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Full text of "Annali universali di medicina"

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•t I 






ANNALI UNIVERSALI 



DX 



MEDICINA. 



\ 



ANNALI INIVERSAU 



DI 



MEDICINA 



COMPIL ATI 

DA 



ANNIBALE OMODEI 

Dottore* iir filosofia , mediciita e chirurgia , già' ue- 
oico coksulente presso il cessato ministero della 

GUERRA, SOCIO CORRISFOKOEIf TE DELL* ACCADEMIA REALB 
DELLE SCIENZE D| TORINO, DELL* ACCADEMIA MEDICO- 
GHIRVAGtt A iit ff APÒtt , DfelLl SOGIÌTa' f>I ÌÉÉDICINA 
PRATICA DI MONTPELIER , DELLA SOCIETÀ* MEDICO- 
CHiaVR«IGA DI BERLINO, eCi, 60. 

« 

▲ imo 1826. 



rowMS XXXV IlL 



Aprile^ Maggio e Giugno. 



MILANO 

Presso oli Editori d^gli Annali Universali 
DI Medicina e di Statistica 
4 S. Giovanni alk quattro facce If. i838« ^ 



«1 



♦ * 



Coi Tipi di Gio, Giuseppe DmiarAsis. 



9 



ANNALI UNIVERSALI. 



FASCICOLO CXtt. 



Memoria s&pra le interne false flogosi; del 
dottore Lmci Eustachio Polidoro, Pro- 
fessore di Clinica medica nelV ^rcisper 
date di Santa Maria Noi^elladi Firenze, 
ed Ì9i Membro del Collegio medico , eoa 

JLtXolte osservazioni istituite nei cadaveri umani hanno 
fatto conoscere, che un insolito fossore delle loro mem- 
bra può osservarsi , senza che fenomeno veruno d' in- 
fiammazione ahbia preceduto. 

La' cognizione di questi fatti , meno che accurata- 
mente esaminati , dee aver condotto Broussais a seri- 
vere che cj L'o/i pnsse souvent pour se bien porter 
avec un éiat habituel et inflammadon gastriqijie >, et 
ddns cèl état ort peut méme acquerir un embonpoint 
exiraordinaire t::C Traile de Phys, appi, a la Pàthol.Jf 

Si osservi^ in Firenze nel cadavere del Tenente-Co- 
lonnello Mari ^ morto di sincope nelle apparenze dì 
salute , ed essendo stato escluso per mezzo delie rìcet- 
ehe medicochimiche ogni sospetto di veneficio; 4^ 



3 



Coi Tipi di Gio. Gius£»E Osaseijxa. 



9 



ANNALI UNIVERSALI 



FASCICOLO CXIL. 



Memoria s&pra fe intèrne false ftogosi; del 
dottore Lmci Eustachio Polidoro, Pro-; 
fessore di Clinica medica nelV arcispe- 
dale di Santa Maria Nocella di Fifenze, 
ed ìH Membro del Collegio medico , eoa 

Ì.TXOLTE osservazioni istituite nei cadaveri nmaoi hanno 
fatto conoscere, che un insolito rossore delle loro mem- 
bra può osservarsi , senza che fenomeno veruno d' in- 
fiammazione abbia preceduto. 

La cognizione di questi fatti, meno che accurata- 
mente esaminati , dee aver condotto Broussais a seri- 
vere che z:;L'on passe souvent pour se hien por ter 
avec un état habituel et inflammadon gastriqite y et 
dans cei état ort peut méme acquerir un emhonpoint 
extraordinaire ^CTraité de Phys. appi, a la PathoLj 

Si osserva in Firenze nel cadavere del Teaente-Co- 
lonnello Mari^ morto di sincope nelle apparenze di 
salute , ed essendo stato escluso per mez:^o delle rider- 
ehe medicochimiche ogni sospetto di veneficio; 4^ 




6 

ore dopo la morte p la raperfioie interna del veotricoló 
rubiconda nell* estensione di 4 poIUfu quadrati , aenea 
altro vizio, alcooo in esso. Brgussais a^giongerebbA 
questa alle altre osservazioni ^ sulle -quali egli ha lon« 
dato la riferita 'sua osservaxiont. 

Ma, saggiamente 9 secondo il suo costume^ aveva 
avvertito il Morgagnij che quando nei cadaveri ai tro- 
va qualche porzioee d* intestini tinta di colore mbi- 
«ondo ( e l' istesso può dirsi di qualsivoglia altra par* 
te membranosa ) non si dee losco credere che qndla 
fosse infiammata durante la vita , ss cum vd post 
mortem aliquando posut is ,cùfor in(D»ei,f fvxi^f^riàm 
cum dissolutus sanguts ^( fiuidior ei/ s (Zìa sedibr 
a caus., Ep. XIX. i9): e si vuol beo credere, che 
non per poche e male ponderate osservazioni, uno serit* 
|ore di quella diligenza e criterio enunciasse tale am- 
InoiMzioQé. 

Precfse sono e conformi a quelle del prelodato Mor- 
gagni le recenti osservazioni di Vavjr^ il quale ha 
potuto assicurarsi che, in più cadaveri di persone mor« 
le nei climi caldi, le membrane , e specialmente le vaU 
vule e la membrana intema del cuore f appariacono^ 
anche soltanto sedici ore dopo la morte, losseggiauti^ 
come se fossero state infiammate ^ non avendo io reaU 
ik sofferta infiammazione , per quanto congetturar ai 
poteva, ma per esser rimaste a contatta col sangue^ 
( MedicQ-Cfururgi'cal Transactiom voi TL ) E Graiian 
ha spiegato la generazione del colore rubicondo di 
simili parti nei cadaveri per la forza elastica e con- 
trattile delle arterie , la quale sospinge ed accumula il 
sangue nei ^vasi capillari meno resistenti ( Medicài 
Beport of thè Fever hospital eie. } la ultimo y il mia 



^7 
collega aìg. prof.' Nespoli si è applicato a verificare^ o 

a smentire il £ltto net cadaveri del cangiaménto di 
colore in rosso neHà superficie interna dell' aorta , ed 
ba concluso 9 per esami comparativi istituiti sèi giorni 
• pih dopo la mortC) che ^ ^nandjb la temperatura del- 
l' aria aveva superato i i5' gradi Reanm.^ e quandtf 
le pareli aorticlie erano state a cc^tatto col sangue , 
tale rubicondo colore ' vi nasceva {Prelet. dgU Siu^ 
di Med: prm. i%ù!Ìf.) ' f" ' ■ , 

Óra j siccome quei colofe è stato osservato non di 
rado internaìBenté alle pareti arteriose anche nel no- 
stro diina e in inverno, e soorse'pocfae ore piii di 2{ 
dalla morte, qualcuno potlrà sospettare che fra noi^ 
passato si breve tempo , ed in isiagione rigida , non 
ai possa crédere che il ritrovato colore rosso della 
superficie intema arteriosa non debbasi attribuire ad 
afledone infiaitamatoria. 

Interessa al Sommo la Patologia i e molto pia la 
Medicina pratica , che si formi un retto giudizio inV 
torno a questi coloramenti in rosso delle membrane; 
Poiché, se erroneamente fossero essi creduti sempre 
indiq d'infiammazione , e questa credenza traesse seco, 
nelle affezioni dell' iitessa specie di quelle per\ cui 
avessero dovuto morire coloro nei cadaveri dei quali 
quei rossori si fossero trovati , la cori detta cura an^ 
iifiògisiiea f è chiaro che la medesima ' potrebbe essét 
nociva o fiinesta. 

Per tali riflessi mi sono determinato a fare dèlie 
ricerche^ delle osservazioni e delle sperienze, affine di 
porre in chiaro se causa alcuna diversa dalla infiam^ 
mazione , e p«r un mediocre tempo applicata alle mem- 
bfane del corpo umano morto , possa generare un tale 



8 

ifigaiìiievole colore ii flogosi. Ed ognun vede, èbe se 
da tale* diversa causa qoaloDqoe nascer possa qoel 
fenomeno y con molta gravità è da dirsi al Medko 
travediiore de^i effetti per caase delle malattie nei ca- 
daveri ; ^ nùnium ne crede etHori s^.; e da confor* 
tersi a regolare •! suoi metodi curativi sopra le ante- 
cedenti circostanze dei malati, sol complesso dei fe- 
ttomeni morbosi e su gli acctnatì confronti razionali 
dei casi ordinati in generi , non da fantastiche teoyiei 
ma dall' esperienza dei secoli. 

Il dì g di dicembre i8a3 feci aprire dal sig. Marco 
'Biasini^ uno dei migliori allièvi àeìh Sctiola ehirurgi- 
ca fiorentina, il cadavere di un uomo che era morto 
di consunzione 4^ ore innanzi. Alla metà della lun- 
ghezza 'della aorta toracica fu trovato V interna super- 
ficie di essa di un vivo colore rubicondo per la Inn- 
gèzza di un pollice e mezzo in circa. Tal colore re- 
sistè alla lavatura con acqua. Distaccala da quel tratto 
di arteria rosseggiante la membrana linfatica del Ma* 
scagni , la nervea sottoposta non mostro la minima 
gradazione di rossore. 

Il di 1 5 di detto mese fu trovata nel cadavere di 
un vecobio estinto per marasmo , e aperto al soKto dopo 
|i4 ^re dalla morte , Intt't 1' aorta toracica tinta inter- 
namente di colore di scarlatto^ senza la minima ap- 
parenza di vasi aanguigni , senza veruno trasudamento 
di linfa coagulabile, senza ingrossamento, né raggrin- 
zamento, né esulcerazione delle membrane. Si recise 
con sezione circolare V arteria ^ il cerchio della reci<> 
sione era bianco , ma rivestito al di dentro da un pic- 
colissimo anello rosso. Riusci di separare in più Juoghi 
U m^mbr^na linlatica> della quale si formarono dei ro^* 



«A 



9 
tolMiche comparivano qnai fili vosst*: la lopfltfiue 
della sottoposta membrana qervea era leggiermente ru^ 
bieooda. 

Il dì 6 di Gennaro 18124 ^^^ poreiove dell* aorta di^ 
tfH giovane, morto- 48 oce prima di tabe, all'eiildi 
18 anni , fu separata oon le valvole semiluoari. dal 
rimaoente di questo vaso e dai cuore. Ella fu aperta/ 
e se ne «osservò il «olito naturale colore alla interna 
aiiperBcie; ma I9 valvule erano del tutto rubiconde , 
senza trasudamento albuminoso, o alterazione organica 
v-eriina» ^ 

Esperienza I.^ Il dì 9 del ridetto mese di dicembre 
èr fu preso un pezzo di- aorta , che internamente era del 
uatomlè calore, e racchiuso nel cuore, a cui appar- 
teneva , -contenente del sangue. • Passate ^4 ^^^t *^ ^s* 
jervò se V interna superficie di quella porzione di ar* 
teiria aveva, preso il color rosso > ma aiuu cangiamento' 
vi era accaduto. > 

Esperienza 11/ Il dì io dello. stesso mese si tagliS 
im pezzo dell' aorta di altro cadavere , si aperse , sì 
trovò nell' interno delv naturale aspetto e si collocò in 
un vaso, in cui si versò tanto sangue del .cadàvere 
flesso che il cuoprisse. Dopò a4 ^^^ ^'^^ aveva il me- 
desimo subita mutazione alcnaa. 

Esperienza IIL* Altra porzione se ne racchiuse nel 
torace del medesimo cadavere. Il sangue, che vi si era 
lasciato, lo copriva. Ma 56 ore di macerazione non 
vi produssero nessuna nuova apparenza di colore. 

Esperienza lY.* Si prese, il 16 del mese medesimo, 
dal cadavere di una giovane morta di lise, un peeao del- 
l' arco deir aorta , che aveva la superficie interna di 
colore inalterato , e si calò nei gas di un cesso , cio^ 



"tu 

in un mescàglió di* motto gas azoto con idrosòlfaro àì 
ammoniaca e idrogeno solforato. Dopo a4 ore qael 
pezzo di aorta era diveonto alla superficie intema a£*' 
fitto mbicondo , eccettuata una porzione che aveva 
formata una piega con pareti a contatto, non esporta 
perciò all'azione dei gas', la snperficie della <{oaleera 
rimasta dèi primiero cobre. Questa esperienza, ripetuta 
altre volte , dopo che molta acqna di pioggia si era 
mescolata con le materie del cesso, non ebbe il mt* 
desimo resoltamento. 

Esperienza V. Il i3 di geunajo i8a4y fu immersa 
in un vaso contenente del sangue estnftto recentemente 
da un malato una porzione di aorta , la di cui interna 
superficie mostrava in tutta la sua estensione il colore 
naturale. Ne fu estratto dopo !i4 ore; e in due por** 
ftiottiy una piir grande, P altra più piccola, si osservò 
nato un principio di rossore pììi vivace nella pi& pic^ 
aola , che nella pi& grande. Distaccata dalla piii grande 
k membrana linfatica, isi vide che la tiervea punto non 
ne aveva partecipato ^ ma tolta la linfatica della por-» 
lione minore, anche la nervea ci si mo8tr& on pocd 
rossiccia. 

n di ai di settembre di detto anno, fu portato nella 
stanza anatomica del nostro Arcispedale il cadavere di 
un uomo di.cii:ca 60 anni , il quale, essendo a lavo- 
rare in piena sahite alla pescaja dell' Arno a Bovezzano; 
era caduto morto in pochi minuti. Il sig. professore 
Settime il sig. Zannetiiy studente di chirurgia di gran' 
de speranza, ne fecero la sezione. Trovarono essi i 
vasi del di lui cervello molto turgidi di sangue, il 
cuore internamente e ali* esterno di nn, colore molto 
acoro ^ e rtrbicoDde afiatto latte quante le arterie che 



u 

, Ibrono da lord osservate. Nd «angae di ^aesio cada^ 
davere fa teuota immersa per ^4 Qre nna looga strio 
seta delP aorta del cadavere di una donoa, che di 
consunzione era morta a4 ore innansi. La .superficie 
interna di qpella strìscia era stata osservata del solito 
naturale colore^ Dopo l'accennato tempo di 24 ore, essa 
superficie era divenuta affatto rohiconda » e lavata 1» 
stropicciata, punto non perde dell'intensità del su^. 
colore; jì quale, peraltro, affatto H dileguò per s^ver 
tenuta ima tale striscia immersa bell'alcool. 

Interessa molto V argomento , di cui ci occujttamo | 
la storia della malattia e della seaione del cadavere di 
Rinaldo Benvenuti dal Ponte a Sieve, ricevuto nel* 
r Istituto clinico da me diretto , malato , che affidai 
alla vigilanta e cura dello studiosissimo , riflessivo . e 
prudente sig. dott J^. P. jikssopuhy di Argo, che 
ne scrìsse quanto segue: 

« Rinaldo Benvenuti di anni 53 , di abito di . corpo 
toroso, manovale di mestiere, molto dttdito al vino, 
fli sorpreso il di I3 di settembre i8a5 da freddo con 
tremoie, seguito da calore, dolor grave di capo, ama? 
fezza di bocca ^ nausea, aridità di fauci e sete arden- 
te, cui procurava di estinguere con vino innacquato. 
Al quarto giorno del corso di questa febbre, che fu' 
continua, vi si aggiunse nn dolore pungitivo al lato 
iintstro del petto e alla spalla corrispondente, con 
decubito molesto sul lato medesimo , respirazione difV 
ficile precipito«a, e tosse frequente, secca. Il di 16 ei 
ai fece portare all'Arcispedale, dove tosto gli fu fiitta 
Bua assai larga missione di sangue dal braccio, a 

a U 17 , giorno della prima visita deLProlesaore dt 
•lÌBiea I persistevano i rìferìti. «atonu. Fu notala di 



»2 

pia h lingua palmosa , le coiigHifitivé di su còlere 
Inclinante al giallìccio , la scarsità deir-oriim rcdsiconda^ 
Talidità della cute, e i polsi, rispetto ' aflV abito àA 
malato, non* forti, e poco frequenti. La prescrisiooo 
fa di un còppettone scarificato alla nuca» di un '«me» 
tico e di copiosa bevanda nìtrata. Ma poco sas^gutf 
at ottenue, e niun vomito^ ebbe luo^o. Vi faronò be»- 
A abbondami dejezioni di ventfe liquide' e jgialUccie. » 
' g Alla seconda visha fiimmo informati, che il 'ma-* 
lato aveva delirato quasi tutta la notte. La di lui lin^ 
gua era sordida e arida con fessure e la taccia aceesa; 
la secchezza della cute , là celerità e difHcoltà dèi 're« 
spiro e la tosse come • innanzi , con qualche spurgo 
muccoso denso 'gialliccio; i polsi frequenti dori e for-' 
ti. Si fecero esttarre altre dieci once di sangue dai 
braccio, di cui si osservò una giusta quantità ^ì- siero; 
il crassamento duro e nericcio-, ma senza coténna. Gli 
furono applicati àv^e vescicanti alle gambe; e la sera 
sei mignatte alziate dolente del petto.» > 

« Nel- terzo giorno delkt nostra cura non vi fa 'mi- 
gliorameuto alcuno; anzi TiOfermo notabilmente peg* 
gioi'ò ; la respiraSEioné si fece rantolosa ;: e verso le ore 
nbdici ^ella 'notte' mori. » - '^ "-> 

Di>tt. N. P. Alessopulo , istorìografo. 
-' La .sezione dei cadavere di qnest^uomo fa eseguita 
in mia presenza e in presenza degli studenti di medi- 
Cina. Aperto^ il (torace, si trovarono i polmoni adeìi 
ài mediastino. Il sinistro era connesso fortemente cotii 
la pleura costale; Fra questa ed il lobo inferiore, ih 
parte corroso del medesimo, esisteva una raccolta di 
ijiateiia jportileata fioccosa/ circoscritta e raccfafibsa- dalle 
adesioni ^ che fo^rmava una specie ài gozzo; U nau^ 



t 

^ N 

nenie di tale poloioiie era infiltrato di jtnatetla macco? 
sa densa , saiza che i vasi ne sembrassero infiammati.} 
il pericardio i^onteneva una quantità di liquido mag^ 
giore di qaeUo che vi si suol trovare. Dal cuore , .cho 
aembri piccolo, ma nulla, mostrò. di morboso, i:ecisa la 
aorta ed aperta per la sua lunghezza^ si osservo la super- 
ficie di questa tinta, intieramente di un color rosso di 
scarlatto \ il qual colore si estendeva nella carotide »e 
nelle arterie succlavia , assillare e brachiale sinistra 
£no alla piegatura del cubito. Anche nel bassoventre 
V aorla era in simil jnodo colorata. Un simile bel co« 
lore rubicondo si vedeva all' interno nell' arteria cru« 
mie sinistra y e soltanto esso . cominciava a dileguarsi 
al poplite. » L'arteria crurale destra era del colore 
aalnrale. La vena cava inferiore e le vene iliache pri- 
mitive mostravano, tanto internamente, che esterna- 
mente, un colore paonazzo simile a. quello della fec- 
cia del vino nero. E di una materia colorante affatto 
simile erano penetrale le toniche cosi del tronco , che 
delle diramazioni della vena, porta: mentre ne il fe- 
gato, né la milza non avevano vizio, veruno notabile^ 
se non fu il minor volume e .una maggior .mollezza 
di questa. Una porzione dell' intestino . ileo era di. un 
colore rosso*fosco. Yar} pezzi rubicondi dell' aorta di 
tale cadavere furono tenuti a macerare nell'. acqua per 
tre ore , passato il qual tempo , riusci di sorpresa il 
vedere che i medesimi avevano perduto il ^olor rosso 
e ripreso ,il loro naturai colore^ salvo che ja qua e in 
là vi restava qualche macchia rubiconda. 
} t Venendo ora all'esame dei fatti riportati, vcomincia- 
,mo dal notare, i.^ che il color rosso osservato nella 
superficie interna dell' aorta , taiito dell' uomo morto 






14 

% consaDriona, die del vècchio estioto per maramdi 
non coesisteva con altro cangiamento morbosa referi^ 
ì>ile a sofièrta infiammazione; e cbe qael colore ap« 
partétoeva nel primo totalmente , nel secondo qnasi 
esclttsivamente; alla membrana linfatica di tale arteria, 
k qoale, essendo/ alomita di vasi sangnigni , è nianii* 
Asto che non era diventata rossa per propria infiain^ 
Biaaione. "Né V osservazione simile , a qnellé di DavjTf 
del rossore delle valvole séinilnnaH deh' aorta nel ca-» 
tavere del giovane morto di tabe, senaa alteiiiaioné 
Vei-aiia delle medesime , prova punto che fosse no ros^ 
wte infiammatorio. E 1* accuratissimo Louis j che ha 
trovato nella quarta parte di 117 tisici nn rossore 
notabile alla £M:cia interna dell'aorta, non vi ha mai 
vcnrificato alcuna altra apparenza morbosa delle tante 
aofferte flogosi, e nominatamente nessun cangiamehtor 
di denshh nelle di lei pareti. 

'' 2k.^ Quésti coloramenti non dovuti a flogòsi, poterono^ 
dunque nasiiere nei cadaveri ' del nostro clima tempe^. 
lafo e nella stagione pih frédda, 

3.^ Interessante è' il confronto fra le prime tre 
esperienze e fa quinta , mentre gli oggetti sperimen-; 
tali e, le esteme cir<ft)stanze èssendosi potute assumere 
come ugnali, per condizióni diverse dei cadaveri, nàc- 
que nella quima esperienza il color rosso, nelle al- 
tre no. 

4*^ E la qoaHa esperienza sembra insinuare , cbe 
alla generazione di tal colore molto possa conferire it 
contatto dei gas di ptftreiazione. 

5* Tralasciata ogni altra considerazbne, per cui non. 

i da ammettersi che T uomo mòrto repentinaniente a 

'&OY«BKanjD mancasse ^ vita per infiammazione dei fi* 



i5 

ftema arterioso, ciò che convince. essersi presenlate le 
arterie tiQte di rossa per nna singolare qoalitii del 
sangue > che ne penetrò è colorò le tuniche > è l*eftr 
sersi veduto che il sangae medesimo rese rubiconda 
una striscia dell'aorta di altro cadavere. 

6.^ Se la storia della malattia del Bemenmi, e le 
osservazioni fatte sulle arterie e sulle vene del cadavere 
del medesimo^ potessero far pensare a qualcntipche il 
color robicondò cotanto esteso della interna superficie 
delle prime^ e la tinta paonazza delle seconde ^ fossero 
chiari indizj di sofferta infiammazione in esse, questa 
congettura resulterebbe poco bene fondata dal consi*- 
derarei che sole tre ore di macerazione dei pezzi rubi- 
condi delle arterie nell' acqua ne fece sparire V arros- 
samento , cosa che non sembra che fosse potuta acca^ 
dere se le loro tuniche fossero state realmente infiam« 
mate. Ciò che prova poi non essere state affette di 
flegosi la vena cava e la vena porta^ è il colore pao- 
nazzo in esse osservato , non il rubicondo che si rt* 
scontra nelle membrane infiammate. E, certameate» sei 
vasi dei vasi fossero stati infiammati, un rubicondo co- 
lore avrebbero dovuto mostrare proprio del sangae ar* 
foioso y non già un colore nericcio. 

7.^ Finalmente ,' i moltiplici sperimenti del Fodera 
non lasciano dubitare, che, se non doraiite In. vita ,! 
nel solido animale morto almeno possa succedere, di 
fiitti^ in certe circostanze, uno imbevtmento riconosci- 
bile d^i fluidi che con esso si trovino a conlatto. 

Onde conclodiamo, che i rossori delle membrane 
trovali nei cadaveri, e che ragionevolmente non pos- 
sono attribnirsi a fiogosl, sieno dovati air^imbevimento 
che del sangae succede in esi^ meoUirane;, più o meM 



visibilmente, seconclo le condizioni di esse membrAiie^ 
delle qualità del sangue e della temperatura , o che il 
grado di uno di tali rossori sia in ragion composta 
delle tre accennate coodisioni. 

Noi potremmo reputare sufficientemente rischiarata 
questa materia e porre fine al nostro scritto. Ma la 
natura dell'argomento trae seco una considerazione di 
molta importanza in medicina pratica. : • 

Non potendosi da. veruno. recar in dubbio 1* esistenza 
qualche volta della infiammazione dei vasi, sangfiigni^ 
non si può far di meno di convenire che la storia delle 
angioitidi sia molto indeterminata ed oscura. 

Dai tempi di Areteo , che dei fenomeni della in- 
fiammazione della vena cava e dell' aorta si distinta* 
mente ed accuratamente parlò^ e che sembra aver ve* 
duto tali vasi infiammati y soltanto moderni Pratici 
hanno presa nella debita considerazione la diagnosi, dì 
questa malattia che molti considerano (ome identica 
con la febbre sinoca. 

La quale identità, ci sarà permésso di reputare, per 
ora y meno che dimostrata \ mentre facciamo voti che 
i medici eclettici , come noi siamo , pongano ogni cura 
nel descrivere esattamente il corso di quelle malattie, 
nelle quali suppongono essere infiammati i vasi sangui- 
gni e i result amenti delle sezioni relative dei cadaveri. 
Poiché, se verrà fatto che più casi presentino, io cui, 
dopo un corso di fenomeni morbosi febbrili , accaduta 
la morte , si ritrovi nei cadaveri qualche semplice e 
solitaria infiammazione di vasi sanguigni , .si giungerà 
a stabilire un complesso di segni diagnostici di un^ 
tale aflezione. che, con probabilità di non errare^ potranno 
essere di guida al medico nella cura. 



« E rigusir^o m cili ) forse' non andiamo molto lungjL 
dal vero reputando, che nella storia che soggiungiamo 
il presenti il caso di una infiammazione dell' aqrta 
ventrale. 

Caterina Mariani , Lucchese, di anni a5^ gravida da 
due mesiy fu sorpresa , il di 1 8 di marzo iSaS, da feb- 
bre con dolore e ardore nell' addome e vomito. Il 
nono giorno della malattia fu posta sotto la mia cura 
neir Istituto clinico. Ella provava un vivo dolore e 
ardore lungo la linea alba^ il dolore molto si esacer- 
bava per una anche moderata compressione y mediante 
la quale si sentiva un cilindro di notabile durezza e 
pulsante con gran forza , specialmente dove ì* aorta , 
presso alla sua biforcazione nelle iliade primitive sf 
porta in avanti e si soprappone aAa vena cava. I 
polsi erano 109, piccoli, celeri e ineguali ^ la respirazio- 
ne breve e affannosa^ la feccia accesa; ma calore 
esterno moderato ; sete notabile e aridità di fauci ; co* 
lore gialliccio delle congiuntive; lingua patinosa; e 
vomito frequente. — Dieta strettissima ; bevanda ni- 
Uata; da seguitarsi anche nei seguenti giorni; quattro 
mignatte al bassoventre ; clistere di decotto di malva , 
da continuarsi mattina e sera. 

X. Giorno. Aveva vomitato ; labbra al sommo ru* 
biconde; polsi 118, ineguali. — Due oncie di olio di 
mandorle dolci, e altre quattro mignatte all'addome. 

XI. Pulsazione meno gagliarda ^ dolore un poco 
minore. 

XII. Aveva alquanto dormito nella notte; fauci 
aneno aride; minor dolore per b compressione della 
parte pulsante; lingua meno patinosa; le congiuntive 
un poco rischiarate ; polsi 109^ ma dolori al pelto e 



4 



«Ha regione epigailf ica» *^ Una libbra di siero coUio 
per mauraa» . 

XIII. Rossore della faccia dimionito; non pio dolore 
al petto; pulsazione e dolore al luogo di essa minori. 
' XIV* SeÀpre minor pnlsasione^- polsi meno fre-^ 
^enti; vomito. 

XV. Non vi fa vomito; • 

XVL Tranqoillitii; polsi espansi e riabaU; pnlask* 
alone minore «ena dolora e senn ardore ; odor Mt 
tarale) delle «onginntive ; ma vomilOé . , . 

1(VII. Come il giorno innattsi. 

XVIIL Vomito ripelttlo; polsi pi& celeri e più ri* 
brati^ dolore liacceso. ^-^ Solnsiooe di> d^e once, di 
nanna in brodo. 

1. XiXi Dejexioài entrali , vènnto; pobi molli a m^* 
no ireqaenli. 

: XX. Tuttora qualche leggiero dolore alla solita sede 
nel bassoyentte^ dove la pulsazione è sempre minoror 

XXI. I polsi si mantengono alquanto frequenti. 

XXtl. La firf>bre è fiotta ; la paisakione delP ao#lìi 
Ventrale è quasi insensibile , come in islato nàiuraM 
si sente in individui, non obeéi; 

Questa malattia, astrazione latta da diversi ftnei^ 
ineui simpatici, potrà' servire di' oggetto di paragone 
in altri casi di affesione inflammatoria consimile; 1' 
caratteri, o segni diagnostici di essa furono per noi la 
pulsazióne veemente e morbosa ddr-aorta addomina» 
le , sentita qua! cilindro durò , con dolere e * calore 
urente alla "sede della medesitoa pulsasfone , febbrf^ 
cfontinua con polsi mólto ederi, piccioli e in^uaK (t)Sr 



fi) Io a^eva distesa poesia Memoria quando ho 



rendicoìùa sulU indole ;« suW èiiic^ 
delle malattie state curate netF anno 
i8:i5 nel Ì{/, Istituto balneo-sanitario 
del doU. JpisxKO PÀQAJiitti ^ in Oleggio^ 



G, 



'li amtnaUtiy la maggior parie cronici, che ia 
tvcto ranno iSdS ebbero ricorso alla sanitaria dire» 
slooe M mio istitettfeo^ femnavono il nnmcro di SiS* 
Di essi ne guarirono 160, ne migltorarono 95 ^ ne ri« 
masero refrattari 56 , e ne dofctlero oiccoinbare 5, 
come Hsnlta ddi' oniu ubelfau 

Al pan degli altri anni^ ansi piii ancora^ si mani-if 
£est& in taue le stagioni dell'annata predominaala Im 
flogosi: e se nod crro^ la categoria degli ammalati a 



1 * 



lesto in una Ouervaitione 4i Cn^veUl^er, ch^ei trovò i/i 
un cadavere aperta 1% ore dopo la morte la valvjile 
miirale et l'origine de l'aorte leiotes^en rooge» mais 
sans alieralion de tissa. Ed asserisce ch',e£ rìguar^^i 
h coloratiott rouge comma .une verijuble teinture ca- 
daverique , osservata .da ad pia volte al livello dei 
grumi' di sangue , specialmente nel (^o di qor^inci€h 
ia putrjrftt9tionei soggiunga, cbe. t arteria poÙnonare e 
e le sue divisioni sono costantemente tìnte di* rosso in 
quei soggetti f i di cui polmoni e V arteria contengono 
del sangue ai momento della morte ^ e che il colora^ 
memo comincia C come noi pur0 abbiamo , veduto J 
dalla membrana intema , e penetra bentosto nella mem*' 
brana propria. (Nouvelle Bibliolh. medie. Ili anneé, 
oclobre^ iSaS. ) 



•v 



io 

diàtesi ^ siimela t ài iniUEione ollrapassa il novànUi 
per cento. 

Panni, inoltre^ avere osservato in qneslVanno, che 9 
genio flogistico , a preferenza di tutti gli altri tessali, 
o sistemi dell* iftdividno , colpisse il piò dell« volte il 
aerveo (i), e specialmente il cervello ed il midollo 



(i) ib aveva di già scrino ta framme'bmve notiua, 
aUonfuahdo ^onobhi la Nota del chiarissimo sig. dot» 
ior Belllogerì fulT Opera del sig. Pesportet. Mù eoa»- 
piaccio infinitamenie , che le osservazioni di codesto 
medico francese concorrano pienamente a convalidare 
alcane proposizioni di questo mio scritto : e molto più 
me ne compiaccio ^ che^d chiarissùno sigé dtJit. Bel* 
Itngeri , facendo menzione delle sue importami opere, 
e di varf altri autori, abbia provato essete gli Italia'* 
ni, che fissarono i primi V attenzione dei pratici sui* 
F imponente patologico std^ietto deW ii^ammaziane del 
midollo Spinale e sue propagim'. Ma y bramerei dhe a 
me pure venisse accordato ingerenza in sk importamtm 
argomento , se co* miei ragionamenti ^ colie mie seo» 
perte nella balnearia , e con il clinico esperimento 
susseguào da èsiti fortunati y ho potuto per T addietro 
k^rire e ragioni, e prove , di quanto si va ora san» 
zumando* 

In tutu i miei scruti stampati dal 1818 in avanti 
(Y. Naovo Stabilimento ecc« Lugano i8j8. a Pto«> 
spetto clinico ecc. Milano 1819. ?s Della maniera di 
fondare y dirigere e conservare un Istituto baloeo-sani* 
tario ecc. Torino i8aa. s Ricerche Fisio- patologico-^ 
cliniche ecc. Tortona i8a5. ) si trovttno sparse ùèdu^ 



SII 

f|iiiMle. La maggior parte cUHe sleas^ io6aminazioiii 
del tobo gastro-enterico , del fegato , dell' Otero , della 
Teidea , e di -altri visceri ricooosceyano tal pevritiea ò- 
rigane, la quale, caparbia ptii che mai, si maBifestarn 
spesse fiate sol declinare delle flogosi^con dolorose re- 
crudescenze lungo r andata dei plessi e rami nervosi 
. animatori del -viscere colpito , sino alla loro inserzione 
nel cervello o nel midollo : e tal* altra volta con pa^ 
x«ti> o con. Jiltti nervfli pervertimenti. 

In tutte codeste restanze di 'nevriiieo pervertimento, 
abbenchi non apparisse pi& ombra di febbre , ne vi 
lessero sufficienti^ indìej di viziata sessitura organica ^ 
pure fii^ sempre- mestieri calcare la. via curativa «a^ 
ttMUte con diminuzione di movimento di viu per tempo 
illimitata, onde poter conseguire felici risoltamenti» 

Ne valse q«vi il rammentare (jaelle primordiali* ed 
sipparenli infiainmasioni , spesso dolorosissime, ed a 
ceaaoBe di già spieghta> ove, non essendo ancora nos« 
aMlmeute leso un organico tessuto, n' è forza derivare 
tutto r orgasoHS da' semplice irritaaione, espressa per 
anco entro quel circolo, di salutar latitudine, che la 
natura seppe riserbarsi in ogni individuo ; ed ove tal- 



tioni leorico-praiiche comprovami F influenza, e spessa 
volte il predominio della mielitide e nevrùide so^a 
mólte affeùoni del torace y delf addome, e di tutta la 
macchina \ e le guarigioni di ostinate fleì^oH e ìtóyral* 
giè, in dette opere descritte , ottenute dei' bagni ci»-' 
nogemtti e torpenti^ e coi sétoni lungo t andata e più 
vicino fòsse possibile alla sorgente' dei principali nerfi 
dtf viscere meiesmo , ne fannQ ampia fod$k 



/ 
:i2 



voha V oppiò j qual seSabte dispotico del grave e do- 
loroso perlurbameoto , ed anche an tratto di s^ra-ec- 
cltazione provocante indirettamente una orisi , e la 
slessa acopuntura possono in pochi giórni , e - qual- 
che fiata in poche ore, troncare nna malattia , che 
trattata colla medicina as[)ettativa , in breve tempo sa- 
rebbesì radicata a periodo neoessarìo. 

Tatto questo può accadere q«atche rara voltarle 
forse più facilmente in alcuni temperamenti di^ sorAa 
reazione. Ma> io confessò il veroyche avendo lai modo 
corrisposta troppo 'di' rado a' miei Toti nelle esaltaaioni 
dolorose delle croniche malattie, non so decidermi ad 
esl^oderio in totti qnei casi acuti , -nei qnaK , c«lb 
reazione piit o meno permanente, veggo andar d'ac- 
cordo nna', rdativamente, maggiore espansività di ani- 
Ino , anzi che T avvilimento del paziénle. 

Non è scopo di questa -breve cliniea Notizia il ten- 
tare di rendere ragione della moltiplicazione di cotanto 
tnicidiale malattia predominante nel sistema nerveo^ 
che pur troppo si scorge dr già comune nella maggior 
parte del nostro Continente; e desidero che qualche 
genio scrutatore giunga felicemente à ratificarne lo 
cause , mentre io limiterommi a quivi descrivere quanto 
mi parVe avere riscontrato di più opportuno per de- 
bellare siffatti morbi , e le loro conseguenze. E Vorrei 
lusingarmi di fare cosa grata a' miei colleghi , se tes- 
serò di volo la storia di alcuni casi , che mi sembra- 
rono i pia importanti nel novero di tutte le malattie 
state curate nello scorso iSs^S; nel senso, cioè, che 
mi sono sempre proposto , di npn volere con essa ri- 
ferire dei dogmi scolastico-pratici , ma bensì dì subor- 
dinare al clinico, sapere^ ed alt erudizione de' miti 



a3 

eompagBi drarle quelle variazioni, che il. poiifo^ine 
genio palplogico AfQigeiite la. oosUa, specie noa ces3a 
ogni aiia0.d':ii\U'ttder^ fio. di tiUte le, 4*^tcoade^ oote, 
diftctfsse, e gvèi cli^sifiGate. msilaltìe« . . .. i 

Seaipc0 [^emtlt^do > che le, saurauQO^^dì sangue 
per la veoa^ e gli eroici de^piiinemiy ia Oogpsi.grav« 
con reazion spigala., colle sangvigoe capillari, | ed i 
deprimenti «ed evacuaoti ad anione jsp^cifico^letiiva sul 
vò^c^re di preferisoM affetto , deggioiicb «ei debili mo» 
di 9 « soitoi le relative comper^aatiooi foroi^re il pardiae 
delle ettroy. io dirò^ cl^e i bagni vegetali,, cianati e 
torpentì portarono lap^lm^ imm^diat^mei^e . dopo le 
cacciate di sangue^ e spesse volte n^ jbilainciaronoj^ se 
pure non ebbero ad ecliasam^ 1' eSic|w;Ì9- . . . ., 

Nelle flogost poi nevritiche^ ai no^Ui di comuni^ e 
Delle loro croniche reliquie, ^Uaer^i soddisfacente cosa 
r. osservare^ come si mitigava ^U* istante nel m^n^io* 
naito bagno, il morboso complesso., p^ de^Jiiciare quindi 
ifttierameiite a: gradi «incroni KsoUa loc^a del metodo 
carati vo ch$ «ì andava ÌQipi|iig(|iidct« ..... 
. Tali fortunati esiti dall* oso dei bagoi v^egeiali ci^f^tì 
e torpenti mi costrinsero a piiescindere in tutte ,le fio* 
gosi olente ed acute dai bagni minerali dVògi»i spieicie, 
)a cui efficacia in simili malattie non «qiuvale ad un 
atsto dei vegetali rdi cui parlo,, per rjserv^rH , e par- 
-tìcolarnoente .sotter forma eli vapore e ^fuiniga^toae^ nei 
.casi <d' impetigini, o.ve.lo. «olfo ed i|.m«rcji^;-io «ampego 
gi^no con specifica^ ed incomparabile facoUà* ; 

Per lo st^so motivo bo creolo .di; sostitvirje alle 
«cq^e saliu^-evacii^nti ,. siccoas^. quelle, di Sedliu, M 
Jftecoaio ecc. ecc, , un siroppo cianato-purgante . nella 
icura di udì fjoomalali^.per dc<;imare il flogisuco £»mi- 



H 

te coB* azimie calnante^ e coH' cvacaanone alvìnt uA 
un sol tekopoy e con esito di gran Innga più ieliGe. 

Un altro in,ezzo curativo, slato in ogni teoipa rs* 
lutato éai clinici, e cke ni è forza di qoivi ealda- 
menta raceomandare , perchè primeggia sopra ^U 
altri nel vincore gli ultimi avanzi cMle flagosi , < spe- 
cialmente provenienti , od assoldiate a nevrilieo perver- 
timento y ci vieh procurato dalla fermaaione dr mi 
emvntorioy sul 6tte della cura, quanto più si può vi* 
cino air origine dd predominante plesso • nervoso del 
viscere affetto. Tale metodo , cb' io dovetti jiconoséere 
fra i pi& valenti y non solo nel dissipar e i residui, 
come dissimo, ma a gtiarantirci eziandio dalle redéi- 
ve di codesti malori, d' ordinario dispiace agli amma- 
lati : ma quando si giunge a couvincerii con dei fatti 
dimostrativi ( e non , è molto difficile per un clinico 
avveduto che voglia occuparsene), che la cessaaione, 
anche soltanto precaria delF ordinaria cura , lascia luo- 
go all' ingrneoaa della primiera morbosa vicenda, pie- 
ganp dessi ai nostri consiglj , ed abbiaoio cosi la- già* 
naie la eonsélaaione di vedere stabìK e permanenti i 
risiillati delle nostre cliniche iatiche. 

Paraplegia , Eclampsìa e Tetano dst vitio tmàUtko, 
*— • In seguito di parziale subdola mielilide si svilup- 
parono in illustre Dama di florida elii feaeste censo* 
guenze di paresi, anomalie narvali fino all' eclampsia 
e tetano , affezioni gastro-epteiricbe di varia- fibrma , 
e consuoaione. 

Essendo riuscite infruttuose le tante cure da, essa 
sosteìiuie per cinque anni di seguito in Pol<tfiia, in 
Germania , ed iu Toscana , sempre dirette contro le malat- 
tie che si manifestavano negli. organi; ^ sotto 1^ forme 



a5 
envBciate y giaBie- «H* loititiil» nm nel Ma g gi o i8t5> 
co}u da- pafiaplegìa , ^e nel colmo de' «moi ff^mmétsà 
tnalofi. ^ 

Dal oamplesso dei eiatomi^ dalP- esifò ^4^. eiue 
praticale y e sopra tutto daUa osaervanone , che qua- 
lunque einoziooe d* animo > ed anche le lòtti imprea- 
aìorn fisiche praticale dai dorso in sii, e che poteano 
per conseguenza commerdare col sensorio cornane setiza 
interessare diretta^oMote la purte del midollo «chVio 
sospettai colpevole |. andavano esenti da morbose #ea- 
aìoni^ menCre un gastricisaao , un clistere , una pressio« 
M. ferie al ventricolo, od a tutta le superficie del 
isorpo rlsvegUavaoo il pi» delle volte ecclampsia*&. te- 
tano > coachÌMsi dipendere la morbosa congerie da 
viaio mielitioo , e sotto tale indicazione; impresi 4 

Ridotta l'aoraialata al minimo movimento dì vita 
e colla dieta acqfteo-vegetale , e con tutto il restiate 
dril* igienico corredo , diedi di piglio ai ba|;ni cianati 
e lorpenti ^ ed al spoppo pure cianaio e purgante (i). 



(i) Per fotmare H bagno àianogenatù, od àzò-car* 
èuraio contiene procurarsi il cianogierio dai vegetali 
lAe mUturdmùrute ne coniengoho U radicale , qudli sono 
H ìauto-ceraso , il pe^co, le mandorle amare' di al» 
€uni''frmd ecc^ 

V ordinaria medicazione di un bagno corrispónde a 

quattro once di acqua coobata ciahogenata. Si. passa 

poi a maggiore y o minóre saturazione ^ a seconda 

^ àeff età , deiTimprestionabih'tà dell' individuo ^ e delle 

idiffèrenU condizioni morbose. 



aO 

Qmisi tottie per ineniteffaia'-bftsrairoDo a priAir giorni 
di' cura ad impor tregua al male>»eiitrc 9& graduato 



^4p«ii*— i»ii ■ H ill ■»—^lfc>»—a*i— >*<—*■ 



iSi Téfiéfe torpente il hagno'y etAlaggiunia ài ^fueUe 
sostanze vegetali che pos$»dono ana simile viiiosw e 
sedante proprietà. Gli aconki^ le cicute, i ^ust/uiamii 
£ solanij alcune latiuché e pruni, ed aUre pian^ pos- 
sano Servire alTuopo: ma io trovo prefer&Ue sotto 
tutti i rappòrti i/ Datura stramouintn ^ e la dose per una 
saturazione semplice del fragno , è formakz dalla solò* 
zCone di un oncia et estratta, oppure da i bòbre di 
satura decozióne, da aumentare , o diminuire, a nor- 
ìna delle circostante descritte nel Capitolo precedeme. 

Si praticano poi alternativamente le acque cooèfàte, 
gli estratti; le infusiprti , o le decozioni sceverase dalla 
clorofila , ed anche i radicali akaèiiU'^ Ci* ^^oHitùsa, 
T atropina , la daturiria èci^. ecc.J per comparitre eòi 
maggior possibile sincronismo la loro particolare -mo^ 
dificazione di forza medicamentosa al genio speci/i^ 
camente variante della stessa malattia , dietro i risul- 
tati deU' esperienza e délC osservatìone. 

Il strappo cianogenatO'pùrgante , cheneUa curadelh 
croniche flogosi e nevralgie^ e precipuameritm MtfuMe 
del tubo gastro enterico ho sperimentato utilissimo^ n, 
causa della simultanea azione catariico-sedanse che va 
esercitando, io lo faccio comporre aggiungendo , a 
freddo, ad ogni *Ubbra di stroppo di senna preparato 
con sei dramme di queste foglie , tre once di* emu^ 
éione di mandorle amare , e sei gocce di acqua còO" 
tata cianogenata : e la dose ordinaria in tali cure 



acct^sccmeaio di esw- per. ubjxmA comeenM^ > àw> 
alla sestapla tsutfaziosie dek b^ffàa Q^.^Q!nict> .ed a 
sei ore di durata, vinsero affiitto la malaltia^. e resero 
i' jmnaiafa t»f)ace -di.iMSfije^aire' per aleunfl. nùgiiai. 

Ud altro mese di cura in decUnazioue regolare , 
c^H^apprksaaioue dii^& Betoae al dorso , Vicrsa ia sor- 
tita dei nervi splanenici y da^ dove amava ioìkr dipen- 
dere, tutta la sene dei §iMf gasU^-enterici , ja6sÌQQKi& la 






f <^ I ri' ■*! • 1 ' il I I i'é 1^1 ■ ì'^ii «ui4w 



.è dalh.4He 0Ua^^ei:Ows^:4àl gfornoy sempre ^oi^g^, |e 
variaziaìH pA sopra desoritifi^ . .. . . ; , 

Jn conseguenza dei paragoni dà me insiituài^ sp^- 
dàhnenie in questi ulUmi diciou* anni di clinica dopo 
-la fondazione del mip^Siabilinteiitpjf posfq fr^mc^i^nfe 
assiaarare i miei coileghi j che nella cura delle lente 
fio§osi*e nevralgie 9 cfie formano la base dei (juaitro 
jfuind delle ^maloiiie eroiche ^ le prfiparazw^ test^ 
mtens^ùmaie, pre^^on^o d( ff'aik, lunga in eJjpqqQid a^i 
altri mezzi f non esclusi i bagni e l^. acque potabili 
minerali, tanfo figurali ^ ^he [artrfattp. », ■ 

Ed: ave. si' pisana jcaf^venes^lnieraa assQciare tutti 
gli 'Oltri esirapu dì un ciompi^ metodo curativo , dì 
cui parlai qui sopra i e dove, sotto la garanzìa di u^ 
purissima crasi iFaria, s^ possa circoscrivere F am^ 
malato ^ tanto per la dieta, quanto per tuuo il re^ 
stante delT Igienico regime ad [un castigato esercizio 
di vita , si giungerà sicaramente a togliere dal novero 
éegH incurabili vna- ragguardevole quantità et indisi- 
dui} a re^ituirli utUi a, sé. medesimi ed aiia< società». 



i 



cura f e «gwiTtiiA Paogianliita oel mr> •ritoVno^ io 
aia , dove ^nuMe ftUflameote , e penoata appieno di 
do?€re- guardare il regime di vita-defieieiitey e man* 
tenere aifppiiraiite il telone pernn anno almeno, « 
«odi mnimire nna imova conire^abitodipe 'igieDica in 
opposizione atta precedente- patologica , onde poter to^ 
iistere alle comuni recidive di talr cronici morbL 

Vivo ceno, che la convinzione di questa illastre 
Dama, secondata dall* esito felice, manterrà coaaote in 
essa l«i. il propopimentp di con^nare nel prefisso re-^ 
girne, e tutelare in tal modo a^^se stessa rottemta 
gnarìgione , ed alla sti^rìa medica ^mmportante caso ; 
e me ne porgono di ci& pegno sicuro le notine che 
ella mi trasmise a varie Riprese daHa sua patria, di 
CSI ne riporterò qui alosni tratti. 

Da Yiemia, 5. settembre i8aS» 

Ma satitié e' est y non senlemeur 'merveiU 

lensement sootenoe dans tout le eoars de «Min vòy^ 
gè, mais elle est encore àméKar^^e. Mon estoteac de^ 
vient'de jour en jour plus calme, et lons mth nerfs 
sont demeur^s iDseosibles à tonte influenee delsltfga^ 
d* emotion , et méme de cbangeiàent et, ténipM^ature , 
quoiqoe mapeaus'y Itouve singoliérement seosMe ec 

Da Cral:ovia ^ d5 settembre i8s5« 



« • ♦ » 



La contiDuatton de «na* boteue aanfté «e 

fait qu*augmenter mes seoiimeos. de recofmiHisaiiceA 
pouf vous , à mesure que le tams et la diUaQcr ma 
separent j^ìus d'Oieggio. Mou ettomac cVast; lieuion* 



MMiil TtgW'i flit mes tter(soBÌ.tl)parfril€liieQl calmes, 
qse. ]« oeles seos {difs ébttaié»,mèm^ fàtées fi>rte»«iiM- 
fioiM. Mes Cmtccs me senredt li ravtr, et |>crfl0iui6 
a' est plot tentij. de trcmvef 4 fedire au régkae ^ qoe 
j* obMTv «vai ' ioay«n^ KivpttleineiiieM laal q«e Tesa 
ao aaceaoailaeB U*4aé6eliiié téle. ^ > 

..Da PlawoviZ| i5,noveo9ihre i8a5. 

r ^ «..••• Je ^oat don noe vie tool nesteUe. Mn 
aaat^ se perfactioooe de pbn co pliis comme vous me 
Kavee.priMit^ lertqo* eooliaiil^ de me • lentir delivrée 
de mea rnanz cnids^ je ne m^ tmagioaia phu qat* dkr 
posse &ire eneoie dea protgrés eie. 
i. Gèstro- Enéero-C&tituk paresi tmi^wséde da vixta 
nddkico. -— Un altro caso non dissinùle dal preoedén* 
te, se non per la sua maggior gravezsa, per una 
aiaggiore estensione dì sintomi, e per «n precipkoao 
andamento , tiene rappresentato da api Signore robusto 
e di.liresca etliy che trovasi tnttoca sotto la diresione 
sanitaria deli* InstiUito, e prossimo alla sna per^Btta 
gwarigione. 

Un apparato d^talia«maKÌoiie ealesa a tnlti i visceri 
dal basso ventre ci eoslriiige ad no eroico e sollecito 
metodo deprimente, con molte soliraàloni di saDgne 
dalla vena e daUe catCb Allofcfaè ci parve domalo lo 
stato acntissimo di flogosi, scorgiamo paresi di vescica 
e del tnbo intestinale', che tosto ci mette sospetto di 
latente mielitide, cassa di tanti malt^ e mentre sotto 
la salvagnardia del giornaliero cateterismo spingiamo 
il metodo antiflogistico, coi bagni cianati-torpentì ezian- 
dio, specificamente diretto allo spinai midollo, arri- 
viamo finalmente a vincere f infiammazione dei visceri 



5« 

che 8é ne matiifraurni»' colpiti > wjfgitm e b mpuke 
generale la pareli , non «tdaae perMbo le 'Soperiori 
«rtremìtà. ' 

' Qaakhe tratto «acofa di vilidD tràtlameotO' depri^b 
«lente seioglie il nunaccioso iosnlto ontrtrsale } ed ab 
lorchè $i giunse con esso a ridonare perfetta- la Mnsii« 
bìlttà al dermoideo sistema , a procurare una parte del 
movimento a tutto il corpo , ed a reprimere con m^^ 
do ogni aniversak' e parsìale orgasmo ^ si fece laogo 
all' applicazione di un setone al dorso , h cw fiogofi 
e suppurazione artifiziata y combinata alla eontwn^ 
propinazione dei cianati-eracnanti , ipa restitsendo. per^ 
fetti i movimenti air ammalato^ giacché per tsila 
qtianto concerne la àalote dei visceri non ci resta {lib 
naitta . a • desiderare^ 

i Gastro-Emera-PerkonAide da vizio néfniiieOk ^^ Stm 
tot 4AÈt dopo* «ver guarito pev tre consecutive volte, ia. 
due Illesi y itn» gattro^enlero-peritonitide ipergrave ^ • 
vederla sempre recidivale senza tùanifesta cansa In n» 
ۈpo Doganiere di buona costituzione e giovano di 
ei2b, che nacque a noi tutti pensiero , di doverne 4n« 
conoscere il fomite In un vizio nevritico dei visceri 
athmalati , e probabilmente sino alla foce nello <iprinab 
lìHdollo. 

* Tosto si potè lodevolmenle sanzionare fl sospetto ^ 
M sottopóse y* ammalato per due altri mesi a nuova 
cmra specificaÉieote applicata con bagni ciaoati-tbrpeip^ 
ti il «eì ore di dorata ^ stroppo^ danato-purgante)- e 
eon>sangm'goe capillarì ogni quarto o quinto gìorB»>' 
protraendone il ìnetodo sino ad lul mese dopo l'ap^ 
parente estinzione di ogni aevritico indizio.- ma la 
stitichezza caparbia^ ed noa tensione ^nperfieiate 



5* 

fic&tre Mn ceJeywid ne panlOfiiè iI0c;q 9i nostri s&r- 
sì. Si afiplieaioiia #Herft fioe «etoni^ odo .per. p^rte^ 
salP addome al punto che si esterna la prima branofli 
elei dttodectma dorsale, «t non passarono qnaurp ahro 
Àeuinuinei cho^ anche i 4cie sintomi renitenti ^piegaionot 
imi.n»enle. , 

: 'Data ora il ^sio mese dalF inslituzione dei setoni^ 
'coB^coBtinoaztotto di. regime n movimento 6siologico 
minorato '9 che F ammalato gode ottima. ^Ii|te^ e si 
trova Timontato al suo prianero ed elevato grado ^ 
iarse. . r 

AngioAùbdi grosso ut>ncQ addominale. sinmlatM 
émemsma. -'^'Vn ÀhhMi, d'anni 19, edìbuona oor. 
stituiioney offre alla mia disamina un • tumore profom 
do sotto al ventricolo, arditamente pulsante. e dolente^ 
eoo palpitaftioac di cuore, ioleumittenaa di polso, e 
reazion fisbbrile» - Domatone lo stato acuto in poche 
•ettimaney lussiste 1-iittiero -apparato ^ meno la febbre» 
Protratto il metodo a due mesi- ancota con bagni 
èianato^torpenti, «angttissighe a riprese, digitale , iiroppo 
cianato^urgaute, e regime dietetico aostertssimo , altro» 
non. otteniamo , che qualche diminnsione del turapro 
e «lUentamento di circolo, ma il dolore- sussisto, «In» 
pulsazione tniffaccia più che mai : né fia che maggior 
ntile te ne possa ricavare per òa altro mese in seguita 
da alternata prestazione di acidi vegetali, di variati 
torpenti , de' racccmaod^i amaro-astringenti' •e dai 
^siicL Si. passa finalmente all'applicazione di nn ae^ 
tene «Ila Tegkm del ventricolo, e batta la continua* 
aùnèé del stroppo e dei bagni cianati coli» diel» >vegc<" 
tale negativa pel tratto di nn mese e mez%Q a rido«> 
oiar saln^, e ìsi pristina forza all'ammalato. 



5i 

• OgDQiio Mtà penoif^^ non cuore M $dh pa» 
ioente dal telone, che dobbiam nùsiinure la di lui 
vtiliià somma nella gaarigtooe delle leirte flogosi » sp^ 
cialmente aiigioitiphe e nevriticbe : ma bensì dell* IO' 
iammaskme artificialmente iostitoita in nnovp, e, ret^ 
lativamente^ ignobile tessuto allo scadere di flogosì «cu* 
ta. Si forma cosi per gradi ona specie di rivokisiono 
nella disposiaione molecolare della nostra macchina» 
per coi ( in correlazione , se vogliamo , al paragone 
colU pila VoUiana^ alle basi stabilite degli imponde* 
rabili, alle leggi magnetiche ec. ) il polo morboso ^ 
ibrsato deviare dal nerveO| od arterioso sistema, che 
n'era sopraccaricato , per dirigersi sa ddl* altro tessntin 
resone piii idoneo col flogisti<^ artifiaial amento, li- 
anltatOy che fa sempre dai pratici conoscinto solio 
F idea di derivasione, emnngimento, coniro-iniCasioae^ 
aostitosione di processo e simili : mentre col segnilo 
del r^ime a scarso vitale esercizio, si ricondnee h 
macchina al suo equilibrio salatare. 

Gastro ' Enterite da vizio nevrOicù. — Esano di 
già passali ondici anni di reiterate care tanto in Smir-* 
ne, quanto a Trieste, che una distinta Dama Greca: 
avea sostenute , senza potersi liberare da simii gravo 
malattia: ed appunto perchè il nevritico vizio si irra^ 
diava auir universale sotto le forme adioamiche le pia 
imponenti, ne TammalaU se ne persuadeva, ne i 
curanti credettero di spingere una volta la 4^ra a 
segno, dietro 1' osservazione specialmente, die at« 
coni cimenti di legittimo antiflogistico regime con soè« 
trazioni di sangue, aveano peggiorato di molto l'ann 
malata. 

Spari la larva di si amico morbo al penetrante 



53 

jB^ntrdo dèi célèbre tKtiieò Ai Padova^ il sig. cavaliere 
Breira, cbe appena potè edaminare Taintnalata) a me 
Vindmniii per rabir cora di bagni d'anali con analo- 
gbi ioteroi t'imedj> e regime austero vegetale } e noti 
ebbi, infatti 9 che di "^ seguire fedélmente l'indicazione 
dalP esimio professore comunicatami ^ pel tratto di tre 
mesi allo incirca , per vedere ristabilita in salute la 
Signora. 

In tale condisiofn^ di salute me T, annunciò U Pro-- 
flessore al ritorno della Dama per Padova : e così me 
la descrisse suo marito da Trieste ^ tre mesi dopo ella 
era colà arrivata. 

Prosopaigia e Cefaialgia sino d de^rio durante ad 
tre anni, — ^ La perfetta intermittenza di qualche giorno 
da'* OH accesso all' ahro , le anomalìe nervali , non me* 
no che T intolleranza dell' ammalala^ d'altronde di 
discreta costituzione e di media età , sotto valido me-, 
todo deprimente I furono le cause ^ per coi la grave e 
non comune malattia deluse fino a questo punto i ten« 
tativt di una dotta e circospetta clinica. 

Fedele io sempre a quei prìncipj , che, il piii delle 
Toke, anche nei pervertimenti nervei a periodo inter--- 
mittente spiegato, ed a condizione relativamente ipp- 
stenica deli' individuo , se fia che nell' orgasm<f dolo» 
roso égli si manifesti sovra-animaio, piuttosto che de«: 
presso , è forza conchindere , che per locale patolo- 
gica aiedtfi[cazione molecolare venendo decimato , od; 
andie tolto di mezfeo ia quell' angolo il mutuo polare 
comnertio alla periferia del corpo del fluido • elettro- 
vitalti le di lui correnti probabilmente si . convertono 
in tensione ed isolamento del fluido' medesimo ^ e con- 
vinto •empre* più dati' esperienza e dai fatti ^ cbe uno 

Afwali. Fol. XXXrUL 3 



54 

Stato d» armonica vacQitk artifizialmente prpcntata alla 
maccftioa, i il più idoneo , in coi Y economia animale 
'paò sentire T infloenza speci^ca dei praticati rimedj, 
e pai> meglio rieqnilibrarsi nelle sue fnnzìom ^ consi^ 
gliai air ammalata qaanto segue; 
• Alla dieta acquea, e pres&o che vegetale ^ ^ volli fii- 
^sser seguito gli accessoi j igienici tutti , mentre ci oc- 
cupammo a mentenere diulurnaoiente' air intorno del 
di lei capo con rugiade , e con ablnKÌoni diacciate Qaa 
gradita declinazione dall', atmosferica temperatura di lei 
ad otto gradi, I bagni .ctanati-torpenti doravano le 
cinque , e le sai ore al giorno , ed ascesero gradata- 
mente alla quintupla saturasione ; ed i cianati èva» 
coanti interni si usarono entro i limiti della tolleranza. 
Non erano passati i5 giorni di tal cora^ che gli ac- 
cessi si erano presso che perduti ; e con due altri mesi 
d' insistenza curativa acqoÌBtl> la salute , che gode an« 
che in oggi^ che contiamo quattro mesi dalla di lei 
partenza. 

Divido la soddisfazione di un cosi felice successa 
col sig. dott. Ferrerò > chiarissimo prof di Chirurgia 
a Vercelli , che a me diresse )a Signora , persuaso 
della necessità di dovete eseguire la cura per principio 
sovra esposta, e dell' impossibilità di poterla praticare 
in propria casa. ' 

Né vuo' troncare codesto racconto senza far palese ^ 
che in casi di ostruzione generale delle glandule, e 
singolarmente del mesenterio* ^ con lienteria e consun- 
zione a grado' molto inoltrato, in aggiunta alle cure 
minoranti e calmanti sovra descrìtte, trovai prevalente 
in specifica facoltà V acetato di potassa e di ferro sciot- 
ti nel siroppo cianato-pnrgante , che potei sostituirei 



^ 



oo 



alle preparA&iMìi di iodio, di barile ^^ ed altfi lilumU 
cùQ esiti felicissimi, ed al coperio di tutti quegli ia- 
cidenlì , contro dei quali , e per la dose , e pel lungo 
oso, e per le diverse maniere di preparazione degli 
.anzidetti rjmedj eroici, forza è si premunisca il clinico^ 
Uno dei piìi iraportaoti casi d' ostruzioni e Henteria 
felicemente guariti nello scorso anno^ era od numero 
d«gli ammalati stati quivi diretti dal .sig.dott* Mauro 
Ricotti, rinomato pratico di Voghera. Conoscendo egli 
da varj anni alcuni fra i mezzi saoitarj riuniti nel 
mio Istituto, coi pensa accordare la preferenza nella 
cara delle croniche malattie y con somma filantropica 
premora va , dal novero dei cronici alla di lui 
cura affidati', trascegliendo , per indirizzare a me quei 
tali , che con plausibili induzioni crede ne possano 
approfBttare. 



36 



TAVOLA NOSOGRAPIGA 

del te malattie state curate nell\ anno i8a& nM IjtifiUo 
Balnea-Sanitario di 'Oleggio. 






Nam. ' 
delle in- 
fermità. 

18 
8 

4 
6 

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39 

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3i8 



Mielitidi e Nevrilidi 
tiastro-Enterìtidi . « 

Metritidi . ' 

Epatilidi 

Artritidi ..••••. 
BroD^'ii'Jtfdi ; . • • 
Angioitidi, «Da con tumo« 
re simulaDte aneTrisma 
addondintilie. • ^ • • • 
Scirri ali^ utero • • , • * * 

Cancri alP utero 

Sarcoma o Boprt vegeta- 

siooe. Tolamioositsiuu 

eotro r ipogastrio . 

Induramenti al Tentricolo. 

Scro/ole ........ 

Scon>uti . • ^. . . • . 
Anassarca .*•....« 

Idrotoraci • • 

Idrotorace ed ascite. • . 

Paresi •. • • • 

Amavrosi sintomaticbe . 

Disfagia 

Pellagre 

Prosopalgfe • • • • • . 
Lienterie. .••.«•• 
Menorragia • 

Psore . . . 

Erpeti di' Tarie apecie e 

grado 

Ragadi. •.••...• 
Si6lidi di diverso grado e 

complicasioni .... 
Oette, con idrargirosi • . 
MeTralgie di diTerse parli 

e diverga forma . • . 
Alienazioni mentali . • • 



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migliorate. 



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58 



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9 



5, 

Uso della Segale comma per sollecitare U 
, parto ed anco la sortita delle secondine 
trattenute per difetto di eontraziont u- 
terine co^f conseguente emorragia. 

M^ura della Epilessìa col nitrato d'argento; del 
doU, Lodovico Balardinif già Allievo dell'I. R. Istitato 
di perfesìooamentò di YieDda. 

Se utilissimo alla languente amanita è quegli che 
con perspicace ingegno arricchisce di qualche nuovo 
eroico farmaco V arte salutare , non mono benemerito 
di essa può dichiararsi chi i' altrui ritrovato sottopone 
ad imparziale e freddo esame , onde diètro le proprie 
osservazioni e sperimenti o smentirne i non nieritati 
elogj, o confermarne le decantate virtù. 

Egli è quindi , che io da' primi moménti di mia 
pratica carriera , oltre gli antichi farmaci' di azione bea 
nota, m* accinsi pure ad esperimeutare i nuovi 9 o di 
recente invenzione. 

Fra questi le preparazioni. d'/oiJfd contro il Bron- 
cocele ( malattia comune nel nostro distretto ) m' of» 
irirono degli effetti veramente meravigliosi ^ la ratania, 
si in decotto, che in estratto nelle emorragie passive 
e flussi abituali trovai essere rimedio attivissimo ^ 1' a- 
celato di morfkia mi riusci di grande giovamento in 
più casi di dolori^ jspasmodici specialmente di ventrica- 
lo } « r ago-pAntura ne* dolori reumatici semplici , ed 
in un'iscbiade di recente data mi recò .tm inimediato 
sollievo, ed nna subitanea sorprendente guarìgiéne. 

Ma, soprattutto trovai essere rimedj veramente eroi- 
ci: i.^ la segale cornuta, si per eccitare le doglie del 



58 

parto latiguentiy che per favorire Tespuhion^ deHl 
placenta rims^sla neU' utero per atooia di esso, e con 
conseguente emorragia , a. il nitrato éC argento Ju^o 
( pietra infernale ) contro 1* epilessia di data antica. 

Questi due medicamenti m' oflVirooo i risaltati delle 
itorie seguenti. 

La signora Lucia Guelfi, dì Breno, d* anni 67, ma- 
dre di nove figli periati a maturità e partoriti natoraU 
mente e senza soccorsi dell* arte, il giorno t settem^ 
hit i8a5 , compito appena il settimo mese di gravi- 
danza venne presa dai soliti dolori iprierì del patto* 
Quindi si fecero gradatamente più forti , ed alla sera 
dello stesso giorno sgorgarono ie acque in discréta 
copia , ed ebbe luogo puranco qualche lieve emorragia. 

All' innoltrare della notte, le doglie, in luogo di 

aumentare, andarono rendendosi più rare e più leg* 

giere ^ e continuarono nello stesso grada nel giorno 

susseguente. Nel terzo , quaito, e quinto giorno scc* 

ìuaronp, e quasi del tatto si dileguarono al setlitno 

giorno. 

Durante questo tempo, la partoriente aceosaTa di 
sentire costantemente ì movimenti del feto , i quali 
però negli ultimi due giorni le sembravano assai meno 
vivaci del solito. \ 

La bocca dell' utero si nel secondo, come ne* giorni 
successivi , era della grandezza ài una lira italiaoa • 
gli orli della medesima assottigliati jt cedevoli; e pre* 
sentavasi attraverso alle rotte membrane la piccola 
lesta del feto, la quale sotto la pressione del dito si 
sollevava alquanto, indi ricadeva. 

In tale stato di cose , conoscendo di troppo insnfH- 
ceote la Qatura ^ e 1' ptero io uno ^tato ^uasi d' iber- 



/ 



39 

«k; considel^ndo che per la mancatiza della quantità 
necessaria delle acque il feto stesso dovesse infine sof- 
frire nocameoto^ e mettendo pure a calcolo la piccola 
siy^ma insistente emorragia, non volli più tempoieg- 
i;iare, e credetti essere questo il vero caso di ricor- 
rere alla tanto decantata segale cornuta. 

Era appunto la stagione in cui si batteva la sega- 
Je, assai esteaaioiente coltivata nel nostro distretto. £d 
io potei in persona raccoglierne quantità di cotesti 
grani degenerati , detti qui volgarmente denti di segale^ 

Macinata in polvere finissima ^ la amministrai alla 
nostra partoriente alla dose di grani venti in un taz« 
cino di vino bianco. Poco tempo dopo si manifestaro- 
no indizj deir azione irritante del rimedio , indi dolori 
ntetini violenti e quasi continui^ che però dopo qual- 
che ora divennero più languidi. Le feci inghiottire al- 
tri grani quindici ^ ed i dolori ripresero tosto con mag- 
giora veehienza e forza , e venne sollecitamente in luce 
vna bambina mediocremente sviluppata e vispa in pro- 
porzione dell'età di mesi sette. 

]) puerperio andò regolare, e la bambina vive tut- 
.tora. Essa presentò ir cosi detto indurimento del tes" 
stuo cetìtdarH alle polpe delle gambe , che^, per essere 
leggiero , non richiese l' applicazione delle sanguisughe 
raccomandate in simile malattia dal chiar. prol. JW- 
iótia (i), ma svanì sotto ¥ uso delle calde conihca- 
EÌoni, e de' bagni semplici universali. 

Marta Beccagutti, d'anni 3o circa , madre di cinque 
figli , senza alcuna causa manifesta aborti in quarto 



(i) Onjiodei. Annah' ec, n, 82, 83. 



mese di gravidanst/ Chiamato cinque ore circa dop# 
r accidente, trovai che non erafto peranco sortite le 
aecotidiiie , e insisteva ^considerevole- emorragia. Gkidi* 
canào'che la permànenaa - della placenta entro 1* utero 
fosse caasa della emorragia, ne tentai col metodo so- 
lito r estrazione, ma iirvaiio ^ <hè , sotto delle forti tra- 
zioni, il fondo dell'utero, in laogo di contrarsi, si 
rovesciava seguendo gli sfòrzi della mano. Provai il 
metodo del prof. Asdrubah(i)^ cioè, portatala mano 
-entro 1' utero cercai colla punta delle dita di staccare 
gradatamente la placenta dal fondo, cui era tenace- 
mente abbarbicata , ma ogni mio tentativo fu vano. 

* Vedendo che anche sotto tali meazi Y utero non si 
contraeva punto y mi appigliai alla segale cornuta. La 
prima dose sommiqistrata nel brodo venne rigettata , 
e ne sostituii altra , che sciolta nel vino bianco venne 
TÌtennta ^ in poco tempo svegliò de' forti dolori ute- 
rini ,' sotto i quali venne effettuato prontamente il di- 
stacco, e. l' espulsione della placenta, e conaeciìliva 
cessazióne totale dell' emorragia. 

* In altro' caso , in cui al terzo giorno dopo il parto 
la placenta non era peranco sortita , V utero sentivasi 
'floscio ed espanso con mancanza totale delle doglie 
'seconde, ed insistenza di qualche emorragia^ e la puer- 
pera per soverchio pudore ricnsavasi , che le si met- 
tessero le mani addosso: ricorsi all'uso dello stesso 

formaco alla dose di' grani trenta, e n'ebbi pronto 
ravvivamento de' dolori , e Tespuliione completa delle 

accendine con ottimo puerperio. 



' (i) Trauato, di Ostetricia teorico-proiica ^ voh V^ 
Roma i8ix 



<* 



^ 4« 

Qaesti tre casi^ «Itre «IP appoggiare maggiórmente 

la virtù meravigliosa' della segale cornuta nel soUecita- 

'Fe il parto, comprovano pare, la sua efficacia •» caso 

.di permanenza della placenta aeli' utero , e di emor* 

ragia per diletto di contrazioni uterine. 

Ho poi osservato in due casi , che la segale cornuta 
amministrata nell' acqua » o nel brodo venne dopo, po- 
chi minati rigettata, ma che tale inconveniente non 
avveniva dandola nel vino.. 

L' uso della segale cornuta non è del tutto nuovo 
4ii Italia y come comunemente si crede. Certa Caterina 
iYielmi| vecchia levatrice di questo paese, la adoperisva 
già da parecchi anni ne' parti -stentati, e n' aveva ap- 
preso r uso da altra levatrice di già morta di questi 
dintorni. 

Le speriense del dott. Semeruim di Napoli, del ce- 
lebre prof. Brera (i) , e del dott. Kruger (a) m' indus- 
sero a tentare V uso del nitrato d' argento fuso nel se- 
guente caso di antica epilessia. , 

Cateriu» Ronchi, di Breno^ d'anni ai , di costitu- 
zione fisica gracile e dilicata, diede sino dalle. &8cie 
iudizj di affezioni convulsive, e d'insulti epilettici, i 
.quali col crescere dell'età si resero ognora piii Jre- 
queoti e più gravi. 

Giunta alla pubertà non ebbe dalla comparsa della 
jnestruazione ( che continuò mai sempre regolare^ ben- 
ché ^ssai scarsa ) lo sperato sollievo. Ami gli accessi 
epilettici oltre quest' epoca sì fecero ancora più gravj , 



•M 



(i) ProsffeUo clinico deiVatmo scolastico iSai-aa. 
(9) Omodet. Annali universidi, ec. n.9 93, 93. 



4< 

per tempo maggiore continiiare la cnra: sapendosi , 
che nel caio rifinito dal lehiarìttimo prof. Brera , H 
trattamento durò per mesi %e\ e mer^b circa , e in 
quello del dott. Kriiggr per un' intiero anno, còl con- 
a«Bio non già di doè dramme , come nel caso nostro ^ 
ma di [un' «noia ^' tre dramme ed uno acropolo di 
nitrato d' argento* 



Caso di pietra uretra-vaginale estratta dal 
dott. Angelo Macario^ chirurgo nelT O* 
spedale cince maggiore di Milano* (con 

^ una Tan^olaX 

JLiA litotomia è una delle operaeióni su la qnale si 
esercitò specialmente il sénno dei piii celebri nomini 
doirarte.Biffieile-, infatti, e pericolosa è tanto per gli 
ostacoli^ che* si Ueontrapo bella loro esecnaione, quan- 
to per r iacertezaa de^ suoi risultamenti. Non sono an- 
cora sopite le- dissenziotti, alle quali fut'ono spinti in- 
gegni .preclari dallo zelo della verità onde rendere più 
Sfidila y ' e .pìii sicura la mano del chirurgo in simile 
operazione. Se non che gli amici dell'umanità &nno 
voti iperohè cessino le* troppo acerbe parole, che la 
scienza non possono mai £ar progredire di ón passob 
Sono, i fatti che preceder debbono i '-ragionamenti , a 
la scienza -medico-chirnrgica altro migliore appoggio 
non può avere che la moltiplicata osservazione di latti 
ben avverati. Perciò lode a -me sembra meritarsi , chi 
le risnllanae di sua speciale esperienza altrui disvela 



^ 



/ 



• «5 

neir imeodiihiento d' innalzftre no lembo del velò , om* 
cai Qfttara copresi di sovente all'occhio del- neofito^ 
suo amatore. Per siffiiita riflessione ho iotrednto mio* 
dovere il fare ili pubblico diritto una «ingoiare ossero- 
servazione, che mi si presentò nell'Ospedale Civico 
Maggiore di Sfilano , e che per la sua novità «ii pAP 
degna di fissare T attenzione degli stoiliòfi» che si iii^ 
leressaQo nelle cose della litotomìa. 

Trovansi nelle memorie lasciateci dai grandi uomini 
dell' arte esempj di xalqoli di una certa grossezza bt* 
restali nell'uretra, e di là con var) modi cavati. Si 
osservano nel maschio piii di frequente che nella fem< 
mina , atteso la brevità , e maggiore larghezza „deir u«. 
retra di questa. Trovansi pure eaempj di passaggio di 
calcoli dalla yescica al perineo, ed in vagina. Cìh^ 
frequentemente succede per gangrena^ od esulcerano-* 
ne della ves<;ica; per lo che fu progettato, il taglio di 
questa per parte della vs^ina. Ma nuovo afi&tto è il' 
caso di donna., nell' uretra di cui siasi arrestato ittt< 
calcolo, y e nicchiato fra essa e la vagina , dove 
senza arrecare alla donna grave disturbo , e direi quasi 
senza che ella se ne potesse accorgere, s'aumenti ìq 
maniera di chiudere tutta l'apertura uretrale ^ foUiiaa*' 
do colla base tumore nella parte .anteriore, ed info* 
rioré , e prolungandoai in vescica colla sua parte pih 
sottile. 

Spero che sarà letto con piacere un ca^o tanto 
singolare, e degno di riflessione,, anche per le paritco- 
lari circostanze,! che lo accompagnavano. 

Busnelli Diamanta , nativa di Marasso , e domiciliata 
in Yerderio, d'anni :i9, conjugata con Luigi Motta» 
sorti i saoi natali da parenti sani, dai quali ^redit& 



/ 



una robatta costilazione finca » ch'eihr seppe mante'* 
aere con un gìudiaioso fegime di vita. Non era vi lao- 
gó a MspetlOy cbè particolare discrasia tendesse ad 
alterare menomamaote le ioozioni della sua macchina^ 
il. di lei sviluppo ih regolare, e giunse all'età d'anni 
!ki circa senaa essere travagliata da malattia di ^al« 
cbe riguardo. A quest' età^ le insorsero d«t dolori ad- 
dominali , premiti di rescicai e perdita lovolontarìa 
deir orina di tem|[>o in tempo. Un trattamento curati- 
vo locale ; ma non essendosi portalo sospetto all' esi- 
stenza di calcolo ^ essa non trasf^e dalle medicine al- 
eno sollievo. Stanca perciò de' suoi incomodi, sì tecb' 
fioalÉaente all'Ospedale per trovarne mitigamento , ed 
entrata li sa settembre p. p. fu collocata in sala di 
id[>bricita0ti , dove i sintomi, che offriva, svegliarono 
r idea della presenza di un calcolo. EiFa questo^ infatti, 
cbe irritando l'interna parete della vescica, eccitava 
delle forti contrazioni, giacché tendeva là naifara a 
liberarsene. Venne quindi V inferma nel successiva 
giorno a3 trasportala nella sala deir< Annunziata, dove 
io ho I' onore di prestare la mia òpera in sussidio del 
valentissimo professore KnoUi, Riconosciuta in concor- 
so di questi la malattia , ebbi à ientire dall' inferma , 
che nel finire del 18^0^ erasi conficcafo a caso un 
ago da cucire, piuttosto lungo, nel meato orinario pel* 
tratto di' poche linee dell' uretra. L' ago perforò' 
d' alto in basso e dall* infuori ali* indentro in modo di 
esservi tutto nascosto; e siccome non le recava mo-* 
lesila grave , essa ve lo lasciò circa un anno senza 
manifestare 1' accidente. Maritatasi or sono tre mesi ^ 
la Busùetli ebbe a soffrire acutissime fitte ogni qual* 
volta il di lei marito usava seco lei de' suoi diritti^ 



T7 
Fifiùlmenl^ , la punta dctt* ago si presento in vaginny 
e la BiisfcieMi seppe estranielo tìraoclo a poco^a poco, 
e fu^ rlcoQQì<2Uto arrugginito. Dopò qiiest' accidente le 
si diniiooirono alcuni incomodi; ma ricorreva sempre 
qualche fitfa dolorosa, è tederà spesso nn leggier 
gocciolìo marcioso tanto dall' uretra , quanto dalla va- 
gina. Un terto tumore, che dall'inferma credevasi ef- 
fetto dell'ago, andava intanto crescendo, e disturbava 
talmente le funuoni , che^ più non potea orinare se 
non a goccia, e con dolori. Non mi fa difficile di ve- 
rificare , in concorso del citato esimio chirurgo sig* 
KnolUj che questo tumore era Iprmato dalla pietra, 
la quale erasi a poco a poco aumentata -, ed ideai per- 
ciò prontamente la semplice maniera di estrarla. 

La mattina adunque del giorno t%5 p. p. settembre 
venne operata, fendendo sui due Iati dèi tumore co* 
stituito dalla pietra, introduceodo . pel pneatp urinario 
la sonda, ed aprendo pel tratto di mezzo pollice in 
circa per parte. Introdussi il dito, in vagina , e sco- 
prii che anche per questa parte la pietra sentivasì 
a nudo per poche linee, lasciando un seno fistoloso 
comunicante coli' uretra , da dove fu estratto V ago , e 
premendo contro la pietra non si durò fatica a 6rla 
sortire. Trovai che la pietra era mancante di un pez- 
zetto nella sua estremità più sottile , che era la spor- 
gente e prolungatasi in Vescica. Siccojne la pietra ave- 
va colla sua. presenza ed ingrandimento dilatato l'ure- 
tra, e r orificio interno, cosi non mi fu difficile in« 
fcndorre un dito in vescica, ed esplorarne il fondo, 
dove però non trovai esistere corpo di rimarco, ma 
soli piccoli framménti. Medicai perciò V inferma con 
£la intrise nell'olio, e ne introdussi parte come io- 



\ 



Vi 

ronda in ^a^a, dovè le tratfeiitii nedinate compnessé^ 
tà una falcia a T. per sostenervi la medicatura. 

Appena |u estratta la pietra , lasciò scappare V in- 
ferma una certa quantità di orìba, e se ne trovò 
molto "sollevata. Tutto il giorno fa assai tranquilla , e 
contenta, non. a vendo altro abbisognato che di medi* 
caria frequèntemente a cagione delF urina ^ che inzup- 
pava la medicatura. 

Nel successivo giorno 26 non bisognò far altro , che 
aumentare di grossezza la toronda all' oggetto d' im- 
pedire la filtrazione nrinosa pel seno comunicante in 
vagina , e con *ciò potè poscia ;accorgersi l' infernu 
della presenza in vescica dell* urina , ed emetterla vo«' 
. loDtariamente. 

Nel ^7 i labbri della ferita mantenuti a contatta 
aembravano già riuniti. Nel a8 si permise all' inferma 
di sortire per qualche momento dal letto , e le si ac- 
cordò quf^lche cibo. Nel giorno ag V inferma non 
avea quasi ''più perdita involontaria d' urina , ed esplo- 
rata l'apertura del seno vaginale non la' potei pi2i ri- 
scontrare. In tutti questi giorni non si fece alcuna 
mutazione nella medicatura , e la cotnpressione fatta 
dalla toronda produsse il doppjo effetto e di impedire 
lo scolo oriooso^ e di riavvicinare i bordi rimarginan- 
do la piaga. 

Dal 3o settembre all' 8 di ottobre si continuò' sem- 
pre collo stessa medicazione^ e l' inferma parti dall' o- 
Spedale sanata d' ogni incomodo. 

La pietra estratta presenta la forma del gambo del£a« 
hius Rubeolarius di Persoon , come può ravvisarsi sul- 
r unita figura ( V. la Fi^. i detta Tav.) Sono manifesti 
sui lati di essa due canaletti ^ per i quali filtrava l'orina, 



t» solò sleCLtataliieiit« I tìò che spiega i ^alimenti deU 

l'inferma. 

Nascer^ebbe qui la doppia questione, se «a. stalo TafK* 
che colla sua irri iasione abbia preparato il nacleo 
della pietra , o se sia stato il calcolo , che preesistendo 
in vescica , ne sia sortito , e siasi poi annidato nel 
foro lasciato dalia ponla stessa dell'ago. Farmi essere 
meglio accettabile la congettura che 1' a^o conficcato 
nell'uretra abbift preparato, una ùiccbià al calcolo gih 
preesistente in vescica. E manifesta è la preesistenza 
del calcolò dalla circostanza che là* nòstra malata co« 
tninciò a sollrire dolori addominali , e perdita invo^ 
lontana d' urina fino dal i8ai , come si è veduto di 
sopra , per i quali incomodi ebbe pure ricorso ai 
presidj dell* arie, dai quali non potè trarre alcun gi»« 
Vamento, perchè non furono diretti contro la veri^ 
causa della malattia. Il det^ò ago avrSi colla sua pre« 
senza formato un ascesso , e conseguentemente na 
vuoto y in cui il calcolo avendo, superato il meato in- 
terno y ed essendosi spinto lungo V uretra f trovò age- 
vole di entrare in detto ascesso , anziché uscire dal 
meato, esterno. Né difficile è d'intendere come abbia 
ÌBivuto luogo r incremento del; calcolo, se si riflet^^ 
che quel vuoto formato dalla suppurazione raccoglieva 
come in una borsa V orina che entro vi sgocciola ^a. 
In tale maniera sarannosi depositate le parti eterogenee 
costituenti il calcolo, il quale dovette rendersi volu- 
minoso, in tempo forse più breve che non sarebbe av*. 
venuto , restando egli in, vescica. Se l'originaria causa 
della pietra fosse slata 1' ago , come avrebbe pointo 
la Busnelli senza grave stento estrarla intiero e^ irrug- 
giniio un anno dopo che fu conficcato ài ' vagina ? 

Annali. FoL XXXFflI. , 4 



5o 

Qoaodo r ago avesse servito ài nòcciolo alla pietra ^ 
non v' è chi non veda che non sarebbesi pqtuto estrar* 
re dall'apertura vaginale , dove si presentò colla sua 
punta } giacché gli strati della pietra lo avrebbero con» 
tornato in modo da faane un corpo unito , e non per*» 
metterne T estrazione se non congiuntamente all' istessa 
pietra. ^ 

Descrizione della Jlgwa. 

Il calcolo ha la figura pirriforme } aa. solchi lateraU 
lungo i quali sgocciolava 1' orina ) h. la porzione del 
calcolo che stava nell' ascesso ; e. porzione gracile del 
calcolo che occupava V uretra e sporgeva nella vesci- 
ca. 11 calcolo era del peso di 37 scropoli e della lun- 
ghezza di tre pollici 'y avea nella massima circonferenza 
quattro pollici e tre linee. . 



SuUd infiammazione. Trattato diviso in ire 
partii del prof. Antonio G^ldoui, ecc^^ 

{Seguito della pag. 4^6 del voi, precedente). 

Xv questo mentre, per&, che una porzione del tutto 
organico travagliasi di tale maniera , e con tanta vio- 
lenza y V universale sarà egli indifferente , e V incendio 
vitale cKq si apprese ad una parte rispetterà i primi 
donfini senzai comunicarsi al restante della macchina? . 



I 

Testa j Bufiilim e molli altri portaroìlo le ragioni 
per òli una tale malattia e a riteoer&i locale j, al quale 
proposito basterebbe ^ secondo V autore , il riflettere 
cbe se la flogosi fosse composta del solo fattore , ì* ec« 
chanìento , oiona difficoltà vi sarebbe ad ammetterla 
universale : poiché questo pcìo elevarsi prossimamenlc 
allo slesso grado in tutta la macchina. Ma componen* 
dosi dia necessariamente eziandio dell* idraulipe , qae* 
sto non può mai essere nel vero senso universale, 
perchè il sangue non è soggetto nd accumularsi la 
lotti i punti del sistema vascolare ^ e perciò nemanco 
la flogosi potrà essere universale. Tale ragionamento 
e pure ck>n\alidato dal £itto. 

Su questi fondamenti fi può stabilire il principio 
che la flogosi non è morbo universale, piuttosto che 
sulla qualità delle cagioni , su i sintpiiii , su i rimedj 
locali f e sulla necroscopia , argomenti ohe partitamente 
ai conlutano con sode ragioni. Qoi^ sul proposito delle' 
azioni parziali y assai più valutabili della generale , si 
compiace il sig. Gold(m di avere ciò sostenuto iqoUi 
anni addiètro, in onta al famoso Giornale di Bologna^ 
il quale , ultimamente ricredulo , concede che L' a* 
fefo.ne speciale , ed elettiva è di gran longà sepupre fik 
valttiabiie deiruniversale dinamica, seQtenza giusta > ma 
che diventa nuova, matia, e. ridicola nel senso della 
'dottrina che pur sì sforsa di an4ar sostenendo in mex- 
£0 all^ .più assurde contraddizioni , sicco|i)e fanno toc-' 
car con mano mito giorno i più dotti medici d' Italia* 

Però, bisogna convi^nire non es^re la flogosi costan* 
temente locale in modo da attaccare una sola parte , 
od ammettere la sola cura locale, ma potersi diffon- ^ 
d^fe ad uno o più sistemi ^ e divenite talvolta oni« 



/ 



5a 

versalroente locale. Valga, ad e^mpio, la òoruta, che 
presto si estende al palato molle , airo^ola', alla tra^ 
chea f ai broachi , al polmone , al diaframma , al 
tubo digerente I vescicale, per cui non può idirsi in 
istretlo senso locale ; lo stesso dell' angioitide : dal che 
bisogna coiicb|uderey che la flogosi può talvolta esten« 
dersi a tanto da dover essere tennta malattia noi ver- 
salmentè locale. Ma, come saccede questa propagazio» 
ne? Valga l'esempio della combustione. 

Appiccato appena il fuoco ad un rogo di varie lei* 
gna io un punto, formasi attorno di esso una atmos* 
fera di azioni che dispongono ad ardere il combusti- 
bile il quale trovasi entro il centro di lei, quindi 
calòrico , che a norma della distanza ^ e capacita ne 
innalza la. temperatura nei primi come dieci ^ nei se* 
condi come nove ecc. Resiste il combustibile, ma. l'in* 
tensilà del calorico soverchiando la resistenza obbliga 
ad ^ardere i primi strati, il fuoco ti estende, e eoa 
esso l'atmosfera delle sue azioni, onde finalmente tutto <«> 
il rogo va in fiamma. Cosi, la flogosi appena accesa in un \ 
punto stabilisce un centro di emanazioni formanti oa 
atn^osfera piii< o meno estesa che dispone di preferenza 
le parti più attaccabili , e più vicine , siccLè, per poco 
che agisca, queste pure invade lo stesso processo. Per tale 
maniera se una molecola del misto organico venga alte* 
rata nelle ^e proprietà intrinseche, od in quelle che la' 
lengono in rapporto colle altre vicine, essa non è più in 
Mtato normale. Ora le molecole ^ prese da flogosi si aU 
terano nei prìncipj componenti , giacitura , forma , coe« 
sione, per cui non sono più in giusta relazione colle 
molecole 6, ed anche queste perdono, dipendentemeUM 
dalle compagne malate^ il loro stato normale; talchèi^ 



V 



53 

|ier ragione del stmiU , dispoogonsi esse, pare a mag- 
giore esaftamezito vitale. Le molecole B così alterate 
esercitano la 'loro azkme sullo ^stratp adjaceiite, e que- 
sto, al successivo, ecc. sempre però decrescendo fino 
allo zero nei punti piti lontani e meno affini al cen- 
tro flogistico. E certamente la morbosa atmosfera cre^ 
acetà di estensione ,. e di forza quanto piii intenso > e 
più esteso sarà il fuòco flogistico. S^ agglugne il calo* 
rico/ il quale sviluppandosi propaga lo stimolo aumen- 
tando la temperatura : s' aggiugne il movimento esal- 
tato che si comunica, alle fibre contigue. Propagato il 
fattore dinamico , questo invita l' idraulica ad aumen* 
tare , 'e\ propagare la flogosi cól me^20 deh sangue al- 
terato^ cioè più denso, più attaccatìccio , più fibrino* 
so, e più stimolante, che difflbilmentè passando ^pet 
piccioli vasi , ed attaccandosi , forma il vero turgotc 
idraulico nello ' strato ove già soverchia 1' elemento 
dinamico , per cui scoppia in questo la flogo^i. Pro- 
pagandosi a nuovo strato si aumenta l' estensione del 
fuoco , e con esso la intensità e T atmosfera morbosa^ 
per cui la infianimazioiie invade un viscere, od uno^ 
o più sistemi qualora non venga trattenuta. Non si 
estende ella però a itutta la macchina , e per la man* 
canza della quantità di sangue , la quale dovrebbe ea« 
sere doppia o 'tripla del naturale, e perchè dovendosi 
esaltare ed estendere cotanto V azione del centro ^ 
questo passerebbe prima a-gangrena, ed a suppurazione , 
liei qual caso F infiaiììmazione , come vedremo, deve 
decrescere e restringere la propria atmosfera morbosa» 
E chi dubitasse della efficacia del sàngue nella pro- 
pagazione .della flogosi , e non credesse che sangui»^ 
come disse il Morgagni ^ est ai fctcitndas inflào^nuh 



tiones vdldfi idoneus , jcre ossecrare In dtffiifwiie. H 
questa malaltm farsi pioitosto p«r la via dei vasi chf 
d' altri' sistemi ^ e^ oon fermarsi ordinammetite. qoand^ 
^ «18 igni rapporti angiologici esistano* Vaigano^ p. e.^.if 
. glossitidi iateraii osservate da Bprsien,. Frank y ^Rmi ì, 
£ag§i ecc. nelle quali il processo flogistico si accese^ e ai 
compì in an solo lato della Ungila recando. V altr^ 
imauine , fenomeno, singolare che riceve fiicile spiega» 
«ione ammettendo che il sangue flogisticato^ serva di 
flflimento, alla diiTusione della malattia Ma ^ aocorchi 
la iudammagione compia il stio corso, in quel «luogo 
che primiiivameate attaccò , non potrà teneréi » almenf 
rispetto alla cura^ assolntamente locale , poiché, pni 
diffondersi all'universale T elemento. dinamico e per le 
addotte ragioni , e pel sangue flogisticato che dallt. 
parte affetta si aparge pel. torrente della circolaxionai 
Il quale elemento diffuso può / in qualche luogo pror 
disposto^ chiamare eaiandio l' idraulico per le ragioni 
idi sopra esposte , e quindi itìgeneraM novello centro 
ibgistico* Motivo per cui , non essendoci permesso di 
investire direttamente la flogosi con farmaci atti a to^ 
filiere quelle materiali alterazioni che costituiscono la 
parte propria cercheremo d'investire la parte comune^ 
akctiè/non aumenti per. quella. Propagato così ilfaUore 
ilirtamico ali' nuiv arsale, ed attivato il sistema ner* 
V yeo - circolatorio y si accresce pure l'esercizio di altre 
junsdoni., d'onde poi nascono que' fenomeni dell* uni* 
Vèrsale phe accompagnano le infiammazioni di qualche 
momento.. 

In effettoi attivandosi il circolo, crescerà l'azione pxil« 
inonare, onde ossigenazione, sanguificazione più pronta , 
più abbondante, e niaggicrmente animalizzata , siccome 
iQorgesi oel saogae estratco dalle vene ^ anche loniano 



55 

dal cemro ÌDfi*miiialo* SceiiKitio intanlo Ui secreziam 
(o per ispessetza d' umori ^ o per rigldiià^ a per di- 
fiteosiooe di vasi, o per maggiore coesme dì parti 
ecc. ) per cui /anche per questo lato «si accresce Ul 
pletora che qaasi sempre è compagna delle forti in* 
fiammaaàoni. E forse in questo st^to per antagonismo 
a' accresce V attività degli assorbenti, i quali aomniini* 
filrane onovi materiali estratti pur anco dall' atmosierai 
onde crescere la pletora , e la temperatura ^ fenomeni, 
-ehe prestandosi reciproco alimento, appena incominciati 
a'aomeqtano in uno colli causa prima ond'essi sooo, 
e cosi la macchina è invasa da <j[uello stato morboso 
che di cesi febbre. 

Qui il celebre nostro autore si dispensa dal paijare 
«Iella famosa diatesi (sia poi essa la Browoiaaa,^ la 
f) roteiamo dei Tommaeiniam) perchè l' importanza di 
laTe stato morboso d scemaia di tanto che^ meglio gii»* 
idìca il passar oltre. Ne pnj>, secondo esso, aflermarsi, 
l^iusta le parole di celebrato maestro , che la floQOsi 
precùameme in fatto , è precisamente ^ustanzùdment^ 
ia diàtesi de^ moderni y poiché, concedendo' a quesla 
^li attributi delln iogosi (§5) ma'nca però serapi^ 
^ei primitivi (§ 2 )- caratteristici della* medesima. 'Dti 
quali ' fenomeni euoodati se resta confermato compor»! 
ja^flogosi niei due- fattori, e questi alimentarsi a vicen- 
da, resta fiero sempre a. sapersi se ambidtfe in egmd 
|>ropor£k)tte vi coneorrano, o possa 1' uno all' 'altro 
-prevalere*, e viceversa. Se non che, in questo - punto 
interessante la curagtone,,^ sembra al dottissimo signot 
Goldoni, potersi conchfudere, che talvolta l'uno prevale 
^#uir altro, e viceversa; dallia qual cosa pate^ad ess0 
precedere quelle dMTer^nae t|^ aleuni derivano ed 



36 

'gride d^a flògosf^ ìiltrt drita ttAfura, e dal fend» 
•della rtuilat Uà stessa. Non par egK/ difFani\ assai- con- 
lormeaibiKHi ragioitare, che le flogosi risipelaioae, taoto 
godibili y >e vaghe, constioo per' la massima parte df e- 
iemento dinamico , e di pòchissimo idraulico ? Il rosso 
pàllido y la lieve targescenza , lì dolorie non molto acuto, 
e la pulsaziobe poco marcata , non mostrano che il 
aangae in poca qnanlitk concorso non oUrepassa i li- 
'BÙli assegnati nel sieteihia vascolare? La rapida scom- 
parsa delle medesime col pronto assorbimeiico de^H ii- 
nori concorsi , non sembra ^confertaare comporsi tal 
•(lezione piii di elemento . dinamico che d'* idraulico, 
benché in ciò non consista Tunica difFerenta fra queste 
e i^ vero flemmone? ■ ^ : 

]^ cigttaU tempra non sembrano le instabili miositi, 
■cbe d* un tratto crncciuio ora in * questa parte , ora in 
quella ^ he famose infiammazioni intemuttenti, non 
potrebbero Ci^oslare di questo solo eleaiento, e quindi 
noti essere vere.flogosi^ od essere di- quelle a pochis- 
•imo elemento idraulico? Se ciò consentisse cól vero, 
aà'riescirebbe tanto misteriosa la subita loro scomparsa 
col lemùnar della febbre, né il ricomparire a dati 
intervalli. 

V A\V opposto^ le iofiaramaàioni flemmonose graVi, osti- 
nate, i tumori delle parotidi, ed altre ghiandole Che 
noslransi fin da principio assai tumide coii ttattone, 
«ecompagnala da poco calore, con poca ptil«azionè, e 
poco dolenti,' fanno supporre scarsezza di elemento di- 
iiamico« X40 flesso, dica»» , almeno sul priactpio , d«lle 
kifiammaaiodi che nasone per istrozzaiofe. lafottf , il 
\ roAiQre» il turgote,. lo stiramento > e la pulsazione fdrte 
lUflo ftoW ìndicaM un procestp ' assai profondo 1 ed q- 



fllffio^ ni« pvraaco ooneorio di taiigiiei èi eadla*^ 
esso dalle vie ordi»arie. A ciò sì «gginoga l*«lterasìoiie 
di struUqra che accompagna le flogosi àitmmoomt ^ e 
si avrà con c»j» un argomento della preponderanza 
deli* elemento idranUco : da questo s'intènde anche 
come possano ^of dirsi Wereflogoai nel sistema nteasbra- 
noso. ., • • ' 

Felix qui pouui rerum eognoscere amxat» 
Se questa sectenaa generale dagli stessi Newtomfani 
la trovata^ giustissima , molto più «t a teneri tale, se- 
condo il chiarissimo nostro autore, io fatto 'd^ fisica a- 
nimale, ovemohi, e per la coifibioazione di forze varie 
anno gli effetti , ove ignoti per -la maggior parte sono 
ì cambiamenti che nascono , ove in mezzo alle ragioni 
delle forze vitali quelle abbondano della chiitiica e 
della meccanica y ove n^l capo mistero della organiz* 
•«azione «pesso i fenomeni apparenti stannp in opposi- 
zione tra loro. Che, per verità; a veder chiaro in essi 
Insognerebbe , come insegna il dottissimo no!ftro Bafar 
Unij aver penetrato nella natura. delle cause, nelP lacì- 
nia tessitura organica y e sue proprietà , in una paròla 
nella essenza della cosa, , sicché potesse Tedersi cosa 
debba .succedere tra si lontani elemeati per non (Cor- 
rer dietro ad. ipotesi, e ad errori, ragionar volendo 
dalla cagione all' efifetto^ e viceversa. Né si nogherij^ 
lale appunto essere stata spesse volte la sorgente' dello 
false sentenze della patologia , e della materia medica^ 
fioo.che degli ingegnosi ripieghi coi qoalÌMHnsero se 
alessi, specialmente gli antichi, le cagioni consideratfdo 
sotto ^i moltiplici aspetti, aU^'intendinifenlo di trotar 
{»are 4egU effetti le ragioni adegnacte , e sufficienti. £ 
so.9^^t« difficoUk à graadey come si diue, ^^4Lh% 



m 

nei pia scniplìci ieùùm^ni cléHa natura , qvale poi don 
dovrà essere io quelli delia oomplicatitfsima macchina 
umana ? Volgendo, diffatti, a qaesti lo sguardo, vediamo 
aoventì nn agente medesimo svariatÌBsimi , e manife^^ 
at^iaente contrarj effetti produrre jsipchè quel calorico, 
a modo d'esempio., cì^e in dose moderata è atto ad 
accrescere la iatitadine dell* energia vitale^ per altre 
leggi viene a produrre nn effetto contraria auìh vita-^ 
ìitk consumandola, come fanno gli stimoli, se V orgaiiìca 
assimilazione con questo agente creaciuta ella pnre noa 
concorra a ripai^^re a simile nuincanza. Cosi, mentre 
per esso la maggiore energia delle funzioni favorisce 
la traspirazione y porta questa per leggi ^fisiche ^e^ 
anche organiche, un effetto contrario al precedente. 
Cosi, inenf re queir agente ralidissimo scema la resistenza 
m*ganìca nella fibra^ viene a produrre un el&no oppo- 
sto al suo primo potere animatore , e così Ta discor^ 
rendo. 

Ecco pertanto' azioni varie , alcune di ragione della 
meccanica, altre deUa chimica, altre deHa vitalità che 
$ì' bilanciano , ed equilibrano , e, secondo il predcfminin 
di alcnna delle quali, sono parimenti ovvie manifestai 
aioni 4i effetti, spesso diametralmente contrarj, in indi- 
vidui, ad altre cose eguali, assoggettati alle medesi- 
jaie cagioni, ed esigenti per ci^ solo metodi opposti 
di ctoragione. Cosi, nel caso di malattie flogistiche, sintomi 
di langnor vitale si ottengono dal {>agno caldo ove Fab* 
bondanza deHa diaforesi, che gli tien dietro, superi la 
ibrza stimolante del calorico, e, viceversa, «oVe le escte- 
«ioni non possano stabilirsi a dovere, checché ne dica 
jn senso precisamente contrario un assai celebrato tec^ 
>iista. Cosi il freddo porta colla, sua prima azione quel 



tale cambiaoieota nella. mì$tìpn« oifuoìca dnde ne vjo- 
ne scemala ù vitale. ei»prgia.>Ma.> in quello «tato la 
fibra 000 mooieoQia in aziont da tnUo. quel calorm 
che andava coo^amando il. di lei principio yUaie, «^ 
cquista maggior ntUiadine a aentir V atiope dei ouovi 
itknoli, di InogP io.Ae stessa prontamante ad eiSoiti 
dinamici opposti a que' primi eccitali dal freddo , e im 
viene iofiamtiiasioiM da una caosà appareolementè i- 
netta a generarla. Scemerà sotto dei freddo l' insieme 
delle fiiùzioòi ^ perdi V assimilatione^e la riprodoziona 
del pcÌBcipio yitale ; ma , scemando ^contemporanea* 
mente le secceziqni, ed escreeioni, erescendo la coa^ 
aiooe ne sitccederà un effetto opposto al primo. Sicchi 
è iacile lo scorgere da , questi soli brevissimi esempi 
delle serie di azioni , e di effetti , gli: uni dei quali si 
opfioogono agli altri > ed alte a rappresentare in quaf» 
che mqdo la stessa cagione sotto due aspetti contrar]. 
Da queste consìderanont, con molta perspicacia spiega 
facilmenle il cfa.^ nostrcw antere,, come alla. sottrasioQt 
del calorico tenga dietro , date le opportune circostau* 
iSf la fiogosiy ed io molti casi la gangrena^ con quali 
mezzi graduati sia oopo ricondurre la parte allo stala 
normale y e quanto un taie metodo divenga razionale , 
giusta, le sae vista analitiche, alle quali, non isfbggendo 
ora la prevalenza di un effetto , ed ora di un altro ^ 
ara il potere di stimolo in una. cagione , ed ora quello 
di deprimente , vengono per 'tal modo ad «ssere fera* 
cissime di vantaggi , e grandi lumi riflettano lulla ma- 
teria m^ica , e sulla terapeatica. 

Egli è da queste cose, e da tati principj dimostranti 
non potersi d' ordinario argomentar rettamente tanta 
dalla causa agli elfetti^ quanto d^gli eQèiti alla cagione^ 



che non solo vicn coperta la «orgedte piveipoa dei 
«lolfi erron Ai ooi si 4ion- fiitti' naeslri alcuni di graa 

bonie,' na, nella sotnniia difficoltà di conoscere la vera 
-•siooe delle poteiMe suUa^ mistione organica ^ l' iospos- 
«ibilicà puMr di rilevare il grado della etessa azi^ dt- 
■amìca, il quale pu& piii agievoliiiebte cadere soli» dei 
isensi. 

• Con ¥ appoggio di queste tnaasime però^ si dà qna^ 
dM plaatibile ragione del come in alcune inalaltie flo^ 
gkiicise giovino udvolta per vie indirette , ed in gra« 
«a di effetti secondi , potenze» decisamente stimolanti p 
aenza aver bisogno , come ebbero alcuni , ne di riferir 
qéeste alle flogosi iposlc^niolie , né quelle, come fecero 
n)tri y a potenze dette coatrostimolantì , errori pernf' 
doaissìmi sotto le apparenze di verità , ed incontrati 
apesso da que' medici che guardano superficialmente i 
Jenomcni della natura, senza studiarsi di scoprire tra i 
molti il vero efietto immediato , e necessario delia ca« 
gìone. GmI^ quante gnarigìoni portentose si operano 
dalla natura a ritroso dei presidj impiegati, sono esempii 
eonvincentissimi degli ' in6niti compensi che ella ha in 
9t, e coi qpiali veglia costantemente alla salate. 

Fenomeni cosi meravigliosi riscontransipure qualche , 
volta fuori della maccliina animale , e* ne somministra, 
secondo 1? ingegnoso autore, una qualche prova V oro» 
Ic^o a compensazione, il gelo che succede aU' evapo» 
razione ecc. Le quali con&iderazioni di qnanta utilità 
siano e per ciò che riguarda i mezzi curativi , e quindi 
per drittamente giovarsi del criterio £i /uf^^ni^'^ttf^ ec o-> 
gnuno il comprenderà di leggieri tostochè avvisi come, 
per le cose esposte, resti dimostrato non^ potersi co^ 
stentemente derivare malattie di eccesso o di dilètta 



da canse di stimola , o ài ooBtrostimòlo «oli detto ^ 
né dal metodo di cara teoato. 

. Per tale maoìera , dopo avere discorse deH' elemeoto 
dioamico considerato nei suoi rapporti etiblogici, passa 
r autore idi' eAiolo^a del Attore idraulico y e richiamalo 
alla mente essere il turgore il risukameoto dello sii- 
melo y il ^fiale fec^ spingere maggior copia dt umori 
alla paitCy unitamente al disiqiiilibro tra i poteri deUe 
vene , e delle arterie , -fa riiltttere , che- se questo ar* 
venisse costaut^ffienti; ^ sarebbe inutile il diAinguere- 
due* generi di cagipni ;. poiché , in ultima analisi ^ le. 
^Miàe deU'uno non sarebbero che> quelle deli' altro.. 
Ma» siccome il torgor vascolare può stabilirsi indipen- 
dentemente dal fattore dinamico , o per cagioni «mec*- 
caniche , o per . costrìeginienli spasmodici nei capillari^ 
o per atonie venose- , od arteriose , trova egli giusta 
l'esaminare a parte. ciò. che é atto va crearlo primiti- 
vamente. E qui, ricordali prima di tutto qoe' vizii del» 
sangue, tanto tenuti a calcolo da Hufsland , EscfUér ^ 
Frank j Presa'am, Brera , Bunter ed altri molti^ come 
atti a iavorire il turgore in proposito , sia perché ren- 
dano lo stesso siMSigue stimolo, piii potente , sia perche 
impediscaBo. talvolta che passi liberamente per le dif- 
ficili trafile dei capillari (onde la necessità delle bibite - 
diluenti nel trattani|4$nto dei mali flogistici anziché 
dall' azjon loro contrpstimoltfnte • • . ) viene ^ioalmeotc 
a prendere ad esame la prima n^aniera di cagioni su- 
periormente accennata. Né, certo, ommette egli perspi- 
cacissimo qual'éy e pratico dei rapporti anatomici, di^ 
indagarle minutamopte, tanto ii| ciò che potesse per 
so^yei|tura comprimere qualche, vaso insigne, quanto. 
nelle assimetriei nelle alterazioni congenite ^ nelle rac-* 



colle di 'flttidi d'ogni genere^ altacciatiire , tmie, pò* 
lipi, slogamenti, distensioni, ostrozioni, »cc. alle- a 
dar ragione aufifìcienté di non pochi ingorghi sangui- 
gni, e ad ordire, secondo esso, ta flogosi, cominciando 
dair elemento, idraulico non mosso già da. stimolo , ma 
da cause di ragione puramente della meccanica. 

. Tacerò di tutti quei mezzi , da esso- considerati ^ 
i qiiali ponno diminuire la portata di una porzione di 
sistema venoso , nei quali casi non v* ha speranza di 
felicità di cdragìone, se non ove apransi cot'rìspondenze 
maggiori per mezzo di Vasi vicarj ^ dalle quali cose, 
da molte altre da me per brevità passate sotto silenzio/ 
è facile concepire , che il turgore vascolare pu& fer- 
marsi anche allora che alla parte meno di sangue ia« 
flufsca della copia naturale , sempre che gli osiamoli 
presentati dalle vene siano tali da non permettere il 
passaggio a tutto quello che in essi viene dalle arterie 
corrispondenti sospinto. 

Posto ciò, passa ad esaminare le cagióni della se* 
conda maniera di turgore, e dice qhe alcune azioni 
pare siano atte a determinare una speeie di coti ring!-' 
mento spasmodico nei minimi vaserelH specialmente; 
dal che turgori preternaturali ai tronchi, i quali fan- 
Dosi cagione talvolta deir idraulico fattdr della flogosi. 
Il terrore, p. e. , può tenersi agire di queata maniera 
su i vasi periCefici , sicché' non -è difficile si accenda 
per esso l' angioitide^ ser^a che ridur si pos^a entro . fl 
rìàfretto circolo dei calidi , od entro quello dei frigidi. 
E qui cadono molto a proposito le confutazioni del 
alg. Goldoni di certe arbitrarie sentenzia di celebrato 
scrittor moderno stalla specie di avviiimonto , di fihrez^ 
z6, ài àvyitzimento^, ecc. sullo statò di controstimolo 



63 

positiva • . / a ciu immagina coodars! le Organiche 
condizioni di quei Taserelli^ parole, a dire il vero, che 
nulla esprimotio , che meritamente vennero dette am* 
polle y^ enimmifjjaccole spénte, e che sono linguaggio 
affatto inetto alle mediche bisogne del giorno. 

Egli e da questo disequilibrio Ira la ctrcolauone e- 
sterna , e V interna dell' nomo, non dalf^eccitamento di 
controstimolo che prendono origine, sAndo esso, i 
sintomi di pallore, di abbrividimento , l* impiecolirir 
delle parti , Y oppressióne ai precordj , le affannose ia«^ 
spiraziòni, il batter forte delle carotidi,^ gli aneliti fre- 
quenti. Dal che torna ragionevole la cura ora col cal- 
do/ piacevolmente applicato , ora con qualche sorso di 
L'quore^ ora col mezzo delle frizioni , ora col clestare 
uu patema d' aziope contraria , ù con simili altri mezzi^ 
atti tutti a - scemare i turgori minacciarti il centro , 
ed a ripristinare i poteri dei minimi vaserelli periferici. 

Che se da questo. sbilancio nel circolo, ed in con- 
seguenza del turgore . interno , ne nàsceranno ulteriori 
effetti, il buon ragionare comanderà che da questo si 
tengano derivare , e non dalla causa che lo promosse. 

Per tal maniera^ creato una volta il fattore idraulico ^ 
ed esercitate grandemente quelle parti in cui esiste 
preferibilmente il fondaco della vita da nno stimolo 
tanto affine alla 'fibca , essa reagir vi deve in propor- 
zione, e cosi a questo elemento pub succeder l'altro^ 
onde infine scoppj una flogosi , la quale , per le cose 
dette , per la legione del icalorico esso ^ur concentra- 
to, della cresciuta azione pulmonare, detta violenza 
«offerta dai vasi interni, per la scossa forte che-avranno 
incontrato i nervi, non avrà limili precisi di diffusio- 
ne» Concorrono a proya di questo punto di patologi^ 



64 - 

le belle ossetvàu^Mii del MangSt ^vl letargo CòDienra^ 
iQre di certi animali , quelle di tanti insigni maestri 
aolle fredde aflusioni per le ragiotaì ripo)?(ate nel loro, 
nodo d* agire paragonate alla china , non che per la 
maggiore reazione , e^ seasibilità che acquista la cute; 
le metriti che spesso sono la conseguenza di patemi , 
i quali ahbiano^ortata spasmodica pronta costrizione 
nel vaserclli Ali* utero prima aperti , ed altre simili 
infermità che rapidamente sogliono tener dietro al tur- 
gore predetto, quabdo non succedano sottrazioni vica» 
rie, o non veiigano fortuitamente altre azioni sostituite» 
Finalmente, la terza cagione del turgore idraulico, ri- 
tiene il lodato autore, possa essere l'atonia stessa dei 
va^i , la qqasi paralisi di essi , sicché trovinsi in tal 
condizione da lasciarsi sopraccaricare dalla corrente san- 
goigna per non essere dotati di resistenza orgapica* ha- 
subite , arrivando il sangue per ciò talvolta - ad inva« 
dere la contigua cellulare , ed emulando la turgenz» 
della infiammazione, in modo che uomini, altronde ce- 
lebri, vennero tratti spesso in errore dichiarando vero 
stato di flogosi. Tale depotenziamento nelle pareti va* 
scolari, contrario ai conati della natura di Gdlliiu , alla 
resistenza organica del BufalmL^ alla forza di reazione 
di Testa, in cui non può tenersi essere conservata la 
vera natura, proporzione, forma, coesione ecc.*, nelle 
molecole primitive, ammette egli dipendere da (difetto 
di assimilazione organica do^tinata, giusta gl'insegna-* 
menti del celebre Patologo di Cesena , come a prov* 
vedere alla vitalità , cosi a riparare eziandio all' indi- 
cato potere di resistenza. Del turgore idraulico di que*^ 
sta natura^ in cui il sangue non possa operar tanto da 
ingenerare il iattor dinamico ^ e per cui la parte ri^ 



màner deliba come prima in atatiia^ noi abbfafrio: esem* 
pi in quelle sofie di. fiogoiì, Iv qaaliy abbenchè-a^Gom-' 
pagbiate dà-qéalche shicoina ptopno ài tuli» /aBestom i 
come sarebbecà * rossore , ed iadolentimebto > .cedooo 
tuttavia all' appncazióae dei tonici , se corrobonuti , ed 
air oso- inietno dei cordiali, appunto percbé Tiene eoa 
qoést4 mezzi ridonato al solido' una parte dei' 'vigor 
necessario: che, dove la risoluzione pòi non si ottenga^ 
passando il tumore' di leggii?ri alia* suppurazione , si 
viene pet tal mòdo a por'térmioe 'ad anà malattia di 
un còrso lentissimo, ed irresoluto. Ma se, all'opposto; 
in un atonia parziale, recente, e di poco hKevo , H 
sangue costituente un tale turgore Verrà da, se' solo ad 
essere stimolo sufficiente per la fibra , potrà saturare il 
diletto di resistenza nella . medesima y potrà rialzare 
l'eccitamento vitale di essa accrescendo insieme il 
processo di assimilazione , e ripristinando iè condizioni 
moleculari, soprattutto nei vasi , allora la parte^ tornerà 
alla' salirte, come avviene della borsa che si elevò nel 
cavo della ventosa. Perà, qualora l' afonia iossé uni^ 
versale, od antica^ e completa, continuerebbe lottato 
di turgore , non potendo un leggero stimolo locale 
essere tnezs^o proporzionato al bisogno. Che se ia^ 
fine lo stimolo soprasaturi la* condizione difettiva ^ 
divenga soverchio ai bisogni locali , ' V eleménto di^ 
namico allora potrà con facilità tener dietro all' idreur^ 
lieo preesistente, e dare sviluppo alla infiammazione» 
Ed eccoci condotti a considerare le flogosi, giustamente 
dagli antichi dette spurie ^ note, passive, ille^ttime^ 
che invadono così spesso gli individui di cattivo im<* 
pasto organico congenito , od acquisito , e quelli elle 
per altre ragioni si trovino in grave perdita di vitale 
AirHAu. rol XXKVllL 5 



energia. Le qnali Infiammaziooi, con quanto cKritto deli- 
bano chiamarsi taìi^ hene sei saùno i pratici. : Quando 
eUeao avvengano ,• avuto riguardo ai' due : jeoDòsciuti 
fìrttori , e alle diverse hro proporzioni^ bisogna lene? 
re una strada di mezzo ( sianmi lecite ' ^queste parole ) ^ 
fra la ipostenia in questi casi voluta dal teorista logie» 
ae,,e la'ipersteuia in questi stessi casi voluta dal teo- ^ 
rista di Bologna, né prender solo di mira nella cum- 
gione il «momento della vitalità, ma insieme ( ciocché 
più importa } gli elementi tutti' dell' atonia atti a mao^ 
tenere il fattore Idraulico sempre con pertinacia. Po* 
ste le quali cose è forza pur concludere , non essere 
queste flogosi eguali alle altre, sebbene composte d'am- 
bedue gli elementi^ e doversi continuare a dirle pas* 
aive per itpn icventàr nomi inutilmente. E già è impos- 
sibile che in queste, considerate in relazione ai punti che 
attaccano un sangue . già pregiudicato per qualità , e 
quantità , possa accrescere nella fibra Y eccitamento al 
grada che sarebbe conveniente, aumentare in ess^' Taa* 
simtlsfì&ioàe , togliere l' atonìa non solo , ma acf^rescere^^ 
con tanta rapidità la forza di reazione quanta sarebbe 
mestieri per delle flogosi veramente legitime. Gonsidétate 
pòi in relazione . ali* universale j, si vede che tanto di 
stimolo da esse per V ordinario non si diffonde da e. 
levare* V eccitamenlo sopra del naturale , oppure che 
la energia del processo flogistico è tale, che appena al 
generale già atonico può estendersi nell* elemento solo 
dinamico una porzione della malattia. Ecco la trista 
circostanza di non poter occorrere alla infermità che 
a scapito del locale ^ o dell* universale , e di non poter 
correggere le condizioni di questo per non anraentare 
un incendio in quello^ il quale per sua natura volando 
sogli stadj facilmente degenera in gangrena sotto aspetto 






6^ 
di feìandiste^ e oon g{& per le ragioni addotte dal 
ftoL' TontnHisitn\ ma per es^re il sangue io qu€$ci 
soggetti atonici^ poco animalizzato , ' poco atto a na- 
drire , -poco capace di resistere alle isiziooi distruggitrì« 
jcì ^ motto atto ad essere decomposto , ad avviarsi alk 
pulrida fermentasione^ per essere il solido povero di 
organica resistenza , mal nudrito , in difetto di vitale 
energìa', e quindi pronto ad ubbidire alle azioni delle 
flogosi facilmente distrifggitna\ appunto perchè incon* 
trano poca reazione nelfa fibra , in quella guisa , per 
tacére di mfòlti esempi che potrei addurre , che uà 
fiato d'aria é alto a troncare d* un colpo quel filo di 
vita che rin^anè ad un sepólto vivo^ mentre t* uom sano 
si pasc^ di quella. Picchè prende maggior aspetto di 
verità il pensiero y che in tali infiammazioni i lavori 
morbosi siano alquanto diversi , e che per conseguenza 
meritino un piano di cura non totalmente eguale a 
quello delle altre. In oltre, giova avvertire non esser 
raro che avvenga anche nelle' flogosi attive , che lo 
slato del generale passi ad una condizione opposta a 
quella della località, miasssimamente nelle affezioni di 
lunga durata , e ne accada una specie di Hisrordameu- 
to, o di opposizione nei poteri dinamici. Per la, quale 
cosa , dice a ragrone il prof. Modanese> non so se po- 
trò giammai unirilii a quel grido , oggi giorno quasi 
universale di certa Scuola (un tempo detta Itah'ana)^ 
che in tutti i casi proscrìve le cure miste, e condanna 
la int>perosita di alcuni m\edici antichi in certi momen- 
ti: 'che anzi io' credo T'oziare in date epoche con blandi 
mezzi, o r agire in senso afifatto opposto per soddisfare 
appunto quando ai bisogni dett'uoiversalé, e quando 
Hi quei della località (secopdoche l'uno piii d'avvicino 
minaccia) sia ragionevole; e consentaneo - alla sana 



; 
I 



\ 



68 

pratica. Ed a conferma di questo vengono oppormna- 
mente narrate le cure miste del Sjrdenham, del Cpicu- 
luib ,' di Stork f e de' migliori . maestri, rimontando sino 
ad Jppocraie, il quale P^un occhio al male, V altro 
alle fonte voleva direno, conlormemente a quanto vanno 
ora saggiamente operando iq tali malattie i medici par- 
tìcòla^risti , o segnaci della bufaliniana pntologia J^ a ri- 
troso della operosità controstimolistica giàii^ addietro 
salutata quale àncora sacra. Ma di quest'argomento si 
riserba l'autore di trattare più per esteso. 

* 

Se, finalmente^ le flogosi sieno di non molta impor- 
tanza , ed attacchino n^acchioe da, poco tei^po^ e ja 
leggiero stato di atonia , elleno finiranno ip breve, ^ tal- 
volta per se medesime , giacche^ mentre il difejtto de]<» 
l'onivetsalé serve in certo mo4o ajener entro limiti l'in- 
cendio locale, r eccesso di questo potrà giovare al difetto 
di quello. Usando deUa quale maniera pello investigare 
la genesi, natura ^ ezkdogia della infiammazione, pare 
al prof. Mo^anese vengano circoscritie entro giusti 
confini si l'opinione di quelli cLe k credono generata 
da difetto di contrattilità dei vasi.^ come l'altra che 
ammette le flogosi decisamente .iposteniche. Di qui è^, 
che facendosi ad esaminare la causa prossima dal si- 
gnor Pistelli assegnata alle infiammazioni^ dice che tanto 
questa, come l'atonia di Gtf/(eno ^ 4a . deficiente irrita-^ 
biliià di Reil , l'azione mancante nei ; capillari di WiU 
son, non includono che Un caso speciale, e ponno es- 
sere causd prossima d' uno dei fattori ^ del semplice 
turgore idraulico, senza che sieno però bastevoli. a, su- 
scitare 1' elemento dinamico > ed a creare intera la ma- 
lattia. Egli rende di dò le opportune ragioni, desu- 
mendole dai principi silura esaminati; senza pìerò conr 



/ 



6d 
venire sa questo proposito nel giudizio di qaer critico 
fanatico , che dichiarò le coQsiderazioni del prof. Lue*' 
chese ipotesi perniun rispetto ammissibili. Ne ornai et te 
egli di rendere la dovuta lode ai sig. Scanni, Pinelf 
Clark, Richerand ', i quali aifermarono originarsi tal* 
volf^ asteniche infiammazioni , intendendo per tal modo 
di poterle distinguere dalle vere flogosi , e di indicare 
un particolare trattamento per esse, ad onta che il si- 
^gnor Tommasinif sostenitor forte di contraria opinionot 
queste abbia amato di proclamare eguali a tutte le al- 
tre e quindi curabili cogli stessi rimedj , destramente 
tuttavia adoperando a denominarle ora il linguaggio 
di famosi risalii Jlogisiici^ ora di movimenti di reazio^ 
126, parole artificialmente connesse, che non portano 
air a ri ima idea alcuna distinta, che includono petizion 
di principio, e che tutt' al piti nou' esprimono che 
queir iusorgimento flogistico di cui appunto si va cer- 
cando il perchè. Cosi , è facile il vedere che questa 
infermità non > può essere espressa dalle condizioni che 
alla irritazione vennero da alcuni sensatissimi moderni 
attribuite y ne da quelle che le vennero assegnate dagli 
antichi, e molto meno dalle vaghe, indeterminate sen- 
tenze nelle quali la involsero gì' incerti seguaci di su- 
perba- Scuola omai rivolta a sentiero migliore. Dal che 
vedesi eziandio non potersi il processo flogistico tener 
sempre di nuovo stimolo creatore ;. la natura sola, e 
senza i soccorsi dell' arte, poter salvare una gran parte 
degli infermi ; grandi , e frequenti essere i miracoli 
delle forze medìcatrici , e talvolta a dispetto delle più 
studiale prescrizioni; grandi gli sforzi delle forze con- 
servatrici per rimediare ad ogni genere di perturba- 
menti, quand' elle soperchiate noiì vengano da violenti 



y 



cagioni; la latitudine della salute da queste sole di- 
pendete^ ed il corso tjua^ i'nabbreyìrfbiie iaW ^Tie tieWe 
flogosi» animesìfto dallo stesso sig. l^pwmasìm, 9^ppnrìio 
essere una prova del potere grandissimo delle forze 
della natura medesima. 

E se una tal malattia è a riguardarsi dependent^ 
dal reciproco alimento che I due fattori si prestano } 
se tolte anche le cause che quelli mossero ella cresce^ 
e si matura in onta ai mezzi curativi^ e spontanea- 

\ niente decresce, sarà forza pur inierirne che nella parte 
llogosata si saranno generata delle condizioni diame- 

' fralmente opposte alle prime , affermazione giustificata 
dal metodo di cura che tennero costantemente i Pra- 
tici dopo il p/imo stadio y e per la quale cade poi ia 
tutto la Tommasiniana sentenza dell'essere sempre la 
fiogosi di nuovo stimolo creatrice. 

Se non che; quali saranno le cagioni di no tanto 
cambiaménto? Mentre l'autore conviene del poco «oc- 
corso che prestano in ciò la fisiologìa , e la patalogia , 
promette di hioltrare su tal argomento le proprie in- 
dagini nella seconda parte ^ parendo a lui che le Cause 
di tale cambiamento abbiano a variare giusta gli esiti 
diversi delia infiammazione. Intanto si contenta di dire, 
penetrando col pensiere nel grande circolo delle ope- 
razioni che nella parte fiogosata hanno loogo , sem-* 
brargli ragionevole il conghteilurare, che giunta la ma- 
lattia ad un certo grado^ debba in qnella decrescere il 
processo dell' assimilazione , in grazia della sottrazione 
dei principj nutriti\i avvenuta nel sangue per l'ao- 
mento del fattore idraulico , già impedito a dar luogo 
ad altro umore meno spoglio di essi^ sottrazione ali* 
mentata dalla qualità stessa del regime curativo ecc*^ 



^ 71 

if onde lo scetnameuto degli altri lavori secondar j , 
che di sopra prendetnino ia considerazione , cóoi- 
presa anche la diminuzione del momento della vitaliiì^. 
Il complesso . de! quali lavorìi non ^esseqdo ancora in 
potere dell'arte il curare speci/Scame/ii^y come avviene 
in altre non poche malattie 9 per non avere ancora 
conosciuto in che smianzialm^nte consista la, natura 
del morbo , ne segue che il medico dovrà essere $pes&9 
contento , anziché nulla oprare , di giovarsi d^Ua parlie 
visibile^ e comune deirafTezione, investendola con mezzi 
appropriati. Ma questo non vorrà mai dire vincere le 
infiammazioni attive coi controstimoli, come fuor d' o-« 
gni proposito sostiene il celebre prof. Tommasim. €ii 
vorrà dire giovarsi di certe sostanze da lui dette cour 
trostimolanti , alle quali sarebbe pur lecito dare ^lù 
nitro nome , il più arbitrario ^ ma nulla più. 

Il salasso , il nitro, eco», ecc» converranno in centinaja 
d'infiammazioni per investire nella parte visibile qual^ 
che porzione della malattia.^ ma senza che da questo 
ne segua che la parte occulta, indeterminata e spesso 
indeterminabile di tutte queste iorme morbose a quella 
parte visibile risponda , . come quel rinomato -Clinico 
Vorrebbe : ragion per cui viene ad essere ialsissima la 
sentenza famosa , che un controstimolo solo , o pochi 
valgano a vincere le centinaja di flogosi , ed erronee 
per ciò le basi principali di quella dottrina eccitabi* 
lìstica che ora è detta comunemente bolognese^ Ma^ 
appunto il chiarissimo prof. BufaUni ben fece conoscere^ 
meglio d' ogn* altro, quanto debbano i medici guardarsi 
dal confondere i sintomi apparenti colle intrinseche 
mutazioni che avvengono nella macchina inferma. 

Se; pertanto, doppia è la sorgente della malattia ia 



/ 



proposifo, e l'un fatfore può essere d'incitamento al* 
l'altro, ed alimentarlo,; se 1* elemento dinamico può 
essere ingenerato dallo stimolo, e, come vedemmo , e* 
ziandio dai coki detto controstimolo ;' se alla formaiione > 
dell'elemento idraulico può concorrere la qualità dd 
sangue y non meno che molte cause strumentali , com* 
prese «Mnche altre malattie, in questo caso atte ad ope- 
rare quali cagioni -, se condizioni iposteniche nelF or* 
panismo , sfiancamenti nei vaserelli , atonie neli' impa- 
sto organico ecc. ponno essere cause occasionali; nes- 
suna meraviglia se una tate malattia s' incontri frequen- 
temente f e più d' ogn' altra oggi giorno si studj. Se 
tionche., grande oltraggio pare vadan facendo , giusta 
il sig. Goldoni , al merito degli antichi padri , i quali 
ripetono con baldanza la prevalenza di queste malattie 
non essere stata veduta che da essi loro. La conobbero 
al pari di noi tutti questa prevalenza, al dire di esso^ 
gli jisclepiadty Galeno y Aezio ^ TraUiano , Egineta, 
Rìolano , ^ Mercuriale , Ballivi, Valerius , Mariinus , 
StàU, Ho/Jman, Srdenhamj Slork, BotallOy e moltis- 
simi altri, dei quali tutti riporta egli alcuni passi che 
Don ammettono dubb) , dicendo insieme che ben po- 
chi, al contrario, furono i medici , i quali seguissero 
i Crisippi, gli Erasistrau'y gli Elmonzi, i ^ilm, i 
Brown, Dal che veda soprattutto la Scuola Bolognese 
€[uanto sia lacero il manto ^'coperte del quale vengono 
al cospetto del pubblico le di lei più celebrate novità* 
Poche altre considerazioni premesse , pon termine 
r autore alla prima Parte del suo Trattato, promettendo 
di far conoscere nelle altre i vantaggi che ponno ve- 
nirne alla pratica dall' esaminare la. genesi, la natura, 
la eziologia della infiammazione sotto di questo ^spetto* 



.73 

jNoQ (dimoreremo noi per ora a giodicare deir imr 
povtanza di questo ^ lavoro^ Solo aggiogneremo ^ che 
speriamo sarà esso in Dalia , come lo loron altri di 
qaeàio genere nltioiamente resi pubblici, prezzalo se- 
condo il valor suo , cioè stimato' buono, utilissimo , ed 
io molte parti ecc^ellente. Rammenteremo ai nostri illu- 
stri coUeghi, che il metodo analitico è i) solo che possa^ 
.guidare a meta certa. , Bando perpetuo alle astrazioni 5 
■e r esempio del prof. Modanese sia nobile sprone a 
tanti sublimi ingegni per opere egualmente benemerite 
e gloriose. Vedrà la celebre signora Morgan, che il genio 
d' oggidì in medicina non è vero che renda gli uo- 
mini solamente strani^ burberi, e rmcrescevoU, 

B. 

(Sarà continualo). 



Illustrazioni fisiologiche e patologiche del 
Sistema linfatico - chilifero mediante la 
scoperta di un gran numero di comuni-- 
cazioni di esso col venoso / del prffeS" 
sere Regolo Lippi; Firenze dai torchi di 
Leonardo Ciardetti iSaS, 4.^ {^eon At* 
tante di IX Tavole) (1). 

v^uanto importino le scoperte^ e segnatamente anato- 
miche, per r avanzamento delle metriche discipline, 

■ » I I I ■ Il ■■■ p ■ ■- m^^mmmmmf 

(i) Artìcolo comunicato del sig. don. Quadri. 






!J4 

voinp dotto e dabbene non va the lo; ignork E poi- 
cbè un illustre Italiaoo^ il professore Regolo L^fpij 
ne ha colle sue di recente il mondo Arricchito , sul 
rapporto in ispecie del sistema linfatico , abbiamo sti- 
mato doverosa cosa il dare loro la più estesa cono- 
scenza col mezxo degli Annuii. La prolissità poi. che 
^egna in questo scritto , tutta intiera si deve alia im- 
possibilità di compendiare soventi circostanze di fiitto; 
ed in materia soprattutto di scoperte , nulla dovendo* 
si, per amore di concisione, alla chiarezza sacrificare. 

La questione le tante volte agitata dai Dotti di pres • 
sochè tutta Europa intorno ali* assorbimento , ornai 
sciolta sembrava dagli sforzi dell' immortale Slascagni, 
pervenuto, essendo egli a stabilire, che la facoltà di 
assorbire esclusivamente apparteneva al sistema linfa- 
tico, a fronte di tanti' altri che pretendevano tale fa- 
coltà divisa tra i linfatici , ed il sistema venoso ^ quan- 
do contro a tale dottrina levar onsi d' ogni parte nuovi 
e numerosi avversari. 

.Furono costoro priqcipélmente Màgendie nella Fr.an* 
eia, Tjredemann e Gntehn in Germania, Flandrin ed 
Èmmert in Inghilterra , e persuasi anch' essi che nelle 
questioni di fatto ^ il fatto solo debb' essere interrogato, 
procedettero per la via di ingegnosi esperimenti , i 
quali diedero alle loro opinioni una sembianza di ve- 
rità. Ne però tutti convinsero; ma nondimeno l'amor 
re di novità e l' apparenza di vero che nelle loro sen- 
tenze fu scorta , moltissimi trasse al loro partito; e 
tra questi il dott. Franchini di Sarzana , il quale col- 
r assistenza ed i consigli di alcuui dotti professori della 
, università di Bologna, fatti base del ^no lavoro alcu- 
ni esperimenti x:h' essi condiscesero a fare per incofag- 



gUrlo nella sqa ouova carriera , pubblico, intarnol'as- 
fiorbimenlo cUie Dissertazioni, dove con poca varietà , 
riprodottr gli argomeati di Boerhaave^ di Mechd.f 
del Caldani^ del Lupi^ ed i cimenti del Tjredewann^^ 
delio Gmelin , e degli altri , ecc. , confìden temente 
pronuncia che ìa> opinonedel Mascagni è ornai non 
più degna di essere conservata, e che T asserzione più 
generalmente ancora appartiene al sistema venoso^ che 
al linfatico. * 

Scosso r autore dal ved^e si fattamente attaccata 
le dotti ine del suo maestro* ha pensato di nuovamente 
sottoporle al crogiuolo dell' esperienza \ e innanzi a 
tntto di richiamere a nuovo esame la parte anatomica, di- 
rettamente osservando, in quanto ad occhio umano è 
permesso , gli arcani dell' organismo in tutto ciò che 
all' assorbimento può riferirsi. ' " . 

Indaga egli pertanto colla più rara diligenza , e me- 
glio forse di quanti lo precedettero^ il sistema venoso 
e linfatico, non ^solo nell'uomo, ma eziandio negli 
animali mammiferi e volatili, <;he sono all' uomo a£> 
fini rispetto al modo della vita , ed agli organi prin- 
cipali. Fatte le quali indagini ^ pensa l'autore d^ esse* 
re finalmente arrivato a queste due conseguenze: 

i.^ Che sì nell' uomo, come negli animali ad esso 
affini, la vera funzione dell' assorbimento si fa, secon- 
do tutte le apparenze, per la via del solo sistema lin* 
fatico. 

2.^ Ch' ella sembra non appartenere al sistema ve- 
noso , e 1' una , e l' altra conseguenza trovarsi vera così 
nello stato fisiologico, siccoipe nel patologico, finche 
^ le parti operano come vive, seguitando le; funzioni as« 
regnate loro dalla natura. : 



7® 

Divicle egli perciò il suo lavoro iii qqattro piarti^ 
eh' noi seguiremo ^estesameote , in tutto ci& particolar- 
mente y chfe risgoarda le scoperte y tcimeodo di essere 
oscuri anziché prolissi. 

MfHa prima favella d'alcuni sistemi elementari che 
col linfatico hanno correlazione , e riiensce li nupvi 
trovati che gli sembra aver fatti rispetto al medesiaio. 
IJifella seconda fa conoscere i risuhamenti fisiologici 
delle sue proprie scoperte^ e de' ragionamenti, che 
tanto a quelle , quanto agli esperimenti ed alle osser- 
vazioni degli altri ha applicato. Nella terza dice di 
alquanti latti patologici connessi scoile sue ricerche , che 
egli ha osservato nella sezione di numerosissimi cadaveri 
periti di varie malattie. E finalmente, nella quand .trat- 
ta della flogosi , intorno ad essa pur seguendo le de- 
duzioni, a che l'osservazione diretta ed il filo de' suoi 
ragionameiiti naturalmente lo condussero. — L' autore 
presenta ai dotti confidente il suo lavoro con questa 
profession di fede, die, vere o insufficienti che ritro- 
vino le sue dottrine, persuadere si vorrailto che in 
questo, come in -ogni altro suo lavoro, la verità sol- 
tanto ebbe per iscopo; 

PARTE PRIMA 

Elemento arterioso. 



Le proprietà, cosi l'autore si esprime'; e caratte- 
ristiche dell' elemento arterioso sono' ben cognite : solo 
dirj> che la membrana non propria di questo elemento 
o sistema^ che gli anatomici dividono in varj strati, 
non è puramente fibrosa , come alcuni la pretendono ^ 



^7 

ma piuttosn> mnscolaré di nna organizzasione partico- 
lare y Mf Dtre a qaesta' si portano nervi , e> in essa al 
perdono in grflh copói. Al contrario , nell' af^paralo 
parameote fibroso non si sono riscontrati giftmniai , a 
fronte delle più accàraté ricerche anatòmiche. Fa an- 
cora dk' io ' riguardi queslaroenibrana come- in • realtk 
fermata dr fibre muscolaH^ la contrattilità della qnate 
1} provvedava ^ infatti ^ k. contrattilità delle arterie è 
isolo ^differente, dalla jnaaòolare per quella differenza 
che risulta dalla diversità di struttura. , la quale nelle 
arteìfie è tubolare, e nel muscolo è sémplicemente fi-* 
l^mento^a.*: d» che. nasce, che in quelle la contrazione 
tende a restringere il lume del tubo , e la dilatazione a 
restituirlo al suo^prinw diametro; ed 'io questo, il cen- 
ti^avsf produce solò un accorciamento^ e la cessazione 
diéltà^ contrazione! genera il ritorno alla^ naturale lun- 
ghezza' y dìt modo i che' la aistole, e la diastole possono 
beniissimo^ equipararci ai due movinaentt di che la fibrM 
inusGolaFe è capace \ e questo che delle arterie sì dice, 
si veile anche fiianifeil;/aniente nel. cuore, il quale pa& 
essere riguardato come un gran sacco' arterioso. . 
' « Questo sistema dà origine ài venoso, e a' dei linfa ticr ^ 
da questa pure traggono origine i dattiiescretori,i vasi 
secernenti , e i^otricnti;' Che formi una continuazione 
col renoso \ - lo proVan« le it)|ezioni le meno idonee a 
farsi «trada^pér l'estremità dei. vasi , cioè quelle fa^te 
a gesso,, le quali injeziom.hò vedute più volte passare 
rrelle vene,' specrahnènée nei 'polmoni, nel fegato, e 
nei reni. Se poi si: eseguiscano a colia. con vermiglione» 
ardendo procurato di dare, al cadavere per mezzo del- 
r immei'sio'ne nell' acqua calda, il calore naturale^ in 
tal caso si osserva passare in tutti i sistemi > e nei 



^ 



19 

dotti e$cretOFÌ ancora y come ho avnto luogo di< rlsc^» 
trare più' volte ,' anche in quèsl' anno , nel quale ho 
kì modo* speciale istituite ddle particolari indagini ..e 
ricerche su questa parte. » 

"Deve avvertirsi' pertanto ^ che le comunicazioni dir 
vaile del sistema arterioso col venoso , sono piò facili, 
maggiori nei polmoni ^ nel fegato, nella tui1za>. nei 
reni, ^ nel cervello , di quelle cbe non aia nelle altra 
parti dèli* organismo animale. E il lume ancora < dei 
linfatici è più ampio , e sono piti marcate e visibili, le 
comunicazioni in questi organi, e si rendono, abreai 
pili facili a riscontrarsi ndla giovanile elii, che nella 
vecchiezza. 

Semenio venoso. ^^ Quetft' eleih^to è una conU^ 
cuaziotie deirarterioso, ed è subordinato alle m$4e6Ì* 
meleggi. Ne diversifica per altro dell' organizzazione^ 
come neir ufficio. Esso è costituito di due membrane f 
lasciando da parte la comune, e 1' ascitizia. E T intera 
na è quella che ne costituisce la parte . e»&enziale| 
mentre si ripiega per formare qu^ e là delle v valvule. 
Questo sistema ha grandissimo sviluppo, e naag^giore 
che mólte altre patti dell' oiiganisdio animale. Esso è 
doppio e triplo dell' arterioso internameale; alla sa- 
perficie del corpo poi è sestuplo , decuplo. 
' Sistema /linfatico. '^— Quattro^ sono Je serie dei lin« 
fiiticf, die gli anatomici ammettono, cioè; chiliferi pco« 
priamente detti f linfatici dèlie mi^mbi-ane mucose .^ e 
sierose; linfetici cellulari', e dtifusi' in tutta 1' eccmor 
mia animale ; e' finalmente cutanei. La fisiologia, e la 
patologia non lasciano dubbio su l'esistenza di questi. 
Per altio , 1' osservazione anatomica porta l'autore ad 
ammetterne nu altro ordine ^ da lui chiamato; attesa 



la loréoilgine dalle arterie^ sistema d«*va^i^ linfatici 
arteriosi . i quali si ravvisano e nello stalo fisiologico 
e nel patologico. In istato fisiologico Y orìgine di, 
questi viene dimostrata per mezzo delle i^ne iaj^zio* 
ni ^ come ebbe . 1* autore . occasione più volle di* os* 
servare. Nello stato patologico si dimostra per varie 
considerazioni I ed osserv^a^ioni^ di cui sarà parlato 
in seguito. — Questo sistema y che trae la saa 
origine dalle parti indicate , è costituito, di due mem- 
brane, una esterna fibrosa, interna T altra, che si ro^ 
vescia per formare le valvple^ delle quali è provvedu- 
to. Il suo cammino è flussuoso , e intercettato da una 
seri^ infinita di glapdule , le quali prendono dei nomi, 
particolari secondo le regioni che occupano,, .come 
pure, prendono nomi particolari i vasi: secondo le pa^ 
ti, i visceri,- e gli organi, dove nascono , o che per- 
corrono. Si chiamano, inferenti quelli i quali .si porta- 
no alle glandulej efferenti quelli che n* escono. Sona 
ordioarriamente in .maggior numero i primi. JNelfinter-i 
DO della glandole si suddividqno all' infinito,, si ordì*, 
nano. poi in minor numero quando escono, e in tal 
caso il, lume di quelli che vengono fuori , essendo 19 
minor numero , è, maggiore. 

Il sistema linfatico don^ termina solamente , come si 
credeva per lo passato , nel dutto tpracico ,. o > nella 
succlavia destra per 1' esiremi(k di quella parte, ma 
infinite. sono le comunicazioni eh' esso ha col sistema 
venoso, come vedrassi. . y 

Sono pure in errore coloro, i quali vogliono stabi- 
lire identieità di organismo e di funzione fra il sistema 
venoso, ed il linfatico. Differiscono questi, in primo 
luogo, nell'organizzazione; ma differiscono altresì pvl 
fluidi che questi contengono , differiscono per Fanda- 



\ 
/ 



80 , 

mento , e differiscono ia fioe , per le loro termitiaftidiiik 
'^ Differiscono neir organizzazione per rapporto alle 
patetì , che compongono l'ano e I- altco. Digeriscono^ 
in quanto che il sistema h*hfatióo costìtaisce degli ag* 
gomitoiamenti che prendkmo il nome <li gìandole lin- 
&tìche. DifTeriscono in qiìanto che i liufatici fan oafle 
delle niembrane ; al contrario li sistema venoso cosCì- 
totsce soli canali. ' 

'Rispetto ai fluidi che qaeste due madiere di vasi 
sono destinati a trasportare/ vi è pure grandissima 
differenEa , perchè quelli che sono contenuti nel lin- 
fatico abbisognano di elaborazione , e per tal modo la 
natura li fa progredire per una serie di glandule , on<* 
de acquistino le qualitii dovute: al contrario, il ssn- 
gUje' venoso non ha che a ricondursi al cuore, e. di li' 
ai polmoni per divenire atto aj sostegno della vita. 

Rispetto air andamento, si sa che quello del siste* 
ma venoso è parallelo all' arterioso , regolarmente di- ' 
stribuito in corréspettivitìi al medesimo; e subordinato' 
ad analoghe l^ggi/ avvegufichè, mentre nella sistole^ 
ì\r ventricolo sinistro del cuore si vupta^ 1* orecchiétta- 
destra che è .in diastole , riceve il sangue venoso. Ai 
contrario ^ i fluidi che percorrono pel sistema ass^- 
bèute non hanno regola fissa , che modelli T'andatnen- 
to loroj in una guisa almeno egualmente semplice. ' 

In fliie, i vas^ linfatici traggono la lo^rò origine dal' 
sistema arterioso, d alle f accie delle membrane, e ovun* 
que sono vasi secernenti, o si fanno dei versamenti. 
Al contrario , il sistema venoso non trae altra origina 
che dai capillari arteriosi, e dal linfatico, cotne costa 
dalle stupende tàvole, di cui T autore ha l'opera sua 
arricchita^ ma' che la ualura di questo compendio non 
permette che di accennale di passaggio. 



Et 

^Idcì è> riflette il prof Tdppi , che f or{^anì«tatione 
identica deli' ano e dell'altro, Ìd qnaoio all'essere 
corredali di Valvole, non può giammai far ctedere ìa 
essi identità di faneione , cioè facoltà ugnate d! assor^ 
bire si pel sistema venoso ^ come pel linfatico. £ noa 
lo può perchè , come assordo sarebbe accordare al 
Uofatico la funzione 4el riportare indietro il sangue » 
che è plx>pi;ietà del venoso, cosi non meno è assurdo 
voler dare la facoltà di assorbire elle véne, che è 
essegnata propriamente ai vasi bi^nfchi» Ed in vero , 
la natura. ad ogni sistema accordò qualche esclusiva» 
facoltà /siccome la contrattilità alla fibra 'muMsoiLare^. 
la sensibilità al sistèma nervoso, ecc. E non può com-*^ 
petere la - fiicoltà assorbente al • sistema venoso , oltre 
le ragioni riportale di sopra j ancUe perchè ^ tranne la 
simiglianza di questo sistema col «linfatico rispetto' al» 
r aver vai vote ) troppe aitile differente sono tra l'ano 
e l'altro nel loro organismo^ Ed ièlatti, le vene non 
comunicando che co' sistemi indicati ^ non entrano a 
jàr parte di quelle membrane sul\e squali ha Ibogo 
)' asserzione , che l' anatomia ci fa conòsciere i né han"* 
so esse I per quanto costa da osservazioni dirette, le. 
pretese boccucce libere, ammesse gratuitamente ^ soU 
fa'hto per tspiegare come i fluidi versati nelle varie ciri^, 
vita siano trovati ' nelle ! vene. Dov'^ da notare 1' ^l* 
sardo di alcuni > i quali giungono a dire^ che queste 
boccuce provvedute siano della lacollà assorbente; ab», 
lora solo quando il sistema linfatico è in istato pa« 
lologicol ^ , - > . 

Delle glanduìe. — Si occnpa fautore delle cooglo^; 
bate, ossia linfatiche soltanto, avendo egli avuto liio- 
go di osservare che alcune presentano Una partiicolare 

AiiHALi. F'oL XXXFIU. 6 



8t 

orgtDÌ2za2Ìone. la generale ^ seno qaeste compdMe di 
vasi linfatici^ di poehi vasi sangaigoi arteriosi e ve- 
nosi ^ di nerl^i, e di cellulare^ che lega .grindic^U- 
elementi. Quelle le quali hanno a lai diihoi(Ualo' avere 
una particolare organizaazìope^ sono alcune glandole 
situate nella regione lombare. 

Le glaodule^ in fenere, sono fermale di Vasi inferenn 
ti , -ehe si suddividono assottigliandosi in ^questo mira* 
hil meni e, ed escono in segnilo in nomerò' di dnn o 
tee tronchi y che chiamaaiì eHerenti« Le glandnle, al 
contrario», dair autore disegnate di pavtieolare:.organia« 
saeiooe^ ed appartenenti alla regio tto lombare, sono 
formate non solo dei dit€ ordini di linfatici indicati t 
ma entrane ancora nella composisione idi esse i chili* 
ieri. Qnitìdi allora dno^sene di vaei inferenti esse han- 
no, cioè i linfatici lèinbari che ascendono ^ e i chili^ 
ferì re|lui che discendono dal mesenterio sopra la ctf* 
lonna vertebriale dèi lémbi. Entrano qnesti chiliferi in 
esse glanchile, e ftàbiliscono ira loro una particolare 
i^tcoUizione ^ comnnicando insieme in modo , che i 
fittidi riporinti dai chiliferi reflui circolano da glandola 
in glariiduk, scendendo dalla, prima serie nella^ secoli* 
dà^ dalla seconda nelia tersa, e vanno a metter capo 
akoni nella' quarta serie, d^Ha qnale escono infine dei 
fitetti, che.si portano tfella pelvi del rene. -^^ Intanto 
chiliferi lombari^ eh' entn^no efsii pure neiristesse 
glandnle, prosejj^ono il loro cammino nella serie sn- 
periore, e- di là si- recand alle altre^ glandnle lombari 
poste superiormente, dalle quali poi nascono vasi che 
fit' vuotano ^ nel diittè' toracico; 

* H?a 1' autore inj^ato a mercurio replicate volte dalla 
patrie ioferiove-i chiiileri reflui sopra descritti, enos^ 



8) 

hk trìti potato Vedere aicetidefe il mefftHò sotto quin 
tuoqu^^resilone. Inje|tàte pur le g>aiii]ule Àp^riori 
loknbara , per nii^io dire ì vasi linfatid superiori 
dbé coEt «Me si innestano^ non ha potuto' vedere a 
discenderli il mercario per la serie delle gtandule in- 
dieate. Spinta 1* iBJeztooe dai vasi iliaci , nepptir que- 
sta ha còttitttiicato coi detti reflui chiliferi , ed ha pure 
osservato costantemente essere circoscritto il ìininero 
delle glandale ìillequaK fanno eapo i chiliferi indica- 
fi y e la injezione non oltrepassava mai quelle sitaàta 
• al di «otto della terza vertebra de^ lombi, purché { 
vasi e I* apparato glandolare del cadavere fossero ia 
istato di Dormaliik. l^a tutte le quali cose si crédè 
Y autore aatorizcato a concludere , che tali glaodole 
sono fomite di nua speciale organiasasionèye di on^ 
speciale ufficio , inferessantissiuM) per quanto apparisca 
ali* economia animale. 

