si è già emaciato, perchè ad ogni spuntar del sole debbo trascinarmi 
appresso le catene pesanti, che estenuano. 

(6) E Dio conosce il giorno, in cui fui lasciato stretto nei vincoli, e si dimenticarono 
di me i miei consanguinei e gli uomini niiin. 

(6) Sono trattenuto dal partecipare ad una guerra accanita, che ha già divampato: 
altri % non io, sospinge in questo giorno le punte delle lance. 

.'7) Orsù, portami le armi : ecco io veggo la guerra diventa più terribile specialmente 
con il procrastinare. 

(Questo verso certamente è in contradizione con versi precedenti: manca nd 
testo di al-Aghàni, trovasi invece nella raccolta dell'Abel). 

(8) Ora faccio un patto con Dio. che non violerò, che cioè, anche se mi si offrono (fa- 
ragat, slargano le gambe), io certamente non visiterò fanciulle libidinose. 

(9) Se morirò, sarà stata una necessità, che avrò dovuto subire, ed avrò lasciato solo 
Sa'd e tutti i desideri. 

(Anche questo verso •manca nel testo di al-Aghàni, forse perchè il scn.so non 
combina con quello dei versi precedenti). 

Allora gli disse Salma: « Io ho chiesto a Dio la grazia e sono rimasta 

< sodisfatta del suo giuramento », e co.si dicendo lo mi.se in libertà, ma ag- 
giunse: « Non ti dò la cavalla », e rientrò a casa sua. abù Mihgan si prese 
da sé la cavalla, la condusse fìiori dalla porta del castello, che confinava con 
la trincea, e le montò sul dorso. 

Cavalcando la gitimenta abiì Mihgan giun.se all'ala dritta (dell'esercito 
musulmano), quando il giorno già cominciava a spuntare ed i guerrieri erano 
già in ordine di combattimc-nto: alzando (piindi il grido del takbir. abù 

23.^. ' 30 



§ 135. 23. a. H. 



23. a. H. 



Miliurau si slanciò sull'ala sinistra dei nemici e giocò con la lancia e con le 

(NECROLOGIO. - -f ... 

abù Mihgan.] anni sue tra le due schiere dei combattenti. Ritornato poi addietro, a tergo 
degli Arabi, mosse vei-so il centro delle schiere e di nuovo si mise dinanzi a 
tutta la gente, e tornò di nuovo ad assalire il nemico, giocando con la lancia 
e con le sue armi. E in quella notte, in cui la gente si sentiva ridotta in 
istato molto infelice, nessuno potè fare a meno di maravigliarsi del valore di 
abù Mihgan: nessuno lo conosceva, dacché nessuno l'aveva visto il giorno 
prima. Disse qualcuno: « Questo è uno dei primi arrivati della schiera di 

< Hàìsim b. 'Utbah (con i soccorsi attesi dalla Sh-ia), oppure è Hàsim stesso! ». 
Altri invece esclamarono: « Se al-Khidr fosse presente alla mischia, egli sa- 
« rebbe (come) quel cavaliere sulla giumenta balqà ». Altri ancora dissero: 
« Se non fosse noto che gli angeli non prendono parte apertamente alle bat- 
« taglie, du-emmo che egli è un angelo in mezzo a noi ». Sa'd stesso poi, che 
dall'alto del castello guardava la medesima persona, diceva: « Quell'uomo 
« maneggia la lancia come abù Mihgan, e la giumenta corre come al-Balqà, 
« e se non sapessi abù Mihgan carcei-ato, direi, quegli è abù Mihgan ». Il 
poeta non cessò dal battersi fino a mezzanotte, quando ambedue le schiere 
si ritirarono; allora abù Mihgan si ripresentò al castello, entrò in esso, di- 
scese da cavallo e rimise i suoi piedi nelle catene, recitando i seguenti versi: 

il) Lo sanno bene i Thaqif, senz» bisogno di vantarsi, che noi siamo i più valenti 
tra loro con le spade : 

(2) Noi siamo i più ricchi in corazze spaziose ed i più tenacemente pazienti nel bat- 
tersi, quando (altri invece) rifuggono dal rimanere di pie fei'mo. 

i3i In qualunque giorno, noi siamo sempre il loro (migliore) aiuto, ma se sono irati, 
allora interroga un uomo ben informato. 

(4i Nella notte di al Qàdisiyyah essi non mi conobbero, ma per la mia uscita (contro 
il nemico) la mischia non fu ripugnante (ossia ebbe esito felice). 

(5) Se io sono ora carcerato, sanno (tutti) che mi è toccata una grave sventura: se 
sono lasciato libero, faccio inghiottire ad essi (nemici la morte). 

Allora gli disse Salma: « abù Mihgan, per quale ragione quest'uomo 
« ti ha carcerato? ». Egli rispose: « Per Dio! Non mi ha carcerato perchè ho 
« mangiato un cibo vietato, né perché ho bevuto vino: ma quando erano i 

< tempi pagani sono stato un costante bevitore, ed anche poeta, dalla lingua 
« del quale scorrevano poesie: perciò (le poesie) hanno continuato a venir 
« fuori finché mi mise in carcere per i seguenti versi: 

(1) Quando io sarò morto, seppellitemi al piede di una vite, affinchè dopo la mia 
morte le mie ossa dissetino le sue radici. 

(2) Non mi seppellite nel deserto, perchè io temerei di non gustare più vino dopo 
che sarò morto. 

(3) Si disseti con vino di al-Hus.* la mia carne, perchè io sono prigioniei-o del vino 
da quando ho avuto da fare con esso fasùquhà). 

(4) Io bevo vino la mattina di buon'ora, quando sorge il sole, ed a volte dopo la cena 
mi tiene occupato il sorso vespertino (di vinoi. 

(5) Nella tazza e nel rosso liquore (al-sahbà-, il vino) v'è gran felicità, ed in verità 
è in loro diritto che i loro privilegi non vadano perduti. 

234. 



23. a. H. 



§§ 435, 43»;. 



(6) Io do il prezzo del vino: « un otre per un camelo di tre anni «. Attirati da tanto 
valore vengono a noi i mercanti di vino ed anche noi ci traffichiamo i? nasùqunài. 

(i) Io ho la passione di bere il vino val-'uqàr), in ispecie quando alle donne della 
tribù si stringe la gola (dall'emozione?) 

(8l e se ne vanno in fretta per non avere a stringei-si attorno le vesti, perturbate, 
addolorate nella voce, con la saliva disseccata. 

i9i Difendo l'ospite nella fmiai casa da qualunque sventura lo colpisca, ed onoro gli 
ospiti accogliendoli con un banchetto appena arrivano. 

Si narra che Salma vedesse (ad un certo momento della battaglia) i Mu- 
sulmani in atto di fuggire, mentre Sa'd b. abi Waqqàs restava fenno nel ca- 
stello per effetto della malattia, che non gli permetteva di essere presente alla 
mischia : anteriormente Salma era stata moglie del (prode guerriero bakrita) 
al-M"thanna b. Hàrithah al-Saybani. Alla morte del marito era passata a se- 
conde nozze con Sa'd b. abì Waqqà.s. Orbene, quando essa vide il grande 
pericolo del momento (letteralmente la veemenza della calamità), si mise a 
gi'idare: * Wa Muthannayah ! Perchè non ho più oggi al-Muthanna con me! ». 
Il marito Sa'd le menò allora un ceffone e la donna gli disse: « Sono stufa di 
< tei Quanta ignavia e quanta invidiai >. Essa rimase irata con Sa'd dalla 
sera della gioi-nata di Armàt^, per tutta la notte al-Had-ah, e per la notte 
Sawàd, ma quando spuntò il giorno seguente Salma si recò dal marito Sa'd 
b. abi Waqqàs, e, fatta la pace con Ivii, gli narrò quanto aveva compiuto abu 
Mihgan. .allora Sa'd chiamò il poeta e gli ridiede la libertà, dicendogli: « Va 
« pure, non ti punirò per quelle cose che hai detto (nelle tue poesie), fino a 
« tanto che non l'avrai fatto! >. Ed abù Mihgan a lui: « Indubbiamente, per 
« Dio! Non ho mai permesso alla mia lingiia di abbandonarsi a cose sozze > 
^Aghàni. XXI. 213-215). 

Cfr. A bel, 41-43. 

Nota 1. — Nel testo di al-Aghàni mancano questi versi, che appartengono alla poesia, e che ho 
completato dalla collezione dell'Abel a pag. 14. 

§ 436. — (Ahmad b. 'Abd al-'aziz al-óawhari, e Habib b. Nasr al- 
Muhallabi, ambedue da 'Umar b. Sabhah, da Muhammad b. Hà-tim, da 
Muhammad b. Hàzim, da 'Amr b. al-Muhàgir. da Ibrahim b. Muhammad 
b. Sa'd, da Muhammad b. Sa'd: e così parimenti, 'Ali b. Sulayraàn al- 
Akhfas. da Muhammad b. al-Hasan b. Dinar mawla dei banu Hasim, da 
ibn al-A'ràbi, da al-Mufaddal). abù Mihgan al-'^Thaqafi fii uno di quelli che 
partirono con la spedizione di Sa'd b. abi Waqqà,s per combattere gli al- 
A'àgim (Persiani): Sa'd lo scopri dedito al vino e lo minacciò severamente 
di pena, ma il poeta gli rispose: * Ma io non cesserò dal ber vino: se non 
«l'ho fatto in obbedienza agli ordini di Dio, come puoi ci-edere che io lo 
«faccia per le tue parole? ». Si racconta altresì che nella giornata di al- 
Qàflisi^'yah abù Mihgan fu trovato ebbro e condannato da Sa'd 1>. abì 



23. a. H. 
INECROLOGIO. 

abu Mihgan.] 



23.?. 



^ 4ittì-439. 23. a. H. 



23. a. H. Waqqas ad esser mosso in prigione incatenato. In quel giorno Sa d era 

(NECROLOGIO. - . ^ * .,,.., ,■ l . i- • , 

abu Mihgan.l ferito e noii poteva perciò comandare i suoi sul campo di battaglia, sicché 
aveva delegato Khàlid b. 'Urfutah ad assumere il comando della cavalleria. 
Tu questa circostanza abù Mihgan recitò i versi conosciuti (E già triste 
abbastanza . . . ecc.). Il resto della narrazione è identica a quella data prima 
sull'antorità di Saj-f b. 'Umar, tranne che la moglie di Sa'd ò chiamata 
Zabrà-. Quando la moglie confidò a Sa'd quello che aveva fatto abù Mihgan, 
Sa'd esclamo: « Per Dio oggi non punirò un uomo, per le mani del quale 
« Dio ha concesso tanti benefici agli uomini ». K lo mandò in libertà. Al- 
loi-a disse abii Mihgan : « Io ho bevuto il A^ino, quando su me gravava la 
« pena ed era tenuto lontano da esso : ora però che mi hai esentato dalla 
«pena, non ne berrò per Dio mai più» (Aghàiii, XXI, pag. 216-216). 

Cfr. Abel, pag. 43-44. 

§ 437. — fal-Grawhari ed al-Muhallabi, ambedue da 'Umar b. Sabbah). 
Quando abù Mihgan ritornò dal combattimento alla sua prigione, lo vide 
una donna, che credendo esser egli un fuggiasco, inveì contro di lui, ma- 
ledicendolo per la sua fuga, e recitando un verso che diceva: 

Qual è il cavaliere rifuggente dal ferire con la lancia, il quale mi porga in cambio 
una lancia, quando sono già scese le schiere nel Campo di Marg al-Suffar? 

Alla donna abù Mihgan ri.spose : 

Ecco i guerrieri generosi sulle loro inclite giumente, ritoi-nanti al riposo notturno: 
lascia le lancie a quelli che le sanno maneggiare, e tu velati la faccia! 

i^Aghàni, XXI, pag. 216-217). 

Cfr. Abel, pag. 12. 

§ 438. — Tutte queste tradizioni non si collegano bene tra loro, e non 
formano, nemmeno accomodate, un assieme organico. Se è vero, come vo- 
gliono le fonti (cfr. poc'anzi § 431 e segg.), che l'esilio di abù Mihgan 
venisse ordinato da 'Umar nel 16. H., allora alcuni particolari importanti 
della tradizione sugli incidenti di al-Qàdisiyyah sono errati : esistono però 
altre tradizioni che aumentano ancora le nostre difficoltà : ve n' è una, 
secondo la quale abù Mihgan sarebbe stato presente anche alla Battaglia 
del Ponte : la diamo per disteso, prima di procedere nella breve analisi 
della sua biografia. 

§ 439. — (ai-Sari, da Su'ayb, da Sayf b. 'Umar nelle sue notizie sul 
conto di abù Mihgan, che combinano con quelle narrate da ibn al-A'ràbi, 
da al-Mufaddal). Quando gli Arabi vennero alle mani con i Persiani alla 
battaglia di Quss al-Nàtif, nelle schiere dei Persiani era un elefante, contro 
il quale i cavalli degli Arabi non volevano star fermi, quando egli faceva 
impeto su loro. Allora il comandante musulmano, abù 'Ubayd b. Mas'ùd, 

236. 



23. a. H. §§ 439_ 440. 

esclamò: « Ve un mudo d'uccidere questu animale? ». — « Sì », gli fu 23. a. h. 

detto, « la sua proboscide (è il suo punto luortale), chi però gliela colpisce ^^^^ Mihéanl 
• non si può salvare ». — « Allora » dis.se abù 'Ubayd, « io offro l'anima 
« mia a Dio I » ed essendosi posto in agguato, quando ebbe l'elefante vi- 
cino, lo colpì con la spada sulla proboscide e tentò ucciderlo: l'elefante si 
precipitò su di lui e lo uccise: poi l'elefante si voltò e calpestò (letteral- 
mente : macinò; i Persiani e li volse in fuga, abu Mihgan compose la se- 
guente elegia sulla morte di abù Ubayd: 

il) Donde ascende verso di noi umin Yusuf? Non vede essa clie nella sua marcia 
notturna varca deserti non solcati da vie? 

(2i Essa si reca ai giovani nell'al-Tatt', i capi dei quali sono stati uccisi, lasciando, 
in mano dei nemici) i loro stalloni e le loro giumente. 

(3; Al mattino sono rimaste vuote le case di abfi (labr, mentre prima erano costan- 
temente visitate dai deboli e dai poveri. 

(4i Ed al mattino dinanzi al Ponte i bamì 'Anir, la loro liberalità ed i loro favori a 
fianco alle case ... (? senso oscuro . . .}. 

i5i Non mi condanno, perchè io non sia morto con loro: vi sono alcuni che la sorte 
ancora non ha raggiunti, sebbene essa sìa veloce nel raggiungere. 

i6i Io non abbandonai il luogo finché (i nemii-i' non si ebbero lacerate le vesti con 
le armi, e tu sgorgato abbondantemente il sangue dalle vene degli uomini onorati (? abàgi 1). 

t7i Non prima che io vidi il mio vannino nitrire di spavento dinanzi all'elefante, che 
faceva sangue dal collo t; dall'inguine, 

'8) Né me ne andai, finché non fui l'ultimo ad andarmene mentre tutto intorno a 
me giacevano in terra gli ottimi ed i campioni. 

(9) M'incontrai con gli Ansar in mezzo alle loro cavalcature e dissi : forse anodi voi 
parte oggi in caravana? 

ilO) Feci avvicinare il uamelo, la sella ed il cuscino, ma in. Dllàys furono abbando- 
nati i Bakr b. Wàil. 

Ili I Dio maledica quelli che si rallegrano della mia sventura e che non sanno quello 
che Dio intende fare. , 

(Aghàni, XXI, pag. 517). 
Cfr. A bel. pag. 14-15. 

Nota 1. — Al verso i4^ si deve forse leggere UUaysi, invece di al-abyàti: difatti più avanti 
al ver.so (10) alcuni codici invece di Ullays hanno al-abyàt. Allora il senso è chiaro: in Ullays (nelle 
vicinanze di Ullays, che sorgeva all'estremità occidentale del Poiitei perirono la liberalità ed i favori 
dei (ossia morirono ii bamì 'Amr. 

§ 440. — V'è anche un'altra tradizione (cfr. Athir, II, 339 j che con- 
ferma la presenza di aljù Mihgan alla battaglia di Qu.ss al-Nàtif, e la sua fuga 
da Ullays dopo il disastro. «So i versi sono autentici (e noji abbiamo i-mezzi 
per dimostiare clu' sono falsi j, tale notizia combinerebbe bene con l'altra che 
con abù Ubayd partis.sero molti Thaqif: è ben naturale che i Thaqif accon-e.s- 
sero in frotte sotto lo stendardo di un loro compaesano. Anche al-Balàdzuri 
(pag. 261) conforma la presenza di abù Mihgan e narra un incidente che 
dimostrerebbe aver abù Mihgan mostrato un grande coraggio, o.ssia es-sersi 
gettato con la .spada in mano fin .sotto l'elefante per colpirlo .sulla probo- 
scide. Rimane però un qualche dul^liio sull'incidente, perchè il poeta, come 

237. 



§§ 4du, 441. 23. a. H. 

23. a. H. yj è visto, seguendo l'esempio di tutti i poeti arabi, ama vantarsi ed anche 

abù Mihgan.l esagerare le proprie virtù: nella poesia sulla battaglia del Ponte un sif- 
fatto particolare avi-ebbe costituito un vanto prezioso da pon-e in prima 
linea per scusare ed attutire l' impressione poco buona fatta dalla sua fuga: 
egli invece non ne fa parola in quei versi, nei quali pervade un sen.so di 
umiliazione molto sensibile, e si cercano scuse per spiegare la fuga. 

Se vogliamo accettare come vero e genuino il fondo di tutte le tra- 
dizioni, sebbene ci provengano dalla scuola tradizionistica dell' 'Iraq, la 
quale, come si è visto in ripetute circostanze ha soltanto una tenuissima 
trama storica e per la massima parte componesi di leggenda locale, noi 
saremo costretti a stabilire lo schema seguente della biografia di abù 
Mihgan, dopo la sua conversione: egli venne a Madinah per qualche 
tempo dopo la sua conversione, poi partì con il suo consanguineo abù 
'Ubayd per 1' 'Iraq, fn presente al disastro, si salvò con la fuga e ritornò 
a Madinah. dove tornò a bere vino ed a molestare le donne finché il Ca- 
liffo 'Umar irritato lo fece punire più volte. Non bastando le battiture 
con verghe (?), lo volle esiliare in un' isola, dove molto probabilmente non 
era possibile procurarsi vino; ma il poeta riuscì a fuggire ed a recarsi 
.nell'Iraq, dove avvenne il celebre episodio della battaglia di al-Qàdi- 
siyyah. Forse nemmeno dopo queste esperienze potè il poeta guarirsi dal 
bere, e tornato ai suoi vizi fia esiliato (di nuovo??), finché, veramente pen- 
tito ebbe rinunziato per sempre al vino. L'ultima parte della nostra rico- 
struzione é molto arbitraria e non veggo forti ragioni per difenderla: mi 
contento di metterla innanzi in forma dubbiosa, insistendo sul fatto che 
su abù Mihgan regna la massima incertezza, e sollevando il dubbio che 
nei particolari narrati vi sia molta ricostruzione arbitraria di diversi tra- 
dizionisti in disaccordo tra loro. Chiudiamo questi brevi appunti biografici 
con la citazione di alcuni versi, in cui si vuole che egli abbia condannato 
il suo precedente modo di pensare e di agii-e. In fine diamo la tradizione 
sulla sua pretesa tomba nell'Adzarbaygàn : quest'ultima, di tutte le tradi- 
zioni citate, sembrami la meno probabilmente autentica, anzi composta 
a posteriori dietro suggerimento dei celebri versi. 

§ 441. — (al-Akhfas, da al-Ahwal, da ibn al-A'ràbi, da al-Mufaddal). 
Quando abù Mihgan cessò di ber vino, compose i seguenti versi: 

(1) -Io ho visto il vino buono, ma in esso sono virtù che mandano a rovina l'uomo 
prudente (halim): 

[2) Per Dio io non ne berrò per tutta la mia vita, né mai ne offrirò da bere ad un 
contmensale. 

(Aghàni, XXI, pag. 28, lin. 1-4). 
Cfr. Abel, pag. 15. 

238. 



23. a. H. §« 44i-44;<. 

Nota 1. — Abbiamo anche altri versi (cfr. A bel, pag. l'2. !in. 4 e segg.ì in cui il poeta insiste 23. a. H. 

sul suo abbandono del vino. [NECROLOGIO. 

§ 442. — (abù-1-Farag al-Isbahàni, da suo zio paterno, da Muhaiumad * " ' ^^"^ 
b. Sad al-Karràni. da al-'Uraaii. da Laqìt, da al-Haytham b. 'Adi: così 
pure Muhammad b. al-Hasan b. Diu-a3'd, da 'Abd al-rahmàn ibn akhi al- 
Asma'i, da suo zio paterno : del pari anclie Ibràlum b. Ayyfib, da ibn Qu- 
taybah). Il figlio di abii Mihgan si presentò al Califfo Muàwiyah, il quale 
gli domandò se non fosse lui il figlio di colui che aveva composto i ce- 
lebri versi: «Quando sarò morto, seppellitemi... ecc. >. Il figlio di abu 
Mihgan rispose : « Se tu vuoi ti reciterò un'altra delle sue poesie, più bella 
« di quella da te citata ». Il Califfo chiese di sentirla ed ibn abi Mihgan 
recitò i .seguenti versi: 

(1) Non interrogare la gente sulle mie ricchezze, e sulla loro abbondanza, ma inter- » 
roga la gente su quello che io ho fatto e sulla mia natura. 

12] La gente sa che io sono uno dei suoi capi principali, quando l'uomo timido e 
pauroso si guarda attorno pieno di ansietà. 

i3) Io do alla punta della lancia nella mattina del terrore la sua porzione, ed alla 
parte superiore della lancia io do a bere il sangue. 

li) Trafiggo con la lancia squarciando il fianco e conservo il segreto sul modo di 
troncare le teste ^ossia occorrendo so anche come troncare la testa al nemico). 

IO! Modero i miei desideri in ciò che non posso ottenere, ma se mi si infligge ingiu- 
stizia, terribile sono io nell'odio j)rofondo e nell'ira. 

lU) E soglio esser generoso anche quando i miei averi non sono quelli di un ricco: 
ma quando io l'accio impeto il nemicoi anche dietro il suo rifugio è pieno di spavento. 

i7i A volte trovasi in difficoltà l'uomo d'animo generoso, mentre all'uomo debole « 
stupido, si accumulano ricchezze in abbondanza. 

(8; Un giorno le ricchezze cresceranno dopo esser state scarse, ed il legno dopo es- 
sere stato secco si rivestirà di foglie. 

(9| lo rifuggo dall'azione empia e nociva, e desisto dai discorsi, che per la loro in- 
sipienza diminuiscono il mio prestigio. 

Allora disse Mu'awiyah: «Se noi con il nostro discorso ti abbiam fatto 
« del male, ti faremo ora del bene con doni >, e così dicendo lo coprì ge- 
nerosamente di doni, ed aggiunse le parole: « Quando partoriscono le donne, 
«dovrebbero partorire uomini come te» (Aghàni, XXI, pag. 218, lin. 5 
e seguenti). 

Cfr. A bel, pag. 13-14). 

§ 443. — Nel Tagrid ù detto che abu Mihgan fu esiliato prima della 
battaglia di al-QàdisÌ3yah e si vuole che trasmettesse tradizioni ad abu 
Sa'd al-l3aqqàl. Altri però osservano clie abù Mihgan uxori prima dei tempj 
di abù Sad, il quale è annoverato tra i tradizionisti deboli (d u'àfà-) (Dza- 
habi Tagrid, II, 212, n. 2311). 

Nella sua cronaca al-Dzahabi dice che abù Mihgan non trasmise tradi- 
zioni e nel narrare brevemente il suo esilio e la fuga, confonde la bat- 
taglia di Quss al-Nàtif (nel Ms. : Quss al-Ta-if! -sic!) con quella di al-Qà- 
«lisiyyah. Egli cita poi anche una tradizione di ibn Sa'd, secondo la quale 

•28!>. 



55 443^6. 23. a. H. 



23. a. H. 



abu Mihgan fu carcerato durante la battaglia di al-Qàdisiyyah, perchè si 
INE^c^ROLOGio. - ^^^ inebbriato di vino. — al-Dzahabi pone la biografia di abfi Mihgan 
sotto l'anno 23.. H. tra quelli morti regnante 'Umar, ed infine riferisce la 
tradizione della sua tomba neirAdzarbaygàn, fondata sopra un'opinione 
(za'ama) di al-Haytham b. Adi (Dzahabi Paris. I, fol. U7.v.-148,r.). 
I 444, _ (Muhammad b. Khalaf b. al-Marzubàn, da Ahmad b. al- 
Haythani b. Firàs, da al-'Umari, da al-Haytham b. 'Adi, da alcuni che 
visitarono la tomba di abfx Mihgan al-Thaqafi in un distretto dell'Adzar- 
baygàn, oppure del Gurgàn). Sulla tomba di abu Mihgan erano tre ceppi 
di vite, cresciuti assai in hmghezza, coperti di grappoli appesi a un per- 
golato : sulla sua tomba era scritto : * Questa è la tomba di abu Mihgan 
* al-Thaqafi ». Il visitatore rimase lungamente a mirare la tomba, mara- 
vigliandosi di quanto era toccato al defimto, cioè che alfine fosse esaudito 
il suo voto espresso nel verso celebre: 

Quando sarò morto, seppellitemi al piede d"una vite... ecc. 

(Aghàni. XXI, 220, lin. B-10). 

Si ignora come, dove e quando morisse abu Mihgan: in Balàdzuri 
(229, lin. 12-14) si racconta che abu Mihgan Nusayb era in Egitto quando 
vi governava 'Abd al-aziz Maru-an (tra il 65.-85. H.) ed ammirò i prigio- 
nieri berberi mandati dal vittorioso generale Hassàn b. al-Nu'màn al-Ghas- 
sàni [t 80. a. H.]. La notizia isolata, data senza il conforto di una fonte 
precisa, non dà alcuna garanzia e ci sembra poco degna di fede. 

§ 445. — Esistono anche altri versi, che si attribuiscono al poeta di 
al-Tà-if, in tutto dodici brani di poesie, riuniti dall' Abel nel già più volte 
citato opuscolo: non mette il conto di dare qui appresso la versione di 
questi fiammenti. Il merito principale della poesia araba è la sua forma si 
elegante, succosa e concisa: il pensiero in genere non è all'altezza della 
forma onde, storpiata con riduzione in prosa di un'altra lingua, di struttura 
fonetica sì profondamente diversa, essa perde molta parte del suo pregio. La 
poesia araba è intraducibile, e chi la traduce, o in prosa o anche in versi, 
le fa un torto assai grande. Tali considerazioni siano di guida per il let- 
tore nelle precedenti versioni, tentate non già con iscopo letterario, ma 
solo con intento d' illustrare l'animo di questo poeta pagano camuffato da 

musulmano. 

§ 446. — Di abu Mihgan si discorre nei seguenti passi di autori arabi: 
Hisàm. 875'. 879: Qutaybah, 44; Balàdzuri. 251, 258: MasTidi. 
IV, 213-219: Athir Usd, V, 290-292; Mahàsin, I, 176; Hagar. I\. 
325-329: Durayd, 185: Yàqùt. 1,364: 11,274; Hamàsah. 493; Khi- 
zànah, m. 550-556: Damiri. (1261», II. 381: Dzahabi Paris, I. 



240. 



23. a. H. §$ 44G, 447. 



tbl. 148,1-.; Athir, II, 260, 338, 339, 364, 368-370, 380, 410; IV, 91; 23. a. h. 

Athir Usd, V, 290-292; Badrùn, 144, 145; Hamadzani, 172; Fili- '"^a^^^Sihéalì!) 
rist. 111; 'Ayni, IV, 381. 

Ctr. anche Weil. I, 69-70; J. A., 1841; Lammens Mo'awia, 383, 
912: Goldziher Muli. 8t., I, 26. 

§ 447. — Fin qui i particolari biogratici del poeta, i quali hanno per 
noi un' importanza non tanto per metter insieme una biografia ordinata ed 
organica, quanto come documenti di un certo pregio per intendere gli 
uomini ed i tempi in cui vissero. Il valore dei brani tradotti è nel tàtt<» 
che sono documenti illustrativi di un periodo storico, di cui la tradizione 
ci porge un quadro in molte sue parti grandemente artefatto : essa mira 
a rappresentarci gli attori (tutti Compagni del Profeta) come uomini do- 
tati di virtù non comuni e che vissero secondo quelle regole d' islamica con- 
dotta, che furono stabilite circa un secolo e mezzo dopo gli eventi. Nel 
corso del nostro minuzioso esame del califfato di 'Umar non mancaninio 
di incontrare altri indizi che provarono esser stati i Compagni del Pro- 
feta uomini come gli altri di tutti i tempi, ossia e buoni e cattivi : non 
già modelli di virtù, ma uomini, carichi al par di tanti altri, di vizi e di 
difetti. 

Ci siamo appunto dilungati sul conto di abù Mihgan, perchè egli è 
un caso spiccato che si presenta al nostro esame ; caso che ha punti di 
somiglianza con quell'altro insigne esempio del celebre Khàlid b. al-Walid 
da noi illustrato sotto l'anno 21. H. Più avanti ancora, prima di giun- 
gere all'età in cui non sopravvivevano più Compagni del Profeta, avremo 
ripetuta occasione di dimostrare le innumerevoli debolezze di molti tra 
essi. Finché perdurò l'aspra lotta contro i Qurays, finché su tutti vigile 
ed avveduto presiedeva Maometto, il grande seduttore di uomini e pastore 
di popoli, .sui Compagni si stese una patina di eroismo e di martirio, che 
misto alla potentissima intelligenza di alcuni Compagni scelti, od alla stu- 
pefacente fortuna delle armi musulmane, costituisce un quadro oltre ogni 
dire gi-andioso e drammatico. Nel primo brevissimo periodo delle conquiste 
le figure storiche si disegnano con una vaghezza di contorni che li rende 
molto somiglianti gli uni agli altri; solo con grande, minuta, e paziente 
analisi è possibile stabilire per alcuni di essi caratteristiche speciali. Dopo 
le prime conquiste, per l' improvviso accumularsi d' ingenti fortune, per 
lo scatenamento di ardenti passioni mondane, per il dilagare della coitu- 
zione, e per l'accendersi di infrenabili gelosie ed ambi^sioni, il quadio idil- 
lico, artefatto, dei primissimi tempi si sgretola ora in un punto, ora in 
un altro; e cominciamo a vedere quello che si asconde sotto i colori arti- 



241. 



31 



§§ 447, 448. 23. a. H. 



^3- a- n- lìciali della superficie. Le notizie su abu Miligan costituiscono uno dei crepi 

INECROLOGIO. - . . . . , ■,■ n , -, 

abu Mihgan.) importanti, entro cui ci e permesso di nggere lo sguardo. 

Esse ci porgono un documento prezioso per dimostrare la verità an- 
cora non mai abbastanza ripetuta, che cioè i contemporanei e gli imme- 
diati successori del Profeta, tranne alcune eminenti eccezioni, furono 
precisamente quelli che meno osservarono le leggi e prescrizioni quraniche. 
Man mano che proseguiremo nello studio minuto del fenomeno islamico, 
in particolar modo quando verremo a studiare i califfi Umajyadi, tro- 
• veremo molte prove che dimostreranno come e quanto si violassero le 
leggi quraniche. Le scuole tradizionistiche alle quali dobbiamo queste no- 
tizie, non solo hanno esagerato molti particolari per diffamare maggior- 
mente l'odiata dinastia umayjade, ma hanno altresì voluto dimostrare che 
gli Umayyadi agirono in modo totalmente diverso dai contemporanei del 
Profeta. Questi tradizionisti vorrebbero sostenere che l'età d'oro dell'Islam, 
ossia l'età in cui fuiono maggiormente e più scrupolosamente osservate le 
prescrizioni qm-aniche, fosse appunto l'età del Profeta e quella dei suoi 
quattro primi successori. Lo studio invece sempre più approfondito che 
noi stiamo facendo dell' Isiàm primitivo porta a conclusioni diametral- 
mente contrarie, vale a dire che l'apparente defezione degli Umayyadi e 
dei loro seguaci è stata realmente la pura e semplice continuazione di 
uno stato di cose esistente per la massima parte fino dai tempi dello stesso 
Profeta. L'età d'oro dell'Isiàm, ripetiamolo!, non è esistita se non nell'im- 
maginazione dei tradizionisti. 

§ 448. — Maometto fondò una comunità che aveva carattere preci- 
puamente religioso nei suoi primordi; ma, vivente lo stesso Profeta, quando 
la comunità si trasformò in principato il carattere religioso rimase offu- 
scato da quello schiettamente politico. Sotto i jM-imi successori del Pro- 
feta, specialmente per effetto delle conquiste, il- carattere religioso del 
governo esecutivo si attenuò sempre più : un esame accurato delle tradi- 
zioni del tempo permette di stabilire con sicurezza come la maggior parte 
delle leggi e degli ordinamenti inculcati dai califfi fossero di carattere po- 
litico ed amministrativo e non religioso. Soltanto problemi politici, militari 
ed ■ amministrativi occuparono l'animo ed i pensieri dei primi califfi e dei 
loro consiglieri, che avevano la responsabilità maggiore nella gestione dello 
Stato. Gli altri musulmani più influenti, non è necessario nemmeno il 
dirlo, erano totalmente assorti nell' accumulare ricchezze. L'aspetto reli- 
gioso dell'Islam fu quasi interamente abbandonato a sé stesso dal governo 
dei califfi, ma curato e coltivato con amore dalle infime classi della po- 
polazione nelle proviiicie fuori d'Arabia. La natura sempre più mondana. 

242. 



23. E. H. g 44^, 

l'indirizzo sempre più .schiettamente politico del governo di Madmah. ;ìi 23. a. h. 

,,• T •• • 3 11 1 • 11 (NECROLOGIO. 

contrasto con 1 nreligiosusi delle masse popolari nelle provincie conqui- 3^,^ Mihgan.i 
state, saranno argomenti sui quali avremo a ritornare, e dimostrex-emu 
come tale trasformazione, continua e mai interrotta, producesse la crisi del- 
l'anno 35. H., la uccisione di 'Utlimàn, l'elezione di 'Ali e la migrazione 
della sede del governo da Madìnah ad al-Kufah. Checché ne dicano i tra- 
dizionisti fedeli alla memoria di 'Ali, il regno di lui fu il più mondano e 
politico degli immediati successori del Profeta ; onde la scissione tra la 
fede ardente nel popolo e Stato istituto puramente civile, fiscale e mili- 
tare si accentuò sempre più durante il dominio umayyade, che rappresentò 
per gli stessi tradizionisti l'apice di questa separazione, e portò alla rivo- 
luzione dell'anno 132. H. 

