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Full text of "Annali d'Italia, dal principio dell'era volgare sino all'anno MDCCL."

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ANNALI D ITALIA 

DI 

LODOV. ANTONIO MURATORI 

XXXV. 



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ANNALI D ITALIA 

DAL 

PRINCIPIO DELL' ERA VOLGARE 

SINO ALL'ANNO ijSo 

' OMMIATI DA 

E 
COlfTimJATI SINO A'GKmifl NOaTRI 



VOL. XXXT. 



VENEZIA 

VYFOGB* BI GID8BPPS AMTOMl&U 
XiIBBAJO*CALG06XAF0, BDIX» 

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DAL FBIIIGIVIO DBLL^' ilik^ V0I.6ABB 
FIVO ALL^ANffO ijSo* 



( CRISTO Viva. Indizione xiii. 
Anoo di ( GIOVAMI XIX papa 7. 

( CORRADO II re di Germania 7, 
imperadore 4? 



I. 



Insorse in qctest'^ afioo Riverrà fra P imperadòr 
Corrado e Stefano prinào re à* Ungheria, priocipe 
f anlo, per colpa non già degli Uogherì, ma beasi dei 
Bavaresi lor confinanti (i). fildate Gorcado un potali* 
te esercito a quella volta, e giunse fino al jEbme ftab. 
Seguirono saccheggi ed incekidi si neH^Uogheria» ebe 
nella Baviera. Ma il buon re Ste^atno, a' coi no0 pia- 
ceva questa bratta musica, a ohe ai trovava anche 
inferiore di fonse, eoft an- ambasciata spedita al gio- 
vinetto r^ Arrigo dilnàtidò paca ; e questi dairaug9- 
sto Corrado suo pstfdre V ottenne. Girea questi teopi 
Pandoìfb tV^ principe di Capua, ingrato ai benefizi 
a lui <x)mpjirtiti da Dìo, tornò^ ad impervecsatf come 
prima con tra dd ùobilissimo monistero di monto 

(1) Ananles Hildeilìéim* Wip pa in viU Cooradi Silici. 
amuTOBi^ Tozi. xuor. , Digit zedby Godale , 



Cassino, nulla curando che quel sacro taogo^osse 
sotto r immediata signoria e prolezion degl' impera- 
dori (i). Chiamò a Capua Teobaldo al»Uf con invi- 
to di gran henevot^nia, e il forzq a non partirsi da 
quella città. Si fece giurar fedeltà da tutti i sudditi di 
quella badia, distribuì ai Normanni, allora suoi ade- 
renti, una parte delle castella dipendenti da esso mo- 
nistero, e diede l'altra in governo ad un certo To- 
dino, uno de' famigli del monistero, che aspramente 
eominciò a trattare i poveri monaci. In una parola fu 
ridotto a tal miseria quel sacro luogo, che un giorno 
i monaci disperati presero la risolutione d'andarsene 
tutti in Germania a' piedi dell' imperadore, per im- 
plorar aiuto, e si misero in viaggio. Avvisato di ciò il 
suddetto Todino, corse, e tante preghiere e promesse 
•adoperò, cheli fe^e tornare impietro. Abbiamp dagli 
Annalii pisani (2) che in quest'anno in natmtaie 
^Domini Pisaexusia est X>\ simili inc^pdii di città 
-m\^Q in quiaabi secoli noii ne andrel^ó trovando d^ 
.^avionami non pochi. Non eranp allora molte d'essp 
tchtàfi^*bricitft:iCoUa dmrevql^Ma e pulizia de' nostri 
-«mpi. Molto legname concorreva a ferie, e io molti di 
^ quegli edifiri diiraf ano fincora i tetti coperti di pagha, 
-siccome baio altrove accennai (3)^ Però non è da 
-MupiresealtaccatoiUno^ia m luogo, .facil/penle 
:,l -diffondesse Ja 6wma sipo a prejadere lapag- 
:olor pai^e delle: città. Ab.biam parlato di sapra con 
Xde di Magni/rad^ :mrc}^^^ di ^sa. Non si vuol 
(ora lacière un fatto narrato dall'autore della Cronica 

' (i\ Lea Ostiensi» Chron. I. a, e. 58, et scq. 
' (2) Annali Pisani T. VI. Bcr.llaL - 



4 » » O MXXX, 5 

della NoTalesa (i) Secondo gli abusi di questi secali 
barbari avea T imperadore Corrado, stando in Roma, 
conferita la liftdia della Novalesa al nipote di s. Odi- 
lom abate 4i Clogoi, il f naie per essere gioTinetto, 
dopo averle recato non Uere danno, la concedette in 
benefizio ( probabilmente per danari ) ad Alberico 
vescovo di Goino. Questo prelato ingordo Taurinum 
ixesians^. €gil arte callida cum marchiane M^gin* 
fredo et J^atre suo Adelrico praesule ( d' Asti ) , 
dafoque • multo pretio^ ut ahb<item caperent : quod 
ejt foqii^ N^i di aegUfEìnte i cittadini di Torino, che 
a99V9po ftd . appressavano forte queir abate, fecero 
u^f^ gr^a raunata per levs^rglielo 'da|le mani. Sed 
prftpdicUffi marchio cum turba militare praevalait^ 
iiUerdicens iìlisj ne guid effendtrent. Può essere ohe 
^l meritasse Pab^. Ne ho io f^tta «lenzione acciuc- 
<^è iniettore p$servi come in questi tempi la città di 
Xorino dove^ essere sotto la. giurisdizione del mar- 
c)^e MagniJ^edo o Manfredi* Io quest^anno trovan- 
<losi r imperador Corrado in, Ingeleim XFIII ha- 
kndas aprilis, anno Chuonradi regnantis sextoy 
ijusdemque imperii tertio (a), confermò i suoi beni 
4» diritti aUa ba^jis^.di s, IHaria di Firenze, con dìchia* 
rarla badia imperiale e regale* 

(i) Chron. Novalic. P. Il, T. Il» Rer. Ital. p. jGo. 
' (2)"feallar. Casinense T. Il, Constìt. 85. 



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4 ÀffNALl D irUilà, 

( GBISTO ttxsxi. Indir, xiv. 
Anno di ( GIOTANSI XIX^ pape «i 

( CORRADO II, re di GeinDania S^ im- 
peradore 5. 

Scrive Romoaldo salernitaoo (i) che anno 
MXJtX^ Indicthne XIII Jokannei priàcefiSf Sakr-^ 
ni dejuncius est anno principatuà sui LVII^ etsuc" 
cessit ei Guajmarius /tlius^ eius. Ma è failtbto il te» 
sto, e in Tece di Johannes avrà iscritU)^ RoiBòaido^ 
Guaymarius^ cioè Guàimario III , pria^pie dà Sé** 
lerno. Anche T Anonimo barensè presso il PèllégrìDi 
inette air anno io3o la morte di questo principe. In 
un t«sto di Lupo Protospata (^i) essa^ viene rifetita 
all'anno 1029. Ma il suddetto Camillo Pelle^nl 
portò opinione che Gktaimario HI conducesse la sua 
vita fino diranno presente io5i, paretìdogli dire si 
possa ciò ricavare dà alcuni antichi strumenti. Ab* 
biamo inoltre tanto dalPAhonimo barense (3), quan- 
to dal Protospata suddetti, che mense junii compre- 
henderunt Saraceni Cassianum^ cioè la picciola citta 
di Gassano nella Calabria ; e che nel di i di luglio 
Poto Catapano de^ Greci Tenne a battaglia con quegli 
infedeli, e restò sconfitto eoa lasciarvi egli la vita. 
Passò alla gloria de^ beati ^n questo anno s. Dome^ 
nico abate del monistero di Sora, appellato da Leo* 
ne ostiense (4) mirabiìium patrator innumerum^ ei 

(i) Horoaald. Salernit. io Chron. T. VII. Rer. Ital. 

(2) Lupus Protospata in Chron. 

(S) ADonym. Bar3otts T. V. Rer. lui. 

(4) Leo Ostiensis Chron. 1. 2, e. 6a. 

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oaenoVoryfPiJ'u^tdafor muUorum. li Sigonio, e dopo 
lui Aogelo fi^SU Noof (i) abate cassìoese, stimarono 
Domenico forano lo svesto che s. Domenico Lori" 
ca^Om Ma andarono Iqngi dal vero. Certo è che furo- 
no due perfooQ diverse. Il Loricato volò al cielo nel- 
Ta^Qo io6i| coipe dirittamente osservò il cardinal 
Barpoio <a)* O^sia che si peatissero finalmente i Te* 
nfahini deir aspiro trattamento da, lor fiitto ad 'Otto- 
ne Orseolo lor doge ; oppora che s^ iofiutidisseto 
del governo ^Pietro Barhoìano a lui sostituito nel 
dneqtp i oppnffe, come è più probabile^ che prevales* 
•e 1^ £baoQ de|li Qrsfoli : certo è^ per attestato del 
Daadolp (3)y cVfasj preso^ in questo anno il suddel» 
to Pietro doge, senza saponata gli levarono la barba, 
e vestitolo da mon^^, il mandarono in esilio a Co* 
atantinopoli. Quindi inviarono alla stessa città di Co- 
staotinopoM F'UuU vfseovo di Torcello con bello ac- 
<^n|pagnamento t ricondurre di colà Ottone Orno* 
io per rimetterlo sul troup ducrie* Intanto diedero 
il governo delia tenre ad Orso.Orseoh patriarca di 
Grado, e iratello ^ ei^so OttoiHi, uomo di gran sen- 
no e generosità, il ^^ale per uo anno e dne mesi fe- 
ce da vicf duca con molta sna lode* 

Due diplomi ho io di^ alla luce (4)f che in qoe- 
•t^ anno ottf noe dalT «ogqsto Corrado Ubaldo ve* 
•covo di Cremona t. amifndue , 4«iti -^/^ halendas 
meurtii^ ^tinoxìomimcaeJn^rif^fiouis MXTLXJ^ Inr 
di^hm Xlllff unf^ OMden^^^mm Chuonradi $e- 

;(f) Angelus de Nube ÌÀlf?oti's nd Cliroa. LeonU 0»ttens. 

(2) Baron in AniiffV t\ in.Mar^r^logÌD. 

(3) DandaL ia Chren. TaÌM. %\U R«r. luU 
if^ An«i<iajt. J<s)i^. I^Wf^ *> ^^ '> t 

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è 

òundi regnardis P'I imperantis vero IIIL Aclunt 
Goslare. In tutti e due questi docun/^enti 'è notato 
r anno sesto del regno ^ e consegue ri tetoéìité pare 
adoperata P epoca del regno d'Italia. Ma <3fi qui ri- 
sultando che la coronazione italica &\ Corrado fareb-"^ 
be seguita prima del dì a6 di febbi'aiò délP anào' 
10Ì26, converrà meglio interpretar Ermanno Gontrat- 
fo (i) allorché^ ad esso anno 1036 Scrive, che Cor-- 
rado circa tempus guadragesimae eum exercitu 
Italiàm adiiL Diede fine in quest* anno' in Ftafcatiiio 
alla sua santa TÌta Guglielmo abate dì Dyon in Frah-^ 
da (12), celebre nella storia monastica p^ le sue ^r* ' 
tu e per la fondazione di ' varii monisterii, fhi^ qualr 
quello di san Benigno di Fruttuaria in Piemonte, e 
per arere introdotta la riforma in assaissimi moniste-^' 
ri; massimamente di Frància. Glabro Rodolfo (3) suo 
contemporarieo, nella vita che scrisse di lui, attesta, 
tale essere stata la ' fbma e -stima d' esso Guglrtlhao^ 
abate, ut canctas Lata ac Gallidruni provìniuas 
ipsius amor ac venéhcttió^penétraret: Nàhi reges wf 
pùtrem^ póntifices tìf iHaglstrani\ abiites "ei mó^ 
nachi ut arckangeìuM^ àmnes in tommiihe ut Dev 
amìcum , suaeqù& pi^àycèpto^e^ SOlufh fiètBebant,^ 
Ne ho fatta menzione^, pet'chè égli s'erta idùbblò hi di 
tiascita italiano. SèboAdo la testimònién^ar dèi mede^ 
Simo Glabro, egFrnaéqiie beir isdlb dì s. tiitilio dell^ 
diocesi di Novara, be^ letìipò steiso che Ottone il 
grande assediò Wiltó mogUè^ di Berec^rio re d* Ita- 
lia in queir isola del lago d'Ovta : il che, siccome ab- 

(i) Hermannas Cantraclùs lil Cli^où. ' '" 

(2) Mabiltou. in Antial. Benedictin. 

(3) Glaber ia Vita Wilitlmi DrHon. atmd. ]$IaÌ)iltoD. 

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A 9 ir a ìsxxxt f 

biam Tedato, succedette nelPanao 962. Ottone stea* 
so dopo la presa di quel luogo il tenne al sacro fon- 
te. Non s' ingannò Glabro in iscrìvendo chVgli mori 
nell'anno presente io5i in età ^ anni settanta: 
ma ingannossi bene il padre MabiHone (i) volendo 
qui correggere Glabro, quasiché Guglielmo aresse 
dovuto nascere nelP anno 961, perchè molto ben si 
verìfica ch^ egli fosse nato nel 962, e che nel presen- 
te xoSi egli fosse entrato nell'anno settantesimo di 
sua età,' benché sia vero che Berengario mori moko^. 
più tardi di quel che suppose Glabro* Se vogliam 
credere a Sigeberto (2), in quesi^ anno Bohertus et 
JUchardus ( nobili normanni ) minuendae^ domo muU- 
tUudinis caussa^ hòc tempore a Normannìa dlgres- 
si^y ApuUant eàpetant^ et ItaUs inter se dissidenti^ 
bus^ dum alteri contro alter um auseitium praestant, 
hoc opportunitate Itahs calUde et Jbrtitet débel' 
lant, et suàcessus urgendo , suos nomen suum dir 
latant^ et Jiduràe ^rosperHaiis sibi viam paranU 
Se, come io m'odo, e si raccoglie da «Itro susseguen- 
te luogo, Sigeberto vuole che Maberto Guiscardo 
nelll anno présekite' ds^ Normandia passasse in Pu- 
glia, egli racconta delle favole. Né in questi tempi fu 
guerra in Puglia, uè Cra i principi di quelle contrade^ 
e noi vedremo a suo tempo quando esso Roberto 
venne in Italia-. Bla forse parla di nu diverso Rober- 
to quello storico. 

(i) MébilI.Annal. Benedictin. aU anpi 937* 
(a) Sigcberlurin Chron. 



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( CRISTO Mxxxu, lodiz. tl%. 
Anno di ( GIOVANNI XIX, papa 9. 

< CORRADO II, rt ài Gennaoia 9, im- 
peradore 6. 

Cessò di vivere in quest** anno Rodolfo III, re. di 
Borgogna, topranaominato il Dappoco^ senza lasd^r. 
figiittoU. Aveva egli per cara del santo impccadors 
Arrigo ncooosciuto per d\Hninio dipendente dall^ ioi»- 
perio il suo regno (i), oppure po'chàeiò si pretende-j 
va fatto ne^ tempi insino di Arnolfo re £ Germania, 
egli venne a soggettarlo di nnoro alPimperto, L^ im^ 
ptrador Corrado maggiormente strinse questo afi^r«, 
usando anche della forza, con indurre Rodolfo a prQ«* 
mettere di aver per successore in quel regno o lui, o 
in suo kiogo il giovane Arrigo re, con pretenderlo 
ancora per le ragioni di Gisela o Gisla imperadrice 
sua m<^lie, nipote del suddetto Rodolfo (a). Ed era^ 
ben vasto e fiorito quel regno, perchè da Rasilea si 
stendeva fino ad Arles e a Marsilia, con abbracciare 
la Provenza, Lione, il Delfinato, ed altri paesi. (5). Ne 
fu portata la corona colf altre regali insegne, e raasti- 
ro amente colla lancia di s* UàurizloyaU^augusto Cor* 
rado. BSa Odone II conte ossia duca di Sctarapagno, 
perchè figliuolo di Berta sorella del deftinio re Ro-r 
dolfo, pretendendo a quella eredità, si prevalse della 
coiìguintura che esso re imperadore si truovava im- 
pegnato colmarmi nella Schiavonia, o, per meglio dire, 

(i) Ditraarus in Chronico lib. 7. 

(2) Wippo in Vita Conradi Salici. 

(3) Guatberas Ligarin. lib. 5. 

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A ff V o «XKsm 9 

Bflh7olatih«JAtradlMimoDO» re^opim chilasditiMl^ 
J«4a»ittrade;ede<itrà ittpo8A(fMo^Mk.Ba^09il& Pen^ 
Comdo cfaodòprepafaiidQfttrlftMilitf tMWotegBftntii 
una diagnitètA daoniMlri%«oial«ilrv|Mt9. AbblwPQi 
afMUante « ^cwil^ alDoo uà doiQvmealo dio ei fcnofMii 
cU fi^Mo Be'* tempi prefl^l^ti doisa f^ otardMM drffai 
ToMam. PiibfaUoà riIghelK <<^ Ja&iubuoMdii^lmo^ 
«kfttì &jttt «ilki «Ua ^iesa da Jaoopa vei^?# 4i FM«t 
uìh»44lfmo thminkaè Imewm^MXXSIl^ imfmU'dt^ 
mm Cómràdi itUgìisii F, IndkUonù XF. Dio» di ftt 
qo^^opara ^r la ndi^ degrimfleradpii^atapf ftialwKm 
ledi Aitig^ l fra gU augniti, cbai^ayara pròmotao « 
qndla diieaa. Secmon prò §mkie Com^Md^^ àereniisi* 
wd impenUoriit Jhiicis memorimi { tmì dkeTano ak 
Ili ancora de^ |>niimpi riVettii) suétqvmeoujmgi^ €H^ 
sìae augustac^ et/iUi ejua J7« neonon SmK^iadi #»» 
rtmissimi tkick jOì marchienU -TusoUe. f ioobèpro^ 
babil cosa è ehe fio «ell^ aaao i^q^7 Mmmri^ inaroh»« 
te di Toscanai volendo cozzare col re Gorp^ado, coti 
estere poi necessitato a rendersi, decadesse da quel 
ducato, e che toUè jrÒTine dt ini si lalzass^ il marche* 
te BonifauQ f padae deiat graa cant^sta MalHda. 
Conuraqna sia, ¥ abbiamo duca dóMà toscana in- 
questi tempi. Tornarono naUVaiiiM| pretente gli an^ 
baadatori (a) spediti dal popolo di Yenezia a GoUaa* 
Popoli, par ncDodorre di colà iàgfà asinata lar^oge 
Ottone Ormohi oailà i»Ba«axb*egUc«9«a.(ÌBt(^Mi^ 
k aua vita in «inetta città* Il peraSè.^sà paiaimna dt 
Grada juo fcatelln, ^sitato iàmàB%m ^t Mn^ajaca » ijk»» 
mesi, rinanuò il governo^. Cui fautore di |>cK;a pof ^ di 

(1) Ughell. Ita!. Star. OT. Ili i* fipisodp. FacàOr > 
(a) DèaflntJn ChroD..X.XII.&«rJIiti.- - 

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popola "s* intruse mi bacata Domenko OrieoU] e 
male per luf, percioòchè nomando mólto che IbrlnaU» 
sì ttnapolMitte s«ttevi«ìaii.e coatra di Idiyébbe fatica 
a (safmrsi eòo riUrarst aRaieiuia^ dovefas<^ porle 
sue ossa. Gìfolaiiio Roani (i>i]xetle la stw Ioga evitale 
AaU^atmo ioii4é Merita ben pù fede* in questa An- 
drea Dandolo, dBiigeiAe scrittore delle cose della patm 
sna.^ Fa dunque ideato doge di Tenezia Dometùco^ 
J^abìOttieo^ che allora si troTava in esilio: con che cea-^ 
saronotuttele azioni e discordie dei Teneztani. Que^ 
stly sòggingne il Dandplo, a Costantino malgusto pro^ 
tospmturius ordinatus ^$U Ma dovea dirò da Rómarió 
Argiro^ H quale neir anno ioaS era succeduto a Co-* 
sianCbio nell^ importo d^ Oriente. Per attestato di Lu«« 
pó^ Protòspata (a) e dell^ Andini mo barénse (3), in 
cpest^ anno H medesiino Romano iniperador de\0«e4 
ei mandò per Catapano, ossia govei^nator generale dei 
suoi Stati in Italia, Costéottìno proto9pata^ cbtamàid 
ancora Ojpo^ j : > 

ì . •' . ' " .i . - ■• . i ...:-;• > 

< CRISTO Mixxni, Indt^ I. 
Anno di < BENEDETTO IJC papa i. V -, 

V < COHRADO II re di Germania, io, inw 

peradore 7*' •• • ;* 

f OMe a quest^aóno non passò la vita dk papa Gio^ 
9umà XIX. Noo' qt è neto il ^orno t mese in ctd 
•gli cessò di. Tirdre.' Ben sappiamo, cheebbenel mese 
di gii:^M> per sueoqssorè odila cattedra di s« Pietro Bt* 

(i) Rubens Hist. ÉaveoD. lib. 5. 

fafJdipas Protqs^aAé in.GHronico. .: 

(3) Aaonym.: Barbasi! Chron. T. T.^Aetiltal^ ,: 

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àétto IX. Adunque uno stramesto auoMUMm éà ^U 
foìamo Moisi' (t )v à&re »4eigt i^wn mm^ mt a t i i 
ai l5 di giugno dett^itauo se^itiMM, paàMe 4«U« diffi«<. 
dD/ltè. Aggiungo tì (jiù^ d^ ii«|fB«llHrk>'c$MÌaMit# 
e n^ AoftaH beki6d«HltH det pvAviUbtttoM ià 
CmoTano documenti^ teeondo^ i qiflìiìr pi|Tibb« th» 
et90 Benedetto IX avelie tóap ugiilu il-potificalt 
iBiell^ anno precedente) e imA già^nel fNMiqpitflii TaB 
nondimeno e tanti aona gUi^ilelie-aiaaticoirMi«, 
ater egK aolaflileiile inijaeat^aiaam oDW^gnita Ja»di« 
gniià pontificia, che non erado ai fou9étpiàùéè :diA* 
ropinume' suddetto* Ora iioltro^wio*^«eat»fofité« 
fioe aomomneiiitè aerediiBilo<fielha stom ecaleafc|alwai 
Egli è appellato da'Qlabro (a}*iiap{>f dworùm^ Bttm* 
iteti itiguè fkMkmj^'lrommm^féDàm^ypìterJèim^ 
deceifnii^ int^^àelientif'tìièééiérarmm-pBeùida^eìeei^ 
a MamòHis. Non i par iMliàaiìiiotini «b^<agli.foaae dà 
età ai tenera* Diéono aaépinivyte/ ti d i ia Baaì ^ priwii 
Teofila^to, kwA^ di-.qiiestatW«dubitó^ temliaandav pet 
le ootiaia da me addotte alirota^^, che nonefli^Mlà JKat* 
nedMo f^JH wo sòo.poflàatf i|ùailo inenièw* Ha bea 
ngioBe di dar qui ééXé aaaaote il cardinal ^«meiìo(3) 
còntra di questo niostdi,. eoa ^aatamaateeòofiitare ^ 
pei i nennci dalla GfaieNi*nattDlÌGa9iclaB dà^ prandon 
no motiraidl^apaìplare dblbtGliièsaMàlaBk.KflaìbiT 
aalvoiia aniìi,r'i|è' laéaianò le^iàaaay;eTaperfal»flatft 
qóaUa che èlciipodi tnttaiyd'eyàpailiarirMÉiaBiejrenj» 
rìMi,* aseoiah^ tattailhBm^alvi ieidtogifctrinaigwafcaniì 
algeTàmo; Goslduròtanciieattominaiittl 1 aàvi^ri^i»* 

(i] RuDeus Hist, EaTenD« ho. 5. 
(aj'teìàhfcr'^&trm). 4. Cip; 5» ' ' ^ * 

(S) Baron. in Aimaler £i^e«» » . ! -^v-'-^ / * 

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4« - MOB fmim iMti «op iH^ Tffj [<Wle 1<K0 »^die. P#»t 
ia •aohe tt* «agtKoaltf Aiiq»Utto' ^ Hprofya^ a, e fner^ t»^ 
flié»t»^ i pK|n^ del 4o«o(o, qarior T^igHanp m^ll^ 
«BAò intt^ ;èl6(rtaM <k^ fomvM po^^fici. Oh èd^ w^^ 
é&tB m ^wno Éo»$»U too^o 4ì dar qat^ irUs^rdo aj 
ptincipt. Pare i^kiUioat^ M «§|i dovf ssf ri(:oip4«fra ai 
attM ;èlaUoB di avar fU 6eelii solaaiioale a Dio a^al bf- 
wà ilaila rGUasa, m mm fgà Mq aplasdor 4éV or o^ uè 
a^ prapci vaiita§§i. Hdla • alesioiie di Bep^U^ IX 
oiartLpctdaipeébbaaBiÉiio. L^oroilailpriAcIfie^eièt 
aadéggarlo, • daqiiaato liraniMse tionda ?i<ilanttidl 
piiod^ alouoof m lasciaroao qnéata votla abbagliara li 
«kl컫popobTonHHia< AMNamo daTitliaraIIIp»pa(i) 
afae^quaito Battadelto di soma^ m^ noa di fiittt, a^ui^ 
dmn \4^€ncifilm9{ Mimgipotiu$Simam$i, quam Si* 
Mqiuf BgUtivegfigi^ 9eeiaiu$ ) Jiòn patria. a pàireim 
popidmni pTi^igata fmmnàa^ snmAium siiH $àù0rdò^ 
tkun smruUeamté Cmjus ^uUkm^tt odéptètm wacitttkh 
fuim ftto^iMim tmrpiSyquamJoeda,quam ejùseutatida 
ewstiUHt^'h9ts0^$eo ira/^ra. Ma allora pur ftoppo bu 
émonW^ ftipatt' frauda atMga aon^n Home aok>^ m^ 
per ité^a k €natiainUi. Ed tkstt fià^^iUnante aucon 
iria tto a ia^cpampe wmiV» aienon da^ papi, parcbèa «pia» 
ataikitar Mifci ài » '«nahaiÌpo;tokraacaiter^ I^diÉmo Hip 
aiia fMpto mal? ari» taaoipra dalattata, taoipaa fidflbtr 
nUB dalla Chiesa cattottca^lEiiofò da ^4 PmUmìi 
degli zelantissimi pa[H che serìameptei ^tteserg a sra- 
dicarla; e lodiamolo, perchè a mijgliyr ordine ridotta 
(.) Victor HI. p.p. DW^ Kbjè.Gbogle'^ ' 



AftftD vnitti. iS 

nella sedia dì «. Pieiro personaip^ cht io 7toe ài 
edificare diftrtiggano^ nò Tcaco» neUà. allre^^hieee^ 
mancaoti afihtto di qa^e beSe d#li,cÌM s.,Pa9lQ d»- 
^era ed esige io ogm sacro fiulUre daU« Obiap 4i 
Dio- 
li^ gennaio dati' ansa pi^aenle ti IroTat^ in Bv> 
siiea V impérador Chrra^ oooM'ceal» de nn-nio 
diploina pubblLeato da me (i)«.Ie qnaU^ alassi^ net«| 
per attestato di WippooeXia)^ agli messa raroiala» §m 
reno il regoo della Bof gógne , par l ip es fastir ne 
Odone conte osste duea di Seiainpagne«' ArrivalQ oal 
^orno delia' Puaifìea^on della ¥ergìna al .mf^mUere 
Petemiaco, i|«i?i da bnotla paste d^* giaudi d' 090 
regno fi» riconosciuta per re, e beo ciceirette k' oor«> 
ne nel gtoroo stesso* S^'asciDétrenèora aU^»sHdio^ 
alcune eastella ; ora sa fiato estraordmrìo j^ il'fired- 
do In quelle parti, che convenaae desislere efitiiers^ 
Tomossene dunqee iadialmj e Inovandosl nel ef 
stello Tureico, t^enoero ad inohineiUi la vedova regi*- 
na di Borgogna Brm^mgat^dùi^ eoa allrì- noo pocbi 
Borgognoni, i quali aveano fidtoi la ila d^ II^. par 
timor 4 Odone« Tenuta poi la state, L* jmperadore 
in vece di portar T arasi cestro ili règao d^a Boi>* 
gogna andò a dlrltlufe a oarcar X^donè in caaa sna, 
doè néUa Sdatispagea, dpve M tambii gattsto dkdfi 
che Odone per neeesaitàvenoa e ttatiaè Cori«do oon 
lotta onùltà, e a chiedwe perdono, oon prosiettere 
quello che, decome aoioao di mah féde^ non iroleve 
esegoire. Contento di qnesto se ne lorsiò in Ge^ma* 

(i) Antiqoit. Ital. DfaierL tf« 
(») Wippo in vile Gonradi SalieL 

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ttk eSbirf'a^o. tifiiMf oos4tJil^réMlJbr>jglBÌQ7(4ìt^n 
bh patso iiMÌiiiM<^di' Glabre^. chVessò aFUgpitq ji^^n 
lissè ra^ qàei^imiiiKiir Italia, ^ò è troppo Ic^oj^^M^ 
ibi ràròV eoià« *8f>vi»r«ì^ il tpadip Pagi <2). An<;be. i^ 
l^àéfe- t]^«i«Uoc^3)'SÌpWti»ncfldte jolerpiyetftDclp. up. 
altro passo di Glabro, si credette che il popul^ (il 
MHaiio tibéllfttoét M aagipslo Corrado, spedis$et nel- 
^*éTìHt!f p)N»s«dl#«BÌBanci^itoc!Ì.«dt)Sìsrir la corop^^ .f]i 
IMà él ptedetto Oéané. )Giò sejgui molto, pia jLardi, 
%ib^ééìèT)3dr^i>0;Ei3no<ÌD questi tempi i .]liliJ9i^| 
^mtRafiiieiltè attii(cc0ti ^ ffdefi allf iikipeitd$ye, Né. jù • 
'ttìol^teéere^cbe^ per aUeslarfo del suddetto .QatMTP (4X 
ftt'^tésf^a^tio^eoimiiciòfi^r la^pnina Tolta adjadir^i 
^ ironie ^elia Trégua di ^I^ia^ . proposta dai vesoQvJ 
delle Provincie di A^rles e di Lione, ohe poi fa star 
4ril{tà più tardi, ed anebe abbracciata da molti in Jtctr 
1id. IBi-stno elkva non meno in Francia^ ohe in Italia» 
-iÀttlò te gtierre prif 0te, Cioè permieitevanQ le teg|^ 
H potérsi Vendicare dei nemici, dacché il tor fallo era 
'(ìatèifté e (H^noscivto da^ pd)blici ministri, però le 
'discordie e Vendette si tramandavano ai Bgliupli e qì^ 
'^ti^ frequentissimi ejrano gli waktawiu^pt>Xiy e i pia 
'^ts^mmin^vanòcoiracmi^ pronti «empre ^li^i di.fe/^ ed 
dflfesa. Fu p0r<^ m qnetti tieoipi faU.a parqla, e. -poi 
gondnasoinelL^ant^ iio4<9che in jilcu^i giprni di 
i (]iia!si v^gkìa séttimanai (5^ ' xptt , amorfe di Dio più no 
^osasse di far danno albi viia* o ^a rpba de", suoi ne- 

f (i^ f|ac9n. In Annales Eccles. 

(2) Pagias ÌQ,Critic. Baron. ad annam iò38. 

(3) Daniel Histbiré de Francé; 

(4) Glaber Hislor. libi 4. «. 5. . . / 

(5) Hugo Fltyiniaceiu . in. ChjroflicPH. 1 . . 

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A K UT o- imtxiii. iS: 

mici. Fa imposta la scomunica e 1' esilio a chi accet- 
tata qaesta tregua la trasgredisse dipoi. Susseguente^ 
mente fii in alcun luogo abbreviato il teriniòe della 
tregua con attre regote, delle quali è^da vedere il 
Du-Cange (i). Ne parla anche Landolfo seniore (2) , 
5torìco milanese di questo secolo, ipa con . qualche 
jdifierenza, scrivendo che a^ tempi d^ Eriberto arcive- 
scovo, lex santa^ atqm mandatum noviim^pfhQn^m 
£ coelo^ ut sancii yirì asserueruHPy omnibus (fhrir- 
stidnis famjidelibu^ quam iììfi^cìihus data esi^ di- 
cens ; Quatenus omnes homines se^^r^ ab hof-apri^ 
ma Jovis usque ad primari kor^r^ ,d\ei hnqe^ cu^ 
juscumque culpae forenti Sìjia rie8pff(f agente^ p.er-^ 
manerent. Et quìcumque kam Ifgftn offenderent^ 
sfidelic^t Treguam Dei^ quae^ miserieordia Domini 
nostri Jesu Christi terms mvUer apparuit ; procid 
dubia in exsilio damnatus per aliqua tempora poe^ 
nam patiatur corpoream. Ai qui eadem servaverit^ 
ab omnium peccatorum vihcuUs Dei misericordia 
.a^5o7(;a<ur. Fu saggiamente pensata ^ introdotta la 
.tregua di Dio dai vescovi di Francia ;. ma Landolfo 
ci Uk intepdère eh' essa era venuta dal cielo, secondo 
jl costume di que* tempi, ne' -quali ogni pia istituzio- 
ne si spacciava come mirapolossi e mancata da( ciètò 
.con quakbe rivelazione. In quest'anno IX Jcalendàs 
Jebruarii trovandosi l'augusto Corrado ^ in BasiTea 
confermò con svo di^^loma (3) tutti 1 benT 9 diritti 
.del monistero pavese di s. Pietro in Coelo aiireb» ' 



(i) Da-Cangn in Glossar. Latiait» 

(2) Landal£us Senior Mediol. 1. a, e. 3o%^ 

ifi} Antiq. Ital. DiscerV. it^ ; ^ 



,y Google 



i6 



▲KlTÀilil O ITA^Xi.. 



( CRISTO Mxxxiv. Indw. it. 
Addo di ( BENEDETTO IX papa 2. 

( CORRADO II re di Germania 1 1, im- 
peradore 8. 

Si credeva V imperador Corrado dS avere hi pu- 
gQQ il regno della Borgogna, chiamato atKihe arda- 
lense, perchè Arles era una delle città primarie d'esso. 
Ma Odone duàa dr Sdampagna, mancando aRe pro- 
smesse, seguitò a signoreggiarne una parte, e ad in* 
Quietarne il rimanente (1). Yidesi dunque T-augusto 
Corrado forzato a ripigliar le armi, e per non avervi 
ìpiù« tornare, raunò una potente armata in Getma* 
Saia, e un^ altra d^ Italiani ordinò che marciasse a 
quella volta^ £xspeditis Ttutonicis et lialicisy Bur^ 
gundiam acute aditi. TeìUones ex una parte^ ex 
altera arcUepiscopus medioìanensiè Herìbertas^ et 
celeri Italici^ ductu Ihtperli comitis de Burgurtdia^ 
usque Rhodanum fimium con^enerunt Parla qui 
npminatamente J^Tippone di Eriberto arcivescovo 
di Mlanoi che andò cdme capitano di quella spedi- 
ftione secondò gli abusi di questi tempi. A tale impe- 
gno si può attrìbnire V aver egli in «pest^anno me/i» 
$e mariiìx Indie f ione 11^ provveduto ai suoi. tempo- 
rali afifari per tiUte le disgrazie che potessero avvent- 
c«!| con fere T ultimo suo testamento. Leggesi questo 
aalo alia luce daU' Ughelli (a) e dal PurìcelH (5)^ dó- 
ve egli fece Una gran quantità di legati pii alle priri« 

(i) Wippo in viu Conradi Ssaicl. Hermamios Con- 
trae!, in Chronic. Sigebertos in Chrooico. 

(a)Ugfa€ll. lui. Sacr. T. VI , in Episcop. Afcdiohncns. 
13) Paricellius Monnmeot. Basii. Ambrotlao. 



A N IV o Mxxxnr. 17 

ci pali jphiese e a tutti i monisteri di Milano si di mo- 
llaci che di monache. Gonvien ora aggiugnere, cbe 
oltre ad Eriberto si distinse in queQ* impresa Boni" 
Ja%iù/duèa e marchese ài ToscziìB^ padre della con- 
tessa Matilda* Arnolfo (i), storico milanese, allora tì- 
Tente, così ne parla : E i^icino auiem Itaìiae cura 
vptimatibus ceteris tleeti ducès incedunt ^ scilicet 
praesul Heribertas , et egre gius marchio Boni/nr- 
cius^ duo lumina regni, Ducentes Langohardorum 
exercitum^ Jovii mentis ardua juga ìranscendunt, 
siequè i^ehementi irruptiorte terram ingredienies^ 
ad Càesarem- usque perveniunt* Si doTea tuttavia 
preparare per questa spedizione il marchese Boni&- 
zio nel di 17 di marzo, decimosexto kaìendas apri- 
lis deir anno presente; imperciocché, stando in Man- 
toya, iyi fece una permuta di yarie castella e poderi 
icon un certo Magiiredo. Hasst qnesta neUe Antichità 
Italiche (!2). Ora Timperador Corrado con tanto 
sforzo dìfgente prese la città di Gineirra, e in essa 
Geroldo principe di quel paese, siccome ancora Bur^ 
cardo arciyesco?o di Lione, uomo scellerato e sacri- 
lego, se crediamo ad Ermanno Contratto. In somma^ 
tal errore portò in ^elle contrade, che non tì restò 
persona che non si rendesse a lui, o non fosse ester* 
minata da lui, con venire alle sue mani tutto quel re- 
gno. Dopo di che per T Alsazia se ne tornò in Ger- 
mania. Appartiene all^ anno presente un diploma di 
Corrado augnato, /inserito da Girolamo Rossi neUt 
sua Storia di Ravenna (3), con cui conche alla ckie- 

(r) Arnulf. Hist. IkTediobn. lib. a. 

(«) Aatìq. lui. Disievt. ii. 

i3) Rubaas Histor. Éavcoi^ L §. 

miUTOJU* voi*. XXJLT* "^ DigitizedbyCiOOgle & 



Z 8 ANNALI D^ ITALIA 

sa di. ««a duà e al suo arcivescovo Geheardo (io- 
dato anche «gli, come si può immagioarey colle sue 
genti alla guerra ) comitatum fa\^entinum iìum omni 
districtu suo^ et regali pUcito et]udicÌQ^omniì?usqUe 
publicis Junclionibus^ angariis^ ec, haclenus juri 
regis legaliter attineittlbus. Fu esso d^to pridie ha- 
lendas maii^ Indictione 11^ anno donUnicae Incar^ 
nationis MXXX.tF'^ anno a^tem domni Chuonr^M 
Secundi, regni decimo, imperii vero Qctavo% jictum 
Ratìsponae. Era allora in possesso del contado di 
Faenza Ugo conte di Bologna. Per cagione dunque 
del privilegio suddetto, esso Ugo conte nel di 25 di 
giugno deff* anno presente cedette pubbjiicainente al- 
l' arcivescovo Gebeardb il suddetto intero contado di 
Fàenjsa, con riceverne poi V investitura della metà 
dal medesimo prelato. Questi son segni chiarissimi 
che r esarcato di Ravenna era in questi tempi, come 
anche Tabbiam veduto per tanti anni addietro, sotto 
il 4ominio immediato dei re d^ Italia, senaa che ap- 
parisca che più vi avessero dominio, o vi pretendes-' 
sm&ì romani pontefici. Non meno dell' augusto suo" 
padre -si degnalo il giovanetto re Arrigo, suo figliuolo, 
jm .^est^ anno, con avere riportate du« viuorie con- 
tf^ i Boemi e messo al dovere Olderico duca di quel- 
la provincia, ed altri ribelli alf imperador suo padre. 
Segni nell^ anno presente, oppure nell^ antecedente, 
imo strumento fra Ingone vescovo di Modena (i), e 
B0f^a%io chiaramente appeHato marchio et dùx 
Tasciize. B vescovo dà a Bonifazio e a RichUda sua 
moglie due castella, cioè Clagnano e Savignano, a ti- 
tolo dì livello ;:e i da« consorti* cedono al vescovato 
(i> ÀBtltaLIHsMrtat t. 

■^ Digitizedby VjOOQIC ' 



A » N O ÌOJXV^ . l^Qi 

A Modena !e clue corti di Bajoaria -(oggidì Ba%ct^ 
s?ara \ e à^Jos^sato dei re colle loro^ castella. Cqn- 
fermò T aùgiuto Corrado, pon so se io questo o w^ 
altro armo, i saoi beni alia badìa di Firenze eoo. di- 
ploma, pubblicato dal padre PuccioelU (i), e dato// 
nonas maii^ Indictione //, anno dominicae Incar.'f 
haiionis MXXXIF' , anno autem. domni Cknon- 
radi secundi regnantìs X , imperli vero VIII^^ 
Actum Badesbonae. Qeeste note cronologiche soo^ 
scorrette. 

( CRISTO uxxxy, lodizioat iiu 
Aimo di ( BENEDETTO IX^ pjipa 3. 

( CORRADO II, re di Germania lay 
imperadoreg. 

Secondocbè si ha da Ermanno Coatratto <i^ 
nell^ anno predente Jldelbtro dux Cqr^ntani et Iti* 
striae ( marchese ancora della Marca di Tetrona ) 
mwiifsa imperaforis gratia^ ducaiu quoque pri^atm^ 
esU Wippone (5> parla di questo &tto all'anno lec^ 
é scrive che esso Adalberone fu mandato in esìKou 
Diede poscia rimperadore oelPanno^ seguente^ |>er 
aiiettato del medesimo Ermanno Contratto, il diicato^ 
di Cafintia e d' Istria, e per conseguente anch^ la 
Marca Ycrooeae, a Corrado duca di Franconie mm 
codino, cioè a quel medesimo cbe era stato suo ^a^ 
eorrenlt alla corona, ed avea poscia portate le mni 
€09iX9 di lui. Corrado^ padre di qneslo^ Conr«ck, 4iv«^ 

(i) PaiiciiH^li C«». dHfe «adi» tiòrent* 
{9) Hermannas Gontractas in Ciu^Wf PÌk^^- Ciifl»iiìì# 
(Wipjpo in lìts Coaràdi iSalicù 



^O ANJfAtl D^ITALXii 

anch' egli, per quanto altrove s'è detto, dianzi goda* 
to questi medesimi Stati. Nota inoltre il suddetta 
Wippone che io questa maniera, eioè colla giunta di 
uù tal regalo, dux Chuno ( lo stesso è che Corrado ) 
fidus et bène militans imperatori^ etfilio ejus Hein- 
rico^ regi, g^ousque vixii permansiti Dagli A^tìsài 
Pisani (i) abbiamo che in questo anno Pisani Jece" 
runt stolum magnum ( cioè un' armata navde, onde 
la voce italiana stuolo ) et \}icerunt civitatem Boncm 
in Africa^ et coronam regis imperatori éederunt ; 
Scrisse inoltre il Sigonio (2) chie n^ll' anno io3o dai 
medesiaii Pisani fu fatta una spedizione in Africa , e 
presa la città di Cartagine, del che si può dubitare, 
quaotuaque il Tronci (3) con altri moderni, sotto 
queir anno parli di tale impresa, qoa descriverla -co^ 
me s' egli vi si fosse trovato presente. A quest' anno 
poi il prefatto Tronci racconta che i Pisani i^bber^r 
per assedio la città di Lipari, con aver fatto uo 
grosso bottino ia quell" isola. Questo noi dovettero 
sapere i suddetti antichi Annali Pisani, perchè neppu* 
re una parola ne dicono. Poscia, secondo il medesi^ 
mo Tronci, accadde nell' anno io56 la conquista di 
Bona : il che per cónto del tempo non s' aceordi 
co' suddetti Annali pisani, e piuttosto sarebbe dt 
cedere che ciò avvenisse neU' anno so55^ pércliè i 
Pisani di nove mesi anticipano P anno nostro voi* 
gare. Del resto Bona, città deli' Africa, è V antica 
Hippona, di cui fu vescovo il glorioso sant' Agostino 
dottore della Chiesa. Si turbò gravemente in questo^ 

ii\ Anntl. Pisani, T. VI, Rer. lui. 

fa) Sigonius de Regao Ital. libr. 8« 

(3) Tronci A&naU Piiaoi. Dgzedby Google 



A ir m o uxixr. at 

«uno la qiiie^ €l«ll« Lombardia. Ermanno Contrat- 
to (i)ne parki con ^este parole èoii: In Italia 
minores wdUies conira dominos suos insurgentts^ et 
Sìùs legiòusvis^ere^ eostfue opprimere ^oUptes^ vali'- 
dam conjuraUonemfecere* Medesimamente Wippo- 
ne acrÌTOclie in qoelti tèinpi segni nna confbsTone 
tioo prima udita in Italia, perchè congiurarono tutti 
s TaWassort 4i^It6lia e i militi gfegar) contra de"* loro 
aignori, e tutti i minori contra de^ maggiori, col non 
lasciare senza i^ndetta, se da^ signori Tenìra iQt h\* 
ta cosa eh' essi riputassero di loro aggravio % e dicea* 
no ; S. dmperat0r eorum nolìet venire^ ipst per se 
ìegiem sibintet Jacerent. Dovette il Sigonio leggere. 
ia /qualche testo o autore regem in vece di hgem^ 
perchè scrive, 'che aonjur^runt se non passuros> 
^uemquwn regnare, ijUi aliud^ guam guod ipsis lu" 
bere^ siti imponereU È confusa nell' edizion d^ £^ 
pidaono, fatta dal Goldasto, la cronologia di questi. 
ténq[4^ veggeodosl ivi posticipati i fatti di sei anni. 
Parò* sotto P anno. 1041 egli (3) parla di questa co* 
spiraaione de^ militi inferiori centra de^ lor signori, 
e dei servi centra de^ loro padroni. Ma oelP edizion 
iel Di^Chesae troviamo ciò ritrito air anno pre- . 
sente. .' 

Che significasse il nome i^a^^arror», si raccoglie 
fiKihnente dai libri de' Feudi. I pia nobili una volta 
tt^ i TassaHi erano i duchi, marchesi, conti, arcivefeo- 
Ti^ Tesoovì ed abati, i quali a dirittura riconoscevano 
dai re ed imperadori i loro feu^ e le loro dignità teoir 
porali. Questi poi solevano cpncedere in feudo castel« 
(1) Hermaonas Contradus io Chron. „ 
(a) Epidan^as in AddbU T. I. Ber. Akmapti. 



22 ^T^Mél I> ITALIA 

la, o altiì beai ai cospicttì nobili prifdtì, per avere ^{«^ 
le occorrenase it loro serTigto nelle guerre e nelle coitt-* 
par^e onorevoli. E a questi nobili si dava il nome d» 
vahassori maggiori e di capita/tei. Similmente poi 
questi nobili infeudavano corti e poderi ad altri mea 
nobili, per avere ancb^ eglino dei seguaci e aderenti 
ne'* lor bisogni. E questi ultimi venivano distinti col 
nome di valvassori minori ossia di valvassinL Ora 
insorsero dissapori e poscia aperta dissensione e rotta* 
ra fra i signori e i lor vassalli subordinati, pretenden- 
do gli ultimi d^ essere oltre al dovere aggravali dai 
primi* E tal bri^a apri il campo anche ai servi ( da 
noi ora chiamati schiavi ) di rivoltarsi contra de^ lor 
padroni, quasiché troppo aspranfente fossero da loro 
trattati. L^ origine nondimeno di questi disordini pare 
che si debba attribuire ad Eriberto archeseovo dt 
Milano. Non mancavano a lui molte virtù, ma queste 
si miravano contaminate dalla superbia, talmente ehe 
egli puzzava alquanto di tiranno. Tutto voleva à suo 
modo, né a lui mettevano freno o paura le leggi. Lo 
confessa lo stesso Arnolfo (i), storico milanese, che 
potè forse conoscerlo, con dire che muUis prosperatus 
successibuspraesullleribertusy immoderate paulultim 
dominàbatur omnium^ suum cotisideranSy non àlie" 
num animum, Vnde factum est^ ut quidam urbis mi-- 
ìUes, vulgo Wals^assores nominati^ claneulo iìKus in^ 
sidiarentur operibus^ adversus ipsum assidue conspi^ 
rafites. Comporta autem occasione^ cujusdam paten^ 
tifi beneficio (cosi tuttavia si nominavano quei che ora 
appeltiomo feudi ) privali: subito proruurtt in aper^ 
tam rebeUandi audaciam^ plures jamfactL Si studiò 
(i) Àrnalfas Hist. Mediai, lib. 3, cap. x.^ ^ 



»i tttm ptiida U^ arcivestéVo colle bnoAe di 4]tiétat« 
VHiiidorto tumutlo; ma, nuJfa còtì^ dò profittando, mise 
mano alle brusche con dar di piglio atte armi. Segui 
eolro la stèssa città di Milano un conflitto, in cui le genti 
ddParciTescovo restarono superiori, e convenne aÌTÌotÌ 
& ritirarsi colla testa bassa, ma col cuore pregno d'irai 
faoTt della città. Allora fu cbe con costoro si unirono i 
popoli deHa Martesana e del Seprio, e fecesi anebe in 
altri contadi cospirazione ed unione; ma sopra tutti 
trasse a questo rumore il pòpolo di Lodi, troppo esa- 
ceii>ato per la -violenta lor fatta dalP arcivescovo sles- 
se in volere dar loro un vescovo, siccome abbiam det- 
to di sopra. Ciò che partorisse una tal discordia lo ve- 
dremo fra poco. Crede il Sigonio (i), che V esempio 
de* valvassori milanesi servisse di stimolo anche al po- 
polo di Cremona per rivoltarsi in quest^anno contra 
di Landolfo toro vescovo, cacciar lui di città, dirupa- 
re il di lui palai*©, che era ridótto in forma di fbr* 
tezza, per maltrattare alla peggio i di lui canonici. Ma 
iftitta ebbero che hH co^ movimenti de^ Milanesi quéi 
di Cremona; erano anzi accaduti molti anni prima; e 
se-orediamo alP Ughelli (2), il vescovo Landolfo cessò 
di vivere neiranno io5o.Di questo Landolfo eosiscri- 
re Sicardo (5), vescovo atich^ egli di Cremona: Tènu 
porilHiS Henrici Claudi^ capellanus ejus nomine 
LiHtdoìphùs Cremonaejuit episcopus^ qui nnfriasterii 
g. Laurentii ti crémonensis populijuit actrrimàs 
perseguutor, Quocitca populus ipsum de ointaU e/e^ 
<^f, et pahtium ( non già oppidiim^ come ha il Sigo^ 

(I) Sigonius (le Regno Italiae lib. 8. 

(a) Ughell. irai. Sacr. T. IV. io Èpiscop. Cremonens- 

i"^^ Sicardas C»ron. T.'y. Rer. Itai ù 



44 

nio )^ iuftiBui el duplici muro munitum^ destrurit*. 
Prainde licei episcopio multa conquisierit^ tamen 
muUa per superbiamo multa per i/ter tiam perdidU. . 
Nomina posdaSicardoper successort dì Landolfo nel. 
TescoTato Baldo, cioè Ubaldo, ai tempi di Corradi, 
aoguito, qui quoque monasieriam sancii LaumeniU, 
persequulus eslj et apudLacwn obscurum impugna* 
ius est 

( CRISTO Mzxxvi. Indiz. iv. 
Anno di ( BENEDETTO IX, papa 4. 

( CORRADO 11^ re di Germania i5, im- 
peradore io. 

Bollivano più che mai le dissensioni anzi le 
guerre fra Eriberto arcivescovo di Milano e i «loi 
valrassori ribelli : tiella qual briga V erano mischiati 
ì Talvassorì di altri vescovi e principi, e il popolo di 
Lodi, mal soddisfatto di Erlbèrto. Però ad un loogp 
fra Milano e Lodi appellato la Motta ( si chiamavano 
cosi le fortezze fabbricate al piano sopra nn^ alzata 
di terra fatta -a mano ), oppure, come abbiamo da 
Arnolfo storico milanese (1), nel Campo Malo, cosi 
anticamente oMamaio, si venne fra V iina parte 9 
r altra ad una campale battaglia, che riasci molto 
sanguinosa (2). Fra gli altri, che tennero la parte 
dell' arcivescovo, non so se per proprio interesse, 
oppure per fer servigio ad esso arcivescovo, si contò 
Alrico vescovo d^ Asti, fratello di Maginfredo mar- 
chese di Susa. Né solo egli intervenne t quel fatto 

(t) Amalf. Hislor. Medio], l. a. e. id. 

(2) Hcrmanncis Centraci, in Chrco; by Google 



A 9 V o Mtxtr. ^5 

à^nmym%^Xiotike un i. Giorgio, darete anch^ egli 
TQlere 6r prova d^ soa valore con iscandalosa rìso- 
leuone, vie^ndo i sacri canoni ^i ecclesiastici, e 
nMumnamente ai tcbcotì, 1^ andare alla ^erra per 
combattere. Gli costò nondimeno cara, perchè ne ri-, 
portò una ferita, per cui da U a non molto morì. La 
notte fece fine al farore delle sp^de. Soffersero moU 
lo amendae gli eserciti, ma la peggio fu dalla parte 
dell' arclTescovo. Questi torbidi di Lombardia tene-, 
vano in agitazione 1' animo deir migusto Corrado : 
e, ossia che egli conoscesse troppo necessaria la sua 
presensa per quetarli, oppure, con^ Tuole Arnolfo^ 
t^V egli ne fosse pregato e sollecitata dalP arciveseoTo 
Eriberto, determinò di tornare in Italia. Pertanto 
dopo aver data in moglie al re Arrigo suo figliuolo, 
CamehiUa ( Cunei/inda è chiamata da Wippone (i), 
e negli AnnaU d** Ildelseim (a) Cardchild nomine^ in 
benedietionei Curdgund dieta ), figliuola di Canuto 
te d^ Inghilterra, con esso re Arrigo verso il fine 
delP anno mosse alla volta d^ Italia, seco menando 
una poderosa armata. Giunse a Terona per la festa 
dd santo natale, e quiri la solennizaò (5). Era esso 
imperadore nel di 5 di luglio in Nimega, quando a 
petizione ' dell' imperadrice Gisìa^ di Piìegrìno arci- 
vescovo di Colonia, ae Bonifatii nostri diìectimar- 
chionii (4), cioè del duca di Toscana, che dovea 
trovarsi io Germania, confermò i privilegi al moni- 
stero delle n^onache di s. Sisto di Piacen7a/ Parimea- 

(i) Wippo io ¥ìta Conradi Salici., 
(a) Annales HildesHeim. 

(3) Epidannus in Annales* 

(4) Antiquit. Italie. Dissert L|X. Q^ogle 



26*'" AHlflLI D^ITALIA 

(e P Ughelli (i) rapporta xm élipbma cT «S9o^Atlg«l& 
slo, dato in favore del monfstero dì san Salvatore di 
monte Amiato della diocesi di Chiusi : anno domi- 
nicae Incarnationis MXXXF'l, regni vero éomni 
Conradi II regnantis tertio^ imperii ejus nono, 
Indictione IV, A cium in civiiaie Papia. In vece 
dell' anno III del regno, si dee scrivere XIII. Mal 
che in quest' anno arrivasse V angusto Corrado si 
Pavia, Ilo io difficoltà a crederlo. Né sul Bue di que- 
st* anno córreva l' anno nono dell' imperio, ma ben-^ 
sì P anno X, Però quel diploma ha bisogno di chi 
rimetta al suo sito l' ossa alquatìto slogate. - 

* Crede il Fiorentini (2) ( non so con qùaF fotì- 
dàiùento ) che ih quest' anno venisse a morte Ri- 
chilJa, moglie del suddetto marchese Bonifazio, don-^' 
Ita di gran pietà e liberalità verso i poveri e verso i 
S^acrì templi e monisteri. Abbiamo presso il padre 
Bacchi ni (5) una donazione da lei &tta nel di 28 di 
aprile deiranno precedente io35 alla chiesa di Gon- 
ifiga, sublits confirmante donnus Bonejacius mac- 
chio jugale, et Mundoaldo meo. Sappiamo da 
Dònizone (4) che questa piissima principessa terminò 
i suoi giorni, senza lasciar figliuoli, in Nogara, terra 
del Veronese, ed ivi ebbe la sua sepoltura. Potrebbe 
essere che T andata del vedovo marchese Bonifazio 
in Germania servisse a lui per intavolare un secondo 
matrimonio con Beatrice figliuola di Federigo duca 
della Lorena superiore, e di Matilda nata da Er- 

(i) ughell. Ital. Sacr. T III, in Epìscap. Clufin. 

(2) Fiorentini Memor. di Matilde lib. a. 

(3) Bacchini Islor. di Poli rene. 

(4) Donizo in Vita Comitis. Mafbild. 1. 1, e. 8 et u\. 



4 H » f HXKXTI. ^ • 

4Mian$o éuat di S?ìtTk, pm^me degT imperadbrì '-e 
dei re liì Franeia^ Grado io inttana iaaerlo V aiilK) 
in cai ^egai od lala accasamento del marchtse Boair 
^tio. Contottooi^, perchè egli atea passato di molto 
il aiez2o del catmmtio dalla sua vita, puè panrer pvò«- 
babile che egli noa perdesse teaipo a oerear altra 
moglie ohe T airiochisse di prole, a che per eonse- 
gaente si effettaassero io questo anno le di lai se- 
conde nozxe. TeggOQsi esse descritte dal suddetto 
Doaizooe con tali colori, che se è vero tutto, conviea 
coofessare che era superiore ad ogni altfo pmifiipe 
d^ Italia la dt lui nagaificenza e ricchesaa. Andò Bo- 
nifioio con sootuoso treao a preuderla in Lorena ; i 
suoi cavalli portavano suole d^ argento, attaccate con 
un solo chiodo. Ebbe in dote assai terre e -ville ìa 
Lorena. Condotta Beatrice in Italia;, per tre mesi 
nel luogo di Marago sai Mantovano si tanoe corte 
bandita. Pel popolo v^ erano pozzi di vino ; alla ta- 
vole piatti e vasi tutti d^ oro ^ d^argehto \ prodigiosa 
quantità di ^ strumenti anstieajl e di tnimi^ ^i cpialt 
deàit intignis duae praemia maxima. 
D che ci fii aonosoere già introdotto il óoaUMU^ 
die durò poi per phà seooU, cho a shttili festa con* 
correvano in folla tutti i buibni, giocolieri, eaiitaiii»* 
banchi eahmii che portavano via de^ grés^ regali « 
Di che ragguardevoli doti fosse poi ornata la duchaasa 
Beatrice^ T andremo vedendo nal piroseguiinonlo. 
della storia. Io non so se arrti^aase in quest' aott0, 
oppure prima, al fine di sua ^ita Ódeìrico Magin- 
fredo ossia 'Jfaw^crfi marchese di Susa,*da-ine' più 
volte menzionato di sopra. Aveva egli data in moglie 
ad ErinifiBno (lo at«sso è che Ermanna ) dada di 



€hrevia ossia èì Al^einagna, tuia nm fi|^iàoIar, cioè 
' jédeìaide che fu poi principeMa celebre Bella storia. 
Né avendo lasciato maschi dopo di aè, EfiiBaDiio per 
le ragioni della moglie pretese quella Marea, e T ol- 
teone per grazia -dàirioiperador Corrado. Herem^n^ 
nus dux Alavhannitie marcham soceri sui Megim-^ 
firedi ah imperatore accepit^ sono parole di Er- 
laaimo Conlratto (i). 

{ CRISTO wajvn. Indix. t. 
Aimo di ( BENEDETTO IX, papa 5. 

( CORRADO II, redi Germania 14, 
imperadore^ 11. 

NoD piccioli furono gli sconvolgimenti della Lom* 
hnrdia in qnest^ anno. Dopo aVere 1* augusto Cor*- 
rado celebrato in Terona il aanto natale (a), se non 
prima, certo sul principio di quest^ anno, passando 
per Brescia e Cremona, come scrina Ermanno Con- 
tralto, arrivò a Milano, dove con gran magnificenaa 
r accolse Eriherto arcii^sàoifo ndla chiesa di s^ 
AaU^osio. Nello stesso giorno chiunque si preten^ 
deva aggravato da esso arcivescovo, tumultuosamente 
eeanparve colà, chiedendo con alte grida giostivia. 
Fece lor sapere l'imperadore, che, avendoM a tenere 
in breve una generale dieta in Pavia, quivi udirebbe 
le Ipr doglianze e ragioni. In&tti ai tenne quella die* 
ta^ Un Ugo eonte con altri esposero gli f^fgravi ^n^ 
inferiti dal suddetto arcivescovo. Corrado, amicissimq 
di lui, ma pia della ^ustizia, ordinò die egli soddis^ 

(1) Hermaonns Contractas in Chtoo. 
la)Wippo in Vit. Conradi SalìcL ^ 

"oigltizedbyLiOOgle 



1.-11 H o nxsxTir. 39 

facesse* Btcuiò Eriberto di ùurU } aou, %% vogltam 
prestar fede ài Cronografo sassone (x), con alteri^ 
grande rispose Gh# de^ beni trovetì nella ma chiè- 
sa, da luiaeqoistaU^non ne rilaseerebbe nn brieio* 
Io per istanza o comandamento di chi ohe feste. 
Avvisalo ehe almeno eocetaasse V imperadore^ ionio 
a parlare nel medesimo Uiono. Allora l' angusto Cor- 
rado 8^ avvide che dalla durezza di Eriberto enmo 
procedute le sollevazioni dianzi accennate; perciò 
gli fece mettere le mani addosso. Còsi raccontano 
questo si strepitoso affiire gli autori tedésokiv^l^ 
gittstificnre la rìsolnzione presa dall' angusto Corra- 
do ; né vi manca probabilità, perdtè Eriberto era 
uomo di tetta calda e fiieea volentieri il padrone, sen- 
xa mettersi pep^ delle alimi querele. Ma Acnolla mi- 
lanese (a), che scrisse prima del fine di questo seeelo 
le atoria sua, in altra maniera descrisse questo avve^ 
ntmento, 'con dire, che giunto Córtado a Utbno, 
avendo tolto all^ arcivescovo il già . concedutogli piir 
«legio, per idtro' abusivo, di dare a Lodi quel vesc»» 
vo che a lui piaceva : il popolo di Milano con alte 
grida sparlò contro T iatpera4ore che se he òffisse 
non poco. E perciocché credette autore dd twnuito 
esso Eliberto, aspeUò d"^ averlo iu Pavia, cioè lonta- 
no dal suo pop<^, ed aiiora il mise sotto le guardie. 
Questo raceoiato porta forse più deir altro tutta Tafia 
^ verMimigUànza, al védefre che dipoi lo stésso popò* 
b ^ Milano, lasdaodo andare le precedenti gare, 
iinprese con incredibile zèlo la difesa del svio pastore. 
In eSeno, s^ta a dire eàio Arnolfo èhe aWattisò 

(1) Chronogrtphai Saxo apqd Eccardam. 
(a) Actt«ilt tliit, Mcdlol. 1. a, e. «|,.,^ Google 



^3o .AVVALI I>MtAU4 

della prigionia é* Eriberto : Mediolatumir atfottitfii 
*inhorruH "eivitas^ -proprio viduata pastore^ doUm 
me geméns a puemo ttsque ad setiem, O '^uae D<f^ 
•mimo pr^ees, quanU»e fundantur et la^rymat ! ^ 
adoperarono il clero, la nobiità e il popolo per 11^ 
berairlo ; si venne anche ad una c(Mivcsn»oBe, per cut 
4a proBWMo daU^imperadore dirilasekttioy ^ a ^oema 
£ae ae gU diedero ostaggi ; marciò flOn xMal^fa oetoi»^ 
sttd Cormdo a tenerlo prigione, eoa defórmìtiasio«ie 
àkr mandarle ib esttio« Né di ciò contenMi» esseìfdo 
•tale molto dipoi portate dette aacttse con tra de' ve^ 
seovi di TercaUi, Cremona e Piàoetosa ^Corrado fatr 
tìB preodere gK esiliò : azione riprorata dallo stesft0 
Wippooe, eoo dire: Quac rer- dkpiùuU muitis^ 
$acerdotes Chrisii sin» ju^io damnaru Ansi «og- 
§^gn» òhe lo stesao re Arrigo ano figliuolo in segre'*^ 
fo detestò la rtsoluaone presa dal packe coalradelì-' 
r arcivescovo e dei tre suddetti vescovi, persone tall- 
io venerabili fra i cristiani, e pur condaniiale e pi>« 
aite aenxa processo e senza nna legale sentenza. AHri 
autori, che ri ferirò fra poco, mettcmo |pnù ttfrdi {a dts^ 
gf»zia di questo prelato. Fu d«oqu0 oonsc^neto l*ar» 
civesoovo Eribestoa /\>^^/ie pa^arca d' Aquileta 
e a Corrodo duca di Garintia e marchese di Vero- 
na^ «ccioochè ne -avessero buona custodia. Il cóndus*- 
siiroesai a Piacente, o piuttosto fuori di Piacenvi ^ 
presse al fiume Trebbia sotto buona guardia ; e in- 
tanto r imperadore se n* andò a Havenua,- dove cele^ 
brò la santa pa$qua nel dì io d' aprile, con ìspedire 
i suoi messi a far giustizif p^. tHtto il r^guo» Nel di 
5 di maggio del presente anno si Iroora Ermanno 
urdveicoi^^ di Cobnia, dia{)eriorditt«^^ai||0^' au- 



JL t V 6 XXXXYU. 08 1 

fasto tieU? m {tacito (i) nel boE^o à^ Arbut del 
contado dì Sioìa. Va altro pbclto teàii«ro nel 4\ 
j^mo di marzo, per tMttmeataazft di Girolamo. Ro«- 
«f (2), irrigo ed 2^ mesgi deU^ioiperador Corrado 
nel territorio d^ Osittio. > 

Meatre soggiornaTa esso augasto in Ravenna, gli 
Yeune la disga$to«a nuova die Eriberto «rcif esooTo 
<tt Uilano era fuggito. Wippone aerure thè , potto^ 
900 de* familiari dell* arcivescor» nel. di lui letto^ in- 
gannò Le guardie: e in questo mentre Eriberto, trave- 
stilo e aaiito aopra un cavallo, che gli fa eondotfetf, 
ipronò forte' finché iti in sicuro. li Cronografi» sasso*- 
ne {3) attribuisce il colpo ad un monaco che solo era 
stcto lasciato' ti* servi d* esso arcivescovo. Ma po« bene, 
die {^ fede in questo si possa prestare a Laadoilt» 
seniore, storico milanese di questo secolo. Secondo 
lai (4)9 Eriberto, che ben conosceva la ghiottoneria- dei 
Tfidesdii e quanta parzialità avessero pel viào, sped^ 
con- buone istruuoni un suo fedele alla badessa di 
s« $isto di Piacenza, per concertare la maniera di ri* 
mattersji in libertà. Inviò essa ^rareiiréscoTo venti some' 
di varie carni e dieci earra di diversi squisiti vini. Può- 
e^tf^e che fos^sero meno, e certo non occorreva tanto 
albispgno. Fu &tta una sontuosa cena: tutte le guardie 
eb()H9i^pchiarono ben bene; il sonno c^ ronfare tenne 
dietimo ai votati bicchieri ; e nel più proprio tempo 
Tar^ vescovo 00 la colse feliceaienle con tvovMre in Po 
una har^ (serata ehe il condusse ia salvo» Amvato 

(0 Aotìq. Ital. Dissert. J'a. _ 

(2) Hobens fitiiior. Rav^hn. Uh. 5. 

(B) €lironogrtt|>hi» Sax, apud Eesardam. 

(jblA9Nki}l«iSaaiorffist.dIedioi.lji*««a9;el seh^ 

Digitized by VjOOQlt 



02 AÌHWALl ITALU 

a Milano, non si potrebbe esprimere la gioia di quel 
popolo : segno ch^ egli era ben ? eduto e stimato da 
tuiti. Ma neppur si può dke quanto afi&nno e rabbia 
recasse ali' augusto Corrado la foga d^Eriberto. Tosto 
immaginò la ribellione di Milano, né s^ ingannò. Corse 
culi' esercito suo ad assediare quella dttà, città forte di 
mura e di torri, città ricca di popolo e popolo riso- 
luto di difendette £no all' estremo il suo pastore. Te- 
desi ampiamente descrìtto queir assedio dal suddetto 
Landolfo seniore ; sappiamo da Wippone é da Er- 
manno Contratto , ch^ esso durò non già per tutto 
qiiest^ anno, né pel susseguente, come scrisse il Cro* 
nografo sassone, e prima di lui V autore degli Annali 
dlldeseim, ma solamente poche settimane. Perciocchtè 
Milano si trovò osso troppo duro, si andò intanto sfo« 
gando la rabbia tedesca sopra le castella e ville di quel 
territorio. La terra di Landriano specialmente rimase 
un monte di pietre. Nel di delP Ascensione fecero una 
vigorosa sortita i Milanesi, e nel fiero- combattimento, 
per attestato di Arnolfo (i), fra gli altri un nobile te- 
desco ( forse quel nipote delP imperatore di cui parla 
il Suddetto Landolfo ) et Wido italicus marchio^ sin 
gnifer regius^ inter ntecUa tela confixi sunt. Proba- 
bilmente questo Guido marchese era uno degli ante- 
nati della casa d'Este, e fratdlo del marchese Alberto 
A%%o /, progenitore d^ essi Estensi, per quanto ho io 
detto altrove (2). Di lui si ha memòria in uno stru- 
mento deir anno 1 029, accennato dal Guioheoone 
nella storia genealogica della real casa di Savoih. Ora 
accadde che, trovandosi Timperadore Corrado nel sacro 

(1) Arciulf. Uistor. Aledió]. I. s. e. i3. 
W AnlicLiià Esumi P. 1. c*^. i3., ^Google 



A ir ir o' vxnru. SS 

3k dcAU peotefioite alT assedia di CorbettA, casuUo 
poco datante da Milaoo, alf ìn^prorviso s' alxò un 
tMBp<Mrale si fiirioso di pio|^, gm^upia e fiolfmoi, 
che aadarono per terra totle le tende deU^ esercito (i), 
e vi restò, oltre a molti uomini, estinta una prodigiósa 
qoantità di cavalli e di armenti ctCn ssbalordinlento 
luùf ersaXe di tutta T^arinala. Fu creduto miracoloso 
un si funesto acddente, e che s. Ajtobròsio in questa 
maniera liberasse la città (a) e rarcivesoovo dair iagìu- 
sla perse^maione di Corrado. Cèrto dì più non ci y^lk, 
perefaè V imperador veggendo si conquassata Tarmata 
sua, si ritirasse a Cremona. Io non so beùe, se priMa, 
o dopo r assedio suddetto, .ovvero se esso duran- 
te, i^ arcivescovo £ribertQ bcessie una spedizÌQne ad 
Odonp cottie^ ossia duca di Sciampagna, cioè, a quel 
medesimo ohe avea disputato il regno della Borgogna 
air augusto Conado. 

i- Certa è la spedizione per attestato di Glabro Eu- 
dolfo (5), degli Antnali d' Ild^eim (4), e d' altri auto- 
ri. Esibivanor questi legaU bmbardi il r^gno d** Italia 
ad esso Odone, il quale intanto volendo profittare 
della lon^nanza d^Mmperadore, con una possente 
armata entrò nella Lorena, prese il castello di Bar» e 
lece un mopdo di msJi dovunque arrivò. YoUe la sua 
di^grav^f cbe Go^eìòne duca di Lorena, con forse 
grandi ito ad incontrarlo gli diede bat^glia elo scon- 
fisie, eouTtstaf trucidato il medesimo 0^ne«<Sta- 

(i) Wippo in Vita Codraili Salici. Chronograplius 
Saxo ArDQir.HÌ8l. Mediol. Landblf. Senior Ilist; Mediol. 
(a) SigeiMrttts in Cbronico. 
(5) Glaber Hister. lib. 3. cap. 7. 
(4) Annales HildesheUn* 

MUElTOnX, TOI.. XXXV. Digt.e'dbyGoOgJ^ 



54 AHITALI D^ ITALIA 

vano aspettando gli aoobMciatori italtetii V etilo di 
quella guerra, per fer calar esso Odone in Italia: al 
ehe si moatrava egli dispoatissivio. Ma inteso il ano 
miserabil fine, e perdute tutte le sperante riposte In 
lui, se ne tornarono indietro colP allSizione dipinta 
neMoro ?olti. Peggio ancora ai medesimi avrenoe. 
Impereioechè, siccome abbiamo dal Cronografo sea^ 
ftone (i) e dalP Annalista sassone (a), Socrus Heri^ 
Ttkcmni SueiH}mm ducis^ Legatontm convtntum re-- 
schit^ missisgue satelUtibus suis^ omnes simul com* 
prehensos^ reigue vtrUatem cùf^essos^ imperatori^ 
ubi in puhlico con9entu^ eisdem praeneminatis tribus 
eptscopis praesentibus^ consederai^ transmisiU L9 
suocera di.Erimanno duca à\ Steria etn Berta vedo- 
va del ili . Maginfredo mitrchese di Susa, e sorella 
de^marchesi Vgo^ Alberto A%%o I\Quido^ antenati deU 
la casa d' Este, siccome ho dimostrato altrove (5)< I 
tre vescovi accusati furono, siccome già dissi, quei 
di Terceili, Cremona e Piacenza, che perciò ebbero a 
patire Tesilto in Germania. Ma già s'è veduto colPauto- 
rità diWippone,iipiù acreditato storico delle imprese 
di Corrado augusto, esser questo già succeduto pri- 
me, e che irregolare fu la lor condanna, e dispiacque 
fino al re Arrigo figliuolo del medesimo imperadore» 
il quale augusto per far dispetto alP arcivescovo Eri^ 
berto diede neir anno seguente la chiesa di Milano 
ad un canonico di quella cattedrale per nome Am*' 
hrosio^ e pare eziandio, che il facesse consacrare in 
Eoma. Male nondimeno per questo ambizioso cano- 

(t> CbroBographos Saxo apod lieibnitionk. 
|2)( Amitlisla Saio apod Eccardom. 
t^> Ànticbità Estensi P«r. h 

■ DigitizedbyVjOOQlC 



^ If N O MSXXYII. 55 

oicov perchè mai arrirò a vedere in quella cattedia; 
e t Milaaesi» che tenoero sempre saldo per Erìbertu, 
devastarono tutti quanti i di lui beni (i). Tenne papa 
B^jtecktto a rìtrorar Corrado in Cremona. Fu rice- 
vuto oon grande onore, e dopo aver trattato de^ suoi 
afiari, se ne tornò a Roma, senza che apparìsea il mo<- 
tivo di questo suo viaggio^ se pur non fu quello che 
ci additerà Glabro alP auQo seguente. Passò V impe- 
radore la state nelle montagne pei* ischi vare il sover- 
chio caldo di quest^ anno, sul finire d^ esso venne a 
a Parma, 'dove solennizzò la lesta del santo natale. Ma 
in questa città ancora avvenne la solita calamità di 
cui sarà permesso ai Tedeschi di dai^e la culpa ai 
cittadmi, e a me <£ credere che provenisse dalla poca 
disciplina^ avidità o bestialità allora de' medesimi lor 
nazionali. Nello stesso di del natale s* attaccò rissa 
fra essi Tedeschi e i Parmigiani. Ti restò morto Cor- 
rado coppiere dell^ imperadore. Perciò fu io armi tut- 
to r imperiale esercito, e col ferro e col fuoco infierì 
coolro della aiisera città. Tolle inoltre V imperadore, 
cessato che fu V incendio, che si smantellasse una 
•gran parte delie mura della ci^à, onde imparassero i 
popoli italiani a lasciarsi mangiar vivi dagli oUramon- 
Sani. Con tali notizie oon so io accordare ciò che 
«erive Donizone con dira (i), cbe T imperadore Cor- 
rado ^sediò Par^aa, ^ che gli. furono uccisi alcuni 
de' suoi pìft cari. Percrjy ordinò a Bonifa%io marche- 
se di Toscana di accorrere colle %ae truppe, per espu- 
gnare r ostinata città. Appena comparve egli, che 
cadde il cuore per terra ai Parmigiani, e corsero » 

(i) Wippo ÌD Vit. Conradi Safici. 

^) Danilo in Vit. Malild. Kb. ^. cap^yG^^ogle 



56 AVVALI D^ITiLLFA. 

buttarsi a' piedi dell' imperadorc. toscii Banifauo 
giurò fedeltà ad esso augusto, il quale ordinò: 
.... . (fuecl Marchia serviet ipsL 

E air incontro Corrado anch' egli giurò éì con- 
servar la vita e la dignità dhsque dolo al m^deiimo 
Bonifazio, cosa veramente insolita, di mo^do che lo 
stesso poeta soggiugne: 

NulliiS dux unquam meruit tamf adderà cultu. 
In charta scriptum jusjurandumfuit istiid, 
* Pare che Donizone avesse sotto ^i occhi la «ar- 
ia di un tal atto. Ne si vuol tacere che in <}uesto an- 
no trovandosi lo stesso imperadore in Canedolo jux^ 
ia flumen Padi (i), nel dì 3 1 di marzo confermò i 
suoi privilegi ad Itoìfo vescovo di Mantova. Inoltre 
fece quella legge spettante ai feudi, che si trova fra 
le, longobardiche e nel libro quinto de' Feudir La 
data d'essa, da me scoperta, è tale: F kalendas ju- 
nii^ Indici. V^ anno dominicae Incarn. IHXXXFIII 
( cosi dee scrivei-e MXXXFII , o qui è adoperato 
r anno pisano ) , anno autem doràni Chuonradi 
regis XII 1^ imperantis XI. jictuni in ohsidiont 
Mediolani. Confermò il medesimo Augusto almonintc- 
ro di s.Teoneslo del Trivigiano i suoi beni e privile- 
gi con diploma (2) dato // idus julii^ anno domini* 
cae Incarnationis MXXXFII, Indictione V, anno 
aiUem dofnni Chuonradi secundi regni XHI^ impt^ 
vii XI, Actum Feronae ad sanctum Zetionem, 

(i) Anliqait. Italie, Dissertai 11. 

(2) Antiqui l. Italie. Disserlat, 3o. 



,y Google 



A ir H o ìsxxxvitu 3'7. 

I 
( CRISTO MzxxTiii. Indizione vt. 
Anao di ( BENEDETTO IX, papa 6. 

( CORIUDO li, re di Geitnania i5, 
imperadore la. 

Cessato il rigore del verno, marciò nella prima*» 
vera di guest* anno V augusto Corrado per la Tosca- 
na alla volta di Roma coli* esercito suo. Se vogliamo 
credere a Glabro (i), ebbe bisogno della di lui ve- 
nata Benedetto IX papai, perchè alcuni de"" baroni 
romani tramavano congiure .ed insidie contra la di: 
lai vita. Sed nUnime vaìente^^ a sede tamen prò* 
pria expuUrtmt, Tarn pra hoc re, quam aliis- 
ùuoknter patratis^ imperator iìlue proficiscens^ 
propriae illum sedi .restituii, Miun altro autore ab-' 
biamo, che parli di questa cacciata e restituzione di 
esso pontefice. Quivi fece che il papa fulminò la sco- 
manica contia di Eriberto arciyetcovo di Milano. 
Ma altro recipe ci volea che questo per guarire quel- 
la cancrena. Eriberto co** Milanesi tranquillamente 
s^mtò a difendersi. Passò dipoi Corrado a monte 
Casnno (2), dove da que^'monaci gli fu rinfrescata la 
memoria 4e* tanti-aggrav) e danni recati al loro im- 
periai monistero da Pandolfo IV^ prìncipe . di Capua, 
con disprezzo dell* angusta sua 'maestà : lamenti an- 
che molto prima, portati al di lui troiK>. Per questo 
area già spedito!' imperadore a Capua i suoi legati, 
con intimare a. quel maWagio principe il risarcimento, 
e la restituzione di tutto ai monaci cassinesi. Si trovp 

(1) Glaber Hiit. fii>. 4, cap. 8. 
(a) Leo O.Uen5ÌJ, lib. 2, e. 65. ,,^_, Google 



5S Airif ALI D^ ITALIA 

indurato V animo di Pandulfo nell' antica malizia : 
' laonde Corrado dopo essere stato a monte Cassino^ 
passò Qolle armi alla volta di Capua nuova, e v^enlrò 
nella vigilia della pentecoste^ cioè nel di l3 di mag- 
gio. Erasi ritirato Pandulfo hella forte rocca di s. 
Agata, ma per tornare in grazia dell' imperadore, gli 
fece esibir trecento libbre d" oro, e per ostaggi una 
figliuola e un nipote : offerta che lu accettata. Poco. 
nondimeno stette a scoppiare che Pandolfo tuttavia, 
macchinava delle novità per la voglia e speranze dì 
ricuperare la città, subitochè se ne fosse partito Cor- 
rado. U perchè esso imperadore col parere de^ prin- 
cipali di Capua diede qUel principato a GaaUnario 
IV ^ principe di Saleao^ cioò ad un principe, a c^t 
non mancassero forze per sostener queir acquisto* 
Cosi tolta la speranza a Pandolfo di rientrare in ca- 
sa, egli dopo aver lasciato Pandolfo /^suo figlino-, 
lu con buona guarnigione nella rocca suddetta, se ne 
andò a Costantinopoli, per implorare dal greco au- 
gusto ajuto o di gente o di danaro. Ma prevenuto 
Michele allora imperadore dai messi spediti da Guai- 
mario, in vece di soccorso, il mandò in esilio, dove 
stette finché s^ udì la morte deF imperadòr Corrado. 
Ad intercessione ancora d^ esso Guaimario rangosto 
suddetto diede V investitura del contado df Aversa e 
Rainolfo normanno. E perche era andato crescendo 
il corpo de^ Normanni a oagion d^ altri che andavano 
di tanto in tanto sopravvenendo, con esser poi insor- . 
te dissensioni fra i vecchi stabiliti in quelle contrade, 
e i nuovi venuti (i) : Corrado colla soa «ntorità le 
troncò, o. compose. Ma intanto sopravvenuta la bot- 
ti) Wippo in Vit. Conradi Salici. r- \ 

'^^ DigitizedbyLiOOgle 



A ir IV o xxxxf in. S9 

Iwte state, entr4 li ^te, oppure una ferree epìde- 
ima nall^ esef cito imperiate, io maoiera che b morte 
cotriBéiò a mietere seosa ritegno le TÌte 4e^ tolcbtl 
tedeschi, a??ezzi a clima troppo diterso. Questa dsi- 
arreotiira ^ace afiGrettar i p^ssi deli^ imperadore Cor* 
rado, dappoiché egli ebbe £Hta una visita a Beoe- 
▼ento, per tomaneoe io Germania ; ma coU^ armata 
sua mardava del pari il malore con fiera stra^ dei 
minori ed anemie de^ ms|^ori. Fra qoesti ultimi spe- 
daUneote fa compianta da tutti la morte di Cunì* 
childa regina, nuora d^ esso angusto (i), a cui tenne 
dietro T altra di .Sn'uianfio duca di Svei4a, figliastro 
dell^ imperador, perchè nato in prime none dali^im- 
peradrice Gisla. Noi vedemmo <}uesto principe dive- 
nuto anche marchese di Susa pel suo matrimonio 
eoo uoa figUoola del già marchese Ma^nfreda^ cioè, 
secondo tutte le verisimigU^n^, con Adelaide prin- 
cipessa di gran setuio, e ornata di rare virtù, la qua- 
le è certo, per testimoniansa di san Pier Damiano (3), 
che ebbe due mariti, e ohe sotto il dominio d^cssa 
phtrew epi$copabmiiur antisHUt. Restò perciò vedo- 
va esca Adelaide, e d^essa avremo oeoattuo di ripar- 
lare andando innanzi. Né vo^ lasciar di dire che Tim- 
perador Corrado oell^ andare in quést^ anno a Roma 
si trovò P'JI kalendas martii ad viam ìTinariam 
{ Tivioa)a ) in c^mkatu Lueensi^ siccome costa da 
no suo diploma da me dato alla lu«e (5), e spedito 
in fii^ore del capitolo de** canonid di Lucca. Yedesi 

(1) Hermano. Coalraclus in Ghron. Annal. Saxo apod 

Eccard. 
(a) Petras Damiani Opasc. 18.* 
(3) AoUquik luU.. Ui^ert 4o. e»,i;j,Google 



4o- AimàLl »' ITlLÌl 

ì) medesimo Angusto dipoi XIII kaìènd. apri^g^- 
anno dominicae InàarnatianiÉ MXXXF'III^ Im' 
dictione VI^ anno domni Chnonradi regni XIIH^ 
imperii XIII ( si dee scrivere XI ), jiixta Perii*' 
siìim in monasterio sancii Peìri : come $* hft de 
un altro diploma da me pubbKcato, e confermatorio- 
dei beni del monistero di s. Sisto di Piacenza. Staiw 
do poscia esso angusto in Benevento, nonis junH di* 
quest* anno, regnantis quartodecimo^ imperanti^ 
ierliodecimo ( dovrebbe essere duodecimo ), Indi' 
elione sexta^ confermò i suoi privilegi al monistero' 
di monte Gassino, come s^ba dalla storta cassinese del 
padre Gattola (i). Abbiamo ancora un diploma sno 
dato in fiivore della Badia di Firenze (2) X kalendas 
augusti deir anno presetite, anno regni Xlf^^ im*^ 
perii XII I^ Vidaìianae^ doè in Fiadanà^ oggidì' 
del contado di Mantova. Come ancor qui, e come.ifi* 
altri due sopraccennati diplomi, a^ incontri P anno 
XIII detr imperio, quando allora correa solamente 
r anno Xll^ lascerò esaminarlo ad altri. Abbiamo 
inóltre due placiti tenuti in YiTinaja nel contado dì* 
Lucca da Cadaloo cancelliere deM* imperadore (5), 
intus curie domnicata domni BonifiUii marchio' 
ei dux per data licentia domni Conradi ^ impe^ 
raioris^ qui ibi oderai^ ociavo kalendas mariii 
deir anno presente. Se dice il vero uno strumento 
che sono per riferire, mancò di vita in quest^ anno 
Ingone vescovo di Modena, e gli succedette (ircii- 
herto^ il quale non tardo a fare un contratto con 

(i) Gattola P. 1. Hi)]. Casin, Access. 

(a) Bollar. Gasinens*. T. a. Conslit. 86. 

(3) Anliquit. ItaL Disserl. 6. et 9« ed by Google 



▲ ir V t> unnxTm. 4< 

JBontfazio^ appellato ivi marchia et dux Tusciae (i)^ 
dandogli a livello tre corti, cioè Ba%ani cum castro 
et capeìla sancii Stephani ; Lhiciani cum castro 
et capeìia sanctorum martyrum Adheìberti et 
Antonini ; et sanctae Mariae in castello cum 
recka et ecclesia^ ec. Dal chempre più s^ intencle se 
che le corti aDticamente abbracciarano uq buon ter- 
ritorio con parrocchia, e sotente con castello. Diede 
air inéonlro il marchese Bonifazio in proprietà, e a 
titolo di donazióne al vescovato di Modena tre corti, 
cioè di Gavelìo^ forse quella che è oggidì sul n^iran- 
dólese; di Panzana cum castra et capella; e di 
Ganaceio colla porzione a lui spettante de castra , 
et capella infra eodem castra in hanare sancto-^ 
rum martyfum Geargii et Resmi ( forse Erasmi ) ^ 
t iaoltre vari poderi nelle pievi di Pulinago e di 
rauca Pelago^ cum racea^ quae nominatur Flu-^' 
menalbó^ ec. ascendenti alla somma di millecìnque- 
oento }ugeFÌ. Le note cronologiche sono queste : 
Chuanradus gratia Dei imperator augusfus^ anni 
imperii ejus hic in Italia duodecimo^ XV Jlcàlen- 
das actabris^ Indictiane sexta^ continuata sino at 
fine deir anno. * 

Era ne^ precedenti anni insorta discordia fra i 
due fratelli saraceni Abulafar e Àbucab governatori 
della Sicilia (a). Si venne air armi, ed Abulafar su- 
perato ebbe ricorso a Michele imperador greco per 
ottenere soccorso. Prese quelP augusto pe^ capelli 
questa congiuntura per {speranza di ritorre ia Sicilia' 
ai Saraceni, e con una buona armata spedi in Italia 

(1) Ibidem Dissertar. 36* 

(2)-Cedrcn. in Coropend. Hblor.^^^^^^ Qo^^I^ 



4^ ASSAU V* ITAUA 

oltre a Miehde Duciano e Stiano pa|Jri% waàm 
Giorgio MuniacOy (aoioso gcperalf ct^' armi de^ Gr#^ 
ci io questi teippi. Costoro uiùrowà ai loro eser<;ito 
quanti Longobardi e NormaoDÌ poterono allettare 
con ingorde promesse a quell'impresa, e passarono 
io Cicilia. Felice tu il loro ingresso oolla presa di 
Messina, e poi di Siracusa, dove specialmente sì di* 
stinse GuglielmXf figliuolo di Tancredi d' Altanllft^ 
venuto dalla Normandia a cercar fortuna con altri 
Normanni in Puglia (i). Le sue prodezze gli acqui* 
starono il soprannome di Ferrodibraccio, Intanto 
venuto dair Africa un gran rinforzo di gente, i Sara* 
ceni siciliani formarono un^ armata di circa cinquan* 
tamila combattenti. Maniaco andò coraggiosamente 
colla sua gente ad assalire quegP infedeli al fiume 
Bemata, e diede loro una gran rotta, alla quale ten-* 
ne dietro la presa di tredici piccole città di quelPtso- 
la, colla più bella apparenza del mondo di ridur 
tutta la Sicilia birubbidienza del greco augusto. L^au- 
tore delia Vita di san Filareto monaco siciliano, che 
fiori in questi tempi, racconta (a) che, oltre alla bra- 
vura de' Greci, anche un vento gagliardo che soffia- 
va in feccia a' nemici, servi a mettere i Saraceni in 
rotta, e che il governator saraceno di Sicilia se ne 
fuggi ignominiosamente con pochi de^ suoi. Àveano 
coloro sparsa per la campagna gran copia di triangoli 
acuti di ferro, sperando di rovinar la cavalleria dei 
Grecij ma erano ferrati in maniera i cavalli greci, 
che punto loro non no eque V insidiosa invenzione 
de' nemici, la quale sappiamo che in altre guerre fe- 

(i) Goafrid. Malaterra Hist. 1. i. Leo Ostiensti 1. 4* 
(2) Vita s. Philaret, in Act. Sanct, ad diem YL aprilis. 

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A ir 11 o imviii. 4^ 

sf»'(i)^4Q qvmdMm^ si troova ne^ isontorni dì qu«l 
qioaift^ro.UgiqiiaM Trasmondo muMhem^ ìì quà^ 
Uy a mio cradare, fov^Daia allora la maroa di Ct^ 
merino, esaeadodiè ia ^ta marca ara compreso 
quel monUUro<i :S« ciò è vero, dovea essere maa*^ 
calo di vita qaeU^ Ugo duca e marchese die vede»* 
^mo all'* anno loaS. In una earta delP anno loSé <ia 
me pnbUicalar (3) si Uuova domna Wilki inclUa ea* 
miiissoj relkim quondam domni Vgo glorio§issimoi 
quifuit dux 0i. marchio. Questa fusoa moglie» 

( CRISTO Mvxix. IndbÌQtie tu. 
AoiKi di (BENEDETTO IX, i>apa ;. 

< AaaiGO III re dì Germania e di 
Italia I. 

Fu questo l' ultimo anno della vita deir imp^ 
radar Corrado* Aveva egli fatto un viaggio nd re^. 
gno della Borgogna , dove que' popoli accettarono 
per loro re V unico di lui figliuolo Arrigo* Trovaa** 
dosi poi in Colonia, confermò ed accrebbe i privilegi' 
tiàlngone vescovo di Modena^ con cui il crea oootie 
di Modena. Il diploma, già accennato dal Sigonio 
setto il presente anno, e da me dato intero alla luce,, 
ha le seguenti note (5) : Daium XFII kalendas 
apriUs, anno donUnicae Incarnatìonis MXXXF'UJf 
JndicUone VII, armo autem domni Chuonradi ré^ 
gni XIIII, imperii XIL Aciwn Colonia* . Ha io 

(1) Chron. Cafturieose P. U. T. U. Rer. Ital. 

(2) Antiq. Ital. Dissert.Gv ^ 

(3) Ibidem Dissertata 71. n \ 

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44 ' AMWALl 1>''rtA%lM, 

frooyo qui àegV intoppL Pare lalkt^ P amiO) e che' 
si 4eggìa. scmere MXXXFIIU^ e cosi P inlèse \¥ 
S^Diò. fifa v^ ba anche ckll- errore negli anni del* 
regno \ e quando ù volesse questo d(|>loiiaa riferire^ 
air anno precediate, Corrado allora ombrava In ita* 
Ha, e non già in Colonia. Oltre di che quando sus-» 
si&ta la carta additata nell^ anno precedente, era già 
auccedato Guiberto ad Ingont nel vescorato di* 
Modena^ prìma delPanno ptesehte loSg^ Però che 
dee dire di questo diploma il saggio Jettore ? Ito po- 
scia Tiinperadore Corrado ad Utrecht nella Frisia (i), 
quivi celebrando la festa della pentecoste, fu sorpre- 
so da dolori, che nel lunedì seguente, cioè nel dì 4 
di giugno, il cottlussero al fine de^ suoi giorni. Era 
^anzi stato eletto e cotonato re di Grermania il sud- 
detto Arrigo IH suo figliuolo, soprannominato il 
nero a cagion della barba, e come suo successor fu 
imiDediatamente riconosciuto da tutti. Una curiosa 
noveiiai cominciò ad avere spaccio nel secolo susse- 
guente intorno alla persona d' esso re Arrigo. Goti- 
firedo da Viterbo partì che fosse il primo a darle cre- 
dito (a) Eccone per ricreazion di chi legge un tran- 
sunto. Caduto in disgrazia di Corrado augusto un 
Jjupotdo conte^ si ritirò colla moglie a vivere inco^ 
gnito in una capanna in mezzo a una selva. .Questa' 
favola passata poi in ItaKa, fu- applicata in altri ter-* 
mini ad alcune nòbili case dagP impostori geuealogh- 
sti. Ora accadde che Corrado, smarrito nella caccia,* 
giunse a quel tugurio una notte, e vi prese riposo. 

(i) Wippo in vita Conradi Sàlici. Hermanous Cònlracl. 

in Chron. Annales Hildesheim. 
(a)^Godefridiis Viterbieasis in f «nth. 

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' ▲ V ir o« Mxxuz. 45 

Nello $tesso tempp partorì la moglie di Lapido na 
masobiQs, e Corrado al seiairlo Tagìre intese uoa ?aee 
dal cielo, che |;li dbse : Corrado^ questo Jatwiulìo 
sarà tuo genero ed erede. Levatosi per tempo V Im- 
peradore, ordinò a due snoi amigli di prendere quel 
iKimbino e d^ ucciderlo. W e)>bero compassione, e il 
lasciarono rivo sopra di nn albero. Passò di là un 
certo duca che il prese ed allevò, e veggendolo cre- 
scer in bellezza e senno, V adottò per figliuok). Do- 
po alcuni anni guatando V imperadoee questo giovi- 
netto, gli venne sospetto che fosse il medefimo, di 
cui evea coviandata la morte, forse perchè seppe co- 
me era stato trovato dal duea ; e con apparenza di 
volerlo onorare, V arrotò fra^ suoi cortigiani. Un di 
poscia scrisse air imperadrice Gisla una lettera, in 
cui gli ordinava di fame immediatamente uccidere 
il portatore, e le diede al giovinetto Arrigo con ordi- 
ne di presentarla in mano d' eèsa Augusta. Andò 
questi, ma addormentatosi per viaggio in una chiesa, 
il prete d' essa adocchiata quella lettera, gliela tolse 
di saccoccia ed aprì. Per compassione il buon prete 
pe scrìsse un'* altra con ordine air imperadrice che 
alla comparsa di quel giovane, immantinente gli des- 
se in moglie la comune loro figliuola. Andò il giovane, 
^eoza nulla sapere delP carato dal prete, e presen- 
tata la lettera, non tardò a divenir genero deir impe- 
jsdore. Bel suggetto per una tragedia, purgato che 
fosse da vari inverisimili, ma, per conto della Storia, 
avrenimento inventato di peso, essendo fuor di dub- 
bio, secondo V autorità dì piò scrittori contempora- 
nei, che Arrigo III nacque da Corrado e Glsla 
augusti -, ed ebbe due mogli, V una CunichUde mor- 



46 A !f ITALI D** ITALIA 

ta nelfanno precedente, e poscia udranno io45 
j^gnese. figlinola di Guglielmo duca di Poitters. 
Benché poi non fosse costume di contare In Italia 
gK anni del regno italico, né delP imperio, se non 
dopo le coronazioni : pure mi prendo io la libertà di - 
cominciar qui V epoca del di lui regno in Italia, al 
vedere che una carta riferita dal Campi (i), e scritta 
in Piacenza^ ha queste note : Anno db Incarna- 
tione Domini MXLlf^^ anno regni donni Henrici 
rex hic in Italia quanto^ nono Icalendas apHlis^ 
Inàictione XII^ il che fa bastevolmente intendere^ 
che almeno i PaTesi, ed altri popoli d* Italia, anche 
senza la coronazione italiana non tardarono molto a 
ricevere esso Arrigo IH per re. Un^ altra carta pia- 
centina neir anno seguente MXLV h^a V anno sesto 
del regno d^ Arrigo. Così nel BoHario casinense {^ 
e presso V Ughclii (J) si truovano dipìomt dati da es- 
so re alte chiese d^ ItaKa colP epoca suddetta. Ho io 
parimente pubblicata (4) una lettera di Adalgerio 
cancellarius et missus gloriosissimi regis Henri- 
ciy cujus 9Ìce in regno sumus^ a tutto il popolo 
di Cremona, con cui gli ordinava d' intervenire al 
placito di Ubaldo vescovo di quella città. Contutto- 
ciò potrebbe essere che solamente àH* anno susse- 
guente si. desse principio aH* epoca dd regno d* Ita- 
lia, cioè dappoiché Eriherto arcivescovo di Milano, 
siccome vedremo, andò a rtaequistar la grazia del- 
medesimo re Arrigo. Kè mancano documenti italiaiii 

<i) Campi Istor. di Piacenza T. L Append. 
^2) BnUariom Casinense Coastit. 89 . 
il) Ughellics llaU Sacr. T. IV. in Fpiscop. Berè^m, * 
(4) Antiqait- Italie. Disserta t. 71. ' 



A 9 ir o aixzxxx. 47 

di questi tempi, ne^ quaK oiuDa menzione è fdtta dei 
regno d^ esso Arrigo. 

Avea V augusto Corrado portato con seco in Ger- 
mania un implae^l odio contra d^ esso Erìberto, né 
altro potendo fare, area incaricato i principi d' Ita^a^ 
cioè i vescovi, marchesi e conti di ht aspra guerra a 
Milano. In fatti alla primavera di quest"* anno si rau- 
narono armi ed armati da varie parti per eseguire la 
di lui volontà e vendetta ; ma punto non si sgomen- 
tò Eriberto (i). Preparò egli buona copia di muni- 
zione da bocca e da guerra; chiamò in città tutti i 
distrettuali dal grande fino al picciolo; ed allora fu 
ch^egli inventò il carroccio^ tanto poscia usato e de- 
cantato ne' secoli susseguenti in Lombardia. Questo 
era un carro condotto da buoi con un^ antenna alza- 
ta che aveva sulla cima un pomo dorato con due 
stendardi bianchi. Nel mezzo v^ era V immagine dei 
Crocifisso. Uno stuolo de^ più forti gli stava alla guar- 
dia, e conducendosi questo carro in fnez7o alP eser- 
cito, colia sua vista accresceva coraggio ai combatten- 
ti. Di molte barufie si fecero in tal congiuntura, ed 
era per seguirne peggio, quando all*^ improvviso giun- 
ta la nuora della morte di Corrado, tutto V esercito 
nimico si levò e sbandò con tal confusione, che ad 
alcuni costò la vita. Eriberto ne dovette ben cantare 
il Te Deum. Abbiamo da Ermanno Contratto (a) e 
da Wippone (3), che io quest'anno nel dì 1 5 d* otto- 
bre parimente nnuicò di vita Corrado duca di Fran- 
eonia, di Carintia e d"* Istria: con che venne eziandio 

(«) Amalf. Uist. Mediol. l. a. e i6. 

(a) Hermanus Contractas in Chroaico. 

i^\ Wippo in Yit. Conradi SalicL ^^^ Google 



4B ANSALI D* ITAUA 

a vacare la marca di Yerona. Avrebbe forse potuto 
pretendere ad essa Adalberone che prìvia di Itu 
r aveva goduta, e ne fii cacciato; ma anch^egli pa^ò il 
suo debijbo adla natura nell^ anno presente. Se ad alcu?* 
no fosse ne^ sei o sette anni seguenti conferita qu^ 
la marca, poi^ l' ho potuto fìnora scoprire. Erano n^ 
la più bella positura gli afibri de** Greci in Sicilia, e 
pareva già vicino il fortunato giorno, in cui queirisola 
nobilissima res^s^e libera dal giogo de'^Saraceni. Ma la 
greca avidità e superbia tagliò il eorso agli ulteriori 
pogressi, e rovinò anche gli acquisti fatti per la ca- 
gione che son per narrare^ Gran cosa ave» promes- 
so Giorgio IQaniaco ai Longobardi e Normanni, suoi 
ausiliari a queir impresa. Quando si fu a partire il 
bottino, anch' essi ne pretesero, come era il dovere, 
la lor p^rte. Nulla poterono ottenere. Inviarono Ar* 
doino nobile longobardo a Maniaco per farne nuova 
istanza; e questi, forse perchè parlò con troppo calo- 
re, altro non riportò che strapazzi e. bastonate. Vo- 
leano i Longobardi e Normanni correre alP armi e 
farne vendetta; ma il saggio Ardoino, per attestato di 
Guaifredo Malaterra (i) , li consigliò a dissimular lo 
sdegno; ed accortamente ricavata licenza di poter ton- 
nare in Calabria, imbarcatosi con tutti i suoi aderen- 
ti, iellcemente si ridusse a Reggio di Calabria in ter- 
ra ferma. Allora fu ch^ essi, preso per lor capitano 
esso Ardoino^ si diedero a far vendetta delP ingrati- 
tudine de' Greci con devastar tutto quanto potcicono 
delle terre possedute da essi Greci in quella provin- 
cia. Ma Guglielmo pugliese (a), Cedreno ed altri 

<i) Gaaifrid. Malaterra Histor. lib. i. 
(a) Gailielmus Apulas Bbtor. lib. i. . 

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no, oifia DfàMvauim^tt^tOiMGn^ io Cogli»! (« 
iii«AtmiB^!«tsi^ Aidoino^ |il 4a»lt :*& tf qm ioa loo* 
IfQtelioQte. Di qulebhe |>rtofii[^é \à rotini dd doorioio 
greco io ttalku Riosd 006O10 io ^ittl^ «odo a Gimi^ 
nwrio //% priodpoii tSalicroote jK fiipoft(i)^ di jot* 
tomettect al too dominio, edl^ aioto dei. NoAnimii il 
ducato dt ^mo^' IiOi9teiio TieoiiooofeAiMito dalia 
Grom<^Ua d^AnMlfi(aK da cui imparìamo) lohe esieo^ 
^ foggiti « Napoli GiovOfiid e &r^ aoo fìgUo,' do- 
dù dì <|aeUa dttà^ M^ntomi^ CrateU» d^esao Gioìtao- 
^, ooflopò qoel prioaif>ato. Ma efaeodo da li tf quat- 
tro anm rìtoroato es#o Giovanoi da Napoli, dopo aver 
prato ed^cteeato il suddetto Maotone, tornò a coman- 
dar le fette f per poco tempo nondimeno, perchè 
Guaimario s^itttpadronl di quella aUora moko rieca 
dttè. La tenne egli per cinqufe aaini e sei mesi, dopo 
i quaU Bfansone, tuttoché deoo, ricoperò qu4l ducato, 
e regnò dipoi altri note anni.' 

( CRISTO M«L, lodinone Yui* . 1 
Anno di ( BENEDETTO IX, papa. 8. 

( AKRIGO m, re. ^i.iGermaoia e di 
Italia 2. , ^ 

Fondato sopra V autorità di GralTtno Fiamma, 
scrisse il Sigonio (3), ohe il re Ai:rigo dopo la morte 
del padre fo sollecito a spedir ambasciatori in Italia ad 

(1) lieo Ottiensis Chron. lib. a, cap. 65. 

<a) Anliq. Hai T. I, f. ati. 

(3) Sigonias de Regfio IIJiBae Itb. 8« 

vimAYQBi) voi, im^ ' '4 

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5« AiniiK.i 1»^ ttà^tiir 

ròttfii è^ ^egM Uaìito di p iii ei a u «'teOÉa^ttttiGiKift 
iti afvveiiìM. iSefiGd>rft'«'ipie ptà^tféMmifo «he EcIbéM» 
«eroMse egH4» graEi» M noiy^re^fottiité, e eheìl m^ 
ncggfto ^^ «0riiii»iifé''MÌf^8&ttOipres#»le. Merltaiv^ 
d* essere iftà rilerile le perete '4eH^"Aiaf|a}i9Ca Soito- 
ne (t). Dopa «versegli detto^ehe Arrigo eoleMmò la 
pasque m^ iìagéleiniv ^g^J^ ^ tefi v^e eeèi: lUu&ètìam 
post pas(^»metr^poUiéMUìpm$^Ì0ÌamènmJadimmens^ 
fi ìde ommp sua ìù&ntrùtf«^9Ìa^ fàak pontra imper»- 
tQrttn Conrt^am ejref^e^iD^,' sàii^iéeiens^ ùOerwMim 
princ^wn gràtiétm regis promBt^H^ et iterum ^jurcs^ 
nuMs pacem Jtdemque se serpaUamm affirmavit:^ 
^k^Ué tegéiH iignppinain proSéóutUS^ inde ad pa-- 
iriam ctkntpaee simulet gratta regis refi^a^U. Per^ 
tanto tefitoesempre piùa eiabitnrsiia ItaHait domi^ 
nio èA re Arrigo HI, qnieatuiKiue nea rssti memorie 
delle £ lui eleoieiie io re di Italia, la cpirie è da €re«- 
dere che segoisse in gualche dieta de^prtncipi io Pat- 
rie o Bel precedente anno, o nel presente. Troovast 
menaionate endie de AraeHo (a) le rìeoaciltaziooe sud- 
detta, e si vede presso il Campi (&) uàa donazione 
fttta del so^^tto arCtrescoyo alla badia di Tolla sul> 
Piacentino scritta: arma MXIày domni Henrici regis 
primoj nostri auiem arehiepiseopatus XXII, Indi* 
etione VIII^ Acttim in Castro Cassano. Fa egli meo* 
zione in qne) dbctnnento dei passati suoi traragKy 
e riconosca da Dio e dalT knèi^cessione de^ santi h^ 



(i) Annalista Saxo apad Ecoardom. 

^) Amnlph. Bist. MadieL;!. a. e. 17. 

^) Campi IstoE. di Piacenza T. L A^endL 



,y Google 



A VV O MXL. 5^1 

sHa lib«raztotfé. Ebbe in qaesl* anno il re Arrigo 
gueiTa coi due» dk Boemia, ma con bvantaggio 
de'auoLSegaitarteo intanto i Longobardi i Normanni, 
che f ^ erano rtlirati dalla SidUà, a prendere terre e a 
^r il guasto nel dominio de*^ foeci in PngBa; e per- 
ciocché non aTeano alena ticnro ricovero in ^elle 
parti, dopo aver jpresa Meìfif òstia Meìfià^ nel dì di 
pasqua, la ibitificarone in maniera da non temerà 
^ orgoglio de^ Greci. Leone <is ti anse (i) scrive che 
R^ittoìfo Nonnaano, conte di Averta, con patto di 
aver la metà d^ conquiste, diede aiuto ad Ardoino 
nemico d"* essi Greci con trecento de^snoi Norman* 
tà. Né qui tllermò la bravura di qnesta gente. Pre- 
sero anche jrenosa, A$coìi^ Lavello. Abbiamo inol- 
tre da Lupo protospata (a), che nel mese di marza 
jirgiro^ figliuolo di quel Melo che abbiam veduto 
capo della soUevaziou dei Pugliesi contra dei Gìeci, 
assediò Bari^ e se ne Impadronì r Ma se qui andavano 
male gti aflfari d^ Greci, peggio ancora camminavano lo 
Sicilia (5). Ripigliate le forze,! Saraceni aveano messa 
innerae un^ armata di terra, con cui sperando di riac- 
qmstar le città perdute, n accamparono nella pianura 
di Dcagina. Giorgio Maniaco, virfeiite generale di ter- 
ra per r imperadore greco, nulla prezzando costoro, 
presentò lor la battaglia, con aver prima ordinato a 
Ste&no patrizio , marito d^ una sorella deir impera- 
diice e general di mare, di star ben attento colla sua 
flotta, acciocché ninno de^ barbari fuggbse: tanto sì 
teneva egli in pugno la vittoria* Inatti mise in rotta 

(i) Leo Osliensts Gbron. Kb. 2. e. 67. » 

(a) Lupus Ptolospala in Chronica. 

(3) Cedren.' in Comp.. HUfor. ^; . j^ ^^ Google 



^2 AIWALI b' ITALIA 

il Demico e ne fece buona strage; ma il gennai mora 
eb^ la foDtuna di falvanleoo una barchetta per 
mare. Per questa negligeusa di Stetoo ai trovò ti ir- 
ritato Maniaco, che il regalò.di qualdie bastonata, e lo 
-Strapazzò, chiamandolo soprattottó* uom vile e trad!- 
tore. Stefano, che stava bene alla corte, scrisse colè, 
«Ile Maniaco macchinava d' usurpare per sé la Sici- 
^U^Ty e' questo bastò, perchè venisse ordine di mandar^ 
«lo. W. fèr^rt eoo Basilio patrisno a Costantinopoli: U 
che fa eseguito con restare al comando deir armi il 
suddetto Stefano. La dappocaggine ed avidità di 
costui diede, campo ai Mori di riaversi e di ricupera- 
re' a poco "tt poco coir aiuto degli stessi Siciliani le 
città e fortezze perdute, a riserva di Messina che si so- 
stenne. Air assedio di questa città con tutte le lor 
kìTze passarono i Mori. Catalaco Arabusto, comandan- 
te della piazza, mostrando timore, per tre di ntun 
movimento fece, di maniera che i Mori notte e di ad 
altro non pensavano che a sollazzarsi ii|*bere, in dan- 
ze e in altre allegrie. Nel di della pentecoste Amba- 
sto, animati i suoi alla pugna, diede improvvisamente 
addosso agli assedienti, colla cavalleria giunse fino al 
padiglione d' Apolafaw, general de' Mori, che, colto 
colle spade ubbriaco, mori senza saper di morire. 
Chi de' Sarac«4 non ebbe buone gambe, vi lasciò la 
vita*, e nel bottino sì truovò tanta quantità d'oro,^ di 
argeniKi, perle e pietre preziose, che, se vogliamo cre- 
derlo, si misuravano a moggia. Ma con tutta questa 
fortuna i Greci, per mancanza del loro generale^ nul- 
h più acquistarono, e Stefano se ne fuggi in Calabria. 
Aggiunse in questo anno Guaimario ,IV ai suoi 
principati di Salerno, di Capoa e d' >^a^fi ^anche il 



A il n Q iftxt.. 55 

ducalo di Sorrealo (i). Quaeto al re Arrigo, egli in- 
terdisse a Wàlderieo, abate del montstero cremone^ 
se di san Lotefi20 lo alienarne e livellarne i beni senza^ 
Itceiusb di Ubaldo vescovo di qaella citta. Questo èra 
il mestiere di mólti ab^i cattin di questi tempi. Fu 
dato il Optoma (a) XVI kaUndas /ebtuùrii^ Ìndi- 
elione VII^ anno MXL^ in AuguHa^ per coniigiio 
Kadeìoiy episcopi 4itgue eancethrii nastlH. E però di 
qoi vegniamo a conoscane «ebe C^cle»290, famoso per- 
le sue ribalderìe Isella Storia ecdeskstìea^ dovette 
conseguire il vescovato di Parma, non già néV anno 
1046, eome volle ri7gbclli'($), md beiairà adf anno 
precedente loSg. 

( CRISTO MXLi. Indti. tt. 
Amo £ ( EENEDETTO IX, papa 9. 

( ARaiGO* Uf , re (fi Germana e di 
■: Italia &.•• ' .;•.),'.. 

r 

Ecaln qtriesli tempi sdòiìvolta là Viaggia di.Co- 
stadrtinopoli'per b prepotenza àétiniptt'adrice Zoe^ 
che fiaeeva e disfimevli a suo^tileÉto gt' impettidori: 
e però andie le tnèndirisi diftl^ iiiif erio greco riseM^ 
vano \ malori ^ì <ìapO. 'àl'gotetiio deUa Pugihf e' 
Calabria (4) ^ *tA^ invltieo Ooceana^ oJDi^lekianóy 
Catapano deH' angiuto ' Mié^le Pefiagonè^ <^^ìa 
qaest^anno fini i si»oi gioente )àon avere pef anecei-' 
sore Michele Oah/kta, il quale durò ben pdeo, « 

(i) Leo Ostienfit Cbron. 1. a, e. 65. 

(^ Antiqait. Italie. Dissert 73, 

(3)f UghdU. l(d: Saor. T. II. in E^iitoop. f^arafeen^ 

(4) Cedr^ai ìa Comp«nd, Sist. 

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54 knVkLl IV* ITALIA 

lasciò r impero a Costantino Monpmaco^ Qufi$\o, 
Doceano moriva dì rabbia al Tedtre ì. progre&si étì 
Noraiansii o«U9 PpgHa (i), e però feo« qua&to sfor- 
zo potè per desiderio di opprimerli e di cpqciaipli da 
Melfi* Gli era anche venuto quakhe riii&Nnot di f en* 
te dal Levante. Nulla sbìgottSto per questo wtfr- 
doino^ capitano aUora d^ ess^Jformanoi| aduoò anche 
egli le sue truppe ; e» quantùnque troppo ixUerioré 
di genie (2), pure intr^^damonle veane alle mani 
coi Greci nel mese di maitzo presso ai fiume La- 
bento, e toccò la vittoria 01 pocbiv ma valorosi. AUo- 
ra i Normauni, per tirar ddlla sua gli abitetori dì 
quelle contrade, elessero per loro eapo ^leHoi/bf 
fratello di Pandolfo IH, prìncipe allora di Beneven- 
to, e arditamene nel mef e^ di megg^o presso il fiume 
Osanto, e, secondo Cedreqo^ÌAX»VÌQMza49liÌP«Pi6so 
luogo di Ca^pe, b* azzuffarqiio coir esercito greco, e 
di nuovo lo sbaragliarono. Accadde che quel mede- 
simo fiume, dianzi sedco, allorché i Greci il passa- 
rono,, al Ci mf^owiso si gonfiò d' 9icqu« in tal guisa, 
che dei Gr^ ia volalo ^rìpaesaf e pitSi. n#: limaeero, 
ivi aOogitì, che iioa erano restati tagMftti a ptizi i^el 
campo; dalle 8!pad:e nemioho. Seeiendo Kiupo ptoto- 
spa|0,"Docettno si salvò io 43arì : j^o che Argiro 
ayea rio^pérata queUa città iCoo. iwteUigeoza dei Gre- 
ci^ oppure che non la tentie. Gvao battano fecero m 
tal cQogiutìtura,! vittorioii KonnaMi* Sneoad^tte pa- 
rimente in quest^ anno un* altra coosidii^tte m- 
presa, di cui parlerò air anno seguente. Ben si può 

(1) Leo Ostiensis 1. 2. e. 67. 

(a) bpp«s Prolo5pata in Glironico, GuillUaXUi' Apu- 
la» I. I, .. . , 

^^^ DigitizedbyVjOOQlC 



ciò 4a.4wcor4ia| a iicoffipni^^r.ìl^jl^Q^ a^miffU; 4fl 
al sufsagVkfojL^. appar^ft^lP SVmW. fi^^^^^l^^^^ 

pUaró e vMji|ai^9ró^Ì9ìoWa??M!<VJib^^^^ ^lOOH, 

aveano ^ fi^i q^p«i^l9r€^^4li|i^e]dijf>^l^^e^^ 
digita «Ì4»fi4,?rap|j^9|eflrti; rB||IU%lt%ta%!^:#«l*t. 
TavaM i miKti ilpcf^olp; iw»PTfKWf^ic«P::VWi> 
r altwiple^e j,9a!^4<> ^<^tOjǤaftf|jaJqro;,ia^S^ 

piaga d^^^4ip9^.Jf^e'w«^i cW^nÌR^j^irjDPjp^t^,! ^^ 

tp air aooo io55 iwt\TO»Wo.Uitmi|«^r.l[Ìl»f^ 
poi st.quatò pe^ a^Qra^J^Ì Ufli:j^Wl.wf^>W^o|ft 

tutto i[l)afita0f|BPV^(<iO9jt^ ^j^W>t.ife\gP%l»\«R 
non,»! Tol#v»lwwi^f9j^^»JÌW5. fljiPi^ ¥<wi 

g«9m taH^^^ aiifi^)i4d«iiM?K «K.arw ^ft*^ Kpte 

(i) Arnalph. Hiilpr^ M^^ft,!. ^;f i »S*r^#ft*W^"» 

ed by Google 



sospettò e in ^vàìk^tm ài per xlH pksòbk)) tttmott 
tutù coftiwo'ttì^^éàràiéà^omkìóòpér le (^tte i' 
per Ib strade ixtk' aépira battàglia.' Chi itlT' «ptfrtò e 
chi dalfe fioieiitiré'é dai tétti combattere, e ainoltSssii- 
me^cètèfu'attaoieatò ^ fbt^co. Erd di troppo étÉperio* 
re H ciuibero delP inferocito popolò : riaonde lùroi^o 
tìbbU|^iti i nobifi a éèrcaire scampò' con ftigghTtene' 
dalla città insieme colle lor ttiogH etigliaòlfJ Ei^tiris- 
i^escovo' ErJb^tov 'rifendiè' óòri s! of edeissè cB* egli 
fe^ròi^e U'partiti^ dèlEà ^écdis^ et* nòbili, ^ólti^ 
dè^')]iMÌi' él^ano ^nd^'t^isàlli; gic^cÒ ^ene ahch^'ègli 
4 dorarsi àiòr 'di Mléno^.'Sièboiiii!' àj^j^aris^ da uhi 
dò<mmeBeo dt tee dato aDélaòe (i),in4aest**'amio si 
tf uòVa bel ftondèho M ni'o;gUe di Bonijfatto ^duca e' 
na^cà^ di^Tbscaiit',' Beatrice contessa^ la quale è 
dèlta^j^Slùi fàòifikm Fìréikirici^ senza specificare^ cò- 
iti^ ^ il èi^stiime, chtt'iiio p^re ioM'duàa. Ut 
benché' ijuieilà^Éai^ si dica Scritta ^ÀtiH^atinò'i^ In- 
càffmti&hé'Boiitìtà 'nomi Jeèu Chrisìi inmèHtd& 
4wadtàgèsìln<Ppp^Hi>^^ die'XilI marta , ^ore è di- 
^tosav peluche' ifé^ita Vlndiuone decima^ è però 
o ^ atìtfo 'è^'fà&ato^ e sarà il* seguente ; ovrero 1^ iodi« 
wohe hada-eéisére la ik^itàrCodftrmò in quert* ann^r 
ii^ré 'Irrigo ^ù^i diritti % banfi dellèl ebiesa d^ Asti a 
Piéi^& iàèsd^o^lfUàtXk dt^ con di(>lòma: (a]i, dato 
Pil iàu^fiì^U(i^nùW>'Jóihi^àe^Incarnatì(m 
M^Ali €Hdiàtìo^WÉÌt(^^Àte^vtltt FilN^ 
thmo JtoikHi JSfem'kfìi^$t&i& teghi, orSinétìonh èfur 
Xni^ tìgM J]R' .^^kii^ '4ft^ jtqtìvégtàrU fàìtitià. 

(i)AtìlKiuit; Italie. ^0l«eiftM/ 41: 

(2) Ughell . Ital.dterv Ts 4.' itt'IÉpiseo^. Asteni. 

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A » 9 O MtLl. '5; 

Con altre diploma parimente concediette il contado 
di Bergamo ad Ambrosio s^scovo di qaefta città (i) 
noni$ aprÙis^ Indictioné IX^ anno domnt tfenrici 
regnaniii tl^ ordinatioriis s^ero ejus XXIIl ( scri- 
vi XIII), A cium Móguniiati Cosi poco a poco 
fonainciaròno i vescovi di Lombardia ad acquistare 
anche il goterno temporale e il ' dtominio delle loro 
città. Se r oro faccia tutto oggidì, noi so dire : allo* 
ra certo aveva questa virtù. 

( CRis*ro MXLii:; indi'z. x. ' ' 

Aonto di ( BENEtìETTÒIX; papa Tp. 

( IftRIGO ni, re di Oermaiiià e di 
Italia 4. 

BolKva pfù che mai fra i nobiirtisciti "£ Milano^ 
e il basso popolo restato padrone delta città, T odiò, 
la discordia é la j^uerra. Ci. assicura Landolfo senio* 
re (3) cliel arcivescovo EriheHo si tenne neutrale 
in si fiera congiUittura. Ora i nobili^ avendo tiralo 
nella lor fazione i pòpoli 'della Martesana e del Sé* 
prio, si fortificarono in sei* terre all' intorno della 
dttà, e ne formarono un t>lpcco, senza permettere 
che alcano vi portasse dei viveri ; né giorno passava, 
in cai non segoilse qttalche badalucco, ' o combatti- 
mento tra la plebe e f fuonisdtiV con mortalità con- 
tinna d* amendné le parti. 6od! se tàTun cadeva nel- 
le mani del nemico! non iscansàva la morte, '0 un&L 
pri^onia |>eg^òf' ideHà tnorté. Aveva il gt'eco angusto 
JKidiek Fq/iagòne'fìAmtk di mériré' richiamato dal* 

(f) Ibidem in Eiscop.Bergtotnéns. ' * 

(a) Landolphoi senior HÌ9t;'Mediolaiì.!, a. e. s6. 

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58 AWàu D*m(.iA. 

r Italia Doce^no, ossia P4.1cj|;i^pQ, ^^ c^Bf^o^jì^ 
cooosciato per inutile, aozi dannoso maestro: di 
guerra (i), eia sua vt^ inviato in Puglia un figliuo- 
lo di Bugialo, soprannominalo, . per qfianto, s^ h^ 
dair Ostiense, Exofigusto o ^n/ione^ secofido i| 
Malaterra. Costui seco condusse un numeroso stuolo 
di Greci e di Barbari ; ma, venutq a battaglia nel pre- 
•cedente anno coi Normanni a* di 5 di settembre sotto. 
Monte Filoso, o, come vuol Cedreno, in vicinane 
di Menopoli, non ebbe miglior fortuna del suo pre- 
decessore. Restò ivi con una memorabile sconfitta 
tagliato a pezzi quasi tutto V esercito ^uo. Fu ^to 
prigione egli stesso, e donato dai Nomanni ad j^te^ 
noljb lòr capitano, il quale ne fece traffico coi Greci, 
e ne ricavò una buona somma d^ oro : anone nondi<* 
meno, «he Irritò non poco i Noripanni, e fu cagione 
che gli levarono il baston del comando. Abbian^ 
dal protospata, che Ardirò barense, figliuolo, del ce- 
lebra Melo, fq in queft^ anno dichiarato princpppi 
et dux Italiae^ cioè della Pug|lia,e Calabria; ma: 
senza dire chi gli desse questo titolo^ cjoè se i Grr^^ 
o i Normanni. Certo è, per attestato di Giu^eUoa, 
pu^iese (a) e di Leone ostiense, che i Normam^i^ 
jirgiro Meìi^ìium sibi praejicieni^s^ celerai Apu* 
Uaa €witates partìm yi capiunty partim sibi tfir 
hutarias Jaciu(nt Ma, non istareinp molto a vederer 
questo medesimo Argiro « i Normanni unili corG/r^ 
ci. Intanto Timperador Michele Ca/^£a,«ttceedutQi: 
a BficheU Pqflétgonc nell'* anno addietro, in^putan^ 
do air imperìzia e;, dappooaggin^ de^ capitani Ì9 Sem 

(i) Leo Ostiensis I. a. e €17, Lapos Protospata in Ghron. 
(2) Qaillelm«s Apolai Uh» i* 

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p^rcos^e date dai Normanni alle arrnal;^ sne^J^I ^^^r 
$Q di spedire io Italia Giorgio M/9^nlacQ (\)^ eìoè. 
quel medesime che vedemmo dopo le vittorie rippr- 
tate in Sicilia fbandato Jn ceppi a Costantinopoli. 
Costui venne, uomo superbo, uomo oltre ad . ogni 
credere crudele. Appena giunto ad Otranto, trovò 
che i Normanni erano già div^ifti fkf droni di tutta 
h Puglia, o r aveaoo divisa ira loro (a)» A GugHd" 
n^ Braeciodiferro era toccata la cklà d^ Ascoli. Lu- 
po protospata scrive (S) che Guilìelmus eUctus est 
Comes Materae» A Drogane suo fratello toccò /^e- 
nosa j %à Arnolinp^ Lavello ; ^à Ugo^ Monopoli ; 
Tropi a Pietro ; Civita a Gualtiero ; Canna a 
Ridolfo i , a Tristano^ Mofit^piloso, .; „ Xrigpnto a.d 
Erveo: j4ceren%a 2A -^scUttino i ad un altro Rir 
dqlfp^Santo, Arcangelo ;JdinerviiH> ,% P,qiq/fr/^o^ 
Aocbjs Ardoino ebbe la parta sua. E Maifiol/o coih^ 
te di A versa (^tteiine la città di Siponto col. Monte. 
Gargsmo, Melfi restò comune a tutti, città diversa 
da Amalfi. Cosi noi miriamo ^ndar crescendo a gran 
passi la fortuna e potenza > de^ Normanni in (Quelle 
contrade. Ora Maniaco diede principio alle sue im-> 
prese con impadronirsi di Monopoli e di Mateiia. Fin 
le donne e i &nciulU furono barbaramente tagliati ft 
pezzi, né si perdonò a^ mona<;i ^ f)reli : tanta era \à 
barbane di costui. In questo mentre Argiro, preso 
per generale dai Normanni, s^ impossessò di Giove-, 
naxxo, e per ui^ mese tenne assediatai la città di 7f9* 
^i. Scrive Lupp protospata, cbe la città di Bari, r^ 

(ly G*éMàili.r GiuiWliatis Aptthis. 
' 4a> lfeA<HMensis fi3niai.lib*dv^*^' e. r' *: 
(3) Lupus Pretofpata inChs^n. 

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66. AHHALI D^ ITALIA 

i^ersa est ih manus iiàperatoris nelP sudo presen- 
te. Non «Intende bene, per la brevità delle parole di 
quésto scfittoi'e, cóme passassero, quegli affari. Ven- 
gasi air anno seguente, e Vétrà quaìctie lume a que- 
ste tenebre. 

( CRISTO MXLiii. Indiz. XI. 
Anno di ( BENEDETTO IX, papa 1 1. 

'('AftìSlGÓ* ìllVrV di Germama è di 
Italia 5. • . 

^ Daun documento da me pubblicato (i), noi ri- 
caviamo che Adalgerio^ cancelliere e messo del ré 
Arrigo, tenne un placito in Pavia nel monistero A s* 
Pietro in coeto aureo ^ al quale intervennero Eriherto 
drcìQescbvo di Mitaido^ Rinaldo ^eScòvo di PàVfa, 
Riupràndo véscovo di Novara, Litigerio vescovo di 
Comode Adalberto tonte. Fu scritto quél giudicalo 
anno db Incarnàtione Domìni nòstri Jesu Christi 
iniìiè€iinò quadragesimo tertio^ regni vero domni 
tìèinirici regis hic in Italia F\ decimolerUo Tca^- 
lendas madias^ Indictione undecima Ma dovrebbe 
essere r anno IV del regno, prendendo il principio 
dell* epoca sua dalla morte di Corrado suo padre. 
Tristano Calco e il Puricélli, che^ fondati .$u questo 
documento, scrissero essere in quest* anno, venuto in' 
Italia il re Arrigo, pi'esero un gròsso at^baglio. Quivi 
non è vestigio alcuno df tal venuta, e vi si oppone 
ancona il silenzio delle storie. •Seguitarono in questo' 
anno ancora i nobili £aMriiseiti milanesi a leiusre blac- 
cata la città di Jffilatto, coki' sjiiccèderv fre4uenU|sÌ0ìi 
(1) Antiq. IltUc..Diis^rt G6. - 

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A ir ir o MXLiii. Gì 

€onfiitU fra essi e il popolo di quella città, da cut 
yalorosamente ti resisteva ai loro sforzi. Non men 
crudele danza continuava nella Puglia* £ra stato bal- 
zato dal trono di Costantinopoli nelPanno addietro 
Michele Calafata^ e in luogo suo innalzato Qostan^ 
tino Monorrlaco^ che prese per mojgUf» T. inip^radrice 
Zoe, cioè la sconvolgitrice di quell^ imperio (i)'. Pas- 
sava un** antica nimieizia fra esso Costantini e Giof- 
gio Maniaco, generale in Italia òeW armi greche» Pre- 
vedendo costui la sua rovina sotto un jmperadore ^i 
mai affetto verso di lui, parte per disperazione, parte 
per gli stimoli deir ambizione, $* appigliò ad un^ art- 
dì rissima risoluzione con farsi proclamare imperador 
de* Greci, e prenderne le insegne. Cedreno accen- 
na (2) che per cagion di Romano Duro, suo nemico 
e prepotente alla corte di Costantinopoli, Maniaco st 
ribellò. Infetti l' augusio Monomaco avea spedito in 
Italia Pardo protospatario con ordine di spogliar Ma- 
niaco del comando. Ma lo scaltro Maniaco seppe cosi 
bene Care, che spogliò lui della vita e delle gran som- 
me d^oro, portate da esso Pardo in Italia, e se ne servi 
per regalar le truppe, e maggiormente adescarle nel 
suo partito. Abbiamo poi da Lupo protospata (5), 
che Maniaco andò sotto Bari, ma noi potè trarre alla 
sua devozione. V era dentro Argiro figUuol di Melo, 
che né per minacce, né per promesse volle indursi 
a sottométtersi a lui. Tentò anche di guadagnare i 
Normanni, ma non gli riùsci. Tutto questo pare suc- 
ceduto nell* anao precedente. L^ imperadore Gostan- 

(1) GaiUelfliQs Apnlos Hisl. lib. I. 
(a) Cedren. in Compend. Histor. 
(3) Lupus Protospata in Cbrooico. 

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62 AVNALI d' ITALIA 

tino, a cui scottava forte la nbellión ^i Kaniaco, né 
trovava mezzi per istnorzar questo fuoco, si rivolse 
acLch^ègli ad Argiro e ai Normanni \ ed esibite loro 
delle ingorììe condizioni, e massimamente, come si 
può credere, la conferma delle loro conquiste, li tirò 
dalla sua. Dall^ Anonimo Barense, dà me d^to alla 
luce (i), SI raccoglie che tennero, ad Argiro lettere 
imperiali Foederatus et Patriciatus et Caf apani 
et F'èstatUs ( forse Sehastatus), Portarono anche i 
messi imperiali dei magnifici regali per Argiro e per 
li Normanni. Tutto avrebbe dato il Klonomaco per 
liberarsi da questo competitor deir imperio. Argiro, 
ch^ era da gran tempo air assedio di Trani ed avea 
fatta fabbricare una mirabile torre di legnami per 
espugnar la terrà, tosto indusse i Normanni a ritirar- 
sene e a far preparamenti in favore di Costantino 
Monomaco contra di Maniaco. Scrisse a Rainolfo 
conte di Aversa per nuovi aiuti; e, raccolta un^ arma- 
ta di settemila persone, tutta genie di somma bravu- 
ra ed avvezza alle vittorie, con Guglielmo Fèrrodi- 
braccio, s* inviò in quest"* anno alla volta di Taranto, 
dove si era chiuso Maniaco, non osando tenere b 
campagna contra de^ poetiti, ma formidabili Norman- 
ni. Taranto era città fortissima ; prenderla per assalto 
si conosceva impossibile 5 uè i Greci voleano uscire 
a battaglia. Però dopo qualche tempo se ne torna- 
rono indietro i Normanni» Saputo poi che Maniaco 
se n' era ito ad Otranto, e che contra di luì era ve- 
nata una flotta greca condotta da Teodoro patrizio 
e Catapano, accorsero anehe essi per 'terra all'assedio ! 
di quella città. Maniaco, reggendola malparata, ebbe 
(,1) Antiquit. Italie. Dissert. x. * edbyGoogk 



A N ir O KILIII. €5 

la fortuna di potersi salvare per mare e di andarse- 
ne a Duraas^. ISa poco darò la sua buona sorte, 
perchè sorpreso dai soldati *dell' augusto Monomaco, 
terminò la sua tragedia con restare ucciso- in quelle 
contrade ; oppure, come vuol Cedreno, benché vin* 
cttore, morì di una ferìlaé li capo suo, portato a Co^ 
slantÌDopoli,.empièi di (^nsolanonei tutta quella corte. 
Otranto si diede ad Afgiro, il qoale d^po questa tm- 
l^esa licen^i^ tutti i Sforminoli e «e ne tornò glorio* 
so alla città di Bari. In quest** anno Ancora, per atte» 
stato del Dandolo (i), avendo finiti i suoi giorni Ì9&- 
migfnco Fìahanieo doge di Tenecia, gli succedette in 
qéel ^TipéfAio ^If&memco Co!niaren&, Concimiti*' 
nas Augustus fmnc dn^m moffistrali i&^ doco^ 
ravH, sono fiarote c^^io Pandoro, lignifìeMiti fiké 
dal gfco «oguft* fu d^iaraK» questo doge Mfùgisfer 
mHitam^ come erano i èwAA di Hapoh^ cioà genera* 
le dT armata^ Aapporm T llghelll <!i) b fondazione da 
tot &tla kk qme9l^ anno, imiMie 'Com Domenico pa^ 
iriareudk Grado e con Ik^menieo i«9cen^,oKvo- 
lame,' ossk <£ Yeoeirìa, del nsonistero di s. Niccolò 
én lido, am. iyl ordinare ^r^io* abate. Patsè^ in que- 
#t^fl«nmslfo atboodeiKXEfie'il re Arrigo ITI, con pren^ 
dtiìe per iiM^i% Mi di d^ OgntsséfnH (5), ^gne^e fi- 
^iiipla d| ìGu^mhno duó<% dì Pòltiers» Niegti Amiali 
d^fideaem» (4) si parla aU^«Riiio seguente di questo 
lltto^ ma eoo erpore» A tali nofeze ài nn gran con- 
fi), Di^«K io Chro» T. SJI. E^r. Itati, 
a) Ughell. ItaKSacr. T. V. m Veoet. Patriarch. 
P) Hercnaon. Contractus. Lamberlos Scafaabargea»(K * 

CbroD. Aodegarenss. 
I4Y Anoalcf ffildesheira^ 

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1 



64 AViriLi D^ it^:a 

corso di bu£fooi, giocolieri e ciariatani, latti ej^eà^pr 
do, come era V uso di quei secoli, di riportatile de' 
bei regalL Ma, Arrigo, ridendosi dì quel ridicolo co- 
stume, tutti il lasciò, colle mani piene di mosche, 
ne dovette riportar molte maladiiioni da quella ca- 
naglia, in^ insieme molte lodi dai buoni e stggi.^ 

(CRISTO «XLiT. Indizione xii. 
Anno di ( GREGORIO TI, pepa i. 

< ARRIGO in, re di Gern^bh e di 
IlalmO. 

Per tre aimi, te^ndo V aiieltató di^ Arnolfo stu- 
xico. (i),. ^rò il bloicetit di lfilapf>^ già injtérapre^o dai 
ttobtU fiiorutcitf contfo la plèbe di quella opttà. T«e- 
minò «sf» a ^io ci^ere pinHoato nel |»esente aimcs 
che nei precedente, cof^e si figurò il Sìgonio. Eocène 
la maniera, di cui si^m te&iili a Landolfo seniore (a>, 
altrui storico milanese di qnesto secolo. Ereaifidottn 
per si lungo contrasta in s^mme miserie c^eUa nobil 
città, perchè troppo scemato il popolo à ceigion dei 
tanti combattimenti e dellid malattie sbflbrté, e maaei« 
inamente perchè nn^ orrida bme era suoeeduta alla 
mancanza de* viveri* Pareano sdieletri camminanti 
quei che erano restati in vita. Or» Iiansone^ empitali 
di' esso popolo, allorché vide tendente d precipìzio 
la fortuna de^ suoi, né rimaner loro speranza di soc» 
corso, preso seco molto oro ed argento, segretamente 
se ne andò in Germania ad implorar il patrocinio 
del re Arrigo. Il trovò molto adirato centra di Eri-' 
berta arci^sco9o^ perchè il supponeva autore dì 
(i) Arnolphus Histor. Mediol. 1. e. 2. i^ 
(2) Lanrialphus teoior Hisfor. Mediol. I. 2. e. 26. 

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Éf^'v <K imuxf. 65 

lh>ti^,-^écltè%ÌfAffi aéM» dMiauotifubMitB pfù agli 

ifcetèrénélhi^ìflè d^MStoo qùèttfbiìàila cMsIK te- 
dtesdil, p^Gfnnse il' ré Ai'Hgò di teiutanr Ib jplebé contra 
d^nbUÌf^t caiìM^ c|Vifthittl^é>p%^l(»l^ che colesse 
lÀol^klafìé: Attuilo' aèèòtidénir TiUhtùfméj e fu de^er- 
■Hnmfo il tenb^ delfó spedtzron'délP arìnata. Con' 
qnestè buohe'nboW tornato a^BfHano Tìtù\te il cuore 
in corpo ai n^acifeo^ isòoi seguati, con gàadto iocre- 
dnift d? totCi^ e coli stia'gfai^ lòdél Ma questo Xan-* 
zone, siccóme pèi-sonaggio ben jpróTtednto di scolio, 
tsà amante della ^tria^ stette poco a rtconostere a 
che pericolò sr esponesse la città,' enonmen la fa- 
zione contraria che la sua. Forse 'anche area éonst« 
^ttftleàte offeraté tutto, per condurre iftUa pace i 
nobffi ostiniti J Perdo tegrétameiite' s^ abbbccò con 
alquanti nobiB faoraséitì ; e rappresentato loro , 
quanto a tnttr pòtea avvenire pier cosi fiera disunio- 
Bie,' non trOTÒ difficoltà a stalulire una btkona pace e 
concert : con die rientrarono ! ttÀnVt rn Milano, 
cT deposto ogni tf^rito di'T«tiéefta, attesero si t gran- 
di chei pjcdoli a tirete^pier allora con buona ar- 
monia, bencii^ poco fosier^ disposti gK animi delP n^ ' 
Ite parie Vèrso delP altra. Tal fine dsbe quella scan-' 
dalofa disrcordla. Conoscendo Pappone patriarca di 
Aquile^, quanto fòsse agevole neHa corruzione in 
«H ti trotara allora la corte rom'ana per cagione di' 
Un papa pieno di vizi, V ottenere quel che si vote- 
V* (i) : tanto s' adoperò, che ne riportò un decreto, 
cbe la Chiesa di foedo, benché da*pi& seéoH smem- 
(]) Dandul. in Qiron. T. Xlf. lUr. Itti. ^ 

MVAÀTOBI) VOL* XXXV. DigitzedbyGoOgkg i 



66l 4inrMi nli'wàmJLs 

bratta dovesse riconoscere per soq m^ropelitej^ 4jl 
petrìarcfl ^quib^Qf^NegU ultimi mw acluo^e del-^ 
V aimo pref eotet p^rtalo^ii con gè i^tp er|n»ta a Crredo,, 
diede il. leoco % quanto vi era ^irbooao^ ed appij^tOf 
con barbarica crudele attaoe^ H fqoqo aUe 4ìhìese ^ 
alla oiuà, eoelfoe un Mò,JJ(oì^meo Contar^nOf 
doge, ed Or^o p^ftr^ca. dÀ Gi^do^ <^oiiuupssi ^ si 
empio iosnlto, ne scrissf rp lettere assai cald^ a p^^^ 
Sen^detto^ e spedirP9o ,ap§os^ a Roma i Ipr, messi ^ 
per implorar ^iiaslìzi^ e ristoro* Furono trors^te co^ 
buone le lor ragioni,, che. si venne nel sinodo romanp, 
ad abolire il pri^vilegio ^^rr^ttiziamente ottenuto, con. 
obbligo di restitUMre il ni^Uolto. £d allpr^ ii^doge di^ 
Y^tfCieaia si studiò.^i riiabbf icare T.abbajttuta citt^ dt, 
Grado. Tornati cfne furono all^ lor qase i Normanni* 
dopo. le morte di M^iaco, Guaimario IF', prin.ciper 
di Salerno , e di Qapi^a, mal so^reudo che ^rgiro^ 
sotto r omb^a dfl greco, imperadore usasse il titolo di,, 
principe, di Bari e ,di daca^ d^ Italia, determinò di 
fargli guerra. Aveva esso Guaii^ario pr^^sf» U titola^ 
di du^a di PiigUe fi Calabria^ ^quasiché, qnesto gli, 
spinministrasse diritto sopi^ quelle previncie^ Ora« 
avendo egK condotti al suo soldo i Normanni che^ 
efve^o abbandonato Argirp,^ortò ^ sue arpqi contro 
della Calabria*. CU^sa, ivi facj^C; pon, si , sa. (^upo.^ 
Pf<Uoispata (i)solamente nata che Quaimario insiejm^, 
con Gugli^hnQ BracciodiferrOy capo de^ Normanni^, 
vi fabbricò il castello di Squillaci. Guglielmo pugliq-; 
se a^iugne (2), eh** egli pssò coujqu^Ue forze sotto. 
Bari, e tì mise 1' assedio, con intimarne la resa ad 

(i) L npq» Prc^tef pala in Cbr^mico, » 

(2) Goilldmus Apmlos |iist. Ilb. a^ ^ r » 

^ DigitizedbyCOpgle 



A 11 IV « tOLIV. 67 

Arf^re. fifa Ar|iro facendo buosa guardia aUa dita) 
uè vofeodo cimentarsi a combattiiùenlo alcun», il 
Jasdò minacdar quanto Tolle. Però veggendo Guai- 
mano di consumare indamo e tempo e danari intor- 
no a quella città, d<^o a^eir saccheggiato tutto il pae- 
se, st ne ritornò indietro colle trombe nel sacco. 

' Pati una fiera confusione e burrasca ìs que- 
sta anno la Chiesa romana (i). Erano arrivate ai colmo 
le disonestà, le ruberie egli ammazzamenti di papa 
Btnedeito /X, in maniera che il popolo romano noa 
potendo piò tollerar questo mostro, il cacciò fuori di 
Homa, ed elesse papa, canonica pannpemkntss de» 
crata^ Gioranni vescovo sabinese, che prese il nome 
di Sils^stro II J* Questi comandò le feste solamente 
tre mesi, perchè colla forza de^ suoi parenti risorta 
Benedetto IX risali sul trono, scomunicò e cacciò il 
sustituito Silvestro. Ma continuando nelle sue iniqutv- 
tà Benedetto, e scorgendo più che mai irritati contra 
di' lui i Romani, rinunziò al pontificato con venderlo 
sìaiuoittCamente a Giovanni chiamato Graziano arct^ 
prete ròmanoy il quale assunse H nome di Or ego» 
rio VI. In questo miserai^Ie stato cadde allora la sanrtn 
Chiesa romana, non per la prepoten/a di principe 
alcuno, ma per la disunione ed avarizia del popolt^ 
romano, che avendo mano néir elezione dd papi, fk- 
ciimente sturbava chiunque del clero serbava il timo- 
re di Dio, ed avrebbe forse saputo canonicamente 
provvedere al bisogno della santa Sede. Sforzasi it 
cardinal Baronio (2) di provare che Gregorio Flbjt 

(1) Vict. III. Papa Dialog. Kb. 3. Herraanns Contra- 
clHS in Chron. Lee OétiétKÌs, Petrus DailtHani, et alii. 

(2) Barca, iu AiinaU {i^cclesiast. ^ J 

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6$ Àwnéjtt p^ ivftidA ' 

rico&QSciftto per UgittioiQpap»^ e bdito damolllper 
le tue ?iriÙ5 né qoesto slm^Ue ia dubbia* Uà il 
p. Pagi (i) pruofo qhe Grasi^nO) cioò Gregorio Fl^ 
comperò anch^ egli, cioà giiftooiacamente aeqaistò. il 
romaQo pontificato^ e cbe per non essere aui prioei- 
pi noto questo paccaminoso ingresso ^ a^ieildue 
que^ pepi, fu ad essi prestata ubhidientt, uè ptr qoe« 
sto rimasero eselusl dai.catalogjbi de^iomani pontefici. 
Comunque sia» noi fra poca .vedremo che non tardò 
Iddio a sovvenir ia^ Chiesa, e a liberarla dagli scandaU 
con darle dei legittimi e buoni pontefici. Gioverà an- 
che alla Storia d'Italia Taccennar qui (2), che venuto 
a morte in quest^ anno Goutlone^ ossia Qoio\oi\^ 
dtica delk Lorena inferiore, lasciò quel ducato a.Go- 
%eJino suo> figliuolo,. soprannominato il Dappoco. Bfo 
il re Arrigo, tuttoché gUer avesse promesso, conlerl 
quel ducato ad un Adalberta. Non seppe digerir que- 
sto torto Gotlfrcda il Barbato, altro figliuolo ^el sud- 
detto Goxelone, e già duca della Lorena mosellanica 
ossia superiore, giovane di nobilissima indole, e peri- 
tissimo delParte militare. Perciò ribellatosi al re Arrigo, 
fece gran guasto e strage di gente fino al Reno, non 
salvandosi dal di Ini furore se non chi si rìAigtp nelle 
forreeze, o si riscattò con danari. Noi vedremo questo 
principe in Italia da qui ad alcuni anni operator 
d^altre imprese. Finì sua vita in quesO anno Gebeardo 
arewetcow di Ravenne, mentre dimorava nel moni- 
stero della Pomposa (5), godendo ivi della pia con- 

(c) Pagìus ad Annales Baron>ad hanc annum. 
b) Hermoanus Gòotraetos in Cbron. Annalista Saxo% 
tìn UermftQnQs CentracHis io Ckroa. Rubeus Hltt. 
Ra Tcan. 1. 5. n \ 

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ukifo taLT. 69 

mméàétkè di Giddo ubate yVi&tao ^^ianta vita. 
"IPu occupata qb^ diteaa da vq certo Widgero ; 
sia, siccome rcdremo, ne decadde dopo due anni. Kè 
'fc^So Jéadar df dire, aver^Bennone nd suo aìbaldo- 
Be*^* iaiif|0«iCHPC'e«akìiU)it^:aH^ta'la Blano sopra il 
mddtno f^fèSene^MoIK^^ «be s.^r Dàioiaso 
Uiingieffed^mia ^èelle m%làmiaiébeÉiilicanitnteera- 
«o Idavdoda^'ll aecotò^iMl'profeiidodeirioienDo. Ma 
^etacm-trovato a' dì nostri, chiéonaati^i docoaien- 
A li*3pedeine die esso SeM^ttoiX^ a peracrasione di 
A.'JiartoloiinDeo «baie di Grotiaierrala , rinomiò il 
pontificato, ed' arando prestito r abito teonastico^in 
-quel monMaro, 'attese a lar penitenza dei suoi ^li, 
rfinehè J^io il diianiò alP^ltravita; e però non meri- 
lar lisée^^iitatilo sparla del ^dofine, e di penitente 
«h^^ 'fti,!eel «vuole :^ credere iixipeniteDte e dannato. 
^€>aasè i^m. f SHXordinó tali notiiie edie parole dette 
^ ' s/ Iieoné fSL papa 'prima di morire neir aovio 
XO&4 «Morpa-ad lesso Benedetta IX, io kscerò* che 
:Éltt-f lo jdecida.'!^9ta fòrte allo scoro la ^Storia itaKa- 
Bt ie eep&éoo 'ib -quesiti tempi.' 

' ' < OKIftTOiWiti^. 'lodiaicftift Kif. 
Anno *( O^GOMO m^ papa 2.', 

< AARIGO lil 9 te di Oermanta e di 
italia 7. 

Sé A ha'a presfar fe#e a Gtxgliélmo mslnitesbti- 
rtease (r), pepa^r^^orio^itrofò^i i^istratti ^ de- 
solati per colpa de^ suoi antecessori i bsni e gli stati 
4etla Ghiaia .iffoiaasa^ èst appeàaigli restatala %\- 
il) WDielmtìs Meìwwboricndc fe*t, Rtìg/Ati^sìs. 



^O AiriCàLI &* VtkUk 

Vere. Erana sì assediati i «iammini dai ladri ed assas* 
sìqì, die niun pellegrino osava più di panare a Ro- 
ma, se noQ iu buona caro?aoa. Le obblaaioni, che si 
facevano alle chiese romane degli Apostoli e Martiri 
yernvano tosto rapite dai potoati scellerati. H pontefi- 
ce prima colle buone, poi colle scomuniche cercò di 
metter fine a tanti abusi ediniqmtà. Nulla valse que- 
sto rimedio. Uni dunque £inti e cavalU armati» the 
colle spade sterminarono gran parte di queUa mala 
razza, e per tal via ricuperò molti poderi e città tol- 
te alla Chiesa romana. Aperti ancora ed assicurati i 
cammini, tornarono i pellegrini a frequentar le chie- 
se di Roma. Ma i Romani awczù a vivere di rapina, 
non poteano sofiferir si fotti regolamenti, e chiama- 
vano sanguinario il papa, e indegno di dir messa, e 
in ciò andavano d^ accordo col popolo ancora i car- 
dinali. Ma io non so che mi credere di questo rac- 
conto del Mahnesburiense, al vedere ch^ egli vi attac- 
ca varie &vole intorno alla morte di questo papa^ e 
un lungo ragionamento di lui, che sicuramente è fin* 
to, e resta smentito dalla Storia. Quel solo che si 
pu!ò credere, si è il muerabile stato delle rendite del- 
la santa Sede in questi tempi si abbondanti d^ ini- 
quità. Cosi li trovò anche il santo papa Leone IX^ frar 
quattro anni, siccome vedremo. Sul principio di 
quest'^anno diede fine a^suoi giorni Erihetio arci- 
vescovo di Milano, lodatissimo dagli storici milane- 
si (i), ma chiamato tiranno dai Tedeschi. Ermanno 
Contratto (a) il fa morto ueli^ anno xo44 9 il V^\ 

(1) Landulfos Hìstor. Meaiol. 1. IL e. 3a. 
(3) Hermanos Contractos in Chron. ^ . 

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i-jcar-if-o-. hm^yI' 71 

^^Ml^' f9)'nè¥iof5.']fa nel -soo -epititto, die dee 
meritar piò fedb^ éi le^e: ' ^ 
' OBHT ANSO 1K)II; INC. MXLT. XTI. DIE 
MEifSIS JANTARII, INDICL Xni. 
Lo stesio ridnMHo da Landdfo teifiore, «torico 
WVanese di qttetti letiiph 'Però netl' uttìlBo suo te* 
staroento, riferito dia! suddetto Fortcelif, è scrìtto : 
Anno ab Incarnattone Domini ndSeshno ^tuidra^ 
'gésimoquinio , mense dicewébrk^ Indiciione XI 11^ 
si' dee credere adoperate r èra pisana, che anticipa 
di hoye mesi T anno yolgaìre^ oppure V anno nuovo 
* cominciò nd natale del -Signore. Insomma quel te- 
stamento dee appartenere alFenno 1044) ne^ cui ul- 
ìstaì mesi cerreira Tlnd^: XIH. Eli^il-corpo^ Eri- 
^ berlo sepoltura nel «onfìBlero^ di s. IX^onisio, da lui 
fiiUmcato ed arricchito fa-esso «Uà città di Milano. 
-Tenne ildero é pòpolo' di quella éittà aireleziooe del 
successore^ e per «ttèstfito di Landolfo seniore (i) 
quaiuor majores crdihis viros sùpientes^ opiùnae 
vitae^ bonàéguefamaetlegenmi^ quièu9 ekctis uni" 
i>ersmètivk0iìs ordine^ ipsos md impetatorem ( non 
era enche Itoperadore ) Me^éricum, qui no^er sur^ 
rexeratyfiOi^Uerque popàium ipsum a màjorum ma^ 
niBus Mberbvérat^ Jumrtia ciim diUf^entia diteXerunt. 
-Gth^nà Fiamma (3) ttooDlna quiBsti quattro eletti. 
'Ed ceto la matterà ehe si teneva in tempi tanto scon- 
certeii dell^Italia) efidrchè ocGonrewrelezKMie de* ve- 
scéTfv '^ lasciala el dem^ e popolo ntt'^oftihra del- 
i'aniioo diiitlo, con pf rmelteré foro di eleggere e no- 
minar quattro personaggi, une de^qUalipoi solerà' es- 

(i) Puriceltids Mònem.' Basii. Àmhrosiab. 

(2) Un Julfu« Sealor fiisU MsdloUl 3^ e. a«. 

' ed by Google 



Ma taior succedeva che i re,ed.tQipemdort9;r9)^Mii« 
<lo gue&lo ofd[n«, el^^wiiio ftiQr 4eg|i ^^^ 
più era loTQ injrado. Giò«^pUQtoa.yypo|Eie^ìti qinste 
laongmniuj^a, 

JrpT.aYa^ì,a^^ ^ a^rte in ,GjBr«ia^ì« fityi^iif 

Velate., Til!^: ^,^1 .>|ilanetp, ,uo|aip di ii^a 4^, ^pep 

guaajo |a^ci^ wcitlo ^à^jj^ji^Q.CO^ con.*!^ J ^mf^ 

eum de\greglffu^ et dejfpfijrafitafifes.,i9i^p^jtum. 

Come e§|i,fijimiss<j, 9<ipjb Ip^a |M>lp,,o, jc^Iqu §tp- 

piam solai^qtfi, che ,il rp Ar4;igf>» jS^n^piOinf at^Io ;i^i 

quattro.eletli, jl pUch^rò i^rfli^ei cavjot ^i JMilaw>» ^ 

crediamo al sadfi^e^af iwim^, 6rcf^ ec^ ^t9to clc^ 

d^la ^tft dei a<^>ili il Wija»P> « ¥^ ^ i(m«M»« l^^^fc* 

damefito fjaodplfa jiep^i^; . il phfs. p^f(e d^e ,p9sj^ 

glastìficarp la .riscili^ipae f^r^a dftl fp A^"g?» 4^^ 

gnp di più, ch^ Stte3^ G»^4o prapaq ^^^^Ca;:io,/^! 

che ai pi^ 4pbi^t)e, ^^^^i Ì9Wf tp q^antìp ^g^ ^^ 

trasf e ia poR^^so dlài^, Qa^dr^ .aq^b^pa^^pa. Ì;ìc^ Gp- 

dice M^^Q M frfto}fr è not^ito T fiiw^ ^p46, ^ 

Em^ai^op CwMPftttP.w^^e ia pn ^^QoJa ^(ip|r;te,dt 

JErifferfPi e fifjl $p#^gviAa|e T eJ^arfWf ^ iff^^* 

Non seq|i}>ra n?io}tp pro|>^b\l9 gvie^u ii^iiiip^e^ perche 

gaai^(|Q ^n^ia^i la inpr*9 4i fiiitwt^ ^ StO«W> 

dell' §niM> pre^e]9i;e, d^cUw^at^ mHè mtar<^ per 9) 

lungp t^mpp ▼^qa^^ 1,» Chìm% * WiJ^ftp, Yfmi^ « 

Italia Quidip, fa m»l ffice]rut0 dai c}Qr9 djQllo W^P^* 

poUtaiia» 9 d\nP9 fra ««fi Aiot grdo di/i^cdia ; ma per 

paur^ del re mo^traroi^o dft a^^etiHPf if 9 if ncoft^ro* 

no per loro [ia$tore« Da queato lii^npoi, pon ^icnfpir 

ea raccogliamp, cb^ i MilaiMSf ei^^pp tornati in gir^zia 

(i) Arnalf, Hiat Madl<rfin. 1. 3.,c I* . 

L Digitìzedby VjOOQIC 



Aàjiiir.o jparr. yS 

.gi^9m^:(i9^imi^ cff^ «^ in qmealQ mik> jw prits- 

3rwta,.paUiliMo dal JIm^wìiio (i), • dtld dima 
f domimcac Ifk:mma$ÌMk MSCUT^ ImUeitónù XIII ^ 

mm M$mé:i;XIUi{d09v^kÌHt 9à»vsm JUTII)^ re- 
.gni iWQjf^I (A$eitm.^IJhjiìttìtwm J^rt^teimìa. 
PftiURMle jQoiualtfio/ttiiD iflK|>liuDk 4b^ :m s^agt^ 
• ^ra <3),.ma.Mmaili9ttBDo.e.«l.meie, confermò: >tiilli 
ibei|t • ^tti detti .Caiko éi Mtatet» a Marcimo 
«eaeofaéi «inaila «tltk€»«coBd»£nkiaMio iGootrat* 
to (3), .£ro<^e(Ì9 4&f0a diL«finiay;f^gao4o'dijiòii 
/pater joiUaere l»im i^bdlk|ii«, andÒ'aa qpmlC awino 
.a 9Ìtliniji.pie(M d«l«e Àtrìgo, • pèrariqttr.penben* 
jxaib pollo in^prigiine. Sig^ietto (4) ^giagoe, Ae 
eoa dare per ostaggio il^giifiolo^.riiaiinabòila Uttf- 
tà ; ma essendo mancato di /vita esso sao figlinolo, 
egH tornò a libeliactì .ora .akfia«t«lr. paesi come prima* 
L^ Annalista. sassfMie :(5) ackette questo Atta sotto 
r anno Mgiìtttte« Abbiamo enthe nn^in^bitata pmo* 
Ta che s* era ristabilita 'la livopa armonia Ora i! re 
Arrigo e il popolo di Sfilano, perciocché troviamo al 
fOTenuyj^ fittila «ttà Aetf anno presame ilteioi- 
atwy<mpem!#>/Eqoesllftnil»»a r a h eae aitìmrà^Amo 
Ily 'pro^eintore da^ principi eatensi. Ciò ^essta da 
dne placiti tennti nel^oremfam di quest^ anno in es» 

(i) Ballar. Giunense T. II, Gonstit. 69. 
(2> Antiq. Ital. Dinbrt. 74. 

(3) Hermann Qi Gontractos in ^hronieo. 

(4) SigèbertuslaChrottioo. ' ^ 

(5) Annalista Sa»/.' ■ ; ^.^^Jc^oogle 



^4 AirifÀir ti* itAiftA 

-ta città) • da me^à^ alli loee (i), ue^ cpiafi dÌMMfmy 
Abo màrchio^ ti cùìnés ùtiut^ cmtatis ufad»* gio^ 
artizia con imporre la peoa 4i mitlef mantori d^ ora da 
pagarsi meàietatem camerae 4otnni regis.^ Pter ai- 
.tastato dal Dttodolo (a)^ S&hmom re d^ Uagherta 
£sce ribdtara k città di Zara ai Yeaesnaiii. Ma iasop- 
ta poi gaerra cifile fra quel re; e i suor frviafii, Do- 
meniea Contarena iog^ di Yeiicaia si ' serri -di td 
^x>Dgiaiilura par Hoopevar cirea questi tem|>i la sud- 
detta dtlà; NuUadiiiieno emendo SaioiiiOBe '■ stato 
eletto re d^ Uogbcna molto dipoi^ dorrebbe questo 
«vfeaiitieiito r'^hrsi non aUlamto aacondo àk qmA 
doge^ ma assai più tvdB. Romóaldo saWroitano (i) 
^aeriredie nelf anno prescnate Dragone xonte dei 
Normanni preae la città diBo^oo, e la tnise a sacco. 
Neir anno appresso iu essa rifabbricata, itfa da ik % 
poco un incendo la rotiaò. 

( CRISTO mxBn. India, nr. 
Anno di ( CLEMENTE H, papa 1. 

( AKBIGO III re di Germotta S, in»- 
peradore j. . r 

Abbiamo da Ennaano Contratto (4> chat Wu^^ 

^ ro eletto e non coaseerato arciveseóTO diRaveaua, 

dopo arer per dueanni incirca occupata quella Cbie- 

sa, e commesse varie crudeltà e cose improprìe^ cbiar 

' mato in Germania dal re Arrigo^ fu da esso deposto. 

(i) ÀDtiqaìt Ilalic. Dìssert. 45. 

(2) DanduU in Chroa, T. XII. Reri Ital. 

(%) Komaald. SalerDÌt. in Chron, T. Yll. Rer. ][eal. 

(4) Hermannui Contract. in Cbron. . . i 

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• A K ir o ; wasft. * 75 

Cdcbrò Arrigo h peitfocoite in Aqiufgriiìft, do? • te 
^' presentò Got^teda duca delh Lqrena, fper chie- 
dergli misericordia de^ snoi &Ut, uè sdemenle' V òi- 
«etine^ ma anche il dacato^ da cui era ^eeadole per 
le già enanztateribeliion. Sarà cura d^dtri il ledere, 
se questa umiliaxione di Gotifredo sia difersa drihi 
narrata neli^ anno preeedente* Si crede? a Arrigo di 
arer terminate le guerre oott' Un^erta, che ^ area- 
nò dato laiUo da &re negli anni addietro, e perendo- 

'^.di lasciar quieta la Germama, determinè suU^ au- 
tunno di quest^ anno la sua Tamia in Italia, per dar 
«esto agli afiari di queste contrade, e mauicaaasente 
di Boma, dorè desiderare di prendere la corona deU 
rimpeno. Era per viaggio con un esércilo numeroso, 
quando aiusiì «eaiuK^ft»^ soèvo il xeguo deli* Un- 
gerla ^- ma non utette per questo, e seguila V im- 
preso cammino. Arrivato a Favia, teioie iri un con- 
cilio, oppure una dieta. Yerìsimiie cosa è che in tal 
eon^nntuca egli riosTesse in ìlfilano la corona ferrea 

' dalle mani di Guido arcii^escopo. Passò dipoi a Pia- 
cenza, dÒTe Tenne a trovarlo Granano, cioè papa 

. Gregorio VJy che fo accolto con onore, e rimandato 
oon belle parole alla sua resi^nza. Sul finir di no- 
vembre noi froriamo esso re in Lucca, dove fece 
una "donazione (i) VII kahndas ..decembris^ anno 
damimctie lacarmUionis MXLFI^InOctione TiXFy 
anno €mtent domni ffenrici 111^ ordinationis ejus 
XF'IIIi regni vero FIIL Jletum Lucae. Giunto 
Arrigo a Sutri alquanti giorni prima del santo na- 
talC) quiri fece raunare un gran concilio di vescovi, e 
v* inviò anche papa Gregorio, acciocché fosse pcesi- 
(I) Auttq. ItaL Disaert 56. 