Le glaodule in generale varriano di numerò , di gros* 
seÉza , ' di colore , secondo la loro sede , e lo stato pa- 
tologico delle medesime, e secondo I' età. Si avverta 
però che da tutti i linfatici che vi fanno capo prima 
di fare ingrosso nelle medesime , si distacca 410 ramo 
che si porta alla gianduia prossima, perchè non s^Q* 
terrompa Y andamento e il corso de^ fluidi trasportati , 
io caso di stato morboso della gianduia. 

Non tutti però i linfatici percorrono la serie degli 
apparati glandularì per portarsi ai dotto toracico, ma 
Gomuuicaqo cól sistema veticfso , come èi vedrà tra poco. 

SisBBma esalante , b secememe , crpori inorganica 
V-*- Codesto sistemai, conosciuto da remoti tempi , trae 
la sua origine dal sistema arterioso ^ è diffuso alla su- 
perficie dd corpo ed iiiteraameiite| e uovasi special- 



84 

mente nelle membrane sierose , moccose , e nella cel« 
lolare. Legasi poi strettamente 1* interno coli' es^no , e 
con £li organi orinar] , modificandosi alternativamente 
la funzione ^ell' uno in correspettivitk di quella dd« 
V altro. Di&ttOy al comparire dei primi freddila tra- 
spirazione diminuisce y e ne sopravviene una maggiore 
quantità di orina , e succede V opposto al subentrare 
dei calori estivi. 

E poi l'autore di sentimento, che il sistema secer* 
nente varj d* ufficio e di organismo secondo le parti 
che occupa, e faccia sovente quello non solo di ver- 
sare i fluidi per lubricare le faccie delle membrane , 
ma quello anco dì portare gli altri fluidi destinati alla 
elaborazione' interna , come V umore gastrico nello ston 
, maeo, ecc. Cosi crede che il sistema assorbente £iccia 
talora V ufficio di escretore j per riportare nel torrente 
della circolazióne degli umori separati da certi organi^ 
e da certi visceri particolari. In una macchina cosi 
bene architettata quale è la fabbrica dell' uomo e degli 
animali , in cui tutto è ordinato da leggi particolari f 
e tutto è collegalo per mezzo «di mutui e reconditi 
rapporti , come mai pretendere che la traspirazione ^ 
la quale è salutare quando è bene ordinata, ed è dan- 
nosa quando è interrotta, eseguita noti sia per un or- 
dine particolare dj vasi , mentre, al dire dell' illustre 
ed indefìpsso Santorio , nello stato normale si perdono 
per lei sola cinque libbre e mezzo di fluido? A coiu 
fermare che in realtà serva ad essa V ordine particolare 
di vasi di che s^ parla , e vasi tali che operino per 
una vita propria ^ concorre , oltre ad altri argomenti , 
la evidente varietà dei fluidi emessi a seconda delle 
parti in istato fisiologico, e la intensità variamente 



85 

Biutau di tntta questa fiinzioiie neflo stato patologi» 
cOy è nelle varie sae circostanze. 

Cile serva a cosi fatta funzione un ordine dì vasi 
particolari y il quale tragga la sua origine dal sistema 
arterioso y lo conferma il sudore sanguigno^ ossia la 
diapedesi in istato patologico; come pure lo conferma 
il ricoprirsi de* visceri gastrici , e specialmente deli' o^ 
mento, e delle sue produzioni di una tinta rossastra 
a guisa di miniatura ; lo confermano altresì i versa^ 
menti interni della parte colorante, che si riscontrano.' 
E qual altro sistema operar potrebbe tali fenomeni, 
se non un ordine di vasi che origìn tragga dal siste- 
ma arterioso ? E quale, se non quest' ordine medesimo 
di vasi, operar potrebbe il prodigio d' uii tumore criti- 
co e salutare, il quale, sopravvenendo quando meno 
si aspetta, richiama tin moribondo in salute? 

Sistema elementare o assimilatoTrè e nutriente. Pensa 
V autore, che una serie particolare di vasi egualmente , 
sia • destinata a condurre gli elementi da assimilarsi, o 
tragga questa, come le altre, T origine ^ua dal sistema 
arterioso. A questa importante funzione crede egli che 
dia luogo, come taluno può immaginare, più che il 
diametro diverso dei vasi , la diversa specifica vitalità, 
il cosi detto gusto specifico , il quale è uno dei più 
bei resultati della vita , e dei più innegabili , o forse 
¥ una e V altra causa in cio^ poncorre, e per Y accon- 
cio condorso d' entrambe , il sistema venoso prende 
dalle capillari estremità delle arterie il sangue refluo 
dalla circolazione per farlo di nuovo passare ai polmo- 
ìli; il linfatico la linfa che abbisogna di essere nuova- 
mente elaborata 5 il secernente le sostanze , i fluidi 
che devono essere emessi , o di^la superficie del corpo, 



86 

o ndle ecHolari^ é Bel cavo duttsttotle' o- Bulk frode 
delle inembiane sierose, o delle borse moecose per 
iQbrio^ple;. Y «ieinentare sn^ge le particelle elemetttariy 
Y escretore paeticòUe varie , aecòodo le varie qualitii de- 
gli organi. 

Elementi cetìuhsa, ^>^ L* Elenento o sistema cerila^ 
leso è diflbao in tolta TecoiMMÌiia animale i varia esso «e« 
«ondo reti io quantità e colort: cootiene ed abbraccia 
entro di se vasi arteriosi, venosi, lin&tici^ secernenti -^ 
assorbenti , nervi, eprincipj elementari e 'nutritivi. E! 
quivi cha si osservano ^tiaggiormente i vasi seceroenti 
ed assorbenti, resultando la. cellula per la maggior parlo 
composta di questi. Che composta sia prineipalmento 
di vasi secernenti ed assorbenti, è provalo da fatti 
patologici non pochi: e che nella |ua composizione en- 
trino vasi linfatici, è ragionevol cosa il pensarlo j 
mentre dove sotso secementf, ragion vuole che Irò* 
yinsi degli assorbenti ancora, 

CuèicQÌa. 'T^ Rivestita V intiera superficie del corpo , 
k ctuicola ai insinua per tutte le aperture che condu- 
cono entro 1* organismo animale, prendendo il nome di 
muccosai. Egli ò attraVerso di questa che la natura 
opera le più girandi lunzioni dell'economia animale, 
come la disossidaiiono del aangoe, l'impressione delle 
particelle sapide e odorose, e simili, 

Memirune sierosa, ^w Qoeste'sooo composte- di due 
eleménti, il seceroente e l'assorbente. Per oessun 
conto entrano io esse vasi sanguigni. Le fine injevioni 
non danni) a divedere che io esse venga a perdersene 
alcuno io istato fisiologico; ciocché riscontrandosi al^ 
cune volte nello stato patologico, ha dato campo ^ 

ijlYMcbQ anatQmiVQ il (pensare j/L contrario, 



Freibessè dfMriiiitoré eoA ultime panicblaritli 9peu 
fami agli éAàndàCi desienti y pajlsa trì ' esaminare' V à* 
natoftiltà éitoa^iodé ed orgatiizza^i(me dd vasi liolatioi 
e cfaflifeH, di nuovo ^à \ùì ictìpet^y p^cbè serva di 
fondamento alle ultetiori ricerche che ii è proposto. 
E itn^rettdebdo ad esaminare la scienitit di questo si» 
stema dal punto in odi lasciollo -l' illustre suo preceu 
tore, r immortale Mascagne, ecco comtt si esprìmer 

« Teneva^ dopò di liii per cefalo-, che la linfa e t 
fluidi tutti idonei ad essere assorbiti e 'versati nelle 
Cavità y si portassero nel dfitto torflbico, e di li nelhi 
vena snoda via sinistra, dnve si -unisce colla jugnlarei 
a riserva di quelli òeW estremità superìefre del lato 
destro, i quali' va Ano a scaricarsi Dèlia jugalare dove 
si unisice alla succlàvia. £ queste erano le sole cose 
cognite, e professate nelle scuqIc, s^ per coloro ehm 
sostCBfitdrì si facevano dell'esclusiva faeokk assorbente, 
come per gli adiri che tale facoltà volevano ripartna tra 
le vene, ed^i linfatici. 

« Io perSufliso che i fluidi versati iidlla cavità add<M 
minale y è viscontrati ndle vene, dovevafuo dal sistema 
linfatico e non dal venoso esservi venati , impresi ad 
istituire le pifc minnte ricerche, le qnali furono per 
lungo tei!npo vane^ siceùmè addiviene^ Per^, finaimerité> 
a me sembra che desser luogo a scoperte di quaicha 
importanza, e desidero che i lettori imparziaflf giudi* 
chino s' io mi sono ingannato , leggendo attentamente 
qudlo che Sono per dire. 

« Io scopersi adunque ed annunciai nel maggio del 
]8!i4) come cosa nuova, al pifbblico , T ingrèsso dr 
alcuni linfatici nella cava e nella porifa , il quale non 
era a mia notizia che da altri fosse osservalo ^ e quan** 






88 

tanqne poscia abbia potuto vedero aiaenene fatto qoaU 
che cenno aoteced^nleinente ^ mi aoqo però sempre 
piii confermato che il mio lavora^^ngn qra stato vaoo^ 
a cbe quei ceooi erano cosa al tutto insufficiente. 

« infatti^, il Caldani dice, in una nota all' ut 
tima opera. sua y di avere ancb* egli scoperto in. due 
casi accidentalmente' un linfatico il, quale si scaricava 
nelle vene, ma questa sua indicazione^ senza figura , 
aenza descrizione dell' andamento ^ e sopra tutto senza 
indicazione della sostanza del fenomeno , ognun vede 
cb^ niente rileva. «^ Del pari il Meckel dice nuda* 
mente di conservare nel suo gabinetto anatomico duo 
ingressi di vasi linfatici nelle vene: ma egli* pare né 
aggiunge figura » né si cura di far noto se abbia co- 
stantemente veduto eguali imboccature | o se tenga lo 
tnedesime come cosa casuale. 

tt Eravamo dunque ancora all' oscuro su questo 
importantissimo soggetto , quando io impresi a speri- 
mentare, e me ne diede speciale occasione.ed impnlso 
lo stèsso sig. Franchini ^ éi Sarzana, il quale avuto 
notizia de' miei lavori e delle mie scoperte, si mostrò 
graudemente sorpreso, e poco persuaso. 

a A fine dunque di togliere nel sOo animo ogni 
dubbiezza , io lo invitai a venire ad osservare co' prò- 
prj occhi , nello Spedale di S, Bonifa2Ìo , e per tale 
•fletto aveva imprese vaiie preparazioni di linfatici in 
varj cadaveri , fra i quali notavasi un troncone linfa«f 
tico inferente scaricarsi nella cava inferiore circa la 
terza vertebra dei lombi. Anzi^ affinchè egli bene os- 
servasse l'andamento e il modo col quale il linfatico 
comunicava colla cava , collocai il tubo di vetro di 
nuovo ;n!pgli iliaci I o ripieni, qqesti di mercorioj si vide 



% 



" 



89 

rapictamente il metallo scendere nella cava stessa , al- 
zando ed abbassando ogni gocciola il lembetto o val- 
vola della qoaie sono muniti tutti gli efferenti. 

« E la sorpresa fu allota veramente grande nel detto 
sig. Franchmi , e iù tanta eh' egli non dubitj» di as- 
serire , che , per quanto il Caldani incontrato si fosse 
a vedere uno o due linfatici scaricarsi nelle vene, non 
erano certamente questi vasi efferenti, né di un volow 
me come l' osservato ^ 3 quale sembrava un nuovo 
dutto toracico. . 

« lucoraggiato dal successo, Io invitai il giorno ap- 
presso allp spedale di Santa Maria Innova , onde' fargli 
vedere altre preparazioni di ^linfatici , che sboccavano 
nel sistema venoso, alcune delle quali io serbava e 
serbo in secco, e nell'acquavite entro il gabinétto à- 
Datomico^ ma il predetto sig. dottore non intervenne. 
Tutlavolta io credeva eh' ei fosse abbastanza convinto 
per le cose già vedute ; quando io vidi con molta mia 
sorpresa una lettera di lui all'Editore dell' Antologia 
sig. f^ieusseùXy inserita nei nWvi Opuscoli Scientifici 
di Bologna , quaderno VI , dove , dimenticando di es- 
sere stato in Firenze, e di avere osservsito , ciocche 
pure osservò in presenza di varj assistenti da potersi 
nominare all'occasione, tace in primo luogo le cose, 
da lui , dette e confessate in tale circostanza , e sogna 
che cento maestri dell' arte hanno osservato , e deli- 
neato 1' ingresso dei liufatici nelle vene »^ 

« La nota da me fatta riportare nell' Anfologia sa 
taV proposito i^ risposta a questo giovane medico , ab- 
bastanza mi dispensa dall' entrare di nuovo nella di- 
scussione di questo argomento ».. 

tt lì Caldani , ed il Meckel ^ ripeto ^ osservato avo^ 



. \ 



Taoo r ingref so del mercarìo neHe vene } toa il Gd*- 
àard ed il Meckèl poco conto hanno tenuto di questi 
fatti y perchè , o li hanno riguardati come aberrazione 
della natura j e perciò non hanno istititnite iiuorve ri- 
cerche a stabilire e confermare se in reaki erano que- 
sti costanti ; o non li' hanno riguardati come doveano 
essere considerati per istabiltre un ordine o sistema di 
mezzi j che la natura impiega per supplire alla insuf- 
ficienza della sola via del dulto toracico a ricondurre 
nel sangue tutti i fluidi j che il sistema linfatico rac- 
coglie da tutte le parti. 

« E appunto perchè non pòser mente ^quant' erane 
id' uopo alle conseguenze vere delle loro casuali osser- 
vazioni ^ essi, che non sapevano spiegare a se mede- 
simi la diificòhà sopra esposta y ne render ragione di 
certi subitanei rapidissimi assorbimenti , combatterono 
sempre la sentenza dell' Hiinfór, e del Mascagni , e si 
attennerer all' antica del Boerhaave. 

« Due soli vasi linfatici , o al pih tre conoscevansi 
che si scalcassero nel sistema venoso, ignorandosene 
di pili la qualità ed il sentiero^ se pure a questi ag* 
giungere non si vogliono 1' osservazioni pib recenti di 
FcJtmarm, le quali per altro spettano alle comunica- 
«oni dei chiliferi colla sola porta. 

« Ecco pertanto lo stato in cui Irovavasi l'anato- 
mica scienza del sistema linfatico prima che da me si 
prendesse in esame. Or vedasi quanti di questi linfatici 
sì sono da me, certamente per il primo, riseontrati, e 
fatti delineare , i quali vanno a scaricarsi nd sistema 
venoso, variando in volume, come in quantità.* E si 
vegga che alcuni di essi inferenti vanno a sboccare 
nell'iliache primitive ; altri nella cava ; gli efferenti 



^ 



91 

poi nelle loro dlrainasìoni , e aterì comanicano colle 
vene che alle glàndole ai portano; altri distacca osi dai 
tronconi stessi Itn&ticr^ per andare a guadagnare il 
aistema venoso , tatti muniti di valvole ^ altri tronchi 
si suddividono per andare ad inoscularsi co' capillari 
venosi-; cosicché ben quattro diverse specie dì nuove 
oomuviicazioni dei linfatici colle V€ne si sono dà me 
ritrovate! e descritte* Dov' i da notare altresì, ohe gU 
inferenti sono simili a quelli de' quali è munito il dutto 
toracico > ed a quelli che %ì scaricano nei grossi tron-r 
chi. Al contrarie y negli efferenti che han ironchi più 
/ piccoli 9 è la .valvola coslitoita da due labbnetti che in- 
sieme si combacciano 

« E tali e tMiti'sono i vasi lìnfiitici, presiegue T au- 
tore , che ho scoperto scaricarsi nella cava, e nelle sue 
diramazioni, enell'aziga, che asserire si pu& non 
esiservene alcuna esente da qualche imboccatura di va* 
so , e che insieme riuniti i lumi dei medesimi a co« 
stituire vengono senza dubbio pia dutti toracici. 

Né si creda già che ciascuna comnnicazioee sia stata 
distintamente rÌM:^n^ata in cadaveri differenti, ma cin< 
que e pia comunicazioni dirette di cflerenti ed inferiti 
ho riscontrate in un un solo cadavere, non considerate 
le comunicazioni delle gianduia e le anastomosi ; posso 
altres) assicurare che tutte le comunicazioni degli effe« 
reati colla cava , circa la seconda o terza vertebra dei 
lombi , sono costanti , e facilmente si riscontrano nei 
cadaveri come le comunicazioni colle pudende. "^ Per 
eseguire le preiate injezioni solo mi sono servilo del 
comune mezzo, cioè dei vasi di vetro , e del mercurio 
purifioatissimo. — - Ho poi imprese le injezioni più volte 
^lle estremità inferiori per osservare , se mi riusciva 



cagioni; la latitudine della salute d? queste sole di. 
pendete^ ed il corso ^ua^ tnabbreyìabii& iaW aTie nelle 
flogosi, ammesso dallo stesso sig. 2^0w wasini, tip^tiiìio 
essere una prova del potere grandissimo delle forze 
della natura medesima. 

E se una tal malattia è a riguardarsi dependent^ 
dal reciproco alimento che ì due fattoli si prestano ^ 
se tolte anche le cause che quelli mossero ella cresce^ 
e si matura in onta ai mezzi curativi^ e spontanea* 
\ mente decresce , sarà forza pur inferirne che nella parte 
ilogosata si saranno generata delle condizioni diame- 
' fralmente opposte alle prime , affermazione giustificata 
dal metodo di cura che tennero costantemente i Pra- 
tici dopo il pjrimo stadio, e per la quale cade poi io 
tutto la Tommasiniana sentenza dell'essere sempre U 
flogosi di nuovo stimolo creatrice. 

Se non che; quali saranno le cagioni di un tanto 
cambiaménto? Mentre l'autore conviene del poco soc- 
corso che prestano irt ciò la fisiologìa y e: la patalogla , 
promette di itiolirare su tal argomento le proprie ÌQ« 
dagini nella seconda parte y parendo a lui che le Cause 
di tale cambiamento abbiano a variare giusta gli esiti 
diversi della infiammazione. Intanto si contenta di dire^ 
penetrando col pensiere nel grande circolo delle ope- 
razioni che nella parte flogosata hanno luogo » sem^ 
brargti ragionevole il conghìetlurare, che giunta la me- 
lati ia ad un certo grado^ debba in qnelia decrescere il 
processo dell' assimilazione^ in grazia, della sottrazione 
dei principj nutritl\i a-venuta nel sangue per l' an- 
niento del fattore idraulico , già impedito a dar luogo 
ad altro umore meno spoglio di essi^ sottrazione aU« 
meatata dalla quaUtà stessa del regime curativo ecc«^ 



9S 

fori ddla reparlita! i^coltli. assorbente tra le vene, e i 
linfatici hanno fatto i loro nsaggiori esperimenti nel 
cavo intestinale , e nelle diramazioni della porta stessa. 
Era dunque necessario isfltnire in qnesl* ordine- di vasi 
delle particolari indagini, le qnali confermassero col fatto 
ciò che faceva sopporre V analogia di organismo e di 
funzioni, per la quale già eravamo traiti ad immagi- 
nare comunicazioni uguali a quelle osiservale prece- 
dentemente. ^ 

Confessa Y autore ingenuamente, che dapprinui infrut- 
tuosa e vana fu T impresa molte volte, per le somme 
difficoltà ^e all' injezione di questi vasi si presentano ; 
a talché nelle Scuole quando' si volevano mostrare i 
chiliferi , ò facevano vedere alcune poche preparazioni 
a secco fortunatamente riuscite > e conservate, o afdo- 
peravasì V espediente deir uccisione di un agnello o di 
un capretto, dopo d'averlo pasciuto con. mollo latte, 
giacche sull* uomo non si riusciva guari a far belle di- 
mostrazioni. Ma, raddoppiando di diligenza , pervenne 
r autore ai risultati da lui annunciati nell'Antologia lo 
scorso' novembre , e consistono^ in breve, nell'avere egli 
riscontrato l' esistenza di coipnnicaziòni dirette dei chi- 
liferi colla porta per mezzo di glandnle , e di anasto- 
mosi , che ha riscontrato più frequenti nella direzione 
dell' ileo-cieco- coIÌ9a , e presso . la curva dell'* intestino 
duodeno , come dalie tavole. Ma un' altra osservazione 
di assai maggiore importanza gì ioccorse tli fare, e ch'egli 
imprende ora ad esporre ^ per le particolarità che pre- 
senta. E qui avverte preliminamkente, che nei chiliferi 
da lui fatti delineare, pose tutto quanto lo studio per- 
chè niente ci fosse di esagerato, ma tutto si rappre- 
sentasse come realmente esiste in natura» 



• \ 



ti lo.fiioò pertanto < soggiiigne 1^ ànum ) priniarih 
iBiente, ' the i vasi dod. percorrono' :gìà diretta inaiti di 
glaisdula tu glandala, ma formano delle flèssuòsicà» e degli 
intrecci mirabili fra loro; retrocedono, s* addossano Vxìbo 
all'altro, ed.kanno per solilo nn andamento doppio , 
mettendo per consegoenza in mezzo a loro rasi sak«- 
gnigni y e tròtansi essi siinati nella fàdcia anteriore ', 
e posterì^ore del mesenterio , e ricoperti dal peritoneo. 

«t Inoltre, dopo aver formato la flessuosità indicata , si 
ri uniscono in v'arj- tronchi più o meno grossi; e cu- 
rioso è che alcuni di' loro ai dirigono sopra e «otto 
la grande mesenterica ^ altri : ascendono fiào sotto il 
pancreas > altri si • portano sotto ta otrva dnisCta del 
duodeno ; né può chiatnarsi esagerazione il dire , che 
il Iqme di taluno di loro y quando il numero variabile 
dei' loro tronchi è piccolo, eguaglia quello di una 
penna di corvo. . ^ . 

« Tale ingrandimento lo prendono dopo passala la 
gran meseraìca. £ allora ben pochi il cammin seguo- 
no per portarsi al dutto toracico; altri variamente si 
incurvano e discendono, suddividendosi per andare 
alle glandnle lombari ^ e passano.' sopra la vena emul* 
gente,; altri- si énaatomisaano colle vene renali. I si# 
nistrt scendono i|el modo esposto, e sono in numero 
di 18. ò. so tronchi) i destri sono in minor numero^ 
e passano sotto il capo del pancreas. Anteriormente 
vanno sopra i vasi maggiori , éò il numero dei sinistri 
è costantemente maggiore dei>destrl ». 

E qui r iniezione ha all' autore insegnato varie sin- 
golarità degne pnre di essere considerale; perciocché ^ 
eseguendola^ ha veduto eh' ella , sia che si ajuti' con 
una dolce pressione^ sia che nO; arriva sempre aUa 



95 

speciale sefie. delle dandole lombari , tio'a ohrepastan*- 
do la 'tena y o quarta vertebra dei lombi* Ed il fluido 
metallico disceso ascifode poi per portarsi alla- serie 
delle glandute pìk vicine a* reni. Bea esaonoàte . le 
le quali glandolo, si vede nascere dal lato ove guarda- 
no la pelvi del r^e infiniti vasellini soUilissimi, tira* 
sparentiasimi , che vanno dalle glandolo nelU detta 
pelvi del rene. £ (|ttesti vasellini , più volte gli è ac- 
caduto di vederli , per on piccolo tratto , ripieni dì 
mercurio; e dice per un piccolo tratto, perdié, presto 
finiscono col rompersi , non potendo resistere 'per la. 
loro somma, tenuità alla dilataaione , ed al peso dei 
metallo dbe dentro essi si caccia. 

Intanto gran parie dei chiliferi , ossia i compresi 
tra questi estremi, cioè tra le dette glandule lombari^ 
e le renali , parte, che s' injetta molto bene, presenta 
r idea di on particolare sistema di vasi bianchi , il cui 
qltimo sbocco è, dopo r molte reciproche anastomosi^ 
come si detto, dentro i reni^ 

Ma qui è da «otarsi , che vi sopo penò alcune po- 
che glandule renali che ricttsano di iajettarsi , e quo-. 
ste iormano evldentemenle un siiteme à parte ovo 
m<^too ioce una. serie di. lin&ticiireflai dai. reni i quali 
risalgono, e si portano dBe glaodnle indicate, per ar- 
rivare alla serie soperiìMe delle glandule lombari, e* 
pervenire aV dotto t.otncico, o imbocg^ure in altre 
Véne. } . . . . ^ 

Finalmente, v'è 1! altro sistema de' ltnfalicictascl[|i4> 
denti dall' estremità degli inguini e dell* addome , di- 
stinti dai piec^denli ^ i ^iiaU percorrono )a catena delle 
glandule renali ,, seguono il corso di gianduia in glan^ 
dola jper 1^ serio che si trovano sulla colonna verte* 



\ 



96 

brale fino al dotto toracico , ofireodo otta via a quei 
flùidi che non venissero scaricati per le fre^oenti co- 
manicaeioai , come è natarale, nel sistema ?pooso^ 
affinchè in ciascuna parte turbata non venga la impor* 
tadte Ittoziooe delP assorbimento. Di maniera che pos^ 
siamo considerare nel cavo dell' abdome quattro diver^' 
si e distinti ordini di vasi : dne di chiliferi , uno che 
dal mesenterio direttamente si porta nel dotto toraci- 
co , uno che discende , e che va dalle glaodule i^enali 
ai reni ; due di linfatici , uno inferente , e V altro ef» 
ferente che esce dalle glandole, e forma la conlìnoa- 
zione y e la comunicacione co* chiliferi reflui onde re- 
carsi alle gianduia superiori e metter fece ben sovente 
nel sistema venoso, e nel dotto toracico. 

« Debba aggiungere , prosieguo l' autore , ' a tutte le 
SRitecedenli cose,* che i vasi chiliferi iquaU discendono 
si inosculano altresì e si anastomizzano con delle dira- 
mazioni dalle vene emulgenti| con alcune della porta^' 
e per ultimo ancora colle, vene spermatiche , assolti^ 
gliandosi gii oni e glj altri esiremamenley siccome ho 
potuto riscontrare in ben quattro cadaveri , d'un etico, 
d' una scrofolosa, d'uu idropico, e* d'un demente. 

«Del pari merita dr essere notato che tali-comoatifa^ 
sioni le ho vedute in particc4are a sinistra , 41 riserva 
di quelle colle pudende, le qoali ottenni dal foto de- 
stro cosi bene, come dal sinistro. Ho pure notato, che 
le comunicazioDÌ dei linfatici ascendenti dell' estremità' 
della regione, addominale colla cava le ho riacontrate 
principalmente a destra. 

e Ho altresì veduto, una sol volta per^, da tue a 
quattro glandole lombari della parte sinistra nascere 
àei ramoscelli , e dirigersi verso 1* uretere , e questa 
tre o qnatlro ramoscelli unirsi^ e formare 00 canale 



97 
che V aspetto avea d' un condotto . fornito di valvole , 
e' scendeva datt* uretra nella pelvi, divìdevasi sopra 
quesUr di nuovo in più piccoli rami ^finché addossane 
dosi questi alla pelvi stessa , andavano a metter foc« 
appunto nel rene , siccome ho potuto meglio accertare, 
distaccando questo, • e spingendo il liquido metallico 
ne* vasi inferibri, aperto 1' uretre e la pelvi, giacché 
esso liquido y coh" continuare la. pressione, ho veduto 
versarsi entro la pelvi medesima , quale condotto chia- 
merò linfatico chilopojetico orinifero. 

« fio pure riscontrato infine partire dalla serie delle 
indicate gboduie lombari in prossimità della- emnlgente 
arlcnne comunicazioni venose con detta emnlgente. 

£ altresì da notare, che i lin&tici non comunicano 
per nessun conto coi chiliferi reflui, per quanto ai 
bovino a contatto y e mettano capo nelle istesse ^an- 
dule ; r apposita tavola fa, dice Y autore^ distintamente 
conoscere V ingresso dei linfatici , de' chiliferi , e la 
sortita loro , e V origine del condotto indicato. 

Prese egualmente ad incettare i chiliferi reflui dalla 
loro parte inferiore, e vide che per nessun conto ii 
metallo ascende. Come pure prese ad incettare i lin** 
£uici efferenti superiormente ai reni, e il metallo an- 
che in questo caso non si porta in basso , e per nes- 
sun contd sotto qualunqne pressione retrocede; al con- 
trario , spingendo ik^-metiUlo dal vaso chilifero refluo , 
le glandule si riempiono, e stabiliscono la circolasio« 
ne indicata. 

<i Risulta adunque dall* anatomiche ricerche finora es- 
poste , che il dutto toracico non è il solo destinato^ 
dalla natura a ricevere la linfa, o il chilo ^ e questo 
versare nel sistema venoso , raccogliendo tali liquidi 



X 



ah 

dai ritpetthi luoghi'^ a riserva della ettramitii destre 
aaperiori; ma che. servono allo stesso liflkio le tante 
altre vìe prtom ipcognite e da me ora seopeite^ dei 
vasi, altri infierenti , altri reflui ed efferenti, e delle 
<;omanica£ioni di giandole , e delle anastomosi , le quali 
ho fin qui prolissamente descritte , tanto, riguardo alla 
porta y, quanto riguardo alla cava, sue diramaj^ioni e 
sistema renale. » Tutti questi tentativi e scoperte sono 
poi dall' autore ( come dicemmo ) illustrate e ben chia* 
ramente dimostrate con nove bellissime tavole. 

Instancabile V autore , porta le sue ricerche sugli 
animali, e in primo luogo sui ruminanti -, e trova che i 
cbiliCeri st riflettono in questi animali egualmente come 
sblla specie umana , e raggiungono le glandule linfa- 
iiche soprarrenali. 

Porta le sue indagini sui conigli ^ sui solipedi , e ne 
attiene con leggerissime varietà li medesimi risultati. 

Portate, per ultimo, le ricerche sulla classe dei vola- 
tili^ net gallinacei non è riuscito che ad. injettare i 
datti- toracici. Per altro , essendosi negli anm passati 
presentata l'occasione del dono -latto alTI.e R. mu- 
seo di due struzzi, e trovatosi l'autore neH' istante 
fke estratti se n' erano i viseerì , potÀ non solo in 
questi osservare i 4 cluliferì^ ma ne injettò una quantità 
assai grsaade. Intraprese analo^e ricerche su i linfàtiei^ 
ed i chìliferì nelle oche; ebbero le injezioni perfetta 
rrasctta. ... 

G>mpiuta per tal modo la descrizione dell' organis-* 
zazione di alcune parti, od elementi dell'economia 
animale , strettamente legati col sistema linfatico, 
quindi dei linfatici, dei chiliferi, e delle loro comuni-* 
eazi^ni nella specie umana , nei mammiferi, e ne' vo- 



9Ù 
ktài^ scende Fautore a parlare fisiologicametìte delle 
nozioni ricavate dall' andamento dei nuovi vasi ^ e 
delle loro comunicazioni^ riserbandosi da ultimo la 
•soluzione delle obbiezioni tutte, tanto prodotte dagU 
antichi sostenitori della vecchia dottrina , quanto di 
quelle che sembrano emergere dai moderni risultamenti 
diportati In favore di questa. Del che diremo nei segu^ 
ti Fascicoli! ( Sarà conUnuato, ) 



Sulla febbre gialla $ Discorso medico-ssipra^ 
tico del don. FRÀ^x|sco Bud^ medico in 
Barcellona. Tradotto dalla lingua spa-* 
gnuola dal prof. Frajscesgo Tanti ni* 

fiuroduzione del TraduUore. 

X UTTE ìe Magistrature dai Governi europei istituite 
a tutela della salute dei popoli sono ormai d' accordo 
«ul contagio della febbre gialla, sulla sua origine eso- 
tica» e sulle misure preservative contro la sua intro^ 
duzione. Questa persuasione, basata sulla lunga e do- 
lorosa esperienza e sopra luitiinovi tragiotiamentì , ha 
trion&to contro i numerosi scritti di qilei Medici^ 
che guidati non so se più da spirito fli parte, o da zelo 
per il ben pobblico^ hanno fatto ogni sforzo per istabi-» 
lire e propagare la contraria dottrina. Tra le molte o- 
pere di questo genere merita una particolare menzione 
quella del dott. Carlo Maclean (i) , ove, accasando 

(i) Evils of (juarantìne laws and non exùience of 
pestìleniial contagion ecc. -— London i8^5. 






■j •* 



\ 



cagioni; la latitudine della salute da queste sole di« 
pendere^ ed il corso qua^ mabbreyìablie i&W arie nelle 
flugosi, a Dimesso dallo stesso sig. Tommasini, appunto 
essere una prova del potere grandissimo delle forz^ 
della natura medesima. 

E se una tal malattia è a riguardarsi dependent^ 
dal reciproco alimento che i due fattori, si prestano ; 
se tolte anche le cause che quelli mossero ella cresce^ 
e si matura in onta ai mezzi curativi^ e spontanea- 
\ mente decresce, sarà forza pur inferirne che nella parte 
ilogosala si saranno generata delle condizioni diame- 
tralmente opposte alle prime , aifermazione giustificata 
dal metodo di cura che tennero costantemente i Pra- 
tici dopo il p/imo stadio y e per la quale cade poi io 
tutto la Tommasiniana sentenza dell'essere sempre U 
flogosi di nuovo stimolo creatrice. 

Se non che; quali saranno le cagioni di no tanto 
cambiaménto? Mentre l'autore conviene del poco soc- 
corso che prestano in ciò la fisiologìa , e la patalogSa , 
promette di itiolirare su tal argomento le proprie in- 
dagini nella seconda parte ^ parendo a lui che le cause 
di tale cambiamento abbiano a variare giusta gli esiti 
diversi delia infiammazione. Intanto si contenta di dire, 
penetrando col pensiere nel grande circolo delle ope- 
razioni che nella parte flogosata hanno luogo , sem^ 
brargli ragionevole il con^hietturare, che giuota la ma- 
lattia ad un certo grado^ debba in quella decrescere il 
processo dell'assimilazione^ in grazia della sottrazione 
dei principj nutriti\i a-venuta nel sangue per l' au- 
mento del fattore idraulico, già impedito a dar luogo 
ad altro umore meno spoglio di essi^ sottrazione ali* 
meotata dalla qualità stessa del regime curativo ecc^ 



lOI 

parole è spiegata la dottrina dei contagi^ e s#no get- 
tati i fondamenti delle quarantine e delie leggi sanita- 
rie^ questa Memoria, io dico, coronata dall'approva- 
zione e sanzione del Consiglio superiore di sanità di 
Parigi y e dì tutte le Magistrature del Mediterraneo e 
dell' Adriatico , ha sommamente contribuito a fissar 
r opinione , ed . a rendere generalmente, uniformi le dot- 
trine e le pratiche preservatrici della pubblica incolu- 
mità. Poiché-, sebbene questa gran questione intorno 
alla natura contagiosa o non contagiosa della febbre 
gialla , fosse stata già da lungo tempo discussa e affer- 
mativamente risoluta (come nel t8o!ì dalla Facoltà di 
Montpellier^ nel 1817 dalla Facoltà di Medicina di 
Parigi e dalla Commissione delle Colonie; nel iBoo 
dalla Commissione sunitaria centrale, e nel 1823 dal 
Consiglio superiore di Sanità di Parigi) mai però era^ 
stata con tanto impegno , con tanti scritti , e da si 
gran numero di (nedici combattuta quanto in 'questi 
ultimi anni: dal che è avvenuto, che la titubanza ed 
incredulità, in. alcuni , l' incuria] ed insufBcienza delle 
misure sanitarie io altri , avevano lasciata sempre a- 
perta qualche via alla, iotroduzione di questo, flagello. 
Il sig. Marchese di Campo Sagrado, Capitano Ge- 
Herale del Principato di Catalogna , e Presidente della 
Giunta suprema di sanità del medesimo , conosciuta 
r importanza della suddetta Memoria del cav. Palloni, 
e desiderando col renderla generalmente nota di fissare 
r opinione pubblica , commise ad uno^ dei più delti 
ed insigni medici di Barcellona, il sig. dott. Giovanni 
Francesco Bahì , di tradurla in lingua spagnuola. Que- 
sti maestrevolmente adempì al suo incarico , e premise 
alla versione un Discorso medico pratico di molla 
pregio. 



1*3 

Egli mandò la sna ttadazione al sig. cav. Pialloni^ 
uDÌtamstiie ad una lettera ^a lai scritta in italìan«, 
e ad altra scrìtta in lingaa spagonola dal aig. Ma^ 
cbes» di Campo Sagrado al saddetl» sig. PaUom, per 
questi assai onorevole. 

Avendo io pertanto reso di pnbblico diritto l' analisi 
da me fatta della Memoria del sig. cav. Palloni, ho 
credulo pregio dell' opera di tradurre e pubblicare an- 
cora il citato Discorso medico-pratico del sig. dottore 
Bahì è lettera del Marcbese di Campo Sagrado ^ unita* 
mante, alla lettera italiana del sig. dott. BahL 

Lo scopo prefissomi con tal versione, è queOo di 
far noto quanto ognor piti si adotti generalmente dai 
Governi e dai Medici la salutare opinione del conta- 
gio della febbre gialla^ e di mostrare qual lustro alla 
medicina toscaina ^ e qual sonoma utilità alla pubblica 
salute abbia arrecato V autore della sullodata Memoria, 

memoria del cav. doU. Palloiti , Membro del Consi^ 
gUo dì Sanità di Livorno , sul contagiò della Feb- 
bre gialla. Tradotta dalt italiano in spagnùolo dai 
. sig. dott, Giovanni Francesco Bahì , Medico ono- 
vario di Camera del Rè nostra Signore , decorato 
deW ordine del Giglio^ Medico Consultore dei Reali 
eserciti, primo medico dello Spedai Militare della 
' piazza di Barcellona , Professore di Botanica e A- 
gricoltura^ Membro della Giunta suprema della 
ffanità di Catalogna , Socio di varie Accademie e 
Società Letterarie ed Economiche del regno, della 
Società di Medicina pratica di Montpellier ^ della 
Società di Medicina di Nimes > della Linneana di 
Parigi^ di quella (( Agricolmra , Commercio e Ani 



e detta LhmeoMa di Sfarbona) deBd Ecoàbmusà di 
Pkiswej «ce. 

Preceduta da un Discorso medico^praUeo del Tror 
duttore, che dimostra t opinione erronea di quelli che 
credono la febbre gialla èssere indigìsna in Barcellona. 
Pubblicata per ordine della Giunta suprema di Sanità» 
' Barcellona ', nella stamperia della Vedova di D, AgP' 
sdno' Rocca f anno 1284. 

Giunta suprema di Sanità del Principato di Catalogna» 

Presidente — U eccellentissime» sig. Capitana Generale 

di questo Esercito, e Principato. 
Vice-Presid/finie — L' ecceOentissimo %\%, lG>mandante 
Generale della Divisione Francese ip Catalogna^ cqq- 
fiorme^ il trattato del 9 fiebbrajo di quesC* »nno. 

y eccellentissimo aig. Vescovi '^ ed in .sua 
assenza il Vicario Generale sig. Pietif'^ 
Giuseppe jivellà: 
D sig. Intendente di qaest' Esercito e Prineir 

faio^. Pincenza Fregola. 
Il Brigadiere dell' armata Reale sig. Giuseppe 
^ De €alderon ; Comandante jdella stazione 
iiaYaAe di databgna. 
U siiE. Barone àe Maldà\ . ,.,1.1. 

n sig. D. Giovan Francese^ Behly Medica 
operano di Camera del Re nostro Signore 
Il sig. D. CUuidio Paradisa Chirargo in Capo 
dello Speddl Miliuve dcU' esercito alleai» 
in questa pianga ^ conforme al trattato del 
9 febbrajò. 

Segretario — D. Raùnondo Garda Veeino, primo of- 
fiziale del Corpo del Ministero di marina. 



Membri^ 



\ 



ie4 

AW ecceUerUissimo signore dpn Francesco Giuseppe 
^Beritardo de Quiros , Marchese di Campo Sagra^ 
do f ecc. ecc. ecc. 

Eccellentissimo Si^ore. 

L' Europa , spaventata dalla frequente comparsa della 
febbre americana in alcuni Porti della nostra Penisola, 
tiene fisso lo sguardo ; e affida le sue speranze allo 
zelo e ai lumi delle autorità sanitarie di queste spiag- 
ge marittime. 

La prudente politica con cui V. E. compie gli alti 
disegni^ che il re nostro Signore aveva in mente al- 
lorché commise a V. E. il governo di questo Princi- 
pato ; non poteva trasccffare per un momento sì sacro 
ministero ^ la legge suprema dello stato ^ la conserva- 
zione della salute pubblica. 

Barcellona^ tuttora attonita per la fatale riminiscen- 
sa della disastrosa epidemia del i8ai, teme ^ che le 
opinioni mediche si contraddittorie fra loro, rendano in- 
certo lo stesso Governo. 

V. E. pertanto , cjii sta si a cuore il buon successo, 
unitamente a questa Giunta suprema , tanto provviso- 
ria che attiva , ha provveduto alla sicurezza pubblica 
col non ammettere in questo porlo le navi apportatri- 
ci del contagio , ordinando che passino ad espurgarsi 
nel lazzeretto di Mabone. 

Il puro zelo dell' E. V. si occupa intanto a ricer- 
care se le altre magistrature sanitarie, e fino quelle più 
remote del pericolo per causa della topografica loro 
situazione y sieno uniformi nei loro provvedimenti. 

La Memoria del cav. dott. PaUord sai contagio della 



;^ 



J 



io5 

ieUirè giidla , che Y. E. ricevè dal Consiglio di Sani« 
tà dì Liverao, soddislece, a parer mio> le savie mire 
dell' E. V. 

'Le Giunte sanitarie di Marsiglia e di Livorno hani^o 
proclamato il contagio d«lla febbre gialla adottando le 
sanitarie cautele , e la dottrina del dott. Palloni, da 
noi pure abbracciata e praticata. 

Si rendano pertanto pobblicbe in Spagna le idee di 
questo sagace autore , . come l' E. V. e la Giunta hanno 
convenuto , e mediante la , presente traduzione divenen- 
do io il mezzo per ottenere tale scopo ^ permetta che la 
medesima porti in- fronte l'illustre nome dell' E. Y. 
unitamente a quello dei signori Membri componenti 
questo Magistrato supremo di sanità , poiché tutti in* 
aieme hanno acquistato un egual diritto alla pubblica 
riconoscenza mediante la loro efficace premura d' allon* 
tanare da questo illustre Principato il pericolo del di- 
strattor contagia , che tre anni sono procurò ad esso 
si luogo pianto ed amarezza tanta. 

Profitto di quest' occasione per esternare Ha dovuta 
mia riconoscenza all' eccellentissimo sig. Vice- Presiden- 
te, Comandante generale della Divisione dell'esercito 
alleato in Catalogna , il sig. marchese De Maringonéf 
per l' indefessa sua cooperazione , deciso zelo y e spe- 
ciale interesse che si è compiaciuto di prendere al no- 
stro incarico d' adempiere si sacro ministero. ** 

£ come appunto l' E. Y. è l' iride di pace e di 
. concordia fra i Catalani n^lia terribile crise politica 
ultimamente soflerta inducendoli a riunirsi in un nodo 
indissolubile intorno al trono augusto del Re mio pa- 
drone, cosi il presente luminoso scritto sotto l'egida 
dell' E. Y. lo sia ancora di persuasione e di riconci* 



w ^ <« 



io6 

liazione di tolti { meclici alla nostra òpioione ptr hi 
conservazione della salate pubblica in qaesta Jbelfe 
parte del mondo. 

In qualunque modo supplico V. E. di degnarsi di 
accogliere questo tenue lavoro quale omaggio, quan- 
tunque assai limitato y della sincera uii^ gratitudine 
per la cortese benevolenza , di cui V E. V. da A lunw 
go tempo , contro ogni mio merito , si degna fovorirmi» 
Dio conservi per molti anni la vita di V. E. 
Barcellona i5 ottobre i8a4- 
Eccellentissimo Signore 

B. L. M. di y. E. 
Il pia ossegttio^o e umile servitore 
GiovAF Feaucesco Bauì 

Discorso Medica pratico del Traduttore y che mostra 
quanto erronea sia F opinione di quélU, i t/uali 
credono che la febbre gialla sia indigena ià Ban* 
cellona. 

Profittando della calma in cui attualmente si trova- 
li mio spirito, io pensava di dare alla luce la seconda 
parte della relazione medico-pratica, di cui pubblicai 
la prima nel i8ai, intomo alla comparsa della febbre 
gialla sulle navi provenienti dall* Avana ed entrate in 
questo porto, e della sua introduzione in città/ nel-* 
TestMe dello stesso anno. 

Gli scritti de* medici anticoutagionisti di questa Ca** 
pitale, e la spontanea loro riunione con altri profes^ 
sori stranieri , non erano sufficienti ad impormi silen« 
zio sul contagio della febbre gialla , essendo io intima- ' 
mente convinto di un' opinione^ cbe al giorno d'og^ 



te W ' 



/ 



'> 



I07 

li .trova adotlala io^qilésta cita a ftegi^^ <^^ fran» 
camente . parlando y gli ate«si amici e partJgtaiii degli 
avversar)) generalmente loro non prestano pia Ibd^ 
411 questo particolare. 

L' opinione pubblica di questa popolazione si pro^ 

'oaosiò interamente in favore del contagio :iii qoeita 

estate^ vedendo accostarsi al porto le barche provenienti 

dall' A.nierica , implorando questi abitanti che si' man* 

dassero a spurgare a Mabone. 

In questa epoca precisamente , 1' eccellentissimo sìg. 
Capitano generale ricevè dal Consiglio di sanità di Li* 
yorno la Memoria del dott. PaUoni sul contagio della 
&M)re gialla > che S. E. si compiacque di mandarmi 
perchè intomo al suo contenuto io presentassi alla Ginn* 
ta suprema di sanità le osservazioni che io avessi gio<« 
dicate opportune , e' la medesima , in sequela di quel 
che le fti da me esposto , decretò che se ne stampasse 
la traduzionew 

Giudicai conveniente 9 - che, mentre si conservano 
presso noi fresche tuttora le cicatrici della discordia 
medica , fosse meglio lasciar parlare al doit. Pattom 
intorno a quel contagio , e ciò • tanto < in grazia dei 
superiori suoi lumi, quanto perchè^ trattandone io, 
potrebbe farsi credere agi' ineauti^ che parlo per spìnta 
di partito. 

Profitto nonostante di quest'occasione per esporre 
alcune riflessioni che pongono in chiaro 1' equivoco che 
commettono gli avversar], supponenA» di «vere osser- 
vato^ che la febbre gialla nasca in questo paese da 
cause locali. 

Userò a quest* oggetto una dottrina esposta too sem^ 
pHcità afSadhé sta alla portata ancora dei non medici> 



/ 



io8 

e possano cosi calmarsi , poiché non è giusta che il 
popolo di questa Capitale , ansi lutto quello della Spa- 
gna^ o poco meno che quello d'Europa^ si^trovìoo ogni 
anno angustiati dal timore^ che il caldo estivo, l'aria 
viziata delle cloache , dei pantani , e le immondesze 
dei Porti possano produrre la febbre gialla > cause, 
che al dire degli Avversar] , le hanno dato origine in^ 
Cadice , Majorca , Cartagena , Alicante y Barcellona , e 
negli altri paesi, che vi furono soggetti. 

Tal timore è il frutto , che i popoli d' Europa , e 
soprattutto quelli delle sue spiagge meridionali marit- 
time ed il Joro commercio traggono dati' opinione del 
non contagio, mentre in conseguenza della nostra del 
contagio, o importazione, si riposano tranquilli sulFac* 
curata vigilanza che regna nei nostri - porli , conierme 
Cadice e Barcellona Io hanno provato in quest' estate. 
'I7è si dica gi^ ^ che la nostra opinione riesca dan- 
nosa al commercio, essendo questo un errore molto 
facile a confutarsi, giacché, dimando , cosa ha dovuto 
pregiudicare più al commercio di Cadice , Malaga y 
Cartagena , e Barcellona o le orribili epidemie , cioè , 
di febbre gialla che hanno sofferto per mancanza delle 
sanitarie cautele > ovvero se si fossero obbligate le na- 
vi, che vi arrivavano nelF estate, ad un rigoroso spur- 
go nel lazzaretto di Mahooe? 

Prescindendo dalle centinaja di migliaja di vittime 
sacrificate per mancanza di cautele per parte della Sa- 
nità , lo che desta orrore e spavento all' uomo meno 
sensibile, il commercio ha sofferto infinitamente mag- 
giori perdite per causa di dette epidemie, che non a? 
vrebbe provato per lo spurgo dei bastimenti , o per 
le quarautine che avessero dovuto fare a quel lazza- 



log 
ttìio j aensa cobslclerare ancora ^ che queste e altre 
spese vaDno sempre ;a cadere sai coasumatorì. 

Paragoniamo pertanto la tranquillità ^ - il bene ine» 
sprimibile della pubblica salute dei nostri concittadini 
e la sicurezza del commercio che ridonda dalle pre* 
mure che i fautori del contagio si danno di alleata- 
Darlo dalle nostre sfSiagge, e d'evitare che si natura- 
lizzi fra noi nn morbo che distruggerebbe una parte 
d'Europa e soprattutto le sue toste, marittime meri- 
dionali. 
. Esposto qneslo mio sentimento passo a provare : 

Che la febbre gialla è essenzialmente distinta dalle 
febbri . biliose e accompagnate da itterizia » come pure 
lo è daf tì&t, comune , castrense , da quello delle car- 
ceri, delle navi; e di qualunque altro che si osserva 
indigeno* in Europa , malattie con le quali gli anticon- 
tagionisti confondono quella febbre àupponéndoia onun« 
da di questo paese. 

I due tifi I r americano , ck>è y o febbre gialla y ed 
il comune, o europeo, si distinguono assolutamente pel 
loro corso e termine, e per la differenza dei l^o sin** 
tomi caratteristici. 

. Dal dimostrare che faremo queste proposizioni ri* 
sultera , che la febbre gialla z: esotica all' Europa , i 
conseguentemente contagiosa. 

Ogni, medico pratico di questo paese dovrà conve- 
nire, ch<s le febbri pi^tride., maligne, atassiche e a- 
dinamiche , ossia il tifo comune europeo , o le febbri 
biliose maligne non finiscono nei primi sette giorni , 
ovvero nel primo settsenario di malattia, ma piuttosto 
sviluppano ordinariamente , o quasi sempre* l' aumento 
dei sintomi gravi o la maggiore loro malignità' nella 



110 

•ecdndA leUimana per decidersi o terminare io male o m 
bene : qnett* nltimo i il risultato pt& frequente , l'esito, 
cioè ^ del tifo europeo oòn finisce o non si giudica che 
fino a taot« ch'esso sia molto avianEàto, ossia perki 
meno verso gli ultimi giorni del citato secondo sette- 
nario. 

Veron medico pratico , che abbia visitato gì* infermi 
di £ebbre gialla durante l'epidemia del tSli [non po'- 
tra parimenie negairml , che ini questa malattia i sin- 
tomi spiegarono la loro maggiore malignità e ferocia 
non solo prìma del settimo giorno , ma abs^i presso la 
massima parte dei malati entro i dne^ tré, quattro ^ 
o cinque primi giorni , come io pure 1' ho oìtserrato , 
mostrandosi questo tifo molto pih micidiale del <iomo- 
ne; passato per& eh* era il attimo giorno fuvvi luogo 
a sperare on esitò felice nella indicata malattia. 

Ammessi per certi questi fatti, come realmente lo 
sono , fisseremo 

I.P. Che la febbre giaDa termina presso noi /o' se 
ne giudica V esito , ordinariamente entro i sette primi 
giorni. 

3.^ Che nel tifo eurppeo la malattia non finisce, é 
non si giudica fino dopo tal tempo , e anche più in* là 
della seconda settimana. 

3.^ Che molti, o la maggior paYte degl' inferrai at- 
taccati dalla febbre gialla muojono entrò i primi dtie, 
tre, quattro, cinque o sei gtomi , toentre in questo 
periodo di tempo non muore alcuno del tifo conrone 
o europeo, o Varissimamente almeno , e in tal caso 
anche per la complicatione di altre cause; e di ésso^ 
i più guariscono. ^ 

4*^ Kisnlta dunque , che la febbne giaUa non si o^- 



^ervà itidfgeDa i% questo paese. Ne tal sì vide mai 
oeir epidemia dell* Esercito del Rossiglione , e della 
Catalogna qoandò. aVey^taìopiìi di venlitremile soldati 
malati negli spedali di campagna e moltissimi abitanti 
attaccati dal tifo coniMné nelle popolazioni maritiirae 
di Matard , Barcellona , Areris , e Ganet de Mar, Ca- 
iella, Pineda , Malgrat, San Felix de Qnixolo, Pala« 
mds e Rosas^ fra le quali popolazio^ii maiittime sta- 
bilimmo gli spedali, da me freqnieptcmentè visitati in- 
aieme col sig. Protomedico , il cavaliere MasdevaU^ 
Medico di Camera in attivitìi dd re nostro Signore , 
e Ispettore generale dell'epidemie. 

GÌ' Ispettori dell' Epidemie , Membri di qaesta Sa- 
nità reale medico-pratica di Baroellona^ e i Delegati 
loro hanno osservato coatanlemente qoesto atèsso tifo 
comune o europeo nelle varie parti tanto, marittime^ 
qoanto pia interne del Principato , nelle distinte epi- 
demie di febbri maligne da loro vedute senza che mai 
abbiano fatto menzione di avere riscontrato un malatS 
di febbre gialla. 

Osservai costantemente ancora lo stesso corso e ter- 
mine della malattia nelle epidemie di febbri estrema* 
mente maligne, o di tifo europeo, che agl'invito del 
Giusdicenti dei popoli di Santa Maria del Campo y 
ValleS, Paleuzuela, Gastroxeriz, Astudillo , Torque- 
taiada e Sotillo , presi in esame nella Castiglia vecchia 
nell' anno i8o4 > senza che vedessi in quelle epidemie 
un sol malato di febbre gialla. 

ISè malato alcuno di febbre gialla fu veduto nep« 
pare fsa le molte migliaja d' infermi , che avevamo 
nella guerra dell' indi^iendenza ^ nella quale io prestai 
servizio dal principio aUa fine ; come pur lo prestai 



\ 



\ 



Ila 

qaasi in tatti gli spedali militari di qacsto Principato 
e di dna parte del Regno di Valenza, stabilendoli in 
Tinaroz e Benicarlo dopo quelli di Tortosa , nello sta- 
biiiqiento e servino dei quali nelle suddette piazze lui 
gravissimamente attaccato dal tifo castrense durante la 
crudele epidemia del 1809. 

Questa medesima reale Accademia di Medicina pra- 
tica di Barcellona, che da* suoi fondatori in poi conta 
sommi Medici pratici , non ba ne* suoj Atti accademici 
fatta mai menzione di alcun malato di febbre gialla io 
questo Principato fino all'indicato anno 1821. 

Io f il quale , unicamente per confutare la contraria 
opinione, e 1' errore degli Anticontagionisfi di questa 
città -^ senza avere peri» punto T intenzione di oifenderli 
in veruna guisa , posso dire senza adulazione , 'vana- 
gloria f o amor proprio, di avere veduto più malati di 
tifo comune, o europeo, e più epidemie di tutti loro 
nnìti insieme^ poiché le mie incumbenze negli eserciti 
fiel *Re nostro Signore, e le varie mie commiMÌoni 
presso popoli afflitti da epidemie me ne hanno offerta 
l'opportunità, credo di potere avere qualche autorità 
e facoltà di giudicare su questa materia. 

Non sia però l' autorità mia la sola che parli : dicano 
i miei colleghi , tutti i medici , cioè ^ dell' esercito del 
Rossiglione e della Catalogna in guerra contro la Re- 
pubblica francese , come pure tutti i miei compagni 
di servizio negli spedali di campagna nella guerra del- 
l' indipendenza , se vi videro un solo malato di febbre 
gialla fra le popolazioni , ove visitarono molte mi- 
gliaja di soldati y e abitanti infetti di tifo, ossia di' 
febbri maligne , àtassiche , adinamiche ^ biliose o putri- 
de ; secondo che altri le chianaano» 



ir3 

Né fino al 1821- si adì maiin Catalogna, che ve- 
run medico dfcesse di avere visitati malati dì febbre 
gialla meno che nel i8o3, nel qnale anno se ne videro 
alcuni , perchè detto morbo fu introdotto nel no- 
stro porto da un bastimento, il cui contagio seppero 
felicemente isolare ed estinguere iinedici della Giunta 
municipale di saniti, con vigore sostenuti dallo zelo 
veramente filantròpico di quel M. I. Consiglio e R. 
Udienza (i)^ mediante i quali provvedimenti il pub* 
blico di questa città non giunse ad accorgersi del con- 
tagio che aveva nel suo seno^ e questi sono sempre 
i buoni effetti , che resultano allorché l'Autorità sostie- 
ne con braccio forte i medici nei quali ripone la sua 
confidenza. 

Con l'esposto fin qui ho procurato di dimostrare, 
che durante V epoca nostra , ossia da un mezzo seco- 
lo a questa parte , non si è mai osservato alcun ma- 
Iato di febbre gialla nel corso delle varie. epidemie di 
febbri maligne, ossia di tifo comune europèo, né spo- 
radicamente in Barcellona, né fra le altre popolazioni 
del Principato , e neppure nei numerosi spedali di cam-* 
pagna , nei quali fece strage il tifo chiamato caitrensé. 

In grazia della ' differenza dei segni caratteristici, as- 
segneremo ancora i limiti della febbre gialla , e la distin- 
gueremo dal tifo comune o europeo : nei malati , cioè , 
della febbre americana, tosto al suo principio regolar- 
mente si presenta T infezione rosso* gialla nei vasi della 
congiuntiva degli occhi , colore che si spande ^ benché 



(i) Audiencia chiamasi un Tribunale eretto in ìspa» 
pia per r amministrazione della giustizia. 

AiTNALi Foi. xxxrni. 8 



i«4 



talora io modo poco distiogulbile j alla faccia , al colici^ 
e laccessrvamente al resto della cute , di maniera che 
forma un carattere distintivo ( se jdoq essenziale ) d^t 
questa febbre , il qaal sintoma non si osserva negli 
infermi di tifo europeo , poiché, quando ancora in al« 
Guni individui attaccati da qnesto , e soprattutto qoao' 
do sono minacciati di delirio, si riscontra fin certo 
rossore nei loro occhi , questo però non vi è mai 
unito al color .giallo , come succede ai malati del tifo 
americano: il vomito nero, o del color di caffè e i 
flussi ventrali sanguinolenti e nerastri: i dolori intensi 
pelle articolazioni , e ps^rticolarmente dei lombi , e della 
fronte : la mancanza di meteorismo , o serramento del 
basso ventre, questo comune nei malati di febbre gial- 
la , e quello si frequente nel tifo ordinario : e quella 
calma seduttrice, o quasi cessazione di tutti i sintomi 
gravi I vale a dire Y ingannevole miglioramento, che 
nel corso dei priùii tre,' quattro o cinque giorni gli 
infermi credono di provare ^ e eh' è per 1' ordinario il 
aegno della loro prossima morte ; unitamente air epi« 
gastralgia e stato particolare della lingua > costituisco- 
no, a parer mio, il carattere specifico della febbre 
gialla , che non pui> confondersi o equivocarsi con 
quello delle febbri unite ad itterizia o tinta giallastra, 
.che qualche volta vediamo m Barcellona e in filtre 
parti della Spagna $ imperocché non sono accompa- 
gnate dal surriferito treno di sintomi, né dal rapido 
corso , né dal pronto e generalmente funesto termine 
da noi indicato^ circostanze proprie alta febbre gialla. 
Avendo già protestato di non dirigermi ai medici 
personalmente^ ma solo ai fatti per illuminare il pub- 
blico e soprattutto il Governo, cocne è il mio dovere, 



\ 



{»6ichè fion mi sarà mai lecito A' idgamiave 1* Ammonti 
(né chi si sìa ); passo a render noti valoani manifesti 
e^voci nei quali sogliono cadere i diversamente opi- 
nanti ^ che s'illudono nel vedere la febtnre gialla nei 
malati itterici y o nei febbricitanti con tinta giaDastra. 

Neil' estate del 1622 fu trasportato coti latta la sua 
fiuniglia al lazzaretto situato fiiori della mura della* città ^ 
un malato di Via larga , colorito di giallo , come so^ 
spetto^ con ispavento non piccolo del pubblico di* que- 
sta Capitale. Fui tosto informato^ che la malattia do- 
rava da molti giorni ( più di sette ) e che qualche tem- 
po prima aveva sofferto delle febbri intermittenti assai 
ribelh*. Non dubitai un momento ( e lo. dissi a un mio 
collega ) che V infermo fosse afflitto da qualche affesio* 
ne al fegato ^ da cui^ traeva orìgine Pitterizfa e il coloif 
giallo del suo corpo ; di fatto , si sviluppò im' epatalgia ^ 
come resultb dalla relazione dei due medici incaricati 
dal Governo a prendere In esame l' itifermo : essi non. 
distinsero già in lui la febbre gialla ^ e confermarono 
tiel }oro rapporto l' opinione y che la febbre epidemica^ 
la quale Infierì nella nostra città nel 1821 ^ era stata 
di origine esotica ^ mentre che tino di essi y insfeme a 
suoi colleghi; aveva precedentemente firmato il con- 
trario. 

£ per mostrare quanto gli anticontagionisti s' fllndo*^ 
tio su questo puntb ^ e mentre premurosamente si ado- 
prano per far cadere gì' incauti nella loro erronea opi- 
nione, appoggiandola forse ad alcuni frìvoli equivoci (i)^ 



(i) Mi igiene riferito che stanno per pubblicarsi aU 
cuni leggieri equivoci di citazioni e date fatti da alcuni 



di qualche scrittore contaghnistat , e ad argomenti ne* 
gativi y passo a bs noto un avvenimento il più strano 
su questo punto. 

$a^ méàiei della Commissione francese in questa città 
i d()Uori Parìset, Bally, e Francois nella loro Opera 
sulla febbre gialla qui regnante nel 1821 , e nella re^ 
lozione che su essa pubblicarono in sequela delle in' 
jormazioni che ricevevano in metzo alle scene éP or* 
rote e di pianto di questa Capitale: è fadl cosa H 
rimediarvi adesso con la calma delT animo e con la 
personal sicurezza. Tali equivoci consistono , p. es. ^ 
nelF avere scritto che morì un certo negoziarne^ invece 
che doveva £rsi il suo cassiere , ed alcuni altri di 
ugual specie f certamente di poca importanza, e non 
iaU da potere oscurare il merito deltOperay né i pre- 
gj di quei professori meritevoli di miglior trattamento 
e considerazione per parte dei giornalisti di quel 
tempo. 

Fra le notizie sbagSat§ ndT Opera citata , si trova 
alla pagina i43 ancora quella di supporre nd giar* 
dino botanico da me diretto la coltivazione del te 
della China, Thea Bohea L.^ mentre è decisamente il 
te di Spagna y Ghenopodlum AiAbrosioides Ijy da mot- 
tùsime persone y del pari che da me preferito a quello 
per Fambrosiaco suo aroma: come' pure neW avere i 
medesimi Signori prestato fede alla persona che li aS" 
sicuro maturare alT aria libera nel suddetto giardino 
ff fruttò del genere Musa^ eh* essa mai non conobbe f 
noh avendolo noi mai veduto nascere in questo paese ^ 
confondendolo sicuramente con quello delT Annonù. re« 
ticulata /vo/garm^/U^ Qiirìmoya. 



117 

NeQa córrente estate , eaith nello spedale militare di 
questa piazza ^ un infermo del presidio della ciitad^a, 
con legni apparenti di gastricismo e con , giallo colore 
della cute^ die divenne più fosco nei sucocssìtì tre 
giorni^ otìde il medico che lo visitara mi tece parte- 
cipare questa circostanza. Prima ancora di vedere il' 
malato non esitai un momento , come mi egressi a) 
medico di guardia , a dire die si sarebbe -trovato que* 
gli afletto da itterizia ^ e tosto che lo vidi • mi confieiv 
mai nel mio giudizio ; lo trovai , doè , con esaltamento 
di. forze ^ e .con segni evidènti di gastricismo, con gial- 
lezza la più decisa degli occhi e della pelle ^ propria- 
menee itterica y con orine che tingevano i lenzuoli del 
suddetto colore 7 lo che non si osservò nei > nostri ma- 
lati di' febbre gialla nel i8ai ^ mancando inoltre il 
sintoma caratteristico dell' infezione sanguinolenta o ros- 
so-gialla della congiuntiva , preludio , o segno ^ a mio 
avviso y di un eguale; infezione negli altri vasi capil- 
lari dell' or^nismo, segnatamiente della cute e delca* 
naie gastro-enterico,^ o della sua tunica muccosa. • Ordì» 
nai che^ non si facesse alcun cangiamento nella sala 
circa al malato, non potendo esso ispirare alcun timor^é 

Gon. tutto ciò» fui informato ndla seguente mattina^ 
che r infermo era stato trasferito aeparatamentiG^.in un, 
angelo della ittedesi^ia sala. Comandai , suU' atto^ che 
foiise ricondotto^ nel suo solito posto , e fed conoscere 
a quegli che aveva promossa tale separazione ^ ( insuf- 
fidente d' altronde se si fosse trattato di contagio ) che 
il provvedimento da lui preso doveva molto sorpren- 
dere , giacche .egli aveva opinato ed chinava tuttora» 
che la febbre gialla non era contagiosa ^ com' egli «tessa 
aveva firmato. 



\ 



Il 



8 



Pn'nclpmvaoo a màfiiife^tarsi le'fimeste cbnsegoenze 
di quella misura , poiché gli stessi joldati del presidiò 
convaleseenti , ai qaali interessa sempre di prolangare 
la loro convalescenza nello spedale» si aflrettavaoo a 
chiedere ' il permesso di 'ritornare al presidio , tanta era 
r impressione! fatta in essi dalla separazione del loro 
compagno malato giallo; e non dubito che ne sareb- 
be derivato un - maggiore spavento e fetali consegaenxe 
se non mi fossi sollecitato a rimettere l'ammalato al suo 
posto. 

Sembra poi fuori di dubbio che quelli, che pensa- 
rono essere stafa indigena e nata da cause proprie a 
questo paese la' febbre gialb che nel 182 1 investì que- 
sto popolo y . credono vederla tuttora negl'infermi feb- 
bricitanti itterici o colorati di giallo : or bene , a cosa, 
gioverebbe la loro sepai azione dagli altri , e il -loro 
isolamento in un laxaafeuo ? 

£ cos' avrebbe fetto qualche medico anticontagioni- 
sta nel caso in coi io mi trovai giorni sono , ■ di co- 
rare , cioè , un malato tinto di fosco giallore , eoa 
soppressione di orine o iscorìa renale, e con vomitò 
di matèrie molto scare? Vi fu d' oopo di mostrare 
lotto r ìntimo mio convincimento : e la deferenza che 
^ì ha per me, dopo^ i disgraziati avvenimenti del iSat, 
potè contribuire a calmare le persone che ad esso si 
interessavano , gli assistenti^ e concorrenti ' in una lo-^ 
canda ove si trovava V infermo. In questi mancava / 
oltre gli altri sintoÉ^i del tifo, l' injezione rosso-gialla 
dei vasi capillari della congiuntiva, del viso, e del 
resto della pell^ e si presentava soltanto il dolore che 
io chiamo propriamente itterico^o giallo per T impedi- 
to libero scoio della bile nel tubo intesttiiale ^ e pel 



«'9 
cftnsecQtivo suo assorbimeato o spargimento ^nella pe- 
riferia del corpo. Nel quatlordicesimo gioroo di malat- 
tia r infermo mori. 

Sono persuaso che il suddetto colore rosso-giallo 
della congiuntiva e degli'' altri organi per cania delia 
inje2Ìone dei loro vasi capillari , ohe si osserva neil» 
febbre gialla^ nasca da un* alterazione del sangue, pn>* 
dotta dal virus contagioso che ha promossa quella 
specifica alterazione attaccando il princìpio imitale ^ nel 
modo appunto che fi virus vajiioloso e qilello degli aU 
tri contagi produce ùH' alterazione s^écifida y e conse- 
guentemente lo sviluppo oeir orgabismò di quei sin* 
tomi che sono proprj di ógni malattia: Onde faccio 
ima distinzione ben decisa ùb le febluri accompagnate 
da ittèrica, ossia fra i niàlàti febbricitanti con ttteri- 
zia , che osservammo per altobi atini tanto- in Barcel-^ 
lona^ quanto ancora in altre parti ; e gì' infermi attac« 
cati dai tifo esotico , il quale per 1* essenziale sua ma<^ 
lignità , investendo il principio vitale ^ non può né 
riconoscer per causa , né produrre una vera ' infiam' 
^dazione. 

Nel settembre dell' andò prossimo passato^ mentre io 
visitava vicino alla pescheria un ' m^latoi di ftbbre acu- 
ta y e colorito di^ giallo ittèrico , la qbafé progredì fino 
al !ii giorno di malattia , è gntirì col mètodo antifio** 
gistico ; e mentre nello stésso (empó,^ unilattiente aé al- 
tri professori^ ^ assisteva un infermo nella strada' della 
libreria esso pure affetto da febbre acuta e ^tidto éi 
giallo j la quale andò fino al ÒQ.^ giorno in cui mori ^ 
un altro medico visitava in BarcelloneCta un malato di 
« febbre biliosa di un carattere penticìoso , e di tm 
tipo alquanto intermittente, accompagnata da itterizia 



'l2d 



con un colore decisissimo': la tnafattia progredì cùn 
gualche segno d! infiammazione di fegaio ^ ed U maiala 
morì con sintomi adinamici : » cosi risolta di^lia relazio- 
ne registrata negli Atti letierarj di qaesta reale Acca- 
demia medico-pratica. Si parlava cop . molto ipteresse 
e premura di quest' iofermo. per abitaipe il medico in 
qnel quartiere, in cui sulle barche del porto aveva 
ÌQComiDciata l'epidemia Del i8ai. Il medico presentò 
all'Accademia in una pubblica seduta la camicia di 
quel malato quasi totalmente tinta di giallo: dissi al- 
l' istante, che appunto per essere la camicia gialla, 
l'ammalato non aveva la febbre di tal nome, giacchi 
gì' infermi di febbre gialla non tingevano còl loro su- 
dore i panni di quel, colore , come ay evalivo avutp oc- 
casione di osservare nel i8ai. Il malato prese la chi- 
na , e moil molto più al di là del primo settenario. 

Sarebbe poi un eri^ore il credere, ,<;he le febbri le 
quali si presentano in questa città col colore itterico 
sieno la. febbre gialla , i cui sintomi , ed il cui corso 
e fii^e feono taqto distinti, come ho mostrato : come (u, 
pure un errore il confondere la febbre gialla dei ma* 
lali di Barcellona nel iSoTir col tifo, comune. 

Errore o equivoco si fune&to a questa citià; poiché 
presentato' allora tal giudizio all'Autorità e sparsosi fra 
il pubblix;o, pose in dubhjo l'esistenza, della fc^bbE^ 
gialla, tanto più che quest'opinione riusciva più gra» 
dita al popolo: d^ .questa disparità di sentimenti per 
parte dei medici , nacquero . le , tragiche scene osservji|té 
presso noi in tal tempo; 

Quando un professore straniero , che si fiffatica a 
non trovare contagiosa la febbre gialla^' senza dubbio, 
col nobile oggetto di scoprire la verità, mi disse che 



N 



131 

se' Membri medie! della Gioata suprema il saniti , ia 
QQO dei nostri Manifesti del mese d'agosto 1821 oon 
giudicavamo per contagiosa quella febbre , io gli feci 
rilevare ben chiaramente il linguaggio medico politico 
die avevamo usato servendoci deli' espressione, che 
fino allora la walauia non aveva spiegato il suo ca^ 
rauere contagioso. 

Ijfel nostro primo Manifesto in data del di 14 dello 
stesso mese avevamo dichiarato essere la medesima 
esotica ( conseguentemente contagiosa ) e coi provve- 
dimenti dell' isolamento e separazio.ne dei malati , che 
fino dal principio . ponemmo in pratica , assai manife- 
stamente lo confermavamo , procurando , cioè , eoa 
questo ed altri mezzi > che la malattia non spiegasse 
il carattere contagioso nel popolp che desideravamo 
salvare ; come senza dubbio avremmo fatto^ se la diffe- 
renza delle opinioni non fosse stata, la causa della pre- 
venzione e resistenza del popolo. , 

Il contenuto dell'Opera del sig. pevéze sulla febbre 
gia|)a,, è, uno di quelli che maggiormente .mi convinco- 
no dell'affezione ss^ngifigna speciécache ho indicato, 
di fatto, i vomiti .e flussi. di ventre sanguinolenti da lui 
citati come tanto., comuni negl'infermi di febbre gial- 
la da Lui veduti , inducono . a credere la sanguigna 
alterazione dei vasi capillari della membrana mucosa 
gastro- enterica , il cui liquido stravasato e viziato dà 
il colore Oiicnro al vomito e alle fecce., e può contri- 
buire al non formarsi una vera gastro-enterite. Detta 
alterazione specifica del sangue, è la causa | senza dub- 
bio^ in principio del colore rosso giallo, e rosso-plum- 
beo in seguito nei suddetti malati e nei loro cadave- 
ri^ simile al colore giallo-paonazzo del sangue strava- 



mi 

salo nel coiso dell* ecchimosi , come giornalmente si 
osserva , con 1* aggiunta peraltro dell' alterazione vitale, 
qual elfetto di on contagio venefico e micidiale , cho 
esclude e soffoca qoalaoqoe genaina diatesi flogistica. 

Fa pure mestiero di capere, che il contagio , nel 
princìpio di malattia» semhra produrre uàa flemmasia 
o sub-iofiammazione ( sintomi d' irritazione ) onde al- 
cuni ne restano illusi^ credendo utile il metodo gene- 
rale antiflogistico y itia presto si trovano disingannati 
dalla cessazione di quei sintomi, essendo la morte m 
tal caso la conseguenza ordinaria di dette metodo de- 
bilitante, mentre questo i seguito dal più felice sue* 
cesso nelle vere flemmasie accompagnate da itterizia^ 
lo che evidentemente dimostra ancora , che le fbbbri 
acute , le quali qui vediamo unite ali* itterizia , non si 
devono confondere con la febbre gialla. 

In conferma di questo aggiungerò , che presente- 
mente in Via nuova dì S. Franeesco, accanto al'giar-' 
dino del sig. Intendente , si trova in 'convalescenza 
Francesco Serra di 5^ anni ; di temperamento niani- 
lestamente sanguigno-collerico: si annunziò in esso nei 
primi giorni del male una febbre acuta : concentrato 
e teso era il suo polso, e acceso il volto (senza però 
il colore rosso- giallastro negli occhi ) aveva sete, lingua 
secca e nerastra con fenditura, conati al vomito , 
stringimento del basso ventre , singhiozzo , dolore ai 
preco'rd) che si propagava fino versò ie ultime coste 
vere del lajo destro. Net quinto giorno di malattia si 
affacciò un leggiero colore giallastro alla cute e negli 
occhi , e 1* iscuria renale j ossia soppressione d' orina , 
il qual sintomo, presso noi osservato assai cotÀune e fu- 
nesto nella febbre gialla del 1821 , ha continuato ià 



ii5 

qaest' inferiDo fioo al settimo giorno^ in cui cede al- 
l' uso dù due «alassi di circa una libbra e mezza per 
ciascheduno ^ e alP applicazione dì ventiquattro san* 
guisughe all'epigastrio e alla parte inferiore del petto, 
oltre di un vescicante applicato all' ipocondrio sinistro: 
da quel giorno le orine si presentarono nella * qnantità 
di pi& di i6 ^libbre nelle ventiquattro ore (i) fino 
al diciottesimo giorno di malattia , come risultò dal 
peso che ne fa fatto, ed i lenzuoH erano tinti d' io* 
tenso cìoTore giallo: scemarono successivamente il sin^ 
ghiozzo e gli altri sintomi^ ma^ fino al citato gionio, 
r evacuazioni per seccesso si mantennero bianchissime ^ 
prova ponto equivoca che una flemniasia aveva - inte- 
ressato il fegato ed il condotto colèdoco , impe^iendo 
il passaggio della bile nel tubo intestinale. Questa feb- 
bre, periamo era infiammatoria, accompagnata da itte- 
rizia , e non 1^ febbre gialla con cui si confonde da 
quelli che credono di vederla in • questi febbricitanti 
tinti di giallo: come d'altronde poteva mai essere feb^ 
bre gialla quella di quest* infermo , mentre 1* aveva a- 
vnta nel i8ai ? 

La gastro*enterite non è dunque essenziale nella fel> 
bre gialla , mentre in molti matati manca fino qualun- 
que sieguo di una pseudo-ft^mmasia nel ventricolo e 
negl'intestini, secondo le sezioni anatomiche eseguite 
da varj autori , e quelle del savio e diligente dottor 
Audouard in Barcellona ;' mentre quelle del dotto si* 



(i) li autore dice più di mezza arroba : or hene^ 
V àrroha h un peso che equivale a iS libbre di i6 
once V una. 



\ 



fi4 

gnor Lassò in Cajdie« ci mostrano segni Al lesione m 
altri visceri , p. es. nel petto , torse prodotta dalla 
prima impressione del contagio introdotto io quell* or* 
gaoo della respirazione. 

Mi permetterà il sig* Devèzò che gli esponga, che 
Il II aoldati malati di febbre gialla^ ch'egli dice nella 
•aa Memoria a S. M. Cristianìssima essere stati visitati 
dal dott. Broussonet nello spedale di Montpellier^ prò* 
cedenti da Rosas in Catalogna , non dovevano essere 
ftfietti mai da simile malattia , imperocché nella guerra 
contro la Repubblica francese nel i^qS, 94 9 e g5 du- 
rante l'assedio di Rosas, ne in quella dell* Indipea- 
densa dal 1808 al 18 r 4 tK>n fu mai in Rosa^ un ma- 
lato di febbre gialla, attestandolo io come Segretario, 
qnal fui, del Cavaliere Protomedico nella prima , e co!ne 
Medico Consultore durante tatto il corso deli' ultima 
delle sopraccitate gucfrei ne dubito che lo attesteranno 
ognalmente i Medici che servirono negli spedali di am- 
bedne gli eserciti. 

Fa pena l'osservare che gli Ànticontagionisti mo- 
strino un si pertinace impegno a sostenere la. loro o* 
piniooe basandola su latti si apertamente fal^^ e sul- 
r alterazione si vistosa ddla fedeltà delle citazioni degli 
autori ai quali si riportano. In conferma di quel che 
asserisco^ basta leggere il N«^ 3 del tomp 4 del Gior- 
nale della Società mèdico-chirurgica di Cadice del mese 
^i marzo di qiiesi'anno s: Dimanderemo (vi si dice) 
ai pariigiani del contagio : nelle epidemie di vomito 
nero , che in numero di 2 a devastarono Barcellona 
avanti gli stabilimenti delle Americhey ecc. ( Càpmanj, 
Memoria sulla marina ^ commercio ^ ecc. Madrid 
1792: tom. 3 pag. i24>^. 



/ 



ia3 

Ncn può legger^ la saddetta proposizlooe degli An* 
ticontagìoDÌsti ^ confrontapdola alla lettera con ciò che 
scrisse il politico Capmany nel laogo citato sali* epi- 
demia di Barcellona « senza fremere *deir impudenza con 
cai si altera il tesio di queir autore. Pochi storici sono 
tanto convinti del contagio, quanto il nostro Gapm&ny. 
Nel 4 tomo delle Memorie istoriche sulla Maritaa^ com* 
raercio ^ ed arti dell' antica città di Barcellona si legge 
quel che segue : s Lo stesso commercio manitmo^ 
che arrecava le ricchezze ed i comodi ^ ^apportava u* 
mti a%U oggetti necessaria a^ umani bisogni ed ai£w- 
mona, cupidigia la destruzione degli stessi uomini. Le 
pestio oggigiorno radicate e JisscUe unicamente nei paesi 
dei Masstdmani fatalisti ed indotenii , erano in tal 
tempo molto frequenti fra gli Europei , o per lo meno 
yieUe province e porti del Mediterraneo. Contro questa 
pubblica calamità, che senza dubbio si propagava me* 
diante il commercio d! oltremare e ài Barberia , iiofi 
fa opposta per varj secoU alcuna efficace e perma^ 
nenie misura di polizia nelle piazze marittime, le quali 
-erano quelle che pia ne avevano bisogno* Per ciò poi 
che riguarda i lumi ed i mezzi di precauzione per e- 
vitare questi mali, tutti vivevano come Maomeitani, 
almeno dal secolo sedicesimo in su. Dalle stragi scff* 
ferie in Barcellona dopo il principio del secolo XIK, 
fino verso la meta del secolo XVll si può dedurre 
quali fossero gli effetti del flagello sì spesso ripetuto 
dei trudeli contagi e delle epidemie zz quindi aggiun- 
ge s di fatto j non si osserva che in due secoli si ap^ 
pL'casse alcun riparo dedotto dalla previdenza del Go* 
ferno, né . dalle esperienze della Fisica per prevenire 
le cause del flagello che si ripeteva senza ostacolo, e 



/ 



ii6 

si esacerhava , e si radeva pertinace a tenore della 
sua attinta, senza che le precedenti stragi aprissero gU 
occhi a chi attualm&He ne soffriva in prò dei loro 
discendenti. Nel secolo XÌV, daW anno i353;/&io al 
iSqG sei volte soffrirono la peste: nel secolo KV, dal 
ì^oSJtno al 1497 ^ 'Contarono sedici stragi fra pesti 
decise ed epidemie} nel secolo XF'L dal \5oi fmo al 
iS^S le jfesti ed epidemie si rinnovarono per otto voi* 
te; e nel secolo passato non se ne ha memoria che 
di una nel i65i , la pia crudele e micidiale dopo la 
peste nera del i548y e durò pia di otto n^esi. s 

Chi saravvi il qyale, dopo V esposto, dir potrà che 
farooo epidemie di febbre gialla o di vomito nero le 
citate da Capmanyl E non è forse un' idea erronea 
quella di pretendere cUe Tanica epidemia dallo stesso 
autore espressa col nome di peste nera fosse appunto 
la febbre gialla 7 Io almeno ( e credo che tutte le per* 
sone imparziali diran lo stesso) sarei piuttosto d'opi- 
ttiofte y che se i malati in qaella peste fossero stati co- 
lorati- di giallo, Capmany e gli altri scrittori di quel- 
r «poca V avrebbero chiamata peste gialla e non nera 
come scrissero: prova evidente, che negl* individui si 
allacciarono macchie nere, ossia tracce di gangrene e 
sfaceli. 

Gli anticontàgionisti non avvalorerebbero neppure 
la loro opinion^ ancorché si fosse trattato di febbre 
gialla in queir epidemia , poiché il titato scrittore dk 
il carattere di contagio- e V origine esotica a quelle pe* 
8ti ed epidemie. 

Basterebbe a provare che le suddette pesti ed epi« 
demie non erano febbre gialla il solo riflesso , che il 
sig« Capmanjr parla tanto della presenza dei tumori 



t 



I 



"7 
( bubboni ) darante le medesime, e' che molle di este 
datavano anoì ioteri o molti me8Ì> inclusive quelle 

' dell' inverno e della primavera , mentre la febbre giitl- 
la qui. non. si manifesta 5'no ài mesi caldi. Nonostante 
che un medico^ abbia firmato avattti il Governo di 
averla vedota già nel febbfajo del i8ai, ed essere 

, tutti gli anni sporadica in questo paese , e dopo poi 
abbia firmata innanj&i agli stessi Superiori essere la me* 
desima esotica , mi permettere che gli dica , con la 
dovuta decenza e- con T animo soltanto di>disingannare 
i) pubblico e tranquìllizsare le Autoritfi , eh' è altret- 
tanto incerto di vedere in Barcellona la febbre gialla 
nel febbrajo^ quanto di vedervi in tal mesegik fiorite 
le viti: tanta è la certezza che abbiamo del grado di 
.temperatura che si richiede perchè quella malattia sa 
sviluppi; 

Nel medesimo giornale di Cadice , nell' appendice al 
o. lY del tomo HI, quarto trimestre dell' anno 1822 
alla pag. 67 si pn& leggere la dichiarazione firmata da 
otto professori del Porto Santa Maria dinegando assih 
àitamenie che in tutto il tempo che il sig, Broussais 
fu in- quel paese si fosse presentata la. fehbre. gialla in 
ijuel popolo , né in verun altro del tertitorio , e nep^ 
pure alcuna febbre con sintomi proprj a (tjuella, né 
che , essendo un' altra , potesse ammettere la sua 
cura. 

Onde le febbri che il sig. Broussais avrebbe medi- 
cate in Andalosia col nome di febbre gialla y come 
alcuni afi^rmano in favore del metodo antiflogistico, 
sarebbero sicuramente le flemmasie viscerali o gastro- 
enterico-epatiche ^ ossia lo stesso che le febbri ^accom* 
ipagnale da itterizia che io, ho vedmto in Barceilooa e 



ia8 

medicate per inflammatorie col metodo antiflogistico , é 
non dobito che lo possano contestare in ugual modo 
molti altri professori :. e devo a questo proposito trì- 
bstare dovuti elogj al sig. Broussais pel mento che 
egli ha di avere illustrato in vantaggio dell' anatomia 
patologica questo punto delle infiammazioni viscerali e 
membranose , senza che per questo io ammetta' , come 
ho superiormente indicato, che la gastro^emerite sia 
essenziale nella febbre gialla. 

In tutti i nletodi resulta la differenza caratteristica che 
passa fra la febbre gialla e le febbri intermittenti , re- 
mittenti^ e continue accompagnate da itterìzia che si 
osservano in Barcellona e in varj paesi interni deirEu- 
-Topa , con le quali gli avversar] la confondono. 

Credo dunque di avere dimostrato questo punto ^ 
eh* è stato l'oggetto principale che mi sono |m>postè 
in questo Scrìtto. 

Può pertanto essere onninamente tranquilla 1* Antc^ 
rità , ne dee produrle veruna sinistra impressione la 
presenza di alcuni malati coloriti di giallo , che d' al- 
tronde sono assai rarì , e che compariscono in tutte le 
stagioni deir anno^ senza limitarsi a quella propria della 
febbre gialla , e che non apportano mai il minimo pe- 
ricolo di contagio. 

Spero che questa dottrina medico-pratica, bastante» 
mente chiara , sarà generalmente ammessa , e che quel- 
la degli anticontagionisti rimarrà circoscritta nel ristrét- 
to circolo di alcuni pochi di questo continente, ove 
coi provvedimenti stabiliti dalla saviezza e p^revidenza 
della Giunta suprema di sanità , e che presentemenle 
eoo rigore sono eseguiti , e con quelli che il Goveme 
inglese ha uUimaiaente adottati per Gibilterra non piii 



1^9 

»'.ÌDtrodarray »- mollo neoo si 'fisserà sofia nostra, 
spiaggia Vitlarale maritlìma no germe velettoso esoti- 
co , che dislrpggerebbè tutti -gli amii ma gran parta 
degrindividiìi più robusti e floridi di queste belle • 
ben ;Cohiva|e provincie ^ restando a noi in premio deile 
nostre fatiche la gloria di avere, fatto questo bene d^ 
r umanità y nnico scopo che ^anelo. 
Barcellona i5 ottobre 18114. 

Giovan Francesco Bahi. 
Lettera del sig. dou. Sahì al sig, cav. Palloni. 

Stimatissimo sig. Professore e Collega» 

La t^'aduzione che io feci della di Lei Memoria sol 
contagio della febbre gialla , della qaale ho il piacere 
di spedirle alctine copie , pregandola a presentarne 
qualcuna a codesta Commissione di ^sanità', è una prò* 
va non equivoca del molto merito della di Lei Opera ; 
e le incluse copie de reali decreti, ai Quali la pubbli- 
cazione della medesima diede origine, le mostreranno 
quanto favorévolmente fu accetta da S, M. , inio pa* 
dfóne , e dal suo Governo. 

• Io ho il vanto d'essere sfato l'organo che ha con- 
trìbuko ad estendere in questo regnò la* di Lei fama 'e 
gloria , contribuendo per tal modo nel fissare la opi- 
nione pubblica snl contagio della febbre gialla pel te- 
ne della umanità. Per questo scopo e per la caperbie- 
ìh di alcuni medici di qui di volere credere originaria 
di Barcellona la suddetta febbre^ premisi alla traduzio- 
ne >io Discorso medfbo-pralicO, che sembra avere aià- 
mntoliti i sostenitori di «i. erronea opinione. - 

Afkali. Fol. XXXFIII. 9 * 



\ - 



Mt pivralga òì ^aeit' occasione per inaDifestarlé in 
quanta ttuna io tengo le di Lei opere ^ e qaanto ag^ 
gradirci ìstabiKre con Lei ona leltemria ed amichevole 
eorrispoadeiHBe« Bf i onori dei di I^ei comandi , e pene- 
trato dei fiji yìrì e sincarf leBlimenti di stima e di 
rispetto mi creda. 

Barcellona i aprile i8a5. 

Di Lei umiliss. obhlig. servitore 
e cottegà 
Oio. FftAirCESCo Bah!» 

teucra del Marchese di Campo Sagrado al signor 
cav. G. Palloni , Membro del Consiglio di sanità 
a Livorno. 

Capitanato generale dell* esercito 
e principato della Catalogna. 

Sanitli. 

, < * '. . . ' ' ' 

Esaminata da; qnesta Giontu suprema di sanità , ceri 

presiedo, la Memoria di V.. $• sai contagio della feb- 
bre gialla y che . il Consiglio di sanità di Livproo , di 
cui Ella degnamente è- membro ^ ebbe la bontà d*^ in- 
viarle , non posso fare a meno di concepire la piit 
perfetta idea delle, vaste •cogoiafoni^ e dei {profondi la- 
mi dell' antòre di si interessante Opera: è perciò che 
la Giunta^ scorgendo nella medesimii nna dottrina ba- 
sata sui pia solidi e convincenti principj per confuta- 
re quelli dei medici, 1* opinione dei • qnali fatalmente 
è contraria ai. contagio di qaelU disastrosa midattia» 



i3i 

ed anìmal(Bi é^a. aentimenti ogoaK a quelli di Y. S. pel 
bene dell' umanità^ ha risoluto di pubblicare detta 
Memoria in lingua $pagouola , affidandone la traduzio-* 
i|^e al medico Consultore dott^ Géovifn Francesco 
Bahh Questo professóre y che non manca di lumi ia 
questa materia , ha disimpegnato il suo incarico a pie- 
na soddisfazione' di questo Magistrato di sanità, ac- 
crescendo il pregio della produzione di Y. S. con il 
Discorso medico-pratico da lui aggiunto , e tendente a 
dimostrare Terrore in cui si trovano quelli che ere-, 
dono che la febbre gialla sia indigena in 'Bercellona e 
in altre parti d' Europa , come T. Si osserverà negli 
annessi esemplari , che ho il piacere di spedirle in at- 
testato di riconoscenza pel di Lei lodevole zelo nel 
rendere di pobUico diritto le utili cognizioni di cui 
Ella va ornato , e in testimonianza di quanta sia stata 
apprezzata da questa Giunta quella dottrina , standole 
a cuore che si propaghi, perchè con tal mezzo si ri- 
sveglia la vlgilana^a necessaria io un oggetto di tanta 
importanza. 

Si compiaccia pertanto V. S. di ricevere questa sin- 
cera prova di gratitudine che le tributa questa Giunta 
auprema di sanità , unitamente alla protesta della mia 
maggiore considerazione. 



< - 



Dio conservi molti anni Y. S. 
Barcellona a6 dicembre 1834* 



,// Capuano generale , Presidente della 

Gùtnia suprema di sanità di Catalogna 

Marchese di Campo Sagrado. 



3a 



APPENDICE. 



Al sopra esposto Discorso preliminare del &ig. do€f. 
Bahì succede la iradnsJone della Memoria del siguor 
cav. PaUonij che diffusa per ordine del Governo m 
tutti i porti marittimi della Spagna^ vi stabilì la per- 
suasione della necessità delle misure preservative con- 
tro r introduzione di questo contagio -y e si misero con 
CIÒ a livello degli altri porti del Mediterraneo* 

Essendomi prefisso di tenere informato il pubblico di 
iuttociò che di più rimarchevole viene pubblicato so- 
pra un cosi interessante argomento , terminerò qaesto' 
articolo acccAnando .on fatto che ( al pari di quello 
dell' apparizione o trasporto della febbre gialla all' isola 
dell' Ascensione y da me riportato nel n.^ ^XI del 
nuovo Giornale dei Letterati di Pisa ) sembrami decisi- 
^^vo in favore del contagio di tal morbo. Intendo par^ 
lare della notizia deH' irruzione di esso nella Florida 
inserita nella Rivista enciclopedica di Parigi ( volume 
X^VIy pag. 576, maggio 1825 ).La qual notizia^ comn- 
nicata a quel Consiglio superiore di sanila nella seduta 
del 3 ottobre i8!;4 ^^^ >ig* Moreau de Jonnés secon- 
do la testimonianza del dott. .Francis della New-Jork, 
^dei signori Dehespine e Andrews GiuéUd^ e del co* 
lonnello Forher primo Magistrato , merita la maggiore 
attenzione. 

Non si conosceva la febbre gialla in fk Agostino , 
Capitale della Florida orientale, situata sul li tt orale del- 
l'Atlantico ai 39*, 45' di latitudine. Abitata da indi- 
geni di razza affricana , non erano suscettibili di tal 
contagio^ egualmente che i Creoli delle Antille. Ma 
quando gli jStati Uniti ne furono padroni , e*vi con- 



i53 
corse una tnoltitadine d' individcri delle Province set- 
teatiiooali^ atti , come gli Europei , ad essere a|(accat[ 
' da questa crudel malattia ^ noo mancava allora per à> 
venirne la vittima se non che il suo germe fosse por** 
tato in' mezzo a loro. 

L' insufficienza delle misure sanitarie , e 1' incuria 
che le rende inutili , non tardarono a {produrre questo 
innesto avvenimento. 

Lo Scunner, la Florida, Capitan Jobusoo^ ritoroandd 
dall'Avana nel mese di Agosto 182 1 , la febbre gialla 
che faceva in questa città grandissime stragi si comu- 
nicò agi' uom'ini del suo equipaggio. Molti d,i loro , e 
e il Capitato stesso, morirono nella traversata. AU'ar* 
rivo ài questo bastimento a S. Agostino , io mandata 
in tdrra una quantità di biandheria per esser<vi lavata; 
il che fu eseguito nella casa 'di una .femigNa Irlandese 
chiamata Develin. La mogliek.che aveva fatto il bucar 
to', il marito, e cinque figli inrono tutti assaliti . dalla 
febbre gialla^ e ne morirono, quattro. XXue altri- indi- 
vidui che abitavano nella stessa- • casa ) furono attaccati 
u^ualibf-nte , e morirono. 

In un altro Scunner^ K Alessandro, Capitali Rogers , 
partito dall' Avana uelk) stesso tempo > e seco portando 
il germe del contagio, tutto 1' equipaggio, compresa 
il Capitano y peri nella traversata. , Due mariuari spa- 
gnoli passeggieri al suo bordo li condussero a S. A- 
gostino. ti Consiglio della' Città > pecsnaso del pericolo 
dell' importazione dello febbre gialla per .mezzo dclUt 
biancberia ' delle persone malate e morte , ordinò di 
dfstrnggerle. Ma una delittuosa rapacità le fec« traspor- 
tate' sejgret amente a terra per mezzo di un mannaro, 
ehe gettatosi io mai« ed. eutrato òel fiome di S. Ago» 



i34 

stÌBo fo ricoveralo dai domeatici della casa, di M. Fi*(- 
cb, Il ho dei Magistrati del paese. Qaest^uomo rispet- 
tabile si servi senza saperlo di qipella biaocberia che 
fu messa oel suo letto: e ben tosto fa attaccato dalla 
febbre gialla e ne mori ^ egualmente che sua moglie , 
e tre figli. 

In tal ifoisa , questo, flagello s* introdusse fra gli abi- 
tanti di S. Agostino: e la malattia fu carati eritzata 
da tutti i sintomi che la distinguono da ogni altra , e 
specialmente dalla suffusione itterica e .dal vomito ne- 
ro. Il suo termine fatale fu comunen^ente nel terz.0 e 
quinto giorno dall' invasione : qualche vplta la morte 
avvenne in 48 ore; di rado si protrasse al sesto giorno. 

La malattia scoppiò nel principio di settembre, e 
aegnitò fino alla metà di ottobre con una violenza pro- 
gressiva. Perivano allora dieci e undici persone per 
giorno sopra circa duecento^ clie nella città erano sa- 
icettibili^di esserne attaccate. Di questo numero 140 
fiirono colpite dal male, e i3a ne nu>rirono, d'onde 
segue che furono attaccati i tre quarti di quelli che 
essa poteva assalire , e che di 17 maiali ne morirono 
16. Tra le truppe della guarnigione , a %xx\ la malattia 
si comunicò , furono 4^ mòrti in lao soldati : e di 
quattro medici che prestarono il loro soccorso, ai ma- 
lati , uno solo scampò dalla morte. • , ^ 

Kesuha da tutto ciò, che 'la febbre gialla fu imporr 
tata noi iS^ii per mezzo delle comunicazioni marittime 
a S. Agostino ^ .Capitale della Florida Oridaule: che 
vi è slata intiodotta, come lo è il piii sovente net 
Porti degli Stati Uniti , da ba^jlimenli provenienti dal- 
I Avana , cha da venti anni non ha mai cessato d' es- 
-serne infetta: che la malatlia %\ k introdotta ndla pò- 






i55 
Pf^xi^oe M $. któftìOù jpedaInMnte per neno d«Ha 
biaiicheria ^ delle vesti degli individai morti a bordo 
i»fjUa ;i;r9YeE6aia ; e che PaUlyità del aqo prineìpio con- 
tagip^ .fu isi graisdè, difessa iovei^ì i tre qvani degli 
iodividui obe oe erano siMceltibtli , e uccise quasi tutti. 
Pisa 37 gcturajo 1816. 

Francesco Taniini, 



.1 



TraDsactiov8« età Transazioni della Società 
Medico'Chirurgica di Edimburgo. VoL /» 
Pdimb. 1824. 

« * 

fSeguào della pag. 149 del precedente volume J. 

C/>7A* di maiauia infamile nei^ giudi dopo la morie 
si trovarono erosioni e irr^òramenti nel tubo idànen' 
tare ; di lonir Gairdveul ^ M, D. y Membro del Col- 
ie^ reale, dei €Jbùnirghi, «^^ Tutti coooseono le con- 
troversie risguardanti alla .cagione di questo fatto pa* 
tologico , alcool riportandolo ad ón processo che ha 
luogo dorante la vita^ altri ali' azione di ona causa 
ohe a|isoa ^opo la morte* L'autore lo attribuisce, con 
BurueTj air^iooe splTente del sqcco gastrico. Ma 
prima di proporr? la sua opinione , non sarà incresce- 
vole il conoscere in compendio i Casi ai quali egli crede 
appoggiaida. s 1,^ <7^o..Il jdl 8 agosto del iSni , il 
dott. Gairdner venne invitato ad assistere alla sezione 
di un bapdùuo di i3 mesi^ il quale dal precedente 



:»56 

geon«io era stato' traràglfato ^Qà ièéseiTre séttimaiie 
prima della .morte , il bambina era direniSto febbiricì- 
taote , aveai i polsi a .160; il respiro a>^o nel Uiioiittt, 
ma seDza gran calore alla etite, la quale anti era tal- 
Toha più fresca del naturale. La tosse era accompa- 
gnata da sputo abbondante^cbe altenadTa eoo sudori 
e diarrea. Talvolta insorgeva il vomito > mercè «cui, 
insieme alle altre materie, espelleva quasi sempre gran 
copia di sputo purolento antecedentemente ingbiottito. 
Il bambino non avea potuto giacere sul, lato sinistro 
per tre settimane , e sull' ipocondrio sinistro mostrava 
*un notevole • enfiamento, inéapace; di siicchiiire ; era 
torstentato da sete inestii^uibiie ^ dófaiiya ^sfai','. seb- 
bene si lasciasse facilmente svegliare ; nelle \ nltiin^ tre 
'settimane di vita avea sempre avuto scaricamenti alvini 
verdognoli. Necrotomia. Polmoni grandemente alt«erati, 
pièni di tubercoli in aìnbidnè i lati, con ascessi nel 
sinistro. Le materie dello stomaco stravasate nel favo 
addominale per un largo foro alla 'estremila* ainisti^ 
presso, la sua naturale adesiofte colla milza ;a margiai 
del, foro stracciati , molli, sottilissimi y>con^ilQvieggiero 
rubore intorno all' apertura , che formava ima^ specfe 
di bordo più stretto, non più largo dr«ui deicimo di 
pollice j eccettuato il qual bordo. o anaUo* rubicondo, 
nello stomaco, e n^Ue parti vicine > oon..vedevasi se- 
^00 o vestigio di congestione vascolare o di«.A>gojd. 
Il foco era si ampio > che vi. si poteva tatrodorre^ijptat- 
tro dita. — I^iun . dubbio , «oggiiinge 1' alatore ^ che 
1' afleuone polmonare oon fosse in questo caso la ma* 
lattia primaria, coi da poco tempora' era aggiunto il 
-gjaasto singolare dello sIoomco, . 
' %.^ Caso, Di questo bambino non si .fece li| necro- 



'tcmia.' La malattia sì è pero firerootata- sotto sìNnImnze 
.si analoghe - alle iDiérimità cui soccombettero eóloio dei 
^aaéi'Si trovò perforato lo stomac^b, che il dott. Gai^ 
ner non dobiia ponto eh' e^li pure non fosse aifett^ della 
iDaliittia> medeèim^. Il bambino non avea avnlfo tosser; 
ed era stkto scerrato nove giorni prima • della- • iiuov^ 
, Per sette fi;ìornì' av«a avnto la diarréa ^ e negli' «Stinsi 
tre il Vomito, a' Freddo -alili snperfitie e 'alle estrpmiu 
l&y polsi ondeggianti > fiacchi /irregolari /'dimagrò mento 
notevole e debolej^a estfi^ma^ precedettero la morte ». 
3.^ Caso. Un fratello del precedente^ allattato dalla 
madre', avea** goduto baona saHite imo all' etii di otto 
mesi, quando t^enoe impàovvisamente coirò -da ila iti- 
anltO'di piangere^ cosa allatto insoHta M lui. Da quei 
periodo, atta, genitrice pareva noji'' avesse più l'umore 
e la vigoria di> prima > il cp»^ sembrava si potesse attri- 
buire' alla* dfnrizione. ^ Stfl finire dell' undecimo 'mese 
* venne 'Scev rato;. e neljgiorno neèso dello scevraolento 
fu molestato da leggiera diarrea , la qoii|e a ca^di 
'una settimaita cessò,, sènza. T'ajuto^di alcun Timedio. 
\A|ia s^a 'del di -^ di gitlgno gli sl^potse una polvere 
/QMtfpèsm di nn Sgrano "di calomeli^no ' e tre grani <K 
curbodato di ealce , ii qua! rimedio fu iterato il 9, 
-es^eèdosi otten'iifo abbondanti scaricamenti alvini, ti 
Wùy segaitando"!' aifetlon^ infestinale, ^li si diede una 
>»ii«cé)a di carbonato ^i Méè, rabarbaro e^ polvere '^ét 
{Dower, i^. Yomió'; la' diaria contiiióa'^ gli si pòrge 
nsiii^|uarto di gfano ^di oppio, ra. Segnila rirritabilhk 
Aitò «stomaco;' la diari*«a ha cessato nella botte/ ma 
'è ricbm^rsa il mftttjnò. Dimagramento e debolezza 
.mM«voii^, poisi nMtarali, come da principio, nessun 
«alore'alla peli»; né altri sintomi febbrili. 14. Laifgoore 



>38 

«, QMdriiBttilo acMumo; ^e ardente , vòmito ,. sonoae- 
Mihìme'amu ristorante. i5. PapnU«afioset sttlla liogna, 
ina. iioii ulceranieiiti. La diarrea • e A 'dioidgraaieiita 
vanno créiiceado al ponto ,* che H.ban^ioo .umore il 
.t7 ìy vak a dira diciasfetle . gioivii dalla ptiaia emnr 
.pana* del «onùto. Negli vltimi tdoe giorni ^ )e evacna- 
atoni. alvina tisullavano di macco nùs^ di. malarie ibi- 
fiaae f ia4?«>lta strisciate^ di sangoe. iV^cr^oimViy : « J^- 
pcrto- r.$«ddome ^ a prima vista, sembrava cbe tutte le 
visoere fossero sane^ ma< neUo .spaccare quella .patite 
,<di: omento icbe^congiimge;la» gean curvaliua dello sto- 
•inaco col colon, trasverèo, si vide che. le materie con* ^ 
lonnle nel Yentricolo. stillavano' per diversi lori in qois- 
alo intestino. < Qaattrot erano • que' fori 9' sititttì ìalla sa- 
perfioie posteriore dello stomacò^ non lungi dalla «uà 
^tnemitji splentca , e intU * quasi dt lina atess^k gran- 
de«aa^ nel piii ampio .si 'poiciva quasi intimdurv^ t la 
{^unlMi. del dito indice. Es$i. erano ropci' dall' alino» se* 
|iavati. da pontoni idi sostaosa. del, v^otriceilo ■ non* ptb 
l^l^odi dei fori istessi , e qneUe poì«ioni cenno in nno 
atato, di estremo ammoUimento , e antiilìssiiae» £gU (tt* 
reva che le. tonache .interne avessero s»b\^ una aoni^ 
i;iore dif^trazippe della tonaca, peritoneale. Non iscctvgo- 
•rasi congestione y non adesione» oè^alMo «egoOids/ilp- 
goii. La vescica fellea, e;!^^ npiet^af di sbile. &U inteslioi 
erano' sottili, semi<.(ra.«parenti , parainlmeme dìftieai^.da 
arìa^ e tinti prpfpndameof^ ; in <|nn o^re luoghi » d» 
trasiidamentp di bile: essi non contenevano quasi, pniao 
di matem^ ne solida, ne fliijda. Sormali eretta it.fe* 
gato^ le glandule mes^t^riche, edutle le al|(re giacere 
dell' addome » e co$l pqre quelle AiA torace. Jnsomma, 
la disorganizzazione dello stomaco co^fitaiva^^ la «oin 
deviazione dallo stato di salute ».' 



4."* Caso, Una Vbambi^a » ripnrfatA largamente del 
meconto/e che pareva, godere ottim^rsaMe* il tr^dì- 
cesitno giòriK) <ialia nascita fu "presa ^a acala lebbre , 
che durò 24 ^^ y con ùftenso calore alla puu* Noi) 
tosse, non vomito o diarrea ^. dagli intestini evacuava 
voa materia di c<>lor verde carica. Cessata la febbre^ 
la ba0»bina rimase stv^Kosa , ^v^a il y^pLre.iumido, 
bevea spesso decotto d'-oitzo^ ma rifiutava t il., lattea 1^ 
foiize languirono ra^^idamentei^, e nipil.42«) quarto giort 
DO' di malattia^ ayendo.,p^esp- rdjterate dosi di scamo- 
nea , .e falche hsigafi caldo. La bambina , venne assi» 
stila dai doti. Thacìuer\j ni qfiale sono debitore di 
qnesle particolarità ^ N^rof^i^ia, EQ'usione linfatica 
nella cavità sinistra del ipetto, ma sa^i an^due.i pol- 
moni ; inteatitti diatesi 'largapaente d^ (lajtQositày.ma 
quasi voii di .maierie e fiui4e e.^soUde^ stomaca ripie- 
no, di fluido^ e « aUa snik eslremit^i «pli^r^i^a^ presso 
il cardia^ e alia faccia 'ppsteriiore)^ ve. n'era una, ppr- 
zione si pellucida y >come se le tonapbe incerile fossero 
state disciolte }. » coìidiziìoae m#«bQaa:>c|;ie sij ven(ìcà 
maggiormente rovesci^do il .y<Hit|iColo ^ mirile cui si 
vidde che rimaneva la sola tonaca peritoneale coir al- 
cune fibre della muscolosa. Due i|(ltre picciole eròsio^ 
s'incontrarono poco distanti dal. cardia.,. < T^tt' all'ibi- 
torno di queste erosioni .la tonaca villosa era saffi<^> 
e dìataccata dalle altre tonai^he^ la circonferenta^avea 
un còl<»e leggermiente rosùcoio. b) .^ A qnesli :>«a;BÌ 
r antere a^iunge le analoghe os$iervazioilir,ds ^Cputeir 
ffùer^ Jaeger e Zeller^ che c^editfmo di passare ««otto 
silenzio, sicqome già noie al più dei teggitpvi. •— « Ri* 
spetto aUa iteocia del' morbo, il. dott. Gotalmr o}f\n»y 
le ricordate erosioni e iraforamenU non dipendere da 



\ 



ulcerazione y <t stantechè s' incontrano senza alcan ia- 
dizio di azione v«scoIare , o uiiicamenfv con qualdw 
leggiero rirbore' della tonaca villosa » ; opinione cai 
diilìciltnenté assentiranno coloro che tengono 11 vomi- 
to, la sete ardente , ecc.* quali segni di gastrite. Istes- 
saimente non possiamo convenite coli' amore, che ad 
ogni e qua]tin(|ne'foro nelle stomaco segoir debba ne- 
ccessariamente lostravasamento nel cavo addominale delle 
materne cdtitehnte in' qnello. Ogni parte del vei>tricolo 
èssendo sempre a stinto contatto di qnalche altra 
viscera , può** bellissimo avvenire che non socceda sfra* 
vaso non ostante abbiavi Un largo foro nelle sue pare- 
ti. V autoi^ adotta la dottrina di Sfumerà che attribni'- 
sce dette perforateioni àtt^aztòne solvente dei floidi con- 
tenuti nel canale alihiéntare dopo hi naorte. » Il larsi 
té\ì perforazioni in alcuni casi e non 'in'' altri, può 
dipendere dalfe vanria'quantitir' e qualità dei fluidi con- 
tenuti , ti' anco dalle varie '^attitudini delle parti' coti* 
tenenti di ' lasciarsi p& o mien presto disciogliere. » 
Giusta il dott. Gafrd^»tj egli è' Y ammonimento par- 
ticolare dèlie- tonache dello stònraco e degli intestini , 
si lamigliàl'e ai • batnbloi , ' che costituisce la malattia 
4i cui si tratta.;-^ Ecco 'intanto le -indicazioni tera- 
peutiche dell* autore, a- Nonostante manchi spesso ogni 
iddieio di vascolaritk nello* st<>roaco, chiaro egli è qual- 
che grado di azione vascolare dover sempre accompa- 
gnare U principio di questa malattia ^ con tutt-alua 
ipoteri >potendosi dilficilmeute • render ragione dall' ef- 
fusione tra fce tonache dello stomaco e degli intestini. 
In questo' periodo ^'stt vigoroso è il bambino, propor- 
rai dij' cavargli sangue, 'per applicar poscia un vesci- 
cante air epigastrio y colla mira di combattere la locale 



i4i 

cougeitione dei vasi' M ven^colo.'. AnUiilc qfi9$ìf 
mesci si dùvrcbbcro- impiegare. il più possibile al pri- 
mo allapparsi del male. CrmeShier osò i vescicanti 
alla faccia ioleroa deUe coscia, ma, a quanto pare, 
eoo nessmi beneficio. V Jiaon» due altci rinvedi, dai 
qnali ottenni qualche volta vantaggio, o parto m^no 
un temporaneo sollievo; intendo parlare dcfi oristei. op- 
piati e del bagno caldo. Il primo tènde 4 frenare la 
diarrea ,.• e a moderare Firritazione', cui giova <altf est il 
secondo» Sarei inclinato a non introdurre nMlo. stoma*- 
co alcun cibo a bevanda irritante, sia. pei: qualità,. o 
per -quantità , e a evitare tutti i rimedi , e specialmen- 
te i purganti.» 

Casi di persone che furono colpite dal Jubnine; dd 
éotL AtEssAFDRo Macai^lat. — L'autorc parla di un 
vascello, che presso la linea, il dì 16 aprile 1812,» 
fu due volte colpito dal fulmine nell' intervallo di cir- 
ca i5 secondi. Terribili furono gli effetti solla nave, 
iji viddero indizi di liquefazione in una carriiccla di 
rame alla sommità del grand' albero^ il quale era stato 
percosso spiralmente e grandemente danneggiato; nu 
uomo, che vi stava in piedi jdappresso, cadde tnorto sul 
sudo. Un altro fa privato dei sensi , masi riebbe a capo 
di un quarto d' ora. I tre seguenti, dovettero la vita 
alle cure del dott. Macaulajr, ifi- Caso^ Giorgio 
Brown, fu colto da apoplessia, con faccia livida e 8uf-> 
fusa , il corpo bagnato di freddo viscoso sudore , il 
respiro stertorosa, i polsi tardi , forti e pieni , i seiv» 
si e -la volieaone. sospesi. Un salasso di cinquanta ' on- 
cie di sangue fece tosto cessare la stupiditi^ e gli altrì 
sintomi allarmanti; i purganti e una dieta antiflogisti- 
ca compirono la cura* Nel terzo giorno il malato pro-i 



Hi 

Vft'mii 4dMè écnto «Ha. r^iobé» del fegiiOy «àe «i Ur 
' scih -dissilMirè dao9 TeMÌcaoi».*— ^ n^^ Caah Samnde 
Cramp j stava nella gabbia di. matstuÉij^ qaai^ la na* 
v6 fa p6re0^a 'dalU folgore^ • Scése m. ateàto oel atta 
sìemùnù/ta oolro da •vi^kotìssitni insulti épiktticì > obo 
li laéciffrona combattere da larghe emiasiooi di isangae. 
I sialonM lebbnli segottaroeo pet diversi gìoroi ^ fi » 
Ilei quarto ^ perde affitta la . voce , eh* egli ricoperò 
dae giorni dopo; U infermo diìoeva che.il parlate. gli 
dava acuto dolore nel fianco* destro. Si riebbe^ ma^ 
quando fi^ ttbt»riacava^ era sempre più sonnacchioso e 
turboleoto che priaia dell' accìdeBt€y -r* 3.^ Caso. Uà 
soldato del reggimento di Sani' Elena. Anco questi fi» 
preso da insulti epilettici , che durarono per alcune 
settimane, e cedettero istessamente al metodo dissan- 
guante e antiflogisticOk L' individuo andava soggetto 
all' -epilessia y ma era quella la prima volta che ne ve- 
niva attaccato durante il viaggio^ — In tutti questi 
casi, nota T autore y si ebbero segni evidenti di con- 
gestione al capo. È probabilissimo che i due ultin^i 
infermi fossero stati più scossi dalla paura, che d^lla 
folgore. Per addurre un esempio di db che CuUen 
chiamava apoplexia merualis, il doti. Gregory soleva 
citare una nobile signora > la quale im|>auritasi • allo 
scoppio di un fortissimo tuono , fu colta da cefalea , 
che passò in apoplessia, quale si fece mortale in tren- 
tasei ore. Circostanza notevole é il dolore nella iregio- 
ne del fegato, provato da due inferuai. 

Osservazioni su la patologia 'deSe malaaie scrO" 
foiose e sui mezzi di' prevenirle '^ di W. P. Alison, 
professore aggiunto di medicina teorica nelT università 
di Edimburgo. '^ Kell' tntroduuone , il sig. AUson 



14^ 

uveite 0ir-èrròo«a dotl^iua dttematioflKìdie la tisidnkia 
pòlm^Dàle ricorra geiMnilneoie nel .periodo -t^a i5 e 
55 auml'Ogiii pràtico deve aver avélo' «eeoaione A 
vedére questo terribile flagelio hi o^oi ordine di persa- 
ne e ìù ogni etk, e neiraltioio caso to egsale pvopot^ 
ziotie tra la gioTinefeza e la ^eeclmja/TiHtavolta^'il sigL 
AUson crede 'avelli 4in' intrìnseca. dfffer«iiBa tra k ìk- 
sichetaa ricorrente di sotto i 35 atmi e quella che an- 
sale negli ultimi periòndi delC» vita , non tanto rispet^ 
to a* sintomi; quanto' m rìsgnardo alH intiuKi |iatologb 
della mMattià. Nelle/basse classi della società > la tisi^ 
cb^ita è più frequente oètr* i 4q attoì,' che tn la 
pubeitip e r Sof'dircrsaaieBte delle classi pHr elevatev 
ève la tisichezza mortale è pi& rara si di Ik di 4^^ 
a paragone ddPetà di'i5 e-l^o. Della qoal còsa sarà 
facile comprendere- la ragione , pigliando in coAsidera- 
zione,- dice' T autore-, Ir diflérenze «ha là necrotomia 
discoopre nelle diverse età* 

Le due più importanti alterazioni ^i polmoni dei 
tisici , sono r epntizzazione e i tubercoli biatichi. Se- 
condo il dott. Abercrombie ed altri, gli iiltimr pas- 
sano bel beMo e insidiosaotcnte in ulcerazione > ' sen- 
za sintomi acuti, quando il polmone opalizzato è so- 
venti seggio di flogosi raggaardevolé. Di. qui il perchè 
il metodo antiflogisco riesca , in alcuni casi ^ proficuo^ 
mentre in altri la' disorganizzazione avanza lentamente 
e senza posa , mancandoci i mezxi di arrestarne i pro- 
gressi. Consentiamo coli' autore nel credere che V epa- 
-tizzazione iotat^nenir possa in ogni abito eli corpo , e che 
il germe dei tubercoli si porti probabilmente con seco 
dalla nascita. 

-^PP^^^^t^^ a numerose osservazioni , il sig. AUson 
conchiude 9 che i pnri tubercoli bianchii^ sparsi nei 



i44 

fMilinoiii; con fioco indurvnenlo circostooie della 
Slama polmonare y Bicotroiio moko.piii frequentemeiii* 
nella giovevtb che- neiP età- di. messo e negli atienpati^ 
e efic nei vecchiaia maggior poréione, ami la totalità 
dell'' iofloi^aittenio de' poloMai iaipiagati , tiaulta soven- 
Ili di ^patiszaaione o ÌQ:(peàsaaiienlo di color osoaro» 
della vera soatansa polmonak. Vegli attempata) cka 
presentano tatti i . comuni italomi deUa> lisicbetBa i 
come: toase,' dispnea, feMbre ..etica , sadori profusi ^ 
dimagrimento » reiterala emotUaia, spnti misti, di ma« 
teria puriforme , ^invece d£ nkerasione égli ha trovata 
regioni di polmoDe più «o menoepatiatateo indurate, 
xovi eiTostoni net brofndii^ eock.- «vSa qttesìa.osserwaeio<< 
ne venisse cooièrmata da i^Uri , • si . : potrebbe snppoiv 
re, la tiéicbezza /'che è •datale elìi- gioventù , eanpra piui 
generalmente l* elfelip , di • na' akenaiooe organica/ 
vale addire di deposito di matèria bianca, tnbaraolare^ 
e dipender quindi in gran parte da circostanze di pre* 
, dispostuone; fUkentre. quella cbe è A famigliare ài vec* 
chi delle 'classi jnlerieri della societìì^ sarebbe piuttosto 
da attribuirsi a rinnovata irritanone, e a reiterata e 
ocgletta> infiammazione , . non originaiiamente di . carat-* 
tere incurabile^» 

La presei:vauone e la cnra ^ nell' nltima chsae di in* 
dividoi , sono da- cercarsi nell* oso dei meiei antiflogi- 
stici» Ma nella tisichezza della gioventù, secondo V au« 
torcy di natura ^nasi eseiasivamente scrofolosa, il buon 
esito della preservaaioDe sarà prìncipaAmente subordà- 
nato alle cognizioni che si avranno intorno al)e snte 
cagioni ; ricerca , ohe: il sig. AUson partlsce in due 
capi, trattando nel i.^ delle circostanze da cui dipende 
o riceve incremento V ahito scrofoloso^ ossia .la dispo* 



ìfhtàilke eotiitationatie alla scmfola , e nel i.^ dd modo éon 
cui vengono accese le malattie scrofolose, 

\,^ Malia di nuovo ci offre • T autore rispetto alla natul^a 
delle cagiooi esterae delle scrofole^ ihia , riguardo alla loi^o 
relativa importanza^ bgli credei essersi spesa truppa fatica sul- 
r origiiM ereditaria , afifàìto irrimediabile , non che sali' in- 
fluenza del ellma, isiessatnente irrepkrabile , afTettando eft*N 
sa r intera pójpolaiionè. Al botilrario , egli petisi essersi 
presa troppb poca pfèmtara <it per determinare il valore di 
altre cilrcostànse ( ben note come predisponenti il corpo 
alP affezione scrofolosa ).dal tempo freddo e umido dei no« 
atri inverni alle nostre primavere. » Égli é incontrastabile # 
soggiunge il dote, jilison, nan essere io quelli che sono 
piii esposti ade vieissiladini atmosferiche » che veggiamo it 
più de^ cattivi effètti di dette pòtenxc Hssi sono fortificali 
confra l'operatione di tali cagioni ^ la cui., dannosa ioflnen* 
aa si esercita speciarlmenie so i già predisposti a favorire su 
se stessi la loro azione , singolarmente quelli che dotati 
sono , di languida circoiasione , e di delicato temperamento. 
Così , i vecchi soffrono d&l freddo assai pia dei giovani, 
quantunque i primi vi siano meno esposti dei secondi ; co ' 
sì, gii abitatori delle grandi^ città , sebbene si espongano al* 
l'aria libera assai m«no di chi vive in campagna^ ne sóf-^ 
fróno asiMit più, probabilmente per essere di tempra più 
debole. « Ora, ciò che é vero della genesi «delle malattie 
in genere per lo esporsi al freddo , sembra essere vero ezian» 
dio della genesi del P affezione scrofolosa in ispecie , ma cqh 
queste limitazioni : i.*' che Tazione scrofolosa sembra lasciarsi 
accendere quasi esclusivamente nei primi periodi della vita : 
fatto, probabilttiente collegato colla ben determinala parti- 
colarità anatomica del sistema arterioso nella prima età» 
vale a dire, V assoluta maggiore grossezza delle ramificazio- 
ni capillari (i) / i.** che alla produzione di questa specie di 
aziooe morbosa, sembra ricl^iedersi , oltre altre condizioni» 
una certa singolarità di abitò , la coi oatnra st rimane ancora 
occulta, ma che é evidentemente ereditaria; S."*; Che la de- 



•M» 



(i) Gordon^s, Anaiomy, , pag» 6i. 

AviTALi. Voi XXXVtlL IP 



»4« 

boleiia costi(aiiQnftI« ^ che dispone V individoo a dÌTj^iitare 
scofoloso in «eguito del freddo » pa^e essere piii fissa e più 
abituale di quella cbe dispone ad altre malattie rienltanti 
dalla stessa cagione. i> 

Vero egli -é che non tutti gli indiTidui di debole tempe- 
ramento diventano scrofolosi , né che tutti i robusti gè scarni^ 
pano. Ciò non di meno , se di un dato noTero di iadivi- 
: dai previamente snervati da altre cagioni , Tiene affetta da 
- qualche forma di scrofola una maggior propersione che un 
numero eguale di indÌTÌdui non indeboliti, ma altrimenii 
sotto simili circostante , si avrà diritto di conchiudere, aog> 
, giunge r autore , la- tcndema scr.ofoloaa , in molli casi di- 
, pendere in parte , o ricevere forte incrementi^ dallo stato di 
debolexsa generale: « probabilmente, egli .è soltanto in 
. qoi^ito dipende da questa cagione , ch^ella è medicabile. » 
a II sig, Aliion riepiloga come segue i fatti tendenti a mo« 
strare i) nesso dell'abito scrofoloso colle cagioni generali 
debilitanti. 

. « x.^ Le djfferense nel sintomi e nel progresso AéiV in- 
fiammazione , jiecondo che questa è scrofolosa o d^ altra na- 
tura , sembrano a chiare, note indicare nel primo caso un 
.Janguore nella circolazione » particolarmente, nei Tisi capil- 
lari della parte malata. — %/* La disposisìone ereditaria alla 
scrofola si tfasmette principalmente dai genitori, e si osserva 
specialmente ^ne^ bambini che mostrano segni cTÌdenti di 
jenerale debole ssa sotto altri rispetti. — 3.^ Siccome è noto 
ad ogni pratico , ,non avvi stato del corpo in cui sì facil- 
mente %* accenda V azione scrofolosa, quanto lo stato di 
quella somma e soTenti durevole debolezza cbe rimane in 
seguito delle gravi malattie febbrili , delle febbri continue , 
dei vajnolo , dei morbilli , della scarlattina , o che succede 
all' uso lungamente continuato del mercurio , o accompagna 
r amenorrea. — 4**' '° questo clima, di Edimburgo, .la sta- 
gione in cui si è osservata dominare maggiormente la scro- 
fola , non é quando il freddo umido si é di recenti intro- 
dotto , (donde nascono assai infermità^ comuni), ma il fi- 
nire dell' inverno e la primavera ; e la scrofola si nota spe- 
ttlSrtmenfe nelle'ginTani persone che per la lunga dorata del 
freddo hanno manifestamente perduto di vigorìa. E di vero^ 



Hi 

da qoaoto si sa iolorDO al nodo, di agire, <itl ùedio sul 
corpo sano , e da altri prittcipii fisiologici, il graduale de- 
cremeDto delie forse oei deboli dorante il freddo è un ef- 
fetto naturale deirabitaale raffreddamento delia saperficic > 
e più particolarmente del parco esercisio che durante tal 
tempo sogliono figliare dette persone. Si convi^^ general- 
mente, le malattie scrofolose non essere §\ famigliari ne^climi 
ftih freddi, quanto ne^ più temperati ma più umidi, come 
p. e. nei cliocia della Gran Bretagna , o?e U temperatura , 
durante la maggior parte dell' ioTeroo e dell^ primavera, è 
di 32.^ a 4^-** Pùhr, ^ e Paria generalmente umida; ed egli 
k forse da credere, cbe Uff tempo siffatto debba snervare e 
abbattere la costituzione della gìoveatii più che noa fa il 
tempo freddo , ma secco e gelato , dappoiché V umido ()iù 
efficacemente distoglie dal far moto-, e scema la svapora- 
xione dalla super6cie durante quel qualunque esercisio 'che 
si prenda. Le osservasioni fatte su di questo proposilo, non 
mi sembrano tuttavia sì decisive quanto si è creduto , a 
motivò che nel paragonare i paesi più settentrionali colla 
Gran Bretagna, non si è valutata la circosunsa, che queHi 
-sono meno popolati, e che le loro città non raccolgono tanta 
^entc'come le città del nostro paese. -^ 4*^ ^^ fatto più per- 
suadente riguardo alla reiasione della tendensa scrofolosa 
.colle cagioni debilitanti (fatto, tanto più importante quanto 
cbe è di utilissioMi applicar. ione alla pratica } è la molto 
maggiore frequenza delle malattie scrofolose tra gli abitanti 
delle grandi città» che nella popolasione agricola di qua- 
lunque clima ». •— Il sig. Aliàon cita molti scrittori per pro- 
vare j che la mortalità è infioitamente maggiore nelle città , 
che nelle campagne. Così , in Londra , «ppena la metà del 
nati arriva a due o tre anni , quando in diversi villaggi della 
Sviscera e della Scozia , la metà perviene a 4^* Sopra aii'> 
lorità rispettabili, Malthus nomina una parrocchia della Svit- 
aera in cui la probabilità di vita sarebbe di 68 anni. Questi 
fatti provano sufficientemente non essere la semplice espo- 
sizione «1 freddo e alP umido' ( di jciò abbondandosi esian- 
dro nella Sviszera e nella Scozia) cbe cagioni la scrofola. 
Fu notato dal dott. Dmvii , che la causa princfpsle dt 



) 



t48 

morte tra i bambini delle elassi più basse in Londra , é 
l' infiammatione dei polmooi e dei bronclif , sia idiopatica , 
sia sioiontatioa. Id tai casi f egli é probabitÌAsimo , dice il 
doit. jiUton y cbe la flogoftisla rtfsa incnrabile e fatale dalla 
debolezsa delP abito cbe rende que' bambini disposti alla 
scrofola, ^fatli, io molti di essi colla nccrotomia si seno- 
prirono segni evideoii di scrofole incipienti. Da uno dei 
medici dell' Hotel Dicu det Enfan.i, malades a Parigi , ov« 
annualmente meo)ono bep 5oo bambini , e dove se ne no* 
tomiszano quasi' lutti i cadaveri, T autore Tc^not* ragguaglia* 
to cbe pressoché la metà di essi aveano offerto tubercoB 
scrofolosi in questa o in quella parte. Forse cotesta proporziont 
è maggiore di quella si troTerebbe negli Instituii d' Inghil* 
terra ; ella mastra non di meno V impero della scrofola nelle 
grandi città, pur anco nel bel clima della Francia* Le morti 
•otto i5 anni di, età , nella pratica del Dispensario della 
Città Noo%a t ne^ due ultimi passati anni , ( morti , cbe il 
fig* jilison erede possano calere di norma per conoscere le 
ordinarie cagioni della mortalità de* bambini dei poreri nelle 
grandi città delP Inghilterra ) furono come segue : hydroee- 
phaliu 4o -• eonvuUio 9 ^^ fehrit 3 '-^'fehrià infantum re* 
mUUns 6 *- eynanche trathealis 3 -« pntu^ùniù ei bronchi^ 
Itf t8 — peHussis 17 -^ variala 3a «-• ruheoìa-i^ — pìuhisis 
6 — tabe» mttenierica 11 — tet/uelae rubeola^ i3 •— mitri 
mali minori aS — totale aoi. 

L' autore crede, il più degli idrocefali si possano ritenere 
come esempi di flogosi serofolosa , assai di loro adendo mo* 
•trato altri segni di questa malattia. Anco in diserei casi 
tfgistratr sotto i Capi di pneumonla , pertuttis , ecc., si tro- 
varono indisi di scrofola colla necrotomia t in somma , di 
Spi , sessantacinque erano CTiden temente attaccati da scro* 
fola» Il perché, non fi accorderebbe forse troppa inflnensa 
alla diatesi scrofolosa assoggettandole un terso dei fancìnUi 
delle basse classi che muojono nella città di 'Edimburgo. 
Supponendo cbe due tersi dei nat(^in Londra o Parigi mao- 
jano di sotto i5 anni , e che un terso di questi sia scrofo* 
loso, ne consegue, che due noni di quelli che nascono nelle 
città muc^ono scrofolosi sotto i5 anni, » proporsionc egutfft 



r 



«49 

• qoeUar che maofB di ogni genera di infitrmità sotto 1 5 aoai 
nei sopraricordati TÌlia|;gi della S^itiera ». Il sig. jélhon ad- 
duce numerose autorità mediche e statistiche per prorare, ciò 
che é altronde notissimo , la preferensa della campagna so* 
pra ia città , rispettò a salubrità e lunga vita.vLe città e il 
tivere in affollale adunanse deteriorano U salute e accor- 
ciano la vita. Ma^ come producono esse questi effetti ». e^ 
più di tutto, come generano elle tanta soperchianza di scro* 
fole ? «, Da eie che ho . veduto in alcune famiglie non op* 
presse da sensibili privasioni , sono intieramente convinto, 
dice r autore, che quegli effetti dipendono pih da mancanza 
di aria, pura e di eserciaio , che da difetto di nutrimento. 
Però * al nostro presente obbie^tto baste lià ammettere 9(6 
questo^, io spero, si vorrà da nessnno negare) che d^tti 
'eifetti hanno un rniimo e forse necessario nesso collo stato 
di debolexsa si manifesto ne^ fanciulli degli ordini inlbrióri 
nelle grandi città ^ a paragone di quelli crésciuti nella cam* 
pagna. Ansi , mi pare si possa fare un passo di piò nel se* 
gnare quésta connessione, e asserire, che la debolezsa in^ 
dotu , in molti casi , dal vivere ne^ climi «aldi durante V in-^ 
fannia e la prima gioventti-, dà probabilmente una disposi» 
Sion e aUe scrofole « in quelli <^e ancor fanciulli tornano in 
seguito a esporsi alle sue cagioni eccitanti. Per lo meno ^ 
si sa' che la maggior parte degli abitanti di que' climi, e 
Ciegri e Indiani , soffrono in estraordloaria praporsione 1« 
ftcrofole , se vengono ad abitar climi temperati , e qualche 
voUa ne soffrono por anco nel lor clima dallo , ove gli Ea-t 
«opei ne vanno quasi totalmente immuni ». Che i 6gli degli 
Europei • nati nelle Indie orientali e. settèniriooali , sitino 
piante tenerelte, assai proclivi alle scrofole tm vengano à 
soggiornare nel plima dei loro genitoW , é un latto .clm non 
ammette dubitaxione , siccome neppure dubitar si piaò eh» 
esso fatto non ,tend4 a confermare il nesso delia debotessm 
generale colla scrofola. Però, l'autore si sforsa di illustraro 
q«esta conclusione esiandio col benefisio che dalP uso dai 
ionici si ritrae nella cura e preservazione della scrofola.; tra 
I quali tonici il pih eificace é il soggioronre . in campagna 
«jpTir, cwie oiacnra il d9t|. H^iUnf il variare deUe oecu«^ 



i5* 

pacroait uo piàiko più r«golcre di di^ta e ài eMreÌBÌo» aa*atK 
Biosfera pii^ fura e più serena', le Milutevoli etaaDatiooi 
delle vegetanti piaole , ìi soave stiamolo dei loro odori , ri» 
donano in bveve là vigorìa al corpo-, e la fera^essà e sere-* 
tiità alla mente»* -^ £Vel resto, altri fatti tendenti a con-^ 
fermare T utilità dipi tonici in qtiasta malattia, sono , a senso 
del)^ anfore , la speriaàentata virtù del bagno freddo di cor- 
legf^re la diatesi scrofolosa esistente, e difendere da nuovi 
ntNicohi della malattia ; la rara ricorransa delia tinche x<a 
uc'beecaj, come quelli che largamente'si pascono^ fittalmente, 
IV utilità dé^ rimedi , che migliorano lo stato degli organi 
digerenti , •< rontrihuiscono con ciò a far sk che s^ibtroduca 
più nutrimento nel corpo ^ rimed) ohe si vogliono annove-^ 
rare tra i tonici ,- quantunque diTersafmente classificati nei 
siatemi di Materia medica. 

' tt Avendo ora adittati i diversi fatti « che provano 1* intima 
reiasione ddla diatesi scrofolosa coir atonìa costituzionale ; 
abbiamo in verità stabilito lutto ciò che di positivo si sn 
rispetto ad essa , tranne il fatto generale del suo sviluppar- 
si , per cagioni affatto ignote , anco dove eguali siano tutte 
Jè altre circostanze , più prestamente in certuni chef in ccfrtì 
altri , « in quelli segnata memte i cui genitori abbiano essi 
pure 'patito* di malattie scrofolóse. £gli"è certamente possi- 
bile > che tutte le su ricordate cagioni non dispongano alla 
•croMa> soltanto coir indebolire il sistema ^ ma quaad' an-» 
efae «i^ fosse dimostrato , non altro aver *elle di cornane , sn 
non che tutte indeboliscono il corpo , saremmo pienamente 
giustificati uef ccteprenderln insieme , e ordinarle sotto il 
viedésimo «apc^.'Bd iaftftti, la (*redo, lntu> ^nanie si sa 
delle ea^oni- tendenti a accrescere , diminuire o toglier» 
la disposii^nle alle* malattie scrofolose , si possa restringere 
sotto la ÌMPOpòsìaione generarle : cbe tutto ciò che vale » 
iadebdìre stabilmente il 'corpo, tende a promuoverla , e vi^ 
«eversa, ciò «che tende a effiettivamente e durevolmente for- 
tìficare il corpo, valga a reprint erla/^1 messi più efficaci del- 
r ultima classe, sono P esercizio metodico, Taria pnra,* 
V applicazione del freddo sotto^ varie forme e con certe pre- 
- cauMoni , i* «cettaniento mentale / e le prove , 'efce si aOBO 



\ 



i5i 

dedotte dalle preeedetiti' coAftidefasiooi genvrtlì , mi sem- 
brano safficebtì per aoto^istarói « «ggiongere , che ' T asìooé^ 
delle eagtoni delf^uUima classe s! esercita sopra tutto il si- 
stema , quaBimicide interTenir possano molte circostaDse a 
imbarassarne la pràtica applicazione a cèsi indiTidui ». 

a. Ciò ohe si è detto , risgaarda soltanto alla formazione 
deH^abito scrofoloso , dfa « non al vero ioc^Aìmeato della 
nHilaftia delle scrofole. »— « Più Volte P affezione scrofo- 
losa si mostra sotto forma di flogosi , bensì di carattere par* 
ticolare , m«i (pausata dalle ordinarie cagióni , segnatamente* 
«lalla lunga applicazione del freddo ; però, ' nel più ^e! t^ÈiA ; 
in cui le malattie scrofolose hanno un esito 'fatale,, V aamBe 
morbosa si svolge nelle parti interùe , e i primi sintomi sodo 
oscnri e equivoci. Le principali ,' e, al certo; le piti caratte* 
ristiche alterazioni che colla notomia si scooprono , sono i 
cosi detti tubercoli;, a Tarii periodi di sviluppo; sicché la 
queiitiotie rispetto al modo delP accendersi le malattie scro* 
foiose ; si risoWe nel sapete come detti tubercoli si formino, 
e come nascano quelle loro alterazioni, 'che li rendono ii 
pericolosi alla* vita. « * 

Egli è sotto questo puntò di vista che diviene principale' 
ménte importante la questione circa aflPoHgioa de! tubetco- 
li , i quali > come è noto «- secondo alcuni , naseeréHbero' 
da mera flogosi, e secondo aliri , come £«ae/t/iec e ^nron , af-' 
fatto indipendentemente da tal processa, giusta il dott. Ba* 
ronì « i tubercoli e le disorganizzazioni coi danno origine, 
non sona il prodotto di alcuna specie di flogosi , e quantun- 
que 1* infiammazione possa gcconipaguare il loro accresci* 
mento , e \nodtficaroe i sintomi , detta flogosi , si rispetlo alla 
origine , s\ rispetto alle conseguente , é non di meno assai 
diversa da quella che attacca una parte non alterata da pre- 
gressa malattia , nel primo caso , essendo ef là un^ effètto , e 
nel secondo essendo la ca|;ione del vizio di struttura. » Laerte 
nec si esprime un po^ pih riservatamente: L* infiammazione 
dei polmoni , die' egli , può talvolta coesistere co^ tubercoli, 
e negli 'individui predisposti alla loro formazione può forse 
anco in qualche caso divenir occasione del lofo sviluppo ; 
però, in altri casi V irritazioDe iadotta da tubercoli già for-' 






i5a 

mail pa{» AeeeB4tr6 V iofiamiD^uaDa* » Etaa oslAnte qi»«i* 
premesse, Laennec />pìna tiitiavii^ i tubercoli focmarsi pi(^- 
spesso lodipendentemente. da fiogosi; e quando la ilogost 
coesiste con qualche aiTesiooe tubercolare , quella esser quasi 
sempre di d^ta posteriore a questa. '— $uU* opinione del 
JSIfouMiiù^efae alla flqgosi aiprive esclusivamente lalb/maziooe 
dei tubercoli,^ dpti. Alison osserva ; « in tutti i ^asi citali dalia 
scrittore francese, si sono colia necrotomia trovati insieme •& 
tubercoli segni distinti di flogost ( adesione * epatisaaaione l;. 
lagion per coi 1' argomento dedotto da .quelle scsioui non 
ai j{|iò io alcun conto ritener^B come decisivo* Si potrà 
sempre obbiettare , cbe i tubercoli esistevano prima del- 
y operasione della causa obe ha acceso la ^ogosì , e che i 
sintomi , durante gli uUin^i mesi di yita degP infermi , fnroé 
no una sequela di queir in6ammazione sopraggiunta ai ta- 
hercoli , Hi quale può forse averne affrettato lo aocreseimao- 
to » ma averli prodotti non maj. Però è da dire , essere ben 
raro d^ incontrar tubercoli in cadaveri che quest^ ambiguftà 
non presentino . » 

Il sig. Alison sembra tenere la vìa di messo tra gli estremi 
di Bàron e BrouwftU» Guidato- da proprie osservasiooi » af- 
ferma, ne^i individui con tendensa costituzionale alla scro- 
fola» poter i tubercoli formarsi sotto diversinsipoe ciroostanse 
e con diversi gra^i di rapidità. EgM non dubita punto ,«cba 
ai formino soventi indipendentemente da flogosi- ( almanco 
di tal carattere da darsi a riconoscere a chiari sintomi du* 

•r 

rante la vita)» e che, ne' polmoni almeno, la flogosi, di 
cui si spesso essi mostrano indubitabili traccia dopo la mor- 
te , nasce soyenti dopo che i tubercoli sono già fofmati. Ma, 
9ello stesso tempo no^ sa convenire col Lawnnce in amioet^ 
fere soltanto la possibilità di una genesi siffatta ; per propria 
csperiensa afTermando, Finfiammasione , sia acuta o cronica* 
comunquf prodotta , aver realmente , io certe costitusioni , 
la capacità di generarli. -*- Sotto due Capi ordina l'autore 
i cafi io cui ha creduto aver veduto naseere i tubercoli in 
segaito di flogosi. Nel primo espone diverse istorie di individui 
attaccali da tubercoli , ma morti di altra malattia; nei quali 
iodividui detti corpicelli , in istato d! incipienic ioimuzìonCf ai 



,, i55 

«raao ivohi eoo tanta cvidenia di cons«|pra eo^ ahnomi fi** 
gistici , ne aveano seguitalo V antlameoto , e erano assi paa« 
«ali nei più chiari effetti della fiogoti.» che assordita sareb- 
be slata, il credere che noo si fossero formati per opo* 
ra di essa. La prinia storia è breve a instruttiya : noi hi 
rechereaio. per intero : « G. P. , di 4 anni, di leapcramento 
debole , ma ^ano , sul principio di novembre del i^a fa 
preso da sintomi febbrili^, con cefalea e leggiero dolore al 
ventre sotto la compressione. 1 sintomi febbrili declinarono 
pia volte , ma non il dolore all' addome , generalmente «b* 
compagnato da diarrea. Veduto da me al principio di di« 
cembre , i stniomi in qnel punto aveano preso una volta 
singolare : al dolore addominale , quasi svanito , era succe- 
duto il vomito .a qualunque cibo o bevanda ,- fredde erano 
le estremità, piccioli e soventi irregolari i' polsi; il fancioUo 
era oppresso, da sodnolensa che si accostava al coma, peto, 
sansa dolor di capo, né delirio. Questi sintomi durarono, 
qoksi sensa variaiione, eccettuato il crescente dimagramento , 
per dieci giorni; il vomito in allora cessò, e il bambino 
fu preso da convulsio ni , che vennero sosiàeguite da coma 
e da dilatazione delle pupille, RJmaso in questo stato per 
quattro giorni, con qualche ricorrenza di convulsioni, mork 
il 19 di dicembre ». — « Aperto il cadavere, ai trovatono 
i ventricoli dilatali da siero. Quasi tutto il peritoneo, Araane 
il velamento dello stomaco , ara coperto da un trasudamen<* 
to analogo alla linfa coagalabiie, che si soventi si spreme 
fuori dair infiammazione j se non che questo trasudamento 
era di un colore giallognolo , e disposto , quantunque noa 
interamente , sotto forma di prominenze rotonde tubercoU* 
ri, di varia, grossezs.a; nessuna però del volume di un mezio 
pisello. Pel concorso di questa materia si erano formate molto 
adesioni del fegato colle pareti addominali, e degli intestini 
tra loro. In varii luoghi » dove piik spesso scorgevasi il tra* 
audameoto , il peritoneo era ingrossato e ricchissimo di va* 
si* Nella pelvi stava una massa irregolare , dello steaso a^ 
spetto, che tenacemente aderiva al peritoneo. I legamenti 
larghi deir utero » assai ingroasati e di color rosao cupo p 
cfinteoeTano negli interstizi molto denao pns. » 



/ 



i54 

» Qoesto cMo o0r« un ^eseinpìo mafuf««to di tratlbrma- 
zioof di malattia addominale io idrocefalo. Se notf si fosse 
operata qoella tra«forma<\oii« , le ^eatigia di fiogost neli' ad- 
dome ai sarebbero forse dissipate, il dolore addominale a- 
Tendo cessato ^lasi del tatto assai prima della morte. Da 
qòatito ho veduto in altri oasi di trasudamenti api perito- 
neo conformati affatto analogamente al precedente , ma pi& 
gfoslii e iin po' più sodi , non dubito punto che essi sareb- 
bero passati nella forma delie accresioni tubercolose deftòrit- 
te dal dott. Baron ; è se questo paKsaggio fosse riuscito mor- 
tale a un periodo pili tarcirTO , sarebbe stato impossibile di 
giudicale se P infiammazione ayease o no prodotte le con> 
gerie tubercolari cbe si sarebbero trovate; punto, sul quale 
^e apparente osserrate nVl primo periodo della malattia nel 
caso presente , non lanciarono , io credo , alcuna ^dubbiezza 
nell'animo dei medici cbe fìirono testimoni di questa necro- 
tomia^ ». 

n secondò Caso risgnarda ad on sano bainbino di due 
anni , siraordiuariamente pìngue e pletorico, il quale verso 
la fine di maggio del tSaS venne colto dai morbilli j che 
furono piereduti da un* insulto di convulsióne. Appassita 
r effiorescenaa , durava tuttavia un po' di febbre , con quaU 
che affannò di respiro , e tosse. Il di ìS giugno, l' antere lo 
vide perla prima volta, e vi notò polsi celeri, cute calida, 
esacerbazioni vespertine , tendenza al coma , pupille alquanto 
dilatate, vista imperfetta, tensione e dolore di Ventre,- ad- 
dome irregolare , evacuazioni verdi-scure; il bambino girava 
òi tratto in tratto il capo , traeva all' insù le gambe , e 
spésso digrignata i denti, v Avea un' eruzione papntare , o 
pinttosto tubercolare sopra diverse parti della cule , com* 
parsa alcuni giorni prima. « I sintomi ségnltarono con poca 
variazione , -finché, il 36 giugno , in seguito di una leggiera 
convulsione, subitamente morì. Aperto il òadaV^d, ri tro» 
v6 io stomaco in alcuni punti assai rCfs^eggTanlte', in altri di 
df color bruno e ammollito, con alcune escoriazióni verso il' 
piloro. Il fegato era pia durò e più paih'do del èblfto. Molti 
tubercoli vedevànsi sul peritoneo , che si lasciavano faVìil- 
«pente fregar via , tatti interamente sodi , sebbène parecchi 



i55 

fossero miDutisnimi. Pochi Te .a' era ««lift ifèttaoka det fe->' 
gabo ^ piti assai nella miiaa , che era tsgrotoata e darà ; aU 
cuoi pre^sb la tonaca peritoneale degli intesttni. Una parte' 
delle glandoke raesenteriobe era tabercoloM ; molti piccioli 
tubercoli alla superficie e nella sostansa dei pokaoni; la re* 
gione inleriore del polmone sioistro assai vascolosa^ e nel cen* 
tro della- porsione epatksata, un grosso tubercolo' irregolare* 
piii consisieiDte degli aliri. Il capo, mirabile a dirsi, pye proba- 
bilmente stava la cagione principale della morte , non Tenne 
aperto. = Da qoesio Caso^ il dott. AlUon deduce «i.^ che le 
stalo di buona salute del bambino prima di essere attaccato^ 
dai morbilli, esclude quasi la possibilità della preesistensa dei 
tubercoli; a.^^che il bambino non mai si riebbe della feb«r 
hre e àé* sintomi infiammatori prodotti dai morbilli , Cf 
morì delle' loro sequele , éirca un mese dopo la loro com- 
parsa ; 3.9 che i sintomi che precedettero la morte furono ' 
infiammatori '^y e i tubercoli trovati dopo la morte, in yarii' 
luoghi , segnatamente nella milza , nelle glandule mesenteri- 
che , e nei polmoni , erano tutti circondati da insolita va-' 
scolosilà ^ e il grosso tubercolo nel polmone sinistro, da 
oote\ole tratto di epatiszazione n. Confessiamo candida- 
mente di non poter convenire col dott. AUion , che tanta 
copia di tubercoli , alcuni dei quali assai gros'si e con- 
sistenti , fossero opera di un meae air incirca. Mon TOgUtmo 
muover dubbio, che dorante i morbilli e il susseguente statò* 
febbrile, non si fosse pototo affrettare il loro accréscimeli-* 
to^ ma eh* eglino si formassero di nuovo in quel perìodo ^^ 
eccede la nostra credenza. Né punto crediamo, che la buona 
salute e robesiili del bambino prima dei morbilli , siano-'' 
argomenti sicuri per conchiudere che non csisterauo tuber- 
coli negli organi interni , avendone trovato ne^ polmoni di 
alcuni, che erano morti subitamente in istato di perfetta' 
saltate. Il Caso in questione , sebbene importante sotto altri 
, rispetti , non pub danqne servire -di sostegno alla dottrina 
del doit. AUum , iiecome crediamo non serva fi terso caso, 
che pereìù paaaeremo setto silenzio ,« per intrattenerci sol 
quarte, che ci acasbra pia interessante. 
Ceae 4. D. IL > di nii anno e messo , Soggetto da sei me- 



y 



iS6 

■i « teol» dì mteria dalP orveefaia tmislra t e pili rec«Bie« 
menu a irrcf;olari «ecensi febbrili e diarrea , non però ae— 
eompagneta da alfeaioae di peno, il dà ii luglio del 182^ 
^«nne ricevalo* nel pubblico Dispensario, attaccalo da alcoal 
giorni dai aiorbilli. Terminata V erasiooe , dorava la tosse- 
me il iiambino ricapcrava V appetito , né (e forse. Aasi , ver* 
ao il dì 34 di loglio divanne febbricitaiite , pareva urean 
affetto il 'capo , tratto tratto gridava , vomitava ,. insistendo 
la tosse. Il 1.^ di agosto ava comatoso; polsi a 100 battute 
nel minuto , serrati , irregolari ; papille dilatate ; aspetto 
pallido I cute fredda { corpo dimagratissimo ; respiro breve^ 
rantolo.^11 fanciullo morì la mattina del giorno 3. «— iVecro- 
tomki* Qqaicbe stravaso di linfa coagulabile sytia loperficia 
di alenane porsioni di picara pplmonale; la sostanaa cella- 
lare contigua alla pleura qua e \k en64ematosa ; e in molti 
punti delle minute elevateaae della* pleura , che cuoprivano 
picciole caviti ripiene soltanto in parte di materia tuberco- 
lare io istaio gelai inofo , e di on poco di aria» Molti toher- 
coli , nello stesso stadio di avansameato , erano sparsi nella 
sostanza dei polmoni. « , Precisamente all' intorno dei 'tuber- 
coli » tanto alla superficie , quanto nella sosiaasa dei poi* 
moni , vedevanl generalmente un aumento di vascolosità ^ a 
un certo grado di addensamento delta souausa polmonare i 
i»a* questo sì poco esteso , che ogni porsione di polmona 
erepitava se veniva taitliata trasveisalmaote. I broncbi , 
come solitamente avviene in seguito dei morbilli , erano 
ricchissimi di vasi , e pieni di materia muco-purolenta. Le 
glandola bronchiali ingrossate , iDiemamema^ vascolose , a 
sparsa di punti ài materia tubercolare ,* ansi , osservate col 
miccofcopìo, nei punti in cui la materia tubercolara era 
pHi distintamente frrmaia j scorgevasi un. graduale passaggio 
nelle porzioni di glandule che ritenevano F organizzazione 
normale , sì che era impossibile di precisare dove la sana « 
ma insolita tessitura finiva, e dove la sostansa tubercolare 
cominciava, SulU superficie peritoneale del dlaframoim scor-»< 
geva)«i una macchia dMnfiaàamasione , con un deposito di 
materia esattamente simile a quella osservata nel- Ca<o i.^n 
ditposu a forma di inhareoli iwf goiaci » rasaaie la ^eobsa*» 



«57 

« 

Bt sierosa^ Simo abbondante stava sotto H' aracbnoide ; 
nollissimo era il cerrello , e t teotricoli distesi da siero. 
Hella parte inferiore del lobo laterale sinistro, la sostaosn 
cerebrale era di color rosso, e ulcerata la porxìooe I corri'*, 
spendente di pia 'madre. » La pia madre , precisamente in» 
torno a quella màcchia , era iojettatÌASÌma , e nelle parti 
più vascolose eooteneva un^ abbondante deposito di materia 
bianchiccia, che pareva ayesse servito a renderla intima* 
mente aderente all' arachnoide. « In alcuni punti , dove pi^ 
intensa era la vascolosità , la pia madre avea la ordinarin 
forma irregolare , vaie a dire le comuni sembianse del tra* 
sudamento infiammatorio ^ ma in assai ahri era disposta in 
picciole masse rifonde che aveano lo stesso aspetto dei tuber- 
coli nei polmoni » e^ delle gkindute, bronchiali ; nello stesso 
soggetto. Questi piccioli depositi erano di yaria spessesza ; 
gli uni, al microscopio, parevano indistinte nuvolette , che os* 
cnrayano la trasparenza della membrana; gli altri aveano In 
forma di opache, circolari^ «ircoscriite prominente; nessuno 
però, tanto qoivi, come negli altri organi, eccettuati i polmoni^ 
dava a conoscere di essere rinchiuso in vescichette» o cisti. 
Aassomigliavaoo ben da Ticino alle pustole che sì spesso si 
Teggono sulla congiuntiva delP occhio » segnatamente negli 
individui scrofolosi | nel loro primo stadio. » 

Io questo caso si ebbe V opportunità di vedere t tubercoli 
nel 'loro stadio incipiente , il bambino essendo morto in se« 
guHo dell' affezione cerebrale e dell* effusione nei ventricoli. 
Le circostanze che all' autore sembrano decidere a favom 
della sua tesi, sono: « i.^ La testimonianza del padre e 
della madre, che il bambino non area mai avuto sintomi 
di affeiione di petto prima d^ essere attaccato dai mor- 
billi . co' soliti sintomi pneumonici , quattro settimane in* 
nanzi la morte , e che da quei momento avea sempre sof« 
ferto di tosse, con qualche angustia di respiro. 3.® L' essersi 
colla necrotomia trovati i polmoni tempestati, di tubercoli 
nellHncipiente stadio di ammollimeato , quasi tutti conte* 
nuli in picciole cavità , eh' essi non riempivano fterfetta* 
mente y e quasi tutti circondati da insolita vascolosità , o 
^ laggiero addensamento della sostanza polmonare. 5.^ La 
ricorreosa di tubercoli , nei medesimo periodo di sfilnppo , 



x58 

ma noa eonténati ìa yeteiébMte, m una portiona ài peri- 
toneo ,. nelle flindnlebroacbtali e nella pia madre , e I* a* 
Terteti in- tutti questi luoghi ineontrali egnalineaie oircoa* 
•dati da accresciuta Taecolositè. Finalmente , i tubercoli ìq- 
oipienti euUa pia madre , contigui , del medetimo aspetto » 
e evidentemente connessi con un abbondante è piii irrego- 
lare deposito di materia cbe aveva tutti gli ordinari caratte- 
ri dei trasudamento infiammatorio sulla pia madre ; trasu- 
damento cbe avea strettissimo nesso cogli evidenti effetti della 
flogosi oeir adiacente sostansa del cervello , e ahe , se fosas 
occorso solo ed isotato , nessuno, >o credo, avrebbe esitato a 
tenerlo qnal prodotto di infianmasione. • 

Il sig. AUion soggiunge uà ^Itro Caso , e da tutte le sua 
osservasioai erede di potere inferire » « cbe in certe costi- 
tuaioni , la flogosi di diversi tessuti tende a versare qua 
materia bianchiccia o giallognola, non in quantità conside- 
revole , ma , pili spesso , sotto picciole masse circoscrìtte , 
<pili o meno perfettamente V una dalP altra separate , e cbe 
tali masse sono una cagione comune dei tubercoli scrofolo- 
si* » Ognun Tede esser codetta teorica affatto discorde dalla 
domina delle idatidi del dbtt. Barom, Noi non ci -crediamo 
capaei di oonoitiare sì diseref^anti opinioni. 