A tale scissione contribuì in fortissima misura la migrazione della 
sede del governo centrale da Madìnah ad al-Kùfah per pochi anni, e poi 
a Damasco. Ciò determinò, come dice giustamente lo Snouck-Hurgronje 
[ZDMG., 1899, voi. LIII, pag. 126 e segg.) la separazione definitiva della 
potestà spirituale da quella politica. Madìnah divenne il centro dell'orto- 
dossia musulmana, ivi si elaborò lo schema fondamentale del diritto isla- 
mico, strettamente intessuto con tutta la teologia quranica: ivi, nella tran- 
quilla solitudine del deserto, potenti ingegni ed animi devoti studiarono 
come il mondo dovesse vivere per agire in perfetta armonia con la lettera 
e lo spirito del Qur àn, e con l'esempio del Profeta, e si crearono un Islam 
ideale : intanto però lungi da loro, nelle grandi e ricche provincie dell'Asia 
e dell'Africa, tra gigantesche convuLsioni politiche, il mondo islamico seguiva 
la strada segnatagli dal destino, subendo solo in pochis.sima misura l'in- 
fluenza diretta della scuola di Madìnah. Questa, conscia della propria delni- 
lezza, ricorse a tutti i mezzi possibili per far trionfare i suoi principi. (.;he, 
a suo modo di vedere, rappresentavano l'essenza vera dell'Isiàm. Data questa 
mira, ogni mezzo poteva e doveva esser buono, e la scuola non tardò a sco- 
prire che l'arma più efficace e comoda era il travisamento, e perfino l' inven- 
zione di tradizioni .su ciò che avvenne vivente il Profeta e sotto i suoi im- 
mediati successori. Madìnah divenne quindi un centro tradizionistico di 
primaria importanza, e noi già abbiamo avuto occasione di alludere alla 
scuola madinese come quella che, nonostante tutti i suoi caratteri tendi n- 
ziosi, rimane .sempre la più sicura di tutte per le ricerche storiche. In 
Madìnah, dai seguaci della scuola madinese furono coniate e messe in circo- 
lazione molte tradizioni con caratteri tendenziosi, ma sempre in una misura 
minore che non nelle altre scuole, che sorsero in varie parti dell' impero, 
onde la madinese rimase as.sai più fedele che ogni altra alla verità storica. 

243. 



§§ 448^50. 23. a. H. 



23. a. H. Sitromc j)Oiò trattavasi di propugnare teorie giuridiche, ritenute di .somma 

abu Mihgan.l importanza dai seguaci delle varie scuole, s' introdussero elementi tenden- 
ziosi in tutte le memorie del tempo, anche nelle narrazioni storiche. Molte 
notizie di apparente carattere storico, che noi troviamo nelle nostre fonti, 
non sono state conservate per salvare dall'obblìo un qualche fatto d'arme, 
o evento politico, ma per addurre un documento in favore di qualche tesi 
giuridica, di qualche rito, o di qualche consuetudine, oppure per combat- 
tere qualche usanza dei contemporanei, ritenuta riprovevole dalle scuole. 

§ 449. — Orbene da quanto si è detto veniamo a stabilire che nello 
.studio di tutte le tradizioni non solo d'argomento rituale e religioso, ma 
anche in quelle di carattere esclusivamente storico, noi dobbiamo sempre 
sospettare la presenza di un qualche principio tendenzioso, o religioso o 
giuridico, che i tradizionisti volevano far trionfare. 

Rammentiamoci anche come i trasmettitori di tutte le notizie furono 
sempre e soltanto tradizionisti di professione, e per lo più giuristi casui- 
stici e gretti, per i quali poco o nulla contava la verità storica, e suprema 
considerazione era soltanto il trionfo del principio che essi difendevano. 
Nelle scuole dove è minore l' influenza giuridica, in molte tradizioni, per 
esempio, della scuola iraqense, quando è negletto il concetto giuridico, la 
fantasia popolare prende il sopravvento e si abbandona a moltiplicazioni 
di battaglie e di fatti eroici che ci portano in pieno romanzo. 

Queste scuole giuridiche, adunque, vivamente ed aspramente critica- 
vano e condannavano i costumi dei loro contemporanei, e nella speranza 
di migliorare il mondo e di ricondurlo a quell'ideale che essi si erano pre- 
fissi, plasmarono tutte le memorie dei primordi dell'Isiàm per far compa- 
rire i grandi attori storici di detto periodo come modelli di retto vivere 
secondo le norme giuridiche escogitate dalle scuole. Tutti i Compagni e 
contempoi'anei del Profeta sono, per quanto era possibile, efiìggiati come 
uomini di virtù eccezionali e viventi in piena conformità con norme ideali. 
Tutto ciò è falso ed artefatto, e perciò preziosissimi ci riescono quegli in- 
dizi che ci permettono di vedere sotto il velo tradizionistico e di scoprire 
gli uomini queli erano veramente. Da quelle poche eccezioni sfuggite alle 
officine trasformatrici delle scuole tradizionistiche, noi dobbiamo inferu-e 
quale dovesse essere la vera natura di quasi tutti gli Arabi delle conquiste. 

§ 450. — Da siffatte considerazioni traluce, io spero, tutta l'impor- 
tanza storica d'un tipo come abù Mihgan, sprezzatore di ogni legge quranica, 
e che sotto l' Isiàm pubblicamente ed apertamente quasi, a sfida della nuova 
religione, ne violava una delle leggi più caratteristiche. Ma come lui ve 
n'erano mille altri in tutte le parti dell'impero; tutti uomini che agivano 

244 



23. a. H. 



450. 



come abu Miligau, non tanto perche volessero tare dispetto ali Islam, quanto 23. a. h. 

. . j ,, , • ■ , , NECROLOGIO. 

per vera e propria ignoranza delle leggi quraniche, che nessuno ancora g,bù Mihgan.i 
aveva raccolte a codice, e che nessuno si dava pensiero di inculcare e fai- 
rispettare. Vedremo tra breve come uno stesso governatore di al-Kùtah 
fosse stato scoperto in istato di ebrietà mentre dirigeva la preghiera pub- 
blica e si accingeva predicare al popolo dal pulpito. Quanto dunque i tra- 
dizionisti ci porgono come eccezione obbrobriosa, severamente punita perfino 
dai contt'mporanei, era invece un fenomeno molto comune, per non diro 
universale, al quale il Calitfo limar tentò debolmente ed invano fi-ap- 
poiTe un argine. I tradizionisti avrebbero voluto cancellare la memoria di 
ogni stravizio dei Compagni del Profeta, ma siccome ciò era materialmente 
impossibile per la notorietà di alcuni, ammisero le colpe di una minoranza 
rappresentandone i membri come rarissime eccezioni (per esempio, il nostro 
abù Mihgan), mentre tutti gli indizi storici e siculi convergono concorde- 
mente a raffigurarci che le colpe di abù Mihgan erano comuni a pressoché 
tutti i contemporanei di Maometto e di 'Umar. 

Così riesce sempre più evidente quel principio da noi sostenuto fin dalle 
prime pagine della nostra opera, che cioè il grande movimento arabico di 
espansione in Asia fosse principalmente un moto politico, militare ed eco- 
nomico e che solo in secondo luogo e (nell' inizio) debolmente un moto 
religioso. Se i contemporanei di abù Mihgan si somigliavano a lui in con- 
dotta, se è corretta la genesi del diritto musulmano quale noi l'abbiamo 
descritta poc'anzi, se son valide le ragioni dello Snouck Hurgronje, è evi- 
dente che gli Arabi delle conquiste non fiirono punto animati da passione 
religiosa, né dal desiderio di imporre la fede islamica, ma sospinti special- 
mente da quei motivi materiali, a cui si spesso abbiamo tatto allusione e 
che non occon-e ripetere, abù Mihgan è il vero tipo dell'arabo conquista- 
tore, incurante di ogni legge, spavaldo, beone, corteggiatore di donne ma- 
ritate e zitelle, pronto a correre ovunque si menassero le mani e si facesse 
bottino, ma allo stesso tempo uomo sul quale non si poteva mai sicura- 
mente contare : il piacere ed il godimento personale era la considerazione 
prima e principale della sua esistenza. Lungi da uomini tali era ogni ele- 
vato concetto religioso, anzi nemmeno quelle passioni violente di .sei- ^ 
vaggia superstizione che a volte nei popoli di ordine inferiore prendono 
forma e colorito religioso. Nemmeno que.sto : la religione era l'ultima delle 
preoccupazioni che tormentassero quegli animi violentemente, sensualmente 
epicurei. 

Su di abù Mihgan ci siamo specialmente fermati, perchè sebbene 
anche le notizie sul conto suo abbiano subito un minuzioso processo di 

•245. 



§§ 450-462. 23. a. H. 



23. a. H. revisione ortudossa. e^li ci pori^e a un tempo un satii'io della poesia dei 

INECROLOGIO. - ^ . 1 • % • r ^-T 1 • *■ 4-- • i ,• 

abu Mihgan.l tempi, e uon pochi materiali utili a comprendere i sentimenti veri degli 
uomini delle conquiste : uomini assai diversi da quei guerrieri eamuffati 
da frati poligami, quali ce li presenta la tradizione ortodossa-musulmana. 
Sui meriti di abù Miligan come poeta basta aggiungere poche parole ■ 
soli buoni conoscitori di lingua araba ne possono apprezzare la finezza e 
l'eleganza. Purtroppo di sue poesie ben poco ci è stato tramandato : for,se 
il contenuto delle altre era soverchiamente anti-ortodosso e furono perciò 
soppresse dai gelosi tutori della morale islamica, i tradizionisti, desiderosi. 
di dimostrare l'esistenza dell'età d'oro dell'Isiàm. Gli stessi Arabi lo de 
scrissero come un vero e genuino poeta, os>ia del numero di coloro che 
essi chiamavano matbii'ùn, ossia poeti per natura e non per artifizio 
letterario. D' ingegno ebbe molto, sebbene non possa esser annoverato tra 
i più grandi : il verso gli era facile, arguto e fine il pensiero, elegante e 
nervosa la forma. Nelle versioni date abbiamo scelto i versi di ogni specie 
a lui attribuiti, ossia tanto quelli da gaudente, quanto quelli moralizzanti 
e quelli bellicosi. Anche nella nostra debole e incolore versione apparirà 
manifesto che i vei-si dedicati al vino sono di gran lunga i più belli, quelli 
cioè che con maggiore spontaneità gli sgorgavano dall'animo suo sì schiet- 
tamente arabico. Nelle altre la sua vena è meno limpida, e ricca. I ma- 
teriali però sui quali ci è permesso di formulare una valutazione estetica 
sono soverchiamente scarsi, onde bisogna andar cauti nel dare un giudizio 
generale troppo reciso sulle sue qualità poetiche: molte delle poesie più 
pregevoli per noi sono state probabilmente soppresse dalla censura isla- 
mica del secondo secolo della Higrah, perchè offendenti il pudore dottri- 
nale delle scuole. 

Mu awiyah b. Mirdàs. 

§ 451. — Mu'àwiyah b. Mirdàs b. abl Amir b. Sinàn b. Hàrithah b. 
'Abs b. Rifò'ah 'al-Sulami, ebbe per madre la celebre poetessa Khansà Tu- 
màdir: morì in Madìnah ai tempi del Califfo 'limar (Hagar, III, 892-803. 
n. 309G). 

Mutammim b. Nuwayrah. 

§ 452. — Aggiungiamo qui appresso la versione letterale di alcuni 
brani del K i t a b a 1 - A gh à n i , che trattano d'un episodio narrato succin- 
tamente sotto l'annata 11. H. (cfr. 11. a. H.. §§ 174 e segg.). Si è creduto 
opportuno introdurli integralmente nel testo degli Annali, perchè, sebbene 
accomodati posteriormente, conservano molti tratti caratteristici del pe- 

246. 



23. a. H. 



§§ 45-2-454. 



riodo storico su cui ora ci diffondiamo. — Poco importa se nelle seguenti 
tradizioni il poeta Mutammim sia la ligura secondaria, e tutta l'attenzione 
si concentra sul fiatello Màlik e sul suo uccisore Khàlid b. al-Walid. 

§ 453. — Mutammim b. Nuwayrah b. 'Amr b. Saddàd al-Tamimi 
aveva per kunyah abu Nahsal, e suo fi-atello Màlik per kunyah abù-1- 
Mighwàr. Màlik era anche chiamato « il cavaliere di Dzu-1-Khimàr », da 
un (.avallo che egli possedeva e detto Dzù-1-Khimàr. A questo eavallo egli 
alluse nel seguente verso detto dopo una battaglia, in cui aveva avuto 
molto a lodarsi di lui: 

Dziì-l-Khimàr trasportò di corsa, attraverso i miei deserti, me e i miei bagagli, cosi 
che i miei figli teneri sfuggirono alla fame (???;. 

(abù Khalifah, da Muhammad b. Sallàm). Màlik b. Nuwayrah era nu- 
bile, cavaliere e poeta; dotato di fierezza e superiorità. Possedeva una 
chioma immensa e lo chiamavano al-gaful (colui che disperde le nu- 
vole?). Màlik fu ucciso nella Riddali da Khàlid b. al-Walid in al-Bitàh 
sotto il califfato di abù Bakr [eh: 11. a. H , §§ 176 e segg.). Egli abi- 
tava al-Bitàh, e quando Sagàh si atteggiò a profetessa, la segui, ma più 
tardi professò di nuovo l' Isiàm. Khàlid gli mozzò il capo dopo averlo 
ridotto all' impotenza, per il che una quantità dei Compagni fra i quali 
L'mar b. al-Khattàb e abù Qatàdah al-Ansàri lo biasimarono, avendo egli 
sposata la moglie di Màlik dopo l'uccisione di costui l'j. Dicevano che egli ne 
fosse già innamorato nella Gàhiliyyah, e si sospettò che egli avesse ucciso 
Màlik, benché credente, per poterne dopo sposare la donna (Aghàni, XIV, 
60, lin. 9-20J [T.j. 

Nota 1. — Questo particolare, Io scandalo perchè Khàlid si prese come moglie la vedova del- 
l'ucciso, deve, io credo, avere un significato diverso da quello che comunemente gli si è attribuito. Sicu- 
ramente non ha nulla che vedere con la proibizione quranica ('iddah) di non toccare una donna se 
non dopo almeno tre mesi che è divorziata dal marito [Qur-àn, LXV. 4: II, 234]. Le tradizioni stesse 
lo escludono, perché non ne fanno menzione: Khalid b. al-Walid si curava ben poco del QurAii ! — Un 
dispetto della vera interpretazione ci viene dalle ultime frasi di una seguente tradizione icfr. § 45tì) in 
cui si dice chiaramente come gli Arabi pagani proibissero ai guerrieri il commercio con le donne. Khàlid 
violò dunque un'usanza o legge pagana, la qual>- .si riconnette l'on l'eguale usanza rispettata presso 
quasi tutti i popoli primitivi. Per convincersene basta scorrere l'interessantissimo volume del .1. C. 
Frazer, Tahoo and the Perils of the soul (nella collezione «The Goldeu Bough, A study in magic 
aad religioni, III ediz. , pag. 157, Itil, lii3, IW, Ifj6, 167, ecc., «• in genere tuttn il brano a pag. 1.57 •2'23: 
»e ne ritrae il convincimento che il divieto di commercio con donne durante spedizioni militari e per- 
sino spedizioni venatorie sia consuetudine, o legge, o superstizione che si voglia dire, propria di quasi 
tutti le popolazioni primitive: ciò proviene spontaneamente dal ■oncetto primordiale proprio dell'uma- 
nitA intera, che il coito o anche il semplice contatto con la donna sia atto o pericoloso o impuro, o 
debilitante, dal quale l'uomo si deve assolutamente astenere ogni qualvolta si accinge a impresa diffi- 
cile, nella quale deve impiegare tutte le sue energie muscolari e mentali, [anche avvicinare la divinitÀ). 
E uno dei i-oncetti più fondamentali della psicologia umana primitiva. 

§ 454. — (ai-Sari !>. Yahya, da éu'ayb b. Ibràhim al-Taraiiui. da Sayf 
b. Umar, da al-Saqab b. Atiyyah, da suo padrei. Il Proffita mandò i .«suoi 



23. a. H. 
INECROLOGIO. - 
Mutammim b. 
Nuwayrah,] 



247. 



§§ 464, 466. 



23. a. H. 



23. a. H. 
[NECROLOGIO. - 
Mutammim b. 
Nuwayrah.j 



agenti sui banù Tamim, e Màlik b. Nuwayrah era suo agente sui banù 
Yarbù". Quando si atteggiò a profetessa Sagàh bint al-Hàrit_h b. Suwayd 
b. 'Aqfan, e marciò dalla al-Grazìrah, mandò inviati a Màlik b. Nuwayrah 
e lo invitò ad associarsi a lei. Màlik accettò, le sconsigliò di fare la spe- 
dizione che essa aveva in animo, e la spinse contro alcune tribù dei banù 
Tamim. Essa aderì e gii disse: « Volentieri, marciamo contro chi credi tu; 
« ma io sono pure una donna dei banù Yarbù', e se un re è necessario 
« dev'essere anche re vostro ». Quando poi la sposò Musaylimah al-Kadz- 
dzàb, e consumò il matrimonio, essa tornò nella al-Gazuah e si accordò 
con Musaylimah alla condizione che le spedisse la metà dei raccolti della 
Yamàmah. Allora Màlik si ricredette, si pentì e rimase indeciso sul da 
fare. Restò fermo in al-Bitàh, e per tutte le terre dei banù Hanzalah non 
rimase alcun elemento perturbatore all' infuori di ciò che aveva sollevato 
Màlik b. Nuwayrah e quelli che aderivano con lui in al-Bitàh ; ma egli 
rimaneva senza far nulla, indeciso, senza sapere che cosa avrebbe fatto 
(Aghàni, XIV, 66, lin. 21-30) [T.]. 

§ 455. — (Sayf, da Sahl b. Yùsuf, da al-Qàsim b. Muhammad ed Ami- 
b. Su'ayb). Quando Khàlid b. al-Walìd decise di partire, uscì da Zafar dopo 
essersi sbrigato degli Asad, dei Ghatafan, dei Ghani, dei Tayy e dei Ha- 
wàzin, e si diresse su al-Bitàh, al di là (dùn) di al-Hazn. Quivi coman- 
dava Màlik b. NuAvaj'rah, i cui propositi però s'erano già risolti in nulla. 
Intanto gli Ansar si ribellarono a Khàlid e si tennero indietro, dicendo: 
« Non è questo il mandato che ci ha dato il Califlfo. Egli ci ha detto che 
« dopo esserci sbrigati dei Baràhimah e sgomberate le loro terre, egli ci 
« avrebbe scritto che cosa noi dovessimo fare». Khàlid rispose: « Se egli ha 
« detto così a voi, a me ha detto di andare innanzi ; io sono il comandante, 
« e le notizie arrivano a me. Se anche non mi fosse giunta lettera o no- 
« tizia di lui, ed io trovassi un'occasione propizia che mi sfuggirebbe se io 
« dovessi avvertirlo, io la coglierei senza avvertirlo. Così se noi ci trovas- 
« simo in una situazione critica per effetto di circostanze in cui egli non 
« ci ha dato istruzione alcuna, non mancheremmo di fare il nostro dovere 
« per le virtù che sono a nostra disposizione (?), e di agire in conseguenza. 
« Ecco dunque Màlik b, Nuwayrah di fronte a noi ; io l'assalirò con quanti 
« sono meoo dei Muhàgirùn, e quanti li imitano nel bene agire. Ed essi 
« agiranno senza che io li costringa ». Khàlid se ne andò, e gli Ansar 
restarono interdetti e si misero a discutere, dicendo : « Se oggi costoro 
« avranno un successo, voi vi sarete privati da voi del successo ; se in- 
< vece li colpisce un disastro, sarete evitati da tutti ». Così decisero di 
riunirsi con Khàlid e 



gli spedirono un messo, e Khàlid stette ad aspet- 



248. 



23. a. H. §§ 465^ 450. 



tarli, finché essi giunsero, quindi mosse, arrivò in al-Bitàh, e non vi trovò 23. a. h. 

alcuno (Aghàni, XIV, 66, Un. BO-67, lin. 10) [T.]. " '"MuZ^nfimb: 

Cfi-. Tabari, I, 1922, lin. 7-1923, lin. 9. Nuwayrah.] 

§ 456. — (Sayf, da (Tadzìmah b. Sahrah al-Ghaqàni, da 'Uthman 1). 
Suwayd, da Suwayd b. al-Manba'ah al-Riyàhi). Khàlid b. al-Walìd si recò 
in al-Bitàh e non vi trovò nessuno. Trovò che Màlik aveva disperso i suoi 
rinviandoli ai loro armenti, e dissuadendoli dal raccogliersi. Khàlid allora 
mandò i vari squadroni delle sue genti d'arme ordinando loro di sostenere 
l'Islam e chi rispondeva loro favorevolmente, l'accogliessero in pace, chi 
non aderiva e resisteva, l'uccidessero. Infatti fra le istruzioni loro date da 
abù Bakr, era : « Quando sarete scesi (vi sarete fermati presso una gente), 
«intonate l'adzàn, e poi fate la iqàmah: se essi rispondono all'adzàn 
«e compiono la iqàmah e pregano, non li molestate, se invece non lo 
< fanno, allora assalite senz'altro, e combattete con l' incendio e con tutti 
« gli altri mezzi. Se essi accolgono l' invito verso l' Isiàm, tate pace con 
«loro; .se essi dichiarano di pagare la zakàt, accettatela, altrimenti as- 
« salite senz'altro, senza spendere parole >. I cavalieri dunque gli condu.s- 
sero Màlik b. Nuwayrah e con lui un piccolo gruppo dei baniì Tha'labah 
b. Yarbù', e dei banù 'Asim, 'Ubayd e Gra'far. La schiera [che li condu- 
ceva] era discorde sul conto loro : abù Qatàdah al-Ansàri tra essi dichia- 
rava esser testimonio che essi avevano pronunziato l'adzàn e compiuto 
la iqàmah e avevano pregato. Dacché dunque essi erano discordi su di 
loro, Khàlid li fece mettere sotto custodia. Era una notte fredda a cui 
non si poteva resistere, e il freddo non faceva che crescere. Allora Khàlid 
ordinò ad un banditore di gridare: «Dàfi'ù usaràkum (riscaldate i 
« vostri prigionieri) ». Ma nel dialetto dei Kinànah, il significato del verbo 
dàfa*a è «uccidere», mentre negli altri idiomi significa «riscaldare». 
Pertanto la gente, ritenendo che egli volesse l'uccisione, uccisero e Dirai- 
b. al-Azwar uccise Màlik. Khàlid quando intese il clamore (?) usci e trovò 
che li avevano finiti, per il che disse : « Quando Allah vuole una cosa, l'ot- 
« tiene ». Ma i pareri dei .suoi erano discordi sugli uccisi, ed abù Qutàdah 
gli disse: « Questo l'hai tu voluto ». Khàlid lo respinse ed egli allora se ne 
andò a trovare abù Bakr. Ma abù Bakr si irritò talmente contro fli lui 
(abù Qatàdah) che 'Umar b. al-Khattàb dovette intervenire in suo favore. 
Ma abù Bakr pretese che egli tornasse da Khàlid, ed egli tornò restò 
con lui finché venne in Madinah. Intanto Khàlid .sposò umm Tamira bint 
al-Muhallab, quindi le lasciò compiere il tempo dell'attesa legale (t u h r). 
Gli Arabi non amavano le donne in guerra, e consideravano il commercio 
con esse come un disonore (cfr. § 453 e nota 1). Ed 'Uraar disse ad abù 

249. 32 



^ 4f>tì-.lr>H. 



23. a. H. 



23. a. H. 
(NECROLOGIO. - 

M u tam m i m b. 
Nuwayrah.l 



Baivi- : «< Nella spada di Khàlid c'è una violenza, ed egli ha il dovere di 
« daino la soddisfazione », ed insistette in discorsi di questo genere, finché 
abù Bakr, che non amava applicare il taglione sui suoi agenti o sui suoi 
darà' ay h f?), gli disse: «Lascialo tranquillo, o Umar, egli ha interpre- 
* tato male, lascia dunque di accusare Khàlid ». Quindi pagò il prezzo del 
sangue di Màlik, e scrisse a Khàlid di venire da lui. Venuto che fu, Khàlid 
raccontò come le cose erano andate, e abù Bakr ne accettò le scuse, ma lo 
rimproverò per quel matrimonio che gli Arabi censuravano (Aghàni, XIV. 
67, lin. 10-30) [T.]. 

Cfr. T a bari, I, 1923, lin. 9-1926, lin. 8. 
• § 457. — (Sayf, da Hisàra b. 'Urwah, da suo padre). Alcuni della .schiera 
constatarono che quelli proferivano l'adzàn, compievano la iqàmah e 
pregavano, altri invece dichiararono che non c'era nulla di tutto ciò: 
così essi furono uccisi. Allora Mutammim, il fratello di Màlik, venne re- 
clamando il suo sangue da abu Bakr. ed esigendo da lui i prigionieri cattu- 
rati (donne e fanciulli). Allora abù Bakr gli diede un ordine scritto per farsi 
restituire i prigionieri, 'limar insistè presso di lui perchè destituisse Khàlid. 
dicendogli: «Nella sua spada c'è una violenza». Ma abù Bakr rispose: 
« O Umar. io non riporrò nel fodero una spada che Allah ha sguainato 
«contro gl'infedeli» (Aghàni, XIV, 67, lin. 30-68. lin. 2) [T.]. 

Cfr. T a bari, I, 1926, lin. 8-14. 

§ 458. — (Muhammad b. Ishàq, da ai-Sari, da Su'ayb, da Sayf b. G-a- 
dzimah, da 'Utjhmàn b. Suwayd). Màlik era uno degli individui più abbon- 
dantemente chiomati ; i soldati dell'esercito [di Khàlid] appoggiarono (leggi 
aththafù) le pentole sulle teste degli uccisi (^), e non ci fu alcuna fra le 
teste alla cui epidermide non giungesse il fuoco, salvo quella di Màlik, e 
per quanto la pentola versasse acqua (nell'ebullizione), non arrivò a ba- 
gnare la sua testa per la quantità dei suoi capelli; così anche la sua chioma 
protesse l'epidermide dall'ardore del fuoco, impedendo che l'attaccasse. E 
Mutammim recitò ad 'Umar b. al-Khattàb il verso : 



al-Minhal avvolge sotto al suo mantello un uomo che non eccedeva la sera nel man- 
giare, un uomo bello di figura. 

Grii disse 'Umar: «Tale era tuo fiatello, o Mutammim?». Rispose: «E 
« quello che io penso »; e Umar approvò (Aghàni, XIV, 68, lin. 2-9) [T.]. 

Nota 1. — Era antica e barbara usanza araba di tagliare le teste dei nemici uccisi in battaglia 
e usarle come le pietre del focolare, sulle quali erano poggiate le pentole per cuocere le vivande. — 
Nel caso presente però vi è intrinseca contradizione nel testo. — Se Màlik ed i suoi furono uccisi per 
errore e contro il volere di Khàlid, non è presumibile che alle vittime innocenti d'un errore si usasse 
la barbara ingiuria di usare i loro capi recisi come reggi-pentole. — Sayf b. 'Omar ama colorai-e le sue 
narrazioni con questi particolari macabri della Gàhiliyyah. 



250. 



23. a. H. 



459, llKi. 



§ 459. — (al-Yazidi, da al-Zubayr. da Muhammad b. Fulayh, da Musa 
b. Uqbah, da ibn Sihab; anche Ahmad b. al-Gra'd, da Muhammad b. Jshaq 
al-Musayyibi, da Muhammad b. Fulayh, da Musa b. 'Uqbah, da ibn Sihàb). 
Màlik b. Nuwayrah era un individuo dei più abbondantemente chiomati. 
e Khàlid, quando l'uccise, ordinò di mettere la sua testa come pietra per 
sostenere la pentola. L'acqua in essa si versò per intero, prima che il fuoco 
giimgesse a intaccare il suo pericranio (Aghàni, XIV, 68, lin. 9-13) [T.]. 

§ 460. — (Muhammad b. Garìi-, da Muhammad b. Humayd, da Ma- 
slamah, da ibn Ishàq, da Talliah b. 'Abdallah b. 'Abd al-rahmàn b. abì 
Bakr al-Siddiq). abù Baki- dava ai suoi eserciti le seguenti istruzioni : 
« Quando giungete ad uno dei villaggi delle ti-ibù, e sentite quivi Fa dz il ii 

< per la preghiera, rispettate la gente, e domandate prima loro di clie cosa 
« si lagnano (quale motivo li ha tatti passare airostilità). Se invece voi 
«non sentite alcun adzàn, lanciate l'assalto, combattete e incendiato». 
Fra quelli che attestarono che Màlik professava l' Islam, fu abu Qatàdah 
al-Ansàri, il cui nome era al-Hàrit_h b. Rib'i, fratello dei banù Maslamah. 
Costui giurò ad Allah che non avrebbe partecipato mai più a guerre dopo 
quella. E raccontava che quando (i Musulmani) arrivarono da loro (i Tamim), 
li impamirono nella notte, ed essi corsero alle armi. Allora noi dicemmo 
loro : « A che prò le armi tra noi ? Se voi siete (credenti) come pretendete, 
« mettete giù le ai-mi ». Essi obbedirono, quindi noi pregammo ed essi con 
noi. Khàlid si scusava dell'averlo ucciso, asserendo che Màlik, nel replicare 
a lui aveva detto: «Ritengo che il vostro Profeta dicesse così e cosi». 
Allora Khàlid rispose: «Allora tu non lo con.sideri come tuo Profeta?». 
Quindi lo fece venire avanti e gli mozzò il bapo e mozzò il capo ai suoi 
compagni. Quando la notizia della loro uccisione giunse ad 'Umar b. al- 
Khattàb, ne parlò ad abù Bakr dicendogli : « Un nemico di Allah usò 
« violenza ad un uomo credente e l'uccise, quindi saltò sulla moglie di lui ». 
Intanto an-ivò Khàlid b. al-Walid di ritomo ed entrò nel tempio, rivestito 
di un qibà con le armi arrugginite e un turbante in capo in cui aveva 
inserito alcune frecce. Come entrò nel tempio, 'Umar gli si avvicinò, gli 
strappò le freccie dalla testa e le ruppe, poi gli disse: «Hai ucci.so un 
« uomo credente, e poi sei saltato sulla moglie sua? Per Allah io ti lapi- 

< derò a morte con le pietre ». Khàlid b. al-Walìd non gli disse alcuna 
parola, e ritenne che le disposizioni di spirito di abù Bakr a suo riguardo, 
fossero le medesime di quelle di 'Umar; ma quando entrò da abù Bakr. 
questi accettò le sue scuse e gli condonò tutto ciò che era avvenuto in 
questa sua guerra. Quando dunque abù Bakr gli ebbe perdonato, Khàlid 
usci, e trovato 'Umar che ancora sedeva nel tempio, gli disse: « Vieni 



23. a. H. 
(NECROLOGIO. - 

Mutammim b. 
Nuwayrah.] 



251. 



§§ 41^0462. 



23. a. H. 



23. a. H. 
(NECROLOGIO. - 
M u tam m i m b. 
Nuwayrah.] 



« dunque a me, o figlio di umm Maslamah! ». Allora ' Limar comprese che 
abu Bakr gli aveva perdonato, e non gli disse parola, ma rientrò a casa 
.sua. Colui che uccise Màlik b. Nuwayrah fu un servo di al-Azwai- al-A.sadi 
(A^àni, XIV, 68, lin. 13-31) [T.]. 

Cfr. T abari, I, 1927, lin. 6-1929, lin. 5. 

§ 461. — (Muhammad b. Crarir, da ibn al-Kalbi). Colui che uccise 
Màlik b. Nuwayrah fu Diràr b. al-Azvvar. Lo stesso afferma dalle sue fonti 
abu Zayd 'Umar ibn Sabbah (Aghàni, XIV. 68, ult. lin.-69, lin. 1) [T.J. 

§ 462. — Narra abu Khalifah, da Muhammad b. Sallàm: Màlik b. Nu- 
wayrah si recò dal Profeta, fra gli altri beduini come lui, e il Profeta l'in- 
caricò di raccogliere le sadaqàt della sua gente, i banù Yarbù'. Quando 
morì il Profeta, egli non le amministrò più con regolarità, dando luogo 
ad inconvenienti, e distribuì i cameli della sadaqah che si trovavano in 
suo potere. Allora gli parlarono al-Aqra' b. Hàbis al-Mugàs'i e al-Qa'qà' b. 
Ma'bad b. Ziyàd al-Dài-imi, dicendogli : « Vedi che qualcuno si occuperà 
« di questo affare, e reclamerà la sadaqah: perciò non aver fretta a di- 
« videre gli animali che sono in tuo potere ». Egli rispose dicendo: 

Allah, ch'egli sia benedetto per i suoi favori, mi pose in vista: 

Va pure, o ibn 'Awdzah, fra i banii Tamim col tuo amico al-Uqayri', a screditarmi. 

alludendo con 'Awdzah alla madre di al-Qa'qà', che era Mu'àdzah bint 
Diràr b. Amr. Disse inoltre: 

Io dissi: Riprendete i vostri beni senza temere e senza preoccuparvi di ciò che ac- 
cadrà domani. 

Che se qualcuno voglia prendere il comando per intimorirci, resisteremo e gli di- 
remo : La ragione (d i ni è quella di Muhammad. 

Diceva Muhammad b. Sallàm: Chi non scusa Khàlid, afferma che egli 
dicendo a Khàlid : « Questo è ciò che ti ha ordinato il tuo Profeta ?» — 
intendeva con queste parole al-furùsiy\'ah(??). — Quelli invece che scusano 
Khàlid, dicono che egli con ciò intendeva negare la missione profetica, e 
si giustificano allegando le due .coppie di versi già citate. Khàlid aggiun- 
geva inoltre che il Profeta, quando lo spedì contro ibn Khalanda (? = Gtn- 
landa?), gli disse: « abu Sulaymàn, se il tuo occhio vede Màlik, non lo 
« lasciar andare senza averlo ucciso ». 

Soggiungeva Muhammad b. Sallàm: Un giorno mi sentì Yùnus, mentre 
ribattevo i Tamimiti, a 1 - T a m i m i y y a h , a proposito di Khàlid, e lo giu- 
stificavo. Allora Yùnus mi disse: « abù 'Abdallah, non hai tu forse sen- 
« tito parlare delle gambe di umm Tamim? » — cioè la moglie di Màlik. 
che Khàlid, quando ebbe ucciso costui, sposò. Dicevasi che non si cono- 
scessero delle gambe cosi belle come le sue. Soggiunge : « La migliore scusa 
« che io ho inteso in favore di Khàlid, è nelle parole di Mutammim, quando 



252. 



23. a. H. §§ 462464. 



« disse che suo fratello non era morto martu-e (allusione alle parole dette 23. a. h. 

, ... j- •. ^N r v . • • . (NECROLOGIO. - 

« da lui ad Umar: vedi più avanti), in ciò e un criterio che serve a scu- Mutammim b. 
«sare Khàlid » (Aghàni, XIV, 69, lin. 1-19) [T]. Nuwayrah.] 