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^6 jmmLt 9^ wiiLiÈ, 

daate dtfcpiilfetacia idaMnnufUtt manei è^ ii£ 
andam golia j penna a die abUmUt ^ $Àtn émé:^ 
:f>i, egitirastèfrf)be 9^ sol trono. AbbiaMOt^idi^Aii- 
9alÌ0ta4Mfoiie (i):af«M «aroUttfo (:à molto dw^noa 
dmtsero im ao^da yiimalo al ca Afriga if^oiia 
jkrovdas 

Uàa Smmomtis mipiit^irìbus ntttriiUi' 

StJt^MewriùBy iOmmpottìUii vieà 

Oraia :aMo "OOMHia iii aiamia^la la «ftHii A 
iuui 0.tM i papi,4Mèndi Jr«iiMlif«9 JFX,:di ^n». 
stKoUI^ Jt>ék Gregario PL^ e>tronta che emun*- 
le arti a coUaaaiaoaia a»eaiioieoaiageito ilipaoatffite» 
«a^.fiirona lotti ^deposti, o^ per dir adagilo, diaMarila 
zmllo>ad itH^ttSmo il laro pofiMfu .Il oaidioai Sam^ 
aio cketeoeTa non già ttiqodaao, oMiiVeco a Jagil^^ 
jtto fMf)a Qiwgoria ^FI^ arada .«h\agiK - ipaaianapi 
aiente jnoaiiaiasfe,e eliiantt «tut dtécffltedb yroaMw 
jwoag yidla dfel Te Aiaigo, ^ptaaiobò a^;il ^fiwaaia 
deporre, perdio aensajuo oonaaiitimeatotfaateataia 
^k^o:dai ^onaai. Ma cotd'pfeteniiafia dttqlaaeola 
pala avere limgo^ parebè eaatiidQ aolùneataM^ 
inuo diàtta aveva agli sopra Ja tii|tàveiirtti.dliBaaMK 
>Qoel die più iasporta, meritanp ^ai1>ea ^ .di-m^ 
aere oditi gli antiolii storiai (:i),%dia éi eo a o comkào 
di siflHMiia aoohe il «suddetto Gvigatio VI. £apM 
tatto si legga qodlo ohe ne «oiifte liecae Taaeova 
ostieBse (S)a-cardiade,.ii>ferttiatissldla di qQegU aSn* 

(i) Anaalista Saxo. 

(a) Chronograph. tL Benigni. Hèraannos Còntraét fh 

Chron. Paodutfai Pisanos. Arnaìfaf fiist. Mediòt. 
(3) Leo OsUeosb Chroa. I> a,'€r-7a^* ^ ^ - 

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caì^Uiu^ .ìMpirti44às^id$ ionia- hà^rtsi setkm upo* 
sMÌ€t$m À'sidéranti estpéu^àre, StOH resHtU^ ci 
sHj^r ianlot mgóU»: deìAeraiums^ unùnrgùh ibi 
tpiscopwmà eemdUum fieri siatuit^ tCs Nèt^aTVl«- 
d« il saggia Baronia ch^ e^ì disarTedatsmefite <da?a 
usa mentita ad m inétgna a' tanto papa<M q«»tlo 
medesimo sceold, óoèt « /^i^for^ ///^ fttata priaiia 
alma dt Uoat» Qmìo9 odI nottadi Dtisideiio.- Que- 
sti n^ tuoi -&iagtó^iqaafi si véggona pur anche 
citatr^ asso porporato Aimaltsta^ scrira <x) cha^Ba» 
Badalo /X Ji^anni arMj^fèsbftero non parva ah 
€0 {Èùcepta fmóunkz^ summum soMi^tlótium tradii 
éiL Aggiugoe^ che Arrigo tres Ulos^ qm injuiie 
i^taskfMeam £edem ùwoierani^ cum óonrilio et aa^ 
cUniiaie iotimw cónoiUi jusU depettere initUuit^ e 
tàm G^ragarìo ¥1 agnoscens se non posse juste ho-' 
n^rem tanti sacerdòti^ adminis^are^ est poniifica- 
ÌL'i^Ut £xsiUéns^ ao semetipsttht ponHficalia indu^ 
menta esmene^ postaktia venUt^ summi sacerdotH 
digaitaiem deposuit: ÀUreftaoto si rieata da utia 
iMlla di Ckmente li papa, suactiisófe del medesimo 
Gregorio, e da Bonifacio vescovo di Sutrt in questo 
saeok»; le parole de^ qnék soq riferito dal padre Pa* 
gi (s). Ma sa gktstaaiente operò Arrigo, e, per oonfes-» 
siaiia dello stesso Barohio, inventum est piane re- 
medium opporfunum qnum meta et res^e renila im" 
peraUris cesstmfU violeniae iUae intrusiònés^ cre^ 
brOf ut vidùnus, per comites tascuìanos sacrilege 
iiertsiae^ come mai si Yiene ad iDSultare alta memo- 

(f ) Victor IlL Diàlogor. lib. 3. 

{b) Psgias in Aanalei Baron. ad ana. loAl; 

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J% AXm%Lt h' ITALIA 

di questo re, aatore giusto d^an rìleirantisskno be^ 
heficio? Anche Sigismodo imperadore si sbracciò ' 
per far deporre tré papi, e lode, non biàumo, conse- 
gui da tutti. Yeggansi gli enconij che san Pier D»^ 
Oliano (i) diede per quésto allo stesso imperadore 
Arrigo. Fu poscia condotto in Germania il deposta^* 
Gmgorio Vly e quivi temono ì s«oi giorni, non si ' 
sa bene in qual ciltà o momstero. Sappiamo bensì' 
che il celebre Ildebrtmdo, di cui avremo a parlare '- 
lion poco, il seguitò, ma contra sua yogfia, in quel* ^ 
IVesilio.' Dopo il conciliò di Sntrì entrò in Roma it * 
re Arrigo, e ran natosi tutto il clero e popolo róma- -• 
nonelb basilica yaticana co' vescovi stati al suddette * 
concilio, restò eletto per oonseùtimènto drtutti son»- 
mo pontefice Suidgero vesc<w0 di Bainberga, perso--^ 
naggìo cospicuo per la sua pietà e letteratura, il qua- ^ 
le con grfan ripugnanza accettò e prese il nome di ^ 
Ckrfiente IL E dò, perchè non si trovò nel clero ro- ' 
mano chi fosse creduto degno di si sublnaè ministem» ' 
Crede il cardinal Baronio che ^esto fosse i^ìamen^ 
tumJraudiSj et adirwentus pruetéxtus, quod elìgere^ 
tur peregrinasi eo quod Romae non reperiretur ido*^ • 
neus: nam ^uis magis idoneus ipso Gregorio^ quem^ 
wisariQtissimi oI^ììb doctissimi^ù^us Umporissunt- • 
mis laudibus praediettrunt? Itfa ne vuol ègUil Baronia • 
saper piò di Vittore III papa « di Leone cardinale e ^ 
vescovo d^O^tia, viventi in questo tempo, e ben infor- - 
mati di quegli afi&ri,ed amendue chiaramente attesta»- 
ti« che non eroi tunc talis reperta persona^ quaed gne* 
ppsset ad tanti honarent sumere jacerdotii? Nò d'es^ . 
•o certamente parrà mai degno il suddetta Gregorio^ 
U) Petras Dapiiani Oposc» ^ cap. 36.^ i ' 

^ ffigitizedbyCOOgle 



L W V O ItXLft» 7f 

^hcthà tot wtmùto d^'etéeré entrata simottMcameiite 
JMlla sedia di s. Pietro» Lo stesso s. Pier Damimo 
ohe sulle prime per bob sapere il mercato £itto, co- 
tanto lodò esso Gregorio, poscia di lai scrisse <i)r 
Super fuìbus^ prae^nte Henrieo inipermiore^ guum 
ditc0ptaret pastmadum synoàaìe concHium^ qìda 
venaUias iniervenerai^ depositus est. Che se Martitt 
Polacco ed altri storici loBtaBi da gaesti tempi scri»-^ 
sero cbe ClemeBle II fa inposor tfpostoìicae sedisy 
non mentano d^ etòere ascoltali, perchè Clemente fa 
eletto da tatto tldcro «popolo romano. Nel natale, 
del Signore fu coasecrato esso papa Clemente 11^ e 
nel giorno medestmo con gran pompa lìi acclamato^ 
iflipecador de^ Romani Arrigo terzo fra i re di Ger- 
maoia, e secondo fra gl^ imperadort. Ricevette non 
nen egli che V angusta sua cànisorte ji%nese T impe- 
riai corona dalle mani del novello pontefice. E cosl^r 
come erano coronati, insieme col papa, (a) e fra i vi- 
va e T accompagnàmanto del popolo romano e del- 
le altre nazioni^ amendoe- passarono al palazzo del 
Iiaterano. Celebraiissime era in questi tempi il mo- 
nislero della PompoiQy oggidi nel diitretto di Fer- 
rata, monistero antichissimo, ma soàninamente ar- 
ricchito da Vgo piarchesen uno degli antenati deUa 
casa di, K^e^^d iUustratP ia maBiera à^ 'Guido aba- 
te. santOf che G«ji<lo aretino monaco, ristoratore ad 
canto fqr^oo, in una sua lettera rapportata dal cardi-; 
nal Baronip.air anno ioaa (5), nominando il moni- 
stero pomposiano, ebbe a dire: ^upd modo ^st per 

(i) Petrus Damltìn. Opuscol. 19. cdp. if« 

<(a) flermanaas .CootcseUM- in Chrón» 

^) Bsron. io A^ntlts Ecclesiast 

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im iiaìidLpnuniimi Erai^abale'Gtoidb mlitbdbgmw^ 
de presso >il re Anigo^ e ptrò^ steeùwm costa dattè 
Titadr^oi) tcntta da un manaeo^cototèiBporMiboj e' 
data allaluee d«i pkèA fiolISnido^i)-e MahnUiflae(s)^. 
ebbe or£aé da esaò reiiett* asifoopUBn^tédì andaie 
iftéoAtfo ti ^jDi^ri reali; spediti vìaltaKapcc^fiiaa i 
prc^f amanti oeeessató ; por ié reania ìdà^rm^mtàM* 
nxi; pereliA Af rigo tatendèva: ditTitenì in ^uHd del 
per^e del ttiitò ateté. Andò^. Guido a Panin^ india - 
Bdr§o «ào DeaatAO^ dcHreiofiarDHtDfi pairò a. miglior • 
ynidL nel di 5i ^di mno, dopo «rev f^ovamalj^ par 
quarantotto émÀ il pm noniitaniJ ^ RaoQoiita: Deoi^ 
zoBé (5)^ ehe Bomfosta vàicìrjeiflcMvchfese di Tose^f^ 
DB) e fligoore di FemrayUÒa inlta^ l'aano ao^fam 
alla Pomposa iiar ';£»▼» ia ^confeAiont ^é^ soail peoinH 
ti^ perchè attore erp poco ttt oioitl irecpieotaae i oon-^ 

fefisiòDarì ; - ^>, ' 

\Frafres oomMhìs^ ejusdeUct^^awabani^- 
JEccìesiojfi quorum solito dabat ojpiima dona^ > 
Max eteninhnuptquam dn&l uìkts Ai me^armi^ 
E peràiìiedbè^ secondo V aboio comaDe di' ^tiaili 
tempi corrot^, i re, t principi e • ve^co^t v^Mle^a^ 
vK», oioòi conferiTano W cE^e^ per donati, it «auto a- - 
bete Gnido dmde al marchese fioeS^zioHttia^bttoaii dì-^ 
s(ÀpHti&ta, e gli fece promettere 4^ guiirdam ioavte- 
ntre da questo abbomin'evolé t- saòtilèg» meroiAo': 

Qua die re Guido sac€r ahhàs arguiti immo' 
Hunc Bonijacìum^ne ptnderef^ ampUnSy ipsum 
(i) Bolland. io Àct. Sancioram. 

(2) ftlabiU. Saecal VL Benedici. P. I. 

(3) Donizo io Vit. MaUW. 1. 1. e *4. 

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jÌjM Bèi, mUris aUare flagellai amaris^ 
: ^erbfmèus mtdumy qui delicUs erat usus^ 
P^mposae ihwU iunc eibbatique Guidóni^ 
Mechdmm nuUam ^uo per se venderei unquam^ 
AklHamo da Lupo Prototpaita (i) che in que^C: 
«rao Ar^o figliooi di Melb, patrizio .e dijtoa deU« 
Faglia, andò a Gostaoiinopoli) dove Guglielmo pu^ 
gtiese <2> attesta (^ ricevette grandi onori, e cojnr 
Bvifsione dal gveoo angusto di trovar marnerà di^ soapr 
elare di Pt^KaH Normanni iehe ogni di ^ik .diveniva» 
no polenti ed insolenti, e recarono j^ocora io questi 
tempi non poche molestie e danbi alle castella ed ai 
beni di Monte Cassino. Intanto, secondo il ,si]L4det|q 
Pimtospata^-Eastasio, Catapano dei Greci in Italift 
nelùamò tutti i banditi da Bari e li fece ritornare all^ 
\0r patria. Enel di 8 di maggio, essendo ito coU'e^er*- 
eltcì sHo a Treni per assalire i Normanni, col ripoe* 
tarne una rotta imparò a conoscer meglio |B a papet' 
tare quMla valorosa naeione. Ma una grandfs perdita 
fecero in quest' anno anche i JNforraanni, pei;chè 1^ 
morte rubò loro GugUtiMo Brac^iodìferro^ capa 
de' medesimi, il cui solo nt>me era terror de' nemici. 
Dtùgone suo fratello fu creato conte, ed ebbe UUl« 
l di kii Stati. Non so set a quest' aono, oppure all^ 
prima venata di Arrigo ia Jtalaa, apparta^ga. ^ io che 
ii«'ra Dimitone (3). Cioè chie, trovandosi es»9 re in 
Bfatolo va, Alberto visconte di quella città, cioè w^?io 
in essa del marchese e duqa di Toscana Bonilaiip, 
gli donò del suo cento cavalli ( cosa non facile a 
(i) Lopns Protospata in Chronico. 
(a) GaUdmus Appnlos lib. 2. 
|S) Donizo in Vii. Comitiss. Malbild. 1. x. eia. 
KCllàTQRI, VOL, XXXV., DigitizedbyGo(?gIe 



credersi ) e dageato astori per la oaoeia àéffi uccelli. 
Disi sCermmatQ^ diiaoosi oaràMglltftobD forte il re e 
la regina, coooscettdt^ eia questo, die )gi(ao«ig<K)re 
^veve èssere II aag cl waie, ' quandé al Uoo senrigio 
a?ea degli afiùali si rieebÌ4> l^Ue T imperatore tener 
seco questo Alberto alla sua taT<^ ^ ma egli se ne 
Sèujsò con dire ik no|i ater mai osato ,dl mangiare 
àtià «densa del suo padron Bonifazio. Avendogli noin- 
l^meiìo data licenza Boni&zio^ pranzò col re, e ^ 
iripo^tò vati doni di p^icce, usatissime la .questi 
tem][M, le quali poi presentò egli lulte al duca Bonir 
Ibzio suo signore col cuoio di un cervo ripiea di dar 
nari, affine di placarlo. In queslo secolo e nei prece« 
denti ogni città ayera il suo conte^ cioè il suo govec^ 
natore, ed ogni conte il su«i ifiseorUe^ cioè il suo ^ì* 
Cariò : onde poi vennero varie nubili famiglie appet* 
tale dei vtscorUL In quest^ anno, seooAdocbè si può 
rféàTÉré dal suddetto Donisoóe, Beairiet^ ducbessq^ 
di iTòscana, partorì al suddetto Bonifazio suo consor* 
fé la contessa Matilda^ \ cut fatti la renderono poi 
celebre nella Storia d^ Italia. Avea prima partorito 
Un masclHo appellato Federigo^ ma egli non soprav^ 
vfsse molto al padre. Orca quesli tent[», per quantQ. 
abbiamo dair autore delia Vita, dì s. Severo vescovo 
ffi Napoli (i), Gioi^mdduea^ NapoTi e deU^ Calli-* 
pallia andò ad assediar Pozzuolo, e quivi stette 8^:* 
cam(>ato gran tempo, ma -senza apparire qual esito 
avesse quell' assedio. 



(i) Vita s. Severi Episcop. in Ad. SaDclorum aà dico» 
3ròii(^rilk ^ * ' ^ 

Digitizéd by VjfOC^QlC * 



j .^. . ^ ( CRII|XOiKXLTit^ lodtsione XV. 

. ( AafilG^.myre^Gerinaaia g, im- 

Il mio della simonia, siccome abbiamo dettO) 
inoùdava allora tutta ^Italia. Clemente 11^ papa» ani* 
DÓato daf suo zelo e dalle premure dell^ imperador.e 
ÀrrigOy che al pari del pootefice desiderava tolta dal- 
la Chiesa di uxo questa infamia, celebrò un concilio 
in Roma contra de^ simoniaci, cU cui fa menzione s* 
Pier Damiani (i), ma gli atti son periti. È da vede- 
re, come da esso s. Pier Damiani venga esaltato 
r imperadore Arrigo, per la cura che egli si prese 4i 
estirpare la simonia nei regni a lui consegnati da t)Jo^ 
e massimamente in Italia, con recedere affatto dal 
pessimo esémpio de^ suoi predecessori. £ perciocché 
pur troppo i Romani aveano in addietro per amore 
della pecunia conculcate le leggi di Dio e della Ghie* 
sa nelle elezioni dei papi, dal che erano seguiti tanti 
scandali, e si mirava ridotta in tanta povertà la san^a, 
Chiesa romana, esso re obbligò il efero e popolo dì 
Koroai che non potesse eleggere e consecrar papa al- 
cuno senza V approvazione sua. Et quoniam^ dice 
s. Pier Damiani, ipse anteriorum tenere regiilam 
noluitj ut aeterni regis praecepf4 ser\faretj hoc 
sibi non ingrata divina disp^nsatio contuìit^ quod 
pJerisgue decessoribus SU9^ eatenus non concessit: 
ut videlicet ad ejus natum sancta romana Eccle- 
sia nune ordinetur^ ao praet^r ejus auctoritat^m 
apbstoìieae sedi hemo prorsus eìigat sacerdoiem, 
(.) Pefrus Damia.1. Opusc. e 27. el,36;^oogle 



^$ àSmàU l>*lT4Ltk 

Anche Glabro Rodolfo ed Ugo fluviiiMoetise aUesfOfr 
no (Questa pia premura jeir auga$to Arrigo coiUrcr 
la itmonk ^ e percioochè la eorrution del secolo er» 
^Xhra grsfide* ed easo imperadore, pieno d** otUml 
sedimenti, altro non desider^a che il ben dellci 
Qùesa* fa allora creduto utile e necessario il ripiega 
suddetto. Ma perchè ad un padre buono suocedetie 
uà figliuolo cattivo^ che cominciò ad. abusarsi di quo*- 
sta autorità : e il clero e popolo romano si diede allo 
studio e alla pratica delle rirtù ; cessò qqesto bisor 
gno, e fu giustameitte rimessa in piena libertà del 
elero romano ^elezion. de^ sommi poateiGici, che da 
Biolti secoli s' usa, ed è da desiderare che.sempre du- 
ri, ma che nello stesso tempo cessino le scandalose 
lunghezze dei conclavi e le private passioni de^ sacri 
ftlettori in afiare di tanta importanza per la Chiesa di 
Dio. In esso concilio insorse nuova lite di preoedenr 
za fra gli arcivescovi di Ravenna e di Milano, e il pa? 
triarca d^ Aquileja : e la sentenza fu data in fòvore 
del ravennate. Dl questo £atto altra testimonianza 
non abbiamo^ fuorché una bolla di papa Clemente 
II, accennata d^ Rossi (i) e pubblicata dalP Ughelr 
li (2), la qual veramente ha tutta V apparenza di non 
essere finta, ed avrebbe anche maggior credito, se 
non le mancasse la data. Tuttavia il Puricelli la cre- 
de una finzione, e noi abbiam due storici milanesi 
di questo secolo, c^e nulla ne parlano, cioè Arnol- 
fo e Landolfo seniore. Anzi il secondo scrive (3) che 
ii\ un 'Concilio tenuto (non so se nelPanno 1049, 

(1) Buheas Hist. R<tvenn. lib. 5, 

(2) Ughell. Ital. Sacr. T. IL ia Archiepiscop. Katenn. 

(3) Landttlf. senior Hlstor. Mediol. 1, 3. e. 3. 

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ÀTfir o Wttvii. 85 

opj^ixre it^o^o ) da s. Leone IX, avviane la conv 
troveriia della precedenza fra gli arciTescovi di Mila- 
Ilo -e di Ravenna, che, Dea annuente^ ecclesia am- 
irosiàna per Guidonem sedem ipsam viriliter déi^i'^ 
óU^ et religiose hodU et semper ienehk. Ed Arnold 
ib' (i) anch*egli attesta che nei condilo ' ramatk»' 
Gtrìdo arcivescovo di Milano fa onorevolmente trai-» 
vexo ab apostolico lune Nicolao^ cujus deaitro posi^ 
ftis est in praè^enH sfnodo latere : forse nell' «nB<»' 
1069. Oltre a ciò Benzone scisÉiatico vescovo di Ai* 
hn, chtf'tfsse s^to il re Arrigo lY, figlino^ di questo 
tinperadore, nel panegirico, ossianelia satira pub]»li« 
eMa dak Mem^enio (2), scrive die qaendò il re va 
a prendere la corona imperiale, eum sustintat ex 
aoM' pdrte papa romanuSy ex altera parte archi^ 
^nfifex andn-osianus. Oltre di che Domenico pa- 
ttial>6a d* Aqnileja in una sua lettera, scritta ciica 
Tdiìno io54, e pubblicata dal Gotelerio (5), scrive 
i^ essere in'possesso di sedere alla destra del papa. 
Dimorava tuttavia in Roma T imperadore Arrigo, d* 
lòrehe oonfermò tutti i suoi beni al monislero dì 
9» Pietro di Perugia con un' diplopia (4)> dato /// 
nanàs januarii^ anno dominicae IncarAatiorùs 
MXLyiIy Indictione XF"^ anno autem dontni Heinr- 
ria iertiiy òrdinationis efus XFIIlyregnantis Vlll^ 
impérantis autem primo, A^tum Romae* Ub altro He 
'diede pel monislero di Gasauria (5) kakndis januarii. 

(1) Aroolf. Hist. Medici 1.3, e. i3. 

(a) Benzo e. 4* Panegyr. T. I. Rer. GermaQ. Menck. 

(3) Coteler. Monameot. Graec. T. IL 

(4) Bull. CaiÌQeOf. T. I. Cotis^it. 90. 

* (5) Gbroo. Cisaar. F* 11. T. ^|. Rcr. Ital. 

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?5 AT^TTALI ^' ÌTAJM^ 

Jictum ad Columna cwitatem^ qek}^ pte^e i] x^o^op»-' 
me la nobilissima casa GolQni[i.9* Uscito irrigo di Ro-, 
ma, dopo aver preso nonnulla castella sil?i rebeUan' 
tja^ come si ha da Ermanno Goniratto (i), passò a 
Monte. Gassino, dove, accolto con grande onore da 
que^ monaci, lasciò molti regali, e con un diplomaj 
portante il sigillo d^ oro confermò tutti i diritti e be.^ 
ni di c^ueir insigne monistero. Abbiamo questo di* 
gloma dal padre Gattola (a), e §i vede dato ieriia 
nonas fehruarii^ anno dominicae IncarnationU 
MXLFII^ Indiciione X/^, anno autem domici Ilein"^ 
rici tertii^ ordinationis ejus decimo octavo^ regnan- 
fìs guidem octas^o^ sed imperantis primo, A cium ^ 
Capuae» A Gapua appunto da Monte Gassino se 
n^ andò V imperadore. Ossia che Guaimario 1^^%^ 
principe di Salerno, il qu^le dall' augusto Gorrado 
avea anche ottenuto il principato di Gapua, non fos- 
se molto in grazia delP augusto Arrigo; oppure che 
avesse fatto gran progresso nella corte e nelP animo. 
di Ini Pandolfo IV^ già prìncipe di Gapua, deposto 
dai suddetto Gorrado: egli \ fuor di dubbio, che Ar- 
rigo trainò la restituzion d^ esso Pandolfo nel princi- 
pato di Gapua, e che Guaimario gliel rinunziò con 
riceverne una buona somma d' oro. Presentaronsi 
anche air imperadore i Normanni, cioè Drogonz, 
conte di Puglia, e Rainojfo conte di Aversa; e i re- 
gali a lui fatti di molti destriep e danari produssero 
buon effetto; perciocché ne riportarono V imperiale 
investitura di tutti i loro Stati. Da Gapua si inoam-r 
minò alla volta di Benevento; ma, secondo Ermanno 

(i) Herman. Contract. in Chr- Leo Ostien. Chr. 1*2. c8o. 
(a) Gattola Hist. Monaster. Caainens. T. ì. Accessioa, 

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suocera (iellMaijierédore, tieT passare per colà id ve- 
nendo dalla divozione del monte Gargapo, i Bene- 
troiani temendo lo sdegno d^ es^ inpera^ore, noi, 
voUeroTicevereesi ribellarono. Coi^daceva Arrigo aU 
lora poche toippe Qon seco, per averne già rimanda-^ 
tà la ma^or parte in Gerqaania; e veggendo ct^e gli 
mancavana le forze per procedere ostilmente centra 
di qad popolo, altro. ripiego non seppe trovare che 
di ferii scomonicare da papa .Gleoaente, suo compa*. 
goo in quel viaggio. Tenne esso angusto (ma non si' 
sa in qual ^orao ) nel cootado di Fermo 00 placito^ 
dfertti» diAT Quelli (x). Intanto VimperadFwek 
Agneàc veoutaa Ravenna, quivi gU partorì uiaa fi* 
§^ii£Òla. Intasi dipoi l' au^uslo Arrigo alla voltadet« 
la Oermanb, e ' trovandosi isk s. FUiwano fi(0Ì di iS' 
£ mano, diede un ;ahro privilegio ia favoce d^ mo- 
nistero di Casa Aurea:(4). Passato d^)oi a Alantovaael 
dì 19 d^apf9e|.g^no di paaqua, celebrò con graot 
solennità la festa^ Quiià gravemente s' ioferiitòi 144 
navuto si fece venir, da Panda il corpo di s. .Guido, 
^ie della Pomposa, morto jael precedente anno,, 
e. glorificato da Dio con molti imaooti, è aeeo ^oi: 
lo condosse in Gernlaatta. Mehtre V imperadore m, 
Mantova si trovò, dovette sucDedere quanto vi^ rae«» 
contato da Donkoné (5). Eca divenuta alquanto 
sospetta ad esso imperadore la Irqppa potenza di Bor- 
nifcaÀo duca e mavcbeae^-fiporò^f li cadde inpenr..: 
siero dì ftrto ariieslare^attorcbè egti veniva air w^en*- 

(1) U|^. ItaL.Saer* in EpìscOp^'AjoUl, ^. y\ u 
ta>.£lM»Ét Gs»oHei«. P. li Tv U. .Eor. iIiN4 ; \^ 
(3) Donilo Vita Malhild. L x,c ^^^^-q^^ 



a ''AihnjLtji d'itami 

za, eon ordinare alle guardie di lasciarla pasAite'coii' 
nbn più di quattro persone, e di chiudere iacootfr-i 
neuté le porte. Lo scaltro Boni&zlo v"* andò coli' ao*« 
compagnamènto di una buòna comitiva de' suoi pror^ 
TÌsionati, tutti provreduti d' armi sotto i panaL Gost»-^ 
ro, at veder le porte serrate dopo Bonifazio, le sfor- 
zarono, né vollero mai perdere di vista il padrone, 
il quale scusò questa ìnsolcQza con dire francamente 
al re, che fuso di sua casa era d*- andar aempreao 
cprópagnato dai suoi. Arrigo tentò ancora disorpren**- 
derìo di notte; ma avea che fàrC'Con uno ch# anchiB 
dorìnendo tenea - gH -occhi aperti, e f>erò se ne andò 
sènza far ^tro che ringraziarlo del buon trattaménto* 
Nel di primo di maggio Cadaìoo vescovo di Parola 
ottenne dalP augusto Arrigo in Mantova il titolo e la, 
dignità di conte di Parma (i). E nel di ^ di maggio- 
riporto Alberico abate del nobil monistero di s. Zo- 
iione di' Verona dalPimperadore un privilegio (2), da- 
to f^JII idus maii^ anno dominicae Jttcarnationis 
MXLFIIs IndkuXF^ anno autem domni Heinrìci 
ttrtii^ ordinalionis ejus UVIU^ regnaniis FJIJy 
secundiùnperatoris primo. ActumFolernL £r«;es^ 
90 augusto in Trento nel di 1 1 di maggio, come ap- 
parisce da altro suo diploma dato ai canonici di Pa- 
dova (5> colle stesse note» 

Fin quando si trovava V imperadore in Roma, 
cioè o sul fine del precedente o sul principio del pre- 
sente anno, egli diede per arcivescovo alla Chiesa di^ 
Ravenna Unfredo suo canceUiere, e il lece consecra- 

(i) Donizo Vita Mathtld. 1. i. eia. 

(a) Ughèll. Ital. Saor. T. II. in Episcop. |NinMU& 

(3) Ibidem DisierUt. 18. i^ .j 

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Yé dal papa. "Gttuito tK>^a a Spira, dote collocò il 
corpo del suddétto s. Guido abate, quivi celebrò la 
festa della peotecostcy e tenue uda dieta de* principi. 
Attora fa ch^ egli èonferì il ducato della Cariiltia e la 
marea di Tei^na a Guelfo III conte, di nazione 
steto, e di casa nòbilissima e rinomata in Germania, 
fiiiglibolo dèi fu GmI/ò II conte. Non ho io saputq di- 
^cernere nelle Antichità estensi (i), se in occasiona 
ddla venuta ih ItaKa dì questo principe, oppure mol- 
to prima, AVyerto A'WbO 11^ marchese e progenitor 
de** pritxÀpf estensi, prendesse in moglie Cnntgunda^ 
dorella- di esso Guel£> III. Pare che T Urspergen- 
8e(2) dica che prima, con iscrivere che GruelfoII ^e- 
nuitetjtliam Chunuam ( lo stesso è che Cunegonda) 
fiomine , guani j4i,%oni ditissimo marchiani Itaìiae 
àeditih uxarem. Di queste noase parla eziandio raa-* 
fico autore della Cronica di Weingart (3). Coir im- 
peradore era ito in Germania anche Clemente II 
papa, e ritornato poscia per mala sua ventura in Ita- 
lia, mentre si trovava in romanis partibus^ sul prin- 
apio d^ ottobre, cadde infermo e si sbrigò da questa 
Tita. Corse voce, e forse non -mal fondata, eh' egU 
norisse di veleno, fattogli dare da Benedetto IX già 
l^apa, ai cui tizj noti non è inverisimile che s* sg- 
giagnesse ancorii questa nuova scelleraggine. Mense 
juntt { sono parole di Lupo Protospata (4), ma si 
dee -scrivere oclobris ) dictus papa Benedicius per 
pocUlum^eneHoocciditpapam Ckmeniem, Altrettan- 

(t) Antichità Estensi P. i. cap. 2. ' 

(2) Urspergensis -in Chronico. 

(3) Àpud Leibnìtium Rer. BrunsA'vieh T. I. 

(4) liàpu^ Protospata in Chron. 

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90 ASSAU iffiuiàk 

to ba RomoaMo SQleniitaQo (i). Né siiss!^te f^ssef^ 
zìoQe di Leone ostiense (3), che questo papa* termi* 
nasse i snòi inorai nitro montes. Fa ben portato n 
Bamberga il suo cadayero, ma e romfmis finibus,^ coi 
me hn ancora V autore della Vita di s. Arrigo impe« 
radore (5). Essendo stato finora ignoto il luogo do^ 
ve questo pontefice terminosse i suoi giorni, ho io il 
piacere di poterlo rilevare* Alle mani del p. d. Pietro. 
Paolo Ginanni abate benedettino, diligentissimoricec-^ 
catore delle antiche memorie di Ravenna, sua patria^ 
capitarono negli anni addietro due bolle originali*'. 
I^ prima è del suddetto papa Clemente 11^ data. 
FUI cahndas octobris^ indictionfi /, cioè nel di 04 
di settembre dell^ anno presente, mentre egli si trova*^ 
19 gravemenle infermo nel monisteco di s, Tomma^ 
so apostolo ad ^posellam^ vicino a Pesaro. In essa 
doua egli a Pietro abate cU quel monistero la terra» 
di s. Pietro, prò salute animae suae. I^a seconda 
bol)a è di papa Niccolò 11^ data nel di 16 d^ aprile 
delT anno 1 060, in cui per intercessionem, domni^ 
Petri Damiani hastiensis episcopi^ confratris nosfrij^ 
eonferma al predetto abate la stessa terra di a. Pi^- 
uro, guam domnus papa Ckmens^ ^ii/ Jhi ohUt^ 
ohtuUt praedicto monasferio. Resta perciò ^iaro in- 
qual parte d^ Italia venisse 9 morte il soprallod^^a 
papa Clemente II. Ora il già òepQ$ìo Benfid^tta 
IX papa, udita che d)be la morte di Glemiqpte, col, 
mezzo dfp suoi parenti potentissimi in Rom^ t%QM> 
si adoperò, che per la terza yolta tornò ad occupare 

(i) Romualdus Salem. T. VII. Eer. Ite!, 
(a) Leo Ostiensis lib, a. cap. 8i« ' 

(3) Acta Sanctor. BoUandi ad diem ZIY. ^tdii. 

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l^ |LeSajdi f, ]PretfO| « la occppò p^r oU^qp^fi 
$eci giorni Yedesi in questo anno un placito tenu*^ 
lo in Brani, diocesi di Piacenza^ da Rinaldo messo dei 
tignar ùnperadore^ al q uale. intervennero ancQr^ 
Anselmo ed A%%o marchesi^ V oltioio dei quali ante- 
nato de^ marchesi à* £&te, già da noi §* è veduto, a^l- 
V anno to45, eonte di Milano, Questo documento 
fi legge presso il Campi (i), ed è autentico. Ma non 
cosi un diploma rapportato dal medesimo storico, e 
attribuito ad Arrigo III ,re, come dato nell' annq 
presente^ Non può sussistere, quell' atto. 

( CRISTO MXLvui. India, i. 
Anno di ( PAMÀSO II, papa i. 

( AABIGQ III, re di Germani? i&^ 
imperadore 3. 

Non inancarono i Romani, per attestato di Lam*^ 
berto da Scafhaburgo (a), di spe4ire ambasciatori 
ail^ augusto Arrigo, per riferirgli la mpite di papa 
Cliente II, ei^ue successorem postulant^s; e que-. 
tti ai trovarono in Paliti, dove esso imperadore ce^ 
lebrò la festa del santo natale nelP anno precedentei) 
Ma perdoccbè Benedetto IX s^ era di nuovo intnita 
nella cattedra pontificia, si dovettero trovar difficoltà 
a mandare un papa nuovo a Roma. Però solamente, 
nel luglio di quest^ anno, fu eletto p^r successore del. 
defunto Clemen^ Poppone vesco^^ non già d^ A* 
quileja, coupé ha T Annalistfi sassone, Alberico mpi 
naco dei tre Fonti ed altri ; ma bensì di Brixen os-» 

(i) C«in[a Istor. di Piacenza T* I. 

(a) Lanbertiu Istor? di Piacenaa T^lm > 

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9^ AKITALI D^ ITALIA 

sìa di Bressanorie nel contado del Tlrolò. EgR è^ 
(damato da Ermanno Contratto episcopus hrixienA 
sis : il che da alcuni vien credato error de' copisti^ 
in* vece di hrixinénsis ; ma que* cittadini anche pres-^ 
so altri scrittori si veggono appellati brixiens€S,Vre^ 
se quésti il nome di Damalo IT^ e, secondo il car-^ 
dinal Baronio, mandato a Bomà dalP iioperadore^' 
èiiffragits omnium electus et comprobatas^ conse^ 
cratus fuiL Da quali autori prèndesse il porporàW* 
Annalista tal notizia, non T ho potato sdorgere \ « 
<!erto par nf risimile che Arrigo prima d* intiere « 
Roma esso Poppone, se T tntendesse col clero e po-^ 
polo romano. Ciò noki ostante noù la^i^ di sospet- 
tare che Arrigo potesse ^ui prevalersi troppa delt^u- 
torità sua, con lasdare in tal elezione poco airbitrity 
ai Romani. Ermanno Contratto (t) scrive che Poppd 
brixiensis (bnxinensts) episcopus ab wtperaioi^ 
electus Romani mHtitur^ et honorifice su^eptm0^ 
Sospetto io inoltre, che cominciassero allora nd Mt€M 
rarsi- gli animi de' Romani, perchè gli antichi impe-^ 
radari greci e franchi^ secondo i canoni^ aveano *la-^ 
sciato sempre loro in libertà V elezton de' nuovi papi; 
con riserbarne' solamente V af>provazioi)e prima' di 
éonsecrarli. Ma l' angusto Arrigo neppur lasciò ioi^o 
libero il diritto 'dell' elezione, dacché gli aveva obbli^ 
gjBkti a non procedere ad essa senza il suo bisneplaci*» 
te. Doveva anche rincrescere lo^ il veder provvedo^ 
ta la Chiesa romana di pontefìti forestieri,' senzar 
(ufenderli dal grembo loro, benché noi abbiamo osv 
serVjlto molti /pépi presi dall' Ofieiiie' oe' secoli 

(i) HermanoiisContMi^UisiaChraJMjQO^ * , ^ 

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ANNO MXLTUI. 9S 

4JÌQtTo. Yc^gsisi Ottone frisigeose (|)> ,che cooferma 
quanto io vo jospettando. Che sooDrolgimenti par- 
torisse dipoi questa motazione di disciplÌDa, Pan* 
dremo vedendo nel proseguimento della storia. Teno- 
ne dunque il novello papa Damato II verso Roma 
nel mese di luglio delP anno presente, essendosi, co-* 
ine è da credere, ritirato il falso pontefice Benedet^ 
to IX. Ma poco potè egli godere della sua dignità, 
perchè dopo soli 25 giorni di pontificato passò alT 
aUra vita in Palestrina. Questa si repentina mori^ 
fece correre dei sospetti, che il veleno anche a que- 
st^, altro papa avesse abbreviati i giorni. Restò vacan^ 
t^nel rimanente. deir anno la Chiesa romana. 

Seguitava intanto nel regno germanico la ribel-^ 
lione di Gotifredo duca della Lorena superiore. 
Avvenne che in quest"* anno Adalberto^ già creato 
4sica della Lorena inferiore, venuto a battaglia con 
.e9#p Gotifredo^ restp sconfitto ed ucciso in quel fat- 
to d' armi. Abbiamo poi dal bollario cassinese (2), 
che r imperadore Arrigo concedette al monistero 
delle monache di santa Giulia di Brescia un privile* 
gio, dato /^/ nonas maii^ anno ^ero dominicae In^ 
carnationis MXLVIIÌ^ Indiciione /, anno autem^ 
domni Ueinrici regis tertii^ imperatoris secundi^ 
ordinaUonis ejas XX, regnanUs quidem /X, l'mpe- 
rantis i^ro li, Actum Turegum^ cioè in Zaf-igo, 
oppure in Turgau, Fu più Volte in quella terra o 
città V imperadore Arrigo, ed in questo anno ancora 
vi celebrò V ascension del Signore. Certo è, secon- 
dochè ho dimostrato nelle Annotazioni alle leggi loa- 

(i) Olho Frisigensis 1. 6. e. 82. Chron. 
(2) Boll Gasinens. T. a. Gonstit. 91. 

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'§4 a^IfALl t>'lTÌLti. 

gobarcliche (i), ch^ egli in esso luogo tenendo tina 
gran dieta de^ princìpi italiani ( iti quat anno noi so }, 
pubblicò tre leggi, che si leggono nel corpo d* èsse 
lèggi longobardiche. Una specialmente nerita atten- 
2Ìone. Sapevasi che molti io questi si corrotti secoli 
erano levati dal mondo, ven^cio, ac diversojurtwae 
ntortis genere^ cioè non già eoo fettucchìerìe, ma col 
Teleno e con altre maniere occulte: che questa è 14 
lorta della parola ^eneficium. Ditinaro ed altri istòtf- 
ci anch^ essi asseriscono che in questi tem^i T Italia 
€fra troppo screditata pet T uso del Veleno. Perciò fa 
flefertninata la pena della morte contra gK operatori 
di si ofrida iniquità. Rinnovò in quèst^ anno ancora 
esso Augusto i luoi privilegi al monistero di s. Pie- 
tro di Brendido con diploma spedito (a) XT// ita-' 
kndas maii^ anno sfero dominicae tnùarnationi'H 
MXLFIIl^ Indictionc /, anno autem domniUein"' 
rici règis tertìi, imperatòris secundi^ ordinationis' 
^us XX, regnanlis quidém IX^ imperantis vero li, ' 
Actum in Ulmo. Sarà la città di Utma. Ti'uovo i6 
tali sconcerti nei diplomi intoi'no agli anni deir ordì- 
ha%iòne di Arrigo, che non ho voluto il fastidiò A 
riveder questi conti. 



(i) Rerom Italie. P. II. Tom. I. 
(a) Aatiquit. Italie. DisserUt, 70. 



,y Google 



j^ ir ir o ìtiLLJX. 9S 

( CRISTO Mxux. Indi». 11. 
Aano di ( LEONE IX, papa i; 

( AR&IGO III, tt di Garmaaia iij im- 
peradore 4« 

AUnamo dai GfoDografo di s. Beotgnd (i), che 
i Romani, iotiamorati dalle Mie doti di jÉlinardo ar^ 
civescrfV9 À Lione, fecero istanza alT imperadór^ 
Arrigo per a?er}o papa. Alinardo dò saputo, perchè 
)aoQf gli dovea piacere 1^ stria di Roma, si guardò di 
capitare alta corte imperiale, finché non udì creato 
OQ ooTello pontefice romano. Qnesti fu Brunotfé 
pescavo di Tallo, paretite dell^ imperadore. Non si 
potea aeegllere personaggio pia fiittd seeondo i^coo^ 
re A Dio : tanta era la soa pietà, il suo celo, la soft 
attività, la pradenca, il sapere (^). Trorarasi I* impe^ 
ladoF Arrigo ta Tormaaia nel dicembre dell^ vtmù 
ttileeedente, dorè tenne una gran dieta di Tescòti e 
prindpi. Si trattò in essa di prorfeder di ito nnovo 
pontefice la santa Chiesa rontaan. Non se V aspetta- 
Tt Brnnooe^ tolti i voti concorsero in lai, ed egK» 
colto cosi air improvvisa, dimandò teaipo a pensarvi 
tre ^rni. Dopo t quali ripngnandio a tale elezione, 
èon uperanza di sehivttrcF questo sì pesante onore, 
SéG9 inpobblico 4a eonfessix>ner de^ suoi mancamenti, 
Ida indarno, perchè stettero ttìtti coitami in volerlo 
papa. T^eitno presemi i legati romani. In fine si ar- 
rendè, ma €0D protestai^ che non acoeilava la eart' 

(i> Dtchery Spì«ileg. I^oift. II. nov. edition. Albewcus 

Monach. in Chronico. 
(a) Wibcrt in-^ila i. Lesuis IX» lib. 2, e. 1 

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96 AmAliT D^ITILII 

ca, qualora non ti concorresse V elezione e il con- 
sentimento del clero e popolo di Roma, non igno- 
rando egli dò che in tale proposito avetno ordinato 
i sacri canoni. Gli furono date le insegne pontificaUi 
e dopo avere celebrate le feste del santo natale nella 
saa chiesa di Tallo, con singolare umiltà vestitosi 
da. pellegrino, sul principio delP anno presente si mi- 
se in viaggio verso Roma, avendo in sua compagnia 
il celebre monaco Ildebrando, che fa poi papa Grer 
gorio Tn. Arrivò egli a Roma sul principio della 
quaresima (1), ed ivi ancora solennemente fu eletto 
e applaudito dal clero e popolo romano, e consecra- 
to papa, con prendere il nome di Leone iJ^. Né 
perde tempo ad operare. Dopo la domenica in Albia 
tenne un gran concilio di vescovi in Roma contro dei 
simoniaci. Poscia, chiesta licenza ai Romani, sen ven- 
ne a Pavia, e quivi n^lla settimana, dopo la pent^co-^ 
ste celebrò un altro concilio. Indi passò a trqvt^r^ 
r imperadore In Sassonia per informarlo dello stato 
d' Italia ede^ bisogni della Chiesa. Un altra concilio 
assai numeroso fu da lui tenuto nella basilica di s. 
Remigio di Rems, e poscia un altra in Magonza, do- 
ve si trovò ancora V imperadore. In questi tempi du-^ 
rando la ribellione di Gotifredo ifo^ra di Lorena, eoa 
cui aveva unite le.soe forze anche JBflldmno conte 
di Fiandra ( i ), papa Leone, ad istanza deiriiiiperadere, 
amendne gli scomunicò. Più che l'armi temporali ser-» 
virono le sptrìttiali per mettere il cervello, a partito 
dt Gotifredo^ e però egli seo. venne suppliohevole ad 

{li Wibert. Bruno. Leo Osliensis in Chroo. Aasdoius 

in Itincr., eie. 
(2) Heimanoas CoAtraotasio Chron. 

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BaldofÌQo a fior goerra, ma dopo aver lasciato dare 

titi gran guastb kì «mi ^aéié )Mt^ anattà looperiale, 

finalmenta trattò 9i fiéeUt^dfe'rf tel^feilf ^ixMMggi. 

-Bbpà*qt*»fe^t>te^LWfieIÌ lA città d' Aii- 

gcista « per la Banera'^dl* finir 4èff anno veone alla 

Toha à* Italia, ed arrWò a celebrar la feita del natale 

'% IT^rdìDtt.^QòtféMtò'etoè f^fiia In^'qiteat'aòtfo I suoi 

^^rll^^'tf^iHòmt^iit^ ^ Fer&'^fAi i<i»<betk <r) «bla 

T itf {Jé r i i t ft» B 'Afrrigé/ ixmtiedetlé 11 B^mtOòtivèHbi^ 
'^ WBd»av »«Su»i Wbo èaaori^la liet&»i 4i feélHrre 

=11 diplonsé M^aato ÌX'^Z kaihndés ìnàU^^ma'^mtdni^ 

' di^ ^r^ShMmir^jUi 'XK;-Hgnl ìfimàBM K^ imperli 
cér^ Hf, j^étUm ÙdstdpMi ^ortio tf Mré dbé gli 
Steni'd^ *ord{i^ation di 4itrr)g& #otie eonlbii'ia t^iiA 
^dit^loftiì !> é frèt^ fjgifteérò nd ^l»i fo^«iir# <tt'%e«ertMr 
-'qvteifta'e|)t»c« e ^l edtteg^ef e gli efroH'^ Circe ijvBaii 
' t^mpi ancora abbiamo da €ediié«» (6) m» tfrv#alttiei»- 
^ò impbttàtitihtob per là Storie d^ilalia, eiwè '^e i 
IPbt^hl, ^èilte dli'^8iEÌ6«e-^ni>6ei «^tdglimn'di^e della 
'^fati Tbrtéti^v %i^fk^<> t^le |[)o>te de^<h«M»ap, e 
'i^hifftkihtio^ le4òriéi['ribtfi«c«>«if^iHe kou \mu^ ai 
S^acebT léf*ttMà, è^ckral^pefaeìa ad ioieattrXÌBitipé* 

( i) Oiron. hrftnse P. IT. %\ II, Hér. Ital. 

(3) ÀDliquit. Italie, Dhsertat. f;^ ,, ' .^ 

(3) Ce4rei)4 C^mpend: Hialori. , , . i 

KimATOBI, YOL. XXXT. DigitizedbyGoOglC^ 



^ àptALt h* tunL 

ris«rbaa49 qafl d^QGOÒn^, i|l4:«Uo àt^ . Sioria. 

< CfilSTO MW Indi», tu. 
JUbo di ( IiEQNfi IX^pupa o. 

( AaAI«0 ni ce dk Gmui^ia n, 
anperadore 5. 

GiuatQ ch« fa a Roma il santo po^fice ^Leotm 
JXf e sbriglio da vari aftri^ io qiiaato,8iiiio (enea 
^à n'él precedente, come laseiò soritto I/nooe.ostien* 
*^)l^) patio io Paj^y parte per f 09 difozione (a), par- 
ie per quotar le discordie, insorte fra i Koraiafini eri 
popoli di quelle fiootradc^ che si sentivano gravati 
non poco da quella gente straniera. Pu nelF aprile a 
a Mbnte Gassino^ a.s. Uichele del Mon^ Gai^np) e 
o Benevento, dov^ 4i .nnoyo soomanicÀ^uel popolo^ 
perchè HbeHo all' iiiiperad9r<e* Ti^ni^ ih| concilio in 
S^nto, dove depone di^ arcivescovi <^nvinti di sÌp- 
monia. Toxnato a (Vicina, ^ui priacìpie H maggio ce- 
lebrò un abro canailio nelh basilica lateranenf e^ do- 
ire àtrono condensate le p/sr verse do^rine di Beren- 
'garto franzeSe intorno al sacramento delP altare. 
Fioriva in questi tempi in Normantj^a nei monistero 
di Becco il celebre Lanfranco ^ pfi^e^ allora d^ essp 
siicro liiogo, di nascita itfdi^dH^)^ pfr^hè^nato di nobi- 
li pareniiHn Pavia* ^ssei^o, p^^si^t^ C"'^!^ e il sud- 
detta Berengario qualche *4st^aa, ffi ,fgli chiamato m 
ItaUa, e.taato in esso concilio late^ff^neqse, qnao^o in 
quello di YerceUi susseguenteme^fe tenuto nel set- 

<i) Leo Ostiensìs'I. a. e. 8f. T • ' 

(a) WibortQt in Vita b. t^onis lib.'a eap» 4* 



▲ V jr o nx.*.^ 90 

letohre.^ questo aimo dal medesimo papa^ ginsU^c^ò 
tè tiesaove reste carissima a iulta la corte pontifiicU. 
Sor^i questo accidente a tmaggiom^ente accrescere U 
fune della letl^ajtiirt- e pineta di Lonfranco, il qoale 
•eoi. tempo dÌTeniM ebat^ di Becco^ t poscia arcive- 
SODTO santo di Canlurbrri io lofhiUerra. Era iosorl^ 
qualche contesa ira papa Leone a Unjìredo arcwe" 
sc0if0 di Bayenna spalleggialo da alcuni d^Ja corte 
imperiale. Però in esso condlio di TeroelU il papd 
gir sospese ilmipiste^o; episcopale» oppure, eomA tuo! 
Wiber.tOf lo aQomonicò^ Toi;nò egli dipoi alla in^ 
Chiesa di Tulio per farvi ia traslaaione del corpo di 
s. Gerardo, già vescovo di quella città« Passò ia 
quest^ anno nel dì i a d^ aprile a miglior vita su ^daJr 
Jferw o^sia Alferio iondatore e primo a^aie dell^ ior 
ai|^e. mouistero .della Cava nel principato di Salerno^ 
la cui Yiia^. insieme con quella di tre altri abati suqì 
^accessori, ai legge fra gli scriUori da me caccola 
delle cose d^ Italia (i).. Se si vuol presi sr fede agli 
Annali pisani, in quest** anno (2> Mugetto, re de** Sa- 
raceni afcicani» con un potente esercito tornio in Ssr- 
ilej^na, e cacciatine i Pisani, attese a iabbrìcar^^i dell^ 
città, e prese la corojia di quel regno. Pisani verq^ 
4:um romana Sede firmata concordia cum jtrivik- 
gio et cum vexììlo sancjti Petri acceptOy iavaseruut 
regem^ et c^perunt ijlum et totam terram^ el cono- 
nam imperatori dederunt El Fiia Jhit Jirmata de 
iota Sardinea a romana Sede, ^B al vedere che dei 
vari autori di questo secolo, i quali han parlato d«i 
£itti gloiioM di s. Leone IX papa, niuno parla di 

4^ &«ram lUlic Tota. TL 

ia) Annal. Pisani, T. TlsBer.lUl. p> i6> 

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loo JivtfkLi t!* mtià. 

(juesto, che pur sarebbe tornato cotanto in onore 
det medesimo : pare éhè si possa dabit&re deir im- 
presa suddetta, o almeno delie sne circostanze. Ra^ 
eque nelTanno presente nel ^ là A novembre àV 
augusto Arrigo nn figfiado maschio (i), ^rtoritoglr 
dalP tbij)eradrice Agnese. Fu qae^ti poi Arrida 
quarto ira i re, é tetòo fra gP imperatori, per cu» 
cagione vedremo a suo tempo seonrolta tutta V Ita- 
lia e la Germania.' 

Cessò di vivere in questi tempi Pandoro //^, 
prìncipe di Capua (2). Leone ostiense il fa portata 
via dai diavoli, citando uh^ appaiizione fatta ed un 
servo di Dio napoletano. Ma, slcóome il p. Angelo 
della Noce osservò, probébilmente questa fu una 
giunta fatta alla Crònica delP Ostiense, ed altri eia 
scrissero di Pandolfo Capodiferro, tanti anni prima 
defunto. Nei secoli dell' ignoranza gran voga eveano 
somiglianti visioni e dicerie. Pandolfo P'^ suo figliuo- 
lo, testò padrona di quel principato con avere per 
collega Landolfo V^ suo proprio figliuolo. Ho io rap- 
portato altrove un diploma dell' augusto Arrigo (3), 
come dato in quesl"* anno in fieivore del monistero di 
s. benone di Yerona. Le note cronologiche sono 
queste : Data III idas novemhris, anno dominicae 
Incarnalionis ML^ Indlctione IIII, anno domni 
Heinrici terlii re^is^ imperatoris autem secundi^ 
ordinationis ejus XXIIII^ regni quidem XIII^ int" 
perii vero IIII. Acium Veronae, Perchè era tutta- 
via attaccato alla pergamena il sigillo di cera \ e nel 

(i) Hermann. Contractus inChroa. 

(2) Camillas Peregria. Hist. Priucip. LaogobarJ. 

(3) Aatiq. Italie. Dissert. 63. 

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A M W 9 mb. lQ1^ 

novembre dell^ anno preseote potct correre V Indire 
diane IF^ ^eax^ iarae akro ^vb$^<% Io credei docu- 
mento originale e sipurp' |l^ ae $\s^ così Qell# pci]ga- 
HKe^a,^ ^è ò aviai^^iu^ ^^frore m copìaHo, noo so io 
ora accordarlo colla Terità d^ gloria. Che V inope- 
rador fosse in Italia in qnest^ anno, ninno degli an- 
tichi io scrijre, ed io lo. cre^o ^Hp* S9no a^bf di- 
scordi ira l9ro V ann^ HJJI di^l r«gno e il IF deK 
r imp^o. ^«b)>e da f^^^ s^ potesse riferirsi alP 
anno ip55, cplc9n(roi|lp^^U'prigii^)e. $iccomf ap- 
D^ri^e dn m dociwiei4ff.4fi ipe dfito ^|)a jnc^ (iXin 
qisesl' amo il vfiBXfAm^ .^bfirtQ 4f^ -W» progeni- 
tore ^' prìHi^pi es^fifi» fi IIW9W B9V4e della Luni-. 
^niL Sglfè qf^vi appeUjitQ féPmrti^ qiiij4fi%o 
vQCQii^r^ vw(Aio §t apm^ ié$ms Zi^n^fisis comitato^ 
film$ bona^ m0inqrÌ0fi iienmM€ ^ikfir^i.simiUUrqiie, 
Ac^Ox <^ tffar^hJQ et Q^m^, ja X^qnigiapa, era il fpr? 
te dei l^eoii ^ ^\^ p9s«edi»li 4»^ ^iMM^À a^d^esi,. 
a]^l9^ P<ia^ Wat<{h<B#i d' ^Bittf ?ot|o qu^t' «inpo. 
( s«fpa,re ^oa.f^ 9fl 1^54 ) si legge una lettera di 
^r^O. du<!q 4' I|&1ìa a J^^r^r^Q <?M^ di Farfa {2), 
io cqi egli s) rA^g^ d*" essere atatp ain«|esso filla con-, 
fraterpitl e p^cti^'ppzion delle oraiiioQi e de' meriti 
di QUO? b^pni molaci. Il A\fÀ^ sua inolkQ v^^^9 f^. 
degno d^ OH^rvauon<^ ò questo : £^ Argiro Dei 
protn4^nfia magi^ter v^sti^ jfi ^lor Jlqliut^ Cafa-- 
briae,y SiciUttPy Jhi/lag^niaef Mol|9 più antico ^ il 
rito di simili c«afrat^niA^ £r^ i qiQiHKi^ e4 esso du- 
ra U4|av^, 

(1) Antichi U ISsteofti P» I. cup. ii. . , 

(3) Chron. FarfcnsQ P. 11. T. il. R€r.,J^,^iÈoogIe 



loà AWWAti f* rrixti 

'( CRISTO lÉLT. Ià««. ir. 
inAo di ( LEONE' IX, papa 3. 

( ARRIGO niredi Germikiii ti/m^ 
-peradore^^. 

Tronronst P iatàócMì Leone IX papa e V im^ 
peradare Arrigo in Abgusta, dorè insieme celebre- 
rono la festa ddla porificazioiìe delta tanta flhdre di 
Dio. Io tal occasione^^r attestato di Ermanno Con- 
tratto (i), r imperadore rimise in grazia del papa 
Vnjrtdo areii>eseo¥o di Ravenna. Bla Wiberto (^> 
a^^agne nna partldblaritk, eioè che Unfredo fu dita-' 
mato da Arrigo ad Angasia, e ^po nttv restituito al 
papa ^uni beni ingiustameote ocenpati, & fortMo a 
chiedere 1' assplnnon deUe eensure. Inginacchiossi 
egli a^ piedi del santo pontefice^ e perehè tutti i t>re^ 
lati assntenti interposero le lor preghiere t» ^or di 
"^lui, Leone eon alta Toee disse : Jl misura della sua 
divo%ione Iho gli conceda F assohsbione di tutti i 
suoijalli. Nel ierarsi Unfredo in piedi, fti osserrata 
che quasi Imrlandost del pepa, e tuttavia gon6o di 
superbie, sogghignava. Vennero le bgrime agli occhi 
al buon pontefice^ e con voce bassa disse ad ahuni 
che gli stavano intorno : Ohhè, questo miseràbik è 
morto. Poco slette Unfredo a caèer bu^o, ed appe*» 
na ricondotto in Italia, diede fine alla vita e all^ alte- 
rigia sua. Ermanno Contratto lasciò • scrìtto, essere 
còrsa voce ch^ egli morisse attossicato, perchè la aua 
morte fu improvvida. Illa s** egli mori, come vuole il 

(i) Hermannas Contractus in Chronie^.' 
(2j Wibertas Vit. Leonis IX. f, a. e. 7. JOgle 



ffossi, nel £ 33 di' agosto, gran tempo eorse frt k 
di lui andata in Gemttaia e la notte- ^na. Tornato 
a ironìa papa Leone, qnhri celebrò dopo pasqua un 
nuovo concHio, dote ffB Tnìite èose seonnAicò Grv- 
gorio vescovo di Tercelli, imputato d* adulterio^ eoa 
una fedoya già sposa di un suo zio. Non si tro? am 
questo TeseoTo in Róma, e nulb ^tiè pale rispon* 
dere per sé. Ma 'avvertito deib censura eontra di lui- 
fulminata, se ne volò a Roma, ed avendo promessa 
sodAsfioione, «e né tornò assoluto e eomento a ca- 
sa. Questo prdato ne? tempi susseguenti ieée gran 
fi^ra negli aihri secokiresclii d^ Italia, siecoase ve^ 
dromo. Indo poscia il santo ponteica all^sigae aso- 
nistéro di'SuhiaeOi da dove esàendo foggio Jtihne 
ossia A%%o abate, a cai >datea rìmoadare Ja coaeiaii- 
sa, egli diede per abate a que^ monaci UmhtHoi n»# 
to in Francia, e le cai impi^eae, paste buone a parta 
cattive, »i leggono nella Cronica A Subiaco* (i> da 
me data aHa luce. E^ ndiabile quanta in ò sertcao, 
cioè che il papk inr quella coogiantinra Sàbì^eenus ud 
$e canvocavit in moneaUfrio^ ^^uonm iti r^qwtni 
tnstrwnenta eharfarum, nota^U Jaì$k$ima^ H cai 
magna parte ante te igne cremori Jpeit' IK qswste 
merci non fbrono privi una voka akrt monistcri* a 
cbies e : il che sta detto sensa pregtudbta degli isMUi- 
inerabili altri autentici docaàianli cbe si ^vaao nei 
loro archivi. 

Dovano in quimi tempi avere i monaci di Far- 
fii chi fi perseguitava n^Ua c^rte pontificia ; e proba- 
bìlmanUl uno^ da Iok nemici- era Gioyanni vescovo 
delia Sabina, iobe^mpsae di moll^ pret^mioni eontra 

(i) Cbron. SaUaccnise T« a^. lUur.Ilal. • 



4i; qaeU' iwgOA «i^cHiMro. J^Umvp i. i^oa^cc una . 
1««|W« tf boqA i^jHiKeapfs eqti^ f^aporgU le prorpfative 

fum§mii'9é9iH. oralftK^r' H che fcp mio tvywo fi 
cÌMtQii9n(i^Q#;OOQ.4e* ^ali mopi^<H; abìt^i^.m F^rfii, 
BMi ddgH^ijiró «ii«oi^ ahe:e^a9o «y mo^a^^tcrU jprio* 
Itti i^ttoppf^i» SUI eooiòiiA (ooMuna si ^8f to^ la Uj^e fir» 
i moMci le tt t^l4«tu> veifiavQ. Fi,iiahnje^t« jMfa Ldo* 
ae IX fimrfiDQii alunooisttf^ kvi^im lt,mtk \ kioì 
priftlegt tom «oa b«U«, ia w «i fa ^cAt^ri? H »^P ^»®* 
v« pie» di di^tìont, V9iri(p> ;le fai^t^sùpgLa Vergine : 
Daia III idU$ dsc^nAris. |i#r m^mf Pitici 4M;f 
coiti sancéùff roniamm JS^^im kiiMcÌh§^W%.Wt^ 
dmnnl ffàrùwatmi . arifkkafiPiiU^^h^P qaJoni^^ìs 
MTchkpùèopi^ tmno Jàmm teQois JX^p^pae Urtip^ 
Imdi^wi» F^ Qomfmèifi. wH i^Xifsoj^ve deir ^Qi^a 
presentev Gfiide iip«di:» Ufobé^e (;^) àMi J^rmanno, 
^rdhmeova di Gdopia folafi; fit^icgncefliere,dl papa 
Leon* ÌXi deHa-^eoi eefe b^U^ ti fr9i9Y» qafpU ootì* 
là. Eff^ilinadeMmo Efìmm>ié9 ercii;aDcelUere d^ll^iio* 
perii» ia cpiesii gjioriu» WibAiili^ fprive, (^) che p^ipa 
Leoae diede officmm, canoieUarii samU^ romanae 
te4fì#'e hii.ttatrfliiioÌ8«eceif«ri, Gonftiraiò pai^manld 
il «MAa pontefice tutti i ^mA dirktft el au^ imiterò ca- 
ta«rteMe.oon altre Mia (4)9 dite ^ Rifiuto ju^ 
2/1, etc. anno domni Leoni$ iX, papae JJ ( 4^ f •« 
Mve III)j Imiictioim Jf^^i l^t^u^io altre J>oHe 

(1) Chrón. Farfens. P. IT, f. tt^ Rek Hai." 

(2) Habiltonius Annal.^Beiie^ictlà. ad batic «rniottt. 

(3) Wibertós iti Vita Leonia K* h% 6.5^' 
(\) ChroB. CaMUciens. P. U. T. 11. Ber« it^ogle 



d«Ilo sjt^«o^p$i, il^u^l^ per testiii\onÌ9Qza dfU' O^ 
stiense (1)910 qae^t^ ^qop «pd^ a ^apc&a^ a.Beiieyea- 
4o e a S,9ler.no. l^ \%\ coii^uptur^ ò. gr«^bilQ c|i« 
s^qcedttSQ cig» ci?i^ praxeptiyawejQM »wa i|Sf«ritQ il 
ined^ttmo OsUe^se^ W^^^^^ I^U 4#|plvewe dalia ^oo-. 
inviDJica il popolo di Bep^yejptQ. Taotì pas^i deir oi« 
timo pontefice fmo. qp^Ue parti, e»nno lufti par, 
trovar, $0 ^a ipai poasibile, qualicfaa,riiaedio 9 frenp 
air iosol^ozA, gcud^tà €4 ayi4it4,ip9rc4ibile da* Norr 
mamii, o§ax 4ì fi^ ^^^^ ^ ff^tQsi alla P«^Ua e, 
alle TÌdaaQae, e Gristìani più di nome che di fiitti. 
In una lettera (o) ^m^ 4^ ^^^:F%^.^H^ imperador 
di G>stantìnopoli gli espone, qooi^ coftprp ain^nataa- 
Taoo, tormen^anp ^Q'vfH$e4 al>i|afi^ peppur per- 
donando alle àonne e a' ia^iuUi ^ sppgliaTano anco* 
ra ed incendiavano le chiese ; e che per quante eaor- 
tasioni e miniMc^e avetst agli adopera^p, .nu|}a ^ mu- 
tavan9 i ^oro perversa postumi. Per^ s^ e^a e|lft 
abboccato con Arg^o cal^p^n^ 4e' GjrecJ per repri- 
mere qoe$ta n^l^ |;e9te, aid implqifaf^ ap^Jie^il brap* 
ciò 4«Uo Me99<» fM^p^tp, gwou J^j W^»1f' a'MU^ V"^ 
punto f^rive JLppo JProtpipaJajP). che attivò, cipà 
4a Co$taiHiaopoli tornò{inPxi|^,^^./y/r^ %^H<>^^ 
4i Melo e duca di* ll^0 peip ^li Qreci. Yo}le entrar 
in B^i, ma gli fa negato 4«at Adrali^p^ Rcpinoaldo e 
Pillila fratelli, capi di p,A9^ &^n cf>ntraria, P^^^. 
mante il Pfyojo di Qaria^l dijip^tfcoi, de** <?ont^d}ttQri 
V ammise in quel/4 citt2^.;$j9'Pe fu^g^ Acbrali^tp \ St^ 
altri due irajelU pr^i» fwfio'f^? jiEiviati ip carcere, a 

(I) Leo Oitle^» CSk^cmC lib. a. e. 04. » - 
• (a) WtbertQS io Vita l»eo«)i# X^* U «vP..??- 
(3) Lupo» Prgtpj^la ip Ó^rpn, ^edby Google 



ib5 . AinrALi d*itài.ia 

Costantinopoli. Drogane^ conte e capo ^e^ormanni, 
fa in questo anno ucciso da un suo compare, e suc- 
cedette Unfredo conte, suo fratello, net governo di 
quegli Stati . ITói troviamo tiiittezzato in quest* anna 
nella città di Colonia it fanciullo \^rr£^0, figliuolo 
dell' imperadore Arrigo, e tenuto a! sacro foàte da- 
ttgo abate di Clugni, uomo sànfo^ Da un documien- 
tò che So diedi alla luce (t), apparisce che in questi 
tèmpi Guaimario IV' ^ Gisol/o lì suo figlio, erano 
principi di Salerno e dufchi di Amalfi e Sorrento. 

{ CMSTO MLit. Inditìone v. 
' Anno di ( LEONE IX, papa 4. 

( ARRIGO m, rè di Germania 14, 
imperadore 7. 

Era stata in addietro T Ungheria tributaria ieU 
f imperio germanico; ma essendo insorte ntf, è ces- 
sato il pagamento, si Venne ad 'ùn^ aspra guerra fìra 
Vitnperàdone Arrigo e Andrea ri it Ungheria. Ti 
santo papa Leone per deistdério di rimettere la concoi'- 
dia fra que*^ principi cnétiani, si portò in qùést' anna 
di nuovo in Germania per trattar di pace. Ermanno 
Contratto scrìve (2), eh* ^li vi andò per le istanze 
del re Andrea; fece desistere l' imperadore dAll^ asse- 
dio di un castello;' e troVbtcffó dispdstissrato ad lin ac- 
cordo, già si credeva di avete in pugno la pace. Ma^ 
Andrea sconciamente il' burlò: laonde il papa fulmi- 
nò contrà di lui la scoinuni^ia.'Se ciò sussiste, è cosa 
da stupir come Wiberto poati tutto al rovescio que*' 
(1) Antiquit. Italie* Dissert; 5. p. 217. * 
(3; Hermaonus Centractiil in Ckron. QqoqIc 



A H ir " Mtii. 107 

sta accenda con dire (i), chegU Uogfaeri erano pron- 
ti a pagare ii tributo, parche Qttèàesseró H perdono 
dd trascorsi'pasàati. Sed quiajactione quorumdam 
curiaHmnj qui JhUcibUs sancii viri imidebdrd iteti' 
IfUs^ suni ìougttsti aures ohluratae pteeUpus domm 
OpoiioUei^ ideo romana respubliàa suhjectiànem 
v^gni hungariei perdidU^ etadhuc doht finitima pa* 
tiriae' praedis et incendiis devàstari, Arrigo Tfoecan- 
cèUier deft^ imperadore txi m quest* anno da lui prò- 
lùossoall^àrcÌTeseovato di Ra?enna; ma' secondo il 
Rossi <a) non ottenne la coaferma e ti pallio dal pa- 
pa, se non bèlfanno seguente con boHa data F'I idu$ 
àpriUs^ anno pontificatus IF^ Indiciione Vi* Sotto 
specie dlntroniztar questo noveSo arcÌTescoTo, fa id- 
tiato a Ratenna anche Ni%oné ^^scow> di Frisingay 
uomo [Hén di ?izj e che per qualche tempo mostf6 
di pentirsi ff di abbracciar la vita monastièa) ma fn 
brerè tornò alla' vita di prima. Costui giunto a RiTen- 
na, quivi coko da morte improTyisa lasciò le sue os^ 
is. Al suddetto Acriga arctTCScoTO scrisse il suo li- 
bro ossia opuscolo intitolato gradìsimus^ s. Fier Da-^ 
imano, o, come si dovrebbe (Kire, Pietro di Damian&y 
nato neOa città stessa di RàTenna, e ginn luminare ^1 
tantità e letteratura in Italia per questi tempi. Uno an-* 
cara dei motivi per i quali s^ indusse a tornare que- 
st^anno in Germania U santo pontefice, fb, secondo 
ì- Ostiense (5), per impetrar degli ajatl dalP impera* 
doTe eontra de^ Normanni di Puglia, le a venie e cru- 
deltà dei quali egli non potea più sofferlre. Un d|iplo- 

(1) Wibert. Vita s. Leonis IX. I. i. e. 1|. 

(2) Rubens Hist Raveno. Itb. 5. 

(3) Leo Ostieas. Chron. lib. a. cap. ^43oQle -^ 



nn ehe »i legg« pubbli<»to nelle xoip AvtàiMìh ^tjAh-^ 
n^ (i), ci ùi vedere ne). giugno di quest^ anno io ^n- 
T^9 l'imperador^ Arrigo, che conceda ^l der^ di Voi-- 
terr* fra gli «ll^ri privilegi quello di poter decid^^e. 
Htì col ^kifUot £ni «llora troppo in i»so qa^^ b^^- 
f^Hoa f deteatabU lu^anza, accreaci^ta dipoi neU^ m* 
diMra inD^nfci dai ^accìatoi'i di puntigli* Per isradicarla 
molto a' è fat^ ma al mondo non maiipliecam^o i?xa| 
dei paxzl. Hq io pubblicato un contratto ^egui^l^t. 
^«est' aB«w> fra BonifwkìD 4v^cq. e n^archeat c|i To^ca*» 
na, signore di HanV>i^9 Ferrara ed altrf c^ti, e, Ql^ 
ta badeasa di a. Ginlia di ^es^ Fc^ a^^ta qneH» 
«arta^<s^); -^nno fé Incarn^iiione Domini nostri </e^, 
Chtifiti miUefimQ gt^inquitgei^imQ ^ecund^S Mnric^s 
grniia Jhi imp^ralqr augf«*&<^, amQ i^^pem ^y^ 
semini ^iH^rio haUndas t^prilis^lndictlQne gmflt^.Vì^ 
pòche aettimana dipoi appravvis^e Bpni|aa^o. Mentrp 
egli da Mantoini passava a Cremoi^a) per mezzp ^ 
nn ombi^so bofco, fn ferita con una saetta ojsjsia, eoa. 
un 49tdo auoMÌcato^ediqneleolpo moTì. Jfis d^hus 
macchio flonifaciu^ ( son parole d^Arnolfo nùla^^* 
se.(5) autore contemporaneo) ditm nemns iransfr^i 
ofuicum^ infidOs e^ obliquo latentibi^s, v^pfin^tg figi^ 
tur jact$h. Heu ^ene^r ac pìetms dierum% m<ituram 
moriem ^mgU(0 pr(Heoccupasfik II Fiorentini ^-. 
Te(4)>che eglifta/f malto c^rifiO d^anni niorì\ ma Q0ii< 
ave« • veduto Arnolfo^ acritlore più iaformato di lui. 
£ ae Boni&ùo ai truota marchese fin V anno I094» 

^ij Antiqui t. Ila)ÌG. Dissero Sq. p. 64t. 
(3) Ibidem Dis&ertat. 66. , . 

(3) Arnulphus Hist. Mtdiolaa. 1. 9. e. 3- 
(4) Fiarenlioi Mcmor. tli Malild. lib. f. 

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k tf 9 Ò VLII. 109 

eon^eii dkt Óìt egli fosse teòchio tieB* sodo prt- 
ìteme. E ^ ^ lìee tldtare t)ie nefT edizione della 
stòria d* éao AtniMo fetta dal Leibàizio sopra un 
lesto ibiianese, si lej^j^e ftiafchiò ISonthJhri'ait Bcmp- 
faòiu$. Ma il AiaAosdtitto estense più antico degli al* 
tri non ha MotOitférrati; e qti^la è una giunta di 
qtialcfae fiorante, sifceome già osserva! (i) nella pre* 
Tanone al lyiedesimo Artiolfo. 

Abbiamo da Donitone il tempo preciso della mo^- 
te di qnestd principe^ laddote scHre, ma accartamen- 
le tacendo ch^ essa fosse violenta (3): 

Ipse die sexik maii post quippe ìcahndai 
l)é's^ruH terratn^fjuem Cfuistas duóat ad etìtràm. 
Quando defunctus^ terrae dalu's^ esigue sepultuSj 
Tunc quinquagtnta duo temporù ffiiUe Iht statif. 
Fa seppellito il di Id corpo in-Matì tota: perloc* 
che si legge preso il suddetto Doni):one una curiosa 
altercatione fra qtrelTa città e la rocca di Canoi/sa, do- 
▼e pretendeva il buon monaco canos si no Ddniione, 
che se gK dovesie dar sepoltura presso de^ suoi an- 
iemali. Da altre memorie ancora da me rapportate 
nella prefazione al medesimo Donizone apparisce, 
aver la buona ^ente creduto che non nascesse erba 
nel luogo' dove Bionifazio Ai ferito. Certamente 
questo principe non era un santo. Anzi egli s* acqui- 
stò il brutto nome di tiranno presso i Tedeschi. Er- 
manno Contratto, vigente allora ( sé pure al suo te- 
sto non fu fetta qualche giunta), scrive sotto quesO an- 
ìra(3): Bùni/acius dttìssi/nus Italiaé marchio^' iftimo 

(1) Rerum luHc. Sctlptor. Tom. IV, 

(S) Oonìzo in Vita Mathild. lìb. 1 . 

(3) Hermannus Gontrtclus in Chromcb. 

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tyrar^niiSf insidUs a duobus excepttiS jndiilffus^ Sfstf>^ 
giitisque Quìneratus et pioriuu^, Maniuae^ sepéìiiur» 
£ il Fiorentim osscrra (i), ehe in tre privilegi, da Ar? 
rigo IT e Y e Lottarlo susseguenti imperadori con* 
ceduti al popolo di Lucca, si legge: ConsueitiuUn$s 
etiam perversasi a tempore Bomfaeii marchipms^ 
duriter iisdem hominibus impositas^ omnino interdir 
cimus^ et ne uìterius Jiani praecipimus* Lasciò Bo- 
nifazio dopo di sé tre figliuoli a lui na^ dalla duches- 
sa Beatrice, cioè Federigo ( appellato £oni/aua d4 
continuatore di Ermanno Contratto), beatrice e ilfar 
tilda, tulli tre di tenera età, e perciò bisognosi della 
madre. In quest'^anno ancora, per testimomania del- 
V Ostiense (a) e di Romoaldo salernitano (3), Guai" 
mario IK principe di Salerno per una congiura fet- 
ta contra di lui da alcuni suoi parenti e da altri mal- 
contenti, con più ferite tolto fìi di yitav e il suo cader 
vero obbrobriosamente strascinato (ungo il lido d^ 
mare. Salerno colla rocca res^ò in potere de^ congiu.- 
rati; ma Guido duca di Sorrento e fri^tello d' ^sso 
Guaimario, chiamati in ajuto i Normanni, da li a aur 
que giorni ricuperò quella città ; installò nel princir 
pato Gisoìfo IJ^ figliuolo del trucidato principe; e £&- 
ce morir quattro di lui parenti cpn treniasei aUri^ 
tutti rei di quel misfatto. Fermo^si .tutto ques^"* ann<f 
In Germania il santo papa Leone^ ed in Vorodasiar 
celebrò la festa del natale in compagnia deU^ imperar 
dorè. Allora fu, secondo Ermanno Contratto, ch^ egK 
lece istanza, perchè ibsse restituita aotlo ii domini^ 

(1) Leo Ostìensis lib. a. eap. €5. 

<a) Roinuakliis Salernit. Ghfon. T. 9. ^er. ItaL 

(31^ Leo O^tiensìj lib. x cap. 84« 

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deVa^CSUcMif^Bapa larice^ ÌM4ia £ Falda ^n 9Ure 
p^ale u^qiiflb.ccHitcadai kii|B^ uql lempi ad^ictrp 
furono donate a s« |^ietr<^ a pagif aqo ce^fo a Roma. 
Altrettanta premora at^, pcA fp^fojrato di B«(qbeii- 
^a, di eai Arrigo I aagasta avea fatto aa dono alla 
jQiiesa rooiana, e jiagfva.anch^ esfa-aonualmente a 
Boma on eavallo |>ianco e cento miirelie 4* prgei^to. 
I'* iogparadore ali' incqntro, mosto d» egaal brama 
da poter disporre di quel vef colato e delle suddette 
badie, [propose piuttosto un camino, e questo fu accet- 
talo dal papa» Gioi Xjeqoa ni|iua^ p^d Arrigo ji suoi 
.difiu} eopra : quelle cbici^e, ed Arfigp m contraocan^ 
Ino fU ^s^det^ molt% suoi Si^ti n^lie parti £ Mi da 
Jloma. Ij Ostiense , feriva <i)*che ^me i^r ipsum 
4iposiaìiewn et intperaiarem fyda -eft comnmMio de 
BenevMìOp pi bambergpì^i epi^co^^ ma ffequi dicbia- 
rareae jb^e cedala la sola ^it^à di Beneventp col sup 
te(ri^rip,^(HMQ^ gode on^di la S^d^ apostoli^, oppu- 
re enche.il principato,, di buona pa^te nondimeno del 
qqale erano ,eta^ {)ciqia investiti i Normanni; e lenapi 
dire con qua^ titolo, e patti c^sse tali StatL II $U 
fonio (a) dice ftamim vicariatu^, Qm^ ^gU interpre- 
tò le parole deirOstien&e (5), laddove scrive fi\xtLeo 
monus papa solcar iatloms gratta Beneifentum ah 
Beinrioa Qonradi fiUo recjspiL Da questo cambio 
P<M .deduce il padre Pagi, (4), che non sussista quanto 
he Eutropio prefe presso il Gulda&lro^ con djre chu 
Carle sfilvo av^ disir^f^9 Qenev.ento dalP imperio ro^ 

(f) SigooSaè de K^sg^ae ItaUse Hh. %, ' 
<9> Leo Otiièasìs lib; a. eap* 4^. - 
kZ) lf^pvk% in Annsles fiaroa. 
<4) Hermaonus Gontr^Uis in Ghran* 

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^)Lh aMIIÉLI b' filila. 

nMàò, e coMé^tttèio ài fkHitefiti retti^t. S'sr ^DÒ si- 
%ifMettte deSdrl^, yilye ìiìippnté Loddvtèò Pfb, t)ttòf- 

rdroèss^'dutjàlo dfBcoétéiÉtio. * i 

( C»fSt*0 Mtltì* lùdfeictoélrf. • 

■ inno ài i LEONE IX pafm 6. 

( ARRIGO m, ré <K 6«rtti*ttia t5, ino- 

"lE^éWddré S. 

* = - > . ' . ' ■'>'<■ • ■ ■* 

P éssTsteMa ééV tmgu'sib JÉ^ijgà p^ììbttÈt kiPó- 
* %\ht ddl 'giógo de^ Normabiif, ^qudi, pet <|tiablo étA- 
ve Erittc^tio Contrattò (f), v^èùt atUuòéì^ iitSiff!' 
Ht htìlà prérHà^ cùièpérùft% ìnjuiium, éhmiftd^M 
'hìvAékrè^ hàè^ed^ìiS hgllvhùs fòàÉieRa^ praééii&^ 
Vil/À^V "àómu!^^ uaròrès étiàin^ gàibuè 'Ufmi'i^ '9p tm- 
Jèritiii^'Hs eccìbàiàtum àirij)e¥e^ pxysù^bthà lirniid et 
hamana ùfnhia (ptatét ^r^uf plus )^oietdHl yfuru 
€oHfi0iékrè^ nècjàM ap&iiàKcù pbhHfiài, heb ipsi 
-imperatori^ hisitanium 0tìrbo tenù^ éédèirè. ^u- 
'gReltno pugliese dhrersatiaèhte parfà delle éonidbtia 
de' Norniianni, e ci vorrebbe far credere, eh* da Àr^ 
^girò duca d' Italia per V imperadore greco provenir* 
*sero s^pectalmeìate tanti lamenti in parte fkhi eontra 
'de'* Nòfmannf, diappoicbè Hoo gli era rtoàcito né eob 
Janeiri né coti promesse di tirarli fiiór d* f téiià ài 
^èrngfo de' Greci. Secondò lai (r), fe geàte di f'à^a 

variasdtfprre qvmrela^^ 

Caepit^ et accusai diverso crimim Galhs* 
F'^ris commiscens fallacia nuntin mittii 
(i) Hermann. Contracliw. in CbromJ ' 

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1 



1. 9 ir o H&ni, iiS 

Argiróus papae^ preciÒH$<iueJreqi»ejitibus iìkim 
Obsecrai^ Italiam 4fuod ÌUferUHe carenUm 
Liberete ac p^pubtm disetders cogat iniquum. 
Ma non «ra papa Leone uomo àa lasciarsi in tal 
eonghintara ingannare. Egli stesso soggiornava in Ice 
TÌcinanza e più Tolte era stata sol fiitto, cioè in queU 
le contrade medesime, e potea ben sapere s^ i Nor-r 
manni fossero rì o no nna specie di masnadieri. Te-. 
dremo die mai non si quetarono, infinattantoché iioa 
bpogliaroBO i signori di que^ paesi de^ loro Stati. 
Guglielmo storied^ allorché i IVormanpi farono nel 
eohno della potenza, scrisse per piacere alla smessa 
nazion dominante ; però non par sicura la testimo- 
BÌanza sua. Ora V imperadore diede alcijine delle sue, 
soldatesche al papa ; molte altre, ne ottenne esso pa- 
pa da diversi signori ; e con queste brigate s' udì una 
gran ciurma di scellerati e benditi, tutti condotti dat- 
r avidità e speranza Cti far buon bottino. Nel mese 
di febbraio con questa gente calò in Italia il buon 
pontefice, conducendo seco Gatifiredo duca di Loro* 
na e Federigo suo fratello che fu poi papa Stefeno 
X e molti cherici e laici esercitati nel mestier della 
guerra, per valersene contro i Normanni (i). Ma pri- 
ma di arrivar egli giù òekV Alpi, Gebeardo ifescovo 
allora di Aichstet, di nazion bavarese, avendo fatto 
lifiorso air imperadore, tanto disse e tanto lece, che 
it ridusse a richiamare il grosso corpo di truppe im- 
periali già spedite in aiuto del papa, in maniera che 
altro non vi restò di quelfesercito, che un battaglio- 
ne di cinquecento persone (2)r Se n** ebbe poscia 

(i) Lambertus Scafaaburgensis in Ghr. 

(a) Leo Ostieniis Chron. l. 2, e, 90. 

MtJBfcTOHI, VOI.. X«V. DigitzedbyGoO^e 



1-14 AmiALI 13? ITàLlA, 

ben bene da pentire lo fttes«OvGrd>cardo, daoohè di- 
venne anch^egli pontefice romano col ftome di lit- 
tore II, per le ÌBsolàìse «lie, non sten di papa Leo- 
ne IX, dorelte tofifenr dai Iformaiitti di Puglia lenza 
poterli reprimere. iSionto a Maiito<fa pepa Leone 
nella qoinqòageàna, per atteiti^o di Wiberlo (i), 
détenAinò di tener qaivi un coneilio/ Erano accorsi 
ad ossequiar il papa vari vcacori dì LoadaerdifS a^ 
^oaK faceva paura il rigore e xeto del sjmHo pootefì- 
ce : che ben sepeemo dì-, aver de' UMìftcainenti da ren- 
derne conto. Però alla ilor suggestiotte fa attribuita 
una rissa insorta fra i famìliarì d' essi prelati e quei 
del papa, in tempo apponeo che sì otlebcevtf i^ eoo-, 
cilk). Corse alla porta della basilica il santo padce^ 
volavano le saette e i sassi, e £n egli sfesso in peri^ 
colo della vita per salvare i suoi domestici che si ri- 
fuggivano verso la di Ini persona, e sentachè ^i ag» 
gressori si guardassero dai ferire chi andava a ìmi- 
scondersi sotto le vesti pontificali. Si qnelò conr dif- 
ficoltà il tomento, ma fa esso cagione che si sciolse il 
concilio ; e ciò non ostante il misericordioso ponte- 
fice diede nel di seguente V assoluzione agli autori di 
tale iniquità. Andossene a Roma s. Leone (2), e do- 
po pasqua tenne quivi un nuovo coneiBo (5), dove 
ivL posto fine alle vecchie liti che bollivano fira i pa- 
triarchi di Aqnileja e di Grado, chiamato nuova 
Aquiteja. Cioè fu deciso che quel di Grado ^$se in- 
dipeodeote dalT altro, e vero metropolitano dell^Istria 

(1) Wibertua Vita s. Leonls IX. 1. 2. e. 4- 

{2\ Hermannùs Goutract. in Ch. ^n. 

(3) Leo IX. Epistol. II. T. IX. CondIiorj4iabb|à 



A H V 9 MMU. Il5 

e dette isole ^1 TcBesta. Anche il Dandolo (i) ne fa: 
seettàone, me con lopporre ciò segnilo in un prece-' 
dante sinodoi, mentre aggiogoe ei^ pape Leone TÌsi- 
tò dipoi Tenesin par dtw)zione Torso s Marco. Ciò 
pfiobabilnieirte accadde neU^^Ilimo suo Titomo dalla 
Germania sid principio delT anno corrente. 

QiA fiitto, ordendo pure il santo papa di deside^ 
no àk liberar la Pn^ta dalla . crudele ed insaziabile 
naoione dei Normanni, mosse T esercito preparato 
lontra di loro. Era qnesto composto, secondochè 
abbiamo da Guglielmo peciose (a), de* pochi Tede* 
adii ch^ egli ^vea potuto pit^ere al sno soldo, cioè 
di settecento Sveri, dtre alla canaglia de"* facinorosi, 
vennta di Germaoia, condotti da Guarnieriy che 
probabilmente fu il primo marchese di qnesto nome 
della marca d^ Ancona. V erano inoltre moltissime 
Imi gate d^ Italiani armati, raccolte da Roma, Spoletr^ 
Camerino, Fermo, Ancona, Capna, Benevento ed al- 
tri looghi> Non sn^siste, a mio credere, che Goffre- 
éo^ e Gotifredo duca di Lorena fosse il generale di 
questa impresa. Piuttosto è da credere Èodolfo^ elet- 
to già priiicipe di Benevento, per qnanto s^ ha da 
Leone ostiense (3). Consisteva poi T armata dei Nor- 
manni, secondo il medesimo autore, in tremila oa- 
Talli e poca fanteria, ma tutta gepte forte, agguerrita 
e ebe non conosceva paura. I condottieri di questa, 
divisa in tre squadre, lureno Un/redo^ conte e capo 
d'essi Normanni, Hiccùrdo conte d^ Aversa, Roberto 
soprannominato Guiscardo^ cioè Astuto^ poco dian* 

(0 Dtodal. in Chron. T. XII. Rer. hai. 

(a) Guilielmos Appahis 1. a.Poem. d« Normanii. 

(3) Leo Osfcieaiis^ Chroo. 1. a, e. 87. 

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IlG ANVALI D^ITAI.IA 

zi venuto di Nurmanclia a trovare il fratello Unfredo, 
cioè quel medesimo Ruberto, che vedremo a atiof 
tempo padcooe di quasi tutto il regao ora di Napoli 
e ora di parte deUa Sicilia. Tralatcio altri, nominati da 
esso storico pugliese. Dal medesimo beati e da Er- 
manno Contratto (i) abbiamo cbè i Normanni, veg«- 
gendo si grande apparato di guerra contra di loco e 
se di £t)rM troppo disuguali, spedirono ambaidatorl 
al papa, offerendosi umilmente al servigio e alla ub^ 
bidienza di lui, e di riconoscere in feudo dalla santa 
sede gli Stati da lor posseduti. Ma non fìi accettata 
r offerta, non già per: alterigia del papa, pieno d"*. u- 
miltà e nemico di spargere il sangue cristiano , ma 
per cagion de^ superbi . Tedeschi, i quali s" opposero, 
deridendo la ptcctola statura de^ Normanni e figu* 
randosi d^ averli già vinti col solo terrore. Costoro 
indussero suo malgrado il papa a comandar lóro, che, 
deposte le armi, se ne tornassero al loro paese: altri- 
mente andrebbono tutti a fil di spada. A questa sì 
aspra risposta non seppero accomodarsi i NoÉrmacni, 
ed abbracciando i consigli della disperazione, risoluti 
piuttosto di morir cadauno onoratamente coli' armi 
in mano, che di accettare un cosi vergognoso partir 
to^ si prepararono alla battaglia. Fors' anche furono 
i primi ad assalire improvvisamente V oste nemica. Si 
IkcQ questa giornata campale presso Civitella nella 
provincia di Capitanata nel di i8 di giugno (3). A 
Riccardo conte di Aversa^che guidava la prima schie* 
ra, riuscì facile lo sbaragliare le mal disciplinate mili" 
zie italiane, ed inseguirle con loro non piccola strag- 
li ) Hermannus Contraetas in Chron. 
(2) Gaufrid. MaUterra Bistor. lib. 1. e. 10. 

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A W II O ' MLUI. 117 

gè. S^ affrontò Unfredo conte coi Tedeschi, e troTÒ 
quivi duro il terreno, in gnisà clje per la morte di 
molti de' suoi era vicino a cedere, qtiando il valoro* 
so Roberto colla sua schiera di riserva accorse in 
aiuto del fratello, e fece delFé mirabili prodezze. Tor- 
nato poi Riccardo dalla càcrra d\egritalianT^* fini fa 
festa cólfa morte di quasf tutti i Tedeschi i quali vi 
lasciarono ben la riia, ttìa fe fecero costar cara ai 
vincitori. Papa Leone, dopo questa disgrazia afflittis- 
simo, si salvò cólFa fuga in Civitella, che fu ben tosto 
Assediata dai NorÀiànni.' Secondo Gaufrido Malaterra, 
quegli abitanti, per non aver danno da quella feroce 
nazione, misero il papa fuori della città. Guglielmo 
pugliese scrive che non vollero riceverlo nella città, 
temendo di disgustare i Normanni, di modo eh' egli 
Tenne nelle mani de' Normanni stessi. Volle Dio che 
costoro 81 ricordassero d'' esser Cristiani, ne obbHas- 
scro il rispetto dovuto al vicario di Cristo. Perciò, 
lungi dal fergli oltraggio alcuno, córsero a baciargli 
i' piedi e a chiedergli ^perdono ed assoluzion delle 
colpe. Il paj^a li benedisse, ed ottenne da loro d' es- 
sere condotto a Benevento : il che con tutto onore 
A lui eseguirono. Quivi si fermò egli per molto tem- 
po, cioè per tutto quest' anno e parte del seguente, 
ma senza essergli permesso cB tornarsene indietro. 
L^ Ostiense serive che entrò in' Benevento nel dì 2 3 
di giugno. Non fu lodata i3érì zelanti cattolici d'allora 
qviesta im>presa di ' pàp^ Iiéone, ed anzi- fu credulo 
che Dio permettesse dò per insegnare ai capi della 
Chiesa e agli ;altri sacri ministri d\ non intervenir ai 
sanguinosi spettacoli dclk»fmenre.. Gomito JDeLjitifì' 
ciò. dice ErmenHO Contràtio, «Ve fuia tantum sa- 

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Il8 AirVALI ;d' f TALlf 

eerdotem spirUuaiis potius guam prò cadueispebui 
pugna decebat ; sive quod ntfarios homines quam 
muUos ad se oh impunitatem scelerum pel quae^ 
Hum aifarum confluente^ cQntra kidern sceìestqs 
secttm ducebat ; swe divina jusUtia alias^ qu^s ipsa 
noni, oh caussas nostros pJectente. 

Disapprovò sommameole tal fiitto aaehe s. Pier 
Damiano, ton gingoere iofino a jiiegare ai papi il di'^ 
ritto di far guerra : perlochè si merita la ot nsura del 
cardinal Baronio. fila soli certo che seppur lo $%^S9^ 
Baronio seppe approvar V andata in persona dì que- 
sto buon poutefice alla guerra^ massimamente coutra 
di gente eristiana. Anche la spada temporale convie*. 
ne ai sommi pontefici) come principi temporali } ma 
questa^ per sentimento di papa Gr^orio IX, prò ec^ 
desia manu saecularis principis eximenda est (i)* 
£ Brunone vescovo di Segna (a) scrivpi ch^ egli andò 
super Nornutnnos praeìiaf$AruSy %elutn quidem Pfii. 
hahens^ sed nonfortasse scie^tiam. Vtinam ipse,per\ 
se iUuc non ivisset^ sed sohanmodo iUuc ^ercjium\ 
prò justitia d^endenda misisset ! Riposossl dipoi Uk 
papa in Benevento, come io città sua^ $econdo, ]»> 
Cronichetta dei duchi di quella ciità, pubblicata dal. 
Pellegrini (5), Pandolfò V e Landolfo V^ principi dì 
Benevento, aveano tenuto, quel principato, if^^ii^diuf?^ 
venit domnus papa Leo in Beueveutam mense ouv 
gusti Indictione IV^ annp Domini JUff^ et exsiliaU 
suni. E ciò avvenijie prima del cambio di Benevento 
con Bamberga. Fare' che solam^uite dopo esao dimbio 

(i) Gregur. IX. in Cpist. ad Germ* Constant 

(a) Bmao Episc. in YiU Leouh 1X« 

(3) àpud Peregrio* Kit Frìmdi^ {laoii^obard, 

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un cerio JZ^<2t7^viÌD«9e creato. d»! impo' primoijpà 4i 
Benevento: il die^ qittndo tìa certo^ abbaftaou ti 
ooaosce, cfae non la sola città, ma anche il prineif>a* 
to era rtalacedbto a papa Leone IX, U che twUaria 
è ^ificile a credersi^ perchè allora i papi non cenee* 
detano ai lor vasaatti il titolo 4i prìncipe^ tigniftcanT 
te in questi tempi un tignore ndipendente, o nn fi-* 
^o £ lenanoi. Oltre atta battagKa tnddeUa, abhia* 
mo dalTJbMKiiflftobarense {i) ohe nn^ altra ne snc- 
•edelte ed ani^e pii n u^ e lorte nett^ anno preted^o- 
te« Ecco le ane parob* aU^anno io5i, nel qoal rien 
anche riferito il firtto d^ anilii ètW esereilo pontifiiiow 
AtprQ ( doca ^ itolia per X iijipérador greco) Àfrtl 
( in fece d^ wit ) «n Sipomkf per mar^. JDeinde Um^ 
freàa ( conte e àapo de^ Bormansi ) ti Pstrone eunt 
exereUu NormMinorum super* eum, et fi&ermd 
béVwn^^t ceeiékrutU^ Lpngohardig Unéenu jQaae 
Air giro stmwhus exiiUit pìagutus, et ibk m citiìiMa 
Festi. PoscMiaft^ vtuats- preaente narra che lo.stefto 
▲rgiro ^>edi il vvMero di Tram a ^Geataaitiaopèlfi 
per ragfnagUar . qliélla eortn de* $ioi«tari arve nlmeati 
d^e cose di Italia. Gni^ieliio pofflieeB a80»«gne<a)9 
^e per qaeilm disannnM'e Atigiro caddb d^.gra-^ 
zia 4«1 gMio impQrsdo0e, sospettandolo forse d^iftf 
teUigenaacoì Nor8iaMtf,.òppMre;figQardhnd<^.eoaBa 
uomo inetto al foverno.rFn parie» aoaiadalto in, esir» 
lio, dorè dopo lungo tempo, cmcciato dalla poca saoi« 
tà e dalle amarezae deir animo, diede fine alla ina 
Ttta. Abbiamo nondimeno da Leone ostiense (5) che 



(i) Anonymus Barenns T. V. Ber. Ital 
(a) Guilielmus Apputiis lib. a. Poem* 
(S) Leo Ostieniis lib. 3. eàp. 10* 



Google 



Argirò tuttavia nelP anno io5S era Barenskùn ma-^ 
gister^ e che solamente in qnelP anno egli andò a 
Costantinopoli, e in tal congiuntnra è da credere 
che restassero liberi i Normanni da questo emulo che 
tanto s"* era maneggiato per la loro roirioa. In q^uest' 
anno (i) Vimperadore y^rr%ò,' tenuta una gran die* 
ta in Tribuarìa. fece eleggere ree di Germania e su6 
successore il fanciullo Arrigo^ iV^ si» 'figliuolo. B 
perciocché Corrado diica di Baviera* s^' era collégatar 
con Andrea re d^Ungfaeria^ neMÌco del Yoinanò iol- 
perio, gU tolse quel ducato e lo diede allo stesso no^ 
vrilo re suo figliuolo. Ho io rapportato altrove (d) té 
conferma de^ privilegi iatta^daU* augusto al monìstero 
delle monache del senatore di Pavia. Il diploma bi 
dice dato XI halendas num^ anno, dominieae Inedr" 
katioms MLIIII^ Ind^otione XI y anno auPem dò^ 
mnl Utnrici tertU regis, ònperatoris sécundi^ ordi- 
Tfaiioni^ BJus XXF^ regni quidtm XIII^ imperii 
vero^ VII, Aeium Tutego. Probabilmente V origi^ 
naleavi^ «mito dominicae Inemmùtionis MLUÌ^ 
percbè veffmetote r Indidooe e raHre'ìibt» indicano 
ratino presente, se plire' non fii quivi adupm-ato 
Fanno pisano. Ribellatisi ki qnest^ianno ^i Amal^ 
tani al cieco Monsone loro du<}a (5), V obbli^fono 
a fuggire, ed ^orarifOTHildeposto Gio^OfSni suo 
£rttello^ i4 quale seguitò por a governar quel • pope^é 
per sedici aiini. ' < 



(i) Hermannus Conlraclus in Chrun. 

(2) Anliq. lUh Dissertp 70. 

(3) Ibidem Disiertat. T. j„p. an. 



,y Google 



( CRISTO ^L\y, ladiùcuae vii. 
Anoo di ( I^OKE I3(^ papa jS. 

< AaaiGQ ni, re di Germavàa 16, 
iupciff^re 9. 

Pasiù il vfiTBO i|i Qe9t?eQto il «aDto pontefice 
I^om £X^jatkUì mu»(k-'M9^ì^ow^gpx9bè «gli, 
lecoodochè scrive Lemberto da Scafoaburgo (i), 
daf^ichè fu liberato dall' assedio de' I^ormanni, 
ewwtos dUs^ quibus $up€rvixU tantoe calamitati^ 
in ìuctu et ìficerore egit. Ed Eraa^po CoDtrj4UO 
«criTC (2) eh' egli ridotto in Beoereuto^ quivi si ier- 
mò^necjuit ridire permissus. Non. dice chi gì' ìjo- 
pedisse il ritorno. Possiamo con tutta ragione sospet* 
tare che i Normanni $ ma ciò non s' acN^orderebha 
col Malaterra (5) là dave racconta che papa Leone 
loro non solamente resiituila sua. grazia, ma cooce^ 
détte ancora in feudo tutti gli Stati pois^duti, « 
quegli esiandio che potessero acquistale in Calabria 
e in Sicilia ; gioc«hè la Sic'dia tut^ivia gemeva ^ottq 
il giogo de" Maomettani Saraceni. Spedi il buon papa 
od gennaio di quest' ^nno a Costantinopoli per suoi 
legati UmkertQ cardi^aj^^^ Pietro arcÌ9escQs^9 d* A- 
mglfì e Federigo difucono cardinale, cancelliere delia 
santa romana Chiesa e fratello di Goti/redo duca di 
Lorecaf a cagione. delle liti *ix)i;SQrte in,) questi tempi 
fra le cbieae latina egrec^, le .quali .andarono a tei;- 
minore in un deplorabile sci^][fia. Se. nf| pvu^ iofoi;- 

(1) Lambertos Scafnaburgeosi» in Chr. • - » 
(a) HermaoDc» Coi^traclus io Chfon* 
3) Gauffia. MaUtcrr* 1. ?. iSiit» 

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I aa AinrALi t!* italia 

mare il lettore dagli Ansali ecdetiastici del cardinal 
Baronio e da aftrì scrittori di si fette mafterie. Ma le 
afflizioni delP animo ridondarono ancora sopra il 
corpo del buon pontefice (i). Infermatosi, ebbe non- 
dimeno tanto vigore, che celebrò /nesst pubbltcamen- 
te neir anniversario della sua orinazione, cioè nel 
di 1 1 di febbraio. Crescendo poscia il malofe, di co- 
là M parti nfel <li t a ^ marzo ^per Jloniaraeoe a A<v 
ni», e gli prestarono in tal congiuntura buona scoria 
ed ogni possibii servigio t Normanni. Secredmmo 
al Mataterra, lo stesso e&t^ tfnfi^da ti condoaia 
tx>n t«ktto otiore fin^ dove piatte al papa. Ltona 
ostiense lasciò scritto (a) ode 1' accompagaò fino a 
Capua, dove esso pontefice si fermò per dodici gioiw 
ni, e, preso poi seco Richeri0 abate 4i Konte Gaesi* 
no, continuò 'à su» viaggio fino a Roma. Sé paaa»» 
tono molli giorni che fu chiamato da Dio a godere 
delle sue rare virtù e ^onose fatiche il pi«mio in 
delo nel di 19 d^ aprile deiranno presente. Dio aw 
testò eoi miracoli la santità di questo bue» pontedee, 
H quale, benché poco vivesse e tu tempi tanto corrot* 
ti, puf e gran cose operò e gareggiò in attività e wéo»^ 
eo* primi pontefici Mia Chiesa di Dio. Yeggansi la 
Vite di Ini scritte da Wiberto e da Brunone vescofo 
di Segna e gli Atti de^ Padri BoUandisti al di i4^ 
d' aprile. 

Succèdette ih quest^ anno^ se pur n^n fa ital 
precederne, in Italia un matrimonia éhe disturbò fot"- 
te la corte imperiale in Germania. GoHfrèdo^ OMÌa 
Goffredo duca di Lorena, die, secondo Lamberto 

(i) Wibertus in Vita papae Leónis IX. I. a. e. 7. 
(a) Leo Oslieosìs in Chroa. Hb. a. cvp.^;. 

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i ir ir o HLiv. Tti$ 

Bc^fiMbiirjgeMe(t), «n gi& véwxiò in Ittfiécoii pB^Mi 

Ii«oiM , dppm«9 «9tt« ha Efèièmio Contratto (ft)^ 

ItaUam latèìtU^ é(Uen$ tielt*Mifio preterite: trattò 

« conehHise te- me nozse t)OB Eeatriet , vedòt^ 

<M Al marcbewf e dtiea di Tosé^ante Bonifinh^ ^, 

•eeoodoehè haiiiM> olcufii eotighìetUiralo, ooneWè 

«Bche t' aceasanéiAo di &oiifreào \\ gobbo tuo li- 

^aolo eoa Holilldb^iaotadK' etta Beatriee, «Alorti di 

atà easai tenera. Lamberto e Sigeberie (5> scrìttmo 

c éi i i taato il mairiiiioiìio di Beatrice ne!l^ anno prece^ 

dente. ErmaiiM Contratto ne f>aHa tolamedte hi qua^ 

tto, tcffttiiiBttdo eoa M^fiitla-«oliÌEia'e colia morte pro^ 

pria la Crocida toa^ Altretttola ba BeruMo Ai Ootta»* 

ta (4). Per tal ^ lo Vcaltro Goiìrédo ( ton parole 4t 

Lamberto ) Beatrittm nceipùìns^maf'eham ( di Té« 

ftcane) et ceteras ejas poésessiones eonjugiipfaeHoDi» 

Mi indicava, A questo a?vito t^ allfivmò non pooo 

r aogutto Arrigo, prìniiaf aaaeoté percbò tedet» i»- 

taecato di troppo il tuo^dlritlO) mentre, teoondo le 

leggi, i> secondò -40 'eontuetttdini, Beatrice, per «aaeré 

donna edaftohetolamente vedova, non poleapreten- 

dere di comandare nel ducato della Tottana, e ben^ 

die arcata figHuoIi, apparteneva alP imperadort li 

dame r invettitnra al maschio. Secondariamente per» 

die Ootifredo, sSato finora neniieo dell* impetadofe, 

e personaggio di gran tenrio e maneggio, era creduto 

espace di tconrrolgene tutta f Italia; e di sottrarla al 

dominio diegH augniti tedetchi. Tedembo grande 

(i> I^mbertttt SesfniibargeQsis in Chroo. 
(2) Berm^oa3 G)ntractas in Ghroiiico. 
(3)^igeberttii!fi'Chr(Dtf. "' ' * 

(4) Berlold. ConttanHnentIs in Cbron. ^^^.^ 



la poteaza del marchese Bonif^fìo aoobe io LòaibM^ 
dia, dove possedeva tante fortezze e i^ni: tutto veK»- 
XM i^ potere dj Goffir^do, e però aoo erano iogiustid 
sospetti e timori d^ Arrìgp, il qode fio d^ allora penr 
so a rimediaitvi ; e n<i il vedremo yeiiijre nell^ anno 
seguente apposta per questo in ItaSa^ Dopo Ja vittoria 
riportata centra delP esercito pontifizio non istettevo 
punto i Normaniai colle mani alla, ciotola. Per tesl>T 
moiùanza di GugUelmo pugliese (t) musa citta reald 
io Puglia^ che non si sottometteaae al lor^ domiiiio^ 
o non si obbligasse di pagar knro tributo* Un/redo 
conte • capo d' essi fece, allora aapra vtad«tla dagH 
uc^oti di Drogone suo irateUo^ e. foneò^irubbidìensa 
la città di(Troja,.Bari,Tra13l,:yel|cMl^ Otranto, Aeet 
reiiia ed altre, terre. Ma questo ttOrioo di^de qui^oa-r 
gli eccessi, con atuibuire tuttev queste prodezze e coih 
quiste ad Un&edo. Ctrtamente parie, d^ essasuòaor 
dette dipoi. Mandò ancora, peritestiflioiuaiiza.dilui, 
MoÒBréa Guiicardo suo {rateilo a fu; deUe conquistA 
in Calabria» Uomo di mirahtt ac^ortewa e i>ravuytt 
•fD Boberio, e{>erciÒJK1>pe ben prc(fittBi*ne., Fora' an^ 
obe fece più di qu^l che si appettava, o voleva Unlr^ 
do, fi. quÌQ<)i nacqi^ lite fra lutrq, di maniera che un 
dì, trovandosi insieme a, pranzo, Vofredo^i.fe^e met- 
teva legiani addòsso» e, aguaim^ b i^adtf» eir^in prò- 
qnto d^ uccìderlo, senon.iosate ^t^tft tf?Gataxy]^9 da^ 
GofiGjtìao. Se^tò Rob^to; in prigipAf per quatche. 
tewpo» finché^: deposto lo sdegno»* Ui^frfrdo non sola- 
mente gli restituì la libertà ed amicizia primiera, axa 
gli concedette ancora quanto esso Roberto aveà 'ac- 
quistato ed era per acquisl2^e,ia,(^al9,bì:ia, con 4^r- 
(i) GuilielmiM Appulas.l. jS; FoeiD. ( .. 

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± V m o MLir. lai 

gU aoche uà baon^toccorfo di carallerra. Di pia non 
?i ToU«, perchè Kob6rto,psrté eolle astuzie, parte coi-^ 
la forza,«larga|se io quelle contrade ì confini del suo 
domieio. Abbnfaaio kr informa òe* prìrilegi data dal- 
V augufto Arrigo a BetiedeUo inescavo d* Adria, (i) 
li idus fctn'uaru^ 4irMù dommioae IhcarnaUonU 
MLIIII^ IndictioneF'II, jàctum Turegum, Le ai« 
tre oote lian bi»ogao à* essere ritoccate. 

( CRISTO MLv, Indizione mi. 
Anno di ( VITTORE H, papa i. 

( ARRIGO Iir, re di Germania 17, im- 
pe radere IO. 

Per quanto s* ha da Leone ostiense (2), fu spe- 
dito in Grermanta dal clero e popolo romano llde- 
broncio^ allora suddiacono della santa Chiesa romana^ 
acciocché impetrasse dair imperadore la libertà di 
eleggere a nome d' essi Romani un nuovo papa, il 
creduto da 4ui più degno; giacché in Roma dicono 
che non si trovava persona aita a si gran ministero* 
Scelse egli Gebe€wdo s^seovo di Aichstet, prelato di 
gran prudenza e fecoltoso,' col consenso degli stessi 
Romani , e presentollo alP imperadore, il quale non 
sapeva indursi a coocederlo^ perché P amava assais- 
simo, e il riputava troppo neceuario ne^ suoi consi- 
gli. Ripugnava anche, lo stesso' Gr^eardo, non so se 
per umiltà, oppure per paura di sua vita in mezzo 
agP Italiani. Arrigo ne propose de^i altri; ma Ilde- 
brando stette fìsso nelP elezione fatta^ e condusse in' 

(i) Aniiqnit. Italie. Dissert. 73. 
i2) Leo Oitieniis lìb. a. €»p» 89. 

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Xa6 AMfAU p" tTJ^U- 

Italia Gébeardo. Quesii, guiab^ m ftoBftat «aHOMCt-: 
meote eletto ossia cooferittQto 4i& ftoiHMit^; assoose 
il nome di FiUore 11^ « fu cimmn¥>fHf» »elcU sS 
d'aprile^ cioè dopo eis^re #tili^ mlqiMkld k «mi» &tr 
de quasi un iolera mùsh' D«0flhè iieftil il matrìmomo 
fra GotifreàQ Barbato^ doca di Lara&ftì f Bemtricà 
duchessa di Toscana^ «olniatiaroBO a fioccar le lettere 
alla corte imperiale $\ da ftoma, cbe da altre parti di 
ItaKa (i), rappresentami T esorbitante accrescimento 
di potenza in Italia d^eiao Gotìfiredo; e che, se non si 
rimediava per tfiopo, coirea {lerioolo questorrtgno 
di staccarsi da quello della Germania. Non trascurò 
questi avvisi V augusto Arr^o, e sul principio del- 
Tanno presente colla sua armata calò in Italia per dar 
sesto a questi afiari. Egli era in Verona ìké dì 7dV 
prile, come coosta da uà smo diploxna pubblicato dal 
Margaiioo (a). £ nel di i6 d^esso qiase celebrò la 
pasqua io Mantova. Noti^ . giudicò bene ; Goffredo ^ 
siccome principe asaai aocosto, ^ presentarsi air imr 
perador^, m^, gU mandò iiui^iitro ambasciatori al di 
lui arrivo ii^ Italia con gcandl proteste ék fedeltà* 
Poscia fece teiMir loro dietro la moglie Beatrice, figu- 
randosi che il di lei sesso e la parentela stretta coU 
r imperadore, T esenierebbono da ogni insulto e ga- 
stigo. Io &tti andò asse,, ma jEUMa senza interni timo- 
ri ; ebbe difficilmente ndienaa ; led atutala,; dissr 
q?iante ragiooi seppe per ginsti^r »ò e il marito, 
]^a con tfitto questo perchè il m^cmottio era seguir 
tp senza participa^ione a consentimeotò deU' impera- 
dore con prìncipe crediito pubblico nemico deir im». 

(i) Lambertus^ Scafasbur^eiiMi io. Ghron. 
^) Bollar. Casineote T, IL Coostlt. qO. 

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A » « a MMV. laj 

peno, fu essa ritenuta sotto guardia e come ostaggio, 
seoxa far caso del saUocoudotto ch^ ella avea prima 
procurato ed otteoatO| per quanto ha il Continua- 
tore d' Enuaafio Contilo (i). Fece studio V impe- 
radore per over nelle mani anche il piccolo Federigo^ 
figliuolo del fa marchése Bonifiizio e di Beatrice 
( chiamato Bonifazio dal suddetto storico ^, che pò- 
tea con qualche ragione pretendere alla successione 
nel ducato della Toscana, affin di levare ogni prete- 
sto al duca Goffredo di amministrare il governo di 
^egii Stati. Ma mentre ohi avea cura di questo pic- 
colo prìncipe va cercando di neu esporlo al durq 
trattamento che provava la duchessa sua m^die, egli 
se ne morì, e liberò Arrigo da questo pensiero. Es- 
sendo già premorta Beatrice sua sorella, restò erede^ 
di queli^ ampio patrimonio V unica prole rimasta iu 
vita de^ figliuoli del marchese Bonifazio e di Beatrice^, 
cioè la celebre contessa Matilda^ che allora si tro- 
vava in età di otto anni, e verisiimlmente si assicurò 
da ogni violenza con ritirarsi nella sua inespugnabil 
rocca di Canossa sul Reggiano. B Fiorentini scrìve (2), 
ckì' essdt era allora colla madre : il che difficilmente 
m^ induco io a credere. Nel di 5 di maggio si trovava 
V augusto Arrigo ne** celebri prati di Roncaglia sul 
Piacentino, dove, secondo il consueto, si raunava alP 
arrivo dei re e degP imper^dòri la dieta dei principi 
à" Italia, siccome con&ta da un suo placito ivi tenuto, 
da me dato alla luce (S), che merita attenzione, per- 
chè gli avvocati di GuidQ vescovo di Luni, avendo 

(1) Contiauator Hermanni Contracti. 
(a) Fioreelini Memor. di Matilde 1. x. 

^) Aotiquit. llaL Disser. So. p. 645, ' 

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ta^ AHNAll »' ITALIA 

uda lite pel castello di Aghioolfa con utt Gaodolfo, 
tolevano deciderla col duello alla presenza detlo stes- 
so augusto e di vain vescoTi: se non che amichevol- 
mente si acconciò r affare. Di qnesta'dieta ft menzio- 
tìe anche Arnolfo storico milairese nel lib. Ili, cap. 
6| con dire die ia èssa marchioneM Adeìberfum.^ 
de quo nhnìa fuerat procìamath^ eum aliis flìxgi" 
tiosis^ Jerreis jubet vinciri nexibus. Non ho potuto 
chiarire se questo principe fòsse della schiatta dei 
marchesi poscia appellati estensi. 

Perchè gr interessi della Toscana stavano forte 
a cuore air augusto Arrigo, ed anche perchè il novel* 
lo papa Fautore area intimato un concilio da tenersi 
in Firenze, colà s' inviò egli, e trovossi col pontefice 
in quella città per la festa della pentecoste (i). Fti 
celebrato in Firebzè il suddetto concilio, e quivi di 
nuovo condannata l' eresia di Berengario e la simo- 
nia, e vietata V alienazione de"* beni ecclesiastici. Non' 
et restano gli atti di quella sacra adunanza. Inviò an- 
che il zelante papa in Francia, o in questo anno, 
ovvero nel seguente^ il celebre Ildebrando, suddiaco- 
no allora, siccome dissi, della santa romana Chiesa, 
per estirpare la simonia, male in questi tempi grave- 
mente radicalo per tutta la Cristianità. Vi operò egli 
delle mirabili cose, che si leggono nella Storia eccle- 
siastica. Ili questo anno ancora, per asserzione di 
Lamberto da Scafnaburgo (2) e d' altri, accadde che 
dalla mano sacrilega di un suddiacono fu posto del 
veleno nel calice, quando il suddetto pontéfice era 

(i) Contìnuator Hermann! Contracii io Cbron. 
(2) Lambert. ScafDaburgensii in- Ghionico. Aonslista 
Saxo ;Ct alii. ' ' r- ' t 

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A ir 11 O «LT. 1^9 

^tro a cebbrar mesM. Uiraeolonmente Tolle Dio 
die il buon papa dopo la censecraaione non potesàt 
dzare il calice» idlora «^ col popolo in oraaiqna 
jìTOfò Dio di rilarar la eagiooe dì questa noTttà : ed 
eccoti etsere prc^o dal demcmio V empio autore del- 
riniqmtà^ che confetaò il foe deliUo, Fece Tittora 
duodere qptl calice io tot altare col riso attossicato; 
e rìnnofò col popolo le preghiere a Dio, finché il 
suddiacono si vide liberato dal demonio. H^ti chi 
crede essere proTeoute un Ule attentato da quel trì-^ 
sto di Teofilatlo, che cBanzi abbiasi veduto sotto il 
nome di Baaedetto IX sulla caUedra di s. Pieuo, il 
quale, già deposto, era tuttavia vivente, per quanto 
coosta dalle pat ole dette dal santo papa Leone IX 
prima di morire, nelPanoo precedente (i). Ma se sus- 
siste dò che si è detto di sopra airanno io44 di 
esso Benedetto IX, sopra di lui non dovrebbe cadu- 
te un tal sospetto. Che V augusto Arrigo fosse in Fi- 
reoce nd di 6 di giugno delP anno presènte, possia- 
mo anche provarlo colla conferma de* privilegi de' ca- 
Donid di Parma, da me pubblicata (a), e data F'III 
idu$ juniiy anno dominicae Incarnationis MLF^ 
Indicti^ne VIll^ anno autem domni Heirici tercii 
regis^ imperaioris autem secundi^ ordinationis ejus 
%Xf^II^ regni guidem XF'Iy imperii vero Villi. 
jéctum vero Fiorentiae» Accadde in quest* anno il 
ritorno in Italia di Federigo cardinale, cancelliere 
ddla sede apostolica, già spedito a Costantinopoli 
dal santo papa Leone IX, dove con vigore apostoli^ 
co sostenne la dottrina della Chiesa romana contra 
(i) Acta Sanctorum BoUaad. in Vita 9. Leoois IX* 
(a) AaUqolt. lu.ic Di»erUt. «^^^^ Coosk 

mJAÀTORX, VOL. XXXV. 9 



3 So iirii^ALi D^rriLiA 

di Michele Ceralaritf, principale autore ^ un deplo- 
rabile scisma (i). Fama corse ch^ egli portasse da 
quella corte un gran tesoro, ed 'arrer tifóne riìnperà-* 
dorè Arrigo, per sospetto che Federigo, siccome fra- 
tello di Gotifredo dùca di Lorena, cioè di una per- 
sona odiata nun poco da esso augusto, ayesse trama-^ 
ta Col greco imperadore qualche lega in pregiudizio 
dell^ imperio germanico, scrisse a) papia eli prenderlo 
e cacciarlo in prigione. Ne fu segretamente arrcrtilo 
Federigo, e, per sottrarsi alla persecuxione d'Arrigo, 
corse al> moaistero di Monte Castrino, e quivi si fece 
monaco. Leone osUense, autore di questo raccónto, 
avea dietto j:iel capitolo precedente, che Federigo là 
passando pel territorio teatino ossia di Ghieti, 'TVo- 
smondo conte di quella città Tarea spogliato di quan- 
to ^gK portava seco, lasciandolo poi in libertà, eoa 
grave scandalo «d ingiuria della sede apostolica. 
Aggiugae^il suddetto Ostiense ^9), che, essendo man*« 
catodi vita ^ìc&eWa abate ài Monte Cassino, in suo 
kiogo tu eletto dai monaci un di loro appellato Piò-' 
irò. Se V ebbe a male papa Yitlore II, i) quale per 
altro amava poco i monaci, e ne fece grati querela, 
perchè senza soa saputa avessero eletto uà abate.. 
Mandò apposta colà Umberto vescovo e cardinale^ 
eoa ordine di adoperar le scomuniche : ita adsuhji^. 
ganàam siti vhlentef abhatiam animum papa in^ 
ienderat : guum nwnquam aìiquis ante illum ro^ 
manorum pordificum hoc aitemptas^erit ; sed Ubèra 
ab initip perniane^nte^ ahbaiis quddetn eìectio moiìa^ 

(i> Leo Osticnsis Chron. l. ». cap» 83^ 

[%) Idei». 1.2. e. ^ 01 gi Digit zedby Google 



eìéis^,p(^e'y«fra sofirMio tontwmnodi?-p^rtifiu^ìJÌ, 
Fureoo perdo, IH armi t tuddlti ààh ];)a4ia i mavOpi^ 
finì !• faccenda^ dtò Pietro», ektlo.ajid^,. rinunziò a 
gittUa dignità nàV amio loS^» siccome Tedremo. 

. Se ù ha. a crederea Xiamberto da Sc^fnabargo (i )^ 
r angusto Arrigo aveva, almeno in apparenza, mo- 
atn^Q di accettar le aens^ e proteste d** esso Gofiìre* 
doi per, , thnore specialmente» cb** egli, unendosi coi 
^rmauni) non iaconyi^g^s^e tubila V Italia. Tuttavia 
«ssendosi ritirato Goffredo in Lorena^ mal soddisfat- 
to al ve<^re ritexHita dall' imperadore Beatrice sua 
BCkagUe, concepì Arrigo dei sospetti, ch^ egli potesse 
dentar .delle nuove ribellioni, ed iu quest^ anno ap- 
punto, secondo Sigeber^o (a), Baìdosfino conte di 
Fiandra cum Godefrido avuneuìum suum Friderì- 
cj0n du^em.i^yira jindroiferpum obsidet Perciò Ar- 
^^ deiejc^inili^ di ritornare in Germania, dappoiché 
X Italia cestafva in una buona calma. Era egli sul Fer- 
rarese verso il fyxe d** agosto, siccome consta dal di- 
ploma da me dato alla luce (5), in cui conferma al 
pojpolo di Ferrara i loc privilegi. Le note cronologt- 
^ HOH queste : J^III kaìendas septemhris^ anno 
domipiifiie Inearnationis ML^^Indictione F'III^ 
nnw> avjtem domni Henricì tertii regis^ imperato^ 
rfS qfi(^J^ secundij ordinationis ejus XXFII^ regni 
gfdd^rA,XFJ^i-i impera siero Villi. Acium ad Fon- 
t^lrt, I^Q il ^o^^e oggidì appellato di Lagpsciiro sul 
^o, %l di i5 d' ottobre si truova Io stesso augusto 
in Mantova^ dove spedisce un diploma mfatore de* 

(i) Lambertui Scafnaburgensis laChroa. 
(2) Sigeberlus in Chronìco. 
ifi) Anlir^uiK ItiUc. t)isser*. 6$^. , '; 

■■ mgitiSd by-Qoogle 



caoonid dfr Greouma colle ^sudll«ite'llOte(IÌ* Pn^ 
mente in Verona ael di ii ài nowwmhee jreUiwò L 
privilegi déLmoiiifttero di s^ Slienone^ post» aUonc 
fuori di queliti oittà^ eoa diplona d* nM'pd^blica^t 
altrove (2). Leggoasi aaoova tre pifteili leacul ia 
quest^ anaot da Guntero caaeelliepe ^ oietfo* deU^hn-i 
peradore, uno net contado di Fifeace presso il tota» 
Arno^ in hco qui nominaiHr Omid/^, nel di -14 A 
llugQo ; il secondo in civitaie MaMUm in lobia soU»^ 
tiata^ quaefuit marchlonls Baniféciis X/^ kaHendap 
npvembris ; il terzo nella viUa di Voki#ne del cofita^ 
do di Terona, nel di i5 di noveiAbr^. Per 1^ Séviw» 
passò r auguste Arrigo a Targau negli Sróaeri^ dinre 
celebrò la festa del santo natale (3), Ufique Othoms 
marchianis flliam (appellata Berta) aeqmvoeo 8u<y 
filio desponsavity cioè ad Arrigo IT^; allora ifonciij^k» 
di pochi anni. Altri non è questo ÙtMm marchese^ 
che il marchese di Susa, doè il mar&ò di Adtktide 
celebre marchesana di quelle contrade. Oltre addilli 
Scrittori, Lamberto scafnabargease (4) rifanno 'Xi»6€ 
f^ menzione delte nozze di esso Arrigo lY et Bér-^ 
thae reginae Jiliae Ottonis marchionis Jtalorunu 
ìu Annalista sassone (5) la chiama fiUam OU&nis 
marchionis de Italia et Adeleidis^ quae soror eraà 
comitis^ qui agnominatus est de mante Bardùiti^ 
in Italia, Quest^ ultimo è una fovola. Appartiene ao^ 
Cora al presente anno un avrenimento di grande im«* 

. (1) Ibideni Ditsertat. 9, et 3i. 
■U) Aolicliilà Estensi P. 1. rap.'2. 
(,3) CuQtinaator Hermanni Gootracti in Ghron. 
(4^ Lamberttts Scafnabargensis in Ghronico. 
{5} Annalista Saxo ajpud Eccardum» 

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j # ir b 'Mt.^. rS3 

porffrQza j^efla ilohitissima ^tfsa d^ Este. Nel Itiddet-' 
tD ^tofifta dato %if moiMci di san- Zenone tien men-* 
«»ytfto ff^eìpho glùtiesus dU3c;(A^ àttCB della Carttt^ 
tra € marehe^ della ■larca-'di ^tvemv, h* autore deU 
h Cronica di Weiùgart (f ), è l^l^te tJrspergense (2) 
raccontano che qo^to pirifiefpe ésseVtdo i^ ad aspet- 
tate ne' prati di R<ync8gl^ T iniperadd^e, che vi si 
dotca ti^vare in nti ^Wjfo deterinifialb^, dopo averlo 
aspettato indàriao tre dì, itnpazientatosi, fece alzar te 
toandiere cèiie sue j^rfti^ e -se ne tornò a casa. E tut- 
to^è per via t»ova*se T kaferadofc che veniva, né 
per preghiere, i^per mhiacee vi fu inaniefra di fhrlo 
tornare indietro. Ufise Waitht T iinperaddré Arrigo 
tOÉB esorbitante eoatrrbtnién di danaro a** Yeronesi, 
6 fa riscosse. Sopratvenne il duca Guelfo, e, sapnto 
Qtt ai pesante aggravio hsnpoKo a' saoi sudditi, lece 
tal fioco presso dei tnedesiino' augusto, die ^obbligò 
a rifondere quel^nato. Il Continuatore di Erman- 
no Contratto scriire, che Gebeardd vestovo di Ra- 
tisbona, et PFtìphus duìc UceHtiam rèpatriandi ah 
ItaUa impefraverunt^ MiUtestfUe earum, i/fts ( ut 
eejnnt ) tgnorantiìnts^ cótitra fhtpéraìtyretn eonjitra- 
perant. 1Mb io questo medesimo anno lo stesso dtica 
Guelfo lifl, giovane, df spiriti eccelsi, suis et ùmni 
p^pulojfebili morte prng^enìus^ àpud altorfenst 
caent^iim sepuHus est. In lui ebbe fine la famosa 
ed antichissima fkmiglia de*|>rincipl ^ètfi, se nofa thè 
fora' anche era in vita Cunegonda sua sorella, moglie 
di Asserto A%%q TI marchese, progenitore Gè' pria* 



(1) Chronic. Weingar». T. I. Scriptor. Brunsviceot. 
(fi) Conraias abbàs iTiripergeniis ili Chron. 



1*^ à9ntà.i lì!* vti^ik 

dpt-éttenki t)a (jfneftto màlrioftofiio era'iMto im^ fi^. 
gUaolo appellato Cruel/b IV. E contattochè i »a** 
i^aci di Weiogart, ostia ddle Tign^^ io Ahorf, pi#«a^ 
leadosi del momeiilo felioa della merlai nalattia d'ei^ 
so Guelfo IH, V atessero indotto a laseiar. tutti i suoi 
Stati e beni della Svena, ehe' erano di grande estem» 
^one, al lor monittero; pure ErmengariUt^ madre d» 
Idi tuttayta vivente, dnamò in Germania il nipotv 
Guelfo IV ^ figliuolo detta figlinola e del ynarchei^ 
Avbos e, fatto probabilmente conoscere uifoonee 
nullo il testamento del figliuolo, fece passare in esso 
suo nipote tutta Tempia eredità della casa de^ Guelfi. 
Ecco le parole dell^ Urspergense : Mater ejusdem 
(di Gudfo III duca) hanc distrìbuiianem fieri non 
permisit; sed poiius de Italia revocavit fiUam 
praefati ji%%onis nepotem suum Weìphonem quar^- 
iiun^ eumque heredem omnium passessionum ejus*- 
dem generis in^tiftiiY. Altrettanto ha la Cronica di 
Weingart presso il Leibnìzio. È punto importante 
alla Storia delP Italia e della Germania, perchè il 
sangue àe* prìncipi estensi per messo di questo pria« 
cipe si propagò e divenne, siccome diremo, gloriosb- 
simo in Germania, discendendo per diritta linea <ìa 
esso Guelfo IV la reale ed elettoral casa di Bmns^ 
vie, siccome da un altro figlio d' esso marchese Asso 
la linea de^ marchesi d^ Este. Quando mancasse £ 
vita la suddetta Cunegonda^ moglie dei marchese 
Alberto Asso, non T ho potuto scoprire. Ben so che 
ff! i£ppvi!i^Qella badia ^eila Tattgadissa pressò at« 
r Adigetto, posseduta per più secoli dai monaci ca- 
xnaldoiesi] e Hsuo epiuffio, a me comunicato dal ce- 
lebre letterato don' Guido Gremii eamaldolesei fo 

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AH i Ó T IU.T. l3S 

già da mtdtto f^ luee <i). Abbiano dalla Cronica 
Mitica di Parma (a), che quella città jael di di s. Lo* 
renia di queti^ anno reato: da uq terribil incendio in 
gnin parte consomata. Fu auche guerra fra i Pisani 
• Lucchesi ; Pismni vm^o i^iceruni ilhs^ se crediamo 
igU antichi Apnali di Pisa (5), e la balt^lia succedei» 
la in on iua^ detto VaccflU presso di Lucca. Scriva 
ancora il Dandolo (4)^ che riuscì « Jhmcni^ Con* 
Untene doge di Tenesia di riportare ( probnbilmelita 
io qnesft^ anuo l daW imperadore Arrigo la conferma 
de* patti anticiù eoi regno d* Italia. 

( CRISTO MLTi. Indizione ix. 
Anno di ( VITTORE II, papa 2. 

( ARRIGO IH, re £ Germania e di 
Italia 1. 

Desiderò V imperadore ^rrigo^ che papa ^it- 
tor€ andasse a ritrovarlo in Germania, e questi vi 
andò) riccTuto con sommo onore in Goslarfa (5)| 
dove insieme celebrarono la festa della natività di 
santa Maria con pompa mirabile, perchè v* interven- 
nero quasi tutti i prìncipi tedeschi, si ecclesiastici 
che secolari, e il patriarca d* Aquileja.. Ma quest^an* 
no riusci ben funesto per vari disastri, cioè per la 
morte di molti di quei principi, per la carestia che 
afflisse non poco i popoli, per gli affari della guerra| 

(i)À«tiqa. Ita!. Dissert 5i, 

(a) Cbron. Parmenie P. IX. Rer. lul. 

(3) Anoalef Pisani T. IV. Rer. Hai. 

(4) Dandol in Cbron. T. XII. Rer. ItaL 

(5) Continoator Hermaifini Gontracti hi Chron. Sife^ 
bertos in Ghronioo» Lamberlus Seila4>argiBiU in 
Ghron. Marianos Sootusin Ghroo* 

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1 56 àWKÀU D^ ItàLtM 

che andaftno afla j^§^&v • p^r «tto^ diMéai bde bel 
re di FraAcit* N« conoef^ V ftvguMo Arrigo oon pò» 
malinconia, dopQ dì ohe fa astritle da tania febbre 
perniciosa, che in calte giorni ti feee paMn« n\X* mU 
Uà TÌta nal di 5 di ottobrev asiialUQ •peeiahBefitìÉ 
dalla p^etenoa «kl rom^ao ponteice. Btft tegit in eia 
di trentanore anni, né iaaii«ò prima di motlné éL 
perdonare ad ognuno, dì rei iituire ti inaltoltu e S 
chiedere ^perdo»o a tuOi. Oodeehiòo ^drìve (i)H!he 
egli injecore cenn mo^ifeM . co/nedSri^. Forte aBottt 
corse il sospetto di veleno, lacile a naioere nelle mor^ 
ti immature dei regnanti. EaoMNoaadò cigli a tutti I 
principi, ma principalmente al eoomo pontefice Yit- 
tore, il piccolo Stto figKf oIq Artt^^ IF^ di età 
d'anni sei, mettendolo sotto lapvoteaone della Ghie* 
sa romana. In fatti contribuì non poco il papa, affio*^ 
che il re fanciullo fosse di nuovo eletto e confermato 
re di Germania. La cura e tutela di lui restò col 
consiglio e consentimento de* primati appoggiata at- 
r imperadriee Agnese^ principessa di molto senno e 
di non minore prete, che si diede ad allevarlo con 
saggia e profittevol educazione. Ma convien ptire dir- 
lo per tempo : la morte troppo frettolosa di 'Arrigo 
III e la minorità del re suo figliuolo, furono il prin- 
cipio di immensi malanni s) in Italia che in Gerina- 
nia, e di un orribile sconvolgimento di cose, con es- 
sersi specialmente sciolto H freno alte togiusTfzie, alle 
ribellioni, alle guerre civili. E qui comincia il [Perio- 
do di avvenimenti, che fecero a poco a poco mutar 
faccia anche air Italia, siccoii^ andremo vedendo. 
Per aUora la savia condotte dell' angusta Agnese im- 
(i) Dodccliiaus io Chifon. «no, txo6L - -^ 

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ptdì efae'BtQ segaiste tconulto o norilà altmia ; ma 
mm UBilò m^to; òhe, M>he a MV rietini dtel goter- 
ni»>ii scatenaroiMr i'Vkì) iftè ti {ti pia fkegao'^Ha 
biaDfbam:.<ift^ m»\i- rii^ stoilèe^to-'dei regni. Che 
Airigo IV, per elezionf) o praoedtiì temente procu- 
mia dal padre, o dopo la di lui morte ottenuta, co- 
«liiiàttftiMéiMlò, beaehò «Od tor^toato, a domiott'e in 
Iitlia^«i tkec^Kt da gara itti dkfioriiidbioiie dn lui 
€«Keitatiiii i]«48tct oHiHrade. Nett'aBiio prfesenito (1^, 
hyr gnfe dinm^us Enrieus JiUuf quondam domm 
Ck0mimS dmpm%tftìri$ auno dctìtnoi dot ^muria^ 
àÈdmm metu» igemutriùt^ Ifidietkme: é^na^ W^la 
iaottta tODlasaa r^Mda 4iuQndam' ddnùii %9* ^l»- 
ritmssimo^ qui /mi dux H irnv^ekid^ làaaoaeitie 
GMii» a^Ituolaj di I%ect* da QutA foderOio; Fer 
(IQMlo ta e«edoy jqsesld figo duQa '^«mwrohei e gifi 
AffifVfM^ flKa »tàtQ duca «U>%blali e m^nTfaese della 
mac^^ Gaio^iao^ aiecoiBe «coenttaii eil^nao loat. 
B^pppi^ ri%bejUi^o) éti'aMiie frettontH Un dipbm« 
data dal (aa{irÀddQii0 i^ngo inìpmtt^Oreia livor ^ 
Btarmtr^ imsc^va -d*.iA«Ai^if le «ikt Rolli ;<)rajao)9BÌ- 
die«&ttA{pauMtft »oft ttoli^t Ì!>4iìii9t]/7i k§kndarjar 
nSy ^mn» domhii^ig Jn^rmdimms MIìFl^ Indir 
€tUme IXy marno i^mmJlenrhi UrtUìf^rlimatk^ 
^usXKFMI^.Yùgm v&^Xf^IJI^ impenIJ( oppu- 
re XI).^Mctmtt\FhY€n^tte^ Ma <^el diploma hm% 
dito ^r anno, ffvoedmlte jul fiaè di mag^o« «ttef <- 
che Arrifo fa^a Sknmme^-^ aiteaoire^^dàtdò'jldàbbé^ 
no acconciar ^elle. n^e. 

(Y) antimi ItaL^EUtterl. ì5. 



JÌ% AMBàU D^ITALU 

( CRTSTO MLtu. Isdizione x. 
ÀDno di ( STEFANO IX, papa i. 

( ARRIGO IT, re di Gtmtaiua • £ 
Italia 3. 

Per tutto il Temo ti fermò papa FUiore in Get^ 
làania (i), ed iBsieme col ImdtiUo re Jlrrigo IF^wa* 
ìeùtÀuò la fetta del tanto natale io Batitbona. Ope* 
ra tua fa, per teidmonianza di Sigeberto (a),cbentl 
preteote anno Baldovino eonte di FÉandra e G^ffte-^ 
do duca dt Lorena comparittero ad una gran dieta 
tenuta in Colonia, e quivi tosterò rimetti in graani 
del re e dell^ imperadrice tua madre. In tale occaaio^ 
ne Goffredo (S> liberamente riebbe la duchessa Bea^ 
frice tua moglie, e con etto lei te ne tornò al gover* 
no delta Toteaoa e degli altri Stati d' Italia. AnefaeU 
pontefice lettore II, dopo avere colla tcMi prudenaa 
metto qualche buon tetto alla quiete dcBa Germania, 
ten venne in ItaKe. Da una lettera a lui,tcritla dà S4 
Pier Damiani (4), si raccojg^e chiotto papa portò teee 
nn^ampia autorità e plenipo tenaa per regolar gUaffitri 
del regno italico, e mantenerlo alla divosione del pio* 
colo re Arrigo. Introduce etto Pier Daauani Crìtto 
Signor noatro a parlargli cosi lEgo te quasi patrem 
imperoitoris esse constHui^ etc. Ego cìaves tótiue 
tsniversaUs eeehsiae meae tms nuudbus traodi eie. 
Et sipauùa smnt ista^ etiean monarchias addidi. Im* 

(i) Lamberttts Scafoabargcnsis in Chrcnico. 

(a) Sigebartat in Chrcnico. 

(l) Albertot Honachiis in Chionico. 

(4) Petrut Damiani lib« a. Epiit* 7* ^ p . 

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A V ir o'^ttim.- t^ 

mò, subìalò rege demediò^ iùHué imperii vacanti» 
tibi jura pèrmim, Prtna aiieora', cioè nelP anno pre- 
cedente e Ti?eaie V aognito Arrigo, era a4 etto pa- 
pe raecomaiidaCo e conmeMo il governo d^ Italia. In 
pruofa di ciò retta no atto pubblicato daU* UgbeUi(i), 
cioè uo placito tenuto da esso papa Ifittore li im 
cmmitaiu apruàienn ante easiram d$ la F'Uict f ab 
imearhatlone Jhmuni nosÈri Jestt ChriiH anni mM 
miOasimi quinquagesimi sotiif et dies istius ( pavo* 
la scorretta ) et mensisjuUus per Indictione ntma^ 
Qaifi egli è clamato F'icimiUf fedii apo^Ucme 
praesul urbis Romae Dei grafia JtaUae egregi^ 
mniffersaìi PP, regimine successuf^ marcamJirmaT 
nam at ducaUun spohUnum, ]!ioó (orono copiate coir 
la doTnta attenzione queste pwrob, ma. assai traspa^ 
risce chiasso papa area il goversK» o di tutta ritali%a 
ahaano della marca di Fermo e del ducato di Spoleti. 
£d eceiocdiè si conosca ehi fona tuttavia il sovrano 
di quegli Statiy si ossern che il papa fecit mitUre 
bandum de parte regis Enrici^ et de sua parte^ etc» 
«1 ss qui rebeMs aut contémptor exstiterit^ etc. sciai 
se comp&siiurum ad partem camerae regis Ubta$ 
qmnqudjpnta et ad partem camerae suae alias qidm 
quaginfa libras , etc. Già si eeoennè die neil* an^ 
no io55 Federico fratello del duca Goffiredo avea 
veitito r abito monastico in Monte Cassino. Era ve* 
aalo pop Tittore a Firoaze, colà invitato dal daca( ei| 
par attestato di Leone ostiense (a)9FederigO| che più 
non avea paura del defunto imperadore^sl portò anche 
tf/à a Firenxe,pér fiir le sue doglianae contro di TVot 
(i) Ughen. Ita!. Sacr/T. Y. Append. £piloa^ AscoL 
(^ Leo Osgienai »• a..cap. 94- Cnnòh ■ 

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.x4Q AlUtÉLI D^ ITAI,» 

tìnohd» €9ale di Chieti, <k cui «rt aiatd omfa»^ 
mente svaligiato nel tao «ilevQO da GoiUuatioopoU^ 
Tiaioiondo ài «comimicato dai pape, «, per ottener 
r aMoIu£Ìonc, xe^ùi non aolo tatto il rajttto, ma 
tinoo#a il catuUo ;di Prisa , già lasciato al monisfeera 
«Bseinese dalla di lui moglie. Quindi fa moata Hle 
eontra di A'd^o eietto abate d^^esao ntonisteroi^e fipe-> . 
dito oolà Uberto cardinal per eton^nar V elezione 
diluì. Avendo egli rinunaiata, i yoti dei monaci^ 
preiialnlinttite per insinuazione d^o atesaio cardi ne* 
le, ai «niv^Bo ad aleggere il an^etlk) Federigài^t* 
a^^naggio |>er ahro degnisainio drquèl Biintatero,per* 
dh^ ^tato di religiosa perfezione ^ di stxigolari vietò* 
Kè manqò il duea Groftiredo ik pr4>!cacciaa|^i andie dei 
(ifiù splendidi onori. In tafiett^ il papa melle qnMtro 
tempot'a di giugni creò e^o Federigo cardinale del 
«Hiolo ik a;6rì90gotte, oonétnnaiido netto stesao lampa 
a lui il grado di abate, e alla badia easstnese totti i 
a\ioi ptivUegi cQtt l>olla pnbbtìcvta ^alp> Mabillo^ 
ne (i). 

Fra poco si partì ali» volta di Roma il covetta 
[)erp«rato per quivi prendefie iPfwsaèsso d^ sua 
tliieaa titolare,qaando eoeoti, podii giorni dòpo ti aua 
errìvti», c0ià fw a g n epvi -^ncbe £<mj/kwo €ar)dmah e 
ireseovto d^ Albana colla nuova cbe jmpa FMore era 
mancato di vita in Firenee nel <M 38 di giugno. €0^ 
lainoiarono doàque i Qoaoani a tiattar deti^ eleaìKMaa 
dét succasaore, e nel di a d"* «goalo eon voti nnaoiMii 
dd devo^ipdpolo mtjà «letta ti éndeaìmo icwdinai 
feàerlga^ che asauinse il nome di Sl^fimo-IK, pfif^ 
c^è coiixe^a in quel di la fetta di^sacktp Stefiiao.papa 
(i) inabili. AQnal.BeQQiìctraVlV^iO'Ap^adH^.t / 



▲ ir. ir o MLvn. i^t 

« mÉrtnrtL Iwnixvta ^ Soaftiaborgo (f ) notò come 
4m» c^ttstderabik-ruta^ifte eé allegria cte'Romani in 
lai «oligiiiaiare, <}en dire: I¥ee quisquam sane muUis 
rHto amUt heiiàrHuté s^ffragiù^ majore omnium 
eoc^éctatione ^ ad regùnen prooBSserat romanae 
eedesùte^ Af>|>iioofsì lotto qaetlo zelantissimo papa 
alla riforme deHa diecipUtift ecoletiastica con tenece 
più di un concilio^ dove condannò i maritaggi de' pre- 
ti latm^ h, noTze iilecile, le simonie ed altri pnbbtici 
e eomuni disordini di que' corroui secoli. Per la fo- 
ste ^ s. Andrea si portò a Monte Cassino, dove con 
tnUo vigore oercò di sveUere V abuso de^ monaci prò- 
pfietarj« Tornato a Roma, giium romana Jìsbrejam^ 
daéam langueret^tì* tiggv^vò talmente il suo male cir- 
«a la festa àei santo natale^ che credette d^ essere giun*» 
io al fine de^ suoi gtori^. Allora fu che col consiglio 
de* priori elesse i^te di Itfoiite Cassino Desiderio^ 
«omo ineomparaWle ed uno dei più splendidi orna* 
menti di quel sacro luogo, eon dichiararlo anche $ìx& 
nunzio alla corte délP imperadore d^ Oriente, invian- 
dolo colà insieme con Stefano cardinale e Mainardo 
poscia vescovo di Sdva Candida. Abbiamo da fio- 
moaixio salermtano (2), che io quest' anno terminò i 
sQoi giorni Goffredo conte de* Normanni, lasciando 
per suo successore Bag^lardo^ o^sia Abailardo suo 
fidinolo, valoroso m\}il9^ Ma Roberto Guiscardo fra- 
telli di Goffredo, la cai ambizione non, conobbe m^ 
finiti, s' impadronì di tutU i di lui Stati, e ne cacciò 
il nipote. Questo Goffredo^ il cai nome è alterato nel 
testo di Romoaldo, altro non è che tlnfredo conte e 

(1) Lambertnt Scafnebargensis in Cbron« 

(2) RomnaUlai 5alernit. Qiroa. T. 7. Rer. ItaU 



1^4^ ARIflU P* ITALIA 

9ap(> dei NoroMinoi in Pu|^, d^^ ynk iUntia &if4- 
hlb più tolte ia'sddktra. La sua morie è riltrilfr ^i^ 
V anno preoed«nt« da L^porProtaspata (i). Gfligmir 
mo po^liese aggki^tie (a)^ che R^Mrle Guiicardo 4%^ 
pò i funerali del fratello 

j^d Catabros rediit, Cariati proUnus urbem 
Obndet^ hac capta reìiquas ti< terrerei utbe$. 
Qaest^ assedio «ppartiene alP anno sedente. N«t 
presente (3) cominciarono i Baroni della SaMooi^ 
siccome mal soddisfatti del defunto intperadort Art- 
rigo, a macchinare delle novità contra del di Ivi &> 
gHuolo Jlrrigo, Accohero con grande ansietà Ottona 
iratello di Gugheìmo marckese^ e trattarono, infino- 
di alzar lui al^ trono e di levar di vita il re fn^cmlb» 
Diedesi principio alla soHevazione; ma, rimasto estinta 
Ih UQ incontro H suddetto Ottone, per allora si qu«^ 
tò il tumulto, e coa^nuò nelf animo de' Sassoffi ta* 
niedesima avversione ad Arrigo IT. In c^mnC ana* 
ancora il nuovo papa Ste&no, ben conoscente dell» 
rara virtù e letteratura di Pier Itamiano^ datP ere- 
mo ili!hiainò a Roma, eP alzò al grado di cardinale 
e di vescovo di Ostia (4)- Bipugnò forte ad accettai? 
queste dignità il Santo monaco, éon resistere finché 
potè alle preghiere d'esso papa e di molti vescovi; 
ma r intimazione della scomunica, se-non ubbidiva^ 
quella tu che in fine T espugnò'. Provvide ancóra es^ 
so pontefice la Chiesa vacaiitè di' Lucca di un vetcò^ 
vo, che poi di ve une celebre, cioè ài Anselmo 3^ 

Ij) ^aput Protospata in Chroiiico.. ^ 

(2) Guilielraus Appulus I. 2. Poem. 

(3) LambartasScafnaburgensii ia Chton. 

^4f idhiuan. biudeuskiii Vlt.s. PiriUtRiiaiùaC». 

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A ir 9 O MLVII. 14$ 

teadagio 0ÉÌlàD6ie, il qod poscia imIU sedia di s. 
^etro fa chiamato Ahssancbro li. Circa qaesf anna 
parimente d>be comiiÉciameoto lo scisma del defo di 
MìkiDo, di cai purleremo negli anni seguentL Una 
bolla del saddetto pontefice, data non già neU^ anno 
iY>56, ma bensì nd presente 1057, fa da me pubbli- 
cata (i), in cui determina che gli ecclesiastici non 
Steno tirati al foro secolare, né sieno loro imposte 
gravezze dai laici. Le note son queste : Daium Ro^ 
màe per manum ff Umberti sanctae ecclesiae Sihae 
Catukd^e episcopi et hibliciheccrii sanctae roma- 
noe jet apostoUcae sedis^ anno pontificatus domm 
Siephani noni papae printo^ XF" kalendas nostem^ 
h^iSj IndSciiane undecima^ comindata nel settembre» 
A qoesto atto intervennero Anselmo vescovo di Lac* 
ea« Benedetto véscovo di Teletri, Bonifapio vescovo 
^Albano, Umberto vescovo di Selva Candida, Pie* 
ira veseovo lavicano, ed Ildebrando cardinale sud^ 
diacono ddb santa f omaoa Clùesa. 

( CRISTO Mtvui. India xk 
Anno di ( STEFANO IX, papa 2. 

( AARIGO lY, re di Germania e di 
Italia 5. 

Se avesse Dio con ceduta piùi lunga vita al ponte- 
fioe Stiano /^potevano aspettarsi da lui di grandi 
ÌBprese non meno di pietà che di. potitice* Racconta 
Leone marsicano (a), eh* egli mandò ardine a fi£onte 
Cassino £. portare con gran fretta e di ^ascolto a 

(i) Aotiquit. Italie. Dissert 70. 

(•) LeoChUeomlU). «.«ap-M- ò,,..e..,Google 



I 44 AWNAl-I d"" ITAL14 

Homa tutto ti t«6oro dì qiiel sacro Ittògo ia oro «d 
argento, promettendo in breve di rifare il dorino « 
«OD usura. Il motivo di tale ii«?ità era ignoto ; m» 
ta creduto ch^egM fosso diclino a metitore nel capo èA 
docft Goffredo mo fratello le corone dal regno dUta* 
lia e del romano in^erio. I}isponébat atUem froàri 
suo duci Groiijredo apud Tuseiixmin colhqmo jìOk-^ 
giy eique^ ut Jerebatur^ impèrktlem óofonam langi' 
ri; demum vere <ui Normannos Italia expeUtmhs^ 
gui maximo iìU odio erant, una cum eo referti. 
Ma r uomo propóne e Dìo dispone. Non eKbe agH 
ttempo da effettuar questo disegno, il quale, se pure^ 
è vero^ avrebbe portato uòa gran taeclàal nome $vta. 
presso la nazione germanica, ma sarebbe fo^sa stato 
la salute delP Italia, con lisparmiarle tanti sooscortii» 
che poscia avvennero per cagione di n» ré fea^oilo 
allora, e poi carico di vizi. Fu portata al papa il te- 
soro cassinense, ma ben mal volentieri, dai ukumoi^i 
Una visione raccontata al papa, e gli scrupoli iaaofti 
nella di lui delicata coscienza, furono cagione ch^ egK 
ordinasse che tutto quell^ oro ed argento fosse ri- 
condotto al suo monistero. Maggiormente intaskt» si 
aggravava la dì lui malattia ; e però, unito il dero e 
popolo romano, V obbligò a promettere che in easo 
di sua morte non passerebbono aQ' elezione del nuo- 
vo papa ficichè non fosse tornato di QennMii& JZcKs* 
orando cardinale suddiacono della Chieta roinana, 
e abate di s. Paolo, lehiamato da Lambnclo 41 > inr 
et eloqutntiae 0I sacrarum ìiierafmm^ ermddi&nm 
vaìde admiranduSk Era questi stato inviai- pe# 00^ 
mun parere da Roma all'* imperadrioo jignese ^ per 
(i) Lamberltts ScafoaborfeBsisinCbroo. t 

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A ir H o iittnx. 143 

ffl dkoA « Jibognr oeoorrenti d^ questi pericolosi 
tettai. A«4o«Mliff poi i) pofitefiìeé Stefana a Fìreuie 
io Toscaim a tmratt il' frettilo, e tì ttbvè ÉhtHe 1« 
mortS^ die il portò « iftiglhnr tifa nel dì- 39 cK msfrto, 
«d^fltito nella mildttt» dal sniiì^ ahftte di Glug&ì, Ugo. 
IMo ottorò la sua s^poft^ira- con Ttarittir^colf. il i|ae^ 
su «ruova-it' popolo romana, che noti s* eran^i sa- 
puto accomodare ad aver pontefici «sdescbi, e sp^ 
daimente détti daH^ imperadore^ tcatothè i cmqQ« 
«Itimi Tenuti di colà fosseto steli peimmag^ santi, o 
«Itoeno assai benemeriti àeSk. Chiesa romana : hct 
tosto un' gran brogBo per creare un papa ronftmo. 
Gregoito* figliuolo d*' Mterìco, cdme* tuseolmo' ossia 
dì Frascati, unito con altri^ potènti di Roma (r), e 
guada]^Ca con'cfiinarì buona partte del* dero e popo- 
lo, corseinr tempo di notte cott assai gente armata 
albi chiesa', e quivi tumuiluariamemis (tee eleggere 
papa Giovanni ^escowy di Teletri, soprannominato 
poi Mincio ( parota- Ibrse tratta ^l francese mince^ 
chav%Qifi:caTa leggero efyzlùrdOi e potè dar T origi- 
ne aliar parola oggidì usata di ntindone^ minchione ), 
il quale assunse il nome di Benedetto X. Era nomo 
I^fo afito^ di lettere per attestato di s. Pier Da- 
miani. Ar questa sregolata eledone', contraria ai sa- 
cri canottil; eièttèancbe senta il consentimetito del- 
h, cotte gennanicB^ doè^contra^dd giuramento intor- 
no a 'dò prestato al dfef&mo imperadore Arrigo III^ 
e contra* del foste divhsto ^o dalf ul^o defunto 
papa Steùno IX, a questat dedune, dissi, eon tutto 
yigoie si oppose- il suddetto s. Pier Damiani^ vesco- 
fto ff OtSàn^ cogli altri cardinalL Pàoliestarono, imi- 
( I ) Leo Ostiensi» |ib.'A cap. 101. 

ISOiUTORl, VOL. XXIV. DigitzedbyL-Opgle 



ì 40 ANNALI p* {T4LIA 

marono scomuoicbe ; ma iadarao tutto. Furono essi 
astretti a iuggirsene e a nascondersi per timor della 
vita ; e il popolo, giacché non si potoa ayere il vesco- 
vo ostiense, a cui apparfcene?^ la consecrazione del 
nuovQr poDteGce, per forza obbligò V arciprete d* O- 
stia, uomo ignorante, a consecrare questo, illegittimo 
.e simoniaco papa : cosa anch' essa affatto ripugOjante 
alla disciplina della Chiesa* 

Giunto in Germania V avviso delU morte del pa- 
pa, e nello stesso tempo quel della invita commessa 
in Roma, non tardò T impera Jri ce Agnese a riman- 
dare in Italia il cardinale. Ildebrando, con ordipe di 
^qdar.di concerto col duca Gotifredo, per provve- 
dere a questi disprdini. Intanto arrivò a quella corte, 
per attestato di Lamberto, un'ambasceria di que** Ro- 
foani che non aveano acconsentito air intrusione di 
JMlincio, rappresentandosi pronti ad osservare verso il 
re figliuolo quella fedeltà che aveano mantenuta ver- 
so r augusto si/io p^dre, e pregando caldsimente il re 
.di mandar loro quel papa c^e gli piì^cesse, perchè 
ognuno abborriva Y intruso. Si trattò dunque di 
.eleggere un pontefice legittimo, e s^ accordarono In- 
^eme nella citata di Siexia, dove fu .celebrato uà 
concilio, i primati tanto romani che tedesche (i), per 
alzare al trono pontificio Gherardo vescovo diFiren- 
zCf di nazione borgognone, personaggio per senn^ ,e 
per ottimi postumi degno di sì sublime dignità. Si ptr 
lese nel rimanente dell' anno a preparar la forza, e 
a far negoziati per atterrar T usurpatore della catte- 
dra di s. Pietro : il che ebbe compimento nell'an- 

(i) Cardinal Aragon. to Vita Nicolai U. Par. J, 
Toro. III. Rerum Italicaraoi. 

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in HO MLvni. t47 

ho seguente, siccome diremo. Nel presente, per te« 
stimòniaoza di Maiaterra(i), fu nella Calabria Vin^ 
terribii carestia e mortatità. Era già Tenuto in Italia 
Riiggieri^ minor fratello di Roberto Guiscardo^ gio^" 
vaile che per valore, per eloqaenz?^, per accorte^zaf 
non avea pari. Si diede anch'* egli cui consenso del 
fratello a far delle conquiste nella Calabria, hi meta 
della qual provincia gli fu o promessa o conceduta 
da esso Roberto. In quest^ anno ancora il medesimo 
IVoberto, vedendosi salito in tanta potenza, sdegnò 
d** aver più per moglie Alberada che gii avea parto- 
rito un figliuolo appellato Marco^ e con altro nome 
Boamondo^ principe .^be divenne col tempo assai 
celebre e glorioso. Trovate perciò ragioni o pretesti 
di parentela, la ripudiò; ed ansioso di nozze f)ià il- 
lustri, prese per moglie Sigelgaiia figliuola del defun- 
ta Guaimario IV ^ principe, di Salerno. Ma Gugliel- 
mo pugliese (2) riferisce air anno seguente queite 
nozze, alle quali a tutta prima v Gisolfo U^ allora 
principe regnante di Salerno, e fratello di Sigelgaita, 
si mostrò renitente 4 ma poi condiscese, per non ti- 
^si addosso la nimicizia di quella fiera na^ioiae, « 
perchè guadagnò nel contratto alcune castella. In 
quest** anno V idus juniU Iifdictione X/, dunoran^lo 
in Firenze il duca Gotifredo, accordò ai canonici di 
Arezzo la sua protezione (5). Diedero unitam^ente tal 
privilegio Gotlfredus^ divina fovenUclenieniict'i 4^^ 
et marqhiq^ et p^atrix ejus conjux^ Parimente il 
^ede&imo duca X/^/ kal^nda$ januarii^ fi\dict\onc 

(i) Ganfrid. Malaterra Hist. lìb. X. cap..3o. . . 
(s) Guiiielinas Appnlus l?b. 2.'Poero. • ' ' ' 
(3) Aniiquil. Italie. Bisscrr.. -2. ' ;.^^,,;Google 



l4^ ANSALI I>\t*LU 

Xtl, dbè «i di I ^ 4i dicembre deir anno > proseoUr, 
mentre risedeva i^ f^diijo mliij? dob^o» <inm es4 salar 
de paìath daùwitatei /Mcentfe^ confecmà ad j^mohm» 
vescovo di Lucca, ch« fa poi papoi AleunmÌFO JI^ 
la ehiìefla c|ì santo Àleesaodro, e< nimt banmum 09- 
mni impMrutorjis ( benché non per anche Acpìgo I Y 
godeisa qaeato titola ) supcjr eodem AnSélma epi- 
4copu4 per maffgior sioucea» di lui. 

( CRISTO ML». ladra, sic 
Aqqo di ( NICCOLO I(, papa i. 

( AARIGQ IV, re di Gemania e di 
Italia 4. 

Sul priaci{»o £ quest^ auoa il nuotc^ eletto pon- 
tefice, che assunse poscia il nome di Niccolò //, 
s** inviò da Firease alla voka di Roma, fiancfaeggiat<» 
dalie milizie di Goffredo^ duca di Lorena e Toscana, 
principe allora potentissimo in ItaHa. Fermossì a Su-^ 
tri, per die b possanza de** conti di Tuscolano era- 
grande nella città. Quivi raunò un conciliò, di vesco- 
ii per trattare della deposizion di Mincio, ossia di 
Benedetto X idko pontditee (i). Non appetta Bfinci» 
la ferza^ ma spontaneamente degose le insegne pon^ 
tificali, e ii ritirò alla propria casa. Ciò inteso, V e- 
letto papa Niccolò, tenuto consiglio coi cardinali, 
aenza accompagnamento di soldatesche e con tutt» 
nmiltà entrò in Roma, dove, accolto onorevolmente 
dal dem e popolo, iu intronizzato : dal qual tempo 

(i) Gardioal. Aragon» in Vita Nicolai IL Par. l. 
Tom. III. Rerum INicàrunu 

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A V V O MLS. l49 

lia principiò r«po€a ^I mò ponttficiito. OélIpotcÌA 
« po<!lii giorni si preieatò a^ suoi piceli Miotto, Am^ . 
d<itido perdono eon «IMare per iseusa d^ jj& era 
stata «seta TÌolenza, ù^fessattdo BondiaDeno il too 
fililo per a^er mancs/o al giaramento. la pena^4el 
siio ratto restò degradato dalP ordine apistepala a 
sacerdotale, e confinata in santa Maria Maggiora. F^- 
ce poaèia papa IlicooU nn viaggio odia marea di 
Caaderiao sul priacipio di quaremia, a in tri ocoa* 
iiona creò carenale J^esiderh^ rnsigne abate di Mon« 
te GassÀaa. Trovossi il medesimo papa in Spoleli yi 
jaonoa martii^ a qwfri confermò i pirivflegt al moni- 
stero del Toltnrno {%). Brà agli f^HI iàns martit 
m Cbimoi, dava fece h saddetta graeia a Movie Cus- 
ibo. Battaò posdk «m smn^roso oonoiKo di ^sto 
tMdM tteseaii nella basilica latetanense (a), corren-^ 
do H aaaea d* aprile, in coi fa stabilito tiia salotett)! 
decreta intorno air eleisona dei romani pontéfici, 
da fiwai ìA Rama principalmìeave da'* carAoali, e poi 
dal nealan ie clero e popolo, stihé éehito honòtt ti 
reQtrmdia dUeeUfiUt nostri Menrìci^ qui imfpi^ae^ 
Mniimnuh r^ haèetuì\ vtfmtwtuB imptr&ior^ Dea 
90n€€d$nie, ^per€iiur^ mcuipnn m^i concetnmu^^ ti 
SMoacMon^ttS iUiat^ qni ab 4fpó^N>ÌÌ€à sede petstma-^ 
Uitr hoc jmi mpetrwerinU NeMa Cronica dei modi- 
aUPo A WwA (5>, da Mietala alla Itice, 9Ì bgge ^- 
slo 4«creto frfà eopiovo ebe nella raccolta dc^ conci* 
lif^l^areiiè V Im il ca lat a g o di tutH i c&r<Andi e tesoo- 
▼» aeiinenti al eaadesiago concilio. £ qai ti legge 



(i) Ckiron, Vultamenf e P. II. T. I. Éer . Hat 

(2) T. tX.€onciUor. Labbè-p. i<>99. 