« 11. La tecanda $erie di Casi cbe mi resta a addurre 
snll'argodienio, risulta di esempi «K bambini, antecedenta- 
mente sani» o quanto meno non-affetti da malattia polmo- 
nare , che Tennero presi da sintomi infiammatori ben distia* 
ti, geoemlmente da nota cagione, certamente adeguata a quel - 
I* effetto ; i quali sintomi , dopo aver durato qualche tempo 
con pericolo della vita , declinarono imperfettamei^te per 
modo , ebe i bambini passarono in ti^ichesia , e morirono 
n capo di alcuni mesi; e net loro cadav<>ri s'incontrarono 
tubercoli a varii periodi di sviluppo , ma con nessun' altra 
alterasione cbe si sarebbe potuta considerare o qnal effetto 
dell' infiammasione , che V'pevasi aver esistito , o qoal ca- 
-gione della morte, n ' 

Caso 6:* Ui» fanciullo di cinque anni, assai robusto, al- 
quanto rachìtico , non una p^cciota piaga scrofo/Iosa a una 
gamba;, sul finiite di novembre i8i5 fu attaccato da sintomi 



tSg 

ìstinUimeiite pneomoDÌci. Vedato eia diversi medici f Tenne 
salassato due volte , ed ebbe i soliti rimedi coofac^Toli atta 
sua malaltfat I sintomi febbrili depUnarono, ma>.8egaitaodo 
r affanno del respiro e V importunità della to»se , divenne 
gradatamente etico ,, e , morì . dimagratisaimo sul finire 
dì gennajo 1816. JVecrtomia» Dappertutto i polmoni avea- 
no il naturale tessuto spugnoso.; la malatjtia paveva circo<- 
scritta alle glandule bronchiali, le quali erano enormemen- 
te ingrossate e tutte convertite nelF usuale materia caseosa 
o tubercolare. Nessun^ 'altra alterazione oQtavasi nel torace 
« neir addome. — L^ anfore soggiunge tre altri Cusi ana- 
loghi, pei quali rimettiamo il leggitore all'originale. Egli 
dice d^ averli scelti da a»sai altri , e crede poter con fi- 
ducia affermare non esser rari tai casi ne^bambini delP in- 
fima classe della società nelle grandi città ». Un sano bam- 
bino, osserva il prof. Alison^ può esser colto improvvisa- 
mente da distinti tintoon pneumonici, sia per infloensa 
del freddo, sia per operasione del Contagio morbilloso o 
della tosse convulsiva. I sintomi possono essere tali da gru* 
stificare V aspettativa ( appoggiata alla nefrotomia di bam- 
bini morti nel colmo di talf affezioni, di cui lo potrei pro- 
durre assai esempi ) che , riesceodo proniamenle mortali , 
lascieranno dietro loro indisii maoifesii di infiammasione 
attiva* Con tutto ciò, pongasi che V urgensa del pericolo sva- 
nisca, e che la tosse e ^angustia del respiro seguitino, con pro- 
gressivo dimagramento e ognor crescente deboiezsa , fino a 
che, a capo di alcune settimane o di alcuni mesi,^ ne se- 
gua la morte. Ora, trovandosi , colla necrotomia , tubercoli 
TQottissimi , talvolta assai grossi , con nessuno i^deqsamento 
4e1la sostanza polmonare , o soltanto con un addensamento 
leggiero, e propriamente intorno ai tubercoli n^ diremo noi 
che tai tubercoli non sono stati prodotti dal)a flogosi? 

Nelle deduzioni cavate da tai casi , T autore poco badan- 
do alla circostanza dell' essersi o non essersi trovato il bam- 
bino antecedentemente in salute, ha tolti i principali ar- 
gomenti a favore del suo' assunto , dalla certeuta della 
flogosi prodotta da una cagione estórna manifesta , che ha 
preceduto di alcune settimane o di pochi mesi solamente 
la morie; dall' essersi sotto tal flogosi l'infermo trovato 



in gran' pcrìcofo, sensa aver mai potato liberarsi dai sintoitlf 
di leiy e finalmente, dalla presenza di molti eà avanzati ta« 
bertioli come principale od unica aUeratione Hovenata nel 
cadavero. « La questione insomma si risolve nel definire, se 
rinfiammasione possa prodorre i tubercoli , o se V in^ra- 
massone sarta certamente di fresco , senza mai cessare dai 
sintomi che la dinotano sino alla fioe , non abbia a causare 
la morie ybè lasciare alcuoa cooseguenza riconoscibile nel 
cadavero , ma a coesistere puramente per caso con un* altra 
affezione di pib ìintica^data, e che ha fatto un aorso indi^ 
pendente. » 

(Sarà continuato,) 



Alcune rieerehe tutta sede dette alterazióni eeretrali ; dei 
$ig. Pi NEL, ftf^io. — TI sig. SouiUaud ha non a guari presen* 
tato alP Accademia di medicina di Parisi una Memoria |en« 
dente a mostrare, con proprie e con osservazioni altrui, che 
nelle àlterasioni cerebrali , la perdita della parola é deter- 
mioata da una lesione pih o menò profonda dei loDuli an- 
teriori del cerveHoé 11 sig. Pin^ impugna questa conclusione^ 
citando varie storie di affezioni cerebrali con abolizione 
della facoltà del parlare, nelle quali l'allerazione avea sède 
pih ó meno distante dalla parte anteriore del ifervello. Noi 
recheremo la prima* — Una donna', che non avea mai pro" 
vato disordini di salate , madre di più figli , cominciò v^rs<^ 
V età di 60 anni a manifestare dei vaghi timori sulla so a 
vita avvenire j sentendo di giorno in giorno a decrescere le 
'forze, liemeva di cader presto nella miseria ed essere ridotta 
a morir di fame. A 69 anni è percossa da un** insulto di ««• 
poplessia , la paralisi si estende alle membra inferiori , al 
braccio destro e alla lingua : per cinque mesi ella non ha 
potuto né parlare , liè servirsi delle sue membra. Dopo que- 
sto 'pe^Hodo ricupera finalmente Tuso della parola, il brac- 
cio destro riprende la mobilità ; ma gli arti inferiori riman- 
gono p^aralitioi. A 63 anni , questa donna è condotta alla 



i6c 

Sdlpé^rSere ; efk «te» Tolnto «tteitare ft* socd giorni con nu 
'Golpo di coltello alla gola. I suoi parenti affermano, che 
•ravirorsione alla TÌta non avca incominciatola manifasiaraì 
chewalcuni mesi dopo V inaolto di paraliska. Don mesi dopo 
cntfata neU* Ospizio , renne per la prima volta assalita dal» 
r epilessia , i cui accessi si fecero Tieppiù fre<)iienti negli 
ultimi tre anni cb^ ella soggiornò nella Sesiona degli idioti. 
Nella notte del 6 gennajo iBqo , la don^a mori sensa che 
nessun sintomo avesse potuto fare presagire una fine sa 
pronta. -— Necroseopia. Abito estemo del corpo naturale, 
jricoo di pinguedine ansicjbé no. La ci^jatrice del coHo^» , 
lunga intorno a due pollici, si estende trasrersalmente dalla 
•parte laterale superiore e posteriore della cartilagioe tiroide, 
.fino alla mela del lato opposto del colio : la ferita non ha 
interessato che gli integumenti e il tessuto celluioso soltO'* 
posto. Cranio spesso, eburneo i injettatissimo. Molla. di no- 
tevole offrono la dura madre , V aracnoide , e il lobo destro 
.del cervello , se .non che la sostaosa cerebrale è piii soda 
che nello stalo ordinario. Il lobo sinistro del cervello » alla 
parte posteriore un poco all' indietro 9 al dìssopra del ven- 
tricolo , nella spessesca della sostanza bianca , mostra una 
•cicatrice. esternamente giallognola ^ rossa e bruniccia Inter- 
namente , che nel suo centro contiene una specie di noe- 
«ino lo bianchiccio, di aspetto lapideo, non organizsaco, 
diiro e resistente , avente per ogni verso cinque o sei linea - 
di diametro. Il restante di questo lobo, egualmente che il 
cervelletto e il midollo spinale , partecipano della durezza • 
della consistenza notate nel lobo destro del cervello. Il poi* 
mone sinistro è enfisematoso ; cuore enor.me , ossificaziona. 
delle valvule aortiche, siero nel pericardio, e nel lato de- 
Siro del torace. Il fegato , notevolmente ipertrofico, occupa 
tutta la regione epigastrica e gran parte deir ipocondrio si- 
nistro ; non di meno , esso è sano di dentro e di fuora» 
(ja milza é picciplissima , ma sana ; lo stomaco infiammato 
verso la picciola curvatura ; il duodeno e gli iotestini , qua 
a là injettati. Meirutero avvi un'escrescenza poliposa che 
ai ^prolunga fino al collo del viscere ,*> la tromba e T ovaia 
ffiuistra mancano affatto. — Le altre tre istorie riferite dal« 
Ann A ti. FoL XX XVI lì. 11 



1' ftoiore dimostrano isteMttn^Dte, che le lesioni ééHke por* 
sloni. tnterÌ9ri del oervtrllo non «noientano cosUntemeoie 
r uso della parola , e che la facoltà di espriaiere le proprie 
sensaetosi ppò essere abolita da alteraiionà rip«>ste in di- 
irerse regioni di quelForgano. « Ciò non pertanto , soggiunge il 
doiL Pind^ posseggo sei ose^asioni , nelle quali si era 
presentato questo fenomeno , e dove le lesioni slavano 
Terso I loboH anteriori ; ho vedute^ altresì » in altri casi» il 
difetto nella loquela nascere da emorragia nel corpo striato. 
Del resto, cosa imporlootÌBéima è il disiinguere le lesioni 
che distraggono le funsioni di uaa ponione del cervello» 
comprimendo qoesia ponione cerebrale , come le emorra- 
gie , da quelle che attàecano direttamente la porzione che 
presiede a queste fonsioni. Il quale studio è tanto più dif- 
ficile', qoanto che la struttura del eertello non è ancóra 
ben cognita , e che , qoanto più fatti patologici si raccolgo^ 
n^, tanto «meno si ha risultati eostanti e identici nei sintomi 
prodotti dalla sede delle affesioni locali deiP enc<*falo ». 
{ Journal' de Phjrsiologie ), 

Memoria sopra la questione : La facoltà di articolare le 
parole ha ella $ede nei lobi anteriori del cervello , giceome si 
pretende dal doti* Gali ? ; del prof, CsuTÉiLRita. «^ Setto 
ossertazioni riporta V autore , pet combattere V opinione ài 
Gali , e Bouilluud che la facoltà di articolare i suoni abbia 
sede nei lobi anteriori delP encefalo. Nella i.« la lingaa e 
gli organi a lei congeneri potevano eseguire ogni 'specie di 
movimenti ^ e nullaroeao si riSutavano alla coòrdinasione 
necessaria all' articolasione dei suoni. Ilella i.a vi avea per- 
dita della parola, ma pieno esercitio delP intelletto e dei 
moti della lingua, con lesione del lobo medio del cervello. 
« Nella 3.«, un'apoplessia del cervelletto pareva aver recato 
impedimento sensibile alla pronunzia f ma è certo c|ie una 
apoplessia del lobo medio ha tolto la facoltà di articolare i 
suoni senza togliere P intelletto , e debbo notare che nello 
stesso tempo sommamente difficile era la deglutizione »« 
NeHa 4? ^ malgrado tuttf i movimenti della lingua fossero 
aQì e doliti , T individuo poteva tuttavia articolare i suoni, e 
tra altre alterazioni nel cervello ^ s* incontrarono traccic di 



i65 

èìnqn^ ipti^odltiutiU nella pro^tiibenmta » • im tìiìo mI p«* 
da»€olo anteriore sinistro. Nella 5s, dorava la pronnoiia ad 
onta del notevoUssiÒDO indebolioiento dei onoti ilella Mngaa» 
e nel cranio si trovò un indaramento eartiUfpDOiO dei oorfit 
olirariy dei UiKeveolt mammellarì • del peduncolo ptoisUr» 
detoerv«lletio; nasrendo i nervi ipoglosst e gloèso-fattngei 
dai solclii che separano i corpi oliTari dsi corpi retiformi 
• dalle piraoDidi anteriori, Fautore inclina a ored«re ehn 
la faeoltJk di articolare i saoni proreniwe dal nervo linguale^ 
ramo del quinto pa|o. Nella 6.« e 7^ osservationey uno dei 
malati presen taira nna disorgaoitsaaione ÌQlera di un lobo 
anteriore , con tumore scirro$>o nel centro ; l' altro , 4aa a* 
scèssi saacati , grossissitni » nel lobo anteriore sinistro , cdtk 
ammollimento degli strati cerebrali adjacenti, e non df meno 
la ncoItiÉ di articolare i suoni avea dorato fino agli nlctani 
momenti della vita. ( Nòm^HU Bihl. ntéàietUe), * ^ 

Os$ertm9Ìone di rottura tU mèra a due metà e messo 4r 
gravidanMa f dei tig^ MoOLiv. »- La signora Cmy^r^ di 9^ 
anni »• avear avuto no primo parto a. termine aH^ etii/df at , 
poscia due aborti, nno di 4 mnì • aS'anni-p Taitro di t 
me«e a a 5. Questi due accidenti non aveano punto alterata 
la sua salute, quando» ve0io la fine di maggio del JSaS , 
questa signora divonne gravida per la quarta? Tofi** I priìKt« 
pii di quesla gravidanza non furono turbati (^a alcun sinb* 
stro. La signora Cayer segnita;va ad attendere "atte ^oe oc«> 
cupaaioni , ed anco al suoi divertimenti ordinari V-'segaata» 
mente al ballo, pei- quale area in ogni tempo avvto nna 
specie di predilezione. Il di 7 agosto, dopo avet p^eso uà 
bagno caldissimo, ed aver pranzato sobriamaÉie^ andò al 
ballo , e dispottevasi a passare nna pairte della notile , quan* 
de, facendo U ìf^al^f septà improvvisamente uno scoppio nel 
basso ventre, « cadde .quasi subito inaiacope. Gli astanti , sbi* 
goltitia si iroproTYiao aocideatr, si diedero premura di com* 
dufla a c#sa e metterla io letta. Si mantlrataronà alloaa i 
più gravi sintomi eoo 'sorprendente celerità. L^ addome ai 
fece |;onfio e docente , i polsi s^ iodebol^xooo e i traiti dei 
volto si seller arono ; l^ fàccia e tutia ,la superficie àt\ ooepc^ 
ai co|irir9tno di sudor fcfddo; T ammalata '•ff io am'anviaA 



184 I 

In^pHmibilc. Ebbe alcuni VoAiiti, mercé cui ri^eu6 una 
parte del praoso. Tale era Io stato ìd cui la trovò il signor 
MouUn^ chiamato a soccorrerla. Questo medico , che già 
^▼ea assistito alia donna negli aborti, credette^eon tutti gli 
aslanfli, ob^ ella fosse niioacciaUi di una nuova sconciatura f 
e \ secondo qnesta idea , attribuiva V estrema prostraaionè 
ideile forse » il pallore del volto e la piooiolessa dei polsi t 
a una ptrditar straboccbevo|e da cui questo aborto dovea 
essere accompagnato, e con quella oredensa-, si fece sol- 
Jeoito di esplorare f ammalata. Ma quale non fu la sua sor* 
presa , quando non vidde una sola goccia di sangue stillare 
dalia vagina , e trovo le parli genitali e il collo delP utero 
in istalo naturale, questo né piti aperto*, né.pib basso ab e 
non dòvea essere a due mesi e messo di gravidaosaP Per* 
•li^so non di meno, che lo stato delP inferma non poteva 
essere che il risultato di una eraorragii^ , avuto altronde ri- 
guardo air cgnòr crescente enfiagione del ventre e air op- 
pressione, e che la malata non cessava di lagnarsi di uà 
.dolore nell' addome. » al di sopra della fossa ifiaca- «destra » 
egli credette» che nello sforzo, cbesi diceva avesse provato la 
stg. Cayér , si fosse latta una Isoerasione nel fegato. E la cir^ 
postans^ dello scoppio , che la "malata accennava di aver 
sentito in questa regione quando era stata solU»vata con 
violensa , sembirava spalleggiare il diagnoetieo. — Cviusta 
•queste premesse , il salasso dovéa naturalmente offrirsi come 
primo messo curativo; se non cbe il sig. Moulin^ sbigottito 
dal decadimento delle forse e dalla picoiolessa dei polsi » 
non osò determinarsi a praticare quella operasione , è «i 
limite a prescrivere T applicaiione di ao sanguisughe alPi- 
pocondrio e alla regióne iliaca destra , sede 4i oQ doloro 
acuto aarsi che no ; poscia si praticarono fomenta mollili ve, 
e delle bevande rinfrescatile leggermente inacidite* Er^ verso 
messa notte, ^ando il sig. MouUn lasciò V ammalala^ ma 
a 4 ore del mattino, il sig. Cayer venne in tutta frelta a 
cercarlo nuovamente , dicendo cbe sua moglie stava mo« 
rei^do ; ciò cbe non era che pur troppo vero, dappoiché 
rantietk era pervenuta al eolmo, estremi erano ralterasione 
dei tratti e il pallore , a freddo il na«o e le estremità. Ap-*^ 



i65 

Ipena resuv» «H' inCtralt reoe tuffietfnt* per «sprim«n U 
«ngotcì« t la disperatione da cui era oppraèta. Si chiaoift* 
fono in «oa4.uho i dott. Guibtrt e RwMék Erano ia aHoia 
sèi ore. La «ola vieta, dell* inferma baaiava a oonTkifcere i 
eouMuleiiti ohe la inoHe bob dovea essere lontana. Essi però 
diseocdavane dai'tèig» J^oafifi oirea il diagnostico: ambidae» 
rigetuodo la snpposistone'di una laòeraiioae di qaalobe ri* 
•cera -addosDinale , pensaTano che ai avesse pio i tosto a fare 
con. Olia 'petisoniie.acutissiaia^ A vero dire, essi non potè* 
▼amò giudicare «Ile detto stato presenie; e Pidea. di una 
•Aofosi peritoi|ealr<doTea in allora senbrar loro assai pia 
irerosicnit», elieiqvslla'dr ona- emorragia addominale ,' unto 
piii che cpiesia ca^tà era talmente distesa, ohe sarebbe 
•tatd impossibile di -acquistare la certezza Usica di uso 
spandiiseAt^ La ftoltoasioiic non ero piti sensibtU> e oltrae» 
ètV-às piireti dePxtevire erano talmente dolènti , d^ non? si 
sarèblie potuto impiegare la compressione piò leggiera per 
▼«vifiearo questo siuomo , che > par tnttana sarebbe stato 
femporiaatissimo al djigoostioo. L' esplorastone nonvommi* 
nistrò'loro alcun todisie che l'utero dovesse esser -seggio 
di roitora » prelerentia di altri organi. Come il sig. MouUn^ 
essi trOvarono'>il «cìsllo deIPntera duro^ chioso, e che avea 
ieonsanraCo tutta là sua lunghessa. Però , se i sigg.^ Mtì^lUé 
e OuHeretrmno ^scordi 'dal sig. MouUn nel diagnostico' y 
ttèb lo erano pamo nella, cura ) ma tutto fa vano.' Ad ontti 
di una' nuova applioaslooe'di sanf^nisughe , kr atat<» dell* ami» 
malata continBÒ: a agghurarsi nel . oorso della giornata , e « 
1 1. orto della sera , dopo aver ^Éasato per- tutti i gradi : del* 
1? oppresstone B' deif ansietà*, ia. sigaora ^Cit^rei: sin messo « 
un^angóSG&a.io^lkprinMlMle,' spirò. ' 

/ La -.neoeoseopta, sfatta aSore dopo la morte, alla presen- 
aa dei aiuti aigg. JlònliOt tiitmUié ^ Guihert e del dottor 
TU^eroii , medioo della monie^alità » ha dato i risahamenti 
ac^ueilti': Bnona cooformaaione generale; grassezza ordraà-* 
m; tessuto cellulare adiposo piuttosto abbondante sotto gli 
iategomenti del petto e del ventre | .mammelle protuberanti. 
Organi' del cranio e del torace sani. Aperto il peritoneo , 
flillò gran copia di sangue paro e liquido , il quale formava 



\ 



no tomMv9¥oU' strftnvò iielhr «aviik. «Idbmiii4« ; la q«a«^ 
iHè di qoe4t« fiatilo poteva aiilmoaUra a circa' quattro pio- 
ti. Io iaiato oèrttéla il 'fegato « io) stomaco,'. f;li intestini/ 
•atta la vaanlMmaa aaoeoaa ÌBtes(iiiale.< Netta regiaoe ìpoga* 
•Ifica» He! maaso 'dell'enorme atraraa» iiH aUDgiie , «otavaéi 
tra tuoiore rotioiido g di tl« :ò> quaitro poNiof'dì dianretro ,« 
•dertota alla parla anperlore.dci -corpo dell' alerò » «'che- 
^MiMTa lare un tatto con qoeata TÌaoera ». al ponto '^cbe a 
prNBo .viKa ai poteva pigliarlo per V alerò «aataeo; Qneaio 
toa»oré , lo cui pareti, alte cfBque o*«ei<lfaee<> etfano tate* 
taoBente formate di aaogue rappigliato ^' era oairo o contèa 
seT*' OD loto, cbé pareva di due meai e meano^^eèroondato 
daBe meadiraQe. e d^le aaqoe deli^ anmiaa. laoit^ P utero 
•al' sèatO' del* tuo maggior dtametio , «e dtstaoeaio dai lcga« 
SMoti e dalla Tagina , ai trovò quanto aegiie:' Alla- Imar o 
jiafte aaperiòre deir organo, eravi una mg(faardevola laeeca«« 
aiooa> di loraa cireolare,, aventi almeno due pollici di dia* 
metro. I bordi di qnetia laoetasiove aderivano al .gruaao 
obi ffofmnvn tumore aHa bdte deU^ntefò' , a conteneva, oom» 
m è detto, il leto Mviloppatd nelle ane anembranej Da qne* 
am dfipotitione risnhava 'evidcstemeote cbè L'oro ornano^ 
toato dòpo la roiinra , era sfuggito dalla ' cavità . uterina » 
9à avéb panato nelP addome , reataodo fUso preaao-la la- 
.crraaione > ève' pareva #itenoto dal grumtt» oba .ai *•* IÒr« 
imato tatto aM) intorno^ e cbe lo iaelnva aaalt^;D»aate daUe 
^dacèi^e'addomi«a1i. H teatumo dell' «tcio era sano- in . qoati 
lotta, la eoa eatentiaDaé Mei pante< della laaeraaione, era «- 
▼ldaniemente:rammolKt<r> e<li toperfioie laeerata tèmbravà 
rugosa « tnegnale. vLa «pesaeaib deUe* paPHi uterine non era 
maggiore in questa , cbe in tutta le altra r^glottl dall'utero; 
ella eea di ctrea otto o note tioeè.' Non vi »avea apparenkt 
di «aViik , né altro cbe indicasaa lap^ee^lsiensa di un corpo 
aimnierò nella spcsaetta di* questa pai^etik La snperfioie 'itt^ 
terna della omlriee era nn po'roaaa, «isida e sparta di vii* 
laaitb e di lembi fllaoBeoti»i ; la placenta , appeo» nbboa- 
nata , a satto forma di membra aa sottile , allangala e trtan*' 
gelare , non disUngn^aai che alla sna continuità col oor^ 
dona ombalUcalle . a alle sue aderansa colle membrane del 



|eto«.Fu ifnpiMHtbile <dì «tsìoorarsi te qofstò corfio èdtrira 
im^roan^nte all' «itero ^ o «1 margÌB^ d«lU lacerasìooe di 
iqqatt^ orgaop. li feto , ^traapareikte aUrat drso la adqifte deU 
r.attnios a le iiian|braiia« s^nibraTa b^n coaformala.e di 
ieA«P>PDascbile, La tasta oacupavaia parte piU deoUva.. Timi 
gli àkn prfaiii del ventre e della cavità della pelvi , il jm- 
ritQoeo che vette le pareti nddomioali , ft& bene cb« 'quélloi 
che cqopre. gU intettmt e le viacere ivi^iaar» eraao afAitt» 
normali » c.d avcaoo cooiesva^o il loro polfiee « la loro or^ 
dinaria disposisioite. L' utero e T ovo wùàuo 6»rooo coMer* 
vgti dUigenbeiDeDie » e, nello stesso giorno, della necrosco^ 
pia 9 presentati alP Accademia R. di medicina f^ella- seduci^ 
del 9 agostp i8a5 dai 'signori Maulm e G.aibeHf i quali 07 
eposero auceintameote a qoeU\a9aemblea la storia della- man 
Uttia cbe.abhiamo espQfta no po' piii minutamente- ( ArMve» 
fornir. d€ Mttdm ... ' .0 t 

Ossenf anione di un ^UrQ aimmt9 lulla, sum jipeà$ma utt 

canale^partfcolar» f. dUsig. B4VOBi.oo(èUB^,4^eo<e: rr- 'Luigia 

B|firgiier|ta Lfipiecre » d^ 53 anni ». mori di »pienf«>. - pnettmo^ 

Bile nello apedale fieaa}oi)« Elia non avea>.mai %UAto. » Spat* 

rato 4 cadav^o , si iro^ò r «toro delle- ordinarie,; idi measior 

ni :. ugliato 4air alto al basso, dal fond« wwrs^ iloeoUa, 

nulla preetntò di noteiw>le/ae non che U.-tmeabe' aveaao 

claspnna i^ ,%^)9MMifik .di , una penna 'di oocvo; .(atte p^ di-t 

ve{se inoi#ioni a M^it» e a sipiai^ra nelle paaeti del corpo 

di .qnest' organo y.acoo^rjm^yio ti i^filra ttn:eajiale di ngualo 

calibro, delle trombe » i^ qn^l canale > aU' ineà • tarmine va nella 

tromba deatfa > e all', ingiii* nel <ol)oc U canale nasceva .dalla 

tramf^^ 9 a tra o. quattro linee dallttisna ''i^teeetiià inierna , 

f yrs^.bena cbe, questa suesa4Mt«tmità«intiirwi:».eeatla coo-i 

tiaoasione. di quella. Me era possibile di 00 afondere questo 

"caiial^-eenHMft vaso qnakmqoe ; egH era troppo distinto i 

oltre di ciò, il stg. Marjolin j chirurgo dell' ospedale , e 

preeenie alla nearoseopia,' avvebbe tosto vileiraio 1' error 

nostro* bsnece di «nwenifè- nnUé no'ètra opinione , e ere- 

dUae 'eel».oni.'ohe^' questo canale aVfebbe potuto contenere il 

pffodntto- 4UI concepimento ,• se- in questa donna^ fosse ifiata 

fecondata fovaj^ *^ cetra. A|[giogn«f«tt9»^cbiiqtteaio canale^ 



ÌBfraiMleiidoti , doinmie la graviikiitt , a' ape8« deHa ca^tl 
dtU^uiero, avrebbe potuto lanciare fTilaf^pare dettiro 6iae , 
§90 a wn' epoca pili o naeno wanaata ,11 pre<!otfo d#l con- 
oepimoBlo , e ohe ', io -queata ipoleai , Il pa^to avrebbe a^ 
wto loogò per le vie ordioarie. AH* epoca del parto, le atm* 
taaioBÌ aoprtTTeotite nelle pareti del corpo e del 'collo det" 
V- yiero ai aarebbero eeoaa ' dobbro attribuite alT èsfktensB 
di imutefo -doppio; dappoiblfé fai sorta dl'equltoci wsno 
ione pk alati cioismeasì. -^ Nos igoorìaoso le gravidaiiso 
•viWppaCa nelle pareli delP ntero , osservate "dà Smith , £^- 
àmrUh f Aìhén , Canu , Lùbtiein e Breiùket, ; nra crediaaao 
obe-qnealo petao anatoonico , che ooo ^ abbiamo cooaènrato 
ohe in disegno , aomministri la^spiegazione dello sviluppa-» 
asvBlo di' qaelle gravidanse. « (1). 

Màmorim »M itUPoduxion^ di àiuèrg^ gpHanze ndte arte- 
ri» defjU amimmii Vit^enii; di B. Gaspaid. ««^ Ifilolte injeitoni 
di liquidi e gas fono state praticate' neUe vene degli ani> 
inali viventi, e nel sistema capillare dei poliilòtti> aaa pio- 
ctolìssinio ,t Oefaaparatfivamente , é il numero tfelle* io)eaioBÌ 
analogie 'fiille nelle arterie , o éel sistema capillare generale, 
IfL Stvnùm» è forse stato il primo a fare esperteuse di qut-* 
al* genere ', alformiando di aver vedalo morite ' tostanlente 
nn cane, nell^ vrleria oeliaca del qtiale avea «bf&ato d^'a* 
ria: egli vitroiròj! onore rigoafiod'afia. 7l»rrtMnrso Birth, nella 
Stùrùt àéUa Sftdti^à K^ùU di Londra, raccoina/ comé'deMàtte 
ilB|eliaio in un^ arteria dttfa'fiie la vita, non sia ritornato- per 
la vena dba « cépo éì- otto ore ; e il. F'ièutsené al priootpio 
del dietotiosimó aeoólo , preteae aver fatto ' entrare nelle 
qaroliée (pNÉttPO iibbi«o df nerentio al di ih dèi sistema ca- 
rotidei» cervello ; eaperienaa ^ n6n è però "rioseita a 

. .j. li!'.»'. *• .. ' ^- »•• ■ k» 



i> . 1 . < » •! 



(0, fnffi^^P^P ^ùs$en^éi ^ueao 0mimh ti tM§gamo la 
ìolatiut qaierva,Uf>9^i dd do$f^ i&aclnet fwgfetlf%i(e a- face. 5iS 
del préQtdenU vQÌ.^i qu^i AUndl , a la Maàiotia mpm ann 
niMiPa varie%^ di grat»idé$naa emtrorUfmiM M sig* Snuèna ri-' 
ferké nel prucnf» ^/V^aoicolo. 



i6^ 

BtùnrOf quando vcUe rii«at«ri«. effcHa earolìd«, « BelPat-» 
terìa crotale Smperio BUktA hi iiii«tltto aria • gas idrogeno 
aoaforato , acqua pura , acqua tiau <li ' iirinoo , irino , olio ^ 
acidi deboli, alcali aHangati » sali naoiri» sangue aere • 
Ycooso ,. orina , inie , sieto del «i^ue , atocosità cammii. % 
A* P. NitUm , segoftaodo poco dopo i lavori del suo mnat 
troy introdusse istesseniente in quelle due arurto dall' «« 
ria , del gai acido carbonico e dell^ oppio. Finalmpnte ,. qua^ 
bì intorno alla stessa epò»a , IkehU^ e .Jiefmdie iniettarono 
nella carotide e peli^ àf|efia epurale del sacca di.upas tiau# 
t^ e di upes aotisr; e, alcuni ami appresso, ìiàfa§enàiei 
isola lavnente, tnjettò dell' acqua* e dei li<piidi irritanti neir ac- 
tcrta della coscia. Però, noia il aig. Gdipanl , queste ape<- 
rieuBe» meno quelle degli ukiuii autc^, aono riferite ,. eoa 
nessuna relasiooé ai sinlomi ,' e ai solo fine di cbiarire il 
risultato che 1* espeiriniaBtatore liHendeva oonaegntre. II per* 
cM , egti ha • creduto' in a^oneio di seguitare le alesar ricer- 
che , serytfidosi delP arteria cniiale a prelsrensa della ca«* 
rotide. E acciò non si attribuissero alla .sòl» legatura del 
▼aso injetiato gli effetti che otteneva dall' injéttarvi di« 
verse materie v il aig* Gaspara, legata in on-oane T arteria 
crurale sensa praticarvi nessuna infezione j, vide conseguirna 
ootcamente freddo notevolisetmo del eaem br o , -uboltsiono 
del polso sotto il tendine di Achille , rigidità nell' andatura 
per un giorno .ó due, ma non veca paralisia , apn anfiamea* 
to, non iofiaoiBuiaione , né caacfana. Il calore era giàtoraato 
un poco alla rampa nel secondo giorno , maggionnente nel 
terso , «^ era divenuto affatto aormale nel qaar^ f al qoal 
grado r andamento era tornato quasi naturale. ' La legatort 
si staccò nel quinto giorno , e T'animale BMri nel aetiim» 
sacrificato a un' altra esperiensa. IVipetuto V esperimento ia 
un ajtro grosso, cane/ diede analoghi risuluti, i quali *o90 
tanto piii decisivi , quantoché dalla medesima eaperieosa gjU 
stessi risukamen ti- ottennero DréUneoun , fU9u$§€n$^^ H€Uhr ^ 
Bìthai ed altri 'cbe con diverai proponimenti la tentarono* 

Le aaateria injeltatedal sig. Gufpmrd furotao mercurio, olio 
di olive , acqua imputridita , aria coarana , acqua pura p 
tartaro emetico « esuatto gommoso, di oppio a aaetaio di 



170 

ptomlM». Eg1t.<lés0rhre mkaCBfin^ste ckscidia speìieosa NoiV p0t 
^os peeeart di peolistità, 'né rilariieifeaAolfaiito U ooao^sHHki* 
pt/f I cofpi cinffin grouolBnì» coi9« U méroMriPt.roUos 
il tedinealo di eaUftUo.di oppio .»^«oó«> non poaipn» olir«- 
fMMMB i vasMliù iatejrmcdi alUiafltrte e alle,vflaa| «su vi 
ftméao^mó » al- ooéirario •• m^c^anicamcftA dtW iafianuna* 
aioBlft^ dtli\ iafilliasiòiM .sierosa , dfi^ aaceasi, «oa».» sic^ 
•ooiae, blu piò miiiulaoiaiiie diaioalnito aeUa Memoi^m nd «var* 
tuiio* a.^ L' aria paaaa cQDi|iiiÌcb«'diffi£okà dalia ariaria' selle 
vane aaQsa infiammare il aitlema aapillaic.i ma^con estcejna 
4i£SeelU e con ataai di tlaaicBa^ aasa circola al di^là , «enza 
dubbio., a «agione della àusi elatiiciià » mereò citi reaiate .al-* 
V erto .del aasgoe:.£gii. pare , 4ìbe infettala, di queaio modo 
po^sa assai. diffieilmeiHe caésaio la morte, eome lu già di* 
iDoslraiOida Sfysutn , ed é per questo che trovo. mi po' sor* 
prendente il nsoltato della «itata. apeeienBa. di Stemohe., h qnah 
sto proponila giova notate 9. cbeiqneMo fluido eias^o, iaè*' 
pegnatb nel aiatema capillare.^ ba awestalo i due terribili 
teleni'ioieuatii dopo di esso (T acido prosaico, e la noce vor 
mica) ed ha impedito ebe producessero ie IsagwitQ alcuno 
dai. loro fttoeàtLeiretii'(i). Cosa n' è divenuto di ipteite.eostaòi* 

• • t • . . . > ■ ],•»••• ' r ■ » 

Mmm»mm^^m»^-'mi^mmt^»mmmr'^mmm<i*»m ■ i ^w^— ^w^— i^wf^i— ^^■^^^■^y»^ i In i | i i i ^ 

(1) In ni grorjo onne 4e' ceeeMi » • P a^aore oevea », più ri- 
prtm caedato ntiT arteria cttraU tra ) -e %• pMci otibici xT e» 
tim eemune , e auta agni yaikn.'udiipl ncW fntémù étì m^tbp9 
tn, roràongginmenHo paftiemimre dipèndente détl rmnc^mrsi del" 
Ì'mmsmi do/ sàngue* L^ animéde evee non Mi mmno aoffertò^ po' 
ehimimo da gneiie rem/amie, injeadeni ; nesmn «miomo e/m 
imnmdimmmenie Mueeeduio , ma e eèipo . di alcuni minult H 
#^ 'Gaspard i^idide e&e la.wena^ ^ ^iteeompagna ' fatitewi <;#<ìh 
m^' ene dittata, da^ sangue apamata j « miUa'^di moke: Mie 
dt-Atia^ e cke.^uéfto Uquidoma poehia$imé' mteéih, eomarh^ 
stagnante, nel, poM^i iuM» il mtamàra era orepitmpie ai tmko j 
dtircHOf nuUa di e/bls<ro prouò il eana- pèr^ oltre mew^ofa. 
jPrefHtdeada Mora l\ autota , che questa sparimna^non satetlie 
fibueita mortale, o chàlo.iotio di anuyiOH^iandòH ntlèa: v^ 



i ' 



^7« 

mI m«iitbrQ? Ikmiotlteaa: petalo, le ^«iiltià d«l«l«re pel 



.j . 1 1 11 1 j i - " -■■ - . ^. . -^ ■-. *■ 



|M cava. e in tmta fi $i$téma/sir4>olatorh, sgamUrer^Uer^ J^,-^ 
nalmenjie la coscia, e finirebbero pei: disciagìierù nel «fui^wft 
per uscire col mezzo della traspirazione polm'onale , egli fece 
servire /' animala ,aìlù jeguenU iperienxe : i.** infmiìy nelU. 
Messa arteria un'oncia di acqua, alla quale auea aggumio 
'}o gaccifi' di .^eido ^rustiiiP , di u^ mudicuo, e nqn pertan^tk 
non ne risuUò alcun ef/^tó né tosto^ , né in seg^UQ^ a-^ .Un. 
quarto, d' ora d<ipo qit€sii.\ttleimn esperienza $ isUfodusse noHtk 
stesso 4ft^sa un^ om^i» di dfic«tU>ne satura eiattiginosa dlnoeé 
vomica r la quale ella pure non ha .prff4qHQ aUun icatlÌMQs 
^eiie- 3.** Fiaa\menie^, mi' ora dopo y la prima in§etione\ 
reggendo che V aria, sempre presente nei. minimi vaài^i^iftipo^. 
diva yper la sua i^lasticitn , * due pretedemi veleni di pass^rp^ 
qUre ,., e. di. andare a esercitare la loro/nneeta ii^uenza^^sut 
sistema . netvosq ., t* autore ha voluto sperimentare gfÀ affati 
locali di un veleno -assai acrimonioso^ Infestò. 4<*^^<*^ ^^^ 
stessa flrifiria mezs,\pnci»,di t^na le^pemjnfusf^mq.di^ahfte^o, 
da fnmare , la quale cansòi toH^ . dolori . ^^rooi aW animahti 
e^si messe .allora ^p fermarsi ,:, respirando proeip}i:^ieH*M*'r\ 
m^^Cf e oppresso 4ìf^ ia^ix é^ffn^no , che\U'4otU Qmp^I^ 
cradette .stasse presso, ft jnùrir^^ Ciò non dimeno^^ slegatolo r ^ 
ppco M poco si riehòe»,4^r^ leggieri sintomi di »khri4chetMf 
salivo jnoUoy <fom e per vomitare 9 rimenandosi da un cani0 
air aUro in agitazione continuai, stato di mat^oHeré-fid^ inm 
quietudine che fu tostamente accompognato da grida di dt^h^ 
re, dn estrema sensiUU^ del men^o^ da, rifiuto od ^gni.a' 
ìimento , .4^ . polsi c/T«go/<i«/ , febb re , eco» , per . . alcuno ^ or^,. 
dopo le qnah ceMnron^ le gridai i polsk<^ f^^^pià rtgo^ 
lari .p ^eno Jebj^ilL, ma oravi tuinefasion^ infiamtnaloria del 
mepihrog sempre dolorosissirno aX tatto ^ qnaptunque freddo 
a paragone della coscia sana. Durante la notte , rinnovazione 
dette grida f ^ ^^IV agitazione » mòlle evaettauoni «T orina o 
di rmterie fecci^e p eoe, l.à' dimano mattina ^ poggioNunentoi 



1J% 

ìoeo m(NMtt|;itt«o toffKoiDé nei onaìitti Tft«i f Nnik 9u» é ^ 

. su sperieosà dimostrare ehiarameoie , oon essare questi i)ae 
vele ni pericolofti •• «ob -4Ìop9 tit(isportftii aelP orgàaìsme » 
per la loro asione sul cerTello e sul midollo spinale , e non 
pttolo per là loro azione' locale sópra altri t>rgaDÌ. 3.^ lì 
tartaro Cinetico | T oppio a la noce vomica itijettiiti neff ar* 






i*Ml 



fehère f^riisgfmm ,^ gemiti eóntintti , ftiemhi9 un pai* crppitanie^ 
à' tnfièematbfo assai gonfio è infiltrato a gutsu di'JUrnmone 
ééemataso , eee. Prevedendo the f animale *kra per ^idpcòih" 
hereiti hre^e ìdt infiammazione tàftótenàsa delia còscia, fautore^ 
eirea «4 ^^ dopa ia prima espeHehza , injettb nidVùfteria àturàh 
déitabra coscia due oneie e mezzo di acqua',' ih cui- apea bollito 
unÀròteH^ di' noce Vùmiek fétta in ndmtti frammenti. NeH- 
inatto della Infezione \ il cane n&n^ ha manifestato dokreì né 
altro sintomo notevole ; ma a capo di %ò ò i^ minhti , còmirtciò 
a pt'oware dei ièggieri Htuultt , àìeàntdeMi spakimi, che "^it'pooo 
à poco si convertirono in uh violentò écàesso di Ceìttiid'y i 
tfualì^^ essendosi spesso rinnotmtt, t^ndusàero d htòrteHl cane 
uHr cita e mezzo d*fpo 'V inJezitfHé' i^ehnosa; Aperto U corpo • 
if')Elbrr.''Ga8pard ha trovato l& tréUgée delta mtì/ie per a^ìsik 
Manica ^ ma 'nulla di inébfito')ifiel)^einbro injeH^tò, h^m ìcr^ 
eun ult'ro organò , che' dipendesse da -ifuetlta sperientà , '€t>lk^ 
forme altronde a qHeUe fatta e\t>ll* upas dai iigg, Ddillc ^ 
Magenéie. •<— Quanto aW" espefiénzu ptèeedeMc ^^P àntbA-^tf 
trovato 41 membro assai gonfio , crepitante , flemMono'^ema* 
toso f tistto' infiltrato di sanie bigia , rossiccia e spumosa , dt 
udore fètentissimo f e Jinaìméntè {n uno stato prossimo' alla 
oaneretta, 1 minimi vasi parevano ostrtUti dà da^ikshm grumi 
di sangue ; la vescichetta era ingorgata di bile; la membrana 
mucosa del duodeno', un po'* infiammata i lo stomacò e '^ 
intestini contenevano gran copia di mucosità giallo ; '0*ngnt* 
gne , come dissenteriche , provenitnti forse - daU* avere f ani* 
male laccato la sania putrida della ferita durante la nòtte» 
JVòn bolle d* arftt netla cava, né ne^ altri gròssi vasi» 



178 

4eriV crurale non prodacoào punto ìrrilatione nel membro , 
oltlrepassano facilmente. il .«ìsUma capillare^ e non perdono 
per nuUa le- loro proprietà rispettive* La prima di dette so- 
etaoie no;n tarda a far Tomitare e a pro|Onrare scaricamenti 
aHiìH/la seconda a òagioaare il narcQtismo, a la 'terza a 
determinare il tetano , precisamente come clopo la loro, in* 
gestione , o come dòpo la lorp .iniezione nelle vene. Quésti 
diversi effetti, sono prodotti pia o meno oeleramente , ma 
sempre in meco di un quarto d'ora; il die seÉofara fissare 
la maggior laoghessa del tempo nei^easarÌQ alla circolasiòne 
4cl sangue. Ciò non pertanto io credo , che questa sieflet- 
titi eziandio In men tem,po che non sia indicato da questa 
circofttansa nelle mie sperienre; perciocché la legatura del- 
VarieHti craiàle rallenta sicuramente il cono del sangue 
ile} membro. Olire di ciò, P upaa injettato d'ai sigg. DeHlU 
m^/ffagcndh, ha prodotto il tetano in sette, minuti , e , nella 
Olia 9.» sperienza, P oppio ha. operato ancor più 'prontamen- 
te, —^t 4** I liquidi putridi « il tabacco' e T acetato di piom* 
bo tnjetiati nelle ai tene , irritano violentemente il sistema 
Ciipinare » e prestamente vi inducono una flogosi , come can- 
crenosa, prestamente mortale. Npa pare che* queste sostarne 
qircolino facilmente al di là dei minimi vasi ^ perciocché il 
tabacco né ha fatto vomitare, oé ha prodotto il narcotis- 
mo', r acetato di piombo non ha punto agito sogli intestina 
e il putridume aon ha quasi pu^to determinato i sintomi 
dissentèrici e putridi , come al solito. Io credo dunque ,' che 
quando il sig. Magendie conoscerà tutti cpiesti rfatti , non 
dirà più, come diceva alcuni anni sono: « I liquidi piii 
irritanti, introdotti nelle arterie^ paesano tosto nelle ' vene 
senza che i capillari si oppongaap al l^'ro passaggio ». ^- 
5.^ Riflettendo attentameiète ai risuluti di tutte queste spe« 
tienze', e paragonandoli con quelli ohe si sono ottenuti dalle 
ifliìesioni nelle vene, non sì> tarderà a comprendere eh' essi 
•tatuiseoDo una differenza distinta tra il sistema capillare 
generale e il aistema capillai^e dei polmoni. Infatti, 1.^ rtn<- 
jeziioaa «lei tabacco , del putridume , e dell' acetato di piom- 
bo neir arteria crurale ha cassato dolori acuti" agli animali^ 
mmìtn cfke 1* ibjaaiene delle due ukùne aoaianse > sì spesso 



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|)raiieBU <!• me nelle Vece , wai hst sovettii pafìsta noù ae^ 
«ompagnau^da dolori ,,«goalm»nte che quella di tante altro - 
sosianse dolci. ò. irritanti dt cai ^o parlalo nelle mie prece* 
denti MeoBoriff . Questi stessi c<»rpi stranieri injcttatl nelf af« 
feria erurale > hanno , in poche ore « ^deteraiinaio nel saenì- 
bro, una fiogofl eanetenosa prontaipente taostale'; mentre 
che iniettate iiella jugitlare , onfla di ainile. haoao «Basalo 
nei polmoni. Vero egli è , cke qualche Tokft sonosi osserraie 
in quest'* organo Ésolte peteeehie o nMcebie nerieeie'; bui 
lo le attribuirei piii volentieri al sislema capillare delle ar- 
terie fMroBcfaiali che a quello dell'arteria polmonare, altri* 
meo li i polmoni sarebbero stati prontamente affetti essi sfessi 
da fiogosi cancrenosA generale. Ora , donde proviene que- 
sta differensa fra i capillarf a sangue rosso e i capillari a 
sangue nero? Procede elsa da una diversa permeabilità? 
Nulla affermerò a- questo riguardo ,* waà mi aoconienterb di 
dire, che le injesioni a&atpmitfbe p^evaoo svfficenieìneal» 
la libera comunicazione delle arterie cotte vene , e che il 
sistema capillare arterioso sembra molto pilli- sensibile di qoel>» 
lo dei .polmoni Non si possono confondere le flemmàsie dell« 
coscia soprarvenate ne' miei animali alt' inazione degli irri« 
tanti meccanici'» come il mercurio >e 1* olio , con quelle che 
sono state prodotte dall' introdosione degli alfri irritanti , 
quali il tabacco , il putridume , e l' acetato di piombo. JDel 
festo , io credo che questa «peeie di sperien'se possano met* 
terci sulla strada di scuoprire un giorno* la ragiona di mol* 
te fiogosi sensa . causa .cognita. Io non le eredo neppure aen- 
aa qualche reiasione col fieoomeno della trasmutazione del 
sangue roaso in sangue nero nel aisteiìia eapillare generale.» 
{Journal do Phf4ÌoiogÌ9 exp^r }• .. 

Ossert^ationi e speriemta «e^* aiimenti f . del doit. Carlo 
Loana. — Si sa che f;li alimenti dell' «omo sono per lo me** 
no composti di tre corpi ' etemeoiari , carbooto , idrogeno 
e ossigeno, e che il «ig. JUagendie aeea injfceso a provare, 
essére necessario aUa nutritone un quaoto eerpo , l' naoto* 
fn senteaia di questo 6ftiologo , le' éosianse «oà eaotate , 
quantunque jusceUiTe di essere digiÉritb «..aomminisiraiio un 
cbjlo troppo 4fi||UQao por niUrìre.GgU Isee le ine1«p«ecUM 



Spipni i «Mi , i.quftti si, cibino asmì iroleiitivri -«Itilo sosttn* 
se di eni »i sostenta V nomo. Le storie delle caraTane,* cbe« 
oer deserto» si nutrono di sola gomma ^' e dei Biegrì eii« 
vivono e s' ingraiaaito di* éolò siiccliero> malérìe e Tona • 
V altra non asolate , jo«e dal profinsore parigino reputate 
con ragione non contrarie al suo -asiiQOto v *tantechè lagom* 
ma e io succherò non sono inistatò dì pnressa quando 
senrono di cibo alle caratane e ai Negri , e contengono pef 
cottseguensa- deU' aaoio. QuaiUo • ai popoli cbe si pretendo 
vivano di mais , di viso , di pomi di terra» o altre sostanso 
non asotatf , il sig; AUgenéUe osserva cbe detti popoli m*n» 
giano sempre qoeile sosHivse con latte o caccio , sostanso 
«onienenti asolo. Bfa é egli poi vero , che le soslanse non 
•$otata siano inette alla notrisione? Questo è ciò cui noia 
sa coasenlire il sig. Lpnde, — Il pro£ Bfùi^atkdm ha messo, 
tre esni aH^us» dello sueebero e dell'acqua pura ; per otto 
giorni seguitarono a godere bnOna salate , ma neBa seconda 
settimana ooraiooiaroao a dimagrare ; vennero «affetti da 
ulcerasioni alla cornea « perdettero gii umori deU^ occhio, • 
morirono il trigèsimo secondo giorno dall^ espericosa. Altri 
corpi non asolati ,. come Folio di oliva e l'acqua distillata, 
la gomma , il botro iiaoiro dato H medesimo risaltato, f cani 
ttorttono vèrso il trigesimo • sesto gf omo dall' esperiènsa. Il 
burro o lo succherò sono le sole sostanse che hanno deter^ 
minato V ulceramento della cornea. Qoeste speriense però* 
osserva il dott. Lunde, prorvano bensk essera le sostanso 
non azotate , date isolatamente , incapaci di sostentare la 
vita, ma non che lo sitoso efietlo. producano so venganoi 
date minto • dne o tra insieme. Infatti , vispi , «aai a grassi 
ha fidato creseere il stg. LofuU duo ciTigoolini evi per qual- 
che tempo diede, simultaneamente tre della seguenti sostan- 
te: riso, pomi di terra , burro, olio,* suochero, sale e 
acjjfua distillata. £ di vero , altre sfyeriense del sig. Mé^en^ 
àie dimostrano alomie soatanse asolate , ministrate separala-* 
mente , avere operato analogamente alle materie non asola- 
te. 1.^ «Do cane, dice H sig. Migendiè, sostentato di paa 
bianco di ftumeato poro e 41 ac^mi ^ a piacere-, non vivo 
olire So giorni o «iqoro con tatti i segai di deperimento.» 



-*1P 

Cmi tutto' «iè 4Ì |um bìMieo i na ^tiaei^ azotato. ««. a^^ 
V Un, csaoe, «ofgf iio|;« lo stesso aotore , outriio di pan bigio 
aùlilare o di «iimisiooe • di acqua , viva e conserva la aft« 
Iute. 1» Qui ai ba «if scolanaa di dÌTCrse aostvsse ; il pane 
bianco ai otato , e il cereale ( orno ecc. X cbe ai aggiunge per 
formare il pane mjlitBM , maieria non aaoiata* — > 3.^ Un coni* 
glio o un porcellmo iV India , seguita U MaggméUe^ nutrite epa 
nna delle tegnenti settate : imniento f vena , orso , cavoli^ 
caretta , ecc'. muore con tu uè le apparénae . di inaiione p 
erdittariameete nei primi quindici. giorni , e qualche voltm 
pib pretto. Nutrfl^o colle «ttette sottanze timuUancamente 
e tnocett imamente a piccioli- ioterraUi , etti 'stanno bene. » 
Bla , ancbe in quetto rato egli è la meacolaota ohe giova , 
poiché quelle di queste tettante cbe tono asotate latciano 
iBoriee come le altre « te Tengano prete itolatamente. «— 
« 4*^ Un Btino paaciulo di sito cotto neiraequa , perché rifiu- 
tato uvea ti rito tacco « dice il tig. 3ia§9ndi0 , non topravviste 
a quetto cibo oltra quindici giorni j un. gallo ti é patctuto 
.di rito cotto per molti meti» ritenendo prospera telo te, » Ecco 
una tottanta atotata cbe non pni> conterTare la viu a un 
aftiatale , a la conaerva ad un altro. Pa quatta aperienta ti 
potrebbe tntt^ al pib inferire , la mìttionc nelle tpttanse ali- 
iaejitari aasere agli organi dal priaso animale pib necettacie 
ebe agli organi del accendo j ma noUa^ ti pub dedurre, né 
prò ne- contro le tettante non atotata- ^^ « $.^ Alcuni cani» 
acgniéa il Magtmdm ,, pasciuti etcflutiTameote di> formaggi e, 
ed altri etclutiiramaote di ova dure » sono diTeouti deboli , 
Magai» hanno perduto i pali, ecc. i^ Eppure ^quatte tostan- 
aa tòno i^otate. Ciò cbe nuoce nel cibi é dunque la aeniplt- 
eità) e la prova di quetto tta nel .coptiderare. che Tono e 
Taltro di quatti alimenti aalritce astai bene quando é ataociato 
•I pan bianco , il quala ti é qualificate non pertanto come ea* 
aando atato incapace di aver fatte Tivera il primo cane oltre oin* 
quanta giorni. — Da tutto quctto.il tig. tonde concbinde, %•* la 
citate tperieete non dimostrare punto cbe i cibi non atotat^ 
alano meno atti e nutrire degli alimeoti> %totati. %.^ Succederà 
bt debolessa , it deperifnanto e la morte air uto delle sottanta 
atotàte 9 %\ bene che delle non atotate « quando un sojo cibo 



■ J 



177 

loUo'- dtMe bue b dhlle altre m preso tepmtaimifc per oa 
eerla tèmpe. 3.^ Tutuvolta» egli pmre la TÌla «i eonaerrereb^ 
be alcuni giorni di pia- eoa soàunie asolale prete separata* 
Biente » che' eoo sostaoae non asotate prese <ielle stesso mo. 
do. 4*^ ^* ^>'>' ® ^' energia mantenerti dalP uso delle so* 
afanfse non asolate , egualmente che da quello delle asolate» 
qnando più alimenti tolti dalle une o dalle altre ^ siano mi« 
ali insieme, o dati successivamente. 3.^ Ansi , in certi casi, 
un solo alimento tolto dalie sostanae non asolate *ba mante< 
auto la vita e la salute. » L'autore per altro intende non si 
debbano applicare questi corollari che agli animali sommes^ 
ti alle speri ense dal sig. Ma§tndie , il quale, -del. resto» ben 
lungi daU'aTcre da'suoi esperimenti dedotto in modo esclusivo 
essere nutiritiTe soltlmia le soatanse asolate» ba,perlo con- 
trarie, con lodeTolé ciroospesione fissato la massima» univer-v 
talmente ricevula , cbe « la rarieti e moltiplicità dei cibirè 
regola importantissima di igiene , indicataci d^ altronde dal 
Bosiro istinto e dalle Tariasioni cbe le ttagioni apportana 
«ella natura e nella specie dell^ tottaoae alimenlose. » 
Ben diversamente dai signori Leuret e Lassaigne , i quali » 
nelle loro MecherchcM pour aeruir à rhittoins de la digtiiion, 
non solamente banno ^vansato, averaTuto occasione di con*» 
fermare T esattessa di queir asserstone ,* ma , nell' impos« 
tibilità di dar ragione dei chilo per est! trovato nei vasi 
del mesenterio e del dotto toracico di ben venti cani e gatti 
alimentati' puramente ài sostanse non ■ asotate , sono aodatj' 
lani* olire di «ttribuìr quel chilo « alla tcomposisiooe d* 
una parte dei muchi separati nel tubo digerente, a alla loro 
ne^eolanaa colle tostante trangugiate » / ipoteti , che noa 
Qieriia l' onore d' essere coufutatk. — Del r^sto , • V opinronO' 
d** Ippooratc , vagheggiata . in seguito da altri , 4* <^a, udìco> 
principio nutritivo , comune a lutti i -cibi , e cbe » a esclu* 
aione di ogni altro principio, meriterebbe il nome di ^/i^ 
mento , é smentita dal contidetare che la materia dei nostri 
organi non é composta di un solo principio, e ohe di un 
aolo principio non constano neppure le perdite cbe di quel^ 
la materia si« fanno : si che é forca . concfaiuderé« che uà 
tolo principio nutrHivo non sarebbe bastevole ali^ accresci •« 
mento e alla riparasione degli organi. 

AffiTALi. roL XXXV IIL la 



i.:8 

U lig. Lomh ttpone ort «leoiii precetti relativi «tlt qmiii* 
titii M «ibo j che ùoi paMeremo sotto sileDtio per riferire 
le sue oitenraiioni rìigoardaali alla Tana digestibilltà delle di- 
Terse sostaote , osserrasìoDi per esso Catte la individai af* 
f<Btti da ano artificiale « o in aninali carnÌTori a tal aop<» 
aaerifieatiy « i.^ f cibi aniniali , dice il dott. Londt, calasa* 
no la fame piò presto e più Inngamente 'dej vegetabili. Questo 
latto venne osservaio in tatti i tempi o in tutti i luoghi, 
a.^ 1 cibi ani meli sono più atti ad essere intaccati dagli or* 
gani digerenti cbe i Ti^etabilì. Eccone la prova x il residuo 
che la sign5>ra L. evacnava dalla ferita, era tale, quando 
uvea mangiato del pollo o delle costoline , che mi ers 
Impossibile di scovrirvi alcun che di analogo alle sostati- 
■e inghiottite. Al contrario , qoando la signora L. ave« 
mangiato degli spioaei , de^i erbaggi in minestra , della sop^ 
pa di brodo eon carette , aHa loro useiu dalla . fcf ita , io 
siconosteeva i diversi^ legami v quali non erano menomameo'* 
te alterati ; V inferma poteva con meco distinguere perfetta* 
nente gli spinaci , i diversi erbaggi che aveano serviti alla 
composizione della soppa di magro. L^ anatomia comparata 
fortifica questa osservasione : perciocché la natura, ha negli 
erbivori moltiplicato e fatto più composti gli organi digerenti 
assai più che nei carnivori. Ciò avrebbe dovuto muover so» 
spetto , che i legumi erbacei doveaoo lasciarsi e più difH* 
ciimente convertire ini chilo, e mostrarsi più resistenti agli 
organi digerenti dello sostanse animali. 3.9 I cibi animali 
soggiornano più lungamente nel tubo digerente che i vege* 
itabili Propo» 7- L^ insalata , le prugne , le mele , ^l(^ spinaci» 
ai sono sempre presentati alla ferita a capo di ùn^ ora $ i 
cibi onimali non aono mai arrivati prima di tre ore: 4-^ h 
«ibi sk animali cbe vegetabili , soggiornano lant^ |>iù lunga* 
■lente nel tubo intestioare » quanto nuggioré è la còpia di' 
•ncchi nutritivi che contengono , e quanto più di capacità 
hanno gli intestini di estrarne una maggior^ quantità. P/opo 
— Si é detto che le sosunae vegetabili arrivano alla ferita 
più cclerenente che la sottanse animali. A questo ftitto si 
aggiunga il segnente: ben oltre dieci volte ho dato alla signor 
ra L. dei vermioeUi «otti nell'acqua a acconciati eoa bttf* 



/ 



fO| tton «he d)4le piilatetlt / queiti éùt MÌimtptf hùÌì now» 
aiti irrWati alia forila cIm doé ore dopo UTlòro ingMtiooe» 
• aampra tttftati al putito di aoti eism ricoD^scibìH. A* 
èoDtrario « si è detto che V itiéalata , ìé progne >aer* , yetà^ 
vano réiritaitl a eapo dt ntt^ora , e amte et^re paolo «Uè- 
rati. In tftìtM? dUìido easo, la fame si riaoeeadéVa hen pi% 
prestatfeente. Akro fattoi alla ngnora A. , InfeMira che' noti 
èym, al cerio eha ima aaediocre ferìta aéll^ i olisti 00 1 poiebè 
i laratiti, e pur aoeo «d poeo d'acqua nrelata le procacciai 
taao dalle evaeuaaioiii per le tic natarali, bo per cioqaa 
fiorai preecritto » a o^ì pasto ^ ora an biftec^ , ora nttà 
eoetoliaa , ora na^ ala di' pollo , tta senile coll^ atTCìtenift 
che aeeoBipa^astfe qaesti cibi qoando con HpfDact, quan* 
do con progne , quando con fatalata ; e V inliferfiia faa seni*' 
pre eracnato , a cwpù di un ora » i vegetabili , mctatre I9 
soalame aohnalt hanno seguitato V intestino per essera 
espulse dali* ano cdl^ ajato dei cristei: Lo stessa avveni* 
Ta delle siipp» di brodo con carotte, le quali uittaie sol* 
tanto ' usciirano <3aìla fertui il brodo e il pane MeguHaTano 
la via deir intestino. Egli pare che il tubo digerente » sol* 
leoitato a sbarazsarsl di qne' regetabf K , dai quelli nuNa pote- 
va estrarre , e coflftraeodosì sempre piii per espeUerti , piglia* 
va Pocoasienc che gli offerita Papertara accidentale per eac« 
ciarli al di fbori, mentre con una specie di predilesioae, o piut- 
tosto per una vera attrasione elettiva, riteneva le sostenta 
animali che potevano ancora ricompensarlo della Ittica. 5.^ 
L'abkudioe dei cibarsi di sostante poco assimilabiti , eser- 
cita e svolge le faotioni della membrana mucosa dello sto^ 
Ilìaco , la quale ad ogni istante si contrae per itiattdaito qocQa 
sostante negli intestiai? questa abitudine lascia nel(* inationa 
ÌA membrana mucosa^ ditersameotedell^ uso abiliiale'dv. cibi 
in cui assai cofictBMràii sieda i priacipii nutriccif il qoal a«9 
eccita gagliardamente le fìititioni delta memb«ana mwetfia a 
dà pitt Kingbi intervalli di ripota a •qaalla della mofioolare4 
€.* Rispetto alPieFfluenza Che la coesione dei cibi eseroi ta 
sulla loro maoiiéra di agire, ceco ciò ch^to ho osserraro: aìquan- 
tità pari di sughi nut ricci , i( cibo che ha il mene' d^ eoe- 
aione pas9* pih presto longa U tubo 4ifae«ntaii Prm^m » pih 



i8o 

4 

volle ba (àUo pigliare t encchiajffte qova eotltf iuir.Mqii% 
bbllenle per due minuti , «olP •▼Ycrtetisa di iehia4rcUfiie il 
loorlo con nn picciolo curchiejof il residuo non TenÌTftfe<-« 
«paleo che. un^ ora e tre qnarti dopo ringeetione delle .uova i, 
le- DOTA dure air .incontro liaono lenipre impiegato più tmn-* 
fo a penren ire -alla ferita. ^.^ Al contrario, quando due ali^ 
ttenii quai «iano contengano una quantità diaugualitsima di 
iitccl^i nutritiri , V influensa della coesiooe diviene quasi. unir 
la, e r alimento il più nutritivo, quand^ anehe non avessa 
•Icona ooesione, soggiorna esso pure il massimo tempo nel 
tubo digerenie. Prova : ho dato della frutta cotte e emde , dei 
lagumi notti » carotte , porri , eoe. | a ^eapo di un* ora erana, 
pervenuti alla ferita. Il residuo del brodo concenttatiasim» 
per arrivare alla ferita ha sempre impiegato da due ore a 
due e tre quarti, secondo, il pane che vi avea fatto agginn- 
giere. «8.® L' alterasione che soffrono gli alimenti nel tÉibo di- 
gerente sta pure in relasiooe coi bisogni degli altri organi: noa 
avvertendo a questo fatto , si potrebbero dedurre conseguense 
dÌTerso dalie proposte. Protra : hq indotto il sig. S- » aifetl» 
da ano artificiale , a stare alcuni giorni a dieu strettissima. 
•Tratto a pigliare in picciola quantità diversi alimenti Tege* 
4abili , tutti soffrirono notevolissima alterasione. Gli ho dato 
altresì deirinsalata a la scarole sensu pane; ancora dopo Tin- 
^estione ha incominciato a sgocciare dalla ferita un residuo 
giallognolo nel quale non ho trovato traccia alcuna di in- 
vaiala. Siccome questa- era una delle prime esperienze , cre- 
detti , contro r opinione del sig. LaUinnand , che quei ye- 
^etabili erbacei fossero interamente alterati dagli organi dir 
gioenti % ma ben tosto ebbi occasione di riconoscere il mip 
errore e Tesattessa dei rianllati divulgati da quel medico 
diligente. 9.^ Quando grandi non sieno i bisogni degli or- 
gani t la digestione ,* o, se vuoisi , V alterazione delle sostan- 
f e- poco assimilabili^ coo^e le frotta cotte. o crude, le ca* 
rotte , gli spinaci , i porri , e molte altre sostanse vegetabi- 
li f comincia verso l' ileo. Ho sempre veduib queste sostanse 
resistere alP azione dei succhi acidi e mucosi gastrici , egual- 
mente ^che ali; azione dui succhi .panrreatico e biliare i per 
lo mcBOyla ho sempro vedute arrivare iautte'tiieii^ alterate 



iSf 

li^tìi^Èto ÀAlficlafo , oiift, *e pel'Mmpo ehe li lime mettevft 
A'^ieodàpirlfe ^ V ^dM'odorè e> «olore del teslduo , io giodicATft 
IH^tttf ftmi»* yèflk» IHUo : eppure le medesime sostante , nel 
Irta degli ittdJYi'dai^'SOiio aiterete- cpiaddo eaeono' dirfl^ tì« 
aaloreli' * '(jiitkMi'g^nér. d& Médeéitnù. Jawmr^ 1896). 



Lw * I 

1» • » ' 



Medico-Chirurgical' Transactions tic. Transazioni della 
Società Medico- Chirurgica di Londra. Voh XIIL 
Parte /.* LmdrA ^ 1835. 

ITxR emiformaret aHa varietà dèglt argomenti, segéìrdmo, nel 
«lariisdnco dell^eminsiato Volnme , più i( sobbìetto delle 
Heniòrte, che F ordine' in cai sono registrale. 
" Wnova pfepàratitine deli* olio di Croton Tigfium { di JoHir 
PoYE , Estf. '— t'^a Tiproreyole qualità àéW olio di Croton 
'di aeèeiidere ) iielP atto di ingkiottirlò , nn senso di gran 
«èàtore d'6i frfi lamento alle faaci , e tatrolta di prorocara 
la nÉasèa 'é II Tornito , procède , se non in tutto; almeno 
fo'géan pMè; dàfTasaàlé manièra «K prepararlo, spremend'o 
èloè r olid'^dtft tehii in^K\ invece di cavarlo dal lolb midot" 
lé^J Infilttt ;^ il ftig« Pope eoli molte sperienze si è eonvinto; 
'die le (pialità aerìmontòse e irHtanti risièdono Belf* loppa 
del.sème||^ pHi pantcolarmenie lièita epfderme o tonaca 
«ìbeimmfllatameiite involge ^H nocciolo o midólloS e che 
1^ 0lio éttritiD^I poro midollo del Seme è' tra pnrgatffft 
4|U9MC«> cAltficfi , Wlirettaifto inifmane da <]pièglf iticonveoiemf. 
Mltte ; Id èSéi^ò àntore b$( trovato , clie*il comune "oUò M 
Cit^tota eèdie latte le sae* vtrtii purgative dPalcòole, ' caf» 
Mob jeomaniea putito le* qualità irritanti , lo spfrito di vino 
non eserdtaÉdo quasi veruna asiotte sulla parte* 'in- ènt^qu»- 
ite hanno seggio ; si che, la sdliisiOliie alcoolfoa, già pro- 
posta dal d<MA /fintino, dffrirebhe it modo di ovviare ^ alle 
obbienoni che taltini ancor' fanno aii**ii8d di quest^ olio.. Per 
f-maggiog iioareaaa però , il ng. Pope amerebbe la tiatufa 



Imm pre^ritt'<Bim^UillM»|e-^o'M«f mondi .i4«Ua .jbvic«te« 
ffcoodo la focipQU.MgiieoiiB : /{«, f^wM M -Cj^^^n Ti^i¥nlk 

4C0. jii^ok (.Spù-U gir. 836 ; OotUgi «««/Vik i^«f«»^ dignti^if^ 
per MI fiomj m eoU ia tinfjifra, Ia 4«%<i.|xtr un «iMl^ 4^ 
4li circa Tenti goecle. — •. Il doU. Tucker » in una stiticb^ssa 
di nòTe giorni , ribella a tatti gli altri rimedi , ha praticato 
iaiicemante qoesta tintore sottovia segaente forma: R. Tin* 
tara alcool, di semi di Tiglium , 9$ goccia ; Polvere com* 
|>osta di Tragacanta , nna dramosa ; Anquik distillata, un^ ofi» 
eia, M. La medicioa ha operaio a capo di tio^ora e meazo, 
•ensa causar vomito , oè altro molesto siùiomb. 

La proprietà aere della epiderme e di' tialura Terénente 
particolare. L* alcoole , e l'etere, come dicemmo , non vi a* 
^afcittno quasi verpiM aaioae« Lf|f€iata in digestione pef 
•icone settimape >. reterà non ^i AogUa (a tseptesÀn^a paf(a» 
• ben poco di.. pia Talcppl^^ l^la. p^rò ^edis prestameptt 
r acrimonia aU^ ^li^^ dì if a^eotipi^ ^ e 4^ir oJ|p di olive « ap^- 
ipialmente.cQir^iato, <M1 ctAoKf, Ulaasa #lpi|n« i^oi^ci^ di ^«af» 
«te sol^sÌAoi fuUa lingua , agli para siano i^ sulW prime ia* 
•ipi^^A.pvA'l^oco st^ta si. ac^e^dlt ^o brirpìpir^ nfil^ boc/ca 
npiìU faj^pi, dia seguila pe^ alciH^e Qfp„pxespapdo,4i vio*^ 
lfnal^ p .d9o49 ÌA,.àiMtlc||f .<;MQ.9r><Ìoe 4 mmfi^ f> ^^^Hor M 
#oinaione d<^ir^^d«ri9a<pall',9lip di tfremc«ting. cipipcepu^tt 
€qì^f{ fìf|ip<vaiÌQae , ,deata» au-^ipicciata aiillf.p<lle«,unf. ci;uv 
yionf pvMplqfH lu^alpg^a qMfìUi» cUe ,yi la gfirv^^g^ra Tv»* 

mfic.., Jfifmp yfcm'\\m gti ff>iip^U«.p .pf ^ViiAJ i Ji o quindi 
Aopu^ e^i^wfiiipi^ , con spmp.^di #r«tp ^\om f pnifilo a] 
nuo. fiif^ pfsjira.a aWi9/9P|^f^ i semi ili .pohfM <fìb« «i 
]dispaf:de nall' i)fa^OBfera.,,,é ^fjui^ di . v»ol«J»tQ.. ivrifa^wiS^M 
dalla iiMdiibr^tia. ini|«Qsa...4el was^i.^l che anggesinQ^ i)<>pr«'» 
^at|o .f|i /^a^pa diligieiktameiite T inàlMmpa. r^.Qiiqm Q 
Aai iptapi. dal, iiudQHo.dc4 sf»^ ,ÌQl^odotl,i nei)p.,iHf]kin^P9. d.i 
pp q^fc^t , MnoP sempra m«fyoiBala abb«nda;!4i scaripameaii 
9 cu|]M di unf o dna, ore « ^. aoTep^i inc^.pi^ pn^fflo, Qli 
fta|8i« affetti ^ f^^o otian^U da upa q„4nf^ ^o^cia di glia 
l|i|4ie»t^ialji tingH^^y oJipjr^i^J>« «el. vf^9- ^Mftii»^ qi:ovo«9 



r85 

il ToittitOtie iioD iù àom eoeettf fi** Aheanr «teinali , pr«M 
ìm dote di olio tufficienle a prodoiro l^effecie ^urganle in»» 
ffirono , ma- aoo motiraaono 4nuici« di infi«aimftEÌon«. ^mm 
L* uMervasioBe lia pr^Taio 1^ olio di CootoD «Mavc il oM^ore 
^purgalÌTO pei eATalli » opetando Mao con eguaUtà , e seova 
caoiar dolori o irricaoiaiilo » aiccooo» fanno i parganU aloe^ 
4kui, -— Sa r asparienaa eonferna la prarogattre - ana^atA 
•Ila lioittra aleoolioa dal dote. Pope^ «arlA egli è cba deat« 
«diverrà ben presto di nao geoarale , non aolasieaie per ra- 
glone di ecooomia e per la laeilita di graduarne le doai , 
ina ancora perché Aedo eapoeia alle sofisiioazion i deli* o« 
lio iftleaao di Croton. 

Di una muova varietà di gnuHdmma extr^'UMérimm^ di Git* 

BBBT BaitCBET , M, D. eco. ece, — Tré varietà di gcavi^lanaii 

extra- uterina ai oonowono dagli aaatomioi ttod«i^qiy lagna* 

ffidàMMa vtmiraie « neUa quale i* embrione aia nel .cavo ad« 

dominale i e colle sne membraae «ontrae edeiioiti eolia vi* 

Boere e col petitonen 4 k §tmfidamtaiiéUe m«^'a».ov«'il fcio 

ai avolga neU' ovaja \ ìm gratidanta dèila tromba , ove TeoHj» 

brione ti arreaia in qnealo canale e vi prearde no di verso. BC* 

cretoÌBBento-, aacando» diverse oirconianae. Oltre ^asie.trB 

varietà ài gravidansa ctttra*olerÌBa > il aig. Bre$ehM creda 

ai debba- ammetteme una -qoana, sotto il bobm di' Grmfidium 

■in €hari iubttamtia , nella qaale il listo sta rinchiuso pel-pB** 

Mnciuflsa istesao dell' utero $ se non che una ciati ki sept* 

ra ^lla sosianca del visoeoa , coma «vvtinne dei- corpi strB« 

nieri iotrodoiti-néi teas^i «irganici'^ e come'^articolanDentB 

si omerva- nella idatidi ed i«*aloapii altri aoahu. Nessana 

eomonicasioiia ssnaisie tra la aavità eontenanceil fittO' e.ltf 

cavità 'dall^ addoase e dell- u|ero< Wautara^tha. osae^ato qua* 

ata. speci» di gmaidansa aterina in una prepara i^aoa anaio- 

mica avuta in danodat ^ats. B^ihmàm ei^uìe»^' la quale 

'prbparaaioae risguardava ad una detona, la^qaale, dopo %•• 

Ter (trovato le solite impartnne seniacieìni ehè aecompa* 

gaa'oo la- gravidaosa , Il dk 10 éi giugno f8B3 vanne asaa^itft 

da vomito e da acuto dolere- nella éegi<Me ipogastrica , rhm 

ÉÀ escendeva al reuo Era altresì iróvaglieM ^a fVsqaenià de« 

lifàlà di BQtmo , e da un Benso di fcneihlB^ «deboktta. L' B^ 



i84 

» 

•petto e le labbra «rane pallide , piceiolo' il polic^. Raeeo^ 
^■addato il ripoao, le fa preaoritta nna miatura antispaemo-* 
•éfoa. Il vanirà , ehe ia aalle priaM bob si era aioatrato do«- 
lente alU' eoaspreastose , era addetao diirenalo seatibilissinio. 
j^aplorau la donna per la Tagiaa , si seuoprl ohe r^'utero ai 
era ingrossato , asa con nessnnp svolgiasento ' deUa cènrioe. 
LMo^Brma dichiarava d* essere gravida da €rr 'asesi. Si ap^ 
plicaroBO reati sangniaugbe al ventre, e poscia delle calde 
Rasenta. Tatti i sintomi fonasti crebbero a dismisura t o" Ja 
donna il dk ii mort , lasciando i medici nel dubbio che 
fosse morta di flogosi sub-acuta' del peritoneo , o di rottura 
di alcun grosso vaso sanguigno nella cavità addominale e 
^ella pelvi. ««• Apetto il ventre , nei cavo deUa pelvi si tro* 
«bon abbondante, stravaso di saagu«» ia parte liquido, iu 
parte. rapp^bato. L'atero, quantunque crosciato di volume^ 
non ai era innakato al di .sopra del margine' della pelvi 'f 
nel di Ini Ioado , verso il lato ainiatro, stava una rottura 
«he coBiprewleva il peritoneo e la sostaoca ceUuIare del 
viscere » sensaparò che la rottura aresse aperto veruna co. 
nanicasione tra le oavitii dell^addome e dell* utero» siccome 
fi aves in sulle prime suppotto. Per > quella tacerasiooe pro^ 
taberava un fato ftoefaiuso nelle eoe membrane^ L^ ntéro , 
•vento lalitngheisa di cinque a sei pollici, e la larghessa 
dt- quattro r preeeniave uaa.oavtftli soÀ&oeote a capire un ova 
di gallina. Era •in;esao un poqo di mucosità o slbame, a 
«na* OBcorfirana » «e^oaente la membrana decidua deU^ JSfitii-^ 
ler. Le pareli: dell' utero aveano ona spesseasa di sedici 
a dioiotio linee y ragion per ooi ^ quest^ organo era pid vo* 
lnaainose db» non seale esaera in istato bob gravido*. Sane 
erano le ovafe , ■ le leombe faUopiana destra obliterata QeBe 
sua metà supertoie , e la tromba sinistre afVatto ostratte peR ' 
tuMa la si»a- kmgbeasa. Ed in varo » ad onta del più dili-s 
gente eeame anatomico. non fu.possibiledi sceoprireil di lei 
eaaale , né vi si è potuto collo scbisaetto injeltare alcun liqai» 
de yv però '', aperto-era V inferiore orifisio della tromba. neiraa- 
gelo uipcrioce e s>eislfo delia cavità deirutero,^e questa cavità 
era molto pih .ioferiors. della cavità contei^ate il feto. La^ 
citti^ iii.oais|avft.i'eaibiisattr» ami fturmau aalki aaataBsai 



tSS 

^el fondo dcU* utero 9 sopta P iosenloaé della tionbt Mio* 
piana mistra. Detta eisli «on era yestita da «Icona' mea»- 
l^rana , eguagliala la 'grotfie«aa di 'qb oVo ì è aMa > soa * fa^ 
perfidie , die era aitai inègolare, ai seorf^ano le-boeboeicta 
di nuBB erosi vasi , o seni oteriDÌ , nei qaali ai vedetaoo al* 
-cnat filameoti Taaoolari o petfìMflK» che foittiaTaao-t radi^ 
«lent» della plaoenta. H «raoieaso ohe dividefa qaeeu oatriià 
ééV Otero , a^ea Ja tpesiesaa ^k meaao pollioe , se noo «elio 
la portioBO aoperiore dèlie eoe 'pareti , oioé la parte corrt^ 
opondente al fondo dell^ utero, neHa quale avea avuto lloogo 
4a rottura , non era pi^ spessa di die lioeei'Non di «meiio.; 
•Ila era eTÌdentemeote foiaiata di dóe . parli distinte , vaia 
« dire , del peritoneo e della eoatansadell^ utero. L'aotora 
fa qoest^ osservaaiooe , a motivo ' che aleunl Mola|^ ^ p. m, 
ài ÒQUé Caru§, sono di opinione ohe in questa specie di 
^aTÌdansa eatra^nierinà V ovo slogga , m ai allodi' tra il 
peritoneo e l'utero. — Mcila aosisnsa dall' Otero eirooonpo^ 
ala alla eisti* ai notavano nomorosi' vasi^ indiali 'eii|s'tyt ai 
^ra fatta aasai operosa la etrcolaaioiie; neasana oomataioa'^ 
•ione totiavolta asistevo' tra la earitli o^ntenenfe il feto e la 
•cavità deiP Otero ,> propriamente detta. ^'— II' <feto^ eolia 
««abrantf, era lungo aianni poUioi< liO aafMr6cie esterna 
del chorion , invace ài ona 'aegolare placenta y offriva in 
moltissimi punti dei ceailedoot attaccali al ohorioo da luoghi 
peduncoli ; ordinamento analogo a quello dell* ovo n agir noi* 
mali rominanti : anai , noo* di qne'fascetti di vaaeoiati pen- 
nelli , una specie di eotilidoue , serviva a raanaodam * l' oto 
colla madre. 

Il dott. 3feaeh€i aoggionge asaèrgU «tato partecipato ott. 
#aa»<analogo dal doli. Aàèmrt > 'di . Arema. Una signora, gaa» 
Vida da tra mesi ( cotk scriveva quel ceiohre medico /trop« 
pò immainramento rapito alia seienaa , ) levatasi in perfetta 
Minte , era stata eoha improvvisamente nel amttÌQo da vio<«> 
lenUssimi dolori ulP addome. Alla prima visita » il dottoro 
Jilbera avea avuto 4MMpeuo di gravidaozu eatra^otarina » 
• credeva ohe i «iatomi risokassero daUa rottura di^a tromba 
CiUopiana i o di una eisti contenente un feto. Poche ore do* 
po^ egli itbfò k. donna pallida « fredda :ooflM oaidavaro ^ 



I 



t«6 

U Ubbrli^c<d<»tÌ4Mto^i|^kift«9ieiili,'pìeoibtit^ 
.«tv» sili fiMco.'ilbiìMiile «ii cAlaia^fl. DOB- bgsavMi'se bob 
^p^ndO' TftMta ciUiieilft ikl #•• iMitirai* A«cepiunr« ,di •▼«r 
«^ìferip étiooiaiiiM 4«lori di vm4m ^ ttgMVUBeate atta 
|{io»e ««ilMllkiftk I i qntli iMori MgsHaroiia fine m sci 
detta Mn » f^qniiidi ccttarotoo^ poco aUota T imhtmm^ moii- 
AperUnw il corpo .«ctotiqiMMIt*.aH idapo k. morte, allm p*»- 
OfBsa dei doiioci ^Aeiid, padn • %ya » «i scoopri uoa 
rMrtora «cU^ nleno « per la qoala il òe« C»lto strada no pic^ 
cioliissiiiio leto«e «ella Isitara» .eoo «ni il dou. Miers lOf^ 
gaagliava il dott« JlrifeAai di ^asio éaso , quel mcdtao rai»- 
oaentava dia I* ovo si «aa sviloppoto io aiodo straordioario 
Mila soAaoaa ddfotaro» a elie ooo avea potato rtOTaniro 
oooMoieasiooo ti» k coisti e la cavitii aterioo^ 

AUfo esempio no» dissimila .{lai praoedeoti è ricordato 
dal. prof. Sàhmkt^ntìU MenKme . dall' Aooadeima GtoCeffioa 
>4i Vieona, pel- i8o«. JUmi donoa di a8 asni, aivaa felico- 
loeDle *poBlorito p^^n <pmttlo volte. Direoula iaoiou la 
^oiota». noD'iia potato portare il Initlo oltre, il qointo mese. 
hm donna anaa amwpra. gadoto ottima salate , aooetlo nel^ 
Tnltima ^eatàdanaa». nella- qnala ut 4rava^au da laniero 
isteriamo. Ua-mMae adlMnoìroa peima di morire» .uumata da 
«n l»raira vjai§io« £u paasa étt nn- sanso di dolpaa o di peno 
allo. Btomoioo ;. il qnala dolere, a capo del decimo giorno^ 
•i aggtnnia/il nomitow L' iofernia non voleva credersi incin* 
«a f stanlaah^ ia le» segaitavono» i .poc^aaMnti Innari ; ooen 
«he non èa 40t aaoadnta netto paanadenti gravidanse { ni 
provava le sensasloni che provato avea negli altri ooocapi* 
asceti* Aperto il corpo y si trovò gmn copia di aangoe nel- 
rndd/aasa $ -V ateio em alqaanio awdnppnto , « pie grosao» dal 
daatro ohe dal si o iit ro iato* laqnaUa vi avea .uan lacera^ 
aioot. (La* 4>antià .-dall' otgaao » aaatita di onn-amaBbrana «ve!-* 
Intata »> non onm ani e ava «ol aoeoo «ia cni'Stava il * feto. Il 
aaaoo;erési fonmto Knella sostanaa. inrepeia dall' ataro,- ìA 
feto paravntdi* sai •aeitimane .air incirca. L' orifiaio.i ioteraa 
daUa iraanhà iisUopiaaa^iesim^efa afiattoduoso ,.ma nper* 
tO:qaello.daUa tromba. ;siniatra.' 
, ^Vm €Mso nnlogo é fifanto dal pio£. C^nu/aidla tOitimo«^ 



Miltft 4el Mg. Medrkh, Ub« conlkdl«#, 1)1' 35 amii , mwdt9 
4i ire figli f e che inolivi avihrft falla do* f aborti > credéTsd 
ÌA«iat*,»« HMliTO ehm dar ti«*in««i, oon-era pia' n«stnia|«i 
'foraala «ai» éfTB. dai l«iKOit>» fii pceaa.da colica ècùtiasiiiit, 
cwk TPOiko» aisie apdcot# ^ p»HideaaA tli aspetto, iNrividi » • 
paratisia pafaiale, che^alteroiva con coaRralftioni i aÌDioiif>, 
elle ai aggravaroDO sì rapidamente, «be Ift^denoa. «aeri il 
4ì aegne^te. Si iroTè d vcoue cfpieoò' di taegue e rniertf 
orecciiitt^ di Toiuoiet» na < voto ; 'il «loiido di> ^eei^ oriamo 
era a Uv^Uo del mMgine dèlia pelvi. D%k lato destro nulla ai 
iftoiò fworcbè tw idatide delk groiaeasa di mia noce ; nel 
ministro yl ave» una rubiconda promkienjca viochis^ma éi 
Tasi saogajgoi che ie davano r^aspcftlò di poa nsembtana 
iafianunata. ideila promineiiaa si •cooprirono due rotture 
^9€ÌÌU parie piii aoitile deircaos^eeti, petf k cpali aperture 
si entraya eoo una tasta itt una cavità saccata contenenio 
un [embrione di undici o- dodici «esimane ^ io? olio,. coa»# 
al soiitoj n.eU^4^inpios e nel chorion ; sulle membrane si'v«« 
davano éiatiolamente 1 rndiiìieoti della placenta. Il sacco 
^bfl conteneva V einbf«ooe era al^èo separato dalla cavità 
prepvia dell' ntefio 4 il quale orbano erapiii grosso elle sello 
•tale «lon gravido , o vestito di una ovembrana spagnosa'^ 
obe ai 4eene quale «nodìBcazioìM della membrana deetdoa; 
Boll- ostante le pib diligenti .ricerehei non etèjptfinto scno- 
' piire V orifiùo .della ircunba fallopiama ainistra , la qnale 
fua intiarameme eblitenta in tolta la sua luogheaza. •*» 
« Memee -stava per pobblicare la presente Menicri», m è 
cadoAOijoU'.ocebio, soggiunge il sig. £re«eAet,nn libricdóe* 
lo ^el quale si narra- un> etfso .analogo «a quelli di cui si' è 
ftaora parlato. L? antore. ba ceviamen ter preso equivoco soUa. 
salura della ave osservasioneu Una gtovine di- a3 anni , gin'* 
vide per la prima volta, benev conforinata >di corpo ^ di 
temperamento bilioso » e abitnalmente taciturna» venne ri« 
cevnta.aell^xispedide il 5- di igiugno agai.> £Ua si mantenne 
iBtbuana^àalnle- finoc «erao il 17 , quando fu presa da éomi-* 
lo. le^iero., PaiBeva stasse oelt* oiusro mese di gaavsdansa , 
a tale era pure la xredeaaa dalla giovane. La eerviae t«t-^ 
U.i[ia <llia»ieJM%[a la aanjik Jaàghataa,. e..r.o0liclo . «on era 
sensibilmente dilatato. Il 18, al vomiio seguirono deliqui! 



i8B 

^ianìflid • polli pfoeME «^frtqmiitù'L^aidottey 6«« ftro^ 
^miM dolori laoeJoftoli , sombisv» oontaoera qaelche teoia ài 
piti di un ateco |;im¥Ìdo/^ dav« alla uaiio II «anto di un» 
oaciofa flaltaasìoBa. Interrogata l'iofaràiia oirca la MÓt «lei 
dolore , accennava sempre il oolla • la «palla destra. I «fu» 
V»nit 'beli toaio) ti «ggravaroao| i polsi ai feeero deboit) la 
iapofficie era ba|giiataidi.fraddfr nid«re , a 4 ' aspetto indièft^ 
va ««steemo • perìcolo» Passò la notte- io afoaU ;' e ia «torte ,* 
praceduu-da delirio, segai *Ja mattiaa del dk ig, li chirar^ 
go dell? ospedale^, écoertaioii ohe il parto non poterà effet* 
fuarsi per le ^e ' natarali f iasprese 1* operasione eesareai 
Aperto raddoaae, saooprì aa feid io' ^eaia cavitale il 
aapo per il primo. Tolto il feto , ìaaieDe eolla placenta , è 
tolti. moHi gromi di. sangue che ooprhrato i grossi intestiol, 
^de aoa anipia sottura nelg^do «dell* utero , il' quale pre-^ 
aantaira uoa notevole singolarità de conformastone: ' Infatti , 
questo ,TÌsoere formaTa due caditi ; situata l'ona sopra del^ 
r«Ura, e sansa alcuna oomnnicasione tra esse , titane^coo^ 
la consueu relasìone colle pareti della pelTÌ- « «olle visaam* 
•ddom inali. Lo sparti mento anparìorc, contenènte il bambino/ 
4iconpava il fondo deil^ utero , ed em di forma triangolare. I/ff 
foe pareti, n^lla parta rispondente 'alla rounra, erano sanili 
^ membranose. Le labbra della ferita, Instagliata, «rànb qmr 
e là di «oiore oscuro : la parte inferiore di questo sacco straor-^ 
^nario^era separata dàiraltrnda «n diaframmate' deHn spessttf-»' 
sa di messo pollice* JVon er^vi traccia di comn a é tas ilMie tttf 
le due eaTÌtà.II legamento largo , la oea^. e ie' trowbc'^di 
mi lato differì vano nella loro poslsiooe da quelle dcU^ altro. 
. ^A destna, òccuparano V angolo snpàsiore di questo t doppiò 
nutro » il quale , vcdoto esletnamenie ,'èvna rnspcit# diurna 
utero ^sotto comuni circostanae; a sinistra , arano collocato 
qnas.inal centro del margine sinistro dell'. ntetq , e nascosta 
nella cavità .della pelri. Una linea tirata tra questi due pm»» 
$i d*' iaaersione , corrisponderà esattamente alla divisiona 
'/ delle due cavità. La superficie interna dal saaeo fetale^ 'eni 
precisamente simile a quella dell' utero dopo il pano. 'LA 
placenta era abbarbicata posteriormente >e ìnierioraBentéviA 
«odo nbe il tmmesso oonifiboivA «kwa obctlla Ma IbràM- 






«89 

«Mae. T^Atonli tfHliKi \è catiiA |Vropri«' cleH' merb^ e della 
Tagìna. Col messo .<del sipario testé descritto , la oaTÌtà uterina 
ara saparata, superiormeote « dal sacco letale , e cotouniceva ' 
.tmicamaD^e colla vagina. Alleane pareti aderiva debolmente 
una. specie ài membrana adiposa. «^ Il feto , di sesso fem* ' 
ininile , pesava soltanto quattro libbre e messo f V ombelli- 
cq non corrispondeva al messo del' corpo j il <!fametro lon«» 
^itadioala del capo era di tre pollici e- un Iquartò , e il tra* 
8,versale dà due pollici e messo. La placenta avèa una cir- 
jconfereoza di venti diie pollici, e tre linee ^i spessessa. La 
membrane assai consistenti. » 

, Provata con questi esempi , forse i soli 'abe si conoscano, 

la eaistaosa di questa specie di gravidansa eitra-uterina^ 

quale ne -sarà la cagione e il modo di sua formasi one ? Sei 

ipotesi., dice il sig/ Sreschof , si aoao proposte : «' Prima 

tipptesi,.Si è supposto cbe in questa specie ài gratidaiisaez- 

4ra-aterina, le doe ova individuali risultanti dallo stésso con- 

ccepimento « entrassero 1' uno: nelP altro. Bea oltre venti casi 

^ono regisirati nella storia medica di feti cbe svolli si sono 

i|i altri feti. la uno dei più recenti esempi , gli avanzi di 

un feto si trovarono nello scroto e nei testicoli di un neo* 

nato; ed bo. spesso focon^rato di colali frammenti nelPad» 

dome di bambine di alcuni mesi di età. Però , impossibile 

^glt é di stabilire qualcl^e analogia tra questa specie di casi, 

.e queSi cbe formano il subbiato della presente Memoria. Nei 

primi non è propriamente un bambino, ma sono pìiiltostò gli 

;avansi di un feto cbe gli anatotnici banno trovato. Mentre 

^ella gravidansa eitra-uterina dì cui si discorre, Pembrio* 

ne o feto si é sviluppato regolarmente , e la sua morte bà 

preceduto , o susseguito- quella delia madre Qua»i tolti que- 

•ali feti B^ inr outraroBO in donne adulte cbe aveano fatto di- 

"Versi iiff)i ; e fion solamente il bafubiDo, ma le membrane 

a la placenta erano formale nel modo il pib a.cconcio per 

sostentare la vita fetiile. -^ Seconda ipotesi. Alcuni che non 

b^no avuto 1* opportunità di esaminare questa specie 4i 

gravidansa f hanno supposto cbe Povo fosse passato lungo 

la tromba fallòpiana Sol corpo deir ittero , di -sotto il perito-^ 

aeo i ma cib affatto errane amente , atantacbè V osservationf 



ha mostrato ecterc U ponion«^ eitisriòre ddle ptreti dal Éttò4 
eo feuU coperU bensk dtt' peritoneo i mt forum ta ^roprit^ 
tteoto da uno strato di tostanza utada».— ^ T^rsa ^oteti^ 
^on si potrebbe fender ragion^ della genesi delle ^oe cavità 
ttlerine , e della presènia di un fèto nella KUperiore , aiii<& 
mcitèndó r estatonxa di un traoietfo oriatontale / incompleto 
ohe dÌTidn V utero , e ehe eoi tempo si faeeit completo , o 
eost impedisca ogni comonlesiziokié tra la' caTiiè superiore o 
letale» e l'inferiore o vagiiiale f Giota però* notare tton avervi 
alcun eiempio di- utero partito da un diaframmate a angoli 
retti coli' asse loogitudinale dell' organo. Gli iMcri bicorni 
nono ài/fki nel meèso i ma tempre paralellamenta all' asse 
loogitod inalo. Se avesse esistilo qualche apertura , se ne sa* 
rebbero trovata dello Iraccie ; ciò ehe non é mai^ccadtrto* 
w^ Quarta ipotesL Noi» sarebbe egli possibile , che la parte 
inferiore-, della tromba falbpiana fosse stata obblilerata, • 
che r ovo perveouto alla parte cosi ostrutta » si fosse aperta 
la strada nella sosia osa d^' utero mercè I' in£ammsrsione 
ehe in detta tromba avesse accesa ? In tal caso l' ovo sareb* 
be in una condì sione consimile a una palla lanciata ne 
corpo da no arcbibuigio» la qaale ora è condotta alla so* 
perficie , ora arriva alla cavità di qualche viscere mediante il 
processo di una inSammasiooe espnlsiva , che le piredispoiia 
a strada e la chiude dietro di lei a misura che va avaor» 
a andò. L' obliteraaioae e V ingrossamento della paéte ioferio» 
re della tromba fallopiana , sembrano dar péso a questa con- 
*fbiettara. Però, io inclioefei a atinbnire 1' obliterasiooe 
4clla tromba a ona flogosi che precede la discesa dell* ovo , 
#Bsichè ammetuiie resistenea di questa obliteraaione prima 
del concepimento. •—Una yici/ir« spiegasiooe di questo fa* 
nomeno si potrebbe trovare in una particolare conforma^ 
alone della tromba faUopiane. «Noto egli è che alla parte in- 
lerlore presso f mero , sitir iaierao <dì quel canale bau novi 
le bocojiccie di diverei ae»! vaécoUrt Ora^ moo sarebbe egli 
possibile , ohe V ove potesse gsadatamente dilatare 1' orifr^ 
aio di ano di qoe^ seni , e ehe , incessanleasente soepint* 
dal moto peristaltico della tromba , 1' oro formasse a sa 
aletio una cavità nella soatassa dell' mera, teraa il di lai 



iùùiò » iuvttdè di pìf^re Bella cavità delP ntflt» ? La lrom« 
be fallopùne non teminano aOa parta etlaraa • aapa« 
riore dalP utero , ma penetrano nella eoitanta dell* orga« 
no , come gli aretari neUa Teacìea. Ammesta la pouibilità di 
qnetto accidente , si scorgeià cke Toro aon avrà dm «a 
breve tratto da perca nera per entra ae nella eoatanaa pro« 
pria dell* utero. •— Sesim ipo$9$L Ceraando nfìone del ino* 
Rimno in ima mala «anformatione or^niea, T analogia, nel<» 
r esempio di alcool animsli » ci presta a«gomeo|i per atan 
altra spiegasione. In molti noamAal^^ V utero é cei»nto» cioè, 
diviso ìu due da un tramezso ». e il corpo dell* organo, è sa* 
pereto in due distinte csvità. 1 Monotremata , gli Ornttho- 
ijmchi , e i Didelphi sono esempi di qaesto ordinamento^ 
il quale sino a un eerto grado si può redere altresì nelP n^ 
taro del feto nmano« e in quello delle neonate bambine. Ciò 
ho. io stesso psservato pia volte , e non è gran tempo cba 
il sig. DumerU ha nel colpo di una donna scoperto nn u» 
fero doppio , Tale a dire , un utero nel quale la cavità della 
liscerà y si bene che quella della vagina erano dirise da nn 
diaframmate. Ora , non sarebbe egli possibile che in un 
ntero sifiTatlq ,- co (rabido il feto ili una delle cavità , avessa 
a distenderla e col suo sviluppo comunicare un cotal movi<^ 
ifento, fi diaframnmte che da lon^todinale potesse divenira. 
trasversale? Però , ; la suppo^isione ohe V ovo entri in uno , 
«|eg|i orifisi .dei |eni uterini , 4 «.a mio aTvUo» la pi4 sea*. 
plice e Ift piò ammissibile "•• 

TMtti } fatti riferiti, in, questa Memoria » seguita il dottor. 
Bmtìhet^ dimostjtaap:.!.^ Che 1^ gravidanae eitrarnterina 
possono occorrere nella spst^n^a istessa dell* utero y* a«^Chf. 
in questa, come in tutte |e altre varietà .di graTÌ^anta estrar 
uterina , la gestasione perviene lentamente e con difficoltà 
al periodo ordinario, ed io penso che in questa Tarietà Tovo 
nel suo sviluppo deve provare maggiore diftcoltà , di quaii- 
do si è arrestato nella tromba fallopiana. i.^ Che , a un 
'periodo , difficile a determinarsi» ha luogo la rottu«É , accom* 
pagnata da effusione di sangue nella eAvItà dell' addome ^ a 
che una pronta morie ne è 1* Inevitabile ooniegoensa^ 4*^ CIm 
la membrana decidaa esista aeH* nKBro prima cihe ri ptf^ 



J0« 

Ila moflrfttd ecMM li portione egterìdre delle ptreli dal fM^ 
eo fetale coperta bensk daiperUoneoi ma formata ^roprift^ 
*t»te da uno strato di tostansa utedta. *« Tertm ipoieti^ 
IfoB ai potrebbe render ragion^ della genesi delle ^e carità 
•ferine , e della presènM di un fèto nella toperìore , am^ 
mettendo V. esiatenta di no traoieifo orlatontate / inisoaipletd 
•he dinda V utero y e che col tettipo si faecit oooipleto , a 
eoii impediaea ogni comonieasiotie tra la oariià saperiore o 
fetale, e l' inferiore o Taginale f Gioirà però' potare ttoo arefri 
alcan efempio di utero partito da utk diafritfloiate a ftngoU 
retti coli' asse longitudinale dell* orgaBO. Gli tfteri bicorni 
aono dirìtt ael meèao , asa sempre paralellamente ali* asse 
longitudinale. Se aresse eaiatito qoalobe apertura , se ne si* 
rebbero trovate delia Iraccie ; ciò ebe non è inai^ecaduto. 
9» Quarta ipotesi» Ne» sarebbe egli possibile , che la parte 
Inferiore- deUa tronba fallopiana fosse stata obbliterata, • 
cbe r oro perveooto alla parte eosl ostrutta , si fosse aperta 
la strada nella sosta osa deU* utero mercè V infiammazione 
ebe in detta tromba aresse accesa? In tal caso Toro sareb» 
be in una condì sione consimile a una palk lanciala ne 
corpo da nn arcbibogio, la qaale ora è condotta alla sa* 
perticie , ora arriva alla carità di «fvalche riscere mediante il 
processo di una {niammasione espnlsira , ebe le predispone 
A strada e la obiude dietro di lei a misnra cbe re araop 
aando. L* obliterasionc e V ingroeèamento della pa#te ioferio» 
re della tromba falb>piatta» sembrano dar péso a questa eoa* 
*fbiettnra. Però, io inclinetei a ettriboire 1! obliterasiooe 
^Ua tromba a ona flogosi cbe precede la dìecesa drlf oro , 
•Bsicbè ammettem resistenea di questa obliterasionc prima 
dei concepimento. «-Una ^iatm spiegasiooe di questo fi»- 
nomeno si potrebbe troràre ns ona particolare conforma* 
sione della tromba fi^Uopiana. «Neio egli è cbe alta perte in- 
ieriore presso f utero . snir interno di quel canale ba^inori 
le booo^ceie di direrfi sevi vaécokiri. Ora, «on sarebbe egU 
possibile , cbe V ovo poiasae ^datamente dilatare V orifi^ 
aio di ano di qne^ seni , e ebe , incessanteoMnte sospinta 
dal moto peristeltico della tromba , V ovo formasse a se 
«feeio una cerità acUasosuuisa dell'Otero, tersa il di lai 



ifMiòf iivrodè dì piMate ntila cavila deira^amP La troni- 
he fallopiane non teminano alla parta efltaitia a aupa« 
rìore dtW mero » na penetrano nella aostansa de U? orga<« 
w} , pome gli arcieri nella Tescioa. Aamesta la posiibSUiit èk 
questo accidente , ài scorgeià ohe Toro «on avrà elio un 
breve tratto da percorrerà per entra ce nella loatanaa pro« 
pria detr utero* -^ Sosta ipo$9sL Cereando ragione del ieuo^ 
meno in oita mala .conforaiatione organica, T analogia, nei- 
r aeempio di alcuni animpli , ci preata argomenti . per «Hia 
altra ìipiegatione. Ii^ molti mamAal^ V utero è cornuto, ctoé^ 
diviso iu due da un tramezso , e il corpo <)eir organo, à aa^ 
parato in due distinte cavità, i Monotremata , gli Orniiho- 
rynchi « e i Didelphi sono esempi di questo ordinamento^ 
il quale sino a un certo grado si poò vedere altresì neiru-> 
fero del feto umano, e in quello delle neonate bambine* Ciò 
Jio. io »itHo osservato pih volte » e non è gran tempo cbe 
il aig. Dumeril ha nel corpo di una donna seoperto un u» 
fero doppio , vale a dire , un utero nel quale la cavità della 
viscera, sì bene che quella della vagina erano divise da un 
diaframmate. Ora , non sarebbe egli possibile che in un 
Utero aiffatlq» entraudo il feto ii| una delle cavità, avcasa 
n distenderla e col suo sviluppo comunicare un cotal movi*, 
li^ento^ fi diaframmate che da longitudinale potesse divenire, 
Icasversale? Però , ; la suppoaisione ohe V ovo entri in uno ^ 
«iegji ori6ai dei pem uterini^ è ».a mio ayvUo» la più scm*. 
plice e la piò ammissibile "•• 

Tutti I fatti riferiti, in. questa Memoria , seguita il dottor. 
Brestàetf dimostlanp :.i.^ Che le gravidanae eitrarnterine 
poasono occorrere nella sost|n«a istcssa dell* ^tero ,* 3»^ Che. 
io questa , come in tutte le altre varìetà.di grayi^anta «atra* 
uterina , la gestasione perviene lentamente e con difficoltà 
al periodo ordinario» ed io penso che in questa varietà Tovo 
nel suo sviluppo deve provare maggiore diftcoltà , di quaii- 
do si è arrestato nella tromba fallopiana. 5.^ Che , a na 
'periodo, difficile a determinarsi, ha luogo la rottura, aecom- 
pagnau da effusione di sangOa nella «avita dell* addome , e 
che una pronta morte paé V inevitabile oonaegnensa4 4**^ ^^ 
membrana deaidoa esista aeU* utero priàia ciba vi ptf^ 



10? ' 

Tenga il germe; pereioeehè io 4afi0te oiSf oet^hritioot 4«iei-^ 
•u membfliane era drsttotafineate forttstft qavntanqàe ot»Iit«- 
nite fonerò le troabei 5.^ Che la neinbraiM decidoa no» 
appartiene air embrione , propr/iamente detto , e che non à 
i^ttp e w ea bi le «Ha «utrisione del feto ; 6.^ Che V utero può 
trilopparti e la eoa eaTÌtà dilatar»! leftsa' la preseosa del feto 
■el so Ilio aito f 7.^ Che nella specie «mane la placenta non 
è 'sempre foranata in modo da oottltufre una massa uniforme 
o focaccia , ma che può STÌlopparsi sopra diversi pimiì del- 
ToTO sotto forma di Tasoolosi peniéilK> come si Tede nei 
fuminaBli 9 p. a. « nei solipedi e 

e 

. . . ( Sarà ooiUÙHéoio ), 



' IVViope otservazioni mila china tieoiorata; del sig. De Baa» 
«air. — Si i detto altrore che V illostre prof. Carminati^ 
avea sospettato che la co^ì detta china bicòlorata poteva non 
essere che' una scorsa di PUojra (i). Quel dubbio fu con- 
vertito in certexsa dal sig. De Bergen , il quale, avuta dal 
aig. Martiue, speziale in Erlangeo , una mostra di quella 
china bicòlorata , « riconobbe tosto che detta china bico- 

« 

lorata era precisamente la medesima corteccia conosciuta' 
sotto il nome di Pitajra (a) ; scorsa » che lo stesso signor 
De Bergen ha provato non appartenere alle chine (3). 



(1) Annali. Ko/. XX XI fi p. 317. 

(a) Magaùn der AusUitnditchen Literatur d^r gesammi, 
Moìlkunde. Pfotfemh, und Deeemb. i8a5y p, ifià. 

f (^) koMài, Fol. XXJLF, p. ^^X 



I 
i 



ANNALI UNIVERSALI- 



FA SCI e ÒLI cxm— cxiv. 



Istoria ài un Reumatismo acuto declinato 
dopo tre settimane in una febbre reu- 
matica perniciosa letale^ del dott Gia- 
como Barzellotti, P. Prof essere di medici^ 
na pratica nelT I. jR.. Università di Pisa* 



Si cui ea non plrorsus aVrideant, , 
Liberum sii ei seotire quod velU. 
Torri , Terap. spec. 
^ Lib. s ad praef. 



D, 



EBiTO di Ogni scrittore di medicina pratica e cli^ 
tiica medica è quello pur sèmpre di osservare con 
accuratezza^ di curare con accorgimento, come di 
narrare con precisione i casi medici fausti, egualmente 
che infausti x:he gli offre di mano in mano T eserci- 
zio della sua professione , onde ammaestrare coi primi 
su ciò che ha trovato utile, e coi secondi istruire su 
quanto è riuscito inutile, e quindi arricchire la scien- 
£a di fatti , che servir possano a compilare i| gran 
codice medico-pratico delie cose utili da seguitarsi, di 
AwNAT.1 Fol XXXFin. i5 



194 

qaelle ioutìli da trascnrarsi , ed anche delle nocive 
da faggirsL Religiosamente a questo dovere soddisfa- 
ceva Ippoicrate, dandone a tatti V esempio ^ colla nar- 
razione esatta e precisa di tatti i casi più importanti che 
osservava e curava nella sua clinica, e certamente pia 
infausti che felici (i)^ onde i medici non avesser ver- 
gogna o timore di confessare quello che non aveva 
corrisposto alle 4oro premure , ed ai loro voti , e pre- 
stare ad altri argomenti di nuove indagini per curarli 
con più successo. £ forse con questo intendimento , 
in tanta copia di casi^ che servirono a compilare gli 
aforismi de conoscendis et curandis morhis , scriveva 
il sommo Boerhaave due sole istorie mediche^ e tutte due 
di casi infausti (a), onde altri incontrandosi in casi 
simili y rettificar potesse la diagnostica, e trovare , $e 
pur vi possano essere , compensi e mezzi più sicari ed 
efficaci per risanarli. Propostomi anch' io lo scopo di 
questi due sommi maestri , di pubblicare cioè per 
debito di"^ professione quelle istorie mediche più atte 
ad istruire , e servir quindi alla scienza ed all' umani- 
tà y mancherei ad una parte del dover mio ^ se i soli 
casi fausti registrare volessi j ed avendo fin dai miei 
|>iù verdi anni di pr^ica medica dato esiempio di scri- 
vere e pubbhcare anche quelli infausti (5), cosi dopo 



(i) De morbìs popularìbus. Libri quirujue. 

(2) Atrocissimi morbi. Hist. i , et a. 

(3) Parere sopra una febbre perniciosa sincopale in 
una fatai sincope terminata, Siena 1798. E Lettera 
apologetica sullo stesso soggetto, Siena 1799. 



iq5 
di avere narrati due casi fausti nella mia pratica of- 
fertisi (0, narrerò quello infausto occorsomi nel set- 
sembre decorso ( i825 ) e che può esser tuttavia di 
qualche interesse ed utilità per quelli che esercitano 
la medicina. 

Una giovine di circa 21 anni, di grande e forte 
corporatura > sanissima eziandio ^ e ben regolata ^ aveva 
sofferto qualche anno addietro, un corso di reumati- 
smo acuto ^ pel quale corsi aveva i più gran pericoli 
di vita. Ricadde in questa stessa malattia ai 3 dello 
scaduto mese di sottembre di questo anno 1825. Dai 
lombi , siccome sovente suol cominciare , ebbe ^princì- 
pio l'attacco reumatico^ e fu cosi forte e violento , 
anche in sulle prime , che per lo dolore n^andava ulu- 
lati e gemiti ad ogni più piccolo movimento nel cor- 
po. INon andò guari che i dolori si propagarono alle 
articolazioni inferiori, le quali s'intumidirono sotto le 
più forti contrazioni. Si accese la febbre , la quale as- 
sunse tutti i caratteri d' infiammatoria. Tosto fu cava- 
to sangue^ e ricavato dalle articolazioni colle mignatte^ 
attesa la forza del temperamento, della febbre, e l'in- 
dole decisamente infiammatoria della malattia, e tutti 
i sintomi dolorosi ai lombi, e agli articoli inferiori si 
calmarono alquanto. Ma questa tregua fu assai breve, 
giacché verso il terzo giorno vennero con più violenza 
attaccate l' estremità superiori , e tutta la cassa del 
petto, cosicché grave e penosa oltremodo divenne la 
respirazione^ e il cuore stesso mostrava di declinare 



(1) Nuovo Giornale dei Letterati, anno 182 5, mese di 
maggio e giugno. Pisa. 



in deliquio , od in sincope. Convenne ricoRcre « nao- 
ye. emissioni 'di sangae colle mignatte, si per calmare 
questo attacco ai muscoli del petto j al diaframma e 
fors' anche al cuore , si per mitigare la febbre che erasi 
esacerbata con forza , e vigore. Fu appunto a tal' ep*>> 
ca che io vidi la malata, e che ne divenni 11 curante 
seguitando questa pratica, la quale riusci utile, aven- 
do mitigati tutti i sintomi. Fu stabilito quindi per me 
un regime affatto antiflogistico, e la bevanda fu una 
infusione di sasscfrasso, e delle pillole con digitale 
purpurea e calomelano ^ qualche lavativo rinfrescan- 
te , delle fomentazioni emollienti alle parti dolen- 
ti ; e si applicò qualche vescicante al petto dopo altri 
applicati alle sure per render più libera e spedita 
la respirazione. Sotto questa cura y passò il quarto , 
quinto e sesto giorno in maggior quiete , e con molto 
alleviamento di sintomi. Nel settimo, esacerbaziene di 
tutti i sintomi , e singolarmente di quelli oppressivi 
al petto, e dolori a tutte 1' estremità. I muscoli della 
faringe , poi della laringe , poi degli occhi furono sue— 
cessivamente attaccati. Non poteva quindi deglutire, 
non parlare, non muovere il globo quasi degli occhi. 
Si mostrò il pericolo , e furono prescritti i primi ajuti 
spirituali. Bisognò ricorrere all' applicaziene di nuove 
sanguisughe agi' ipocondrj^ poi alla gola, e vescicanti 
al petto , e alle braccia , oltreché fu continuato lo 
stesso regime. Molto sangue che usci^ calmò assaissi- 
mo ogni sintomo , e molti sieri che si ottennero coi 
vessicanti contribuirono ad un considerabile migliora- 
mento. Si vide comparire qualche cozione nelle orine 
nel nono, come si era veduto qualche segno di mestruo 
dall' utero il i^.^ e qualche sudor«tto universale. Si 
proclamò un principio di crise , la quale poteva an< 



/ 



>97 . 
nonziarst con segni più certi nell' undicesimo y e 
compiersi nel decimoquarto, fio qai aveva passate ^ 

le notti ^ come i giorni ^ in perfetta vigilia ^ mal- 
grado qualche mite calmante, per lo piìi di acqua 
di lanro ceraso. Incominciò una tal calma sponta- 
nea 'y i sussulti muscolari si sedarono ali* estremità; 
e in tutto il decimo , undecimo, e duodecimo se* 
guitò il male un corso più mite, e le orioe inco- 
minciarono a turbarsi , e farsi sedimentose leggermente. 
Nel tredicesimo comparvero le purghe naturalmente , 
ed i sudori divennero più abbondanti e universali. 
Pareva giudicata favorevolmente la malattia. Vana la-^ 
finga f e giudizio fallace ! Nel quattordicesimo del male^ 
anziché tipiressia , la febbre si esalta. La malattia di- 
viene vieppiù imponente. Convulsioni, in prima uni- 
versali , poi parziali , senso di oppressione al petto , e / 
affanno poscia. Si dovè temere che ciò procerlese dalle 
ripurghe sospese poco dopo comparse; e si ebbe ri' 
corso alle fomentazioni al . ventre , 1* affanno si calmò 
quasiché intieramente. Soppragg illuse allora una son- 
nolenza che propendeva in sopore. Le^ pupille si fece- 
ro dilatate; un prurito alle narici continuamente, mo- 
lestava la paziente, e la riscuoteva dalla sonnolenza e 
non era quindi dubbia la verminazioue ; e coli' uso ri- 
petuto del calomelano e assafetida ^ per bocca e per 
lavativo, furono espulsi 4 lombrici, tre morti ed uud 
vivo ed ogni altro segno di verminazione sparì. Ed essen-* 
do comparso nel 1 5.qoalche rigore di freddo , s'incomin- / 

ciò r uso del decotto stretto di china che si seguitò 
il i6 e 17, e si consumarono once due e mezzo di ^ 

ottima china. In quel mentre, che tutto pareva cam- 
minare in meglio , giacché T estremità non erano più 
dolenti , mite era la febbre , e il petto più libero , 



\ 



/ 



' / 



si fa dolentissimo il fegato , e comparisce il daloré 
fioo alla scapola destra. Si applicano 6 sanguisughe 
aa di esso^ e fomentazioni poscia. Si prescrive ma- 
gnesia y calomelano^ e gomma gatta perchè le ori* 
ne scarseggiavano ed era costipato il ventre mentre il 
dolore al fegato persisteva 5 vengono applicate altre 6 
sangoisaghe. Si continua l' uso del calomelano , cui si 
unisce della digitale^ e del solfato di chinina > in io^ 
stitnzione del decollo di china. Il ventre si apre , ed 
il flusso alle orine , e sembra che tutlo si ricomponga 
alla calma. Il 18.^ giorno fu tranquillo 5 ma la notte 
del 19 fu inquieta y perchè ebbe luogo un' eruzione 
urticaria universale ^ e assai pruriginosa ^ la quale do- 
po non molte ore scomparve. Risorse quindi F affan- 
no ^ il quale si attribuì in parte alla retropulsione del- 
l'eruzione, ed in parte- alla ricorrenza meosuale , che 
soleva a tal epoca aver principio. Si credè quindi 
beo fatto di applicare le sanguisughe alle pudende , on- 
de faciUtare 1' apertura a questo sgravio. La malata 
pel flusso di questo sangue restò sgravata sebbene 
indebolita, ed acquistò un aspetto piò ilare e chiaro» 
Tutto il 20 le cose passarono mediocremente bene , e 
sembrava indicare, che nel 21 la febbre avrebbe avop 
ta una crise completa. Vano indizio. La mattina del 
31 verso le ore 9 comparvero dei fortissimi dolori ai 
lombi , affanno , e senso di soffocazione. I dolori vi 
estesero agl'estremità^ ed alla cassa del petto. La feb- 
bre' si esacerbò dentro la mattina con rigori di freddo. 
Ebbe uno sviluppo assai forte nella sera. Si fecero tu- 
mide r estremità inferiori , e dolenti , vagarono dei d«>- 
lori risentiti alle spalle, al petto , agi' ipocondr) ^ com* 
parve qualche accensióne momentanea alle guance 3 gli 



199 
occhi scoQvoIgevaiisi nascondendo la pupilla^ la ma- 
lata in prim^ voleva uscir dal letto, poi cadde a 
notte avanzata in un gran letargo , si fece pallida 
iq volto f debole nell* estremità , e pr^se tatto 1* aspetto 
di moribonda. Convenne farle amministrare il viatico , 
nel mentre che furono applicati vessicanti uno al petto 
e due air estremità superiori II sudore a notte avan* 
zata che comparve copiosissimo, portò la declinazione 
della febbre y e la diminuzione considerabile di tutti i 
sintomi. T7on vi fu più dubbiezza dopo di ciò , nel 
giudicare , che la febbre di semplice reumatica , aveva 
assunto il carattere di reumatica perniciofa. Non sì 
esitò un momento a prescrìvere il solfato di chinina ^ 
nella mattina ne furono amministrati 12 grani} altri 
12 nel giorno; altri 12 successivamente nella sera e 
notte. La febbre ebbe nuovo accesso nel giorno 22 
con qualche rigore di freddo , ma fu assai mite, e 
tutti i sintomi reumatici di poco si esaltarono. Nel d<« 
dinar di questa si continuò l' uso del solfato , temendo 
la terza iebbre, il di cui carattere pernicioso ne aveva 
giustamente imposto. Le orine intanto avevano miglio- 
rato asfai, giacche il sedimento laterizio era scompar- 
so. Nel 25 l'accesso fu mitissimo, e corto il parosis- 
mo f giacche un sudore universale abbondante , e con- 
tinuato, con sollievo dell' inferma > faceva presumere 
una crise sicura della febbre, la cessazione alme* 
no del sintomo pernicioso. Tuttavolta si continuò l'uso 
del solfato di chinina per tutto il giorno e tutta la 
aera. La notte fu bastantemente quieta e tranquilla , 
e la mattina la trovai quasi apiretica. Fu continuato 
il solfato, e già eravamo a 4^ grani augurandoci la 
cessazione della febbre. .Verso le ore nove della mat- 



aoo ^ 

tùia j giorno 4 ^^^ siptomo j^ernicioBO , sopravvieae aii 
affanno fortissimo alfó paziente , e si risvegliano dolori 
per tatto. Io non vi era presente. Furono fatte varie 
pratiche, fomentazioni , maniluvj , frizioni senapate 
ed altre pratiche interne. Si credeva un insulto acci- 
dentale , laddove non era che il preludio del parosis- 
mo quartanario pernicioso. Yerso le ore ii la vidi ia 
questo stato compassionevole. Credo che sia precursore 
della ' febbre y e poco dopo si annunzia il freddo alla 
estremiti, e molto intenso. Si esaltano tutti i sintomi, 
malgrado le pratiche seguitate di bagni, fomenti ^ e 
l'uso di cose oppiate. Si querela soprattutto di forti 
dolori al ventre , e dentro il periodo stesso del ireddo 
febbrile, munita degli ùltimi soccorsi spirituali , dopo 
una breve agonia, spirò. 

- Malattia pi£i chiara di questa per la diagnostica , e 
in tutti i suoi periodr, più decisa nelle sue fasi, e piìt 
Sitta a combattersi con mezzi opportuni, incontrasi di 
tado nella pratica. Pure l'esito tristo che ha avuto è 
una riprova contraria' alla sentenza Ippocratica, la 
quale dice : « qui sufficit ad cognoscendum , sufficit ad 
sanandum » , giacche ' non è bastato conoscerla , e com- 
batterla con mezzi idonei per debellarla, e conservare 
questa infelice. £ questo appunto è il caso ( come por 
altri simiti sovente se ne incontrano), che merita esa- 
me , dilucidazione , discussione , e sentenza per utile 
della sciènza e dell' umanità. La prima disamina cade 
tosto sulla natura della malattia. Appartiene cioè dessa 
alle genuine infiammatorie, siccome i sintomi da cui 
fu questa, e son sempre le febbri reumatiche, o i 
reumatismi acuti , accompagnati ? ovvero alle periodi* 
che i&alattie , ed a questo genere di febbri ^ essendo* 



aoi 

che sovente i reamatistni cominciano con p)sriodiciià ^ 
coi si unisce la febbre , ed a qoesta dei dolori reu- 
malici si aggiungono ? Bisogna consultar pih V espe- 
rienza, che la > ragione per averne adeguata risposta. 
Tuttavolia si vede sovente , che mostrandosi la malat- 
tia coi segni d' infiammazione locale , e con tutto quel 
trend di sintomi che 1* accompagnano , debbe pure ia 
qualche guisa di natura infiammatoria considerarsi. 
Debbesi anche vieppiù confermarsi in qoesta sentenza ^ 
giacché il metodo antiflogistico , anche largamente a- 
doprato è stato utile sovente, e vantaggioso. Ma poiché 
l'osservazione ha pur riconosciuto, che la febbre reu- 
matica assume una certa periodicità , o negli accessi , 
o nelle esacerbazioni , poiché 1' esperienza odierna ha 
dimostrato , che dietro questa periodicità , 1* uso della 
china e generoso, ha troncato il corso alla malattia, 
malgrado tutto V apparato inflammaforio delle parti 
dolenti, quindi sembra propendere 1* esperienza per 
qoesta seconda sentenza, e tanto piii perché, riguar- 
dato il reumatismo acuto sotto 1' aspetto di pura ma- 
lattia infiammatoria, dessa é di un corso lunghissimo,, 
penosissimo ^ sovente anche incerto nell' esito. E chi 
non preferirebbe un metodo, che abbrevia il corso ad 
un mal penoso , a fronte di un' altro che ne allunga i 
patimenti ? Altronde, se la malattia risana in un modo 
e neU' altro , e qualche volta neli' uno e nell' altro 
modo ha un esito infausto , a quale dei due metodi 
attenersi? E qui converrebbe di nuovo consultare Te- 
sperienza , o la somma dei casi guariti colf un metodo, 
o coir altro , ed a quello attenersi che ha dato il piii 
numeroso risultato felice. Questa statistica esatta non 
Y abbiamo ancora ; e quando pur vi sarà , vorrebbesi 



far entrare in calcolo taQti elementi accessorj o atra* 
nieri che influir possono nei risultati, e sopra tutto te 
complicazioni morbose. Tuttavoka.parmiy che consultata 
r esperienza e la ragione di quelli che han seguitato 
esclusivamente V uno o V altro metodo nel trattare i 
reumatismi acuti , o febbrili ,« e coloro che hanno eoo 
più accorgimento latta scelta razionale nell' uno e nel- 
J' altro y sembra che si possa stabilire un metodo ca- 
i-ativo meno incerto e dubbioso. 1 fautori della natura 
assolutamente infiammatoria ^^lla febbre reumatica , 
' consigliano ed encomiano il metodo antiflogistico il più 
largo f e molto contano pelle cavate di sangue > ed io 
convengo con èssi, che fino a tanto, che le lorze dei 
malati sono eccessive, fino a tanto che esistono infiam- 
mazioni locali dipendenti dallo stato universale e che 
juioacciano parti nobili , o molestano quelle più sen- 
sibili , si debba tenere il metodo antiflogistico , in ispe* 
c^e in sulle prime epoche della' malattia^ Ma, tostochè 
le forze sodo attutite \ e lo stato infiammatorio è decli- 
nato^ dovrebbesi lo > slesso metodo continuare? La ri- 
sposta è troppo &ciley e molti pratici appunto lo 
hanno abbandonato dopo que5t\epo€a per i danni che . 
ne sono venuti. Altronde^ potrebbe mai il reumatismo 
nello stato inflamma torio , trattarsi , coraggiosamente 
colla china ^ senza premettere alcuna emissione di san- 
gue , senza fiir conto del metodo antiflogistico ? i Non 
è ragionévole almeno 5 sebbene Fortherghill ed Hq^^' 
ger^ (i) e qualche altro ; ed io stesso alcune volte per 



(i) Fed. Thomas ^ Elememi della pratica medica , 



30S 

•eguitar questi medici , Io abbia felicemente colla chi- 
na curato. Quando adunque dovrà abbandonarsi il 
sistema antiflogistico^ e darsi all' altro, ovvero sostituir* 
vi l' antipiretico , o la china ? Ecco la quistione la più 
importante , e che ben disoluta , può reifdere grandi 
servigi all'umanità. Io dico frattanto, che vigente lo 
Stato infiammatorio , tion sembra ragionale V impiegare 
la china. Ma qual sarà il criterio certo per ben cono- 
scerlo? Si dirà i sintomi inflammatorj. Gli universali, 
domanderò io , o i particolari ? Se i primi , di> cui 
sarà il principale la febbre infiammatoria, credo che 
sia ragionevole il farlo, non gli altri, perchè le infiam« 
mazioncelje parziali e vaganti , rinascono , e si «ucce* 
dono in tutto il corso dei reumatismi acuti. Non do" 
vrassi quindi ad esse badare, che come locali aflezio« 
ni, o come infiammazioni o flogosi sintomatiche; e 
subito che la febbre incomincia a deporre il suo stato 
infiammatorio, o di esacerbante^ e dà indizj di remit- 
tente con periodicità nelf esacerbazioni, quello stato 
non debbe piò considerarsi , e debbesi cambiar metodo 
di trattamento: ed invece del regime antifiogistico la 
china adoperare. Cosi io feci nel caso narrato, sicco- 
me apparisce dalla storia genuina e fedele trascritta. 
Si vorrà dire perciò , giudicando dall' esito , non esser 
questo il sistema da tenersi come il piò sicuro? Ma 
se si rifletterà , che il vero stato infiammatorio univer- 
sale durò fino al i4 giorno, in cui vi furano i segni 
di una crise , per cui fin' allora occorse tante volte 
tornare alle cavate di sangue, onde attutirlo , si ve* 
drà , che non era tal metodo , continuato fino a quel 
giorno, irrazionale. Altronde, poiché dal 14.^ giorno, 
al 24*^ ^^^ f^ fatale^ vi passarono dieci giorni, cosi 



ao4 

non mancò il tempo per V impiego del iebbrifago , se 
per esso potevasi impedire Io scempio fatale. Sì diede 
un' oncia e mezzo di china in decotto stretto , si di**- 
dero più di 49 grani di solfato di cl|iinina dal i4 al ai 
giorno. Se tutto questo rimedio fosse stato ìnsufficiea- 
le a risanare radicalmente dalla malattia reumatica , 
la quale aveva assunta una certa forma di periodica , 
doveva almeno impedire ^ che passasse, come por pas* 
so , in perniciosa. Ma concesso , che qoest<{ rimedio 
cautamente esibito, non potesse tampoco operar l'ef- 
fetto di impedir questo passaggio , non fu supplito io 
tempo, dal ai al ^4 giorno , con 4^ grani di solfato 
di chinino , equivalente almeno a 5 once di china ? 
Si dimanderà forse , se io mi era assicurato della bon- 
tà dei rimedio : ed io risponderò , che mi si disse pro- 
vato efficacissimo nello spedale , oltreché le qualità 
estrinseche^ erano quelle dell'ottimo solfato di chini- 
na. Si dubiterà da alcuni, se questo sale sia da ante- 
porsi nelle perniciose alla china in natura; ma io ri- 
spondo loro, non esser la prima volta che col più com- 
pleto successo , abbia liberato dalle fauci della morte 
varie persone attaccate da febbri perniciose; e ricor- 
derò xon' piacere , di aver salvata con esso la stessa 
mia dilettissima madre, condotta, da ona perniciosa 
letargica, nel settembre del 1 8^5 sull'orlo del sepol- 
cro* E non è desso sperimentato utile in {tntte le va- 
rietà di queste febbri dai medici più illuminati ? Po- 
trei quindi pentirmi di 'averlo anteposto alla china? 
Potrei io condolermi, di non aver seguitato quel me- 
todo che impiegava in sul principiò che ^ fu pb^to in 
commercio il solfato di chinina , cioè di aggiugnerlo 
alla china, siccome T ho* esposto in un mio scritto di 



ao5 

recente pubblicato (i) ? Io non lo penso , ma tut- 
tavia lo sottopongo alia considerazipoe dei medici e^ 
specicnentati ed illuminati. 

J^è , devo tutta attribuirsi ai rimedj , o alla poca 
loro efficacia , o all' uso non retto o intempestivo pur- 
anche di essi la colpa dell* esito infausto nelle i;nalat« 
tte. Il loro genio maligno talvolta , le |oro complica* 
zioni y o rendono inutili o non efficaci quanto è ne- 
cessario i medicamenti reputati più sicuri, come la 
china o le sue preparazioni nelle intermittenti anche 
perniciose. Non doveva io quindi fidarmi nella quan- 
tità esibita in prima della china ^ poi del solfata di 
chinina^ tanta da far fronte non ad uno, ma a più 
parosismi di perniciose? Non doveva io sperare un e- 
sito felice , subito che il rimedio aveva prodotto tale 
effetto , da impedire , che il secondo accesso di terzana 
doppia, o il parosismo più forte non comparisse , es- 
sendo le orine migliorate , e i dolori , e tutti gli altri 
sìntomi mitigati? Non doveva io sperare, passato il 
terzo parosismo j e continuando a far uso dello stesso 
rimedio , ed a gran dosi , che la febbre sarebbe ces- 
sata? Come avrei potuto tampoco immaginare, che 
avrebbe il rimedio spostato il parosismo di un giorno,, 
e che nel quarto sarebbe comparso il terzo parosismo, 
e sarebbe divenuto letale ? 

Giudichino quindi da così strano caso i medici 
quanto è difficile il pronosticar delF esito dei mali an- 
che quando tutte le apparenze e probabilità stiano a 



(i) // Paroco ishuito nella Medicina per uiUiià 
spiriuial& e temporale dei suoi popolani, Tom. i . 



3o6 

6vore della salute ; e pesino meglio al lume dell' espe- 
liensa segaitata e reiterala, se in circostaqfie cotanto 
imperiose, come nel caso narrato, sia conveniente Ta* 
doprare altro metodo curativo, o modificar quello da 
me usato o altro rimedio accrescendone le dosi, o 
sotto altre forme, non tanto per far fronte alla feb- 
bre perniciosa , quanto a quelle complicazioni , che 
sembra abbiano rendnto inefficace lo specifico adoprato. 



Storia di una amaurosi curata nelT Isti- 
tuto clinico delV I. e JR. ^scispedale di 
Santa Maria Nuova di Firenze : del dot- 
tore Luigi Eustachio Polidoro, Ì9Ì Prof, 
di Clinica interna e medicina pratica j 
Membro del Collegio Fiorentino, ecc. 

Jll di 9 di dicembre iS^S, entrò nell' Istituto clinico 
dell* Arcispedale di Santa Maria Nuova di Firenze^, 
diretto dal professore dott. Loiigi Eustachio Polidoro , 
Eleonora Baldini di Volterra, di temperamento pitui- 
toso , pallida notabilmente di colore , di anni 3o , ma- 
ritata e domiciliata in Firenze in via degli sbanditi, 

Narrava essa che all' età di circa sette anni aveva 
sofferto una malattia febbrile durata 4^ giorni ^ che a 
questa era succeduto un tremore paralitico di tutte le 



207 

membra; al qnarle venne dietro, dopo dae mesì^ un 
grave dolore neli* órbìtn destra ; che allora ebbe fine 
il tremore paralìtico, ma di repenterimase perfettamente 
cieca dall' occhio destro , il quale all' esame dei chirar- 
ghi non presentò vizio esterno alcuno , onde T affezio- 
ne fa riconosciuta per una amanrosi completa. Ag« 
giungeva, che T accennato dolore neir orbita destra e 
parti vicine aveva durato fino all' età di circa a i an- 
no , allorché caduta da una scala , e stabilitosi un co- 
pioso flusso di mucco dalle narici, tal dolore era ces- 
sato. Esponeva, in fine, che al principio del precedente 
novembre le età nato un qualche dolore e senso di 
stiramento, ora all' una > ora all'altra parte del capo^ 
che solla fine di detto mese il dolore si rese gravissi- 
mo e puntorro nell' occhio ^sinistro, e tosto ne perde 
cosi la kcoltà visiva y che appena poteva distinguere 
il. giorno dalia notte. Che allora implorò fuori dell'Ar- 
cispedale gli ajuti medici; che le furono fatte diverse 
missioni di sangue, generali e local^, amministrati di- 
versi purganti, applicati cerotti vessicatorj: ma tutto 
invano. 

Esaminata alla prima visita nell' Istituto clinico , non 
si potè rintracciare causa manifesta alcuna ne fisica^ 
ne morale della sua nuova dijsgrazia della cecità dal- 
l' occhio sinistro. Nessuno altro vizio vi si scorgeva 
che la dilatazione della pupilla. Simile dilatazione era 
manifesta nell'occhio destro, senza cangiamento ai dì- 
Versi gradi di luce ; nel fondo di questo scorgevasi uà 
certo pallore quasi corneo ; e vi era strabismo. 

i.^ Giorno della cura. Fatto un prognostico infeli- 
cissimo e disperato della cecità dell' occhio destro , a 
data speranza di guarigione della sopraggiunta amau- 
rosi del sinistro , fa prescritto un setone alla nuca. 



/ 



a.^ Il setone «ra stato ricusato. La donoa asseriva 
/ esser venata all' Arcispedale specialmente per tare i ba- 

gni che le erano stati consigliati. Le si accordarono 
per condiscendenza ; ma le fii prescritta l' iofasioqe di 
una dramma di fiori di arnica montana in otto once 
di iscqua con nn grano di tartaro emetico. 

3.^ Con la infusione sopraddetta^ si uniscono due gra- 
ni di tartaro emetico* Vomito. 

4.* La visione per Y occhio sinistro è tale che la 
donna distingue una lente, nn pajo di cesoje^ no 
orologio, ed anche la qualità del metallo di questo. 
Medesima cura; e vomito. 

5.^ Ha provato nel londo delF orbita del dolore 
tensivo in seguito di avere vomitato; ed ha avuto 
delle dejezioni ventrali liquide. 

6.^ £ stata capace d'infilare nn ago. Sempre la 
stessa cura. ^ 

•^.^ Ha seguitato a vomitare. Le sembra di avere 
la vista un poco,|>iu offuscata. 

8.* £ ritornata la visione al grado di jeri l'altro. 

9.^ Vede con l'occhio sinistro sempre meglio S'io* 
tenda proseguita la stessa giornaliera cura col solito 
effetto del vomito. 

10.^ L'occhio destro affatto cieco ^ come abbiamo 
esposto ^ da a^ anni , per cni non percepiva verun 
grado di albore , non distinguendo punto il giorno dalla 
notte y ha riacquistato nn piccolissimo grado di facoltà 
visiva. Essendole stato esattamente chiuso e coperto 
l'occhio sinistro , ella ha indicato coli' indice di una 
sua mano il luogo di un finestrone dell' Arcispedale; e 
all'avvicinarsi e allontanarsi degli astanti dal suo let- 
to , ha detto che se le accostavano e se le allontana- 
* vano V come delie ombre. 



ao9 
11.^ Dbtìngtte le liitte colorate di aaa cravatta col 
solo occhio destro. 

^x^ Non ha vooqiitato. Si porta la dose del tartaro 
ematica odia iofustoDe di arnica a tre grani. Vomito 
di nuovo. , 

i5.^ Presentata al solo occhio destro la mano aper- 
ta, la donna ha distinto il moto delle dira. 

i4-^ Goiristesso solo occhio discerne i letti lontani 
dal stto , e il colore rossa di un portone che le è di 
dì «faccia e, un poco a destra, accennandone il Inogo 
con la mano. Aveva vomitato moJte volte per aver 
preso la solita medicina. 

,i5*^ Conosce col solo occhio destro la catenella e 
il gancio d' argento del ferrajolo di uno dei signori 
Praticanti. Gol l* occhio meno offeso legge; col destro 
vede dei numeri mediocremente grandi segnati nella 
sua tabella, ma^ volendoli toccare, la conoscere che li 
vede fuori* di luogo. 

16.^ Ha seguitato fi prendere il rimedio e a vomi* 
tare. Coir occhio dèstro, ha conosciuta la gruccia nera 
e le punte metalliche bianche di un ombrello. 

17.^ Le pupille, che in principio erano molto dila- 
tate e ridotte quasi alla forma di un aneUioo^ special* 
mente la destra , sOno molto ristrette e di uguale dia<^ 
metro , con mobilità dell' iride. _Ha vomitato meno del 
•olito; 

18.* L'occhio destro vede i bottoni dei vestiti. Il 
sinistro ha quasi riacquistata la primiera vista. Chiede 
di partire dall' Istituto , e le viene accordato. 

Al presente (verso il .termine di^fébbrajo i8a6 ) 
si ma,ntieoe lardi lei vista ndlo stato in cui si "era 
ridotta alla fine della espost.a cura^ 

AiriTAu. Fot. XX Arni. 14 



/ 



aio 

La storia ^i: questa Mnaiirosi e ddia cura e guari- 
giooe di essa fu scritta di giorno ia giorno , secondo 
il regolamento del nostro IstiCnto , iq una tabella no- 
sografica , e da questa i stata fedelmente trascritta. 
Molti giovani studenti di medicina assisterono alla cura 
«Dotarono il corso dei fenomeni che la donna preaen-* 
tò ', fra gli altri il sig. dott. Giuseppe Usigli di Mo* 
dena , soggetto dotato di molto criterio , i e di singola- 
re spirito di osservazione : ed il eh. sig. dottor Thieae 
di Vicenza, che onorò una mattina la mia clinica, 
rimase pnce informato ed accertato dei feUci cangja* 
menti accadati negli occhj della donna medesioia. 

Siccome è questo cdsò forse unico nella storia della 
nedicina, cosi ho voluto pubblicarlo , con aggiunger^ 
vi qualche avvertenza. 

Una perfetta cecità per amaurosi di un solo occhio, 
Ja quale per ventitre anni non siasi tratto dietro qoal* 
che grado di aihaurosi nelF altro , non è cosa molto 
degna di osservazipne , essendo noto ):he alle volte ri- 
mane perfinta la vista per tutta, la vita nell' occhio 
pon amaurotico, mentre T altro, per una tale aifesio- 
ne, era restato allatto deco* 

Abbiamo nella amaurosi. che ci occupa un esempio 
della verità insegnata dai chirurghh, che questo viaio 
può assalire d'improvviso. Racconta V Hildano che nn 
sacerdote di 54 anni, anassarcatico , avendo preso uti 
energico emetico, divenne |:ieco nel tempo stesso che 
vomitava , sensa av^er pisovalo doloro alcuno negli oc- 
chi , i quali cons6i:varooo il nataralet aspetto. ( Observ. 
Ckir; cemur* V , Oh$^. MIX. 

Che in seguilo di- malattie aoule possa accadere 
r amaurosi i cosa non di rado osservata. ;;;; Amàuro- 



sin veram ( scrive Vanswieten ) , surdiint&à post nior^ 
bos acuios Vidi ^ ifuae nullis postea cessenmt remedus, s: 
(In Bóerh. aphor. Parai % ìq6o.J II Monteggia notò 
die qaesta ftifirzioae poi venir dietro a febbri inflani- 
ihatorie ed a crisi febbrili ( His. chir, P. /// , s0z, I^ 
5q6 y 5a8. ) E finalmente Beer, per non accamulare 
soverchie antòrità , ha vedoto nàscere l' aaaarofti in 
consegnenza del Ufo. ( Lekre von den Augenkh B, ii^ 

P' 449- ) 

Si può suppórre che nel caso nostro il tremore pa« 

ralitico , molte volte precursore di amaurosi, nascesse 
per efietto di una metastasi critica $ che la causa di 
esso tremore cangiasse in seguito sede, si portasse ad 
attaccare il dervo ottico destro e vi eccitasse un acer- 
bo dolore, e che percik il tremore avesse fine, e 
prendesse N principio la cecità^ nel modo che sovente > 
non molto dopo o insieme con simile dolore , essa ha 
luogo. 

A chi consideri die tal dolore afflìsse* di continuo 
la nostra malata, fino a tanto che un copioso flusso 
di mncco dalle narici non sì stabili , sembrerà molto 
probabile che i^ medesimo dolore e la consecutiva 
amauro3Ì nascesse per raccolta di pus o mncco nel 
seno frontale destro, e costituisse la .quinta varietli 
della tersa specie di amaorosi di B^r. Vie f posto da 
parte che questo flusso durato nove anni non aveva 
potuto vincere F aimaurosi , nessuno dei segni caratte- 
ristici dal nominato celebre oculista destritti si presen» 
tarono nella donna , di cui parliamo. 

Lo strabismo pare si osservò^ uno dei segni pih su- 
curi dell' auviurosi , secondo AckmTnann^ Fischer e 
Richier-f e lioa mancò l'apparenza aelMilosa^ non al 



ai3 

luogo della lente ctìstaHioa , na situata , come i chf- 

tur^hì La descrivoooy pib profondamente. 

L' esito della cura ha .fatto conoscere che nessnon 
delle tante volte yerìficate cause invincibili di anma- 
rosi aveva avnto parte a prodnrre la cecità della Bal- 
dini ^ non assottigliamento^ o raggrinzamento, o diaseo 
cazione , o consunzione , o degenei^azione di sostanza 
del nervo ottico, né compressione di questo per tu- 
ìnore steatomatoso o per concrezione pietrosa, ec. 

Ne è resultata poi una eccezione memorabile al co», 
mone asserto dei Pratici piìi intigni , che la inveterata 
amanrosi completa è incurabile 

' La facoltà visiva deli' occhio destro nella nostra 
donna era rimasta sopita si, ma non estinta, mentre 
la comune vita vi restava. E di questa doppia vita, 
dirò cosi degli organi della vista , la storia che abbia- 
mo esposto è una luminosa prova; e viene in appog- 
gio delle conclusioni del cel. MagendtSy il quale, die- 
tro a ingegnosi sperimenti , oltre alla facoltà di vedere» 
nn piccolissimo grado di sensibilità generale ha accor- 
dato alla retina , compartitale dal nervo trifacciale. 

Che la capacità a vivere e sentire possa restar latente 
per Jungo tempo e spiegarsi ed esercitarsi di poi qoan- 
<lo che sia, può provarsi per molti fatti. Il seme della 
sensitiva ha potuto' spiegare la vita e vegetare dopo 
ottanta anni ; alcuni fagiuoli hanno spuntato lo stelo 
passati dngento anni ; la vita - è latente per un tenvpo 
notabilmente limgo nel seme dei bachi da seta , e nel 
pulcino * entro V uovo non covato. Le anguille del 
grano rachitico, ìlrotifero, il tardigrado ed il gerdio,. 
^garantemente morti, ritornano per mezzo della umet- 
tazione a vivere anche scorsi degH anni. 



'Ji3 

' Ed ecchàla eammuiiie T^Hergia della yka in ntx 
organo , V atttyilA dei vasi liii£Bidci , che ad esso ap- 
partengono , rimasta sospesa per anni intieri , può ri- 
comparire tutto ad un tratto « render capace tale or* 
ganoy innanzi impeditone, di riprendere le sue fun- 
zioni ( Meckel , Man. él aruu* ) i - 

Ora, venendo a parlare dei rimedj da iioi adoprati, 
non andiamo punto persuasi che il tartaro emelico ab- 
bia apportato giovamento come semplicemepte evacua-* 
te, ma alia forza alterante e perturbatrice di i^sso^ 
massimamente nel tempo del vomito, come a simile 
proprietà dei fiori di arnica esercitala sul solido vivo, 
credianio di dovere il felice esito della cura. 

In che poi precisamente sia consistita .1* alterazione 
indotta da tali rimedj sul nervo ottico e sulla retina , 
onde sieno stati di nuovo resi atti alla visione , se nel 
richiamo ad essi di un principio di propria vitalità o 
di visività y o in unaf" sottrazione di qualche materia 
impediente T esercizio delle funzioni di quegli organi,*" 
o in certa mutazione di disposizioni elementari orga- 
niche dei medesimi, è ciò che noi dichiariamo inge- 
nuamente di non essere in grado di determinare. Ma 
certo quella alterazione fii singolare nel caso nostro. Poi- 
ché infinite volte in questa donna il solido vivo dee 
essere stato in divèrsi modi alterato^ pure ramàurosl 
. persisteva. 

Concludiamo dunque, che nel nervo ottico, e nella 
retina dell' occhio destro della Baldini è accaduti^ una 
perturbazione e cangiamento arcano , che in essi ha 
suscitato di anovo la da tanti anni sopita o lateifte 
vita specifica o visività. 



ai4 

Ragguaglio di alcuni esperimenii fatti coh- 
t agopuntura ; del dott. Bcrtoloni. 

Xje opere di James Mqjrs Churchill ^ Chquei, De-- 
mours , Morand ecc. , salF agopuntura dovevano di 
sua natura , per la semplicità dell' operazione , e van- 
tata pronta efficacia , portare viva impressione non solo 
sni fij^lj d* Esculapio y ma altresì sugli animi sensibili , 
e consacrati alla filantropia. S. E. il sig. Marchese di 
Breme fu quegli che agevolò il vivo mio impulso di 
sottoporre a sperimento P agopuntura col procurarmi 
cento aghi tratti /a di lui caricO| da Parigi. Le espe- 
rienze furono praticate a Sartirana, mia patria, dal mese 
di agosto i8i)5 fino alli 3o marzo 1826^ e sono le 
seguenti. 