§ 463. — (Ahinad b. 'Ubaydallah b. Ammàr, da al-Hasau b. Muhammad 
al-Basri, da al-Hasan b. Isma'ìl al-Qudà'i, da Ahmad b. Iinràn al-Abdi, il 
quale ultimo aveva una grande importanza conio conoscitore della storia; 
diceva costui: Mi narrò mio padi-e, da mio nonno; diceva costui:) Io ta- 
ceva la preghiera del mattino con 'Umar b. al-Khattàb, e appena tornò 
dalla sua preghiera, trovò un individuo piccolo di statura, privo di un 
occhio, con l'arco a tracolla, e con una verga in mano. Umar disse: « Chi 
«è costui?». L'uomo rispose: «Mutammim b. Nuwayrah*. Allora Umar 
gli chiese di recitare i versi composti da lui sul fratello, ed egli recitò i 
seguenti versi : 

In fede mia: Io non passerò la mia vita nel piangere Màlik, ne nella tristezza per 
colpo che raggiunse ed addolorò. 

al-Minhàl avvolse sotto al suo mantello un uomo che non eccedeva la sera nel man- 
giare, un uomo bello di figura. 

finché giunse ai versi: 

Noi fummo come i due commensali di Gadztmah per un certo tempo, tanto che si 
era detto: Voi due non vi separerete giammai. 

Ma quando ci separammo, pareva che io e Màlik, malgrado la lunga consuetudine, 
non avessimo passato una sola notte insieme. 

Allora 'Umar disse : « Per Allah, questo è proprio un piangere (allusione 
« al 1" verso); anch'io vorrei poter fare dei versi per compiangere mio fra- 
« tello Zayd come tu hai fatto per tuo fratello ». Allora rispose Mutammim: 
< Se mio fratello fosse morto nelle circostanze in cui morì il tuo, non lo 
« avrei compianto (non avrei avuto bisogno di compiangerlo) ». Infatti Zayd 
era stato ucciso per la fede mentre Khàlid b. al-Walid comandava l'eser- 
cito (alla battaglia di al-Yamamah: cfr. 12. a. H., § 23, n. 149). Ed Umar 
disse : « Nessuno mi ha consolato della perdita di mio fratello, come mi 
consolò Mutammim». Soleva poi dire 'Umar: «Tutte le volte che « spi- 
« rava la brezza dalla Yamàmah, mi sembrava di aspirare l'odore di mio 

• fratello Zayd ». Soggiunge il ràwi: Fu chiesto a Mutammim: « A quanto 
« aiTivò il tuo dolore per la perdita di tuo fratello? ». Egli rispose: « Avevo 
« perduto un occhio, da cui per venti anni non era scorsa una lagrima ; eb- 

• bene quando mori mio fratello versò lagrime, senza airestarsi » (A gh à n i, 
XIV, 70, lin. 5-20) [T.]. 

§ 464. — (Ibràhim b. Ayyub, da 'Abdallah b. Muslim b. Qutaybah). 
Mutammim b. Nuwayrah si recò da 'Umar b. al-Khattàb, il quale gli 
disse: « Non vedo nessuno tra i tuoi compagni [bello] come te ». Ed egli 
rispo.se: «0 amir dei Credenti, ciò malgrado il mio camelo è troppo pe- 

25.S. 



§§ 464466. 23. a. H. 



23. a. H. < sante, la mia lancia e intaccata e la mia veste troppo stretta. Una volta 

(NECROLOGIO. - . , _ m i t, n A-i i- i • ... . „ 

Mutammim b. *^ baiiu Taghhb nella Orahihyyan mi presero prigioniero, ma mio fratello 

Nuwayrah.] « Màlik, saputa la notizia, si recò a riscattarmi. Quando coloro lo videro, 

« rimasero dominati dalla sua bellezza, poi egli parlò con loro e li con- 

« quise il suo parlare per modo, che mi rilasciarono in libertà senza prezzo 

«di riscatto» (Aghàni, XIV. 70, lin. 26-31) [T.J. 

§ 465. — (al-Hasan b. Ali, da Ahmad b. Nasr al-'Atiqi, da Muhammad 
b. al-Hasan b. Mas'ùd al-Zuraqi, da suo padre, da Marwàn b. Musa al-Qa- 
rawi; troviamo la stessa notizia nel libro di Muhammad b. Ali al-'Alawi, 
da Ali b. Muhammad al-Nawfali, da suo padre). TJmar b. al-lvhattàb 
disse a Mutammim b. Nuwayrah : « Voi appartenete ad una famiglia ormai 
< distrutta ; se voi sposaste, avreste forse dei figli in cui rimarrebbe la con- 
« tinuità della vostra famiglia ». Allora Mutammim prese una donna di 
al-Madinah, la quale però non trovò piacere ai suoi modi, essendo egli in 
preda alla più violenta tristezza per suo fratello, e poco occupandosi di 
lei. Allora essa cominciò a jjrenderlo con ostilità e a vessarlo, ed egli di- 
vorziò, e disse : 

Io dissi a Hind, quando non mi piacque il suo agire: E questo il segno dell'amore, 
o l'agire di una donna a cui ripugna il marito V 

O è la separazione (leggi al-sarm) che desideri? Ma a noi e' importa poco se alcuno 
ci lascia, dopo la perdita di Màlik. 

(Aghàni, XIV, 71, lin. 14-21) [T.]. 

§ 466. — Muhammad b. (iafar al-Saydalàni al-nahwi, da Muhammad 
b. Miìsa b. Hammàd, da 'Abdallah b. abì Sa'd, da Ahmad b. Mu'àwiyah, 
da Salmawayh b. Sàlih, da 'Abdallah b. al-Mubàrak. da Nu'aym (?) b. abi 
'Amr al-Eàzi; diceva costui:) Mentre Talhah e al-Zubayr camminavano tra 
Makkah e Madinah, si presentò a loro due un beduino. Essi si fermarono per 
dargli il passaggio, ma egli si fermò. Essi allora si affrettarono per lasciarlo 
indietro, ma egli si affrettò alla sua volta. Essi gli dissero : « Perchè ti 
« sei affrettato, o beduino ? Noi eravamo andati innanzi per precederti, e 
« tu sei venuto innanzi : ci eravamo fermati per farti passare, e ti sei fer- 
« mato ». Rispose: «Non c'è altro Dio che Allah, che distrugge l'uomo 
«più violento (? Khàlid?) che tradì i Compagni di Muhammad. Ammet- 
« tete che io abbia temuto di perdermi, e abbia voluto prendervi per guida, 
« o abbia temuto la solitudine, e abbia voluto prendervi per compagni ». 
Disse Talhah: «Chi sei tu?». Eispose : «Mutammim b. Nuwayrah». — 
« Ahimè >, disse Talhah, « noi ci siamo annoiati di chi non è punto noioso; 
« ripetici alcuni dei compianti composti in lode di tuo fratello ». In seguito 
gli si fece sposare umm Khàlid, ma ogni volta che egli metteva la testa 
sulla coscia di lei, scoppiava in lagrime. Allora essa gli disse : « Non e' è 

264. 



23. a. H. 



§S 466406. 



«altro dio che Allah: non dimenticherai dunque piìi tuo fi-atello? ». Ed 
egli pre.^e a dire : 

Io le dissi, quando essa mi voles-a vietare di piangere: Mi rimproveri a cagione di 
Màlik, o iinun Khalid? 

Che se i miei fratelli furono colpiti, e le morti vigili sin ad oggi hanno mancato i 
taoi parenti, 

Tutti i figli di madre dovranno una volta andar via, e dei loro migliori non n'è ri- 
masto che uno (?;. 

(Aghàni, XIV, 71, lin. 21-72, lin. 3) [T.]. 

Ctr. Dzahabi Tagrid, U, 64, n. 661; Hagar, HI, 728-729, n. 1830; 
Athir L'sd, IV, 298-299 ; Tanbìh, 187; Buhturi, 138,331,341,371; 
Fihrist, 158; Hamàsah, 370, 371, 372; Yaqut, I, 116, 661, 676; 
li, 59, 71, 613; lìl, 232, 418, 479; IV, 927; Balàdzuri, 98; KhaUi- 
kàn, ed. Wust., n. 792; Kutubi, II, 179; Mubarrad, 7, lin. 6; 62, 
lin. 11; 66, lin. 15; 107, lin. 12; IH, lin. 17; 147, lin. 2; 251, lin. 9; 724, 
lin. 17; 756, lin. 13; 761, lin. 10, 12; 762, lin. 5, 17; Khizànah, I, 
234-238, 446, 482-483; II, 433-435; III, 406, 498, 514, 629; IV, 214; 
Hammer PurgstaU Litter. Arab., I 462, n. 199. 

Muzhir. 

§ 467. — Muzhir (? sic: Mutahhar?) b. Ràfi' b. 'Adi b. Zayd b. tfusam 
b. Hàrithah al-Ansàri al-Hàrithi, o al-Màzini, zio paterno di Ràfi' b. Khu- 
dayg. Secondo ii^n Màkula aveva nome Muzahhir {sic): si dice che egli e 
suo fiatello Zuhayr trasmettes.sero tradizioni al loro nipote Ràfi' b. Khu- 
dayg. Secondo al-Wàqidi, fu pre.sente a Uhud, e visse fino al califfato di 
Umar, quando alcuni .suoi .schiavi di origine non araba (a' lag min abi- 
dihij, che lavoravano per lui alcune .sue terre in Khaybar, istigati dagli 
Ebrei, lo assassinarono (Hagar, III, 871, n. 3048). 

Cfr. Dzahabi Tagrid, II, 86, n. 899; Athir, II, 444; Atjiir 
Usd, IV, 375. 

Cfr. anche 20. a. H., § 237. 

Qatadah b. al-Nu man. 

§ 468. — Qatàdah b. al-Xu man b. Zayd I). 'Amir b. Sawàd b. Zafar 
al-Awsi, al-Zafari, fratello uterino di abu Sa'id al-Khudri, ebbe per madre 
Ani.sah bint Qays al-Naggàriyyah, e fu famo.so con il cognome di abu 'Amr 
al-An.sàri. Fu presente alla battaglfa di Badr, ove perdette un occhio, che 
si dice il Profeta miracolosamente risanasse. Segui tutte le campagne mi- 
litari del Profeta, difese il Profeta a Hunayn. e mori in età di 65 anni 
durante il califfato di 'Umar, il quale recitò su di lui le preghiere dei 
morti. Trasmise tradizioni a suo fratello abu Sa'id al-Khudri, a suo figlio 



23. a. H. 
[NECROLOGIO. - 
M utam m i m b. 
Nuwayrah.l 



aw. 



fs 468471. 23. a. H. 



23. a. H. 'Umar b. Qatàdah, a Mahmud b. Labid e ad altri (Haéar, III, 447-449 

(NECROLOGIO. - ' ^- ^ 

Qatàdah b. al- "■ AllfZJ. 

Nu'màn.i A th 1 r , III, 60, dice che secondo altri morì nel 24. H. 

Cfr. Tabari, 1,2798; Dzahabi Paris, I, fol. 138,v.; Athir Usd, 
IV, 196-196; Rustah, 214, 226; Durayd, 264; Hanbal Musnad. 
IV, 16 e segg. : VI. 384; Mahàsin, I. 87, lin. 1-7; Mubarrad, 777. 
linea 7. 

Qays b. abi-l-'Às. 

§ 469. — Qays b. abì-l'As b. Qays b. 'Adi b. Sa'id b. Sahm al-Qu- 
rasi al-Sahmi, convertitosi alla presa di Makkah, seguì il Profeta nella 
spedizione di Hunaj'n, e più tardi andò in Egitto con 'Amr b. al-'As. V'è 
memoria che il Califfo 'Umar ordinasse ad 'Amr b. al-'Às di fare un dono 
di 100 dìnàr a Qays b. abì-l-'As come premio per la sua generosa ospi- 
talità, e per ordine dello stesso Califfo Qays fu nominato da 'Amr qàdi 
supremo dell'Egitto ('ala al-qudàh). Qays fu perciò il primo a tenere 
questa carica in Egitto, ma rimase ben poco in quell'ufficio, avendo ces- 
sato di vivere nel Rabi' I. del 23. H. Egli si era costruita una casa presso 
il cortile (hara) del Dar ibn Rumànah (in Misr) (Hagar. III, 508, 
n. 1311). 

Cfr. Dzahabi Tagrid, II, 23, n. 234; Athir Usd, IV, 219. 

Cfr. anche 21. a. H.. § 267. 

Qays b. Àsim. 

§ 470. — abù Ali Qays b. 'A.sim b. Siuàn b. Khàlid b. Minqar b. 
'Ubayd b. Muqà'is al-Tamìmi al-Minqari, ebbe a madi-e umm As'ar bint 
Khalifah b. Grarwal b. Minqar. Qays b. 'Asim fra poeta, cavaliere valoroso, 
faggio, operò numerose incursioni, favorito dal trionfo nelle sue spedizioni. 
Visse nella Gàhiliyyah e nell' Islam, occupando in ambedue luogo emi- 
nente. Fu uno di quelli che nella Gràhiliyyah seppelliva le sue figliuole: 
poi abbracciò l' Islam e lo professò con fervore. Si recò dal Profeta e gli 
fri compagno in vita, gli sopravvisse lungo tempo e trasmise da lui una 
grande quantità di hadìth (Aghàni, XII, 149, lin. 19-23) [T.J. 

§ 471. — (al-Hasan b. Muhammad. da 'Abdallah b. abi Sa'd, da 'Ali 
b. al-Sabbàh, da ibn al-Kalbi, da suo padre). Si recò Qays b. 'Asim dal 
Profeta, e uno degli Ansar lo interrogò su ciò che si raccontava di lui. 
che egli aveva seppellito le sue figliuole. Egli rispose che non gli era 
nata jSgliuola che egli non avesse seppellita, quindi si rivolse al Profeta 
e prese a narrare, dicendogli : « Io temevo che le mie figliuole avessero a 

•26fi. 



23. a. H. 15 471 47.,. 

« subii-e qualche evento cattivo e ignominioso, perciò tutte le figliuole che 23. a. h. 

< mi sono nate le ho seppellite, e nessuna di queste sepolte mi ha fatto INEcrologio. 
« pena, all' infuori di una mia figlia che la madre partorì mentre io ero in 

« viaggio e consegnò ai parenti di lei, tra i quali essa rimase. Quando io 
« tornai domandai com'era andato il parto, e la donna mi rispose d'aver 
« partorito un morto. Passarono dopo di ciò degli anni, finché la ragazza 

< crebbe e ingrandì e un giorno si recò a visitare sua madre. Io entrai e 
« la vidi ; sua madre le aveva pettinato in trecce i capelli, e sulle trecce 
«aveva spai'so un poco di khalùq e disposto una fila di pietre, poi le 

< aveva dato ad indossare una collana di onice e le aveva posto al collo 
«un coUai'e di datteri. Io dissi: Chi è questa ragazza? sorpreso della sua 
« bellezza e della sua intelligenza. La donna pianse, quindi disse : Questa 
« è tua figlia ; io ti avevo raccontato di aver dato alla luce un bamliino 
« morto e l'affidai ai suoi parenti materni, finché eccola giunta a questo 
« grado di sviluppo. Io la lasciai indisturbata finché la madre non ebbe 

< più preoccupazioni su di lei; quindi un giorno la condussi meco, le .scavai 
« una fossa e ve la misi dentro, mentre essa diceva : padre, che cosa 
«fai di me? Poi mi diedi a gettare su di lei la terra, ed essa gridava: 
« padre, mi vuoi coprire tu di terra? Mi lascerai tu così sola e te ne 
« andrai via? Ed io continuai a gettarle di sopra la terra, finché la co- 
« persi interamente e la voce si spense. Nessuna fra quante ne ho seppel- 
« lito mi produsse rimpianto all' infuori di costei». Gli occhi del Profeta 
piangevano, poi egli di.sse : « Questa è veramente durezza d'animo, e chi 
« non usa misericordia non riceverà misericordia (o parole simili) » (') 
(Aghàni, XII, 149, lin. 23-160, lin. 12) [T.]. 

Nota 1. — Qaesta tradizione è fabbricazione posteriore sul tema dato di un barbaro costume 
attribnito agli Arabi pagani. II Lammens fMu'àwiyah, pag. 77, nota 3) combatte con forti argomenti 
la tesi che fosse uso comune: anzi parrebbe che Qays b. 'Àsim fosse appunto colui che introdusse l'uso 
fra i'Tamira (cfr. § 472 e nota). Altrove era sconosciuto. — Maometto può aver contribuito alla pro- 
testa contro tanta barbarie e cooperato alla sua soppressione nei punti dove forge e da pochi si prati- 
cava. — I tradizionisti musulmani se ne sono preoccupati per dar ragione al Quràn (VI, 152; X\n, W);' 
XVII, 33, ecc. I e anche per lo scopo artificioso di dimostrare quale profonda rivoluzione murale la pre- 
dicazione di Maometto creasse in seno all'Arabia antica, e quanto fossero barbari i pagani. — Cosi risalta 
meglio il merito del Profeta. La verità è invece diversa. — È esagerata la barbarie araba e l'effetto im- 
mediato ileir Islam augii Arabi fu, nei primi tempi, superficialissiraa, quasi per nulla avvertibile. 

§ 472. — (Muhammad b. Khalaf b. al-Marzubàn, da Ahmad b. al-Hay- 
tham b. Firas, da suo zio abù Firà-s Muhammad b. Firàs, da Umar b. 
abì Bakkàr, da un saykh dei banu Tamim, da abù Hurayrah). Qays b. 
'Asim si recò dal Profeta, il quale aveva nella stanza una delle sue figli»- 
e l'adorava. Qays gli disse: « Che cos'è quest'agnello che tu odori? ». Ri- 
spo.se: « È la mia figliuola». Dis.se Qays: «Io ho avuto dei figli maschi, 
« ma le femmine le ho tutte sepolte e non ho adorato nessuno, nò fi-ni- 

257. 33 



§§ 472, 473. 23. a. H. 

23- a- H. ^^ iiiiiiH uè luaschio >. Disse allora il Profeta: « Che altro .sÌLrnifi(ta ciò se 

[NECROLOGIO. - , 4 ,i , , , , ,• ■ „ 

Qays b. Asim.) '* ""^1 che Allah ha strappato dal tuo cuore ogni senso di pietà? >. 

Soggiungeva Ahmad b. Ha^'tjiam: Mi narrò mio zio, da 'Abdallah b. 
al-Ahtam che il motivo per cui Qays seppelliva le proprie figlie fu che al- 
Musamrag al-Yaskuri fece una incursione contro i banù Sa'd, e trasse pri- 
gioniere delle donne, e trascinò seco gli averi. Fra le donne ce n'era una 
di cui Qays b. Asini era zio materno, per nome Ramim bint Ahmad b. 
Crandal al-Sa'di, la cui madre era .sorella di Qays. Qajs allora si recò da 
loro per pregarli di donargliela o di restituirla contro riscatto, ma trovò 
che 'Amr b. al-Musamrag l'aveva scelta per sé. Rivoltosi a lui per riaverla, 
egli disse : « Lascio a lei la decisione, e se e.ssa preferirà venir con te, 
« prendila pure ». Ma essa, come le fu deferita la scelta, preferì Amr b. 
al-Musamrag, e Qays, tornato, seppellì tutte le sue figliuole, e fece di questo 
una regola per ogni figlia che gli nasceva. Allora gli Arabi .seguirono il 
suo esempio, e tutte le persone di considerazione, appena nasceva loro una 
figlia la seppellivano per salvarla dal disonore (^) (Aghàni, XII, 150, 
lin. 12-23) [T.]. 

, Nota 1. — Queste aiìerraazioni tradiscono il carattere apocrifo di molte notizie sui preteso sep- 
pellimento delle figlie vive presso gli Arabi. Secopdo la presente tradizione l'uso sarebbe stato intro- 
dotto dallo stesso Qays b. 'Àsim (cfr. § 471 e nota 1). Allora non era pivi in uso comune agli Arabi 

antichi, ma un delitto o atto liarbarico di un solo. 

§ 473. — (Muhamniad b. al-Hasan b. Durayd, da suo zio, da al-'Abbàs 
b. Hisàm, da suo padre, da suo nonnoj. Qaj's b. Asini al-Minqari sposò 
Manfùsah bint Zayd al-Fawàris al-Dabbi, e la seconda notte che convive- 
vano insieme, avendogli essa presentato del cibo, egli chiese : « Dov' è il 
« mio commensale? ». La donna non comprese ciò che egli intendeva dire, 
e allora egli prese a dire : 

O tu figlia di 'Abdallah, o tu figlia di Màlik, o tu figlia di costui che aveva i due 
lUHutelli e il cavallo fulvo, 

Quando tu appronti del cibo, cercagli un commensale, poiché io non starò a man- 
giarlo da solo. 

Un fratello che viaggi, o un vicino di casa; poiché io temo dopo di me che mi si 
vituperi nelle conversazioni. 

Io sono, senza perciò umiliarmi, lo schiavo degli ospiti, ma questa altresì è la sola 
caratteristica in me dello schiavo. 

Allora essa spedì una schiava graziosa, la quale gli cercò un commensale; 
quindi disse a lui (la moglie a Qays): 

Qays, mio marito, ha rifiutato di gustar il suo cibo, senza avere un commensale; egli 
è davvero generoso. 

Che tu sii perciò benedetto in vita, o fratello della liberalità e generosità; che tu 
sii benedetto in morte, quando ti conterranno le pietre (del sepolcro). 

(Aghàni, XII, 150, lin. 24-161, lin. 2Ì [T.]. 

258. 



23. a. H. §§ 474-470. 

§ 474. — ( Ahmad b. al-'Abbàs al-'Askaii, da al-Hasan b. Tvhalil al-'Aiizi, 23. a. h. 

^ , 1 'i - -TTl J 1 T-w- ì K^ rx ' T . , [NECROLOGIO. 

da Dimadz, da abu Ubaydah: Diceva al-Ahnai). «lo non ho appresa la Qays b. Asim. 

. clemenza se non da Qays b. 'Asini al-Minqari ». — A che proposito, o 

< abu Baki? », gli fu chiesto. Ed egli raccontò: « Il figlio di un suo fratello 

« gli uccise un figlio, e gli fu condotto perciò innanzi legato, perchè .si 

■ rifacesse su di lui. Ma egli disse : Voi avete spaventato costui ; quindi, 

. rivoltosi a lui, gli disse : Figliuol mio, tu hai diminuito il tuo numero, 

« indebolita la tua base, ti'acassato il tuo braccio, fatto trionfare i tuoi ne- 

« mici, e danneggiato la tua gente. Lasciate in libertà costui, e portate 

« alla madie dell'ucciso il prezzo del riscatto. L'uccisore si allontanò, e 

« Qays non sciolse (durante la scena) il suo mantello, uè si cambiò in 

«faccia» (Aghàni, XII, 151, Un. 14-19) [T.]. 

§ 475. — ('Ubaydallah al-Ràzi, da Ahmad b. al-Hàrit_h al-Kliarràz, da 
al-Madàini, da ibn Ga'diyyah e da abù-1-Yaqzàn; raccontavano questi due:) 
«Si recò Qays b. 'Asim dal Profeta, e questi disse: «Costui è il capo di 
« coloro che vestono pelli ». 

(Muhammad b. al-Hasan b. Durayd, da abu Hàtim). Un profumiere 
che trafficava nel paese degli Arabi, sostò vicino a Qays b. Asim. Una 
notte Qays bevette ubbriacandosi, allora legò il profumiere, gli prese e- io 
che possedeva, bevve del suo vino ubbriacandosi ancora di più, e nell'eb- 
brezza cercava di farsi lungo e saltare verso le stelle per afferrarle, e 
prendere la luna ; quindi disse ; 

Allah mi condusse un mercante iniquo, la cui barba |?) somigliava a code di eanielo. 

Quindi spartì la sadaqah del Profeta fra la sua gente e disse: 

Dite da parte mia ai Qurasiti questo messaggio, quando verranno loro i doni da de- 
positare (ideila sadaqah): 

Io ho regalato la sadaqah raccolta durante l'anno ai banfi Minqar, togliendo ogni 
speranza di parteciparvi agli spelati ed avari. 

Dopo avere poi maltrattato il mercante a quel modo, mise a ruba i suoi 
averi. Ma sua moglie non cessò di acquietarlo, finché egli si addormentò. 
Al mattino gli raccontarono ciò che aveva fatto, ed egli giurò che il vino 
non entrerebbe mai più fra le sue costole (Aghàni, XII, 151, lin. l*.)-lil) 

[T.\. 
§ 476. — I Waki', da al-Madà-inij. Qays b. Asim fu incaricato al tem[.o 
del Profeta di raccogliere le sadaqàt dei banu Muqà'is, e di tutte le tribù 
(della sua stirpe), mentre al-Zibriqàn b. Badr raccoglieva le sadaqàt 
dei banù 'Awf e degli. Abnà. Quando il Profeta morì, Qays e al-Zibriqàu 
avevano ambedue raccolta la sadaqah delle tribù loro dipendenti, e 
al-Zibriqàn gli mandò di soppiatto una persona per indurlo (zayyana: 
per fargli vedere la convenienza di) a rifiutare la consegna di ciò che 



§§ 47(j, 477. 23. a. H. 

23. a. H. aveva in inauo, traendolo in ina-anno col diitjrli : « 11 Profeta è morto, su 

[NECROLOGIO. -, ,. -.,,••,•,,, 

Qays b. Asim.) * uunque, raccogliamo questa saaaqan, e distribuiamola nelle nostre fa- 
« miglie; che se l'autorità di abù Bakr acquisterà teiTeno, e gli Arabi gii 
« daranno la zakàt, noi gliela raccoglieremo una seconda volta ». Infatti 
Qays distribuì i cameli nella sua gente, ma al-Zibriqàn si recò da abù 
Bakr con settecento cameli e glieli consegnò, poi disse : 

Io ho consegnato scrupolosamente le camele del Profeta Muhammad, io sono un 
uomo che non guasto la religione col tradimento. 

Quando Qays conobbe l'inganno orditogli da al-Zibriqàn, esclamò: « 8e al- 
« Zibriqàn giurasse una cosa a sua madre, la ingannerebbe» (Aghàui, 
XII, 151, lin. 31-152, lin. 9) [T.]. 

Cfr. 11. a. H., § 90. 

§ 477. — (a) ('Abdallali b. Muhammad al-Ràzi, da al-Hàrith b. Usàmah. 
da al-Madà-ini, da al-Hasan b. Ali, da Tha'labah, da ibn al-A'ràbi : Do- 
mandarono a Qays b. Asim). « Come hai acquistato la tua autorità? ». 
Rispose : « Con lo spargere la liberalità, allontanare il danno, e difendere 
« i ma vvla >. 

(ò) (Waki', da al-'Umari, da al-Haytham). Diceva Qays b. 'Asim ai suoi 
figliuoli: «Guardatevi dal diventare ingiusti; ogni gente che diventa in- 
* giusta, finisce con l'assottigliarsi (restare isolata) e perdere prestigio >. 
E accadeva che qualcuno dei suoi figli, schiaffeggiato da uno della sua 
gente o da altri, vietava ai suoi fratelli di prestargli soccorso. 

(e) ('Ubaj^dallah b. Muhammad al-Ràzi, da al-Hàrith, da al-Madà-ini, da 
ibn Gra'dabah [? o (jra'diyyah]). Qays b. 'Asim raccontava: «Mi recai dal 
« Profeta, il quale mi diede il benvenuto e mi fece sedere vicino a sé. Io 
«. gli dissi : r a s ù 1 di Allah : La ricchezza che non implica per me re- 
« sponsabilità, (U cui acquisto e godimento non ha tristi conseguenze per 
« me, avendola io acquistata lecitamente), credi tu che io possa conservarla 
« per gli ospiti che possano venire a visitarmi, o i membri della mia famiglia 
« dato che essi crescano? ». Rispose: « Sì la ricchezza [lecita] sono quaranta 
« [cameli], o anche più, sessanta; ma guai a coloro che posseggono cento — 
«■ ripetè questo tre volte — salvo che essi non donino di ciò che loro sopra- 
« vanza, e prestino gli stalloni per fecondare, e le camele per cavalcare, 
« e diano quelle fornite di latte per farle mungere, e facciano mangiare 
« (scannandone qualcuna) gli indigenti e i mendicanti » ('). Allora io risposi : 
« r a s ù 1 di Allah, quanto son generose queste qualità ; non si trova nel 
« vv à d i in cui abito io, chi le possegga in abbondanza (man k a th u r a 
«bihà? o qualche cosa simile, testo corrotto e oscuro) ». Allora egli 
mi disse: «Come ti comporti tu nel prestare gli stalloni? ». Risposi: 

260. 



23. a. H. §§ 477_ 47y 

< Lascio venire la gente, e chiunque vuole prendere un camelo maschio, 23. a. h. 

' 1 i. • rk- t- i. 1 j • ^ .L IO ìNECROLOGIO. 

«lo porta via». Disse: «. Cj quanto al dare in prestito per cavalcare:'». oays b Asim 
Risposi : « Io presto la camela ulcerata (= abituata ai viaggi) non meno 
« che la puledra giovane. E quanto al concedere l'uso del latte (leggi al- 
« manihah)? ». Dissi: «Io ne do in uso gratuito cento per anno». Al- 
lora egli disse: «Del tuo avere c'è una parte che tu mangi e distruggi, 
■■ una parte che tu indossi e logori, e una terza che tu dai in beneficenza; 
questa è quella che tu conservi » (Aghàni, XII, 152, lin. 9-24) [T.]. 

Nota 1. — <4ui rivengono fuori i sentimenti comunistici o socialistoidi di cui era pregno l'Islam 
primitivo e di cui avremo a parlare discorrendo del sistema fiscale musulmano e delle punizioni inflitte 
ai governatori soverchiamente arricchiti (cfr. §§ 299, 308, 837). L'Islam posteriore ha cercato di smorzare 
questa tinta esagerata. 

§ 478. — (Hàsim b. Muhamniad al-Khuzà'i, da abii Ghassàn Dimàdz, 
da abù Ubaydah). Qays b. Asim è colui che ferì nel di dietro (ha fa za) al- 
Hawfizàn b. Sarik al-Saybàni, nella battaglia di Grudùd con un colpo di 
lancia nel deretano. La storia di questa giornata è la seguente : al-HàritJi 
[= al-Hawtì^ànj b. Sarik b. Amr al-Salb b. Qays b. iSaràliil b. Muirah b. Hu- 
màm era in pace coi banù Yarbù', allorché gli venne l'idea di tradirli, e rac- 
colse i band Saybàn, i banù Dzuhl, gli al-Lahàzim, i Qays b. Tha'labah, Taym 
Allah b. Tha'labah ed altri, quindi mosse contro i banii Yarbù'. Ma 'Utbali 
b. al-Hàrith b. Sihàb b. Sarik, avvertito in tempo dei suoi disegni, chiamò 
a raccolta la sua gente, i banù Gra'far b. Tha'labah, dei banù Yarbù', e 
si accordò con lui. Allora al-Hàritji b. Sarik fece un' incursione contro i 
banù Muqà'is. Non avendo i fratelli di costoro, i banù Rabi', risposto al 
loro appello, essi chiamarono in soccorso i banù Minqar, i quali partirono 
cavalcando, finché raggiunsero al-Hàrith b. Sarik e i Bakr b. Wàùl, che 
stavano a fare la siesta in una giornata di calore eccessivo. Prima che al- 
Hawfizàn potesse riaversi dalla sorpresa, si vide alla sua testa al-Ahtam 
(lo sdentato) b. Suma^y h. Sinàn b. Khàlid 1). Minqar; il nome di al- 
Ahtam è Sinàn. al-Hawfizàn montò raj)idamente a cavallo, e disse ad al- 
Ahtam: «Chi .sei tu?». Quegli si qualificò e soggiunse: «Questi .sono i 
« banù Minqar che vengono a trovarti ». Disse al-Hawfizàn: * Ed io sono 
« al-Hàrith b. Sarik ». Allora al-Ahtam gridò: « U Al Sad », e al-Havvfizàji 
gridò: « Al Wà-il », e si lanciarono l'un contro l'altro. I banù Minqar si 
fecero innanzi e attaccarono una battaglia violenta e dolorosa. Le donne 
dei banù Rabi' gridarono anch'esse: « O'Al Sad », e al loro grido divenne 
più vivace l'ardore di combattimento dei banù Minqar, ed essi misero in 
rotta i Bakr b. Wàil, i quali lasciarono ciò che avevano nelle loro mani 
dei banù Muqà'is e dei loro beni. 1 banù Minqar li inseguirono facendo 
morti e prigionieri, e al-Ahfeam prese prigioniero Humràn \). Abd Amr. 

261. 



§§ 478, 47a. 23. a. H. 

23. a. H. ^Ja Qays b. 'Asim mirava ad al-Havvfizàn, senza preoccuparsi d'altro, e sic- 

INECRNLOGIO. - , ^t • , " ' i, , • . , r, , , 

Qays b. Asim.i come al-Harith era sopra iiu cavalk) maturo, chiamato al-Zabad, mentre 
Qa_ys cavalcava un puledro, temendo che al-Hàrith gli sfuggisse, lo ferì con 
la lancia all'ano, ma il cavallo lo trascinò via mettendolo in salvo. Perciò 
egli fu chiamato al-Hawfizàn. Qays mise in libertà i beni e i prigionieri 
dei banu Muqà'is e dei banù Rabi' e prese con sé i beni e i prigionieri dei 
Bakr b. Wà-il. Dopo un anno si riapri la ferita inferta da Qays ad al- 
Hawfizàn, ed egli mori. Qays b. 'A.sim ricordò questa giornata nei se- 
guenti versi : 

Allah ricompensi i Yarbii' delle loro cattive azioni, quando, ricordando le varie vi- 
cende, si parlerà dei loro fatti. 

Il giorno di Gudiid voi disonoraste le vostre famiglie abbandonandole, mentre il dorso 
dei cavalli sanguinava. 

Sa'd e al-Rabàb spezzeranno il vostro naso (rintuzzeranno il vostro orgoglio), come 
si fende la punta della verga per innestarvi la corda. 

E disse Sawàr b. Hayyàn al-Minqari : 

Noi traforammo al-Hawfizàn con un colpo di lancia, che bevette il sangue bruno 
uscito dal ventre, mescolato di bianco; 

E le nostre lance fecero smontare a forza Humràn, ed egli subì le catene ribadite 
sulle sue bracciA. 

(abù 'Ubaydah). Qays b. 'Asim fece altresì una scorreria contro gli 
al-Lahàzim seguito dai banù Ka'b b. Sa'd nei combattimenti di al-Nibàg 
e di Nabtal, e temendo che i suoi avessero paura di affrontare i Baki- b. 
Wà'il — infatti essi parlavano sommessamente di ciò, — si levò di notte 
e lacerò il loro sacco di provvisioni, perchè non potessero fare a meno di 
scontrarsi col nemico. Quando ebbe fatto ciò essi si rassegnarono ad assa- 
lire gli avversari e lo fecero con valore. Cosi egli fece le sue scorrerie 
contro gli al-Lahàzim, e la battaglia più notevole fu quella di Nabtal vinta 
dai banù Sa'd; e Qaj-s trionfò come volle, e si riempì le mani dei loro 
beni e del loro bottino. A questo fatto allude suo figlio 'Ali b. Qays b. 
Asim, dicendo: 

Io sono il figlio di colui che lacerò le provvisioni, quando aveva già veduto in Nabtal 
le tribù degli al-Lahàzim pronte a combattere. 