\l) €linm. Farfeni. P. U, T. M, Rer. lul^ogle 



I 5o AN KALI d' nlhtk 

qualche gtiiala alle suddette parole, eioè stcut faik 
melante ejus nuniio Longobardiae cancellario ^'i. 
concèssirhus^ et successorum iUius^ qui ah hac 
<Mposloìica sede personaliter hoc jus impèìrai^efrint^ 
ad eonsensum novae electionis aecedani. QatA cao' 
•celliere dovrebbe essere ìFibertus^ cioè GibértOi che 
la pot arci?escoTo di Raveona ed antipapa, ma ch^e 
hon era già alkra arci vescovo di Hiaveopa,' ta guisa 
che qttel fTìbertus archiepisc(ypus che si legge nel* 
le sottoscrizioni, sarà arcivescovo d^ altra chiesa, se 
pur qUel nome non è scorretto. Forse ivi era scritto 
TVido^ cioè Guida arcivescovo di Milano. In questa 
laniera il papa rimise ne^ ter miai deir antica con^ 
suetudine^ da (ioi per più secoli osservata, ki elézioa 
4^^ l'Ottani pontefici, confermandola ai cardinali.^ al 
cleiro e popolo romano,' ma con riserbame T appro-^ 
vaùonei 9I regnante ionperàdore, prima di eonse^rar^ 
)o^ PrQvalei)4osi inoltre della lùinorìtà del re Arpìgoy 
fece diventar onesto un privilegio persoiiale, : actor-» 
d^to dalla santa sede air imperadore : il che non si 
vd| mai iq addietro, li t greci e i franchi e i tedeschi 
^ug^ti fin qui aveano sostenuto che questafusse una 
prerogativa delP alto loro dominio in Roma, e in^ 
concedere gli Stati al romano pontefice sì riacrhava- 
X)o per i^dÀtii questo da |or preteso diritto. Non pò- 
tea però pr^tenderip Arrigo lY,^ perchè 'fin qui eglr 
poa era imperadore* Tero è che Vedremo da qài & 
. non ^^olto, che fu rìvocato anche qaesló;i]àeidesima^ 
decreto di papa[ Niccolò II. In esso.cokicìtio rómanor 
Berengario abiurqt^^p^er la prilla volta, la sua eresia e 
furono proibite non meno le simonie che i matrin^ 
ni, ossia i concubinati dei preti. Abbiamo, dalia Tita 



k n ft 6 MLiK. lit 

fì\ questo pontefice (i), raccolta dal cardinale Niccolòi 
d** Aragona, che i Normanni gli spedirono ambasciar 
tori con pregarlo di venire in Paglia, promettendogli 
ógni soddisfenone. T* andò in fatti papa Niccolò do- 
po lefekte di pasqaa, e, per attestato di Leone ostien* 
se (2) è di Guglielmo pugliese (5), celebrò un con-» 
ciKo nella città di Melfi in Puglia, e non già in Arnal^ 
fi, come han supposto alcuni^ 

Praesuììhus cenhunjus ad tyttoJale vocatis^ 
Namtfue sacerdotes^ h^niae^ cìerlous omnis 
Ifac regione palam se conjugio sociabant 

Intervenne a quel concìlio anche Riccarda J^ 
conte d^ Aversa, che poi fu piineipè 4i Capua coU 
r espubione di Landolfo V* Questi era di naxione 
noFOiatinai cognato di Uóberto Guiscardo marcjf 
del matrimonio contratto con Fridesinna di lui sor 
rel|a« JPt^s^ ; il papa a Benevento, , e fuori di quell^ 
p4|à sol pripoipio d'agosto tenne un altro concilio^ 
ài ci|i 44 v^e fatta ^oenzioine nella Cronica suddetta 
^d niopi^te^rq di Yolturqo. Fra gli altri che vi si tro« 
varonq, . si conia Ildehrando cardinale suddiacono* 
Ma 49po. questo concilio egli, cj comparisce davanti 
proijaosso a più alto grado, cioè creato cardinale ar- 
fidiaqpiìO'd^lla santa romana Cliiesa. In una bplla 
spedita dal medesimo papa Niccplò II. nel dì j ^ di 
oUohre' del presenta annodi ifi farore del monistero di 
|. Pietra di Perugia) e pubblicata., dal p. Margari- 

(i) Card, de Arag. P. L T, UI. Rtfr. ItaK 

(2) Leo Osliensis lib« S. cap; |3« 

(3; GuilielouM Appalli lilj.^< Po«*ltby Google ' 



«o <i);«^\si MoXiosQTÌvi^iMihkbranclus g^uaìiscMm^ 
^Ufi stfohiBkHì^nw sanctaf namavap fic^lesiae. , 

Di^ qvitsxì iconoiliì .«UeM il /figi)4lili«$imo .papa 
a ttabìUfe ti» 9€coi«CKbm«nt9 ^y>i j!iarsnaoftL Io ve-; 
9$ ^ voIatU i^QtPvei, da uoiap faggio >e li ieoa anici; 
a il iem^o motjUsò i fcuttt 4al mip namo^,, fuetcbè i 
NoManni diTanociro lo aen^P da^ f o«i^i pwtiefit»^ e 
li aostennero in più occasioni, e U msaco ia piena li* 
berla e indipendenza dagr imperadori. Concedette 
dmufiM papa NSeoolè i» ftftid^ 41 iloberta Guiacs^rdo 
gU Siali daini cooqniftaU Ja Voglia a G^Jabsia» e il 
resto fiha li p<»leas^ da ivi i60iK|«iitai« non «oip in 
quelle contrade, ma anche in Sicilia, dandogli il ti- 
tolo di Aica di Pi^lia^ (kJahria e £iciU<h Gugliel- 
mo piB^liesa aadi' agli sciìto : 

Robertum d^mat Ni6oìaus honwe tkÈCtiU^ 
notizie nondimeno che è diflkile d* accordarle oott 
Leone ostiense (3), if qna^e laaciò s^kto che Rober-» 
to^ dopo la presa della città di Reggio k» Cslahria, 
€X tunc coepit diix appiB^arù Anche il SMaterra 
scrisse lo stessio. Beggio fa preso sotamenle tttìV an- 
no 1060. Comunque sia, vien riferito dal cardinaf 
Baronio (3) il giuramento di fedeltà eh* èsafo Rober^ 
to prestò al suddetto pontefice^ con obbligai^i di pa- 
gare ogni anno alla santa Sede dodici denari dTntone^ 
ta pavese per ogni pélo di buoi. Cercano alcuni oon 
qu^ titolo papa Niccolò desse tale fnrestitura ai Net* 
manni, che fu la primordiale del regno, appellato og- 
gidì di Napoli, e v* aggiugnesse anche b SS<^, sa 

(1) Bullartain Gasinense T. II. Cooattt loi. 

(a) Leo Ostiensis Uh. S. cap. 16. 

(3) Baron. in Aanalas a4 haooiaaauipsy Google 



c!Kir eQnaenwTÉnn il loro dmlto i gMc»' Impetad^ru 
Certo è cbe in qcst^tt tempi « &oai aae[lH»>al«r« Ui 
donazion di GostaiUiil», Bàt»^ f^r ymto «i può av- 
iere, nel M00I9 ottavo ^diU^ era noitri» iielgMw^ Né 
forte per V iffii>r«Dn d' aUor« «kwso •>' aeooFfer» 
di'* eUa losie un de«iu»c«t9 epoori^ taknente «ìbe s» 
L«ooe IX pap« iMlIa kin§a ietterà eecitt» b Ifidhel» 
Cerólario^ pafneTca di CottantioopvB, «leQ* wurw 
ìroSZ (i)) oioà pochi eani fo-ieM^ k < prodasee 4«mì 
toltai e Bi&tsinaaanite ^eièe patolei ^Teiie fat&Hvm 
nostrumfquamremtinmnurb^m^'èiùmftBf ÌMìSb^ 
seu accidetaaimm tégioMmm ff^ o^èm ias^ ì^om ^ ti^ 
vMaits-BoepéfaUyì^ÉiissimQ ^p&Mfiei et f^iki no9ki^ 
Sikm$iro mùmrsaU papa€ 4ionir0d^mÌ9S4^ué t9Ìin^ 
^memte$^ ei Qtì sueceiiorUmf ifnmt poni^SdtuM pò» 
lesUOem #f dititmemjlrmam impenaU 'C^mura pef 
hanù àiw ih m jusnamm mt prm^maUcum 4U>ns1itMr 
hun 4keemmM$ ^etponendoj mkjwè furi^aneta$ r»- 
mùMm €cciesia§ Oùneedimu$ pmmutmwm^ P«ee «w 
dbeigraneaeo ditele doaettott* eleml tfml dappoi 
s. Pier DaflHMi in uà eoo dialogo (%). ITotto' è om 
peraone dotte, che non aeppk «etere quella tuie firt^ 
tm^i de^ teooH poetenori \ me «ol tafeeno^ uè m 
rC «ecorgeano i Romani di quetti tempi. Seudmi si»*' 
Olire ehe€ir«e quetti medeeMi^ tempi fetiero dati 
ftiori oon delle giunte i diplomi di Lodovico Ko^ £ 
Ottone I «di Arrigo I eugotti in Atore defia Oiieae 
remane, dove à periato di Benevento, dette Calabria, 
delle Sieilte e d' altri paet', coerentemente agrinte^ 
retti di quatti tempi, ma con ditcordia da quei de^ 

(i) Leo iX.Epìstol. I. T. re. ConcUior. liibbè. 

(a) Petmi Damiani Opusc. 4. Dgzedby Google M 



iS4 AWiriLi ' d' ìtAliì ' 

secoli precedenti: Pbttébheii credere^ che sa tali fob- 
damenti ^i {>iiintasse II pri'irói^ìo dèi diritti ch6^ da «i-* 
iora fin qua, cioè per tanti secoir, gode h sede aposto* 
kcà Sif^ra I9 dae ^cHie, Delle qaali' ha stabilito tina 
sì auteotica^ e giusta sorranità e pres^iziorie, cotitra 
di cui non si può alleare ragione alciuea. Oltre di* 
ohe pud aoeh«$darai che non mancassero al pontefico 
NkcolòJI -altre pia sussistenti ragtoni di dedizione^ 
spontanea eidi> ceasione «oche dàlia parte deir im-^ 
pedo, Certaniante^ per attestato del Gontinnatore di* 
£rizmQao£oDtrat|o (i ), Arrigo II imperadore area cbn» 
c^dt^tp «J sdutQ ^pa Leone IX phrmjùe in ulàra ro-^ 
v^Otthpartibni ad suumjaspertimàtià prò ckalpinis 
i^^€woanòiufn\d4tis.iuionxwBiqvLe sia^noi sappiamo jda. 
V pi W Paìniani - (a)> che - la corte fermanicè ^con atsat^ 
veaCQfiri nel QoU<^iftl»pto di Basilea^daj^iciiè spalto a> 
luiglier vita papa T^icadlor U^ ^s$ò pmmid^ gùae ab 
aa fuerun^ $t(iiimi ^ per^ò resta luogo di dubitare' 
cbo; in GrejCQoaQÌa fosse disapprovato quatto Catodi. 
p9pa Niccìol^t Diede anche k) stesso pbntefioeir ìnre-^ 
5ti;Cura di Cai^aa e del s^o prtQcìf>ato a ^iccar^fa/ (5),^ 
cQgnato di- Roberto Guiscardo^ tuttoché no il ne fos-»- 
^ per anche iut pOssesaoi Ciò fatto^ perire nou'poieaf 
soff^rir^ il foagi^DimQ papa^ che i c^|)ì^m e potenti 
j^omani^ e oia^simamente i conti di Tuscolo^ (asiano. 
Tui$c<>teni, ayesse^orodcupaCo tlanti beni Ipétdaooi^li 
Q Stati iéÌÀ^ Chiesa rpdoaoa) t:On ièwHc $Aiah^ 143 eer-^ 
^ gitisi come SQhiavi i pontefici romani: (4) rcominciò; 

(i) Còntinualor Hermanhi Contracìi in Chroiì. 

(2y Patràf Damiani OjSuiònì. 4- ' - > ' * ' 

(3) Leo Ostieas. ii^ Ghron. iib. d. ' . 

(4) Cardinal, de Àragoa. in Vita Nicolai UU 

ed by Google' ' 



/ A ir w o nttx. i55 

« valersi del Bagèllo dei Nortnennì tiessi, per metter 
in dovere quei nobili' suoi ribelli. Rhortiale dunque 
a Rom», spedì UQ esercito di queHa: gente nmsiMidie* 
ra addosso a Pélestrina, a Toscolo, ora Fr^^icati, a 
Nomento, a Galeria. Furono meni a sacco tiitti qtréi 
luoghi fino a Sutrì, e forzali que^ nobili ^ alP ubbi- 
dienza del papà, e c^oin ciò liberata Rom» dalk lor ti- 
rannia. ' . : »' - , » 

Abbiamo ^1 Continuatore d^ Ermanno Gontfat^ 
io (i), cham quest^anuo orto^inter Mtàidlanensts iet 
•Ticinenses btUo^ multi ^x utràgue parte etoiderunt. 
Di ques^ guerra fece mensoone Arnolfo, storico mi- 
lanese (i) de^ correnti tempi, cpn dire ch« i Pavesi 
non vollero ricevere un vescovo datoioro* dai fanciul- 
lo re Arrigo, tuttoché fosse stato anche consédrato 
>dal p&pa. Altrettatìto fecero 'poco appresso parimenle 
■gli Astigiani, con rifiutare un vescovo da loro non 
«letto. Per interessi ancora civili la discordia avea av- 
velenato il cuor* de^ Pavesi e Milaneti. Gran- tonpo 
era che fira quelle due città popolatissime e le mag-^ 
giorì del regno d' Italia, bolliva una segreta gara ed 
invidia, ancorché! ognim sapesse che Milano abdava 
mn^nzi a Vm?i* Ninna d** esse voleà cedere air altra: 
e quindi jper èssere confinanti, nascevano bene speisol 
aarmauamenti d^ uomini, saccheggi ed incendj. Si 
venòe ad?ùnà palése rottura. I Pavesi, conbseenéosi 
fninriòrt di forse^ assoldarono delle trnppé forestiera,' 
e diedero il goasto a' confini del Milaiiésè. 'Uacifono 
in campo aoehè i; Uilanési, avendo «irati in loro legè 
i Lodigiani; ed ancorché parte della loro. armato* tottq 

(i) Gontinaator Hermanni Contràcti in Chffen. 

(3) Aróa]ph« fìtst. HadiyUn; 1. B ospù 5. et €* 



r arcivtf6O^0 ^puida giierre^ias«e ia dtiré parti, pn*- 
re r^ìùDVeo jwl uà fatto à^ trme, die rìoMÌ sMigùioo»- 
Mitoo per runa e per r^ahra par<e, sptcieknente ipét 
la laoite d^ Msabaimt nobiltà. Raslò il campo iti po«> 
ter 09* Miàvamu 11 hioge della battaglia bì dbìana^ 
fin da*^ ▼eodkt teinpi Campa morto. Siocbò noi eo*- 
milioiaaÉo a vedere le città dì Lombardia hr leghe 
e guerre, e mettersi m libertà, il che andò a peoo 
a poeO creaoeAdo : tniti efietti della nùnorifà cioè 
dell' impcNtetea del re Arrigo IF'* £ra «egti acun 
addietro nato m Miìaéo ^n grave aciàma, tk» ogni di 
più aadtva ^^ndend» &oeo ; percioediè, prtndpal- 
nenie nel dero di ^eUa tniigtte città, s'era introdot- 
to V abuso ebe i preti e diaconi «ssai noioriamenie 
prendefano moglie: il obeln baoniingiiaf^io ▼noi di^ 
re eh6 vivefoo nel ^nonbinatOi Questo moi-bo era 
umiliare pi^ T lidia, ed avervi mletÉalft anche la tteiaa 
città di Aomas oolpa per lo più de^refoori pea> attea^ 
ti atir lor gi^ggia^ e tal«>tta ancora tinti d^a aie«lesì* 
ma pece. L^ esemplo della €hie«i greca laeea laro ere* 
dere lecito V ammogliarsi^ sema n^tntm ta^ deUe 
dtscipfina eostantìemente osservata ia dai primi ft«oor 
^ d^a Clùesa ku'oa, ia <sm fa sea^nre vietatn iat pr»» 
ti e dioeoni il prendere moglie, o^ ee prima leavèaao^ 
r uso delle medesime. Contri dt <piestrkieoalinetttl 
e aoaadalosi ministri dell^ Jiltare, «Squali, benché tm» 
prepriamenle^ sì attribuisce V erena de^ Hicdaiti, abè 
bandiera Arkldo diacono, uomo telanliasiino dell* onor 
di Dio e ddla sua Chiesa, ed egli lii che eonuansie il 
popolo coaira di loro. Guido arcivescoyo fautore dei 
preti, nel concilio di Fontanéto proferì sentenu di 
fcomuniea contra di Arialdo e di Landolfìor nobile 



A IK M O HMX. -15,7 

Hca suo eoUeg». ìll9^^»mO'nfHhMgìA m oontftd a4> 
crwiw^ il tl^al4U) erirsi^ Ufì» pirM^deli^f^pofo. 
Arfialfui « I^ftndoUo «efùora, stoiMi lMlaiMii*di h^m^ 
s6 tempi ci)> e4 wry(w4i iWI mw^tin^mm <tel duro 
Hmbra si a ao » d' «Uofih di0ti«MM»t0 p«rlMKi>di qatlb 

pì^ parti di coti, strepitai!» ditardtee» spedì il» yi» 
sl^umOf 80 poM non hi od fitie^ddpMOideaie^dae 
toQi legati a MikiiQ pcf^ ceicanie i nuMd)^ QiMid f o^ 
notk Pitr Utumiam^ ,. fantOk e odffcimiiMinwì cirdtB»- 
le«,veao<Mro.d^OEilia| «1 Amteàn» éa vBad b yì a «il»' 
ane^ già.er£ftlA fwecivo di LiiceauÌjMbi««o vuk vot- 
cliepes iacadiace il viaio deliajiaioBÌa,dìoui tifapa^ 
tentemaaie rao T aMif eaflofro, i^cohèi egli a modo 
confetitia gU ordiiai. aocknaatici aaoaabiaaii pafanu 
Trafarooo «aai delie oppa^iiotti, ei ctaéiA dà. loro sì 
vesQ^ancb» ad una toUetazienatde? paraelt degli «.<- 
Het i attiei ^ Ftove pet la sa>nefMMed:eloqiieaii dalDa- 
miam queCati t MUBori, quelt^ aròvefeeeeo cwifMià il 
lue ^lo) ed jAoeeiò> la peaeteaza* iaipoatagli. Goti fe- 
cero aoelie gH akR^ eoo: realac proibite davU.iyaaaiUH 
W ftMoaia ^e^r ammegfam del siuriiBial^tri deU^ alta* 
re. Yies dfileianieiUe nafiem yweiiaiffdalniede* 
Simo a. Pier Damiaol in uoa auapeledoiie (aK t a 
luogo ne perlano il cardiaci fiajKiaio (3) e il Puriceì- 
li (^. Dopo qoiesto rarc»re#cai;o. Guido andò al con- 
cìlio romano, dove ebbe buon trattamento dal papa, 

(i) Armilpliaf et Landalpbat senior, flitt. Mcdioltn 

T.IY. Itcrinir lUlicar. 
^).Petrue Oamkni O^oie. 5. 
(3) Baron. AnnaU Ecdciiiett. 
(4> PariceUiui. Vita S. ArinUi. 

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"I 5^ kmfkhi D* ITALIA 

-alla cui destra fa pesto, e, giarata a lai ubbidienza, se 
ne toroò lieto a jcasa^r Ma Pier Damiani in riéompen- 
-sa déUe sue fatiche fu spogliato dal papa de"* »uoi be- 
«nrefis)^ e rieet^etle «llri affronti, per li quali modesta*- 
wente-'dtiiiaiydò lioenza di rinunziare ai suo vescova- 
^ d^ Ostia. Nell^ anno presente, secondo Guglteimo 
-pugiieie^i)^ fi&berto Guiscardo duca di Paglia slm- 
^padroni delle città di Cariati 5 Rossano , Cosenza 
^ Geraci nella Calabria. £ Gotlfredo duca di Lore- 
-na e Toscana^ intitolato dujc et marchio^ eoa Atnal" 
-do 9e9covo é conte, tenne due placiti nel contado di 
-ArezcO) anao dondnicae Incarnationis MLIX^ re^ 
ugnante Henrico rege ^ mense junio ^ Indiciione 
\XJII (a). Dal che si raccoglie che Gottfredo a^ea 
molto bene assunto il gòyotio della Toscana e il tito- 
lo di marcbeie di quella provincia, e che non ne fos- 
se già sempHoe amnmnstratore a nome della: moglie e 
di Matilda sua ^gliuola^ come ha creduto taluno. Inol « 
tre Ae ricaviamo, cV^egli riconosceva per re d^ Italia- 
Arrigo lY. In uno d^ èssi documenti comparisce 
Hmnerius filius Ugicionii duois et marchionis^ cioè 
di queìiV £^uc<»oiie, che ai tempi di Corrado 1 au- 
gusto era ^ato duca e marchese della Toscana^ 

( CRISTO MLx. Indizione xiii. 
Anno di ( NICCOLO' li, papa a. 

(IRRIGO IV, re di Germania e di 
Italia 5, 

Fece il pontefice Niccolò^ o sul fine del prece- 
dente, o sul principio .di qu(^t* unno, una 4C^pala a 

(i) Goìliel. Appalus 1. a Poero. 

(2) AnkiquiUt. Italie. Dissert. €. et n"). 

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;A jr Ito vi^. iSg 

Firenze, quando sussistia urm ììh^ bol{a in iavof delle 
monache-di santa Felicita /^i^e<5.^aniiarii| rapportata 
daU* Ugbelli (i). Portatosi poi al mpaiM^o di Monta 
Casabo, quivi .creò prdinal diacono :.Oé^^ù» aiuo- 
lo di Odecriaio conte di IMIarsi^^Depoae .Angelo yesco* 
va tl^ Aquino, e, in laojot^qo ordinò Martino mona- 
co cas^nense.di naxion fiorentino. Anqtie Pie^irOi ^^ 
tro monaco di quel moni^tero» di nazion rayeqpajtet 
lu conseorato veseovó di Yena(ro e d^ Iternia. £d e^l-^ 
lord fu, secondo Leone ostiense <a)| ch^ egli creò du* 
«a di Puglia^ Calabria « Sicilia, Roberto, Guiscardo* 
^ull^ altro di rilevcmte^ operato da questo valorose^ 
pontefice neir anno presente^è giunto a nostra no- 
tizia, se non che egli andò al monisterp di Earfo, do^ 
ve nel mese di luglio conseiyò varj altari,* diecjte poi 
a quel sacro luogo la conferma dei privilegi (3), la- 
tanto Stiano cardinaìe^ d^ lui spedito in Francia, 
ienne un concilio nella. città di Tours (4), dove alcu- 
ni canoni spettanti alla disciplina ecelesiastica furQuo 
pubblicati. Per quanto s^hada Guglieloio pugliese (5), 
si scoprì forse .nell' anno presente ui^i cox>gÌMra di 
dodici conti contra del suddetto Roberto Guiscardo, 
4)rdi|a spezialmente da Goffredo^ Gocdino e Abailar- 
do, normai»!! nobili, tutti malcontenti di li|i, perchè 
«gli tutto volea per sé» Àbailar do, fr^ gli altri, nipote 
ff esso. Roberto, non pò tea sof&rire di vedersi spo^ 
^liato da esso suo zio degli Stati cbe^ èrano di Unfce- 

(i)Ughellius Ifal. Sacr. Tom. IIL 

(a) Leo Ostiensi» Ghroaie. Kb. % cip. t5. 

(3> Antiquitat. Ita^car. Disiar. LXX^ 

(4) Labbé Concil. Tom. IX, . • 

(5) Guiiiel. Appiil. 1. 2. Poem* 

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l6o à&UAht D^irALU 

09 «oAVe iu» padipe. Bè^coogittrari chi Iv prissi», eh^ 
si tàlTÒ ooU» fogv. !fe io IMO accerto che in ^e* 
H^ aono MMoeàèMe tale ait<mlalo^ jMfUihè Go^ltno' 
narrici i\Hli teoza ataq^ana» U l^aipo* SoitO'r airao 
pr«»«nle beneìr tacoonta il Bfalalerra (t)^ ^ile i duo 
iìpateltl Robwlo Gitisterdo ^ Ett|^ieri^ asiMti dietra 
Sila cosqnisrta di Reggio, capi ti4« della' €flA^lrì«, tr 
penarono nel tempodi slate all' snedio di ^eHa óHh 
tè. Besie^OBo «o petto i Greci patdreni^'ma'itt ùae 
a patti di booAa* guerra si aFreodepono, e qaelpresi-* 
dW pecN^ » SqwOacì. Fu'^etVo^satfteHo aiaediatoi 
adeh' eifos ^ ebttigito ^dla rea»- d» Ruggieri. NeHa 
CroDÌclietta aaiaWttiaa (») abbian* di pia : tieè ch^ 
i Gttitoardo ridiuae io sao' patere aBche la eiità di 
CoMHaa^ eoivobe tana la' Gabbri» teone sotto «ii do- 
nioio di' Jais «d: aHopafo^eh^ egli*,seeoodo:il soddet^ 
lO'lMatePravP*^^^ ti1ok»di»Aie8t Leoiieosti«aese(5) 
«• det laedMin»^ aentiiuvDto, sieooBie dieemafeo, eoa 
«ggiagnere ohe il Guiscaiidi») dopo* ki presa di fteggio^ 
«eoae tom tuttr ie;sue hmm in Ihiglia addosso la oli- 
la di Troja, e sr n«' fiopadroiiì. La^ GrooichetM 
a* ìkiaM molto pfim» lappes» dt Troj» e poi delb 
Calabrie. Goa «pioetrsl pvospeiiasi sacoeasi annui na^ 
ViL tf gran passi laiiutiuive il valore del Gviùaeardo, 
e iwfti^a uaneaAda il domiaio de' Greci in queUt 
parti. GfOvaaoi Ciivopalata (4)9 ««ttore per altro pooe 
co«i»soeittiev oudr scendesse R<ubei*to Guisrcardo^ coo^- 
fesia cKa dopo la perdita di Reggio altro non restara 

(i) GaulciU. .Malaierra lib. i. oap« 3. 
^) Aoliq. luK TaoL 1. pag. ai3. 
(i) Lso Ostiensis lib. L 3« e. 16. 
(4) Curopalato in Bi»k>r. # 

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Mtm-9 o mOL lAe 

b mino de^ Gred, che Bari, Idro, Gallipoli, Taran- 
to, Brindiii ed Hora, dee m tAù eiM«Ff Oria, con 
altrì castellecti* lésgkiria nondhliciiatt taoli ^óoq^- 
Ite de'ITonnaid i» Qèibffià è^dottUt in parte a Rof» 
gierì di lui firatello, akro eroe, di qaeìla naaioiie e 
^Muglia. Dee bolle di pepa Niccolò II date nel mete 
A m^gb dell^ tono presente, in conferma de^ pri- 
vilègi dett^ inaign^,moiM<ten> delle monache di sant% 
Girila di Bresòa, 4 l^SIgpno . nd bollano cassi nenie ( i )» 
Ho ambilo d4o jiia (pee i|n doooniento (a), scritto 
cuna (A Jmt<9rmitiatm D^n^ùni MLX^ ipip die ca^ 
hndat Acetnhris'^ Imàiciione XII f^ da cui apparisce 
che ndla dltà^ Firenu, a/i/e pra^sentU domni Ni* 
€9Ì(d papa sede $* Petti rùmanensis eceìcsiae^ ei 
lìdénmdus abbai monisterio s, PauU, GugHelmo 
eonte soprannominalo BDlgarello restituisce alcune 
«snella a Gmiéo vescovo di Toltenra. Ma è da Tede- 
re, se qnestai carta appartenesse pimtosto al primo d) 
di dieanbre delP anno precedente, in cui poteva, p 
soleva anche pia ordifianameAte correre V Indizione 
XIIJ. ÀI vedere che Ildebrando è chiamato. solaqien<- 
te (Aate di s^ Paoìo^ potrebbe far sospettare adupe- 
nio epì r anno pisano. 

(i) Bollar. Casioeose GonsUtut. loa et io3. 
(a) Aotiqnit Italie. Dissert. 72. 



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TOL. «XT. ^^ 



I^ MmUU »* ItAUk 

( CRISTO MLxi. lùàmone%rr. 
Anto di ( ALBMAMIROII, pttm I. 

( AMIKM> IT, ^e.jdi Gccflunia e «fi 
Il«lni& . K . 

' " .•'■•..' 

la qnest^ anna ancora ti pontaftce Niccolò li 
Tolle visitar la chiesa di PtrcQiej cb' egli- avetìi rlla- 
nata e governata anche tturanle il stio pontificato ; 
ma quivi venne a trovarlo latnorte^iroa il di ^2 di 
luglio : pontefice benemerito *4elki santa sede e degno 
di maggior vita. Tanto più fn d^pbrabite la pardita 
(fi lai, perchè le tennero dietro de*- gravisiimi scon- 
certi che furono preladi andia d* altre maggior^ «ala* 
mità. Attesta Leone ostiense (i)obe gran dissensio» 
ne e tumulto insorse in Rema intorno, ali* eleziooa 
di un novello papa $ ed è certo che restò vacaste la 
sedia di s. Pietro circa tre mesi. IH era un partito 
che tenea per T osservanza delle prerogative, o pretCK 
te, o accordate al re ^ Germania Arrigo ^ ed un 
altro che escludeva ogni dipendenaa da kii. Di que^ 
st* ultimo probabilmente era capo V intrepido oardi<^ 
nate Ildebrando^ arcidiacono delta saata^ romana 
Chiesa, a cui non piacque mai che gli imperadorì 
avessero ingerenza alcuna nell' approvazione, non cha 
aeir elezione dei sommi pontefici. Capi dell* altro, 
per quanto ragionevolmente va congetturando il car- 
dinal Baronio, erano i conti di Tuscolo, ossia di 
Frascati, mal soddis^tti di quanto avea operato con- 
Ira di loro il defunto papa Niccolao. Se vogliamo 

(1) Leo Ostlenais Ub» 3, cap. ai. ^ t 

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A V n O MLZU iGS 

Bf collare il Continuatore di Ermanno Contratto (i), , 
€o|K> la morte d^ esto papa. Romani coronam^ et 
alia munera Enrico regi trànsmiserunt^ eumque prò 
eligendo summo poni^ce interpeliaverunt. Tale 
'spedizione dovette essere fatta dalia fazione de' sud- , 
detti conti Tuscolaai. Non mancò il collegio dei car- 
dinali di spedire anch* esso un' ambasciata alla real. 
corte di Germania (a), e fu scelto per tale iacum- 
benza Stefano, uno dei pia aocreditati fra loro, in cui 
ooncorrevil 

Ifohiliias^ gravOa^j probiUfS et mentis acumen, 

Ai^ò qaesti, ma per la cabala e roalyagità dei 
cortigiani, sette giorni passeggiò T anticamera del re> 
tensa poter vedere la di lui faccia^ né presentargli le 
lettere credenziali. Veduta eh* egli thhe questa mai* 
aria, se ne tornò indietro a Roma, dove rappresentò 
r incivil traitamenlo che gli era stato £itto. Allora ti« 
che il cardinale Ildebrando, tenuto consiglio cogli al-* 
tri cardinali e piÀ nofMì romani del suo partito, pron 
pose di eleggere papa Ansehno dà Badagio^ di pa-. 
trtà milanese, e vescovo allora di Lucca, uomo di 
gran bontà e zelo ecclesiastico, e che forse non s' a- 
spettava questa promozione. Chiamato da Lucca a 
Roma, venne immediatamente consecrato ed intro- 
nizzato col nome di Alessandro 11^ senza voler 
aspettare «oosenso alcuno dal re Arrigo. E qui ap- 
panto iomarono i Romani ad esercitare T intera loro 
libertà neU** elezion de' sommi pontefici, con ricupe- 
rare eziandio P altra di non aspettar T assenso degli 
aógosli per la consacrazione ; indipendenza manie^ 

(i) Contineator Hermanni Contracti iu Cbiou. 

(a) Pclru* Damìanus, Opincul. 4,^ ;,,,,,; Google ^ 



l64 AITNALI D^TALIA 

ttuta poi fino fii di nostri, quando, per tanti secoli 
addietro, sotto grimperadori greci, franchi e tedesdit 
era durato it costarne, o diciamo, se cosi si vuole, 
V abuso, che V elezione bensì restasse libera al clero 
e popolo romano, ma che non si devenisse alla con*» 
secrazione senza il beneplacito e f approvazione de*' 
gli augusti. Avea il solo predefunto j^rrigo II fra 
gP imperadori oltrepassato i confini de^ suoi prede* 
cessori, con obbligare i: Romani che neppor potessero 
eleggere il novello papa senza il consentimento sao. 
I)a Niccolò II era stato nllimamente carretto questo 
eccesso, con tornar le c(»e al rito antico. Ma i Ro- 
mani, oiesi del poco conto che si era fiittb alla regai 
corte di Sterno cardinale loro ambasciatore, nej^ttt 
vdlaro accofldodarst al decreto d^esso papa Niaoo* 
lo, decoroso anche pel re Arrigo, perchè risoluti (fi 
rompere ogni catena e di rice4)erar la piena kur li- 
bertà in fare i papi, praticata sempìra mai Be'* primi 
quattro secoli della Chieaa. Nò già eperarono tenaa 
aver ben preparati i mezzi umani da sostener la biro 
risoluzione. Era in lor fiivore Ho^fréo duca di To# 
:icana, principe allora potestissimo in itidia. Faceano 
andie capitale del soccorso de' Normaoni che aveano 
giurata fedeltà alla sede apostolica \ e pia v» fìkGaano 
di Riceard^^rincipe di Cs^ua, divenuto anch^ tum 
vassallo dellb Chiesa romana. Sappiamo da Leone 
ostiense (i), che Desideria abate di Moate Cassìjdo 
e curdioale se n^ andò in tal congiontura a Roma 
4ntm principe. Credette il cardinal Baronio (9), eha 
questo principe fosse Roberto Guiscardo. Ha si dee 

40 Leo O^tiensift lib. 3, cap. 21. 

( a) Baronu Airnal. Ecdwìtst. ^m^,, ,, Google ^ , * j 



1 11 ir o isLxi. i65 

ìQìenSiwe ài Riccardoj*nt\ mi priocipato era.I^i^ 
te G&asifie. Roberto s^ intitolava allora d»céi ^ non 
principe* 

Ora ap{»na gìanie aHa corte germanica T 9ti ìsq 
dell'* eletto ed introdatato Alessandro 11^ ohe T im- 
penulriee tignose ne restò forte amareggia t a, e i 
suoi minittrt diedero nelle amante, esagerando P af* 
ft'onto (atto al re col non aTer voluto aifettare.il suo 
assenso, e coIP esserai messo sotto t piedi il decreto 
di papa Kiccolò, snl quale unicamente si potea fon^ 
date la pretenst^n di Arrigo : giacché solamente chi 
era imperadore coronato, atea in addietro aruta m^ 
BO Tieir approvaaioa ck^papi eletti, e non già chi 
era unicamente red' Italia, come in questi tempi ve* 
Ili va riconosciuto Arrigo lY, beiftchè non per anche 
avesse ricevuta la coroi^ di questo regno*. Degno 
nondimeno di osserrazion^ è, che in alcune lettere e 
diplomi Arrigo lY^ non per aDche imperadore, usa 
il titolo di Romanarum tex : il che vuol si^ficar 
qualche cosa, né si trova unto da'* suoi predecessori. 
Accadde in questo mentre, che i vescovi dì Lom* 
bardia dopo la morte di papa Niccolò II fecero bro- 
glio fra loro per aver un papa di tempra men rigoro- 
so dei peeedenti lelanlissimi papi, il qude sapesse 
un po^ pii^ compatire le lor simonie ed incontinenze, 
e con dire una ridicòloia t)i)opofìaione, cìoò che il 
papa no») si dovea prendere, nisi ex: Paradiso Ita^ 
/lae^ nrìoè della Lombèvdia (i). Spedii*OAo a tal fine 
ili Germanio a!coni detP ordine loro, affinchè si ma* 
neggiassero per ottener questo intento. Ora trovan- 

(i) Cardinal, de Aragon, Yit; Alexiindr. .\V, f« 
Tom. Ili, Rer. ItaL 

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l66 JLHHJLLI dStALIA 

dosi un gran caldo io qdctta corte, e loifiando io 
4]ad (uocQ Ugo Bianco^ già cardinale, a poi ribello 
della Chiesa romana, non fa loro difficile il propor- 
re, e fer dichiarare papa, cioè antipapa, contra tutte'' 
le regole neHa festa de* fami Simeone e Giada, Cà" 
daìooj chiamato Cadalo^ reacofo di Panna, nomo 
ricco di facoltà, ma più di mi, che si dicea condeo*» 
nato in tre coacilii a cagioo della aoa fita troppo con- 
traria al carattere di sacro pastore. Ne fecero perciò 
gran festa tatti i simoniaci e concubinari di Lombar- 
dia. Le scene occorse dipoi si veggono descritte dal- 
la penna satirica di Beinone, il quale s' intitola «Vt 
scoiw à' Alba nel Monferrato, nu rescoyo sciamati* 
co, che forse non dovette mai essere riceyato da quel 
popolo, e perciò neppur fu conosciuto dair Ughelli. 
Era costui gran partigiano à»\V antipapa Gadaloo. U 
panegirico da lui &tto ad An'igo lY, che fu dato alla 
luce dal Menckenio (i), e da me yien creduto la stes- 
sa opera, che Galvano Fiamma (a) circa ratino i335 
citò sotto nome di Chromca Ben%om$ episcopi al* 
hensis, è una stomacosa satira eoQtra di papa Ales- 
sandro II e d^ Ildebrando cardinale, sostegno in que- 
sti tempi della Chiesa romana, da mettersi coU^ altra 
io^me e piena di bugie, che abbiamo di Bennone 
fialso cardinale, e ribello della Chiesa romana. Narra 
esso Bencone. d^ essere slato inviato per ambasciato* 
re del re Arrigo a Roma, per intimare a papa Ales- 
sandro la ritirata dal trono pontificio, -ma con trovar 
ivi chi non avea paura. In tale stftlo eran gli affiiri 
della Chiesa romana in questi tempi. 

(i) Menckenias de Rer. Gormanicar. T. I. 
(2) GaUaneas Fiamma in Politia MSta, 

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i W V ù «Qti. 167 

Tntanto do{^o kcoiH|QÌ«t8 ètWà GtleBria il ralo» 
roto conte Rui^^eri mirava oon occhio di eapidi^M, 
ed (lineale dì eompasiioDe, la victoa mitera Sìciiia po- 
sti sotto i! gio^o degli empì Saraeeni, e cominciò e 
ilieditarae la conqtibta (i). La buoaa fortana portò 
die n rifuggi presto di \x& ia Reggio BefifaameBay 
«Dambaglio strattiio ddia Sicifia, aadtrattato e perse- 
guitato da Bennanieto, uno de^ principi di qucfi^ iso- 
h. Questi gli feee conoscere assai fiicili i progressi in 
SidHa, dacdiè essa era ^risa fra vari signorotti mo- 
ri» ed oftri il suo aiuto por lìmpresa; Ruggieri adun- 
qne sul fine del : carnorale delP anno presente con 
soB centosessanta earaKi passò il F^re per isptar. le 
forte de* Mori nélP isolai diede una rotta ai Messi*- 
nesi, lece gran bottina verso fifelaiao e Ramata ; poi 
Sdicemente si rìeondusse in Calabria, dove par tutt0 
^ mele di marco e Ì aprile attese a frr preparamenti 
per portare la guerra in Sielliav A questa danza invi- 
tato il duca Roberto Gm$eardo suo fratello (1)^ eó- 
là si portò con buon nerbo di caTalltrìa, ed anche 
con un^ armata navale. Presentivano veramente i Ho* 
ri la disposizione dei due fratelli normanni, e però 
accorsero da Palermo con una fiotta assai più nume- 
rosa per impedire il loro passaggio. Ma Tardito Rug- 
gieri con cento cinquanta cavalli per altro silo passò 
lo Stretto, e trovata Messina con poca gente, perchè 
i più erane iti nelle navi moresche, se nejimpadroni; 
il che fece ritirar le navi nemiche, e lasciò aperto i| 
passaggio a quelle di Roberto Guiscardo, il quale 

(i) Gaufridus Malatenm lib. 2, cap. i. Noweirios in 

Hist. Arab. Sioiliae «pud Pagtum« 
(a) Blalaterra lib. a, e. 8. 

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1 68 AITALI d' XTàLlA 

tólà sbareò colle fUe soldatesche. Nel^l^ste 4i <Jau^ 
Màio etsìa^Softedo MeUte^r» qa^laii^jlofiow caof 
-quisté, per cui dopò.aSo aooi^ si rialbei^ lauqrQc^ 
nétta città di Messina, si vede riferita alP.aqno^er 
cwknt* io6t). Ma io ctedq Allato ^clPanoo, ^9Vr 
.tMoéa la serie del racoooto, ohe la prew di sINlesi^^ 
accadesse ueir amio presente» Yeoiie p©i itn groa*^ 
-esercito di Moiri eSiciliéni^a-auaal* da .BéfoB*iQet%.i^ 
:assalire il piccolo dei Normanoi, ma restò da > em 
^baraglra^o cdla morte dtcBectaàla di qàegr iofedétt 
Non è g^à t^iofol» il crédere aasai «tao. Diedro a 
«•eco dipoi i due fralélli prtoc^ nbhnaoni a^ vm%è 
castella e contrade di qiael|' isola si so a Girg«»ti col». 
^a prtsa dt Traimi, ùnthk, Tenuto il remo^ si riliraro» 
no a^ quaréeri. Se crediaflao . a,>haJft^ Protospata (iX 
it quest'amio^ a»cor# Bohcrto Guiscérdo «'insignorì 
d* Aseem^a. Ifa probahàhneqte biò avtetine I* anno 
Mtecedenle^a) vpdire. the questo scrittore kb«^ air 
4'«HftU seguente r Umalranunto ai pontificato *« 
Alwia«dro II, che pure«ppartie»e: aHVnno presènte. 

( CRISTO ULTO, Inditione XV, 
- Anno di ( ÀliBSSANDAO 1^ papa a. 

( AllRlGO IV, re di Germania e * 

Italia j* 

Nair altro area htìo nel mno di qn«»t* anoo 
V antipapa Cadaloo, che ammassar gerite arrtiata fe da^ 
»aro per passare a Roma con diségno di cacciarne i| 
legUtimo successor di s, JPielrp, e.djfarsi consecra- 
re, se crediamo al conlimiatMre d' Ci'nKliuio Contrat- 
Ji) Lupus Protospala in Chronioo. 

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'4 '* il * ittxtt. 'iGg 

*Xè{ry. llcnm il pret«kid!otio già ordkmto papa, p«r^ 
«hèTCCt^^ e^ era, « i^ «Teste asfsanto il nome di 
OttBrie H) «la ' ta« itiatìcatto^ le ptore. B %* egli tion 
-iH«tò< tiolM, fiiégao-è <^e néppaf fa toHcr 'cerimonie 
tiihliiiator * peiòleiòe. Con talt forte artitò Cadaloo a 
'Bwam nel di 1 4 ^ apdle ( ^enzobe scffre che yì ginn- 
mt f^Iil kakndut itpriìis ), e ^ accampò coU' eser- 
<&to tao né* pmi dt Nerone. Ne^a Vita di papa AUs^ 
4mndr0 //, a noi conservata del cardinal d* Arago* 
làa (3>, troviamo <;he molti capitani è nobili romani 
%iiadagn«^^ òol^' oro. «i dichtariirono dal partito di 
-Ca^élad^ èib vvén confermato da Leone ostiense (5) a 
<àB&' aaddrb ^ nn' ahra' Tltadi esso papa Alessan- 
dra (4)) da cui ifirpariéimo che molti giorfai dopo la 
«aallacioftì di -eséo p«pa, Ròinani^ quorum mala coìt' 
4uHu{h semperjmi^ tnm odh Mbere caeperunt^ e 
ibr^afo «Mi gr'in<jhat<6ri della venuta di Cadaloo. Uno 
'de\)rliM}i()«ftH, ma vblpè teèchiltf, èra Pietro di L^one, 
-Ia età àml^Ha iec« %nx:ìvé ÀìpiA'^tAn $gara In Roma. 
Ha tteittl»M<&; ^ ahiMato ^ìditóo :\\ che probabil- 
«lettt^- v«ol diife^be era iiéfò iale^ ma poi fatto cri- 
stiano. Kon mancavano in Roma a papa Alessandro 
id«gU laAw^Mif ed iffilMiona^f; ^ ▼«i^sìmihft^td ivévt 
•gU anche pl^ocaratt» de^i aiuti da Ricàatdo princi- 
pe <M Cipaa.' 81 v«tié<e^dttii<(]ue ad Xina bli^ta^, che 

: (j> CMili«ii*t«« H«rnf4i<in4 CoairacH in Chrob. 
X^ iGard>4# Afii^Qn^i Vit.Altxmdriil, PJ, TJlf,iR«K 
pM». /, •■■■'. 

(3) Leo Ostieiuis 1. 3, c^p. a i- 

(4) Vit. AlexanJri lì, P. lì, Tom. IH, R«r. Hai. 

(5) Beiwo io Panegyric. llenrici IV, f . 1, Hcr. Gerra/ 

Mendteaìt, r- t 

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IJO kim ALI »^ ITU.U 

riusd ianguioosa, e fiid colh peggio ddh filsioìie iél 
legittimo papa. Poco nondimeiio dar6 V attegretii di 
Cadaloo, perchè, chiamato a Roma Gol^reio éuca 
di Toscana, comparve colà in aiato del pontefice 
Alessandro con sì numerose squadre e loyrze tati, oba 
restò come assediato V antlp^a, e, se toUe nscurnie 
falvo, gli con?enne adoperai: preghiere e groni regiR 
col duca, il qaale si contentò di lasciargli aperta la 
porta per tornarsene Ubero, ma spogliato e colla te* 
sta bassa, a Parma. Benzone descrìre a loogo questi 
(fotti, ma se con f^d^ltà, noi sapr^ dire» CerUmeilU 
,da s. Pier Damiani ^vien sospettato che il diyeaGoli- 
fredo non operasse con tntt^ lealtà ed «^oratene o in 
questa, o nelle seguenti congiunture. Air incontra 
Benzone scrive che il medesiipo dpeii Iboe renlre i 
Normanni a Roma a difesa del papa Camerinum et 
Spoìetum inffosit ( il c|ie è degno d^atteazione ), pbtr 
res CemiidtHS juxU^ mare ty-ranmce usMf^mt. P4r 
totamltaliam^quQS voluit^adKegU inimictUittsineif^ 
tavit. Aggfmgne inoltre, esser egli stalo quegK eh& 
moise annone aroivespovoi di Colonia a/rapire il 
^ovinetto re Arrigo. E Xanriieno da Seaftutwr-^ 
go (i) osdtenra, come fosse scandaloso U vedere, efaa 
laddove anticamente si fuggivano i vescovati, om si 
faceano battaglie e si spargeva il sangue cristiano per 
conseguirli: e vuole dire del papato. Ho detto che jénr 
none rapi Arrigo IT. Intorno a che si ha da sapere 
che fin qui «sso re eri stato sotlo il gofèri&o dell^im-- 
pèradrice Agnese^ la quale regolava gli afiaii unica* 
cernente coi consigli di Arrigo vescovo di Augusta, 
personaggio ben accorto, che, ad esclusion degli altri 
(i) Jsmbertos Scafnaborgensis in Cbron. 

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A ir V o MLzn. 171 

preteode&U, area saputo introdursi neHa grazia di lei. 
£ra savia, èra pia principessa Agnese: tultaTÌa non 
potè 8clìÌTar la maldicenza degli altri principi invidio- 
si della fortuna del fescoTO angnstano, perchè spar* 
iero voce, d^ illecita &miliarità fra lei e quel prelate. 
U perchè Annone arciveseoTO di Colonia, col consen* 
to di molti altri principi, tolse air angusta madre il 
^ofinetto Arrigo, ed assunse colla di lui tutela il go« 
▼emó degli Stati. La maniera da lui tennta per far 
questo colpo , la sapremo fra pòco , rìchieden* 
do ora la Toce sparsa contro V onor dell^ imperadrlce 
Agnese, che io premunisca i lettori con a vrertirli 
della mrivagità che allora pitli che mai era in voga. 
Facile è V ossenrare che i tempi di guerra son tempi 
di bugie ; ma non si può dire abbastanza, quanto lar^ 
ga brigHa si lasciasse in queste e nelle seguenti dis« 
cordie fra il Sacerdozio e V Impero, alla bugia, alla 
aatìra,alla calunnia. Le più nere iniquità sinventaro* 
no e sparsero dei papi, da'* cardinali, de^ tcscotì da 
chi era loro contrario ; ed altre Ticendevolmente si 
spacciarono dai mal effetti contra di Arrigo lY e di 
tutti i suoi aderenti. Però sta ai prudenti lettori il 
camminar qui con gran riguardo, p^restando solamen** 
te fede a ciò che sì trova patèntemente avverato dal« 
b nìisera costituzione d* allora. 

9è già si può fallare in credendo che Arrigo IT 
si scopri eoi tempo prìncipe d^ indole cattiva, inco« 
stante e violento, e die tutti i vizj presero in lai granì 
piede per qualche difetto della madre ; ma più pef 
r educazion seguente*, e che la vendita de* vescovati, 
delle abazie è delP altre chiese , cioè la simonia, era 
un mercato ordinario di que* sì sconcertati tempi, per 

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f7^ A^ALt vi'lTÀtlJk 

folpa specialmeiae della corte re^^lo di Oeropaiiie, in 
JDQÌ più pote9 r amore deir oro, che d«lla r«U^on9, 
e tro|]f>o regoai^a P aba^o, pon però nato allora, di 
.Uga9gliar lo spirituale al tempor^e. Ora o sia che i 
maneggi segreti della corte di Roma, o quei del du*- 
S9l. Gotijfiredp dj9ponessero in GeciBaata un ripiego 
per liberar la Chiesa dalla ressazione delP irdegno 
Xlladaloo» appura ch^ il «addette^. Annone arcivescovo, 
{>relato tenuto in concetto d| santa ^ila, con ^M 
principi io trovasse ad. eseguisse j^ mettere fine olio 
scisma: cer|o,è che in. <]aest''anaq estendo ito esso ar- 
civescovo p^l Eeoo. a visitare ^) r^ Arrigo, giovane 
allora di Gijr<^ tredici anni^ dopo il desinare V invita 
a veder la nave sunluosissìipa cheP avea condotto co»- 
là. Ti andò, di nulb aospettaivdo, il semplice giovan^t* 
iQ^ ed entrato ch^ fu, si diede tosto di mapo a^ remL 
Sorpreso da quest^ atto il picciolo re^ tepiei^do che il 
conducesjiero a m^rire^ si gettò nel Qume ; ma fu ìial- 
vatp. diil conte Ecl^erto, che saltò anch^. esso neir a* 
pqua. Su quella nave ad«,i^que pacificato con carezze 
fn ^opdotto a Coloaia, dpve r^stò sotto il governo d| 
qijel sj^gio. prelalq,, al qn^le dai principi ne. fu ancor* 
data |a lut?!?^. L*imper^dii/!^ Agnefp, trafitta, da que^ 
Ito in9§p^itat9 colpo, e ravveduta de' ^alli con][me5s| 
in patrocinar P antipap^i de^terminò di dare un calcio 
^ mpndp3 e, passi^niio .dip/)i a Rofna, accettò h peni- 
tenza che le fu data d«i papa Alessandro li. Per testi- 
mpnianza di s, Pier Damiani (j) ^ non l^rdò P arci- 
vescovo di Colonia Annone a ^^re, per q^uanto era in 
s^ manO| la pac^ alI^.CJi)iesfa*,{>^r):jiocchè, raunato ur^ 
^ancilio in psbor, dpv/s injtery.enpefof lo. stpssj» re Ar;» 

r DigitizedbyVjOOQlt ^ 



A ir r o Muni. i^S 

rtgo^ e naa gran copia di ?«$ coti ottramontani ed ha- 
Kaoi, dcIIq stesso di' a 8 di ottofate,' in cui Cadaloo èra 
stato oell^ anno precedente eleuo contro i cànoni 
papa, fn^li anche deposto, o, per dir meglio, ripro- 
vato e condannato. Area precedentemente il medesi- 
ino I^er Damiam scritta 'una lettera di fuoco al pre- 
detto Cadaloo, cfakideDdola con alcuni vei*si, e dicen- 
do in fine (i): DiKgtiiter igiiut intende^ tjuòd dico: 
Fumea vita volata mors improsfisa propinquat^ 
Immiitet exphti praepes Uhi terminus aesfi» 
Non ego teJaUo : caepto morieris in aniìo, 
Yisse anche dopo Tanno predetto Cadaloo. Pier 
Damiani, veggendo che non avea collo nella» predizio^ 
ne, cercò uno scampo, con dire ch^ egli s^ era inteso 
della morte civile, cioè della di lui deposizione, è non 
già della morte naturale. Se i suoi versi ammettano 
tale scappata, non tocca a me il giudicarne. Certo 
confessa egli, che per questo gli fecero le risa dietro i 
suoi avversar]. Levò ancora esso. arcivescoTo Annone 
il posto dì cancelliere d^ Italia a Guiberio^ che pari- 
mente col tempo divenne arcivescovo di Ravenna ed 
antipapa, e lo diede a Gregorio vescovo di Tercelli, 
uomo nondimeno macchiato anch^ esso di vizj: il che 
& conoscere che il re Arrigo, benché non per an- 
che coronato in Italia, pur ci era rìconosciuto per 
padrone. 

Non so io già, se in questi tempi sia ben regola- 
ta la cronologia Hi Lupo Protospata. Ben so aver 
egli scritto (a), che Roberto Guiscardo duca s^ im- 
padronì in quest^ anno della città d' Oria, e di nuo- 
( i) Petrus Damiani lib. I» Episl. ao. et in Oposc XVUI. 
{2) LopiM Pcoto^ata in Cronico, ed by Google 



1^4 AHUàLSJI" ITALIA 

▼0 prete Briiuiisi, e lo steiso mìriarca ( forse il suo > 
goTeroatora ). E* ^a vedere ancora, se appartenga, 
ail^ anno presente, come ha il testo di Gaufrid^ Ma*. 
laterra (i), la discordia insorta fra esso.dnca RobaKo» 
e il x^onU Ruggieri Benché Roberto promesso a?esae 
ad esso suo fratello di cedergli la metà della Cala- 
bria, pure non si renira mai a questa sospirata ces* 
sione. A rberva di Melito, che era in min di Rug- 
gieri, in tutto il resto delle conquiste T ambizioso 
ed insaziabil Roberto la Cocea da signore. Però Rug- 
gieri presa occasione dal recente suo matrimonio, 
lece istante a Roberto per T esecuzion delle promeS' 
se, affine di poter dotare decentemente la nuova sua 
sposa Erimherga, chiamata da altri Deìi%ia^ o Giù- 
ditta. Ricavandone solo parole, e non fatU, si ritirò 
forte in collera da luì, e gr intimò la guerra, se in 
termine di quaranta giorni noi soddisfacea. La rispo- 
sta che gli diede Roberto, fu di portarsi còli' armata 
ad assediarlo in Uelito. Ma con tutte le prodezze 
fatte dall' una e dal^ altra parte, nulla profittò Ro- 
berto. Anzi Ruggieri, uscito una notte di Melito, gli 
occupò la città di Gerace per trattato fatto con quei 
cittadini. Allora Roberto tutto fumante di ira corse 
all' assedio di Gerace ; e siccome personaggio d"* in- 
credibile ardire, una notte ben incappucciato ( che 
già era in uso U cappuccio anche fra i secolari ) se- 
gretamente fu introdotto nella città da uno di questi 
P<Henti cittadini per nome Basilio. Per sua disavven- 
tura restò scoperto e preso a furia di popolo \ vide 
poco dipoi trucidato Basilio, impalata sua moglie, e 
si credeva anch^ egli spedito. Con belle parole gK 
(1) Gaufrid. Manterrà lib. a, c8p.^|^oog|^ 



AVRÒ MUDI. t^S- 

riuscì di fimnar 1^ fiiria d«l popolo, « fu eicctato io 
prigioi|e. Ne andò la nuora ali* eiereito suo ; ma no» 
sapendo che si fiire i suoi capitam per liberario, mi- 
^ior eowiigKo non seppero trovtire che di spedirle 
incontanente V aT?iso al conte Ruggieri, sòoogturat^ 
doto che aroorresse par salvare il fratello. Non si k^ 
ce pregare il magnanimo Roggeri, corse tosto co' suoi 
a Gerace, e, chiamati faor della ritta t capi) tanto dis- 
se colle buone e colle minacce, die fece rimettere io 
libertà il fratello. Questo accidente e h cosUnzà di 
Ro^^erì produsse buon effetto, perchè dopo qualche 
tempo Roberto gli accordò* il dominio della meU del-' 
la Calabria. Passò dipoi Ruggieri in Sicilia, c^re es-^ 
sendosi ribellato da lui il popolo di Traila, f^ del-" 
le mararigUe di patimenti e di bravure oontra di que» 
rittedini e de* Saraceni accorsi iu loro aioto, tantoché 
ne riacqmstò veramente la signoria.. Crede Camillo 
PelLagrini (i), che Riccardo /, conte di Avecsa^ ^-^ 
^iiok> di Asciuttino normanno, e non già Iratello di 
Roberto Guiscardo duca, oome immaginarono il Si«x 
gonio e il padre Pagi ali* anno 1074, occupaase fii^ 
V anno io 58 il principato di Capua^ citando sopra 
di pò rOstiense (2). A quelP anno ancora nella Oo^ 
nichetta amalfitana (5) è scritto die Riccardo fu ere». 
to principe di Capua insieme con suo figlio Giort 
dano. Certo è bensì che Niccolò li, papa neU*^ anno 
loSg, gli.cQncedette T investitura di quel principato, 
ma non apparisce che ne ìqsì^ allora tots^hnente. ia 
.^f09»u$Q. Imperocché è da, sapere che secondo U 

(1) Camiìlas PeregrìtiiBs Hisl. Prlncip. Langobard» 

(2) Leo Oniensis Chron. lib. 5, cap.* 16. 
(^ AnU'q- lui. Tom. 1, pag. aia. : 

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17^ 41ftr4tl D*fTM.IA 

«yddetto Oslìense, invofliatosi tébnpb fi Biccàrdo di 
quella bella eootnia) motto V tàuidiQ a Capua^ ìi\ 
iibbcioò tre batlie BirintoriMi. Ma Pandoì/b F^ fnriii« 
cipa ch« ^ ani dantro^ coUa dMCto di aelteaila acu«^ 
di d*oro, r iodvìMea riliranaoau llaiicato poi di TÌt« 
aitof PandolA» (ncm «o in quaft anno ), e tnceadatogR 
liunàoì^ /^ suo figUóolav eccoti di nuovo Riccardo 
coHa 4tM arni aotto Gap«a. Tant« la ttrinsa^ cbe si 
▼enne nall^ anno pratenle ad una eapitobaione, par 
cui Landolfo ae n^ andò via rannngo, a i àttadtat ri** 
cavarono per loro principe ftieeardo ; ma con rit»r 
nfera in lor potere la porte e le toni della città. Dta^ 
•imolò per allora l' accorto Riccardi», a oontentosai 
di quatto. Poi rivolte te sue armi ail^ aéqottlo delle 
città e castella di quel prìncipafte, ^i rinMì neUo ipa^ 
db di quasi tre mesi d^ insignorirsi di tutto. Ciò fiit* 
to^ intimò a^ Capuani la consegna deHe torri e poiH 
te, e perchò gliela negarono^ strettamente asaadtò 
quella città. Spedirono bensì t Capnani al re Arrigo 
in Germania il loro arcivescovo, per ottener soccor'» 
so; ma non avendo egli riportato se non parole, fu* 
remo dalla feme astretti a Ibr le voglie di Riccardo. 
Anno^ domimeat Inetarnatiams MLXll quumjam 
per d§eem circiier annormm curricula Nùrmmnms 
wiliier repugnasseni. Però quantunque eaistano 
piò diplomi di questo prìncipe, da' quali costa «ver 
egli assunto fin dalf anno io58, o loSg, il titolo ài 
prìncipe di Gapua, eon assodar ancor» Giordano I 
suo figliuolo al domìnio, nientedimeno solamente ì% 
quest^ anno egli ottenne la piena e libera signorìa di 
quel prìncipato. Cosi ceasò di regnare andie ivi la 
achiatta da^ prìncipi longobardi) e sempre piò cre)^ 



A 9 V ^ KLXUX. 177 

la potenct de* priacipi normanni. Da U a poco, at- 
taccatosi noa notte il fuoco alla città di Tiano, pro- 
babilmente con premeditato consiglio, v** accorse nel 
scattino seguente Riccardo, e colla fuga di qne* conti 
fte ne impossessò. Parimente scrive Romoaldo Saler-" 
nitano (i) che in quest' anno e^so pricncipe intravii 
terram Campaniae^ obseditgue^Cèperanumj et us^ue 
• Soram devastando pervenit Ci ha conservata V au- 
tore della Crouichetta amalfitana (a) una notizia, cioè 
cbe, per ordine delPimperadore, Goti/redo marchese 
« duca di Toscaoa col suo esercito venne contra di 
Riccardo, e che seguirono fra loro vari fatti d^ armi 
presso di Aquino, in guisa tale che fu obbligato Goti- 
Credo a tornarsene indietro con poco suo gusto e 
men guadagno. 

. ( CRISTO MÈMii. Indiz. i. 
Anno dJt { ALESSANDRO II, pepa 2. 

( ARRIGO lY, re di Germania e di 
Italia 8. 

Fioriva in questi tanpt Giovanni Gualberto a- 
bate, istitutore de^ monaci di Yallombrosa (3), per- 
sonaggio di sommo credito per la santità de^suoi co- 
stumi^ «non meno entro che fbort della Toscana. Bra 
slato creato TeicoTo di Firenze Pietro di nazione 
pavese ; e percioechè allora dappertutto faceva gran- 
de strepita ii iùeìo della simonia, i monaci vallombro- 
' il) Romnaldtat Salerai tanas Ghroo. T. 7. Rer. Ital. 
<s) Aoftlq. Ifftl. T. L ^gr* »>^- 
^3). Andreas Ptrmenns in yìt. S. Johana- Oàalbeni. 
Aota Ssuctorum Bojiland. ad dicm vi, JoUi. 
MuaATOEx, YOL. XXXV. ed by Googk ' ^ 



jrtg ANIMALI d' ITAIiA 

sani, sospettando eh' egli foàse entralo nella sedia 
episcopale mediante il danaro, cominciarono a diffa- 
marlo per simoniaco, e mossero un gran tumulto nel 
popolo di quella città. Andrea monaco genovese (i) 
inscio scritto che, portatosi da Rora^ a Firenze Teu- 
2one Mezzabarba per visitare il vescovo suo figliuolo, 
i furbi Fiorentini con inlerrogazion suggestiva gli di- 
mandarono quanto avesse pagalo per ottener la mi- 
tra a Pietro -, e che il buon Loitibardo confessasse di 
avere speso tremila libbre in regalo al re Arrigo IF 
per sortire il suo inlento. Ma avendo questo monacò 
scritta' quella vita nelP anno 1 4 t 9? siccome osservò 
il padre Guglielmo Cupero deila compagnia di Gesù, 
« nulla di questa importante particolarità parlando 
gli autori più amichi, si può ben sospenderne la cre- 
denza. Era dubbiosa la simonia di quel vescovo, e 
tale non sarebbe slata, se si fosse potuto allegar la 
confession di tuo padre. Certo è che i monaci susci- 
tarono fìeramebte il popolo cobite de) vescovo, e 
andarono sì innanzi, che s. Pier Damiani mosso dal 
suo zelo impugnò la penna contra di loro. Anche il 
duca Gotijreéo sosteneva il vescovo ie.miQ&QQia va di 
far ammazzare e monaci e cheri^ci che contrariassero 
a quel prelato e gli levassero T ubbidienza. Fa invia- 
to appunto colà dal pontefice Alessandro " esso s. 
Pier Damiani per procurar di esting«iere un si pe- 
ricoloso incendio. In vece di papifìc^r gli animi di 
quella gente, diede ansa a que** monaci . di sparlare 
anche di lui, quasiché fosse fautore de^ simoniaci, e 
specialmente gli tagliò i panni addosso, una. dei più 
arditi di loro per nome Teuzone^ ubbriaco di uno 
(i) Andreas Januensis iii Vit. S. Johaniì. Gualberl/. 

Digitizec^by V^jt 



A N R O MLXIII. ' 1^9 

zelo iodiscreto. Ma qui non fini la faccenda, siccome- 
vedremo. Benché in Gctrmania fosse stato riprovato > 
r antipapa Cadaloo, pure costui non si arrendeva in 
Italia. Anzi nell^ anno presente, rannata nuova gente 
e dei buoni contanti, spaUeggiato dai vescovi allora 
sregolati della Lombardia, si avviò di nuovo alla volta 
di Roma, sperando maggior fortuna ch« nell' anno 
precedente (i). Ci fa sospetto che Gott&edo duca di' 
Toscana segretamente il favorisse. Certo è che non' 
gli mancarono assistenze in Roma stessa, perchè mol> 
ti de^ nobili romani si dichiararono per lui. Gli fa 
doncpie aperto V adito nella città leonina, anzi dico<- 
Bo che gli Cd consegnata anche h fortezza di Castel" 
s. Angelo. Tempore post alia quorumdam ex urbe 
ape et Consilio llomam^ quam nosfam perhibent^ in- 
gressus^ eonscendit arcem Crtseentii : così ancora 
Arnolfo atofieo milanese (a) che allora scriveva le 
storie sue. lila ciò pare che succedesse in altra forma, 
siccome dirò. Sappiamo bensì che egli s^ impadronì 
al sao arrivo della Abadlioò vaticane, ma non già resta 
notizia eh-** egli vi prendesse colle cerimonie il manto 
papale secondo il costume, perchè appena s^ udì in 
Roma come egli Vera entrato, che la mattina se- 
guente diede allearmi il popolo romano, e, corso co^ 
là in furia V tal terrore, cacciò in corpo ai soldati di 
lui, che p]*esero vilmente, la fuga^ « lasciarono il loro 
idolo solo X scotte.. Sarebbe caduto Cadaloo in mano 
de^ Romani, se non fosse stato Cencio figliuolo' del 
|ire£eito <& Roma, uomo di perduta^ cos^ieiKa^ che 

(i) CsriHnal. de Aragon. in "Vita Alex^jind. H. P. I. 
Tom. lU. Rcr..ltal. JLco.Osli«n3ÌiGhron. L 3, e. 20,. 
(2| Aruulpb. Uist. BkdioUocniis l. V^- i7-t 

' " edbyCOOgle 



I So AHRALI D ^ITALIA 

allora V accolse. Bella fortezza di Crescenzio, cioè io 
castello s. Aagdo, a gli promise assistenza. Quivi re- 
stò r aotìpapa assediato dai Romani per ben dqe an- 
ni, con sofierirvi stenti ed a£bnni incredibili i degno 
pagamento della smoderata ed empia sna ambizione. 
Vn concilio di cento vescovi fa in quesO anno tenu- 
to da papa Alessandro II dove furono fotti vari de- 
creti contra dei simoniaci e de^ preti concubinari. Ne 
esistono alcuni atti presso il cardinal Baronio (i) e 
nelle raccolte de^ concilii. 

Intanto in Germania crescevano gli abusi, profit* 
tando ogni prepotente delP ^à immatura del re Ar- 
rigo IT (2). L* educazione di lui fu sul principio ap- 
poggiata agli arcivescovi di Colonia e Magoaza, cioè 
ad jénnone e Sigefredo» Ma loro tolse la mano Adsìr 
herto arcivescovo di Brema, che coW arte dell^ adu- 
lazione si rendè arbitro de( giovanetto r^ ed ocx:iapò 
in tal maniera due delle migliori abazie di Gersoa- 
nia. Per far poi taeere gli altri, due ancora ne diede 
air arcivescovo di Colonia, che non si fece scrupolo 
di questo^ ed una a quel dt Magonza, ed altre ai da* 
chi di Baviera e di Svevia, cioè ad Otione e Btdolfo. 
Cosi mal allevato il re, non è maraviglia se andò cre- 
scendo in que" viz| che tanto diedero poi da sospira- 
re ai buoni. Seeondochè abbicano da: Lupo Protospa- 
ta (5), in quest** anno Roberto Guiscardo^ duca di 
Puglia e Calabria, tolse ai Greci la. città di Taranto. 
Ma neppure stava in ozio il valoroso conte Ruggieri 
di lui fratello in Sicilia. Per attestato del Malater- 

(1) Baron, Aoaal. Eccl. 

(2) Lambertus Scafoaburgensis in Chron. 

(3) Lupus Prolospata in Cbronico.^^ ^^ Qqqq[^ 



A ir V o HLxin. i^k 

ra (i), HI questo meiemno anno formarono i MqsuI* 
naòi morì e ì Skàlìain un potente esercito e venbero 
Ad accamparci presso al fiume Geramo. Erano circa 
trcntacinqtieaiHa, e il conte non atea che centotTen- 
tasei cavalli, ossieno pedoni, da opporre a sì gran 
piena di gente. Gontnttodò, implorato 1* aiolo di 
Dio e spedito innanzi Serlone suo nipote, diede loro 
addosso, e in poco d' ora mise in iscompi^iò e foga 
qaegr infedeli. Fu detto che comparve un nomo di 
rìlacenti armi guernito sopra bianco cavallo, oon 
imndiera bi«ica sopra di un'' asta, che si cacciò dove 
erano phà Ibhe le schiere de^ nemici, e fu credulo s. 
Giorgio. QuindìcinNla di coloro rimasero estinti sfiil 
campo ; nel di segnente volafoéo i Cristiani alla cac- 
cia di ventimila pedoni, che è* erano salvati colla là- 
ga n^le montagne e nelle rupi, e per la maggior par- 
te gli uceisero. Si può ben temere che Gaufiido 
Malaterra monaco, il quale sciamante per relauone 
almii scrisse queste cose dopo molti anni, si lasciasse 
vendere delie Aivole popolari in formar questo rac- 
conto che ha troppo dtir incredibile, ed egli perciò, 
se voUe concepirlo, fu obbligato a rioorrere ai miìra- 
coK. La vittoria nondimeno è fuor dr dubbio : ' le 
spoglie de^ nemici furono senza misura ; e il colite 
avendo trovato Ira esse quattro cammelli, £ mandò in 
dono a papa Alessandro, il quale si rallegrò assaissi- 
mo 4i cosi prosperosi avvenimenti contra de^ nemi- 
ci della croce, e spedi anch' egli a Ruggieri là ban-* 
diera di s. Pietro, per mag^ormante animarlo a pro- 
seguir qudr impresa. Trafficavano in questi tempi i 
mercaUnti pisani in Sicilia, massimamente in Paler- 
0) G.afrid,M.laterra 1- •• es|. J^Google 



'l^2 ÀJIVkhl D^'ITAXIA 

uioy città capitale, pieoa allora di ricchezze. ÀTendo 
essi ricevale varie ingiurie da que'^Mori, rannarooo 
poa possente flotta per -farne vendetta, ed esibirono 
Iji loro alleanza al conte Ruggieri per assediar Paler-t 
YDO, essi per mare, ed egli per terra. Ma 'perciocché 
non. potè così presto Ruggieri accudire a quell' im- 
presa^ a vele gonfie andarono essi ad> urtar nelb ca- 
tesa che serrava il porto di Palermo, e la ruppero. 
Entrati nel porto, se crediamo agli Annali pisani (i), 
Cwitatem ipsam ceperunt. Mai ciò non «usiiate. Il 
Malaterra ci assicura essere accorsa tanta moliHudioe 
di Jifusulinani e cittadini per dtiesa deUa dtià, che i 
Pisani, contenti di portar via^ come iattriotifo, la ca* 
tena spezzata, se ne tornarono a -casa. Egli è* bensì 
fuor di dubbio, ch^essi, trovate in quel porto sei na- 
vi di ricco carico, cinque ne diedero elle fiamme, a 
la più ricca seco menarono a Pisa, del coi immenso 
tesoro si servirono dipoi • per dafer pnncipio . alla ma- 
gnifica fabbrica del loro duomo. Di qnesla .glorioaa 
in>presa resta tuttavia la memoria in versi, incisa in 
marpao nella facciata di quel Biaestoso t^oapio, ehd si 
legge stampata presso molti scrittori. Nò quivi- si par- 
la delld presa della città di Pakriii«, ma si beo* delb 
navi bruciate e della ricchissima menata via : con ag- 
^ugnere, che sbarcati dipoi i Pisani ibor di Palefm0, 
vennero alle mani coir armata dei SarAceoi, e ne-fe^ 
isero un gran macello, dopo^ di che alziate tie ancore 
se ne tornarono tutti festti^gwnti a Pisa. Antàò poscia 
il coiste Ruggieri cin\ dugeoto Sjoldati, osceno; eav^Ui, 
A bottinare verso la provincia di Grige;nti : che que- 
M9 e^a il suo* mestiere, per poter p&gare' ed: alimentar 
(1) Anoales PijsniT. VI. Rer, M\ pagj i63, , 



ÀURO fttxtv. iSS 

la sua gerite. Parte de^ suoi cadde m un' imboscala 
di setleeento Mori, che loro tolse la preda, e li mi$e 
iD luga.Ma,sopraggiuuto Ruggieri, sbaragliò i nemici, 
e, ncQperata la preda , allegramente la condusse a 
Traina. Dovette in quest' anno Riccardo , principe 
Bonaenno di Capua, insigtiorìrsi ancora della città di 
Gaeta, perchè da li innanzi egli e Giordano suo fU 
gltook) nei diplomi si veggono intitolati duchi di 
Gaeta . 

( CRISTO MLxrr, Indizione n. 
Anno di ( ALESSAl^DRO 11^ papa 4. 

( ARRIGO IT, re di Germania e di 
Italia 9. 

Fu creduto in addietro, che correndo quest'' an- 
no, .Annone arcivescovo di Colonia fosse spedito a 
Roma, per terminare lo scisma, e che susseguente* 
mente fosse tenuto il famoso concilio di Mantova, in 
coi seguì la total depressione dì Cadaloo. Ma Fran« 
ceseo Maria Fiorentini (x), e poscia più fondatamen- 
te il padre Pagi (2), hau dimostrato^ doversi riiSerìre 
air anno 14)67 tali fatti. Perchè ^anlladimeno Lamber- 
to da Scafnaburgo (5) parla sotto quest' anno delP an- 
data di esso Annone a Roma, fu il Pagi d** avviso, che 
due volte egli imprendesse tal viaggio, T una in que- 
sto e r aUra^ nelPanno suddetto. Ma il. racconto di 
Lamberto, se si avesse da attendere, porterebbe che 
Annone ^us&e venuto molto prima di quesl' anno, 

(1) Fiorentini Memor. di Matilde 1. f. 

(2) Pa^s^ €rit. ad Ànnal. Baroo. 

(i) Iwimbertus Scafnaburgensis in Chro^Qgle 



1 84 AiniiLi d' itili a 

dacché egli successivamente narra che Cadskio, do- 
po la partenza di Annone in Hdìa, tentò la sua for* 
tuna colle armi oontra di papa Alessandro. Né d r^ 
sta vestigio di anione alcuna fatta in questa prioM pre- 
tesa venuta di Annone. Però, quanto a me, eredo che 
questo scrittore imbrogliasse qui il sub raceonlo, • 
che non s^ abbia a credere se^non un sol viaggio é& 
lui, detonale parleremo aH^ anno 1067. E tanto pia. 
perchè tuttavia seguitarono in quest** anno i Roma^ 
m a tener bloccato e ristretto Cadaloo in castello 
sant' Angelo. Se fosse venato a Roma Annone con 
commissioni del re, avrebbe messo fioe a qaelli gira. 
Per le notizie che acceimà il saddetto Fiorentini^ 
veniamo in cognizione, che papa Alessandro, il qpa- 
le, imitando gli ultimi suoi predecessori, riteneva tut- 
tavia il vescovato di Lucca, si portò nel presente an- 
no a visitar quella chiesa e quivi si fermò per più 
mesi. Tolomeo lucchese, vescovo di Toreello (i), 
racconta una particolarità degna d^ osservazione, ùoè 
che questo pajpa per maggior sua siourezza si ritirò in 
tempi tali a Lueca con accordar varj priviKegi alla rae^ 
desima città. JVam primo fribuit et huìÌ€nn plumbeam 
prò sigillo communitatis^ ut hahet dux ^enetorum 
( r usavano anticamente anche altri principi ). Eccìc" 
slam sancii Martini ( cattedrale di Lucca ) speciali 
decorai grafia^ ut canonicos dietae Sccksiae mitra" 
tos habeat in processione regnlari^ et sicut cardino^ 
ìes incedant^ sieut Roi^nnae^ et eecksiae sancii JÌ0- 
cobi^guae Compostellana i^ocafur, kra^ìiò Benedetto 
XIII papa in questi ultimi tempi la dignità di quella 
(i) Ptolomaeas Lucensis Aonal. et Hist. Eccl. 1. i^.T.ir. 

^««••^'a'- DigitizedbyGoOgk • 



A ir V o hluv. lS5 

chiesa con dare il titola di arnvescoTO al tao sa- 
ero pastore. In qaesl'* anno ancora Domenioo Cot^ 
tarenoy intitolato Deigratia P^eneticie Dalmatiae- 
^ue dux, imperialis magisier (i), insieme con Gìo- 
ymaoi abate del moniaftero de^ santi Ilaria e Benedet- 
to situato in UrritorÌQ oUifcdensi super ftumen^ quod 
dicUur Hune^ concede V avvocazia di qoel sacro luo- 
go ad Umberto da Fontannive. Dal che si raccoglie 
oke (Mvolo, ciilà una Tolta episcopi^ era io l«rra 
ferma. In quest^ anno ancora uiddaski ossia Ade^ 
laUk^ marchesana di Susa e vedova di Odàont ossia 
OlUme marchese, fondò il monistero di santa Marta 
£ Pioerok) per Tamna siia(2)^C Manfredi marchio^ 
ni$ genitorii mei, et Adaìrici episcopi Barhammei^ 
et Bertae gemtrieis nteae^ et anima dontm Oddanii 
marckioms 9iri mei^ tujus emtus sit mihi ìuctus 
«te. Lo strumento fu stiptilato «vino Domini nostri 
Jtsm Chrisii MULIV^ oètapo die mensis septembrii 
neUa città <tt Tonno. Perchè non avea per anche Ar- 
rigo IT re ricefbla la corona, perciò di lui non si fii 
memoria akttna né in questo documento, uè io mol- 
ti altri d^ Italia. Abbiamo poi da Lupo protos pata (5;, 
che in quest* anno la città di Matera venne alle m»- 
ni del duca Boberto Grui scardo nel mese d* aprile. 
Passò egli dipoi eoa alquante soldatesche in Sicilia la 
aiuto del conte Buggeri «tio fratello. Uniti amendue 
foorsero senta contrasto V isola, depredando il paese, 
e piantarono P assedio a Palermo. Gran guerra fecero 
alla k)f gente le tarantole, e dopo aver consumato tre 

(i) Antiquit. Italie. Dissert. 63. 

(2) Gaicbenon Hist. Ecr.1. 

[lì Lupus Protospala in Chron.^ q^^^j^ ^ 



L 



1 86 ANWALI D* ITALIA 

mesi ìoBtilmente «otto quelfe città, si rttifèrono, ma 
ricchi assai di bottinov 

( CRISTO MLxv, IniHiiaDe iti. 
Anno di ( ALESSANDRO II, pftpa 5. 

ARRIGO IV, re di Germania e di 
Italia IO. 

Dopo aver sofiPerto V antipapa Cadaloo infiniti in- 
conlodi -ed afianni^ per due anni nel <»ste)lo di san- 
t^ Angelo, perchè i^i assediato sempre o bioacato dai 
Romàni: forse perchè si slargò 11 -blocco, o altra vra 
per. fuggirla se gU apri, cercò oeireano presente dk 
Mettersi in libertà (i). Ma gli convenne comperaiia 
con trecènto libbre d^ argenta da qdel medesiikio Cen- 
cio figliuolo del prefetto di Roma^ che fin* allora lo 
atea salvato daUe maili 'd^ popolo romano coii rleo»- 
v^rbrlo in. quella fortezza. Però, svergognato, segreta- 
mente! ne usci, e 'malcóncio /li sanità, e senza soldi 
con un seln()lice ronzino efun sbkftiamiQlio, tanto «a- 
:valcò, che arrivò a Rerceto sul Parmigiano, né piò, gli 
venne voglia di veder le apque del TevéréL BaccontO 
heoTìQ ostiense (a), che circa qatsXìUmpi Burasone 
uno dei re della Sardegna fece. istanza; a Desiderio 
cardinale ed abate di Honte Cassino, per aver de'mo^ 
caci da fondare un monislcrro nelle sfie conlrade. Lo 
stantissimo abate sopra una nave di Gaeta vHnviò do- 
dici de^ suoi religiosi con un abate, ben provveduti 
di sacri arnesi, di libri, di reliquie e d'altre suppellet- 
tili. Ma i Pisani, maxima Sardarum invidia ducti^ 

(i) Cardi nalis «le Aragouis in Vit. Alex^ndri //. 
(2) Leo Ostiensis Cbroir. I. 3. cap. 83. 

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A RÉ Q xmar. 187 

presero e ' bnicìarono quella nave, e tulto tokero 
poTeri moDact. €i la ben. veder questo fallo ehe>i Pisani 
non- per* anche signereggìaTano ih Sardegna. Bairato- 
ne ne dimandò e n^€bbe*8oddida2Ìòn da loilo; dopo di 
che ottenne daealtrimoitad da Monte Cassia^ ^qaa- 
U fondò un monistero. 'Altrettanto leeenn altro re di 
queir isola chiamato To'rehitoria^ colki fondationè di 
un altro monisttro.^ Poscia* il fMpfr«' il dUea.GoU&edQ 
tanto operarono^ che i Pisani soddisfecero al monisliB- 
ro cassioeiise, e gli! promiserò in avventile rispetto ed 
amiéizià. L^aver taluno creduto che solamente nel se- 
colo seguente i giudici de^ Sardegna prendessero ii 
titolo di re, fiene spentito da qoie$ii aiti e da altre 
pruove da me recate ndle AniicUità ItaUaoe (i). ,Ua 
altro fatto vien raccontato da essQ O^ti^Ufe) c^e ci 
servire a iat conoscere la diversità delle tose umane. 
Perchè erano- itati degli scortceni nel monistero del- 
r isola di T'Temiti, dtpeùdenie dj4 nobilissimo di Mon- 
te Cassino, il saggio e santo abate Desiderio ne levò 
via Adanio abate, e diede. qoeir abazia a Trasmondo 
figliuoio di OderisiO conte di Alarsi. Furono iorputati 
.quattro n^onaci tremitensi dai lor compagni d^ aver 
tentata la ribellion di queir isola. Di più np^ ci. volle, 
perchè il giovane Trasmondo abate facesse cav^r gli 
occhi a tre d** essi e tagliar ad uno la lingua. Al cuore 
delP abate cassinense Desiderio, nom^o pieno di man- 
suetudine e di carità, fu una ferita la nuova di que- 
sto eccesso si per la disjra^ia di cbi avea patito, come 
per la crudeltà di chi ava^ dato quplP ordine, e prioci- 
pttlmente poi per V infamia di quel. sacro luogo. Però 
frettolosamente accorse colà, mise «otto aspra penilea- 
<i) Intiq. IijiL Disserl. 5. et 32. 

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iSS ATHTAU D^ ITALIA 

za TrasmoB'do, e peseta il eacctò -Sì colà. Ma qael «he 
è da stopire^ diverio fu il icnUaÉciito d^ iideòrétmh 
c&rdinule «d arcid^Mono allora della taola romaoa 
Chiese) die fa poi papa Gfvgorto TIL SotteMM.cgli 
«he Traifniondo ateTa oberato non da crudele^ ma -da 
ttonotìi petto, eoo aver trattato^ come aei meritaFaiios 
que^ maligni; e gli eonfeii anche in premio una fnif;l«<^> 
re* abazia, ^oè 'la^asnarkase} aAzi^ia li a non mollo 
il*feee ancora tcsooto diBalTa. Era allora il cardinale 
Ildebrando il mobile principale della corte pofieti^^. 
Nnik si fecea sensa^ lui, anù pareva che lu^ to—e 
Catto éA lui, tanto era il «ixo senno, V attività e xeloi 
con cut operava^ benché ibU9 «asai piccda di statura, 
e V aipparenia del corpo non rispondesse «Ila gran«> 
deexa delP annuo. Giacché il cardÙKil Baronio (i) non 
ebbe cKlfitioltà a prodarre alcuni acuti vemdi s. Pier 
Damiani, neppur io V avrò per 4)01 nspticarli. Co» 
egli scriveva al medesimo Ildebrando, suo singolare 
amico: 

Papam rife eolo^ sed te prostrata* adoro* 
TufàcìS hunc Ihrmrtam : Te facU Me JDeum. 
In un altro distico, anche più pungente, di(^ del- 
lo stesso Ildebrando 7 

P'ivere vis Romae ? darà depromito voce : 
Plus Domino papae^ quam domno pareo papae. 
Il che ci fa conoscere, chi fosse allora il padrone 
di nome, e chi di fatti in Roma. 

Pu in quesl' anno fatto cavaliei'e il re Arrigo 
Jj^(a), cioè ricevette egli 1* armi militari dalle mani 
delP arcivescovo di Brema con quella sblenìiità che 
(i) Baroo. Annal. Eccles. ad Anti. to6c. 
(a) Lambertas Scafoabttrgeaàb in ^^Ska\^ ^ 



A w XL o mxf. 189 

èva da moki secoli in uso^ e dorò id<^ alirt dftppoi^ 
B fin d^ aliofa si scopri il suo mal Ubato contra ^ 
emione €uraw€seovo di Cploaia, perchè gli sliftt 
s#iDpffe iéTQOti agli oeebi il ptrie<4o eorso^ allerehò 
^lel preloto il rapi alle natine. M» per liaeoe fona* 
na esse sua oaadre, cioè F imperadricé ^gnese^ 
arendo ^ fatta una scappata da Rema in Grerinamay 
qaelò per allora ramino feac^safiro del %liaolo« At- 
tesero neU^airao presente (i)i due (rateili oormaani, 
Roberto duca e Ruggieri conte^ ad esfmgnare qua- 
che castcfllo, ebe tuttaTÌa & soUraeTa al loro dominio 
nella Calabria. Costò laro quattro mesi 1* assedio del 
solo di Argel, e conreone in fise ammetlare quegli 
abitanti ed una discreta cepitoleeione. la questi tem- 
pi il sopraddetto insi^oe abate di Monte Cassino e 
cardine^ Besìderio attese indefessamente a faU»ricar 
una suntuosa basilica in que^ sacro luogO' (a) : al qua^ 
le fine dhìamò dalla Lombardia, da Amalfi e da altri 
paesi, e fin da Co8tahtino{ioll, dei valenti artefici di 
musaici, di. usarmi, d* oro, d* argento^ di ferro, di le- 
gno, di gesso^. d^'avorio, e d^ altd . lavorieri : il che 
servi ancora ad introdurre, o a- pirepagar queste arti 
in Italia. Troviamo eziandio che nelP anno presente 
segoitaTa la città' di Napoli- a riconosoere là sovranità 
de* Greci augusti, eie apparendo da una' conees^ioà 
di beni (5) fatta da Qio\fctnni Hf^ arcirescoVò di 
quella città e da Sergio V^ il quale si fede intilol^ite 
eminentissimus cornai et duxf^ atìjue Domini gra» 
tia magister militum. Lo strumento fu stipulato imr 

(i) Gaufridus Malaterra lib. a, cap. 87. 

(2) Leo Ostiensis Chron. lib. 3. cap. 18, et teq. 

(3) Anliqa. Jul; Blssert. 5. Vi' 

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1 go xnJSLl D^ rtAUi 

perente damino nostro duce Constanimo màgno^ 
imperatore^ anmù gmnto^ die XXII mensis juUi^ 
IntUctione tertìfiy JVeùpoUs. S« taH note non «on. 
fallale, prima di .quel. che credette il padre Pagi (i), 
CoMantino duca ascese sul tro&o di GostanlioopolK 
A quesC anno ancora appartiene ufa placito pubblica- 
to dal Gaibpii .(a)> e tenuto nel dì. primo di lagKo in 
Piacenza nella corte propria di Rinaldo messo del at^ 
gnor re^ dovè tu judieio réskidfut domnus Dionisius 
episoopus sawctae piacentmae ecclesiae^ et comes 
ifius comUatu piacentino^ sive.missus domm regis 
una ^m domnus Cunièerioiepisvopus sunctae tau^ 
tinensis eccksiae^ ee. Serva Micera qaest^atto a com- 
fxrovare il dominio del re Arrigo, tuttodiè non per, 
anche coronato, iniltalia; e.che anche il vescovo di 
Piacenza V al pari, di tanti altri prelati, era divenala 
€oi\te^ cioè governalore {>erpetuo della sna;eittà. 

i ( CfilSTO ]fi^in..lTtdiz. IV. 

Anno di ( ALESSANDRO II, papiM^. 
i< ( ARRIGO- ly, re di Gonnania e di 

'• :♦"• -.itaiia »; il t' • " < ■ 

. ..Dimenticossi ben .preslo i&'ccar^a principe 'ài 
Capmi/ d^ esser vauaUo della santa sede e dì aver 
giubata £ideltà a^ essa: sotto papa Niccolò II. Egli, a 
gWC|idegUi altri p.rincipi normanni, ohe mai non si 
quetavano, finché non atea no assorbito chi stava le- 
vo, vieino, e dopo ciò pensavano ad ingoiar gli altri, 
a^ qcTali s* erano appressati, vcggendo cUe tutto gli 

<i) Pagius ad Anna^ Baroli.. 

<3) Campi ìslor. di Piacenza T\ I* App^nd» 

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A V ir O ttLXTI. 19C . 

andava a secancb, comìnci è «oche' a stendere le 91*0 
conquiste àojpna le terre hnmediatMnente soKoposie 
nei ducato romano ni papi. E Lapo IVoto^^ta seri- 
T^ (i), ch^ esso Riccardo intra^fU térram Campa" 
niaCy vbseditque Ceperaaum^ et comprehendk eum, 
et devastando usgue liomam- peritemi. Accostato 
che si fu a Soma (3), pretese d^ esser diohiarafo pa- 
trizio, cioè avvocata della Chiesa romana. Dignità fi- 
no da^ tempi d^ .Pipino ire dt Francia conservata 
sempre negl^ imperadori, eidi^tà. ohe portava seco 
il primato, ó. almeno gran co nsidef azione tteU^eIezH»«. 
ne de' romani pontefici. Di questo meba fu avvcrtitir 
il re ^irrigo JV^ e per abbatterla ed insieme con di-, 
segno di levar dalle mani rapaci dei Normanni ie ter- 
re di 5. Pietro, e di prendere in tal occasione la co- 
rona deir imperio dalle meni del papa, uni insieme 
noa fovte armata,, e giunse fino ad Augusta,. risolvilo 
di calare in Italia. Jll costume era, che.ii marchese di 
Toscana, allorché 5ÌI re ^.Gjermanico era: per venire in ^ 
queste parli, andasse ad .incontrarlo colle^sue miitzick 
Aspettò Arrigo per qualche tempo, che il duca Go^ 
iifredo com\^Qr\sse ; ma noi) vgggepdolo mai venire, 
anzi avvisato ch^ egli era ben lontano di. là, tra il di- 
jpetto conc^puto a cagione dir questa mancarne», e 
forse anche per qualche ^ o&petto de)la lede di, luì, de- 
sistè dalla sua spedizione, e se pe tpriiò indietro. In- 
tanto esso duca con porssente . esercito era oorso a 
Roma per reprimete V insolenzà di Riccardo e dei 
suoi Normanni. Tale era il credilo del duca Gofifredo, 
t^Ii le forze sue, che i Normanni sbigottiti si ritiraro^ 

(i) Lupus Proloapafa in Cbron. 

(2) Leo Oiticusis diro a. lib, 3, cap. 25. 

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19^ AIUfA&I 9* ITALIA / 

no più cbe ^ lìreUa, ali^Modoaattdo l« Campaoift ro- 
inaoa ; se non cbe Giordaoo, figliuolo del aaddeilo 
Riccardo, €«nì un buon corpo di gente si k>rùEcò ia 
Aquino per hr testa alf armata nemica. Pceseatosti 
Goffredo co^ suoi cÌTca la metà di maggio sotto quel- 
la città, accompagnato in quella spedizione dallo 
atesso papa e dai cardinali, e per diciotto giorni stelte 
accampato intorno alla medesima, con essere succe- 
dute yarie prodezze sìdall^ una parte, come daQ^ al- 
tra. Ma per acoortezoa di Guglielmo Testardita die 
andò innanzi iadieteo, si concbiuse on abboccamela» 
Ira esso duca Gofiì«do f Riccardo principe al ponte 
già rotto di sant' Angelo di Todici. Fama corse, che 
il duca piò da una grossa somma di danaro, che dal- 
le parole di Riccardo, si lasciasse ammansare ; e però 
da li a poco, piegate le tende, se ne tornò colla sua 
gente in Toscana» Si lasciò Tedete in quegli stessi 
giorni una gran cometa^ di cui fanno menzione altri 
•lort€Ì seteo il presente anno, e mostrò la sua lunga 
coda per più di venti giorqi. Romoaldò Salernita- 
no (i), che sotto questo medesimo anno parla del 
predetto fenomeno, ajgiugne, che Roberto Guiscar* 
(h circa gli' stessi giorni eepit cmiatem Festis, ap- 
pr^hendUque ibi c&tapanum nomine Kuriacum ( cioè 
Ciriaco ). Nella Cronichetia amalfitana {^) V acquisto 
della città del Vasto è trasportato ntll' anno seguen- 
te, e quel Catapano vien ivi chiamato Bennato. Ab- 
biamo da Guafrido Malaterra (5), che in questi tem- 
gi il conte Ruggieri &icea continue scorrerie m Sid- 

(i) RomuaMtts Salcrnit Chron. T, VIL Rer. Ital. 

(2) Anliquil. Italie. T. I. pag. 255. 

(3) Gaufrjy. Malaterra lib.,,cp.38coogle ' 



i il T!i o ntxvt. igS 

tia àddos&o ai Moti, eoa riportarne qaasi sempre 
buon bottino, e con tale speditezza, che non potea 
esser mai colto eia loro. Fabbricò eziandio la fortezza 
'di Pétrelia con tòrti e bastioni: lortificazione che ser^ì 
*a lai non poco ^et òonqiiistare il resto della Sicilia. 
Pìn qni a^ea teàuto saldo conifa del clero conca- 
1)inarìò £ Milano e centra de^ simoniaci Ariaìdo dia- 
coùó £ quello chiesa, non già fratello di un marche- 
se, ma bensì di ehi portava il soprannomò di maf"- 
chese ; ecclesiastico pieno di zelo per la disciplina ec- 
clesiastica, e che insieàie con Erlemhaldo nobile laico 
eommovevà il popolo contra de' cherici scandalosi e 
centra dello stesso arcivescovo Guido, Passò Ariel- 
do a &oma, e tati doglianze e prnove dovette portare 
contra d^ esso arcivescovo, fautore de^ preti concubi- 
nari e creduto simoniaco, che il pontefice Alessandro 
II fulminò la scomunica contra di lui. Tornato Arial- 
do a Milano e divulgate le censure, gran tumulto ne 
succedette nel di della pentecoste, perchè ilo alla 
chiesa P arcivescovo, sollevossi contra di lui, oppur 
prese P armi in favore d'Arialdo quella plebe che te- 
neva il di lui partito, e dopo aver bastonato V arci- 
vescovo e lasciatolo come morto, corsero tutti a dare 
il sacco al di lui palazzo (i). Questo accidente svegliò 
non poca commozione ne^ vassalli ed altri aderenti 
deir arcivescovo, i quali risolverono di ferne vendet- 
ta sopra Arialdo. Kon veggendusi egli sicuro, trave- 
stito se ne foggi, ma non potè lungo tempo sottrarsi 
alle ricerche de' suoi persecutori. Tradito da un pre- 
te, pFMSo it quale t' era rifaggitn, fu messo in^ ma-f 

(i) Amulph. Hisl. Medici. 1. 3, e, i8* 

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MeRATORK Vbl.. XIXV. ^^ 



Igt4 \^ ARNMiI O^ ITALIA 

19)0 dei suM^ dell' arci?esco?o, che^ jce^dottob sol 
Lago maggiore, quivi crudelmeDte gli levarono la 
vita nel di 28, oppure^ come altri vogliono, nel di 2j 
di giugno dell' anno presente. Non mancarono mira- 
coli in attestazione della gloria ch^ egli consegui in 
cielo, e fu poco dipoi registrato fra i santi martiri 
4alla sede apostolica. Abbiamo la sua Yiu scritta dal 
Jt>eato Andrea Yallombrosano suo discepolo : e il Pu* 
iricelli (i), scrittore accuratissimo e benemerito delta 
storia di Milano, diede tutta atta luce ed illustrò i 
fatti si d^ esso Arialdo che di Erlembaldo. Yeggansi 
ancora gli Atti de^ Santi bollandiani (a). Arnolfo e 
, Landolfo seniore^ storici milanesi di questi tempi, 
svantaggiosamente parlarono d** essa Arialdo, perchè 
avversari di lui e protettori del clero, allora troppo 
scostumato. In quesC anno ancora passò alla gloria 
de** beati s. Teohaldo tom\io francese della schiatta 
])obile dei cimii di Sciampagna. Succedette, la sua 
morte nel luogo di Sotaniga presso, a Ticenza, dove 
per più anni egli era dimorato, menando una vita 
austera in orazioni e digiuni. Il sacro suo corpo fu 
capito dai Vicentini^ ma nell^anno 1 074 Airiivamente 
,tjjlto, fu portalo al monistero della Yangadi^Lza pres^ 
so P Adicetto, dove è oggidì la terra della Badia. Ab- 
biamo la sua YUa (5) scritta da Pietro abate di quet 
sacro luogo, e persona contemporanea che assistè 
alla di lui morte. Ne parla anche Sigeberto (4)? oltre- 
a. molti altri. Io questo anno ancora non potendo^ 

{i) Puricellius de SS. Arialdo et Herlembaldo. 
(«) Acta^ Safictorum BoUandi ad diem> 2gt Joaiiw 
0) Mabill. Saecul. Benedici. VI, P. IL. 
t^, Sii^el^ertus^in. CftrooifiA^ 

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▲ N H MLxn. ìgS 

pm fofiefire i tcsootì e ptrinoìpi* della G^rma^ia (i)^ 
che Adelberto arcis^^cos^o di Brana^ uomo pian di 
aherigia, si abasasse delf ascendente preso sopra il 
giovane re Arrigo coiP operar tutto 4^ cose che gli 
tirarono addosso rodio di tutti : cOdgiuj^ti in Tri- 
buna, inumarono ad Arrigo d di de^r la corona, o 
di licenziare da sé Adelberto. Peluche egli rolle fug- 
gire, gli misero le guardie intorno, e poi vituperosa- 
mente cacciarono T arcivescovor hremense, e . fu con- 
gegnato il re sotto il go.verno di Annone arciveseooo 
41 Colonia e di Sigefreéh €Ufcweseovo di Magpnxa (a). 
Annone attese ad innalzar tutti i suoi putrenti ed 
amici alle prime dignità, e Ira gli. altri pro|npsse alla 
chiesa archie|>itf copale di Treveri, che venne a vacare 
in quest'^anno, Canone,, cioè Corrado suo parente, e 
gli fece dar V anello e il basU^Uv pastorale dal re Av- 
ngo, con inviarlo poscia a Treveri per essere ivi in- 
tronizzato. Restò talmente disgustato ed irr^te^to il 
clero e popolo di quella citjtà, per vedersi privato 
dell' antico suo< diritto d^ eleggere il proprio pastore, 
che diede nelle. »mame> e ne avvenne poi che, arri- 
•vato colà Conone, Teoderico conte e maggiordomo 
. della chiesa di Treveri gli fu addosso con una mano 
d^ armati, e dopo qualche mese di prigionia, il fece 
preàpitar giù da un^ alta moptagna, dove lasciò la 
vita. Fu questi, non so come, riguardato; dipoi qual 
martire ; e JLiamberto scrive che alla su^ tomba suc- 
cedeano moltissimi miracoli. Ma non dovette far gran- 
. de onore allVcivescovo Annone, che fu poi anch'agli 

(i«> Lambertus Scafoabargeosis io Cbrpnico^. 
(i^ AdamlBcem^iuii Ili^tor. Ub. 3»ca[). 37. 



ì 9$ ^ITffJLXl U? ItkZlM 

4éiker«h> per iattto^ tttiA fKiamotroii tale, perche iii-f 
git)rto4a a qtiei popolo e cootrana ai sacri càno«L 

< CRISTO MLXvii. Indfeiooe v; 
AotK> di ( ALESSAND&O II, papa j. 

( ÀRtllGO IT, re di Otrmama e dt 
~'i ' Italia ta. 

Non mea che Milaùo «ra in tonfctsìotte la «ittà 
di Firenze in questi giorni a eagiou de^ monaoi tal^ 
ioÌDbrosàtit che sosteneano aver Pietro da l^ria o^ 
sòow ocmseguitft quella chiesa coir aìato della re^iia 
pecunia. Per Mettere fine a si lunga dìsftnsioDe che 
atea già partorito varri scandali, ebbero le parti ricofv 
so a san Giovanni Gualberto. Fece egli quanto fa 
ih sua mano per indurre il vescovo a confessare il 
suo Mo, ma indarno. Propose dunque la sperienza, 
ossia il giudizio dei (hoco : che aUora simili modi di 
tentar IHo non erano vietati, anzi parea talvolta che 
Dio gli ^ùtetiticasse coi miracoK. Questa sregolata 
pniova nondimeno non atea voluto concedere nel- 
r anno antecedente jiapa Alessandro II in ocoasioire 
di Tisitar la Toscana. Comandò dunque V abate ^. 
' Giovanni Gualberto, che nn suo monaco dabbene, 
appellato Giovanni, passasse pel fboco, e con tal 
pruova chiarisse, sé Pietro era simoniaco si o no. À 
due cataste di legna preparate per tal fanzione fu at- 
taccato il fuoco, ed allorché era ben formato ed alto 
il fuoco, animosamente vi passò per mezzo 3 mo- 
naco Giovanni, co^ piedi nudi senta nocumento al- 
cuno e senza che seppur rattasse bruciato un pelo 
•del suo corpo. Il fttto prodigioso si vede deacritto 



A/M n a. Mumt. 19^ 

i)d popolo' fiomntiiio m tmt i«ttera>(i) apapa Alesp»; 
sandrO) liferlui snche 'ed cardinai Baponro {1), il 
quale guidioollo fKseadoto :iìtlf «MIO to63u Ma irpa<- 
dré MibiUoiìe j(5) scopri «ojr altre memorie che tal 
pf uOTa àtcadde ve]' mése dr febbraio nel mercoledì 
fktia prima settimana di quoreeima deU^ anso preieD* 
te, io cui la (^sqoa cadde nel dà 8 di aprile. II re- 
scovo Pietro si sa ohe, preso V abito monastico, in 
gnelto piamente terminò i saot giorni, « che il mo-* 
naeo Gtovamai fa dipoi creato cardinale e vescoTo 
d* Albano, àppiellato/ da & xénanii Giovarmi ignéer^ 
quasi uoaio di'ftioeb, odkcilòdel fìioco, e adopera*- 
to dalla santa sede in ambaacerie di grande impor* 
tanza. 

Tuttaria durata V ostination dell* antipapa Ca^ 
daloo, e $e non pòtea far più guerra colP armi al le^ 
ghtim» pontefice Alefssrndro'II^ gUela fawee còlla dis- 
nnlane defie chiese, ^gtlifandd alcuni vesooi^i, e ape* 
lialaieqt«2//-r^ arcivescovo dì Ratenna, a sostenere 
la di lui azione. Per terminare questa abbomioe^ol 
gara e per' salt^ró con qualche apfiarenta il .decoro 
della corte germanica, fu' datn l' Ineuttibenza ad jén^ 
none arcivescovo di Colonia di venii^e in ItaKa (4>. 
Passò egli per Lombatd^ e Toscana a Homs' sènza 
Animarsi, è quiVi atnme»^ att* udienza derpopa in 
presenza dè^eardinali, eon airia manfiiiwtà e modesta 

(1) Epìftldl, Pep(i)i FloMifUnl «ci; Alexaniir. P9p«m ìa 
• • Viu $% Johaniiis GuAU>erti« 

(2) Paron. i^ Annal. Eccl. 

(3) Mabni. Auaal. Eenedict. bìT hunc annutn. 

(4) Niccol. CtedioaL de Ara^on. ift Tila AlexandH H. 
Part. I, Tom. Ul, RecHffl llàUcat. ^ 

edbyCOOgle 



1^9^ Ainrui d^italua 

àissei Come mai^a confiraUllo Alesiandrò^ m^eHér 
ooi ricevuto il papato scota ordine e consentimene^: 
io del re mio signore ? Lungo tempo è che tale li- 
eeni»a s* ottiene dai re e principi. E qui comiiùHai^. 
do dai patrizi de^ Romani e dagP imperàdori, alcuni . 
ne nominò, per ordine e consento de^ quali erano 
saliti gli eletti sulla sedia di s. Pietro. Allora. saltò su, 
il cardinal Ildebrando arcidiacono coi ? escovi e cwr-' 
dinali, e disse all^ arcivesco? o, che seeondo i canoni 
non era permesso ai re d^ aver mano nelP elezione; 
de* romani pontefici, e addusse molti testi dei santi. 
Padri e massimamante V ultimo decreto di papa Nic*. 
colò II, sottoscritto da cento tredici vescovi, di ma-; 
tìiera che V arcivescovo restò, o mostrò di restar, sod- 
disfatto: benché veramente seppur fosse stato osser- 
vato il decreto d^ esso Niccolò pontefice. Dopo di che» 
pregò il papa di voler tenere per questa causa ttn> 
concilio in Loiubardia, per quivi giustificar pieua-; 
mente - V elezione sua. Il che quantunque paresse, 
contro il costume e contrario al decoro éC un ro- 
mano pontefice^ tuttavia, considerata la cattiva costi-t 
tuuon de* tempi, e per desiderio di dar la pace alla 
Chiesa, fu accordata a scelta la città di Kantova per 
celdvarvi il concilio. Che in questua nno fosse il me-, 
desimo celebrato, e non già nel 10649 conte altri ha 
creduto, V hanno già dimostrato Francesco Maria 
Fiorentini (i) e il padre Pagi (a) coir autorità di Si- 
geberto e di Landolfo juiiiore storico milanese. EgH 
è da dolersi che non sieno giunti fino a* dì nostri gli 
Atti di quel concilio.. Pure sappiamo che v^interven- 

(i) Fiorentini ÌSemor. di Matilde Ufo. i. 

(2) Pagius in Crit. ad Axuuà. Baron. ^ . 

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ik ir ir o MLXTn. 199 

irero tutti t veseoTÌ di Lombardia, eccettochè Cada-* 
loo, il quale, benché né avesse ordine dailVrciTescoro 
cfi Colonia, non ardi di presentarsi a quella sacra as- 
siembfea, dove il pontefice Alessandro li talmente 
proTÒ la legittimità della sua elezione e rispose alle 
oBlunnie indentate dai malevoli contra dì lui, che i 
vescovi di Lombardia, di suoi avversari che erano pri- 
ma, gK diventarono amici ed ubbidienti. Fra le altre' 
cose quei che veramente in Lombardia erano rei di 
armonia, aveano opposto il medesimo vizio air elezio- 
ne di lui. Lo attesta anche Landolfo seniore (i), ma 
con una man di favole che non occorre confutare, 
perchè smentite dalP evidenza. Il papa, secondò il 
costume dìei suoi predecessori, sì purgò di questa tac- 
cia col giuramento ; e bisogno neppur ve ne era, per- 
chè egH fu papa di somma virtà e di raro ^lo contro 
la simonie, ed eletto spezialmente per cura del cardi- 
nale Ildebrando, cioè del maggior nemico che si 
avesse mai quell^ esecrabil vizio. Restò dunque atter- 
rato Cadaloo, il quale nondimeno, per testimonianza 
di Lamberto (3), finché visse, non volle mai cedere 
ali^ empie sue pretensioni. 

Da Mantova passò papa Alessandro alla sua pa- 
tria Milano, dove si studiò di riformar gli abusi per 
quanto potè e di metter pace fra il clero e popolo. 
A tal fine quivi lasciò, oppure mandò due cardina- 
li (3), cioè Mainardo vescosfo di Selva Candida e 
Giovanni che fecero nel di primo d^ agosto alcune 
utili e savie costituzioni contra de^ simoniaci e cherì- 

(i) L^ndulphas senior, Ilistor. Mediolan. Iib3,cap. iS» 
(a) Lambertat ScafoabnrgeDsis in Chronico. 
(3) Arnalph. Hist Mediol. L 3, cap. 19, 

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!^00 AKNÀX.I S ITALIi 

ci concobioari, e promossero la pace e i^oifcprdia ìk^^ 
i cittadìoi. L^goDsi tali costitu2^.om oegU ÀDoal^ del 
cardinal Baronio e nelle annotazioni alla storia di 4r* 
nolfo milanese (i). La pace nondimeno non prese 
piede ili Milano. Erlemhaldo Gotta, uomo nobile ^ 
potente^ assistito dal braccio di Roma, senuitò %, &r 
aspra gueira alP arcivescovo Guido^ cpn pretend/e^^Pr 
simoniaco ed illegittimo pastore : il che contionò ^. 
sconcerti, descritti da Arnolfo e da I^apdolfo seniore,, 
storici milanesi di questi tempi, ma parlali, con^^j^ 
abbiam detto, de^ preti concubinari, e ma^sinmnente- 
il secondo, ne** cui scritti la bugia e Tipsolenza triqn*- 
fano. Questi fra Paltre cose scrive {p), che C^lembaMo 
sihimet vexillum^ milites (cavallerìa) et pedites^ 
exinde qui scalas ad capiendas domos^ machinas^ 
qjÀO diversas ordinavit ; praeterea balista^ (^cj'urh 
dibularios etp. Questi avvenimenti <^i ftiino Qi^ai co^: 
noscere cl^e allora Milano non dovea lasciarsi riE^pUi;^' 
da ministro alcuno del re, e che a poco a poco il por.; 
polo s' incamminava a quella libertà che vedremo: 
andar crescendo negli anni seguenti. Nella ^ijta di» 
papa Alessandro II, a noi conservata de Niccolò càv*. 
dinale d' Aragona (5), si legge che dopo il concilio di 
Mantova esso pontefice se ne ritornò tutto lieto %t 
Boma, e che nello stesso tempo i Normanni ooonp»- 
rono la città di Gapua, e ehe Ildebrando cardinale 
chiamò in aiuto Goffredo duca di Toscana, U quale 
accorso con un immenso esercito e culla contessa Mar 
tilde sua figliastra, ricuperò essa città di Gapua e lo 

(1) Rer. lui. T. IV, pag. 3a. 

(2) Laniiulphus senior. Hist. Mediolan. 1. 3. cap. 29. 

(3) Rerum llilicaf. T. lU. P. I. 

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tfimo il coiaio, ah a&lPtof a prìnaa Mr«iuM( près«B** 
t^i #«c(:b& riM^m ve4itt0 9Uoc«diitii nd prètqntv 
aD^a la g^rr^ dilla Gampavòe. Ma non è ^oaro io 
q(Hft(o al i^ceomA di queUo aisritlpre, daòcKè égU fii 
9C¥|)enit9 Cajppa, quaiido è f<u)r dì dubbio ehe Rb* 
c«rdi> fìrtiKtipe4ì'qi«rfte e<hilrfade aeguttà iti a tener 
M iign(m»i ^ 1^ Oslt(Hit6y serktora di quosti tèm^ 
pi) di alcao atgno ohe Capila Teoitfe ùi pofcN 'della 
Chiesa romàatf. Forae tuoI dire tlito Aiecardo di 
9aovo. si acéonìò col papa e ^ì gior^ onia^a »Mhe 
per la istuà. «U Cepua. la &rttim legge nM boUa d'ea^ 
*<> pq)a io ftvore di Alfano arciveaoQifo di Selenio, 
pobUioata dall' Ughelli (i) e òu^^.Capuae IF ùhis 
octobriSi per mentis P^ri sanciat romanat eceie-* 
^ Sìdfdia^ai et hibUothccariii anno FU pontjfi^. 
^otus domm Ahocandri papae, Indicihne FU^ 
Credette il Sagonio, «he tal dtMsmnénto appattéoMee 
^ aano segoenfe io6^, olii io l<> credo scritto. eeK 
1- ottobre d^* aiino presente. Ora da esio apparieoe 
^e il papa entrò io Gapuà e pacifìeàÉQefite, vi dioM-' 
lò \ Bta.qi|ÌTÌ continuò anche Bicperdo il ano dua»ii^ 
ÙQ. La gnérra lette dal 4oea< Giotàfredo in terre di 
Irroro, abbiam veduto di sopra, che è riferita nella 
Cromchetta amalfitana all^anno io58. Fin qui la cit- 
tà di Bari^ capitale della Puglia, an^i deigli Stali che 
«veaoo già iu Italia gì' imperadori d^ Oriente, città 
Ibrle e città piena di ricchezze, sivea fuggito il giogo 
de"* Normanni. Ma da gran tempo ri fiicea 1^ amore 
Roberto GuUcardo àxxcò^ e l'antfò'fo questo ch'^egli 

(i) UghelLÌlal. Sacr. Tom. 7, in Àrchi^i«c. Salemit. 

edbyGÒOgle 



Ì04 ,MnMUf^ì)\9A^JL : 

sd/entaip, e fu. ila» nco«ouioU> da B«r|p^ eh««|qittf 
diede di catenaceii» alla porta ed etcluse V aitro^ in-* 
fiogendosi .d» mnlooìDGMoere ihid&rit^w -E^do prepa- 
rate tutte la fina ;dQnai|etfe con hMtdo^i. e scaoni^ Ahe 
$à gli atvìfMOaeéjQOf addes^ Agnidaftdo la f egina : ^k 
figliuolo di reajèmmina^ comgìhai svuto tanto arr 
dire di entrar qua? Fioccavano le bastonate, e, bea- 
A^ mU-diwa^^dVnsfpifril re* Jwfai rf|^Mj?aff?^ che 
fgU «Mmvv^ii pv^fW^Wc^.flaa^i^^ aq|i gyea^, Ipiftpgino * 
fr<i »li ì ^f»rUvftny%l!ft ^ ^\^^ gK er^ 4<^viita di^ragi^- 
«^ ,Ii^oiii^muUttl# glJMae 4ie4er«^ cb/a i) l^isciaroac^ 
Bma<^ QioxVf ; ed €^U«e92a palesare ad alcimQ qfmìa 
«ró4ePt«9 «i fiB«<^>^°^ ^Ura, «a^iay|ie, per u^ iji^a 
•H#«f,a giwire io letto. Così, op^rpira, o aljp^ l¥Ì 
4k0$^ «he, Qpfifaf$e. la sci^gljftt^.re^ il qfi^i^ <4^i« 
i^ eec)HM< dem.fiMafil)ic|ÌQ|e« con^ou^tAfa iti^cori, (^ 
^aodo \n 'qw^^dod^Ue cfadel^ti^ fec^ qviaiUp pov* 
«è'pM^d^g«MAaic spopoli 4dbl TurM^iFAe SaiMAia: 
Hobe fu pripeipi<^ d'aspre jfifppfìe. io «pi^U^ contrade^ 
-Ciò Aondio^etto sk^ ma^ìoripe^ ,di«|4«c»¥i^ al rcH 
«MM^Oftefioe e9 HHdM i bu^oìò #^ il vi^pcUf ,:.eglì 
pufaWiMmefiie i v^coy^ti^ k Hdijs n cbi ^^^^ affi|4* 
n ve aipM» 4'<Ml¥>')p#te|«$^ t;kf^»^i%,i^^a .gef^ci^ Hf^ 
A«tper^iM.i*>d^WrdtJ«»fl|a'«tti9MWf#, , . 
.: Atie^tftUJii^r^tMM^ift^GM^tA m «u^k^. car^ «ùr 
••etói;»eU,'w<?Wwv7a?«W«^ifP<Ji?^lfi.d tipigp^^ij^.qhjii 
U po«le&Ese541eas994rq IJ 4 ui^tepfie ia J44fi0it«! OM^ 
nair. aAtìeo fiu>.diliettOr ve^ovaju^^. ^'^ e^ tlHtf^iftS^ 
^fwmM^'y^Hl^rin<iimdi h^wfim Al.pr^ttc^w, di4i* 
cembre. Io \x» «^g^Uioiio; allari^oe, ^aa^ io;q^mti tem* 
(i) Fiorenlim Memor^ di ittadbk Jib. u . 

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. inno 'MLXrcm ^oS 

pi 1 ISmfftettM «1 popo^K restati loro toMiti ìq SMtia^ 
perdiè rioéefinto òoHle Bmggeri'an in qu^std^^HPt 
in q^llfl pite, fiioeTd 4«fi« ywdrrecJt «iHi^eMa tutu» 
Upstfse hi coQtdhàfllbùe. !lmi éapvttèo '«toi 4SoÉle^ 
vivere hi mmzno « stanti •fiàcuiì^ moomiòéhè^iMdò tcrìt^ 
la Gttiiirede Mola terrà (i), ttibero intt^fiM «tt §«9M« 
éterctto; «d ki qwMt^ ««no ailbf ebèrU^ggert oompir- 
▼e reno Patermo a bottinare, gli furono tdddtto «^ 
j^toiprovtiso nel looga ^ llkbelttir e ii serrtorotio 
ÒM tatle to parli. IHe Titta ^ oosloros'ti comte^ eoìiiiv- 
4a con breve r^igiottaiiieiUe « schierata li Mito f>li»9Ìolpi 
jrmata, la sphue coutro lat^oenikiv e tal mecèHei ne I»- 
ce, ehe ( tè par iì| ha in «io éà ereésre ati^ eiaigjKr»- 
lione di ^foelb storica ) Don vi tastò chi ptyitts^ f)o«u 
fame la nuova a Pftlermo. Yrovaronsi fra il bottino 
^i colombi chiusi in Bienne sporieUe, è Roggeri 
t^eslone eónto, venne e sapè»^, essere uso ie' Mori 
ti portar seoo tali uèeellt, per potere, eHorohè il bi- 
sogno lo richiedeva, iniòrmat létHtà degli avvenimen- 
ti^ con legare al collo o sotto V aK d^ essi un poRizi- 
no e dar loro la libertà. Ikira tuttavia q>iesto uso in 
alcune parti del Levante, e celebre fu fra i Romani 
nelP assedio di Modena. Fece il conte scrivere in ara- 
bico in un poco di carta il successo infeKee dè^ Mori, 
e i colottibi sciolti Ile portarono tosto a Palermo la 
nuova, che empiè di terrore e pianto tutta quella cit- 
tadinanza. Abbiamo da Lupo Protospata (2), che Ro- 
berto Guiscardo duca ^ Paglia in qutot^ anno asse- 
diò la città di Montepelòso, e veggendo che indarnb 
ri spendeva il tempo,^ andò con pochi sotto Obbiano 

(1) Malaterra Histor* L a. cap. 4i* 

(2) Lapus Protospata in Cifowcto..^^^^^gj^, 



' 3o6 AHVALI t!* TTàtlk 

<M^» OjaQ^ e Tebbe in sao-piftere. R^moaMo Sder-r 
BÌtaoo (i) io chmma Arìaao. Potcta per tnidiaiéi^ di 
Ilo certo Goiifreéo n* ia^adróni da li a iiqeii molto an* 
che di Momepeloflo. Osserva' U llalaterra(2) che qael* 
la Olita eda di Goffredo da GoiitersanQ, nipote dello 
•ktM9 Roberto, perehè figliuolo di una aóatordla,il 
quale valóro^Mileiite V avea con altee catftdia ooJaquI- 
alato séiiza aiuta-del duca, e però non si credeva ob» 
bitgaift a serrirgU, come é duca esigeva. Ma Fr ambl- 
ftioà di Roberto non aolee gusordare in faccia ùk -m 
p&t^Ék\i né ad amid, e perd gli tolse quella città, beft- 
ckè dipoi gUebt rendéase eoa giuramento d^omag]^». 
St può nondimeno dubitare cbe per conto del tempo 
-SÌ sia ingannato il Protospata $ imperesdiè tanto il 
Malat^rra, quanto Guglielmo Pugliese (5) rapportano 
quatto fatto, prima che Roberto imprendesse V asse^ 
dio di Bari) a cui, siccome i^blam veduto, egli diede 
principio neir anno precedente e continuollo ancora 
uA presepte. Tuttavia anche Romoaldò Salemitauo 
sotto quest^ anno rifemce la presa di M<)ntepeluse 
Idei di 6 di febbraio, cotrendo V Indizione sè^ta. 

( CRISTO ia.xix^ Indinone vii, 
Anno di ( ALESSANDRO U, papa 9. 

( ARRIGO lY, M di Germania è di 
I|aUai4> 

Arrivò in queat^ anno ti giovami, furore e V av- 
fersione ooneeputa dal re J!rr^&€Qntr^<^ Betta 

(j) Romualdas Salernit Tomv VII. Reiu ItaU 

(a) Gaafrid. Malatcrra Kb/ a, cap. 89. 

^ Gjùlhclflju» Appulas L Su. ^ r- ' t ' ' 

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A V 11 t> .MUUX. AO^ 

raa mpgHe (i) a trattare di sipu^(arla.; al gfuil fine 
adescò eoo varie promesse Sig^fr^da arci\^scoyo ùi 
Magonza, per averlo &vorevole in questo affiire. Per- 
chè Doa V* era legittimo alcua Ibadam^Q di ^ìtotv- 
ùo s' inorridirono a tal propofizione gli altri vescovi 
e magnali. Pertanto ti determinò di tenere un conr 
.olio in Magonza^ nella settimana dopo la festa di s. Mir 
.diele, dove si risolverehl^e ciò che fosse di dovere. 
Avvisato intantiOi papa Alessandro II df questo m9r 
struoso disegno del re, per impedirlo, spedi suolegi^ 
to ia Germania s. Pier Damiani cbe, benché ap> 
presso dagli anni ed anche mal soddis&tto della cor- 
te di Roma, pure non ricusò di assumere questo fati- 
coso viaggio ed impiego.. L^ arriva del legalo mise in 
costernaàone il re, e guastò i disegni del ^ncilio e 
tutte le misure dell^ arcivescovo di Magonza. In Fraa- 
cofort diede Arrigo udienza al Legato apostolico che 
gli espose gli ordini del papa di guardarsi da si scanr 
dalosa azione, troppo riprovata dai sacri canoni, e 
obbrobriosa alla gloria di sua maestà. A tenore del 
Legato parlarono ancora quasi tutti i principi di. quel- 
r assemblea, in guisa che per necessità e vergogna, 
ma sempre di mal cuore,, Arrigo smontò dalla sua 
pretensione, dicendo che avreUie fatto forza a sé stes- 
so j>er portare quel peso, giacché non avea la manie- 
ra di sgravarsene. Che da li innanzi passasse buona 
armonia fra esie^ re e la moglie Berta,, si può ricono- 
Kere dalP avergli ella partorito figliuoli e dair avec- 
b costantemente seguitato ne^ suoi viag^. Continua- 
va intanto V assedio dLBari^ che con gfan vigore ve» 
■iva difeso dai cittadini e da Stefano Paterano ufiziat:^ 
^X Lsmberliu Safoabargemis in Chcoi^ 

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le speditoti <dii Gìit^ntiiìopoK, ed aditfo et moìUÉ (^ro^ 
bità e taldrev Ma tiep()ur cesJttva Roberto per toiare è 
per terra coh quante maccfalti'e dà gdetrb éraoo allora 
In tiso^ dìiormerrfdte la chfà,adopératida anche (ar-^ 
*gfae ftometsée fiere tii^inaiSce, idttb tiohdiinèì^o sén-* 
^à iék fratto. Veggeì)t!ò \ BMtàitiìtW toro ^vettia'- 
tote tanta osti udizione in ftobdtiò, e tbé la T«ttova« 
glia andava scemando di tr<yppo, s' ATtisàrono di li- 
1»iei[*at^i ìtk itHrti ^[itòniera dft tjùé^o pertinace netniòo. 
TroVar^st in "Bari un iicado, nomo di non oi^dinarìò 
HfdinientOv c^ presse V mstmto di tendere iiisi'dle al 
duca l^oberto e di levargli la vita (i). Altro non era 
il padiglione d^ étào Roberto, che unabaraic<$a o cà- 
'panna formata di travicelli -e bircond^ta da rami d* al- 
beri ff onduli. Essendovi V assassino finto uno de^suoi^ 
verào la sera Aientt'e il duca era per andate ^ céna, 
di' diuiro ad eàsa caparnnti ^li tirò una saetta avvele- 
nata, tihé gli toccò bensì le Vesti, ffià non già il corpo, 
;bd^bbe queir tisiassino h ibrtnna di salvarsi còlta fu- 
gk hell^ éittà: Sei'Vi questo acddentè per aprir gli oc- 
chi ^ a Roberta è a* stmi, i (jtitali tòsto chiamati i mu- 
ratori, gli becero faliS^ficàre ùnà case, dove egli potes- 
se dimoitdlr tofn siV^rezzdì. 

A quest^ahnb il Sigonlo (a) riferisce un concilio, 
tenuto da papa Alessandro in Salerno, al quale, oltre 
* a militi vescovi ed abati, intervennero anche Gisoìfo 
princìpio di quella città^ RobeHo Gmécàrdo duca, e 
il conte fib^^éT^i suo fratello. Ma né In quest'anno, 
riè in qufel luogo fu celebrato un tal concilio, se è 
"Véro, come Ì6 credo, il documento recalò dalP Ughel- 

(i) Guiltielm. Appaia» I.a. Gaufrid. Malalerra La. ci r. 
(a) Sigomas de Regno Ital. I. 9. ^ \ 

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t w ir o HLxtx. 209 

Il (i) che è V africo tes^monio a noi restato dt qae- 
sta sacra adunanza. Parla ivi H pontefice del sinodo : 
guae sexto pohtificàtus nostri anno apud Meìphim 
celebrata^ èst in ecclèsia beati Petri Apostolorum 
principisi quae est ejusdem civitatis sedes eplrco' 
patus^ die caìendarum augustarum^ a cni furono 
presenti i suddetti principi. L* anno sesto di papa 
Alessandro correa nel di primo d^ agosto deir aono 
1067, se pur egti contò gli anni dal di delia sua io* 
tronizzazione. £ in Melfi^ e non già in Salerno, si 
dice tenuto quel concilio. Fn questi tempi si Tivea 
scomunicato dal papa Arrigo^ arcii^escovo di Raven- 
na, per la cui riconciliazione inutilmente aveva ado- 
parato 1 suol buoni ufi^i s. Pier Damiano appresso il 
romano pontefice. Peggio anche passava in Milano a 
Guido arcivescovo^ perchè ErUmhaldo Colla, nobi- 
le Kelantissimo, dopo aver ricévuto da Roma la ban- 
diera di s. Pietro, colle armi temporali gli facea guer- 
ra : del che parlano gli storici milanesi Arnolfo' e 
Landolfo seniore. Ora, siccome osservò il Puricel- 
li (2), neiP anno presente accadde che trovandosi quel 
prelato, siccome persona creduta simoniaca, angoslia- 
to da tanti affimoij ed oramai per le malattie e per 
la vecchiaia in pessimo stato, sMndusse a rinunziar la 
chiesa a Goti/redo suddiacono, uno degli ordinarli, 
cioè de^ canonici della metropolitana, il quale, invia- 
lo r anello e il pastorale in Germania, mediante lo 
sborso di buona. somma di danam, fu a[)provato per 
arcivescovo di Milano dal re Arrigo, ma non già dalla 
Sede apostolica, la qàale fulminò contra di lui le sa- 
• (1) UgheHiiis hftl. 6acr. Tom. '7. io Arefai^isc. Salcroit. 
« ' (a) ?aricellÌQS 4a Vita s. Heriettbaldi osp. &9. 

MtKATOat, TOL. ZXXT. 1^4 



XI O ÀJSKALl O ITÀLI4 

crie censure, e neppur fu accettato dal popolo mtlaoe^ 
se. Era seguita fra lui « Guido ooa conTeazioue ve- 
rìsimiimeote di pagare al vecchio una ragipaevol peu- 
ftione. Ma avendo Erlembaldo mosse i^ armi anche 
conlra di questo simoniaco successore della cattedra 
ambrosiana^ e mancando a lui i mezzi da soddisfare 
al convenuto, Guido accordatosi con Erlembaldo, 
tentò di ripigliare V arcivescovato, e se ne tornò a 
Milano, dove burlato miseramente terminò poscia i 
suoi giorni nell'anno. 1071. Essendo morto senza 
prole Erberto conte e principe del Maine in Fran- 
cia, s' impadroni di quella provincia Guglielmo il 
conquistatore,^ duca di Normandia, e poi re d^InghiU 
terra. Ma quei poppli malcontenti di. avere un tal pa- 
drone, chiamarono alla signoria di quegli Stati il mar- 
chese Alberto Avuo 11^ progenitore de' princrpi 
estensi. S^ ha dunque a sapere per testimonianza di 
Orderico Vitale (i), che seri vej^ le sue -storie circa 
r anno 1 1 $0, che esso Erbeito ebbe tre sorelle. Una 
earum data est ATiTtoni marcbisio Liguriae^ cioè 
al suddetto marchese Azzo. Il suo nume fu Garsen^ 
da^ siccome ho dimostrato altrove (2). Dal primo ma- 
trimonio con Cunegonda de^Gueifi avea questo prin- 
cipe avuto un figliuolo, cioè Guelfo IV^ che vedre- 
mo in breve creato duca di Baviera, ascendente della 
real casa di Brunswich. Da questo altro matrimonio 
€olla principessa del Maine ricavò'due maschi, cioè 
Ugo e Folco^ dai secondo de^ quali viene la ducal 
casa d^ Este. Abbiamo dunque dalle Yite de^ vescovi^ 



^i> Ordcficos Titalis Hisl. EccLTib. 4k. ^ 

^\ Àalifikità EsUasi P. 1. e*p^ il» . % ^ 

Digitizedby Google ' 



A N H O laXX. 21 X 

dBXio alla litise del padre Mabillooe (i), ohe forte circa 
^eiti Umpi i primati del Itfaine mittentes in ItaHam^ 
^ihonemifuemdam marchiHum cum uxore etfilia^ 
q^ivocqh^iur Hugo ^nirejecmrunt^seque et cwi~ 
iatem^ et totam simul regionem eidem marehisio 
tradidérunt. Àodò il marchese Àzzo, s^ impadronì di 
UiUo il Maioe, e vi lascia signore .il figliuola Ugo. Ma 
jiel 1 073 di nuoyo s* impadroni di quel principato il 
suddetto re d^ Ipghilterra Guglielmo., Di ciò ho io 
pgkrlato più diffusamente nelle Antichità estensi (a). 
A Giovanni duca di Amalfi (3) succedette nelP anno 
presente Sergio suo figliuolo. 

(CRISTO MLx^e. Indizione vili. 
Anno di ( ALESSANDRO H, papa io. 

( ARRIGO IV, re di Germania e di 
Italia i5. 



Mancò di vita Gotifredo Barbato duca di Lo- 
rena e Toscana, ma non è si facile T accordar gii 
scrittori intorno all'anno della sua morte. Bertoldo 
da Costanza (4) la mette - neir anno 1 069, succeduta 
nelle vigilia del santo natale: nel che è seguitato dal 
Fiorentioi nelle Memorie di Matilda (S), e dal p^dr^ 
Mabillone (6). MaXamberto da Scafnaburgo (7), Si- 

(1) MabilL Analect. T. 111. cap. 33. 

(2) Antichità Estensi P. I. cap. 27. 

(3) Aaliq. Ita!. T. I. pag. 211. 

(4) Bertold. ConstantiensU in Cbron. 

(5) Fiorentini Mempr. di Malild. 1. i. 

(6) Mabiil. Annsl. Beqedi<:t.; 

(7) LambertusScafaab^rgensis in Cbrou. 



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ai 2 4iniiLT n^iTàtU 

jgeberto (i)^V Aimaiista sassone {^> ed eltìfi, a' qoaìi 
Bderì il cardinal Baronio (5) col padre p£t^ <4) b rf^ 
leriscona air anno presente. £ se sì potesse eoa fran* 
«heia» riposare sopra nna Mfemoria informe, lecata 
•dallo stesso Fioreolini, si doirebbe credere Terlinien- 
te passato alP altra vita néV anno presente. Ma non 
sembra finora ben deciso «questo punto. Anche ta 
brere Cronica di s. Ytncenzo éà Melx (5) aJP anno 
J069 riferisce la di lui morte. Vo io credendo deri- 
vata questa sconcordanza degli storici dair anno ehe 
terminava /Colla vigilia del santo natale, cominciando 
il nuovo nel di seguente. levette mancare questo 
principe nella notte che divideva V uno anno dalP al* 
tro. Presso gli storici suddetti egli si trnova ornato 
di molti elogi, e fu da taluno appdUto Goiifredo il 
grande^ a distinzione degli altri duchi di Lorena di 
questo nome. Mori appunto in Lorena, ed ebbe se- 
poltura in Verdun, con lasciar vedova per la seconda 
volta Beatrwe duchessa di Toscana e un figliuolo di 
lui nato dalle prime nozze, per nome Gcmelone^ os- 
sia Goti/redo^ giovine di gran talento, ma gobbo^: 
il ch^ servi a lui di soprannome per distinzione dagli 
altri. Ossia che vivente il padre, o che dopo la sua 
morte si conchiudesse P afiare, certo è, che fra que- 
sto giovane principe, cioè Gotiiredo il gobbo e la 
contèssa Madida^ unica figliuola di Bouifiizio già du- 



(i) Sijfebertus ia Chpon. 

(2) Anaalisla Saxo apmf Eocardam T. I. Curp. Hisl. 

(3) Bdfon. in Anna). Ecclf stast. 

(4) PagiiH ad Aonal. Baron. 

(5) Labbé no?a BiblloC. T. I. peg, ^Sr^ 

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A ir K o mt». ai5 

cfl'-^e iBtrdiese di Totcaao • detìd st^dettii Beatrice^ 
segtii matrtinooio ; e tsoi Vedremo ' in breve questo 
prìncipe già s«c«edmo al padre nel ducato della Lo* 
réna, esercitar aochein Itafià T autorità di dtìca dì 
Ti^cana per ragioiie di Mòlilda sua moglie. Non era« 
DO per anche dtrenuti ereditari i ducati e gU altri 
governi d* Italia, talmente <!he le donne ancora tì- 
suece^lesaero^ ma la potenza e la costi tuzion de^ tempi 
avea già introdotto questo eos^tume. L^ abbiamo pari-* 
meote osservato in jédeìaide marchesana di Susa, 
prìndpesta d** ^imo virile. Tieo creduto dal Guiche- 
non (i), che a questa Adelaide appartenga una Me-' 
moria riferita dair Ughelli (l), ed estratta dalla Cro«> 
DÌea del monistero di Fruttnaria, cioè la seguente :' 
Aimo Domini MLX3Ì^ mènse majo capta full et in- 
ansa ctvitas Aslensis ab Alaxia comitissa Asten^ 
si': netta quale occasione il suddetto Ughelli fu d^av- 
viso die Adelaide facesse ricevere a quel popolo per' 
suo vescovo Girlemo^ fin qui rigettato dagli Asti già*' 
Ili. Leggeti una simH Memoria nelle Croniche <1' A- 
sti' (3), ma «on diversità, dicendosi ivi ^ che la città 
d^ Asti fu presa in quest^ anno : nono halendcis maii 
a comitissa Aìaxia ^et ah ea tota succeitsafuit de 
anno MXCI^ decimo quinto kalendas aprilis ; et 
eodem anno' dieta cofàiHssa ohiit Alassia e Adelaide 
seno lo stette nome ; ma te è vero questo incendio, 
non dovette già questo entrare nel catalogo de** suoi; 
elogi. In quest^ anno ancora diede fine a"* suoi giorni 

- ■ \ 

(t) Guichenoo Histoire deUMaitoii de Savoie T. L 
(2) Ughell. Ital. Sacr. T. IV. io Kpisco]^. AtteAs. 
13) Ckron. Asttns^ T. XL »cr. Itai ^^^oogle ' 



2 I 4 .ANIALI d' mUA. 

Cf delfico duca » m^rciies^ di GtrintU (i). SoteTatia 
itddietro an<lare udito col . goverao della .Gartntia 
quello ancora d^Ua Marca dì Yeroaa ; ma non to di- 
re, s' egli godesse nello atesso tempo di questa,, né 
dii fosse ora presidente d^ essa Marea. Ebbe per auc- 
cessore Bertoldo ossia Berialfo, Né si dee tacere per 
glorja dell^ Italia, che in quest^ anno :da' GugKebmo 
re d' Inghilterra e duca di Normandia, sopranoomi- 
nato-il conquistatore, fu creato arciTescova di Gan* 
torberi e primato deiringhilterra il beato Jjanfranco 
di nazione pavese personaggio celebre nella Storia 
ecclesiastiqa non meno .per la sua letteratura, che per 
le sue gloriose azioni. Appoggiato il Sigoaio (a) . alle 
Croniche moderne di Pisa scrisse che io qucH^amio 
i. Pisani portarono la guerra in Corsica : del che offe- 
si. i Genovesi, con dodici galere andarono a bloccar 
la bocca di Arno ; ma usciti in armi i Pisani, ne. pVe« 
s^o sette nel dì di s. Sisto d^ agosto. N^D sono, in* 
dubitale colali notizie. Gli antichi Anaali di Pisa (3) 
altro non dicono, se non che sorse graa guerra fra t 
Pisani e Genovesi. L*^ avidità del commercio, diede 
moto air invidia, air odio, e poscia alle guerre :frà 
queste due nazioni ; e andando innanzi ne vedremo 
de** lagrimevoli effetti. Neppur lasciò passare Tanno 
presente papa Aìes$andro senza rivedere la sua di-^ 
letta chiesa di Lucca, dove, secondo le memorie alle- 
gate da Francesco Maria Fiorentini (4)9 a«l di 6, di 

(1) Lambert. ScafDaborgensis in Cbron. Annalista Sazo 

apad £ccardam T. 1. Corp. Histor. 
(a) Sigonius de Regno Itti. 1. 4* 

(3) Anaal. Pisani, T. VI, Rcr. Ital^ 

(4) Fiorentini Memorie di Matilda ^*>»^f-^^AT^ 

^ * edbyV^jOOQlC 



à V F O MLXX. 31 5 

cUobre solennemente consecrò la cattedrale di s. 
Uartino, nuovamente fabbricata in quella città, e 
confermò i pritilegi a quel vescorato. 

V ha chi crede che in quest^ anno giungeste 
Roberto Guiscardo duca ad insignorirsi della capi- 
tal della Paglia cioè di Bari (i). Già cominciaya ad 
assottigliarsi forte la vettovaglia in quella città, e Ro- 
berto pia che mai si mostrava risolato di forzarla a 
cedere. Spedirono perciò que^ cittadini un mésso a 
Costantinopoli con lettere compassionevoli a Roma-- 
no Dhgene imperadore per implorare soccorso. Né 
lo chiesero in vano. Romano messa insieme una bao* 
na flotta di navi con soldatesche e viveri, ne diede il 
comando a Gocelino normanno, che disgastato e ri- 
bello del duca Roberto, era alcuni anni prima pas- 
sato alla corte imperiale d^ Oriente, ed avea fatta ivi 
gran fortuna colla sua bravura. ' Tornato il messo a 
Bari, e segretamente entrato rimpiè di allegrezza quel 
jjprima operato popolo colP avviso del vicino aiuto^ 
e loro ordinò di stare attenti per far de' fuochi la 
notte, albrchè si vedesse avvicinare la flotta dei Gre* 
ci. Ma s* afiìrettarono essi di troppo. La stessa notte 
cofDtnciarono ad accendere de' fuochi nelle torri e in 
altri siti della città : il che ossarvato dai Normanni, 
servi loro d' indizio, che aspettassero in breve qual- 
che aiuto per mare. Per buona ventura il contt Rug^ 
gieri alle premurose istanze del fratello Roberto era 
anch' egli dalla Sicilia venuto a qaelP assedio, me- 
nando seco un poderoso naviglio. Fu a lui data com- 
mission di vegliare dalla banda del mare, né passò 

(i) Gaufrid. Malalerra I. a. cap. 4^. Gailielm. Àpa- 
l«.1.3. 

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multo, che sì videro da luxigi molti iaDali^ &£gni* lu^. 
dubitati di navi che venivano alla volta di Bìm;ì. AW* 
lora r intrepido Ruggieri^ imbarcata la gente su3|^ 
con leonina ferocia volò incontro ai Greci, i quali 
credendo che i Baritani per i** allegrex» veniiiero a 
riceverli, non «i prepararono alla difesa. Andarono i 
Normanni a urtar si forte ne'* legni nemici, che una 
delle navi normannej ^Lov^ ef^np ci^nto cinquanta 
corazzieri si rovesciò, e restò cogli uomini preda del^, 
r onde. Ma il valoroso Ruggieri adocchiata la capi- 
tana, perchè portava due ianali, andò a dirittura ad 
investirla, e la sottomise oonùv prig^oi^e il jj^enerale 
Gocelino, che poi iuogamei(i(e macerato in pna pri-, 
giona, quivi miseramente morL Questa presa, e Tave* 
re aSundata un^ altra ^ave da'* Greci, mise it^ rotta e 
fuga tutto il rimanente con gloria singolare •dfk Nor- 
manni, che in addietro non s^ erano mai avvifati di 
e$$&t atti a battaglie navali, e cominciarono, alloca ad 
imparare il mescere. Ne di piò vi voUe, perchè i cit- 
U^ìtà di Bari trattassero e concludessero la resa del- , 
la città al duca Robeito che trattò amorevolmente < 
imn solo essi, ma anche la guarnlgion greca, e il lor; 
generale Stefano^ con rimandar poi tutti e;isi Greci 
liberi al loro paese. Sereramentf in quest'^a^n^ op* 
pure nel seguente, Roberto Guiscai:do facesse cosi 
importante conquista, si è disputatoi fra gU eluditi. 
Chiaramente scrive Lupo Protospata (i), eh* egli 
entrò vittorioso in Bari J9el di i5 d' aprila delP anno . 
10.71, e a lui si attiene il pa4re Pagi (2), con osler*- 
vare, chei per testimpnianza di Guglielma {)0gliese9. 

(1) Lupus Protospata in ChruDÌco. 

X^) Pagius iaCfit. ad Aoual. Baron. : 

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1 rw b ^HUtìt. ai7 

ddrò ire tmniifaéi^ Msediò^ e cbe per c'onMguem* 
e««o (io?eete aver primeipio aell^aimò 106$, €ba-» 
frcdo Makferra (1) aif iaoontro schive, che Bari l^en« 
ne «Uè naain di Boberfa neM- anno presente lo^o, e 
Caindlo Pellegrìm (ti;) ti sottoterme alale opirà)iie; 
Stilnò il padre Pa^ poco sicura la Cronologia del 
^akterra, Moza oaaerfare, die non è dì wtgliof tem- 
pera queUtt di Lupo Pretospàta, dacché troviamo dk 
essa storico poÉtictpiia di un aoao la caduta dal tro- 
no di Romano Diogene angoéto. Anciie Bomoèldcft 
Salernttano i^lla Cronica tiua (S)', lìceonie ]»tti)ora' hi 
Croiaichelta amalfitana (4) mettono sotto f}uest*«tino 
la presa di Bari. Tuttavia T autorità dell'Ostiense (5) 
sembra beitaate a decere questo punto; cbèé pet^ 
suadersi dkt verameate neli^ anno seguente il vitto* 
rioso Bioberto dopo un dsèdio é^ citca guattra on- 
ni mettesse il piede in Bari. Vedremo in breve eie' 
eh** egli ne dice. Vennero ia quest* anno a Roma per 
attestato di Lamberto ^)) gli arcivéscovi di Magonza' 
e Colonia, Sigejredo^ ed ^nnonei, ed Ermanno ve- • 
scovo di Bamberga. Probabilinente ci conta favole 
quello storico oon dire, che Ermanno accusato di si- 
monia, con preaiosi regali place il papa. Alessandro, 
pontefice di rara virtù, aon era personaggio da la- 
sciarsi in tal guisa sovvertire. Ag^an^ quello stori- 
co, che a tutti e tre poi fece esso pontefice un^ acer- 

(i^ Mal&lerra lib. 2, c^p. 43* 

(2) Peregrin. Hist. Pr.incip. Langobard.. . ! 

(3) Romualdus Salernll. Chron. T. VII. Rer. Ital. 

(4) Àntiquil. Ital. Tom. I. piig. 2i3. « 
^) Leo Ostienns Hb. L 3. e. 3o. 

(6) Laabertm ScaXoaborgea^ in CSucùta 

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htk ripr^Btione, perchè simoiNactmiMife Tendeatepo 
gli drdibi sacri. Non dotea per anche Annone arciiFe- 
scovo essere gianlo a qndla santità^ di > coi partano 
gli. storici de^ secoli sassegnenti. Era io questi tempi 
OD gran faccendiere Gregorio vescovo di Yercelli, e 
tanceUìere di Arrigo lY, m di GeHnama e d^ Itriia. 
Da lui ottenne egli nelP anno preaente Tari casali pò- 
ftì> nel cootado di Tercelli per la sua fhiesa (i), con 
esser ivi espresso donato ancora servitium^ guod per* 
imei ad comUalUm : il che fa intendere, che si anda- 
va seot^^repiù pelando e snmmeodo P autorità e il 
provento spettante ai conti governatori delle cttlè, 
dimodoché a poao a poco si ridusse quasi in nnttaiil 
distretto di esse città, e la signoria de^ conti urbani. 
Ma dacché si misero iti libertà le stesse città, colla 
forza, siccome vedremo, ripigliarono e sottomisero al 
loro dominio non meno i conti territoriali, ed «Atri 
nobili, possidenti castella indipendenti dalla lor giu- 
risdisioue, ma, strerò le moni anche alle castella posr 
sedute dalla Chiesa. 

( CRISTO vLxxi. Indizione IX. 
Anno di < ALESSANDRO II, papa ii. 

( ARRIGO lY, re di Germania e di 
Italia 16. ' 

L^intruso e simoniaco arcivescovo di Milano Goti^ 
fredo^ giacché era stato rigettato dal popolo (a) con 
molti suoi fazibnarii andò a ritirarsi in Castiglione, 
castello pel sito montuoso, per le mura e torri, e per 

(i) Antiqnit. Italie Dissert aS, p. 73S. 

(a) Arnolf. Hislor. MedioUneof. U\). ^, cai. • 

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A n n a Mxjcn. ^19 

tltre fcrtifieMkmi credalo «Mora iii«8ptigiiabH«, ^^^ 
Tenti miglia lon^dtMfiacvo. Ne aseiva spetto la tua 
gente a proT?edeHi di TiTeri alle tpete de^ oenfinen- 
ti, col comtDettere aaooni tton p^bi atndsecaaeieoft. 
Non roleodo il popolo di Milaao tollerar pia qaetto 
aggravio, misero ^ieme un eterciio, e con totlo ftl.-bi*» 
aognevole passarono ad assediar quella roeoa, risoluti 
di liberarsi da quella Tessaaione. Mentre dorafa nn 
Ide assedio, o accidentelmeinte, o per opera di qoal- 
ohe scellerato, si attaeoò il fuoco io Milano in tempo 
appunto che soffiata un gagliardissimo Tento, nel 
di 1 9 di marco deir anno presente. Fece un ^nrilnf 
gnasto r incedio,.ridQeenda io un mucchio di pietre 
una quantità immensa di case ed anche di «acri tem* 
pli, fira i quali soprattutto fu deplorabile la rovina 
della basilica di s. Lorenzo, una delle piò balte d^ I- 
lalta, di maniera che Arnolfo storico esclamò eon dive: 
O Temphun^ cui m$Uum in mundó simile \ NeUe sto* 
«le milanesi questo orribile incendio si vede appella- 
to il fuoco di Castiglione, A\V avviso di si fiera ca« 
lamità, la maggior parte dei Milanesi ohe erano al- 
r assedio di Castiglione, corse alla oiftà per visiti» 
le sue povere famiglie: del che accortisi gli assediati) 
e cercato qualche rinforzo d^ amici^ dopo pasqua le* - 
oero une .vigorosa sortita addosso ai pochi rimasti a 
^leir assedio* Ma Erìembaìdo con ul valore sosteo** 
ne gli assalti, che furono d;>bligati a retrocedere. D^ 
|]K> di . che GUnifredo non veiggendesi più sicuro, si 
fece condurre; altrove:. con che cessò la guc|rra coatra 
di quel castello. Essendo poi mancato di vite in qua* 
sta medesimo anno il veeohìo arcivescopo Guido^ 
Erlembaldo andò disponendo le cose per &r eleggere 

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BOii mai aeeettAreUsiittoaiaco CUltìimdo ; e proèufòr 
che da Aoma ir«aUse un Legata pe^ dar maggior pe^ 
sa a lab «Mone. Avea V infatkabH alMte di Bfonttf 
GtMiBOti^iÀdSarfo^già compinta la iibbrìca ddla sua 
loagttfiiea baailìaa. (iK-e <ksideraadk> «y^ fionscerarla: 
<!9a ifpeGial ooore^ tofàtò a tat fuozkma ii bnoii pupa* 
^iessaadff», €im con maocò d^ aodarviw Incradiisìle fa 
ìl,f$m(^$tìt^'^ popoli a qttdb -diVota solenttità. : Fraf v 
f^ $kri v« #i Q(int$F<mo died arciveacovi, quaranta-' 

^^iM^rua'SiM igKnaio^ -e Bainolfii^.ivm 4et«llo, Gi*^ 
^|/^ principe ók Salenia co^ ««#1 fratelli, Landolfè 
pjtimipe ^ BeneiH»l^ Sergia cktea di NépUì, « iSer*- 
gÌ0 i^iM4 di Sorraoto. ^ttm éme Róbertus Panor^- 
rm^ 40 tempmre oppugnaimt^ ideoque iantae so^ 
l09mitnU iater€*se non potuti^ come scriva 1^ Ostini^' 
ae. Sepà 1$ suddetta «QosecnMÌaae nel pnaoo giorniàìi 
dit ottobri, e p^iò questo passo dall^ Ostiaoae ci deo 
coBVMEW^re ohe »eU?^ auno presevi tey e non già neli 
ptfoadenta 10^9^ giitTAndé ài' duca Eoèertb la do*-I 
vialos^ ed ianportabie «ittà di Bari, e che per booie-l 
g^«Qte sana seorretti i testi delMalatem e di Ro-i 
milildp a»^rAi|la|lQ. .... f.. . > 

: :Hmé: dunque a sapere 4 cbe appena siiu impa»» 
dna MÌiO ! U: ducti: suddetto di quella città neU' apnlf> 
del i^reteaie «noo^ ed ebbe dato, sesia a .qod goren^t 
xiQ,.eWfìet le isiaaee de) conte Ruggieri suo fiatelly^t 
a ott era ^ritBoipaliaeDte dovuta la gloria di una isì t 
c<«quisla, egU si di»poae :a passare ìu Cicilia, pècfòr^* 
ipaìre T assedio di Palermo^ eapitale di queir is^ ìbk 

: (t) JUaOitkostsIibfiàtfp* 3o. 

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■A » H O ULtXZ. Hiaì 

éigat. Le dUseotioot e guerre eitrilfr inserte ^ gK 
stessi Ittori) obe aveano in addietro fKdliteCo e llitg- 
gieri il coiiqm^ter Wi fH>n prico paese, ammarotoo 
-niaggiorttiente i due normanni eroi a leotar eoti belfe 
impresa, per aoereseerein uno stesto tempo il lort> 
dominto, e liberar dal gk>go samoenìco quetl^ aiitieintf- 
sima edilliutre eittà. Lo iteiso Malaterra (i)^ da eoi 
«OD di$oorda Gogtieimo pngKete (3), aftetta ohe tio« 
ber£o dopo b presa di Bari, brei^i Uerwn expeditio- 
nem versus Sai^rnum swnmo^tì^ e che essendo di* 
morata ne'* mesi di giugno e loglio in Otranto peri- 
re i preparamenti della lìnora guerra, si portò dipoi 
a Reggio di Calabria, e indi passò in Sieitia, fingendo 
4i. voler andare contro V isola di Malta, k tal fide 
sbarcò a Catania, dove si trova vai! conte Ruggieri, 
^ città che seconda P Ostiense (3)^ fix da loro sottomes- 
sa in quest^ anno; ma poi con tutte le for^e di terra 
edi mare eccolo piombare addosso alla città di Palermo, 
assediandola da tutte le parti. Anche la Cronichetta 
amalfitana ha cbe il Guiscardo dopo aver preso Bari, 
inde mo0€7is exercitum in SisiUam ire preparawt 
( lorse properavà } ohseditque Panormum, V anno 
fu questo, in cui la nobilissima casa, appellata pei 
d' Este, vide uno de^ suoi prìncipi stabilite in uno 
de^ primi gradi d^ onore e di poienaa in Germania. 
Grià dwemmo ali* anno io55, che Gu€^fo /f^, figlino- 
lo del marchese Alberto A%%o II A Cunegonda 
àe'* Guelfi^ fu chiamalo in Isvevia a prendere Tipapra 

(1) Malaterra lib. a, c»p, 43* 

{2) GuiUelmos Apulas I. 8. 

{%) Leo Ostiensif lib» 3. ct»p. 16^ - / ^ 

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U22 AMtk^l D IVAUA 

eredkà -d«^(>i:ìacipi guelfi (x),mi5tfi5wt Ilaìkan ìegatis 
,ààhni'b^Bk9ky<M »ua naateroa. A^caddo per testimoDiaiif- 
<%a di Bertoldo da Costi^nza, (af), di Lamberto (5) e 
.d^ altri acrittori^ cbe Ottone dmc^^x Ba?iera néirau^ 
no precedente si ribellò contra-el re Arrigo, e per 
. qcieata cagione si espose ad uu^ aspra guerra. Af ea 
Guelfo lY .spo$ata una figliuola d^ esso duca; però 
coU^ armi, e in quante altre maniere potè, ajutò per 
un p^zzo il suocero. Ma forche vide andare a preci- 
pizio gli affari di lui, p^nsò ai casi proprii,nè rispar- 
„niiò oro , arguto e beni allodiali affine di ottenere 
dai re ^uelP insigne ducato, maggiore allora èk gtan 
lu|iga che oggidì. Infetti, per valermi delle parole del 
f.nddet|o. Lamberto e delP Annalista sassone (4)9 per 
interposizione di Rodolfo ducaci Svevia, cognato del 
ré Arrigo fVeffinr ilhutris^ acer^ et helUcosm^fi^ 
Jius Avuonis tnarchioms lialorum^ ducatum BasH»" 
rif^ su^cepU. ,Da que^CQ principe che fece tanta fi- 
gura e cotanto si segnalò neU e guerre di questi tempi, 
vieoea diiòttur^. lai linea estense guelfa dei duchi di 
Brunswich, Lunebur go, e Wulfembuttel, che all' elet- 
jtorato germanico og^ unisce la corona del regno del- 
la gran Brettagna. Così il marchese Alberto A%%o li^ 
tuttavia ^viv^ote, vide stalùlita ed innalzata in Germa- 
nia. 4a«yice|idenza sua, la quale pur tuttavia gloriosa- 
.nij^nte;^ matHie«)ee fiorisce anche in Italia neir al- 
tra linea de*, marchesi di Ette duohi di lAodena, ee. 
discendente da Folco marchese, firateUo del medesi- 

(i) Àbbas Uspergensis in ChroD. 

(a) BertoMos Costantiensis in CbroD. 

(3) Lambertos ScafnabargcBsli in Chron. 

(4) Àaoalifla Saxo aptul Elccurdum T. 1. Carpitisi/ 

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▲ HI» o msjxt. àa5 

BK> daca Guelfo. Oltre a quesf anno non arrtrò la 
▼Ha di Domenko Contarono doge di Tenexia (1)9 ed 
in suo luogo fu aitato al trono ducale Domenioo SU- 
ìhOj e col Gonfalone dato gli fa il posiesào della dt^tà. 

( CRISTO aouity Indizione x. 
Anno di^ ALESSANDRO 11^ pa^a 12, 

(ARRIGO lY^ re di Germania e di 
Italia 17. 

Portò opinione Girolamo Rosai (a), seguitato an- 
cfae in ciò dair UgKelii (5), che Arrigo arcivescovi 
di Ra?enna desse fine alla sua vita nelP anno 1070. 
Il cardinal Baronio (4) credette, che nelP anno prev 
sente. Ma più probabile a me sembra^ che prima di 
«pest^. anno egli sloggiasse dal mondo; perciocché sapf 
piamo-ch^ essendo morto scomunicato esso Arrigo (5>, 
e- trovandosi ~ il- popolo di Ravenna incorso in molte 
censure, papa Alessandro giudicò bene d^ inviar co^ 
là s. Pier Darmano ravveonate di patria^ tuttoché 
avanzato forte nella vecchiaia,' per dar sesto a quella 
sl^ sconcertata chiesa» Y^ andò il santo uomo, fu con 
grande allegria ricevuto, riconciliò tutto quel popolo, 
e dopo aver trattato d^ altri afiari, si rimise in cammi^ 
no. Ma appena giunto ad un monistero, posto àiori 
della p(^ta di Faenza, quivi fu preso daUa febbre che 
ogni dì più invigorendosi il fece passare a miglior vi* 

(i> Dandttt. in Chroa. T! 12. Ker. Ita!. 
(2> Rubens Hist. Ravenn, lih. 5. 

(3) Ughell. ItaL Sacr. T. 2. in Archkpisc. Raveiuw 

(4) Bdrua. ia Aauales Ecclesia«t. 

(5^ Acta Saaut. Bollaud*. ad diem a3 £cbra»ciL 

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I 

L 



034 AJfirALl: D^ ITIlMÀ - 

ta net 4i aa <lt febbrajo delP anno {>rès«ote (i). Qae-^ 
sii TÌaggi ed azioni^ esigendo tutti del tempo^ a mie 
laano credere, che almeno nelF anno precedente io 
jconanicato Atrrigo cessasse di TÌvere. Fu poi sosti* 
toito in suo luogo per elezione del re Arrigo Giliberto 
dianzi suo cancelliere in Italia, uomo pieo d'*ambizione 
e nato per flagello defia Chiesa di Dio. Papa Alessandro 
.die «sai ne conoscerà Jo spirito turbolento , mal vo- 
lentieri condiscese a consecrarlo; ma secondochè sta 
scritto nella Vita d^ esso pontefice (2), gli predisse, 
xlie dalla santa Sede riceverebbe il gastigo delle sue 
Voglie ambiziose. Ho detto che Dio chiama a sé 
8. Pier Damiano! debbo ora aggiugnere che mancò in 
Ini un gran lume ed ornamento della Cristianità, mer- 
cè della scienza e del raro zelo, che in tutte le azioni 
%ue si osserrò e tuttavia si osserva ne^ libri suoi, vivi 
testimoni ancora di un felicissimo e piissimo ingegno, 
iiet quali solamente si può desiderare pia parsiiÉioniè 
nelle allegorie, e più cautela in credere e spacciar fan-'- 
ie visioni e miracoli, alcuni de* quali possono ahche 
•ftir dubitare dei veri. Alziamo da Arnolfo storico roi^^ 
lanese (3) di questi tempi, che nel presente anno 
per cara di Erlembaldo^ capo in Milano della fhzio* 
he opposta alla s^Bionia e alP incontinenza del clero, 
alla presenza di Bernardo legato della Sedia aposto^ 
lice, e nel dì deH^ epifania, fece eleggete dai suoi 
parziali arcivescovo di Milano Attorte^ oisvà A%to^ 
tantammodo clericum^ ac tenera aetate jawencuìum^ 
invito clero^ et mullis ex populo. Perchè questo no- 
li) BerloM. GostantieRsis in Chron. 
(a) Nicol. Cardinal de Aragoma in Vita Alex. If. Papae. 
(3)- Arnulfus BiM. Mediolanens. I. 3. e. aS. 

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A ir V O KLXXII. 125 

r^Xo arcìrescovo Tenne poi approvato da pipa Gre- 
gorio V.Il^ il Poricellt fu d** avviso eh' egli noti po- 
tesse avere sì poca età, come suppone Arnolfo, il 
qual pure era allora vivente, e scrìveva di questi fatti. 
Ma oltre; ai potersi dire che juvenculas non vuol di- 
re età, che escluda il vescovato, le scabrose congiun- 
ture d^ allora dovettero giustificare l' aver eletto ar- 
civescovo chi si potea; perchè i più saggi ed attem- 
pati veiisimilmente fuggirono una dignità accompa- 
gnata dai pericoli di disgustare il re, e d^ incontrar la 
persecuzione della fazion parziale del re medesimo. 
Infetti poco durò T allegrezza di Attooe^ Mentre egli 
passava co'' suoi ad un lauto convito, cop cui si vo- 
leva solennizzare 1! aicquisto di si riguardevole mitra, 
fa in armi la fazione contraria^ ed entrata nel* palazzo 
tnisé tutto sossopra. Si ndscose Àttone a questo ru- 
more , ma scoperto e preso, fulndegnàmente tratta- 
to anjshe con delle percosse* E ie volle salvar la vita, 
^1i convenne salire in pulpito nella chiesa, e con 
alta voce rinunziare all' elezione fatta di luì. Si na- 
tttosero tutti i suoi fautori : il Legato apostolico ^n- 
eh" egli corse gran pericolo, perchè gli furono strac- 
date le vestì, laonde malconcio si sottrasse alla furia 
del popolo. In tal confusione era la città di Milano. 
«Gotìfredo ed Attone fuori di Milano non consecrati, 
e senza goder le rendite della chiesa, gran tempo stet- 
tero campando del proprio, e chiusi nelle lor case di 
4:ampagna. Intanto si tenne in Roma un concilio, in 
cui venne approvata V elezione di Attone, e scomu- 
nicato Golifredo. 