Giacomo Yolpiy d* anni 7 3, di temperamento sangui- 
gno eccitabile y di condizione camparo da riso , era già 
da qualche tempo molestato da iscbiade^ reumatica 
cronica all'arto destro, per cui fu più volte da me^ 
cpme pure dal Medico condotto, saviamente sottoposto 
ad un metodo di cura antiflogistica appropriato, indi 
ai yesicanti , pomata stibiata, ecc., mezzi tutti tanto 
preconizzati in simili affezioni ; ma nou avendo otte- 
nuto da tutto questo, che poco, e quasi nessun van- 
taggio , il paziente era obbligato a guardare il letto ^ 
ed a stento poteva reggersi camminando. Pensai allora, 
5 ajgosto , di sottoporre a sperimento gli aghi ; diiatti^ 
persuaso l'infermo di tale operazione, introdussi^ a 
norma <delle regole prescritte dai citati autori , un ago 
alla metà circa della coscia affetta nella parte anteriore 
interna , alla profondità di un pollice e mezzo , un al- 

I 

tro in^ vicinanza del gran trocantere all' istessa profon- 



dita dd prtmo: F operinone non. fu dolorosa. Dopo 3, 
o 4 ninuti,, r infermo ni disie dì non sentire piii 
•Icon dolore, ma bensì di sentire una corrente d*ac« 
qiia calda, giusta 'ia sua espressione > scorrere dalFan- 
foa al ginocchio > indi retrocedere. Bepo ao roinnti non 
prosando alcun dolore , e >quasi del tolto svanita la 
cosi detta corrente d' acqua , estrassi gli aghi. L' estra- 
lione non lu tormentosa, nessoiia infiammazione pro- 
dusse, se si eccettui una piiSciola areoia rossa, come 
risultato del morso d* un picciolo insetto , né cagiono 
sortita di sangue : il pasiente mosse 1' arto benissimo , 
non senti alcun dolore nel tentare qualunque movi- 
mento^ 8*alsi& dal letto, che già da più giorni tene- 
va , sorti fMl paese, ed il giorno successivo , pieno di 
contentezza, riprese i suoi domestici lavori da con- 
tadino. Al Volpi recidivò pertanto là malattia ai i5 
del corrente marzo ^ ina replicata^ 1* agopuntura me- 
diante sei aghi, ne fu liberato sol momento. 

Teresa .Garavelli, coiitadina , d^ anni 4^ ^ di tempe- 
ramento vegeto y venne, 1 5 agosto, afieita da lombi^- 
gine acuta, per cui fa sottomessa a cura antiflogisti^ 
ca^ si universale, che locale, dalU quale ne trasse 
nn decisivo vantaggio ; ma .non ne venne essa liberata 
affetto, poiché non potava dirizzare che a slento il 
tronco, ed attendere y traballando , alle domestiche sue 
faccende. Non tardai ad impiegare due aghi ai lati delle 
vertebre lombari alla profondità di un pollice , e qual- 
che linea: essa accusò gli stessi fenomeni dell'antece- 
dente» cioè della corrente d* acqua calda, che si e* 
stendeva a tutto il dorso, ed alle natiche. Dopo mez- 
z* ora estratti gli aghi , la paziente s' alzò dal letto , 
non provò più alcuna molesta sensazione, ed attendo 
tuttora ai ^noi lavori da contadina. 



/ 



Domentcft SqMssi; A* uni Sd^ dopo 4 giomi di puer- 
perio in s^uito ad an parto naturale facSe^^i senti 
infastidire da un dolore intenso al terzo inferiore ia- 
terno deNa gamba sinistra: esaminata la parte, non 
rile%ai rossore^nè gonfiessa; era sensibile però al tatto. 
Avendo veduto V universale in buon essere, stimai la 
cosa meramente dipendere da una sensibilità nervosa ; 
mi decisi di provare due agbi in vicinansa del nervo 
safeno interno ; V operazione fu alquanto dolorosa. La- 
sciai per 4^ minuti circa gli agbi, estratti 1 quali, 
V inferma potè' muovere a suo piacere la gamba , U^ 
bera afiatto dal dolore di prima. 

Marianna Moro, d'anni 56, d'abito scrofoloso, 
▼enne presa da ottalmia acuta, fugata la quale inse> 
gnito ai rimedj antiscrofolosi intemi, non esclusi gK 
esterni , dopo tee giorni fu assalita da un dolore forte 
fpasmodico al sopracciglio destro, quasi come di Tic 
doulaureux. Sottomisi la pasiente ali* azione dell* ago- 
puntura ; mediante Tintroduzione di tre aghi , dopo 35 
minuti , non ebbe pivi alcuna sensazione dolorosa. Yen* 
ne la stessa presa interpolatamente da ottalmie non 
accompagnate però da spasmodico dolore. 

Altri casi di stmil natura potrei somministrare « ove 
r agopuntura sortì felici effetti , ma per legge di We- 
vitli li ommetto. Ora, siccome Io scrìvere solo dei casi 
felici , tacendo li sinistri , non porrebbe in chiara luce 
il fatto, stimo opportuno anche di- riferire li casi in 
cui l' ago-puntura non produsse alcun elfetto. 

Gagnola Maria, contadina, d* anni So, soggetta alla 
gotta , da cui venne assalita il giorno i a ottobre scor- 
so, in modo tale, che non poteva nemmeno soBrife 
sui piedi le coltri^ mi deliberai di provare quale ef> 



"v 



ai7 

ietto 8onii^6 Y ago|^«intimi. Introdatli ( séintiK colle 
stesse regole ) quattro aghi per piede , V inferma dopo 
dae mÌDati , iiccusò di sentirsi meglio ^ e sopportava 
le coltri seoza iucoinodo, come pare non lagnavasi 
pili (Sa an letto non molto soffice. Dopo tre quarti d'o/a 
estrassi glt aghi ^ TammaUia discese dal. letto ^ asse- 
rendo on miglioramento notabile , potendosi reggere 
snlle parti pria dolorosissinie , ma cìh fo di poca du- 
rata y poiché dopo un* ora tornarono come prima i do- 
lori 3 replicai per tre giórni consecutivi tale opera* 
zione, ma sempre con egual successa, di modo che 
pensai d'abbandonare l'intrapreso assunto. 

Lopani Gio. y d'anni 53, venne affetto da un flem- 
mone al polpaccio della gamba sinbtra; volli tentare 
gli aghi, i quali, benché replicati più volte , riusci- 
rono infruttuosi, e dovetti ricorrere al metodo anti- 
flogistico sì internamente , che localmente* 

Il sig. N. N^ di' temperamento pletorico , erculeo , 
d' anni ^5 , cacciatore per diporto , infermò d' ischiade 
acuta air arto sinistro ; dodici aghi introdussi lungo 
]' andata del nervo leso. Lasciai per un ora circa detti 
aghi, ma non ebbi alcun vantaggio, sebbene abbia 
approfonditi tali aghi in certi luoghi pia. di tre e di 
quattro pollici. 

Altri tentativi infruttuosi potrei citare, cioè di lom- 
baggine acuta > di reumi flogistici , e simili , in cui non 
potei ottenere alcun fdice risultato dall' ago-ptintora y 
ad onta che in nuditi casi V aU>ia più volte replicata, 
diminuendo^ od aumentando la profondità degli aghi 
nelle pani effette. 

L' antitesi del risultato dell' agopuntura , non deve, 
a mio credere, dare il tracollo aUa Inlancia, in di'- 



9i8 

icapito iéV opcnsioiie, sul di evi nodo di agin, la* 
scio \ ad ingegoi più felici di pronvnciare il loro parere 
con ragioni pantellate da dotto e fino raziocinio nel- 
l'arte; sebbene io propenda per la corrènte elettrica. 
Mi giova peri porre sott' occhio ai lettoai , che osa* 
minati i dati prosperi y ed avversi ^ osservata la costi* 
tuzione dei malori ^ parmi potere, non sensa fenda» 
mento, coachindere, che i' agopuntura non è opera» 
zione da porsi in oon eale ; che essa agisce con pron- 
tezza , ed òttimo successo in tutte le nenralgìe croni- 
che, reumidi antica data ^ ed altre nervose infermità, 
a cai socia non sii la quasi sempre indivisibile flogosi. 
Air agopuntura accade lo stesso , che air elettricità» 
nelle paralisi in coi successi felici ed avversi si succe- 
dettero a vicenda , e fu riserbato ^1 sommo Tissoi il 
decidere da cattedra « che solo le paralisi ipostenicbe 
«pedono all'agente elettrico^ 



^ulla estrazione di un Fèto mostruoM. Me* 
moria del prof. Giorgio Regholi di Forù, 
Dottore in Chirurgia^ Membro corrispon^ 
dente del£ Accademia medica di emula'* 
xiifne di Parigi , della Società Reale di 
Medicina di Lione , deW Accademia Me- 
dico-Chirurgica di Napoli, dell imp. e 
JR. Accademia dei GùorgofiU di Firen-- 
%e , della Società Medico-Chirurgica di 



319 

BotogHa, f^iòc'^gretaria onorario del* 
Vjiccademia Pesarese, Collaboratore del 
Giornale di Bfedicina di Ginevra, Chirur" 
go primario e lettore di Anatomia nella 
Città di Pesaro, {con una Tavola). 



s, 



^oTTO diversi è vasti aspetti potrei presentare que- 
sta mia Memoria iùtorno ad nn feto mostruoso ; sotto 
quelli cioè della fisiologia ^ ddr at^tomia descrittiva , 
e dell'ostetricia. Alia prima si apparterrebbe i.^ la 
dlefinizione della mostruosità, la harrazioney e, là di- 
Bcussione delte relative dottrine di Hàttùr di Bonnei, 
Treyiranusj Mekel j Soemmering , Blumenbach ^ Geof- 
froy-Saint-Bilaire ^ e di dltri assai, a.^ V indagare le 
cagioni delle mostruosità, e far quindi conoscere in- 
torno alla loro eziologia le opinioni degli anticbi , e 
quindi quelle di Duvemejr , J^insloK^ , Haller, Ben" 
nety Bianchi, Roederer ^ fVolf ^ Bhìmefnbach , Me- 
kel , Geoffrojr - Saint - Hilaire , Morgagni , Saridi^ 
foriy Lecat, Achermann , Bèclard e Dugès , Gali 
e Spurzheim, 3.^ la clasèìficazione de' mostri co' rispet^ 
ti vi insegnamenti di Bonnet e Blumemhack ; di Buffon^ 
di Huher^ di Voigtel e Malacarne y di Chaussier, di 
Meckel e di Geoffroy-iaini Hilaire. Dal lato della 
anatomia considerando il nostro feto, potrei descriverne 
l'esterne ed interne partr, e farne quindi conoscere, 
air esempio di altri, le differenze assolute e rispettive 
dell' ossa , de' muscoli, de' nèrvi, de' visceri ec. ed in» 
ftituirne un giusto confronto colle stato normale delle 
medesime. Nella sposizione^ finalmente, ostetrica di un 
feto mostruoso , principale intendimento sai*ebbe quello 



di itabilire la divem Mndou» da Hovarti ièpn^n 
ne' divemi a moliiplici casi di variaati moslraositk. 
Per mio senno, quest'ultima investigazione sarebbe la 
più utile e la piii interessante per 1* umana specie , ma 
racchiude in sé troppe varietà e cotanti processi ope- 
ratori! , da non potarsi tutti comprendere in una suc- 
cinta e schietta relasione d'un fatto. Ond'è, ch'io 
senza rimanermi troppo fermamente attaccato ai rigori 
d' un' ostetrica narrazione ^ ne ^oropirÀ solo in ' parte 
le prescrizioni y facendo conoscere la strada da me se* 
guita per 1' estrazione d' un feto mostruoso, e co- 
me veune per colai guisa liberata da sicura e vicina 
morie V infelice partoriente. Seguirà poscia V esterna 
descrizione dello stesso mostro e ne saranno esattamen- 
te segnate le dimensioni. 

Maria Ph&cuccì, lavandaÌ4| di Pesaro^ attempata d'anni 
W] n di breve statura , di alquanto magro ma robusto 
temperamento , e dall' intorno di due anni già madre 
d' un figlio y che avea felicemente recato aUa luce della 
vita y riportandone, però d' indi a poco un lieve pro- 
lasso dell' utero , nel mese di giugno dello scorso anno 
ingravidò la seconda volta. Ma' non così tosto addi- 
venne feconda di nuova prole , che ben altrimenti da 
quello avvenuto le fosse nella prima gravidanza , ne 
fu in breve presa da un malessere generale, da spos- 
satezze , da frequenti conati al vomito , e da consimili 
altri malori per guisa tale , che ne venne maninconica, 
triste, grave a se stessa ed afiatto prostrata delle forze. 
A ripararsi da tali sconcerti nel terzo mese della ge- 
atazioue^ le fu consigliato e praticato à\ salaaso,^ ma 
senza niun alleviamento de' suoi travagli. Gli sconcerà 
ti vengono per 1' opposito crescendo in inteUsilà col- 



r.avatmvsi ddia gravidaosay. ed a que* {mni st nm* 
SCODO disoiodàto volame dr ventre , rimarcbevole e 
liojoso movimento del contoiùto nella matrice; diffi- 
cile a lei si rende il moto, irrequieto e penoso l'a- 
dagiarsi od' il giacere, in qualsivoglia posizione j soprag-r. 
giungono continue smanie^^pallore, inappetènza, notabile 
dimagramento y. alle quaU angustie però ella non ce- 
dette si , che a sostentamento della propria vita non 
si .travagliasse tuttavia tra le dure fiitiche del iahprio- 
so mestiere. 

Oinnta al primo di febbrajo del corrente anno, qntn 
sti suoi malori toccavano al sommo , da porla ben an- 
che in pericoio dell' esistenza , e quindinnanzi la Pa- 
scucci sofférsfi dolori non dissimili ^ ' a sua detta , da 
quelli che accompagnano la partnrizione. Dovette al- 
lora r infelice allettarsi per alcuni giorni, tralasciare 
le dimestiche faccende, e cercare soccorso e conforto 
nelle persone dell' arte. Una seconda sanguigna inutil- 
mente praticata non mitigò pònto i penosi effetti di 
quegli ostiòati sconcerti, e per mezzo a grandissimi 
ed incredibili patimenti giunse al giorno a8 dello ■ stres- 
so febbrajo, in cui - realmente si dichiararono e mani- 
feste Ì9 veementi le doglie del parto. 

r Osservando la levatrice , che il travaglio non avan-^ 
aava colle soUte e naturali regolarità^ avvisò bene di 
chiamare in soccorso persona dell'arte^ ed il giorno 
primo di marzo trovandomi al mio tufno in questo 
civico spedale, lui invitato a recarmi con fifetta a casa 
dell'infelice partoriente ^ che mi dicevano non potersi 
disgravare del suo feto ^ perchè trasversalmente situato» 
Pregai a meco recarsi il mio amico dottor Filippa 
Giorgi^ chirurgo assisteste tii questo st«bilimento^ e nf 



/' 



J 
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232 

segairono esmadio akttoi mìei aili«rì. Dalie itttjscrogft- 
sìoni &tte alia panioriieote conobbi tosto dell' iacomoda 
ed ÌDittrma sua gravidatiea , e datomi ali* esame del 
ventre , noi potei che gkidiaare soverchiamenlift voUi-- 
midoso, avoto rispetto alla bassa satura deBa dooDat 
passai quindi all' esploraeioQe dell' utero, a^nsa mail 
come in fatti dovea accasermi ; poierld io di veruna 
guisa sospettare gravido di mitstruos» prole.. Molle era 
il suo collo f e completamiente dilatalo : riscoÉilrai il 
sacco delle acque avente nelle sue membrane una spes- 
seeza maggiore dell' ordinaria y con oscura pel*ceuone 
d'un corpo, che ben non potei discernere sé mano 
fosse , piede od altro. Sappo», a prima, giunta, che la 
causa del ritarda od impedito avanzamento del parto ^ 
dipendesse dal non essersi per anche lacerate le mem- 
bratie dell' amo iof 5 per che tosto oh diedi colle dita a 
lacerarle^ incoutcandovi: un'insolita diffidUtà. Si ver^ 
sarono aUoca due ouc^'inoirca di liquido, e mi venne 
fillio di poter bene distinguere' • che si presentava aL 
r oriBcjo dell' utero il piede, sinistro io sesta- posiaione 
di . Baudelocquow Allora pensai di rendeffe piti sollecita 
V estraeione del feto , e mieno doloroaa per la madre 
I' opera della manOi,. col metlere 1» parte in prima, po- 
sizione e ricbtamace V altro piede/i. Posta a tele effetto 
la partoriente, in, convenenole. poaiaiooe ^ assicurata ed 
aiutata dagli aUieviv. colle, solite regole portai alla vul- 
va un piede dopo Tal tfo,.. ma. con istraordinaria dif- 
fiooltky e mi <ftt/ impossibile di compiere il cònceputo 
divisamente. Fu allora esegsiitp quanto a simili incofir 
tri viene dalla religione pcesoritM» ,. e teotai quindi di 
trarli in basso. colla cooatiata..foraa<9 ma indarno tor- 
narono le pùc traaioni. . Riflellendo a :^uanto mi acca^ 



deva y toipeklm allora di aver portato afla vulva i pie* 
di di due distinti feti^ e sembrava la mìa supposi-i 
alone aver baon fondamento idaU' osservare e la pic- 
colesza dell- estremità già tratte Inori , ed il tuttora 
grosso volume del venire della donna. La mano però 
introdotta non verificò pnnto il mio supposto, che 
anki il convinse d* errore > siccóme in&tti dovea in- 
tervenire, dappoiché, tratti fortemente ia basso i pie* 
di , al &vore del lome d* una candela potei anche ve« 
dere il sesso femminile del feto. Per ispiegare allora 
il fòrte ostacolò che si frapponeva all' intera sua esim- 
zione, mi convenne cosi supporre: od esistere cioè 
nella matrice' altro feto trasversalmente collocato , 
od essere più/O meno deforme quel primo, e di que- 
ste mie supposiEÌOni feci pur motto agli assistenti. La 
mano esploratrioe nuovamente introdotta mi fece pie- 
gare a questo mio secondo divisamento, e dell'esser 
diesso vero allor fui pietiamente convinto , quando alia 
parte posteriore delle natiche riscontrai va membro 
bastantemente voluminosa , che con grandissimo stento 
eslrassi mediante 1' utìcino ottuso. Era desso talmente 
contornato da figurare in qualche guisa la zampa di 
nn rospo, piò grosso, ma piò corto degli altri doe 
arti inferiori. A questo punto affaticato dell' opera, e 
stanca del pari la partoriente, $ì prese riposo , tanto 
piò che fortunatamente ninna esisteva delle in^periose 
cagioni , che debbono afifettare l' operatore alla pronta 
estrazione d'un feto. Ripresi dopo alcun poco le mie 
trazioni ed i movimeoti dall' alto al bass# , protao^ 
ciando sempre di porre il moitruoso feto io prima po« 
aizione, ovvero nel diainetro obliquo della pelvi. Ftt 
sopra ogni credere diffioila il portare le natiche alla 



2Z^ 

valva , e giangere coHa mano alia re(|iotia oadMlicare^ 
ove trovato il faaicoloy ne recai fuora an'anaa. 

A qoesto punto sembrava impossibile il progresso 
dell' estrazione ; e ristetti alcaa poco dubbioso sol o^odo 
che mi dovessi tenere per liberare 1* infelice partorìenie. 
Fatti maturi riflessi e naove ed esatte esplorazioni , 
potei riscontrare nn* altra parte del nostro feto piegata 
verso la sinfisi sacro-iliaca sinistra, ove a grande sténlo 
potei dirìgere V nncino ottuso , afferrarla ed estrarla , 
e in essa vedemmo con istupore un arto superiore, 
alla di cui estremità inferiore erano . inserite due bea 
distinte mani. Il sig. chir. Giorgi vi portò allora nu 
laccio I e postici amendùe in conveniente posizione , 
e dirigendo i nostri tentativi a seconda de' precetti 
dell' arte , furono per noi fatte indarno delle gagliarde 
trazioni. Preso di bel nnovo r^oso nel cessare alena 
poco dall' opera y e fatta nuova disamina del mostruoso 
corpo , mi avvidi facilmente dell' impossibiliti di rhe- 
scire colla mano nella completa estrazione degli arti 
superiori y dallo scorgere attaccate al tronco del defor- 
me feto due teste ben distinte tra loro. M' avvisai io 
allora di portare il solito uncino ottuso nel divarica- 
mento delle dne teste ed applicarlo nel luogo della 
congiunzione dei feti : io tirava fortemente in basso , 
mentre veniva in questa manovra coadiuvato daUe tra- 
zióni' dei piedi e della mano , collo ^copo dì far di- 
scendere le quattro spalle. A misura ,ch' ene cedevano 
ai nostri sforzi ^ io procurava di* mettere e di raiteoere 
le doe teste tanto nella cavità della pelvi , che al di- ^ 
stretto inferiore o perineale , .nel diametro antero-po* 
/•teriore'y o pubio cocclgeo , e* per Sale effetto un aiuto 
mi teneva allontanato il coccige. Dopo luogo e labo« 



aa4 

rioso maneggio Tiescii finalmente nell* estrazione delio 
spalle y le <[oaH farono tantosto seguite dalle due teste y 
che a confronto dì quelle presentarono lieve ostacolo* 
Comparve allora no' emorragia oterìna , che presto 
venne da me arrestata coti' estrazione di voluminosa 
placenta y colle frizioni secche ^ e colle fredde aspersioni 
ani ventre della donna, onde promuovere ed avvalo- 
rare le contrazioni uterine. Conseguito per tal modo 
compiutamente 1* intento , iurono nondimancp per nodo 
voiere proseguite tuttora alcun poco le frizioni ali* i« 
pogastro. La donna diede prova d'incredibile corag* 
gip 9 e di. non comune fermezza ^i assistenti. ;La va* 
gìna, la vulva, il perineo e V altre vicine parli, resta* 
rono illese da ogni benché minima lacerazione ed of- 
fesa , poiché ebbi ognora pensiero e cura di preservarle 
e ripararle durante il tempo della penosa operazione» 

CURA. 

Essendo prima d'ogni altro sinistro a temersi niia 
metritide, m' appresi tosto al metodo antiflogistico | 
amministrai alia donna un purgante oleoso, bibite di- 
luenti , clisteri , e prescrissi una rigorosa dieta. M' a» 
atenni dal praticare il salasso , perchè già era perduta 
una mediocre quantità di sangue nell' insorta emorragia 
aterina. Passate alcune ore la donna prese riposo, ed 
^Ue due pomeridiane' incirca , si sviluppo un leggiero 
calor febbrile. non accompagnato che da intermittenti 
4olori uterini per V espulsione dei lochii sanguigni, 
talché, avuta in vista la perdita già soffertane, non i- 
stimai indicata veruna sottrazione di sangue. Di fatto^ 
la sera non erano punto esasperati i sintomi febbrili; 

AifKALi. Fot. XXXriJL »5 



aa5 

Q solamenle si usò d' im taf alito cMii«ne> imo avendo 
ottenuto evacuazioDi alvine dal puifaùie oteosò .di .già 
amiDHUstrato. Non ebbe cosi tosto . provali la > nostra 
operala i buoni effelti del lavattvo-4 che. ne fa mplu^ 
BoHevala, e durante k' notte ebbe «osmiisufficieolemettla 
tranqniUi^ nan intent)tli cbé dalle:) molestie defgi! ins« 
YÌlabìli dolori otariak In questa ^prima giomaaa - non 
prese che solo brodo ^ e 'bevande 'dilnenli* La' mallìsa 
del due V inferma era preseocbè apiretica y e p«rdò: la 
concessi di prendere cibo ; e mollb aHeviameoio' a' oca 
tenne ancora per dae abbondanti evacnattioni op&> 
rate da un altro purgante oleoso» Sul mèaaodì la 
cose ' mutarono aspetto , e fu assalita 1' inferma -^da 
dolori al capo, da scosse nervose e da gagliarda ftb*- 
bre: e di qaesto subitaneo peggioramento fu cansa 
r aver ella solamente allora, imparato deir aver par^ 
torito un mostro da molti suoi parenti sconsigliata- 
mente introdotti nella tua stanza , i quali la vennero 
por anche rimbrottando deli' essersi con grande suo 
danno spropriata di quello , donde s' avrebbe potuto 
ritrarre un grosso guadagno. Feci ogni mio polare 
a ritornare air inferma la smarrita calma, e dall' ea* 
sersi la sera dileguati gì' insorti sconcerti , • conobbi 
d'esserci compiutamente riuscito. Fn con mollo vai»- 
taggìo amministrato un nuovo clistere; nella notte ebbe 
lango ript>so, e la mattina del ire confòssò essa slessa 
d'iessere grandemente miglioraUl. -PerÀ presCTisti nuov* 
olio, doadic s'otteilnero due escrezioni < fecciose, e fti 
continuata la solita dieta. I^a se^a il polso si ieoe feb^ 
brtle^ ma non talmente da obbligarmi al salasso^ tanto 
più che r inferma non accusava dolori di sorta, -ed 
erano pur anche ^ quasi inleramente cessato le cootra* 



^»1 

slom ttterioe* TcanqfHilla fu la* npH^t: b fq»KW9^^1 4 
apisesMa asfokitB/ e v«mie «ollafoip lòfifilolo il filì^ier^ff 

Ua'ora <dapo'tt.ni«uEodl !• infcraia^lo fiMalila d^rj^man 
b{0| «alone at^m^yMtì^tyv dokri al dcirs^.e farlf fch- 
famv La ^saoaftf iU.«diwBi; sconceffti non la: potei suppongo- 
^e iiall%: sola febboc lallNii o pofrporal^y ed> a tron^ 
eanw ttcaéiiAioof .od< Jinpfidjl^ii^f.jl pcogr^^moiitp» 
credei a^sal theae ifiidicato «ii^ dimrélo isalasfOy ,$be(.4t 
vsdde'caripo J|i nuilfa ooteana* Bfesmssi ì^oUre «ma 
faevaoda tairtari^DaU;: ;iilie :ii0v'< pomeridiane ; iniqorò l^ 
gravexca dj qae'«ìoliomt|.ii.:la fiolte fn tr ancpaithi^. 'I41 
maMtea ,del.à'iera leggeri4shxia Ja : f<^bve « . oftlmAtj fl 
calore e «le bmauie.^ e:! si thhwttì diue soari^bo' ;4i veav 
tre. Io s«l niczaodì .afKiretaiaì per abbondanti . «udori ^ 
chei dàcaroóo taftta ^Ib 'iiot&« e^rjlioviattifio.df'tfii, odln 
aéradel ^óalgìoirAO'fi^maiiteonl^ apififii^a^ Nel, ^.yei^ot 
lioecescilalo il . ootsiaientb^ .e .pro^xedjradÀ ;»e«P|>re. U 
nostra .;operata idi bene ,ÌA.i|iegUo"y.,jiiel> gio#P9 ^5^ ai 
IcvÀ dal kttQy-e gbde pKesfioteiiiié»te: di OiHÀaia sàoità» 

. Descrizione esieraa dei Felo (fnostrueiSQ. • 



• •• ' «1» ^ 



♦4 ' 



0* 



. 'Da 'quanto aoso per a^]rrS»e^.ebia«io,a|if^rif^>^s^r# 
il nostri) «mostra la confiunl ed iQfoiifOìQ ii09%ìWWitk9 
di', due . ftlì 9 > Olì» • separali / . od óva , uniti tia • Ipro^ Viik 
frttii^ 'ha due tliaiinte ieiL« btiu; eooforpiate, ej^eqe svi<- 
lappate, eguagliando éiaiéfiniaqr ordinaria^. grossezza. 4j 
quelle tie' £sti ^ che ve^liMo in.^lmce-M matura «tagiOi^ifi^ 
e pare adórne di oapett obbastanza «l^pghi^.iKegol^iji 
ton<^ i lin09aiei|ti:drl';]ova ^olto^ lo^e l'altre lo^9 
fparti dolleit ordioftri)& dinì#iu»oniii; ìDkie SDI19 -^ .^qAÌÙ i^ 



bene distmli tra bro, di Innghézsa isegohrtl L'aoo* 
no «ttuio applicalo ofel làogo,'o<ve- i tr^mcbi n «n^ 
icoDo; o, per dir pia 'vero, si confondon», prodosaé 
una Ucerationej che naise allo scoptito>r arteria -earo^ 
Udo primitiva destra del feto, lioiftrojcdie videsi pnU 
lare per lo apatia di un'ora circa dalla sua estraEioBe. 
Non si osservarono aofolto aumiresti i moti respiratortiy 
e per coosegaentènocis'iidirono- vagiti. Esistono qnati 
tro scapole ben distinte^ e qoelle esiaadìo , cbè ai 
guardano reciprocamente: dodici doste per parte v due 
alemi , ma assai vicini^ V uno dell* altro ; qnatlro mam^ 
nell^ ooMoro cdpeaeoU ,' anteriormente dne assai di- 
•coate tra loro , e Y altre dot posteriormente , avvici» 
nate molto e poco sviluppate. È uno il foro oasbeli* 
cale; ed ano solo era il ftinicolo , ooa sola parte ge- 
nitale femmifrile, ed un ano «oloi talché egli pare 
aver UvutO' la tistora" disegno di produrre dfie gemeHit 
che sonosi dipoi asiieine nnili e confusi lateralmente, 
<%ndr 'pih Hittttifaoyeote* procedendo dalle spalle aUa 
pellai; A ppàfreoitemevte) non airvi che n^i sqU 'tronco, 
ma sono dae le colonne vertebrali, i di cui coccigi 
molto s'ioclinano e -gbàtdansi reciprocamente , per 
nescire vicinissimi ad un podice comune. La pelvi è 
tea sola; m^ • pia* targa di'ifueUo^ ordinariamente sia, 
^ando appartìaivs ed in feto' solo»' Quattro sono* le 
natiche , 'poste dlie^aceiascnalato^ ben confermate e 
molto tia loro 'Coniane ^ l'altre due si confondono in- 
aieme , e son<> affatto posteriori e medie. Dell' esire- 
ttHlk soperioH dne sodorai l«ds liberi di ciascuii fetot 
senza difetto in tutte le loro dimeusionif ed dna terza 
ne sòr^e a)1a part^ poÉteiiore.y'^ie'piìi precisameare nel 
luogo ove sonosi i*^feti uniti e confusi: è déssa ^ 



f 



poco pib, corta dAV iltn dae^^non articolate nel go- 
mito, ed al suo antibraccio sono inaeilte dae mani 
ben cooformate e tra loro divise, che risgaardansi colle 
&ccie palmari. Egttalmente due sono gli arti inferiori ^^ 
die sporgono da cì^scon' anca liberfi , luogbi al solito , 
ed aventi solo . celle . gamline e nc^' 'piedi un'alquanto 
strana curvatura. He! luogo della pehri; ove i feti 
sono Unmedesimati; sorge un terso arto inferiore mal 
confermato piegato] ali* ibsn * su' i dorsi di quelli , scor* 
lendo quasi la traccia dell' unione dei lóro tronchi , e 
ricoprendo, in alto ,le due gìk defitte . posteriori 
Biàmmielle. La parte ,.cbe in esso tiene i luogo di co« 
scia lè quasi deHa grossezza - deli' altre ben -coùformatei^ 
sembra avere* due femori /e non gode, che del solo 
moto, anche ben limitat9^.d allontanamento dai troni 
ehi. Non .esiste gHkoCfShio.^fe la porsjoue che sta ia 
vece di gamica , non ne ha ni k- direaioiie> uè la fi- 
gbra, né le dimensioni, manca di malleoli ,' e dell' arti- 
colaiiooe dc3 piede, manca di calcagno e non" presenta 
né la figuni di quella, uè la. direzione, né le dj^mensio- 
mi:: lecita sono cipqiie, ma stiacciata e. -mal .confor- 
mata, ed offrona- di- particolare (due ranghi d'unghie.;. 
Tuno dei -quali* è volto verso la faccia -plantare e Tal- 
tro verso ia dorsale 5 talchi sembra potersene per molr 
to pro)>abile analogia argomentare, nuli' altro essere 
quest' informe membro, che l'intima unione degli al- 
tri due arti inferiori , interamente conforme a quella 
dei di^e arti superiori, oud' è prodotto quel terso 
aveqte due difitible mani* 



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X' ÌDtera laQghe^za del Je^trò fejo pcrj avere ; , 
la testa schiacciata , e quiixdi alquanto più 
allud^M'à di qucflla 'del sfuJsttb' è di' .^ ' . lÒ ^ 



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11 diametro tiia^^sotdellar lettb dot feló m 



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Del destro , .i: i«- ..::' i Me-L-ih;/!;.; ^f \,."{ • .. 
Il diametro antero-posteriore del smistro •' . 4 

fiéi 'déèiW ; ''} '•;■ . • '. •'■; ".•■ .'.":'".-. -^ " 

Il diam^ro òMrqilo y ^s^lf''meiito^d«cipital6 ^^ 
•. del; feto' snkislro'i.rf • .i. -.v *' i ., • . ■ ,. • • ',■ [.-^r: 

liei QpSXj^ }. j ^{ •r;<- 1 *.»• lì •i;\T • -•;.:• r • :•'•.. P'» 

fi diametro oerpendicolare^del sinistro • • 3 
/ JDel desUo ....... ..••.... 3 

n diatoetró W^Vbrkò dèi trotrcfii lòsieme'to-'' 
< nf(Ì'miì9ilràlò èé t^nar sp^àlte^ all-alvi^ ^'r ' >. '('5 
B diàinctco trasmek«o t^ella. pèlvi coHMinQ (^Ke^;' 
...so da un tRooaatere. ali' aUro « ;,. ... u .. 5 

lia lunghezza^ del tronco comune misarfita 

dalla clavicola al pube ., , '. .'. . ',.* .* '5f * 
Quella ciìé vietié misurata dilP océipife 8i 

ciasdob fèto' all' ano éèqfitihQ';' . ' ; '. i :>j 
La looghazza deli' arto; an^erjkiMj àtseate dUe • 



mani 



• '. . • 



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P O? • ■/ 'J 



• ' •* • . • 



QM.ella degli altri, due arti s.i^pe^iqri , . .. .j. ,.? 

La lunehezza dei due arti inierioi^ ben con- ^ 
formali . , ...... '-■:"■■. , . . 6 

QoelU della còicia dèi tèrif^ mi Ìfile/!idr<B '^^ 
'- mal ootiiotmatoo . . • . « :.. ,b'. .u>! :» . 3 r 
I^ grossezza del medefiqap,» .,:,.... . ?.;. ,1 

La porzione che tiene luogo di gafì()ba è.lunga i 
Il piede è lungo .«..,'... 1 • *•' ' x 



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aSi 



. ( ^«^g^^ .& Tavola IL ) 

Fi;» I.« Rappresenta il mostro piegato, vedalo smi^^ 
riofmctote , e skoato probabiimeiite nel modo istesso^ 
che nel)' mero. materno. 

Fif^ U. In. jfci€»ta .figura veggonsi i feti distesi, 
le teste divaricate , ed il lii(>gó dell' anione dei loro 
|ronc}ii. 

«• Figb Ufi. jQo/esta (figura inoistra i feti nella loro fac* 
4}ia postecifl|fe^. oaturalm^nCe. ? piega ti , e fa eoooscerela 
fonfigpraaione |an*o< deli' arto superiore mal «copformat 
lo-, come dell'- inferiore. « >v 

• '.F'ig< iy<> P.ane^usott' ocdbia ài dorso. e la parte h* 
lerale «iòislra AA «feto ismistra^ avente tutte le «membra 
dispiegate. ied;andntanate.dsfl ironcoi , ' . 

Fìg. Y. Si vede in que&ta figura il dorso e la parfie 
laterale delftira del feto dèstro^ colle membra' allonta- 
nate dal troncjb. > i . ' * 



■ I !■« 



N^ta del dati. CPcgoi^suI muscolo 
Lagrinudrpalpebrale. 

seGBirno da poco il Bolletin des Sciences Medica- 
les, ho trovato; che nel n.^ a febbrajo 1824 (0 > ^ 
nel n.^ 4) aprile, 1826 {1), agli articoli gS , e 247 ^^ 

%< H I un ii < .i.i»«,i Kii ■»■■ I iii» n ■ ii U i inil I I I ■■■ ■ ■■i m i H I! I I ■ 

(1.) DescripUiM anatòmiche d'un muscle paritculier 
àg r^òeti ; par te doct, Ginseppe* Poggi. 

(9} Examen de la déctiuvsrté^ du muscle iensor 
tarsìa eie, par W. E. Rorner , JII- D. eie. 



93a 

tiene parola della Memoria da me {merita: nel Giorna- 
le di Fisica ecc. di Pavia^ (i)^ la quale ha per isco- 
pò la descrizione anatomica di un muscolo particolare 
annesso all'occhio umano. Tanto nel primo articolo 
peri, nel quale si è inteso dare l' estratto , di essa 
Memoria, quanto nel secondo, dovetti |HropriameDta 
convincermi ch'io non fui menomamente inteso dai 
reddatori del Medico Bollettino^ 

Ma\ soffrendo pertanto la taccia di plagiario^ che 
in detta opera ed in altra mi viene data^, ho creduto 
mio dovere lo estendere una Nota sopra questo argo- 
mento; la quale I valen'do a mia gtostificasioue , serva 
altresì agli scienziati per giudicarmi in seguito secondo 
quello che ho detto nella mia Memoria -, e non ,coq« 
formemente alla opinione datane ndl BoUctino delle 
scienze Mediche, e nella Anatomia del prof. FferiVmo 
Caldani. 

U articolo gS al hel principio sostiene t Ce muscle, 
appele' par M. Poggi Lacrymo-palpebral^ a èie decoii» 
veri par le docteur Horner, professa d' anatomie k Fhi- 
ladelphie. » 

Prima che M. Honier 'descrivesse il muscolo Tensore 
dei Tarsi, Duvernejr, SchQb*nger\e^i)ienmiìUer\o9iVt' 
vano, da tempo, più o meno completamente ritrova- 
to, descritto ed ineiso. Prima del)a descrizione dame 



^ *' " M, I I ■ I J II». I fT'.l 



(i) Descrizione anatomica di un-muscola pariicolars 
annesso aW occhio umano ^ del dou. G. Poggi. Gior- 
naie di Fisica^ Chimica ecc. dei prof. Pietro Confi» 
gljacbi e Gaspare Brugnatelli. Decada dy Tom. %pa^ 
p'ne 294, 345. 



esibita $ul mafcok» làgrlmaUpatpébrale ni tino a iiat<K- 
mico àv^va fatto '■ ceimo^ 'di' un tmiscolo composto , il 
qaàle msiememeDte servisse a^ idiscesa delle lagrime 
nel naso, ed alla chiusur^p)Ae paflpebre» Il profess* 
Borner ha data la descrizione di iin mascoletto lungo 
circa on mezzo pollice, largo un quarto di pollice ^ 
il quale con unica orìgine nato' dall' osso unguis - si 
porta allo innanzi ed* esteriormente , terminando, alla 
intèma commessura delle pàlpebre vicino ai punti la- 
^mali. Io ho data la descrizione di un muscolo dèlia 
lunghezza dL due pollici ed un quarto , > e della lar^ 
ghezza di nn poHice : il quale nato con dpppìa origf^ 
gioe, fnna al davanti del condotto lagrìmal comune 
e della parte superiore del sacco lagrìmale , l* altra po^ 
steriore a dette parti , si porta . allo innanzi , si riuni-» 
sce in una sola massa carnosa , decorre tutta la lun- 
ghezza delle palpebre^ e s'inserisce fittan^ente a quella 
interna superficie della cute che corrisponde tra bi 
commessura estema> delle palpebre e ' 1' apofia angolare 
esterna dell'orbita. Il muscolo di M. Homer pertanto 
è piccolo^ e obblungo; il lagrimalpalpebralè è lungo^ 
• di forma irregoUre; rappresentandosi con due distin- 
ti punti di origine , una riunione in unica massa mu- 
scolare^ un consecutivo decorso in due ventri > l' uno 
per la palpebra superiore, l'altro per l'inferiore^ ed 
una novella riunione e deoussamentp di fibre al sito 
dell' inserzione. Il muscolo di M » Homer scorre sol- 
tanto dietro il principio del Sacco lagrimale. Il lagri- 
mal-palpebrale, invece, colla doppia origine abbraccia 
in parie il condotto lagrìmal comune, e la p^rte su- 
periore' del sacco lagrimale y e scorre su tutta la estesa 
delle palpebre. Il muscolo di M. Homer, dopo poche 



\ 



?54 

lioeq ài proItingai9<ntò avvi4Ì9a»cl9$i alle palpebre ai 
fende io dae paftì^ Arfioiace s«bìle nella materia te»* 
dioosa, che inciode J cendoCIt kgriiaali ài margine 
libero delle palpebre stmd^e nel grande angolo del<^ 
r* occhio. Il lagrioMl-palpdirale dopo un decorso mai 
ininore di due polHei^ e dopo essere franato sopra 
tutta r estensione delie-palpebre, aderisce tenacemente 
alla pelle situata fra la oonunesscoa esleriore ddle mer 
d^siine e V apoBsi angolare esierila dell'orbila. M. florw 
ntàr^ dietro la crednta iosersione del sao mnacoleltOy lo 
ha. denominato Tensore dei Tarsi ^ volendolo destinato 
a stirare i punii lagrimali ed a tenere- ^ orli delle 
palpebne .accomodati al bBlb<^« Io, diètro l'origioe , de>> 
corso, ed inserzione del muscolo - da me scoperto, l'ho 
nominalo lagrimal-palpebrale , pèrche^ contraendosi , 
colla sea doppia origine comprime il codette lagrima! 
comune, e la |>arle «nperiorè del àacco, lagrimale , ^ 
colla sua andata «ed inseraione serve esclnséramonteisi 
chiudere le palpebre e spandere in modo uniforme le 
lagrime sulla faccia anteriore del bulbo. Da ciò *éott<* 
qu^e risulta, che ben lontano d' essere il muscolo La* 
grimal-palpebrale da me descritto lo stesso muscoleltoi 
di M, Horner^ questo di Bornet non ferma- se non se 
1* orìgipé posteriore del muscolo. • lagrimal-palpebrale 
da me yinveniito. E veramente alla pag. i della mia 
Meméria dosi mi «esprìmo., e Reileeando diligentemente 
le medesime . osseVvazioni necroscopiche , ed avendo 
sempre in diversa maniera dissecate le stesse 'pafli ; 
Dbn solo pervenni ad accertarmi che il mdscolo' 'del 
prof. Harnet altro non è se- non se il principio di un 
altro muscolo assai piii grosso^ Indgoe robósto?; ma 
mi ay viddi altresì Ohe a Comporre cotesta mas^ imu 



ff35 

scnbre hui^a e •vob«iBtd là. 'qoale ri veste ambedue le 
palj^ebre. ^^yi si aggiaii^iM> allrì fa^em. carnosi, piii 
aatttriòl^i ^-estemi al lacetlo trovato dai proi. Boriteti 
ài Filadelfia ». - 

. .Dòpo n pjremesiOy P articolo 9? contìnua in modo 
ooatraddìceoté ai ao^ira . òitato penod^, pott più &ceodo 
credere di' io. abbia con plagio trascritto il musiéòlò 
di iktirfier , .ma ohe invece : abbia .dato la. deslcrjìiÌQne 
del nivsoolo òibioolttredcUe palpebre > metà del quale 
sia' atato da -me chiaimito ^àisieolo* lagrimalrpalpebrale» 
4t'U ifécrit av€c Beancoup de |0Ìq le mnscle- òrbjcor 
Uire des pappieres ^'il. divise, en deii'X;partle8,< T^ne 
fornai par ies lìbrea MusculaireS: ^ui entourent ìe$ 
panpreras^ Taatire tqìfiì regarde somme un musi^le par^ 
tiottlier^ et qu'il apprile 4Àcry«io-p^Ipe1»Fal i».- 
/C^kt Memoria da me data in iaceiio ifoa.ini.jsoiio 
prefisso di esibire la descrizione anatomica del njuacolo 
àrfaicolare delb palpebre y ma bensì la' descrizione del 
annego lagrima^pdlpebrale da me scopot'to. Al modn^ 
atasso però, cbe le rep}icate>ofi9ervauQoi aiiatomicha 
sii avevano obiarito non eaistèie il muscolo tensore 
dei tabi descritto da M Honiery la lettura delle pii| 
tlccveditaté opere di anatomia aveami dimostrato, cbe 
fino allora non era sortita 'una .esatta .e coiereale de* 
acrimne del muscolo' orbicólat e* idelie palpebre /.àp« 
punito perchè con esso era stato sempre combinato j$ 
confuso quasi tatto il muscolo lagrimal-palpebraie ih 
me Tiuvefautov' Volendo adubque dt^crivere il noi^eUei 
BMMcol^y non* poteva .per ordine- di qbiace%«4 e.'prek^ip 
sione dMpen^ràii dal designare prima ^qualn parte at« 
toalrtiente >debba rita|ièfsi e cfaiamarsi (m«lscolo oibicO<» 
lare; quale, poi ;fo$^e T altra che/ 4i^nii «coAlpresa 



aSd 

neil' imicac della mam di dett»-' orbìeolara i nata 

1 

ortt dd me disdnta nella sua duplice origine , andata 
ed inserzione e chiamata poi nome particolare di mn» 
acolq lagrimal-palpebrale , nome tratto dall' ufficio del 
eópràddétto muscolo. E di vero ralla pag. 8 co>i laai 
esprimo s n Io invece dividendo il móscoìo orbicoìaEre 
delle pilpebre , ne faccio due porzioni assai destiate 
fra di loro , ritenendo la prima come mia semplice e* 
apatìsióne di fibre • carnose circolan sotto la cult, cio& 
come un semplice pannìcolo carnoso attaccalo ai oo« 
nttni integumenti 'del perimetro delle orbite e più e« 
apanso ed al|aFg*to alla regione delle tempia che net 
r angolo nasale dell' occhio. Mentre della seconda ne 
forttio un vero muscolo fornito di tutti quei caràtteri 
che gli sono proprj , muscolo che dietro là sua andata 
•d il* suo doppio ufiìcio ho designato col' nome di 
muscolo ]agrlmal-palpebrale._ » • 

Ora> doDi^ndo io, come in uno stesso articolo siasi 
potuto conciliare e fiir credere ai leggitori che SI moA 
scolo da me chiamato « Lacrymo^jkaìpébral a étd de-i 
eoàvert par le dooi. Bcrner ete. » e che^la seconda 
parte del muscolo orbicólarè delle palpebre . da. me 
descritto « il regarde comma :un moscie particnlier et 
qu'il appelle lacrymo^palpebrai ». 
* L'aiticelo qoDtinua: « Ce detnier mnsisle scinsero aiH 
terieurean^ ar i^ parile superìeure* du bord anterieur ' 
de ki iosse lacrfaiale , dans oo éspace de deux lignina 
envifon. ^Posterieotement-les filxès chamues decemo^ 
atte s'instfrent sur one^ aponévrose qui vient , pirendre 
attaché #u mOieu de la crtfte^saillauie4e l'os unguis »*. 
li mnscold da- ^me deecHtto » che neu è T ocbicolare, 
aia <|hfe é il lagrimal-palpebrale ^ non va giii ad io< 



/> 



senesi nei- punti precisati' iti questo .^periodo ^ ina io» 
yece f rae da qaesti ponti la soa doppia origiae. » 
^a nltkno^ Particelo conehiudè: « Ce moscie en se 
còntractant, applique Ics paapiéres sur le flobe do 
Fóeil et toome les poinfs laciymani Ters le ne2 ». 
( i II.QQUscolo lagnmal'palpebrale -da me «descrìtto na^. 
eéeodo con duplice origine ^ la quale abbraccia la 
parte soperiore del sacco lagrimale e la metà interna 
circa del condotto lagrimale comune , decorrendo sopra 
f estesa tutta delle palpebre, ed aderendo fissamente 
a qdéllo spazio di cute siioato tra la commessura ^ 
tteriòre delle jpalpebre e l' apofisi angolare esterna del- 
l' orbita ) colla sua conirasione non « applique les pau» 
pieVes sur le globe de Toeil, et tournele points la- 
crymaux vers le nes a, ma invece stringe le auacceo- 
-nate poreioni del condotto lagrìmal comune e del sacco 
lagrimale, obbligando le lagrime a discendere dal sac- 
co , ' nel condotto nasale , nel naso , e contemporanea- 
mente chiude le palpebre, determinando neUa totalità 
di queste un movimento dallo esterno allo interno , o 
dal difffori .all'indentro, spiegando e facendo tesa la 
pelle del principio dejla region temporale, e mirabil- 
mente servendo cosii.alla funzione cui vennero le pai* 
pebre destinate col loro cbiudersi e riaprirsi a^ piji o 
■,iueoo brevi intervalli» 

Il prof. Floriano Caldani, ne* suoi nuovi ]E|lementi 
di Anatomia (i);^ al tomo II, pag. i56,. parlando del 
muscolo da esso nominato compresso^ del canale e del 



(i) Nuow Elementi di Anatomia ad uso deUc pScuoh* 
di Floriano Caldani, p^ol. a. Vw^^a i8a4* 



»58 

Mcco .Ugrinialeyne itonda, di: qneac». b .qunsi -M 
descrì^fone stata iooomiiiliiata' d^^ pro£ Aiiiciica«o/H»l 
smi$coIO' tentone 'dei tarsi y ^ledice id)ti,|mri^<cbe^ il 
detto' Diascolo da ^akoair "è stato. "chiapiato lagrinuiU 
palpebrale (i)^ odk seta .ky.pfli9.:33i (si) aggitisgeiid^ 
eh' io ha data- ana estesa' dócriuaii<»'dl questo ipicqolo 
aiascolo^ e seguitando :,« EgU. è 4i' opinione ck«^ 4» 
qeesto derivino tuttb le. fibre, carnóse delle palpebra 
«be prima si conoscevano i]aalpafte.del.iiia^ci>lQ >oi^ 
bfcolare, e peroiò' distingue P^io dalF altro'> asaeg^ad^ 
^ al piccolo moaoolo di cai sì Amila A nome di vt^ 
érhnfd-ptdpehrùh e F «fficio non. solo di agire eid .esi- 
liai laj|;rinia!e^y • ma.dì cbindere la palpebre e raggnik- 
zarne' la 'Cote. Ho descritto questo picciolo mnscolo 
•qnale ni sembrò di -vedere in più cadaveri. » 
' Se un'idea cori falsa sol muscolo lagrinal^palpo- 

*■' ■ 111! I ■■ ; I I H ill I I II < a 

I 

' {\) Se il prof. Caldani si fosse mésso àUa portata 
di veramente conoscere ijuello che fu dà me scritto 
sul muscóh lagrùnal'-pnìpfibrdle , si Sarebbe avveduto 
che al tensore dèi tarsi di Hi. Horner non può m 
TKuUa convenire il nome di rhìiScoh lacrimai pctlpe- 
orale. €he perciò tutti cohro f ifuaU, dopo la ifortità 
della mia Memoria y hanno preso d phèitanza cotesto 
nome Ja /ne 'priMàniéhté ihtpdsto al discoperto mu» 
scolò 'lagrknal'palpèbrah e là hanno applicato al 
muscolo di M. HornrtJ, fo hanno fauo a Jtuua inne^ 
satezui anatomica e fisiologica , o non avendo intesa 
la mia Memoria ^ o nel copiarmi essendosi maliziosa^ 
mente comportati^ . .. ' 

(a) pag. ìSb, 157. .'.■... 



«5» 

brale 'da me descriuo il prof, dt t^jidoVà l^-lxa^de«qDta 
dell' eitVailo dir articolo gS.» retro ' ciOilo e poitìllalo^ 
lo consiglio por altra yoltoi a fiiciglio volerai aeceftare 
sulla Y<|ntà del riportato^ prima di avanzate iif pro« 
positd od nn'iiiudiaio^ o quovè descriaioni^ >atultiitti4i 
bene spésso correrli pericolo, d' incappàreiim^^ er|'ore>^ 
éefme eira ha.fatla nef render cooto dÌE^ii| mia Memo^ 
ria sul mbsoold laiirimal- palpebrale. Che se tali risiiU 
tamenti'da esso esibiti sul muscolo da me scopertOi 
fiissero invece il ^frutto, della lettura dellà^ Metnqria ori*' 
gioale, invico il si^. ]^of. a leggere l'articolo da* ifte 
qui -sopra inserito^ ed la ripetere la già fatta • lettura 
della .mia Memòria 5 «ode abbia per' se a.: con vincersi 
delle fidsiià del di bri libro registrate circa il muscolo 
hgrimal-palp^brale , la descrieione. del q'ual mnsoolo^ 
sicconie risulta dalla stia opera , non fu .al certo > da 
esso intesa y e la cui reale esistenza non' fu tampoco 
da esso Teriiicata coli' esame sopra il cadavere. « 

. Nel ultimare cotesta Nota^ trovo infine necessario U 
£àt avvisato il sig. dott. P, Taddei\ cbe se fosse stata 
dal medesimo conosciuta la da me pubblicata Memoria 
sopra il- muscolo lagrimal^palpebrale , nelle annotaaiom 
aggiutite al di lai lavoro sul metodo di ilf. Dupityireti 
per la cara dei tumori e deUe fissole lagrimali (i)^ 
Sion, avrebbe al certo applaudito a quello che il/. ìDii- 
verney e ilf.* Horner scrissero intorno al moscoletto 
tensore dei tarsi ^ e non avrebbe avancato che « Un 
seul moscie /rece vani denx filets nerveux de l'ophtal- 



(i) Esposizione ecc. Vedi Bulletin dei sciences Me- 
dicaks. N. 9 septembre' 1825, articolo 35 pag. 85. 



Biiqucde la qnioqiueine puf • '^ wcòii^re le sac làccj* 
mal e les conduiis de ce nòm ».* U dott. Tìmida in- 
vece avrebbe dettó^ che fatta quella porsione di sacco 
lagrjmale la quale è libera dalla ossatura , e parte dd 
condotto lagrimale comune ^ vengono àU>racciate da 
due porzioQÌ di -nudcolo , vale a dire dai doe jhsct 
musctotosi i quali compongono la ^doppia origine del 
muscolo lagrìmàl-paTpebrale. Uè piii facendo pregio 
alla Memoria stampata dal sig. Trasmondi, avrebbe 
egli scritto y che non già il tensore dei tarsi ^ ma le 
origini del muscolo lagrimal -palpebrale, sono ricche 
e ben altro che di doe filamenti delF ottalmico ; gìao 
che ed il trigoniai ed il settimo cerebrale |, col quinto 
ramo del nervo giogaie^ col nervo faccial superiore ed 
un ramo dell* inlraorbitale^ s'inseriscono e si dn'amano 
esclusivamente nelle origini del lagrima!^ palpebrale ; 
•Itre molteplici akre propagini degli anzi nominati 
nervi dall' eocéfiilo somministrati alla duppKce origine 
Idei ridetto muscolo (i). Avrebbe del pari aggiunto , 
che il mùscolo lagrimal-palpebrale è quello il quale 
esercita direttamente la sua azione sopra il condotto 
lagriiiiale comune ed il sacco lagrimale, promovendo 
la discesa alle lagrime. Da ultimo, che il Imtscólo la* 
grimal- palpebrale \ il solo il quale non poco coadiuva 
a impedire od a ritardare i tumori e le fistole lagrimali 
convenienlemente curati nella loro primordiale forma» 
.«ione (9)^ stantecbè il muscolo ilei qiiale fu soggetto 
la presente Nota abbraccia io parte ed il condotto la- 
grimal comune^ e il sacco lagrimale. 



(i) Vedi la Memoria da me pubblicala j pag, ai*^ 
(0 Idem, pag, 34, 35, 3^. 



Analisi chiihica detta china bicolorata^ ed 
esatta notìzia sulla pianta che produce 
tale corteccia^ ifrOuGOMO Cm^oìsìz , figlio , 
Chimico Farmacista. 

n prìino agente da me Impiegato ileH' analisi e stativ 
y etere solforico ; I' aziobe dì questo fluido sulla bico« 
iorata in protratta d ponto di somministrate delle tìn^ 
tnre quasi interamente- scolorate. Queste averano na 
tolor giallo tossrgao > l'odor etereo^ ed un sapore e» 
teréo amarognolo. La carta di laccamofa e quella di 
«orcoma non furon punto alterate da quelli ; sottoposte 
le tinture eteree a. modico calore, si separaron delle 
piccole sqoamme nere. Ridotte a competente secches* 
za , ne ottenni una ma$$a brunò*rossigna tessuta di stri<* 
scie venose ; ma staccata dal recipiente presentava 
delle piccole lamine brillanti. Il suo sapone era ecccs* 
sivamente amaro, ed al tatto era leggermente untuosa. 
Esaurii su questa massa T azione deir alcool freddo^ 
e con questo separai una materia gialla che, esaminatia 
accuratamente ,• trovai identica- con quel principio 
giallo solubile netl' acqua e nell' alcool che si rinviene 
nella china grigia. Trattai poscia 1' estratto etereo 
coir alcool caldo , e n' ebbi una soluzione da cui co) 
rafiredda mento si depose una materia di natura cerea, 
ma che però parmi diversificare dalla ' cera delle api 
per la maggior quantità di materia pingue balsamica 
che quella contiene. 

Evaporata la soluzione dell' estratto etereo nell' aW 
cool caldo, ne ottenni una massa bruno-rossigpa che 
al bruciar, con viva fiarmna, al soauumistrar dei pre^ 

^wr^ALi. Fol XXXrilL j6 



34» 

cipìuU colla ti0(ara Òi g^itt , e ad àlui ^parimèoii ^ 

io considero p^r uqo di qaellì estratti 'che Bracconot 

appella Estratto idrogenato azotato molto amaro i c\h 

cLe rimase intatto dall' iatéoól era costituito di malteria 

grassa. 

Spogliata la china bicolorata di quanto conteneva 
di solubile nell* etere, io la sottoposi ripetutamente al- 
l'alcool, e ne conseguii delle tinture giallo rossigne; 
Air amaro sapore di coi eran fornite., all' arrossar della 
liotura di tornesole , "ed all'imbiancarsi coli* addiatoue 
dell'acqua, io tosto compresi che v' era un principio 
•amaro , un acido, ed una resina. 
. Evaporate le tinture alcooliche, io n'ebbi un estratto 
bruno di una grande amarezza. Esposto all' aria noa 
attraeva l'umido, e^ l'odor n'era, particolare. Trattai 
l' estratto coli' acqua calda ^ ed in allora separossi una 
aostansa di solida consistenza che , studiata nelle sua 
proprietà , riconobbi per vera rema. 
• La soluzione . fu divisa in due parti ^ versai in una 
di queste dell' acetato di piombo , e ne ottenni del 
vero malato di piombo bianco fioccoso insolubile. Dal- 
l'altra, coli' acqua di calce, io n'ebbi oq malato calcar^ 
solubile nell' acqua. Ambiduc questi sali, esaminati nella 
fisicotchìfniche loro proprietà^ ci assicuran dell' esistenza 
bell'acida' malico nella bicolorata. 

Dopo di tutto questo, io m'interessai d' isolare il prin- 
cipio amaro ^ è vano che io qui ripeta gli attributi 
4i tal principio in istaio di purezza. Furon questi 
troppo bene descritti dai Chimici Francesi, Pellétier^ 
Petro9 e Vittiquelin. Le proprietà di tal sostanza par 
che ci guidin a confonderla col principio comune alla 
coloquintide e al solanum pseudo quina ) . ma forse 



345 

tròppo interessa di spìiiger più oltre la indagini chi- 
tniche onde meglio afferrar la saa vera natura. 

Dopo di aver traviato còlPacool la bicolc^rata, il re- 
aidoo/fii fetto bollire nell'acqua; la decottooe era di 
<m giallo rossaistro; il sapore n' era pochissimo anarok 
La caria di tornasole prendeva una leggiera tinta rossa. 
La gelatina appena appena intorbidava il liquido. Que^ 
sto decotto fa ridotto a discreta consistenza, indi- ci- 
mentato colia tintnra alcoolica di jodtQj ma non mar- 
cai traccia di amido. Fu aggiunto al liquore dell'alcool^ 
ed in allora si separaron dei fiocchi bianchi che esa> 
minati avevan tutte le proprietà-, del mucoso. 

Ciò che non disciolse l'acqua bollente^ fu sottoposto 
air azione dell' acido idroclorico allungato coli' acqua. 
Feltrato il liquido y questo era di un color giallo. Col- 
l'ammoniaca ne precipitai da esso nùa polve bianca 
abbondante insolubile nell' acqua e nell' aceto , che , 
studiato nelle sue proprietà , e caleif^ato^ s' appalesò per 
ossaiato' di calce* ■ . 

La fibra legnosa rimasta somministrj» per mezzo AA 
fuoco mia cenere, i di cui elementi erano alcuni sali a 
base di potassa , come m'indicò il precipitato giallo 
che vi produsse l' idroclorato di platino* versato nella 
soluaione 'dei medesimi. Questi sali mi parvero* dei 
muriati e dei solfati , perchè col nitrato d^ argento ne 
ottenni un precipitato insolubile nell' acido nitrico ma 
solubile m un eccesso d'alcali volatilo, e eoli' acqua 
bàritica un precipitato bianco insolubile neH' acqua e 
nell'acido nitrico. Calcinato il residuQ coli' idrato di 
potassa, io ne conseguii poca dose d* un con) posto de- 
liquescente è vetroso che^ disciolto in poca quantità di 
acqua, rappigliavasi in massa per mezzo degli acidi; 
era questa una leggera quantità di silice. 



»44 

CbiuDqne ben poueggi V istorU diiniica dei male* 
risii *c^e le analisi riovcuDer oelle diverse specie ài 
diine , beo di. Ie);gteri s' avvede cbe gli elementi di cui 
consta la bicolorala non lono stranieri alle cluDe'iuesae. 
La materia gialla solubile ii<lt' acqua , e neH* alcool ai 
trova Della china grigia ; così pure nella Slesia cbina 
grigia ti rinviena la materia grassa, ha china di San 
Domingo presenta aneli' ella un estratto idrogenato a- 
EOlato molte amaro. Il principio mucoso , e V acido 
malico li ravvisan nella cbina di S. Lucia. La resinu 
ai marca .nelle chine grigie , chine gialle, e chiot 
rossa. La calce esiste nella china gialla. Così del pari 
i principi componenti la fibra legnosa delta bìcolorata 
entran nel tessuto legnoio di diverse specie di chine. 

Che se gli elemeoti della corteccia in quistioqe sono 
identici con quelli che si rinveogon nelle chine , se 
le fisiche proprietà della slessa s' avvicinan al genere 
Cincbona , qual è [la cagione per cui taluno li fa rir 
troso . a considerarla per cbina ? Forse la mancanza 
degli alcali chinina , e cinconina 7 Ma io ho di già iàtto 
riflettere (l), che l'assenta delle suddette basi salifica- 
bili non potrb giammai autorizzate no anaiiziatnré ad 
eliminare dal genere delle Giochone ana corteccia in e- 
aame, fino a che da questo stesso genere non sioio e- 
«cinse per unanime consenso dei più acccediiali Chi- 
nu'cL e Naturalisti quelle cortecce che senza contenere 
un atomo di quelli alcali sono ancor in oggi classifi- 
cate fra le specie di china-china, e tali appellate dal 



(t) fedi il voi. TI , png, 192 del Giornale ^ Far- 
maa'a ecc. del, chiarissimo sig. dou. Cattaneo. 



245 
Siomnne scientifico liagnaggio , come aarebl^e^ p. e., la 
China nova, e la China di S.. Lucia. 

Ma ogni contesa mila vera natura di questa scorza 

parmi che venga troncata dall' importante, e^ sicura 

notizia avutasi sulla pianta che produce la bicolorata. 

L'illuBtre Professore e Consigliere Brera ^ indotto dalla 

grave discrepanza d' opinione che i dotti divide sulla 

natura e sul vero nome botanico della corteccia in 

qnistione , mandò all' I. R. Legazione Austriaca nel 

Brasile una quantità di corteccia bicolorata afBnchi 

sulla faccia del luogo fosse esaminata , e giudicata ^ ed 

altresì a Lisbona , ed a Cadice ov' era molto probabile 

che fosse conosciuta. Il tentativo scieotiBco del Cltnièo 

di Padova fu coronato da prospero successo, e per le 

cvre di S. £. il sig. Tenente Maresciallo Barone de 

rWimpffen, Capo supremodéllo. Stato Maggiore Generale 

delle Cesareo-Reggie Armate , e Personaggio di ogni 

genere di* utili discipline coltissimo y ed amantissimo » 

ai è giunto a conoscere la pianta da cui si ottiene la 

bicolorata» 

. Il chiarissimo sig. dott. Pohl^ Direttore deli' 1. B. 
Museo Brasiliano in Vienna è 1' autore della scoperta 
della pianta cui appartiene la corteccia bicolorata. Egli 
ne'iQviò al sig. Consiglier Brera più pezzi che furono 
da esso stes&o levati dalla pianta medesima nel Brasile 
(quej'ai ecorcé au Brasil , così esso si esprime nèl- 
r inviarli) e che sono perfettamente identici colla cor- 
teccia fin qui detta China bicolorata. 

Questa pianta , giusta la descrizione che il suddetto 
signor dott. Pchl annuncio al pro£ Brera^ è unanuo* 
va specie di Cosmibuena non per anco descritta, i di 
cai caratteri sono i seguenti : foUis tnagnis ova^o-etii' 



546 . 

ptìcis ohtusts , subtus -fiorihustiua 4>chraceù'i>31osis he* 
jcandrìs , pentandris^ue , p^rUnet ad Pentandnam ma* 
nof^jmiam Linn. et ad Bkihiaceas Jussieuj aUfue ad 
genus Cosmibuenae , Jìuiz et Pavon. ( Flora Peruviana » 
tom. Wj pari. II ). Cresca in syivis montuosis- ad Rio 
Paraiha et Parahybuna Capitanùte Rio de Janetra prò* 
pé vaia Ricca nuncCidade de Ouropretosad Ttmpo* 
peba Capitaniae chinas geraès et in Brasilia , ete* A 
Rio Jaù.eiro ed io Lisbona è conosciuta la corteccia 
di questa piadU sotto del nome di Quòta do Rio de 
Janeiro ; e come tàle^ fu analizzata e descritta dal ce* 
kbre Gomez nella part. II del tomo 3 y pag^ 96 delle 
Memorias da Mathematica e Phjrsica da Accademia 
Real des Sciendas de Lisbona l'anno 181 1, nella quale 
analisi fa per sia prima volta adoperato il nome di cin* 
conino per indicare la parte estrattiva ed attiva rio* 
venata in questa corteccia. Il sig. profisssqre consiglie»* 
re Brera, che divide le chine in chine-cincone^ io chine- 
chine, ed in chinoidi^ chiama chinoide òicolorata la 
corteccia in questione. Essa gode in Lisbona- di alti»- 
«ima repatasione per la cura delle febbri intermittenti ^ 
e reéenti esperienze raccolte in varie patti d' Italit 
anggeilano le prime fatte dai medici- Trevigiani sulla 
innocenza nd corpo umano /e 1' efficacia di questa 
corteccia centro le febbri intermittenti legittime e4 at 
ire mcalattie. 



Hi 
libistrazioni' del sistema Unfaticf^ohiìiferù 

mediante la scoperta d uri gran numero 

di comunicazioni di esso col venóso } 

del prof. Lippi, ec, ec. (i). 

{Seguito della pag, g8 del presente voi), 
PARTE SECONDA. FISIOLOGIA. 

Xstrnìto dall' aDatomiàt del vero' organismo di akane 
parti , assicnrato della -realtà delle proprie s^opert& bA 
sistema linfatico e chilifero, passa l'autore a ragiona» 
fé fisiologicamente degli interessantissimi fenomeni del<- * 
r assorzione della linfa , e del chilo , «tanto «elio stat^ 
normale^ quanto nel patologico ^ .e della sollecita e- 
vacuazione per le vie orinarle dei fluidi', o detle^^^so^ 
stanze , e de' principj eh' essi contengono : e finalofteti^ 
te, della cagione perchè alcuni di questi il trovino nel 
sistema sanguigno venoso e non linfatico ^ ed altre voi-* • ^ 
le nelle vie orinarle e non negli altri due sistemi ékh 
minati disopra. 

Partendo pertanto dalle nuove da lui acoperte co^^ / 

mnnicazioni riconosciate costanti , sì vale delle me^ 
desime per sostenere e rendere vie piti chiarie incdócussi 
gti insegnamenti del Mascagni , cioè , che l' esclu^va^fà* ' 
colta assorbetite è dovuta al sistema linfatico, e noQ 
ripartita col venoso, come ha pretesa il Boerhaave , 
Y Boiler j e come pretendono il Lupi^ il Caldani, it 



^ '\ ì * A 



(i) Artìcolo comunicato del sig. dott. Quadri. 



a48 

Meckel, e ai nottii ^iofnt il 'PlànàrlrK, S MàgenÀ'ef 

il Mayer , il Tytidmànn , lo GjneUn ed il FranchinL 

« E per psrlare in primo luogo del Boerhaave^ ri- 
« corderemo ch'egli apri an caoe appena morto: ed 
« ottenuto avendo copioso vomito mediante ripetute 
« pressioni sullo stomaco , injettò poco dopo in que- 
« sto viscere abbondante quantità di acqua tiepida- 
'« Trascorso indi qualche tempo , introdusse nuova 
ft acqua , e così avendo fatto più volte ^ passò ad al- 
« lacciare la cava in vicinanza del cuore , e istituii 
« quindi una incisione al disotto ' dell' allacciatura , 
« vide dapprima uscire pretto sangue, sebbene alquanto 
« più fluido che non è il naturale, e poco di poi 
« sangue allungato in moh' acqua > e per ukimo acqua 
« purissima »• 

Da questi risultati dedusse Y illustre sperimentatore^ 
che r acqua versata nel tubo inte9tinale era stata as- 
sorbita daAe vene^ ed in realtà, per l'ignoranza in cai 
si era in qi)9Ì tempi dell' organizzazione di queste , e 
del sistema Jitifiitico , e specialmente per la poca o 
nessuna cognizione del vero andamento di questo-, è 
senza dubbio perdonabile k conseguenza prematura 
eh', egli ne trasse. Ma tale induzione è opposta alta- 
mente ai lumi odierni , dachè T anatomica considera 
%ioB€ della struttura dell' elemento venoso , ci ha mo- 
' «trato non poter convenire alle vene ì' assorbimento , 
e da un' altra parte upptù attento esame del sistema 
chilifero e lii|fatico ci ha fatto vedere che esi&tono tra 
questo ed il venoso infinite vie di comuDicaziode. 

Però, per alcuna di queste vie , dico io , seguita il 
ipcoi.Uppiy succedette l'assorbimento nella citata espe- 

rieoza 4^ Boeroime. £d in vero, 9€ l'a^aor zioue è (iinziQna 



V 

I 



/ 



M9 

fole che per essere eseroitaM abbisogni di n^a certa 
vitaUlà de' vasi assorbenti^ quella si può dice iacil- 
mente che non mancasse ai linlatici del cane , ancor- 
ché sia desso un animale a sangue caldo ; avvegnaché 
ai sperimenti in esào non molto tempo dopo l' uccisione^ 
la quale fu fatta senza efFosione di sangne; e per altra 
parte non e ben certo che ad eseguire tale funzione i 
linfatici debbano avere vitalità > potendosi riguardare 
r assorbimento quanto meno è specifico nella scelta 
dei materiali assorbiti , tanto men procedente da forza 
vitale, e tanto più accostarsi all' indole, di funzione e- 
seguita per ferzé meccaniche comuni. E nelF una e 
nell* altra ipotesi mi sarà sempre lecito dire^ che nel 
caso di che si tratta l'acqua calda versata nel tubo 
intestinale , è quindi uscita dalla cava inferiore , fd 
bevuta dai chiliferi, e passo parte di, èssa pervie più 
brevi nel sistema della veua porta (in virtù delle da 
me dimostrate comunicazioni ) , quindi nella cava , le 
leggi seguendo comuni della circolazione àd(lominale; 
quali comunicazioni , come mostrai, esclusive non sono 
dell' una specie, ma« comuni ai solipedi, ai ruminanli> 
ai volatili, e fra questi evidentissime nelle oche. » 
• Negli eguali teriiiini presso a poco risponde al Me' 
hel, indicando con precisione li molti linfetici da lui 
ritrovati piucchè bastanti , dice egli / a dare la spie- 
gazione dei risultati ottenuti coi tentativi fatti dal 
medesimo. Dichiara fallace l*" esperienza del Caldani 
diretta a provare l' esistenza delle boccuccie libere delle 
vene nelle cavità , secondo opinava l' HaUer , per aver 
trovato della cera colorita injettata nella destra \ ena 
jngolare interna non solamente nel tronco comune 
della carotide si interna che «sterna di quel lato^ ma 



35d 

pur aocoy segata il cranio^ io tutti i seni della data 
madre, ed ìq i^q namero immeoso eziandio di quelle 
v^ne che sboccano negli i^tessi seni , oltre . molte di 
quelle che costituiscono i plessi coroidei ; anzi vi era 
cera eiKisa tra l due emisferi del cervello , sulla base 
del cranio, e ne' ventricoli laterali. Il prof. Uppi bo^^ 
giunge ~: « ho sovente praticato delle infezioni di varfa 
natura, nel sistema venoso cerebrale , e il 'più delle 
volte m' è riuscito ottenere V injezione ancora del si- 
stema arterioso, senza alcuna sor(e di effusione. Al 
contrario ^ quando ho fatto delle injezioni di ma- 
teria pib grossolana^ spesso mi è riuscito di riscontrare 
degli stravasi , ma tali sicuramente da non doversi ri- 
petere da boccucie libere di . vasi ,: ma solo da ^rottura 
dei medesimi. Dico, infine , e questo p il massico ar- 
gomento , che se esistessero delle boccuctie libere ve- 
nose, iojettando del fluido semplice o coloritp, cioè 
dell'acqua, dovrebbe costapteoiente trovarsi tale fluido 
stravasato^ vìa poiché ciò non \ha luogo, è chiaro. che 
i resultati ottenuti dei veisamen,ti delle injezioni nelle 
cavità ripetere si devono dalla rottura dei capillari ve* 
Dosi,^ e non da altra immaginaria cagione. > . 

• Ma, passiamo all'esame di esperimenti a noi più vi- 
cini j al ristabilimento diretti dell' antica teoria* 

Fino dal 1809 l'illustre Magendic comunicò all'In 
stituto di Francia li suoi pensamemi su tale proposito. 
Avendo egli osfervato che alcuni veleni , come 1' upas, 
la noce vomica, la fava di St. Ignazio , ed altri, agi- 
scono con somma rapidità si|ll' organismo vivo, opinò 
che pervenissero direttamente entro i vasi della circo* 
lazione sanguigna^, considerando che troppo è lento il 
iCaoimino eseguito dai linfatici, interrótto d'altronde 



V- 



S5i 

per interposizione df Ile gl^indiiley ndl~ passaggio perle 
quali probabilmente le. materie venefittee avrebbero do- 
vuto alterar&i , e cosi iifriv^re al sangue ornai spoglie 
della |>rima attività. Ma questo òon era cbe' uq sem- 
plice sospetto. Ora, per convalidare tale opiìiione, pensi 
di allacciare il canale toracico, e T allacciò dilaiti 
prima del suo sbocco nella succlavia in varj aninialì ^ 
e introdusse quindi in varie ^aiti del <!orpo una con^ 
veniente dose di opas , dopo di che osservo insoi;geFe<t 
fi^nomepi di avveleoamento, quasi colla- stessa intensi(à 
e rapidità" come se non si fosse fatta 1' allacdatura» 
Perciò si credette autorizzato a coUchiudere^ che il ve- 
leno fosse pervenuto nel sistema sanguigno» senza farsi 
strada per il sistema linfatico ^ e )f argomento in verità 
sembrava essere di molto valore. 

In seguito, reputando sempre che il dntto toracica 
fosse l' unica via di comunicazione dei linfatici co' sap», 
gnigni , istituì ingegnosi esperimenti analoghi a quel 
primo ^ onde viemeglio sostenere la di lui favorita teo- 
ria j è più ^ confimnossi nella sua opipione , avendo 
sempre -ottenuto e senza varietà li medesimi risultati. 
Àgli esperimenti del Magendie cosi risponde l'autore : 
« In primo luogo, noi già facemmo vedere che le vene 
non possono godere di facoltà assorbente non avendo 
boGcuccie libere ; ma, in secondo luogo, io rifletterò, che 
la maniera di esperimentare dell' illustre medico francese 
non può colle coseguenze a cui, diede luogo dar di- 
ritto di applicarne i suoi resultati a ciò che succede 
^nello stato normale. Ma io non ho bisogno di questa 
maniera ili risposta', avvegnaché bene esaminato tutto 
il metodo dì sperimentare del Mannàie ^ ogiìun vede 
che il trasporto del veleno ndL torrente della circola<*- 



a5i 

xione potè benissimo operarsi pei liafatici saperstiti 
nelle parti da lai stesso tormentate per prepararle, ed 
alle quali il veleno In applicato , e comanicanti da 
questa parte stessa col sistema yenoso. Se adunqae 
V autoie voleva che la sua esperienza fosse concloden* 
te f faceva d' uopo che avesse potato applicare la ma«' 
feria venefica in una parte alfatto' prìVa. di lin&tici , 
il che è impossibile ; e però tè tutto vano V edificio 
fiibbricato su questo labile fondamento. 

« Dopo le cose fin qui dette, ognuno pub scorgere 
che tiilti quanti i fatti riferiti ad abbattere la opinione 
da noi difesa non hanno vigore alcuno; tuttavia, per 
altro modo ancora procurarono il sig. Magendie ed 
altri di patrocinare la caasa che assunsero a difendere. 
Il Magendie y infatti, narra che trovato aveva alcune 
volte, nel sangue venoso , prima che nella linfa , le so- 
stanze che erano state introdotte nello stomaco e negli 
intestini ; ed ecco il cioiento che egli institui (niomo 
a ciò « Tre oncie di alcool ^ allungato con V acqua , 
« furono date, egli dice, ad un cane^' e dopo, un 
« quarto d' ora all' incirca il sangue dellVanimalè aveva 
« un odore distintissimo di alcool : la linfa ) al conlra- 
;« rio , non presentava niente di simile ». 

Ftandrin fece un consimile tentativo e n'ebbe pres^ 
iochè eguale risultato, o con questa sola differenza 
che V odore «dell' assa fetida , disciolca t e data all' a* 
nifnale che sottopose all' esperimento ^ trovossi distilli» 
nelle vene dello stomaco, degU intestini tenni, e del 
cieco, e non fu osservato nel sangue arterioso, e nep- 
pure nella linfa. 

' Non dubita l' autore di asserire che anche questi 
due esperimenti , a . bene esaminarli ; sono di : nessun 



255 
Valore. Quaiiido il sangue delle vene aveva già con* 
tratto r odore alcoolico. , o d' assufetida , ci^ indicava 
già effettuato il passaggio, a in tutto, o nella massima 
parte ; e perciò non è meraviglia ^ée a questo periodo 
dell^ esperienza tale odore non si.nscontrava più nei 
linfatici. S{i|>piamo dalle esperienze istituite dall' Acca- 
demia del Cimento., che la circolazione sanguigna si e<y 
seguisce tutta nel tempo di > circa un minato, giacché 
il cuore dà in questo i tempo 65 in 70 battute, ed in 
ognuna di queste esclude jpresso alle tre once di san- 
gue, e perà in tutto il miniito once 210 , ossia quasi 
rintera massa fluida. Da che si desume che non deve 
fare meravigL'a ie tanto pronta si manifesta T azione 
deir assorbimento. Ma d^pparte codesta risposta , alla 
quale per avventura si potrebbe fare qualche legittima 
4>bbiezione : io dico con più fondamento , prosegue , 
r autore , eh' egli è ben naturgle di credere che 
l'assorzione per mezzo dei linfatici di (pieste materie 
poco, affini non passi quasi dopo la prima serie di 
glandule, e con più ragione dopo la seconda e la 
terza o la quarta serie , che essi vasi incontrano nd 
loro successivo prolungarsi j giacdiè queste glandule 
non debbono com facilmente essere permeabili nella 
loro fina , e complicata tessitura da tali materie poco 
assimilabili. Però si deve credere , che sce^endo la 
via più focile per eiitraue nel torrente della circolazione 
si portino al sistema venoso , a preferenza/ per quei 
tronchi di linfatici che colle vene comunicano , o di- 
rettamente senza trapassare glandule, o dopo soltanto 
avere trapassato la prima , o al più la seconda serie 
A esse : ^ ed appunto per questo motivo in . generale la 
linfa non deve contenere ,ie materie iidorifere , ed aU 



/ 



554 

tre, tanto piii clie quella Ja quale è possibile di spre» 
mere si trae solamente dai vasi più grossi , e più in*- 
temi y e però più lontani dal centro dell' assorbimento, y 

E le esposte spiegazioni servono ancora alla confa*^ 
tazione delle contrarie . esperiemse di analoga specie ^ 
istituite poscia e prima dai sigg. Thjredmam^ e Gme^ 
ìin , da Mayer j da Home , e dal FrandinL 

I due prìnsi credettero di dovere ammettere la prò- 
miscna facoltà assorbente dei linfatici e delie vene y 
per ispiegare il prontissimo passaggio- cbe si fa talora 
della bevanda nell' orina e nel sangue. Ma ognun vede^ 
che per la via dèlie comunicazioni dirette dall' autore 
scoperte, tale spiegazione diventa facilissima. 

Presto anche si vede la ragione per la quale Home 
rinvenne nel siero del sangue venoso il rabarbaro in- 
iettato in alcuni animali 5 e lo stesso dicasi dell' espe- 
rienze del Mqyer consistenti nell' injettare tra gii anelli 
cartilaginei, od altrove, materie di varia natura, che 
poi neè sistema venoso ritrovava, ed in qaestp soltanto. 

Agli esperimenti' del Franchiniy i quali in fondo altro 
non sono che una ripetizione di quelli de' celebri autori 
superionnepte nominati, risponde > nel senso istesso che 
ai stggr Magendie,.^ Flandrin rispose. 

A tutti gli addotti ragionamenti quest'abra conside- 
razione- aggiunge l' autore» 

a Noi abbiamo veduto , nella descrizione dei linfatici 
chiliferi:, un' imÉàensaserie di questi vasi retrocedere 
dal mesenterio per portarsi a un certo nuiÉero e ad 
on certo limitato spazio delle glandole lombari , infOB« 
darsi in queste, e dall' ultima serie delle medesime^, 
che trovasi sópra la pelvi del rene, nascere dd cana- 
lini sottilissnni insinuati poscia nel rene istessa, e da 



355 

/ 

queste glasdule liscia finalmente un condotto partico- 
lare^ e infondersi nelF uretere ^ e nella pelvi renale. 
Abbiamo pare veduto questi stessi chiliferi comunicare 
per mezzo dei capillari col sistema della cava e delhl 
porta; tanto n^' uomo / quanto negli animali maBÒ*- 
milerì. AbEiamo veduto quanto è maggiore il numero 
dei chiliferi che si portano aBe glandule lombari ^ in 
confronto dì quelli che vanno^ al dutto tor^cito y ed 
abbiamo veduto, per ultimo, che immense sono 4e co- 
municazioni mentovate di sopra , le quali hanno i chi- 
liferi con la^ porta , e le diramazioni loro, tanto nella 
specie umana , quanto nei solipedi e nei ruminanti e 
nei volatili specialmente nell' oca. 

« Meraviglia destare non deve -se , fatta V infezione di 
varie àostanz^ nel tubo intestinale , e nell'esofago, alcuni 
principf^di queste si sopo riscontrati piuttosto nel si- 
stema della vena porta ,. che nel dutto toracico , senza 
far mostra della loro presenza nel sangue , e nel chilo^ 
come hanno osservato Tytàmann , e GmeUn , ed Ay 
veràrdo Hotne. » 

' Combattuti gli argomenti a difesa della contraria o- 
pinione , passa V autore a far parola del rapido passag- 
gio d' alcune sostanze nelle vie^ orinane. 

Dico adunque ( seguita l^autore ), rispetto a ci2», che 
la ^parazione dell' orina con le sostanze récrementizie si 
eseguisce, a mio giudizio , nella serie delle glandule lom- 
bari, per mezzo dei diilifinri che retrocedono, nel se- 
guente modo. I fluidi e le sostanze destinate ad essere 
emesse , ^scendono di gianduia in gianduia , e si recano 
ali' ultima serie de' globicini glandularì che trovarsi 
sulla pelvi del rene , dove nascono i canalini indicati 
di sopra , che io chiamerò vasi chilopojetici orim|erK 



' / 



uso 

Al contrario, t 'fluirli recrementiz) ascendono per la se* 
rie delle glandule che comunicano col dutto toracico ; 
e non permettendo la quieta dei medesimi , e Torga* 
nismo di. quest' ultima serie di glandule il passaggio di 
essi fluidi recrementizj >. in^ istato, fisiologioo , vengono 
perciò obbligati , per la libera circolazione che passa 
&a una serie delle glandule superiori e l' altra ). ad a* 
scendere e transitare per nuova serie di esse glandule^ 
e. guadagnare cosi finalmente il dutto .toracico.,, con»- 
poitjindosi tutti i glohicini glandulari nel modo, in coi 
i varj filtri artifii^lali servono ad ac<!ordare il passaggio, 
«econdo la qualità loro, a varie sostante, e negarle 
ad altre. 

< A convalidare 1* andamento de' vasi chiliferi refloi 
nella pelvi del rene , ha l* autore aggiunto il seguente 
importante esperimento. Fece prendere a degli agnelli 
lattanti certa quantità di latte, onde ottenere una comr 
plelissima infezione dei chiliferi. Apierto a questi anùnsdi 
il basso, ventre ; e penetrato essendo nel torace , ed 
avendo allacciato il dutto toracico , senza interessare 
vasi sanguigni cospicui , per sostenere . con tal mezzo 
pia a lungo là vita , ha osservato in, tal caso , non 
solo tutti i chiliferi ripieni di latte , ma dietro tenendo 
all' andamento di questi , ha veduto le glandule lom* 
bari inturgidirsi , e quindi divenire a poco a poco tui^ 
gide ancora quelle le quali trovansi in prossimità deHa 
pelvi del rene stesso , ripiene essendo le prime della 
sostanza propria del latte , e le seconde di un fluido 
simile all'acqua, ed ha veduto di pia nascere. da qne* 
sto dei canalini sottilissimi della specie sopra nominata, 
i quali ha pure scorto ripieni del fluido stesso che 
conteneva l'ultima sefle delle glandule, scendere ^ a 



I 

/ 



553 

{Mnetrafe fioo ai rene nniiiei*8Ì nel gralao, di coi qiie* 
ete parti sono in tacte le specie proviste , per qomU) 
«embM j a dUesa di vasi cosi esili e delicati. Questa 
varietà di fl«idi fra le prime e seconde glandale , porta 
danqne a sanzionare quanto ha detto di sopra , cioi. 
che in virtù di ona particolare organiszairione* alcuna 
permettono il passaggio dei fluidi escrementiz) , e non 
dei recrementizj. Si avverta poi , che le glandule al 
di sotto dei reni >| come i linfatici , erano vuote) non 
essendo in questi oltrepassati i fluidi , per non esservi 
con quest'ordine ii^riore comunicazioni ^ come' fu an-^ 
die dimostralo nella specie umana. Confessa altrenche 
alcune sostanze possono trovare maggiore solubilità #iei 
fluidi escrementizi y che nei reci^ementizj ; quindi si ri- 
scontra di fiitlo il nitrp ed fl cremore di tartaro nelle 
orine ; come ' nei recrementizj s* incontrano altre so- 
stanze, fra le Squali le di sopra indicate. 
• Riguardo ora ai chiliferi^ i quali dopo avere passata 
una o due g^ndule vanno ad imboccare nelle dirama* 
zjoni della porta , non saprei, dice Fautore, sé questi 
abbiano una facoltà elettiva' per certe date sostanze^ 
o se pur questi indistintamente assorbano, ma inclinerei 
à credere che dotati fossero di una particolare vitalità^ 
la quale venga ad essere messa in attività secondo le 
qualità, di certe date sostanze, e siano insensibili per 
altre; e così si può rendere ragione, come alcune so* 
stanze si trovino nel sistenaa sanguigno della porta a 
nd lio&tico , e qon neli' orine , o viceversa* 

Ma se questi vasi ancora avessero la fiicoltà di as- 
sorbire indistii|tamente nel modo di tutti gli altri , a» 
potrebbe in tal caso facilmente spiegare il fenomeno 
del ritrovarsi alcune sostanze nel sistema venoso della 

AitNAu Foi. xxxrui 17 



a58 

porta, e i^n altrove* , ricliiamaado ad esame Forgaiil^» 
aaio di qvelle gìandole j e di quei Knfiilkì ^ i filili 
aboccaoo dopo breve cammino nei vasi venosi mesen- 
terici. Noi vedemmo, che quando i chitifeli haà tra* 
Versato nna o due serie di glaodnle , alcuni ramoicrili 
da queste uscendo vanno ad imboccare nel sistema ve* 
noso , ed altri seguitano 1* andamento della serie deBe 
glandolo. 

« Sembrami egualmente che dimostrare chiaraméntn 
si jeossa , quando si è conosciuta la serie dei vasi chi- 
liferi reflui che comunicano coi due sistemi venosi èéRm 
porta e della cava , ed okre a ci^ eòi reiii , in qoal 
modo alcune sostance si retidano coli* orina immediè» 
tamente dopo il pranto , e nel tempo del pranso stesso 
dopo un intervallo brevissimo: e che io uì guisa m 
pervenga ancora a render confo di molti altri fenomeni 
che accadono riguardo alle bevande , delle quali alcimi 
abusano , rendendole quasi immediatamente dopo averlo 
prese , con che arrivano a sostenere T abuso del di-^ 
sordine al quale sonosi accostumati. Possiamo inìBne ri- 
levare da ciò quanto meravigliosa sia stata la sapienza 
dell' autore della natura nello stabilire queste varie" co- 
municazioni dei linfatici colla cava, specialmente al 
di sotto della serie delle gianduia che vengono ad es- 
sere ripiene dai chiliferi reflui del mesenterio , o che 
eseguiscono 1* importante ioozione della trasmissione dei 
fluidi per le vie orinane indicate: giacché se non esi- 
stessero tali comunicazioni dei lin&tici , come noi primi 
abbiamo dimostrato, i fluidi 'dell' estremitli inferiori non 
potrebbero scaricarsi per nessun conto, e iie nascerebbe 
un pertitrbamento di funzione a scapito dell* economin 
animale j ed ecco anche per questo dimostrato 1* im* 



•5^ 
portante nfficio di così fiitt^ Gomotiicaziotii coAtaott dei, 
KofatJà colla cava , e colie sua diramadcioìii. » 

A conferana delle cose 6d qui dichiarate V A. fa os« 
aeneara che, se le veneajnto prest^sseraai linfatici> se ri* 
psùptita fiifse ira l'uno e l'altro sistema la bcoltà assor- 
lieote, e se esistessero delle boccuccie libere, o dei 
Mmi deslioati a questa alternativa faoùoàe , . noi do* 
yjremnio nei versamenti delle varie cavità trovare nelle 
vene parte dc^ fluidi versati ,, il che non succede. 

Da caò si raccoglie egualmente che non dee tu 
meraviglia , se in tante aiferieni patologiche aelle 
glaiidirie non vi n riscontrino stravasi , o versamenti ; 
giacché dopo quanto V autore ha dimostrato delle varie 
eomnnicauoDÌ di chiliierì e linfatici colle vene; ognun 
vede la strada per la quale , sfuggendo le glandule 
maiale y i' assorbimento accade; tanto più che vedemmo 
esservi frequenti comonicazioa^i tra i due sistemi ve» 
noso y e linfiitico ^ le , quali specialmente si rendono 
manifeste ne' casi appunto di malattie glanduiari. 

L' autore conchiude pertanto cebtro' il sig, Franchini 
riepilogando , che 

-« h Si concede al medesimo V ampiezza della veiìa 
porta > ma si sostiene che V oggetto per coi la natura 
questa ampiezza le accordi , è per potére contenere 
non il sangue refluo soltanto , ma eziandio tutti i fluidi 
vergativi dentro^ dai numerosissimi ed amplissimi linia- 
tici e chiliferi , co' quali è^ in comunicazione. 

» Ih A viemeglio confermare , contro il Mascagni, 
che i. fluidi assorbiti non hanno,iper arrivare nel torrente 
della ch'colazione sanguigna, la sola via del canale ìx^ 
racico f rifletto che quando/entrìamo nekbagno , nasòe 
certamente in tutta la superficie della pelle uil grand* 



S6o 

assorbìmciito, giacché pcsàèdoci Dell' Qfcive del nude^ 
simq,^ e dopo esserci bene asciugati , si trova che il 
nostro peso è accresciuto di due , o Ire Ubbre ^ oon 
ostante che qualche perdita necessariaineiile si sia Citta 
per virili della lozione , e della contioiia secrexioitté 
Ora nessuno dirà che l' assorbimento , in questo caso^ 
rosi rapidamente pervenga al detto condono , e ognano 
81 persuaderà molto piii frcilmenle che V ingresso nelle 
vene si faccia per una via molto piii breve , e appunto 
per .quella che noi abbiamo coperta , e che non pq& 
mancare nelle moltissinie vene snccntanee, le qnali al 
joxAo delle altre devono .^vere il solito accompagna- 
mento di vasi bianchi. 

« III. Concedo che il «angue della vena porta abbia 
dei caratteri e delle impronte particolari , mentre qne- 
aia vena adempie a delle funsioni particolari,, cioè k 
destinata e ricevere più specialmente del chilo , e quindi 
a portare al fegato i materiali per la separàaione della 
bile. 

« lY • Concedo che le glandule. meseraiche si trovino 
sovente ostruite , ma non già che in tal caso le vene 
frodano T ufficio di assorbenti , bensì come abbiamo 
dimostrato, le anastomosi degli assorbenti colle vene ^ 
e le frequenti comunicazioni dei linfatici e dei chiliferi 
coi sistemi venosi , suppliscono alle alterationi delle 
glandule nella guisa che si i detto. 

« y. Se in- alcuni animali non si animelle dutto tov 
racico^ o per non essersi quesCo riscontrato, o in realtà 
perèhè non vi sia, non viene da dò la conseguenza 
che questi sprovvisti .siano di linfatici,' giacché, come 
a' è veduto, anche scnia quel condotto tali Tasi hanno 
4Bodo. di scaricarsi. ' 



^ 



56* 

« VI. Di 'fattói recto é alhisdafo ti dotto lemeico in 
un ccmiglio j ho tfve^nto. che la .vita deli' individua si 
•i^stecuie^ Dia.laDto^ nel caso citato; quanto nel pc^^ 
dj^t^ I ip quello cioè degli . animali, privi del duito^ to- 
racico y ripeter si deve; la continuazione della vita dalle 
comaBieàsioni* dei lioittid ooUe vcfne, conae si i di- 
chiarato. 

« VII. E altresì vero, che , non solo i bevitori , n^ 
lotti ordinariainente^ in jspecié dopo il pranzo , rene- 
dono una grandissima : quantità di orioe colenenti i 
principi de4|nsili si sono nutriti , e che possono ili 
reahà alcuni > dediti ^alle bevande spiritose usarne ìu 
(nodo smoderato , per la facilità che hanBo^ di rendere 
qoestè per le vie orinarie. E a tale proposito si narrane 
latti di lievitori , i quali non sì crederebbero, se lesti- 
monj oculari degni di fede> o autori degni di stima 
non ce li narrassero. Ta^i fenovieni peròi eessèno di 
£i're meraviglia , do|vo che noi . abbiamo riscontrato 
quella grandissima quantità di ehiliferi reiai, che si 
portano alle glandele. surrenali ^ per quindi scarioarsi 
direttamente nei reni* 

4 

«Vili. Fioalmeote, concorda aU'anatomiche leggi/die 
riscontrare si debbano nella porta , e nelle. sue dirama* 
£Ìofcii| delle strie bianche ,: consider|te dagli osservatori 
come chilo ; come del pari altre sostanze di vario ge- 
nere, in virtii delle comooicacioni , che noi abbiamo 
veduto ia natura avere stabilito direttamente tra questi 
due sistemi , onde pcovvedere immedialamente all' e^ 

conomia animale, w 

« 

C^arà continualo J. 



mmmm 



^9 

Storia delle Encefalitidi che f unno ^i- 

* demiche ut Torino neltf-nno i S2 ^Scrit^ 

ta da G. F. Bblliu^ebi , medico deità il 

Corte , membro della M. Jccademia delle 

: Sciente, ecc. Torino i8a5, i voLinS.^ 

pag. 144, 

J^ autore di questa Operetta, già favoi%voliiieDle co» 
ooidato nella repabblica medica per le ioiportanti tue 
prodozìoai sol sistema nervoso, e spcelmieDte' salta 
onatomia e fisiologia del midollo spitaale, àon mibo che 
pei saoi ingegnosi lavori sulla elettricità del sangue ^ 
colse V occasione che gjli si presentò di osservare epi-' 
demidie le encefalitidi, onde dare un saggio ddla sua 
otsenu osèervaiione 'sulle malattie^ e del profeodo suo 
pensare sulla natura di esse, e col pili conveniente 
metodo di trattarle j ìdimostrare che non solamenfe 
e sagace. anatomico ed ingegnoso fisiologo , ma clinico 
esperto nel tiuttamuita delle malattie. 

Ottimo, a nostro avviso^ fu il divisamento dell'autore 
di dare una esatu espoiisione di s) micidiali malattie , 
poiché F encefiditide nel i8a4 non fu epidemica sola* 
mente in Piemonte , ma in pressoché tutta V Italia, 
ed aggiungeremo anche nella Francia. 

In una breve prefriione , il BeSirtgeri enumera 
varii autori che scrissero dtHe malattie che furono epi» 
demicbe in Piemonte in vani tempi 9 ed itf tale e^ 
numeraaione comprende anche alcune malattie che 
Ibrono contagiose • epidemiche : del che egli si vale 
per istabilire che le malattie le quali osservaronsi 
epidemiche in Piemonte , iurono in ogni tempo infian- 



963 

m^rk, e ch(8 i^t ipro ^plltmeato tsigtvciie il m* 
latfQ y , ed il metodo, debiliunte ; préoonone qoetta inU» 
portatiti 9 e che fii cònoacere tpfte seibfire fa il genio 
delie maUittie epidemicbe otturate ne'- tempi addielco 
jQ quel clima. 

lotraprende poscia V antere a descrìvere la ma^ 
lattia comò fu da esso veduta ^ fondandosi sopra di»» 
ciotto osservazioni a lui proprie , che gli accadde di 
vedere, specialmente nei mesi di luglio, ed agosto ^dri«> 
V indicato atoo| notando, che il iluolero di diiiciouo 
ence&lilidi nel corso di due mesi è rag§nardévole> 
poiché negli 4^ri anni appena due o tre oasi di en* 
AMÀlilidi i|ccadev4gli di osservare nd decorso di> tutto 
r anno. 

La. malattia > dice 1' antore, non era preceduta da 
ben decisi sintomi, prodromi , ma sTSuppavisi improif- 
visamence eoa brividi di freddo susseguiti da calore e 
fj^bbre.1 In uno il male principiò repentinamente con 
vomiti .9 deliquip> nuil di capo, e tosto sopore rag- 
guardetole. Qui il BeUingfiffi prende occasione di spie- 
gare, in una -nota,' per via dei nervi il vomito simpatieo 
che ha luogo frequentemente nelle malattie del capo, 
e di. rendere avvertiti li medici di ben distinguere sùnfli 
vomiti di, apparenza anobe" saburrale bUioia , dai veri 
vomiti .di. essenza saburrale ^ e di guardarsi perciò nel 
immo.caso dall' inopportuna amministraaieno degli e* 
melici. In un' altro caao il ms3e per ' due gimnì si 
manifestò con febbre, e dolore vìschiadiGo , quindi so* 
^ravenne l'eoc^litide cefalalgica^ osservaaione già Atta 
da fppqfira^p e dallo «Sun^l^; — ^ $teo dal primo svk- 
J^ppo 4^y l9Ale il dolore di 'capo era intonao , ora 
acuto ^ ora gravativo, ed occupava di prrfertoaa b 



» 

f 



364 

regkme ftoiiuk , le tempo«li , «d 9 veittoe. Nel mag^ 
gìor niiiQero dtgli amsBftltti • tibo dal primo giorao dal 
male erari slopidità) molla leadeoza al sooiio ^ sopore^ 
d l^gieroy. o graviatimo^ parlavano Jroncametite > e 
con brevi concetti, e non conservavano memoria del** 
r occorso ; restavano immobili ^ ed erano tardi , e lenti 
nei loro movimentiy e non sapevano dirifjèrsi bene al- 
FoggettOy a tatto indifferenti e non ptfftto ctinscii 
dei gravissimo loro malore. In simili ammalati non'sopfw- 
cernie giammai il delirio , che l' anfora vide soltanto ia 
tre<individai| i quali erano inquieti, agitavansi freqoen^ 
temente , ed erano molto allarmati sali» loro malaitia | 
in questi non ebbe giammai luogo il sop<»rek - In altri 
raffesione del capo consisteva soltanto nel dolere a- 
cntOji o gravalivo della testa , ma assai intenso e 
Ione sino ^al primo giorno del male. 

Il dobre di capo , oltre le smnmentovale regioni, oo* 
capava in alcnni anche 1* occipite , e di là estendevaji 
alla ragion ccmcale , e pettino : ai lond>i, e cosi ren» 
deva dolenti i varj movimenti del capo,, e la iessione 
del tronco: e qui oppeetunamente; ramare in nnanefta 
fa osservare >.dM coletta propagaaipae di dolere dal 
capo lungo la. spina nelle infiammazioni cerebrali > fm 
già notata da Ippocraie ^ Sauvages , Sagar ,- Bovmeri 
e da 6. P. Frank, avvenendo che questi autori fo^ 
vano quasi, i soli che fecero oiia. cosi importante os- 
•ervaaione ,^ la qnale comprova ' V eiAensiene d^a 
flpgosi dall* encefido al midollo spinale. 

Descritti cosi I sintomi encefàlici, passa P antere ad 
espprie.io stato degli occhi , e della faccia , la ceodl- 
fioaè. deUa visu, e deU' udito ^ il quale era per lòpii 



965 

otfdso^ mentre Poediio era intòUéranlr 'delh luce. 
£ itnpormite la'deserieione che fa ddb 8|ato della 
cavità della becca > e delie 6nci , poìcliè era tale a 
mamfestare odo stato di leggiera flogosi , il qaale cem- 
binata coi sititoaii del basso ventre,* quali appunto 
leggiieri addolentamentt in vani ponti di esso, svela- 
vano ima mile^flogosi della membrana ninéosa gasti:o« 
intestioalei Ed avendo osservato in ono dolente il fe-> 
gaio; prende qafindi occasione per ispiegare in nna 
nota l'epatitide secondaria alf enc^ililide , attribnendo 
qifesto al be^ noto consenso nervoso^ che farvi "tra 
F encefalo <" ed il fegato , e rigettando cosi le innnagi» 
oarie spiegazioni date per rendóre lagionr dell' ematiti- 
de consecBtiva alla eace&litide. • . 

lìe orine fnrono io alcnni scarse, e colorite,' ma per 
lo pia al natorale, o acqoose* Il calore della pelle era 
in generale ovente, e mordace^ in altri la temperatura 
noo' eccedeva • molto la natorale, e sana. La lebbre 
noli' era molto inieosa, ed il polso «sebbene non tosse 
molto freqoente, presentava una stretlesza^ ed angu- 
stia, con durezza , e resistenza. Il sangue estratto noi| 
oiferi giammai la cotenna^ '.e aoltaoto osservavasi di 
oo- colore rosso vivo; non si vide giammai.. esantema 
alcaào>alla peUe. 

E ^as^'dice T autore , sta U quadro deHa malaUia 
come venne da me osservata ^ poiché foriunatamenie 
« noo ebbi campo di -vedere i segni proprj della en» 
« cefiilitide quando essa progi;edÌBoe e si volge verso 
a un esito fatale » . >Nòi vedremo in seguito , che 
non alla fortuna, ma all' applicazione di un opportuno 
metodo di cura deveTaotore attribuire il buon risol- 
uto /ed il felice andamento del male. • 



PftfM il «Miro CliokiD.td «qpoire la progreMMV^ 
del male 9 la ^ale era rapida, e iH-eeipiUMMt, e«toflq 
di «atoia assai grave» ina 4idùtUm4ù mm irat/amenio 
proma^ éi tnergho in pn^fortione del male\ ficani» 
sàrMe^éiotù vicino PesitofauUBfakreuantafitpronia 
ia felice ritolugioM'f tolti ti rèsero apiretici, éài al 
4.<^, chi al ^fi, 11.^ o i4.<^ gierao. In quesà maU 
ptìk che m ogni alito richiedati (diee l' aatore) che U 
medico ri^onoeca tosto fuale graAnima nmkmia tm- 
che sono mediocri apparenae si nasconda^ e iosio ^ 
traprendm ii tratiamemo eanvcniente'f facile è d pm- 
wenUv lo sviluppo di prossàna p^mmaiione cèrehralo, 
i$d d. curarla t/wmdoè incipieoce; debilissimo Ugna* 
rirla , sé eUa è alquanto ^confermaia : e conferma la 
tua proposiueoe coir aulerità dello Swietèn, « dei Lud-- 
wig. 

L' esito del male fii sempre la rìsoluoiie compiota; 
in on solo ebbe loogo poco dopo le r«ddiva^ che io 
mortale in lontano paese: in nn ammalato di 7 3 anni, 
sei giorni dopo avere snpèrate l' eocefelitide aoporoso 
graivisAima, si sviluppi la gàstro^nteritide snssegoii^ 
da timpanite e cai tenne dietro l'ascite, ed' in tro 
mesi guari da ogni male. In on altro T encefalitide si 
converti in terzana perniciosa cefelalgica, i di cm più 
lusismi furono troncati coUa duna, rimanendovi però 
o lungo un mediocre cootionp dolore di capo. Si Ai 
^ui r autore a pariare, in una noia, sidia untore delle 
perniciose encdaliche , ed appoggiato all'aotoritli, ed 
ni metodo tenotò dai migliori medici in simili mala^ 
eie, opina che veramente mólte volte simili perniciose 
siano di indole infiammatoria. Ed a questo proposito 
rammenta quanto da profando patologo disse ù A^ 



t67 
cinoiii TelatìvaneDte dia natora, dalle 'ùk^H iaìetu^^ 
tenti perniciose di sede abdomtoale o toracica. , ctie la 
fisguardò come dipeDdemi da Oogoai originarìanMate 
esistente nel midollo spinale)^ e «ÉMneata inolcK jl 
BeWngeri la generale sua proposizione ^ the h^vane 
affezioni dei màhOo spinaie sovend si frùfà^amo sotto 
h medesime forme y e generano ag^esiom emìsùmU 
nei visceri contenuti nelh cavità del torace j e del- 
rabdome. E cosi il BeiUngeri rivendica aU' Italia, con« 
tro il Desportesy 1*^ invendone di nna ooai giusta manie» 
ra di 'Vedere soir origine di alcune DMlailie del ipg%ee^ 
e deirabdomine. 

Molto òpporlnoamente' Taiitore^llllÌM.; le malaitie 
coesistenti , e dke : le akre matattìé khe più e donai- 
« navanocentemporaneamenie, eranoileaémpUci cefidat 
« gie, le emicranie, le nenralgie acnte della .faeciaN^ 
« le apoplessie negli attempati, le angine gravissime 
«r di rapido atidimento^ e di difficile e lenta risola* 
« Siene/ le scarlattine , e le iniammazioni acute delU 
« membrana mucosa 'gastro-intnstinale in ragguardevole 
« numero, con die ncorgesi, che tu tale oostituuoof 
« erst di preferenza affettò i! capo^ ed il tubo inte« 
« stillale. ^^' 

Etfpène In segnilo Je circostanze di sesso, e di «ti 
degli «nMalili , da 'cui risalta, che fn assaipià ragg^at* 
devole il numero dei maschf ^ e di' quelli dì giovainle 
etlk. Negli abitanti i piani delle case i pie eUtovàti trovi 
pure frequenti 1' eneefalicidi , e non oasi àn qadli, 
che abitavano i -piani infenòri-, e ài questo circostanze 
di luogo ne rende ragione nel Capo ove eapotic le 
Cause di tale epidemica costitusvenè. 

Attesta che non solo da esso, ma da parecchi 



\ 



l 



dMtttidnédId di. quella <7iipitttte Ììimici comenipori^ 
ttèamente otsarraie le eacdalitiét io ragguatrdevde do- 
awn», €à» én «no stabiliineiBlo pubblico fiirono ckcm 
ictsaDte i gP indiviAti y die pik o meno fraveineiite 
andarono «oggetti a tale 'morbosa coalitnzione. Gioata 
la testiiHoaiaoaa del soo collega il dolt. Ricci 9 m To- 
rino-, aegnafamenfe nei mesi.di.n^aggìo, giugno , eia* 
glio di detto- anòOy forono> froqpienti le- «ncefiilitidì con 
carellerì Mbdoli^ed in alcuni caii a&voreyoli fo dt* 
noitrata cc^Vantopaia i cadaverica la sede, e.Pibdole 
del' malo ^ doè cooaiiteiè in iofiammaaioni encefàlicfae 
congiunte colla infiammasione della membirana n^ncosà 
di tutto' il tobo'ii|pftstiiiale. /Solle relaaiooi del profes- 
aove Capetti\ e>deH?ofa estimo celebre proC Genuina 
ti atsicnt-a,. elle ln*<nltie. città , e furovincie del Pienson- 
te fo epideifaica*l''eoeefiilìtide nella-caMa «tagione. del 
1814 9 ^ ^o spetio anche mortale , princìpalmonte se 
reniva trattata <mab; oosicbi 1- autore ben .a ragione 
dciùi epidemica questa malattia > ^e bea a ragione le 
riconobbero vere, e gravi enOe&litidi> pòicbè per se 
alesse y o non bene cmrate arrrecavaeo la morte. 

Ma «non- pago r.autose. della chiara descràiòoe del 
male, che evidentemente caratterizza una più o mono 
iot^asa infianamaaione eòcefalica'^ 7 paaan n^t .seooiido 
Capo alV esame delia natura e fimna. deUa oaaii|il<tia da 
osso» descrìtta. Noi qni^prìncipiaremo dal faro. <yisei*vari;, 
che^il Jbflbgiari'tnel dooérso di qi^eato dipo rande ra«< 
gione del nòoae ohe esso, na^, cioè di encéfiilHida a 
prefaenaa di* qudlo di meningitide , araenoitide , fron 
lutide , o« febbre cerebrale , e noi lascieiìem« ai^omeo-^ 
tarne i motivi dai leUori^ come afcriasi rimandieremo i 
lettori air opera stessa ^ ovf jb una q«Qsti<Mie di Upgna 



jtiKiiBft', e ptoirt ) che i f^ giott^ ilJBnmierfaliiidef 
cbe encefkUHB f Ì9 quale dcèiocoM riteote moho dtlU 
imaiitirmiie d«lh Uagna -francese. Latciaodo adunque 
ufi qoeilieni di -nemenelatnra ^ e di liofuay puasiano 
a quanta ci porge dì aBtcreiaanle per 1 medici inaile* 
sto secondo Capo. -^ - 

L' amore principia dal didiiarareclie speetaimente il 
Samra^S'f Sugar, e Smodùtur .atàbilirunoi e descris- 
sero due 4irtÌDte loraw ^lla ìnfiaminaBione del capo, 
qualificate da «munù carall^istici^ aventi ciascuna 
una djiversa sede nel. capo , cioè 1* naa neliè : mm^^ 
braoe, cni dMl^ru l'improprio nome di fiwuiUe^ t 
V altra nel parenchima stesso del cervello. > cbe cbia- 
marotto céfàliUde. Nola cbe a tale distinaioné non 
consentirono tutti gli (scrittori ,% i qnali non' ammi- 
sero cbe dai soU sintomi sì potesse- riconoscere Tin- 
fiammasione delle membrane da quella della -eostaoca 
cerebrale. Peri, V autore sead>ra inclinato ad ammet- 
tere possibile una ule diagnosi di sede per via dèi 
sintomi; e qui adduce i segni diagnostici tra* la me* 
ningttide e V èoceUitide indicati dell* Herpin, e cita 
pure quelli dati da LaOmumd , e dal BouSiaud ; 
ai qnali segni lutti ne aggiunge un altro , ' cioè la 
propagazione del dolere dal capo lungo la spina , 
che r autore opini aver luogo^'soltanlo ndia' vera en- 
cefiditide, e non^ già nella semplice meningiiide. A 
sostegno di questa ina maniera di pensare invoca 
r autorità di ippocraUj che lasciò scritto : « Si ce- 
• rebrum corruptum facrit ^ dolor caput tenete et 
« pet coHnm prooadit ad spinam , et ai^er non au^ 
« dit ; » e invoca pure V autoriiii di Sauvages, Sa^ 
§ar t B^rsiofi^j i fuali a<;ceiiiiacoiio questo sìnto^^ 



\ 



V]0 

moy od Mteoiioiie di. dolore e di inala'miltQdD della 
pura ccfaliUd* , e no» o« froero poalo. fiaioU n«lla 
deseiétiolie da loro data della freoìdde , o aiioJQgiii- 
de ; eone ntffwn §li altri astori , obt defcrisioro sol* 
4«nto U iireoicide, la qaalo eonispoi4a ali* encdalilìdo 
delirante y o meningitide. 

^ E coti ti fii piMo r anfore ad asponoa aknoe ' toe 
viste fisiologioo-pàtologicbo par iapiegaro la dÌTorsa 
sede dellii flogosi noUe interne parti del «apo coeren^ 
tetnenro alle diverse forme, sotto cni snoie manifestarsi 
r eocefiilitìde. Il BeUmgeri mmmm c6ir UL Giuseppe 
Frahk qnattro ferme principali di fncaftlilide^ ciocia 
crfabUgiDat la deUrànu, la letargica, e WUtenf^acem 
te ; ed opina che nella ceblalgica pih-a , la * quale si 
manifesta con dolore vWo, pungente, ed; intenso^ 
senza delirio^ o sopore , siano afictle- soltanto le mem? 
brane, e libera da ogni affezione la sostaoca cerebra* 
le: quando poi al vivo dolore ^i\ aggiunge il delirio 
lerooe e continuo , io senso dell' autore > è affetta an«' 
che la vicina sostanaa dneaea: e qui si attiene alla 
opinione di FoviOe^ e di Aupte/ G0fand4^0ntp^ i quali 
credetleao che le InuMui intellettuali si compiono nella 
detta sostanza (r) Isella encefalitide saporosa poi «redo 
che la flogosi abbia sua ^ sede nell' interno della sostan- 
za cerebrale y e specialamnte negli emisferi del cervel- 
lo ; attenendosi cosi alkp esperienze di ^Bolmde , e dì 
Flùurens , da cui saiebbe provato , xhe nei datti 



(i) Prinm àeiflt autori ùtdieaU dal Bellingarì matd' 
festò una tale opinióne r inglese £. Home^ coma ^ 
può federe nel Vel. dj , pag. gS 4i qu^ti Annali. 



071 
sfcn ti conpiooD It Iboxioni ' MV aoiflio » • ti lanno 
le seosasìooì. PiDaloiéiilc , opina Fautore che nella 
ODcefaltlìde tremcfacieiite k flogesi oeetipi' prmoipaU 
mente U cenMeHOy e' le pani ir^èriori M cervello^ 
ckfè 4 corpi sttiAttif i talami attici , e ie §amée M 
cervello; poitM' tjptesie parti dàff encefalo sembrano 
prindpabnenie destinate ai moHmenti^ giusta le ^te- 
rien^ dei citati ftolaodo e Fionrem i^elaiivametue al 
eerveiletto *, di Magetidìe» di FovMtf e Pinel Grao^ 
Champ quanto ai corpi sitpiati ^ e talami ottici (i). 

StabilUce cosi V «utore che due 0090 le ferme prio- 
cipali, e le pfk &vqae&ti, ibtto cbi aoole nanifettarn 
I' encefalitide y r ana detta ftnMtks o deitraote y Taltni 
con delirio mite énalio, t pi«ttoilo stnpore, sopore, lo. 
targo 9 e stato quasi apopletico^ che costilotsce la 
specie di encefali ùde detta letargica ò soporosa. Sicco* 
me poi le eocefiiiitidi da esso osservale in ^sifevak m 
tiferiscoBo a qbesta ultima ^ecie, cosi TaMire si 
trattiene alquanto nel comproirare, e dilocidara ano 
tak ferma di eoce&litide; e tnerilamcnte, a nostro 
giadièio^ si occupa esso di qoesto argomento, poiché 
pochi fiirono gli antorì , che con esattezza descrissero 
celesta varietì^ di encefriilide ^ e noi in qnesto lo 
seguiremo od poco minatamente, giacché stimiamo 
bene di fare vieppiii conotoere come il beoclnerito an- 
tere rischiari qnesto punto. 



(1) n Belliogerì orrMe dovuto indicare anche le 
osservaxiom patologiche di Serres^^ compresami F in^ 
Jluenza dui corpi striati e ttdand ottici sui movimenii 
if^egg.'il voi 3o; pag. 4 '7 di questi Annali y 



^7* 

Egli trara, in fttimo Inogp, Aé am uié forma di 
eocifaUtidle non Mluggì airatlmla. onervaiione di Ip- 
pocrate , il qnala cosà la desciiiae : sapùfosi in prùu 
ciffus fim'iei>^ eum capùis^ Imnhontm^ prMcordu* 
èoUi More , ^milamm^ mmn phremUd swi ?, Trota 
ìooltre, che Eppocrate òémmm a^dnani^fitniiide elH 
ca quella y in coi il delirio è mite ed-oacnto, in di' 
gli ammalaci non parkno» rimangono qoieliy e som* 
brano dormire. Eipooe in appresso la sintomatologia 
dataci dal Sémvages , e dal Borsieri della cefiiliti. 
òti , che trova oorrispondere dia encefi||ìtìde letargica , 
^indi riferisce la dMcriaiooe di tale encefalitìde: latt^ 
maestrevolmente da Gùmtppe Frank i e non lascia di 
notare che .ona; tale ^Mrma di encefiriitide fa , sébbea 
brevemente, tracciata da Vogete Quann^ e da Frank 
iì padre. Conehiode da ciò , che < si deve ammettere 
nna tale Ibrma di encefaliiide , e che quelle da hii 
yedoie in generale riferire si • debbono* <alfettcefalitide 
soporosa o letargica , sebbene non abbiano presentalo 
quella ioteoihà ed acotessa . di sintomi . che attribnir 
si sogliono dagli antorì alla encefalitide aoporosa. B 
qoi cita nn passo di Giuseppe, Frank ^ i\ qaatey seb- 
bene riferibile alla desprisìone lasciataci di ogoi malafrr 
tia, pore prova benissimo il suo assunto, e noi qui 
lo. r ifer ir emo, perchè sarebbe bene phe rimanesse ini* 
presso nella mente di molti "medici j il test» è il se* 
guente: « Vis aoclorem, vixqoe professorem ioveni 
e medicnm , qai' morbòrum imagioes vividìs oimis co* 
« loribos non pingeret. Fit inde». ut morbi eaepe non 
« cognoscaiitor , nisi maximom illam gradum, qn^ 
e obUtae imagini respondet , attiogaot. Hoc quom 
e haod crebro accidat^ aonnilli morbi- rariores esisti*' 



à mdtliry qiianl revera èbot. Sic legas felini deserà 
<t ptioném^^attritidis^ stenti ea in' compendiis ' obvenit 
« Die nane , qnoties in vìtae tao curricolo talem mor* 
« bum vidiVti? f'orté hh , tei , forte ftenàel^ aot oum- 
e qaàm! Àttamèd ftoflambatib vetitricaK, ùti reliqàiae 
è illiss téstdnttir, hàud rìtrà est.» 

Ora pastfa V aùtbre a rettificare titi' /erronea idea / 
àhe si avèrti' ià generale su ano dei segni délf ence^ 
iSilitidéy Cioè là concoiìiìtaàia di nOa fdibrè intensa t 
gagliarda, e la rinnidne degli altri sintomi, che so« 
gliono ossér'^r^ tiellè ' itifiinimaaioni die hanno lorO 
aédè in àltH* visceri o sistemi.' E primierailien^ ; > che 
tiella enceCtlitide' la fèbbre possa essere alcune volte 
ttiite e leggera, lo prova colle* autorità di Fppoc90Èe ^ 
e df Avicenna j di StoU^ di Vogel^ e di &Ìfe, efrà 
ì testi addotti dall* autore noi scieglieremo quefló ^di 
e SeUe , che cosi scrisse : Hic mòrbar ( inflammatio 
« itiembrÉnaram <Serebri ) semper motibus ^rìliban 
« est stipatas . « . • . làm vero febris saepe est mi« 
>è tkVLS animadvertenda , signaque hajas inflammationi» 
[< quatti maxime sunt ambigua j nìsi eam a causis an-^ 
« tecedentibuìi colligere ìiceat. i^ Osserva perciò eaian* 
dio coi Superiormente citati autori , che nemmeno la 
condizione del pq|so indica sempre una esistente in<^ 
fiiteiniaaione; e* quanto disse: relativamente alla febbre 
ed al polso estendersi deve aHa còndiaione del calore^ 
delle orine e del sangue estr«fto^«i qdaM alcune volte 
nelle eoce&Ktidi non presentano que' cttratrerì pròpr} 
delle €ogosi che hanno sede in liltri visceri. Noi siamo 
però d* avviso che una' tale assertlone si debba limi- 
tare alle encefalitidi tfdltantò parenehimatosie , poiché 
neHe tnembranacee^'o meningitidt; noa crediamo rara 

Annali. Voi XXXVIU. i8 



374 

U formazipDe della coff nna pel af ngiiif f, e la óppco* 
nitanaa di talli gli allri s^fW»! I^P^i i° genenlfi 
deir ÌDfi|ii|iilìflaÌQp|e* 

Roo pago di aver dimo^tr^to cbff h fflil>re^ e milc^ 
é che aicop^ Vjoile nia^c/iiio ii^le fp^ÙL\ì^i \ aegni 
comoiii alle altre io^ao^aiaaioni^y avver^ altresì, chf 
accade pure assaifierf la fet^brQ tino dal . pciocipio oa 
tipetto tifoideo, e flette le eacefaUtidi ppteire nel loro 
aomento simnlfire il tifo \ proposizioni ^^ egli coiivali- 
da coir antorit^ del 'JfraUkuKO^^ di Spr^ngel, àJL Sàgar^ 
di Sw^dutur e dì i^lffi^ e. poscia prpsegii^.: 

« E facile assai il dare la spiegazione 41 ; 9^. ^al« 
« ingannatrice appiireiua tifoidea, sia sul principip, elio 
a Ji^ progr^ffo. delle encefalitidi ; né $a che io U 
«^j^KÌa , poif bè r umano intelletto resta piii appagata 
« qSadQi capisce dei fenomeni la ragione. Proprio è 
e dellf^ flogo^i it prpdnrre nn maggiore afflusso di 
f saiigaci alla parte, infiammata, prqp^io è .piHr^« il 
a tnmefacii delU medesima. Gh, posto, nelle infianvr 
« mazioni cerebrali accade por a^jco cM. ?i afflniact 
« nn^a maggipre <}nanti|ik. di sangne^ la i|«àW eser- 
e cita nna pressione snll* organo cerebrale j >ed accade 
« altresì, cbe la niassa encefiilic^ tendea aigonfiiirn 
« ed inturgidirsi » nia esieqdo essa.^.«^vnnqtto cifcon* 
« data , e. rincbioaa in. pareli o^sae^ e oon cedenti.^ 
5 ne. a«Uivieoa ^nindi , cbe V effetto d^ tninefaaionn 
e ai eiery^iiA iotUfk «oftanìÀ cerebrale , e icol pro^redìm 
« df^' iofinoimazfone ataM» si piodnce Tiepptù ^oa 
a maggior preaai^oie aulf organo encafalióo^ o miì nifv- 
a vi cbe. da esso, nascono^ ed un immediato eflbuo 
e dji det^a pressione è di piroduKi^ isiptomi di paralisi, 
« o di defiuente azione nervosa. I progresai Jhlli dalla 



/ 



« fisiotogfa ci insegnano, die il distèma nervose , e 
« specìaltttente fendalo ha mm marcate ìtiioeazi^ 
« Sttlla tefOperatara ani Alale, soli* reitnfaaione^ sopra 
« Y ematosi , e salta ciréolaatòtle ^ e principalmente pei' 
n meteo del nervo pajo v^go^ e dell* iélercostalè , i 
k quali presiedono alle fonziònt del cuore e dèi pol- 
ii; mone. Se adnnqne proprio è della présàione ' fatta 
a sofia sostenta cerebrale, e sni tronchi àerirost di 
« produrre più o meoo sintomi di paralisi > e di de<^ 
e ficente atione nervosa , né avviene necessatiamente f 
e che tiel progresso delle eocefalitidi/le^iree mosco- 
« lari si abbattono y si dimiqnisce la temperatura , la 
« respirazione si la pia lenta , il sangue persino non 
« preeeOta la coténna , né le -altre sue qnalitit 6srclié 
« come nelle io6ammaeioni che hanno sna sed^in aK 
« tri visceri , rendesi anche pi& languida V vtj^é del 
« cuore y onde il polso sentesi tardo, piccolo, e de-^ 
« bolo, a -— ti diiariss. sig. Be^ngeri'f tt^ek gik scrit* 
to queste parole, quando gli tocc& divedere che primA 
di lui di taf fenomeni dell'encefalite avea atto slesso 
modo ragionato l'ili, prof Tcmmastni nel Thtttatù 
ddt if^ammatione e detta febÒre continuaj^ pag, i5a. 5& 
'Resa cosi ragione delP apparema tifoidea , il signor 
BeUingeri espone i meati con ^coi distinguere l'enee^ 
falftidé dal tiCb, desunti dallo sviluppo e dell* anda- 
mento dèi male , dalle cause , dàlF età , dalla stagione^ 
e dall' indole delle malattie dominaoti \ rimettendo i 
lettori per maggior istrutione alle opett di Qittìeppi^ 
Ptank , e di Bom (i). E qui il 9aìn%^ ib' una 
nota intraprende a parlare aol noine , Sulla sede , • 



mm^ 



(I) Armali di Medicina sUrankra. fol. /> pag. aoS. 



2^6 

soir essenza del tifi» , febbre nervosa , atastica ^ b feb- 
bre ptttrida, e dice che non si debbono . tenere come 
sinooimi tali denomÌDazipni ,' tlantechè - son esaje inesat* 
te, ed erronee ^ e non .desunte né dalla sede, ne dalla 
natura del male. Propone alcone soe viste salta es- 
aensa e sulla sede della cosi detta febbre nervosa, e 
febbre putrida , che esso risguarda come due febbri 

^ben distinte f sulla quale maniera di pensare ci asteii- 
ghiamo da ogni commcfntario , tanto pikt- che 1* autore 
ìstesso non ha abbastanza sviluppato le sue idee. -*- L*en- 
ceialitide, dite V autore, pqò maggiormente simulare il 
tifo, quando ad essa si associa la gastro*eiiteritide , la 
quale , come ha notato il BroussaiSf spesso suole assu* 
mere le apparenze della cosi detta febbre putrida o 
nervosa. Egli trova altresì, che nella costituzione epide- 
Ittica da' esso .descritta, considerando i sovra esposti sin* 
tomi abdomiiiali, alla ence&litide era associata la gastro- 
enteritide, che però l'autore risguardò sempre come con- 
comitante , o consecutiva alia flogosi del cervello e non 
già come primaria, quale erroneamente si. vorrebbe 
'dal Brqussais-, a tenere prtaiaria in tale costituzione 
r encefiditide , e secondaria, o concomitate la gastro- 

, enteritide^ avendolo pctrsuaso lo sviluppo e T.anda- 
n^to della nialattia. E diciamo io tale costituzione 
del 18343 stantechè V egregio autore yidde altra volta 
l'inverso^ come ndla costituzione della state del sns* 
tegnente untoo ^^aS in. cpi osservò primaria la gastro^en- 
teri^ide, e t^lv^lta. secondaria l' encefalitide. Del. qual 
/atto una prova conyincentissima adduce in una sua 
{>ropria osser.vazione di< duodenitide acuta susseguita 
da .euce&litide ed idrocefalo , istoria che per la sua 
importanza e rarità daremo per esteso in seguito del 
presente articolo. 



Spiega in apprèsso V autore ^per via del consenso 
maDteauto dai nervi , come alla encefalitide possa te- 
ner dietro la gastro-enteritide , la quale progredendo 
occulta f è qualche yolta esacerbata da validi evacuan- 
ti , ed essendo *di difficile risoluzione , piii deHa ence- 
falitide stessa è causa della morte, ciò che egli com- 
prova con una propria osservazione, avvertendo che 
in tali casi il medico sarebbe tratto in errore fidan- 
dosi al solo coltello anatomico , il quale svelerebbe una 
^' sgravi ssima infiammazione del tubo intestinale , forse di 
' ^p-an lunga maggiore a qmOa del cervello } e così il 
medico sarebbe quasi indotto a credere essere stata 
primaria l' infiammazione - gastro-intestinale e seconda- 
ria l' encejahtide. Le osservazioni del sig. Bellingeri 
tendenti a provare che la gastro- enterite , la quale 
alcune volte si osserva nelle febbri intermittenti e con- 
tinue ^ non è già un' affezione primaria della membra- 
na*- mucosa, ma bensì' un effetto di originaria affezione 
dei« sistema nervoso ed in ispecie dA nervo interco« 
stale i e del midollo spinale , vogliono essere lette nel- 
r opera originale. 

Nel terzo Capo passa il nostro patologo ad esami- 
nare le cause delle encefalitidi da esso descritte. Os- 
serva , come fr« le più frequenti fu ^agli autori 
enumerala l'insolazione, o 1' esposizione del capo ai 
raggi di un sole ardente. Ma , oltre tal causa , 1' au- 
tore opportunamente rimarca, che una temperatura 
, molto elevata , a motivo della stagione o del clima^ si 
deve pure comprendere fra le cause valevoli a pro- 
durre 1* encefalitide , citando a tale proposito Prospero 
Alpino y F. Boffniann^ Biverio, (^aarin, Borsieri, 
e Sprengel , i quali tutti , oltre l' insolazione , enome* 



r^. 



rzjrouQ fra le cause deU' cncefaliUde la tieniperi(tQra 
nicai catda dell' alnuoi&ra. Opm^ V autore che 1* ioao* 
Jazione va1({a a generare piiiitto#to una vera: flogoai 
della membrana» od ii9# eficielalitide deliraiiie> e T ec- 
cessivo calore a prodarre di preferensa sul princìpio 
una rarefazione o congestione di sangue al cap<»9 atta 
a destare piuttosto T ence£sUtide. sotto forma soporosaé 

Dimostrato cosi > cbe la caldissima temperatura, dev« 
pure comprendersi fra una delle cause della eoceialt* 
fide y passa all' applicaaione nel suo caso » ed adduy»-^ 
ceodo li estremi delle osservazioni roeteprolo|;khe &tt« ^ 
«Ila specola della R. Accademia di Torini> , prova che 
nei mesi di luglio e d' agósto del i8a4 1^ tempera- 
tur^y oltre il consueto , fu ^e si manteuoe a luogo, molto 
elevata, e inoltre che desse fu ctongiunia ad una siccità 
atraordioaria in Piemonte , ondct la costituzione della 
atmosfera in quell'epoca di detto anno non fu caini 
l^iata dalle frequenti pioggia teqippralesch^ , cbe . aor 
gliono cadere negli estati degli altri anni in qual paéie^ 

Attribuite cosi a ragione ad ufia ceosa comune ed 
insolita le encefalitidi da esso osservate^» qieiitamente 
conchiude ^ e dalla, loro causa, e dal^ loro numero , 
essere e$ie state epidemiche: e, rimprovera il Mpìh 
fahon che disse non sembrare poter essere epidemiche 
Je frenitidi ^ TÌf^ducendo in 400 layore le autorità di 
Borsi'ert\ Quarin , Frapk \Giuseppe , ì quali fra lo 
cause delle encefalitidi enumerarono, la costitusione epi* 
demica, o 1' aese ed il miasma epidemico, e per ut 
timo riferisce ^osservazione di f^ieusseuXf che vide epi-« 
demiche le ence&litidi io Ginevra. Conchinde, finale 
mente , che oltre le indicate condizioni atmosferiche 
per causa delle ence&litidi epidemiche ^ conviene 



^19 

MfCÉM odi* aria no quid igootb nrfia saa natura , a 
rìcooot€Ìbile soltanto dai sooi effetti nel corpo umano. 
Nel Quarto ed nhimo Capo espone il metodo di cor% 
citando primik le testimonianze del TraUiano , tàomnio^ 
Swimen comprovanti la gravesza ed il perìcolo di tali 
nélattla ; poscia qiìelle di Boerha^tv. di Nicaiao Pi^ 
ione i Quarim , S^Ue , e Bórsieri^ che dimostrano 
qoania debba essere la prènteeza e T energia del me« 
lodo* cnratìvo per domare tali mali, fra qoesle f:ita« 
«ioni ci preme addurre quella del LtMenumd^ che 
così bene ti espresse: « Au reste > qne le médecin no 
« Ven iailse jamais imposer par la benignile apparen*' 
a te dei symptoases , et qn'il n*faésite point ii declarer 
Vt la tnaladte fort grave , afin q'ue T on ex^cute pun*^ 
* ctnellement ses pret^Hptions, qu'il sellale snr tonti 
« qo'il se hAte, s*il veut élre Utile, d'employer let 
« mojens energiques avec une inflextble iermeté. » 
Prova che il salasso adoperalo sai principio , e gene- 
rosamente y è il principale rimedio nelle encefalitidi , 
quindi, per fiir risaltare la convenienza del mfetodo 
debilitante , e la necessità della giustesaa della diagno* 
ai, seguita a dire; < Nnovo pertanto non sarà, che 
a in simili malattie si salassi frequentemente , poiché 
« consensieoti su ciò sono i medici di tutte le età ^ 
a di tolte le nasioni; ma bensì nuovo sembrar ci dc^ 
M ve, che evidenti infiammazioni cerebrali siano ca« 
e ratteriszate febbri biliose , putride , tifi , o febbri 
m uervose, e loro quindi si addatti un metodo di cura 
e diametralmente opposto al conveniente; oppure si 
« giudichino sul principio semplici cefalalgie, ovvero 
a sinoche gastriche o reomaliche, e, posto nn tale 
a giudizio, si intraprenda un troppo blande^ metodo | 



•y 



flSo 

« e ti tratcnri cosi il tempo 4i oporare eoa «ìowmm 

« di boon esito.» *.•..... 

Da tale metodo non alloùtasossi punto F antere n^Ua 
cura de* suoi encefalitici, che ausi adoperò- proata* 
mente , e generosamente il salasso , Csceadolo ripetere 
nei casi intensi sino alla quarta ed alla quinta, volta 
nel primo giorno della malattia, e fu inf.tali casi die 
ebbe il piii pronto ed ii più felice successo.» Non mi 
« trovai ( dice l'autore ) mai obbligato di oltrepassare 
i« il numero di cinque salassi; ma fatti questi non pili 
!« tardi del secondo o terzo giorno di . m^de. Un tale 
le metodo allarma un poco li ammalati ed i parenti, 
i ma per breve tempo , ppichè tosto vedesi il buon 
;« andamento, e remissfoqe del male. Ed a ben caU 
e colare, è questo il metodo più conveniente, e nel 
s.% tempo stesso il più economico 4?lle sottraaiooi san^ 
.« gttigoe; altrimenti il male trattato blandemente nei 
« suoi principi , imperversa e si aggrava , ed il medi- 
fi co , che poscia ha a fronte un infiammaaione ga- 
in gliarda e terribile, è costretto a devenire a sottra- 
'« zioni più generose, e con miuore. certezza di buon 
« esito ; oppure giunge l' eqcefalitide a similare quel 
:« maledetto tifo, e %\ rimane dubbiosi nella diagnosi , 
« od npo si lascia illudere', ed indurre a ti^ttare la 
« malattia come un tifo , che pure agli orecchj di 
n molti suonarlo stesso che malattia di debolezza,» ' 

Il nostro clinico fece praticare il salasso dal braccio 
o dal piede, e non si trovò mai costretto a deyenire 
1^ quello della giugulare , che però, appoggiato all'aur 
torità di sommi medici , approva mollo nelle infianv 
mazioni cerebrali , e disprezza gli esagerati inconVQ- 
HifiQti attribuiti a questa emissione san*|uigua, 



a8i 

Prfscrìsse teventi V sipfUkBmont delle «angvnsQghe 
9ll« diverse p^r li del capo e spccialineole alle nari 
inteman^ote, ed un tal metodo di eatrarre il sangue 
nelle eDcelalitidi , lo trova già usato dal RiveriOy che ^ f 

anzh rìmóota press' appoco io egoal moda sino ai pia 
rimóii tempi appo gli EjgisianiJ 

Sì è sempre astenuto dall' amministrare gli emetici, 
sebbene sembrassero indicati da gualche sintomo g^ 
stricoy di natura saburrale illusorio^ e che piuttosto 
do^^evasi ripetere daif irritatane , o leggiera aura JÌO' 
gisiica del ventricolo , e del rimanente tubo intestina^ 
le; e per questa ragione condanna anche le eccessive 
quantità di tartaro emetiik) dato' soltanto a dosi rìfrat-> 
le. Usò però i blandi evacuanti antiflogistici , a ctit 
fiiceva precedere 1' applicazione , delle: sanguisughe ai 
vasi emorroidali , od alla regione epigastrica , secondo 
le circosiauze. 

Coir autorità di Boffmann, e di Bùglivi disapprova 

r applicazione dei -vescicanti in simili malattie; ed in-» 

vece col Tralliano loda V oso del bagno tiepido. Fi« 

nalmente , riepilogando , conchiode ne' seguenti termini. 

e Dalla ingenua descrizione dell'epidèmica costila* 

« zione delle ^encefalitidi, da me fatta , credo che prin- 

« cipalmente risulteranno questi vantaggi : i .^ di ave-^ 

a re vieppiii dimostrato , che con mitissime apparenze 

è alcune volte si sqole sviluppare 1' encefalitide : a.^ di 

< aver confermata la frequente invasione dèli' encefali* 

a tideiotto la forma^soporosà, enon delirante: 3.^ di aver 

« confermato , che la lebbre nell' enceblitide tante volle 

« è mite e non acuta e gagli)irda^ e che nell' encefalitide 

« mancano soventi molti sintomi proprii delle altre 

« infiammazioni, e desunti dalle condizioni del polso, 

a del calore; dell'orina, e del sangue: 4** ^ ^^^^ 



9821 

m riscUante ù fiiUace tipetto , éhe molte volte prende 
i« nel «no decollo Y enccMitide , di feblire putrida , 
« nervoM , atMsici ^ o tifo* che dir si voglie t 5.^ di 
[e aver coofenoita la frequente associazio&e , o taccee^ 
im pione delb gastro-enteritide alla encefalittde ; 6.^ di 
« aver vicppiii confennato , che non solamente l' in» 
m solanone, ma che anche una temperatura fa inilgo 
e molto elevata esser pa& causa diencefalitide: 7.* di 
« aver comprovato, che le eocefalitidi esister possono 
€ epidemicbey e che tn^yesto caso è mestieri rico-* 
e Doscere no visio ignoto nelF atmosfera : 8.^ di avere 
m finalmente confermala la eouvenienzai e P efficacia 
e deir esclusivo metodo antiflogistico pronto ed ener* 
> gico nel trattamento dell' encefiilitider » 

Sicori che i medki di ' ogni partito vorranno far 
plauso al chiarissimo autore dell' avere coli' eounziata 
Memoria illustrato V importantissimo argomento della 
diagnostica, etiologia e cura delf ence&litido , verremo 
9ÌV esposizione deUa promessa IsioriA di duodenite oca* 
ia susseguita da encefalite colle parole istesse deirant. 

mìa. G.y di professione cuoca, di liemperamento san* 
goino^liniatico, di robusta {costituzione, che non fece 
giamm.ai malattie particolari, ad eccesione di una hroa<> 
cjiitide sofferta neir inverno antecedente , sol finire di 
luglio del corrente anno coaùocii a perdere 1* appetito 
e ad esèere sovente triste e melancoli<^ contro il suo 
consueto } il sS- agosto lagnossi di inappetenza^ avver- 
sione al cibo, inchnaaione al vpmito^ con lingna feC« 
ciosa , addoìeotamento gravativo al capo , ed era senza 
lebbre. Il 26 prese due oócie di manna , che rigetta • 
replieò la dose , accade altrettanto ^ col vomito peirh 
noD rese che il preso rimedio ^ persistevano i sintomi 



a8^ 

«nmnicnK^Tatiy onde oa nt^co «rgomenUiisdo la pte- 
tfcnsa di un vero gastricùmo, le preterisse «o Tomi* 
tivo di 4ieci grani di IpecaqaaQa, e vezzo grano di 
tarUVQ st3>ialO} vomitò l'acqua e la pólvere presa , 
ma niisiina altra sostsoza , e neoinieDO di bib : eUba 
molte evacnaziooi per secesso. "V isitata da me alla sera 
la trovai fe)>bricitaate con polso profondo e téso, spe- 
cialmente nel carpo sinistro ^ la lingna era fecciosissi* 
ma , non rossa , molta la sete ^ continuava l' inclinazióne 
al vomito , nessun addolent amento al ventricolo , uè 
ad alcun altro ponto del basso ventre , e nemmeno wòU 
to la preseioiite^ l«ggìer pesaotore al capo. In quel tempo, 
atante gli eccessivi calori , dominavano le febbri iofiam»- ' 
anatorie, con segni evidenti di gastro-enteHtidOy ac- 
compagnate da . cefalalgia , minacciante net progresso 
P^ceUifide, Piii, si aveva qnalcbe sospetto, che 1* am- 
malata aveise abusato di li^jucij spiritosi e di cote a- 
romatidió. Non dubitai a ■ caratterizzare la malattia 
dell'indole delle dominanti| e giudicai trattarsi di un*oc^ 
cnlta flogosi del ventricolo e delle intestina, cbe col pro- 
gresso avrebbe minacciato il capo ^ sebbene non vi fos- 
sero i sti«|omi comtmi delle altre malattie dominanti , 
come l'oscuro e leggiero addolentamento al ventricolo , 
la lingua rossa , ec. ) pure argomentai P esistenza della 
flogosi nei loogbi indicati dalla costanza agli sforzi di 
▼ornilo inutile^ dall'intensa sete ^ e dalla copiosa diar- 
rea^ pili, dalla presenaa della febbre coll'indicata con- 
dizione del polso. Prescrissi nn copioso salasso , ' ed il 
aangoe comparve di aspetto naturale , ma denso, gli 
ordinai pure nn diinto di cassia, f tamarindo, ed 
acqua cnccberata per bevanda* 97 scomparve i^ 
dolore di capo , continuava la sete , il vomito 
pressochi ascit^iO , la lingua eia fecciosissima ^ 



a84 

gialiiocioi'Cinfrea ^ depraratitmino il sento del gusto , 
grandissima V avversione al natrimento anche leggiero, 
le cose deglatite non prodocevauo né ardóre ,' ne do» 
loÉre, né peso al ventricolo , e nemmeno il vomito, 
non eravi dolore alcuno , ne «pontanco ^ né al tatt6 
in nessun punto del basso ventre » continuavano le 
defezioni alvine *8CÌoIte e giallognole , V orina era 
rossa ^ jatura,*'e con sedimento sospeso; Gontinu^ 
ava la febbre con polso molto frequente e stretto , 
e sebbene avesse così V aspetto di' una febbre ga- 
atico - biliosa senza alcuna località ben manilesta ^ 
verso sera fu replicato il salasso di libbra abbondante, 
^ il sangue comparve cotennoso pleoridco ^ si davano 
bevande acidette vegetali, e tamanndo. Il aS le cose 
et passavano nel medesimo stato ^ e fu fatta una ge^ 
nerosa applicazione di sanguisughe ai vasi emorroidali; 
e perchè sotto di essa nacque un leggier deliquio, 
dair ammalata e dagli assistenti si gridò alla debolezza, 
ed assolutamente si proscrissero le ulteriori ' soitraziooi 
di sangoe. Il 29 continua la sete intensissima, la lin- 
gua assai fecciosa^, non rossa , e nemmeno ai lati , 
frequenti sono gli sforzi al vomito , ma asciutti , nis- 
sun addolentamento al basso ventre , abbondanti le 
scariche alvine sciolte e giallognole , colpi di tosse sec- 
ca , febbre alquanto rimessa. Dieci grani di ipecaqua- 
na ; vomita soltanto V acqua che ha bevuto e la pol- 
vere ; contiiKòanto ' le scariche - alvine , onde hwgo il 
giorno prende emulsioni , e diluto di tamarindo; la 
febbre e alquanto rimessa. Sino al primo di settembre 
le cose si passaAno sul medesimo piede, e l'ammala* 
ta , a parte, il pessimo sapore della bocca , la totale 
avversione al cibo, la lingua fecciosissima, la sete iu« 



a«5 

tcDsa, la pressodiè- coataiite volala; di votnilare ^ lon- 
Uoa però èal tempo io cai prendeva le iMeTaoide , le 
Gopipse scariche alvine , la tosse secca iO con escreato 
salivate . sieroso y e la lebbre moderata , V ammalata^ 
dico 9 non accusava nissun altro male ^ che anù di» 
maod^a diceva di atar. bene. Si passarono questi due 
giorni nell! oso del diluto- di tamarindo , delle emul- 
aioni, e delle,. bevande, acidule, e ai diede con qualche 
avvantaggio, relativamente al vomito la mistura anti-i^ 
metica del Riverio. Verso la sera del i settembre vi 
fa aumento di febbre con. polso teso^ specialmente liel 
carpo sinistro j nifUa notte delirio, non però costante^ 
iiiason addoleotamento al capo, continuazióne dei vo- 
mili asciutti^ tosse con esentato saliviJe mucoso crudo > 
qualche granello di migliar^ cristallina vèrso le .clavi- 
cole ed ai lati del collo. Onde il giorno a viepe or- 
dinato il salasso, che fu ripetuto alla sera > ed alfa 
dose di una libbra abbondante } il sangue comparve 
molto cotennoso e resistente , come nei pleuritici. Il 
giorno .3. al mattino continuavano i sintomi: sopra de* 
scritti^ ad eccesione del delirio, ma però, con qualche 
remissione ^ nissun dolore al capo, né ad akun ponto 
del basso ventre^ e nemmeno sotto il tatto ruvido; 
alla «era essendosi esacerbata la lebbre^ bì ripete il 
salasso , che presenta . il sangue di. aspetto aato«ale#. 
ma densor-faternamente si continuano i rimedii sovra 
indicali. Il 4 continuano, ma non pia. tanto frequenti 
i sforzi al vomito, la lingua .si rende piti polita', le 
evacuazioni del ventre sono sciolte ^ e nerastìne^èta la 
migliare cristallina, ma in poca quantità, sudore -di' 
acreto universale, senso di pienezza alle inani , orine 
copiose, scolorite y e quasi acquee ; poko ccierìssiqiOy 



na iean aleana vNìiteiittit TMoiuilàta ficjiietta ooft 
M DM esporre i) loo male* Si iOipfiU di no lavovo 
esaDlemaCico di miglian. Si dà no i&ftno di fiori di 
tiglio; ai pfescrìvono polveri assorbcDli di magoesia e 
gomina arabica I si faiind fomenti éoiollienii ai batto 
Tentroy ti applicano dae vetcicanti alle gambe, e le 
polente ai piedi. Lungo la giornata ^ Inroilo dei de- 
liqnii pattaggierì. Il f hatvi di tanto in tanto tepore 
trantitorio , darezsa eottante di udito , confusione e 
leggier tuteurro alle oreccbie > nittun addolentamente 
al capo f battito firequente alle carotidi , oecMo e fac- 
cia di aspetto naturale ^ iutetrogata V ammalata dice di 
non sentirti alcun male; la lingua compare leggiermente 
nerastra al suov centro > del rimanente uè sporca , uè 
ressa; Tomitò una bile semi coagulata , intensamente 
gialla; fé evacnazidui non sono piii tanto abbondanti; 
continua la sete; sta la migliare , ma non accresce; 
Sttdoietlo alla pelle , piccoli e rari sussulti dei tendini; 
polso frequentissimo, cedendssituo* Per assicurarsi se 
▼i esiste iafiammasione al ventricolo, gli si dà un poco 
di vino allimgato con aequa; uon risente ardore aleu* 
no 9 ma dice cbe A assai amaro e disgustosow Gli ti 
prescrive un infuso di uo grani di digitale, e io di 
fiori d* amica , raddolcito tlon stroppo di canna* Si ap 
plica tm. vescicanu aUa oer^e. Il 6 continuano li 
fintomi sopra descritti, diminniice il vonàito, e le e- 
vacuasiont alvine; ri produce wn poco di' meteorismo; 
la facda si rende resta , e lungo il giorno compare 
4>ne leggiera epistassi; sta h migliare, ma non au- 
BMiHa ; ansietà nella respirarione, polso frequentistimo> 
e cedente. Continua nei gii pretcritti rimedii , e si 
«giungono altri due vetcicanti alle cotde. Il 7 sino 



'/ 



fi87 
pasMio il oifcio giorno FamoitltU è cone al solito ; 
quipii delirio y filgge dal letto , la faccia à abbattala^ 
\e nari atirate e strette , stridore dei denti , nioTiintnti 
convulsivi aoiversali; tremore del capo e dello estre- 
mità^ agiuaione continta delle gambe ^ la liogoa e le 
labbra Qod sono piit nere , la migliare non i scompar- 
^i rispp9te tronche ed audaci, sguardo fisso e feroce, 
battito veemente delle carotidi^ e specialmente della 
destra ; cade il vomito è là tosse, ma di tanto io tanto 
ansietà e sospiri ; si diininuiscòno le cvacuaaioni dd 
ventre, fèbbre con polso precipitatissimo , non resistei* 
te* Abbciodante sanguisugio al capo , e dopo quattro 
«re salasso dalla giugotare destra di i5 oncia, il quale 
presenta il sapgue molto denso , non cotennoso» Avendo» 
operato poco II j^rlmo vesdicante nUa cervice , se ne 
rinnova uno con pasta Sarte , e si appUcano i senapi»» 
smi alla pianta dei piedi. Si opinsi che siasi formata 
qualche stravaso neir encefalo. Il giorno^ 8 continua 
nei medesimi sintomi aéaza alcun sollic^'o. Salasso ab" 
bondayite al piede; applicasione del gbiaccio al capo; 
e verso sera una ventoàa scarificata all'' occipite, con 
coi si estraggono novr oncièdi sangue, il 9 l'amma- 
lata è soporosa, bevvi riaolnxione del braccio sinistrO| 
il destro di tanto in tanto è contratto permanentemen- 
te 'j per la prima voUa sotto il tatto gli duole soltanto 
la regione del duodeno , poiché automaticamente r^ 
spinge la mano che ivi comprime, e i nlkovimentt della 
moscolatora della faccia sorto questo tatto esprimono 
il dolore ; rivolta sul fianco destro sospira ; havvi un 
leggier trismo , e Ja deglutiaione è quasi del tutto im* 
pedita. Arguendo dagli indicati sintcpù la presenta 
deir infiammazione deli* intestino duodeno, si h ancora 



V «pplicazipiM delle «IngVMQghe ai vasi emoiToidaliV é 
fonanti emollieDti al basso ^ventre. Il io 1^ ammalata 
è cempìatamente apopletica, il trìsmo i permanente^ 
nulla ^m deglntiz^one , sudore freddo , polso abbatlnto^ 
e la morte saccede alle ore to pomeridiane. 

e Fatta r apertura del ' cadavere^ si vide 1* intestino 
duodeno infiammato in tnttà la sua estensione e circòni 
lèrenza , di colore intensamente rosso , leggeimente a- 
derente alle parti circonvicine per mezzo di linfii se* 
Inicoagnlata ; infiammato pur anche il .ventricolo ia 
vicinanza del.pilofo; il rimanente del t^bo intestinale^ 
«ano, come anche il fegato f turgida di bile la vesei^^ 
dliella del fiele. Nella cavità del capo si riscontrò la 
fkia meninge nn poco : infiammata , ed > ingettata di saa^ 
gue^ speciafanenteiVerso la metà del destro emistero 
del cervello^. La * sostanza corticale ^ era di un colore 
fan. in teniiamenie cinereo^ e di più molle consistenza ^ 
td. eravt ano stravaìto sieróso sangoigno di« circa daè 
ob£Ìe nei. ventricoU laterali dd eervello. L' apertura 
dunque del* cadavere* ci lece nconosoère i che h ma- 
lattia/fu una dnodenitide geavifiima' ed' acuta, susse- 
^ttita.da cncefalitide y e da idrocefalo acoto. 