E le assali con l'esercito Qays b. 'Asim, un uomo che quando avviava una impresa, 
la conduceva a buon line. 

(Aghani, XII, 152, lin. 24-153. lin. 25) [T.]. 

§ 479. — (a) (abù 'Ubaydah). Qays b. 'Asim era il capo dei banù Sa'd nella 
seconda giornata di al-Kilàb, ed ebbe una contesa con al-Ahtam a propo- 
sito di 'Abd Yaghùth b. Waqqàs b. Sala-ah al-Hàiithi, che 'Usmah b. Ubayr 
al-Taymi aveva fatto prigioniero e consegnato ad al-Ahtam. Qays sollevò 
il suo arco e colpì con esso la bocca di al-Ahtam, fracassandogli i denti : 
donde costui prese il nome di al-Ahtam — lo sdentato. 



23. a. H. 5§ 479^ 480. 

(6) (Hàsim b. Muhammad al-Kliuzài. da Dimàdz, da abù 'Ubavdah: 23. a. H. 

^ ^ - ■ — [NECROLOGIO. 

naiTÒ altresì 'Isa b. al-Husayu al-Warràq. da Ahmad b. al-Ha3-tham b. Qays b. Asim. 
Adi). Qays b. 'Asini, quando si avvicinò la morte, raccolse attorno a sé 
i suoi figliuoli, e disse loro : « Figliuoli miei, quando sarò morto, fate 

• vostri capi i più gi-andi tra voi, e non i più giovani, perchè gli altri 
< non trattino da stolti i più grandi tra voi. Vi raccomando di coltivare 

i vostri averi; essi sono la caratteristica del generoso, e il mezzo per fare 

- a meno dei vili. Quando morrò, seppellitemi negli abiti in cui solevo pre- 
« gare e digiunare. Guardatevi dal chiedere, che è l'ultima risorsa dello 

■ schiavo: tutti coloro chesi sono dati a chiedere, hanno finito con l'abban- 

- donare gli spedienti che davano loro da vivere. Quando mi seppellirete, 

■ nascondete il mio sepolcro da questa tribù dei Bakr b. Wàùl, poiché 

• durante la Gràhiliyyah erano tra noi continue ostilità ». Quindi pre.se ot- 
tanta fi-ecce e le legò insieme con una corda e disse ai suoi figli : « Spez- 
« zatele ». Ma essi non vi riuscirono, ed egli disse loro: « Separatele ». Essi 
le separarono, ed egli disse loro: « Spezzatele ad una ad una ». Essi le 
ruppero, ed egli osservò: « Così sarà di voi secondo che sarete uniti, o se- 
« parati ». Quindi pronunziò i seguenti versi: 

La gloria è un edifizio costruito d.i un padre virtuoso, le cui azioni sono vivificate, 
continuate, dal figlio. 

Il sommo della virtù sono il valore e la clemenza, accompagnate alla continenza ed 
alla liberalità- 
Trenta persone, o figli miei, quando li riuniscono mutui legami, sono nelle av^ersitA. 

Come trenta frecce, che legate, t'ormano contro alla sorte una sola freccia robusta 
(V ovvero: quando una freccia robusta le stringe insieme contro alla sortei. 

Esse non si spezzano, mentre se le singole freocié si separano, la dispersione ne pro- 
duce la rovina. 

I più saggi e più vecchi tra di uui lut-niMiiu i in- \.'i /iiostriate di deferire ad essi 
l'antorità (leggi dzawu invece di dawà). 

E vi raccomando la cura dei più piccoli, affinchè l'esperienza ihunk? o hantby o 
iinthV stirpe?) dei minori raggiunga gli sforzi necessarilVi ilo sviluppo necessario?!. 

^^uuidi morì, e Abidah b. al-Tabib lo pianse con questi versi: 

Su te il saluto di Allah, o C^ays b. Àsim, e la sua misericordia, finché egli vorrà es- 
sere miseri corde. 

E il saluto di coloro a cui tu bai profuso i tuoi favori: ogni volta che essi visite- 
ranno venendo da lontano i tuoi paesi, ti saluteranno. 

E la morte di Qays non è stata la morte di una sola persona, ma tutto l'edificio di 
una gente è stato demolito. 

^Aghàiii. XII, 153, iin. 30-154, Un. 21) [T.j. 

§ 480. —(a) (Habib b. Nasr al-Muhallabi, da 'Abdallah b. abi Sa'd, da 'Ali 
b. al-Sabàh, da ibn al-Kalbi, da .suo padre). Avvenne una contesa tra Qays 
b. Asim e Abidah b. al-Tabib. in seguito alla quale Qays gli tolse l'ami- 
cizia. Di poi 'Abidah si assunse di dar sodisfazione di un omicidio avvenuto 
nella sua gente e si mise a chiedere il contributo per l'indennità che egli 

•26.3. 



§ 480. 23. a. H. 

23- a- H. si era assunta, e raccolse un certo numero di cameli. Passandi» di là Qavs 

[NECROLOGIO. - -j. . . , , . 

Qays b. Àsim.l t)- -^tjiiii) mentre quegli questuava per completare la misura del riscatto, 
domandò: « Per che motivo chiede 'Àbidah? », e saputa la cosa, gli mandò 
dei suoi cameli il numero necessario per l'intera indennità, dicendo: « Di- 
« tegli che si serva a suo beneficio di ciò che ha raccolto finora, e che 
« mandi questo alla gente (che deve riscuotere il prezzo del sangue) ». Al- 
lora 'Abidah disse : « Se il rappacificarmi con lui in seguito a questo suo 
« fatto non fosse indecoroso per me, io mi rappacificherei. Però io andrò 
« dalla mia gente, quindi tornerò e mi riconcilierò con lui ». Egli dunque 
si portò via i cameli, quindi tornò, ma trovò Qays già morto. Allora si 
fermò sul suo sepolcro e prese a dire : 

Su te il saluto di Allah, o Qays b. 'Asim, e la sua misericordia, finché egli vorrà es- 
sere misericorde. 

coi versi che seguono. 

(6) (Muhammad b. Mazyad b. abì-1-Azhar, da Hammàd b. Ishàq, da suo 
padre; diceva costui: Narravano "Asim b. al-HadatJiàn e Hisàm b. al-Kalbi, 
dai loro maestri). Qays b. 'Asim al-Minqari una notte, prima di convertirsi 
all' Islam, bevve del vino e si vibbriacò e palpò il ventre di sua figlia, o 
di sua sorella che si salvò da lui fuggendo. Quando egli smaltì l'ebbrezza, 
gli si disse : « Non sai tu che cosa hai fatto la notte scorsa? >. Disse : « No ». 
Allora glielo raccontarono, ed egli si proibì di bere più vino, e disse sul 
proposito : 

lo trovo il vfno restio e pieno di qualità che compromettono l'uomo generoso. 

No!, per Allah, io non lo berrò più in vita mia, né inviterò a berlo un commensale. 

Né in vita mia darò per esso del denaro, né disseterò con esso un assetato : 

Poiché il vino disonora quelli che lo bevono, e impone ad essi il compimento di azioni 
mostruose. 

Quando il suo fuoco gira sper i cervelli i, si levano dei fenomeni che rendono stolto 
l'uomo più saggio. 

(c) (Muhammad b. Mazyad, da Hammàd b. Ishàq, da suo padi-e, da 
'Asim b. al-Hadathàn. Raccontava al-Zibriqàn che un mercante (day- 
yàfì?) passò con un carico di vino da Qays b. Asim e si fermò da lui. 
Allora Qays gli disse : « Dammi un bicchiere di vino ». Quegli acconsenti, 
e Qa^'s gli disse: « Ancora ». Ma l'altro rispose: « Io sono un mercante, che 
« cerco guadagno e profitto, e non posso darti da bere senza pagamento ». 
Allora Qays si levò, lo prese e lo legò ad un albero che era nella sua abi- 
tazione e ve lo lasciò fino al mattino, e come sua sorella voleva interce- 
dere a favore del disgraziato, la schiaffeggiò, le lacerò il viso, e dicono 
che la volesse violentare; quindi prese a dire: 

Allah mi condusse un ottimo mercante, la cui barba sembrava una coda di camelo. 

264. 



23. a. H. 



§§ 480, 481. 



Al mattino seguente domandò: « Chi ha trattato in questo modo il mio 23. a. h. 

. ospite? ». Rispose sua sorella: « Quegli stesso che ha ridotto la mia faccia Qays b. Asim. 
« in questo modo; tu sei stato », e gli raccontò ciò che egli aveva fatt<i. 
Allora egli gim-ò ad Allah elio non berrebbe mai più vino, e fu il primo 
tra i nomadi che interdisse a se stesso l'uso del vino durante la Grahi- 
liyyah (Aghàni, XII, 154, lin. 28-155, Un. 22) [T.]. 

§ 481 . — (fl) (Muhammad b. Khalaf b. al-Marzubàn, da Ahmad b. Mansur, 
da abù (ia'far al-Mubàraki, da al-Madàini, da Maslamah b. Muharib). Di- 
ceva al-Ahnaf b. Qays : Si parlava dinanzi a Ziyàd dell'eloquenza delle 
donne, ed io gii raccontai che, quando Qays b. 'Asim abbracciò l' Isiàm, 
aveva presso di sé una donna dei banù Hanifah. La famiglia e il padre 
di costei, avendo lifiutato di abbracciare l' Isiàm, temevano una .sua con- 
versione e si adoperarono in tutti i modi sulla sua volontà, gim-ando che, 
se essa fosse passata all' Isiàm, avrebbez'o rotto per tutta la vita qua- 
lunque rapporto con lei. Allora essa reclamò da Qays il divorzio, e Qays 
divorziò. Quando la donna si accinse a partire per raggiungere la propria 
famiglia, Qays le dis.se: « Tu hai convissuto con me dandomi la gioia, ed 
< ora te ne vai senza disonore; la tua compagnia non è stata noiosa, né 
« i tuoi modi riprovevoli, e se non fosse la scelta fatta da me {— la mia 
« conversione), non ci avrebbe separato che la morte, ma il volere di 
«Allah e del suo Profeta esige che io l'obbedisca». Allora essa li.spose: 
« Io avevo saputo già del tuo merito e della tua virtù ; e tu sei stato in 
« verità costante nell'affezione, intenso nell'amare, scarso di difetti, ma- 
« gnifico neir intimità, lontano da qualsiasi ripugnanza ; tu vedrai come 
« io non accetterò per l'avvenire altro marito »: Diceva Qays: « Mai nel 
« separarmi da una cosa io provai tanto rimpianto, quanto per lei ». 

(b) (Muhammad b. Khalaf b. al-Marzubàn, da Ahmad b. al-Haytham b. 
Firàs, da abù Firàs). Qays b. 'Asim aveva per kunyah abù 'Ali, e Khàqàii 
b. al-Ahtam, quando parlava di lui esclamava: « Grande è un uomo come 
« abù Ali: 

Attorno a luì girano i Ka'b b. Sa'd come girano i pellegrini intorno al tempio Bnvt 
'Aramram. 

. (c) (AUàn b. Hasan al-Su'ùbi). I banù Minqar sono gente malfida, e 
vengono soprannominati al-Ka\vàdin. o anche A'ràf al-Bighàl — criniere 
di muli — ; essi sono la gente peggiore che esista e vengono sopranno- 
minati al-Ghudi- — tradimento — o Kay.sàn — perfidia — . La loro ava- 
rizia è grande e Qays b. 'Asim raccomandò ai suoi figliuoli, fra le molte 
raccomandazioni che egli soleva far loro, che curassero gli averi. Ora gli 
Arabi non fanno mai ciò, ritenendolo ignobile. 

a66. 34 



§ 481. 23. a,. H. 

23- a- H. Di essi dice al-Akhtal h. Ralnali l.. al-Namr b. Tawlib: 

[NECROLOGIO. - 

Qays b. 'Asim.) O Minqar b. 'Ubayil, la vostra viltà è registrata nei versi sin dall'epoca di Adamo. 

L'ospite ha un diritto su chiunque è generoso, ma fra i Minqar l'ospite toma nudo 
e depredato. 

Ed al-Namr b. Tawlib, ricordando i loro soprannomi di Cfhudi' e di Kaysàn, 
dice in una qasidah in cui egli li attacca: 

Quando furono chiamati Kaysan, i loro uomini maturi erano più vicini al tradimento 
(al-gliudr) dei loro giovani imberbi. 

Questa nomea del resto è diffusa tra i banù Sa'd tutti insieme, salvo che 
essi la rigettano .sui [solij banù Minqar, e i banù Minqar alla loro volta 
la rigettano sui banù Sinàn b. Khàlid b. Minqar, che è l'avo di Qays b. 
'Asini. 

Narra ibn al-Kalbi che al Profeta, quando conquistò Makkah, vennero 
le deputazioni delle varie tribù Arabe, e tra queste furono Qays b. Asim 
e Amr b. al-Ahtam, suo parente. Quando i due furono alla presenza del 
Profeta, si ingiuriarono e litigarono l'un l'altro. Qays disse all' indirizzo 
di 'Amr b. al-Ahtam: « rasùl di Allah, costoro non appartengono alla 
« nostra tribù, questi sono di al-Hirah ». Allora rispose 'Amr b. al-Ahtam: 
« Tutt'altro, o Profeta, egli è greco e non appartiene alla nosti-a razza » : 
quindi gli disse : 

Sei venuto, o tu dal culo pesto, ad ingiuriarmi dinanzi al Profeta mancando alla ve- 
rità e all'esattezza. 

Se voi ci odiate, la vostra origine è tra i Rum, e i Bum non riescono a dissimulare 
il loro odio contro gli Arabi. 

Noi siamo principi e la nostra autorità è quella del troneo, mentre la vostra è alla 
base del coccige e della coda. 

Egli lo fece discendere dai Rum, perchè egli era troppo rosso (di capiglia- 
tura o carnagione). Dicesi che il Profeta gli vietsse di dii-e ciò sul conto 
di Qays, aggiungendo: « Anche Ismaele, figlio di Abramo era rosso ». Qa3's 
b. Asim gli rispose con questi ver.si : 

Fra i banù-l-Ahtam non c'è nessun individuo eminente, da cui si speri, né valente 
per cui (?) essi possano risollevarsi. 

Dà ai figli d«l Hirita una replica speciale, che metta in luce un poco di quello che 
essi vorrebbero nascondere. 

Se io non vi avessi difeso, sareste ancora degli schiavi, abitanti in al-Hirah ed in 
al-Saylahun. 

Della gente raccogliticcia vi condusse seco dalla sua terra, al-Hirah, come voi pre- 
tendete. 

Nel dorso e nel cavo della mano ci sono le tracce della malattia che voi cercate di 
nascondere. 

'Allàn afferma che Qays rinnegò l'Isiàm dopo la morte del Profeta, e cre- 
dette in Sagàh, e ne divenne il m u ■ a dz dz i n , ricordando ciò nel verso : 

La nostra profetessa, a cui noi conveniamo, è una donna; mentre i profeti di Allah 
sono d'ordinario ilei maschi. 

266. 



23. a. H. §g 481^ 482. 

Quando poi Sagàh sposò Musa\ limali al-Kadzdzàb al-Hanaft e uè abbracciò 23. a. h. 

la fede, Qays credette anch'egli in lui; e quando Khàlid b. al-Walid in- ' Q^ys^b^^sim! 
vase la Yamamah, prese Qays b. 'Asim prigioniero. Ma Qays asserì dinanzi 
a lui che Musa^limah gli aveva preso un figlio, e che egli si era recato 
da lui [unicamente] per ricercarlo. Khàlid gli fece giurare che quanto egli 
diceva era vero, e avendo Qays prestat(j il giuramento, lo rimise in libertà: 
così egli si salvò dalle sue mani. Un rimprovero che fanno a Qays è il 
seguente : 'Ubàdah b. Marthad b. 'Amr b. Marthad prese prigioniero Qays 
b. 'Asim e trasse in cattività la moglie e le sorelle di lui nella giornata 
di Abraq al-Kibrit, quindi usò loro grazia e li rimise in libertà senza ri- 
scatto. Qays però non lo ricompensò, né gli fu grato almeno in parole 
per ciò che quegli aveva, fatto. Su di che disse 'Ubàdah : 

Sul terreno' di Abraq al-Kibrit, o Qays b. 'Asim, sei stato tatto prigioniero, mentre 
le punte delle lance erano dei frammenti rossi idi sangue). 

Quando il Sa'dita ti è debitore di riguardi, tu lo vedi unire alla malignità il tra- 
dimento. 

Qays b. .Asim durante la Gràhiliyyah veniva soprannominato al-Kawdau 
(bastardo). Zayd al-Khayl al-Tà"i aveva abbandonato la propria gente e 
si era recato ad abitare fra i banù Minqar, allorché, mentre egli si tro- 
vava fra costoro, i banii 'Igl li assalirono. Zayd allora combattè vittorio- 
samente e sostenne delle prove mirabili, finché i banù *Igl si ritii-arono 
in fuga. Ma Qays non apprezzò la sua impresa, e disse : « Io solo li ho 
« sconfitti ». Allora Zayd al-Khayl disse, vituperandolo e smentendolo, in 
una lunga qasidah: 

Io non mi ritiro, se i cavalieri indietreggiano, né sono mentitore tome Qays b. 'Asini. 

(Agli ani. XU, 156, Un. 29-157, lin. 22) [T.]. 

§ 482. — ('Abdallah b. abi Sa'd, da ibn 'A-i.sah, da un individuo 
degli al-Ribàb). Un tale parlava dinanzi al Profeta di Qays b. 'Asim e 
disse : « Io ho in mente di andarlo a trovare e trattarlo come si merita 
«(esprimendo propositi di minaccia) ». Allora il Profeta gli rispose: « In 
« questo caso tutti i band Sa'd si metterebbero dinanzi a lui (gli fareb- 
« bero scudoj coi petti dei loro cameli ». Soggiunge il ràwi: Quando Qays 
morì, lo pianse Mirdàs b. Abdah b. Munnabbih, dicendo: 

La morte di Qays non è stata la morte di una sola persona, ma tutto ritditicio di 
una gente è stato demolito. 

(Aghàni, XII, 157, lin. 29-168, lin. 3; [T.]. 

Cfr. Dzahabi Tagrid, I, 23, n. 23G; Hagar, III, 505-n07, n. 1309: 
Dzahabi Bodl., II, fol. 12,r.; Athir, I, 457, 467, 468, 487-489; li, 21!«, 
229, 269, 270, 282, 283; Athir Usd, IV, 219-221; Rustah, li>4, 206, 
211; Buhturi, 354; Durayd, 154; llamàsah, 367, 678, 696; Han- 

267. 



85 482-484. 23. a. H. 

23. a. H. i,;^| Miisnad, V, (Jl ; Khallikàn ed. Wtìst., n. 74, B15; Mubarrad, 

''^Qa^ys°b'^°sìm.i ' '02. liii. 14; 120, lin. 17; 128, lin. 11; 223, lin. 12; 271, lin. 17; 272, 
lin. 7: 278, lin. 13; 334, lin. 14; 336, lin. 7, 15; Qutaybah, 163: Ta- 
li ali, t;fr. Indice, s. v.; H a m m e r L i 1 1 e r . A r a b . , I, 452, n. 195. 

Qays b. 'Asim è un altro esempio di quegli Arabi rozzi, violenti e san- 
guinari, come 'Amr b. Ma'dikarib, Khàlid b. al-Walid e molti altri meno 
noti che entrarono nell' Islam, rimanendo immutati pagani, per i quali la 
nuova fede fu null'altro che vma parola in quanto significava moto della 
loro coscienza religiosa. Qays b. 'Asim fu più pagano e più ribelle all' Islam 
di tanti altri e perciò la tradizione lo ha preso più specialmente di mira 
per la glorificazione di Maometto che, a dii- loro, seppe domare e trasfor- 
mare uomini di questo stampo. Qays con i Tamim emigrò ad al-Basrah 
dopo aver combattuto contro i Persiani: quando sorse tutta una scuola di 
tradizionisti e di storici, tra i quali eminentissimo ibn al-Kalbi, scuola che 
tentò raccogliere le notizie dell'Arabia antica e nobilitarle con ogni arti- 
ficio per combattere la marea crescente dei non arabi che avevano strappato 
agli Arabi la egemonia nell' Islam, Qays fu oggetto di speciale nobilitamento 
da parte dei discendenti degli Arabi immigrati nella Babilonide. Il carattere 
barbarico di questi antenati fu anche accentuato in alcuni casi : ciò dava 
un'impronta aristocratico ed antica alle memorie di famiglie o di triMi. 

Rabi ah b. Dirag. 

§ 483. — Rabiah b. Dirag (Darràg?) b. al-'Anbas b. Wahbàn b. Wahb 
b. Hudzàfah b. Gumah, al-Qurasi al-Gumahi zio del celebre tàbi'i, 'Abd- 
allah b. Muhajrìz, prese parte alla battaglia di Badr nell'anno 2. H. com- 
battendo nelle file dei Qurays contro i Musulmani e fu fatto prigioniero; 
Maometto lo rimise poi in libertà, ma Rabi' ah non abbracciò l' Isiàm prima 
della presa di Makkah. Suo figlio Abdallah fu ucciso alla battaglia del 
Camelo nell'anno 36. H., ma egli cessò di vivere durante il califfato di 
Umar [f 23. a. H.]. Trasmise tradizioni al nipote 'Abdallah b. Muhayriz, 
il quale a sua volta le trasmise al celebre al-Zuhri. Alcuni vogliono però 
annoverare Rabi'ah non già fra i Compagni, ma fra i tàbi'i, e di questa 
opinione sono abù Zur'ah al-Dimasqi e ibn Sami' (Hagar, I, 1037-1038, 
n. 2585). — Cfr. 2. a. H., § 89, n. 36. 

Rabi ah b. al-Hàrith. 

§ 484. — abù Arwa Rabiah b. al-Hàrith b. 'Abd al-Mut.talib b. Hà.sira 
al-Hàsimi, aveva più anni del proprio zio al-'Abbàs b. Abd al-Muttalib 
[t 32. a. H.j, ed ebbe per madre Azzah bint Qays al-Fihriyyah. Durante 

268. 



NECROLOGIO. - 
Rabi ah b. al- 



23. a. H. §§484, 486. 

i tempi pagani fii socio di 'Uthniàn b. 'Affan nelle imprese commerciali e 23. a. h 

fecero in.sieme vari viaggi. Egli appartenne al partito makkano, che non 
volle prender parte alle lotte intestine per causa di Maometto, e quando Harith 
avvenne la battaglia di Badr, nell'anno 2. H., egli si trovava per affari di 
commercio in Siria e così non ebbe occasione di battersi contro i Musul- 
mani. Fu lui che in .seguito, insieme con lo zio al-'Abbàs, decise di man- 
dare i propri figli al Profeta e chiedere per loro la riscossione delle tasse, 
al-sadaqàt. ma ottenne dal Profeta un netto rifiuto (cfr. 7. a. H., § 42 
e nota 3). Maometto gli assegnò una rendita di cento vvasq sui beni di 
Khaybar ictr. 7. a. H.. § 42). Egli morì prima dei suoi due ft-atelli, Nawfal 
e abù Sutyàu, durante il califfato di 'Umar [t 23. a. H.| e secondo alcuni 
precisamente nel 23. H. in Madinah (Hagar, I, 1035- 103G, n. 2680). 

Cfr. Athir, III, CO. 

Fu uno dei convertiti alla presa di Makkah : trasmise tradizioni al 
proprio figlio Abd al-Muttalib b. Rabi'ah (Dzahabi Paris, I, fol. 146, v.). 

Cfr. Crawzi, I, fol. 40,r.-40,v., il quale Io annovera fra i morti del 
17. H. 

§ 485. — (a) Rabi'ah b. al-Hàrith ebbe a madre Ghaziyyah bint Qays 
b. Tarif b. Abd al-'Uzza b. Amirah b. 'Umaj'rah b. Wadi'ah 1). al-Hàritji 
b. Filu-. 

umni al-Hakam bint al-Zubayr V). Abd al-Muttalib gli partorì Mu- 
hammad, Abdallah, al-'Abbàs e al-Hàrith (il quale ultimo non ebbe po- 
sterità), Umayyah, 'Abd Sams. 'Abd al-Muttalib e Arwa al-Kubia — se- 
condo altri, Hind al-Kubra e Hind al-Sughra. 

Altri figli di Rabi'ah ftirono: Arwa al-Sughra, generata da umm Walid, 
e Adam fsecondo altri Tammàm o lyàs: cfr. Saad, IV, 1, pag. 33, lin. 34) 
b. Rabi'ah. Questi era stato dato a balia tra i Hudzayl. o fu ucciso dai 
banfi Laytji b. Bakr, che erano in guerra con i Hudzayliti. II baml)ino si 
trascinava avanti le tende, quando gli gettarono una pietra che lo colpì 
e gli spaccò la testa. Questi è colui di cui disse il Profeta, il giorno della 
presa di Makkah: «Ogni sangue sparso nell'età preislamica, io io metto 
« sotto il mio piede, e per primo metto il .sangue di ibn Rabi'ah b. al- 
«Hàrith b. Abd al Muttalib » fSaad, IV, 1, pag. 32, lin. l<;-26) [G.]. 

(b) Rabi'ah b. al-Hàrith era due anni piìi grande del suo zio paterno 
al-'Abbàs b. Abd al-Muttalib. Quando i politei.sti usciroii da Makkah verso 
Badr, Rabi'ah era a.ssente in Siria, perciò non prese parte con essi a quella 
giornata. Tornato a Makkah, quando poi al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib e 
Nawfal b. Hàrith decisero di emigrare all'Inviato di Dio nei giorni della 
Trincea ('), egli li accompagnò sino ad al-AI)W'à, e si accomiatò per tornar- 
le!). 



ss 486488. 23. a. H. 



23. a. H. sene a Makkah. Ma quei due gli dissero : « Tornerai tu alla casa dell' ido- 

Rabi ah b al- «latria, dove combattono, e chiaman mentitore l'Inviatfj di Dio? Questi è 
Hàrith.) « ormai potente, e molti i suoi Compagni. Or vientene con noi ». Cosi Ra- 

bi'ah andò con essi, e insieme si presentarono a Maomotto in Madinah. 
quali musulmani ed emigrati. L'Inviato di Dio a Ivhaybar assegnò la pen- 
sione di 100 wasq a Rabi'ah b. al-Hàrith, il quale partecipò con lui alla 
presa di Makkah, a Tà-if ed a Hunayn, dove fu di coloro che stettero di 
pie fermo accanto all' Inviato di Dio con la gente della sua famiglia e i 
Compagni. 

Rabi'ah si costruì in Madinah una casa nel (quartiere o appezzamento 
dei) banù Hudaylah ; e trasmise tradizioni dal Profeta. Morì sotto il ca- 
liffato di 'Umar, in Madinah, dopo i due suoi fratelli Nawfal e abù Sufyàu 
(Saad, IV, I, pag. 33, lin. 4-17). 

Cfr. Dzahabi Tagrid, I, 192, n. 1747: Athir Usd, II, 166-1G7: 
Hagar Tahdzìb, III, 253-254. 

Nota 1. — Ciò è falso perchè ibn 'Abbàs si converti alla presa di Makkah, tre anni dopo, nel- 
l'anno 8. H. 

al-Sa'b b. Gaththamah. 

§ 486. — al-Sa'b b. Crathtjiàmah b. Qays al-Laythi, morì negli ultimi 
giorni dell'a. 23. H. (Athir. Ili, 61). 
Cfr. 13. a. H., § 242. 

Saràhll b. Ghaylan. 

§ 487. — Saràhil b. Ghaylan b. Salamah al-Thaqafi, è annoverato 
tra i Compagni da ibn Hibbàn [f 345. a. H.], e morì durante il califfato 
di 'Umar (Hagar, II, 397, n. 8363). 

Sawdah bint Zam'ah. 

§ 488. — Sawdah bint Zam'ah b. Qays b. 'Abd Sams al-Qurasiyyali 
al-'Amiriyyah ebbe per madre al-Sumùs bint Qays b. Zayd al-AnsàrÌ3yali 
dei banii 'Adi b. al-Naggàr. In prime nozze sposò al-Salaàn b. 'Amr fra- 
tello di Suhayl b. "Amr, e quando questi cessò di vivere, fii impalmata dal 
Profeta : essa fu la prima moglie presa da Maometto dopo la morte di Kha- 
dìgah : così narra ibn Ishàq. Intermediaria del matrimonio fu Khawlah 
bint Hakìm : il matrimonio fu consumato in Makkah prima della HiiJjrah. 
Durante la sua vita matiimoniale (in Madinah). Sawdah ebbe timore che 
il Profeta volesse ripudiarla : perciò implorò Maometto di non divorziarla, 
ma di tenerla nel suo gineceo, offrendo di cedere il diritto al suo giorno 

270. 



23. a. H. §1 488-491. 

nel turno regolare delle mogli sue a favore di Aisah. Maometto accettò 23. a h. 

1 j- • j ,. j- . • j X i- • 1 1 X (NECROLOGIO. - 

la condizione, ed a proposito di questo incidente fu rivelato il versetto sawdah bint 
IV, 127. Sawdah era donna pesante e greve e perciò ottenne dal Profeta zam ab.; 
(li esser esentata da alcune delle cerimonie del pellegrinaggio in cui era 
grande e violenta la ressa dei fedeli, nella notte di al-Muzdalifali. Essa 
camminava in mocio tanto impacciato, che talvolta faceva ridere il Profeta. 
Secondo ibn abi Khaytjiamah, Sawdah morì durante il califfato di 'Umar, 
anzi negli ultimi giorni di esso : ma altri posticipano la sua hne all'anno 
54. H. : quest'ultima data è quella verso la quale maggiormente propen- 
deva al-Wàqidi : essa trasmise tradizioni da ibn Abbàs e da Yahva b. "Abd 
al-rahmàn b. Asad b. Zuràrah (Hagar, IV, 650-651, n. 602). 

Cfr. Khamis, I, 345, lin. 9 e segg. 

Trasmise tradizioni pure a Yahya b. 'Abdallah al-An.sàri: al-Wàqidi 
pone la sua morte nello Sawwàl del 64. H. Invece 'Amr b. al-Hàrith, da 
Sa'id b. abi Hilàl. afferma che morisse vivente 'limar. Essa cede il suo 
turno tra le mogli in favore di 'A'i.sah. quando incominciò ad invecchiare 
(Dzahabi Paris, fol. 145,v.-146, r.). 

§ 489. — Sawdah bint Zam'ah nacque da al-Samus bint Qays b. 'Amr 
b. Zavd b. Labìd b. Ivhidà.s b. 'Amir b. Ghanm b. 'Adi b. al-Nagààr al- 
An.sarijyah: fii sposa di al-Sakràn b. Amr b. 'Abd Sams b. 'Abd Wudd b. 
Nasr b. Màlik b. Hisl b. 'Amir b. Lu"ayy. Abbracciò l'Isiàm di buon'ora 
in Makkah e riconobbe il Profeta. Insieme col marito, musulmano anche 
lui. emigi-ò in Abissinia nella seconda emigrazione (Saad, Vili, pag. 35-36) 

[G.]. 

§ 490. — (a) (al-Wàqidi, da Makhramah b. Bukayr. da suo padre [Bu- 
kayrjj. Dall'Abissinia al-Sakiàu b. Amr tornò a Makkah, con Sawdah, e 
quivi mcjri ; e quando ella fu disponibile Thallat), mandò a chiederla in 
sposa rinviato di Dio. « Sono ai tuoi ordini », rispose Sawdah. Maometto 
allora le disse di farsi sposare, in nome di lui, da uno della sua gente; 
ed ella si fece sposare da Hàtib b. Amr b. Abd Sams b. Wudd. E fu la 
prima donna sposata dall'Inviato di Dio dopo Khadigah (Saad. Vili, 
pag. 36. lin. 5-10) [G.]. 

(b) Cal-Wàqidi. da Muh. b. Abdallah b. Muslim, da suo padre l 'Abd- 
allah b. MuslimJ). L'Inviato di Dio sposò Sawdah nel Ramaclàn del decimo 
anno della Missione, dopo la morte di Khadigàli, e prima di impalmare 
'A-i.sah. Coabitò con lei in Makkah, e la menò seco a Madinah (Saad, 
Vili, pag. 36. lin. 10-13) [G.J. 

§ 491. — in) I al-Wàqidi, da Muli. b. Abdallah, da al-Zuhri,.da 'Qrwah, 
<1a 'A-isah). Sawdah bint Zam'ah era già avanzata negli anni('), e l'Inviato 

271 



58 491-494. ■^"" ^* "• 

23. a. H. ^^i ];)io poco la frequentava, mentre frequentava assai (la giovanettaì 'S-isali. 

[NECROLOGIO. ,„ , -, -i j- • i. J • i. J- l ■ V J- 

Sawdah bint Temendo perciò il divorzio e tenendoci a restar presso di lui. gli disse: 
Zamah.] , j] giorno (di eoabitazione) che toccherebbe a me (lo cedo) ad 'A'isah, e tu 

« ne puoi liberamente disporre ». TI Profeta accettò; e a tal proposito fii rive- 
lato il versetto (IV, 127): « Se una donna teme maltrattamento o avversione 
« da parte del marito » ecc. (Saad, Vili, pag. 36, lin. 13-20) [G.]. 

(h) (al-Wàqidi, da Ma'mar, da al-Zuhri, da 'Urwah, da 'A-i.sahj. Sawdali 
cede ad 'A-isah il suo giorno e la sua notte, mirando ad acquistarsi il com- 
piacimento dell'Inviato di Dio (Saad, Vm, pag. 36, lin. 20-22) [G.]. 

Nota 1. — Sarebbe argomento degno di più attento esame il singolare fenomeno dell'Islam primi- 
tivo, in cui queste vedove e divorziate non più né giovani, né belle non rimanevano mai senza marito, ma 
passavano di gineceo in gineceo con la stessa facilità con la quale oggi si cambia appartamento in una 
grande città. La ragione deve essere complessa, fondata su antichissimi usi e pregiudizi d'Arabia antica. 
V'era un pregiudizio contro le donne lasciate a loro stesse senza marito? Voleva torse il decoro che 
una donna non vivesse sola? Si aveva forse la consuetudine, data l'estrema semplicità e facilità delle 
formalità matrimoniali, di ammettere nei propri ginecei, come atto di amicizia e di solidarietà, le vedove 
degli amici defunti. In molti casi, come in questo di Sawdah, le donne pur d'avere il permesso di con- 
vivenza, non pretendevano nemmeno che il mai-ito giacesse con loro. Come si spiega poi che le vedove 
del Profeta abbiano apparente eccezione a questa regola universale? Perchè su questo argomento par- 
ticolare e delicato la tradizione ha conservato un si discreto silenzio? La questione è intimamente con- 
nessa con tutto il problema delle reali condizioni dell' istituto matrimoniale vivente Maometto e insi- 
stiamo sul concetto già accennato altrove (cfr. 17. a. H.. §f 64 e segg. i che il matrimonio avesse allora 
caratteri assai più primitivi che non si creda. 