K^}1' agosto deir anno precedente fu, siccome di- 
cemmo, intrapreso V assedio di Palermo dagl' invitti 
Krp.' TOBI. ver. xitxv. ^ ^^ 



a 26 àxauod D*iTàUA 

due fraMU normaont B&herio e SuggierL Seguirono» 
xpolli assalì e fitttì d'* armi lotto qoelh ^ttà. Veoo^ 
anche io soccorso àe* Palermttani un j^osao rioforso 
di Mori (i); ma imb aitentasdosì coloìro-di assalire 
per terra V esercito crìstiatto, vollero tentar la loro 
lortuna per mare. 6r iotrefÀdi Normanni accettaro* 
uo la sfida, e nella battaglia navale menarono cosi 
Ì>eo le mani, che riuscì loro di prendere alcune delle 
navi moresche, altre ne aibndarono, e il restante di 
esse fu costretto alla fuga. Dopo cinque mesi duxiqua 
di faticoso assedio, Roberto foce dare un di due fu-* 
xiofi ma finti assalti da due parti alla città nuova 
posta nella penisula ; ed egli allorché vide bea tmp<$* 
guati i cittacSni ideila difesa di que^ due siti, diede 
€0^ suol uaa scalata ad uà altro stto, e fortunatameo* 
te ,v^ entrò coliai toft gente. Rkiraronsi perciò i Pa« 
termite ni e Mori nella vecchia città, e conoscendo 
che non v** era più speranza di resistere a questo 
torrente, la mattina seguente i pr&matì dimandarono 
di capitolare. Cioè esibirono la resa della città, pur-^ 
che ai Musulmani ( e taK doteano essere quasi tut^ 
allora quei cittadini o Siciliani, o Mori ) fosse per-»' 
messo di vivere liberamente nelfa loro legge maomet-»* 
lana. A braccia aperte fu accettata la loro esibizione 
«olla condizione suddetta, honde i^ duca e il conte 
vittoriosi presero il possesso di quelk nobil ctttày 
jaon già nel mese <^ giugno, come ha lì testo scor^ 
yetto di Lupo Protospata (»), ma bensì nel d» io d» 
genniiio deir anno prese nte, e dopo soli cinque me^ 

^i) €uil1elni. Àppultts I. 3, MftltttHirra ta,,e..45L 
Ì2) Lupus Pcolosfiala iaChwn. ,,,,,,,, Google 



A m w ^ «unni. H2y 

é* aMedb;<M>iiM lui V Aoooino baroite (i), eoa €m 
¥s d^ aoo^rdo Ronojild« sakernitaito («K DMb £poi 
fioberlo Guitcardo, M^ndochè taiciò fcritto limone 
OsUmite (3), r t(i7«tftit«ra di toU» U SioUta «1 c<mfee 
Rti^iert toa fetitUo, i^n^do ooodmena m mio 
poierà h m«rà di P«l«ri»o « ^ Hetwflu Na pter quMK 
to of serrò V abita Garusi (4), iH^le Merico deU« 
cota di Sicilia, i» qutMo «Itimo paot6 MH ai appota 
al vero V Ottienae, perchè Rakeit» si fia«rfà SI pie«> 
no domitiio delle suddette doe eiità, e il resto cob^ 
cedette alfrati^* La GroniebisUa anaalfilasar (S), cké 
air^tmie segttepte rUeris^e la oonquista di q«aUa cìt« 
^*i aggififiie che U Gniscardf^ di ioolà portò a Troia 
rwl^ pena> di ferro ^ molte colomse di aMTase eo^ lor 
capitelli io segno della; s^ wiv^i»* Ci acacrtano la 
Memorie diala dal Fiorentifii ij^ obe ia qwe^^ ans- 
ilo ancora :pa^ Alessandro tQ^ oraò in Locca oe( 
mese d^ agosto, e aai Ire 9es«i0»tì. Yadesi parioieii- 
te un placito (7) tenuto da Jhati^ke étu^ssa <M 
Toscana, e da MaUdda»u% figliuola nel territorio di 
Gbinsi: arma dùmintcoé Jmc^rnatìonii miìksimo 
Sepiua^ima secando^ ^pUma iim junii^ Jadictio-^ 
ne deeinu^ >al cpale tnterfenneno i due conti di 
CMusi Rinieri e Bernardo eoi ireacovi. di Chiusi e di 



|i) Anooymu* Bareosis apud PeregHn. 

(a) Romualdiis Salcroit* Temi. VIL Rer. Hai. 

(5) r«eo Osliensif lib. 3, cap. 16. 

(4) Carusi Slor, de Slcil. P. 11. 

(5) Aatiq. lUl. T. I. pag. 2t3. 

(6) Fioreolinì 2Memor. di Matilde L i. 

(;) Anli^uit. Ilalic. Dilserl. 3 i-Dgzedby Google 



2!^ ^ AinriXI VlTJLLl4 

Steoa. Fioi ài vìvere io quetf annd (i) Adalkerto 
aretvescù^ di Br^ftka^ «he fift qm ^aistatir primi» 
ministro 'del re Arrigo //^, person» già in* odiò a 
tutti, perchè o còmpli^^e, ^ autóre di itiolte inlqattà 
da^ esB<^ re ootoHnesse.' Fu uomo di rigida oonttoenza, 
e'^elebra^-a la méssa eon gran compunzióne é iagrU 
me, ma ìcrota avvedersi che la molta ima alterigie, 
vanità, ed altri yizj offuscavano ^ troppo e guasta»' 
vano^e' 'sue poche virtà. Tanto il re Amgo pr«gò 
Annorié arewescovo di Colònia, prelato ditram pro- 
bità, che voles^ assumere il medeitoo grade, che 
i|uantunque non poco egli ricusasse, spurie ' V'imcón- 
senti. E in affetto coMìnéiò il pubh?icò govwno sot<^ 
to qoest« insigne preliito a prèndere miglior -fRoeia 
«òlla retta Bmmrnisffazione della giustizia, ool Cailtigo 
dei csttrri, e con altri ottimi regolamenti. Ma durò 
btn poco questo seY^O. * Troppo! violefiito; troppo 
avreezatoalmal fflire erail ret Arrigo. Fogli-'ancora 
mxppos^ "^e -Ridùij^ duca dì Suevia^^ suo cognato 
Aiaedìinasse- contro* la sua corona, ed era per veder- 
si una scena eguale a quella della Bamn. Ma aven- 
do llidòlfófetto ventre in Germania V imperadrrce 
Agnese sua suocero^ questa cosi « efficacemente s** in^ 
terpose tra il figliuolo e il genero, che ne seguì per 
ora la pace. 



(i) lysioaberios ScafaabQrgeasis in Qhrotùc 



d by'Google 



A 11 9 o ' itLtxitt. aag 



( CRISTO MLx;[rir. Indizióne XI. 
Alino ^i ( GHEGORIQ TIl^ papà i , * 
( ARRÌGp'fV, re eli Germania 
Italia i8(' ' 



1., 



. Ìiiq9k pale mojtp durarl^i ^jiifì^m^ archescovQ di 
Colonia aliar ^Jorl^.^^ re Arrigo, (i). Egli edificava 
eoa uoa mano, e il rjs di&trug^eva con tutte .e due. 
Per^.noq poteqt^.pBÙ sopqrtare 1^ sregolarazze del 
re &ceiidct valep;e U accusa d^l^.^ua avanzata età, tan- 
1^ disae^ xhe'toUeni)^ di pptfrsi Ulcerar .dalla c^rte e 
di ntir^Vr alla tua .chiesa. .Allibra fu che Arrigo, ve- 
dend^si.cqn^e tolto. 4i sotto jtU'.ajo,, lasciò la briglia fi 
ti4teie «uè passioni^ dandosi maggiormente in preda, 
alla lMcivie,-e nulla^ curandgsi, ^e riducevsi al}^. dispe- 
razione ji< popojLdelb .Turlngi^ ,e Sassonia^ <;g^ fab^ 
briear mu^ de% rocche in^ qu^l paese» con perinet- 
tere aUa gofliraigiii^nì di prendere colla forila il sosten* 
tamento à^ polveri yiilani, ^cpp, proteggere Ije pre-: 
tjHlsi^ dcjir aii^e^covo; di^ Mfgqnzi^.che Tolea cpr^, 
\x.o i^«;ost(pnQ pigerete decime .d2).queVpopo)i, ,An- 
49ro|M).p^^ciò delle ^ravi clogUanze a Roma contra 
di.Afrigoi,ed «esposte furono tiitt^ le ^ lai infapije,^. e 
specialmente la vendita delle xhiese: il cbe^soprattu^- 
io ^spiac^y^al ripp^no pontefice Quindi comipcia-! 
rtOMti SaM^nia i'iM'^^'>9 y^l^x^? T^^mi loro cpn-^ 
tra delle fortezze fabbricate in lor pregiudizio dal re. 
Si aggiunse ché^ Bidóffò duca 'dì iBuèTia,* Btriolfo 
duca di Cariptia, e,i|! novello dtiòa dì Bavierd Gnel- 

(i) Ldmberlus Sca(nabargen9}f ^Cbron^ 

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35o Al^ffU a' ITALU , 

J& /^ (i), veggeiido sprezzato alla corte il utio ed 
oDorato lor parere,, se ne riUraraao, ,Ia ^mma Pin^ 
domito cervello e furor {^oyanile di Arrigo, tutto an-. 
dava fecendo per perdere Tamore noa mea dei gran« 
dì che dei piccioli, e per mettere la coofusione in 
Germania : il che pur troppo gli veone &tto. Intaii-. 
lo papa Alessandro y mb dobbiamo credere all^Ursper- 
geiise (n)^ spedi lettere ad esso re : wfcattieà éum ad 
saiisfaciendum prò simoniaca haertsi^ aUisque non^. 
nuìlis emendatione dignis^ quae de ipso Ròmae^ 
jaerant audita. Ma non potè il bttou pontefice jéìes^ 
Sandro proseguir più oltre questi diiegnt, perchè. 
Dio il chiamò a sé net di ai d* aprile. Pontefice per 
ha sua pietà, umiltii, eloquenza e zelo, non infisriore 
ai migliori (3). St raccontano ancora vari miracoli 
operati da Dio per intercessione di fui. Appena fa 
tìei giorno seguente &là sepoltura al defunto papa, 
che i cardinali con tdtto il clero e popoloi WìCordeh 
Aienta ttcdamaronopàpa il cardiAàlt lidéhraHdà che 
prese il nome di Oregotió yity t si rèndè p6i Cele- 
bre a tutti i secofi artenire. Restaste egli; ifiticbè pò* 
t^ ma bisognò darla vinta al quasi furor del ^polo, 
che non ammbe dilazione. Né ci fdea dt ment<> ia 
questi tempi si sconcertati ddla Chiesa di Dio, che il 
petto forte di questo virtuoso, dotto ed incorrotto 
pontefice, pei* correggere spezialmente gli ébu^i deHe 
simoùie e delP iocontinenta del clèro, che troppo pie-^ 
de aveeùo preso dappertutto, ^on volle ommetiere 

(t) Bèrtbot4aS'CoQttai^tienstsiii<Ilir<»'L »: 
(a) Abbaa Ur^ergept. in Ghroa. 
(3) Marìanuf Scotus in Ghronico ponlto. Paok Benried. 
in Vita Qregorii- TIL et aHi. 

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È, w 9'9' nuxm. s3c 

3 saggio detto tutti i riguardi ilorati d re Arrigo^ 
p«r procurare, te aa» era possibile, dt mantener k 
«oneordia, e per eseguir in parte andie il decreto di 
papa ISceolò n, nel qosle anch' agli aiwTa amta ma* 
Bo« Goh spedi tosto i suoi messi in Germania coU 
V airviso d re deUa sua elecione, e per quanto si hn 
dalla Titrdi hai, a noi cons erfata da Beccolò cardinal 
d^ Aragona (i), pregandolo, come atea ftilto anche s. 
Gregorio il grmide, di non prestar V assenso a tde 
detione. Quod si non faeereij eertum sibi estei^ 
fìàod gràviores et mamfesios ipsius excessus impu^ 
niios mtllatenus toleraret Se è tera la parlata di 
questo tenore ( dd che potrà talan dubitare ) bisognn 
ben dire che il re Arrigo do>ette qui fare nn grande 
sforzo al tao mal tdento per consentire, siccome è 
certo che consenti, ma non cosi tosto. Lamberto da 
Sdiafoabtirgo (a), senza parkre dei messi suddetti, 
• dopo afere esaltato V integrità e V altre virtù chn 
eonéorretano in questo pontefice, scri?e che il di lai 
inflessibile sdo ed ingegno acre fece paura ai Tescoifi 
che si trovarono aHora alla corte, ben consapevoli di 
vari lor mmicamend, dei qcaAì poteva egli un giorno 
chiedere conto. Perciò esortarono Arrigo di Achiarae 
Bulb r elenone di lui, giacché Citta senza conoscen-* 
za ed ordiùe suo. Ma dovette prevalere il parer dèi 
piò saggi, e il re si contentò d* inviare a Roma il 
conte Eberardo con ordine di conoscere, come era 
passato il fiitto, e se trovasse già consecràto il pspa 
novdlo, di protestare di nullità, qualunque atto fatto* 
Andò questo ufiziale, fu cortesemente accolto, diman* 

(i) Cardinal, de Aragon. in Vita Gregor. Yll. Ibid. 
(a) Laaibcrtoi Scafuabnrgen^ in Ghron. 

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2t 5 2 UllTAEr D^ ITALIA 

dò coòto > deir operàio) e r r elètto pontefice ritpoftéV 
ehe contro sua volontà, non ostante ropposinone ' 
sua, era stato detto dal clero e popolo; ma che non^ 
9* era lasciato sforzare a prender anche V ordinano* 
ne, volendo prima essere' assicurato che il re e i 
principi germanici avessero prestato P assenso alT e^ 
lezione stia. Questa umile risposta, rapportata^ al r» 
Arrigo, il soddisfece, e pero diede tustO' ordiae, ^eh» 
fosie consecrato. Et statini Gregorium F'erceìhn- 
Sem episeopum Italici regni canceUariumttd urbetH 
transmisit^ quatenus aUtoritate regia electiònem^ 
ipsam eonfirmaretj et consecratiùni ejus interessa 
studerei. Lamberto scrive M egli fu consecrato nel-' 
r anno seguente nel giorìio della PurìBcazione di s.> 
Maria, fifa è un errc^re a mio credere de' suoi copisti.^ 
Tanto dalla Ti la di lui consei'vata dal cardinal d^ A- 
ragona, qiianto dal registro delle lettere del med^i-^ 
znò papa (i), chiaramente costa che fu celebrata 1»^ 
di lui consacrazione nelk festa de'principi degli Apo^ 
atoli, cioè nel di 9^9 di giugno deir anno presente^' 
»> Già aveano prese T armi i popoli della Sassonit^ 
e Turingia, perchè ni una giustizia poieaao ottenere 
dal re. Ed egli inviperito volea procedere colla Ìoé-* 
za; ma gli arcivescovi di Colonia e Magonza, i>eséo-r 
vi d^ Argentina e Toormazia, e i duchi di Baviera, di 
Svevia, deH^una e dell' altra Lorena,' e di Garintiàf 
ricusarono di somministrar gente, non parendo loror 
convenevole di andare air oppressione di pòpoli in-^ 
tacenti. Non istette per questo Arrigo di marciare- 
armato centra di que^ popoli, ma più di quel dhecre-i 
deva li M^ovò furti e risoluti di vincere;, o di monr«» 
(i) Tom.J^^ CoDoilior^-Labbe. . • «j 

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ET intuito fra véri prìndpi cklla Gknkièiiui, stonacati 
idi tasti mizi di Arrigo, <i coroindaroiio delle segrete- 
pratiche > per liberare il regnò d» un rè die tendeva 
aUa^sua c^stnizione* Nel piéeedeaie -anno età venuto 
io Italia Gpbeì»ne^ ossiti Goiifireda il gobbo, -dsca 
di liOiieoa, trar il quale è MaUldaif eon^essa -e inaie-ì 
me dochesao- insigne^ Toaeanà) già ;<Mcemmo eòUst 
tratto matrimonio. Si disputa davari scrittori^ se fra 
essi si conservò U celibato : qiùstione difficile. a risc^ 
versi senza chiare Vestimonianze degli antichi^ da chi 
è troppo lontano da que^ tempi. In ^^atiù^à go^erna^ 
vano idi Toscana e gli altri Stali del.ftì mai^hese Bo* 
ni&iio la duchessa Beatrice^ e la suddétta coìUesia 
Matilda sua figlinola. Ora che Slbtilda, morto che fa 
il padrigno Goffredo, cominciasse ad esefatarèo-soir 
la^ o «olla madre Beatrice la suddetta antorità^.lo xle^ 
duco da un placito tenuto dalla .medesiÉsa ia questo 
anoo.(t): Sexto idUs Jèbruaru^ Inàictiom j^undùà^ 
mOf extra muros Lucensis cwitatii^ in burga.gjtà 
iH>catur s. Fridiam: Ivi essa è in titoklft dbmna iiftf-i 
eiilda marchionissa^ haa ducairixj Jilia bomae iiM-r 
moriae Banefaiiimm'chionisiÈ osservabile J a quél 
doeumento, ehelFlaiperto giodicé vìen ohiaoBato mi>^ 
sus vdomini impertUoris : eppure Arrigo: IT oon era 
Iponto per anche alla corona deir imperio, ne s' intin 
iolava Jmpeffadore. Il notaio, usato a questa fintioa- 
6»rmob^ non devette badar ^molto al jtftolajrios d' allon* 
va. Un.àlir^ placìto^tenoe in^quesC anno k^duchaasAr 
Beatrice (a), in civitate Florentia infra palatium de 
domo sancti Johanniy cioè nel pafózzo del T^scófyo. 

[ (i)ADtiquit. Ital. Dissert io. . ' » ■ -n. ,• 
(2) Ibid. Diisert. 6. ì i . i .m^' ;; 

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s34 

La carti è «eritta aaho Moman natiri ^hm Cimll 
^épfyu^enmo teenmh po^i miOsj fuinia kahndoà 
mtartn^ Imdictìom imtkmma. Qm è adoperata V epo<f 
aa fiores^a die caaàmém V mna noaTO aeT di ^ 
di BBaraO) e V Italiane XI ia coooteara che ti par-» 
la dell'* Moo presente 1073, il quale facondo lo atifo 
fioreolino era tuttavia anno 1079. In euo documefi^ 
lo SI Tède intim^O' il bando dcmni TBgis^ e none già 
dall^ in^aradbre. Troviamo pcH la daehetsa Beatrt^ 
aa (t) crnn praecìarafiUa mea MtOMIda nelfanoo 
pratanle, Jmdictiùne X/, in die sabbati^ quod esi 
fumrta iduM mgusii, injèsiipiiate suncH Lmàrentii 
mmrifriif db» h una donanone al moniatetfo di a* 
Senone di Terona. Lo itmmento In stipila in mo* 
nasieri0 saneti Zenonis in refisctorio, Disai ^natà 
io Italia Gofiiredo il gobbo prima deir anno preaen- 
ìa. Ne fa Mann altro placito riferito dal Fiorenti^* 
ni (a), e tenuto dalla ducheff a Beatrìea in civiMm 
JKntue in palaiio ^nnni regii^ una cum CroUfredo 
dace €i marehwne^ XVI calendas Jebruarii^ Indi* 
eUoae XI. E di qui anoora impariamo che il giovine 
Gotifirado in rigore del ino matrimonio coHa contea^ 
ta Matilda Ha. aneh^ e^i ammesto al governo delia 
Toscana e degli aUri Stati. Leggesi poi una lettera (5) 
a Itti scritta dal nuov» papa Gregotto eletto, in eui 
fjd signifiea la soa eletione e il buon aniaM ed affat- 
to paterno, dì^ egli tuttavia oonaervava aetso del rm 
Arrigo. Prnova 'ù cardinal Baronie (4)» ^^ *» 4^** 

(1) Antiqùitat. Italie. Dìssert. 11. 

(s) Fiorentini Append. Memor. di MatHd. p. i5o* 

(3) Gregor. VII. lib. r^ £p. 4 

(4) Baron. in AnnaL £ocleaiasl» 

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H'tfUH» tt^ ftfà andè a BeverentO) èam l/àmU^ 
Jq vi principe dì qodb btilà gli pmt^ pavmmM 
di rfodellà e ttisallt^gio. B^ò «odbe a <iaptta, doT« 
^Riccarào 1 principe ieee an atto iiiniit ptff rkott^^ 
acercsno serralo il rdfomo poiiiafiea. 

< CRISTO uvoLVff, iBditioi^ ut. 
Amo di| GaEOORIO Til, papiT». 

( ARRIGO IT, ra di Geataanii a di 

Italia 19. 

Abbiamo daUa Vita dt a; Greg&rio FU odiar rso^ 
aolta di Ni€co)ò tardine d* Aragoat (r), M tfio potw 
fefica spedi in GinraasBia V ifnp«ratrlee,iioo ^B^mk 
A, cioè Agnese ma^ del re Arrigo eoa Qheranh 
reacoro d^ Ostia, Uberto reacoro # PìsIestiBa, Mhmh 
do resGoro di Como, e CfA roscòro^ Coi» - Tslo 
spedizione^ per attestato (B Bertoldo da Goslanaa {1) 
a di Lamberto da SeafD^Mirgo<5), appartiene allVn» 
né presente. Faroi«>. questi legati ben aoeoUl dal ta 
dopo pasqua in Nnreiìiberga ; esposero le pat#rn« 
aniivioiiìiioni dt ppa Gregoria ; ottennero ohe Ibsaa^ 
ronacoiati di corta óaqae nobili cortigiani già seòmo^ 
nl«atf, ma poc* altro di «ostenta. tKede ben biioù# 
paaole «1 re, e promise d^ emetìcbrsl ; poscia ft rispedì 
con tutto onore e ben regalali. Conltrà de* Tassoni 
segoitara intMiio il maitalelitodel ftfPooere, l'ent'a^ 
tf ed arrenimenti si reggono dlfittsmnente iedtti dal 
suddetto Lamberto. E benché il papa si foMS esSitlo 

(I) Eeram ItalkÀr. P. I. T. ÌU. 

(a) Berthold OS CosUajtìealM In Chroa. 

(3) Lambirla! $safaabQ#g€nsis in Gbronl 

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à^S MSWJLLi d'^' ITALIA' 

m«4tat<Jlo f^ comporrai quellflf rabbìowp digerente,' e 
e t* aAlmséerojtiii(%e Vtri principi della' Grci^anta 
ptr ; Jodiirlo a pliÉcarti^ egU'noó la sapsin iatèdfléré. 
Perchè le hrz^ aHora-gU «lanearano, iqfibe 'eome tn 
rato pel capestro aeoofi^eiitì alla pàc% e eon delle con- 
dizioni di suo poco onore, essendosi stabilito in quel- 
la accorda <Ae si' siianteUerebbèaò.tiilte le fortezae 
da lui fabbricate^ in piirìegiildiiio di ^btr popoli, iks- 
se anche una fariosaJi te àL santo a^óiVeseovo di Co- 
Ionia Annone^ e pochi erano qué^ principi ch^ egli 
aon credesse suoi nemici, o non facesse tutto il pos- 
sibile per ^btl|lieàrselL^ Tenne in qucat^r armo il- |>on- 
Itfioe Gregorio TU uii gran gòdciIìo in Roina^'ai 
queleJnierv«Bn«ra aisais^nai ^scovi, ed inoltre, eo- 
nto^^ba da Cencio caAieratfio presso il Bar<toic^, è dai 
eaedinial di Arbgboa (i) egvegia comitis^ MathUdiSy 
^ó%b ' muzrdìio^ eé Qisu^i$s s^ìerhitènus princeps. 
nòndefimrè. Parlasi qui dd fJMttoso marchese v#i&èrto; 
.<4l^o li^ pcogeoUore dette due linee de' pcinapidi 
^ ìkxxàtm^it d' Este. Anohe^il pepa suddette isq-n^* 
le in qucdt^ajinn (2) ^Mea^ite duchessa dLlTesce^ 
toe^ diell wturcksfse A%ì*ù.9x^ proines9»alpafM.ttet 
ainedoy di rte^kteroenfo 'del joicr «lairnBoiiiorcén J/o^ 
iilda éorella di ^u^ìkbno vescmM di Pavia, e fedo<« 
fa dehmareheas: Grukehi di^^erse da àfMilda la 'graii 
eoedkesiia f^^jiichieM ^^TosfanaiSeceodole mieceo^ 
g|lietAiire,«<do>i^eiie eMeve.pi*enMifffta,a. qveatò prtno^ 
la .eDiae«r%:^49f»ien«fo aua sac<Ip^. mogltey ed egK 
veUtl pre»<li|rtietla tetta, isi^è Ì2i:%nàitUÌ9tMaHlé^<^U 

(i) Cardinal, de Arag(>ìQ* \A Yf ta) Gregbr. VJL 

(2) Grcgor. Vii, tib.ia. U^^l 1 ; - - : ; . ^ 

(8) AQttchiiè^fiflee^ Pei&^li-.«ap4 4% . . ' \ 

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▲ V « O MLlkt^. ìbÌ7 

m rif iitandosi ^Iìd» pwren^ ne lu portata k dkttiiD- 
lia a Roma. Fece il suo dovere il papa; ida nonsap^ 
piamo quai 6be avesse un tal affare. Certa è^ aver 
fidlato aloani scrittori deUa -vita della gran ctfnttessa 
Matilda, ini credere che di lei parlasse il papa in quel- 
la lettera. Ora in esso concilio j(i) fn pobUicata la, 
deposizione de^> preti concnbioai:!; decretato che niu- 
Do potesse ascendere agli ordini sacri, se noi» pro- 
metteva la continenaa ; e iiiiminata di naavo con ten- 
rìbili anatemi la simonia. Portati in. Germania ^questi 
decreti, gran rumore ne fece il olerò dissoluto di 
4]aelle conUrade.; e pertinaci in voler sostener V in- 
veterato abuso, eccitarono anche dei fieri tumolti 
cootra di que^ vescovi, che. si accinsero a pubblicarli 
e a ferii acQettare. Parimente sappiamo ohe in questo 
•concilio il pontefice Gregorio pubblicò la scomùni^- 
xa (a) centra di Roberto Guiscardo duca di Puglia, 
non. già, e^uqie supppse il cardinal Baronie, perchè 
egli dopo la presa di Salerno avesse portata la guer« 
ra contro la Campania, e messo V assedio a fieneven^ 
•to, essendo più tardi succedute tali iadprese. To io 
sospejttando piuUastcrche citato Roberto Guiscardo a 

rinnovare il giuramento di fedeltà e a prendere T io- 
.veslituia de* suoi Stati, come aveano iitto i principi 
.di Baoeveiito. e di Capua, né comparendo, siUvafte 
. addosso le censure delia Sede apastolica. In una lei^ 
.fera scritU a, Beatriqe e a Matilda n«tr ottobre se- 
.gnentie, io stesso papai ^Gregorio significa loro, che 

Roberto prometteva di prestare il suddétto gmramqmo. 
Era tornato il duca Roberto dopo la presa di Pa^ 

( I ) (>a<Bber los ScafoaburglSDsis in Cfarani oo. 
(2) CarJ. Jc Ara^on., Vii. Gregor. VIL soglé 



iemo, porundo seco un gr«a tesoro ìb Po^ 
òlla di Melfi (i^, dove i baroni UtUi coocerseraa 
ì^à»t qu«irmyilta mano • a coof^ratularsì. Ma fira aa-: 
si Doo cofli^rve Ptatra nonnaaoo cha domìpata io 
Trani ad ia altra tarre, né avea dianzi volutQooadiur 
}e tue geoliall^ imprasa di Palarmo, •pacciaodoiitn* 
dtp^ndaota dal duca. Ma Roberto «i^q potaa ioflfenra 
chi la quella parti non piegata il aapo ai inoi voleri 
e noi rioonoktceva par padrona . Face dunque V aaae- 
dio di Trani, a Tobbligò alla resa (a). L^ esempio di 
quatU ctUà fu teguiuto da Giovenazto, da Bossigttav 
e da altra terre. TntlaTÌa &tto io una baruffa prigto*- 
ne esso Piatro, aparìmentò che la magnanimità noa 
era V ultima deUa yirtà di Roberto^ perchè riebbe la 
libertà ed anche la ^n terre, a riserya di Tram, eon 
obbligo di riconoscerle in vassallaggio dal duca. An- 
«be Ruggieri carde di SieiKe, (3) ansiosissimo di ag* 
gingoace alle sue coiiqQtste V importante castello di 
s. piovannt, con loritfieara un vicino castello, co^ 
minciò M slrittgerlo, ben persuaso, che V acquisto di 
queUa . fertezaa gli &ciliterebbe quello dal rimanento 
ééh SicUta. Intanto i corsari tonesìni sbarcati a Ni* 
colera nella oeae della vigilia di $. Pietro, parte di 
^uai cittadini ucciaero, parie coHe donne a coi fi- 
ftiuoli condussero schiavi. Era slato naiPanno prece* 
deaie conferito il vescovato di Lucca ad ^n$eimo tÀ-^ 
pota dal defttolo papa Alessandro II, e di patria ses- 
ia dubbio maanese^ uomo di ««ola vita e di si «minen^ 
iù prudenza, che papa Gregorio TII il deputò poscia 

fi) Gaillielmus Appulus bb. 3. 

(a) Cbron. Am»lfiian. T. h Antiq. Ital. p. ii|. 

^) Giufridtts MalaUrra lib. 3, cf^. j. 



A 9 9 9 MUaUT. Sl^ 

per comigtìere della contesta Matilda, e 3 dichiara 
suo vicario in Lombardia. Merito beo questo illustre 
personaggio ohe se tte feccia aaewBloiie. Sua cura tsor 
sto la A volere rifonnar gii abusi introdotti fra ì can»* 
wei'MlMtttedrrie di Lucca, come s^ ha daUa di lui 
▼ita <!>, scrìtta da un autore contemporaDeo, cioè dal 
suo penitenziere «busi che erano in questi tempi as* 
sai Ihmiliari anche nelP atere dùcse <K Italia ; ma per 
qumte esortatieni e minacce adoper^Me, nulb potè 
•tteoer da essL A qnal prectpisio si conducessero 
qu^ ecdesiastid per questo «fiere, b vedremo a suo 
luogo. Credette il cardinal Baroaio (a) che io que^ 
si^ anno fonerò ^Uno citati al oonoiHo romano; mi| 
eiò BYT enne molto più tardi. £^ anche degno d^ os- 
seriazione, che stranamente prosperando i burchi 
neir imperio cristtano d' Oriente, Gregorio YII volle 
commuovere t principi e l re d^ Occidente a formare 
un'* ormate da spedire colà per opporsi ai progressi 
di que* barbari (S) f ma nino succesao d>bèro le dt 
lui premore. Questa i la prima volte che si comìaciò 
a parlar di cromate contaro gì** infedeli d^ Orientcu 
Scrisse ancora papa Gregorio deUe lettere fulmtaants 
contro Filippa re ài Fnmeia a cagione di mdtt sues 
eccessi, kà" quali entrò quello d^ aver estorte fanmea?» 
se somme di danaro ai mercatenti itidiaoi ehe trovò 
ili a uaa fiera di Franóa. Ikiravii mttevia la {»a lr#- 
aesb di ridare i corpi de^ Semi, ansando tuUi di 
aver presso di sé que^ sacri depositi*, in quasi' anno 
apposto rinscà ai monaci della YangadÌEsa snli^ A4i- 

^i> Acte Saaeioruin Befiaod. ad dìeoi ift. mari 

la) BaroQ. Annil. Eccletkst.. 

0Ì GregM. XIL libu..au E^UU Su eU 3^ by Google 



,1/Jq kWkht D^ ITALIA 

getto, di rubare ai Ticentitìì il corpo Hi *. Teohaìdo 
fornito che già dicemmo morto nell'anno 1066. P<»f- 
tato U sacro pegno al loro moniitero, siccome costa 
dalla Storia della sna traslazione (i), fu esso oiwfalo 
da Dio con assai miracoli, con essersi anche tro?aU> 
bd essi presente il marchese AUperio Avuo //, pro- 
genitore della casa d'Este. Contlgit, iUustremvirum 
'A%onem marchionem , iUius videlictt monasterii 
ffossessorem, aéhenire^ et sicut ante gesta salò au- 
dku^ sic eadem visu cognoscere. Da lia qualche 
tempo arrivò alla Vangadizia Rodolfo /rateilo del 
ttwdesimo santo per ottenerne delle reliquie, e ne fece 
premurose istanze al marchese Azzd. Ma questi ri- 
.spondea, se noìle tanti pretti thesauro regianem 
9uam depauperare^ et alìenam ditare. Finalmente 
gliene concedette una parte. Nel diploma, <ion coi 
Arrigo IV tktW anno 1077 confermò |lf Stati ad esso 
marchese j4%%o ed a Ugo e a Folco suoi figtinoh, 
siccome io altrove (a) osservai, si vede il monistero 
della Fangadi%T>a^ oggidì bella terra appaiata \z Ba- 
dia^ posseduto allora dalla casa d'Este. Ma io non 
avvertii, che anche questo bel passo egregiamente 
compruova la vcrità^d* esso diploma, perchè quel 
-buon principe sommamente si rallegrò di avere otte- 
nuto il sacro corpo idk s. Teobaldo : quod se suae^ 
eue ditionis popuium inads^entu- beati et omni lau- 
ide ctìebrandiy confessoris Teobaìdi i^isitai^eritEà 
*meco dove era allora il prineipal soggiorna ^ del mar- 
ehesè Asso estense. Le premure di papa Gregorio 
YII fecero che in quest'anno nel mese di settembre 
(1) MdLiil. Saecul. Beoedict/VI, P. 2. 
(. AutichUàXtttufiP. I. Mip.edS^'Google 



▲ jr ir o mxtr* a4i 

JDomtmco SiUfia doge 'di TeB«Ki»« d«€a Mia Del- 
«laaia, lece un »segBo di b«BÌ if la- ^mq pfttrtdrcale 

di Grado. Il dipldm», ioU«serkto dei vescovi ^ffirà- 

I0DCÌ9 §a da èia dato aUa loca j(i)r ' 

( CRISTO ULssi. indiztotta iiif .- ^ 
Aaop di ( GREGORIO Vili papa9; « ' -^ ^' 

( ARBIGO IT, re di Germania e di 
baKa^do. ' ' 

Un ahro insigne concilto romano nal "fiire di fd> 
hruo fc^ in quest^ anno celebrato da papa Gregorio 
F'IJy (2)> in cui }q zelantissimo pontefice |ier la pii- 
i|ia Tolt^ pnbblioamente proibì sotto pena di scorna- 
iiica la iavas^lure d«^ ?eséoVati e delle ébbatie che i 
re davano ^gli ecclesiastici con porgere loro il pasto- 
rale e V anello. S* era da molti anni introdotta que- 
sta novità, e • colP essere divenuta dipendente dalla 
volontà dei sovrana temporali, che in que^tempi era- 
no di coscienEa gnasta, b coUazion delle diiiese e di- 
gnità ecclesiastiche, s^ era aperta una larga porta alla 
' aiiBwia. Infatti si conferivano qtieìste dai re a chi le 
oocsperava colla kinga servitù alle coi-ti, o' coHe adu- 
« Iasioni, e pie sovente a dii più largamente oflerìta 
< regaU e denaro. Tenivano con ciò a cader bene spes- 
sa la chiese in mano cR chi meno le meritava, re- 
. stendo neglette le persone degne. Furono anche in 
«•so concilo confermati i decreti centra de^ cherìci 
eoiicahinari. Di nuovo eziandio fu scoùiunicato Ro^ 
terio Guiscardo^ 3 quale in questi tempi teneà Se- 
^u, (i) JUtiqait. Ital. Disser. V. 

(a) Condì. Labbe Tom. X. ,^_,^Google A 

VrBATOBK VOL. XXXV. ^^ 



^4^ AffSU.1 ]>^ ÌITALIA ^ 

gr«te pmtidit col r« Arrìda, e nalki stesso tempo Aa- 
va buone parole al papa di. yokr^ saggettare 9 4«tti i 
dif lui Toleri» Óra il decreto suddetto iotoroo alle in- 
Testiture, siccome , parea che soùnoìsse di troppo 
V autorità già usurpata dai monarchi, cosi fu la scin- 
tilla che accese dipoi . la funesta guerra fra il sacerdo^ 
zio e l' imperio. SuMe pci|ii<^ non ne iece doglianza o 
risentimento alcuno il re Arrigo, perchè incerto del- 
r esito della guerra da lui impreia contra de^ Sasso- 
ni i anzi scriyea lettere di tutta sommessione e buona 
, V(doptà.al papa. Appena d^< usci egli viijUNrioso, che 
, comincip >i suoi, strjejiiti contro la sede «apostolica. 
Mosse egli dunque nellVaijinp predente J^ sue armi 
. contfp i popoli delia Sassonia e Tucingia (i), dopo 
; aver . tanto, operato colle losioghe. e promesse, che 
. avea tirato nel suo partita i primi pripcipi della Ger- 
mania, cioè Ri^l/p duca di Sveyie, Guelfo, duca di 
Baviera, Goffredo il gobbp duca di Lorena e. Ber- 
toldo duca di Cariotia, i quali aco^i^si^o stiliti colle 
. lor g/enti a secondarlo, in qnelP impresa. Yerao la 
metà di luglio segui una. sanguinosa battaglia fra l' e- 
sevcito di Arrigo e quel de\Sassooi, e £u disputata 
un pezzo la vittoria i ma in fine andarono rotti i 
. Sassoni, con essere nondimeno costato caro questo 
trionfo all'armata regale, io cui perì molta nobiltà, 
specialmente della Baviera e Svevia. Ifama fu cì^t re- 
stassero sul campo circa ventimila persone., borono, 
siccome dissi, cagione questi fortunati successi, ^he it 
re Arrigo, dianzi cotanto mansueto cqI romano poa- 
tefice, prendesse una akr' aria e cominciasse a farla 

(i) LambertQS ScafnabargeiMis i» Gbr.^Beitholdur Coa-^ 
staatiens. in Chron. r^r^n]i 

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A V ir o MtJL^v« 345 

éé spretzaiite, eon anmetter anehe alh saa corte e 
tamiliarìtà q«e' ministri che dianzi erano stati scorno- 
nieatt dalla sede apostolìea. Intanto i Sassoni non la- 
sciavano intentato mesto alcuno per ' ottener pac^^c 
gra& dal re, il qnale scnpre più infellonito contra 
d^essi, e gonfio per la passata fortuna, nnUd nieiK> 
macchìnaTa che V intera loro schiavitù e rovina. Però 
affine di estemnnarlt intimò una nuova spedision 
éontra di loro, ed era ton lui Goffredo duca di Lo- 
rena con si grosso corpo di gente scelta, che ugua- 
gliaya Jl resto dell^ eserelto del re (i). IMa gli altri dn- 
thì^Eaduìfus scìHeei dux Si>evoruìn, Welfdux Ba- 
joariorum^ Btrihoìdus dux Carenlinoriim^ regi att- 
xilium suum petenti éenegaverunt: poenitentes^ ut 
ajebant^ superiori expeditiene in irritnm fusi 
tanti sanguinisi offensi etiatn regis immiti atqxie 
implacabili ingenìo^ rnjut iracnndiae incendium 
nec lacrymae Saxonum^ nec inundantes campis 
■Xhuringiae rivi sanguinis resiinguere potuissent. 
Ciò non ostante s^ interposero tanti per la pace, che 
i Sassoni s^ arrenderono alla volontà del re, il qnale 
cacciò in esilio la maggior parte dei lor espi e, baro- 
ni, e trattò il resto dia peggio. 

Snccedette in quest*anno net maitedl santo, 
giorno So di marso, un nuove terribile incendio nel- 
la città di Milano, descritto da Arnolfo milanese (3), 
scrittore di vista. E fu come cosa miracolosa, perchè 
-insorto ndr aria un vapore, che vomitava fiamme, 
mttaccò il fuoco alle case che si erano salvate nel pre- 
cedente incendio, e alle già rifabbricate : Con divario 

ti) Lambettus Scafnaborgensis in Cbron. 
t2) Arniilph. Bist. Medigli». L §,^<(^St)Qle 



a44 mali i>^TAi;,u 

Don<]iin9no dall^ «Itro, perchè questo distrusse più 
chiese, e fra T altre le due basiliche melropoUtane, 
cioè la nurabil estiva di s.. Teida, e T kiTcrnale di 
Sé Maria^ eoo quelle di s. IVaxart» e di.s. 6te£uaQ. H 
dauiio di quella cUA fo iacredibile. Non ostante si 
Uriihil disgrazia, ErlembaUo seguitava a far guerra 
ul clero ineootinente di quella città, ed impedi anehè 
mU^ aouo presente il battesimo solcane, che si solea 
£àte in tutte le cattedrali nel sabbato. santo. Irritali 
per questo i nobili, e guadagnata parte deUa pMio^ 
venuero alle mani colla gente di Erlembaldo, ed egU 
in quella «uQa restò morto, e f u pm riguardato qua! 
martire e riconosciuto per santo, avendo anche Iddio 
con vari miracoli onorata la di lui sepoltura. Il Pu- 
ricelli ne scrisse la Vita. Dopo ciò il popolo di Mila- 
no, il quale, esaminati ben questi fatti, pare che già 
avesse assunita qualche forma di repubblica, ma con 
riconoscere tuttavia il comando e V autorità del re 
Arrigo, unito col clero, spedi un^ ambasciata al re 
medesimo per averci un arcivescovo (i). Giacché egU 
eia pentito di aver dato per arcivescovo ai Milanesi 
Qoffredo^ fu da lui eletto Tedaldo suddiacono mila- 
nese, che era suo cappellano, e il mandò a Milano, 
dove trovò buona accoglienza nonmen presso il cle- 
ro, che presso il popolo, avido sempr* di cose nuo- 
ve. Si videro allora, in un medesimo tempo, e non 
senza scandalo^ tre arcivescovi di Milano, cioè Crati^ 
Jr^df> cousecrato, ma esiliato ; Aiiont sostenuto e 
consecrato da papa Gregorio FJIy e vivente in Ror 
«98, e Tedaldo ultimamente sopraeletta agli altri due. 
Fece quanto potè il papa per impedire la consecra- ^ 
(i) Idem lib. 5. cap. 5. 

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A W K O MtXXT. 245 

zion di Tedaldo ; ma i vetcoTÌ safirag^nei attaccati «l 
re Arrigo, ad ónta di lui il comecrarono. Corse in 
qnest* anno un gran pericolo lo stesso pontefice Gre- 
gorio (i)* ÀTev» egli pubblicata la sconittnica contra 
dì Cencio, figlinolo di Stefano già prefetto* di Ròmn, 
iM non già, a mio credere, prefètto anche ^gli d^essa 
città, uomo prepotente sì per la sua dignità e noscitn, 
oonie per le sue grandi riechezae, nsurpator de^ beni 
delle chiese, ed amico «kl duca di Puglia Roberto 
GriMfCdrdb. Istigato costui dalle segrete insinnaciont 
di Gmberto arcivescovo di Ravenna, che già aspirava 
al pepalo^ allorché papa Gregorio nella notte del san- 
to natale di questo, e non già del seguente anno, 
cel^rava la messa a senta Maria Maggiore, entrato 
eoa gente armata, il prese, e staccatolo dal sacro al- 
tare, seco il trasse ad una sua torre. Paolo benrìe- 
dense (a) aggiunge che esso papa riportò una ferìtar 
ìa quella funesta oocasioBCi Si sparse tosto per la 
dtlà la nnova di tanta empietà, a em tutti inorridi-^ 
rofnt^ eU popolo romano, dato di piglio air armi, 
fatto il giorno, in furia corse alla torre di Cencio, e 
quivi con fuoco, con catapultò e con altri ingegni di 
guerra cominciò a batterla si forte, che Cencio pre- 
vedendo io breve la propria rovina, si gettò a^ piedi 
del papa, implorando, mm che misericordia, aiuto per 
•alvarn. Ailora il clementisdoK> pontefice affacciatoci 
: ad «na finestra, fece fermar gli assalti e T ira del po-^ 
polo ; e tratto dalla torre se ne tornò fi-a le acclama* 

(1) PandoTphos Pisanus, et Cardinal, de Aragon. in 
Vit. Greg. VII. Lambcrtos Scafnaburg. in Chron. 

(a) Panlns Benriedens. in Vit. $. Greg. VII, P. U 
Tom. Ili, Rcr. Ital. Digfeed by Googlt 



246 AlfWALl d'itALSÌ * 

zioni di tutti a terminar la messa a santa Maria Mag- 
giore ; segno o che non era ferito, o che la ferita da-r" 
vetta essere ben leggera. 

Furono poi dai popolo devastati e confiscati tuMi 
i beni deir empio insieme e pazzo Cencio che ebbe la 
fortuna di poter fuggire colla moglie e co* figliuoli. Gli 
aveva il papa impesto la penitenza di fore il viaggio di 
Gerusalemme. Amollb milanese (i), scrittore di que- 
sti tempi, ci assicura, non essere passato V anno, che 
costui mori soffocato da nn^ ulcera nella gola. Lo at- 
testa anche Bertoldo da Gostanza (a), con dire che 
Cencio ne** primi mesi delP anno 1077 andò a Payia 
menando prigione Rainaldo vescovo di Como, pef 
essere ricompensato dal re Arrigo, e die qnivi mo- 
rendo all' improvviso, trovò quel guiderdone che me- 
ritavano le di lui scelleratezze. Approdarono inaspetta- 
tamente in quest"* anno i Mori in SiciJia alla città dì 
Mazzera (5), e trovando i cittadini mal preparati a 
questa visita, entrarono per forza n^a città. Posero 
anche V assedio al castello situato nella pianura delta 
città, e vi stettero sotto ben otto giorni. Informato 
di ciò il conte Ruggieri^ entrò di notte con imo stuo- 
lo d^ Armati in esso . castello, e la seguente mattina 
usci addosso ai nemicL Moltistimi di coloro restano sol 
campo, gli altri incalzati, come poterono il meglio, si 
salvarono alle navi* Se si ha apprestar fede agli Annuir 
Pisani (4)) nella festa di s. Sisto di agosto delP anno 
presente presero i Pisani la città d^. Almadia, ed ob- 



(1) Arimlph. Hist. Mediolanens. 1. 5, e. 6. 
(a) Berthold. Constanliensis in Ghroo. 

(3) Gaofrid. Malaterra lib. 3, cap. 9. 

(4) Annat. Pisani Tom. VI, Rer. Ital. 



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A 11 H o utxvf. a47 

bligfffODO Firndino re d** essa ^ pagar tiibuto 9^ lì id- : 

na&zi a PUa: M coronanvromamo imperatori assi" -. 

gnùif^runt Po^iam fidarci poco d^essi Annali ne^qim- 

U ali* anno 1077 ^' tornai a dire, che i Pisam presero : 

Almadi» in Africa, e ciò primei^te nel dì di s. Sisto. 

£d altri Ani^^i Pisani riferiscono questo fetto all^ an« , 

no 1088) dpTe ne tornerò io a parlare. Trom^irast} 

neir ann9 presente Beatrice duchessa d| Toscana in. 

s. Cesario^ distretto di Modena, dorè nel dì 8 di 

giugno (i) compose una diBferenza insorta fira JSrdhet* 

ta vescovo. ò\ Modena ed .Alberto di BazoTarn per la 

canonica di Cittànuova. Leggesi parimente^ m^ piaci-. 

to tenuto da essa Beatrice (a), appellata fgloriosifsi-s 

macomiiissa, e da ilf ah'Uia. sua figliuQla ia^is^Ua^ 

te Fìorentia in via prope ecclesia sancii Sahatoris 

juxta paìatio de domni sancii Battista; anno ab In^. 

carnatiane Domini nostri Jesu Christi septuagesimo 

quinto posi millcy nonas rnartH^ Indictipne tertia^, 

decima. Qui è T anno 6orentìno. Se s^ ha da creder^ 

alla cronichetta amalfitana {^^ neir anno presente 

Roberto Guiacardo sHmpadroni della citta di s. Seve»- 

rina in Calabria. 

( CRISTO MLixn, Indizione zit. 
Anno di ( GREGORIO TII, papa 4. 

( ARRIGO IT, re di Gerniaiiia e dt 
Italia ai. 

Fa sopia gli altri funesto V anno presente, per- 
chè principio detr abbominevol guerra fra il sacerdo- 

(1) Antiq.ItahDÌ8Krl.5. 

(a) Antiquitat. Ital. Dissert 17. 

(3) ChroD. Amalfitaa. T. L Antiq, Ital. pag. 214. 

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24* AWSKLi D^ IVASIAT i 

Zia erimi^. Fio qui airea il pò&t«ie« Chtgority 
usate tatle \t maniere più efficaci, ma itniemft dolci • 
per jiapeclir la rottura, saldo nondtnieno in fokr • 
abilita r empia usanza dì vendere i r esentati, leA ese- 
guito il decretò foi^atò cònlra le tnvèstitum détte? 
cWese date dai' princìpr laici. Ma 51 re Arriga insu^ - 
perbito^per It buoiki successi della guerra dì Sassonift|^ 
ìfiò. <jhe mai Continuava il comnTercio'SÌttfoiiiiiteo,e òo4" 
ninnica^a dò^ scomunicati dalla santa Sede. Ifr liaa 
lettera scritta il di 8 di gennaio delPanoo presènte (i ), 
ctìn esso lui 'tì doleva il papa, perchè avesse dato cònf^ • 
troie promesse Fàrcivesbovato di Milano a* Tedaldo-^ 
ed inoltre conferite^ le chiese di 'Fermo è 'A Spbleti H 
persóne incognite al medesimo pap^: segno che ildu-'- 
oato di Spoleti é la Marca, appellata già di Camerino e 
tal^oftà arFérmo, ci d'Ancona, erano ritornati, dopo h 
morte di "Goffredo baciato duca di Ì40rena e Tosca-' 
na, all' ubbtdienz;^ t!el xe Arrigo; Ora i! pontéfice 
Gregorio^ sliccome personaggio ^ cuore intrepido, 
non maiic6 di scrivergli delle lettele più vigorose del- 
le passate, e di avvertirlo che s" egli noti mxitava re- 
gistro, sarebbe forzata la santa Sede ad esclùderlo 
dalla coDjmnjjpn^de' £edelì. A gu^s^ fi9®;SV *"^*^ °"^ 
vamente dei legati che furp^o jaocoltì <soi^ c^spre^UKO. 
Fec^ r infuriato re, tenere uns^i^an di^ta^ in Vorma- 
zia nella domenica di settua^esima, dove intervenne- 
ro tutti i vescovi ed abati mal intenzionati verso il 
papà. Soj^a^^ai>se> ancora lagone il Bkénfiù cardina- 
le che dt^ nuovo ribellatoci dèlta Chiesa romoM^ Hona^ 
parve colà con lettere finte del sanato romano, de^oar- 
dinalf e d'altri vescovi che ridiiedevano la deposi- 
(i> Gxsgor. VII, I. I, E^ttt. re. 

^^^ DigitizedbyVjOOQlC 
1 



A 41 mro'o KUXTY. 249 

zibék 4k fltgg é tb VH « T eMòne di 11120TO ptpa. Df 
pìÀ itai' ooèoh«,'pcitoliè H re Arrigo fa esmi dieta coi 
vetooti sodcteitii Ibrarassm uil deereb, in mii didiia»' 
ra4P<ifia iUegkilìaio pootefictfie «cotnudfcato papa Gra* 
goria. 0apo -di che (i) vpaiì Arrigo t suoi masii cao 
lettere ia Lombardia e nella Marca di Fermo per ti- 
gfttficarev tattica nsoluatoa prata, a per tommuove^ 
re* ciatenaa* eontra di \nu Fa etlsii^ .^dtoi ad xm ' 
Rolando ciaertoo di BarmA V ioaconXensa di porterà 
aUa Chieia ronuito una leltaraiulàiinante e un ordi- 
ne at>edito in qu^tà di patrizio < a pbpa' Ckègorid, di* 
seaadere dal trone pontìixio^ per dar IdofO aH^ele- 
zioue d^ na altro papa. Arrivò- qtieito B^ndo a Ro- 
iBa ' tn tempo ehe si celebrata un còneitio numeroso 
nelb basilica lateranetise (a), ed. entrato nella saora 
aaaemlrfeo anSiaaieate dopo aVer presentate al papa 
le lettere^ eott alt^ vece^l* intimò' di lasciare in quel 
pmato la<eattadrà ponitfièia, e al clero romano di por- 
terai per la Peniècosté alla corte, per ricevere daHe 
mani del' ré. un vero papa, perchè il presente era nn 
lupo. Alaossi olknra Gtoifanni veico\^ A Porto gri- 
dando, ohe fosse preso quel temerario; é il prefètto 
di Roma e<^la miRzia, sguainate le spade, corsero só- 
pra di lui per levarlo di vita^, e favrebbono feito, se, 
iMerpostoai il f^pa, iión!o avesse 'salvato dalle lord 
mani. ¥etttilatli dipoi del concilio U causa, ed anima- 
to il pontefice dfaU^tssisteiiza della duchessa Beatric9 
tà^^tcófOéssa Matilde^ che stendevano la lor pos- 
sanaa aopra Imòna parte di Italia» e dalla disposizio^ 
ne in cui sapea che erano 1 pivi riguardevoli principi 

(1) Bertìioidos GodBtawtietisis in Chron. 

(2) PauUis BentiedtiM. ia Vit. ijrregor. VU, e. 69. 



deHa Gecminia^ dichiarò scombnicalo • d«(caAita M 
regno Arrigo IT, con attoWere tatti t ^ Ini toddiU ' 
«ial giuramento di fedeltà: risolunooe cbe, quantun- - 
qae non praticata da alcuno de^ suoi fM«decèssori^ 
pure, fu eveduta giusta e necetaeria in' questa congiun* ' 
tura. 

Uori neir anno presente sul fine di febbraio e & 
morte t i^nta €fa»ei9iie ossia Grèffrtdo il Golibo, du« 
ca di Lorena m Toscana, da noi Tedutó marito della 
contessa Matildei(i). Ito e^i una notte al luogo adat«^ * 
tato pei bisógni del .cor][>0, che doTCa ben essere &b- 
britato alla bélorda , da. uà uomo ohe itava in ag-^ 
guato (fu detto per ordine di MobeHo conte ài 
Fiandra ) di sotto con una fréccia fu si mortalmente 
ferito nelle natiche, che,; secondo Lamberto, da li a- 
sette giorni , o, secondo Bertoldo, la stessa notte gli 
oonvenne morire, ed anche aenaa i sacramenti, se si ' 
ha a cre4ere a Brunone scrittor della guerra di Sasso- 
nia. Per la sua bravura e prudenza Tien lodato noo 
poco da esso Lamberto. Fu gran partigiano del re 
Arrigo IT, e però sospetto e poco caro a papa Gre-' 
gorio TU e a Beatrice e /Madide. Ma potea ben ri- 
sparmiare il Fiorentini <a) di &rlo anche autore del- 
la nera congiura ed insolensa di Cencio romano coo- 
tra la sacra persona di papa Gregorio, perchè nessiia 
giusto fondamento di questa taccia a noi porge l' an- 
tica Storia. Essendo egli morto senaa prole, Arrigo 
investi del ducato della Lorena Corrado suo proprio 
figliuolo, e diede la Marca d^ Anversa a Goti/redo ù- 

(i) Larabertas Scafnabm'gensis in Ghronico. Bertholdus 
Constant ienfis in Ghronloo. Brano de Bell. Sazon. 
(2) Fiorentini Memorie di Matilde lib. k t 



gliuolo id 4iùXììe Eustacbio e cagino del defunto Go- 
tifredo, il quale col tempo ditenne re di Gerusalem- 
me. Restò coii CIÒ senza marito la contessa IMIde, 
e non andò moHo eh"* ella si TÌde tolta anche la ma- 
dre. Terminò il corso di sua vita la ducbesta Beatri- 
ce nel dì 1 8 d^aprile nella città di Pisa, come consta 
dai versi di Donizone (i): 

Odo decemgue dies aprilis dwn sinit ire 
ChrisU p9St ortum i^ra de Virgine corpms ' 
j4nno milleno bis terno septmageno. 
Principessa di gran piata , di egual prudenza e 
d^animo virile^ che si tenne sempre attaccata alla tanta 
Sade, ma senza perdere il rispetto al re Arrigo, anzi- 
con essere mediatrice di concordia e pace fra lui e il 
pontéfice Gregorio.' La maggior gloria nondimeno di 
beatrice hi V aver messa al monda e minibilmente 
educata in tutte le virtù e nella cognizion delle varie 
lingue la contessa Matilde^ la qnale rimasta sola al 
governo della Toscana e d^li altri aviti suoi Stati, 
cominciò a far> conoscere i ftuoi rari pregi nelle fiere 
rivoluzioni che andrò da qui inaan» accennando. I^è 
si dee tacere che il monaco Donizone s^ adirò conti^ft 
di Pisa, perchè quivi, e non in Canossa, fu seppellita 
la duchessa Beatrice. I tuoi Tersi ci fara^ conoscere, 
come allora hue^ mercantile la ^ttà di Pisa (2) : 
— Dàìor heió mefunditus urii , 
Quitìn tenet urbs illam , qua non est tùm héne 

digna. 
Qui pergit Pisas^ videi ilUc monstre nMrina^ 



(i) Dontzo in Vit. Matildii 1. i, e. 10. 
(a) Idem ibid. 

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/foip^ urhf Pagofds^ Turchis^ LSbyeis quoifué^ ^ 

Parthi^ì^ ' 

Sordida. ChnleUiei sua lustrarti Uttora tetri, - 
Sordibus a' cuncUs swn rmméa Canossa^ ««- 

f^ìcri . 

Attrae locus pulcher medum. Non éxpedit nrher 
Quaerere perjuras^ patrantes criniòia phura. 
Che Tog}r& dire con queste ultime parole Dodizo- 
ne, non si può ben intèndere. ÌHé ben si capisce che 
Pisa era in questi teÉkpt un feikioso emporio e porto 
franco, dove erano ammessi gl'tnfed^ orientali ed 
«fHeam: il che parve a Donizone itna i^eidegnità, e 
pereto pia Éierìtevole la sua patria Canosta^ per ca- 
gione della sua purità in materia di religione. 

Le determinazioni prese in 'Roma contra del re 
Arrigo , quelle forono^ che finirono di determinare i 
primi princìpi della Grernsania a ritirerai dal re Arrigo 
f comunicata, e a serteaMute divisare dei eaezzi di vU 
méttere la qni^e in qneRe contrade (i). E giacché 
Tedenno più the mai ostinato il re -nelle iue^ viotienze 
é in altri tìzj , passarono a liberar sé stèssi e i popoli 
da utv prineipe, nato solamente per rendere infelici i 
luoi ffuddft?. I primarj dunque che Tabbandonarono, 
kiTono Eidoìfb duca di Svetia, Bertoldo duca di 
Garin tia e Guelfo duca di Baviera, il cui padre^ csoà 
il marchese Alberto A%%o II signore d*E^te, di Ro- 
vigo e d'altri Stati in Italia, parzialisnrao (a sempre 
anch^egli della santa Sede, e dovea ben promuovere 
gP iliteresii d' es^ presso il figlinolo duca. Andò a 



(i) Lamberlas Scafnaburgemii in Chron. Berthold. 
Constant, in Ghron. ^ i 

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A »i A o^ Mug^tf . a55 

^Kamisora ccesfiénda U lorp pasMto, e y^ entrarono 
Bftc^tissiini vescofi. In una di^ta dp, assi teputa io 
Tritona ^dofM la metà d' ottobre, dorè intenrennera 
anche i legati deHa tanta Sejde, fu pi^ogettato di crea* 
Y6 un nuovo re. Arrigo venuto alla v|lla di Oppenetm, 
fra cui e Trìburia acdrreva il fieno, affine di a chivar 
r imauneote nembo, spediva di tanto in tanto legati, 
con promettere esiendacion di vita', soddis&zioni , 
benefizi ; e percbè nion si Qdava di un prìncipe che 
tante volte avea mancato alle promesie, e venivano 
rigettate le 4i hai belle paiole , non lasciò ^gH indie- 
tro sommissione e preghiera alcuna per placarli. Fi« 
iMlmente gli fu accordato^ del tempQ,^e conchiuso che 
al romano pontefice sarebbe rimesso questo affiora, e 
che esso papa, sarebbe pregato di tirovarsi in Au||u- 
sta per la purificazione di santa Jiaria ^ ed esaminate 
le ragioni deil^una e dcir altra parte, si starebbe al 
giuncato di sua santi tà, con altre condizioni da eie- 
guirai al presènte, che io tralascio. Noa cosi fecero i 
pia dei vescovi di Lombardia <i). £rano stati eglino 
scomunicati insieme con Guiberto arcivescovo, di Ra- 
venna neir ultimo concilio romano, e da papa Gr^o** 
rio. Però esso Gniberto e Tedaldo arcivescoyo di 
Milano con altri vescovi scismatici, rauoato nn copc^- 
liabulo in Pavia, acomunicaroiio aneh^ essi lo stesso 
papa Gregorio./ Questo partito a sé favorevole. in Italia 
fece risolvere il re Arrigo di non aspettare in Qeri^a- 
nia la venuta, del pontefice romano, ma di portarsi egU 
a dirittura ad implorare I9 di lui misericordia di qua 
dair Alpi. E tanto più credette migliore questo spedieo- 
te, perchè temeva di soccombere nella dieta ger- 
(I) Card de Aragos. Vit. Greg» VII. 

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^54 kfnrAbt n^itìnAk-^ 

manica altafblhi Stanti aecosatoriddle sue enofmilè, 
delta qaali ben sapeva di non avere scusa; e tàxt f^ì 
riuscirebbe più facile lungi da tanti sufn àvvèrsair) di 
guadagnare ilromìano pontefice. Ma pércioechè idu^ 
di Baviera, Svevia e Cantai aveano chioso coii 
gente annata i passi, per i (piali si cala in Italia, egli 
colla moglie Berta e col picciolo figliuolo Corrado^ 
accompagnato da pochi, prese ti canmino delb Bor- 
gogna, (i) e celebrò il santo Natale in Besanzone. 
Continuando poscia il viaggio, ^tinm in locum^ qui 
Cms dUHury s;ertisset^ obsHom hitbuit socrum suùm^ 
( doè jidtìaide marchesana di Sntdt) flUumque ejus 
Amedeum nomine^ quorum in iUis regionibus ti «it* 
iarùas clarissima et poss€$siones amplissimae^ et 
nonien ceìeèerrimUm erat. Non saprei dire, se qoi 
si parli detta terra di Civasco. Fu onorevolibente li- 
ceruto da essi Arrigo IV, ma se volle continuare ri 
\4dggio, gli convenne conceder loro cinque vescovati 
d^ Italia contigui ai loro Stati: senza di che non vo- 
leano lasciarlo passare. Parve ciò duro al re, ma i 
suoi interessi più premurosi il fecero ce«kce a tak 
istaoze. Il Guichenone (a) pi etende che questi vesco- 
vati fossero in Borgogna, e fórse il Bugey, Ma Lam- 
berto chiaramente scrive quinque Italiae episcopafus. 
Talmente era in questi tempi orescinta la &ma e po- 
tenaa di Roberta Guiscardo duca di Xhiglw, Ca^-r 
bria e Sicilia, che Michele duca tmperador e d** Orien- 
te concertò dì ave^e una di lui figliuola per moglie di 
Costantino duca porfirogenito augusto suo figliuo- 
lo e collega neir imperio. Giovanni Zonara atte- 

(t) Lambertus Scjifiiahurg; io Ghron. 

la> Gaicheaoa de la Maison' de Satoi^ J^ I^^ 



4 V n o wjaTf. aSS 

sU (ì) ohe la fif^iuola fu coadatU a CotUiitmopoU, e, 
sttcoado Taso de^ Greci, U fa po^to il oome di Elena, 
liopo Proto9paU (a) i|Q|a anffh^ lefU sot^ V ««no 
presente le f addette nozxe^E^ i^^gni^Qa che Roggie^ 
ri eonte di Sicilia e fratdio d' esf o Rpberto, fece prì- 
^ne un nipote del re d^ Africa, che era venuto in Si- 
olia a Mazzera comandante di centocinquanta legni. Ma 
<|uesta sarà T impresa medesima che il Malaterra (3) 
inette sotto Tanno precedente, e p^r conseguente po- 
trebbe anche essere accaduto il matrimonio nobilissimo 
4ella figliuola di Roberto Guiscardo in esso anno. Resto 
io in dubbio, se in questi tempi il medesimo Rober- 
to &cesse r impresa di Salerno, come vuole Ro^noal- 
do Salernitano (4), oppure nel seguente, dove ne par- 
leremo. In Sicilia avea lasciato esso conte Ruggini 
per sno luogotenente Ugo di Gircea, marito di una 
sua figliuola bastarda. Questi, voglioso di segnalarsi 
non qualche bella impresa, benché ne avesse un di- 
vieto dal conte, insieme con Giordano figliuolo anche 
esso illegittimo d'^esso Ruggieri, diede addosso a Re- 
na vert saraceno governatore di Siracusa. Ma, caduto 
in una iai>08cata, vi lasciò la vita co^ suoi, e Giorda- 
no appena si salvò con pochi. Afifi*ettò per questa diti- 
avventura il conte Ruggieri il suo ritorno in Sicilia, 
e fece per allora quella vendetta che polè« con dar« 
lì sacco a qualche castello e paese de^ Mori vlcinL 

(i) Zonaras Annah T.a, p. a88. Gailliet. Appolos c.3. 

Blalaterra libi 3, cap. i^. 
(a) Lupus Protofpata in Gbronico.- 
^) Malaterra lib. 3^ 
(4) Romaalduf Salernitanas ChroB» T.- VII, Ror. It»t. 

Malaterra lib» 3, cap, io. 

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aS6 AmrA&t d^htblu, * 

(CRISTO ifuonni. Inditioiie xr. * 
Afcint) ^ ( GREGORIO TU,' pa^ra 5. 

f ARRIGO IV, tè A Gcrtnam^ e di 
Itaiia 13. 

•- ^ • ' •• ■ . ^ 

Secondo il concerto s* era messo in viaggio il 
pontefice Gregorio con disegno d* andare alla dieta 
già intimata da tenersi in Augusta net principio di 
febbraio tfi qùeit' antoo (i). Uno de^ più atroci ver- 
ni che m^i sieno 'stati, si provava allora in Lombar- 
dia. Contuttocié V animoso pontefice si mise in viag- 
gio, e, scortato dalla confessa Matilde^ arrivò fino ft 
Vercelli : quando eccoti nuova che il rè Arrigo era 
giunto in Pietóonte. Infatti dopo incrédibin patimen- 
ti aveva egli valicate le Alpi piene di ghiacci e nevi, 
e corse più vòlte pencolo della vita col(a moglie e 
col figfiuolo ; md per timore che passasse V anno do- 
po la scomunica contra di lui fulminata, egli si espo- 
se ad ogni rìschio e fatica, tantoché pervenne in Ita- 
lia. Sparsasi la fama del suo arrivo, córsero a visi- 
tarlo ed onorarlo i vescovi Simoniaci di Lombardia 
e i cbnti f ed in breve si vide alla sua corte u (3 con- 
flusso innumerabìl di gente. Ora non sapendo il pa- 
pa, se Arrigo venisse o con buona o con cattiva in- 
tenzione, tenuto consiglio, giudicò bene di jretroce- 
derc e di riUr^isl colla contessa Matilde alla 4i l^i 
inespughabil rocca di Canossa sul Reggiano. Colà 
comparvero molti vescovi e laici di Germania, venuti 
per disastrose ed inusitate strade, a chieder T assolu- 
(i) Lambertus Scafnabargensis in Cbron. Cardinal, de 
Arag. in Vita Cregorii yih n t 

• * DigitizedbyLjOOglt 



A ir ir o «txtvn. - ^^7 

won della scomunica, e dopo qualche giorno di pe- 
nitenza r ottennero. "Vi companre ancor il re Arrigo, 
e fatta chiamare la contessa Matilde ad un abbocca- 
mento, eofn precibus ae promissiómbus oneratam 
ad papam transmisU^ et cum ea socrum suam 
( Adelaide marchesana di Snsa )fiìium<iut ejus(Am^ 
deo ) j4i,zonem etiam marchionem ( dal quale ab- 
biam dello, che discende la realcasa di Branswiche 
la ducale d' Este ) ahhatem cluniacensem ( €go ), et 
aìios nonnuìlos ex primis IlaUae Ptineipihus^ quo- 
rum auctoritate magni apud eum momenti esse 
non ambigebat^ obsecrans^ ut excommunicatiene 
absolveretur, ne principibus teutonicis^ qui ad oc- 
cusandum eum stimuU invidiae magis quam %eh 
justltiae exarsissent^ temere fides haberetur. Som- 
ma fatica si durò da tulli per muovere il papa a com- 
miserazione ed accordo. Lasciossi in fine piegare, 
purché Arrigo deponesse le regali insegne e desse 
veri segni di pentimento. Seguì pertanto quella sce- 
na che fece allora e dipoi grande strepito, e farallo 
anche n^' secoli avvenire. Cioè fu ammesso Arrigo 
entro la seconda cinta di muro di quella rocca che 
tre ne avea. Quivi scompagnato da tutti, senza alcun 
segno dell' esser suo di re, con veste di lana, co' piò 
jindi, mentre un eccessivo freddo regnava sopra le 
terra, restò un giorno, e poi V altro, ed anche il ter- 
zo, con farlo ivi digiunare sino alla sera. Tempo vie- 
ne talvolta che la superbia, primo mobife dei regnan- 
ti, cede il trono air interesse. Dopo i tre dì, e coma 
scrive Donizone (i): 

(i) Donilo Vit tfvtild. lib. a, cap. i.^ , 

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HtlLÀTOBI. VOL, XXXV. ' 7 



Ante diés sepiem^ qucuiLfinem Junus haheret. 
Ante suamJacUm concerni papa venire 
Regem^ cum piantis nudis ajrigare capli$. 
Cioè nel di a5 di gennaio diede il papa udienza 
ad Arrigo, che prostrato a^suoi piedi dimaQdò mìse^ 
ricordiate' saoi falli. Celebrò il pontefice la messa, 
e presa la sacra ostia nelle mani, perchè i suoi ne- 
mici lo spacciavano per simoniacamente asceso al p»> 
pato, si purgò da quesla calunnia. Esibì ad Arrigo 
di fare altrettanto, s'egli si credeva innocente e non 
reo di tante accuse prodotte contra di lui. Ma egli 
con varie scuse se ne guardò. . Fu poscia al pranzo 
col pontefice, il quale lo ayea ben assoluto della sco- 
munica, ma con lasciare in sospeso Tafi&re del re- 
gno, e rimettere ai principi germanici, e ad una Die- 
ta il decidere, s^ egli dovesse deporre la corona, op- 
pure ritenerla. Dopo ciò il papa venne a Reggio,^ 
dove si trovava . GaibertQ arcivescovo di Bavenna^ 
il più maligna degli avversari del papa, con gli altri 
yescoyi simoni^i, aspettafido il compimento delle 
promesse di Arrigo. 

Conuen ora sapere, essersi appena inteso in 
Lombardia, come era passato il congresso del re col 
jpapa in Canossa (i), che infinite mormorazioni ed 
insolenze si sparsero non men contra dello stesso 
pontefice, trattandolo da tiranno, da omicida^ da si- 
moniaco, quanto contra d^ Arrigo, perchè si \nlmen- 
te si fosse suggettato ad un si indegno trattamento^ 
Fu proposto di creare Corroda figliuolo d^ Arrigo, 
benché di tenera età, re : tutti fuggivano, o vilipen- 
devano Arrigo; eie città gli serravano le porta ìa 

(i) Lambertui Scafaaburseasis in GhroB.. , 

* " oogle 



▲^» Il o «unni. 359 

iKcid. Onwtt» fifr qu«it9) e perchè non già 4ì buca 
cnore^ om par ii«cenilà de^ «utiragari, egli «veiTfat- 
lii quella coiKXiirfKQt eol*ptpe^ #e ne.pentl egli ben 
pretto» Gli^tavt »^ fianchi il tnddeUof Giliberto eoa 
allri jwtim •o^oNnùpail, a* qnt^ non fa di^mle il 
£»rgli> ritrattare 'à frtjU» « rteomiooiar 1<» spresao delle 
et^diaioni ^ &QeeUate,.e.Ui nimi^izia csqI pApa. Io 
queata maniera ricuperò -ànigo a poco a poco la bao^ 
oa f^Mib de^ veteon e4ft'popoli della Lombardia (i). 
Ma non potè i ottenere dal papada^i^naa d^ eitere 
iBfnronato re à\ Italia eoUa corona^fenea in Monza. 
Riiiauns^ nonditneno U insegne di re, benché ai fos- 
te obbligato col papa' di vivere in maniera privata, 
finché in Germania fosse decisa la di lui causa. Un 
suodiploaaa da >me.pBbblioato(9),eel fa vedere in 
Pavia nel idi 5 d^ aprile deir anno presente. Se s* ha 
a credere a Doniaone (5), egli tentò ancora di tirare 
il papa ad unaconfierema, éon disegno 4i prenderlo. 
Ma avvertitane la contessa Matilde, fece sventare la 
mina e oondauè il papa, alle montagne. Fece Arrigo 
prendere anche Geraldo vescovo di OstÌ9, mandato 
dal papa per suo legato a Milano. Di tutto questo 
andò avviso in Getnwnfa. Non voile poi Arrigo por- 
tarsi alla Dieta intimata a Forcheim, come avea data 
parob. Yi si trovarono bensi ì legati del papa, e qui- 
.ti i duchi Ridolfo^ Quelfo e MsrtoUo^ gli arcivesco- 
vi di Magonzà e di Maddeburgo, ^ i veicovi di Yirtz- 
bnrg, di Meta e d' altre chiese, i quah trattarono 
deUa maniera di restituir la pace, come essi credeva- 

(1) Paulus Benried. in Vita Greg. VII, cap. 86. 

(a) Aotiqait. Italie. Disserl. 3i, p. 94^. 

(3) Douizo lib. a, cap. 1. 

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tio, o àlmea aeìAdera¥»|io, ttlltf ^Mttniif <^fu^4K»-> 
Iute drtreire tio iMM^fo<Ve '<^). ¥u ém^epsie elMe 
Ridolfo daea idi Stterift, tqtioehi Wgtt iMstietM [ m 
penno ad acMtlar qi&eila p«i4«»lÀs« digMè.A buon 
conto D^IIè st€to4l giomo'datta» itiÉ'OMMecfiibfM, («he 
fu il dì ^ ^ «Hijrz^ delP auwo pk^etate <ti)) i( .^<>Hie- 
vò cotttra di tot una sediuoiM in Bfaf otiì|9. Qua! ahe 
è più ttrafto, apparisca dalle lattare 4i papa Grago^ 
rio (5), che atto p^nta^iKm' approvò Palaatoo^ 
Ridolfo, e sì ritarbò b eoMotomaa di tal ca«M«^ per 
deciderà a ek^ì òt* dm ^cootaadàbl» fatta • dovuta Ja 
corona ; dèi che poi face grirri dogliama la lìiEÌona 
d** etto Ridolfo, teriTandone al maflétiino pepa. Ri- 
corte in quatti teanpl Arrigo al madafio»o pontafiae, 
Implorando il suo aiuto contre dv Ridolfo «aurpatora 
della eoroàa. £b))a par ritpotta, che non ti potea 
soddisfarlp^, mentre atto Amgo teneva tuttana pri- 
gione t. Pietro nel tuo legato Qtralds^ il quale poi 
diede fine alle tua mitene, «btaaMto da IKo a miglior 
vita tul principio di diceanhra dalP anno pratanta. 
Ora il pontefice dopo esserti fermato per tatfeo-gin- 
gtto tn Bibianelk), Garpinato, e Carpi terre del Reg- 
giano, allora della contetta Matilde, e ia Figheruolo 
sul Po ; chiarito abbastanza, che V animo di Arrigo 
lungi dair essersi mutato, era disposto a ht peggio^ 
%" incamminò per la Toscana alla Tolta di Roma. 11 
re Arrigo anch^ egli seppe trovar via di penetrare ia 
Germania, dove rannata uù picciolo esercito, comin* 

(i) Brano Ulster. Bell. Saxon. 

(2) BertolJ. Gostantieniis in Chron. 

(3) Grcgur. VII, lib. 4, Èpist. 23, ^^-^^oogX^ 



tìè&^Mm èoatnrM imólfeWRiabira(i). Meri 
bd ^14 éi,«Uemibfria qdété' intM V impéradriee 
i2/^fi#^ÌBiM'iÌMdref hi'Roifaaf kweiaadfN dopo ^i !^ il 
coiic«tioUii>itKvh«^f>rétà «ptH^ensy.f MitioaroDo «n- 

qi^lHMi i('.a «U^ii.tfimigcto Jinigo òi^iiieor d* Ati»- 
gWli ) eàimirkvné iwsea^o d^ A«|iMtaj'ftnnor« di 
Arrifia^. db ^ètUbè dovette fèr{)4)Li¥(iflM)re, fu la 
itiorte di CrregóHù vtBtoro ài yéroéltif) cbhc^tfìere in 
Ilatia d^^Ééò r^. Avm tf^ì ititifoiiifr tmfif' Dieta dèi 
r^ao^ da t«tf«r«t: né' ferali di ftiùéagliÀ<eiirca il dì pri- 
AIO 'di mb^gki ^el^atmo ja^vMlte^ c&h disegno, se 
nl^ j^titéa^di ^órré U-f»at>ft*,^a utta inbrté itnproY- 
vii4 fJtiMià din^etdi trMéòf'te stìe'^tlvtii^, te • senza 
bsdi«ig;li feni]^ di pèùit^^: > t - 'l ./. .. 

Bàhertù ^liòìcrafb dnda dif Pogltff >fikfé 1^ ifcqliisto 
id^itanle daié ei^à é'^fyi^dpiit^diSàtèrttoi Ma 
per cdtttò 'dell' 'anviò' % da m<raf igliariAj coìaM eòtan« 
io cHifcordlftò f^è loro t(U*rórìUtrf< L^nOiOitHó bas^- 
neflte <S) Mtì^a''(;(UfiiWftUd ftlPabói» 1076, Ro- 
moatdo'«iJètfiiHikof4ydÌl'éi^tiò<ié75J^QMi^tUiiqiie^i^ 
àon Téggaild^^eltiitòr draili^lògiii qd«Mi ialuiorr^ 
Ut%k per ^ieRo dé^knró tetti «lf«rati dai ' coprini, 
pare róido'I^À irltfisittÉk^ i <A^e ali- atttM» prtsfeat» 
^' iiAÀMò'àà^if^Ar-m^^^ùimwii per U nigi^Mri 
cheindretttè «diUlSéfido;' EiMi^ iii queiiI 'te«ipi gli 



(a) Lopos Protospalain Cbroo. 

(3) AoonymosCasiinens^laXSlM^ m.- ;•.!!>.; 



a6a AiniAI.1 D^ITAEUt 

Amnietani 9ono Giielfo priàeipe di SaldrM (t% mi 
aggravati da ihiitoUr* il dovet»;* cdsliMna coii din 
tribati. RìeòrseNi flMÌ.a Hoberto.fioitaaTd» che a 
bocca aperta «tava aspettando Poppovtniiità a odo 
specioso pretetto par* iosigttoriM di ^èloo^W pa#^ 
se. Avendo e|^ prasa faeD.^mlaiiliafi> la l^r ^roftcfstio^ 
ne, fece oon «ai^^atciata tapere a €Ks<illa tao. CQfoa» 
io, che tratiaase, pia umMwamvitet qael popol^v^d^- 
gDosameqta ,gU rispose GiiM>l^ Allora Blob^rto e\m 
area delle i^qMcizie conlUc^ar^ ./, prin^ip^ di :Ga- 
poa, a^a)>iii eoo ess^ ivi paqa^ia fra I9 .o^disioiii gK 
impose di akOfrlo oaU^ioppr^sa dij Sal^mot , Infili^ 
amendue collie («ir forse e coU^ m^cahiviQ.mUi^ri po- 
sero Passediota Salerno per terra.e.p^r foare^ J^h* 
biamo da Pietro diacono ,(»),q9ntiq|ia|l^ dflFOstieii* 
se, cb^ presemitflr qaesM» jgi^arra pap^ òrfg^H'iOf' che 
amava aoo poco Giso|if<9^ gM spedì Z>4^f4v<^. abaU 

che Gisolfo Q0()^ar gU voile, di^re rjspoM* dappoiché 
fu iotrapri^o Tnsfi^itiiilQriiò T flbpie cnisiDenife, e 
£itto abbopcar JiìcpqrdQiprmipe di Qt^ìig cfpi.Gi* 
solfigli po9«istÌ8rojKio W(i di ?wr<9.%(W1«^«*di^ cof 
dqca Roberto. £|(li.pji!t .0hq tm pcftifiAfe, nulla si 
eott> del loratpiHnssìe, Crel^ la faille t,neir asfe4^Ul 
città a tal s#giH>9 tthe H. p^.^ìf0 -f^poì^^fì . ridusse a 
oibarsi:de)le.Qsrffi,pUt ÌQMB9K|d0;i)Bi jsBnj)K)t4|[|4<l più 
reggere, ; apiirono ))» ppi;jt^. ai Kflf omini 0ptoW tem- 
pore mentis, Ritirossi il principe Gisolfo nella torre 
o rocca fortissima, fabbricata salla cima del monte. 
Stretto ancor ivi, finàliheiite fti feilBàto a 'rendersi a 

(1) Guillelmas Appofos^iit^ 3. 

(a) Petrus Diacom» Chs99»- Cm^T^ Sf.auU.^ 



A w n o HLxxTtn. a65 

pflittì di bootia gaerra, ed ebbe la libertà d^ andar- 
sene. Sogginnge Pietro diacono, che papa Gregorio 
il fece goTernatore della Campania romana. Dopo la 
presa di <}aesla* città, ch^ era allora delle più belle e 
dèfidose d'Italia , e crebre spezialmente per la seno* 
la della medicine, colà per questo concorrendo anche 
gli oltramontani bisognosi di gnarigione: il duce 
Roberto tì fece febbricar nella pianura un castello 
inespugnabile. Anche nella Gronichetta amalfitana (i) 
V acquisto di Salerno è attribuito air anno presen- 
te. Diedesi ad esso duca anche Amalfi, città allora 
mercantile al sommo, piena d^ oro, piena di popolo, 
e di navi. Di essa eoM scrive Guglielmo pugliese (a): 

ffuc et Alexanàri dhersajlsrunhur ab urbe 
Regis et Antiochi. Haec {ratibus)Jreta plurima 

fransit 
His (an heio)? Arabeà^i Indi^ SicuU noscuntur 

et Afri: 
Haec gens ett totum prope nobiUtata per orbeniy 
Et mercandaferens^et amans mtrcuta rejerre* 

Gttufredo Malaterra (5) aggiugne che nel tempo me- 
desimo deirassedio di falerno, il due»Roberto entrò 
io possesso d^ Jbnalfi , ed ebbe al suo servigio parte 
degli steró Amalfitani conerà di Salerno^ Meritano ben 
|Hà fede tali autori che la Gronichetta amalfitana, in 
cui aM' anno 1074 ^ riferita la presa di Amalfi, con 
^rsi ivi ancora , che essendo morto Ser^ duca di 

(f) Antiqait. lUl. T. I, pag. 214. 

(8) Gnìllelmuf Appolas lib. 3V 

(3) Gaufridof Mslatsrra, lib. 3, cap. 3. 

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d64 ÀSIVALI V ITALIA 

quelli città, gli succedette Giomntti.%^ $({|ÌQ9 ma 
per poco teinpoi percl^è oe.fu «pogUa)U> da Aoberio 
Guiscardo. 

Abbiamo ancora dal suddetto Mal^lerra^, cbe io 
quest'^anao ti conte Ruggieri afsediò.per mare e per 
terra in Sicilia ia città di Trapani, e la fiaraò alla resa. 
Veggonsi vari* atti di Arrigo IT a dei aiioì mìniitti, 
prima ck^ egli tornasse in Gemajnia. Cioà con^araiò 
egli al monistero di s. Salvatore di Pavia i suoi be- 
ni (i), /// nonas aprilis annQ ab InèarnatiQna Do* 
mini nostri Jesu ChriHiJUUHXrU^ IndiùUòné Xr^ 
anno aulem ardin^tionis guidem dgmni Htnrici 
guarii regis XXFIy regni vtr^ XXIF. ^cimm Pa-» 
piae, ^rovavasi egli in Piacenza XIII kaìendas 
mariii^ dove tenne un placito (n), e glodicò in &vo- 
re di quella cattedrale. Piiobabile è aottira che appar- 
tenga a quest^anno il diploma da me dato alla luce (5), 
ìli cui conforma Ugoni ei Fuìdoni gérmam$^ Ac%0' 
nis marchionis JiUis^ cioè del marchese Atobo II pro- 
genitore d^i principi estensi, i loro Steli posd nei 
contadi di Gavello , Padova , F'iceima , Verona , 
Brescia^ Cremona^ Parma ^ Lunigianay Arevuo,^ 
Lucca^ Pisaj Piacenza ^ Modpna^e Tortona ; firai 
quali speualmeMte veogoao annoverati JSste^ RamgOj 
Montagnana^ Casal Maggiore del Gremooaav, /\>js- 
iremoU della Lnnigiana, » la terra Obertenga ia 
Toscana, dei qoali Siati ho io aibbastansa favolato 
nelle antichità estensi» Tre placki ancora licnati dai 
suoi ministri in Verona e ia Padova si trovano da 

(i) Bollar. Cassineufs T. 119 Poaslit, 1|4* 
(s) Campi Iftor. di Piacenza T. I, Àppefid. 
jS) Anlichità Estrosi F. I» cip. 7^ 

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▲ ff ir o Miuvii. s98 

me pobblkati òelle aatidiilà itali^e (r). Mi qH^tlie 
^ più gIéri<Mo per la nobiliM^int Mia d^ £it^, iti qa«- 
st^aiuio (»Mo bea mi appongo ) Roberto ^ttÌ9<kfè0 
dtttsa^ dopo aver obrìtstB^ tornii ^ik a^èbMiiii^ìMy, 
ma £giiuoia neU^ ifliperadot di OtiéDta) «nì^ altra nìe 
diede ad &g9 figliuolo dbl )Soprtdd«tté imirthe«W Aa- 
Eo» Ne li ntfemioiie Goglialaaò pugliese (à) edn ^e, 
cheda^ la presa d> Salerno tetitie il ^«féa'alla^tià 
di Troja, e che fèrmatoBi iti^ '■ 

NobUis adsutnit lombarda^ MarcMo iftddùtn^ 
Nohilihus patriae multis óótnìtontibHs illum ; 
Axo voctUus erat Secum dedaxit Hugonem 
lUustreat naéynu Duciè ut }/Uia detur 
Exigit^ in sponsain. ComiUi^ prócérèsque voéari 
Qaaquefacit Auper his dux eonéuUurus ab urbe, 
Horum consiìiis Roberti fiìia nato 
Traditur Axonis^ etc. 

Pofpia agf^ne che ai fecero dì .gran feata é con- 
TÌti par quelle ooaae, a ebe Rokanlo èoUaeitòitoati i 
suoi baroni a regalar ^t sposi t U che nonatséndD 
staio pNUioalo neUa noaaa della precedente ftgUocAa, 
rattrialò «|uel noUM.. TutUl4a eontribotràno tnui , e 
moko pfrù iaca «egli): • . ; i . 

Hi ^nerunkdonané^ addens $aà^t:éusM paraim 
Ad sua. Qum m^gn^^ puirém^ue rsmmf hanèfre* 
I0 qMd; credito /baseaUorft la «aaa 4' Eftevtì'piiò^ab*^ 
baatanca dedtttra aòdus da Iquaslo. Gessò di ^teré 
ael novaaftbra di qntU\9UooiLttmiè^ iT/^^ateìpé 
di Banevemo <5), luondlj R(^«ta Qnìscando-dim» 

(i) Anliquit. Ital. Ubsert. giei 3t. ' > 

(a) Guilielraos Appulas 1. S^ Pòem. 

(3) Ghrooio. S. Sopiae «pad ^e#efr«ìttttKii« j < 



366 AHKàLI D^tTALU 

vo^fo ancbe di qaecta conquista, ti portò all^ aste- 
dio, di quella cttlà. So poi meritano fede^^imbro' 
fMftil Annali Pisani (i), qoel popolo unito co* Geno- 
veti, pattato in Africa, ti prete dutn magnificas cà4- 
tat0€ \/tìmadiam tt Sibiìiam in die s. SixtL Io to be» 
ne che nna SiiHgUa è in Itpagna* Che un^ altra ne 
lotit in lirioa, non Tho per «nche letto. li Tron<> 
(A (a) ne^parft ,air anno 1087 , a diee che presero le 
dtià di Damiata e di Libia: tutte notizie che manca- 
no di sicuri foodanienti. Teggmi ranno 1088, al qua« 

le ti dee riferire ti .&tta impreta. . 

• \ ^ 

( CRISTO utAXTui, Indiii<nie i. 
Anno di ( GREGORIO VII, papa 6. 

( ARRIGO IT, re di Germania e di 
Italia 33. 

: JTanto il re Arrigo^ ^antb il nuòvo re Sidoìfa^ 
tiiBlndirano di aver fiivorerde n^a loro tèrrihii ga^ 
ra U^omano pontefice, e a questo fine gli spedirono 
i kirò . legati ^ (5). Papa Gregaria perdo tenne un' 
oondiiiojinRoaia nella prima settìatana di quaresima, 
dorè essendo concorsi circa cento tra arcirescovi e 
vettovi, fti atabiiito di spedire in Germania i legati 
apoaloUiìi 'pèvvonoao^e' c^ qua) parte 'ft>ste la ragio«> 
ne e<iitonoi>Qdii6fOTona anowa'^ noot^teommica-L 
ti. TtMkh^ appelltto idae^uni Tehmìéa «rcttvscoto 
di Mikfio, €kàkert» arciiresooTO. £ Ravenna, Uga 
hkmtoitu^SmM libdló della Chiesa roaranai con aU 

(i) Annali Pisani T. VI, Ber. lUl. 

(2) Troncl Annali Pisan. . . 

\%) Paulas Bena^tdens In yita Greg. Vii. 

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▲ V ir o HUXTin. 967 

tri rescoTÌ. Degno di osservazione si è ciò cbe^ego^* 
iano a dire q^li Atti (i) : ExcommunieamfiS o- 
mnes Aorthmannps^^uiinifadere terram sanetiPttri 
ìaborantj pidelicet marchiani Jirmanam^ duoatum 
spoietanuìHy et eos^ qui Bene^niumohsUbsfttieiqw 
invadere et depraedarì nUuntur Campat^iWfi^ et 
maritima^ alque Sahinos^ necnon et qui ientant «r- 
hem remanam confundere. Di qak può apparirei icba 
la Marca di Fermo, ossia di Camerino , d^ Àneona 
e il ducato di Spoleti, erano o posseduti dalla Q^ 
sa romana, o almet^ pretesi di sua ragione dal pi^ 
li che, come fosse succeduto, non V ho potutp finora 
conoscere. Debbonsi ancora notar, quelle parole>; et 
eosy qui Beneventum pbsident. Intorno a ohe oon- 
Tien ora dir^, che sbrigato dalla conquista di Saler- 
no, il duca Roberto, mal soddisfatto del romano 
pontefice,, che dianzi Pavea scomunicato, epaoi^ciò 
neir anno precedente ^ , gjuerra cqntfa le, terre della 
Chiesa nel^ CampJini^ (a). Fu pefci6 di nuovo pub** 
blicata la scomunica poif^ra di Ipi e del suddetto &io» 
cardoj e papa Grego^^p coJle^to.epf^efqHHySUP^ «of 
ire disponiti come s^ ba da P^trp ^iapono» Ciò r^ 
ferito al. 4^ca Roberto, 11^ ^ijlrò jg, pr^ cp| prmpipe 
Rici^rdo a Capua, e andò a mettere L\v^e.#o a Be* 
nerenio, pel mentre ch^; Riccardo p^r^iqp^.^i ^P^P% 
impcese qqello ^i l^apolL Tolto ^ò areofM paP^i an-> 
no antecedente. fContìfiuò J^^a^^^X as«f i4!i9 d^ìlan 
pol'^per u^plii mesii.cd»avf«,anc|if ri^^^ ^diaeillr 
tà^fi mal {Nuliitp (3t), qt^ndo Jpopi^mt^ ^iiporle 

(]) Goodlior Ltbbe Tom. iX. •> 

(a) Petras QlaiN 1^ S.^Cbroo. e. 4S* < - n* • 

(5) GamiUas Vmw* ^*«*- «* ^«^feòBgle 



M 



aOS ANNALI D* ITALIA 

nd di 1*3 d^ adirile, liberò i Napotetaot dalle sue bran- 
che. Fti jprindpe, per attestato della Cronichetta amai- 
fiUda (t), alto di statara, di beli' aspettò; di gran co- 
raggio, ed avvedutezza, benigno coi fedeli, terribilb 
eotoìtra l perfidi rtbeHi. Ebbe per successóre nelprìti- 
cipetòr di Opua Giordano 7, suo figliuolo. Ci fa as- 
sai intendere il suddetto concilio che nel principio 
dtflaquareéhn^ tuttavia lutava P'^ssédiò di Beneyeh- 
tò, fitto dal duca Roberto: perlochè fu di nuovo ful- 
mf alita coiùtra di lu» la ^comùnicà./tfa appena ^lòr- 
dand Va saéceduto id padre,* che insorse la discòrdia 
fi^'il ducàRòbertb è l«il. Abbril celò' esso Giordano 
la drfesii delle tèrre deHa Chiesa e dei Beneventani {o>^ 
da^ quali ebbe un regalo di quattromila e cinquecen- 
to bisanti, ò vogllém dire scudi d'oro, tlscito perciò 
in campagna,' secobdofche s^ ha da Pietro diacono, fe- 
ce tll)»ellare niòftl de^ c^oiifl è vassalli contrari Ro* 
bertò, 6rHv^ ibitdBélféveiAdtdiistrusselfQttelè forfì- 
fieazlòtil fbtté^d^i'dàea/'f^erprehdeìée'qtieltà città. Bar 
fi éon^^iVànl fe^ altre città 'il' HbèllAròno ài Guiscar- 
do: A;Etflar^ sub' i»^tè7 V^V^ figli nolo di tnfre- 
dò, ai q^iélé àiéà Róberto'^ccopata tutta V eredità, 
fti tifaàl di? (jlèr- Vigorósi '\^t)giuràtì cohtra dello tfo 
Gtnsèarìla'.'^^ulì^ònò ^érélò Vari Incontri d^ahnati, 
è' liiri' i^ém^fitóiikVm 'GWgtiélÀiò pngTiès«(S); do- 
pò - i^lj^feRIftS^'èWte fa fetta pace tt-a esko Roberio 
e- 'tìtòrthUW.'^ feéiri* "cfirèstà liòrièottìia' per aBbaherè 
téRé ié '^éèirk€ del tìl^òf i{^i!bèil^d6, il quale ké^ né 
ly jg}%<Cdillaéfti&i^fiV'e ^^ diede fiìJe «fli vita. RI- 
CO Amiquit. Ilalic. TiW'l/' ^"^ ' * ' ' * 
(2) Petrus DiaooA. CbMnJlIb^ 31 ea^.^^S» 
(%) Gelllieliias>«l|poh»'P<>erik. m%^ ^ '| 



cupero Roberto Bari, Tram, Sant» Sevtrifi*, e T al^ 
tre terr^ (i) die a^ erano ribellate. Aaeoli, Moote.iii 
Yico ed Artaoo ritoroatoap alle mani aue, .ed era 
per £ire altri progresfi, ^ando Desideria abaU di 
Monte Gassino s^iiUerpose, ^ ìriaUò di pac6 fipaU P<»^ 
tefìce e lai. Abbiamo dalla Tita di, Gre^io TU pa* 
pa, a noi tramandata da Nicoolò cafdinale d^ Arago- 
na <a), che venerabiìis pontifex receptis nutiiiU Eo^ 
berti GuiscarcU egreguNormwanorum AMii^versus 
jépuìiam post qctayas penUeoM^ iter anripuit^ et 
cum ips(^apud^Aq^Uflv^ coUoqiuiwn habuit Congrua 
itaque ab eo s^tif/actione. ^uscepta^ priuB a eiaculo 
excommunù^atùfnis eutaab.sohitj et consequenier fi* 
delUatem ei fiomagium ejius recepit* Postmodum itero 
jam assumtum fn sp^ciaìem beati Petri miUtern^ de 
iotius Afpuìiae et Calabriae ducatu per sHtxiìlum se" 
dis apostxflieae imtesthU* Guglielmo pngUese aerive 
che quelito abboccaeiento e cotioordia segui in Bene<» 
vento, e non già in Aquino; ed essere corsa voce 
che il papa per impegnar meglio nella sua difeaa Ro- 
berto Guiscardo^ gli fece sperare la corona del regno 
d' Italia (3) : 

Romani regni sibi promisisse coronam 

Papaferebatur. 
Parimente Riecard9 duniacense (4) eoniermi 
questa voce «on asserire che papa Gregorio aveva 
inteniione di crear nbperadore esso Roberto, o Boa*- 
mondo suo figliuolo* Tornava il conto ad «tao poni- 
li) Petrus Diac. Chron. 1. 3, e 45. 
(a) Cardioalis de Aragonia in Vila Grcg. VII. 

(3) Guilìdmus Appulas 1.3. 

(4) Kicbardus Ciaoiaeensis ia Gbran. in AiOiq* It^ 

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9^0 AMMALI O- ITALU' 

Mfice nel pctkokkia dmeiAO) in cui égK si trovava 
peli la fwmicttta (kl re Arrigo^ non solo di Doa aver 
nefUco H^potetiÀsnnQ ed tovitto duca di Puglia, ma 
anche di averlo asàko e difensore ne^ bisogni. Il tem- 
po feee vedete dh^'senie questo appoggio minacciava 
ro^Qa il suo poati6cato. 

Ma non tutti' questi avveoimenti si compierono 
neir anno precedente e nel presente. Siccome vedre- 
mo, porte d^ essi appartiene alPanno seguente 1079. 
Certamente si allontanò dai vero il cardioal Baro- 
nio (i), allorché pose V assedio suddetto di Beneven- 
to nelTanno 1074* ^^ abbiam veduto che nel con- 
cilio romano deiranno presente si fa menzione del 
medesimo assedio, non. per anche sciolto. Ma nep- 
pure il padre Pagi (a) colpi nel segno, allorché pre- 
tese che neiranno 1077 Roberto duca si abboccasse 
col papa e ne riportasse V assoluzione. Papa Gregorio 
per tutto il giugno del 1077 si trattenne neUe mon- 
tagne del Reggiano, siccome costa dalle lettere d"* es- 
so ponte£ce. Nel di 1 5 d^ agosto era io Firenze, e 
nei primo giorno di settembre in Siena. Ma abbiam 
veduto phe papa Gregorio si mosse di Roma post 
<Ktavas pcntecosies, per andare ad Aquino a trattar 
di pace con Roberto. Essendo venuta V. ottava della 
peatecpste nell^anno 107; prima della metà di giu- 
gno, come potò egli mai passar da Roma ad Aquino 
in quel tempo, se, siccome abbiam detto, egli per tut* 
to giugno si fermò in Lombardia 7 Adunque la rioon- 
ciliazion di Roberto dee essere succeduta più tardi, 
e vedremo che non s^ ingannò il Baronlo in differirla 

(i) Baron. in Annales Ecdesiast. 
:ta) Psgius Crit. ad Anna}. 6«roa. 

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▲ V V o MLzxfin. 371 

«00 air anno loSo. Okre di che haipo Prototpala (i) 
air anno 1078 acrìTe : Robertus duot obsedit Bette' 
i^entuniy secf ejus obsidio dissipata est a Roduìpha 
Pipino comite ( cloè^ come stimò il Peltagrini (3), da 
Rainolfo zio dd principe di Capoa Giordano ) et hoc 
anno obiit Richardus princeps^ mentre attediava Na- 
poli, Anche Rooioaldo talernitano (5|e P autore del- 
la Cronichetta amalfitana (4) attestano che Riccardo 
morì dorante quali' assedio Indiciione prima^ cioè 
neir anno presente. & che ann& primo postquam ce- 
pU Salernutn^ Robertus dux Benes^entum obsedit. 
Certo è ohe nello stesso tempo furono latti que* due 
assedi) e però nelf anno presente. H ohe vien ancora 
confermato dair antica Cronichetta di s. Sofia, pub- 
bKcata dal suddetto Pellegrini (5 , dove si legge ; Ro^ 
bertus dvu> obsedit BeneyerUum \IF kalendasja^ 
muuriiy usque VI idus aprilis^ unde expulsus est. 
cum omnibus suisf' Indictione /. Ia Indisione pri« 
ma correa neir anno presente. Ora essendo fuori di 
dubbio r aggiustamento del papa con Roberto Gui«^ 
acardo, aeguito dappoiché fu sciolto V assedio di Be- 
nevento, per conseguente non nell^ anno 1077, co- 
me immaginò il padre Pagi, ma molto più tardi si 
dee credere succeduto. Finalmente si aot^ che P^o^ 
tore della Vita di s. Gregorio TU (6) ci somministra 
U filo per accertarci dell^ anno, in cui segui P accor^ 

(i), Lupus. Protospata in Chromco.. 
(a) Peregrio, io Notis ad Prolospatam. 
(^) Roinoald. Salerò, in Ghron. T. TU, Rer. Itst 
' <4) Aaliqoit. Italie. T. I. 

{i) Peregrio. HisL Princ. j^aogobard 

(6) Card, de Aragou . P. U ^^ ^t R«s» ^V^ t 

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37S AinULl P^ ITAiLU 

do suddetto. Cioè stri? e egli ohe frf i due re centen- 
detili Arrigo lY e Rìdolfu, hùrrihiK bello acriier 
uirim^u€ commisso, taesa sunt muUa ntillia homi- 
mum bine inde, Soggioage appreMo ; Et iierump^c^ 
C4dif txìgerdibus ifUer eosdent regts horribiUter est 
pugnatami uhi nuucima virorum forlium multiiudo 
cecidité Spedi papa Gregorio i suoi legati ia Ger* 
mania per quetar, se mai era possibile, cosi atroce 
tempesta. M« i due re vennero alla tersa battaglia. 
Iterum infer eosdem reges acriter est pùgnafum^ 
ei muUa ntillia hominnm^ maxime Bohemorum, 
eaesa sunt 

Dopo questi fregici avvenimenti continua quelP 
autore a dire che papa Grregorio portatosi ad Aquino 
fece r accordo con Roberto Guiscardo. Non essendo 
succedute tali battaglie, se non nelP anuo presente e 
nei io8o, nel quale ancora furono spediti [in Ger- 
mania i suddetti legati : vegniam<f in fine a conosce- 
re èhe nelP anno stesso 1080, còme volle il Béronki, 
Roberto Guiscardo tornò air ubbidienza del romano 
pontefice. Abbiam detto che succederono sanguino- 
sissimi fiitti d^ armi fra Arrigo e Ridolfo in Germania. 
Nel primo; per testimonianza di Bertoldo (i), restò 
vincitore e padrone del campo Ridolfo ; e nel secon- 
do, accaduto nel di 1 7 d* agosto di quest** anno, la 
vittòria restò incerta, essendo costata la vita a pia 
migliaia di persone. Fra gli altri vi fu ucciso Werne- 
ro arcivescovo di Mfaddeburgo, e presi Bernardo ar- 
cidiacono della Chiesa romana, Sigifredo arcivescovo 
di Magonza, e Adalberto vescovo di Yormazia \ il 

{%) BerihoIJus Gonstantiensis Chroti. Aagost. T. I, 
Fxehari. r^r^alr- 

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A !f » 6 MLXXTltl. a^3 

che non si può mai intendere senza orrore, non es- 
sendo le guerre e le battaglie un mestier convene fo- 
le a persone ecclesiàstiche. L^ autore d^la Cronica dì 
Maddebnrgo presso il Meibomio (i), e V Annalista 
Sassone (2) pretendono che questa seconda battaglia 
riuscisse molto pia favorevole ai Sassoni • a Ridolfo, 
che ad Arrigo. Verso V Ognissanti esso re Arrigo, 
rinforzato di gente, portò la guerra negli Stati di 
Guelfo duca di Baviera e di Bertoldo duca dì Ca« 
rintia, tutti e due fedeli fautori del pepa e del re Bi« 
dolfo (5). Nel qual tempo venne a morte esso duca 
Bertoldo con grave danno del suo partito. In questo 
anno poi Ruggieri conte di Sicilia per terra e pep 
mare bloccò (4) la città di Taormina, e dopo^ molte 
fatiche se ne impadroni. Tenuto fu un altro concilio 
in Roma da papa Gregorio dopo la metà di novem- 
bre, in cui troviamo fulminate molte scomuniche, a 
nominatamente contra Niceforo Botoniata impera*^ 
dor di Costantinopoli, che avea usurpato quel trono 
^ Michele e a Costantino Porfirogenito, genero del 
duca Roberto, la cui figliuola fu rimandata al padre* 
Per questi si frequenti concili! di papa Gregorio do- 
veano poco attendere alle lor gregge i sacri pastori^ 
Intervennero a quest^ ultimo i legati de^ due re co|ì« 
tendenti, promettendo amendue di fare una dieta, 
dove ti deciderebbe la lor controversia. 

(1) Ghronio. Magdeburg. T. IJ. «pud Meibomium. 
' (a) Annalista. Saxo apud Eccardam. 
(S) Bertholilos Gonttantiensis in Chrob. 
(4) Gaafrid. Malaterra 1. 3. cap. i5. 

^ DigitizedbyLjOOQl.C o 

MUBATQUI, TOL. XXXT. ^ I» 



( CRISTO Jtftxnx, Iadieìon« rt. 
Aow A ( QRGGORtO TU, papb 7. 

( ARRIGO IT^ U èk «eraNttia é M 

In qci«st^ «&DÒ* «Dcora p«/Hi Gregorio celebrò 
ttet ittese <ifc febbraio un Ruvcroaissiaio! coitotKd m 
Roma (r), deve iiatWTèaftereiresiaro» BeFeog«urk>,erf^ 
trattò le per?erM Me 4oUrloc} ìnttìrBO 9Ì Micrem^ttf^» 
ddr altare. F«rooo ooafevmaie le «acre cetisQ^e ^bh 
tra Tedtddo ^ruivescono di Milano^ Sigqfredo {fesco- 
<ia d» Bolioff^ Rolando vescovo di Trerrgt^ e con* 
tra t vescé»?i di Fermo e Canaerioo. TroTOHÌ alla 
medettaia iiicra assemblea Arrigo noT.ellt) patriarca 
di Aquiléja, il quate^ quanluoquc promosio a qoeUa 
chiesa da Arrigo IV, pure omilmente si su^gcltò alla 
sede apostolica, e promise di uon aver comunione 
eoo gente scomuaioata. Si dolsearo in quel siwodo del 
Te Arrigì i legati del re Ridolft», a cagion delle guer- 
re e violenze eh' egli prorooveva in Germania (a). 
Perlochè il ^nteac» Otegorio destinò per euoi lega- 
li al congveMo da tenerci in Germania PiWo Igneo 
cardinale e veéeovo d" Albano, Olderko vescom di 
Padova ( Paolo Bènriedense some (S> che t^ Aìema^ 
no vescovo di Passavia) e UsnddettO; patriarca d' Ar 
#]uileia. Andarono essi: ma perchè non vollero alle 
istante di Arrigo scomuniche H rè Rldelfo^ aéaza 
iriUto se ne tornarono a Roma, con riferire al papa 

( i> CoBcil. Lahbe To». X. 

{'i) Cardinal, de Aragon. in Vita Gregor. VIL 

(^ Faultts BeuriedenaJn Vita Creg. YU» oc^le. 



A ir ir ò aLnix. a^S' 

b duubbtdrcnza d^ esso Arrigo e V ubbTdiettza del re 
Ridolfo. Era intenaocie ddpontaftee di trailerirsi 
egli'in ftviowL in Germtnit) per decidere quello ipav 
Tentefo litigio ; ma il re Arrigo tr^po diffidando di 
la», a questo non yoUe dar roano. Cantrouò in que- 
si* anno la guerra ira e«8Ì re fi ). Ridolfo andò con* 
tro la' Test&lia, e oostrinie que^ popoli alla saa ubbi-^ 
dienaa. Arrigo portò la jaerra nella Sretia oontra di Ri- 
écÀSo. Aggiagne ti Cronografo Sassone (n) che beìlutii 
Jit iierum inter Rodìiìphum et Hénricutn hyemt ni* 
lalif aspera^ uhi in primo congressn Sax&nes ( uniti 
con Ridolfo) terga vertunt. Ma uno sqcmdron d^es« 
sì Sassoni) mentre gK altri erano occupati nella mi-: 
Kchtai diede il sacco agK alloggiffmenti del re Arrigo. 
In questa maniera si andava desolando b misera 6er-i 
mania per V arrabbiata contesa di quei due regtìantil 
Per altro non dt)vette succedere alcvin iatto strepito^ 
SO9 al vedere che Bertoldo da Costania non ne parla. 
Gli Annali Pisani (5) che ùon meritano, a mio crede-» 
re, gran fede nelle cose antiche, mettono sotto que- 
st^ anno k guerra fra i Pisani e i Genovesi. Dai primi 
fa abbraeìata la terra di Rapallo, ed incontratesi le 
lor flotte nel di tS di maggio, la genovese si salvò 
colla faga. In quest^ anno ancoìra Lupo Protospata (4) 
scrive che iìSirtwH Petronus ( Pietrd vien chiamato 
da Guglieiiìno pagUese ) in Tranum, St Sartmt re- 
beìla^^ii^, ejeeto exinde praeside ducìs. Et Bajaìar- 
due fiUu9 Pìfifredae cotnprehendit Ascuìum. frerò 

(1) Aonalisla Saxo apud Eccardum. 

(a) Chronographus Saxo apud Leibnitium. 

(3) Anaal. Pitaai T. VI. Rer. Hai. 

(4) Lopus ProlospaU ia Ckr. Digtzedby Google 



1-]6 kmfàaA D* ITALIA.' 

se £0856 stabile 1^ asserzióne di questo istorico, boi 

vivremmo che parie di quei fotti che ho riferito nel- 

Panno precedente, presi da Pietro Diacono, sarebbe-» 

DO da attribuire alP anno presente. Ma alP osservare 

ch^ esso Lupo racconta conie succeduta in questo 

medesimo anno la caduta di Michele duca dal trono 

di Costantinopoli, e V usurpazione di Niceforù Bo- 

toninta^ che pur si crede crealo imperador d" Orìen* 

te rieir anno precedente : si potrebbe restar dubbio* 

so intorno al tempo di tali fatti. Ma P Anonimo ba- 

rense (i) presso Camillo Pellegrini, dopo aver narrata 

alPanno 1078 P assunzione al trono del Botoniata, 

anche egli nel presente 1 079 s<irive che mense /è- 

hruarii die IH stante rebeUavit Bari ab ipso duce, 

et dirutum castello de Portauova, Nella stessa guisa 

r autore di un^ antica Cronichetta normannica, da 

me data alla luce (2), parla di que^ fotti. Anno 

MLXXIX Petromus cofnes intrai^it iterum Bdrim. 

Abagilardus Comes ( nipote di Roberto Guiscardo ) 

wit super Trojam^ et Jugavit Boamundum JUiunt 

Iloherti ducis^ et obsedit^ et cepit Asculum, Et 

iterum Robertus recuperarit ewn. Postea factum 

est praelium ibidem^ et Jugatus est Abagilardus 

cum militibus suis^ et Jugit in Constantinopolim : 

et ibi mortmis est inimicus duci Roberto* Ecco 

dunque che gli avfenimenti raccontati tutti in un 

fiato da Pietro Diacono, continuatore della Cronica 

cassinense, saccederono in parte nelP anno presente, 

e fra questi la ribellione di Bari. Ancora al conte 

Ruggieri si ribellarono in Sicilia le terre di Jato e 

(i) Rerum Italicaram Tom. 5. 

(2) Rerum Italie. T. 5, p. 2, 178, Digtzedby Google ^ 



▲ V 11 O HLXXU. 277 

Ceaiftì (i). Le assediò egUamendue ne&o stesso tem- 
po; e oosirìnse qoe^i abitanti ad implorare il perdono, 
efae non fa loro negato. 

Confermò in quest^ anno il re Arrigo i saoi pri- 
vilegi alla chiesa di Padota e al vescovo Olderico con 
un diploma (a) dato X haìtndaà augusti^ Jndictione 
11^ anno dominicae Incarnationis MLXXVlIll^ 
ìinno autem regni domni regis Henrici quarti 
XXIII. Return Meiisponae* Nella copia, di evà^toì son 
servito, si leggeva D, Paduanae ecclesiae episcopiis. 
Ma si dee scrivere Uld, cioè Vldericus, E di qui può 
apparire, che esso Olderico non fa spedito per suo 
legato dal pontefice Gregorio. Ho io parimente pub- 
blicata una Convenzione seguita nel di 3 1 di mag- 
gio (5) inter marchionem A%onem^ et UgQnem et 
Fulconem germanos , J^s ejusdem marchìonis 
^%oni$^ e il capitolo de^ canonici di Verona, jn TÌgo« • 
re di cai essi canonici diedero a livello, al marchese, e 
tk suoi figUooli, la corte di Lusia, villa di grande 
estensione. Si vede che il marchese Azzo estense pen- 
sava a bene stabilire ed ingrandire in Italia i figliuoli 
del secondo malrimenio, giacché Guelfo IF^ figlio 
del primo letto e duca di Baviera, era gianto ad una 
rignardevol potenza in Germania. Questo Ugo è il 
medesimo che avea sposata là figliuola del duca di 
Puglia, Roberto. Baccogliesi poi da una lettera scrit- 
ta da papa Gregorio a Desiderio abate di Monte Cas- 
sino (4), che Arrigo lY anch'* egli si maneggiò per 



(i) Gaufrid. Manterrà 1. 3, e. ao. 
(a) Antiqui!. Italie. Oitserlat. 19. 
13) Àntichilà Etlenii P. 1, cap. 7. 
</i) Grcgor. \ll.Ep. 11, hb. 9. 



,y Google' 



«7^ ANITÀU D^ITàLU 

Ottenere ooa fifUnoIa d' «tao Roberto Gwscarda àti^ 
ca in moglie di Corrodo ano priioiQgeiiilo^ q&o esU 
birsi rr investire Roberto della ÌHmisì di Fermo, tfl 
r^^ ^uci ^archiam tribn^- Uà il Mggio. fApa do-^ 
Tette feire io maniera, che qoeitD trattato andò pop 
terra. Né fi dee tacere, che ( probabilmente io qu^*? 
st^aono ) esso duca Roberto maritò on^ altra. Sglioo^ 
la con Raimondo 11^ conte pot^ntissin^p di Rarcel» 
*|ona e di altre città. Ne park, oltre ad altri 9i:^Qri, 
Guglielmo pugliese (i) come di tin fatto accadfito 
prima che seguisse la concordia fra il papa ed ear^ 
so duca : 

Partibus Esptriae^ tjuem Barcihma tremehatj 
frenerai insignis oomes hanc Raymundus ad 

urbem ; . 

Ut nuptura ducis ckiar sibiJlUa^ poseit 
Il p. Pagi (a^) credette contratto <|«esto malrirao- 
nio prima deir anno 1077. fifa se soti ben concertati 
i tempi di que^ fatti presso il suddetto storico, talt 
noa«e debbono appartenere air anno presente. 

( CRISTO MLux. Indizione 111. 
Anno di ( GREGORIO VII, papa 8. 

( ARRIGO lY, re di Germania e di 
Italia 35. 

Crebbero in quest^ anno gli a&Ant alla G^rma* 
nia e air Italia per la funestissima guerra insorta (ira 
il sacerdozio e lira i due emuli re irrigo e Ridolfo^ 

(i) Gailielmu« Appultu 1. 4) Anooym. de gesl. Gomita 

Barcin. apud Baiai. 
(2) Pagiat in Critic.ad Annal. Baroo. 

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A ir V » liUit. ' «7$ 

n praiOr%iiraMÌ0gì dì tporar n éormriB i Sassoor^ 
nel di «7 idi getìoaio deH* buiio pr««etite andò coHà 
éma •rnwtt ad ataa1it4l (i^. Si léee «n sangoinoso (at« 
ۥ d^wni, io eoi ( ^ba ciie 4ia dka la Croma aago* 
atnw) iu oèbii^iioa^ «Ma ver^gnoia foga ArHg6 
co^ tiittì a atiai^^ Rìdo^ né f pad! per taauo dei tuoi 
fegati é Aoitia la Itala Boafa, ^ intieatfa («ce etporré 
le dogliaaze sua ecmtra ài Arrigo, cha tempra piìl 
tcoQTólgeva a deéotara la GeriiaMa, e ftiottraresi dis-^ 
uMidieote al romano pontefice. Diedero molìvo tali 
avTifi e tameoti a ptipa Gregarie di apertamente di-^ 
chiararsi in favore del re Ridolfo. Perciò nel concilio 
TU tenuto in Roma n^ di 9 di aaarzo, dopo .arer 
rinnorate fe fcomooiche conira gli ardtetcavi di Mi* 
lano e di Ravenna, dichiarò legillimo re del regno 
germanico Ridolfo^ e fulminò la scomunica e la^ien- 
tanca di deposiziona contra di Arrigo, usando le pia 
forti espressioni, per esprimere in ciò V autorità dei 
sommi pontefici, e colla atessa firancl^ua dicendo ; 
* Jpse autem ff^nricus cum suis /autaribus in omni 
congreisione belli nullas vires^ nuUamqtMe in vitq 
sua victoriam obtineat Mandò esso papa a Ridolfo 
una corona d^ oro, dove si leggeva questa bcrizione 
PETRA DEDIT PETRO, PETRUS 
DIADEMA RODYLPHO. 
Essendo volata in Germania la nuova di- questa 
risoluaione (3), brebbe a dismisura la rabbia del re 
Arrigo, BÒ mancarono perv( rai consiglieri che il traa« 
tare all'* ultimo degli eccessi. Fece egli pertanto rau-* 

(i> Berthold. GoDltsntifiChron. Brano Hii(t. Bell. Saxon; 
{8) MarisDOs Scotat io ChroD. Otto Frìtigen. in Gran. 
$igebertasinChron.tlalii. ,^,^^,, Googk 



^8a AHPALi d'itai^u - 

pare òa eonclikMo cU trenti TèstioTi «chfinatici e il 
inolti srgoori ù di.GermMiia «he d** Italia, suoi f^uto^ 
ri in Brixeo, oesia BresMooiìe svi Tirolo, e grìndus-» 
se coD empia ed affiiUo irregolar proindnra a dichia- 
rar deposto Gregorio TII dal papato, e ad eleggere 
in suo luogo Guiberto areis^escoifo di Ravenna, già 
più volte seomonicato, il quale assunse dipoieil nome 
di CìemtnU i//. Era costui ctitadiao di Parma, dì 
gran. nobiltà, e da molti vien creduto della nobii ca-' 
$a di Correggio. Scrive Doaiaone (i), che di tre fi^ 
gliuoli di Sigefredo lucchese, asceadente della con^p 
tessa Matilde, 

Fiunt Parntenses duo fralres^ ambo potentes. 
Dai Guihertinam minimus^ primuf Baratinam^ 
Progenies ambas grandes^ et honore micantes. 
Da essa schiatta gibertina sembra che discendesse 
il suddetto antipapa. Aspirava da gran tempo alla 
cattedra di s. Pietro esso Guiberto, uomo quanto 
privo dello spirito ecclesiastico, altrettanto ptovvedu- . 
to di mondana politica. Il primo dei suoi pensieri 
èra V ambiiione, V ultimo il timore di Dio. L^ esal- 
tazione di questo mal uomo succedette nel di a 5 di 
giugno. Nel decreto di tale elezione, rapportato dal- 
r abate urspergense (2), si spacciarono non poche 
stomachevoli calunnie contra di papa Gregorio, sug- 
gerite da Ugo il Bianco cardinale scomunicato, e che 
si leggono anche neir empia diceria dello scismatico 
Beanone. Scrisse dipoi Arrigp allo stesso Gregorio 
pontefice e al popolo romano lettere infami per avvi-» 
sarli dtiir idolo ch^ egli aveva introdotto nella casa di 
(1) Donizo in Vit. Matilil. 1. 1, cap. i. 
(a) Uripergensis in Chros. ^ ,- 

^ *^ ' DigitizedbyCOOgle 



A ir N o iitxkk. iSt 

Pio. Fu ÌDoRre spedito io Ittita il novello antipapa, 
per tirare nel suo partito tutti i simoniaci e i nemici 
<)el Tero papa, né a lui fu difficile di trovarne molti 
e di mettere insieme un^ armata. 

Il presentimento di questo colpo e gli avvisi di 
quel che andava succedendo in Germania, quegli 
sproni dovettero essere, die finalmente indussero ed 
affrettarono papa Gregorio a rilasciare la sua severità 
eontra di Roberto Guiscardo duca di Puglia, Cala* 
bria e Sicilia, e ad accordarsi con lui. Roberto an- 
eìì* egH si trovava in qualche disordine per le molte 
città che gli si erano ribellate, e gli era' utHe V ecco* 
modarsi ai voleri del papa. Però il pontefice post 
octavas Pentecostes^ circa il di 7 di giugno, sicco- 
me abbiamo detto di sopra^ andosseiie ad Aquino (i), 
accompagnato da Giordano principe di Gapua, e 
quivi riconciliatosi con Roberto, V assolvè dalle cen- 
sure, e diedegti V investitura di tutti quegli Stati che 
gli erano stati conceduti da Niccolò II e da Alessan- 
dro n pontefici predecelsori, con aggiugnere : De 
illa autem ierra^ quam injuste tenes^ sicut est Sa^ 
ìernus^ et Amalfia^ et pars Marchiae Firmanae^ 
nunc te patienter sustineo in confidentia Dei omni- 
poteniis et tuae bonitatis, etc. Probabilmente questo 
era stato il punto principale, che avea fin qui ritar- 
data la pace fra loro. Giurò all' incontro fedeltà ed 
omaggio al papa il duca Roberto, con promettere an- 
cora di pagar ogni anno alla Chiesa romana dodici 
denari di moneta pavese per ogni paio di buoi di tut* 
ti i suoi Stati. Già s"* è, a mio credere, assai dimostra- 
ci) Cardinal, de Aragon. in Vita Gregor. YIl. 

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3S3 ^aUfAI.1 uVlT^V^ 

to di ìopra AV anno 1071$) pop suttiUere V ^^loae 
del padre Pagi^ eM ^l ri>QQiV»V9»Qn» s«gHÌ##f neli^ 
ànaot 1077^ e ittr forl^ qi]^U4e| S%Qni<^ e del c»rr 
di nel Baroniò^ da'* q^H fa rtlenHi al p^e^en^ 9nj 
no 1 080. Af gioni^ ora^ ohe fli «Iti d' em ifive4titu- 
ra e del gtortiaenio di RobeirlO) soia pos|t frft 1? 
iHtcne dal libro ottaro ^ Gcagorio TU, che rifo^rT 
dano gli a&ri di qucil" ano». S neHa Leltm'a «eUiifi^ 
d^ etto libro il poiHeGca dà aKTtao a tatll.i fedeli di 
awer parlato cùtn duce Mpèerio^ el /orrfìa/w?, .c^ie-t 
risque poUniiorìbus Norim^mwmm firò'df'Pus^ 
eha gli aveàno.prQHiefso soócorfo c^lra di ^iHinq 
in difesa della Clueaa rotoana^ con palefar^ ^ùapdìq 
la risoluzione presa di marciare con un^ annata con-^ 
tra di Rarenaa, per liberar quella ehiefta e città dallo 
mani deir empio Guiberto, già alzato daUa perfidisi 
al aaorUego grado di antipapa* Finalm^nt^ abbìaqaq 
lalla. Cronicbetta normanniea da 190 pu)>blicajta (i), 
che anno MLXXX^ Raberim dux amicatus eU 
cmn Gregorio papa in mense iunioy et confirnia-i 
Utjuit ab Uh omnis terra^ guam habebaf Robert 
fus dmc in ^piiìia, Calabria et $ieiUéi^ GiiglielniQ 
Pugliese anch^ egli narra (a) sotto il presente anoQ 
la concordia suddetta -y anzi la fa sacced^tQ dopo la 
morte del re Riiklfo : nel che ^gU s^ inganna* Dalla 
stessa Cronicfaetta abbiamo die il doca Roberto oe^ 
r aprile di qnest' anno ricuperò la città di Taranto o 
Castellaneta. Presentossi ancora coli** ^ercito sotto 
Bari, e colla fuga di Petronio conte tornò- adimpa*» 

(1) ChroD. Normann, T. V, Rer. Ital. p. 278. 

(2) Gtiilelm^ Appoliu Pdemat I. 4* 

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A ir II 9 amx. ^%^ 

«lrotik*ttiie. E^e tttidiè lo stcìso Mi% milk H Traa!» 
No^è tutte coiifiartna«# da Lapo Pfotospata (i)^ « 
d^T ADODimd hirtttse (»)» Eni già «tato^ fraeoio* 
accennai) da Nioeforo Botoniaia precipitato dal Uo* 
Tìo iiDpertale d^ Oriente Michèle Parapimado con 
4!^^MantÀno suo ^Unolo, e geneco del duca Roberto^ 
edobUigalQ a prendere T abito di moDaco. Uaaettr 
rum tctna arFeone io ^piett^ aB«». Eccoti ccMopari^ 
re in Paglia davaeii il duca Roberto an . iionò Til^ 
mante ««stito, che si spaccia per Michele inperatof 
deposto, e ofaiadte aiista contro 1' oecnpetot ddl* ìoit 
f^erìo^ ipefìakQcnte rappreaentaDdo, che la aua roTÌ<» 
aa era proceduta dalla parentela contratta con ««so 
Roberto, principe troppo odiato da^ Greci. Fn accol« . 
io con grande onore, vestito di abid imperiali, e trioo'? 
felmente condotto per la città. Credette, o asostrò di 
credere il duca Roberto, che coatui veramente fosso 
ii depoato MickeW. Anna Ccnnnena (5) aottiene nella 
soa Storia, che qnesta la una finaione, procurata da 
Roberto stesso, principe che in astnaie politiche non 
area pari, per prendere da ciò pretesto di assalire la 
monarchia de^ Greci. Gaufredo Mabterra (4)» tut-^ 
foche normanno, pure anche egli inclina a credeto 
che i|uesto Michele fossa an tiro di poUtiea e bini 
fantasima atta' a eommUofero i popoli aEe imprese^ 
che Roberto, sbrigato dalle guerre civili, andava già 
macchinando, e elle qua^i cominciò neir anno pre-« 
stote a prepararsi. Da una lettera di papa Grego^ 

(i) Lupos Protospata in Chron. 

|a) Anooyrous Barenaìs apud Peregrin. 

(S) ànna Comnena la Al«xiad. 1. i. - , 

(4) Gaofrid. Malaterra lib* 3, eap. i^ \ 

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a 84 jaxwALi tr italii 

rio (i) 01 scorge che aacbe aioi iìi fiiUa credere fo 
Venata in Italia de^P augusto Michde. Il Malaterre 
suddetto inette la comparsa di questo kntocoio oeI« 
V anno 1077 ; ma i più nelP anno presente 1080, nei . 
quale comparve in Sicilia Raimondo conte di Pro* 
tfénka a chiedere per moglie Matilde figliuola primo- 
genita del conte Ruggieri. Fiirono con gioiosa so* 
lenmtà celebrate quelle nozee, e lo spòso eonten&o 
condusse la moglie alle sue contrade. Ebbero manie^ 
ra t Saraceni di rientrare in quest"* anno ndla città 
di Catania per tradimento di Bencimiiio governat^ir 
d' essa, musulmano di professione, ma' creduto di 
gran fede da Ruggieri. Udita questa dispiacevo! nuo* 
va, non perde tempo Giordano figliuolo del conta 
Ruggieri ad accorrere colà con un picciolo corpo di 
ée?allerÌ8. Trovò schierati i Saraceni sotto quella cit-* 
tà, gli assali con incredibil valore, e talmente li riem- 
pie di terrore, che, non credendosi sicuri neppure 
nella città, T abbandonarono con' ritirarsi in Siiacusa* 
Intanto in Genmaoia avvenne ima terribile muta** 
£Ìon di cose (ii\ Nel di 1 5 di ottobre segui la quar- 
ta batjtaglia campale fra i due re Arrigo e Ridolfo* 
Gran varietà si truova fra gU scrittori nella descrì- 
iton di essa, chi sostenendo che furono messi in fu* 
ga i Sassoni, e dii essersi dichiarata la vittoria per lo- 
ro* Quel che è certo, in quel conflitto restò mortai-» 
~ mente ferito, e di lì a non molto mori il re Ridolfo^ 
V autore della Yita di Arrigo lY presso il Reube- 



(i) Gregor. YIL lib. 8, Epist. 6. 

(a) Marianus Scotus io Gbron* jBsrtholitts GonsUOt in 
ChroQ. Bruno Uist. Bell. Ss^^oii. et alii* 



,y Google 



1 ir N o uLttx, aS5 

ro (i) pretende chT egli fesse ucciso da* suoi medesi* 
Ini sofldfttt, guadagnati eoa danaro dal re Arrigo. 
Questo colpo seoocettò soiMàamente gli a£hrì delU 
lega cattolica non solo in Germania, nn anche in 
Italia, ed espose alle dicerìe de^ nemici il pontefice 
Gregorio TU. Se merita fede Sigeberto (a), avea 
predetto esso papa, che in quesfc^ anno sarebbe mor- 
to il falso re, intendendo di Arrigo, ma in vece sua fi- 
ni di vivere fi re Ridolfo. Potrd)b« èssere una €svo« 
la ; ma certo egli scrivendo a tutti i fedeli- (3) avea 
fetto loro sperare, nefandorum perturhationtm me« 
rHa ruxna cito sedandomi et sanctoé Eeclesiae pa^ 
cem et securitatem ( sicut de diifina' clemehtid con- 
Jtdentes promHtimus ) proxime stetbiUendam, Si rac- 
coglie lo stesso da altre sue lettere. Però fecero graa«> 
de schiamazzo i partigiaui d^ Arrigo per Tavvenimen-p 
to tutto contrario alle promesse, o speranze pontifi^ 
eie. Loro ha già risposto il cardinal Baronio (4), e 
meritano intorno a ciò d^ esser lette anche le rifleuio- 
ni deir abate Fleury (5). A questo in&usto acciden- 
te un altro se ne aggiunse in Italia. Risoluta la cele-* 
bre contessa Matilde di sostener gV interessi del ro^ 
mano pontefice, e di tentare, secondo il concerto fat- 
to, di cacciar da Ravenna V antipapa Guiberto^ avea 
rannate le sue forze nel territorio di Mantova, città 
allora a lei ubbidiente. Ma fu anche in armi quasi 
tutu la Lombardia in aiuto di Arrigo, e con un po; 

(i) Àuclor. Vit. Henrici IV, apad Keuberom. 

(2) Sigebertus io Ghroo. 

(3) Gregor. VII. lib. 8, Epi$|. 7 et 9. 

(4) Baron. io Annales Eopleiiast, 

(5) Fleury Hisl. EccJ. T. i3, dapt la Pref. 

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a 86 AirV ^Ll D^ ITAL14L 

^oU «ft^rcitò, éì porlQ alia YolUi) kiogO d«l EftOUvur 
no (r). Quivi vfMkiier« «Ueioiam le due àrmatt, e • 
,q(uUi dcUa €<]^toMa tocoò la coli» nel di iS di q\U^ 
buce, cioè tttl giorno •te»o io «01 segui P atero M%^ 
Uc^ oonfliUo d«lh Crtraanifr^ diMre il re Riiklfo per» 
de la tìU. L^gcsi fjariineate neUs Yim di'Gregorii» 
YIl (3), che dopo la aorte c^ Ridolfo €VOÌutÌ8 pan^ 
^is fiiebiiSi^ Henricìss ^us ejus { di Arrigo IT ) òuM 
exetcUm UUutris comUissae MaihUdà pugnasnL Et 
qaiay sicuijkri soiót, varius esi evtntus Mli^ victc^ 
riam hahuiU Cbe Eorioo, ossia Arrigo, sia questo iB*- 
gHuub del re Arrigo IT, non truoro io scrittore ohe 
me r addili, Forte queUo ( dice ii Fiorenti (5)^ 
cht stilla nome presto Donihone morì poi neiF at- 
tedio di MonieòeJh. Gertametite boa fu. Arrigo Y^ 
poaeia imperadore^ perohè si crede nato tolamente 
aeli^ anno seguente* A me è ignoto se Arrigo IV 
aveue de^ figlinoli bastardi Nondimeno improbabit 
OQM non sarebbe tbe ne avesse avuto» Fece ia qne^ 
«t'hanno lli.fnddetta contèssa lifatìlde una donaiione 
al meniUtra di s. Prospero, oggidì di s. Pietro, 
^^ Benedettiìn di Reggio. La carta fu scritta (4) on*- 
no ab Inoarnaiiofte Domini nostri Jetw Chritti mU* 
htimooetuagetimo^ die IX mentis deeemhris^ In^ 
dictione iertia^ Ìj indizioiie corre qni sino al fina 
detl^anno; ma potrebbe didniarsi che fesse qui ado« 
pef ato r antto pisana, e che lo strumento apparta^ 

(1) B<»tkoKt. OHiiffeDiieosis ki Ghron. 
(%) Cardinal, de Aragon. Yit. Oregor* VII, P. 1, T. lU» 
Rerum IialicarUm^ 

(3) Fioreotini Memor. di Matilde I. x\ 

(4) Anliquit. ItaK DiiserUt. ik n \ 

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A If W O MtXlX. 287 

nesse alf anno precedente, nel cut settembre cointn- 
ciò a correre I ' lndi%ione IlL Tenne inoltre essa 
contessa un placito in Cornato, terra del contado di 
Toscane Ila (i), FU kaìeridas aprila^ Indictione 111^ 
dove decise la lite d' nna chiesa in favore di Bernar- 
do abate di Farfa. 

(1) MabiU. Annal. Benedict. 



FIIIB DEL TOMO XIXV. 



In questo Yo[. XXXV si comprende lo spazio 
<fi tempo scorso dall^anno di Cristo mxxxiii. Indìz. 
fino éir anno di Cristo «lux. di Arrigo IY re 
di Germania e d^ Italia 25. 



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MINALI D ITALIA 



DI 



LODOV. ANTONIO MURATORI 



XXXVI. 



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ANNALI D ITALIA 

DAL 

PRINCIPIO DELL' ERA VOLGARE 

SINO ALL'ANNO 1760 

COHrtLATI DA 

E 

C0MT1S4UATI SINO AGGIORNI NOSTRI 



YOL. XXXVL 



VENEZIA 

TIPOftB. Bl GIUSEPPE ANTOHEEiiJ 
LIBRAJO-GALCOGIAFO, SDIT. 

«ncccxiniii. 



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PIL PBIVCinO D£LL^ ERA V0L«1BB 
FINO ALL^ÀipiO 1760. 



( CRISTO MLxxxf, Indizione it. 
Anno di ( GREGORIO TU, papa 9. 

( ARRIGO IV, le di Germania e di 
Italia 26. 



Xnsijperbito il re Arrigo per le felicità nel pre- 
cedente anno occorse alP armi sue, calò nel presente 
cOd molte forze in Italia (i), e siccome uomo infati- 
cabile e fervido nel mestier della guerra, dopo aver 
celebrata la pasqua in Terona, s^ inviò a RaTenna, 
dove si preparò per passare a Roma,' fingendo di tu- 
ler pace, ma consigliatamente per tentare, se potea, 
d^ intironizzar nella sedia di s. Pietro lo scomunicato 
Guiberto. Confessò in una sua lettera Gregorio 
^^11(1)^ che la maggior parte de' suoi, atterriti dal- 
ie prosperità d' Arrigo, 11 consigliava di £ir pace, e 
massimamente, perchè Arrigo prometteva di gran co- 
se. Bravi anche apparenza, che la contessa Matilde^ 
quasi unico antemurale della parte cattolica in Italia, 
per difetto non già di volontà, ma di forze, avesse da 
cedere alla potenza d' Arrigo. Gontuttociò mirabil fu 

(i) Bertold. Constantinesis io Chroa. AoDalift'a Saxo. 
(2) Gregor. VII. lib. 9, Kp, 3 

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6 àXmàhl ti* XTALU 

h costniza eilìntrepidesza di Gregom; «è n hsdò 
egli mai piegare ad alcuna viltà. Aaimo a lai fra i 
xnezxi umam &ce?a la aperansa d^ essere soccorso da 
Roberto Guiscardo^ e il cedere i nòmani concordi 
per sostenerlo. Se si ha a credere agli Storici fio- 
rentini, Arrigo assediò inutilmente Firenze dall^aprìle 
fino al dì ai di luglio. H Tillani (i) scrive che nel 
di I a di aprile terminò queir assedio. Comunque 
sia, certo è che oomparve circa la pentecoste coli* e- 
sercito e colf antipapa a Roma il re Arrigo (a). Tro- 
vò quella città ben disposta alla difesa, e fu non men 
egli che Guiberto onorato di quanti ingiuriosi titoli e 
villanie seppe inventare la satirica facondia di quel 
popolo. Accampossi nel prato di Nerone, aspettando 
pure di far qualche bel colpo ; ma inutilmente tutto, 
perchè odiato da^ Romani tutti. Intanto gli aderenti 
suoi di Lombardia faeeano guerra alle terre della 
contessa Matilde, devastando paesi, assediando caste!* 
la, ma con ritrovar dappertutto nelle di lei genti il 
coraggio della medesima principessa^ Ne fa menzion 
Donizone (5), ma con tacerne una a lui svantaggiosa, 
discoperta nondimeno dalP avveduto Fiorentini (4)* 
Cioè, che in questi tempi cotanto prevalse in Lucca 
la fazione degli scismatici, istigata principalmente da 
alouni scapestrati del clero, che quella città si ribellò 
alla contessa Matilde, e si diede ad Arrigo. Ciò si 
ricava dai diplomi dì esso re^ dati in quest^'anno a 

(i) Giovanni Villani lib. 4* cap* ^^ Ammirali Istor. 

di Firenze cap. i. 
(i) Cardinal. Je Aragonia in Vita Gregor. VIL 

(3) Donizo in Vit. Matilj. lib. a, cap. i. . 

(4) Fiorentini Memor. di Matild. lib. i.)ogIe 



^«* dttacBiii, e a&e àbie»e di essa ciità> de^ qHaU f« 
aii<^ meoMone Tolomeo da Lucca (i). Dì qtMSfU 
ribeUioD^ eziandìo sìbi|bo ai neorati dalL^ «ntore della 
Tifa dt s. An^almp rescovo di Lacca, il f ufk in tal 
congiiiQUira (u cacciato dalla sua sedili, e &> ricovera 
aotto la prpjteaton dì Uatilde, «eo^ più potere fiou- 
perar <}i]^Ua ehi^aa, in cui fa intruso al dispetto dei 
sficri canoni ^n Pietro diacono, fiero fomentatore de( 
partito del re. Intanto i Sassoni e vari prificìpt e ve- 
scovi di Germania, co' quali Arrigo aveva indaroì» 
trattato di tregua^ per potere con più sicurexaa far 
gijierra a papa Gregorio, tennero una. solenne dii^ 
ta (a), con eleggere in efsa un re ni^oyo, àqè Er^ 
f nanna di Lucemburgo ìoreneie^ nella figiUa>4is# 
Lorenza. Non è in questo luogo da seguitare il Ba^ 
ronio ne il p. Pagi, che fidatisi di Mariano' Scoto^ 
della ironica d^ Ildcsheim, e di qualche al^o minorai 
storico, diffi^irono sino alP anno seguente la prpmo- 
ùone di Ermanno. Bertoldo da Costanza, uno. dei 
migliori crittori di questi avrenimenti, d aasioira 
ch^ egli fa promosso alla corona in quest^ani^Q. Cosi 
ha andie .Sigebetto (3), eosi la Cronica di, Augu« 
a^ (4)9 e^^nel che più insorta, Brnnone storico con- 
temporaneo della guèrra di ^ssonia (5), e cha ne 
termina 1% descrizione in quest^anno, scrivei ehe m 
natali sancU Stephani protomarfyrisj a .Sugare da 
Moguntinae sedis archiepiscapo Hermannus in re* 

<i) Ptotem. Lucens. Aonal. Tom. I, Rérom ìtal. 

(2) Berthòlduf Conslantieoiis in Ghron. ' 

(3) Sigebertas ia Chron. 

(4) ChÉvu: Aagaittfn. ,/; . 
^ Brona Sitt. MI. SuioQ. 

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gerii i^nerabiUter est unctus^ \fuum jamMLXXXlJ 
annue Incarnationir domimtae Juisset inteptus. 
Coroiodufafio i l'edeséhi n«l natale cleit Migliore l'an- 
no DQov^. Perciò alcuni autori méttono ti princifìio 
del suo regno iielP anno seguente, perchè ^i fa co- 
ronato neUa • festa cR santo Stefano. Mariano iScoto 
negli ultimi tre anni della sua Cronica ha degli bda* 
cromsfmi che non si possono salvare. E font quellli « 
uloa giunta &tla da qualche penna posteriore ; eppu- 
re egli ^ì sòuopre mal informato. 

^ Ora per disturbare la dièta e V elezione suddetta 
che dissi fatta nella vigilia di s. Lorenzo di quest** àn- 
fio, eraéo accot-si i principi fedeli ad Arrigo con as- 
sàissinlé sqtiadre d^ armati. L^ esercito loro di molto 
superava ih numero quello di Ermanno. Gontuttociò 
passata la festa di s. Lorenzo, il novello re insieme 
ccfn G-iitlJb duca di Baviera all^ improvviso andò ad 
as^irlu rtél luogo di Hoctet, celebre per una gran 
giornata tampftle de^ nostri giorni, e li sconfisse. As- 
scfdiò'dfpói Augusta, e, non potendola vincere, si ri- 
volse ad' altre parti della Germafnia. Finalménte ben 
accolto dai Sassoni, bella festa di s. Stefano di que- 
sO aàno, siccome dissi, da 5F^6/r€€/(7 arcwesco\fo dì 
Magònza ricevette la coronale la consecraziou regale. 
MeAfrè se ne stava attendato T esercitò di^ Arrigo in- 
torno' alla città leonina, valorosamente difesa dai Ro- 
mani, cominciò V aria, anche allora malsana, di quei 
contorni, a &r guerra a lui e a^ suoi soldati. Non po- 
che migliaia vi lasciarono per le infermità la vita ; 
konde non potendo egli reggere a questa persecuzio- 
ne giudicò meglio di levare il campo e di ritornarse- 
ne in Toscana^ Dalle memora' del Fiorentini suddét- 

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A ir ir o inuDttt. 9 

tó costa eh* egK tuttaria àimorava airasscrfio di Ro'iba 
nel di 25 di giugno. Poscia si trdora ifn Lucca nel di 
25 '^ luglio. Un suo diploma da me datò alla luce 
iieUe Antichitàitaliane(i), celia vedere ivi nel dì 19 
6^ esso mese di luglio. Di là, se vogliamo stare alPàs- 
semone di Girolamo Rossi (a), si rMusse a Raven* 
na, è in quelle parti svernò. Fu in «questi tempi che 
egli tentò tB tirar dalla stia Roberta Guiscardo' àu" 
ca di Puglia, con proporre 11 matrimonio di Corrodo 
iuo figlio con una figliuola del medesimo Roberto. 
Mail duca stette fòrte nelP unione col papa. Kinno 
ajuto nondimeno, benché richiesto^ potè o volle da* 
re allo stesso papa, perchè allora ad 'altro non mira- 
vano le sue vaste idee, che a stendere le sue conqui- 
ste nell^ imperio de' Greci ; forse con isperanza di 
fersi imperadore ò* Oriente. A questo fine fece un 
gran preparaménto di navi e di gente in Brindisi e 
in Otranto, e con questa poderosa armata dopo aver 
dichiarato principe di Pu^ia e Sicilia, e suo erede, il 
figlio Ruggieri^ moss^e contra dei Greci, menando 
seco il suo creduto fiato imperadore Michèle. S^ im- 
padroni dell^isola di' Corfò, prese Botoutrò « la Tal- 
lona, e s^ inviò per mettere T assedio alla forte città 
di Dnrauo^ Antia Comnena nella sua Alessiade scri- 
ve (5), che la di lui armiata navale pati una fiera bur- 
rasca, e che vi perì; gran copia di gente e di navi \ 
ma che nulla potendo atterirre il cuore intrepido di 
Roberto, egU cojaiii^ò il suo viaggio contra di Du- 
rai^zo. Seco era JPoamóndOi a lui nato dftUa prima 

(1) Àntiquitat. Italie. Dissert. 3i. pag. 949. 

(a) Rabeot HUt. iUt enn^ lib» 5. 

(3) Aooa Ggnmeaa Alexiikd.!. i,-lf4ater« L S^ e $4* 

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IO AKHÀU D^ITALI^ 

moglit, the nel Talore e odia inaettiia Mbfuerra^ 
benché ^fjbvnie, compariva yeterano, eletto perciò ge- 
nerale deli' avfnata dal padre. Fu dunque dato prinT 
cìpic^all' «saedio di quella città. In questo medeiimo 
ani^o a?en4o jihssio Comnenq guadagnato in suo 
£|Tore V esercito greco, fa proclamato imperadore nel 
dì primo d' aprile in jLndrinopoli (i), e passato a 
CoitantinopoH, quivi si dece solennemente imporre U 
corona imperiale. Trovfvasi allora gravemente t)p- 
presso Y imperio orientale dai T^rchi. che aveano 
eletta per lor capitale Nicea, e vivamente era minac- 
ciato da Roberto Guiscardo osella Dalmazia. 

Fece egli perciò pace coi Torchi, e per resistere 
al Guiscardo, spedi lettere e «mbaaciatori al papa^ aV 
rf Arrigo, ed anche a quas^ tutti i principi d^ Occi-, 
^ente, senza che alcune volesse share un dito contro 
ai Normanni. I soli Yeoeziai^i, sempre finqui uniti 
co^ Greci, io ajuto di lui concouero con unVarmata 
navale, Guglielmo Pagliese (a) ci & conosc^e eoa 
un superbo elogio, come già fosse cresciuta fin d^ al- 
lora la potenza veiieta, con dire d* essa flotta : 
--*>«-- lììemi fwpuhsa yeneita nùsit^ 
fmpmrUfrBce^ dwÉS opum, dw0S4/ue wrorum^ 
Qua $mu8 AdriaeU mUrlUus uMùÀuf undis 
SubjacBt Arctitro. SmìU hmjus moenia gerUis 
OiréumspecUi mari, nee ab aedAus aUer md^ 

aedes 
ji1Urm$ iran$ire poÉe^, nisi Unife ^ghatur. 
Séntper aguis habiUud. Gens nulla ^ahnHor ista 
AEquoreis belìiSyratiumqueper aequora ductu^ 

(i) Zooar. in ÀnnaL Anaa Geamena Alex. L 3. ^ 
ipi Gailielm. Apalii^ lib. 4. 

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A 9 f o muaoiu ir 

CkiUèbrtmffa e sfNffictua di questa lente non era 
da Bifltcre a fronte V armate maritiina de' Nonaaa-» 
al ; però non è da nAaravigltarfi, te da 9»A eieefite 
oe restò sconfitte, e fii in perìcob di lascianri la vite 
lo stesso Botmondo fi^iuoi di Roberto* Booa soo» 
eorso di Tetto?a^e recarono i veneti vineitors alIW 
sediate dt(à. Ma non per qoesto il duca Roberto 
ponto n smarrì, né perchè la peste entrate ne' cavaU 
U della sna armate ne kcesse strage, desistè ponto 
datt^ impresa. Fece £ibbricare aoovi legni, fece venir 
Boove genti, e pia che mai con torri « macchine wor 
Uteri tornò a tempestare la città di Doratso. Ma ao- 
cuHi nel mese d** ott(d>re lo stesso imperadore jéles- 
sìoìa persona con una formidabile armate di Greci, 
Torchi, ed altre nazioni venire al soccorso. V^ ha de*' 
gli autori (i) ohe fanno ascendere fino a centosettan- 
tamila 1' esercito de^ Greci. Qoel cetUa vi è di piìlL U > 
Malaterra (a) infiUti parla di soli settanlaasila. N<m 
pia di quindicinnla ne aveva Roberto, ed altri serin>- 
Bo anche molto meno. Si venne ad usa terrtbil bat* 
taglia : vi fecero i Normanni delle prodeue ìnudite, 
talmente che Anna Comnena figUuohi del ssddettO' 
Alessio, tuttoché cotanto sparli della nascite e della 
anoni del doca Roberto, pure non potè di meno di 
non riconoscere in lui le virtù de*^ béllieosi eroL Sba^ 
ragliarono i Romani Tarmata greca, e nel conflitto pt- 
nrono circa dnque o seimila persone dalla parte di 
Alessio, e fra queste il giovane Costantino^ genero 
del medesimo Roberto, dianzi dallo scaltro Alessio 
restituito a^ primieri onori. Restovvi morto ancora il 

(i) Petrus Diacon. Chron. Gtssinen. I. d. e. 4^ 
(a) UaUterra I. 3. e a-/. 

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I!> . lirilALl D ITALIA^ 

finto impembré Michele. Innumer^iìlee nechusima 
pinede. toccò ai videi torì \ ed Alessio^ che itt-cma terrà 
lififiia stava aspettando V avviso della rotta di Rober- 
tp^ ' tenendosela come in pugno, avvertito déH^ 'esito 
•ontrarto^. diede di sproni, alfa volta.di Costantino- 
poli. Bopib quésta -felice impresa tornò il duca Ro- 
berto a mettere i' interrotto assedio a DnrazEO^ ri- 
dendosi di que"* oittadi ni che vantavano posto quel 
nome aUa 401*0 etttà, perchè erapiaaaa dura ed ines- 
pugnabile, (i) ; ed anch^ egli schersando diqea d^a- 
vernome Durando, e che se n^accorgerebbero i Dn- 
razsesi, perchè ferebbe durar quelP assedio finché 
gli' avesse ammollili e domi. Sotto quella città passò 
^It tutto il seguente verno. Lupo Protospata (a) met- 
te questa campai battaglia sotto V anno seguente, per- 
chè incominciia T anno tn settembre ^ e questa succe- 
dette nel. giorno di s. Luca^ nel mese d' ottobre. In- 
tanto il conie Ruggieri (5) in Sicilia, essendosi a lui 
ribellata là città di Gera ci, colla forza costrinse quel 
popolo a tornare all' ubbidienza sua. Fortificò ezian^ 
dio eoa torri il recinto di Messina. Tedesi dato in 
quest^ aaiìo dal re Arrigo un dipbma in favore del 
mbnistero di s/ Eugenio posto nel contado di Sie- 
na (4)) Indietìone quarta^ III nonas jufdi, Actum 
Mamaè : il che ci porge motivo giusto di credere che 
anche Siena seguitasse P esempio di Lucca, con ri- 
bellarsi alla contessa Matilde^ e darsi al medesimo Ar-^ 



(i) Aiberic. Monachus io Chronico. 
' (d) Lupus' ProtOjpaU in "Cbron. 

(3) Anonymuf Barensis apud Peregrìnam. 

(4) Anliquìt. Italie. PisserU.^a 

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L 



▲ uno IfLXXXt. l3> 

Tigo. Ànehc, GrkiguruTotiia8t'(i) è di pirereeHéii 
Saaeti seguiUMtetfo il t>aTtito d^ esso re Arrigo. Seri'^ 
Te più d* uno itorico^ che io qnett^ anno la^ regina. 
Berta partorì ad Arrigo il s^econdogamlo che hi poi 
irrigo V fra i re, e 11 IT fra gllnip^adorr. Eraii già 
impadronito d^ Ascoli il duca Roberto/ Qualuhe ta* 
multo o sedizione dovette aelF anno premute suboe-^ 
dere in quella città, perciocché sappiamo daRomoaU 
do salernitano (a), che accorso il principe iiCu^gffSe^ 
r/, figlinolo d"* esso duca, lece smantellar le maimdi 
quella città^ e. diede il iiiQoo elle case. Sotto quer 
st^ anno ancora narra Alberico motiaoo da'* Ire Fon^ 
|i i^)^ùi^Ma^deW'Circhesana di Toscana (iùncedetté 
al vescovo di Verdun la badia delle mona die di GuW 
sa, » lei, come si può credere, pervenuta per eredità 
della duchessa Beatrice sua mfadre. Certamente ello^ 
possedeva di là da^ monti molti beni e Stati di regio»* 
ne d"* essa sua genitrice^ 

( CRISTO MLiytxu. Indiziofeie v, 
Anna di ( GREGORIO VII, papa io. 

( ARRIGO lY, re di Germania e di 

Italia ay. . .' 

Terso il principio della primavera di quasi* anno 
tornò di nuovo il re Arrigo ctot suo aatipa^m a Roh. 
ma, e strinse, un* altra: volta d"* assedio,' o piuttosto 
con un blocco, la ci^à{ leonina, premendogli forte di 
poter mettere il piede nella basilica vaticai^. Poco 

(1) Tamatì Istor. di Sieoa Kb. 3. 

(a) Komualdut.SalernitaiiQs in GhrQo. T. 71 Ber. Itak 

(3) Alberico MopachpsQhron. apnd JLiejbiUu 

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ImMi» » kn ncini ini Genvium il cónpttiloÉe £r^ 
nMifino di«hlira£o re, perchi^ ptr iMteonitiizft deK 
rAeoaUita tastone (s) 6 ^dCroaografe sassone (s), 
etto Ermaone imm ìuìé^ gu&m aUenk eoepit in bre^ 
pi déijpùcùu httheri; aè si ta di^ e|^ facesse impre- 
ta akoHa nell^ ani» presente. Ma neppure Irrigo ri* 
porte frutto aleunD da questo onoro tentativo (5)» 
Fece bea egK da «o traditore attaoear fneco alla ba^ 
stKea iwtie^na, sperando cbe i Romani, aecorrendo ai- 
1* incendio, abbaadooercbboao la g|uardia èetle mo- 
ra. Ma aTTertitone papa Gregorio ordina totto, che 
maggiormente ti armassero I pósti ; e confidato nel* 
r aifuto di Dio e nella protenon di s. Pietro, fece i! 
tegno dMla croce sopni le fiamme, e queste cessaro- 
no. AbbiaiBO dalla Cronica di Far& (4)) che nel^ 
17 di marco esso Arrigo andò a Tisitare il cdd>re 
monistero di essa Farfa, riceiruto iti con tutto ono- 
re da que' monaci, i quali punto aon badavano alle 
tcomunicbe pontificie, é' tennero tempre con esso re, 
perchè qudlo era Haontsfero regale ostia imperiale. 
Fu dai medesimi ammesso alle confraternita e alla 
paitictpaiion dette loro oraxioni ; rito antichissimo 
deir (ardine benedettino. Assediò ^i 11 castello di 
Far&, e lo restituì air abate Btrardo. Fece dipoi 
prt^one Bombone v^CQva diSuiri^ personaggio ce- 
lebre non ìnen per le sue Asavventure, che per la 
sna letteratura, restando tuHiivia akunf opuscoli suoi 
atecitti, «fio d^^ qdali, cioè de Ecéhsiasticis 5a« 

(1) Aonalista Sixo. 

(a) Ghronographof Saxe. 

\t) Beriholdat ConsUn|ian9Ìf ip CliroD. 

(4) Chroo. Farfensc P. IL T. IL Rer. Il#t 

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ARMO MLXXin. l5 

cràmerdis^ è stalo da me dato alla luee (i). Fu egli 
dipoi creato vescovo di Pkicenza, ma d^gli sciunatici 
restò UD (porno barEraramente trucidato» la questuati- 
00 ancora il timore delf aria malsana de^ contorni di 
RoDia fece dopo pasqtia tornare Arrigo con pochi 
Terso la Lombardia (2). Lasciò nondimeBo F aotipa- 
frn Giliberto in Tivoli coU^ esercito acciocché eofiti- 
nuasse il blocco di Roma, con feria direwe, di febo 
pape, vero generale d* armata. Ostinatamente intanta 
prosegot il duca Roberto Guiscardo anche nd verno 
r assedio di I>urasio nelT Albania (5). Accadde, cbe 
ma certo Domenico nobile veneziano ebbe del disgu^ 
ali in quella città, cKfesa allóra dal valoroso stuolo 
de* Yenetiàni. Questi perciò comìoeiò una trama col 
Gaiscardo per renderlo padrone della città, con farsi 
prima accordare in moglie una nipote del duca, ed 
altre Taotaggiose eondiztoiii. Andò si félicemeate ior 
naiizi it trattato (4)9 ^^^ <^«Ha notte del di & dì feb- 
braio deir anno presente, scalate le mura, i Norman- 
ni furono introdotti nella città. Restò prigione il ù- 
gliu<4o del doge Jdt Yenezia con altri molti Yeneti, e 
con assai loro navi, e tutto il circonvicino paese it& 
potere di Roberto. 

Ora Aìemo augusto non sapendo piò cbe argi- 
ne mettere al torrente impetuoso di questo conqui- 
sMore ^), spedi un' ambascerk eoo ricchi regali et 
re Airt^o, per impegnarlo a fere una divcrsiozie coi» 

(1) Aniiqml* Ilal. Diiasrt V. 

4a) Card de Arag« in Vit. Greg^ VH. 

(3) Gaofrid. Malaterra J» 3, e. a6, Gailielm. ApuIiisL4^ 

f4) AneBjmus Barensis apad Ptregrilkìimu 

(5) Anna Goniiwiu AlexiaU» L 3^ 

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l6 AHlfALl p'iJAUA. 

portsirs la guerra; in Puglia, rappreAei^aodogU la &r 
pilità dello conquiste, msentre. le forze dì Roberto era^ 
Qo oltre libare, e. prpmettendogli mari e mooli per 
qu0f(o benefoiOf Ossiti cIm^ ^Mgo a^cet^a^se Fo^rta, 
o che Alessio .^esie sgarg^rne . la vo^a con politica 
Qnisioiie; ne fu be« tpsto/ispedìto ruYTÌ^? al duca 
J^obarto. Egli allora conojicendo ffecessaria la' sua 
pre^eaza iiki Italia, l^s^ìato al£iglit|ol^ Boan^ndo i} 
CQlnaudo deU' esercito, torno^senu in paglia, ed at* 
lese a raunar gente per tQUt i bisogni. Prima della 
tua venuta, pare cbe accedesse qn^nlto vien narratQ 
da Guglielmo PugUeie (i). Cioè che il popolo delfa 
città di Troja, dorè si trovava il prùteipe Ruggieri 
figliuolo del duca, si ribellò, e ooatrinse il principe a 
tiluggirsi nella rocca, alla quale tosto .fu messo V as* 
«edio. In ajato ancora de^ Trojani; accorse il popolo 
d*" Ascoli, irritato forte per V aspro trattamento fatto 
nei precedente anno da esso Ruggieri alla lo^o città. 
Ma, venuto da più parti soccorso, il principe fece 
una sì vigorosa sortita dalla rocca, che gli riuaeì di 
disperger^ quella ribellione. Costò Ja vita ad aasaissi- 
mx di quelle clue città r ardito ed infelice lor tentati^ 
vo. Aveva intanto Ruggieri conte di Sicilia (a) rao- 
.comandato il governo delle sue conquiste in queir i- 
fola a. Giordano suo figlio bastardo? perchè, pressan- 
ti affari, il richiamavano in Calabria, tiasciatosi V amr 
bilioso giovane pervertire dai consigli d^U adp)atorì, 
si mise in possesso d* alcune castella, e tentò di oc- 
cupar Traina, dove era il tesoro delpadre V^aft ^ne- 
sV ultimo non gli riusci. All'* avviso di tal notità ri- 

(i) Guilielmas Appalos 1. 4« 
{2) Gaufridos iwil^terra lib, 3, cftp.^ttcr. m .. { > 

DigitizedbyLjOOQlC . 



A M 9 o. ìojaaau jy 

tornò fireltolosaipente Buggeri io Sieilia -, inTitò al 
perdono il mal consigliato figliuolo ; e kìA nbhaci^a- 
T^ dodici de^ più colpevoli lasciò il governo della Si- 
cilia a più fidata persona. Tornato che fu in Lom- 
bardia il re Arrigo,per testtmonianxa di Donizone(i), 
e di Lupo Protospata (3), si ^ede a far guerra alla 
contessa Matilde^- pvinóptlt sostegno della parte 
pontificia in ItaKa. Aveva ella, per cosi dire, una 
•elva di fortezae nelle montagne di Modena e Seggio^ 
Canossa, Bibianello, Carpineta, Monte Baranzone, 
Montebello, ed altri simili luoghi montuosi di sua ra- 
gione, aveano rocche fortissime, delle quali resta tut- 
tavia qualche vestigio. 

Insuperàbiìia loca suni sibi plurima Jixa: 
così scrira Donizone. Con tale attenzione e valore 
accudiava a tutto V eroina contessa, che potè ben 
egli dare il guasto al paese, e formar degli assedi, ma 
senza che gli venisse fatto di conquistare alcuno dei 
suoi forti castelli. Saoeorreva ella nel medesimo tem- 
po con daitari papa Gregorio, che troppo ne abbiso- 
^nava, per sos&nersi contro V esercito delP antipapa. 
E fu in questa occasione, e nelP anno presente, che 
essa contessa con Anselmo vescovo di Lucca, scacciato 
dalla sua chiesa, e vicario del papa in Lombardia, ri- 
chiesero al monistero di Canossa il suo tesoro per li 
bisogni della Chiesa romana (3). Non ebbe difficoltà 
r aimte Gherardo coi monaci a concederlo.. Consistè 
esso in settecento fibbra d^ argento, e in nove libbre 
d^ oro, che furono inviate è Boma. Ma la pia contes- 

(i> Donizo Tit. Mathikl. L a, e. x. 
(a) Lupus Protospata in Cbronico. 
(3) Rerum lUUc Toro. TL p. 385. 

^;ed t 

IIVBATOBI, VOU ZXZVI. 



,y Google 



l'i ésntàLi i>^itAt.u 

skncm maoicò di (kr qtNrhihe -campenso a qttèl mo« 
nistero, eoa assegnatgli alcune difése, 9 fau'gli poscia 
vitB beaèfìtii. Fadlmeate i prìaoipt del secolo mettea- 
dO allora le mani sopirai tesoci delle chiese ; ma po- 
chi imitavano Matilde neirindennSizarie'rn altra gnisa. 

( CRISTO Mvxtsjii, Iiidiziotìe ti. 
Anno di ( GRBGORIO VII, papa if. , 

( ARRIGO IV, re di Germania e di 
IlaKa 38. 