■ Questa storia, è- molto interessante , poiché ci pre- 
senta ma osservazione di infiammazione acuta del duo- 
deno <, della quale io non conosco storia alcuna lascia* 
taci dagli Ajitorì. Nel omo esposto era difficile asse* 
il ben giudicare sulla, natura ^ e molto più solla sede 
della malattia ; poiobè. nelle; infiammazioni interne se 
manca il dolore della parte infiammata , - manca quel 
segno y che con certezza guida il Medico al riconosci^» 
mento della fittosi , e della sua sede. Altrónde , per 
riconoscere la .dnodenitide dalla sede dei dolore si esi« 



3% 

gfv. «olfà ayTtcIcneulft; ili ci& ài potrà coosniuce 
.(]9aoto..ftcr>s8^ Ckuissw^ ndlf «uà 4>sertazione : ZX^ /»- 
^ iét^^* duodeni siiu ^t nexu ip^eriu ael Thesaurys dis-^ 
jf^riaUonum: ài Sandìfarff l. 9>7'' ^83. « 

Noi qui , per prima cosa , stimifa^o di . riferire il 

lesto di CJaussen 9 che scrisse: «OaiDÌ&dplor , et taa« 

« sio noje^ta^, «{ua^jiMb ocla^ysi costa , quaespp^iarum 

«priiiMi est , «psqwe ca[r|ila^iue profupde. ^ftUt^r, 

;« iqdeque sul» bypochoodrio dexterq ,4eorsu^i.i,a4 rie- 

,« nem luque descQudiCy dupdetiutn4)otiaSy.qiipf9 aliaoi 

a partem, alficit > haec.eoioi iq<;o9iD»o4$ , HIìmJì. octa^ 

K va, TcI #( s^ptima . 4;osta in, pcofuodi^rj. JkKo perei' 

« pioDtar, acque introrsutn fnag|Ì4 quaip dfH^rsujBd teiO- 

« dujDty ia Tesicala feliea« latore .^r^dtyvtur» Sub uoa- 

a bilicali, regione of;c^creotes- dolores^-si .mos..subpe- 

f ritooeo bioc inde va^omr/.j^ejuoi convolntioves af- 

« ficiaQt:.qi^oid si yero.ftum iD9gi4 sedem » inprimis 

a qModamojiodo autrorsoin. ; servant ^ io fiexu, joferiori 

M duodeni potius. tetl$foaes «Ificiunt. Sunt.jacitetn- i»ti 

«.dolores fisi non-^ab aeteriori solum, sedeta poste* 

« riori parte observandiy ac dijqdicaodiy.qoom retror- 

« som, et ad ipsertiuaem costarum uhimarum dentri 

. « lateris ad vertebras , seosatio ipol^sia insertionibas 

e diaphragtp^tis adscribator, qi^ae ad ^duòdeQuin. in 

a isto loco leosiim , . «st r«ferepda. Facile lamea . con^ 

« cedimus , in tania p^rtiiuii vicìnaruoi mahitadioe , 

. a medicoin , dolore^ et incoipiaiQda ; infiali ventrìs 4i- 

a' sqoirenf em , saepjas, falli postela 

i. Nel caso riferito <]air. autóre ^ mancando il doloiie, 

•ava imppsaifaile stabilire la sede: della fiossi , ma V iu* 

Jiamoaaiùone; intestinale , io qualunque siasi punto ella 

fbsse^ erff evidentemente indicala : d^Oa pccacoza, ed 

Aniiai.1. P^oL XXXrilL i» 



igfo 

' Éetitftfni' GJcSla febbre , "dilla sete ittttAiaa ^ dalk Aairea 

* tbtfirnaà , e dal vomito pettinale ;* ed H vomito , ^e 
&0D rlaacevà proDtainenle dopo aver ptiesò i^^dba; o 
la bevanda , indicava pifa la presenza' di' tìoa étrteritì- 

'dé^ che di una gasfrrtidé. ■ • ' , ' : 

Sé'i sintomi enumerati noti bastavano a svelare la 

'4ocalirà^< erano però più che'strfikieìiti {^er riconoscere 
la presenta di una %nterilide. Poftroppo akiMè- Volte 
al danno dei cast di iniSafUmaMòne iaiesitealey io cui 

' manca il dolore; e'\k febbre , e V enteritlde proti^e 
ràpèdaito<*nte in aoa maniera occtiha. Sarà b^ne di qtiì 
ti^ire ^aótò 'scrisse: a' tale ' proposito tt àtorga§mi 
a 'Qtfo tempoic qnm mihi > incblcafrel ' Albehinns ^ vi- 
■4t gilàndum , ^t cavendum e^se fu doMrfbcrs intestiao- 
« rum : se enim post ieves ' dotores , atit ' certe cum 
«( mioimè magnis ntillav teantfestti ^bre^, balla conval- 
« sione ^ nullo vòmito^ atHÓno^ ac corporo sàlls vfgen- 
« tibuSy de ifttprdviso vidisse aegros in praecepa me 
« rey et cito erìpi ab latente' iAiàmraatione', et spha- 
« celo nec opinato iotesfinomm /' >cum b«ec^ mqoaixì 9 
a snihi inculcareti qnaesivi ex perattento ilio medico^ 
« et diligentissimo observatore, qoibus igitur ex si- 

<« gnis proximufn intelligere pertculum, et praf^nun- 
« dare saltem possemils« Ilio vero ex^' pillili y'mquit , 
4 abdomine, facìe. Pnlsùs enim hamilis, et 'debilis 
« potios , et qoi , si bene aitendas^, ' sibi subobscui-e 
a diaaimilis: abdomen aotém ' tensum , et durumf^ et 
« cnm dolore quodam : facies deniqoe intoìiti alìquid, 
• sed in aliis aliud oslendens , «t interdilim oculos quasi 
« exterrefactosy alias lìvorem quemdam dream labia*^ 
a animadverterim \ haec inqoit , fere ^ nam atiquando 
ff lingoam etiam adnotavi Land bene sa habeatem. 



«è '^asibtfs "Sé 'tfl)$\trViitidtf pfaét^uerint; ( De se(l.><èf'oMM. 
« tovrb. m'3, cpwt. 95, ^Sir ) » G. P. i^HpiJb^pJA 
VtVàiiì^lé ^vis& -i léiedid d^ fioritile àfl«rizidli6 'ttUo 
bCÉttito ràdàment^ detfentefitidle colle «^enti j^iMb^ 
che ooi 8tiiiiiàtnó di tjdì ripotiart t \i S^ qitabum& 
« óoà expério» Réet ti^s hafc «igba hi alirs-Um' tfé- 
<t nifesta-, interdum ^alfunt! Saépé dempe iStt* ft^Mls 
« in pulsibos utìabra; ardor, dolor ad i^leéliaai' i^iit 
« Ottllus > aut certe nou vehemeos ^ nec fere uila^tan 
« diri morbi phaenomeoa observaatur: ram vel ubi- 
« qae iitAammatio , symptomatica plerumqtie , ioCe* 

« sCioa j vel ipsa jam gangraena tenet < Haec 

a ioterim siieotis mag i« -Daiarae , qiiam medicorum 
« errore praetervidentor ; sutìicitque hanc artis buina* 
« nae imperfectloneai eo potisnmum fioe ad notaste, ne 
« i« ^B^.id^^^i,I^orb^^^fJl.^}a|(vif \q.ai^ 
« teDtioQenk re^semiis; te ne ob pluriutn symptomà* 
« tum defeOtum mox ad illuni inflamrpationis praepo- 
« slere coocladamufl. (De enterilìdé.'§' 24f*y'* *• 

Nella stòria riferitaci dal Bettingetì si ha un esem^ 
pio di infiammazione intestinale sHSseguita^ da encjl^a-' 
lìtide,*e da idrocefalo acuto; e questn ^1 pu&'s^tigare 
per il consenso delle membrane gasiró enteriche cbìlb 
cerebrali , consenso dimostrato pribcipalmente dà Br*6ui' 
sais y e da'Scouiteien'; ma chi leggei'ìi il Morgagni àU 
Y epTstoIa 34 e 35 ^ troverà delfé osservazioni pató'ltf- 
giche latte da esso, e dal Fa?^a/i^^ comprovanti C(>'aMs 
alle infiammazioni intestinali soglia tener dietro 1' affe- 
zione cerebrale che per lo più termina in idrope acuto. 
In quesc' osservazione si può nimproverarr ^i Bel' 
ingerì di non avere indagata lo stato dfUfk ni^em|»fa«^ 



mocosfi. dd v^ntrioolo, e dell* inMIlino diipd^oj ma 

amncuetenno eoa eno di. non conptcore Gloria £,dao- 
jdfnitUe'aoQtay e semplipe; vi esistono bensì . osservar 
. aioni di flogoii del duodeno congiunla eoo quella dc^ 

ttifasijinl. tenni, di coi ne riferisce efempj jl JUarga- 
.-C^' ti Joego soperiormqnte citatQ, Molti autori però 

tiattar^o delle malattie del dnodf uio , . fra. i jqnali F. 
M<oJ^mann j Laviroue ^ Schmtedel, Yeats, la di cui 

opei» fu a.nali|(£ata nel voi ^4, pag. 138 di questi 



! - . ' *. 



il (ti. i' ..iiilJiiK »nft> •' 



> ^ 4 h * 



C. G. 



Biografia Medica Piemontese i dèi doH. Gio. 
GiAcomo BoNììio« t^ol* 2.^' Fascic. i.** 

• • F * * 

Torino i8:25. 

^ .. . • i • 

J^L primo (as^^icolo del secondo volarne di qnest' o- 
Pl^ra fa precedere il suo dotto autore una cortese let- 
lera diretta ai cultori della storia letteraria patria, e 
.in essa A mostra riconoscente a coloro che urbana- 
mente gli segnalarono gli errori e le omissioni, in cui 
incorse nel I. volume (i)^ aonnntiando le opportune 



1.1» 



r 

(i) Veggonsi i'/asdcòU di la^ e agosto ^8a5 
di questi Annali. ' 



corresbiBi dft iùtttmì ttf fine bell'opera 'yIcm^/ é nd 
mèéeiiaio tmnpo si difeode cen'pwri delìeatena. dalle 
troppo ^oltiU q^iniom, che piacqae a taluni da* suoi* 
lettori di iargU, allegando^ potersi beosi « dal btogra* 
or fo ricercare che nulla dica che non sia vero , ma 
« non già che (accia quello che di rilevante sa / o che 
«tutto rifetisca ciò y cfae, ai pèoati altrui iiiriinanien- 
« te appartenendo^^ non* può essere noto abbastansar 
a allo scrittore. » . ' 

Assai comiderevole si è il namero de* mèdici cho 
fioriroiio ìu Piemonte nella prima metà del secolo de* 
cim'oitHVOy de' quali si fa menzione in questo Fasci* 
colo', e ci sì vede con soddisfazione ' in quale conto 
dagli Augusti Sovrani' della reàt casa di Savbja at 
tenessero in quei tempi i serenanti die col sapere, e 
cogli eruditi Scritti la patria iUiistt^vaoo , con quale kM 
devote ambizione a trasiobarsi nei loro Stati i Dotti 
stranieri inducessero, con quale generosità^ finalmente', 
degli mi, noni meno che degli, altri ,il vero'oMrito, e 
le sparse fatidie ' sapessero ricdnbpeasare; 
' Tm liB altre , ^meritano* particolare attei»ione le pa- 
gine eonseirate 'aHa memoeia ir - 

— Di Lorenzo Teftraneo^y iq data *del 1701^ a eoi 
ai de^e$ tfn-ioter0Mante lavorò sulle' glaodole mnci- 
pare,chiamàfe mUiari da< taluno ; e dà esso disjgreqate^ 
sulle glanduiécon^/ome/'ir^e'deiruretra, la cui inven- 
aione , attribuita forse con iroppa £icilità al Cowper , 
Ih dal Bianchi aasegnata al medesiiéo . Terraneo , e 
ani mali l'.eHe i^aaiktle dell* uretra in generale, 'le quag- 
li riguardò come sede della gonorrea ' virosa , traendo^ 
^one le prove dall'anatomia patologica^ un compiuto 
Trattato inadit» di' anatomia scrìtta * eoa i eleganaa ad 



994 

éio ée' «aoi'«Ut€vi; Slitte y^ni0i,iUrr9,ibpUtni$aip9n, 
nieoii ,. ed un rircot ..erh^cio i qk: 9mp\A: Im cùftOcinata 
optUezione di piante 4d..arl«hre ,JUiùni^, |f0i9«d<a^ ìa 
eggi dal P. BaibiSj ora prtofeaforA di botimiGa in 

• -^Di Domenico jinel, chiriirgo francese, che $og- 
gioroà lunghi anoi io Italia , e specialmente- in . Tori- 
no colla qualità .di chirurgo^ ordinario 4fUa. madre di 
Vittorio Amedeo II. À questi v^ debiirice V arte ohi- 
mk-gica della proposta di operare gli an^atisoii col 
iDModo falsameDte di ;poi atirihuito.aU' idglfse Hunier^ 
come pure al medesimo ai deve aturibuire 1! ifivenaioae 
del metodo di curare la.Bstola laciimàle, mediante riti« 
mrdmioiie d'una ionia. pei piiinrilacfiBialiy ad oggetto 
di xialabilire la oomnn reazione tra. qoeaii ed il sacco 
lacrifnale nel* condottq - nasale , e mediante .approprìate 
iejezioni >atte a rimediare alle condizioot- morbose ^ «fi 
del (e. parti:, malgrado die da P/i/»b , ^poscia da Sto* 
none^ Ralfingio^.^ BarioiiM> ai fetae gìà.*perlaA« -fioa* 
ibsaménte della puMibilità di talo operaileMie. , . . . 
^ Di, Giovanni Baiijtsia Stanchi ^ .ài frttagUa .p^rt- 
«ia milanese, nato in Torino ael ifiB.r > ed iari laurea- 
tosi neh' età d' anni 17 ; a. cui U iiecroM:o|Ma patolo- 
gica deve gran parte de* aiiéi ftrogressi» Fn tenuto io 
conto d* ano de* migliori hoalooiici doU'tetà siià , «fa 
in visia di etso chetar JodaCo. Sovrano ibca cOstrurre 
il ppbblico teatro anatomico in iin\ ampia sala della 
R. nniversità, cJae flcf*'e àltiMknente aHè sf^iens^e di 
fisica. Le sue ^mostraxioai di tioltoaiia anreYa«o tanta 
fama, che non r solo -iisi^ndeóti ed i- mediai > nui .gran 
DQhier»D di persona addente alle «ahre «cieofe, 9Ì aflbi* 
k^anoiper xiaararne Un* Btikt Jt prolsoda isiraxioiia. 



Cooperò. aUa cómpilaauope della farmacopea Torinese* 
radano nella propria casa, an ricco museo di storia na- 
tarale, e di CQse speitantl all' anatomia, ed a. tali oc- 
ciipa;KÌ0QÌ scìeptiScbe ^eppe pare accoppiare la coltura 
delle belle lettere $ ne gU maqcar^inq luminose testi*, 
monianz^ del conio ,.in cut era tenuto in Italia ed 
air estero, 1'- università di. Bologna non solo lo aggre- 
gò a quel celebre Istituto, ma lo invitò nel 1720 ad 
occupare colà la ca^edra di medicina teorica, che ab- 
bandonò tosto ,. esseiikdo stato eletto a professore pri- 
mario nella, università di Torino ; le principali acca- 
demie letterarie je scientifiche se lo associarono , ed eb- 
be corrispoodenta coi letterati di maggior grido, al- 
cuni de' quali si lecero pregio di dedicargli le loro 
opere. 

Tra i molti lavori deh Piancfu , menò gran rumore 
la sua Histoìia^ hepat/ca, seu de hepeuis s^ruciut^a, 
lisibus , et moròis, della quale si ebbero io pochi anni 
tre edirioni> ed in c^i de^risse il .primo eoa grande 
esatlezta i ligamenti sospc^nsorj del fegato , assegnò a 
questo viscere , oltre 1' uso d' a jatar la digestione , 
quello ancora di fare,- colla milza un diversorio pel 
taogua, opiqione almeno in pafte riprodotta da Bichatf 
f sosieqne V episieoza de' condotti epatO'CisUei , lochè 
gli suscitò contfQ Morgagni ^ il quale si prese a cri- 
ticare, narniiiamente non solo su questo , ma ancora 
aa varj altri punti V opera del Bianchii sul quale pro- 
posilo il, nostro Bio^grafo tenta di conciliare la cosa, 
Qpxì addurre ppt^r essere caduto in errore il Bianchi 
per r esistenza d' alcuni vasi sanguigni ^ o filamenti 
ci^Uulofj presi peiir condotti epato- cistici , ovvero per 
essersi queiti. rei^meote p^seryati in . alcuni rari$^i<Qt 



296 

casi , e neir islesso tempo lo difendè con buone ragio» 
DI dalle impQtazioni, e dallo spregio che a questuo- 
perà fece il Portai y il qnale pòi, nel corso del ano 
libro sulle malaitie del figato y ne inro«ò'pf& di ven* 
ti volle il nome e 1* opera, come di grande' aiitorìtii 
e di gran prezzo ; ond* è che non dubita di à89ef;nar-* 
gli il posto tra i Lancisi, ed i Ramazztni , decoro ed 
ornamento della medicina italiana. 

Fu desso nno de' molti avversar] del sistema dell' ir- 
ritabihtà Halleriana, Molte osservaziotii dal medesimo 
furono fatte sulle gravidanze estrauterine , e sui parti 
preternaturali, ma cadde in errore nel decidere che 
r operazione cesarea sia sempre mortale nelle gravi- 
danze uterine , è solo si possa praticare imponemente 
nelle gravidanze ventrali; come pure nel credere, in 
nn prolisso Trattato che diede soì vermi , che i lom- 
brici Steno natorali ed utili , anziché dannosi al corpo 
umano. 

Nel 4757 pubblico in Torino una raccolta di ciò* 
idnquantaquattro tavole anatomiche > contenenti do^ 
cento settanta figure, di cui si fece onorevole mei^ 
zione da Francesco Aloi) ma merita speciale atten- 
zione qoanto il Biografo ha scritto sulle Effemeridi 
medico - meteorologiche manoscritte del Bianchi dal 
X'j^i al 1746 > e che estrasse da un ragguaglio che 
ne diede alla R. Accademia delle scienze di Torino il 
prof. Vatsatti Eandi, Difficile sarebbe ridurre a brevi 
termini tali int^essanti pagine, e ci limiteremo a r^ 
ferirle un passo di questo illustre Fisico rapito re- 
centemente alla repubblica letteraria. « Dal com^ 
« plesso delle osservazioni e delle riflessioni registrn- 
« te in queste -efemeridi ( cosi il Vassalli) parmì pò- 



297' 
« tersi dedurre non solo essere aMatlo erroBiea l'ac* 
« casa che si fa alla medicina ptatica di non èssersi 
« pepfc7Ìonata dai tempi d' Ippocrate sino a nói , ma 
« ancora che si vada ogni giorno perfezionando , poi»- 
« che si vede che nelle gravi malattie molti piti pe« 
« rivano allora che non al giorno d'oggi, e hen mi 
« ricordo , che ancora quarant' anni fa circa, delle per- 
<i sone aflètte delle cosi dette, volgarmente febbri pi> 
« tride e maligne, pia d' un terso ne moriva, mea^ 
« Ire in oggi iappena ne muore un qointo, » 

-^ Dei dòe Fantoni, cioè del padre Giamkauisia, 
erudito in ogni ramo della scienza , creato professore 
di notomia, e poscia nel i685 eletto alla cattedra di' 
medicina pratica, è finalmente a quella primaria di 
teorica , e del figlio Giovanni^ che in età d* anni 19 
era già ascrìtto al Collegio medico, ed ai d5 nominato 
professore di notomia. 8' hanno del padre trentaselte 
anatomico-mediche osservazioni fatte di pubblica ragio>-^ 
ne, e commentate dottamente dal figlio, tra le quali 
giova rammentare quella che s'aggira sovra ui^a ra<* 
gazza di vent' aimi morta epiletica , in cui si rinvenne 
eranium crassissìmum ^ menmges aridùsimae j meduUa 
ohlon^ata bilioso sèrOy infecta, e nessuna traccia di 
sutura tra le varie parti del cranio , che pare» forma- 
to d' un osso solo , e quella d' una ferita nel ventri- 
•olo sinistro del cuore penetrante sino al destilo in 
un soldato, che non ostante visse ancora 17 giorni. 

Ideile varie opere del figlio, il quale dopo avere in- 
trapresi varj eruditi viaggj air estero per raccogliere 
utili nozioni dai bei ingegni che allora fiorivano nelle 
università di Francia, d'Olanda, e d'Allemagna, e 
dopo %Yere coperto con gran decoro' H piostò di pro« 



29» 

iessore i^imario^ fìi luil 17ÌI9 nomioato riformaiore. 
della, R. ooiv^rsità col til^o di preside della facoltà 
medica 9< e che poi compì la sua carriera n^U' avan- 
zala età A' anni 83, nelle varie sue opere, dissi ^..« mol- 
« ta doUriiia ( così ti , Biografo ) con la va^sta e ben 
« ordinata erudizione mirabilmente rispleude. G>taQto 
« poi 1* aureo stile angusteo' elleno spirano e rammen«> 
« tano f che a buon diritto le scrittore del Fontani fu- 
« rono i^ai sempre proposte qual modello del bel 
a dire nella maestosa lingua del Lauo»» La s|ia ana- 
toqfiia ^ tenjita dai contemporanei , e. massime dalZfan- 
cisi\ per uoa deUe più compiote che sino a quell'epo- 
ca sì lessero divulgate, è ricca di viste fisiologiche , 
f di oonfutaziooi di ricevuti errori , sebbene molti an* 
Cora ne contenga proprj dell' autore stesso. - À.$segnò 
^U' olio y sì abbondante ne* gran cetacei , !* oso di 
rimpiazzare la vessichetta nfitaloria propri^ solo dei 
piccoli pesci; si assicurò eoo esperienze direste, ed 
osservazioni patologiche , che la milza QQQ è d' asso- 
ìyiìfk fieoesàità per l' esistenza; dimostr'ò che Ja mem- 
brana carnosfi dello scroto , non. ostante cotesto suo 
nome^ appena ha in qua in là alcuna fibr^ che possa 
parere carnosa -, spiegò^ come .no^ è sempre indispen- 
sabile la legatura del cordone .opibolicale ; ricercò U 
presenza, e l'uso delle glandpleti^ delle valvole tricu- 
spidi^ e semilun^ri > e confutò il RqrelU che volea sue* 
cedesse in un sol frattempo- la <4stole delle orecchiet- 
te/ e quella de' ventricoli dj^: cuore; espose i ^ooi 
dubbj, se alcupo possa verameu^ traitetiere tanto i) 
fiato che si affoghi , parendogli ifBpossibile che c^hiuqh 
que si sforzi di far ciò lungamente, non ^livi prima 
ad ioA^bolirsi , e a cessare lo ^fòrso, che % nsorire, 
il che ci sembra molto consentaneo coli* uso recente** 



^99 
mente. M lUUdndo assennato qi nervi pneamogMirici ,. 
9Ò alla Dccesftità d' nii sangue oistgenato per vit della 
respirazione per inaQieDèrtt \t facoltà de* nervi che 
provvegfpoQo alla locomozione; combidlè p»re quelt- 
r altra opipione del fior^lk], il q^ale ponea nel dolore 
eccitatosi nel feto pendente il pavtd la: causa della prt« 
ma inspira^ipne )' osservando che net parto cesareo, in 
coi il'fetè non soffre dolore alcono, pure comincia a 
respirare. In. ulna raccolta de' sdoi. eposcoli medici e 
fisiologici ) \iene del Fantom impugnata con sode ra- 
gioni e con esperimenti adalta&i la teorica del moto, 
e*deir:ioflueuta della dora meninge sopra le seosazio- 
»i,;e mi movimenti, delle altre parti del capo, fon- 
data $aHe .supposte fibre muscolari, di coi la credet- 
tero dotata il Pacchiom , il Bacivi, il Lana'siy il F. 
Ihffjnjinn j ed altri. Di non minore importanza . sono 
i suoi scritti «olle febbri miliari y le quali ne' primi 
lustri dei secolo XV HI si fecero frequenti in Piemon" 
te» oaa&sime. presso le puerpere; provò l'antichità di 
questo efiftolema ; ne descrisse i progressi ^ e la- d^Op 
#Ì09e nelle varie contrade del mondo aulico ; ammetten** 
do le febbri miliari acote primarie^ .diede un' esatta 
idea delle soe variata ^ de' siotomi , delle cause , èA 
pronostico ^ delle alierazioni visibili oel cadavere , delle 
malattie pedi<;seque all' esantema ; osservi^ come im» 
perversasse meno nella classe povera, che presso t 
ricchi di maggfiore sensibilità cutanea provvisti , e come 
la troppo elevata temperatura , e le troppo ai>boodaoti 
e fitte cdlri a) suo svolgimento cooperassero^ rileva 
di quanto danno nella cura riescisse il metodo calefa** 
dente e atiiliolaiite dai medici sasaoai adoprato in v|r 
sta dcUe l(|ro q^etiiofte idee 4^ acidità tsmorali g e cno» 



daoodlido ì p^flnti^ cardiaci, gli alesitAnrmàci uedià»* 
ri, e k firragiiiB de' med^eaiiMnU , con»tgliaTa Tipe-- 
caquaiift,' le bevande dilDenti e temperanti, il nitro ^ 
gli acidi vegetabili, e che l'alvo discretamente libero 
si serbasse, non ommessa Tapplicazione de'vessioanti , 
ed in rari casi la flebotomia. 

— Di PUeiro Simone Roahauk chirurgo^ e membro 
dell' accademia Reale di Parigi , chiamato in Piemonte 
da Vittorio Amedeo il , ed ivi nominato cliimrgo 
della reale persona, e chirurgo generale de' regj eser- 
citi , poscia professore all' università. Nelle sne osset' 
vationi anatomèco-fi^óhe pubblicate in Torino in Hn- 
goa itakcn» nel 17:14 si rinvengono alcnne sue viste 
particokiri solla gravidanaa , sugli involucri , sulla vita 
e sulla circolazione del feto , state criticate dal Win* 
slaWj e dai Halhr j abbenchè egli vi abbia saputo 
confutare là dottrina degli antichi^, i quali pensavano 
che il feto ricevesse per bocca Y alimento, e quella 
de' suoi ceotemporanei che assegnavano per alnoento 
al feto* un sugo latteo uterino, > conchiodéDdo egli; il 
ieto :nntrirsi di una tinta' dolce e sottile col sangue 
materno recatogli dal cordone onibcllièale ^ cèreo inol- 
tcé di provare l'ingegnosa ipotesi, « che H sangue 
a della madre portasi al feto mediante i percuotimenti 
«che sopra la vena ombelicale e le sUe racdiei eser^ 
« citano le arterie , dal che raccoglie che* la foraa con 
« cai arriva > il sangue al &to è jempve propòraiotiata 
« a qualunque afato si. trovi, e che la circolazióne 
a nel medesimo è alfatto indipeiidente dal cuore della 
« madre»»' - t • .. « 

- '»H Dì Cario Bicea^ figlio del. Conte ie Protomedico 
Bietro Pàolo f che ebbe in retaggio 4^1 ig;«iiitore|i è daL 



.Ì'.àvoIq.( drik>>..di. cui ri fii^ m«izÌQae n^ljptiitiaJiro. 

.«[i.0diifh«Ì7 «: icke ^ Qaolox%à%0'4fA\ R'egj 4^ v^i<^; viaggia 

.JPAKiMtrA^vL'i^^iltipr^a, T Obnda/.e :U ìSicilia,j. r^ó»^ 

.'ip pal/^f ;fii ^«llPii |>rqfQS9ore ii> Ifolq)|iì«,|i.^i ;$ni 

diede var| corsi precedati da eloquenti orasii^i , $iqc^ 

demich^^ o^i^.m^ggìorm^me spiccò il 4ii:Ii4vj9eBÌ0 , si 

III pei descriveiie l'istoria ddlf naalauie epi4oa^Khe che 

4egQaroqQÌK fo^^ipo oel.i^ao-oii^aa^aJSiMt^^sa peiroi- 

.« servare ^.ekigap^a. < cJbifu>ezfii| nel^des^iàve^e ,: erudì- 

,^:3&iobe ed ordine oei ms^n^gi^re 1^ co^lffaua^ey.ecop 

4f le, doti. 4Ìi»golaù. opde va .adorna queM* <»pera Jn^f- 

^ rì»8imij&sjina.^ e cine nieriurooD alU^^itoi^. 3uo T ^- 

;« «ooire di eAsere . paragQQiilo salto' qn^s.tO' riguardo |^- 

.«' r immortale. S^denham^ con le. opere del.qiiaie qaej^ 

« del nostro i^rofessore forooO riHan)p(^tQ.nell4<#iagnji- 

« fica edizione di Venezia del 1763 ». 

— Di 6. Bartolomeo Caccia^ Torinese, eletto a Pro- 
fessore di Botanica quando si eresse questa Cattedra 
neirUniversilà di Torino nel 1729; per opera del 
quale si stabili Torto botanico nella R. Villa del Va- 
léntinOy che arricchito successivamente dal Donati, dal- 
V AlUoni, AìxVDana, e dai P.»* Balhis, BtroU, e Ca- 
pèMi di Scàrnafi^i , può ora gareggiare cdi pi{i celebri 
d' Italia. Fu sotto la direzione 4^1 CdcC^ , ^é Gìq. 
Battista Morandi diede comiociamento nel ii"^*^ alla 
superba collezione di dStegni di "pkpie» intitolala: /co- 
nografia Taurinemis , a cui lavorarono in seguito il«F, 
Péiroién\ G. SotHone , e la vivente Jtngebca di lui 
figlia y talché vieh già cooiposla ' di . So gran volumi ta 
foglio > de'-qmlicadauflo. contiene- cicca . l5oi .tatole, 
non* meno ookimendabili per V esatteaza del* disegnO| 
che |)er la delicatezza; e vivacità del colorito. 



-r' — ci&ir0'^ TommaMf GaéAaH^ itktiriB^det CaiUiv^, 
resoéi^ cdSebre :p«r alcuoe clì^S9érc)EisÌo6r''*tiiiblé^to*,: ki 
etti 81 lasciò però ledurre' dal jgeti^io 4é\% «ij^t^yf^è. 
per i adot^séritti sulle febl^ì '«ftànb^{]te^#itlilC>tàiMé, 
^ttel quatei'clirgocìieòto si mostrò cHiiiei»* glfadlttidMi, 4d 
tiss^l-vàCM^e protbodo. : i^ . ».v i • - 

Per noè' iriikiDgarci di troppo oel date ntt'èìilgglb 
d^ un' opera iiycapace per ^a aatora d' eèsiéli» sdilfbpe- 
fia ad iitfa vera aéalisi, vinmbdèreiiio à lettore 'tf Mi* 
bro stesso, ove ù voglia istruire in qo«sta - paf te deHa 
•toria<''flCÌètiti§ca piemontese , e ci troverà d^i/ otite pa- 
icolo begli atticfolicoocerneitti P. Q. AUerisùt^, P. G. 
Bontà, A. Rcdruty <t\ A. Beui^^ àL Alberiti G, A. 
GiànoUo \ ecc; , de' qùrii tatti , p}ii o meno diffosa- 
mente; colla maggiore esàtt^^sza possibile', ed* in scelto 
stile implose il nostro Biografo a rafgiohare.- 

£. Rìgnon, 



Nuoi^i Saggi della Cesareo-Regia Accade- 
mia di Scienze , Lettere ,ed^ Arti di Po* 
doua. F'oLa.'' Padova. Galla Tipografia 

^ delia Minen^a i SuS. 

r. .• I..*. ,.». 

< f Seguito dalla puf. 928 4iet, pràced^iue volume}. 

monto Ma derwatione detta- pareva SifiJtde^ Jft» 
moria «db* Givsbppe MonvEs-Airvo. -<^ Lo Swediaury tiel- 
r Opera< sulle malattie sifiUticiie, scriveva'.*' e la Vooe 
Solide seinbrami derivata dalle p9soìn Sés pveus^ p 



>3«3 

phSia éimoTy eemé se si àUseAe' affwrfrùreìmiiìi^^zfipw: 
porcino, amor sozzo, o malalftia pròvm^te ^da i.un 
coitb ittipiiro » } e io allro laof^' della usiejisa Opinali: 
« la malattia siyUitica f- oyttero la sifilide , f dalle- \o^i 
'sòs porco ^ e phtiìa a*no:^e y cioè aniovè^ soszò jotriifu- 
«'paro ». Per- dimostrare 1* erroneità di: jififkfcla jebitDoIp- 
>|[ia della vtuce Sifilide y usata, come ^ogmi»! sa, per ria 
«prima voUa da) Bracastoroj X illastrie prbfi Mont^anlo 
comiheia dall*' avvertire,, che .sic<^omet il : Fracastoro., 
se^tntanda 4e « 40tlricre astrologiche a' suoi/ tempi :jdomt • 
ibanti, aif^i fatto 'fiàscere ìliimorba.gidlttor dalla: coq* 
■'gluttziofie di $flfarfio,-;''diUjtove e Marte, .e daL.geat- 
irale incusso d^ll^aria , cosi slirebbo eomroetterela più 
•hfanlfesta- coiftradérzìone , la 'piii»' strada iócaèrénnd. in 
•snpporre, che per'dmotare^iiTinoHiD galUcqf ^«1- sommo 
•filosofo lavèsiie vol'ufo scégliere ma paDohi»*clie -sigbifi- 
'cksse a na • origioe dW^sa* ^ da ' quella che : al morbo . egli 
étiesso avéa* a66egnatiai Ne poh* àvery?. dubbio che il 
Ftacàsièfon^n fosse 4' inventore delia pàvél» S^Hd». 
Innanzi lai questa voce' non a«ea-90ooato éutte hibbni 
di^verun medico per indicare ve rntìa nuakltm, e molto 
meno' quella- di cui si ragioiiai oiid*'^: che -tìot stiosso 
Fracastoro, aowoveraado nel suo' Trattalo i'nfeoii< di- 
versi ad* esso imposti , ed accepnaDdò il motivo p%r 
cui erano stati adottati, ha detto semplicemente', al- 
ludendo al suo poema: nos in nosiris ■ lusihus appeU 
ìavimus Sjrph^éem'y senza punto arrestarsi * a t^giouare. 
sol significato , o ad illustrare V origine ' di tal voce , 
essendogli bastato, a quél che seihbra,' lo*ayer avver« 
tito eh* egli avea dato un nome nevaio ni motbo ìa 
discorso. — Ma , donde il Fracastoro ha tratto la pa- 
rola StfiUde ? Il chiarissimo sig. Montesantì^ trova facile 



efroptft la rifpQiU.Q«l Hxito ed. dIImìo libro del po^* 
•ma la SifiUée ^ oye il Fracasiaro canta le. lodi àéi 
Lagna' goajaco y'nel ^oale tanto coofìdavaài oo tempo 
per la goarifiooe degli infetti di mòrbo gallico. Il poeta 
^iiri fioge dw^ giunti ^li Eoropei in America » ove 
<|oella: piuita cresce spontanea y.:e viati <pMki . religiosi 
fiti in no gfìavno aalenoe compiessero quegli abitanti 
io mesaò ai' boachi :dt queir arbore per essi sacro, 
chiedessero al Re Americano , di cot gik , coavi vendo 
iosieme, avaano apprese Ja Uogea ,'va|;io*e di ifàM% 
pompa singolare. Si/tlo (riapfise il Re ))• pastore delke 
gregge di AhUod^ sovrano dell' Allantide , lasso un 
gioma di sostenere ia sferza de' cocenti raggi del sole 
'€> deploràodo che i numerosi armeÉti da. lai cMsioditt 
mancassero per l'estiva arsura del necessario ristoro, 
-ardi insultane coti empi modi il Sole, negando di piii 
aagrifioire a lui, quài comun Padre e Nume* Ad JU" 
cMo soo.^'y S^h invece innalz/k akari ed. arse in* 
censi, e lui imitairono pastori e villani |. dopo, di clHr,. 
pioaegne* il ^narratore americano , 
'. Yiderat hliOi qui cunda videt, qui aiugitila lustrai ^ 
.Sol pater, atque animo. seco m iodigaalUs^ ioiquos, 
intorsit' radios , cft lumina fuUii acerbo^, _ ., ^ 

▲spectn quo Terra parens, correptaque ponti. 
£quora, quo Cactus, viro subcauduit aer. 
Protinus illuvies tecris ignota prdfrBÌs 
Exoritujs. Primus , regi qui laugfiipe 6iso . / 
Instituit divina, sacrasque in montibus a^s. 
•SjrphUns , osteodit liirpes per corpus aehores. 
.losomnes primus* noctes, convuUaque membra 
Sensit| et a primo traxU cognomina morbus 
SrphiUdem^pn^ at e^ laiem^ dixere coloni. 



»J... 



^« A cbé dun^éy prosegue 1*^ illustre autore, cercare 
altrove 1' orìgine della ^ "^oce Sifilide y se. Fraeastoro 
istesso ce iie istruisce^ e ci addita nello sciagurato 
Sifilo colui onde la malattia ebbe principio e nome 7 
Egli pare che là semplice lettura di quanto il Fracco 
sloro, ci lasciò scritto nel suo poema la Sifilidàyed il 
brevissimo cenno che nel brattato dal morbo gallico 
& lece sul nuovo nome da lui impostovi > provi ab^ 
bastanza eh* egli non crédeva che quella voce oflrip 
potesse .soggetto a commento veruno , e che non in- 
tendeva poi di dare con essa spiegazione alcuna sulla 
natura e sul modo di propagarsi del morbo , e molto 
meno ammetterne giammai una, la quale racchiudesse 
idee non punto, confoimi alle 'sue dottrine. Ne .avvi 
ragione , per tenere il nome di Sifilù j pastore di ^l^ 
citoo > come suono di legittimo . conio greco , mentre 
se tale fosse stato , sconveniva alle circostanze del luo- 
go e della persona > su cui tutto si appoggia il 
macchinisaio. pcetic<). del : terzo libro ,- oye veggono nar« 
rati i. tristi oasi di quel pastore» . , , > ••^ 

L' insigne letterato e grecista profondo Lilio Gregoria 
Giraldiy di, Ferrara > scrivendo il suo primo dialogo 
Sui^ poeti deir età sua, cioè di quella medesima etii 
in cui vivea il Fraeastoro j disse che da una .voce 
barbara questi avea preso il nome de' suoi tre libri 
De morbo galUco :. ipse a barbara voce ^Jijrphilida 
voca/. Dal che ne sorge per diritta conseguenza j| esn 
sere non solo fallace .l' etimologia dataci dallo Siyedf^tWp 
ma ogni altra pure, la quale sia fondai sulla S|]p< 
posta greca derivazione della voce iijilo , come sarebbe 
quella di Sin et phylia , (jumi conc&rdiae et ornici^, 
tiae venerece partum , seguita dal Falloppio ^àaì Saw 

AifNAn. Voi. XXXriIl. 10 



:)oo 



\ 



sHi^es e da altri ; o q^iella di Sxf^oSj deforfnis y a 
cagione de' gnasti che sulla laccia soleva ne' suoi prìtH 
cìpj presto recare tale malattia; la quale oltimii eti- 
Biologia, sebbene- proposta da akani in passato, e 
sebbene dichiarata per la pib probabile dal Méìin^ 
pecca tóttavia aUres) in questo , che attrìboisce al pa- 
store delle gregge di Alciioo tal nome , che alla de- 
ibrmiti del suo corpo alladea anche prima eh' egli 
provato avesse gh effetti dell'ira celeste, e <qnando il 
bel fiore di gioventù e la natia robast«eza rendevano 
per anco a lui cara la vita e gradito a. lui il suo a* 
spetto. 

Dal sin qui detto vuois*r impertanto conchindere 
che come la voce sifilide nacque tre secoli or sono in 
Italia, così a un Italiano era nserbato Io svelare me- 
glio che altri la sua Vf ra vorigine e il suo primitivo 
valore. 

Parto per fano osservato neìT anno 1831. Lezione 
cccadenUca di Viir.ccifzo Gaetaito Mal^cakive. — 
Sa di un caso singolarissimo ' versa questa Memoria ^ 
ài up parto, cioè, che non potendo effettuarsi per 
ÌCr consuete vìe genitali éella donna , venne per le so« 
)e forze delfo ^natura mandato a compimento pel po«H- 
ێ, rimanendone la -madre superstite e sana. '^ An- 
geia , Ynogiie- di Paolo- C^areiti^ éi Acquapendente , 
negli siiti Pontifici , di temperamento astenico , in- 
debolita dalla privazione de* beni di lortuna, e dalla 
aecWsliti ^i condurre una v^fa disagiata , ebbe un par- 
^.natorale/'é iaeèessivamente tre scoticiatore, 1' ulfi- 
Itia delle quali nel mese di gennajo del 181 5. Qoal- 
cìie "tempo dopo, (tiob rìcordandnà Ja dotana il preci- 
so ) tornò ad essere gravida per la quinta Volta , e 



/ 



3oj 

idrante la '^ravi^aoia tmlla ebbe a (>atire ài stt-aordi- 
oarioy «e tioa che intorna al mese dt marzo del seguente 
jiuao i8i6 comparvero leggiere doglie, alle quali tennero 
4ie(r<^ tre, tMài violente senza akua risoltamento , e 
indi diiparyero del. tutto» e cosi termino l'affare nel 
giro di <loa ore, Qoesla Vicenda pose in agifaxione i 
^gngioQiiy i quali di toncerto colla allevatrice chia- 
j»arooo io soccorso il chirurgo operatore sig. Vincenzo 
6r/&% .dal qpale.^ mentre vi vea I il prof. Malacarne 
veniva «consitllaCo snlle circostanKe che accompagna- 
vano qoestd lafio patologico. La mammana ragguagliò 
Il chirurgo delle passate doglie e della ' rtfttura delle 
acque prima del di lei*arrivo^ del cke era stata àssf- 
4;orata daU' inferma , la quale dichiarava dì aver sen- 
ato ufi certo crepito , ed' iodi colare le acque ; e iti 
sbatti l'avea trovata tutta bagnata: soggiunse inoltre 
ia allevalrice, che eiaao comparsi alcuni segni sangui- 
gni p % quali aveano contamidato 1' ambiente di quella 
slanta con'Ono atraordioiitio fetore; e quanto allo sta- 
to dell* utero non sapeva e^a >dife se noti che era molto 
alto f si che appena il- poteva sentire ; che nondimeno 
avea riconosciuto l' orifizio perfettamente chiuso. Stante 
le quali xelazioiri credette il chirurgo operatore non 
essere ginala ancora l'opera giusta del partorire, tanto 
pib che r inferma sosteneva di essere gravida in sesto 
mese soltanto. Infatti, le doglie mai più non compara 
Vero^ e 1' inferma non soffri per allora altro incomodo^ 
a riserva del latte che aflui alle mammelle pel giro 
di ventiquattro ore. Ma nel giorno seguente fìi assali- 
ta da febbre gagliarda pnerperale con sii»lomi nervosi ^ 
ebe intensi bersagliandola per due giorni^ venneto ia« 
v'itati a conferènta medica^ tritra il citato ostetrico ^ 



5o8 

I prof, taurenti 9 Borga^-y i qiidH, ftt«tido esàmtnat» 
il ventre della donna , rìnyeniitfrò in' quella regione 
che corriapoade all' laCero , Qii tamore duro - e resiiffea- 
le, eoa direzione on po' verso il lato dèstro^* il qaiA 
tumore percbè appariva assolàtameote^ immòbile*, 'a 
fronte delle più accurate osservazioni, hidoase i toii- 
saknti a pronosticare trattarsi senza dubbio -di wx 
corpo estraneo, sul quale ^ attesa appunto qtielltsi co^ 
«tante immobilità, nqn si poteva con pr|K;isióne deci- 
dere se fosse o no un vero feto. L' utero ìtttdntò con- 
servava seospre la medesima situazione poc' ansi accen- 
nata, e senza che al muio di tinca apparisse; H me- 
nomo cambiamento* L' inferma sollriva un acuto \ ed 
insistente dolore «ella regione laterale destra del ven- 
tre. Per unamme consenèo dei medici e chirurjgbi con- 
sulenti si deliberò, quello t che si suol deliberare in 
simili casi d' indole' anomala e» recondita dai -^ù sinceri 
e prudenti, vale a dire di rimetterne' la deoifrione al 
tribunale del. tempo, e di alare attentamente osservane 
do di quali spedienti stia <pev valersi la medicatrice 
natura ove non si fa luogo a medicamenti , né a opè^ 
razioni. — Difiatti , cessò dd tutto la febbre , ed il 
dolore nella parte laterale destra del ventre si mitigò 
in maniera tale, che la donna potè riassumere i suoi 
consueti esercizii , senza avere altro incomodo fuorché 
di sentirsi il ventre un poco grqsso e- rilassato della 
parte inferiore. Però ^ dopo quindici giorni circa/ si 
accorse che scaturiva dalle parti- pudende uno stolo 
abbondante di sostanze viscose verdognole , tramane 
danti un pnzzo nauseante com^ di mnfia; Ciò appa- 
riva nel gioi:no in abbondanza : e nella notte , stando 
in ietto ,; V^eva una, piccola quantità di. sangue. Nel- 



5o9 
r evacuare- le orine venivaiio ^este intorbidate da 
filaiyiepfi membriMiacèi, non sbnsaì qoalche ardore mo- 
{est^^* . P.arò questo «purgo per lo -spazio di tre mesi 
incirca , .diminuendosi gradaiamente di giorno in gior- 
no; e nella proporzione con coi scemava la qoantiti^ 
di tdi .aostanae, separate , scemava andò quel dolore, 
di 'cbe iadofana si risentiva nella parte laterale destra 
del vet^se'f'di modo che se ne trovò dfiì tutto libera 
ailorchè oesaarono affiitto di scolare le ridette mate- 
rie. ^Bitornò nella primitiva salute, e riacqoistò' le for- 
te ^7 picchè ella cadeva di essese peritamente ristabi- 
litap.i—.Peròy neLimese di giugQO del 1819, senta al- 
cana eansa edra)!* improvviso , dopo i soliti «{«pfirghi 
menstiali , che mai rabboodonarono dopo il natrimi»- 
DÌo, se non che nel tempù delle. gravidanze, tnc«i|ìn« 
ciò a rendere nuotamenterper la vagina delle sostanze 
fluide, fetidissime e* giallognole da principio, poi ne* 
rastre, e jgoo esse alcnn liquame di carne imputridita; 
e corrotta. Ricomparve. il solito* dolore al basso ven- 
ire , e persistette p^r lo spazio di oltre a tre naesi* 
Passato questo tempo, tutto cessò 1 vale a dire ritor- 
nò a godere buona salate ; sinché , scorsi ^seUe 'masi 
da quest* ultimo incomodo , si troorò novellamente 
gravida. Allora ricomparve il solito dolore al basso 
ventre ; eA a niisura che si avanzava la gravidanza , 
aumenta va^i ^ anco in intensità il dolore e prendeva 
maggiore estensione , sino ad invàdere la coscia destra» 
per. cui si rese mal fermo e claudicante il moto pro- 
gressivo. Anzi si aggiunse difficobà ed ardore molesto 
neir orinare j con • senso nojoso e dolorjoso di pesò nel 
basfo -venire , coi quali i|M:ompdi seguitò fino al pria- 
cipio di marzo dd i82o,^o«|ia durante i tre primi 



3l6 

mesi compiali, dall' epoca preiiimibile del coat^pimeii- 
tOj qoaodo abortirmi feto maschio oioifro o pi|lyefaC- 
te ^ dopo la quale sconcialora y t{>rntflo (velia prialvera 
Minte 5 acomparV'e DoovaitticBte il aoNto doUte del 

basso ventre. : : •'' 

Io questo siati» , seDza fiìx. Itirsi misture da ' aleuti 
chirurgo, prosegui la donoa iiao ai priixM di ottobre 
del jSftOy al qnal pefiodo eoninctia soffiare violenti 
dolori di ventre , i quali , aveildo seinbianza di coIh 
ca> delermiaaroiio all' iroposiBÌoue, dì qp clistere 'la 
mattina del giorno A. Ifteil' elimioatlo per 1' alvo , usci 
cdnton^oramatneiite a poche feccteuii peazo di^ osaOi 
che p^ essere stato; smarrito non si potè esaminare, 
Kel giorno iS ne evacuò »un aliro , mediaute T assi* 
^tonaa chirurgica ^ oltesa. certa adm-enoa che aveva colle 
inlemj^ parti dell'intestino fretta Nd gioruorm, dopo 
lacune goecie di sangue ^ i|e rese" un terzo; e tosto 
dopo questa aeparaaione si accorse l' inferma di un 
quarto 9 che erasi arrestatolo viciuànitt dell* ano. Provo 
essa a inlrodurre un dito (tvA podice^ lo sentì di figura 
rotonda ; ma non avendolo potuto afferrare , che le 
dita lo avefino an^i respinto all^ iodieiro , ricorse all' a- 
jnio del chirurgo, il quale ^ esaminate le due ossa già* 
uscite., le riconobbe appartenenti al cranio; ed infranto 
Tuno, sembrava apparteneco al parietale; intiero Tal* 
fro , era 1' Y>sso temporale sinistro coli' apofisi petrosa, 
Acdolosi tosto a esplorare la donna , il veptre dinotava 
al lato destro nna dureiza mobile , che iilcomlociava 
due dita trasverse a sinistra d^Hft linea bianca , e si- 
estendevi ^ passando sotto di questa linea mediana per*^- 
pendicolare , ed occupava quasi tutto il fianco , ed ipo- 

|Mtf4 d«9trQ^ Mto^gitfodo e cotilropigiaodo in tlivene 



Sii 

<)2resioDÌ questo toiiiere con ambe le mani, sentìvajM 
niatiifestaiiieDte ud crepito o scrosciiHiieolo di oiat ia- 
fraAte. Esaiuiaata la vagina e l'utero, nulla vi si potè 
rinvenire di morboso , mentre il tatto era pell^ stato 
naturale^ a sola riserva d^nua lieve obbli^oità deli'u« 
iero^, il di coi corpo trovavasi -nn poco iodinalo versò 
là parte sinistra. Fatte ^ in fine , le dovute indagini 
neir ano , nulla vi si potè sentire di straordinario , né 
vi si trovi cosa akuna meritevole di riflessione. «-^ 
Tornato il chirurgo a visitar la donna nella mattina 
del giorno 116 > ritrov& che. poco prima avea scaricato 
parimente per f ano un altro pezzo di o»so> che dalla 
tua sottigffiezzaf sembrava un altro frammento delF osso 
parietale ur vicinanza della fontanella, Altri peczi, suc- 
cessivamente , di mandibole , costole , femori , tibie , 
ecc. , uscirono per la stessa strada , a più o meno 
lunghi intervalli , dal detto giorno a6 otiobre 18^., 
iìtio al 6 luglio iS^ii; dopo il qual peHodd , svanito 
a poco a poco il tumore addominale , e cessato il 
passaggio delle materie alvine per la vagina ^ che erasi 
aperto nei precedenti mesi, la donna riacquisti 1* ap- 
petito y le forze , la nutrizione , si che ha potato tor- 
nare in piena e perfetta salute. 

Altri caé: di gravidanze extraoterine nelle quali i 
feti morti e putrefeitti sono n sci ti per* la via dell'ano^ 
si leggono in Feriielio, in Orazio Augenio da Manie* 
santo , in Gfo, Langio, inRossetio^ nella Storia dell'Ac- 
cademia deìlé Scienze di Parigi per Tanno 174^» nelle 
Memorie delta stessa Accademia pet ¥ anno 170S , 
atfrove. Il caso descritto con tanta esattezza da (r/Ok 
Pomenico Saniofim'e dal Poiana nell'anno tj^*]^ 
non presenta che poche differenze con queUo delif 



\ 



5l3 

Cesareui. In falli, « i.^ se la t^esaretii uveA condolio 
a baoD termifie quattro gravidapae , V ahra ne contava 
tre ; a.^ se nella Cesareu^.wzoB corsi -otto mesì'^l- 
l'nhiino parto lodevole aUa; nuova gravidanza preter- 
•naturale , in quella del Samarmi furono tre soli. Per 
entrambe trascorsero -cinque mesi tra» Y epoca .della 
inuova gravidanza e. le doglie .di : parto ; ma se per la 
•Cesareiii occorsero quattro anni prima che accogliesse 
nn nuovo feto, mentre allaSantorìniana bastj^ un aono,^ 
la prima lo portò tre soli, mesi , e la seconda sette: 
qnesu si< liberò dell* antico feto in cinque . mé^i , e 
quella non consegni tale beneficio se non in capo a 
•quattordici mesi. NuHadimeno, se considererefno la do* 
rata . complessiva dalla gravidanza preternaturale ,. pre- 
senterà un solo divario di tre mesi; mentre ne ^durò 
«veniitse . nella fCesarètUf e veo/ti soltanto-^ nell' altra. 
Furono di mestieri nove interi mesi alla Cesareitìper 
evacuare, spontaneamente le ossa del suo feto ; mentre 
in qudla del Saniorini si consegui V e&lraziooe di tutte 
le parti del feto in poco più di tre settimane ». JLm* 
bedoe le donne guarirono perfettamente. 

« Queste due narraziooi isior iohe dimostrano intanto 
non essere indicata l'operazione cesarea in donna, vi* 
vente , giacché le due mentovate donne' poterono iso- 
lare tra le loro viscere peritoneali i cadaveri de' loro 
feti 9 ingravidare di bel nuovo e quasi condurre il parto ^ 
a maturità > e poscia, fattasi un' apertura nell' intestino, 
eliminarli per quella via , .spontaneamente l' una , e con 
innocenti ajuti di mano . cbirorgica 1' altra : conclusio- 
ne ,> albi quale cooducoao . altre»! le osservazioni di feti 
rimasti per lungo corso di anni o pressoché litiaci nel 
ventre materno. » 



e- 



3i5 

Mt, cotne avvieii'egli che l' iiltestloo si a^rà per 
,aiiioicl4er«.:il feto. -nella 'propria cavità^ eenni che le 
feccieiotest inali ài spanda&o 'nel cavo, dell' addome , 
dove becef sanamente cagionereli^ero subito an' in6am- 
IK azione gaogrenosa mortale?. « Quella salutare infiam- 
maciotte adesiva , risponde 1' autore > che. presiede alla 
obliterazione lelice degli ani ai^tificiali, delle fistole pe* 
nétranti nella cavità del petto , allo abbarbicamento 
della placenta sol? fegato ,. sull*- omento e sul mesenterio 
nelle gravidanze estraulérine y ove 1' uovicino fecondato 
neirovaja non ritenne il germe, e nepput« lo trasmise 
nella tromba falloppiana ;> quella infiammazione che ha 
tanta analogia^ col processo nutritivo naturale fdeUe 
parti tra le quali si forma , e che natura jpedicalrice 
sa destara con^ tanta maestria ovuoqueiuella econoifeiia 
animale faccia di mestieri impedire V accesso, all' ari» , 
trattener liquidi animali ora preziosi per la conserva* 
zinne, dell' individuo , ora i^ocivi per la . loro acredine 
esetticità, e riprodurre talvolta interi organi distrutti, 
somministra , se male non mi appongo , i materiali 
per- la plausibile solo ziooe del problema* Di fatti , pre- 
sentandosi il fetOy.o le sue parti; a contatto dell' inte^ 
stino, vi produce/ l'ordinario , effetto di -uno stimolo 
sopfa una. parte viva^ il. sistema capillare di. quésta 
paite^ per l'aunienlato potere nei nervi ammette mag- 
gior copia di sangue e. di linfa 9 la incessante presenza 
deUo stimola permanente attivo su vari punii^ di quella 
localiià,- determina nei linfatici un assorbimento mag- 
gioice^ la pressione fatta. dal feto, il movimeuto peri« 
staHico del tubo- intestinale e l' accumulamento delle 
materie fecali fan si che si sm,agli , si attenui ., si am- 
mollisca; e finalmente si apra l' intestino^ con che en* 



3i4 

tra il nlapp* del feto in qatlift ctvirk , ^ Mia qmle 
non escono le materie fecali: r.^ percM giV sì stabili 
pel pregresso flogistico processo 1' adesione delle parli 
circostanti ; 2.^ perchè la anssa delle viscere addomi^ 
sali preme e gravita contro il viluppo fetale, ancl»e 
concorrendovi la spasmodica contrazione dei moicoU 
addominali e del diaframma^, occasionata dal doloro 
che non poò andar disgiunto da tali vicende; e S.* 
finalmente , perchè cedendo lo sfintere dell* ano , è piii 
breve ed ampia la via di uscire a quanto è contenuto 
neH' intestino per quell' orifizio y che non sarefaèe il pe* 
serrare i|elia sempre piena e gih chiosa cavitli pesito* 
neale. ». • • 

Quanto al silo dove crebbero- i feti della Ceuuretti 
e della donna di cui parla il Santorini, V autore, a* 
^oto riguardo alla grandezza di tali fèti giusta e ma-' 
tura, al poco remoto tettipo drloro conoeaione, di' o« 
poca della loro morte al di Ik del settimo mese, in- 
clina a conghiettarare col SaniorM che non annidaa* 
•ero neir utero e neppure tiella tromba , e tinto meno 
nella ovaja , ma piuttosto ndla cavità dell* addome. E 
di fatti, quanto alle trombe^ l' angustia del sito e la 
peànrìa di alimento , non permettono che il feto ivi 
giunga a così notabile accrescimento di sua statura , 
che stia in relazione con V epoca della sua eselusione 
dal calice ovajale , mentre che nella cavità dell' addon^e 
vi è la massima (acilitk di -nutrizione , e minori osta- 
coli oppongonsi all' uscita. Del resto , per la via dei- 
r ano non si spostano , non si distendono , né romponsi 
parti di tanta importanza; non vi è tanto pericolo di 
turcidiale emorragia , come ne' parti pel bellico, per 
V ingoine; dalle ovajja; dalle trombe, ove serpeggiano 



3i5 

vasi iMBfiiigBl di a$<9Ì Mupio calare, «e ti confrontino 
«alte capillari arleriiijEce che scorgomi appena lira 4e 
t^^iftche degli iifelesiioi craasi, d' onda pocbe stille di 
iMMigiie possono appena scAiitrire* 

(Sarà condnuatoj. 



Sulla Óttàlmia pusfolar - contagiosa» jRa* 

. gionamentQ del chirurgo Gaetano Buzzi» 

Prato^ per i fratelli Gkichettl 182 5. 

Jt KEMESSA la dedica di questo Opuscolo ali* illustre 
sfg. Càv. prof. Vacca di Pisa , l' autore passa senz* al- 
tri preambali, ad esporre le sue idee sull'anzidetta 
fiialattra ; ed ecco in succinto com' egli s' esprime. — -« 
Daira materia che abbondantemente si separa in qoe- 
st* oftalmia fu essa chiamata pnriforme, e dal paese 
da cui credesi a noi pervenuta fu detta Egiziana ; A- 
dams però la chiamò Asiatica perchè dell* Asia sembra 
indigena. ^tf^^aZTAT la Chiama Otta Imo- blenorrea ; Giùlliò 
Blefaro-blenorrea ; Vasari ed altri Ottalàiia contagio- 
sa' 5 ed io dai sintomi Che l'accompagnano credo di 
doverla chiamare Ouàlmia pastolar-contagiosa. Essa 
di&tti si presenta con un pia ripetuto battito di paU 
pebre il primo giorno , al qual subentra un prurito 
leggiero che va adagio ^^dagio a divenir incomodo e 
molesto. Alcune volte lo scolo degli ntnorì lacrimali 
manca quasi affatto , altre volte è nn poco aumentato, 
ed io questo caso gli occhi sono umidicci, e all'angolo 
interno si forma un poco di cispa. I4* interno àtìV qc« 



• 



5i6 

obie è gencraln^eiite piii iptto del connMo, ttia oim 
•aiako. /Poco «(^presso; il 'rossore si fa maf|glbfe;^il ppii> 
xrìto diviea doloroso , sopreggimige della tuineftBioiie 
neir interno delle palpebre cfae qualche vcfha . s'* ettefi»- 
de anche all' esterno delle medesime; lo scolo nmoraie 
è biancastro, e presto diventa opalino, e ptìi denso, 
-* Questi sintomi si osservano nel principio di questa 
Ottalmia , ed in questo caso la dobbiamo considerare 
come acuta leggiera; ma ben presto essi; ingigantisco- 
no , e se ne as^obiafaò à questi altri più terribili^ ed 
la tal'caao considererà)^ questa ottalfaìia come acuta 

, grave. 'Quando la jfitlfrttià è! gii^nla a.^ueslo^aecoodo 
periodo s'osservano i seguenti sintomi, i quali ordi- 
nariamente sogliono. aver principio il quinto, gio^yio. —- 
Palpebre tumefatte^ ^ la superiore molle vplte edema- 
tosa ; interno delle medesime granuloso , vellutato , ir- 
regolare, tumefatto, tracomatoso, e di go .rosso carico 
tendente all' amaranto ; xaruncnla lacrimale ingrossata 
e del colore che sopra ; cigli raggruppati ed imbrattati 
di materia ; globo deH* occhio ingorgato uakersalmeote 
di sangue fpori che sulla cornea» « l^olte volte per altro 
yedottsi mila medeiiip9Ìa.eatra^.,sei^eggiantl diei vasi 
sanguigni ; nella ii|ag§ìor g^aveaza del male< esiale in- 
torno alla cornea un ingorgo prodotto e dalla; troppo 
replezione d^i vasi sangnigoi. e- linfàtici^ e da «€Hi6 
stravaso di linfa che s' osserva sempre ^ maggiore nella 
linea orizppntale, »ov^ trovasi maggior .quantità 'dircel* 
lulare , e forse delle glandulette ( chemosis ). Mi fa sop> 
porre una taLcusa. il vedere ii) questi punti, e special- 
niente yicinp alla cotica ytrsp 1' ang<4o estèrno ,' na» 

'scervi in questa malattia,, delle iilceri lardiacee ptii di 
frequente che in qualunque altra . parte deir.occliia» -^ 



"»»" 



5ii 

Sdia/cM'nea si osservali quasi -seinpre ^elle nipérfidalf 
abraa^oni^ a '«pesta volta delle più o tneao profonda 
alcerette «heahiggono'alla vista di chi 1' osserva , se 
non aooa ngvaMkte eon atteatfione , o coir leille mi- 
CDoacopica^ a non di iaccia , nia di traversò alla cor- 
nea. AUboBdaate acolo oatoiale •gìaHò* verdaètro piùi 
denso che. nei giorni antecedenti^ e *'neir interno delle 
palpAra^ai trovano degli stracci di* materia* densa gin* 
tiaosa che con fatica si disciolgono néll' acqna. Alcone 
volte rÌK> veduto, la glandola lacrimala tanto ingorgata 
e aresciata di volmne^ che^ sollevando la palpebra ali- 
periorCy sporgeva rin fiiori moltissimo. L' interno • del* 
V occhia, alcune volte , per. quanto T infiafnmazìone e- 
sttorn^'iaw grandissima, non soffre cambiamento alcnno; 
ma vediamo altre volte . V iride iofiaaamala , riatrettezza 
di pupilla y .qualche volta. pure T ìpopio* la questo caso 
il dojore. dell' interno e del fondo deU' occhio è forti»» 
timo y ed il malato non può . loUerare iU piii piccolo 
grado di ìate-y ragione per .cui airiende difficile l' ispe* 
sione dell' occhio y difficilissima la medicatusa. Qoando 
air infiàmmasione interna vi ò associata una o piàok 
ceri depascanli . sulla cornea y i dolori che sottie il ma* 
lato sontali da non potersi. quasi descrivere* Questo 
dolore^ oltse ad occupare tutto 1' occhio, e specialmama 
il suo ibadoy s' estende al lobo oorrispoadente del cev* 
vello fino air occipite , e percorre 'rakre * volle perfino 
lungo il nervo/ iafraorbitale. Forti|natamente questo 
spasmodiao dolore ndn suole esaere di lunghissima du- 
rata y perchè V ulcera sfonda ben presto la cornea , e 
sgorgato the è V umor acqueo, il malato si trova ani 
momento sollevalo. Sgorgato T uulor acqueo nasce' to- 
sto ordinariamente la procidenza.l dell'. iride? qualche 






3(8 

volu Mtce r traia ddia medcsinia» ed - altre volle, 
allorché 1* apertura ddl* ulcera è molto etiesa , aorte 
r an|or vitreo .« il criaajlino , e vediamo ben presto 
leccarsi V occhio. -^ Qhre qoesti nntomi looili , . s» 
suole enervar nel malato un' atteraziooe oella fisiono- 
ikìia , ^te ardente , disappetensa , hngoa patinosa , aU 
teraaiooe nel' pobo , altre volte febbre gagliarda ^ ^e»» 
dorè più o meno ahondante, o, alPopposto, secdietaa 
eocesfiiva di carni unita a ooatante vigilia. — Tanto i 
Mnlomi locali, che gli nniversali^ principiano verso il 
quinto giorno , crescono fino al settime , restano età* 
donar} d* ordinario fino al i^Ji o i5.*; a quest'epoca 
ai poi con 'pi?k probabilità prognosticare dell' esito della 
malattia. Se questa si decide per la distruzione , di- 
sorganiseazione diH^occhio, vediamo betf presto soprav- 
venire gli appresso fiioesti accidenti: In conseguenza 
del^ ulceri della cornea nàscono dei lencomt, degli «ta- 
filomi pih p meno estesi. Se queste perleranr» la eor- 
Dea> procidenza dell'iride, ernia della medesima, sor- 
tita degli nmori degli occhi , seccamente del globo. Se 
la malattia pfende la via della gnarigiotte, vediamo i 
suoi sintomi dmieuire a poco a poco di ibrza, e fi^' 
nalnkinte andare a cessare.' Ma qnand' anche la aia- 
iattia arrivata al punto detto di sopra abbia on esito 
Cfrtnnato e termini ^la guarigione , essr savà sempre 
di lunga durata, e^lascierk quasi sempre dei se^or in- 
delebili nell' occhio da far vedere che vi ha esistito , 
come Icnconu, stafilomi , nubecole, fistole, ernie, ecc. 
•&- tL'ettalmia pnstula^ contagiosa è propria di tatti i 
paesi e di tutti i tempi; l'ebbiara veduta svilopparst 
aoèhe Ira noi specialmente nelle case malsane dei po- 
veri, ed ov% molli individui convivono ristrettamente 



t 



5i9 
6 toa ppca proprietà. £ 4^ oolarsì cUb il primo/ wp- 
lappo di lai malattia suol semipre accadere m bambini 
più leoerì , e preferibilmente nei deboli , pallidi ^ « scro- 
ioiosi. Essendo ic Firense molto frequenti le malattie 
glandolari, vi è molto comune perciò qoest' ottalmia* 
Sebben sia stata controversa , specialmente' dai Fran* 
cesi, la comìinicabilicà di questa malattia, sono- oggi» 
mai troppi ì fatti e l'esperisse che 4a vdtmostrano ad 
evldensa. Vidi io FirOnse un bambino di tre aoaiy il 
quale andando a scuola da una maeflta attaccata da 
ottalmia pustolar- contagiosa , venne ancor esso affetto 
dallo stesso male } ed egli poi dormendo nella notte 
nel Ietto tva suo padre , e sua madre comunicò poro 
ad essi loro la stessa nialattia. Un buon «umero di gaK 
line che avevano mangiato degli emptastri di pane e 
ktte che erano slati apposti sogli occhi degli ottalmf* 
liei io uno spedale destinato per i medesimi , rimasero 
attaccate da ottalfenia pustolar contagiosa che- fin) col» 
l'accecarle quasi lotte in brevissimo tempo. Fn dà me 
introdotta la materia puriforme presa dagli occhi degli 
«ttalmìtici contagiosi' ifl quelli dei èani , gatti, passe* 
volti /e sempre si sviluppò io questi 1^ ottihnia pu- 
slolar-contagiosa eguale nei sooi caratteri a quella che 
si o$serv«- neH' nomo. Dì più, ho fatto^ seccare detta 
materia , e dépo un mese , dopo tre, dopo otto,' Mne- 
nata oelF acqua ed introdotta come ^pra negli òcchi ^ 
ha pigolio la malattia come la fresca, e hellb stesso 
lasso di tempo.» <— «t II piano curativo da tae adottalo 
da luogo tempo per la ottalmia postolar-cootagiosa ha 
per oggetto le appresso cose. — Primo, Diminuire e 
calmare con t topici medicameoti ( cioè con V acqua 
saturnina , che è composta di grani sei Baturno in 



/ 



6ao 

un' oncia d' ac^^ Milkta) r.imUJtioiie l«cak prodoica 
dal c^u^a, e daUa naaccnte iofiamituivone , o dalla 
già nata:, ed ùuiememcote mettere in , un' alliindine 
tale il sitlema vascolare 4a renderlo pia resistente al 
OMisegaeote afflusso. '^ SùOondQ.. Tenere ben tersi e 
politi gli occhi, perchè le. materie che io maggior 
qvantil4 vi .si stpareoo, non accrescano V irritazione , 
a»sègnentemenA« T, afflusso ; e perchè le nvedesime ooa 
si riassorbiscano \ poiché essendo . esse pare diveoote 
contagiose, perpetnesebbero ivi la malattia, o almeno 
la Hdnrrebbero di Inoga dorala. — Terzo. Ungere i 
t^rsì^ i cigli , e. le akre parti che possono - esser lese 
dalle sopraddette materie, e cii^ colla pomata compo^ 
sle di tre dramme di sMni freddi^ e dodici grani di 
calomelaoos ridoìtto in polvere impalpabile. '^*- Quar- 
to. Creare nn' artificiale irritaaiooe pennaaente dietro 
gli orecchi che sia> maggioae di quella dagli occhi. •«- 
Qmni0. . Pxocorare die il ..saogoè affloisca in nùoor 
quanlitii agli occhi , e ciò mediatile le adattate san- 
gnigni, le qpfji , debbo avvertire, che. saranno vatf-. 
taggiose. se verranno istitnite nel piede e non colle 
sanjguisogho nelle vicinanze degli occhi. "*«- S esso. 
Aitaccare lo stomaoò.con il doppio oggetto e di 
evacuare :. 1^, materie che alterano per la. Wo qaa« 
litjile funaioni Ka atipiche, e di mantenere un' irriwizioiie 
nel; tpbo iojle^inak > imperocché noi sappiamc)^ esservi 
fra gV plichi «. lo, stomaco un vicendevole «rapporto, 
sio^paticp, vedendosi cootiooamente per della bile stra- 
vasila in qoestp viscere e nelle .priipe vie nasoere un 
prurito ed nn ingorgo. negli occhi > c|d altre, volte. for-: 
marsi una forte ottalmla infiamqiatprìa ^ la qyiak. goa-. 
risce per incanto col solo uso di uno o più purganti 






nett' ottalmia in questione il purgapte pib adattato è 
il oaloni«IaDOS> che ha inoltre -an^ azióne quasi specìfica 
-sai contagi, ^r^&eàimo. Fare pia volte' al giorno j 
pediluvj y o altri derivativi sccoodo la circottaseat^ ^— •. 
OMa^^i Ap|>ena nate le postole', le abrasioni, le ulcera 
net globo dell' occhio, procurare di sabito distruggerle^ 
Qol perforar/e le pricne, coli' applicare > alle, secodde la 
soluzione, di cloruro di mercofio, <e col broiciar. l'ulti* 
me colla pietra /infernale. -^.iVono. 'Asportare, pai^o 
della ceugiualiwa jntorao.alla cornea, ed i va^i san- 
gnigpi ingorgati 'a4 essa sottostanti all|>rcb« la malattia 
è pervenuta :al ^vhio di chemosL «^ Dfidmo. Frignare 
«.joambatteat altri, fiinioinj^.xileyaiitju :P^ir ^, mìV o|taI- 
mif pustolar-contagiosa a^ma. grave vi^è sen^Jpre r,ini« 
possibilità »di tollerare la luce più ùiodefata. In questo 
caso bisogna tenere gli pttalmki al bujo, o .almeno ad 
«sa scarsissima luce, che, non irriti l'occhio malato. Sis 
r infermo per i fiurti dolori cagionatigli . dall' ottalmia o 
per altre cause, non può^^ormire, hisogna pi^o^cciar- 
gli il sonno in qualunque , materia ^ giacche la. priva- 
zione di esso , come 1' esperier^.ha dimostrata , joi- 
Gioisce moltissimo nell' aggravare, la malattia.. Fa d' uopo 
pertanto amministrargli dei sonniferi. cqme giusquiaimo, 
ed anche lo stesso oppio ; e se .ahjuni sistemi baQdi« 
scono questa droga nelle infiammazioni , ^e la credoùo 
uno dei più potenti contro indicanti , V esperienza e 
l'osservazione dimostrano che è, utilissin^a nei (nasi ^ in 
qneis^one , e che Boerkaaye .non aveva iprtp allorché 
nelle ottalmie infiammatocie ampiinistr^ito , Jo chiamò 
sommo arcano. Qualunque caus^ po^ ch^ mantenga 
un'irritazione nelle palpebre o.nel . globo ^ dell' occhio 
non può che esacerbare la malattia ed , accrescere la 
kvvxhi. Fol XXXFIIL a* 



dS2 

ÌBfiaminauoije. I piattoni, che negl' indigeiifi t ne' 
Ktari spetto si riscontrano ) i cigli , che per fai glaiinosft 
materia che in qaeic' pttalania io abbondanza si separai 
imbrattando , e facendo motar molte volte direzione ai 
medesimi , ^alcbe volta si volgono verso A globo dci« 
r occhio ; la cis(À stessa che fi aoeaimnla snì cigli , m 
svile palpebre , sono altrettante cause d' irritadcue da 
aggravare la malattia. Qaolonqae preparasion merco- 
fiale libera nel momerilo dai piattoni. I cigli si por* 
taoo alla lor direatooe colle pinzette , o anche si svel» 
goooj la cispa, infine , si toglie- celle lavaltdo ff aego» 
tiepida. Rignardóy finalmente, alla dieta, ionixo proibisca 
ai'4nlei malati giameàai le qoalità dei cibi apectalment^ 
se a qoellff sono' abitotfti , ma ne limilo la qnantitli a 
seconda della circostanaa; secondo pnre le crreostanze 
ed il gusto del malato» faccio fare largo oso di bevaO' 
de acidolate o nitrato , o di brodo di pófHastra , o ^ 
decoaioai di radiche o erbe émoHientf. Se, dopo vinta 
If infiammazione, non resta nelKoechio che della floscezzar 
nel vast , se vi rimane deir ostruzione nelle glandnW 
del medesimo, faccio Air oso della pomata d6o»posta di 
tre grani di precipitato rosso reso impalpabile e unità 
ad Una dramma di borro di caecao» ,. reso morbido 
coir olio di mandorle dolci; ed inoHrey d* un coHirta 
d' acqua di fior d' aranci ^ tintora- tebaica, e solfato di 
zinoo » . ' 

Qoeèto in costanza è tth che nel presente opuscolo 
Ka inteso di partecipare al Pubblico il eh. sig. BazzL 

Le persone dell' arte deèick^ranno del plauso che egli 
con cf^ si è meritato. Nói ci permetterenso non sola 
esser<'a2Ìone , ed è che il sig. Buzzi sembra aver conv 
fcfia celt*ettalraia cgizana l' oltalmià putiforme dei 



Sa3 

Bavobifii y urlili qniU , h inÉteria itiUàÉte ^agli oòchi 
deli' inferijio iotròdotla tra le pi(l|>ebre dil un èano ^ 
poirà £>riè coom templi^ sottàoza irrìtaàte aascitaré 
in quetti ao' oltal^a ^pnrlforme , ma afoà parago^ 
babile ' al C4trto ne' «noi «ai:attèrì contagiosi colla 
xpraL otulinià egisiana , il coi contagiò è stato coni 
tanta maestria dichiaralo dal sig. dòit. Ohwdei, nel 
$iio $^ff Sag^ snff ìiiiiHuimzione d^^tUiaìMa di Egitto 
in fuiiia. JUHaw , i9i6. , 

D. E: M. P. . 



Storica notizia sopra la vita e te òpere di 
AjNTomo Larbì;», M. F. Scritta dal do^ 
tor O. JL Bussano. i8:i5 di pag. 44' (<)* 

petta a giusto titolo a qdesti Annali il far cenno 
mi un tributo filiale , che dipinto medicò offriva nod 
« gtiari alla èhiàra memoria del ben amato suo padre^ 
a MÒ onde tervanò altrui di esempio i tneriti veri di 
Uno celante cultore di cose' medictie^ perèbè con que- 
ita* òccasiotie ci è dato di' rammentare opere òòmen* 
devolissim^ che sarebbe mestieri fossero sempre fra. 
le inani de' studiosi , è M* oggetto finalniéùte il dar 
gioita tède aft'an'tòre pella diligenza' del suo lavoro, 
IT peftla inodesta condotta in tutto' quello osservata; 
per le quali ^osè in oltre vorrà egli esserci cértése di 
pei>dono se disveliamo al pubblicò coti franchezza it 






(r) Art.- cOMmiatto 4»l stg. dm. F. H. MireoUnv 
t>l.F. 



•X* 



5a4 , : . .. 

•UQ noine^ eli e ^otto stempiici iaitiaK amava ai pili 

restasse «ascosfo. 

Moo^ egU'i suoi passi tenendo discorso avantitratto 

dei padre di Antonio^ perciocché avvisa non essere 
mai di staveichio il commemorare giovevoli esempli; 
e ci viene a narrare, che il nob. dbtt. Qià^annt ^ me- 
dioo egli pare , da altri medici' discendeva , costitnen* 
do, qnasi nna nuova casta à* Jppocratt, e ch'era callo 
non solo in quanto contribuisse- ad ona pratica scien- 
tifica , ma eciandio nell' archeologia , ed idrodinamica. 

Esercitò dapprima in Roma presso preclarìssimi sog- 
getti , e si distinse nel governo di nna epidemia , che 
r antico Tusculano allora devastava. La morte del ge- 
nitore lo ricondusse' a Bassano, sua patria addottivi» 
daohè ave^a. abbandonato il Tirolo nreridionale: colà 
venne tosto eletto a .protomedico ed a^clinko dello 
spedale civile , e sordo in appresso a Insinghieri invi- 
ti ^ ed a brillanti 9norevoli prospettive , ricusò sempre 
non solo di ritornare alla prima città del mondo > ma 
anzi a vie più . consolidarsi nelle amenità bassanesi . 
condusse moglie, prescegliendola tra ana di quelle più 
distinte famiglie. 

E gui per, relazioni illustri, per care segnalate, 

per onori impartitigli trasse felicemente i suoi giorid 

sino air anno 58 di sua vita in cui venne a mancare^* 

lasciando a perenne di lui memoria alcune importanti 

opere originali e tradotte , che, per essere fra le mani 

il ivLiC ì buoni pratìcf, e perchè di es$^. pnossene 

avere contezza e dall'elogio funebre stampatogli daU 

l^ jilbrìzzi e dalle Biografie , noi passeremo quivi in 
«itenzio. --• - ^ - — *- - -^ 

Da temo genitose ebbe^i aiioi natali il dott* AfUq- 



5d3 
ìlio nel >759, 6 da esso lui ereditando xkn vivis* 
Simo amore- allo stadio/ in questo ieryorosament^ sep- 
pe mantenersi durante lutto il corso del -viver suo ; 
alno da prioii anni si Arudì nella lingua greca e lati- 
na, e poscia in quelle francese e spagnuola^ coltiva 
copi as8iduiià> le scientifiche discipline , e dimostrò co- 
stantemente gusto raffinato pei prodotti delle belle 
arti de)le quali divenne appassionatissimo. 

Ptima ancora di compiere il' sedicesimo anno / intra- 
prese lo studio della medtciqa alla fiorente università 
di Padova , e jfb ben presto il benevolo de' piit distinti 
professori che la decoravano , percioecfaè^ lo. zelo ed i 
doni particolari di mente e ^di cuore che possedeva 
erano fatti per cattivargli V animo dt' buoni. Ottenne 
in età di diciannove anni .la laurea, e segui per un 
altro triennio V infiegnamento pubblico, perfezionandosi 
cosi non solamente nella teoricai ma eziandio nella pra»> 
ticà deHa difficilissima «rte di sanare, alla quale di pre- 
'ferenza erasi consacrato. 

£ ben. a ragione ci ricorda tosto Fautove la parti*-' 
eolare amorevolezza che l' immortale Magagni in mif- 
ìe modi le dimostrava: conciosiachè alle istanze di 
esso lui ed al le reiterate insinuazioni del sno genitore^ 
noi dobbiama niei]||emmeno che la pubblicazione della 
grande opera De sedibus et causis morbomm , la qual» 
altrimenti sarebbesi forse perduta, avendo lo stesso 
dott. Anionia presentito il divisamento del jomma 
anatomico , perchè ogni suo nninascritto fosse alla di 
lui morte abbruciato: lo chf peto per buona ventura 
non ebbe luogo , se ci vengono fitte sperare quanto 
priiha alcune opere postume del medesimo, dal troppo 
presto compianto ajrcbiat^o L. Frank non a molta 
discoverte. 



9a6 

Ni a questo soIq si limitf II «eiilp dì entf^^bi i 
piTher^ padre e figl» , che proameero ia oltre ad na 
|eo«po stesso l|^ ristampa delle altre opere del chiaria, 
pimo Scritlore in ^o cprpo #olò colla d%pptiin* accei»- 
«au , e di coi i fi anceai nella loro comunissimi lingua, 
a merito dei dottori Deiermpaux e pesiaiuety ne po^ 
cedono gii una versione , ed il doti. Maggesi nella 
postra ce ne iomisce adesso u«' altra eomaiMadeyplìssitn« 
^florp'ole documento di più che il Morgagni «omtnÌT 
fiìstra del valore .italiano» ei>eaif>iò felice ai travagli 
^e' ppstri contefnporaaei, ed al reU^ v^d^re nel deli- 
cato argomento di anatomia patologica e di sana oa- 

lervatione. 

Korto il padre in quéste rrattempo , veniie ad esse 
^ bassanesi sarrogato a protomedico il do|t. AntenUk 
in ^ik ancor giovanile di aaanniy ed ebbe quinci la 
gloria che il prelcdato Morgagni gl^ iadirisiasse l'epi- 
stola « Pe via ^que ordine ab «e io tradenda puhU- 
fr ce medicina et anatome servato. I. B. Marga^iusi 
n R. léO^óT noperrime ad dignitatem archiatri Bassa* 
i neoaia eretto » , e fp poscia incaricato a dirigerò 
l'ediaioQe Remoodiniana 1761 delle dette opere» alla 
gaali aggiiinsf una prefaBione in aurea Ungaa latina 
^isiesa , e T f fl^e di lai con appropriato dittico dd 

Étartiale» > 

Sprridevagli iortUfia nella pratica giornaliera , e lece 
prova ^i non connine sapere^ allorché straordinarie e 
gravi malattie regoaronoin qi|f)la città, e ^uandq a 
^irimol^no yessaV^ una epiiootia , e tanto ascese . ra* 
pidameote in fama e ripntastooe , cbfi^ qua è 111 aendc^ 
^i ffequeote invitato a . mediche consultazioni , e- rì^ 
^iestc) iifficialmeute io ci^si ft|reosi e 4^ pplw* W^h 



^ , p«nrtiiDe air onere di essere dicbiarato ^oosiileote 
«oorario^ é dob. e geottlttomo di S. A. R. il Priecipe 
Vescovo di Trento, oltre quello di essere priesceho a 
jenratite di nobilissime famiglie patrizie della allora 
tttttairia snseistente repubblica di Venezia. 

Condusse moglie in età di 4 Vanni, efii festeggialo 
dal chìerìss. CesaroUi. Troppo lungo sarebbe annevè* 
rare i dotti tutti ed i letterati di prima classe cbe 
seco lui strtosero relazione. Consacrava egli i suoi gior- 
ni injtrafleoendo erudito èommercio con questi, eser'- 
cicando con ^omma lode la ,sna professione e vantag- 
giando 1 suoi coofralelli col frutto de' jpiroprj studj, ed 
a voce e con utili. prodotìoni. Pubblicò in- ii^ti una 
versione delle opere di Graru e Cwrry sulle' febbri , 
con note ed illustrazioni e commetiti, ed il prègio 
ippocratico raassimamente della prima venne' con esse 
g inule In sommo grado ad accrescere^ su di die U* 
traiiiensi a lungot e ben a giusta ragione il nostro au- 
tore. Volgarizzò dallo spagnnolo la Dissertazione * del 
Giìl diretta a preservare i popoli dal vajuolo arabo, 
colle riflessioni critiche del dott. di Santa Crus e 
Espeio, intorno alla quale discorre appunta sommini- 
aitandone un* idea T autore medesiìno \ ed oltre uà 
4>de latifia io morte del ed, O. .C^ Uqffimfnn^ lltre 
.Cose da esso dott. Anioniq trovansi ioiorno al cancro, 
ed alla facoltà febbrifuga della corteccia d* ippocastano * 
a far patte dei lavori di altri professori. 

L' inesattezza de* primi sperimenti colla vaccina, 
anche a Bassano , siccome in moki altri luoghi^ avea- 
lo reso sulle prime peritoso ad ammettere senza esa« 
me accurato la discoverta di /erk/iér , coi poscia accor- 
ilo piena fiducia , e divenne per essa uno de' piii 
zelatili propagatori. 



Zia 

Né i stadj gravi e moUiplici cai arari comacraia', 
ne r esercìzio pratico di ogni giorno lalioriotissiin^ 
*lo distolsero ponto dall' essere ottimo -padre .di fami- 
glia ed egregio amico j operósamente intese a tatto ^^ 
€ basti accennare V accorata medica educazione che 
procacciò all' aolore di questa storia^ il qoale' occupa 
attualmente y a. giosto titolo ,« il posto die lasciava in 
quella colta città il compianto suo genitore. Ebbe -^on 
per ciò. ad indurare. egli pure qualche aw^érsità come 
medico:.. ma pochi sono quelli che in longa andata di 
esercizio ne vadano esenti, imperciocché sembra qoe^ 
sta appunto essere la sorte al vero merito riservata, 
;dalla qual cosa è già ricca a dovizia k storia dei 
tempii scorai y nonché de' presenti. 

Questo oomo) per segnalate ragioni commendevoli^ì- 
mOf chiuse .gli occhi ali' eterno sonno il di i5 febbrajo 
i8i3; fu laudato da uomini laudabili , e lasciò altrui 
nella stia ricordanza un esemplare modello non oscn* 
rato giflUnmai da macchia veruna. 



JRecherckes, età Ilicerche anatomieo-pato^ 
logiche suVH encefalo e sue appendici; 
di Fi\AKcaESco LALLci»rAND , professove di 
clinica chirurgica alla Facoltà dimedi^ 
Cina di Montpellier, eòe. {i). 

eseguito della pag. 46a del precedente volume J. 



, « " . — 

(0 Jrt. commicato dal sig. A. FioeUa^ medico &^ 
luzzese. 



5a9 
LETTERA. SECONDA. 

ÌUtmmolUmerao del cervello con infiltrazione di pus y 
ossia principio di suppurazione* 



s 



E ventie nella precedente lettera stabilito essere. In 
inje^òne sanguigna con rammoliimento del cervella 
una prova dell' iufiammazione acuta nel* primo perio-^ 
do, ossia di crudità terminata colla morte,- ed il co- 
lorito particolare più x» metoo* intenso della sostanza 
citierea 'doversi i1pifl«re- dàlia oombinasione del sangue 
colla medesima I e se si viddero d' una tale iniezione 
le' varie -gradazioni sino alla vera emtorragia ; così, coir 
Fappog^o di oltre ^5^ osservazioni, quasi tutte minii« 
tissimamente descritte, s' accinge il sig; L- a dimostrar 
re . quelle alterazioni patologiche , in cui • incontrasi 
priAìi^rameote il pus solo combinato colla sostanza 
cerebrale, e successivamente tutte U v^riè epoche della 
suppurazione fino alla forhiaziòne di veri ascessi. 
. Questi due stati morbosi, fi rammollimento cioè 
con injezione, e la suppurazione esister possono cod- 
teroporaneamente in diverse parti del cervello ^ ed a 
proposito ci è riferito un caso ,. in cui la sostanza ci- 
nerea delia parte superiore dei lobi medio e posterio- 
re destro era d' un bianco sporco , e conteneva varj 
piccoli ascessi, mentre che la loro inferiore parte era 
penetrata da sangue e di color bruno: malattia que- 
ata, che offri due distinti periodi, dopo un migliora- 
Biento sensibile una funesta^ recidiva. Queste due sorta 
di alterazioni furono . caratterizzate da' sintomi di acuta 
in^anounazione osservata in differenti stadi, cioè nel i.^ 
perdita del mòto e del senso nel lato sinistrò con 
semiflessione q rigidezza delle membra ^ le facoltà in- 



'17" 



33o 

tèllettaaK non del titt« abolite, alquanto di sordicii, 
occhi cbiusi/ bocca semi-aperta^ lingna secca, neta> 
respiro tranquillo , e dope nn sollievo di tre giorni^ 
3.^ stadio, ritorno degli accidenti^ concidenza, coofosio- 
si« delle idee, occhi appannati e morte, Il n^ ti. Let- 
tera I , offre cuandto la coesistenza di queste doe pa- 
tologiche alterazioni. 

Ma se nel caso addotto osservarónsi isolate questa 
doe l«?sÌ90i, ben altri ce ne somministra il sig. L^ va 
cui riooice erano in una sola parte, tratti da Teodoro 
Cottado , da BatAiln , e particolarmente da Dan dfi la 
Vcnitnc ( D. 9. Leit.Jl poltre qaéllo comoaicatogit 
dal sig. Asiìatd^ ove la sostanza cerebrale era spa^<^ 
potata, e circondata da una linea rossa-pallida, al di 
fuori della quak esistevano moltissimi piccoli punti 
rossi ; cootrassegnale queste, alterazioni nell* ullimo 
giorno, di vita ' da totale abolizione delF intendimento , 
da in&ekisibilità perfetta del lato destro > ed ottusa od 
ainistro^ pallidezza dal volto ,' polso appena sensibile^ 
'# freddo glaciale. 

Palpabilissima poi la presenza del pus ce la dimo* 
alra< i' autóre • In un* osservazione del sig. Rouchaux , 
nella quale spappolata adatto era. la sostanza dell' eoli-* 
afero anteriore > che pareva triturata còl pua, in jguisa 
che una corrente d' acqua gettatavi sopra vi lascip 
«ma grande caviti^, ed i corpi striato e calloso erano 
4eUo stesso colore della sostanza bianca , o^tre V injo^ 
|LÌone de' vasi delle meningi; ed 1 sintomi furono mi 
senso di peso e di torpore nelle tnembra sinistre, vo- 
initi continui , perdita dell' intelletto , coma profondo^ 
^mobilità di tutte le membra» 

|1 centro ovato, ed il corpo striato essere la se4e ài 






molti piccioli ascessi puroUnti , la sostanza cinerea %t»* 
lorita e d«Uo stesso aspetto della midcHate , epa ior» 
fiaUkinaziòii^ dell' aiàchiioide de' ventricoU bteraii , e 
della superficie del cervello più a destra che a sini&tri| 
te ne riferisce pure . no esciopio il sìf . £. , le qoali 
alteraaioni determinaroqo accessi epiletici per tre gior- 
ni conaegstivi, qnindi convulsioni meno Iforti , poi 
anssiilto di lendini con convulsioni del lato sinistro. 

Più evidente ancora «i è il pus vqrdtoaìo di cui zi% 
fipienq il lobo an^riore sinistro, ed il cérveUo spap- 
polato air interno fs dello stesso eoloi e del pns , e la 
sostap^ cinerea sebbene meno afietla , itoph'essa vet-r 
diccia, la quale due o tre lìnee al 4i sotto di quésto 
ranteollimento era alquanto piii oonsitrcine éd^ i|ij|e|-r 
tata, che si rinvenne in nn «oldat0> il quale in sf- 

mito air ailacciatiir^i dell' arteria soitofdavia destra 
aneurismatica ebbe ^ soiFrire enormi dolori che creb» 
lierò per aetie gionii, ed aU' ottavo perdette la cò^iO'? 
acenaaiì le a«te membra inferiori specialmente agitate 
forono df eoovulsipni , con pupille inunolifili , nspiré 
breve e frequenta ^ polsi piccoli, irregolari, rivolgfr 
mento del capo in dietro, ed alternative d'agflaaìone 
e di flaccidexts|. 

In due casi poi. de' quali una preso i^ti SmUìi, \% 

la sostanza cerebrale era ridotta quasi a gekHna molto 

Mquida, e P. altro ^a Pa^w in cui la sostanea cinerea 

U^sfprmata ai era ili ^miico giallastro e fetido , ov^ 

pootav^no i irasi d^lla pia madre. 
La sost^n^a stessa dei cervtelietio non va parler esènte 

da suppurazione, come nel caso da Aio^ ratumentatò ^ 
' phe, pili mqlle del ^rvetlò , conteneva un' ascesso d^ 

Umofe citrifio ui^ pqoo pallido ripietto , la dnra inf-. 



V 



55a 

dre catvùstLj perforata? € T infirmo ^depo aver fiatilo 
'pendente dae anni violenta ca&lalgia occipitali^, di- 
'venne frenetico e convulso, e mori sabitannente. Ce«ì 
si trovò égaaimente la sostanza bianca del xervel- 
lotto spappolata solo dal lato sinistro, le meningi^ e la 
«ostaoca cerebrale alquanto injettata néW osservazione 
.-air auto? e cotaiunicata dal sig. Roùgièr : 0à i sintoaiì 
furono perdita dell' intendimento , afonia , paralisi 
del lato destro , quindi ritorno déir intendimento , e 
^ella sensibilità nelle membra paralitiche, in seguilo 
la commissura delle labbro tirate a sinistra, paralisi del- 
l' occhio e della palpebra destra. 

Ci produce eziandio il sig. L^ un'osservazione in 
cui trasfosmato era in poltiglia biancastra il laboto 
ottico, il corpo striato, ed una parte dell'emisfero 
. destro ; e videsi la medesima alteiraziotìe a sinistra ^ 
son tanto innoltrata ed esflesa^ e limitata solo aUa 
pèrle superióre, ed alla volta à'^lre colottoe, opde la 
paralisi con dolori lancinadti , e rigidezza! cote flessione 
che manifestavansi prima nel lato sinistro e quindi nd 
deatro* • ;. v 

RammoÙita ai trovò la sostanza cinerea del lobo an- 
teriore sinistro di color giallastro , aderente all' ara* 
chnoide e questa alla dura madre in una - domia che 
dopo una contusione del cranio soffii accessi epilecici , 
.qilindi alterazione delle facoltà tnentali , moti .ooavul- 
•ivi e paralisi del braccio destro. Ed in un^ altro caso, 
bianco giallastro si notò * pure il ipammollimeuto del 
t^to. esterno. e supenoré medio aiaisttfOy-e la paralisi 
ebbe li|ogo nel- lato .opposto. ' 

.' Finalmente, piii equivochi ci 6 'osreryóre il signor 
L* i caratteri diUft suppuraziooe nel- raaamoilimeuto 



355 

delP emisfero titiiitre ^ conipUeato d'aracHnlte cronica , . 
con 'spandinief to^ di siero nel ventricolo destro io nii - 
caso tolto da CoxWe/, indicato pendente^la* yita da' 
dilitinudone delle Scolta intelléltaali^ emiplegia a siiii- 
straf, 'Convulsioni a destra; -^ nella difinenza giallastra! 
della sostanza cinerea della proinberansa anellare con 
arachnile coranica , onde concidenza delle forù, 'stopi- 
deaza-; sopore jl grida, trismo, rigMezaa delle mem- 
]}fa. -^ nello ^ppolanento della medesima protiibe< 
ranca in un alt^o, con iftar alisi d'amba i lati, d^je-* 
zioni involoDtai'ie , ed • injegiàliariaa ; ne- polsi- neHe dme \ 
braccia. ' \ '*. 

Altne osservazioni: né.addusse ancora il .sig. £., tolte 
specialmente - da- ilforg:ttg7ity;ia:cui T altera^ipne patolo- 
gica non -veeoe esattamente descritta, ma ehe >1 ra^i'* 
àioltimento era .all' àrachnitè associata, e che. si trovò' 
delta sanie inoltrata nella .pia madre con iojezione 
Tàaeol^re.: \. ■ , 

Se nelle» qui di volo accennate istorie scorgonsi ì 
vsffj gfadi di snpptorazionedeHa so3tan2a cere^ale, O: 
fioprattuttov nelle ,prime> ove era questa snffi<cieDtenieiat^ 
Qstenaibilè, forse alcqn dubbio muovere si potrebbe ^allà 
presenta dd pus oegli sii timi 'ranimòUiniaAti testi de^ 
acritti. Guidaci però ^ il sig. £. a considerare v^ra e 
reale la sufiporaaiane nellti /Sostanza cmerea , allora . 
quando. trovasi questa ra^mpllka, diflfieme ,\ pallida^ 
biancastra y gialliccia, senza die. vi siano aacessi, poi» 
ehe i) pus ne è allora sémplicemente ii^filtrato e non 
ancora riunito in punti all'ocf^bip visibili;- c^i. che ^ 
sello stesso modo cbe.il sangue Jiijettato iu .detta so* 
stamea,- infiltrato o con essa- combinato, in d^vfe^se pro- 
ponùpni \t imprime varie gradazioni di colorito dal 



»4 

bigto !tMi0 BÌ brono viottcèa^ cosi flito^ ieomcipica U 
pa» aDcbe il proprio colore da bianco ipofco «1 giaU 
lastre ed al vevdiixio» 

Dicasi parimenti daila iostaiica midollare^ che olia 
ÌBJé»ione de' tooi^ vasi lioga in ròseo colore od io ros* 
50 amara ntoj Inb viene dal piis cangialo l' aspetto, 
colle medeainie diffinrenae di colorito. Chetcbe ne aia,, 
conohinde il sig. '£.,: questo colore. .giaUo^* verde dei 
rammollidieoli noii indica meno la presetiia del poa^ 
die ìA roseo od >il rosso quel^ del sangue; qne«u>. il 
pHwa periodo^* e' ^oello il preludio del aeeondo deir 
r infiammazione.' 

Ile sede delle a%terazteni olfrt negli . rifimti «asir le 
eegnenU propuriloni : nove volte si trovi afrlia 1a 
sostenaa craere», tre a dirilta^ tre n sinistra, e' tre ^* am- 
be le partì: due volte n dèstra, il corpo stridio, oA 
Una voli* qvest^ anche a destra in nn eoi talamo» 
ottico: tre volte la protuberanza atirllare^ e cinftM 
k sostanza midollarr e cinereài contemporaneamente 9 
nna volta a destra e qnaiti» a sinistra i otto volt<( r^noh 
motlita aolo la sostanza «ndollart, una voha quella 
del lobo sinistro del eervelletto , ed (ina le coscie 
del medcsìttfo- ed il corpo del ntiddlo allungato ^ 
doqne volte il corpo calloso,, il setta loddo, e la 
;tol»a a tre colonne, e 'finalmente una volta* le pareti 
del vent ricèllo destra. Se a queste osservazioni s'uni* 
at«no- qnelfe detle Lèttere precedente, risulta su 4.6 
k sede della malattia aiv^i.T esistito 53 Volte nelle so-^ 
stanza doerea ^ eid in qiiegli: organi di eesa provvisti 
cioè 16 nella "sostanza eorticalé: i^nel corpo striato^ 
e dei talami ottici; 4 nella protuberanza anellare, e 
5 nella ^ostan^ midollare é èinere* in gradi ngnal^.. 



555 

Badar ti dere pcrb alta gr%»dé esleiitioDe della ioaiaiH 
za corticale , che occupa lotta la sapel'fide delle tÀr* 
coovolosioiii cerebrali scusa alcao nfiacoglio) a vece che 
i Corpi ètriali, i talaim ottici e la protoberanaa anellarer, 
di qtiesta e della midollare ne soilo compoati 9 alla pPO« 
pÌBqaitè noDineoo ed ad contatto Mia arachtieider 
colla niedesiflaa^ la di coi infianmiai^oe lia taf offa 
orìgine dair aracfanite^ Qoeata frequenza 'd'altronde dj 
lesioni della sostanza cinerea , cotncfda perfettattiente 
coU' anatomica dtposiziòne dei vasi sangivìgni cerebrali^ 
e prova, secondo rantoré, ettere qnesfa eostanaa di' 
grande energia dotata , coi incombono impotVatitiflsinMr 
funzioni , risnitato conferme alF. opinione di Gaìl^ cbe 
le riguarda quale organo di seerezìoDe, di creanoiie^ 
qnal parte étsensiale della polpa nervosa. 

La durata della malattia, sebbene ne* pia de^ casi difl^^ 
ellissi ma a determinare , si può nulla di meno per ap- 
l^rossimaaione stabilire ) • chi aS infermi pprirono nella 
|)rima settimana, 13 nella seconda, e S nella terza. 

II rammoUimenko del cervello è d' ordinario il pro^ 
dotto d' un* infiammazióne acuta ; forse può esserlo e- 
ziandio della cronica, nello stesso modo che repatizf- 
zaziòne dei polmoni, all'una e -alF altra suole tener 
dietro , colla quale ce ne notò it sìg. L, la grandì^ma 
analogia, jibercombie appella un* infiammazione cronica 
il rammoiUmento del cervello , mosso a crederla tale 
dalle proprie osservazioni , circa 1^ quali però questi 
mostrasi a se stesso in opposizione, t)oid)1} fn quei 
casi 4a esso Int riferiti d'^idrocefiito acuto',' accòmpa- 
guati da ranraiotlinlenro della sostante cerebrale dei 
ventricoli , sin* dair ingrnenza della ihalattia fiirono ì 
sìntomi piò gravi ed ebbero un piò rapido corso degli 
altri , dolendosi , secondo 1' autore , attribuire questa 



S56 

maggior acatezesi della malattia ali* infiamiiiazioiie della 
softansa cerelMle ; ovvero a drversi altri analoghi 
cari, ia cai precedettero per pia mesi siotoni d'idro* 
cefalo o di araeiunle.croiiiGa'^ perchè taalo di: rado . 
esiste S ramiBoUìiiiento non «oiiginiito ad-fallre altera- 
zioni ànohe dì «ntidiissima. data.' Ma il compato testé. 
latto della diversa dorata della malattia; esclode benis- 
simo . nel» piti de' casi questo cronico tipo.^ 

L'età degP infermi indnce una notabile variaaione 
anlshe 'nella maggiore o minore frequenza di qneste al- 
tetazio9Ì nel cervello : cosi da ro ài 30 anni perì na 
solo .infermo : da ao ' a 5o sette : da 3o a '4^ qoattfo: 
parimenti d^ 4^ .a.5o: da 5o a 60 dieci; da. 60 a 70 
sei: da. 70 a 80 dnque; al di là di 80 anni nnor 
onde il pih degli individui in cui spontanea si sviluppa 
la malattia, aVeano oltre i. So anni»* 
. Ma, a coloro cui ,non'va a sangue nén essere il ram* 
molUmeoto dd cervetlo'^ una particolare * degenerazione 
morbosa, crar potiebbàro partito da siffatta circostanza, 
adducendo essere quésto assai più comune ne' vecchi, 
che esausti di forze :ed astrici trovansi". in istato op-- 
posto aU'in^ammazione* Giustissime sono le riflessioni 
del sjg. L, a questo proposifbp, cioè che la vecchiezza 
non esclude la possibilità deU' infianuaa^one t che il 
rammollimento in ogni' età è. sempre accompagnato 
dai medesimi sintomi-: e che se nd Wcchi trovansi pici 
frequentemente quesl- sdierazioni con infezione dì san- 
gue o «di pnsy in vece che ne' giovani una. verarsuppu* 
razione , ciò , unicanjLfote proviene dal *pfogcesso imeno 
i;apido (Jeli* iDfiaminai^iQne'ne' primi verH> la, suppura-^ 
aione 9 e dalla cosdtnzioi^^le loro ^ debolezza > per cui 
più proata^nepiie snecombono ^ ne' giovani all' ìncontEa 



557 
perchè pib robtfBti, esposti sòdo ad ÌBteBsissìme flogo* 
si > che piii rapide .percorrono i periodi e penscòno 
Dello stadio' più innolirato di malattia ; ed infetti ^ se 
Cbglie la morte un giovine nei primi gibroì' |di grave 
iofiammaKìone ce^hc^le, scoi^oQVÌst i medesimi' risul-^ 
tstìi f che nei ' vecchi affetti dalla nèedesima malattia 
dì asséi.^pih lungo cors6.^ • 

Le cause predisponenti 0d oceasiondli sono spesso 
di difficile indagine ; le più evidenti sono gii anenri- 
émì delf aovtà , e le aflfeeioni organiche del cuore, nnia 
costitussioiie sanguigna ed apòplética, la soppressione 
di flussi periodici V e dei locch) , le alfetionr moraK 
tristi y diuturne y I* uso di liquori fermentati. 

Fra le occasionali «ndoveransi V azione di corpi estra- 
nei , il vomito , le neurosi^ e, come nel caso rammen- 
tato , V infiammazione del flesso bracchiale a destra , 
in seguito a legatura della sotto clavia aneurismatica. 
'Difficilmente le malattie cerebrali sono affatto scevre 
da iBompticaiiopi / donde un milcnglio di siùtomi pro^ 
pri'di ciaiicuna di esset se non che 1* influenza loro re* 
eiproca ne altera talvoltti l' andamento al pulito di ren- 
derle d'oscurissimo diagnosticò. D^Vesi pertanto studiare 
Pinflosso delle affezioni cerebrali su quelle degli ah ri 
organi. 

Iti prìmo lu^go, il respiro d'ordinano fa' in molti 
infenni tranquillo , lento- e regolare; solo'nelP nllibao 
giorno di vita divenni^ laborioso, celere > slertorose: 
Arse perehà i niiiscoli della respirazione ricevendo fi- 
lamenti dallo spinale midollo, sottratti vengono -air im- 
pero della volontà^ e nou partecipano alla paralisi dì 
lue i lati. Comunque Ciò siay di iunetlo presagio 



\ 



3S8 

«i i tenpre nelle mtlattic ceiìdwali. l'alterazione de| 

mpiro. ; 

Il poltp non parve eziandio mollo alterato» traino 
in que^caii ove eaislevaoo vizi organici del cuore o 
dell* aorta, coi in alcuni caài però eravi febbre. Muovo 
pertanto il fig. L. la questione se sia questa febbre 
il prodotto dell' aifiesiooe cerebrale , ò di qualche al- 
tro organo , oppure se ella sia essenziale. . ^ 

Dalia •sontemplaaione di tutti i sintomi che in pa- 
fecchi casi ofservAroosi , e dalle varie, risultante dello 
sezioni cadaveriche y in cui si rinvennero peripneuma* 
oie^ gastroenteriti., peritoniti , metriti^ cistiti » ecp» 
sembra essere stata la febbre da queste flogo$i ordi- 
nata, ancorché la loro esistenza mas^^herata fosse dal- 
r affezione cerebrale, non perchè la cefalalgia ^ia, di 
qualunque altro sintoma il piii - intenso , onde 4uobu$ 
dohribus simul ^c. ma bensì j perchè d'ordiqario questit 
non viene risentila dall* infermo; ed in fatti» il dolore 
ai è il risultato della .percezione » che soppone inte- 
grità di funzioni del cervello ^ se ne è alterala rendo 
ginstisiimo Taforismo à*. Ipp^rate che chi soifre o 
non duolsi» m&ns asgrcuu. 

D'altroiidfi» qualora. IMufiammaaione d* on qualche 
organo è assai violenta , non ne viene dall' affmono 
cerebrale impedito fo sviluppo ed il progresso y per- 
corre qetodi i suoi periodi taolo più iniiidiosameQte 
che essa è allora ài difficile diagnostico , e suolsQoe 
attribuire, la; morte all' affezione cerebrale che non ne 
è che puramente accessoria^ > * 

Utilissimo avviso ci porge qui pertanto l' autore , d^ 
non lasciarceae imporre dalla mancanza del dofare, 
quandp Qfservasi un qualche siqtoma cerebmle^ per- 



« f • 



539 

elle iollérragar coDviene còlla mastima diligenta e soK 
lecitudine quei fenomeni torbosi indipendenti dalla 
aenftibilità e dalla volontà , ch^ non mai soggiacciono a 
variazione. Goal nelle peripoeomonte, nelle gastro-eti« 
ferite Hoterannosi i aintomi loro propri e caratteristici. 

Occorre per^, che per un assai bizzarro compenso 
le cerebrali alierazioni simalinò ' certe malattie del ven« 
tricolo> e determinino simpaticamente nausee, vomiti 
e simili » che riguardar si potrebbono quali sintomi 
di gastrite : ma la contemplazione degli altri sintomi 
lutti di questa caratteristici, lo stato della lingua , 
ddla ente, del polso, ne rischiareranno il diagnostico. 

Per difetto di sensibilità e di percezione nasce la 
distensione, e la flogoéi consecutiva delle pareti della 
vescica orinarla , che si di frequente si ris^oatra nelle 
malattia cerebrali: rinfenno non percepisce i* impreji* 
sione dell' orina sulla vescica > e non fa perciò sforzo 
alcuno per evacuarla ^ la stranguria vi succede perfet* 
ta, e r orina ne sgorga a goccia a goccie^ la qual cosi^ 
auolai all' in<;oatinenfa per paralisi di sfinteri attribuire^ 
ma che l' antossia dimostra essere ^sa Y effetto di una 
vera infiaramazioiie vesicale. Ella è quindi sommamente 
utile ed indispoisabile l' e^tplovazione della regione ipo^ 
gastrica nelle malattie cerebrali , perchè cotale iofiani'*^ 
mazione si è uno degli incidenti pericolosissimi. 

Dall'assorbimento dell'orina già decompoata nella 
vescica in simili casi, giudica il sig« L. doversi ripetere 
1' odore di sorcio che esalano alcuni infermi. 

La mancanza del voòiito, e forse anche la stitichezza^ 
aell' apoplessia e nei rammollimenti devonsi similmente 
Inferire a questo difetto di percezione ^ perchè non si 
eaegaiiceae sé&aa 9 concorso simuhanco del diafrann 



\ 



34o 

na e de* muscoli «ddomioall che . esigono I^ inilaeaicji 

dei cervello. 

I sialomi precursori ^el rammoUimento cerdirale , 
cbe giunio a un cerio punto riesce quasi sempre £a* 
nestOy sono sovenli altrettanto oscuri, quanto te soda 
i prodromi. Tutti possono rapportarsi a quelli prodetti 
da congestioni cerebrali più o maoo forti e frequenti , 
jche annunziano, in una parola, una flussione assai at- 
tiva di sangue verso quell' organo. Elia è «osa degna 
di rimarco y che coloro che più energiche, provarono 

Jueste congestioni , portavano aneurismi dell' aorta o 
el cuore y . oppure una costituzione apopletica » od un 
temperamento sanguigno, sanguigno-bilioBo , e sangui* 
gno .nervoso. 

L' in6ammazione cerebrale offre ne* suoi sintomi dot 
opposti stati di spasmo o d' irritazione , e di paralisi 
o di coDcidenza. 

Precede la celalalgia , ed accompagna anche nel 
primo periodo k affezioni dd cervello^ la quale dW 
ainuisce e cessa in ragion^ del sopore , - e dell' abolì* 
aiooe dell' intendimento. Cod, apparentemente immerso 
ad sopore, porta T infermo. abitualmente la maiio veMo 
la parte dolente^ ma non può esprimere questo doloro. 
Si concepisce pertanto, come ne^ travagliati da cronicfat 
ceblee .ed emicranie cessi questo aintoma soltanto al- 
l' epoca che il cervello v^mie anch' esso gravemente 
olfifso. 

Le rapide e violente emorragie cerebrali difficilmente 
annunziale sono dalla cefiilalgia, perchè la sostaosa 
cerebrale vieqe, compressa, disorganizzata e priva delle 
aue «Cauzioni; nop lo stesso occorre, ove l'alteraaHOoe 
^icciasi lentamenlc e a gradi a gractt^ .Perciò la pre- 



y 



34f 

sema del dolore 8i ^ per nm mio de^ più sicari cri- 
leri per distingaere T apoplessia dalle altre cerebrali 
afiezioai ; onde la ceblalgia don è sìntoma tanto sioi*- 
«tro quando lo è il coma ^ la stupidezza , la perdila 
deir intelletto ecc. 

Le fonzioni iDtellettaali d' ordinario alterate son<^ 
nelle 'infiammazioin- del cervello; di rado se ne rimar «^ 
co' il delirio; l'absenza di questo porre fece in dabbio 
l' indole infiammatoria del rammollimento , perche si 
tiene esso per on sintoma di flogosi cerebrale. AlP op** 
posto, dice r amore, esso è dell' arachnite ^ non per- 
cbè r acacfaubìde ne sia la sede, ma per la stessa 
ragioine che le afTezieni della pleura influiscono* sulla 
funzione de' polmoni. Non v' ha aradhnite senza «he 
la superficie del cervello con essa in contatto non ne- 
sia .aCTetta ; non Y alterazione del suo tessuto, ma solo 
derivane un'esaltazione delle sue fiinzioni: non cosi 
va la cosa in caso di flogosi o di congestione violènta^ 
che intacca T organica, tessitura del cervello per cui- 
nasce paralisi delle funzioni inteUettuali, come dei moti 
volontari , che si conseguitano in un modo regolare e 
palpàbile. Così , sinora non ci fruttarono molto le rt«* 
cerche anatomico<>patologiche sul cervello de' pazzi , 
perchè non si è badato all' importanza dell' arachnoi- 
de, all' ìnspessimento , all'opacità, alle grandiazioni 
su di essa sparse, che l'autore e Rojrer-Coilard ti- 
scontrarono frequenlissiine ne' maniaci. In tutti coloro 
poi che perirono in istato di stupidezza o di demenza^ 
il cervello si trov^ sede di altej'azioni. 

Le fiicohà intcdleitnali , saWa qualche eccezionei di- 
Qfinaiscono in Cagione inversa delle paralisi. 

Le lesióDÌ delle funzioni del sistema muscolare pre* 



à 

sentami anche cen . due serie di siolomi d* amnento o. 
di ditniaiuìone , con fenomeni d'irrìlaaione odi proa- 
tiaaionc ^ con sassnlti di tendini dei , convulsive con- 
traaiotti e tetaniche , ed il. toqpore e la Tera flacddea- 
za. Quelli accompagnano pare rarachnite. In qnal^ 
spiega sui muscoli il medesimo inftisso che sulla pio- 
dosione del delirio; e questi le apo^^lessie. Ifa^ come 
distiogoere queste convulsioni, quando da une o dalle 
altre sono generate ? Generali sono nel primo caso le» 
convulsioni , perchè difficilmente travasi limitata ki 
flogosi da nn lato solo > lo che non n osserva ndle 
iafiammaatóni cerd[>ralt , ove non tarderebbe «1 . assc^ 
darvisi b paralisi; oltrecchè sin dall' invasione delln 
malattia osservasi un singolare miscuglio di spasmo e 

I intorpidimento. 

Ben tanto i moti coiivolsivi generali^ che gli ac- 
cessi epiletici^ secondo V autore, avrebbero fratto origi» 
ne dalla crunìoa arachnite nelle diverse addotte esser* 
. vaaioni, in cui questi precedettero l'apoplessia. 

Si è notato nella Lettera precedente essere la con- 
trazione permanente de* muscoli flessoti un sintomn 
costante e distintivo dei rammolliaMntt .-comincia d'or- 
dinarlo questa dal bracete con fermicoUo , dolori spo»- 
tanei landnanti ; di rado» od almeno dopo lungo tempo 
ésteodesi poi anche alla giimba. 

I muscoli della facda partecipano similmente a que- 
sto stato spasmodico: la becca è devia verse il lato 
pataliiico, il contrario osservasi nelle apoplessie. Le 
palpebre sono iteventi chiuse per la oontrazìeoe 4ei 
muscolo orbitano , e non come nell' apoplessia . per 
la paralisi dell' elevatore delle palpebre soperierit 
nel primo cas» sono queste ibnemente applicale la 



348 
otM cootro le altre, e mm ei possono separare seaia 
mia qualche resisteosa, e tosto si richiadooo. Evvi» 
inoltre, ancora Io sltabìsmp permanente deìF occhio dal 
lato a(fetto. La coincfdenEa dunqae di cootraaioni con* 
volsi ve, e di paralisi si è il carattere dislinsivo del 
iteromollimento cerebrale. 

Ma, ia permanente contraxione de* muscoli non dura 
rtno al fine deHa malattia; o che diorinnisce gradata* 
mente, e segaevi una flaccideaaa perfetta con perdita 
totale della sensibilità , ovvero si cangia in clooiche 
conridsfoni, che ripigliano per accessi, con interdiittenae, 
Come bielle epilessie. Non durevoli olire I cinque mi- 
nati, meno forti e Ireqnenti divengono sai fine del 
morbo y e cessano affatto poco avanti la morte. Alla 
invasione di sinaili accessi^ operasi nel cervello un'ener- 
gica congestione^ che la annuncia no il rubicondo colo - 
rito della faccia, l'occhio vivace e brillante, la per^ 
dita dell' intendimento ( eh è si ricupera di nnovo tosto 
terminati 1 medesimi ) le convulsioni della bocca , gli 
occhi stravolti y divergenti, mobilissimi: diminuendo 
quindi gii accessi aumenta la paralisi , e s' affievolì* 
scono vieppih le ionzioni intellettuali» 

Se nelle infiammazioni cerebrali d' ordinario i sinto. 
mi d' irritazióne preceder sogliono la paralisi, fin tan* 
to che non ne è alterato il tessuto, confondonsi quindi 
e finalmente restavi solo paralisi con risoluzione o flac- 
cidezza, come nell' apoplessia, quando perfetta ne segue 
la 'disorganizzazione: vedesi quella, all'opposto, primie- 
ramente, e quindi la rigidezza delle membra, che au* 
mentasi successivamente , in allora questa è sintoma H 
iofiaramaziooe consecutiva alPafièzione che die luogo 
alla paralisi , come nelle osservasioni il? 7 , io , ne 



544 

19 della Lett prfced. ove la SQSUnsa cerebrale all' ia- 
tòtoQ de'coagoli di s^ngme, era akletU da recente, iofiam* 
inaaione., cosi che.i siotoml spamiQdiqi s'aasooiarono 
alla- paral&M ia ragione del progressivo sviluppo di 
qoesta* •^ 

.Talvolta, finalmente , questi accessi si annnotiaronp 
con variante e .stupenda compli^asione di sintomi che 
irregolarmente si segairono, oppure tpite. le membra 
agitato erano da convulsioni ,. non escluse le membri^ 
paralitiche^ oltre all' arachnite si è trovato il rammollì- 
mento nei. due emisferi» ediuaapArte dei oorpi stsiati, 
e della protuberanza aqellare da un Ijsito, e del falamo 
del lato opposto, oppure nel midollo allungato e simili. 
L' incostante pertanto ,del . corso delie malattie ce* 
rebrali, U complicazione de' sintomi,. e Ja toro irrego- 
larità sono il risultato di . successive esacerbazioni ^. e 
fissioni i non diversamente di qufinto occorre nella 
ii^SamoUzione de' diversi altri, organi ^ e di complica- 
zii|ni ora con spandimenti di sangue^ ora di flogosi 
successive ne' diversi punti del cervello. I rammolli- 
menti offrono dunque alternative di male e di miglio- 
ramento^ si che si è sempre lusingati. Non incontrasi 
nelle apoplessie cotanta inegua^iansa , perchè i sintomi 
djelb spandimento di sangue non sono, suscettibili di 
tante variazioni^ quanto nelle jnfiattimazioni,s 

I sintomi d- irritazione stanno, in ragione dell' acuzie 
delia flogosi cerebrale. Può manifestarsi il rammollii 
mento tanto rapidamente, che 1' apoplessia : ma gli 
spasmi I, le convulsioni, ed il lent<^ e^progfefsivo svi-^ 
lappo della paralisi ce ne porgono chiara la difTerenza. 
.,.,Que' f^oomeni poi che provengono dalla sensibilitii 
e dalla percezione degli agenti esterni ^ non sono di 



> 34* 
minor importansa d«i teétè menzionati; Il tintinnìo, 
il snasurro nelle orecchie cangiasi in sordità iq propor- 
2Jone che progredisce la paralisi , e rintoUeranKà della, 
luce^ con conlraziope delle pupille, nella dilatazione e 
perfetta sua immobilità* 

Contratta per. lo più nei rammollimenti si è la pa-^ 
pilla., dilatata all' incontro nell' apoplessia. Questa, 
costrizione fa più marcata, in coloro , che provarono 
contrazioni muscolari^ di più contraggasi essa ali* invasio- 
ne degli accessi spasmpdicij e se da nn lato solo esiste 
il rammollimentOi contratta pure ne è ivi la pupilla. Av* 
vegnai^hè questo statp della pupilla sia per indicare un 
aumento di sensibilità , incapace nulla di meno era 
r occhio alla visione, in pari modo che le membra pa- 
ralitiche agitate da convulsioni sono inette alla loro 
mozione. Comunque però , indicano questi fenomeni 
un'esaltazione morbosa delle funzioni dd cervello. 

La facoltà del moto pnà estinguersi in un membro,' 
ed essere sede di pungenti dolori, lancinanti, al sem-- 
plice tatto, ovvero nello stenderlo, e conservare là cut^: 
intiera la sua sensibilità* Quest' attributo della fibra ^ 
vivente, più a lungo persiste che la contrattilità. Il 
moto volontario è il risultato d' nn atto spontaneo del 
cervello; e la percezione è soltanto prodotta dall' im- 
pressione iàtta all' estremità d' un nervo , che non esi-^ 
gè r azione spontanea di quest' organo. Ogni qualvol- 
ta dunque evvi paralisi solamente del itfioto, meno 
intensa esser deve la malattia cerebrale, cosi che il 
grado di sensibilità è nn eccellente indicatore del gra- 
do della malattia , il quale può eziandio farcene ap- 
prezzare la progressione. 

itù^agando il sin qui esposto rilevasi, che le af- 



346 i 

fetiooì cerebrali e dell' arachooide presenUoai con tìn^ 
tomi di lesione delle teasaEÌoi>ì , deU' inteodimeiilo p e 
^*moii volontarj. Che questi àiatomi ofiroao dtte ea* 
ratieri afEiitto opposti ; quelli d* irritattooe e. di col- 
lapsus. L'esahaxione delle fiicoltliy la cefalalgia , la sen^ 
sibHJtk della retina , la contrazione delle pupiMe , i 
dolori nelle membra , la contraaione permanente ed 
intermittente de' muscoli : ovvero la diminneiooe del- 
r intendimento , la stnpidessa 1 la. sonnolenta , la sor- 
ditliy la perdita della vista, della parola, la parfiliii 
de' muscoli , e l' iaseosibilttk .della cute. Si osservano 
ì primi socii eaiandio delP,aracbotte, ed i secondi del- 
r apoplessia. Riuniti si vedonp aeU' infiammaaislne ce- 
rebrale, perchè nel i.^ caso vi ha solo irritactone 
del cervello senaa organica alterasiooe: nel a.^* Vi ha 
primieramente alterazione senza irritaaione : e nell' in- 
fiammaaiona sola del cervello pnò esservi soccessiVa^ 
mente irritaaioòe e dtsorganistasióne* Quando la pa-> 
ralisi precede li sintomi spa$iiiodici , i^ alterazione 
organica précède pnre 1' infianmiazione; <|oando final- 
mente mancano i sintomi spasmodici , la lentezza prò* 
gressiva della paralisi la fii distingnere da quella pro« 
dotta da cerebrale emorragia. 

« In ultima anali», prosegue il sig. L,^ nell* arajchoite 

«r sonovi sintomi spasmodici senza paralisi ; nell' emor* 

« ragia f paralisi senza sintomi spasmodici} neiFinfiam- 

"« orazione del cervello, sintomi spasmodici, paralisi 

it lenta e progressiva, corso disuguale od intermittente » . 

L'anatomia patologica sarri>bie uno stadio di mera 
curiosità se limitandosi alla solt discrizione delle alte-» 
razioni morbose, ed all'indagine d^sintonli onde fico* 
noseerk peadenie la vita^ non sa ne carcasse à nvgU«r 



1 



Hi 

modo a curarle , wseado qiictto lo scopo cui teódef 
devooa tutti f li slom nostri. 

Dopo àTer notato nei corso di queste Lettere il peg* 
gìorameoto sensibile di quie' podii ìofermi cui fu pre- 
soritta la ftoce vòmica , il di cui uso fa quasi imm^ 
diatamente segoito da convulsioni e rigidezza nelle 
membra , pone il sig. X. a maturo esame il metodo 
•:uraCÌTO itoiplegato nel pik dei riferiti casi , ove ado« 
peraroosi tonici , stimolanti , nervini , antispasmodici, 
diaforetici , purganti , emetici , rivulsivi , mignatte e 
di rado il salasso aucfae troppo parcamente praticato] 
ed altamente condanna 1' emetico, che indistintamente 
in ogni 'caso venne prescdttOy il quale promovendo il 
vomito^ aumenta là cerebrale congestione e ne, accel-* 
iera la disorganizsaaione; okrecchè^ violentemente irri- 
tando il ventricolo risveglia una non meno funesta 
gastro-enterite y esponeci quindi alcune proprie osser- 
vassiooi d^ infiammazione o rammollimento dei cervello^ 
in etfi scorgesi quanto nel vincere le congestioni cere- 
brali, sia la efficacia del salasso copioso, delle mi- 
gnatte , delle afinsioni fredde e diacciale sul capo , 
de^ rivellenti estemi contemporaneamente impiegati , e 
per sino delle scottature fatte con acqua bollente sulle 
inferiori ^estremità, mercè le quali venne a nuova vita 
richiamato nn' agoniazante in istato di morte apparen- 
te, ii di cui imminente pericolo rendeva vano, perchè 
troppo tardo e lento, il soccorso de* più validi e comuni 
rivellenti. 

Dopo le.rilerite osservaaioni di guarigione, passa il 
aig. £. ad investigare come si terminino le infiamma- 
aioni cerebrali , o per dir meglio quali siano le modi- 
licaziciiu che quelle apportano nel tessuto del cervello. 



548 

e quali U traccie che lasciano dopo di loro. Credcai 
abbastanza felice / autore di pot er ofirìre due casi di 
ionesta recidiva dopo luogo tempo ^ e di risolvere^ ia- 
contraAtabilmaate questo problema. Sembraci che que- 
ste modificaaioni si ristringano ali* iodtiramento ddla 
parte cerebrale precedentemeole affetta. 

Tra' le aoa poche riflessioni con coi tennina il ai* 
gnor L. la pre^eale Lettera, degn« noi ripotiamo di atr 
teoziooe quella, relativa allo stato patologico del cer- 
vello in. chi, dopo avere sofferto parecchi amù prima 
qualche apopletico accidente, n^ vieoe da un altro 
mortalmente colpito. Non trovasi nel cervello vestigio 
alcuno di auoivo spandimenlo. di sangue } solo talvolta 
alqaaiilo siero nei ventricoli ,. o nel lato opposto alla 
paralisi, che suolsi accusare qual causa motrice degli ul- 
timi . sintomi : ma intanto^ quando. oiooa ritfrovasi efib* 
siooe? Se ben si osservi, e colla massima atienzione, al- 

■ 

tomo all' antica cisti apopletica, vi si scorge giallastra 
assai molle e disorganiazata la sosuojsa cerebrale (i). 

(Sarà coruùuuuoj* 



(i) Reca non poca merqjriglta, come il cervello esseir* 
do in questi -ultimi teiiy>i il segno, coi sono «dirette^ e 
consacrate le veglie , Ir meditazioni , e le esperienae 
di valorosissimi fisiologi , fra quali tengono posto 
eminente un Carlo Bell, un TreviranuSj un GaU , 
un Phurens , un Serres , un Magendie\ un Geor^ 
gel y un Rolando^ ecc., per chiarire h fanzioni, 
che alle diverse parti di quell'organo» appartengono/ 
siccome prééso che definita è ormai la quistfone^ 
che il cervello considerare no» pia si debba qual 
mole I che tutu concorra alle siogole fiinziooi intel- 
lettuali^ ma che riconoscano queste differenti organi^ 



54d 

egnakneiite ehe le varie iaostoói del corpo y ed i ài^ 
versi atti d^ ima funnone sodo eseguiti da organi di- 
versi ^ reca» dico, non poca meraviglia, come il sigi L., 
avvegoAchè persttasa> che 1! anatomia y la fisiologia e 
la t patologia^ prestar si devono vicendevole soocoiwo^ 
non abbia anch'esso rivolto le sne mire acquétte 4* 
siologiéo scopo , ed abbia iìivecé incorso nel rianpro- 
vero del sig. Boudlaud d'avere astrattamente ooDaide** 
rato il cervello in istato d' infiamofiazione y ed a ^[aesta 
aitiibttito la stessa ideiitità de*^ sintomi^ qualunque ne 
sia la parte dalla flogosi affetta j mentrechè il lodato 
sig. Bouiìktud appli(Sat08Ì al medésimo genere di ricer- 
che gli parve d' aver potuto constatare > che la sostanca 
cinica presièda ai fenomeaì *^ intelietmali , e la midol* 
lare ai movimenti: che i talami ottici -trasmettono e 
dirigono i movimenti delle membra superiori, e che 
una tale facoltà è riposta nelle circonyolo£ioni della 
parte mezzana posteriore dell' emisfero opposta^ perchè 
In disorganizzasione di q^sta dètepmiiia in quelle mem- 
bra la paralisi \ siccome lai facoltà del moto delie' in- 
leriori ne riconosce la sede nelle circonvoluzioni ddU 
parte meszaoa ed no po' anterióre del Cervelli, fttì» 
stesso motivo^ che la paralisi ^ la rigidesza e le . loro 
convnlsioni accompagnano le lesiooi d» quest0:.parti: 
ehe i lobi anteriori del cervello siano l'^organo- del 
linguaggio articolato e della memoria. ^ 

Lungi noi dal ritorcere , e co&teinder^ al sig. Bouil^ 
land il merito d'una r:sl importante scoperta , porgiamc^ 
caldissimi voti , cbe per le sne nifatomicorpai^logiche 
kjceithe «compajàtao. una. volt» queMe inaupfirabiU 
difficoltà, che si incontrano tuttodì nel determÌQiini ìm 
vera sede dfllc dive)rae.fii5i^tà dell' animai, giaoebèj^ 



ora naU*ftlltt» ti sa fii positivo ^ se non che quelle dei 
i.'*"' ordine s* esegniscooo nelle fiartì inleriori e. poste- 
riori del cervello , primie^ameoie perchè sono le ptine 
a cotDparire nell' emhrìone , e che meno vnnno sog- 
gette' a grandi vartaaiooi nelle varie classi d'aMnali; 
oltreechè i vari cimenti cui furono qaeste sottoposte f 

m 

specialttienie i talami ottici , le prominenze bigeoielle > ^ 
corpi ftiriati, il midollo allungato ed il cervelleito^ che 
lesi dierobo segni d* alteraaione de* moti mnseoUri^: le 
fnnaioni all' opposto le pih nobili ^ del i P ordine , cioè 
le spiritnali , verìsimilente provengono dalle perii aa« 
perfori ed anteriori -dèi cervello.' Lasciando noi in àU 
sparte le tante agitate qnisttoni di Lorty , di Lecai^ 
deU' AOerOf di Boerhaawe , di Caldani , se competa o 
no alla sostanza cerebrale la sensibilità , e se alla cor- 
ticale esclosivamente , «od alla midollaae appartenga ; e 
le opinioni di Vécq-d^-Azit , di Qatty dt Tiedenumn^ 
di fF'entelf se considerar si deM>a la sostanza cinerea 
atta solo a difendere gli emisferi dall' impressione delle 
pareli ossee ^ e di dividere fra loro le fibre midollari jy 
o se qoal organo di creasione della midollare , o se di 
nntrisjoae ; o finalmente se in essa si eseguiscano quei 
cangiamenti spirituali' corrispondènti ai cangiamenti 
materiali j de' qnali la sostanca midollare non ne sa- 
rebbe che il «olo veicolo; rimarcheremo noi soltanto 
con ér. P. lìiekel essere probabilmente neceesarìa la 
presenza , I' accopinamento , e la reazione di qneste 
dne sostanze pél conseguimento' dr certe asioni vifnit. 
Ma, fra le tante incertezze potrà f anatomia patolo- 
gica spargere quella luce che ili vono si attende dalh 
lisioloiHi? 
•lillMUBt^ di, grazia, per poeb «Ma AiiAMe e ce»* 



\ 



plk^allteioia &uutlara del i;erv«llo^ a)U cMittoione ddit 
9tte fibre i ed air omogeaeità de'nioi tessAtii ed ia 
ispecie del midollQ allungalo , di qoel centro della seti-' 
fibilità f di qnel nodo , come s* esprime V illag. nostro 
Bolkuuiùrj che riunire gli organi tiiui ddla vita con 
quelli destinali alP .esercijEio d^^ Inntioni animiali ^ 
formato dalle radici di tutti i, nervi ,. dalle fibre, e' dai 
fili midollari j di cui sono componi il midollo spina- 
le, il ^err^etletio , e gli emisleri, in cui ripone il lo* 
d^lo Professóre Jl sepsorio copione, si scorgerà per 
quest'anatomica disposiaiooe , che tutte queste parti 
cesi intiniameote coUegate cospirar devono al oMdesimo 
acopOy «d ogni benché menooM loro alterazione don 
pile non rompere « distrugere qudr armonia , quel 
wiceiidevole contrailo indispensabile pél perfetto eser* 
ciaip delle. altissime loro funsioni 

Qual soccorso sperar si potrebbe dalla patologia , se 
tocco un qualche organo del cervello da fiogosi non 
piiii y intiera si;ia oiole restarsene muta ^ ed insensibile 
a questo morboso lavorio ? Forse che al cervello estra* 
noe «ono queÙe stesse leggi » -cui soggiacciono gli altri 
organi del corpo, la di cui flogosi estende «Ile parli 
coutinn^ e. contigue le aue irradiaaioni? Qwal soccorso^ 
se la paralisi ^ le convulsioni e ia. flaccidezca >àccom^ 
pagvar «sogUono i* r^amipollimeiiti , e la' disorganizaa^ 
dooe di qualunque paf te del cei^rello , ad delusione 
d4 cQipo calloso, dalle volta a Ice coloiUie e del sett% 
lucido.^ conia cpBsta> dàlie a bella. posta trasunraie os^ 
servaaioDÌ? Quali induzioni tram ai pódrebbero favor 
rivoli alla datar mjoaaione dilla sode della memoria , 
della loquela» dell' ioleodimooto ecc«,so le malattie co>^. 

f#b^i, massime le acuts^ ii%« otti ymm^ disgimto dallst 



55i» 

loro ab^rrtslone, e lesi vidde persino (no. 6 eLtt.^ 3>' ) 
lo spappolinieato del lobo siaiftro del cerrellétto , es- 
sendo sani gli emisferi cerebrali , ed appena injjettata 
raraehnoide, produrre l'emipiegià delialò destro , la 
paralisi ddla palpebra e dell* occhio^ con appassimenti) 
del "g^oboy raboMcroned^ì' intendiménto^' e la*per/etta 
afonia ? Pinalmenie, se in nlnh caso ebbe prinoipiò la 
paralisi dall' estremitk inferióri , ma poi sempre dal 
'braccio y oppure la emiplegia? Ma veh! qnal bÌ2sarro 
ed incomprensibile contrasto ne' fenomeni morbosi che 
da alterazioni di rapido corso provengono^ oppone 
dalle lentamente preparate^ le quali ' ancorché tàtesis- 
snàe e profonde^ e persino l' ossificasione perfetta del 
cervdlo> come si raccenu, non^^dinrono segni della 
loro esistenza ch<$ pochi giprnt prima delia morte!* 
Opporrannosi pertanto a questo fisiologico risultato 
i.^ La duplicità e la simmetrica disposiaiona «degli 
emisferi y per coi ^iffioilmente si pub apprezzare sino 
a qnal punto le lesioni di nno non iodocani^ alcvii 
iooooveóieote nelP altro , e viceversa ; qual grado, di 
lesione non potranno usi vicendevolmente 'comoiiì- 
carsi. • 

x^ Che non si conosce , come osserva G. F. M^ 
M, tino a qual punto supplirsi - non possano récipro- 
eamenie le divarsa parti del eartéllo, formato d'un 
tastato qnati boifermc , ed omiogéneo p inentrècbè 
•egli orf;ani dtiferantetneote organteaati, cotae la tvke^ 
i reni, il oaifala.in^slinale, i poImMl, là mammelle, 
il peritoneo eaiatiU soppllr^isi possonó-a vicenda. 
. 5.^ CIm non si possono calcolare le alterazioni' pa- 
tologiche del • cervello , porche ^rosimilmente non 
^<atte cofisittoùo me aamittoltigiento ^n 



i UUgaà 6 di )>•$ t 6 adi' Inddrimentù^ 6 delle emor« 
<rigie, o nelle #0ioplicl iojeùonì san^aigae, e èbe esi- 
Her possono ben altre nelle parti attigue e cantinati aen^ 
sii the si^bo ali* octhio visibili. '^ 

4-^ ^^^ "^^^ sedipre maùifestansi le afiezioni òere^ 
t>raU c6ftl sintomi in ragione della lord gravézza, é 
tbe nna malattia pnò renderei in breve tèmpo faneUai 
sèiiza lasciare traccìe sensibili d'organica alterazione. 

S. Che la contemporanea esistedza delle affezioni 
dellf menihgi colle alterazioni a^l cervelli ^ e partico- 
larmente deir àrachnoide, grandemente inflaisconio sulla 
*j)rodi]ii6ne di stmomi cerebrali ; giacche P arachnitè 
'pnj» simulare là pie grave cerebrite. ^ 

6»^ C!h^ pile /veoH-é sioi^atieatiienté leso il oérvetlo , 
fd offrire pna serie di fenomeiii cerebrali* 

^.^ Finalmente, che la rapidità od il ti^o cronica 
della malattia inducoho nna notabilissima modificàzio- 
ne nelt' apparato sintomatico. 

Cònchidciiamo : le misteriose opéraizioni del cerveiy 
sond sempre da valutarsi ed in qualunque circostanza^ 
Vna perdere non si deve di vista la grandissima dif* 
feretiza che passa tra il cervello sano ed il cervel'*' 
lo ammalata; egli è possibile che col progresso del teni' 
|)o le nostre Cognizióni su qnest' organo saranno piii 
estese e più precise se Si scopriranno quelle vie , che 
d giÉidano alla scienza di interrogale, dj sorprendere 
e , per dir Còsi , di costriOgere la natura a svelarci 1à 
propria stia essenza ^ ma difficilmente giogiìerì' l'àna"* 
lomì'a patologica a farci più istrutti in questo genere 
di cose, perthi non. isolati, non costanti, e efesio con- 
Ctaddicentlsono i fenomeni che emanano dai/e di\rersé 
/ilterazioni coi vatf^o j divèrsi i^r|aid del cervelW 

ÉLmàAtt roL XXXFUI. a* 



35^ 

soggetti, eosi cbe per essa udì do^emo ' vagare ci^- 
«taotemeate neir amplissima sfera delle ipotesi, delW 
analogie e delle Terisimilitadioi. Ma venghiamo allft 
Lettera terza CP^l^t* 



donsideratjons sur les enfans trouvés dans 
les principaux états de l'Europe; par M. 
Beroiston de Chateaunevf. Paris 1834* 
— Considerationi sugli esposti nei prin^ 
dpali Stati (T Europa, Memoria ecc. (i)- 

XJi sigg. Duméril, e Coquebert-Monhrei, nel Rapporto 
sali' enunciata Memoria dà essi letto all' Accademia 
Reale delle Scienze di Parigi il dì 29 deceinbre 18^4^ 
ne ampliarono la parte Storica , e proposero alcuni ri- 
flessi f o modificazioni , particolarmente intorno a cA 
che risguarda i ragguagli di mortalità deli' età infantile 
iù generale, e degli esposti in bpecie. Per evitare l' in- 
conveniente dì ripetere i fatti esposti in questo Rap- 
porto , noi Creduto abbiamo di innestarli nel corpo 
istesso della Memoria ^ onde i leggitori abbiano ,aa 
cenno istorico sull'argomento il piq possibile perfetto. 



{i) 4rt.% cm^^caio dal sig. doU* Branca. 



^* 



555 

C A P 1 T L Ò r.^ 

DéW epoca della fondazione degli Óspizj pei fancitdli 

ìobhandonati in Europa. 

La Natura destinò tutto per T .aoino ;, dessa Io ha 
costituito il padrone della terra. Lo stato sociale lo ha 
privato di tatto. Per efletto di questo stato l'uomo 
possiede nulla ; egli deve comprare V abito che Io co- 
pre, l'alimento che lo nutre e quasi l'aria ch'egli 
respira , ed ogni qualvòlta non abbia con che pagare 
questi beni naturali j egli è povero relativamente a 
quelli che hanno i mezzi onde procurarseli. Questi 
ultimi usano di tutto senza moderazione, e senza rite*» 
gno, dal elle nasce la dissolutezza. Cosi la depravazione 
è l'abuso delle naturali inclinazioni^ e la povertà, 1' ef« 
feito della condizione sociale. 

Il libertinaggio però, e la miseria hanno ciò di co- 
mune, che egualmente concorrono a corrompere il 
cuore , a avvilirlo , a inaridirlo. Si strugge in lui ogni 
affetto, ogni sentimento in lui si estingue. La stessa 
voce della natura, rimane muta, soffocata e vinta dal bi- 
sogno, o indurita dal vizio; una madre non ha sì tosto 
dato alla luce nn bambino , che da se lo allontana ^ ed 
alla pubblica pietà lo abbandona. 
' In tut^i i tempi e in tutt' i luoghi la dissolutezza 
e la miseria furono le cagioni dell' esposizione deji 
bambinL Anticamente questi infelici si deponevano, la 
Dotte, nei templi, sui mercati > agi' incrociamenti delle 
strade, nei luoghi pili frequentati. In Atene si esponeva- 
no presso adi un edificio chiamato CinosargOy ^d in Ro- 
ma a pie di una colonna ricino al mercato dei lega- 



556 

mi , d' onde forse ba io seguito preso il nome colon- 
na Lactaria. ^ 

L' esposisione dei bambini non aoppone sempre de« 
gli stabilimenti per ricoverarìi, ed egli è incerto se 
di questi ne esistessero anticamente. 

Le pijme traccie delle disposizioni legislative risgnar- 
danti ai bambini abbandonati da loro genitori , s'ini- 
contraoo ne* primi tempi del cristiadesimo , sotto gU 
imperatori romani. Prima di queit' epoca j la paterna 
podestà non avea limiti. Il genitore al . nascergli mi 
figlio era arbitro di allevarlo, ciò che cbiainavasi lot- 
lerCf o di farlo esporre , ed in ciò i romani comper- 
tavansi come i greci. Un figlio stato esposto si ritene- 
va appartenere a chi lo avea raccolto , almeno sino a 
che il padre naturale non lo richiedeva ; nel qàal caao 
veniva restituito al genitore, coltro il riibborso della 
spesa sfatta pel di lai figlio , e piò soventi ancora 
,aenaa di qoerta condizione. Egli è facile 'immaginare^ 
ehe tale circostanza distoglieva molle persone dal prenr 
dere cura degli esposti. 

n primo pawo verso un migliore ordinamento di 
cose fu una costitnzione dell' anno 33 1, per la qoale 
1* imperatore Costaniino dichiarava: che chiunqne avea- 
ae raccolto, ed allevato un bambino d>bandonato dai 
suoi genitori, avesse diritto di tenerlo, sia come perao- 
aa libera, sia come schiavo senza che gli stessi geni» 
tori potettero ridomandarlo. La stessa disposizione 
fu dagli imperatori ' Onpno^ e Teodosio applicata ai 
padroni, che avessero fatti esporre i figli de' loro 
«chiavi. .Niillum , dominis yel paironis , repeiendé 
adiutm reHnquùnuSf si expositos quodam modo aà 
niori€m volunias | misencordiiw amica , conegerit : 



357 
nec enùn dkere suum poterti quem pereuntem con' 
temp^. 

Costantino avead' altronde cercata di prevenire T ab- 
bandono de' neonati, ordinando a* sodi rappresentanti 
in Itaik ed in Affrica che soccorressero anche col te- 
ioro di lai particolare que* genitori^ i qoali per indi- 
genza fossero inabilitati a nutrire, e vestire i loro fi- 
gliuoli^ addncendo per motivo , ijuod abhorreai no- 
wirù morbus , ut quem^tsam fama con/ibi , ve! ad 
indignum fadnm proruntpere concedatur. Aggiungeva 
V imperatore, che que* soccorsi doveano essere pronti, 
attese che, è detto nella sna costituzione , che educa- 
fio nascentis iafantiae moras ferre non potest, 

yahntìniano , Valente, e Graziano dichiararono: 
unisquisque soòolem suam natriat ; qtsod si exponen- 
dam puiaveritf animadversioni quae constituta est, 
suèfac^it. Appoco appoco 1' esposizione dei figliuoli fa 
pareggiata aM* infanticidio^ ed alla fine del secolo XH 
ai trova la seguente sentenza emessa da un Ginrecon- 
solto: Necare videtur^ non tantum is qui partum per^ 
focat^ sed is qui alimonia denegat , et is qui publicis 
locis exposmt. 

Finalmente^ Giustiniano abolì del tutto la servitk 
che sino allora avea pesato sai figli abbandonati. Ecco 
le parole di questa memorabile costituzione: Sancimus 
nemini licere puerum fexpositumj in suum dominium 
vindicare , sive nomine domìnii , sive ascriptitiae , sivè 
colonariae cortditionis, Sed hi qui ah ejusmodi homi" 
nibus educati sunt , l&eriy et ingenui appareant , nulla 
nfocida servitutts imbiai. Al che lo stesso Imperatore, 
nella soa Nov. 54 9 cap. 11, soggiunse: Etiamsi certam 
quamdam probationem petitpr habeat, qua ostendat 



358 

éjasmodi pefrsotutm ad sttum pertinere domìnium, Qd^ 
sta legge y che fa epoca oeì fasti dell* amaoìtà , fii 
divolgata i' aano 53o dell' era cristiana. ' 

Il Legislatore non poteva però dissimulare a se stesso^ 
che col rendere liberi i figl) esposti, egli aameotaTa 
forse la probabilità del totale loro abbandono., potdiA 
coloro, che ti raccoglievano per sola, vista d'interesse, 
per farne cioè seivi» o schiavi^ avrebbero potuto di* 
itogUersi da tale uffizio; ond'è presumibile , che la- 
Stesso Imperatore st fosse proposto di aggiungere al 
beneficio della libertà quello dell'educazione a spese 
del tesoro pubblico , o di quello della comunità ,. e elle 
dal mandare ad effetto sì fatto divisamento siane stata 
impedito dalle lunghe guerre ch'egli ebbe a sostenere. 

Stando a alcune leggende e alle costituzioni di Carlo 
Magno y egli parrebl^e che in Francia già vi fossero ««ili 
pei trovatelli nel medio evo. SuU' autorità della 'vit« 
di San Mainheuf^ si cita quello che qdesto Santo 
avrebbe fatto fabbricare a. A.ngeri nel 654 9 egualmente 
cbe lo Spedale di San Spirito, fondato a Montpelliec 
nel 1180 da Guido ^ 6glio'.^i Guglielmo., Coiste di 
quella Città , il quale fu pure l' institotore dell' Ordine 
di San SipirUo^ i cui Membri erano destinati a pre- 
starsi in servizio di detto Spedale. - ■^ 

Il Conte fu chiamato a Roma dal Pontefice Inn<H 
cenzo III per assistere , come grande Maestro deli' Or-i 
dine, ad uno stabilimeoto dello stesso genere, deeonii* 
nato Santa Maria inSassiia, Almeno egli pare, che 
l'ospedale di Montpellier raccogliesse fin d^ allora i tro« 
vatelli, anzi, secondo alcuni^ fino dal 1180, La storia 
riferisc2 che Papa Innocenzo IJI^ ayendo saputo che certi 
peicatori aveqine cavato fuori dalle acq^e i cadaveri 



559 
il molti neonati, destinò immedìataiiieote nel ci(ato> 
Ospizio òi San Spirito' j che io quel teoipò' egli faceva 
restaurare e ingrandire , un casamento per ricevere 6oo< 
tovaidii; casainento ^he prese il noine di Cometyato» 
rm ditta Ruota, dalla ruota nella quale si deponevano 
i .bambini. . 

Nel Secolo XIV fu fbndato in Fiorenza il ma;gi|i- 
fico Ospitale degli ^Innocenti* In Francia , anclie nel 
Secolo XV , «i era più^ in indietro che in lialia, Sottq 
Carlo VII/ nel i445 > un Procuraiore del He , , nella. 
giurisdizione di Parigi, avendo tentalo di far ricevejre^ 
nello Spedale di San Spirito i bambini esporti , jpoa 
potè riascirvi ; air opposto , leggesi nelle lettere t)a|enti 
del Re, che l'Ospitale di San Spirito in Parigi^ fon: 
dato nel i^s, non dovea servire che ^ raccogliere or* 
fatti nati da legittimo matrimonio 5 e quanto ai, fan- 
ciulli ritrovati , ed incogniti , voleva che si continuasse 
solamente a questuare sulla porta della Chiesa Catte- 
drale di Parigi, e a gridare pubblicamente a chi pas- 
sava avapti il rìcoverp degli esposti: Fate ^el b^ue ai 
poveri trovatelli — per impiegare a favore di questi le 
limosine provenienti da tali questue: aggiungeva il 
fi.e, che obbligando il detto Spedale a ricevere i tro- 
vatelli insieme cogli orfaoeUi , crescerebbe tosto a d> 
amisura il numero dei^ primi , stantechè molte persone 
si .darebbero più facilmente al peccato, in veggeudo i ba- 
stardi essere nutriti , e che con ciò venivano esentuati 
dalle pròne spese ed incomodi che richiede la prole )» . 

Siccome però queste limosine erano probabilmente 
insufficienti /si. è immaginato di imporre ai Signori 
delle terre 1' obbligazione di far nutrire , ed allevai*e i 
fanciulli esposti nelle loro rispettive giurisdizioni^ il che 



?6o 

^ quanto fece il PjtflanieQto eoo diverse or^tóaiize , , 
fblie qaali la piii antica seml^ra del i3 agosto i55d (i). 
Oltre di ciò 9 coqfie sì è detto, F esposizione dei btoi* 
)>ini era stata anoovei^ata tra i dritti, eh^ la giustizi^ 
poniva se?eraaiente; ed in fatti , la pvobabiUtk di vita 
per queste innocenti vittime era si debole , che , ri-* 
^etto a criminalità, non yt avec^ che poclìiesim^ dif- 
ferenza tla r esposizione e lUafanticidio. Con tatto ei&y 
}il slessa severità della legge impediva ' eh* essa fosee 
regnila. Egli era, infatti, da temersi ch^ si confdndesee 
)' abbandono y prodotto dalia misena, coli' abl^ndoaa 
premeditato , é ohe colla mira di proteggere i baoibl* 
^ì, f^ì facesse si che si abbandonassero a certa morteu 
Si pretende ehe nel Secolo XYI $i ricevessero glj 
esposti ili uno Spedale di Lhine ; ma in Parigi non fa 
phe nel ^ 658 che sì comippib ad occi|parn ^efBcacfh 
fnente di questi infelici. 

V I L ' . ' ' l ' V I I ' J. > ' u ' ' "Ji. ■ tj J ' . ■■ Il II 1, 11 1 

(i) Un decreto del Parlamenta éfi PùrijgtdBl f&6i. 
prdina ai Signori di nutrire $ fanciulli che vpnàserot 
pipasti nel hfo territorio^ 

pliche oggidì nel Nord dell' Europa Si^siste ifia 
fonsimde legislauone. 