§ 492. — (al-Wàqidi, da Hàtim b. Ismà'il, da al-Nu'màu b. Thàbit al- 
Taymi). Disse V Inviato di Dio a Sawdah bint Zam'ah : « Mettiti in istato 
« di 'iddah (o disponibilità: la repudiò) ». Ella si mi.se a .sedere una notte 
sulla sua via (o sulla via per la quale egli andava alla casetta di 'A-isah), 
e (incontratolo) gli disse: « O Inviato di Dio: Io non ho desiderio di uomo, 
« ma desidero di resuscitare (al giorno del giudizio) fra le tue mogli. Or 
« riprendimi ». E l' Inviato di Dio la ritolse (Saad , VIII, pag. 36. lin. 22-28; 
pag. 37. lin. 1-8) [G.]. 

§ 493. — (Yazid b. Hàiùii, da Hammàd b. Maslamah. da Thàbit al- 
Bunàni, da Sumayyah, da 'A-isah). La quale soleva dire: « Non v"è donna 
« al mondo, di cui amerei di essere nella pelle, altro che Sawdah. Se- 
« nonché ella è donna invidio.sa » (Saad, Vili, pag 37. lin. 9-11) [G.]. 

§ 494. — ('Aflfan b. Muslim, da abù 'Awànah, da Firàs, da 'Amir, da 
Masruq, da 'A-isah). Un giorno le donne del Profeta eran tutte raccolte 
insieme, e domandarono all' Inviato di Dio, chi di esse sarebbe stata la 
più pronta a raggiungerlo (in Paradiso). « Olii di voi ha la mano più 
€ lunga ». Con una canna esse misurarono le loro braccia, e si trovò che 
Sawdah bint Zam'ah aveva il cubito più lungo. Infatti fu lei a morir la 
prima dopo l'Inviato di Dio. Si seppe allora ch'ella era stata la più ge- 
nerosa a far elemosina (Saad, Vili, pag. 37. lin. 14-19) [G.]. 

272. 



23. a. H. §1 494-499. 

§ 495. — Ma al-Wàqidi osserva: Questa tradizione è in errore rispetto 23. a. h. 

- , , , .... 1 1,- .. A 1.V . , . ,. , INECROLOGIO. - 

a Sawdali; deve mvece riterirsi a Zaynab bmt Grahs, giacche essa tu la sawdah bint 
prima delle donne del Profeta a raggiungerlo, essendo morta sotto il ca- Zamah.] 
liffato di Umar, mentre Sawdah — per quel che ci riferisce Muhammad 
b. 'Abdallah b. Muslim, da suo padre ("Abdallah b. Muslim) — sopravvisse 
sino allo Sawwàl dell'anno 64. H., quando morì in Madinah sotto il calif- 
fato di Mu àwiyah b. abì Sufyàai. E questo — conchiude al-AVàqidi — noi 
riteniamo per fermo (Saad, Vili, pag. 37, lin. 19-24) [G.]. 

§ 496. — (al-Wàqidi, da ibn ahi Dzi-b, da Sàlih mawla al-Tùmali, 
da abù Hurayrah). L' Inviato di Dio compi il Pellegrinaggio <l'Addio in- 
sieme con tutte le sue donne, tranne Sawdah bint Zam'ah e Zaynab bint 
Grahs, le quali dissero : « Non ci muoverà una bestia da soma dopo (dietro) 
« l'Inviato di Dio ». 

Secondo al-Wàqidi, da Hammàd b. Zayd, da Hisàm, da ibn Siriii, 
Sawdah avrebbe detto : « Ho fatto il pellegrinaggio solenne e quello pri- 
« vato. Ora resto in casa mia, come mi ha comandato Iddio ! » (S a a d , 
VIII. pag. 37, lin. 24-28; pag. 38, lin. 1-2) [G.]. 

§ 497. — Altre varie tradizioni riferiscono invece che Sawdah pai- 
tecipa.sse al Pellegrinaggio d'Addio, e che, a causa della sua pesante cor- 
pulenza, domandasse ed ottenesse dal Profeta il permesso di precedere tutto 
il corteo, la notte di Muzdalifah, partendo ed arrivando in Mina prima di 
tutte le altre sue donne: licenza pai"ticolare che sembra 'A'isah ambisse anche 
lei; ma non è chiaro se ottenesse (Saad, Vili, pag. 38, lin. 2-19) [G.]. 

§ 498. — (al-Wàqidi, da 'Abd al-hakim b. Abdallah b. ahi Farwali, 
da Abd al-rahmàn al-A'rag in Madinah). In Khaybar l'Inviato di Dio 
dotò Sawdah bint Zam'ah di una pensione di 80 wasq di datteri e 20 di 
orzo o di grano (Saad, VIII, pag. 38, lin. 19-22j [G.J. 

§ 499. — (Hisàm b. Muh. b. al-Sà-ib al-Kalbi, da suo padre [Muli 1». 
al-Sàib], da abù Sàlih, da ibn Abbàs). Quando Sawdah bint Zam'ah era 
moglie di al-Sakràn b. Amr fratello di Suhayl b. Amr, vide in .sogno il 
Profeta che camminando le calpestava il collo. Il marito, a cui ella rac- 
contò il sogno, disse: « Per il tuo padre, se quel che hai veduto in .sogno 
«s'avvera, io morirò e ti sposerà l'Inviato di Dio». Poi un'altra notte 
ella sognò che la luna dal cielo le cadeva addo.sso mentre se ne stava co- 
ricata sul fianco. Di che informatone, il marito disse : « Per tuo padre ! 
« ciò significa che poco mi resta da vivere, e che tu ti spo.serai dopo la 
« mia morte ». Infatti al-Sakràn da quel giorno cominciò a soffrire, e mori 
di li a poco. E l'Inviato di Dio sposò Sawdah (Saad, Vili, pag. 38, 
lin. 25-39, lin. 6) [G.]. 

273. 35 



Sé 5oo-»»2. 23. a. H. 



23. a. H. I 500. — (a) (Muli. b. Ubayd al-Tanàfusi, da Muh. b. Amr, da abù 

Sawdah bint "^alamali \>. 'Al)d al-rahmàn e da Vahya b. 'Abd al-rahmàn 1). Hàtib). 

Zamah.i Kliawlali bmt Hakim b. al-Awqas al-Sulami^yah, donna di Uthmàn b. 

Maz un, andò dal Profeta e gli disse: « Per la perdita di Khadigah vedo 

« che è entrato in te il vuoto (? khallah) >. — « Si », disse egli, « ella 

« era madre della tàmiglia e padrona della casa ». Rispose Khawlah : « Vuoi 

« che richieda per te la mano di qualcuna? >. E come il Profeta accettò 

l'aiuto di lei, ella fece per lui la richiesta di Sawdah bint Zam'ah e di 

Aisah bint abì Baki-. Maometto le sposò, e coabitò con Sawdah in Makkah, 

differendo di consumare il matrimonio con A'i.sah, allora ragazza di G anni, 

finché venne a Madinah (Saad, Vili, pag. 39, lin. 6-14) [G.j. 

(6) (al-Wàqidi, da Muh. b. 'Abdallah b. Muslim, da suo padre [Abd- 

allah b. Muslim]). Sawdah bint Zam'ah morì in Madinah nello Sawwàl del 

54. H. sotto il califfato di Muàwiyah (Saad, Vili, pag. 39, lin. 14-16). 

Ctr. Atliir, II, 85, 101, 233, 234; Athir Usd, V, 484-485; Qutay- 

bah, 65, 145; Muir Mahomet, II, 162, 207, 264; IH, 14, 22, 121. 

Suhayl b. Rafi. 

§ 501. — Suhayl b. Ràfì' b. abì Amr b. A-idz b. Tha'labah b. Ghanm, 
fratello» di Sahl b. Ràfi', e con lui padrone della stalla (al-Mirbad) dove 
fu costruita la moschea dell'Inviato di Dio. Onde Abdallah b. Ubaj'^y b. 
Salùl disse : « Mi hanno cacciato da al-Mh-bad Muhammad, Sahl e Suhayl >. 
Questi due tacevano risalii'e la loro famiglia a abù Umàmah As'ad b. Zu- 
ràrah. Ebbero per madre Zughaybah bint Sahl b. Tha'labah b. al-HàritJi. 
dei banù Màlik b. al-Naggàr. Sahl non fu presente a Badi'. Ma Suhayl si 
trovò a Badr, a Uhud, all'assedio di Madinah e a tutti i fatti d'arme con 
l'Inviato di Dio. Morì senza prole sotto il califfato di 'Umar b. al-Kliattàb. 
E si estinse del pari tutta la stirpe dei banù 'A-idz b. Tha'labah b. Ghanm. 
di cui non rimase alcuno (Saad, III, 2, pag. 53, lin. 5-13). 

Cfr. Athir, III, 23; Hagar, II, 290-291, n. 8055; Athir Usd, II, 
370-371; Durayd, 267. 

Tariq b. al-Muraqqa . 

§ 502. — Tariq b. al-Muraqqa' [o al-Muraj-fa'], al-Kinàni, non è certo 
se fosse un Compagno del Profeta, ma si ritiene probabile, perchè come 
uno dei vicini dei Qurays, deve essersi convertito insieme con loro, ed 
aver preso parte al Pellegrinaggio d'Addio. La prova che egli tosse Com- 
pagno sta nel fatto, osserva ibn Hagar, che il Califfo 'Umar lo nominò 
suo luogotenente in Makkah dopo la deposizione di Nàfi' b. Abd al-Hàrith, 

274. 



23. a. H. §§ 602, 503. 



e non lo avi-ebbe fatto se non fosse stato un Compagno. Tàriq morì mentre 23. a. H. 

era luogotenente in Makkah, regnante ancora 'Umar, il quale regolò la j^^ ^ ai.Mu- 

sua successione (Hagar. Il, 570, n. 8721). raqqa.i 
Cfi-. Dzahabi Tagrid. I. 295. n. 2806; A th i r Usd, III, 50. 

al-Tufayl b. Amr. 

§ 503. — al-Tufayl b. 'Amr b. 'Abdallah b. Màlik ecc.... b. Daws al- 
Dawsi, era poeta e fo il primo della sua tribù che si recò dal Profeta; ab- 
bracciò r Islam, poi tornò dalla sua gente e l' invitò a convertirsi. 

(al-Hizanbil b. 'Amr b. abi 'Amr, da slio padre: inoltre Muhammad b. 
al-Hasan b. Durayd. da suo zio, da al-'Abbàs b. Hi.sàm, da suo padre). al- 
Tufayl b. 'Amr b. 'Abdallah b. Màlik al-Da\vsi venne in Makkah |)er il 
pellegrinaggio, quando già il Profeta aveva cominciato la sua missione e 
prima che fosse emigrato in Madinah. al-Tufayl era uno così detto 'àsi, 
il quale teimine esprime colui che sa curare le ferite, e questo è il motivo 
per cui la sua discendenza porta il nome dei banu-l-'Xsi. I Qurays allora lo 
spedirono dal Profeta, dicendogli: « Osservaci un po' questo individuo (■ il 
« suo ambiente >. Egli si recò dal Profeta, e il Profeta gli propose l'Isiàm. 
al-Tufayl gli rispose : « Io sono uno che faccio dei versi : ascolta \m poco 
« ciò che io so comporre ». — « Sentiamo », gli dis.se il Profeta. Ed egli 
allora prese a dire : 

No per il Dio degli uomini, non rifuggiremo dal combatterli anche se ci dovessero 
muover guerra Manhib (?) e i banfi Fahm. 

Né c'è stato giorno le cui stelle declinassero, senza che i cavalieri volassero con una 
notizia grandiosa ^di successoVVi. 

Accetteremo noi una pace con la nostra diminuzione? Ma io non sono et«mo. e nes- 
suno potrà ditendermi quando venga la mia morte. 

Non ci sarà pace fino a che xl' uomini non seppelliranno dei cadaveri (leggo jì'ì- 
fatani, e gli uccelli rapaci piomberanno sulle carni dei morti. 

Allora il Profeta gli disse: «Ora parlerò io, e tu .stammi a sentire». 
Quindi cominciò: «Io ricorro ad Allah contro il .seduttore degno di es- 
« sere lapidato. In nome di Allah clemente e misericordioso, dici : Egli ò 
« Allah l'unico, Allah l'eterno, che non fu generato e non ha generato, e 
« a cui ne.s.sun essere è pari >. Poi recitò la sur ah: « Io ricorro al Signore 
« dell'aurora » (Qur-àn, CXII, CXIII), e lo invitò ad abbracciare l'Isiàm. 
al-Tufàyl si convertì e tornò dalla sua gente, • giungendo ad es.si in una 
notte piovo-sa ed oscura. Scese in Barùq, un grande villaggio dei Daws, in 
cui c'era un pergamo, e non gli riusciva di vedere la .strada che doveva per. 
correre, allorché una luce si accese alla punta della sua frusta. Questa luce pro- 
du8.se .sorpresa fra la gente e dissero: « Ecco del fuoco fatto per illuminare il 
« viaggio, sino a Baruq, e che non si spegne! ». Quindi si accostarono alla 

275. 



s§ 5(J8, 604. 23. a. H. 



23. a. H frusta, toftaiulola, e la luce passava attraverao le loro dita. Allora al-Tufayl 

[NECROLOGIO. -..,,•• ■■ • .■ • ^ uu ■ ■ i- r i- 

ai-Tufayi b invitò 1 SUOI genitori a convertirsi e suo padre abbraccio 1 islam, ma sua 
Amr.) madre si rifiutò ; quindi chiamò la sua gente, ma non l'ascoltò che abù Hu- 

rayrah. Costui abitava con la sua famiglia in un monte chiamato DzQ Rama, 
e s' incontrò in una via tortuosa, trascinandosi per la collina e dicendo : 

O lunghezza e travaglio di una similtì notte, con questo che essa ci ha salvato dal 
paese dell'empietà! 

Quindi al-Tufa}-! b. 'Amr si recò con abu Hurayrah dal Profeta, il quale 
gli disse: «Che cosa la.sci dietro a te?». Rispose: «Dello teiTe inacces- 
« sibili e una grande empietà >. Il Profeta si lavò, quindi disse per tre 
volte: «0 Allah, indirizza i Daws ». 

Raccontava abù Hurayrah : Quando il Profèta si mise a pregare, io 
pensai che pregasse contro il mio popolo per farlo perire, e gridai: « Po- 
« vera gente mia ». Ma quando vidi che egli pregava in loro favore, mi 
lasserenai. Invece al-Tufayl non voleva che pregasse per loro, dopo la re- 
sistenza che egli aveva ti-ovato in essi e disse: « Non mi piace ciò che tu 
« fai, o Inviato di Allah », ma egli rispose: « Ci sono tra essi molti come 
« te (= credenti) ». Infatti Gundub b. Ami' b. Humamah b. Awf b. Gha- 
wiyyah b. Sa'd b. al-Hàrith b. Dzubyàn b. 'Awf b. Manhib b. Daws diceva 
nella Gràhilij^yah : « Il mondo ha avuto un creatore, che non so chi sia ». 
Colui si recò allora con altri settantacinque uomini dal Profeta ed abbracciò 
r Islam ed essi con lui. Soggiunge abù Hm-ayrah : Io non avevo finito di 
avvolgere al- agir ah (??) con la mia mano, portandola attorno alla mia 
vita, che vidi una lista nera (cioè sembra : non avevo ancora finito questo 
gesto, che i miei cavalieri disegnavano già una lista nera sul terreno). In- 
tanto Grundub faceva avvicinare tutti i suoi uomini uno per uno a salu- 
tare il Profeta (Aghàni, XII, 55, lin. 11-54, lin. 15) [T.J. 

Cfr. Annali, voli. I e II (Indice); 13. a. H., § 66, n. 44; 15. a. H.. 
§ 117, n. 43; Yàqùt, I, 923; III, 269; IV, 130, 292; Hisàm, 254; 
Hagar, II, 670-579, n. 8742; Dzahabi Paris, I, fol. 118,r.; Athir 
Usd, III, 54-55; Atliir, II, 279, 318; al-Isti'àb, 217-219, n. 880; 
Dzahabi Tagrid, I. 296, n. 2823. 

Ubayd. 

§ 504. — abù Maryam 'Ubayd, secondo ibn Asàkir, fu un palestinese 
che si trovò in al-Gràbiyah con 'Umar (nel 17. H.): trasmise tradizioni a Zij'àd 
b. abi Sawdah. Nel suo hadith sono riferiti i particolari sulla Khutbah 
del Calififo 'Umar in al-Gràbiyah. — Le sue tradizioni avevano voga in 
Siria ('Asàkir, cod. Cair., fol. 107-108). [II]. 

276. 



23. a. H. Il 505-508. 

Uraàrah b. al-Walld. 23. a. h. 

§ 505. — Umài-ah b. al-Wàlid al-Makhzùmi, fratello di Khàlid b. al- '^umTra^Tai 
Walid, si vuole che accompagnasse 'Amr b. al-As nella sua missione in Waiid.) 
Abissinia prima di convertirsi: al-Dzahabi lo annovera tra i morti durante 
il califfato di Traar (Dzahabi Paris, I, fol. 146,r.-146,v.), ma ibn Hagar 
non lo ha compreso tra le sue biograhe dei Compagni del Profeta. 

Cfr. Durayd, G.:3. 

Umayr b. Awf. 

§ 506. — 'Umayr b. Awf, mawla o cliente di Suhayl 1). 'Amr e 
Compagno del Profeta, combattè a Badr e morì durante il califfato di 
'Umar (13.-23. a. H.) (Athir, III, 60). 

Cfr. 2. a." H., § 85-A, n. 78; Sa ad, III, 1, pag. 296; Dzahabi Ta- 
grid, I. 454, n. 4500; Hagar, III, 67, n. 167. 

Umayr b. Sad. 

§ 507. — Umayr b. Sad b. 'Ubayd b. al-Nu'màn b. Qays b. 'Amr 
b. Awf al-Ansàri al-Awsi, Compagno del Profeta, orfano allevato in casa 
da aì-Ciulàs b. Suwayd, fece tutte le campagne in Siria, ed il Califfo 'Umar 
lo nominò governatore di Hims e lo mantenne a quel posto fino al giorno 
della sua morte. Era uomo devoto ed asceta. Secondo ibn Sa'd mori du- 
rante il califfato di Mu'àwiyah (40.-60. a. H.), ma lo stesso autore dà 
anche la notizia che sarebbe morto durante il califfato di 'Umar (13.-23. 

a. H.j. Trasmise tradizioni a Ràsid b. Sa'd, e a Habib b. 'Ubayd. ibn 
Sami' lo pone nella prima classe dei Compagni del Profeta, che si stabi- 
litone in Hims. L'epoca della sua morte non è sicura (Hagar, III, 61-62, 
n. 154j. 

Cfr. Grawzi. I, fol. 66, v., il quale lo annovera tra i morti dell'anno 
21. H. 

Cfr. 21. a. H.. § 339. 

Umayr b. Wahb. 
§ 508. - abu Uraayyali Umayr 1). Wahb b. Khalaf b. Wahb b. Hudzàfah 

b. (jumah al-Qurasi al-Gumahi, dopo la battaglia di Badr, per incarico 
avuto da .Safwàn b. Umayyah, venne a Madinah con una spada avve- 
lenata nello scopo di uccidere il Profeta ; ma giunto al suo cospetto, si 
penti del proposito fatto e si convertì all'Islam. Ritornato a Makkah, vi 
fece propaganda musulmana, convertendo molta gente, fra gli altri anche 
lo 8tes.so Safwàn b. Umayyah. Si dice che litoruasso ])OÌ a Madinah in 

277. 



ss & 6-512. 23. a. H. 

23. a. H. tompo per battersi a Uhud, e tii picseiiU^ a tutte If spedizioni succosHive. 

''*'uma°r^b°wo°b.Ì ^gli morì durante il califfato di 'Umar THagar, III, 69-72, n. 176). 

Cfr. Athir, III, 60: Dzahabi Tagrid, I, 456, n. 4516; Nawawi. 
489; Saad, IV, 1, pag. 146-147; Athir Usd, IV. 148-150. Gaw/.i 
(ms. Costantin.), I, fol. 77,r. 

Cfi-. anche Annali, voli. I e II (Indice). 

Utbah b. Mas ud. 

§ 509. — (ff) 'Utbah b. MasTid b. Ghàfil b. Habib b. Samkh I). Fa-r 
b. Makhzùm b. Sàhilah b. Kàhil b. al-Hàrith b. Tamìm b. Sa'd b. Hudzayl 
b. Mudrikah, halif dei banù Zuhrah b. Kilàb, nacque da umm 'Al»d bint 
'Abd Wudd b. Sawq. b. Qurayn b. Sàhilali b. Kahil b. al-HàritJj b. Tamim 
b. Sa'd b. Hudza}'!, figliuola di Hind bint 'Abd al-Hàrith b. Zulirah b. 
Kilàb. Fu fi'atello germano a 'Abdallah b. Mas'ud, e antTco musiìlmano di 
Makkah : emigrò in Abissinia nella seconda emigrazione; poi venne a Ma- 
dinah, e fu. presente a Uhud (Saad. IV, 1. pag. 93, lin. 10-20) [G.]. 

(6) (al-Wàqidi). Quindi prese parte a tutte le masàhid, e mori in 
Madinah, sotto il califfato di 'Umar b. al-Khattàb, che recitò su di lui le 
preghiere (Saad, IV, 1, pag. 93, lin. 20-21) [G.]. 

§ 510. — f Abdallah b. Idrìs e Yazìd b. Hàrùn, da al-Mas'iidi b. Abd 
al-rahmàn b. 'Abdallah, da al-Qàsim b. 'Abd al-rahmàn). 'Umar b. al-Khattàb 
mirò umm 'Abd nella preghiera su 'Utbah b. Mas'ud: ella era uscita (per 
accompagnare l'esequie) e precedeva la bara (Saad, TV. 1. pag. 93, 
lin. 21-28) [G.]. 

§ 511. — (al-Fadl b. Dukayn, da Hafs b. Ghivàth, da al-A'mas. da Khav- 
thamah). Quando pervenne ad 'Abdallah b, Mas'ud l'annunzio della morte 
del fi-atello suo 'Utbah, gli lagrimarono gli occhi e disse : « Questa è una 
« misericordia che Dio ha fatta, e che un figlio di Adamo non può pos- 
« sedere» (Saad, IV, 1, pag. 94, lin. 1-3) fG.]. 

§ 512. — Fu l'avo del famoso giurista 'Ubaydallah b. 'Abdallah, il 
maestro di al-Zuhri. Anche 'Utbah fu giurista (faqìh) e uomo intelli- 
gente. Chi lo dice morto regnante 'Umar, chi invece .sotto Mu'àwiyah 
(40.-60. H.) (Dzahabi Paris, I, fol. 146,r.). 

Secondo alcuni ritornò dall'Abissinia soltanto nel 7. H. con Gra'far b. 
abi Tàlib.; secondo altri, prima di Uhud. Il Califfo 'Umar gli conferì al- 
cuni comandi, ibn Hagar ritiene poco sicura la notizia riferita da Yahya b. 
Bukayr, che 'Utbah morisse nel 44. H. (ITagar. II. 1088-1089. n. 9781). 

Cfr. Athir Usd, III. 366-367; Qutaybah, 129; Nawawi. 406: 
Athir, III, 60; VIII. 234. 

278. 



23. a. H. 55 5i:«15. 

Uwayrn b. Sa idah. 23. a. h. 

§ 513. — abù Abd al-rahmàu 'Uwayrn b. Sà'idali b. Abis b. Qay.s ■ uwayn b. Sài- 
b. al-Xu'màn b. Zayd b. Lauayyah al-Ausàii al-Awsi, Compaguo del Pro- '^^^■. 
teta, apparteneva, secondo ibn Ishàq, alla tribù dei Bali, ed era halif 
degli Umayyah b. Zaj'd. Fu presente al convegno di 'Aqabah, alla bat- 
taglia di Badr, a Uhud ed a tutte le spedizioni successive. Secondo al-Wà- 
lidi muri mentre viveva ancora il Profeta, ma altri pongono la sua morte 
auraute il califfato di Umar. Il Protéta lo aveva unito in fratellanza con 
Hàtib b. abi Baltaah (Hagar. IH, 87-88, n. 230). 

Cfr. Athir, ili. GO; Magar Tahdzib, Vili, 174-170. 

Nel Musnad di ibn Hanbal si hanno tradizioni da lui trasmesse a 
Surcthbil b. Sa'd (Dzahabi Paris, I, fol. 146,r.). 

Ctr. Yàqùt, III, 693; Hisàm, 289. 306, 345. 493, 1016. 

Cfr. Nawawi, 490-491: (iawzi, I. tòl. 67. r.. il qualt^ lo annovera 
tra i morti dell'anno 21. H. 

Cfr. anche 18. a. H.. §§ 244-245. 

Wàqid b. Abdallah. 

§ 514. — Wàqid b. 'Al)dallah b. Abd Manàf, ecc., è annoverato sotto 
l'anno 23. H. da al-Dzahabi tra quelli morti durante il califfato di 'Umar; 
di lui abbiamo già parlato .sotto l'anno 14. H. al-Dzahabi aggiunge che il 
Profeta lo unì in fratellanza con Bisr b. al-Barà b. Ma'riir. Egli prese parte 
alla spedizione di al-Nakhlah .sotto agli ordini di Abdallah b. Grah.s : uc- 
cise Amr b. al-Hadrami in quella circostanza 1 Dzahabi Paris, I, 
fol. 147,v.). 

Cfr. Athir, m, 61. 

§ 515. — (a) Wàqid b. Abdallah Ij. Abd Manàt b. Abd al-azìz b. 
'Phalabah b. Yarbu' b. Hanzalah b. Màlik b. Zayd Manàt b. Tamim, era un 
halif di al-Khattàb b. Nufayl (Saad, III, 1, pag. 284, lin. 2-5) [G.]. 

(h) fal-Wàqidi. da Muhammad b. Sàlih, da Yazìd b. Rùmàni. Wàqid 
h. Abdallah al-Tamìmi abbracciò l'Islam avanti che l'Inviato di Dio en- 
trasse nel Dal al-Arqam e vi predicasse (Saad. HI. 1. pag. 284, lin. 5-8) 

[G.). 

(c) 'al-Wàqidi, da Wbd al-gabbàr b. L'iuàrah. da Abdallah b. abi Bakr 
b. Muh. b. Amr b. Hazm). Quando Wàqid b. ■Al)dallah al-Tamimi emigrò 
da Makkah a Madinah, alloggiò presso Rilà'ah b. Abd al-Mundzir. 

Dicono : L' Inviato di Dio uni in fratellanza Wàqid con Bi.sr b. al-Barà 
b. Mamr. Wàqid .segui Abdallah b. Gahs nella spedizione di Nakhlah 
(al-Sàmiyyahj, dove fu ucci.so Amr b. al-Hadrami. Di.s.scro i Giudei: Wàqid 

27!i. 



M 615-517. 23. a. H. 

23. a. H. b. 'Abdallah uccise 'Amr b. al-Hadrarai. facendo poi un gioco di parole o 

[NECROLOGIO. - , x- • • j ' r \ a. r- *i i i 

Wàqid b. Abdai- traendo pronostici sui due nomi (Arar, prosperò | amarai] la guerra; al- 
lah.) Hadiami, si presentò [hadaratj la guerra; Wàqid, arse [waqadat] la 
guerra (Saad, III, 1, pag. 284, lin. 8-16) [G.]. 

(d) (al-Wàqidi). Wàqid fu presente a Badr, a Uhud, all'as-sedio di Ma- 
dinah ed a tutti gli altri fatti d'arme (successivi) insieme con il Profeta. 
Morì sul principio del califfato di 'Umar b. al-Khattàb, senza lasciar di- 
scendenti (Saad, III, 1, pag. 284, lin. 16-18). 

Cfi-. Annali, voli. I e II {Indice): Hisàm, 166, 321, 423. 490. 

Zayd b. Wadi ah. 

§ 516. — Zaj'd b. Wadi'ah b. 'Amr b. Qays b. Gruz» b. 'Adi b. Màlik 
b. Sàlim al-Hubla ebbe a madre umm Zajd bint al-Hàrith b. abi-l-G-arbà 
b. Qays b. Màlik b. Sàlim al-Hubla. 

Da Zaynab bint Salii b. Sa'b b. Qays b. Màlik b. Sàlim al-Hubla. egli 
ebbe tre figliuoli : Sa'd, Umàmah e umm Kultjiùm. 

Zayd b. Wadi'ah fu presente a Badi" e a Uhud; poi, sotto il califfato 
di 'Umar b. al-Khattàb, si i-ecò nell' 'Iraq fissandosi in 'Aqai*qùf, dove (al 
tempo di ibn Sa'd) erano ancora suoi discendenti i banù 'Abd al-vvàhid b. 
Basir b. Muh. b. Musa b. Sa d b. Zaj'd b. Wadi'ah. Ma nessuno ve n'era 
in Madinah (Saad, III, 2, pag. 91, lin. 26-92, lin. 7) [G.j. 

Cfr. Hagar, II, 67, n. 2927; Athir Usd, II, 242; Durayd. 271. 

Cfr. anche Annali, voli. I e II {Indice); Yàqùt, III. 698; Hisàm. 497. 

ARABIA. — I problemi del califfato di Umar b. al-Khattab. 

§ 517. — Lo storico dell'Isiàm primitivo non ha forse compito più 
arduo di quello di riassumere sinteticamente il califfato di 'Umar b. al- 
Khattàb, il secondo Califfo dell' Isiàm. La materia del presente e dei due 
precedenti volumi e gì' intricati problemi in essi studiati sono la prova di 
quanto affermiamo, per ciò che riguarda soltanto l'ordine cronologico e la 
verità storica dei grandi eventi militari. Nondimeno queste notizie, questi 
problemi formano una sola parte della vasta materia che s' impone all'at- 
tento esame dello storico. Le centinaia di tradizioni riunite nelle precedenti 
annate ignorano per lo più una lunga serie di problemi che per lo storico 
in cerca delle grandi sintesi, e per il filosofo desideroso di scrutare le leggi 
misteriose che regolano l'evoluzione secolare dell'umanità, sono gli argo- 
menti per eccellenza, come i soli che abbiano vera importanza ed impe- 
rituro valore. 

Basteranno pochi cenni per chiarire il nostro concetto. 

280. 



23. a. H. 



§ 517. 



Regnante 'Uniar alcune piccole schiere di predoni, lanciate oltre i confini 23. a. h. 

1 11 .. j 11 j' X • • ■ i [ARABIA. - I pro- 

delia patria dalle esigenze imperiose d una gigantesca crisi interna, erano biemi dei caiif- 

diventate grandi eserciti d'invasione e di conquista: alcune razzie, incomin- '^'o «*' Umar b. 
ciate senza un piano prestabilito, eransi tramutate in regolare sistema- " " 

tica sottomissione di paesi nuovi, e la conquista trasformata in vera e 
propria emigrazione di popoli. Vaste regioni, un tempo regni autonomi, 
l'Egitto, la Palestina, la Siria, la Mesopotamia e la Babilonide, eran di- 
ventate Provincie d'un novello impero. Un popolo, l'arabo, che per secoli, 
anzi da tempo immemorabile, era stato considerato come il più disprezza- 
bile, il più barbaro dei popoli dell'Asia Anteriore, aveva quasi d'un tratto 
acquistato la potenza militare più fortunata ed invitta che l'Asia avesse 
mai conosciuto dai tempi gloriosi di Roma in poi. Questi barbari, questi 
predoni eransi surrogati ai luogotenenti e rappresentanti del « Basileus » 
di Costantinopoli e del Khusraw di Ctesifonte: ai due più potenti, più 
sfarzosi e temuti sovrani dell'Asia Anteriore era succeduto uno straniero 
ancora ignoto a tutti, che vestito d'un semplice manteUo di lana, sdrucito 
e rattoppato, risiedeva in un paesello perduto in mezzo a sconfinati deserti; 
un uomo che, quantunque sovrano di qualche milione di sudditi, cammi- 
nava calzato di semplici sandali, aveva per trono una rozza stoffa di lana 
distesa sopra un banco di legno o sulla nuda terra, e come reggia abitava 
un tugurio campestre, coperto alla meglio con foglie di palma e fango. 
Dinanzi a questo uomo, che non aveva corte, non aveva guardie, che vi- 
veva senza lusso di sorta, senza cerimonie ed anzi si privava spontanea- 
mente di molte cose che ai grandi e potenti della terra sembrano necessarie 
quanto l'aria che respirano, dinanzi a questo uomo dieci popoli diversi chi- 
navano ora riverente il capo. 

Orbene in che modo erasi il nuovo governo sostituito all'antico? 1 po- 
poli vinti avevano usanze, leggi, lingua, e religione diverse dai conquista- 
tori: in che modo il nuovo ordine di cose si sovrappose all'antico? Quanto 
adottarono gli Arabi dai popoli assoggettati, e quanto invece ne imposero? 
In quale maniera sull'edificio antico fu innestato il nuovo? Quali furono 
le condizioni dei vinti rispetto ai vincitori? Quali speciali disposizioni fu- 
rono prese per regolare siffatte condizioni? Quanta parte di queste ultime 
appartengono al califlfato di 'Umar, quanta invece ai regni successivi attri- 
buite erroneamente a quello di 'Umar? Come si spiega il fatto che un po- 
polo, vissuto per secoli nella barbarie senz'alcuna costituzione politica, abbia 
potuto formare, tenere e governare un immenso impero, che i Bizantini ed 
i Sa8.sanidi nonostante un'esperienza ammini.'^jtrativa e politica di molti 
secoli non riuscivano più a reggere insieme ? 

281. 36 



I 518. 23. a. H. 

23. a. H. § 518. — La risposta a tali quesiti presenta innumerevoli difficoltà, 

biemi del cahf- t'*^ 'g quali alcune forse nessuno potrà mai superare. È manifesto infatti 
fato di Umar b. ^^.\^Q^ dovendo limitare il nostro esame al solo regno di 'Umar, non può 
essere nostro compito il descrivere come furono definitivamente risoluti 
i problemi che ,si affacciarono ai sovrani del novello impero arabo; ma 
e' incombe un dovere più arduo e delicato, cioè di fissare soltanto quanta 
parte di questo problema ebbe una soluzione provvisoria vivente 'Umar, 
e quali istituzioni furono proprie del suo califfato. Gli Arabi avevano, è 
vero, già nei primi tempi, un testo sacro con parecchie disposizioni di 
natura giuridica, ma queste erano appena sufficienti alla vita nel deserto, 
e del tutto manchevoli, quando ai legislatori arabi si affacciarono le infi- 
nite complicazioni e le inti'icate necessità d'una vita civile in coudizioni 
assai superiori e del tutto diverse da quelle nell'interno d'Arabia. Non vi 
era inoltre paragone possibile tra la semplicità patriarcale della vita no- 
made nel deserto, e la complicata società civile degli imperi sottomessi. 
Da siffatto squilibrio nacque di necessità un processo di adattamento, un 
vero moto evolutivo, mercè il quale l' Islam, con l'opera di uomini di stato 
(per la pratica) e dei suoi giuristi (per la teoria), tentò rimediare alle 
proprie deficienze, smussare le asperità barbariche, colmare le enormi lacune 
nelle proprie istituzioni pubbliche e private, perfezionare quelle parti lasciate 
imperfette dal fondatore, e creare di sana pianta quelle mancanti, foggian- 
dole, per quanto ei-a possibile, da una parte in conformità del testo sacro 
quranico, dall'altra in rapporto alle esigenze dei popoli conquistati. Av- 
venne così un doppio moto evolutivo e trasformatore, l'uno dei conquista- 
tori che modificarono i vinti, ed imposero ad essi nuove usanze, nuove 
leggi ; e l'altro in senso inverso dei vinti che profondamente modificarono 
i loro conquistatori, in particolar modo quando convertendosi alla nuova 
religione, portarono in grembo ad essa idee, tendenze, consuetudini, pregiu- 
dizi, aspirazioni e bisogni morali sconosciuti al fondatore dell' Isiàm ed ai 
suoi primi seguaci. 