In quest' anno ancora per la terza volta ritornò 
il re irrigo sotto Roma con isperanza d^ entrarri 
un giorno colla forse, o almeno con intenzione di 
Mancare i Romani, e (ì^ inilurli a qualche capf tolazio- 
^e (i). Fece akare un castello in faccia alla città leo- 
nina, che infesta?a mólto i Romani difensori d^ essa 
città. Certamente s"* ingannò Bertoldo da Costanza, 
autore per altro assai esatto di qa«ttl tempi, in cre- 
dere che V antipapa Guiberto fosse consocrato papa, 
ed intronizzato nel presente anno. Ciò avvenne nel* 
Tanno seguente. Quand'anche Arrigo in quest'an- 
jfo si fosse impadronito dei Vaticano, certamente non 
mise piede nella basilica lateranense, necessaria per 
intronizzare un papa* Vero è bensì, eh' egli cominciò 
de^ trattati segreti coi nobili Romani, impiegando cor 
gli uni Toro, e V ingorde promesse coglt altri, in 
maniera che a riserva di Gisolfo già principe di Sa- 
ierUo, essi convennero di far tenere al papa nel mese 
di novembre ventufo^n concilio, dove si dibettessa 
la causa del regno controverso, ed ognun si acque* 
^ (i) BertoliL Costanticniis in Cbron. edbyGoogk 



A > V :0 'MVBam. (I^ 

tftst« lAi determìofaioii di queHa sotra ««sMUiblca. 
Frontie Arrigo di lasciar libero a totti il eeimnìno 
parfoterreoirvi. Tomotsene perciò :«glì io Ltnjibar- 
di8| « lece Tesina « iBarcDi) a il suo antipapa. Bfctnon 
anantcDDe dipoi la parola^'perciocchè fece prigimii i 
legati de"" prineipi tedeschi fuoi oemiri ; tratU «ne 
ÌBoltra QHone veseany d^ Ostia, legato della santa sè- 
de, e molti altri ; impedì ancora ehe 'Ugo arcivésco* 
w dr «Lione, Anselmo vesto wf di Lucca, e BinaMo 
i^ieovo di Como non potessero inlerrenire alronti- 
lio suddetto . Fu nondimeno celebrato esso con- 
dilo (i) nel di 20 di novembre, e da tanti •fn prega* 
to il pontefice Gregorio, «bea' astenne d«^o scomtt- 
nicar di onoro Arrigo ; ma con tal fona parlò della 
Me e morale cristiana, e della cosf&nza necessaria 

^ n^persecnzTone presente, che caro le lagrime dagli 
occhi di tnlli. Scomunicò aolemeflte chi averaimpa^ 
dito quei che renìvano a Rema (a). Molte istanze fir- 
t^e^o i'Bomani, acciocché egli accogliesse Aringo ae«- 
za esigere soddisfazione. Ma egli saldissimo «ego di 
farlo, quando Arrigo non soddisfacesse per le ofièse 
Vallea Dio e alla Chiesa. 'Si renne allora lAicogniaaV 
ne die eàst Romani arcano nella slata precedenia 

' contratta obbligazione con giuramento di ^re in ma« 

miera, che il papa gli desse ^a coronava i^on^roltn- 
dola dare, ch^ essi «leggerébbopo un altro, che gliefiei 
dekse, con discacciare 'lo sìtiso Gregorio papa. Né 
♦e^i, né i suoi familiari arcano finqul potuto disco-i 
prrr quest* arcano. Si ricorse dunque ad un sottil rt-* 

|Hego, cioè che non arendo i Romani ^prokiieiso di 

(1) Labbe Concillor. T. X. r- t 

(a) CartìinaUs de Ar» genia loP^li^W^'t'lT. 



dare «d Arrigo la corona eoa soleanità, pot«aao ri- 
spondere di esser pronti a &r^ìela dare dai papa, 
qualora il j^ desse segni di vero pentimento ; se no, 
che ^ pontefice con una fané gliene nianderd>be giù 
una da castello sant' Angelo. Ne Tuno, né V altro 
piacque ad Arrigo ; e però i Romani protestarono 
d^ essere assolati dalla lor promessa, e dal giuramento 
a lai fetto, e si unirono di nuoto a sostener papa 
Gregorio. Io questi infelici tempi restarono pochissi- 
mi Teseo vi uniti al partito d' esso pontefice, e questi 
ancora, per la maggior parte, cacciati dalle lor chiese. 
Il rifugio di tutti era allora la contessa Matilde. Ar- 
rigo tornalo dipoi sotto Roma, celebrò il santo natale 
apudsanctum Ptfiriinf, come ha PUspergense (i). 
Abbiamo da Pietro diacono (a), che esso Arrigo 
dopo aver preso e distratto il portico di s. Ketro, 
-scrisse a Desiderio insigne abate di Monte Gassino, 
perchè venisse a trovarlo. Non sapendo V abate che 
titolo dargli, non gli rispose. Un'altra lettera più for- 
.tee minacciosa gli scrisse Arrigo, comandandogli di 
presentarsi a lui in Farfa. . Rispose allora Desiderio 
assai cautamente, con addurre per éua scusa i perì- 
coli del viaggio per cagion de' Normanni ; e intanto 
sigmfifò a papa Gregorio quanto gli accadeva, per 
sapere come, si avesse a regolare t ma Gregorio ninna 
risposta gli diede. Sopravvenute poi altre lettere più 
formidabili di Arrigo, che minacciavano la rovina del 
monistero. Desiderio andò fino ad Albano, e trattò 
eoa Giordano principia di Capua, ma stando sem- 
pre>saldo in non voler giurar fedeltà ad Arrigo, e ri- 

(t) Urspergeosis io Chron. 

(a) Petrus Diacoa, Chron. Gauiactti^yCSogie^o. 



A « ir o HLmni. 21 

etvttt dalle ttani di lui la badia, benché badia Impe- 
ciale. Se Giordano non ^esse smorzata Pira di Ar- 
rigo, era questa per isco{^itre in danno ddmonistero. 
Ma mise egli sì buone parole, che Desiderio fu am-» 
menò all' udienza del re. Alla istanza di prendere da 
lui il l^ston pastorale rispose, che quando la maestà 
sua avesse ricevuta la corona imperiale,* allora esso 
abate risolrerebbe o di ricevere da lui la badia, o di 
rinunziarla. Ed essendosi fermato più giorni in corte,* 
ebbe di gravi ^spute coir antippa, e collo stesso 
vescovo d^ Ostia ritenuto da Arrigo, intorno al valore 
del decreto di papa T9Ìccolò II, ch^ essi voleano far 
valere, ed egli lo sosteneva per cosa ingiusta e psK* 
semente fatte, bendiè fatta da un papa e da un no- 
sneroso concilio. Non fini la fiiccenda, che Desiderio 
ottenne da Arrigo 11 diploma con(ermatorio dei beni 
del suo monistero con bolla d^ oro, ed impetrata li- 
cenza se ne tornò iJ suo monistero. Avrei volentieri 
veduto questo diploma per conoscere a qua! anno 
V€hramenle appartenga questo fatto. Ma o esso è pe- 
ritò, o il padre Gattok non giudicò bene di dark» 
alla luce nella. Storia sua del monistero cassinense. 
Erasi. ribellata a Roberto Guiscardo dtica la città di 
Canne. Sono concordi Guglielmo pugliese (1), Lupo 
Protospsta (3), T Anonimo barense (3), e Roberto 
salernitano (4) io Iscrivere che Roberto nel maggio 
deU^ anno presente vi mise V assedio. Presa poi nel 
mese di giugno, oppure nel dì io di loglio quella 

(i) Goillielmus Apulns I. 4* 
' (2) Lupus Protospata io Chronioo^ 
(3) Aoonymns Bareotis apad Peregrin. 
14) Homualdoi Salemit. Chron. T. TIL Hen It^I. 



sa 

t-erra, la distruise affatto. Ag§iugae: elso Anommo^ 
che il duca suddetto afStste^noa poco irpopolo di 
Bari. eoa una esorbitante còatribuzloiiaL Icrovimpoata, 
e col carcerar molti di qn^ dttadioi. E Lupo acri i^e, 
die i. Romani eraoo io prociato' di darsi' al' re Arri- 
go ^ii che saputo da Roberto^, ioriò a Roma. trenta- 
mila scudi di oro, e cott^ appHcatione di jqueaia rime- 
dio tenne qaeir anime' venali attaccate al partito del 
papa) e sua. TeolèTa egK* eli e pnevaletido V armi di 
ArrigO) si Wgessero poi oontra delle sue. oonquisté. 
Kè si dèe tacere che per testimonianza di> Pietro dia^ 
cono. Giordano principe di G^pua proT9Ìde anche 
egli a' sani interessi eoa prendere dal re Arrigo Pin** 
^atibura di quel principato:, in^diantle Io sborso dr 
gran quantità di danaro^ ada^tandoai alle scabrose 
coD^ùatui^e: di questi tempi. Ma iL moàiatero di 
Monte Cassino^ spettante a! distretto dei principati 
medesimo, f li riserbato sotto il dorUmio, osna sotto 
h proteztond degli imper^lori. Era restato in Alba» 
nia al comando delP aroitita noramìmiìsc BoamondOi 
prode figlinolo primogenito di RoBerto Gi^isoardo. 
AauaX^omnana scrìve (i), ch^ egli dfacapò e fiitifidò 
la città di Giovannina. Tenne Timperador greco 
Alessio nel mese di maggio^ per opporsi ai di lai 
pro/gressi, ma in due battaglie restò sconfìtto. Aven- 
do poi fatto calare in ajììlo suo un possente eorpo di 
T(ii*dhi, gli riuscì di sconfìggere i Romani che awe- 
dlarano Larissa. Ricuperò anc^e la città £ Castoriar 
dianzi presa da Buamondo. In quest^ anno' per atte> 
stato di Sicardo (2)^ la coateasa Matilde assediò No« 

(t) Anna Comnena la Ale&iad. 1. 5. 
^ (a) Sicard. Ghron. T, VII. R«r. Ital. ;,,, Google 



-k 



A ir. N o ìsuxxtv. 3t5 

caniob nel contado' di Modena. £' da credere ch^ 
questo iosigoe monistero per essere iinpeiiiale, segui- 
tasse l^ parti del re Arrigo. 

( CRISTO MLixxxv^Indizìone tu. 
Anno di ( GREGORIO yil,.papa i3. 

(. ARftlQO IV, t^ ^9, iropcradorc i . 

jSeQoodocbè abbiamo^ da Anna Coinncna (i), il 
gceco impfji(idorA ^ksiifi%xv)L, padjce aTjea inviato al 
re ^rrigp cento^pariingqatti'oniik scudi d'oro, e 
centp pez^e di scai;latiO) por indurlo a muovete 
gueira 9\.duc^ Roberto. Ma, per quanto scriste Ber- 
toldo, dd. Costane (p)v Arrigp sìi Sisrx) di tutto questo 
oro per abbagliare j^^iadagnar il basso popolo roma- 
no in. suo fayow^ y^to, è raccontarsi dall' Annalista 
afli3^one (3)^. ob' i^Ut sul principio di lebbrajo entrò 
nella Campania» e prese gran parie della Puglia. Ma 
di ciò niun altro storico parla* Poscia fu dagli amba- 
sciatorX romani, invitato ad ootrar pacificamente in 
Rom^. Gli fu infittii, aperta la. porla lateranense nel 
giovedì prima delle palme» cioè nel. dì a» di marzo di 
qoes.t' anno : con cbiCt egli si rois* iapossesifO del pa- 
lazzo lateran^n^ e , di tutti i pontile presso a poco 
d' ogni luof^ forte d| Ron)a. Ebbe tempo il pontefice 
Grjsgprio di Jialytirsi in castello sani' Angelo. E per- 
cioGcbè. b nia|;gior par^ de' nobili teneva pel papa» 
i^lle Arrigo ^ essi cin/panta os^ggi, Neldìseguen- 



(i) Anna Comnena lib. 3. 

(2) Bertholclui, Conslantiìpnns in Gircn. 

(3) AncalUfa Sbxo Kpod Ecchardorooogle 



a4 Àmriti d' itauà , 

te, come lasciò scritto V abbate mpergense (1)9 fece 
accettare dal popolo il sao anlip^a Guiberto ; e 
guesS nella segueate domenica delle palme fa poi 
consecrato, non già dai vescovi di Ottia , di Porto • 
^^ Albano, a' qaali appartiene, ma bensì dai vesooyi 
di Modena e di Arezzo, come ba Bertoldo da Gostan* 
za, Oppure dà quei di Bologna, Modena e Gertia, oo- 
me s^at dalla Vita d^esso papa Gregorio (a) conaer- 
Tata a noi dal cardinale d* Aragona. Altri danno que^ 
sto brutto onore a quel di Cremona in vece di quel- 
lo di Cervia. Guiberto, se non prima, assunse allora 
il nome di Clemente HI. Tenuto il giorno santo di 
pasqua, doè nel di Si di marzo, l' antipapa ed Arri- 
go s^ incamminarono alla volta di s. Pietro, ma ti 
troTÒ una squadra di gente fedele at papa, che voUe 
impedire il lor passàggio, ed accise, o feri qn^anta 
degli Enriciani. Contuttòciò nella basilica vaticana ri- 
cevette Arrigo dalle mani del sacrilego antipapa la co- 
rona imperiale, e iltitolo d^ imperadore augusto. Ta- 
le il chiamerò anch^ io, come han btto tanti altri, 
quantunquìe illegittimo imperadore, perchò unto e 
oorooato da un usurpatore del romano pontificato ; 
giacche neppure i Romani poteano privare di queste 
diritto il papa legittimo tuttavia vivente. Ascese po- 
scia Arrigo nel Campidoglio, atterrò tutte le case 
de"* Corsi, cominciò ad abitare in Roma, come in sua 
propria casa. Yi restava ancora il Septisolio, creduto 
da alcuni il Septizouio, antieo e maestevol mausoleo, 
dove s^ era fatto forte Rustico nipote di papa Grego- 
rio. A questo sito mise Arrigo V assedio, e cominciò 

(i) Ucpergenns in Chron. 

(?) Cardinal, de Aragon. in Vita Gre|,,g^.Qgi^ 



A n n o uixxxiT. 35 

con varie maediine a batterlo ; ma eccoti ana nuova 
che gii fece mutar pensiero. Anorehè vide il pontefi- 
ce Gregorio quanto poco egK si potesse fidare del po- 
polo romano, e fa astretto a ricoverarsi in castello 
sanV Angelo immantenenle scrisse e spedì messi al 
dnca Roberto Guiscardo^ ricordandogli V obbligo, 
le promesse e la conginntara pressante di recargli 
soeeorso. Questo bastò, perchè Roberto, il quale si 
trovava allora in Puglia, e non già in Albania, alle- 
fiisse un copioso eserdto, capace di soccorrere il pa- 
pa. Dopo di che si mise animosamente in viaggio al- 
ila volta di Roma. Informato di questa spedizione (i) 
Desiderio abate di Monte Cassino, ne spedi tosto 
r avvito segretamente a papa Gregorio per fargli co- 
noscere vicina la ina liberanone, ed anche segreta- 
menteaiP augusto Arrigo, acciocché egli prendesse la 
risoluiione, che infatti prese. Non si può negare (a)t 
quasi tutto il popolo romano era per esso Arrigo, ed 
aveva assediato il papa in castello sant^ Angelo, con 
alzarvi un muro incontro, acdocchè ninno potesse 
entrarvi od uscirne. Gontuttociò neppure fidandosi 
Arrigo di una città, chiamata penale d^o stesso au^ 
iore della Yita di Gregorio TII, e trovandosi ivi eoa 
poca guarnigione delle sue genti, determinò di slog- 
giare. Yentva (5) Roberto con grande sforzo di mili- 
^e^ cioè eoa seimiia Cavalli, e trentamila fanti, ed 
oltre a ciò il solo tuo nome e la riputazione di invit- 
to capitano val^ra un mezao eserdto: laonde non 

(i) Petrus Diaconas Chron. Cassia. L 3. 

(a) Paadolphas Pisani in Yit Gregor. TU. P. L T, III. 

Kerum Ilalicarom, 
(3) GoilUoiiaus ApiUas lib. 4* Poem» 

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^a6 ASKku B^iTiUA 

parve beoe &d. Arrigo di a$peUarIo. Tre ipomi .duii« 
que^ prima cbc; Robcrtp arrìvasse>f«fie«ma bella allo* 
cuzione a talli i Rofl3ani>,oon aapor loFa fa ncteHÌ- 
ih di venire per suoi. affari io LoiDbar4ia, pregandoli 
di aver cura, della ciu&,e pr/>inaUeado di lar per k>ro 
delle mfirrvigliose cos^ ritornaodo> Quindi si ridoave 
coir antipapa. a.Qiilà Caslelkna^ e di là «^ inno 
verso Si^na« . , • 

Non manicaTamo a papa Gregpirìa aderenti ioBo- 
niar, specìalmeotfl fca la.Dohihft. SerivAmo alcuai^ ohe 
per concerto, preeedeQ^emente buo^ e sugg«riio da 
Cencio concole de' Romani, §a. «ll^ccalK) in più luo- 
ghi della citlà il £u(h^) e. mcnUff il, popolo si tr4>r0ra 
impegnalo per eslingner.e V incendio, Rol^erto ia 
^messo enlro. la ciuà.per la porta Flaminia. Utri di- 
fX)no/ che dopo esseiregli enti»ti>y i^ Romani pr«6er.o 
V acmi conlra di Ini, ma, aenza potergli nuoocce. Ed 
egli air incoaUo diede alle fiamme e distruaee* efiaUo 
tutta, la parte di Roma, ^qv^ son le ehiese di s. SiW 
veslro. e di s. Lorenzo in Lucina, •oppure tuUO' il 
rione del laterano fino jkl colisieo. iw, secondo Becr 
loldo d» Cattansa (i), diede il saeco a.tutla la ciuà, 
e la maggior parie d^ easa ridusseìin muocU di. saMÌ, 
ooD isvergogparJe donne eie nMnaehe stesseva comr 
mettere tutti, gli. altri eccessi cbff accompegnena un 
jMcqheggio militqi;e. Landolfo seniori^ storico milan*» 
ae di questi tempi (a)* ci lasfiio untOniido ritratto' di 
questo folto : enioa.è^d«kmai;afvig^ai:%Bpe,peiKJsèAoi' 
berlo menò seco una gran quantità di Saraceni a 
queir impresa, nemici del cristianesimo,, e nati^er 

(i) Berthold. Cotistaptlensif in Chron. 

(a) Landttlfcis lenior Hiitor. Medlokn. h ^. e. t.* 



.A.H ir O HGIXXIT. §7 

«slenntoar ogm^ oossi Romod^. sakrttttofto scrii ^ 
se (i) eh* a^ itteeadi& RwoEia dal^pshasò lateranMiv 
se ùao a oaatelb sbdì^ Angelo): ti ohe forse qod me- 
rita molta credeoza; Né tardò Biobertott presentarsi 
lavasti ad esaoeattalla ea liberare il papa con ri- 
metterti» nel laterano/ Oòffire^ BMatetrasotò (a> 
che Roberto eoft^vna'^citoa entrò inv Roma, Uberò 
il papa, e coisduaseloal laterano. Ba &-a trediiR4)- 
malli preaero^l' afml eonfra dei KormaiM». Roberlo 
allora gridò JU&cp^ e per«iCf la- maggior pane della 
dita rotò iiroendiata, e h Rowaft^ par toraa si^ ac»oti- 
ctaroao col papa. Per (nponr dipoi per alqoafeti giorni 
ìtL qndla città OLoherto; nel qoal tempo fisoaschi*»! 
essùsnnn^ di qae^ perfidi «fetCtfdinì^ eéritriae éaitigò 
con Tarie pene;> £o> ataaao papa Vsmie V uittmo 
de" suoi conioìl}^ pomabi^ dbre folmiaò di naov^ lar 
«oomomoa contra di Giliberto e di Amgo. Fartiss» 
éndmemettt ftoma< il Gknsieardo, e, aéeondo IT auto* 
«e della Yita di papa Gregorio (5)^ lasciò esso pant»** 
fiee nel pdaoap lateranense. Ma- ^ù peso hai qui dal 
•irefd V astersione di Pieiro diacono, di Landolfo pi-» 
janO) di Lupo Protospata, e d'' altri che d awicm^* 
lao, che il pontefice non credendosi stonro fra gH in^ 
eas^ttii ed Infedeli Romam, inritali^aiiooi^dalP a- 
sfto trattamento fatto in-qoeéta congiantora a loro e 
alla dttà, se n^aodò con caso Roberto a Monte Cas* 
alno/ o di te alla forte dwà di Salerno. W^n potè d* 
meno lo stesto MUaterra di non alsar la tooe^oùiilra 



(x) Romasrda« Salern. in dhron. Tom. TfT. Rer. Ilal, 
(a) Ganfrid. Malaterra Hiif. lib. 3. cap. 87. 
(3) Cardia de Arffgonia in Tita Grcgor. VII. 



di Roma allora si iagrata ad un pontefice di int\» 
cotaoto eìooinenti, eoo diro fraV altre cose (i): 
ZegeÉ tuae deprewUae pknae/ahiiatibus. 
In te cuncta prnva vigènte luxus^ avariUa^ 
Fides nuUa^ nuUus orda» Pestis simoniaca 
Grufai omntsfines tùos. Cunctà suni venaUa, 
Per te ruitn sacer ordo^ a qua primum prodiit. 
Non svfficH. papa unus ihitds géuées infuUs, 
Fi(ks Uà0 s<àidatur smnptihus exMbiUs. 
Dum stai isie^ puhas Uhim; hoc issante revocasi 
Ilio islam miniiarif. Sic impìes marsupias, 
hi questi medesuni tempi non istavano in ozio i 
partig^am d^ Amgo io Lombardia, paese dove pochi 
li oontavano aderenti al papti. Sosteneva nondìmeiio 
^oest^altro partito vigorosamente la contessa Matilde 
principessa néT amor della religioiie a mono seconda, 
e superiore ìeJ suo sesso neSa politica e ndla conosoeiv- 
Ea dell' arte mUitare. Un iaitto avvenne, die recò a lèi 
gran ^<ma e rincorò diiunqae manteneva bucm cucire 
per la parte pontificia. Doninone (2) pare che lo rife- 
risca ad akmno degli anni segneniL Ma Bertoldo da 
Costanza (5), e Tslutore della Vita di s. Anselmo, ne 
paiiano iranno presente. Goè non fii si tosto giunto 
in LoAobardia Arr^o IT, <^ ordinò ai vedovi e mar- 
dìest di mett^e insieme un buon eserdto con voce 
( finta, o vera non so ) di voler tornare aUa volta di 
Roma. I fatti fiirono diversi. IMfósse egli nuova guerra 
afia contessa Matilde, e spedi quelTesercito sul Modor 
nese, da cui fii impreso Tassedio del castello di Soiìm^- 

(i) Malaterra Kb. 8. ctp. 38. 

(2) DonSzo in Yit. Mathild. I. a. cap^ 3« 

(3) Bertholdos Conitsnticnsis in Qurop. 

' lOOQle 



^ L m ir o hluxit. ag/ 

ra. Benché la contessa tanta g^te non avesse da po- 
tami cimentare con ^ poderosa armata, inttavia avelia 
do dalle spe inteso che qtiégli asse^aoiti teoxa ooraf- 
si di guardie se ne stavano alia balorda nel loro cam- 
po sotto Sorbara, mia notte, quando mea se F aspet- 
tavano, mandò le sue milizie ad assalirli. Ne riportò 
(forse nel mese di luglio) un^ insigne vitUxria ; fece 
prigione Eberardon}escaiH> (fi Parma oon cento dei 
mlJB;liori sddati, sei capitani, più di dnqueoento cavai- 
S, assaissime armature, e Tequipaggip del caiiq[)o de^n»- 
mici. Il marchese Oherto g^oarale di quell^armi cop 
assai ferite si diede alla foga ; e Gandoìfo vescovo di 
R^lgio, scappato nudo, per tre di stette nascoso in unb 
spinajo. In questo anno ancora Gmyo duca di Ba- 
viera, presa la dttà d^Augusta, e c^icciatone Sigefrede 
pescosH} scìsmatieo, pose in quella sedia Wigoldo pa- 
store legittìmo. Ma Arrigo che era nel dì i6 di giugno 
in Verona ed ivi confermò i privilegi a qne^canonici (s), 
ed avea nel di 1 7 confermati i suoi beni al monistero 
di s. Zenone <a), essendo passato sul principio d^ago- 
sto in Germania, ed avendo assediata la medesima di • 
tà d'A^gu^ta, la costriiwje m^ ^ alla resa. Dacché 
fa sbrigato dsigii affari pontifici^ Roberto Guiscar- 
do (3), venne a trovarlo Boamondo suo Stuolo, per 
ottener soccorso di i^ente e di danaro, perchè reserci>- 
to di lui lasciato in Albania, non correndo le paghe; 
minacciava di rivoltarsi, e V imperadore Alessio se- 
gretamente avea fatto offerir loro di soddisferli. Era in 
collera Roberto centra di Giordano principe ^i Ca- 

(i) Ughel!. Ital. Sacr. T. V. in Epiicop. Veroneni. 

(a) Aotiqait. Kal. Diiier. i3. 

(3) Anna Gjinoena Alexiad. 1. 5. r^^^^T 

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$0 - AMTàLI B^ ÌTALlà 

jfWL (i)^ pa'ehè flfViBB&eTÌ6eTitta da Arrigo lUnTcstittmi 
ò«^ Stati, é gKncwie guerra per^questo, tbon dare ^ 
te*o eibiQicd purte del di -lui paese. Forse passò V^ 
-fxte di eofMerto fpa loro^ aomediè Oiordano aresse 
\m apporeete^motiro 'dirimmtiaB'e all^aderoHEa del- 
rimperadore^ « di riainni' con papa Gregorio, sicco- 
me in «fibtto' sogni . Gofliredo Malaterra serìy^ che que- 
sta mossa di Hoberto cNmtva di Giordano accadde 
molto ^prlma .di*-^egli andasse a £bmar fl papa déObs- 
-sedb dilRoma. Fece Kidserto cotiseerare da esso po»^ 
'téfiee k magn^ca chiesa die egUayea M^ricata sa 
Sisileriìo ;^ ciò fktto attes<s ad una strepitosa spedizio- 
ne in Albai^ cotttra del greco augusto. Sol piindpio 
duDgue-deU'^autuiiBo, seco eoaduceodo anche Ruggie^- 
ri altro suo fi^iuok), con una poderosa armata navale 
di gente e di cavalli passò il mare (2). Nel mese di no-^ 
' Yemfare venne a battaglia colla flótta de'Gr^ e Vene- 
ti con tarito vigore, che la sbaragliò ; prèse alcune del- 
le loro navi 5 due cogM uomini ne afibhdò ; da duemi- 
la tì' ebbe prigionieri ; ed alcune migliéja d'uomini dal- 
ia parte d^ essi Greci e Venezianivi perirono. Anna ] 
Comnena scrive che due vittorie contro i Normanni 
aveano prima riportato in quest'annoci Veneziani : dd 
(jie ninna menzione vien fatta dagli altri storici* Con- 
fessa dipoi essa istorica la teiriba rotta suddetta, loro 
data dd Guiscardo^ la qaal fii cagione che si scioglies- 
jSe Tassédio di Corfò, già incominciato dai Greci. Sver- 
nò in quelle parti fiòberto, macchinando sempre mag^ 
glori imprese contra del greco augusto. Abbiamo dtf- 

(1) GaiUelmos Appaiasi. 5< 



k'V IX <} HLXKIV. it 

Offlidolo (t)^é^ aitale Faledro tx)n prevalersi della 
difj^tfstft saceedafa leAei flotta Yemeta, spedita in fovoi^e 
de^'G^ecij sasdfò V odia del popob Teoeto contra dì 
JDomefiicoSUnólfytQ doge $ ed aggiunti poi donativi 
«prcnlésse, tanto -feee cbe e«so Domemco £b deposto* 
Z>typo'di'd3^fci'QgU^o^titaxiò tiella medesima dignità. 
Appresso scrive, avere Titale Inviati a Costantinopoli 
isuoi legati élie ^ ottenessero daU^ augusto ^lessicr 
il titolo di protosebaito. 'Peiiochè da li innanzi il doge 
reDeCo cominciò ad intitolarsi dux Dalma tlae et Croa^ 
tiacy et' imperiaUs protose^Mstos. Confermò in que- 
st'anno Atrigo imp^eradore tutti 1 suoi privilegi e beni 
al monistero di Farfa, come costa dal suo diploma in* 
ferito kidla Critica fsH^fense (a). Que' monaci ricono- 
sceano allora per papa Guiberto, e tenevano saldo il 
partito di Arrigo. 

( CRISTO MLxxxV) Indizione viix- 
Anno di < GREGORIO VII, papa 1 5 . 

( ARRIGO IV re 3o, imperadore a. 

Dimorava tuttavia in Salerno papa Gregorio/] 
quando volle Iddio liberarlo dalle tribulazioni del moi^ 
do cattivo, e chiamarlo a miglior vita (3). Cadde egli 
ipfermo nel mese di ma^o, ed interrogato chi egli 
designasse per suo successore in tempi tanto turbati 
della Chiesa, tre ne nominò, cioè Desiderio cardinal 
le ed abbate di Monte Cassino, Ottone vescosH} d^O-* 
stia, ed Ugo arcivescovo di Lione. Perchè i due ulti-^ 

(i) Dandul. in Chron. T. XII. Rer. lUl. 
<2) Chron. Farfense P. IL T. U. Rcr. Hai. 
(3) PaulusTJjuriei. in Yit. Greg. VII. jogle 



32 AJXtJJAh^irjkLU . 

ini erano fuori dltalia, consigliò di eleggere De^deno. 
Fattagli istanza di dar rassoluzione e benedizione agli 
scomunicati, rispose, che a riserva di Arrigo e delTan- 
tipapa Guiberto e de^prìncipaU ^mentateri di qodlo 
scbma, la concederà agli altri tutti. Però Tien creduto 
falso il dirsi da Sigeberto (i) eh* egli rimettesìse in sua 
grazia Arrigo. L* ultime sue parole furono : Dilexi 
justitiam^ et odivi iniqmtatem : propterea morior 
in exsilìo. Nel di a 5 di maggio passò egli alla gloiia 
de^ beati : pontefice onorato da Dio in vita e dopo 
morte da Tari miracoli, e perciò registrato nel catalogo 
de* santi. Innumerabili contradittorì ebbe egli vivente ; 
altri non pochi ne ha avuti anche a* di nostri. Quel 
che è certo, tante calunnie divolgate contra di lui, so- 
no patentemente smentite dalla vita incorrotta, eh* egli 
sempre menò, e dal suo zelo per la purità della disci- 
plina ecclesiastica. Se poi i mezzi da lud adoperati per 
<Htenere questo lodevol fine, sieno anch* essi tutti de- 
gni di lode, alla venerazion mia verso i capi della Chie- 
sa non conviene esaminarlo, né alla mia tenuità di vo- 
lere decidere. Fu data sepoltura al sacro corpo del de- 
funto pontefice nella chiesa di s. Matteo di Salerno, e 
i cardinali conoscendo fl bisogno della Chiesa, tutti ri- 
volsero gli occhi sopra il suddetto abbate casineSe 
Desiderio (a), uomo incomparabile per la sua savie»-' 
za e purità di custumi, ed amico di tutti i principi. 
Ma ritrovando in lui una ripugnanza indicibile a que- 
sto peso, ancorché avessero implorato Tajuto di Gior^ 
dano principe di Capua e di altri signori, passò il re i 

(i) Sigeberfas in Cbronico, 

(2) Petrus Diac. Chron, Casain. I. 3, e. 65. 

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A it ir o ìÉÉiitÉf, 55 

sfo del^ anno senza che si desse ìin nuova {>astore aM 
Chiesa romana. Nello stesso dì 35 di maggio cesslò an- 
cora di vivere Tedaldo ossia Tebaldo arci^scooo 
di Milano, capo e colonna maestra degli scismatici iM 
LombarcBa (i), mentre era in Arona, tèrra deBa sua 
chiesa -sul Terbano, cioè su! Lago Maggiore, e non già 
posta fra Como e Beliamo, come immaginarono i pa^ 
dri Papebrochio e Pagi. Ebbe per successole Ansel- 
mo da Rho. Kega esso padre Pagi (2), che questo 
nuovo arcivescovo fosse eletto daBTimperàdor Arrigo ; 
o se por fu eletto di\ clero e popolo milanese, pren- 
desse da Arrigo rinvestitura, con allegare Beiioldo èsk 
Costanza laddove scrive, che dopo la morte dTcsso Te- 
dsddo la chiesa di l^^no erigere caput caepit^ ex- 
cussoque e cer^icWiis jugo schiÉtnaticorum^ càtho* 
ìicuntf sibi delegit àntistitem, Anselmum ìejus no-- 
minis tertlunu Ma queste son parole del cardinal Ba- 
ronio (5) e non già di Bertoldo. Àff* incontro tao- 
dolfo juniore (4), siccome osìseirVò il signor Sassi (5), 
chiaramente scrìve che Anselmo fu investito da Arri- 
go. Tedremo ben poi lo st'es'so àrdvesòovo abbraccia- 
re fra qualche tempo il partito de' cattolici 5 ma que- 
sto non fa eh' egli sulle prime non rìcevesse dalle ma- 
ni delPimperadore il baston pastorale. Mancarono an- 
cora di vita i vescovi scismatici di Parma, di Reggio, 
di Modena e di Pìstoja;'e perchè in questi tempi la 
contessa Matilde ricuperò non poco della sua autovi- 

(1) Bertold. Conslanliensis io Chron. 
(a) Pagias in Chritic. ad Ànoal. Baron. 

(3) Baron. in Annales £cc]esiast. 

(4) Landalf. }unior Hiit. Mediolan. e. 8. T. V. ber. lUl. 

(5) Shxìus in ^otis ad Landulfom jonior. 

MUBATOBI, VOL. XXtVI* ^ 3 



54 AimàU D^lTtf.t4 , 

tìtf fiirona provVie^nte le Ire ultiin?. chiese di polari 
ceUolìci. > : ' 

Stava iotantQ Rob^to Guiscardaòaes^ di Pa- 
llia facendo marayigliosi prafiyaraineoti di navi e di 
gente colla vasta idea di portar la guèrra nel cuore 
del greco imperio e di mettere almeno in contrtbu- 
lione i luoghi marittimi di quella monarchia ; ma 
.aborti ogqi suo diserò, perchè passata in Cè(aloaia 
per.pTendere.la città di queir isola, infermatosi quivi 
terminò j\ suoi giorni, nel dì .i 7 di luglio. Con che 
venne meno . uno de' principi più memorabili della 
atorÌ8| normannica ed italiana, che da piecidlo gen- 
tiluomo, era pervenuto ad essere come un re col suo 
jnfatiéabil valpre, colla . sufi afeqrtezza, e con al- 
.tre eroiche doti^ m^sphiate nondimeno con una smo- 
derata amìfmone e cogli alui vizii de' conquistatorr, 
che passano per virtù negli occhi del mondo^ ma 
npn già in quelli di Dio. Fqst mult,orum pauperum 
et (ilvitum oppressipnemy cujus avaritiae nec Sici-- 
lianec Calabria sufecii^ fini egli di vivere, come 
scrisse Bertqldo da Gostanza (i^. Secondp Puso dei 
secoli barbari pon mancò chi attribuì la sua morte ai 
. veleno,' fa^ttogli dare q, dalP mperadore Alessio^ o 
da SichelgaUa duchessa sua moglie (a). Resta questa 
voce -dii^trulta da Gufilielmo pugliese (5), da Romoal- 
do saleinitano (4), e da altri che cel rappresentano 
mancato di morte comune. Trovarqnsi alla morte di 
lui presenti la stessa duchessa con Ruggieri suo fi- 

(1) Berthold. Conslantiensls in Ckroa. 

(2) Olderié. Vitalis 1. 7, Hist. Alber.Monachai in Chroiu 

(3) GuiUeloius Àppulas lib. 5. 

(4) Romualdas Saleroit. in Chroa» Tom» TU. Eer. ItaL 

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À ir ir o MLUiy. 55 

gliaciteve B0€m»ndo luito a Roberto dal primo «a- 
trìbiomok Ayea Siobelgaita già fatto dichiarar priappe . 
ed erede degli Stati il «uo figUo Ruggieri, sopvaoBO- 
iiiinaU> Boria : pbrey temendo che i popoli,. udita la 
morte del marko, tumnUuaasero, oppure clie Bofr- 
moado di«potas4e la aucceaaione ad esso suo figlio, 
siecosne infatti' afTeoue : frettolosamente ripassò in. 
Italia aopra la miglior galea di queir armata, con ri- 
portar, seco il cadavero del. debuto consorte. Prima 
DondimeBo di < partirsi dalla Cefalonia, esso principe 
Ruggieri parlò air esercito,^ trovò tutti disposti alla 
fedeltà veraq di lui. Ma non fu si tosto egli allonta- 
Bato, che quasi fosse caduto ^1 mondo nella persona 
di Roberto Guiscardo, tutta queir armata sorpresa 
da panico spavento, lasciando armi e bagaglio, corse 
alle navi, e, come potè il meglio, se ne venne alla volta 
d^ Otranto, Già toccavano i lidi della Puglia, quando 
insorta nna^ fiera tempesta ingojò molte di quelle bar- 
che e gran quantità di gente. Ruppesi la slessa ^alea 
che portava il ca deverò del Guiscardo ; e questo an- 
dò in mare, da dove con fatica ricuperato, fu poi sep- 
pellito nella città di Venosa. Durazzo e T altro paese 
già conquistato da Roberto, non tardò a rimettersi 
sotto il dominio del greco augusto. Fu proclamato 
duca Huggi^rJ in Puglia, Calabria e Salerno ^ ma 
Boamondo^ suo fratello maggiore di età, non poten- 
^ sofferire di vedersi cpsi escluso dair eredità, ben- 
jMh primogenito, appena fu anch^ egli tornato in Ita- 
lia, che si diede a far gente e movimenti contro dei 
fratello. In Germania, dove si trovavano V impera-- 
dorè Arrigo e il re Ermanno^ nulla segui di me- 
morabile neir anno presente. Tenuto fu un concilio 

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36 kntktt D^ iTALU 

in Quifililifiebtirgo dal già liberalo wmaavo li^ Ostia 
n«Ila settintaiia di Pasquali)) ed y6 «sso profetata la 
scomumoa contra di alccitii siiiiODÌa43Ì, don altri or^nì 
spettiinti all' eoclesiastica diécìpUna. V* idter^inie lo 
stesso re Ermaniio co^ prindpi sìioi ségoaci. Ratma- 
rono dipoi i partigiani d** Arrigo anch^ essi mi conci- 
ii^boto in Magotìza, e ritorsero te Censure contro la 
parte contraria. Ebbe maniera in qnest* anno esso 
Arrigo di tirar dalla sua buona parte de^ Sassoni : 
così belle furono le promesse che loro diede di un 
buon trattamento, fifa quello sconsigliato prindpe 
tardò poco a far conoscere che la totpe muta il pelo 
e non il vizio ; e però fu in breve ricettato e cacciato 
da chi gli avea prestata ubbidienza. Era in Ratisbona 
esso Arrigo nel di 9 di novembre dell* anno presente, 
se vogUam credere al diploma con cui egli confermò I 
privilegi delle monache di santa Giulia di Rrescia^a), 
dato F" idus novembris anno dotninicae Incarnatio» 
ms MLXXXr^ Indictioue ^//, anno autem da- 
mm Henrici regis quarti^ imper^atoris iertii^ ordì-- 
nationis ejus XXX/, regnantis quidem XX/X, 
impeni vero III, Return Ratisponae. Ma e* è bat- 
taglia fra queste cronologiche note, e V ultime indi- 
cano r anno seguente 1086. Bensì Liutaìdo duca 
tenne un placito in Padova nel di 5 di marzo (3), in 
cui Milane vescovo di quella città ottènne sentenza 
favorevole per alcuni beni della sua chiesa. Fu, sic^ 
come vedremo, Liutaìdo duca di Garintia, e che fos- 
se ancora marchese della Marca di Verona in questi 

(i) Berthold. CoostMDtieasis iiiChron. Annalista Saxo. 

(2) Bullar. Casslnenie T. Il, Constit. 117. 

(3) Aniiquit. Italie. Dissertai. a8. 

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A 9 H O ULXXZVI. S7 

tempi, può risolare dalP atto sopraddetto. Oltre a 
Bertoldo di Goslansa, gli AoBali pitani fanno men- 
sione (i) di una terribile carestìa, che unita colla 
peste neir anno presente popolò di cadaveri le se- 
poltare. 

( CRISTO MLxxxTi. Indlsiotie a. 
Anno di ( VITTORE III, papa x. 

( ARRIGO IT, re 5i, imperadore 3. 

Conoscerasi molto pregiudiziale alla Chiesa catto- 
lica, e-pi& a Roaba, la oramai troppo lunga vacanza 
della sede apostolica. Però i vescovi e cardinali della 
santa Chiesa romana si unirono verso la festa di pas- 
qua (a) e fecero sapere a Desiderio abate di Monte 
Cassino e cardinale di venire a Roma unito agli altri 
cardinali, che con essolui dimoravano « con Gisoìfo 
già principe di Salerno. Credendo egli che più non 
si pensasse a lui, andò colà nella vigilia della pente* 
coste. 5ulla sera furono a trovarlo e vescovi, e cardi- 
nali, e laici fedeli di s. Pietro per indurlo ad accetta- 
re il papato ; ma egli protestò di voler piuttosto andar 
pellegrinando, che di condiscendere ai loro voleri ; e 
caso che gli facessero qualche violenza, se ne torne- 
rebbe tosto a Monte Cassino tal quale era, ed essi 
comotetterebbono con ciò nn^ azione ridicola, ^el di 
seguente si congregarono tutti e diedero a Desiderio 
la facoltà di nominar chi dovesse empiere la sedia di 
s. Pietro ; ed egli, col parere di Cencio console dei 

(i) ÀDoal. Pistni T* XI, Rerum luL 

4a) f elTQS Plscon. CbroQ. Casiioeui* L 3, €« 66, et icq» 

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58 AlfHALI O' ITALXl 

Romani, nominò Gitone vescovo H Ostia, Erano 
tutti iQ procinto di proclamar paipa esso v&eovo, 
quando uno dei cardinali si ostinò a non volerlo, 
«on allegare i canoni, da^ qdali fi proibiva U trada* 
zione da un vescovato alP altro, quantunque tali ea* 
noni fossero oramai troppo andati in disuso. Questo 
accidente fu cagione che i vescovi e oardinali col cle- 
ro e popolo risolvcMero iu fine dì crear papa per 
foTZfì Desiderio. Presolo dunque V elessero, violea- 
temente gli misero addosso la cappa rossa, ma non 
poterono gi^ vestirlo colla bianca, tanta fu la Si lui 
resistenza, q gì" imposero il nome di fautore III. Il 
prefetto deU^ impeiadore che, lasciato in libertà dal 
duca Ruggieri, era tornato a Roma e in Campidoglio 
es^citava la sua autorità, adirato perchè i vescovi e 
cardinali ad istanza di Gisolfo già principe di Salerno, 
non aveano voluto consecrare V eletto arcivescovo 
saleriTitano, cominciò notte e di a perseguitarli, ao- 
ciocché non seguisse la consacrazione deir eletto pa- 
pa. Dovendosi questa fare nella basilica vaticana, non 
poterono essi aver libertà per celebrarvi si gran fun- 
zione. Però dopo quattro giorni esso Desiderio uscì 
di Roma, ed arrivato a Tjerracina, quivi depose la 
croce, il manto e V altre insegne pontificali, risoluto 
di voler piuttosto andarsene pel mondo, che di sot- 
tomettere le sue spalle al péso del pontificato, e se 
ne torqò a Monte Cassino. Per quante preghiere e 
Ugrime i cardinali e i vescovi adoperassero, rappre- 
sentandogli il bisogno e il danno della Chiesa, noi 
poterono rimuovere. E tuttoché facessero venire al 
monistero Giordano principe di Capua con un gran- 
de esercito, non riusci ad alcuno d^ indurre Desid^- 

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i ir 9 6 'ÉLikiTi. ^9 

rb a tafdarà! conscHsrare. In téiìHtktmnìt slèto pai^*> 
so ancora P airtao ^eseùte; ' ^ 

Domiriava ttiUatlB tn Mafntòta la contèssa MdtU*' 
dei e *6co'si Viò'fdsfz f iifti^tf tdro di' IXo Anseh 
m&^ èk'Tt$ié&ùé ì^tnéÈè:^ mcòtò di Bucea, già ^Ha 
s^a d^ìesa staedata, e vicario dèi papà ì»fidiiibàr- 
dia. itutOMilato^i e^ iicr essa dttà^ paiM^ a ungiior ti^ 
tannai di f8'di'fefiaraor(i)^ è atta serti tonba aticcifdd-' 
rcaEra»'llOI^paléhe iiiÉriaeoliiée^gtiérijgiorà perlè.qiAli, 
ma più par le soe insigni tirtù, fo aanotavalo lira i* 
santi. Scrisse molti libri, e ne restano dna composti 
in difesa di {>apa Giragcfrio TU contili ddl' antipapa 
Guiberto. Leggeii' anehe la àua Yita, ìcritta dal èuo 
peniteniiére-, cioè da ^ un 'autore eóntemporaneo. 
Eransi negli anni addietro ribellati i principali della 
Baviera a'^rtfejf&YTloro dnoa^ed aveano aUMCcia- 
io il parltto ddlMnàpifrador Arrigo (a)i I^lta pas^M* 
dell' anao presente ai; rteoboiltarotto con Gnelfo^f^édl 
riibandónarono il patito Imperiala^ UMéiaif posola^ 
essi Baverw^oai Stiaf4 «t SèSàétÉf^ ai ;pOMat4no %& 
assediare la dita 4i -IKnzbtlrg. Bd^tcfisr x^^ Arrigo 
con cm eserdto di ^iHfifliiaapemM^ 'ira finiti' é aa-^ 
Timi per liberarla -^aUfaasadtoci&aipil^^iMqtte ana^fia-' 
m batla^ k% ^etta due attnaae i^i «tti^ rd^^geato.! 
Ro^l^go d aahi9*poH8:fi:%a^ le da*^ sodi riaaasaró^ 
snl caiApo pie di'qiiattit>milavi«']potfaiknm»da^fil!lo« 
lid, acquali poi non .fa diffide* riava^^tulor baKfl 
qoeMa dita' e P. mtroniaBi^i \\ ««»oaTD aaHotico' 

(i) ViU 9. Ànselmi ^i^ceìisis ìa Àct. ^aaclor. Bollaod. , 
ad diem iSDiartii.' * ' 

(a) Berlhold. Coni lanliensi» tn Cl»rcn% S|g^«ftu$ in 
Gbrian/AauatlSta Sa^o et.alMv. a ' ' ; 

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%(f ASMASA t^ IX4LU 

ji4cdb0mn4* U^ nm, pt^t mpMa che Arrida lori^ 
sotto quella città, per quai^o ^cv»^ rQi:«peigeilfe<i \ 
4ov^ 1(1 di nttoiu> pof^, in %^}^ il ^efcot a «cUneti- 
ce. E«se9dosi,pQÌ portft^ ^so^ Aiigaato viciiio .|4h 
fjW(a d^ saato.i^^le eli' eiaedip di oa ^e^m)le^ ìdl ^^ 
yòpt^S^e^ 44ce di qoell^^cQDtrade, e. S^r^hh 
dmeoi di $j^<wriii .gii feit«9 .addPMOt • iKJfWftnttr ,1^ 
«ii*»#er9>» 9H w f v^lq iwcirii%,gB.foflv»inw promet- 
tere di teitere ufH^.dieta^dQfe »i MnPHlMic^le diseof^. 
dia.^Ueiei^. .. ■, .:'.;.;, ,--....,, 

: . ( CftJlSTOi^LX^W^^Iod««ÌWM.x* 

Ae«9 di (, yiXXOftB JJI^pepaa. 
. , ( ARRIGO IY,ire3a,:i»^erfdore4'' 

. T,ef$0^1«i«etilt diiq^tttiinfbdeir«lll^ 
WKl^>M moUvtetooii e eetìdÌAdfttn0lM (»|là:dt Ca- 
p^e,^ vl,temuirA uocoocUif» alqealet^pfeaedeiHki&e^i;^ 
i^rio gìàektllt piipe((e)ye4ioieRrepteco)Csamo ccm* 
iole eoUe ne|gtfir perle dèlie eobiltà fooMoay iti/or- 

^m. Tii9to.ù«iDe«UaBfto drfi* etMle Jkirai ptegbiece^e^ 
ceyidiiii io- lEft^Mdeodo^ a»ebeidenjs protecaté e tot ftlt- 
te.'4it;qle'ipriadipi «.dalftolnetii^ì eS9Ìele«i^ <^o9' 
btmMfiotote.celitii dallT neórpatiife aotipftpavri^- 
gUà'b éiÉ»ieie la 'porpora ^ e totaelo nel di delle pel- 
ine' a Ibatè iGeiaino^ iqiiiviaolenBiasò le pasqua^ Pe* 
•eia fmmò «oa aiai prioQifK.e ctAhk lero^acmàia irecao 
Roma 5 e, benché foste sorpreso da una lan^uidecaa 
di forze, si accampò fuori della porta di s. Pietro. 

(I) <l3)rs{>e>^ensit ia Cfartm. 

^2) Petrus DiacoQ. <Iluroo. Caltiiifes* 1;'3. ^ 66. 

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el^ diMd<^ cmMoa^ mm^ìi* urm»^ Fi» ^^m m à- 
nf' ricopen^ d^lU adf» J^lt^^.}. e. ptr^; U oo^fello.. 
p^pft FìUq9ì^ III yem/^ ^vi cpQfflcrato oiiUii dq- 
mcfika d<>i^ rMC«uÌ9l»fi ,4^:ii^cp»i di, Ostia, 4i. 
TmK94(^ di Porto a diiAlbaiào, ooo.gfaii cooicorio 
4el popola roiQMP. Po|>p ji4to.|^iii mi «f toroò 
egli «pi tadAmì pri«cipi'% ìlkmii^Qmm^ ^ parete 
la coniéMia MoHlde <^\ tuo nnw^ «ra gfWta « 
Bona, e gUaoti&cò rardafittt'suabcaisai d^ift>boo- 
carti con lm,.pcr oiaca li caalìii»i. oo^i a si Araf^, ia 
•» I4«tro. per oilO' ftaraif è mI di di a« Barnaba ii|ol- 
r uyt^ di ìbUiUa passato il Tavar^ ainrò: io ]^ina, 
aooolio» da: gcaé MI» dal popofo a 4aUi iaaaggimri p«(- 
ta delb aobiTtà. Cosi loràò ÌAauo> p»laf# latta qaal^ 
ia; città «MiaastaHi^ aaot' 4rdgate^s< Pii^o» ^^^ M^ 
città, dir PoKto adi 0ìil)a« Frase, «|^i;aMMpìiB|«Jl4- 
!'■ laobridèl Tav6rè..Maii«Ua,l|igUÌA di #• Piallai) acca- 
ti comparirò «ajnestt.^a.^ fime spalilo da^naf^ - 
il quale sotimàw iMifiaoiii,MMlof!Ì «|>opola|rqi9»i|<]t 
lai disgrazia day! «nparadom,ja'JMB^«bbindi^»f^^ 
papaY^arai) Mosaici loldM» r#flaaai;^«|[^tH^ ^4l- 
leaoMatesdbè:di^'aiaiipapa;elÉtisiaaaim4i ^m^M^h 
a i aoldaii'^ifiépa^bba si ifakam^ 4iit ^aii|aUi(^ ^f^^ 
i! Allude. fPtoasahi an&hft itiatti iìOQWMviM^i^^'^' 
ca^ -vattfràfita^ ma »qo paAanamifgià'anUafei ìQ; «««a bai» 
aìHaa^ànuMiiiaffittaM L'auftipapa ella spanai^ 4i c«l«t 
baar ir» mM% néUft^astSLdfoSi^ PiftMrP^ ^M* W^tP. « 
cridyiìsda iMdla dùcsir drij* Uftiia oellft tuffii coptigp^ 
aUa. ^aticfloa. JlaUa^era pfAìJMtmfi4:hg}^Hm\i'^ 
BQiatìficia, e Cfttibarto ori dlsi^gueiiip yi aeld>rè i pia 
ritiratisi i auoi, nel porno appresso rUórBÒ quella ba- 

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4^ Ainriu B^'tTiLiA 

nììtà klté ló^nì A papa THtore. Era htm «ompiitiio-' 

nevolé hi stéto ^Rdma iti lampi di tanta tiiri>oleii*> 

sa. Rcilitntti^ a'MdQte Gai^itia etto pontefiee, pai* 

sòl pòi iiéll* agbito a BenéreMo, doretaiiiìe un con-i 

cHio, eondannò le idrestitùire date agli ecdeslaa^,^ 

rìiiàofò te •e<mrtiiiiohe coétra delP antipapa Gnibet- 

tov e té' medesime cetosótè éilmitiò isotit^ di Ugo 

tfrctV^^c^'^ Lioiie <e et Rìccardé àèì»^ di MftriW 

gfitf, pletthè^'^p^iRlsI att^ tsalte^ion d? atso'papa, s^e^^ 

réiio Malizi- sèpfeisili' dalla «omùaiiMa'dailit Chiesa po- 

mÀiiaf;'lfÌ6ii'pòlè«|^«eiaadeiiia aaMa aoiodaio^il vede*-- 

re*elié ^iMb at€ÌVesea(f«, proposto dallo «tesso pQi*« 

ptf^' 6éègbt*io >^ilf come persona ^egn a di sacatfdtré 

a téii ilet |kHHii<yo^ asasfo ipoii da wtMmuh a ibvc-t 

dia^,^ Mi' VifóHbft^ . eootffr d^ea^o p«lpa VtlNre^ie ne: 

spM4airsé s^MH ri^gno>ileèno. Resla tottaidaatta di: 

Idletlc^a aèrlltaf ^ <aoiiiesaa akUlda (i>^ èo^ tna*. 

ta OèMdékÌo'per'ttMAa'doÉnoatò^dall''aaìbiiiòtMs^^. 

na^bH^ò-, aaibtQ^ -mm «htamav oateda le di lai 

a^SAl^:, ^ la >f<ialtr eagtoni awava aaso aacivesco|Fo ; 

impójs«atÉi -la- >«oasacraBido« dal nédésiaiave^sn cai? : 

gera elf eìgK'prnna «facànàse>aloaiii rdkti^^afe noof*; 

dimétto ara statargli ^aditatraki yita dit Daai é cgi o» «a-, 

le Ir sirà plMàc%ttMSiS0italD per lft«fli|ibée^cha noo; 

si dée-péesM^ MnaUé ittairividt^^iMiir^HiòlTeaòqao^iL 

quale 'ben si àèòpf^ ebe«n>i4?9 di froffàtL dalpoiiti«- • 

fieato irofcnaéo, Aè^ *po|aat>»ierire ch a ^ak i t B afaas#: 

preocenpato. ' Meaftrà sroalebrata'ilisaddalilo ooneà^. 

1^9 p^gi<M ^ di. Mttllàl^pa TitMre^ -^er: ìcagiùn^. 

d^ana|[a|glialr€la diaiantiBrÌB^aparòsiaSìraltàdi^tQiU; 

(i) ConcilioV. tabb.T.^X'/Ctoonicoil Tbdàoeàs; a^ttil' 

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A V fr o mtjosxfiu 4^ 

nare a Monte Gassino, dove presentò ai reseofi e 
cardinali Ottone vescovo d^ Ostia, ccHisigliandoli di 
eleggerlo per suo successore. Dòpo tito giórni, doè 
nel di i6 ^ settembre, passò a godere iu cielo il pre- 
mio delle sae fatiche, con lasciar fama di santità pres- 
so i buoni, non già presso gtt scismatici, cfce s^ca- 
roAo comim dì lui noli poche calvn^ei come a?epna^ 
&tto di Gr^forio TU, le quali «i.leggQqo nella €90- 
nica d^ Ai^usta(i).NèraancanQ fcrittort che ildppq- 
DO (a) morto di veleno a lui dato nel sacro cali^ ; 
ma questa probabilmente fu una di qualje inuna^na-, 
zkmi che fodlmente nasceano e si dilata,Tano iaf^cplt 
di tante turbolenze. Papa Tittore III ^i acquistò cf fe- 
dito anche fra i letterati con tre Vih^i di dialoghi sa-* 
cri, i quali sono alla luce. Fu i^ quesO.anno s^ prin-, 
cipio d* agosto tenuta una gran dieta d^i principi t^*, 
descU delle due fazioni nella città di Spira (3). Vtn*. 
terTenne anche V augusto Arrigo, Quei del partito a, 
lui contrario si esibirano di riconoscerlo per re, pur- 
ché egli impetrasse T assoluzion..4&lle ; scomuniche. 
Ma persistendo egli in protestarci non iscomvmicato ^ 
andarpno in fumo tutte 1^ speranze* fli queir afsepn*, 
blea, ed ognun dal suo cai^tpsirivoUa a preparar ar- 
mi per la guerra. Arrigo colie si^anpit^raò addosso 
al Sassoni, ma gli con?enne fuggir^ , inseguito si da. 
vicino dal re Ermanno, che se i^on mJEgeberto con* 
te, che per sua malizia U lasciò sqimpare, egH cadeva, 
n^le mani de!* Sassonia , . . , . ,:^ . 

(1) Ghron. Aagostan. apud Prehemm Totìi. I. ' 
(a) Dandalotin Ghromco T. kU. Rer. Ilal. Marinai 

Poloioi la Chroii. el atii. 
(3) Berthold. Costant. in Cbron.. . . . 

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H AVVALI D^ ITALIA 

( CRISTO MLxxinii. Indinone xi. 
Anno di ( URBANO II, papa i. 

( ARRIGO IT, r« 55, imperadore 5. 

Sko al di 8 di marzo delf 9009 presente restò 
tacante la sede apostolica (i). Tante furono le istaiK 
le de^cattoltci Romam, e massiBoamente d«lla contes- 
sa Ifatilde, che da Tarìe parti deli^ Italia ed anche di 
01tramon6, si ratinò nn concilia in l^erradna, e nel 
suddetto giorno i reseovi e cardinali col resto del 
dero e popolo con rofA concorcK si unirono ad eleg- 
gere papa il i^escoi^ <f Ostia Ottone^ di nadon fran- 
cese, àella diocesi di Rems, al quale imposero il no- 
iHe di Wrbaìto II. Era questi personaggio di gran 
véglia per li ina letterature, mirahile per V atlirità, 9 
dt zelo incof^rotto per h religióne e per la disciplina 
eicdesiastica. Fu prima canonico di Rems, poi mona- 
co di Ghigni, poi vescovo d^ Ostia, ed infine romano 
pontefice. Nel ^ i a di marzo prese egli il possesso 
del trono pontificai con plauso di tutti i buoni, e 
&Ila maggior parte delt^ Buropa accettato e rìverito. 
Tuttt) dò abbiamo da Pietro diacono, il quale pari- 
mente racconta (^7 che papa Tittore III, prima di 
passare a migKor vita, ardendo di desiderio di veder 
gastigata la baldanza de^ Saraceni africani, che con 
fi^quenti piraterie infestavano' le coste d^talia, e, sa- 
pendo quanta fosse la bravura e potenza de* Pisani e 
Genovesi in mare, commosse questi due popoli, ed 
altri Qon^ pochi d^'Itaiia.a fovnnire una podecpsa ar« 

(1) Petros Diacoo. Cbvoa. Gssiiiieos« !• 3, 0. a. 

(9) Idem, Ibid. 1. 3, 0» 7». 

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A ir V o muaxvimt 4^ 

mata naTtle ooDtra di qae^ barbari. JkdoòqfM' é»pa 
la sua morte, e utAV anso piegante feeera «m «srit Uà- 
ni r impresa coatra M re di Tanisi, ed etpi^tiaro» 
no Qoa città eoa tagliare a peni centomik Mori ; a 
quel che fa più mirabile, nello slesso ^offio chte lue* 
cedette la loro vittoria, se n^ ebbe e se ne sparae la 
nuova in Italia. Non ban bisogno i lettori ch^ io loro 
dica che la strage di tanti Mori è un iograndimento 
delta fema feetimente bugiarda in simili capi. Anche 
Bertòldo da Cqstanza (i) parla di questo fetto, con 
dire che i Pisani e Genovesi ed altri molti Italiani 
oittlmente assalirono il re d^ Africa, e, dato il sacco 
alla di lui terra, il costrinsero a rifugiarsi iti una for- 
tezza, e a rendersi tributario della Saflta sede. Gli An- 
nali pisani medesimamente (a) gonfiano le trombe con 
farci sapere sotto V arino presente, chejècerttnt Pi-- 
sani et Januenses stolum in Africam^ éi ceperunt 
duas munitissimas cwitates ( Almadiam è scritto di 
sopra ) et Sihiliam in die sancii Sixti, In quo belìo 
Ugo vicecomes Jilius Ugonis 9Ìcecomitis mortuus 
est. Ex quibus civitatibus^ Saracenis fere omnibus 
interfectis, maximam praedam auri et argenti^ 
palliorum et ornamentorum abstraxerunt De qua 
praeda thesauros pisanae ecclesiae diversis orna^^ 
mentis miràbiìiter amplificas>erunt^ et Ecclesia bea^ 
ti Sixti in Curie Feteri aedificaiferunU Però s'hau 
da correggere gli altri Annali pisani, che mettono 
questa impresa ali' anno lo^S oppure al 1077. Cre- 
dono alcuni, che in Africa fosse la dttà di Meadia, 
chiamata in questi Annali Aìmadia^ a per errore 

<i) Berthold. Gonstantiensis in Ghroo. 
Va) Annali Piiani T. VI, Ùer. Ital 

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Dal4Mii». Ih dbe ì Criiiiacii pcen dti iero aUor» Siti* 
glia, città ^bt oon si m ehe m «al Hata in Africa, o 
Sifiglia <|iltà di Spagna, non è ponto credibile. Pie* 
Irò disino parla d' une sola città* Goffredo ]MUatei>^ 
ra (i) ia aneh^ egli menzione di . quella spedizione, 
namuido che Piscmi apud Africam n^tiimdopro- 
ficiseebalfiiur, Quesdam injurias pas$i^ exerciiu 
€o»grefj0to urhem regiam regis Tumcii oppugnane 
ies^ usqu». admajortm iurrim^ qua rex de/endeba^ 
4iir^ capùinU Adunque lo sforzo de^ Pisani fu contra 
Tunisi. Se essi inoltre espugnassero Meadia o Al- 
madia, vesto incerto, quando per avventura Tunis^ e 
Jklinadia non fossero la stessa dttà. Ag^ugne dipoi, 
che i Pisani non avendo forze per mantener Tunisi 
in loro potere, spedirono a Muggieri conte di Sicilia, 
con esibirgli )l possesso di quella città. Uà Ruggieri, 
fra cui e il re di Tunisi passava buona, amicizia, non 
volle romperla per questo, o piuttosto perchè cono- 
sceva troppo «lifflqile il sostenere -le conquiste nell'* 
Africa. Pfit^ il re di Tunisi per liberarsi dai Pisani 
• diede loro una gran somma di danaro, prvmise di 
non più corseggiare sopra le terre d^ Italia, e rilasciò 
tutti gli schiavi cristiani. Un tal racconto a me sem- 
bra il più credibile di tutti.. 

Oraci vien dicendo il Malaterra, che in questi 
, medesimi tempi il suddetto conte Ruggieri fece P im- 
presa di Siracusa. Sembra scorretto jl suo testo, al- 
lorché mette questi fatti sotto X anno io85. Anche 
Lupo Proto^p^ta (a) e Romoaldo salernitano (5) ri- 

(i) Gaufrid. Malaterra lib. 4i cap. 3. 

(2) Lupus Protospafa in Ghron. 

(3) Romualdus Salcrnilanus Chroii. T. VII, Rer. ItaU 

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A Rir o nLXxyyin. 4? 

feri#c^iio»al prflMoteaimo i«SS lapreM eli Siciiqiifa, 
la quale par tealimooiaiua d^ e«sa Malatf^i;a accadde 
nella ffirma icgoaoite. Meotre>fi ti^ovava . ii^Qugfia o 
.in Calabria il conte Ruggieri per cà)fpa«^ (e dia^en^ 
sjoni ificorle fra il duca Muggwri^ Bvamondo smqì 
nipoti, BeuàTert saraceno comandante in Siracusa, 
con. una squadra di navi area dato .un gfi^n guaato 
all^ marina di Reggio e ad altri luoghi deli^ Gatahria, 
con profanare le chiese, e condurre in isd^iantù le 
monache e gli altri abitanti. Perciò Ruggieri, allestita 
nel verno una numerosa flotta, qel maggL9 dinziòje 
prore alla volta di Siracusa, e pieir terra spe4l Giorr 
danp suo figliuolo colla caTaUeria.^ Uscitogli incontro 
Benavert con tutte le sue forze di m^*e, «i venne ad 
una sanguinosa battagliai Saltò Ruggieri nella ^apjL,- 
tana nemica, e volendo Benavert passìare in un' altra 
naTe, cad^e armato in mare, e vi si affi>gò. Ebb^ con 
ciò fine il combattimento. Moltissimi legni ■ di ^quei 
.Mori venfiero in potere del. conte. Dopo di che egli 
, strinse d"* assedio Siracusa? e vi stette intorno ben 
quattro mesi. Per la mani»nza de'' viv4?ri.a tale venne 
: la fame di quel popolo ostinato nella difesa, che a)cu- 
. ni si cibarono di c^<^iieri umani. Finalmente veg- 
, gendo la moglie delmo^to Benavert disperato, il ca- 
' so, imbarfiatasi col figliuolo e co^ print^ipali Saraceni 
in d^e pavi, fece ifela, e sì salvò nella marina di Noto: 
con, che quella nobil città venne in potere del conte 
ftuggieri. Fece egli ribenedire i sacri templi già oc- 
cupati dai Musulmani, e concedette il dominio d^ es- 
sa città al figjiudo Giordano. Se crediamo al testo 
di Lupo Protospata, cominciò, siccome ho già detto, 
in qnest" anno la guerra fra il duca di Puglia Bug- 

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4B kim±ti f>' itJOAk 

gieri e Soamondo sao fi^atéllo magjgki^fe.^ A me sem« 
bra più vertftaìle che «e le decise pHocìpio molto 
prima. Cefto è, per attèttato del Mataitl*!^, ehe fioa^ 
nmndo f «ra itttigdorìto della dttà^ ^Om^ e^ fctU 
gran massa di genie infestava tdfte le eentrade A 
Taranto e di Otranto. Romoaldo salernitana scfire, 
eh* egli in qùeslf anno all^ improvviso oomparve a 
Farntto n^ territorio di Benevento, ed attaccò* bat- 
taglia còtl^ armata del dnca 'suo frateHo ; e ixx mirabil- 
ie cosa che quantunque restslssero*prigionierrinoltì 
soldati d^ esso Boamondo, pure, a riserva ^ un solo, 
munn morì in qudla tuffa. Ora il conte di Sicilia 
'Ruggieri t^ interpose fra i nipoti, e trattò di pace. 
Segid infetti un accordo fra loro, per cui il duca ce- 
dette a Boatoòndo la suddetta città d^ Oria, con 
Otranto, Gallipoli,- Taranto ed altre terre. Ma di 
qniBSta discordia seppe profittate anche il conte Bug- 
gieri loro zio, perchè, in premio d' aver presa la di- 
fesa del duca Ruggieri, ottenne da lui V intera signo-r 
ria della Calabria. Roberto Guiscardo non gli avéa 
ceduto se non la metà del dominto nelle terre di 
quella provincia. In qual anno poi precisamente si 
stabilisse una tal concordia fra i due' fratelli, non pos- 
siamo accertatamente saperlo. Sfaticò di vita ih que- 
si' anno (t) T imperadrice Beria^ e trasportato fri il 
suo cadavere alla città di Spira. E t Sassoni aU>rac- 
ciarono il partito delP tiiiperadore Arrigo t 11 che fa 
cagione che il re Ermanno si ritirasse in Lorena* Po- 
co nondimeno questi sopravvisse, perchè essendo fll- 
r assedio di un castello, colpito da un tasiio itella 

(i) Berlhoiilus Constanliensis inCbron. Annalista S«xo 
Cbron. Augustan. 

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jL N V O MLXXXIX. 49 

tetU^ Umò qvài'ì la vila^ Altri nMttoDO la di lui m>x- 
te ndr anno ioS6, oppure nel ro&7 ; ma più fede 
merhaoo gli idlegatl scrittori. Riuacl ancora a Gueìfo 
duca di Baviera di prendere in qnest' anno nella se- 
con<]b festa di pasq^ la città d' Augusta, e di k^vi 
pdgione Sigefreéo vescovo scismatico. Poco poi stet- 
tero i Sassoni, a persuasione di Egberto marchese^ 
a ribellarsi di nuovo ad Arrigo ; an» lui atesso asse- 
diarono, e se volle liberarsi fu costretto a promette- 
re molto, ma senaa ch^ egli si credesse poi tenuto ad 
osservar la parole. Io non so bene, se nelF anno se- 
guente, come ha V Annalista sassone, oppure sul fine 
del corrente, dal cui natfde Bertoldo incomincia il 
suo anno, seguisse la rotta data in Sassonia dal mar- 
chese Egberto al suddetto Arrigo. Cèrto è che ttt 
quel conflitto restò morto lo scismatico vescovo di 
Losanna, e preso Liemaro arcwescovo di Brema. 
£bbe &ttca a salvarsi Arrigo. Tacila vigilia n(]fpnnto di 
natale succedette questa batteglta. 

( CBISTO MLZxxtx- Indiaione xii. 
Aétio di ( URBANO II, papa 2. 

( ARRIGO IV, re 34, imperadore 6. 

Seeondochè si ha da Bertoldo da Coatansa (i), 
tenne in quest' anno p<ipa Urbano un concilio ^ceU^ 
toqusndici vescovi in Roma, dove furono confermati 
i decreti de' pontefici predecessori coutra de' simonia- 
ci, contra del clero incontinente, e di Gruiberlo anti- 
papa. Costui tuttavia si teneva fortificato in qualche 
aito di Roqia. Tornati in sé i Romani^ ed animali da 
(1) Bertholdtts CoBstantteniii lo, Cbret)»< 

VOL. XXXVI* DigitizedbyGOOgloI 



5© ^ AiriTALl D^^TALU 

quésto coràg^oso papa P asiédierroiìo; 6 a talr tiret- 
tezze fu ridotto V ambizioso Giliberto, che se ToHe 
usciroe, gtl contenne promettere con gtaramento di 
non occupar in avvenire la sedia apostolica. Anche 
in Germania st trattò di f>ace fra le due fanoni. S^ ab- 
bocdirano i duéhi e prioeifili cattolici collo flesso yér- 
rigo If^^ ofibrendosi pronti a ristabili rio pienamedte 
nel regno r* egli abbandonava Tantipapa. Non era egli 
lontano dai farto, ma riserbandosi di aver V asseaio 
de^ principi suoi aderenti , trovò late schiamazEo 
ne* vescovi scismatici del sno partito, persuasi dèlia 
lor eadiMa se <]aetta concordia aveva effetto, che aift- 
dò per terra tutto quel trattato. In questo medesi* 
kho anno'(i) es^o angusto Arrigo passò ad un secoa-? 
*do matrimonio bon Adelaide (chìnmaia PraSsedeA^ 
Bertoldo ) vedova di Utone marchese di Brande^ 
burgo, e -figliuola del re della Russia. Le none furo- 
no celebrate in Colonia « In un grande ascendente si 
vede in questi tempi la nobilissima casa d'^Este. Are^ 
va il marchese Alberto Ai-bo II in Germania il suo 
primogenito Guelfa IV^ principe bellicoso e forte 
sostegno del partito cattolico, in possesso deU* insi- 
gne ducato della Baviera. Si studiò egli d^ ingrandir 
maggiormente la di lui linea con un cospicuo ed uti- 
lissimo matrimonio, e trattò con papa Urbano II di 
dsr pec marito alla celebre contessa Matilde Gtìeì/o A% 
figliuole d^csso Gruelfo IT. Fu la proposizione molto 
accetta al pontefice, e però indusse la contessa ad accon- 
sentirvi, ta{n prò incontinenlia^ dire Bertòldo ila Go^ 
stanaa (2), guampro romani ponfificis obedientia^ ^i* 
(1) CHronographos Sdxò! AtitiallsU Saxo, • ^ 

(3) Bcrtholdtts CoastantifOMs ìm Ghsoiu 

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A n V o MLxan. 5i 

éelictt ut i0nio viriiìus sanciae romanae EccUswc 
cantra seismaUcas posset tuhvenire (i). Sappiamo 
4a Alberico monaoo dei tre Fonti (i), che nelP anno 
prèoedenle Roherto primogeiitto di Guglielmo il . 
conqaittatore, frmosissimo re d' Inghilterra, e duca 

-di Nonnandia, avea tentato di ottenere per moglie la 
suddetta contessa, ma non gli venne fiatto. Gì' inte- 
ressi, di qnesti tempi consigliarono il papa e \^ con- 
tessa ad accordarsi con Guelfo V^ perchè così cogli 
Stati di Baviera in Germana, e con quei della con- 
tessa Matilde in Italia e del marchese j4%ikO estense, 
avolo paterno del medesimo Guelfo Y, si veniva a 
maggiormente assodare il partito de^ Cattolici. Gbe 
nei capitoli o nelle promesse di sifibito matrimonio 
fosse stabilito che gli Stati di Matilde avessero dopo 
la di lei morte a ricadere in esso Guelfo Y, io non 
ne dubito ponto, per quel che diremo alf anno 
1095. Yenne infatti questo principe in Italie, e ne 
seguirono le nozze. Perchè dovette con gran segre- 

'tesza condursi' questo a0àre, V imperadore Arrigo so- 
,Il^ente dopo il fatto venne a saperlo. Ne arrabbiò, 
ragionevolmente temendo che questo nodo gr imbro- 
gliasse forte gli affari del regno d^ Italia. Però si die- 
é^ a far preparamenti per calare di nuovo in queste 

' parti. Né tardarono gli scismatici di Lombardia a 
prendere tosto i' armi contra dello stesso Guelfo ; eoa 
poca fortuna nondimeno, perchè furono si ben rice- 
vuti da lui, che ebbero per grazia di ottenere per 
mezzo deUa contessa di lui moglie una tregua fino 
alla pasqua prossima ventura. Circa questi tempi an- 

(0 Chron. We^ngart Sigebertas in Chron. 
(2) Alberic. Monacbos Chron. apud LeibDÌt. 

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5*ì AUMLl d' ITALIA 

6ora fi <lee riferire un «Itni avTaoiowiito spitùiile «Ha 
medesima casa d^ Ette. Era aeH^ anno 10Ì7 giunto ai- 
termine de* suoi giorni il suddetto iamosisfìiao te 
A" Inghilterra Gugìielm» 'A conqnisiatore, eon latdth 
re il solo dttoato di Normattdia a Roberto lAié prìmo^ 
genito, e il regùo d* Inghilterra a Gtuglieìm9 il rosso 
suo secondogenito. Insorsero tòsto dissensioni ira*i 
due fratelli, né mancò un gagliardo partito feyore?o^ 
le a Roberto stesso in Inghilterra. Si prevalsero dun- 
que di tali torbidi i popoli del Maine in Franeis per 
sottrarsi alP ubbidienza del re d* Inghitterra. E -per- 
chè conserrayano tuttavia la divozione ai figlinoli dèi 
secondo letto del marchese Azzo estense, e di Garfknda 
contessa^ ultimo rampollo di quei principi, K ridiia- 
marono per la seconda volta al possesso di quel 
principato. Gli Atti de* Tescovr cenomanensi, dati 
alla luce dal padre Mabittone (ly, e Orderico Yitale 
nella s\ia Storia (a) scrìtta in vicinanza di qne* tempi, 
fanno memoria di questo fatto.' 

Scrive spezialmente Orderico, che i Genomani spe- 
dirono tn Italia i lor Legati ai figriuoK Az%onis marchiò' 
nis Liguriae^ con grande istanza perchè passassero in 
Francia. Tennero questi consiglio col padre tuttavia 
vivènte e cogli amici. Tandem dejìnierunt^ utPulco^ 
qui natu major erat ( il propagatore della linea esten- 
se oggidì regnante ) patris honorem ( cioè gli Sta- 
ti ) in Italia possideret^ Hugo autem fraier ejus 
principatum ( nel Maine ) ex matris hereditate^ sibi 
reposcerct Pòrtossi dunque Ugo in Fkrancia, e ri- 
«)rnò in possesso di quel principato. Ma perciocché 

(i) Mabill. AnalectlT. III. 

(2) Otderic. Vilslis Hiit. Ecdei. l t. ' 

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AH NO WLXIUIZ. 55 

«ra'«^'ìn08Ì otto di ei«a d^ Esit, ma non avea ere- 
Alato H v*lore e le tirtù degli EtMmi, gli mise tale 
apofcnto hi cuove Elia, signor deUa Fleche, con esa^ 
forargli le ione del re di Ingbikerra, che V indoail 
.da ha non molto a vendergli quel principate,e a ti* 
dkiniarftene carico di disonore in It^ia. Kè fu questa 
gl^ fola^vione degenerante di esso Ugo, Abbiam vedù- 
Ip cJb' ^fgfi prese per moglie una figliuola del celebre 
.4ii6a Roberto CtuiscardQ» Ora ecco ciò che ne seri- 
^« iltaopnUIodato Orderico : Hicjiliam Roberti Vi- 
^scardi conju^em habju,ìi* Sed generosae eonjugis ma" 
:gnammtatem vir ignavusjerre non vaìens^ ipsam 
Tepudiavìt. Pro qua re papa Urbanus ( li ) palam 
tpum excomumica^it. Questa ad altre azioni poco lo« 
' devoti, che io non tacerò, del medesimo Ugo, furono 
infin: cagiqfie che i suoi il cacciarono di là dai monti 
^0 inviarh) in Borgogna. Secondo Lupo Protospa-* 
la (i)^ iu celebrato nel mese di settembre di quesf an- 
no in Melfi di Puglia un gran concilio di vescovi, al 
quale intervennero anche tutti i Baroni di quelle par- 
. ti. Fu in esso accettate e giurata la tregua di Dio 
rper le nemictne private: del che s^ è fetto menzione 
di sopra* :Ancorchè Lupo non parli di papa Urbano; 
pnre,sap(ttamo ch^egli precedette a qnel concilio, e 
)o stesso storico c^ insegna che esso pontefice si por- 
tò dipoi « Bari,, ed appresso consecrò la chiesa di 
Briodisir Attesta Romoaldo salernitano (a), che in 
quel concilio Ruggieri duca di Puglia giurò vassaU 
, laggiù al papa, e fu col confalone investito dei duca- 
lo* Mori in quesCjmn» Sichelgaita saa madre, e 
. (i) Lupus Protospalt ìa Cbron. 
(a) RomaaUoi SaUrih in Cbrpn. Tom. TIL Re^. Jtal. 

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5 4 AVVALI D^ ITALIA.'. 

uel medesimo parlmeote^ e Don già neiraono 1086, 
come ha il testo del Malaterra (i), da me creduia 
scorretto, Ruggieri conte di Sicilia mUe V assedio 
«Ha città d' Agrigento, o^dì Girgenti. Yi stette sot- 
to da quattro mesi, ed areodola astretta alla resa nel 
dì 35 di luglio, TI colse dentro i figtiuoli e la moglie 
di Gomutto amira de** Saraceni, che furono da lui 
trattati eoa molta cortesia; e facilitarono poscia a 
lui Tacquisto delPimpor tante fortezza di castello s. Gio- 
vanni : al che con tanti desiderii e sf jrù non era pota- 
to giugnere mai in addietro. Imperocché impadroni- 
tosi di undici terre circonvicine, e mosso poi tratta- 
to di concordia col mentovato Camutto, tanto operò, 
che il Saraceno non solamente abbracciò il partito di 
Ruggieri, ma anche la religion cristiana. Questo 
esempio commosse gli altri Mori a f^r lo stesso, e a 
consegnar il suddetto castello di s. Giovanni al con- 
te. Furono assegnate a Camutto in Calabria molte 
terre, ed egli finché visse, non mancò mai alla fedel- 
tà verso i Normanni. Noveiro scrittore arabo mette 
la conquista fatta da Ruggieri di castello s. Giovanni 
e di Girgenti, sotto il precedente anno. Mori certo 
nel presente Lanfranco di nazion pavese, glorioso 
arcivescovo di Cantorberi in Inghilterra, con odore 
di santità, e mancò in lui uno degli insigni personag- 
gi di questo secolo. Fu restitutore delle lettere in 
Francia, della religione in Inghilterra. In Piacenza 
era stato accettato per vescovo Foninone già vescovo 
cattolico di Sutri. Non poteano accomodarsi al suo 
zelo i fazionari scismatici, e però crudelmente un 
giorno gli levarono la vita con cavargli prima gli oc* 
(i) Gtnfridas Malaterra lib. 4) csp* 5. 

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ói\^ é poltaj^arlo a pezzi. ^ laonde fu riguardilo qual 
martire dalla chiesa <:afto]fcfi. P«f testimonia &za di Si- , 
gebei-to (i), ceminctò in qaestì tempi il morbo pesti-. 
ìenzhìe-^tlJu'Qco sacro ad affiUggère la Lorena^ e si, 
sparse dipoi |icr la Francia e per 1" Italia. Consuma- 
va è poco a poeo le carni del corpo- umano, e ridu- 
ceva a( morte i pottenti, dicendoli direnir come car- 
boni. Fu per questo celare' col tempo la divozion 
de^popoK a s. Antonio abate, renerato in Yienna del 
Délfinato, dove ricorreva la gente per la guarigione 
ài questo male. £ di qui ebbero origine tante chiese 
di s. Antonio abate, anche per le città d^ Italia, e il 
dipingere o rappresentare in altra maniera il aanto 
suddetto, colle fiamme di fuoco in mano, o da ou la- 
to della sua immagine. Questo fuoco nelle antiche 
sue immagini significaTa la sua gran carità ; H porco 
a^ piedi, la vittoria di tutti gli affetti sensuali* Ma il 
rozzo popolo interpretò ch^ egli avesse particolar vir- 
tù contra del fuoco, e per la salute dei bestiami* 
L* ordine de' religiosi istituito sotto il suo nome fu 
poi soppresso ; il morbo per misericordia jdel Signore 
col tempo anche esso cessò, ma ne dura tuttavia. lame- 
moria col nome di fuoco di s. Antonio, santo venera- 
to con altra idea a''di nostri dal volgo, qual protettore 
e liberatore dagHncendi cagionati dal fliocp naturale. 

( CRISTO Mxc. IncEzione iiir. 
Anno di ( URBANO II, papa 5. 

( ARRIGO IV, re 35, imperadore 7. 

Seguitava, bensì in Germania la dissensione e la 
guerra fra i cattolici e gli scismatici ; pure appren- 
(1) Sigeberloi in Gbron* 

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56 IRlrALt D^ ITALIA 

ctendo V augusto Arrigo^ che 1- unione di Gueil/b f^c 
eolla grtdf contessa Matilde potesse dare un tracollo 
8^ suoi interessi in Italia, determinò di valicar le Alpi, 
e df portar loro addosso^ la guerr». Calò dunque in 
Italia con ntt poderoso es^cito nel mar^o ààV anno 
presente. AUMamo da Donizone (i), che anche prima 
Atnf^o avea danneggiato, per qnanto potè, la sud- 
detta contessa, eon torte in Lorena ^utte le castella 
e ville e lei pervenute per eredità della dachessu 
Meatrìùé sua ma<jlre, «a riserva del ibrte e ricco Ca* 
steltobrigecino: 

Praeteréa inllas ac opplda^ qaae comttissa^ 
Ilaeo ultra marites possederai a genitrice^ 
AhstuUi otnnino^ nisi castrum Brigerinum, 
Era ih possesso la contessa Matilde da gran tem- 
po di Mantova, città signoreggiata anche dal mar^ 
chese Bonifàiìio suo padre. Ne imprese il blocco ó 
r assedio Arrigo, con devastarne intanto il territorio. 
Rittrossi la contessa alle sue fortezze della montagna 
reggiana e modonese. Ossia che Arrigo non intra- 
prendesse queir assedio si presto, o che non fosse é 
lui facile r armar di gente tutto il largo circondario 
del lago ch^ difende quella città, noi troviamo entro 
essa'importànlie città il duca Guelfo cólta moglie^ 
nel'di 27 di giugno dell* anno presente. Ciò si racco* 
glie da un loro diploma (a), dato in Sbntova F' ca- 
ìendas julii^ anno dominicae Jncarn^tioais^ miUesi- 
mo uonagesimo, Indiction^ iertiadecima ^ da me 
veduto e dato alla luce, con cui confermarono ed ac- 
crebbero -i beni e privilegi al popolo mantovano: det- 
<r)Donizo in Vit. Matiìd. lib. 2, cap. 4. 
(a) Antichità Estensi P. I, e* 2^ . . 

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A Ir W o iQc. 57 

tenne di pradente politica per maggtormeille impe- 
gnarlo ed animarlo alla difesa della patria. Anche il 
Stgonio ne fece menzione, ma con rappresentarlo 
scritto nel!* Indi%ione XII (i), 11 registro ch'aio ho' 
ATtito sotto gli occhi, ha r Indi%ione XIII^ che eor-r 
re Benhanno presente^ Quel diploma ha il tegnente 
principio : Guelfo Dti grada dux et nterrùhiù^ Ma^ 
thilde Dei grada ^ si quid est Dovettero poi nsdr« 
di Mantova Guelfo e Matilde, e sappiamo da Donilo*' 
Ile, che la contessa si ritirò alle sue fortezze nelle 
montagne; e da Bertoldo (3), che di grandi incendi 
e danni sofferirono in queiti tempi gii Stati dei duca 
Guelfo y, non so bene, se quei della moglie o del- 
l' avolo marchese A%%o, Ma Guelfo ' massimamente 
per le esortazioni della contessa sempre stette saldo 
a^r attaccamento alla parte pontificia, e resistè aUa 
in'sa nemica. Impadronissi nondhheno irrigo di fii- 
vaKa e di Governolo, due luoghi importanti d^ Man- 
tovano, e seguitò a tener chiusi in ^ittà quegli sl^i- 
tanti, a^ quali Matilde di tanto io tanto spediva rin« 
freschi di gente e di viveri. Per . attestato di vari 
Storici mori in quest^ anno (3) Liutótldo -dnca di Gè- 
Hntìa, uno deT pie >fodéli adoremi . di Arrigo^ BgK è 
jo stesto che vedemmo nlPanno ioS> eoi home di 
Zfiiéaldù tenere on pleeHo' Su Padova. Area questo 
duca poco innanzi' inght^ametote ripu«^tfti la ptropvia 
jbogtie, e presane un^ altra <:on licenza àéV anfipepa 
Clemente, ehedovea condiscendere a tutte- le 'istanM 
anche inique de' suoi ^rti^aiM par non dis^starii* 

(i) Sigon. de Regno Itatiae f. 9. ^ 

(2) Berthold. Coastantiensis in Cfaron.' 

(3) Idem ibidem. Abnalif la Saxo. Chiome Aagoifo^. 

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5S. AirKHl D^ITAUA. 

Dissi esser io eli parere ch^ egli governasse anoora la 
Marca di Verona^ città io questi tempi fedele ad Ar- 
rigo. Ne farel4>e anche iestimoniansa un diploma di 
fsffo angusto, eh'' io ho pubblicato, co^e «[tettante 
»U-anao presente (i), ma s^sa esaminarne le note 
cronologiche, che sono.afl&(to difettose. Fu esso dato 
in &rore del ministero veronetAdi s. Zenone, ^n- 
no domiuicae Incarnatfonis millesimo nonagesimo^ 
sexi^a ludictionti regnante Henrico imperatore III^ 
T£gm e/US XXXI F'; imp^rii autem F'ITI. Hoc 
actum est If^idus aprilis F'tronae. Ma, come dissi, 
non so io c^a combinar queste note* Non sarà origi- 
nai^ quel diploma, ma un abbozzo mal fatto, quan- 
tunque a prima rista autentico a me paresse. Presso 
Qofl&edo Malaterra (a) truovasi cosi intricata la Cro- 
llo logia di.JSii^f ieri co/if e di Sidlia^eh^ io non cao 
dare per certo il tempo delie imprese da lui narrate^ 
niessa in confronto con altri Storici. Racconta egli, 
che di nuovo si riacceee la guerra fra i di lui nipoti, 
cioè fra Ruggieri duca di Puglia e Boamondo. Ac-^ 
^rse in aiuto del primo il conte^ e dopo due anni di 
diseordia si riconciliarono. Pare che V Anonimo ba* 
reme (5) metta il principio di tal rottura nelP anno 
lo8S, con dire eh» Beri si accordò con Boamoodo ; 
e ae ciò foste, neir ani^? presente si sarebbono quei 
due principi amicati. Soggiugne il Malaterra, che nel* 
r anno 1089 esso con|e Ruggieri (4) passò alle lene 
noue con Adelaide^ nipote di Bonifacio ^unosissi«> 

(1) Antiqait. lulic. Dissert, 67. 
(a) Malaterra lib. 4* osp. io. 

(3) Anonymas Btrensis T. V« Rer. Ital. 

(4) Malaterra lib. 4. cap. i3* 

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A V K o lae. - 59^ 

mo marchese d^ Italiii, cioè, come si crede, marchese 
del Mooferrsto. Fioalaiente scrive che neiraono pre« 
sente il popolo detta città di Neto si soggettò al di liù 
dominio: cod che ni un laogo in Sidlia testò che non 
riconoscesse la di lai signoria. Eresse egli vari Teseo- 
Tati^ fondò chiese e monisteri, promosse in ogni par- 
te il culto del Tero Di%precedendo «tatti ooll^eatm* 
pio deUa pietà. Restò nondimeno in Sicilia una gran 
quantità di Saraceni, a^ qnali fu permesso il tirerà e 
credere secondo la lor legge, purché ossertastèro 
la fedeltà dovuta al sovrano. Passò ì inoltre il «onte 
Ruggieri coU^arnata naTale all'* ìsola di Malta nel m^ 
se di kiglio, e mise T assedio ella' città. Ha 'creduto 
|itù d' uno, fÀì* e^ s** impadronisse di quelP isola 
B^^ anno presente, ma senza fondamento. Tutto ciò 
che guadagnò Ruggieri in tale spediaione, come^iarr^ 
Goffredo MaUterra (i), fu di liberar gli sigiavi crì- 
sUani, e di oostrìgnere que^ Mori a pagargli tributi, e 
a far seco lega, con obbligo di aiuto ne"*, bisogni. Sa'- 
condo i conti di Camillo Pellegrioi <a), diede fine al* 
la sua Tita Terso il fine di quesC anno Giardino /, 
principe di Gapua, lodato non poco da Romoaldo 
salernitano. Ma di dò parleremo all^ anno seguentCì 
in cui forse si dee riferir la sua morte. 



(1) IMalalerra lib. 4i cap. 16. 

(a) Camillas Peregria. Hiit. Princ. Langt^ard. 



,y Google 



'( €A|$TO nxi»; Ifidi^. XIV. / 

. Anno di ( yWA^lXJIv papa 4. 

pfur tvlla'ilrv^ri^ TiatHidift ovirflco;Uhlofia<iìdi.llbati 
%P9ft. Xrovii 4^ iQ fiof^ ti. Be^faoidii jeÉf^9g«v^àua 
QoM for|e «i Mi4piortfmAe <sltà cf>n:àcbperaeJft pÉUsM 
te.weditifett ,4^r or9^.«( j^werlicfe ilscnor^ .dt^^sM 
C^Udìni. £0nl|^. 4^ei•t rpiiecìò Dowaooc somdìisòi'Ìb 

««yipRciacehè. ptpyy<»diiti(bl». ìi «bcit ìGtwj/^ 0. J» 

eon^sa McUiféedi^méfkQ. m «a^ del lanwogàcvaké^ 

«tfd»bono p^lii^9 vqI«^oV^»^c^<*^ P^ «Hii R'«sae« 

4io« e maoltmur la-:pi!dto»«»$a' &t1r diunan. , adf ne npab 

ad Arrifa% BnkM'Mosa donqijHs^ T arisi tedeaekc^jin 

fiMlU^eUtè, VH^ già m^X sébtato nnUk. a di ss^ 4' m 

pnle, cq^«^<$crìis#^ taluniO, «la itel f^omo pmedLciH 

tt, aon^'si rio^n 4al s«iddetto 'DohwDiia^.cto jgoìì 

parta <(i) : * - ?» .j ■•..:* J .4 

J^omqua neete Jhum, Jadas meisoatwr^^^Kim 

Tr^didiiyhac ipsajkitkèee mria JMaatea^^lcrt 

Tradita. [ . : - . f . -'. j .1 

£1^ la goarnigioD di Matilde itanU» l tempo obo 

potè nscendo pel Lago iii turche «alyv^le pcraonem 

ìt eqiiipaggjU>. Jl ciAloIico ye&oovo -UiMÌdu^^e -nn fag<« 

gì acch^ egli) ricoverandosi pesti) bimeénioia con* 

tessa, rifugio allora di tuui i cattoKoi>ittliaM persfr» 

guìtati. Arrigo d4>QÌ introDÌ;izò nella dnesadi^JUaìi'» 

tova Canone^ cioè Corrado vescovo ^cifm^lic^. ^\t*e 

( I) Donixo in Vita MathUdis hh^ a» . i ( ) 

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A Wvir D ' ÌÈÈMt, 61 

iooUre le sne conquiste eolP ìntpadrcmirii di tuUe le 
terre di là dai* Po, 'diansi t^ndieoti alla suddetta 
contessa, eooettochè di' Piadena, patria nel secolo 
decimoqaiiile di Baitolonimea detto il Platina, acrit* 
tore celebre ; e di Nogara, oggidì terra del Veronese, 
che tennero forte couira lo sfotuo dei Tedeschi. Nel^ 
la state munirà avendo assediata la fofte teirra di Ma'- 
nerbfo, oggidì posta' nel distretto dk Bresda, coHa h*' 
me in fine la coeuinse alfo resa* Dopo la presa 6i 
Mantóra, sorìye il S%onio <i) che la città di Ferrara, 
situata allora oltre Po, sema «spettar la forza, si sot« 
topose 90 Arrigo. Onde a* abhià egli tratta questa 
notizia non V ho scoperto finora. <2erto è che queUa 
città si levò dalla devozione dèlia contessa Matilde, 
e a suo tempo vedreuM» eh** essa valorosamente la ri-* 
cuperò i e perciò non è impr^abile la sua ribellìene 
Vii quest^anno, anno assai foTorevoleàd Arrigo. Ten- 
ne papn Urbano un concilo nell' anno presente in 
Benevento, dove stabili molti punti di disciplina ec^ 
clesiastiea, e conl«rmò U censure eontra deli^ antipa'^ 
pa ^uiberto. Ma mentie egli dimorava in quelle par- 
ti, essendo cresci ula la baldanza ^gli scismatici per 
le prosperità d* Arrigo, i Romain, che mutavano faciU 
mente vela ad ogni vento (2), con firodcs* imposses- 
nrono della torre di Crescenzio, cioè di Castello 
sant^ Angelo, e tenne anche loro in pensiero dì di^ 
coecarlo. Lardarono oltre a ciò entrare in Roma il 
saddetto antipapa, che forse questa volta si credette 
di stabilir ivi per sempre ti suo trono, ma gli andò 
lalltta, siccome vedremo. Teggendo intanto Guelfo 

(1) 'Sigón. de Regno Ital. lib. 5. 

(2) Berthoidus Cotittantiens. in Gbron. ^ . 

edbyCOOgle 



63 àrnmàhi d'jtalu ' 

IF"^ duca di Bflvìeray ìèt catti?* pièga che 9veàiio 
pr«ia in Italia gP iatcresù di Guel/ò V^ suo figliuo- 
lo,\^ daHa contessa Maìilde^ %\Mà nwora, nel mese 
d^ agosto calò io Italia, e trattò di pace verisimilmea'* 
te per via di me^aiuri, eolP aognsto Arrigo, con con- 
dizione che questi abbandonasse T antipapa, e rioo- 
noscesse Urbano II papa legittimo, e restituisse tutti 
i bew ingiiistamente tolti ad esso duca Gueiib suo fi* 
gliuftlo e agli altri aderenti, tutti» Arrigo iosQpefbtto 
della {ortuna presente, rigettò ogni proposision di 
'accordo, dimodoché il duca se ne tornò in AleoH^aa: 
e contuttoché molti di quelle contrade in questi tem- 
pi SI ditiUaraasen» .del partilo di Arrigo, pure Gudfo 
risregliò molti altri ancora conira di lui, e propose 
ancora di create un nuovo re : cosa che non ebbe 
effetto per la pigrizia e malevolensa d** alcuni. 

Per attestato del medesimo Bertoldo, tei minò in 
quest"* anno i suoi giorni Miklaide marchtsaiia di 
3usa e di Tv>riti0, celebre principessa, e già suocera 
d^ Arrigo. Chi succedesse nc3ia ricca eredità de^ snut 
Stati, lo vedremo aU^anoo seguente. Benché il Pel- 
legrini, siccome abbiam detto, metta la morte di 
Giordano /, principe di Gapua, verso il fine delPonr 
no precedente, affidato suir autorità di Lupo Proto- 
spata \ essendo assai confusi i testi di queUo. storico, 
non sembra assai sicura la di lui asserzione, dacchà 
pia chiaramente Romoaldo salernitano scrive che 
anno MXCI^ Indictione XI F^ mense Jebruario^ 
Jordanus Capuae de/uncius est anno XJIl princir 
potus. Quel che é certo, dopo la morte di Giordano 
i Capuani si ribellarono e cacciarono fuor di città 
Riccardo 21^ [ rimogenito ed ered? del defunto prìn- 

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_A'if ir o voLCu 65 

cipe^ coit tatti' i Normaani. Ds!- suildetto Bertoldo di 
Costanza è narrata sotto ques^^ aboo quella ribalto* 
fìe, seiobrando perdo, che anch^ egli differisca all-an-' 
no presente la mort« di Giordano. 'Per attestato di 
Pietro diacono (i)si ritirò Riccardo ad Arersa sua 
città eoa sua madre Galtefgrima^ sorella di Gisolfo 
li^ ^à prsnoipe di Salerno ; ed implorato 1' aiuto di 
Maggieri duca di Puglia,- renuta che fa la state^às-^ 
tè con un possente esercito sotto Capua, mettendo 
a ferrose fìiioeo tutta la campagna. Seguita a dire 
esso Pietro diacono : et tamdiu eos expugnaskt^ 
us^uequo Capuani^ necessitale coacti^ praedielo 
Riéhardo munitiones redderent^ eumque recipierUes, 
sibi in prmcipem consecrarent ; quasiché in questo 
medesimo anno Riccardo riacquistasse la signoria di 
Capua. Ma quel tamdiu eoairontato colle toriè di 
Lupo Protospata (a) e di Romoaldo salernitano (5)^ 
Tuoi 4ire che Riccardo seguitò a far guerra a^ Ca« 
puani, finché dopo ^n tempo, cioè neiranno 109S, 
siccome vedremo. Il ridusse air ubbidienza sua. Era-* 
si anche sollevata la città di Cosenza in Calabria pon^ 
tr» del duca Ruggieri (4)* Chiamò questi in suo aiu* 
to Muggieri conte di Sicilia, che- ri accorse eoa un 
hìsssn eorpò dì Saraceni e delle sue vecchie truppe. 
Fu formato l' assedio, e v"* intervenne col duca an« 
ihm Boamondo iXLO fratello. Operò tanto colla sua^ 
destrecza il coate, cheque^ cittadini finalmente si ri* 
conciliarono col duca, il quale entrsito nella città or« 

(1) Petrus DiacoD. Cbron. Caswnen. I. 4> <^* 10^ j 4 

(2) Lupus Protospita in Chron. 

(3) Romaaldtts Salernit. in GhroD. Toro. VII, Rer. Ital^ 

(4) Gaàfrìdas fifiUterra lib^IV, e. 17. 

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6$ tXtOJJt B^ITU^À 

dioò tosto, che nel colle japeriore ti pisntatte una 
forteoM^ par impedir d« li iDoaoii una simil prosiiii- 
none di quegli filanti. H conte Ruggieri, che femprie 
sapei^pe iewc nelle dBtgrazie del dirai, sua nipote, ot- 
tenne anche questa ?oUa ^ lui per guiderdone di 
questa fatica il domìnio neUa metà di FalermcH: il 
cjbs àia coodscere, ohe Roberto Gutteavdo in co»* 
quietaoMa, tutta la rttanne in suo potare, uè ^ 
ne diede h awtà al firateUo, come penaò Leone os^n* 
se. IBgfiorò «fi poi si fiittm^ente Palermo per opera 
dei conte Rugf^en, che ne riearava maggio» profìtto 
possedendola solo per metà, che quando interamente 
ne era signore il duca. Teggasi anowa airaono 1 122, 
doiFC ti paria di questo. Se fossero ben corrette le 
Note cronologiehe* di un documento da me prodot- 
to altrove (i), noi sapremmo dora in q^sti tempi di* 
inorasse la contessa Abtilde. Nella copia tf noi con* 
servata da PellegHno Prtsciani, queUIa carta si dice 
data arma ab Inearnaiione Domini niilìesimo noma^ 
gesimo primo^ die nuiuis madiij Imdictione XIÌ^ 
eum tsstidonma Mmtilda^graiia Dei ducatrix et 
eomiUt»a^ marchionis Bonifatiijilia^ in loco -saneti 
G^earii^ óoè ia s. Cesano, distretto di Modena. Ma 
qadV Indictione XI J non conviene alP anno pre- 
sente. E^trovandosiatiora colla contosm Ugo veecovo 
di Mantova, ^^Landaìfo i^escwo di Ferrara, q<teiA 
due pastori, sooondo TUghelIi, molto dopo il pvesea* 
te um^tw[90/a promossi a qudle dùese» Però, io 
nulla so accertare del tempo in cui quella carta lo. 
•critta. 

(1) Antiquilal. Italicar. DiiserUt. 11. 

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1 V V ^ ABTOXt/f 6Sì 

(CaiSTO Mieli. Indaioneffiro 
- Anno « ( VfifiANO n, pap^^S. 

( ARRIGO ly, re 3;, imperidortg. 

" P«r qòanto potè, st gallò V On^^ia Arrigo ^^ 
gaastar \t terre dì Gual/ò F daca: e clellft cotn(05#tf > 
MctUdt* 9la non attanoaiano apio aUa comte^Ot <^bOì 
di mano^ io mno la avrerlivaiìo ji Mtii ^i* atrfar' 
aventi <d^ Arrigo ;« pereioeQliè ella iaf(>t>obftiie| lem-, 
pò del terDere^K si tro?àv« di là. chK':Axtii9) sfiiM 
tfver leeo' niliney spedi n qodb mbe mite d^^ nioi, 
'oDobatteoti. Gli aftdò.per otCo ^maì dilude&dp ^-% 
r(go, cott rìtirai^i or qua otf'là^ lento «lie potè fauaay, 
le sue truppe; è oiè ftAto, andò ad asaelir» ftU^ìmprey-; 
^so le genti della conteMa, che se*n* sUfViio idrajar 
te neUafiUa diTrioontai^ Molti furoiio presH «loltir 
iMsebis gM liltn si salvarono eolffrv^r d»lle gan4>9i 
Donixone (x) atlribmoe qnefto>£itlo«ft Uradimenta di^ 
l%o lor eondotéère, con dire r 

Prodiipr emansafuit Mugà noìfiUs ali^^ 

Mane cantra marem $ed fomJ^ ptodjitiQnmf^ .« 

Nam proba nohilHas non turpe sc^lus patrpt 

urufuam. ^' . , f 

Non ho io diuimidato nella AotioUtà estew, cha. 

tal taceia è data ad Ugo figliuolo del marcheie i^ta 

Il estense, dorendost leggere e ManSìoJmi} Ifugùii 

La capitale della provincia del Maine ia Ftanoii^ ò» 

q>pellau Ir Mans. Perchè Ugo,»ÌBComedi} «opm P^ 

serrammo, era stato signore di quel principato, fi»y 

dò era chiamato Ugo del Manto. Doveva egli mili- 

(i) Dontzo ÌQ.yit.Jf^d.hati€|p4& 



MURATOai, TOL. XIXVI» 



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tare m (difoH doi^iK» 6rtfé^ fT^ figU«dla4i m smo^ 
frattUD ; e se Tannavate «gK foste reo di qciestP» e ' 
semn stmia^ ìohjqI sq dire* ])I« «e fu, oan iè da «9i^ : 
rswigliaTtevie^ d^Msdiè abbiam già vedati cotne que-. 
sto prìncipe ixi altre sue azioni def «nero 4tUa y^ià 
dei tuoi mag^oiri. Cìiuinta che fu la stàte^ Aff^o^eol-: 
la^ioa acma^ ess^eodo veouio di 'qua dalrBo^'t^itMi^. 
dò la guerra cd&tra le fc^teazadeHa ^^néeHa/.SIiBkliin:, 
de,'9itnat» ndle ùoittagóle ^ UodeiMSCy^sifìrigM^m . 
gicosdo e incendiando tutte qaeatQ ^ntcad^,(£>«:Pf«^ . 
se Monte Morello veno Sevigoano pi!èss6 ilFi^an^. 
siccbme ancora Monte AUcedo^ indi mise Tieasedi^c 
a Bfonto-.Byio, oggidì Blcutti^ió^ sttora iA m^l^i^n 
di Modena, e oggidì dei Bolognese* Eralocterqu^t^i 
caetsUa, bravi i su^ difenforii L* aatìpifKr Qle^Miayf^i: 
venne tu persona per abboeoarsi noll^iin^etadfiifeiyt&r . 
visitar ^eir; assedio intanto perchè ondatan^^rnsle'. • 
gli afl^ri della ctmtessa, i sisoi liai'oni' e kx>rtì^m óih; , 
rtÀùfÀeé(mo vivamente ad esortarlo alla pàìee9eQa:8upHÌ 
porle che anche Arrigo né los&e vogUoso. ilkiita.'Ja:: 
tempestarono, che sì contenta -di &mei^ propeeizio^ .; 
ne in QUO dieta, tenuta per questa nella rocoadicCa&t:. 
pineta 'ad una radunanza di teologi* B^iìmrtooes^^^ 
i^o catteUco di Reg^o còlla i9Kg^or patte i&iroa>ò'<.!3dJr 
sentÌBàentè,i<Jhe ta^Ott«tss0 4o«etse cedette ^Lteààpo^^ 
e pacÉScitii cou Arrigo, «a ìiott gii -per darsi yi>dB-»i 
tìf^ày Gi6 sarebbe forrse suec^utOyte^non à.^fioose: 
ahcatd Giovani, probabilnieiitè doate 'del. manisiffiro '. 
di i!2ti^ossa, il quale tanto perorè cantra' di vul lalèi 
eg^iU6t«imisntò con dai^spémniBQ ^lac. contessa adi 
^nakhè ricino aoooorsa dsfticielè^ cbe litoide '0(^01- 
(i) Berlcld. Goiin«atl«»i ìnQrtoiu ' ./ . ' ^ 

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re^olM ^f fai» {)ani coq Amgc^ nemico èà\n QhuftH:. : ^ 
Sp«s€ lÉtnitiai esso ìmperadore ttitlatlfer state- sotto- 
Mxpm Mto (4>«eiiza lrQt«& ttlwQo^. ti gffg^ard& fa^- 
)a«jiffeSs»Mi«IÌ8Pfi»ymi^ottf^ Mttitde. B^sUcrmeeiidi»^^ • 
ta'lMSfftovte, 0s^ adira maochiiu^ «zittire idleglì bs8«k ' 
diew^^doiic&o tiidró tfikrfigyiu^ d'^essofiurrii^^ 
^iiià àitfai Oisitzioile^ini» gli alul itorkii Yems^ ' 
mtj^wime'eu se» bastardo. Portatogli diluì o^dai^ro'^ 
a^^ìi^iisS^^tiìildibriialoxifisiipe^M sepolcro. Feo^ ^ 
iKsm^vféf^àùrànìffì di' egft aret^ci^fare ooouck : 
fovtètttÙDéspugoibtle, soìolsei^ ateeJio^ m^di'tìkò^ 
Bieggid) doi|4* ti:fòemò aiqpidntv gli^nW iPtuchi àeh 
m(^:>d^ ottobre fingendogli [Msarè'at Parma, Tukòr 
incero, e aoAfi^ a t. Koló,' per teiere ae/potea io»^ 
^WèéPé riìttportanta waeca di; GaiRissa^ do^e «elUon^ < 
no:af07^abtóam redolo tbeibrlittadigssa' egB^ w^a^ 
fatto; Spèdi colè iioinsiitiMatè la contessei tm'bvbooi' 
riafosO) ed^eMa st rìtìrè m^ BititanaUk^^w^endo màor^ -^ 
ta^unvMia nebbia «alkici^è: r miliiei eT^wM^^tureìto 
arGaneaae^vfci i^Bto Mia eooleesal fo *ooa -^osìo 4ieto 
aUa^^óiaiù, e le riiiMi £ prendere te fbandietjrlfl^e- 
riale^7 eaduta ^* pofno al figUoei^^del 47SArcAe«^ 
Ofertotr GbietHo nArrigo^ d^ f^i^iiifsnoii paast^ 
rnsoalò^lptina^ e poìiAìjeoAdiuift di lèiielP^k %ni. 
dì «^.aiidàvr sinionmde^ 1» ^Bma ai^ÉotM (i^^peròi JiBfibe^ 
laseontessropaaaò iriirePo^ e primi^i^ t(9ìd^inMa«^ 
r«iBio^nnau^tò jiiinantOffibdle^tte teare;ferdi]ie^.«t 
fr« ie altre h torre.di Gomnalo^ e Brrake^ Per QnaB?r. 
to^ccite BeitoJhdo da GoitanKa^ p<^ tMumpfifsd^, 
fatò il aantonalab delTinuiD preseotifef«firì.di StoÉSB^* 

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^8 AHVILI ti* ITALIA 

ÌQ Ticioaoza noodimeiia d* està cHt4, psr non afor 
potato «T»f r if^grefl^ nelb batilic^ ài ^ i^ìttrg ^ pf r^ 
ciocché preaiQ ali» medefia»» s' «ra.inca^dUalOy^ioò 
ben feftificator antipapa Gilberto. Per \9t memoci^ 
ebe rapporta il cardinai Baro^io, Bf^arlsoa, aver eaio 
pontefice fatto nel pca«9ntft ^no uà viaggio ft Snkr- 
no, do^ nel. di 1 4 di sottambre confermò i auoi pri- 
Tìlegi a Pieira abaie deXV iotigiBo monittero deib 
Cftva. 

. AcjBennal di sopra la morte di Addaide mareiieMilA 
di Su^ e di Torino. Contiene ora- aggiugnei» eie 
cbe'tt f addato Bertoldo autore ^ntemporaneo aeri* 
t% iotorno alla, di lei eredità. In LQngob^rdia^ dico 
«|li) ConroAts JUius Htnrici regi^ bona Adelh^ 
dae T^uriniBrms oomiàasa ùtpasUf qwie eji^Hlmn 
^eùmiihMe nepos^ JiUua Federici comiiis habere 
dt^ìt C dopo aver detto cbe quatto Fé Arigo con- 
te asaaissimo: rìsplendefaper la urna (àetà e pel aoo 
eoflante attaccamento in questi torbidi tempi al pary 
tko pontificiD, ^d aver egK avolo per suoi, geakori 
Iiodovico conte e Sofia zia mi^cna di^a eontessa 
Matiiffo, ed. essere mancato di vita nella festa di s. 
Pietro deU^ anno precedente, sof^gne: Mujus ergo 
JlKum ex nepte damìnae Adelkeidàe smcepiwH^ 
Menricus rex cum^ JUi^ ( Comdo ) éxihercdare 
ptvposuit; ternmque e/us hottUHer invmdendotf 
^éc- circumqua^e devttsiandó^ e^am J^ueiuariùnù 
monàsierio muUa wmìainluUh Bi qài pertanto mi^ 
sce uà grappo assdi difficile nella storio genealogica 
della real casa cB Sovofa^ e non saffioientementesòo!*- 
to dal Gnidienon .* lao«|do è da aspettare qualche al- 
tro più sparto serittore^ il quate pia eiattamentt H- 

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'A ir H o mcii. '$9 

^f^ercU e tir maggior lame metta i fiitti dì qneYnncìlù 
-«lie da tanti aeeoli In qua con gloriosa saccessione ii- 
ioitrnio ritelia. Fer le notiiie prodotte dairUgbcl- 
^ (i)jfi fco^e che in qoest^ anno mentre pn^nz Vi^^ 
'%an» dimoraTS in Anagai, ad stanza della contesisi 
IMIdt eresse in arctrescorato la nobii chiesa di Pi- 
sa^ m mani e ra «he Daiberio era vescoTo di queUa 
«Atfà, Aril primo arcirescoTO dcUa medesima, e a ttii 
forono sottoposti i vescoTati della Corsica. Di tS)5 
vomere oecasion di parlare all' anno i 1 1 8. Aveva già 
èooeertato V augusto Arrigo un abboccamento cbn 
iMislao re d^ 'Ungheria (a), e già erano vicini od 
llBContrarsi verso il nhtalé del Signore, quando Gueì- 
Jò IV^ duca di Baviera, aopraggiùngendo con varie 
•qoidre d^ armati interrappe il loro congresso, e fece 
tornare vergognosamente indietro Arrigo. Scrive Lu- 
po Protospata (5), che nelP anno presente per es*s0r- 
ri ribellato il popolo della città d' Oria a JBoatnondo 
loro signore, questo coir ajuto de^ circonricini anùei 
aaiae P assedio a quella città. Tanto ardire nondimei)o 
e iom ebbero gli Orietani, che il cacciarono di là, e 
gli preseib V equn|)aggio e le bandiere. A RuggieYi^ 
eoide di Sicilia,, la morte irapi in quest^ anno Oiòr-- 
ifaiiioy sno'figfiuold bastardo (4)9 giovine di granfa- 
lare,' iM si credeva deltioato alla succession del pa- 
die,* giacché egli altro fighnolo non avea allora, che 
qtt«sto< Ne In tnconsolàbile ftu|;gteri. Ma volle Dio 
aaeittfargU le lagrime ion dargli nel presente anno 

. (I) Ughellias Ita). Sacr. T. III. io Àrchiepitc Pisan. 

(2) Berlholdas tio^stanliensis in Chroo. 
'' (%) Lupus Pròtóspata in Cbr. 

(4) Qaaf^Uos.UsIaterrt,!» 4, t^ t9. 

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.ua figlinolo legitUmQ, a luì pariorito da. ÀttkkUA 
,aua secoada iDOgUe. Eiaendoti anche ribeBaUlaoitr 
.tà di.Peutarga, o Peotarfa, che dianzi era pottfltpoata 
a.Glordaiio^ JKuggieri colla forza la ridusse alla : «mi 
ubbidienza : il che costò la vita «gU autori dt> ^db 
.sf>Uef»zioii4. Perchè poi T augusto Arxigo domfoflsa 
nella. città, dì Hcsggio di.fjombardia, quivi anpora:T«^ 
iuv£^ .ri«ofio3CÌutA 1^ autorità deir antipapa iGv^bef t9> 
Besta tuttavia una sua bolla, da me data alla luce (4^ 
ìa £ùror^ dei canonici I^eggiani colle seguenti ii^tf j: 
^Duiipn apì^d Cefenam^ per manum Berneri yiap 
Petii canceliarih <^^^, dominicjaè IncarMoiionff 
JKXCIlyJnfUctìom ^/% ai^no auUm pqnti/iufaii^ 
tdomm Ckoiéntis tertii papae FUll^ idihus juniL 

\ ( CRISTO Mxcm. Indizione j. . 

Anno di ( URBANO II, papa 6. * . ' 

( ARRIGO IV, re 38, imperadore \o. 
( CORRADO U, re dMralia i. 

Un gran colpo venne &tto in quesl^ anao ai di- 
fensori della parte pontifici^, e prìncip8^mente,.pec 
quanto si può sospettare, v' ebbe mano la C4/^«^S^ 
MaU^dù. Goè riusci loro dUndurre .i7arix^ fxh 
mogenitò deirou^u^^o ^irrigo a ribellarsi. coi^a del 
padre : il t:he succedette nelP anno presente, 4>cr la* 
stimonianza di vari storici (a), e non già. più tardi^ 
come volle Donizonc. Gran a)Ipo, dissi, di. politica, 
al, ma che non si può leggere senza qualche orroro, 

(1) Antiquitat. Italica rV bissCrtàt. ai. 
1 , (a) Berfold. Coojlaaiiepsis io. ChrpQ. S^c^ertoi ia 
Chronico. Dodechinas in Ctoodico. / . 

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-dÒDt€dlke eoi padre nc^^ iniquità, sef>arar^ da ìm^ 
:it» nODi^aCersÌjegUDO dUpeoM» dair onorérlo. 3^ 
poi daggia e«96re l<iro permessa di levar gli Stati a 
chi li generò) e d"* impugtràr 1^ ar mi' cantra^ di hii^ \bh 
scerò io cite' altri me gMiehL Immotivi ohe^oero ri* 
-^tarqciesto giovale |>«iticipe contrai delipedrè^ si 
jpeggtoo Hferìti da Dddeeìbino, e fltoà «osi (nrridi^ cbe 
si ha della pene a crederli veri (a). Cioè avendo Ar- 
%^ coticeputo ordio e spl'ézto di A4èlcUde ( chiann»- 
WPìhaèseée da altri ) sUà inègKd) la mii«ia prìgioate, 
#edelieenta a molti d^^usMlé^ viòletita^ td eùjtìò 
«o^he it figlhiolo Corrado^ a lare lo stesso. PefcKè 
^«esti-rìeasò di commet«are questo defmdo eccesso^ 
cominciò Arrigo a dire che egli non era suo figliuo- 
lo, ma bensì di tìn certo printipa di Suevia, a cui 
portava somiglianti Te fattezze. Ora che Adelaide fos- 
se maltrattata dalP augusto consorte, non si può con- 
troverterie. Ella stessa in due concili! accusò il marit9 
delle violenze a lei fatte. Altresì è fuor di dubbio, chq 
Corrado fa principe umile, modesto e pieno di tutta 
bontà, aecoiMiaodosi tutti gli scrittori' a confessariq 
tftte; e sì pbò credere eh' egli fosse anehe mai sod^ 
tKslitto del^ padrew Quando ^ia vtvo che Ajrrigo gli 
propontssse il suddetto vislimo, ai mériterdibe )>en9 
ttd padre tale, ohe «IdidiiBrassimo enandio paaao f 
furìofto« Comunque sié^ trovavasi Corrado col padrp 
io Italia,. e,;. siocQmei(|pàf dicemmo, -era coeso in Pte^ 
forooCfr a xùettevsi/iot possesso idegB Stati deUftOMttei?* 
sa u^delaide avola sua* Si servi di questa, coogiun- 

- (JE^BérfU^l. Conshiiilieiisis hi €hioQ. SfgèMttOI in 
Ghronico. D^ectinos iu Qitodìdo. v . . 

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.^3 AHlliXI D |TA(.I4 

lura la coatesia Matilda, o alciiiio de' saoirparligMm 
per guadagnarb, con esibirgli dt brìo re d' Italia. Un 
grande incanto ai 6gliuoU di Admno è la Tiata d? una 
corona. Ma non andò si segreto il maneg^o, che non 
ne venisse qualche sospetto ad Arrigo suo .padre* 
Perciò furbescamente chiamato a $è il £glioolo, il 
mise in prigione. Si sa th? egli ebbe maniera di ùu^ 
girsene, e di ricoverarsi presso la contessa libUlde» 
la quale V inviò a papa Urbano per /ottener V assol^-^ 
none della scomunica ; il che gli fix ben facile» JB*ec9 
gran rumore dappertntto, ma speddmente in Lpn^-^ 
bardia, questo ritirarsi da Arrigo un figliuolo ornato 
di si belle doti i ed essendosi ancora sparie lie sopi^ 
accennate voci contra d^ esso imperadorct stomacali 
Bon pochi abbracciarono il partito de' cattolici. Qai«1 
die (ùù importa, le città di lUtlano, Cremona, Lodi e 
Piacenza, abbandonato Arrigo, fòc^o cantra di lui 
una lega per venli anni avyenif e col ditca. Guelfa • 
colla contessa Matilde sua mogUe: il che diede un 
gran tracollo agli interessi e air estiaoazione d^ esso 
angusto. Abbiam già veduto che Milano, Lodi e Pa- 
via, aveano presa ^akhe forma ài repubblica, ossia 
dk città libera, governata dai suoi cittadini e non più 
Sai ministri imperiali. To io credendo che ma^or- 
snnate quelle città in tempi si sconcertati stdMlisfero 
il proprio governo, e oomiaciassero a reggersi co' pron 
pri nuziali, rioonoscfndo nondimeno la sovrana au^ 
torità di ehi era re d"* Italia. L^ esemfuo d^esse a pò* 
co a poco indusse dipoi P altre città d^ Italia a ate^ 
tersi in libertà.. 

Fu poi mandato Qqrrado a Milano,, dove p^ le 
mani d^ Anselmo arcisfescoifo cattolico di qn^eH^i ^t- 

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A'fr w o ■Lxciu. >^S 

tà rìceretté Ut 09fonà étì regnò d* Ilafib tanto iti Htm^ 
», qaanto^ nélk basilica mìlcnese di t. Ambrosio. Uè 
-b meodotie anche LattdoHb jnoiore (t), cogoominato 
da É, Paolo') Morièo i&ilanefe èi questi tempi, délftì 
cui Storia comineeremo a ràkrd, eon iscrìrere: Cono 
quoque rtx ( Gonone e Corrado, torncf io qui a ri- 
{>eletlo, è !o stesso nome ) qui dum pater ejus Weth 
rieus 9ivèret, per contraèlationem StatUdh corriiU^ 
Site^ et qffleium hujus Jlniehni de "Rock Jvdt icóro^ 
natus M^doetiae^ et in ecclesia sancii AmhròsH 
regaU more. Scrìve ancora Bertoldo da Costatola (s), 
dier questa eoronatione si Uroe annuente fFtìphone 
duee Italiae, et Mafhiìda efùs carissiina conjuge, 
Appreisto 6^ soggiugne the Guelfo IV^ dutsa di Ba- 
Ytera, padre d^ esso Guelfo Y, poco dappoitenne in 
Italia a "visitar questo re novello, e ad offerirsi suo 
fedele adeifente insième eoi '6^uolo. Per questo in- 
aspettato aecidente restò si depresso e sbalordito l^m* 
peradore Arrigo, che si ritirò in una fortezza, è quivi 
grab tempo si trattenne come persona privata, e sen- 
ta là dignità regale. Anzi fama corse, esser e]^U 'statò 
preso da tanta afflizione, che si volle dar la mòrte, e 
ravrel]i)e fatto, se i «uoi non P avessero impedito. 
Bla in quesf anno terminò i sud gioimi il suddetto 
Ansehno III^ aravteseovo di BKlano; e perciocché 
\tk questì tèmpi le latiom contrarìe fiicHmente faèeano 
gì^interpteti de* gabitietti dM délo^ probabilmente 
gli sosmatìei dovettero attribuire ai giudizi di EMo^la 
A tu} morte, per over sostenutola ribelliòn d* un fi- 
l^olo contra del padre. Ma ricordar non occorre 

(i) Lanciolf. junior Hist. Mcdiolan. e. j, T. Y. Aer. Ital. 
(2) Berthold.' GomlaAtiensis In Chron. 

,y Google 



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{74 vuniiu iPaAMià. 

qaaii^'sia) se non sempre, almen baie spestf^^laiid^ 
stara temeiità allorchà Tog^m. meltere mana ne* con- 
sigli deU^ Altissimo, e immag^aat oagtosi sfpcaanttliir 
rali degli avveolpenii naturali. Etibe Anselmo; p^r 
sueeessore Arnolfa nol^ib milanese della Porto Otlen- 
lale, il qusle non pare credibile, coinè alaunl hamko 
scritto, che prendesse l' inyestàtnra dallVatigasto Ar- 
rigo, perchè Milano aHorfi segnitara la parte dd ro- 
mano pontefice, e del re Corrado. Cb^egll nondime- 
no avesse delle ppposiziopi, si può dedurre daUf es- 
ser egli stato solamente n^ll^ anno 109S. consecrato. 
Si dee anche avvertire^per gloria deU^ .ItaBay che t^ 
guest^anno s. Aimìmo^ grande splendore del.mona- 
diismo, fu creato arcirescofo di Gantoi^i, e prima^. 
te d^^ Inghilterra. Nato nella città di Aosta, Sbrac- 
ciò nel molesterò di Becco in Normandia la^yita mo- 
nastica, fu creato abate, e poi conira sua fetonti^ 4al 
re GugUeìnuy li alzs^ al primo saggio d^a <diiesa 
inglese. Provò egli dipoi delle gravissime ^essasioni^ 
che servirono ad accrescere la di lui ^oria in terra, 
e più nel cielo. Ruggieri duca di Puglia, che evea 
preso per moglie Adelaide figliuola di Roberto eoni$ 
di Fiandra^ e nipote di Filippo re di Francia, s^infer- 
piò gravemente in que$|oanno,^mcate che si spar- 
se nuova che era mancato di vita.(i). SoUevar9nsi 
^un<|ue centra i di lui Stati e ^gUnoli non solamene 
te Boamondp suo frate^lio, ma ancora altri barom 
vassalli suoi. Riavutosi egli da quella malattia, B(n« 
mondo si riconciliò . tosto con lui} ma. Gu|^lmo di 
Ctrantmaniol stamdo pertinace ndiaribellionfl^ oUbfe 
gò il duca risanato a procedere cdU' ar^ni ^of t^a di 
(i) Gaafrid. Malaterra lib. 4>i'^<'P« s5.. . 

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4*K1f 'q 'UOCIXI, .^ 

liu.-Colhniyiue -del mpote uni eoiafae Saggieri eon^ 
•fé di SioHaun baon nerbo di soldati^ t;d' quali f « r»- 
doito Go^ìeliBo a fbggirsene a GoatanUAopQit c^lfci 
-ftrdìia di tutti i suoi Stati. La ma^or parte itoadir 
meno ne riebbe e^t dopo qaakbe «easpo daUa.clar 
fflaeaia del duca» Prosperò non poco m qnesC aimo 
ila parte «attolica non febmenU in Ilaliiiy sa aiHbe 
^kk Gmnania. Lo ateaao pap» Ikbaoo potè «eiebrare 
.kfcfioBu ( non io io qual cbiesa >.coa solewiHà la 
^inUi del natale, qriantonqne io quella eitlè tuUa?i«i 
-dimosaMero non posbà segi;»ci deÙ^ antipapa* Il «af^ 
^a ponteice, èbe abborriftt 4i'«depefarQ il ximedio 
4ctt^^me per cacciarli, ptttftoetO: folle sofiarirU^ ebf 
4aqtitetare il popolo ; e taoto più^ percbò Gaet^U» 
aaet^Angeloi ol^e ad altri -sitìi» restai»' tuttofia in po> 
tare di 'Gnibèrtotehe vilenei^* buona: guarnifbiHtìi 
IntantOi «Mo Gttiberto dimoraTflf con ArrigD. in- ¥o» 
«oda, fitfgéndoti pronlMmo « rinunziaffe il preteao 
«uo papato, ^e ia altra mahiere non $i potea . dar . ìA 
poee:aUa Gbiesa. Ho io^prodotto^ ma'OoUe Note eio-* 
solo^cbe péoo esètU^ uoa.doaaadono toa in fqa»> 
^ anno da otio Arrigo (t),> dimorante in ]Mbntoi»>a 
Conone oisia Corruéo v^bcq^ù dtquella c^tà«: 

( CRISTO MLxciv. Indizione 11.' 
^ Anno ài ( CREANO* II, papa 7.' ' ,' ' . . 

( ARRIGO IV, re Sg, imperadore 11. 
' ( CORRADO II, re d' Iialia a. ' 

U acIfaor'Sigeberto è' qaeUo (2) ohe «Goanaa tu» 
scoria data in quest' anno dall' imperadare Arrigo 

(t) Anfifoit Ifcilio. Difsert. 67. 

(a) Sigeberlatia CbrfW*'^ : ....*, .\ 

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7^ • $MMUd iTlTJiLU; 

della' G«)lift) cioè imIW Borgogna o Loreo». Scoi 11 
«no alloalanameoto dall' Italia a far crescerà sBiUa<i> 
ratameote la parte poniifioia in quette parti, di ma-^ 
akra ckio ipoltÌMiffia fiurtcaza si ribeUarooo^ e prosar 
to r anaiooDUB di fati. Profiupnae anche papaJIi^. 
bmno. ]>m.B«rtdda:dft Coétan^ (i\ «.daunalttfcni 
dl'Goft<ado ^laie ?iiidoaiaaase, cioè di Yandomo^juL 
Vlen «onfenapio (ts) die io qimsìi iempì raotip^pA tor 
ttofm tuttavia gaairnigiono nel palazzo del Lateranqt 
^ èra inoltre padrone di Castello s^at^ An^lo .Ordel^ 
1» baùUoa vaticana* Abitava aU^ iiiooiitro qiiasi pm«7 
tatuante papaUr|)ano nella casa di; Gio-iraaxu Frangjir^ 
pMie^ nobile romane, la qpale<devea aver sembianza 
di fortnza. Quindici di prima di pasqu^vennea tro* 
^«^0 Ferrnoeio, lasciato .dal suddetto Qui^erto per 
custode d^ esso palazzo, ktaraneaae, ofi^endo di dar- 
gli quel riguardsvol edìfiaio, parche gli hue pagati. 
Qoabaona somma di danari» Era Tota bb^sa ponf> 
tifiaia^ e pttroiòt Urbano n raacomaadò ai iv^covi a 
casdiniJi, che poco ^U. diedero, perchè poveri anche 
essi a oagion della persoouaiono e de^ maialini .correa? 
ti^7r<^?ossiper aooidentein Rovail suddetto Golr 
fredo abate Ttndpeinense, e questi ciò udito, T^Adè. 
tosto i supi muli e cavalli^ e C9ptribul . tutto quanto. 
Poro e r argento che'ayea; e cop ciò si ultima il 
marcato pon Ferruccio, ed Urbano entrò in posse^o 
della torre del palalo latera,mnse^ Col non^e di 
questa torre pensa il padre Pagi (3) disegnato Ca- 
fldlo aant^ àng^lo^ Io non ne eoa peréuato* £sso 

(i) Berthold. Con^tantiensis io Ghron. 

(2) Gofirid. YiDdoctoeiis» hh, x» Epist. 01 / ^ 

(3) Pagios Ghritic. ad fkfuuà, %ixmL 

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A ir IT' o muxtf. lyf 

cibate Goffii^o netta ti^eni segoeiiite (i) n pr«^a di 
aver tolt^ à Ckiibeno Mtranenre palaUum^ iene» 
parlar pia della tórre. Se gli avesse aocbe toko Ga« 
stello sànt^ Afigeld, sieceme^ fortezm ék fli^gior oqìh 
segueiìté, ntoB T avrebbe egli taciuto. £ Berteldaee- 
stflAziense ebtarameiUeMierisce^ha Gkabèrto ne ara 
padrone, e che i suoi impedivaoo tt passava per Poi»* 
tè s. Angelo. Ma ohe vo io cercando coogbiettnre ? 
H suddetto Bertòldo attesta ehé anche nell^saioo 
lt>97 Guiberto tefiea presidio ìa quel castello. Di- 
iHoraya tuttavia in Roma il po^cfic» roaMoo nel cb- 
20 di giugno, in cui eonferaad i privila^ deHa badia' 
di Montebello sul Pavese, con boHa dàla (a) Romaex 
III kaìendti9 JHÌiU^ unno Domini millèsimo nonage^' 
Simo quarto^ Indidione secundà^ pant^oatus do*' 
mni Urbani II sepiimo. Abbiamo da Doniaotte (ò). 
che, per coosiglb delta contessa Matilde^ essopontiefi- 
ca deteiminò di venire in Lombardia, per maggior- 
mente fortificare il partito dei' cattolici, e sradicare 
la gran^gnaF guib^rtiiia% Perciòr verso il fine dalPan* 
nv, per attestato di Biertoldo (4) celebrò il santo tOL" 
tale in Toscana, dove fu ad accoglierlo con tutta di- 
votiòne la contessa Matilde. Se rimase Arrigo som* 
inamente sconcertato per la fugsi e nbellione del fi** 
gliuoio Corrado neiranno precedenta, restò egli in 
questo anche oltremodò svergognato per là fuga della 
regina Adelaide^ anxìì Frassede^ sua moglie. La t»- 



(i) Gofftid. ib. Epkt 9. 

(2) Campi Istor. di Piacenza T. I, in Append. 

(3) Donizo 1. 2, e. 8. 

(4) Berthold^ Costant. in Chron. 

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7»- 

MWB cgliiiiiprìgittiMÉla ia»¥erona (t)y edavèiid9 ens: 
tMraìO mo(k di &r «aperale sue. miseitt alla onid^ 
dettar contossa MatHdC) con noootsanduBia ìé^ ««jp*.. 
pe k contessa così ben menare un segreto fumato',^ 
ohe fnel temo di qaeat^ anno la fece foggir dalle car«^ 
oetii Eifiigglossi elkpiesao^ìàc^a Guei^Jr^iA quatti 
cotta ìBomorte Biatilde:le fece un tr^tam^nto ik]>a]H£* 
sna^ed-allecsln eheelsare^oa ditdbàioooa tutten 
la iìnquità e crnddtà commesse eomra di 1^ dal be«c 
siiale.niaEkQ^ il cài diseradito cattamente Jov^tle^ann^l 
d^^onBcenda>8tìa pnbblitiatiwia di ikitd ^ «i^oàin^ 
KriendoslpoiteninUl òn gran concilo di cattolici to*-. 
deschi nella ciittà dtfOestantà da Od>t*nibi oe^ttfoo^u 
fece la regina suddetta esporre in quella sacra adu* 
nanzale sue-qi^r^U^ ^ «osMdCo a «degno e com- 
passione chiunque lai i»4Ji^.I|liaAl^ iti 4Sl^m&liia Cotàl- 
fo i/^, docfrt ^ BftT^CQ^ còtichtose Maa paee e lega, 
par tutta la /Si^viiL^' Frauda teuiomce^ Abazia e Ba* 
viera, sino ai confini dell^ Ungheria : contrade tutte 
parziali al vera romano pontefice. Seriire sotto- que- 
st'anno il Dandolo (a), che trovandosi Tiaipefa^^^e 
Arrigo in Xnvigi, FiigXe Fakdro às^ di Tenef^j 
gli spedì tra suoi I^egati^ che il trovarono molito Sàysìfj 
revole agli interessi de^ Yep^ziani. la segno £ chcL, 
non solaine^t^ ^gU rinnovò i, patti a^chi col popolo, 
di Yeneria^i'nita.apcora alza ^laa^ro ffinl^ una fi^, 
^i^ota^ dri doge, ^coprissi ancora in Y^ij^ezia ilsacro 
corpo di s. Marco evangelista^ essendo gran tempa. 
che a' era smarrita la memoria del sito in coi era 
ft^pelUto ^ e, di nuovo fu posto in luogo^ oggidì aS^ 

(i) Dodìso 1. a, e. 8, Berthold* ibid< AumitsU Sixo. 
(a) D2aidiU.inGluon.X.XXl.afir«it»}. .. .J , * 

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fstta iijboftov iiella di hd basilica: cbe eosìi aDorBvMi 
cootamavta per timcnreiie^ kdri pii dblie saere, retiipneyi 
clMrper|)iù'secfiil imkl lasoÌBrea» riposar le ossa 9»*y 
cye àé SaaAéràhàik «oche Amgo aogutto per laa; 
cUfozttte.*a^TÌsitareiii Teoena larhasiUca' suddetto, é* 
d^O'Btèr giratala oittà^ Ae.éomnendò molto il sito^'t 
eiU'^oteiaio, e cimeedute esenzioni a ?arì montsteri' 
seinet tdroòfia térvà fenrau Perebbe nottdimeoo , «s*^- 
saéd'cbe pééie diqUesi^, uiao, ^e ift tempo :di maggior^ 
faliatà; Acrigo TÌsitasie YtileEta* AbbiaÉio anche, oil» 
pimlo^o &fa ito ggeatoimedctimp «ano- dal JsopréU* 
lodato 'doge Fiitale al popolo di lioaeo, eaitdia fab**i 
bcÌGi^ehen'lQiti£cato<laUo.8èaisò doge. . *t 

( CRISTO ìMv, In j6tlon«^n; 

- àwio^ ( URBANO ia^pftf>a ^; ' j 
.'?!:• i? • ( AERI60 IlT, re 4o^i imperadore i :>. » 

- - i ( CORRiJK). Hyte d' KaHa 5i 

"Passò dalla Toscana nel febbraio dell^anno -pre-* 
sente In Lombardia' il buon papa Urbano^ e éirca if • 
^tào di di lÀarzo celebrò trn insigne ' concilio netìsr * 
ctttàr di ¥ìat^tttà (i), dove intervennero dugentb ve- 
scovi delP Italia, Borgogna, Francia, lleàragha, Ba- 
viera ei(l*»itre provincle,*eqaasr quùàron^ilà cherici,* 
còti più di trentam^ Mei. Si' grande 'fb il coilkcorsa,* 
die ncth essendovi baàRfea capace di tanta gente', bi^ 
^gi4^' téttéf qtieHa saeht' assémWea^ in pierfà éampa- 
gna. Colà 'ccfeiparvé ìafiforttinàtà regtnrf Mdehv&è^ 
é% himemè éé^é inftffiiè cSre TetiVeàr {édto "sòAi^u^ 
rindagnd s«0;Q9ns<»te ArrigOì Non aveado'^lla ac-' 
(I) Labbe G^cikT/2L , > . . . 

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So Ajnriir d* itilu 

cMseDtilo a tali sceUerattes^ M <isoIibfigiilft dal iuk 
ne penitema. Quivi ancora fixrono iMiiiii$i fandc^*- 
crett riguaf danti la disciplina eeetenaftwa,^ eba afa»* 
{Milito di molto in questi sì bi»rrafeoii teiapl} • *9* > 
lennemente fa rinnovata h scomnnka oontn dalFaa« > 
tipapa e dai suoi adartntl. Ti cooiparviero aawora i* 
l^ti di Alessio Cormteno^ kaperadora dai Grati, ) 
con esporre le di lai calde preg^ùera ed istanaeper • 
ottonar soccorso tiontra da^ Tansbl e d' altri infedeli, 
che già aveano occapatà la atiagi^or parta detf impa- ' 
rb d'Oriente^ a eolle loro scorrerie' si fitceaai^ fa* 
dere fin sotto le mura 4i Gostantinopolii» Però papa 
Urbano iti oomiad^ a predicar la crociatti (i>, mot* 
ti vi furono cbe con giuramento s^ impegnarono al 
viaggio ài ohrecnai^, per milttar contro :de^^ infedeli. 
Fu in tal conginntuaa oonséìorato jirno^ffa ar^wes^o^ 
ifo di MtlailOy alla cui elezione tanto tempo prima 
s^ era opposto il legato apostolieo* Nel di 1 1 di aprila 
passò U papa a Cremona, e venutogK incontro iVgio* 
Tane re Corrado^ umibnente tenne la sta& al pon* 
tefice e T addestrò. Gii prestò inoltre giuramento di 
Meltà, cioè di conserrargli la vita, la. membra, e il 
pontificato romano. Ucbano all' incontro il ricavetle 
per fig^uolo daUa santa romana Gbiesa, eoa promet- 
tergli ogni ajuto e favore per fargli consegmreil re^ 
gito a la corona impanale, purcbè anch' egU finon- 
ùaase dia pretaniùon delle investitore ecclesiastiche, 
faviossi dipoi il papa per mare in Provenca, a vana-' 
to a Valenza, di là spedi le lettere circolari per iovi- 
tarai prelati ad un concilio da. tenersi in Chiara* 
■solite naU'' ottava di s. Martino, oppur im^ giorni 
(i) Beriholclttt (JoBstsntleaijs la GhroAr 

^ DigitizedbyVjOOQlC 



A vji o ìfxeir, . 8« 

pò destinalo^ C9l|^ ÌPt^p^^ta^i t9€|di4 «r^ifes^vi « da* 
ge^itQ e.i<«iq!kwfiit?re$<>oyied!aywtì,k^pdièaW 
^^o9lM#&i ip»tti»q«*^>» aioiti ilPgokMttWti 4 feaer^ ivi 
|>«r ik dÌ9^Da ctóBa CWei^ V ^IXo w»*a«of i^ 
f8|iH»9a ^ <fiella wigoejMWttblea 6i la i»rgpod«(we 
AìVà ^ W3WVO <)m fi» fervore 4dlo idantissiiap p^p^ 
j)erìa..^oriittav<»oè di mi armawiiitaper Bb^far Ge- 
msiteimé 4Mk maoi degl' iirfeddi. C^si crebre è 
^[ueflD i«rv«cwe»tOveog* jnBjMamopt^ battalo da vari 
sentl©rMuatietóe«()d«mi,cb«amebaPterà dvsolaBaente 
darne «b lieve abbozzo per la concatew^ione di que- 
sta isteria. À.SÌ ùf^A^e inayi»eatp»«ra ^ precedala 
k pnedkmnone di Pietro rmn^ &a»^e9e (a), il.q^ale 
dfipo essere «tato.a visitare i luogU ^mti di Patina, 
rappo^ ia.OcdEdiBotft la peEsecnùon fatta dù H^u^ 
mam a^ poveri. Gistoni in qoette conUrade, e C^n^ 
listassero profanate le memorie dett» nostra sfà0mifJh 
se* Portò egli: lettere compas^ooeveJi * qael pirtriar- 
i^ Shnsom al papa e a' principi d«H' Occide»te ; poi 
per r Italia, Francia e^jennania andò predksando e 
mowndo grandi e piccoli a portar la guerra in Oriei?- 
*e. Questo fu il precursore di papa l]«bano, a» potè 
pitt ^ kinga mano r esortazione iiifi>cata di W.capo 
Tìs^ae della Ckiesa di Dio, per coMMittovere e |»ìb- 
dpl e popoK « qndr impiresa. Adunqw mtm • gW» 
gran moltitcK^ne di gente dopo il con<dKo a pre^we 
ia croce, e ad impegnarsi pe/ la spediriooo d' Oiienle, 
uè ahro s^ udita daj^rtatto dae questa voce : JWa 

(i) Labbe Conctiior. Tom. X. 
(a) GuìUielm. Tyr. Hist. lib. i. càp. ii. BcroarJ» 
Thesanr. cap. 6. Tarn. VDL R«r#Htri. 



IflTBATOBI) VOL. XXIVI. DigitzedbyGoOglC 



6 



«a 

Ì0 vuole, Dio lo poofe.Nè tanta commozion di popo< 
li nacque dalla sola lor divozione ; y* mterveùne anche 
Un piissimo interesse. £rano allóra tuttavia in uso i ca- 
noni penitenziali ; ad ogni peccato ^a destinata la 
sua penitenza ; e queste penitenze si stendevano h%*- 
ne spesso ad anni e a centinaia d^ anni, a misura deUa 
quantità e qualità dei reati. Ora il pontéfice, per ani- 
mar tutti a prendere la croce, concedette indulgenza 
plenaria ( cosa allora rarissima ) di tutte le suddette 
petie canoidche a chiunque pentito e confessalo im^ 
prendesse 1^ fatiche di un sì lungo e scabroso viaggio 
a Gerusalemme. Però non è da stupire, se allora sì 
grande fu il concorso di ecclesiastici e laici alla guerra 
sacra, e se anche tanti principi s** infiammarono di zelo, 
per condurre a fine così glorioso disegno. Più di cen- 
tomila persone j^esero allora la croce, e fra questi mol- 
tifimi monaci ancora, che con sì bdla congiuntura 
si misero in libertà. 

Succedette in ,quesf anno un grave sconcerto in 
Italia, a noi narrato da Bertoldo da Gostanza con que- 
ste parole (i): W^elpho fiìius fValphoni$ ducis Ba-- 
joariae^ a conjugio dominae Malhildis se peniius su' 
queslravit^ asserens illam a se omnino immunem 
permansisse : quodipsain perpeiuum reticuisset^ si 
non ipse prior illad satis inconsiderate publicasset. 
Ho io cerfcato altrove (a) i motivi di tal separazione, e 
mi è sembrato di poter dice, che.nonispontaneamente 
tiè per sua balordaggine si ritirò Guelfo V dejla con- 
tessa Matilde nelP anno presente \ ma sì bene per dis- 
gusti a lui dati dalla . contessa medesima. Finché ella 

(i) Berlholdoa Conslantiensis ia Cbron, 
(2) Anlichilà Estensi P. I, cap. 4. / 

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À K H O MXCf. 'SS 

.^be bisogno di lui nelle turboteùze passate, non gli fu 
scarsa di segni di vero amore e stima, tuttoché fra lo- 
ro non passasse commercio carnale, o perchè ella noi 
voleva, perchè con questo patto la aveva egli sposata. 
Ma dacché ella vide depresso in Italia Arrigo IV, comin- 
ciò a rincrescerle di avere. un compagno nel comando, 
e però i^pe indurre il marito a separarsi da lei. Forse 
anche si scopri splamente allora, che Matilde nelF an- 
no 1077 avea fetta una donazione solenne di tutto il 
suo patrimonio alla Chiesa romana ^ laonde trovandosi 
Guelfo da tutte le partì burlalo per aver presa una che 
era solamente moglie di nome, ed anche senza speranza 
di godere' della di lei eredità , dbgustatissimo da lei si 
congedò. £ die nel contratto del di lui matiimonio colla 
.contessa seguisse qualche patto di tal successione, si può 
accogliere dal sapere che Guelfo 77^, duca di Bavie - 
xa suo padre, udito questo divorzio, volò in Italia tut- 
.to ardente di sdegno ; e per quanto facesse, non gli 
riuscì di riconciliar questì due conjugali ;.uò potendp 
egli digerir V inganno fatto alla sua casa dalla contessa, 
.dopo essere per tanti anni stato il.principal sostegno 
della parte cattolica, si gettò nel partito allora fallito 
.deir imperadore Arrigo. Qnesta sua lisoluzione e lo 
sdegno da lui mostrato, fanno abbastanza intendere che 
un graui torto gli doveva aver fettp Matilde. Un(ù 
( soggiugne essQ Bertoldo ) pater ipsius ( cioè Guel* 
ft>IV) in Zfongobafdìam.nimis irato animo pervenite 
/Btjrustra diu muHumque prò hujusmodi reconcilia" 
itone laboravit^ Ipsum etiam Henricum sihi in adju- 
torium adscivit contra dominam Mathildamj ui 
ipsam bona sua filio ejus dare compeìUret-^quarnvis 
jiondum ilUtm in maritali opere cognosceret* E* un 



$4 AIWALI D*^ ItkLlL 

sogno del Fioreotìnì il farsi a credere cbe il vecctm» 
Gudifo piiEQa ad divorzio del figliuolo avesse abbrao 
ctata la fazione di Arrigo. li'* abbracciò per dbpetto, 
^àopo essersi trovatfo sì solenBeaneote be&lo dalla cc»- 
tes9a Matilde. Se si tiotassem tuttì i vini degli ercn, 
per lo più coiiiparirdM>onQ nea BÙnori di munero e p&* 
«o, die le loro vittù. Tornarona i due 6adfi malooaoH 
tenti della contessa io GernMnùa, per att^tat^ <^ B^^ 
tc^do, e si afi^carono non poco in fevore dell* auga- 
«lo Arrigo ; tutto nondimeno indarno, perc^è^fl di ìm 
partito era oramai troppo scaduto. E' da osservare che 
^onizone, troppo parziale della contessa, niona men^ 
zione fe maà di Qotifredo, ne di GrueUb, che pwr fo- 
Tono manti di lei, ma da lei in fine rigettali espreszatì. 
SPo in questi tempi consigliato Cortado re df* ItaKa ad 
ammogliarsi (i). Papa Urbano e la contessa Matilde 
gli proposero Matilde figKada di Ruggieri c&rOe di 
Sicilia, piindpe dbe potjea dare una buona dote, di 
cui abbisognava forte quel povero re, smunto affatto di 
danaro. Lo stesilo papa ne scrisse al conte Ruggieri, e 
restò conchiuso il trattato. Spedi egM la fi^aola con 
tina flotta e con un ricco tesoro ti Pisa, dove si trovò 
<!orrado a riceverla 5 e quivi con tutta onorevolezza 
Inrono cdebrate le nozze. Scrive bensì Bert(^di> da 
Costanza, cbe in questi medesimi tempi V imperadore 
Arrigo dimorava in Lombardia, paette omni regia dì^ 
grtHate pri^atu^, pardbè tutto il nerbo deHe «ne tnilit. 
aie era passato sotto le bancSere dd suddette sua fi- 
g%noIo Corrado e della contessa Mstlilde. C(Mituttociè 
io truovo che egh nel dì 3 1 di maggia tenne un plaot* 

(1) Gattfrìdai Halalerra lib, 4, cap. i^oQle 



A V ir o MxcYi. 85 

to nella cktà di Padota (i ) coff intervento di Bucar» 
dà e Warneria marchesi ^ e in esso accordò la stna 
protesone per alcuni beni al monistero di s. Giustina 
di Padova. Similmente dimorando egli in Garda sul 
lago BenacQ, nel di 7 di ottobre confermò i suoi pr^ 
TÌIegi (a) al momstero deSa Pomposa, posto tra Fer^ 
rara e Comacchio, con un diploma, le cui note noia 
^on perrenute a noi assai esattamente copiate dafl^ ori* 
ginale. Tentò egli inoltre, secondocbè abbiam da Do- 
ninone (3)) d^ impadronirsi del foite castello dìNoga- 
ra con** ajuto dei Veronesi. L' assediò in&itti, e V are- 
Ta già riroko aU^ estremità per la fame^ ma ciò udito 
la contessa Matilde 

Mox accersitòs Moiinenses torpore Jirmòs^ 

Mridanum transita 

£ già era in cammino per soccorrere la langaenté 
fortezza, quando sorse tal timore nell^ annata di Arri- 
go, che tutti dietro a gambe, con abbandonare armi 
e bagaglie. 

( CRISTO wcvi, Indizione it. 
Anno di ( URBANO II, papa 9* 

( ARRIGO lY ra i|r, imperadore il. 
( CORRADO red'ItaUa4^ 

Per te di quetl^anno imptcgòiP inh^BÌnh papa 
Urbano in vari viag^ per le città della Francia, dei 
quali & menaiane il padre Pagi. Sollecitò dappertut- 
to la crociata, e tenne in quelle contrade due altri 

(1) iotiquìtat. Italicar. Disserta t. 3i* 

(a) Ibidem Dissertai. 70. 

(3) Doolto in Vita Matfcildif lib. a. 

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86 ANNALI D^ ITALIA 

coficilii nelle citjtà dì Tours e di Nioaes, per regolar* 
gli afiSairi ecclesiastici. Ave?a egli già scoinuDicato Fi'- 
appo re di Francia a cagion delle no^e ìlle^ttìme 
da lui contratte, Tiyenle k vera moglie. Si ravvide 
egliy ed ottenuta V assoluzione, tornò in gra^ del 
papa e della Chiesa. Per attestato di Bertoldo da Co- 
stanza (i), venne poscia nel mese di settembre in lia^ 
lia, e presso Pavia celebrò la festa delP Esaltazion 
della Croce nel di 1 4 d* esso mese. Pretende il sud- 
detto padre Pagi (3), non so se con buoni fondamen- 
ti, ch^ egli calasse più tardi in Lombardia. Gran con- 
corso di vescovi e principi fu ad ossequiare il buon 
pontefice, che da Pavia passò a Milano, e di là con- 
tinuò il suo viaggio fino a Roma, dove gloriosamente 
entrato, celebrò con solennità magnifica il santo na- 
tale. Ittercè deir armi cristiane, che qui sotto accen- 
nerò, tutta quella città s^ era ridotta ubbidiente ai 
suoi cenni, a riserva del Castello sant"* Angelo, in cui, 
per attestato del suddetto Bertoldo, dimorava tuttavia 
la guarnigione dell' antipapa Guiberto. Si mosse in 
quest^anno una infinità. di oristfiini crocesegnati alla 
volta deir Oriente, composta della schiuma di tutti i 
masnadieri e della oanaglia xlelta Fr^noia^ Germania 
ed Inghilterra, e con loro addarono femmine da 
partito senza numero. Un corpo d^ essi era condotto 
dal romito Pietro : la prifna prodezaa ohe fecero in 
Germania, fu di' perseguitare, sTÀHgiare, uccidere, 
oppur forzare quanti Giudei trovarono ad>*al^ac* 
dar la religione di Cristo 0). Arrivali costoro in Un- 

(1) Berthold. Gonst^ntiensi^ in Chron. 

(2) Pagius Crìt. ad Annal. Barca. 

(3) Albert. Àqa. 1. 1, cap. 24, Gai^ielm. Tyr. lib. i,c. 17. 

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A if jr o . HXCTi. 8yr 

gberia e Bulgaria^ tante ribalderie e rapine comitaise*. 
ro, cbe^ que^ popoli, prese V armi, desertarono tutta 
queir armata, di maniera pbe poche migliaia ne pò** 
terooo giugner^ a Costantinopoli limosinando uà- 
tozzo di pane. Un altro corpo di questa durmaglis^ 
pcinetrò più aranti fino al pae$e de^ Turchi, e fa da' 
e$fti disfatto. Un f^l(ro, condotto da Raimondo conte 
di s. Egidio, passò per la Schiavonìa. Mossesi poi 
neir agosto, Grotifredo di Buglione dal suo ducato . 
della Lorena, prìncipe di rara pietà e saviezza e di 
^ual vabre, seco conducendo una gran quantità di > 
al^ri prìncipi e signori delia Francia, .Fiandra e Lo- 
rena, e un^ armata di diecimila cavalli, e èì settanta- 
mila fanti, tutta gente agguerrita e disciplinata. Coa: 
buon ordine per la Germania, e poi coli' avere ot-^ 
tenuto libero il passjaggio da Colomanno re per TUn- 
gheria, marciò questo esercito alla volta di Costanti* 
oopoli. Un* altra potentissima armata condotta da 
^8^^ i^ grandp^ fratello d^l re di Francia, da^ RobertCk 
cpnte di Fiandra^ da Roberto duca di Normandia^ 
da Eustachio di Bologna^ fratello del duca Gotih'e*^ 
do, e da. altri principi (i), venne per 1^ Italia, e pas^ 
sando per la Toscana, trovato in Lucca papa Urba«5 
no, incamminalo, verso R^ma, presero da lui la bene* 
dìziqfìe (2)..lii|>assando per Roma, cacciarono di là. 
^antipapa Quib^rto, p perciò la città, fuorché Castel* 
lo sant^ Angielo,4ornò in potere del papa. Arrivarono 
questi sul principio del verno in Puglia, e convenne 
loro prendere quartiere in quelle parti, perchè non 

(i) Gaibert. Abbas e. 1 1, Misi. Fulpherius Garaotens. 

et alii« 
(2) Otto Frisiogensis Gbron. 1. 7, e. 6. 

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S# àmALi 9 ^ITALIA 

era pia tempo di mettersi ia mare. Ma esseftdosi as* 
zardato il saddetto pnneipe Ug& di passare a Du* 
raaso, fu c|BÌn atto prigione dai perfidi Grecr, e ta- 
sto intiato a CostantioopoK. Buon per luì, cbe da li 
a non molto, verso la (tea del natale, giome in quel- 
le vicinanze il duca Goiifirtdo col suo prode eserci- 
to, che forte P imperadore Alessio a rimettere in li- 
bertà quel principe, e stabili poi varie capitolazioni 
co' Franchi pel libero loro passaggio in Asia. 

Accadde in <}uest* anno, che la città dk Amalfi si 
ribellò a Ruggieri duea dt Puglia (i). Non area egU' 
fotM bastanti per mettere al dovere queilu città^ or 
massioMMtieMtf oavf per istrignerla dalla patte del 
mare. Raeeomandoé&i a Ruggieri conte di Sicilnr suo 
£to per «n copioso aiuto ^ e questi infiitti raunatfr un- 
esercito di ventimila Saraceni suol sudditi in Sicilia, 
colta giunta delU sue vecchie truppe e con una boo- 
na squadra di navi accorse^ e col nipote mise l' asse-** 
dio per terra e per mare a quella città. Intanto à 
sparse la voce deUa crociata e de** Franchi che venf<^' 
vano verso la Puglia per passero il mare. Tro varasi' 
a queir assedio anche B&amondo^ prineipe di Taran*^* 
to, e fratello del duca Ruggieri. Invogliatosi aneh^eglf' 
àt quella sacra spedttione, e soprattutto spivfto dalla 
speranza di^ qualche gran cont(uisla to Orieiue, pre«' 
se la croce (a). Il gran rumore che fWevtf allofa Isr 
commozfOtt èi imati popoli per andtiAalla conqubta- 



(0 GaafridQs Afalatfrra I. 4i cap. 24. tupus Protospata 

ib ChroD. 
(a) GuibertDs Abbas in Cbronico. Petrus Diac. Chron. 

Cassiaeos. 1. 4i cap. 11. 



yGoOgk 



A ir ir o mcrr. 89 

cK GrerussffediBe) € l^ et émpb sao, cagìoa furono oh« 
la maggior parto dello Imppe'sì àt\ duca eba de! ecm» 
te, assedienti Amalfi, cominciassero a gridare : Udip 
lo vuole j lo vuole Iddio ; laonde s^ arrotarono a fa- 
rla sotto Boamondo per passare in Oriente. Fu que- 
sto inaspettato avvenimento la fortuna degli Amal- 
fitani, già ridotti al verde, perchè il coùte Ruggieri 
Teggendo per la maggior parte dileguato P eserciio 
suo, si ritirò confuso e malcontento in SieiGar ; ed 
•llretlaiito fece il suo nipoto Ruggieri^ eoa ritornar- 
sene m Pu^a, laatHando- nelln rieuperata libertà la 
città d** Amalfi. Queato a naeléUaMderereboaoQ ven- 
tknHa Saraceni, «omo twA» il P^oiotpata, me «Mai 
nfiief numerò di quegrinfedéH fossero eoadotti a 
fuetf Mediò da! oéme; Éertadiefile nkia d^ettsi do- 
vette pteader la droee^ e vendmiki di coloro erano 
tiD* armata sufficiente per ultimar F impresa di quella 
xittà. Accompagnossì con Poamondo anche Tancre'* 
dl^ che divenne poscia al pari di lui celebre eroe 
nella guerra sacra, e le cui prodezze si truovano de-* 
scritte da Aadolfo cadomense. Nella prefozione alla 
Storia di questo sccittore ho io , osservato (i) che 
l*ancredi ebbe per padre Odone^ ossia Olton Buono 
marchese^ e per mardre Bnvna sorella del duca di 
Puglia Roberto (Guiscardo, ed era perciò cugino dt 
Boamondo. Altri il (anno suo nipote, ma senza buon 
fondamento^ Sto ezi'andio creduto assai probabile che 
Tancredi fosse di nazione italiana. Né si dee tacere 
che anche da tutte le parti deH^ Italia concorse, innu- 
inerabil gente a questa sacra impresa. Folco, uno àe^ 



(1) Rcrom Italicaruiù Scripioram Tom. V« . 

' * DigitizedbyCOOgle 



Qa JLBVkJA h IXÀLll 

gU aoticbi Storici ddla guerra sacra presio il Du-' 
ChesQ^CO^ ^d le genti croce«ie^Date annovefa 

Qaos Athesis pulcher praeterfluit^ Eridanusque^ 
Qaas Tyberis^ Macra^ F'ulturnus , Crustu^ 

miumqucy ' 

Concurrunt Ifaliy eie. 

Pisani ac F'eneti propulsant aequpra remis, 
gog^ugne piùsofto :, 

Qui Ligure^, Italia Tuscia pariterque Sabini^ 

Vmbri', Lucani^ Calabri simula atque SqheUL^ 

-. jL^rmnc^ F^kci^,v^l qui mén^<»ranturEtrusci; 

QiMUiqvA stiamiff$rd^& sparguniur in apula rura^ 

.Qiàcis OHiferre^ manus 9isum est in praeUa dura^ 

> ' Sub.fi$ga Tancredi et Boamundi eorripuete^ ^ 

i Et c^trajidei r^fugas patria, n^ma iuhre- 

. VerosimÙe nondimeno a me sembra che non tutti 
<jjuesti Italiani ad un tempo si movessero nelP anno 
presente,, ma che continuasse la . folla anche ne^ due 
seguenti. Passato, nell^ Epiro Boamoqdo con Tan- 
credi, ebbe tosto, per attcstato di Radolfo cadomen« 
se (2), a sguainar la spada coi Greci che gli Tollero 
contrastare il passo. Diede loro, più d^ una rotta^ si 
impadroni di .l>uon tra^o 31 paese, e tal timore arre-» 
co la di lui venuta alla corte di Costantinopoli, che» 
Alessio imperadore giudicò meglio di procedere col- 
le buone qop un principe sì avvezzo alle Tittori^, 
Chiamatolo dùnque alla corte^ riddasse a prestargli 
oiqa^gio, e cercò di sbrigarsene il più presto possi^ 

(1) Da-Chesne Rer. Francie. Tom. IV. 
(a) Radalphas CaJomentis e. 4* 



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A H N Q laCFU. 9^. 

bile. Teiuato^ a motte FitaU Falcerò d^flt di Yeae- 
w <i) m qoest'.aono, ebbe, per flii^cceffore f^i^afe 
Mkheìe in quella . ìKiutre dignità. Per attentato! aa- 
Gora (di Jacopo fi|IalT9%o (s), .neU^aiiiip praiffae un 
tciri^ibile iaoaiadiq derajHò qua»^ tutta} la j^i^à di 
Brescia. , 

~ '.-.' ni :,;. 't* 

. (' CSUSTO taGTii. lAaixiòBaT. 

. Anno di ( URBANO V^ papa loi; 

( IRRIGO IVy re 4a, impeMdora 'i 4, ' 
( CORRADO livved' Italia 5;> 

Restò Ubera in quest"* anttO" l' Italia dall' - imptrtt» ' 
dor€ Arrigo. Teggeodoti egH «oerVato e screditato' 
affetta ili qaeste partile pia 'clife ' mai eooconWai 
popoli ia fevore del pontefice e del re Corrado mxo 
figlkiolo (5), oiegHo «ttniò -di ritornarsene in Germa- 
ahi; mportò iÀdlelèil^oria^a contessa 'Maìiìde.^t 
questo suoa^ssoi, con ^tHbuirsi el di lei Talorr e pm*' 
deniKa un tale< «bbasaamìsnto di Arrigo. SU trattenne 
tnlta la state essa ^ ao^sto' in forma assai pri?ata in 
Ra^dixma e Noremberga, dove ayendo a fai fattc^ ri<^ 
corso i Giudei, forzati nel precedente anno ad ab« 
bvaéaia^e la rèKgrdne di Cristo, restimi loro la libera 
tà della coscienza (4). Circa il princ^b di diceiBbra 
tenne una conferenza db^<principi tedeschi a -motivò 
di trattar d^tla pace^nià forse* pifincipalmente per 
proaandter al regao Arrigo F tuo secondògebito, 

(Ó Dandul. ili ChroD. T. XII, Ucr. llàL 

(«) MalticiusHistarhcvTom. i4,Rcr.Hak- - ' 

(3) BeriboldaH GonstMiaeniili in Cbreil. 