In 4ustria, ciascun proprietario paga i^J^rhii ai* 
V Ospitale che riceve i bambini abbandonati sul ptro» 
vrio territorio, I costumi del medio e\fo furono pres- 
sappoco gli stessi dappertutto: dappertutto erano schiavi 
p padroni y vassalli e signori: tfuindi dappertiUtct le 
l^gi medesime j, le medesime obbUgaxior^^ 



96t 

Uoa vedova eariiatcvole , di cài non ci è stato 4ra-> 
.cme&so il nome, ajatata Ha ^dne fantesohe fa in Pa« 
.rigi la prima a pigliarsi f assunto di ricoverare qnegU e- 
sposti, che a lei inviava la Polizia^ ma i mezzi di cui po- 
teva disporre erano si tenni, la sua abitazione^pella par- 
rocchia di San {jandrj così ^strettii, che era obbligata 
di scegliere a sorte quelli che dovevano essere ritennti 
da l^i , e quelli cl^e si dovevano di nuovo esporre^ a 
meno che non si fosse trovata qualohe persona ch^ 
avesse voluto incariciirsiene. 

Finadmeele j^ un eroe della religione , e dell' umani* 
iÌLy l'illustre Vincenzo da Paola, il quale ^ coll'a|ot# 
delia signora Legras j nipote d^ guarda-sigillt Mari^ 
iaCj fino dal i653 avey^ posto le fondamenta della 
ammiranda Congr^gasioDe delle suore della carità» rivoU 
se ìq zelo ardente di questa dama anco a profitto 4®* 
gli esposti. In sulle prime , dp^ici di questi esposti 
venivano ricoverali in un^ casa de| sobborgo di*Sai| 
Vittore I ove le suore della carità , ^ 1^ signora l^Cf 
gras f loro S|iperiora , ne prendevano- cura } ma • coma ' 
il numero andava sfs^pre crescendo, non fu diflSdled 
detto Santo 4' indo rre colle sue, calorose sollecitasJQtf^f 
eaiandio le signore caritatevoli della capitale a cour 
correre allo sostentamento di quegli infelici {}), , 

(i) Secp^iiQ il ^%. Di Chateaiipeu^ ^arebbfi siata Iq 
stessa pignora Legras > che^ senzc^ F opera di San Vi- 
cenzO;r àitrebbe destinata una casa di Ricovero per gli 
esposti nella parrocchia di $an litndry, denominata 
Casa per partorire, jiggiunge^ che orrièi^ oBasi s' era^ 
no ben tosto introdoui in q^eW asilo-*Si scopri che le 
^prvenff vendevano i bambini 20 sold^ t uno , perrf 



362 

Laigi SITI assegni a qaella casa ana rendita aofiaa 
ài 4,000 franchi nel i64i^* ^Dopo la morte di questo 
sovrano, la vedova di lai , jinha é[ Austria^ Reggente, 
aggiunse alla detta rendita un annuo assegno di 8,000 
frane osservando che mediante i soccorsi dati sino a. 
qaell' epoca ^ e le limosine dei particolari , la maggior 
parte degli esposti venivano allevati; e che in allora 
se ne contavano più di 4^0 viventi. * 

Loigt XrV ha investito di lettere patenti lo stabili- 
mento degli esposti in Parigi , e lo ha dichiarato ono 
degli spedali di qaella capitale. E siccome la saa do- 
tazione non ammontava che a 12,000 franchi di ■ ren- 
dita , mentre che le spese ascendevano a 40,000 , il re 
esortava le soore della carità , e tutte le dame di Pa- 
rigi, a continuare il loro «do, ed i loro soccorsila 
vantaggio degli esposti. 

Nel 1750, per le sollecitudini del re di Napoli, 
Carlo III , si eresse in- qoeUa capitale la casa degli 
offimelli Gonosdnta sotto il nome di ASber^ dei poyeri. 

la Inghilterra* nel. 17 13, il celebre Adàison recla- . 
aaava ancora invàno ne' suoi giornali un asilo per gli 
esposti, e non fu che nel 1739 che un negoziante. 



> I ■ »i^»<ii<i^i»i 



eie servissero a operazioni dC- magìa, e a' altri col- 
•pevoU usi. Non sembra credibile che tali disordini po^ 
iessero aver luogo in uno stabilimento diretto da una 
signora di qualità distinte'^ meno poi se sorvegliato dal 
sudàrio San Vincenzo. Forse gC inconvenienti accen- 
nati, poterono aver luogo nella -casa di ricovero aper- 
ta antecedentemente dàlia vedova rimasta ^anonana, S' 
della quale n^if- fanno parola che i Relatori nel 
loro rapporto^ v . , . Bc» . 



\ I 



363 

cbiamato Tommaso Corame pr^entò al re GioKgio II 
un memoriale nel qaale perorava per la Ibodasiona 
^ un ospizio a favore di quegl' infelici. Mólte signore 
si affrettarono di sottoscrivere a tale domanda, e fra esse 
si distinguono i nimù di Richmond ^ d Esse» , d Aiy 
gylCf di ChandoSy Ai Marlboroug^.e di MorUagu, Lo sta- 
bilimento fu reso capace d'intralteoece 4oo figli. Il pit^ 
toro Hogari non isdegnò'di ornarlo di molti quadri, 
ed il &i|ipso Handfil gli regalo T organo della cappella. 
Kè il zelo di costui si Jimitò a quelsto >regalo , il qua- 
le sarebbe stalo infrulluoso. per. chi lo ricevette, se. 
non vi avesse aggiunto il beneficio .del suo .oratorio 
del- Messia ^ di cui egli stesso diresseJ'.esecuzioqe. Plb 
volte di. seguito ripetè egli, .qiiiest' opera caritatevole , 
la quale profili^ allo jStabilimAnlo nascente una somma 
di circa aoo,ooo franchi. 

L' ospitate degli esposti d' Aqiburgo; non data che 
dal 1795. Vi $i ricevettero a quell'epoca i38 bambir 
ni. Nel 1799 ne .esistevano 600. , 

Nel 1780 in Vienna non eravi ancora una casa per 
gli esposti^ quando Giuseppe l( destinò per essi, e 
per 1^ gravide, un asilo particolare nel gran^de speda- 
le eh' egli faceva costruire in allora. Questo riusci uà - 
immenso locale composto di numerosi appartamenti 
divisi da in, setie grandi corti, e che comprende . cen- 
to updici 89iìe f. delle quali quaranta .sono destinate per 
le partorienti. Vasti passeggi ^d una propizia situazio- 
ne jBulle sponde d'.un fiume, concorrono a rendere que- 
sto spedale >uno dei più belli d'£uro{ia. 

L' ingresso agli appartamenti delle .donne si apre 
verso la campagna. A ogni ora del giorno o della 
uotte , qualunque siasi donna, maritata o nubile, ricca 



364 

m povera At fi presenti , viene labito ricevntn 
eocio quel ipialanqne nome che più le piace di pren- 
derei ti esige però che il vero nome sia scrìiio in 
un biglietto mggellato di* essa diesila entrando. 
Qnaodo esce le si reslitaisce il vigUetio intatto: non 
ai apre che in cas6 di morie. Molte donne, unitamen* 
«e a poesie precanxioniy kggfnogono quella di presen- 
tarci air ospiaio coperte di nn velo , eh* esse tengono 
per tu^to*il tempo del loro soggiorno nello stabilimen» 
to; e questo debole ostacolo , che la vergogna oppone 
•Ha coriotitky basta per conservare V onore della ma- 
dre, e fors* ailcora i gierai del bambino. Tanto a 
.Vienna, quanto a Parigi T ospiaio delle partorienti è 
aeparato da quello dei bambini, i quali si trasportano 
in quest^ oltimo appena nati , e a capo di alcuni gior- 
ni sono dati a balia nella campagna. 

La casa degli esposti in Madrid, detta in ispagnólo 
bi Casa de la Jncbssa, è mantenuta da un'Associazione 
di nobili dame. Si traftengono in essa qae*soli bam- 
bini che sono poitati in uno stato cosi triste da non 
poter essere dati subito a balia; gli altri si allevano 
in Madrid stessa, o nei villaggi dtnrorno, sino aH'età 
di sette anni I^ spese dello stabilimento, alle quali 
concorre la sola Associazione, dalla fine del regno di 
Carlo IV , ammontano a 200^000 franchi per anno. 

In Lisbona vi sono donne incaricate dall* ospizio di 
distribuire gli esposti nei circondar) di quella capitale, 
le quali dònne ordinariamente li portano in panieri. 
Pa tal costume^ secondo il sig. Hauiefort (1). risulta- 



{1} Coup d' oeil sur Lisbonne et Madrid pag. ao 



36» 

loflo gravitfsinii abusi; anzi tali che conduasero al pa« 
tibolo i loro autori. 

Stocolm possiede pnrii un pspitio per raccogUerr 
gli esposti doToto ad tt«a società di . beoefotlori. La 
nascita della prÌDcipessa Sofia, sorella di Carlo XIII , 
avvenata Del 1753, ne diede l'occasione. 

Berlino deve pure ad una consimile Società, edalla 
generosità di molti ricchi particolari , uno stabilimento 
per quegl' infelici, senza che lo Stato ne prenda parte 
alcona. 

In Russia, Caterina il fa la prima che nel 1763 
abbia destinato iu Mosca nn' ospiaio per le donne g^a-^ 
vide p i bambini abbaodonati,,che dotò di !i5o,ooo franCr 
presi dalla sua cassa particolare. Paolo I, di lei figlio, 
fondò un simile stabilimento a Pietroburgo. « 

Capitolo IL 

Numero dei bambini che si ricoverano negli stabili^ 
limenU pii dei principali stati e città di Europa. 

In alcuni paesi il numero degli esposti è andato 
crescendo 9 e cresce tuttora; in altri è diminuito , 
e in altri sembra stasionario. 

et seg. «— «Seeomfo questo scriUore le Case di carità 
non essendo bastantemente ricche nelle provihcie lime- 
nUtrofe alla Spagna per addossarsi la cura degli espq* 
sti, si prendeva il partito di abbandonarli» Il ministro 
spagmiolo Campo-Manés , informato di questo disordù' 
ne, spediva segretamente a comprare questi bambini z 
si vendevano 80 fr. quando avevano avuto il vajttolo j 
e la metà solamenfe nel caso contrarie^. 



S66 

Neir Irlanda 9 il termine medio preso «opra un pe» 
riodo dì ao anoi ( dal 177 1 al 1991 ) era dì 970; dftl 
1781 al 1784 crebbe sino a 1^00; al principio di 
qnesto secolo , nel i6o5 , il nomerò degli esposti moa* 
tava ancora a 1800* 

In Inghilterra y nel 1752, il nomerò degli esposti 
nelP istituto di. Londra ( che non era stato fondato che 
per 40Ò ) ascendeva a mille; otto anni dopo ^ nel 1760, 
era di 6^000. A qoest' epoca» la casa divenuta troppo 
angusta per contenere tutti I liambini, che si porto*, 
vano da tutte le parti , divenne un vasto cimitero : 
per diminuire si spaventevole mortalità, si fa obbligati 
di erìgere analoghi Istituti nelle provìncie. 

In Italia 9 Roma non conteneva, verso la metli della 
scorso secolo , che sei , o settecento bambini , che si 
portavano ogni anno allo spedale dì San Spirito. Nel 
18 IO se ne ricoverarono] da mille , a mille e duecento. 

Ignoriamo se il Portogallo vegga diminuirsi od ac- 
crescersi questa sgraziata popolazione; in. una parte 
del regno y nel 18 19 era dì 5|6oOy e sembra che nel 
181 5 fosse piii considerevole. 

A Madrid, nel 1788 e nel 1789 non oltrepassavn- 
otto o novecento. Attualmente è dessa di mille e cen- 
to^ termine medio preso sopra cinque anni. 

Da alcuni anni, all' opposi o^ ebbe luogo una diminu- 
zione assai notevole in quella parte della Fiandra e del 
Brabante conosciuta sotto il nomadi Belgio. Dal 181 9t 
al 18 17 il 'numero medio nello spedale di Broxellea 
fu dì 55o; nel 18 18 non era più che di /fio^ e tale 
era ancora nel i8'ia. 

In Francia, l'esposizione dei bambini va sempro cre- 
scendo^ segnatamente nella capitale. 



367 

PreDdendo i termini meclj di dieci in dieci anni si 
ha per Parigi la serie, seguente : 



jinni Esposti 



Armi Esposti 



Dali64oali65o . . 
1660 . • 
1670 • . 
1680 . . 
1690 '. . 
1700 . . 
1710 . . 
1720 . . 
173© . . 

Le grandi città hanno seguito la stessa progressione 
della capitale. La Francia intiera , che nel 1784 non 
contava più di 4o>o<>o esposti , ha veduto dopo que- 
st' epoca aumentarsene continuamente il numero. 



340 


1740 . . 


2700 


340 


1750 é . 


3400 


430 


1760 . . 


4600 


740 


1770 . . 


58oo 


noo 


1780 . . 


^00 


Ì2100 


1790 . . 


5700 


1800 


1800 • . 


3900 


1700 


1810 . . 


4400 


aioo 


1820 . • 


4600 



Nd 1784 
1798 
1809 
i8i5 
1816 
1817 
1818 
1819 
Al i.^ gennajo 1821 

1823 



ve ne avea 



\ • 



40^000 
5iyOoo 
69,000 
84y5oo 
87,700 
92,200 
98,000 
06,000 
105^700 
i38;5oo 



Da quanto abbiamo potuto raccogliere relativamente 
al numero dei bambini, che vengono annualmente 
esposti nei principali Stati d'Europa, egli pare che 



S66 . ^ 

d«s9o non ofirétiasù U doeccnt* trentt, 6 i dueeedto 
ctnqttaBU mille. Disgraxmta e trista generastone di et*' 
seri iooocenti , che la sola natnra riconosce , che la 
società respinge , e che la morte miete a migliaia sen- 
za quasi che abbiano vissuto. Qaesto numero è poco 
considerevole al certo paragonato a 178 milioni d' abi- 
tanti che contiene T Europa; ma se sì .aggiungano set- 
te, od otto cento mille «infelici che solfrono negli spen- 
dali , o bogniacono negli ospiaj , sedici o diciassette 
milioni di poveri che vivono delia carità altrui (i) ed 
nn numero ancora pib grande che con dn indefesso 
lavoro riesce appena a non morire di fame , crediamo 
che air aspetto di questi tristi calcoli 1^ itamaginasiono 
piii disposta a tutto abbellire durerà qualche &tica 
a non abbrunire i snoi colori^ e le persone felici che 
troppo fecilmente credono il bene di cui elle gioisco- 
no sia V appannaggio di tutti , troveranno argomento 
per recedere alquanto da questo erróre, tanto fami- 
gliare all'opulenta, ed ali* egoismo. 



■Hi m I >ww 



« (i) Seómido un coÌcqIo , dice U signor De Chateau« 
aeuf, dàlia cui esauezza non ci comptomeuiamo ^ d 
signor D^Laborde , nella sua ecc^tienie Opera suUa^ 
spirito di assocnnione , eonta un miUcme e mezzo di 
poveri in Jn^Uerra. In Olanda ^ il ministro deW inr 
temo t in rn rapporto agU Stati Oenerdli Jatto net 
]8ao, ne portò per quel paese il numero a cinque^ 
cento mille. Parigi ne c(mt'ene novanta mille, P^iemui. 
trentaseue milk , e Berlino venti miUe^ 



S69 
C ▲ p I T Q 1.0 IIL . 

Del numero dei bambini esposti comparativamente a 

quello delle nascite» 

Se tatti i fatti noo fossero eosi difficili a raccogliersi, 
e per ciò appaoto taoto negletti ed incerti , sarebbe 
nn interessafite prospetto quello che presentasse a lato 
delle nascite di ciascon anno , il damerò degli esposti 
io quell'anno istesso.-Lo stato delle attuali nostre co- 
gnizioni non permettendoci di offerire, ai lettori questo 
prospetto compiuto y noi tenteremo tnttavolta di riu- 
nire a loro vantag(rio alcuni elementi; e torse coloro 
che -pensano che i numeri non abbiano merito , se non 
qnando guidano alla scoperta di una verità morale o 
fisica , ci saranno obbligati di. questo lavoro. 

Il rapporto numerico degli esposti colle nascite , segue 
a Parigi, dappoi un secolo, la progressione seguente: 

Anni Nascite Esposti Proporu 

f^ per loo. 



Dal 17 IO 


-r- 








al 17^0 


— 174,550 '— 


i7>*09 


— 


9>75 


1730 


— 189.8^0 — . 


21,590 


— 


11,37 


1740 


— 1 89,680 — 


27,480 


— 


14,48 


1750 


— i94,Mo — 


33,56o 


-- 


18, il 


1760 


~ 193,170 — 


45,810 


■ — 


23,71 


1770 


— i88,58o — 


58,ooo 


— 


30,75 


1780 


— 198,610 — 


65>68o 


— 


33,06 


1790 


— 200, 000 — 


^']À\o 


— 


28,70 


1800 


•^ 318,320 — 


58,64o 


— 


«7*^9 


1810 


— a 1 0,000 — - 


44iOoo 


— 


20,95 


i8ao 


— 223,910 ~ 


5o^25o 


.^ 


2*2,80. 


Annali, 


roi. xxxrin. 






24 



^ 



5^0 

Fu già osservato da altri , che fa proporzione ascese 
rapidamente negli nltimi anni del regola di Luigi XV. 
Essa diminuì di due terzi e più sotto la Convenzio- 
ne, crebbe di nuovo sotto il governo imperiale, e sem- 
bra stazionaria dopo la restaurazione. Giova però 
rammentare , che tnttì gli esposti riportati tielP ance^ 
cédetrte prospetto non appartengono esclosivamente Ma 
sola ciuk di Parigi^ concorrendone dal dipartimenti 
nn numero che non si saprebbe determinare ia modo 
esatto, ma che non si crede ammontare all'ottava 
parte della totalità annuale. 

Nel i8ai , sono nati nel regno «?i Francia 932,r3o 
individui , e ne furono esposti 32,85o ; il che costitui- 
rebbe la proporzione di un bambino esposto sopra 28 
nati, o di 3,53 sopra 100. 

In alcune delle principali Città dell' Europa , il na* 
mero dei bambini esposti , confrontato con quello delle 
nascite, oQre i seguenti rapporti ; 



NoMcUe 
medie 



'^ per 100. 



Lisbona (dal i8i5 al 1819. ) 7^00 3|o5o 26,28 

Madrid « 4»3<m> i^ioo !i5,58 

Koma ( 1801 al 1807. ) • • 4>^oo 1,300 217,90 

Parigi ( i8i5 al 1821. ) . . 34^340 ^9070 30,91 

Bruxelles ( i8i5 al 1831 ) • 3,3oo 479 i4,68 

Vienna ( i8i5 al 1831. ) • . 12,800 1,900 37,94* 

Pietroburgo ( nel 1830. > • . 8,000 5,6oo 4^9<><^ 

Alosca *..... ^ . . 6,890 i>90o 27,94 

Nella ciuà di Ntz^a. . . . 3,3oò 1:00 6,o& 

Nella Savoja . ... « • 9^600 56o 5,8S. 



>* 



\ 



^71 
:lk\ n!$M, tion è Intotile ài ftfi^ dsi^trttii^, litie' 'à 
Ptktigì (éà egli non è cbe pet> quesu «a{ritalè> che 
5i Iwtnao M86rv«i2toDt conseèiitit'e cb« HrtionUr^o* à 
circa 80 anài ) il nomerò àei nié«ciìj espósti su peni 
c&«^aat€Qieiite <]iieìlo creile femmitte , <)uanttici'qué éi 
avesse a eredere piii lyatutalev che i ge^iiètì avessero 
a riteoere presso di se 1 tigliaoli , il -etu sesso loro 
promette fòtari vantaggi e appoggi che noo polreb- 
hetù sperai^e dal s^a^o pib debo(e. "■''"'' 

lue diverse capifàli sopraiadicate rtcev(tno, eòtne 
Parigi y molti esposti dal ditaori , che noo appartefì«> 
goo^ alla -loro popolì^ìione ( ma qiiestaf eòndìiioiie'eè'» 
6etfdo eguale per tutte, noti eambìà i termini di para- 
gone ^ e noo'pofrebbe nrflttiNrsai'rìsuhatyienti (i). Solò 
è necessario ehrf il lettore abbia presente alla memoria 
questo fatto , per valutarlo Oel seguire i nostri c'atcbll. 
Egli ha già notato che Roma, Lisbona , e Madrid ^ si*> 
taati in un clima caldo , in mezzo a' paesi o^ si ritiienè 
che i costumi siano rilafeeiati , non presentano sopra 
una tetalitk di 16^^00 nascite che 43<^ esposti, cioi 
press' a poco 26 sopra 100. Mentre che Vienna, Pie- 
troburgo f e Mo^ca ^ pre^ inftfe&M? , ne. danno il 5 1 , 
{3o,8)> cioè 85oa- sopra 27600 nascite, e in un pie* 
colo angolo della terra a pie delle alpi non s* tncoa« 



(I) Vuoisi però dire , che fielle capiiàU circondate 
da àUre città o da rag^uarde^U hor^^ e vtUaggi\, 
come Napoli ,■ e Parigi , sarà maggiore F affluenza 
degli esposti dal di fuori , che in quelle che sono po^ 
sta in mezzo ad una vasta estensione di terreno quasi 
inabitato f come Madrid^ Roma ed altre, (Br. 



ira che il 6 per loo, cioè 56o esponi . Mpra 9600 
nascite. Da che dipendono queste diflerénze:? Il Nord 
Ila egli , contro l' opinione comune , - cosiami 'meno 
puri che il mezzo giorno 7 Avvi torse maggior mise- 
ria lungo le a^gliiacciate sponde della Neva o del Da- 
nubio i.cho. nelle aride pianare della Gasttglia , oppure 
la Savoja è dessa più fertile^ e piìi ricca <^' sopranno- 
^xniaati due imperi? Fra le nevi alpine, sotto V umile 
capanna dcir onesto ^vojardo si può bensì trovare la 
felicità, ma la ricchezza , 1' agio , la stessa mediocrìti 
non vi hanno mai saggioi Per ispiegare tutte que- 
ste anomalie, tutte queste contraddizioni', le quaU 
non sono iorse che apparenti , bisognerebbe aver 
viaggiato dappertutto y avere veduto tutto.^ aver esa- 
minato, tutto, e tutto conosciuto; bisognerebbe^ fi- 
nalmente, essere istruiti molto più in là che non sia^ 
mo. I^eir impossibilità «di rendere ragione, delle, parti- 
«polarità,. aPa è cosa più convenevole,, e più maggia il 
Umilarci a. osservazioni generali , le. quali ci, sembrano 
ÀVicre il doppio merito dell'interesse e della . novità. 
■^ Ci duole di non potere compire il prospetto che 
abbiamo testé presentato; egli acqoisteisebbe un grado 
molto maggiore d' interesse se comprendesse tolti gli 
stati d'Europa: egli è., in allora che svelerebbe il 
secreto ^é* suoi costumi , e forse , dopo averlo esami- 
nato ben d*'avvicioo , " si troverebbe meno corruzione 
che povertà. Certo, egli è, che l'immoralità da. ^5 anni 
non ha diminuito^ l'incremento osservatosi per. ogni 
dove dei figlj illegittimi attestandone i di lei progressi ^ 
ma la miseria non ne ha ella pure la sua porzione? Le 
imposizioni , i diritli Sovrani ;, i pesi d' ogni specie 
che gravitano sui popoli, le rivoluzioni che li agita- 



/ 

Do^ le guerre iche li devastano , le carestie j ie e^rder 
tiiie-chie il divorano,' BOQ sono el)etiò cagiodr tafttò 
costanti; e lalffettaot^ oj^'eròse 'dell' abbandonò "de' fi^ 
glfdoii ^ - qiMtotè li^ dissolutézza ^ de' «ottamr? ^ ' nì£ 
santo 2do ci'moove a ttbn' ttioyaré dappertutto' vizio 
é Scandalo ,« Do6 bisogna népjjurb p^* soVerd^'^teotÀ»- 
piatoettza Vedef é per ogtìt dbte*^ tèmpi n^gìiorìV^cf* j^V 
poiifelki';' inìporta'tysservàre i fìrtti; raccoglierli con 
ditigetfza, stadiafìiì nél^^lènKio/ é ikdurne / i' égl! è 
possibile, qualche utile verità. ' t^n. , 

C A Pt± LO' IVV ■■''" '• * " 



\ • 



Della cagioni che infiaiscàno sul numet*ù degli esposti. 

•,'-,, . . • i ■ . . , •' 

Da' 3o anni in t|aa i tostumi si sono eglino ncÉrglio'' 
rati , o sonosi maggiormente corrotti ? Questo proble- 
ma- è in oggi vivamente dibattuto, e' ciascdn partito 
invoca' a favore della propria opinione i fatti' t:he cre- 
de opportuni ad appoggiarla. Quelli che pensano-' che 
le rivoltikziohi, rompendo tutti i Vìncoli sociali, sciolgo- 
no l'uomo dal freAo d'el dovere, 'e il lasciano senzsi' 
difesa in balla alle sue passioni , veggono nell'aumento, 
successivo del' numerò degli esposti la prova della de* 
pravazione sempre crescente dei costumi; e' bisogna 
convenire 'k:he i fetti depongono pur troppo in lóro 
favore. Sédici anni ia, j 'figli naturali fonxi'avano a' 
Parigi il quarto delle nascite, cioè %5oo sopra 18000; 
in òggi ne costituiscono^ ia terzèf parte , cioè' se ne 
contano ^odo* sopra ^Sooo'^cóme^' risulta dal prospet-*^ 
tò statistico del Prefetto della Sena , lom. a , tav. ^51 * 
Nctgli uliiuii venti anni deHo scorso secolo, se ne^^ 



?74 

tri^v^Ja proporzìaoq il mp «opra 4?b4 :9. S^atgard» 
e «desso è di uno sopra 63, ^ in molti^ Qtià. ,d^(^ 
Getoiat^j^ 4^ ijop. sppya KÌnqftp, Inalili :ti^yt^a, 4^1 .17^^ 
q|„i8/^; b(<pr«|HM'ZÌooe. <ireb)>e qas^ 4*dp ler^o^jiel 
i8o9 4^^» ^mi^fiva ao^ra«. I9 . Jsycw>:.si, ,sti*iava 4i 
^Wt:^<Wf^ .a^V «^^ JJiqliM»4ia^ tidì ,V(n9n*opra' aa; nel 
P.qii;tQgallo di uno sppjra. i9i; wAUl .I>fDÌ«if(r^c)B 4i «ifl» 
aopfa ;A<3,d ^ ael regiio, 4i 'Vfvuekm^gfàk] uno #op£» 
7 rj3y Pai uord ^\ met^ì ii^n^jomxo diegU «sposici 
cresce dappertutto. lì chei s^aa. accagionarne i ^o-» 
stumì , si potrebbe forse attribaire , quanto alla Fran- 
cia particolarmente , . agli osfapoli che le nuove leggi 
sembrano aver appositamente frapposti al matrimonio , 
a)la quantità 4i atti eh' eiise e^tgon^ y e ^be spesso, 
riesce impossibile di procurarsi^ alle spese che im- 
portaiip questi atti 3 finalmente alla stessa inut)}it2i| che 
la miserici Xi la, quale 1100 esclude 1* incliniamone ses- 
st^il^ J , trpxa a stabili» un. contratto , ji^l quale le due 
pacU ay.ei^O; nulla ^ da^si^ h^n^ :?apora nulla da 
riceverete meno ancora dà stiptilare. 

Jn generala non sonq le donne pubblicbe, che pò- 
Qplano la maggior parie 4^gli Qspiz} 4egli esposti. (La 
prostituzione è sterile: ella è una provvidenza, delia 
natura di rifiutare la fecondità a quegli; eccessi cl;ie 
ella stessa xoodanna, ) . ,. 

Ma, quando nn^ unione legiuima a' suoi proprj oc* 
cjii, non potrebbe esserlo , a quelH della .so|CÌ^f li ^ .»'gU 
è allora che bisogiKi gelosamente nascon4erNe ì fratti p 
e , non occorra dis&ioMijfirfe^ essere . questa. i;iiQa. delle 
cagioni che il più contribuiscono a popolare gli p^pizj 
^%^*esppsti. Sopita 3 1000 donne ricevute .nQIl^ .spazio di 
die^i aniii nella cas^ delle partorienti di Parigi; 17000 



fioo erano maritata, e .solamente 2634 uscirono coi 
proprj bambini > <^ li mandaconpa balia^. Questo fatto 
p^rova senza, repljca il disordine dei costomi: ma.doi- 
|i^ i^vj^fO» ipoffrata la parte cbe vi ba il . vivere dta- 
^olut^y'iroavifine^pare .piostrare ancbe quella c)ie vi 
ba.frin(>rtunio. . .> ^ * 

,;In quatto .^tessO' intervallo di dieci anniy cioè dal 
-1804 a). .i8i3, r<»ftpipsio dsgji esposti in Parigi . .ne .ri«^ 
jC(9V!eUQ. :4$9l^f 4^ m^^ìi 15733 provenivano dalla 
fai^a ^ella maternità: sono adunque ^rl^^y per ein- 
^cor|',ana9i> dei .q^ali la tef»a parte, cioè. 1,573^ .e 
jb'.uttp.,di ,evjdenle libertiQaggio, Una snegolatezza più 
^creta^ perpbé è combinata cogli agi cbe tendono a 
nascondfira i di^ordi^i, comribuisce cer^amen(e agli 
aUri due ìMW.f ma <ùp nna .proporzione che è ijoipos- 
sibile di de|ermins(ce. Finalmente , U restante è il de- 
•l^i[a];yi(e tributo ebe la naturi^ paga alla povertà* Se 
per amarsi non abbisognano le riccb^zze^ bisogna al* 
:|nen0 avere, la. possibilità di allevare i proprj figliuoli; 
e sicuri contrassegni attestano , cbe una grandisusli^a 
parte dei bambini , ch^e sì purtanot agli <>spizj son^ co^^ 
perti de' cenci della miseria. 

Il 8ig. Malthus pensa, cb^ Tabbando^io àei figli 
vada crescendo e scemi 9 seconda degji anni d^-care- 
atia o di abbondanza, ^opo ^ fin* epidemia ^o una-ca» 
restìa, i.e$\i dice ) >^ p"ò credere che pochi ^i^m gii 
esposti} il lotv rwmoro cresce uutavolut^ misura, chfi 
■la popoh^'^^^ ^^ crescendo e si ajffblta* iFiwdmmtef 
4 num^o cresce ancora più neUe annate eatiive ia 
cuf ^^ pf^odofió medio non hasta, a nutrire la popò- 
lozione* • • • ' : j 

I £itti abbondano per ginstificare quést' opintoot. 



376 

Salld costa ^el Malabar le madri rendono i fancialR 
€h*^ elleno non sono in tstatotli allegare. Un viaggia- 
tore inglese racconta , che dukrante il sao Soggiorno iit 
Anjengo , una giovane venne ad offrirgli il suo figlio 
per nna moneta* equivalente a So soldi di Francia , 
dicendo che essa era gravida di un altro , e cHe non 
Hvrebbe potuto prendersi cura' di àdibfdae. Il Viaggia- 
tore 'si rifiatò di comperarlo^y ed alcdni jgidrni «}opb 
•seppe che dessa lo aveva venduto per 5<^ /soldi ad-oa 
interprete portoghese. Non conviene, die* eglr, che Tu- 
taianità condanni questo commercio ; egli' sottrae dei po- 
veri bambini agli orróri della fame, e* della nudila, ed 
effettivamente^ dove mancano appositi asili per questi 
infelici egli è meglio venderli che làsciarK perire. 

Leggesi nella raccolta delle lèttere edificanti , che 
nella China, ove la religiósa osservanza di tutti i do- 
veri morali i il tratto più caratteristico degli abitanti,^ 
r esposizione dèi bambini è spavènteVolé,- ed i man- 
darini più i$truiti non esitano ad accagionarne la mi- 
ftria. 

In Olanda, 'A commercio, e V economia accumulano 
incessantemente nuove ricchezìie; ptìrè' non vi si con- 
tffno meno di 600,000 p<)veri. Non è la vecchiaja, o 
là mancane di lavoro, nui sono le infermità , o.^ 
fé disgrazie particolari, motto n^Qo àncora' b cattiva 
Condotta , che . riduce il » più dellt famiglio al RndJ- 
geuza^ e^li è il Soverchio numero dei ^liueli ci/ es^e 
«non possono allevare! Secondo la beli' opera del signor 
barooè-^i Kévenberg» f Essai sur V indigencé- ìButf^ J^ 
Fiandre- oNìenmijf nella Fiandra orientale, la pfoVii>5&|^ 
più popolosa di quel regno, gli indigenti devono eih 
•«re classificati come segne: 



\ 



377 

Vecchj a,88o 

Infermi . .^. . . . . 7,800 

Miserabili per disgrazie patiÌ€o1arì . • - 434<> 
Per mancanza di lavoro. • i5,8oo 
"' "Pét iiqòsfumateésa. .-..'. 3, 100' 
J l'Pct- tròppa figlitaolaàza '. . 34,000 
Estendendo qoesto^ caleolo al restò dell' 'Olanda ( ri- 
temete le medesime prbpokrzìohi' per' base) si trova 
che vi sono 3o,ooo' poveri per cattiva ' Y:otidotta4 con- 
tro 290,000' che sotitf divenati tali per soverchia 
figliuolanza. La fecotidiib ,' in questo* caso ^ non è 
^iù tin beneficio della natura, ma gif asili sempre 
pronti a riceverne i tristi ' fritti 'ne sonò uno ddla 
dviìizraziotoe. ' * ' 

I Sa voj ardi trent'' anni sono non contavano nfelle loro 

montagne che un piccolt) numero di esposti^ cioè 293. 
Nel iSofr Ve lì* era 4i3. Si sarebbe tentali ài altri- 
buime la causa 'al 'rilasciamento de* costumi ^ se lo 
scrittore ' dal quale 'abbià'niò' desunto questo fatto, non" 
si fosse egli slesso data^ la -pena di verificare, che nella 
^stessa proporzfione erasi pure aumentato il numero dei 
poveri , onde siamo iudotti a accusarne lùeno l' im- 
moralità che l' indigenza. 

Negli anni disastrosi del 1709, e del i8i6 il nu- 
mero degli esposti aumentò tuli' a un tratto di 800 
in Parigi, e di ^^ooo nella Francia. 

Non si giudichi adunque la specie umana più trista 
di quello che realmente non è ; ritengasi che la mise- 
ria strappa almeno altrettanti bambini dal seno mater- 
no/ quanti ne allontana il libertinaggio. 



578 . 

Capitolo V. 

Della monaliti de* fancòdU ài Europa. 

... ......' 

Malgrado ì' iqt^r^H che io^jraQO i miseri esposti, 
e malgrado tqtle le .c^re, ^ lor ^^gono prodigate , 
io oesanQ luogo si è rioscila a.riilacne i^ m^ftalilL a 
livello di quella. di tatti gli altri 6giiiioli. 

.Per &nie coposcere la differ^nva, ci sembra coaa 
olile e nel medesimo tempo importarle il presentare la 
mortalità dei bambini in Europa dalla loro nascit^Ei si- 
no ai io aoni^ giusta! calcoli dei dotti che ^e i>e 
SODO maggiormeote occupati. 

Il sig. d'Ivernois, in uoo de' suoi scritti (1), Dota che 
se tutti gli stati compilassero aquualmeute un conto 
esatto delle loro rispettive pppolazioui, segnando dili- 
gentemente in una C9Ìonna particolare l'età precisa 
nella quale muojono i iàncinUi, gnqita colonna Jisire^ 
he vedere il merito relativo dei governi ^ e la feliciUt 
comparativa dei Iprp suddit^.. Questo semplice prospet- 
jto aritmetico ( aggiunge egli ) sarebbe for$e più con- 
cludente, cbe molli altri, argpiuenti di un^ aU^a specie. 






(i) Des pertes quo la revolution a causées au pew' 
pie fran^ais* 



379 
PROSPETTO 



I ( < , I 



J^ppresenianié la mortalità dei JanciulU in Europa 
daila loro nascici ai. ip anni* 



t i 



Perdita sopra loo. 

« 

Dalla na^c. Dalla naso, ^ Dalla naso* DttllaMasc, 
ad un anno a 3 anni a 5 anni a io anni 



> A • J 



Io $vÌK£ei'a. . 


ift.109 


1 


: 3q,i46 , 


.54,8;i 


Olanda. 


i^^a, 


20,4^8 . 


' 3l,f43 


36,/i4 


, .Ginevra • 


. i9»5o7 


!28*&ei 


35,319 


39329 


Parigi- .. 


3^1,087 




46,046 


. 5y,5of 




Pfov^i^ipa. 


Mf^^ 1 


58,997 


45,i85 


47,0114 


Pieuobiivg< 


> ^7'897 


.56,455 , 


39,598 


4^,974 


.Svezia . ... 


28,395 ; 


39,4^9 


44>9^« 


5o,o44 


..Londra, •: 


56,571 


. 5i),oo3 


45,000 


48,455 


BerJioo , .. . 


39,53^8 


47»35a 


48!,a86 , 


54,108 


Yieiuia .. 


45,694 




5a,929 


55,5^8. 



Se la mortaUtà de' bambini Sembra piccata io alcuni 
paesi 9 certamente non lo è ove più il un terzo dei 
nati ba già dovato soccombere prima ài contare un 
anno di vita , ^, in moki luoghi ne' inali la metk dei 
nati/muore prima di giungere all'etici 10 anni* 

lia oHM'te è aenza dqbbio un trifa^o che paga alla 
eterna i|np»ntabile v^olpn^à tutto <^ ^^ esista; ma 
Tnomp deve, egli soggiacerKi 4C0^ immaturamente? 
Caro a tutto quello che lo circoi^a» brillante 4i fre^ 
scheua , di grazia , e ài gioja , Ì pargoletto non co- 
nosce .ancora né il dolore , ne /k s.veotura. Inscio dei 
mali della yila j eg^ non invo^ centro di essi la fine 



I 
t 



S8o 

de' saoi proprj giprni| e la pace della tomba; pure, 
per Iqì più che di vita^ avvi probabilità di morte avan- 
ti che giunga ad accorgersi della propria sua èsisked- 
za ! Di questo commoventts spettacolo noo accasiamone 
la natura ; dessa è essenzialnieate conservatrice. Egli è 
r Qomp solo , ch^e co' suoi pregiudizj , colia sua igno- 
ranza, colle tae cattive 'abitudrai*, coila sua ostiaatez- 
2« a conservarle, distrugge T infanzia nel sao germe. 
Qiand' egli voglia ascoltare la ragione , e fkz ritorno a 
qtiiUa natura dalla quale si alloiitaiiaai frequentemen- 
te, quand'egli voglia reòdere'ad essai suoi diritti, al- 
lora- tutto si ristabilisce eome deve' essale, e questo è 
apparto ciò che -si osserva* nei paesi ,*óve'i progressi 
dei luni hanno dissipate W tenebre di molti errori. « 
• Simfkon stimava che in Inghilterra più dì -un quar- 
to dei hmbini .soccombesse nel p^imo anno. Dupré 
de SaiiuJytaur y trovava in Francia uu risultato pres- 
so a poco eguale, cioè che sopra tx^ooo nati , a capo 
di un annc ne morivano 6400 , e si riteneva per cet- 
to che la neik dei bambini allevati nella casa paterna 
moriva 4n Ii^hilierra prirfka che arrivasse^ ai Ire anni,- 
mentre che pr avere tale perdila in Francia te ae 
rìohiedevBOo s<tte, od otto.- 

Datibenlon ifingeivst il càlcolo più oltre; egli pen- 
sava cbeuB ter^o della specie umana si, estingueva- 
aveati il • pr imio ' i^no , e che la 'Sola mela arrivava a 
«Ito. Pn'ce, ed aM slappigHaronfo a'quesfà base, là* 
«pale era giuna pe la metà del- secolo precedente,' 
ma' non lo sarebbe «iù in oggi. . . • > 

Gli ultimi raggaagi su questo àrgomeiilo sono^ mol- 
to fìh favorevoli, k ihrigi, il ra{lpoHO delta morteli-^ 
th^àe" fauduBi dtfl 18 v al 182! <u ( per ogni ioo. )' 



38i 

Baila nascita ad un aotio di 18969. 
Oall0')na^|ci(a..a ite. anni dr 29^, 55» . 

Ds^Ia ^9cita ia cinque aooi .di 53> a8 

F/aalmeiite , dalla , Qjiseiu a. dieci anni. di S^, 27. 

La Uvola del sìg, Friediander ^ Compilala sopra dìec 
'aaol ('dal j|8o6 al. 181 7) presenta numeri ancor piìi 
bassi y : trovandosi di i|, 9 per la prima -epoca , . di 
^2, 9 per la seconda, di, 25, 3 per la terza >, fioàl- 
ij^eqte di 30, 4 P^^ i' ultima. > 

la luighiherfa^ le ultime liste di mortalità di Loodra 
(per gli anni i8i9, 1819, 1820, e 182 1, ) davano 
per termine, medio deOa tAortalità dalla: nasata ai due 
anni 26, 17— -a cinipie anni 36, 20 — > a dieci 40, 8. 
'Finalmente, a Pietroburgo il rapporto era nel 182 e 
di 4iy 1 9 pv quest'ultima epoca di età; ed a Berli- 
no, seconda il sig. Tùpke^ nel suo viaggio in Russia, 
pubblicato nel 1800 , ora non sard>be che di 27, 6. 

,La vita dei bambini è dunque meglio garantita da 
3o anni a questa parte. 

'Questi felici cambiamenti sembrano avere avuto luo- 
go principalmente nei paesi del nord. Quelli del mez- 
zogiorno forniscono appena sopra di questo soggetto 
alcuni riscbiarimenti de' quali si possa far uso; m\ 
dal po^o che ci è noto, egli è da credere, che non ebbe 
luogo alcun miglioramento su tate rapporto. \ Mila* 
no la mortalità nell' infanzia è ancora assai grande (i). 



(1) E conoscùaissìma m medici italiana ^ e dov^ehl^ 
esserlo anche a quelli delie atre naxioni, non ^JUs ad 
ogni ceto di persone la bella disseriazione del , signor 
Giacomo Ballexerd/^/Wemno, fatta tradune M frati- 



S8a 

A Padova y nel 1790, prima d( arrivate art Mtté ftiini\ 
di 100 bambioi morivano 4^. la Portogallo, ed in 
Ispagna, ove l'istruzione è b^ lungi dall'essere pe*^ 
netrata nelle classi inferiori , ove 'il popolo è ia* preda 
ad una folla di pregiudiaj y è di pratiche sapel-sti^io- 
se, che sarebbero solamente ridicole , se non fossero 
ben di frequenti funeste, egli è difficile che la vita 
de' bambini sia assicurata pici che akrove. Anche hi 
ciò si riconosce la tendenza dei po|)olidel nord al 
perfezionamento delle &coUà umane , tendenza M di- 
stinta , si reale y che separando col nostro pensiero gU 
abitanti del polo da quelli del mezzogiorno^ ridn sola- 
mente incontriamo in questi uUimi tutta la vivacità 9 
tutto il brio dello spirito , il vezzd , le! grazie dell' im- 
maginazione, e con esse tutte le arti , tutti i piaceri, 
ma troviamo altresì una specie di svogUate%za , di lan* 
guore d'animo, onde si rifiutano a qualunque lavoro, 
a qualunque sforzò -dell' intelligenza^ effetti naturali di 



' ■*■ 



cese in italiano, e stata coronata daìT Accademia 
reale dèlie scienze di Mantova nel 17712 perchè pie^ 
namentò soddisfece at seguehte programma dato dal" 
f istessa AccaderHia =: Quali sono le cause principali 
della morte di si gran numero di fanciulli, e quali 
siano i preservativi pi2i facili e più semplici per con. 
servare loro la vita. (Questo solo programma prova ad 
evidenza che da pia di mezzo secolo in Italia si Uena 
a calcolo^ e si ha a cuore la vita dei bambini ^ nò 
sarete difficile di fare constare che taU filantropiche 
soUecUudint non andarono sterili di lodevoli risidtath 
' • i ■ ' Br. 



385 

un dima , che accéiide i sènsi , ci ' 'tk servi dei pia* 
ceri, é prescrive in sc^ditò dgli organi afiaticati un 
necessaria ripòsa. Di tttaaò In mano, alf opposto, 
che i^ avviciniamo al nord, sparire reggiamo la mol- 
UzzA dei pae&r caldi. In corpi pi& robosli ai • osserva 
uno spirito piìt freddo, ma pi& fermo, tapace di 
maggióri sforzi per* sostenere la meditazione , la fetica 
del pensiero. Si trovano idee elevata, cognizioni prò* 
fonde , fìnatmente i lomi , le scienze , e la civilizza-* 
zione che ne è la sequela, e che migliora > e conser* 
va rnomo, quapdbchè le arti, i piaceri, e le loro 
pericolose seduzioni ^ Io snervano , lo invecchiano , e 
lo consumano nei climi caldi. Ecco perchè Parigi , 
Londra^ Berlino, e Pietroburgo (ammettendo sempre 
esaltezza nei calcoli ) ove si trovano riunite net pia 
alto grado tutte queste condizioni , sono i luoghi dove 
in oggi muore minor numero di bambini che in pas- 
sato. La loro fisica educazione si è migliorata ^ nutriti 
abitualmente dalle respettive madri , o per lo meno 
sotto i loro occhj , essi sono V oggetto più caro delle 
loro sollecitudini , delle loro previdenze , delle loro 
cure, ed a qi^este cure indefesse debbono la conserva- 
zione de' loro giorni. 

La vaccinazidtje preserva certamente i bambini d^ 
un crudele flagello, ma pare che sino ad ora questo 
presidio non abbia quell' influenza sulla diminuzione 
della mortalità ueir infanzia che da alcuni si è stabilita* 

Ed è poi si vero ,. che per conservare la vita dei 
bambini le premurose sollecitudini fan tutto, e poco 
o nuUa v'influisce il clima, che la Svizzera, e TO*' 
landa , cosi diverse di potizione e di temperatura j, 
SODO i paesi ne' quali ne mnojono mfeno. La spiega* 



384 

zione di questo ftttò^ già notato da Murdj si trOYe- 
rebbe ella aeir abitudine che hanno tMtte le madri ai 
pie' delle Alpi ^ come aalle sponde dell' Amstel , di 
nutrire elleno stesse la propria prole 7 Noi l' ignoria- 
mo ; ci limiteremo solamente a dire , che avendo pa- 
ragonata la niortalità dei bambini affidati alle balie 
con quella dei bambini allevati a Parigi , abbiamo tro- 
vato la. prima di 29, e la seconda di x8 sopra cent* 
nel primo anno di loro esistenza. 

Capitolo VI. 

Detta mortalità dei trovatelli e dette sue principali 

cagioni. 

Comunque fosse ragguardevole la perdila che si fa- 
ceva sullo spirare dello scaduto secolo dei bambini 
allevati dai loro genitori , o dalle nutrici cui venivano 
confidati (i)^ l'umanità avrebbe ancora onde applao- 



(1) Dai dati pubblicati da diversi scrittori , la mor'^ 
iaUtà deW infamia in Europa durante il secolo pof-» 
saio si può fissare nella proporzione^ seguente : 

mioimam masimam 

Dà o a i anno * . 19 .... 4^ i/^ 
o a 5 anni • . a6 i;a . ... So 
o a S anni . . 3o . . . • 53 
o a IO anni . • 35 . , « . 55 i/a 
Per tal modo , prendendo il maximum di questi nu' 
meriy sopra 100 bambini nati lo stesso giorno^ ne 
periva pia dei due quinti nel pruno anno y e pia deHa 
metà netto spazio di dieci. 



S85 

dirsi y- se la mortalità ckgli espósti si fosse ristretu 
antro qoe' limiti ^ ma dei poveri esposti ^ne morivano 
liei primo anno, sopra loo. 
In Pietroburgo , nel ì']iiS — ^o. 
Io Fiorenza , all' istessa epoca y -^ 4^* 
In Barcellona y nel l'jSÒ — 6o. 
In Parigi y nel 1789 — 80. 
In Dublino nel 1791 «—91. 

Dalla nascita ai 4 anni^ a Roma , a Madrid , a Dubli- 
no, ed a Parigi si avea una mortalità di 50| 62 ^ 
76, e 98 sopra 100. 

Basti il dire, che a capo di 20 anni, sopra 19,4^0 
esposti ricoverati nello stabilimento di Dublino non 
ne rimanevano in vita più che 2000, ed in Mosca, 
sopra 37600, se ne ritrovarono soli 7000 (i). Quale 
spaventevole distruzione 1 

Le guerre e le epidemie esercitarono stragi meno 
crudeli sul genere umano. Le sanguinose battaglie del 
Trasimeno e di Canne non citarono ai Romani che 
tre quinti delle loro armate , ed a tempi nostri i cam- 
pi di Marengo, di Ansterlitz e di Iena non videro 
soccombere che la sola quinta parte de' combattenti 
che li resero famosi. 

Nel 1348, Fiorenza desolata dalla peste , sop^a un; 
popolaiione di 120,000 anime, perdette i due quint 



(i) E singolare come i maschj nei primi anni / 
vita periscano più facilmente delle femmine. N^ 
spizio di Parigi si ricevettero (negli anni r8ao/\ 
e 1822 J 79114 màschi, ti 78I17 femmine. Def^ 
morirono a 238, e delle ultime i^5o. 

AuwALi. Fol XXXVllL 



386 

Marsiglia ^ Tolone , Moioa y straziate ieHo stesso ila-, 
gello netto scorso secolo , ebbero a perdere la prinui il 
quarto y. la seconda la metày e 1* ultima il seilimo de> 
gli abitanti. L'abbandona dei bambini adanque ,per 
parte delle loro madri y è per se stesso una cagione di 
morte più distruggi! rice dei due . più crudeli pagelli 
del genere umano. 

Ne si creda , che solamente ne' tempi a noi rimoti 
si ottenessero risultati così tristi. In Madrid^ nel 1817^ 
sia neir ospiaio^ sia nelle campagne, morivano 67 bam- 
bini esposti sopra 100 ; a Vienna, nel 181 1 'ne mo- 
rìvaino 81; a Bruxelles, dal 1812 al 1817, ne mori- 
Vano 79* A quest' ultima epoca , quell' ospizio poco 
vasto, maJc ventilalo ed insalubre fu trasportato in 
un altro quartiere della città , e d' allora in poi il ter- 
mine medio delle morti andò gradatamente decrescen- 
do , sì che in oggi non è più che di 56 sopra 100. 

In Francia , se eccettuasi la capitale , ove i lamenti 
e gli scritti di un picoolo numero di dotti e di me* 
dici filosoB, hanno svelato il tristo statò delle co» 
se, si è sempre ignorata qua] fosse la mortalità degli 
esposti ^ ed è ancora dubbioso se trent' anni fa si des* 
se premura di saperlo. In oggi, che T abitudine di 
trattare gravemente le Irivol^ze ci ha perdotli a pren- 
dere interesse per le cose serie, si conobbe che nel 
momento in cui scriviamo, presi insieme tutti i Dipar- 
timenti , ne periscono tre quinti ( 60 per 1 00 ) net 
primo anno della loro esistenza. ( Vèrgasi la unàa 
iabeila) 

Nel i8ai , si ricoverarono nei pii stabilimenti della 
Francia aS,9 16 esposti^ ne morirono i4>9to. E qui 
giova notare^ che i dati raccolti sul proposito dirno*^ 



jinnàU Univ. 






Voi XXXriII, pag. 386 



t nel 182.1. 



R d 



E. 



A- 



I 
Fiandra • 
Picardia . 
Normandia 
Bretagna. 
Poitou . 
Aanis e.Sant 
Gaienna e G 
Bearn e Navi 
Roussillon . 
Linguadoca. 
Provenza 
Delfinato 
Franca-Conte 
Alsazia . 
Jjorena . 



Mori. 



Prop^< 



Bambini. 



, I 



enlrati 
nell'anno 



,45 
870 

849 

1,1 IO 

48a 

299 

535 
36a 
657 
546 
486 

7^9 
954 
aii 



I 



8,665 



25,916 
>4,9'o 

57,65 



morti 

nel- 

r anno 



370 
465 
641 

534 
264 
193 
259 

l32 

3o6 
io3 
389 
320 

3-2 

4 

III 



4,457 



4,457 

664 
5,121 

59>o0 



Pro. 

porzio- 
ne 
per 
100 






49>^6 
55,21 

75,5© 

48,10 

54,77 

64,54 

48.41 

3646 

46,57 

39,76 

80,04 
42,16 
58,99 
52,60 



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587 
strano ,^ qaesta mortalità non aver a.vnto alcona reta» 
stone col variar del dima e della fertilità delle varie 

Sròviocie di quel regno. Infatti, dalla menzionata ta* 
fella si scorge massima e minima mortalità in provia- 
cie analoghe per temperalnra e fertilità , e vice 
versa. 

Nella stessa Parigi , la mortalità degli esposti , erte 
in questi ultimi anni quale poteva offrirsi nei tempi 
d'ignoranza, e di barbarie. In oggi solamente si per* 
venne a introdurre un nuovo ordine di cose più favo* 
revole alla loro conservazione. 

In fatti, si accrebbe il numero delle balie sedenta- 
rie, che è forse l'unico mezzo per sostenere queste 
deboli creature , alle quali ogni allattamento artificiale, 
non escluso quello dì capra, conserva rade volte la 
viia. ^ 

Si sono aumentati gli stipendj delle nutrici sino a 
otto franchi pel primo mese, e si è assegnata unare^ 
galla di ro franchi a quelle, il cui allievo sarebbe 
giunto all'età di' i5 mesi. 

Il servizio esterno , ha ricevuto una organizzazione 
del tutto nuova. 

Pel trasporto dei bambini in campagna si sono fatte 
costrurre vetture comode, ed adattate. 

I conduttori, e sotto conduttori , che erano nomini 
rozzi e villani^ e molti ancora avari e bricconi, sono 
stati rimpiazzati da a5 preposti, uno per ogni circon- 
darlo di prefettura , i quali , insieme con otto , o die- 
ci medici scelti nello stesso circondario sono incaricati ii 
sopraintendere alle batic, nella scefta delle quali si rad- 
doppiò di severità. AJla fine del i8ao si fece persino 
eseguire una ispezione generale di tutti gli esposti che 



386 

etisteTtno Disile cAmpagoe^ e si misero a profitto le 
rebuoniy e le osservazioni delle persone intelligenti 
che la praticaìrono. ^ 

E qai non tralasceremo di osservare , essersi trovali^ 
in quell'occasione, che tra 9,797 balie cai erano af- 
fidati 19,333 orfanelli (4^4^^ avevano passato i sei anni) 
'6374 possedevano casa propria e una vacca o una 
capra, particolarmente nella Borgogna, e nel Niver- 
nese , onde qaesti paesi davano il minimum di morta* 
lità, quandoché nella PicariHa, ove assai scarse sono 
le balie agiate, si avea il maximum. 

Avendo il Consiglio amministrativo delle case degli 
esposti interpellato diversi medici solle cause che avreb-. 
bero potuto determinare tanta mortalitJt in questa scia- 
gurata classe di viventi, ebbe in risposta^ che doveasi at- 
tribuirla allo stato triste in cui i bambini vengono por- 
tati negli ospixj ^ alle malattie de* genitori , di cui 
portan con seco nascendo il germe funesto , e parti- 
colarmente a due crudeli infermità che divorano V ia- 
fiinua, le afte cioè (i) e 1* induramento del tessuto 
cellulare. L*arte ha trionfato della prinfa , la quale, 
oramai non compare che di rado nell' ospizio. La se- 
conda, conosciuta solamente da ona trentina d'anni, 
mediante i lavori di Andrjr, e di Au^àj-^ sembra 



/i) Non Bisogna però concedere a questa causa 
§anta infliteaza^ tfuanio sembra eh* essa ne aMa. Dai 
1818 al i8sii la proporzione dei bambini affetti da 
mal venereo^ e che si irattavanò nelT ospizio di Pari' 
gi\ non era che la i3.« parte. A Lione ^ Fanno 9.^ 
^a la io.« * 



389 
attaccare pie particoltfrmeiite i bambini del popolo , e 
qnelH che si depositano negli ospitali", onde si ha fon-* 
damento di eredere , che gli stenti, la miseria, lo stato 
di sofferenza della madre che altera nel proprio sebo 
il Imtto della concezione, siano le cagioni •• principati 
di qaésta terribile malattia , ìa quale %tL resistito ai 
mezzi salutari, si direbbe quasi fino ad oggi. In&ui, 
sopra a5o bambini induriti^ avuti nel 1818 nell' ospi-> 
zio di Parigi, ne sono guariti 49 mediante i bagni di 
vapore , e la proporzione si è ancora migliorata negli 
anni seguenti , massiine dopo- ( dicono ■ i Relatori di 
questa Meinorfa ) che si sono introdotti i bagni- di sab^ 
bia per secondare i buoni effetti dei primi- (i). 

Fra il numero delle cause che determinano la pronta 



iM<. 



(i) Deìt induramento ceUulare ne parlò sino dal 
1718. Andrea Umbezio ^ scrisse parimenti su questa 
malattia U sig. Doublet nel 1785. Siccome poi da 
molti rispettoMi medici si risguarda come causa par-- 
ticolare di tale induramento U freddo atmosferica^ 
con noi rimettiamo il lettore off opera <f Edwards: De 
r iuflnencie des agens physiques sur la yie^ là ove 
parla dtìtiiffiuenia del freddo considerata specialmente 
nella prima epoca della vita, (Ved. Tom. XXXV 
pag. 4i4 ^ ^^* di questi Annali, ) Del resto, chi co- 
nosce le beUe Memorie lette dal nostro ceMemìno 
prof. Paletta alT Imp, R, Istituto del regno Lombardo-* 
Veneto^ avrà rilevato quanto sia scarso il numero 
dei bambini che ora periscono per induramento cel* 
talare nelT ospitio /di Santa Caterina di Milano , cu' 
rati secondo le prescrizioni del suUodato prcfessor§. 



i 



3go 

perdita di queste sgraziate creature , tuoUì anno- 
verare cen ' Malthus V applicasione ai lavori meccaoici, 
contioaata per molte ore io no età.aocoMi troppo te- 
nera» come sì osa a Pietroburgo ed » Mosca. Nel- 
Y ospisio degli orfanelli di Parigi i lavori sono sempre 
fiati miti; attualmente sono ansi tolti. E difiatti, ia 
questo siabilimento non notasi che una assai tenue 
mortalità. 

Finalmente » un ultimo fatto che sembra il più im- 
portante f seppure non è la sola e vera caura di questa 
sorprendente mortalità , è la dilficoltà che incontrano 
gli esposti di sostenere la loro prima età lungi dalle 
cure della madre. E di vero , come si potrà prestare 
ad essi quelle tanto preziose, e teneri sollecitudini | 
che tutto possono conipensare, e da naìia essere com- 
pensate ? Come supplire a quel calore del materno 
seno > a quella specie d^ocubazione, la cai azione 
quanto non è conosciuta, altrettanto è certa ? E che 
può asserire quali rapporti intimi, quale simpatìa se- 
creta si formino tra il figlio e la madre , quando 
questa stringendolo al seno ,■ ed alimerlandofo col pro- 
prio latte, comunica a lui il calore e hi vita? 

Il lafte di donna ha, dopo le care ed il latte ma- 
temo , un immenso vantaggio su qualunque siasi artifi- 
ciale nutrimento che somministrare si vaglia al bam- 
ÌNuo. Egli i un assioma , che sotto qualunque loogi- 
tudiae, ed in qualunque stabilimento non aaamette 
vestrizione alcuna s essere la mortniHà degli esposti 
fiegU Ospizii in ragióne inversa dell* arrido dalla, cam" 
pagna delle balie destinate a nutrirli. 

Bisogna concludere, che sino ad ora nessona prc* 
cauzione, nessun metodo ha. potato in alcun paese riu- 
scire a contenere nei limiti ordinar] la mortalità degli 



i 



$91. 
esposti. Io Francia, con «na $pevk aiinita di ciita ud 
milione, e dnecento mila franchi ^ sopra mille esposti 
non si ottenne di farne pervenice all'età di iià anni 
che': ; isa : operài i •miglioratnenti efficaci .messi im 
opera io ^oeiti ultimi anni , hanno già. prodotto, on 
aeustbile effetto, poiché il mimevo .«sedio .degli or* 
frnl' usciti di pensione a lU ;anni . fu Mìei. ti%iioio 
i8i6.,' 1817 e 1818, di S5i,ie negli anni 18210^ 
i8ai. e 18'ja ascese a 74^. Tatuo successo de^^^ farci 
sperare ,. che ^ sforai riuniti dell' amministràaipn^ d^ 
g4i ospiij » dèi medici coosegniranno riauliatji «sempre 
maggori in avvenire. :. . t ..,,,. 



f t 



G A AI v-q L ó '..VII.: 



Il* I 



DeSe 4suce e ddT educazione che ricevono ^ esposti 
' od orfani nei diversi stabUimenti di Europa^- . . 

'Nalb siedale degli orianelii di^^Hala , fondato- dal 
rispettabile dott. Frank , si studia di s volgare per tèm^ 
pò rindintnione alle arti^^ io» alle sciense. Nel caso 
contrario , ili iancìnUi, compiute i4 anni , vengono con-* 
segnati alle lóro fiimigfie.- Per una lodévole previgfen** 
jBa , ben degna delU». spirito veramente illuminato dei 
fondatore , si ' è formala . in quello stabrlimento un» hU 
Mioteca che contiene fpiti di aok>oo^ Volami^ e i5,oaii 
stampo, la più parte' rappresentanti l' immagine ' dei 
più celebri letteeati»' 

A Madrid) i -£indiullf abbandonaci non sonò pvnto 
privati di' oa edncaaioae liberale; Il> pia di loro ;si de^ 
dka agli smdj teologici, e la Spagna ne ' conta qual* 
Mae fra i suoi «più abili- doUfrif^ " 



59« 

Neir ospizio. di NapoU, diiamni^ V Albèrgo dei pa* 
varif 8i iDsegaa ai gtovaoi orfaoeHi a legare , ed a 
icrìvere, come pure i principj del disegno, e i'arit- 
netica. Vi si aggiunge lo stadio delia ipusica. ^ D*4iU 
fronde, nelk* ospizio sodo scuole da calzobj^, lessitore^ 
•attore , fabbroferrajo ^ ed ^ qui che si fabbricano lo 
cartelle degl* acciarini per servizio della tnilizia. Avtì 
altresì una manifattura di coralli , una sta^iperia , una 
iobderìa di caratteri Quegli orfanelli che si distinguo- 
no io un* 'arte o professione, seno esenti dal servire 
Bell* armata ; non restano però sciohi;dal * servizio in* 
temo dello stabilimento , del quale A ior affidata ■ la 
custodia. Tutti i giorni , a ore fisse sono esercitati nei 
cortili al snono di musica guerriera. 

A Mosca, i due sessi hanno un quartiere separato, 
e ciascuna età riceve una conveniente educazione. L' i* 
stmzione degli orfiinr abbraccia tutto ciò che un cit- 
tadino deve sapere. Quelli coi la natura non fu troppo 
larga di doni^ iostruiti nei primi. elemeoii dd éalcblo 
e del dbegno , iniziati nelle arti meccaniche , e iicl- 
1' arte di coltivare i giardini , sono resi pec: tal 'mod^ 
capaci di lavorare iù una. manifattore, iti una fabbrica, 
o di andare a servire qualdie ctltadino. Le cogoiaioai 
più elevate y le oMteoiaticbe , la geografia, la scrittura 
doppia, la soieoza del commercio^ ^soo riservate a' co- 
loro.^ che pee. le» ^oro •' felici, ^lisposizioni meritano idi es- 
sere mandali uall' Univeositb di Mosoa , od all' Accade- 
mia delle arti di Pietroburgo. Il . .reito è distribuito 
nette- officine deli' ospito jcIm mantengotoo cil^ca ' 5ooo 
0|ieraì , qna^ tutti orGinelli. Regna un 'Ofdine , uha 
diligenza, nna- sorveglianza somnsA in* qod vasto M^. 
bilimentOy il quale occapando'iiila lega in circonifereoat 



SgS 

è ano' de' piti mdgniliet ài Mosca, ed odìre l* imma* 
gìne ^ tfna piccola Gttà. Molti padri che temono di 
non potere allegare iloro figlinoli, li affidano a quello 
stabilioieoto , x>ve sono sempre ricevali , si di giórno, 
che di notte. 

Ecco alcuni passi del regolameoto di qnel grand* Ò* 
spido, senza riportare i qnaii difSciknente si potrebbe 
prendere un' idea dello spirito che lo ha dettato. 

«. Una legge generale di qaesta Casa ( dice ano Sta* 
« tato) è di lasciare che alberghi io tatti i caori' la 
« naturale arllegrìa , mediante la libertà delle fanzioni 
« dell'anima. L'essere sempre e allegro e Contento, V im- 
« parare piii con piacere che con ripagaanza ^ è il 
a mezzo sicoro di mantenere il corpo tono, il cnore 
« baono , lo spirito vivo , e pieghevole. Tutti quelli , 
«t che sono incaricati delle onorevoli funzioni di Padre^ 
« e di Madre sopra gli orfanelli, devono prefiggersi come 
a scopo principale y di inspirare loro la sensibilità /di 
« fermare loro un baon cuore, di dare loro dei co- 
« stami puri , e di elevare la loro anima con racconti 
« di azioni nobili , e virtuose. Soprattutto , essi - non 
« devono giammai perdere Y occasione di far loro co- 
« noscere i vantaggi di^ll' onore , la nccccssità , è l' ti- 
« tilità d'essere uomo dabbene. fCap. .9) ». 

Un altro Statuto si spiega come siegue : « Il Regi- 
« me (l'Amministrazione) qual buona e tenera ma« 
« dre, che non vede senza dolore allontanarsi da lei 
« qoelli che le costarono tante pene , tante care , e 
t tante sollecitudini , riterrà la più gran parte degli 
« allievi perchè si dedichino alla Casa. Essendo suo 
« desiderio che densi conservino per tatta la loro vita, 
« ed iospìrino ai loro figliuoli i buoni costanoi ch'essi 



« §o€cbiaroBO col latie^ « i. booni principj de'qoaU 
« sono «tati imbevati, V AoinuDistradoiie «merebfce che 
« I §iovaQÌ««i sceglieMerQ a prefereoKa per. ìapose le 
« laro aorelle d' adozione* YenticHiqae rubli di dote 
« aaraoDo dati alla sposa , ed altrettanti aHo sposo ; 
« aTranno alloggio nella casa , e lavoreranno per pro- 
ti^ prie conto. Nel caao poi che i voti< deir-Ammini*' 
«strazione non veoiaserp esauditi^ eika riserva .ciò 
a nnlla di meno delle ricompense per quelli cbe se 
« ne renderanno degni. Per ciò , qualunque allievo 
« dell' uno o dell' altro Aesso , cbe avendo passato 
e qnalcbe tempo fnori dello Stabilimento , - riporterà 
« nn certificato onorevoile dalle persone che lo avranno 
« impiegato, . riceverà la stessa ricom|)ensa..(Cap. 5) ». 

Ma, di questo Siabilimenlo lo Statuto pici degno è 
quello cbe diciiiara. liberi i fanciulli ricevuti in esso , 
senza che alcuno , di qualunque qualità e condizione 
egli siasi I possa zneoomamente ledere la loro libertà. 

Diceai , che in Ispagna la legge i, non meno benefica 
cbe in Russia > <:ancelii là m^icobia della nascila degli 
esposti, considerandoli come figlj di. Il4>biii , e quindi 
come Nobili egKno stessi Se qoeslo &ilo è vero , ba- 
sterebbe egli solo per dimostrare la differenza di ca* 
ratiere I e di costarne che distingi^ questi, dne paesi^ 
ciascono alle due estremità dell'Europa. .Io ttno sì è 
concesso agli- orlaneHi ciò che un popolo schiavo ri» 
guarda Come il, bene più prezioso , la libertà; neiraK 
iro^ ciò cbe una Kaaione altiera maggiormente slima, 
cioè la Ilobiltà. 

Neil' Ospito di Londra y pcima di amnieHere «n fan- 
ctnllo' si sottopone a certe lormalità / 4iie non si esi* 
gono ncUb maggior pbriei di CoosimiK itabiUmeali trììe 



895 

altre capitali di Eurapa ^ ove l' abbandoni» è la sola 
condizione per esservi ricei^ato. Bisogna ptih ritenere^ 
cbe la casa degli esposti di Londra non i HHeremente 
mantenata dal Governo , che i suoi pripni. fondatori 
fiirooo semplici cittadini , i qaali convertendo nua parte 
dei loro averi in questo nobile impiego, poterono mo^ 
slrarsi caritatevoli a certe condiaioni , temendo priofiì-« 
palmenie che la facilità di gioire di una beueficenza , 
ne potesse esaurirne la fonte. La carità che accoglie i 
bambini esposti senaa eccezione per ciò solo eh' eglino 
perirebbero , se dessa non aprisse loro il suo seno , 
sente certamente del generoso e (deli' edificante;, quella 
che prescrive a se stessa dei limiti insuperabili , ha 
^nalche cosa di più severo^ ma altresì di più morale. 
* I nati da illegittimo commercio sono ricevuti a pre« 
ferepza degli altri nell'ospizio 4i Londra, principalmente 
quando lo stato infelice della madre , e 1* abbandoBO 
bene comprovato d^ padre, fanno una legge di am- 
metterveli Si prendono iuforma«ioni sulla condotta 
delia inadre , si procura di venire in cogoiaione se il. 
suo errore fu> figlio di un momento di debolezza, pinti- 
tosto che del libertinaggio^ e se milita la prima cir-» 
costanza, tenendo secreta la donna^ prendendosi cara 
del figlio , si- spera procacciarle i mezzi di procurarsi 
una condizione onoratacene! medcjiimo tea»po . che si 
cerca di evitare IVincon veniente di soccorrere e incòn 
raggiare la prostituzione. ^ 

Si ricevono pure in quest'ospizio i figli legittimi 
ridotti in particolari circoitaoze,. e tutti i bambini tU 
coverati vengono poi consegnati a delle nutrici domi*» 
ciliate 3o , o So miglia lungi da Londra. A due mesi 
eooo tatti vaccinali, ed a cinque anni ritornano allo 



3o6 

ftabilimente* Si daoQo loro i primi prio€Ìpi di una 
Mtmsioae eleineotare , si insegna loro a farsi i propr} 
abiti, oowa pare diversi lavori. I più atiempati ve- 
stono i più piccioli ; coltivano il giardino, si assetano 
a diversi senrisj della casa, ecc. Le figlie si .occupano 
deHa cacina, delie biancherie. Desse fanno i paanilini 
dei bambini che sono, a balia. Nelle ore in cui sono 
libere da queste occupazioni , si dedicano a lavori fem- 
minili , eh' esse vendono per proprio profitto. Va 
cibo sapo , abbondante , una sómma polizia , nn go- 
verno dolce , paterno , conserva a questi £Eincialli la sa- 
nità, la forza ^ r abitudine dell'ordine, e la conten- 
tezza che ne sono la sequela. Eglino sono felici. 

Giunti all'età di i4 o t5 anni si mettono ad na 
mestiere, e le domande dei mastri-operai sap^rano^ 
ordinariamente il numero degl' individui che si voglio- 
no collocare^ 

Al garzone si dà fina Bibbia, ed una copia delle 
preghiere religiose che si usano nell' ospizio. Un' dtra 
copia si consegna alla persona che lo riceve, q|ii s in« 
giunge di educare il suo allievo in modo che riesca 
religioso , buon inombro di famiglia, e buon cittadino. 

Le figlie .non si affidano giammai ad nn uomo , che 
oon sia ammogliato , anzi si esige che la moglie dia 
il suo assenso. Quando, per' un motivo qualunque, 
le figlie ritornano all'ospizio, non si permette che 
convivano colle compaghe che non uscirono giammai 
dalla casa. Blariundosi, l'Amministrazione dà loro un 
corredo, e duecento cinquanta lire dijdote..In Fran- 
cia, r Amministrazione si . limita a far loro imparare 
un mestiere , il che è, certamente lodevole , poiché un 
«estijore la vivere , ma ima dote rende più &cile il 



trovare uno «poso , e soccorre alin diigrazia della uà- 
scita se Qòn può ripararla del tuUOi^ Da ciò avvenne, 
dice il sig. De Chateauneuf, che nello spazio di due se- 
coli/appeoa si è veduto in Francia alcuno di essi trton- 
fiire della disgrazia' della loro nascita, e giangère ad uno 
stato onorevole. Se ne possono tatt' al più .dtare Ire, 
e sono chirurghi che -fi distinsero nell' arte Ioro.-7%ie- 
baut, che fu chirurgo primario ^eir Hotel Dieu, Mar' 
tinet che lo jfu della Pietà, e Gérard-le Roi <i). 

; ^ • 

/ 

(i) // ^ig". De-Chaieauneuf fi* &7g7id tfcremen/a del si- 
stema di istruzione adottato in Francia per gii esposti, 
ed ,ammettendo come un fatto che di questi fanciulli in 
Italia ( cioè in Napoli ) si formino dei musici ^ in 
/spagna dei^ sacerdoti^ ed in Russia dei personaggi 
capaci di coprile le pia distinte cariche dello Stato , 
non sa concepire come la sua nazione, ad esempio 
delle tre sopraddette meno civilizzate, non si dèter^ 
mini a dare agli orfanelli quella educazione che po^ 
trehhe convenire alle loro individuali capacità intellet" 
tuali: vorrebbe quindi , per esempio y che in ciascun 
Collegio reale , o comunale di Dipartimento si riser- 
bassero delle piazze per essi lóro { ecc. * 

Premessi i nostri ringraziamenti al sig» De-Chaleaa* 
nenf per V onore che comparte a questa nostra Italia^ 
giudicandola per incivilimento al disotto della FranciA 
ed a paro della Russia ^ ci facciamo a riflettere'. 

1.^ Che la città di Napoli non costituisce F Italia, 
e che questa nazione senza di quella capitale fornisce 
ogni anno i5 o i4 ft^ esposti od orfani dei quali 
eertamente non cade in pensiero di fame dei musici. 

2.*^ DalT istessa descrizione che ci diede il signor 



398 

Versuche neber den Ueb^rgang *yon Mate* 
rien in den Harn. Sperienze sul passag^ 
giù di diverse materie nelV urina ; del 
doti. WoBLRER. Memoria coronata dalla 
Fùcólià di Medicina di * Heidelherga. 
( Zeitschrift (ur Physiologie. Erster und 
Zweiter Band. Heidelberg 1824)* 

ersaasa la Facoltà di medicina di Heidelbergay che 
da esatte, sperienze intorno alle sostanze che dalle prime 
Tie passano nel sangue e da quésto uell'orina , possa ve- 



De-Cbateauneuf deW Alberga dei poveri di Napoli '^ 
risulta c^e in generale eglino sono destinali al servii 
zia delF armata^ e a professioni meccaniche^ qua^un^ 
que fra gli articoli della loro educazione siavi, forse 
solo per alcuni f e per uso della milizia , f insegna- 
mento della musica, 

3.^ Non jcrederemo giammai che di id,4oo espo* 
sii. che annuabnenie si ricoverano nei pii stabilimenti 
spagnuoli se ne facciano del maggior numero dei sO' 
pravivefUi idonei tanti ecclesiastici , d^ onde ne verreh- 
he che il clero spagnuoloy per numeroso eh* egli siasiy 
sarebbe (Composto per la, massima parie di orfani, o 
di bastardi: è forza quindi supporre che il sig. De* 
Chateann«ttf abbia attinta questa notizia allo stesso 
fonte che a lui somministrò la.bajat che gli esposti 
fn ispagna siano tenuti nobili, e che le orfaneUe si 
iacciano passeggiare processionalmenie in Barcellona 



399 
sire ilio»trata lat digeitìoné e par anco V ematosi , e 
cooscia d' altronde dell' iasufficeaza delle osservazioni 
e sperimenti fin qui praticati sull* argomento , avea 



onde presentare ai giovinoai la bella occasione ài 
gettare il fazzoletto a quelle di loro ch'eglino si 
scielgono per isposa, 

4.^ Se solamente nel grande ospizio di Mosca si 
trovano circa ^4 000 operaj ifuasi tuui tolti dagli 
esposti y conviene supporre- che di (Questi se ne destini 
alV Università di Mosca, ed alT Accademia di Pietro- 
burgo un numero assai limitato y e sotto molte restri- 
zioni f a noi ignote , e forse allo stesso autore . della 
Memoria. • i- 

1 voti poi del sig* De-'Cbateauoenf non potranno 
giammai essere esauditi né in Francia , né in altri 
Statiy e se lo venissero sarebbe un inconveniente. Per- 
che, non soverchiando ordinaiiamente le rendite de^ 
stabilimenti destinati al ricovero degli esposti. , ne ver- 
rebbe che la spesa colia quale se ne intrattenesse so- 
lamento la decima parte in una carriera civile y e 
saemificay assorbirebbe i mezzi di ricoverarne altri 
tre decimi y od almeno impedirebbe di mantenere bene 
la comunità dei già esistenti. Oltre di ciò, sarebbe 
assai malagevole la scelta , poiché ognuno sa quanto 
siano fallaci gli indizj dai quali si giudica della cor 
pacità dei fanciulli a riuscire n^ sciente , e nelle 
belle arti. Off/irebbe un motivo di malcontento a 
tutti gU esposti che sarebbero esclusi ila quella scella , 
ed un oggetto di generale mormorazione , massime 
ogni qualvolta si presentasse il caso y assai facile y che 



/ 



4oo 

messo al cotocorso il quesito . di determiiuure : qn^Ii 
sosCaiise iolrodotle nel corpo dell' aomo je degli am- 
maliy sia per la bocca , o per altra via, passano 



im orfano destinato alla carriera scientifica riuscisse 
un ignorante, inianto che un altro destinato alT eser* 
cixio di un arte meccanica dasse prove di suscettività 
a fare progressi negU stadf. Sarebbe pòi ingmsto it 
conferire piazze gratuite nei coUegi ap^t esposti per de^ 
Jravdarne ijigìf di padri benemerài dello Stato, e 
della società , dei quali non ne mancano. Se da un 
canto il fihsùfo non fa disUnùoue tra fi^io e figlio^ 
la giustizia goyemativa esige di bem^ksare nei figU i 
padri y forse estinti ^ od immiseriti pel servigio della 
nazione. EgU è un grave errore in politica riservare 
per le arti meccaniche solamente gli stupidi, ed i 
poveri £ ingegno^ A questo pregÙMUtio^ ed a quello 
che r esercitti^re tm mestiero non sia una condizione 
onorevole / devesi tif^anua in cui si trovano ancora 
ogiggiomo le arti e le man^auure presso alcune nor 
zioni, intanto che formicolano di miserabili, e di igno- 
ranti laureati f i quali ^ dopo essere stati mantenuti 
agU studj con improbi stenti de* loro genitori ^ si di' 
sputano tra loro con disdoro, ed accanimento, i mez- 
zi di guadagnarsi la giornata i un ciabattino. 

Finalmente, lo scopo unico che deve prefi%g&rs£ 
chiuìlqtie sostenga t incarico di formare degli uo- 
mini, è quello di metterli in tale condizione per cui 
possano nel cono della loro vita godere della massi- 
ma felicità concessa a ragionevoli mortati. Ora, si 
ponga jda un lato ttn uomo dotato di un buon fisico. 



4^è 
nella vescica ^ e qoaK dedutioni èì possono ricavate? 
L'accademia avendo coronato' k Memoria superiora 
mente enunciata , noi creduto abbiamo doteme ' dàrt 
ampio ragguagliamento /come di cosa che non inte^ 
ressa tanto il fisiologo , quanto il medico pratico.* 

La Dissertasiooe è divisa in due parti. Nella .prima 
r autore riporta ie spenenze ed ossenraaiónt fatte dà 
altri e da es^o lui snl passaggio dellelsostanse nell* orina; 
nella seconda , propone le considertizìoni e conclosioDi 
eh' egli ha tredntob poter dedurre - dai pitaticatr spe- 
TÌmenti. 'Per isbùÈare in qualche modo V imperfeeione 
del suo lavoro, i(:dott. /F'oe^r ric<irdale molte dif- 
ficoiià che offrono ìe spèrienze di questo genere. Non 
si pttb farne , die' egli , che pochissime su di se 9tes*> 
so y e generalmente , sull' nomò , attesoché , per gioìt'- 






onesto , e che possegga bene un* arte uide , o necessà^ 
saria alla società ; e si ponga dalt alifo lato t uomo 
dottò y p quello che appartiene al ceco civile e distin- 
to f e si vedrà ove preponderi la libertà , P oBegria^ 
il disimpegno y F indipendenza e la felicità. 

Concludiamo adunque , che ogni qualvolta gli orfa' * 
ndUy od espostiy verranno edkvati in modo che possano 
riuscire uohuni saniy robusti y oneui y ed ai possesso 
di un* arte anche meccanica y e che nello stesso tempo 
si procuri cancellare' dal popolo T idea et ignominia 
eh* egli attacca a questi infelici y si sarà provveduto 
al massimo loro bene y saMnno pienamente adempiti 
i doveri che impone F^unupiitày e sard fatto U mag^ 
giore interesse dello Stato. 

Br. 

Ahhali, rol. XXxhlT. a6 



-• 



4oa 

g0r« a maluueoti «icari è nettieri porgete le -so- 
scanso a si alte dpsi.» che la .pjìi. parte eziandio delle 
pih ÌQiiQce4ti diveotapp in' air ora capaci di prodarre 
efletti fiinesti* Per la flessa ragione non si pa& cavare 
gran partùo dai malati negli spedali Non rìmaoe 
adanque ahro ripiego die sperimentare sagli animali, 
Isa i quali i cani sop quelli che offrono il. pih di co- 
modità. Se non che la facilità colla quale vomitano tutte 
k sostanze a cui il loro stomaco e il loro organismo 
,nen scjio assneffati, fa si che le spefrienze tentate su 
di essi siano spesso diiEcilissime , e «escludano graa 
.numero di corpi , segnatamente la più parto delle pre- 
parazioni metalliche. L'autore disapprova Teq^edienre 
iiemaiie d'impedire il vomito colla legatura dell' eso- 
fago ^ coliffato procedimento dovendo di necessità trop- 
po altamente perturbare le funztoDÌ digestive , per po- 
ter concfaiaderè^ dai risnltaiiieod ottenuti sono tali cir- 
costanze y quello ch^ -succede nell* animale in istato di 
salute. Oltre di cij», ia prudenza richiede di astenersi 
dalla più parte delle sostanze già esistenti nell* urina ; 
dappoiché 1' estimazione approssimativa del soprappiù 
della loro quantità darebbe un risultato incerto. Nei 

#saoi esperimenti V autore faceva inghiottire ai cani le 
.materie che intendeva sperimentare miste cogli alimen- 
ti^ e stava osservando se vomitavano o orinavano. U 
mezzo più sollecito e meno crudele di dare la morte 
ai cani, è, a senso del dolt. FToehler^ l* avvelena- 
mento coir acido idrocianico ^ però coir avvertenza 
di legar l'uretra e il collo della vescica tosto dopo 
la morte I a cagione che qnesto veleno inducendo sem- 
pre prontamente la paralisia generale dei muscoli ^ le 

. materie alvine e le orine non mancano di tosto uscire.^ 



4o3 

L' astore sperava in falle prioie di poter raecogKere 
ToriDa, nelle cfgoé, col mezzo della siringa > senza 
aver bisogno di uccidere !' animale; ma non gli è mai 
tìujcito di infrodnrre il catatere nel!' uretra. Peri egli 
«vea gik praticato gtan numero di sperienze, quando gli 
V venne trsf le mani un cane cbe pe' suoi fini avea il 
prezioso vantaggio di lasciar V Orina allorché gli si 
faceva paura. — Kispelto alle osservazioni €eglt antichi 
ani passaggio delle sostante neir orina , l'amore ha 
scelto di non ritèrime che poche di ben avverate. Gli 
antidii aveano troppo scarse cognizioni sulla composi* 
sione chimica del li()aido orinoso> e la loro immagi* 
nastone creava i concetti più bizsarri sa ciò che avea- 
Do osservato , per poter citare come aatorìtà tutti j 
Atti da loro narrati. 

* § /. EspiaiEUZE •— \^. Sostanze che passano nel* 
F orina. '^^ a. Sostanze introdotte daW estemo nei' 
corpo. -^ I. Aostame semplici e composte inorgani€hem 

i.^ Iodio. Da assai tempo l'autore avea scoperto 
lacilmente l'iodio nell' orina, di no giovane .cane, al 
quale > per liberarlo dal gozzo, fiiceva pigliare pici 
grani al giorno dì questa sostanza sciolta neU'dlcoole. 
L'animale orinava spessissimo*-, il che poteva dipen* 
dere non tanto dalla virth diuretica dell' iodio , qaaa* 
lo dalia sete che accendeva il rimedio. In &tti , il 
cane beveva assai , e sotto l' inflaensa di una sover- 
chia quantità f iodio diioagriva di tutto il corpo nel 
temipo stesso che il gozzo andava appiccinendvsi. Lo 
iodio esisteva nell' orina nello stato di acido idriodico, 
poiché P lonido non tingevasi iir azzurro in questo li.- 



j 

i 



4a4 

qoido te non quando if aggiUDgeva un corpo che to« 
gUeva V idrogeno all' iodio. Il doro era meno conf»^ 
ccvole a tal proposito , per la ragione che un leggiero 
ccceMQ» di questo corpo convertiva V iodio messo a 
nudo in apido iodico, il qbale pure non reagiva punto 
•uir amido. Il mézzo che all' autore parve sempre il 
migliore , fu d* iatroddrre nell* orina un pò* di cloratp 
di potassa con dell' amido , indi di farvi cadere con 
precauzione una goccia di acido solforico o di acido 
idroclorico ^ il pih delie volte in pochi minuti V annido 
cominciava a colorani di violato. Ad una cagna , che 
allattava » si fece mangiare del pane che conteneva 
quattro granì di iodio sciolti nell'alcoole. A capo di 
cinque ore si uccise uno de' cagnolini. £ , col processo 
testé menzionato /,. si riconobbe la presenza dell'iodio, 
non solamente nel latte rappigliato contenuto nello sto- 
maco, ma ancora^ e in modo chiarissimo, nell' orina. 
Questa speriènza prova adunque il passaggio di questa 
sostanza nell' orina e nel latte. Tiedmann e Gntelm 
hanno trovato T iodio nell' orina di un cavallo, coi 
areano fatto trangugiavo un' oncia di idriodatoiodurato 
di potassa sciolto nell' acqua. 

u.® Carbonaii alcalini. JBs^endo gli alcali uno dei 
principali rìmed)* contra la iormaziobe dei calcoli di 
acido urico , si è avuto spesso occasione di far osser* 
vaziooi sul loro passaggio nèll' orina. Mascagni, che 
prese egli stesso per qualche tempo una dramma al 
giorno ài carbonato di potassa, per. on'affesiooe cai- 
colosa da coi era travagliato, vedeva che la sua orina 
non tardava a divenire alcalescente. Brdnde dice ayeiv 
la trovata alcalina a capo di iei mitouti in un uomo, 
che avea inghiottito , con te caldo dtfe dramme di 



<# 



4o5 

* 

carbonato di soda sciolte neir acqua. Bostùdi iocooirò 
ForìDa alcalescente^ é che .facera effervescenza cogli 
acidi.y in un infermo che prendeva ogni giorno due 
oncie e mezzo di carbonato di soda. FFTiUt , citato da 
Marcet\ assicura perfino che in 'seguito del lungo nso 
degli alcali , V orina se ne carica al punto di esser ca<- 
pace di sciogliere f acido uricb. U.autStfre ha creduto 
superfluo citare altri fatti. La cnlce e la magnesia in- 
'contrandosi già nell* orina normale, nulla si può dire 
di cèrto intorno %\ passaggio di' quésti' corpi 'nel' liqui- 
do orinoso^ ad onta delle molte speriente praticate su di 
questo argomento. 

3.^ Idrosolfato di potassa. Fu giii osservato dal 
Qarnet che la carta imbevuta' di soluzióne di ucetuto 
di piombo si tingeva in nero dall' orna degli ammalati 
che pigliavano internamente del fegato di solfo. A oip 
cavallo si lece ingollare -la soluzione di una libbra di 
fegato dì solfo! Ucciso quattro óre • dopo^ T orina in- 
dicava manifestamente la presenza dell* alcali ai reatti- 
vi , ma non esalava T «odore dell' acido idrosolforic^. 
Versandovi dell' acido idroclorico si vidde sprigionar- 
ti una quantità straordinaria di acido carbonico , cou 
nessun odore epatico. Però , stendendo suU' apertura del 
vaso una carta imbevuta di soluzione di piómbo , st 
notò, a eapo di alcune ore > che la carta era 'divenuta 
afifalt'ò nera. Versata in seguito una • soluzione d' idro- 
clorato di barite in quest' orina mista di acido idro- 
clorkóy' si fi>rm^ un precipitato aM^ondante^ il* quale 
-lavato -con acido idrocloricò, per privarla del fosfato 
'di ' barite , e , ben prosciugato «, riscaldato in un tubo 
di vetro, diede per suUimasione dello solfo di una 
certa purezza^ il. quale proveniva «daMa scomposizione 



4o6 

efletiaaU MY acido idroclorico del ^g/Utfì di soUo co^r 
teouio neir orina. Il residuo^ dell' operaùpoe era sol- 
ato di JMirite poro ^ il. quale , calcioato ^ yioleotemente 
eoo carbQoe, si converti in solfuro di barioo). . Que- 
sta sperieiua dinaostra che T idrosolfato di potassa pas* 
sa neir orìoa» 4o parte senza scomporsi , ma a qnanio 
pare, la più gran parte coiivertito in solfato ,di po- 
tassa. '^ Il .cagnodio che lasciava 1' orina allorché gli 
fi faceva paura j- trangugiò qcigU. alimenti una dramma 
di fiori di sol£>9 A. capo di tre ore , si raccolse |Ia 
aaa orina ^ e »> aggiuntovi lyn pò* d* acido idroclorico, 
si coopri il vaso con carta bagnata ja una soluùoofB 
di piombo, Non erano scorse Ventiquattr^ ore, che la 
carta era. bensì legg^mente, ma in modo sensibilie 
/ annerata. Egli pareva che. questa urina xonteneMe 
|McÌQCÌpaloientO ua^ quaotità straordinaria di solfati. 

4* Cloralio di potassa. Uo giovane caoe^ di piccola 
statura ^ . pr^se una dramma .di clorato di potassa. 
Ucciso a .capo di quattr*' ore j. dopo che avea orinato 
quattro volte ^ si trov2^. nella vescica circa, un' oncia di 
urina pallidissima , la quale , al giungervi dell' acido 
idroclorico a gOGcie a gocde, si tiuse in giallo cari- 
co , e esalò V odore di ossidp^ di cloro ^ precisamente 
come avviane quando a nua soluzione iicquosa di do- 
rato di potassi! si aggiunge dell' acido solforico. Sva- 
porata alla metà, col rafireddameoto somministrò I9I 
copia di cristalli di clorato , quale è somministrata da 
una sohirioioa satura di questo sale oidP acqua. La foriiia 
di questi cristalli 9 la loro fusiope sui carboni ardenti, 
la loro detonazione col, fosforo , nou lasciaronp alcuna 
dubbiezza sulla loro natura. L* orina, evacuata un' ora 
e mezzo prima deUu morte , si tinse pure 



4o7 

in gMio df.igghingerTi èelT acido doHorioo', evasalo 
r odore dell' ossido dì cloro.' fa queste occaaiènt st 
I16IÒ, iche questo tale non produce efTettr diversi dal 
nitraXo di potassa. Noù ni scuoprl traccia dMnfiaoiiBa* 
slòde neHo stomaco. Come tutti i sali di questa spe- 
cie , così qùeNo dì cui si tratta parve accrescere la 
sepàrrtdoae orinosa , e, istessamemte dd nkro , causi 
la 'diarrea. - ' 

5. Nùtaio di potassa. TuUi i medici sanno ' Don 
doversi prescrivere il nitro nelle aflezioni infiammato*^ 
rie degli organi dell* orma , a motivo ^ dicon' ^ssi , * 
dell- irr^iizioue prodotta dai passaggio éi (at sale nel- 
r orina. Eolio pretende essersi assicurato di questo 
passaggio con una sperienta ; ma non ammette la pre* 
sènza del nltrof ndi* orina se non pel tartaro a cui 
qqieSto liqtiido dà'origine, trattandolo colf acido tàrta-^ 
rico. Darwin prese due dramme di nitro , e pretese 
averlo scoperto n^U* orina , dachè la scarta imbevuta 
in queste liquido; e quiàdi fatta prosciugare, brucia-* 
va deHo* stesso modo che h la carta che si ha ani»' 
cedentetnente imbevuta in una soluzione di salnitro* 
A un' vecchio cavallo^ ben portante^ l'autore fece in- 
gollare /a' di^iùnio, una -soluzione di cinque oncie di* 
nitro. L* animale fu ucciso quattro ore dopo. La ve* 
seiéa'era piena d* orina. Svaporatane- una parte a con* 
sksfebca di sciroppo , e bollita in appresso con alcoole,* 
depose^ col raffreddamento ^ tnolti cristalli di coW 
bruno , i quali , spremuti e seccati y si fusero sui car- 
bete? addenti, ed aveauo un sapore affatto analogo a 
€fbitì\ò del salnitro. Solamente erano un pò* lordi éi 
alcuni mat^iail dell' orina. In un' altra porzione di ori- 
ni Si tttfl^ dcUa cwta , la quale non diede tràccia def* 



4o8 

ienoiaeno d»semt6 àat Darv^n^ qmtntoiiqw Dorina 

dpve^ise coDteaere circ^ uDa dramfia.dii nitro. 

6. Jdrocianaio di potassa e di. protossido di ferra^ I 
moderni fisiologi si sono froquoomnieQ.te serviti di^ que- 
sto corpo n^lie loro sperieose.^ulle div#r«o fi:9sioiù e 
•dì diyerjii atti doli* ecoooiaia Miauk\ef a cagione della 
frcilità di verificarne la presena^. Il suo poM9ggip neiru- 
rina, è stato perciò osservato con tanta fr^^fnisit^ 
cbe • r autore ha . creduto di astenerci dal riferire 
Ujli esperimenti da esso lui, istuniti su. di queslo^ firn- 
posito.- Sì sa che iV coosposto di cui si tratla si rico- 
nosce fecilnente al color azcnrro die produce co* sali 
fttirngìnosi, U dott. Woehler accenna non di meno 
le seguenti osservazioni : TVóttaston b^ trovato i* idro- 
canato ferrurato di potassa nelF orina di parsone che 
non aveano preso che alcupi |;raDÌ della sua solpzio- 
nfu Marcel lo ha. riconoscipto neir orina di un diabe- 
tico cm ne av.ea somminisf rato «* Uome lo ha scoperto 
Aoll'oii^adi alcool asini^ Magendie ia qa^Ua di cani nel* 
le coi vene .aveaoe iniettata la soluziooei.iyr^^^nr' in qpel- 
If di nn cape , nella trachea, del quale ne^ aiiea latto 
stillare 5 Tiedemann e GmeJia io. quella 4i. c#pi.^e 
ne.aveano preso da ui^a ^ dofiArMamei fiumert e Bo^ 
ring in qu^ella di cs^ii iieL coi ventre in^rodotlo, ne 
aveaoo quattro ore prima ^ ffesirumb nella propria 
orina y egualmente che, in quella di ponigli ^ di cani, 
e di un montone 4 Seiìer e fìc4nuSf in quella di ca- 
valli e di cani ai quali ne aveanp somministrato ^ : in 
quella di un cavallo^ cai, so una feritn, ne efa stata, 
applic^a la solozione, e fioalipi^n^ .in» .quella* di 'on 
cavallo y' nelle cut vene ^ra stato, injeitatp. ff^ei^iern- 
epnph)>e f Idrpcianato^ di potsiii» «neUa» j^-opria orina 



4^9 
la diinaiw det* gìMvani cui né aviéa «preso mì gram 
sciolti nell'acqua» Pfesaoé onp dramma , egli ha po- 
talo scttoprime: neil* opina che fceé tre giorni dopo lo 
espetiniaolo. Del reslp-, raotor^Govrienecon Wtlxier 
cic«a ;al non. potersi dimostrare 1* esisteoia dì nna pie* 
cMa quantità di questo sale ndF orina f:tmigendovi 
semplifcementeiuna éolneione 'ibrruginosa , ma d<fyersi 
inoomkiciaré dal. togliere , col meaaso di no acido, le 
alir» «dslanse chei si precipitano conteaQt|)oraneamen(e^ 
e masehci^ano il color aaaorro. P^rè, T anfore credo 
inesatta la determinaaione: data da JVeider della 
^amità del' saie che passa n^rorioa; da on fato, 
pei>ehè qneat'vliiflao. viene . eracuéio contemporanea-, 
meot^ per via di altri <ygani ; dall' altro , perchè l' ac- 
aorto; di Pitassia^ dietro cài- egli ha. cercalo di deter- 
minare la^ quantità del sale 'Contenuto nett' urina , si 
trova scomposto- facendolo^ digerire* colla 'soluiìonc di 
borace, mercà cui. egli lpr<|teiide * libetarlo dall'acido 
urico. L' ossido di ferro è separato \ e quando si sva- 
pera fl liquido , fcM^aai >un» maisa àoo cristalhiaabile, 
eccome gommosa, iohe.contiìenè. deli' idrocianato di soda. 
Ecco, perchè Wettkr^ dopo- «ver piesò niia dramma 
d'ìdrocianato ferfuralo di potassa boa ottenne che 
quattro gr^ni di asaairro di ProMÌav quantuoque egli 
seguitasse per atei tempo a precipitare . 1' urina ^«ol 
ftrro." 

7.? idrocianaiQ -di foiassà mM pennida di fiarr^. 
Il<.9agQM^,'di cu» «i è parlato > prese venti gram di 
^piestM composto. Lt o^ua evacuala « 4capo di cinque 
ore avea il eolore ordinario , cii »plièi attestava di già 
eh' essa , non poteva contenere; detto : sale aenea altera-* 
mot» gtffCÀocchi/fttia :deHe iue.prefMmtà^consiste nel^ 



4(0 

r«fitr etpaca i« piecMfsiiaia ^«orità dl/d^re il cò>-' 
lor .giallo a una grande quantità ii*ac(|ttà» Scompotta 
dal pralotol|ato dU ferro puro, poesia tmoanoB diede 
pijk traccia di aacnrn» , il qoale eofere ti feiba però 
abiaramcbta vedere agginotovì deV idroclorato ^di -fierfo. • 
Ella i questa. una prova incontrattabile che > l'ossido 
era stato ridotto allo stato di ossidufe, ridttttooe che 
si era certanMnte già operala nelle priae vie; pemoe» 
che gli escrementi evacnati alla stessa -epoca dal cane^ 
presero egualmente na color aszorro cadco qoando'sa 
di essi si.'versik della aoliicione di-idrodoMto di ferro. 

Sfi"" léroeiamUù éo^ato di fotassa. •— fTogel e 
Sa$mmerkm (figlio) ne porsero a nn cane Una dramma*. 
Ucciso r animale a capo di a4 ore, ae ne trova gialla 
Torina^ la qoale, mediante là soWisionediférro^ prese 
nn color rosso carico , che , come è noto , è pr<^prio 
dell' idrociaaato Solforato ^i ièrro. Anco Titdnumn e 
GmeUn lo scopersisro cnn pari ftcilità neH* nrina di où 
cane. ■ v 

9.^ Borace, -«- TMmann e Oiisafo fecero tvang^giare 
ad nn cane nna libbra di borace sciolto nell' acqua. 
L' animale fa messo a morte tre ove dopo. L* orina fu 
avaporau^ carboniziata e* bruciata con salnitro; sato^ 
ma in segnilo la oMsaa con acido* solforico , e nnova-» 
■Muta svaporato y. indi bollita jcon' akàeléy écftesoq^ie' 
sto bruciò con fiamoia verde , che si sa conon^ 
Ciasi alla fiamasa ^\f aaidor bon^cico. ; ^ - 

low idroelcrmo di iariie, Tiedmatm e^mMAaliaoQò 
trovato questo sak ndl' urina di un eavallo* ^ké ncr 
avea trangugiato ctnqoe oneio qdàilfr'&ró ^rllna'; però 
egli era in quantità più picciola die nel siero del san- 
gue delle vene mepenteriche e deUa vena j^Hk 4fi>n- 



4 II 

chàu dice avello "ioeoDtrtte DeV ormi de|>e' averne 
falto pigUare alla dose di due dramme aL giorno. Talte 
le volle che V au%€fre ha vt>lato ripetere qoesta espe- 
tkoza nei caoi,.eUa qoo ha punto nosoitp, a eagione 
della proprietà emetica dei sali di barite, 

11.^ Tartrato di potassa e di idckel. Qaesto com- 
posto si ottiene facendo bollire del carbonato di nickel 
con del tartaro e dell'acqoa. Si sprigiona dell'acido 
carbonico, è si forma una soloaione verde che non si 
cristallizza per. la svaporatione , Aia si converte io una 
massa di aspetto gommoso , verde ^ e (di sapor dolce 
zaccherioo; qualità, che rese facile il fame ingollare 
al càgnoolo snmmeocionato messa dramma. L* orina , 
evacuata a capo di qnattr'ore, mescolata con del- 
l' idrosol&to di ammoniaca, si tinse in brano, e de« 
pose piii cardi dei fiocchi tifanti sul bmno-caricb , co» 
lore che n<Ai poteva dipendere se non dal solforo di 
nickel. . 

la.^ Silice* Berxelius ha trott'alo il primo la silice 
nell'orìna^ e l'ha btta provenire dall'acqua che sì 
beve. Per confermare , coli' esperienza , la possibilità . 
di qaesto passaggio della silice , allo slesso cavallo che 
avea preso il nitro , si mioistr^ , coatemporaneamenie 
alla soluzione di questo sale, venti onoie. di silicato di 
potassa ateiìiprate nell' acqua , ed ucciso 1' animale a 
capo di quattro óre , si trovò lo stomaco grandemente 
infiammate, che conteneva ancora quasi tolto il liquido 
che si era injettalo, il che dipendeva evidentemente 
da ciò che la sua^sione era stata perturbata dalla 
flogosi. L' orina era fortemente alcalina $ trattala col* 
¥ acido tartarico., diede un. precipitato abbondantÌMÌmo 
di tartaro I che indicava già la preseòudi un'insolita 



A 



4ia 

'qmtititìt di potasi». Svaporata una porle déff nrìna , 
e carboBUzala e brocìata io un crogiuolo- di- platino 
eoo dell' acido nitrico , la massa salida fu disciolta nel- 
l'acido idroclorico aHongato con acqua, la solorìone 
svaporata e à\ sale riscaldalo all' incandescenza- , indi 
sciolto netracqna bollente. Restò gran quantità di una 
sostansa bigia fioccosa , che ta raccolta su di un filtro 
e lavata con actd|^ idroclorico per privarla M fosfato 
calcare. Lavato ora il residuo con acq<àa , e prosciu- 
f»atOy si presenta sotto iorma di una fiolvere bianchic- 
cia , aspra al tatto.^ caratteri indicanti di già la silice. 
Ridotto in fuoioiNs a fuoco violento , in un crogiuolo 
dì platino con carbonato di soda iti eccesso , e sciolta 
indi la • massa aeli' acqua , nulla si separò stillandovi 
dell' addo nitrico nel liquido ; ma l' aggiunta àéV am- 
moniaca lece nascere ìmmi^iatamente dei fiocchi gè-* 
latiaosi*^ densi , -analoghi a qoielli che ordinariamente 
^produce V idrato di silice. Per tal mòdo , quantunque 
io stato di malattia delF animale non avesse permesso 
che ad una picdola quantità del fluido trangsgiato di 
passare nelle seconde vie, la siKee- non di meno si 
era intrddolta nell'urina in sufficente quantità perchè 
ili potesse &cilìneote scnoprtrla. 

$ //. Comhùunioni organiche. — i3.^ Addò ossa» 
lieo. \}n cana, di mezzana grossetza, pv^se a digiuno 
due dramme di acido ossalico in polvere con alquanta 
carne e pane. Non vomitò ^ uè provò alcun malessere. 
A capo di qnaltr'ore, nell'atto ohe si voleva ucci- 
derlo, fasciò sfuggire 1' orina senzt^he si fosse potut- 
to raccoglierla. Si tardò quindi a méttalo a mor- 
te per altre qoatlf^ ore. La- vescica conteneva cir- 
ca tre onde 4' orioa j 4a quale non sembrava pia 



4i3 

acida deU'ufdiMrio.- Baffreddavira , V onnk lascia 
precipiura aoa gran qnaotità di polv«Fe bianca y coo^ 
posta interaotente di piccioli cristalli, affiittA analoghi 
al los&to àmmoDiaco-iiiagiiasiaco : mescolata l' qrina 
chiarificata con una soluzione, di nitrato di calice , die-» 
de OD Doovo. precipitalo, così abbondante e della stessa 
natora del precedente. Esaminati i dae precipitati > ri* 
sultavano di ossalato di calce puro, il quale , riscal- 
dato ali' ineandescensa, si gonfio , e lasciò del carbo* 
tiato calcare misto con carbone. Non si sviluppò an^^ 
moniaca ne in questa operasione, né facendolo riscal- 
dare cpn della potassa. Il precipitato si. sciolse la- 
ciiameote oieir acido nitrico, dal quale fa in seguilo 
precipitato in cristalli dall' ammoniaca. Riscaldalo colla 
soluzione di carbonato di ammoniaca, $i formò del 
carboEtato di calce , e il liquore gaiteggiante , feltrato 
e svaporalo , diede on sale cristallizsato che avea latte 
le proprietà dell' ossalato d' ammoniaca. Quesl' orina si 
distingueva altresì alla grande quantità di albumina che 
conteneva; perciocché, quando la si riscaldava , o che 
vi si versava dell'acido nitrico, 'immediatamente face- 
vasi torbidissima, e i fiocchi raccolti si comportavano 
assolotamenie come albumina concreta. 

i4- Acido tartarico. Ifn cane trangugiò due dramr 
me di acido tartarico in polvere^ invìlappato in alquan- 
ta carne e pane , e fu ucciso a capo di cinque ore» 
La vescica conteneva circa quattro oocte di orina , la 
quale , col ralTreddatnento , lasciò* deporre gran copia 
di piccioli cristalli bianchi , affatto analoghi ali' ossala- 
to calcare dell' osservaaione precedente. Versato del 
nitrato di calce nel liquidò^ si ptleboe maggior copia 
àk detto ''precipitato I la cui lotàte- quantità aumentava 



4i4 . 

É pA di mesct dmana. RifcaAdalo «UViocandescensa, 
^eito precipiuto esalava V odore caiottfritlìeo dei tar* 
traci in tomlKislioiiey e lascii^ per reiìdoo del carbonato 
di calce misto oob del caltene. Racooglieodosi dalla 
osservazione antecedente, che il precipitala ottennio 
della stessa nianiera era ossalato di calce^ questo ca« 
rattcre basta per dimostare che i cristalli di cni sì 
tratta erano di tartrato di calce. L'orina in discorso 
pareva piii acida del consueto f non conteneva albu- 
mina. 

i5. Acido dirico e maUeo. Dopo aver largamente 
bevuto della limonata , il Morichini trovò questi dne 
acidi in tanta copia nella propria orina che il fluido 
è a lui paroto non ne *fosse che una semplice solatio- 
ne. Egli li scoperse saturando l'orina con acqua di 
' calce y e separando, col mesco dell'acido solfòricp , gli 
acidi dalla calce con cui si erano precipitati. L' autore 
non dubita punto del passaggio di questi due addi 
nell' ptina ^ ma dubita se , come ha detto Morichitu, 
quffsjta non avesse contenuto ne acido fosforico ^ ne 
urea y né i sali particolari dell' mina. Egli è probabile, 
che Morichini non abbia^ ricercato le ultime sostanze 
coli' ajoto dei chimici reattivi , e forse egli ne ha con- 
chiusa la raancansa soltanto dalla pallidezza dell'orina, 
conseguenza necessaria della gran copia d'acqua per 
esso bevuta , e del predominio dei due addi : infatti ^ 
ove sarebbero andate le sostanze che costUoiscono l'o- 
rina? Nelle speriénze fiitte dall'autore nei cani, nelle 
quali ha impiegato una quantità di acido ossalico e 
tartarico maggiore di quella avrebbe potuto sopportar 
il Morichim, Ferina non gli à sembrata differire sear 
sibilmente, rispetta all' odore ^ colore e alla, copia di 



4>5 

foifiui cacari, ^^'i^rins aalnrAle ,.q«i»iiioiM|iie€oote- 
nesse msijlgi^ (cpiaotii^ di questi dna «fidi. JUi^riohini 
9#sÌGars| Mlf^ì» ^^® ^: o^l^^ ^ ^loro. die ri «oqq m* 
toìlati di Salanum lycopersicwn coiHieoe qqa ^uantilli 
.straordipam di acido, cùneo |. malico e osstdicp. 

i^. jicido ^pUieo. . Un cane di in(easaoa grotseaza 
prese cogli alioieijy^i npa dramma d* acido gallico , fure* 
parato secondo, il metodo di Schede* Cinque ore dopo 
fa ucciso r animale ^ il quale ne avea vomitato circa 
il terzo. La vescica non conteneva che . poca orina , 
ma si car^a di acido, gallico, che bastava prenderne una 
goccia ^ versarvi deU' idrojqlorato di ferrovper .vederla 
toatoacqttistar.it co(or nero aazuriccio. La potassa 
la tingeva in ro^jiccio, indi ia hratio. La soluzione di 
barite vi feceva na^cr^ n^a lorbide^za azznrina. Que- 
sti alcali si comperlavlino adunque , rispetto ad essa» 
precisaoiente dello stesso modo che si comportano col-* 
r acido gallico. -— Li un infermo , cui si era ammini* 
strato della sodaj, del sapone, dell'uva ursi e della 
china, Aei/ ha veduto l' orina pii^ chiara d^i, solito , f 
che si tingeva in violato carico esponendola all' aria. 
Siifiitto colore proveniva evidentemei^e dal)' acido gal- 
lico dell'uva ur^f, ed era prodotto dall' atione dell' al* 
cali nell' atto dell' accesso dell' ossigeno dell' aria atmo* 
sferica. In seguito ad una abbondante applicazione di 
decotto .di angustora falsa alla pelle ^ Emmerl ha ve- 
duto r orina acquistare, la proprietà di lasciarsi tinge- 
re in verde carica dai sali di ferro, il che, senza dub- 
Ino , dipende istessamente dal contenere in, aijora deL 
l'acido gallico. L'antoi^e dell'articolo tsrinef del Diu'o- 
nario delle scienze mediche, dice che l' urina si tinge in 
aero negli individui dbe fenno nso Affilo stesso tempo 



4i6 

di raiMiAivo e di prepamzlpiii ftfragniofè. ^robàbit* 
meole questo Umomcnoè tttribaibìte air scidd (^Uieo;^ 
clie> giatUi Bmrtdef esiste ia graà qaaniiitii almeno 
set Mmtm ptdmautm. 

17. Acido succ&iieo, Utf eagttiiolo trangugiò mezsa- 
dranuma d^* acido saéctdico, e fa' ucctflo^ cinqoe ore 
dopo. La Téseica cootébeva poèhtéshm «firma , che era 
torbida y aoQ acida', ma talmenìe ukalina;' che , qaéti- 
tanqae ancor frese», fiiceva forte- eflfenrésc<^ofz« cogli 
acidi. Versatovi dell** idroclotatb di ferro, >^acqtie un 
precipitato denso, di color brano' cliitifo, il qaale, 
raccolto sopra nn 6hro, lavato ton acqua 'fredda e 
seccato, prese la ferma di una polvel'e bruna. AfSoè 
di scomporre il snecinalo di ferh>, lo sì fece bollire 
con acq«a> indi' feltrato il llqabre e svaporato; st ot- 
tenne ona sostanza evidentemente GrislàtKna, che de-' 
pose dell'ossido di ferro con nna naova svàporazioiie, 
e diede orìgine, etìir ammoniaca-, a nn sale la cui so* 
lozione er^ precipitata in ' brune dall' idroclofatd- di 
ferro; Il qaale precipitato si lasciava scomporre, col-^ 
l'ebollizione nell'acqua*, in un sottó-succioalo dì color 
brano caricò, e in on sopra-succinato t;be restala In dìs- 
solnzuta'e. . ** .. 

18. jicido ' henzùieo. Qiieiito acido eltste, com'è 
noto, neir àrihà dei >ca valli ; delle* vacche', Ani cam* 
mellì e di altri animali erbivori: ma non 'sì sa^se egU 
sia nn prodotto della digestione', ò se arrivi nelcoi^ò 
dr que:fti anniùislli 'per mezzo degli alièientt. 'F'og^ 
allega, a fafvore delliÉ prima ^^^intone, d'aver trovato 
dell' acido benzòico -netl' ortn'a der^rìriocctonte , e non 
in ^quella' dell' elefante,' quantunque quésti dite anihiaK 
vivessero delle mede^e sestlb«b. Sgli cita a)iTeA'"la 



' '4'7 

presenza di quesi* aeiJo Dell' odoa dei bambini lattanti, 
L^alira optoipoe ^ appoggiata all' éaivprsi scoperto qu^» 
st' acido nei fiori del melilotto, pianta che speMo si 
incontra fra i foraggi 9 e che non è. ceriamente V uni* 
ca tra quelle che crescQiio. .nei prati , e che ne contenr 
gono. P0O darsi che l' aoNkr benaojco • sia.; prodotto di 
pili modi in certi animali e nel baQM>ino poppante $ 
l'esperienea seguente prova^ non di meno^'Che introdot* 
to nel- corpo, può passare, anco in quantità notevole^ 
nell' orina senza provare alcun cambiamento* Lo stesso 
cane che trangugiato àrea T idrocianato rosso di po- 
tassa iC di ferro , prese altres} meisaa dramma d' acido 
beo£oico« A capo di, cinque ;ore nriiiò; ^aggiuntovi 
deli' acido citrico in una pontone di orina , la dimane 
Fautore trovò io ibndo di essa gran numero di cri- 
stalli aciculari, cbe in sulle prime inclioavaa ritenere 
per nitrato di potassa, ma in vece di. fonder^ sui 
carboni ardenti , &i convertirono in un fumo bianco^^ 
balsamico , e riscaldati in un., tubo di vetro, si fusero^ 
e si sublimarono, lasciando un pocO'< di carbone per 
residuo. Poco solubili nell'acqua fredda, Jo erano 
maggiormente nell' acqua calda, dall;^ quale .si preci- 
pitavano con rapidiiià al raOreddarsi; Essi si scioglie- 
vano ancor più facilmente nell' alcoole ^ la potassa li- 
quida li assorbiva con cekrM, e sir ponevano in se- 
^ui^o separare dal liquore^ coli' acido, solforico', sotto 
forma di cristalli. Eglino si comportavano dunque come 
r acido benzoico , il quale non era p^rò libera nell'a^ 
rìna , ma unitp s| qualche base;' dappoijohè tin' altra 
pprsHOoe d' urina , svaporala quasi a* siccità, non di«* 
de che pocbiss^o acido , benzoico quaedo la si fec^ 
discioglyere. in un poco, d'acqua fredd», mentre quefto 



4id 

acido 000 Uitàh A precipitarli sotto formi di bèi ctf- 
ftalli , ' allorché alla folaaoiie s* agfpunse deir acido 

M ittico, 

TQ, Alcali ^mgetoMi. Marca peosa che gK acidi 
vegetabili vengano scomposti' durante il pì^ocesso delFas* 
•imilazione. Si è però veduto che le cose procedono 
altrimenti » dachi gli acidi vegetabili pari passano 
neir urina sema aver provato alterazione. Matcei sog« 
giunge: « Gilbetto Blane ha provato che l'acido éi* 
trlcoy combinato colla potassa nella mistura salina or* 
dinaria , non impedisce all' alcali di togliere all' orina: 
le sóe proprietà acide. » Blane crede quindi che V a-* 
rido citrico si trovi assirinilato. Il sig. WoeUer non 
avendo potuto ^coprire questo passo nell' Opera citatat 
da Marcel y fa quindi stimolato a fare le seguenti 
sperìenze : il cagndolo prese una drftmmaf dt acetato 
di soda neutro cristalliziato. U orina eh* egli fece quat-* 
tr'ore dopo, era torbida e assai' alcalina. Faceva el^ 
ferveecensa cogli acidi , e dopo il raffreddamento de- 
pose gran quantità di fosfato calcare. Siccome f orina 
dei cani è qualche volta alcalina , 1* autore trangogiJi 
^li stesso dna soluzione acquosa di una dramma di 
acfftalo di soda. L'orina evacuata uà' ora' dopo , era 
ancona acidissima: ma quella che' usci dopo due ore '| 
era manifèstamente alcalitm e faceva eflèrvesenza cogli 
acidi. L' orina da lui fatta a capo di no' alti^ ora era 
tornata all' acidità ordinària. Molti limici deir'autore, 
}a coi urina era altronde sempre acida, si onirono a 
lui per ripetere qnest' esperienza , con dosi maggiori ' 
di sale^ e in tutti i casi , nessuno eccettuato /si vid-^ 
de senlpre che V orina divenlvai àfùdà. Lo Stesso risnl- 
tamento ottenne egli da molte sperìenze fatte su 'di se 



V9 
«tesso , sopra altre ^rsonìei e iui cani co* segneoti al- 
cali vegeubiii. ' Il cremore di tartaro, il tartaro tarla» 
rizzato^ il tartarosboracico y il sale Al Seignette ^ presi 
alla dose dr una a tre- dramme, passarono iteir orina 
convertiti in carbonati alcaHoi. Lo. stesso dice Blane 
del cifrato di potassa , ed ^K è verosimile che ricH 
saedesimo caso sì trovino tatti gli alcali vegetabilh 
Negli iofenni che da qaalciie tèmpo pigh'aydno del- 
I* acetato dr potassa ^ V autore ha speése volte veduto 
la loro orina divenire alcaKaa, e intrirbidàtsi, fbrmando' 
m precipitato di fosfato terroso. -— I sali contenenti un 
eccesso di acido noo sono convertiti in carbonati che iti 
parte. Ciò egli è almeno quanto succède^ col criemor dì 
tartaro. Finché' dietro l'oso di qoesfo sale l'orina è atca^ 
litia, essa non contiene (>ut]tò di acido tartarico^ ma si 
tosto che ritoma acida^ si riconosce facilmente la prc« 
senza di qnest' acido per la ftNrmazione del tartrafo di 
di calce che si pnecipità versandovi dèli' idrociorato 
calcare y i! qual^, ipiscatdato àlf incandescenza , i^^aode 
l'odore particolare a cut sf distinguono i farti^ti in 
combnstione. -^ ÌJ orida , detenuta alcalina dopò V' lii- 
gesttone dei sèli vegetabili , è dunque la più parte del 
tempo I ma non sempre, tniofbidata dai fosfati tert osi 
che si precipitano^ però, questi sali si d<?|)ongono 
sempre a capo di qualche tempo > soventi tosto dopo 
il raiireddamento ,, in quantità più o meno notevole^, 
e il fosfato ammoniaco magnesiaco in gfenerale , sètto 
la forma di |iiccioli cristalli bianchi. Quest' urìna , trat- 
tata coir idroclorato di calce dà sempre un abbondati* 
dante precipitato di carbonato calcare. t)opo T ingé* 
stione di più dramme di un sale , V orina , quando Vi 
si versa un acido , spumeggia •rdinarianiente come II 



'420 

Tino di Sciftmpìigiift , legoalaiiieiifee ftgltaiidola con ce^ 
leriià. Ella fciaglie ftcUitteote V acida nnco , maisìme 
;coll' ajvto del calore. 

QiDiiido l'aalore facieva queste wpetitnzt^ un suo 
amico ù àvvidde, cbe |^ ciliegie davaoo ali* urina di 
lui il caratlere addo f e che io .allora ella faceva forte 
effervesceoza cogli acidi* . Accerlalosi con eiperienie 
deU* eiatiea» di questo fatto , egli non sapeva trovar 
modo di spiegare il fenomeno, se non ammettendo la 
presenaa di un alcali vegetabile nelle ciliegie. Peri , 
bramoso di copviifcersene , carboni^Eb una libbra di 
ciUe^'e dolci, e ridetto il carbone in cenere, e questa 
lavata nelF acqua , ottenne un liquore alcalescente cbe 
ftceva effervesoenaa cogli acidi, e cont^eva per con- 
seguenza del carbonato di potassa. Versatavi una so- 
luaione concentrata di a^do tartarico, il liquore diede 
»o precipitalo abboada.ote di tartrato di potassa. Le 
ciliegie conteugovo dunque dellf potassa, e io tanta 
.quantità , che non si sa comprendere come Bérard noa 
4* abbia ravvisata. Le cUiègfe dolci egli par^ conten- 
gano im' acido libero, poiché il lor socco tinge ia 
i^sso i colori asEurri vegetabili , a meno che quest* ef> 
fatto non dipenda da un A^le alcalino con eccesso di 
.a€Ld9. Ette rendono IVuifina assai più . alcalina che le 
ciliegie: agre, jl che vuoisi, attribuire,, o al contener 
queste maggior quantità d'alfiali, o alFesservi meno pre- 
dominai^te l'acido. Dopo aveic mangiato una libbra di 
ciliegi/e dolci, l'orina diviene a poco a. poco ù alcalii» 
Da come quando si ha . ingojsto più dranime di oa 
alcali vegeubil?» ed offre tutti i caratteri che la distin- 
guono in simile circostanza. Le fragole rendono egual- 
mente alcalina V urina ^ sebbene io minor grado delle 



\ 



4^1 

ciliegie, probabilmeiite la slessa proprietà appartieoc a 
gran Dttinero di iratti dolci, a, in akri termini, à 
tatti quelli che contet^ouio su alcali vegetale^ * Quer 
leniti che posseggono sollaato qualche acido tfliefo^ come 
il ribes y il cedro^ noa rendono le orine alcalescanti. 

( Sarà còruini^tQ, ) 



kja Essay ou Tetwus etc. Saggio sul . Te^ 
tano^ fondate sopra Casi pratici e sopra 
appositi sperimenti^ di Jos. SwAlr^ Mèmbro 
del CoUegio Reale dei Chirurghi y ecc. 
^^ P^g' 93- Londra, i3a5. 

endnaKiÀta Qperìcciiiola è panila in tre capiiolif;! 
II I.? comprende la storia di alcuni speripsenli iótna' 
presi ad oggetto di provare refluito de§U .irritaménti 
locali sulla costitozioue^ il %^ versa sol lelandw idiQ-^. 
patìco ; il 5«^ sul. telano» traumatico. Se i faUi .gppo-» 
ali dall* autore son troppo pochi per ser vivfjdi iooda* 
Biento a naa .giusta teorìa del telano ,. essi potranno 
tuitavolta servire di filo ai medici nella ulteriori ÙPive^ 
aligaziooi , cui lasciar non possono di a^nmeUc^re que- 
sta malattia, della quale, ai pw dire fcane^me^t^^^ igaor^ 
rasi tuttora la patologia* e Jajcara^ ,. , ■ ■ . > 

U dott. Swofk «bbe* r opp^tDoità di .iw>tomi]£9are 
due iadividui morti di telano, 1' npo in maggio.' jl^ 3^ 
r altro nel successivo dicembre. Arcodoi^ ja eptranAbi 
trovato più robieondi del «oai^ttieto i gsuiglU àA gratv 



\ 



4aa 

r 

«ìmpaiicoy comìacio a sospettare ehe siffatta alterasio* 
ne 9 invece d'essere effetto- di cagioaì accideota)ì« o 
de' rimedi mioistrali all' iofermo , potesse stare in 
relatiooe 4k cagione de', sintiomi tetanifci. E in qoe^to 
dlTÌsaoiento trovò egli di vieppiù rinfratìcarsi , qaand<» 
vjeone a sapere > che un' osservazione analoga era stata 
fatta dal dott. Aronssóhn^ di StrasburgOi e che in nn 
infermo morto di lebbre con sintomi tetanici , il dottor 
Andrai , janiore , avea incontrato più rosseggienti del 
solito i gaoglii semilunari.' Si aggiunse , che ia stessa 
aheraziepde de' predetti ^aaglii fu dal dMi. Ss^an vedtf* 
la io 90 óid^Tef^ perite di leftano .«otto V .cttre del 
^Q\\» ffaciu^f e che i. compilatori del Giocpale in- 
titolato (he Lancet • hanno spacciato ( nei voi. T , ) 
che 'in tbr no alla sede primitiva /'di questa infermila, 
pna opinipne non molto diversa 'prolessavé U dottor 
Aberneihy. Per tal, modo , il dott. Swan trovava che 
k ava opinione ere spalleggiata dall' aatoritì di ì'ispe^ 
tabUi scrittori. 

Tatti sanno che nelle gravi lesioni locali |e.fiinaioQÌ 
ia!te del eofr^o vengono più o meno perturbate^ quel- 
le ^egnaiaoiente degli organi digerenti e della circola* 
aione^ e 'tutti: por siinno, come spesso il tetano succé* 
da a lesioni locali. Prima di procedere alla ricerca 
della condizione patologica del tetano, il dott Swan 
ha quindi creduto prezzo dell' òpera di pigliare a esa- 
me ( nel eapit. i.^ ) il m<^do eon^ che dette oflese lo- 
cali pervengono a perturbare la costituzione. I^a , im* 
pressione che dall'offesa^ locale si diparte , è dessa 
priiiiicivameole ricevota dal sistema gangHonare, e di- 
speasata qaiodi'agti organi' eui si distribuiscono i ner- 
ti di que' gapgUiy o sono eglino -^li organi che di'^^ 



4a5 
tamenle. simpatizzano colla parte offesa? — Per dimo* 
strare che i prev^rtimeoti simpatici lasciano dòpo morte 
traccie visibili di alterazioni orgaoicibe^ Tantbre, infira {ti 
Altri y adduce il caso . seguente; vSussana Graham^ 
ài sette anni, il. di^ 30 agosto > i8a3, a ineszo di , 
riportò diverse scottatare atle coscio ,. alle braccia e al 
dorso , alcnne profonde anziché no , per aversi casual- 
jnente iirociaieie vesti. Ita ente deli' addome era an- 
data immune dall' incendio. Siccome la fanciulla non 
^(Sriva %thn. dolore, sì coprirono le parli alfette con nn 
moll^ oogoento.» -* « 31 , a dieci ore del mattino. 
Ita ^ciull^. si lagna di dolore al ventre. Ha vomitulo 
^pi& vobe; ebbe qualche vaneggiamento , è fredda ed 
ba la< fisiosomia ippocratica. Tuttavia & cepno di ri- 
4Coiio8cermi. I polsi mancano ai due carpi. Prende nn 
purgante, che rigetta, tostamente. Verso sera, polsi 
tonovan^ent^e sensibili, debolezza estrema; assolnu in- 
sensibilità ^ pupille dilatatissime , immobili all'impres- 
ato,ne della luce, sebbene la fanciulla possa tuttora ve- 
dere , avendo tentato di spegnere la candela* Sei san- 
guisughe alle tempia. lia fanciulla muore il- ^% y a 
np' ora dopo mezzodì. » — Necrotomià. e Polmoni por- 
porini e pregni di sangue^ enchimòsi dieO'o il medit- 
ptino posteriore dal iato sinisiro^ aorta assai vasoelosa 
alla superficie; un poco di fluido nel pericardiou.>>Ij'^o- 
mento qua e ìk piìi rubicondo; il peritoneo io istaio 
xoroiale. Il fegato generalmente pallido ,. segnauosente 
alla superficie concava i alcune . macchie rosse • nella 
villosa dello stomaco^ forse non morbose; infiammalo 
il digiuno pél tratto di sei pollici. Mei turane^ .tutti 
i.gftt^lit dei nervi del gran simpatico assai vasoolosi, 
« cosi pure il g[aoglio semilttuare-^ e tutti gli aUri 



4a4 

gaoglti dtH'addmne ^a1 lato destro. A. siaUtra / assai 
robioondo era il ganglio semilonare e il primo nel ventre, 
jiorniato dalla continuazione del nervo gran simpatico, 
ma non gli altri di questo stesso lato. "Vaseolosi nie> 
deiimamen te erano i nervi dei plessi ascellari , i nervi 
isdbiatici nella pelvi , i iMrvi entrali anteriori , ma 
questi non al grado dei plessi ascellari. » 

Il sig. Swan crede che i gaoglii del gran simpatico 
a* irritino in ogni lesione in coi la costì tnsietoe simpa- 
tizzi colla pari« o£fesa , e che da qnel loro irritamento 
proceda il pertnrbarsi delle fbnzioni deUe parti coi eaei 
dispensano nervi. Anai, egli tiene che possa conseguire 
notevole tumulto universale eziandio a offese leggiere, 
quando queste accadano a individui di temperamento 
irrii^lissimo , o sotto T influenza simtiltànea di altre 
caconi morbose > qoali il freddo. Citando in prova la 
storta di una dono» di 80 anni^ cui in seguito di iirattam 
del collo del femore, un mese all' incirca dopo V offesa, 
divenne dolente l'addome alla compressione ^ ed ebbo 
a sofErire grave perturbamento uoi versale. Nel di lei 
cadavero « si trovarono infiamma t issimi i ganglii se- 
milanari > » e Msai vascolosa la soperfìeie esterna del^ 
F aorta, e totti gli intestini. 

Per viemeglio Confermare la proposizione > che iu 
-fedito air offese locali di qualche, entità, i gangli dc€ 
Sier&^i del < gran, simpatico mostrano segni d* irritazione', 
te non/di vera flogpii; T autore intrapresie divèrsi spo- 
f Imeott nei cani , ora introducendo sotto pelle dell* os- 
aido di- arsenico, o del mezereon , oris ' frattnran- 
'do ad tasi le membra. Noi riferiremo il prìino. m^ SH 
18 aprile, 18 .i5, a tei ore e mezzo del inatìtino, ia 
ima ferita praticata tra le ^aile di an grosso oaoo. 



ho iolroclouo sacoessivamentie tane porzioni Ai ossido 
di arsenico, ona del peso èì trema iiov« grani e tre 
quarti I 1' altra cK trentaséi gk'abi , ambedue umettale 
con un p0GO d! acqua. Tosto portata la mano stilla 
ierìta per insinuare l'arsenico nel dorso, 1* animale 
diede siegno di sentire 1* a:iibne del veleno con tremiti 
a diverse parti del corpo. Mangiò con appetito. Le con- 
trazioni involontarie dei muscoli della faccia segnita- 
fono lutta la giornata, si, che i denti venivano spesso 
bauuii gli uni còntrh gli altri con rumore. Il cane noti 
ebbe vomito, né scaricamenti dall' ano. 19 ^ nello stato 
di jeri. 'A sette ore e tre quarti prima di mezzodì, in un 
pezzo di carne si porsero al cane venticinque grani di os- 
aftdo d' arse^co polverizzato. A un'ora avea' vomitato di- 
verse volte, e io credo quasi tutto l'arisedico, stante- 
iàiè tornarono i sintomi eguali di prima, ao II cane 
è> nella condizione di jeri. Non ha vomitato , rifiuta il 
eibo. Seguitano le contrazioni della faccia. i3. Uahima- 
)é è debolksimo. Si formò un ascesso sul lato destro^ 
Di niun vantaggio essendo il prolungare 1' esistenza 
dell'animale, venne esso strozzato. Necroìomia^ «In-* 
finmmati. tutti 1 gangtii dei nervi del gran simpaticòl 
Il pajo vago e i nervi della bccia piti rosseggiami del 
consueto ^ i plessi ascellari meno vascolosi. I nervi ischia- 
tici, natutali; sane tu^te le viscere toraciche; vascólò-' 
sita insolita alla superfìcie dell' aorta. Il peritoneo dello 
atomaco pib robicoodo del' naturale, ma non quello 
degli altri organi. La tonaca villosa dd ventrìcolo ul- 
cerata in più luoghi , e spàrsa di macchie rosse qnellà 
degli intestini. Macchie rosse e muco sanguigno siilla 
interna superficie del retto^ Niuna Insolita vascolositli 
nel cervello, uel midollo spinale, e nelle loro' mexé^ 



kiae. I gao^lti <!«■ nervi ipioalì pi!i vaicoloù do! 
aolito, ma aoa quelli [attuti dal quiolo ptj«. — , 11 
. peno |KÙ groiM ài araemco pflMva (reqtoHo.grtni, U 
pib piccolo ventumaltro. lafianniBU «ra la ptlle iMlo 
■ir ìqiotoo della ferila. L' aactHO il era lormat* prawo 
la spalla.* Gli aliri otioipetiaHintì baano preMotalo 
' analogo riiullato ; vaia a dir« , ì ganglìi dei nnvi del 
grao ù^palica in ittalò di flojoii. 

Provaio con dj> , che Ì« iirilMÌoai locali opccaDO 
ìmoHdialaneate sai- gaoglii d«i -maniioBBli -oaivi, il 
doti. Stvan diiceode^ nel i,^ capit. » a diotoainre gIm 
le mcdetime alUraiiooi a'ÌDCoiKrano etiaodio nril' po- 
mo. A coloro cba hanno afieraiilo le Intvate altara- 
xìodì dei ganglii non uiere iodiii aicuri del loro *Ulo 
di Oogoti, e' riipoode gook aegaei ■ QuantDoqòo da 
uolte diuezioai «ia pienameole coavinto , che i gangUi 
dei nervi del gran unpatico.poiun» preMolarai auai 
v«icel«iì per lemplice eflEtno itf ptaticwi ritnedi e 
delle maratlie, hannovi luiasia alesai cfae iadinano 
a ccedere qaeila apparenia vascolare lore appar^'ea- 
ga in itlau dì *alut« In nipotta a q<HMa opinioDB, 
ni permeilo di Murvare, che in an appiceatOj ew- 
aunato tono dopo il tupplisio, trovai i gangli dì co- 
lor perlaio , con neisno veuigio di vati portanti ibb- 
gne roMo. Ho trovato nn ganglio aiwi rubicondo per 
gran Domerò di ^raii ripieni <li ungae, ma il ganglio 
(uinùpondenle era qnaii binco; ad ho lì spcuo oh 
servalo questa diOereota, ■ in an grado «isi dùliAa, 
■el medeMRO individuo, che. non dnbito pitnio che 
«Uà nonna afletia di fiogosi, o di, uno stato che a 

vicina; precisamente come «redo setto tali sp- 
debb*. diui infiammata la cpngÌ;ioti«a dì 

lio , e non ìitfiamata quella dell' «liro. Ei- 



4^5 

fODeo sarebbe il voler gindioare Aà cafo nostro d«i 
fenemeai che si osservano nel cadavere artificiabnente 
ÌQJ0Mato; e questo perchè egli è impossibife di détat- 
mioare precisamente il gl'ado natarale di vascolosità di 
nna parte di on individuo assoggettato a tale prepa- 
ragione. LVinfelzione può render rossi i ganglii, e cosi 
la congiuntiva ddR occhio; ma se rittjesione riempie 
molti vasi dell' occhio, ^li« non sono visibili durante 
la vita; appuktio perciò potremo ragionevolmente con** 
chiudete conflatta appàrensa essere egualmente stranie» 
ni ai ganglii durante la vita.» . 

Ma vjengbiamo all' esposisione dei casi di ieiano idio» 
patÌQO addotti dalf autore per provare che questa . ma» 
laitia ha sede immediata oeii ganglii dei nervi pia 
volte rammentati. — x.* Caso* ( Del dott. Macauky.) 
Bicordo Word f dì io anni, la mattina^, del 3o n^ 
ven^e i8a4 provava al collo una certa rigidezza , ma 
senza dolore. Espostosi nel giorno air ària fredda', veis^ 
ne subitamente assalito da violento spasimo tetanico a 
quasi tutti i muscoli del corpo.' Gli astanti fecero 
pigliare ali* inlernio molto> rhum allungato neU' ac- 
qua calda , non essendosi cercato a)uto medico fino al 
giorno seguente , durante il quale intervallo lo spasi- 
mo non avea. mai cessato^ e i sintomi erano anzi an-> 
dati crescendo. Il doit. Macaulejr vidde l* infermo 9 
un* ora dopo i^ezzodi del i dicembre ; inflessìbile di 
tetta la persona , era oppresso da perfetto opistotono ; 
avea ih sistema nervoso si ecciiabile , che il semplice to* 
cemento di qualsiasi parte destava in lui uno spìiasimo, 
e lo stesso gli accadeva se sferzavasi di bere. Un sa* 
lasso» di 13 oncie parve recargli qualche sollievo; si 
applkaròtto dodici' sao^elle lungo la spina , gli si 



io» 

diede del eakuneleoo; ma tatto invano: L^tofermo 
mori nel giorno ìsteMO. Tagliatoci! /cadavere il 3 éi^ 
cambre, addici ore dopo la morte, *af trovi Un ÌBya« 
gioamento in due porziboi di fnteàtino tenne , colle 
ionacbe inteme manifestamente infiamtnate. I |[aoglii 
dei gran «impatico erano in istato di irritamento ; i 
vaai , scblamente palUdi e ' «colontì , erano injet- 
tati di sangue rosso, e lo' stesso Venne osservato in 
alcune porzioni intermedie del nervo. « La vascolositk 
vedevasi distintamente prima di distabcarli dal corpo; 
l'immersione per qualche tempo nell' acqua, Qon^ ne 
faceva puhto smarrire il celiare* Il ganglio semikraare si- 
nistro joan offriva che fochi vasi , ma il destro era 
ttinutisttmamente iojettatb , e , veduto col microscopio, 
offiriva precisamente l' aspetto della congimifìva forte- 
mente infiammata; » La stessa differensa , quantunque 
non allo stesso grado , si notava , tra i due • lati , im' 
tutte le porzioni dèi nervi del ^ran simpatico. Nel ca-» 
pò, la pia madre era injèttatissima,' sana la sostanaa 
del cervello , un po' di fluido net ventricoli e alla ba- 
se, A bene che nella ca^opna spinale, la quale, aper- 
ta, si vidde contenere molle bolle d'aria^, La pia ma- 
dre del inidollo .spinale, avea 'igiustamente vi' aspetto di 
qaclla del cervello. La sóstaoaa midollare affatto sana*- 
9.9 Caso. F. AUfifif di 3ò aoni^ altronde di buona 
salute /lagnavasi da alcuni giorni' di leggiero dolore 
allo etomaco, quando la mattina- del' a5 «dicembre 
iSaS , ^iilalatòsi .il dolore suU' addome , fii preso . da 
violenti spasimi, che il resero inflessibile di tutto, il 
corpo. L'.inCermo tratto tratto acceodevasi in viso,- e 
avea difìicHe il respiro. Aperta' la ^vena , non erano 
uscite sei oncie di safl^gue, che ^dde^iu deliquio, Bey«< 



ve MPacqaa ^alda, e prese So goccie iì ìanikao. 
Venne nadyameote attaccalo da apasiaii generali^ e 
da dolore, alio stomaco. Di quando in «{aando era pre- 
so da triscno 9 e lagna vasi di dolore se pìgiavasr forte 
nella regione del gangljo cervicale superiore del lato 
destro , ma non sex Cicevasi lo stesso dal lato sini- 
stro. SalivavA come avesse preso mercurio , e avea i 
polsi languidi: YcinMiò piti volte, e da questo .momento 
non ebbe piti ,nè dolore , né spasimi tetanici* L' infer- 
mo prese del calomelano e dei purgami , e. non andò 
guari a ristabilirsi. — Su di questo caso l' autore osser* 
va: « dalla subita terminazione dei sintomi violenti, noa 
vuoisi il caso presente riguardare come esempio jài 
tetano; tuUavolt^y.gli spasimi si erano precisamente 
mostrati sottc^ le seo^bianze di queljli che viddi nella 
forma più acuta di questa malattia, a 
; 3.^ Caso. EJgIi è tolto da Lobsiein. Un uomo di 4? 
anni.y coi era stato estirpato un tumore fibro-cartilagi-^ 
noso dalla spina , alla quale leggermente aderiva , nel 
tornare , a capo di due anni , nell' ospedale per farsi 
ijmuovere un altro tumorej^ essendosi esposto al freddO| 
fu colto da trismp e opistotopo, di cui mori nel corso 
di 48 .oi^®« Aperto il corpo, nulla di insolito si trovò, 
fuorché un reticello vascoloso ripieno di sangue alla 
superfìcie del midollo spinale, e molto siero effuso nel 
sacco formato dalla dura madre. I ganglii semilunari 
erapo pure distintamente infiammati. 

4r^ ^ 5.^ , Così, In due individui, naprti nel 18 ig, 
con. sintomi ataxo-adinamici, il dott. ^mihs/ ha incon* 
tcato i gauglii semilunari sensibilmente rosseggianti , il 
che pareva dipendere da minutissima infezione del 
tessuto celluioso interposto tra i granelli di cui aooo 



43o 

formati essi ginglu. Uno degli individoi, nelle «tliaie 48 
ore della viU/^ era sialo attaccato da violento trUrno/ 
e da tetanica rigidezza delle estfemiik superiori. 

A fine dì meglio illnstrare h proposta teoria, il 
dote, Svi^an mise a morte nn cane con alcnne dòsi di 
estratto di noce vomica, minisirata, a intervalli , nel 
corso di dne giorni* L* animale provò rigUe^aa spas- 
modica. Tatti i ganglit del nervo gran simpatico erano: 
pHi rossi del naturale, e la pia madre del cervello e 
del midollo spinale pib vascoh>sa del consueto. Ripe- 
tuto l' esperimento in dne altri cani, ma a intervalli 
piii Innghi, si ebbero rìtfttltamentl necroscopici sostan- 
zialmente analoghi. 

Capitolo 5.*^ Del tetano traumatico. Nolo egli è , 
che questa fanesta affèaione saccede talvolta alle pia 
lievi conte alle pia gravi ofTei'e, anzi, talvolta, quan- 
do le lesioni locali sono quasi guarite. Donde un al 
singolare fenomeno? <t Per togliere il piit possibile que- 
sta oscurità nella genesi del tetano traumatico, ho cre- 
duto necessario di ricercare di qaal modo , in seguito 
alle lesioni locali , veniva affetto il corpo. E da quella 
investigazione sono stato condotto a statuire, che nelle 
gravi idgiarie i ganglit dei nervi del gran simpatico 
diventano irritati, e successivamente le parti cai essi 
gauglii distribuiscono nervi. Quando sana è la costi ta- 
zione, io credo the T irritazione dei gangli! svanisca 
in pochi giorni , per coi le parti da essi sovvenute di 
nèrvi tornando allo stato di quiete , ripigliano le 
rispettive ftinzioai sotto forma normale. Però, quando 
i gangli! dèi nervi del gran simpatico sono slati . cosi 
affetti, e r irritamento ha cessato, uu' azioàe morbosa 
nella ferita può in essi destare una nnova irritazione. 



i 



Andy cicatrissata la ferita , le passioni , a&a dieta im- 
propria , e altre cagioni , possono mantenere, riprodur- 
re, o accrescere il perturbamento degli organiche ri- 
cevono i heryt dai gangUi , e suscitar qnindi in qbesii 
ona irritazione noveUa. E sono di opinione > che irritali 
una volta i ganglii dei nervi del gran simpatico, eglino 
actquistino una particolare suscettività di ricadere, nello 
slato medesimo. Il qnal fatto del rinnovarsi spesso la 
irritazione , rende agevole Io intendere come ella 
debba poscia comunicarsi a molti nervi cerebrali , a 
tutti i nervi spinali , é da questi al midollo apìuale, 
e come da ciò nascer debbano gli spasimi tetanici. » 
Caso, Master Patrick, di la anni, et certi razzi 
che portava nella scarsella , ebbe il 5 novembre 1825, 
scottata la parte superiore della coscia e le parti d' io- 
toi'no. Fu preso da febbre, ma non da vomito, ni 
da altro grave sintomo, si che, al 14 novembre , avea 
ricuperato 1' appetito y il pia delle escare erano distac- 
cate, e le parti sottoposte quasi r istaurate da sane 
graneliazioni. In detto giorno però , cominciò a lagnar- 
si di dolore di stomaco e male di gola ; il 1 5 ^ com* 
parve il trismo , con qualche lieve spasimo , accompa* 
guato da difficoltà 4ì inghiottire, e mori il giorno se- 
guente, con sintomi di trismo e opistotono. Necroto* 
mia. Dora madre aderente al cranio pii» fermamente 
del naturale; i vasi del cervèllo ingorgati di sangue; 
sana la sostanza cerebrale. Un po' di fluido nella guaj^ 
na del midollo spinale, e t vasi della pia madre ^ se- 
gnatamente presso la cauda equina ^ assai pregni di 
sangue;, ^ormale là sostanza propria del midollo. Nel 
torace tutti i ganglii àe\ nervi del' gran simpatico as- 
seti ricchi di vasi. Il ganglio semilunare destro molto' pie 



45a 

vascoloso dd.aatnralei il ftiaistrodi aspetto perlaio, e af« 
fatto privo di vestigia di vasi saoguigoi. Molte glandolo 
aasoii>eoti deiraddome, di color iùtensanietite rubicondo» 
. Il dott. Sw0k lermioa l' Opericcidola con brevi os- 
aervaziooi sopra alconi sintomi del tetano , e salle parti 
che sembrano interessate nella malattia , e propone le 
dedfpsiftni che dai ricordati fatti cavar si possono rir 
spalto al metodo ciirativo. — Di ; rad^ , dice V au- 
tore, la cagione dello spasimo sta nella parte offesa; 
pef ciocdii , sebbene all' amipatazione della parte segu^ 
talvolta un temporaneo sollievo , gli spasimi ritornano 
nulla meno colla stessa violenza di prima'. »-* I mu«> 
scoli afletti oìrI tetano sono provvedali dì nervi dal 
oervello e dal midollo spinale. Ora , sono eglino qaesti 
organi , o i loro nervi , che vengono primitivamente 
perturbati ? Rade . volle disordinate sono le fanzioai del 
cervello, eccetto. quando il male volge a fine funesta, 
e aeppur sempre in questo caso. La necrptomia fa ve- 
dere assai vascolosa la pia madre , come in assai altre 
m^hltie; ma questa attrazione noji è probabilmente 
che un effetto del pe^rturbamento universale. — < Perà, 
avvi una circostanza di spiegazione assai malagevole, 
ed é che i primi muscoli ad essere affetti son quelli 
4eUa masticazione e della deglutizione, i quali ricevono 
i nervi principalmente dal cervello. E sia pure l'ac- 
cresciuta yascolosità della pia madre del midollo spi* 
naie, (come pretende l'autore), un mero effeuo; non 
sarà dessa una prova che ivi sussisteva gi'knde irrita- 
zione? « Iiivesieodo la malattia i muscoli provveduti 
di nervi dal cervello e dal midollo spinale ^ siccome 
nessuno di questi organi mostra pervertile le proprie 
funzioni al primo svolgersi del male ; cosi si può ra« 



455 

gìmievoliiifliiCeai^meiitaM dbver la cagione risiedere 

io qoakln altra -parte. 4>ra^ oossanfaUra «pai'te anvi^ 

eccettn i'ganglii-iki narri del graa liaipaAioo, ahn ab* 

l>ia' (^ià'f'tKetta^;o> pia libera coamoicataione coi oervi 

ehtn provveggono i étoacoli che piii còmmieaMnte «op* 

fM>rfano ì* àtEexMDe> tetanica ; e ìq tnuè' le di«aeca%i<Hiij| 

sidt 'oomini^* che di annnali» uccìm- idaU' estratto di 

noce vomica» ho tnvvato incolita •vascoiotótk io alcÓAi 

di'que' ganglii ^' -^ Il sig. iSn^on noa iiHeode itoti^avia 

di'^afifermarey estere ii tetano aoa malattia specifica j 

aveqie incera. sede nei ganglii dei oervi del |^q • sim- 

.'paticói egli mantiene > soltanto che .i gaoglii ., siaop le 

-patti piii iin|K>rtanti del &isteina nervoso cai volgesi la 

'pr%na irritasioney e da citi questa procede al r^ifo 

'dei sistema nervoso. 

<' Intorno- al metodo cnrativo , T amore. si spiega come 
negtiec «.Dalle- alteraaioni paiologiehe riscontrate oelle 
r persone nìorte di tetano, aoa tratto a cpochiudere , 
: avervi io alcune parti< una condiatone che si appros- 
sima air infiammacione , e doversi per ci& tenere in- 
dicatiéuQia V emissione di aangae. Vero egli è che la 
lebbre ed altri sintomi evidentemente infiammatori ge- 
neralmente mancano nel tetano ; pnr qualche volta 
aono essi -in altissimo grado , come nel caso riferito 
dal sìg. Eark (i). Per togliere la congestione dei 
vasi del midollo spinale» vuoisi trar sangue dal dorso 
colle coppe, o colle sanguisughe. Spesso, pervertite so- 
no le ionaioni degli organi digeMnti ; e siccome questo 



(i) Medico- CkirurgicaL Transacuoru. VoL FL pa- 
AiwAu. roL XXXFIU. a8 



'4^ 

Stalo tende a iinictrUM «ntit gU Altri' •iatomi.; gkrv«fà 
adoprariì con > ogni cura per ^onsarle al love eacrciaio 
tegolare. *PrMìoau è' emis^ioDCiéì sangue , non smrebbe 
egli giovevole' ^U dare oa emetico, 'Semproaho là bocca 
tonsentiite di allargarsi al punto idi peraMMese l'ospiiU 
^ione deile Énaferte eonteoateoctlo stomaco? Nel «ecoedp 
Caso da me rrfertto, 'cesMurono > aemà' più. ritoraare, 
^li «paKmfi dopo cemparsor U voautow Nulla .dì» partì- 
xH)}aVe htt evacuato i'^ànfermo dàl-venttioolo.; il perchè 
-vuoisi knpporre^'f acione del^rdeere avece na aalatare 
effetto e« di questo organo.^ circoalaofca akroode- «petto 
-osservata in' ali»i xati, in cui tutti gli altri umedinon 
aveano potuto ricondurre r«(}uìlibrìo nelle isoo; disor- 
-dffiate' f uoiioai ». — «; d* Ma abbiati o oonadsbiasi.pfi- 
ticato r emetico , si dovrà il più pretto poatibile pur- 
gare Tiriffermo, o còki picctole dosi- di csibmehooiy o 
cnu altro purgante attivo, onde largamente evacaare 
gli intestini ». -— « Negli sperimenti augii animali , 
*ho trovato segni evidenti di flogosi ne* gaaglii dei nervi 
dd gran simpatico prodotti 'dal mercurio (t). Avendovi 
nel' tetano una totniglievofe'alteraaiooe nei gattglii^ aoa 
posso attenermi da.1 supporre che Y uso del mercurio 
debba riuscire alsiii incerto ,- te aoa asaolutameate ar* 
riichieyote ; ohre di ciò , troppi* sono i oasi «u^nsegnali 
nella medica istoria, nei qaali l'idrargirio si è mostralo 
incapace di frenare la nialartia, per confidare nella sua 
supposta vlitSi. Voglio credere die alenai medici l* ab- 
WaUD stimato' beqeficos per la ragione che V. infermo cai 
ih ministrato guati. 1/ ho ceduto osare pel tetano cro- 



(i) Fegg. a cor. 267 del voi. XXX di que$d,ÌLwafìj^ 



4M 

nlco, e il Malato ti riebbe; ma lemittioio nefai'ani- 
damesCo verso via «govìgione, e dobi^ ancora s*v«gli 
vi abbia «neoomainctite cofitivibiiito. Quéste osservazìooi 
sul fnereUi^io si possono applicare eziandio alk dura 
di qnet tvniilio iioàveriale dcèaìéleBM che tttéGede'a 
«irritsmeoli locali. 

tf' Purgato 'largameote V ìoferniOy egfi pare si possa 
credere che savaooo per ritnearr «tili i ealiiiaoti>' e i 
rilassanti , come il« pu/m ipecacuanha» cùmpo^Uus a 
pieciole dosi ». — a Se: ileolcbieo possegga enhinèaie 
vlrtÀ coiiiraM'l tetano,*^ cosa che ooo saprei defioire; 
dal rìsaltato' delie ostervattiom necroscopiche non da- 
>spcro toltavialta * che non si possa scoprire un nfefiao' 
ìche' valga a^calinaee rirritariciile del sistema nerwsao, e 
«[Qtndi a (Vincere qàesia terribile e; dolorosa mafetciii(tiy]K. 