Le due correnti di attività umana nel fondersi insieme e nel com- 
battersi produssero in fine uno stato di cose che, già nel secondo secolo 
della Higrah, era profondamente diverso da quanto esisteva nei primordi 
dell' Isiàm. Parallelamente ad uno sviluppo materiale, effettivo, di forze 
umane, che vennero tra loro nel ii secolo della Higrah ad un accomoda- 
mento pratico, si svolse l'altro processo di natura puramente teorica, vale a 
dire la codificazione del diritto islamico nelle grandi scuole tradizionistiche, 
che furono le forze generatrici del diritto e della teologia musulmana. In 
queste scuole gli spiriti cólti, dallo studio appassionato del testo sacro e 

282. 



23. E. H. § 518. 

delle memorie scritte ed orali sul Profeta, trassero una serie di principt ^3. a. H. 

,. . . , . , . , . ,. [ARABIA. - I prò 

generali, con i quali si accinsero ad erigere, dopo circa duecento anni di tiemi dei caiir- 
lavoro. un sistema islamico conforme, a loro modo di vedere, al vero spi- ^3*° ^' Umar b. 

al-Khattàb 1 

rito dell'Islam predicato dal Profeta. Nel sistema ideale così plasmatoli' 
lacune dell'eredità morale del Profeta furono colmate con materiali attinti 
a tutte le civiltà allora esistenti in Asia, e principalmente all'elleni-smo 
orientale, al diritto pubblico romano, e poi a quello semitico-iranico che, 
incrollabilmente radicato nella tradizione e nelle consuetudini locali da 
millenni di civiltà propria, vigeva in Babilonide ed in Persia. I plagi però, 
non potendo essere pubblicamente ammessi, furono mercè finzioni tradi- 
zionistiche attribuiti per la maggior parte direttamente al Profeta. 

Tale sistema ideale, nato in gran parte all' infuori della vita pratica, 
e perciò creazione artificiale di studi e di scuole, corrispose solo parzialmente 
ed in modo assai imperfetto a quel sistema che effettivamente si venne co.sti- 
tuendo nella pratica quotidiana della società musulmana, da quando, per la 
venuta al potere di Mu'àwiyah e degli Umayyadi nel 40. IT., si ebbe la netta 
separazione tra la potestà spirituale e quella politica. Gli idealisti che co- 
dificarono l'Isiàm, accettarono del prodotto dell'evoluzione storica dell'Islam, 
quanta parte ritennero conferme ai loro principi — o pregiudizi tenden- 
ziosi! — : il resto però recisamente respinsero, mettendosi perciò in acre 
conflitto con la potestà governativa, la quale dei teorici non si dava grande 
pensiero, e mirava solo a tenere quiete e .soggette le popolazioni, ed a to- 
sarle, sistematicamente con le imposte, il più che fosse possibile (cfr. § 611). 
In alcuni casi si può anzi dimostrare che la tradizione teorica non solo è 
in contrasto con la pratica dei califfi umayyadi, ma persino contradicono 
a quanto risulta da una corretta e serena esegesi del Qur àn (cfr. § 678 
e nota 1). 

Tralasciando di entrare in maggiori particolari, l'arma prediletta in 
questa lotta tra scuole e governo fu la tradizione, di cui quindi, come 
vedremo, se ne inventò una quantità strabiliante, per combattere la pra- 
tica governativa e difendere la teoria delle .scuole. I primi teorici, racco- 
glitori di tradizioni, come diremo più ampiamente in altro luogo, per av- 
valorare i loro principi, e dimostrare che le autorità politiche erano in 
errore, adulterarono con spirito tendenzioso tutte le notizie sui primordi, 
foggiarono gli attori principali del grande dramma islamico in un modello 
stereotipato conforme ai loro principi ideali, e cercarono di provare che 
sotto Maometto ed i primi califfi, e in specie sotto 'Umar, lo stato si reg- 
gesse in tutto e per tutto come es.si teoricamente avevano almanaccato 
dover essere. 

283. 



al-Khattàb.] 



§§ 513, 519. 23. a. H. 

23. a. H. j)a tutto questo assiduo lavorio di falsificazioni tradizionistiche, è ve- 

biemi del ca^if^ '^''*o come nece.ssaria conseguenza che al Califfo 'Umar. il quale lasciò fama 
fato di Umar b. ,\\ grande organizzatore e legislatore, siano stati attribuiti ordinamenti, 
istituzioni, principi di governo, sentimenti ed azioni di cui egli forse in 
gran parte ignorò persino l'esistenza. 'Umar divenne uno dei personaggi 
storici più spesso tii-ati in ballo dai teorici ortodossi a difesa delle loro 
tesi favorite. Come intimo amico e confidente del Profeta, e perfino ispi- 
ratore di molte ordinanze di Maometto, egli, secondo le scuole ortodosse, 
era, dopo il Profeta, la persona alla quale più sicuramente potevasi adde- 
bitare la genesi di moltissime norme e istituzioni, che per ragioni troppo 
evidenti non era possibile far risalire sino al Profeta. 

§ 519. — Né basta. Oltre i problemi d'indole generale giuridica e 
politica, abbiamo eziandio il grande problema personale umano della figura 
storica di 'Umar. la più grande figura del suo regno, quella che domina 
neir Isiàm primitivo, come la figura di Paolo di Tarso domina nei pri- 
mordi del Cristianesimo. Se si accetta la tesi della più progredita esegesi 
biblica, che Cristo predicasse la Buona Novella ai soli Ebrei, allora la somi- 
glianza o il parallelo tra 'Umar e Paolo è anche più esatto, perchè come 
Paolo bandì il Cristianesimo al mondo intero, così 'Umar estese con le armi 
al mondo intero quell' Isiàm teocratico, che Maometto aveva ideato per i 
soli abitanti della sua patria. La tradizione ha intuito correttamente che 
dopo il Profeta il modellatore più attivo dell' Isiàm nel momento della sua 
prima e massima espansione è stato il secondo Califfo, il vero fondatore 
dell' Isiàm cattolico od universale. Egli è diventato quindi ben presto il 
centro di tutto un immenso ciclo di tradizioni e leggende, che ha travisato 
la sua figura storica, ha cancellato molte sue caratteristiche personali e lo 
ha rifatto secondo un modello teoricamente prestabilito dal sentimento orto- 
dosso. Egli ha subito un pi-ocesso di idealizzazione che, seguendo certi precon- 
cetti religiosi del tempo, ne ha fatto il modello del perfetto santo musulmano. 
Ne consegue che il Califfo 'Umar. per il lavorìo incessante cui fu sot- 
toposta la sua figiu-a e la sua opera dalle scuole tradizionistiche, si pre- 
senta all'analisi storica sotto un velo forse anche più fitto e tendenzioso 
che non lo stesso Profeta, dacché sul conto di costui abbiamo almeno una 
grande e genuina fonte originale, il Qur-àn. Per 'Umar ci fa difetto un 
documento di simile natura, onde lo storico che vuol ricostruire la vera 
figura del grande Califfo incontra ditficoltà ad ogni passo; diflìcoltà che 
possono dividersi in due categorie : quelle riguardanti la sua attività come 
sovrano e legislatore, le altre riguardanti il suo carattere come semplice 
uomo ed i suoi rapporti con il Profeta, i colleghi ed infine i sudditi. 

•2&4. 



23. a. H. 



§ 519. 



Da quando il Goldziher con i suoi famosi Muhammedanischc Stxdien 
ha dimostrato quanto mai abbiano inventato i tradizionisti musulmani, la 
critica stoi'ica si è messa alla ricerca dei motivi di tante falsificazioni, ed 
a rintracciare la complessa origine delle tendenze travisatrici. Il risultato 
di questi lavori è stata una ecatombe prodigiosa di tradizioni o di notizie, 
che. fino a poco tempo fa, considerate quali verità storiche, nessuno si dava 
la pena di discutere. Ora invece tutto è messo sotto discussione, tutto è 
vagliato con la critica pivi spietata e minuta. Pj ben naturale che la cri- 
tica storica, messa per questa via che noi potremmo dire iconoclastica, 
corra talvolta il rischio di eccedere alcuvin poco, ed invece di amputare 
aggiunte artificiali, tagli proprio nel vivo e sopprima verità storiche. In 
niun caso siffatto pericolo è più grande che nel caso di 'Umar; già infatti 
presso alcimi valentissimi conoscitori dell'Islam primordiale, è sorta la ten- 
denza a negare quasi ogni merito ad 'Umar ed a presentarlo persino sotto 
una luce poco favorevole. 

Non credo di poter seguire tale scuola nel suo apprezzamento del- 
l'opera di 'Umar, quantunque nello studio che segue abbiam dovuto demo- 
lire molte e molte tradizioni su ciò che riguarda l'opera legislativa di 
Umar, spingendo l'analisi negativa anche più in là dei nostri predecessori 
là dove esistono forti ragioni a confortare la nosti'a tesi. Tutta l'attività 
legislatrice di 'Umar presentasi perciò a noi in una luce ben diversa da 
quella finora accettata dagli storici occidentali. D'altra parte però abbiam 
creduto di prendere un atteggiamento meno radicale e più conservatore nel 
giudizio nostro sull'uomo e sui suoi meriti personali. È stato nostro intento 
più alto di scoprire l'uomo vero sotto il manto della leggenda, ma l'ab- 
biam cercato con simpatia, pur non chiudendo gli occhi sui suoi difetti. 
Noi lo consideriamo un grande uomo, i difetti del quale furono in certi 
momenti le conseguenze delle sue stesse qualità. 

Nel fare tale studio complesso non ci siamo illusi sulle difficoltà gran- 
dissime che ad ogni passo ci tendevano insidie, e consci che forse la nostra 
.soluzione dell'arduissimo problema .solleverà non poche critiche, ci siam 
voluti munire di un ampio corredo dei migliori documenti rimasti, nella 
persuasione che. so le nostre conclusioni non sodisfaranno tutti i gusti, 
avremo almeno composto il lavoro informativo di gran lunga più completo 
che e.sista sul grande Califfo dell' Islam. Il Sachau pubblicò, or sono cinque 
iinni, uno .studio su Umar, quale gli risultava da un primo esame dei 
materiali ragunati in ibn Sad, ma egli si prefi.sse di descrivere soltanto 
l'uomo, senza esaminare l'opera sua politica. È etato un errore di molto 
rilievo, perchè appunto dall'opera politica di 'Umar si possono trarre lo 



23. a. H. 
[ARABIA. ■ I pro- 
blemi del calif- 
fato di Umar b. 
al-Khattàb.| 



285. 



H &19, 620. 23. a. H. 



23. a. H. conclusioni più sicure sul suo carattere e sui suoi meriti: dalle sole tra- 

biemi del caiif- dizioni d'argomento personale vien fuori una figura incompleta con molti 
fato di umar b. tratti convenzionali e con altri forse genuini, ma artificialmente esagerati. 
Noi perciò procederemo per un'altra via, che sembrerà a taluni assai lunga 
e complessa, ma si rivelerà con i fatti più sicura, vale a dire prima di 
di tutto rintracceremo quali fossero le vere istituzirmi del suo regno, e 
chiariti cosi molti problemi, troveremo poi di gran lunga più facile fissare 
i tratti caratteristici dell'uomo. Nello studio poi personale di 'Umar segui- 
remo un piano storico e cronologico, che ci permetterà di rimanere più \n- 
cini al vero, perchè 'limar non fu lo stesso uomo tutta la sua vita, onde ci 
sarà più facile seguirlo nelle varie fasi della sua agitata esistenza. In questo 
modo, stabilita esattamente quale fosse l'opera sua politica, e riassunte le 
fasi della sua vita operosa, il giudizio complessivo si formerà quasi da sé. 
Soltanto in questo modo forse lungo ed a volte tedioso, ci è riuscito 
di raccogliere tutte le fila dell' imbrogliata matassa, dipanarle e dare ad 
ognuna il suo posto. Non era possibile in altro modo fissare quali eventi 
furono opera personale di Umar, e quali invece il fìutto spontaneo delle 
gigantesche forze naturali d'una società, che evolveva da uno stato pros- 
simo alla barbarie verso quello d'una potenza civile. 

§ 520. — Per maggiore chiarezza e per facilitare le ricerche degli 
studiosi abbiamo diviso il vasto argomento in sezioni nettamente distinte, 
ognuna delle quali prende in esame un ramo della pretesa attività di 'Umar, 
e nel corso dell' esposizione abbiamo introdotto molti materiali illustrativi, 
che non trovarono il loro posto nell'ordine puramente cronologico degli An- 
nali {^). Sopra alcune materie, come, per esempio, l'istituzione dell'Era mu- 
sulmana, le pensioni ed i trattati con i Cristiani, noi abbiamo già dato quasi 
tutti i materiali nel corso degli Annali, perchè avevano il loro posto preciso 
nella cronologia del califfato. Tutti i materiali di età indeterminata hanno 
trovato invece naturalmente il loro posto nel presente studio complessivo. 

Pur troppo non sempre basterà all'uopo approfondire la nostra cono- 
scenza degli eventi del Califfato di 'Umar: la corretta intelHgenza dei 
medesimi esigerà per alcune materie il litorno addietro ai tempi del Pro- 
feta e l'esame minuzioso di alcune istituzioni quali furono lasciate da Mao- 
metto: allora soltanto potremo fissare il contributo di 'Umar alla grande 
evoluzione islamica. 

La materia si troverà perciò divisa nelle seguenti parti principali : 
1° Le istituzioni fiscali lasciate da Maometto per ciò che riguarda 
gli obblighi dei Musulmani verso lo Stato islamico, rappresentato nel Quràn 
dal Profeta (zakàt e sadaqah). 

286. 



23. a. H. 



» 5-30, 521. 



2° Tradizioni sul trattamento concesso ai vinti fuori d'Arabia re- 
gnante ' Untar: l'analisi delle medesime porterà ad un breve cenno dello 
spinoso problema della proprietà territoriale sotto l' Islam primitivo, e ci 
costringerà a tracciare la genesi del sistema fiscale musulmano rispetto ai 
vinti non musulmani (la gizyah ed il kharàg). 

3° Seguirà la sintesi generale del califfato di Umar, nella quale, 
riepilogando gli eventi più strettamente legati alla persona del Califfo, 
potremo indicare le linee generali della sua politica, gli aspetti vari della 
sua attività e indole personale, i rapporti tra lui ed i Compagni, ripren- 
dere brevemente l'antica questione del suo contiitto con Khàlid b. al-Walid, 
».' quindi fissare il vero carattere dell'autorità d' imperio di cui Umar fu 
investito, autorità che non fu sempre la stessa ad alla quale egli portò un 
grande contributo o coeflSciente personale. 

Nota 1. — Alcuni potranno osservare che la copia dei materiali tradotti è forse anche eccessiva 
.- che alcuni sono quasi ripetizioni di altri materiali sparsi per le annate precedenti. Ho creduto però 
meglio di abbondare, senza dare importanza alla quasi ripetizione di alcune tradizioni. Ho ritenuto che 
sarebbe stato comodo per molti studiosi avere le tradizioni riunite in un volume solo e non doverle 
ricercare sparse in altri pesanti tomi. — Ho anche preso in considerazione che gli Aiinali hanno per 
iscopo di assistere non solo gli Arabisti, ma anche specialmente quelli che non conoscono le lingue 
irientalì, ma che per i loro studi storici hanno bisogno di conoscere anche minutamente i materiali 
storici musulmani. 

La zakat, la sadaqah e le istituzioni fiscali lasciate dal Profeta. 

§ 521. — Sebbene nella parte che riguardagli oneri fiscali gravanti 
i Musulmani l'opera di 'Umar non sia tanto evidente e tangibile, pur egli 
contribuì considerevolmente all'evohizione del sistema tributario islamico, 
che fu il prodotto di un lungo e complesso svolgimento, cominciato nei 
primi anni della missione di Maometto e già assai mutato sotto i primi 
due califlì. Se il trattamento dei vinti occupa tanta parte della nostra 
attenzione, non dobbiamo tuttavia tra.scurare quelle istituzioni tributarie 
che fissavano i rapporti tra lo Stato musulmano ed i fedeli. Or il periodo 
che si chiude con la morte di Umar è assai ricco di fatti degni di nota 
a codesto riguardo. 

Il nostro compito di riassumere le disposizioni del Profeta riguardanti 
gli obblighi finanziari imposti ai .suoi .seguaci e le modificazioni che tali 
prescrizioni subirono vivente lo stesso Maometto, ci è grandemente facili- 
tato da uno studio magistrale dell'eminente arabista olandese, lo Snouck- 
ITurgronje (apparso nei Bjidragen der K. Iivitituut voor de Taal-Land en 
Volkenkunde van Nederlandsch- Indie, 1882, serie 4', voi. VI, pag. 306-388), 
studio che sarà di grande vantaggio per tutti, se riportandone larghi brani 
nelle pagine .seguenti, calcate in ma.ssima parte sulle linee tracciate dal- 



23. a. H. 
[ARABIA. - I pro- 
blemi del calif- 
fato di Umar b. 
al-Khattàb.l 



287. 



19 621, 622. 28. a. H. 



23. a. H.. l'arabista ulaudese, lo renderemo accessibile a molti ignari che non cono- 

I La z & k à t \sL 8 fl- 

daqah e le isti- scono la lingua e la rivista, in cui lo studio ha visto la luce quasi venti 
tuzioni fiscali la- anni or sono. 

sciate dal Profe- ^-^ ti* ... ,.. 

jj^ ] Seguendo I esempio cui ci siamo attenuti m molte circostanze prece- 

denti, esporremo la materia secondo il metodo storico e ci asterremo di 
proposito dal trattarla od esporla tale quale la idearono e la vollero for- 
mulare i teorici musulmani di generazioni posteriori, i quali mirarono a 
giustificare condizioni di fatto o teorie esistenti nel ii secolo della Higrali. 
sostenendone l'esistenza sin dai primi tempi del Profeta. 

§ 522. — Maometto, quando iniziò la sua propaganda religiosa in 
Makkah, obbedì, come già si disse più volte, ad un sentimento profondo 
della sua coscienza, ed esplicò la sua azione, da principio, in modo pura- 
mente subbiettivo, vale a dire si contentò di manifestare i suoi pensieri 
religiosi, e di descrivere le tempeste da cui l'animo suo era agitato. Di poi 
divenne gradatamente propagandista, ed alla sua attività, che assumeva ca- 
ratteri obbiettivi, s' impose la necessità di fissare con qualche precisione alcuni 
principi astratti e norme di vita e di rito che distinguessero lui ed i suoi 
seguaci dalla società pagana in mezzo a cui vivevano e li preparassero a 
incontrarsi con Dio nell'altra vita. Così fu afifermata l'unità assoluta di 
Dio, l'autenticità delle rivelazioni discese in terra per il tramite di Mao- 
metto, divinamente ispii-ato, l'obbligo di lavacri purificatori, di preghiere 
e di digiuni più o meno regolari, sebbene non fissati ancora con quella 
rigidità numerica di tempi posteriori. Ma la religione non consiste sol- 
tanto nei rapporti personali, diretti, con Dio: anzi la sua parte più rile- 
vante è quella che ha carattere sociale e regola i rapporti tra i membri 
della comunità fissandone i diritti e i doveri. La religione non è soltanto 
mezzo per salvare l'anima, ma principalmente ed essenzialmente disciplina 
di vita sociale, onde il grado di bontà delle varie fedi — piesso uno stesso 
popolo ed in una stessa età storica — si può soltanto fissare in ragione della 
bontà degli istituti privati e pubblici di cui le varie fedi sono ispiratrici. 
Limitando per ora il nostro esame alle principali questioni di diritto pub- 
blico, si può dire che Maometto, imbevuto di concetti rituali ebraici e 
cristiani, aggiungesse ai doveri religiosi personali un dovere sociale, fon- 
damentale, quello dell'elemosina. Non bisogna soltanto salvare se stessi. 
ma anche, nel far questo, giovare agli altri. 

Neil' imporre l'obbligo di dare ai poveri. Maometto aon creava una 
cosa nuova, ma introduceva iiell' Islam, con qualche modificazione, una 
usanza già nota ai Semiti, e sanzionava una antichissima legge d'origine 
non araba. I nomi stessi da lui adoperati per definire questo dovere reli- 

28a 



sciate dal Profe- 
ta.! 



23. a. H. §§ 520, 503. 

gioso. detto prima zakàt e più tardi anche sadaqah, sono di prove- 23. a. H. 

liienza straniera, ed invero d'un'antichità remotissima. Non potendo, adden- daqah è le istT 
trarci in una storia della beneficenza legale e religiosa dell'Asia Anteriore. tuzioni fiscali la 
soggetto degno d'un'opera di grande lena, ci contenteremo di spigolare 
alcune magre indicazioni o dati di fatto precisi, senza dilungarci in molti 
commenti. 

§ 523. — Basterà ricordare, omettendo per brevità moltissimi altri 
esempi, che in un documento cuneiforme, scritto su terracotta, appartenente 
al primo anno del regno del famoso re di Babilonia Nabocodonosor (ossia 
nel 604 avanti Cristo), si fa cenno di una certa quantità di generi agri- 
coli, quale offerta al tempio (sat-tuk, la medesima radice di sadaqa^, 
regolarmente presentata e presa in consegna a nome della divinità (Se h ra- 
der, Keilinschr iftl. Bibliothek., voi. IV, pag. 180). Un'altra rice- 
vuta in scrittm-a cuneiforme dei tempi di Ciro l'Achemenida (668-628 avanti 
Cristo) dichiara parimenti di accettare una data quantità di grano cume 
offerta (sat-tuk) al tempio (S eh rader, 1. e, pag. 268j. È palese che 
sin dai tempi babilonesi usavasi offrù'e regolarmente ai santuari una specie 
di tributo, o volontario od obbligatorio, al quale si dava il nome di sat- 
tuk, termine che ricorda singolarmente una .simile espressione nella ce- 
lebre iscrizione aramaica di Taymà (Arabia setteutrionalej del v secolo 
avanti Cristo. Nella detta iscrizione si stabilisce la dotazione d'un nuovo 
tempio assicurandogli un reddito regolare (sadaqata) da alcuni beni 
demaniali del principe. Anzi, per esser più precisi, nell'iscrizione è detto 
che le divinità già esistenti in Taymà l'inunziavano ad una parte delle ren- 
dite (sadaqata) a loro spettanti, per stornarle a favore del nuovo tempio 
che stava per essere eretto, e dei suoi sacerdoti (Winckler Altor. 
Forsch., fase. II, 1894, pag. 183-184; Cooke North Semitic In- 
serì ptions, pag. 195-199 ; Lidzbarski, Handb. der N ordsem. Epi- 
graphik, pag. 107, 166, 447; Corpus Inscript. Semit., parte 2', 
tomo I, fa.sc. I, pag. 107-113, Un. 16 della iscrizione). 

Se ora si considera clie Taymà giace in Arabia a non grande distanza 
da Madinah, che l'uso di un tributo, per nome sadaqah, era in vigore 
come istituzione religiosa sin da mille anni prima di Maometto, ed infine 
che Maometto adottò il nome e l'Istituzione della sadaqah soltanto dopo 
la sua emigrazione a Madinah, le conclusioni da trarsi da queste osserva- 
zioni sono evidenti da per se senza bisogno d'illustrarle con molti discorsi. 
Abbiamo forse nella sadaqah musulmana una memoria, o un retaggio di- 
retto d'una istituzione religiosa babilonese, migrata in Arabia e modifi- 
cata naturalmente per adattarsi a circostanze sociali e religiose molto 

289. 37 



§§ 6_'H, 624. 23. a. H. 



23. a. H. diverse. Invece d'uu reddito ricavato da terre a vantaggio d'un tempio. 

Il f) 7 A k À t Ifl S S* 

daqah e le isti- "'^'^'^ ^^^i sacerdoti addetti al culto, nell'Isiàm primitivo abbiamo un'ofiferta 
tuzioni fiscali la- ,ij rarattere religioso e comunistico nelle mani prima d'un Profeta con 
,j^, ' missione divina: solo più tardi, dopo fondato l'impero, si versò nelle casse 

dello Stato islamico come imposta erariale. 

Siccome la sadaqah è menzionata soltanto nei brani del Quràn ri- 
\elati a Madinah, è probabile che Maometto prendesse il concetto e l'isti- 
tuzione della sadaqah direttamente dagli Ebrei madinesi. In ebraico 
abbiamo la parole sidqali, che significa giustizia e virtù, ma che secondo 
gì' interpreti giudaici poteva anche significare elemosina (ctr. la versione 
dei LXX, Deuter., VI, 25; XXVI, 16: Prov. XIV, 34: Salmi CVI, 24 
e Fraenkel, De Voc, 20; J. Levy, N euhebràisch. u. Chald. 
Wòrterb., 173), compiuta con atti propiziatorii per ottenere il favore 
della divinità, ossia non tanto per fare bene al prossimo, quanto a sé stesso 
nei )apporti con Dio. 

Dati però questi precedenti, è da supporsi che il termine volgare e 
diffuso, sadaqah, avesse già acquistato in Madinah, alla venuta di Mao- 
metto, un certo carattere giuridico e fiscale, sebbene ancora rivestito e 
compenetrato di significato religioso. La sua comparsa nel Qur-àn di Ma- 
dinah denota già un passo avanti nell'evoluzione del pensiero religioso e 
legislativo di Maometto. L'espressione più genuina del sentimento, o dei 
propositi del Profeta, si asconde nell'altro termine più antico, apparente- 
niente sinonimo lìi sadaqah, ossia zakàt, usato quasi esclusivamente 
nel periodo makkano. Purtroppo su questa parola siamo meno bene infor- 
mati, e quindi riesce più diffìcile coglierne l'intimo originale significato 
letterale e morale. 

§ 524. — Non ci è stato possibile rintracciare in tempi remoti verun 
documento illustrativo della storia della parola zakàt, sebbene la sua 
origine sia parimenti non araba e sicuramente antica, molto anteriore al- 
l' Isiàm. Zakàt proviene dall'aramaico zekót, che negli scritti giudaici 
ha sempre il significato di merito, o virtù, vale a dire lo stesso che sidqah 
in ebraico (Fraenkel, De Voc, 23; Noeldeke, Neue Beitriige zur 
Semit. Spr., 1910, pag. 26). Ignorasi però se tra gli Ai-amei avesse pure 
il senso di elemosina : le ragioni ed il modo per cui questo termine è en- 
trato nella terminologia del Qur-àn sono ignoti : ecco un altro problema che 
rimane a chiarire. Il Noeldeke (1. e.) ritiene possibile che presso gli Ebrei 
arabi fosse conosciuta l'espressione zakàt nel senso di elemosina. Tanto 
però possiamo dire, che cioè zakàt aveva caratteri ed origine popolare ed 
aramaica, mentre sadaqah aveva più schiettamente stampo giudaico e 

290. 



23. a. H. 



S 5-3» . 



una certa fisionomia ufficiale, ieratica e giuridica. — Questo è indizio di ^-^^ ^- "■ 

I L>£L Z 3 k ^ t I& S fl- 

molto rilievo sulle origini popolari e non giudaiche dell'Islam primitivo: daqah e le isti- 
vi scorgiamo, come diremo meglio in appresso, caratteristiche di comu- tuzioni fiscali la- 

. . . , . .. , ,, . . sciate dal Profe- 

nismo cristiano antico. Anzi possiam dire che 1 origine e il modo onde il ta.) 
tei-mine zakàt è entrato nell'Isiàm di Maometto, racchiude in sé tutto 
il mistero della prima genesi della nuova fede. Il termine non è arabo e 
non era usato comunemente dagli Arabi: Maometto lo aiabizzò, importan- 
dolo con tutti i concetti ad esso legati dalla sua origine aramaica. Mao- 
metto, come vedi'emo fira breve, lo usò quasi soltanto nel senso di elemosina 
e solo di rado volle fare giuoco di parole con la radice araba zakfi che 
ha significato di purificazione. La teoria che l'elemosina fu chiamata zakàt 
perchè purificava spiritualmente l'uomo, è etimologia religiosa di età po- 
steriori. Per Maometto e per i suoi primi seguaci zakàt significò proba- 
bilmente soltanto elemosina e null'altro ('). 

Per rendere più completo questo cenno sommario, sarà bene aggiun- 
gere una parola sull'altro tennine fiscale, al-' usr, o decime, che, sebbene 
non fosse usato da Maometto, era già in uso ai tempi suoi e fu adottato 
nei primissimi anni dopo le conquiste come imposta gravante i Musul- 
mani: nel definitivo assetto fiscale ed amministrativo delle provincie con- 
quistate assunse un significato sinonimo appunto di zakàt e di sadaqaii. 

L'espressione apparisce nella forma i.s-ru-u nelle iscrizioni cunei- 
formi (cfr. Schraeder, Keilinschr. Bibliothek, IV, pag. 102, 205), 
quale tributo pagato in natura al tempio: in un caso da un privato, in 
un altro dal re stesso. Il jorivato pagava in generi (grano e datteri), il re 
in oro puro. 

Sulle decime l'ma'asher) nella Bibbia neU'età più antica (Genesi. 
XIV, 20; XXVIII, 20-22) non occorre parlare : la legge mosaica V(jlle ren- 
derle obbligatorie (Levit, XXVII, 30-33: Numer., XVIII, 21-26j, ma 
dai testi non risultano molto chiari i modi della riscossione, e chi le con- 
sumasse. Il profeta Samuele (Samuel, Vili, 15, 17) volle che la decima 
parte di tutto fosse data al re, e gli Ebrei ricaduti nell' idolatria porta- 
vano le loro decime ai templi degl'idoli (cfr. Amos, IV, 4). Il re lleze- 
chias di nuovo impose le decime, e l'importo delle medesime pare amlasse 
a vantaggio della classe sacerdotale dei Leviti (II. Chronic, XXXI, 
6-12; Nehem., X, 39; XIII, 12). Sotto i Persiani 1<! decime furono tutte 
dedicate al tempio di Jehova (Mal., Ili, 8-10). 

Il Quràn .stesso (IV, 137) è testimonio che anche prima di Ma<jmetto 
gli Arabi pagani e gli stessi Qurays, e nomadi ed agricoltori, solevano 
deflicare un tributo dei prod(jtti dei campi e dei bestiami ad Allah od agli 

•291. 



ta. 



§S vii, 6.Ì5. ^^- ^' "• 

23. a. H. o.-'tti (li culto (pietro, alberi, sorgenti, ecc.) che lo raffiguravano ovvero 

/La zakàt. la sa- , ""ì-appresentavano. Il concetto di un tributo alla divinità, appunto perchè 

?;.?on',i:c:.'ìt concepita come la persona principale della comunità, anzi come il vero 

sciate dal Profe- ^^^^.^.^^^^ e padrone della medesima, era comune a tutto il mondo semitico, 

*"' p,ì era più o meno evoluto e perfezionato a seconda dello stato di mag- 

.riore o minore coltura e ricchezza dei vari rami della famiglia semitica. 

(Cfr. Robertson Smith, lìelif/ion or the Semites, 109-113, 245 e segg., 

458-4G6: (fr. anche Jeivish Encyclop., voi. XII, pag. 160 e segg. «. v. 

« titho >)• 

Nota 1 11 JuynboH iHandb. b. Islam. Ges., pag. 95, dice che dal Quràn si dovrebbe 

arguire che vi fosse tutta una evoluzione nell'uso quranico della parola zakSt: pnma s.gn.fica.s8e: 
.pietà, timor di Dio-, poi l'atto di . dare elemosine ., infine 1'. elemosina . stessa, la cosa data >udono^ 
Il primo significato lo arguisce dall'uso della parola zakàt nei due pass, quranici (XVHI, 80, e XIX, 4) 
dati più avanti al § 518, nn. 9 e 11. 

§ 525. — Questi brevissimi cenni sintetici sull'origine antica preisla- 
mica delle'tre tasse legali dei Musulmani, sebbene assai incompleti, porgono 
le orandi linee dell'evoluzione del più antico istituto fiscale dell'Isiàm. Nato 
come elemosina volontaria, e da origini popolari imbevute di comunismo 
cristiano-aramaico, si trasformò in parte in obbligo sociale e giuridico in 
Madinah, finche dopo morto Maometto, perduto ogni carattere di offerta vo- 
lontaria e spontanea, si immedesimò con l'antico istituto asiatico delle de- 
cime, con cui si fissarono la quantità del contributo e la precisa veste 

giuridica di esso. 

Or dobbiamo a questo abbozzo scheletrico aggiungere il necessario cor- 
redo di documenti e di studi per porre in evidenza come tali tasse venis- 
sero accolte nell'Islam, e quali trasformazioni subissero durante le prime 
vicende politiche, e lo svolgimento morale e dottrinale della nuova fede. 
Per avere un'idea possibilmente vera e precisa dei fatti, metteremo inte- 
ramente, lo ripeto, in disparte i trattati teorici dei secoli successivi, trat- 
tati che hanno indotto in errore tanti nostri predecessori, e seguiremo m- 
vece. sulle orme dello Snouck Hurgronje, il sistema d' indagine storica sm 
documenti più antichi, e principalmente sul Qur-àn. liberando la nosti-a 
niente da tutti i preconcetti d'età posteriori. 

Nel compiere que.sta non facile indagine occorre sempre aver presente 
lo stato generale della psiche arabo-semitica nei riguardi dei rapporti 
tra uomo e Dio, e degli atti che il fedele deve compiere per rendersi 
degno della protezione e del favore divino. Per il fedele non basta avere 
la conoscenza coiTetta di Dio, bisogna altresì adattare l'opera nostra quoti- 
diana alle volontà rivelate, bisogna cioè raggiungere la virtù la quale in 
tutto l'oriente, tanto ebreo che cristiano, si riteneva manifestata nel modo 

292. 



23. a. H. 15 525, 626. 



più efficace e grato alla divinità, con i doni, ossia cedendo spontaneamente 23. a. h. 

una parte di ciò che si possedeva e che era più desiderabile di conservare. daqah e le ìst^" 
Prevaleva il concetto d'un sacrifizio più o meno grande da parte del do- tuzioni fiscali la- 

11 j- • ,. , • -, ,. , . sciate dal Profe- 

natore, nella speranza d una ricompensa futura maggiore da parte di chi ,a , 
riceveva. Il dono era quindi la manife.stazione più schietta ed apprezzata 
delle fede di un credente. 