(4) AnnalisU Sszp.Abbas Ufpergemis in Ghron* 

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^ AHIMI,! B^ ITALIA 

giaetehfe troppo odiò portava egli al priniogcttto Cor^ 
rado. Era già perrenato all' etò di più iK ce«to aonì 
ii^ ttìafisbeae AWtrto Aiao II ellenf e, e cooosoencki^ 
•pproMimarsì il (erntine A^ vam gtorni, allora %tk che 
ptà diéii^ «ddKMo foHo esercitar la s«m pi» Imbevali- 
là Terso le chiese (i). Resta tuttavia on^ insigne do-> 
naùone da lui £itta anno ah Incarnatione Domini 
nostri J€sn Chrkti MLXXXXFII^ Ì$rtiotlecimo 
die ùUroeunie mense aprili^ Indiciiane quinia^ 
Cioè doiMi in ^dnqìumta possessioni^ oon ispedficare 
il nome dì «adaaa la? oratore d' esse, al monistero 
delia Yaogadicsa sull^Adigetto, luogo di suo gìuspa- 
tF«iialQ)'« posto, nei suoi Stati. L^ Originale dat me 
iiidalaoeir aiohìvio di essa badia^ forse passò in ma*' 
no iMmihAe^ Te«tzia<H> Giiam- Battista Recanati. Io* 
tet«eoiM« ipiesta pia doBaaione^anobe. Ugo suo fi^ 
l^iaalo, e troiattdoii eglino nalla «obii terra^ oggidì 
dttè, di Rovigo^ di oni eri esso macclMBSft padrone^ 
Ma iwB ani^ molto, che il decrepito prineipe fa 
dnaflaato dar Dio a miglior «ita, con lasciare dopa 6i 
so un gkNrioao nome aopra la terra, uifaap marchi^ de 
LangcAanìia {.eMk^vÀe di Berijoldo da Cosumaa» 
sctittore contemporaneo ) pater ìFeìphonis dinei* 
de Bajoaria^ jojm major cetUenmOy ut itfunty viam^ 
ìumereae terraé arripuU, Restarono di lui tt0 fi- 
gltoolt maschi, cioè Gueyp IV^ duca di Baviera, ed 
€^ e Foho i dal primo de^ quali, nau> da Cum^ 
goada de* Guelfi^ con? ieo qui ripetere che discendo 
i' imperiale, reale, elettorale e ducal casa di Bruna* 
wìch 5 e d^Jip,ko pato da Grm^nd^ priodpfss^.del 
Maine, i marchesi A^ Eatey dunki di Ferrara^ Modena, 
(I) AnticWlà Eitcoii.P. I, e. II. 

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A V V X> MJbQVir. ^ 

J^^% ec» Ho io vwp^TiaÀfì aUroFO (i)t«a <x>ii^e% 
ftioaei MilNUta nel di 6 4i aprile dell' aanò ioqS Ira 
i dae (iwkéìì Ugo e Folc#, da cui apjpaeisce cbe Vgp 
fjrÌDdpe, per quanto abbiamo già veduto, di i^oco 
lodevoi cood^ua, voadò^ Folco < suo iìmleilo.tuUe le 
ivetemlooi auft éfipvB molti Sutì, «he il iqambeae 
Aiao airea eoa vari atrumenti «ednto al oNdesijno 
F4:^iÈ0. CoDtuUoeiò Foko ti 4:oiileatà di laiciar go- 
dere ad etso aoo inatello « a* a«oi fl{^ioQli niaa<!lu le^ 
^tliinl, ma co^ obbligo di Tasaallai^o, medietaiem 
casironamjf et terrae, guae Am marchio gemtor 
nést€r termi a Mincio u^^/Me 4td f^eMeciam^ et il- 
iam porcionem cetef^oriun castnorum ih ulid ter^ 
ra marMoait Ankoms jgenitoris noslrL Aa^ìxln 
dunqAie la aaci^ del motrcbese Aazo, qoeati due ùnr 
téli efitrarono ìq poiteiao di tutti gK Stati del padrf, 
cioè di ttu fiorttiaimo paese dal fiume AGocio di 
MantoTa sino al mare, <^e abbracdava fra le altte 
tèrre la nolnle d^ fitte, e quella di RoTÌgo col tuo 
Poletiiie, Blontagnaiia, la Badia, ec, tlccome ancora 
di tut6 gli altri tpettanli al padre nella JLiunigiaAa « 
Toscana, e io varj altri contadi d^ Italia, apecificati 
nel diploma di Arrigo lY, neir anno 1077, tenia 
coniare quei th'' etti TtconotcevonO'ClaUe «bie4e. - 

Erano questi due principi ttati tempre oottanii 
nel partito cattolico del re Correda centra deli^ au- 
gusto Arrigo. Perà in:>qttetto medesimo anno Ihìeo 
marchése andò iStacortn del re Corrado che dimo- 
rava in borgo t. Donnino, e nel di ao di agosto im« 
petiò daUn ttesto ce un privilegio, ^ me dato alla 

il) Aatichilà Etteoii P. i. cap. 97. 

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^4 àtmkti h^rrktu. 

hice (i). Ma non passò gran tenpo, che G»eifi> IW^ 
duca di Bariera, suscitò contra dei due sndtic^ii suoi 
^«telK una gran tempesta. Yeggendo il mardhese kz- 
IVO' là ben prorredcito in Germania «sso Guelfo sno 
égliàoK) del pfin|o 'letto, ayea' trasmessi tutd ì suoi 
'Statl^d^ Italia negli altri due suddetti auoi fi^uolt, 
acctocìéhè con tsplendore tirassero innanzi le dae lo- 
ro linee in Italia. Ma nmi T intese eosi il duca Gael- 
io l(Mro fratello! Cretése ànch^ egli la sua -{«rie negjH 
Stati paterni, e perehè tr^TÒ renitenti «i etò Ugo e 
Folco, mosse K>ro guerra nelP anno presente. Dopo 
aver detto il suddetto Bertoldo, che il^ marehene Àtr 
W mandò ili «ita, anggiugne: MagnmiquB gutrrah, 
stdsfilUs de rebus vuis dereliquU.-N^m ^eI/& dux 
emma patrissui h&na^ titpéH^ matti su^e ( Cunè^ 
rg'onda ) donùta { il -che ito O' merita; fède ) ohlmerei i^ 
'hiii. Slsd fralres ejus de alta maire { cioè «la GaH 
-fenda ) procreali^ nolaemnt se pènkus eevheredarl 
^' mise in procinto il duca Guelfo discendere ifi 
^Italia c^le su^ ibrze per sostener g^gliardam^nie--^ 
«uè pretensioni ; -ma Ugo e Folc<^ anck^ essi furono In 
^flFrmi, et a^ìum ei in Longohardia prohibuerunl^ 
guundr^tad possidendufh: il che ci fa intendere, qual 
fosse* la lot p^^nza, quando }%ra bastante ad itnpe- 
dire a un duca di Baviera armato il passaggio in Ita- 
lia. Allora Al che Guelfo si college coh'y^rrigadaoa 
^'Oarìntia, e probabitmente àticora marchese della 
Marca di YetoW, o col patriarca di Aquile}», fratel- 
lo à^ efcso ArHgo dùtfa ^e principe, ^guore del* Frioli 
e della C»t*ftioki. C<>iraccrelcimeDto dì tante forze, 
al duca Guelfo non fu poi diiEcilc il penetrare in 
(i) Ariiichiià Eslens' p, i, o. a8. 

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A ir H o ipiCY». 95 

Italia, e il.poi4a^ la guerra contra àtl* fratelli' MJl- 
Ui tjusdmn marchionis ( aggiiigne Bertoldo ) de alia 
conjugif pnaedècto duci totis wibas restiiere. Nulr 
ladimeno nod potendo essi competere- colla potenaa 
di lui e de^ suoi collegati, Guelfo hereditatem pateù 
•de manibus eorum ex magna parte siti vendica\nt 
Ma da lì a non molto ricuperò il marchese Folco gli 
Stati pbtemi, e dovette seguire qualche couvenzioBO 
fra esso Folco e i figliuoli di Guelfo IT, alP osser- 
Tarsi che la lioea estense di Germania possedette 
dipoi la terza parte di' Rovigo, ed esercitò signoria 
anche nella nobile terra d^Este. No si sa che divenis* 
se del marchese Ugo. Ho io ben troiiato, che lasciò 
figliuoli, a lui nati dalla figliuola, di Roberto Guiscar- 
do duca di Puglia. Abbiamo da Goflfi^edo MalatCB- 
ra (i), che in quest' anno Ruggieri conte dì Sicilia 
maritò una sua figliuola con Colomanno, appellato 
da alcuni impropriamente Carlo Manno re d' Unghe- 
ria. Le nozze furono con singoiar pompa celebrate 
in Buda capitale di quel regno. Fece quanto potè 
jélessio imperadore àe Greci, piincipe accortissimo, 
per liberarsi dagli eserciti dei Franchi giunti in Tra- 
cia^ che faceano immensi mali anche ne^ contorni di 
Costantinopoli. Fra lui e i principi di quelle armate 
in fine si stabilirono alcune capitx)lazioDÌ, dopo 1^ 
^uali passati i Cristiani di là dallo Stretto, ed entrati 
ii> Asia, in una terri^il battaglia nel dì 14 di maggio 
sconfissero un immenso esercito di Turchi. S' impa- 
dronirono appresso della città di Nicea \ e continuatp 
il loro viaggio, arrivarono fino alla regal città d^An- 
tiocbia, di cui intrapresero T assedio nel ^ì ai d^ ot- 
(i) Gaofrid. Mali^lerra \. 4? e. 25. 

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^ jffiriLt D* itmAA 

tobre. TuovandoM Corr^dù.rt d! IlftKa m ;CraKM4ii 
nel d) 3 1 cT «tso «lete d"* otCobre, cQnf<aniAò i tuoi 
ftWììeffL ai casomei dt GremoBe, aìco«ae ooMla dal 
diploma da ne dato alia laet (i), nì cmì* miwo-XIF' 
Tati regno d* esso Corrado non può siMiisèere. Ter« 
jmoò ti corso di tua irito ut ijueato anno Arnolfi» 
iarcivetcoTO di MikaO) e io Iqogo tuo i\x eleUo >4b- 
ìjsejwto di questo noate quarto. Seeoodo le oarle pro- 
doHe dal Goichen^D (a), fioriva in questi ton^ Vm-- 
^triù^ ostia Uberto //conte, da cui discende la real 
•cata di Savoya. Truovasl nominato Umbertus comes 
;fSmi ifuondmwi Amedei^ ed altrore cames et mar- 
€hkus. Quel (^ pare strano, egli proietta ìegt 91W- 
re romana^ perdbè que^ princìpi erano di nazione e 
4e|^ salica. 

( CRISTO xxGviii, lodÌBione ti. 
Anno di ( UilBANO II, papa 11. 

( ARRIGO lY, re 45, imparadore re iS. 
( CORRADO li, re d'Italia 6. 

Fino a quest' anno era durata la ribetlion di Ca- 
pita coQtra tuui gli sforzi di Riccardo suo printàpe, 
che s'* era ritirato in Aversa. Cotanto si raccomandò 
questo principe normanno a Ruggieri duca di Puglia, 
che questi, chiamato in aiuto il suo zio Ruggieri da" 
ca di SiciHa, s' indusse a formare nelP aprile dell' an- 
no presente T assedio di quella città' (5). V Inter fen- 
nero il duca e il conte con due pottenti eserciti \ e pa- 
ti) Autiquit. Italie. Dissert. 69. 

(2) Guichenoo de la Maison de SoToie T. III. 

(3) Gaufrid. MaUterra 1, 4, e. 36, 

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A tir. « o xxcttii. 97 

pa Urbano afi^e di> trattar pccè^ed eiìfhe.pet qttsntò 
si può coogblettatvre^ SiiBotnro di sostenére i diritti 
deìVa santa Sede foprà qu^Ia città) giadicò bene di trés- 
jfenrai al laedesimo assedia ^ e sì fermò assai tempo in 
guelfe vicinanze. Anche santo jénsehnò erchescovo 
di Gantorberi in Ingjiiltefra (j)^ venuto in Italia a ea- 
gióne deUe violenze del re 6{i^iri^o'/Ì, si portò co- 
là per conferire col sommo pontéfice^ da coi nonm^- 
no^ che daldqca di Puglia, ricevette singolari onori. 
Si studiò il buon ppa d* indurii i Capuani a render- 
si amichevolmente, e ritrovandoli ostinati nella riv^ta, 
si ritirò a Benevento. Con tale ' vìgoire con^nuarono 
poscia l prìi^ci()i normafuìi a strigncre Capua^^che 
^uel popolo (9) tie\ mese 4i gì??S°^ ^^ astreCto ades- 
porre bandiera bianca e capitolar la r^sa. Dal duca 
e dal. conte fu consegnata quella città a Riccardo II. 
Kè si vuol tacere ohe Buggieri duca; di Puglia, non 
già per magnanimità ajutò Riccardo suo cugino a 
queir impreca, mft per interesse, ;. perciocché prxw- 
ceps caus^ auxilH^ guod/ab ipso sperabat^ homo 
ducit jacius Juit. Cioè -il duca pbbligò- Riccardo a 
. riconoscere da lui in feudo la mede5Ìiipa;dittà, betiehè 
non anche presa, e forse tutti gli Si^ti di lui : alla 
qua! risoluzione non s^ era giammai pptujU> indurre 
Giordano principe di .Capna e padre di lui, per 
quante carezze e minacce avesse adoperato per otte- 
nere questo intento Rober»<' Guiscardo^ padre d' es- 
so duca Ruggieri, e 7i<» materno del medesimo GioT'- 
dano. Nella Yit^ ^^ s* Brunone (5) si racconta che 

(i) Eadmeras in Vita s. Ànseirai. 
(^ Lupus Proto^paia in Chronico'. 
(3) Apod Surium ad diem TL óctobr* 
■TOàTOW, tot. mti. '„„.,,,;Google 7 



4itira^U V 9H9Ìì(B i^ etifa città, aveadboA tal Sergio 
tliìinala. «aa ooogiara cootra di Rogglert c(mta di 
Sicìlbs s». granone, ohe io questi temf^ fior !ya ia Ca- 
kbrb) apparra in aomia al^ aente^ e^afverttdel- 
^ ii^iaiiieate perìcolo ^ per la ^al grazia esso conte 
Ù3k poi: iikeràttatoao' vevo da* moftaei certosini, istituiti 
dalh) aieiaa s* fir«iM?ae kt qnestt tempi. Passarona 
4o^ Ia oonqaifta dt Capila it duca Ruggieri e il con- 
te Ruggieri a Salerao, città allora, dove solca dimo- 
Irar la coste dei dacki di Puglia. Colà parimente (i) da 
Bttmeato si poviò papa Ulrbano per abboccarsi' col 
«onte pnma del suo passaggio in Sfdlia. E percioc- 
^è si ritrovò esso conte disgustato per aiwre il pon- 
tefice eletto suo legata hi Scilla Roberto vbsoow) di 
Tcaina, sena precedente notizia e consenso del mo- 
deatmo conte : affine di p1acar46, e perchè ben sape0, 
<jaaiilo grande fosse k> zelo delta religione in ^el 
prtttcipe, dkl^rè legato apostolico per tutta. la Sici- 
lia esso conte e i suol eredi oon bolla data Salerni 
per manwn Jhhannis sanctae romanae Mcchsi(Me 
^oé&m^ tértio nonasjtdiì, Tndicthne f^Il ( si dee 
aoritere PT) pontifìcatas domni ITtbam secundi 
XJi Di qui ebbe origine la decantata monarchia di 
Siéitia ( nome veramente strano ) cosi vigorosamente 
impugnata dal cardinal Baronio nel tomo undecimo 
d^a Storia ecdesiastrca, tomo perciò condennato aHe 
fiamme in Ispagna. Anch^ %^d& nostri sotto, il pontifr' 
cffto di Clemente X! ribolR questa controversia ohe 
snss^uentemeote ebbe fine colia m%dera2Ì0Dé di al- 
cuni abusi introdotti pelilribunale di cfueHa-monarchiaii 
Andossene éHpol papa Urbano alh città 3^ Bart^ 
(I) Ganfiraus Maiatenra 1, 4. e 29/ .' ^ ^ ^ 

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A » V 9 ÌOCVIIU . 9^ 

dove ntl mese di ottobre tenne un maestoso coBciliot 
di cento ottsntflGinqae toscoti (i). ComparTero 19 
quelle sacra rannanza molti Greci, e con esso lor a 
segui una calda disputa iotorao alla Procession dello 
SpiiAo Saotodal Figliuolo. Ti si trovò presente T ar*^ 
civescoTOc s^ j4nitlm9.^ personaggio il più letterato» 
ebe si avesse aUooa la Chiesa latina. Confutò egfi 
r opinion de^ Greci con tal forza di ragioni ed autcw 
rità delle divine Scriltuf e, che airuebbono dovuto co» 
loro ammutolirsi. In. questo anno probabilmente ac- 
cadde ciò cb« narra Laadolft» juniore storica milane-^ 
se (a). Per attesta ter di lui il giovane re Corrado t^ 
neva la su» corte in BorgO' s. Donnino. Avvenne che 
passò per colà Liprando prete milanese, gran parti* 
giano deik^ parte pontificia, incamminato Terso Ro- 
ma^ per presentarsi davanti papa Urbano* Era egli 
persona fiunosa, perette nell^ anno i^^S gli scismati- 
ci gli aveano tagliato il nasa e gli orecchi. Adendo vo- 
luto il re vederlo^ fre P altre cose gli disse: Essendo 
maestro tu de'*Paterini (cosi erano allora appellati i 
fiutori della parte pontifiaia ), che sentimento hai k( 
intorno ai veseon e saeerdoHy che possedendo tan^ 
ti beni Toro conceduti dei re^ nuHa poi cogliono con- 
tribuire per gU alimenti del re ? Probabilmente que- 
sto re pia di «pparenza che di sostanza, si doveva 
trovar molto asciutto e bisognoso di moneta per vi* 
vere. Liprando con tutta modesUa e buon garbo gli 
rispose, ma senza sapersi ciò che gli rispondesse. Pas^ 

„ (1) Lnpes Protospar» io Chren. Anonyiaas Bareosls. 
;. apad Peregrioiom. 
^ ^2) Laadalphus janier. Hiit Mt4fioJan.,C^s. Toi^*V. 



<tòo Amtàzi b'rtitiA 

sarrdb egli poi pel Parmigiano, fa preso e spogHato 
'dagli uomini di quel vescovo, e fu obbligato a tor- 
mrsene indietro. Corrado fece pagar buona somicna 
'^t'daiiaro in pena di que' masnadieri. Dopo un fati- 
coso assedio di nove mesi (i), e dopo aver disfatti 
^arrcorpr di Turchi éhevOleano portar soccorso at- 
r èssediatli Antiochia, e dopo «aver patito quella cit- 
tà una ter ribii fame e mortalità di gente, riuscì in fi- 
ne air esercito de' cristiani crocesignati di entrare 
per intelligenza di un ricco saraceno in quella vasla 
città, e di mettere a fìl di spada chiunque non potè 
salvarsi colla fuga. II principe Boamondo che da 
'Roberto suo padre, se non altra eredità, quella eb- 
be almeno delP accortezza e del valore, quegli fu, che 
per trattato segreto con un ufiziale turco, cristiano ri- 
negato, introdusse le 9rmi cristiane in Antiochia^ e sep- 
pe così ben condurre i propri affari, che tutti, gli al- 
tri prìncipi accordarono a lui il dominio di quella 
nobilissima città, in cui egli fondò un illustre princi- 
pato. l!lla poco stette a presentarsi sotto Antiochia 
' Còrborano piiucipe de' Turchi con trecento sessan- 
tacioqnemila armati ( numero forse esagerato ) che 
strettftmente assediò i vincitori nella città medesima, 
e li ridusse per mancanza di viveri a cibarsi di carne 
'di cavalla e di acifii, e a morir non pochi di fame. 
Tutta era ^disperazione, quando eccoli un prete pro- 
venzale riferire, che per una rivelazione di s. Andrea 
si trovava in quella città la lancia, con cui fu aperto 
il costato al divino nostro Salvatore, e ne indicò il 
luogo. Fu poi dai più saggi credula questa un* im- 

(i) Chronograph. Maileac. Guiilielra. Tyr. Beraardot 
Thesaurariiis, et alii. 

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A V 9 O MICTIU. 1«I 

postura. Verità nondimeno è, che ritrorata la picto- 
m lancia ( che milla più focile •ard>be stato, quan« 
to che il porvene e seppellirae una a caprìccio ), tal 
compunzione, tale corag^o e risoluzione entrò in 
cuore deU\ esercito cristiano, che fetta una sortila ge- 
nerale contro all^immeiisa armata nemica, la sharaglta- 
reno e nùsero in fuga. Inoredibil fu la quantità e ric- 
chezza deHe spoglie del campo. Sopragg^onse la peste 
c^ fece non poca strage de^ Cristiani; vennero ao- 
ch^ dbsensiònì Ira Boamondo e. Raimondo conte di 
Tolosa; ma ciò non ostante la cotanto diminuita ar^- 
mata dei crociati continuò il suo cammino alla volta 
di Gerusalemme, con impossessarsi in andando ^i va-* 
rie città. Che la contessa Matilde fosse in questi 
tempi governatrice, o signora di Reggio di Lombar- 
dia si può forse dedurre da un aito da me dato alla 
luce (i). Bolliva, lite frs i monaci l)enedèHini di quel- 
la città, e glhiiomini delle valli per alcuni beni. Es- 
sendo ridossi gli ultimi ad essa principessa, ordinò 
ella ad imo de^ suoi giudici di ben ventilar queìk 
causa, e d^intimare alle parti, che fossero fronte al- 
ia pugna^ cioè alla pazza maniera di decidere molte 
eontroversie, che era allora in voga Entrarouai cara* 
pioni nello stecsccfto,'e gran dire vi frt 'perchè*- quello 
ideglr uomini suddetti gittò sopra la testa dèi cam- 
pione de^ monaci xm guaMo donnesco ornato di psi" 
ri calori^ dando 'con ciò -sospetto di malefizio. Tra-^ 
lascio, gli altri ridicólosi avvenimenti di quel duello, 
che non era io qne^ barbari tempi riconoSchito cbi 
più per una' chiarissima tentazione ^ Dio, e pet^ 
peccaminósa; nel tribunale d^e^so Alassimo. / :• 
(i) Anliquit; luk'c. Diiserl'/3i. ^\ ^Ji^i "^ 

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( CRISTO KKnu iBdiaoM <nr. 
AoBO di ( PàSQUlI^B U, papa i. 

( AARliGO I¥,ffe44,ÌBip#r«te« i^. 
< CO&RADO II, re d' ItalM 7. 



Era lonurlo « Roma nd pracedeabe «HU» ^ bsoti 
|)iapa Urbano^e eoQ graiifkaec avea <|ui?i soltttottBato 
Jla ftsta del saato natale, (i), perdio |U «m «tnseUa 
di rtmeitere ta juo potere Gaitcio aant^ Aàgelo^ fin^ 
^ oeo«pat9 dal prandi» deir iotipapa GoUmtìo. 
^W altra -forleaca reatutna in ^èUe ciUà, ohe Ma 
^nfoiaé d^ttodentè-dai di lui cenni ; t ^^o^ero che quivi 
%iitta?ia m irovavanii favor^voti alia Astone sdtmatiea^ 
o colle carcaxe, o ODBa Corsa fnrono ridotti aUa doiru^ 
ta ubbicUenaa. lotinaò egli «m concilio da tenerli in 
Roasa «Mila lem settimana dopo patqoft, e in&tti 
.fiaesto ùx eeldirato al tfmpo prefisso eoU^ intervento 
di eeatotstnquànla fra tcsootì ed ibati, e col concorso 
d'^ianumarabili cherìci. Ti fu presente miche il cele^ 
hit uroÌTe^coTO s. Anstlmo* Si rinnovò io esso la 
scomuoiiba contro dell' antipapa e de^ som parsbli ; 
si confermarono le censuie coatra de* pre^ coneuhi* 
natii; e hx fatta gran premura xM^^eatafice per nuo- 
vi #ittti alPimptesa di Terra santa. Ma da lì a pochi 
mesi infermatosi Urbano 11^ passò ia miglior paese 
a godere.il frutto ddle sue virtù di^o uà pontificato 
insigoe ^ glorioso d* undici anni e cinque mesi. Soc- 
codette ia morte sua, per attestala <di vari scrittori, 
Of^ di ag di la^io dd presbite anno. I|^ andò mo^ 
^l;o^ che dal clero e popolo fo iustituitof nella caltodra 

(i) Bertholdos Constanticns. in Gbron* 

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A t ir é leuax» ^ toÌ 

3ì f« IKeM Stmeri di fiixùme toteiBO, già mcmaco 
danUceniei e poi prete cardidaliB del titolo di s. 
Clemente, che aMusto il nome di Pasqmle 11^ fu 
erdlfiato pape nel di 14 d^ agosto, dopo aver egli &t« 
ta gran nwtenca, per fuggire «osi ecoèba digni^» 
Secondo la eomlaiaaKione dei tempi non potè il bnon 
pontefice Vtì^mo prima di ebtod^ gli locichi^ aver la 
49oneolitioiM di reder il irattd delle ane apoiloUclie fa* 
^ti«h# cM^fvìVfy d^ eseerai impadk:ooità rèrtaata d^ 
mètiofti eroeetegnatl' ddla santa etttà di Gerusaiem- 
m% dote le^er» na gran maceHo di Saracèni» Goè 
fii ^9§B é&j^ poebi |iorni d^ene^ presa nel di 1 5 
^ 4ugKe di q^ett^ anno (i) ; ma kion potè, dissi) cosà 
importante nti«^, ehe riempi di giubilo tutta la cri* 
atiamtà, ritrorar ì4yo e^o IM)ené. Bennati neUa cott- 
qoiltala d}tk i pmc^i crìadani dopo otto giórni^ di 
t^mmù parere dcN^o redi Gèrnsalemaèe Grciifredo 
di Bu^m^ duca di Lelrena, il {nù legf^o^ il pi& 
pio, ed anolie il pia valorósa» fra essi. Diede egH nd 
idi 1 4 del éegtienle ag<^« una lerribil rotta aU^ im- 
memo eaeroito éA Soldano d^ Egitto presso ad Àsca- 
cktea, ohe venite per toecòtrere Gmitalemnw: con 
Alt restò mirabifaimite coronate quella campagna. Ma 
par^oiMthè mohbilìlsi^ ^ qi»^PriKiohf, dopo aver 
eompiuti i loro foti^ se ne tGurnarono appresso in Oc- 
'Cidettte, restò ^ nevaio re appena cen trecento ca- 
^IK e duemil* fentì: il che fa «agbi&e c^e egli im- 
floraise i sfiMicOIrsi del pipa, e degli akrì plrincifH cri<^ 
atia%. Né malioò p€^ /^#^i4#fe,infoìfmato del felice 
aoccesso delibarmi cristiane in Oriente, di sollecitare 
i popoli in unto dei Franchi conquistatori. Sembra 
(I) GaUlielmns Tyr* lib. % c^p. tilt. 

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4o< AtKiii iPmtii 

« me^rfelfmie the prttìtó^ella conquistai di *à^ùsar- 
lemme i' Pisani, i Yeoteziabt él i' GeÉiov^r, eadaoil 
popolo coila sua flotta, ^i itìoirfessercrso Quelle parti^ 
^itiiDtuaqa« forse vi arriTastéró solamente dopo U 
presa di essa duà: Negli AnnaH .pisani (ry è scritto, 
t^e di qdest^aftiDi» restò bri»*fat« tutiaf Ktnsìca\ cioè 
una parte deUa città di Pisa^ dove, a mio credere, dsi^ 
tavano i mercatanti mori, che veni vado a trafficare in 
-qaella città. Et $tolus pisanus in Hitrusaìem ivk 
€Um nambus centum iHgintl De ifUa'Vtah Duiher^ 
ius^jìÀsthneòc^siae aralmphsà&pasJuU ductar et 
fdomirius^ t^ui tane temporU in ffièru$àiem pàtriar*- 
vha remansiL'^Èch atP anno tioo vien quivi rao- 
cì:ìBtata la presa! di. Gerusalemme fXFHT'kitlenàas 
augusti Anticipando i Visaoi di nove mesi* il princì- 
pio delt^aano nostro tolgare, Ip pfe^a dì^GerlisaleiiK 
me cade moko aeeociciameiitd nel ^ 1 5 di l4gHo 4èt- 
l'anno presente. Ma,se€Oiid^ quegli Annali, sVa motto 
prima inèamcifiKita a^iqtteHa volta : P armate pi«iAa. 
Altri Annali pM 'attrib^soono princ^àkneiite ti 
Pisani la gbria; del consisto di Gerusalemme r il ofee 
non merita credenza, perchè i^ifAdf di tanti autori o 
contemporanei, o viekii a qucUa rtnamata iatpreijir, 
vi parla de* Pisani; AwziìG^iglf^aio'THrio (a) attenta 
che solamente verso il fioe ^1 presente anno arrivò 
con dei soccorsi Daiff/iherto arcmtscfopo ^i Piea « 
legata deUa sede apostolica, il > quale i kt an^c ^eléttb 
patfEsrca dr Gerusaleinme. ^c^ivé it Dandolo (&), che 
i Veneziani misero iosieAie * unnp stuolo di €trctt4a-- 

(i) Anaali PiswT. VI, Reram Ilal. 
(2) Gdilliclmas Tyr. 1. 3. ^ . [ " 

T (3) Daadol. io Chroa. Tom. XII, Rer. jUa^* '. ' 

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A V H o mcix. toS 

gealé legoiy do?e, sotto il èomaoclo di Giovanni Mi- 
eheh 6glìdoto del doge, s^ imbarcarono tutti i crocia- 
ti, e $* inriaroùo alia volta della Dalmazia, e pòscia 
sVeroaroQo a Rodi. Alessio imperador de^ Greci, 
nemieissimo io segreto della crociata, sì adoperò per 
ferii tornare indietro ; ma inutili in ciò riuscirono te 
cabale sue. Tenne poscia avviso ai Yeneziani, che 4 
Pisani con cinquanta galee navigavano contra di loro, 
gloriandosi di voler entrare in quel porto. Fra queste 
^ae flotte seguì una zuffa, e toccò ai Pisani di salvar* 
si coRa fuga. Arrivarono poscia i Yeneziani alle città 
di Mira nella Licia, dove, se loro vogli^m credere, 
trovarono il corpo di san Niccolò vescovo, e P invia- 
rono a Yenezta, quantunque il' pomicio di Bari pre- 
tenda che assai prima quel sacro deposito passasse 
àUa loro città. Scrivono ancora gli storici genovesi, 
bile. Capitata in questi tempi la flotta genovese alla 
stessa città di Mira, ne asportò le ceneri di san Gio- 
vanni Battista. tJn grande' emporio di sacre ireli^ie 
dorveva essere quella città. Lascierò io disputar (Va 
loro questi troppb pii masnadieri, e seguiterò a dire 
che la flotta veneta giunse nel porto di Joppe, città 
già conquistata insieme con Gerusalemme dai Fran- 
chi. Però è da ci>edere, chegU aiuti portati per mare 
"di! popoli italiani giugnéssero colà solamente, dap- 
poicjfè Gernsalemtae erti Caduta in potere de' colle- 
gati oltramontani. Fece T imperadore^fri^o i^ 
Vcoppiarein qn^st'annoio sdegno suo contra di Coir- 
rado suo pritkiogenito, che ribello al padre avea oc- 
eupata la corona del regno d' Italia (i). BniuiAta in 

(i) Àbbas Unpergensis in Chroa. Chconogi^aph. Hit* 
deshetm. 

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io6 Àmmu t!*t9àiM 

A^isgrana «ma dieu di prìncipi garmaniM, ' qùtl 
propose e fece accettar per suo cellega « toeeesiDiv 
nel r<|gno irrigo V^ «oa seeondogeoito» Ho io pub^ 
blicato (i) un placito tenuto ^alla «omessa Matilde 
in Firenze armo domimcae Incarnaliofds miUesmo 
nonagesimo nono^ VI nonas. martiij IndkUone 
yiH^ 4n cui Guido Guerra, da cui si crede che di- 
scendesse la nohii casa de^ conti Guidi, telebre nelk 
storie, concedette ai canonici della cattedrale di quel- 
la città alcune terre» Notai quel placito come tenuto 
nell^ anno presene senza esaminarne te note crono- 
logiche. Ora mi avveggo appartener esso all^ anno 
susseguente, indicandolo T Indàione FUL Qmri 
%' è «d^pecato T anno fiorentino \ cioè tuttavia in 
quella città nel di 5 di marzo continuava Tanno 1*999 
laddove secondo T era volgare nel di primo di gen- 
naio aveva avuto principio Tanno xioo. Similmente 
è fiata da me prodotta (3) una donaaioDe iitta da es- 
sa contessa al momstero di s. Salvatore della Fonta- 
na di Taone, e scrìtta cmno ab Incarnatione Domi- 
ni millesiino nonagesimo nono9 regnante impera* 
tore HenricuSy ociavo idus septembris^ IndicUo^ 
ne sexta. Se cosi ha V origine ( il che io non posso 
affermare) quest^ anno 1099 sarà Tanno pisano, 
aeeondo noi T anno iq9S<. Sia il Fiorentini (3) «•- 
cannando questo documento, legge /it^t /^///co- 
minciata Jiel medesimo mese di aettembre, e però 
queir atto è da rìferire all^ anpo presente* Non è ^er- 
tamente lieve imbroglio nella Storia questa diversità 

(I) Àafiqint. Itàl. bisMf. 4t. 

(2) Ibidem Diiserl. 8. 

(3) Fiorentini Memor. di Matild. lib. tr 

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4 V M ^ no. . toj 

deg\i anni e deUe uultiioni, che compamcfl oeHe oir^ 
te antiche, ed è fecUe il preodere defili «bbaglii K 
non si ha moha atteniiona ed altri lami delhi Storia* 

( GRLSTO Mc^ IndiE. vxix« 
Anna 4i ( PASQUALE II, pa^ a. 

( ABRIGO IV, re 45, imperadore 17. 
( COERADO U, re d' lulU 8. 

Abbiamo da Pandolfo pisano (i), che fa fetta oel- 
da istBBza dal popolo romano %papa Pasquale^ per^ 
dio venisse' eacciato da qne' contorni V antipapa 
Guiberto^ il qoale per tanti anni evea travagliata e 
tenuta in guerra la loro città, oon esibire a questo 
effetto buone sdmme d"* oro e d^ arneoto. Giunsero 
nello stesso tempo ambasciatori di Ruggieri conte di 
Sicilia, che ammessi all' ndienia del pape, posero ai 
di lui piedi mille once d^ oro. Animato da questi im«- 
piilsi ed aiuti il pontefice, «pedi P esercito contra di 
Guiberto. Dimorata oostui nella città d^ Alba, e so- 
stenne per qualcbt tempo Tassodio d^ essa. Tergen- 
do poi disperato il caso, ebbe maniera di scampare 
e di ritirarsi In un forte castello; ma quivi air im- 
provviso la morte il colse, e mancò di vita ostinata 
nel «no scisma, pentito pia volte d^ avere assunto il 
titolo di pontefice romano^ senza però mai pentirsi 
daddovcro per riconciliarsi col Tero vicario di Grì- 
ato, e £ir penitenza de^auoi enormi eccessi^ Colla 
tnorte sua restò liberau la Chiesa di Dio da una gran 
peate, da un terribil nemico. Non restò essa nondi- 

(I) PandolpIiQS Pisani in Vit Pasdiak IL P. I. T, lU. 
Rcr.Ita). 

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loS AITNALI D* ITALIA 

lÀeno immediatamente quieta ; impemoccbè ì segna- 
Ìà d^esso Guìberto in luogo di lui elessero papa uq 
certo uéìberto^ che nello stesso giorno fu dispapato. 
Laonde passarono air elezione di uu certo Teoderi- 
co ; e questi per più di tre mesi fece fra^ suoi ade* 
tenti una ridicola figura di sommo pontefice. Ma i 
Romani, o pure i Normanni misero * le mani addosso 
a questi mostri, e confinarono il primo in s. Loren- 
zo d^ A?ersa, P altro nel monistero della Cara presso 
Salerno. Saltò su col tempo anche il terzo, appellato 
Maginolfo^i che nel di a di novembre fu da^ suoi 
parziali promosso al pontificato, e prese il nome di 
Silvestro lY. Sigeberto nella Cronica sua (i) secon- 
do r edizion del Mireo scrive che essendosi costui 
ritirato in una fortezza^ Berto caput et rector rO" 
manae militiae cum expedittqne cleri et popuìi eum 
inde extraxit^ et ad Warnerum prineipem Ancpnae 
in tiburtinam urbem adduxit^ dove fu dagli scisma- 
tici creato papa; ma per attestato del medesimo scrit- 
tore, costui non multo post rèprohatur a Romanls^ 
et Jama nominis ejus evamiit Di ciò riparleremo 
air anno 1 1 06. Sicché neppur dopo la morte di 
Guìberto pervenne ad una intera quiete papa Pa- 
squale. Né si dee tralasciar senza osservazione, che in 
questi tempi la Marca d^ Ancona, non diversa da 
quella che tempo fa essa dinominàta Marca di Came- 
rino o di Fermo, ubbidiva allora aU^mpéradore Ar- 
rigo IV. Ne era marchese Gruarnieri^ da cui proba- 
bilmente, o da' suoi discendenti che poriarbno lo 
stesso nome^ fu qtrel paese poscia chidniato/'la ^ar^ 
i^adi Guàràieri; e quelli Riconosceva {kef^Suq si- 
li] Sigebertus in Cbron. edit. Mirai. , , 

ed by Google 



A N ir.O NO. 10^ 

gnore U idddetto Arrigo, come costa da an pezzo 
di lettera da luì scritta al medesimo augusto presso 
di Sigeberto. Che se questo Guarnieri teoeva, sicco- 
me abbiam veduto, TwoU^ anch^egli doréa recar del- 
le molestie a Roma e al pontefice Pasquale. 

▲bbtam dal toprallodato Pandolfo pìsaao, che il 
papa, non io se nelP anno presente, oppure nel sus- 
seguente^ ricuperò colla forza deU^ armi Città Castel- 
lana. Mosse anche guerra a Pietro dalla Colonna ( il 
primo che s^ incontri di questa nobilissima '&qaiglia 
nelle scorie ), perchè aveva occupata la terra di Cavi^ 
spettante alla Chiesa, romana. Tolta fu non solamen- 
te ad esso Pietro la terra suddetta, ma eziandio Co- 
lonna e Zagarolo che erano di suo diritto, il che ci 
& intendere cha non cominciarla allora la nobiltà di 
quella casa, ed esserle venuto il cognome dal dominio 
della terra di Colonna, che fu poi loro restituita. Po- 
.co potè godere del suo nuovo regno di Gerusalemme, 
e delle nuove conquiste da lui fatte T inclito e piissi- 
mo re Goti/redo di Buglione. Caduto egli infermo 
neir anno presente, passò a miglior vita nel di 1 8 di 
luglio, lasciando dopo di sé una memoria piena di 
benedizioni (i). Accorso a Gerusalemme Baldosùnp 
suo fratello, fui con universale consenti mento eletta 
re, ed anche solennemente coronato nel di del santo 
natale : funzione da cui 9* era astenutp il buon re 
Gotifredo. Landolfo juniore (2), storico milanese, 
scrive che Anselmo IV^ arcivescovo di Milano, pre- 
ti) Guillielddui Tyr. Abbas Crspergensis, Fulcberius 

Camotens. Bernardas Thesaur. et alii. 
(a) Landulfos de s. Paolo Histor. MeUiolaa. Tqih. Y. 
Rcr. lui. ^ T 

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dico la crociata per la Lombardia, faceado cantare 
aoa caneoD» «ho comutciavu UUreja^ forse francese, 
e probalùkKeiite sigDtfieante OUre già son iti i Frati' 
chi^ eo. Udì egli con ciò uaa grost% armata di Lom* 
bardi; e dopo aver ereato e la«eìeto sao vicaria hi 
Milano CrÌ5QÌao( appellab» volgarmente 67ro55a/ano), 
che poco prime ere stato eletto e oonsecrato vejicoyo 
dà Savona, alle testa di qneU" esercito s^ inviò aUa 
volta di Costantinopoli (i). Seco andarono it vesco-» 
vo di Pavia e Alberto^da Kandratepotentiisimo lom- 
bardo. Non per mare da Genova passò questa gente, 
come si pensò Tristano- Calco (2), ma bensi per ter* 
ra, attestandolo V abate urspergense (3) e ^annalista 
sassone (4) con dire sotto questo anno : JEac Lango^ 
hardis oum Mediolanensi et Papiensi Episcopis 
guiìk^uagmta niittia ad BieroscfymHanain proft^ 
ctionem signati^ in Bulgaria^ civitatibus fyemave' 
runt. Rapporta il padre Bacchini (S) an^ insigne do- 
nazione &tta in qnest^ anno dalla contessa Madide, 
mentre era in Guastalla) al monistero di s. Benedet- 
to di Gonzaga, e scritta anno ab Ineamatiem Do- 
mini millesima centesimo ^ Indizione decima^ kaUf^' 
disjunii. Ma non può conventre a quest^ anno Vln^ 
disiane X, e dal Fiorentini (6) sappiamo che l»oon^ 
tessa dimorava in Toscana nel di 7 di giagno deU^aor 
no presente* Dimorava anche m Firenee in palati^ 

(t) Orderic* Viiblis, RttdeYplias Gadomens* 
(2) Tristan. Calchus Hist. Med. 
(9) Àbba« UrspergeDs. In Ghr» 
' (4) Annalista jSaxo. 
(5) Bacchini hi. di Pòliron. App. {isgr. 4^ 
Ì6) Fiox»Eil£ai Memorie di Matilde lih^' a*^ x^ì 



A 9 21 O MCI, ni 

donm^i «10^ Jel duomo ) sanqti J^harmiSy dove téti- 
ae uà ptadtaiiel di^ a di marzo, da me^dato alla luce. 
Fero lembra veriabnile) che quel dooomento appar- 
teaga air anno iio3,ia cut veramente Matilde si tro- 
vò io liomtMirdia. Seeoododiè terìve Romoaldo la- 
lecmtaoQ, (i), io qaeal^ anno Ruggieri éuctt di Pa- 
^ie auHediÀe prese 1» oiltè di Callose^ d^^egti du- 
ra^ raesedb.ajRea. telo eigner» tutta all'intorno 
cqj^,^et^ Bomnonda principe d* Antioche sao 
firateQo refjtò 9«f pr:e«eiile.aAno prigione dei Turchi: 
il cl|e.riii#ci dji grajve daMn» agT interessi del crfette- 
qe^limo ìa. Qrtpnte^ 

( GRI&Tawa, IndMone ix. 
Am0 di ( PASQUALB H, pepe 3. 

( ARBICa IV^ re 4«!, imperadore 1 8. 

Filneitalo (uf f anno presente datfa morte di due 
fflustn prìboipi nello stesso eaese di hig^o. L^'uno fu 
CartradQ re di' halifs figlluofo^ di- Arrigo FT, e T al- 
tro Ruggiei4 conte di SkUie. Qtianto a Corrado, non 
ai^saaifl V abate ortpergense (2>eon altri storici di 
esallare le di lui virtù. NiKoo gli andava avanti nella 
pi^y nella mansuetudine, nella continenza, di' ma- 
nma che pareva un aiigelt> ili carne. Eppure questo 
buon priadpe provò anch' egH poco buona fortuna 
peesflo. la poetessa Matilde, donna che in questi tem- 
pi smiza titolò regs^ fkceve volentieri da regine tu 
Italia. Che disgusti ella desse alPottìmo giovane Cor- 
rado, aon^ si sa; megHene diede. Dappoiehò Arrigo 

(I) RomualiBsSalerniti Verni Ylh Rer. Ital. 

(a) AM)«s> Qripérg» ii^ ebreo/ Aiintfiità Saia 



112 A9V4I4I D ITiXU 

SMQ padre non ebbe più fqrze ia lisGa, lieppur eOa 
ebbe più bisogno di Corrado; £ oon seppe ta<:er Do- 
nizoae, che è pure il panegirista della contessa, que- 
sta Verità, scrivendo (rj,: ^ 
Infra Chonraàas longobardo^ comitafus 
Dum starei^ diàcors a JUathildi/uU ipso 
Tempora, Duravii modicum discordia talis. 
Tfam petiit partes iuscanas rex. Ibi tamdem 
, ^ohilibusf quidam facieniìbus expulit tram. 

Che Matilde non «olamente signoreggiasse in To- 
scaiìa e in p«r.te della Lombardia, ma stendesse an- 
che la sua autorità in Milano, si pxxò raccogliere da 
Landolfo di s. Paolo (3). Quivi fu eletto arcivescovo 
Mathildis fiomiiÌ9sae favore dandolfo da Badagio ; 
decaduta questo, restò' eletto e consecrato Anselmo 
IV ^a Baisp, il quila ifirgae pasior^U per munus 
Mathildis abatissae ( dovrebbe essere comitissae ) 
adkaesit. Collo stendere cosi le £mbre della sua au- 
torità, dovca Matilde annientar quella del re; forse 
anche non gli somministrava quanto occorreva pel 
decente suo trattamento. Però forte in collega il real 
giovane si ritirò a Firenze, dorè sorpreso da maKgna 
febbre, nel luglio di queat^ apno diede fine alla sua 
vita. Per testimonianza deir Urspergense corse qua- 
che voce, che cosi immatura morte fosse provenuta 
da veleno ; e forse ne fu dai maligni incolpata la me- 
desima contessa Matilde, scrivendo iLsoprammento- 
vato Landolfo: Quum pervenisset Flóréntiam rex 
ipse prudens et sapiens^ aiqué decorusjecie (proh 
^ dolor!) adolescens^ aqcepta potione ai Aviario me* 

(1) Donìzo in Vit. Matild. Uh. 2, cap. i3. 

(2) tandolfus junior Biit« Mcdiolan. e. r^ ^ 



A V N O MCI. IT5 

àico MaihUdis comitissae^ Qitamjumit Le virtù dt 
Matilde tali furono, che non può cadere sopra di là 
un sì nero sospetto. Per quel che riguarda Ruggieri 
conte di Sicilia (i), ench^ egli nel medesimo mese fu 
rapito dalla morte ; principe valoroso e glorioso al 
pari di Roberto Guiscardo suo fratello, sopra la ter- 
ra, ma più di lui religioso, cleinente; e spedalmente 
inemorabile per .aver liberata la Sicilia dal giogo dei 
Saraceui, e restituito in essa il culto del vero Dio 
colla fondazione di tanti vescovadi, spedali, e templi 
del Signore. Lasciò dopo di sé due piccioli figliuoli, 
Simone primogenito, c^ fu riconosciuto tosto conte 
di Sicilia e di Calabria, e Ruggieri nato neir anno 
1097, ^^ divenne col tempt> re di Sicilia : amendue 
sotto il governo della contessa Adelaide loro madre, 
donna che colP alterigia univa una gran sete del da- 
naro altrui, e però cagione che in que^ principi! della 
sua tutela succedessero non podio sedizioni ft*a i 
sudditi suoi. Non parlo di un terzo figliuolo appella- 
to Goffredo^ probabilmente bastardo, pecche forse 
era premorto al padre. 

In quc^st' anno sul principio d'aprile Gaeìfo IV^ 
daca di Baviera^ per redimer i suoi peccati, imprese 
il viaggio di Terra santa, e si unì con Guglielmo du-- 
ca d' Aquiiania (2). Conduceyano seco questi due 
principi un' armata di centosessantaraila crociati. A 
questa precedeva T altra de' Lombardi, che dicemmo 
incamminata con Anselmo arcivescovo di Milano, il 
cui disegna ^tto sulle dita, per quanto ne correa la 

\i) Romoaldus Salerò. In Chrcn, 
(2) Chron. Weiogart apad Leibnit. Àbbas Uspergens. 
in Gbron. 

MUBATOaij'VOL. JOUYI. 3itizedbyG00^e d 



Il4 AjmtLl I>*'ltlLÌA 

voc6, era ^ Toler contfùisttire BàbUania come «e 
guella fosse una bìcoccìa. Wb tanti csfitelli in -aria «u- 
darono ben prèna a finire In htiìh, PW^àtti (ifae (b sì 
gran moltitudine ^ jgentie liitU^ l!sia <i), per trèidi* 
mento dell^ ùnperàdo/e Alessio cKe p^àsafva dMntel* 
ligenza coi Turchi, parte ]per ^i stenti e nìancatatQ 
de^Tiveri, parte per le lidable e ifrecce nemiche, perì 
guési tutta. Fra gli siltri principi c!ie lasciarono la 
vita in si sfof tii^t^ s|[>ediilonè (a), uno fa il suddet* 
to arcivéscovo di MilìTno, ossia che egli morisse in 
una ^uSa co^ Tarbfai, opi^ùre che ferito fàgjisse a 
Costantinopoli, dove Landolfo da s. Pacalo scrive che 
Sttcòedettè là stia ihorte. Salvossi dopo la rovina del 
suo esercito il duca Guelfo, e per talezzo ad infiniti 
travagli ^bbe almen la consolazione di arrivare a Ge- 
rusalemme. Soddisfatto eh* ebbe ivi alla sua divozio- 
ne, se ne tornava questo principe per marea casa ; 
ina giunto alPisola di Ptfo, oppure di Qprì, e colto 
da una mortale hifermità, quivi fini di vivere, e tro- 
vò la sua sepoltura o nel presente o nel susseguente 
anno : principe glorioso per tante sue militari impre* 
se, e massimamente per aver piantata ih Germania e 
lasciata quivi in gran potenza una linea di principi 
estensi, la qual tuttavia più che mai fiorisce nella in- 
signe casa di Brunswich, Wolfembuttel e Lunéburgo, 
dominanti anche sul trono delP Inghilterra. Restaro* 
no di lui dae figliuoli masdii^ cioè Guelfo V^ mari^ 
to della gran contéssa IMbtilde, ma da lei separato, 
ed /i^rn^o, appellato per soprannome il nero. Suc- 
cedette Guelfo F nel ducato della Baviera, e questi 

(i) Radulphus Cadomensis de gestis Tancredi 
(2) Landulf. xunipr Hùt. Meàioìaa. cap. 2. t ^ ; 

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A K 9 O MCI. Il5 

poi si segnalò colie doti della pietà, del valore e del* 
la liberalità, come si ha dalla Cronica di Weingart. 
Id qaal anno egli lermìnasse i suoi giorni, resta tut* 
tavia aUo scuro. Certo è che vivente ancora esso 
Guelfo, Arrigo suo fratello portò il titolo di duca^ 
-e ne l^edremo una prova airaaito 1 107. Trovasi nel 
"ubaggio^l presente aono la conteJ5a Matilde in Go- 
verno lo sul Mantovano (i), dove restituisce al moni- 
dt^ro òx s. 'B<enedetto di Polir one T isola di Revere 
eoo altri beni. Si accinse olla in questi medesimi tem> 
pi a ricuperar la città di Ferrara che tanti anni pi:ima 
le si era Hbellata; e ^tto un igran preparamento di 
soldatesche, chiamati anche in aiuto i Yeneziani (a) 
e i 'Ravennati che vi accorsero per Po con una squa- 
dra di navi, neir aatunno passò air assedio di quel- 
la città : 

Cantra quam gentes numero sine duxit et enses^ 
Tu$eos^ Romanos^ Longohardos gahatos^ 
Et RavenmUes^ quorum sunt maxime na\^cs, 
Circumstant equidem miiUae maris atque ca* 

rinae 
A duce praecìaro trasmissae venetiatià 

Son versi di Donisone (5) che soggiugne avere i 
Feitaresi alla vista di tanto «forzo presa la risoluzione 
di arrendersi : con die senza spargimento di sangue 
tornò quella città sotto il dominio della contessa. 

(i) Bacchiai Stor. di Paliron. 1. 3. 

(2) Dandul in Chron. T. XII. Rcr. Hai. Chron. 

Estens. Tom. XV. Rer. lui. 
i3) Donilo in Yit. Malhildi» I. »j e. if. 

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I l6 AlTKAU d' 1T1I.IA. 

( CRISTO MCii. Indizione x. 
Anno di ( PASQUALE II, papa 4. 

{ ARRIGO IV, w 47? imperadore 19. » 

Celebrò in qaett^ anno papa Pasquale un solen- 
ne concilio in Roma nella basilica lateranense (i), in 
cui rinnovò la scomunica contra dello scismatico im- 
peradore Arrigo IV .^ e confermò i decreti de^ prece- 
denti sommi pontefici intorno alla disciplina ecclesia- 
stica. In Germania esso Arrigo sol principio di que- 
«t'hanno, o sul fine del precedente, raunati in una die- 
ta i principi di quelle contrade, trattò con essi di 
levar lo scisma, e di restituir la pace alla Chiesa e ai 
popoli. Fu consigliato da tutti i saggi di ticonoscere 
il rumano pontefice Pasquale, ed egli anche promise 
di portarsi glioma, dove in un concilo si esaminasse 
tanto la sua quanto la causa del papa, e ne seguisse 
concordia. Ma T infelice principe non attenne dipoi 
la parola \ anzi si seppe ch^ egli andava tuttavia mac- 
chinando di creare un nuovo antipapa : il che non 
gli venne fatto per (ìifetto non già di volontà ma di 
potere. Aveva papa Pasquale inviato per suo nunzio 
e vicario residente presso la contessa Matilde, Ber-^ 
nardo cardinale della santa romana Chiesa^ ed abate 
di Yailombrosa, uomo di rara probità e prudenza. 
Fta gli altri affiairi che egli trattò colla contessa, uno 
de^ principali fu T ottener da essa la rinnovazione del- 
la donazione di tutti i suoi beni alla Chiesa romana. 
Gli aveva essa donati alla medesima Chiesa fin sotto 
papa Gregorio VII ; ma per le gravi turbolenze di- 
(I) Labbe Concil. T, JC. 

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A If W O ' MCII. 117 

poi iuforle, s^ era smarrito lo strumento della xmde- 
sima donazione. Però stando essa Matilde nella rocca 
di Canossa nel di 17 di novembre delP anno presen- 
te, confermò e rinnovò (i) per manum Bernardi 
tardinùlis et legati ejusdem romanae Ecclesiae^ 
h donazione dì tutti i suoi beni, tanto posseduti" 
quanto da possedersi, e tanto di qua quanto di là 
da* monti, in favore della Chiesa romana. Lo stru- 
ttiento tuttavia esistente si legge in 6ne del poem.i 
di Donizone. Era la medesima contessa in quest** an- 
no nel di 4 di giugno* in loco qui diciUir Mirandula^ 
e qttivi fece un aggiustamento (a) con Imeìda bades- 
sa il s. Sisto di Piacenza per conto del castello e 
delb corte di Guastalla. Apparteneva quella nobil 
terra, oggidì città, dì monistero suddetto di s. Sisto, 
fino dai tempi deir imperadrice j4ngilberga fonda- 
trice del medesimo. Dovea Malilde averlo occupato, 
e gliel restituì nell^anno presente. 

Lasciò, come già di sopra accennammo, jinselmo 
arcivescosfo di Milano, allorchò intraprese il viaggio 
di Terra santa, per suo vicario in quella città e dio- 
cesi Crisoìao^ chiamato Grossolano dal popolo, - a 
cui quel nome greco dovette parere alquanto stra- 
niero. Egli era vescovo di Savona (5), nomo assai 
dotto, sapea predicare al popolo, e nelP esteriore af- 
fettava grande mortificazione, sommo spreco del 
mondo, usando vesti grosse e plebee, e cibi vili dopo 
molta astinenza. Un di quel prete Liprando, a cui gli 
scismatici aveano tagliato il naso e gli orecchi, perso- 
ci) In Append. ad Donizooem in Vit. Maihililis. 
. (3) Antiqui t. Italie. Dissert. jt, 
\3) Landolphui iaoior Hiit. Medio], cap. 4. * 

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na di gran credito non meno fteUa sua patria che ia 
Roma stetta^ l' esortò a cavarsi di dosf^ quel si om« 
do mantello^ e a prenderne uQo più copTeniente al 
suo grado. Gli rispose Grossolano di non aver dana* 
to. Esibitone a lui in prestito, replicò che egli sprez- 
zava il mondO) né volea mutare registro. Allora Li" 
prando gli disse: In questa città ogni persona civUei 
itsa pelU di vajo^ di griso^ di martora^ ed allri 
ornamenti e cibi preuosù Con questi vostri gros^ 
solani abiti vedendovi i Jbrestieri . ne vien disono^ 
re a noi altri: il che si dee osservare, come una 
volta foste in nao e credito in Italia il vestirsi di pre« 
«ose pellicce ; probabilmente Grossolano era qualche 
calabrese che sapea bene il suo conto, ed anche fa 
intendente della greca favella. Intesasi poi la morte 
deir arcivescovo Anselmo, sì ranno il clero e popolo 
di Milano per eleggere il successore. Goncorrevana 
molti in due Landolfi canonici ordinar] della metro-^» 
politane^ Grossolano si oppose per motivo che fos- 
sero lontani, perchè erano iti Jn Terra santa. Allora 
ytriaìdo abate di s. Dionisio con una gran molti tudi-r 
ne della plebe e de* nobili proclamò arcivescovo il 
medesimo Grossolano ohe eon tutto il suo sprezzo 
del mondo corse subito a mettersi nella sedia archie- 
piscopale. Spedi la parte, che non concorreva a tale 
elezione, i suoi messi a Roma, per impedire che non 
fosse accettato per vari motivi. Me ricorsi i fautori di 
Grossolano a Bernardo cardinale e vicario del pa- 
pa in Lombardia, questi ne trattò colla contessa, e fu 
risoluto di ammettere la persona di Grossolano, il 
quale alcuni van sospettando (non so se con valevo^ 
le fondamento ) che fosse prima al pari di Bernardo 

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AVRÒ KCXt. 11^ 

oardioale, monaco TjalIombcos^Do, Però in fretta se 
a^ andò ei^o Bernardo ai Hlil^o, e pprtò la stola 
4 cioè il p^lfiq ) che fu riceTu^o ^t^ Grossolano fra lo 
^trepUo^q pl^pso del popolo. Salito lo scaltro Gros- 
^lano dove egli mirava, allora cominciò ad usar dbt 
delicati e vesti prezios/s. Ma poco passd che Lipran- 
do cogli altri gli mosse guerra, trattandolo da simo» 
placo, ^ perciò d^ pastore iU^ttimo. Secondo che si 
ba. dal catalogo Scigli abs^i di Nonantola (i) e da) Si-* 
gonio, la suddetta contessa, mentre era nel castello di 
Panzano, allora del dìstrejUo di Modena, nel di 1 5 di 
novembre, correndo V Indmpne X/, donò al moni- 
stero di Nonantob^ sul Modonese, con lic^n^ di Ber-. 
Dfo-do c^rdin^l^ e vicario generale dei papa in Lom- 
bardia, Castel Tepido posto in Ferrara colla chiesa 
(Jti s. Giovi^i^i Battista. £ oi^ ijx r^mi^isione de* suoL 
p^ccati^ e in ricompiEtnsa del l^espro. di que) monister 
ro^ dì cui «* era essa serviti^ ne" bisogni ^ejle passate 
guecri^ Ei^ qneistQ T ultimo ^i^np dejla ^ita di Filale 
Mfch^h;^ doge di Yan^u^. (sj). Ifbbe. per successore 
Of^d^lqfo f*al^drq. 

( CRISTO Mciii. Indizione zi. 
Ani^o d| ( PASQUALE Ó, papa 5. 

( ARRIGO iy, re 48, imperadore ao. 

• Atei^ eelebcato irrigo If^ aagusto la festa del 
idnto natale in Magoaca (S), e pablsHcamente fatto aa- 
peita ai principi e al popplo, eh' egli avea intenzbne 

(i)' Càtaldgàs Abbat. Nónanldl. Antiq. lUl. Diisert 67^ 
(a) Dando!, in Cfaron. T. XU. Rer. Ital. 
(}\ Abl^a^ Ur^rgei^. ip pbco;i. Qlt^ Fri^'gf qi« Qiif. 
I. 7. e. 6. 

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laO A5NALI h ITALIA 

f]t lasciare il governo del regno ad irrigo V re sno 
figliuolo, e di volere in persona andare al santo se- 
polcro. Questa voce gli guadagnò T affetto universale 
de' Tedeschi si ecclesiastici che laici, e moltissimi si 
disposero ad accompagnarlo in quel viaggio. Ma il 
tempo fece vedere, ch^ egli non dovea aver parlato di 
cuore, perchè nulla effettuò di quanto avea promes- 
so. Certo èi, che alP anno presente si dee riferire uno 
strepitoso avvenimento della città di Milano, diffusa- 
mente narrato da Landolfo juniore (i), storico di 
quella città e di questi tempi. Era già stato creato ar*» 
cìvescovo Crisoìao ossia Grossolano. H soprammen- 
tovato prete Liprando continuò a sostenere , ch^ egli 
sìmoniacamente era entrato iri quella chiesa, e' si esi- 
bì di provarlo col giudizio del fuoco, che quantunque 
non mai approvato dalla Chiesa, pure in questi secoli 
sconcertati non mancava di fautori. Fece istanza Gros- 
solano che Liprando desse le pruove i3t tale accusa ; 
ma non apparisce che il prete ne producesse alcuna : 
il che fa conoscere V irregolarità del suo procedere. 
Venne egli in fine alla pruova del fuoco ; ed alzata 
nella piazza di s. Ambrosio una gran, catasta di legna, 
lunga dieci braccia, ed alta e br^ft' quattro braccia 
piCi dell' ordinaria statura ^egU uomini, allorché es- 
sa fu ben accesa, Liprando vi passò per mezzo e ne 
osci salvo, senza «ehe nulla ai brucasse n«ppur delle 
f etti sacerdotali ch^ egli portò in quella congiuntura 
con acclamazione di tuiti gK spetlat^ri., Yeggen^osi 
Grossol^ocome T.iuto, giudicò, b^ne di ritirarsi e di 
andarsene a Roma, ^ve fu graziosai^ente Accolto da 

(i) Laadalphus a s. Paolo Hisf. MctB&Ian. e. 9. etKq. 
T. V. Rer. ìld. r> i 

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A n ir o Hcnr. idi 

papa Pasquale. La risoluzion di Liprando era già 
stata disapprovala da alcuni vescovi sufifraganei di 
Grossolano, che si trovavano allora in Milano ; mol- 
to più dispiacque alla saggia corte di Boma, che sem« 
pre riprovò i giudizii di Dio non canonici, siccome 
invenzioni umane da tentar Dio. E perciocché si 
trovò che essendo restato il prete Liprando leso in 
una mano e in un piede nella prupva suddetta, hen- 
che si attribuisse ciò ad altre cagioni, pure fu messa 
in dubbro nella stessa città di Milano la pruova da 
lui fatta, e ne succedette del tumulto colla morte dt 
molti. Trovossi nel di 19 di novembre la contessa 
Matilde in paìatio fiorentino (i), dove concedette 
un privilegio ai monaci di Yallombrosa. Circa questi 
tempi Adelaide vedova di Ruggieri conte di Sicilia, 
e tutrice di Simone suo 6gIiuolo, teggeddo sprezza- 
to da* Siciliani il suo governo (a), pensò a fortificar- 
lo col chiamare colà dalla Borgogna ^oòer/o, princi- 
pe non men valoroso che prudente, a cdi diede iii 
moglie una sua figliuora: H dichiarò poscia tutore del 
figliuolo e governatore delP isola : il che servì a te^ 
nere in briglia le teste calde di quelle contrade. 

< CRISTQ MC1V. Indimae xii. 
Addo di ( PASQUAfiE II, papà 6. 

( ABRI60 IV, re 4g, imtperador^ ai;^ 

Secondochè osservò il padre Pagi (3), abbiamo 
dalla Cronica di un anonimo di Treveri (4), che nel 

(1) MabiU. Annal. Benedictin. ad hanc ano. 

(2) Orderic. Vltal. Hist. Eccl. 1. i3. 
<3) Pagius in'Crit. Baron. 

(4) Anonymui Trevircnsis apud Bachery in S^Jitilcg. 

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Taa AlflTALI D^ ITALIA 

marzo del preseote anno papa Pasquale II celebrò 
io Roma un gran concilio, di cui niun^ altra menzio- 
na si truovar presso gli antichi scrittori. Ma forse noa 
è sicura quella notizia, e si dee riferire air anno se- 
guente. Solennizzò Timperadore ArrigoXh festa del 
santo natale in Magonz^ (i) , ed allora fa che Arri^ 
go VtJò suo figliuolo air improvviso si ritirò da lui e 
diede principio alla ribellione contra del padre , che 
uno due anni prima lo area promosso al grado di 
re. Dieholdp marchese, Berengario conte 9 ed altri 
&iroQo i consiglieri di tanta iniquità^ suo specie reli"- 
gionis^ come scrive Ottone da Frisinga (2). Han pre- 
teso alcuni che egli, fosse a ciò mosso da una lettera 
di papa Pa&quale, accennatja da un antico storico (5), 
in cui era esortato a soijcorrere la Chiesa di Dio. Ms^ 
non vuol già dir questo, che il pontefice V esortaM^^ 
anche a ribellarsi eontra del padre e a prendere Tar- 
mi contra di luì. Senza questo nero attentato poteva 
^li cooperare alla retta intenzione del pontefice ro- 
mano. Può nondimeno es^sere, che di questo pretesto 
si valessero i nemici di Arrigo per rivoltare contra di 
lui il figliuolo. Scrive T Annalista sassone (4) ^ che il 
giovane Arrigo spedi immantinente dopo il natale a 
Roma i suoi legati ad abjarare lo scisma 10 a chiedere 
consiglio al papa intorno al giuramento da lui presta^ 
to al padre, dji non mai invadere il regno senza licen- 
za d^ es^o suo genitore. II. papa gti mandò la benedi- 
zione ed assoluzione,^ purché egFi volesse operare da 

(1) Abbas Urspergeasis in Chron. 

(a) Olio Frisingena Hist. I. 7. e. 8, j 

(3) Hermann. Torhac. apud Dachery in Spicileg. 

(4) Annalista Saxo^ 

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A V V o itiov. ta? 

r^ ^tm^i ^à eisere buon figUjaoliO disila CbUsa i ti cbo 
ba»tò aie ambizioso gipTai^e' pec jarQ di piglia air %r-) 
tfìì conerà del pi^dre. TacetOKlp noodimei^o V IJtperw 
g«nf9 e TAmoreddU Vii» d' Arrigo IV pr^Sfso l?U5-» 
stiftio ed altri questa particolarità, si paò diubit^c 4«^^ 
la Terital benché da e«sa neppuc risulti V a|»praf 9?* 
zioue di qfuel che ^uiccadalte dipoi. Af v«un|e in qqe^i 
%C aouo uQQ acaudaloio scoacec to io Parma , ri^ita 
da Dooizona (i). Portossi Birnarda cardinale a vV 
tario del papc^ iu liombardia a quella città perla feUa' 
deU^ A«^ozìoae. della Yei;gHifi, e cantò b «lessa nella 
eattedralei.. DofK> il vatìg<ilo predicò al popolo \ m» 
perchè volle entrare a parlar con grave disprezzo di 
Arrigo iy,<;ome' principe scomiuicato, trovaudoai ia 
queir udienza moltissiuù tuttavia bea affistU al aaeide^ 
simo augusto, slrritaroso talmeotei che dopo 1^ pr«* 
dica, joessa mano alle spade, corsero airaltare, e s^av- 
Tentarono al cardinale, il condussero prigione, e sta** 
ligiarono tutta la di lui cappella ; cioè tutti i di li4 pa« 
ramenti per la messa. Fu portata queata disgustosa 
nuova, ella contessa Matilde ohe si trovava allora ual 
territorio di Itfodeoa. Baonò ellaineODlaneotequeUi^ 
milizie che potè, e passati appena tre giorni dopo 
quella brutta scena, marciò alja volt^ di Parma. Non 
aspettarono que^ cittadini intimoriti eh' essa arrivas- 
se, e consegnarono ai vassalli nobili della medesima il 
cardinale, còlla veslttuzione ancora di tutti i suoi sa- 
cri acredi. Altro mala non fece la contessa ai Parmir 
giani, perchè il piissimo cardinale perorò in loro fa- 
vore. In quest^ anno, secòndochè abbiamo da Tolo- 

(i) Donizo in Yit. Malhild. 1. 3. e» x4* 

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ia4 AIVICALI D^ ITALIA 

meo dà Lacca (i), cominciò neìl' agosto la guerra fra 
I Pisani e Lucchesi^ e ne seguì una battaglia in cut i 
pisani ebbero la peggio. Presero ì Lucchesi il castel- 
h> di Librafatta, e ne condussero prigioni i castellani 
aHa loro città. Dalle carte riferite dal padre Bacchi- 
m (3) si scorge, che la soprallodata contessa Matilde 
sul fine d'aprìle* trovandosi in Nogara sul Yeronese , 
confermò ad Alberico abate del monistero di «. Be- 
nedétto di PoHrone vari beni. Parimente la medesi- 
ma, mentre era a Coscogno villa dèlie montagne di 
Modena nel di i5 di settembre, donò allo stesso mo- 
Bistero la metà dell^ isola di Gorgo con altri beni. A 
tali donazioni intervenne sempre il consenso del sud- 
detto cardinale Bernardo vicario del papa , trattan- 
dosi di disporre di beni donati alla Chiesa romana. 
Tedesi sotto quest^anno la vendita della corte firmi- 
niana, fatta da Ottone eletto arcivescovo di Ravenna 
a Landoyb vescovo di Ferrara (3). Per quanto s* ha 
dal Rossi (4), questi dopo la morte delPantipapa Gai- 
berto fu intruso nella sedia archiepiscopale di Raven-r 
na,' e da questo atto si raccoglie ch^ egli non avea 
te*ovato per anche ehi avesse volato consacrarlo. 

( CRISTO Mcv. Indizione xni. 
' Anno di ( PASQUALE II, papa 7. 

ARRIGO lY, re 5o, imperadore 22. 

Fece il pontefice Pasquale atterrar le case della 
nobil famiglia de^ Corsi in Roma, forse perchè rìdot- 

(1) Ptolom. I^censis in Annalibus bceTib. 
(a) Bacchini Istor. di Polirone nelP Appefnd. 

(3) Antiquit. Italie. Disserlat. 38. 

(4) Rabcas Hist, Bafenn. . , , 

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ANNO MCF« 13$ 

te dÌQftxizì ili fQiq^a di fortezza <i). Sle&no nobil ro- 
maaó, capo di quella casa ^ se 1' ebbe tanto a male , 
che uscko di R<«ina si fece forte nella basilica di sao 
Pallio, e nel castello che in cfuesti tempi abbracciava 
essa basilica. Concorrevano a lui tutti gli sgherri e 
masnadieri, co^ qudi poi infestava non soloi contor- 
ni di Roma, ma la città medesima; Destramente prò? 
curò la cofte pontificia intelligen&a in esso castello, t 
di ricavare iti cera la forma delle chiavi di qu^l forte 
luogo. Formatene poi delle nuove, coir ajutq d^ esse 
ona notte furono introdotte le milizie pontifìcie, che 
dopo una vigorosa battaglia s"* impadronirono della 
tehra, con essere fuggito Stefano travestito da monar 
co. Siccome osserva il padre. Pagi (2) coU^ autorità di 
Cadmerò (5), fu celebrato in quest^ anno dal pontefi- 
ce Pasquale II un concilio nella basilica lateranense. 
Fra le altre materie che vi si trattarono, abbiamo da 
liandòlfo juniore (4), che fu quivi agitata la causa di 
Grossolano arcivescovo di Milano , il quale per la 
sua dottrina, spezialmente dimostrata in confutare lo 
scisma de^ Greci , s** era acquistato non poco onore 
alla corte pontifibia. V era in confronto di lui il pr&p 
te Liprando, che non dovette poter provare V impu- 
tazione a lui data di simoniaco. Però dopo aver Gros- 
solano giurato di non aver forzato Liprando alla pruo- 
va del fuoco, riprovata dai Padri di quel concilio, fu 
assolto e restituito nella tua dignità. Gli cadde in 

(1) Pandulphus Pisanos in Vita Paschalis li. Par, I. 

T. 3. Rerum Italicarum. 

(2) Pagius Crit. ad Ànoales Baron. 

(3) Eadmeras in Yit. s. Anselmi 1. 4* 

(4) Landulphas de 9. Paolo Hiit. Mediol. T. Y. &er. Ital. 

edbyGoOglt 



ta6 ARlhkLI D^tALU 

qu^r oecasloiie ^i itiaii^ il {)ast«ra1e : sul qoalc acciai- 
etnìe h buona gente d^ allora formò vari lunari. Ma 
tion per questo potè egli entrare in possesso delh 
cattedra 'Sua, né di fjiél^lto alcuno spettante al s«a 
^ró?test»fvètò: tanta 'fu4a'posàanea deila parte eomra- 
ria in MSlano. Tèrso fi fine detr«nno pre^nte passò 
papa Pasquale in Toscana (i), né so io ben dire se 
fu allora, oppure nelP anno susseguente, ch^egli ten» 
tre un condKo in Firenze, a metivo dire'il vescovo di 
quella* città, uomo viàionério, sosteneva cbe cva^à nat» 
Tantieristo. Probabiteente i treuiuoti, le iooodazioM 
ed altri sconcerti^ questi tenipi,€ecero cadere M buoa 
prelato in questa imma^nazione, h quale in vari altf i 
tempi si truova insorta nelle nienti delle persone pie 
e paurose. Si deputò nott poco di questo; ma pel gran 
concorso della gente curiosa, obe a cagione ^^lla no* 
vitài^ce un grave tumulto, convenne interrompere M 
concilio, e lasciar la quistione indecisa. La decise poi 
if tempo, e fece conoscere la semplicità del pr^to. Peìr 
le memorie èocènnate dal Fiorentini, si vede (a) che 
h contesta MatMetì trovò in Toscana in questi 
medesimi tempi, sensa fallo per fare buon trattamento 
id papa ito colà, il quale stando m tLucca nel mesa 
di dicembre confermò i privilegi ai canonici regolari 
di s. Frediano ; ed innamoratesi della loro riforma» 
cbe era allòtti in gran credito, la volle introdotta nei 
tanauiei deUa -basìHta lateranense. Totnosscne dipoi 
il pontefice a Roma. Tenne un placito la suddetta 
contessa in quest^ anno nel di 25 d"* ottobre (5) in 

(i) Idem ibidem. 

(a) ("iorcutim Memor. di Hattld. IH), a. > 

(3) -Anliqnit. Italie. Dissert. in. ^ . i 

^ 'oigitizedbyCOOgle 



A ir ir o iacv. my 

ìion so qaal ttiogo dì Toscana, dòire aécòrdò la stia 
protetiime fai canontci di Toltérra. Possederà in 
liombardia V iiriigoe moóistero di Monte Gàssina al- 
cmni beni ad esso fosfati dà Gir^rdo da Cuvriago ; e 
trorandosi la soprallodata Matilde stìl Modenése in si 
Ceisario nd di aa di giugno, Giorgio pinete e liionacò 
di quel monistero impetrò da lei il possesso e domi- 
nio di quegli stabili. 

Dappoiché il giovane Arrigo /^, re, ebbe tirato 
nel suo partito Guèlfo F'^ tà Arrigo il nero duca 
di Baviera, e i Sassoni ed altri principi, sentendost 
assai forle, comiooiò la guerra contra deir impera'^ 
dorè Arrigo suo padre, (i). Bèlle erano le sue pro- 
teste, cioè di non aver altra intenzióne, se non d^in* 
durre il padre a riconciliarsi colla €iiiesa, ma sotto 
questo pretesto egli era dietro a promuovere gP inte- 
ressi propri colla depressione di chi gli avea dato e 
vita e regno. C(7rraefò suo fratello abbiam veduto che 
occupò il regno d^ Italia ; ninno nondimeno scrive 
ch^ egli portasse le armi contra del padre. Ma non 
così operò Arrigo Y. Dopo vari fiitti ch^ io tralascio, 
marciò egli colia sua armata sino lai fiume Regeo, che 
sbocca nel Danubio vicino a Ratisbona. Ds^U' altra 
parte d"* esso fiume $* accampò colF esercito suo Pau-^ 
gusto Arrigo suo padre, ed erano per vcnii'e ad un 
fatto d* arini. Non si potè qui trattenere Ottone've- 
ècovo di Frisinga, storico Cavissimo, da! prordmpe* 
tt in sensate' escbfflftziom contra di itn figlinolo tale, 
H^cui risoluzione non si può certo leggere senza òr- 
rore^ perchè presa contro le léggi della natura, ed 

(i) Àbbas Urspergénsis. Otto Frisingensis cjp. S, 
AnnalisU Saxo. ^ , 

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anche della religioii cristiana; perciocché faor di 
dubbio è, che la aanta religione di Cristo non appro* 
TÒ mai né approva cotale inumanità. Ebbe maniera 
il giovane Arrigo di tirar dalla sua con promesse e 
lusinghe il duca di Boemia, ed altri signori, dimodo- 
ché il vecchio Arrigo lY fu forzato a fuggirsene se- 
gretamente. Seguì poscia un abboccamento in Elbinga 
il di 1 5 di dicembre fra amendue, e fu determinata 
di tenere una dieta universale del regno a Alagonza 
per la festa del santo natale. Ciò che ne risultasse lo 
accennerò alP anno venturo. Intorno a questi fatti si 
iruova non lieve discrepanza fìra gli antichi scrittori, 
parlandone cadauno secondo le proprie passioni e fa- 
noni. Air anno presente oppure all' antecedente ap- 
partiene un curioso placito, a noi conservato da Gre- 
gorio monaco, autore della Cronica di Farfe (i). Di- 
iputossi in Roma intorno ad un castello occupato ai 
monaci da alcuni nobili romani. Allegarono questi 
ultimi in lor favore il privilegio di Costantino magno, 
per cui appariva che quel grande imperadore avea 
donato alla Chiesa romana tutta V Italia e tutti i re- 
gni di Occidente. Prese all' incontro V avvocato dei 
monaci a mostrare che era falso, o non si doveva in- 
tendere cosi quel privilegio, facendo costare che an- 
che dopo Costantino gU augusti aveano signoreggiato 
in Roma e in tutta T Italia. Però anche tanti secoli 
prima di Lorenzo Talla la donazion costantiniana si 
Tede impugnata, con essere poi giunta in questi alti- 
mi tempi ad essere anche negli stessi sette Colli ri- 
guardata qual solenne impostura de^ secoli ignoranti 
oppur maliziosi. Secondo le memorie recate dal Pio- 
li) Chron. Farfcns. P. IL T. U. Rcr. Hai. p. 63;.^ 

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A V K O ' lfGT# ' 199. 

rentioi (i), eontlmiò anoorà ia quetto anno U guer- , 
ra fra i Pìmih e i Luockesi^ e i primi per due volte 
rastaroBd seonfitti. Ooae quatte guerre soccedesiero 
fra i popoli della: Tofdaaa, non ai aa beo intenderà, . 
perchè era pur q«ella proTinoia sotto il dominio detti- 
la contessa Matilde^ e atrano sembra ch^ ella o per- . 
mettesse tali sconcerti, o non arasse foraa, maniera 
di calmar si&tte sangnioose gare. : 

( CRISTO MCTi. Indiiiono xiv. 
Anno di ( PASQUALE II, papa S. 

( AHRIGO Y, re di Germania e di 
Italia I. 

Un^ insigne raunanoa di Teseo?!, abati, prìneipiY 
baroni, e popoli dei r^no germanico $* era fiitla in 
Magonza (a) nel natale deli* anno precedente per 
trattare di concordia fra i due Arrighi padre e fig)iao<* • 
lo, e fra gli sòismatid e la Chieaa romana. Dovea, 
di(co, imerrenirTi il Teoelùo Arrigo, ina dal figliuolo^ 
era trattenuto, come prigioniere in un castello. Feoor 
egli istansa per la libertà ; ma i prìncipi temendo che, 
il popolo a?vctao a fovorir più lui ohe il figliuolo^ 
riòn tumol^iasse, ed anche perchò JEUccardo vescovo 
d^ Albano e Geb^ardo Tescofo di Costanza, legati 
apostolici gtcttti a quella dieta, aveano confermata la. 
acomunica contra d esso imperadore ; non permisero 
eh* egli venisse fino a Magonza. Gli andarono essi in-» 
cofitro ad Ingheleim, e tanto gli dissero colle buone 

(i) -Fiorentini Memor. di Matilde lib. a. f 

(a) Abbat Ufptrgemif in Chroo. OlM> Friiingentis 
Hist. 1. 7, e. II. , ni 

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^XUBATOaXy YOL. ZXZTI« 9 



j5o A!l9At1 li* ÌTàMdK 

e colle briMchf , ohe l' indauero a rianimare el fi^ 
jglioolo fo croce, la lapoia, io eeetlroe gli al^rì orna- 
menti impertaii, ma non già la apada e la -corona. N^ 
maBca chi scrive essergli staU tolfe per fon» quesU 
divise ddla sua dignità; sorirono aUrì^ che sponunea- 
mente le rassegnò. Si riconobbe Arrigo colpevole 
dello scisma, e de^ mah avvenuti per la) cagione, e. 
pentito ne dimandò V assolnaione al Legalo apostoli- 
co, il quale giudicò di non aver facoltà bastante [>er 
rimetterlo in grazia ddla Chiesa. Gittossi anche ai 
piedi del figliuolo (i), ricordandogli il diritto della na- 
tura ; ma questi neppure voltò gli occhi verso di lui. 
Portate a Magonza le insegne regali, fu confermato 
re il giovane Arrigo V^ e spedita una solenne am- 
basoeria>4l akuni vescovi e baroni a Roma, per com- 
porre tutte le vecchie differenze, ed invitare in Ger- 
mania il romano pontefice. Ma quesU. ambasciatori 
nel passare pel Trentina, furono assaliti da un certo 
Adatt>erto eonte (2)^ svaligiali e tacctati in pigione, 
a riserva* ^ GthtQrdoAftscovQ di Gostanza, cl\f ten- 
oe altro cammino, e fiitto scortare daUa ci>n$cf^ Sfa-- 
tilde^ Cecamente arrivò a Roma. Pi questa iniquità 
avvisato Guelfo /% duca dì Baviera^ corse icoUe sue 
genti, e sforzate le chiuse, obbligò essi malandrini a 
rimettere in libertà que^ prelati e signori. Intanto i| 
deposto imperadore Arrigo si ritirò a Colonia e a Lie- 
gi, dove fu con qualche onore aocolto, a di là scrisse 
lettere compassionevoli a tutti i Te orisliani, lagnane 
dosi da'* trattamenti a lui £ilti dal barbaro figliuc^os. 
e deUa violenaa usatagli per detronizzarlo. Una spe* 

(1) An«nyfDu»ÌD Vìt. Henn'ci IV. 

(.l.Abb«U»perg«.. AantlM. ^Google 



cWatnU M iM fede «1 m di Freade^ che non si 
può leggere tenia ctt»ni«Eo. TrQ? eti moAt non pochi 
^voreroli 9k §mo partilo, e epetielmente Arrigo duca 
di IioffeoA) ripido il peniiera di fer gnem. Me pre- 
valendo le £irae del. figlinolo, e troiandoii ej^i ridot- 
to in Ittato mlterabUe, pel crepaenore infermatoti in 
Lieg^) qnifi termniò i enoi giorni nel di 7 d^ agosto, 
per ooa^arire al tribunale 'di Dio a rendere conio di 
tanti snoi TÌzii, diei Innga veetaiione data allaChiesay 
e del tanto sangue cristiano, sparse pe^ sooi eaprioci 
e per la sua ollinaiion n^ scisnuu A lui esiandio si 
dee attribuire, un» gran autaaione seguita per sua 
cagione non, Bseno in Italia, cbe in G^mania* Certo 
è cbe 11 regno della Borgogna mito dall'* ietperador 
Corrado 1 alla corona germanica^ pati aaohe mula- 
xioni doranti Wsopcartiferite tod^oiense. E da questo* 
parbnente. procedette T eseersr boone patto delle cit- 
tà di Lombardia messa in libertà con formar delle 
repid^bticbe,. letuà pii!^ loie? ministri .del re., ossi* 
dÀ' imfieead^re al lom gciYorno : del che parleremo 
andando iiioan^* Sm atal^ povlafid a Bavenna il ca- 
da?eri> dell'anttpepa C(uibeftp,e' qniri seppelBio. Do- 
velie. dipor lUvenna. rimelt«HÌi in graaia deUia Chiesa 
lomana \ e perd m qnesl' enne andòccvdine colà da 
p9pa fàdgiuàh^'^ che fosse jdisoMerralo. il suo corpo, 
e pttale V «sta neLfinmr {%h fion^ asancafano perso- 
ne tane,: oppur ben afiHte aUa ^ lui asemofia^ cbe 
spnscia«ano ooeae tedme al ano sepekro delfea ri^ 
splendeoti fsceUe in teaapo ii nottr .* M cbe agginnto 
ad tH9t egli morlo scomunicato, diede impuLu) ali» 

|i) AbbM^UspergemisinChron.Paodu%has^FiiiWu 

in VÌt« PsiCbal. U. > OglzedbyC^ 



sttddatli liiiobiiif e.- AggmogQ, ^<flbchè n oottosìcà' 
meglio la oabth • taaligttità, #d anche k igooràiiia 
di questi tempi, clw furono ^ ditolgali' Ttn miraceli 
come fuccedati ai sepekro di q^etto K^vrertitore del* 
la Chiesa di Dio. Fra Ir teHeìPe a* noi conser?ale da 
Ddakioo di Banberga, e {mbfalieale datt^Bceardo (i), 
una «e ne^leggescfltta dal veséOTo^di Poitiers all' ba- 
|ieradore Arrigo, dorè traila de plhrimit miraemìit, 
gua^ iUvitta eUmentìa ptr merUaJi^icii mtmoHat 
donifU nostri CkmmOis papae ttd tpuseptUcrum 
est operaia^ a Jghsmné castellano episcopo trans- 
ndssa. Ma probabHmeate aarà Tennla non da imo 
di qae^ vesoofi, ma da qualche- impostar» quella aeria 
di miracoli, per dar paaoato alfaì gente oorriTa. Fa 
anche data sepoltora in Liegi al ooipo del morto im- 
peradore ArHgo ma^ lì^ poco per decreto de^re- 
acovixattoKci K^lto fa Sk chiesa} e deposto in luogo 
non sacco. * 

^ Dopa essere alato circa il mese di febbraio a Do- 
nef ento il pontefice Pasqoide II (9>, si mise in ? iag- 
gio alla volta della Lombardia, ed intima un concilio 
da tenersi nella nobil terra ^i Guasldla Terso il fine 
^ottobre. Un gran oaneorso di vesooft^ abati e che» 
rid, massimamente ^ Getviattia e ^ Italia, e V am* ' 
basceria del novello re di< Germania i<^/ri^ ferendo 
celebre qaeUa sacra assemblea^ a cui si diede princi- 
pio nel di aa del soddelto 'mese* (5). Fra (^ altri 
decreti, per nauftiare-la Ghiaia^dir Ravanna, ftirono 
sottratte dalla suggeziaae di quclTarcivescovo le chie« 

(i) Eoòarà. àcriptor. med. ae?i T. If, 'p. i54. 

iflk) Fjilco BeneTCllL.io Cbroaico. 

(i) fcabb. Concilior. Tom. X, o, .ed by Google 



A ir ir b nofu ì33 

rè & Sohgiai^ JHédemty M^ggk^ Parma e Piacene 
%a, e non^ di* Jf cmlovo, omw lia iltcito 4«1 rtr* 
dinal BaroBÌo:ÌB*Téc»di'Jlfadbira. FvroDò m ripro- 
Tatedi niid^o la iavcstitum dtte d«^ principi secolari 
agli «eelesmtrcì : formstt :^ri decreti intorno al ri* 
conciliare ali* Ghitra gK tbemnaiaBlri e deposti aU 
cnnt TCteovi siatioaiaci, óppwre ordniatfr fi«lto scism». 
Calè ti preteatatoÉw i>lagati da^ Pa n aa igia niv che già 
àvrabarìfinncialo allo saianaa, con chiedafe par lor 
reieoTO qv^tk medesimo santo > oanitoala Bernardo^ 
che dna soni prinm aasì areano «osi maltratlalQ. Ag- 
^nfiaùro pragl^era, 'aaéioachè ilpapa^aelcase portarsi 
« coasacrara la lor ntK^ira eatt^a^lo^' al che egli ac- 
consentì ; ed ito colà con gran lolamulà eonsolò quel 
papoto, a diede krro pei: veaeofro H cardinale suddet- 
to. Anche 9 popolo dì Modena eaneorda co» Dodmm^ 
▼escoro sdaatisainio di questa dttè, a^«a nflP anno 
firacadenteeoalAdata ma «Hora cattedrale, giaeiebè 
la vecchia nmiaeeiafa rorloa. Noneré per anche ler- 
«Dìqata qnesla gra« fthbrica, in cni fo impiegata una 
prodfgioaa quantità di ttarml (i), quando T hn^- 
vi^nte popdo desiderò cha si traaferisaa eolà il corpo 
ed santo ; lor ? aacovo • protettore fl a m ig >ln t>o* A tal 
finzione a filata, chcsegcd nel di 5o d'. aprile, inter- 
: vennero Intti i veaooTi ciroottneiiu ad immenso pò- 
■poloy accorso da ^arie oitU^ colla stessa cofUesta M0r- 
-tUele. Nata . poi dispnta, se ai davaase, rO no^ aprire 
r arcai dd aanio, fia rimessa, là dec^ioof alln medesi- 
;m»^nfessa^ laqnale consigliò «ha s^ aspettasse la 
varata in Loi^bardKa dd sommot pont^^fice, già dis- 
posto a far questo viaggio nelP anno, f rc9^nte> Io- 
li) Trtnsl. 8. GeminìaDi T. VI, Rer. Ita!. 

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lS4 AIOUU B^ttAtU 

fetti «itìyò egfi a Madeaa n^l di & di ottobre, .pre^ 
470^ d popolo^ «Bada iadnlgmn^ face aprirr T area dì 
«. Gemiiiiatto^a trof»to baratta' il «acro too èorpo, 
e naoftrato al popolo, svegliò nea nùr^ni cHvoztona 
o^^ iomiaierahiiì «patlaton. Dopo avara papa Pa« 
aquila II eooteorato l' altara nnoro del tanto, ae- 
eoflipagiiato daUa contaata HalUde^ a da ima gran 
frotta di cardinalii vasebvi, abati a chand, a^ timè 
«Ha Tolta dt Gvoasl^b, deva^ siccome aUMau detto, 
tenne nn rignardevol oondlio. De Parma passò dipoi 
il papa a Te#ona eos disegno di aontiaaaae il Tiaggto 
▼arto la Gannanif^ dorè ere invialo^ (i). Ma inaorte 
in (pialle città nn tnaeello <»Hiti» di ini, ed aTTertito 
e|^^ che il nuove re Arngo.Y, siéoome giunte a non 
aver piilt bbogno del pepe, perca pòcd disposto e n« 
nnnaiai^e le int eatilttre 'degli écdetiÀttici, diadico me* 
gHo di pesaere per laSeveja inFranda, dove in ef- 
letto celebrò il aente^neAete nel nfoniatero di Giugni. 
Fitti di nrmft in^qtteH^ ail|M»,;senaa taaeiar dopo di 
eè ^iiioU nsaaabi, Biccarda JI^ principe di Gepua, 
«d ebbe per ano aOccessArei Jloò^rA> i^jsue faaiaUo 
minerà. Troveal poi la eonaessa Matilde sol principio 
di quasi' anno in QnistéUo (s), oggidì villa del Man- 
tovano di qua dal Po, dove laee ginatide a Gievenni 
ebete di s. Seilatere di Pavia, ^e si querelò per le 
violekice usate ilaglr nomim' di ftavevé, andditi d^essa 
contessa, alla iwra àk Metara, soittopoata e quel mo- 
ntstero. Era già naoito diMe nani de^ Turchi B^a- 
mondo principe d^ Antiochia, dopo aver comperata 
la libertà con promesse di una gran amnma di dan»- 

(i) Àbbas Ùrspergensit ia'GbroQ. 
(a) àntiq. IleLIHsiert.65. 

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▲ ir ir o iteti. i35 

tOi {fon tflp«iido egli doT« trbTtr tomo er^^ tenot 
tn Italia (i), e passò io Francia nei marxo delP anso 
presente, éore noù solaniente eolio seorrere per va* 
rie città di qmUe contrade conuBosse moltissimi a 
prendere la croce per aeoompa^arlo nel tuo ritorno 
in Oriente, ma ancliè< prese in moglie Castamba 6r 
gliuola di Filippo re di Francia, e conehiuse le oouo 
ék Cecilia figtinola naturale di esso re con Tancredi 
•no cugino, eh' egli a?ea lasciato gonrnalore d* Àn« 
tiochia. 

DI sopra abbiam Tedato che in questi tempi 
Guamieri ^orernara là Marea d* Ancona. Si Tede 
nella Cronka fsrfense (a) un ricorso a lui fatto prc>- 
babilmente nell' anno presente dai monad di FarA 
contra di alcuni occnpatori de' beni di queir insigne 
monistero j siccome ancora la lettera da esso Onaf'* 
sieri scritta in loro farore, eomandaùdo ouctoritaiB 
domni imperatoris praeurUis serenissimi Menrid^ 
che fosse rispettoto quel sacro luogo. Di qui, tomo 
a dirlo, si rìcara che Guamieri reggea quella Marea 
a nome d^^ impe^adore, bentihè la Chiesa romana la 
pretendesse come Stoto di sua ragione. E pereioecbè 
egli s^ intitola ed è intitobto Guarnerius Dei graffi 
dux e< marchia^ ee ne può inftrìra che 000 la soh 
Ifarcé d' Ancona, ma aache il dnealo di Spotetì h^h 
tero a lui sottopoati. DieeaiflM di sopra, essere stalo 
questo Gnamieri quegli che promosse al pontificalo 
roatanó, cioè creò antipapa Magmo^o eoi aame di 
Silfestro III. Ciò aucoedatieneir annoi presento, pri- 
ma che il papa Tenisse in Lombardia, per attcstato 

(1) Soger. iik Tit Lndofici e. tf, apad Da*^hw »% 
ìa) Chfon. FariNBM P. a. Tom* a. Aer. ItaL 

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iS6 AinriLx d^italll 

ddl* Urspergente (i), di cui sono le seguenti ptfole) 
Wtrnherus quidam ex ordine mimsterialiwn re 
^i>, qui Marchae^ quae in parUbus jéquinae ( dee 
^ire Anconae) praeeraif quasi haeresim eamdem 
resuseitaturus, eoìki^tis umkeumqme^ per liaUam 
eopiis^ corhtpiU quoque muUa pecunia Monuntis 
nonnulUs^ dum domnus apoHoHcus Senepentanit 
immoratur Jinibus^ quemdam pseudo aiatem de 
Farfara ( tuoI dire Farfa^ ma senza che si sappia 
che in questi tempi tì fosse un tale abate in quel mo- 
tiistero. Forse ne fu monaco. ) pròh n^fas l Cathe^ 
drae saneti Peiri imposuH^ et ipsum Papam Cae" 
isaris sub vocùbulo Syìvestri appeììari voìmU Qui 
*tàmen post paululuni turpiter^ ut merebatur^ m 
Catholicis eìiminatus^ vesaniae suae praemium 
"mah conquiskij pejùsque dispersi aeris rétuliim 
Nella Cronica di Fossanova (a) si metta questo fotto 
^olto l' anno precedente^ Marchìon ( dice quell^ au- 
tore in vece di Marchio^ cioè Guariàerì ) venit Ro' 
'mam eonsentientibus quibusdané Romanis^ et^elegH 
jédimélfkm ( tate prol>abilniente ta ti juonome) in 
JLapam (cioè in Papam) SfiveHrwn ad saMÉarm 
•Mariam Rotundam infi^ oetai^am s. Martini ; sed 
sine effisctu rèversus e^l.Udalrieo da Bamberga fra 
le lettere da lui ractoltr e éale alla iaee. dell* Eccar- 
'do (3), ne porta unaaeritta in qne^* anno da papn 
Pasquah i/a lutti i fedeli deHaiFranotacairaTrisn, 
che mentre eélo pontéfice staira nel portico di s. Pto^ 
* irò Aiorì di ,Ro«a in occasione éella dedieasiaBe del- 

(i) Abbas tJrspergensis in ChroD. 

(a> ChfonJFoMn Noraeiapad UghèlK - - 

(3) GocarcLScriptor. nuad. aen T. H^ p. a5Ì« . 

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A ir 9 O liCTf. iZy 

la bttsiHea vaticana, venti quidawi WertiÈrius^ re%ni 
teutonici famuìu3\ in romanae a^bis vicina ; e che 
qttesti s* era otùto con tari ribalK Mia Chieta róma-' 
Bft, abitanti fìibri ed entro di Rooha. Taìibus sooii 
presèyier (ftudam romanae urbis advena se cqn^ 
junxHj de quo vei uòi, vei hactenus orS/^tus' $it^ 
ignoranuAS. Hanc personam egregiam, nigromanti^ 
cifj ttl dicOitr^ praesiigUs phnam^ quumfideìes nc^ 
stri^ occasione trtguae Dei ah armis omnino desi* 
sierent^ in hieranensem ecclesiam induxeruni, et 
'c<mgregati Wibertinae few reliquiisj ci episcopi 
nomen perniciosiesimeindiderunt. Sjoggingne: Quwn 
vero intra urbem die aiterò rediissemus^ monstrum 
iUud turpiter ex urbe projugiens^ quo transiertt 
ignortunus^ Adunque costui non era aM>ate di Farli. 
Abbiamo ancora dal Dandolo (i), che in quest'anno 
in poco più di due men accaddero xtk Venezia due 
'forìositfiaii inceodii) che dbtrussero m^lte contrade 
-di quella nefoil città, perchè di materia combustìbile 
^«ra fabbricata la maggior parte di quelle cast. S^ a^ 
giunse che la città di Malamoccó fu affatto ingojata 
dal mare, laonde il ano vescoyato venne dipoi traspor- 
tato a Chioggia. 

( CRISTO Mcyii, Indizione xr. 
Anno di ( PASQUALE li, papa 9. 

( ARRIGO y , re di Germania e di 
ItaKa a. 

Tari TijBggi ed azioni di papa Pasquale in Francia 
in quest^anno ai poasMio leggere n^la Tita di Lodo- 
(i) Bandai, in Cbroè. T. XII, Rer. Ital. 

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|38 MlV^hl d' IVALlk 

?ieo il grotto, scrìtit da Sngerlo abaU (i)^ ÀBcba tt 
padre Pagi (a) aed meoùone. Io tutto tralascio, bar 
stondtiM di aodMHiMre 4ìhe il re Arriff^ V a pedi «sa 
lolenoe ai&basciite ii iVaneia, [»er IratUre eoa. evo 
papa delPaffiiredaUè^ fOTestitare , perdoechè egli al 
pari del padre ToUa soéteaerle eoatro i decreti di Bo- 
na. U capo degli ambttciatort era Guelfo V^ duca di 
Barbra, homo corpolento, e cke uuTa ttmtttooo allo 
dì foce. Pare?aao etti atidati pie per iatimidire il pa* 
pa, che per trattare amichefolaiente di éoacordia. E 
nittoa eoncrodia ia&tti ne segolvtaa sokndeote delle 
aiioaocìa,;Gb^ tlj^ateficé ritóroatse in qaeato mede* 
iiaK» aafio in Italia^ si raccoglie da mia aua bolla (5) 
data aiutino^ kakndU septembris^ Jndictìane I In- 
fi^rMtionis domimcae anno MCFIl^ poniificaius 
4mUrn (hmm PéschaUs, 11^ papa nona. Era in Fieso- 
le 'nel di 1 9 di settembre. In quest^ anao la eonies§s 
MiMde neldi s 9 di fobbrajo trovandosi nel contado di 
.Tolterra,tenaéon placito io cni fece un decretò in ftr 
Yorè dei canonici di Volterra*. Apparisce ancora da due 
mstmorie prodotte dal Fiorentini (4), che la medesiaia 
•Ottlessa n^nMsa di i^ugno mise Tassedio alla terni di 
Prato in Toscana, che s^ers ribellata a Id, oppure a^Fio* 
rentinì. Arrivato in Toscana il suddetto papa Pasquale, 
ricevette dalla medesima contessa un trattamento con* 
Tenevole alla dignità delP um>, e alla somma venera* 
iton deir altra verso i vicari di Gcs.ù Cristo. Fecene 
menzione anche Doniaeone, ma senìKa dire chMla ateo 

(1) Sagerios apiid Da-Chesne Script. Rer. Frane, 
(a) Pagias de Anitales Bardo. 

(3) Batthint Stor; di Poliroa.^ nelP Appaad. 

(4) Fiorent. fifeipor, di Matilda !.. a. ; 

k, DigitizedbyVjOOQlC 



i ir « ìicvif. iSg 

Sfidasse a Ronat, cora« alcutto ha 8up|M}#lo , ini qim 
Tersi (i): ' , ' . 

Ulte post artttìtm redUt rétr^ pa9tor atàemdus. 

Ejus ad obsè^uùaH MaMìdU mo^ rtfmrkw^ . 
- Promttx^ loqUtns iecwn» HofPtam rédi^€Ìtàprag»mL 
Neir tnné preseote afieora pur^cKe veintfetii Itaf 
lia Arrigo ilnero^ànsB diBaràrae fratcMo àtldue^ 
'Gueìfh{i)i Certamenta è serkta eovit «óocednta . hi 
questo anno una donattoiie da lui ftitta al monisleni 
<n santa Maria delle' €areert d^Eita. Ma eiaendò ^*' 
'Scorde dall' anno suddetto V Indi%ione settima^. nom 
ai può ben oeeertare il tempo. Quel che è .sicuroiqui^ 
TI esso prìnbipè è intitolato Henrtcus dùx^UùsÀfwm* 
dam GuelfoHis ducis^ qui profossM sum esé naii<me 
mea lege pivere Lombardorum^ sìcoobm per tanti d'- 
In documenti si scorge che costumarono di prolasaa- 
re t prìncipi estènsi, da^ qiMli. egli discender. F« 
stipulato quello strumento ^ti^ sattctam Theehnn 
de Este : il che fa intendere éhe la Knea ^ttaae dei 
duchi di Baviera ritener a- la $ua porzioo di dominiu 
Bella nobil terra d^ Este. In questi tempi scrÌTa Lai|- 
dolfo da s. Paolo, eh' egli era in HilaBo (3) eonsuìmm 
epistoìarum dicteUor. La menzione dei consoli già to« 
tradotti nel governo di quella t»ttà, mi obbliga qui di 
dire, èssere ciò una pruova chiara, che i Milanesi s'ani- 
no già sgravati dei ministri iikiperialr o rfgi, ed a? eé- 
no presa la forma di repubblica e la libera, eoa ffi*^ 
Temersi da sé stessi, solamente riconoscendo la sovra* 
nità di chi era imperadore, oppure re d- Italia* S^ è 

(i) P9DÌZ0 in Vit. Mathild^ 

(à) Antichità Estensi P. I. e. Sg. 

(3) Landolphui |aaior Uhi, MediolaQ. e. !$• 

ed by Google 



l40 ÀmTALI » ^STALLà 

T«dato di fopra, che qod popolo tanti aniit prìiaa 
•?ea fiitta guerra coi Paresi, e poi s^era esercitato nel- 
le interne Anioni e guerre civili , sevsa più mostrar 
ubbidietuea e«Uptndeoza dal re ossÌ9 da alcun sqo mi- 
Mira.. L^ essersi poi seon? oUa la Lombardia tutta , 
fie# cagione d** Arrigo lY aumentò T animo di quel 
poj^lo a mettersi pienamente in libertà. Cercando 
«est in qnal^nattiera sì avesse a regolar la bro nuota 
« rep n bbl ka, poco ci volle a mettersi davanti agli oc- 
ébà il metodo tenuto dai Aomani antichi nel governo 
^.Roma. Perciò crearono due consoli (;he fossero 
-capi priadpali della comunitò, ed, elessero altri mini- 
etri della ginstlzia^ dalla guerra, della economia. Cre- 
do io cbesui principii TarcivescoTo aresse gran parte 
nette loro risoluzioni, e molto d* autorità per regolar 
lafiMcende. Formarono il consiglio ^inpraìe^ compo- 
.sto di nobili e di pvpoioy the asceodeva talvolta a pia 
oenlinata di persone, capi di famiglie. Eravi eziandio 
nn Qonai^o particolare e segreto, ristretto a^ pochi 
cacciti dal generale, il quale veniva appellato il censi" 
'gUo di eredenu» ; col qual nome si denotava chi giù- 
.uva di custodire il segreto de^ pubblici affiiri. Questo 
consiglio particolare arerà in mano Tordinarìo gover- 
no poKticd^ iba la risolnzion delle cose importanti , 
-come il Inr gaer^ra q pace, spedire. ambasciatori , iar 
•legke^ elèggena i consoli ed* altri ministri» .era riserba- 
*to ai Consilio generale. . ,. 

Tale era allpra la forma, di queste naaceoti repub- 
J>liche ; e dico repubbliche, perchè nello stesso tempo 
altre città di Lombardia si misero in libertà, e prese- 
ro forma di repubblica, come Paria, Lodi; Cremona, 
Teronei Genova ed altre. Allorché s^ incontra nelle 

IdbyGoOgk 



1 H H O MCtfl. l4Ì 

città d^ allora il oom« di vonsoii^ subito $* intende che 
qtreste erano -divenute città Ubere, le quali nojidiitie* * 
no protettayano di riconoscere per supreóàoior pa- ^ 
drone V imperadore ossia il re d' Italia. Nelle memo-^ 
rie antiche di Pisa e ài Lucca scorgiamo , che circa ' 
questi tempi anche quelle dita cominciarono agoter*'' 
Barsi coi consolide s^ è veduto che faceano guerra fra 
loro, il che indicala loro libertà, e l'acqubtata o usur- 
pata parte del dominio. Come poi succedessero. ad essa 
altri marchesi di Toscana {cosa che in Lombardia più 
non si usava ), non è si fiicìle ad intendere. Forse Tau- 
torità dei conti che pia non s^ incontra neppure net 
governo delle città principali della Toscana, era passato 
neMa comunità di quelle città, restando salva solamente 
Pantorità marchionale. Probabile è ancora che la con- 
testa Matilde ne* tempi tempestosi delle guerre pas« 
tate fosse obbligata a cedere per acoordo aUe cktà pò* 
tenti di quella provincia parte deUe sue regalie, e tut- 
ta quelle de* cónti già governatori delle città. Abbiam 
^ ▼educo che Lucca e^ienai' erano ribellate a lei^ 
e tennero per un tem|io il partito di Arrigo IT. Ma 
appena queste città hbere si sentirono còlli mani ale- 
gaite e colla babà di maneggiar V armi, che lo apirito^ 
dell' ambizione, cioè la sete di accrescere il propria 
Stato ooUa depression de* vicini, ristretto In ad^tre- 
ne* principi del secolo, ocaupè ancona il cuore dei' 
rapnbUichisti. Ed appunto in qneH* anno iMOenesI,- 
parte mossi da qaesto appetito innato negli uonuni,- 
ma più vigoroso ,ne*pii^ potenti, e parte, attiaEsati da 
antichi odii e gare, dichiararono la guerra alla confi* 
oante città di Lodi (1)9 e Is^ strinsero con forte afie- 
(1) Landulphos jonioc. |Kitor. Slsdè9|é4. l6« 



14^ AWALI ViT4I'U 

dio. Né. mancava in Lodi tteMa chi tegretameDia tt- 
neva la parta di eut MiianesL Oltre a vari nubili, fa- 
rono sofpallati di dubbiosa fede in que' frangenti 

^ràgrico Tescovo della medesima città e i^jardo 
ano fratello. Se vogliamo anche preatar lede a (ìal- 
vana daUa Fiamma (i), U popolo di Pavia mosse 
guerra contro di quel di Tortona. Conoscendo^ i 
Tortonesi inferiori di forza a quella potente città, ri- 
corsero per aiuto a^ Milanesi, co^ quali conUrasseco 
lega : il che fi» cagione che anche i Pavesi si ooU^gas- 

\ aero co^ Lodigiani 6 Cremonesi. Entrati poi nel Tor- 
tonesa airi Pavesi, diedero una rotta a quel pò- 
[>olii| misero a sacco U loro territorio, riportarono 
anche de* vantag^ conUra de^ Milanesi, a in fine im- 
jpadronitisi di Tortona, la diedero alle fiamme. Prese 
tali notisie Galvano daUa Cronica di Sicardo vescovo 
di Cremona (a)» il quale nondimeno altro non bcri- 
Tesa non cbeiinoandiaronQ i borghi di Tortona* £r* 
r^ parimente. Galvano i%ìcredere, che tottatia conti- 
nnsiiia Corrado figHuo^, di Arri^ lY ad tssave re 
d'^Itatia* Giunte intanto a Koma papa Fas^ièahi JJ{iy 
trovò aaanaertati «on po^ i suoi attiri. fiteCsnaJCor* 
an, di coi s' à parlalo di, f opra» avaa ribattala tutta la 
tnarittimai e a" ara ben fortificato in Poolt Cella e in 
MonUlto, ttrre della Qhlaaa romana. Speda eolà il 
papa il sup esercito. p^a ripigliò la prisaa d^aaan ter- 
re;, ma npn potendo, a caf^dd veirno, fermarsiF 
sottn^r altra» dopo aver saccheggiato il territorio, ^ 

(i) Galv.' Fiamma tfanipoK Fior. T, II. Ree itaL 

<a) Sicard. Chrou. f. TU. Rer. Hai. 

(5) Panaufphus Pltaii. io \iU PaichdL 11. tart. t 



à n w o MCTu. 145 

ritira ai quartieri. Abbiamo da Romoaldo salernìta- 
no (i), che oetl' anso presente Ruggieri duca di Po* 
glia assediò la città di Lucetta^ ogf^di Nocera, e la 
rimise soUo il suo domiaio» Fioalmenle T AaonimQ 
barense scrive (2), che Boamondo principe d^ÀDtio- 
4Dbia tornato in Italia co' crociati franzesi, e fatta adu- 
nania d^ altri Italiani nel suo prìndpalo di Taranto^ 
con dagenlo navi, trenta galee, cinquemila caralli, e 
quarantamila fanti dal porto di Brindisi passò di là 
datl^ Adriatico alla Tallona, e la prese. Se una tal 
flotta di navi fosse bastante a condor tanti uomini e 
cavalli^ lascerò io considerarlo a^r intendenti. Forse 
passarono in più veleggiate. Assediò dipoi la città <)i 
Durano, ma ritrovandola ben provveduta di presidio 
e di viveri, non gli riuscì di mettervi il piede. Il mo- 
tivo di far questa guerra ad un imperadore cristiano 
in vece di portarla in Oriente contra de' Turchi ed 
altri infedeli, fU perchè ess9 imperadorii j^lessio Co- 
m/te/io bcea seg^etafnetiite la guerra a .cbuinqoe dei 
crociati voleva pasM^fB p^r le sue terre in oriente,* 
dimodoché era egli tenuta per nemico più periooloso, 
che gli steasi Turchi. Di questo fatto parlano anche 
Fokherio nella Storia sacra (5) e il suddetto Sicerdo 
vescovo di Cremona nella soa Groniciw 



(i) ÉomaaUus Saleroilab. Chrpn. T. TU. Ret. ItaL 

(2) Anooymus Bateos. apad Peregriniim. 

(3) Falcfa. filsC. Hieroidim. L s» 



yGòogle 



X 44 AHlriLI D^ ITÀtlA ' 

( CRISTO Mcvin, Itìdiwone i. 
AnDo di X PASQirALE H, papa' io: 

( ARRIGO ^V, re di Germania è di 
Italia 5. 

Non ostante che la presenza del pontefice Ps' 
sguale ritornato a Roma dovesse restituire la calma 
a quella tumultuante città, pure per attestato di Pen^ 
dolfo pisano (i), tutto di accadevano omicidii^ latro- 
dnii e sedizioni. I ribelli di fuori influirano a tenere 
inquieta la medesima città. Il papa per non poter di 
meno, andava pazientando ; né questo il ritenne dal- 
r intraprendere il viaggio di Benerento. Lasciata 
dunque al vescovo lavicano la cura dello spirituale di 
Roma, a Pietro di Leone e a Ledn Frangipane quella ' 
del politico; e il comandò delle armi a Gualfredu tuo 
nipote ; si portò a Benevento, dove nel mese d^ ot- 
tóbre tenne un concilio, i cui Atti «ono periti (a)»- 
Tisitò in tal occasione ti montatero di s. Ttncenco 
del Volturno, ed era già in viaggiò per tornarsene a -- 
Roma, quando gK giunse nuova, essere quelb città 
teonvoka per varie sedizioni ; formarsene delle altre 
verso Anagni, Palestrina e Tuscolo; essersi ribellata 
la Sabina, e che Tolomeo^ nobil romano, di cui 
dianzi il pontafict assaissimo si fidava, avea voltata 
casacca, e a^ era unito con Pietro dalla Colonna^ 
abate di Farfa^ ( ma ai dee scrìvere e colT abate di 
JParfa^ perchè Far& allora avea per abate Beraldo ), 

(i) Pandalphas Pisaoas in Vit. Paichalii II. Pari. IL 
T. lU. Rerom Italicaram. 
^ (2) P«U« Diaconu» Otob, CMmJ(^^g|3. 



A H 11 o «croi. 145 

àinanierachè Don en sicuro il passo per loroar* 11 
lionia. B buon papa seoxa punto sbigottirsi, chiamò 
ih aiuta Riccardo àaXC A^ilk duca di Gaeta, il qua* 
ìe co^ suoi uomini Io scortò fino alla città d^Alba, 
dove fu riccTuto con somma divozione. Di là passato 
a Roma, attese a ricuperare i beni della Chiesa roma- 
na. "Contsnuavii Boamondo privcipe di Taranto e di 
Antiochia le ostilità contra deirimperadore^/e55io(i). 
Questi non sapendo tome levarsi di desso questo fé. 
roce campione, per attestato del Dando1o.(3)^ chiamò 
in suo ajuto i Teneziani, i quali con una poderosis- 
sima flotta lo assisterono. Ma appigliatosi dipoi a mi- 
l^or consiglio, trattò di pace, e infatti Is^ conchiuse , 
cop promettere e giurare sopra le sacre reliquie di 
br buon trattamento e difesa a chiunque paMaste per 
lì suoi Stati alla volta di Terra santa. Dopo di che 
Boamondo si quetò, e ritornossene colla sua armata 
ad Otranto (3), lasciando in pace le terre del greco 
afugusto. In questi tempi, se pur sussiste la Cronolo- 
gia di Romoaldo salernitano (4)9 mancò di vita Guido 
fi-atello di Ruggieri duca di Puglia, di cui non veggo 
menzione in altri autori. Morì parimente neir agosto 
nn figliuolo di esso duca, appellato Guiscardo* Tro- 
tavast neir aprile di quest^anno la contessa Matilde 
ib Governalo sul Mantovano , e quivi con pubblico- 
alruraento rimise Dodone vescoi^o dS Modena (5) in 

(1) Folcber. Bist. Bierosolym. lib. a. Guillielmut Tf r^ 

Rist. lib. II. cap* 6. 
<t) Dandnl. in ChroD. Tom. XII. Ser. Itak 

(3) Aaonjmus Barensis «pud Peregriniun». 

(4) Bemaaldos Salernitan. in Cbron. T. VII. Rer. hai. 

(5) Siiiogiard. Catalof. Episcopor. Mutiness. 
a:tf A90BI, ^ cl. issivi. oigitzed by GoDgle 



i46 

possesso di Rocca Santa Maria, posta nelle montagne 
del Modenese. Non so io dire se alP anno presente 
oppure all^ antecedente ^partenga una sua donazio- 
ne fatta al monistero di s. Benedetto di Polirone , 
e rapportata dal padre Bacchini (i).Lo strumento fu 
scritto anno ab Incarnalione Domini nostri Jesu 
Christi MCITIIIy sextodecimo die mensis octobriSy 
Indictione prima. Potrebbe essere anno passato» con- 
venendo più all' ottobre deir anno antecedente Vln- 
albione prima. Se vogliamo prestar fede a Galvano 
dalla Fiamma (a), seguitando la discordia fra i Pavesi e 
i Milanesi^ accadde che in quest^anno il vescovo di Pa-, 
via con tutta il suo popolo armato marciò alla volta 
di Milano. Gli vannerq incontro i Milanesi in campa- . 
gna aperta, ed attaccarono battaglia con tal vigore^ che 
rotto Tesercito pavese, vi restò prigioniero il vescovo 
colla maggior parte de'snoi, condotti poscia nelle car- 
ceri di Milano. Furono dipoi rimessi in libertà , ma 
con obbrobriosa maniera : perchè condotti tutti nella 
piazza, fu attaccato alla parte deretana d'essi un ùiscio 
di piglia, e datogli fuoco, furono così cacciati fuori del- 
la città. Torno nondimeno a dire, che non ci possia- 
mo assicurar della verità di questi fatti sulfasserzione 
del solo Galvano, autore non assai esatto e troppo 
parziale in favore de' Milanesi. Egli mette in questi 
tem^ arcivescovo di Milano Giordano,^ che pure so- 
lamente néir anno ma ottenne quella sedia. 

(t) Bacchiai Istor. di Poliron. Append. 

(a) Galvaneiis Flamnaa Manipnl. Fior. T. XI. Ber. Ilal. 



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A jr v o MCix. 147 j 

( CRISTO MGix. lodiùone 11. 
AflDo di ( PASQUALE Il/papa 11. 

( ARRIGO y, ro di Germania e di 
Italia 4- 

Forse a qaest'^aoDO si dee riferire ciò che narra Pan^ 
dolfo pisano (i) Bella Vita dì papa Pasquale ; cioè 
cf* egli ricuperò molti ]beni della Chiesa romana, e fra 
qaesti la città di Tivoli, il quale acquisto nondimeno 
costò la vita ad assaissime persone. Ciò fatto, sali nel 
Campidoglio e commosse il popolo romano coltra di 
Stefano Corso, occupa^ore di Montalto e d^ altri pa- 
trimoni di s 4 Pietro. Asse dio dipoi e prese a fona d^ar- 
mi essa terra di Montalto, le cui torri furono spiana- 
te ; e tal terrore mise in cuore di que' tirannetti, che 
tutti restituirono senza V uso d'altra forza il mal tol- 
to: e diedero ostaggi con promessa di non Tendicarsì, 
e di non usurpare in avv enire i beni dì s. Pietro e 
delle altre chiese. Per gloria deiritalia non si dee ta- 
cere, che nel di 31 d^ aprile dell' anno presente fu 
chiamalo a miglior vita pieno di meriti t. Anselmo 
arcivescoTo di Cantorberì e primate delP Inghilterra , 
italiano di nascita (2). Mancò in lui un gran lume del- 
la Chiesa di Dio, ed uno de^ più illustri dotti vesco- 
vi di queir età, ai cui libri di molto è tenuta la teo- 
logia scolastica, perchè principalmente da lui fu intro- 
dotta, e cominciò da lì innanzi ad essere coltiiata con 
grande applicazione nelle scuole di Parigi e della 
Francia. Dimorò in questo anno la contessa Maiiìdc 

(i) Pandalphus Pisaniis P. I. T. 3. Rer. ItaK 
<a) £admer. in Vita s. Anselmì. 

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l4S àjntAH ti* ITALIA 

m Lombardia, Terìsimìlmente attendendo a prenome 
si e a ben provvedere le sue fortezze, perchè già st pre- 
sentiva che avesse da calare in Italia il re Arrigo V. 
Egli ei^ giovane, gli bolliva il sangue nelle vene, e non 
era ignoto ch^ egli al pari del padre stava forte nella 
pretension delle investiture ecclesiastiche. Dai docu- 
nienti rapportati dal padre Bacchini (i), noi compren* 
diamo eh^ essa si trovò ora in Gomaga^ ora al Ponte 
del Duca sui confini del Modenese e del Ferrarese, con 
hr delle donazioni al monistero di s. Benedetto di Po- 
ltrone. Ho anche io pubblicato uno strumento scrìtti) 
anno dominicae nativiiaiU MCIX^ Paschale in apo- 
stolatu anno X, regnante Henrico quinto quondam 
Jf enfici imperatoris filioy anno tertio^ Indictione se- 
cunda^ da cui apparisce che la medesima contessa (2), 
soggiornando sul Modenese in s. Cesano, rilasciò mol- 
te terre a Landolfo vescoi^o di Ferrara. E in un altro 
Atto (5) esentò dalle albergane Giberto da Gonzaga. 
Menzionati si truovano in questi tempi i nobili di Goi>- 
zaga, da^ quaH si può credere che discendesse quella 
casa che nel iSaS cominciò a signoreggiare in Manto- 
va. Aveano i Genovesi prestato non poco ajuto negli 
anni addietro alla guerra sacra d^ Oriente (4)> Con 
una fiotta di settanta legni assisterono essi con tal vigo- 
re nell'* anno presente Baldovino re di Gerusalemme , 
ehe in mano sua pervenne la città di Trìpoli. Altri 
mettono prima di quest^ anno una tale conquista. Da 

(i) Bacchini Istor. i'i Poltrone neil* Appcnd* 
. (2) Antiq. Itai. Distert. 41. 
t3) Ibidem Dissertai. 19. 

(4) Fulcher. fliit. Hierosol. 1, '2. Guiliiskn. ' Tyr. 
I. II. e. 9 r- T 

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1 V ir • Mene ì49 

Tarie carte prodotte dal GuìcfaeDon (i) vegniano in 
co^mziODe, che in questi tempi fioriva jtmedeo conte 
di Morieima , progenitore della reel casa di SaTofa« 
Efli è appellato j/med^tu fiUus liberti comiiis^ e tal- 
ToJta intitolalo morianensis come$ et marchio. Ma 
per mancanza d^ antichi storici restano molto allo scu- 
ro le azioni di questo principe e de^ suoi predecesèo- 
,|i. Secondo il Sigonio (a), in questo anno succedette 
ia guerra tra i Crcanon^i e i Bresciani. Io ne palerò 
9ir anno seguente. Vuole ancora il Campi (3), che nel 
presente anno essi Bresciani uniti co^ Milanesi t^ impa- 
dronissero della dttà di Lodi.. Accorsi con grandi fone 
i Cremonesi collegati dé^Lod^ìani, gli obbligarono ad 
abbandonarla. Ma ad assicurarci di tali fatti non basta 
¥ autorità dej moderni scrittori. E' solamente fuor di 
dubbio, asserendolo Landolfo da s. Pa9lo (4) , che i 
Milanesi seguitarono a Igr, guerra a Lodi, e che in aju- 
lo di questa città furono J Pavesi e } Creiponesi. ig- 
giugne esso Landolfo , dbe circa questi tempi tornato 
da Roma Grossolano arcivescovo di Milano , perchè 
non ricevuto dal popolo , andò a piantarsi in Arona , 
terra e fortezza della sua chiesa sc^ra il lago maggiore. 
Ma fu consigliato di levarsene e di far piuttosto il viag- 
gio di Tara santa j ed egli F intraprese c^n lavare 
suo vicario in Milano jirderico vescovo di Lodi, 



il) Guichcood de la Maison de Savoyc T- 3. 

(a) SigoB. de Regno Ita], lib io. 

<3) Campi Ittor. di Piacenza lib. i. 

(4) Laodalphus junior. Hist. Mediolan. e. i). 



,y Google 



iSo àmàLl D''tTALUL 

% 

( CBISTO Wx. iùdiiìone m. 
Anno ók-{ PASQUALE II, papa 12. 

( ARRIGO T , te di Geraciaoia e di 
Italia 5. 

Aveva neiranao addietro il re Arrigo V^ per testi- 
monianza deir Annalista d^ ndesheim (i), inviati a Ro- 
ma Federigo arcivescovo di Colonia, Bruttane arci- 
vescovo di Treveri ed altri principi stioi ambasciatori, 
a trattare con papa Pasquale Jf della sua Venutala. 
Italia, per ricevere la corona imperiale. Le risposte del 
papa furono, ch'^egli ilricever^be come padre con tut- 
. to amore, purché il re dal ^uo canto si mostrasse cat- 
tolico, figliuolo e difeasor della Chiesa e amator della 
giustizia. Non erano i legati suddetti probabilmente 
partiti per anche da Roma, quando il pontefice nel dì 
^ di marzo del presente anno tenne un gran concilio 
nella basilica lateranense, in cui furono rinnovati i de- 
creti contro le investiture pretese dai re. Furono gli 
ambasciatori suddetti, nel ripassare per Lombardia, a 
visitar la contessa Matilde^ ehe li regalò da par suo (a). 
Intanto il re Arrigo solennizzando in Ratisbona la fe- 
sta deir epifania (5), pubblicò alla presenza de^ principi 
germanici la risoluzione sua^di calare in Italia affine di 
prendere dalle mani del sommo pontefice la corona del • 
r imperio, e di dar buon sesto al regno ddi^ Italia, di- 
mostrandosi specialmente prónto t &r tttttociò che gli 
suggeriva il papa per la difesa della Chiesa. Fu da tutti 

(i) Annal. Hildesheìra. apud Leibait. 
(a) Donizo in Vii. Malbild. I. a. e. 18. 
(3) AbbasUrsperj.iaChroo, ,,,e,,,GoogIe 



4 21 ir o Mcx. xSi 

lodato il di lui pensiero \ e quantunque una gran co- 
ipeta apparisse in questi tempi, la cui vista il volgo suol 
d' ordinario ricevere cóme preditrice di malanni, pure 
con allegria si attese per sei mesi a pagar le contribu* 
zioni e a preparar F armata che dovea scortare il re in 
questo viaggio. Provvide inoltre il re d* uomini scien- 
ziati ed atti air amministrazion della giustizia , e a so- 
stenere i diritti regali ; e fra questi si contò un certo 
David di nazione Scoto, che scrisse dipoi con limpido 
stile tutta questa spedizione. L^abate uspergense ebbe 
sotto gli occhi la di lui storia, ma questa non è giunta 
fino a^ di nostri. Adunque circa il mese d^'agosto si mos- 
se il re Arrigo alla volta d** Italia. Con parte del suo po- 
tente esercito tenne egli la via della Savoja , e felice- 
mente arrivò ad Ivrea. Nel di i a d' ottobre egli era in 
Tercelli, dove confermò a Giovanni abate del moni- 
stero ambrosiano di Milano tutti i suoi privilegi con 
diploma (i) dato IF' idus óctobris Indictione Iti , 
regnante Henrico quinto rege Romanorurn an- 
no IV^ ordinationis ejus X. Pervenuto a Novara , 
trovando quel popolo resisteote a tuttodò eh** e gli pre- 
tendeva, diede alle fiamme quell' infelice città , e fece 
diroccar le sue mura, per mettere con questo spettaco- 
lo di crudeltà sui principj teiTore a tutti gli altri po- 
poli. Lo stesso trattamento fece alle castella e terre 
che non fiirono ben puntuali agli ordini suoi. Scrive il 
Sigonio (3), che Arrigo passò a Milano, dovè dalle ma- 
ni di CnVo/ao, ossia Grossolano arcivescovo, fu coro- 
nato colla corona ferrea. Si fondò egli qui su quanto 

<i) Pariceli. Mooament. Basii. Arabrosian. 
(a) Sigon. de Regno Ital. 1 io* ^ , 

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i5a Asnuu phtàLik 

scrke Galrano dalla Fiamma (i) circa Taiui» iS35. E^ 
▼erament^ narra^ che venato Arrigo a Iffilano, prese iti 
la corooa del regno d^ Italia da Giordano ardvesooro, 
il quale T accompagnò fino a Roma. Tatte qaeste noi- 
ladimeno son fevole. Ninno degli antichi parla di que- 
sta coronazione, ed espressamente la niega Donizone 
storico de^ ten^i presenti, con iscri?ere che totte le 
città della Lombardia mandarono ad Arrigo vasi d'acro 
e d* argento e danari ; e che la città di filano noi fol- 
le riconoscere per padrone, né pagargli <;ontribazione 
alcuna (2) : 

Aixrta i^asa sibij nec non argentea ndsit 
Plurima cum muUis urhs omnis denique nummis^ 
Nobilis urbi sola Medlolanum populosa 
Non sers^hlt e/, nummum neque contulU aeris^ 
Ecco dunque che non può stare la coronazione sad- 
detta. Né allora Grossolano soggiornava in Infilano , 
perdìè ito in Terra santa ; né Giordano per anche 
era stato eletto arcivescovo di Milano. Passato il Po , 
venne il re Arrigo a Piacenza, dove fu accolto da quei 
cittadini con allegrezza ed onorato di superbi regali. 
L^ altra parte dell^ esercito suo, che era calata in Italia 
per la valle di Trento^ arrivò apud F'iruncalia^ secon- 
do il concerto, e quivi si unì colf altra armata e collo 
stesso re. E* scorretto qui il testo dell'* [Jrspergense($), 
e dee dire apud Runckalia^ cioè ne^ prati di Ronca^ 
glia sul Piacentino, dove alla venuta dei re ed impe- 
radorisi solea celebrar la dieta generale dd regno d^I« 
talia,conc3rrenÌ3vi tutti i principi, baroni, vassalli e mi^ 

(i) GaWaneos Flamiis Maaipal. Fior. è. t6o. 
(a) Danizo in Vit llCithildis I. 2. e. 18. 
(3) 4bbAs Urspergensts in Ghroa. 

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i H AL o «caL lS3 

KBStii dfiUe ek^. Si dee credere die vermuente amcKe 
ìò qaella òeeàsione si celebrasse la dieta generale del 
regno : perchè Arrigo per tre settimane si fermò in qael« 
)e putiv Ottone iìrisingense scrìve (i), ch'*e^ diede la 
mdBtra al suo esercito presso il Po,« che vi si trovaro^ 
no trentamila soldati a eavallo scdtì, senza gl^ Itafianif 
concorsi a servirlo. Tenne dipoi a Parma. Sprezzava 
Arrigo tutte le città italiane. 

Ma sola Matilde contessa gli dava deir appren- 
sione, perchè ben consapevole egli era di quanto el* 
la aveva operato contra delP augusto Arrigo IV, $vio 
padre. Ed ebbe ben la contessa la prudenza di non 
volersi portare alla corte, nò mettersi a rischio di 
qualche; sgarbo o violenza. Molti principi • baroni o(- 
tramontani si portarono a visitarla (a), per conosce- 
re in lei una persona superiere al suo sesso, e di tan« 
io credito per tutta P Europa. Trattossi dunque fra 
essa e il re per internuntios di pace e concordia. Pre- 
stò ella ad Arrigo tutti gli ossequi dovuti al fovrafio ; 
ed Arrigo a lei confermò tutti gli Stati e diritti ad 
essa competenti. Mathildam comitissam per inter" 
Munilos sibi subjectam gratta sua et propriis jusi^' 
tiis donavit : sono parole delP tJrspergense. E ,D(^ 
nizone scrive che la contessa per trattare di questo 
accomodamento, dalla fortezza di Ginossa pas»ò a 
quella di Bibianello, oggidì Bianello, ed aver ella prò* 
messii fedeltà al re contro a tutti fuorché contae 
ai romano pontefice. Indi sul principio di dicem- 
bre il re Arrigo per la strada di Monte Bardppe 
ossia di Pontremofì , si mosse coli' esercito alla 

(i) Otto Friiìngens. Hist. l. 7. e. i4» 
(a) Donizo Uh. 2, cap. 18. 

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I 54 XWJLLl D^ ITALIA 

▼olta della Toscana; e perchè caddero immense piog- 
ge in quel tempo, molta gente e cavalli perirono ne! 
passaggio deir Ipenoino^ Gii fece resistenza la sud- 
detta terra di Potitremoli, terra forte per la sua situa- 
zione, e per le altissime sue torri, probabilmente spet- 
tante allora ai principi estensi (i), e non già alla con- 
^tessa Matilde. Per (orza se ne impadronì e la devastò. 
Giunse finalmente a Firenze. Quivi con ammirabil 
pompa solenriiaozò la festa del santo natale. Tutte le 
città ddla Toscana non tardarono a mandargli amba- 
sciatori, regali e contribuzioni. Con che cuore noi 
so. Pandolfo pisano, scrittore di questi tempi, chia- 
ma esso Arrigo (a) exiermìnatorem lerrae^ e man- 
dato dalP ira di Dio in Italia, con aggiugnere cb^egli 
Cfintates multas et castra in itinere dolo^ pacem 
estendendo j subvertit^ ecclesias destruere non ces- 
savit ; religiosos ac ca(holicos viros capere, guos 
ins^enire poterat, nullo modo desistebat ; guos ve- 
ro habere non poterat^ a proprUs sedibus peìlere 
noh cessabat: Tale era quel principe, di cui si ser- 
virono i Tedeschi e g^ Italiani per atterrare Arrigo 
di lui padre, e che peggiore del padre si diede poi a 
conoscere, siccome maggiormente andremo vedendo. 
' Sembra a me pia probabile, per non dir certo, che 
nell^ anno presente, prima che arrivasse in Italia il re 
Arrigo, succedesse la guerra fra i Cremonesi e Bre- 
sciani. La racconta àpjpdnto sotto quest' anno Gal- 
vano dalla Fiamma con dire (3), che riuscì a^ Cremo- 
nesi dì dare uiia rotta al popolo di Brescia. Ma ve- 

(i) Antichità Estensi P. I, cap. 7. 

(a) Pandulphus Pìsaaos in Vita Pascbalis II. 

(3) Galfan. Fiamma Manip. Fior. T. ZI. Rer. lui; 

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à v w o -«ex. 1 55 

nati i Milanesi in soccorso de* Bresciani, si fattamen- 
te incalzarono i Cremonesi Vincitori, che li misero 
in fuga, e per pia miglia segaitandoli, fecero et essi 
non poca strage, maHimairiente alLocbhè furono ri- 
dotti al fiume Oglio. La verità di questo fatto è con- 
fermata da Sicardo ivescovo di Cremona, di cui sono 
queste parole (i) : u^nno Domni MCXfuit beìlmm 
inter Mediolanffnses et Cremonenses apud Brixia- 
norium^ Cremonensibus perniciosum. E molto più 
da Landolfo da s. Paolo (a), che scrive «ssersi ral- 
legrati i Uilanesi deir ordinazione di cinque loro op- 
bili canonici della cattedrale, &tta nel mese di giu- 
gno; e che etiam majori gaudio gassisi sunt^ quia in 
ipso manse susceperunt triumphum de Cremonensi- 
bus viciis ^t superatis apud Brixianorii campum. 
Questo nome di B.rixianorium temo io che desse 
occasione a Galvano dalla Fiamma di credere che ì 
Bresciani avessero parte nel suddetto avvenimento. I 
due autori suddetti non parlano se non di guerra 
^.fra t Bfilanesi e i Cremonesi. In questo, stesso anno 
papa Pasquale II saggiamei^te temendo quialche vio- 
lenza dal re Arrigo, disposto a calare in Italia, andò 
nel mese di giugno veno Monte Cassino (5) ,* e chia- 
mati a sé Ruggieri duc(^ di Puglia e Roberto prin- 
cipe di Capua, con tutti i cojaù della Puglia, stabili 
un trattato con loro^-eh? ognun di essi prenderebbe 
r armi in difesa del ponteficet, ^e venisse il bisogno. 
Tornato a Roma, fece giurar;e a tutti > baroni romani 
di frre altrettanto, 

(i) Sictra. in Chron. T. VII. Rcr. Hai. 
(a) Landalf^asfotiiórfliit. MedioL e. 17. 
(3) Petrus Disc. Ghren/Ca^lAr I. 4, c^B5« 

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^^X kìfUéhl D» IVàUA 

< CRISTO iicxi. Indinone iV* 
Anno ili ( PASQUALE II, pspa i5. 

( ARRIGO V, re 6, inperadore f . 

Abbiamo dagli Annali pisani (i) che il tt Arrigo 
y o snl fine del precedente anno, o sul prineipio 
del presente, cum magno exercitu Pisas i^enif, et 
fedi pacem Inter Pisanos et Lucenses ; in qua 
guerra Pisani devicerunt Lucenses ter in campo^ e€ 
Castettam de Ripafracta recuperà\?erunt^ et Si- 
pam^ unde lisfuit^ retinuerunt Passò ad Arezzo, e 
trovò della discordia fra i cittadini e il clero (3). La 
oèttedrate dt s« Pietro era fuori della città. Il popolo 
ta voleva dentro, secondo I* uso delP altre città d^ta^ 
tia, e però la distrussero. Essendo ricorsi' i chanci 
ad Arrigo, prese fa loro parte, e forse perchè il po- 
polo non mostrò prontezza ad ubbidire, o perchè fé* 
ce résist'erfza, il re barbaro quivi ancora la^^iò lagri- 
mevòTi segni detta sua fierezza, con far abbattere le 
mura e le tòrff altissime d* essa citta, e spianar buo- 
na parte deRe case cittadinesche. Con questi bei pre- 
parainénti arrivò ad Acquapendente (3), dove riee- 
▼ette i suoi ambasciatori tornati da Roma con quei 
del papa, che pottavano buone nuove dì concordia. 
Continuato r! viaggio fino a Sutrr, giùnsero altri le- 
gati del papa con regali e proposizioni dì concordia, 
e promesse di dargli T imperiale diadema. Ma non 
andò molto, che questo belP aspetto di cosà si eon- 

(i) Annali Piiani T. Vl^ Rer. It«|. 
(a) OitoFrisingetisbCbffOiirl. 7».c. 14^ 
(3) Abbai U.rspergeMM in Cbtffn. : 

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A ir ir o Hczì. i57 

TérU in ona luttuosa e scandalosa scena ; nel raecon- 
io della qaale gli scrittori romani ne attribuiscono la 
colpa ad Arrigo, e gli storici tedeschi ai medesimi Ro^ 
tnani. Una lettera dello stesso Arrigo presso Dode- 
chitto (z), r Abate urspergense (3), Ottone da Fri* 
singa (5), Pietro diacono (4), Pandolfo pisano (5), e 
gfi Atti rapportati dal cardinal Baronio (6) parlano di 
questa tragedia, ma non tutti con egual tenore. Quel 
che è certo, Arrigo si mostrò risoluto di non Toler 
cedere al diritto da lui preteso df dar le iu?estitupe 
agli ecclesiastici, non volendo essere da meno di 
tanti suoi predecessori. All' incontro il papa, sapen- 
do quanto discapito era provenuto alla Chiesa di Dio 
dall* uso ossia dall^ abuso di tali investiture per le 
frequenti simonie che si commettevano, non era men 
forte in volerle abolite. Non si sa intendere come es- 
so pontefice non avesse meglio concertati gli affari, 
prima che gli arrivasse addosso Arrigo col nerbo di 
tanti armati. O fu egli mal servito da^ suoi legati,. ^ 
burlato dalle belle parole d^ esso re. Comunque sia, 
veggendo egli si forte Arrigo nelle sue pretensioni, 
piuttostochè consentire alle medesime, s' indusse egli | 
ad un» strana risoluzione, che, proposta al re, neppu- 
re gli parve credibile, e fu nondimeno da lui accet- 
tata. Coè che il papa con tutti i suoi riounzierebbe 
al re tutti gli Stati e tutte le regalie che gli ecclesia-. 

<i) Dodcchions iu Appeod. ad Marita. Scoti^Q. 
(8) Urfpergentts in Ghroo. 

(3) Otto Frisinfentis Chroo. 

(4) Petrus Diacon. in Chroo. Gasiioens. 

(5) PpDdolphus Pisanus in Vit. Paschal. II. 

J6) Baronias in AnoaUs Ecclcs. T* ' 

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l5H A1I1Ì4I.I h^lTàLìA 

stici aveaBO aTuto, e ricoDoscenapo àM* imperio e 
dal regoo fino da'* tempi di Carla Magao^ e di Lo- 
do?ico Pio, e d' Arrigo I, con ispecificare.le città, i 
ducati, i comitati, le zecche, le gabelle, i mercati, le 
aTTOcazìe, le milizie, le corti e castella dell' imperio : 
giacché a cagion di queste regalie il re pretenderà di 
continuar V uso delle investiture. Ed esso re vicende- 
volmente rlnunzierebbe alP uso d^ investire i vescovi 
e gli abati. L' accordo fu fatto, dati dair una e dal- 
V altra parte gli af|9ggi. Anche oggidì si ha pena a 
credere che un pontefice arrivasse a promettere una 
si smisurata cessione, fucila 'domenica adunque della 
quinquagesima, cioè nel di 1 2 di febbraio, si mosse 
il re Arrigo alla volta della città Leonina, per trova- 
re il papa che V aspettava coi cardinali fuori delby 
basilica vaticana (i). Furono mandati ad incontrarlo 
sino a Monte Mario gli ufiziali della corte e della mi- 
lizia colle lore insegne, e un' infinita moltitudine di 
popolo, portante corone di fiori,, palme e rami d** al- 
bero. Avanti alla porta comparvero i Giudei, e nella 
porta i Greci che cantavano nel loro linguaggio, e 
faceeno plauso al futuro imperadore. Y^ intervennero 
ancora i monaci (3) e cento monache con lampane, . 
o doppieri accesi, e tutto il clero in pianete e dalma- 
tiche. Con questa maestosa processione, sprgendo 
intanto gli ufiziali del re gran copia di danaro alla 
plebe, arrivò Arrigo alla basilica vaticana (5), ma non 
volle entrare, se prima non fa consegnata alle sue 
guardie ogni porta e luogo (brt&^ella medesima. Pre- 

^1) Petrus Di«conas Chron. Casin. 1, 4i e. 3$. 
(2) Oonizo in Vii. Matild. lib. 3, oap. 18. 
{Z) Pandulphus Pisanai in Vit. Paschalis IL 

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▲ V ir o MCii. iSg 

sto Arrigo al papa gli atti di riverenza dovuti ; il p- 
pa r abbracciò e baeìò ; ed amendue entrati per la 
porta di argento, arrivati che furono alla ruota del 
porfido, si misero a sedere nelle sedie preparate. 

Allora fu che il pontefice fece istanza ad Arrigo 
di eseguir le promesse della rinunzia alle investiture. 
Il re si ritirò co^ suoi vescovi e principi nella sagrestia 
per consultar con essi ; ed allora succedette un gran 
tumulto, reclamando tutti i vescovi, che era un^ em- 
pietà ed eresia il volere spogliar dì tanti beni tutte 
le chiese. Arrigo, nella sua lettera presso Dodechino, 
pretende che V esibizione di levar le immense rega- 
lie ai pastori delle chiese venisse dal papa, e fosse un 
tiro politico per ricavare dal re la rinunzia delle in- 
vestiture, e nello stesso tempo concitare centra di lui 
r amplissimo ordine degli ecclesiastici. Pandolfo pìsa • 
no ed altri, per lo contrario, scrivono, che la proposi- 
zione fosse fatta dal re, il quale con questo tiro pen- 
sasse a carpir la corona imperiale, ottenuta la quale 
era poi facile il continuar le investiture, perchè la re- 
pubblica ecclesiastica non vorrebbe mai abbracciare, 
il partito di rilasciar tanti Stali e beni all'imperado- 
re. Ottone da Frislnga scrive, avere Arrigo fatta 
istanza per resecuzion del trattato, alla quale era 
dispostissimo dal canto suo il papa ; ma che non potè 
quegli eseguirlo per li troppi richiami de"* vescovi. 
GoQiuo^ne sia, certo è che un grande bisbiglio e fu- 
rore si sollevò in tutti i vescovi sì italiani che oltra- 
montani air intendere una cotanto insopportabil con- 
dizione di rinunziare gli Stati ; laonde fra il pontefice 
e il re insorse discordia, non volendo il primo coro- 
nar r altro senza la rinunzia delle investiture, né vo- 

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i6o AITRALI i" ITALIA 

hnèo il re rinuoziare, te non gli ti màDtexie?« là pa- 
rola data di restituir tutti i bem e regali. Non si sa in- 
tendere come niuno proponesse, o se fu proposto, 
come non fosse accettato il ripiego poscia usato, e 
tuUaTia osserrato in Germania, cioè di lasciar libme 
le elezioni de^ vescori e degli abati, con che restava 
talya la libertà della Chiesa, obbligando poi gli eletti 
a prendere rinvestitura degli Stati, ma non deUe 
chiese, dalP imperadore ossia dal re d* Italia. Ora il 
ré Irrigo reggendo a terra il trattato, e saldo il papa 
in negargli la corona, andò nelle furie. Ne gli manca- 
rono empi consiglieri, il primo de^ ijuali fu j^ìÒerto 
allora cancelliere, poscia arcivescovo di Magonza, uo- 
mo scellerato, che lo spinsero a far prigione il papa 
contro il giuramento fatto di nulla intentare contra la 
di lui persona e dignità: il che venne con incredibil 
tumulto eseguito. Fu consegnato il pontefice ad £7- 
rico patriarca d^ Aquileja, che il custodisse sotto buo- 
na guardia. Questa violenza non solamente fa ripro^ 
vatA da tutti i buoni^ e maasimamente dair arcivesco- 
vo di Salisburgo, con rischio anche della sua vita, ma 
eziandio irritò si fattamente il popolo romano, il qua- 
le in tal congiuntura si fece conoscere fedelissimo al 
papa suo signore, che corse « svenare quanti Tede- 
achi si trovarono nella città. E dopo aver tenuto. tut- 
ta la notte un gran consiglio, la mattina seguente 
uscirono essi Romani arditamente colParmi addosso 
aU^ esercito tedesco, alloggialo entro e fuori della cit- 
tà Leonina, che non s* aspettava una visita si scorte- 
sie. Quanti ne trovarono, tutti li misero & fil di spada. 
Assalirono dipoi il quartiere dello stesso re, il quale 
uscito di letto, e scalzo tuttavia, salito a eavallo, iece 

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Anna MCti. i6t 

^ molte prodezze, ma corse gran pertcolo defla vie») 
perchè gli ammazzarono, il cavallo §otlo, e il ferirono 
anche in ftccia. Salrollo Ottone conte di Milano, o 
per dir meglio, wecomes^ come Landolfo da s. Pao* 
Io, più informato di questo, lasciò scritto^ con dargli 
il proprio eavallo ; ma fiitto egli prigione, e condotto 
in città, fa quiti messo in brani daAl^ itaforiata plefhe. 
Armatisi intanto i Tedeschi, i* oppósero air- empito 
de* Romani ; segifi gran battaglia, grande sti'age daU 
V una e dair altra parte, rincnlfindo ora fjX unf, om 
gK ahri. Penetrarono i Qofnani fino nerportie^ di t. 
Pietro; ma perehè si perderono a spogliare i, forzieri 
de* Tedeschi, i*bbqro ben da pentirsene: peirchò rad- 
coki i Tedeschi e Lombardi, li misero in 4nga, oon 
restarne assatssimi Tittima delle spade, o antii^gati nel 
Tevere. L* attesta aiiche Donizone, eoa ^re che I 
Rotnani quasi furono vincitori dei Tedeschi: 

Sedflagrant erga nimis kor*utn qttippe %aberna$; 

Jnsimuì ex armis et denariis onerati 

Plus adamant namrnnm^ guam belìum wncere 
sumtum,* '1 

Tenuta la notte, e teUnto oossiglio in R«ni9, fii 
risolato di procedere cS mtovo nel di segnenlie ooa* 
'tra de* Tedeschi. Ne venne sentore aire Arrigo, il 
'quale credette meglio 4ktta4i ritirarsi ceUa sua geete 
' Inngi da Rema meUa Sabina, ed n^tht oen fretta, la* 
^sdanéEi in ^elre parte dell* eqaipaggto deUa smi ar- 
mata. Seco condusse 1* innocente pepa Pasquale prì- 
giene, eoo coi essendo stati presi Bernardo eardinale 
e rescovo di Pinna, e Bonsignore vescovo di Reg- 
Ipo, in loìr &vore parlò con vigore Ardeino da Paltt- 
de nobile reggiano, e messo deUa «oa^BSsa fiflktilde, 

MCRATOM, VOL. JJXyU -oitze..yGoOglf 



r6a ASSALI it^ itàua 

con ricordare ài Arrigo i patti fotti con atta. E- ooo 
parlò indarno, parche il re per amore della medesi- 
^ma cootesia G rimise in libertà. V Urspergense ci 
.vuol far credere che Arrigo apostoUcum secum da- 
xif^ et eoy quQ patuit^ honore ìenuit. Itfa Pandulfo 
^pisQno ed altri narralo eh' egli custodito sotto stretta 
.guardia) fc^e non pochi patimenti per sessanta e un 
.giorno,: detonato nei cuteilo di Tiibucco eoo sci 
.cardinali) e che gli altri cardinali furono imptig;ionatì 
.in un altro CMtello. Ossia, come vuol Pietro diacono, 
.ch6 Arrigo intimidiste il papa col minacciare a lui e a 
ituHi i prigioni la morte ; o?fero, come, j&ltri ha yo(a- 
.to (1)9 ^ Arrigo si gittasse appiedi del pap?, e il 
tsupplicasse di perdono e di pace ; oppure che Don 
veggeodoi né il pepa, né i cardinali che seco, si tro- 
.Tavanc», maisiera^di acconciar questa esecrabU rottu- 
ra, finakntttte esso papa piegasse T orecchio ad on 
aggiustamento : certo è che questo succedette, e qua- 
le il folle Arrigo. 

Condiscese dunque il pontefice Pasquale II, ma 

cOb jprotesta di farlo violentato, e per liberar tanti 

; prigkmi, e i Romani da ulteriori, vessaiiooi, che libe* 

rainente e senta simonia si dovaaaeio eleggere da là 

«innanu i feacovi ed abati «oU^'ass^oso deir imperado- 

; r») e che gU eletti, prnndnaaero il pastorale e T anello, 

-)daè Tinveatitufaida lui^senza la quale non potèate- 

. ra essere consecraU. E che il papa giaraH« di non 

- fere vendetta alcuna, né di adoperaf censure per Pia- 

i giuria &ita a lui e ai su^i ; e T imptradore scambte- 

. voUnente. premettesae di laaciarfs in Hbertà tutti i pei- 

• .gioni, e di conser,v«re, restitwe tutti i beai occ«* 

^1) Annaliita Saxo. 

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• h'ti n o ueti. 'i65 

- pati àHa Csteta romana, fra* quali, per teatiiiioiiiaDza 
r di Pietro diacono (i), furono noHitnatmnente'Mpresse 
< la Puglia, k Calabria, la Sicilia e il principato di Ca- 
' poa. Ottenne inoltre Arrigo, che si potesse dar se- 

- pultura ib chiesa al corpo dv Arrigo IV, suo padre, 
^giacché si fecero Tenir^ ili campo persone attestanti 
• esser egli morto con alti di vero pentimento. Cosi 
' segui la pace, dòpo la quale il papa solennemente 
r coronò imperatore Arrigo nella basilica vaticana, con 
' istarè intanto aerrate le porte di Roma, acciocché 
V nian de^ Romani venisse a disturbare la funzione. Il 
' giorno predsQ in cui segui questa coronazione, finqui 

è stato controverso. Donizone autore di questi tem- 
' pi scrive di papa Pasquale (3) : 

Dumjèstum Paschae venite tribuU sibi paceìn, 
Urbem rcfmuleam $ibi subdenSy et diadema 
Ipstus, capiti ponens^ unguif^ benedixiL 
Ultima lux mensis primi tunc p<ischa revexity 
Numini9 wulecimo centum post mille sub anno. 

Ci fa vedere qui Donizone tuttavia conservata la 
sovranità imperiale in Roma ; ma siccome già accen- 
nai nelle annotazioni al di lui poema, è da stupire 
come egli dica caduta in quest* anno la pasqua nel dì 
ultimo di marzo, quando è fuor di dubbio eh* essa 
9^ inòontrò nel di a d^ aprile. Per altro anche Roge- 
rio. Hovedeno (5) e Sigeberto (4) scrivono che nel 
giorno di pasqua fu conferita la corona ad Arrigo V. 

(i) Pelrus Diaconus Chron. Cassinens. 

(2) Ooiiizo in Vita fklalhitd's 1. 2, e. j8. 

(3) Uovedenus Anna!, p. i. 

(4) Sigcberlus in Cbron. 

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i6^ ^IfKMIA D^I-ttLLlà 

Air incontro il .padre Pa^ (t) pret^inl^^lò follo ntU 
la doioemca in albis, cioè a dì 9 d?i^ril«, ma lenza 
recarne alcuna soda^pruOTt^ e col' correggere a ano 
piacimento gli aìnticht ^criUn^i. A mt aembra, non 
dirò solo probabile^ ma certo che la.fuMione suddet- 
ta seguisse nel gioyedi dopo V Ottava di pasqua, cioè 
nel di 1 3 d** aprile, giorno 4elle idi. C^rsno^nte lo 
atlesta V autore della Vita di Pas4|Udle U^ storico con- 
temporaneo a noi conservato dal cardinal d^ Aragona, 
il quale scrive (a). Haec^ quae passi sunms^ ei ocu^ 
lis nastris ificUmus^ et auribus nostris audmmus 
mera \ieritate conscripsimus. Ora questo scrittore 
attesta che fu «onsecrato e coronato idibus aprilis^ 
quinta Jèria post octavam paschàe. Queste note van 
d^ accordo, né patiscono eccezione. Tien confermata 
la stessa verità daTl^Annalista sassone, di cui son que- 
ste paróle (3) : Rex Heinricus pascha^ non ìonge 
ab urbe in castris suis celebratiti et post octavas 
paschaej die seilieet idus apriHs in ecclèsia sancii 
Petri in imperatorem consecratur. AHr elianto s'ha 
dal Cronografo sassone, citato dal padre Mabillo- 
ne (4) e dagli Annali d^ Ildesheim (5). ìu abate ur- 
spergense (6), con iscrivere che Arrigo ricevette la 
corona post octavas paschae^ esclude le due prece- 
denti opinioni, e viene ad accordarsi eoa questa. 
N Ila messa solenne, e alla comunione il papa col 

(1) Pagios Obritic. Baron. 

(a) Vii. Paschalìs 11, P. i, T. 3, Rer. Hai. 

(3) Annalista Saxo. 

(4) Mabill. Annales B^nedictia. 

(5) Annales Hildesheim. 

{G) Abbas Urspergensis in Chron. 

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A V V o ucxi. i05 

corpo d«l Signore ia amido ratificò la pace t le prò- 
inesse. Egli se ne andò libero a Roma, e il re Arrigo, 
dopo af er fatti suntuosi regali al papa e ai cardinali, 
che erano con lui, si misQ in viaggio alla voha della 
Toscana pw ritornarsene in Lombardia, e poscia in 
Germania. Appena in io Roma il buoià papa, che 
trovò alienati da sé: gli ammi de** cardinali rimasti ivi, 
perchè avesse consentito ad ana tale concordia, di- 
modoché quasi nacque uno scisaoa^ V ingiuriarono 
specialmente i più doUi, e quasi il trattarono da ere- 
tico, sostenendo che dovea piuttosto lasciarsi levare 
la vita, ohe oonseiltìre alle invesiitnre. £' un b«l fare 
il bravo lun^ drile battaglie. Se que^ zelanti cardinali 
ai fossero tn>vata; per due mesi ndle angustia del pa« 
pe, e coi coltalo ^lla gola, cpous egli fa e nel peri- 
colo di veder sacrificati al furore tedesca i porporati 
prìgiosi^ e iàa& altri Romani t non so se avessero 
praticato eglino xlò che ora esigevano dal papa. Non 
potendo reggere a sì (atti insulti il buon pontefice, 
usci di Roma^ e si ritirò a Terracina .- nel qual tem- 
po 1 ear^nali con solenne decreto condannarono rac- 
cordo da lui fatto, e diedero im grande esercizio alla 
pa^enza ed umiltà di lui, quasiché qui si trattasse 
^ un punto di fède, e non già di disciplina ecclesia- 
sticaj^ la quale benché certo patisse nella maniera te- 
nnta aHora di dar tali investiture, pure, dacché se n^ 
voleva esclusa la simonia, si potea in qualche guisa 
tollerare. Goffredo da Tìterbo (i), ungerlo abaie (a), 
ed Id^erto (&), ci Aliì conoscere che il buon )^onte<^ 

(i) Goffrici. Viterbieosis io Chron. 
<a) Suger. in Vit. Lodovici Cross. 
^d) Uideib. in Epistol, Digit zedby Google 



i66 ÀNiriLi D^rràLU 

frce depose il manto, ti ritirò in uea soUtu^aé, e to- 
lea rinantìare il papato ; ma fu richiamato a Rcmia 
da tutti i buoni e s^ggi. 

Per la Toscana calò in Lombardia Arrigo quinto ^ 
fra i re, quarto fra gP imperadorì, e gran voglia na- 
trendo di conoscere di vista la celebre contessa Ma* 
tilde sua parente (f ), giacché ella non si sentiva vo- 
glia d' ire a trovar Uii, determinò egli di andare a leu 
Dimorava allora la contessa Matilde nella fortezza di 
Bibianello, ossia BianeUo, sai Reggiano. Colà nel di 
6 di maggio fu a visitarla, magnificamente accolto, e 
per tre dì seco si fermò. Sapeva Matilde fra mohe 
nltre lingue anche la tedesca, e però sèmpre senza - 
interprete teneva i suoi ragionamenti con lui. Tal-* 
mente restò Arrigo invaghito della prudenza ed ono- 
ratezza di questa insigne eroina, che non solamente 
le confermò i precedenti patti, ma la dtehiarò ^ancora 
sua vicegerente, ossia vtceregina in Lombardia : 

Cui liguris regni regimen dedil in vice regis^ 
JVomine quam matris 9erhi$ ehris vocUavU. 

Passò dipoi Arrigo a Yerona, dove si riposò per 
qualche tempo, e ne. resta anche una memoria nel 
dipluma da me pubblicato (a), con cui conferma ai 
canonici di Cremona i lor privilegi. Esso è dato XI f^ 
ìialendas junii^ Indiciione IF^ anno dominicae In-^ 
carnationis MCXI^ regnante Menrico Vy r^e S<h» 
manorum^ anno V^ impejranie primpp ofdittatioms 
ejus XI, Return Feronae» Un altro parimente ne 

(i) Donizo in Tit. Mathild. lib. a. 
(a) Aatiquitat. Ilalic. Dissert. 19. 

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Anno' MCXI. 167 

Òmàe agli ,XJJ kJHendas junii in quella città io I&to- 
re <£ Alberico abate del monistelro di Poltrone (i). * 
In questa tfcoasione può essere ch^ succedesse ciò - 
che narra il Dandolo (3). Bolliva da gran tempo dt* ' 
scordia fra i Teneziaoi e Padovani a cagioOr de"* con* • 
fini. Gallega ti i Padovam co^ popoli di Trevìgi e Ra«- ' 
venna, vennero nel di 4 ^ ottobre delP anno prece* ' 
dente alle mani coir esercito veneto , e rimasero 
seonfitti con restarvi cinquecento e sètte d' essi prì- ' 
giost. Ora giunto che fu a Verona V imperadore, 
portarono t lui i Padovani le loro dogtianie, siced- 
me al sovrano del regno d^ Italia. Ad istanza d** esso ■ 
augusto comparvero in quella città gli ambasciatori 
veneti, e si mise fine alU discordia, colf essersi ag- 
giustati i confini^ liberati i prigioni, e rinnovati t 
|)atti d** amiezia fra Tenezia dàlP un caiìto, « i Pado- : 
Tsaiegli altri sudditi deltVi tali co regno 4a]raltìro. 
Ito poscia rimperadure in Germania, quivi fece dar 
solenne sepoltura alle ossa del pdre;. Terminò i suoi" 
giorni nel febbraio di questo anno (5) Ruggieri du" 
ca di Puglia^ con lasciare suo successore e duca Gu- 
glieìmo suo figliuolo. Per questa cagiooe i Normanni 
ddla Puglia nlun soccorso poterono prestare al ro- 
mano pontefice ne^ di lui bisogni, ed attesero unica- 
mente a premunirsi in casa, per timore che il nuovo 
imperadore potesse far qualche tentativo contra di 
quegli Stati. Preparavasi in Italia Boamondo fra- 
tello di esso Ruggieri, e pìrìpcipe di Aptiochia^e di 

. (1) Bacchiai Istor. di Poliron. nelF Appead. 
(a) Dandul. in.Chron.T. XII, Rcr. Ital. 
(S) Roinaaldos Salem, in Ghron. Falco Beaevent. in 
Chron. AQonyinoi Baron. apud Peregria. 

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l6S ÀNlfALI D^ITAI.14 

Tftraoto, pérnptS99re in Oriente (i), qitaÀdo venne 
a- trovare anc&e lui la laortc nel marzo seguente. Fa 
seppellito in Canoe». Restò gran ^una, e an piccolo 
(ì^Kuolo di -ini, per noiné anche esso Boamando^ 
erede de* sntil Stati. Appena fa kiorì d^ Italia^ sep- 
pur ne era anche uscito fiinperadore (a), che i Mi- 
lanesi, dopo avere per quattro anni o eon assedio, o 
con bloooo, o con devastar le campagne, stretta e 
malofenata la città- di Lodi, finalinente nel giugno 
d^ anno présente per forza se ne impadronirono ; 
e kisciatain tal occasione la briglia alP odio e sdegno 
loro^ la sptigliarònò delle mura, incendiarono le case, 
ed' iàiposero leggi severo di servitù a quel popolo, 
dianzi troppo vicino a si potente città. Ne restano 
appena le vestigia nd luogo appellato Lodi vecchio, 
e diVerso dal sito in cui ora è Lodi nuovo ^(5). Fn 
quel popolo ea^ipartito in sei borghi, e in tale stato 
idurò il sue abbassamento sino ai tempi di Federigo 
I tmpei*adore. 

( CRISTO Mcxii. Indizione v. 
Anno di ( PASQUALE II, t)àpa 14, 

( ARRIGO T, re 7, imperadore a. 

Dacché fu posto In libertà papa Pasquale 11^ e 
sentì tante doglianze del sacro suo senato per la con- 
cession delle investiture, mai non negò, anzi sempre 
riconobbe d** aver dato T assenso a cosa illecita, ed 

(i) Alberi. Aquens. 1. 11, e. 48. P«<rus Di^conus Chron. 
Cassinens. el aHI. 
^ (2> Laodolphai jantor H^st. Medrolan. e. t%, 
(3) Gal?. Fiamma Manìpnl. fior. e. i6S. 