1 r 

I ... , • t) 



•' . . . » , \ • . IL 



Sar la Duodenite chrooique* Thèse prei;f}i}it,e^ 

. .et aouftenue à la Facuité deAlédécia^ 4e 

Parisele g avril 182 5; par GASitffK Brous^ 

3AIS , docteiir en médéciaè ,' citc. ^ à Paris', 

• • • ' 

1825. Ghez M. Delaunàjr , libraire (2)^ 

UTTOGBE ianumerabili ^ non tutte per ,no;^tra, disay- 
ventura ^ sono conosciule le infermità le ^uali afjQiiggQno 



■II*' ■ ' I '^p 



(i) Stdt argomenio del tetano si veggano b osten- 
nazioni ad dou. Garmichael, regisiràiè in questo sìossq 
volitme.ikgli AnnsLÌì, 

(2) jinmoh comunicalo dai i^f, doèu CukiL 



Vattana famiglia. E di tale terttk danin^ icstimoiuanza 
le cose dette dal sig. dett. Casimiro Bromsais p nella 
BissertaziiHie di che ora imprendiaoeHi.ia ngiimare. 

Figlio y il Big. Brouss€tt$,'is\ celebre fondate^ della 
MééiGiiiuifisiùlo^a,9ÈBaomi la sempltoiià^i ^riadpii 
di questa dottrina e ne trova facile rappUcaiaonfr alla 
«onoscenaa ddtta duodenite , ossia all'.infiainniaziòne dì 
quella pondone degli intestini tenni che ooaMinicacoUo 
stomaco, e ndla quale si scaricano. li ooodottiescfeinri 
della bile e del fluido pancreatico. 

Il nostro A. intende dimostrare che la duodenite oo- 
jBca , comechè -malattia' consone y non era conosciuta 
^dagUi autori prima di Bronssais ; ed > esploire y ■ in pari 
•tempo y le idee del fondatore deRa tmedldna istologica 
su tale affiaaione, la quale non si appalesa che ai me- 
dici di giustissimo discernimento. 

£ piaciuto al sig. B. , dare a questa malattia il nome 
dj duodenite; ma li sintomi di lei sono enuinerati da- 
^li autori, h ah^lchf che moderni, nei trattati delle fisco- 
«èie di fegato*. *Di dò &nno fede le Opett itippoeraie , 
^:B^rka0^^.Si y^mann, di B^Uyi^ 9^,Sàmva^es, 
ii'SloU, Pinelj,ei(i, 

Alla storia della duodenite cronica . premette il si- 
gnor B /alcune considerazioni riguardanti alle ostru- 
zioni del fegs^o, le quali sempre meditate, non si co- 
nobbero patentehietite se non dopo la medicina fisiolo- 
gica: e per la stessa'^agioné , le cause deDe oppilazioni 
iono state enumerate in modo assai confuso e troppo 
poco fisioloaico. Del resto , siccome li grandi mangiatori 
'€ H bevitori de' liquori spiritosi hanno d* ordinario il ft^ 
gato voluminoso, cosi è agevole dedurre che la ostru- 
zione svilappaai in seguito a stimolaaion* gastrica. 



45? 

Li sintomi che il nostro autore riferisce all' ostruzione 
epatica j cavandoli dalla Notomia generale di Bìchai , 
si riducono ad un dolore alla regione epigastrica , ossia 
adlla regione dello. stomaco e del duodeno^ il qasl do- 
lore aumenta allorché lo stomaco è stimolato dagli ali» 
menti y a sele , ad anoressia ^ a rossore delta lingua ^ 
a secchezza della pdle^ a flatulenze , a dolori colici 
dopo il pasto ^ a stitichezza pertinace di corpo ^ a tu- 
more all' ipocondrio, destro. ^ . . 

L' ostruzione del fegato «è adunqiK; ano- stato pato* 
logico di questo viscere^ consistente in una tnme&zion^ 
generalmente prededuta da irritazione del duodeno. La' 
infiammazione talvolta ha sede solamente net duodeno ; 
ora predomina ia quest' intestino ^ estendendosi anche 
allo stomaco e agli altri intestini ; pu^ essere acuta , o 
cronica , ma> più- spesso è cronic» <^ acuta ^ e di quella 
V A. intende particolanaisate occuparsi. 

' Euoiogia, — La duodenite è. morbo il quale infesta 
frequentemente,; massime In certi paesi , come in In- 
ghilterra : e le ostruzioni' pressoché comuni in quel 
regno ^ le deriva il nostro A^ dalP uso generale de' me- 
dicamenti purganti onde liberare dal torpore e scuoter^ 
gli intestini; e se iljcoipo non si muove, credono gli 
. Inglesi infiammata la prima porzione del canale inte- 
sùnale, e vogliono ammollirla con medicine catartiche , 
e se non producono i loro effetti, si sonmiinistra il mer- 
curio fino alla salivazione. : Stimolate con tali mezzi le 
superficie mucose a fine di provocare l'azione dei vasi 
secementi / non dee essere maraviglia che da rimedi 
gagliardi e violenti si producano veementi irritazioni e 
infianmiaaioni, e qnùidi si fiicciano contumaci ostruzioni 
nei visceri addominali. £ no;i solamente pei forti pur- 



438 

gativi j ma pei genere dì vita , pef V abnio dei cibi e 

delle bevande •piritose , soggiacciono gli Inglesi alla 

duodenite. 

La duodenite , come si disse , raramenie acuta ^ i 
d' ordinario consecutiva aH'- irritasioiie dello stonaco. 
La duodenite cvonica è caratteriasatf< da stentata dige* 
Sljone, da senso di af&nno^ da calore e da dolore pno- 
gitivo all' ipocòndrio destro : dolore die si esacerba cosi 
dalla pressione ^ come dalle profende inspirazioni ^ o 
che alcune volte ^ (uso ^ e ora prolungasi verso la 
spalla destra : sulle prime mterpolato non si prova che 
dopo copioso pasto ; {n'appresso si soffire continuamente 
e anche quando il pasto è moderato. Se l' irritatone 
duodenale si nianifesta per accessioni ^ insorgoiio y fin- 
<jhè si ha senso d» dolore , gravi linlomi pel quali si 
scorge che l' in fi a m matone reagisce sopra molti organi 
dell' economia La bocca si sente asMifa , si vomitano 
materie biliose o nere y e le stesse materie passano per 
aeocessoy unite eaiandip a calcoli biliu-i^ e si ecdtanp 
spasimi e convukimii. IÌ^ dolore duodenale non sola«> 
mente estendesi alla spalla ^ ma al lato destro del tron* 
co, al dorso, all'addome, che non può sopportare la 
piìt legf(iera pressione , e al braccio il quale diventa 
al&tto torpido ^ e la sensibilità in alcuni infeitei è così 
driicata e vivace , che le convulsioni e i moti convulsivi 
tornano al piii leggiero strepito, sono presi dall'estasi^ 
temono ogni emozione , sicché è tòn^ isoiarli e tenerli 
nell'oscurità pi' profonda. Alcuna volta dorante l'ac* 
cesso, avvi rossore, circoscritto alla regione duodenale^ 
ó una tinta gialla , quando generafe, e qnmdo corrispon- 
dente soltanto air ipocondrio destro % ma scompaiono 
r accesso. 



43a 

Gfli* mftrmi dtrtale maklttM -divengono preMOchè sem^ 
pre ipocondriaci , in- causa dell' esaltameikto della $en^ 
sibilila prodotto dalla perseveraììsa dell' ìrritABione lo«- 
cak.^ la qfiale diiama in cénsènso anche; il oerVello. 

QltEe.fl ddore , che pub Smsi continuo sensa jche 
l'inri(a2Ìone si propaghi al fegato', ayv? pia spesso ca^ 
fere circoscrìtio aUa regione di questo Viscere, "il quale 
divento tumido , e la tomeiaaione- pnòi oresoere tanto 
da rendere laboriosa la resf^irazione , maxime se av« 
viene V epatizzazione del polmone destro^ In tale stata 
di ^ose si dbordàna il corso della bile, e di qui nasce 
Y ittedzia generale , • partiale , il vomito e le evacua»* 
sioni biliose. - Se lo spargimento di fiele è generale , #1 
sangue e il sudoij^ sono gialli, e se parziale può occa«« 
pare la regione duodenale^ siccome .n4itò il padre del 
nostro autore. Se là nudattia è molto antica non seeer«» 
nesi più bile. 

In quanto al modo. d(d qiiale si fonnano ìe tostm-^ 
suoni, dalle c^li- deriva. T itterizia^ Ippoèrate non ne 
ragiona. GakìÈo park, di £e<Mto y di caUo., di sec^ 
chezza e di umidità del fegato , di una»rt spiasi y vi« 
schios»,. sovrabbondati-: L'arabo Rkàsg^s la . dierrva il«« 
gli alimenti gjrofitfolani' orassi, jàfic^inà dice .risiedere il 
morbo nei parèttchìmii dèi fegato , e provenire da fti-« 
spessimento del sangèeze 1| àuasamento del fegato si 
fa quando ,. per debolezza del viscere, il sangue non pub 
essere spinto , o quando il sangue stesso è attirato con 
tiioppa fersa*. jGfae sé F: lostruzione è nelle vene, crede 
chelpninoipahMnte ddrrvi ddl' esscne questi vasi natn<« 
vafanettle , 'Oi accideatahnente tsopipo ristretti o intraU 
ciati; , k> per contenere materie copiose , crasse , o vi-* 
icaae; B^rhaave definisce T oppilazione : « Qbtuyatio 



canaKs iraniitum' tòllèm liqddd per mmL «ra^endé , 
▼hall «ano vel morboso j órta ex excessu moli» sopia 
capaeilateiii transmismri ». Hoffmann derida V ostni*- 
zione da debolessa inlestiiiale ; Bagiivi da dégoierazione 
della bile; Sauvttgei veder f||li timóri ora riscaldarsi y e 
quando raffireddarsi , . fortificarsi , disciogUersi.' Sioil parìa 
di materie morbide , spesse e corrotte* Portai si astiene 
dal dare spiegauoi^e delle ostniaoni; e piii recente- 
mente le oppilazioni epatidie si sono derivate da vizj 
e da alterazioni organiche^ ' 

Grasta r autore , ninno prima del fondatore della me« 
didna fisiologi<^ not& 1* influenza deir> ìnfi||mmazione 
cionica del duodeno nell' originare gli intasamenti dd 
follato. £ qoi osserva , che oltre le opinioni sopra ri« 
cordate. y |e quali derivano la malattia o daUa copia, 
o dalla depravazione degli umori ^ si ammise da non 
pochi medici ora uno stato di debilità , e ora di fer*^ 
sa neir organa secemente la bile; ma le ostruzioni del 
fegato non A derivarono dallo stato morboso del duo- 
deno, neppure dà. Hoffhtnhn ntì SUO Trattatello: De 
duoduftu rauUotum malotuP* causai e in quanto alle 
ostruzioni che succedono alle febbri periodiche, secondo 
Boffmanrif non da flemmasaia ditodenale> ma procede- 
'rd>bero da deterioramento degli umori contenuti ia 
questo intestino. Del resto , se il legame snsalatente tra 
il fegato e il canale intestinale non- isfoggì all' ocola-» 
tazza di alcuni pratici nello stato acuto di certe malat- 
tie, ninno, a giudizio del nostro autore j ha notato ki 
simpatia la quale unisce la membhma mnéosa del duo* 
deno al suo secemente nei mali> cronici. E tale shnpatia 
fu avvertita con diligenza dall'illustre Bkhai, ti quale 
4itse che razione delle ghiandole rispondti alla stime» 



44t 

liiioné delie «qpeificie ore iMlt<mO' koe, i loro , Tasi 
secemeati Esimie fatto riconobbe- Broussaìs in Catte < 
le giadazioni ^Ue flemmaaie vi^lberali^ e vide inollre 
cbe le medidiie incitanti y anzkshè scemale | iiiaq>rìvaiio 
gli intasamenti epatici :■ che ne- cadaveri delle personfl 
affette da- ostnmoni ^eia patente l' infiammazione del 
canale degli alimenti^ e massime del duodeno*^ e , richia- 
mando le -lèggi àsiBichai stabilite^ sospettò chele; op* 
pilazioni fossero consecutive alla duodenite; e siccome 
li medicamaiti operano sulla mucosa intestinale , cosi. 
è mestieri guardarsi dall' usare stimoli per non esacer- 
bare la fiemmasia che aveva dato orìgine all' ostruzione. 
I^on -nega il sig. B. che vi sieno ostruzioni primitive , 
ma tiene la più parte consecutive alla duodenite: e se. 
questa non è primitiva , non tarda a svilttp{>arsi in yirtii 
dei progressi dell' affezione epatica. . 

Non essendo più ignoto il modo con che si fo,^rmano 
le ostruzioni del fegato , cerca l' A. determinare come 
avvenga V itterizia. 

i medici sono d' accordo nel dichiarare formarsi la 
itterizia allorché la bile dalla borsetta del fiele non 
ìscende all^ intestino duodeno per la strada del condotto 
intestinale. £ diffiittO) talvolta i canali biliari si sono tro- 
vati compressi , ostrutti , obliterati : ma in altri casi 
siffatte lesioni mancavano , e però s' incolpava uno 
stato spasmodio> ^ pel quale si strìngevano li condotti 
biliari e quelli d^gU intestini sottili , come in nn movi- 
mento di collera ^ durante accidenti nervosi , o in se- 
guito a forte spavento ; e si potrebbe anche aggiugnete; 
che dalla viscidità déla bile si è derivata l'itterizia, quan« 
to che lasciando gruii^k intomo alle pareti del condotto 
mtesttniie> lo rende più angusto e quasi totahaenie lo 



serri; ina noa'ii è .aoipettauy .che/ h&^gonfisB&a dcUa 
tuÀicà mucoM per V*kÉtmamàsitmt delIT intestino dao- 
detK» potesse chiudere^ Forifiaio dei 'ceiid»tto cobdoca. 
Per la qui cott ne consegne ,« che la daodenite,pB& 
tenersi cagione frequente- dell' itteriaia. 

Colla duodenite possono insorgere lesioni in altri vi- 
sceri: e nell'Opera di Ho/fmam Da morbìs pancreas 
tì$ , sono reg&trati casi di degenei^zione del pancreas , 
e uno ne riporta il stg. DuponcM» La gravidanza, la 
flemmasia del polmone ^ o di altro viscere pub sospen* 
dere il corso dellsi^ duodenite , la quale ricompare con 
veemenza , àBorchè quelle hanno cessato. 

La duodenite acuta non è mortale- se non quando 
si. associa ad altre afEszioni, come p. e., ad emorragia 
cerebrale: e potendo diffondersi agli intestini sottili e 
allo «tomuco, si generano li gravi sintomi caratteristici- 
deMa gastro*enterite. Ora la flogosi concentrasi nel fe- 
gato*^ e questo viscere gingne a suppurazione} quando 
r irritazione diffondesi al cervello y pub derivarne apo« 
plessia, se costante si inantenga l'irritazione intestinale. 

Se la duodeijMte si prolunga tanto da farsi cronica , si 
sveglia in appresso idrope, e marasmo, alle volte eoa 
diarrea. L' idrope è generato dai diversi timori addo- 
minali i quali ostano alla circolasene : e può eziandio 
procedere dall'influenza dell'enterite sulle funzioni della 
ionica sierosa y o dall' infiamniazione del peritoneo. A. 
questo perìodo la duodenite si è distcì» a molti organi 
e M disorganizza. Se vi è diarrea , si giudica cbe l' in- 
fiammazione ila invaso gli intestini crassi ^ se manca ^ 
la flogosi predomina ancora ne' teaoi. La diarrea coU 
liquativa è ordinariamente il segnale delia distmzione. 
Le ièrze dell'infermo scendono npidamente, e nou puoi 



445 

pigliare alimenti solidi, e gK stessi li^pd& discendono* 
aifficìlmente e in piccolissima ìqAanùtà. Il si^, Broussais 
Ita osservato che nel maggipr -numero delle ^^astto-6n«^ 
feriti i reni sono irritati , infiammati , ma assai rart^ 
innate avviene mone improvvisa con tutti Ir sintomi dv 
emorragìa ioierna. 

Diagnostico della duodenite. -^ Quest' infermiti^ non' 
pui» essere confn^ che colle malattie* del fegato , d<el 
piloro y o della pleura destra. Neil' epatite cronica , H 
dolore ottuso^ o acuto all' ipocondrio destro, o pi& spess#^ 
alla spalla di qu^to lato, la tumefazione, la difficoltà^ 
di respirare, l'ostacolo alla drcolazione e al corso della 
bile non si accompagnano cm sintosii della duodenite 
o della gastro-enterite se non in <juanto le funzioni di» - 
gestive non si fanno pib giusta il ritmo normale , e 
siffatte funzioni non possono essere alterate, senza che 
gli organi che le mettono ad effetto ne siano- pia o 
meno ' profondamente affetti. Trattasi adunque sola* 
ménte di decidere^ se V irritazione sia predominante nel' 
fegato o nell'intestino^ e ciò riesce agevole per le cose 
dichiarate dal nostro A. Se la diagnosi fosse dubbia, la 
curagione non ne proverebbe danno , imperocché non 
si ci(mbierebbe anche colla certezza dell' infermità del 
fegato» 

La flemmasia del piloro differisce da quella del duo« 
deno j quanto che nelfa prima il dolore offende dorante 
la digestione stomacale, e non nella seconda, come nell% 
duodenite : non sì estende alla spalla destra^ mancano 
ì vomiti, il colore giallo-citi;ìno , e la tumefazione del 
fegato. 

La pleurisia cronica del lato destro , potrebbe imporre 
solamente al medico il qaale avesse mancato di &re 






44i 

'un analisi fisiologica dei sintomi f e ogni m<^ilezxa sa- 
rebbe tolta usando io stetoscopio. 
• Ta^^ dei cadavere, -—.In principio riscontrasi roa* 
soie semplice nella superficie mucosa del duodeno , la 
q^ale è aiicbe rugosa , e li follicoli mucosi assai svikip» 
pati. Pili tardi nolasi spessore sensibile^ non solo della» 
membrana mucosa ^ ma anche delle altre tuniche inte- 
stinali : color bruno variegato j alle volte misto di mac- 
chie rosse y o ai&tto nero senza che vi sia cangrena. 
La cavità' del duodeno pn& essere diminuita ; in alcuni 
casi ingrandita cosi da acquistare ampiezza eguale a 
quella dello stomaco. Se il motbo è antichissimo ^ il duo- 
deno è ukerato , e k ulcerazioui ; accompagnate da con- 
siderevole gonfiezza delle parti che ne sono la sede , di 
colore biancastro lardaceo per cui si dissero cancerose. 
Tali ulcerazioni sono sovente larghe y profonde e po- 
ste nella prima porzione dell'intestino. Offendono sulle 
prime la tunica mucosa^ poi si estendono alla musco- 
lare^ e al tessuto sottoposto, il quale è ingorgato di 
fluidi bianchi e rossi , ed è degenerato in una massa 
biancastra lardacea mista di punti rossi e di vasi vari- 
cosi. Infine y se V ulcerazione continua a estendersi in 
profondità; pui giugnere fino alle tuniche dell* arteria 
epatica ; e perforarla. In tal caso, il canale intestinale 
e ripieno di grumi sanguigni. I soli gangli linfatici vi- 
cini al duodeno possono trovarsi sviluppati y infiam- 
jcnatiy etc. . 

Il fegato se alterato è piii voluminoso dell' ordina- 
rio , grasso O' albuminoso : spesso assai giallo > tinto dalla 
bile : in altri casi come atrofico ; e può contenere delle 
cisti, deUe idatidi, dei depositi punilend, etc. La ve- 
sehidietta dd fiele A essa pure atrofica o dilatata , e 



445 

aiemphiu di bile pia o meno èensà y talvolta nerastra , 
simile alla melassa ^ o di cdcoli dì volume diverso. Le 
pareti della vescicheita sono ora grosse, e quando sot- 
tili , e anche perforate ^ con spàndimento' di bilfe nella 
cavità addominale y o in una borsa formata dai vicino 
tessuto cellulare. Il cabale epatico y come il eistico e 
il coledoco ; dilatato o ristretto, ed anphe* intieramente 
obtiterato, può contenere calcoli fino nelle .sue ramifi- 
cazioni parenchimatose.' AJDche nel coledoco si trovano 
calcia biliarì piìi o meno avanzati verso 'il' duodeno, e 
oecopano alle volte 1' orifizio dilatato dello sWsSo car 
naie , o T hanno sorpassato^ ^e' canaft nominati*^ Brout^ 
sais ha osservato anche 'de* vermi. La bile sembra ta« 
lora degenerata, avendo perduto il siiO'Ci^ore, l'ama- 
rezza; pare albumina tinta di gisdlo. 

Il pancreas si trova pure tuineiaftto e indurito, scir- 
Toso,' rammollito e suppurato. 'Niell' osservazione riferita 
dal dott. Duponchel p rappresentava una vescica' con 
pareti spesse , de! volume dèi capo di un fanciidlo nato 
di firesco , e conteneva una materia biancastra simile 
a sangue coa)gulato, misto con avanzi di sostanza cere- 
brale. 'Aiscontransi inolti^ ne* cadaveri segni di flemma-*' 
sie consecutive, non solamente allo stomacjo e agli in- 
testini tenui e crassi , ma eziandio al peritoneo , alla 
vescica, ai reni,^ed al cervello. 

Prognosiico. — Il pericolo in quest' infermità è pro« 
portioaato alla ^irritazione ed ai progressi^ delle ^altera- 
zioni apportate? dalla fiennaìaisia. il nostto A* not^ >p^^ 
che in un vecdiio morto di pleorisia «amila', in 'età di 
108 anni, la borsa del fieli era ostnnU'dà óalcoli,-e 
mancavano, coliche epatiche , deperìMiento , etc< - 

Citìra. -^ Prima di propofire «onveaevofo mezzo cn* 



\ 



44a 

ratjvo I ama il nostro k. indagare quali mezzi ai pra- 
ticaaaero dagli antichi nàedtci per vincere ^ efietd della 
duodenite^ cioè le .osthuioai e T tt teriaia. //ei/»oGraM nel 
mali epatici consiglia H laUe^ le acque minerali^ e al- 
cuni piagativi. Galeno, «intende attenuare gli umori vi- 
scoli ed espellerU. Rhattes propone molti messi da Ini 
Unnli ani a riscaldare,. raffreddare , attenuare o aprire 
le ostru^ni. Avicenna racccMuanda le medicine deleiv 
&ÌTe, incisive ,• aperitive y lassative , diuretiche ^ e alle 
voUe anche il sdasso, generale* Boerìmaye pretende at- 
tenuare , disdogliore y espellere Ja materia coagulante , 
mercè dei . coi^robMrauti . de^.stÌ0iolanti, della gomma 
ammoniaca ) àf\ nitro , deli* alcali volatile, dei saponi, 
4»Ila \À]e y. dei jQQiert:urÌ9li ; Jp sOcmii casi trovava utile 
anche il salasso. HàffmanB prescrive daflprima gli eme- 
tici, poi lì purgativi, «indi gli assorbenli per correggere 
l'acrimonia. A^ig&Wuia ì^ dissolventi^ i lassativi e gli 
amari. SioU\\ /Jissolventir gli eccitanti, ideteiaSviy gU 
ant^putridjL Infine, il sig. P.ottd negli ingorgamenti san- 
guigni propone i salassi; le sanguisughe all' ano.o A- 
ripKXjoujdrio destro e le ventose (Scarificate; e massime 
se, oltre la congeoiioae, vi sia dolore assai intenso e ple- 
tora generale, .k questi meaù tengono dietro gli ape- 
ritivi. Se r infiamnnaziooe è ciymica , alcuni fidano nella 
regola di vivere e proscrivono X uso troppo firequente 
d^ c$nù, diagli intingoli .,_. dei; latticini ., e /raccoman- 
dano i vegj9tabiU ^. il buon vino, e gli amari. In gene- 
jrale, .toni pr^pongooio gli emelici se vi sono segni sa- 
.buia^ali^iji pvwgativi, cosi piticevoi*, come veementi, dalla 
manna al rlibarharo«> le aHatsoiàrappa: gli amari, i 
narcotici , le acqwe. acidule e solforose. E siccome questi 
tupti.et.iMkiti aa»lk«mmti devono esaere d^ostìiieUo 



447 

«tomaeo; teme l'atitcHre che possano indirne iofiamma* 
mne in questo riscere^ e massime) diei^ givMSL Gideno}, 
•scxguitalo da tatti i« medici ^ è fòfza diminuire la .visco- 
tkà^ degli ^omori , aipeire loro esiti ed eliminarli ^ e taU 
efletti f al dire del n<»sm> A. ^ non possono conseguirsi 
che con mediinne irritanti. £ l' irritazione può essere 
attentata dagli astrìngenti « dagli aroi^iatici , * i quali 
Gdlanò suggerisce onde non venga il c<M*po troppo in- 
debolko dai medioamenli nbssanti. 

Per le cose esposte giudica il sig. B. che sia sfata 
emessa la vera indicazione^ quella cioè di stniggei;e 
la causa organica di questo moÀo^ igqonmdosi che il 
duodeno nelle osirudoni ÌFosse irritato e iiffian i mato y e 
(Credendosi secondaria l'irritazione di ^uesfo^^viscere: e 
ptrhy i medici ogni slwiio ^oae^ao neHo>eatuovere e 
dkcàccrare gH «toori acri ritenwtr né* vasi* fttpeliend» il 
tiòstto' A. che a vincere la duodenite: cronica qpiale si 
prestano^ ì blandi omeiid ed i paifiatiivi ^ soggiunge iclie 
^'efietti delle sanguigne generali e locjdi erano distnttii 
^cÉQrsV dalle regole 'della vita che osserva^i/'a^no , coode* dai 
meiiicàmenti che usavano. 

MvL prima di proporre i mezzi estimati opportmai a 
guarire la duodenite cronica y il sig. B. suggerisce li 
profilattici •) « innanzi a tutto consiglia' di non usavo 
continuamente alimenti stimolanti^ e di astenersi pi^s* 
sochè sempre dalle miedicine incitanti e massime pur» 
gativ^i 

Al primo spiegai^i della duodenite i mestieri attac- 
carla gagliardamente cogli antiflogistici ; e s'' incmnia* 
cierà ifelPaf^licare mignatte alla regione duodenale^ da 
IO imo a 4p> secondo ' l' intenstone del morho.^ è lo 
forze dell' infermo , Atk npetersi fino alla cooflparsa ^ 



448 

dolore I o ali* apparare prostrazkme «U fone : dall' matt 
topici ^ammollienti; dieta regolatissima ^ bevande raddol* 
centi ^ éafauao gehende. se avvi calore, «se il dolore «ini* 
fedisce i movimenti liberi del eaore. Dopo malti salassi 
locali; 8Ì pub applicare unA vescica piena di diaccio fie- 
sto, e non saranno . ommessi ii, bagni tiepidi. 

Crede con questi a)ttti il nostro autor.' di arrestare 
la duodenite iacipienle; ma qùakido è antica, dopo le 
prime evacuazioni locali si deve fidare, soprattutto sulla 
regola della viUi, che. do vxà essere tJfogamente severa 
ed accurata. È necessario che V informo faccia us^ fire- 
queitte di .auppe.^ di alimenti fecotenti , di vegetabili e 
di fratti cotti ,. astenendosi dalle carni; per lo • spazio 
di molti* masi ;;^e alle volte per. ^cubi anni.. Si conten- 
terà ili bere acqua, pura, o tagliata col latte , tisana 
àmmoiyràfte;! come: quella, d' «mtzo ^ di .gomraa, o aci4D- 
lata, p. e. , la limonata , V aranciata ^'etq., Questa re- 
^a di vivere di>raio si osserva .«accurataanente neDa 
duodenite cronka, perocché saoo essendo lo stopiaco, 
o tale divenuto in causa della regola della vita ^ V ap- 
petito si sveglia , e se soddisfasi- c^mpiutaniente , V i%- 
£ammaaione del duodeno s» es«u»pera« E riesce pure di 
ostacolo il debilitameilto delfe . stomacò affaticato .dal- 
l' uso continuo di alimenti insipidi e di bevande ac- 
quose. Non si fii quindi buona .digestione de' cibi , e 
'insorgono stimoli di vomitare ;. coliche: e diarrea,; Per 
rimettere in miglior stato lo stomaco si dovrà aggiun- 
gere alquanto vino' coli' acqua> o berlo. puro iper alcuni 
^^omt, e scegliere alimenti più sostànziosif .ma. si evi- 
terà di eccitarlo soverchiamente^ e. pero* si desisterà 
dall' nseiidi qtiesti leggieri irritanti quandi^ il ventricolo 
jlurà flOttMoieiitameiMie favri^aiQ.» 



449 

Per iQAntieiiereilcof^o appetto à faranno elateri. suol- 
Uficaiivi olio»!, 4Ì prescriveranno t>i^gni calidi in inveitelo 
freddi ìli' €6|i^t^> s^ T infermo non è Uoppo. debilitato^ 
I bagni caMt. si ooaUaasrainoo per alcune ore se sa- 
tanno di giova^eato. . Essendovi flbsso enunroidale si 
attacheranno akune sanguisughe alle vene emorroidali^ 
e si faranno fumigazioni aromatiche»; diminuita prima 
dirattamente V irri^a«ioae JlcHa. parie superiore del ca« 
naie digestivo.- OitenuiO.&oUievo, si consiglierà sulle pri* 
me resercisio passi vo^ indi attivo all'ari^ Ubera^s^nza 
{^rendere soverchia fatica. Convengono. eziai:^dio i viaggi 
ed. i bagni di mare pervenire a convalescenza. In tutti 
i casi f sarà necessario procetdere assai cautamente per 
evitare le ricadnie , dach^ le ripetute in|iamniazionì si 
reodono insanabili. 

L* itterìzia incipiente è diminuita rapidamente dalla 
applicazione delle- i^ignatte sopra la regione duodenale , 
dalla dieta lattea ; da bevande acidule macillaginose , 
da clisteri molliti vi ^ da bagni prima, semplici ^ e poi 
solforosi; qnando è tolta V irritazione. 

L' incipiente tome&ziont del fidato devesi rintuzzare^ 
primanusnte; coi npetuti salassi locali; e se anziché sce- 
mare si fonsasse 1' epatite acuta, o il flemmone del fe- 
gato p qfmoà» V infermo non* si trovi soverdiiamebte 
indéliottiO; ■ o non siatavi profonde disorganiiuEàzioni) alle 
sanguigne generali y si faranno succedere le locali , e 
le venisse scarificate alla regione del fegato ^ indi i to- 
pici mentitivi; i bagni; i ciistei*; etc. 

Avvenuta disorganiszazÌMriB, e lonnato lo scirro^ si bru-^ 
cieranno moxe sulla regimie di quest' intestino ; o vi si 
apriranno dei cauterj^ cbe si cureeà di ùr suppurare,^ 
purché la sensibilità del tubo intestiiudlie ooaJiaisovei^- 

Annali. Foi. XKXVHL ^9 



45o 

«hift , e NI ul GASO ài «jiminuirii colie tottgiHgiio Io- * 
OiliySe riofermo potrà tollerarle, coi moUiti?!, e. coi 
Mrcotìcii i qoelt si vseraDDO così kitemtineole , co- 
me aH' esterno. Gli eropiastri/ o saranno irrorati di lau- 
dano, o fatti con decotti di cicuta, di gitMqniaoio , 
o de* capi di papavero bianco, non ommelCendo le 
embrocaaioni con estratti di qafeste piante^ Li narco-' 
liei si devono prescrivere intentamente con assai cir- 
cospezione, e qoando siasi combattuta primitivamente 
e in tempo, la flemmasia cogli antiflogistici. E se esal- 
tala sarà la sensibilità dello stomaco e degli intestini 
tenni , si potranno introdurre i narcotici nel corpo dalla 
parte del retto, e per la via d^llo stomaco se irritata 
si scorgerà la porzione crassa. L' oppio, li preparati 
di lui , e r estratto di lattuga coltivata possono riem- 

\ piere quest'indicazione. Ginqae o sei goocie di laudano 
si uniscono a quattro o set once d* acqoa pei^nn cli- 
stere, oppore nello stesso veicolo si pone un dodice- 
simo, un ottavo, un quarto, o un mezzo grano dt 

^acetato di morfina^ l'estratto di lattuga si dk alla dose 
di uno o più grani : -e questi narcotici devono prefe- 
rini agli- antispasmodici palliativi di azione slimolante, 
come Tasba fetida , il muschio «il castoip.* 

Nelle tumefazioni del fegato, e del pancreas, si pos- 
sono, a giudizio del nostro autore, tentare le fregagio- 
ni mercuriali ; ma i rivulsivi interni , i vomitivi, i pur- 
ganti sono più dannosi che utili. I vomitivi partico- 
larmente noUf convengono i» conto veruno: solamente 
accorda che alle volu possano darsi pqrgaiivi mansueti 
e piacevoli > e come tali tiene le acque minerali aci- 
dule^ eKlaseJe termali solforose, e quelle non si ber- 
ranno a luogo, pà abitualnicnte, massime quando sos- 



45i 

«Iste ioftftmtnaxioiic ne) canale 4i(;«»ti¥0^ Ove soprav- 
venisse lo sialo acato , dai nosoiogi detto lebbre biliosa 
adinamica , tale fleminasia' ti' laedicherà . coglt^ antiflo- 
gisttei^ «òpraggioDgeado apoplessia^, si carerà come si 
corano le altre emorragie cerebrali, poi si metteraono 
io opera i tneaaì coaveaevfili per 4dktiiiggef% rirrifa- 
eione primitiva. «. 

' Se la doodeoiie cronita è gioata air^idlimo soo pe- 
riodo , àe avvi marasmoy o idrope, se F infetnio è mi- 
nacciato da diarrea colliqoativa e non 'poò "pneodeb'e 
al colia specie di alimenti , converrà dare ì palliativi 
narcotici se i dolori sono veementi V i crìstei amidacei, 
o* «piati contro la diarrea: i dioreticl/ la paraceatesi 
iieir ascite ^ i decotti gelatinosi, ecc. . 

Per comprovare V ottlità dei pl»posti naetòdi riferi- 
sotiìì dotti B. due storie di 'duodeoili - cagionate dal- 
l' oso di ripetati emeticr e piM'^tviriy e termiÉate con 
'iai'inoHe, p«r non essersi medicata attivalkietate la Aeo»- 
^matia ^testìnalé. - > «- . ■•! ^s. :.; f 
- 'Stame f{0e8te'p«Qm»sse',i«crcéeiif sig. Br*', airere*. di- 
mostrato: "' . '.''::•■ -5* ' '■ ••■•! • 

^ I .^ Che ^Mile loto- desomoni, coi&sero g& aototi li 
sintomi della duodenite '€on qneUi ddle o]^pflaciom-^a- 

•a.^ Che lo 'Stato- -morboso dèli'.iniéstiDo non- Cu con- 
•siderato se non -quando la dlsorganiataaione èva- bms- 
•ima. '.^ . 

5.*^ Che ndk cova: non saturava alla oansa caòla- 
inente si tiguardav^ élF'*niiasamemoi > 



.!•; ' 



I 



4**' Che tale inftmitàsi^ conobbe' ferie indi^[ittif del 



4S% 

5.^ <uhe la diiodflNie ttonicil .si muifeita'^ooa segni 
€arauen8tid. • i - '...;>>*•: 

6.9. Che V infiailMiiauone croaicadel daodebo con- 
seguila all' intempèraiua , ed all' imix ripetuto degli- e- 
vacuativi. 

- 7.'' Che alla daodenite.. vengono dopo le ottrmuoni 
dd fegato e del pancreas. 

8.^ Gie dev' esseae medicata primamei»te colle mis- 
«iant di sailgae generali e locali ^^ e, poi soprattutto coi 
:ràddolcenti^ non ommettendo i rividsivi se V infermità 
peMistOi e li Bltfoocici per rattenprare la soyerdaa ir- 
viodùUtL . 

'i^*y*9 >'io.^ Cke -le oppilazioni e ritterisia*. si vincoilo 
cogli stessi rnnedj, . . > • . • 

Espósti^ con la maggior possibile diligenaa li pensa- 
ménti idei sig. dott.' C Broussaif, rapp<Mo* afla. dno- 
denite .cranica, non. sL gtndklierii.inopportYino che da 
noiisi soggìmigaao aleune. brevi oonsideraKÌomrE que* 
sté non risgoardapo al modo con' che £>imaBSÌ le ostro* 
aloni del fegato e V ilimzia/'cliBiifeQsa«dilBfBoltk accor- 
diamo poter spesse fikte derivare dalla infiamntafione 
del- duodeno^ scAamente troviaiho'di^ osservare ^ che non 
•d paò.Gotnpremlèrè tiaip agèwioMnle * conte - TinteÉi^ 
peranza ^ e T «so jmpaoderato dei medicamenti evaeiia^ 
livi; òhe il sigi dott. 'J^itfsorlr tiene quali : cagióni pre- 
eipae ideila .dnodentle., debbano airegliareflogosi neila 
sola p^^zione degli intestftii sottili, la quale comnoica 
coUo' stomaco;* e non acòenderla : nel ventricolo stesso, 
sulle tuniche deL. q^ale iannediataoienle operano fe 
SÉmmfojtoivatie .c^giooii. .£.> perì, inoi^ ooo.< possiamo, se- 
parare la duodenite della gastrite;^ e non '^itisima' a 
tenere quella consecutiva ali' infiammasiooe del ventri* 



cela; \e. ffthàivw» i Jik menvigliaFè cbe pod^t 
moita .peaf.'^razioQe p^r coooscer^ li syiotomi ca^aiUri- 
sticiv deir iofianunaziooe dell'iolestioo duodeno, perocché 
coòfondonsi lacilmeate con quelli i quali 'sono distin- 
tivi delk gastrite y «' deff epatite^ d'iodol« trÓBioa; ' 

Scgaasdcr- h massime ilei deitbte 'fraidaUw», iella 
medifH^fi fifciotegica , il sig. ioiu d^imiro ^Brjiw^f 
n«Ha cura della duodenite cronjica confidar principal- 
mente/ nelle missioni di sangue generali e locali , e 
propone qù'ét àiecodo coràtivo che è stalo ptedoot^aio 
nalk-ettiragiolie dette gastriti . e deke gailM>*«fcrlècicic. fa 
t^o dtPiVn deQe .soalaiue .ii^«^fBÌl|aginQ|M e aann^Hiti- 
ve, e allora^ ricorre ai narcotioii quando convenga ire- 
nafe fa a^verchia sensibiUls^ ^del tn1>o intestinale I o 
quando tènde ìt morbo ad infelice ' Htfe. ^ ^ 

' £. >peìr teotà di esaiperare f itrìtazMi^ ^«HaroMper- 
fici^ iiiteatiiiale ma) volontiert .^presila gtlt ai^tfj^l^g^ti- 
ci, e 4i Broiissesiaiù' tornerebbero -ip onore il modq di 
medicare del jiott. Sangrado , se npn paventassero che 
loro 'si* bandisse la* croce addòs&o ,' coùdé avvenne al 
sig. dotti^ e; consigliare " fioAnefitait^ E del meiodalda 
.essi adoltato vorrebbero servirsi eaiandio per aprirete 
ottrùaìobsy céntcaddiceiido co^ alle OAservaaipoi .dei 
pratici* 4a Ifffmarau fyìo ^ Darwin, cbe drchtaraffoiH> 
noB' dannose^ ma utili nagU iuaasament^cosi.ie aA•laiuu^ 
sorbenti^ oome. le evacilatiivc ^ e in |al*^uisa cipeiaiida 
ditiiio. campo ^i cerrcaani 4cUa: tempra di Le Rqgr ex 
&ni) akona iv^ltà delle care portentose^ 



1 



k % • è * '• » 



. n 



4*4 

Traeiaius d& v^dnanbus peetaris pemeirau'- 
tihus. Auctóre Carolo Mayer, Aagustis^' 
simi Imperatoris et totius Rossiae Au-- 
tQQWtfiiris Hf edico AuJUco » Ord^ I^t ^^'' 

. Annae ///.^ C/« Equità , Dcciùm me- 
diàinae et cfururgiàé , apud Sufnmum 
Mei lUediclnàtis cii^ilis Praefectum offl- 
• ciOyfufigeiite, Cpnsilio Medico adscripto;^ 
Sooietmnsm- Lttterariatum ' ^ Cae^mreae, 
'Mèdicofutn Viinensis; Pkjrsicò-Medtcae 
Mosquensis , ìtUneralogicae . Jènèasis / 
Pharmaceuiicae^ Mineralpgicae, tiberae 

--ùecoaomicae Peèropolitan* .AUarumque 
sodaiiv Pars pHma^ Aàcedit Tabula Li^ 
thó^ràficà.' Peiropóll. Typis- Difectorii 
MedicinaUs Almintstrationis Rerum In- 
teroMum. MDCCCXXIJI. i-** (i> 

ER quanto sia grande il numero A^ cinturi' di 
chinirgia, 1» notizia di quett'Opeiva-rintisiii clottebtbe, 
eariiMia ai ohirniighi , rìnoendo cHale noi^oni pk uh 
leraMami ancbe in p«nio aUa^ lente V annada inoco,.: 
lino a'giorai nosiri, non.saf^piaiaKitpcr quai cans% non 
uniirersalaieote trattate dagli •crinorir di ìMilmooì diU 
rnrgiche. , 

(j) Art.^ comunicato dal sig. doiL Quadri , Menp- 
hra onoroìio àella Società Mineralogica di Jena , eec. 



45S^ 

L^ intereMC poi che inspirano k maniera ed i Imai 
con cut r aatore si. è. adoperalo a svolgere il 4up as- 
sunto, ci ha aoioialo a corredare di alcune osserva* 
zioni il sunto che intendiamo dare di rquest'Opete^ 
che a giusta ragione potremmo chiamare classica, . t 

Prem^esse nella lniro4uuonè alootte nozioni genoralif 
particolarmente sulla necessità della perfetta conosceni 
za dfìlla struttura del corpo umano, e delie, naturali 
sue funzioni , per ben imprendere la cura de' mali 
in genere , e di quelli priocipatmeoie. che < dell' «pera 
chirurgica abbisognano y avanti di venii^ alla descri- 
zione f divisione .y diagnosi , priogn^i , e cura delle [fé- 
nte penetranti di petto,.!' au^>re ^ la. storia d' lina 
complicatissima oQesa di questo genere, cjie per la sna 
importanza crediamo prezzo deH' opera di qui riportare. 

L'anno i8ui , GkUtQ Bussi ^ d* ^mn j'} ^ di assai 
robusta costituzione fisica , oMirat^^e , ebbe la disgra* 
zia^ nel cadere a corpo abbandonato, di piantarsi: nel 
petto una lima, che» fissa al manica,, «egli* ppriama 
per caso nella scarsella sinistra del vestito ^ colla pUn* 
ta rivolta ali* insiu Tolti cautamonte gli abiti , appar- 
vero alcune gocce di sangue sulla camicia i e questa 
rimossa y fi'a la nona ■€ la decima costa de) lato sini- - 
Siro, namerando dall' alto , sei pollici diataAte daUa. 
spina del dorrò e nov^ dall' osso dello stemo, nn ptc^ 
col luogo s' è trovato co^ poco sangue efiuso, dove al 
cftto ei:a il ferito persuaso che l' impiantata lima di- 
morasse. La ferita nondimeno s' è trovata tanto picco- 
la^ e tanto stretta y che chiunque àvrepbe facilmente 
dubitalo , che l' istromento feritore quivi avesse potute^ 
peaecrare» e pioltosto ognmo avrebbe creduto > che 
la lima l' aresse bensì nella caduta iSerilo^ ma eh^ 



456 

dàlHi ftcnrseHé ttiristaote fosse to qoaktie oaode- 'Useka. 
Però; l' indagine Vigente Mia ferita totHe-^gnl dtibbio; 
poiebé sono lo specillo accadde dì seiilire un éorpo 
Dfobilè e doro. Dilatata la feriifa ^ la litaa- (t) fa «sfrat- 
ta , e tosto comparve vèemeote emorragia di quattro 
Qoeie^ dalla ferita « coi tenne dietro aitila emorragia eoa 
pari Teeménaa dalla bocca. Fasciala semplieiJmenle ' 
la •'^ferita , essendo il polso m^lle ^ ed il respiro &• 
cUo, si diede al malato da bere un bicobiere d' ac- 
qM-tnisté con aceto > e la quindi portato a casa in 
lettiga» Velinero inoltre prescritte la mtstoni lefi^ìge- 
rante e le- fredde •Ibmentasioni di Smueker , da ftrsi 
tncessaoiemente sul loogo ferito col' meato di pamio« 
lino raddoppiato, yegliò I' ammalato la notte. Il gior- 
no segnènte (secondo del male) il polso fu pieno e 
cominciarono Faoeietk grave a'piii veemente la tosse. 
La voce , otto , o dieci ore dalk riportata lerita , cosi 
gradatamente venne meno, che. sentir non si poteva, 
ae non aecoatando 1' orecchio alla boece del malato. 
Codesto stato dell'infermo, sembrava- appoggiare- il 
soépeuo d* iofiammamone, ed anche di stravaso' nella 
cavità del patto. Non si potè nollameao ossel^are Ve- 
run segno alla superficie di q^Aesto , ^ che- MI» cosa 
ne facesse' certi. Gli dinHinoiti' sintomi per ei^o di' se- 
dici' e»ficie di sangne levate dal braccio destro ^^ aumea* 
tarono di* noovo in breve tempo , sì che verso sera 



(i)i^La fig. A. della fav. i^ rappresenta la lima de-* 

lineata nella sua naturale bmgheaza e. grosset^f e la 

Jig. B. U manici^ che con quella $ient^viirQdott0>t^ 



petto. 



451 

reaeeo «eeensrio aitni «angiiifpia. Nella Botte àne -éU 
steriv e qKìndr Fcmokione 4t '• mmèmìe ^em nim» e 
esirfeittb (M^^squialiiow 11 ien|o giorno , i margini ^deìte 
fciita, dite*Wté slaccila'» oanikidaraoo ^.lnaoifésuirsi- 
ih ifttatb ài 4tipparamo«, die instttsièiiflaente ad ^ 
poova foco, si faceva: maggiore; Affinchè poi 4a follia» 
potesse oMòdersi me»o, fo iti faosta introdotiel una 
toronda: composta di tda ,«filacctila , e -^qoesDa coperta 
con «eroitoi.adcfiiyo disteso ad effetto di t«Qer lontana 
l'aria estepna. L' aosietii nultamenaL, e la tosse grave 
e secca , e la febbre , giottiatroente icrescenié > vf rsac> se^ 
ra y siccome gli spasmi , ^ insotm» readévano *le ^ocrtli ^ 
le quali cose iiBite, abbeodiè tutti adoperati licauve*» 
nienti TÌmeii]^ e per rapporto alla costitaklDae oolveréil^, 
e per rapporto alla località, poco nnlhimeno op«f»vano. 
T^è t pettorali eogH . antispasmodici , ne ' i . clisteri 'emoU 
lieoti e calmanti ogni giorno adoperati in sdlla ' sera , 
njà finalmente le, fomentazioni fredde nsate per ire «gior-^ 
ni consecutivi portarono all' infermo giovamento. La 
tosse poi più veemente 9 il respiro più dtffìcite ^ le Ìb^>- 
ze'per gradi si fettameote indeboKixmo , che il gioTM^ 
qainto dopo' la riportata, ferita, necestario divenne diia^ 
mare in soccorso li nutrieofti e corroboranti ih nno 
coi medicameiiti .pettorali. La posizione sul dors<^:>'«r8C' 
V ttikica , in coi V infermo potesse quei sintomi.- toUerar# 
con minore molestia. Qualunque altro •deterioravano 
la condiciooe. Avendo dunque giaciuto costantaiiii^pia» 
supino , manifestaronsi - molti ponti gaogrenoai. snellir 
tegioÀ sacra; che fiironow medicati colì'.nngoeiito^ dt 
stirace. 

La notte del giorno settimo, comparve all' improv- 
viso veemente emàcragia dalla bocca proveaieiite dal 



I 



\ 



458 

poknooe, h ^uale 'pettalosoi gi*nri Mnbrò nuora • 
anesie dchMefe V cambioiie nmaÉ mi MCteatamiflogiitica; 
QdtsCa anotrftgia trasi«tprQbabilni«ttle;origìtitf> da ^e* 
oamolaineiitA di é«ftg«e«fteì poknottly forAatosì' quando 
pep > qoeUi ckcoi a gt Mb«Mteeple «on potyra. Crebbe a4 
•» tempo pare la separasioiie della marcia, .dknìiMiendo - 
la febbre* lì pos , da principio dmerino , iiii»lo a atri-- 
eoe favgnigne « non mollo spetto > natia contenera di 
noo naturale. Ma cretcendo tempre piìk la tnppura- 
aieoa, P infermo ^ .già quali d^ appetito abbandonato^ 
lo. età per* egnal ragiatte- dalle &rze. Per la qual cota^ 
il giemo>na^re fapretcrilto 'ona debole decozione di 
coaiecsia di china con lichene itlaodtco e radice di po- 
ligaia amara ^ alla - qnale , a- seconda delle ciroostanae , 
fo' forca • aggiungervi F etlratto di giusqm'amo nero^ 
d|. oamomilla , * quello di miora. acquoso , il .vino ami- 
moniato^ dell' fiitcranr, la tintura. td»aiea^ l'acido sol* 
Iprico allungato. Per la. stessa ragione /odia giornata 
alcnne volte* prendeva qualche cocehlajo d' una misCu* 
ra- fatta con paro vino generoio di Francia ed acqua 
di cannella, ed alla dieta nutrìentoi fin aHora' usata ^ al- 
tra i^nne sosliluita pih ristorante* E poiché 1' uso con» 
tinno-flel decotto di corteccia costipava il ventre^ ag- 
giwigavati a qud decotto ora una piccol dote di ra- 
lftatbanofa.*dc tamarindo, ora ti faceva prendere 1' elet- 
tsario'ietiidvo, oltre il decotto. •^-*» il' giorno i4 crebbe 
maggiormente la còpia del put. Ueciva V|aeaio dai to- 
aace^icoa laaia forza ad ogni * medicaciofie , levata la- 
lorooda, come da empita ' botte coi fosse tolto il tn-' 
racciolo. La copia del pus nollameno noo eccedeva te 
due libbre* e mesao, o le tre, peti» medico, é non, 
tolevas fislmm in. no sol colpo; ma -in ^pwtlro; Sen-' 



4S» 

tivftsi r ammalato dopo la mcdicasìoo^ soHovalOi segna- 
tameoC^ oel respiro. Ed evacuato final mante il poa., 
accostata ooa candela accesa al foro • della ferita , io 
un momeaio fa estima .fra il sibilo" cagionato dall'Adria 
ohe aeir-eiptraaione usciva dal toraèe. Batto sletM 
tèmpo, r iuéurmo colla tosse etpaHeva 'dàMi trachea 'del 
pos, di: natura eguale a quello che mufidava . detta fe 
rita:^ ma in qoaatit^h molto miiiore^ :- Godeste j abnormi 
separaaioni ed'escreaifm^.prodhissert»^ qoal eopsegueosa 
necessarìav ^^ iebhre lenta , doHa quale: isempoè'ipià 
tabido Poetasi riolermo, per* modo che le<oesa; coum 
dicesìv e la pelle sole > rùnaoeviMo.'> EsseiMasi pteseai- 
tàta^ r indieaaiooe 'di- Gòrse^race «^t vosi- resi'*iaDguidi 
dalla . énfiammasioue ^ Jalk siippnraaioiw; e. di •jaUtte 
V evueuazioae de} pus , ^ si praticarono ( givamo'' ai 'del 
male) injeaioni fiitte con dettatto^^d'^orao 'moudailo^ 
miele rosato f liquame di mirra-, da» ripètersi ad* ogni 
medicazione /coi e' aggiuirse dappoi il decotto dr «or* 
teeeia -di china, e, nella seéta^settimena.) alquanto -di 
balsamo nero del Pere; Rimanendo «fra 1* usa e V dtra 
BedicaKione a^^aod^ a quabdo nel petto quaitha 
cosa delle indi<Me injeaioni ^ •- aanuncià?raèM> . qésale 
siiUa lingua ópl loro proprio sapore. •-«•' Verso la. 
decina lena settioteoa , risaarato già T infermo 'f 
le-asedicaBioni ai fecero j^ rare; T evaetiaBoàe dd 
pos e per la ftnta e per la taachea a poco a poeè 
diminuì, ritornò. T'appetito , riteniaróiio , quunttm- 
qne ta/di, le perdute forae $ e*een tutti questi siln^' 
tari cambiamenti ritornò in pari tempo la 'Voce^ s) 
cf^ r infermo y a capo della dieiassetteeifDa settimaiui ^ 
piena ricoperò la «aiuta; «I che asiaisstmd d«f# *d 
jberio avtf oomirihniiè la tinnm 4i^ mtfte fidoftiatn , 



4do 

la 'ikU aotrieole » e fegnaumente ti latte *capn6o , 
BMiKo al ktiào édX ioferoio e noo privalo dello «pirì* 
IO vitale. 

' Durante V iatitrp trattattento , le varìazioai tutte 
t a i lfefiche la loro* ìiiflaeosa maoiSMtaiDeiite eterctta- 
iPÉno folla* (Mia, tiii|»|Hrcioooliè Tarta umida, fi^da 
ed atpra> . Mtnptfe dèterionnrA la salate'* dell^ ioiieriBO'y 
qoainwiqoe iton iiiuiiediataiD«Bte espoeto all' aria apri«s 
ca, il.ieepiro-epcora reÉdevaoo fiiil difficile^ diversi- 
fioaodoi talora . apertafiicAie . gli> eCfeili;. : Da . u| tifiio , rer 
pMla> )'««iofe. deglio: da ai\parii ^ ehe dal margino 
ùrferiofe' della «alBDa iùotu^ doverle.: lifttas.'fa inpiaiila^ 
ta> voBÒe: eipobft'aòa certa ipatucella diceaea lima deBa 
gamidezsa di un- pisello^, la t^tie, al-oerlQ, non cre<r 
diamo* d»'ai|dar «rnili'^iicredeiidola. .separata per oiezzo 
deUtt ocooltaKesfogUiiioDe.e .fasori- gettata colle marce» 
L'.auiore;VÌdd(^ Ifoes.!*. uomo s^ iinoi .dppo V acci- 
deoto^ e tsovatolò picpo djkvigore, ha pomato jassicor 
curarsi che la faàlaera da ottima, dgatric^, coperta» 
e.di^:oeseoo iocotnodo gUsioa v-eoita;.. 
•JLa guarigieoedi codcs^ coag^UcàjUtsÀina . ed oltre 
aodo grave ferita lacerata ,. Della jqtfak il polmooe fu 
tàoto lolereesatOy domaada certameìitè 1! alleoaiDoe dd 
pratico ^ ed agli ocdit^ prima di.tulKs si presenta 911111- 
Ift. cauleio oiasi< adoparaià éel laaiufgi^ degli evacuaur 
liv a dispellp dalla- oei^eattc Qba dai. cMraati ai>avea^ 
cbr iNatCorsoiofiammatorio.aiipporatito si sarebbe eòlà 
•viloppalei^ qoal.cousegneoaaipei^ilibile delle iaceriale 
partii ma la pralica JpdevidissinMi^ dalltuao 4sUe Jth- 
meolaitio^i ficdde Sclunud^wage , che. laolQ onpr^ 
&o«o»é1 loro autore» « pdìofitio. li^li ipfermi sotio ùa 
pooMrQ p r es s oc h é .ioinilo. di. wc^km^^ . mocl>ose> 



4A» 

^goatamente ciiirorgiche, .al ^odeiebeae .aywpato 
oggetto di arrestare, riotutzare, dimimiire ,* ed anche 
tdvolta imfiedire lo svilappo delle iofiaitimazioni ot 
eoBteoerle sviioppate , per quaiilo è io potere • dell' iio?* 
tuo , entro certi Kmìti , acciò non manchi alla naitnra 
il lenipo a lei necessarìK^ per operare delle .gmaigioni 
coinè qne^e prodigiose -,, non sipóò • abbastanza -^soiii- 
mendare.' •■ - ■ 

Coloro fra ì pratici che sapranno tirar partito dal 
bagno freddo locale^ avranno la compiacenza soventi 
di verificare quanto l'inferma natura si diletti di sin»- 
li prodigi y da questo rimedio assecondata 5 ed osiamo 
perfino di asserire^ che colui , che maneggiare Aon» 
sapesse un rimedie ^ tanta semplicità e' potenza , pe- 
rito non sarebbe nella sci^iza. A conferma di questo, 
i«a le mille pr^ve che potremmo addurre , ci piace di 
riportare i seguenti: ^ ' 

L'anno 181 3, alla battaglia di Bautzen, alcav^R., 
capitano dei granatieri nel battaglione della Guardia 
diparlimeotalè di Milano , è attraversata nel centro , 
da una palla di moschetto , l' importantissima artico- 
lazione del ginocchio , illesi rimanendo li. vasi mag- 
giori. Un quarta d'ora ncm era ancora scorso dalla 
riportata ferha , che venne condotto all' ambulanza 
di' eoe Bci> eravamo il BMdico-chirurgo direttore. Esami- 
nata la ferita^ e nulla avendovi trovato di sttatiiero, co-^ 
primmo le aperture con puro, oèio e cera, e l'articolacione 
tutta facemmo b«gnare, e- tenere aitantemente umettata 
coir acqua fredda saturnina per l' oggetto di cui $o<^ 
pra. Avanzando l'eiifrcito, «.ricevuto codesto ufiician 
le>pochi> giorni dopo la riportata ferita, neWospe* 
dale di X^€sdti; vi. venne ahilmeate aesistita; e .p«r 



ctteni risvegitau * leggera V iofitmuiatioiie , dolce e 
jndoato fa eooo.l'Mnniarcinieiito delle f tracciai^ par* 
ti e lo sfiigitaniento delle ossa, e di tal .niodo folto- 
aaiOy che DOn solo poli il tottopotto menibro lalTv 
re , ma ancora restituirlo a moltissimi degU nsi primi- 
tiri , par. noii essersi aocbtlosata , me semplicemeote 
alquanto irrigidita .Farticolasione,'che dai bagni e fan- 
ghi minerali ebbe poi più tardi infinito sollievo*. 

Il secondo, accadutomi in Milano l'anno i8i6. 
nella persona di nn nomo robustissimo , di professione 
dorato^, è il seguente: occupandosi* cg^li ad aprire 
una bottiglia di. birra, il cui turacciolo era fernuto al 
colio con forte legaccio , scappagli improvvisamente il 
inracdoio e va a percuoterlo con. tanta forza nel cen* 
tra del globo deir occhio dèstro, die all'istante ne 
risente. profondo dolore, né può distiogoere con quel* 
1' occhio un momento dopo la luce dalle tenebre. Ve- 
dutolo una meta' ora dopo ; sentila la narradone di 
quella importante ferita, consistente in oltioio risultato 
nella rottura di vari vasi sanguigni e della superficiale 
congiuntiva, e delle interne- parti , con intiero offu- 
scamento delle dne camere per il mollo saogno che 
air acqueo umore erasi frammisto, oidinammo iminédia- 
lamento rapplicaaiune* dell' acqua* gelata mista con oce« 
to , ed a ques^ unico e semplicissimo locale rimèdio 
la cura intieramente commettemmo di procufare l'assor- 
bimenio, lontana tenendo V infiammaaióne. Qual In In 
noisira sorpresa ^ e quale la soddis6iaio<Be dell' iolfermo, 
nel poler egli chiaramente • diatti%aere lo luce nelle 
prinae a4 nre dall' accaduugli •disgrazia ì' Pochi e lievi 
sintoni tisvegliaronsi di stomaco due giorni dopo , 
avendo egli appena prancato allorché rieeveicda fe- 



465 
rita, e fiirooo imiiiediataiiieQte tolti con una sol oncia 
di cre&ior di tartaro solubile.) la ottava giornata potè 
l'annnalato riprendere senza ^stento le sue òccopazkmi 
non ha dappoi altro sofferto. 

Il terao ci accadde di vederlo 1' undici ottobre del 
l8t;u{ nella citti^di Lugano.. Il «ig. F. Y. ^ giovine di 
di sana poatàuzioné, è accidentalmente ferito, d! un 
colpo di facile da caccia carico di pallini di «naezKiDa 
( grossezza , ed alla distanza, di due in tre .piedi parigi- 
nk La ferita ebbe Inogó, trovandosi F infecmo' sdiiaì»- 
to sol terreno, io una direzione dal ':bas8ei all' alto, 
rasente il margine superiore esterno della grande )C2^ 
vita cottloidea. Li corpi feritori , stracciate toite le par-' 
ti che si opponevano al loro passaggio , s' incontrano 
finalmepte nella porzione' superiore dell' osso >• ilio; la 
forte -resistenza opposta da quest' osso, che è spaccato 
verso la sua cresta, un angolo della quale è piegato 
sopra la cavita del bacio«) , salva per il momento l'in- 
fermo ) ma non era difficile l' immaginarsi quale scos^sa 
avessero ricevuto le importantissime intéme viscere 
assai prossime a questa gravissima e complicata fibrita , 
e r .immediatamente^ sottoposta articolattone deliemore, 
concorrendo , cofne è noto ai chirurghi , là base del- 
l' .osso ferito a formare la porzione superiore esterna 
drfl' indicata cavità ootiloide. La grande vicinanza, il 
grosso piombo da caccia di cui era carica quell'arma^ 
la scossa che V ammalato avea effettivamente f iseniito 
nel ventre , i dolori vaghi e certo senso di tensione' che 
poco dopo eolb dentro risvegliaronsii annun(;tavaoo chia«- 
ramente , che nn' imponente infiamiùazione avrebbe pia 
o meno prestò gravemente compromésso le funziow di 
«Icttoi visceri, e <:on quelle la vita délf iofermo; Esirat- 



464 

ti qaelK fra li corpi straliferi che iadtaifHte si pr^se«<- 
ìarono' ( qaftttr* ore circa dopo V ftccidvtite, ) doè uà 
pesceito di foitagoo ed no ^osm> tnncgiolo di «top- 
pa; commesso il resto alla iialanr» e coperta la ferita 
coQ'seoaipiicé oogaènlo d'oHo-e cera , ci diedirao im- 
mediatameatea.ftr oso del bagno freddo schmuclt^a- 
ne ^ ordifiatidone la continaaziooe nella notte senza io- 
iterrosione: tvent'ore circa d'impiego di qaesto sovra- 
no TÌmédiò bnslarono per mettere io calma i primordi 
détta, minacciata .in6ammaciofie delle interne parli , 
rtntttzzandone V eoeedente calore , acquietandone il do- 
lore e quel senso dMncomodo stiramento che gik 
comidcittva a fiir» sentire qeal finrierò di goaj mag- 
fp^ri. A. qiiesto presidio non s' aggiunse che noe be- 
vanda demulcente oon olio di mandorle dolci, ed un 
clistere, di natura pOre emolliente. 

Anche la Arita-.tjbe dovea «ecessariamente. iofiam- 
maiti e snpporare per effietto delle straociature , e pet^ 
la presenaa di boon numero ancora di sostanze strar 
niere / si contenne » in ciò fare , eotro q«e* limiti che 
.aOcota confinano colla moderazione ; bastato avendo a 
Mprimerne L' i»fiammaaione| allorchàmeatrossi no poco 
violenta, T'applicasione due volte ^etuta delle san- 
guisughe. In pochi Idiomi si mise la ferita a suppura^ 
none regolare , s* affacclaroho a poco a poco li corpi 
Stranieri^ e nelle copiose marcie si i-itrovavaoo, o fiicil- 
nente si estraevano; e da guarigione prontissima sa- 
rAbe anche stata susseguita, se la : carie, cl)e la. con- 
ae^enaa esser dovea del guasto delle ossa^ noo ne 
avesse allontanata la losioga per un.tempp assai. piii 
lóngo di. quello che accader suole nelle ferite sempli* 
d ; né in questa la sola 4:ircastaaza che rese lenta ia 



465 
gtiuri^iwie ftt^éqibjQ .qi}ést<> caAo sopri, ogni modo. 
Hte^dttft VÙM^^UpilNle f raftcaraaza del «ig. AT . .. . £^ 
dUriirgo 4ì SiUlii. Cfi^nal, che ne àMUase k cum re^ 
^lai'e ìd Milano ^ col noti avere dilatala quella feri« 
ta (i.) j.op^iazlone «be noì-awtevABK» nfyetiilaaiente sog« 
gerifa .0 t^M^Ot ra^om^ndaUt.aUa presenoa .dii v^ìrie per'^ 
atpcr delif. ^te I allorché- Y infenano trasportafo fesse ioi 
3ii|a9Q>},X9ppteo(ai|do«r.inMe(e^ qjtt^l cliirnrgoi d* ì«iqo«- 
pod^is per. niobio t^^spo i' amatateoiit ooUa. dolorosa» 
l^yolui,,. v^Pt pip $o\tQiJkMHìiU appli(;a«ìoiie della spu-j 
goa pllQpatyltj^ -lina prajti^ dj .xodeita» natùr^ non. è, 
4^008^ :CjBiiac|ieiM^,d' aS|er« imiatori. r^.Ma Yeogliiamo) 
aPi'Opfra ddlf^^.41i^«ri<4al(ii qaale ci éia^mo per^ 
^- istante (Sparuti., .. 

Sezione L Cap. /. Parla tglì ùl qu^Mia^eaioiie delle- 
jbcite. di petto ia,geaeral4fj e di^»^aelle ch« pocupsno 
1<^ parti e^t^ne. -rr Ferijia di pe(jtfiy egli dice^ i ogni 
^ita^ iir;<]paiimMlDe,modo ed io fiaaltifique dìr^ioné. 
poltra 3|Uf > parti ^^ ^np^io la. cavila del p^tto ^ od* 
a qneUe.che là dentro sono rinchiuse. 

U pencolo^ naaggiore di qu^ta iàn^ dipendendo 






. (.1), iU ^(g^ Cnirblì., ,unó de pia vàlemii uomini doU 
ìR,ane, Pr(^lsssor^_ ai^ua!f9eni9' 4i Chirurgia teorico^ 
jfraff'ca^ nfiW l. R^ Umieràià di P4i¥iaj chiamalo a- 
v^iU^à.codfifip infiprpto, manifesià la necessità e VuT" 
IfWBO. di dUaiar^ la ferita , e 4jp$esta appena eseguita, 
diede efiitp inunedi0Uimente ad un pezzo iosso intie* 
r amente staccato e là ^dentro imprigionato j chi sa da 
quanto t^ofpo y. qltre C inestimabile ben^kio H una 
jpiù, fucile medicazione per le future pqfsiUU emergenze. . 
Ahw ALI. Fol. XXXrilL 5o 



1 



466 

4 

AAV esiCN ù 00 pcoeUMiti , ti dotti Mttfér le divide 
perciò io ferite non peoetraoti/ed. io ferite peoetraoti, 
e 9 dal geoere degli stromenti terìloriyio ferite di ta- 
glio^ di ponta e da fiioco. * 

Cap. IL Diaoorreodo breremeote le ferite non pè^ 
neiranii^ l'aotore avvisa doverti avere riguardo par* 
ttcolarmeote alla diresiooe della ferita , acciò al sangue 
per aweotora stravasato, od all'aria da! di foori pé« 
oetrata , sotto k cute, o negli loterstitii dei moscoU 
esterni del petto, si procari I* uscita, e l' infiammazione 
4:he in qaest* occasione , come 1* esperìenca e* insegna , 
tanto ifacikneiite si enmonica alle ipteme parti del 
petto, si allontani^ e le ~ conseguente delle contusioni 
si rimuovano] con qoeste cautele la massima parte di tali 
ferite nsorte esito felice. Dimodoché , son' io persuaso 
( segeita T autore ) , cke 1^ cattive conscguente , come 
gF induramenti y le fistole, la carie delle ossa e simili, 
derivar si denoo, ed attribuire piuttosto alla negligenza 
e cattiva cura, di quello cbe alia natura - delle stesse 
lesioni. 

Sezione il. Cap. L Prèmesse alcune nozioni genera*, 
li, ^ passa r autore a discorrere delle ferite di petto pe- 
netrami. Il pericolo, egli dice, nelle' ferite di petto pe« 
netraoti alla differenze s'appoggia delle parti lese , per 
cui in senso pratico si possono comodamente distia- 
guere in due generi , ciascuno dei quali vuole uu trat- 
tamento particolare. Sono del primo . genere le ferite 
penetranti nel petto salve rimanendo le interne parti ; 
sono del secondo genere le ferite penetranti nel petto 
cou lesione delle interne parti. 

Secondo la semplicità o complicazione delta ferita y 
le divide egli iu ferite penetranti semplici ; alle quali 



.<^^- 



^ 






467 

rerira sintomo di qualche momento si associa \ in ferite 
dr petto penetcanti composte , con offesa delle interne 
parti; e, .finalmente , in ferite di petto penetranti com- 
plicata , alle' ^pxXx, oltre gli altri due generi, si associa 
la presenza pare d*un corpo straniero, lo stravaso di 
sangue, o l'ingresso dell'aria nel petto, la frattura 
deHe coste ecc. ^ oppure molti assieme di questi feno* 
meni. 

La divisione delle ferite di petto penetranti gik ab* 
bastanza dimostra , dai varj loro generi sintomi diverse 
dover nascere, e circostanze varie. Deve dunque il 
chirurgo primis d' ogni cosa istituire un' accuratissima 
esplorazione , col soccotso della quale, e colla compa- 
razione dei segni tutti e de'sintorai^ la condizion vera 
' della malattia che* ha sott' occhio gli emerga, la dià- 
gnosi e la prognosi rettamente' instituisca ; e possa , a 
seconda de* suoi lumt^ pervenire al piii efficace metodo 
curativo. 

Capo IL Diagnosi it\\é ferite di 'petto penetranti. 
E difficile cosa , dice il sig. Mayer , il determinare 
se la ferita sia , o no penetrante. La cognizione 
anatomico - fisiologica delle parti 'che possono . esser 
lese, sempre in questa circostanza deve aprirci la 
strada , poiché la certezza ella spesse volte ci fornisce , 
quando in dubbio ci trovassimo circa tutte le altre 
circostanze. — * A quJesto proposito interessantissimo é, 
p. e. , r osservazione &tta dn Wan Gescher^ cioè che 
un certo stromento quasi obbliquamente spinto sopra 
le clavicole , abbia potuto offendere nulladimeno i pol- 
moni che si estendevano fino al collo \ «-* quella di 
Carlo Bellf the una ferita di punta fatta al lato si- 
nistro del petto immediatamente sopra la settima costa 



4«8 

porpeodicolameQte verso il torace , doq otfese. il cuo^ 
.re, «a. il veotri^lo aimversaqdp il diatrammat p 
(quella di hforgffffùy che ypruii i^roi^opto pqp peoe- 
Uare la parte aolerjore del tQrac^ (fl^jQl|DÌ jpoljiici nl- 
meoQ al idifgpra id pnoppio dellfi rpgiont: j^pigiutri- 
^), yeiua pervepire ^Ua cavilli 4^1 fetxo, , 

Li segni die iadii:ajip e^mri^ l^ ferita penetrata nellit 
cavità del petto, derivami dallo stato anamnestico, 
diiUe circastaoze che accotpp^gpano U fpriUi e dai fiin- 
lofni cfae a quella Immediataipeote succedonp^ oppure, 
dallo stato presenu della ferita e de* sopì sir^oipi. 4 
quelli dà Taqtpre il nome di Sjsgai ^orpm^n^rJCUiyi ^ ^ 
questi di diagnostici* 

Ai segni commemorativi riferisce^ la q«^it2i d^)U> 
itro9ienu> feritore; la ppsi^iope d/ell'iofermo^ nellft 
quale ha ricevuto la ferita io relazione colla djireziopie 
dell* Lfttromento feritpre ^e colla forgia con ^ui qiiesto iU 
spinto (nelle ferite segnatamente da fuoco )^ ^nalmej^- 
te.f li sintomi , che tosto «iegoono la l(esio|ie. C^me 
segiii diagnostici poi sono da considerarsi : 1* ispezione 
della ferita , )' aUe.rno passaggio <)eir aqa ^ntro e fuori 
del petto, /con certo sjbilo durf^ute la respirazione, l'ia* 
.disine della ierita^ ed i sintomi, che dall' iudaginp ri- 
snluno* 

Jjà cogniaiope 4eir istrorawto ^rì^ope.ajuta, al cer- 
to^ qualche V4>lta a formare j^a riet^a _ disgoosi -, ma 
.codesto s^oo taolo^ vfU'iajM.le, e fallace ^^ ha luogo., sol- 
taojU) per quegli ..strpmpiitijt che ieris^^^o p?(^eqi.do, .e 
può condurci ii;i jer,i:ore ,, i^e T istroo^e^tp epa pbbliq9i|K 
direzione impiantato, fosse pure luoga.upe^te. p^netratLp 
sotto gr integumenti del borace, i^on già profend^pn^nie 
Isella cavità del medesimo , aiccoq^e Hcttger ce n/^ 
fornisce degli osempj. 



4«9 
•La cooascenzft ddit poiisioBe in cui trovatasi Via- 
Armo, 6 la rdaiiotta àMà posbieiic «olV isiroioenta fe« 
lilore lastassa fe#ha<i MBài f»à:iiiterefl6aiiti cofMide* 
nrr/si èmaù étMa cogoiaÌMM dell' tistrooiénlo ftrito^e; 
indi, mUe ferita ipectaknente da tepèo, la cognintoa* 
àsAY- impalo €oa coi k» stt'enento feritiare ha pei^aéto 
il ferito. L' esperienza e' imegna, speciaknenle nelle fe* 
rile di pett«) che kr pomiooe d«I corpo - cangiata , 
non' solo da' oi» e medesitna ferita varie parti lederai, 
ma' la ferita atfessa da se medctiaM dooiinare dalla di*- 
rcai«ne priariiÌTa« PeekSne ^ V AMero ed altri ce ne. 
fomiicono' eteoipL -^ ilaccafnandavafao gli- antieht.di 
oaUocare l^annnalal^a vieenda in varie e contaarìe |mh 
sicieni ; ed appoggiati ai pmcipì atfatomko-fiaiologici, 
Q^ssario stinavano tlfe la ferita fetae indagata taai^ 
ndl' inspirasione, qdaiito. nelF etpkaaione', per avere 
ìe esterite ed interne< patii del peU» ne* divorai lenpi 
della respiraaione , posiaiaioe divevaa. Con atmili dili* 
gence potè -^i Pareo rinvenire fra le scapole > cpiasi 
appena sotto pelle , una palla, che malti cbirnrgfaiy 
per non aver rimesso V iniemtor nelia posiaione in eoi 
ricevette la lerita , cercarono oda ogni cara invano ,.dì 
ntodochè tatti erano persnasi che -nettar cavità del petlo^ 
fesse penetrata. Però, è da dire eh»., ad onta di qnesli 
indagamenti > gli antichi spesso non nnscivaoo , cofM 
nlòla iX De la Moiie^ a scoprirne la direzione. Il perchè 
r autore, nel dubbio che la ferita penetri nel peUor, 
pianta per cegola di non praticare questo antico. metodo 
aenoo i»n somma caoiek, onde dai movimento e dalla 
estensione dialle parti o ddle membra non venya danno 
ali* iiifermok - \ 

Può accadere che il ferito sia visitato molto icmpo 



l 



4:o - 

dopò il momento della rictroU lemae; qoeita gitcd- 
stanza inculca la neceMÌtà d' ìstrnirM , il meglio che ù 
fuh, de'attttomi che immediatamente accompagnaroiio • 
la ferita , e di qnelli eaiandio che •* aflacciarooo aìno 
all'atto deli' ispesione. Col loeootfflo di tat ùntomi sol- 
tanto pnò il chirurgo penrenìre alla diagnosi , aHa pror' 
gnosi' ed alle indicaxioni cnraliVe. 

La prima cosa che^t si presenta in una ferita , è 
1* tspesione della medesima. Non ' di rado dal solo a» 
spetto della ferita siamo fatti accorti dell' esser elU* 
penetracfte, p. e. qnando le parti- esternamente agli 
occhi si presentaob oelF ordine naturale in coi^sono in-*' 
ternamente situate. Se esce comimiamente sangue 
dalla ferita , ciò muove ^sospetto che sia questa en- 
trate io cavità } mentro fuori deN' arteria interco$lale» 
non ftooo all'esterna superficie del torace vasi di ri- 
guardo j dalla cui lesione ne possa venire grave e con- 
tinua emorragia. I vasi inferoostali rarÌHÌmo sono lesi, 
che non lo sia anche la pleura. Se il sangue che sorte 
dalla ferita è di purpureo colore e spumante^ persuasi 
esser dohhiamo piii ancora , che la ferita è penetrante; 
poiché la ionte di questa emorragia è costituita dalla 
lesione dei polmoni. Nelle grandi ferite , codesti segni ' 
facilmente si osservano ; nelle pieciole poi , la massima 
pérte delle quali sono di punta, non altrimenti per lo' 
più penetrando l'ristromento fentore nella cavità del 
petto y che qoal dardo trapassato fra la cute ed i mu- 
scoli ; mancano i • segni tutti ayanti rammemorati ; 
ansi r istessa indagine pih difficile' si rende, peraiec- 
ch^ il moto continuo dei petto e^ degli omeri iie csan- 
la direzione. 

Nelle ferite specialmente da iboco profondamente si^ 



foate, egli è faciUtiimo l'iogaiiursè, » aiotivo dèUp 
nftòbilltà dclle^ coste, e ddk convessità delle pareti del 
petto. HeffeUBy da luoga esperieosa ammaestrato asse- 
risce, ohe il torace y che sembrò' dieci volte trapassato 
da ferite d'arm» da fooca peli' aria che edl^va e sor- 
tiva , appena una vohà al certo lo er» stato. Percr e 
Òauctrotie lasciarono scritto , che nna palla ha potuto 
penetrare Ira la quarta e quinta, costa, dallo sterno sino 
' alla colonna vertebrale. Le F'acher vide altcellanAo fra 
la settima costa vera e la prioia spnria. yaleriol<i e 
liMdlltVi osservarono pasì analoghi. Thomson^ narra sic**. 
:Come cosa degna di memoria, ehe nna paUa penetrai 
Mia piirle superiore media dello siemo, ha còrso la 
superficie delP ossoy ed alle parti inferiori rivoltasi, se- 
guendo gr inftegnmenii deir addome , « arrivata sino al 
destro lato dello scroto. G. Bumèt ha osservalo » ia 
quelle^ ferite d*a#ma.da fu<ico, che sembrano soltanto 
penetranti , die se la piilla ( urtato avendo specialmente 
le cotte) prossimimente sotto gli ' integumenti comuni 
sfa- sdrncctolata , il tratto che ha corso, si fa nella mas- 
sima" parte: rossiccio, o scolo^to, oppidre segnato da 
piccole 'postole , e spessis^ii^o si rieonpsòe a certo stre- 
pito particolare, sioeome nell'enfisema -suole accadere. 
' Trafitta simultaneamente ' la pleura , la cavità dea 
petto' tio vasi in contatto, per mezzo della ferita, colFa^- 
ria «steirAf; quella cavità, se il polmone non aderi- 
sce alla pleura , trovasi al certo in sitnaoiooe- diversa^ 
per rapporto ali* atmosfera , di quello che lo (osae 
avaóti la coiirronaturàk apertura.* Quindi nell' in?» 
spirazione V aria esterna penetra per V esterna ferka 
net petto, e nella espirazione è in parte pure scacciata 
per la' stélla 'stitda, coir certa for«a e sibilo. Però^ una 



•47^ , 

^otzìfsme rioaae mI p€lto> cIm Mciifift il rolo lanciato 

dalla «oaeidema dai ipalmoni % il che laalo pi& fàcil- 

meate avvieoe^ qnaoio che il calore naUnraie di qae> 

aU cavttli la crescere dell' oCtava , ed esco delia, test» 

parte il vèkmie dell'aria, «coettie hHHio diiAOiIratp 

-JEPdbr e BeHioUi, Per la quel «esa^^ indie fcrite di 

•petto, qnefto sef^oo d'iogreito cucila dell'aria dal 

aperte, accomfiagBato da cerio «ibile^ ai ehhe da tuntr 

pò remoto qua! legoo diagoostieo ceitMMi»o di pene- 

trazroBe. Per aocertarMoe «neglio, sonUeoo aleoiM^ 

-fermata la ferita esleraa, &r profondemeole. ioff^rp 

'gli ammalali « qtnodt accostare al di lei^estorao oriK- 

'Cio ima candela ancesa, od «no specchio^ daUa fiaiW^ 

-ma tvemaate ( la «piale non di rado 01 estiligoe ) e d4 

'tenne olito che oflbsca la specchio , abhastaoaa cUara 

nsnha l'osciu deiraria* 

' Se questo lenomeno pertanto ha inogo , egli*, li . mo- 
eessario che la ferita sia nel petto penetiraia^ Men poo^ 
in BoitafMoo daUa mancanui di qnesl» segiio oeii€^i«i- 
-dercy che la ferita noa è peocaraott. .Ii'.espeKÌeiifa ci 
9ilsegna, che può il torace. lalcusia 'Viotto, aprirsi f m»Ti| 
-che Ilaria per questo irnimpa «el petto , oÌQQome,Mr 
ocra qaalche voUa poi l'aria eotnare m Wfiik ma 
«Mn essere dd onovo^ espulsa eolia jrespimaiooe*. L' nna 
a V altra circostanza avreagooo , ae la. ferita , lO pri* 
ma o dopo insianata IVaria» eia daUa paognadyie^ A% 
ffumo MngoignOy o per altra cerna, pMrntta. liocehè 
pnocipalmente accade «elle ferita pi^ anguste, pbtdi* 
qnainenie fette, e oeUe ferite^ di. punta nei oorpispii^- 
gai. E , perchè naa siamo «adotti in errore » bisogna 
oolla più'- grande attenzione osservare , se le cope ov* 
vicinate alla ferita, jiccoma ia. Camam , e spilli ,,yfii* 
gono agitate. 



475 
Parlàtd a^^ndo dclW pof imiie necessaria ' per Tia* 
cjagiiìe deHe* ferite , passa V aatore a desorivèrae i mez* 
si , cioè gli Specilli e le iDJesiooi. 

Discordano i medici intorno Tnso degli speeiHt*e 
delle Snjesroai , alcani tenendoli rìmèdj diagnostici cer- 
tissimi, ahrì in alunne circostanze soltanto, altri Ft« 
medi stiperflni, ed anche nocivi. 

ChauUac sembra fesse di qaest'nltimo sentimento; 
poiché lo specillo pnò nnocere^ siccome corpo stra- 
niero irritante , 1* Imminente infiammasione destando ^ 
o la già coinparsa aumentando, e pili incerti rendendo 
\\ sintomi; ìmpercioc^èy qoando la lerita penetrante è 
da adipe , da grumi , e simili sostanze ostrntta , siamo 
per ciò stesso tmpedHi daH' ottenere con qvesto meszo 
l'oggetto che ci siamo prefissi, onde, per effetto àtU 
l'ostacolo possiamo incorrere^ senza colpa, a^.^peri* 
colo dt fermarci' nn giudizio oontrario della natuvn 
della ferita^ Kon pnossi di pivi osare lo specillo , se 
la ferita di punta è tnolto angusta , se ha nna dir»* 
zinne y o trasversale, o troppo ohbliqna > doè se 1n« 
teressa le fibre de' muscoli pettorali non tnisversal* 
mente, ma secondo la loeo lunghezza , se la ferita 
serpeggia solle scapole^ sulle cartilagini delle coste, 
o, ttcHa dooiu, sulle maomdle, o l' enfisema sia «alo 
intorno ia med^esima. D' oltre parte , qoando l' istro* 
mento' feritore , sliora sokauto solle coste |a cavità' 
senza entrarvi, e lo iitromeoto è sortito, ai ptiò, vo- 
lendo , spingere lo specillo dal basso all' alto per luogo 
tratto neila feiìla seozo punto insinnarlo nel cavo del 
petto. E ciò ha luogo particolarmente, qoando la feriu 
è presso lo sterno, come venne osservalo da Fabrieio 
et Actjuap&ideiue. Vanswieien d& V esempio d' imo 



«14 

lUidenie io lai mffdo, in dmlli^, tilt d«l#t parte A- 
lito, che la letioaf , obbliqnamealri venaadD dalia 
d«((n alla linUtra parie pervenae, wnu eotran m 
caviti. Pa qaeaio «aempio , uccome ìm. qaelìì di gt& 
riportati , abbattanxa chiaro apparUce , che pnoin in. 
trodnrre pr^oodameate lo .ipeciUo qaiBtiuiqtie la 
ferita non aia propriamente entrata in cavilli. Aggian. 
gaai, che lo ipecilto per poco die devii dalla retta 
direiioae della ièrita , ( ciocdii apeaie .volte evitare 
non poodi nelle ferita, tanto itrjBtte , , che obbli^e^ 
dalla mano pur anco la piò perita) ^facilmente «'apre 
aoa itrada nella 'vicina tela cdliM^ia, e ci guitta a 
filiti f;iudi4> ' 

AndFta deOa Crocè credette evitare tioiilì incanve^ 
nienti praticando apecilli , prinierameoie di piombo , 
indi flcnibili , uiia candelette di cera. Ha andte qne- 
•lì non coirifpoMra. Io codetta coutroveriia, la.prin- 
ctpal coM contine nclL' uiicorataii te il polmone » 
qualche altro/ organo lia ofTefo; o, nonw Cooper ù 
«aprirne, ae lia o axy neeetiario il chiamar^ in-ioccor- 
M il allatto , ad ìa genere li rimedj aotilo^atici aé 
oggetto di prevenìrae le contegnenae. Poiché ,- i|' peri- 
colo nelle ferite di petto, non dalla penetraiione, n» 
dalla cogniiione della leiione dell' organo -toracico gio- 
dicar ti deve. L' aiUore pene q^nindi per < norma go>. 
aerale, di eviUie quanto li puf» l' tuo dagli tpecilli^ 
e di tervjrti, rimofte le cireottanee che lo impedììico- 
ne, piniiotto del dito,' condattore tenu dobbio piU 
certo e di tatti Ìl meno irriianU le iaterne pani. Del . 
rette, ■ tentativi diretti eolio tpecillo airiodaginr della 
ferita, giammai durino moho, poiché tono lampr» 
dannoti. 



475 
Le iDJesiooi ton» oggi di'^ntieraiheDte abbandbaate 
dai chirurghi., per essere rimedio diagnoaiico' incertis*' 
8Ìmo, ed anche perioobso^, irritando le interne parti. 
Il feoomeno più comutie neUe ferite di petto pene- 
trenti^ è V enfisema. loaperciocchè V aria, principal niente 
fredda, perla ferita nel torace penetrata , impedita' 
trovando la libera asdta, o per la cangiata posizione 
delle parti , o per la membrana adiposa , pei grumi , 
o qnalch* altro impedimento , riscaldata nella cavità ed 
attenuata ,' nella vicina tela cellulosa s* introduce, e odia 
ferita slessa forma un tuitfore freddo, scolorito , elastico , 
che sotto la prensione del dito dà un senso di mor- 
morio, a guisa di carta pergamena, che coi dito, si 
lascia comprimere , per risalire questo rimosso. Se poi. 
siano offesi altresì i polmoni, può V enlbema con incre- 
dibile celerità occupare T intiera superficie del corpo , 
la pianta de' piedi, il .palmo delle mani e il vertice del/ 
capo eccettuati. E 1* aria in questo caso, siccome H 
siero neir anassarca ,^|tlla gt' integumenti e così forma, 
un tumore pellucido 7 te^ggero ed elastico. Mòlli celebri 
chirurghi ritengono V enfisèma qaal segno paiogoomo- 
nico delta penetrazione della ferit^ nel , petto. La Motte 
però ed altri lo contendono. 

Ma, né la presenaa dairenfisema^ né la mancanza 
di questo bastano a provare che la ferita di petto è 
peoeèrante , o viceversa. L' esperienza e* insegna , dice 
Fautore, che in qualunque ferita di petto penetrante 
non ha luogo 1* enfisema se non è accompagnata da 
qualcbe lesione delle interne parti j- ne ìe ferite, ove 
nasce enfisema, sono eempre peoeti^anti nel petio. Poiché, 
Farla che dalF, esterno irrompe nel petto, e che per 
la ferita libera si apre F uscita ( come spesso nelle 



47<> 

gnodi ferite toccete), non mai eiilni Btlla tela cél- 
lolosa. Il coocrarìo accade nel caao* oppottd. L' enfise- 
ma^ come i nota» si aaìsce pare alle ferite datisi' 
laringe e dell'aspa artieria, e iti queste tiliime £hrk- 
n&n lo vide piii spesso , che accader sogUa dopo la 
lesione dei polmoni; e cii pure^ in aitone cireostanse 
di feritf di petiO| poi copdnrcl in errore , spedalmen* 
te allorquando qacbte doe specie dt ferite trovinsi riu- 
nite, e da esteso enfisema siano accompagnate. 

Da tutto cA chiaro emerge , non potersi l' eofiienm 
avere per un segno assolofeanfbote oeito 41 penetrano- 
ne della Cerila nel petto. È p^^ da notarsi , V enfise- 
ma, che si mostra nelle lerite di peHo ìmmi penetrane 
ti, esier sempre pìccolo, per la poc*ana insinuata 
nella ferita ;■ mentre quello cbe'éaue da ferita dèi to- 
race e delle vie aerae comunicaiAe colla léla cellulosa, 
è semflre pih grande. Per la qusl cosa , eoa venìÉmi- 
gliaasa, ausi oMi- qaalolie «ertcsaa* etiaadio^^, si può 
conchiudere, essere U ferita d« irrora peoelrante, tnt- 
tavolta sia desse a grande enfisema coagranta.' 

Il respiro e il polso , nell' indagare le fSirite pena* 
franti , meritano iempre atteniioae. Rioerata la ferita^ 
pnossi non di rado èilia sabita akeraaiénie delle fon* 
liotti riconoscere esser quella penetrata nella éavitli del 
petto, ed averne lese le interne patti. Da qtaaU aiuto, 
mi codeste alteraziòoi siano indicale, lo vedreoao netta 
sesiooe delle ferite di petto ;eoii oSbfa éélle interne 
parti.- ftastei^ ora il notare, chO' nelle fiorile tuperfida^ 
li, le fnnsibtti del respirp e. detta éfrcolaaioae del san» 
gue non sona generalmente assai tutbate, ««^ ne* pri- 
mi giorni almeno dalla ripaelata fimlk , ià edafaunto 
delle ferite,, che iaterctsana altre parti* -**• Le fefita 



477 
pepetranti pQÌ »opo ìipBiedtataiiiente''accompagi|ate dal- 
massimo. 4if turbo di qo^Jle fao^ioqi* Però , che nella 
iEbiita If^t^my aliatilo profonde ., dar li possano 
sÌBUmi.» qm^cba volia grayi«sìQii, di turbato respiro > 
^ cìjrcolp saognigoo , «m esempio amorevole ce ne di 
il VaXsahax una ferita ^ di^e qaest^! pri^oodo anato;- 
nuc^ y recjata alla scapola .lioistra > a lato della iecoa- 
da costa, vkioo alle vertebre do^i, |« soss^oita d% 
spiuo sangqigQO^ losae» respiro difficilisaimo , polio 
piccolo^ celere a s^ocppi veemaoli» lì f^ba lutti cre- 
devaPQ che la forila fpiia. peoeicapta^'iiel petto :.Ep- 
pqre, qpé* sialoani. Intif ( ^nie la ^ezio«e mise io 
phiaro ) proyei^ivapp dal)* ja^Apiinai^ìonf ^1 polmone , 
^ dairep^^oma d^lla p«r(e delira del paUo. Per Ig 
qval cosa ^ il ^]\^org^gni gijk avverti di oiiervare e con- 
lidev^Eir^ cop ogni mapier^. di diligenza U condizioni 
tp|ie»4ì V^^fi ftrite. .Itìqpi è, cbe comnnqoe le fe- 
rite esterne e le penetranti siano ciascuna scortate da 
particolpi^i aUer^zioni nel respirp , non. vogliamo tut- 
tavia a^rimre cqn Cot^r ^ c\\e il raapiro difficile» il 
poljso debole, serra^tp ed .ititerpiilt^pl^ rendaop lenire 
ipanifi^m la natpra d^Ua fiiriu*! 
Al contrario, rifindapdo le coie 4flle, rjgvardo al 

|ricpnpsqpH?if lo dj^lle leritp . di peito rpenairimti » vuoisi 

ppiv^hii^^efe, peispn i^ignq eiief Jbaslevple per %t &plo 

a cp^dprci a ,npa giusta diegAPsi f «siendo essi tutti 
più p liiepp eqpiv^ci, li* Ufo limulfapeo di tutti que- 
lli fpc^i:si, ipsiepie c<^l cpnfranle.di'aegni e de* siur 
tpp)i, pn^ |>epii g9idiMr(;i ^ presamare CPU fondamento 
la patpr^ d^Ua fi^^ita ^til^^Wt ma cbe inui queeli- toc- 
carsi upQ, bastinp a pre^rar^ene )4. cpgniziwivera^ e 
c)ie né collo specillo , pè con vecun* alu' .arte conosce* 



47^ 

te si possa se la aerila abbia penetrato nel petto , j 
citaH esempi di La Uoiie e di Morgagni lo attestano. 
Ciò cIh! si può dire di positivo si è,, che le ferito 
esterne del petto ^ non sono gèiieralmente accoinpa<k 
ubate da tai^ i sintomi cbe scortar aogllono le ferite 
penetrasti oella di Ini cavitai. 

Cap. in. PronosUcò delle ferite di petto penetrami. 
Nel giudicare del pericolo dello ferite di petto pene- 
tranti, deve il medico forense tigorosaniente attenerti 
ai tre generi ricevuti nel sistema della medicipa foren* 
se. Il chirurgo poi , che esercita- Parte di sanare, non 
troverk intanto fooH di proposito il considerare le ie-» 
rite medesime soltanto nel senso del pronostico , sino 
a qoal punto elle ammettano cura', ^ inori di questo 
stato evidentemente aian poste. Sotto questo aspetto^ 
cioè in senso chirorgiéo, siccome tntte le ferite in 
genere, le nostre ferite sono parimenti sanabili, o in*- 
sanabili. 

9ono questi li confini estremi nei quali tutte com- 
prendonsi le ferite. Il classificare e fissare le Tarie 
modificazioni di tali ferite è appena (Ibssibile; poiché 
1* esito prospero della lesione da varie * circostanze di- 
pende. Quali adunque di queste ^otto le steste cir- 
costanze diventino per loro stesse piti facili o piik 
difficili da sanarsi ; quali a motivo degli efietti della 
lesione siano totalinente od in parte soltanto curabili , 
e,, finalmente, per le conseguenze proprie a dasca- 
na, mortai e non mortali divetagano , cose son tutte 
che dftM^' Istituito jcoOlrooto soltanto conoscer si possono. 

Le condizioni che possono illu minarci nel pronosti- 
co, si desumono dall'età, dal sesso, dalla costita- 
zione fisica dell'infermo, dal clima, e dalla stagione. 



Ì19 
i Ln ngtara ha cosi disposte \t cose , die io certi , 
tempi della vita, io certa età , nella corporea slràttara 
lalcaoi orfani gli altri per importanza sorpassino , cir- 
costaoiEC che unite valgono eminentemente al sostegno 
'della vita. Epperò , finche l'uomo è giovane, e tènde 
rapidamente alla maturità del sau corpo , qualunque 
lesione di grave moménto molto più nuoce alF ani- 
male economia di tutto il suo corpo , e ancor più 
all' organo offeso , ^i quello che la ikiedesima lesione 
In un' età più avanzata. Il torace , rispetto al rimanente 
del corpo , pìccolo nèll' età infantile , cresce sino all'età 
adulta e di nuovo nella vecchiaja più angtisto diviene. 
Neil' età giovanile adni^que , dilatandosi da se stesso 
Il petto , « spiegando — ciocché 'molto importa all' og- 
getto nostro — » i bronchi ed i polmoni vitalità maggio- 
ìe , le ferite penetranti sono maggiornàente pericolose 
the neir eia «virile : nell' etli senile poi , sono queste 
lesioni maggiormente pericolose che nella età mè- 
dia , poiché prevalendo l' ossificazione delle cartilbgi- 
tii delle coste, ed aderendo queste fermamente allo 
sterno, poco ajutano la dilatazione di questa cavità; 
epperciù quelle part^ appena alcun poco concorrono a 
rìmoverci od almeno a diminuirne le nocive conse- 
guenze. 

Il petto deir uomo é più largo; il femmineo poi, 
alla parte", specialmente superiore e media, é più angu- 
sto; Da ciò ne risulta, che le ferite nella donna sonò 
più pericolose ohe . nell'uomo ; e molto più hello 
siato di gestazione, per essere in questa circostanza 
)a cavità del petto ancor più ristretta. 

La costituzione fisica dell'infermo, è l' individuale 
maniera del vivere , sod degni dell' osservazione dèi 



48o 

chirargo. Il (efitò robatlo indie etéere attaccato da 
io6aiaoiaftÌ9De flèminoi^osai i deboli da tordidezae ntUc 
prime vie ., e da altri viaj d«Ua digestloaey iàcilaieate 
poi Mccede alle lóro ferite Y iofiamiaiicioiie esefìpelftr 
toia{ locbè, ^cca^eodp i^n il loro Uato qiag^roiea- 
te perico|osOir La formaz^nae de^.pui ndU cauta dd 
petto la diaposi^ioae accelera alla ^i. li» dùpofiaio- 
.ne del corp9 alla policolia, piAmiiÀvf^, o iimala. op- 
pure per edotto d^' paatati m^ nata od sistema della 
.^eoa porta ^.come pare per le oauio d^bilitan^fy cb^ 
la loro forza priocipalmeate in qoel sistema e«csc|t»- 
ji'OQOy siccome per vez^o del tioiorei del terrore, 4el^ 
V ir^. e loro provenieoze , -^ sempre .aupciita. fl 
pertcqlp iofimio^e ifiìh ferita, t* Vide Larr^iu Egitto 
le ferite da fnpqo #al petto .associarsi x. certa febhro 
gialla 9 e I^omsoì^ vide la febbre prQdot^ dalle ferito 
peggiorare condizione , per effetto deli^ cos^nziooo 
dell'infermo oell'ulMoia c;^mp3gna del l^elgio. 

Lo scorl^oip) la sifilide, il .morbo scroColospj dete^ 
fiorano la c^dizio^e ba^na della ferita., e maligna 
ancora ppsso^p renderla. Il pericolq è del resto v^-- 
vidoale, 

Soo isfttfg^ alla. «agiscila di Sjrd^nhnm % di SiqII li^ 
forza che sempre spiega sul corpo la stazionariia epi«' 
demi(;a fostitnzione., specialmente po| folle parti più 
indebolite 9 l/i ^ indole comonicando » siccome- % 
^iapcuo» ferita jli rigiiardo^ cosi ancora a ogni spe- 
cie d' infermità in genere^ ^t' fra la ferita adunque e 
b cur^r ba Inogq l)i costitofione epi4emica, T iivdok 
buona d'una ferita in tialigna fiuulolante «À cainlii^y.o 
la ferita stossi^ poco pericolosa , lassi qualcbe. volta 
mortale. . 



48x 

Al xKma èìlaiglì dfetti 4elt»4tafii<Nie, ^iferbictfKaa- 
nfre tMti gl'fiDfiósu'i'piitotegici, che la ètlvt&siooe 4el 
fàeifs' A oAort oà 9 fi^cUo'deUa regione^ V eì«ftriciti^ 
«t latcmpentcìra deHlai«iiMsf<?ra , ad altre viceode che 
«tt'ieerte regvain :«ceorr^iH> y :escrcitaQQ • sfiU* organitmo. 
Il troppo calore ese«ìta;aiuiaaMKi6 specifica »u\ fegatp^ 
'éémlo luoigò: i mòlu siaMnit * propryi «ieU*. affe»ope di 
«quesi^ organo. Quiiidi accade v che a motivo dell* aria 
cblda e secca li feriti,. <]|uaxiittai|i)e leggermeiile, vaf^JM 
in America spesse volte soggetti alle coq^alsioDiyre ^ 
JArisuìo. QniaBi e, cbé^ oltre le (narrate eaiise^ la lréi|oeate 
^id'&sitiidiM 'del 4tiinio. calere ;e- del freddo notturoo^ 
dvTiiio ragioni^'* del perchè sotlo pn cielo, torrido -(oftl qoa- 
je 'pì& belereiKente die sotto il- Irigido «t^aoMi^ le fé* 
filo } U > ferite di fpettd.siaoo piii jperjcoloee ^ di .^^ifllo 
t^ socto U aooa. temperata. 

' -'Le TÌeissitadini delle stagioni grandemente infloisco- 
«•^sa l^andamemo delie ferite, poiché ne cambiano 
l« qoajifck e 'la nattna; Per la qaai coBa, osa leggera 
iÌM'it^ • spiéga^ smesse volte. gravissimi siolomi, infiamma* 
«obi, gangrenai anzi la si eisa morte succede, quaod» 
la iiltm «tagione lecito sarebbe operare da.^peUct 
tm esito fen«taaa>j Cebo perciè, coii^ideraiid^ «la. pri- 
mavera ceaaadisaima alla cara delie ferite.^ e ratutiiAOO 
mollo nodiro ,- cosi si espresse: « oppórtooiasimom ònrA* 
« tieni ìeiB(ma %«mHm est, aut 'Certe BeipM feri^Mf 
« 0eq«e* lr%jdiimj;' sifnidem valae^a et aioutts cabw 
a et oimiàm frigus iiifestailt,. masime: fame» horìim 
« Tarieiates^ldeof|oefttràici^isliJmia aiituÉmus etft. » 
Quanta forza poi abbia la stagione nel sanare le . fe- 
rine, lo osservò^ l^fr^ neU* esercita firaósese io 

AwifALi. Voi XXXrilL 5t 



\ 



kémpVB rittriaml l»ioura •dfMe lente ^inétipettiili sìnlch. 
elfi «la sitsii^ ferita poi ^viéé ùrd ^§ìoiit) delmei%- 
féj àM' AWMt uimì9^'f\mùùmB^ prcvaiewtf» Il vetito 
eeftetttffcmks vMe accelererai hiig«tfiigiiMie>iImri»<iif» 
it pericola , ò de| tnlta^••aolBp«rk«. « « > o t u 
* • Bel deterntfoarq ■ lo pra y ie ai daUar fenlo di petto 
fienéuaiiti'y kteoessarìb crede Taiktocr; clift; Teipoile 
MigéAtemeofe^ et esaaMoi ^ e uiqto piii rigoiosaaieiite 
^l' misdfoo 'ibrease. 

'•Però»)' ttttli i teglii 'O toCli i ftintoqui AeHe ferite di 
peno ^detrantì^ incerti ti trovaso, tant^tper una 
TéUUtL dÙgnoM , qaaoifl pctf la pro^noii. Qaellt. cke ne* 
flR e^éHÀù mblto'^fi aotto oOcopatS-, eircioiu Bilguer , 
Beffiik ed 'akriy flftieftta»o ad vmfL ^vooe, cli'e{noa 
ostaote i sintomi colla direaiono delbiarlia conyem^ 
sère a rassodare la. diagnosi, le ferita.: àpesao "vUte 
tìoachroiio Meiio: p^^'ìcolose dio* 'oan ' d Jiilea ca» 
doto , e in ciò faoilnwpte qnalunqve. nell' arte peritia^ 
Simo pttoie iiifaona»iiwl9oo posaiamo «^ cacto . a ' mer 
ftbdi ft&ararigltarcly Je folte* di. petto pepeffatoti ««-^ 
^au^Mfoc - 'qtìofta cavitli ediueìiga «volte parti al 
mopteaiinefito della vita assohitaineiiM noceisarie^ t^ 
•velie oÒDdioMiio tpessinimo oa eeiio laìglìore^^ di 
^sUo «spettare si plissé dalla .posiaioae.^Mialomica e 
Mk' digaifà' delle pa^tt- atèise.xiOli aaiMili ohirofgici 
eoo «neàlf oaentpj lo ^omproiraafo. Spesso P Istao^Moto 
#»ritoite «na-'tia sr\a*pee^.éhe appena imeadea. piiossi 
di ^l «modo le patti oon siaao; ati|te pia gnNentn^ 

tot oAsse» ' ' i" 'r . ... > .'."^ ; .^ * 

' Pocoké i«oatiMdseé i 4nassiiini p«3cde. nelle ferite 



\ 



m 

' ■ - 

ìfiamtiMMDa { che • l« fiegl^e , eC fitte Mippfraziofaetd 
M <àm9f fitdé A «ià Lb Dràn^pàés^^ . |ibterà| 
«t«b#ir^p:vBrtiiQa>!fexi£à «pi «peito-^ eswrp >iÌ0«dld>ilc .M 
itt>o''CSMlcìaéèua qyakbe oefifaprni^ia< «fi bifi^aimauoiMb 
-^Lt ktìte^ dì petto ifieopiraiili.)e lèÌ9rìte>«y[ia, onril^ 
Mt^tMoiop ift^ alcutié • cose ffa^ di- lora 91 >«jiacfnS§(iafiiii.|;i 

mUe aecDode. &h Jiii09edèi^.:ii»-^»«cte.'pQr«Uf Uiaopeviq 
slini Biutnrgiche ^ BOttaf^ nette ferite dì .fi(EMId,---f>ia^ dìl 
aliati^ebte jdat>.sinfomi indicate $r in parte ^ . poich^r«oiiè 
ipMaie-ioperanoài per loi'o ate8d(eIsefiaa.peraboh>f>qlIfll»• 
do oestiiiio 'le etesao aostenére potrebbe dqlIéfopi^iraBiaim 
nelle - ferite • di teaCa pedetraiili. > * > • < • 'i o < •> ! f\:U b • n 
A circeBtnzel eguali , |kel. giudiiki di ipieste > f? fitet] 
y oa pe n enga; ba eotìfermato ; qhe kuftàtiB^ penettanil 
mima leiioae >deile panrti iofseraè^ nda^'^Àb ferieelliaa^ 
c«l^~ai0ef|o^' moittf «eoo Ìm> q«4lle. in cài qoeata'mÉiai 
èfffae ! quanta minorr é is^compliéaaioBeV >) £iUiw^ 
relar'pfofóndifìi , ^aaote ' métid piinì' sono '^iim-;%q 
qu«st»<«oii:ieseiicitalH>'sÌBlpalia 9àonikrpy più ìi^aswtoi'4[ 
)»'iCiÀa >cf pib foisd8«aMft')apeRUKzat ìd* esilari ieliéa'.''£a 
mtie> dircaiofi^ dailà Sstàmj ;è. daen»: 4a'tiettieiar{<deUA 

Per ciò che riguarda I9 femnr del|*i»troèiiMaè <'feff^ 
toctV qt|ellè'>«lfafÉte da'faoao eéoò éeWrablieiitd''l^]u 
parièoiòscr jdi^ qiielie latf e'> epa» «mi^s pntfgeftie^l' pi>ibhil 
eoi^ <^ette: apeaad èsaoekiii faicMfciuil«n«^ à^ pe«to^>> A§ 
ii-attoila dette '4W«iV fa 4ii«ertttiÌM« dl^MoMé^M^tnoUT^ 
iaP latèratioÉC dèi' griHidi' ^att-« 'ìo^' ^ta^tf^ i^'-Méfi 
gi9 piatt Sfcui^ «iHe aiaai ^tottifl^iìièl/^9b<bì<f.'^lu'^<JMNI 



«84 

k palle' di Téfto arrecano 'sempre<>4aani^ «'iMaggib- 
te per h loro {rouesza > di » quello ' che spirile, di 
piòitiiM). •^'IVelle.'ferììe d^arma da fUoed», qoaodo hm 
corpo kraiieroi e. gr/^ oiifi paUa, io ttraocio'!. patte 
del inatitoti>l o ipaècbei aèiea «osa^o nettai Arile ::^cii, 
pmila , d^e qualche ceaa i^oalmciite ; ai.' port« e » ri* 
inaiiOMifl» petto, come la punta dei. fetroyo^fiaalnèii^ 
feJe lerite fatte ooo isiroai^ntb irrogginitdy «oòd. làitftf 
fUki^pméoìake , fli qucilo .ueUe qoab 4ar coiernoa ite 
loe^àLf^La ptalla al di Abri gettala daHa farita da 
iuoco ^.'trovali r.ififenyio in minor pericolo > -dì quetìo 
efae'ise «ella cavità del petto, o negU* atessi 4>ofan«fi 
èimaaga^ lì pericolo de|Ie ferite di> pom» dipende prir 
ma dalla loro forma, dàUa- celerità ^aspi^zsa^ èd<'im? 
petbyicon col il petto è, stalp ièdto. Le ierile^i |Éon- 
tn; sono fnaggiik'mente pericolose fatte cdn iatronmtb 
actitfiaimo^ da quello phe spnnuio^ el gr. con cobello 
n|Ottdalovip6ichè quelle più profinridameoee penetrano. 
QtiieUe fatte con iiiromentoitriangolare, sono > molto piti 
pericolose, di qudie &tie con islromeato làrgq} Sm-. 
percio«c|ié io qnel^B la ferita tosto ai reairkigo, -e 
nafscotln riwane' lar ano condiaione vera.; Lei fisrife.; 
iiiatméDte. f con > arma . doppiamieote tagliente / sono meno 
pericolose di quelle avanti nominate, poichi queste iùt^ 
niaiio «aaa ftrità '{juramcnte inbisà. 

Le ierìte del lato sinistro "del petto, per là ptosiìmi- 
lii del jcqoffey^fono in genere più. pericolose dì qoeHelàt|e. 
%|t destro, Hh* Quelle che piÉiétrdoo il torace per di die- 
^rP:i; .pviuipipallneilte. viailio alili colemia verid>rale» 
nMf(gi<t pericolo' artecano^^ per le parti ivi. ikualei»: di 
quel|ei«he dal davantf penetrano» — Gos^ queUe che 



? 



occbJ^Ddr te'.pài'té «Martora ,e soi^rforci d^l^ petto, 
^àltti ^làVicok tlA^ «lU ^rla «oit^a v^a^ sono pMi 
'a^fèàK^^t^ltt'VflMHè «h«i ^kèii|mo» le pani Kiftri«ri^ 
ihipdl£i6t<ibé/ ^iolàs ofire'li vasi aucoli^' ed il^ narice 
1hteÌ€o'y i!bM^) ^Midio' peeso^D» caser lesi. <r- H 
'teié|My,'^M^iqiiklé eiMéa «gfti peHcoU della ferita ì Ddn 
MÈI inetio>tlt(BdffèidA4Ddi<Mfsij qiiaoto è difBoHe il .prc» 
iti^slfe^rìE 91 tctt^^necielMrioi alla letì» .cim; poicliè 
waAieé^e^ìf^èimó'M otlfceòrs^ 4i' vaeie wcoalaBtk 
di ^'^eitià ta^vdlM'gMrir'PràfqrfiieialsI breve le«^ 
po^ cbe pròdi]gioeii^'^'aotiiiij 4< 'iloii ^rave cooaigjio, po- 
trebbe sembrare il metodo io 4]ileìl'occasicNie ai)oprati^^ 
Ansi X^)i p« e. 9 è [La* Moaè (%) aeseriscono., ìche 
epèsse ^(»ite le ieAte di pobté^ oheè'jiiilibraiiOàtiilÀ ^eji 
péflO'Wte^n' irnpmtè^ojismmhmmim .nacboidiidve ,f^os^ 
dì. Noi Don vogliainM reèar io dublm lajfcde di 
lilftnitfi «ietti f1a cdva procedeva per pdma totèizieoe; 
«Hlb pMi die Éecéott aorttior? / ceéie MsaBài. (3) y «^ 
mAr>ìfi\i' Q(uiàiieff'di ' CUwbry. (4) vioi^n^ ciiràbile per 
prinoia ioteiiaioàe qoalbàqtte ferUa di-peUo peneiraM 
0Aii: iesfoDe ' étiai|dio din - pelaaepi , leebè noadimcao 

I ■ ■ i '> ri" ii o < i ! uf i if ■ » i i ■ ■ 



.: 'j'..'^*'*^* ' '". .' i 'V :\\y\ 



• (r) ^1>J And ;' f éon d» sucter les flaHos sims se ser^ 
fSr detà òouche,dfmn kkrmn^.Aipsètìoi^ 1707 ,p. 34* 

'f^'Munaùlt dt ^rurpm'^ìtU cambiare Aasaiiai^ 
'iSftófJ'JIAlJtafie^- " '•»^ w'»**.»';j rr' .r =.•;=< • 

> (4)'Gaaliler de Ciiibrjri' /«l<mìa/. àé m'cdéijiim chi» 
rutffiB et Yharm. par-M, hrBxmx^ n. 33.. . • f' 






•travaso di sknfiat nel u>ra(|e^^6i9r^Ai|rattMl4^^m»:l^ 
Hta^eoeUatM i« aoaMiiif l«>-«|»li]^ ^M^ifòMi R*»(>MÓ»Sf 
linaio riMllWfoì: Tiomson^ Xìie4im ìi^|^>pfÌHe .^«^fj'f 
nella padle ametiore 4iA cotti^*.e.4cM p0^mi llrapaM^fe 
la €ai[ità del pdtae tlacir^. {MWr ,te i8Qfi|>^to; jf qiiectfs,!^ 
Bte.BaUaaieM.yairece: nelift^ Wisaimi .parila «ai^^i^ 
IpMlit» ^ b: felse ^ quando . • itai' :aMa / folcita * ^ q^i» 
orrità / mesa cottplkwta;^ kacìau spelar y4ke. ii«t paip 
ialole par. mila k .tita. :. ^.n : • . /:« 

s IHl- Ksto 9 intte.le forile, di \peltq aooiai 19 gedei^ltp 
t^HidìMoilì ida'^ùbrìni dalla feiAie A' altite péH'u Fia 
k'CaiiMi''pii che>nr riaardaaa la f«anf|ione^taHia)|ii^ 
dipMiaedle da bifmioard )e:8agBaali«« '* • 1 io/l .ta 
, :t^^i^*lnolo «onttnfio de* preMio «he ad^ 'Cn^ ai iCtpr 
JMDc/a. li pataagfjàa datf aria par la^lenfb iia| Jm» 
00» S. L^ iflspoùibititl di éomddàìneaea afkpUinreilbli^ 
fiki Hmmi'yàfse^Màrì alla parti rlew^ ad<4tt.lÌBa 4'< "f 
igorgò dagli '>ilaaèri, apcase volèe dibpcdteo :^i'0 -ffeail»- 
inente reto più difficile , particolarmeDte se questi tro- 

v a a s i p e l' fendo de l - t ara o e t -> ■ . ■ ,, » 

Cap. /f^. Indicazioni curative generali, Qaeste sono: 
'\. 1» fii espfori dfligetMmeQll^ lt\«<lki4ifiÌIAyffl[a(4fHa 
|^ta\^ ,cipi qttanio ptu>8ai^i^vM MftfliQfilg.^ lt|o^#t^ 
di semplice si ridiica$xa.-^abl^a.eprA fM'lintffa^f e, 
far iinaàtotìit finè^ sijèlloBifiii vi» «ravÉi»i AMci^tfnD 
dal cavo del petto; 3. Si gnardi dall' ingiMÉEiVAeUt «Itfi 
Wcawk del petto ;.4r..fi^ioi|i|eli«^ F ia«ll«i4ite; in- 
éàuunazionaLA anppMaiioÉe IfttatiMi, #'iA |;ièb «|S%/f 



*«7 

che 6Ì {ir^seìit^no I appUcando icioè li. rimed) 9ÌW W'* 
cost^ow coDvenì^oti ^ 6; ti pmcrivano. it regiove e S^ 
9ietj»/ clils tillo stato tiniversalé còi^véngaùò. 



/■• 



e Sarà- QOfUàìHmtOé J 



f > * 



■ . ' ' '■'♦ 

Obsèryatioos on Extraction of Dis^ased Ovaria, etc 
. Osservazióni salT esiirpauone deUe ovafa ammalak^ 
. con cirUjue tavole miniate; di loaair Lizars^ c^ 
rurgóyecc. Folio Edimburgo j' iS^Sé -^ 

-• - ♦ ■ -^ • ■ • * .V 

JNeHa Memoria registrata a CiB#te 444 ^«^ ^o^- ^4 ()egti ^it* 
no/i/cón una oftservatione propria e eoo esperienze attrai, 
V autore sì e sforsato di ditnostrare la praticabilità della e- 
s^frpaziotie delle oVaje in istato di iQalattia. L* opera sùp^<« 
rformetite àtttf^ttziiita ha per oggetto di eoiffertiiare quel i^ò 
assunto 6òb aftrf Quattro fatti , dei qualf dstremo* la siistao^ ^ 
eccettakto 1' ultimo , esseodò quello isteMO dal dott. tiian 
riferito uìdia iDénitiòaata Memòria. 

Caso 1.^ G. |. . . . , di 36 àùitiy nubile, df eóslitudouii 
ftialatiòcla ^ ttik 'dotata di grande energìa mtikcotiref, avéb Yl 
venti'é ù gi^osèo, thè pareva irèll'ottairor meié dì "gratP 
daiizai Sia 'Viistensiofee'deir addome sembrava ^btedèife dà 
slVava«al&6tkltf di un fluido , e dW tin grosso e durò tnòioré; 
cbe s6toi|^iaTa a un utero pregnante, ó a una gravidanza' els* 
tra-uterinal'ln un punto il tumore era ritondo, eòtne la te- 
^la di uh feto; In un altro, si settiiya un non so che di aùa* 
ìógo alta giuntura del cubito. » t*uttà la massa si raic]av& 
nfuoTére da un tato jUtàttro, dalido segno di gailleggiafté in uir 



•-^ i" ». 



^ 



48^ 

flùido. « Est^loMa la dóbÀa per^ìz *vikg;hnì>'' ti éenlira df-J 
stiatamefllte Va 'bocca d^ll* utero, 'oltr^ la ^aalt» «ta^a tm to* 
«ora imnobib, coaftirmatp .a gai^a d«l. «ipodi «q. fei^^ 
L' eaplorasione per la via del retto ^ laaciffva diitiogaerv 
aocor pia chiaiamenle il tumore. La donna laf^avasi di do- 
lori alia regiooe lombare e aacra, con nolevole oppressione 
4)1 respiro, e^ circa alP origine della malattia, diceva essersi 
atTeduta sei anni addietro di un tumore alla regiooe iliaca 
destra della grossessa di un pugno, nell'occasione in cui, 
«spostasi al freddo , era stata colta da acuto dolore al dorso, 
•on vomito violento che avea seguitato per sèi giorni. Il tumo- 
re^ dapprincipio ù»§o, erasi fatto vieppiii mollile a misura che 
era andato crescendo di volume. Regolari erano sempre stati 
i purgatnentì lunari, sebbene un po^ scarsi, e cosUpatt gli in- 
testini. Avea d|ie volte praticato i mercuriali , fino alla sali - 
▼•BJone , « i dioretici , Sensa vantaggio rispetto al tumore ^ 
quantunque tra gli ultimi rimedj il sopratarfriito di potassa » 
avesse efficacemente contribuito a dissipare l'ascite. Ridotta 
alla deplorabile condisione di essere di peso a se stessa ed 
a^ suoi, la donna i»iplorò i soccorsi del sig-.^ars. il 
^uale si risolse finalmente di assoggettarla alP cperasiooe. 
-~ n Ministratole il giorno innanzi un purgante di gialappa» 
il di 97 febbr^o del .iSaS, a on^ ora dopo mesto dì, comia- 
ciai Toperasione, stando iWerma supina sopra una tavola co* 
parta di coltrici, e la temperatura della staosA essendo riscal- 
data a 75^ di Fahrenìutt Fatta ua^ incisione nella pelle e ne^ 
tessuto adiposo dalla cartilagine ensiforme alla simfist del po- 
hé, alquanto a sinistra della linea bianca, e tagliati coti mano 
sospesa i moscoli e il peritonao, presso Tombellico^ da 
questa apertura fluirono alP iacsrclT sei boccali di fluido che 
ai avea V awertenxa di raccogliere in piattelli • yugne : 
cessato lo scolo dilaui la ferita alP in gih , e quindi alP in- 
sù verso lo sterno , maneggiando il tagliente in modo che 
la ferita del peritoneo rispondesse alla ferita degli integumenti. 
A questo punto comparve in vista il tumore, che occupava la 
maggior parte deir addome sotto le sembianae di un utero 
oeir Oliavo o nono mese di gravidanza , come è rappreseo- 
t4to nella tav. f. Afferrato ora il tumore» e trattolo fnori delie 



4% 

pl^fftti dell' addome , . \\ ieeì torrefigere Alile mani del - mia 
aieisteote, il sig. Maeraè^ stantfcéhè pel pefo semiirtTa voi 
lesse trascinar con seco I' mero; e portai tosto le dita dietro 
il peduncolo, ti quale era molle, flaccido, tango circa un pol- 
lice e messo , e pareva formato dal legamento largo': ti 
fondo deli' utero 'soprastava alla crésta del pube ìolomo ad 
un pollice'. Passata ora ona legatura , eemposta di due forti 
fili incerali, intorno al peduncolO| ne la strinsi Ira il fondo 
delP'Otero e II tumore, trapassando il peduncolo tra il cappio 
della legatore e H tumore, onde evitare che il cappio non- 
isfaggisse. Finalmente^ tagliai di traverso il peduncolo rasente 
il tumore. Dorante V andamento dell' operazione la donna 
ìagnavasi di dolore nella regione lombare e sacra; il qual do- 
lore sembrava firócedere dallo stiramento del tumore; oirco^ 
alattsà quasi inevitabile, tié onta di totlta la possibile diligenza. 
VoHi ora accertarmi della coodisìone dell'utero, giacché mio 
intendimento era di estirparlo se trovato Tavessi viziato: perb, 
Tutero era affatto molle e soltanto un poco ingrossato. L* altra 
ovaja avea quasi il quarto del volume dell'altra estirpatai e a- 
deriva a destra alle pareti della pelvi e airulero, dal lato si- 
nistro essendo comparativamente pili libera. Mentre stava fa? 
cendo questo esame, le persone presenti mi pregarono di de* 
aistere,* al che assentii, pensando, che aictome V utero s* in* 
aalsava al di sopra del margine della pelvi, e 1* ovaja non era 
allacciata in giù da aderense col fondo della pelvi, si poteva 
sperare, che distaccata Tona, Taltrasi sarebbe rialzata in modo 
di lasciarsi estirpare in appresso. Procedetti adunque a portare 
ì margini della ferita « confitto con sette |Ninti di cucitura 
e nove Usterelle di cerotto' adesivo , giacché la ferita avea 
la lunghesia di dodiei poNiei. Duohni di aver impiegato na 
ai picciolo numero di penti di cucitura « nelle ferite del 
ventre cosa utilissima essendo l'impedire l'uscita delle viscere, 
e dorante la cura il dar fermo sostegno alle pareli in tutti I 
moti dell'addome. Fatti i punti di cucitura, e disposte le liste. di 
cerotto, colica vverienaa di lasciare sporgere airiofuori i capi 
della legatura annodata al peduncolo , guernii la ferita di 
compresse di filaeeirhe e di pannolino, e ravvolsi il venfaa 
con UBO shawl , dello ataaao mod» ohe suoki faaeiirlo dopo 



\ 



4t^ 

•I faM0s It'^ialir iu«iatoNi,M> trovai pi k «•uodccplò «dk 
]• dtlU lb*cM • .DoviTy o A ▼•ali capi, • di ogoi-Atm fin ifoi 
|pr«l|ca|a, o prop<Mia«« Alla oparasione «on aopravfraoe «L 
Sto tgraaiatA accidente , fu^robè nn po' ài emorragia yiwn^ 
aera» «he veapa rapMaaa eoo «a aaiMHicio metodo. L^aa** 
damaato della civa fa Kcgolarisviaio. Lfi relaaiooe ftermiaa 
aol di 9 d> «Biaggio , «el qoal giorao ia doana ara aoavalar 
fceote. • - k 

Cii0o 'a.^ G. C.» auojoiera, di a^ anoi* La malatiia diicaw 
da no aimo , e la .donoa tfascinava una «iu aaiaarabita* 
• li di aa di aaarso del tdaS-» un* ora dopo memo ^nio « 
|a tamptratara della aiaoza «Mtado f iacaldata a 75.? di 
/'VtAr* » prioeipiai T operafione faceodo- uà* iaciaiooe nellit 
oola e nel tewato adiposo» dailo «termo alla aimfiai del p^be^ 
a 4|ttiadi sei moaeoli e nel periiomao « pfeaio lo alerai , 
eolia mira di eatrare itiito a no trailo nella «a «ila addomi^ 
oale : ma il tumore eia hi viaiao allo atemo 9. obe noa aom> 
poUito riuscire nel mio diaegoo, ragion per coi mi diedi ^ 
tagliare i tendiai delmusoplo obliqao eèterao» d«ll*oMi^m> 
interno e del ratta , con ciib aparaado di per«ooife atta aur 
perfieia dal tmnof a ; a ataTai in fatti» per dar ptinaiplp a 
separare' la pareti 4tX tumore ^ ^^ndo mi «rriddi dell* e« 
qaivaoo. AppvoDTopdata V inaìsione nello straip teudiooso pò» 
atsrvara dai aanacoli obliai* iaUr«a a trae? ewo« parvaottì 
al aaoco del tumcpre, al qaal. paolo dell' oparaaion^ eomi»- 
«lai a isokdo; se noa qlie il trovai ak streitamenta adareoia 
alla parati dell* addome 9 al eoloa e ai margine della pelfi, 
abo diaperara di riusaice a disiaqaa^lo. .<^ib aon' pertaat^» » 
parte ool ia|||Ì4Ala« e parta aolla .dita » ottenai di -ifolara 
aioft groaaa mas«a , di oalora sooro bratto; cM^pteava ^0% 
piUé setta libbae , e eba lortanataaiepia aii«a.ua paduBaolo 
poa pib ^rosao del' dito mignolo >, e noa pi4 lungo di «no o 
daa polliai* Jlacoomandata questa marna; al- mio ussisl^rnlo» «I 
#ig« Mreras^ pasrai^npa.lagjMura io«o»i|o.al padaaoolOk U qoala 
toetta ^mameate , mi léoi tosto ar tagliare il padonoolo aar 
moiail |oeiOr#{ tra vasi dal pedaaeoloafae aaasdavano iaoguf 
la«iaaae»if ^annero allaoaiati« paraotaguasM periodo» «ba 
«MiDiiiàta. 4ieai^iM|t4 #*4mìMv iU4f tt., P<^n traila. 



4» 

i;DMa. in ««quft' rÌA9«ldafca • ^9 Aht^ CmthtuóTSt. ÌAc Irritai 
cqH^ ftTTer4«nsa t4i «}T<Hiir« gU iUMt^ni « \! tf «tbotb^ ib^ wMad» 
ntO'.U QomJ>A€|av»«Qi€) 4jki.nK«rgi»r^^oB liaAeindt <;flHr«i«o^ad«« 
9Jbra)>^<eoaip)f«sse 4ì ftjaatcbe e paBnoliniv r»iiioki:ÌDtorB« 
aL •««Hot. «a««Jbwl« anaU>gameqt« alU falcia oQa.'càe««iol4i 
auiagfeei T. addome «Jopo il parto# ^ portai .fin^liotoiQ la mt'* 
lata io .lotto ^. LMoferaiA moia il di «)% a »«iie*Ofe Sop9 
iBoasO dV-ldi ^Mntonitfl» avciKki aofptAtiinvào ott^opeBaaiò^ 
B0 toiÉca S6>or«. - v^ ^ •■ . « i. .< 

- C^tó S.? 91. B« lèi 34i «rat f o«oifii«r» > «ifiWiiebia; ]cla:>s«i 
^nèt,\ h^ iopetmM%u^ »«mìiv&. isiittprMèvii dà 94 'M»'*^- tóftSi 
« RisQftkl^t». la .NAbst. a T».^\^J^ahr, feoi no! ÌAoiaàoffii'lOkito 
gitiifliiiaW. aogU .ÌD%nguibeviU dàlljO: »ieiw»4il .|«&« 1 e .j'dm* 
il . peoiu>iieok . M II.'. esfiMail» t «levoaU » ìnMPOcliiaf i . .ncU^ a [lectao^ 
un sdito dtlb mano lÌMitrayO (fiiiiidì «b 9&lto^ p«r ^etvir^» 
vit»«.;di, gOid4 aAmdoco il peuionftd fioo «1 |Mib« : praù-* 
^aado lo stesso all'ifisà verso lo. slamo ^ si ptesenUtfono id 
TÌéUr.flnoUi.t^ai rUorU ioiorpo « se >steasi, gli- uni dcllaf -g^os** 
SflMa.di a» diu»! 6^ Altci.di «pa. penna di coryo. Io scUe pri« 
me; io erodere «Ipoteco gli iatetci»!* tei^^o piii- èiie si moslrf|« 
-*a9ojnttft4ppài:eoy.e as«^ «cai'ooeey efM poscia pensai che cs** 
atei poievoiio^jraisi saiiguigoi delia pUeeola,. cui aUaiOciite rasr 
fOdidigliavi|no t' ìnfoui» taaio ^b» Tasaìogi^ ooi^i^osi di qotsio- 
òt|^oi.3Qbe Mtiii medici presemi aU'dpeff»siQiiieoQov«Btie^. 
BeUt.;oie4f sima.. idea, CioBondimieap^ ej»aakioatj ||iu di^ìgea-^ 
aumioy.si fieon^bbe.^W. dessi eràoo i vssi swaguigfiii ^elio. 
omooioilii f74alli<«^ f{B0ilBl4metile io^ros^ù» sefpeggianu.sifUoi 
M^WgfleJQ» ,eìJMlftIasQ4Miii^e'd«l (amore, il quitle era Cott^ec*. 
to.dft^lio^otoie i»g«9efAla» .y ergendo cbe, atteso T ittmiensq 
loro .BNAioro , eia impossibile- di dissecare q^t^ tesi delUt 
supeificie<^6t4iimoca«. o.idi aAlaceierli / abbendonoiv Tidelt 
di>eeiirpare.lai;miéssà ^ sei.qimtei eesiimeoto .cAlraroiio.piilrftj 
UUlà>.t spedici. pmscsli* Sippeeè^oaBui^. larocerre: efo»^ ^i^ 
osBoàoeioiyv^Bai H' tmnorii .niel'.«enlf0^fn» o«dle .fluk f fat«. 
tasri' ime fpio^ ioio^ i ma. {^ofiiodaLèoóisiime' eqUo. eOèlpeUo, Sro* ' 
wmà i bbe- ^il . tornare ^ era sodo- e eattilngiaoso , sa. «' solo Ttail. 
iiÉiyiifiieijxeadodateiias yé^di.s»n[giie ^^aniiasgao» peiuitii. 



49» 

4o divttinalnM il •volnvf'y 'toùà»0ài"ià tróeifrre Mlfa^ r«gioa.e 
più decliva del tumóre , a!M IM asci ehe pntò ^n^e.* Me* 
dicftta ora la ferita! ooò |Nititi« dì- sutura , g<mi liata di'M!H»t> 
to adetWo', e co» coiDprMsit-'dt€l»ecrehte e-paiihUttti,'e'IÌBb* 
aeiato il ventre al solita con uno* «Ìlff#/,' feci portare > la 
dtoBBa in letto. • L^ autore' rifei4«eé mi notamente TaolibeieD» 
to della enra Gno al di f màggio > nel iqual giornd Indonna 
era eoaraleaeente. Da posteriofi aotiaie si raccoglie^» efae 
ella ai é ioliBranieiite riooperata dalle ooosegoense della ferita. 
Dall* esito delle operazioni del sig. Litars Toleado- dedur- 
re nn riaulteie generale ^ giera ramnitfolare' essere V idropi- 
sia delle ovaie, abbandonate • sé, aia tnalaitia mortale, 
4t lento andamento y e ohe oeodaana la doana ad. una irita 
assai miaeraoda , laato fitgli incomodi da^ cui va aeoompa- 
gaata ^ €|uàato pei terribili preseoiìmeDii di nn trisao st^ 
Toaire; il perchè^ ogni mecpo-che ajlfra on*aspeti»liva^'co« 
nooque remota , di sollievo , é preferibile all' abbandonare 
I* individuo alla di.«perasionei Sotto «joesto pnòto di vtata , 
non v^ba dubbio doversi tenere "pe# favorevole- il^risnltaaiea- 
to dell* autóre , staoéenhé dei ifaattrò' casi « per esso siferìti. 
si può dire che uno* ba' «veto 'felice termiàaaioóe , e cbe 
m due se non ha corrisposto ali* appena liva , l'^opeiaeione è 
tntt*al ptii rioscita inutile'^ un solp esaeodone maria. La 
storia della chirurgia dimostra , che le gtatidi - operaKlOBi , 
alia loro prima iairoduaiooe*, pur eneo tra le* aaani' 4cgli 
esperti e dotti chirurghi , cbe le a^eatao concepnte e prati- 
eatOi ebbero an esito assai meno Cortiniato , ohe noS'Ot* 
tennero dappoi dalia plaraiitii dtoi ohifarglii $• del dM^iieo 
sfrebbe difBcile di svolgerne le^ragiioai. i— Aviar, .pigflafeda 
a considerare V operazione della gaairolottiia', iodipendealte« 
nenie dal distinto abbietto di^eetirpate le ovaie aauaalate, 
il risultate deUe operazioni del slg." £/ui/9t«arebbe abeore 
pib (ivorevole; dappoiché dei; ipiaitreeasi, eUa>avrel>b« viato 
bdona rinseita ta tre, ad onta che in taui sia at^ce brg^meate- 
apertod venire, e in tutti ^ansi minatameaie esaminale lavi* 
seera .dell'addeme; evento sa fortunale^ da iacavaggiaroi.a ere» 
dcre la gastfotomia convenevole in assai altre > malattie éddo^ 
Binali I eome nel volvolo , neM* invagioaDcnlOE degli lirtaflì^ 



493 

.l«lii.^. oel tf*l«ol» iaUiUnale (4, « i» «t>>ì oscura natoilM 
^llle.TimMte MwiF«»lr« « 4eUitj.^eM« «▼• Jioo* sia U«ito^ 

. Sfi«i«i«a «ìlftoi àà ailfOi «leu» qaataDqiit, j . 

. . CiAffte ••ao It lavolt ohe aiipraaBO Popaia 4«l sig. £f* 
M«t,» UiMii risgoaNlMiilial Mooa4o.oA«0,>qi»«l|O'OÌQ^'ia cui 
r op«niHMie Ila sortito booa effetto. |Ial^' elle Jusjciaqo 
desifdeiQ^ffc né dal |aii> 4«na vfchiarasia ^ ni jla. qiiaMa .dsUa 



elagMiM. 


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nittsmiTiokiar ^ tit. tlttmta^oni iti ehùrargia acmìica ; 
di Tommaso BvcBAifAif!, C Jlf., e\c. Chirurgo al 
Dispensàrio di Bull per te malauie degli' occhi e 

delle orecchie , .ecc, «c.i.cpn tavole. LQn4rfi i8a5* 

. • • ■■ . 

v^uest^ opera è partita in. otto Capitoli. Noi dareipo 
un# breve analisi dei pi^ importanti. 

Capitole i.^ tnjefioae del meaio eslcirMo. — Vuoisi esporre 
r orecchio ai raggi del sole , tirare alP infuori il condotto ^ 
o allargarlo in modo di recare distintamente io vista la mem- 
brana del timpano. Alla difficoltà di vedere i) fondo del^ 
r orecchio per accertarsi della condiaione della membrana 
del timpano, tramontato il sole e in tempo nuvoloso e scu- 
ro, r aiftore vorrebbe ovviare con uno slromento di sua 
inventione , destinato a eoncentrare i raggi di una can- 



(0 ^«^8v^* <' COMO del dau» Fuobsios fg^iralo a paru 
del voi, XXXVI di questi Annali. 

ip) P^tggasi a ceto del dau. Torbet riferito nel preteau 
Volume. 



<404 

<.<il1pi>tf ju4<l> qirttU* mt'oaieodq «frifdlàftia'' sup»Mii({^ IntmM^. 

to di appofiu figuf**, «ii'^rc4iè^1ViftìÌRtM«tt<^N^*((lMf*^. 

t#ebb0 'fifie ««Mfrè' di- altleiapf Uea«{o«« , tbriO'^ftiiwlilliidnte 

i4ir tfÉtttM>a' isoli' •soffrir di^o ^f «differir fH»r ilMM- gtotèi 

^•> ^«iMl40 0tftt<9 ^tiltfitilo i-tré 1ìl*«^'bafkolK 'Mil taioflo 

di ««plorare • sciringare il meato , e Balle ferite dèlt^ot^e- 

ehia cfttema. Terremo al Capitolo 5.^, che tratta della ma» 

BÌera di cstrarre i corpi straiiieri e il eerome indorato dal 

condotto «dilÌTO esterno. I corpi atraoieri «ono generalmente 

pallottoline , piselli , noaelle. Piccioli eaacndo i corpi eatra* 

sei, il messo migliore di estrarli è d^ iojettare nelf orecchio 

119^» timida. j| ▲'.<|a^|0',fine.,iFi|ols^cofi^|»rÌD(iflircpi|koe«c4- 

tpaepte la ^unta dello «ehis^etto c9nlro il m^rgipe^do^ meato, 

injmisa chVsso occupi il meno possibile del diametro del con- 

flotto / arrivata la injetibne alla meniblrarià del' timpano la 

èòi^eoM n ritroso si formerà tu* (|oé9tò luogo , e' per' \es9a 

sarà strascinata fuori la sostanza estranea. Se il corpo è di 

certa uro.s^f ezì| , probabilmente sarà rimasto neir iijnbofAÌ»- 

tuèa del meato , donde si potrà forse togliere còlle pinzette, ce 

Alcuni ^hiryrghi raccomàntlanp Ji \e9trarr^ 1^ pallottoline 
colle pinzette; però il sìg. Huchar^an le. ha falté uscire facil* 
*mente leolle $oìe iniezioni' di àcbua tiepi(^a, « talvolta quan- 
do altri chirurghi qon er^np riuscii!^ praticando t^ pinzette 
e fa .tasta, » per esirarr^ i minp/zoìi'di legno; ecc. confic- 
cati ben iqdfelró nel condotto e presso la me&iDrana idei 
timpano , egir raccomanda pinzette sottili, b.n temperate» 
iion punte armate disdenti' alla supérGcie interna. Se sono in« 
setti , Termi', pidocchi, » il meglio' clié fair si pòssa per 
isnidarli è d^ incettare nn^ infusione di tabacco ^ la quale nel. 
Tatto che serve a prontamente ucciderli, tende eziandio a 
togliere rirrilasione del condotto, w Lavate immediatamente 
lé"|>Ért} con* un'eiezione df'tfcqtxà tiepida, 'si stjftjSfi'nfto* al- 
cune goecie di olio di mandorle nel donJ6tto,*'per gtiaraY!- 
tn^ft'teatalb dKf pre n&err fred Jo cfòpo f iàjVaione calda. 

» Quando il meato é ripieno di cerume , l^nféri&o al 



U^a 41 itMkMiaiftlito^ <}i ^luMu./ MfcAsM di JMdijiè , di va* 
vii ftiniMÌ..|i«UrorerflhM «ffoti»-, .f MlibolacaMai^; daimn|a la. 
BfksliWMwiM*:^ Taholu, in.iitfgti^lo dallo. ska^igUaffe o dalPa** 
'vareallrìpicati allargalo W «laaeell», -oda «m aubilO' nimore 
nati' •recckio tffeito. ^ aimile. a «oó. acoppéo.»ido(M cui 
agli aaoia .di amara iaiproirviaaaDania rìciifiataia 1^ udit» ^ 
aagidtaado tattavia A' provaro i rumori. Eaaavnaado V «9«o« 
ohiai «i tfoftaoo la parti iaterne del aiaalo oeoa|Mtd da uoa 
gpaasai^masta di oarane , ch'a chàade il condotto a oOPotca 
il mamkffana dal vmpaào, eoeeltaato anparioro^enta y Me i4 
aamme è diataeaato dal tabo , laaoiaadai gaaeraloiaata. paa 
lesaava oriaaoatde^.Egli è par qaaaia>apartara elw |e oado- 
laaioni fooora pcnraogoao aHa aieailiffaiia del tiaapaBo, a ahe 
dfVnat le itibr.aaiioai aéoo ooaiaakalf ai laaoaui»iMrroai s«-if» 
w L^ odilo, iataolo , va io baevo diaentaodo aeiapea più hi*^ 
distiato di prima r aoaaoao'ivdaboliaDaatOcdair udito ,a , po- 
co: ataola, !• aordiiA,.aoDO la taaviiabili coBaegiiaasa deU'a- 
▼er nagleOi i sovra rieevdati aimoiqi. 

« Eaaaaiaaado le partii t§i.cigpaoaca faailBaaala la aatuva 
dal|a> maUttla al vedeva tma'groaaa- maaaa di ceraoaa , cha 
oltura il condottò 4 aaciuée la tasta , a iaipeditoa le vlbcav 
aìooi dalla OMoabrana del tinpano. Qli iodivtdaì' affetti da 
«piasta iofannità oiaao aoveatt ditovaia 1^ iaabofloaiar^* dèi 
condotto con cotone o lana , le quali sostanza oaeoiatc'tal*' 
volta» ia questo o* quel niodo> 90! mealo^ liardiano aaii spealv 
di aoaainolo «1 cemma iodoraiòu 

' « Per estrarra ilcerwDa dal ideato, alauèi - ohirargr vov 
«^iono talvolta iiapiegarela pnnla di- o» ago «di una jtaéi» 
di argento { praiiea eerlaaaenaa ripransibilaft a cagione dal* 
pericolo che può correre la taambraaa dal timpano a un* iàa^' 
padvviao aaovineniai-ebc co| capo'faceaaa*r4drMaio» ^ 

« Più. speditivo e più sicuro del tastare bruscamenta aat 
condotto uditivo con istromenti aaoti di ^aalalaai- specie» è 
il' «Datodo tegoeiito : aa Viaiundo rorée^bia amatalita^ a# 
v«gga «tiott esser ella cbe pataìalmento ripiena di'oa^tte, ai 
spiligevè nel afeato ana ircbiia«itAta di acqitf riatsaldaca a <|o.^ 
Fàhr. all^ incirca , coU^ avveitanta^ -totttf là piMta delk» a^ia^ 

aimé > di'^cilMava 1^ lmb*€«ilara dal . •«•ftdMo tal potlioe f 

. • ' » li. . li- * » 



49» 

ftitto , tollcTatodo , tbbaMnod» e tilvòUa alluof aifed^ 1* ó-' 
Ncehk eitetBA » •< ottertà fiieihBtnu di far ditiacMM^ ii 
eerttme dsflé partii «del nè«t«k Ofa , fi fMf«éa una iiooTa to^ 
)aaioa««tfea<pi% Iona dalla prcvadaota, a quefia iajatioii* 
atairb gaaatalaMttte ^it»*«>>flBifio «ÒMUi di aarama'. « tvaeiiti 
portando eoa taoo {>i«QÌoli framaiaoti. di i|ailia ao^laaià^i-» 
datata. L^ ^ pa ra tota tagi^tèrà la* iaieaiawiioiD.a «be.'rìpttr* 
fato affano dal oaradM «oa veétà il oMalo » a «ftao a Am. 
▼iftibfli Bon fiaao'la -palati dal coadotio a la mavaMaa» dal 
tianpaao. H earoaaa aaqaiata talvolta lanlD tndutittieBlo a tanta 
taoaaità » appava orpdibilt- da ofiorò aha<boa<iiaano tape«- 
riaasa oaUa aalattia dagli orcoèki. la tai eati i riafatioiia.; 
^anlne^na ripatata fre^aaataaiaBia , di' rado ( yaebo par 
Ifugo tanpo ) patinaaa a far oscira la aagloaa , prÌDOÌ|iila 
della BiaUttia , la qaala aolP at|doi«MÌoflM si tf«va éooMUra 
ia una aoda qMMa di indurato ftenima; , nasta, abe, ooaitto* 
qae dai ripetuti lavaeri. posaai laaalafai-parsfahneala ,di*tac« 
eara o saiuoTare dal'aitoaiiiijnario^»!.. arresta a ei tiao Sa* 
fa Dal mcBBO dal ooodotto^a^^oalat della oavaati d*^ao^aa 
tiepida ella si faae^ao fluir 'foorai ddl éMaiq.<lB allora » egli è 
iodispeaaabila di eartirti daUa aaollatte joatibolari par astrar- 
rà qua* franasaati a BiiauiB .che si aecoaiaao ali' iari>occatora 
del coodotio. 

Cmpitol^ 6»* ^aad^ fiei; im^erfhuu gei^arau^ne del. cerume 
•^ La cura di questa àalaitia rioMeda taaaiipiDeoio a 
petaavcraBià nel «^ìp». Chi òiofiaraM» di questa affetioBa 
si taf oa di rotori » di u» aapro idosW « safnataoieBte sei 
dustioara , tafcroUa di aao soaaspaatlo aella tetta. Kob soffre 
didora acuto oelP oeaeebio » ma sdreate una ottusa molea- 
tia I tosi taindlia Ibob prora taBi|>oraBeaiBaoie aloaao di tai 
aiatoai. ^ < ; 

» Malia 4airoIa'aì^tticB dalla aialatde dall'orecchio aasase» 
ffatsta aifesioBe ,foraM il Gùitiu imp^rfre^nm.t il quale è di* 
v.iao ia jiTOjaftaota , sioé i.® Qaaado il cefiMoe é maBoania 
di ftt«iiarAÀ( a."; Qoaiido iA aaraaia è maneaBia di ^aalìcd} 
3.^ Qaattdi^. 4 aM^esate di ^«iiniftd a qu^l^à. Qaasie tra 
^ipaaia si posa^Ml aavprt d4aii«i§iiacf, asamundo. djUgaal»- 
■taota il matto. 



497 

» Nella prima specie la seperasione idei eenine è talvolta 
sì scarsa , che non si riesce a scuoprìre cii^ ella realmente 
si fseoia, se non me<|iante un accuratissimo esame delle 
parti; anzi, con questa ' diligenxa sì scorge, chissà non fa «he 
Ungere leggermente le parti interde del oondouo: però , eo<« 
manque parea ne sìa la quantità , è deasa di buona qualità. 
Gli iffdtvidni che ne sono affetti^ • generalmente odono me«* 
aaaameate bene essendo sereno«.e bello il tempo , ed «vendo 
altronde b«oha^ siilute^ ma sono esposti a lasciMvàc'fiMSiloMBie 
impressionare dalla pia lieve intemperanza atmosferica, ia 
quale ., quando è'graVe, nmida, o ■ nnvolosa induce notevole 
tndebolimeatò deU'.udiio.'Però, r»cnteittadéir udHo • ritor- 
nando genesalmenie al mutarai del t^mpo, l'infermo presta 
poca auenaione ai' sintomi, ano» per diversi ' anni >, finché 
la maiattiii divien»»oon<ermata. ai punio che si avvede < di 
«ron avere che debottssimo udito j anzi, di quando in quan*- 
do, d'esse rsF. quasi sordo. In allora spavento '^rloòrrsaii: me-» 
diei, i quali-, scf non riescono a tostamente moderare ii male, 
tono "Spesso càgiovie di gravi ineoahrenienae> che .téùdbno 
ai ritardare fa* cur^ \< . • ^.^ 

» Nella seconda specie la separauaineréipih copiosa -/eha 
sella prima, ma spesso .ek^aftéiaaa ilif colore e- qualità^ da 
formare due varietà-, eJoà«: i.^ Quando >é- di .coloro: liìan- 
chiccio e sottile, come ona soluSioae :di gomma ailibiea^ 
iit^ Quando poche, glandola splianta* aapaVaao » cerume'^ t\ 
che ai veggono- 'spesso picci<]le<flMocbie':>di eerume isolato 
distribuito nelle parti interne di^l 4s^u4otw>\ di uci cofoYa 
alquanto piti acaro che oron é-ii «erume in iatfAor sormille. 
Qaeata ^varietà ha una«i4gMareieadetiya'a iadarare;«4'rqtiai|w 
ào ie forze' sec^racnti delle- glandola sono operose», il ceru- 
me ai rappiglia sotto (distìnti pezzi*, ma geiieralmente in nnii 
glossai n!kìs9sa» Jnfatti , quando T indebolimento, dell' pdità 
psocede «da' cerume «indù réio , la parile 'Infama del meato^f 
saeontra quasi ^sempre* ichin^a da ona grbsaa> massa; Pài'ò 't . 
da.dire.^ dw-THDa* pteciola qo ah ti tà di oerume antftogei ^Da 
seeéiida' ^éNetàidi see^ezleoav ^ talrolta: baNevote ^pi» t6<i 
•case iÀdefobliroemo> ndtevale aiè^ndito'*', i'spediaUneaia sa 



quellA nuiteoa riiUgni dapprtsfo o sòUà iiiMiibr(toa dal 
limpaDo. 

9 Nclk iena specie ti trovti il ceadolto nello e asciutto > 
e aa ai riaace di poter. vedere beo addealro nel meato, ai 
ae^rfc la membrana del tìmpaoo cbiar» e trasparente. Il 
mento va altresì soggetto allo scorbuto, nel qoal caso la 
cntieola diviene solenti sì arida da lasciarsi faoHmente di* 
ataccare in piocioU brani , a gnisa delle sanarne dei peseL 
Gli integomenii sono talfolta tumidi, e di colore rossiccio 
•ssorm. » 

In «pioste tre specie , visiate essendo le glandolo seeementi 
il cerarne , l' obbielto principale della cura sarà di ritornarle 
allo loro nsione noronle. La prima specie sì lascia Tineerin 
laoilmente doir oso ^ «focile oose che vogliano a èccitore 
Tasioiie delle glandule dei meato « come sono le applica* 
siont calde o atimolanti^ L'aatore raccomanda >di bagnam 
P interno del condotto ogni sera , ncN^ andare a letto , cam 
due Koccift delkr segoente miscela : il* jieid. pjrrelig, ( adJL 
•ed. fùtili. ) Spini- aetherii euiphuf . OL Urehintk. #oct. Amm 
pan. acquai. Misec. Ami, ci vuole, islessamente alla ser«| sin 
ministrato air infermo nno dose di uUiUm colchici 9 e si man- 
tengano regolari le fnnsioni del ventre. 

Nella caconda tpede la qualità della separasione essendo 
alterata , e soventi cresciuta di quantità, tàpyrctk togliere i 
pcMÌ di cerume» aventi: di: proeedere atrappKcaaione di 
qncà messi ohe valer possano a rieondnrre le gjandoio atta 
■ormalìlà delle loro fnnsioni. 