Ma il concetto era imbevuto di egoismo primitivo, inquantochè il 
soccorso dato ai poveri con le donazioni non era tanto uno scopo, quanto 
una conseguenza. Nelle biografie dei santi cristiani e dei più venerati rab- 
bini delle comunità ebraiche si condannano costantemente le ricchezze e 
niun merito si considera più insigne che di disprezzare la ricchezza sino 
al punto di dilapidare una grande sostanza in doni, senza curarsi meno- 
mamente delle persone alle quali possa aver giovato tanta generosità. Non 
importa se la distribuzione sia malfatta: il merito ù tutto nel dare. Da un 
sentimento comunistico, sì generale e profondo in tutto l'oriente, è venuta 
come conseguenza il grande valore riposto dal Cristianesimo primitivo e 
dalla religione ebraica più recente nella distribuzione di elemosine. La ric- 
chezza era considerata come un pericolo morale, come una vera colpa, al 
punto da essere un ostacolo, anzi un impedimento assoluto al raggiungi- 
mento dei beni infiniti dell'altra vita. E più facile per un camelo passare 
per la cruna di un ago, che ad un ricco di entrare in paradiso. La fede 
vera si rivela nel modo più efficace, mostrando ripugnanza per i lioni di 
questo mondo e liberandosene con la massima .sollecitudine possibile. Da 
questo stato d'animo, che è la forma più antica della tendenza comuni- 
stica, sempre viva nelle masse popolari diseredate, profondamente religiose, 
venne fuori l'espressione ebraica sidqah, che significa, come già si disse 
ad un tempo « giustizia e virtù » e « dono ed elemosina ». Anche l'espres- 
sione aramaica zekóth, ossia merito e giustizia, divenuta zakàt nella 
prima parte del Qur-àn, ebbe probabilmente fuori d'Arabia il senso di ele- 
mosina; ina purtroppo su questo punto pesano fitte le tenebre del mistero, 
che avvolge la fonte primaria e diretta dei concetti religiosi e morali di 
Maometto. 

§ 526. — Siffatti sentimenti di quasi ascetico egoismo, rivestiti di 
forme apparentemente altruistiche, erano ablia.stanza diffusi in Arabia, ma 
sempre come importazioni religiose dall'estero, non già come prodotti spon- 
tanei della p.siche araba. Tra i nomadi, è vero, erano quasi ignoti, perchè 
le tendenze ad un materialismo brutale e gaudente predominavano su tutte 
le altre; ma nei centri abitati, dove erano più .sensibili le coirenti religiose 
dell'Asia Anteriore, e dove il pessimismo generato dalla ricchezza e dalla 



sciate dal Profe- 
ta.] 



S§ 62«i, 6-27. 23. a. H. 

23. a. H. lultura predisponeva ad abbracciare nuovo idee sul mondo .spirituale, le 

(La zakat la sa- ^j,(|,]^,^t.,.it,te tendenze anti-materialistiche avevano ottenuto una larga dif- 

Q 3 Q d n 6 16 ISTI* 

tuzioni fiscali la- fusione, compenetrando perciò anche lo spirito irrequieto del Profeta sin da 
molto tempo prima ch'egli iniziasse la propaganda islamica. 

Al concetto dell'unità di Dio, alla sua adorazione, alla minaccia della 
fine del mondo, all'obbligo della preghiera come atto di sottomissione, e 
del digiuno come atto di contrizione — tutti concetti giudeo-cristiani — 
venne perciò naturalmente ad aggiungersi nell'Isiàm primordiale, quello 
dell'elemosina, come virtù per eccellenza, specificata con il nome di za- 
kat. Il precetto quindi di donare, come virtù religiosa, ritorna spesso nelle 
rivelazioni quraniche del periodo makkano, e non solo in termini generici: 
« diano e distribuiscano di ciò che noi abbiamo a loro concesso » (Qur-àn, 
XIII, 22; XXVIII, 64; XXXII, 16; XXXIV, 38; XXXV, 26; XXXVI. 
47, ecc.), ma anche con maggiore forza e precisione, come, ad esempio, nei 
versetti (LXX, 24-25) : « È segno distintivo del musulmano che egli rico- 
« nosca al mendicante ed al bisognoso un diritto sui propri beni ». Il do- 
vere di donare primeggia tra gli obblighi dei credenti e ritorna molte e 
molte volte con l'espressione precisa di zakàt, e suoi derivati, e qualche 
rara volta con il significato di giustizia che si manifesta con i doni. Risulta 
anzi dal modo come questi termini sono usati, che il significato generale, 
più antico, di « merito, giustizia » era conosciuto anche da Maometto, seb- 
bene nell'animo suo predomini quello più particolare di « dono fatto a 
« scopo di carità » : a volte è difficile stabilire quale dei due significati sia 
precisamente nel pensiero di Maometto. 

Nel Qur-àn la radice verbale zakà significa «essere religioso, pio, 
« giusto » ossia tale da potersi presentare dinanzi a Dio ed ottener la ri- 
compensa. Non bisogna sforzarsi di strapparne un senso più preciso di 
quello che al termine ha dato colui che l'iia introdotto nella lingua araba, 
dacché Maometto semiticamente giucca a volte sul significato letterale della 
radice araba e quello speciale esotico del sostantivo zakàt. 

§ 527. — Qui appresso diamo i passi del Qur-àn che si riferiscono 
alla zakàt ed alla sadaqah, disposti nell'approssimativo ordine crono- 
logico delle rivelazioni: 

(1) LXXXVII, 14-15 (Makk.). « Ha ottenuto felicità chi ha voluto essere 
« pio e giusto (t a z a k k a) e ricorda il nome di Dio e fa la preghiera (.s a 1 a t) ». 

(2) LXXIX, 18 (Makk.). « Hai tu desiderio di essere pio e giusto (ta- 
«zakka)?» dice Dio a Mosè perchè lo ripeta a Faraone. 

(3) LUI, 33 (Makk.). « Dio vi conobbe bene quando vi generò dalla 
« terra, e quando eravate embrioni nella matrice delle vostre madri, perciò 

294. 



sciate dal Profe- 
ta.! 



23. a. H. g 527 

non vi crediate di essere pii e giusti (tuzakku): egli conosce bene 23. a. h. 

« l'uomo che lo teme ». La zakat, ta sa 

d aq a n e le isti 

(4) LXXX, 3 (Makk.). (Dio parla di Maometto che respinge il cieco) : tuzioni fiscali la 
«Chi sa se egli è pio e giusto (yazzakka)? ». 

(5) LXXX, 7 (Makk.). « Niuna colpa è la tua. se (il liccoj non è pio 
«e giusto (yazzakka)». 

(6) LXXV, 31 (Makk.). « Pcrcliè uuu ha creduto (saddaqa) e non 
« ha pregato ». 

I commentatori esitano sul .senso di questo saddaqa, che alcuni in- 
terpretano come < ha creduto » ed altri come « ha dato le offerte libere ». 
La prima interpretazione è quella corretta: sadaqahnel senso di «of- 
ferta libera » appare por la prima volta nel Qur-àn soltanto nelle rivela- 
zioni madinesi. 

(7) Dopo aver detto chi sarà felice, e dopo aver minacciato pene a 
quelli che ambiscono avidamente i beni di questo mondo, affermando che 
saranno infelici e periranno nel tixoco infernale insieme con quelli che 
negano la verità dell' Isiàm, o lo rinnegano dopo averlo abbracciato. Allah 
prosegue : 

XCII, 17-18 (Makk.) « Ma chi si tiene lontano (da idolatria e apostasia), 
« sarà tenuto lontano (dal fuoco infernale) : (e del pari) chi vorrà essere pio 
<e giusto (yatazakka) dando i suoi beni». 

Questi .sette brani, che appartengono alle rivelazioni più antiche del 
Quràn, non menzionano la zakàt ed u.sano il verbo zakà nel suo .senso 
proprio: la zakàt (= elemosina) non era for.se ancora stabilita tra i doveri 
religiosi. Nei brani seguenti invece appare già l'ordine di dare la zakàt, 
mentre l'u.so del verlio zakà nel senso proprio di es.sere pio e giusto diviene 
assai più raro: permane solo la sinonimia za kàt = giustizia = elemosina. 

(8) (Nei tempi antichi, quando venne un profeta con le rivelazioni 
divino, gli uominij — XCVIII, 4 (Makk.) — « non ebbero altri ordini (nelle 
« .sacre scritturo) tranne quelli di adorare Dio, provando a lui la vera reli- 
« gione e restando ortodossi (? hunafà), e di essere costanti nella pi-eghiora 
«e di dare le elemosine (yu'tù al-zakàta)». 

Questa è la menziorie più antica nel Qur-àn del termine zakàt nel 
suo significato tecnico, non arabo, di « elemosina ». Maometto, affermando 
che la zakàt era stata già ordinata da altri profeti precedenti, ammette 
esplicitamente l'importazione della cosa e del termine, e dichiara che ò usanza 
antica, non una innovazicme. 

f9) XVin, 80 CMakk.) « Perciò volemmo in cambio di lui un tain iull<. 
«migliore por pietà e giustizia (zakàt*")». 

29.5. 



23. a. H. 
[La zakàt, la sa- 
d aq a h e le Istl- 



ta 



§5 627, 628. 23. a. H. 

(10) XII, 88 (Makk.) « I fratelli di Giuseppe venendo in Egitto chiedono 
« soccorso al fratello e dicono : ... dà a noi la piena misura (di grano) e con- 

tuzionifiscaiiia- « cedilo a uoi (il grano?) ed abbi fede (tasaddaq), perchè Dio ricompensa 
«quelli che hanno fede (al-mutasaddiqina)». 

In questo passo non si parla di elemosine (cfr. Snouck Hurgronje, 
1. e, pag. 370, nota 1). 

(11) (Dio concesse a Giovanni Battista) XIX, 14 (Makk.) « misericordia 
«divina e giustizia (zakàt '"')». 

(12) (Cristo spiega di esser profeta e di aver avuto istruzioni) XIX, 32 
(Makk.) « di osservare le preghiere e di dare elemosine (awsàni... bi-1- 
« zakàt i) ». 

(13) (Il Profeta Ismà'il) XIX, 66 (Makk.) « ordinò alla sua famiglia 
« (ahlahu) (di osservare) la preghiera e (di dare) elemosine (al-zakàta) ». 

(14) (Isacco e Giacobbe furono fatti da Dio modelli di religione per 
guidare altri con il comando, e furono ispirati a fare opere buone), XXI, 73 
(Makk.) « l'osservanza della preghiera ed il dono delle elemosine (i t a • a 
« al-zakàti) ». 

(16) (Il paradiso è la ricompensa) XX, 78 (Makk.). « di quelli che sa- 
« ranno più giusti (m a n t a z a k k a) » . 

(16) (Nel rispondere a Mosè sul Sinai, Dio promette di) VII, 165 (Makk.) 
« scrivere (cose buone) a quelli che sono timorosi di Dio e che danno ele- 
« mosine (yu'tùna al-zakàta)». 

(17) XLI, 5-6 (Makk.). « E guai ai politeisti che non danno le eleniu- 
« sine (yu'tùna al-zakàta) e non credono nella vita futura!». 

(18) XXXV, 19 (Makk.). « Tu ammonirai quelli che temono Dio in se- 
« greto ed osservano la preghiera, e chiunque è pio e giusto (t a z a k k a); 
«è pio e giusto (yatazakka) a vantaggio della propria anima». 

(19) XXIII, 1-2 e 4 (Makk. j. « Bene sia per i veri credenti, che si umiliano 
« nelle loro preghiere ... e che fanno elemosine (1 i - 1 - z a k à t i f à ' i 1 ù n a) ». 

(20) XXXI, 1-3 (Makk.). « Questi sono i segni (o versetti) del libro 
« sapiente : una direzione ed un atto di misericordia per i giusti, i quali 
«osservano la preghiera e danno elemosine (yu"tùna al-zakàta)». 

(21) XXX, 38 (Makk.j. « E per quello che voi darete di elemosina (ma 
«àtaytum min zakàt'") bramando la faccia di Dio (= ossia per amor 
« di Dio), riceverete una ricompensa doppia ». 

(22) XXII, 42 (Makk.). (E Dio assisterà) « quelli che osservano la pre- 
« ghiera, e danno le elemosine (à t a w u a 1 - z a k à t a j » . 

§ 528. — Dalla lettura dei precedenti brani del Qur-àn noi impariamo 
come Maometto, in ispecie nelle rivelazioni più antiche, dia al verbo zakà 



29G. 



sciate dal Profe- 
ta.) 



23. a. H. 5 5.^. 

il significato schietto di pietà e giustizia senza il significato preciso di ca- 23. a. h. 

rità ed elemosina; il verbo implica tutto ciò che si deve fare per rendersi '""d^'ah e le isu 
grato alla divinità e non si limita alla gem-rosità nel dare: questa poteva tuzioni fiscali u 
essere inclusa nel significato, ma non vi spiccava. 

Le idee racchiuse nelle predette citazioni sono tutte quelle più pro- 
priamente appartenenti alla cerchia delle espressioni religiose ebraiche e 
cristiane. Ma ciò non esclude affatto che Maometto ed i suoi uditori nel 
fare uso di quel tennine straniero, non arabo, possano aver pensato alla 
parola schiettamente araba zakà, che significa essere puro e che era a 
loro famigliare. È anche possibile che le dette espressioni adoperate dai 
seguaci nel senso arabo conservassero sempre per molti uno schietto carattere 
arabo, mentre per Maometto in realtà avevano sempre il valore religioso 
che egli aveva appreso dai suoi iniziatori nei misteri delle dottrine ebraiche 
e cristiane, dagli «uomini della rivelazione ». Per Maometto e per i suoi 
maestri Tatto di donare era sempre la virtù principale. Nei passi precitati 
noi vediamo come alcuni hanno il termine zak àt nel significato di « virtù » 
in senso generale, mentre altre alludono forse, e le restanti sicuramente 
alla carità. Noi assistiamo quindi alla vera evoluzione del modo come la 
zakàt da principio astratto divenne istituzione musulmana durante gli 
anni della missione di Maometto in Makkah, prima di emigrare a Madiuah. 

Ma quanto si è detto dimostra altresì come si tratti sempre e .soltanto 
di doni, di cui non era fissato in alcun modo né la destinazione, né la quan- 
tità, né il modo di dare. Maometto nulla pretendeva per sé, onde i doni po- 
tevano essere dati in qualunque misura che piacesse al donatore ed a qua- 
lunque persona egli volesse. Rammentiamo che la comunità musulmana nel 
duro periodo di prova in Makkah era un pugno d'uomini, forse al massimo 
mai più di quaranta, quasi tutti appartenenti alle classi più povere, ed i 
ricchi tra loro, animati com'erano dell'ardore di neofiti, non avevani) bi- 
sogno d' incoraggiamento per dare. Quindi é da escludersi che vi fosse 
stabilita una regola o misura fissa nel donare: tanto più che, se i seguaci 
non avessero dato. Maometto non aveva alcun mezzo per imporre la sua 
volontà. Perciò in questo periodo primitivo la zakàt non aveva in alcun 
modo carattere d'imposta, ma era un atto spontaneo di virtù, consigliato 
e raccomandato da Dio per bocca del Profeta, per ottenere la grazia divina. 

È probabile però che in questi vaghi cenni da noi testé citati si 
asconda anche un altro remoto pensiero dei primi tempi islamici, pensiero 
che le generazioni posteriori hanno cercato di cancellare, perchè non più 
corrispondente ai sentimenti delle generazioni musulmane di età più re- 
centi. Voglio alludere alla tendenza comunistica dell' Lslàm primitivo. Il 

•J97. 38 



sciate dal Profe 

ta.ì 



§ r,28. 23. a. H. 

23. a. H. (riiinme (Lub. Moli., I, 14 e segg.), già vari anni or sono, ha sostenuto 

daqah e le isti- ' 'i'' i^^l movinipiito musulmano SI debba scorgere un moto socialistico 
tuzioni fiscali la- ,i,,i poveri di Makkali contro l'aristocrazia qurasita. — Tale tesi non ha 
avuto la fortuna che si meritava, giacché ritengo il Grimme abbia in 
t'ondo ragione, quantunque la sua tesi debba essere presentata in un altro 
modo, vale a dire che Maometto iniziò un movimento religioso popolare 
imbevuto ed ispirato di tendenze comunistiche, ostili alla ricchezza indi- 
viduale, tendenze che rimasero vive nello spirito del Profeta fino agli ul- 
timi tempi, anche quando non aveva più a combattere i Qurays. — Molti 
sono i passi del Qur'àn, in cui si condannano severamente i ricchi : chi 
accumula ricchezza, anche essendo musulmano, va all'inferno (CU, 1-8; 
XXXIV, 36-37; C, 8; LXXXIX, 14-22; ecc.; cfi-. Grimme, I, 18-23): 
il sentimento anti-capitalistico di Maometto viene fuori nella sua con- 
danna spietata di ogni interesse sul danaro : per cui ogni anche minimo 
interesse è usura (II, 276-278) : chi è ricco o cerca arricchire è miscre- 
dente (XCVI, 6-7). Il Grimme (I, 16 nota 2) ha osservato acutamente 
come l'atto comunistico di dare quale massima virtù religiosa fosse in prin- 
cipio, per Maometto, più importante della stessa preghiera, e istituzione 
più antica della preghiera : difatti nei versetti antichi è prescritta la sola 
zakàt (LXXXIII, 3; XCI, 9), e più tardi, quando venne introdotta la sa- 
bah o preghiera, questa non fu mai ordinata sola senza la zakàt, ma le 
due sono sempre menzionate insieme. Il comunismo di Maometto non fu però 
ispirato solo dall'odio verso i Quraj's, capitalisti e mercanti, ma fu espres- 
sione genuina dell'animo suo, che lo accompagnò sino alla morte, lo indusse 
a spendere tutto quanto aveva per la sua causa, e lasciare la famiglia 
nella povertà (*), ed a privare l'unica sua figlia della eredità paterna. — Mao- 
metto non istituì clero, né impiegati fissi, né distinzioni di classi, fu sempre 
democratico e comunistico, mirando a creare una società composta di tutti 
eli^menti eguali; onde lo spirito socialistico dell'Islam, ancora vivo nei mu- 
sulmani del XX secolo, risale direttamente al Profeta makkano. 

La zakàt quindi nel concetto primitivo di Maometto non era già uno 
dei doveri religiosi, ma racchiudeva si può dire tutta l'essenza morale e so- 
ciale della nuova fede : tutti gli uomini uniti nel timore di Allah, comuni- 
sticamente dividentisi i beni di foz'tuna tra di loro, perchè in ciò consisteva 
la più alta espressione della coscienza religiosa. — Non v' è dubbio, a mio 
modo di vedere, che quando si ebbe la revisione del testo quranico e si 
fece la raccolta delle rivelazioni, quelle più incomode per lo spirito comu- 
nistico che le ispirava, furono artificialmente o dimenticate o attenuate. — 
Su questo argomento torneremo in altra circostanza. Per ora diremo solo 

r 298. 



23. a. H. |§ 628. 52J». 



che Maometto uon serbò sentimenti egualmente comunistici tutta la sua 23. a. h. 

vita, ma li attenuò negli ultimi anni, stretto dalle cii-costanze, quando daqaheieistT 
tramutò il dono in tributo per quelli che non facevano parte della cei-chia tuzioni fiscali la- 
dei suoi intimi. A questi, come lo rivelano gl'incidenti della spedizione di ta.] 
Tabuk (cfr. 9. a. H., § 26), non esitò di chiedere l'integrale sacrificio dei 
beni per la causa dell'Islam, mantenendo per essi quei principi, che presso 
i nuovi musulmani sarebbero stati insostenibili. 

Nota 1. — Le considerevoli fortune accumulate dalle vedove del Profeta furuTio fatte dopo la 
morte di Maometto. Non abbiamo prove che fossero ricche mentre egli era in vita, ne che egli fosse molto 
generoso con loro. Ma su questo punto delicato la tradizione è molto circospetta, tacendo tutto ciò che 
poteva nuocere alla fama di Maometto. 

§ 529. — (rli stessi commentatori musulmani hanno riconosciuti.» il 
carattere evolutivo della zakàt, ammettendo che in principio fosse pre- 
scritta come una donazione interamente libera, e divenisse obbligatoria 
soltanto dopo la migrazione a Madinah, quel celebre e\'^nto che significò 
la completa metamorfosi dell' Islam da aspirazione subbiettiva, in disci- 
plina religiosa e politica. In una tradizione, per esempio, data da al-Bu- 
khàri (I, pag. 355, lin. Ile segg.), risulta che ancora ai tempi del Califfo 
Uthmàn non si era d'accordo sul carattere obbligatorio della zakàt. e 
nel commento di al-Qastalàni (Bukhàri Qastalàni, III, pag. 10, lin. iJl 
e segg.) si afferma che la rivelazione della zakàt obbligatoria avvenisse, 
secondo gli uni nell'anno 2. H., secondo altri molto più tardi, soltanto 
nell'anno 9. H., quasi alla fine^ della missione di Maometto. 

Nondimeno la tradizione citata non è di quelle che si possano accet- 
tare senza molte riserve, e non è affatto improbabile che sia una finzione 
posteriore per giustificare le teorie delle scuole giuridiche del 11 secolo della 
Higi-ah. Perciò lo Snouck Hurgronje (1. e, pag. 374), giustamente fondan- 
dosi sul testo sicuro del Qur-àn, si domanda: « Possiamo noi accettare l'as- 
« serzione che Maometto, mentre viveva, abbia realmente mutato la /.a kàt 
« in una tassa obbligatoria? ». 

Per poter dare una risposta soddisfacente sarà bene passare egual- 
mente in rivista le espressioni quraniche rivelate in Madinah, le quali 
riguardano l'obbligo religioso di donare ; a che premetteremo come ancht? in 
Madinah la grande virtù, la virtù per eccellenza del fedele, è quella di dare, 
di regalare con larghezza di quelle cose che Dio gli ha concesse. In tali 
raccomandazioni vediamo mutare i termini e avvertiamo che è usata la 
parola araba piii propria per questo significato, la radice nafaqa, signi- 
ficante distribuire e donare; or chiunque leggerà i pa.ssi seguenti, si con- 
vincerà che tutte le esortazioni a dare sono raccomandazioni per un atto 
identico a quello de.scritto e raccomandato in Makkah cdu l'espressione « fare 

299. 



§§ 5-2ft, 630. 23. a. H. 



23. a. H. « la zakàt ». Si notr altresì come, nei passi qui appresso citati nel loro or- 

daqah e le isti- dìue cronologico, la parola zakàt vada perdendo sempre più il suo antico 

tuzioni fiscali la- significato di « merito, pietà, giustizia» e .si fissi nel concetto particolare 

,3 I di carità ed elemosina, con significato equivalente all'espre-ssione fi-equen- 

tissima di nafaqàt o doni. 

§ 530. — (1) n, 40 fMadìn.). « Osservate la preghiera e date le ele- 
« niosinn (àtù al-zakàta) ». 

(2) II, 77 (Madìn.). « 0.s.servate la preghiera e date le elemo.sine (àtu 
« al-zakàta) ». 

(3) II, 104 fMadin.). « Osservate la preghiera e date le elemo.sine (àtù 
« al-zakàta) ». 

(4) (A bramo ed Ismaele alla fondazione di Makkah dicono): II, 125 
(Madin.) « Signore! manda alla nostra posterità un profeta della gente 
« loro, che spieghi ad essi i tuoi segni, ed insegni a loro il libro e la sa- 
« pienza e li purifichi (y uz akkìhim) ». 

(5) II, 146 (Madin.). « Come noi mandammo tra voi un messo della 
« gente vostra per recitarvi i nostri segni, per rendervi pii e giusti fyu- 
« z a k k i k u m), ed insegnarvi il libro e la sapienza ed insegnarvi quello che 
« voi non sapevate ». 

(6) II, 169 (Madin.). « E quelli che nasconderanno (una parte) del libro 
. « che Dio ha rivelato. . ., non inghiottiranno nei loro ventri altro che fuoco: 

« Dio non parlerà loro nel giorno della risurrezione e non li considererà pii 
« e giusti (y u z a k k i h i m) ». 

(7) II, 172 (Madin.). « Chi dà danaro per amore di Dio ai parenti, agli 
« ortàni, ai poveri . . . , chi osserva la preghiera e dà le elemosine (à t a a 1 - 
«zakàta)...: questi sono nel vero, questi sono timorosi di Dio». 

(8) II, 233 (Madin. ì. « Questo è il più giusto (azka) ed il più puro 
« fathar) ». 

(9) Dopo aver detto che quanti danno la loro sostanza per la reli- 
gione di Dio e poi non guastano l'eflEetto del dono con rimproveri (ai 
beneficati) o atti riprovevoli, avranno poi la ricompensa, soggiunge : 

II, 265-266 (Madin.) « Un discorso onesto e perdonare è meglio di offerte 
« libere (s a d a q à t) seguite da atti riprovevoli : Dio è ricco e misericordioso. 
« O veri credenti, non rendete vane le vostre offerte libere (sadaqàtikum) 
« con rimproveri (ai beneficati) o con atti riprovevoli, come colui che dà 
« fiiori quello che possiede per sembrare agli uomini (come un donatore di 
«offerte libere), ma non crede in Dio e nell'ultimo giorno». 

(10) Poi dilungatosi a descrivere i vantaggi di dare queste offerte 
libere per piacere a Dio, e credere sinceramente ... — II, 269 (Madin.) — 

300. 



23. a. H. 



530. 



("insiste che) i veri credenti diano (liberamente, anfiqu) delle cose buone 23. a. H. 

« che hanno guadagnate o che sono venute a loro dalla terra, e non devono daqah e le isti- 
« scegliere le cose cattive per darle (come offerte libere, tunfiqùna)». tuzioni fiscali la- 

AUudesi ai non musulmani che facevano offerte libere per gareggiare ,,1 
con i Musulmani. 

(11) li. 273, 277, 280 rMadin.). (273) « E qualunque ofterta libera voi 
« fate (...anfaqtura . . . nafaqat'"), o qualunque voto avete fatto, in ve- 
« rità Dio lo conosce... se fate apertamente le offerte libere (al-sadaqàt), 
« questo è bene: se lo fate di nascosto e lo date ai poveri, questo sarà meglio 
« per voi e vi compenserà per i vostri peccati... (274) Tu non hai da guidarli. 
« ma Dio guida chi vuole. Il bene che voi spenderete (in offerte libere t u n - 
«fiqii, ridonderà) a vostro bene, e voi non spenderete (in offerte libere, 
«tunfiqùna). se non per desiderio (di vedere) la faccia di Dio. E quel 
« b(me che spenderete (in offerte libere, tunfiqù) vi sarà restituito... I 
« poveri che combattono nel cammino di Dio ... li riconoscerai da questo 
« .segno, non chiederanno alla gente con importunità, e quanto bene spen- 
« deranno (in offerte libere, tunfiqù), in verità Dio lo saprà». 

(12) II, 277 (Madin.). « Dio farà scomparire l'usura, ed aumenterà le 
« elemo.sine (al-sadaqàt), perchè Dio non ama gl'infedeli... ecc.». 

(13) III, 71 (Madin.). « Quelli che mei'canteggeranno con il patto di 
« Dio e con la loro fede per un piccolo prezzo, questi non avranno una 
« parte nella vita futura, né Dio parlerà loro ... uè li considererà pii e giusti 
« fyuza kkih im) ». 

(14) III, 158 (Madin.). « Dio ha compiuto un atto di grazia verso i veri 
« credenti, quando ha mandato tra loro un profeta della loro stessa nazione, 
«per recitar loro i suoi segni, per renderli pii e giusti (yuzakkihira) e 
«per in.segnar loro il Libro... ecc.». 

(18) LVII, 17 (Madin.) « In verità (quanto agli) uomini ed alle donne 
«che danno offerte libere (al-mu ssa dd iqi n a wa-1-mussad d iq àt). 
' essi fanno a Dio un buon prestito, che verrà a loro restituito in doppia 
' misura, ed essi avranno inoltre una generosa ricompen.sa ». 

ae) LXII, 2 (Madin.). (Qua.si le identiche parole di ili. 158: y u - 
za kkihim). 

(17) IV, 52 (Madin.). « Quelli che si rendono pii e giusti (y nzakkuna 
« anfusahum) ». 

(18) IV^ 79 (Madin). Osservate la preghiera e date le elemosine (a tu 
al -zakàta). 

(19) IV, 94 (Madin., dopo Uliud). « (Si afferma che, se un erodente uc- 
« cide per isbaglio un altro credente, deve come penalità) liberare uno schiavo, 

Sfll. 



sciate del Profe- 
ta.! 



f 6ao. 23. a. H. 

23. a. H. , (j pagare il prezzo di sangue alla famiglia dell'ucciso, salvo (a pagare la 

daqaheieistt «multa) in offerte libere (y assaddaqu) ». 

tuzioni fiscali la- (^20) V, 60 fMadin. dopo Uhud). «I veri credenti sono quelli che os- 

« servano la preghiera e danno le elemosine (yu-tuiia al-zakàta)». 

(21) IV, 114(Madìn., 4. a. H.). « Non è vantaggio nei loro discorsi pri- 
« vati, tranne (nei discorsi) di colui che ordina offerte libere (ara ara bi-sa- 
« daqat'"), o qiaello che è retto o accoixlo pacifico tra gli uomini... ecc. ». 

(22) IV, 160 (Madìn.). « Quelli che osservano la preghiera e danno 1<' 
«elemosine (al-mu'tùna al-zakàta)». 

(23) XXXIII, 33 (Madìn.). (AUe proprie mogli il Profeta dice): * Sta- 
« tevene tranquille nelle vostre case, non tenete il contegno vanitoso dei 
« tempi anteriori del paganesimo, osservate la preghiera, date le elemosine 
« (àtina al-zakàta) ed obbedite Dio... (poi rivolgendosi a tutti) perchè 
« Dio vuole allontanare da , voi l'abominazione (della vanità), dacché voi 
« appartenete alla casa (del Profeta) e vi purificherà (y utahhirakum) ». 

(24) XXIV, 21 (Madìn.). « Se non (fosse stato per) l'indulgenza di Dio 
« verso di voi e (per la) sua misericordia, nemmeno uno di voi mai sarebbe 
« stato puro : ma Dio rende pii e giusti (y u z a k k i) chi vuole rendere pio 
«e giusto (zaka) ». 

(26) (Non entrate nella casa senza permesso) XXV, 28 : «, questo è più 
«decente per voi (azka)». 

(26) (I veri credenti si astengano da azioni immodeste) XXIV, 30 
(Madìn.): «questo è meglio (azka) per loro». 

(27) (Nei templi eretti con il permesso di Dio) XXIV. 36-37 (Madìn.). 
« le sue lodi sono celebrate mattina e sera da -uomini che né il mercanteg- 
« giare né il vendere distrae dal ricordare il nome di Dio, dall'osservare 
«la preghiera e dal dare le elemosine (ita- a al-zakàti)». 

(28) XXIV, 56 (Madìn.). *« Osservate la preghiera e date le elemosine 
«(àtìi al-zakàta) ed obbedite al Profeta, affinché possiate ottenere la mi- 
« sericordia divina ». 

(29) LXIII, 10 (Madìn.). «E fate offerte libere (anfiqù) di quelle 
« cose che noi vi abbiamo concesso, prima che la morte raggiunga uno 
« di voi e (prima che) dica : « O Signore, ma non mi concederai una breve 
« proroga, affinchè io possa fare offerte libere (assaddaqa) e divenga uno 
«dei bene operanti?». 

(30) LVIII, 13-14. «Quando andate a parlare all'Inviato, prima del 
«vostro discorso presentate (qaddimù) le offerte libere (sadaqàt""), 
« questo sarà meglio per voi e più puro (athar): ma se non trovate (una 
« cosa da dare), in verità Dio (sarà) pronto al perdono e misericordioso. 

3(.t2. 



23. a. H. 



530. 



«Avete forse paura di presentare (tuqaddimù) offerte libere (sada- 23. a. h. 

«qàt'") prima delle vostre conversazioni (con l'Inviato per timore d'im- da"aheieistt 
«poverirvi)y Perciò se voi non lo tate e Dio sarà pipno di grazia verso tuzioni fiscali la- 

-..,,, ,. ,, ,,, ,, , sciate dal Profe- 

« di voi (abbonandovi questa tassa nell avvenirej; allora osservate la prò- ,a i 
« ghiera e date le elemosine (àtù a 1-zakàta) ». 

I commentatori hanno visto una contradizione tra la prima e seconda 
parte di questa rivelazione e sostengono che la prima parte sia stata abro- 
gata dalla seconda. In ogni caso è palese il carattere volontario e non 
obbligatorio della offerta, o elemosina. 

(31) XXII, 78 (Madin.). « Osservate la preghiera e date le elemosine 
àtu al-za k àta) ». 

(32) Dopo aver fatto cenno ai doveri dei Musulmani (durante il pel- 
legrinaggio), allude all'esenzione da questi obblighi in caso di malattia: 
lì, 192 fMadin.i. « Ma chiunque tra loro è malato, e soffre d'un male alla 

testa, egli può esimersi (dal radersi il capo) mediante digiuni, o offerte 
«libere (sadaqàt'°) o qualche altra elargizione (nusuk'")». 

(33) IX, 58 (Madin.). « Vi sono alcuni tra loro che spargono male- 
« voli notizie .sulla (tua distribuzione delle) offerte libere (sadaqàt), ep. 

|iure se ne ricevono (una parte), sono contenti; ma se non ne ricevono 
" una parte), ecco (subito) si adirano... ». 

(34) IX, 60 (Madin.). «In verità le offerte libere (sadaqàt) vanno 

• distribuite ai poveri, ai miseri, a quelli impiegati (nel raccogliere e distri- 

• buire) le medesime, ed a quelli i cuori dei quali sono riconciliati con 
« doni ('a 1 - m u • a 1 1 a f a h q u 1 u b u h u m) ('), e per il riscatto degli schiavi, 

• per quelli che sono in debito e per la cau.sa della religione di Dio, e per 
« il viaggiatore: questo è un ordine di Dio ». 

Nota 1. — Si allude alla, famosa couversinne ilei pagani Qurays, comperata a peso d'oro dopo la 
battaglia Hi Hunayn iiell'S. H., con i proventi del bottino tolto ai Hawàzin (cfi-. 8. a. H., §§ 164-1H8, 173) 
— Man mano che l'attività del Profeta si allargava con l'estensione della sua potestà politica, egli pre- 
tendeva ad Dna sempre maggiore libertà nello spendere le somme clie riscoteva dai bottini e dai fedeli; 
perc^^ i malumori tra i seguaci e le nuove rivelazioni. 

(35) IX, 72 (^Madìn.). « I veri credenti... .sono amici tra loro — osser- 
« vano la preghiera e danno le elemosine (y u • t ù n a a 1-zakàta)». 