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A n'ft d' ilcixi. 169 

operato ciò che non Jovea. 'Solamente icasava il 
folto coir intenzione avuta éi sottrarre ai pencoli 
della vita tante persone, e a maggior danno il popo- 
lo di Roma é lo stato della Chiesa. Ora in questo 
anno la per cosi scabrosa materia raunato un insigne 
concilio (i) di centoventicinque vescovi a di 18 di- 
marzo nella hasitica lateranense. Tutti 1 prelati escia- 
marooio contro i^lle investitore ecclesiastiche date 
da mano laica, come usurpazione dei dritti della 
Chiesa, e seminario di simonie. H punto difficile era, 
come il pontefice potesse venire contra del proprio 
solenne giuramento. Si trovò il ripiego suggerito da 
Gerardo vescovo d^ Engulemme, cioè che si ritrat- 
tasse bensì, e condannasse il privilegio accordato dal 
papa ad Arrigo, e chiamato pravilegium^ e non pri*' 
viìegium ; ma che non si scomunicasse la persona di 
esso imperadore. Cosi fu fatto. Tenuto ancora fu in 
4]aest^anno nel mese di settèmbre Un concìlio in* 
Tienna del Delfinato, e quivi non solamente segui la' 
condanna delle suddette investiture, ma ezian<]Uo fuU 
minarono que^ vescovi scomunica còntra delf augu<*' 
sto Arrigo, chiamato da essi tiranno. Abbiamo èa, 
Landolfo da s. Paolo (3), che nel primo di delP ans- 
ilo presente ti clero della metropolitana di Milano, 
nonostante che 'sapesse fovorevole a Grossolano ar-^ 
civescovo il romano pontefice^ pure il dichiararono 
decaduto da quella sedia, e in luogo suo elessero ar- 
civescovo Giordano da CHvi^ uomo per ahro igno- 
rante, e di non molta levatura. Chiamarono dipoi tre* 
snflfiraganei di quella metropoli per ordinarlo, cioèr 

(1) Labb. Concil. T. X, Baron. in Annal. EccL 
(^) Landolphot jaaior Hìst. Medlol. e. zu 

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Landolfo tmcoto d' Asli, Arialda ire ico^o à\ Gè- , 
npira e JUamardo^ oitia Maioariio, veicpTOcU To-^ 
r'wio. Vennero questi, ma quel iT Afii accortosi che 
non eron^ cuncorsi gli altri auffraganoi, e bollire non * 
poca mormorazione nel popolo, tentò di fuggire. Gli 
veoita £itto.^ ^e le ipenti di Giordano non V avesse/o ^ 
rìtenulo per ri>r£a^con anche ferire un s«o dicono, 
e betonare i di lui lasaigU. In§ne Gior4«uu> .iu da . 
etai ^onietr^to: Portolfi poco appretto a Bo^aia Mar 
mtirdo reieovo di Torino, ed ottenne dal|>apa H 
pallio per questo novello arcivescovo, senza che ai , 
iQtendà come etto pontefice abbandonasse Groasola- , 
no, ph approvato per legittimo arci;r^povo* Ma per- . 
che Mamtrdo aveva ordine di non. dace il pallio a. 
Giordano, a^ egli prima non beerà giorameatf, non 
4, sa se di fedeltà al romano poi^teficei o di non prea- ^ 
detQ TinvestiUire dalfimperadore, o di qi^^che altea ^ 
obbligazione, e Giordano riousò di ferlo : per sei 
mesi ne stette senza. Ho detto che per V esaltazione 
di Giordano incorse ^n mormorazione fira il popo- 
lo di Milano. Aggingne Landolfo, che vi fu ancora 
4elle contese e battaglie, nelle quali ebbero parte 
^vko vescovo d^ Acqui e Arderico vescovo di Lo- 
di. Infatti fra le lettere raccolte, da Udeirìco da Bam- 
berga presso V Eccardo (i), una se ne legge scritta 
in tal occasione dal medesimo Azzo vescovo all' im- , 
peradore Arrigo, in cui Tavviia dovérsi tenere in Ro- 
ma un sinodo ( cioè il lateranense suddetto ) in qua 
ifsseriturf domnum Papam P, ( Paschalem ) deponi^ 
et alterum debere eìigi^ qui omne cpnsilium p^cis,- 
quodcum domno P,Jirmasiis dissohat^ prò eo quod 
(i) Eccard. Scrlptor. med. ae?i T^ II, p. a6G. 

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A tv R o vcxn.\ I^f. 

domnas P. non oudel i^ prophrjkcfai inUr v^^s, 
et ipsum steuritates excomwuoare, htfio quali oaa« 
ve corressero allora. Appresso aggiu|Be che i. Hib-^ 
ncsi aveano eletto un altro arcivescovo ( cioè Gior-; 
dano ), e &II0I0 consacrar da aiouni sB^raganei. Quo^^ 
ego mdens cantra imperii vesiri honprem JUri^ 
Qmnino ìnttrdixi ; et Kcet ab ipsis muUnm rifgatuSf 
huJHsmodi cansccraiwni irt^eresse^ nec a^HJMfunl 
proéhere volm^ immo dadi cperam ^igBndii 9tA*) 
gnum parietem populi cantra papulum sub of^HQ^, 
ne ^Uerius archigpiscapiy qmem pari iUorwn M^th, 
. dii d€ponerej viti sciUcet Uteratìssimi^ e/ ingenh , 
astutissimi^ et eìoguentissimi^ euriae ve^irae, valde > 
mecessariiy eujus partem prapter honpfgm nieMrMM » 
in tantum auxi^ qaod medietas popuU epntjra m^o 
dietaUm populi e^mtendité Parla qtA 4i OrosiolaoOt, 
a cm itt'ocura la protcìioo deU^-io|para4^t,^oi» io- 
tieme coBsigUaflo di venir praalo in Italia, ecbe, a 
ciò non occorrefa un grande esercita. Fesira e^, 
enmt adhuc Longohardia^ dum terror^ q.uem , ei 
ittcussisHs^ in corde ejus vivif. Forse perchè Gros* 
solano fu in Roma credoto paniate dell^ imparadorci^ 
e protetto da lui, restò abbandonato, e si. bfctò cor- 
rere P eleiione di .'Giordano* 

Io non so aa ndl^ anteeedenH» o nel prasanU; 
anno fosse ^nilta da papa Pasquale «n^ altra lettera 
allo stesso imperadora Arrigo, in cm gli notifica di 
non fwr potuto finora riaver vari Stati spettanti 
alla Chiesa romana (i). Licet quidam^ dica «gU,yit#-v 
stoni 4^strae^ 4n ìds quae beata Petra restifui prae^^ 
eepittisj adiuc noluerunt abedire^ incoine yidsUcei 

(1) Eocard. Scriptor* med. acri T. 1}^ p. a;^. 

,y Google 



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L 



jy^ UnVACl 1>*lTALtk 

Chitatis CasitHùnae^ Càstti CoreoHi^ JffontisalUj 
Montisacuii^ et JVurnienses: Nos Uftnen ea, et Co^ 
mitatus Perasmum^ Euguhiinum^ Tudertinum^ 
Vrbepetum^ BcAneum Megis^ Castellum FeUciiatis, 
Ihicaltum Spoktanum^ Marchiani Fen^aniam^ ei 
idùis beati Pttti po$9essiones per mandati s^stri 
praeceptionem eoHfidimus chimere. ìioÓn che 'ù 
doettò ioli SjpOleli è ehiatameiite detto di ragìooe 
delift Chiétft roAiéim. 'Nomi«a il papa aoche Mar-^ 
chiam FertUfàam^ nm si 'dee scrivere Firmanam^ 
allora occup^a da* Guaraieri, non eiando io leggere 
Marduatn Ferrariani^ perchè Ferrara in questi 
tèìnpi'éra in potwe della contesta Bbtilde^ che la ri* 
€0noscéta daHa sedia apof|oficà. ÀlUssio imperadore 
d*'orienÌe, per quanto sì ha da Pietro diacono (i), 
af nta iiotÌEÌ8Ì d^ft^ Indegno tratlatteoto fette dall'* im* 
peradore Arrigo al romano ponteficeì spedi amAmstia* 
tori ft Roma per nondolersi con lui, e congta^darsi 
coi Romanrdetl^' opposizione fatta ad esso Arrigo. B* 
sperando e^ di profittare di cosi i>ella occasione, 
propose che volessero eleggere imperadore Gìowumì 
Comneno suo fi'gliuolo* Può anche essere che cor-^ 
ressero dei- regali. Aoeónnentironoi Aomam al trat- 
iameoto, ed elette circa sctei^to persene) le spedire^ 
Ito a Coitafniinopoli' per condurre in^Itatia- il proget- 
tato augusto. Non è pumo ^^ibile che tanta gente 
fosse spec^ colà. £ pereiocohènón apparisce altro 
deiresecnzìon di questo dtse^io^ bisogna immaginare 
vh^essa poco stesse ^d* andiirseite inr fascio perchè 
non s* arrischiarono i filoniani di condurre a fine im 
negoxiato di tanta importansa^ ohepolee 4inur km 
(i) Pclnw biàcon. Cassiaens. 1. 4, ci 4^ ' ' ^ 

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A H ir V . MCXU. 173 

addosso ko ià^pia e Je. forse di tutta Isf Germaoia. 
Nal di 1 5 di aprile. dt qiiest^ aono, )% contessa Ma- 
tilde^ dimorando nel castdUo di Afasia nel distretto 
di Modena, fece una donazioBe.al suo diletto moni- 
siero di s. Benedetto di Polirone {i). £ nel di 3 di 
maggio troyandosi al Bondeno de' Rpncori, fece do- 
nazione della corte Tilcacara col caateUo, broglio e 
borgo di s. Cesario alla chiesa dì s< Cesario del con* 
tado di Modena. In quasi'* anno ancora, ^^condo i 
conti del Campi (2) e d^ altri Storici piacentini, per 
opera specialmente della suddetta zelantissima con* 
tessa farono cacciate le mokiache dalf insigne mopi^ 
stero di s. Sisto di Piocensa, perchè la lor dissolu- 
tezza era giunta ad esser incorreggjiblle. Io vece di 
esse presero i monaci ben«detti|ìi. il governo di quel 
sacro luogo, cavati dall^ esemplarif fimo allora moni- 
stero di PuUrdne. 

( CRISTO Mcnn. Indiatone ti. 
Anno di ( PASQUALE U, |nf>a.i5. 

( ARRIGO V^ re S, imperadore 5. 

Impariamo da Falcone benef efilano (5), oh« ei» 
sendosi nelP anno < preoedente fabbricate t«ria con- 
giure in Benevento -per levare qm-lla dita di soltail 
dominio pontificio, avvertitone papa Pasquale da 
qae* cittadini che erano bostbntt «élla fedeltà, si por- 
tò cotti nel d& a di dicembre per rhnediare ai disor- 
dini. Fermossi in quella città nel tempo del verno, e 

(1) Ba echini Istor. di Polir. nelP Append. 

(2) CMHipi Istor. di Pisu;eiiza T. 1. 

(3) Falco BencTenlaii. Chr^^n. 1'. V, Rcr. Hai . 

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1 74 àBiriLi 1»' tTJa.ik 

correado il mète di febbràio, celebrò ivi im concilio. 
Poscia dopo atere scoperti gU aatori di q«eUe tra- 
me, e datigli in aaaoo cktta giosttaia, lasciato io quel- 
la città per goreroaiore e «Mutestabile Laodollo della 
Greca, uon di gran coraggio e prudenza, ^e ne tor- 
nò a Roma. Tr<iTaTasi afialto sprovveduto di danari 
Baldovino re £, Gerusalemme, e però gli mancaTa il 
miglior nerbo per resistere a tanti nemici infedeli che 
aH^ intorno gli facevano guerra (r). Ebbe sentore che 
Adelaide contessa ^ Sictlia, vedova del defunto con- 
te Ruggieri^ e madre del picciolo Ruggieri^ sacce* 
duto a Simone suo fratello nel dominio di qnell' iso- 
la, era principessa a proposito, per sovvenire alle di 
lui indigenze ; perchè fiima correva, ch^ essa nel tem- 
po della tutela del figliuolo avesse accumulai grossb- 
sime somme d^oro. Però spedi ambasciatori in Sìd- 
Ha, per trattare d^ averla in moglie. Poco vi voUe a 
far gustare questa proposizione alP ambiziosa princi- 
pessa ; ma affinchè il figliuolo Ruggieri e i suoi corti- 
giani non attraversassero a lei il conseguimento della 
corona, fu proposto e convhioao, che nascendo fi^ 
gliuoli da Baldovino e da Adelaide, succedessero nel 
regno di Gerusalemme. Ma venendo egli a mancar 
senza prole^ quei regno si devolvesse al figliastro 
Ruggieri. Portp seco Adelaide una prodigiosa quan- 
tità di viveri, dVarxui) di ce.valli, e qi^el che più si 
sospirava, di danaro; e^inuta a Tolemaide, fu eoo 
grande solennità spasala. Ma non passarono due an- 
ni che Adelaide si trovò delusa e tradita dal re cou- 
sorte. Egli area tuttavia vivente un''altra moglie, pie- 

(i) Gu llitlm. Tyr. lib. ii, e. ai, Ordertcas VìUl. Il'st 
Ecdts. D'.mLrtlusTlcsaiyr. e. ioo,T. VII. Rer. l'^l. 

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ASSO MCXIII. "^TS 

«a prima d^ «nere re (i)» Sotto Tari furétetti ripudia- 
tala) fteiaa che y^ toterreciiite alena giudico delia 
Chiesa, V avea forzala ad entrare nel nomstero di 
s. Anna di Geriisalemaie. Fece pot cattivo fine que- 
sta donna per attestalo di Bernardo tesoriere, perchè 
t)ttenuta licenza di andartene a fisi tare i parenti in 
Costantinopoli, quivi s^ abbandonò ad una vita diso- 
nesta. Ora gravemente un di infermatoti Baldovino, 
e rimordendolo la coscienza deiP iogiurb falla alla 
legittima moglie, per consiglio de^ baroni feoe vulo, 
fé gaariva, di ripigliarla. Indi rivelò tutto ad Adelai- 
de, con intimarle il divorzio. S^ ella trovandosi cosi 
barbaramente ingannata, prorompesse in pianti ed in 
amare invettive contra del re e degli ambasciatori pre- 
detti, è iacile V immaginarlo. Non tardò malto essa 
per lo dispetto a tornarsene in Sieilia, ma priva di 
i^ue* tesori che portò a Gerusalemme, ed accorata per 
questo tradimento si crede che terminasse la sua vita 
oell' anno 1 1 1 8. Una sì nera azione recò non poco 
nocumento aHa riputazione del re Baldovino, e agli 
affari di Terra santa. Fra gli altri il conte Ruggie- 
ri figliuolo d^ essa Adelaide con tuUa la corte de^ Si- 
cUiani|al vedersi cosi burlato, concepì tale sdegno c<m- 
Ira di Baldovino e dei re <H Gerusalemme, che per 
attestato di Guglielmo Tino (2), solo fra^ principi 
tristiani mai non diede loro soccorro alcuno, né cu- 
tò lo stato miserabile, in cui a poco a poco si ridus- 
sero le cose de^ Cristiani in Palestina e Scria. La 
^ttà di Cremona, siccome scrisse Sicardo (S) , da K 

(1) Idem Bemardus cap. 92» 

(2) Gaillielai. Tyrias Histor. Hierosolym» 

(3) Sicari lu Chroa. Ker^ lUU 

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T 7^ 41firAtt 1>' ITALI*. 

• c«nto anni v^ioofo della medesima, peti. la qa^Uù 
anno un ficrìsttoio i n o en ét o nel iii di s^ hoxento . 
Abbiamo strumenti di .donazioni fatte al mòni^tero di 
PdiroiM dalla coniesia Matilde , mentre essa dimo- 
rava in Pigognaga e nelBondeno, Ticino al Po (i). 
Era ito in Terra santa Grossalano areirescovo di' Mi- 
lano. Tornato in Italia, « inteso come Giordano avea 
occupata la sua chiesa, detto già e'Oonpecrato arci ve- 
SCOTO determihò di Tenìre a Milano : il che fu cagione 
che esso Giordano informato di questo prendesse il 
pallio colle condizioni proposte dal papa (a). Venuto 
poi Grossolano a Milano, colPajuto de* suoi parziali 
a^ impadronì delle torri jdi Porta Romana. AUorapre* 
te Tarmi la fozion di Giordano, e andò per iscacciar- 
!•% Succederono fra te due parti dei combattimenti , 
oe'* quali restarono non pochi feriti e morti, non so- 
lamente della plebe, ma «nche della nobiltà. S' inter- 
posero pacieri, e proposero di rimettere la decision 
di tale discordia al concilio davanti al papa, £ per- 
chè la borsa di Grossolano restò in breve esausta ^ 
gli convenne sloggiare, con fama nondimeno che ri- 
cavasse buona somma di danaro da Giordano per ri- 
tirarsi. Venne e^ perciò a Piacenza, e di là a Roma, 
per trattare delia aua causa nel tribunal pontificio. 
Diede fine alla sua vita nel di 6 di gennaio deU^anoo 
presente nel monistero di Pdn^io sul Bergamasco 
liiprando prete;, quel medesimo che col giudizio del 
fuoco avea negli anni addietro fatta guerra ad esso 
Grossolano, come ad arcivescovo simoniaco (5). Mori 

(i) Bacchini Islor. dì Polir, nell* Append. 

(2) Laodulphos janior. Histor. Mediol. e 6. 

(3) Landalphus janior. Hitt. Mediol. c«,a4. , 

edbyCOOgle 



1 It N O MCXIV. X'J'J 

iù concetto di santità ( il che era facile allof a ) , « 
fu detto ch^ erano succeduti miracoli alia suti tomba. 

( CRISTO Mcativ. Indizione vii. 
Anno di ( PASQUALE II, papa i6. 

( ARRIGO y re 9) imperadore 4* 

Avea, come dissi poc^anzi , lasciato papa Pasqua^ 
le per suo contestabile e governatore di Beneven- 
to Landolfo della Greca (i). Centra di luì per in- 
vidia Roberto principe di Capua , ed altri baroni 
normanni fecero una congiura , e nell'agosto prece- 
dente si portarono con poderosa armata all'* assedio 
dì quella città. Con poca fortuna nondimeno, perchè 
il valoroso Landolfo, fatta co' Beneventani una sorti- 
ta, li mise in fuga , e poco mancò che non prendes- 
se tutto il loro bagaglio. Durò nondimeno la guerra 
col guasto delle campagne dì Benevento ; e crebbero 
poscia i malanni, perchè lo stesso arcivescovo dr quel- 
la città, Landolfo^ si dichiarò contra del medesimo con- 
testabile, e trasse dalla sua la maggior parte del po- 
polo, dimanierachè in fine astrinsero esso contestabile 
a deporre la carica. Per questa e per altre cagioni 
papa Pasquale II, nelP ottobre tenne un concilio in 
Ceperano ai confini del ducato romano, o della Pu- 
glia, dove concorsero Guglielmo duca di Puglia , é 
Roberto principe di Capua con circa mille Cavalli, 
Quivi il papa diede l' investitura della Puglia , Cala- 
bria e Sicilia al duca Guglielmo. Falcone cosi scriva, 
e da ciò si può ricavare che i duchi della Puglia rite- 
nessero diritto d' alto dominio sopra la Sicilia, sovra- 
nità nondimeno sottoposta ad un maggiore sovrano , 

(O'Falco Benevenlan. in Chron.^^^,^^^^ q^^^I^ 
MUBATOBI) VOL. XXXVI. M 



17^ 

cioè aLromano puDt«fice. Qoiyi ancora essendo forUt 
il papa in collera coDtra deli' arcivescovo LaudoUo , 
istitcd il giudizio intorno alle accuse dategli, e il depo^ 
se. Ma egli col tempo, e, se vogliam credere a Romoal-' 
do salernitano (i), colP nso di molti regali , fu resti- 
tuito nella sua dignità. Di questi regali non parla Fal- 
cone. Da Romoaldo è riferito il suddetto concilio al- 
r anno seguente ; ma Falcone , storico contempora- 
neo, merita maggior fede. Glorioso ri usci quest'uà odo 
alle armi cristiane per la guerra felicemente fatta ai Muri 
padroni deir isole Baleari. L* onore specialmente ne 
.è attribuito ai Pisani. I Mori, dissi, abitanti in quelle 
isole, cioè in Evina , Majorica e Minorica , colle lor 
piraterie tenevano inquieta e danneggiata tutta la costa 
d^ Italia (a). Risoluti i Pisani di far quelP impresa , 
ebbero ricorso al buon papa Pasquale, per ottenerne 
la sua approvazione e benedizione. Poscia disposto 
un terribile armamento per mare, con tutte le lor for- 
ze, accompagnati da Basane cardinale legato della san- 
ta Sede e da Pietro loro arcivescovo , marciarono 
alla volta di que^ barbari. Questa guerra è diffusamen- 
te narrata in un poema da Lorenzo Yeronese , o da 
Terna (5), diacono del medesimo arcivescovo, ed au- 
tore di vista. Fu esso poema pubblicato dair Ughelli, 
e da me rlslampato altrove. Riuscì a questa armala 
neiranno presente di conqui^ar V isola d"* Evizza ^ e 
di prendere nel di di s. Lorenzo la città d^e&sa isola, 
posta in sito vantaggioso. Ne distrussero i Pisani I# 
jofiura e il cassaro, cioè la rocca , e seco condussera 

' ' (i) Remuaiau» SHlernitaa. GKrmi. T. VJL Rer.IUU . 
ia) A^nales Pisani T. VI. Rer. \{9>^ 
^\ taureaU \eroacDs«.L x. Fccia* T. YLaer IIA 

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A H H O llCnv. iyg 

prìgioBe il governatore saracenou Passarono poi l* ar- 
mi Tiltorìose air isola diMajorica, e vi fecero lo sbar- 
co nella festa di s. Bartolommeo , con intraprendere 
ÌP assedio di quella città. In aiuto de' Pisani concor- 
sero Raimondo conte di Barcellona ed altri conti di 
Catalogna, di Provenza e Lìnguadoca. 

Nell'anno presente ancora Timperadore irrigo V 
celebrò in Magonza le sue nozze con una figliuola 
d'Arrigo re d'Inghilterra appellata Matilde (i). In 
quella solennità si presentò davanti ad esso Augusto coi 
pie nudi Lattario duca di Sassonia, che fu poi im- 
peradore, per chiedere perdono delP essersi dianzi 
ribellato. Cosi scrive Ottone frisingsnse (a): il che 
«ome sussista, non so; perchè nell'anna seguente- 
altre storie cel rappresentano coU' armi in meno cen- 
tra del medesimo Augusto. Erasi, come vedemmo, nel* 
Tanno 1090 ribellata la città di Mantova alla conUs^ 
sa Matilde^ né a lei finquì era venuto &tto di pò- . 
lerla ricuperare (3). Questa contentezza fu a lei riser- 
bata per Tanna corrente.. Cadde essa gravemente in- 
^sma, mentre dimorav» a Monte Bavanzone sulle 
montagne di Modena, nel qual luogo si vede una do- 
nazione da lei fiitta a s. Benedetto di Polirono nel 
^ 1 4 di giugno (4)* La foma solita ad ingrandir le co«» 
ae, in breve la diede per morta. Allora ii popolo di 
Mantova, siccome libero dal timore difessa fece uno 
sforzo, e mise T assedio a Ripalta castello della me- 
desima contessa^ e t^to lo strinse, che i difensori 

(t) Ab^as Urspergensis in Chron. Simedn Daoelmen^a. 

(a) Otto Frlsìng. in Chron.. 

\%) Dontzo in Vita Mathild. L a., e 19.. 

\f^ Bacchiai Istor. dì FoL'r^ 

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t8o AHlfàLI D^ITALU 

Stanchi capitolarono la resa, ma coDClizionata, se fos- 
se viva la lor padrona Matilde* Manfnedi vescovo di 
Mantova intanto arrivò alla sua dita, e divolgò che 
Matilde era tuttavia vivente. Gli ebbe a costar la vita 
un si dispiacevol avviso per rinfuriato popolo che la 
desiderava morta. Né molto stettero i Mantovani, che 
diedero al fuoco T infelice castello di Ripalta. Questa 
disgrazia fa per tutto il tempo della malattia di Ma- 
tilde a lei tenuta nascosta dai suoi. Ma dacché si fix 
riavuta, intesone il tenore, pensò a farne vendetta. 
Raunò quanti combattenti potè, formò eziandio una 
fiotta di navi, e con questo armamento passò air as- 
sedio di Mantova. Sulle prime se ne rise quella forte 
città ; ma scorgendo la contessa di trarre a fin quel- 
r impresa, que' cittadini s^ appigliarono a^ consigli df 
pace; e spediti ambasciatori alld stessa, mentre era 
in Bondeno, trattarono di rendersi ad onesti patti. 
Segui infatti la resa di quella città sul fine di otto- 
bre con gloria grande di Matilde, a cui dopo . aver 
mess^ al devere ne? tèmpi addietro anche la Marca, 
creduta da me quella di Toscana, nulla restò pia 
delle perdute antiche sue giuraditioni, che non ritor- 
ùaise alle sue mani. Nel di 8 di novembre di questo 
anno la medesima contessa, essendo nel monistero di' 
È* Benedetto di Poliroùe (i), esentò dalle albergane 
de^ soldati tutti i beni di que^ monaci. Ho aneh^ io da- 
to alla luce un laudo pro^rito alla di lei presenza per 
lite di persone private (3), mentre la medesima sog-- 
giornava nella rocca di Carpineta nel di 2a d^ aprile 
dell' anno presente. 

(i) Bacchiifi Istor. «li Polirone. 

(2) Antiquii. lulic Dhsert. 3i. r- t 

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A Sr N O HCXT. l8l 

( CRISTO MCxv, Indizione viii. 
Anno di ( PASQUALE II, papa 17. 

( ARRIGO V, re io, imperadore 5. 

Per attestato di Falcone beneventano (i), si por* 
tò in quest' hanno papa Pasquale II alla città di Tro* 
yà in Puglia, e quivi nel dì 34 d^agosto tenne un con« 
cilio coll^ intervento di quasi tutti gli arcivescovi, ve- 
scovi e baroni di quelle contrade. Yi fu accettata da 
tntti la tregua di Dio. Andato poscia a Benevento, de- 
dico la chiesa di s. Vincenzo del Tohurno, e final* 
mente nel di 3o di settembre se uè tornò a Roma. 
Ij anno fu questo^ in cui la celebre contessa Matilde 
teraiBÒ il corso di sua vita (a). Trovandosi eHa in 
Bondeno de^ Roncori della diocesi di Reggio, T assali 
una fastidiosa infermità sul principio di quest^ anno^ 
u oceasìoike di ivifii visita fattole da Ponzio^ superbo 
abate dt^ Clugat, che tornavét da Boma. Contìnuo il 
suo malore per akuni mesi ancora : nel qual tempo el- 
la esercitò più che ìx^itì la sua pia liberalità verso il 
monistero di Polirone (5) e di Canossa, e verso i ca- 
pòaici rqgokrì dis. Cesario siil Modenese. £ra assisti-* . 
ta da Bónsignore véscovo di Reggio. Passò in fine a 
lÀìglior vita questa principessa, gloriosa per tante azio*^ 
ni di' pietà, di valore e di prudenza, nel di 24 di lu- 
glio, cioè nella viglia di s. Jacopo, di cui era divotissi-^ 
ma, e il corpo suo.seppelUto nella chiesa del moniste- 
io di s. Benedetto di Polirone, quivi riposò,^ findiè 

• (i) Falcus BeiiCTentanus T. V. Rer. Ital. 
' (2)^Donizo in Vita Mathild. I. a. e. ao. • 
(3} Becchini Istori di Poiiirom. • ^ . . 

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iSa i5lfALI Ù 'ITALIA 

rwlP anno i655 per cura e ordine di papa Urbano 
TIII trasportato a Roma, fu magnificamente collocato 
nella basilica vaticana in memoria delf insigne sua bo- 
neficenia verso la €hiesa romana. Aveva ella negli an- 
ni addietro, siccome dicemmo, lasciata erede di tutti i 
suoi beni essa Chiesa : eredità nondimeno, che fu se- 
minario di nuove lite fra i romani pontefici e gr impe*- 
I adori, e per assaissimi anni poi la troviamo tra essi 
disputata, finché il tempo, medico di molte malattie 
|)olitiche, diede fine a quella contesa. Né tardò a vo- 
lare io Germania la nuova della morte di questa insi- 
gne principessa, di cui scrive 1' Urspergense (i) : Qua 
Jaemiha sieut nemo nostris in temporibus ditior ac 
Jamosior^ ita nemo virtutibus et religione sub laica 
professione reperitur insignior, Arrigo imperadore 
fu da' suoi ministri mosso, ed anche dai parziali d** I- 
iali^ con lettere invitato a venire a prendere il posses- 
so di tutti i di lei beni. Per quati titoli, non si vede 
ben chiaro. Finch^ egli pretendesse i regali e feudali,' 
come fu la Marca della Toscana, Mantova ed altre cit-^ 
tà, se ne intende il perchè, ita egli pretese ancora gli 
allodiali, e patrimonali, e ne entrò anche tn possesso, 
per quanto si vedrà. Probabilmente non dovette in 
tal congiuntura tacere la linea degli Estensi di Ger- 
mania, cioè Guelfo V ed Arrigo il nero^ duchi di 
Baviera, perchè secondo i patti del matrimonio d^esso 
Guelfo colla medesima contessa, al primo doveano 
pervenire- tutti i di lei beni. Certo è che sotto V impe-* 
rador Federigo I, come si dirà a suo luogo, fu lora 
fatta giustizia in questo particolare. Ora V imperadore 
Arrigo, a cui stava forte a cuore il oogU^re questa- 
(i) Abbai VrspergeQsij in CbroQ. 

KL *' * DigitizedbyVjOOQlC 



A il ir MCxv. i85 

ffitìgue eredità, si dispose a calare subito che gli afibrr 
gliel permetteano^ in Italia. GodUduò ed ebbe fine in* 
quest^ anno la guerra dei Pisani centra delle isole 6a-» 
leari fi). Riuscì loro dopo lunghe fatiche e combatti'^ 
ménti, e colla strage di moltissinie migliaia di Sara- 
ceni, di prendere la città di Majorica e di distrugger-, 
la, per togliere quel nido ai corsari africani. Pieni 
poi delie spoglie di quegP infedeli, e colmi di gloria 
se ne tornarono alla lor patria. Se anche V isola e 
città di Minorica restasse da loro soggiogata e dislat'^; 
fa, noi so io dire di certo. Gii Annali pisani dicono 
di »ì. Ben so io che Evizza non è Minorica, come si 
figurò il Tronci (a) ne' suoi Annali di Pisa. Di sopra 
air anno 1097 osservammo, che Folco marchese, fi* 
gliuolo di Azzo II marchese, fu quegli che propagò^ 
la linea italiana de' marchesi d' Este. Leggonsi tr& 
Atti, a lui e alPanno presente spettanti (3). Il primo 
è un placito da lui tenuto nella grossa terra di Sfori" 
iagnana^ ( appellata populosa da Rolandino ) nel di 
3i di maggio, in cui veggiamo proferita dal medesimo 
principe una sentenza in favore del nobilissimo mo- 
zustero delle monache di s. Zaccheria di Venezia ^er 
beni posti nell* altra insigne terra di Monseìice : dal 
che comprendiamo che esso marchese Folco domi- 
nava neir una e nell' altra d' ^s&e terre. H secondo 
strumento, stipulato in lUontagnana nel di io di 
gingQO di questo anno, contiene una donazione fatta 
àà euo marchese. Folco al monistero di Polirone prò 
ordinatione testamenti Garsendae genitricis meaCf 

(1) Annales Pisani T. TI. Rcr. Ital. 

(a) Tronci Annales Pisani. 

(3) AntichiU £itensl P. i, e. 3a. 

DigitizedbyVjOOQlC . ^^ 



tS4 AVVALI D^ ITALS4 . 

cioè di Garsenda ^iacipessa del Maine sua madre>. 
di cui più Tolte s* è parlato di sopra. Un* altra dona- 
aione da lui fatta al mooistero del(a Trinità di Vero- 
aa nel di a di ottobre deir anno presente, fu stipa- 
lata in Caminata const ruota ante ecclesiam heatissi- 
jTiae sanctae Teclae virginis sita in villa^ quae est 
ante castrum Esti Lo stesso marchese sentitola 
habitator in loco^ qui dicitur Esti, !Noi^ usavano per 
anche questi principi il titolo di marchesi d Este^ 
ma erano padroni d' Este, o per dir meglio compa- 
droni ; perchè vedremo che anche V altra linea estea- 
99 dei duchi di Baviera riteneva una terza parte del 
dominio di quella nobil terra e di Rovigo, e dell' al- 
tre sottoposte allora ad essi marchesi. NelPaniio pre- 
sente Ordelqfo Faledro doge di Venezia (i) eoa 
grossa armata navale ricuperò la città di Zara, che 
pochi anni prima gli era stata tolta da Carhmanno te 
d^ Ungheria. 

( CRISTO Mcxvi. Indizione iz. 
Anno di ( PASQUALE II, papa i8. 

( ARRIGO y, re ii, iaipcradof e 6. 

Nel di 6 di marzo di quest^anno tenna papa Pa^ 
squale un concilio nella basilica lateranense (a)., in 
cui di nuovo riprovò e condannò il privilegio della 
investiture da lui contra sua voglia accordalo airim* 
peradore Arrigo. Ma ebbe in tal occasione bisogoe 
delia sua pazienza ; perchè Brunone s^escos^o di Se^ 
gna, tenuto dopo la morte per santo, ebbe ardire di 

(1) Dandul. io Chron. T. XU, Rtr. l4al. 

(») Abbas Uspergens. in Ghxoa^ Lihb. Concilior. J, T. 

^*- DigitizedbyVjOOQlt: 



A 9 V o Bicxvr. i85 

trattar da ereticò lo stesso papa, per aTere accordato 
queirindalto. Gli contenne ancora sofferire che quei 
vescovi riguardassero come scomunicato esso impe* 
radere, senta che egli nondimeno volesse lasciar usci- 
re decreto contra della di lui persona. Fu anche agi- 
tata in quel concilio la lite deir arcivescovo di Milano, 
pendente fk'a Grossolano e Giordano^ amendue pre- 
senti al suddetto concilio. Perchè il primo era pas- 
sato dalla chiesa di Savona a quella di Milano, e sì 
trovava che tal traslazione, siccome a eagion di tu- 
multi e guerre, tornava in danno delP anime e dei 
corpi : perciò fu essa riprovata, e giudicato in favor 
di Giordano. Dianzi era stato assoluto Grossolano 
dalle accuse di simonia, e tenuto fti in Roma per legit-* 
timo arcivescovo. Gran concetto si avea della di lui 
dottrina, avendolo lo stesso papa adoperato per con** 
futare lo scisma de^ Greci. Come egli ora cadesse, 
non se ne sa la vera cagione, perchè il passare da 
tina chiesa alP altra, da gran tempo era in uso, né 
più si badava agli antichi canoni che lo proibivano* 
Forse la caduta sua è da attribuire air essere stato 
conosciuto uomo intrigante, capriccioso e predomi* 
nato dalF ambizione, e però poco prudente e molte 
inquieto. Landolfo da s. Paolo (i), storico contein-^ 
poraneo, parla di questo concilio e della deposinon 
di. Grossolano, con aggiugnere che egli non volle 
tornare a Savona ; ma per un anno e quattro mesi 
Seguitò a cdmorare in Roma in s. Sabba, monisteré 
de^ Greci, dove terminò i suoi giorni udranno se^ 
guente. Tornò a Milano il vittorioso arcivescovo 
Giordano, e un dì raunato il clero e popolo, salito 
^ (i) Laadalphus ionior' BiUor. M«d. e. 2f^ 

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lS6 A55ALI D^ITAUA' 

con Qiovanni da Crema cardinale romano sul pul«; 
pilo della metropolitana^ pqbbUeamebte scomuotcò, 
l"* imperadoi e Arrigo, a cagion, senza dubbio, dellV 
ver (atto prigione i) papa, ed estorto il privilegio del- 
le investiture. Con questo segreto patto dovea egli 
aver conseguita la vittoria suddetta. Non voleva già 
il pontefice fulminar le censure contra d^ esso augu- 
sto, ni9 non ostava che gli altri le fulminassero, e 
il sacro collegio lo esigeva. Abbiamo dalP abate u- 
épergens^, che il suddetto imperadore verso il fine 
di febbraio (i); in Italiani se una cutn regina^ to- 
tfigue domo sua contulit^ ac circa Padum negoiiis^ 
insistens regni^ legaios ad Aposiolicum prò com- 
ppnendls caussis^ quae. iterum regnum et sacer- 
dotium disturbare caeperunt^ suppìiciter destina^ 
vit Ponzio abate di Giugni, come parente del papa^ 
fu principalmente adoperato in questo maneggio. 
Portossi in tarcongiùntura esso / rrigo a visitar la 
maravigliosa città di Venezia. Ciò chiaramente appa- 
l'isce da un suo proclama, da me dato alla luce (2), 
con cui egli //^ idus martii in ^regno Veneciarum 
( si noti questa espressione gloriosa per la repubblica 
veneta ) in palatio ducis^ anno ab Jncarnatione Do^ 
mini MCXF'I^ Indictione VIIl^ diede vari ordini 
in favor della monache di s. Zaccheria di Yenezia, 
essendovi pesenti Ordelaffus Dei gratia Fenetiae 
dux^ et Henricus FTelphonis ducis/rater^ con alcu- 
ni vescovi e nobiU. Yien confermata la stessa verità 
dair accuratissimo Andrea Dandolo, che così seri- 



(f) Abbas UrspergensisinCbroQ. 
(a) Antichità Estensi P. I. e 29. 

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A n w o wcxn. i8^ 

Ve(i): Mense martti MCXFI Henncns V rm- 
perator F'enelias acceéens^ in ducali paìatio ho^ 
^pHatus est^ Uminaque beati Marcia ei alia san- 
et or uhi loca cum desfOtione maxima visitai^ et ur» 
bis siium^ aedificiorumque decorem^ et regiminié 
aequitatem muUiplieiter commendavit, Curiam 
etiam suorum principum tenens^ pluribus mona-' 
steriis immunitatum pris^ilegia de suis posse ssio^ 
nibus italici regni concessiti in quihus ducalem 
provinciam regnum appellai. Per un documento da 
me pubblicato (2), si conosce che il medesimo augu- 
sto nel dì 12 dì maggio si trovava in Govemolo sul 
Mantovano: dove come persona privata fece donazio-; 
ne di beni al monistero di Polirone, e alla chiesa di 
Gonzaga prò mercede et remedio animae meae^ et 
comitissae Mathildis, Segno è questo, che Arrigo 
s* era messo in possesso della vasta eredità della con-* 
tessa Matilde. A queir atto intervenne anche Guar* 
nicri giudice^ che noi diciamo dottor di legge. Io 
un placito tenuto ai di 6 del suddetto mese di mag- 
gio (5) da esso augusto nel medesimo luogo di Go-' 
vernolo, e in un altro (4) spettante a^ canonici rego« 
lari di Melara, si vede nominato Warner ius honor 
niensis. Con tali documenti ho io confermato (5) 
quanto scrive T abate urspergense air anno iia6, 
cioè (6); Eisdem temporibus dominus fVernerius 

(i) Dandul. in Chroo. T. XII, Rer. Ital. 
(a) Antiqait. Italie. Dissertata it. 

(3) Ibidem Dissertat. 53. 

(4) Ibidem Di8serlat.3i. 

(5) Ibidem Dissertai. 44* 

* (6) Abbas Urspergeos. io Chron. 

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1 8 8 AITNALI D^ ITàU A. 

Ubros legum^ giti dudum negheii Jueruni^ nec quis'^ 
quam in eit studuerat^ ad petithnem M^thildis 
comitissae renapaQit^ etc. Credette il Sigonio, che 
s' ingannasse V Urspergense nelP attribuir questi glo- 
ria alla contessa Matilde, ehe era già defunta. Ma 
r Urspergense che aveva alP anno iii5 riferita Ja 
morte d^essa contessa, ben sapea ch^ essa neiranno 
1 1 36 non era in vita. Però volle ^re che Guamieri 
fioriva in questi tempi, ma che molto prima ad istaiv- 
sa di Matilde aveva intrapreso di spiegare i Digesti e 
r altre leggi di Giustiniano, trascurate ne' secoli ad- 
dietro, e certamente oonoseiute prima che i Pisani 
pottassefco ( se è puir vero ) da Amalfi le Pandette ap- 
pellate pisane, ed oggidì fiorentine. Ora certo è, con- 
fessandolo anche gli stessi dotti bolognesi, che questo 
fVarnierì^ ossia Guamieri^ chiamato da altri /r/i«- 
rioy il primo fu che aprisse in Bologna scuola di giu- 
risprudenza romana; e -di qui ebbe il suo primo prin-^ 
Oipio, siccome ho altrove osservato (i) lo Studio di 
Bologna, consistente a tutta prima in un solo lettor 
di leggi, ma di mani) accresciuto di lettori delle altre 
scienze ed arti : per la qual diligenza si formò na 
università, ohe portò poi il vantò di primaria fra tut-; 
te le italiane : giacché Oggidì si » aruche in Bologna, 
essere un'' impostura del aeoolo susseguente il diplo- 
ma di Teodosio minore, da cui -si • dice fondata fia 
dair anno di Cristo 4^1 l^ università bolognese. 

Benché patisca iqualche difficoltà un altro docu* 
mento da me prodotto (a), appartenente ad essa città 
di Bologna : pure vo io credendo sussistente notizia, 

(I) Antiquit. Italie. DìsserUit. 44. 

(3) IbidcmDimrUt. II» ./..*. r 

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▲ ir ir o tfCXTi. 189 

che qael popolo nel di 7 dì maggio àé presente an- 
no, mentre T imp^rator Arrigo dimoraTa in Gover^ 
nolo, ottenesse da lui la remissione delle offese, e una 
conferma de** privilegii e delle consuetudini di quella 
cnttà, la quale in questi tempi non men della Roma- 
gna riconosceva per suo sovrano V imperadore, ossia 
il re d^ Italia. Dopo aver tenuto il concilio lateranen- 
se, papa Pasquale II nello stesso mese di marzo 
ebbe non poche inquietudini e travagli, se pure qu^ 
Isto avvenimento non si dee riferire alP anno prece- 
dente (i). Mancò di vita il prefetto di Roma. Pietro 
di Leone faceva una gran figura allora in essa città, 
e da Benzone vescovo scispnatico d'Alba vien chia-» 
mato giudeo^ perchè ebreo fatto cristiano. Orderioo 
Tifale (a) alPanno mg scrive che un figliuolo d'es- 
so Pietro fu sprezzato da tutti prapter odium patris 
ipsius^ qitem iniquissimum foeneratorem noverunt 
Ora costui attese a £ar succedere in quella illustre 
carica un suo figliuolo colP appoggio del papa. Ciò 
saputosi dai Romani, non perderono tempo ad eleg- 
gere prefetto un figliuolo del prefetto defunto, tut* 
tochè di età non per anche atta ad un tal ministero, 
perchè fanciullo. Indi il presentarono al papa, accioc- 
ché il confermasse : cosa eh' egli ricusò di fisFe, e si 
dee ben avvertire per conoscer intorno a questo l'arni' 
torità del sommo pontefice. Quindi si venne alle mir 
naccie, e poscia alla guerra ne' giorni dedla se^timann 
santa e di pasqua fira le genti anoAte del papa, ed es<^ 
so popolo romano. Tolomeo, uno de^ principali Rd- 

(i) Panduìphas Pisanas in Vita Paschalis II, Falco 

Beneventanus in Cbronico. 
(a) Orderìc. Yital. Hist. Eccles. Ii}>. 12. 

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^^ àSMAU d' ITALIA. 

maoi, e no del giovineUo prefetto, bernchè sulle prr- 
tt^ prendesse la protezioa de» papa, e ne ottenesse 
perciò la riccia, pure noa istette molto a rivoltarsi 
ewatra di Ini. E perchè dalle soldatesche pontifìcie fu 
finto prigione esso nipote di Tolomeo fuori di Roma, 
te stesso Tolomeo con un corpo d' armati andò a li- 
berarlo dalle loro mani. Untai fatto tirò dietro la 
ribelUon di molte terre in que' contorni e della ma- 
rittima, e di quasi tirtta Roma. Il buon papa, a cui 
non piaceva il comperarsi la quiete collo spargimealu 
4el sangue, amò meglio di ritirarsi fuor di Roma a 
SezM. Durerete questa contrasto, i Romani scaricaro- 
no il lor furore contro le case di Pietro leone, e dei 
suoi aderenti. Ando poscia a poco a poco calando 
questo fuoco, in gm'sa che secondo Falcone beneven- 
tano, il papa rientrò in Roma e nel palazzo del Late- 
rano. I Romani ribelli a poco a poco tornaroao alla 
^ lui divozione ed ubbidienza. 

( CRISTO Mcxyii, Indizione x. 
Inno di ( PASQUALE II, papa 19. 

( ARRIGO V, re la, in^peradore 7* 

Funestissimo riusci qi^esV annoi all' Italia e Ger* 
mania (i). Era tutta sossopra la Germania per le 
guerre civili che la laceravano, sostenendo alcuni 
principi il partito deli' imperadore,^ ed altri usando 
V armi, e tuttodì fisbbcÌGando congiure contia di !uL 
Ti si fece iinche sentire un terribil tremuoto, di cui 
siinile ooa restava memoria. Ma questo vieppiù mici- 
iaiale si provò in Italia. Per aUeslato deir Annab'sta 
(1) Abba» Uipcrgensis in Clir^B^ 

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sassone (i), Verona cwiias Italia nohiliiiàna aedi^ 
Jiciis concussis^ muUis quoque morfaUbus obrutis* 
corruit, Similiier in Parma^ et Veneiia^ aliisque 
^trbibu9^ oppidis^ et casfellis non pauca hominum 
mitiia interierunU In Cremona* per attestato di Si- 
cardo (a), cadde fra gli altri edifizii la cuttedrale. Co- 
minciò questo flagello sul principio dell^anno, e pec 
quaranta giorni si andarono sentendo varie altre fu- 
nestissime scosse per unwersam fere ItaUam^ come 
lasciò scritto Pietro diacono (3). Landolfo da s. Pao- 
h$ (4) anch^ egli parla di questo spaventevole tremuo- 
io, qui regnum Longohardorum penitus commovit 
et quassaifit^ et me nimiram ( ovvero ninuum) vigi- 
lare Jhoit. Yidersi ancora nuvoli di coloi* di fuoco e 
sangue, vicini alla terra, e corse ancbe voce d^ altri 
molti prodigi!, prodotti forse piuttosto dair appren- 
sione, che realmente accaduti, i quali però sparsero 
terrore dappertutto. Nel qual tempo Giordano arci- 
vescovo di Milano tenne un concilio, al quale intec» 
vennero i snoi sufiraganei coi consoli e magistrati di 
quella città. Ora il rumore di tante calamità e dei di- 
volgati strani prodigii, s^ accrebbe non poco in quei 
ereduli tempi, con fama ancora di sangue piovuto dal 
cielo, e servirono tutti questi successi a fair più che 
mai desiderare all' augusto Arrigo la pace colla Chie- 
sa. Però spedì vari ambasciatori a trattarne col ppa» 
ma senza frutto.. Perciocché confessava bensì il pon- 
tefice di non aveilo scomunicato, ma che la scomu.-- 

(i) Annalista Saxo apud Eccardum. 

(?) Sicard. in Chron. 

(ì) Petrus Draconirs Chron. Cassi». /J? ^« ^^'- 

i4) LaaJutphus Junior Hi$lor» Medio!.. e 36^ 

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19^ AinrALI B- ITALIA 

ntea fuiunnaU contro di lui dst coneHit, vetcoTÌ e 
cardinali, prineijpBli membri ddia Chiesa, non si potea 
levare se non coH^ assenso e consiglio d^essi. Arrigo 
inai soddìsfiitto di tali risposte, credette mèglio di 
passare a Roma stessa per trattar più da vicino ì suoi 
affari col sommo pontefice. £ tanto più lo animava ^ 
questo viaggio la buona corrispondenza che passava 
fn Ini e la nobiltà romana. Allorché egli intese nel* 
Tanno precedente la discordia insorta fra esso papa 
€ i Romani a cagion di Pietro di Leone, per attestato 
di Pietro diacono (i), xenia imperialia urbis pra$» 
Jeclo et Romanis transmisit^ adventum suum ilUi 
praenuntians a^turum. Infatti tenuta la primavera 
V augusto Arrigo coW esercito suo si portò a Roma. 
Scrive Pandolfo pisano (a), che i suoi aderenti e 
consiglieri furono Tabate di Farfa, già due, o tre vol- 
te cóndennato ad avere la testa recisa dal busto a ca^ 
glone de** sacrilegii e delle sedizioni sue contra del 
papa, e Giovanni e Tolomeo nobili romani. Fece egli 
guerra ad alcune terre e castella fedeli al pontefice r 
cose bensì di poco momento, ma che nondimeno mos- 
sero il popolo e la plebe di Roma ad accoglierlo con 
plauso e con una specie di trionfo, ma senza che gli 
venisse incfontro ninno de' cardinali, vescovi e clero 
romano. Poscia cercò di far pace col papa, il quatef 
BÌ primo sentore della venuta di luì, subito usci fuo-> 
r^di Roma, eandossene a Monte Gassino (5), e indi 
per Gapua a Renevento. Erano i maneggi d^esso pon- 
tefice di formare una lega del principe di Gapua, del 

(i) Petrus Diaconus Ghron. 1. 4, e. 6o. 

(2) Pandulphas Pisanus in Tila Paschalis II. 

( 3) Petrus Dlaconus uti supra. 

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A w H o uctvn. igj 

daca eli Paglia, e degli altri baroni normanni, per 
opponi al vicino Arrigo. Poea dispotitione dovette 
egli trovare jn que' principi. Intanto Arrigo, parte 
con regali, parte con promeste, ti guadagnò gli animi 
de^ consoli, senatori e magnati romani. Diede pei: 
'moglie Berta sua figliuola a Tolomeo console, figliuo- 
lo di un altro Tolomeo già console ; il quale, se si 
Tuol riposare suU* attestato di Pietro diacono suo 
parente, ex Octavia stirpe progenitus erat Si sa- 
rebbe trovato quello storico in uno non lieve imbro- 
glio, se avesse preso a recar pruove di questa glorio- 
sa genealogia. Ma neppure in que^ barbari tempi vi 
era scarsezza di adulatori, e di chi adulava sé stesso. 
Confermò Arrigb al medesimo Tolomeo tutti i beni 
e stati a lui provenuti da Gregorio suo avolo; 

Saltò poscia in testa ad esso augusto di farsi cQr 
ronare di nuovo nella basilica vaticana, e in una ma- 
gnifica congregazion de^ Romani fece di grandi spa- 
rate, con esporre la sua ardente inclinazione alla pa- 
ce ; ma gli fu risposto a tuono dagli ecclesiastici, che 
rovesciarono sopra di lui la colpa delle discordie e 
dei disordini, senza che in lui apparisse ombra di pen- 
timento. In somma, giacché in Roma non v^ era, né 
vi voleva essere papa Pasquale, nel di di j^squa fé- 
cesi coronare in s. Pietro da Bardino^ altrimenti ap- 
pellato Mauri%io arcivescovo di Braga, che due an;||t 
prima uscito di Spagna, con grande sfarzo era vena- 
to a Roma a cagion di alcune differenze coir arcive- 
scovo di Toledo. Costui era allora si caro a papa 
Pasquale, che in occasion della venuta a Roma dei- 
r imperadore Arrigo lo spedi a lui per trattare delia 
sospirata concordia. Ma V ambizioso prelato lasciossi 

MUBATORI, VOL. XXXVI, d g t zed by Gii 3 



194 AS9ÀtX VlTiXIA 

talmente .goacUgeare dalle carezze e promiUft d' Av- 
rigo, che a^ indusse a dargli la corona : 9zìone pro- 
carata con tutto studio dal^ imperadore, acciocché 
apparisse^ che se non la potea avere dal papa, la ri* 
etvtvB almen dall^ mani di chi iacea la figura di le- 
gato apostolico. Ma ciò appena V intese alla corte 
pontificale, residenle^llora in Benevento, che il papa, 
intimato nn concilio nel mese di aprile (i), sconnini- 
£0 esso Burdino, anzi il depose, come costa da alcu- 
ne antiche memorie. Tenuta poi la state, e teme odo 
r augusto Arr^o Taria e i caldi di Roma, se ne tornò 
in Lombardia a soggiornare in luoghi di miglior aria 
e fresco. Terisimilmente Arrigo il nero, duca di Ba- 
Tiera, della linea estense in Gern«inia, dovette in 
queste congiunture fiaur la sua corte ad esso impera- 
dore (3). Noi il troviamo non solamente in Italia, ma 
anche nella nobil terra d' Este, dove nel di 4 d^ ot- 
tobre del presente anno tenne un placito, ed accordò 
la sua protezione al monistero di s. Maria delle Gar-* 
ceri, coir imporre la pena di duemila mancosi d"* or<^ 
ni contravvenienti. Dal che siam condotti a conoscere 
che anche la linea estense dei duchi di Baviera rite- 
neva alàieno la sua parte nel dominio d^ Este e nel- 
r eredità del marchese Azzo U. Dalla Cronica del 
monistero di Weingart (5) siamo avvertiti, che fra ^i 
^ua linea e quella de"* marchesi estensi durò un pezzo 
^discordia e guerra a ca^pon di tale eredità. Forse il 
duca Arrigo, prevalendosi in. questo anno del buon 
tempo, mentre V imperadore colla sua armata si tro- 

' (i) Falco Beneventan. ia Chroo. 
(3) Antichità Estensi P. i. e. 99. 
(5) Cbron. Wcingar(.T.I,Scripior.Brttfi»Vfic* LeitniAii 

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AURO MGITII. 195 

T»va ia qutUe parti, si mise in possesso d^ Este. Co- 
me poi si componessero queste liU, lo vedremo aU 
r anno 1 154. Infestarono nelP anno presente gli Un- 
gheri la Dalmazia, siccome vogliosi di ritorre ai Ye- 
neziani la città di Zara (i). Con una poderosa flotta 
di navi, carica di cavalleria e &nteria, passò a quella 
volta Ordelafo Faledro doge di Yenczla. Attaccò 
battaglia con que^ barbari, ma ebbe la disgrazia di 
lasciarvi la vita. Fu riportato a Venezia il di lui ca- 
da vero, ed eletto doge in sua vece Domenico Miche- 
le^ benché vecchio, pieno nondimeno di spiriti guer- 
rieri, di prudenza e di religione. Da un documento 
cb^ io ho dato alla luce (a), si raccoglie che in que- 
ati tempi Guarnieri era tuttavia duca di Spuleti e 
marchese di Camerino. Da lui o da un altro dello 
stesso nome prese poi quella che oggidì si appella 
Marca d* Ancona, la denominazione di Marca di 
Guarnieri^ come ho provato altrove (3). Apparisce 
da un altro documento (4), che in questi medesimi 
tempi era marchese di Toscana Rabodoy messa a 
quel governo dalPimperadore. 

( CRISTO MciTiii. Indizione xi. 
Anno di ( GELASIO U, papa 1. 

( ARRIGO V, re i5, ìmperadore 8, 

Ahbiaipo da PahdoMb pisano (5), scrittore con« 
tempQraneo della vita di Pasquale It^ che quello 

(1) daodut. inCbroù. T. XUl. Rer. Ital 

(a) Antic^t. Italie. DisserUt. 5, p. 173. 

(3) Antichità Estensi V. I. 

C4) AnUquit. Ital. Dissert. 6, p.3i5. 
. • (5) Paudulfhus Piwnus P. ì, T. Ill,Ecr .Ila!. 

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J 96 INNÀLI B* ItkLÌk 

punleQce nelP autuDoo delP anoo precedente era Te- 
nuto ad ÀDagnì. Quivi, per la ?ecchiaia e per li patì- 
menti fatti, cadde iafermo, e si ridusse a tale, che i 
medici il darano per ispedito. Tuttavia si rimise al- 
quanto in ioriBy dimanìerachè potè venire a Pal^trt- 
na, dove celebrò il santo natale, ed anche V epi&nia, 
e congedò gli ambasciatori di Alessio Comneno^ im- 
peradorc d'Oriente, il quale fìnì appunto i suoi gior- 
ni in quest^anno, con avere per successore Giovanni 
suo 6gUuolo. Ciò £itto, coraggiosamente venne il 
buon papa con un corpo d^ armati alla volta di Ro- 
ma, et liberaturus beati Petri basiìicam^ incauiis 
Jiastibus Romam in poriicum venit. Legge il padre 
Papebrochio in portico^ e spiega tal parola in lecti- 
ca. Ma è da sapere che il portico di s. Pietro conti- 
guo alla basilica vaticana, e spesse volte menzionato 
nelle antiche storie, volgarmente veniva chiamato la 
poriica. Però in portico altro non è ivi che porii- 
cum^ come ha il testo della biblioteca estense, di coi 
mi son servito io nelP edizion d^lle Tile di Pandolfo 
pisano. Tal timore arrecò la velluta del pontefice ^in 
quel luogo al prefetto di Roma, e a Tolomeo, capi 
de' sediziosi romani, che già pensavano a nasconder- 
si. Ma aggravatasi V infermità del pontefice, mentre 
stava preparando le macchine militari per cacciar 
coHa forta da s. Pietro i nemici, questa il coaduise 
s4 fine de^ suoi giorni nel di ai di gennaio, come 
pruova il p. Pagi (i). Piissimo, saggio ed ottimo 
pontefice, che in tempi sommamente torbidi si seppe 
regolare con prudenza, carità « mansuetudio* ; e 
inerita scusa se nella sua prigionia non fece di meglio. 
(1) Pagitu Crii. Baroo. 

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▲ Il W O MCXVIIT. l^J 

Yero è che il cardinal Baronio (i) non gli sa perdo- 
nare, perchè mai non ti volesse indurre dipoi a sco- 
municar Arrigo y dopo gli strapazzi ricevuti da lui, 
con dire ch^ egli \fisus est ìanguescere et hébescefe^ 
e che per non avere aderito ai cardinali^ i quali pro- 
ferirono essa scomunica, magnam tose sibi notam 
inussit^ summam vero laudem sibi pepererunt car- 
dinales. Questo papa nondimeno non già biasimo 
qi9 lode riporterà di aver così operato presso chiun- 
que rifletterà che in tal menìera diede egli a cono- 
fcere la delicatezza della sua coscienza. Rivocò egli 
la concessian delP investiture, perchè era obbligato s^ 
non approvar. quel disordine. Per conto poi di Arri- 
go, niun ostacolo riteneva i cardinali dallo scomuni- 
earlo ; ma il buon papa non conobbe dall' un canto 
necessarie le censure *, ^ dalf altro gli stava davanti 
agli occhi r evere col giuramento chiamato Dio in 
testimonio della sna promessa di non fulminare con- 
trai dell' imperador la scomunica. Secondo il Baronio, 
non teneva quel giuramento ; ma meglio fia il crede-^ 
re ad un papa ch^ esso teneva in quella congiuntura. 
Almeno poteva esserci dubbio, e il buon pontefice 
Tolle eleggere la parte pia sicura, con osservar la pa- 
rola e il giuramento fatto, e lasciar correre intanto la 
scomunica de** cardinali e d^ altri contra d^ Arrigo ; il 
che era bastante al bisogno. Fu poi portato nel di 
seguente il corpo imbalsamato d^ esso Pasquale 'li 
alla lepoitura nella basilica lateranense in un nlauso- 
leo : al che niuno de"* Romani fece opposizione, giac- 
: che si trattava di ammétterlo morto. Tre giorni do- 
^ la moirte del papa si raunarono i véscovi e cardl- 
(i) Baroo. ia AnnaUs Ectles» ad vaa. ma. t 

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Tq8 A5NAL1 d' ITALIA.* 

nali con alquanti senatori e consoli romani per trat- 
tare deir elezìon dèi successore (i). Cadde questa 
sopra la persona di Gios^anni Gaetano^ già monaco 
cassinense, poscia cardinale e cancelliere della santa 
romana Chiesa, yecchio venerando per V età, e più 
per le sue TÌrtù e per gr illibati costumi. Abitiamo la 
sua Yita elegantemente scritta da Pandolfo pisano, 
autore contemporaneo, edl illustrata da Costantino 
Gaetano, abate benedettino. Prese poscia il nome di 
Gelasio II, 

Ma appena si sparse la voce del papa etetto, che 
Cencio Frangipane, uno de^fezionarì deir impeirado- 
re, con una mano di masnadieri ruppe le porte della 
chiesa, prese il pontefice eletto per la gola, con pu- 
gni e calci il percosse, e a guisa di unì (adroné'il 
trasse ^lla sua casa, e quivi P imprigionò. Air avviso 
di questo esecràbil attentato furono in ^ rm'i Pietro 
prefetto di Roma, tietro di Leone cpri àl'trì nobili^ e 
dodici f ioni della città coi Trasteverini; esaliti in 
Campidoglio, spedirono tosto istanze e minacce ai 
Frangipani, per,chà rimettessero in libertà il papa. 
Fu egli in fatti rilasciato, e trionfalmente condotto al 
palazzo del Laterano : quivi con tuità pace cominciò 
a dar udienza alla nobiltà romana, cbe in copia con- 
correva ad onorarlo. Si andava intanto divisando di 
^spettar le quattro tempoi'a, nelle quali P eletto pon- 
tefice, che solamente era diacono, si potesse prgmuQ- 
i^ere al presbiterato e consécrar papa : quando eccoti 
nuoya una uQtte, cfie P imperadòre irrigò era se- 
«"etamente arrivato con gente armata net portico di 

(i) PftndolpIiut.Pii^iiuf ift Tilt Gelas. II,P.f,Tom.IIL 
Rerum Italicarum. DigLbyGoogk 



A È tf làéXVtlt. T^ 

i, Pkttof {fj. Trota va^ cigN lul pvdbfstio, o per dir 
meglio ne*coDtorùi dèi Po verto Tornici, «ofli« fot 
Landolfo da a. Pbolé^ e^ aditttappebà la laorte di pa» 
pa Pasquale, frettbtosaioettte n mise rn tiaggH» eoi» 
r e^ertito rila volta di Roma, é eo\k aH^ improvviso 
àfritcrtiel di i di marco, qdandd egli fivta dianzi ùtt^ 
tó sapere a Aomir, che soiam^iHe per pasqua volata 
venirvi. Oni nW avvivo di cdM impensato arrivo^ spa^ 
tentato il papa éon ttrtui le sua coite, si ritirò pee 
^ueHa notte tu maa casa privata, e la seguente mane 
imbarcatosi tbù tutti i suol in dtxt' gale^, pel Tèvere 
discese al mér<r< Ma ^ trov^ tc^rribiluventè gortfio esso 
inare con pioggia e luom ^ fo stesso Tevere era iti 
tempesta ; però convenne prendere tèrra. Ugo ear" 
dirtak d'Àlatrt, col beÉotéfizìo delk notte, prese il pa- 
pa sulle sua spaitele mitelò iU sdlVe nel castrilo di 
^rdea, perciocché gii i Tedesdii battevano te rir^ 
di quel èiime. Essendo ritornati costoro k mattina a 
Petto, giurarono i éortigiani del pepa the il papa 
era fuggito, ed essi perciò si rìtifatrono. Fu ricondotto 
tlponteiftce in nave, e dopo vari pericoK n«t marf 
tuttavia grosso, ariivò a Terntcina e <M là a Gaeta^ 
^tria dd medesimo papa, dove con gran soUmlità 
li tide accolta, tioìà concorsero tari àreivetcoti, ve* 
isèovi ed abati per onorarlo. Ti spedi anche P impe* 
Yadore i suoi messi per pregarlo di ritornare a Rooui 
H (arsi consecrare, e mostrando gran premura di ai* 
ìister ad uba lai fuhsione, e che questa sarebbe la 
faianiera più fàcile per ristabiffr T i^nione. E n^m ft* 
cendolo, aggiunse minacce. Non parve al saggio pon^ 
leflce sano eoasigliò H fidarsi dinn pi^ibcipe che at^ 
- ti) FìiUo tieD»vmt«ttU8 in drcMUGo. 

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^O^ AURALI D ITALIA 

«rfooorameote perduto il rispetto al papa sua prede'* 
céssore, eoa cui «Dch^ egli fu fatto prigione. £ per 
conto del trattato di pace (i), fece sapergli che \i 
darfbbe volentieri mano in luog» e tempo proprio^ 
c2oè in Milano o in Cremona per la festa di $. liU*- 
cA. Scdsc il pontefice queste due potenti città, per- 
<^ già divenute libere e divotis^me de' sqmmi pon- 
tefioi i giacche egli non si potea fidar de' Romani, 
gente venale in que' tempi, e tante volte provati dai 
suoi predecessori e da lui atesso per poco fedeli. Fu 
egli poscia ordinato pri9tf e vescovp neUe quattro 
tempora di marzo, alla quel funuone oltre ad una 
fTaa copia di prelati e df inpumerabil popolo, inter* 
vennero ancora GuglUlma dma di Puglia e Cala- 
bria, Roberto principe di Capua, e Riccardo dal- 
r Aquila duca di Gaeta, principi, che in quella occa- 
sione furarono fedeltà ed omaggio ad esso papa G«^ 
lesto, siccome a sovrano temporale de^ loro statL Ao- 
corgetidosi intanto P imperadore Arrigo, che non vi 
restava apparenza di poter condurre a^ suoi voleri il 
papa, passò ad un eccesso, troppo indegno di prìnci^ 
pa eristiano, e di chi valevfi essere nominato e cre- 
mato difensore della Chiesa romana. Cioè unito eoa 
qde* pochi o molti nobili romani che aliavano attaor 
ceti al suo partito, fece dichiarar papa, voglio dire 
antipapa, Mauriw Burdino ( che già vedemmo arr 
dvescovo di Braga, e scomunicato dal medesimo papa 
Pasquale il ) die quadragesimo quarto post ek- 
cHonem nostrani^ dice papa Gelasio nella lettera 
scritta ai vescovi e principi della Francia. Per conser 
^pente la i^romozione di questo mostro dovette suo- 
(1) Gdsf. II, £]^t* tpud Wìlbflm. itfal9ae»))urinu!^* 

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A if H o nettili. aox . 

jB€derc^ circa il di 9 di, marzo : il che tien eoofenntto 
da Landolfo da s. Paolo (i)» che la feriva avvenuta 
septimo idus martii, Aggingne qaeeto iatorico, che . 
Arrigo it^^ valere presso i Romani la risposta data da 
Gelasio di discutere ;to coiHroversia del papato ia Mi-* 
laoo o in Cremona, e che essi eìamavtrunt : num*, 
quid honorem Roniae volunt iìli transfer re Cre*^ 
monae ? Absit Però si animarono ad eleggere un 
altro papa. Oltre a ciò, magister Guarnerius dSa 
Banonia^ et phires ìegis periti populum romanum 
eonveneruntj per &rgli credere che si potea passare 
a quella aaenlega elezione e conseCrazione. Questo è. 
il medesimo Guarnieri) di cui s* è parlato di sopra 
air anno 1 1 16. Ycggasi che gran sapere e che buona* 
coscienza avesse questo sì decantalo réstìlutore della 
giurisprudenza romana. Prese T empio ed ambiziosa. 
Burdino il nome di Gregorio TIII, e fu condotto al 
-palazzo del Laterano, dojv e fece da papa per tre mesi, 
predi co al popolo, ed anche nel di a di giugno Qoro« 
nò Arrigo nella basilica vati<iaitò. 

Da Gaeta passò papa Gelasio a CapHa. S'^eraavu- 
i<^ qualche sentere in Gaeta della pronlozien dell^aiv- 
iipapa : in Gapua se n^eU>e la certezza (a); e però 
secondo Pietro diacono (5), il papa insieme coi vesco* 
vi e cardinali pubblicamente scomunicò V imperadore 
« r occupatore indegno della sedia di. san Pietro con 
tutti i loro complici. Ciò dovette seguire prima del fine 
^ marto^ quando sussista che Bardino f(MS9 promba* 

(1) Landulphus junior Hislor. Medici, e. 82, T. V, 
Rcr. Ilal.. 
' (9) PandolpHus Pisanas in ViU Gelai. 11. 

(3) Patriu: DìacoAOs Cbi«a. CaiiiA« L 4,*e. 64. » 

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OOra ÀAllALl D^TlUi 

SO circa il dì $ di qtìel xùti'e. Celebrò dipoi con so« 
lécinttà ihag^nific» ini essa cinà la sant» pasqua^ ch6 ia 
ffieii* anno cadè^ n^l di 1 4 d** aprile. E percioctkè 
9^ intese òhe l' iitiperadore atevtf assediata ia> Torrice^ 
Iff, castello pontificio, il paf>o ordinò à Gu^ielmo du* 
c^ di PiigKa-, a Roberto prìncipe di Capua^ e agli altri 
bsroifki di metter insieme Tarmata per procedere coih 
tfa di Arrigo. Si trtlsf eri dipoi a Monte Galnido, dove 
c!^ éofliimo onore fu ricemto da que** mònaci; e dopo 
èssersi fermato quÌTi, vennero a trc^varlo t messi del* 
K ImpeifadOi^e, ma sènza sapersi eoa qqal eommessto-» 
H^, né se dessero toro adienna. Se ne tòmo dipoi a 
Sapna ; e ttd<iiò die Tadgasfo Arrìg» ere^ incamminate 
frtlfc vùìttL di Lombardia , con lasciare il sno idolo a 
Ròmfa, determinò di tornérsene anche ef^i alla stia re* 
^dtnza. Inftrtti segretamente entrò coi suoi in Roma^ 
e prese alloggio i|i nna piectola chiesa, posta entro le 
case di Stefano oarmanno, di Pandolfb suo frat^lo e 
Pietro Lalrone, nobili romani^ dove trattò dipoi con 
tutti i suoi parziali del clero e della nobiltà intorno 
al rimedio. Alle istanze di Desiderio cardinale si ar* 
rischiò egli nel di »i di Inglio di cantar messa nella 
diiesa di santa Prassedè, titolare d^ esso cardinale: ri« 
soluzione che gK eosiò ben cara. Imperocché inentra 
ara dietro a celebrare i divini ufficii, eccoti chet Fren* 
ippani con nn copioso stuolo d^ armati vengono per 
ìsfbrtar quellf case. Loro si opposero i suddétti no^ 
bìlt con Qnescenzio nipote del medeaimo papa , a si 
diede principio ad una fiera battaglia , offendendo gli 
uni e difendendo gli altri. Intanto il papa sbigottito, 
d>be maniera di mettersi in salvo : del che accertato 
Stefano nocmanBo^ (acj|niente indulsa i Frangipani a 

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A !r !» Mtiviit. ao5 

depor le armi e a ritirarsi! Tfovossi il papa nella eftm- 
pBgaa di s. Paolo, é quivi raonati i suòi^pùbbltcò il Éflt* 
pensiero di andarsene lungi da Roma, chidntata dritti 
nuova Babilonia^ non già per con^o della Chréia, tua 
perché nel temporale tutti vi (acevìànd i padani , n^ 
pace né fedeltà vi si potea trovare ; laonde égli dÌott« 
▼a ; lo vorrei piuttòsto^ se mainasse pìyisihilk^ nvere 
un solo imperadorcy che tanti in Rontù, Decretò per- 
tanto vicario sdo in essa città -P/efrd i>eiCo«^o di' Por- 
to, e governatore di Benevento Ugo àardihafe , che 
seppe dipoi difendere quella città contro dé^drman- 
ni, confermò prefetto di Roma Pietro, e dichiarò coii- 
faloniere Stefano normanno. Quindi cdngfegòte as- 
sai navi, ed imbarcatosi con set cai^dinali e mólti tkti* 
bili e cherici, felicemente navigando perrCinttè a Piéa, 
dove con immenso onore ed allegrézza acòoltó ine) di 
2 di settembre spedì vari privilegi!, rapportati da Co- 
stantino Gaetano, e consecrò la chiesa priìnazialtt di 
quella città. Sul principio d* ottobre paàsò il ponté- 
fice a Genova, dove fece là cònsecraZione di qtièUa 
cattedrale; e continuato il viaggio per maire, ^bareò 
finalmente al monrstero di s. Egidio, unsi legfii Htàgi 
aal Rodano, e passò alla città di Màgalòn'à^ e postìà 
ad Avignone e ad altre città delta Francie. Né si dee 

tacere come cosa di rilievo, che GuàÙieri àrcwésto^ 

t li ' 

yo di Ravenna, seguendo non PesètiipiÀ di iléuni 
suoi antecessori scismatici, ma il dovere del suo mi* 
nistero, tece in questi tempi rìsplenderé le snd dito» 
zione verso il vero^ pbpa Gdaslo If, e pon questo 
meritò ch'esso pontefice riteettesse sotto la metropoli 
dì Ravenna le clìlese di PiSiiceìita, Pérma^ Reggio, 
Modena e Rologna, a lèi tòlt6 dti Pasquale II , eome 



204 . AHHALl p^ìTAUk 

cotta da «OB boUt, rapportata da Girolamo Rossi (i), . 
data Romae VII idus a^gustì^^Indictione X/, anno 
dominicae Incarnmiionis MCXIX, oppare coma ba 
il tasto del cardinal Baronio (3) kalendis septembris, 
Mndictìpne Xil^ anno JUCXIX, Comunque sia, 
sp^t^ ]aU^ anno -presea te. quella bolla, essendo ivi 
adoperato l' anno pisano, incominciato nel di ^5 di 
marzo. Neil /anno salante 1^19, del mese d"* agosto, 
Gelasio lungi dalP essere in Roma neppur era tra i 
vi?t. Fra qi^gli ee^esiastici che tennero il partito 
deU^ imperadore Arrigo Y in queste turbolenze, si 
ODOtò anche Beraldo abate dell^ insigne monistero di 
Farfa co* suoi iponaci* Però nelP anno presente egli 
oltaniie un magnifico priyilegio da esso augusto, da 
ma da^ alia luce (5) nella Cronica di Farfa, in cut 
aanjtro il dorere. fu sottoposto a quel monistero V al- 
tso al pajci rignardcTole di s. Vincenzo del Tolturno: 
aosa che noi^ ebbe poi effetto veruno. Intanto V im- 
peradore Arrigo se ne tornò in Lorena, dove attese 
ftOOrCarezze e minacce a ricondurre nel suo partito 
q^^ poppl^ ch^ s* erano a lui ribellati. Non manca- 
> rano in Qeir^ania ed Inghilterra persone che aderi- 
fono air aatipapa ; ma i più di que** regni, e tutta la 
FjT^ncia, e quasi tutta V Italia tennero per lo legitti- 
mq papa Gelasio. 

: Secondo gli storici pisaai, fin dalPanno 1092 (4) era 
stati) ei;etta in ai;ci vescovato la chiesa di Pisa. Ma forse 
p^cbà npn ebbe effetto l'autorità di quegli arcivescovi 

' (1) Robtetfi Hlitdf. Itaveon. ). 5. ! • 
i (a) Barca* in Af^nd. T^ XU. AnoaL Eed. 
. (:3) Chron. Farfanse P. H. Tom. IL Ker. Hai, 
(4)VlVlJÌ6»Jital.5wjf.t,UL, >. .' 

^k. DigitìzedbyVjOOQlC 



A N H O MCXVItl. 205 

sopra i vescovati della Corsica: noi abbiamo da Pietro 
diacono, che papa Gelasio II, allorché fu in Pisa, io ri- 
compensa de' servigi a lui prestati colle lor galee dai 
Pisani (i), primus dn eadem urbe archiepiscopatum 
instituit Alcuni annali pisani dicono (a), ch^ egli pi- 
sanam ecclesiam iam privilegio quam ore proprio 
in metropolitanam confirmavU subìimitatem. Altri 
annali da me pubblicati (5) hanno : Et dedit archie- 
piscopum pisanae civitaii; quia usque tunc tan- 
tum episcopus eraty exeepto Daiberto^ qui quanta 
vis declaratus^ non potuit residere^ quia eodem 
tempore Juit creatus patriarcha civitatis sanctae 
Hierusalem. Ma secondo gli Atti delP archivio pisa- 
no da me dati alla luce (4), certa cosa è, che Daiberto 
nelfanno 1094 enei 1098 s^ intitola ^ì^anae cività- 
tis archiepiscopus. Per conseguente è da credere che 
sotto Urbano II fosse alzata al grado archiepiscopale 
la chiesa pisana ; ma perciocché i vescovi della Cor- 
sica non vollero dipòi riconoscere per loro arcivésoo- 
vo il pisano, papa Gelasio in questo anno con bolfa 
nuova di maggiore efficacia confermò quel diritto alfa 
chiesa di Pisa *, e che ciò sortisse il suo effetto, lo 
vedremo alP anno seguente^ La maledetta discòrdia 
nel presente svegliò un* arrabbiata guerra fra i popó* 
li di Milano e di Como (5). Yescòvo cattolico di Co- 
mo era Guido in questi tempi. Landolfo da Carcauo 
nobile milanése, ed uno de^ canonici ordinari di quel- 
li) Petrus Diaoomu Ghron. Cassin. 1. 4- e. 64. 
(3) Annales Piivni apud Ughell. Ital. S«cr. 

(3) Rer. Italie T. V. . 

(4) Antiqait. lUlic. T. ITI. 

(5) Landulf hos junior Hist. Mediolaò. e. S4. 

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ao6 49;VA^I D* ITALIA 

la OMtrQpoKuoa^ per quaoto pretende il p. Tatti {i\ ' 
era già ^t»to investito di quella chiesa da Arrigo ly 
fra i re^ e III fra gP imperaduri. Landolfo da 1. Pao- 
lo aggiunge ohe questi era anche stato consecrato dal 
patriarca d* Aquileja suo metropolitano. Ma perchè fu 
acQu^unicato da papa Urbano II , non potè entrar al- 
lora in possesso di quella chiesa. Ora dacché fu creato 
V antipapa Bordino, ed Arrigo T venne verso la Lom- 
bardia, Landolfo dovette alzar la testa , e tentare il 
possesso di quel vescovato. Ma riuscì alle genti del 
vescovo Guido e a^ Comaschi di farlo prigione ; nella 
quale occasione venne morto Ottone nipote del me- 
desimo Landolfo, ed egregio capitano de^ Milanesi. Se 
ne fece gran rumore in Milano ^ e nobili e plebei nel 
consiglio della città gridavano ad alta voce vendetta 
contra de'^Comaschi. Sopraggianto Parcivescovo Gior- 
danOf maggiormente accese il fuoco , con far querela 
per danni recati dal popolo di Como ai beni e agli uo- 
mini del suo arcivescovato. Fece di peggio questo ar- 
civescovo, che beo dovea dar poco guasto alla scrit- 
tura f perciocché fatte serrar le porte delle chiese , vi 
negava V ingresso al popolo di Milano, se non andava 
coir armi, a spargere il sangue de^ Comaschi, e a ven- 
dicarsi della lor malignità. In somma i Milanesi grida- 
rono all' armi, e a bandiere spiegate marciarono con- 
tro di Como. Diedero battaglia presso a Monte Bara- 
delio al popolo comasco, che collo air improvviso , e 
sentendosi inferiore di forze, la notte seguente si 
fuggì al suddetto monte, e lasciò libera b città al fu- 
ror dei Milanesi, i qnali con saccheggiarla, e f>oi darla 
alle fiamme, sfogarono la lor collera , e liberarono U 

(i) Tatti ApnaL Co». 

t 

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A ZI jf o Mcxyiii. a 07 

falso vescovo Landolfo dalla prigione. Ma i Comaschi 
guatando dall^alto del monte V eccidio della patria , 
portati dalia disperazione, ecco che air .improvviso ar- 
rivarono addosso ai nemici , e trovandoli sbandati e 
intenti solo alla preda , molti ne uccidono , molti ne 
fan prigioni, e il resto mettono in fuga con ritornar 
padroni della propria città. Questo fatto servì a mag- 
giormepte inasprire il potente popolo di Milano , il 
quale continuò dipoi perpiCi anni la guerra contro ^ì 
Como, tirata in sua lega T isola ed altri popoli di quel 
lago; e giunse in fine, siccome vedremo» a dar V ul- 
timo crollo a queir infelice città. Tedesi pienamente 
descritta questa guerra da un poeta comasco contem- 
poraneo (i). Io questi medesimi tempi sì tenne in 
•Milano un^ adunanza dal suddetto Giordano (3) e dai 
vescovi sufiiaganei, alla quale concorsero ancora i mar- 
chesi e conti di Lombardia, per discolpare Pimpera- 
dore Arrigo ed amicarlo con que* prelati. Si sa che 
molti parvero indrnare alla concordia ; ma l^arcivesco- 
To cogli altri prelati sostennero il partito della Chie- 
sa , senza poi sapersi comprendere come i Milanesi 
cotanto sostenessero cootra i Comaschi il suddetto 
scismatico Landolfo, riprovate-dai sommi pontefici, E 
qui comincia a trasparire qualche principio delle fa- 
zioni dei Guelfi e Gibellini. I marchesi , conti ed altri 
irassalli delP imperio tenevano per Timperadore, i 
prelati di molte città col popolo gli erano contrari. 



(1) Cuinan. foiìn T. V» Rer. Ital. 

(2) Lauilul|>hud ywìiix HisU .MedioL e. 34- ' 

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aoS AimiLl B^lTALU 

( CRISTO Mcxn. Indizione xn. 
Anco di ( CALLISTO II, papa i. 

( ARRIGO V, re 14, impcradore 9. 

Lasciò scrìtto Corrado abate urspergeose (i), che 
papa Gelasio II tenne in questo anno un conciUo 
in Yienna del Delfinato, ma non parlandone Pandol- 
fo pisano , né atlrì contemporanei scrittorì , il padre 
Pagi (2) dedasse l' insussistenza di un tal concilio , 
buonamente ammesso dal Baronio, Lahbè, Costanti- 
no Gaetano, ed altrì. Avea bensì il ponte6ce eletta la . 
città di Rems per celebrarvi il concilio , e trattar iri 
detP importante a£&re delle investiture ; ma Dio non 
gli concedè tanto di vita da poter eseguire il suo pio 
disegno. Tisitò egli intanto alcune città e chiese ; ven- 
nero in gran numero prelati ed ambasciatori a vene- 
rorlo^ e notano gli scrittori, che intesa la di fui po' 
vertà^ un* immensa copia di regali e danari, o sponta- 
nei o comandati, da ogni banda concorse per soOeta- 
re i di lui bisogni. Orderìco Yitale (5) nondimeno 
sparla per questo di lui. Si trasferì il buon pontefice, 
secondo it cardinale d* Aragona, a Montpellier , e a 
Tolosa, e neir Auvergne. Per attestato d'^altrì a Yieo 
na, poscia a Lione, e di là a Mascone, dove si aggtuift- 
se alla gotta, di cui egli pativa, anche un principio di 
pleurìtide. Era egli incamminato alla volta del celebce 
monisteoo di Giugni, e però benché infeimo fece af- 
frettare n viaggio, tanto che giunse a quel sospirato 

(i) Abhas Urspergent^fn Chron. 

(a) Pagias ad Annales Baron. 

(3) Ordericu» Vital. Hist. Eooks. lib. la. 

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A H ff O IfCfitt. ^09 

sacro luogo. Quivi aggravttosi sempre più il soo male, 
readè V anima al Creatore nel à\ 99 di gennaio. In qne- 
stp preciso giorno concorrono le autontà de** n^^ipri 
storici, né merita fede chi il fa morto alooni giorni pri- 
ma. Fu data sepoltura nella Chiesa del suddetto insegne 
monistero a questo pontefice, compianto da tutti , sic- 
come personaggio atto a recar gran bene alla C);iiesa 
cattolica^ se Dio ncHi T avesse tolto si presilo, prima di 
morire, chiamò egli a sé que** pochi cardinali che jerano 
seco (i), e volle disegnar suo successore Otton^vnsco^ 
vo di Palestrina ^ ma questi se ne scusò con allegare la 
propria debolezza,, e il bisogno di spalle migliori per 
sostenere F afflitta Chiesa, e consigliò piuttosto di i^r 
cad^e questa eledone sopra Guido arcivescoi^p di 
Tienna. Tu egli infatti chiamato a Clugoi ; o pe^ dir 
n^eglio r avea lo stesso papa Gelasio , dipaortendo da 
Vienna, incaricato di andarlo a trovar colà ; ma questi 
tn calumino intese la di lui morte , e ciò non ostante 
continuò il suo viaggio sino al monistero suddetto. Era, 
il suddetto arcivescovo Guido ( diiamato non so come 
Milane dall'* Urspergense ) figliuolo di Guglielmo Te- 
bardita conte di Borgogna, parente degF imperadori e 
dei re di Francia ed Inghilterra. Una sua sorella per 
i»»me GuiUd^ fu moglie, di Umberto 11^ conte di Mo^ 
iienn% progenitoiie della real casa di Savoja,.e da que- 
sto matrimonio nacque Adelaide maritata con Lodo- 
vico il grossoii re di Francia. Orderico Vitsde, scrittore 
del presente secolo, parlando di esso liodovico re , ci 
assicura di questo fatto con dire ^2) : Hic jédelaidem 
filiam Humberti prmcipis intermontium duxil uxo- 

(i) Falco Beneventanas in Chron. 

(2) QrdericQs Vital. Hist. £ccles. i. 11.^ t 

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M^raoxvHa VOI. xxivi. ^14 



rem, E Soger» aèsde (i> ft làenzidae nobiUs Adelai- 
de regéiute neptii del menlotato arcirescora : 2 cbc 
d h intendere Taha riputatone io cui era anche aDora 
la iiobiibsìiiia casa- df Satoìa. Raanati dunque i sei car- 
dinali cei Romam che èrano Tarati accompagnando 9 
defunto pontefice, concordemente elessero papa il sud- 
detto arcivescovo Guido, quantunque egli facesse moka 
resbtenza si per non cred^^i degno di sì eccdsa di-' 
gtiità, e sì per timore, come molti si figuravano , che 
una taie elezione non fosse approvata dal colle- 
gio de^ cardinali esistenti in Roma. Seguì essa nel di * 
ptrmo di lebhraio, secondo i conti del padre Pagi. 
Tenne il novello pontefice alla volta di Lione, ed 
Vmhalcb àroi\>escoifo ài quelU dttà acconsentendo' 
alla £»tta elezione, il riconobbe ed onorò qual papa 
legittimo. Passò dipoi a Vienna, dove nel giorno del-' 
la domenica di quinquagesima, cioè nel dì 9 di fei>^ 
braio, fa òoùsecrato, se vogliam riposare sulla tetti- 
^onianza deUa storia vezeliacense (2); e prese il no-* 
i^c di CaìKsfo 11, Però dovrebbe essere scorretto il 
testo £ Pandotfo pisano, allorché scrive : CessavU 
èpiscopatus diehus XF^ e si avrà da scrivere diebus 
Xll; trovandosi non di rado il numero 11 cambia-* 
foin ^per poca attenzione de^ copisti. Ma è da av^ 
tcrtìre cfee non tardarono i cardinali dopo V eleaioner 
ó spedirne Tavviso al sacro collegio rimasto in Roma. 
Avendola Pietro vescovo di Porto vicario quivi, X9^ 
sto notificata agH altri tardiaali e al clero e alla n^^ 
biltà romana : lufti, per opera specinlmènte di Pietro^ 
di Leone, il cui figliuolo Pietro cardinale si trovavi^ 

( i) Suger. in Vit. LudoTtci Cross. 

(a) Kislona Yeieliacensis in Sprcileg. Oacber^. ^ ' 



A K 9 O MCZIX. 31 r 

tu Francia^ consentirono ed accettarono per papa il 
suddetto Callisto II. Dalla di lui Tita, scritta dal po- 
co fa mentovato Pandotfo, scrittore sopra gli altri 
dégno qui di fede, siamo assicurati che questo pon- 
tefice fu solamente conseorato papa, allorché (i) 
Nuncii redeuntes a Roma^ t^iVa voce ac literis 
eìectionem ipsam cananicty jureque confinnarunU 
Tunc papa soìemniter a Lamberto ostiensi episco* 
pò et aliis qaamplurimis in Dei nomine conse^^ 
cratus Juit. Perciò non può a mio credere sussiste- 
re TofMoione del padre Pagi, che il vuole co nsecrato 
nel di 9 di febbraio. t)i più tempo fu d^ uopo, per- 
chè i messi andassero e tornassero da Roma colP ap- 
provazione del sacro collegio romano. 

Leggonsi nel codice di Ulderico da Bamberga 
pubblicate dall* Eccardo (a), e presso i padri filarte- 
ne • Durand (S), le lettere scritte da^ cardinali resi- 
denti in Roma àkacardinali oltramontani, nelle quali 
confermano V elezion di Callisto II, fiitta per neces* 
sita oltra monti, senza dissimulare che questa si do- 
vea fare ex romanae eechsiae filiis preshyteris^ et 
diaconibuSj ed anche infra urbem^ si possibile f uè* 
riij vel extra ih locis Jinitimis» Confessano nondi^ 
meno di confermar la suddetta elezione, quum ex 
romano more eìectionem facere impediamur. Per 
le quali parole si vede allora assai confuso io stato di 
Roma, senza che ben s^ intenda come essi cardinali 
romani non avessero libertà di eleggere un papa 

(i) Pandalphas Pisanos in Vita Callisti U, Par. 1, 

T. Ili, Eerom Italicaram. 
(a) Eccsrd. Corp. Hisl. Tom, 11. ^ 

P) Marlene Ytter. Scriptor. To^ilf ^^^^gle 



3 1 3 AHff AliI D ITALU . 

nuovo. Forse si dirà per^ìhè Burdioo antipapa^ € i 
suoi parziali V impedivano. E piir sì vede che pote- 
vano adunarsi per confermare 1' eletto, e in Roma 
comandava il vicario pontificio, cioè il vescovi di 
Porto, e quivi quietameqte soggiornavano tanti, car- 
dinali opposti al medesimo Bardino. In una d^ esse 
epistole presso V Eccardo, è scritto che i cardinali 
suddetti in Roma col clero e popolo s* erano congre- 
gati in kalendis marfìi,,ed aveano dato il loro assen- 
so per Tesaltazione di Callisto al pontificato romano: 
il che se è vero, fino al marzo convien differire la di 
lui consecr.azione in papa. Trasferitosi dipoi il nuo- 
vo pontefice a Tolosa, tenne ivi un concilio F'III 
idus junii^ secondochè si ha da Bernardo di Guido- 
ne (i). Ma questo nd codice di Uldarico da Bamber- 
g^B si dice tenuto /^// idas julii ; e questo si confer- 
ma per tiltre memorie. Che se alcuni lo mettano 
neli' anno MCXX, questo avvenne perchè si servi- 
rono d^lPanno pisano, cominciato nel di !i5 di marzo 
delP anno presente volgare. Furono ivi fatti alcuni 
decreti intorno alla disciplina della Chiesa. Nel di 20 
d^. ottobre celebrò egli up altro più insigne e nume- 
roso concilio nella città di Rems (3), dove interven- 
nero quindici arcivescovi e più di dugento vescovi, 
xi^ <]uale scomunicò, bensì con dispiacere, T impe- 
radore irrigo e il suo antipapa Burdino. Quando 
sussista il racconto deli^ abate urspergense (5), esso 
Arrigo dovea essere ternato in Italia, giacché egli 
ficrlve, che avendo esso augusto inteso come in un 

(i) Bernardas Guidonìs P. II, T. Ili, Rcr. ItaL 

<a) Labb. Concilìor. Tom. X. 

<i^ Abbas Urspergeniis in Cbron« 9 ^^^^by Google 



A W N O UCXÌX, SilS 

concilio di ColoDÌa era 'stata proferita la scomunica 
contra di lùt; è intinlstone ' un altro in Yirtzburg, 
con famh dì Tolerlo deporre, tfferàtus animo^ Itaìiae 
suijs copiis cum regina reìiciis^ germanicis se re- 
giomhus Ttùnis inspèratus exhxbuiU Passò la sua 
rabbia a desolar vdrì paesi con saccheggi ed iocendir. 
Ma fioccarono tante lettere e messaggi de' Tescovi e 
principi della Gernìania, ehié consenti ad un^onci* 
lio in Tribaria, in cui fu dato sesto a molti dei cor- 
renti disordini. Il consigliarono ancóra molti d^ in- 
terTenire al conòHiadi Rems, per trattar iti la con* 
coi'dia Dol sab^dozio ; se ne trattò fra Ini e i legati 
del papa ; ma agli dopo arer promesso e ripromesso, 
infine setto Tari pretesti sfuggi ogni accordo e delu- 
se chiunque credea già fatta la pace <i). Abbiamo da 
Falcone beneventano (2) che anche Landolfo arci^ 
mescevo di Benevento tenne in qnest^ énao un co»- 
cilto cp^ vesfaiTÌ su^i sufiraganei e coir iatterveato di 
alcuni cardinali romaai. Continuò intanto la guerra 
^e' Milanesi oontra di Como, descritta dall' anonimo 
poèta comasco. Degno è d' oaservszione il nuasena 
dalle città che infiarouQ soldatesiìbe in aiuto di M»- 
Jano, conoiscendoai da ciò che erano diremite libare 
t si rsfgeatio.a repubblica. Dica egli dan<|uà dtf 
Milanesi (3) » 

Mìttànt ad éunctas iegatas ognuna pmrHs* 
Ducere ;' Cremonae^ Papiao mittert curante 
Cwn 4ptièus et veniunt cum Brixia^ Pergama : 
• ' téiàs 1 

(1) Hesso aptid Làbbe Con^iKoir T. X. 

(2) Falco Benevcnlanos in Cbroo. 

(3) Anoojmuf Comeosì» Poem. T. V, Rer. Ital. 

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^i4 AERALI l»^I'u^i. 

Ducere ju^sa suas simul et fdgmriu genUs. 

Nec non adveniuni FerceUe^ cum ^uibus Aslum 

Et comitissa suum gestanda irachio nalum 
( cioè la contessa di Biandrate ) 

Sponte ma tota cum gente Novi^ria venit ; 
^, Asp^i^a cum multìs venit et VerQna focata : 

Docta suas secum d^xit Bononia ìeges ( paro- 
le chiaramente lodicanti già tnstituito in quella città 
lo studio delle leggi romane ). 

- -Attuili inde. mas Ferreria nempe sagitlas. 

Maptua cum rigidis nimium studiosa sagiUis : 

F'emt et ipsa simul tfuae GuardastaUa vocaiur^ 
* Parma iuos equites conduxit carfixnieuses* 

La Gffirfagnaiia, provincia di là dalP Apeimiooi 
oggidì suggella alla lerenissima casa d^ Este ( se pur 
d^ essa si parla qai eome è probabile ) doveva aUora 
«ibbidire a Parma. Ed acco quante città collegate 
cootFO la misera città di Como, al cui aocco^o noa 
si l^l^e che aUmno alaaiae un dito. Oiò non ostante 
bravamente si difesero in questo anno i Comasdii, 
ed acisostaodosi il v^mo^ obbligarono tanti nemiei a 
ritornarsene alle lor caae. Abbiamo ancora dagli An* 
sali pisani ((), ebe- nati* enne /presente ebbe princi- 
pio k guerra tra i Genoi^si e Pisani. ^ fion potean» 
digerire i primi V autorità conferita dal papa agli ar- 
civescovi ^ Vita aopra i veàcori della. Cornea, e pe- 
rò afogarotto coli' armi iFioro maltalento. Lo atorico 
geiÉev^e Ciglio acrke (a), che i Grenoveti asobi 
con sedici galee presero molti Pisani in €coleectOy e 
con esso loro una gi;an souama di danaro. 
(i) Aonales Pisani T. VI, Bar» Itti 

(2) Ctfl&rns A^uaL Ckttueni. T. VI, Eer.IUl. 

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AH » O llCXt. mS 

( CRISTO Mcxx. Indizione xni. 
Anno di ( CALLISTO II, papa a. . 

( ARRIGO V, re i5, imperadore xo. 

Celebrò il pontefice Callisto la feita del tanto 
natale dell^ anno precedente in Aatun, e di là pofcia 
jtornò al monistero di Clugni. Andò poscia nel feb- 
braio a Valenza del Delfinato, e nel marzo talicate 
le alpi felicemente arriTÒ a s. Ambrosio, borgo vicino 
a Sasa, do?e fu gran concorso di popoli lombardi a 
Tenerarlo e riconoscerlo per papa (i). Discese poscia 
ad popttlosas Lombardiae amiate s^ in quihus non 
minori honor\ficentia recipiebaturé Landolfo da s. 
Paolo (2) scriva ch^ egli vide questo pontefice nel 
.palazzo di Tortona nella domenica dell^ ulivo^ cioè 
nel di 1 1 di aprile. Seco etra Giordano arcivescoifo 
di Milano, eontra del quale esso istorico portò le sue 
querele, per essere stato indebitamente spogliato dat- 
ala ^a chiesa. Bfa Lamberto vescovo d!* Ost}B> il man- 
.dò in pace oon dir^i, che in tempo di Temo noo si 
calc^np r uve nel torchio $ e che essi avtano allora 
bisogno deir aróye^coTo, né «oleano contrislarlp^ nò 
dbgustario. Tenne il papa a Piacenza, dove solepaiz- 
,zò la sai^ pasqua, dopo la quale per Monte Barda* 
|ie, cioè per la strada di Pontremoli, a* inviò alla voi* 
,|a della Toscana. Neli^ avvicinarsi a Lucca, ebbe Pio* 
contro di tutta la nnlizia ben in ordine^ e del dero 
e popolo di quella città, con gran Ibsta e plauso il 
condussero alla cattedrale e ai palazzo. Dopo Ire di 

(i> Cirdinal. de Aragoo. in Vit. Gallitti IL 
(a) Landulphus junior Hi*t. Mcdiolan. e 3S»* 

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ài6 

di riposo piMÒ a Pisa, anche tVi con una magnifica 
processione incontrato da quel clero e popolo (i)« Mo-' 
gaius auttm ah ipsis Pisanis^ et cum magna in^ 
stantia postulatus, majorem eccìesiam in honorem 
heatae Mariae, iota ibidem Tuscia concurrentCj 
dedicay^it solemnitèr, S* è di sopra raduto cfae que- 
sta cònsecratione vieÀe attribuita a Gelasio suo pré^ 
decessore, e però il Tronci (2) pretende che questo 
autore, creduto da hii Pandolfo pisano, s^ ingannasse 
in iscrivere cosi. E Teramente Pietro diacono (3) 
scrittore di questi tempi s^ accorda cogH J^nali plsa* 
ai in riferir questo fatto a papa Gelasio II, dimodo^ 
che più probabile sembra il sentimento degli storici 
pisani. ArTidnandosi a Roma il pontefice, mirabìl fu 
la commozione ed allegrezza di quel popolo cattolico, 
a risèrra degli scismatici che rimasero pieni di confu- 
sione e terrore. Lo stesso antipapa Bordino, non te- 
nendosi sicuro in quella città, se né fuggi e ritirossi 
nella città di Sutri, dove attese a fortificarsi, speran- 
do soccorso dair impèradore. Era Callisto II infor- 
mato deHa di lui partenza (4)) perciò a dirittura mar- 
ciò f e^so Roma. Tennero aid incontrarlo tutti i fen- 
duili della città «on rami d^ ulifo, o d^ altri alberi, 
coli sonore acclamazioni e lodi ; poscia i Greci, i 
Giudei, il clero, la nobiltà e il popolo di Róma con 
una sterminata processione, da ieui fu nel dì 3, oppu- 
re nel di 9 di giugno, come tuoI Falcone (5), intro- 

(I) Vita CaBiiti IL 

(a) Tronci Annal. Pisan. , 

(3) Petrus Diaconui Chron. Castiaen. 1. 4? e. 64* 

(4) Eginon. Epist. apud Ganisium. 

(5) Falco Bcneventanas in Chron. 

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A uno ÌKBxx.^ 21^ 

dolio mRoma e condotto ti palazzo del LateraÌDÒ; 
Non Vera da gran tempo Téddto entrar papa con 
tanto plauso e giubilo dei Romani. Per qualche tam*^ 
pò si trattenne egli in Roma in pacifico stato, dando 
cortese udienza a ciascuno (i). Ma abbisognando di 
gente per levarsi di dosso 4* antipapa Ticino, passò 
dipòi a Monte Cassino, dove dimorò alle spese £ 
quel pingue ftiontstero per quasi due mesi. Trasfe^ 
rissr poscia a Benevento net di òtto di agosto, accol- 
to con immenso tripudio e magnificenza. Fra gli altri 
gK Amalfilani, eh* erano ricchi mercatanti, è teneano 
bottega in moltissime città, ornarono tutte le piazze 
di tele « drappi di seta, e d* altri preziósi ornamentr,^ 
coD turiboli d* oro e d'argento collocati di sotto, nei 
quali si bruciara cannella e vari altri odori. 

Colà vennero a rendere i loro ossequi al jpapft 
Guglielmo duca di Puglia, Giordano principe di 
Capoa, ed altri conti e baroni di quelle contrade (a)^ 
che'gli prestarono omaggio e fedeltà cantra omne» 
hojhinés^ come s* ha' da Romoaldo salernitano (5), ed 
egli loro diede V investitura col gonfalone. Trovan- 
dosi poi i contorni di Roma infestanti dagH scismati- 
ci, che svaligiavano i pellegrini, e oceano altri maR, 
il pontefi<^ si trattenne pel resto delF^nno ih quelle 
parti. Andò alla città di Troja, dove il suddetto dueti 
Gó^ielmo con grande onore il ricevette,- e addestro!- 
le ^no alla cattedrale. Menzione da me &tta di Gior*" 
dano II prinàpt di Capua richiede ora, che io diéa 
che neir anno presente a* dì 3 di giugno terminò i 

(i) Petrus Diacoaus Chron. Casiio. I: 4, e. 68. '^ 

(2) Pandulpbus Pisanus in Vit. Callisti li. 

(3) Eomaaldos SalcrniUnnt in Cbron. 

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lu^i gio|iDÌ Roberto /, priiioip^ di quella citta. Meo* 
|r^ egli «rafpra Temente iofermo, i Capoani al^i^ono 
§1 principato Riccardo 111^ di Ini figliuolo (i), e se*» 
condo il rito già introdotto dai principi di Benavento, 
H fecero consecrare dal loro arci?escovo. Ma essendo 
qu^ti iopravfivuto al padre solameote due gioroi, 
in qufl dominio succedette Giordano 11 diluì zio 
paterno, che andò, siccome dicemino, a visitar papa 
Gelasio, Sua moglie fu Gaiteìgrima figliuola di Ser-' 
gio principe di Sorrento. Mancò eziandio di vita nel 
dì 4 di ottobre di quest^ anno Giordano arciv^sffow} 
di Milano, e nel di 17. di no?embre in suo luogo fii 
eletto Olrico che ^ra vicedminus^ ossia visdomi-' 
fio (3), dignità principale in qqell' a^ctreseoTato. 
Tornarono anche nelP anno presente i Mibnefi ai- 
li' assedio di Como, e aegnirono vajrie baMagKe ; ma 
in fine senza frutto furono obbligati. a ripatriare. Do- 
po ciò i Comaschi portarono la guerra addosso alle 
terre ribelli del lago con saccheggi ed incendi. Con* 
tinuò parimeutte la guerra fra i Genovesi e Pisani. 
.Ab})iamo da Gaffiiro (5) che i primi si portarono a 
Porto^isano con ottanta galee, trentacinque gatte^ 
fentotto golabi, e quattro grocse navi che porta?an9 
tutte le occorrenti macchine da guerra, ^ ventidue- 
mila combattenti tra fanti e cavalli ; fra* quali si coi^ 
tarono cinquemila uomini d* armi con corazza ed el- 
jni ben brun'ti. Parrà incredibile a' nostri giorni uno 
sforzo tale d* una sola città, e massimamente trattan- 

(1) Peregrio, in Stemmaf. Principam Longobard. 
(a) Saxius in Not ad Landulpham junior. T. V, 

Rer. hai. 
(3) Cafiari Anaal. Genueot. T. VI, Rer, Kal 

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.4 n %0 nove. ftl9 

dosi ài cavalleria, e questa condotta per mare. Ma il 
trasportp f eMi v«irUiipil^«iit<i la in più volte. Se 
rrediamo agli ^noali. dr Pise (i), n^ 1 1 19 die Sé^tcti 
Sixti Pisani Janu^iisnit i^iocruàU Poscia alP anno 
1 1 a I pisano, spettante al presente, aggiungono che 
i Genovesi con veqtìdud gak« vennero aH' imbocca- 
tora deir Amo, metilr^ il papa ^oo^ecrava a|cui|i «l- 
lart di cpiella cMtedrale ; e che i Vìmm gli afsAlirono 
e misero in rotta, «on prendere 9Ù loro galee. Non 
~to$tt h discorre Gaflbro^ Tal terrt>re ^ì^dq il pQ^&- 
roao e serctio dV Geioovesi a^ Pisani, stanti colla loro 
Vinata in lerra, ctt^ nt\ settembre dell'anso prefen- 
f e prtstarono orecchio ad un transito di pace 4^ Uffi 
C^rsicae. Circa qoeiti tempi otedofio alcupi storici 
aicifìani (9), che Uuggieri juniore conte di Sicilia, 
giovane di mirabil talento^ che it^ V altre stie prò* 
dea^ avea già tentato di occupare V iiola di Maltm 
prese, per mo^e Liberia figliuola di alfonso r« di 
Castigli«. Né si dee tacere ciò che lasciò iscritto Si- 
cerdo veicovoi di Gren^ona (3) : sotto, quest* anpq, 
cioè: Fmt in iMia Inter Ck-emon^tfes ^ Parmen- 
ics clades bellica^ qua Cremon^nse^ cuwi Parmen^ 
sibns in parmensi gìarea CQnflixeruni. E questa fti 
la prim» guerra che ebbevo i Cramoueti coi Par- 
nMgtaai. 



(i^ Antlfs Pifani i^idfiD. 

(2) Carusi htor. di Sicilia P. II, 1. xi. 

(3) Sicard. Chroo. T. VII, Eer. Ita!» 

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aao àtmkhi d italu 

( CRISTO Itcxxi. ladixiane XIV. 
AMO di ( CALLISTO II, papa 3. 

( ARRIGO y, re 16, imperadore 11. 

Trionfole nei troviamo T anno presente per pé> 
j)a Callisto^ pontefice di'msràvigliosa attività e pni- 
densa. Né ci volea ineno di lui, éhe alle più bellii 
doti acoop{Havfi no gran credito per la nobiltà dtllt 
sua nascita, per isbrìgare {a tanla Sede da tutti gì^in* 
convenienti, onde era turbata. Dopo aver egli £itfe 
le convenevoli dispòiitioni per nn gagliardo rinfdrto 
di truppe normftnoe da Valersene alla primavera (i), 
tornò a Rota a, e quivi celebrò la santa pasqua. Po- 
scia raccolto un potente esercito & Romani con atlfrt 
milizie ausiliarie, lo spedi alP assèdio di Sutri, sotto 
tt comando dì Giovanni da Crema cardinale di a. 
Grisogono, ed egH stesso poco appresso colà si por* 
io per dar calore alP impresa. Quivi rinchiuso era 
P antipapa: Bui'dino, adulandosi indarno di ottener 
soccorsi dair imperadore, cbe niun pensiero se ne 
prendeva. Porte era massimamente pel sito la città, 
e vi succederono vari assalti e &tU di guerra. Ma ia 
fine i Sutrinl o stanchi di questo giuoco, o guada- 
gnati con buone promesse, si rivoltarono contra dei 
falso papa, e nel di aS d^ aprile non senza mille ma- 
ledizioni ed improperi] il diedero in roano all^ eser- 
cito pontificio, che postolo a rovescio sopra un cam- 
mello colla coda in mano, in quelP obbrobriosa for- 

(1) Pandalphas Pisaaus in Vtt. Cuiltsti li. Cardio, de 
Aragonia in fit. ejosd. ÌP^paè P. I, T. HI, Rer. Itil. 
Falco BcoeTeDtaòar in Cfaronico. ' 

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A ir ir o Mcxxi. lai 

ma, non lodata da tatU, fu menato a Roma (i).Tunc 
praeparalo sihi cambio prò albo cabalh^ et pi^ 
Iosa pelìe ifervecum prò cklamyde rubea^ positus 
eii in iransverso super ipsum oameìum^ et in ma" 
nibus ejus prò freno posila est cauda ipsius. ea* 
meli. Talibus ergo indumentis ornatus in cornila" 
tu pontificis praeceiebat^ revertens ad urbem cum 
tanto dedecore^ quatenus et ipse in sua confun* 
deretur erubeseentia^ et aìiis exempìum praebe^ 
rety ne simiUa uUerius attentare praeswnant, Soo 
parole delf autor della Vita dì questa pontefice, a 
noi conseri^ata dal cardinal d^ Aragona : il che Tten 
confermato da altri storici. Con questo accompa|;na« 
mento giocoso insieme e tetro, il pontefice fra i vira 
del popolo, e per vari archi trionfali a lui preparati 
nella fia, entrò in Roma, e ixx condotto al palaczo 
del Laterano. Discordano gli autori intorno alla riso- 
luzione, presa da papa CaUisto lip^r la persona di 
Burdino. Nella Yita suddetta si legge ch^ egli Bardi", 
numfecit in arce Famonis r^trudi^ et inde ad mo- 
n^sterium eavense transjerriy ubi perses^eraps in 
sua rebellione vitam Jinisfit. Pandolfo (a) splamente 
tqrive, che Burdinwn in eavensi caenobio tradì 
proficepit» Altrettanto ha Falcone beneventano (3). 
Alcuni storici oltramontani il dicono rinchiuso non 
già nel monistero della Cava, ma bensì in cavea^ in 
una gabbia, E V Anonimo cassinense (4) aggiugne 

(i) Card, de Arahon. in Vii. Callisti II. Willclm. tyr. 

1. 12, e. 8, Falco Benevent. io Chron. 
(a) Pandulphus Pisan. in Vit. Callisti II. 
(3) Falco Benevent. in ChroQ. 
(4)'wXaoov Caisineniis T. V,Rer. l|«|GoogIe 



dM il papa FutiUnum db €A>a txlraciwH^ in Ja^ 
nttftì cusiodiendum tradidit.' Pietro diacdào anche 
egli scriTf ebe Bùrdino fxi dù^so «dia rocca 4i J»- 
mib^ che era del naoositeffb eaifiiieifse^ e poicia àl^ 
raaoo 1114 s^ggitigme (4h «^^ Oi^orta 11 Afauri^ 
cium haertsiarcam de Jannata^ in qua ettm \^apa 
Caltixtus edcsihaperkt^ ùbsirakens^ apud Fuhionem 
exsilio reìefavìL Non ieittbra certo molto probabile 
che pepa Callisto si fidaste di aiettere un sì perico- 
loso ahtHisée nel monisterò della Cava, monisteru ti- 
cioo a Salerno, e però fuori della soa giaiisdizioae e 
balia. Ha pef ciò migtior aria di terità quanto scHve Pie- 
tro diacono. Tuiuvìa Pandolfo, che fu storico di vista, 
dee qai trattener la deeislone; e massimamente veg- 
gendosi che Landalfo juniore (5), storico anchf egli 
di questi tempi, e Romoaldo salernitano ti) vanno 
d^ accordo con lui. IVè altronde si dee credere nata 
la menzione di Cavta^ creduta gabbia^ se non dal 
monisterò della €wa^ dote a tutta prima egli dovet- 
te essere rinchiuso. Mie nato sospetto che fosse cre- 
dute! bene lo spargere una Gota voce, che Burdino, 
secondo i canoni, era stato cacciato in un monastero 
per &r penitenza, quando infatti la fece in una for- 
tezza. Racconta ti medesimo Pacdolfo, che il papa 
processò dipoi i conti di Cecca no ribelli, e gli astrin- 
se a piegar la testa ; con che tornò un^ invidiabil pa- 
ee in Roma e in tutti i suoi òuntorni. 

Per attestato dell^ abate Hrspergciìse.(4) crebbero 

(1) Petrus Diaconhs Chron. Casinetu. ). 4) e. 63, et 861. 

(2) Landalpbus junior. Bist. Med. e. 36< 
(S) Rofuualdus Salerpilanus in Cbrou. 

w (4) Abbas Trspergensis in Chrcn. ed by Google 



^ ir N O MGXXI. 22Ì 

quetf aùDO io GicrmsDÌa le saUtraiKni ée* popoli, 
specialmente della Sassonia contra àeli< imperàdore 
irrigo scomunicato, per opera di Adalberto arci" • 
vescoifo di Magoma, didiiarato atta legato dalla Seée 
apost<^ica. Ne frenerà Arrigo ; ma per non pot<*r di 
meno cominciò ad ascoltare consigli di pace. Intimat» 
dunque una gran dieta di Tirtaburg circa la festa dt 
s. Michele di settembre, qtaivi si trattò seriamente 
'^tlla rinunzia delle InTestitore, cagione di tanti scan*-' 
dali ^ e r augusto Arrigo ti condiscese. Restava V im- 
pedimento della scomunica, e ciò fu rimesso al som- 
mo pontefice : al qual fine restarono destinati amba- 
sciatori, che andassero a trattarne in corte di Roma. 
Air anno presente verisimllmente appartiene dò che. 
scrive dipoi il suddetto Pandolfo pisano. Ciuè fece 
Guglielmo duca di Puglia correr foce de( suo ma- 
trimonio colla figliuola del fu Alessio imperador dt 
Costantinopoli : il che non si sa intendere, perchè se 
sussistono i documenti allegati dal Summonte (i), 
questo principe avea già per moglie Gaitelgrima fi- 
glia di Sergio principe di Sorrento, e questa soprav- 
visse a lui. Quel che è certo, Guglielmo si mise io, 
viaggio per qualche sno importante a&re alla volt». 
di Coslautinopoli ; e prima di forlo, raccomandò à 
papa CalUsto la prolezion de^ suoi stati. Ruggieri ju- 
lìiore, conte di Sicilia, in cuore di cui già cominciava 
a bolare lo spirito da'* conquistatori, prese questa 
occasione per tentare d^ impadronirsi ( non si sa sot- 
to qua) pretesto ) della Calabria e della Puglia. As- 
sediata che ebbe in Calabria la rocca di Niceforo, il 
pontefice gf inviò Vgo^ uno de' più cospicui cardi- 
(1) Sumonle Islor. di Napoli Tpm. LbyGooQk 



aa4 Aiorici d^ itàlu 1990 hcui. 

salì dtUa Chieta toomiui, per £uio desiftere da quel- 
It Ttoleoza. Questi gittate te parole al vento, se ne 
tornò a Roma. Allora il papa sdegnato, si mosse in - 
persona per trattar iU questa briga, e passò in Puglia. 
Male per lui,perehè a cagione di una pessima inflaen^ 
sa^ o epidemia, t migliori dei suoi cardinali, e fra gli 
ahri il suddito Ugo, lasciarono la vita in quelle con- 
trade. Lo st<iso pontefice anch^ egli v^eUie a perde- 
re la sua per ona simile infermità, di cui seppe ben 
profittare il conte Ruggieri, perchè portò il papa a far 
quanto euo bramava. Qjuantunque poi continuasse 
ancora in questa anno la guerra di Milano contra di 
Como narrata dal poeta comasco <i), pure ninna 
prodecca si seote dei Milanesi. Solamente si legge 
che i Comaschi saccheggiarono varie terre del mila- 
nese, come Tarese, Binago, Vedano e Trezzo. 

. (i) Poeta .Comennif T. V. Ber. lial. 



Io questo Voi. XXXVI si comprende lo spazio 
di tempo scorso dalPanno di Caisto mlxxxi. Indiz. 
IV. fino air anno di Ceisto vexxi. di Abbico Y re 
16, imperadore 11. 



FIIfE DEL TOMO XXXVI. 



dby Google 



ANNALI D ITALIA 

DI 

LODOV. ANTONIO MURATORI 

XXXTII. 



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ANNALI D ITALIA 

DAL 

PRINCIPIO DELL'ERA VOLGARE 

SINO ALL'ANNO 1780 

COMPILATI DA 

£ 

CONTINUATI SINO A 'GIORNI NOSXAl 



VOL. xxxvn. 



VENEZIA 

VIPOGB. DI GIU8BPFS A]!lTOMBj;£|i 

K.lBJtAJO*CALCOGRArO, BPIX*. 

BIDCCCXXXIIU 



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i 



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»▲& PEiNcirio dell'" era tolgaeb 

VISO ALL^JIREO I^So. 



( CRISTO Mcxxii. Indizione xv. 
Anno di ( CALLISTO II, papa 4. 

( ARRIGO T, re 17, iroperadore la. 



4. 1 el felicissimo presente anno ebbe finalmente fi- 
se la troppo lagrime?ol discordia fra 11 sacerdozio e 
r imperio per cagion delle inTesliture. Furono nel 
precedente anno spediti dalla dieta germanica per 
ambasciatori a Roma (i) il Tescovo di Spira, e Taba- 
te di Fulda aiBn di disporre questo importantissimo 
afibre. Allora papa Callisto yeggendo le cose in buo- 
Da disposizione, insieme coi suddetti inviò in Germa- 
oia Lamberto vescovo iC Ostia, Sassone cardinale 
di s* Ste&no in Monte Celio, e Gregorio cardinale 
diacono di s. Angelo, per legati apostolici a darvi 
r ultima mano. Tennesi dunque in Yormazia nel- 
TaoDO presente una numerosissima dieta, dove V au- 
gusto Arrigo, sentendosi toccsto il cuore da Dio, ri- 
AUD7ÌÒ in fine alla pretension delle investiture colla 



(1) Abbas Urspergfos. in Cbron. Psndalphas Pìhdo* 
in \ita Callisti li 

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6 AKITALI D^ ITALIA 

coasQgoa delP anello e del pastorale ; giacchi con tale 
ìntroéutioae s^ era introdotto iteHa Chiesa retecrabil 
abuso di Tendere I tescomi e le badie. Cioè lasciò 
Arrigo y in libertà al clero e popolo dr cadauna città 
relezione e consecrazione decloro tcscotì, e ai mo- 
naci quella de^ loro abati. Promise egli ancora di re- 
stituire alla Chiesa romana, e a tutte le altre gli stati 
e i beai ch^ egli per avventura, o suo padre avessero 
usurpato , e diede una vera pace a papa Callisto II e 
alla santa Chiesa romana, e a chiunque era stalo dd 
suo partito. AIP incontro papa Callislo accordò al- 
V tmperadore, che le elezioni de^ vescovi ed abati del 
regno teutonico si facessero in presenza ddP impera- 
dore o de^ suoi messi, liberamente e senza simonia 
o violenza ; e nascendo discordia, fosse questa rtmes* 
sa al metropolitano coi vescovi provinciali. L' eletta 
poi dovea ricevere dalP imperadore V investitura col* 
lo scettro degli stati e delle regalie spettanti alla sua 
chiesa, eccettuate le appartenenti alla Chiesa romana. 
INeir altre parti delP imperio, consecrato che fosse 
r eletto, nel termine di sei mesi egli prenderebbe Ra- 
vestitura delle regalie. Nel di 8 di settembre tenuta 
fìi quella dieta in Yormazia, e il papa nel di a 5 d^es* 
so mese spedì V approvazione sua ; tutti si partirono 
colmi di letizia ; e T imperadore spedi poco appresso 
a Roma t suoi ambasciatori con regali, per confer* 
mare la sincerità del pentimento e della concordm 
sua. Ed ecco il sospirato fine di una si lunga e d«« 
'plorabil tragedia : tanto ti volle a sradicare un abuso 
che insensibilmente avea preso piede nella Chiesa di 
Dio contro tutti i riti dell* antichità, ne' quali sempre 
erano state libere le elezioni de' sacri ^astori| ooa 

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▲ V V o uaxii. 7 

"granttimi Ailmuii ^Mnanatì coiitra deUà simonia. E' in 
uso tatUTta per Ut Crotnaiiia raccordo suddetto, e 
«pparttcne ù capitoli V. eleuone dei loro ?escoTÌ. Che 
se talauo chiedesse, perchè dopo tante iatiche, seco* 
certi e guerre, per rimettere anche in Italia questa 
libertà delle alexioni già fiitte dal olerà e popolo, di 
casa non rimanga vestigio fra noi : rimetterò io toIoq- 
Ueri al padre Tomasino e ad altri eraditi scrittori il 
dargli ri^sta, yolendo io continuare V intrapreso 
viaggio della presente storia. 

Abbiamo da Falcone beneventano (i ), che ribel- 
latosi Giordano conte d' Ariano a Guglielmo duca 
di Puglia, questi non si sentendo con assai forze per 
domiurlo, ricorse a Ruggieri juniore, conte di Sicilia. 
Per ottenere ajuto, bisognò comperarlo. Sfedietatem 
suam palermiianae civitaiis et Messanae^ et totius 
Calabriae diix ille eidem corniti concessiti ut ei au- 
xilium Idfrgiretun Avendo noi veduto di sopra al- 
calino 1088, che al conte Ruggieri seniore di lui 
^dre era stata interamente ceduta la Calabria dal 
duca Ruggieri figliuolo di Roberto Guiscardo, e pa- 
dre d^ esio Guglielmo, non saprei dire chi di quegli 
autori abbia allato. 0>1 soccorso dunque di gente e 
danaro datogli dal conte, fece il duca Guglielmo guer- 
ra al conte d^ Ariano. Ebbe anche soccorso da Cre- 
icemkio cardinale^ governatore di Benevento, laonde 
eella^ presa d^ alcune castella ridusse il ribello Gior- 
dano a venir colla corda al collo a chiedere miseri- 
cordia. Fini per allora questa guerra \ ma convenne 
ripigliarla da li ad alcuni mesi, con varie avventure 
che io tralascio. Continuò, o si accese di nuovo la 
(i) Falco Benerentaous io Ghron. 

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lari e guerra Ira i Pisaat e Genoreii. Kaeéoiàlii Cal> 
tiro (i) che et si GrenoTesi fecerof prigioni beo nulla 
Piiani, e presero dae loro galee* Omaiido poi tot* 
livia la guerra In i ìKlaDest e Comaschi, riusd ai 
primi di le? ar Lugano dilla suggeziuiie ai secondi^ i 
quali noti latciaroiio per fiesto di sosteo^ il domi* 
-mo loro tu quel Iago. Ma il Sigonio, ibadato sopri 
altri autori, ooo ammette la praa di Lugano. 

( CRISTO Mcxxiiiv Indizione i. 
inno di ( CALLISTO II, papa i. 

( ARRIGrO y, re 18, imperadore i5. 

Secondochè scrisse il Sigonio, e fondatamente 
provarono 1 padri Cossart e Pagi, nel di 18, ovvero 
j 9 di marzo delP anno presente, e non già del pre- 
cedente, come pensarono il Panvinio e il cardinal 
Baronio, fu celebrato il primo general concilio late- 
ranense (a), colP intervento di trecento vescovi e di 
assaissimi abati. Pandolfb pisano (3) scrive che vi fu- 
rono novecentonovantasette tra vescovi ed abati : nu- 
mero che eccede la credenza. Quivi furono fatti vari 
decreti intorno alla disciplina ecclesiastica ; conferma- 
to raccordo seguito fra V imperadore jir rigo e tà 
santa Sede : data, oppure rinnovata V assoluzion delle 
censure al medesimo augusto ; riprovate le ordinazio- 
ni fatte dair antipapa Bordino, con altri canoni che 
si leggono neHa Raccolta dei concilii. In questo con« 
cilio ancora, per quanto s^ha da Landolfo da s. Pao- 

(ij Caffari Annal. Genuens. T. VI, Rer. Ital. 

(a) Labb. Cbocilior. T. X, 

(3) PaDdulphùi Pisanui in Vita Callisti U. 

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à. 9 n O MGXZIIL 9 

4o (i)y die T* èra firesente, ti rionoTÒ la lite Jella pre- 
cedenza tra Orderico arewescovo di filano e Gualr 
tieri arcivescovo di Raf«iiDa. Scrìve quesf antere, 
the i due predeceMori dì Orderico, GrossoìanQ e 
Giordano^ ebbera nei concUii Tomani la lor se<fia 
alia destra del iommo pontefice, e però anche Ordert^ 
ee con fermezza soitenne il suo punto. Veggendo 
che gli er^ contrastato il posto neUa prima sessione, 
non Tolle comparire né al concilio, né al pobzzo del 
papa. Sediti quarta Jeria^ dum synodus ceìabrata 
Juitf Olrieus idem mediolanensis archiepiscopus ad 
dexteram apostolici Callisti nullo mediante sediL 
Per cagione di questi ed altri esempli credono gli 
scrittori milanesi apocrifa la bolla di papa Clemente 
II dell^anno 1087, i^i'^rita da Girolamo Rossi (a); 
in cui stabilisce la precedenza dell^ arcirescoTO di Ra* 
Tenna ft quel di Milano. Furono finalmente in «sso 
concilio (5) fatte gravissime doglianze dai TCKOfi 
contra dei monaci, perchè già aveano occupate le 
chiese, le decime, le oblazioni, e ridotti i tcscotì 
quasi al solo pastorale. Ma ebbero un bel dire. Il 
mondo restò qual era. Cosi in altri tempi altre que- 
rele sono insorte contro i frati mendicanti : ma un 
bel dire hanno avuto vescovi e parrochi. Crebbero 
in questi tea) pi (4) la ruberie, le sedizioni e le ini- 
quità in Germania, al contrario della città di Rome, 
in cui il valoroso papa Callisto II pose la pace col 
mettere freno a tutti i prepotenti. Tale^ scure Fal- 

(1) Landulphas jquior. Ristor. Medici, e. 36, 
(a) Rubfus Hislor. RiiveoD. 
(3) Petruf Diaconus Ghron. Casiin. 1. 4« 
14) Uspcrgciuis in ChrooicoK 

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la 4VSALX D imuà 

eone (i% taniunu/me pacis JmnamMntum wjra ro» 
manam urh&n te/nporibus praedicti apostoUci ad- 
venisse eomperimus^ quod ruma cisnwn^ vel aUe-' 
nigena arma^ sicut cansuei^rat^ Jerrp ausus est. 
Agi^agoe il medeiimo «torioo, eht ia quefl^snno 
«Qoora eifo pontefice si portò a Benercnlo, dove ac- 
culato Roffredo arcwescow> di quella città d' avere 
tiflaontacameote conseguita quella chiesa, si tenne 
gtudii^o per questo. Ma egli col giurauiento suo, e di 
duerescoTÌ e tre preti, si giustificò e fece ammutir 
gli accusatori. Ho io prodotta (a) una bolla del sud- 
detto papa in fìiTore de^ canonici di Cremona, data 
Laterani II nonas martii. Un^ altra parimente sorìt- 
la Laterani IP^ kaìendas martii àéV anno presente 
ne ottenero i canonici regolari di s. Cesario sul Mo- 
denese, per cui fu dichiarato che i monaci di Nonan- 
t^a tttuna giurtcdizione aveano sopra la corte di 
Tilzacara, cioè sopra una parte^ o sopra il lutto del 
moderno s. Cesario nel distretto di Modena. Si fece^ 
ro in qùest^ ancora vari hììì di guerra nei lago di 
lii^auo tra i Milanesi e Comaschi, descritti dalP ano- 
nimo poeta di Como (5). Baunarono molte navi t 
Milanesi a Porlesza loro castello, e di là passarono 
alPassecSo del castello di s. Michele, ma senza poter^ 
sene impadronire. Ebbero per tradimento Lavena, 
ma perderono le lor navi prese dai nemici. Abbiamo 
poi dal Dandolo (4)) che circa questi tempi Domenico 
Michele doge di Tenezia mandò i suoi legati a Co- 

(i) Falco Benefent. in Chrooic. 
(a) Antiqait. Italie. Dissert. 62. 

(3) Anonjmus Poeta Comeos. T. V, Rer. Ital. 

(4) DtnduL in Cbron. T. XII. Rer. ItaL . 

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A 9 ir o Hcxxni. 1 1 

^tattittopòH, per impeirare 1» bolla d^ oro eia Gio* 
-vanni Gonmcno imperador de* Greci \ ma quell' au- 
gosto, anontanatosi do\ rito de' suoi antecetsori, non 
la voile coBcedere. Nacque perciò guerra fra i Greci 
^ YeneziaDÌ. AU* iatanz« poi di Baldovino re di Gè* 
Tasalemme, esso doge aaise iiBieme uo g^sso stuolo 
dì dogento legni, tra galee, barche da trasporto e^ 
'altre naTi, e passò in Oriente (i)^ Trovata presso 
^Joppe la flotta di Babilonia^ composta di settanta 
galee e é* altri legni, la mise in rotta. Di questa loro 
vittoria fa menzione anche Fnlcherio carnotense (2) 
che si trovava allora in Terra santa. Durando tuttavia 
la discordia fra i Genovesi e Pisani, a cagion dei ve- 
scovi della Corsica, suggettati alP arcivescovo di Pi- 
sa (5), il pontefice Callisto II, a cui dispiacea troppo 
questa rottura fra due popoli che avrebbono potuto 
impiegar meglio le loro forze in Oriente contra degli 
infedeli, chiamò gli ambasciatori di questi due popoli 
«1 sopra mentovato concilio lateranense. Ne segui un 
^ran contraddittorio. Fu rimessa la decision delP af- 
fare a dodici arcivescovi e a dodici vosco vi che dibat- 
terono la pendenza, ma non vollero proferir la sen« 
«tenza. Gualtieri areis^escovo di Ravenna d' accordo 
cogli altri consigliò il papa di levar quelle chiese di 
sotto air arcivescovo di Pisa. Ciò udito dairarcivesco- 
aro di Pisa, cotanto si sdegnò, che gìttò appiedi del pon- 
tefice la mttra e l'anello con dirgli, che non sarebbe più 
«è suo arcivescovo, né vescovo. j4%%o dovrebbe essere 
atato questo arcivescovo^ di cui oltre a quest^anno non 

(i) Beroardas Thesaur. cap. 1x7, et seq. 

(a) Fulcher. Carnotens. Histor. 1. 3. 

(3) Gwfikri Annali Ganuens. h i, T. YJ. Rtr. luL 

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parìa PUgh^(i). ABora il papa con un piede àpln^ 
▼ia la antra e Tanello, e ^tse aO^Kcnretcoro: Frateh 
I0, hai mai /atto j e ttiC avrai a pentire. Nel giorno 
fegaente poi nel pieno condfio ordinò a Gregorio 
cardinal diacono di f . Angelo, che fa poi papa Inno- 
cenzo n, &i leggere il decreto che da U innanzi i ?e- 
scovi delta Corsica cessassero d^ essere sottopose alla 
ebiesa pisana. A mito questo fa presente lo stesso 
Caftro istorico, il qoalc conferma la tenala del con- 
cilio Idteranense nelP anno presente. Però in vece di 
calmar la dissensione fra i Genovesi e Pisani, questa 
sentenza maggiormente T acQsse. 

( CRISTO ^czxiv. Indizione lu 
Anno di ( ONORIO II, papa i. 

( ARRIGO y, re 19, imperadore 14. 

Non oltre V anno presente menò sua vita CaìU^ 
sto 11^ pontefice d"* immortai memoria. Scrive Pan- 
dolfo pisano (3) eh* egli fece atterrar le torri di Cen- 
cio di Donna Bona, che erano una sentina d^ iniqui- 
tà, con ordine di non rifabbricarle mai più. Parla 
'dipoi della sua pia liberalità verso le chiese di Roma, 
e massimamente verso la basilica vaticana con ahra 
sue gloriose azioni. Meritaviei ben più lunga vita uà 
ppntefice di si rare qualità. Ma Iddio il volle per sé. 
Caduto infermo nel mese di dicembre delP anno pre- 
seoAe, prese t santi sacramenti, e fra le lagrime e i 
gemiti di tutti gli astanti cessò di vivere sopra la terra* 

(I) Ughell.lut. Sacr. in Archiep. Pisan. 

(a) FancUl'phus Pi«Amis ia Vita Gallisii II. 

k. ^ DigitizedbyVjOOQlC 



A ir V O HCOIT. iS 

MoltQ si stende il padre Pagi (i), per aecert^re il 
giorno preciso di sua morte, pretendendo ch^ egU 
mancasse di ?ita nel di x 3 del saddetto mese, e fosse 
seppellito nA giorno segoente. Resta nuUadimeno, a 
mio credere, tuttara alquanto dubbioso questo pun« 
to. Pandolfo pisano, ch^ era allora in corte di Roma, 
gli dice data sepoltura nella basilica lateranense infe^ 
stipitate semótae Luciae* E Falcone beneventano (2), 
anche esso autore di quésti tempi, racc(Hita che egli 
terminò i suoi giorni duodecima di^ stante mensis 
decenAris» Probabilmente egli scrÌHO intrante. Co- 
munque sia, dopo sette giorni di Sede vacante fa 
eletto Lamberto vescovo d^ Ostia, nato nel territorio 
di Bologna, e persona letterata, che prese il nome di 
Onorio //• Tuttavia reiezione sua non passò senz» 
discordia e tumulta I laici principali di Roma erano 
allora Leone della nobilissima casa de' Frangipani e 
Pier Leone, ossia Pietro di Leone, cioè figliuolo di 
un Leone ricchissimo giudeo che s^ era fatto cristia- 
no^ come s^ ha dalla Groni<» mauriniacense (5), da s^ 
Bernardo e da dtri. S* accordarono questi <4) di trat- 
tare amichevolmente insieme, con segreto pensiero 
nondimeno di deludere V un T altro nel dar« un suc- 
cessore al defunto pontefice. Fece il Frangipane un^ 
aera avvertir tutti i cappellani de^ cardinali, che nella 
•eguente mattina portassero seco il piviale rosso sotto 
il mantello, con intenzicme di &r dichiarare papa U 
«addetto Lamberto ostiense. Ma, non so come^ 9S« 

(1) Pagios ad Annal. Baron. 

(2) Falco Beneventan. in Cbron. 
C3) Chroaic. Mtarinlac. 

^ Ù) Pindolphos Pisanai 4n Vita Henorii II» 

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3 4 AmtiMJt mhràUà 

scodo» ad giorno opfNrcHo noMli t ?«mo^ neb 
àmm A t. VM M m ào presso ftl LsUrano, qmwk renò 
eletto pepe Tibakh Bocc m dHpecoraj cardinale di s. 
Anastasia, e eoi nosM A CstefiMs eoasenCendoTi 
anche lo stesso T Cs ee ? o LanbertOi, e messogli addes^ 
so il pÌTÌak rosso, intonarono il Te Demnu IIqo era- 
no aOs Biatà, die Boberto Frangipane, forse irateUo 
di Leone, con dcnni suoi penidi, e con alconi deUa 
oorte prodamarono papa il soddetto Lamiberio V9^ 
scovo d^ Ostia, e il fecero vedere d popolo, il qnale 
è da credere che anahe esso V aodaaiò. Gran Asputa. 
dovette snocedcre, ma in fine prevalendo la polena 
de^ Frangipani, e cedendo con gionoaa nmiltà ai sud 
diritti il carenale Tebddo, restò papa V amlniioso 
Lamberto, cioè Onorio IL Aggiogne poi Y antere 
dcfla Tita ^ qaesto ponteioe, a noi conservala dai 
cardinale d^ Aragona (i),Ghe scorgendo Onorio dnb» 
tnosa e poco canoniea P esaltadone aaa, dopo s^ta 
giorni dolose il pontificato^ e con una nuova anK 
versde denone abililato e confimnate aaaò fjk ante- 
cedenti dife^ Sedfmiaoìeciio ipsims Bonorii md* 
nus eanomeao prooissofoi^ poH tofUm, éi€s in 
€onspectu patrum sponie mitram al mianUam, #a« 
JuUmi atque deposuk, Froiros oiro tam opiseo^ 
piy qvuan preshyUri al diaeom cordmaUs^ oU èm* 
Ui ipsius kumiUtotem, oi prospiciontet i» posio* 
mm, ne in romanam octiooiam aUguatn.indueor€WÌ 
nowtatem^ ^uoi perperom Joetmm ^fiuroij im mot 
ìius reformarunt\ et eumdem Honorium detmo 
advocanlts^ ad ejus vestigia prociderunty et fan- 
quam pastori suo et universali papae consuttam 
(i) Cardinal, de Araf^stà in Tila Qooorift IL 

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A H « O IM^XIT. l5^ 

sibi ohedientiam exhibuere. L^abato iirfp6rgenie(i> 
scrive die une parte de^ Romani desiderò disverò. 
per fiapa Gualtieri arcivtico^o di RaTenoa, omiir 
rtUgionis iestimoftio $uUs commendaium. Ptà che 
oaai continuò in quest'anno la guerra fra i Genovesi 
e Pisani. Secondo ta testimonianza di Caflhro (9) ve* 
sùvano daUa Sardegna ventidue navi cariche di molto 
•Vtfe, scortate da nove galee pisane. Gintra d^ e$i9 
a vele gonfie navigarono settìe galee genovesi, alla vi- 
sta delle quali intimoriti i Issasi, si rifugiarono nd 
pwto di Tado, e abbandonarono e$ie navi. I Geno- 
▼ed con grande allegrezza condussero a Genova qud 
legni col loro valsente. Per attestato di Fukherto 
carootense (3) e dd Dandolo (4), si segnalarono in 
quest' lAno ancora in Oriente V armi de' Teneziànt,. 
«UMuandate da Domenko Michele \ato doge. Ciph 
cogli altri erodati formarono T assedio della ricchi»* 
asma e riguardevole città di Tiro, e tanto la strinserot 
ebattagttivono, che in tat qae* cittadini turchi e sa** 
taceoi forono costretti a capitolar k resa. Due paró 
d* esse dtlà toccarono a Baldowia re di Gerusdem» 
floe, ferita heredOaria jure FeneUds tam in wrbe^ 
ifuam. in pori» : sono parole d' tuia Fulcherio. Seri- 
Te il Dandolo che fu convenuto con quel re, ui in 
0mni ci^iiaie^ quam caperent^ F'eneti unam ru" 
gam ( vocabolo iiranzese latinizzato, significante con- 
trada ) Jrancam hc^eavt^ écelesiam^ balneum^ cU- 
hanum^ mémuras etiàm hladi^ W/it, eV ohi: quae 

(1) Abbai Unpergensis in Chron. 

(a) Caflhri Aonal. Gencens L i. 

it) Fokhcr. Camoteni. lib. 3. 

(4) Dandttl. in Chron^ I. UJ» iUr. Itd. . 

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Xfi tamàLi B' ITiLtA. ' 

omnia Ubera sint^ sicut propria regis. Et insuptr 
annuatim CCC, bysantia in Jesto apostolorum 
Peiri et PauU' de Juniu Tyri habere debent 
Molto più scrive Beroarcktief^ere (i) con dire che 
81 doveano pagare ogni anno quatuor millia byzan* 
tiorum SaracenorurV' ai Yeneziani, e che prendendo 
Atoalona e Tiro, iertiam partem cum suis pariinen" 
Uii regaUter et Ubere obtinebunt. Tali conquide 
mirabiliiiente terrirono alla mercatora e ad altri rau- 
taggi de* Teneztam. lotesosi dipoi che Timperador £ 
Costantinopoli era dietro a ttcn danno alle terre di 
essi Tenettani, venpe la lor flotta a Rodi, e negando- 
le qoel popolo rinfreschi di TÌveri, presero quella 
città e le diedero il tacco con asportarne di molte 
rkchezte. Poscia se ne andò qaella flotta a Scio, e 
impadronitasene quivi passò il verno. Seguitando in- 
tanto la guerra fra i Bfilanesi e Comaschi (a), V anno 
presente ancora vide molti fatti d* armi, favorevoli 
ora air una, ora all' altra parte. Assediarono i Coma^ 
achi r isola loro nemica, ma non poterono ridarla 
alla loro ubbidienta. Impresero poscia i Milanesi 
r assedio di Como, ma colai bravura ritrovarono in* 
quel popolo, che loro convenne tornarsene a casa^ 
eolie bandiere nel sacco. 



(i) Bernard. Thefaarar. e. ii8« T. VII, Rer. ItaL 
(a) Anon jma9 PoeU Comeof. T. V, Rer. Ital. 



,y Google 



▲ il M O HCIST. 17 

( CRISTO vcnv. Indizione m, 
^ Anno di ( ONORIO Il^papa 3. 

( LOTTARIO III, re di fiermania e di 
Italia I. 

Fu Panno presente V uJtinio della vita di Arrigo 
^a i re quinto^ e quarto fra gP imperadori (i). Con- 
cordano in questo &tto troppi storici : laonde non è 
da ascoltare dii parla di sua morte o nel precedente, 
o nel susseguente anno. Accadde questa nel dì a 5, 
oppure nel 33 del mese di maggio, senza di'* egli 
lasciasse prole dopo di sé. Tratto«si dunque nella 
dieta de^ principi delP elezion del successore, e fra i 
candidati si contavano (2) Lotìario duca di Sassonia, 
Federigo duca di Svevia, Leopoldo marchese d'Au- 
stria, e CarÌQ conte di Fiandra. Concorsero i voti del- 
la maggior parte in Lottarlo III fra i re d' Italia, e 
poi secondo fra gV imperadori, il qi^le contro sua 
voglia eletto nel dì 5o d"* agosto, fu coronato re di 
Germania nel di 1 5 di settembre. Erano passate fira 
questo principe e 1' ultimo Arrigo augusto molte dis- 
senzioni e guerre, per le quali Lottarlo, uomo per 
altro valorosissimo, era stato una volta assai umiliato, 
€ però conservava egli un mal talento contra tutti i 
di lui parenti. Tali erano fra gli altri il suddetto Fe- 
derigo duca di S ve via e Corrado suo fratello, che 
r Urspergense chiama duca di Franconia, perchè fi- 
gliuoli di Agnese sorella del suddetto Arrigo V, ed 

(i) Abbas Urspergeos. io Chron. OUo Frìsingeosis ia 
Chron. Robertoi de Monte, «i alii. 

(3) Otto Frifingeos. I. 7, e. 17. Dodccbin.in Chrpo, 

MiaATORI, TOL. XttVlX. C r^rìh\i 

' Digitizedby VjOUVlt: 



i8 amtAU s^ifALu 

eredi del medefimo augaslo. Avea lo stesso Federigo 
eondòtte seco «Ha dieta circa trenta migliaia di com* 
battenti, sperando o col terrore, o col favore di po- 
ter conseguir la corona. Esclaso, rìrolse le anni con- 
tra del nuovo re ; ma per interposieione de^ vescovi 
si quietò per allora ; e gli fece poi più gaerra ne* se- 
guenti anni per mezzo ancora del suddetto Corrado 
suo fratello, dopo averlo coli' aiuto di alcuni principi 
suoi parziali creato re di Grermania, siccome vedremo 
andando innanzi. Non so io dire, se in questo, oppu- 
re nel seguente anno, come vuole il signor Sassi, 
desse fine a* suoi giorni Ottico arcivescovo di Mila- 
no. Ben so che a lui succedette Anselmo da Poster- 
/a (i). E perciocché oltre ad une strumento recato 
dal PuriceUi (a), da cui apparisce che questo Ansel- 
mo anche nelP anno ii35 s'intitolava arcivescovo 
di Milano^ %* ha la medesima notizia chiaramente 
confermata dall' Anonimo contemporaneo, poeta del- 
la guerra di Como (5) : come ciò possa essere, T han- 
no cercato eruditi scrittori. Continuo io a credere, 
siccome conghielturai nella predizione al suddetto 
anonimo poeta, che vivente il suddetto Olrico, prima 
deir anno iia5 fosse eletto suo coadiutore il mede- 
simo Anselmo, e che in questi tempi colla coadiuto- 
ria andasse unito anche il titolo di arcivescovo : del 
che ho recato un altro esempio di questo secolo nel- 
la chiesa milanese. Essendo poi mancato di vita Ol- 
rico o nel presente, o nel seguente anno, allora ^lon- 
selmo restò solo ed attuale arcivescovo di Milano. 

(i) Lamlulphai junior Hist. Jfediolan. e. 37* 

(2) Paricel. Mooomsnt. Basii. Ambrosian. 

(.?) Anonymttf Comcnsii in Pocra. IV V, Rcr. Ital. 

edbyGOOQlt' 



Nòò pocèlJ ratti (fi gxtem^suéded^irtJtoé «ifeAirlj ia 
questo armo fra t HHane^si^é CotiAscW'^é?! 'ertela di 
fortuna. Tornarono ì primi air«Ì9è(M^ Ìi*€Mfafel>,**ianter 
ne furono valorosamente' tesfptdtt. Yane^ battaglie an- 
cora si fefcero ùel la^o Ei»^ òìsTsBfiitrC^ìmo, • senza 
mai perdersi d^ animo' teni}er(»>fóHé4<C(»(ièi<diitcòn- 
tro la pofen^i dfe'' nemici. ^Msi^sbdò^ol passato a nù- 
glior vita Guido toro vescovo, comiftclarono da lì in- 
nanzi ad andare i toro affari di nrale in peggio^. Tornò 
neir arino presente a^Tensila' <i>) la, vittotóiHai flotta 
del doge di y exìéd^ Dòitleniep^ JUUhrìò^ i^rim». non- 
dimeno) essBtnifJo seguita ri>tt^!aMf9ll? ÌPXp^Tftdoiit di 
Costantinopoli Giovanni €omneHo^^ Iseepo gvien'»^ 
col prendere e darìe a saccole' iiolé di $friii6) Mitilo* 
lie e Andi-o.^'Yennli 'fHHriiaefl^éliàiGlainftam ricupe- 
rarono d&iU'é maBt,\rlègH'J^ogheri|èdttà dì^Spatatro 
« di Traù: ^ €«fciarono \ anché^ da!la< mtdtlHna^ tefii'a 
^i Belgrado, eversa da qiKll«)4yb0 tatti iaL]X^iuabio, 
gli Ungh^ri ; e?qnin9diinàce<(u4i^^cioil gtaiiide; osiore dal 
popolo di Kard) dove si ifécifriaddÌatci^tòÌABfdclla pre-i 
da, feKfceraeotfe'e'oon itjrionTo «sii restìluilroAp^aUli Hda 
'lor patria. Nella state delP anno pì^eeeat!!» i^Oenmesi 
■cori die^ù^gaWe scorerà' il mare vdi- CpHielì e Saré^^ 
'gna sino a Porto-Pisanò (a), con freifd^.iinoiti^Pii 
"stfni. merd e légni iie^ mede8i|«i. Tr»f!Bi(t>rfoQora>Aifii€i 
4or cock;a, che portava qnattrocentO'tiosttQixe^uns'ii:** 
co caticò, W pérseguilarijno |>Qr quattro vg^orni. Per 
Yortuna di nàare fti ^d? ruppaJalcitKia ; ima cfuesta anc)^ 
poi a rorti'perài airimboecatarft détt^ àrnon Pr^9P(9 

(i) Dandul. io dhron. t. Xll, Rèr.* Itaì.' SiéaM: io- 

Chron. T. VII, Reram Italicaram. 
(») Cfiirì An„.I.GeBnen». 1,J. TcM^r. Iwt 



?0 AH^ULr p' IT^JLU 

dipoi cj»o9lM|H^airimo.9if»Ki^ii^ neltit^di tellem- 

'f ' '' .. t.u: .ì' f hi .;■ M -1 * . . 

^r - •» ,t>.. ( CWSTilSXi fK}]|¥Mi. ladizipoft iv. 

. . ^{MLOT'FAaiO 111, r« di G^rmeaia e dj 

Otttttfelgtfé'acfci^scimeoto "di polema si fece io 
qfMe^leflipi p'er^aitesiaio di Dodeohino (i) alla litìea 
|[er«atii«» d^ftt««te«rt^ dncfei di Baviera. Cioè in 
^wMo, «fpo^e iiiélP'Siuio^reeedente, mancò di vita 
Arrigo il Nero^ duca di 'Baviera, il: quale •' era riti- 
rata ntlmoiiij«érGiidfc^l^ìag6rt{2)vobn lasciare ^i 
fittóad irrigò IF" e Gtueì/o Fl^snm figliuoli, fte- 
stavono di lui ancóra Ctfrrada^ che sprezzato il mon- 
do,* «ori pbi iil«aticetWi.*;tadtilà,' e quattro ^figliuo- 
le, fra Ir quali GiìittUia^ maÉ*itata: con^ Federigo du- 
ea -di Sfèt^ ib mislirerdel fòmbso imperadore Fede- 
rigo /, «épraiiDoitatDato < Barbarmsa. Ora il suddetto 
Arrigo. fV, che p«i Tenne. da( alcuni moderpi scrittori 
appellato W Supèrbo^', pef dittioguedo. dagli altri, di 
questo nomte^^ considerato dal re Loitàrio per quel 
ptttficipe «he meritasse più degli' altri la confidenza ed 
amore «uo; itante la sua potensa,e ipsi^me T antica 
Aimistà che paìssara ]ira la «asa de* Guelfi, il cui 
sàngue e 'ta -cui -eredità era paitota in («li» ^ ^ ^^^ 
Gfatbefiimi, éé cuìMisces^o i tre Ultimi Arrighi imr 
peradpri, con. l^ciar. ei^di ancl^e delle toro gare i 

(i) Oodeckioos iu Chreo. . 

(a) Cl^ron. Dfoaaster. Weizgart. ^ , 

^ DigitizedbyLiOOgle 



éùe ftaftéffi Fecleipìco duca -élf Svetia e Corrado. Per*, 
ciò Lottano, affina di ma^^ornd^t^' At^^steré la' 
possanaa di Arrigo IT, duca di' Batterà) gli conferì ìm 
qnest* anno anclieil ducatt» àéih SaMonia: eon cto 
eg)i potea paragonarsr arre, se non hel> titolo, certa^ 
meote neiràìnpiezza del donàioie, ^pierohè- allibra I 
nobilissimi ducati dèlia latieira e Sassonia èrana <il 
maggior estensìoD«y «he oggidì'. ' Uia sdtro riflesso tb* 
bé in dò il ré lioffaHo,. perchè già 'meditava di darb 
hi moglie ad esso* AiiriKò t^ unica nia figliuola ^e^ 
trudà. Anzi ti dn nìancaha scrittori- (i)' che credono 
óontemportinee lali nozze ifielébrfele nett* anno snssei- 
guente coir investitura det ducato della SaSèpnia : (à 
forse (Jucito può sembrar' pia J^robabile: U annd/ 
presente Vei'i^inihnente qu^ fir inselli Anselmo ék 
Posteria, novello àrdvescoTo eli Milano, coniro' la 
volontà del suo dero é Spopolo st'pcfrlò a'Rdma, pe4p 
trattare del pallio che il papa ricusata d' inviargli a 
Milano (2), À questa sua risoluzione si opponeranp 
i Milanesi, pretendendo una novità pregiudiziale alla 
dignità del loro arcivescovo^ il dover andare a pren- 
dere in Roma quel pallio. the i préoedenti pontefici 
per li loro legati avocano inviato Sa addietro a Milano. 
Colà giunto Anselmo, ebbe un . beli* allegare pririlegi 
e consuejtudini favorevoli al suo diritto. Papa 0/zo- 
rioJI saette ^do in volere che ricevesse il pallio o 
dalle sue n^ani, o auir altare di s. Pietro. Anselmo 
chiesto, pfir ere a Moberio vescovo d'Alba, cheij dif- 
suase dal sottpporsi a questo sagrano e discriuJijo, ^e 
ne tornò senza pallio a Milano, ma non fu ammesso 

(i) Helmoldus Chroo. Slav. ì* i^c 55. ' 

(a) Landulphus Jiuiior Hiit. MedioUn. e 58. 



netpaUitoafOhfepif^paUk, te 009 4op<r«Ttre Vber^ 
tu d^ ]Miir«gQ»i|P #410 c^Ac«Uiere, e il vescovo d' Alb^ 
giurato- eh^it^litata :a»e% aocom^oUto i pregiudizio 
étfOLQi» àéUia\m^*mhfa^m. In ^u^t^'anao aacora» 
per:atte«Uià di Caffaro (i),,i (xenor.efti colla lor flot- 
ta f4viìr0it0<iqti|lal)0<m(4'Ar^. Sbar<;ati, fai:oao alle 
ibaaì colla fiMtofài a» Qpif#Uc9«k def Pitani. Passati pò* 
f da a Yad99 4Ì9triiiiero qiMsi tuttp; (juel castello, e 
di nUèvi» per battaglia s^ impadcoiMCona del castell» 
di Kombiooty eba già si comia^iia^^ a rifabbricare. 
Potrtaliti dipoi )ìn Corsica, presero jl castello di san 
GioTai^;C(y¥fare pr^ooì tracento Pisaui. Parimeqk- 
(te ìAì q/mH'' «Vino (a) tQmòt resi^rctto de' Hilaoeai 
coQkfa.lieUa .cfttlfi d| QofìQi coq blopcarla.ed occupare 
ile colUi^d'iiitorQ^,i# l|s Yalledi s; Ittartioo. Eraao 
«oi Milanesi, an^he i {io4igiaoi e Cremascbi) coir aiu- 
•Ao^de" quali jbì reoderooo padroni della Talle di Lu- 
;ga0M»: Sciatore più perciò peggioravano gU htkd del 
.popolo <)<MDasc9. , 

-' ' ( CRISTO ifGiivix. Tadiùone r. • 

j Anno di ( ONORIO li, papa 4. 

( LOTTÀRIO in, re di Germama e di 
Italia 5. 

' Diede fine in quést^ anno alla sua ?ita in àalerno, 
capitale aHora dei dùcbl di Puglia, nel di ^o di lu- 
glio (5)' Guglielmo duca di Puglia, compiuto di po- 
co 1^ anno trentesimo di sua tita. Non avera egli ri- 

(t) Caffari Aiioal. Gennens. 1. i. 

(a) Anofiycoas Posta GomeosU T. V, Her. ìtal. 

(3) Falco BeuetentaQUs in Chroa. 

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A ir II 9 iiexxvu. aS 

cavala prole di «uà mogUo, figliuola del principe di 
Capua^ la qpgl^ vinta dal dolore, tagliatili i suoi, bei 
capegUy fra UJtigrimf e, gli urli andò a gittarli sopra 
il petto del defunto c9I^ort^. Co^c^rse ancora tutto 
il popolo di Salerno ^ deplorar la morte di ijueato 
buon principe, il cui cadavero con ideale magnificenza 
fu seppellito in quella metropolitana. Appena arrivò 
questa nuova a. Uuggieri conte, di Sicilia, che non 
perde tempo a passar, qon saette galee presso a Saler- 
no^ e di là si studiò d"* indurre quel popolo a pren- 
derlo per loro signore, allegando la stretta parentela 
e la promessa attagli dallo stesso duca Guglielmo di 
4ichiararlo suo ere^e in fp^cansa di Qgliuoli. Hanno 
anche scritto alcuni, ,che veca^nte Guglielmo col 
suo testamento gli inant^nne la parola, ma di ciò 
non resta alcun bu9n fqp^meoto. Sie creder voglis\- 
mo a Falcone b^nerentaoq, pef dieci giorni si fermò 
il conta IVuggieri in paye^ cercando pure di tragre 
alle sue voglie i Salernitani, che trovò molto alieni 
dal darsi a lui, forse perchè riputavano erede più le- 
gìttimo e prpssimo a|> intestato Boan^ondo 11^ prin- 
cipe cU Antiochia, nipote di Roberto Guiscardo, op- 
pure per altri motivi. Ma finalmente chiamati a par- 
lamento que^ cittadini col loro arcivescovo RomoaU 
do, diverso dallo storico, con si belle parole e pro- 
messe di buon trattamento loro parlò, che fatto dipoi 
generale consiglio, V accettarono per loro signore. 
Alessandro, chiamato da altri abate Celestino, ma che 
senza dubbio si dee appellar Telesino, perchè abate 
<li Telesa, scrittore di quesU tempi, aggiugne una 
{particolarità, cioè (i) che i Salernitani parlando con 
(0 Alexander Tel^inas de Gest. Rogecii 1. 1, e. 5. 

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«4 i!ftfitr D^tìpAil *' 

Sarofo, otiia ^rotò, mtHo dtì éoii'e, esagerarond 
gli ag^vi loro fatti dal duca GugKeInìfo e da' tuoi 
flnttfceitori, e die tetnenda altrettanto dal conte Rug- 
gieri, non gli si Toleatìo sottomeltere. E petchè Sa- 
lolo rispose loro con qualche riHatìia, se gK avven- 
tarono addòsso, e 11 privarono di vita. Non ostante 
sì grave offesa slette fermo il conte ; e dissimulando 
il suo sdegno, seguitò a trattdrrfinchè indusse quel 
popolo a ricevierlo per principe, a condizione nondi- 
meno che restasse in loro mano la guardia della torre 
maggiore, ossia della rocca. Ruggieri, uomo che ben 
48pea il suo conto, accordò loro tutto, pvirchè si met- 
tesse in possesso éì Salerno. Altrettanto fece con 
Rainotfo cónte di Alffe, à cui concedette esorbitanti 
dimande, per averlo dalift suai nella già incominciata 
conquista delia Puglia. L^ esempio di Salerno i\ tirò 
dietro gli Amalfitani, ch« net darsi ai conte Ruggieri 
Ottennero ancV èssi di ritenere in lor poterete for- 
tezze di quella città. Aggiùgtìe Falcine, cHe il conte 
'Ruggieri ridusse dipòi alla sua ubbidienza anche le 
dttà di Truja e di Melfi ed altre parti della guglia, 
e se gli suggellarono alcuni baroni di quelle contra- 
de. Ma giunto a Roma P arviso di questi progressi 
del cohle Ruggieri, ' sé' né alterò forte papa Onorio 
' ILcoh tutta la sua corte, tra perchè dovea pretende- 
re devoluto il feudo della Puglia alla santa Sede, e 
perchè nun gli dovea piacere l' ingrandimento d^ un 
principe signore della Sicilia, il quale se diveniva pa- 
drone anche della Puglia e Calabria, avrebbe potuto 
dar la legge a Roma stessa. Però oominciò a far prati- 
che per impedire gli avanzamenti del conte Ruggieri. 
Passò esso papa a tal fine a Renevento, indi alla 

^ , DigitìzedbyVjOOQlt 



k É it ti ticxtrtti aS 

dttà ài Troja', che 5T1 prestò ubbidienza. Gli avea 
già il tonte Ruggieri spediti émboisciatori èon ricchi 
regaH, pet impettar P inréstitnra del ducata di Puglia 
e Càfabna ; e tuttoché esibisse di rilasdare al papa 
la città di Troja é Mootefosco, niun partito si Tollé 
ascoltare, essefadò ihsperaozato H jpontéfice di 'metter 
sotto* V immediato suo domiuio tutto quei ducato^ 
oppiu*e disegnando d* investirne^ il giovane Boam6o«> 
doli, principe d* Antiochia, a cui con piò ragironé 
appartenevano quegli Stati. Ora reggendo il conte 
Ruggieri sì mal disposto ver^sò' di lui TanUno del pa- 
pa, comandò a^ suoi ufiziali ^t cominciar le ostilità 
coutil la ciUà dr Beàievento: ti che fu cagione ancoi 
ra, ch'esoso papa Onorio si trasferire colà. Quivi egli 
Tulminò la scomunica contra d^essa conte, e di chiuD^ 
que gli prestasse aiuto :. il che servi a Rainoifo conta 
à^ Alife per abbandonar Ruggieri, e seguitar la parte 
del romàno pontefice. Dimorata tuttavia in Safernb 
il cónte Ruggieri, é*di là spedi altri ambasciatori a 
■ Benevento, pregando il'papa di concederglt il ducati); 
ma fìirdAo ancor québti rimandati con 'sole dura rr- 
aposte. Il perchè! Ruggreil perduta la pazienza, e co- 
Doscendo^ volérci altro che preghiere è parola per 
piegare T animo indurito de! pontefice, ée' ne tornò 
in Sidlia,' risoluto di cercar colla fonia ciò che non 
poteva ottener colle manière amlcfieVòfi ' di pace ; e 
senza^cen2a del papà àssunèe il titolo di duca. In^ 
tanto i Milanési più che mai ansanti di sotto mettere 
la» città di Como (i), fecero venir da Genova e da 
Fisa buona copia d' artefici, atti a fabbricar navi, ca- 
stelli di legno, grosse baliste, ed altri ordigni di gner- 
(1) Anonjmas Poeta Gomeosis T. V, Eer* R»i. ^ 

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«6 A9Hjg^ !>' ^^H 

ra. Ouepofo^., gagUgrcti, tf^cporti . df B»TÌa, Norara, 
Yerc^ll^ A8^9 All^ Albei^PUcenza, Parma, Mai»» 
to^av,f)errara, B<^o^iìa, Blod^na e Yicefiifa^ siccome 
^ncpriidal ccMatO; «jfi Q^i^dr^te, dalia Gariagiiaim .p 
da altr^ parti» D^.i^^ie vegnia^ijr» «^posc^rct c^ ti4<» 
fé le fi:|dd^t^'€Ìt^§i,gQ?erq8|Y9po a fe^^bhlica» né 
più.eraD9<ga,v^f)aAedfmiiii«tn imperiali. Cqd .questa 
poisfejQte eiercitp^st R9f^^999 ^ i^ilaoesi pìji asseóìq 
di j^mo, cl^^ fu con vigore sosleopto da' cittadini, 
fiacbè fbberaiQi;:^,^!! iq fìi^e reggendo v^cin;» la ro- 
vini^ loro, presfrj^, la; ris^li^iV^e d^imbarcfyr tioa qp^ 
le t^Ue le loroi^pv^ief^ fi^l^H 90I meglio ddle sor 
ftafiie.; e lattojp^Jo ^es9o,t^mpo ni^ graiid^ strepito 
xiell^ città,.e ]apa,,^4*ti^.sopr^ i nemici, affinchè naa 
i^quie tasserò le. prepi^ate oayi^ anch^essi dipoi im- 
barcatisi ^ul Lago, o^vigfrono al pastello di Yico, con 
.«^^ìiìO. di quivi T^deii'e cai^ la lor libertà e la vita., 
latrati Ifij seguente , ms^iiì^ i IMU^Hj^i oella dttà> si 
.awiderxjiL della fuga 4bS^ì abitatori^ Pi là pafsarono fi4 
suddetta fastidio di Yico, mai trevAQdob ioe^pvigoi^ 
biie^ e nepe^saf io gw^n t^pq e spesa per . vincere la 
costane de' Coi^asd^) diedero fiiMi^enjte oi^^chip 
^Ue proposizioni. di|>afe. Fu questa Ipfa^ti stabilii^, 
cpi^j^ryati } b^qi ^,ciltadipv, ma coqd^nnata le città 
a perdere, le mura ed ogpi altra fortezza, e a presta- 
re ubbidienza e tributo, d^ U, innanzi a Mil^Qo^ Pre- 
J^yero il Paricelli efil pa^T^ Pagi, che T eccidio di 
Como seguisse qell? i^no s^^egi^nte 1 1.38, e il si- 
gnor Sassi (1) ri ferifce^ altri autori del medesimo pa- 
rere;, j^aessfiido coacordi gli storiai milanesi e co- 

(0 Saxius in Net ad Lei|idc|]plmm jonior. e 3;. 

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maschi, e Gahano Fiamnu (i) io riferir qacitQ 6uo 
air aana praftente^ pon predo ioha t^ abbia da dipar- 
tire dalla loro opiiuope« E maiaia^anenle pisf che «el- 
r aotico cal^Q^ario milaoettfda, me pubblicato (s), è 
Dotalo anno Domini MCXXFII ct^pta eit civUas 
Coménsium, Forse i pfimi autori parlano della pace 
probabilfueiUe. coBfihiusat fieU^anno Ae|^e^e| • ^i 
aM della ippesa disila citt^ accaduta nel pres^nte.^ Ed 
ecco come,, liberai^ }e pilla lombarde^ dal ^ogo stra- 
nierq, comincbrqno a Tq^ere T armi T upa conU;^ 
r a||ra5 male che D|ùrereiiip ai^dar crescen^^ perla 
flaatta; a^pbizioae,, da^^cui c^i pijù può, più d^gti altri 
alleni $i las;cia j^y^ertire.j' Celebrò il, re I^ottariq^la 
feM di pentecoste; \n Mer9ehurg(5), ubi (Recentissimo 
muUprum prinoipUfm ì^hito con^entu imicam et di* 
UctfmJili<H^ siUfim Gertrudem glorio fo Bayqriae 
duói Bcn^ico^ dufiis Heinrici^ et F'ul/idaef ^^^^ 
4uw natm^f fiUo^ (mm multa honorificentia in mn* 
Uwionii bottore ^iwU. Ij Urspergepse nar^a (4) 
cMm^/ Augusta neiurpno celebrate le pozze cqn rai;a 
amim^WTAt Io jDke fo mefizione, perchè f^tt9 ^«t- 
uole alla lioea es^os^ di Gennsgifia. ; , ' > 



(0 Galvam. Flamini Manìp. Flor.T. Xl, Rer.'Ital* 

(2) Rtr. Italie. Par. II, Toni. II. 