La .lena specie» a senso dell ^autore, procede tal volta 
da. freddo, come dall'entrare nel bikgno a corpo sndaato^ 
L* acqlM .avendo libero accesso nel meato , i vasi di questa 
patte sono probabilmente' colpiti da torpore , il coi effetto 
è il pervertimento' delle forse secernènti , e ìn6ne V indebo* 
IfaaentO'.delP udito^ Nella cura della seconda e tersa specie^ 
molti diligentemente avvertile alla regolarità delle visccTe 
ohilopoieliohe » a- tal* uopo T autore ooasi|^ando^nn'aperi* 
tivo aasaro • nna miscela' antiacida composta Sì infosiona 
di qatssia^ rabarbaro e magnesia » due o tre volte al ^ior> 
no , maadandò , se è possibile , l' infermo a soggioraare i» 



499 
«Ha pnitt « afl€iam • sgombra 4a {iBiIad€«i tfBmyi , ove poé- 
$9L darsi a metodiaa cmccmìo» per atlivare/ ai bisogno, la tra«> 
spifasìooe. Egli raccomanda akresk il bagno caldo alla sera 
prima di anjilare 4 ietto, a poscia una dose di /uU», ipP€mo 
epmpos. 9 COS. dna o tra grani di calomalano. ««- L' aaiora 
diice di afcr vadoto ditarsa roUe questa specie di «or-, 
dita suecedare att' essersi gli indÌTÌdai' e&poeti al freddo 
mentre siamno sotto rinflnensa del jaBaronrio per .. morbo- 
«ifiytioo, nei quali individui la malattia ' si mantenne reni- 
teste a qualunque rimedio , fino a cbe non si diede mano a 
nuoTameste ridesiare i'asione mercttriala. In qnesta malattia^ 
il dotk Buchanan tiene in allo pmgio la seguente injezione 
aeir orecchia : R» Acidi fìjrnltg.dMcìu il A^m»e ^IMOU^ une, 
ytu V Se il medico desidera di stimolàffe le parli , sarà ma» 
atieri preparare ogni volta 1* iajesione, e tenere la pnnta 
dello scbisaaltO' distante cinque o s^i pollici dair orecchia 
esterna. Injettssdo con forca il fluido nel meato » saccede 
nna specie di eUfervea^nsa , la qnale se saaà oirooscritta al 
condotto produrre effetti più TaMagf^osi^ che dieci Tolte la 
quantità dello stesso fluido versato a .goceie nel mesto.» 
Talvolta riescono oillissimi i Tessieanti dietro V orecchia. > 

Capitolo 7.^ Polipi liei. meato, -n Queste eserescesse sno» 
cedono frequentemente ali* infiammasione del condotto, spe- 
cialmente negK.indÌ9Ìditt afféiti da dialesi scrofolosa. Il po- 
lipo recente risalta di lina.aostaesa molle spugnosa ^.roasic^ 
eia , lubricata da un fluido sottile somm^inisAssio dalle glanr 
dule destinate alla separacione del. cerume itf istato di ma- 
la Uia » e dalla superficie dell^ escrescansa. G»ll*andav del 
tempo il te»suto del tnmsre acquista no grado notevole 4i 
tenacità, e la separsùone diviene pnrolenta » la- snperfieie 
del tumore essendosi ulceratagli polipo è legalo atte pan|t4 
del meato, o al margine della mèinbrana dal limpAso da 
un peduncolo o gambo. Però,* tal voha eolio, è grossa 
quanto il oorpo;^ « Fia le malattie cui .va soggetto il meato^ 
nna sola < ve a^bache possa venir rcanfusa «oi .polipi^ e que- 
sta, è 1^ eafiagionetdelle glssdold ohe a^aasa il oarume ^ 
le quali ft^ìngroesano talvolta si. ponto ahe ne vies •abiosa 
interanleme il mesta , V ia&cmo dursado^ sarda .iaa a aba 






5t>o 

dura la malattia. Qatuclo If |»arti sono eosi niU affette*^ 
una o dne' delle glandule «oso. geDcraineiite pih*' ÌDgroasate ' 
delle altre*, e qaasta è la cirt^taana* che dà lorb ra«peito 
di no tumore polipoao. Se |1>iiia^etiaaé'*i>c«ilàfe>feMè inftnf- 
ficeafa a-cliiariwi intxirao «Ha''iiafofa* della malattia che 
mveme ^ette apparease» farli metfiert'adcypéi'arei a iatrodor- 
rs'ona taata iiiiQniO'allMii^oMà|DetftO'{ staateeti^ se cfieata 
potrà girare liheramewte airintonw; "sarà segno della nata ira 
polipoB»' del tninore^ Ghe se non si rioscisse a insioaaire la 
tasta f fuorché da on hifo s]el.' tumórts o net centro del* 
BMato^ o rìagfosaameoto IcMse < asciutto ^sensfbtlissioio «4* 
tatto , e 4e pani* circomposte; partecipassero- delP enfisgtone 
e della flogost, in allora potremo '^sserWioiiti non arerT 
polipi, ma esser la* malattia vv' seu^Nee < enfiamento ''d^lie 
gianduia e degli iaiegumsntt dM condotto. » 

Questi polipi seguiisno talvolta per aleoni anni, sema 
prodorre nei' sistema althi grave incon^nìéflMl fubrafaé la 
sordità e ono scolo puril^mfe, iegnataoseote \t)nsado il malato 
sia iiu>ho curante della olrttesYa y ci^ non • di meno , sono 
essi sempre nn^ infermità da temersi , stante la pOsiibile de- 
generaaione delle parti estèrna dall' orscohio^ triodi impe- 
rioso dovere diogni nMico sarà di 'distruggere', se sta pos- 
sibile y qtoésle esereseense sa tosto che a lui riesca di cono* 
socve la sitaasionie o la 'groasssaa del collo del polipo. « U 
messo migliore di dìstraggere i polipi nel meato ,'é ( a mio 
avviso )d« eslMi^K daMa radìée col messo éi mOllene» e in 
segnito toccar lo psru con qoalehe esoarotieo, o con alcuna 
sostaata stimolante. Aleoni chirarghi preferiscono il caustico' 
alle motletie ) osa quando il tumore" né grosso , assoggettan- 
dolo a qiiel modo* di' operastone', il processo è tedioso, il 
dolóre sovente crtcciante; ed^okre quMte" spiacevoli cir'- 
•ostanso , le parti circomposte te ne risentono geoerafanedté' 
diHa" forte distruggiiHce dd caustico. Egli è per. qaesie . ra^ 
gioni^'^ch' io preCeriseo .d' estirparlo boi. -messo di moNatto 
9QiuHì 9 leggermente rìéorvei^ colle qpalt'posife' atfesinre: il 
con* dal' toaaore asolio pl^ ftwilawate 'abe^'oont IpwItioqBe 
altro* 'mcacor Prima d' intrapràndeiv V sstispaviono 'dei*poìipi 
0tdk necctibria dà rioooosóere^abtameaio ih pomo di* ori- 



i 



5oi 

gin e deir eseresoeiua ,. ef aftfJDtpdo tdili^jratemettle le parti 
ai. «aggi del iol^ , o «ol messo delP insp^etor aurh , ai bene 
g}jì0 colia us|q (aaricolarj. . 
, w Aécertatft la aìtqasioae della, radice dei polipi , ai fa se- 
dere riofermo / «OHM per. le ftUre,pp«tra^io|ii iotorao airo- 
jEeoohio, e assicanato . il ctipù da. iia ajato»» V' operatore col- 
la maao. ainisira steoderik V orecchia esteraa»* per disporre il 
ffieato in modo che entriao i raggia del sole, o quelli rifles- 
si -dall' iospèotoraiiiris, e- oolle ni^oUett* iieUa dfisira andrà 
cautamente ricereairdo^tiol^ condótto la* cervice- del iomore,. 
aifercandola eoo anftlama da ciasouf} lato.. Impogoale ora fer- 
«mamente le volle , farà- fare allo; stroaaento un 'mezzo giro , 
e , tiraodo nello stessè 'tampo a. se , otterrà il più delle volte 
^i eatiirpliris il polipo dalla sua. origine, e portarlo fuori del 
meato«i«- • 

Le parti esseado ribchissime di yasi , > talvolta in seguito 
air estirpasione fluisce notevole eopta ^ di sangue j la qual 
perdita è piii allarmante che paricolòsa , piii salutare che 
dannosa. Mei polipi recenti , V aotore ha* soveoU distratta 
r escrescenza toccandola leggermente ogni giorno .fino alla 
intera disiruzione, con un pennello di orina di camello in- 
tinto nella Tinctur, ferri murìai. 

. QapUolo 8.^ Scolo pHtrplfnto dai meatOk •— La poca oura 
che, generalmente ^si. ha deir infiammazione del condotto , é i 
mali adatti rimedi che si impiegano , rendono ragione del 
perchè sia sì frequente. T ulcerazione «di'qufesto meato. — 
L'autore distingue in tre specie la flogosi di- questo con- 
dotto : I. dolore se/iza diminuzione di udito f ». dolore ;con 
iidito dimianiio j 3. dolore con udito diminuito e scolo dal 
condotto, f— » Sintomi. Pochi sono i sìntomi della prima 
specie, oioè caddòloramento dette parti, sensayipni moleste DeH 
meato , accompagnale da dolore, più o mend', ^QOjado lo 
«tato della flogoiii. «. — f» IMelki seoondu speeie il dplpre : è 
generalmente più aculp^^he nella prima, escorialo da di- 
minusione di udito ^ rossiccio è il meato, tumidi gli inte» 
.^umeoti e le glaodiile del cerume, in modo di ttrinjgara il 
diama^o del, condotto , al punto 4i renderlo talvolta quasi 
.ÌD>p«jrTÌQ« Il «hiadiiiiantO' del meato, e emulato \di|lla. lume* 



So'À 

fintone ééìh glandole del eefdiMr « degli fottgaoietili. < -^ 
e Nella CeTM «peeie i eintoau non léno io geaefale lì gra- 
vi eome nella prima e seeoodn epeoie; mm, oltre il do* 
lore e le moiette tenaasiom nel meato , avW idolo di. ma- 
teria puroleau. Il polso è comunemente più oelere del nn- 
tarale , taWdt* aecompagnato da brWidt e da altri aintoam 
febbrili , ebe. deolinano toito formate le marcie ; e , te Tin» 
fermo è ttitico^^non eolo qae'tivtomi ei fanno piti graTi» 
ma I* aggiunge mal e aie re geneeale e dolore nelle parti. Lo 
glandola del cerume partecipano deH' altermaiono , e l'omo-» 
re appena eepnrato ti converte gradatamente in naa oMitertn 
•ottile , giallognola , ttlvoila di colore verdognolo; ic lo 
acolo dora longamente, senta eke nulla si faccia a soUìcto 
deir infermo » esso acquista' un sentore fetida , sgraderole » 
succede V erosione degli integumenti , e gran j^^urte del con» 
dotto è convertita in noa snperfioie ulcerata, e 

m Accumulandosi la materia e ristagnando nel P intema de- 
pressione del condotto» no nasce tahrolu notevole iodeboli* 
mento di udtt6 , specialmente negli infermi di diatesi scro- 
folosa^> nef quali In «areie sono il più toTcate dense , rap - 
pigliate, é sonili I acrimoniose e miste di sangue. » 

Cura, La prima specie richiede rapplioatione delle aan^ 
gnisnghe intomo all' breccbio « e i porgenti. -^ Formata la 
aoppuiasione , Tale a dire stabilitosi* lo scolo dal meato ^ 
vnolai li più presto possibile dar mano a curare le nlceratto- 
ai, per tema che le parti cifgomposte non vengano offeso 
irreparabilmente. Doyrli lavarsi il con dotto, quattro o cinque 
Tolte al giorno con la ite tiepido o con acqua , e porgere al- 
l' infermo qualcèe aperitiro amaro. Se la malattia è recente » 
rade volte non si lascerà combattere da questo semplicissi* 
ino metodo , pnrcbè venga dil^entemenie praticato , e l' in- 
fermo abbia V awertensa di guardare la stanfea ; > V esperai 
»lfaii% eskendo spesso cagione di nuovo inceBdimento ilo* 
fiatico nella parte. Se il malato non pn^ dispensarsi dallo 
uscire di essa, tralasciate le ioTesiont tiepide, £irl uso di una 
aolosionodi nitrato di argento { un grano in dieci once di acqua 
distillata ) o di solfato di siaco. Quando lo scolo porolento è 
•oocMtpagoito da «oiofola iadeboiitaento deli' «dito» il aif« 



So3 

Buchanan prescrire t mtrcnrkU oolPoppio e eoli* antiaoDÌo 
fino a che U costitutionc seiit^ gli effetti dei primi. Io più 
casi ha pure troTaio atilisaimo l'iodio , e* erede si poMa 5o«* 
Tenti sostituire al mercurio. 

Per gli iufermi del Dispensario, il dott. Buchanan si 
trovava costretto a cercare un rimedio «che curasse lo scolo 
in breve tempo , e ristauratse V adito htaManeameme ». 
*- a Dopo mòlle indagini sulle proprietà di diversi medi* 
camenti convenevoli alla cura dell' Inflammatio suppurata^ 
e dopo averne diligentemente studiato gli effetti in infermi 
travagliati da qnesta malattia , sono stato si fortunato di 
trovarne uno, il quale sebbene estesamente usato per viste 
ttieroantili e chimiche , non era mai stato praticato nella 
cura delle malattie di quest* organo. 

« In on C9SO pertinacissimo di scolo pnrolento da ambe-* 
due le orecchie , con notevole diminuzione di udito , . già 
curato sensa successo con molti rimedi, mi diedi a speri- 
mentare una debole mistura di acido pirolegnoso, sotto for* 
' ma dMn)ezione, e T effetto sorpassò la mia aspettativa, es-* 
sendosi tosto sminuito lo scolo, e qua$i immediaiamenU ri^ 
staòilào P udito. LMnfermo su cui feci lo sperimento ( una 
donna ) , ebbe in pochi giorni il contentò di potere udire 
qualunque discorso gli si facesse, sebbene proferto con voce 
affatto sommessa. La materia perde subito il fetido sentore, 
diminuì gradatamente di quantità, e il malato si trovò af- 
fatto libero dalla importuna malattia ». 

« Ho ripetuto pid volte T esperimento di qnesta inìexione, 
ed ho trovato ch'ella ha sempre corrisposto nello restaurare 
r udito in ogni caso di scolo purolento accompagnato da di- 
ninnsionc della facoltà di udire; e oso affermare, in questo 
• nel passato secolo , non essersi introdotto nella chirur- 
gia acustica rimedio ptk utile delP acido pirolegnoso ». 
^ L* autore corrobora le proposte cose con diversi casi pra- 
tici , pei qnall ci é forca rimettere i leggitori alP Opera ori- 
ginale, li frado deirinjésione vuoisi variare secondo le cir- 
«MMCanse* Lavate le parti con acqua tiepida , s" in j ella il 
fluido in modo che vada direttamente a contatto della su* 
Ipacficie escociiaa 9 abcraii. (ali effetti dell' injeuonft sona 



5o4 

capogiro per pochi 'mi nuli, indi qv senso di ealor pia <re vo- 
lo , e di TacuiiiÉ nel capo ^ e iofioe» la restituiione deir u- 
dilo. Duraote 1' uso di queste .inìesioni'» violai, mantenere 
scioUo il Tenue. 

L4 Tavola illusUano mirabilmente la parte operativa del- 
r Opera , che meriiereW>e.di «tscrt tra le mani di tutti co* 
loro che si danno «Uà cuta particolare delle malattie degli 
orecchi. ... 



Traosactioos oi the As^ciatioa of Fellows aod Licen- 
tiates of the King and Qoeeo's College of Phjai- 
ciansin Iretand. — Transazioni del Collegio medico 
deW Irlanda ecc. voi IV - Dublino e Londra 1824- 



( Seguilo della pag. r8o d^l precedente Volume (i) ), 



a 



'OSO di una giovane che ha. rigettato 'e seguita a rigettata 
dallo stomaca gran numero di inietti t eco,, di W. Pickells 
M. B. , urko dei medici del Dispensario di Cork ^ eco, '— 
Maria Riqrdan , di 38 anni « è T. infelice sobbietto di questa 
Memoria Ad onta sia in oggi snervata dal lungo sofifri- 
re , non manca tnttaTÌa di que^ tratti che caratterissaoo una 
cpstitttsfone e una forma, originariamente robuste. Ella è do- 
tata di squisitissima sensibilità, di temperamento melanco« 
lieo, e di «bito religioso di mente. La sua fantastica me- 
lanconia sembra aver , incominciato dalla morte della di lei 
mad/e, sulla tomba della quale andav% giornalmente a versara 
il tributo del filiale, compianto , senza alcun riguardo al ri- 



(1) NeW impossibilità di dare un minuto rajfgumglio di tutti 
§2i jitti Accademici che si vanno pubblicando presso le ineim 
vilite natioì^i , ci sforzeremo almeno di far conoscerà U die* 
morie pia importanti ehe in tali MU si comlcìsgonù. 



5o5 

'gofe della Cagione. In una di qoeite occasioni , oppressa 
dairaoiiteisa del cocdoglio e daUa ifatica, fu trovata la mat- 
tina sefoentt di»t(^ sulla tomba, ia istalo di iasensibìlità > 
a:vendo colà passato una «otte intera d* ioTerao» Megli alti* 
koi sei anni vebnfe travagliala da vomito di sangue e da in- 
tercorìrenti convulsioni. L'autore la %idde per la prima volt« 
in luglio tSiQi e siccome era oppressa da febbre,- fu tra- 
apor'tau neNa casa di ricovero di Cork, ove, trovatasi ma^ 
lata di fegato , eon idcopistia eematemesi»v«npe ritenuta in* 
torno a^ dicibtto mesi» '^solito cura del dolt. Piekolls» "Siei 
primo periodo la donna era «t^la presa piÙL volte da iscuria, 
che dì quando in quando area 9uJlieslo Tuso della sciringa. 
« In alcune occasioioi'» quando ai lasciava raccogliere troppa 
orina, la dònna liberatasi, dlalla tensione deir ipogastrio vo-; 
mitando* pretto fluido orinoso ». Maria- era pure tratto tratto 
assalita da improvvisi accessi di una infermità che avea seui- 
bianza di catalessi a stanteohè rimaneva fissa colle membra 
nella positura in ^ui si trovala nel^atto degli insulti : negli 
intervalli soffriva di varii sintomi , come vertigine » cefalea, 
auKSurro di. orecchie , pervertimento dei sensi delia vista, 
del palato* (iteli' odorato. Una volta divenne affatto amauro- 
ttca per quindici giorni , e guarì mediante uno scolo icoroso 
dalle orecchie. iLL\dmateaiesi, durante qiiesto periodo ricor- 
reva piii o meno frequentemente , là quaotiiii del .sangue 
rigettato variando , |xer «erfiàine medio , da noa piata a utia 
pinta e meaio. L^ inferma ,solevA^.- lagnarsi, di*' un singolare 
dolore mordace alla bocca dello stomaco ; e. la sensibilità 
delP addome era talvolta sV squisita, che il .liOCQameato piJt 
leggiero^ o. 'por anco: l^ axia scossa da, una perdona che la 
passava dappreaso, bastavano t a fada cadere in convulsio* 
ni. Variabile era T appetito, e vomitava frequentemenio 
il cibo. La donna si era. avvezzala Rimangiare, gi or naìmeo te 
grossi peazi di .calee^>, che avea trovato adatti .a mitigare il 
Senso di bruciore che provava nello sioikia&o*. Avea sempre 
la bócca acatecia , e una, sete inestinguibile. Un fietore intol. 
lecabila usciva dalla golaj la Jiagua sempre imj'aniata , gli 
intestini pertinacemente costipati. Le purghe lunari quasi 
cessate dal principio deir efpiiìfiione degli insetti: nel cofso 



5o6 / 

d«* tr« atiDÌch« precedettero la e«inptrt« di ^eili. otpiit 
importuai ^ era stata toveati att^ orlo della lonba $ Matti ^ 
per bta qaattordlci o quindici Tolte a Méuw ti aveaso aai* 
nistrati gli aitimi riti della Chieea. 

L^ espulsione degli insetti ebbe principio il dì 3 di aprile del 
iSa», e da questo giorno il'dott. PicMU ntitò quasi giotw 
nalmeme la donna sino al 99 di aprile del i8a3. La prinn 
▼on iiione di insetti, ( Lartfae ) ebbe luogo in seguito ad nnn 
violenta emozione di animo , e fu ioiniediatainente preeodn* 
ia da nseiia di sangue dilla boecAi dal naso e dallo oreeobie: 
Noi non descriveremo i varii insetti » in tutti i periodi d-^ 
bruco , larva, e di aotmalo perfetto, minntamento esposti 
dal dott. Piekelit e rappresentati nelle Tavole. Osserveremo 
però , che testimoni dell^ espulsione di qnesti animali furono 
spesso e fautore ed altri medici, ragion per cui non può 
avervi argomento per sospettar I* inferma di inpostnra o di 
artificio. 

« Sono sicofù di vaintaro assni meno il numero deUe larve 
dello scarafaggio , se , indipendentemente da ohre pn conid* 
aajo espulso dalPano, io dieo averne la donna, a diverse 
ripreee t rigettato dallo stomaco non manco di setto cento » 
dal tempo cbevmi diedi ad assisterla* Dorante lo cute -olio 
le prestai, i miei comi particolari ne ùinno junmontare il 
tiumero a ben olEre quattro eento t non comprese in questo 
calcolo quelle rigettale nella mia asseosa di tre mesi ; perì»» 
do notevolissimo, stante che quasi ogni {(iorao la donna 
vomitava delle larve, e, in qualche incontro, ne ▼omitfvn 
fino a trénta per volu. Molte venivano nceise, mossa In 
d9!^a dell' ardente desiderio di impedir» la pubblicitli del 
sdo caso ; molte' però tosto vomimte fuggivano immediata « 
mente, svolgendosi presumente dai vaso, per rintanarsi 
nei fori che incontravano nel tavolato. » -« « Ben oltre no'* 
tanta vennero consegnate al dott. nùmp^$ólt , e quasi tutte « 
Compresi due Individui del tenebrione mugoajo ( Trifòrio 
motoor), erano state espulse dalla donna in dtvnrso vohe« 
me presente. La media grossessa era di circa un pollice ; 
mólte però, eh* io stesso misurai, erano hingho un «pollice 
o nesso. » •» « Le larvo doUMuietlo diptofo» qnantnoqu» 



i 567 

• detta della doiimi» espulse onieataeate sette o otto volte ^ 
erano uscite, si può dire, a miriadi, dotate di pienissima .vita 

• di a;{tilssimo moto. Si ignórara se V inferma avesse riget- 
tato di queste larve negli ultimi sette mesir 

« tie larve dello acarafaggio , pocbe eoceHaata , erano vive 
e assai vigorose; né seosa vibreaso si poteva vederle 
saltellare loafgo le pareti del vaso in eni erano custodi- 
te , aWargando tratto tratto le mf soelle , e stendendo i piedi 
dentati, o talloni^ come osava cfaialBarK la sgrasiata donna 
che le albergava^ nel vèntre. Talune , che parevano mor- 
te , tornavano in vita esposte al calore*. 

« Chiuse in. piccole scattoliae vote , alcune vissero eltra 
on mese.lisig. C/ear,' di questa città, è riuscito a mantenerne 
in vita pia di on anno parecchie rigettate tra lo prime, col* 
l'averle serbate in piccioli vasi di terra ripieni di argilla 
assicurati in modo da non escludere r«ria. Alcuni individui 
delle larve del blapso , eh' io diedi al sig. Clear , serbati 
nella farina si vedevano rìsalhre continuamente alla superfi- 
cie, come fossero impasientt di mutare on soggiorno che 
loro riusciva importuno : al contrario , collocate neir argilla 
ai seppettvano prestamente in essa , quasi si trovassero nel 
loro natio elemento. 9- - . 

Intorno aJ modo con che quesii insetti^ o piuttosto le loro 
ova s^ erano introdotte nel ventre - della donna , il dottor 
PicktUa, ila da essa risaputo , « «he ali* età 4i quindici anni 
all' incirca , essendo morti due sacerd'oti , che Maria teneva 
in ahissima venerazione, alcune vecchie donne Taveano am- 
monita , che se per nn certo tempo ella avesse giornalmen- 
te bevuto una certa quantità d'acqua in cui avesse stemprata 
della terra raccolta in sulle tombe di que* sacerdoti , ella 
sarebbe «tata per sempre guarantita da ogni infermità, noti 
meno che da ogni peccato. Conforme a quella predizione» 
Mmrim si era recata a Rinsafe, distante dodici miglia, ove 
nno di qne* preti era stato seppellito, e avea raccolto un 
grembiale pieno e nn fasxoletto da naso di quella terra. 
Soggiungeva^ che , al suo ritomo , avea potuto procacciarsi 
on buon fassolètto e diverse brocche ripiene di terra del 
Sepolcro dett^ahvo sacerdote , che avea avuto sepoltura io 



5o8 

qitefiA ckik.. Biaria «••▼• d^ iofoad«re aeqoa di tèmpo in 
tempo ,.t«ooBdo il bitogoO) io un vaso oooteoente una por-^ 
alone di qpi;Ua fere a , e quando le p'oaae particelle eeano 
cadute in fondo.» oa la tracannava aTJdaoMnie. » 

Egli è noto elle ilblapso mortiftaga abita i cimiieri e so-^ 
iniglieyoli laog)ii raiecome però l'aocidente testé mentionato 
era avveanto dodici anni prima ohe Maria cominciasae a ri|[et- 
iare inaetti dallo «tornano ^ egli pare diffibtle di spalleggiare 
coir analogia la auppoaiaione deiresaer eglino sk longamente 
rimasti nel sistema. Non è Inttavolla imprabaMle , che ipie> 
sti insetti, a vario portodo di. STiluppo, venissero rigettati 
•ftaai prima delP epoca ■ precisa in coi si coqiinciò aricono- 
acarli. Infatti , egli pare , che riceccatà pik minutamente la 
.diinna., quattro* «nni indanài la data «upertormente accen- 
aata , eHa arease evacuato daW atto , in seguito di un pur* 
gativo , qnalcbe cosa di simile a ciò che in appresso si co- 
nobbe' consistere in larve delio scarafaggio. Però il dottor 
PicfudL , .tiene più probabile che gli insetti eotras&ero nella 
bocca f quando questa £intastica donna , circa otto anni fa, 
andava a passare la notte nel cimitero <i). 

Da questo fatto intanto si raocoglie quanti disordini pos* 
sano scaturire dalla presenia di animali vivi nelle prime 
vie : e quanto importi * al niedieo nell^ epilessia ', neir idro- 
cefalo , ecc. di rivolger V oocbio a escludere il sospetto di 
siffatta cagione, prima d'intraprenderne la cura q«1 senso di 
malattie idiopatiche (a). 



. (i) f^eggasi in questo sUsto Fateioolo d en«o del doU. Tnle 
di queW uowio che rigettava dallo stomaco larve di ine^UL 
. (3) // proposto raggua^io termina cqI mese di Fei^ra^o 
del i§23. In fine del volile delle Transationi, a forma' di 
Appendice^ si legge una Jfota del doti, Pickells, neUa ginUa, 
seguitando e f^{ fa storia di questa dona^ fino a die^pAre di 
detto anno^ soggiunge, d^e V.inferma ha /continuato, a vomitofe 
come^ prima larve 4^1 blapso ,* se non che iwve^satasi aW uso 
deW olio di trementina f,i:omiocià. in guasto p^oi$io aVsffeUcre 



5og 

' l>ue eaii di groAs( turno fi nel còlio- estirpati feìicémeme ^ 
con oieefuazioni ; di R. Adam», jÌjB.^ ecc. — ^ Esempi éi 
opeèazioiii èbirafgiciie ferdiìclabifì,'80Do cerrameDte i doe- 
Gasi che siamo per* narrare^ Il primo dimostra la praticabi— 
lilà delU-cstirpanonedi tiD'ttumore- che protubereya alPia- 
fuòri a lato della faccia e 'del collo '^ iateraandosi fin<» «Ha 
base edel) cranio / e- « ooiqpando iotaim«tite la natiirale si-' 
tuatione delU- piipotide^ « Nel 'secondo , il tumore era-Ho-^ 
tevole pel volume e pelle '«stcae conoessioni , giacofaè era- 
più grosso -delta -testa dell'' iafer ma , donna attempata e as^ 
sai I indebolita. Il risoltMo di quetto^Caso, osserva il dottor 
jMk/iiS'^i'risgintrda'.ad -nn «rgomenco inforno a cui tuttora di-' 
seM'dé è. V opinitNiv dei e^imrgfaiy.gli nni mettendo in dub* 
bio la cooTenienia éè ]^raflicare i»'? operaaidne otc sì estesa 
é''la> tkalaMJa; gli iittris adunetteiidetie la ! cromrmetolezsa , 
ma^ credendo 'mal sicttra Pt>peraxiobe' iieiits* farvi precedere^ 
l'aièaeeiatafa'dellaioarotide òembne.' » -^oUa acori» <di questr 
casi mi sforzerò di provare, 1" ultimo pròvTedia|eBté"0dii; 
potere «he 90C0 -e nulla oontriboire allB4ÌciirezeadelPòpc''«i 
rasioiie., raemre che deve notevolmente mfinora^e •! gradi 
di probabilità' del ricuperamento dèllUnfermo, » / • • ; ^ 
i.^ Cajos.fi^ C. ^ di 34 «noi, d^nna di- tempra '^dicala-, 
venne >a Dublino con un grosso tumore, di fórma- : ovale / 
siluvfb óbbliqt»aiente sul lato sinistro dei!» faooÌB'e 4ei éotlot) 
Dalla sua massima altesta , ohe corrisponde: a' dna lihea ti- 
rtftt d»lla >palf ebm alia( somttitè deUn<c«rtihigine> dell? Grec- 
ita ,• esso 'Hi (prolunga allMo giii fino ali» distanza'' di due 
p<lMiéiiftaU'anio9Uisione starnale della clavicola; anteriormente 
ai d»v«^an «i un pollice dall' angolo della bocca , 4 poste** 
rt«raJettic,.pa#saado' sopra il processo mastoideo, • si estende» 
par* qMl0bsi4raAt9 eoi margine anterion del trapesio. B colio 
dd tuiMneha una^jcìrcpnltvcnsa di< qnisdiei pollioi e mèszo / 



••-*•' 



I . ». e. 



maggior *numero tèi lane daW.mi^,. che ^ dati» etomaeo» In ifuè- 
M» iatenmlio 'ettàhiuà*i»a -^^ lamei'O'jifitéUì^viventi deléii^t 
^ icltre il ÌMM^eidel àemeàrioàaf e piar turdiipur 0nco .aiamitè' 
bntfoidì una s)$eeif «fi^dsoicak . > » l - ' > '> -^ '• 



5io 

e U parte già groftta Bim eeeed* qufti oltre ón pollice 
questa raienra , ragione par coi il tumoffe non peade tacco* 
flaandato al eoo oollo , ma e aodaaieiité itdereote pec hett. 
eioqne polliei alle partì che a lui aovtcogoao il soetegno.È 
aspro a berooeolato alla soperfioie! esterna , dì eonsistentli 
assai dora , e serre di ostacolo al perCsMo apriaBentè d^Ua 
bocca. Da quanto pare^ nessaaa parlo é slata apoetata., ec- 
cettuato il lobo inferiore dell* orecchia ,; obe il tumore, nel 
erescem ali* insb, ha strascinato con seco , in modo ohe 
affatto impedito è V ingresso ^eU* aria nel meato esterno. » 
La donna tncconiaTa che la ttah^tik area incomincialo 
Tenti anni addietro > nel qaal tempo si eea at veduta, di na 
tomoreito sotto l'orecchia, sulle prime asoblle , ma in aa« 
gnito diTcnnlo fisso , e che era nodaló crescendo sempre 
pib. n dolore , che sì faèera senlire ben di rado, aeccituato 
nella primavera e nell' aulanno , era leggerissimo» ma la de*> 
formitli , rciklendnia sobbietto di curiosità , trtsse la donna 
alla metfcpoli per cercar modo di liberarsene. » Esaminaa* 
do diligentemenie il tumore , trovai bensi che ^o sembra» 
va un po^ fisso leddove copriva la parolide , ara ohe« tutta 
la portione che occupa il lato del collo era io qjialche^^jno* 
d» mMIfir't'èi lasciava distacoafc dal lato delk latioge , 
e dal muscolo mastoideof e quantunque presso l'orecchio 
e- V àngolo della mascella inferiore si approfondasse di trop- 
po per permetterò di riconoscere colle dita le connessioni ohe' 
area in questo luogo, e nello stesso lampo èervisee 4IÌ io^ 
pedimento al pieno allargemenio della bocca ^ ia degUli tiene 
non era non pertanto che pocfciaaimo^ impedita • : • ^eaamiaito. 
attentamente le fàuci , mi sono convinto' cbA U Isnage non 
era punto interessau profondamento. P^r qaesia conaidesa* 
zione non esitai a consigliare la donna udì > e at t o m ti t leiai to«> 
sto alF estirpaaione del tumoro^ aRa queir oÌia.>vt>ie n ii rr a sa 
mente assentì. La mattina del dì 16 maggio 1818, coirajaio 
dei sigg. ColieM , Wilmot , Duggaa , Ciuaek , Harrison , 
e alla presensa di altri amici , '.iMm^eii V estirpaaione 
del taOioreoel modo eeguènte : collocata è'ialrrina oriaemii* 
talmente sopra una tavok , col cap» iieolta atta luce ^ cqr* 
minoiai dal fare dac incisioni , ofaìi 4atta pane jk^ aita ai 



5fi 

csuncleTaiio alla ptne pia basua deltuoiOM» comprendendo 
tra esse nnn port^De di cuto Uioiata «dereni* «Ila . di lui 
•operficie* Iodi, dissecala la cute dalla .sua. parte anteriore» e 
tovesciata snlin gaancia » separai la' aisti a qnalclM. profana 
dite. loeontiatesi ora delle difficoltà nello dìstacM^are il tomo- 
te, dove passava dietro il ramo ascendente della mascella, 
ci sforsammo di levarlo dal. di dietro, ma in ci^ non riuscim- 
mo che paraialmente , finché alEerratolo fermamente, a tirsn* 
done il collo , ebbimo tagliate quelle parti di capsula , le 
qaaliy connettendolo colle parti sottt^oste, s* inbontraronp 
di singi^re rcsistenaa» Separatolo dal basso alPinsu» cima*^ 
■èva da dasuccarlo dair incavatura deUa parotide i nella 
quale il trovammo fermamente conficcato i epparo^ in partf 
coti' uso prudente del coltello , rivolto sempre il. tsgli^n te 
al tnmore, e in pane con oa^ti stisarebiamenti^ tutta la massa 
fu svelta. FinaUiienle, disuccammo dal musaoUmesoetere al- 
cune portioni di rimanente capsula «, insieme alla parte ,ta^ 
letiore della parotide « alquanto allexntai li'sangfie che ver- 
savano- le arterie ferite venne, ^durante • T operaaione y re«- 
preaso dalle diu, e dappoi colla le§Mara. Non essendoci 
presentato il dnito della parotide «giova- credere , oche il 
tumore l'avesse smosso* dalla sua s^de naturale , o -che esso 
avesse sofferto una tale degenerasione. che avea perduto 
le apparenaa naMraU ; il che a me sembra pia pr<^)abile^ » 
L^ inferma sostenne Toperasiona con grande fermeasa d'a* 
inaso. Si trovò che il tumore era stato appoggiato sul la|o 
della laringe, e in gran parte sul muscolo sun)o«mastoideo; 
Soperionaenta e a fronte, tutto il muscolo masaetere esane 
-alato tegliate , e dietro di lui il ramo ascendente djdUa mar 
seella e l'angolo anteriore del muscolo. mastoftdeo «reno .per 
qualche ttetto dinudati. Fra qu^le ultime parti ,. il tumore 
si era seavate una profonda cavità ,. circoscritta posteriore 
•mante dal processo mastoideo , anterioMnCnte dalla parte 
posteriore dell* articdasione della masceJUa> a. dal imnscolo 
ptefigoidao, supertoffOMÉte dal meato uditiva e dairorec'- 
ehio fino njla radice del processo stiloi^eo. In somou^ fa 
meno atto acoperio latto loi spasfo eh» la paeaiida òocqpa 
oaturalmeate,.-* sansa Over tsotato vestigia élciuio dL.qocsta 



Sia 

glnidelt. • Il tamore , idèiù estirpalo > peiart mt libbra t 
sei once ; era di tessoto cfellulosd , s«M^ in generale-^ na 
molle in 'alcuni punti'. T^a» massa • era •arcoodata* da ona cap» 
sola aderente^ la qoalo dispensa va propagioi > fra i molti suoi 
lobr. L'interno del tumore, pel eoo aolor giallo e».per la 
coosisteaxa, si aceostarra allo stalo di earciooiiia; però non 
a^ea qoel lessato 6bro- cartilaginoso che molti * credono • es- 
aenslale a cpiosta orginisaÉaione morbosa. Ad onta della 
fòrte febbre sintomatica soru il <}«arto. giorno, nel qaaltof» 
dioé»im«> la loferBia era in istato di nscim , o in sei . sotti» 
mane la ferita si trovò del luUo Oicatrisxaia. Sono onmii 
passa ti «ioqoe annldaM* operaaione; t la donna • seguita a 
godere ottima salute. 

Tulli ootfosflOno 4e gravi controversie insorte tra i ohiror- 
gbi intoMio alla coweni ettia o-^possibilitè di estirpaae là pa- 
Totkle. M tSteo*' «narrato , osserva il sig; jidam» , si> può forse 
eiiairp é <pro e vontro' quélP operazione: Si imponeati,' eraaro 
le apparenrta/ ehe riconi àeì dqrnrgbt presenti erodeiiero 
los8# stata realmente svelWi la 'glandola» daUa sua «avita, e 
r autore iaiesso . sare4M>e ecttrMo qel 'saedesimo divtsaaseoao 
•e 'non si fosse- trovato- predispose' a ^nsara altrtaseati dai 
^obbjii cfa« rSi 'SbttO'' sempre- laiMÉlientttf «fila TpossibiHtà- di 
qu^la* operaaione; <^*4liflétiutoiii un iloesa^v mi* convinsi «ho 
net nostro* caSo. tratlavasi «!ìiicameo%e * di «no • di qoe* scm<r 
pli^i tomon cistici y'f qaUliy'nati ori(;imf<atafeaM>da impSer- 
fetta risoìiiaione ds qiialrbe glamMa- KnlMca' aroltasi sopra 
la paroffiie ,' col successivo' a<foresci«»éittf c'j colla coinproat 
%ì&àé baeteo ^ft>ttlosHO'lUssofbttaD«tfio di 'quella porsìone dì 
-girtbdal^a sttlivìiile cbe stava softo di' esMa rtioCaff i > unto par- 
lotta /wd càs#*Dostro, era P obtttMaatoae 'di quesi^ organo » 
elle M sblottparte di' vera* so«(Caa8a> glandolare-' ciiè si < potè 
yfeonòsceré ,:<Ai quella* pieolola porzione > •che , rtasanende 
èopra il* «lusc^olò- wassèiero ,>tion era stata né ooperia , - m& 
«cbia^a^adal taatore, » I ' • • '■ '\ 

• il* ftig;('^<jtfiii# plwrede laitavia -obe altri potranno rìguar» 
dare soanr alito assito qaestvisaDria/^o «raderla itendenta 
a pvooara/^malla al^ssoi nella" relativa : posiamon e .^t questa 
gtedttla cba dsWMi distorai.'dJlU'ifliirafifseAdtai** resorpar 



/ 



5i3 

"liiooa. Siod#D« W powùfk dura M léttiqio ^ajó^T«iiii« ^^ 
vìtft im|Miii«ro«iUe i é que^ mi ebre imh» erano •caii e^lite- 
BÉti. dalia oooifirMaioiia .del tqnareai Usciarafo «tiiciirare 
con poca diflidoUli , così si è potuto ffeoHmani^ eiritère la 
«vena >Ì chiave 'ini eroa e là ciarotide ^ eaètndo eaM - Tenuta 
«btaffacsantvia TÌsla, « Pttrò.non *TÌ/raol« grande iatgagno 
ji 'oaaaprcs^re, che I' estìrpasione ..éi un tiimur ..arjcicp dal 
cattai;» ^siano quali ss Togliano ì:buoì auaatbl,.itQn può mai 
•aaope aooonapagoata dalle diffieohà iéaaj^aliili dall' «slir- 
fitaalone dalla 'pi^^iidv ìb itiato rmurboMOi' nò U diiruigat9 
laiaaéoèi.tli lai ^ai sonp a^taaersi «li tanto peto per Indiurci 
SI • eradere, chefun'op^fosione aifFaita si possa eseguire tenta 
liir oltraggio, alla prbdanaa' da enir non 'dere .mai andare 
«ooaapagaata la > saaioiiala cbirurgia. Delta osservaaioni si 
pottaono liir calere tuU'al piii per^ppovarey che neUa< sem- 
plice regione della pacaiide Jn.isfa<aa0riiiaÌe,Dnlla avid che 
posila in medo.a^soiuio* togliere al chisurgo la possibiiità di 
«^tif parla ; ma se per uo momento' coasideriamo il fero 
àtato acirròsodi questa glandida» ohe è quello contro cai i 
obìrurglii anatoiiiici dichiarano imprudente il tentarne re** 
stirpask>iia , «piaAdo eijoèla ao»ta0u delia glanoola é già 
oamipres»idaU' aeieoe carciaopiaiosa ,^. qaando per qoesla 
asione ^emat A è giji ingrossata ;- e eoa4'ertita ' in no tumore 
«laro.f nott'-elasueo,- cbe neo} fo mài' mobile fino dalla Sua 
origifté I in 'albera oooversemo , eonó persuaso , eon coloro 
ebe jfciaMetigiMiQ sotto tali ciccoatanse non avere pie inge- 
renaarla mani»» chirurgica. Ne, consultaado la storia di que- 
sta. mAlauiai può, credalo» aterri ragione di recar in dub- 
bM> la pr4iidensa di questo divi^^ameoto • sapeadoai che laU 
affesioni rimangono eiasioaarJe. pervenni» mentre ia sperienM 
in quasi tulle le op^cèsiofii praticate per T estirpasi one di 
tumori..eanoeresi>oi odnTinae purtroppo non doversi riporre 
•ebeipoehiasim» ficlumaiiwdia Imo elficecia. e 
.> FittAlmeait, l'amore osaervia, ebe mentre sno intea4ioienlo 
ò-^dicbiarMle.affo|iilfim!e«te inconieaelrole l' eatirpaisione 
de^ia 4>aro|i4e4Oi:^af0 «/l'.ma/all'Hy egli vorrebbe non di 
JlkéfiO si.seni«||e .:!" assoluta. necessità di ridsuov^re que' tu* 
mm saocati ot! eAia^i /iSbe talvolta orttwiio^QU*. regione di 
Annali To/. XXXFUL 5J 



54 

^•tu f^wMài 4«aBiÌD«^e, a dir ver*» ù «Utlingtora. i^atfi 
•le éu€ wp§eì€ di tMttori •!« Msai Toke cqm dittoiUnkwy 
dovcmlMi perei4 eoniforaMta» il givdwia, • accoa^ delle 
individeeli oireeeiedce. 

' 9i^ CbM* BHfWft-Dsljr.dff (Starai, è de Iragi» teaipo 
iio|iai de •■ leiéoffv» efa« e poco e poeo è aedeio' epeeecn- 
do , per Biado obe preiraioaMate ne ba ooperto ^oeei lotto il 
ooMo f peBdeadéte sol petto » aeo feote frwre ioeoaiodo. 
La melÌMtìe ha «eoofliiooìAto- irenVaooi le do oo dototomototto 
pnmo reninolo delle «uMeelle iolwiore» il foal «OttiOffe 
■letioneffo oe* prlaii aooi, itadè 'poecie yradetemeoto 
teeodo, eebbeoe etsai e rileoto. « Il toiMte he eli» fino 
eeipiittelo un toIobìo iiot»TolÌMMio | le paMo pia alta- è ai» 
teata pioflto 1* ofvoabia deetra » la oel earlilegioe è' etata 
reepÌDta alPioeb$ <iì f|ai il «ao elleeoo ti etteode obbKipMi- 
neote lo avaatir Mpto il- fama ed aagalo della flieaeella lor 
feriorr, ino a dae poUiei di- Ik del me a t o del lato .iiattiie f poe- 
teriornieate eorpeeee il ptoceieo niaelejdeo, e ditOendMido 
Werio la- eoBiMità della spalla eaopre per ben «dae 'terti» il 
VDtcolo trapceìo , ore , Iveiaado il aMiteolo , la Knaa, obe 
«irootdHve la parto iofnWe dal eolb> dei toaiofo» Mende, 
In dlretione Mnii«oiroolaro > eopre rartìeolaeiòae eiaraale 
della ainietra ebnrieola , eoi tooca , a di qai al margino del 
aMseolo maeloideo dei-lato opposto , per- eteandare qaivdi 
alla maseella inlifiore luafo il tato eftniatto ' dslie laringe. 
Cosi , il ci4lo d«l tomore ba f/enta^iinflro piMtd di-eireoah 
fereais'^ e comprende tatto le perii Impovtliall dalla ragiono 
eervleale; soperlormeote , ti taoove -eoa sormonta sempll* 
aemeaie la mescella iofefiora , laa' sombra innabaipsi " eome 
venisse dal didietro e tra qaest^ omo , daMo spasiotra 
Posso ioide • la basa dalla bocca; dal qoal paiAo, diseon- 
dendo' atta alatola , oaopra tana la pane anteriow del 
eolio , Bormootendo laiieramoaie la' laringe' e le traebaa , lo 
ifbaW del f amore soao sttte cacciale tarso il kfa sinfsirok 
Per slfVliCla diaposfsioae/ le pane piti gracilr del tamore, 
c^oaatanqae la più meritcTola dalla nostra ctfasideraaione » 
è tphim air amiotf , e aelto stetsò tempo a sgbismbo M col* 
\o, cfataando lilmania di irobuis, dkeKidau entarlomianie 



5i5 

ftaseoA^c to(U> il collo e la claticola, pandendo, tnfla spalla 
e «sul lecace finoi^ia tersa costa, ««Ila cpiale non di oaaoo, 
aoeetlo quando il ospo è piegalo , non riposa punto p cir- 
oofttaàsa la ^pule, pigliando in ocrnsiderMÌona T «norme di 
bii pèao', iddioa che ttoperiormeote esso htt qualche fermo» 
o o^aco^ «itaeca: egli è , infatti , di duretaa lapidea e co|i 
molte ifrei[^larfi< prominense alla soperficie. » 

Diicordt^faroiio i pareri dei chirurghi 'che Veduta aveano la 
doniifl, ee^aotlo tali oireoaiance conveniva praticare Top»* 
fasfoM«L4erò, esaendoai riflettuto che quando la dontia dar 
Taai a < passeggiare dtveoiTa livida i|i vokor'ed «ra minao- 
ciaAa. dn imminente soilboatione , si credette di assoggettarla 
a un rtflMdio»' oomoiique peeicoloso y anaichè abbandonarla 
ad onji pronta e sic«ra< morte. 

**• Opvm^oHé « 18 dicembre 1819. Collocata la donna soptia 
ausa tavola , coir ajuto delle stesse persone che mi aveanb 
nssietho air operasione preeedente , e di molti miei giovani 
amici y procedetti questa malUna a estirpare là malattia nel 
modo seguente: feci una incisione, dali^ orec^a a sghembo 
ani mento fino alla cisti del tumor», alla quale immediata*- 
■sente aegiiì una profusa emorragia, sk che».prinia dr prò* 
cedeee oltre » divenne aeceasario di legare molti vaù; se- 
gnfiaì iodi la dtsaeieaaione nella aitessa linea ,. sfiM^anAomt 4fi 
dietaocare il imnore dalla, snpesfioie della maaocHà iufetiorev 
a cui, come pre^^odeva ,< aderiva fòneaiente; oltracciò , il 
timore ricevea da questa regióne- il principale i^ftusao di 
aangue. Ifafatti, fti questo il periodo* piti imbaratsante .ide)«- 
l' operasione ; ogni nuova incinone em segnata da un geito 
di sangue , segoatamootcr dai vasi maseellari «sterni e lio- 
ciali, ohrabhisognava>aUacciare prima- di proceder oltre fpeh 
là, soovcHie .tagliati alcuni ifsrml legaoMrnti. chetenevano.il 
tumore ,• non istillò» ^espoco sangue dalla regione' di sotto 
Toreeohia e la*- màseeil«« e. le arterie <4ie non ai" avenno, 
legate cessarono dl> dair sangue^ Oék, era lalftpo di- dietaOe^ 
n la. piiraione • abbarbicala .^a. eagione pia inlerioro del 
cotto i il c|»e'ho potuto -pih agenalatente effettuare : fatta 
non inciaioae ' circolare : , e«oUevato<con una imi:woii t,nmo- 
fc.» noA;ittoontiaai.di^aoltà'a pcYtr^aire fiik dove «aao stanra 



5i6 

•aHo •temo-fDMtoìdeo; se non cUe tre^tti quMfl fif»ore id 
ItroNMneBtfi advfente , rhc non mi fa' poMjlbi'U di lepa^atlo 
dftl iDMOok) f il qoale. doT«tti per oone^nenaa U^iarif dal 
hmstù aW ako- oade^ irinovlara <;«ella masM alterata* Rtstn* 
vaaii di éoioglietlo dai profondi attacchi aottn.r orecchio e 
la maaceMa iafefiore. Non avendo qatTÌ iacontralo iodi le* 
gamenti che riohiedeetero 41 taglìeme , mi vaiai del manico 
del coHeUo, delle dita, etoprattaflo di tovoinieaU;- c^on 
qnaaii meeii rioicii a avellerlo e cavarlo foort ipc«K>.. Tomo 
ricuperaia la dÀnna datta uneepe, nella qoale ^cfidde in- 
madiaiaaMBte dopq!^ ToperaBionc ; allacciai «rahi piccpk -vasi» 
e il pili; pretto yche ho potuto medicai la iieelta^ la qéale 
riehiete diversi ponti di cociranu La donna sostenne Pope* 
rasione con aÉolta Cortesia di animo <, areodo dato «agno di 
dolore soltanto allorché it irrfisva la laringe nd diicacdaro 
da ^aesta il tomore. Alla sera ebbevi leggi«?ra emorMg!*» che 
-SS lasciò* atfcsiare della eompresaiono , aensii richiedere il 
riaprìmento' dslla feriu. ». • j < 

lioUe di particolare oc<;one fino al quinto giosnoy eccetto 
oB gràdoale accfleramento 4cl' pnko , non' però olste qnello 
si ave* ragione. di aspettare. fiic^^seetO' giorno, .grand» ah- 
battimeoto.di iorse , dolore di- capo ,'naosea, pois» eeléri , 
^fiommìk f palpitasione » delirio ' leggiero. Kel settimo , tolti i 
ainlomi si aggravarono per modo ,. ohe pareva ridotta agli 
«stremi.-^ Calomelano; oppio, le jdif^le. •— La bqoca 
4etttà. pacato l'asione mercuriale» i polsi si-feocto mono lae* 
t|nantj , 4e lingua si nettò. « Da qncsu epoca , t le coae p 
éiensk a rilento» mn per gradì progressivi» andarono sempro 
p64 migliorando ». <— •'iliumére ;.disiao«ato daHa sua aede^ 
liesavn «cinque libbre e sene oocie^ è qoantetfqne- fosse rie*» 
«tnsaSmo di vasi aUasiiporficre^ tagliato nei mesio >noa oflieran 
vtaseolositii. Verso 1* estremità pie grossa era una cavità •else 
«onteneva preesoché nna pinta di'on fluido albnminoao ; 
«ella presenia del qoal fluido» e nella o^gantiiasione can- 
'Cèroaa -della- nms^a alterata, li dotti Adorne trovè argomémo 
.ftcr. temere che la malattie ai sirehbe rionavnt» f pteiiagiò , 
che pur troppo- si avverò. Ciò non di mnno, l'antore pensa 
che qoeaia tgnizi^ donna irenisae largunanie ricooipensalft 



5i7 

MUtt sua eoilrggìosa ritoloatOBe di sommelteni aW operasio- 
ne , dai -ire anor di' retatÌTo aaiglior essere godati in ap- 
«pretso f fpereiocclkè dalP estirpatioBe eiseiideai reso libera il 
respiro , ella ottenne eoo ciò di pro1acr|^re la rìUé li dot' 
tor Aàanu ntm dubita puato» che se l'operasioae foese *tata 
piìatioata- ijpri ma si fosse introdotta TasioBe cancerosa nel 
4umore4 II ritoltato sarebb* stato ogaslmente fetice , come 
nel easaipreoikdente. ** I» qo&lnnqoe modo si ▼Of[lt» aKidifioaro 
il'pf06esto*«>peralÌTd, egli crede sempre superflao, e il piit 
delle Volte dannoso il prrparatocio' ripiego dello allaceiere 
•la «earotide comane prtina << di procedere • alP estirpasione di 
un tumore sìtonto» nel collo. Questa aUaccjatura^ accresce 
sempre il «grado della siiasegcrcnte febbre sintomatica. « .P«- 
th , non é questa la sola obbieaione ohi ìo^ propongo contro 
la praiica'di sostitnìre una pericolosa- consegneosa In una 
operasione , che con quel prOTTCdimentò si è creduto di 
«endare mvmentsibeamenle ptb sicura ; ma creda altresì si 
possa recare in dubbio r> ulilitk e la prudensa di quel me^ 
desimo ripiego , essepdo» di <opin ione 'non potersi con -esso 
firevenire T emorragia , anzi grandemente dubitando s^egU 
•bbra pure la possanaa di moderarla f yantaggio il quale, 
in ogni eatOy' si può sempre ottenere dalla temporanea 
cttoópreèsioneidei vasi che yenitsero. ferHi sotto ginocchi 
dei chirurgo, sansa compromeiiere si davWeìno la <rita dd- 
l' infermo, esponendolo al doppio pericolo della febbre rir 
aulftaote «da una eatesa ferita , e a quella ohe naturalmente 
succede ali* ailaectatOBa di un grosso tronco ■ arterioso. » 
Ji>' autore é persuaso, che prima di staccare la parte aniar 
fiore 'del tuàiore, o di ferire T arteria liiascellare , sia in 
fMttfre >del clrimpgo- di aasicnrarsi, nel pih dei casi ■% dell^ 
«éroride . estprnm , e , tispcito ' alla, carotide iruerjta , aosiiene 
.che questa potrebbe- Tenire .ofCoss jolamente quando il coi* 
tellot aTCsse «a. muotersi nei lato faringeo del processo sUt 
•loèdeo ,^OTs^ ben difficfifabenfes'innoitra il tiimofe> « dove 
non eaeebfaa Inair di petjoelo: il seguitarlo ,: non oslante fosse 
«tata legau la carotide comune , a motivo ohe non si pò 7 
tsebi>effO evitare la vena iugidare e gli tsaptortanti ner^i che 
la. tcascdttonoi jggli è. .da ^ueale nsgioni • eh* «gH è. mosso n 



«i8 

cratere , ia tati operasìoni , «Mere ntglior coveiglie lo lAase 
preparati alle diffeoltà che poleaaero ooeorrcff», aMiebè 
«dottale Olia violeata nìsota , peìr aatleeilero «d «ceid««li 
ohe potrebketo probabileBeiite non lotert entra. 
• Oimr^aùoni e tpwriàrém mf^ acidi ddU^immt n » Mt ma^ 
mof di R. T. GaAtsa. —L'infermità dell' agreaaa .disieoaMc^ 
è éì famigliare , che fa maraTigUa eomenon.aiatcne aneùm 
eaattamente etndiatn le natura. Pcrb^ T indagine ima éaenaa 
diffieoltà , « cagione delle aoetanie eter og eneo etansìaoiè aiel 
irentrtoolo prima del Tornito , le <fnalt ftinno ai eké ben di 
rado venga da qoello rigettato- snlficen|ie eopia.di nòidoi» di 
eguale qualità, per poterei ietitnire un «orso melodieo di 
nnalitiche sperienie. Tattavolta , «lU aotore loocò di- vedocn 
un eaeo nel quale ha potato intraprendare di ooalllattì ape* 
rimenti, e qnetin è appunto T argomento di- cui:ai oeoup^ 
' ttella ennnaiata Meararia* > * 

Entro nello spedale degli inearabUi di Dublino^ una gio- 
cane da diTemi anni travagliata dainaulti div,OBnto,'ebe 
ricorrevaDo a intenralli.di circa cinque fettioMne, • der- 
ravano ogni volta per dieei >o quattordici gioruL Gli tnaukl 
erano preceduti e acrolapaguati da dolore e teoaibilità noHa 
regione epigaetHca, cni>Bncced^a nausea contigua e>TO* 
mito quasi istantaneo di ogni sorta di cibo « bevanda. Que- 
sti malori seguitavano giorno e notte, quasi senta inlemi<» 
sione. La giovane eepelleva dallo stomaco giornataicnla 
diversa piifte di flnido , di sapore aoido^ e «di naHira «k 
acrimoniosa , che infiammava ed eaaariava* la góla e le al* 
tré parti molli colle quali andava a contaito. »— 1^ rico^ 
noseerese il fluido conteneva qualche ecido Wbard^'ildotCs 
tìra^es -ne raccolse una cena quantità di qnoHo -che l' In» 
ierma rigettava la mattina , « la«efatoh> posar», «vidde ebn 
esso leparavasi ti^to in tre< parti distinle; la «opariOre, 
consistente ia an macovdsso fr^^amoso; •quella di- meaab>^ 
viscosa, tiaspaMDte e di colore paglilirino| I* iiileriore^^iana* 
Ioga alla preoedente; ma micia *coii un sedimentò- tecooso 
'Variamente colorato, k eobbìcsto di sperianca elesse «là por* 
«ione di memo, lamedial^ mente-' cibi arrossè- • la^aaem tao* 
<hin« , né il Qélok rasso . kffoiaTMi diatrngiera dal caioss 



/ 



5i9 

Cita. 'viwcffioririifbAtile »0fi.^e4t>;preeipì<atov BUD oofll' «oifiift 
di ealoe.ima n* di«d*.di im colot/biaooo-«gJaHofnolò. e Lo 
dsuUn» 4Ìi'«inMioaÌMMiiluk..i3tlD ,a» precspilato ibi«noo , e eoi 
astmto'd'afigfiiila an^waeiiiìMto tb fc»id M to».i! «fudb, etpair 
«lo> «Ntt-i«c«» ^twteàm tcAor ìMtÉmwnemamtm. ILfpreciipitM» 
C0U^««el«lo 4^ pi««ib0« 6» pure empìat»^ • «olabiU aeira- 
«id» «ilrfiM yalUHig»i«> .«salÉùaAlo. «ol canssUo 4e^ saMbto^ 
pareva coDtoaetae « muriato e foifino di piombo^» 'fìittiUftto 
fl ii^ofiÉ, nóbiMuA tAemk\à.ciào,; la potsiove timaéia dalla 
•tacita* ero M'wanfnm piii «oM|a»»>'0*iiileilfiui-^niii «Mpta^di jmif^ 
taria Tappi^Haia'y e^»aa praAno^atras» il«abia, ii conveniva 
fiiialiBaa|e> » . «n^ daaao laiiraltcì v 'aa i f A i i a omt «l&rt«tOBDsa 
•eU*>aoidp««ifenc»ialÌaiigalo. ^ . « ^. ... *- 

* Q4Ma|ì Mfmnm^màfmomuHfm^itkm^ii Snido* ^otameva dèi 
mMeè i *èitf :a«idD> iibet» . ^iìtà wéimtiki »& dai f «afato dr «irfee \ 
éà'^mw''^ pak^aali Ydai^iqtiaU hc^m» paita i'«fe^o<a«naaieOi 
invali 'MnapiMMió. è* tfiaaativi'*pert iaceprire'l*:ama' o addo 
« «ieor avir>'Auido. fOtvaaaAa ptobab iké* la preaieaaa - :dfil ' «eldo 
Idureo ^ «bm* iirat'ievMnliliià. inni àetào di apa|tt«iaiili par 
«oooroiiil^jqÌDfato^ panlo , {Mitiqnalt • et -li ^oiaa «taiandaaa il 
lei^ftAtoiaNs^lieBaorial ofigiaala^al pijQpoaito «oatro^baftaii* 
do^ di; dipr, 'ioÉe i im- tfanieosa drUVautore ^ detti, etpaiiaMaiti; 
AwaUleMhtpfovato 1^ tdemità d«U^ acido dallo «tmnaoo ool-^ 
l'faoidè(»laUioot^ eia -soataaiiiaie aaa dtfifcee»ta dalPaddo 
actaìoo aDlT(|uala.À atat* eoveoito oanfia^»; dappaiobér^ i^a^ 
oì4p di ^«|.ai ikarU'^i kftciava ^apofaisa aaeadMsaa eaoio« 
|^làaa^dt.ani0vai^ea^|(aa»ta lapamaielofid ai {Mieva «ipiaiavf pià- 
«apll* saaca .faaavole pandiiam adido.; qiiaador acido aoe« 
tÌAo è iKHaaMaaeata volatile.» « -^itecoaie tatto il fluido 4^!:a 
^èéafta i < doainii «a^ò • dwante > dodici- gibitii <potaada¥a la 
|MFopràlà t di àin^in» «n aMdtKtaaiea|e ' ia e ots^ la earta' * titt^ 
4*ln*a'i.cQsà{ra|;9iiardevoleiilvvf asaeria ^taca lr^i|aaaijià> /Ar 
aaddo itoiitpo)'i«aia>aoad>ibai»:cbetwc>i d o val a qaaato pario« 
dau La./^aaia té ó lti ai.^tuagaMatie <»atiaaata di ^ta^tta copta 
di acido» ove la digeatiooa era per coal dire aoalpéaaV e ia- 
loio atdwnaaò ckm ipotrtìaiHwaoie .r^kava taato* le aiaierte. 
naa <iCl»aè lliiegara; ae ooa «ol aupporra cl|tf« daua* «ald» 
S^m^éiftQéMà» Jd ttaa< «^araaàaoa iìiadM»Maatfie^«tder«» 



5ao 

chimiebe propnetà nole^tsBÌaw { eaMne. éki iBÌogKam gK 
ociidi 4}i fiioiabo » «li ^moit , ài mt^uU^^é^iM-mnomm ^ di 
«0Jogli^#e ii fmCéwa é mìli M t •ild.ròeofiodo eifìenrefOcnMf wi 
caso 4i Mii^ .sspnrasloiiVT^txidedo acido «slip »towBo».jamay 
. no , larè a taèanr cpia| iivo¥o:.i|lid oU(f»lfà<)piiilMbjiflieiiia 
apargar ìumte anliaiaMioai ■».aniie 'mufaHia ^dil/^gaMa «ryiao 
fiiipitittailte«'é I- • '* V « . ' fiù u 3t'4'j;i .:ft«»> < ' < i 

'fBerteliué hanooparlf» raot^O'-laiire^ Jo^aoltt*. i . Uuióht'à^ 
eofpo vmaBO} ansUagli è aoltaaèoiflioi'^iiidi ^wiihiti. cl^^aaao 
t^^leolltra. Emo Aaa paò <bj|aMhii .dallf tf«|HHi||MM|tone« me 
da- altro procaaio JawKp—daot» i dalla ^ìtUiià^'tcaBaaBcadQ 
8otlo qnesto rispello colF area ^ «oU*iaéUla>3m«9<^!}eMcAlia 
altre loalasxa lobaaì ikicoétra«4» aMuaaBiàaf»4.jà«i«|« jprudoiii 
4i-aaparÉsi<mi aohnaliv ^ potcbi br.qualiià«kaiÉaibtIiide(flaido 
1i)f>aMlaiia>:ida<^piaila ìnltraBa*, itf Ì4aa9i aff^lf* aitila} gala^auHa 
baaaa a anHidèlitiii «taoo prpf ìif iitnaia icgoaib<iiì(|aalli iaba ai 
»4»iaao qaaado' ie. aiaAarìa (iklto ^loa[laa• ^ihaaldiiìtolMi prifaa 
di f)MeraffigalfatQ{ casi ra«iora> pana va^^Yèl0^dra|i<Na5volr 
aieaia'oafiobiadeffe; abe» cpiallfati^^i^iaidbipreaiay'^'^eflala , 
alla rpr ^saaM- dMHcùjqr^miìeéj.E,^ ibàiiaai Ifeairtaqd» i?i»^ 
pofiaiiiità< di parta qaalla aùa-ctplatoaa^oaaa 9aUr«aBpbriéBsay 
« 'ooteata MtpportaèiUi , aoggmnga!. «flfci ini fai .pfaaaalb! mmk 
OMsoxiiiina gìoTiae sigmura ,.U qaaia. 4a^aTa«t.>dà4aliéBÌa]ia 
db Moiàaeo.' figli f»a«a «Mendo dHraHia:da>QiÌat;prÌBa'V]tttar 
a.lioaeDiaoKaai ataai daH? -«ardila del-Auido^it^r'*^^ »*I'gii-» 
s^ ^ paaagoaara> col 6ela. >Jona|ana i aMfo ava ^«tmm quan- 
ti là » oaaia cSd^cmiì chVègil. ndliifatiBW|B arraia^a -dao oànm 
torohioà^-toaBÌaoiai tolto il procatao ■ mjiiwuwMHla i dm uiiii 
to', a trovai ohe il ilaido ora> feataaaMiteuigip«rgailiH diiaaidy 
laHiaot iibara* A rapai di .poobi 'giÓMMi«vaiidpHl'MafaKi(«l^ 
oapetatA i7 prdiiiaba^aliìUi»> qaaaiO/leapKt paQ^'xpià>i;lie.inK* 
•laotaqianla • ri' mèàiàk W9fvin^ «dakiaioMBOo poidr oatta. 
puro «CAI «ff ira ia aoaiBMgfcaf ainaa»a >àcor wwta fijipliimalft— - 
di..aci(ia'U|,tioo., à:. i^o » ..• .n» ••....! • L U /^vi* ,v • * i 

la^^Ktaai^oaiìoad^ i4icibo vaok|iwaAa pu»* poao* ik aai^iili ,f aà> 
cba dif iaaa ^aapaol «di affotBara-k caau inrMmi^dl$émtif§r^ 



5af 

•«ne i^oUilà' Mfreibi&i'' dtli«|renil, vàie ;«^ dite «on mifiore 
tolaittità, del éettfr «eMo. Il sigi> iHouMo^ be ptire moeijreto^ 
cbe il flaiilo* iJ»JJ^il«fis«fti cfedsto f^rtpcoUre , e dotalo 
di lof M soUmì eimeideMiroli^ .efatèmato syeoo gastrico,' ooii 
è eb» ao ntacnglìo dft.aalfea ei maeo «-acido quaédo vtane 
di|(eiittX',. seni acido. Tfuanéo'TÌa»De oont dimenio. »' ^esta 
acida mescolaosa di aaliTa t muco è stata ultiasaafteote e»a^ 
attuala da ^beuMtU ,"H iqmèa tfotjb cbe doYca la aiia aci- 
dità. aU? acido latlitou ;« hhumt dhi^iio polito, che V a|^tsa 
detto 'Sto ma co , ài eui èì èpca8jo'*ai lameatano gii iodivi^ói 
traTa^iaù da . dif pepali» , itcai a» d^bb» aitribotre satlb' stessa 
origine ji iioaió&e^i«bc, dovrebbe *easere dà molla imporlaosa 
per .la'ìpuaisot » 'iitsa^|ia^d«c»:iil>'caaftpacaiivo. valore de^ me* 
todi;>usiitt: ialqatlrtajmWÉtlja , «lotot ^ei^rqoaK pdssoao me- 
aamcote.iiettffvUaam»^: Pavido ét^àtóygaenéte akri n eaerci-» 
taaA tia^SBfliieMà.aabiiare/«9He'ffliidlr' seeenicnti » Somma 
céseodft V in^oemui- delsiaiamui oervoaov ••n è d^ mara^in 
glii|re<r aei Pf^aaza ddk» «tomacio ' é jHr^anti a^idi ( cfvaH 
pn»dotM'»di>»pacverfiia.*<afmtt4«ÌBer>«lam> -fleveAti aeqoèlat 
quasl-'i^mediat» di '.«mastoaa< mestali > St>òwda fango timiipm 
aappoato y ebe: la Nmaiiini M jfefradabbatfia^.aQa'aaiooe' a. un 
acid* ichc ÌBoeatpa àel%eiitff«^)ó • negli ìmeaMi fi j m«« 
dioi>5r^dóoOM|iostanMBtè^,^ohe. illtrro*d|ibbt mpBf^HitM tu* 
sale ^ jpriaMi>4li^poieBe amutriff^^e leócM, o impfeasÌQiiare Ja. 
ooaiiiiiaiflite;;p^ «aiicatoaaerMaioBb sap«»doai quesu^eff^ut 
arerkiogo fìk cdenemente. •acglfciiadÌTidtti , travagliati, dalle: 
acidite. fofUwiatamiairn, M mftt»mìO'. e l'argctH^tobe fii^wano 
i sali fiii «»UpuMÌ ; l»oii4t!ÌM^#i|^bilÌ£daU'a$id«i .lattico ■» a 
aeQ0;ichia.aonaf#9O'iK>tipi/ofigiar<di: osaidi. E ^«ata è Iqrsa 
ÌMimpp^^p0tfivtki»\fim Ì»|Wttlliroiio .^seaiaa dèaoa m^mna. 
d^ai^«}»t<>».o «scff^urio mciì0Moa. iUmoi la fiartieoUrilà ^ì^al* 
Olmi di aoffrica aotite dogUfa di.i!afttre^e>p«i«gasicMii jimodMe 
daU^aao. disila piU(^li,;pi7gHmiB^fltpgriala»cQlM»sNiU sHu», 
il 4u»me idi*pilkda jMiMMiMì^if en4% probabtImtfQla d^l tro-. 
▼arsi per caso acido lattico nel canale alimentare, che pre*- 
alanienic la concerie in sale. « Nei bambini , famigliare es- 
sendo- la/fra^oat' dciTaMol oellp^ stomaco, svoale ^rudehta 



5aa 

si QMSca un ••tofbeatB «ott' cMàa iiwréMrftlet » uk fifi« 
•I ora dft Ivngo ienp<»'k oalseyl»»^aid9i^opf<MieadoM «ìlii 
tN»ppo npM^ IowmAmm di imi «èl» oMMswrmto ,.$mytù m 
nméen «fumta ytty ariiHw di .vN«è>«ii« • sìmimi.' ».-«.( 
leggitori eh* ooaai owwi tU tpgri— — Migli* aeidi delW JI4M 
naca adla ditpaptw dai afgaari Haait ! a * ChiUnm (i> a» ai> 
aadvaaaa attara qaatlo. ^atgonaMo imaM»- marita «ola ^ 
BiMnra iadagiM* « 

sedè primarm a ia'aaaa pia uawiaiii'iiiifa » éè '^H/mfUi ai^laCija; 
di R. CAKtticBAM» « JSay. , «la. ««• Da' sai oaci< di tataaa ca- 
vali dail^autava^ Mioauiéjaaaafè .da mofia; ,« quatto Ub 
aa ooano di a4 aaai»^ ' # airan > ■all' otpadala* .il di*3 afoytor 
i8n, eoo é^or a a rigidilii ddtoaiaiiiaiia iolarioray (agli io^ 
timaiiio diftail«t 'nso*a«ado«QOt'dlÌ0ffak>'alÌa fcmaCia dallo 
atoasico ,>ailti0àièvf»alti* foli a>'9»* Tra -aaiciMaoa pataM 
Fiaiamio aTaa:fieai>afo%aa>la|^ra><(aéiaèéaaa tallo atioco 
dalla gambia dcftaai laitiwi < a« — le i' at ataw» ■dict i ipa i i d« 
quattro giurai, q a a ada l' iafati o^y t ao a amamiO' natia vap»y 
diia.-*-* $ Agofto.Salaséo «da Hn ap u éo- di .^«1% o^caia aa» 
«iiaaala«dt alia' «di riainótt di «oliai di-araiaantiaa a landaao. 
4« Vofia aMMaaaittattti» patata. frinaiMaioacufiaH aHa ,cor« 
•««a ogbi ^atlfoaaa^ a fiwiaai di. liaiaiaM)» dit «avtai» 
attciico -laaga la ■pinadaraala^ogM aaiafbapio di^^af^aa;. 
^a^aata f^aaia di laardaDO-^ógni tra «w. ^"lUtmmk- ^am»^ 
aloaa. 7 Boeca itaicaia' dair«tiotta • marèariaElai ^' daaiai. ao** 
parto di paitola* ; ai atomi taiaaéci aaa' aiaaarba^. 9 JMoca 
a)Mito alla laiaatia dalla mxmw^^, ai 4 i y >i a • T alio ék noia» 
ooa toaacitaw 10 Daraao ^•.kipatttgdl'd!m«MÉlMar*'tiaaira' 
daaldefio 4i ^Tata dal paaai i v bba'^i .«Nan^ a a c a i i te toi; i- 
fiotMii aoaitociaa^»' a dealiiiarcf ai •«foil»i*iièo>id«lnp«aialk: 
i^-SiaaiM da a^gui- rittadio-: <riaffiirBMi'<f»«é dof»a ^wér 
gaattio. l^'«tilo«a «laMo dttliila aa- il -aftaiaito^ aia «iato cIm« 
aato dal panali o. dagli altri r#aMdl$('tftriìa>piii abà , aacat»»- 
taata il piftlali>-<iiùtt gli altri madi a i m a mi abdo « itali iaipia<* 



mt^ 



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<i) f^«tt^ « ««'^l^ ^94a473de»l M..3aU^Iitli9a^'4Q>l^^« 



S25 

HKti ia«dliii«Éléiiegk'alcri iol«iiii>. Io 4ue^oft«ì-« U.dpUi(pAr* 
Hiidlmd^ ha praticalo lat^aneiiU .il tabacco per diiiero , -^ 
iDteffiMttMhté mMo loma di iiaeimra nk^ti^iuw vùiQmA . al* 
luDfatA iM^'fle^pia, um aansfei alcim paofittus.la nicafiao» 
pf^Toeè bensì itaasea , voaailo • Mdori copioai , jpmi< qo» 
«bba iririà -di YiUftaaiw i ONiacoU. »«« Dei cMquc caai tai^ 
«étnar^ollft^ Éioète , >tt do4t»'<7«MMiie^«8f jaUflttoa. Hcaaaa 4i 
spararne due, e in «afrauibi ■•B.«4roitò jicona-anorbosa alte* 
hizìóii» , tranne noki ^trtnfpBBanti ne^ iitimiiMl tanni di 
uno. ^8aaifnirto-4o tpiml èMMlo, orn in «mbidua in ituio 
normale ; e cosk'le mtnibMao -d« coi>^nrcaiiio.-iNuUa dica 
T autore dèlta cbnditilNié èNglmgU ''dal fian sianpaii^o» nei 
tquali , j^iuata ìrdbti» ifn^tii» (i), amra|6e aaggio la ooadiaio-* 
'ne patologica dèi fehrao. Il dett. Cm t m i bhm el • cbinda . la . aaa 
Memoria €oll« ae^dcnti oaterrMiom t i.^ f^e acaioni oacta* 
^el'ii^he niilf ifhro di morboso »taAdoQÌ.saralato fuorché della 
cootrii'sioirì nel titfoo- aUaaai|tft«a , «gli^éatebbe cosa ia^por^ 
tante V investigare in aVT«iilr«^ se il «iaioasa del.aMrf. 4jrns» 
pdihieut non partecipasse in ttutdo ap«cM« »li|uesta aCfesiòne» 
facendo argomento di panibolare' indagine, lo sialo ^ que? 
^to tfei^o e dé^ snoi giinglt. Siceoasa i seou.'A .le fnnaioat 
iotellettoali non mostrano disorétae 'noll^ andamooto delU 
miHattia', così"àon è da ^etedof«*<be 4 mtcìasi poasano di- 
pendere da alieirationè diM^encaMo.L muscoli ideile ^tror 
mftà cbe I loro nervi <asotiisl«ffaiien<f riaovono dal ,n>idolU 
spinale, patiscono il meno* e probabilmente .soltani.o. i« 
èonsègbenaif dellb TiOlénte «oofra^èm- dei- moaeoli dei Ironr 
%o. I mdscoli , che' i prittii è di preéereosa * TeAgono sflÌMii 
nel telano , sono ^elll destiaMi alla ntastiòaaiooe , qw\H, 
che servono aUc funatoni delP- ioighiotlire e dd-.tespù^ro^ 
'que* ibiis'ò'ofi, Sn'stfhinsa , i cnf ner^i eoaa«oicanoeaolmjvat 
mente cOl iierv; sympathiC^Ai sig.C«riwtfdk«c/yassi«iisa non 
av^ mat avoforl* opportunità «d^tacootraee alterato il- w^^ 
dolio spinale , ad- onti ch^to|^ abMti speaso e oen m&la dìv 

- « » 

" I l jt <i t i II 1 i jj IH n/ .» .ij | j |t I II , f j| ,, } , i, ^ I II 



5a4 

lìgeàsa «taraioBio questo orgmo^ 9.*. Etspetto •inmtéi, 9di 
ìoteèn ìnèhpHùBtihììe T oppio , il qvalo^ tfbbfnc imo^fMOfi 
«K proeadciare Ift foangioaé « sarva aailafioka a hlamtiar II 
dòtolre a gH' altri aiutooti^ Confida- parli c«liyri»c9lai «alUaiip 
dair iMg. tartan stiò. , a caoaiglia di.pfovafa a fragarlo aat 
baaso- ▼entra. Pooo ipar* dai bagni fraddì ,a)faldt» aà t^aoa 
ohe'dfli meraoito. Perb ; '«piando le./4|tt,e.. |iM9|iip: ^p49' ./llle 
tftlreniiià; « aoao «aasai doloaaaa.i Jsoaraggiice, a. pcaiicaca 
il m«rcttria>'partioalaraBania>< inaiama ooU- qp^io, ouiMiq^ 
ae ne' moaooU già aiaoai 4ntaado|la.a||it^#ioiM.^c^Dvol8i?e ; 
«o4l' oao di eotatta naiaBala*fia4iuiHai#alii(ai^iMia » dandosi a 
credere dr'avere.preterrato boa» mnoacp .d' infarcii .dai ta^ 
tano. Dalla emiasinni di aaague npn- «annoila iMa, profitto; . 
anai erede aver vadu«o per- ease- %ocf l^rfiai la morie* Tra 
i mttti migUori',- il* doiL fCarméohaél^ prppone |;li stirào- 
U dfifMibili ^ a^ . tq^aumaaia. « l'eiara; ip larga ,d9»e pe^ 
bocca e per -elffetef», ineieaia «oU* oppio., T.ungvento di 
tartaro* eaietieo fregalo aal<*Ye«IMi a.liaMo.t&^MO t^oipo Va- 
ilo di rieiai e dr leaebiai^.pe^itaiieve.sciaUo raWo^,.» me- 
aeolanka atravaganto » da cui , . qiaaad^ M^^o. »i,ouenea«^^ . di 
ttaattare I* iofcrnii»-,' non» ai aaprebba ^ai Ittme rj^oayirc^ par 
la cara' raiicaiale dei-iedwo* . ., ^.,. 

Can di uvt^^UnawientieaustOA tUUVoppio^ di h.CRAt^Mtioai^ 
M, D, -^ Tre caaèriferiiica TaaHiire: i .diur,. primi ..riaaciii 
Aitati, a-cirgiODa dell* aaiarsi di troppp. io^iig^aio a^aoccory 
tarli. 1/ individoo cbafoima i( (lubbiel^o «,^ei >ar^, fu aalr 
-«iter ed Biciodo divfligalo .piimi^ramaAla .di^, ^ig* IVray ^ 
dal*dott:*Ce^#u^« 'vaia a dira ipoUa .aa|imrsig(|^ .di i^qy^ 
fitàèt^ ^ Mal febbraio del igaS, il aig. C^w^nA^ ripW^^ 
aio per vlahare »una aignora, .la qni^r a o(|q .o|ra d^l^mat- 
thio'» uA'>orae aaaata pdma del di Ini.atrivp, «Tea. bevuto 
•iraa-dna-oace' di laudano. Lo ipeaiaia la avea minislraio 
dal sòlfirt<> di'ainco , a dtiU^'ioluaivue^di; cam^a^iM^y « e^era 
adopaeato ioutiloMMia par^ccjure il TCimìtocoa ulta pinna. 
L* autore preacriMe due dramme di tartaro «metico in più 
dort/mry euia pio . Volendo diatogliere- k ■ dom» dalla -in- 
vincibile propentità al sonno , il dott. Crampton si adoperò» 
acciò con panniliai bagnati nell^ acqaa fredda ia' ài tenèsaa 



5a5 

omitiiiaftoietité iimetlato il capo raso cUlta eapellatara» »cbo 
stofta posa act]aa Iradda le &( sprassaase- ia viio. Anzi v per 
trarre partito eaiaoc^ dal moto e dall'aria Ubera y^eeé obo 
la ^oim» -veikisaè pprtata in usa carrosta . scoperta., e : che 
ii«l aieam i eaTtlIr. trottsraiio, si seguitassero le aspersioni 
4i acqiHi fredda. Mercé cpièftto: proeediinBDto, non Urdò 
,a[io4to • .ootÉ^arire il.'vt>m&o. « lé&ai ;. dàll'asleée simul- 
tMiea deU'arié^redda, delle «tpersioni fredde»; e del oìoìd 
in oarfoss» » lo stonlaco ricuperò' la nalurale aascelli««tli de- 
gli eapettci. » A capo di uB^ ora lei dbnna si era- n'attuta al 
pon&o y che' il -óoU.'-iCfampum ha predate tojraaasene a casa. 
«fNeir aTveleaaaaeiao. causato dall' oppid» se ^iiSte sono le 
preposte Tedaiè , ti luaiodo- catativo «doTi^hhè consistere 
net far oso iatesedtatariiailte di eq^ etici ,<< rader e la ca{>eUa-^ 
lura deU' intarmo , eSfor^> all-rària libera e praticare asper* 
sioni <l^acqaa> fredda, iaeeadcilo contettiporaneafBeQte muo- 
vjire aopra ao cetra aaopettCkd l^er rer «oliare * meccaorcaoiebte 
la sitom^ico , atilb pot<ébll>e . ri nscii^ ! aliftàà la* soiringa ■ del 
sig. /uAé ^i)>, ben ioteao the il. saffico sia ehiamatò per 
tempo, e |>rtma .che il veleaa abbia esercitato rasione nar- 
caCica sulle /orse 'vit^i .de| ystema. » • 

Caso^ di UkrihgUe ihUu f ««rie ti. é prmtieùia felicement» la 
tracket^tanùa ^di i. CaSMPik>s', M. D. -^ Sf tratta di nna 
lariagiio aeata saaJegvita a flogosi' cronica 'delia trachea e 
dei bronchi.* JUa- traobeotoaMa , tante tolte • praticata infrut* 
laosaaseaAe veHa «èlailra di ani ai diseorre^ ba nel caso 
presente sortilo, fanon sooceiso^ preoipna adente per essersi 
faUo/<iB larghJssiaao taglio, m^eè' coi non solamente si prò- 
eaccip assolala libertà dll' inspirasioae e esi^irasione , ma 
dalla ferita ha pottMo altresì fl^uire liberamente il maeo che 
si era raccolto. L* infermo' essendo entrato nell* ospedale a 
malattia avansata , (ad onta delle emissioni di sangue, del- 
l' emètico, del calomela&o e defla ipecacuana» pràticatitan" 
tasto) ^ tre giorni dopo tfotaTasi ridotto a^i estremi. Inftitti, 

<t)^«g|f- «carta iS^f^di voi. XXV e a c^rtc 44t ^l 
vo(. XXXV di 4fumi Aniiali. 



526 f 

livido in volto I gU^oocfai iMrotohtrImti , il r«t{iiro «pitti ii 
{possibile , lo «ttrrtokà e totula superfieia frodalo» i. potti 
Mtteliioti , Mloli a - iSo l>Mi«le )iol «fliinolo; aoMon ottro 
noBEO avrebbe (votato* recare a^ulo faoroliè t'opeefteknio 
della traoheotomia ; opfemiooo ohe fcptiitolito M dottor 
it. -Carmkha^j ftreendo un tafjlip nef;H fateg o o wnt i (dal «ai- 
gine fttfMore -dello glittMa tiroidea' ftoo o me 4ilo iwMibeo 
air iacirea dallo etereo , e tegnitaildolo ^poiiMK'tra il «•* 
scoto steroo-ioffdeo e eterno-tiroideo ^ inebéfà OMeio alio eco* 
parto hi traebea. DalP Inbitfone non floiroao eboNpoelie 
goocie di «aogoe; « non oecanlo la -dUBooIlè che il aK>t» 
perpeioo della tratbea oppone in foa- fmmtmm ohe* iaoea* 
aantevente anela a trar art» ne^'polflioni a Per eTiiare l^of- 
feea dei easi- ìhiiomn«ti « cbé toleolta dMKprmio'fioo ali» 
sterno ^ si fece V ìaciaione dall' iogfli fW iosii* oeNa soètaosa 
di dne o tre anelli ; lo qoale inoleiove» il aig^C«NiiABAteei ba 
ora creduto ài dflaiaro colle iiatlriei «ii^ egli 'inpiegt fie» la 
operasiooe del labblo- lepoHno , oblio» ifoali ' si p«t«vieno « 
esportare V oceoirente' poniHino di •eoatant» tracbealè assai 
pib factlmeote obe col* coltello. L^ apertura fatai- di •al'bMHio 
nella trachea avea la segeente figura '^ , ed "era -^sl grande-, 
che per essa poferaBi feoilaiefito ioiM>darre il dito» nBÌgn<^o. 
Tosto praticala V aperluM , osok da <^d^ta gre» oOpiO 4i 
mueo^ e gK inkilia di solFoeàsiOne seaaitfonpa; tanlaggi ehct 
a senso deU* autore , nel caso atmale -tion* si sarebbero con- 
seguiti se si fosse :fettiÉ> uqa somplica mdséoae >a«ll» trachea > 
per iotfodiHnri ia aegoitO'la soliftr caonnoOiaf; La coia' doHn 
ferita ha richiesto moka dillgensa per «enìtrla tnOndn dal 
muco tenace ohe miMacciaVa di' Ohtiklerlai> A eépo- di quia^ 
dici giorni ella era cioatrieaaia. L'Àreralo oeoi pòco dop<^ 
dalP ospedale perfetCaaseote ^oariio. • 

SuW oph^aiihia puruUmim M neofiaiif di ?-. trALb £ap.« 
chirurgo àeW Ittfwtuftorim JioéMttle per le mtihtiU dùgfi w 
chi di DtAUnot .e» -ir L'ottabpia puiolenia» oèeia Tinfiaen- 
mazioae acuta della congiuntira , condanna aonnsilmente 
col di* lei- ìnfanslo "esito, gran uiiniero'itt"bainbitti a irrepa* 
rabile cecità. L'. autore ha eeduto ^eiu . nalalttar epeeial- 
mente ne^ bambine della classe pKi poYan della sociéli i o 



527 

in qaM che ? ivo&o a ^eso dttP «m^àmh Mie partorienii. 
Hel più ^ei casi in cai la Aalailia era 4iveaata iocorabile.» 
doTeati geaeralocnte acea^onaroe le ouidri» raceootaodD 
i* aalore cMcni aaa volta preteatata all' Iscitiito asa donna 
C0|la prooidcnsa dall' itide da cBUambi gli oceki , a i» aoa 
aitni oocaiibDe ài aver vadato aoa a i>dic cha raeava in an 
Teiro le iend di anbifiaa gN ocebt, oon porsi oaa di «mora 
▼iireo , del proprio bimbioo^'^i* Non ostante le contraria 
auioriià. Il dota^ By^ opiaa la oBalaiiia di ^oi ti traila 
cbmmiicarai al bambino naIPallo del parta da «pialoba fe-> 
parasiooe morbosa della madre. Certo «gli é , cbie lo scolo 
oitalmico possiede in appresso^ la forca di comanicare Tot- 
taimia. Mentre tcrìraya, il doiL BjraU avea ia cara dtrecsa 
nutrici « nelle qnalt Fottahma era stata inocalam dalt'ap» 
plicaatone accidentale ai propri oecbi della materia cbe slilr 
lara dagli occhi dei loro bambini. L^aeiote é pure di opU 
nione, ohe V otuhnia oanaata- dalla materia blenorrhica sia 
pi6 tindensa delPotcaknia rlsttlMota dalla materia leacorroii* 
ca, e sostiene essere la prima più spesso accompagoata daaom» 
ma intumescenza dalle palpebre, da cbemosi, da profuso a 
mal eondislonato scolo , con rafilda tendensa alla disorga- 
nissatiòtm. MatrottalaMa, cotti ane, la mjfilattia comincia so- 
vente, per simpatia, in un òcchio, quando sta sul declinara 
nell* altro; aia nalk malattia di col si ttatta, se un ocehioi 
sfufggiti ella prima inoctthisionr , e sia oosiodiio in seguito 
diligenumente dal comatto- daHa nmtarfa dell* altro, ne va 
sicnrameate immane. 

Qnest' ottalmia, coMe b blenorrea, ceda pili v^lta a una 
semplicissima cura, ansi in 'qualche caso cessa spontanan* 
-mentc^ il che serve ad inspirare ana pericolosa slcaressa. 
« Ammesso il principio , ohe V andamento disiruitivo della 
malattia sta sotto T inlluaso dalla virnlenst speaitca del 
fluido inoculato, pih-che satto f imparo di (pialttnv|tte nkHi 
cacone , per riuscire neir knportantissimo obhietttt di pia- 
stameute distruggerne V atione salla saperftcie secemanle , 
mi dò premura di ricorref<e agli stimoli assai pih presto che 
non parrebbe lodicario la laera defioisfone della flagast 
acuta > e pih presta che potrebbe essere gittdieato conre* 



BÌenU da qiidN che •Miiffferaiio lo scolo (|oal tDero aiiito-- 
mo , e oredooo non poua nuì correr p«rioolo^ V òrgano émì 
laMÌarto io predo «il processo morltoso. Colla soUecit» 90- 
•titotioHO defll stimolanti ««dei miti astrasgcoti ai moHittri, 
Jio vedalo soppriniersi lo aoolo> o arraHarsi in coosogolteBa 
il progresso della asalattia io moliitstmi' casi, aai qtialt la 
esparieaca e V analogia mi aatoWiaaiaito a di» . olia ciirati 
altrimenti avrebbero avuto un .osilo inieiiea, o^pet lo meno 
che avrebbero darato pib settimane : iofaifi. Il carattere 
apeeifioo deirinfiammaaione ci avrebbe dispaisi dal sègoitare 
troppo a lunga gli emollienti. 

« L^ oitalmia parolenta . dei bambini si mostra -• geoacaU 
flueuta ne* pr^jgù c^atlro o cinque .giorni dop^o la nascita , 
con tttbora della, congiuntiva cha vaste le palpebre , e con 
uno acolo di mataiia sotiile^ la quale , iasaiata< riposare sui 
cigli ne li aggltttina per modo cbe si « -obbligati a ioipie- 
garo qualche forza per ^srpaaarli ,* nei iace il che sgorga un 
copioao flusso di lacrime. Questi lenomeni sono , gonatAl- 
mente accompagnati da'somndf iotoUeransa di Ince, da ca- 
lore febbrile, obe si aggrava verso sena» e non infreqiienta^ 
mente da brividi. In breve Ip scolo diventa paciforme* nel qnal 
caso ha luogo una rerarsaionadeMa piressia, la congiuntiva gra* 
datamenifc.s^iogrossa, ed offre Taspeito. del velluto rosso. ▲ que- 
sto periodo le palpebre intontidiscoifo, per modo ctie nel tenta* 
re di esaminare Toccbio i muscoli o#bicoUri sono rovesciati , si 
che €a maslieiri di certo sleraoper ritjRffsafUaUA.prim^posisio- 
ne, e di ajuto meccanico per mantenerli in<aÌto,.U, vaotre , 
se niuna 'Cura «i prende,. o é costipato, o depone materie 
mucose, o apumose e vjerdogoole. ».. 

Quantunque la malattia deolioi tt^lvolu spoAunieamente « 
avvi però maggior ragione di jenterne np cattivo esito,» come 
'|a> morti filcatiooe delia r^rnaa , Ja -proc^idansa dell* iride , lo 
agorgo degli umori, a, quel cb« è peggio, .lo tslafilomai Sa- 
•qoele tutte, ^he si possono, quasi sempra.prav^nirr con una 
giodiaiosa e solleoiia cura, «tìe si avesse la sorte di medi* 
care l'oftalmia nel suo primo stadia (il eiie., nffVpo.vsri.,p|ir- 
licotarmente , avviene. pur troppo d' rado ) ift cnraNè in al«- 
lora indicata dal noma di « a<:uta . iutìammazione. .» IJoa » 
o dna sanguisoghe^ a norma della robustezsa delP infermo a 



'deirorgtnzi de^ sintomi / 8i àppUcberaéno sotto k palpebra 
inferiore. Sì fomenterà frequentemente T occhio eoo nna de» 
codione di capi di papaveri biasebi, della qoaie se ise in- 
jctterà altresì 'tra fo palpebre; e al doppio fine d'impedire 

V agglutinarsi delle ciglia , e di correggere la separaiione 
morbosa dei tarsi , s^ insinuerà due o tre yoito al gioro» 
una pomata composta di una parie di unguento di • niareto 
di argentone sette parti di quello di spermaceti. Ogni sera, 
si farà prendere al malato un granò di soito*mttriato di* mer- 
curio e di polvere di James, e una cuecbiaìau da té di olio 
di ricini ogni mattina» o ogni secondo giorno^ Le eslretnità 
inferiori , e, sopravvenendo biividi, tutto il corpo s'imme^- 
geraDO tutti i giorni nel bagno tiepido. Del resto, si avrà 
cura di mantenere 1* appartamento beo ventilato; stantechè 

V aria impura , e le abitationl affollate contribuiscono a £f 
vorire la malignità e forse la propagasione della malattia, m 

- Quando lo scolo ha preso una forma^più virulenta , è «ioè 
divenuto copiosissimo e sottile, di color giallo. c«poi| o ver- 
dognolo , è tempo in allora di ^adottare un diverso modo di 
X^ura. Varii coUirj sono stati raccomandati , e certamente 
non sensa profitto | però, per modificare Pacione della mem- 
brana secernente e i^rrestare il progresso della malattia, il 
aignor Ryall nulla ha trovato di piti efficace di una so* 
la£Ìoni$ di nitrato di argento ( il nitrato crisullìsnto , come 
pia puro del nitrato fuso ) nella proporsione di due o- tre 
grani del minerale in un* oncia di acqua distillata, iujetiatft 
spesso e con forse tra le palpebre, con ano aohissetto di nr. 
gentOy o di avorio. Ora si dovranno tralasciare tutte le .ib« 
mentaaioni e i cataplasmi caldi ^ e se l' intomeacensa dello 
palpebre seguitasse , sarebbe d* uopo applicare alla notte, e 
negli intervalli delle in)esioni, una poltiglia aUomlnòsa fred- 
da, involta in pannolini, o mostolina* AÌV «oeessivo disten. 
dimento della .congiuntiva per effusione sotto . di eata , ai 
potrà riparare applicando alla superficie interna della. palpo** 
bra inferiore una sanguisuga, ovvero eiporiandone colle for* 
bici la porsione protuberante. Gradatamente ai orescerà la 
fona della aolutione fino a otto grani di nitrato in. «n' oncia 
di acqua flistillata. Di tempo in tempo gioverii minnmuro il 
•alomelaoo coir antimònio a sera^ Tolio di acini, T infur 

Amiuij. rei. XXXrilL 34 



/ 



J3o 

aipB« di mamift , o k ofagnetia' al fcnaUtiio. Nel grava péw^ 
turbaaneoto degli inteatiai, il aig. JI/attfaccoaMBdaiiBa coa- 
«hiaiaU da té di olio di treast otina. Con. qoeaio nelodo, la 
■aalattia ganaralroaiita ceda ia. poelii giorni» lo acolo piglif 
a grado a grado nn colore piti chiaro , e nna spaaaaasa mag- 
giora 6ncbé ccasa interamenta. 

. , SuUn patcU§im deirepiie§va » di R. Rbiv , Hi D. — Trm 
I lenomani carauerialici dell^ epileiaia a^ndoTi il pertarb»» 
manto dalle /cria motrici f e qneaia fona stando aotto ì* ina* 
paro dalla maafa nerroia ripoala netta colonna apinale; 
coak il doti, llaid crede doTcrti V epilataia an^OTcrara tm 
la .malattie a coi il nudollo spinala va soggetto. L* epi* 
laaaia semplice A di rado fatale. Di 34 caai veduti daU^ au* 
lora, dna soli . morirono , a da caso lui notomiasati» nei ca« 
davari non .trovò alterasione morbosa anf&cente a dar m»» 
pcm€ della morta , 6ncliA «od pervenne ad aprire la colonr 
na spinale* Nelle Ter tebre cervicali, le membrane che invol- 
gono la massa asidollare parevano coperte « di un tesnii* 
vascoloso minatamente ÌB|etlaUK Le aliefati<mi, morbose delle 
alita parti, particolarmente di 4|nelle contennte nel cranio , 
che furono la cagiona immediata della,, morte degli indivi- 
dui antecedentemente soggetti alP epilessia , non si vogliono 
fitanara che qoalj aequele , atantechi analoghe ialterasidni 
a' incontrarono jn individui che non erano mai stati trava* 
glUati da insulti epilatici. » filassima importantisaima , nello 
inveatigare le malattie del midollo spinale, è di avvertirà 
al paasar alle firequeniémcnte Tana nell* altra. Cosk, nn'in« 
dividno setto la cura deli* epilessia puh soffrirà spasmo te* 
lanieo , indi ehorea ,- pesala catalessia ecc. Della qnalc anc- 
ceaaione, -o awicandamepto* V autore reca il segoente esem* 
pio, ohe noi ci permaiteramo di compendiare. 

•Un giovine aignora , di i8 annf , era da alcuni anni ao^* 
gatto aH* epileaaia. La tasta non offriva mala confbrmatione. 
Gcnafaknenta soffriva tre inanìtl. al «giorno, talvolta non piik 
di dna in una aettimana, non mai preceduti da aura epile* 
tica. Awa il polao contratto , celere , Irritabile. Avendo 
P aoiora volato aaaer prcaante a nn insulto , trovo che al;' 
eoa» ttlnatt prima del paresaismo il polso cessava ai carp^ 



. 53i 

MsenratixMitt eh* ebbe io a|)pres50 occasione di eouffernarè 
in ailri epiietici, nei quali yidde pure che iMntenrazìohe 
dei polsi era il precursol^ ^elV iosnlto. Un vesaiea^ite man* 
tenuto aperto fuUa spina per breye teeopo, paréirti aTesse 
.moderalo alciin poeo la frequenza degli accessi. Però*» Toso 
-ripi^tuie^ delPolio di terebinto area giovato' aneot di più,' l'o»> 
ISo produccva' copiosi scaricamettii altini /e forte Irrita* 
•mento aU* uretra, si che coIPorlna uscivano «Icniie gocci* 
di sangue I aceidenle che obbligò a traliACiare il rimedio» 
giacché l'<jnfenno non poteva sopportarlo neppure alla 
dose, di oinque goccie ogni mattina. Gli Insulti tornarono 
«quindi colla «olita frequenta , e crebbe* in propoirfcione V io^ 
debolimentp delle facoltà intellettnalt. i Agosto, Definì A 
intenralli niella serÉ. Si legna di dolore lungo il dorso del 
vervi deRe estremità inferiori , con frequenti ìsennazionl di 
freddo Ibngo la spina, ascendenti talvolta at capo. 3i Agó^ 
ito. Ha spasimi tetanici frequenti. I sintomi cerebrali sf sono 
lasciati liiitigare dalle sanguisughe e dalle aspersioni fredde 
nlla testa. Traspira copiosamente y il polso è Oelcre , olà 
molle, la lingua bianca nel centrò, t SetìtefnBre. Ha leggieri 
crampi alle estremità inferiori , ed è soventi assalito da rise 
convulsivo. Congestione al capo ; sanguette, aspersioni fred«> 
de, eco. 3 Sttumb. Pelle molle e umida ; VjliCo morbosa^ 
mènle acuto; Vista migliore | naturali la messoria é le alfré 
facoltà intelletluaU; 4 Setiemb, L' infermo sta 'bene ; seguiti 
la convalescenza fino alla metà del mese , e va ih c^nipa- 
gna a mutar ària. .<.:■«••. 

Il dotL Reid ha scelto fi precedente easo come notevole 
pel numero e la varietà delle mUtasionl dì uira Hàilattia spi- 
nale in un* altra. In tutti i casi i* autore ba aVnto occasione 
di osserràre che «il rapido cambiarsi delle*' acioni motbo- 
$9, dorante i| parossismo, soventi differiva assilissistto,' tna 
la regolare suecesslone in cui eUe l'una allìiltra^gofvano'ei^ 
invariabile »; A éento del dott. Reid^ ogni rfeeorreosa ìuca^ 
eessiva , i la cotiseguenta naturale deHa precedente.* H 
primo sintomo deHMntoltO , die* egli , è la sospet^sione 
del polso ^ variabile ìieHa durata da pòchi 'sécomU ^ 
M'ÀiAuti; égli è qnesib il periodo fìh Inngo da' Ini 



Ycdttto, .L'inni epileliea è iocerUi « nolte Tolte jn^nea 

alTatio* < ' . w 

. . « S« tolte le altre forse che 'coatriboiteono e far ciroolars 
i fluidi nel corpo animale divcntaMero quietcienti nel- tem- 
po che il 'cuore ha cesta to di agire , ne sei^irebbe il ben 
noto fenomeno dello fTenimenlo, Ha ', dorante la qaìe«» 
aceoea epitetica del cuore , egli pare, ai laccia una raccol«- 
ta di aangae in un* altra diretione; perciocché immediata-» 
nenie , spesai iaiantaneamente , succede una rigidità ' tetn^^- 
liioa di tutto il corpo y durante la quale V aria è talvolta ak 
liubitanea niente espulsa dai polmoni, che l'infermo nwnda 
nn acuto grido. Ho veduto infermi saltare soi due pie^i cin- 
que o sei volte. prima di cadere. Nel Tratiafb dianai citato» 
ai è cercato' di provare che la tetanica rigidità di tutti i 
muscoli del corpo era una consegnenca . di. congestione san. 
guigna, o di altra irritasione nella massa nervosa della* api«- 
na^ Cj^e ciò avvenga nella malattia di cui . n discorre , é 
fonfermato dalP autopsia di quelli che morirono in segnilo 
di pochi insulti epiletici, prima, cioé^ che la malattia avesse 
operato morbose alterazioni in aUre pani* Quando la^con- 
^' gestione ammonta al punto di comprimere.Usostansa ner- 
vosa f V infermo cade, e- tutte le parti sono nell* istante- ri- 
lassale* — Ora Teconooi^ia animale a tutto poterò si sfona di 
riattivare la fuasione, del respiro > che è. slata sospesa da- 
tante i fenomeni diansi ricordati f ma questa sospensione 
del respiro ,ha gradatamente prodotto una congestione di 
sangue nel capo , in modo di ridurre il cervello . allo stato 
apopletico , in fona di cai V impero di qnest' organo sul- 
r asione masoolare viene interrotto. Di qui nascono le aiioai 
irregolari degli organi complicati della respiraBÌoae.9 che 
danno origine a quegli sforai convulsivi sì caratteristici. del- 
r epilessia ^> 

, Se male non ci upponghitvio » questa teoria è pia imma- 
ginosa che vera« ^iuna prova positiva 1' autore adduce che 
al sospeadersi deir asione del cuore debba conseguirne- naa 
preternaturale raccolta di sangue neL midollo spinale, piàcho^ 
in altre. partf, E perché la, sìncppe comandi, produr noit 
dovrebbe i fenoffleni dcll^epile98U.^Q«al .4liit(o, si à* -jStl 



535 

suppom eke U alerà /brut Moirici Mìa olreohizioùe abbia*^ 
Mo a M|;fiittire BtlkqotetbeBta epatica del cuore , e oes'»* 
tare nello STeaimeftto comone? Noi non crediamo che nells 
siacope le arterie ^ceiaiBO dioontrarsi' e di promùofefeilx 
•angae, e per qaeeU. ragione erediamo ch^eHe lo ebspiti^an9 
nelle rene pur anco dopo la morte, la' quale è '«icarameale 
il maasimo grado della sincope. • * ^ i 

-* Ma Tengfaiamo all' csposiaion» di ón fiitt» importantitiìaià 
(tale alméno ò reputato dal' doti, Aeàl:} sebbene non ài vad» 
a grado il m'od<^ con cke egli intende illustrarlo. ' 

Questo falio ^ il potersi far cessare immediatamente il 
parossismo «on mesti meocanici ; i quali messi sono di duo- 
aorta. Uao consisté nello allaigave' sforsatameote le mani e* 
• apaira lardila dcUMnfcrmo , da cnf segue che «il malato- 
éi tanto si adopera- ìnTolontarlamente per opporsi a quella 
aforso i cbe ' V operazione tlolènta ' dei muscoli respiratori 
«essa » 'gli oi^ni' tornano all' ordinamento naturale; di asio-« ^ 
Bo» I* infermo trae^ un profondo sospiro, o il-parosslamoi 
finisce. ^ L'altro -modo di arrestare i%isnlu> sarebbe^ seèond» 
l'espéiìènsa ^fell' antore ; atfcor «piti offioaoe, e consiste- 
ir nel. far si cb« «i assistente' sprema a tutto potere collft 
■sana Siertata- la parte molle dell*- addome verso la ' -Sphi» ^ 
nlentra l^infermo è sbstemita saldamente* a tergo, ool' capo- 
o le apaHe aitate.» " - • ' ' 

Ammettendo i fatti snila testimoniaosa del dott. 'Réid-^ 
dicemaD<rnon esser disposa a sottoseriTcrei alla sprégasioifo* 
cbe di'emr ci> dà 4' Lasciamo dunq^ie che parli egfi stesser 
«facendo^ tempa fii^- de^i sperimenti per«ricoooscere'quai^ 
parie del corpo animale Teniva partiooUrmente - impressio*. 
nata dalla i^oco <voraica prasa in eccesso , trovai che gli ani^' 
anali (cenigli e cani) poco* dopo aver ricevuto nello- stoma-, 
CO' il velano divenivano tetanioi. Durante lo «spasimo io ve--' 
deva ohe il. peritoneo parevi strettamente addbasarsi e cem'^ 
primeve "le parti contenute nel ventre'. «Nel -pigiare a 'viva- 
farsa una parte- di, questa • membrana .tra le dita, onde' ài-* 
atftocam« una, ponipne e togliere- la» sopposta eompressione- 
^glitatbslibìrV non rimasi* poco memvigliato in- vedere ssnì 
bitaMtq^terfi^piSfarsi gli ^iMmi , e V aaìmale iaeominaiafe a 



534 

ret|Hftf« 9 «Mft» •• si rifereiM ék MHPtfokia fitiica. JMT mmm 
In c«i ablMDdonftva il periioiteo^ gli ftpAiint rilonwvMq co» 
VoUdiC} e ciò io potoft ripetere • piacere. » 
: Checche. BC ••in della ngione del imior, tequetlo Imllo Ta*' 
jiitee coBferaielò' diU^ eeperieiit» eltrat, egK è cerio .che ^l 
dolL M€id avrehbe beo afteriUMo delle tcienBa colT averci 
integnato uO ftcnpliciesioio awtao di tfCBCare, A piacere» 
I* ueolia epikAico » Oell' incapaciiè io coi aieaao fi pia dello 
iK>lte di corare radicaloietate lo malaiiia. r - 

QtÉervazioiù mtdichm e Mmkht tal tulfoMo di ekinimm f di 
VaAacta BAa/LBt» pn^ufor^ di ehimù» ^'CàB. ^^L* autore «po« 
riideotò il foliato io trcola iodÌTÌdai aUaecali da febbri pe- 
riodiche di Tcrio tipo* e io lotti eoo pieno eooéeaaew Nel pik 
dei caci; i paroesiani ceaaarooo «4 ^<'*v o oel aeeoodo fi^roo 
dalPoto del rioiedio; Volrndo r'aotore eoooecere il<niioiaao 
di «olialo baiktevole a effetioare la eora , lo ioipiegh geoeral* 
■looie A plceiole do^. £ acbbeoe da <|eeste' aperleoae noo ai 
poacà dire inappellabilmeote deftoiio questo puoio iiipor tanto 
di aialeria flacdica » ritolta lottaTolta dalle medeaiióe», che oo 
gfooo » ed aoco neoo » prcao ire vokè ol giorno^ ho* virlà 
lìdbbrifoga peri, adoci pii lertik la no bfeniio, moeaogtooOf 
tre tolte al gioroo , ha sospeoo gM oecetal • per omo giorni. 
Traooc pochi casi , U duce media di loiiiio di chJotMi fa 
di nore grani. «^ Per conoscere se il solfato aia. geooioo; il 
prof. Bark^r iosegna a protHrlo eOmc ìMgeo: • Esposio al 
calore sopra ano picciola leatra di platioo si fonde- eoa^e la 
cera» iodi annerisce, si gonfia e arde «Co '6aiBaui. È solo* 
labile neir acqua « ma ne richiede almeno trréeolo Tolte il 
proprio peso; racqoa calda ne scioglie' pie che la fredda » 
dalla quale si precipiu souo forma di criaialli pricmaiioi. È 
pi4 solubile oeir alcoole che nelP acqua , < acioglie^oai . m 
quaranta vOlie il suo peso di spirilo di vino roitificaifr a 84o 
di siiecìftca grtvìMi- Diversi «cattivi scoasfioogooo la> aoki* 
«ione acqoosa. I sali hariiiei solnl^li.. la reodooo «oièida. Il 
veatlivo. piii .sdleae^ .^ però P iodio. Uai| plccioliaaima< qnao^ 
tiià di qoa«la soaun^ ooiraoqu^, p* ^«t '^ ft^BO' d'iodio 
ini uoa o dae dramme d'acqua» prodooe n».»abho n d a oto pio* 
oi p itan di color br«ao di oaMottft ^Maio ptecipiilo é 



d35 

ftciégl]« riscaldaiido il liqoore ; eno è pure soliibil« nello 
girilo di TÌ«o rettificato y e .dm ique«u. soiusione ài latria 
iiàovttttMVit«p|>rMÌpiiara''Ml^Mqu«* ^a fiatoni dModto pub 
dunque servire a-protare- il>tol£ito di .ckiainiii questa tiil- 
tura tiene tu" pare» deeeeajpostadair aequa ^ ma il ^lorc del 
pret^tp^tp è totatmcoi» diverso da q«elIo prodotto dal sol« 
Arto d^ eliìiiiiiay vi quale nel colore -. rassomigli^ asraissimo 
alla corieeeia*peru^iatm^ » «^ A questi cimenti si può ag- 
giungere il soo sapore ivteosamente amaro. 

StUr uto éei tabueto nella cura della dmienterìa; diìkuz^ 
O'BBianK, J/.^^eio*-*^ Praticando il tabacco nel tetano (r) 
è nell'* epiteSMa , il^dott. O* Mei/ne ebbe campo di oisenrare^ 
che cpMSto vegetabile prodnceva tutti gli. effetti delle larghe 
èiàfiseioiii idi saagae ^ e cbe questi effetti svanivano a capo 
dr uU gìontoi o doe, lasciando l' infermo nelVt gagliardia di 
|iriflia.'BgÌi airea pur veddto dal ubaoco attutirsi il dolore 
è ioioglteffit 4a etitieheama.,- Non è quindi', meraviglia se^ pih 
Mante, gli lenisse io «nimo di sperimeiitaclo eziandio nella 
dissenteria. Dei «ette casi da esso lui ripK>rtati , per legge di 
brevità compendieremo -il pnmo. LMnfermo era da cinque 
gtorai attaéeato da diftieoterin» quando fu veduto per la 
prima t olt» dair autore* In quel giorno era pallido*, oppres- 
so ; avea la lingua bìanon a impaniata , sete ardente , cute 
«alida, dolori alla. regione ombellicale , tormini, uno scari* 
eamento ogni dieei minuti, e questo di poro muco e san^ 
gue ; polsi a cento battute nel minuto , deboli e piccioli; 
« Non aensa dolore e difficoltà s^lnjettò dn cltetero prepa- 
rato con dieci grani di foglte di tabacco di Virginia lasciati 
in infusione per- venti :minoti in sei oncie di acqéa boHent^ 
però, il elistero venne tosto restituito, senta aver prodotto al- 
cun effetto. A qaattr^ore 4opo mèzvodi feci prendere air itk^ 
fermo nn^ oncia di olio di ricini, e, mesa^ora dopo, lo per- 
iua^i a fomentare II basso Tentre con nn^ infusione preparata 
con doe once di foglie di tabacco^^ di Virginia in dne boc- 
cali di acqua bollente, lasciate {stessamente per venti minuti 



(*) f^'eggasi-a carie 4*3 del voi- XXXI di ^«««fj Annali. 



536 

in digMtioiie ptiina ài aMrla , eoUVavretteiiM di s^pùmwm 
il fomento fiaohè non «veiM provalo, venigioi , naasea a 
dcbolnu. A doto ora dopo nussodà, PkiferiDO mi ragguagliò 
che il fomen|o ayea notcrolateaie attutito i.iormiiii • il te-* 
Be«mo; olia intofoo a otto ora a aMaao acati ^saaiito debo«» 
litaimo f bagoaio di aador fraddo ^ f^rtif^noto e naittaato^ 
a cha in seguito a quatti tintomi p avaa avuto .un abboodaote 
«oarioamanto , ebe« al mio arrivo, taovaioojmpotto di nuar 
terie fecciosa mitta oon iin poao di tangua a mu|so. Tutti i 
tintomi ti arano mitigati. Il polto ara divaaiuo moUe» piano 
a dava 90 battuta nal minuto | .meno intittai^i ertao i tor-^ 
mimi a il taoatmo} la fitionomia ti ara ItttaaMAo .ptUi^ 
a pia naturala » a poco dop<>'ba>polnto prolondamante dot- 
mira. » Da qnatto periodo» il malato ti avviò ri^idamanie 
Terto it coùvalatcenta,' e in baaTO lu tano. «^^ Analogo, ri-» 
ankamento otlanne V autore . negli akri tei dittantariai» ^^^ 
« Ricontidarando i propotti otti,. non ti può non rivolgerò 
l' atteacione topra alcuni degli effetti, maoifatlati dal tabacco 
nella ditteoteria|Ja sua- virtù di raffrenare V indeliitA ationti 
dal puora e delle arteiia* a di alterare il carattara dal fiotto ^ 
la sicaraiaa con cbe b^ prodotto il grado di daboletsa na* 
oattario .a Tinca re lo tpatimo a a tciogUera gli intattini i 
r evidente sollievo che arrecò a qae* partioaci e importuni 
aintomiy i tormini e il tanatmo^ la toomparft di quali' ap-. 
parente, non retta» dabolatta^ cot^ ctratterittica delUipii^m^-- 
masione *eotarica, di cai la pallidetsa dair aspetto forma 
nno dei mano equivoci tegnii'.lo avare ti. pcetttmenU; ritor- 
nato alla normaU là ' la fudsifjoi della cute « dello ttomacp , 
^ei ranij a ^nalmenu. , V aver dittipato la > importuna . va-« 
glia» siaiomo ti cottaut.e di. questa malattia» al quale itoiifi- 
pep Pringfcf e altri ;[tos hanno potato fipa/rara ooU^ oppio» 
né co* piii forti narcotici.; questi a^fatti , io dicOj tojoo. ar* 
gommati chiarissimi. d.cUa sua piana infloaiisa » cha chianqno 
può.facilmeotA rioonosgare dgL- ritndart rgn^i^mamo. dei 
casi tatti mentovati, a . • . ^ 

Il do(t. O'Beirne vuole che non ti usi il tabacco te non 
tono forma di fomento. £ siccome quando aveasi otteonto 
il pieno 'cffattc^ dal umedio^ agli vedeva ^he i mvtcoii ^àip*i 



«5-7 

minali e la tonaca. masQblara de^ intesiìBÌ perdevano assalì 
della loro fe ma' espuls ita ,. cosi egli iqpttlca di aefu ilare* ii 
metodi -da lui pralicato ; ^dì pfemeiiere oioé Tnao di. alena 
blanda purgante, ik ultamente che abbia campo* di ipMsare 
.per Io Homacor, pcima diimpiegare il tabaccoso quanto 
•■leno prìfna cbe qneaio eeèreiti isucù effeui fii quegU. or. 
gani. — Giuat» il doli» O'Beirhe , gli effelU piik, distinti »1el 
tabacco , tono , > t.^ di .abbattere lo stato infifinimaiqrio della 
membrana mucósa degli intestini; e 9.^ di togliere l'azione 
spasmodica della * loro tonaca ^ ■ m uSScolosa ^ che sempre •■ -acr 
icotnpagoa quello stato t, e da cui sembra dipendere il ratte- 
nimenio delle oDaierte fecciose.» ^^ «Nella cura delta dis- 
senteria il medico dovrebbe, forte, proporsi i per. re^la gene.- 
rale di' perseverare nel^'4isO' de' purgativi * insieme colle: i<>- 
meniat di tabacco , fino a che gli scaricamenti alvini siaiid 
tornati 'fecciosi e affauo» naturali. »- - t 

Caso di .^ separazione deUtt ossa -dei , pula in sagmto del 
ptarto i:di A. J. Niìc^i>soa, M- D. -^ L^ autore si intrattiena 
n dichiarare erronea l^opìnione di coloro ohe «itedono le ossìi 
deUa péhri si .seostino Vu^o daU^ altro nell^^ttodel partorire» 
'dicendo, cbe in tutti- i cast in cui èi è notata questa. sepa- 
razione, dpvea avervi un affenione ntorlMMa nella idonoa^ 
Nello spedale . 4ell* partorienti di Duhtiao , ove annualmente 
concorrono a kgravarsi ben 3ooo do^ne, non., si è mai os- 
servata la acpai^ziona delle ossa di ^ut si discorre.-— Il: 
caso » certamente raro,, cui.idlnde iirdott. Niohdsoii^ é in 
sostaoaa il seguente x il di* 3 dicembre , idao ^ V auioae (^ 
chiamato per assistere al primo parto di una signora di 
Tentone anni, d'altronde sana e vivace, sebbèna di cosliiu^t 
«ione delicata. Però, il dott^ Niùkolson non giunse alia casa 
della donna se non tre ore dopo il partoi Ragguagliato dalla 
mammana che il parto- non era' stato laborioso, e cbe la 
phieenta era nsoita sansa difKcolii,> sene tornò la casa. 11 
giorno seguente , la donna lagnavasi. indistintamente di in- 
quietudine e dolore, senza però peeoisarnela. sede. Separa*, 
alone lattea regolare; non. febbre, né . argomento*, alcuno, di 
futuro timore.. Il terzo giornOs, vestila le. gao^be- di ca(se , 
I» signora coir ajoio di una persona si m.QM^ p«r andare al 



5S6 ^ 

csoraiiiio. La vatlioa del qotrto A era divinata alfaUo ina- 
bile a muOTere le nfenibra i e raggaagliò V autore , elié il 
^rno' ionaiiM, nencre stara ;sedata al faofo, era svelmtay 
al eke,la fantéaea ratea trovata divtesa sol tatòVito della 
aala. « Nel certo del qoiaio gìorao fa presa da brmdi sk 
Tielenti e» al frequenti; ohe oo^snoi treinitl silaoteya tatto 
Il letto ; lagna IV asi di ap dolose hticlnante alla slmfr&i del 
pnbe e lungo* la eosoia sinistiiìi* I «Uliqaii d'animo e ì •bri«' 
^^idÌ*rieorreT«no si Intensi > ohe trorai neoessaiio di rima** 
senaevie presso di lei. Si diede mano al vino' e ad altri sti- 
noM-^ ohe tosto mitigarono qnegH imperiosi sintomi. Non 
di meno lo stomaco era tratto tratto perturbato , é la donna 
Yenlva n<^ta da snssnrro di Oreeehie » e> da continui stas^ 
Boti y i qoaK gtandemente inacerbivano* i dolori alla pelvL » 
Le si ittioistrò con vantaggio dell'oppio. «'Poetate le dita 
sol nurgine della simfisi del pube , m' avvidi che le ossa 
lasciaVansi distiatameote smovere ,^t\ cbe gli astanti udiva- 
mo ona specie di crepito- Lagnandosi l' infamia di acuto 
dolore al sacro , trovai a eiascon lato di qoest' osso no t»- 
■lor doro e cireoseritto , della grosseiea ài circa una aoor 
ciuola. » Di qnaioaqne modo si cerea»se di muoverla y ella 
provava acvtissiaio dolore. Dicbiarata* «Uà famiglia la eoa- 
ghfettora di sepàraBÌoae delie ossa del. pbbe,' T antere dir 
nand4 an ooosulto» Intanto •, iagtonse atrettissima dieta.» a 
lice stringere la peWroon ana fascia, la qua^e procacoiò 
notevole sollievo. 1 tumori al asaro, fomentati . con una so- 
lasioae di moriato 4i ammoniaca , prestamente svanirono* 
« Passò la donna sei settimane jn perfetta aalote.» e 'in ista« 
to sopportevole in letto * eccetto qoaado tentava di muo« 
versi o voltarsi sopra T uao o V altro lato , oel quel caso 
ella «offriva sempre acefbissimO dolore. Poteva distènderà 
in giù il piede 9 > ma non tirarlo nuovamente air insa. D| 
conforto le era lo stare chinata in avanti ^ e T appoggiare I 
cobiti inMe ginocchia; e quando molesto a Isi-riuseiva quo" 
sto atteggiamento ^ tornava alla positura ooasueta sul dot- 
%o , che l« era serilpre oooportabile. Intorno a- qatislo. pe<r 
riodo, comparve la mensiruasione « la quale non arrecò 
alcttmi modifictuoiie lìla maUttia. » ^- . 



539^ 

Neil* detima scttiniami ^ che guaitlavà il> letto > il dot- 
tor Bemny vidde la iofcrma insieme tool dolt. Ifichohon ; 
col tatto e- ^oMe vitta si accertarono nttoramenie ohe tutto 
le parti ioteroe eraoo in istalo normaley è in-aStnatioo» luu 
lucale. Considerando tutta volta la sedo del doloro a rinfoe» 
pacità di muoirere le membra , <ionvenoero entrambi cbe U' 
Simfisi era stata separata. Si seguite la faaciatttra> colle fredde 
fomenta alla sede del dolore. Il doti. Beatijr stiggec^ altresì di 
mantenere fasciate insieme le pécchia. Erkno passati cinque 
mesi,, quando Tautore venne a risapere dal dotu JH. Dìm* 
nel, di Belfast, clie quésti • conosceTa* un medico» la ciit mo* 
glie avea sofferto una lesione di -qnestò genere, ma in grado 
più grave. Questa donna, alcuni giorni prima del' parto^ 
avea provato ud acuto dolore al dorso, con asaoluta inea* 
panila di muoversi, oircostansa che reso avea straordina- 
riamente laborioso, il parto. « Sent^fasi distintamente un 
crepito alla distanta di diverse braccia, non solamente dovo 
la pelvi ( ossa ilìa ) e il sacro erano separati , ma la malat- 
tia sembrava essersi estesa alle /MnSioni di tntCe le ossa ddlla 
pelvi 9., Molti medici erano stati consultati « e motti rimedi 
pratiqatij ma a capo di sette mesi nion vantaggio erasi con* 
seguito , e la donna dorava nella sua deplorabile situzzionsu 
Ora , ella sperimentò la doccia ( ah^wt-had ) , e non andi^ 
guari a provarne sensibifi «iTettiy* in poche aetjtimane ba 
potuto passeggiare colP aiatd dalle grucce , e in dae m«ai 
era riuscita a salirà le scalfì. A capo del terso mese aveit 
ticuperato totalmente Toso delle membra , ed ebbe dappoi 
tin. parto felice di un bambino viventa.^^ Parteeipat^ queatt 
risultameaii air ammalata del dott. NwhoUùrit si comineib 
tosto la doccia di: acqua fredda , o non trascorse un mese , 
che notevole allcviamenio provb nel dolore , e poteva 
più facilroento vestirà la «alse e tirare alP insù il piedei 
Ella seguitò libera da dolore e in bnona salM fino a'dt<» 
cembre (lii mesi da che guardava il letto ),. 4f«a odo d^lla 
casa di suo padfc essendo stata incaotamenle trasferita in 
oarroiza all' abiiaaione del marito, Intt^ l éiotomi' rieom* 
parvero y col dolora e il cre|»ito al pube. Rimasa in on« 
•laio miaarabiit i^ faaM>« lavpo »' dal nuovo uso dalla 



S4o 

do€«]t e ddRa fàsoU rigaadtgiiò bensì 1a capacftk di Voliansif- 
ìq lattone di latcìéni portare e tirare sopra un carnicci»' 
Bai gianlioo , ma non la potestà di fare oso liéero deUa 
proprie neasbra. Stando agli nllimi ragguagli «delP autore , • 
la donna aeebbe nig^òrato al' ponto di poter passeggiaro 
per la stansa colH ajoto dalle groocfe. ■ 

Con questo rrediamo aver dato ampio' ragguaglfaibenio 
deM^enunùato IV voi. della Transa^oni medteo-ehirnrgicfae' 
dell' Irlanda. Le Measorie di Creighton ; sulP uso deUa pò- 
asaia stibipta nell'epilessia) di O' Brian ^ sul solfato di chi* 
Bina nel tifo ; di Sapkejr > sulla diabete , curata easpirioa. 
menta eoi solfato di aoda f di Brooke, solNi tosto epatica ; 
diGtwmé f suUa peuccbia epidemiea di GaWrey ; di She/i'' 
déHf suir emateasesi curata eogK emetici; dì'Béatif\^ sul* 
I' encelBlittde> idrocefalica p 'Corata cogli antiflogistici , nof^ 
ohe diversa Notisie. solla vaccinasioae , non ci sono panilo* 

rritCToli 41 pactioolare analisi. 



iVta 



Del 09trare i gangUi eoi mezMo 'ddla pantmni ; deP ddttof» 
Cvatv , di Glasgow- — L^estlrpasione df gufestl^naori fu 
sempre considerala non escute da pericolo,' sta p'ercbè tal 
modo di operatione importa il più delle vòlte lo scoopri- 
menlo dei teudini , ai quali essi tumori son'o comunemente' 
adereoti| aia perchè/ se la ferita non si eoàsolida per adiB» 
alone , può risultarne una piaga teftdinosa , and. talvolta ik^ 
gedaniea; ' Pia comunemente suolsi curare il ganglio batten** 
dolo fortemeote con òn -libro , ocon-aHrcf oor^ leggiero^ e 
aodo , in -guisa di romperne il saoeo e disperdale là ' ma-' 
toria coBUnnta. Per6, la spessessa del* sacco, rende quésto 
metodo sovente firnstraaeo , e se 'riesce a beton fine , iko6 se 
»o ottiene sempre una stabile guarigione, T enfiamento rio- 
BOvandosi spesso dopo un breve intervallo.' Ohre* di ciò, il 
piocecKasentotè barbaro , doloroso', e -affatto contrario aHe 
regole dallft'saiili ^irul^ia; «^'Mosso da queste ooosi^em* 
aloot, il doti. Cumin si è adoprato a curare questi ' tumori ,- 
dividendo ampiamente il sacco con 'un ago da' cateratHa 
(introdotio obbliquamonte nella pelle) *« cacciando < pOsbia 
anUa diu la mauria dal-g|Mgiio*tiel^cM||an«efeess«ni^ eoi**' 
hilare. Con una compressa e tuia fascia maniiene pigiata la 



s 



\ 



54i 

>ptrte, U qnak oglli^^o^nQ ti rifiiscik e si tonm t pigiare^ 
-finché ogoi residuo «di • rnslattìa sia scomparso. L^ autore as- 
sicura avere esperiaBeatlto questo metodo felieemeute in pid 
c^si , ma noi propone già isdistiniamente per ogni ganglio. 
In sua sententi^ -non. Tootsi impiegarlo • se non - «jnando il 
tumore, è* teso, fiellucido e si lascia muovere libMmeme 
sotto pelle 4 :. circostante dinotanti cJie. il tessuto celluioso 
circompc^to . è soffice e iu istato normale.. Al contrario, se 
il tumora. è poco promioente ,» e la peUe che lo cuoprein* 
grossata» o iuffimmata , consiglia a differirne Ja cura , Alan* 
-teche sotto -tali e ìreos tante T operatioiie di rado sorte buono 
effetto, e potnsbhe ansi esser cagione • di • incoovenienao 
p iù i^avi ( The Edinitur^ Èiédicid and Surjgieal Jotun, Jur- 
ly , 1825;. \ 

Di una tm^are varieià di atma ; del» doti. HfiaoBaaoi* 
— In alcune parti dcirindostan, avvi ^otk classe di popolo* 
la quale , se venga subitamente privata dell'usuale quantità 
di oppio, p. e. quando sia imprigionata, ecc.', precipita 
in ua^ affetionè singolare, che chiamar si potrebbe acceato 
di asma spasmodica. L* individuo è preso da estrema di- 
spnea , e da tutti gli altri sintomi del parossismo asmadeo, 
a tal ponto che non porgendogli per tempo una sufficiente 
4 quantità di oppio , la malattìa il trae a morta nel corso di 
poche ore (Tka Edinbnrgh Meditai and Surgieal Journ. 
Jtf/pr ,>i8a5). - - 

Cobo di Lùotomia eoil' alt»' appafeeehiOf fMraUeatm ffU oa 
mente dai dotu Co9hkMh Hutchihsom. — Il sig. C.,.di venti 
.anni , iSglio di un oDfitiale iaspiegato alU Darsena di Shefv- 
ucss, era dalla prima infansìa si aspramente travaglUato da 
•sintomiydi pietra nella vescica , che non avea- mai potato 
.trattenere l' orina pia di mets^ ora ^ sk di giorno , che- di 
notte. Ansi, neirinfansia spesso non riusciva a orinare, sa 
.non quando i paventi lo raddrittavano co' piedi aU'insù, 
Appoggiato il capo a terra. Tratto uat>o i dolori si faoerane 
sì acuti « sk crucciosa la difficoltà di oripore , che di peso 
gli era divenuu la vita. Su va egli sotto queste circostanse, 
* -quando nel mese di maggio delP annq^pasatto andò a con- 
sultare il dott. Huiehinton , il quale, verifiDatt la pretensa 



64* 

.éeMft piiirt eòlia seinogatloo« , eletta di etiratU eotfaltfi 
a yparao^hi» , € ci^ eondotto dalla coosid«rasioii« , ebt f a 
/|>>«lra , per 1' «bocbm groMeasa , dove» quasi affatto tì%m» 
pira la vrfciaa ^ la qoala allronde non d^vai^ anai «saersi la- 
•elala dilaìtaa parfauamettla 'dall* orioli. » Aiaoggectato pai 
•òlio di 00 flifM m< uoa cara prepamtorif ^.aooftiUeiita ia 
«■a diala laggiara^ aalPnao fraqoenta di purgavli t dello 
aeirlogooa , onde •▼▼«^taara la veacioa alla praaema di qua- 
ilo atroneato » il dì t8 'giogao, al eoipatlo d{ aiolti. OBadiat 
a cfairogbi * il dott* Huichin$on ialrapraaa I* operasioAa o«l 
«odo aagoania? collocalo l'iofeviuo fopva nna tavola di or- 
dJBaria altaaaa , coperta di nna oMieraiaa , eoil^ avvertenia 
ah« la pelvi. ri oaoitM aaaai pia alca dalle apalle , óade li 
più poaaibile teoer lootano il peritooeo dalle parti che ta- 
'gliar ai doveano nelP oparationa , a aMicorati i piedi dei 
.paaieate a appoaita aedie f 1* operatore , p<)ftloM a destra 
dall' ioferno , feoa aopra il pube , nella diretiooe della li- 
«Ma biaoca , «oa ioaiaiona negH jniagaaBeoti laaga circa 
•qaaltro polUei ; la qoala iociaioBe approfoadata verao la 
vaaaioa tra i noaooH piramidali , procaccia ana apertura 
«atta linea bianca delta Ioaghetta di io tornò a tre pollici, 
«t- fatto qaaato taglio^ 1' autore pento di dibtajrloi fenden- 
éo'trmsifér9alméut0 queato duro legamento membranoso ( la 
.Unaa .biancf) a aloune fibre doi muscoli . piramidali ; e eoa 
questa dilatasione oilenoe di ridurre sotto i stioi occhi In 
^aaaica, la qnale infossata. nel fondo dalla ferila , apparirà 
'aasni ristretta in se stessa e aoparta.di piognedine* — - Ora 
pesta v a da praticassi V apertura per trar fuora la pietra dalla 
«reaaica f nel ahe il doti. Suiehiruou rinsek facilmente ah* 
imssapdo il manico dello sciringone d^argaoto (i) preo^en- 
tamence inlaodotlOf marce cui sollevata avendosi verso Po- 
sterna feriu la parte anteriore del fondo della vescica , bit 
isgli potato in questo. luogo facilmente inciderla con pn bi* 
Morino ratto r la cui punta camminava nell% scanalatura detta 



• (i) L'utftoM non diee perché mi comune ieirìgone di «^ 
c/q/o «i^fi» ftfiiàttceo quèilQ di argctuo. 



543 

1^ autore di prftiJeare nella veatficautt' apertura di aal&caiite 
largbetsa per rieònoscere cqlP indice la gftoasesza del oal« 
colore allargare preconi ona trenta T apertara verso In 
aervice^ Però , ad ooia deli' ampleasa delle inoisinni , in-^ 
contro egli qoaieliì? difficoltà ad eslmrre' la pietra, U qnaln 
èra $\ atabiltnenle afferrata 'dalla Teseicat o^aifisannaHa ann 
•itaaaioae, che avea quaai moaso sospetto 4i aderente aolU 
Tescflca isiessa. Intrndottol però nel retto intestino nn di« 
U>, Tenne la pietra rivolta e spostata, n quindi tolta fnori 
facilmente coiriodice e «oi pollice, Un* artenozsn cutanea^ 
tagliata nella prima incisi^one , fu la spia che riebiedesse If 
allacciatursf. «^ TermÌData l^operaaione si' medicò la ferita 
con faldelle di filaccia unte di olio., introdotte nella ferita^ 
aia non più in Ul da: farle eatrare nella veaciiDa » e sope»^ 
postevi alcune listihrelle . di cerotto adesil^o, si tenne in aita^ 
1* apparecchio con, una liscia di flsnella' ravvolta tre o quaie 
Irò volte intorno al eorpo. V* autore lia • pure introdotto a. 
permanenaa una aoiriuga di gomma elastica nella vescioa # 
e diede all' infermo no oppiato; La notte fu tranquilla; il •»* 
guente giorno ai accese. la febbre « ohe cedette prestamenie 
a un largo salassso, e ai consueti rimedi, r^essun altro ain* 
tòmo urgente ritorse $ la ferita and^ gradatamente rammar- 
ginandosi, §ì òhe il di 3i di luglio (il quarantaqvattrsiBna 
daU' operaaione ) era interamente eicatrissata « • 1' ncia«> 
passava a pieno getto 4aU^ uretra (a)» *-> Il doli ffutckimom' 
"aggiunge aver ragione di credere , che la cura sarebbe stata 
pib sollecita sa non avesse lasciato -a perasanensa la sciringa 
nella veseica j opinione nella quale converranno tutti i obìi^ 
rur^i f cai è kiolo » che questo istromento ritenuto conti* 



(i) Le ioaitehe, deila vescica nel punta intoni tifeee il ime 
^o aveano la pp/eifcua di un ^fuartù di pollice ; ùiroeetemHf 
èie aceresceua il pericolo e la difficoltà dell* operauone, 

(a) ]f ella prima noite e nelle prime cinque settimane dopa 
f operazione 9 V urina Jlaiva in parte dalla ferità , e in parta 
daW uretra. 



ttaaoMttte n'«II« TiMlciea per tra ««lliaiiio ftlV iìneirM , àótBil 
estera eagione di -pia forte irrìttmento , the voo sifebbe 
«late la - presenta , per breve tempo , di una plociola 
quantità' di orina. Del ratto, T esito felice di* questa opera- 
tione è notevole eiiandio per essersi risparmiata IMnoisione 
al perineo ,,sioeome fa già pratioato da Some (i), 
i La pietrar pesava undici dramme, due soropoli , e quattro 
grani, era lunga due pollici, e larga uoo e messo. Risulta- 
va prlneipaboente di lìtato di ammooiaea , misto oon pio*-' 
éiola dose di ossalato di ealce > di fosftiti e di sostanza 
animale. — Le lamelle - esteri^^rf 'erano Composte • in gran 
paru di fosfati misti , vale à dire , di fosCito: di ealca , di 
magnesia, e di ammoniaca | però, due o tre piccioli fram* 
menti stneeati -^ dalla superBcie, risolcavano quasi intera* 
mente dt fosfato semplice di calce ; singolarità -che * fu di 
tfon poca meraviglia al stg. Prout ^ il quale non ' avo« 
<n allora* creduto che' dall'urina potesse deporsi questo salo 
in istato di pnressa ; per coi egli crede; che rcidcoli iole* 
ramante composti di semplice fosfato di calce,' si formino 
dello stesso modo di quelli che s' incontrano nella prostata.- 
(' IFhe -London- Journal ofScUnee -^ 7%o London Medicai ile- 
p09Ìtotjr, Doeomè, i9a5.) 

Coti difaUe membrana nAlo stomaco f d$i' doti»' Gottnka , 
di f^ibuUlfia. -^ In una donna, di 30 anni»- ridotta a estre* 
mo dimagramento da cronica affesionc' polmonare , Pautora» 
pratende aver trovato la seguente particolarità t la superficie 
interna dello stomaco' era vestita di un velamento di tnnco, s& 
tenace e denso che pareva una- membrana ateiiitla* Avenr 
dosi provato per distaccarla , lo stomaco si rovesciò f né 
ooni-miglior saccesso ha egli potuto separarla lavandola nel- 
l' acqua fredda e calda : appena riuscì a distaccarne dei 
frammenti s«rv|pdosi dell' acqua saponata. Fregata tra le 
dita , come si pratica nel làvÉra i pannolini , non se ne se- 
pararono che alcuni fiocchi. Lo stomaco conteneva una no* 
tavole quantità di etere ,■ misto oon altri flnidi* 



(1) l^egf. a earto 4?^ àtl voi XXFll dì questi Mnali» 



545 

Qsseruauoni. Nel fascicolo di novembre idoS .del Reper- 
toriq medico di Londra., siìlia fede del doit, Howship , è ri- 
<;ordato il caso, di un faiiciiiUo morlo per aver be.vuiq acqua 
bollante (i), oel c«i sìomaco s' inconlrò 1109 pseudo>mèiot 
brana noalo^ a quella de&pritta nel precedei tf ragguaglia- 
mento. Anzi , il cilaìo doli. Godoian , aulla fe4e di un me- 
dico suo antico , riporta la sioria di una donna ridotta a 
estremo indebolimento per inanizione , succeduta a difetto 
di anione dello stomaco , il quale era divenpto si torpido, 
c^e Aoo sentiva più V azione de' vomitivi ordinari. Ministra* 
tole finalmente, un emetico più forte , dopo violenti sforzi 
la donna « espuUe una sostanza composta dj denso muco 
•omiglievole a.. ^n' intera toiiac^ del ventricolo, rotta in 
glossi fiocchi ^ >i co^ imme^jaio miglioramento della sua 
salute. — Questi. casi dimostrano intanto doversi, fowe me- 
no spa^o cbe si ccade , a mero liorpore nervoso attribuire 
l'iner&ia dello stomaco. ( The London Medhal Reposi^ory, 
Decemb. i8a5. ) 

Caso di larve di intetti vomitate da un uofno: del dottor 
Yvh^^ di Edimburgo, Un contadino; di forme atleticbe. 
che. a.yea segalo Perba per far fieno verso la fine di giugno,' 
▼«Qse «el. seguente mese assaUto da STogb>tezza di stomaco, 
che gradatamente si convertì in dolore, talvolta acuto, eoa 
totale disappetenza , dimagrimento e debolezza sciama. Pra- 
ticati iauttlmente alcuni deVimedicbe sogiionsi generalmente 
nsare nelP indigestione , dopo alcune settimane , in un insul- 
to di voVnito espqUe dallo stomaco un grosso bruco peloso, 
e da questo periodo andò gradatamente migliorando , finche 
intera ricuperò la salute. ^ 

Da queste poche nozioni ^gU era certamente impossi- 
bile di determinare con precisione la natura delf insetto cui 
quella larva apparteneva. Pigliando in considerafllone le stri- 
sele longitudinali, nere e .brMue , e i lunghi peli dei quali 



T « Il IIW t M «I lÉ ■■.■<!■ 



(i) Intorno alla quèuione se P'uomo positi o ìioh pòssa 
heveie 'acqua bollente, vegg. d carte ligi d^l vot XXX dì 
questi Annali. 



546 

era guerniti , non ti atiilrebbr forse laogi dal Tero scriven- 
dola nella nomeroM trlbii delle phalenae , o di certe tipu'- 
ìae^ dal Tolgo cbiamate (nella Scosia) mosca-dragone. 
Qualunque per^ aia la specie cui essa apparteneva, eerto 
egli è che V insetto dovea aver fissato per alcune settima* 
ne, ed esser cresciuto alla sua perfetta gfosse^za nello sto. 
naco deir infermo j dacbé i sintomi provati da questi ' nel 
mensionatd periodo, non si potrebbero ragionevolmente at- 
tribuire ad altra cagione fuorcbé alfa sua presenta in quel- 
la organo. — Casi di questo genere sono tratto tratto divulga* 
ti da diversi scrittori , ma generalmente non con quelle par- 
ticolarità che sarebbero necessarie per venire io chiaro 
della natura delle larve rigettate dallo stornato. Intanto egli é 
Inoontrastabile, che nel ventrìcolo nmaoo viver' possono lar- 
ve di diverse specie. Olire quelle ncordate superiormente 
dal dott. PicheUs, il dott. Beetfe , di NonHch ,• in ano dei 
primi volumi del Giornale medico di Edimburgo , ha con- 
segnato la storia di un fanciullo , il quale , dopo lungo sof* 
frire , ha espulso dallo stomaco la larva della mosca dome, 
atica ; e nelT Opera di Kirhy e Spence ai parla di un altro 
fanciullo, che ha rigeMa^o col vomito vani individui del te-- 
nebrioue mugnajo , la cui larva , com* è noto , vive naiift 
farina e nel pane seécd. {Tha KdMurgjk phiUtoph» Jourtu 
for. July, i8a5.) 

Caso di emleolo ^intestinale , con osservazioni / if /* Johs Toh - 
SET 9 chirurgo. — L' autore fu chiamato a visitare un giovi- 
netto di 11 anni , il qnale datP iofantia era travagliato da 
dolori di ventre a'tiiarrea , spesso si importuna , che obbli- 
gatalo a depocro il ventte ogni quarto d^ora, t\ df iiotte, che di 
giorno. La evaeoasioni erano sempre acquose , talvolta gial- 
lognole» t^olta blanehiccie. Il giovinetto mangiava po- 
ébìssimo ; m sempre ciucciato dalla sete , mostnivasi assai 
magro e di statura pih piccola che ' non comportava V età 
sua. Avendo il doti. Tonaci sentito colla mano una certa 
piaoassa e daretsa netP ipoooodrio destro, credette che il 
giovinatCo fosse affetto di male di fegato , o neHe glaòdule 
mesenteriche. I mercnriali, le frizioni , le sanguisughe, ecc. 
non valsero a franerà V andamento della malattia. Dopo al- 



547 

cotti aM«i ^i ' quetlft' eura , H giovinetto era divcnulk» «oeora 
fwà' magio ; lagoAvati di brueiore doloroso alla fossetta dello 
«tomaoo^ veniva tratto Aratto. preso da vomito , e la sete d«rava 
Ardtiote pili che mai. Vedoiojio nuovaoienle dalPaatore, sic- 

.ci9flse^vispiM^'^*>^^i'*'** ^'* ^^^^ '^ massa nel destro ipo- 
eoQdrio> si .rinlfaQGÒ e^i voiaggioirmeiite nella t^redenss cho 
r af&siooe avesse sede nel fegatOvM giovmtto spirò un'ora 
dopo questa. visita, r— IVecrotomia, Addome non gonfio/ né 
ing»rossato f nelle regioni ipocondriaca e epigastrica destre , 
propriamente ove suolsi incontrare il feg^o ingrossato , un 
tumore duro, resistente , il quale , aperto il ventre, si vid- 
^ formato dal colon ascendente e trasverso , visibilmente 
riepouiuti di un grosso calcolo « lungo intorno a sette polli- 
ci. Il calcolo risultava di tre pezzi » per cosi dire articolati 
Puno coir altro; il primo, lungo tre pollici e 3/B , occu- 
pava la porzione ascendente delF intestino / il terzo , lungo 
due pòllici 'é 3/8 stava nella porzione trasvers.a; e fra que- 
sti due, era interposto il secondo, luitgo solamente un pol- 
lit!e. Del pezzo di mezzo • una delle superficie articolari 
(quella presso 11 pezzo ascendente) era convessa, l'altra 
'Concava ; e le saperficfe contigue degli altri pezzi - erano 
•conformate allò èteHiò mo^, covcave e codvfesse in guisa 
-di ftirntaré nfls piegatura MI* intestino una specie di dopr- 
ipia aftieolaztoae a cerniera. Air estremità inferìope, la 
-aaassa caloelesa avea. setlA ppiliei e cinque ottavi di cireoa- 
ferenz» ; aUé- superiore , einqae pollici e sette ottavi: lutia 
Ja mas9a« folla dal carpo | pesava dodici once e meszo. 
Nob acavi adésiòaa trsi il cojoa e i calcoli , esseodosi tra 
ressi trovato mollo maeo. feccioso AfùdiO ; oltra <U oiò., le 
evacuazioni durante la vita indicavsao che i calcoli 009 
doveano riempir^ inl^rameals la capacità dell' intestino* Le 
tonache del .colon non 1 erano ingrossate; nella cavità d^U 
r addome non altro vestigio morboso , fuorché un'adesio- 
ne , pel tratto di un, pollice^ tra il. colon e il ventricplo^ e 
un. leggiero spostamento rispetto al fegato e agli intestini: 
tenui, causato dal la. presenza della massa testé descritta. 
Ampio era Tomento, e ricco di pinguedine ad onta del 
sommo dimagrameato del resto del corpo.^ 



1 



54S 

U dolC Toròei , genehititzailido ftorae soTerchÌAmeiite i 
siotoBii notati nel giovinetto per lui veduto, propone i se^ot 
«egu«nti collie indicatori della preseBxa dei calcoK negli in* 
testini : «' tumore circoscritto , non cedevole , mobile , in 
qtialche ponto del ventre; ac45MBÌ irtegolarr di dolore acuto 
nella sede del tumore , alternanti con intervalli di perfetta 
calma ; funzioni intestinali perturbate ; talvolta stiticità , 
talvolta diarrea ( e , come nel caso narrato , diarrea con- 
tìnua i disappetenza , e iie*^ periodi avanzati impossibilità 
di digerire i cibi solidi ; vomito intercorrente , ( sintoma 
per altro non necessario ) e nelle evacuazioni ninna cosa 
di somiglievole alle feccie; non enGamento generale i^ì 
ventre; non febbre; lunga durata della malattia , dima- 
gramento deir iniermo. Da questi sintomi io inclino a cre- 
dere si possa pervenire al riconoscimento della malattia , 
la quale non ammetterebbe poi dubbio alcuno , se per vo-* 
mito o per seccesso il malato avesse evacuato qualche fram- 
mento di calcolo » . . 

Rispetto alla, cura , egli è manifesto non potersi . questa 
tentare se non in tre moilf ; vale a dire , colle purgazioni, 
co' mezzi . tendenti a sciogliere il oalcolo, e coli' op^azione. 
1 purganti, a meno che picciolissimi sieno i calcoli (nel 
quHÌ jcaao soùo essi superflui ) dar non possono ..che pM» 
• nessuna speratica di successo. Anzi , ndle Mani del do^ 
torè Monro, questo modo di cura non ha - giovato in ve- 
runo de' casi per esso riferiti, e in uno ba mattilestamentc 
nocciuto: H dott. Torbet non crede pos^bike ' lo sciogliere 
con mezzi chimici -il oakolo. Laonde propone di estrarlo 
col taglio ; eh* egli Vorrebbe fatto il più possibile ilella di- 
rezione del tumore , per formar quivi nn' ano artificiale , 
da curarsi poscia , secondo i precetti comunemente ricevu- 
ti Se 1' intestino contenente il calcolò foise aderente al pe- 
ritoneo , in modo che questo formasse corpo con quello , 
la buona riuscita della proposta operazione^ ammonterebbe 
quasi, sogcpunge V autore, al grado di certezza. Il dottore 
Monro avea suggerìto di fare un' incisione che dalla duo« 



Ho 

dccinut costa ) due pollici distante dalla punta, scendesse 
direttamenle alla eresia delP osso ilio, e di seguitare indi 
GtiutsMnente il taglio all^ indentro eall'aTftnti , in modo tlì 
mettere alio scoperto, per qualche tratto^ il colon dall t parte 
posteriore. <]iò fatto, pigliando con una mano il tumore 
anteriormente , pretendeva si potesse con un dito dell' al» 
tra mano accertare ia presenza e la sède precisa del tumore 
nel colon ^ per fare in ^nesto luogo una incisione suC&cente 
per introdurre le tanaglie , che si usano nella litotomia,- e 
estrarre il calcolo. Con questo modo Operativo ognun vede, 
che , ioteadimento del dott. Mauro era di evitare la cavità 
del peritoneo, aprendo l'intestino laddove non à coperto 
da questa membrana. Però , T esperienza ha mostrato» es* 
sersi soverchiamente • esagerati i pericoli delle ferite del pe- 
ritoneo , e per conseguenza dello esporre a contatto del- 
l' aria • le viscere contenute ; oltreché a^la operazione - Aéi 
dottw Monro obbiezioni valevoli sono 1' incertezza della si^ 
tuazione del calcelo nei colon , V. incertezza di colpire ii 
{Mmto preciso dell - intestino , in cui esso calcolo sia anni- 
dato y ia profbnditàdella ferita , le possibili infiltrazioni 
di- materia tra i ntuscoli > ecc. « - 

- Il dott. Dunean , jnniore , alla Memoria del dott. Tor^ 
bel ha aggiunto una nota intorno alla nat ra del calcolo 
trovato nel giovinetto di cui si è discorso , compara liva» 
mente ad altri calcoli intestinali che si conservano nel mu* 
seo di Edimburgo. — « L* aspetto esteriore , e la specifica 
gravità malto maggiore , mostravano già , dice ii dottor 
Mhtncan^ che i calcoli mandatimi dal dott. Torbe t doveano 
difierirc sensibilmente da altri- calcoli intestinali che io 
posseggo. Invece della tenera e bruniccia superfìcie , simile 
all' esca , o alla pelle che coopre le corna appena spuntate 
del cervo > essi aveano sembianze di' natura ossea. ^Infatti , 
il secondo pezzo ,- ossia quello di. mezzo » che era piatto e 
articolare ai due capi, da coloro cui fu &tto vedere venne 
in sulle prime preso per un apufisi. » Esaminati però pia 
idiygeofeQiente sividde» che la aupecficie non era eguale > 



55o 

come udì* osso ; e che qua e là eMnft^raanuenti di bnccié- 
dei seoii di v«Da ( quali spasso reitaiio nelU^ farina di que- 
sto graoo } incorporati stabilmente eolia sostanza de^ caU 
colo t e che dalla digestione non aveana sofferto qnasi al« 
cima alterazione. — - Diviso il > pesco di mezaso con ona sega 
sottile , le superficie della sezione presentavano lo stesso 
aspetto fibroso dei calcoli più comuni ; le fibre , die pu-( 
re « erano evidentemente della slessa specie (i) , e- costitui- 
vano un molle e spugnoso retioello, riempiuto o misto di 
una materia terrosa. H nocciuolo risultava , o pareva risul- 
tare defle medesime fibre ; e la .materia terrosa , quantun- 
que s* insinoasse fino al centro , occupava principalmente 
le parti esteriori , ed era disposta sotto forma eoncentrici, 
come nei calcoli orinosi ^ alternando in qualche modo colla 
materia fibrosa ». 

La gravità specifica del pezzo di messo , appena tuffato 
nell^ acqua y era di iioS; quando fu interamente umettato;, 
di lago. Esposto al fuooo , una porzione di questo pezza 
perde per ignizione il 33 per cento; un'altra porzione,* 
tolta da