(36). Dopo aver ordinato la guerra agi' infedeli ed agi' ipocriti (IX, 74), 
e respinte le loro false giustificazioni, si aggiunge . . . (IX, 76: Madin. j: « Tra 
« loro sono alcuni che hanno fatto un patto con Dio (dicendo) : invero se 
«egli ci avrà data della .sua abbondanza, farerarj offerte libere (nassad- 
«daqannà) e diverremo gente bene operante (77) ; ma quando venne a 

• loro (una parte) dell'abbondanza sua (=di Dio), divennero avari della me- 
desima e ritornarono addietro ed essi si .son(j ritirati lontani... *. 

30.<?. 



55 530, r.Hi. 23. a. H. 



ta. 



23. a. H. (Più avanti si respingono le malevoli insinuazioni di coloro che cri- 

' d aVa h" e le isti- ticavauo la generosità di alcuni compagni, e si dice (IX, 80): « Or quelli che 

tuzjoni fiscali la- « spargono voci maligne couti*o i credenti generosi nelle offerte libero (al- 

«sadaqàti)e contro quelli, i quali non trovano nulla (g^ dare) tranne 

« (quanto guadagnano con) la loro ijidustria; e perciò si beffano di loro: di 

« questi Dio si befferà ed avranno una grave punizione ». 

(37) (Discorrendo dei Beduini che vivevano intorno a Madìnah e de- 
gl' ipocriti in Madinah stessa, ai quali muove aperto rimprovero, il Profeta 
dice [parla Dio]) : IX, 104-106 (Madin.). « Prendi dalle loro sostanze una 
«tassa (sadaqat*°) per purificarli e mondarli (tutahhiruhum wa 
« t u z a k k i h i m) con essa e prega per loro, perchè le tue preghiere saranno 
« per loro una sicurezza...: non sanno forse che Dio accetta pentimento dai 
« suoi servi e prende elemosine (al-sadaqàti) e che Dio è pronto a ricoii- 
« ciliarsi e misericordioso? ». 

(38) (Dichiarazione fatta al pellegrinaggio dell'anno 9. H.): IX, 5. 
« Quando sono passati i mesi sacri, uccidete gì' idolatri . . .; ma se gì' idolatri 
« si pentiranno ed osserveranno la preghiera e daranno le elemosine (àta w u 
«al-zakàta), allora lasciateli andare per la loro strada... v. 

(39) IX, 11. « Ma se si pentono ed osservano la preghiera e danno le 
«elemosine (àtawu al-zakàta)...». 

(40) IX, 17-18. « Gli idolatri non devono entrare nel tempio di Dio...: 
« ma ei solo visiterà il tempio di Dio, che crede in Dio e nell' ultimo 
«giorno, ed osserva la^ preghiera e dà le elemosine (àta al-zakàta)». 

(41) V, 15. «Dio disse (agli Ebrei ai tempi di Mosè): in verità io 
« sono con voi, se voi osservate la preghiera e date le elemosine (àtay tum 
« al-zakàta) ». 

(42) Stabilita la pena del taglione « vita per vita, occhio per occhio, 
« naso per naso, dente per dente . . . ecc. », si aggiunge: V, 49. « ma chi 
«dà il compenso in offerte libere (tasaddaqa bihi), queste (saranno 
« accettate come) un equivalente per lui ». 

(43) LXXIII, 20 (Madin.). « Osservate la preghiera e date le elemo- 
« sine (àta al-zakàta)». 

§ 531. — Lo studio obbiettivo e sereno di questi passi che raccolgono 
tutti i brani del Qur-àn in cui si raccomanda il dovere religioso del dono, 
dimostra che l'obbligo di dare ha sempre il carattere d'un invito, d'una 
raccomandazione, e mai in verun caso offresi nell'aspetto obbligatorio di 
una imposta. È sempre implicitamente inteso che il fedele è libero nel 
dare : se Maometto avesse inteso attribuire al dono il carattere di obbliga- 
torietà fiscale, la riforma sarebbe stata tale una innovazione per il deserto 

S04. 



ta. 



23. a. H. §1 631. 

arabico, che ne avremmo avuta sicura, esplicita conferma nel testo qura- 23. a. h. 

nico: questo invece lo ignora. Il carattere di spontaneità nella zakàt è daqah é le isti- 
identico, tanto nei più antichi passi makkani. quanto in tutti i versetti tuzioni fiscali la- 

. . -.ri- 1 sciate dal Prote- 

nvelati in Madman. 

In Madinah troviamo maggiore insistenza che nel periodo makkano, 
ed un impiego più svariato di termini : abbiamo l'espressione n a f a q a t ed 
infine l'ebraismo sadaqàt, usato quasi nell'identico senso di zakàt. Or 
questa insistenza maggiore si spiega perchè erano assai maggiori i bisogni : 
la comunità era molto più grande, ed i seguaci avevano da allestire spe- 
dizioni, per le quali occorrevano danari, provvigioni, armi e animali da 
basto. Chi aveva mezzi era perciò invitato a dare, a dare fi-equentemente 
e con generosità. Si doveva dare come elemosina a tutti quelli che ne 
avevan bisogno, ma in particolar modo anche a Maometto, sebbene la 
quinta parte del bottino gli assicurasse, molto irregolarmente, quanto gli 
era necessario per vivere; per Maometto quale capo della comunità i bi- 
sogni erano sempre molti, anche dopo la presa di Khaybar e dopo la sot- 
tomissione di Fadak. quando godeva d'una vera e propria rendita fis.sa. 

Il termine sa daqah comparisce dunque per la prima volta in Ma- 
dinah tra le espressioni quraniche ed è indubbiamente un concetto appreso 
in Madinah dagli Ebrei ed adottato dopo l'emigrazione da Makkah. L'espres- 
sione ritorna però meno sovente che zakàt nei versetti quranici, perchè 
non aveva nella mente di Maometto quello stesso significato tecnico di 
« dono » in tutti i casi in cui era adoperata, ma talvolta un senso più 
largo e gejierale, tanto che si è potuto attribuire al Profeta il detto: 
« Ogni buona azione è una sadaqah » (Baydàwi, Comm. al Qur àn, 
IV, 94). Il significato suo più comune è nondimeno sempre « dare i propri 
« beni per la volontà di Dio », ossia la stessa cosa di zakàt ('). Lo Snouck 
Hurgronje osserva che un dono fatto per ottenere uno scopo determinato, 
come penitenza per riparare una trasgressione, non è mai chiamato 
zakàt, ma sempre sadaqah: nel resto le due parole praticamente si 
equivalgono. al-Màwardi [a 1 -A h k à m a 1 - S u 1 1 a n i y y a h, pag. 196] afferma 
esplicitamente l'identità di zakàt e di sadaqah. 

L'identità di zakàt = 8adaqah corrisponde al pen.siero intimo del 
Profeta ? — La lettura dei brani citati dal Qur àn lasciano un senso di in- 
certezza, e si ha l'impressione che l'identità assoluta dei due termini sia 
stata- stabilita soltanto in età più recente, quando non si aveva più chiara 
cognizione della leggera differenza tra i due concotti nella mente e nel 
pensiero del Profeta. È probabile che l'idea della zakàt sia venuta a Mao- 
metto da fonte non giudaica, da sètte cristiano-giudee di nazionalità ara- 

305. 39 



sciata dal Profe- 
ta. 



§ .VM, 5H2. 23. a. H. 

23. a. H. inaica. '^iiaiidt» vcnue a Maflinah e trovò, tra gli Ebrei ortodossi di quella 

daqah è le isti- <ittà clie egli tentò attrarre a sé, la sadaqah, adottò anche questa espres- 
tuzioni fiscali la- sione 6 questa legge religiosa, senza dar peso al fatto che tra la sadaqah 
corae la intendevano gli Ebrei madinesi, e la zakàt come egli l'aveva 
intesa in Makkah v'era affinità, ma non perfetta eguaglianza. In questa 
difficoltà, come in tante altre il Profeta lasciò, forse con arte, una certa 
vaghezza e indecisione, che doveva facilitare la fusione e far comparire 
la medesima origine divina nella zakàt musulmana di Makkah e nella 
sadaqah ebraica di Madinah. Così v'era speranza che le differenze tra le 
due istituzioni si sarebbero smorzate e cancellate da loro mercè l'azione 
disintegi'atrice e trasformatrice del tempo e della convivenza. 

Nota 1. — Nella pratica e nella tradizione sadaqah e zakat sono la stessa cosa, adoprati 
come sinonimi (cfr., per esempio, Yusuf, 31, lin. 28, 29 e segg.). Più tardi, quando si regolò meglio 
la sadaqah, essa si trasformò in decima, e prese il nome di al-'usr (sadaqah = al -'usr, in Yusuf, 
Bl.'lin. Sasili. 

§ 532. — In nessuno dei passi del Qur-àn da noi citati e commentati 
si fa menzione d'una tassa obbligatoria con norme fisse e costanti : non . 
v'è il menomo cenno di una riscossione della zakàt in modo regolare. 
L'affermazione quindi di alcuni tradizionisti, che o nell'anno 2. H. o nel 
9. H. il Profeta stabilisse la zakàt fosse fard od obbligatoria, non si 
fonda su verun dato sicuro e parrebbe anzi addirittura contradetto dal 
tenore esplicito dei versetti quranici. È inverosimile che una legge così 
importante e nuova, contraria agli usi della grande maggioranza degli 
Arabi occidentali, fosse stabilita da Maometto senza corredarla di una 
sentenza divina, quando sappiamo che per ragioni assai più futili si el> 
bero molte e prolisse rivelazioni. Noi dobbiamo invece ritenere che la tras- 
formazione della virtù principale, secondo le religioni rivelate (ossia l'ele- 
mosina), in un' imposta sul reddito dei Musulmani si compiè in modo lento 
e quasi impercettibile. 

E importante a questo proposito ripetere quanto avemmo già occa- 
sione di affermare discorrendo della condotta generale del Profeta per tante 
altre istituzioni islamiche, come per esempio i lavacri, le preghiere, il nu- 
mero di queste, il luogo dove farle, la festa del venerdì, le condizioni fatte 
ai non musulmani proprietari di terre, il trattamento degli Ebrei di Khaybar. 
la successione al supremo potere nella comunità musulmana, e . via discor- 
rendo. Vale a dire che Maometto non volle, non si curò di precisare i parti- 
colari di molte e molte cose da lui istituite, perchè preferiva lasciare le ordi- 
nanze nel vago, sia per innata indolenza o incapacità di precisione, sia per 
ascosa ragione politica, nello scopo cioè di poterle accomodare giorno per 
giorno, come meglio a lui conveniva, alle svariate circostanze della vita. Né 

806. 



23. 3,. H. § 532. 

occorreva fissare ogni cosa : se scorgeva una difficoltà, v'era sempre tra i 23. a. h. 

Ila Zsk&t \A &3- 

fedeli l'Inviato di Dio. il quale poteva tutto accomodai-e, fare e distare daqah e le isti- 
con una parola sola. Egli sapeva fin troppo bene che i suoi Arabi lo avreb- tuzioni fiscali la 
bero seguito volentieri se egli si accomodava alla licenza e tolleranza del ,a , 
deserto: se avesse invece voluto incepparli con regolamenti fissi, leggi 
esose ed altre simili pastoie, il numei-o dei seguaci sarebbe sensibilmente 
diminuito. 

Nella faccenda della zakàt nulla volle il Profeta fissare e preferi 
lasciare tutto aUa buona volontà dei fedeli. Ciò è tanto vero che uno degli 
ultimi passi quranici (Quràn, IX, 34), rivelato nell'ultimo anno di Mao- 
metto, minaccia della pena eterna quelli che ammassano tesori d'oro e 
d'argento, mentre d'altra pai'te nel Qur-àn troviamo ripetutamente affer- 
mato (efi"., per esempio. II, 21(5-217) che i fedeli debbono dare cpiello 
che sopravvanza, che è di troppo (al-afwa). Se Maometto avesse stabi- 
lita una tassa regolare per la zakàt, il ricco, purché avesse dato la sua 
quota in ragione dei propri beni, era in regola con Dio: Maometto però sin 
all'ultimo anno della sua vita dava — è manifesto da quanto è detto sopra 
— un significato comunistico alla zakàt, vale a dù'e intendeva real- 
mente che si desse tutto, tranne quanto occorreva per vivere. Così almeno 
disse, predicò e rivelò nel Quràn, questa fu la teoria e l'ideale: non sap- 
piamo però fino a qual punto nella pratica corrispose a questi principi. 

Sta il fatto però che nel senso più comunistico la intesero chiara- 
mente alcuni seguaci di Maometto, come, per esempio, abù Dzarr al-Ohitari, 
sul quale avremo a discorrere sotto il califfato di Uthmàn. abù Dzarr nella 
sua agitazione contro il lusso e la ricchezza dei Musulmani emigrati in Siria 
non fece già opera di monomania comunistica, non fece il .solitario rifoi'- 
matore mattoide, ma iniziò una vera e propria protesta in nome delle espli- 
cite dottrine del Profeta, chiamando i fedeli a rispettare la lettera (; lo 
spirito del Quràn, che nessuno si dava la pena di osservare. Ciò s{)iega il 
timore incusso dalla sua agitazione e la necessità di esiliarlo nel deserto, 
dove la solitudine lo rese innocuo (cfi-. 30.-32. a. H.). Avendo presenti tali 
considerazioni, comprendiamo anche meglio, come già si disse, il vero si- 
gnificato della notizia che 'Umar contì.scasse la metà dei beni di alcuni 
governatori soverchiamente arricchiti (cfr. 21. a. H., §§ 247-253): cosi com- 
prendiamo nello stesso modo la politica di 'Umar nell' istituire le così dette 
pensioni ed il suo rifiuto di creare un tesoro pubblico in cui si accinnu- 
lassero ingenti .somme di danaro (ci'r. 20. a. H., §g 294, 307, 309, ecc.J. 

Non vogliamo dire che Maometto fosse ostile alla proprietà ed alla 
ricchezza; que.sta fu per lui .sovrattutto un'arma politica, un mezzo per 

S<>7. 



§§ b»2, 683. 23. a. H. 



sciate dal Profe- 
ta.! 



23. a. H. titteiu'ie il trionfo della .sua causa, ma uou pare amas.se la ricchezza in .sé. 

daqahéieis*- ^'^^l fonrio dell'animo SUO v'era una forte tendenza livellatrice, — noi oggi 
tuzìoni fiscali la- j^, cliiameremmo .socialistica — , che lo indusse a di.sprezzare la ricchezza 
ci] a contentarsi di (judlo che gli era necessario per vivere con comodo, 
senza curarsi del resto. Tale fu lo spirito con cui Maometto predicò la 
zakàt, perchè s' illu.se che gli uomini fo.ssero al pari di lui .sprezzanti 
della ricchezza: i .seguaci più fanatici poterono di poi fiaintondere ed esa- 
gerare i suoi insegnamenti in una guoira alla ricchezza. L'ultima invettiva 
contro i ricchi, ai quali è negato il paradiso, ed il divieto assoluto del paga- 
mento d' interessi sul danaro (Qur"àn, II, 276, ecc.), furono sicuramente 
manifestazioni d'un animo irritato dallo spettacolo di quanto la gente fesse 
avida di ricchezze e propensa ad aumentai'le oltre il necessario, invece di 
distribuu'le fra chi ne ha bisogno. La qual rivelazione, questo è il punto 
importante, appartiene all'ultima fase dell'evoluzione dell'Islam in Madinah. 
§ 533. — La giurisprudenza musulmana, perdendo il concetto morale 
e religioso dell'obbligo della zakàt-sadaqah, e ispirandosi a .soli con- 
cetti • astratti di giustizia, attinti forse alla gim'isprudenza romana, ha so- 
stenuto e sostiene che v'è una classe infima di poveri a cui non incombe 
l'obbligo della tassa. Di questo limite minimo non v' è traccia nel Qur'àn : 
il limite minimo è giusto, quando il pagamento diviene una tassa obbli- 
gatoria a vantaggio della comunità, ma nulla affatto ha che fare con lo 
spirito che pervade un dovere religioso. Come dovere religioso anche il 
pili povero deve dare, fosse anche il pezzo di un dattero, come si esprime 
una tradizione, ritraendo fedelmente tale sentimento (Bukhàri, I, pag. 358, 
lin. 5), e non vi è limite minimo di ricchezza per il compimento della prin- 
cipale virtù religiosa. Tutte le tradizioni che danno, come ordinanza di 
Maometto, con molta precisione, la graduatoria della tassa zakàt (cfr. § 542), 
partendo da un minimo, sono tutte false : non i-appresentano la volontà 
del Profeta, ma sono tentativi antichissimi di coordinare in un regolamento 
la zakàt, quando ei'a cessata di esistere nel significato di .solo dovere 
religioso ossia nel senso vero ed antico, quale la volle Maometto. La tra- 
dizione fu coniata nel periodo in cui la zakàt era già divenuta un'im- 
posta dello Stato che abbisognava di copiosi mezzi, presi non solo dai sud- 
diti vinti con le armi e dai seguaci di altre religioni, ma anche dai veri 
e buoni musulmani. 

Il carattere vero della zakàt-sadaqah risulta anche dal fatto che 
Maometto nel Qur-àn ha voluto specificare a chi dovesse daisi il danaro, 
o la roba in natura offerta dai fedeli in ossequio all'invito a dare fatto dal 
Profeta ad ogni buon credente. In vari [)assi del Qur-àn (per es., II, 172. 



sciate dal Profe- 
ta.! 



23. a. H. §§ 533, 534. 

211, t'cc.i è (ietto che dovevasi dare ai genitori, ai parenti più vicini, agli 23. a. h 

orfani, ai poveri, ai viaggiatori, ai mendicanti ed agli schiavi. Insomma a daqah eieist*! 
tutti quelli che hanno bisogno di sostentamento in qualsiasi modo e misura. tuzioni fiscali la 
Il dono era quindi considerato come atto individuale, da compiersi anche 
direttamente dal fedele, senza l' intervento e senza il riscontro di chic- 
chessia. Era un fatto tra il fedele e Dio, per il quale non abbisognavano 
uè testimoni né inteimediari né esattori. Nulla vi può essere di più remoto 
dal concetto di un'imposta fi.ssata con regolamento speciale! 

§ 534. — Risulta però chiaramente dal contesto generale del Qur-àn 
e dello tradizioni sulla biografia del Profeta, che egli non si contenta.sse 
d'esigere dai fedeli questi atti singoli di carità, ma incoraggiasse anche 
vivamente i seguaci a dare a lui i mezzi per combattere i nemici della 
fede. L'insistenza nelle raccomandazioni a donare, donare molto, ave- 
vano anche il carattere di chiedere soccorso per la causa della fede, per 
comperare armi, raccogliere provviste, pagare informatori, e via discor- 
rendo. Aitìvò persino ad imporre una ta.ssa sui visitatori (Quràn, LVIII, 
13-14). tassa che egli chiama sadaqah, mostrando quasi maraviglia che 
alcuni tacessero difficoltà a compiere in questo modo il loi'o dovere reli- 
gioso. Si vuole che un'altra volta ordinasse alle sue donne di spogliarsi 
dei loro ornamenti muliebri a suo favor-e (Bukhàri Qastalàni, III, 47). 

Contro tali pretese del Profeta, che furono sempre insistenti e tenaci, 
molti contemporanei protestarono, non potendo persuadersi che la religione 
dovesse imporre tali obblighi per tali fini. Si accesero vivacissime discus- 
sioni sull'argomento, perchè sembrava singolare che l'abbondanza dei doni 
dovesse dipendere non tanto dal disprezzo per le ricchezze di questo mondo, 
quanto dai bisogni del tesoro di guerra del Profeta. Per por termine alla 
discu.ssione Maometto dovette ricorrere ad una rivelazione (Qur"àn,IX, 
68-60), la quale non solo rimproverò aspramente quelli che cercavano scre- 
ditare il Profeta, criticando il suo modo d' impiegare le somme di cui di- 
sponeva, ma specificò altresì quelli a cui dovevansi distribuire le somme 
(efr. poc'anzi § 521. n. 34). 

Non potevamo desiderare un argomento più chiaro e convimcntc per 
dimostrare il carattere volontario delle offerte dei fedeli e le difficoltà in 
cui si dibatteva il Profeta per non avere una tassa fissa o sicura, sulla 
quale contare per i suoi bisogni. È chiaro come nelle rimostranze di Mao- 
metto, date in forma di rivelazioni divine, si agita.ssero quello ragioni 
pubbliche che poi tramutarono i doni religiosi in tas.se di Stato. Nell'elenco 
delle categorie che dovevano percepire assegni e doni dal Profeta troviamo 
«ià il primo conno di ricompensa a quelli che .servivano lo Stato islamico, 

30f». 



sciate dal Profe- 
ta. 



M 634, 536. 23. a. H. 

23. a. H. j^ia come .semplici inipiegati, sia come guerrieri per la mia difesa. Forse 

da"aheiei8tt questi erano gli argomenti sui quali eransi maggiormente accese le di- 
tuzioni fiscali la- discu.s.sioni, e perciò venivano più specialmente ricordati ed autorizzati 
nella rivelazione. 

Il cenno « a quelli che sono impiegati... » (IX, 60; cti-. § 521, n. 34) 
richiede però una breve spiegazione, perchè fa già balenare un certo carat- 
tere fiscale nell'opera di alcuni membri della comunità islamica. 

§ 535. — Non possiamo nasconderci che le condizioni spesso misere- 
voli della cassa particolare del Profeta, perchè costretto a sopperire alle 
continue e gravi spese di gueira contro i Qurays, e la necessità .sentita da 
Maometto di tormentare i seguaci con richieste incessanti di sussidi pecu- 
niari, avevano mutato gradualmente la natura dei doni, diminuendone il 
carattere di spontaneità. Risulta che Maometto incoraggiasse assai più il 
versamento dii-etto dei doni nelle proprie mani, che non la distribuzione 
volontaria, individuale, ai poveri, agli orfani, e via discoireudo. Egli perciò 
non si astenne dalle minaccie e persino dalle maledizioni contro quelle 
persone che continuavano a fare la carità secondo l'antica maniera. Molti 
perciò cominciavano a dare, perchè non osavano rifiutare, ed i doni ogni 
giorno perdevano maggiormente il carattere spontaneo di manifestazione 
d'un sentimento religioso e divenivano sempre più un obbligo, in cui era 
più importante l'entità del dono che l' intenzione. 

Non siamo più che a un passo dall' imposta legale obbligatoria ('). Ma il 
passo quranico precitato (IX, 58-60) allude anche ad un altro fatto, in cui 
il carattere di tassa era già più chiaramente delineato. 

Nel periodo in cui la zakàt incominciava a considerarsi come un do- 
vere esteriore e non più l'espressione d'una disposizione interna dell'animo, 
il dominio di Maometto erasi esteso su molte tribù di Beduini, le quali 
avevano solo nominalmente dichiarato di accettare l'Isiàm. A qiaeste tribù, 
persistendo sempre le imperiose necessità della cassa del Profeta, fu espli- 
citamente dichiarato che la prima e più preziosa virtù, l'obbligo più sacro- 
santo, era di donare. Ma la cosa era difficile perchè le tribù vivevano 
distanti da Madìnah. non erano disposte a dare se non vedevano in com- 
penso qualche cosa di tangibile, perchè la loro fede nelle ricompense ftiture 
di Allah era molto debole. 

Si conclu.sero allora quei celebri trattati, di cui ci siamo a lungo oc- 
cupati neir esaminare l'estensione dell'imperio di Maometto in Arabia 
(cft-. 10. a. IL, §§ 119 e segg.), trattati con i quali Maometto mirava a 
assestare i rapporti delle tribù con il nascente regno islamico. I trattati 
erano il risultato di lunghe trattative, menate in gran parte personal- 

310. 



23. a. H. §§ 535_ 5..;tì. 



inente dal Profeta eoa lo ambascerie venute a Madìnah tra gli anni 23. a. h. 

8. e 10. H. Maometto offriva loro la pace e la protezione contro le razzie daqah e le isti^ 
i.slamiche e altrui, a condiziono che annualmente consegua.s.sero una de- fazioni fiscali la- 

,-.,j- ,- ,. ,. ,. ,. sciate dal Profe- 

termmata quantità di montoni, oameli u altri generi o prodotti naturali. ,a i 
Questi « doni » erano riscossi da rappresentanti del Profeta, noi modi chc! 
la tradizioiio ricorda in alcune notizie della biografia di Maometto (con- 
frontisi 9. a. IL. § 1) e molti luogotenenti suoi, di cui si vantano le tra- 
dizioni (cfr. passim nelle annate 8., 9., 10. eli. H.), erano un tempo intri- 
ganti, missionari ed esattori di tutti i « doni », sia spontanei, sia pattuiti 
con i trattati. 

Per queste tribù la zakàt non era più quell'offerta generosa che sca- 
lini va da un animo pieno di fede e di ardore per la santa causa, ma quasi 
una imposta : invece di gareggiare nei doni, le tribù ritenevansi fortu- 
nate .se potevano ridurre al minimo po.ssibile il poco grato gravame. Lo 
Snouck-Hurgronje fa quindi la supposizione che in considerazione di questi 
fatti la tradizione citata poc'anzi al § 521 possa avere qualche fondamento 
di vero. È probabile cioè elio il mutamento della zakàt in tassa obbli- 
gatoria nell'anno 9. IL si possa collegare in un certo modo non già con 
una rivelazione divina, ma con i fatti concreti di quell'annata 9. H. e se- 
guenti, nei quali molte tribù già pagavano la zakàt come dono annuale 
pattuito. Que.sto era il caso ovunque le tribù si convertivano nominalmente, 
lua in realtà erano conquistate con le armi ed obbedivano per timore di 
ilanni maggiori. Il timore si sostituiva alla spontaneità, e l'offerta libera 
si tramutava di necessità in tassa obliligatoria. 

Nota 1. — La tradizioue ha sentito quanto tosse debole la posizione legale della siidaqali ob- 
bligatoria e delle norme c.ht' poi T hanno regolata. È ricorsa perciò all'artificio d' inventare che oltre il 
Quran il Profeta lasciasse un altro .solo scritto, saliit'ah in cui egli avrebbe ilettato le norme per 
Tesazione obbligatoria della sadaqah (cfr. 2. .h. H., § 103, e Hanbal Musnad, I, 81, lin. 2(t-26; !(.*>, 
'mi. «-0: 10>. liii. .5-7; 110, lin. 12-15; 118, lin. 14-18, ecc.). Cfr. anche § .542. 

§ 536. — Se il lettore ricorderà quanto dicemmo altrove (cfr. l"2. a. H.. 
§§ 89 e seguenti) a proposito dei rapporti tra le tribù e Madinali o dello 
cause della famosa Riddali od apostasia delle tribù, si avvedrà che le 
precedenti considerazioni sulla zakàt lumeggiano, confermano e compio- 
tano quanto noi as.serinimo in quella occasione. Ora veniamo a.s.sai meglio 
ad intuire le ragioni per le quali la morte del Profeta gettò lo .scomj)iglio 
nella peni.sola e generò la guerra civile. 

Maometto, con il suo tatto .sopraffino, era riuscito ad armonizzaro 
'■gni co.sa: era stato moderato nelle pretese, od in molto circostanze aveva 
dato istruzioni ai luogotenenti di ridistribuire i proventi della zakàt tra 
i |X)veri della regione stes.sa. Dopo la conquista di Makkah Maometti), 

.su. 



sciate dal Profe- 
U.] 



§ 636. 2^' ^- ^' 

23. a. H. .seppure non avesse mezzi per grandi spedizioni militari (cfr. gì' incidenti 

''"da'ah eieiltt <^' Tahuk. 0. a. II., §§ 26 e seguenti), era sufiBcientemente fornito di fondi 
tuzioni fiscali la- pgi- Ja vita tranquilla di tutti i giorni: perciò si contentò di quanto, pur sal- 
vando la lettera degli accordi, e il rispetto dei principi dell' Islam, pesasse 
il più leggermente possibile sulle spalle irrequiete dei nomadi. 

La morte del Profeta suscitò un soffio di tempesta: tutte le tribù con- 
siderarono il pagamento della zakàt-sadaqah come un patto di carat- 
tere personale con Maometto, e tanto le tribù distaccatesi nettamente da 
Madinah, quanto le altre, rimaste almeno formalmente in grembo all' Islam, 
considerarono aboliti tutti i tributi. 

Molti Compagni, tra cui persino lo stesso limar (cfr. 11. a. H., § 87;, 
ttirono del parere che le tribù avessero ragione e che non fosse lecito co- 
stringere le tribù a continuare il pagamento dei tributi. Quale prova mi- 
gliore che sino alla morte di Maometto l'obbligatorietà della zakàt fòs.se 
sconosciuta e perciò non imposta da Maometto? Per 'Umar ed i suoi amici 
la zakàt rimaneva sempre un atto volontario, spontaneo, e l' importante 
era soltanto riconoscere la unità di Dio e la preghiera. 

Noi sappiamo quello che accadde: la posizione pericolante della co- 
munità islamica fu salvata da abù Bakr, il quale ebbe il supremo ardi- 
mento dei grandi uomini nei più gravi momenti storici. Egli comprese che, 
se si insisteva nel solo concetto religioso e spontaneo della zakàt. come 
teoricamente aveva sostenvito il Prof ta sino all'ultimo giorno, da comu- 
nità islamica era finita. Egli decise di non tener più verun conto del ca- 
rattere religioso, ed impose la zakàt come tassa obbligatoria, come im- 
posizione politica da esigersi con le armi alla mano (cfr. l' interessante 
tradizione 11. a. H., § 86). Sappiamo quello che avvenne dopo la memo- 
randa decisione di abù Bakr: l'Arabia fu domata nel sangue e le tribù 
furono costrette a riconoscere il dominio di Madinah, ma le tradizioni 
nulla dicono sulla questione dei tributi dopo la vittoria musulmana. Perciò 
non sappiamo quale fosse l'assetto finale dei tributi da pagarsi dalle tribù 
vinte: la tormenta delle conquiste, l'emigrazione delle tribù ed il riordi- 
namento fiscale delle nuove provinole fuori d'Arabia travolsero ogni cosa, 
confondendo non solo la memoria dei posteri, ma anche quella degli stessi 

« 

contemporanei. 

Lo Snouck TTurgronje giustamente sostiene che nei primi tempi del- 
l' Islam l'obbligatorietà della zakàt fu valevole soltanto per le tribù e le 
genti domate con le armi, ma rimase come atto volontario per tutti quelli 
che spontaneamente si rendevano musulmani. La riflessione del dotto isla- 
mista olandese trova la sua ampia conferma in tutte le tradizioni sull' isti- 

312. 



sciate dal Profe- 
ta.) 



23. a. H. I 53(5. 

tuzione dei diwàn, u pensioni, nelle quali si discorre sempre e soltanto 23. a. H. 

di ciò che i buoni Musulmani dovevano riscuotere e mai un cenno di una daqah e legisti- 
tassa obbligatoria (cfr. la tradizione Hanbal Musnad, I, pag. 11, lin. 1-8Ì. tuzioni fiscali la 
È chiaro che, se vi fosse stata obbligatorietà, lo Stato islamico a\Tebbe 
detratto dalle pensioni l'ammontare della tassa; cosi fanno tutti i governi 
con i loro dipendenti e stipendiati. Invece dalle tradizioni risulta che i 
Masulmani — o almeno quei combattenti ed emigrati (muhàgir) — ave- 
vano soltanto a riscuotere: nei torbidi che portarono all'uccisione di 'Uthmàn 
nel 35. H., non si parla mai di oppressioni fiscali, ma di non pagate pensioni. 

E manifesto quindi che 'Umar non si desse alcun pensiero della z a - 
kàt, la quale rimaneva come atto libero del credente: il tesoro dello Stato 
era così rigurgitante di danaro tolto ai vinti, che non esistevano più le 
ragioni di necessità per le quali Maometto aveva sì spesso tormentato i 
seguaci durante la lotta contro i Qurays con domande di concorso pecu- 
niario. Lumeggia il nostro argomento anche la tradizione in cui si ricorda 
a titolo di lode come una delle vedove di Maometto, invece di tenere 
per sé il vistoso assegno datole da Umar, volendo rimanere fedele allo 
spirito ed alle dottrine del Maestro, distribuisce immediatamente tutto 
quello che riceve tra i presenti, senza nemmeno darsi pensiero chi siano 
i riceventi (cfr. 20. a. H., § 298). 

L'obbligatorietà della zakàt per tutti i Musulmani non si avverò quindi 
sotto limar, ma venne più tardi, come spiegheremo meglio fra breve, 
quando cioè lo Stato musulmano si trovò in condizioni vicine al fallimento 
finanziario, e dovette imporre anche ai fedeli, sinora esenti da ogni im- 
posta, un contributo alle spese dello Stato. Allora lo Stato si trovò nelle 
condizioni in cui era Maometto lottando contilo i Qurays, ma mentre Mao- 
metto si contentò di preghiere e di rivelazioni divine, il governo UmaN'yade 
dovette ricorrere a mezzi più persuasivi, in ispecie quando i vinti inco- 
minciarono a convertirsi a migliaia, e potevasi prevedere il momento, in 
cui, per la conversione di tutti i sudditi, non .sarebbe rimasto più nessuno 
a pagare le imposte. 

Da quanto si è detto sarebbe però erroneo il credere che vi fos.«e per 
effetto delle conquiste una sipecie di nospens ione dell'obbligo della zakàt. 
L'obbligo permase sempre e fu probabilmente osservato da molti, i quali 
per la loro posizione sociale erano obbligati a dare il buon esempio: il 
carattere di obbligatorietà fiscale entrò nel diritto musulmano per mezzo 
della proprietà fondiaria. Coloro che rimanevano a casa a coltivare i loro 
fondi e non si adopravano a far trionfare la causa df'H'I.slàm, non riceve- 
vano una pensione dello Stato; ma non v'è dubbio cbf «•"me proprictai i. 

313. 40 



ss ó;w., 537. 23. a. H. 



t«. 



23. a. H. tiiiciiti ili tutti i vantaggi materiali del nuovo ordine di co.se, si aentis- 

da'qah e le ist^- '^""'" '" obbligo di contribuire in qualche misura costante e in proporzione 
tuzioni fiscali la- ,\,,\ loro redditi al bilancio dello Stato. Ciò s' impo.se come dovere reli- 
gioso e torse anche come concessione ai .sentimenti della maggioranza di 
coloio che guidavano i destini dell' Isiàm. Questo dovere certamente rico- 
nosciuto in Arabia, fu considerato ancor più imperioso per chi fu(jri d'Arabia, 
come diremo, acquistò, o per compera, o per concessione del Califfo, come 
esporremo più avanti, terreni fuori della penisola. 

Il pagamento regolare di una tassa fu considerato obbligatorio e, come 
compromesso fra le varie tendenze, si venne con la pratica a stabilire che 
un musulmano proprietario di terre dovesse pagare la decima parte del 
reddito ricavato dalla terra, ed a questa percentuale, suggerita tòrse da 
consuetudini esistenti da tempi remoti anche in alcune parti più progre- 
dite d'Arabia, fu dato il nome di zakàt. Il periodo però durante il quale 
i proprietari musulmani pagarono la sola zakàt, fu assai breve e special- 
mente fuori della penisola sorsero in breve corso d'anni tali e tante com- 
plicazioni che le norme primitive furono abbandonate, o trasformate al 
punto d'essere irriconoscibili. — Di alcune parleremo più avanti, trattando 
della