<3) ÀmwlifU Swxo. 

.'(4) ViMpcrg^asLM CJUrofkic. 



,y Google 



aS AVVILI VtfktlM 

' ( OOSTO aczxnit. lo&imie ^. 
Modo &i ( ONORIO H, papa 5. . 

< LOTTARIO IH, re £ Gtnmm e di 

ItaBa4. 

' Nel £ 19 di dicanbre d4ll*aoiio prefcedeiHe ei^ 
mancato 'di vita Giordano //, principe di Capm (i), 
à coi f Qceedétte Roberto 11^ tao figliaolo; Per qoé- 
sbi cagióne, cioè per sostenere i firitti deHa sna ao- 
vVanità, si portò /^ò/ya Onorio nei^ ^o cK dicembre 
a Capaa, qtiiti accolto con jarie finene da Robert». 
Intitati poscia i Tcscoti ed abati stf principio di qoe- 
st* anno con gran pompar tfd aHegria tRa preaenza del 
sonano pontefice, Hoberto fa onto'prfndpe e prta* 
r ioireatitura da esso pepa. In td tongiantara pepa 
Onorio nelìa copiosa assemblea dé^ prelati e baroni 
espose le sue doglianze contra di Raggteri conte ^ 
StciKd per la gnerra ' mòssa et Beneveatam, e par 
Tasorpazioné ^ vari Inoghi delfo PttgKa, in^kan^o 
tolti alla difesa idi qtiegii Stati, siccome dipeodemi 
dalla Qùesa romane, e dando indulgenza ptenafk « 
chianqae morisse in quella spedizione : ripiego stra- 
no, che ito^UiTfa comincia a diventare ijia moda, con 
idx servire la religione agli interessi temportli. ito- 
Berto principe di Capaa, Rainaiyb conte d^ Alìfe, 
Grimoaìdo principe, o per dir megKaaignore^di Beri, 
Tancredi di Genrersano conte di Brindisi, Ruggieri 
conte d^ Oria ed altri conti e barom*, tatti con prò-* 
meue magnifiche assonsaro la di£esa dei diritti pon- 
tificii, e si prepararono a sostener la gnerra coatra 
(i) Falco BeacTentanas in Chroo. 

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▲ Il ir ficxx^rjau 1^9 

dal cotilf Rjiiggifrv Qo^fermò di ov^vo il jp^l^a Uolo 
iyi, qu^i^io djpoi'in Troja^Jf «comu|}ica|coiitr?| d^^s- 
sjo Hu|[g(e/t, fa ioviò il prìQcipc| di Capua col, conte 
^a^QoIfo sii" ass.edio del castello della Pillosa nel di 
R$ di g^DoaiQ, e eoo esso loro più di duemila Beoe- 
veptani. Ma ossia che T osso fo>se darò, oppure, co- 
me fu allora creduto, che quei comandanti non ope- 
rassero con buona fede, nulla di rileTante fu ^tto 
per impadronirsene ; dei che 'conciepi tale sdegna il 
pontefice, dimorante allora in Monte Sarchio, che «e 
Be tornò nel distretto del ducato romanp (i). Intan- 
to venuta la primavera, il raloro&o conte Ruggieri 
con un poderoso esercito di Siciliani passò io Stret* 
to ; prese e spianò ie terre d' Unfreda ; se gli «rende- 
rono Taranto ed Otranto, città di Boamondo juniore 
principe d^ Antiochia, il quale miseramente poi nel- 
r anno II So restò ucciso in Oriente dai Turchi. Si 
inoltrò il vittorióso Ruggieri, e stretta con vigoroso 
assedio la dttà di Brìndisi, talmente la battagliò, che 
la costrinse alla resa. Colla stessa felicità s* impadronì 
della città di Oria e di molte altre castella. A questi 
dispìacevoli avvisi tornio papa Onorio II a Benevento, 
seco conducendo circa trecento soldati a cavallo ro- 
mani; e ordinato a Roberto principe di Gapua, a 
Hainolfo oonte e a^li altri baroni di prendere Tarmi, 
andò con grandi forze per opporsi alle' vittoriose 
schiere del eonte Ruggieri. Ma questi unita la sua 
gente, venne a postarsi al fiume Bradano, e quivi si 
accampò. DalT altra parte anche T esercito pontificio 
mise le tende, seDsa osare né l** una ne T altra parte 
àà guadare U fiume per cercare il nemico. Alessj^ndro 
(1) Abbts Xelesiaasi. 1, e. is. 

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%0 

rf)à^e tetemò scrive, eskebi Wttertirto-Rugjjieri' per 
rltercnza di sotamo' pontefice! Àll'^iikcoDtrb Falcd-^ 
ne (i)J fatorevóle a3 èisò ^ontetìce, ècirivé'fche Rug- 
gieri, sentiens apostdhcitm cum exercitu QaTidó mi- 
lifum et pedituìh^ hiharonìbyls ^suis^ad\fersus^ Se ^e- 
nientem^ in montana ' séceisity deyìtiini apostolici 
viHutem^ ne aìiquo mqdo aliquid ei 'sìnìHrum con- 
tingerei \ et sic per guàdraginta dies àpostoUcus 
Hit ardenti sole hiensis jùliijatigatus comiiem illum 
óhsedit, ^anta inazione, è ì^ essersi cominciato a 
scarseggiar <K viveri e <Ìi paghe nel campo pontificio, 
cagióne fu che disertavano a furia i soldati, e lo stes- 
so principe di Capua, siccome persona di delicata 
complessione, non. potendo reggere alla sferza del 
caldo estivo e agli altri (iisagì, spiantò il suo padiglio- 
ne per andarsene. Falcone, Tautbr della Yita di que- 
sto papa (a),'ed altri scrittori, incolpano dVinfedeltà 
que^ baroni, quasiché cercassero ^enza ragione molivi 
di ritirarsi. Comunque siagli saggio papa, veggendosi 
esposto a pericolo di disonore e di perdite gravi, se- 
gretamente mandò Cencio Frangipane ad offerire al 
conte Ruggieri l' investitura del duc^o, promettendo 
di dargliela in Benevento. Altro che questo non cer- 
cava Ruggieri, e però furono d^ accordo. Àndossene 
il papa a Benevento •, gli tenne dietro Ruggieri con 
un buon corpo di sua geiite, e andò a postarsi nel 
monte di s. Felice fuori di Benevento. Pretendeva il 
pontefice che Ruggieri entrasse nella città a ricever 
quivi r investitura ; ma Ruggieri principe cauto ed 
accorto persistè sempre in dire, che fuori e non en- 

(i) Falco Benevent. in Gìiroii. f, 

(a) Cardinal, de Àragoo. in Vit. PfAff(Ui^* 



A H !f o ^«lastviii. 5 1 

Irò à\ BenéTcnto avrebbe rioenilo le grazie pofltìfi- 
cie. Convenne pertanto che il pap» uscisse, e fatto 
r abboccaménto al ponte maggiore presso il fiume, 
nelP ottava deirassunzion <}el1à Vergine, quivi pap^ 
Onorio II invésti il conte Auggreri del ducato di 
Puglia e Calabria nella stèssa forma che %* era prati^ 
cata con Roberto Guiscardo e col suo ligliuolo e 
nipote. 

Si lagnarono forte del papa per questo segreto 
accordo, fatto denza lor pàrticipazione, e senza parola 
in lor difesa i baroni e le città che tenevano la parte 
d^ esso pontefice, perchè restavano alla discrezione 
del nuovo duca Ruggieri. Ma ebbero un bel gridare. 
Dopo avere il papa in questa maniera assicurato il 
suo diritto, se ne tornò da lì a non so quanti giorni 
a Roma. Non v* era ancor giunto, quando una parte 
de' Beneventani crudelmente uccise Guglielmo go* 
vernatore pontificio di quella città. Adirato il papa 
proruppe in molte minàcce, e spedì il cardinale Ghe- 
rardo a quei governo che trovò avere i Beoèventani 
formata una specie di comunità, senza però dipartirsi 
dair ubbidienza del romano pontefice: Intanto ii du- 
ca Ruggieri si portò alP assedio della città di Tro- 
ja (i); ma ritrovandola ben munita, e i cittadini ri- 
soluti df difetidersi, si ritirò, attendendo poscia ad 
entrare in possesso di Melfi e d^ altre città che gli 
aveano mandati ambasciatori. Dopo di che avvicinan- 
dosi il verno, andò a Salerno, e di là in Sicilia. In 
Lomt)ardia parimente fu gran novità in quest' anno. 
Fetierigo duca di Svevia e Corrado suo fratello, sic- 
come figliuoli di Agnese sorella deir ultimo Arrigo 

(i) Olio Frìsingensis ih Cbroa. I, 7, e. 17. 

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3 a 4RVAU D^ITAI^U. 

angusto, prQjtendeano a! regna e alP imperio, e -per* 
ciò dicemmo Data guerra fra loro e il re Lottarlo in 
Germania. Pensò Federigo di fere .un bel colpo, col- 
i^ioviare il fratello Corrado in Italia, acciocché 'si pro- 
cacciasse questo regno (j). Doveva essere preceduto 
falche segreto trattato coi Milanesi, perciocché ap- 
pena comparve in Milano, che quella nobiltà col po- 
polo tutto si dichtairò in suo favore. Soggiornava in 
queajti tempi Par ci vescovo Anselmo fuori di città 
pelle sue castella \ fu chiamato per parte del clero e 
popolo a far la coronazione di Corrado, la. quale in- 
fatti si esegui nella festa di s, Pietro di giugno in 
Monza, con dargli T arcivescovo la corona ferrea nel- 
la basilica di s. Giovanni Battista, e dichiararlo re 
d' Italia. Fu da lì a qualche giorno rinnovata queséa 
funzione nella basilica di s. Ambrosio di Milano. Al- 
la prima coronazione si trovò presente lo storico 
JLandolfo da s. Paolo, ina per suoi affari mancò alla 
feconda. Scrive egli dipoi d'esjio Corrado: Hunc 
namque gradientem per comitatus et marchias 
Ziornhardiae^ et Tusciae^ comites et marchionet 
cujuscumqiie nobilitatisi 9Ìri potentes et humiles^ 
cum gaudio susceperunt et amaverunt Ma coloro 
die gU fecero resistenza, né il vollero per loro re, 
ejus acutissimi gladiifortitudinem^enserunt^ atgue 
mortem et confusionem^ reu Anselmus marchio del 
Busco^ et illusjtrit .... c,omeSy susceperunt. Uno 
scrittore tedesco s' immaginò che questo conte, di 
cui s' è perduto il nome, fosse Alberto^ q Ingelber^ 
to^ dichiarato,. per quanto egli crede, da pa(« Onorio 
marchese della Toscana, con citare un documento da 
(i) Landulphus junior JSist. Mediol. e. 3^. 

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A^n II o Mcjnfui. 35 

me prodotto (1)910 cui sMacootra Albertus Dei 
grafia marchio et dux^ lege ui^ens salica^ coope^- 
Tante gratia et beati Petri^ et domini papae Hono* 
rii efW viearii munere^ ec Ma questa non vuol di* 
ire ch^ egli fosse marchese di Toscana. In questi teiOf» 
pi si truova Corrado^ marchese Teramente di Tosca- 
na, siccome ho osservato altrove (3), e si truo?ano 
documénti che padano di kii agli anni 1 1 a i e 1 1 ag. 
Queir Alberto^ £ cui è fotta menzione nelle Anti- 
chità estensi, si tede creato da papa Onorio II m^r^ 
chese e duca dopo la morte dotl^ ultimo tmperador6 
Arrigo, con dargli V inves^ura de' beni e Stati delta 
contessa Matilde; ma senza ehe egli esercitasse domi- 
ììio alcuno né in Toscana, né in Mantova, Ferrara^ 
Modena ed altre città, sottoposte una voha a Matil^ 
de. A noi dunque basterà di sapere che Corrado in- 
coronato re, per tale fu riconosciuto, non dirò dà 
tutti, bensì da moltissimi in Lombardia e Toscana'. 
Ma che ? li pontefice che avea approrata per mezoo 
de^ suol legati V elezione del re Lottario, mosso db 
lui pubblicò contra di Corrado una terribile scoma** 
nica (5) per cui cominciò tosto a scemare il suo cre^ 
latito, e fu in fine annientata in Italia la di lui potenaa. 



0) Anticliità Estensi P. i, e. 3o. 

(a) Antiqait. Ital. Disserk. 6. 

(3) Otto Frisingensis in Cbron. I. 7, e. 17. 



IrtUUTOM) voli «XVn. DigitzedbyGoO^e 



34 AWITALI D* ITALIA 

( CRISTO Mcxxix. Indizione tu. 
Anno di ( ONORIO II, papa 6. 

( LOTTARIO III, re di Germania e di 
Italia 5. 

Nella Tila di papa Onorio II è scritto , che 
egli (i) dekgavit Petru» presbyterum cardinaUm 
iìUdi sanctae Anastasiae ad paries Rwcnnacy qui 
d^posuii aquiìejensem^ et yen^ium patriarchas. Il 
cardinal Baronio (a) non ne seppe il perchè. Ma Ber- 
nardo di Guidone (3) ne adduce il reato, quia inve- 
nit eos scismaticis favor ahiles extitisse. Il Dan- 
dolo (4) scrive, quia sdùsmaticisfaerant f autor es, 
Tolomeo da Lucca (5) tì aggingne un forte. Non si 
può, intendere questo deirantecedente scisma, p^r<;hè 
la pace avea abolito tutti i delitti e processi. Adun^ 
qne, siccome subodorò il Sigonio (6), potè piuttosto 
procedere la loro condanna per aver promosso, o 
abbracciato il partilo di Corrado usurpatore delia 
xorona d^ Italia contro il giuramento prestato al re 
Iwitarioy cioè nà un principe approvato dalla santa 
Sede. Da una lettera scritta in questi tempi dalP arci- 
vescovo di Salisburgo al vescovo di Bamberga, che 

(i; Cardinal, de Ara g. in Vit.Honorii II, P. I,T. 3; 

Rer. Ital. 
(a) Bacon, io Annalet Ecelesiasl. 
^3) Bemardus Gaìdonis in Tijt. Uonorii II, P. l^ 

T..3, Rer. lUh 

(4) Bandai, in Gbroo. T. XII, Ber. BtL 

(5) Piolom. Luceos. Histor. EccIck 
^) Si|uQ. de Regno ItuL 

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ANNO' xauHz. 35 

fi legge fra le raccolte da Udalrico(i),iiiip&rìaiBo che 
fa eletto in luogo di Gherardo^ stirpe inutile e piena 
di vizii, un altro patriarca che era decano di Bam- 
berga, uomo dabbene, e perciò eliminatam Juisse 
veterum spurcHiantm^ quae tongo illic tempore 
dominala fneriU^/oeditatem^ quum ahjecta indigna 
satis- omni eceìesiattico regimine persona j clerum et, 
populum vidimus tam honeste tamque eanonice de 
alter ias substit\iUone cogitare. Qm nulla si parla di 
|(9sma ; solamente è accusato qiael Gherardo^ ehia* 
i9ìato. Riccardo dairUghelli (a), di inabilità e divi- 
ù, £ però le lodi a lai date dal Candido, da esso 
Ughelli e* da altri, si debbono cancellare. Ma eletto 
che fu il decano suddetto, quel clero il perseguitò in 
maniera che fa obbligato a fiiggire, e noi non sap- 
piamo se quei Pellegrino che gli tuccedette, sia lo 
stesiso decano. E' nondimeno da stupire come tali 
scrittori parlino della depositione di quei due patriar- 
chi, e nulla dicano di quanto a^lfcnne ad Anselmo 
arcivescovo di Milano. Noi certo abbiamo- da Lan* 
dolfo da Si Paolo (7)) che Giovanni da Crema cardi- 
nale romano, venuto a Pavia, qui raunò un concilio 
de^vescovi suSraganei della chiesa • di Milano per isco* 
axunicar<; il suddetto arcivescovo,, perchè egli avesse 
coronato ed al^to Corrado, al regno contro il ^git- 
ij^o r^ Lottarior' Anselmo, udito questo ruardfe,. 
spedi colà ipolti de^ ^uoi per pregarli di non ]^ce- 
dere avanti senza ascoltarlo ; ma ilcardinale e i ve* 

(i) Udalrlcas B&mBergensit Còrp. Hist. Eccardi T. J2^ 

p. 358. • 
^)>l£jghèn. lUA, 5acr>T. ¥. 

{?>) leodalp]>ps|unigr fljft' MedìQLe. 39.- 

ed by Google 



É6 AiTNALl D* ITAtU 

scovi, incitati da alcone città che adarifamo ad esso re 
Lottario, ntuna dtlatiose vollero accordargli, e ful- 
ffiitraroQo contra di hii la scoAutiicA. Dico- h t ooma- 
nica, perchè non parla quello storico di deposisione. 
Anzi a^giugnè che la maggior parte de^ Milanesi, fin-» 
thè visse papa Onorio II, tennero per loro pastore il 
soprammentovato Anselmo. Qìiàli poi fossero le città 
contanti neB^ ubbidienza al te Lottano, lo spiega il 
medesimo storico con dire: j4ì papienseSy cremo- 
nenses^ novarienses quoque^ ei earum episcopi^ et 
aliarurh' ciintatum^ praedicantes hoc regiatn opnt 
J^nselrhi contrarium Deo^ et magno regi Lotha^ 
tio^ nequaquam iìUus pontificii {cioh di Anselmo) 
Ugationem susceperunt^ ged ipfum pf destante car^ 
dinali Uh Jàhdnne éxeomrttunicaxferìxnL ' 

È\ Aggiunse ai moliti di nimiciziar fra le suddette 
città e Milano, T altro della nobll tema di Cremr, og- 
gidì città., Era questa sottoposta nelb spiritaale e 
temporale a Cremona, e ribellatasi implorò la prote- 
iioQ de' Milanesi che Tolentieri ne convennero, sic- 
come popolo potente e rivolto ad ampUare il dominio, 
è a sottomettere vicini. Però i Cremonesi collegati 
con quei di Pavia, di Novara e d'altre città, dì mal 
occhio miravano il soverchio ingraudimetito de* Mila- 
néisT, lóro 'mossero guerfa^: guerra fehe costò poi tan- 
to sangue, é parecchi anni durò. Ma che divenne del 
suddetto Corrado re ? Lo stesso Landolfo narra che 
f Ortis '^manus llonàrii papae ipsum resupinavity 
atque ad^ Grermtmiam^ x quasi ad sua propria loca 
redire /ecit. T'ha chi crede che la di lai ritirata 
seguisse nell' anno presente, o nel seguente, ma aon 
ne appariscotto le pruove 5 e che «òf ayveoifie sole- 



A K m o uaojs. 5^ 

«cttte oAlf «aqo iiSa lo vedremo fra poco. E' statQ 
creduto ob^ eMo re Corrado so|^oroaf«t tuttavia ìq. 
Lucca nel di 4 di settembre, perchè eepoudo i' alte- 
«latodi FranoMco Maria Fiorentìoi .(xì? io quel giofr 
1^ e hiogo cMcedette un privilegio al saoni^tero ài 
s. Pcmztaiio. Ma da abbracciar »i fatta opinione de^ 
ritenere ognuno ii T«dere, ch^egli in esso privilegio 
« intitolato C^nraéas dmna gratia M^ki^nnatum 
iiux^ H Tkusoiae praeses el marchio. Se si trattasi- 
se ^1 già menzionato Corrado, coronato re in Mila-r 
no, avrebbe ^li adoperato il titolo di re. Però mar- 
chese di Tosc«aa era in questi tempi «n Corradt^ 
diverso da Cotrado, licatdlo di Federigo duca di 
6uevia ; e questo uHimo, se crediamo alP Ur^pergeor 
se (a), era duca di Franconia* Per conseguente uctpp 
por sussiste ohe Corrado Joarchese di Toscana foss* 
«potè di Anrigof Y, augusto, oome immaginò il sud* 
iletto Fioreotiai^ Di^queato Corrado marcheae ^ 
Toscana iìo io.fHibblicato du« diplomi (E), spettanti 
air anno iiao e 1191, i quali ci fon conoscerfi ch« 
^U vivente ancora Arrigo quarto fra gV in^peradori 
governwa la Toscana. Ci ha onnaervata VdakWo da 
&mbarga (4) un^ altra lettera, icrilAa òa Litìfredo 
rescovo di Ibvara Lothario Dei grafia Momano* 
rum regi at^gufio^ in cui leggiamo le aeguenlà paro** 
le : ExceìieiOia oestra prò certo eogno^cat^ quoà 
Sfo{Mria] Papia^ Plaeentia^ Cremona^ et Brixia^ 

(i) Fiorear, Memor. «di Matilde 1* a, p. 346. 
{,%) Ahbas Ui:spergens io Chron. 

(3) Antiq. Itiilic. Dissertai. 17^ p. qSc), et se^. 

(4) Udalr. Bambergens. «pud Eccard. T. s, p. S6l» 
Corp. HitU i 

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SB AiriTALI D^ ttktUL 

€ÌvUaÌes Italiae^ firmiter fidelitaUm vestram cvh 
ttodiunt^ et ad^tntum vesirum unanimiter cupiant 
Cunradui aiitem MedMamnsiwn idokun^ ab eis 
iamen reìiclum^ arrtpta Jmga solum Parmae ha* 
òet rejugium^ uhi tam pauper^ tamque paucis sU- 
patuf viUter moratur^ quod ab nno loco ad alium 
vkjc fama eju$ txiendUur. Veggiamo qui, che i 
Milanesi «veeno già al^i»dontto Corrado, e ch^ egli 
fMTeraiiif nte dimorava in Parma. Ciò sembra indi- 
care cke anche nelP anno segnante egli si trattenesse 
in Italia, ma caduto di credito. Né certamente egU 
Poteva essere Corrado duca di Toscana. 

Giontt-cke €a la prutfcera (i),. tornato Euggk' 
ri duca di Puglia e conte, di Sicilia di qua dallo 
atretto, «oo un possente esercito^ trovò che Tancre- 
di di Conversano s^ era rimesso in possesso di Brin- 
disi e di altre terre a lui dinanzi tolte. ' Intraprese 
r assedio di quella città, ma trovatala più forte ed 
ostinata, si ritirò e attese ad impadconirsi di Montai- 
lo, di Rossano e di altrcf terre, la conquista delle 
quali -cagtoaè che per timore di tanta potenza molti 
baroni venissero a preMargli omaggio, e ad onorarlo 
qua! loro sovrano. Fra gli altri non tardò a pacificar 
aeco Rainolfo conte di Àlife, marito di una sua so* 
rellai) coli' aiuto del quale ridusse dopo pochi giorni 
d^ anedio la città di Troja a sottomettersi ai di lui 
voleri. Tenuto poscia un parlamento nella città di 
Melfi, doTe chiamò tutti i baroni di Puglia, intimò 
la pace e concordia fira loro, il mantenimento della 
giustizia, e il rispetto alle chiese e alle persone sacre. 
Gli stava poi sul cuore la permissione da lui mal vo« 
(i) Abbas Telesiaas I. i» e. 16, et %t(i.^ 

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A ir H o ucsxix, $9 

ienticrì accordata ai Salcroitaiii di tener essi la guar- 
dia della torre maggiore, ouia della fortezza di quel- 
la città, par^adogli di non essere padrone, se la la- 
sciare in lor mano. Perciò con tutte le sue forze pas- 
sò sotto Salerno, e attorniatala da tutte le parti, ri- 
chiese la cessiòn d^ essa torre ; e fu d^uopo ubbidirlo. 
Da quanto poi soggiugne Alessandro abate telesino, 
pare che (i) anche Sergio duca di Napoli fosse allora 
costretto e giurar suggezione e fedeltà ad esso Rug- 
gieri, se non volle far pruo?a delle forze di lui. Ma il 
medesimo storico parla dipoi alP anno seguente della 
suggeaion de^ Napoletani. Perciò poco, o nulla restò 
nel paese che ora appelliamo Regno di Napoli e di 
Sicilia, su cui o immediatameote, o mediatamente 
non signoreggiasse il duca e conte Ruggieri. A??enne 
ancora in quest' anno, che sedici galee di Genovesi, 
andando in traccia de^ Pisani loro nemici, li trovaro- 
no a Messina già scesi in terra (a). Attaccarono una 
zuffit con loro, e tuttoché i Messinesi accorressero in 
aiuto de^ Pisani, furono tutti respinti fino al palazzo 
del duca dal valore de^ Genovesi, i quali occuparono 
in tal congiuntura una buona somma di danaro, ben- 
ché poi ad istanza del medesimo Ruggieri la restituis- 
sero. Portossi papa Onorio II n«ir anno presente a 
Benevento nel mese d^ agosto, e vi consecrò abate di 
santa Sofia Francone (5). Avendo poi pregato i Be- 
neventani di voler rimettere nella città alcuni nobili 
da loro esiliati, noi potè ottenere. Di questa loro du- 
rezza sdegnato, usci della città, ed abboccatosi col 

(i) Abbat Telesinas 1. a, e. i, el la. 
(a) Caflari Annal. Geouens. hi. 
(3) Falco BeDereaMauu in Cbroo. 

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4o InviLl D^ XTÌLf4 

duca Ruggieri,' si fece promettere che 'ttett^tniió «e* 
guente Terrebbe eotr-araftata >a gasfigire l' orgoglio iìi 
quel popolo. Fece aneera éare 11 sacco a' viri tttogki 
'del loro territorio, e coi! in eoHera se oelornò a^Réma. 

( CRISTO. MC^cxit. Indizione viu. 
Armo di ( INNOCENZO II, p^a i. 

;( LOTTARIO III, r« di òerinaoiae di 

Italia 6. 

Nel dì i4 di febbraio dell'anno presente il sommo 
pontefice Onorio 11 diede fine ai suoi giorni, e fu sep- 
pellito nella basilica lateranense. La morte sua produs- 
se un fiero sconvolgimentof nella Chiesa romana. I più 
buoni e saggi de' cardinali, ben conoscevano i maneg- 
gi che facea Pietro cardinale di sant^ Mana in Tras- 
tevere, uomo screditato pe' suoi perversi costumi , e 
figliuolo di Pietro, figliuolo di Leone, cioè di un ebreo 
fatto cristiano. Anche s. Bernardo (i) dà il titolo di 
judaica soholes ad esso Pietro cardinale; uomo som- 
mamente ambizioso e potentissimo in Roma per le 
aderenze e parentele sue , e per le ricchezze tanto <y 
,sua casa, che ammassate colla sua rapacità in varie le- 
gazioni. Perciò essi buoni pnma che si pubblicasse la 
morte di papa Onorio (2), segretamente elessero papa 
Gregorio cardinale di s. Angelo, di nazione romano, 
personaggio in cui concorrevano le virtù meritevoli di 
sì alto grado per confessione d** ognuno , e massima- 
mente di s. BeiTiardo, allora celebre abate di Chiart- 
valle. Fece egli quanta resistenza potè, ma in fine ac- 

<i) Bernardus Episi. 1S9. Sugerias in Til. Ludovici 

Cross. ' 

i(2) Aruulf. Sagiwj. de Schisma*. 

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«etuta r eledone, awiaisg il nome d^ Innocenzo li. 
^onistet^ero mollo dopo questa dezkme ^U altri càr^ 
Stillali dffia &£ioacoatraria ad eleggere pub^licameate 
f>apa e ooosecàrare slsoddeUo Pietro cardinale, die pr^* 
«e il nome di Anaekto Ili Falcone scrìve (i) essera 
«uocedate si fatte «lezioni nel giornastjessoehe mori 
il papa. Altri vogliono che Innocenzo restasse eletto 
nd di 1 5 di ifdibraio , ed Anacleto nel di seguènte. 
Certo è «Ke pìrecedette queHa d^ Innocenzo , e paro 
che non fosse per anche seppellito il papa morto : 
il che tenuto fu per cosa contraria ai sacri canoni. 
Ma da una lettera scritta dal vfescQvo òk Lucca aU^ar* 
tAfescoTO di Maricmburgo (2) «i raccoglie^ che ceh* 
bratis exstquiis si procedette ali* elezione. Certo d 
altred, «he sebbene si contarono più cardinal dalla 
{>Brte di Anacleto, pure in maggior riputatone furo«^ 
00 i fam^revoli ad Innocenzo. Dichfarossi in tale oc* 
«•sione Leon Frangipane con tutta la sua -eaaa in fa« 
Tor d** esso Innocenzo, il quale non potendosi soste^ 
4aere nel Laterano, si ritirò nelle forti case de* mede- 
simi ; ma Anacleto impadronitosi della basilica vatiòa* 
ne, e spogUatald dei tuoi pàù preziosi arredi, si aer^ipl 
di quel tesoro e dello spogKo d' aftre chiese, éiecome 
ancora del ricco errarlo proprio, e di^uo fratello, per 
tirare nel suo partito la maggior parte dei grandi ^ 
piccioli dì Roma. Assali poscia di nuovo le case del 
Frangipani, che fecero gran resistenza. Ma conoscen-^ 
do papa InnoccMo , che non po<tea a lungo mànte-^ 
nersi quivi, prese la risoluzione di cedere alla po|fn- 
za deiravversario. Imbarcatosi. dunque nel Tevere coi 

(i) Falco Beoevcntanas in Ciiron. 

(a) Udalric, JBaijiber^.T.U, <jorp. f!i$t. apad Eccardom. 

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4a ÀXmàLl D^ ITÀ&IA 

cardinaS del suo partito (i), a rberra dalTescovo sabi^ 
ii«se,che lasciato per suo Ticaria in Roma, pocke fac- 
cende d)be per molto tempo, felictmente navigò fino a 
Pisa, dove fu con sommo onore rìcentto. Di là ito a 
Genova (a), dispiacendogli forte la guerra di quel pò* 
polo, tanto operò, che conchiuse fra loro una tregua 
da osservarsi finché egli ritornasse di Francia. Aggia- 
gne Ga£faro, scrittore genovese di questi tempi , che 
il papa suddetto, per maggiormente cattivarsi T affetto 
di quel popolo, promise di levare il loro vescovo Siro 
di «otto ali' arcivescovo di Milano ; e di conferirgli la 
dignità archiepiscopale. ConsecroUo anche vescovo , 
allorché fu giunto a a. Egidio vicino al Rodano. An- 
dossene dunque papa Innocenzo II in Francia , ac- 
colto dappertutto come vero papa. Pochi furono in 
quelle parti coloro che facessero conto delle lettiere 
scritte loro dair antipapa Anacleto; a cui nondimeno 
altri popoli e dentro e fuori d' Italia aderirono con 
somma confusione della Chiesa di Dio. 

Fra gli altri procurò Anacleto di guadagnare al 
suo partito Anselmo arcivescovo (5), che già dicem- 
mo scomunicato sotto il predefunto papa Onorio IL 
Gli mandò dunque il pallio ; e perciò il popolo di Mi- 
lano seguitò quasi tutto la parte di Anacleto e di Cor- 
rado re, che furono d^accordo in questa congiuntura fra 
loro. Non potè già Anacleto far con lo stesso con Guai- 
tieri arcivescovo di Ravenna, il quale per la testimo- 
luanza del Rossi (4), e molto più d^ una sua lettera 

(i) Petrus Diaconus Ghron. Cassiaens. L 4* <^* ^4* 

(2) Gafifari Annal. Geaneai. 1. i. 

(3) Landolphos junior. Hist. Mediol. c.4o. 

(4) Rabeos Hi«tor. Raveno* 

fc. DigitizedbyVjOOQlC 



Anno Mcxxi. ' 4^ 

scritta all'* arcifescovo di Marien^Mirgo (i) , si sa che 
fa costante in favorir papa Innocenzo. Ma, principal- 
mente ehbe cura Anacleto di assodarti colle buoQa 
ci^rrtspoadenza di Ruggieri duca di Puglia e Sicilia , 
del principe di Gapoa, e degli altri baroni di qndle 
contrade, Uè gli fu difficile. Appena ebbe il snddetlo 
Buggieri slargate ^^oUnto V ali, ebe gli nacque « o gli 
fu fatto nascere il pejosiero di deporre il titolo ducale, 
e di assumere quello di re, giacebè tali erano divenute 
le sue forze, ed ampliato cotanto il suo dominio, che 
ben si conveniva a lui untitelo più luminoso» Ne trat^ 
io coir antipapa Anacleto (2), il quale non vi fece dif- 
^oltà per timore di non disgustarlo, e decretò conte 
cardinale^ ossia il cardinale della famìglia de' conti , 
per assistere a questa coronazione. Siccome osservò 
il padre Pagi (3), han creduto gli storici napoletani , 
che Buggeri di sua propria autorità, e senza saputa e 
consenso di Boma, assumesse il titolo e la corona re- 
gale ; e che poscia per convenzione seguita con Ana- 
cleto di nuovo si facesse coronare. Ma questa doppia 
coronaziQue è priva di buon fondamento. Falcone be-* 
neventano (3) parla d' una sola, latta colP ajpprova- 
zione. d^ Anacleto. Alessandro abate di Telesa (5) uQa 
spia anch^. ^li ne riferisce, né parla punto deir assen-*^ 
so e della cooperazione deir antipapa, perchè giudicò 
meglio di tacere una particolarità che a^ suoi dì non 
&cea bel sentire, né molto onore al re Buggieri. Ma 

(i) Udalricus Bamberg.T.lI, Corp. Hist. apad Eccardom. 
(a) Idem ibidem. 
(3) Pagias ad Àonale BaroD. 
• (4) Falco Beneveotanas in Gbron. 
(5) Abbas Telesinus 1. a, e. i, et se^. . 

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44' ATOXLI O^ItALU 

Pietro diacono icriTC , ohe Petrus cardÙM^M ( àol 
Anacleto) Mogerio duci Afuìme cùronmm tribueim^ 
et per prMiegium e^p»anum principatum , €i dmea^ 
ium neapoUtanum oum ApuUa^ CcUbhria^ 4t Si c Mia 
ali con/irmans regemque consiUueni^ ad $uam pmr* 
iem €Mr0xii , con ecìaodìo concedergli altri pri^ 
legi, che Rnjfgieii eoo queste baoQ iwnto teppe ae^ 
cortameiite chiedere e fiioilnieiite olteiiere : bende aea 
Bernardo In une delle tue lcttere{f ) ebbe a dm, «he 
anaciato hahet ékieem Apuliae^ ud soìwn ex prin^ 
tipibus^ ipinmifUie u$urpatae oaronae mercede ridt* 
euh eentpa^a^um. Tutto ciò (o. conohiuso verso il 
fine di Settembre) in cui Anacleto si portò ad Arelln 
no e a Bene^rento. E perciocché si credette che Pelerà 
mo capitale della SicìNe, ^se il l«o^ più proprio peC 
b eoroneaioile di Ruggieri, qui^ nel sacro giorno del 
datale delf anine presente-si fece questa àinzione coti 
quella magnificenza che ^en descritta dal suddetto 
abate di Telesat rito che si è dipoi conservato e ray- 
fiiuyto pochi .anni tono; cioè che in quella città si 
piglia la eorona anche del regno di Napoli. Ti assisti 
come legalo pontificio il cardinale sopraccennato ; « 
Roberto IIj prineipe di Capua, sieeome il più nobi* 
le f^gnardevolé de^ suoi vassalli) gli mise b corona in 
cepo. fi vedreeao beo presto mal ricompensato per 
questa sua attenzione da Ruggieri. Intanto papa In- 
jÉocenzo giunto -io Prenda, vi fu accolto con gran- 
venerazione. Presso di Orleans fu a visitarlo il re 
Jaodos/ieo^ che già nel concilio di Estampes T avea ri-* 
conosciuto per vero papa. Andò « Sqiartres, a C\n* 
gnì e ad altri luoghi. Nel novembre tepoe nn cond* 
X-i) Bernard, i^it. i3y. 

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A ir ir o ttctKX. 4$ 

fio DuUieroso odk città fli Gbiaramonfe. Per cura 
BMtfimametite dì f. Bernardo non solamente ì 
Francesi, ma anche il re Zf^U^rio in Germania e \\ 
re /irrigo d* Inghilterra neir anno seguente, presta* 
roso oftdridieasB u papa Innecenio, qoaatunqae non 
mancassero alennì in Quelle parti^ che si dichìararona 
in favore delP antipapa Anacleto. In quesf anno re- 
tto tramdato dai Tardii in Soria Boamondo 11^ 
prinoipe di Antioclna, sicdiè in Ini finì d** estinguersi 
le prosapia di Roberto Guiscardo, e il re Ruggieri 
più franeamentie potè tenere gH Stati a lui occupati 
in Italia. Terminò ancora i suoi giorni Domenica 
Michele (i) doge di Tenezie, e fu alzato a qud tro- 
flo Pietro PoÌ4Mno. Parimente all^anno presente ven* 
§otto rifioriti i privilegi e *le esenzioni accordate da 
Baldovino re di Gerusalemme, dai patriarchi e dal 
prìncipe d^ Antiochia alla nastone veneta in Acon, e 
in altri luoghi d^ Oriente. 

( CRISTO Mcxitxi. Indizione 4X. 
Anno di ( INNOCENZO II, papa a. , 

( LOTTARIO III^ re di Germania e di 

Italia 7. 

Verso la metà dì gennaio del presente anno papa 
Tnnòcemo II andò alla città dì Sciartres, e colà com* 
{>arve ancora irrigo re d^ Inghilterra, per tributar* 
gli il suo ossequio, siccome scrisse Orderico Yita- 
le (2). Nel dì 29 di marzo si trovò esso pontefice in 
Liegi coir accompagnamento di molti vescovi ed aba« 

(1) Dandul. in Chron. T. XII, Rcr. Hai. 

(a) Ordcric. Yital. fliiit, Ecelcs. 1. i3. ^ , 

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^6 AHIfALl D 'ITALIA^ 

li francesi. Vi concorse ancora Lottmrio re di Ger- 
mania e à* Italia con baona parte ée* (irelati tede- 
schi (i)) e qnivt si egli, come la regina Richertba saa 
móglie furono solennemente coronati da esso papa. 
Promise in tal occasione Lottarlo di venir oeir anno 
seguente in Italie per libei'ar la Chiesa romana, dailo 
scisma) e rimetter in possesso di Roma il le^ttimo 
pontefice lonocenso. Venuto poscia a Parigi esso papa, 
quiTi celebrò con incredtbil magnificenza è diyoaioB 
di quel popolo la settimana «anta, e' la pasqua d^ Si- 
gnore. Visitò dipoi altre città deUeFranoia, edavendo 
intimato un gi^an concilio nella citlè. di Reios (a), lo 
tenne nel dt 19 di ottobre coirmiermito di tredici ar- 
ciTescoTi e di d»genta sessaniatrè veaciò^i ( se non e 
scorretto il test« delIr'UfspcrgeBse) (S), écoHa preaen» 
della stesso re e re^oa di Francia. In esso fi^aoleQne* 
mente pubblicata' la" «còmunicSa cantra dell^ antipapa 
Anacleto (4>e di chiunque il Avobliib; e non solamente 
il re de' Romani Lottarlo, ed Arrigo re d' Inghilter- 
ra mandarono colà a confermar la loro aderenza al 
papa, ma anche i re d* Aragona e di Gastiglia^ Sul 
firittcipio di qaest' anno, per quanto ci assicura Fal- 
cone beneventano (5), il suddetto Anacleto non po- 
tendo sofferire la comunità stabilita dal popolo di 
Benevento, cbè una- specie di repubblica, ossìa tra 
unione da br fatta per resistere, occorrendo, agli or- 
dini del papa lo^ro soycano, chiamato i a aiuto suo con 

(1), Vit. 8. Gbdeardl. ^gid. AureaeVaHis Hist. tod. 

(a) Ordèricus Viìalii ibidem. 

(3) Urspergens. in Chron. 

<4) Dodechiiitta' in Chron. 

(5) Paleo Beneveatanus in Chron. ^ 

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A H V O ' HCIXXI. 47 

unbaoQ corpo di milizie Roberto principe di Caput, 
fece imprigioMre i più potenti ed arditi di quella dt* 
tè, ìd guiia che ridusae quel popolo a dumettere la 
cemoaità, e a prestare una piena ubbidienza a^ «noi 
▼eieri. Andò poscia a' Salerno, e ci là passò a Roma; 
AHorchè il popolo d^ Amalfi, siccome di sopra è det- 
to, si sottomise a Ruggieri, dichiarato poscia re di 
Sicilia e Puglia (i), ritenne in suo potere le fortézze 
di quella città. Lo fcaltro Ruggieri dissimulò allora il 
suo sdegno per questa lor pretensione. Ora che se la 
Me bella, spedita per mare una flotta sotto il co- 
mando di Giovanni suo ammiraglio, e raunato uu 
forte esercito per terra mise V assedio a quella città. 
Dopo aver preso loro le terre di Guallo, Capri e Tri* 
vento, assediò anche Ravello, e talmente colle petrie- 
re flagellò la torre di quel castello, che già minaccia- 
va rovina. Allora fìi che non solamente il popolo di 
Ravello, ma quello eziandio della città di Amalfi, 
mandarono a trattare di pace, nei eui capitoti dieda 
i4 re Ruggieri quella Legge che ei volle ai sudditi suoi. 
Dopo di ciò, tornò^ Ruggieci a Salerno, e quivi sog- 
giornando, si vide comperir davanti Sergio duca di 
Napoli, che consigliato dal timore delP ambizione e 
potenza d^ esso re, senza voler aspettare la forza, an- 
dò a sottomettersi a lui, amando meglio di conservare 
il zuo dominio come vassallo, che di perderlo affatto 
col voler feae resistenza^. Da ciò pare che si deduca^ 
avere bensì Ruggieri ottenuto dall^ antipapa Anacleto 
OH non. so quel diritto sopra Napoli nell' anno pretoe- 
dante, ma averne agli solamente nel presente acqi^i? 
•iata la fov^nità per la volontaua dedizione di Ser- 
ti) Alcau|0cler Abbu Telesioi^ 1 i, e. 



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4S àxmAtx d' Italta 

gio. Collie pòi potessb.preUiìdere tioma cBrilto sopra 
qàeUà nobilissima citt^i, che par pia secoli s^era 
uanteosta iodipendente dall'^ìmpèrio occidentale, cott 
rtconoseere per soTrani i soli imperatori d^ Oneiita 
ia varì tempi ; io lasoerò indagarlo ad aUrL Non S9 
ben dire, se in quest"* anno, oppure nel seguente sac- 
cedesse quanto vieiie scritto da Falcone beveveétano 
e dair Anonimo osBsiaèioe (i). Cioè che essendo 
fuggita a Salerno, oppure chiamate dal re Ruggieri a 
Salerno Matilde sua sorella, .moglie di Rmr^b Ta« 
loroso conte di Ali fé, col figliuolo d* esso conte, in* 
sorse nemicizìa fra loro. Altri baroni ancora, fra t 
quali Tancredi di Conversano conte di Brindisi^ 
Grimoaldo principe di Bari e Goffredo conte di An-» 
dna, si collegarono insieme, reggendo che Ruggieri 
tenderà a mettere il piede sul collo a tulli. L' abata 
telesino, siccome parziai di Ruggieri, aopra d^ essi ha* 
roni rigetta la colpa dei morimenti dt guerra, che so- 
prarvennero, a de' quali parleremo air anno seguen- 
te. Sarebbe statala desiderfire, che questo istorico 
avesse registrato sotto i suoi precìsi anni le imprese 
di Ruggieri. Ma egli lo traseurò. E ne' testi di Falco- 
He 6 delP Anonimo cassinense non ▼' ha sempre tut- 
ta la esattezza necessaria della cronologia. Era nei 
precedente anno cominciati la guerra fra i Milanesi 
déirima parte, e i Pavesi, Cremonesi e Novaresi 
dall' altra ; e questa durò nel prissente e nei susse- 
guente anno. Abbiamo un testimonio autentico,, cioè 
Landolfo da a. Paolo (a), che ci assicura essere stati 
Titìcitorì in essa tenzone i Milanesi. E ^secondo Galvano 

(i) Anenymus Cassinensis apud Peregrinium. 

(2) Landulphuf jonlor Bistor. Medici, e» 4«- 

jogle 



A 11 19 d ttcmxr. 49 

Pitttnia (t), in qneH^ tono si Tenne ad una battà« 
gHa campale fra i Milanesi e Paresi presso Macogna* 
go, iMlla qoaie quasi tutto i^ esercito pavese restò 
fbara^to, preso, e condottò nelle prigioni di Mila- 
no. Ebbe principio ancóra in quest'^anno la divisione 
fira i popoli di Modena e di Bologna (2). BolKyano 
itti fra il comune di Moiitna per cagione d^ acque, di 
giurisdizioni e d^ altre oceorrense, e V insigne e rie- 
diimmo monistero di Nonantola, situato nel térrito* 
ria dì Modena. Prevalendosi di questo litigio i Bolo* 
gnesi, segretamente induisero quell^ abate tldehran* 
do BHnetteirsi sotto la lor protesone, anzi a sottoporre 
quella terra al loro comune con varie Tantaggiose 
condizioni, il che riusci una grave ferita al cuore del 
popolo modenese. 

( CRISTO Mcxxxix. lodizione x. 
Anno di ( INNOCENZO II, papa 3. 

( LOTTARIO III, re di Germania e d^ 
Italia 8. 

Per qualche mese ancora si trattenne papa In^-^ 
nocervbo in Francia con aggwvio non piccolo di quel- 
le chiese, come scrive Orderico (3), perchè egli non 
^vea dltra maniere da mantenersi. Nel febbraio fu al 
monistero di Clugnì e a Lione, da dove passò a Va- 
lenza e a s. Egidio. Fiualmente per montem Genuae 
( Gene\^ae crede il padre Pagi (4), che si debba leg- 

(1) GaUaneas Fiamma Manipul. Fior. e. 1G6. 

(a) Anoaìes Mdlinens. T. XI, Rer. lui. 

(3) Ordericas Yital. Hist« Ecclesiast. 1. 13. 

(4) Pagius Grit. ad Annal. Baron. 

MURATORI^ TOI*» XXXVII. Digit zedbyGoO^le^ 



$a àHHÀLI b' ITAI.IA 

gflre ; Jacopo da Vararne (i) acrìire che lonocemo 
II nel suo ritorno fu ia Genova )fims Lomhard at 
iMravU^ akfuae apud Astam solemnitate resurrec* 
tiouis domifUeae céUhrala (nel di io di aprile) 
99nU Plactntiam. Qui? t edebrò il terzo auo concilio 
4Doi vescovi di Lombardia, deUa Romagna, Emittà e 
Marca d^ Aneoaa. Gonvien dfire che egU lungo tempo 
si fermasae in Quelle parti per aafietUr V arrivo del 
fé Lottarlo, il quale, aecondo il concerto, dove» veni^ 
se ia Italia. Yedefi «na di lui bolla (a), data iu Gre* 
mona // idus jùUi deiramio presente in lavoro dei 
Ittoaaci di s« Sisto di Ptacenaa. E in fireàcia IF ha-* 
kndas augusti on^ altra. Portano esse bolle V oso 
dell'anno pisaao. Abbiamo dalf Annalista sassone (5) 
e dagli Annali d' Ildesheim (4), che il re Lóttaria 
celebrò la festa dell' asscui&ion della Tergine in Virt^- 
burg, e di là poi mosse alla volta d^ Italia, ma con 
nn^ armata assai tenue rispetto al suo decoro. Però 
solamente circa il principio di settembre arrivò per 
la via di Tr^to ai prati di Roncaglia sul Piacentino, 
dove solcano adunarsi i principi, vescovi, baroni e 
legati delle città di questo regno, allorché il nuova 
re veniva. Cola si portò ancora \X papa per abboccar* 
si con lui, e stabilir le cose occorrenti per liberar 
dalle mani dètl^ antipapa la città di Roma, e cooferìr 
la corona dell' imperio ad esso re Lottano. Ma eoa 
poco suo onore fu Lottarlo ricevuto \ perciocché se- 
condo V asserzione di Alberico monaca dei tre Fodc 

(i) Jacob, de Vasagine inChroa. 

^2) Campi Istor. di Piacenza. ncU' AppemL 

iS) Annalista Saso. 

i4) Auudks B IJdhetak. 

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A ir 9 o Mcsxnt, 5 s 

ti (t), in muìtis heis tam amore Conradi^ quarti 
respectu paueitatis suae^ ah incolis terrae suhsanh 
natus et dtspeetus Juit, F'erum pauìo ante Con* 
■radus^ qui a Medioìanemihu9 consfitutus rex 
futrat^ poene^ omnibus suis amissisj pericuìose 
ad patriam repatriavit Qnesto paulo ante ci (a 
•corgsre insàwiitente V opinione £ chi credette par- 
^o d^ Italia Corrado- neiranno 1129. Qui* uvette 
•gli dimomre fino ali* anno presente^ finché udita l|i 
»08sa del re Lottano, non credendosi più sicuro fa 
Italia, ae ne fuggi non eenza perìcolr in GernNtnia. 
Ora il pontefice dopo ii suddetto abboccamento do- 
vette yenire sul Blodenese al monistero di Nonanto^ 
la, per cui erano insorte liti fira i popoli di Modena e 
Bologna. Ho io pubblicata una sua bolla data in quel 
nonistero (a) IF idut octohri^ colf anno pisano 
fi 33, che è il Tolgare 11 32. Da tal bolla apparisce 
V opulenza d** esio monistero. Dopo ciò il pontefice 
passando per Monte Bardone, cioè per la strada di- 
tPontremoli, andò a fermarsi in Pisa. Colà chiamati- 
|K ambasciadori de^ Genoresi, trattò fra essi e i Pissi- 
mi la pace : e per gratificare amendue que^ popoli, 
da^ quali area ricevuti più s^fTigi, levò Siro vescovo' 
di Genova dalla suggezionedelP arcivescovo di Mila-* 
fio, col conferirgli la dignità archiepiscopale (3), ^ 
sottomettere a lui i vescovati di Bobbio e di Brugne^ 
tó, e tre altri in Corsica. Dichiarò edandio primate 
della Sardegna P arcivescovo di Pisa, e a lui sottomi*- 

(i) Alb^ric. Monachat apud Leiboitiuiii. 
(3) Anliquif. Italie. Dissert. 65. 
(3) Cardio, de AragoDià in Vita Innocénlii II, Oualva*- 
aof Fiamma» Manip.^ Floi«. e. 167.. 

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Ae inoltre U vescovato di P^puiooia, t tre attrl nttlf 
Corsie» ^ddett% ctm che contf oto auu^due quei 
popoli. C^&TQ. 8criv(6 (i)>, che io (>nMto bx ttabiUto 
l' ii^grajftdiiDieDto diqsesti due aMÌveicoi4« Se ciò è) 
uppartie^t il fette alp ^do sedenti». IMh forse ia 
(pofoeti» furono iol«nei|te spedite le bolle di quanto 
m Pise: era si9jto eooo^dato. AbUeing dagli Aomii 
A' lUuhfim (a)» e, dal Croo^^gxtf» sassone;, che il ee 
I^ollsirip Qf|e)^Pò U,Marde),B»tsie arila, terr» ^ Ho* 
dicij»«^snl BologiMSfs «PODì già ilfoffaafjass ossia 
Mant^ come «esp^è il Leibwio per poca cono* 
soenas di quella, terra. BgU era nel' laogp di Fcmlana 
yA Placeotfiio,.a)tosebè coacedentev io ooa so qnal 
giorno, ai csoooiei di Ckemo^oia un pr:iTÌiegio (3/^ 
liotatie coir anno pisano*. 

Una, gran rivolta dì bafoin di Paglia era segnita 
contra Ruggieri re di Siàlias Yerisiniilmenta speniH 
do la venuta del re Lottario e di papa Ibnoeeiizo, si 
animarono tutti contea di chi face!ni a tutti paofa^ 
tla Ruggieri^ appena confArsa la prùasavera, con pof 
tenta eseroilo passata lo stretto (4)) si portò a Ta« 
fantO) e dt là passò all^ assedio di Brindbi che era di 
Tancredi ^i Conversano, con obbligar quella città 
alla reaa. Hi tenne prigione G^offredo conte di Aq- 
dris, che fa astretto a cedergli bnona parte delle sua 
terre. Quin^ portò la guerra contra della città di 
Bari, e in tra settimane indusse que^ cittadini a ca<* 

(f) Gaflari Anoal. Genuens. I. r. 

(2) Anaa). Hildesheim. Chrongrsph. Ssxo apad Lcib^ 
nitium. 

(3) Antiqait. Italie. Diiiert. 6a. 

(4) Falco Beoeveot. io Cbron. Akztndsr Telcsinasl. ti 

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k V ìf Ò MCXSXSt, '^ 

pStoIare la resa, e a daì^H in mano Grimoaldo priti!^ 
dpe éì quella città, the fu weadato prigione in Sf* 
eilia. Tenmi poi ad apetta rott^bin contra di Ruggieii 
il pnncipe di Gapua Éòbefto li e Rainòlfo èontt 
^ AMfe, cognato dcA re medesimo, anirono nn^ ar* 
toita, se crediaolio a Falcone^ di tramila camlK e «{ua* 
rantamtk fniti ( ntimero die ha deH^ eccessivo ). 
Ritoad airaccoito re Ruggieri di guadagnar Crtsceh^ 
%io cardinal dett^ antipapa Anacleto, che gòTemaTii 
allora Benerento, con indurre parte di quel popoloi^, 
e L<mdolfo arcivescovo a giurare la neutralità Hk 
que^^Oiliidi di guerra. Ma sparsasi roce, clie Ctf^ 
aceniio Tolea dare in poter di Ruggieri essa Città di 
BeDetento, quel popolo andò nelie furie ; e soHedti^ 
to dipoi dal prìncipe di Capua e da^ suoi aderenil 
abbracciò il partito di papa Innocenzo II. Por tossi 
il re air assedio dì Nocera, per soccorrere la quale 
s^ affrettò il principe di Gapua, sicché alP Àtripdda, 
o, come tcrìfe Tubate telesino^ al fiume 8arno, in 
luogo chiamato Scafato, nel di 24 di luglio si venne 
ad una battaglia campale. Al prìmo incontro riusci a 
Ruggieri di iar piegare e prender h fhga alf ala slni^ 
atra comandata dal prìncipe di Cdpua ; toà iì caloroso 
conte llainolfo, che guidava Y ala destra, toh tal bra>^ 
vura si spinse addosso hll' armata del re, che in Bùi 
la sbaragliò, ed ottenne piena la vittoria colP acquista 
dd un ricco bottino, ma non senta grande spargimen<^ 
to di sangue da ambedue le parti. Tedesi descritta 
^esta vittoria in una lettera del Vescovo agatihse 
prèsso CJdalrìco da Bamberga (i). Non era atreùo a 

(i) tJdalricas Bambergeosis T. II, Corp. Distor» p»)66, 
' apod Eccardam. 

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S4 ABNAU ft^TAUA 

fìmili colpi U re Aoggitri : questo servi ad amiliafe 
alquanto la di Ini ambìaione ed alterigia. Ritirosii 
egli più che io fretta a Salerno, con volto nondimeno 
allegro e costarne tale d^ animo, come se nulla di 
contrario gli fosse accaduto, fila questa sua disavren-» 
tura incoraggi forte tutti i suol nemici, dimodoché ì 
baroni già abbassati ripigliarono V armi conlra di lui. 
Era dietro a far lo stesso anche il popolo di Bari; ma 
comfiarso colà Ruggieri frenò i loro movimenti colle 
buone, e colP accordare a que^ cittadini quanto sep« 
pero addimandare. Poscia dopo aver dato un terrìbil 
sacco al territorio di Benevento, venuto il dicembre 
sa n^ andò in Sicilia a preparar nuove forze, per pò* 
tere resistere, anzi per potere dar legge a tanti che 
s' erana ribellati contra di lui. 

( CRISTO Mcxzxiii, Indizione zi; 
Anno di ( INNOCENZO II, papa 4. 

( LOTTARIO III, re 9, imperadore i. 

Addolcito alquanto il verno, passò in Toscana il 
re LoUario^t a Calcinaja nel territorio di Pisa si ab* 
toccò di nuovo con papa Innocemho (i). Marciò di* 
poi per la strada regale fino a Titerbo, dove arrivato 
(incora per la marittima il pontefice, s^ inviarono po- 
scia unitamente per Orta, e pel territorio della Sabina 
e di Farfa sino a Roma. Dacché furpno vicini a Roma, 
fi accamparono presso a s. Agnese , e in quel luogo 
ebbero una visita da Teobaldo prefetto di Roma , da 
Pietro Latrone ( e non Leone^ come ha il testo del 

(x) Gardiotl de Aragonia in Vita laaocentii II, P. I, 
T. Ili, Rerum Italicarum. 

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4 ir ir o Hcmxtz. 5£ 

Baronio ) e àa altri noMt romani del loro partita. 
Entrati fiBatmente io Roma sol fine d' aprile , papn 
Innocento II liberamente prete alloggio nel palauò 
lataruEiese^e Lotteria colle tue genti tul Monte Aven^* 
tino. Buona parte allora de^ Remani si dichiarò in 6h- 
▼ore del legittimo pontefice ; ma non lasciò per que^ 
#to Tantipapa Anacleto cei suoi aderenti di tener sal^- 
do Castello sant^ angelo colla basilica vaticana, ed al- 
tri siti forti di quella città, colP andare intanto invian- 
do ambasciatori al re Lottano, pregandolo di roler 
dar luogo senza guerra ad un esame canonico delle 
sue ragioni e di quelle d* innocenio^ con esibire an<« 
Cora ostaggi e fortezze in deposito. Maifttti non cor* 
rispondevano alle parale. Né Lottarlo atea condotto 
seco. tali forze da poter mettere costui al dovere. Non 
più di duemila cavalli scrìvono alcuni ch^ egli avesse 
di seguito (i). Vennero bensì in aioto del papa con 
otto galee i Genovesi (a) ; con altre ancora v^ accor* 
aero i Pisani, e presero Civita Teediia con altri pic- 
cioli luoghi, ma neppur questo bastava a snidar P an- 
tipapa ben fortificato ed assistito da molti nobili ro» 
mani suoi aderenti. Yeggendosi adunque mal dispo« 
ste le cose (3), fu risoluto di dar come si potea la co« 
rona imperiale al re Lottano : al qual fine fu sceltala 
basilica lateranense^^acchè non „si-f)iQtea hr la lun^ 
none nella vaticana. Pertanto nel di 4 di giugno, gior- 
no di domenica, dalla mano di papa Innocenzo II ri- 
cevette Lottano la corona e il titolo d'^imperadore. Ora 

(i) Falco Beneventan. in Cbron. 
(a) Caffari AnnaL Genuens. i. i. 
(3) Otto Frisingenfis in Ghron. 1* ;• e. i^ AttOiUsta 
Saxo. 

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^gU ^i trupta clvaiiaatQ J^oU^riff Ulj'vat q^witQ era r# 
4' Italia, « Jj>oUario IJ come imfNsc^^oce. Da li a pò* 
c^ poixà pi coi^pose Is^dififer^Q^ ducala fio <pii &a la 
^^(a S^de «} Alligo y ÌQ^>«rft€|ore ^e Lojttario suo suor 
£i^Qr« (}), ()ver rereditàdei bepiaHoJiali della coiaasé 
$9 l^a^lde. Fu pre«> (|i»e%to messo termine che il pcm^ 
ti^c^ 4ie io,Ye#jtis«e e^o Lattario, e dopo Ini Arrigm IF^ 
duc^ di 9a:viera e Sasxoftia^ genero dello stesso impenK 
dorè, cqn che egli giurasse (Hoaggb e fedeltà per esse 
terre ^} poptefic^ rop^Do. Ne rappòrto il cardinal Ba^ 
rqi^io la t^oUa pontificia. AU»iam reduto di sopra eba 
1^ Jti^^ eiftense d^ Germania, ossia dpi duchi di^arà^ 
i'9, per le nozze dd dncfi. Gue^o W colla suddetta 
epntes^a Mat^de, pretese la di lei jeredatà. Restarono 
esaQditia in quesl^ anno le sue pretefìsioni , dtmododsiè 
il duca Arrigo il {hù potere dei prìncipi di G^mania, 
e che ^tenera in Italia la porzione sua negli antichi 
Sitati dèUa casa d^ Este, maggiormente stese la sua pos^ 
satina ancora in<pieste parti colla gktqta di quelli ddla 
contessa Matilde. Tennero a Rom^ in tal congitmtura 
Soberio principe di Capua e Rainolfo conte di Ah^ 
coq drca Jtrec^o cavalli (a), sperando di coneertor la 
naniere di difendersi da Ruggieri re di Siolia \ ma 
gettarono i passi ; perdìè troppo smilze erano le fona 
dellViugusto Lot^o, e meno poteva papa Imiocenzo, 
perirle in n^nno dell^ antipapa pestavano quasi tutte k 
torri e fortezze di l^oma. 

Approssigaandosi intanto i caldi pernidosi d^asfa* 
te, Pimperador Lottarlo pon ripi^ttere a tefnpo pjù pro- 
pizio iltotale ristabilin^eqto di p^a iQ^noo^^^o^^f^n v^- 

<i> Baron. Annyles Eecles. ad kaua anaum. 
^2) Falco 3eneTent in Cbrooic. 

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A n II a ifisittiii. S7 

ae tJk TOb» A liKHiibir^. Era egli nd caiiipo di saà 
LeoQar4o «idMiaftCoTaiK> Bel di 5o di In^io (1), qnan^ 
do coofemò al popdo di Mantora tutti i suoi prì?ile- 
^,«011 l^^okà ditrasf<nùfi ilpalaizo imperìaie dal bor-^ 
go di s. Gìofttnm al mooktero di s. Rufino di là dal 
fywBoe Hìdcìo. AbHamo dagli Annali d^ Ildesham (2) 
che punto T augusto LoUario ^a chiusa suU^ Adige', 
nék* andare da Verona a Roveredo, essendogli negato' 
il passaggio dagli aitanti di quel paese , egli mirabil- 
mente 9* impadroiù della città situata in cima al monte 
( ben difficile è a credere cbe ivi fosse una città ), feee 
prigione 9 padix>n d' essa, e fdicemente passò in Ger- 
maiùa , con celebrar la natività della Vergine in Virtz-.' 
burg, dove fu gran concorso di principi ecclesiasticf 
■t secolarì. Dimorò per qttaldie tempo ancora papa In- 
nocenzo in Roma nel palazzo lateranense ; ma trovan- 
ti continuamente infestato daQ^ antipapa e mal sicu- 
ro, ne usci, e nd mese di settembre andò a ricoverarsi 
HI Fisa, dove con grande onore ed amore accolto, tro- 
vò quel popolo costantissimo nel suo servigio. Mentre' 
era in Roma V imperatore Lottano , certificato il re 
Ruderi che nuHa v^era da temere di lui, con una ar- 
mata più poderosa delle passate venne dalla Sicilia iti 
Puglia (5), pieno di veleno contra de^ baroni ribelli é 
mancatori del giuramento a lui prestato. Ciò ucGto da 
Roberto principe di Gapua, veggendo egli fòllite ìe 
sue speranze di ottener soccorso dai Tedeschi , d' or- 
dine del papa nel ^ a^ ^ giug^^cr se ubando per mare' 
a Pisa, dove gli riuscì d'impetrar allora alqaanto di^ 

(i) Anti^uit Italica Diss^rt. i3* 

<2) Aonales Hildesheira, Annalista Saxo. 

(^j Alexander ^Teleiinas 1. a, e. ZQ, 

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58 Ainrixi D^ttMiUt 

petite, con cui te ne ritomò a casa, portando séco k 
promessa d^ un aiuto di cento legm nd marzo prossimo 
rentoro. Fece anche un trattato co^ Genovesi , sensa 
de^ qudi non si rollerò impegnare i Insani. Intanto i| 
re Ruggieri, come un folgore, {uombò sopra le ten^ 
de** baroni a lui contrarli (i). Prese Tenosa , Nardo, 
Baroli, Binerbino ed altre città, commettendo talìoru* 
deità sopra d' esse e sopra gli abitanti, che peggio non 
ayrebbono fatto i Turdii e Saraceni nemici di Cristo. 
Tentò indamo coll^ assedio Brindisi, che fu bravamen* 
le difeso. Ma con felicità occupò le terre di AUssan-- 
dro conte diMatera, il quale si salvò colla fuga in Dal- 
mazia. Goffredo conte di Andrìa &tto prigione, fu in- 
viato in Sicilia a far penitenza di sua fellonia. Non f^ 
più propizia la sorte a Tancredi di Conversano , che 
si accinse alla difesa di Monte|»loso. Assediata qudla 
terra da Ruggieri, benché forte di sito e guarnita di 
coraggiosi difensori, pure dovette cedere alla forza ed 
industria d^ esso Ruggieri che condannò alle prigioni 
di Sidlia il conte caduto nelle sue mani. Con barbarie 
inaudita fece Ruggieri tagliare a pezzi tutti gli abitanti 
di quella terra, senza riguardo alcuno né a donne, né 
a fiuiciullì. Si credette il popolo della città di Troja , 
allorché intese incamminato il re alla lor volta , di 
placarlo ; e però gli uscirono incontro con una divota 
proccHione, e colie reliquie dei santi. Ma T inumano 
re con occhi torvi guatata la misera gente, non voUa 
ascoltarla ; dimanieraché chi qua e chi là presero- la 
fuga. Fece egli mettere ne^ ferri molti di que^dttadi* 
ni e dare il fuoco alle lor case e beni. Un egual trat- 
tamento provò poscia la città di Melfi. Con questo ra- 
(i)^ Falco BeneTin Chron.Eoina«l<l, Salcrnit. in Ghron. 

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▲ ^ ir o ucMMiìh Sq 

pido eorso di vittorie e di erudeltè s^ inpadroul e^i 
di Bisseglia, di Tr»iii, di Ascoli, di s. Agfitn e di altre 
terre* latanlo il conte RainoUo temendo ohe il %cah 
perde andasse a scaricarst sopra le sue eootrade^ rì« 
corse a Sergio daca di Napoli, il quale a?ea paiimen* 
te cangiato mantello ; e da lai e dal popolo^ d' Àverstt 
ottenne promessa di un ga^tardo aiato. fila per allo^ 
ra cessò il bisogno, perchè il re Ruggieri nell^ottobre 
passò in Sicilia^con molti ntfigli carichi d^oro e dV« 
gento e d^ altre spoglie ddle misere terre ch'egli ave» 
non conquistate, ma ridotte all' ultima rovina. Altro 
da soggiogare non gli restava, se non Roberto princi* 
pe di Capua, Rainolfo suo eofaato conte d^Aliie , e 
Sergio duca di NapoU. Secondo il padre Pagi j(i) pas- 
sò nel di 5 di dicembre deir anno presbite a miglior 
vita s, Bernardo vescovio di Parma, la cui Vita scrit* 
te da un autore contemporaneo è passate fino a^ 0(^ 
^tri tempi. Sappiamo di certo ch^ egli avea acoompa^ 
guato a Roma nell' anno presente l'augusto Lottarlo.. 

( CRISTO Mczzxxv. Indizione xii. 
Anno di ( INNOCENZO II, papa 5. 

( LOTTARIO III, re io, tmperadore ^ 

Tenne in quest^anno nel di So di maggio papa 
Innocemo II un concilio (a) generale nella città di 
Pise, eletta da lui per suo domicilio, finché Dio 
provvedesse allo scisma di Anacleto. Sono periti gli 
atti di queirinsigne sacra adunanza, a cui concorsero' 
i vescovi ed abati non solamente dell^ Italia, ma ao- 

(i) Pagias ad Anoales Bsroa. 
(a) Labb. Condì. Tom. X. 

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6o ^éomàu d^tìlia 

cbe d4h Francia e G«raiafiia. Fm gli altri V inter-^ 
Tenue #. Bernardo abate di Chiaravalle, gran lumi- 
mre allora della Ckieta di Dio. Sappiamo che in es'' 
ao ooneHio fa confermata la seommiica contro 41 aml- 
éettn antipapa e eontro tutti i suoi aderenti e protet»' 
tori (i). Furono in depoaii Pietro vescovo ^Tor- 
tona, UbeHe vescovo di Lacca, e t vescovi di Berga<-' 
AO, Bojané ed Ireno, forse perchè fittttori ddf an- 
tipapa Anacleto. Osservò 41 cardinal Baronio (a), ehr 
ari ritornare da questo concilio vad vescovi ed abate 
franoeti, furono essi presi ed incarcerati nella Luni-* 
glana e in Fontremoli. Ne paHa Pietro abate £ Qu-' 
gni in una lettera a papa Innocenzo (5); ma senaa' 
spedficara chi lasse T antere di tale iniquità, cioè 99^ 
i partigiani dell* antipapa, oppure alcun padrone di* 
qneUa terre. Ddle memorie accennate dal FtorenH-^ 
ni ^4) ai^Mamo che nel ^ ^ novembre ddl'^anno^ 
riSi si trovava né distretto di Volterra Rampreiia^ 
dmn0^ munire Htusciae praeses et marchio. Questo 
suo diploma V ho io divolgato altrove (5). L^gesi 
poi negli Annali pisani ril^tfnno ii35 pisano, cioè 
nel II 54 nostro volgare, che (6) /// kakndas jnnii 
Pisi$ est eelé>ratum coneilium per papam Inno* 
eentium^ et alias praelatos. In quo concilio Ingih 
hertus de marchia Tusciae investitus est Qui pò» 

(1) Csrtliti.de Aragon. in Vìla Innocentii If,P. 1, T. HI, 

Rértim llalteansni. 
.(a> Barali.: Ànaaln£cclffiss». 

(3) Petras GUiiii«ceiu. L % Epis^ zr^ 

(4) Fioreat. Memor. di Matild, I. 2, p. 347. 

(5) Antìqait. Ital. Di^sert. 17. 

(6) Annal, Pisani T. VI, Ber. Ital, -f- 

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AJinO MffiOXlV. $t 

iiea iefensm a Pisarùs^ et a Luoensibus ubigue of^ 

Jtnsus^ et victus apud Ficecehiwn in campo^ Pi»m$ 

^um ìacryniis JUgiens^ a Pisanis vindi&iltis eskChi 

^tsit V inve»U|nra dalla Toi^caiw a quetlo Ingdber* 

tOf oon app^risfca. Pptrebbe credem che il papa orito 

preleosioni d«U^ eredità della eomeiia Hatilde lader<t 

s«. Ma questi ao^ potea conferire ad aUrai le profio** 

eie deli^ imperio, eaoluse dalP eiedità d^ esaa Matilde^ 

^ ae c^U le avesse pretese come allodio, pk abbiamef 

Tedoto che n# aveva iavestilo Arrif^ duca di Saviecev 

M^anùo f 137 st scorcerà che niinperadere laandè 

soccorso allo stesso lo^lberlo ; e però dovea cpMsti 

essere suo vassallo per la Toscana, ila noa volendo 

i Lucchesi ehi loro comandasse, qiutidi nac^ie la 

gnensa contra di questo marehese. Non ò fiieile a me 

U determinare, se in questo, oppnre oel precederne 

anno ibsse dai Milanesi rigettato e deposto jimsehn^ 

arcivescovo. di Milano, dianai scomunicato, per avat 

coronato re d^ Italia Corrado* Ne eHa anche prove* 

nato gran danno alla chiesa di Milano, come attesta 

s. Bernardo in una tua lettera ai Milanesi (i); perchè 

papa Innocenzo II P avea spogliata della dignità di 

metropoli ecclesiastica e a lei sottratti i suoi sofiiraga** 

nei, e fra gli altri costituito arcivescovo il già iresoo«« 

vo di Genova sottoposto a Milano. Nega il padre Pa-^ 

gì questo fatto \ ma paiono assai chiare le parole di 

a. Bernardo al popolo milanese, dove dice ; Quid 

contulit Obi veiiis tua reheìUo 7 j4gnosct poiius^ in 

qua poiestat€y gloria^ et honore suffragantòrunk 

iuorum tamdiu prisHita exstisti^ con quel che segue# 

Non era forestiera in questi tempi uua tal pena^ e la 

(1) Beroardas Eplst* i3i. . 

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02 AmULI D^ ITÀJLlk 

abbiamo anche veéuta utara conCro la clnesa £ Ra- 
tem»». Racconta Landolfo da t. Paolo (t) che f Mi>- 
Irnetì, clero e popolo, si toUeTarono contra d' esso 
Anselmo, oramai pentili d^ aver &Torito V antipapa 
Jfìaaeleto e lo spurio re Corrado. Però si arrogarono 
V autorità di dielaararla detiaduto, in guisa che egli 
fu coslrelto a ritirarsi nelle castella éella chiesa mila* 
fiese. Fu poi eonfermata, ossia autenticata nel conci- 
lio di-Pisa la deposizione d^ Anselmo dal pontefice 
Innocenzo. Ha prima d^esso condilo aveano i Mila- 
nesi invitati alla loro città s. Bernardo ; la cui santo- 
la ed autorità fecea in questi tempi gran rumore dap- 
(>ertutto, acciocehi colla soa presenz» e destrezza 
nettCMe fine allo scisma della loro città, e li rioooci^ 
Kasse eon papa Innocenzo il e coir imperadore Lot- 
tario Se ne scusò il santo abate allora, perchè chia* 
mato a Pisa. Bi|b appena terminato quel concilio, il 
pontefioe V inviò colà con Guido^ non già arciwsco-r 
vo di Pisa, ma bensi cardinale dì nascita pisano, col 
vescovo d* Albano Matteo^ personaggio di rare Tirtù^ 
e con Goffredo vescovo di Sciartres (a). La dÌFDzio- 
Atj €on cui il popolo dt BSilano venne air incontro 
di quel celebre abate, fir incredibile. Il ^cever€rkiq> 
come angelo di Dio, baciandogli i piedi, e pelandogli 
il mantello, con dispiacere nondimeno della sua pro- 
fonda umiltà. GoUa noediazione di questi legati apo- 
stolici e di s. Bernardo^ abi«irò^ tutto quel" popolo non 
meno V antipapa che il re Corrado, sottomettendosi 
a^ vero papa e air augusto Lottano.. E perciocché era 
vacante per le addotte cagioni la chiesa ambrosiaiiay 

(i) Landulphus junior. Hist. Mediol. c.4f* 
Ja) In, Yit. 5. Bernardi j. ti e. a. 

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1 ir ir o Mcxxitv. So 

univtf sale fu il desiderio di quel popolo, per oltetie-^ 
te in loro archrescoTo il sauto abate di €hiaraTalle, 
per la cni intercessione saccederono allora molte mv- 
Faeobse guari^oni in Milano. Corsero in folla allo 
chiesa di s. Lorenzo, nella cai canonica era egli di'* 
loggiato, richiedendolo per loro pastore ; ma^il buoni 
santo che teneva gotto i piedi tutte le grandezee 
umane, nel dì seguente colla fuga deluse tutte le bro 
speranze. Altrettanto avea fatto a Genova. Allora fu 
che alcuni suoi discepoli restati in Milano, si accinse- 
ro colla raccolta delle Umostoe a fondare il monistero 
de^'Gisterciensì di Gbiaravalle iuòvì di Milano. Andò 
poscia s. Bernardo a Pavia, e quindi a Cremona, pec^ 
troncare il corso alla guerra, che quei popoli tuttavia 
manteneano conlra di Milano. Pare che i Pavesi sr 
poetassero alle vigorose insianazìoni' di lui, ma noi» 
già i Crei^onesl, tuttoché vedessero ritornata airub«- 
bidienza de^ veri suoi superiori la città di Milano, có- 
me si raccoglie da una lettera é^ esso s. Bernardo àr 
papa Innocenzo (i). 

Tornò sul principio di quest^anno Micetto //, 
principe di Capua, a Pisa, per sollecitare i soccorsi w 
Ini promessi (a), e sul fine di febbraio comparve in 
Capua menando seco due ^e^ consoli pisani, e cirefr 
miUe soldati levati da quella città. Sergio duca dr 
NapoH e Rainoìfo cpnte di Ali(c approvarono il tratt- 
tato da lui &ito in Pisa (3), e somministrarono il dft^ 
Dsra occorrente per accelerar la venuta della flótta 
pifana> Intanto eceotì arrivare a Salerno il re 

(i) Bernardus Epìst. 3'i4.' 

(a) Falcu Bèncventanus in Cb)roQ. 

^^> Alexander Telesinus Abbas k 2^ (uS^ 

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64 juniàu i^^tTAtu 

^ori eon circa setsanla galee che egli imnieSataiiica-» 
te spedi coatta di Napoli. Ma ritroTarono quei popo^ 
\o che non dormiTa, ed accorse Taloròsamente aUa 
difesa. Però dopo af er dato il sacca ad akane caktel^ 
la di qae'^cootorBi^ ae ne ritornarono a Salerno. Qui* 
fi rannata una poderosa armata A Siciliani e Pnglie-> 
si, e spintala addosso al castello di Prata, tuttoché 
fosse Inogo forte, quasi in un momento se ne impa« 
dronl, • lo diede aUe fiamme. NeUo stesso primo gior- 
no sottomise Altacoda, la Gretta e SummonCe: il 
Ae sparse il terrore ira i Beneventani, Capuani e 
Napoletani suoi avversari. Inoltratosi poi verso il 
principato di Gapua, prese Palma e Salerno. Intanto 
U conte Rainolfo animò tutti i suoi aderenti, ed nsd 
in campagna colP esercito suo per fermare i progres- 
si di Ruggieri. Sfa questi, dopo aver munite le rive 
del fiume Sarno di cavalieri e d^ arcieri, per impedi- 
te al conte il passaggio, andò a mettere V assedio a 
Nocera, eittà forte del principato di Gapua. T'era 
dentro Ruggieri da Surrieuto con buona guarnigione^ 
animoso guerriero, e risoluto di ben difenderla ; ma 
per tradimento d' alcuni gli convenne depor V armi 
q rendersi. Passò di là il re Ruggieri contra le t^re 
del conte Rainolfo, e ne conquistò alcuoe: il che ve- 
duto dal conte, per consiglio de^ suoi mandò a trat* 
tar di pace. Ruggieri diede albm luogo alla còllera 
contra del cognato, e purché egli si sottomettesse, ac^ 
«etto la proposizione di restitnirgli la moglie e il fi« 
gliuolo. Presentossi dunqne il conte al re, e inginoc- 
chiatosi volle baciargli i piedi. Noi consenti Ruggieri^ 
e baciatolo in volto pacìficossi con lui, e ne ricevette 
il giuramento di fedeltà. Trattò in tale occa^one 

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A 11. ir o MemiT. 6i 

RainoUg'anoBe deilfe pace con Roberto prioéipe 4i 
Capua ^ e ti re s^ indusse a eoocederla, purché Ro-^ 
berlo' prìma della naelà del mese d'agosto si rlcono* 
•cesse %uo vassallo, e cedesse le tèrre perdute. £ra 
in questo mentre ito a Pisa Roberto, peif implbrarè 
il promesso soccorso da papa I-nnòcénzo' e dai Pisani* 
Passato quel termine, il re vergendo non essere ao* 
cettata V esibita pace, si impossessò di Castetio a 'Ma* 
re, e d^ altre terre di Ugo conte di Rojano. Andò al 
monistero di Telesa (i), doye fu ben accolto da Alea* 
Sandro abate, scrittore poi dei fatti del re medesimo ; 
di là sMnviò alla volta delia nobilissima città, di Ca- 
pua. Ninna difesa volle far quel popolo, co» attende* 
re solo a placarlo ; e però uscito in processione, con 
grande otiore V eccelse, e con inni e lodi il condusse 
alla chiesa maggiore, e gli giurò fedeltà. Si aeeigneva 
apprèsso il re Ruggieri, dopo essersi in>padronilo di 
Aversa e del resto del principato capuano, a passar 
coùtra di Napoli; ma Sergio duca di queli^ inclita cit- 
tà giudicando meglio di non aspettar la tempesta, 
tenne in persona a rendersi, cioè a sottoporsi cerne 
vassallo alla di lui sovranità. Altrettanto fecero quei 
della cesa di Borello. Presentossi anche Ruggieri sot- 
to Benevento, con obbligar quel popolo a prestargli 
giuramento di fedeltà, salvo nondimeno V omaggio 
dovuto al papa. Però non fu pigro 1* antipapa Ana- 
cleto a volar colà, e a ripigliarne il possesso, eoa far 
poscia demolir le case d** alcuni di que' cittadini che 
non erano in sua grazia. Cosi In breve tempo ridusse 
il re Ru^ieri sotto il suo dominio quel ^asto e fiori- 
tissimo paese. Dopo di che pieno di gloria se ne toi* 
(i) Alexander T^Iesinvs Albas lib. 2. e 65. 

MCRATOAI, yOh, 2ULXVII* Digit zedbyCOOglg 



nò a Salarao, e di tà in SteinQ. Aoberto {mKqci^ £ 
Gapua rvitò io Pisa presso papa laaooeuso^ «spet- 
ttfodo ameadae eoa patienza ntigUori Tenti dal set- 
•«dtrioné, cioè déV imperadore Lottarlo . Scrive 
Landolfo da s. Paolo (i), che in qaett^ anao il {>rlQ« 
alpe Cartaio^ cioè Io stesso che dai Milanesi arca 
Goasegaila la corona del regno d' Italia, aUiori cofi'^ 
siila potHuf^ impetatoris Loiharii vexilH/èr est fa* 
ctus^ cioè si era rtconoiliato coll^ imperadore. Ma rac- 
contando altri scrittori, che questa pace solamente 
segni neiramio prossimo venturo, o Landolfo anticipò 
il tempo, oppare s^ incominciò inqaest^ anno il trat- 
tato della concordia, e poi si compiè nel segnente. Fi' 
no a questi teaf pi menò i suoi giorni Folca marchese 
d^ Este, figliuolo del cetebr e marchese A%%o 11^ e 
progenitore della lìnea de^ marchesi d^ fiste, che fio- 
risce tuttavia net duchi di Modena. Ciò apparisce da 
uno strumento di cession di beni da lui fatta al mo- 
nistero di s. Salvatore della Fratta (a). Quanto di vita 
gli restasse dipoi, non so dire. Ben so ch^egli ginn- 
to al fine de^ suoi giorni, lasciò dopo sé quattro fi- 
gliuoli, cioè Bonifaitio^ Folco 11^ jélberlo ed Obi" 
%0j e forse anche il quinto, chiamato Avho, Portaro- 
no tutti il titolo di marchesi, siccome costa dai' loro 
strumenti, e signoreggiarono in Este, Rovigo, e nelle 
altre antiche terre della casa d^ Este. 



(») Landulphus {amor Hlstor. MeJioI. e. iz» 
(a) Antichità Estensi P. i, cap. Sa. 



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A II 11 O MGXXXV. 67 

( CRISTO ìscxixv. Indinone sin. 
Addo di ( INNOCENZO XI, papa 6. 

( LOTTARLO III9 re »i, imperadore 3. 

Quanto le coaqtiUte e fittQrie rendeano più or- 
goglioso U re Euggieri^ aifrettanto ^fllìggeTano il 
buon pontefice Innocenzo li dimorante in Pisa, che 
semprepiù mirara àHotitanarsi la spetranza di rientra- 
re in possesso della cttià df Roma. Seco ancora ^t 
IrovaTa Roberto principe dì Capna dopo la perdita 
d^ suo principato (i). Però frequenti lettere esso 
papa andava scrivendo all' imperador Lottario, per 
muoverlo a soccorrere la Chiesa di Dio, e a reprì- 
mere il re Ruggieri nemico dell' imperio. Assicurò in 
quest^anno V angusto suddetto i siioi propri interessi 
in Germania col dare la pace a vari suoi nemici e ri- 
beiti. I più potenti ed ostinati erano finora stati Fe- 
derigo duca di Svevia e Corrado suo fratello. Fin 
V anno precedente Arrigo duca dì Ba fiera e Sasso- 
nia, genero deirimperadore, dopo aver sostenuta con 
vigore negli anni addietro !a guerra contro i due 
suddetti fratelli, ave» tolta loro la città di Ulma : col- 
po che sbalordì forte il duca Federigo, dimodoché, 
mentre Pimperadrice Richenza si trovava nella ba- 
dia di Fulda, egli co^ piedi nudi comparve alla di lei 
presenza, per implorar la grazia deir augusto suo 
consorte. Fu accettata la di lui umiliazione, e Timpe- 
radrice dopo averlo fatto assolvere dalla scomunica 
per mezzo del legalo apostolico che si trovava presso 

(») Annalista Saio. oio.zed.y Google 



68 ARRAU D* STiLU . 

di l«i (i), trattò dipoi una piena concordia, a cai 
ebbe parte anche «^ Bernardo^ che in questi tempi 
mercè della lua aautit» ed eloquenza era il me<£store 
di tutti i grandi affari. In qnésl^ anno adunque nel di 
17 di marzo tenne P augusto Lottano una solenne 
dieta di quasi tutti i principi della Germania in Bam- 
berga. Colà arrivò anch^ il duca Federigo, e gittan- 
dosl ai piedi deir imperadore, umilmente . il sapplicò 
della sua grazia, cUe non gli fu negata, con impegnar- 
si di accompagnare esso imperadore nella spedizion 
d** Italia, già risoluta per V anno seguente. Oltre ai 
legati del papa» ohe il sollecitavano a venire, mandò 
ancgra GU^^anni Comoeno imperador dei Greci i 
suoi al medesimo Lottarlo con ricchi presenti, per 
confermar la pace, ed amicizia fra P uno e T altro im- 
perio, ed anche per muoverlp contra del re Ruggieri, 
il cui ingrandimento recava già non lieve gelosia ai 
~ Greci stessi. Diede, udienza Lottarlo a questi amba- 
sciatori nella festa della Assunzione della Tergine in 
Mersburg, e li rimandò ben regalati e contenti. Po- 
scia dopo la festa di s. Michele di settembre, trovan- 
dosi esso imperadore in Mulausen, colà venne Cof^ 
rado^ fratello del suddetto duca Federigo, tutto umi- 
liato, ed avendo ottenuta V assoluzion della scomuni- 
ca da Corrado arcwescovo di Maddeburgo, fu ana- 
messo alPudienza delpimperadore, a^ qui piedi espres- 
se il suo pentimento per la già usurpata corona di 
Italia, ed implorò il perdono di tutti i suoi falli, che 
ToLtimo augusto cpn buona volontà gli concedett.e. 
Nella festa poi del natale cliiamò Lottario alla città di 
Spira tutti i i principi, e con essi concertò la spedi- 
(i) Àbbàs Urspergeas ia Chron. DigtzedbyGoogk 



ifir ir HCXtiT. ^9 

zion d^Itriia^ tanto totpìrata M romaiio pontéfice. 
Altre BO?ità siKccdtrono tu: quésti «imo t»; Italia. Do- 
po il suo ritorno jn SScUia gvareiheBte inferinMoiifil 
re . Bu§gi«rì,' fece temer ^i ana vita (i). > Kón &'>ra 
egli per anche ben. riavuto dal male, ' the la < regisa 
Alhtria sua moglie fu sorpresa eli più gagliarda mar 
lattia, chela porte ^atr altra \ita; priocif^cssa per la 
sua religione e per le sue tatite lìmosÌBe di iRemoria 
benedelta fra i Siciliani. Tal malinconia ed «ffiizjone 
per quésta perdita assali il re consorte, che s^ratosj, 
in camera».€ome inconsolabile, per ^jìù giorni non. si 
lasciò vedére se non da* suoi più.iDtimi fttqDiiiari. .Co- 
me suol accadere io simili casi, cominciò a pi^^end^re 
piede, e a ^volar dappertutto 1$ fnmd, rte Riiggifri 
pia non foste vivo, e che per polìtica si ^qult^ssf^M; 
morte sua. 

Pertanto pervenuta questa voce a PÌ8a,^o2>ei!fo 
principe di Capua affrettò il soccorso promessa a lui,. 
da' Pisani^ e con circa, ottomila cpmbatleiitì:,- e. co|it 
venti navi di quel popolo (a) si portò nell' aprile di 
quesi' anno « Napoli, dove si egli che il ^uca forgio 
alzarono bandiera conlra del creduto defuttto }Ìug- 
gieri. Aittettanto fece ancora il cpnie JRainolfi^i B^xt' 
randosi anche egli dì poter cos), operare a maivq s^l- 
va,, perchè ipo'suasò della mprte del sovranp, a cut, 
aveva giurata fedeltà. Allora fu che il popolo di Aver- 
fa» tuttoché non, manc^asie chi esseri v? mojto ben vif* 
vo lire, ribellatoci, richiamò r antico s^o ppnci|^ 
Roberto. Volevano i Pisani marciare di là addosso a 
Capua, sperandone la conquista i ma Ipronp ritenuti 

(i) ÀleXHTider Telesinos 1, 3, e. i. 
• (ai) Falco Beneventanos in Chrcnìoov j 

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O AfflAU D^ITASIA 

da ehi sapes efforri uà baoo prasidia, coittftiidhito da 
GaàtifiD ebhcttlKer di Ha^gieri, nomo aecoi^lò^ il qua* 
le 0^ddò le^a a Saierao la ^ate [»à sospetta di 
quella ciltà^ ed useì ancora in campagna tx>iitra dei 
nemid'pastflncidosi al fiume Ghiano. Il oon redercom- 
patire alcaap della Sicilia, accresccTa ogni di più la 
credenza della morte ed re : quando eooo arrifare 
esso re a Salerno nel di S di giugno, e dar subito gli 
ordini per unir tutte le sue fòrze. La prima sua ira- 
presa fu contro là città di Aversa, da cui essendo fug- 
gita buona parie di quei cittadini per paura a Napo« 
li, non credendosi ivi sicuro il conte Rainoìfo^ anche 
egli tenne la medesima ria. Restò la dianzi opulenta 
città alla discreziob di Ruggieri, che dopo averla ab- 
band^onata al sacco, la fbce dare alle fiamme. DeTasIò 
poscia tutti i contorni di Napoli ; e Guarino tao can- 
celliere inviato contro le terre dei suddetto conte, 
sMmpadronl dett^ amena città di Alife e di s. Angelo. 
Perchè Gajazzo e s. Agata fecero resistenaa^ passò lo 
stesso Ruggieri alP assedio di esse, e le costrinse alla 
resa. Di là tornò ad infestar Napoli ; ma conoscendo 
troppo dilfìcile la conquista di queUa forte città, sé 
ne titirò, comandando solamente che ki rifabbricasse 
Cucolo ed Aversa, per restrlgdere ed infestare coi 
loro presidii i Napoletani. -Alle calde istanze di Rp« 
berto principe di Gspua, e, come si può eredete, ao- 
é\i di papa Innocenzo, spedirono l Pisani in questo 
anno altre venti navi cx>n gente guerriera a Napoli 
per opporsi agli attentati del re Ruggieri. Trovavasi 
allóra le città di Amalfi senza milizia, perchè impe- 
gnati gU abili alle armi dal re, parte per mare, e par- 
te in terra contra de^ suoi nemici. Animaronsi perciò 

^^ DigitizedbyVjOOQlt 



liflt^ « il prenderla iv^ lo «teiM. Ao4q tutta a speco, 
quella rìechissìnm ci(^ : iowier^bile ^ preziof o fu \l 
bottiuQ che vi (i^aMrQ ^ ne esp^i'tarono aUe lor i^i» 
i Pii89i. In questa cougJunt^ra, Tccebia teadiziouft 
(ni Pweni è siete, ah^ i Ipr. meggigri, t^oTeto in 
Aipalfi rePticbUsìme e rinomato «odìce delle Papde^-r 
te pUane, }o,parta$^ro i:pir altre spoglie a Pisei d^ 
doTe poi per le disgrazie dj quella repul^tlica passò a 
Firenze» "V' ha uuo scrittore del secolo quartodecU 
lup, da Jue dato alla luce, che lo accenue. 5e possa 
r asserzipn sua basterei s"* è ^ìspuuto fra due Taleuti 
lettetati io questi ultimi tempi : ìi^tpruo a che ^v^ 
io oserei di decidere, 5en so che peiranpo presente 
1 1 35, cbiameto da' Pisapì seeopdo il loro stile i j 56, 
toccò ad Amalfi la disaTTentura suddetta. Poscia i 
Pisaiìi fecero lo stesso giuoco (i) alla Scala, a Bevel- 
\o e ad altri piccioli luoghi. Ma saputosi dal re Rug- 
gieri il guasto dato dalP armi pisane^ da Aversa at:* 
corse colà colla sua aimata^ e trurati i Pisani alP as- 
sedio della Fratta, diede loro una considerabile spe*, 
lazzata con ucciderne o farne prigiopi circa mille e 
cin^ueceuip. Fra i prigioni si contarono due ^^^ cop. 
soli pisani, e il terzo. vi lasciò la vita. iSe ^^ tornaro- 
no i restanti alla Ipr patria colla navi cariche di spo- 
glie, e cop e^sp loro andò ancora il principe Roberto. 
Ruggieri dopo essere (orpato ai danni dei Kapoletani, 
e fatto tagliar loro g)i alJDeii portanti le viti, andò, a 
Benevento, dove colla bandiera investì del principato 
di Capua j4nJuso suo terzogenito ( nome che è lo 
stesso che -^i/ò;75c»)j e dichiarò conte dì Matera Ada^ 
(i) Alexander Telesinus L 3, e 20. 

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^. • 4màU wl^ÌTÈLtà 

mo sao frenerò. Dbposti poi gli affiirì Mh Puglia, e 
creati nel di ^1 fatilo* natale ca?èiiieri Ruggieri duca 
sao primogènito, e Tancredi prihcipe di Bari sao 
secoftdogeùito, se ne andò dipoi tn^eilia. Per quan- 
to crede ti signor Sassi (t), nel di 29 di lagHo ^ef- 
Pt^atlo' presente eletto fti arctreseotro di Milano Ro- 
b'aìd(fj ossia Rohoaìdo Véscof o" d' Alba, il qoafe fu 
detto che aecettasse T eiezione con patto di ritenere 
il ptimiero sao vescovato (3). E circa qneili tempi 
tfìcirOQo i Milanesi in campagna contra de^ Cremone- 
si, ma don poca fortuna, perchè furono (atti prigioni 
centotrenta de* loro soldati a cavallo. Apparisce an« 
cora da una lettera' di sa Bernardo (3), che anche i 
Piacentini ebbero n^ìle lor prigioni altri Milanesi. Ac- 
cadde circa questi tempi, che il deposto afcivescRivo 
Anselmo colla speranza di aver soccorso dalP anti- 
papa Anacleto, si mosse per Po alla volta di Roma. 
Nelle vicinanze di Ferrara fu preso da Goizo da Mar- 
tineago, e inviato prigione a Pisa a papa Innocenzo, il 
qual poscia mandoUo a Roma nel mese d* agosto. 
Quivi r iofeUce consegnato a Pietro Latrone ministro 
del papa, nello stesso mese fiòi i suoi giorni, senza 
capersi sé di morte naturale. Come poi si arrischias- 
se li papa a trasmettere un prigione di tanta conse- 
guenza a Roma, dove comandava P antipapa, non si 
può iutendere, se non supponendo che anche il par- 
tito d* esso pontefice ritenesse tuttavia assai vigore e 
delle fortezze in quella vésta città. 

. (1) S«xi4ii ia Naif, ad Hìstor* LaadalpM JQDipris. 
(a) Landalphas junior Hiit. Mediol. e. 1^2, 
(3) S. Bernard. Episl. i3f. 

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▲ ir H o Mèxxtvi. 



( CRISTO ncxxxTi. Itt^none n?. 
Anno ^ ( INNOCENZO II, papa jr. 

( LOTTiRIO ni, re ia,iiiipérrfoife 4. 

' Paotsi ben credere, che se noti era amareggia!- 
to, era almeiia Hsògaoso eli molta pazienza il' caore 
del poQteGcè Innocen%oII^ al veder crescere ogni di 
pid le prosperità del re nemico Ruggieri^ e noa mai 
muorersi da^ suoi paesi Timperadore Lottano pei 
venire al soccorso d* esso papa e dei snoi alleati. Pe- 
rò sai principio del presente anno spedì allo stesso 
angusto per suo legato Gherardo cardinale (i) con 
Roberto principe di Capna, e Riccardo fratello del 
conte Rainolfo, a ricordargli vivamente il bisogno e 
le promesse di lai. Lottano benignamente gli accolse, 
li regalò, e li rimandò in Italia con sicurezza che in 
questo anno egli sarebbe calato con forihidabne eser- 
cito in Italia. Anche Sergio duca di Napoli passò per 
mare a Pisa, affine d* implorare al suo pericoloso sta- 
to gagliardi soccorsi dar papa e dal popolo pisano. 
Quante buone parole é promesse egli volle, facilmen- 
te ottenne ; ma nulla di fatti. Qualche segreto emissa- 
rio dovea avere il re Ruggieri in quella città, che con 
regali distornò Taffare : laonde conrenne al duca tor- 
narsene, ma assai mal contènto , a Napoli , città che 
già penuriava di viveri , non polendone riceveréf né 
perverrà né per mare', perchè tutti i contorni «il 
mare Slesso' erano infestati dalle genti e dalle galee tli 
Ruggieri. Tuttavia Sergio' ebbe maniera di arrivare 
colà con cinque navi cariche di vettovaglia: il che fu i 
(i) Falco Beneyenfanas in Chron. 1 

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74 Àjmia h^rt^^uA 

di gran conforto a quel popolo. Ma più si animarono 
essi colP a?or^ il àum portata^ la sioorfraa che in quo* 
tiranno comparirebbe in Italia V impeirqdor^IioUairio 
con gran poteo»i, e verrebbe a KberarK.dal tiranno 
Ruggieri. Qoali imprese fiicesse in quest^ anno esso 
Ruggieri, non è gipnto a nostra netizia^perd)^ la sto- 
ria di Alessandro abate di Telesa termioa col fine del- 
l' anno precedente^ e Falco ve altro non scrive, se non 
che crebbe a tal segno la fame nella città di Napoli ^ 
che molti fanciulli gioyani e irecchi cadeano morti 
per le piazae. Contuttpciò era disposto quel popolo a 
soccombere jnut^osto alla morte, che di andar sotto il 
dominio deirodlatissìnio re Ruggieri. Né Sergio duca 
mancava dal suo canto di rinvigorirli con fer loro co* 
noscere imminente P arrivo delPimperadore, colle coi 
forze $1 sarebbono liberali da quelle angustie. Tutta- 
via Falcone non dice una parola, che Ruggieri foase 
in persona ol bloccQ di Nspoli. Tenne in que^ranno 
r augusto Lottario nella festa delP Assunzione della 
Tergine una dieta generale in Wir tzburg (3) , termi- 
nata la quale s\ mise in marcia con un pot^pte eser- 
cito alla volta dell'Italia. Seco erano gli arcivescovi di 
Colonia , Treveri e Maddeburgo , con a^sai altri ve- 
scovi ed abatì^ irrigo 4uca di Baviera e Sassonia ^ 
e genero d^ esso augusto Corrudo duca ^ . dianzi efi- 
mero re d' Italia, ed altri non pochi principi e baroni. 
Presso Blja città di Trento ritrovo j ponti rotti, e chi 
fl|^ opponeva i|I suo passaggio. Presto se ne sbrigò; ed 
arrivato alla Chiusa dell' Adige, quivi ancoragli (u con- 
trastato i) jpasso : ma eolia morte degli abitanti e del 
dal loro signore si fece largo, ed arrivò a Verona, do- 
li) AonaKSaxo. Aonal. Hildesb, Abbas Ursp.in Cbront 

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1. IV !f O MCXU^X. 75 

ve fa cM grande ovtùtt accolto. Andò poscia ad ae* 
camparsi pretlo il fiqftie Aliocio, ed essendo compar"* 
si eoHt ia folla i Lombardi^ tenne ivi una magnifica 
oorte. nella festa di s. ^nrizio, cioè nel di 22 di sei» 
tembre; e però non è da credere , come si figurò il 
padre Pagi, eh' egli nell' agosto fosse giunto al casteU 
lo di s. Bassano *, e molto meno^ eh* egli fosse neir a- 
prile deir anno precedente in Piacenza» come ha. un 
priv^egio pubblicato dal Campi (i), dato alla famiglia 
de* Bracciforti : docuotento anche per altre ragioni 
apocrifa ed insussistente. In tal congiuntura il Teseo- 
vo di Mantova, che in addietro noa.$* era voluto sot- 
tomettere air imperadore, fu necessitato ad umiliarsi 
e ad implorar la sua grazia. Guastalla, chiamata dalr 
TÀDoalista sassone oppidutn munitissimum H^arstal^ 
d* ordine d^esso augusto ( non ne sappiamo il perchè) 
fu assalita e '|>resa, e posta dipoi Tassedio s^ir alta sua 
rocca. Tale era anche allora il costume degP Italiani , 
e specialmente del re Ruggieri , di fabbricare simili 
rocche, fortezze, castelli e gironi nelle eittà^ per te* 
nere in freno, i cittadini, ed aver un luogo sicuro con- 
ira de* nemici* Dubbio nondimeno mi è- riinasto , se 
ivi yeramente si parli di Guastalla, perchè seijabra par-* 
larsi di luogo posto alla collina, e non al piuBo, come 
Guastalla. Nella stessa >naniera fu anche presa la dttà 
di Garda nel lago Benaco, ossia di Yerona: de* quali 
due luoghi Timperadore infeudò il suo genero , cioè^ 
il duca Arrigo* Ho io dato alla luce (a) uno strumento , 
difettoso nelle note cronologiche, e che appartiene, &r* 
se eon errore» ali* anno presente, in cui si i^d^ fatta 

<i) ChtKfi Iltor. di Piacenza T. I, neli' At>pcnd* 
(a) Antichità Ettenii P. J,cap. ;. 

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^6 AHlTAtl »*ITALU^ * 

donazione M oBstetlo dt CavalUfo^ poato nelYerQiie- 
se, al moDistero delle Carceri d^^Este da esyo Arrir 
gò duca éì SaitOBia. Lo •tnamento è folto in Este^ 
e il dnca dice: Cum ad nostrum dominium sptcitid 
multa oppidày castra , atguè rura sita in marclda 
ifis^ìiana^ ci èa guae ih districtu veronensihahemuij 
tè. Può essere che ad un altro anno e forse al duca 
Arrigo Leone appartenga quel documento. Ma comun- 
que sia, di qui ancora risulta il dominio che la linea 
estense di Germania, cioè dei duchi di Sassonia e Ba- 
tfera, tuttavia riteneva in Italia sopra la sua parte del- 
r eredità del marchese Alberto Azzo II, progenitore 
anche dell' alti/a linea de' marchesi d^ Este. 

Si troTÒ Cremona ribellante air imperadore ; e pu- 
re 1 Cremonesi erano stati fin qui nemici di Corrado 
innalzato dà*^ Milanesi, e contrari alP antipapa. Si sa 
Ae avendo loro ordinato V imperadore di rilasciar i 
pHgioni Milanesi, noi vollero ubbidire,nèconsentiro* 
no alle proposizioni di pace. Ottone frisingense scri- 
ve (i), che dibattuta la controversia de^ Milanesi coi 
Cremonesi, fu data ragione ai primi e messi gli altri 
vA bando délìMmperio. La disputa era per Crema. Per^ 
ciò Lottarlo in passando pel territorio loro , permise 
il sacco dèi loro poderi, e il taglio alle loro vigne. Co* 
salam^ item Cincellam oppugnas^it^ cepif^ et de^ru' 
àii^ interfeéfis et captis plUrihus. Qui si parla & 
Casal Maggiore ; ma qual luogo sia Cincella , noi s^ 
dire. Arriratò poscia T imperadore a Roncaglia su! 
Pfecentino^ bellissima e larga pianura, quivi per mol- 
ti giorni si i4posò ed alzò tribunale con rendere a tut- 
ti giustizia^ Tennero colà ben quarantamila Milanesi 
(i) Olio FrislDgens. L 7, e. 19. 

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A n n o ucxixYu 77 

ad iachioarlo eoa somma allegrezza, e in ubbidicDu 
di lui casirum munitissimum Samassan qppugnanr 
tes^ eJH$ fandem adjutoria ccperunU Sono leorretti 
presso l^Àaaalista sassone vari nomi di luoghi e di 
persone italiane^ Invece di Sam^z^jan eredo io che 
scabbia a leggere Soncinum^ che veramente fu preso 
con s. Bassano , come si ha da Landolfo da s. Pao- 
lo (i). Andò poscia Lottano a etterem il campo nei 
borghi di Pavia, città che al pari ^ella collegata Cre- 
mona noi volle ricévere, anzi gli mandò alcune rispo- 
ste ingiuriose. Male per quel popolo , perchè preva- 
lendosi deir occasione i Milanesi, acerbi loro nemici , 
talmente si diedero all' ingegno , che misero il piede 
in quella città. Già s^ era dato princìpio agli incendi 
e alle stragi; ma usciti in processione i cherici e mo- 
naci, corsero, chiedendo misericordia, ai piedi delPim- 
peradore, il quale siccome principe clementissimo lo- 
ro perdonò, e fece, desistere i Milanesi dalle offese. 
Ma perciocché nel dì seguente restò ucciso un conte 
tedesco che insolentemente volea rompere una pòrta 
della città : fu in armi tutto il campo contra de^ Pa- 
vesi, minacciando la morte a tutti ; ma questi mostra- 
ta la loro innocenza , ottennero il perdono , con re- 
star nondimeno condennati a pagar ventimila ta- 
lenti. Cosi dair Annalista sassone (a) narrati ci ven- 
gono questi ùtti. Ma Landolfo da s. Paolo, scrittore 
di maggior credito in questo , racconta (3) che Lot- 
tarlo venne a, Lardirago sul fiume Olona in vicinanza 
di Pavia. Usciti in armi i Pavesi , furono rispinti i^a 

(i) Landolphas junior Hist. Medici, e. 4^* 

{2\ Annalitta Saxo. 

(3) Landulphui junior loc. «t. ,^,,,,,^GoógIe 



sotto le mura dal prindpe Corrado^ t molti ne resta- 
rono prigioni. Allora i Pavesi vennero a* piedi dell im- 
pei^adore, e dopo arer liberati i prigioni milanesi, ot- 
tennero ancfa^ essi la libertà de' suoi. Troraronsi an- 
cora ribelli alP augusto Lottarlo Tercelii, e Torino e 
Gamondo (non so se nome sicuro ), e però coll'eser- 
oito passò egK colà, e eolla forza mise al dovere quel- 
le città, t k) stesso fece con Castello Pandolfo: Posi 
haec ingressus est ierram Hamadan principis suae 
maJ€Stati contradicentis^ quem destructis innume^ 
ris urbibms et lods munìits suhiici sibi compulit. 
Questo principe Hamadan ha gran ciera d' essere 
Amedeo coTìtA di Alorienna , progenitore della real 
«asa di Savoja, che possederà moki Stati in Italia, ed 
è chiamato sio del re di Francia da PieUro cluniacen- 
se. Dagli sCTittorì del Piemonte non è stata conoscili* 
ta questa particolarità. 

Yenue poscia Lottarlo a Piac^za, anche essa col- 
legata co' Cremonesi e Pavesi, e la e^ugnò. Da' Par- 
migiani fu accolto con grande onore, e loro in ricom- 
pensa concedette un castello e presidio contra dei 
Cremonesi loro nemici^ Kè si dee lasciar sotto silen- 
zio, che mentre qnesto imperadore sul principio dt 
novembre tenne la sua magnifica dieta in Roncaglia, 
pubblicò una legge iqtorno a» feudi, che si truova fra 
le longobardiche (i), e nel codice de Feudìs, Abbia- 
mo ancora dal Dandolo (3) , che trovandosi egli in 
Correggio Terde sul Parmigiano, confermò i patti e 
privilegi a Pietro Potano doge di Yenezia. Se to- 

(0 Leg. LangabarJ. P. Il, T. I, Rer. Itat. 

(2) Dandui. ÌQ Chron. T. XII, Iler. Ital. . 

h= jogle 



A ir tr o ucxxxvu ^g 

gtìamo rìpotar salta feda di BaoDÌAOootro Uorigia(i) 
e di CaWaito Fiamma (2), scrittori dal quartodecima 
secolo, V augusto Lottano in quest^ aano Mediola' 
num 9enit^ ubi ab Ansehnù de Pusierla archtepi" 
scopo mediolanensi primo in Modùeiia^ secundo iif 
Mediolana coronatus JuiL Postea per Innoce»- 
tium secundum in Roma coronatus fidi in ecclesia 
tateranensi. Zoppica di troppo questo raoconto. Nqn 
era più arcivescovo anzi aeppur vivo ia questi tem- 
pi Anselmo, E già vedemmo Lottano , coronato im- 
peradore ^n Roma neìPanno ii55* Che se quegli sto-, 
rici si sono inlesi deiPanno stesso 1 155, allora passa^ 
va discordia fra esso imperadore e i Milanesi, ed An- 
selmo arcivescovo era legato dalla scomunica. Yerisi- 
mil cosa nondimeno sarebbe che trovandosi Lottano 
sV vicino a Milano, e cosi ben ristabilita Tarmonia £ra 
lui e quel popolo, si facesse coronare colla corona fer* 
rea del regno d** Italia. Ma nulla dicendo di cosi im- 
portante funtione Landolfo da s. Paolo, scrittore pre* 
sente ai fatti di allora^t non si può far fondamento sul- 
r asserzione de^ suddetti storici posteriori , siccome 
lontani per due secoli dai tempi dì Lo Ilario. Abbia- 
mo bensì dai medesimo Landolfo (5), che probabil- 
, mente in quest** anno , e prima che calasse iu Italia 
Lottario, segui un fatto d^armi fra i Milanesi e Pavesi 
colla sconfìtta de' primi. Vexilla Mediolanensium et 
eorum agmina capta aulfiigaia a Papiensibus 1^- 
Jut mitissima ovium pecora, Portossi dipoi Varcis^e^ 
scovo Robaldo a Pisa, dove giurò fedeltà a papa lu- 
ti) Morigla Aanal. Modoet. T. Zìi. Eer. Hai. 

(2) Fiamma Maaip. Fior. T. XI. Rer. Itul. 

(3) Laadalpbus junior Hist. Mediolan, e. ^JS. 



k 



So AN9ALI D^ rtkhlh 

fKMeóxo : risolutone che digpiatqtm non poco «I po- 
polo milanese, quasiché cotale umUiazìoae sidioais&e 
la dignità e libertà della lor chiesa. Pare aòDdioMuo, 
secondo Topinione delPuriceUi(r),che Robalda sos- 
tenesse il siio punto in non yolere ricever dalla mt- 
no del papa il pallio archiepiscopale, con esigere die 
gli fosse inviato a Milano, come per tanti secoli s' era 
praticato io addietro. A questa opinione dà qualche 
fondamento i. Bernardo nella lettera CXXXI, se non 
che si crede essa scritta nel precedente anno ii55 , 
e però conTerrebbé rapportare anche P andata a Pisa 
di Robaldo a quell^ anno. Certo è che questo arciie- 
scoTo, allorché V impera dor Lottano fa in Roncaglia, 
si portò co^ suoi suffiraganei a fargli la corte ; e che 
per ordine d'*esso augusto fulminò la scomunica con- 
tra dei Cremonesi, ostinati in non Toier rendere i pri- 
gioni milanesi : scomunica nondimeno non approvata 
da papa Innocenzo II, il quale in quest^ anno, oppure 
nel seguente, ne mandò V assoluzione a quel popolo. 

( CRISTO «cxxxvn. Indizbne xv. 
Anno di < INNOCENZO II, papa 8. 

( LOTTARIO III, re i5,imperadore 5. 

Portò grandi mutazioni in Italia Tanno presente. 
Non apparisce in qusl luogo V augusto Lottano so* 
lennizieasse la festa del santo natale delP anno addie- 
tro. Abbiamo un suo diploma (2) dato in Reggio f^I, 
X ( cioè sexto decimo ) kalendas januarii^ anno do^ 

(i) Poricenìas Monument Basii. Ambrosi»a. n. 3^6. 
(2) Ughell. Italia Sacra T. V, Append. pag. 1699, ia 
Epist. Kegicas. 

_^,^ ,. . DigitizedbyVjOOQlC 



A,irjr. o mcxxtnu St 

IbtùiKrite; Inoarmiéonis - MOXiXSsì^I ^ Indiciiohe 
jjK/F!, chef de?ea correre bìaó si Ikie dtll* emio. Ab- 
•btMkio laoltrj» un pkcito teieicttp- ymIU .stessila città di 
^^%!Si<^ à^imperadrke ì^hanuù^Xkk qiogUe (1)50- 
'jftì,nu> die intranU mense novèmbri deàio sveno f>re^ 
«edeDté anno, Indiciwhe HiV^ segno che es^a ^^ 
gusta risiedeva in Reggio, inenire rimperftdore girava 
fyer la Lombardia. Non sussiste già che l' impeifìadore 
co* Cremoneii assediasse -Grétta in quest- aniio^'comé 
volte Antonio Campi (2). Bratto allora i Cremonesi 
-in disgrazia d'esso augusto. Sappiamo bensì dall?^Ai|* 
Halistà sassone (5), che egii^si acodmpò nelle pianure 
^i Bologna, ed assediò qUèUa città con pensieri» ^ 
venire anche agli «ssalti^se non losse stato il rigor«^ 
so freddo di quel verno che lo impedì.' Preselo non- 
dimeno i suoi uà caMeilo ^rtissimp alla montagna, 
^òve tagliarono a peni pia di <trec6nt(> peiione; 
Tenne poscia a* voleri di lui essa città di Bologna. 
Ottone veseova di Frisi ìigà scrisse (4) ^éBonemien^ 
ses et AEmiìienses^ qui priori etun expeékiont 
despexerant^ supplice$y uè multam servUii afferen* 
tes^ ultra occitrriinlf. Seguita a dire T ÀnoaKsla sae^ 
sone, che Lottarlo, capta Banónia^ pemt Cassatt 
pùcificei Forse vorrà dire Cesèna^ c^ nome suo da 
lui storpia tèy come altri luoghi: e quivi celebrò la fcf- 
sta della purìficazba della Tergine, con essere «om^- 
parso colà and^ il duca di Ravenna a pagare i tributi 
del stio ossequio* Abbiam veduto airanno i lag Cor» 

.(r) ÀQtiqqil. llalic. Dissert. 11, p. 6i3. 
(a) Campi Istoria di Cremon. 

(3) Annalista Stxo. 

(4) Otto Frisingeosis in Cfaroaic. I. 7, e. 19. 

MUEÀTOBI, YOL. «ttTU. oioiÌze..yGoo|le 



rado duca di /impenna. In qcreitt tonipi pratto 1 
Bossi troviamo Pietro dméa in Asvenos. Se di alena 
d' et» 4i ^t, doL'Sftprci dire. Di ià ifiedi Lolteiò 
il doca Arrigo «uo genero in Toaoena con un bnoa 
corpo di combattenti^ per rimcttffre «iti aai^ po^o 
Mgg0U^er%Q marchete jeaécisio da ^e* popcrfi ; cioè 
quel meditino i^cmei Sparlato all' anno . 1 1 S4. 
Kofi« teòtinno pia TogUa i Tosoam 4i avere na 
marchete, «loè «m aiiperiorè i^e iovo eomandasse a 
«lome dett'impei^orev dacché aveataK) preso ancora 
^^lie città fotma di repi4»blica. Passò dipoi V impe- 
ffador liOttariora vicinane ^i Raveiàna^ dorè fu ono- 
«sto da queir arcivescùno GuaHieri « da tutto it 
4sl«ro e popolo. FoHhaac ^ggressus est Lutiuin(i)^ 
^uam ^iwribus 4aiis rebellem et ineapugnabilem 
imperatcribus^ primo impetu o^it. Che città #ia 
•questa, mi è ignoto. Beo di qui ancora si vede che la 
Aomegna era allora 4egl* imperadori, «e^he ne inve- 
rtivano ^i ^irdivesoovi di Savina* Inde Vanam 
<Fano) deinde. SiitégaUa (Sinigagiia) ùbsedit et 
^xpugnavU, Siegue Avennam civitatem adiii. Taoi^ 
^edo, dire Aàcona. /SoUi» di Otton frisingense (3) 
iqueste .parole : Ancenam^ i^letum >eum aUis urbir 
^s seu caHeMs in deditionem meepit Ciò, seconda 
ìM mddettò itanidista, ^noat succedette eensa venire 
^le mani col popolo d' Ancóna e cella morte di due- 
llila d^essi : dopo di ^he eper taare e per terra as- 
sediata quella città, ia coslre^a a rendersi e a tea* 
itribuir cento ie^ni al servigio «del medesimo augnato. 
Ha Buoncon^agno, «toùoo 4i ^u^9s£o secolo ed tla- 

fc,' .. .^ /* .'by Google. 



A N II ft Mcaxwu, ^i 

tiano (i)) niega ch« Aocona si rendesse «i voleri àeU 
V Augusto Lottajriot il qad^ V assediò bensì, ma sen- 
M9i fiftttto. Gli scrìUori iedesehi sapeano perlopiù gli 
afiOuri d' Italia per lava } e la hmB ingcandisce feoil- 
mente le eose. Se crediamo all' Urspergense, Lotta- 
rio passato r Apeftnino andò a Spoleti senza sapersi 
perchè queUa città fac^uMe «resistenica all^ imperadorii, 
« massimamente ae mettessimo per Tetro che allora 
jqneUe contrade fossero govecnf^e da uno de' du^hi 
Guarniero vaf sdii dell' imperio. Sandra nondimeno 
più probabile che Lottano non valicasse rApeanino^ 
aapnido noi dair Annalista fasscine che celebrò la 
isanta pasqua nella città di Fermo, e di là en^rò pel- 
la Puglia, impadronendosi a forza d^ armi di Castel 
Pagano luogo fortissimo, al cui governatore Riccar- 
:do fece poscia il re Ruggieri abbacinar gli occhi 
|)er non aver fotta la dovuta ref istanze. Sipedi egli il 
4ttca CorradQ <td oppugnaadum casUllum Rigian^ 
i cui abitatori non aspeitarono la forza per rendersi. 
Arrivato esso Corrado a Monte Gargajuo, V assediò 
|]ker tre giorni, finché giuoto anche P imperadore col 
grosso deir armata, quel popolo depose le. armi e 
^enne air ubbidienza. Dopo aver fatte le sue div.ozio«> 
jqì alla basilica di s. Michele Arcangelo, passò Lotta- 
irio a Troja, Renne (forse Canne ) e Barletta, gli abi- 
laton delle quali ciHà ostilmente uscirono contro al 
4:eaareo ^es^rcito, non con altro .guadagno ohe di re- 
«t^r molti d' essi o trucidati, o prigioni. Non volle 
iermarsi T imperadore ad eiypngQar queMuoghì, e 
continuato il cammino, fu volentieri ricevuto dai cit«- 

,(i) BoncompagQus de obsidione Anconse^ T. Yli 
iRer. Ital 

Digitized by VjOOQIC 



J 



^ AfflTAU D^nAtlA ' 

iadiii diTraai, cbe aU' arriro sod suBantellarono 4» 
rocca di Ruggieri. Ed essendo coBi|>arte>efiUtrè oa- 
m d' atso ve «on animo ili riofórxar quek presilo, 
■titto di e«se fbrono-aoiiHBérs^, « T «Ifire À salvarono 
^la fuga. Tentòil rèlltiggitri coli' esibìnone di mia 
f^ran eopta d^ oro,di placare e guadagnare V impers- 
-dore Lottano, ma il trovò tordo a questo canto. 
' Intanto il ^11^0 ^mg:o passato in Toscana, per 
eméttere in posto il marchese Egge^rtù osa» /tf- 
'gè/^erfo, ^el piano di Mugello vinse il conte Guido 
tinello d' esso marchese, e toX distruggere tre ade car 
%tella) r obbligò a riconciliarsi tòn lui (i). Accompa- 
gnato poscia da esso conte, assediò Firenìce, e dopo 
avesla costr^ta alla resa, vi rimise il vescovo diano 
ingiustamente cacciato dalla città. Da Pistoja, ove non 
trovò òpposìinone, andò alle castella di s. GeUesio e 
"di Tìco, che colla forza furono sottomesse. Dopo 
«vere distrutta la torre di Ca[Hano, nido d^ assassini, 
s' inno aNa volta di Lucca con pensiero di assediar- 
la ; ma interpostisi alcuni vescovi col santo abate di 
Oiiaravalle, Bernardo, the, chiamato, era prima ve- 
nuto a trovare. ri papa, quel popolo, a cui non erano 
ignoti i maneggi de^ lor nemici pisani contra di toro, 
'comperò la pace collo- sborso di una buona somma 
di danaro. Scrive V abate urspergense (2) che 41 duca 
'Arrigo fu investito del ducato dii Toscana dall^augu* 
sto suocero, verisimilmente per le ragioni spettanti 
aHa linea estense di Germania sopra gli Stati posse- 
duti dalla contessa Matilde in ItaUa. Inviatosi poi al* 
la volta di Grosseto, espugnò ^^un^iom^v forse Siremv, 



' (0 Annalista Saxo. 
(2) Abbas Unpergeosis in Chron. 



,y Google 



A ir ir o xcxisni. ^S' 

•'&de a^é fiamme i suoi contorni. Alte «chiamate di: 
Ini ritposero con insolenza i Grossetani ^ ma assedia-^ 
té la loro città, dopo arar preso colle macchine di 
gaerra un fortissimo castello vicino, diede loro tat^ 
terróre, che non tardarono ad arrendersi. TroTossr 
d Tenne di marco in quella città il pontefice Inno^ 
een%o^ ed odorato é scortato dal dura, con esso lui' 
passò a Viterbo. Erano qiùvi per la maggior parte t* 
ciltai^ni aderenti alP antipapa Anacleto ; avcano an-' 
che distrutta dianzi la vicina città di s. Yalentino; ma> 
per le esortazioni del papa e per là paura del duca sì 
arrenderono col pagamento di tremila talenti, intorna 
ai quali ùacqoe discordia, pretendendoli il pontefice 
còme padrone . della città, e il duca per diritto di 
guerra. Giunti che furono a Sutri, quivi Innocenzo^ 
depose quel vescovo e ne creò un altro. Da Monte 
Cassino cacciarono il presidio deL refiuggieri. Capua 
icollo eborso di quattromila talenti si esentò dall' as* 
aedio, ed ivi fu rimesso in possesso di quel principa-^ 
to Roberto oppresso dianzi dal re Ruggieri (i) « 
Quindi nel di ^5 di maggio passarono il pontefico 
Jnnocenzo II e il duca sotto Benevento, dove era 
•una buona guarnigion di Ruggieri e i più de^ cittadt*' 
•ni autori giurati dalP antipapa. I maneggi e il timore 
-gr indussero a rendersi e ad ammettere il legittimo 
lor sovrano Innocenzo, a cui giurarono fedeltà. Po- 
liscia nel di a5 di maggio esso papa col duca Arrigo 
andò a ritrovar V imperadore che già aveva intra pre- 
sso r assedio di Bari ; e nel cammino, per attestato di 
'Pietro diacono, si rendè loro la città di Troja. Con 

^ (i) Petros Diaconus Chron. Cassinen. 1. 4« <^* 10^9 
Falco BeDeventanus in Ghronico. 

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ammirabU onore ed allegreiza fa aeooho il pepe At^ 
V aufoito Lottano. Seata fiure reaistenza, il popolo 
di Bari si diede ad esao inperadope ; ma non già la 
«ocoa fbrdssima, in fabbricata dal re Ruggieri, ohe 
eottò gran tmnpo, atialtì, e naneg^ di maoidnne 
Militari per iaapadrontriiene. Fa measa a fil di apida 
quella gaamigiotte. La preaa di ai importanle città (a 
eagiooe che Ittelfi e V altre minori della Paglia e Ca* 
Ibbria ti aottometteasero. Intento hr flotta dd Pisani 
eompofla di cento navi da gnerra^ pervennta n Na-* 
poli) d)be ordine dair imperadore di portarsi centra 
é^ Amalfi, il cai popolo colio sborso di nudto danato 
a col rendersi air imperadore e ai Pisaiùi acbi?^ Tec^ 
cidio. Presero dipoi essi Pisani a forza d^ armi R«^- 
lo, la Scafa, la Fratta ed altri luoghi marittimi. Resla*- 
va la sola città di Salerno, città per copia cK popolo, 
ili ricehene e di fortifìcaEioni allora molto r%omrde* 
iFole afta dirorione del re Rnggierì. Ebbero ordine i 
SHsam^ Sergio duca di Napoli, e Roberto principe di 
Capua di mettere V assedio per terra e per mare a 
quella città ; e n ik-spedito anche il duca Arrigo 
eoi enfile Rainolfo e un corpo di Tedeschi (i). Nei 
di iS^ di Inglio si cominciò queir assedio, al iqnale in** 
terfennero anche ottanta legni di Genovesi e» trecen- 
to di Amalfitani, se pur non v^ha errore in sa afog- 
giato numero di navi. Grran difesa fece il presidio di 
Ruggieri, insigni prodezze vi fecero i Pisani, t qnali 
aveano anche preparata un** altissima e mirabil ma»- 
china per espugnar cosi dura fortezza. Ma venati il 
papa e V imperadore, cominciarono on trattalo €<n 
Salernitani, per cui fa loro conceduto V ingresso e 
(i) Annalista Sazo. 

"^^ . 'oigitized by VjOOQIC 



Jtl.«fgtlofiÌB di 4i]oUai qttè'; H^c&e i^eso d<s'PÌMiiH) i 
4|Viè)i apectrano ili ante» di essa^* talmente ft^ tn^spet» 
lil^po jDbe labbfltidaaaivmp (%oi ofibsa^^e lurueiata l» 
xoacchiiià.pfapBrafiyinberoLaUa vela per iotoarseoa 
9 i^astf^ e graftlitìfla^ durò il 'papa por riteoerli. Riir 
fli^doitfalcmtaao (.i> raacònta che dai Saleraìtao» 
£a datp (alle fiastae il i^aitello di legno de'Sbam e 
M che toolfi) adeguo coacepleoiio asti Pjaiui contea 
^U" i^QpecailpFe^ par no» arergU eiatati, cIm ai ao<- 
f^pdaroflo cqI re Ru^bHrii Ca^i^nò òDndtinano qae^ 
pia mata inteUigeUza. f he noti m rcottquialt9ae la tofrr 
n^^c^re» oaf ia h r<ìa9a« ì» em ai cangiò parte della 
g^ariùgione .dal re>RnggìerK i 

Dopp av^ celebrala la fetta deir Aaavwwion della 
Tarf HfM in falerno, il papa ^ T imperadore «en renr 
Uffo ad i^Telli^o, a ^ulvijtra|twrpBj[> di creare nn d^ 
e9k di Foglia, che per valore e prindenta fii$|e.aU# % 
goTecnare a ^oftener %ue' pppH con^) la potei^aa 
^et re Ri)ggiari*i 9 parcioechjè Roberto frincip^ èi 
Capila per la, delicatezza del cno nc^rpo e per alici 
diletti d^a»«9M>, non parare a proposito par si riier 
Tante impiego^ ne fu credajto più dagqo ' il cdtitf e Rair 
n^lfo^ chiamato da altri. Rainano e Régmoìfo^ ma 
da altri poi con errore Raidaffo e Rainaìdo, Qui 
insorse li^e fra il papa e V imperadore^,, pretendendo 
cadaun, ^ es^ la sovranità ia quelle parti e il diritta 
ii investirlo. Era dianzi nata un* altra controversia 
fra loro a cagarne di Salerno (»)> che il papa dic^ di 
ano diritta, e V imperadore lo. iostenava per città dal* 
r impalo, come %" ha prinaipalmeate da Romoald» 

(i) Romoa^ldas $alern. Chcon. T. TU, lUr. Ital. 
^a) Petrus Diaconas Ghron. CaHin. 1. 4f '^ X'7.«- 

Digitized by VjOOQIC 



«9 AmULl W ttAUAii. 

sa|èrBÌt6io.>Per^q«m UieQtafgk)rim:i^aA hJÌ8{mlt 
^tH^ iofieslitnr» ^dn dac«i «I tootttrBaìaolfeiy^ttè éltr^ 
fémperamìeBta troyén^es^ fi gghntite -Unnido o^U 
tmran Ba«tich]«| eioè IiMiofCBao:eiLattfrio|il gimAto* 
ne (i)) (Mf mcB^iy d' esso ina?«f tirotf» diel 4iiettt5 
jeon'Wifib&aaliegrieciet di «iiiie^ popoli. 17»^- AÌti« etldé 
^conte^, «irrata é Iiimgè év Pietro -dMcOnOf ài nc^mis^ 
(destali l«fliipi fm questi :d«ie snpsfim priWB^>i^ d«Ht 
tihieta e de^* itoperio^i^roagiott ^ Rhtakh ^etto a-* 
ìmp diii(ràt»GBSffki#;'t%pehè ^è^ eM vegitllo «em» 
«0BtfentiaM^''di^piB IitftocélMO li, é^ perchè €i|^ 
pretendm ^ooi^Qwciati )qu«^ oMOàfci per «vìbni a^ecito 
alF antipapa, non Tolea aiÌMn«|^ere per>^cMilo alcuno 
qttèC eletta, e prete4i<leT4 éàé i^^na^i ^mv^ al tam- 
pò gli eompami«r^ daVÉnti iii:^bito di pettiteaza ai 
hnpIdrìBP V afiotuzione. Si fece una knga diip«ta pe# 
qu«»t*. Lottarle sdMAi&éf (>er quanto potè i moiia<^ 
e la ìàbfittài à^ qnelfioiigne ynéntltero^^ ktccoine éa*: 
lÉateradeft'Iqspétìo^ ma in fine pttpa Intioeenso II la 
vinse. Fp rigelM«i Rin^do e ptoìttoaso' Guibàtéh é 
quella badia. Itipoida nel di 4 di sbttettfcré aBeae^ 
Tento taìato il papa che i"* imperadore, quel popolo 
par inévixi d'osto papa otteoÀiédalf atigiiirto Lottano 
cbe fossero leTatÌTÌa yèti aggravi loro i^ipoiti do^ vi- 
cini conti noraMnni. I>opot di èVer 'pi%fa FalesHna^ 
asilo alkirs di Msassini^ e liberato ii monfstero di Far-^ 
<a^ tennero peàéia am^endué alta volta di^ Roma. ImiO'' 
cenco, assistita dei Ff^ngipani e da aM nobili, ripi^ 
filò ilpossetsé^del palassi) latèrén^e; e Lottano con* 
gedaiosidai pa^a, s^^in^viè-p^r ritornare in Germaoia; 

(1; OltoTrbiog»: Cbrèii* 1. 7^ e. io, Fako Benevent. 
ia.QMTon» . : • . . ,) 

^^^. * DigitizedbyVjOOQlC 



Ain n ò ifcnsvii. tg 

BM tgmmkmptm^ HntB^domò il popolo d^ Amdia, 
e per Ck^tto panò ad Arezzo, ed iodi per Mugello, 
à Beioigaa* Quivi coBgedà T esèrcito, lasciando andai 
«•dawào.aUe loro.caèe..6iuotoegli a Trento, e qmri 
f òto^ninMido con àlleg^i& la festa di s. Martino, «ad-« 
4e jj^ernio* Giè :nòn mtante avendo ^li voluto con-» 
linnareil rà^gto^ io xina. viliasisna casùccia all^imboc^ 
calura dèir Alpi, passò air altra vita, mi5eriim huma* 
noe* ùonditionàs mémoriam reìimquèns, S^ è disputato 
ìiHonio al giotno d^la sua morte ;inia i più cunven^ 
gono che qiwalar iacea desse .nel dì S di dicembre di 
queai^ aanoj Non- si saziano gli dnlicfai storici di esal* 
tàr i|iiesto' imperadove per b sommb^ sua religione^ 
per TAiiore da'* poveri, per la gloria militare, per ié 
prodeÉm e<pBr altre, virtù, diaiodocfaè non mea dà«> 
gì' Italtant «he dai Romani fu rinnovato in lui il ti* 
|qI4 di padre della patria; Fu portalo il suo cadatcro 
aU» sepdlnra . nel monistero di • Luter in Sassoniat 
Ed. ecco una mirafaile acena ideile umane instabili 
gcandént. Ma ne succedette un^ altra nello stetito 
tempo non men consideràbile; S^ era fìnquì ritenuta 
il re Ruggieri in Sicilia, aspettando miglior volto della 
fortuna, con appHcavsi intanto a Vaunar milizie, e i 
preparar r ehre occorrenze di guerra. Saggiamente 
immégmò egli, che jaón tarderebbe a rìtirarii V impef> 
radore colla sua possente armata, e iche non sarebbe 
9lh>ra dU&eiU il ricuperare il perduto. •Còsi infat^ ay- 
y^tmmt. Appena era giunto verso Roma l' tmperador 
LoMttio, che Ruggieri con tutte b sue ibne si>arcò a 
Salerno; etra parchi si trovò, tuttavia occupata dai 
fiooiiav.tpniie maggiore, e per la ^^Q^one che gli 
professala quel popolo > eon &eilità ne ricfipairò il 

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poMesAo e doiQÌnio(i).Pols«fiaè perdfi^itaipapre^ 
f€ Noc«rt^ e cpiìn^i AUiti eon talt« le ttrrev propri* 
dbf tluca Rainayò, ¥oltos»i appresso dia Tofta di 
Cftpua con furore, e se ne impadron^ ma eon lasciare 
afiatto la briglia alla erudeUà. Fu datoli -taceo a qcwUa 
Dobìl eitta, e ne fnroao asportate ifomefl^e spoglie e 
ncchezze^ perchè^ stese Fitisolenta imitare aneheallr 
ebtese, e fio le mocadve restarono involte io quella 
orribii calamiti. Di molti Saraeeot ncilmm avea seco 
Buggieri, che accrebbero Tesecrabile sfogo ^IPavart- 
sia e della libidi ne senta rispetto akune alla telatone. 
Roberto principe di Capue si rieovesè altrove, e ttilr* 
ta-la Terra di Laroro venne in poter dì Rng^ect» 
Intanto Sergio duca, di NapoK, ai redei^ tanta muta* 
^ona nef^t affiirì, non 'tardò. ad. implorfrpesdono ^ 
pace da Ruggieri, che Tubbligò é nùKtac seca in qneU 
la campagna. Dopo la presa dt Avellina arrirò il re 
fotto Benevento , dove quel popolo rtnunzianda ad 
ogni difesa , si sottopose toeto a Ini e %W antipapa 
Anadeto verso la metà di ottobre.^ Monte Satthio di^ 
poi. Monte Corvino , ed akré tetre partmenle gli si 
diedero* Ma non si atterri per questo rovescia il 
nuovo duca di Puglia Ratnollb,visoliato di morir piut-» 
tosto valorosamente, che di cedere eon vergogoral re 
nimico. Aveva egli un coi^o di ^T^desdii laseiatigit 
^ir imperador Lottarlo, e ranoati i popoli di Bari , 
Troja, Trani e Melfi , compose una grassa armata , 
con cui uscito in campagna andò a mettersi a finoata 
di quella di Ruggieri. Erano vicini a venire alla ma-* 
lu, quando il mirabil abaie di GhiaravaHe #« Bemar* 

' (i) Romaaldos Saler. in Chron. Falco Bènevcnt* ur 
^hron» JPelnis Diaconoi in ^ron» Gasns» 

i^ DigitizedbyVjOOQlC 



A H^ H O MCXXXtll. gt? 

do , À emise mo o per ordine di papa Intiocenzo, dr^ 
rWò al padTgfìooe di Ruggieri per trattar dipaee. Nod 
maBcò certo al santo abate facondia e zeTo in tal oon-^ 
gfantttra ; tuttavia tali dorettero essere^ conditio^t 
^ aecomodamento da lui proposte, che non piacqae'- 
ro al re, e massimamente per sentirsi egH superiore 
di forze a Rainolfo. Rottosi dunque il trattato dipa^ 
ee, e partitosi il santo abate secando die stante nten^ 
àis octobris^ che dorrebbe essere, secondo i cónti dt 
Camillo Pellegrino, il di 5o di ottobre, si venne ad uil 
fiitto d^armi appresso Ragnano.~Per attestato diRo- 
moaldo aalernitano la prima schiera de^ feritori , co« 
■landftta da Ruggieri duca di Puglia , primogenita 
del re, fieramente urtò nel battaglione, che il mise in 
rotta, e Y insegui sino a Si ponto. Uà il duca Rainol^ 
Ib, coHe altre sue schiere, cosi animosamente assali il 
grosso deir armata nemica, dove era in persona lo 
flesso re Ruggieri, che lo sconfisse , e riportò piena 
Iritturia. Restarono sul campo circa tremila persone, 
fra le quali Sergio duca di Napoli;. moltissimi furono 
i prigioni, immenso il bottino, per cui tatti quei ^ 
Bari, Traoì ed altri aderenti, se ne tornarono ben ric- 
chi alle lor case. 11 re Ruggieri, col benefizio di uil 
buon cavallo e degli sproni si salvò ; ed arrirato net 
di seguente alla Padi^, di là passò a Salerno , dove 
quel popolo corse ad offerirsi al di lui servigio ; e ì 
Beneventani avendo ottenuto in quella congtun* 
tura un grazioso privilegio da lui , tutti si didiiara« 
rono per lui. Dopo la vittoria non istette colle mani 
alla cìntola il duca Rainolfo. Con un buon corpo 
dì gente sottomise a' suoi voleri la dtlà di Troja } 
obbligò aacora ooHa fòrza Ruggieri conta d^ Ariano 

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a «oitometur»! con latte le sae terre ; e di là nd pri* 
mo di di dicembre andò col mo esercito a mettere 
r attedio al castello della Padula. Non per questo si 
moMe di Salerpo il re Huggierì. Nel regnare con 
t. Bernardo, aveva egli mostrato desiderio, che se gfi 
Blindassero da papa Innocenso ^'e cardinali , ed al- 
tre^uinti daU'^aptipapa, p«r esaminare in un congre»* 
so ie fanoni deir una . e delP altra parte. Ancorché 
(osie per^ pifk capi disdicevole una tal proposizione : 
pwrie non ebbe difficoltà il papa di spedir colà a que* 
sto. fine i cardinali ^im^rìca eancellif re, e GherwT' 
do^ e jBon esso loro s» Btrnérdo* Inviò Anacleto an- 
cb' egli i suoi, cioè Matteo cancelliere, Pietro pisano, 
nomo di raro sapere , e Gregorio , cardinali del suo 
partito. Per qqattro giorni ascoltò Ruf^eri con soair 
|>»a attenaioae le ra^onl de^ primi , e poscia per al* 
tri quattro giorpi quelle de* secondi ; ma scaltro che 
egli era^ volte prender tempo ^ e col pretesto di non 
saper egli solo terminar questa gran contesa , fiece 
istanaa, che andasse con lui uno per parte de' cardi- 
nali suddetti in Sicilia, dove pensava di cdebr«re il 
janV> natale, ^nchè nell^ assemblea degli arcivesco- 
vi, vescovi ed abati si facesse la decisione opportuna. 
Infatti ^accompagnarono colà Guido da Castello car- 
dinale di ppa Innocenzo II, ed un altro per parte £ 
Anacleto* A questo si, ridusse il buon pontefice , per 
desiderio della p^ , e di terminare amichevolmente 
il deplorabile ti^ma. 



,y Google 



A IV 9 HCXÉZTIII. gS 

( CRISTO Mcxxxviii. Indizione i. 
inno di ( INNOCENZO II, papa 9. 

( CORRADO III y re di Germania e di 
Italia I. 



Yoile Dio liberare in quest^ anno la Chiesa sua 
* dal peso dell^ antipapa Anacleto (i). U eolpi la naorte 
'nel di à5 di gennajo delPanno presente , e al èads- 
' vero suo non si sa dove fosse data sepoltura da^subi 
parenti. Per A favorevol accidente s'innalzò maggior- 
mente in Roma F autorità di papa Innocemo, epa* 
rea che dovesse anche mettersi fine allo scisnaa. Ma i 
fratelli dell' antipapa, cioè i figliuoli di Pier Leone, e 
gli altri lor fazionarii significarono al re Ruggieri 
quanto era accaduto, per sapere se doveano far pace, 
oppure eleggere un altro antipapa. Rug^eri per ispa^ 
ranza di vendere più caro la saa concordia , ordinò 
che passassero all^ elezione di un altro antipapa; e pe- 
rò verso la metà di marzo alzarono un nuovo idolo 
nella Chiesa di Dio, cioè Gregorio cardinale , a cui 
imposero il nome di F'ittorelII. Ma sempre più cre- 
scendo il concorso de' Romani a papa Innocenzo II, 
i figliuoli di Pier Leone non volendo restar soli, ed 
esposti a gravi pericoli, nelf ottava di pentecoste^ co- 
me s^ha da unr. lettera di s, Bernardo (3), andarono 
ad umiliarsi al pontefice Innocenzo , e gli giurarono 
fedeltà ed omaggia. Ci vorrel:òe far credere Pietro 
diacono (3), che Innocenzo K guadagnasse con buona 

(i) Orderic. Vita!. Hitt. Ecclesiast. 1. 13. Falco BeaeTeQ-* 

tanus in Chrooico. 
(ai) S. Bernard. Epitt. ad Godefridam. ' 

(3) Petras Diaconui Chrout Cassio. I. 4* c« ult. 

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94 àmuJit Jn** vskLiA 

•ommi a danaro, ma probabilmente non iODeriU le- 
de. Trorarasi allora in Roma il suddetto santo d)a* 
te Bernardo, tutto intento ai Tantaggi della sade ^apo- 
stolica. Riusci al credito e zelo suo d* indurre il no- 
yello antipapa Tittore a deporrò la porpora e la mi» 
tra 'f laonde condottolo a^ fòedi del pontefice, rinwa- 
jiò ad ogni sua pretensione, ed implorò, misericordia 
.4pel suo trascorso. iUtrettanto fecero quasi tutti i suoi 
aderenti,, con allegreaxa inestimabile di tutta Rooia^ 
MW di tutta la Cristianità. Con ciò venne alle mani 
di papa Innocenzo ogni fortezza della città di fornai 
^ quivi tornò a rifiorir la pace eia benedizione di Dio» 
Ma s. Bernardo, die nulb curava le umane grande»- 
se, non tardò dopo aver veduto il frutto delle tante 
aue lodevoli fatiche, axitorittrsene accompagnato dalla 
aua umiltà in Francia. Non si sa ben intendere ciò che 
mrra Falcone beneventano (i) , con dire che anche 
il re Buggeri ricooobbe per vero papa innooeozo, ed 
ordinò ai Beneventani di sottomettersi a lui : il che^ 
|u eseguito y mentre non apparisce seguito Ica es#o 
papa e il re accomodamento alcuno 4 anzi si so che 
I^nocensBoII continuò la guerra contra di lui, e ve n^ 
ae in quest'^anno colie sue milizie ad Albano, per an- 
dare ad junicsi col duca Rainoifo,e far fronte ad esso 
Ruderi; ma^opraggiuntagU un'infermità, gli conven- 
ne desistere. Quanto adesso Rainolfo , seguitò ben 
^^fà ad assediare e a tormentar colle macchine milita- 
Ti il casteUo della PaduU ; ma scorgendo troppo di^ 
ificile il superarlo, passò ad Alife. e se ne impadronì. 
Intanto venuta la primavera , dalla Sicilia comparve 
in Puglia il re Ruggieri con un possente esercito. Ina- 
tti) £s]fio Jeoeytntamis.Ui Gbren« 

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là: fi 9 ^ «oixxTiii. '9$ 

,fllor«tQ JitiB^iiftTeQtaiH tiglio ajalo cofie eolè^epre- 
je aleuDe castella iKimichie di qud po{M>lo. Gli Tcone 
4«Dtra <il daca Rain^ib eoa «ina baone annata , cee- 
«eaiido di dargli batta^ ^ ma Ruggieri, addottrinata 
M passato, non foUe avfenturarai ad un nuovo oca» 
^tto, ^ accortamente schifando gli incontri, pioni» 
Jlò potcia sopra la città di Alrie, -e la prese. Prima H 
'aaoco con tutte te sue crudeli coosegcienze, e poscia 
Je fiamme ternuoaroiio Peccidio di quella ricca e bel* 
iaxattà. Dt là passò aU^ assedio di Yeaafro, die pari- 
isente gareggiava colle migliòri nelle riccbezie e for* 
llifiéaiioni, e con furioai assalti se ne impadronì. Se 
gli diedero Presenzano, Rocca Romana, e Tocco nd 
noiase di settembre. Nel di 4 di ottc^e fu in Rene* 
iv>anto, e poscia prese le castella di Uorcone, s. Giorsr 
^o. Pietra Maggiore, Apice ed altri ', ne'* quali mise 
imoae guarnigioni per 4*estringtre samprepiù il duca 
Aainolfe, il quale custodiva Troja, Rari, Melfi, ed al^ 
•tre città da lui dipendenti, Andossene dipoi Ruggieù 
4»rso il verno a Salerno per di là passale in Sicilia. 
Era intimata in Germania una general dieta in 
Magonsa per la festa della pentecoste , affin di deg* 
gare il nuovo re (i). Ma alcuni de^ principi temendo 
che la corona potesse cadere in Arrigo duca di Ra- 
derà e Sassonia, genero d^ già defunto Lottarlo^ la 
cut potenza, per signoreggiar egli due cosi insigni du^ 
cati, era oggetto della loro invidia e malevolenza, an- 
ticipando quel tempo^adunati nella città di Conflana^ 
^promossero al regao il duca Corrado^ fratello di Fé- 
.Merigo duca di Svevia, cioè qu^ medesimo che ab- 
Jbiam veduto diaG|)Hi momentaneo ^e^'Italia. A gui»^ 
Iti) Olle JFùsij^emii m Chron. h ^. e- «a* 

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96 llWàLI b* ìtMLlk 

«ti principt fece anioio Deodoino earéUnah e legato 
fMiotificio, COD proneltere ioro Mius populi roma- 
ni^ urhium^ue Itatiae astsensnm. E questa fu U ri- 
eompenra delle &Uelie finte dal «oddìetto duee Aintgo 
la serrilo della sede epòttoHea. Non tobaìeiite reste 
^gli escluso dai regnò , maveone ereato re ^d prin- 
cipe suo aeimco,eda0ehe sóomunicate itegli aaiti ad- 
dietro dal medesimo papa Innocensò (f ). Neil» dome- 
nica tersa di' quaresima si fece in Aqaisgrana Uco- 
renazione di esso Corrado. Da gran tempo regnava 
la discordia fra la casa di lui , perchè erede degli a«t- 
gusti Arrighi di sangue ghibeUino, e quella del duca 
Arrfgo suddetto, proveniente bensì dal sangue italia- 
no de^ principi esiensi ,! ma erede della famiglie dei 
Guel6 in Germania: il che è da notare, perchè di qoa 
presero origitìe le fazioni gue^ e gfnbeiUna^ che la- 
cerarono dipoi cotanto b misera Italia, siccome ab- 
biamo dallo stesso Ottone da Frisinga y e me^o si 
comproverà andando innanzi. Ora il medesimo duca 
Arrigo e i suoi popoli di Baviera e Sassonia, siccome 
non concorsi a tale elefione, si opposero al novello 
re Corrado. Crescendo nulladimeno di giorno in gior- 
no r autorità e possanza di lui , que** popoli insieme 
colla vedova imperadrice Richema^ correndo la festa 
della pentecoste, il riconobbero per re in Bamberga. 
Citato per la festa di s. Pietro il duca Arrigo a Ratis- 
bona, comparve colà ; e perciocché in mano sua 
erano tuVte le imperiali insegne , cioè la corona , lo 
scettro e gli altri ornamenti del defunto augusto, tan- 
te belle promesse gli furono fatte, che le cedette al re 
nuovo. Ma nulla di tante promesse fu a lui atteoiato, 
(1) Annalista Saro. 

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A ir ir o tfCzxsviiT. 9^ 

• Corrado rivolse tutto il suo odio e studio alla rei- 
TÌoa di questo principe, con metterlo al bando deirim- 
perio, e privarlo dei suoi ducati. A Leopoldo juniore, 
figliuolo del santo marcAef e Leopoldo^ diede la Ba- 
viera ; al marchese Adalberto la Sassonia : il che si 
tirò dietro non poche guerre ^ e un fiero sconvolgi- 
mento di quelle provincie. Restò il duca Arrigo per 
la maggior parte colla forza spogliato della Baviera ; 
ma i Sassoni, che del suo governo si pregiavano, im- 
bracciarono lo scudo per lui. 

( CRISTO Moxzm. Indizione xi. 
Anno di ( INNOCENZO H, papa io. 

( CORRADO III , re di Germania e di 
Italia 2. 

Sol principio di aprile tenne papa Innocenzo \l 
concilio II generale lateranense (i) , a cui interven- 
nero circa mille tra arcivescovi, vescovi ed abati « Fu- 
rono quivi fatti molti nobili decreti contra dei simo- 
niaci, usurarj, incendiar), ecdesiastici incontinenti, ed 
altri delinquenti. T^ ha chi crede che nel concilio dt 
lui tenuto in Chiaramonte nell^anno ii5o, oppure 
in quello di Rems del iiSi, si pubblicasse il famoso 
canone : Si quis suadente Diàbolo , con cui è inti- 
mata la scomunica contra chi mette violentemente le 
mani addosso agli ecclesiastici, riserbata al sommo pon- 
tefice. Certamente questo canone fu pubblicato op- 
pur confermato nel suddetto concilio lateranehse \ e 
quivi ancora fulminata fu la medesima censura contra 
del re Ruggieri, ed annullate tutte le ordinazioni fat- 

(f) Lahbè Concitior. Toro. X. ' 

MURATOBI, VOL. XXIVH. Digit edbyGoOgk j^ 



^t AmiAU D^TALIA 

te dall' antipapa Anacleto (i>. Appena era termraato 
questo concilio, che il raloroso e prudente duca Rai-' 
noìfo^ trovandosi nella città di Troja, sorpreao da una 
ardente febbre, nel dì 3o d* aprile diede fine al suo 
▼ivere , con incredibii dolore e pianto non solo di 
que^ cittadini, ma di quegli ancora di Bari , Trani , 
Melfi e Canosa, ridotti alPultina disperazione, perchè 
colla morte di lui restavano tutti senza capo, ed espo* 
«tl al genio crudele e tirannico del re Ruggieri. E a 
tal nuova air incontro esultò sommamente esso re , 
né tardò a comparire dalla Sicilia a Salerno con as- 
tai navi, gente e danaro. Quivi accolto dalla Puglia , 
Calabria e Capua un potente esercito, parte ne diede 
a Ruggieri duca ài Puglia suo figliuolo , e parte ne 
ritenne per sé. Sottomise egli al suo dominio tutta 
la provincia di Capitanata , « il duca suo figliuolo sì 
fece rendere ubbidienza da tutte le città della Puglia, 
fuorché da Bari capitale di quelle contrade ; perchè 
il principe d^ essa vi avea dentro quattrocento nonii- 
ni a cavallo, e cksqu&ntamila cittadini atti alParmi : di- 
modoché tentò bensì il duca di soggiogar quella cittad- 
ina conoscendone P impossibilità, lasciò P impresa, e 
andò ad unire il corpo de^suoì combattenti con queìlo^ 
^el re suo padre. Trattarono poscia amendue di met* 
tere P assedio alta città di Troja •, ma saputo che v'aera 
'dentro un forte e copiósissimo presidio , preso sola-^ 
mente il vicino castello di Bacarezza, quivi lasciarono 
•dugento cavaliei'i, con ordine di ristringere ed infe- 
stare i Trojani. Assediarono poscia la città dìAriano^ 
•ed inutilmente. AUa di/esa stavano dugento soldati a 
caviìllo, « copiose schiere di fau ti. Però levato Tasifi- 
Ja) Falco BencTcntan. ifl Chrcttt. ^ i 

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A «r K © MCXSLXrX. ^(^ 

^o, in^eriroQO «ulamente contro le ?iti, gli ulivi, al- 
beri e seminati di quel territorio. Con estremo dls^ 
piacere senti anche Innocenzo II la morte del duca 
Rainolfo : e veggeudo in una deplorabil confusione 
^tta la Puglia , e H re incamminato a sottomettere 
queir intero paese, saggiamente si ri^volse più di pri- 
ma a^ pensieri di pace , e Tolle portarsi in persona a 
brattarne. Uscito dunque di Roma colP accompagna- 
mento di Roberto principe di Gapua, e di circa mille 
cavalli, e di gran moltitudine di fan^, giunse alla città 
di S. Germano. Allora il re Ruggieri gli spedi amba-* 
•SciatOfi con proposizioni d' amicizia e di pace , che 
furono amorevolmente accolti dal papa ^ e il papa au» 
ch*egli inviò a lui dueeardintìiiconinvitarlo a S. Ger* 
mano. LMnvito fu accettato, e Ruggieri col duca Rug-i- 
^eri suo figliuolo e colla sua armata si portò in quelle 
vicinanze, e per otto giorni seguirouo dei forti maneg- 
gi di pace, ma senza potei'si accordare fra loro a cagio- 
ne del principato di Capua, che il pontefice esigeva 
per restituirlo a Roberto, e Ruggieri pretendeva de- 
^^luto per la di lui pretesa feMonia. 

Mentre si fac^ano tali negoziati, il re prese una par- 
te delle castdila de^ figliudi di Rorello ; e perchè in 
persona egli era colà, ed era ^à tramontata )a speran- 
;Ea della pace, il papa comandò ai suoi che assalissero 
<e devastassero il castello dì Galluzzo. Portata questa 
nuova al re, a marcie sforzate sen venne egli con tutta 
Tarmata alla volta di S. Germano^ e si accampò presso 
a quella città, entro la quale tuttavia dimorava il pon- 
itefìce. Non si tenendo «sso papa , né i suoi sicuri io 
quel luogo, sloggiarono ben presto per cercare un sito 
4i maggior sicur.ezza* Ma il giovine Ruggieri duca, pr€«- 



100 ami ALI D ITALIA 

se con seco circa ihìlle cavalli , e postosi in on^ imbo- 
scata, dove doveano passare i Romani, all'* improvviso 
fu loro addosso , e li fece dare aUe gambe. Salvossi il 
piìncipe Roberto con Riccardo fratello del defunto 
Bainolfe, e coi più de** Romani ; de^ quali nondimeno 
molti si negarono nel fiume, ed altri rimasero prigioni. 
Fra questi ultimi per disavventura si contò anche il 
buon papa Innocenzo, il quale nello stesso giorno, cioè 
nel dì 22 di luglio, come si ha da Falcone, fu condòtto 
sotto buona guardia alla presenza del re Ruggieri, che. gli 
fece assegnare un padiglione per lui e per Almerico 
eancelliere , e per gli altri cardinali prigioni. Andò a 
sacco tutto il tesoro é tutti gli arredi del santo padre, 
a cui e agli altri suoi successori volle Dio dare un nuo* 
To ricordo di quel versetto del salmo: Hiincurribus 
et hi in equis : nos autem in nomine Dei nostri in- 
pocas^imus. Differente nondimeno si vuol confessare il 
caso presente da quello di s. Leone IX papa. Questi 
andò per combaHere, ma pare che Innocenzo II si 
movesse per cercare la pace , e die per semplice sua 
scorta camminasse con quegli armati. Fors'^anche inter- 
venne qualche iniquità nell'agguato a lui e alla sua gente 
teso. Che nondimeno seguissero delle ostilità, si racco-* 
glie da Giovanni da Ceccano, di cui son queste parole(i): 
Mense junii venit papa cum Romanis ad expugnan- 
dum regem Siciliae^ et incensa sunt a Romanis 
FuWatera^ Insula^ et sanctus Angelus in Tudicis. 
Racconta Romoaldo salernitano (2): che rex e vesti- 
gio prosequutus domnum papam^ ad pedes ejusdent 
voìuit humiliter satis accedere. Sed ipse^ utpote vir 

(i) Johan. «le Ceccano T. I. lUl. Sacr. Ughell. 
(a) Romadldas Saleroit Cbroa« T. VII. Rer. liti. 

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À 9 II O MCXXXIX. tot 

constans et egregius^ eum primo recipere noluìL 
Ma andando innanzi e indietro proposizioni di pace^ il 
saggio pontefice col consiglio de' cardinali, per sottrar- 
re ai disagi i molti nobili romani , rimasti anch'^essi pri- 
gioni, segnò in fine V accordo con legittimare a Rug- 
gieri il titolo di re^ conferitogli dall'* antipapa Anacleto, 
ed inyestire lui del regno di Sicilia , e il figliuolo di 
Ruggieri del ducato di Puglia. Nd diploma di tale in- 
vestitura presso il cardinal Baronio(i), si legge confer- 
mato anche a Ruggerì il principato di Gapua; ma nin- 
nò parla del ducato di Napoli e di Amalfi. Nella festa 
di s. Jacopo di luglio segui la suddetta concordia , e 
quanto la mestizia era stata incredibile fira i popoli cri- 
stiani per la prigionia del papa, altrettanto fu la conso- 
lazione e r allegrezza per la pace e fiberazione di luì, 
Fresentossi dunque con tutta riverenza il re Ruggieri 
insieme co' suoi figliuoli, cioè col duca Ruggieri e con 
Anfuso, ossia Alfonso principe di Capua, a' piedi del 
pontefice (2) ^ e dopo ayer chiesto perdono , ed otte- 
nuta r assoluzione , ricevette Y investitura degli Stati 
suddetti col gon&lone dalle di lai mani. Accompagnò 
egli dipoi con tutto onore il papa fino a Benevento , 
nella quale città entrarono amendue nel di primo d'a- 
gosto, dove il pontefice fece atterrare il castello fabbri- 
4:ato in quella città da Rossemanno^ già creato arcive- 
scovo da Anacleto, e deposto in questa congiuntura eoa 
sostituirgli Gregorio. Furono cagione i prosperosi suo-: 
eessi del re Ruggieri , che i Napoletani vennero a Be-^ 
nevento anch'essi a mettersi sotto Usuo dominio, con, 
accettar per loro duca Ruggieri primogenito d'esso re. 

(1) BtroD. in Annales Ecclesiait. 

(2) Falco 9enerent. in Chron. 

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1*0 2 XttfUktl B^ITALlft 

Preso poscia congedo dal papa, marciò Ruggieri cot 
F esercito alla volta di Troja , i cui cittadini non tar- 
darono a rendersi ; ma pregatolo che entrasse in cluà, 
rispose loro che non y\ metterebbe il piede, finché quel 
traditore ( cioè il defunto duca Bainolfo ) dimorasse 
Ira loro. Fu costretto con suo gr«a rammarico quel po- 
polo a far disotterrare il cadavero fetente d*^ esso Rai- 
noUo , che da alcuni suoi nemici con una fune legata 
al collo tratto fu per la città, e gittato fuori d^essa nel- 
le fosse: vendetta orribile e detestata da tutti, e infìna 
dal duca Ruggieri, il quale presentatosi al padre tante 
preghiere adoperò, che gli fu conceduto di farlo seppel- 
lire. Non entrò per questo il re Ruggieri kt Troja^ma 
a dirittura andò a piantar Y assedio per ten*a e per ma- 
re alla città di Bari. Spedi Innocenzo pontefice il ve* 
scovo d^ Ostia a que^ cittadini con esortazioni paterne 
di cedere amorevolmente alla forza, per sottrarsi al ri* 
gore. Ma quel superbo popolo neppur volle lasciarla 
entrare in città, nonché badare ai di lui consigli. 

Tornossene il papa dopo il di a di settembre a 
Roma, ricevuto con immenso gaudio dai Romani, 
quali tentarono bensì d' indurlo a rompere la pace 
fatta per forza ; ma Innocenzo, siccome principe dL 
veterana prudenza, non volle acconsentire al parer 
di que^ bravi, che poco dianzi aveano lasciato si bei 
segni del loro coraggio nella precedente zufifa. Conti- 
nuò il re Ruggieri per tutto V agosto e il settembre 
r assedio di Bari ; le sve petriere e torri di legno de- 
strussero parte delle mura e torri della città e non 
pochi palagi ; crebbe anche a dismisura h fame fira 
quel popolo, sino ad aver per grazia di poter man- 
giare carne di cavallo e un tozzo di pane^ dimameri^ 

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A 9 ir o sfcxxxix. io5> 

che fióalixiente t^attarona della resa, che lu loro ac- 
cordata con oneste capholazionL Tutto pajreva tran* 
qaWìp e quitto, quando presentatosi al .,re Ruggieri 
ano de^ suoi soldati dimandò giustizia contra di GìG" 
cinto pricipe di Bari,, perchè gli avesse. fatto cavare 
un occhio, l^ede nelle smanìe il re, e fatto Care il 
processo da^ giudici di Troja, Trani e Bari, con pre- 
tendere rotta la capitolazione, fece impiccare il sud- 
detto Giacinto con dieci suoi eontiglieri, e cavar gli 
occhi a dieci altri, e imprigionare inoltre fs. spoglisire 
dei loro beni vari prudenti cittadini di Bari : se .€0|i 
giustizia e buona fede, Dio lo sa,. Con quc;sti barba- 
rici passi camminava il re Ruggjleri, che ppscia sul 
fine di ottobre se n" andò a Salerno, ed i^i f^anjo 
pubblicò vari confischi e banc^ contn^ di <;hi ayea iin- 
pugnate T armi contra di lui. Finalmente nel di 5 di 
novembre imbarcatosi in una nave ben cprred|iti(, 
passò a Palermo. Fece gran guerra in questo ai^o il 
re Corrado ad Arrigo estense^guelfo duca di S^mo^ 
nia Q Baviera, in manieracbà questo principe (i),a»- 
te potentissimusy et ejus autoritas (ut ipse glo* 
riàbaturJ) a mari usfjue ad mare^idest a Dania 
usgue in Siciliam extendebatur^ in tantam in br^ 
vi humilitatem s^nit^ ut paerw onu^ibus Jidelibt^ 
et amicis suis in Bajoaria a se^ deJicienHbus, 
clam inde egressuSy quatuor tantum eomitatus 
sociis in Saxoniam ^eniret. Ma in Sassonia ^istito 
da que^ popoli, rendè inutili glvsfprzi e disegni d^ es* 
so re Corrado, siccome ancora qii^> di Mafif^rt^ 
creato duca di Sassonia. Ma mentre ^i, con ?igor« le 
fortuna attende a difenderje e a conservar quegli Sta- 
li) Otto Frisiogeniif ia C^otu hj^ f ^, 

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164 ÀxnÀhi jrtnLih 

ti, e già fi dbpooe a portar la gaerra ia Baviera per 
ricuperar quef ducato, eccoti la morte che inette fina 
alla fila e a tutte le di lui applicazloBi terrene. Cora» 
▼oce di teleoo a lui dato. Secondo T Annalista aasaa- 
ne (i)^ Jaeto coagulo in Quideiingeburck^ ffeiià' 
ricu9 nohiUssimus aique prohUsimus dux Basm^ 
riae atgme Saxoniat^ veneficio ibidem^ ut Jertur^ 
infecius^ XIIJ kahndas novemhris i^itam finwit 
Il tuo corpo troTÒ riposo e sepoltura nel mouistera 
di Lutar io Sassonia aHa destra delP imperador LoC- 
tario III, suo suocero. Questo principe, eguale xtk 
tempo ai re ptf la sua potenza, che godeva anche ia 
Italia, olM a tanti altri Stati, la sua pornone nell^eie- 
dità^ del sangue estense, e da cui discende la real casa 
di Brunswich, ^en da^moderni storici contraddistinto 
dagli altri Arrighi estensi-gu